SIMULAZIONE GLOBALE - LA DISCARICA Formate dei piccoli gruppi di 3 studenti. Ciascun gruppo sceglie un articolo differente su cui lavorare e compila la tabella relativa all’articolo scelto riassumendone il contenuto. Seguite poi le istruzioni dell’insegnante. Articolo 1 L' assedio dei rifiuti, allarme in Campania NAPOLI - L' immondizia tracima dai cassonetti, invade le strade, si ammassa in cumuli dagli odori nauseabondi che sfiorano i primi piani dei palazzi. Per l' emergenza chiudono scuole e non si celebrano messe, si bloccano le vie di comunicazione, i cittadini esasperati appiccano roghi a rischio diossina nel folle tentativo di liberarsi dal pattume che incombe. Napoli e la regione bruciano per l' emergenza rifiuti, 35 mila tonnellate di spazzatura occupano il territorio in Campania (se ne producono oltre 7 mila al giorno), duemila solo nel capoluogo, la tensione e la protesta vanno in piazza da giorni nelle città, quintali di rifiuti anche in strada a Salerno e ad Avellino. A Napoli, la raccolta affidata all' azienda Asìa si è fermata alla fine di settembre. Le discariche scoppiano e sono state chiuse, gli impianti di Cdr per selezionare la spazzatura lavorano a singhiozzo, l' unico termovalorizzatore è in costruzione ad Acerra. Un paio di giorni dopo i fasti della Notte Bianca, l' incubo rifiuti è ritornato. è cominciato nei Comuni della cintura vesuviana e poi lo tsunami della spazzatura si è abbattuto anche sulla metropoli, dalla periferia al centro, sommergendo le colline di Posillipo e del Vomero. Il nuovo vescovo, cardinale Crescenzio Sepe, insediato prima dell' estate, lancia un duro monito: «Pulire la città dalla violenza e da tutto ciò che inquina. Pulire, pulire in ogni senso». Anche dalla camorra. Napoli ha un solo sito di stoccaggio temporaneo, quello di Ponticelli, alla periferia orientale, già oggetto di manifestazioni e presidi degli abitanti che non vogliono duemila tonnellate di rifiuti sotto casa. Ieri hanno impedito al ministro Livia turco di visitare un ospedale in costruzione. «Soffro nel vedere, in questa terra che adoro, i turisti che scendono dalle navi da crociera e fotografano i mucchi di rifiuti anziché i monumenti», ha detto Guido Bertolaso, arrivato ieri a Napoli, in prefettura. Il capo della Protezione civile è diventato per decreto del governo anche commissario straordinario per l' emergenza in Campania fino al 31 dicembre 2007. «Me lo ha chiesto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Ricominciamo da capo. Non si tratta di voltare pagina, ma di cambiare libro» ha spiegato nel passaggio di consegne con il suo predecessore, Corrado Catenacci, dimissionario dopo il secondo avviso di garanzia. Bertolaso annuncia che in dieci giorni al massimo riuscirà a ripulire la Campania e che entro l' anno sarà pronto un piano di smaltimento dei rifiuti. «Faremo gli Stati generali della spazzatura - ha annunciato - con i sindaci e le associazioni ambientaliste. In quell' appuntamento contiamo di presentare il nuovo piano». Avrà come vice il prefetto Carlo Alfiero, commissario per l' emergenza ambientale in Calabria. Il governo, intanto, ha ordinato la riapertura di tre discariche: Tufino, Villaricca e Difesa Grande ad Ariano Irpino, vicino Avellino. Ma questa, già ai limiti della capacità, è stata posta sotto sequestro giudiziario dalla magistratura domenica. E comunque i cittadini di Ariano, guidata dal sindaco Domenico Gambacorta, erano pronti a scendere in piazza, sostenuti dal vescovo Giovanni D' Alise, per bloccare l' arrivo dei camion carichi di rifiuti. Bertolaso non si intimidisce: «Chiederemo il dissequestro della discarica e prima di utilizzarla parlerò con le popolazioni e le convincerò». Per raggiungere l' obiettivo di ripulire il territorio, il commissario chiede solidarietà: «Abbiamo bisogno di discariche, treni, regioni che ci aiutino. Questo paese è capace anche di grandissimi egoismi». Cita la SIMULAZIONE GLOBALE - LA DISCARICA Calabria che ha detto stop a 500 tonnellate di rifiuti al giorno a Lametia Terme. E così pure Puglia e Lazio. Intanto anche Capri, Ischia, Procida, Sorrento, le perle del golfo vivono l' ennesima crisi. Persino luoghi culto come gli scavi di Ercolano sono assediati dalla spazzatura. Roghi e scuole chiuse. Ma ora si ricomincia daccapo. - PATRIZIA CAPUA La Repubblica SIMULAZIONE GLOBALE - LA DISCARICA Articolo 2 Così la Campania soffoca NAPOLI - Un campo di fave e accanto una distesa informe di rifiuti bruciati. Una fila di prugni in fiore e vicino il canaletto di scolo dei liquami infetti. Una cisterna romana del primo secolo dopo Cristo e a fianco un inghiottitoio per rifiuti largo più di cento metri e profondo 70. Così una delle pianure italiane in cui l' agricoltura ha più storia è stata trasformata in un gigantesco deposito di spazzatura. Una groviera purulenta dalla quale escono miasmi che contaminano i campi e fanno impennare l' indice dei tumori. Siamo nel «triangolo della monnezza», tra Qualiano, Giugliano e Villaricca: qui, a 25 chilometri da Napoli, comincia l' area che nel piano regolatore della camorra è stata assegnata alla sepoltura illecita dei rifiuti. E' una zona ampia, divisa tra i clan che controllano il Napoletano e il gruppo dei Casalesi. Qui la ricchezza ha cambiato fonte. Una volta il fatturato veniva dagli ortaggi, dalle primizie, dalla falanghina, dal turismo. Oggi viene dalla diossina, dai metalli pesanti, dai fenoli, dai pcb. Secondo il Rapporto Ecomafia 2003 della Legambiente, la gestione dei rifiuti pericolosi in Italia frutta 2 miliardi e mezzo di euro all' anno. E basta girare una giornata nelle stradine che portano alle discariche, nella zona che va dal Napoletano a Casal de Principi, per capire che una parte significativa di questi proventi viene dalla Campania: lo segnala l' abbondanza dei camion accompagnati dalle Mercedes e l' assenza delle auto della polizia e dei carabinieri. Chi è della zona sa quando può passare e quando è meglio tirare dritto facendo finta di niente: è più salutare distrarsi mentre i Tir si fermano per scaricare una parte dei 6,7 milioni di tonnellate di rifiuti speciali che ogni anno spariscono nel nulla grazie al collaudato sistema del «giro di bolla», la contraffazione delle certificazioni di provenienza necessarie al trasporto. Del resto i rifiuti costituiscono solo un segmento del ciclo di lavorazione della malavita organizzata. «Le vede quelle case che poggiano su pilastri legati da una ics? Il rinforzo serve a farle stare in piedi, perché poggiano su uno strato di terriccio che copre una vecchia discarica in assestamento», raccontano Peppe Ruggiero e Raffaele Del Giudice, che seguono il settore legalità della Legambiente. «Qui la camorra prima ha guadagnato scavando illegalmente le cave. Poi riempendo i buchi con i rifiuti pericolosi. Infine costruendoci sopra le case. La tragedia è che questo sistema illegale è l' unico che qui dà lavoro». Il prezzo da pagare per quest' economia clandestina è pesante. Secondo la Asl di Giugliano i decessi per malattie tumorali sono saliti dal 27, 5 per cento del 1994 al 31, 4 del 1996. E nell' agro aversano i tumori per i quali è stata chiesta l' esenzione dal ticket sono passati dai 131 casi del 1996 ai 560 del 1999. «Mio figlio è morto di leucemia: lavorava con la pala meccanica vicino alla discarica in cui più di dieci anni fa sono finiti i bidoni delle navi dei veleni», racconta Pasquale Ferriello, un agricoltore che ha la casa a poche centinaia di metri dal punto in cui nel 1991 Mario Tamburrino, scaricò i rifiuti tossici che lo contaminarono facendolo finire in ospedale. «E io dico che questo non deve succedere più: se pensiamo al nostro futuro, se restiamo tutti compatti, qui questa schifezza non la portano più». La chiusura dei conti con il passato è il nodo mai sciolto. Love Canal, la più famosa discarica degli Stati Uniti, quella che inquinava la cascate del Niagara, è stata bonificata grazie a lavori durati 21 anni e costati 400 milioni di dollari. In Campania invece il patto «nuovi impianti a regola in cambio della bonifica del pregresso» non è stato rispettato. Così l' inquinamento procede a strati, come in uno scavo archeologico: sotto i rifiuti tossici e forse radioattivi degli anni d' oro dell' ecomafia, sopra quelli degli scarichi abusivi più recenti, in cima gli ultimi rifiuti, quelli che godono di un bollo di ufficialità che si sta appannando. Il nuovo ciclo, il processo virtuoso che avrebbe dovuto far tornare alla normalità una regione che da dieci anni vive in emergenza, si basava su tre pilastri. Il primo è la bonifica delle discariche selvagge (che non c' è stata). Il secondo sono gli SIMULAZIONE GLOBALE - LA DISCARICA impianti da cui, attraverso la selezione dei rifiuti, doveva uscire il cdr (combustibile da rifiuti), un materiale che, con involontaria ironia, è stato chiamato «ecoballe». Il terzo era la costruzione di inceneritori che, visto il quoziente di fiducia nelle istituzioni, continuano ad essere respinti a furor di popolo. «La selezione non funziona: il cosiddetto cdr è in realtà molto simile al rifiuto tal quale», accusano Ruggiero e Del Giudice. «Il cdr risponde ai requisiti di legge», replica Armando Cattaneo, amministratore delegato della Fibe, la società del gruppo Impregilo che ha vinto la gara per la gestione dei rifiuti in Campania. «L' unico elemento leggermente fuori norma è l' umidità: c' è un 1 per cento in più determinato dal fatto che è cambiata la composizione dei rifiuti, ma in fondo stiamo parlando di acqua. In Campania si producono 7.300 tonnellate di rifiuti al giorno. Ne trasformiamo il 35 per cento in cdr. Il che significa che produciamo 1.900 balle al giorno. Basterebbe riuscire a costruire i termovalorizzatori per chiudere il cerchio e risolvere il problema». Non sono in molti a nutrire tanto ottimismo. Ad esempio il presidente della Commissione bicamerale rifiuti, Paolo Russo, ha ricavato un' immagine diversa da un' ispezione di tre giorni in Campania: «La qualità del cdr racchiuso nelle balle è un punto fondamentale. Parlando con i sindaci e con la gente del posto si sente sempre ripetere che si tratta sostanzialmente di rifiuto tal quale. Per l' Agenzia per la protezione ambientale della Campania invece è tutto in regola. Ma, secondo l' Agenzia per la protezione ambientale di un' altra Regione, la situazione è irregolare. Ora se veramente avessimo accumulato e disseminato sul territorio un milione e 300 mila balle di rifiuti sarebbe un disastro nel disastro: questo materiale è stato trattato senza precauzioni particolari perché tutti erano convinti che fosse combustibile. E' un sospetto agghiacciante e per chiarire la questione ci siamo rivolti a un istituto internazionale di chiara fama. Ma resta il fatto che a Napoli, a Milano, a Palermo, il Comune gestisce i rifiuti nel suo territorio. Mentre in Campania ci sono territori di serie A, che producono i rifiuti, e territori di serie B, che li devono smaltire senza trarne benefici». Per risolvere il problema ci sarebbe anche un' altra soluzione, quella suggerita dagli ambientalisti e dall' Unione europea: diminuire la quantità di rifiuti attraverso una raccolta differenziata molto efficiente. Il fatto che nella provincia di Nola siano arrivati a raccogliere in questo modo il 60 per cento dei rifiuti dimostra che la Campania sarebbe in grado di competere con le aree super ecologiste nel Nord Europa. Se fosse lasciata libera di farlo. La Repubblica SIMULAZIONE GLOBALE - LA DISCARICA Articolo 3 Ecco Salerno, capitale della raccolta differenziata Basta percorrere poco più di 50 chilometri di autostrada per varcare un abisso nel modo di affrontare il problema dei rifiuti. La distanza è quella che separa Napoli da Salerno. Se il capoluogo di regione è da anni il simbolo del fallimento, Salerno è diventata invece un modello che può insegnare molto anche alle città del Nord. Da un anno la città campana ha avviato infatti in collaborazione con il Conai, il Consorzio nazionale imballaggi, un programma di raccolta "porta a porta" per tutti i 130 mila abitanti che ha permesso di portare la quota di differenziata all' eccezionale obiettivo del 70%. Un risultato che permette un notevole risparmio di soldi, energia ed emissioni di CO2. Che sarebbe poi come dire tre volte soldi, visto che tanto l' energia quanto le emissioni di anidride carbonica hanno un loro costo. Solo per restare al tema energetico, basti pensare che differenziando la parte organica dei rifiuti che buttiamo ogni giorno nella pattumiera è possibile creare biogas da digestione anaerobica per un totale di 8 miliardi di metri cubi di metano, pari a un decimo della domanda registrata in Italia nel 2007. Altri studi calcolano invece che estendendo a tappeto la raccolta differenziata l' Italia potrebbe ottenere il 17% dell' obiettivo fissato in materia di efficienza energetica dall' Unione Europea nel pacchetto 202020 (circa 15,3 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) e il 10% dell' obiettivo di riduzione di CO2 (5% circa rispetto al 1990). «Gli elementi fondamentali per avere successo sono due», spiega il direttore del Conai Giancarlo Longhi, uno dei protagonisti del successo di Salerno insieme al sindaco Vincenzo De Luca. «Il primo - precisa - è che l' amministrazione comunale sia decisa a mettere la faccia e un po' di soldi nell' iniziativa; il secondo è lavorare seriamente alla progettazione, curandone tutti gli aspetti e coinvolgendo la cittadinanza». Un lavoro capillare iniziato con un censimento estremamente approfondito della composizione familiare della popolazione e del tessuto commerciale e produttivo nel quale sono stati coinvolti anche gli studenti universitari attraverso un piano di crediti formativi. Proseguito con il lavoro di informazione e sensibilizzazione della cittadinanza. E infine concluso con la formazione di un nucleo di trenta vigili urbani addetti alla repressione degli illeciti. «Il risultato - spiega Longhi - è stato straordinario e ha dimostrato tra l' altro che non è indispensabile fare il "porta a porta" per tutti i materiali, l' importante è ritirare tempestivamente dalle abitazioni organico e indifferenziato, che rischiano di emanare odori sgradevoli». Il "porta a porta" (sia nella versione con i soli sacchetti, sia in quella con i bidoncini di "prossimità") gode infatti di una fama ambivalente: da un lato è ritenuto il metodo di raccolta più efficace, ma dall' altro è considerato anche il più caro e questo spesso frena o più semplicemente offre un alibi alle amministrazioni meno intraprendenti, come dimostra la sua scarsa diffusione (viene fatta in duemila comuni su ottomila), soprattutto nelle grandi città. Tra le metropoli le uniche che hanno un significativo sistema di "porta a porta" sono Milano e Torino. Il capoluogo lombardo è tra l' altro un pioniere, avendo iniziato circa 15 anni in risposta alla prima grande crisi dei rifiuti, ma dopo un lungo stop solo in queste settimane sta ricominciando a raccogliere anche l' umido in alcuni quartieri campione. Roma invece arranca e per il momento la effettua esclusivamente in pochi quartieri "laboratorio". Il limite dei costi del "porta a porta" è però per molti addetti ai lavori un mito da sfatare. «Come ripeto spesso ricorda Longhi - in Italia ci sono dei veri e propri giacimenti urbani che offrono ai comuni prospettive di utili grazie alla raccolta differenziata a partire dagli imballaggi, come carta, vetro e plastica, materie prime che trovano nuova vita una volta reinserite nel processo produttivo. Inoltre riducendo il ricorso alla discarica le amministrazioni risparmiano in ecotasse». «Il problema dei costi del porta a porta - rincara Stefano Ciafani di Legambiente - è molto dibattuto, in realtà il prezzo è molto simile a quello della raccolta SIMULAZIONE GLOBALE - LA DISCARICA tradizionale, ma con la fondamentale differenza che in un caso si spende per creare occupazione locale, nell' altro per acquistare prodotti tecnologici come i compattatori». La Repubblica SIMULAZIONE GLOBALE - LA DISCARICA Articolo 4 Differenziata porta a porta la raccolta tra caos e proteste caos, incertezze e proteste. Parte a rilento, con grandi difficoltà e a macchia di leopardo la raccolta "porta a porta" ai Colli Aminei. Tra i residenti c' è tanta voglia di collaborare, ma non tutti hanno ancora ricevuto il kit, mancano i bidoni per la raccolta della plastica e, soprattutto molti condomini e negozianti, in un tempo record, hanno già sistemato i contenitori colorati (che dovrebbero rimanere in androni e cortili) per strada, alcuni addirittura legati con catenacci e lucchetti. è partita lunedì ai Colli Aminei, la nuova campagna per la raccolta differenziata a Napoli, che coinvolge 18.817 abitanti. Ma «è un casino», dice alzando gli occhi al cielo Alberto Scorza, che, ormai, sa a memoria il vademecum distribuito dal Comune, ma ancora non ha capito cosa deve fare. Ore 12, Alberto Scorza, con il fratello Salvatore, gestisce il "Bar Mario", in viale Colli Aminei 120, ed è appena stato redarguito da un operatore Enerambiente perché ha buttato le carte dei gelati insieme con la posa del caffè. «Sul libretto c' è scritto che posso farlo», protesta il barista. Gaetano, operatore di Enerambiente specializzata nella raccolta dei rifiuti organici, dalle otto del mattino al lavoro nel quartiere ammette: «Praticamente raccogliamo i sacchetti dai bidoncini e li buttiamo nei bidoni vecchi, perché la gente non utilizza i sacchetti biodegradabili che abbiamo consegnato. E non possiamo mandare la plastica a concimare i nostri terreni, così come non si deve confondere il caffè con la carta dei gelati». Gaetano parla di «grande ottusità». Interviene Vincenzo Millone, 65 anni, residente della zona: «All' inizio c' è sempre molta confusione, perciò, magari chi è più esperto deve aiutare gli altri. Soprattutto gli anziani hanno bisogno di pazienza e spiegazioni». Al numero 7 di via Cupa Imparato, la signora Maria Delsanto, 80 anni, si lamenta: «Io non ci capisco niente, spero che mio figlio mi aiuti» e la sua vicina, Tiziana Santomauro, rincara la dose: «Non ci sono spiegazioni, le buste delle patatine, la bomboletta dell' appretto, i pannolini dove li butto? Chi me lo spiega?». Poco più avanti, in via Saverio Gatto 21, i bidoni per la differenziata non sono arrivati. «Abbiamo avuto solo una lettera di avviso» dice Anna Ponti e un vicino, Luciano Langella: «Noi abbiamo fatto esperienza con mia figlia, che vive nelle Marche, sappiamo come funziona, ma qui non è arrivato niente». E dove i kit e i raccoglitori sono arrivati la gestione avviene in un clima di panico generale. «I condomini sono diligenti - dice Camillo Rumolo, portiere al civico 85 di via Pietravalle - Ma ci sono già le prime lamentele per il ritiro dei rifiuti organici, tre volte alla settimana è poco, con questo caldo la puzza è insopportabile». Tiziana, al banco del "Salumiere" in via Colli Aminei e un' altra negoziante, Rosa, protestano: «Ci hanno murate dietro i bidoni, 14 bidoncini in fila davanti alle nostre vetrine, con i rifiuti organici che puzzano e i bidoni già sporchi. La gente è impreparata, butta l' immondizia a tutte le ore. E poi manca la raccolta della plastica, così c' è chi abbandona le bottiglie per terra e il marciapiede sta diventando una discarica». In molti hanno problemi di spazio. «Sono sincero il bidone con i rifiuti organici la sera non lo metto nel negozio - dice Luigi Cantone, della salumeria al 118 di viale Colli Aminei - è antigienico e non ho spazio». Stesso problema per il bar accanto. E i condomini del civico 112, i raccoglitori per la differenziata li hanno messi per strada e legati alle ringhiere del cortile con catene e catenacci, creando non pochi problemi per la raccolta. «L' androne del palazzo è troppo stretto - spiega un condomino, Giuseppe Romano - ci sono disabili che con la carrozzina non passavano. Magari ora daremo le chiavi dei lucchetti all' Asìa, ma i bidoni dentro non possono tornare». Problemi analoghi al civico 110, Ciro Aragosta e sua moglie Maria, abitano a pian terreno e hanno i bidoni davanti alla porta: «Devono trovare un' altra soluzione, non c' è spazio». Insomma, a pochi giorni dal via al progetto pilota per la differenziata è già caos. Anche se ci sono diverse squadre di Asìa che girano per i Colli Aminei. «Anche noi vogliamo capire i problemi per aggiornare il servizio» dice uno dei capo squadra Asìa, Elio SIMULAZIONE GLOBALE - LA DISCARICA Federico. E, un collega, Antonio Mascia: «I problemi sono tanti, ma noi siamo qui e per fare la differenziata, facciamo il doppio turno, 13 ore al giorno: altro che mare». (cri. z.) La Repubblica SIMULAZIONE GLOBALE - LA DISCARICA Articolo 5 Un inceneritore in Germania per bruciare i rifiuti di Napoli ROMA — Il denaro non ha odore: fin dai tempi di Vespasiano è questa una specie di legge universale. Ma perfino l’immondizia, in alcuni casi, riesce a smettere di puzzare. Succede quando si trasforma in moneta sonante. Ecco perché mentre in Campania non sanno più dove metterlo, il pattume, con il nauseabondo serpentone di cinque milioni di «ecoballe» (niente altro che enormi blocchi di immondizia impacchettata: cos’avranno di «eco»?) che si allunga ogni giorno di più e i cumuli di rifiuti che hanno ripreso a bruciare ammorbando l’aria, in Germania c’è qualcuno che accoglierebbe a braccia aperte la spazzatura Made in Napoli. Chi può avere avuto un’idea tanto pazzesca? Remondis, la più grande azienda tedesca che opera nel campo dello smaltimento dei rifiuti, avrebbe dato la propria disponibilità a realizzare in un’area della Renania ai confini con il Lussemburgo un inceneritore per bruciare tutta l’immondizia della Campania producendo elettricità. Ipotesi che potrebbe essere considerata davvero assurda, e come tale sarebbe stata già liquidata dai responsabili dell’emergenza rifiuti in Campania. Assurda, naturalmente, se la situazione non fosse però ancora più assurda. L’emergenza rifiuti in Campania va avanti da quattordici anni, durante i quali sono stati letteralmente gettati al vento due miliardi di euro. Da ben sette anni, preso atto che non si riuscivano a fare gli inceneritori, preso atto che le discariche erano piene, e preso atto che la camorra controllava (e controlla?) ormai gran parte del ciclo, si è deciso di mandare una parte della spazzatura nel Nord Italia e all’estero: destinazione Germania. Dove l’immondizia della Campania, da sette anni, già ora viene regolarmente bruciata in appositi impianti. Ogni giorno la spazzatura viene caricata sui treni della Ecolog, una divisione delle Ferrovie, e spedita al di là del Brennero per essere smaltita negli inceneritori tedeschi della Remondis, che in questa operazione è partner di Fs. Naturalmente ne viene esportata giornalmente soltanto una parte: un migliaio di tonnellate sulle 7.500 prodotte (anche se il quantitativo è stato raddoppiato). E naturalmente non gratis. L’export di pattume costa a tutti noi 215 euro la tonnellata per il cosiddetto «tal quale», che sarebbero i classici sacchetti di rifiuti indistinti: 400 mila euro al giorno, ai ritmi attuali. Metà va per il trasporto (quindi in qualche modo torna allo Stato) e metà a chi la smaltisce: con l’apparente contraddizione che siamo noi a fornire ai tedeschi, pagando di tasca nostra, la materia prima per fare energia elettrica. Il bello è che il costo per esportare in Germania, pur essendo ben superiore a quello dello smaltimento in discarica nel resto dell’Italia, è nettamente inferiore a quello che il commissariato per l’emergenza spende per smaltirli in Campania, quei rifiuti. Il prezzo va da un minimo di 290 euro a tonnellata fino a cifre imprecisate, persino, ha calcolato qualcuno, non inferiori a 1.000 euro. Com’è possibile? Per prima cosa c’è il costo della trasformazione nelle famose «ecoballe»: 120 euro la tonnellata. Poi c’è il trasporto con i camion sui terreni dove queste «ecoballe» vengono parcheggiate: altri 20 euro. Quindi il costo dello stoccaggio provvisorio: 150 euro. Provvisorio, però, si fa per dire. Perché siccome non ci sono gli inceneritori, quelle ecoballe stazionano per anni su terreni acquistati o presi in affitto a caro prezzo: 250 ettari di territorio campano sono ormai completamente occupati. Più stanno, più il costo sale. E dato che le prime «ecoballe» sono lì dal 2001, fate voi i conti. La cosa è talmente eclatante che il direttore generale del ministero dell’Ambiente Gianfranco Mascazzini, considerato papabile per il posto di commissario straordinario fino a oggi occupato dal prefetto di Napoli Alessandro Pansa, non si capacita di come sia possibile che costi meno spedire l’immondizia in Germania piuttosto che tenersela in SIMULAZIONE GLOBALE - LA DISCARICA Campania. E non si capacita al punto da aver messo in moto i carabinieri perché compiano le necessarie verifiche. Quando la risposta ai suoi interrogativi è sotto gli occhi di tutti, e sta nella follia di un sistema che invece di bruciare la spazzatura polverizza milioni di euro al giorno. Domanda: e gli inceneritori dei quali da 14 anni non si vede nemmeno l’ombra? L’appalto ce l’aveva la Fibe, del gruppo Impregilo, incaricata anche di fabbricare le «ecoballe». Ce l’aveva, appunto, perché il contratto è stato risolto. Uno dei due inceneritori, quello di Acerra, sarebbe comunque quasi pronto. Meglio, potrebbe funzionare fra meno di un anno. Ma c’è un particolare: non può bruciare le «ecoballe» prodotte in Campania, perché mancano le specifiche tecniche. E allora? Allora si sono fatti avanti i tedeschi, con la loro idea «pazzesca ». Bruciare in Germania non una parte della spazzatura della Campania, come oggi, ma tutta quanta, con un impianto nuovo di zecca da 100 megawatt destinato solo a quello scopo, avendo la garanzia di un contratto di 15 anni e a un prezzo molto più basso di quello attuale. Per tutta risposta a novembre è stata bandita la nuova gara per completare gli inceneritori e sostituire Fibe. Sono arrivate offerte dalla francese Veolia, dalla spagnola Abertis (quella che si doveva fondere con Autostrade) e dall’Asm di Brescia, che da trent’anni riscalda la città bruciandone i rifiuti. Ma se ne verrà mai a capo? Il Corriere della sera