Progetto elementi in calcestruzzo
armato
Eurocodice 0:
Vita prevista delle struttura (Design working life):
Categorie di
progetto
Indicative vite di progetto
(anni)
esempi
1
10
Strutture provvisorie
2
da 10 a 25
Strutture sostituibili, e.g.
gantry girders, appoggi
3
da 15 a 30
Strutture per agricoltura e
similari
4
50
Strutture per edifici e
strutture comuni
5
100
edifici monumentali, ponti,
e altre strutture civili
Durabilità
“Una struttura deve essere progettata ed eseguita in modo tale da minimizzare i
costi e, con le situazioni ambientali previste, con appropriati gradi di affidabilità,
durante tutta la sua vita prevista:
1) rimanga adeguata all’uso per cui è costruita;
2) sopporti tutte le azioni e le influenze che possono verificarsi durante l’esecuzione
e l’uso.”
Deve essere inoltre progettata ed eseguita in modo da non essere danneggiata a
seguito di eventi eccezionali (fuoco, esplosioni, impatti, errori umani) in modo
sproporzionato alla causa.
Definizioni (EC1)
Fasi dell’analisi:
1) Definizione delle azioni F (singole e loro combinazioni);
2) Calcolo effetti delle azioni E (Sollecitazioni) – risposta della struttura;
3) Calcolo delle resistenze R;
4) Verifica.
L’ADERENZA
Il corretto funzionamento delle strutture in cemento armato dipende dalla
effettiva possibilità che i due materiali costituenti, calcestruzzo ed acciaio,
siano realmente solidali, cioè subiscano le stesse deformazioni. Questo
comportamento è reso possibile dall’aderenza, il fenomeno attraverso cui si
trasmettono gli sforzi tra i due materiali. Se una barra, annegata per una
lunghezza l in un blocco di calcestruzzo, viene sollecitata a trazione fino allo
sfilamento si distinguono diverse fasi. Inizialmente la forza cresce in assenza
di scorrimenti; questa fase è dominata dai legami chimici, che si formano
durante la presa, tra il cemento e l’acciaio. Superata la modesta resistenza
offerta da questi legami, la forza può ancora crescere, ma con scorrimenti più
elevati (secondo ramo della curva). Nelle barre lisce l’incremento di forza in
questo tratto è piccolo e dipende dall’ingranamento tra il calcestruzzo e le
microrugosità della superficie delle barre. Nel caso di barre ad aderenza
migliorata questo incremento è più sensibile grazie all’ingranamento con le
nervature sulla superficie delle barre; per vincere l’aderenza devono rompersi
i denti di calcestruzzo che ostacolano lo scorrimento.
La lunghezza di ancoraggio di base lb è la lunghezza di ancoraggio (misurata
in asse alla barra, sia essa rettilinea o curva) ottenuta assumendo tensione di
aderenza costante. Di solito si assume che la tensione sia costante su tutta la
superficie a contatto; in questo caso la forza che può essere trasmessa fra
una barra di acciaio di diametro Φ annegata nel calcestruzzo per una
lunghezza lb è legata alla tensione τc di aderenza, dalla relazione:
Fb = π Φ lb τc ,
Se alla barra si richiede di poter raggiungere una tensione di snervamento σy
la forza necessaria risulta
Fb = σy(π Φ2/4).
Uguagliando le due relazioni si ottiene la lunghezza di ancoraggio di base lb
lb = (σy Φ)/(4 τc) .
Assumendo σy = 4400 kg/cm2, c = 20 kg/cm2 (limite di adesione chimica), si ottiene
lb = (3555) Φ. Si comprende che se si desidera una trave che collassa solo con uno
snervamento è necessario che la barra sia ancorata di 3555 volte il diametro. Per
esempio una barra con diametro  = 1,2 cm, verrà ancorata di 48 cm.
L’AFFIDABILITÀ DI UN’OPERA deve essere valutata nei riguardi di:
1) SICUREZZA STRUTTURALE: nei riguardi di possibili dissesti - o
disservizi;
2) DURABILITÀ: possibili fenomeni di degrado nel tempo degli elementi
strutturali e non strutturali;
3) FUNZIONALITÀ: l’opera deve rispondere agli scopi per i quali è stata
progettata.
È possibile verificare o dimensionare strutture secondo i due diversi
metodi, tensioni ammissibili e stati limite.
Nell’analizzare le prescrizioni della normativa italiana occorre tenere
presente che essa ha subito negli anni una progressiva evoluzione, dal
metodo delle tensioni ammissibili a quello degli stati limite, non priva di
resistenze e compromessi.
Con le tensioni ammissibili si richiede che le azioni di calcolo non
comportino in alcun punto della struttura il superamento della tensione
corrispondente al limite ammissibile del materiale.
Fino agli anni ‘60:
Analisi puramente deterministiche con il Metodo delle tensioni ammissibili.
Coefficiente di sicurezza: γ=Rmin/ Smax
Rmin: “limite inferiore per le resistenze”
Smax: “limite superiore per i carichi”
Rmin, Smax definiti sulla base dell’esperienza sulle strutture già costruite.
Difetti:
1) Definisce l’affidabilità sulla base di una valutazione puntuale dello stato
tensionale.
2) I livelli di resistenza e delle azioni utilizzati non tengono in conto la natura
probabilistica delle grandezze.
3) La mancanza di una definizione dei vari termini da cui dipende l’affidabilità
della struttura non consente di differenziare i criteri di progetto per nuove
strutture, int. recupero, opere provvisionali, ecc.
1964 -1973: Proposta del metodo dei coefficienti parziali (anche detto metodo
semi-probabilistico). Grande successo nella progettazione strutturale.
1974 -1976:Redazione di numerosi codici di applicazione e di normative (es.
Normativa Italiana e linee-guida del CEB), rimasti sostanzialmente inalterati
fino ai giorni nostri.
1974 -1984: Sviluppo di analisi per calibrare i coefficienti del metodo (rimane
però ancora molto da fare).
1991 (EC1): Codici come strumento di controllo del processo di
Per produrre strutture affidabili (per confronto con strutture simili) nell’arco
della vita utile della struttura.
METODO DELLE TENSIONI AMMISSIBILI
Si basa su un comportamento elastico lineare delle strutture.
Definizione delle azioni F :
1) Valori nominali;
2) Combinazioni di carico –somma dei valori nominali (indipendentemente
dal fatto che sia improbabile avere tale contemporaneità).
Calcolo effetti delle azioni E:
Calcolo elastico lineare a livello di struttura e di sezione – CALCOLO
DELLE TENSIONI.
Calcolo Resistenza R:
Calcolo elastico Lineare -> si deve avere un coefficiente di sicurezza rispetto
alla tensione cui corrisponde la crisi del materiale:
VERIFICA:
σam = σcrit/γm
Momenti di Predimensionamento delle
travi
Predimensionamento delle travi
Trave portante: porta se stessa, il solaio e, se in posizione
perimetrale, le tamponature o i parapetti;
Trave perimetrale: porta se stessa, le tamponature o i
parapetti;
Trave portante della scala;
Trave di collegamento: porta solo se stessa.
Diagramma inviluppo approssimati per diverse
condizioni di vincolo
Diagrammi inviluppo approssimati
TRAVI ALTE
TRAVI IN SPESSORE
Le travi in spessore presentano il vantaggio di risultare non visibili e di ridurre
i costi della carpenteria. Per contro, sono molto meno rigide rispetto alle travi
alte (maggiore momento d’inerzia I = bh3/12) e richiedono più armatura.
Ingombri indicativi
TRAVI ALTE:
La larghezza usuale delle travi emergenti è compresa tra 15 e 40 cm. La
dimensione più comune è 30 cm. In linea di massima la base della trave è
pari alla larghezza del pilastro oppure è più sottile. Un criterio grossolano
per dimensionare l’altezza di una trave portante è: H = L/(10 ÷12).
TRAVI A SPESSORE:
L’altezza di una trave a spessore è pari a quella del solaio. In caso di trave
portante una regola grossolana permette di dimensionarne la base come: B
= L/6. Nella pratica, la larghezza di una trave in spessore varia tra i 60 e i
120 cm.
Predimensionamento dei pilastri
(metodo tensioni ammissibili)
I pilastri possono essere dimensionati in
funzione di tutti i carichi verticali che gravano
su di essi. Un metodo molto semplice è quello
di individuare per ogni pilastro “i”, ad ogni
piano “j”, la sua area d’influenza Aij e di
calcolarne, anche grossolanamente, il peso
tenendo conto sia del contributo dei carichi
permanenti che di quelli variabili. La sezione
del pilastro, quindi, al piano “k”, sarà
dimensionata in base al carico complessivo Nik
calcolato come:
Nik = ∑j=1:n(k) Aij Wj + Pik ,
dove Wj è il carico per unità di superficie di
solaio, Pjk è il peso del pilastro e n è il numero
complessivo dei piani sopra il pilastro che si
dimensiona.
Predimensionamento dei pilastri
La normativa italiana, prevede che la sezione di un pilastro soggetto a
compressione semplice soddisfi la seguente condizione:
Aik= Nik/ (0.7 x σc)
Considerando che il dimensionamento a compressione semplice non tiene
conto della presenza di momento flettente e che il pilastro è soggetto a una
rottura di tipo fragile (è bene quindi che non lavori ai limiti delle sue
possibilità), conviene amplificare la sezione minima prevista dalla
normativa attraverso un coefficiente di sicurezza minore di 0.7. Ad
esempio:
Aik= Nik/ (0.5÷0.6 σc)
Ipotesi per il dimensionamento del pilastro in c.a.:
1. Il calcestruzzo è un materiale omogeneo ed isotropo, con comportamento
elastico e lineare. Il suo modulo di elasticità (o modulo di Young) dipende
dalla composizione e risulta circa EC = 300000 kg/cm2.
2. Il modulo di elasticità dell’acciaio è ES=2050000 kg/ cm2.
3. I due materiali utilizzati, pur avendo un differente modulo di elasticità,
hanno la medesima deformazione, a causa della perfetta adesione.
4. le sezioni trasversali rimangono piane anche dopo essere state deformate.
AZIONE ASSIALE
L’azione assiale di compressione N si ripartisce fra acciaio e calcestruzzo:
N = Na + Nc.
Ricordando che: tensione  area = forza:
  A = F,
si ottiene che:
(S AS) + (C  AC) = N. (equilibrio)
Il pilastro sottoposto ad una forza di compressione N tende a deformarsi.
 Accorciamento
N

La deformazione  sarà uguale sia per il calcestruzzo che per l’acciaio.
Pertanto:
 = C = S = /l,
(congruenza)
dove  è lo spostamento e l è la lunghezza iniziale della barra.
Ricordando il legame costitutivo:
C
C 
,
EC
S
S 
.
ES
Si ottiene:
C S

,
EC ES
ES
S 
 C .
EC
Il rapporto fra i moduli è il coefficiente di omogeneizzazione e viene
indicato con la lettera n.
Quindi sostituendo nella equazione di equilibro alla traslazione
verticale, si ottiene:
n  (C  AS) + (C  AC) = N,
da cui:
N
C 
.
n  AS  AC
Il valore del coefficiente di omogeneizzazione che si assume è n=15.
E’ doveroso chiedersi perché sia stato attribuito questo valore a n;
considerando che n è il rapporto tra i moduli di elasticità dei due materiali, il
suo valore dovrebbe essere:
E S 2050000
n

7
EC
300000
La motivazione è che i moduli di elasticità sono misurati in laboratorio
istantaneamente, mentre gli edifici sono caricati con carichi prolungati nel
tempo. Il comportamento dei due materiali sottoposti a carichi di lunga durata
è molto diverso: mentre l’acciaio si deforma e poi si stabilizza, il calcestruzzo
evidenzia deformazioni differite.
Questo fenomeno per il calcestruzzo viene denominato viscosità e giustifica
un valore più elevato del coefficiente n. Per viscosità la deformazione del cl
cresce nel tempo a sforzo costante, quindi anche la deformazione dell’acciaio
cresce e con essa lo sforzo nell’acciaio; quindi con n=15 colgo la situazione
dopo lungo tempo.
Esempio: si consideri un pilastro di sezione trasversale quadrata, soggetto a
carico concentrato N di compressione.
Le ipotesi note sono:
-
N = 800 kN,
-
c = 5 MPa.
Come mostrato, è agevole calcolare l’area.
Infatti:
40
Apilastro = 800000/5 mm2 = 1600 cm2.
Se si considera che il pilastro può avere sezione trasversale quadrata, si può
facilmente calcolare il lato della sezione. Quindi:
Lato pilastro = 40 cm.
E’ noto che in un pilastro quadrato sono necessari almeno quattro ferri di
armatura
La normativa prevede che la superficie delle sezioni trasversali delle barre sia:
0,003  Ap  area barre  0,06  Ap
A questo punto si inizia il calcolo delle armature del pilastro, del quale sono
già note le dimensioni. Si ricorda che tali armature sono di due tipi: i ferri e le
staffe. Questi elementi in acciaio hanno evidentemente funzioni diverse.
Si considerino ora i ferri, il cui calcolo richiede diversi passaggi:
1. si ipotizza l’utilizzo di quattro ferri con diametro  = 1.2 cm;
2. si calcola l’area delle sezioni trasversali delle barre:
Area totale  n barre  area barra
 1,2 2
 4    
4


  4  1,12  4 ,48 cm 2

3. Si calcoli ora il rapporto tra l’area delle armature e quella del pilastro e si
verifichi che il valore ottenuto sia compreso nei valori previsti dalla
normativa:
A barre
4 ,48

 0,0028.
AP
1600
Il valore ottenuto non è accettabile, se confrontato con i valori suddetti.
4. Si ipotizzi allora l’utilizzo di quattro ferri di diametro  = 1,6 cm; se ne
calcoli l’area totale e si confronti questo risultato con l’area del pilastro:
Area barre  n barre  area barra
 1,6 2
 4    
4


  4  2  8 cm 2

A barre
8

 0,005.
AP
1600
Questo valore è accettabile e quindi l’ipotesi di utilizzare quattro  16 è
corretta.
5. Ora si sostituiscano tutti i valori noti nella formula di verifica: si otterrà
così il valore dello sforzo cui è sottoposto il calcestruzzo. Con N = 800 kN,
n=15, Abarre= 8 cm2, AP= 1600 cm2, si ottiene:
c = 4.65 MPa.
6. Si confronti lo sforzo calcolato con quello ammissibile effettivo. Si ricordi
che lo sforzo ammissibile effettivo è dato da cam = 5.95 MPa = 0.7 c.
La tensione ammissibile è stato ridotto del 30% perché nelle colonne infatti non
si realizza mai un carico concentrato in un unico punto; inoltre mentre nelle
travi si realizza l’ipotesi di compressione parziale della sezione, nei pilastri si
verifica sempre una compressione totale della superficie, che in caso di rottura
comporta un collasso di tipo fragile e quindi estremamente pericoloso.
Ora si considerino le staffe. Queste sono costruite con ferri di diametro minimo
 = 6 mm. Il passo delle staffe, cioè la loro distanza, deve essere calcolato con
la seguente formula:
d = 15  steffa.
Il passo delle staffe non deve comunque mai essere maggiore di 25 cm. Si
ricordi che in prossimità degli estremi del pilastro è buona norma infittire le
staffe, riducendo la distanza a metà passo.
La normativa attuale antisismica impone un passo in prossimità dei nodi travecolonna dell’ordine di 6-7 cm.
Le staffe svolgono importanti funzioni nella loro applicazione strutturale.
Esse infatti servono:
-
per posizionare i ferri verticali;
-
per proteggere il pilastro da urti accidentali;
-
per contrastare il taglio;
-
per conferire stabilità ai ferri verticali.
Un esempio particolarmente significativo è quello di un ferro verticale
sollecitato a compressione. Tale barra tenderebbe a sbandare, a
instabilizzarsi. Le staffe sono utili proprio per trattenere i ferri verticali e per
annullare quindi gli effetti di instabilità provocati da un carico di punta sui
ferri. Appare quindi evidente che non ha senso utilizzare staffe aperte, perché
non riuscirebbero a svolgere la loro funzione.
staffa chiusa
Si ricorda che i diametri delle armature e delle staffe
maggiormente usate sono:
ARMATURE:
STAFFE:
=12
=6
=16
=8
=20
=12
Pilastri snelli
Quando un pilastro è sollecitato da una forza di compressione se è snello, ossia
il rapporto tra la dimensione longitudinale e quella trasversale è abbastanza
elevato, insorgono altri effetti che ne modificano il comportamento rispetto a
quello della sezione considerata isolatamente.
In generale la variazione di configurazione causata dalla deformazione
modifica le sollecitazioni che pertanto vengono a dipendere dalle deformazioni
in modo tale che le equazioni di equilibrio divengono non lineari. Tuttavia,
poiché normalmente gli spostamenti prodotti dai carichi sono piccoli, si ritiene
che l’influenza di questi sulle sollecitazioni sia trascurabile e si assume che lo
stato di sollecitazione coincida con quello relativo alla configurazione iniziale
non deformata. Tale approssimazione, spesso verificata, è detta teoria del
primo ordine e le sollecitazioni relative alla configurazione indeformata
sollecitazioni del primo ordine. In alcuni casi però questa semplificazione non
è accettabile in quanto gli effetti delle deformazioni sulle sollecitazioni non
sono trascurabili; le variazioni delle sollecitazioni prodotte da questi fenomeni
sono dette effetti del secondo ordine.
Un esempio è l’asta di Eulero; un pilastro sollecitato da una forza di
compressione N con eccentricità e. La deformazione prodotta dalla flessione
aumenta l’eccentricità del carico e pertanto accresce l’entità della flessione:
quando il carico approssima il valore critico euleriano l’equilibrio diviene
impossibile, per quanto piccola sia l’eccentricità iniziale e.
Al carico critico corrisponde una tensione critica:
σcr = Ncr/A = π2E/λ2 ,
dove λ = lo /i è il rapporto tra la lunghezza libera di inflessione, che per la
mensola è il doppio della lunghezza l, ed il raggio di inerzia i = (I/A); λ viene
detta la snellezza della trave. Per elementi con piccola snellezza σcr risulta
molto più grande della resistenza del materiale; per questi elementi (tozzi) il
collasso avviene prima che gli effetti del secondo ordine possano divenire
significativi e pertanto la teoria del primo ordine risulta soddisfacente.
Al contrario, quando λ è molto elevato, la tensione critica è molto inferiore
alla resistenza; per questi elementi il collasso sopraggiunge a causa dei
fenomeni del secondo ordine mentre in loro assenza il materiale sarebbe
ancora in campo elastico.
I fenomeni di instabilità devono essere considerati per snellezze λ = (lo/ i)
maggiori di 40, essendo lo la lunghezza libera di inflessione ed i il corrispondente
raggio d’inerzia.
Carico centrato
Le verifiche dei pilastri compressi devono essere condotte secondo i criteri della
Scienza e della Tecnica delle Costruzioni mettendo in conto le eccentricità non
volute ed i fenomeni viscosi.
In via cautelativa, per snellezze 40 <   80, si può effettuare la verifica
utilizzando i coefficienti  indicati nel successivo prospetto:
Snellezza 
40
50
60
70
80
coefficiente di amplificazione 
1,00
1,30
1,60
1,90
2,30
LA FLESSIONE
Esaminiamo il metodo per verificare il dimensionamento dei ferri d’armatura, in un
caso di flessione retta.
Si consideri una trave, la cui altezza sia h ed i cui ferri d’armatura distino dai bordi
superiore ed inferiore di una distanza c.
Equazioni di equilibrio:
Equilibrio alla traslazione N = 0
C + C’ = T,
Equilibrio alla rotazione M = C (d – x/3) + C’(d - c) .
C
d-c
x
d – x/3
-
d = h-c;
-
C’ = risultante a compressione dell’acciaio;
-
C = risultante a compressione del cls;
-
T = risultante a trazione dei ferri d’armatura.
E’ ora necessario ricordare alcune ipotesi:
1. le sezioni possono ruotare, ma rimangono piane (ipotesi di Navier);
2. il cls è omogeneo ed isotropo, con comportamento elastico e lineare;
3. l’acciaio è omogeneo ed isotropo, con comportamento elastico e lineare;
4. C = S, sia in zona compressa che in zona tesa (perfetta aderenza);
5. il cls non resiste a trazione.
 H  0,
1
C  b  x  'S A'S S  A S  0
2
L’equazione di equilibrio alla traslazione orizzontale è stata espressa con le
tensioni. Vi sono però tre tensioni incognite. Si cerca ora di esprimere tutte le
incognite in funzione di una sola. Per questo si ricordino ora le uguaglianze dei
triangoli simili e si sostituiscano alle deformazioni i valori degli sforzi. Si ottiene:
C 
S 
C
EC
S
ES
 'S 
,
,
 'S
ES
.
Quindi, ricordando la similitudine e sostituendo i valori delle tensioni, si
ottiene:
C
C
'S
S


EC  x E'S x  c  ES  d  x 
x
Grazie a queste uguaglianze si riesce ad esprimere l’equazione di equilibrio in
una sola incognita. Infatti si possono esprimere gli sforzi dell’acciaio (in
trazione ed in compressione) in funzione dello sforzo del cls:
1
xc
dx
 x  b  C  A'S n 
 C  A S  n 
 C .
2
x
x
La tensione C è semplificabile. Quindi moltiplicando entrambi i membri per
x, si ottiene una equazione di secondo grado in una incognita x.
x1,2
 n  A'S  n  AS 

 
b


 n  A'S  n  AS  2  n  A'S c  n  AS  d 
.

 
b
b


2
Ovviamente una delle due soluzioni non è accettabile in quanto negativa. La
soluzione accettabile è quella che indica un asse neutro interno alla sezione
considerata.
Nota l’equazione e la posizione dell’asse neutro è possibile calcolare la
massima tensione nel calcestruzzo tramite l’equazione di equilibrio alla
rotazione
M
C 
x
J id
dove
1
x2
2
2
3
Jid 
 bx  bx 
 n  AS   x  c   n  AS   d  x 
12
4
La tensione dei ferri tesi è:
M
S  n 
 d  x 
J id
PROGETTO DI MASSIMA DI UNA SEZIONE: Per poter calcolare le
dimensioni delle armature è necessario prendere il valore massimo del
momento.
q
l
pl
8
2
Richiamando l’equazione risolvente precedente, si può dire che le uniche
incognite sono la base b, l’area dei ferri compressi A’S e l’area dei ferri tesi
AS. La prima incognita da calcolare è AS. Si consideri la figura, in cui sono
visualizzate le risultanti a trazione e a compressione.
C
C'+C
x
 0,8d
T
La coppia di forze applicate rappresenta il momento resistente, il cui valore
è stato calcolato precedentemente. Si ottiene:
T  0,8d  M

pl 2
M 
8

T   S  A S
Considerando S=amm, si riesce a calcolare il valore dell’area dei ferri tesi:

pl 2
 S  A S  0,8d 
8

 S   amm  2600 kg2

cm
Dal sistema si ottiene il valore dell’area AS . Ora bisogna calcolare l’incognita b,
che è l’incognita più importante. E’ necessario ipotizzare un valore della base e
verificare l’ipotesi fatta con le formule di verifica precedentemente esposte.
Vengono fornite solamente due informazioni utili in fase di progettazione.
Facendo un equilibrio attorno al baricentro
dell’armatura tesa, adottando la
_
tensione ammissibile del calcestruzzo σc e ipotizzando una zona compressa alta
0.3d (30% altezza utile), si ha:
_
1 σ
_
2
(0.12 ● σc ● b ● d2) = pl2/8
c ● b ● 0.3d ● 0.8d = pl /8 .
2
Dalla quale si ricava la base b che generalmente ha dimensione compresa tra
60120 cm; con un momento M = 50006000 [kN cm], la base può essere circa
80 cm. Infine è necessario dare alcune informazioni su come dimensionare l’area
dei ferri compressi. La superficie dei ferri compressi dovrebbe essere circa il
25% di quella dei ferri tesi.
Progetto di sezioni rettangolari a semplice armatura
Per il progetto di sezioni rettangolari a semplice armatura si possono utilizzare
semplici relazioni rielaborando le due equazioni di equilibrio. Si consideri una sezione
rettangolare, come quella illustrata in Figura, con un solo livello di armatura e
sollecitata a flessione retta da una coppia di momento M. Si vogliono determinare le
dimensioni della sezione e l’armatura necessaria perché le tensioni massime nei
materiali siano esattamente quelle ammissibili.
Avendo solo due equazioni
possono essere determinate
solo due incognite; in genere
si determina una dimensione
fra b e d e l’area di acciaio
in zona tesa.
Questa relazioni si possono mettere nella forma:
____
d = r √ (M/b) oppure b = r2 M2/d,
in cui r è un coefficiente, funzione di n e dei valori delle tensioni ammissibili dei
materiali.
_
As = M / ( ζ d σs ).
_
I valori dei coefficienti r e ζ che compaiono nelle formule
di progetto dipendono, oltre
che dal coefficiente n, dalle tensioni ammissibili
_ _del calcestruzzo e dell’acciaio
e sono riportati, per i valori più frequenti di σc e σs, nella tabella. La seconda
relazione è
_
particolarmente importante; in essa l’unico parametro che dipende da σc e da n è il
coefficiente del braccio delle forze interne ζ. Un esame della tabella dimostra che ζ è
poco sensibile alle variazioni delle tensioni ammissibili: nel campo dei valori riportati in
tabella la variazione è circa compresa tra 0.8 e 0.9. Questo fatto è importante per diversi
motivi: 1) giustifica in parte l’adozione di un coefficiente di omogeneizzazione
convenzionale, indipendente dal reale modulo elastico del calcestruzzo, in quanto l’area
di armatura richiesta per resistere ad un momento M è praticamente indipendente dal
valore di n; 2) consente di dimensionare l’armatura tesa occorrente, quando sia fissata
l’altezza della sezione, senza necessità di determinare la tensione del calcestruzzo.
Quest’ultima osservazione semplifica notevolmente il
dimensionamento delle armature: si tenga presente che
generalmente in una trave la sollecitazione massima
viene raggiunta in una sezione; tuttavia, per ragioni
costruttive, la sezione di calcestruzzo comunemente è
mantenuta costante in tutta la campata, spesso anche in
più campate di uno stesso allineamento.
Non però l’armatura, che viene fatta variare di sezione
in sezione (ovviamente in modo discreto), seguendo la
legge di variazione del momento. Le verifiche delle
sezioni possono limitarsi a quelle critiche più
sollecitate, mentre la determinazione dell’armatura
occorrente nelle sezioni intermedie si calcola facilmente
con la relazione precedente. Comunemente si assume
ζ=0.9. Questo è un poco maggiore della media dei
valori riportati nella tabella, ma si deve tener presente
che se, come accade sovente, vi è un certo quantitativo
di armatura nella zona compressa, il braccio delle
risultanti delle tensioni aumenta.
_
r
ζ
Sezione a T
Sono possibili due casi:
1. x<s: l’asse neutro taglia la soletta e la sezione si comporta come rettangolare con
b=bs;
2. x>s: le ali sono equivalenti ad un’area di acciaio Ase=(bs-b) · s/n e c’=s/2; la
sezione si assume rettangolare con base uguale a b.
Ase
bs
x
s
xc
d
b
In linea di massima e contrariamente ai solai, in una trave in calcestruzzo
armato sono sempre presenti sia superiormente che inferiormente un
numero di correnti (detti anche reggi-staffe) pari a quello delle braccia delle
staffe che si utilizzano.
La distanza tra due tondini accostati non deve essere inferiore al diametro del
tondino stesso o a 2 cm.
Φ
Momento resistente di una sezione
Una volta trasformato le aree di acciaio minimo in tondini, è necessario
stabilire la disposizione delle armature, dove interromperle, dove aggiungerle
ecc….
Questa operazione può essere svolta graficamente attraverso il diagramma dei
momenti resistenti:
Il momento resistente Mr relativo ad una sezione armata con un certo
quantitativo Aeff di armatura, può essere calcolato, in via approssimativa,
invertendo la formula semplificata con cui vengono calcolati i quantitativi
minimi di armatura:
Afmin= Md/(0.9·d ·σs),
Mr= Aeff·0.9 ·d · σs.
Regole specifiche per l’armatura longitudinale
1) Nelle strutture inflesse in elevazione la percentuale di armatura longitudinale,
nella zona tesa, riferita all'area totale della sezione di calcestruzzo, non deve
scendere sotto lo 0,15%. Tale armatura deve essere convenientemente diffusa.
2) In presenza di torsione si deve disporre almeno una barra longitudinale per
spigolo e comunque l'interasse fra le barre medesime non deve superare 35 cm.
3) Alle estremità delle travi il cui comportamento è assimilabile ad uno schema di
trave appoggiata, deve essere disposta una armatura inferiore, convenientemente
ancorata, in grado di assorbire, con le tensioni ammissibili una forza di trazione
uguale al taglio.
4) Almeno due barre di diametro non inferiore a 12 mm, devono essere presenti
superiormente ed inferiormente per tutta la lunghezza delle travi.
5) A ciascuna estremità collegata con pilastri, per un tratto pari a due volte
l’altezza utile della sezione trasversale, la percentuale di armatura compressa non
deve essere minore della metà di quella tesa nella stessa sezione.
6) PRESCRIZIONI DOVUTE ALLA NUOVA NORMATIVA SISMICA
Azione assiale e Flessione
La condizione di sollecitazione più generale che produce tensioni
normali nei pilastri dei telai è la combinazione di azione normale
e flessione.
Lo stato di sollecitazione viene individuato dalla forza normale N
e dal punto P di coordinate xP , yP , detto centro di sollecitazione,
intersezione della retta di azione di N con il piano della sezione. In
alternativa la stessa sollecitazione può descriversi mediante N ed
i due momenti baricentrici Mx,My relativi agli assi principali di
inerzia della sezione. Tuttavia questa forma di rappresentazione può
risultare ambigua in quanto non sempre il baricentro e gli assi
principali della sezione omogenizzata coincidono con quelli della
sezione di calcestruzzo e comunque certamente ne differiscono
quando questa risulta parzializzata.
Nel seguito, nella parte dedicata al calcolo elastico, si farà di solito
riferimento agli assi principali dell’intera sezione omogenizzata,
che sono, quando la sezione è interamente compressa, gli assi
principali della sezione reagente. Generalmente questi assi
coincidono, o differiscono di poco, dagli assi della sezione
geometrica.
N
Mx
My
N
Piccola Eccentricità
Si considera il caso che l’azione normale sia di compressione; se, con riferimento alla
sezione omogenizzata, il centro di sollecitazione è interno al nocciolo centrale di inerzia,
l’asse neutro è esterno alla sezione che pertanto risulta interamente compressa e dunque
reagente. In questo caso le caratteristiche geometriche della sezione sono note a priori e
per calcolare lo stato di tensione si possono utilizzare le relazioni che si ottengono
applicando la sovrapposizione degli effetti, ben note dallo studio delle travi. Sempre con
riferimento agli assi principali di inerzia, la tensione in un generico punto della sezione,
di coordinate x, y è data dall’equazione:
σc = N/A + (N· xp ·x) /Iy + (N·yp· y) Ix ,
in cui xp, yp sono le coordinate del centro di sollecitazione e Ix, Iy i momenti d’inerzia
della sezione omogenizzata.
Se la posizione del centro di sollecitazione nei pilastri soggetti a compressione eccentrica
è tale che, pur essendo esterno al nocciolo centrale di inerzia della sezione di
calcestruzzo interamente reagente, la forza normale dia luogo a trazioni minori di 1/5
della tensione al lembo compresso, la sezione può essere verificata come interamente
reagente, purché la sezione d’armatura in zona tesa sia idonea ad assorbire la risultante
delle trazioni alla tensione convenzionale di 175 N/mm2.
Grande eccentricità.
Pressoflessione retta
Quando il centro di sollecitazione è esterno al nocciolo l’asse neutro taglia la sezione
che risulta parzializzata e, come nel caso della flessione, la sezione reagente non è a
priori determinata.
Se la sezione ha un asse di simmetria ed il centro di sollecitazione è uno dei suoi punti
l’asse neutro è ortogonale a questo asse, e la sua giacitura dunque è nota; questo, come
già fu visto per la flessione, semplifica il problema che tuttavia si può trattare in forma
analitica solo per sezioni dalla geometria semplice. Anche qui il caso più elementare e
di maggior interesse pratico è quello delle sezioni rettangolari.
Se y è l’asse di simmetria su cui giace il centro di sollecitazione P, si indichi con u la
distanza di P dal bordo compresso della sezione, considerata positiva quando P è esterno
alla sezione, con yp la distanza (incognita) di P dall’asse neutro e con yc l’altezza
(incognita) della zona compressa si ha:
yp = yc + u ,
Con riferimento all’asse x’ perpendicolare ad y e passante per P, la condizione di
equilibrio alla rotazione della sezione richiede che:
∫ σ y’ dA = 0 ,
A
dove y’ indica la distanza di un
punto generico della sezione
dall’asse x’. Se y è la distanza
dello stesso punto dall’asse
neutro, si avrà ovviamente y =
yp − y’. Tenendo presente
che, per la linearità del
diagramma delle tensioni, si
può porre σ = ky=k(yp − y’),
dalla equazione precedente si
ottiene:
yp
∫
A y’ dA −
∫
A y’
2
dA = 0 ,
y’
che, sinteticamente, si può scrivere:
yp Sx’ − Ix’ = 0 ,
(1)
in cui Sx’ e Ix’ sono il momento statico e quello d’inerzia della sezione reagente
omogenizzata, riferiti all’asse x’.
Sezione rettangolare
Per una sezione rettangolare l’espressione esplicita di Sx’ e Ix’ è semplice:
Sostituendo queste espressioni nell’eq. (1) e riordinando i termini in funzione
dell’unica incognita (yp) che vi compare, si ottiene l’equazione cubica:
che si può scrivere in modo compatto:
yp3 + ypp − q = 0 ,
dove i coefficienti p e q dipendono dalla geometria della sezione, dalle armature e
dalla posizione del centro di sollecitazione.
La soluzione dell’equazione cubica è nota in forma esplicita:
Oppure si può risolvere rapidamente mediante un procedimento numerico iterativo.
Specificatamente al caso di sezione con un solo strato di armatura a trazione
e a compressione:
y’
 c yc
 s
s
ky c2 
y 
b  u  c   nk  y c  d   As u  d    nk  d  y c  As u  d   0
2
3 

Dal valore di yp si determina quindi l’altezza della zona compressa yc = yp − u.
Individuata la posizione dell’asse neutro la sezione reagente risulta definita e quindi
si può procedere al calcolo delle sollecitazioni. Risulta comodo utilizzare l’equazione
monomia che si ricava dall’equilibrio alla traslazione:
∫
A σ dA = k
∫
 c yc
A y dA = k Sn = N
 s
s
k y c2
b  n k  y c  d   As  n k  d  y c  As  N
2
in cui si è fatto uso della relazione lineare σ = ky e si è indicato con Sn il momento
statico della sezione omogenizzata relativamente all’asse neutro. Risolvendo
l’equazione rispetto a k e sostituendo la soluzione nella espressione di σ = ky si ha:
σc = (N/ Sn ) y .
I valori delle tensioni nell’acciaio si ottengono con una relazione analoga amplificata
del fattore n:
σsi = n (N/ Sn ) (yc − di) .
Per le sezioni rettangolari il momento statico relativo all’asse neutro è dato da:
Dimensionamento della sezione
Il problema di determinare le dimensioni ed il quantitativo di armatura di una sezione in
cemento armato a partire dalle sollecitazioni presenta, nel caso della pressoflessione, un
grado di indeterminazione maggiore di quello relativo alla flessione semplice. Infatti,
quando non esistono vincoli di altra natura, le dimensioni “ottimali” di una sezione
inflessa sono ovviamente quelle per cui entrambi i materiali lavorano alla massima
tensione consentita; pertanto si dispone di due equazioni che permettono di calcolare
l’area dell’armatura e una dimensione della sezione in calcestruzzo. Nel caso della
sollecitazione di pressoflessione la tensione nell’armatura dipende dall’eccentricità del
carico. Tenendo ferme le altre condizioni, al diminuire dell’eccentricità la tensione
nell’acciaio diminuisce finché, se il centro di sollecitazione è interno al nocciolo,
l’armatura risulta compressa; è evidente che per eccentricità che portano il centro di
sollecitazione di poco fuori il nocciolo la tensione nell’acciaio teso sarà piccola.
Da queste considerazioni segue che il valore di progetto della tensione nell’armatura
non sempre potrà coincidere con la tensione ammissibile dell’acciaio; se l’eccentricità
non è molto grande, relativamente alle dimensioni della sezione, sarà conveniente
assumere un valore minore, tanto più piccolo quanto più è piccola l’eccentricità.
In generale al crescere del valore di progetto della tensione dell’acciaio si ottengono
soluzioni, se esistono, con sezioni più grandi e meno armate. L’inverso avviene se la
tensione viene ridotta. Pertanto spesso è necessario procedere per tentativi, fissando
diversi valori di σs (ovviamente non superiori a σs), fino a trovare una soluzione
ragionevole, ossia una sezione non troppo grande e non troppo armata.
Fissate le tensioni di esercizio del calcestruzzo e dell’acciaio è possibile sviluppare
delle formule di progetto analoghe a quelle valide per la sollecitazione di sola
flessione. La tensione nel calcestruzzo si assumerà ovviamente uguale al suo valore
ammissibile mentre per quella dell’acciaio si dovrà tener conto delle considerazioni
precedenti. Indicando con σcm la tensione massima nel calcestruzzo e con σs e σs’ i
valori assoluti delle tensioni nell’acciaio teso e compresso e supponendo la sezione
armata simmetricamente (As’ = As), il fattore K = yc/d e la tensione nell’armatura
compressa sono noti:
dove δ = d’/d. A rigore questa quantità, dipendendo dall’altezza utile della sezione, che
è incognita, a sua volta non è nota; ma non avendo eccessiva influenza sulla soluzione
può fissarsi, in modo approssimato, a priori.
Infatti:
 cm
yc
 cm
yc
s

n  y   n   n d  K  y c  n cm
c
s
cm
cm
d  yc
d  s  n cm
 s
n     n yc  d    n

s
cm
yc  d 
yc
yc
 d
d
yc
d
d
cm
n
K 
 cm
K
Indicando con h l’altezza della sezione, per la sua simmetria si ha h = d+d’; quindi le
equazioni di equilibrio si scrivono:
In queste equazioni le incognite sono l’altezza utile d e l’area delle due armature As, in
quanto la larghezza b si intende fissata e le altre grandezze sono dei dati o si calcolano
mediante le relazioni viste. Eliminando As tra le equazioni precedenti si ottiene
un’equazione in d:
Dove:
da cui si ottiene l’espressione di d:
Determinato d il quantitativo necessario di armatura si ottiene risolvendo rispetto ad
As una delle due equazioni di equilibrio. Per esempio dalla seconda si ottiene:
I coefficienti α e β dipendono dalle tensioni di esercizio dei materiali e dal coefficiente
δ; i loro valori, per certi intervalli frequenti dei parametri, sono riportati nelle tabelle
seguenti. Si ricorda che:
Tabella: Coefficienti
per il progetto delle
sezioni pressoinflesse
con armatura
simmetrica. Unità di
misura: kN — cm.
dyc
1 2
 d  d  yc
Ne  b d K  cm 

2
2
d
3d

d  d 


 d  d




A

d


A


d
s s
s s


2 

 2


d  d
d  d
 1  K 
 2 3
2
2


d  d
As
 s   

2
1 
d
2
L’AZIONE TAGLIANTE
La presenza della sollecitazione di taglio è dovuta al fatto che ogni variazione lungo
l’asse della trave del momento flettente richiede la presenza di una forza di taglio,
come risulta dalla ben nota equazione di equilibrio:
T = dM/dx ,
in cui T indica la sollecitazione di taglio, M è il momento ed x l’ascissa misurata
lungo l’asse della trave.
Dall’equazione precedente segue che il taglio è nullo solo quando M è costante. In
pratica questa condizione si verifica di rado, quindi la sollecitazione di taglio
accompagna quasi sempre quella di flessione. Inoltre, sempre dalla medesima
equazione, risulta che il taglio non può esistere, se non in qualche sezione isolata,
senza la contemporanea presenza di M: pertanto sarebbe più corretto parlare della
sollecitazione combinata di flessione e taglio.
COMPORTAMENTO DELLE TRAVI SOLLECITATE A TAGLIO
Se si considera una trave realizzata con un materiale a comportamento elastico
lineare e reagente a trazione, quale può considerarsi anche il calcestruzzo, per
livelli di sollecitazione sufficientemente bassi, le tensioni tangenziali agenti sulle
sezioni normali si possono calcolare con la nota relazione, derivata mediante la
teoria approssimata di Jourawski:
τ (y) = T S(y)/Ib(y),
in cui I è il momento di inerzia baricentrico della sezione, S(y) è il momento
statico, relativamente al baricentro, della parte di sezione al disopra della fibra di
ascissa y e b(y) è la larghezza di detta fibra. Per una sezione rettangolare le
tensioni variano con legge parabolica. Il valore massimo di τ è raggiunto nel
baricentro, dove si ha:
τmax =T / zb,
dove z = I/S(y=0) indica il braccio delle forze interne.
T
a)
T
b)
Tensioni tangenziali τ (y) per una sezione rettangolare interamente reagente (a)
ed una in calcestruzzo armato (b).
[T]
[M]
Meccanismo resistente al taglio delle travi in c. a. (traliccio di Mörsh)
Metodo delle tensioni ammissibili.
Per il calcestruzzo le tensioni tangenziali ammissibili si calcolano
mediante
Se risulta τcm ≤ ¯τ c0, non è richiesta la verifica dell’armatura a taglio: in
questo caso è comunque necessario prevedere un quantitativo minimo di
armatura.
Se invece risulta τc0 < τcm ≤ τ c1, la trave deve essere provvista di
opportuna armatura. Per la normativa italiana in questo caso tutta la
sollecitazione di taglio deve essere sopportata dall’armatura. Il
dimensionamento è basato sul traliccio ideale di Mörsh assumendo
l’inclinazione delle bielle α = 45◦ e con la condizione che la tensione
nell’armatura non superi quella ammissibile dell’acciaio.
Forza di Scorrimento
C+dC
C
Per l’equilibrio alla rotazione rispetto
al polo O si ha:
T+dT z
T
dC z + (q dx2/2) = T dx,
da cui
S
O
T/z = dC/dx.
S+dS
dx
Per l’equilibrio alla traslazione dC=dS, quindi
dC = dS = T/z dx.
b
dS T 1 dM
  
dx z z dx
dM
 dS 
z
M M2  M1
 S 

z
z
C
C+dC


S+dS
S
dx
dove M1 ed M2 sono i momenti che agiscono sulle sezioni di estremità
del concio di trave per cui si è calcolato S.
Nel caso di sole staffe verticali, questa è la forza che devono assorbire
le staffe nel tratto nel tratto ∆. Immaginando inclinate a 45o le bielle di
calcestruzzo ho:
Cc
Fs
S
Cc  2  S
Fs 
∆
2
 Cc  S
2
Il dimensionamento, assumendo che l’inclinazione delle bielle di calcestruzzo
compresso sia α = 45◦, si può effettuare considerando l’equilibrio ai nodi del
traliccio traliccio di Mörsh osservando che la differenza fra le trazioni
nell’armatura inferiore a sinistra e destra del nodo è uguale alla forza di
scorrimento S:
Fs = ∆S
Se p è il passo delle staffe, il numero di staffe nel tratto ∆ risulta (∆/p).
Indicando con nb è il numero delle braccia di una staffa, As l’area della sezione
trasversale e σs è la ammissibile dell’acciaio, deve risultare:
Cc
F
s

As   nb   s  S
p
S
Ricavando l’area della staffa si ha
As 
S  p
  nb   s
Nstaffe 

S

p As  nb   s
∆
1) La normativa italiana prescrive che nelle travi si devono prevedere staffe
aventi sezione complessiva non inferiore a Ast = 0.1β*cm2/m ,essendo β* la
larghezza corrispondente a τ = τc0, con un minimo di tre staffe al metro e
comunque passo non superiore a 0,8 volte l'altezza utile della sezione.
2) In prossimità di carichi concentrati o delle zone d'appoggio, per una
lunghezza pari all'altezza utile della sezione da ciascuna parte del carico
concentrato, il passo delle staffe non deve superare il valore 12 Φ, essendo Φ il
diametro minimo dell'armatura longitudinale.
3) In presenza di torsione devono disporsi nelle travi staffe aventi sezione
complessiva, per metro lineare, non inferiore a 0,15 b cm2 essendo b lo spessore
minimo dell'anima misurata in centimetri. Inoltre il passo delle staffe non deve
superare 1/8 della lunghezza della linea media della sezione anulare resistente e
comunque 20 cm.
4) Le staffe devono essere collegate da apposite armature longitudinali.
Torsione
Le tensioni tangenziali nelle sezioni rette delle travi, oltre che dalla
sollecitazione di taglio, sono provocate dalla sollecitazione di torsione.
L’azione torcente è presente in molte situazioni: infatti è raro che i
carichi siano applicati in modo tale che la loro risultante passi per la
linea dei centri di taglio della trave che, di conseguenza, risulta anche
sollecitata dall’azione di un momento torcente di entità
più o meno grande. Tuttavia nella pratica della progettazione spesso
questa sollecitazione viene ignorata: infatti quando, come è frequente, le
strutture vengono schematizzate come piane non vi è spazio per mettere
in conto l’azione torcente ed anche se si utilizzano più raffinati modelli
tridimensionali di solito vengono considerati solo carichi che producono
sollecitazioni di taglio e flessione.
Torsione travi dovute
ai solai
Torsione Primaria
(Balconi, Scale, etc.)
Comportamento in fase elastica
Prima della fessurazione anche le travi in cemento armato si possono trattare,
senza eccessivo errore, con le relazioni note dalla teoria delle travi di De Saint
Venant, per il quale sono note le soluzioni di tutti i casi di interesse pratico.
Finché il materiale ha un comportamento elastico, la torsione produce, nelle
sezioni rette delle travi, uno stato di tensione puramente tangenziale,
di intensità crescente dal baricentro verso il bordo, dove si raggiungono i valori
massimi. In presenza della sola torsione le tensioni principali risultano
pertanto ovunque inclinate di 45° rispetto
al piano della sezione; queste tensioni, una
di compressione e l’altra di trazione, sono
in modulo uguali alla tensione tangenziale
. Su un cilindro di sezione circolare le
isostatiche disegnano delle eliche inclinate
a 45°; nelle travi di sezione rettangolare le
isostatiche formano un reticolo di linee
inclinate a 45°, come illustrato nella
Figura.
Le prime fessure si sviluppano ortogonalmente alle trazioni principali e
quindi seguono l’andamento delle isostatiche di compressione. Poiché le
tensioni maggiori si hanno in superficie, le fessure si propagano, al
crescere della sollecitazione, verso l’interno. Quando la fessurazione è ben
sviluppata due fessure consecutive individuano bielle di calcestruzzo
compresso che interessano per un certo spessore la parte più periferica
della trave. Se questa è dotata di un’armatura opportuna la trave può essere
assimilata ad un traliccio spaziale, formato da bielle di calcestruzzo
compresso ed armature tese: entrambe interessano solo un modesto
spessore della parte più esterna del cilindro. Questo grigliato ideale può
essere assimilato ad un tubo con struttura a traliccio a cui si è soliti dare
l’intera resistenza all’azione torcente. Il nucleo interno offre un contributo
modesto che può essere trascurato. Ai fini delle verifiche di resistenza la
trave viene dunque assimilata ad una di sezione tubolare, di spessore h;
come linea mediana del tubo si assume la congiungente delle armature
longitudinali poste nei vertici.
Schema del traliccio resistente di una trave in c.a. sollecitata a torsione.
La tensione media nello spessore del “tubo” si ottiene con la formula di
Bredt:
τ = Mt / (2Ωh) ,
dove Ω è l’area racchiusa dalla linea mediana dello spessore; per una sezione
rettangolare Ω = b0h0, dove b0 ed h0 indicano le distanze tra i centri delle
barre di armatura poste nei vertici della sezione.
La forza risultante delle tensioni agenti su di un tratto di lunghezza unitaria
della parete del “tubo” è pertanto:
τ h 1= Mt / (2Ω).
Indicando con  l’inclinazione delle bielle di calcestruzzo, questa forza
induce una compressione C il cui modulo si ottiene equilibrando la forza
stessa nelle direzioni della biella ed in quella longitudinale:
C = τ h 1/sin  = Mt/(2Ω sin ),
mentre la corrispondente componente longitudinale è:
Fl1 = C cos  = Mt/(2Ω tan ),
In corrispondenza dello spigolo della trave la forza C si decompone in una
verticale:
Fst = C sin  = Mt /(2Ω),
ed una longitudinale Fh. Quest’ultima è equilibrata dalla corrispondente,
di segno opposto, prodotta dalla compressione agente sulla biella della
faccia adiacente mentre la componente verticale Fst deve essere assorbita
da un’idonea armatura.
Dunque la trave deve essere dotata di un doppio ordito di armature: uno
longitudinale, per assorbire le forze Fl1, l’altro trasversale (staffe), che
sopporta le forze Fst. La forza totale in direzione longitudinale è:
Fl = Fl1p = Mt p /(2Ω tan )
dove p indica la lunghezza (perimetro) della linea mediana dello spessore
della sezione tubolare equivalente. Al collasso la forza massima portata
dall’armatura longitudinale è Alfyd, in cui Al indica l’area totale
dell’armatura longitudinale resistente alla torsione; uguagliando questa
resistenza alla sollecitazione si ha:
Alfyd = Mtu p /(2Ω tan ) ,
Indicando con Ast l’area di una staffa e con s il passo, l’area dell’armatura
trasversale intersecata da una biella di altezza (relativamente alla sezione
retta) unitaria è Ast1/(s tan); pertanto la forza ultima Fst equilibrata
dall’armatura trasversale è fydAst/(s tan ).
1/(tan);

1
Uguagliando la forza resistente a quella agente Fst = C sin  = Mt /(2Ω),
si ottiene:
fydAst/(s tan ) = Mtu /(2Ω),
cui, sostituendo ad Mtu il valore in funzione dell’area dell’armatura
longitudinale, si ottiene:
Ast/s = (Al/p) tan2 
Fissato il valore di , che di solito si assume uguale a 45o, questa
relazione consente di determinare il quantitativo di staffe occorrenti per
equilibrare lo stesso momento sopportato dall’armatura longitudinale.
Combinazione con flessione e taglio
Gli elementi sollecitati a torsione sono, nella maggior parte dei casi, anche
soggetti a flessione e taglio. Certamente nelle strutture in cemento armato vi è
una sensibile interazione tra queste sollecitazioni elementari, ma l’analisi del
problema presenta notevoli difficoltà ed i dati sperimentali non sono sufficienti
per formulazioni empiriche. Pertanto le normative consentono a questo
proposito delle drastiche semplificazioni. Con flessione generalmente non si
tiene conto di alcuna interazione; l’armatura longitudinale richiesta per resistere
al momento torcente si aggiunge a quella calcolata a flessione. Per le norme
europee EC2, nella parte compressa di sezione, quando la risultante delle
compressioni dovute alla flessione supera la trazione che agisce sulla stessa
zona a causa del momento torcente, si può evitare l’armatura longitudinale
aggiuntiva.
Nella combinazione con taglio, le armature d’anima (staffe) si calcolano
separatamente per entrambe le sollecitazioni e quindi si sommano i
quantitativi richiesti, con la condizione di utilizzare in entrambi i casi lo
stesso valore dell’angolo  di inclinazione delle bielle. Quando la
verifica viene condotta con il metodo delle tensioni ammissibili, le
norme italiane prescrivono che la tensione tangenziale massima agente
sulla sezione, ottenuta sommando quelle dovute al taglio con quelle
prodotte dalla torsione, non deve superare il valore ammissibile c1
incrementato del 10%.
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Lezione2 - UniNa STiDuE