della diocesi di como
Periodico Settimanale | Poste Italiane S.P.A. | Sped. In Abbonamento Postale |
D.L. 353/2003 (Conv. In L. 27/02/2004 N° 46) Art. 1, Comma 1, Dcb Como
Anno XXXVI - 17 marzo 2012 - € 1,20
Europa
5
Mondo
11
6
Como
16
Valmalenco
Bosnia: cattolici
a rischio
scomparsa
Giappone
un anno dopo:
la ricostruzione
“Porta la
sporta” verso
l’edizione 2012
La funivia
ha compiuto
50 anni
lanciare l’appello
A
è stato Benedetto
XVI in una lettera invia-
’ 11 marzo 2011 il
L
terribile sisma e lo
tsunami provocarono
artita la campagna
P
che punta il dito,
quest’anno, contro gli
’ inaugurazione il
L
16 dicembre 1961.
Grande apporto all’eco-
ta ai vescovi bosniaci.
Editoriale
Umili e uniti
quasi 20 mila morti.
imballaggi.
33
nomia della Valle.
Azione Cattolica. Verso l’Assemblea diocesana
di don Angelo Riva
L
o abbiamo letto nel Vangelo
proprio domenica scorsa: Gesù
sa cosa c’è nel cuore dell’uomo. E
non solo lo sa, lo ha anche visto.
E, vedendolo, ne ha pianto e sofferto.
Accadde nel Getsemani. Gesù sudò
sangue, quando, in uno sguardo di
tremenda chiaroveggenza, potè vedere
tutto il male del mondo, e anche quello
degli apostoli, che lui stesso si era scelto.
Proprio Pietro glielo avrebbe in seguito
riconosciuto. Quando, smascherato nel
suo triplice tradimento dalla triplice,
soave ma chirurgica interrogazione del
Signore (“mi ami tu più di costoro?”),
il primo degli Apostoli non potè che
dirgli “Signore, tu sai tutto”. Sai del mio
amore fragile, e anche delle mie cadute.
Eppure, pur vedendolo tutto – il nostro
male –, anzi, pur lasciandoselo conficcare
nella carne crocefissa, Lui ci ha voluti.
Senza esitazione, senza pentimento. Ha
accettato la sfida della libertà dell’uomo,
pur sapendone il prezzo doloroso. Ha
voluto legare il suo nome alla vita dei suoi,
pur sapendo che proprio loro, i suoi, quel
nome lo avrebbero in molti modi esposto
al dileggio e alla derisione. Ha osato
consegnarsi nelle mani degli apostoli, oggi
dei sacerdoti, pur sapendone il rischio.
Lui ci ha voluti. In questi giorni di
tenebra e caligine, è questa la luce della
nostra speranza, e ad essa vogliamo
aggrapparci. Per don Marco, per i suoi
errori, per chi da questi errori ha patito
scandalo e tormento. Non è a una
sentenza di tribunale – che pure deve
fare tutto il suo corso, e fino in fondo
– che possiamo appendere la nostra
speranza. Solo Cristo è la nostra speranza.
Diventargli conformi nella morte (e
quante morti abbiamo patito, tutti, in
questi giorni!), per poter attingere luce,
forza e novità dalla sua risurrezione.
Il Santo Padre, rivolgendosi al clero di
Roma per la Quaresima, ci ha parlato
della Chiesa umile e unita. Unita perché
umile. Umiltà, da humus (= “terra”),
in greco “pensarsi-piccoli”. In effetti, in
questi giorni, ci siamo scoperti umiliati e
uniti. Umiliati perché traditi nella fiducia,
colpiti da dove non te lo aspetti. Quanti
sguardi smarriti ci è capitato di incrociare.
Non solo di preti, ma di gente comune,
parrocchiani buoni, dalla fede semplice
e scossa. Parole impacciate, occhi che
si abbassavano, imbarazzati silenzi, un
senso di sgomento sospeso nell’aria.
Eppure, nella sotterranea vibrazione
di un’umiliazione sorda e dignitosa,
ci è parso anche di cogliere una linfa
di grande unità. “Coraggio… restiamo
uniti… un Malvagio ha fatto questo… non
dividiamoci… andiamo avanti”. Quelli
sguardi carichi di affetto, quelle parole
di incoraggiamento, quel messaggio
mandato a chi ti è parso proprio a terra.
Perché la Chiesa c’è per unire là dove il
Divisore ha seminato la sua zizzania di
lacerazione e distruzione. Stiamo vicini
alle comunità parrocchiali. Stiamo vicini a
don Marco, e più ancora a tutte le vittime
di questa vicenda, e alla Chiesa tutta
colpita nei suoi affetti più cari. Perché “un
cuore affranto e umiliato” – che Dio “non
disprezza”, ma lenisce con la medicina
della misericordia e della verità – possa
ancora gridare “Tu, Signore, fa grazia a
Sion, rialza le mura di Gerusalemme” (cfr.
Salmo 50).
Il 25 marzo presso il Lido di
Menaggio si svolgerà il tradizionale
appuntamento annuale di incontro
associativo. Sarà presente
il vescovo Diego per parlare
di famiglia, secondo le dimensioni:
“Chiesa, Casa, Città”. Le quattro
piste di approfondimento suggerite
per i laboratori pomeridiani
forniranno spunti di lettura in
vista dell’Incontro mondiale delle
famiglie a Milano con il Papa.
10-11
Diocesi 9
Dolore e preghiera dopo
i recenti fatti di cronaca
Visita pastorale 14-15
L’incontro del vescovo
con il vicariato di Cittiglio
Uggiate e Ronago
Vive la memoria
di padre Ambrosoli
25
Sondrio
32
Tante storie che parlano
di disagio giovanile
LIBRETTO
BENEDIZIONI
S
ono
La famiglia:
il lavoro e la festa
disponibili i
libretti per
la benedizione delle
famiglie che,
quest’anno,
si arricchiranno anche
con un piccolo cartoncino
ricordo. Il tema scelto è quello dell’Incontro Mondiale
delle famiglie in programma
a Milano dal 30 maggio al 3
giugno prossimi. È possibile
effettuare le proprie prenotazioni telefonando allo 031263533 presso la segreteria
del Settimanale, da lunedì a
venerdì dalle ore 9.00 alle ore
18.00.
2 Sabato, 17 marzo 2012
Idee e opinioni
N
✎ L’opinione |
egli anni ’90 ne avevamo
sentito parlare in lungo e
in largo e recentemente
l’argomento è tornato alla ribalta
perché qualche tribunale, come
recentemente Bari, ne ordina
l’erogazione gratuita alle ASL,
per la cura dei tumori maligni.
15 anni fa si erano scontrate
due tifoserie, nel totale spregio
della scientificità che dovrebbe
accompagnare argomenti di
questo tipo, e si erano date botte
da orbi per sostenere le proprie
ragioni. Anche allora la vicenda
era nata per la forzatura di una
Procura, che aveva obbligato
il Servizio Sanitario Nazionale
ad erogare la terapia cosiddetta
“Di Bella”, ideata dall’omonimo
professore modenese ancora
negli anni ’70. Il Ministero
della Salute, detto allora della
Sanità, organizzò uno studio
scientifico su larga scala che
dopo due anni sancì la mancata
evidenza di efficacia della terapia
in questione e quindi non ne
concesse più la rimborsabilità,
permettendo tuttavia che ciascun
di Mario Guidotti
Cura di Bella e dintorni
cittadino, secondo il proprio
convincimento, ne potesse
liberamente usufruire, ma a sue
spese e non del contribuente
italiano. Fino a qui i fatti,
risvegliati da periodici sussulti
di procuratori totipotenti e
soprattutto onniscienti. La
vicenda ci è tuttavia confacente
per addentrarci sul problema,
talora purtroppo dramma, delle
terapie cosiddette della speranza,
caricate cioè di aspettative
spinte dall’emotività di chi
riceve il peso di una diagnosi
infausta e non ha la fortuna di
una cura mirata ed efficace.
Ad aggravare il tutto su queste
vicende si aggiungono interessi
economici, vantaggi di carriere e
speculazioni mediatiche, perché,
lo sappiamo, la salute ed il dolore
fanno sempre notizia e servono
a vendere. La Medicina moderna
cura tanto e bene, l’età media è
cresciuta a dismisura, come pure
si è impennata la percezione
di una migliore qualità della
vita. Le roboanti notizie che
quotidianamente compaiono
sui giornali ed in TV ci danno
l’impressione di una sorta di
immortalità e, consentiteci il
neologismo, di immorbidità.
E quando invece cala la scure
di una diagnosi infausta non ci
stiamo, ci ribelliamo, scappiamo
dalla Medicina tradizionale per
rifugiarci tra le braccia di chi,
magari anche senza speculazione
ma forse solo per faciloneria,
ci promette l’impossibile. E ci
scordiamo che la malattia e la
morte sono parte del nostro
destino. La storia dell’umanità è
piena di avventure simili, dagli
elisir del Far West, a terapie
improbabili per i tumori, per
la sclerosi multipla, per la
sclerosi laterale amiotrofica, per
l’invecchiamento cerebrale, per
le paralisi e via promettendo,
passando anche per magiche
cellule staminali, attualmente
descritte come la panacea
di tutti i mali, anche morali.
Diciamolo, buona parte della
colpa è di noi medici, che pur
di una “comparsata” televisiva,
non rinunciamo a spargere il
seme della falsa speranza in tutto
quello che ci capita. Ma alzi la
mano chi, anche non medico,
non ha soffiato sul fuoco delle
vanità. Sappiamo dal 19° secolo,
quando Claude Bernard ha
introdotto il concetto di metodo
scientifico, che qualsiasi forma
di cura deve essere sperimentata,
validata, dimostrata, prima di
essere accettata ed applicata.
Sulla fine poi del 20° secolo la
comparsa della Medicina basata
sull’evidenza ha spazzato via
tutti i retaggi legati all’esperienza
su bassi numeri, all’aneddotica,
al sentito dire. Ultimo ma non
per importanza, un tempo di
ristrettezze economiche non deve
lesinare nel sostegno sanitario,
ma non può certo regalare tutto
a tutti solo sulla base di isolate
segnalazioni. Per non parlare poi
del rischio realmente percepito
e ahimè quotidianamente
trasformato in realtà, legato al
fatto che le false promesse di cure
tanto miracolose quanto innocue
possano distrarre e sottrarre i
malati dalle vere cure che salvano.
spigolature | di Alberto Campoleoni
Scuola: il rischio
riduzione
L
a crisi che stiamo
La crisi che stiamo vivendo senso all’attenzione
attraversando rischia
di cui ormai
rischia di essere un grande educativa
di essere, tra l’altro, un
un po’ tutti (qualcuno
“silenziatore” per questioni tardivamente) invocano
grande “silenziatore”
rispetto a problematiche aperte
la necessità.
delicate e aperte. Un
e delicate, che però passano
Investire sulla scuola
caso su tutti: la tematica
in secondo piano nell’agenda
resta, dunque, una
scolastica,
negli
ultimi
pubblica.
priorità. E fa riflettere
anni spesso teatro di duro che invece proprio nei
È il caso, ad esempio, dei temi
confronto politico
scolastici, sottotraccia rispetto
giorni scorsi non sia
alle questioni più evidenti
stato possibile arrivare
dell’occupazione, della ripresa, delle tasse. C’è anche da alle richieste assunzioni nel comparto
dire che negli ultimi anni proprio il terreno della scuola scolastico. Ha fatto più scalpore il saperle
e delle riforme è stato teatro di scaramucce continue
finanziate dai proventi di gioco e alcol
se non di una vera e propria guerra politica, tra grandi
– viva l’educazione! – piuttosto che la
riforme annunciate e dibattute e cambiamenti reali
stessa richiesta di 10.000 nuovi operatori.
inferiori alle attese. Un risultato di questo periodo,
Intanto la situazione generale del mondo
lungo di anni, è stato anche una certa stanchezza,
scolastico ci restituisce classi sempre più affollate,
accompagnata da disillusione soprattutto tra gli addetti un “parco insegnanti” in diminuzione e bisogni in
ai lavori.
aumento, come quelli,ad esempio, legati al sostegno e
Il rischio vero è quello di una riduzione di importanza
all’inserimento di allievi con handicap.
della scuola nell’agenda collettiva, in un Paese che
È più alto oggi, rispetto al passato, il numero medio di
già non brilla per investimenti nel settore e che negli
alunni per classe, con 21,45 studenti in aula e in alcune
ultimi anni ha ragionato soprattutto in termini di
situazioni (lo 0,6%) lo “spazio” è condiviso da più di
tagli. Un rischio che va scongiurato, perché, volenti
30 allievi. Cala il numero dei docenti: in quest’anno
o no, la scuola resta attività strategica in un Paese e
scolastico, rispetto a quello precedente, ce ne sono
probabilmente la ripresa, anche quella economica,
quasi 17.000 in meno. Preoccupa pensare che stia
passa proprio dai banchi e dagli studenti. Investire
calando anche, vertiginosamente, la voglia e la passione
nella scuola è investire nel futuro di un popolo, dare
per diventare docenti.
Si potrebbe andare avanti, magari ragionando
sulla figura dei dirigenti scolastici, che annegano
tra responsabilità gestionali, budget e spesso
l’impossibilità di pagare gli stipendi. Il quadro,
inquietante, ha anche la cornice tarlata di un’edilizia
scolastica inadeguata e con le pezze.
Bisogna tornare a parlare di scuola e investire di più.
Questo è lo sforzo da chiedere al governo. È vero che
mancano i soldi, che la coperta è corta.. ma forse non
tutti i capitoli di spesa di uno Stato hanno la stessa
importanza strategica: il comparto dell’istruzione viene
prima di tanti altri.
◆ Stella Polaredi don angelo riva
Adulti nella fede? Di fronte alle leggi dello Stato
P
roseguiamo nelle riflessioni (cfr. Il Settimanale n. 10) sul tema del diventare adulti nella fede, indicatoci dal Papa nel Discorso al
clero di Roma per la Quaresima.
“Cattolico adulto” fu l’espressione usata da Romano Prodi nel 2005 in occasione del referendum
abrogativo della legge sulla procreazione artificiale. Il leader dell’Unione intendeva con ciò smarcarsi – rivendicando appunto un’autonomia di
giudizio – dalla riflessione portata avanti dai Vescovi italiani e da buona parte del mondo cattolico
in merito all’opportunità di non andare a votare,
per mandare a vuoto il quesito referendario. In
effetti il referendum non raggiunse il quorum richiesto, e l’indomani il quotidiano Avvenire titolava sarcasticamente indicando i diversi milioni di
“cattolici adulti” (che non si erano recati alle urne).
Al di là dell’episodio, preme una riflessione più
ampia. Quella di “cattolico adulto” è senz’altro
un’espressione infelice, perché obbliga a intendere che ci siano in giro “cattolici infantili”, o imbelli. Il problema che ci sta a cuore è invece quello
del rapporto fra fede cristiana e leggi dello Stato
(cfr. consigliamo la lettura del documento della
Congregazione L’impegno dei cattolici in politica
del 2002). Sappiamo, a questo proposito, che nel
mondo cattolico convivono due differenti sensibilità. La prima è propensa a favorire il massimo
influsso possibile dei cattolici nella formazione
delle leggi, forte della consapevolezza – più volte dolorosamente sperimentata – di quanto una
cattiva legge possa distorcere e inquinare le coscienze. La seconda, invece, facendosi forte della
lezione evangelica sui rischi dell’uso del potere (“a
fin di bene!”), diffida di un’occupazione troppo
massiccia, da parte dei cattolici, del fronte legislativo, preoccupata dei possibili contraccolpi che
una strategia politicamente aggressiva potrebbe
provocare, di rimbalzo, sul mondo cattolico stesso (astio, risentimento, furore laicista verso le “ingerenze” politiche della Chiesa…). Molto meglio
– secondo costoro – che si faccia noi un passo indietro dalla politica, prediligendo legislazioni più
miti e di mediazione, e rifluendo piuttosto sulla
società civile e sull’educazione delle coscienze.
Chi ha ragione? A ciascuno di trovare la risposta.
Certamente la seconda strategia, nelle questioni
del divorzio e dell’aborto, l’abbiamo pagata molto salata (mentalità divorzista e abortista hanno
aperto ciclopici squarci nella coscienza diffusa) ,
e ciò sembrerebbe dare ragione ai primi. D’altra
parte è da dimostrare che la prima strategia – che
personalmente preferisco –, nel momento in cui
mette in cascina qualche legge tendenzialmente
proibizionista (com’è la legge sulla procreazione
artificiale, o quella attualmente in discussione sul
testamento biologico), sia sempre la miglior cosa
per la buona causa del Vangelo. Quel che è certo
è l’inaccettabilità della sicumera di chi si attribuisce, quasi in automatico, la qualifica di “cattolico
adulto”, solo perché più liberale, meno proibizionista, e quindi normalmente meno allineato alle
indicazioni del Magistero della Chiesa.
Sarà davvero costui un “cattolico adulto” o ci renderemo conto, un giorno, che si trattò di un “cattolico adultero”?
Attualità
Terra Santa. La Colletta di sostegno.
Un impegno per
custodire la fede
P
er i cristiani di Terra Santa «le
ostilità sono il pane quotidiano
che alimenta la fede e talora fanno
risuonare l’eco del martirio in tutta la
sua attualità» e la loro «fatica prepara
un domani di bene, ma chiede oggi di
sostenere scuole, assistenza sanitaria,
necessità abitative, luoghi di aggregazione
e tutto quanto ha saputo suscitare la
generosità della Chiesa» Con queste
parole la Congregazione per le Chiese
orientali, nel tradizionale messaggio
per la Collecta pro Terra Sancta del
Venerdì Santo, firmato dal suo prefetto,
card. Leonardo Sandri, ricorda ai
vescovi del mondo intero «la costante
richiesta di Benedetto XVI affinché sia
generosamente sostenuta la missione
della Chiesa nei Luoghi Santi». La Colletta
quest’anno cade il 6 aprile.
«Una missione specificamente pastorale si legge nel testo -, ma nel contempo offre
a tutti indistintamente un encomiabile
servizio sociale. Così cresce quella
fraternità che abbatte le divisioni e
le discriminazioni per inaugurare
sempre di nuovo il dialogo ecumenico
e la collaborazione interreligiosa. Ciò
costituisce un’ammirevole opera di
pace e di riconciliazione, tanto più
necessaria oggi, preoccupati come siamo
col Santo Padre “per le popolazioni dei
Paesi in cui si susseguono tensioni e
violenze, in particolare la Siria e la Terra
Santa”». Nel Messaggio si sottolinea
come l’emigrazione cristiana sia acuita
«dalla mancanza di pace, che tenta di
impoverire la speranza, mutandosi nella
paura di essere soli davanti ad un futuro
che sembra non esistere se non come
abbandono della propria patria». Da qui
la richiesta di aiuto per «scuole, assistenza
sanitaria, necessità abitative, luoghi di
aggregazione e tutto quanto ha saputo
suscitare la generosità della Chiesa.
Quanta fede – prosegue il Messaggio
- scopriamo nei giovani, desiderosi di
testimoniare le beatitudini, amando i loro
Paesi nell’impegno per la giustizia e per
la pace con i mezzi della non violenza
evangelica. Quanta orgogliosa fede,
quanta fermezza, ci viene trasmessa da
chi proferisce parole di riconciliazione e
di perdono, sapendo di dover rispondere
in tal modo alla violenza e talora al
sopruso. Abbiamo il dovere – conclude il
testo - di restituire il patrimonio spirituale
ricevuto dalla loro millenaria fedeltà alle
verità della fede cristiana. Lo possiamo
e lo dobbiamo fare con la preghiera,
con la concretezza del nostro aiuto e
con i pellegrinaggi. L’Anno della Fede,
nel 50° del Concilio Vaticano II, fornirà
motivazioni singolari per muovere i nostri
passi verso quella Terra».
Lungo i secoli, i Papi non hanno solo
rinnovato la loro fiducia nei Francescani,
riconfermandoli nel ruolo di legittimi
custodi dei Luoghi Santi, a loro affidati
dalla Sede Apostolica nel 1342, ma li
hanno anche sostenuti in ogni aspetto
della loro vita, a livello religioso come
pure economico, sociale e politico. Oltre
un centinaio di Bolle papali, fa sapere la
Custodia di Terra Santa, si riferiscono alla
Terra Santa, come pure un eguale numero
di decreti e lettere della Congregazione
Sabato, 17 marzo 2012
per la Propagazione della fede che aiuta i
figli di san Francesco nella loro missione in
Terra Santa. Un aspetto essenziale di questo
continuo sostegno è la “Colletta”. Nei secoli
passati i frati francescani, custodi dei Luoghi
Santi, si rivolgevano direttamente ai principi
e al popolo cristiano, inviando nelle nazioni
cattoliche alcuni religiosi con l’incarico
di esporre le necessità dei Luoghi Santi e
di raccogliere elemosine. Questi religiosi
venivano chiamati procuratori o commissari
di Terra Santa. Papa Martino V, nel 1421,
diede facoltà al custode di nominarli e di
destituirli. Con Sisto V nel 1589 la colletta si
effettuava tre volte l’anno, con Alessandro
VIII (1689) divennero quattro. Disposizioni
confermate anche da Benedetto XIV (17401758) e da Pio VI (1778). Con Leone XIII
(1887) la colletta si ridusse ad un solo
giorno, “preferibilmente il Venerdì Santo”.
A seguito del Motu Proprio “Sancta Dei
Ecclesia”, Pio XI, il 25 marzo 1938, estese
la giurisdizione della Congregazione
per la Chiesa Orientale alla Palestina. Il
documento pontificio importante circa la
prassi antica e attuale in merito alla Colletta,
è “Nobis in animo” di Paolo VI del 25 marzo
1974 in cui si loda il lavoro dei Francescani
e si insiste sul bisogno di maggior
cooperazione da parte del mondo cristiano,
dal momento che i Francescani hanno
aumentato le loro attività “sociali, caritative,
culturali e di beneficenza” in Terra Santa ed i
cristiani locali sono sprovvisti di mezzi. Negli
ultimi anni, l’80% delle collette ricevute dai
Francescani sono state destinate ad opere
pastorali e sociali e solo il 20% ai Santuari.
È importante ricordare che la Custodia
riceve solo il 65% delle collette, mentre il
restante 35% è destinato ad altre istituzioni
che operano in Terra Santa. Le attività del
Patriarcato Latino, per mandato della Santa
Sede, sono sostenute dai Cavalieri del Santo
Sepolcro e da altre istituzioni.
Cosa si fa. Da una parte c’è il lavoro fondamentale di mantenimento delle strutture,
degli edifici sacri e dei luoghi santi, cui si aggiunge l’aiuto alle povertà delle comunità.
Opere pastorali e di carità
A
nimare le liturgie nei santuari sia
per i pellegrini sia per le Chiese
locali, accogliere i pellegrini che
giungono da tutte le parti del mondo
per pregare e sostare in questi luoghi
santi e mantenerli nel loro corretto
funzionamento: protagonisti di questa
missione sono i francescani della Custodia
di Terra Santa, la cui presenza nei Luoghi
Santi risale agli albori dello stesso Ordine
dei frati minori, fondato da san Francesco
nel 1209. Col Capitolo generale del
1217, che divise l’Ordine in Province,
nacque anche la Provincia di Terra Santa,
frutto del pellegrinaggio di Francesco
d’Assisi in Medio Oriente durante il
quale, nonostante le crociate, incontrò a
Damietta, in Egitto, il sultano Melek alKamel, il cui governo si estendeva fino
alla Terra Santa. Un incontro pacifico
che diede inizio a questa presenza dei
francescani. A distanza di secoli, ancora
oggi i francescani continuano ad “amare
le pietre che custodiscono la memoria
di Gesù” come anche “le pietre vive, le
comunità cristiane, che da sempre qui
vivono”. Verso di loro si rivolgono, sempre
più numerose, le attività formative e
sociali della Custodia per il supporto alla
presenza cristiana in Terra Santa. Una
missione resa possibile grazie anche alla
Colletta per la Terra Santa, che permette
di mantenere scuole, costruire abitazioni e
centri di cura, fornire aiuto alle povertà.
Un duplice impegno
Dall’ultimo “Rapporto sommario
2010/2011” delle opere sostenute
dalla Custodia con i proventi della
Colletta, reso pubblico nei giorni scorsi
insieme al tradizionale Messaggio della
Congregazione per le Chiese orientali
per la “Collecta pro Terra Sancta”, emerge
un duplice impegno legato alla cura dei
luoghi santi e dei pellegrini, combinato
con quello verso la comunità locale.
Numerosi i lavori di ristrutturazione
e manutenzione di santuari, chiese e
conventi dei Luoghi Santi, a Betlemme,
Gerusalemme (fra i quali Getsemani
e Santuario della Flagellazione), Jaffa,
Magdala e Monte Tabor.
Santuari
Tra i progetti finanziati il Rapporto
cita l’avvio dei lavori della biblioteca
custodiale del convento di San Salvatore,
la ristrutturazione della Sala dei
Crociati al convento della Flagellazione,
l’ampliamento della biblioteca dello
Studium Biblicum Francescanum.
A Betphage è partito il progetto di
ristrutturazione del Convento delle
Palme con particolare riguardo all’area
esterna, dove sono accolti i pellegrini
soprattutto durante la Domenica delle
Palme. A Magdala, nella chiesa di
Maria Maddalena, procedono i lavori di
conservazione dell’area archeologica e
di allestimento di un percorso di visita.
Nel santuario della Trasfigurazione, sul
monte Tabor, è stato portato a termine il
rifacimento dell’impianto elettrico della
basilica e la preparazione del progetto
di restauro dell’intero complesso, in
coordinamento con Israel Antiquities
Authority e l’Autorità dei Parchi nazionali.
Lavori di ristrutturazione anche nei
santuari di Nain, Tabga e del Monte Nebo,
in Giordania, al memoriale di Mosè.
Comunità locale
Una parte importante dei fondi, secondo
il Rapporto, è stata destinata a borse di
studio per studenti universitari, aiuti a
piccole imprese artigiane, costruzione
di abitazioni, scuole e impianti sportivi
per bambini. Destinatari degli aiuti,
che hanno compreso anche istituzioni
culturali, sono stati i bisognosi, le famiglie
e le comunità parrocchiali. Significative
le opere rivolte ai giovani: tra il 2010 e
2011 sono state finanziate 420 borse
di studio universitarie, per la durata di
3
quattro anni, distribuite nelle diverse
università (Betlemme, Gerusalemme,
Haifa, Bir Zeit, Amman e altre). Non
sono mancati progetti di sostegno a 10
piccole imprese artigiane con l’acquisto
di pezzi di ricambio, apparecchiature
per la produzione, ausili per la messa in
sicurezza delle attività. Un’attenzione
particolare la Custodia l’ha riservata
alle famiglie. A Betlemme, si legge
nel Rapporto, è stato dato sostegno
al Consultorio familiare parrocchiale
che supporta a livello assistenziale i
bisogni principali delle famiglie, alla
Casa francescana del fanciullo che
ospita più di 20 ragazzi di età compresa
tra 6 e 12 anni, provenienti da famiglie
povere e in difficoltà. I ragazzi sono
seguiti nel percorso di accoglienza e
assistenza allo studio da un educatore,
un assistente sociale e uno psicologo.
Sotto il profilo dell’assistenza medica è
stata data copertura parziale o completa
dell’intervento rivolto alle famiglie in
media e grave difficoltà economica.
Le case dei bisognosi
Una delle urgenze delle comunità
cristiane di Terra Santa è l’abitazione:
per questo la Custodia ha sostenuto i
progetti di ristrutturazione delle case
appartenenti alle famiglie più bisognose.
L’opera è effettuata da personale locale
senza impiego, assicurando così decine
di posti di lavoro. A Betphage sono
stati consegnati 69 appartamenti a
famiglie cristiane, mentre nella città
vecchia di Gerusalemme è in corso la
ristrutturazione di 75 abitazioni. “Housing
Project” avviato anche a Nazareth, dove
oltre alla Cappella, e alcuni locali per uso
sociale, si prevede la costruzione di 80
appartamenti per giovani famiglie. Infine
a Gerusalemme, Nazareth, Cana e Gerico
prosegue l’ampliamento di aree sportive,
laboratori artigianali e centri parrocchiali.
Italia
4 Sabato, 17 marzo 2012
● Nei giorni scorsi si
è dibattuto del tema
dell’assistenza sociale
■ Economia
Non sempre sono state
rispettate tutte le attese
● Altro aspetto: quello dei
servizi, che dovrebbero
guardare al non profit
Anziani e “welfare”:
non è solo la pensione
“L’
economia… ad altro non mira che
ad assicurare senza interruzione le
condizioni materiali, in cui possa
svilupparsi pienamente la vita individuale
dei cittadini. Dove ciò, e in modo duraturo,
si ottenga, un popolo sarà economicamente
ricco, perché il benessere generale e, per
conseguenza, il diritto personale di tutti
all’uso dei beni terreni viene, in tal modo,
attuato conformemente all’intento voluto
dal creatore” (“Radiomessaggio Pio XII”,
1941). “Occorre collocare i problemi sociali,
posti dall’economia moderna - condizioni
umane di produzione, equità negli scambi
dei beni e nella ripartizione delle ricchezze,
significato degli accresciuti bisogni di
consumo, attribuzione delle responsabilità
- in un contesto più largo di nuova civiltà”.
(Paolo VI - “Octogesima adveniens” n.7).
Ciò premesso pongo due domande: è stato
conseguito l’obiettivo posto da Pio XII?
L’associazionismo, espresso dal Mondo
del lavoro e dall’imprenditoria, i partiti
politici di governo e di opposizione,
gli intellettuali, i movimenti, hanno
saputo collocare e gestire i problemi, che
l’economia pone, nel rinnovato contesto
globalizzato? Non intendo sottrarmi
al compito proposto, cosicché inizio a
svolgerlo. È facile udire voci, provenienti
da varie voci politiche, accusare i governi
fino a poco fa in carica, di omissioni e
misfatti, la cui gravità ha portato l’Italia al
rischio “default”, al dissesto dell’economia,
al crollo dell’occupazione. Si tratta di una
mezza verità, usata per nascondere colpe e
responsabilità, imputabili a più responsabili,
anche a movimenti di contestazione, a partiti
vari, a certa stampa, per non parlare dei
cittadini che praticano l’evasione fiscale, il
falso in bilancio, l’illegalità e via dicendo. A
fianco delle omissioni e delle responsabilità
dei governi, vi sono anche quelle delle
opposizioni che si sono susseguite e dei
cittadini in generale. Da voci demagogiche
e populiste ci giunge, in occasione di una
crisi economica o di una crisi politica,
il suono del corno dell’anticapitalismo e
del nichilismo. L’anticapitalismo non è
condannabile, purché si muova sul terreno
dei processi reali e si sforzi di comprendere
l’ampiezza e la complessità dei problemi
e delle forze in campo. Al riguardo, mi
soffermerò, in prossimi articoli, su fatti ed
eventi, che concernono la vita del Paese.
La Cassa integrazione, erogata per anni,
anziché col limite ragionevole di sei/
otto mesi, a favore di aziende sovente
fuori mercato, o con dirigenti poco capaci
e maestranze demotivate, di fatto si
traduce in spreco di danaro. Parte di detti
soldi potrebbero essere investiti in opere
pubbliche, creando posti lavoro e futuro. Il
discorso sull’anticapitalismo, sull’ideologia
autodissolutiva, sui “No a tutto”, sul ruolo
dello Stato e dei privati cittadini nello
sviluppo, sulle ambiguità delle relazioni
industriali, sull’art. 18, sul precariato, lo
affronterò in prossimi articoli.
GIANNI MUNARINI
● Sono necessarie
politiche di riforma
del mercato del lavoro
G
li anziani sono in questa nostra
“società dei consumi” dei veri e
propri generatori di relazioni: dei
ponti tra una generazione e un’altra. E
noi abbiamo bisogno della solidarietà
tra le generazioni. Le loro “conoscenze,
la loro esperienza e saggezza sono un
patrimonio per i giovani, che oggi più
che mai hanno bisogno di maestri di
vita”. Lo ha affermato nei giorni scorsi,
alla Pontificia Università Lateranense
(Pul), il rettore monsignor Enrico dal
Covolo, portando il suo indirizzo di
saluto al convegno “Longevità: pensioni
e lavoro”, promosso dall’Unione cristiana
imprenditori dirigenti (Ucid) Giovani
di Roma in collaborazione con l’Area
internazionale di ricerca
“Caritas in Veritate”
dell’ateneo.“Senza un
lavoro strutturato - ha
sottolineato in apertura
Giuseppe Cornetto
Bourlot, presidente
dell’Ucid di Roma non c’è una longevità
dignitosa e non ci sono
pensioni adeguate”. Il
presidente dell’Ucid
Giovani di Roma, Andrea
Gumina ha ribadito: “non
possiamo metabolizzare
un sistema che non sia
solidale, soprattutto in un
momento di crisi”.
e produrre e accompagnino gli stessi fino
a termine della vita, assicurando una
dignitosa e serena terza età”.
La riforma delle pensioni
“Le riforme vanno affrontare con
pazienza. Dopo tanti anni, non si
cambia dall’oggi al domani e con
scarso dibattito”. Lo ha detto Raffaele
Bonanni, segretario generale della Cisl,
intervenuto sul tema delle pensioni.
“L’innalzamento dell’età pensionabile
è inevitabile con un’aspettativa di vita
così alta, perché le casse dello Stato
non possono reggere”. Tuttavia, ha
commentato, “il problema riguarda la
differenza tra una persona e un’altra,
Ripensare il welfare
“Il lavoro - ha sottolineato
Flavio Felice, direttore
dell’Area di ricerca
‘Caritas in Veritate’ - è la
cifra di una società che
riconosce l’uguaglianza
degli uomini”. Temi
come l’organizzazione
del lavoro e l’amministrazione delle
pensioni, ha fatto notare, “non sono
questioni dogmatiche”: occorre
“capacità di saper cogliere quando
una particolare variabile è in fase
di trasformazione”. “Da molte parti
ormai si avverte il bisogno di una
rivoluzione del welfare, affinché i poveri
possano essere sempre più una risorsa,
considerati come potenziali creatori di
benessere, aiutati nel loro tentativo di
diventare attivi operatori economici. Va
ripensata l’intera filosofia delle politiche
dell’assistenza – ha sostenuto il relatore -,
favorendo la creazione di strumenti che
stimolino i poveri a risparmiare, investire
tra diverse tipologia di lavoro”. Per il
sindacalista nella riforma del governo
“non sono stati previsti”, e invece
“andrebbero organizzati”, “alcuni
accorgimenti” per evitare che con
“un innalzamento così alto restino in
difficoltà nei prossimi anni persone che
fanno lavori pesanti”. “Nella riforma
non si è previsto questo, né di avere
un part time che permetterebbe di
mantenersi in contatto con il mondo
lavorativo”. Sulla riforma del lavoro,
Bonanni si è detto contrario “all’ipotesi
del governo di potenziare l’indennità
di disoccupazione”. “L’attuale sistema
di ammortizzatori sociali – ha detto - va
più che bene”. Semmai, “andrebbero
rafforzati ed estesi alle piccole e
medie imprese”. “Assolutamente da
tagliare”, invece, le “flessibilità malate”
(partite iva, co.co. , etc), “un fenomeno
“solo italiano”. Su giovani e pensioni
il segretario della Cisl ha aggiunto:
“Abbiamo chiesto di rendere obbligatoria
la previdenza integrativa”.
riforma globale del welfare
La riforma delle pensioni “segna un
passaggio fondamentale di giustizia
e solidarietà generazionale”. Lo ha
sostenuto il presidente dell’Inps,
Antonio Mastrapasqua: “Alcune
generazioni avevano scaricato sulle
altre un peso previdenziale
enorme e avevano una
pensione nettamente
superiore a quello che
versavano. Con la riforma si
è voluto creare un sistema
di uguali, nelle e tra le
generazioni, azzerando
anche i privilegi di alcune
categorie che avevano
conservato aliquote
più alte”. Purtroppo, “è
stato inevitabile che nel
passaggio si facessero
tagli netti”, ha aggiunto
Mastrapasqua per il
quale “una riforma così
forte e così tempestiva
si può leggere come una
piccola sconfitta per tutti
gli attori che per troppo
tempo hanno resistito
rispetto a una crisi”. Per
il presidente dell’Inps
sarebbe impensabile,
tuttavia, lasciare la riforma
delle pensioni senza una
riforma del mercato del
lavoro. L’inserimento di “una flessibilità
di uscita dal mondo del lavoro” in
quest’ultima, ad esempio, potrebbe
correggere alcune disfunzioni. “In un
Paese evoluto non si può pensare che la
previdenza debba essere l’unico mezzo
di sostentamento degli anziani”, ha
sostenuto infine il presidente dell’Inps.
“Occorre un sistema di protezione
fatto di assistenza domiciliare, servizi
e sanità che funziona, puntando anche
sulle organizzazioni, il no profit, etc”.
Perciò, ha concluso, “va affrontato il
tema dell’assistenza in generale e di una
riforma complessiva del welfare”.
MICHELA CUBELLIS
Mostra a Milano. Visitabile fino al 1° aprile a Palazzo Reale: mezz’ora tra film e foto
La famiglia italiana raccontata in immagini...
F
amiglia all’italiana – il lavoro, la festa e… è
il titolo della mostra fotografica inaugurata lo scorso primo marzo a Palazzo Reale a
Milano, alla presenza del cardinale Angelo Scola.
Realizzata dalla Fondazione Ente dello Spettacolo, presieduto da mons. Edoardo Dario Viganò,
in collaborazione con il Centro Sperimentale di
Cinematografia, la mostra è promossa dall’Assessorato per la Cultura, Moda e Design del Comune
di Milano, in collaborazione con la Fondazione
Milano Famiglie 2012.
Circa sessanta immagini fotografiche in bianco
e nero e a colori, firmate dai maggiori fotografi
di scena del nostro cinema, e più di trenta fermi
immagine da pellicola costruiscono un percorso
cronologico per raccontare i cambiamenti della
famiglia italiana, attraverso i film che hanno fatto
la storia del cinema dell’Italia. L’esposizione - a
ingresso gratuito, aperta da lunedì a domenica
fino a inizio aprile - è uno degli eventi culturali
che si inserisce nel cammino di avvicinamento
al VII Incontro Mondiale delle Famiglie. Si parte
dagli anni Dieci – il primo film è il relativamente
oscuro Nobiltà d’animo, nobiltà di cuore - fino ad
arrivare nel 2011 con Quando la notte di Cristina
Comencini (presentato all’ultima Mostra del cinema di Venezia) storia di una donna alle prese
con la prima maternità, che riflette sulla felicità
coniugale. Le immagini colte dal flusso del movimento cinematografico aiutano ad esaminare,
nelle parole di mons. Erminio de Scalzi (presidente della Fondazione Milano 2012) “la famiglia
come luogo reale e contemporaneo,” istituzione
dinamica che riflette i cambiamenti epocali avvenuti negli ultimi decenni del secolo scorso in
Italia - dal boom economico al Sessantotto, dall’emancipazione femminile alla legge sull’aborto
e sul divorzio, fino alle famiglie allargate ovvero
monoparentali degli anni Novanta e Duemila.
Un’iniziativa interessante, che merita una visita,
mettendo in fila alcuni dei capolavori che hanno
reso il cinema italiano famoso in tutto il mondo
– ne citiamo uno per decennio dal Secondo Dopoguerra: Roma città aperta (1945, Roberto Rossellini) Bellissima (1951, Luchino Visconti), La
ciociara (1960, Vittorio De Sica), Un borghese pic-
colo piccolo (1977, Mario Monicelli), La famiglia
(1983, Ettore Scola), La vita è bella (1997, Roberto
Benigni), L’ora di religione (2002, Marco Bellocchio). Gli spunti di riflessione sono moltissimi
per assemblare un mosaico della famiglia negli
aspetti positivi –laboratorio d’amore e scuola di
affetti intergenerazionale, ma anche prima cellula della società e scuola di lavoro – come nelle
storture e nella disgregazione, a favore di formazioni sociali diverse. Due commenti a margine:
la selezione delle immagini è sempre accurata e
puntuale, tranne che per qualche scelta inspiegabile – perché inserire C’era una volta in America
(1984, Sergio Leone) che parla più di amicizia,
e tralasciare una famiglia come quella messa in
scena in Amarcord (1973, Federico Fellini)? Secondo: è un peccato che un così ricco repertorio
iconografico non si accompagni a qualche spiegazione in più – accenni di trama e dei temi affrontati nel film, storia delle riprese – affidando
quasi totalmente al visitatore la scoperta (a posteriori) di ciascuna opera esposta.
MARIA CARLA ZIZOLFI
Europa
Sabato, 17 marzo 2012
5
“I cattolici
in Bosnia
rischiano di
scomparire”
A lanciare l’appello è stato Benedetto XVI
in una lettera inviata ai vescovi bosniaci.
L’opinione del presidente della conferenza
episcopale, mons. Franjo Komarica
L
a comunità cattolica della Bosnia ed
Erzegovina rischia da qui a pochi anni
di scomparire e, se il calo demografico
dovesse continuare senza che nessuno
faccia nulla, “potremo presto individuare chi
sarà l’ultimo cattolico rimasto. La situazione è
drammatica”. A lanciare con toni accesi l’allarme
è mons. Franjo Komarica, presidente della
Conferenza episcopale di Bosnia-Erzegovina. Una
situazione portata allo scoperto dall’Osservatore
Romano che ha recentemente pubblicato una
lettera inviata dal Papa, tramite il Segretario di
Stato Tarcisio Bertone, ai vescovi bosniaci. Un
documento in cui si fa chiaro riferimento ai “dati
allarmanti” del calo demografico dei cattolici nel
paese balcanico.
Mons. Komarica illustra i numeri nel dettaglio;
sono contenuti in una lettera pastorale che i
vescovi hanno inviato ai loro fedeli lo scorso
dicembre: durante la guerra del 1991-1995 la
Chiesa cattolica di Bosnia-Erzegovina ha subito
pesanti danni. Prima della guerra i cattolici
erano 800 mila, oggi raggiungono quota 440 mila,
praticamente la metà. La situazione peggiore si
registra nella diocesi di Banja Luka dove nel giro
di 12 anni, dal 1999 al 2011, i cattolici sono passati
da 52.711 a 35.924. Anche il danno agli edifici di
proprietà della Chiesa è “enorme”: sono circa
1.000 gli edifici completamente, pesantemente
e parzialmente danneggiati. Ma ciò che più
preoccupa l’episcopato è il calo demografico della
popolazione cattolica che si è particolarmente
acuito negli ultimi due decenni: secondo i dati
ufficiali delle diocesi di Bosnia-Erzegovina,
oggi i cattolici presenti nel Paese sono 441.432,
e rappresentano l’11,5% di una popolazione di
3.843.000 cittadini. Allarmante è soprattutto il
crollo delle nascite: nel 2010, in tutte le parrocchie
di Bosnia-Erzegovina, si sono registrati 1.410
funerali in più rispetto ai battesimi. Se nel 1996,
il numero dei battesimi (6.739) era superiore al
numeri dei funerali (5.272), nel 2010 il dato si è
rovesciato: ci sono stati 6.136 morti a fronte di
4.726 nascite.
Mons. Komarica, quali sono le cause che
hanno portato un calo demografico dei
cattolici così allarmante?
“Dopo la guerra, la gente che era stata
obbligata a lasciare il Paese, non ha più
potuto fare ritorno anche perché non è stata
supportata dallo Stato che ha fatto molto
poco perché ci fossero le condizioni per un
rimpatrio in Bosnia. E ciò ha contribuito
moltissimo ad abbassare il numero dei
cattolici, calo che sta continuando ancora”.
Durante la guerra
del 1991-1995 la
Chiesa cattolica di
Bosnia-Erzegovina
ha subito
pesanti danni.
Prima del conflitto
i cattolici erano
800 mila, oggi
raggiungono
quota 440 mila,
praticamente la
metà.
di Maria Chiara Biagioni
E oggi perché i cattolici diminuiscono?
“La comunità cattolica della BosniaErzegovina è oggi per lo più costituita da
persone anziane che muoiono. Ci sono
tra la nostra gente più morti che nascite. È
una popolazione in lento invecchiamento.
D’altra parte, i giovani che sono rimasti non
trovano lavoro, non riescono a sposarsi, non
hanno le possibilità economiche per costruire una
famiglia e allora anche loro partono”.
Cosa fa la Chiesa per far fronte a questa
situazione?
“La Caritas, per esempio, fa di tutto perché la gente
possa restare, sposarsi, mandare i figli a scuola, far
nascere i bambini ma non c’è la volontà politica.
La volontà perché le persone emigrate possano
tornare e perché i giovani rimasti non partano”.
Che cosa può fare la comunità internazionale?
“Credo che la comunità internazionale possa
diventare protagonista perché la situazione
migliori, perché la gente possa ritornare e trovare
uno Stato di diritto, il diritto di restare, lavorare,
nascere. Le istituzioni politiche locali sono in
questo senso inattive, non agiscono, possono
sicuramente fare di più. Chiedo allora alla
comunità internazionale perché faccia pressione su
di loro. Gli appelli sono stati lanciati più volte e, in
aprile, sono in programma una serie di conferenze
su questo problema nei 4 Paesi coinvolti:
Montenegro, Bosnia, Serbia e Croazia”.
✎ Il punto
appello lanciato dal Papa e ripreso dal
L’
presidente della conferenza episcopale
bosniaca rappresenta certamente un
segno di allarme importante, ma non
inaspettato. Il problema della forte
emigrazione dai Balcani verso l’Europa
centro-occidentale è, infatti, una costante
dalla guerra degli anni novanta ad oggi.
Un fenomeno che, in percentuale, ha
colpito maggiormente proprio le famiglie
cattoliche. Sulle motivazioni alla base
di questa vera e propria fuga non si può
generalizzare: i Balcani sono un universo
talmente vasto e complesso o, forse,
sarebbe meglio dire ricco, che non è facile
trovare un denominatore comune. E’ certo
però che la crisi economica e sociale ha
colpito in maniera ancora più forte in
particolare in quei Paesi, come la Bosnia
Erzegovina, il Kosovo e la Serbia che non
sono ancora riusciti a mettersi alle spalle i
problemi della guerra. Nel caso bosniaco
in particolare ci troviamo di fronte ad una
creatura, emersa dagli accordi di Dayton,
dove le due anime (federazione croatomusulmana e repubblica serba), ognuna
con propri organi di rappresentanza,
affiancati a quelli nazionali, faticano
a convivere all’interno di una struttura
dai contorni artificiosi. Una complessità
che ha di fatto bloccato qualsiasi riforma
necessaria a rilanciare l’economia. Ai
giovani non resta così che il miraggio
dell’emigrazione, raggiungendo magari
i parenti fuggiti ai tempi della guerra
e, attualmente ben inseriti in Europa
centrale. Un fenomeno che sembra
più sentito proprio tra i cattolici che,
a differenza dei musulmani, trovano
maggior facilità nell’inserirsi nella cultura
dell’Europa occidentale. (m.l.)
Europarlamento. In discussione durante la sessione plenaria del 12-15 marzo
Una risoluzione per la parità uomo-donna
L
a Giornata internazionale della donna, celebrata l’8 marzo, non va “in
archivio” per l’Europarlamento. In
apertura della sessione plenaria del
12-15 marzo sono state discusse due relazioni, una delle quali particolarmente
corposa, che comprende la proposta di
risoluzione dell’Assemblea “sulla parità
tra donne e uomini nell’Unione europea
– 2011”. Si tratta di un documento molto
articolato che, accanto a una serie di annotazioni rilevanti e centrate sulla tutela
dei diritti delle donne, presenta anche vari aspetti problematici, a tratti equivoci, i
quali dovrebbero forse mettere in moto un
processo di riflessione culturale e valoriale, oltre che politica, coinvolgendo le opinioni pubbliche dei 27 Paesi aderenti. La
relatrice è l’eurodeputata Sophia in ‘t Veld
la quale, nei “considerando” che costituiscono la prima parte del testo, rileva fra
l’altro: “La parità tra uomini e donne è un
principio fondamentale dell’Ue”, sancito
nei trattati e l’Unione “si è data il compito
specifico di integrare il principio di uguaglianza di genere in tutte le sue attività”,
benché, “nonostante i graduali progressi
in questo campo, persistono ancora molte disuguaglianze tra donne e uomini”. Un
recente rapporto della Commissione europea evidenzia come “nell’Ue le donne continuano a guadagnare in media il 16,4% in
meno degli uomini” con forti divergenze
nazionali: la diversità di stipendi varia dal
minimo del 2% circa in Polonia a oltre il
27% in Estonia. Problemi si riscontrano
anche nel coinvolgimento delle donne ai
vertici delle principali società europee:
la loro presenza è ferma al 13,7%, ossia
un consigliere su sette. Un risultato leggermente migliore rispetto all’’11,8% del
2010”. La risoluzione presenta, però, anche
punti che saranno certamente al centro di
discussione perché, ad esempio, il testo
evoca la “salute e i diritti sessuali e riproduttivi” sui quali si registrano interpretazioni differenti. Stesso discorso si potrebbe
fare sulla mancanza di chiarezza nel concetto di famiglia utilizzato dalla relatrice
che comprende “genitori coniugati, non
coniugati e in coppia stabile, genitori di
sesso diverso e dello stesso sesso, genitori singoli e genitori adottivi che meritano
eguale protezione nell’ambito della legislazione nazionale e dell’Unione europea”.
Poco più avanti la Commissione e gli Stati
membri sono invitati “a elaborare proposte per il riconoscimento reciproco delle
unioni civili e delle famiglie omosessuali
a livello europeo tra i Paesi in cui già vige una legislazione in materia, al fine di
garantire un trattamento equo per quanto
concerne il lavoro, la libera circolazione,
l’imposizione fiscale e la previdenza sociale, la protezione dei redditi dei nuclei
familiari e la tutela dei bambini”.
6
Mondo
Sabato, 17 marzo 2012
Afghanistan
■ Strage di civili
Soldato americano
uccide 16 persone
GIAPPONE
L’11 marzo 2011
un terribile sisma
e il conseguente
tsunami colpivano
il Paese provocando
quasi 20 mila morti.
Una testimonianza
Giappone,
un anno dopo
la tragedia
si continua a
ricostruire
“I
l massacro di Kandahar è un
triste episodio che non possiamo
ignorare. Vogliamo garanzie che non
ne accadano mai più. La società
afgana ha vissuto una giornata di
profondo lutto per quel crimine contro
l‘umanità. Chiederemo che il colpevole
sia condotto davanti alla giustizia”:
lo annuncia Aziz Rafiee, direttore
della Afghan Civil Society Forum
Organization (Acsfo), piattaforma della
società civile afgana, dopo l‘eccidio di
domenica 11 marzo in cui un soldato
statunitense, in un raptus omicida, ha
ucciso 16 civili, fra cui nove bambini,
in due villaggi nei pressi di Kandahar.
Una ricostruzione, fornita dal comando
americano, confutata da fonti locali
che sostengono come sia stato un
gruppo e non un soldato isolato ad
agire. “La paura è che il crimine di uno
solo venga additato come crimine degli
Usa e della comunità internazionale spiega Rafiee - così dicono i telebani,
e di questo siamo preoccupati.
Auspichiamo che gli Usa possano
provare che non è così”. “Nell‘opinione
pubblica c‘è ira e sconcerto”, aggiunge
all’agenzia Fides, un funzionario afgano
che lavora in un ospedale di Kabul,
chiedendo l‘anonimato per motivi di
sicurezza. “Purtroppo l‘odio verso gli
americani cresce: episodi come questo
fanno il gioco dei talebani, che ne
approfittano per la loro propaganda”.
Il funzionario dice di comprendere
le ragioni che possono produrre tali
“gesti di follia”, dato che “i militari
vivono in allerta per 24 ore su 24 e
soffrono di forte stress” ma chiede che
l‘amministrazione Usa tenga aperto “un
dialogo sincero con gli afgani, evitando
atteggiamenti arroganti”.
Questo episodio segue di alcune
settimane il rogo di alcune copie del
Corano, avvenuto nella base americana
di Bagramn, a cui erano seguite, in
tutto il Paese, pesanti proteste antiamericane e alleate.
La capitale è nel
pieno del boom
edilizio. A farne
le spese le tipiche
abitazioni cinesi
L’
11 marzo 2011 il Giappone
veniva colpito dalla più
devastante calamità naturale
della sua storia recente. Un
terremoto del nono grado della Scala
Ricther, seguito da un violento tsunami
colpì le coste del Giappone devastando
interi paesi e danneggiando i reattori
della centrale nucleare di Fukushima,
provocando la fuoriuscita di materiale
radioattivo e la contaminazione di
un’ampia regione nel nord-est del
Giappone. Il bilancio della tragedia
fu pesante: ventimila vittime, oltre
470 mila sfollati. Di questi, 340 mila,
vivono ancora in case o sistemazioni
provvisorie. Nel giorno dell’anniversario
a un anno di distanza quanto successo
in Giappone sembra miracoloso. I segni
del terremoto e del maremoto sono
quasi completamente scomparsi: interi
villaggi e paesi sono stati ricostruiti e
la vita sembra tornata alla normalità.
Pesanti sono, però, le conseguenze
psicologiche provocate dalla catastrofe
così come le conseguenze del disastro
nucleare. Nel giorno dell’anniversario
persino l’Imperatore nipponico in
persona, per la prima volta nella
storia millenaria dell’istituzione che
rappresenta, ha voluto parlare in diretta
alla nazione. Akihito ha lodato la
fermezza e la solidarietà manifestatasi
di fronte a una tragedia che non si deve
dimenticare mentre il premier Noda era
intervenuto sottolineando la volontà
di rilanciare il Paese e di completare
prima possibile l’opera
di ricostruzione. Un
cammino ancora
lungo sopratutto
nell’area di Fukushima
dove, a dodici mesi
dal sisma, continuano gli sforzi per
mantenere sotto controllo la centrale
nucleare. Per farlo sono costantemente
al lavoro circa 3.000 tra ingegneri,
tecnici e operai. Gli unici autorizzati
ad entrare, oltre alle forze di polizia, nel
raggio di 20 km dalla struttura.
“RICORDARE PER DIMENTICARE”
Una ricostruzione fisica, ma anche
psicologica e spirituale raccontata da
padre Andrea Lembo, missionario
del Pime a Tokyo, che ha affidato
alcune sue riflessioni al sito internet
della rivista Mondo e Missione (www.
missionline.org).
“Qualche giovane della mia parrocchia
- racconta il missionario - mi ha chiesto
un momento di riflessione per ricordare
l’11 marzo. Quale riflessione offrire a
questi giovani? Quale parola evangelica
potrebbe parlare al loro giovane
cuore? Sia per i cristiani che per i
non-cristiani, che immagine di Dio è
importante annunciare o riannunciare?
Quest’ultimo punto è di estrema
delicatezza. Impresso nel profondo di
ognuno, si annida la domanda: come
coniugare la bontà di Dio con il male,
sia esso umano o naturale, presente nel
mondo? Domande da Giobbe, che non
si possono liquidare con leggerezza,
o con citazioni filosofiche o biblicopatristiche, soprattutto quando ci si
confronta con persone veramente
provate dalla sofferenza e dal dolore.
Pensiamo, addirittura, a quando - come
nel caso del Giappone di oggi - le ferite
inferte dalla storia sono a livello di
popolo e di società”.
“Sto pensando - continua padre
Lembo - di donare ai ‘miei’ giovani un
unico versetto evangelico: «La donna,
quando partorisce, è afflitta, perché è
giunta la sua ora; ma quando ha dato
alla luce il bambino, non si ricorda
più dell’afflizione per la gioia che è
venuto al mondo un uomo» [Gv 16,21].
(…) Notiamo l’accuratezza lessicale e
psicologica di questa espressione. La
donna «non si ricorda più» non del
dolore (quel ricordo c’è, è segnato nella
sua carne, e ci sarà sempre nella carne
dell’umanità), ma dell’«afflizione».
Il ricordare il dolore nel contesto
dell’aver dato alla luce un bimbo
le permette di “dimenticare”
quell’afflizione che non solo rischia di
ottenebrarle la gioia del presente, ma
anche rischia di frustrarle il desiderio di
una nuova maternità.
Nel ricordo dell’11 marzo mi pare
necessario ripercorrere il difficile
percorso del ‘ricordare per dimenticare’
in vista di una riconciliazione non solo
con le responsabilità di errori umani
(l’incidente nucleare di Fukushima, gli
sbagli nei piani regolatori di intere aree
costiere... ), ma di una ben più difficile
riconciliazione con il mistero di una
natura che da generatrice di vita si è
trasformata, nel giro di pochi minuti,
in macchina di distruzione e di morte”.
Per fare questo, conclude il missionario,
“leggeremo assieme ai ragazzi anche
alcuni articoli e interviste, perché a mio
avviso esprimono bene, tramite i tanti
racconti di vita quotidiana, l’inizio di
questo cammino di riconciliazione”.
Pechino cambia volto, le case
lasciano spazio ai palazzi
Appunti cinesi
Da Como a Pechino
Continuiamo il nostro viaggio in Cina,
Paese di cui sentiamo sempre più
spesso parlare per l’impressionante
crescita economica, ma che rimane
ai più sconosciuto da un punto di
vista sociale, culturale e religioso.
Lo facciamo grazie a Francesca
Colombo, giovane di Tavernola,
che da alcuni mesi vive a Pechino
come volontaria in una comunità di
accoglienza per disabili.
Abbiamo chiamato questa rubrica
“appunti cinesi” perché non abbiamo
la pretesa di essere esaurienti,
ma semplicemente lasciarvi delle
istantanee dall’altra parte del mondo.
P
echino è una città enorme, ha mille
volti e mille sfaccettature. C’è la Pechino
dei grandi affari, con i grattacieli, gli
uffici, gli impiegati in giacca e cravatta, poi
c’è la Pechino degli operai, ormai non più
pechinesi, ma per la maggior parte uomini e
donne (sì, sì ci sono anche donne muratrici!)
che provengono dalle campagne. La Pechino
degli affari la vedo tutti i giorni andando a
scuola di cinese, la Pechino operaia la vedo
tutti i gironi tornando a casa. Succede un po’
come in Italia o in Europa dove gli italiani o
gli europei ormai non fanno più certi lavori,
che accettano solo gli immigrati. Gli operai
che vedo io lavorano alla costruzione di
palazzi qui intorno, la città è in continua
espansione e si stanno abbattendo le
huatang (le piccole case tipiche) per dare a
tutti in cambio un appartamento. Lavorano
da lunedì alla domenica e tornano a casa
solo per il capodanno cinese (intorno a
Febbraio); a casa, in campagna, mandano
i loro risparmi, praticamente tutto
ciò che guadagnano perché fanno
una vita casa e cantiere e la casa è
un prefabbricato accanto al cantiere!
Ma facendo così in campagna
possono costruirsi una casetta
tutta loro e poi magari un giorno
ritornarci per coltivare la terra.
Le donne qui fanno lavori anche
non prettamente femminili come,
appunto, le muratrici, questo è uno
dei frutti della rivoluzione culturale
che ha abbattuto ogni differenza tra
uomini e donne, ma portando anche,
soprattutto nella generazione precedente, un
annullamento della femminilità.
Sabato nel tardo pomeriggio siamo andati in
una zona di Pechino dove sono concentrati
ancora tanti hutong. Queste case purtroppo
stanno scomparendo... stanno scomparendo
per dare una visione più moderna della città;
leggevo che quando nacque la repubblica
popolare cinese a Pechino si contavano
circa 3000 hutong, nel 2003 se ne contavano
circa 1500, ma altre centinaia sono già state
rase al suolo negli ultimi anni, e ancora oggi
continuano a scomparire. Queste case hanno
un grande portone d’ingresso caratterizzato
dall’avere una sorta di gradino di legno, che
serve a far inciampare gli spiriti e, quindi, a
tenerli lontani dalla casa.
Cultura
Sabato, 17 marzo 2012
Corso multidisciplinare. A Como l’incontro in Seminario con Magdi Cristiano Allam.
I
l ciclone Magdi si è abbattuto
su Como! Pirotecnico, com’era
nelle previsioni, l’intervento di
Magdi Cristiano Allam al Corso
Multidisciplinare su “Perché non
possiamo non dirci cristiani.
Radici cristiane e destino laico
dell’Europa”, sabato 10 marzo, in
Seminario. Di fronte a un numeroso
e attento uditorio, il parlamentare
europeo, già vicedirettore del “Corriere
della Sera”, convertito dall’Islam e
battezzato da Benedetto XVI – per
questo viaggia sotto scorta –, ha preso
di petto l’argomento, sviscerandolo
con il consueto furore argomentativo.
Dialogando col pubblico, Magdi
Cristiano ha ripercorso le tappe
della sua conversione, sottolineando
l’importanza decisiva, nell’approccio
al Cristianesimo, dei Testimoni: è
solo grazie all’incontro con loro –
ha affermato – che ha potuto farsi
strada in lui la convinzione che sia
il Cristianesimo la religione della
Verità, della Libertà, dell’Amore e dei
Valori non negoziabili. Squillante
l’appello rivolto ai cristiani perché
si riapproprino delle loro radici e
della loro identità, sottraendosi a
quella specie di eutanasia culturale
che sembra paralizzare i popoli
dell’Europa. Due le minacce che, a
suo giudizio, incombono attualmente
sull’Europa cristiana. Da una parte
il relativismo, l’economicismo,
il consumismo, che azzerano il
patrimonio valoriale, omologandolo
sotto la dittatura dell’avere e
Sulle radici
cristiane
Una relazione molto vivace
sulla situazione europea;
intanto il percorso prosegue
per tutto marzo con Chiara
Giaccardi, Paolo Branca
e don Andrea Straffi
dall’apparire (senza sconti – sotto
questo aspetto – il giudizio negativo
sull’operato dei vari governatorati
europei, prigionieri della logica
delle banche e dei poteri forti). Poi
la seconda minaccia: l’avanzata
inesorabile del fondamentalismo
islamico, pianificata, a suo giudizio,
dai petroldollari degli emirati
secondo una precisa strategia di
aggressione all’Occidente. Qui la tesi
più ardita: incalzato dalle numerose
domande sull’argomento, Magdi
Allam ha affermato che è certo
possibile il dialogo inter-religioso
con le persone musulmane aperte e
disponibili (che sono poi la stragrande
maggioranza della galassia islamica),
ma ciò, strettamente parlando,
appare in deroga all’ortodossia
coranica, la cui essenza è integralista
e anti-occidentale. Bisogna
quindi distinguere, ha aggiunto il
relatore, fra “persone” islamiche e
“religione” islamica, la quale non
appare compatibile con i valori
dell’Occidente e i suoi ordinamenti
laici e democratici. Il relatore ha
così concluso esortando ad un
atteggiamento meno ingenuo e più
prudente tanto sulla questione del
diritto-dovere di edificare moschee
in Europa (senza adeguati controlli,
rischiano di diventare centri di
irradiazione del fondamentalismo
religioso), quanto sulla reale portata
della cosiddetta “primavera araba”
attualmente in corso nei Paesi che si
affacciano sul Mediterraneo.
Si può essere d’accordo oppure no
(voci assai diverse si sono alternate
e ancora si alterneranno sullo
scranno del Corso), ma di sicuro
va riconosciuto a Magdi Cristiano
il coraggio di una posizione chiara,
netta, verticalmente tranchant, con il
pregio – tipico degli unilateralismi –
di rovesciare il tavolo e costringere a
schierarsi. Il Corso prosegue il 17, 24 e
31 marzo con Chiara Giaccardi, Paolo
Branca e don Andrea Straffi. (A.R.)
Chiesa e giovani. Incontro del Forum delle associazioni cattoliche degli universitari
“O
“Con il Dio cristiano e
con la Chiesa i giovani
hanno un rapporto di
estraneità, che non
significa però ‘contro’ o
‘senza’”, ha puntualizzato
il relatore, sottolineando
come nell’animo dei
giovani rimanga “la
dimensione della ricerca
della trascendenza”. Non
si può, però, parlare della
fede dei giovani senza
fare riferimento alla
fede dei loro genitori,
cioè ad una generazione
“che ha mantenuto un
legame tradizionale
con la fede cristiana a
cui non corrisponde la
testimonianza di vita”. I
giovani di oggi, in altre
parole, hanno padri e
madri che hanno “riscritto
le regole della felicità,
sostituendo l’incontro
con la Parola di Dio con
il significante giovane”. Il
risultato è che per i giovani
di oggi “la Chiesa, Dio, il
Dal mondo degli Atenei arriva una domanda agli adulti, perchè si
“La società attuale – ha
Vangelo, i preti, non hanno
esordito don Matteo –
fare con la felicità”.
fatica a dire che i giovani esistono e si afferma una generazione incredula aDiche
è caratterizzata da un
qui l’attualità dell’invito
disinteresse per i giovani
del Papa, rivolto ai giovani
nella fascia di età tra i 20
Forum, che s’interroga su “come essere
i giovani completamente invisibili”. Tanto
nell’introduzione di
e i 30 anni, che rischia di coinvolgere
evangelizzatori all’interno del mondo
più che, dati alla mano, “le generazioni
“YouCat”, il sussidio al Catechismo della
anche la comunità ecclesiale”. “La
accademico di oggi” a partire dal primato
si sono assottigliate”: quelli nati dopo
Chiesa cattolica per i giovani: “Abbiate più
pastorale ordinaria – ha proseguito – non
del tema dell’annuncio. Tra le prossime
gli anni Ottanta sono appena 8 milioni,
fede dei vostri genitori”. Da dove ripartire,
si mobilita, nonostante la popolazione
iniziative, don Viviani ha citato la ripresa
contro i 16 milioni della generazione
allora? Dalla capacità di testimoniare
universitaria sia passata in pochi anni
delle attività della Consulta ecclesiale per
dei loro genitori. “Nella misura in cui si
ai giovani che “la ricerca del benessere
dalle 70 mila unità a quasi 2 milioni di
l’università, probabilmente a maggio, e
fa fatica a capire a chi spetti l’aggettivo
richiama la questione di Dio, che per i
giovani”. “Credente non praticante”: è
la programmazione del 40° anniversario
giovane, si fa fatica a comprendere quali
contemporanei è diventata marginale”.
questa, per don Matteo, la “formuladell’Ufficio, che si celebrerà nel prossimo
politiche siano da promuovere a loro
“Quello cristiano è uno sguardo che
ombrello” dietro alla quale, fino ad ora,
anno pastorale 2012-2013.
favore”, la denuncia del teologo, che ha
guarda in avanti”, ha ricordato don Matteo,
si è trincerata la comunità cristiana, e
spiegato in questi termini “l’adultocrazia,
esortando a “leggere l’estraneità come
che però per la generazione nata dopo
“Il primo problema della nostra società
la gerontocrazia” che regna in Italia.
un’opportunità”. “Avere di fronte una
gli anni Ottanta risulta insufficiente,
è la fatica di dire che i giovani esistono”,
Quanto al rapporto specifico tra giovani
generazione non ideologica – ha spiegato
o perlomeno non basta a “lasciarci
ha affermato don Matteo, stigmatizzando
e Chiesa, nella fascia di età tra i 18 e i 29
– consente di recuperare la freschezza
tranquilli”. “Evangelizzazione, primo
“una società ammaliata dal giovanilismo”,
anni si avverte “una radicalizzazione delle
che il cristianesimo ha”, utilizzando ad
e secondo annuncio, testimonianza,
in cui la parola “giovane” funziona
difficoltà che dal 1968 in poi l’universo
esempio la Bibbia e la sapienza cristiana
vicinanza, relazione, passo sincrono,
come “una password per la felicità”. Se la
giovanile ha nei confronti della Chiesa”.
per “inventare forme liturgiche nuove,
dialogo aperto con tutti”: queste – ha
felicità consiste nell’essere giovani, ma
In quella che è la “prima generazione
che tengano conto del destinatario”.
detto don Maurizio Viviani, direttore
l’essere giovani è ritenuta una condizione
incredula”, solo il 15% dei giovani ha un
Fino ad arrivare a concepire la pastorale
dell’Ufficio Cei per l’educazione, la scuola
perenne, il risultato è che “si diventa
legame assiduo con parrocchia, comunità, “come scuola di preghiera, di liturgia, di
e l’università – alcune “parole chiave”
vecchi solo dopo morti”, e che si assiste al
associazioni, o un rapporto frequente con
catechesi...”.
risuonate negli ultimi due incontri del
paradosso per cui “il giovanilismo rende
la preghiera e l’Eucaristia.
MARIA MICHELA NICOLAIS
ggi c’è bisogno
di un’opera di
decostruzione della
cultura del giovanilismo, che
impera nella società e che di
fatto rende i giovani invisibili”.
Ne è convinto don Armando
Matteo, teologo e assistente
nazionale dell’associazione
italiana maestri cattolici
(Aimc), che è intervenuto al
Forum delle associazioni
cattoliche degli studenti
universitari, riunitosi nei
giorni scorsi a Roma, presso
la sede della Cei, su invito
dell’Ufficio nazionale per
l’educazione, la scuola e
l’università. “Anche lo studio
è percepito come ‘qualcosa
di meno’ dell’essere giovani”,
la provocazione del teologo,
che ha esortato a “ridare
valore all’adultità”, attraverso
la capacità di “riscoprire la
bellezza del cristianesimo
come messaggio in piena
controtendenza rispetto a
questa cultura”.
Incontro alla felicità...
7
8
Pastorale
Sabato, 17 marzo 2012
e oggi
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La necessità di misurarsi con le trasformazioni
Dentro questa storia, non al di sopra
U
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na società segnata ancora dallo
scientismo, sotto il segno della
secolarizzazione, attraversata
da una molteplicità di
informazioni e dal riemergere
di una religiosità vaga e fluttuante.
opo aver delineato (Il
Settimanale, n. 8) la complessa
reazione alla novità del
Vaticano II, cerchiamo ora
di cogliere qualche tratto del contesto
nuovo dal punto di vista sociale,
culturale e religioso nel quale ci troviamo
immersi, cercando poi di capire come
esso interpelli. Prima ancora che
mettere a tema la “trasmissione” della
fede, è necessario ricordare che tutte le
“trasmissioni” sono, nel contesto attuale,
difficili per una diversità di motivazioni
che cerchiamo di delineare alla luce di
una duplice convinzione. Prima di tutto,
dobbiamo prendere sul serio la crisi che
stiamo vivendo; poi, siamo consapevoli
che ogni crisi apre anche inedite
possibilità da accogliere quale tempo
favorevole. Nessun rimpianto, dunque, e
nessuna nostalgia. Quali le ragioni della
difficile “trasmissione”? Ne proponiamo
alcune che ci appaiono significative.
Innanzitutto, viviamo in una società
che è ancora sotto il segno di una
mentalità tecnico-scientifica. Certo, è
venuto meno il mito della razionalità
illuminista che si presumeva onnisciente
e onnipotente: nulla poteva apparire
sensato se non ciò che essa poteva
ritenere tale. Se la ragione scientifica non
poteva spiegare il fatto religioso, il fatto
religioso veniva cancellato dai fatti che
meritano di essere indagati e compresi.
Ma la recente riflessione filosofica e
scientifica ci hanno dimostrato che
questa concezione della ragione non è
razionale ma, alla fine, un abuso della
ragione. La razionalità scientifica è
fallibile e limitata, fallibile e limitata
perché umana. Essa si riconosce limitata,
ha compreso il suo àmbito è ha capito
che non le è lecito andare oltre. Non solo.
Abbiamo compreso che la presunzione
fatale di voler comprendere la realtà
assolutizzando un solo punto di vista ha
generato molte follie negli ultimi secoli.
La ragione umana si muove, invece, a
diversi livelli, con molteplici modalità. E
nessun punto di vista può presumere di
essere il punto di vista capace di cogliere
un fatto nella sua totalità. Per questo
la razionalità scientifica (uno dei modi
con i quali l’uomo usa la ragione) non
può espellere dai “fatti” la problematica
religiosa: se lo facesse, essa interverrebbe
su di un terreno che non è di sua
competenza o assolutizzerebbe un punto
di vista rendendolo il punto di vista.
Sebbene la riflessione più avveduta abbia
compreso questa prospettiva, permane
in molti settori della cultura un retaggio
fondamentalmente vetero-illuminista
che si limita a non riconoscere il “fatto”
religioso quale “fatto” indagabile,
analizzabile, spiegabile e comprensibile.
Questa impostazione, rivisitata solo con
qualche ritocco puramente estetico, ci
sembra sia ancora presente nei modi con
i quali ampia parte della cultura affronta
la tematica religiosa.
Poi, la società appare secolarizzata
o –come dicono altri- laicizzata. Ciò
significa che, diversamente da non
molti decenni fa, il punto di riferimento
non è più dato dalla sfera religiosa. In
una società secolarizzata, laicizzata e
pluralista, il fatto religioso è chiamato ad
entrare in dialogo con altre componenti
che caratterizzano il complesso vivere:
dalla politica alla cultura. Esso deve
chiarire la propria specificità e dichiarare
come si rapporta alle altre dimensioni
che caratterizzano il vivere umano. Non
solo. Dal punto di vista cristiano, emerge
il problema del come dire la propria
pretesa di assolutezza in un contesto nel
quale altre vie religiose sono presenti.
Problema complesso che qui non
affrontiamo. E’ sufficiente richiamarlo in
un’ottica di necessario dialogo.
Quindi, la nostra società è caratterizzata
dal rapido scambio di informazioni
che rende il mondo un “villaggio”. Ciò
ha l’indubbio vantaggio di renderci
più consapevoli, rispetto a poco
tempo fa, di ciò che accade. Allo stesso
tempo, però, comprendiamo che il
moltiplicarsi e il sovrapporsi delle veloci
informazioni contribuiscono a creare
una certa superficialità nel rapportarsi
alla realtà concreta. Il rischio è che la
sovrapposizione delle informazioni
impedisca di cogliere la complessità
della realtà e le sue molteplici
connessioni. Così avviene anche per
il dato religioso: la superficialità con
la quale esso viene trattato nel mondo
dell’informazione, le approssimazioni,
le semplificazioni o le schematizzazioni
preconcette contribuiscono a
relativizzare il contenuto stesso di
una religione particolare, facilmente
presentata come semplice opinione
che, proprio perché tale, vive a fianco
di tantissime altre opinioni messe tutte
sullo stesso piano.
Infine, il nostro è un contesto nel quale
il “dato religioso ufficiale” è in crisi e si
assiste ad un ritorno molto anarchico
di un religioso diffuso, vago e non
istituzionale. Ciò significa che l’uomo
contemporaneo non ha rinunciato a fare
i conti con la dimensione religiosa della
propria esistenza; significa pure che
egli diffida della presenza istituzionale
del dato religioso. Queste forma di
religioso vago e fluttuante assume una
dimensione ambivalente: da una parte,
può permettere alle persone di iniziare
un serio cammino; dall’altra, non
raramente essa può portare al settarismo
anche in forme estreme.
Alla luce di quanto detto, il fatto
cristiano viene a trovarsi relativizzato
in una società pluralista. L’istituzione
religiosa -che fino a non molto tempo fa
funzionava quasi automaticamente- ora
si trova in grande difficoltà, così come
altre istituzioni: la famiglia, lo Stato, la
scuola, solo per fare qualche esempio.
Nulla, sul versante della trasmissione, va
da sé. L’uomo si sente fragile, in balia di
se stesso, in cerca di una propria identità
sempre più difficile da delineare.
pagina a cura di Arcangelo Bagni
La trasmissione messa in discussione
Se i fatti e il presente
diventano un assoluto...
L
e società, le scuole, le Chiese sembrano oggi
letteralmente attanagliate da una radicale
domanda: come trasmettere il senso della vita,
i valori per i quali vale la pena di vivere? E la
domanda sembra rinviare ad una constatazione: è come
se ad un certo punto si fosse interrotta la catena della
trasmissione degli ideali e della cultura. Qualcuno si è
chiesto se questa difficoltà-impossibilità di trasmettere
sia un tratto specifico delle nostre società moderne. Si
pongono in questa linea le severe parole di R. Kaës: “La
modernità non è semplicemente la crisi della trasmissione,
dei suoi contenuti e dei suoi processi; essa è la crisi del
concetto della trasmissione stessa”. Affermazione severa
che non ci trova d’accordo, ma che evidenzia, in modo
discutibile, la radicalità della nuova situazione nella quale
ci troviamo a vivere. Dibattito –quello sul trasmettere- che
vede coinvolte diverse realtà: dalla scuola, ai partiti, alle
associazioni, alle Chiese. Gli interrogativi non mancano
e alcune incertezze spingono alla ricerca di metodi che
nel passato funzionavano; altre cercano di intraprendere
strade nuove per entrare in dialogo con la complessità
nella quale ci troviamo a vivere. Oggi, sono i figli che
trasmettono ai padri tanti nuovi contenuti tecnicoscientifici; a loro volta i padri non trovano le parole per
trasmettere la storia che li ha preceduti, i valori per i quali
hanno vissuto. Occorre un minimo di sano realismo e
prendere atto di un’evidenza: il nostro mondo è cambiato
così radicalmente che è inutile, soprattutto sul versante
della trasmissione, accontentarsi di guardare come in
uno specchietto retrovisore. Certamente, la memoria
del passato è essenziale per discernere l’orizzonte
dell’avvenire. Possiamo legittimamente essere presi
da vertigine nel constatare i cambiamenti che si sono
verificati e quelli che si annunciano. Un dato è certo: la
trasmissione appare chiaramente come l’indispensabile
articolazione tra le generazioni, tra i mondi diversi.
Occorre allora il coraggio della invenzione, l’audacia
dell’innovazione. E’ meglio correre il rischio di vivere da
profeti che rimanere nella tranquillità del dinosauro, certo
della sua inevitabile estinzione!
Le istituzioni incaricate di trasmettere ideologie,
spiritualità, saper-fare, sono state lentamente -e forse
irrimediabilmente- erose dal vento della modernità e
post-modernità. Esse sono così entrate non solo in crisi
di identità, ma allo stesso tempo sono state –di fattoscreditate. L’interrogativo si pone: quando tutti i sistemi di
trasmissione vengono screditati o dichiarati screditabili,
come può essere ancora possibile trasmettere? L’illusione
di ricorrere ad un principio di autorità per ridare
autorevolezza alla trasmisisone è già giudicato in partenza.
Non dimentichiamo che viviamo in una società nella
quale sembrano dominare i discorsi di una sociologia
divenuta “scienza-regina”: essa veicola, grazie ai mezzi
di informazione di massa, la profonda convinzione che
solo la società , ad esclusione di ogni autorità, è abilitata
a trasmettere. Ed è una prospettiva, questa, che sembra
meglio funzionare in quanto in grado di accogliere le
attese e le angosce dell’individuo. La soluzione che offre
conforto all’individuo, allora, è quella di allinearsi ai
comportamenti e ai valori dominanti. Siamo in quello
che A. Rich chiama il regno della normatività dei fatti
alimentati dalla “statistica morale”: a partire dal momento
nel quale le inchieste e i sondaggi confermano che “tutti
fanno così”, bisogna poterlo fare perché è bene. Il normale
diventa legale e il legale diventa morale. E questo con
infinite ripercussioni in modo particolare nella prospettiva
educativa: tutto deve provenire dal basso poiché si deve
lasciare manifestare, mediante la socializzazione, ciò che
nella persona è “naturalmente” già buono. In un certo
senso, si può dire che oggi non sono più gli individui che
fanno la cultura di una società ma la società che fa la
cultura degli individui.
In un simile contesto, smarriti, spaesati e non aiutati,
molti sono quelli che hanno rotto ogni legame con la
Chiesa e non la frequentano più non perché abbiano fatto
un’opzione contro la Chiesa e nemmeno una contro Dio. Il
motivo è legato ad una mancanza di trasmissione o ad una
trasmissione che ha comunicato altro dal Dio cristiano:
non avendo ricevuto dai genitori (e da non pochi credenti)
alcuna testimonianza circa la bellezza e la plausibilità
del cristianesimo per una vita buona, hanno imparato
a fare a meno di Dio e della Chiesa. La situazione che
abbiamo descritto chiama in causa tanto il modo quanto il
contenuto di certe “trasmissioni” che le chiese hanno fatto.
Vita diocesana
Guardando alla diocesi. Accogliere l’invito a saper vegliare
con il Signore; tre le iniziative proposte al presbiterio.
In fiduciosa preghiera
Una vicenda complessa
M
ercoledì 7 marzo don Marco Mangiacasale, economo
diocesano, è stato condotto presso la Casa Circondariale del Bassone di Como in seguito all’accusa di
abusi su minore, sporta dalla famiglia di una ragazza della
comunità di Como-San Giuliano dove il sacerdote è stato
parroco dal 2003 al 2009.
Subito in serata è stata diffusa una nota in cui si affermava:
«Apprendiamo con costernazione la vicenda che vede coinvolto il sacerdote don Marco Mangiacasale. Il Vescovo di
Como ritiene di dover esprimere le seguenti considerazioni:
il sacerdote don Marco Mangiacasale viene sollevato da ogni
incarico diocesano; seguendo la prassi canonica richiesta
dal Codice di Diritto Canonico (can. 1717-1731) e dai recenti interventi della Santa Sede in materia verrà avviato
il procedimento giudiziario ecclesiastico nei confronti del
sacerdote don Marco Mangiacasale; è desiderio del Vescovo
di Como seguire con paterna sollecitudine tutti i fattori rilevanti della complessa vicenda, nel rispetto dovuto al lavoro
svolto dalla Magistratura inquirente e giudicante, e con la
doverosa attenzione per tutte le persone implicate nei fatti
incriminati, a cominciare da coloro che hanno promosso la
causa sporgendo accusa».
Domenica scorsa, inoltre, è stata suggerita questa intenzione per la preghiera dei fedeli: «Per il nostro Vescovo Diego e
per tutti i sacerdoti della Diocesi, perché siano sempre più
uniti attorno a Cristo buon pastore e insieme al popolo di
Dio loro affidato sappiano affrontare le fatiche e le sofferenze
di questo momento certi della misericordia del Signore che
sempre accompagna chi confida in Lui».
Nei giorni scorsi don Marco Mangiacasale ha rassegnato le
dimissioni da economo diocesano. Per il disbrigo degli affari correnti si faccia riferimento all’Ufficio amministrativo, in attesa che il Vescovo provveda alla nuova nomina.
quest’anno la CEI
CONCORSO: A nche
promuove un concorso rivolto
ai giovani dai 18 ai 35 anni
alle parrocchie d’ Italia. Per
«i FEEL CUD» epartecipare
bisogna presentare
un project plan riguardante un’opera sociale da realizzare in
parrocchia e un video che illustra il progetto stesso. Per poter
accumulare un budget alto i giovani si devono impegnare a
raccogliere le schede allegate ai Cud con la firma, nel settore della
scelta dell’8 per mille, a favore della Chiesa Cattolica (un minimo
di 30). Più Cud si raccolgono, più alto sarà il budget stanziato
per la realizzazione del progetto, da un minimo di mille euro a
un massimo di 29mila 500 euro. Il premio viene erogato sotto
forma di pagamento delle fatture necessarie per la realizzazione
del progetto. I Cud devono essere portati a un Caf del territorio,
C
onsiderato il
momento di
sconcerto e
difficoltà per tutta la
comunità diocesana,
e in particolare per il
nostro presbiterio, il
Vescovo Diego Coletti si
raccomanda con grande
insistenza alla preghiera
umile e fiduciosa di tutta
la Diocesi. Più che mai
dobbiamo raccogliere
l’invito del Signore a
saper vegliare e pregare
con Lui nei giorni oscuri
della passione redentrice.
È un invito rivolto a
tutti in sacerdoti, alle
comunità religiose, alle
famiglie, alle associazioni
e, in modo del tutto
particolare, ai malati.
Per il presbiterio,
vengono segnalate le
seguenti iniziative.
Nel corso del ritiro
spirituale intervicariale per i sacerdoti,
previsto per martedì
27 marzo in tre punti
della Diocesi (Capiago
– Piona – Colda),
verrà programmata la
celebrazione di una
Via Crucis penitenziale,
con testi di riflessione
adeguatamente
preparati. Saranno
coinvolti i tre sacerdoti
predicatori incaricati
(monsignor Renato Pini,
don Marco Folladori e
don Attilio Bianchi).
La celebrazione
annuale del Giovedì
Santo, con il rito della
benedizione degli Oli e
il rinnovamento delle
promesse sacerdotali,
assume quest’anno
un particolare
significato. Per questo
tutti i presbiteri e i
diaconi sono invitati a
raggiungere, entro le
ore 9.30 del giovedì,
l’attigua chiesa di San
Giacomo, dove il Vescovo
rivolgerà un pensiero
di riflessione. La Santa
Messa degli Oli avrà poi
regolarmente inizio alle
ore 10.00 in Cattedrale. Si
raccomanda vivamente
la partecipazione quanto
più completa possibile di
tutto il Presbiterio.
È programmata per
giovedì 12 aprile, presso
il Santuario della Trinità
Misericordia di Maccio, la
Giornata di Santificazione
del Clero.
preferibilmente alle Acli, che rilasceranno una ricevuta da
segnalare agli organizzatori del concorso per calcolare il budget.
Il gruppo di giovani si deve iscrivere sul sito www.ifeelcud.it con
l’autorizzazione del parroco.
Il concorso dura fino al 1 ottobre 2012. Per tutti, anche per
chi non è più giovane, vale l’impegno a raccogliere le schede
allegate al Cud, firmate nella casella apposita a favore della Chiesa
Cattolica e a piè pagina. Le schede si possono poi consegnare al
patronato Acli o all’Istituto Diocesano Sostentamento del Clero.
Teniamo presente che quasi il 50% dei contribuenti italiani non
è obbligato a presentare la denuncia dei redditi (pensionati,
lavoratori dipendenti). A loro ci rivolgiamo per poter aumentare la
percentuale di coloro che firmano la scelta dell’8 per mille a favore
della Chiesa Cattolica.
don TULLIO SALVETTI
■ Il Vangelo della domenica: 18 marzo - IV di Quaresima
«Nicodemo» (Gv 3, 14-21)
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio
dell’uomo, perché chiunque crede in lui
abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto
amato il mondo da dare il Figlio unigenito
perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti,
non ha mandato il Figlio nel mondo per
condannare il mondo, ma perché il mondo
sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui
non è condannato; ma chi non crede è già
stato condannato, perché non ha creduto
nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».
Prima Lettura:
2Cr 36, 14-16.19-23
Seconda Lettura:
Ef 2, 4-10
Qualche tempo fa, mentre ero in fila col
carrello della spesa davanti alla cassa di
un supermercato, ho incrociato una signora che mi ha confidato che pochi giorni
prima aveva subito un grosso furto. Alla
fine del racconto, sottolineando di essere
una donna molto credente, mi disse: «Caro don, se lassù qualcosa esiste, prima o
poi li farà morire tutti quei mascalzoni!».
Inutile dire il mio stupore. Ma davvero Dio
è così? Davvero Dio è questo giustiziere
implacabile? Gesù - per fortuna! - sembra
proprio pensarla diversamente. Il Volto
di Dio che il Rabbì è venuto a rivelarci è
ben diverso da quello che a volte riempie
le nostre fantasie religiose: “Dio ha tanto
amato il mondo da mandare il suo Figlio...
non per giudicare il mondo, ma perché il
mondo si salvi”. Sono sempre più convinto
che il vero problema non è se crediamo o
non crediamo in Dio, ma in quale Dio crediamo! Il Rabbì di Nazareth ci parla di un
Dio follemente innamorato dell’uomo, di
un Padre che dona quanto ha di più prezioso per farci passare dal buio del nostro
peccato alla luce del suo amore. L’incontro
con la Parola deve purificare ed evangelizzare l’immagine di Dio che ci abita. La
rivelazione del Figlio amato ci salva innanzitutto da una falsa immagine di Dio e ci
fa scoprire il volto del Padre che non condanna e non punisce, ma lascia libero ciascuno dei suoi figli di accogliere o rifiutare
la luce che è venuta nel mondo (v. 19).
don ROBERTO SEREGNI
Sabato, 17 marzo 2012
9
Agenda
del Vescovo
15 marzo
A Como, al mattino, in Vescovado,
Consiglio Episcopale.
17 marzo
A Como, al mattino, colloqui; a Nuova
Olonio, nel pomeriggio, Consiglio
pastorale diocesano.
25 marzo
A Menaggio, Assemblea diocesana
dell’Azione cattolica.
■ Missionari
Veglie di preghiera e
incontro alle Paoline di Como
In occasione della Giornata di preghiera per
i missionari martiri, nei diversi vicariati si
terranno alcuni momenti di riflessione. Ecco
il calendario.
Vicariato di Cernobbio: a Rovenna, venerdì
23 marzo, alle 21.00
Vicariato di Marchirolo: Via Crucis in tutte
le parrocchie venerdì 23 marzo.
Vicariato di Bormio: a Pedenosso (Pradelle),
sabato 24 marzo, alle 21.00
Vicariati di Chiavenna e Gordona: a
Verceia, sabato 24 marzo, alle 20.30
Vicariati di Olgiate e Uggiate: a Ronago,
sabato 24 marzo, alle 20.30.
Vicariati di Rebbio, Lipomo, Como e
Monteolimpino: chiesa S. Rocco a Como,
sabato 24 marzo, alle 20.45.
Vicariato di Sondrio: Cappella Istituto Pio
XII, sabato 24 marzo, alle 21.00.
Vicariati di Tirano e Grosio: San Martino
(Tirano), sabato 24 marzo, alle 20.45.
Vicariato di Cermenate: ritrovo dai Frati di
Cermenate, sabato 24 marzo, alle 20.45.
A Como, il prossimo venerdì 23 marzo,
alle ore 17.00, presso la Libreria Paoline
di viale Cesare Battisti 8, si svolgerà un
incontro di lettura e approfondimento con
lo scrittore Anselmo Palini sulla figura del
vescovo Oscar Romero.
Casa per campi-scuola
Ad Arnoga-Valdidentro-Val Viola,
dal 16 luglio, è disponibile, in regime
di autogestione, una casa per gruppi
oratoriali e per campi-scuola. Info: don
Vito Morcelli, telefono 338-7121383.
■ Familiari Clero
Mercoledì 21 marzo
a Como giornata di ritiro
L’Associazione “Familiari del Clero di
Como e di Sondrio” si prepara alla Pasqua
con un incontro che si terrà mercoledì
21 marzo a Como, presso il Seminario
vescovile. Il programma prevede: alle ore
9.30,accoglienza; alle ore 10.00, recita
delle Lodi e meditazione condotta da
monsignor Armando Bernasconi – segue
momento di silenzio con la possibilità di
confessarsi; alle ore 12.00, Santa Messa
concelebrata da don Armando e don Silverio;
alle ore 13.00, pranzo; alle ore 14.00,
Consiglio Diocesano dell’associazione; alle
ore 14.30, adorazione eucaristica; alle ore
15.30, congedo.
Si raccomanda di dare la propria adesione
all’iniziativa entro e non oltre domenica 18
marzo alle seguenti persone: Giovanna Della
Monica, telefono 031-240242; Geltrude
Morcelli, telefono 0342-635726.
Azione cattolica
10 Sabato, 17 marzo 2012
Azione cattolica
diocesana
in assemblea
Note tecniche
■ L’assemblea
■ L’appuntamento è per il 25 marzo al Lido di Menaggio
Famiglia, fra «Casa, Chiesa, Città»...
Domenica 25 marzo,
invito aperto a tutti
L’Assemblea Diocesana 2012
dell’Azione cattolica si terrà il giorno
domenica 25 marzo presso il Lido di
Menaggio, in via Roma.
Il tema è particolarmente indicato per
tutti, in quanto si rifletterà sulla famiglia,
quale risorsa per le nostre “Case”, per
la Chiesa e per la Società Civile. Una
famiglia in 3D, o meglio in 3C (Casa,
Chiesa, Città). Sono evidenti i riferimenti:
alla vita della Chiesa mondiale (prossimo
raduno mondiale delle famiglie a Milano);
alla vita della Chiesa italiana (documento
“educare alla vita buona del Vangelo”);
alla vita della Chiesa diocesana (piano
pastorale diocesano).
Siamo tutti invitati, perché figli,
genitori, coniugi, nonni, grandi e
piccoli, pensionati, lavoratori e per gli
studenti un momento particolarissimo
e importantissimo perché vivremo
anche il Convegno diocesano del Msac,
occasione per conoscere e approfondire
questa proposta rivolta in particolare
agli studenti delle superiori. I bambini
e i ragazzi avranno un loro spazio
animato, per permettere ai genitori di
partecipare alle varie fasi dell’assemblea.
Gli educatori Acr vivranno un momento
tutto speciale già dal sabato pomeriggio:
il loro quarto incontro del percorso di
formazione.
N
on è mai facile decidere il tema dell’Assemblea diocesana, perché vorremmo
che esprimesse sempre la profonda
sintonia della vita associativa con la vita della
Chiesa. Quest’anno ce n’è davvero voluta per
tenere insieme tanti riferimenti della vita ecclesiale, tutti preziosi per l’esperienza dell’Ac.
Innanzitutto, lo sguardo all’incontro mondiale delle famiglie che si svolgerà a Milano ci ha
indicato la famiglia quale prospettiva unificante: la famiglia viene infatti richiamata nel
sottotitolo non perché sia in secondo piano,
ma piuttosto come il denominatore posto sotto la linea di frazione.
Il tema dell’incontro (Famiglia: il lavoro e la
festa) ci ha suggerito anche una delle tre dimensioni – quella sociale - che abbiamo scelto per la riflessione. Il lavoro, mediante il quale l’uomo prosegue l’edificazione del mondo,
e la festa, che umanizza il tempo della vita e
lo sottrae all’alienazione, non riguardano in-
fatti solo la vita personale, ma hanno una
valenza eminentemente sociale, poiché
contribuiscono a plasmare la cultura e la
vita della città, cioè della comunità degli
uomini. Riecheggia qui anche il Convegno
che nel gennaio scorso, proprio a Milano,
l’Azione Cattolica nazionale ha dedicato
alle “Famiglie nella città” in preparazione
all’incontro mondiale di fine maggio.
Gli orientamenti pastorali per il decennio
2010 – 2020 “Educare alla vita buona del
Vangelo” hanno ravvivato in noi la consapevolezza che lo scopo dell’educazione è
“la formazione della persona per renderla capace di vivere in pienezza e di dare il
proprio contributo al bene comune” (Benedetto XVI) e che l’educazione integrale della persona deve stare alla base e venire prima di tutte le sue qualificazioni e
declinazioni specifiche. Emergono qui la
famiglia come soggetto insostituibile e la
casa come luogo privilegiato dell’educazione
secondo una visione relazionale dell’uomo.
La terza dimensione di riflessione, quella ecclesiale, fa riferimento alle scelte pastorali
della Diocesi e in particolare all’anno della
Parola. La famiglia si mostra qui come soggetto che ascolta, vive, testimonia e annuncia la Parola.
Dunque: Casa, Chiesa, Città. È forse un titolo un po’ inconsueto per noi, abituati a farci
guidare da un versetto della Scrittura. E poi,
non sembra fuori luogo quell’ammiccamento alle nuove tecnologie per la visione tridimensionale (3D)? Attenzione a non cascarci:
si tratta nientemeno – per usare le parole di
Luigi Alici - di guardare al “volume totale della
vita cristiana, che include la profondità della
vita interiore, la larghezza della partecipazione civile, l’altezza della santità”.
FRANCESCO MAZZA
presidente diocesano Ac
Note organizzative
Viaggio: sono previsti dei pullman che
partiranno dalla Valtellina e da Como, per
gli orari e i luoghi di partenza verranno
comunicati in base alle iscrizioni.
Pranzo: contributo di euro 20,00; per
chi prenota entro il 17 marzo: euro
16,00. Ci sarà anche la possibilità di
consumare la colazione al sacco in un
ambiente coperto e al caldo.
Per informazioni e iscrizioni: segreteria
diocesana di Ac, telefono: 031-265181;
e-mail: [email protected].
V
olendo approfondire
alcune tematiche
specifiche ed offrire stimoli
alle famiglie per giungere a scelte
e ad atteggiamenti concreti, il
pomeriggio offrirà la possibilità di
partecipare ad alcuni seminari di
studio. è prevista un’introduzione
da parte dei relatori della tavola
rotonda mattutina a cui seguirà
lo scambio di esperienze e
di proposte da parte di tutti i
partecipanti, che metteranno in
comune la propria esperienza, in
piccoli gruppi di dialogo.
I seminari avranno i seguenti temi:
FAMIGLIA
E PAROLA
Come riuscire ad attuare nelle
famiglie, coinvolgendo genitori e
figli, e perché no anche i nonni,
quanto il Vescovo ci invita a
fare nel piano pastorale? Cioè:
“Ricollocare Gesù Cristo, la sua
Parola e la sua Persona viva, al
centro della fede e della vita. E
rendere questa centralità, dove già
fosse chiaramente vissuta, ancora
più capace di produrre nuovi
✎ spunti di riflessione |
di Marco Arighi
I lavori assembleari del pomeriggio:
quattro temi per l’approfondimento
stili di testimonianza al Vangelo”
(da “Un nuovo tratto di strada
per una diocesi in cammino”).
Saremo capaci di creare in famiglia
“occasioni e percorsi, tradizioni e
sane abitudini che si rivelino utili
per una maggiore diffusione della
conoscenza delle Scritture”?
FAMIGLIA:
SCUOLA E PALESTRA
DI RELAZIONI
L’esperienza dell’Azione Cattolica è
ricchissima di autentiche relazioni
di fraternità intergenerazionali,
interparrocchiali, e tra laici e
sacerdoti. Come fare della famiglia
un luogo ove si viva con profondità
e verità la relazione tra coniugi,
tra genitori e figli? Come riuscire
a innestare questo stile nella vita
delle nostre comunità cristiane?
“Le relazioni tra le persone, anche
quelle profonde e significative
(amore, familiarità, amicizia…)
diventano sempre più superficiali
e fragili”. (…) Occorre testimoniare
“ quanto sia preziosa la presenza
nel mondo, di autentiche
comunità cristiane nelle quali si
vive una capacità di fraternità e
di amicizia sostenuta dal dono
dello Spirito santo di Gesù: “Vi do
un comandamento nuovo: che
vi amiate gli uni gli altri; come io
vi ho amato, così amatevi anche
voi gli uni gli altri. Da questo tutti
sapranno che siete miei discepoli,
se avrete amore gli uni per gli altri”
(Gv 13,34-35)”. (da “Un nuovo
tratto di strada per una diocesi in
cammino”).
FAMIGLIA
E FESTA
Assistiamo ad un progressivo
sbiadirsi del senso della festa, del
riposo. Da più parti si chiede di
non interrompere mai l’attività
lavorativa e questo sembra un
controsenso in un tempo di
crisi. Ma ciò che più preoccupa
è la conseguenza sulle famiglie,
che perdono la possibilità di
vivere insieme almeno il tempo
della festa. Il Vescovo, nel già
richiamato piano pastorale, ci
invita alla riflessione: “mi riferisco
alla celebrazione eucaristica, alla
quale sarà necessario porre nuova
attenzione per ridare vita agli stili
della festa cristiana e soprattutto
della domenica, affinché ritorni
ad essere veramente il giorno del
Signore”.
FAMIGLIA
E RETE SOLIDALE
Questo tempo di crisi mostra – una
volta di più – quanto la famiglia
svolga un ruolo fondamentale
per educare alla solidarietà e
per sostenere le difficoltà delle
persone. Ma deve essere stabile,
vivificata da generosità, altruismo.
E tuttavia la famiglia non è
aiutata dal legislatore ed anche
oggi c’è molta disattenzione nei
suoi confronti. Da più parti si
cerca addirittura di mettere in
discussione la definizione stessa di
famiglia.
Occorre promuovere la famiglia e
le reti di famiglie affinché queste
tornino ad essere la base affidabile
per sostenere la vita del Paese.
A partire dalle nostre piccole
comunità cristiane. E occorre
ridare centralità al suo ruolo
educativo.
Azione cattolica
S
abato 24 marzo gli educatori
Acr si troveranno a Plesio
per il quarto incontro di
formazione che concluderà il
Percorso 2011-2012. Iniziato
in ottobre il percorso formativo
è stato proposto a Como,
Morbegno e Bormio per facilitare
la partecipazione degli educatori
giovani e adulti nella nostra
‘lunga’ diocesi. Quest’ultimo
incontro verrà invece vissuto
insieme e sarà l’occasione
per condividere e verificare il
GAMBE
IN SPALLA: TI
ACCOMPAGNO
cammino fatto, riflettere sul tema
previsto e rafforzare l’amicizia.
Quest’anno la proposta Acr ha
come ambientazione la montagna:
“Punta in alto!” dice ai ragazzi
ma anche agli educatori che li
accompagnano nel cammino di
sequela del Signore Gesù. La salita,
la sosta, la meta e la discesa
sono le tappe vissute dai ragazzi
nelle tre dimensioni della liturgia,
catechesi e carità con riferimento
al Vangelo di Marco e scandite
nell’anno liturgico. Le stesse
Sabato, 17 marzo 2012
tappe sono state approfondite
durante il percorso per aiutare
gli educatori nella progettazione
degli incontri e per riflettere sulla
loro responsabilità educativa.
Questo quarto appuntamento farà
riferimento alla discesa, ossia al
tempo della testimonianza come
frutto dell’incontro con il Padre
rivelatoci da Gesù. Il tema sarà
perciò l’annuncio della Parola
e la testimonianza. Il ritrovo è
previsto alle 16.00 presso l’oratorio
di Plesio. Dopo un momento di
11
accoglienza e di gioco un testimone
racconterà la sua esperienza di
annuncio e trasmissione della
Parola. Seguirà una riflessione
condivisa, la cena e dei laboratori.
La serata si concluderà insieme alla
comunità di Plesio e di Breglia con
una preghiera itinerante in cui si
ricorderanno i missionari martiri. Il
giorno seguente il gruppo si unirà
alle altre persone che converranno
all’Assemblea diocesana e al raduno
del Movimento Studenti di Ac.
EQUIPE ACR
Azione Cattolica Italiana
Diocesi di Como
Assemblea Diocesana
domenica 25 marzo 2012
Lido di Menaggio
via Roma
■ Movimento Studenti di Ac
La Famiglia in tre...C!
programma:
09.00
09.30
Arrivi e accoglienza
Preghiera e saluto del Vescovo Monsignor Diego Coletti
i Giovanissimi del Convegno MSAC proseguiranno il loro incontro
a Croce per poi riunirsi all’Assemblea per la Celabrazione Eucaristica.
10.00
Tavola rotonda con:
Coniugi Mirco e Mariangela Frizzi, direttori dell’ufficio
diocesano per la pastorale famigliare
Dottoressa Bruna Dighera, psicologa e psicoterapeuta
Dottor Pietro Boffi, Centro Internazionale Studi Famiglia
Pranzo
Seminari di approfondimento con i relatori del mattino
suddivisi in quattro ambiti:
- Famiglia e Parola
- Famiglia: scuola e palestra di relazioni
- Famiglia e festa
- Famiglia e rete solidale
Celebrazione Eucaristica presieduta dal Vescovo
Monsignor Diego Coletti
13.00
14.30
Percorso formativo diocesano
per educatori ACR
Plesio
24 marzo 2012
16.30
Per i bambini e i ragazzi è prevista l’animazione, per tutto il giorno,
presso l’oratorio di Menaggio, con possibilità di pranzo al sacco.
Al momento dell’iscrizione specificare numero ed età.
Studenti con il Vangelo in una mano
e il giornale nell’altra
L
uogo di dialogo, ascolto e formazione, la scuola rappresenta uno degli
ambienti di vita tra i più importanti per la crescita degli adolescenti.
E’ in questo luogo che i giovanissimi vivono gran parte del loro tempo
e qui hanno occasione di confrontarsi con i coetanei, con i professori, di
assaporare il gusto dello studio, di fare esperienza di democrazia e molto
altro... Nella scuola inoltre, man mano che passa il tempo, gli studenti si
trasformano: cambiano aspetto, idee, progetti... In una parola crescono!
è in questo cammino di crescita che si inserisce il Movimento Studenti di
Azione Cattolica. Il Msac si propone come una sfida bella e possibile nella
quale i giovanissimi possono fare esperienza di una “missionarietà” concreta
e vissuta. L’esperienza del Movimento si rivolge a tutti quegli adolescenti
che, vivendo ordinariamente la formazione da cristiani, desiderano fare della
scuola un tempo prezioso per la propria formazione culturale e umana, e un
luogo privilegiato per una testimonianza coerente e coraggiosa.
Spinti dalla voglia di vincere questa sfida, nella nostra diocesi sono nati, da
circa un anno, tre circoli di giovani studenti “msacchini”. A Como, Sondrio
e Bormio gli studenti dei tre gruppi si ritrovano una volta al mese per
riflettere su temi e argomenti che spaziano dalla scuola, all’attualità, dalle
riforme alla cultura.
Per permettere l’incontro fra questi tre circoli nati in realtà molto diverse
e per creare uno spirito di coesione in vista di una maggiore strutturazione
del movimento, da ormai più di due mesi si sta preparando un grande
raduno diocesano che si svolgerà a Menaggio in concomitanza con
l’assemblea dell’Azione Cattolica. A rendere ancora più straordinario questo
evento sarà la presenza della segretaria nazionale del Msac (Elena Poser),
della segretaria regionale (Marta Cassarà) e del nostro Vescovo, monsignor
Diego Coletti, che verrà a farci visita.
L’appuntamento allora è per il 25 marzo a Menaggio! Segnato?!
Luca Romanò
Vice Presidente diocesano Giovani
Iscrizioni ed informazioni:
Azione Cattolica Como viale Cesare Battisti, 8 - 22100 Como
tel. e fax 031 26.51.81 [email protected]
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Gambe in spalla…
T ’ accompagno!
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M O V I M E N T O
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C a t t o l i c a
Temi che toccheremo:
•
La testimonianza
•
L ’ annuncio della
Parola
•
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La discesa dalla
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vetta
www.azionecattolicacomo.it
Per proseguire il percorso di formazione…
Sul sito diocesano troverai
ma anche per chi non era ancora riuscito a parteciparvi…
le informazioni per
Vi proponiamo un incontro diocesano per tutti gli educatori ACR
raggiungere l ’ Oratorio di
a Plesio (Vicariato di Menaggio).
Plesio e altre note tecniche!
SABATO 24 MARZO 2012
PROGRAMMA:
•
Ritrovo alle ore 16 presso l’oratorio di Plesio (vicino alla Chiesa)
•
Accoglienza e introduzione
•
Testimonianza
•
Cena in condivisione
un gruppo di ragazzi!
•
Laboratori
Per informazioni e
•
Preghiera itinerante nella memoria dei missionari martiri
Puoi partecipare anche se
in Parrocchia non segui
iscrizioni:
iscrizioni Sede
diocesana Azione
Cattolica 031 265181
[email protected]
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Poi Domenica parteciperemo tutti insieme all’Assemblea diocesana a
Menaggio e i Giovanissimi si incontreranno per il Convegno Msac (Movimento
Studenti di AC)!
Portare il pranzo al sacco per la domenica!
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MSAC
in progress
raduno 2012
Menaggio, 25 marzo
PROGRAMMA
9.00 ritrovo e preghiera
10.00 inizio attività
12.30 pranzo al sacco
14.00 attività del pomeriggio
16.30 S.Messa presieduta dal Vescovo
in concomitanza con l’assemblea diocesana di AC
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12 Sabato, 17 marzo 2012
Vita diocesana
Pellegrinaggio
■ A Lourdes
La diocesi insieme
a Unitalsi e Guanelliani
«Il Segretariato Pellegrinaggi Diocesano
– spiega il direttore don Giovanni Illia
– sta inviando a sacerdoti e parrocchie
le prime indicazioni sul pellegrinaggio
diocesano. I preti che intendono svolgere
il servizio di guide, o si offrono quali
capi gruppo sia a livello parrocchiale che
vicariale, sono invitati a due incontri: il
secondo sarà il 29 maggio alle ore 10.00
presso il Centro Pastorale card. Ferrari
di Como. La finalità di questi incontri è
condividere alcune riflessioni e studiare
insieme un percorso di preparazione». I
sacerdoti o i laici che danno la propria
disponibilità a svolgere il servizio di
guida e di capi gruppo possono indicare
la loro partecipazione al Segretariato
Pellegrinaggi Diocesano che è aperto i
mercoledì non festivi dalle ore 9.30
alle ore 12.00; telefono 031-3312232;
segretariatopellegrinaggidiocesano@
diocesidicomo.it; o chiamare don
Giovanni allo 031-986225 o 3493507156. Gli stessi riferimenti valgono
per tutte le informazioni.
Iscrizioni e informazioni anche presso
la propria parrocchia oppure presso le
sedi Unitalsi di Como, in via Rodari 1,
telefono 031/304430, 346/6345474.
Oppure di Sondrio, in via Mazzini 69/B,
telefono 0342/210284.
■ Unitalsi
Il 17 e il 18 marzo
la Giornata Nazionale
Sabato 17 e domenica 18 marzo, l’Unitalsi
celebra l’undicesima edizione della sua
Giornata Nazionale, proponendo - in oltre
300 piazze lombarde – una “piantina
d’ulivo”, simbolo di pace e fratellanza.
Il ricavato delle offerte sarà utilizzato
dall’Unitalsi per sostenere i numerosi
progetti di carità in cui l’associazione è
impegnata quotidianamente sull’intero
territorio regionale, al servizio delle fasce
più disagiate della popolazione, grazie al
costante e generoso impegno dei propri
volontari. «La Giornata Nazionale – dice
Vittore De Carli presidente regionale
Unitalsi – rappresenta un’occasione per
consolidare il legame tra il nostro impegno
associativo e le singole realtà territoriali.
L’Unitalsi Lombarda, nel 2011, ha ricordato
i suoi 90 anni di storia. è una realtà
che ha saputo integrare il carisma del
pellegrinaggio con la carità».
È
tutto pronto per l’inizio
del grande pellegrinaggio
che don Luigi Guanella,
Santo della Chiesa universale,
compirà nelle Case guanelliane
del Nord Italia e nel territorio
della diocesi di Como. Ancora una
volta il “nostro” prete montanaro,
“profeta e apostolo della carità”,
come lo ha definito Benedetto
XVI, va ad incontrare la sua gente,
i suoi poveri, per dare loro “Pane
e Signore” e ricordare a tutti che
“Dio è padre”. Le Congregazioni
guanelliane, in collaborazione
con la Diocesi di Como, hanno
stilato il calendario definitivo del
pellegrinaggio dell’urna di don
Luigi Guanella, straordinario
evento proposto con lo scopo
di favorire la conoscenza della
sua figura e del suo messaggio e
per promuovere una rinnovata
animazione vocazionale. Il
passaggio delle spoglie del Santo
sarà infatti accompagnato da
momenti di preghiera, animazione
spirituale, approfondimenti sulla
figura di don Luigi Guanella
e sul suo messaggio, rivolti in
particolare ai giovani. La prima
“uscita” dell’urna è già avvenuta
dal 14 al 22 gennaio presso la
Casa Don Guanella di Barza
✎ calendario |
di Silvia Fasana
Ha inizio la peregrinatio di san Guanella
d’Ispra, a conclusione del XIV
Capitolo Provinciale dei Servi
della Carità; il prossimo 17 marzo
partirà per la Casa guanelliana
di San Giuseppe di Gozzano, in
provincia e Diocesi di Novara.
Il pellegrinaggio terminerà
con un triduo nella Cattedrale
di Como e con una solenne
celebrazione di ringraziamento
il 21 ottobre, seguita dalla
processione dell’urna fino al
Santuario del Sacro Cuore. In
quel periodo sono in programma
in città una serie di iniziative a
tema, tra cui l’allestimento della
mostra itinerante «“È Dio che
fa”. San Luigi Guanella. Spirito e
carisma», realizzata in occasione
del “Meeting per l’Amicizia fra i
popoli” nel 2008 e la presentazione
dell’autobiografia “Le vie della
Provvidenza”, recentemente
edita da San Paolo. È di prossima
pubblicazione un sussidio per
la guida e l’animazione della
preghiera. Ecco il calendario del
pellegrinaggio dell’urna.
17 marzo – 24 marzo, Gozzano
(No), Casa San Giuseppe
24 marzo – 31 marzo, Castano
Primo (Mi), Casa San Giuseppe
31 marzo – 10 aprile, Caidate di
Sumirago (Va), Casa San Gaetano
10 aprile – 15 aprile, Canonica di
Cuveglio (Va), Casa Santa Maria
Annunciata
15 aprile – 22 aprile, Olgiate
Comasco (Co), parrocchia Santi
Ippolito e Cassiano
22 aprile – 29 aprile, Pianello del
Lario (Co), parrocchia San Martino
29 aprile – 6 maggio, Nuova
Olonio di Dubino (So), parrocchia
San Salvatore
6 maggio – 13 maggio, Ardenno
(So), Casa San Lorenzo
13 maggio – 20 maggio, Mandello
(Lc), parrocchia Sacro Cuore
20 maggio – 27 maggio, Tirano
(So), Santuario Madonna di Tirano
27 maggio – 3 giugno, Berbenno
(So), Casa San Benigno
3 giugno – 6 giugno, Barzio (Lc),
Parrocchia San Alessandro
6 giugno – 9 giugno, Seveso (Mi)
Parrocchia Santi Gervaso e Protaso
9 giugno – 16 giugno, Cassago
Brianza (Lc), Casa San Antonio
16 giugno – 18 giugno, Roveredo
(CH), Casa Immacolata
18 giugno – 23 giugno, Belgioioso
(Pv), Casa San Giuseppe
23 giugno – 27 giugno, Livraga
(Lo), Casa San Teresa
27 giugno – 1 luglio, Verdello (Bg),
parrocchia Santi Pietro e Paolo
Apostoli
1 luglio – 8 luglio, Chiavenna (So),
parrocchia San Lorenzo
8 luglio – 15 luglio, Gallivaggio
(So), Santuario
15 luglio – 22 luglio,
Campodolcino e Fraciscio (So),
22 luglio – 31 agosto, Como,
Santuario Sacro Cuore
1 settembre – 8 settembre, Gatteo
(Fc), Istituto don Ghinelli
8 settembre – 15 settembre,
Saronno (Mi), parrocchia Santi
Pietro e Paolo
15 settembre – 18 settembre,
Milano, Casa e parrocchia San
Gaetano
18 settembre – 22 settembre,
Milano, Casa Luigi Guanella
22 settembre – 30 settembre,
Padova, parrocchia Santo Stefano
Re d’Ungheria
30 settembre – 6 ottobre,
Cordignano (Tv), Casa San Pio X
6 ottobre – 9 ottobre, Fratta
Polesine (Ro), Casa Sacra Famiglia
9 ottobre – 13 ottobre, Trecenta
(Ro), Casa Sant’Antonio
13 ottobre – 18 ottobre, Lora
(Co), Casa Santa Maria della
Provvidenza
19 ottobre – 21 ottobre, Como,
Cattedrale
Sottolineano don Remigio
Oprandi e suor Anna Studioso,
superiori delle due Congregazioni
Guanelliane: «Il passaggio di un
Santo per le nostre strade non è un
fatto che riguarda solo la famiglia
guanelliana, ma uno speciale
dono per tutti, per tutta la Chiesa.
Questo valore è stato ben colto con
grande sensibilità e disponibilità
dalla Diocesi natale del Fondatore;
per questo vorremmo ringraziare
il Vescovo Diego Coletti e i suoi
Vicari per la loro disponibilità e
tutti coloro che hanno accolto con
entusiasmo questa iniziativa e a
vario titolo collaboreranno per la
sua realizzazione».
Seminario
Sabato, 17 marzo 2012
✎ Buona lettura
Torna
“Preti”,
la rivista
non solo...
per i preti
S
Riprende la pubblicazione
rinnovata nella redazione e nella
vesta grafica. Per raccontare la vita
del seminario, ma non solo...
12G0164_Rivista_Preti_Sem_Como_N1 28/02/12 11.56 Pagina 1
Rivista trimestrale del
Seminario Vescovile di Como
L’audacia
della prudenza
Salomone,
il sogno e la chiave
Alla corte
di Salomone
Come vedendo
L’invisibile
CENTRO DIOCESIANO VOCAZIONI
D
opo una pausa, riprende la
sua pubblicazione la rivista
Preti, rinnovata nella sua
redazione e nella sua veste
editoriale. Riprende in una forma
agile e accattivante.
Ma il nome della rivista non deve
trarre in inganno: Preti non è solo
per…i preti!
Ecco il motivo per il quale – come
Rettore del Seminario – mi sento di
consigliarne la lettura anche a tutti i
cristiani della nostra Chiesa di Como.
La rivista parla della vita del
Seminario, delle iniziative e delle
proposte che vi si svolgono, della
formazione dei futuri presbiteri: nella
lettura di queste pagine, la Diocesi
impara a conoscere la vita di coloro
che un giorno, a Dio piacendo,
riceverà come pastori delle nostre
comunità. Si crea un invisibile
legame, invisibile ma forte perché,
anche attraverso questo strumento
di conoscenza, può aprirsi un varco
di preghiera a favore di seminaristi e
formatori. Preti può legare seminario
e Diocesi in una vera comunione
spirituale.
Inoltre, la conoscenza della vita
del Seminario può tenere viva la
domanda vocazionale. Il Seminario
c’è ed è aperto! La rivista può essere
un richiamo offerto a qualche
famiglia perché, nella libertà di
ciascuno, possa anche considerare
la vocazione al presbiterato come
possibile e accompagnare coloro che
ne mostrassero il desiderio.
Infine, la rivista presenta seri articoli
di approfondimento culturale e
spirituale. Sappiamo come una
buona lettura possa nutrire la fede e il
cuore. Vale la pena di approfittarne.
Ecco qualche motivo per invitare ad
essere tra i nostri lettori assidui anche
voi!
don SANDRO VANOLI
rettore del seminario vescovile
13
Ansie di inizio secolo
Intervista a
don Giuseppe Romanò,
nuovo padre spirituale
Gesù era cosciente
di essere il Figlio
di Dio?
ANNO XXI-NUMERO 1 - Gennaio-Febbraio-Marzo 2012
Poste Italiane SPA - Sped. in abbonamento postale - 70% - DCB Como
1|12
€ 3,00
1
tringiamo nuovamente tra le mani
la rivista “Preti”, edita dal nostro
Seminario e giunta ormai al XXI°
anno di attività. Un piacevole ritorno,
corredato da una sontuosa veste grafica e
da contenuti di eccellenza, come si addice
a quello che, oltre ad essere il “cuore”,
rappresenta anche uno dei laboratori
culturali più importanti della nostra
Diocesi: appunto il Seminario diocesano.
La rivista nasce come strumento di
informazione e di sensibilizzazione, per
far conoscere e amare il luogo nel quale,
formando e preparando i nuovi preti, si
progetta e si investe una buona parte del
futuro della nostra Chiesa. Il Seminario è
al centro della sollecitudine pastorale del
Vescovo, e non può non esserlo altrettanto
nella considerazione dei parroci, dei
fedeli, delle comunità, delle famiglie. Il
calo delle vocazioni sacerdotali – anche
da noi vistoso, benché non drammatico
come in altre parti dell’Italia e dell’Europa
– non deve preludere alla perfettamente
inutile litania delle lamentazioni. Molto
meglio rimboccarsi le maniche, tutti
insieme, alacremente e con fiducia. Dare
spazio alla conoscenza e al sostegno del
Seminario, anche attraverso la rivista
che ce lo racconta, vale più di tante sterili
geremiadi che lasciano il tempo che
trovano.
Volentieri, quindi, diamo voce a questa
importante ripresa editoriale. Averla
posta – da parte dei redattori – sotto
l’egida delle quattro virtù cardinali (si
comincia, in questo numero, con la
Prudenza), dà l’idea del taglio “alto”,
anche in senso umanistico, del lavoro
che il Seminario intende portare avanti.
Senza dimenticare, ovviamente, la fede
e le altre virtù teologali, che sono la base
della formazione seminaristica, e a cui fa
appello in termini accorati l’intervento
del Rettore don Sandro Vanoli. Le pagine
di cronaca ci informano sulla vita del
seminario, la sua attenzione alle missioni
diocesane fidei donum, alla pastorale
diocesana (incontro con il vicario
episcopale per la pastorale) e agli eventi
della nostra Chiesa (canonizzazione di san
Luigi Guanella). Un riguardo particolare
è riservato alla pastorale vocazionale,
che ha nel Seminario il proprio centro
operativo ed è indispensabile far conoscere
(in particolare il nuovo progetto di
Seminario minore Il sicomoro). Don
Saverio Xeres, insegnante di Storia
ecclesiastica, ci fa fare un tuffo nella storia
passata del Seminario, importante per
non dimenticare la grande tradizione
di cui siamo eredi. L’inserto musicale,
a cura del maestro Lorenzo Pestuggia,
e una carrellata sugli educatori di oggi
(don Giuseppe Romanò, nuovo padre
spirituale) e di ieri (mons. Gaetano Gatti,
recentemente scomparso) e delle loro
fatiche teologiche (la tesi dottorale di
don Ivan Salvadori) completano il ricco
palinsesto.
Allo staff redazionale e ai responsabili
don Michele Gianola e don Ivan Salvadori
tutto il nostro augurio e incoraggiamento.
DON ANGELO RIVA
Oltre il seminario. Alla pubblicazione collabora anche il Centro Diocesano Vocazioni
Si riparte cum…grano salis!
D
opo un periodo di pausa dovuta a
motivi di forza maggiore, per la quale la redazione si sente in dovere di
esprimere sincere scuse, il nostro periodico è finalmente tornato come eco preziosa di quanto riguarda il nostro seminario
diocesano.
Tante sono le novità che fanno capolino:
anzitutto è bene annotare il fatto che la rivista si propone di mantenere uno sguardo
ad ampio raggio su tutta la Diocesi, al fine
di sottolineare un senso di comunione e di
condivisione sempre maggiore. In tale prospettiva, la redazione ha deciso di avvalersi,
per la prima volta, della collaborazione di
un gruppo di generosi volontari laici, i quali
danno ad ogni uscita un taglio fresco e innovativo. Più lampante è l’attenzione all’aspetto propriamente vocazionale: il numero già in uscita rivela una chiara collaborazione con il Centro Diocesano Vocazioni e
l’associazione Sicomoro, cosicché la rivista
costituisce un utile strumento di sensibilizzazione circa le iniziative riguardanti il
Seminario Minore e i giovani in cammino.
Cosa vi attende nel numero in uscita?
Accordandoci col tema scelto dal Vescovo
per quest’ anno pastorale, anche “Preti” si
dedica alla Parola di Dio, accostando alcuni personaggi biblici alle quattro virtù cardinali (Prudenza, Giustizia, Fortezza, Temperanza). Ora, il fatto che queste siano virtù
prettamente umane consente al percorso
di integrare l’aspetto più chiaramente spirituale ad una lettura antropologica, secondo un profilo letterario e artistico.
Il primo numero si concentra sulla virtù
della Prudenza, ovvero sulla capacità di
discernere il bene dal male, di conoscere
la volontà di Dio e i mezzi per attuarla. Data la stretta connessione con la Sapienza,
la virtù della Prudenza si intreccia con la
figura biblica di Salomone.
Come resistere alla voglia di accedere alla
corte del sapiente monarca? Ed ancora…
Come si possono ignorare le ultime imprese dei nostri baldi seminaristi? Come rimanere al passo coi tempi senza accostare gli
affreschi storici di don Saverio?
Certo non possiamo dirvi tutto, ma possiamo rivelarvi che rimarrete piacevolmente sorpresi dall’eleganza della nuova veste
grafica, dalla finezza degli approfondimenti, dalle preziose immagini artistiche che
valgono quanto una visita al Louvre.
Una cosa ancora.
La pausa ci ha resi particolarmente ambiziosi: aumenteremo il numero delle stampe nel chiaro desiderio di raggiungere il
maggior numero di lettori nelle parrocchie. In questo senso poniamo tre euro
come prezzo di copertina, invitando così
a sensibilizzarne il sostegno e la promozione. Sempre per il vostro Seminario.
DAVID DEL CURTO e STEFANO ZAMPIERI
Visita pastorale
14 Sabato, 17 marzo 2012
GIOVANI
■ Incontro vicariale
Mercoledì 7 marzo
La visita parte
da Caravate
I
l 7 marzo ha avuto inizio
la Visita Pastorale al
vicariato di Cittiglio con
l’incontro del Vescovo
con la parrocchia di
Caravate, anche se non
è stato possibile seguire
“alla lettera” il programma
inizialmente stabilito. La
celebrazione del funerale
di don Sergio Croci a
Canonica la mattina
avevano fatto saltare
gli incontri previsti con
gli amministratori e le
associazioni caravatesi,
il concretizzarsi, poi, nel
pomeriggio delle notizie
di cronaca provenienti da
Como hanno obbligato
il Vescovo ad annullare
l’incontro serale con
gli operatori liturgici
del Vicariato, i quali
riuniti all’oratorio di
Caravate hanno appreso
Giovedì 8 marzo a Cittiglio
E
direttamente dal Vescovo
ciò che era capitato e
condiviso con lui i primi
momenti della vicenda.
Anche in questo frangente,
però, mons. Coletti è
stato per tutti maestro
lasciando trasparire,
pur nell’amarezza del
momento, l’attaccamento
e l’affetto filiale sia verso
i propri sacerdoti che
verso i fedeli della Chiesa
di Como per i quali ha
chiesto una particolare
preghiera; preghiera
subito recitata ed estesa
naturalmente anche al
Vescovo stesso che – in
maniera particolare –
aveva necessità in quel
momento e nelle ore a
venire, di un sostegno
spirituale quanto mai
robusto.
La cronaca della vista a
Caravate riporta, in ogni
caso l’incontro con la
comunità cristiana nella
S. Messa celebrata nella
chiesa parrocchiale dei
SS Giovani Battista e
Maurizio alle ore 18.00.
La chiesa – nonostante
il giorno feriale - era
piena di fedeli, tra cui era
significativa la presenza
di bambini e giovani.
Sull’altare col Vescovo
anche il parroco don
Paolo Bettonagli e alcuni
dei Padri Passionisti del
convento di S. Maria del
Sasso. Prima di iniziare la
celebrazione Eucaristica il
Vescovo ha benedetto con
una particolare preghiera
il monumentale organo
della chiesa parrocchiale,
opera datata 1849 e
realizzata dagli organari
“Franzetti e figli”, di
Intra, strumento appena
riportato agli antichi
splendori a seguito di un
importante e radicale
intervento di restauro.
Il Coro S. Giovanni
Battista di Caravate sostenuto dalle musiche
dell’organo restaurato
- ha animato la sacra
celebrazione.
A.C.
rano una cinquantina i giovani del vicariato
che la sera di giovedì 8 marzo si sono ritrovati
all’oratorio di Cittiglio per incontrarsi col
Vescovo e per ascoltare le sue parole. “Come
incontrare Gesù oggi?” è stata la domanda rivolta
dai giovani che avevano preparato la serata
durante degli incontri appositamente organizzati
nelle settimane prima della visita pastorale. Presa
la “palla la balzo” il Vescovo ha costruito la sua
risposta interagendo con i giovani e coinvolgendoli
in un discorso – quasi un “botta e risposta” tra
loro e lui. Poco alla volta – facendo uso di esempi
e confronti – il quadro è stato chiaro e la risposta
svelata. Al termine della serata si è capito che non
c’è una formula magica per conoscere Gesù, ma
come succede per le normali amicizie occorrono una
serie di concomitanze: conoscersi; parlarsi; chiedere
informazioni; saper aspettare e capire ciò che lui
compie in noi. Per tutti è stata una bella esperienza
di catechesi che – nonostante il lungo dibattito - è
passata via d’un fiato, grazie anche alla capacità di
mons. Coletti di saper parlare di Gesù in maniera
affascinante e coinvolgente e con un linguaggio
sempre adatto ai propri interlocutori.
Al convento dei Passionisti
L
a domenica 11 marzo si è
aperta per Mons. Vescovo
con la celebrazione della
S. Messa alle ore 9.30 nel
santuario di S. Maria del Sasso
a Caravate, presso il convento
dei Padri Passionisti. La chiesa
era gremita di fedeli: c’era
gente di Caravate e dei paesi
vicini, mentre l’animazione
de l l a c e l e b ra z io ne e ra
affidata al gruppo di giovani
della due Giorni-Ado che
avevano partecipato nella
notte alla veglia di preghiera
e all’adorazione Eucaristica
notturna che i Passionisti
organizzano mensilmente.
A Concelebrare con Mons.
Coletti: don Paolo Bettonagli
parroco di Caravate e i padri
della famiglia Passionista di
Caravate, guidati dal superiore
P. Marcello Finazzi.
Gemonio. La visita ad una comunità cara al giovane Diego
Un tuffo nei ricordi
E’
arrivato a Gemonio con ricordi lontani, mons.
Coletti. Ringraziando il sindaco Fabio Felli dopo
il suo saluto ufficiale, la mattina di sabato 10
marzo, ha subito chiarito che per lui si trattava
di un ritorno, avendo soggiornato in paese a più riprese
a cavallo tra gli anni ‘50 e ‘60. Ha così subito creato quel
clima colloquiale che gli è congeniale, giusto per avviare la
visita pastorale con i bambini, che con i catechisti (e molti
genitori) riempivano la chiesa parrocchiale.
Dopo un momento di preghiera ha risposto alle
loro domande, facendosi così conoscere meglio ed
evidenziando che, fin dalla sua fanciullezza, è l’amore
di Gesù che lo guida e lo sostiene, soprattutto ora, nelle
giornate impegnative della sua vita di vescovo.
La mattinata si è conclusa a San Pietro, dove mons. Coletti
ha confidato di sentirsi un po’ emozionato perché proprio
lì davanti alla chiesa andava a giocare nei suoi giorni
gemoniesi di cinquant’anni fa. All’interno, un momento
di raccoglimento, di ammirazione e poi la ripresa del
colloquio informale con i presenti, passando in rassegna le
figure affrescate con i loro simboli iconografici.
Un appuntamento centrale, nella visita pastorale, è
stato quello del pomeriggio con la comunità nel salone
dell’oratorio. Comunità che il vescovo Diego ama definire
“apostolica” perché formata da persone che, come gli
apostoli, si sentono “mandate” a portare l’annuncio del
vangelo, spendendo i talenti di cui ciascuno è dotato
dal buon Dio. Non perché “più bravi” o per agguantare
un pezzetto di potere da non mollare più, ma perché
servi inutili, che cioè compiono il proprio dovere
semplicemente per testimoniare l’amore di Dio. Scopo
del cristianesimo è appunto far conoscere l’amore di
Dio, crescendo nella capacità di vivere fraternamente
ogni relazione. Ma per coltivare questa tensione occorre
assumere il più possibile l’atteggiamento di Gesù, per
questo il consiglio finale del Vescovo è stato l’invito a
leggere e rileggere in continuazione il Vangelo.
In seguito mons. Coletti ha incontrato un gruppo di
anziani. A loro ha portato l’esempio del novantasettenne
parroco di Marzio, modello nella capacità di invecchiare
bene facendo risaltare il bene prezioso dell’esperienza
del cuore. Non ha tralasciato di accostare la vecchiaia
all’approssimarsi della morte, che può far paura, ma che
sappiamo bene non essere altro che la caduta di quel
muro che in questa vita ci impedisce la visione di Dio.
A tutti ha augurato la possibilità di vivere questa fase della
vita secondo una definizione del poeta Holderlin, come
“una sera santa e chiara”.
Alla fine, la celebrazione della messa. Ai fedeli che
gremivano la chiesa mons. Coletti ha confermato il suo
ruolo e le sue doti di pastore con la capacità di entrare
in sintonia con l’assemblea e di diffondere il messaggio
fondamentale dell’amore di Dio e per Dio. Infine, ancora
tra la gente che non si stancava di fare la fila per salutarlo,
per dirgli un grazie personale e un arrivederci il più presto
possibile.
E.F.
Visita pastorale
Sabato, 17 marzo 2012
15
Un aiuto
per continuare
a camminare
Domenica 11 marzo l’incontro con le comunità
di Cittiglio e Vararo. Nel pomeriggio l’incontro
in oratorio con bambini, ragazzi e famiglie
G
iornata piena quella
passata dal Vescovo a
Cittiglio domenica 11
marzo, una giornata
vissuta con intensità dai cristiani
della comunità che hanno
condiviso col pastore momenti
significativi che rimarranno nel
ricordo di tanti cittigliesi sia per
gli insegnamenti ricevuti, sia per
la simpatia e l’affabilità con cui
mons. Coletti si è relazionato
con la gente. Appuntamento
principale della giornata era la
celebrazione della S. Messa nella
chiesa parrocchiale alle ore 11.00.
La funzione è stata preceduta
dall’incontro col sindaco del
paese che ha accolto il Vescovo sul
sagrato con un discorso di saluto
col quale ha presentato al presule
l’attuale aspetto della società
cittigliese: un discorso breve, ma riassuntivo delle principali problematiche che
interessano oggi la comunità. La celebrazione Eucaristica – concelebrata con
don Giuseppe, don Francesco e don Rodolfo, in una chiesa piena di fedeli - si è
protratta ben oltre l’orario previsto, ma nessuno si è accorto dello “sforamento”,
tutti rapiti e affascinati dalle parole del Vescovo che ha commentato le letture
del Giorno e il Vangelo con parole che hanno colpito parimenti i bambini e gli
adulti. “Soprattutto – ha ricordato Coletti – anche nei momenti difficili e nelle
prove mai mi viene a mancare la fiducia in Gesù Salvatore, unica persona che
può dare la forza per guardare oltre il male e le difficoltà della vita”. Terminata
la S. Messa e dopo le fotografie di rito coi ministranti, il coro e alcune famiglie,
subito tutti in macchina e via per un breve incontro del Vescovo anche con la
comunità di Vararo, la frazione di Cittiglio posta in una bella conca prativa sulla
montagna a circa 6 km dal paese. Qui ci si è fermati per il pranzo (una bella
polentata), seguito nel primo pomeriggio dalla visita alla chiesa di san Bernardo
per la recita lì di una preghiera con la popolazione. Nelle parole del Vescovo
l’ammirazione per la bellezza dei luoghi visti (e la promessa di ritornarci con
più calma in una altro momento, per
rilassarsi un po’) e la raccomandazione
di conservare con attenzione e amore
la natura che ci circonda, anch’essa
segno visibile dell’amore di Dio. Dopo
la benedizione la comunità di Vararo ha
donato al Vescovo un piatto riproducente,
in un’incisione di Marco Costantini,
la chiesa parrocchiale del borgo. Nel
pomeriggio nuovo appuntamento per la
comunità in oratorio dove era programmato
l’incontro del Vescovo con bambini,
ragazzi e famiglie. Un appuntamento che
si è rilevato sorprendente e che ha di certo
e positivamente stupito i presenti per
via della grande capacità dimostrata dal
IL VESCOVO A VARARO
Vescovo di adattarsi alle varie situazioni
e di essere capace di interpretare
ogni situazione riuscendo a mettere
sempre a proprio agio ogni persona.
Era programmato ed è stato eseguito un
balletto sullo sfondo di una canto del GEN
Verde e due canti – “Goccia dopo goccia” e
“Magnificat” - proposti e ben eseguiti dai
bambini delle elementari; quello che non
era previsto, invece era che il Vescovo, una
volta indossata la maglietta dell’oratorio
di Cittiglio (firmata sulla schiena da tutti
i bambini), si cimentasse lui stesso in
un canto mimato e facesse da guida ai
piccoli, trascinandoli in un divertente fuori
programma, che ha strappato gli applausi
divertiti dei presenti.
Oltre al divertimento ci sono stati anche
momenti significativi – seppur fugaci – di
incontro con tanti fedeli che si avvicinavano
a lui per un saluto, una benedizione, una
raccomandazione o per confidargli e
condividere con lui dolori e tristezze della
vita. Per tutti mons. Coletti ha avuto spazio
di accoglienza e parole di ringraziamento e
conforto. Ben presto, poi, è arrivata anche
l’ora dei saluti e … con il ricordo di tanti
bei momenti condivisi ci rimarrà nelle
mani – a ricordo di questa Visita Pastorale
- l’immaginetta di Gesù crocifisso con la
preghiera, tanto cara al Vescovo, che –
recitandola - ci potrà aiutare a camminare,
giorno per giorno, nella Chiesa verso il
Signore Gesù. (a.c.)
Visita ai malati. L’incontro con il personale dell’ospedale di Cittiglio
Brenta
A
■ Visita rinviata
lle ore 15.00 di giovedì 8 marzo
mons. Coletti è arrivato all’ospedale
di Cittiglio per la celebrazione
della S. Messa nella cappellina
interna del nosocomio e per un incontro
con il personale dell’ospedale. La presenza
del Vescovo in questa struttura – così
significativa ed importante per Cittiglio e
la Valcuvia - rientra tra le tappe previste
dal programma della visita pastorale al
vicariato di Cittiglio e segue l’incontro che
il Vescovo ha già avuto con il personale e
con i malati di questo Ospedale lo scorso
11 febbraio in occasione della celebrazione
della Giornata mondiale del malato. Come
allora ad accogliere e accompagnare il
Vescovo nella visita c’erano i due vicari
foranei della Valcuvia: don Giuseppe
Cola di Cittiglio e don Gianluigi Bollini di
Canonica, affiancati - a loro volta – da don
Francesco Franzini, da don Rodolfo Olgiati,
da don Paolo Bettonagli, dal diacono
Leondino Cipolletti e da mons. Flavio
Feroldi che ha accompagnato il Vescovo a
Cittiglio. Per conto dell’azienda ospedaliera
era appositamente venuto da Varese il
direttore Walter Bergamaschi, mentre
l’ospedale cittigliese era rappresentato
dalla referente della direzione medica
dott.ssa. Adelina Salzillo. La piccola chiesa
al primo piano, dedicata alla Vergine –
completamente rinnovata per l’occasione
a cura della parrocchia di Cittiglio – era
gremita di fedeli tra cui spiccava soprattutto
il personale ospedaliero e i volontari delle
associazioni assistenziali che operano tra
i ricoverati. Nel corso della celebrazione
mons. Coletti ha avuto modo di elogiare chi
lavora per alleviare il dolore altrui e ogni
giorno cura il corpo malato di tanti fratelli,
ma subito dopo, ha anche additato Gesù –
medico dello spirito - come unica persona
Al 19 maggio 2012
l calendario stilato per la
ICittiglio
vista pastorale al vicariato di
prevedeva l’incontro
Un dipinto
per il Vescovo
capace di alleviare anche i dolori interiori
dell’uomo e liberarlo dal peso del peccato.
Traendo, poi, spunto dal Vangelo del giorno
che presentava la parabola del ricco Epulone
il Vescovo ha evidenziato come Gesù nel
racconto evangelico non critica le differenze
tra le persone, ma condanna chi – come il
ricco Epulone che non si accorge di Lazzaro
fuori della porta – è indifferente alla povertà
e al bisogno altrui. Mons. Coletti ha, quindi,
esortato tutti a non rassegnarsi alle differenze
ingiuste che sono una contraddizione
della nostra società (sani – malati; ricchi –
poveri; istruiti – non istruiti; ecc.), ma anzi,
ha raccomandato a tutti di impegnarsi
per combattere le ingiustizie. Sempre con
riferimento alla parabola il Vescovo ha anche
messo in guardia dalla superstizione e dalla
creduloneria, ed ha additato il Vangelo e la
Parola di Dio come unico rimedio sicuro per
uscire dai problemi che incontriamo sulla
nostra strada. Terminata la celebrazione – e
senza dimenticare un pensiero augurale a
tutte le donne presenti, in occasione della loro
festa – ha incontrato il personale sanitario e
amministrativo dell’ospedale col quale si è
intrattenuto per quasi un’ora in un colloquio
intenso ed amichevole che ha portato ad
uno scambio di opinioni sulla professione
sanitaria. Al termine dell’incontro il dott.
Isidoro Cioffi ha omaggiato il Vescovo di un
simpatico dipinto (olio su tela) prodotto dai
pazienti nel laboratorio di pittura che da
alcuni anni è attivo nel reparto Psichiatria
dell’ospedale cittigliese.
A.C.
del Vescovo con la comunità
di Brenta. I fatti di cronaca
che si sono verificati nella
settimana hanno, però, costretto
mons. Coletti a modificare il
programma, annullando tutti gli
appuntamenti programmati per
lo scroso venerdì 9 marzo nella
comunità di Brenta. La visita
alla comunità è stata rimandata
a sabato 19 maggio. Solo allora
la Visita Pastorale al Vicariato
di Cittiglio potrà dirsi conclusa.
Al momento, consapevoli
dell’ora difficile che sta vivendo
il Vescovo e tutta la chiesa
di Como, i cristiani di questo
vicariato si uniscono ai fedeli
di tutta la diocesi per rivolgere
a Dio una particolare preghiera
per il Pastore e per tutti i
sacerdoti della Diocesi, perché
siano sempre più uniti attorno
a Cristo buon pastore e, insieme
al popolo di Dio loro affidato,
sappiano affrontare le fatiche e
le sofferenze di questo momento
certi della misericordia del
Signore che sempre accompagna
chi confida in Lui.
Como Cronaca
16 Sabato, 17 marzo 2012
● Partita la campagna
di sensibilizzazione in
vista della Settimana.
● La riduzione degli
imballaggi il tema
dell’edizione 2012.
● Coinvolte associazioni
e enti del territorio
per lanciare iniziative.
Porta la sporta 2012
È
già partita la campagna che
a enti e istituzioni nazionali e locali,
le persone sulle conseguenze che gli
porterà all’appuntamento
siti/blog, e, ovviamente, a tutta la
attuali stili di vita hanno sullo stato
con la terza edizione della
cittadinanza.
di salute del pianeta rappresenta un
settimana nazionale “Porta
«Partendo dalla considerazione
punto di partenza indispensabile per
la sporta 2012” cui aderisce anche la
che la borsa riutilizzabile non è
indurle ad adottare comportamenti
Provincia di Como, Settore Ecologia
ancora entrata nel quotidiano
più sostenibili di riduzione
e Ambiente. L’appuntamento, che
degli italiani – spiega l’assessore
dell’impronta ecologica. Se insieme
avrà luogo dal 12 al 22 aprile, è
all’Ecologia della Provincia di Como
all’informazione vengono messe a
promosso dall’Associazione dei
Paolo Mascetti – “Porta la Sporta”
portata di mano soluzioni alternative
Comuni Virtuosi, dal WWF, da Italia
ci invita a promuovere la riduzione
facilmente adottabili, oltre a creare
Nostra, dal Touring Club Italiano e
di tutti gli imballaggi e degli articoli
consapevolezza ambientale si potrà
da Adiconsum, con il Patrocinio del
usa e getta. Il problema infatti non
misurare se e in quale percentuale
Ministero dell’Ambiente. Scopo di
riguarda solo i sacchetti, ci sono tanti
le buone pratiche vengono adottate
questo evento annuale è portare ad
altri imballaggi e articoli monouso
dalla popolazione».
un pubblico sempre più vasto i temi e
che è possibile eliminare attraverso
Tutti i dettagli sull’iniziativa e su
il progetto di “Porta la Sporta” che dal
soluzioni semplici e alla portata di
come partecipare, oltre a materiali
marzo del 2009 si è assunto il compito
tutti. Informare e rendere consapevoli
utilizzabili per la promozione della
di far crescere nell’opinione
comunicazione, sono
pubblica una maggiore
disponibili sull’homepage
consapevolezza ambientale.
del sito di “Porta la Sporta”
In questi giorni l’assessorato
www.portalasporta.it.
all’Ecologia della Provincia
Le azioni di partecipazione
di Como sta contattando i
potranno comprendere
sindaci del territorio invitando
sia la promozione della
le Amministrazioni locali
borsa riutilizzabile così
a farsi portavoce del senso
come azioni di riduzione
dell’iniziativa, magari anche
di imballaggi e articoli usa
rendendosi promotrici di
e getta, ma anche azioni di
azioni specifiche. Quest’anno
comunicazione ambientale
COMINCIAMO A USARE
la settimana porrà l’accento
verso la cittadinanza,
sulla necessità di ridurre
le scuole e altri soggetti
Per dire NO allo spreco dell’usa e getta
gli imballaggi superflui
economici del territorio.
o comunque evitabili,
L’evento potrà inoltre
attraverso nuove soluzioni
rappresentare per i diversi
Per dire Sì al consumo consapevole
di packaging o attraverso il
Comuni l’occasione per
e all’uso efficiente delle risorse
riuso dei contenitori. A scelta,
raccontare azioni di
i partecipanti alla settimana
riduzione dell’impronta
potranno promuovere nella
ecologica in corso o in fase
loro comunità azioni tese
di programmazione.
Riusa i contenitori
a eliminare o sostituire il
In vista della settimana
Porta sempre con te
monouso con soluzioni
verrà anche allestita una
Compra sfuso
borse riutilizzabili!
o
riutilizzabili o prodotti adatti
vetrina espositiva dedicata
con poco imballo
all’uso multiplo. L’invito a
al tema a cura dello IAT
Usa spazzolini e
partecipare è rivolto a ogni
(Informazioni e Assistenza
rasoi con testine
tipologia di azienda e impresa,
Turistica) in Piazza Cavour
intercambiabili
al settore del retail (alimentare
a Como.
Con il patrocinio di:
Evento promosso da:
e non), ad associazioni e
pagina a cura
organizzazioni no profit, a
di MARCO GATTI
istituti scolastici di ogni grado,
SETTIMANA NAZIONALE
PORTA LA SPORTA
2012
14 - 22
APRILE
RI
RI
Perchè ogni azione conta!
ADICONSUM
Associazione Difesa
Consumatori e Ambiente
promossa dalla CISL
www.portalasporta.it
Provincia: un anno denso di attività
L
a settimana di “Porta
la sporta” si colloca,
per il Settore Ecologia
e Ambiente della Provincia di Como, nell’arco di
un anno che ha visto la promozione di svariate iniziative a sostegno della riduzione degli imballaggi. Da segnalare, tra l’altro, la campagna di assegnazione di
contributi per la riduzione
della produzione dei rifiuti
alla fonte e l’incentivazione
delle raccolte differenziate.
Campagna che prevedeva
diverse tipologie di intervento e che ha prodotto i
seguenti risultati:
• Assegnazione di contributi per la realizzazione di distributori di acqua potabile
liscia o gassata nei Comuni di Mozzate, Bene Lario,
Carbonate, Carugo e Cerano d’Intelvi (ad oggi, n. 28
casette dell’acqua di cui 20
già funzionanti).
• Assegnazione di contributi al Comune di Albavilla
per la distribuzione gratuita di caraffe filtranti ad uso
domestico.
• Nell’ambito di una campagna che ha raggiunto i 15
anni di promozione, sono
stati assegnati ai Comuni
contributi per l’acquisto di
composter ad uso domestico. Si calcola che, ad oggi,
complessivamente, ne sono già stati distribuiti più di
7500.
Attraverso l’Osservatorio
Provinciale Rifiuti è stato
inoltre attivato un portale
sul quale è possibile consultare i dati relativi alla produzione/gestione dei rifiuti e
le raccolte differenziate di
tutti i comuni della provincia di Como.
Tra le attività di sensibilizzazione promosse dal
CREA nell’ambito di “Porta
la Sporta 2012” da segnala-
re l’invito a partecipare alla
settimana rivolto alle classi
del laboratorio di educazione ambientale “L’impronta
ecologica” e la promozione
della Campagna su “Mondo
Sostenibile”, la rubrica radiofonica in onda su CiaoComoRadio e sul sito www.
creacomo.it.
Quest’anno il Centro CREA
della Provincia di Como sta
inoltre portando nelle scuole i temi del consumo consapevole e della riduzione
degli imballaggi, attraverso
i seguenti laboratori: “Impronta Ecologica” (13 classi,
270 alunni); “Riciclare per
non inquinare” (25 classi,
518 alunni, quest’anno il
progetto prevede anche
un approfondimento sul
compostaggio domestico);
“Metti la carta in gioco” (48
classi, 919 alunni). Nel cd
“Rifiuto a chi?” prodotto
dalla Provincia di Como, è
inoltre fatto uno specifico
richiamo al tema della riduzione degli imballaggi ed
alla scelta di soluzioni alternative, per insegnare anche
ai più piccoli a ridurre i rifiuti attraverso comportamenti sostenibili.
Tra le altre iniziative di questo anno scolastico anche:
- il Mercatino del baratto dei
libri e dei giocattoli usati in
cui i giocattoli possono essere solo scambiati, ma non
lasciati agli organizzatori.
Il pomeriggio del baratto
si svolge una volta all’anno
dal 2005 ed è organizzato da
CREA e Comune di Como,
con la collaborazione delle
G.E.V. del Comune di Como.
- Le Giornate insubriche del
verde pulito: progetto transfrontaliero di adozione e
cura delle aree verdi italiane e svizzere promosso dal
gruppo di lavoro della Regio
Insubrica.
Notizie flash
■ Donacibo
Una settimana contro
lo spreco e a favore del dono
U
na settimana nel segno della solidarietà
e della sensibilizzazione. Si vanno
consumando gli ultimi giorni della sesta
edizione di “Donacibo”, appuntamento
dedicato alla raccolta di prodotti alimentari
nelle scuole comasche promosso dal Banco di
Solidarietà di Como. Iniziativa condivisa anche
con il Banco di Solidarietà “Madre Teresa”
onlus di Carate Brianza (Giussano) e che ha
beneficiato del sostegno della Provincia di
Como (che ha erogato un contributo di 5 mila
euro) e della collaborazione del Gruppo Alpini e
dell’associazione Antea della Fnp Cisl.
Biscotti, caffè, carne in scatola, tonno, olio, pasta,
pelati e zucchero. Questi i prodotti raccolti negli
istituti aderenti da lunedì 12 marzo a sabato 17.
In particolare gli ultimi giorni di raccolta hanno
previsto la donazione, da parte degli studenti,
di olio per la giornata di giovedì, pasta e pelati
venerdì e zucchero sabato. «Donacibo - spiega
Marco Mazzone, responsabile del Banco di
Solidarietà di Como – intende educare alla
solidarietà ed alla sostenibilità ambientale,
mettendo in atto forme di consumo consapevole,
promuovendo la diffusione di una cultura del
dono e combattendo lo spreco alimentare.
Riempire un sacchetto con ogni genere alimentare
non rappresenta un’azione fine a se stessa, ma
esprime un gesto di solidarietà e fratellanza.
Un’attenzione quest’anno sposata da oltre 150
scuole della provincia di Como, per un totale di 25
mila studenti direttamente coinvolti. “Donacibo”
costituisce l’occasione per promuovere un gesto
di grande responsabilità, condividendo i bisogni
altrui».
Partner dell’iniziativa, come detto, anche la
Provincia di Como, che già accompagna e
sostiene il “Banco” nel suo quotidiano impegno
contro lo spreco. « “Donacibo” è un’iniziativa
lodevole – spiega l’assessore all’Ecologia della
Provincia di Como Paolo Mascetti – che si
pone in perfetta sintonia con l’impegno che
l’assessorato, attraverso il CREA, sta portando
avanti da tempo per sensibilizzare la popolazione
al contenimento degli sprechi ed alla riduzione
del rifiuto prodotto. Attraverso il bambino è
possibile riuscire a modificare i comportamenti
dell’adulto. L’attenzione a queste tematiche è
dimostrata anche dal sostegno garantito dalla
Provincia, che investe somme dalle 30 alle 40 mila
euro annue, alle iniziative che “Siticibo” e il Banco
alimentare svolgono tutto l’anno per recuperare
il cibo marciscibile che, altrimenti, finirebbe in
discarica». Lo scorso anno “Donacibo” ha visto
il coinvolgimento di 121 scuole (pari a 23.474
alunni) tra scuole materne, primarie, secondarie
e superiori, per un totale di 23.448 kg di prodotti
raccolti.
La settimana di “Donacibo” è soltanto la punta più
visibile dello sforzo quotidiano messo in campo
dai volontari del Banco di Solidarietà di Como
per assistere famiglie in difficoltà economica.
«Lo scopo del “Banco di Solidarietà” – continua
Marco Mazzone – consiste nell’esercitare
un’azione, sul territorio comasco, di sostegno
educativo e sociale nei confronti di famiglie in
stato di disagio/indigenza. Con la raccolta e la
distribuzione di alimenti si contribuisce a risolvere
il problema della fame ma, soprattutto, si persegue
un’esperienza di educazione alla carità cristiana
con un gesto gratuito che diventa l’occasione
per scoprire di più se stessi. L’attività quotidiana
del Banco, forte di circa 200 volontari, consiste
nella raccolta di generi alimentari attraverso
l’offerta di prodotti di prossima scadenza da parte
della grande distribuzione; l’acquisto diretto
da parte di privati che aderiscono al progetto
“famiglie solidali”; il lancio di iniziative pubbliche
com’è stata, appunto, “Donacibo” o la Colletta
alimentare; lo stoccaggio dei prodotti secondo la
tipologia e la loro scadenza; il confezionamento
dei “pacchi” secondo le esigenze delle famiglie;
la consegna presso le abitazioni delle famiglie
bisognose. Nel 2011 l’attività del Banco ha
permesso di raccogliere 110 mila kg di prodotti
alimentari, offrendo assistenza a circa 250
famiglie, per un totale di 800 persone, effettuando
4500 consegne».
«Sul nostro territorio - spiega Gerardo Larghi,
segretario generale della Cisl di Como - esistono
svariate associazioni attive nei settori più diversi
che agiscono al meglio una volta che sono
messe in rete. La logica della rete ci permette
di condividere risorse e forze di cui ciascuno
è portatore. In questo senso la collaborazione
di Anteas è risultata preziosa, grazie alla rete di
volontari di cui è dotata e ai mezzi di cui dispone
che le permettono di svolgere il suo prezioso
servizio di trasporto».
Como Cronaca
Sabato, 17 marzo 2012 17
Confronto. Il 20 marzo in Regione il dibattito sulla riorganizzazione dell’intero
comparto. L’obiettivo: un sistema maggiormente integrato ed efficiente
Trasporto verso la riforma?
T
ra due settimane il
mondo del trasporto
pubblico comasco
cambierà “pelle”. Il
20 marzo, infatti, è previsto
il dibattito, seguito dalla
votazione, in Consiglio
Regionale sulla riforma
dell’intero comparto del
trasporto pubblico regionale
(TPL). Fin dal mese di
novembre del 2008 Regione
Lombardia ha infatti avviato
un percorso di riassetto del
settore attraverso la stesura di
una nuova legge regionale che
prevede la definizione di nuovi
bacini di trasporto di adeguate
dimensioni (ovvero il sistema
non sarà gestito più a livello
provinciale o di area interna alla
provincia come verificatosi fino
ad ora); l’istituzione di apposite
agenzie per l’amministrazione;
la definizione di un sistema
tariffario regionale; il riparto
delle risorse per i servizi con
riferimento a costi standard,
fabbisogni di mobilità, criteri di
premialità. Un Progetto di Legge
di riforma che si pone come
principale obiettivo lo sviluppo
di un servizio di trasporto
maggiormente integrato e
rispondente alle esigenze di
mobilità dei cittadini nonché di
promuovere il miglioramento
della qualità del servizio
rendendo la sua gestione
sostenibile dal punto di vista
economico.
Attualmente sono due le
ipotesi sulle quali il Consiglio
Regionale dovrà pronunciarsi.
La prima prevede l’istituzione
di sette aree nel territorio
regionale. Nel nostro caso
si creerebbero i presupposti
per una gestione d’insieme
dei territori di Como e Varese
(Sondrio si accorperebbe con
Lecco). La seconda proposta è
stata avanzata dalla principale
forza politica di opposizione,
il Pd, e prevede di dividere la
regione in tre grandi aree. In
questo caso la gestione del TPL
sarebbe unica per le province
di Como, Lecco, Sondrio,
Varese e Bergamo. Secondo i
proponenti questa suddivisione
in pochi macroterritori favorirebbe la creazione di biglietti
e abbonamenti d’area validi per tutti i mezzi di trasporto
(con l’incognita della navigazione laghi, visto che, con la
sola eccezione rappresentata del solo lago d’Iseo, è un
mezzo a concessione governativa e non di competenza
regionale). In ogni caso le proposte incontreranno non
poche difficoltà dal punto di vista pratico in quanto
occorrerà ridisegnare un quadro che attualmente è
costituito da ben 120 attori, pubblici e privati, che da anni
gestiscono il trasporto in Regione Lombardia.
Attualmente, in provincia di Como, gli operatori del
settore sono contenuti rispetto ad altre realtà. La parte del
leone è recitata da ASF autolinee (il cui capitale sociale
è detenuto dal SPT Linea, ex gestore unico, per il 51%
e da Omnibus Partecipazioni, a sua volta costituita da
Arriva Italia e Ferrovie Nord, per il 49%) che si occupa dei
servizi su gomma su 51 direttrici extraurbane e dei servizi
urbani delle città di Como e Cantù. Ci sono poi ATM
che gestisce la funicolare Como-Brunate; FMN con due
linee ferroviarie (Como-Saronno-Milano e Asso-CanzoErba-Mariano-Milano) e sette di autobus; Trenitalia
(Como-Milano e Como-Molteno-Lecco) e la gestione
della funivia Argegno-Pigra. Bisogna ricordare che, a
differenza di altri territori anche limitrofi, il trasporto
pubblico nella Provincia di Como, oltre a non essere
eccessivamente segmentato, ha origini molto lontane
nel tempo perché già nel 1906 operava la Società Tram
Elettrici Comensi (STEC) con la
prima linea tranviaria di Como
tra la stazione di San Giovanni
FS e quella della funicolare di
Brunate. Nel 1908 la Società
Elettrica Comense Alessandro
Volta (SECAV) esercente vari
servizi cittadini, inglobò la STEC,
aggiungendo così anche il servizio
tranviario, che nel frattempo era
già stato esteso fino alle località di
Ponte Chiasso e Trecallo. In pochi
anni la rete tranviaria si ampliò
anche fuori città, fino a raggiungere
Maslianico, Ponte Chiasso, CantùAsnago FS, Mozzate, Lecco, oltre
alle linee urbane per viale Varese
- San Rocco e San Martino. Nel
dopoguerra tutte le linee tranviarie
furono sostituite da filovie e
successivamente, da autolinee.
A questa trasformazione se ne
aggiunse una sul fronte ferroviario
quando nel 1966 venne chiusa,
e smantellata, la linea FNM
Grandate-Malnate che consentiva
di raggiungere in treno Varese.
Dall’analisi del contesto in cui
si trovano ad operare le società
prima elencate emerge come la
rete di trasporto della Provincia
di Como per tanti anni sia stata
caratterizzata da un sistema di
assi stradali e ferroviari che hanno
assicurato sufficienti condizioni
di accessibilità e mobilità a livello
locale. Negli ultimi anni, però, si è
assistito ad una serie di mutamenti
a livello sociale, territoriale ed
economico che hanno modificato
le problematiche della viabilità
come l’urbanizzazione diffusa al di
fuori del grandi centri, l’aumento
costante e significativo del tasso di
motorizzazione (475.496 veicoli a
motore che pongono la provincia
al V posto in Lombardia dopo
realtà come Milano, Bergamo,
Brescia e Varese), l’aumento del
livello di reddito e di scolarità con
conseguente incremento degli
spostamenti per motivi di lavoro,
studio e svago. Paradossalmente
è proprio quest’ultima necessità
che costituisce la principale
ragione nella scelta del mezzo
pubblico per gli spostamenti come
emerge da una ricerca promossa
dall’Amministrazione Provinciale
di Como. Nella fascia di punta (ore
6.00-ore 9.00) solo il9% degli utenti
❚❚ Prosegue il cammino di rinnovamento
ASF: in strada undici nuovi autobus
C
resce il parco autobus in capo a ASF
autolinee, l’azienda che gestisce il trasporto pubblico della provincia di Como. Con un investimento di 2 milioni e 366
mila euro, finanziati al 50% da fondi pubblici, sono già in servizio dallo scorso gennaio
11 nuovi autobus, urbani ed extraurbani, che
hanno portato a 311 i mezzi attualmente in
circolazione, di cui 68 urbani, l’80% con aria
condizionata e l’88% con ingresso facilitato
per disabili.
Nel dettaglio il nuovo acquisto ha riguardato
9 autobus da 12 metri per il servizio extraurbano e 2, rispettivamente da 12 e 18 metri,
per il servizio urbano. Passo che ha permesso all’azienda anche di eliminare due mezzi
euro 0 che avevano circa 20 anni. Il tutto ha
portato l’età media dei mezzi pubblici comaschi a 8,6 anni.
Dotati di aria condizionata e pedana bassa
per agevolare la salita di disabili ed anziani,
i nuovi mezzi si distinguono in particolar
modo per il basso livello di emissioni, inferiori alle prescrizioni Euro 5, con ridotta
fumosità ed abbattimento dei livelli di particolato dell’aria, essendo dotati di motore diesel EEV (Enhanced Environmentally
– friendly vehicle). Prosegue così il piano
di rinnovo della flotta aziendale, caratterizzato nel 2011 dall’acquisto di altri sette nuovi veicoli (per un investimento di 1
milione e 474 mila euro), cui ne saranno
aggiunti 12 entro la fine del 2012. «L’acquisto di questi nuovi veicoli – spiega Annarita Polacchini, amministratore delegato di Asf Autolinee -, caratterizzati da un
elevato grado di avanzamento tecnologico
volto al rispetto dell’ambiente fa parte di
un nuovo piano di rinnovo del parco autobus aziendale che continua nonostante
la crisi e i tagli regionali. Il nostro obiettivo
vuole essere quello di proseguire nel ga-
rantire in ogni condizione il massimo confort dei nostri clienti e performance ottimali
nello svolgimento del servizio giornaliero di
trasporto pubblico».
«Questo passo – ha spiegato l’assessore comunale ai Trasporti Stefano Molinari – è la conferma dell’impegno profuso per dotare la popolazione di mezzi sempre più confortevoli,
riducendone l’impatto ambientale, favorendone un maggiore utilizzo». Dati alla mano,
Molinari ha evidenziato, anche, come con gli
ultimi provvedimenti assunti dall’Amministrazione comunale per l’istituzione di nuove
corsie riservate ai bus, la velocità media dei
bus sia passata da 16.5 km/h a 18 km/h. Positivo anche il Commento di Fabrizio Quaglino,
presidente di Spt: «Questo acquisto rappresenta la migliore risposta ad un anno difficile.
L’azienda continua ad operare sul fronte del
miglioramento, nonostante le generali difficoltà economiche e la crisi in atto».
fa uso dei mezzi non per motivi
di studio (57%) o di lavoro (33%).
Peccato che il numero di utenti del
mezzo pubblico sia decisamente
inferiore rispetto a coloro che
fanno uso della propria autovettura
personale, anche se i recenti vistosi
incrementi nel costo dei carburanti
e l’introduzione di mezzi un po’
più comodi, almeno per ciò che
concerne alcune linee ferroviarie
hanno leggermente modificato
questo rapporto attualmente pari
ad 1:6, cioè per ogni utente di un
bus o treno, sei cittadini si siedono
invece al volante.
Questi sono dunque i tratti salienti
di un contesto che dovrebbe
fondersi con quello di Varese se il
Consiglio Regionale approverà la
ridefinizione che sembra incontri i
maggiori sostenitori. Nel secondo
caso invece questo quadro andrà
a costituire un puzzle formato da
tasselli più o meno simili (Lecco e
Varese) ma anche profondamente
diversi (Sondrio e Bergamo). Gli
scenari futuri sono comunque di
difficile interpretazione. In ogni
caso successivamente all’entrata
in vigore della nuova legge, e
dall’introduzione dei nuovi
bacini di trasporto, entro sei mesi
(settembre 2012) si costituiranno
le agenzie di Bacino che avranno
tempo fino al mese di marzo 2013
per predisporre il programma di
servizio da mettere in gara cosicché
a settembre dell’anno prossimo
la nuova gestione potrà entrare in
funzione. In quest’arco di tempo,
per i contratti di trasporto che
andranno a scadere, anche per
Como è prevista la possibilità di
rideterminare nuove scadenze fino
al mese di settembre 2013.
Ma qual è l’obiettivo che sta
alla base di questa rivoluzione?
Semplice, contenere i costi.
L’attuale sistema di trasporto
costerà nel 2012 a Regione
Lombardia 400 milioni di euro.
L’ipotesi di dar vita a 7 bacini
porterebbe ad un risparmio di 30
milioni. Secondo il Pd regionale
la sua proposta (tre aree) invece
porterebbe a minori uscite per
ben 45 milioni di euro. Ed in una
situazione di crisi non si tratta certo
di somme di poco conto.
Luigi Clerici
18 Sabato, 17 marzo 2012
Como Cronaca
Il nuovo
Consiglio
provinciale
Acli eletto
durante il
Congresso
E
cco l’elenco del Consiglio provinciale Acli di Como
eletto nell’ambito del Congresso di domenica scorsa:
Annaloro Antonino
Barbagallo Stefano
Beretta Francesco
Bernasconi Marina
Brunati Annunciata
Cantaluppi Emanuele
Carpani Angelo
Caspani Roberto
Consonno Marina
Evolvi Carlo
Fragolino Francesco
Frangi Mauro
Frangi Serena
Gardani Daniele
Leoni Enrico
Manighetti Sonia
Menoni Claudia
Minotti Mauro
Mordente Monica
Nessi Luigi
Paini Francesca
Panzetta Stefano
Seveso Luisa
Torricelli Pierangelo
XXV Congresso provinciale. L’appuntamento ha rappresentato l’occasione
per il rinnovo delle cariche e per gettare le basi dell’impegno futuro
Acli: il cammino continua
R
“
igenerare
comunità per
ricostruire il paese”.
Accompagnato da
questo slogan si è svolto, la
scorsa domenica 11 marzo,
il 25° Congresso provinciale
delle Acli di Como, che ha
visto l’elezione del Consiglio
provinciale. Prima degli
eletti Luisa Seveso che sarà
probabilmente riconfermata
alla presidenza nell’ambito
prima riunione del rinnovato
Consiglio (con ogni probabilità
il prossimo 26 marzo. Nella
stessa serata il presidente
sceglierà il consiglio di
presidenza).
Il Congresso di domenica
scorsa ha rappresentato
un’occasione preziosa di
riflessione e rilancio del
movimento, in una fase storica
di grande complessità e fragilità
com’è quella che stiamo
vivendo. Particolarmente densa
la relazione della presidente,
Luisa Seveso. “In questi
anni – ha detto, tra l’altro, la
presidente - abbiamo sempre
orientato lo sguardo della
nostra azione sociale verso
chi aveva meno possibilità di
farcela da solo, ai soggetti più
colpiti da una fase culturale
e politica centrata su egoismi
e disuguaglianze. Abbiamo
cercato e accolto momenti
di significativa integrazione
e condivisione con la Chiesa
locale, in particolare con la
promozione e la gestione del
Fondo di Solidarietà Famiglia
Lavoro, voluto dal nostro
Vescovo, e con l’accoglienza
dei profughi in sinergia con la
Caritas Diocesana. La nostra
pratica quotidiana è vicina
ai tanti soggetti che faticano
ogni giorno ad affermare una
loro identità, ad esprimersi
e rappresentare le loro
istanze: ai giovani in cerca di
formazione vera per il loro
futuro che si affacciano a un
mondo del lavoro sempre
più sfavorevole, ai lavoratori
sempre più precari anche
quando qualcuno li etichetta
come garantiti, ai migranti
già integrati che aspirano
ad una vera cittadinanza, ai
pensionati che vedono ogni
giorno spegnersi le speranze di
una serena vecchiaia, alle fasce
di ceto medio che un tempo
si ritenevano lontane dalla
povertà”.
Come rispondere, da Acli, a
questa drammatica e caotica
stagione di stravolgimenti
internazionali al tracollo dei
mercati, che hanno messo
a dura prova le economie
nazionali e la tenuta degli
Pastorale Sociale e del Lavoro,
focalizzando l’attenzione anche
sulla questione frontaliera e
sulle molteplici problematiche
ad essa connesse.
L’intervento della presidente si
è quindi concluso rilanciando
le tre fedeltà da cui le ACLI
traggono vigore al proprio
agire. “Fedeli al vangelo
significa oggi farsi poveri di
parole terrene e presunte
verità, essere disponibili a farsi
“compagni di strada” in un
mondo in cerca di senso, per
cercare anche in mezzo alle
contraddizioni l’ascolto del
Vangelo.
Fedeli al lavoro significa
oggi stare dalla parte di chi
non ha voce e fatica ad essere
rappresentato, di chi rischia
ogni giorno sul e per il lavoro,
di chi lotta per i diritti e per
la legalità, di chi fa fatica ad
arrivare alla fine del mese, di
chi non riesce a ricongiungersi
con la propria famiglia perché
straniero, di chi aggiunge alla
debolezza la malattia, di chi il
lavoro l’ha perso e rischia di
avere per tetto il cielo.
«Anche a Como
crescono i bisogni
mentre le risorse,
anche pubbliche, si
riducono».
equilibri di milioni di
famiglie? “Senza illusioni - ha
continuato la Seveso - perché
non esistono certamente
“zone franche” in un
passaggio storico così difficile,
ma possiamo anche noi
contribuire alla costruzione di
un nuovo modello sociale, forti
della dimensione politica della
nostra esperienza associativa e
sociale”.
“Anche a Como – ha proseguito
la presidente - crescono i
bisogni mentre le risorse anche
pubbliche si riducono. Lo
scenario chiama tutti i soggetti,
pubblici e privati, ad uno sforzo
di dialogo e partecipazione
per superare l’attuale fase di
stagnazione. A fronte di questa
necessità si deve registrare una
sorta di immobilismo delle
amministrazioni ed istituzioni
pubbliche, più concentrate
a “far quadrare i conti”, e
quindi a tagliare i servizi ai
cittadini, piuttosto che portate
a rispondere ai nuovi bisogni
emergenti. Sicuramente
gli ultimi anni hanno visto
un’amministrazione incapace
di affrontare in modo serio
i problemi: basta ricordare
l’area Ticosa, le paratie a lago
diventate simbolo di una città
impotente e “sprecona”, l’area
Trevitex a Camerlata, l’area
dell’ex Ospedale S.Anna, il
degrado crescente dei quartieri
periferici, il polo universitario
che non decolla. Ma anche la
scarsa attenzione a problemi
di ordine sociale: i profughi,
i senza fissa dimora. Siamo
preoccupati della crescente
disaffezione alla politica e
delle tante persone che hanno
dichiarato di non volere più
votare: è un segno importante
su cui occorre lavorare
innanzitutto attraverso una
rinnovata azione di riforma dei
partiti che sono ormai diventati
“partiti personali”. Non siamo
tra quelli che inneggiano
all’antipolitica: riteniamo
ancora decisivo il ruolo dei
partiti nella riforma della
democrazia”.
“Il tempo che stiamo vivendo
non è un tempo di speranze
visibili. A noi è chiesto di
dare conto della “Speranza
che è in noi” e questo vuol
dire anche stare ogni giorno
ostinatamente sulle tracce della
speranza. A noi è chiesto di
stare con gli occhi ed il cuore
illuminati dalla fede in quel
crocevia del mondo e della
storia dove lavoro e democrazia
(e quindi giustizia e pace)
debbono essere tenuti insieme.
Stare immersi nella storia e qui
“animare le cose del mondo
secondo Dio””.
Impegno che le stesse Acli
hanno saputo mettere in
pratica contribuendo al Fondo
di Solidarietà famiglia e Lavoro,
voluto dal vescovo; rendendosi
promotori di svariate iniziative
per la pace e “registrando”
sul nostro territorio “una
maggior apertura nel campo
ecumenico, con i responsabili
locali della Chiesa ortodossa
di Mosca (a Cantù) e di
Romania (a Como) e con la
Chiesa Valdese di Como. Con
i rappresentanti di queste
Chiese si sono stretti legami
ormai molto profondi, di
rispetto e di amicizia reciproca”.
E ancora: impegnandosi in
prima persona sul fronte
dell’accoglienza quando, nella
scorsa primavera, l’emergenza
profughi ha interessato anche il
comasco.
Non poteva mancare,
nell’intervento di Luisa
Seveso, un richiamo ad una
delle prerogative essenziali
del movimento aclista: la
“L” di lavoro, rilanciando la
sfida di “rimettere al centro
del nostro impegno e del
nostro pensiero, il lavoro”.
Impegno concretizzatosi
nella partecipazione a molte
iniziative, coordinate dalla
Commissione trilaterale della
Provincia, di politica attiva
del lavoro, in primis sulla
formazione. Ma anche nella
rinnovata sinergia con le forze
sindacali del territorio e con la
Avanti secondo
le tre fedeltà del
movimento: fedeli
al vangelo, al lavoro
e alla democrazia.
Fedeli alla democrazia
significa oggi promuovere
un nuovo impegno sociale
e politico, basato sulla
partecipazione attiva, dove
il territorio, la parrocchia, la
piazza, i luoghi di vita delle
persone diventano luogo
di crescita di cittadinanza
responsabile. Quelli che ci
lasciamo alle spalle sono stati
anni difficili. Il futuro ci chiede
testimoni forti e credibili capaci
di essere esempio concreto di
rigore morale, attenzione al
bene comune e alla giustizia
sociale. Donne e uomini che
incarnino un’idea di solidarietà
indivisibile dalla giustizia
perché non sia dato per
carità quanto spetta alla gente
per giustizia. Continueremo
il nostro impegno con le
associazioni e con le istituzioni
perché siamo convinti che
questa sia l’unica strada
percorribile per costruire
una società che includa, che
supporti, che riconosca la
centralità della persona umana.
Riconoscendo l’individualità
di ognuno per farne ricchezza
dell’insieme”.
Como Cronaca
Sabato, 17 marzo 2012 19
Appuntamento. Nuovi spunti per ridurre l’incertezza nel futuro
C
os’hanno a che fare
metterle a frutto. E già da
i giovani con la crisi
adesso possiamo contare
economica che sta
sulla collaborazione di
imperversando
Confindustria e della
nell’intero emisfero
Camera di Commercio, che
occidentale, spazzando via
si sono subito dimostrate
antiche consolidate certezze
ricettive verso questa
e proiettando luci sinistre sul
nostra iniziativa”. Tra i
futuro d’Europa e d’Italia?
principali obiettivi di
Praticamente nulla, anche se,
Younicef, che raccoglie
per una bizzarra ironia della
al momento una decina
sorte o forse sulla base di
di giovani provenienti
un‘ingiustificata associazione
un po’ da ogni comune
di idee, parrebbe che molte
della provincia, figura il
delle “responsabilità”
convogliamento verso il
dello sfaldamento sociale,
mondo del volontariato,
culturale, produttivo e
nella convinzione che la
occupazionale in corso siano
partecipazione attiva e
addebitabili agli under 40,
solidale alle attività sociali
allusivamente marchiati
sia il presupposto per
d’infamia dall’infelice
sviluppare una presa di
frasario che circola nel
coscienza e un grado di
mondo della politica e
responsabilità difficilmente
anche dell’informazione
reperibili per altre vie. Ma
sia televisiva che cartacea.
far lavorare i giovani tra
In realtà i giovani stanno
loro può anche essere un
semplicemente pagando sulla
antidoto alla depressione
propria pelle, e a un prezzo
e un incentivo a guardare
molto più alto rispetto a fasce
il mondo con occhio
sociali meno corrose dal
sereno e positivo, fermo
fenomeno in atto, il processo
restando, conclude Tavares,
del tutto anomalo, a non voler
“che la nostra gioventù
Sabato 24 marzo un convegno promosso dall’Unicef, presso il Liceo
usare espressioni più ruvide
rimane immeritatamente
anche se probabilmente più
sotto i riflettori di
Gallio, per aiutare i giovani ad affrontare il difficile momento
aderenti alla gravità della
una luce negativa e
situazione, della sostituzione
dovremo innanzitutto
dell’economia virtuale
combattere per realizzare
all’economia reale, che manda in
incertezze”, che si terrà sabato 24 marzo,
oltre che culturale e civile, delle risorse
un’autentica innovazione culturale, a
frantumi il mondo del lavoro a vantaggio
dalle 8 alle 13, presso l’Aula Magna del
disponibili in campo giovanile. Il passo
partire dall’impegno di tutti, e cioè delle
esclusivo della speculazione finanziaria e
Liceo Gallio e che avrà come relatori,
successivo da compiere, terminato
istituzioni, della scuola, delle famiglie,
dell’avidità di pochi intoccabili privilegiati tra gli altri, il sociologo Fabio Introini, la
il percorso di riconoscimento e
dei gruppi e delle associazioni, perché
della hit parade della ricchezza
psicoterapeuta Maria Gabriella Anania
approfondimento delle istanze più
chi resterà isolato non troverà spazio
internazionale. Reagendo con forza a
e il sostituto procuratore del Tribunale
urgenti dell’attuale disagio della gioventù
nella società di domani. Spetta a noi
questa visione infondata e arbitraria
di Como Massimo Croci. Al centro dei
lariana, sarà infatti quello di condurre i
tutti cogliere questo disperato quanto
dell’universo giovanile contemporaneo,
lavori, come spiega il vicepresidente del
ragazzi a misurare le proprie potenzialità
silenzioso grido di aiuto che le nuove
il Comitato Provinciale per l’Unicef di
Comitato Provinciale Unicef Manuel
con il mercato del lavoro, coinvolgendo
generazioni stanno lanciando ormai da
Como e il Movimento Giovanile Younicef, Tavares, “sarà il progetto di apertura di
nel progetto le imprese e i soggetti che
alcuni anni a questa parte, e capire che i
in collaborazione con Confindustria
un tavolo di confronto e discussione tra i
operano nel comparto imprenditoriale e
giovani non sono un’ingombrante palla
Como e con l’assessorato alle Politiche
giovani lariani e le istituzioni, finalizzato
produttivo. Avremo tra poco una grande
al piede dei governi e delle economie,
Giovanili di Palazzo Cernezzi, hanno
all’individuazione di opportunità e
opportunità da cogliere, l’Expo 2015, una
ma sono l’unica e reale alternativa per la
organizzato il convegno “Accanto ai
strategie da utilizzare in vista di una
vetrina e un’occasione veramente troppo
costruzione di un mondo migliore”.
giovani: oltre la crisi per ridurre le
valorizzazione anche professionale,
suggestive e importanti per evitare di
SALVATORE COUCHOUD
I giovani e la crisi
Un corso interessante
Animatori
d’oratorio a Lora
C
L’esperienza dei vicariati
ADO: una semplice parola
di quattro lettere (Corso
di Lipomo e Rebbio,
Animatori D’Oratorio) ma
accolti per un cammino
che racchiude dentro di sé
articolatosi in tre incontri
tantissime emozioni. L’oratorio
di Lora ci ha accolto per vivere
ricchi di preghiera,
insieme 3 incontri ricchi di momenti
riflessione, gioco
di preghiera, riflessione, gioco e
Le riflessioni sono state anticipate da
confronto. Eravamo tanti quest’anno,
e confronto
attività di gioco, divertenti ma con un
il salone del teatro quasi faticava a
senso ben preciso: quello di far capire
contenerci tutti mentre vivevamo il momento iniziale
come si può essere animatori veri nei fatti, nelle cose più
dell’accoglienza. Decidere di partecipare al CADO (tanto
semplici e non solo nelle parole o nei buoni propositi..
ormai avete capito di cosa si tratta), significa scegliere
di camminare insieme ad altri giovani e approfondire
Gruppo seconda e terza superiore
cosa realmente significhi diventare animatore (per i
Maghi, viandanti, angeli custodi, giullari e guerrieri…è
più piccoli) ed essere animatori (per coloro che hanno
facile avere a che fare con questi singolari personaggi!
qualche anno in più). Ogni incontro prevedeva la
Soprattutto durante un grest, un campo estivo, un
suddivisione in 3 fasce (prima superiore, seconda e terza,
incontro di catechismo, un pranzo in oratorio…è proprio
quarta e quinta) per toccare con mano e più da vicino
cosi se ci pensi bene! Allora è qui che è cominciata
l’esperienza che ognuno vive all’interno della propria
l’avventura del Cado per i ragazzi di seconda e terza
parrocchia. Con l’aiuto degli educatori della Commissione superiore. Ci siamo imbattuti in questi strani personaggi
giovanile ogni gruppo ha potuto affrontare diverse
per capire (quanto meno intuire) qual è il ruolo che
tematiche.
ciascuno di noi può avere all’interno dell’equipe
educativa. Nell’ultimo incontro ci siamo tolti di dosso
Gruppo prima superiore
i nostri “personaggi” per provare a definire l’identikit
Coloro che per la prima volta decidono di diventare
dell’animatore cristiano . . .
animatori CRISTIANI in oratorio: “Chi è l’animatore
Gruppo quarta e quinta superiore
cristiano?”, “giocarsi per far giocare” e “io e il gruppo”.
A 17 e 18 anni un ragazzo oggi non lo sa più se vale la pena
o no giocarsi ancora come animatore, ma soprattutto si fa
mille domande sul suo essere cristiano e fatica a mettersi
in gioco perché è più semplice rimandare le scelte che
piano piano costruiscono il suo “essere adulto”. Chiamati
ad essere animatori, per essere testimoni coraggiosi dello
stile di Gesù e cercando di vivere in comunione con gli
altri che camminano con noi.
La Commissione Giovanile
Gioco, preghiera, riflessione, attività… voglia di stare
insieme agli altri, di “mettersi in gioco”, di non restare
semplicemente « a guardare » … come cristiani che
vivono la propria quotidianità . E’ difficile spiegare tutto
con poche righe, ma una cosa è certa: ragazzi e giovani
che vogliono prendere molto seriamente il loro futuro di
animatori nella propria parrocchia !
Parafrasando un’espressione di San Paolo, mi verrebbe da
dire: « chi siamo noi per impedire loro di esserlo ? ».
Il referente don Lucio e gli educatori della
Commissione Giovanile Intervicariale
(Vicariati di Lipomo e Rebbio)
20 Sabato, 17 marzo 2012
Como Cultura
Notizie flash
A tre anni dalla fusione delle due ex municipalizzate
Acsm-Agam: tempo di bilanci
A
ll’indomani dell’approvazione
del bilancio consolidato
2011 del Gruppo ACSMAGAM, il presidente Umberto
D’Alessandro, il vicepresidente Roberto
Colombo e l’amministratore delegato
Enrico Grigesi hanno presentato ai
giornalisti le realizzazioni e le iniziative
sviluppate negli ultimi tre anni, al
termine del mandato del Consiglio di
Amministrazione che ha inaugurato la
fusione tra le due ex-municipalizzate di
Como e Monza.
«All’inizio era una fusione “fredda”,
sulla carta, ma che doveva essere
“riscaldata” dai fatti di un lavoro comune.
E siamo riusciti nel nostro intento:
oggi abbiamo una società più forte,
competitiva, frutto di investimenti non
solo economici, ma anche di energie,
di idee, di sfide al mercato in un
momento non facile per l’intero Paese»
ha esordito con soddisfazione Umberto
D’Alessandro. Il suo vice, Colombo, ha
ricordato la figura di Giuliano Zuccoli,
ex-presidente di A2A recentemente
scomparso, che ebbe la felice intuizione
della fusione delle due società. Due
società diverse per storia, cultura, ma
profondamente radicate sul territorio,
ed è il rispetto e il potenziamento di
questa caratteristica che si è rivelato
strategia vincente per la fusione. Lo
stesso nome attuale, che ha mantenuto
i precedenti, è indice di questa filosofia.
D’Alessandro e Grigesi hanno poi passato
in rassegna le principali realizzazioni
degli ultimi tre anni. Innanzitutto
la realizzazione della fusione delle
due società, con un’armonizzazione
di organizzazione, metodologia di
lavoro, sistemi informativi, gestione
del personale, contratto sindacale,
per creare un’architettura industriale
unitaria. Un lavoro importante non
solo nel fronte dell’identità e della
riconoscibilità interna, ma anche
verso l’esterno: è stata realizzata una
notevole semplificazione della selva
di loghi e marchi delle diverse società
del gruppo, che creavano confusione.
enrico grigesi
Un passo importante in questo senso
è stata l’aggregazione di tutte le società
di vendita (Enerxenia, AGAM Vendite,
Canturina Servizi Vendita, Serenissima
Energia) nell’unica Enerxenia,
per garantire un’organizzazione e
un’economia di scala per migliorare
i servizi, salvaguardando il rapporto
diretto con i clienti delle diverse aree.
Un rapporto che vuole essere chiaro,
trasparente, senza zone d’ombra: i
nuovi siti (www.acsm-agam.it e www.
reti.acsm-agam.it), costantemente
aggiornati, riportano quartiere per
quartiere la qualità dell’acqua che scende
dal rubinetto, i valori delle emissioni
del termovalorizzatore, i cantieri
in corso. La ricerca di un rapporto
speciale con il territorio e le famiglie
in questo periodo di crisi è stata anche
alla base dell’accordo siglato lo scorso
mese di gennaio con le Associazioni
dei Consumatori di Como e di Monza,
finalizzato all’introduzione dello
strumento della conciliazione per evitare
onerosi e complessi contenziosi legali nei
rapporti di fornitura di energia elettrica,
gas, teleriscaldamento, prodotti calore.
Dal punto di vista delle realizzazioni
industriali sono da ricordare i lavori di
riqualificazione, effettuati nel 2008-2009,
di una delle due linee di combustione
del termovalorizzatore della Guzza
di Como (che hanno permesso di
aumentare la capacità di trattamento
dei rifiuti e la produzione di energia
umberto d’alessandro
dell’impianto comasco da 270 a 320
tonnellate/giorno di rifiuti, circa il 52%
del totale prodotto in Provincia di Como)
e l’intervento di recupero energetico
dai fumi di combustione dello stesso
impianto, negli anni 2010-2011. A Monza
è stata realizzata nel 2009 una nuova
centrale di cogenerazione nella zona
settentrionale della città e una rete di
teleriscaldamento. Il Gruppo, con la sua
società ACSM-AGAM Reti Gas Acqua, si è
aggiudicato nell’anno 2011 18 gare per il
servizio di distribuzione del gas naturale
(la durata delle nuove concessioni è di
12 anni), di cui 10 relative a Comuni
precedentemente serviti, ampliando
notevolmente il suo bacino di azione.
L’aggiudicazione di queste gare
comporterà investimenti economici
di circa 80 milioni di euro nei prossimi
anni per l’adeguamento delle reti e degli
impianti acquisiti. Un altro impegno di
ACSM-AGAM è stato quello di tessere
significativi rapporti con altre realtà del
territorio, come i recenti contatti con
Comodepur per l’essiccamento e lo
smaltimento dei fanghi di depurazione
nel termovalorizzatore.
Grigesi ha concluso che in un momento
di crisi come quello attuale, nonostante
i forti investimenti e l’appesantimento
della gestione finanziaria dovuto
sostanzialmente all’aumento del costo
del denaro, la società è in buona salute.
silvia fasana
■ Lutto
L’ultimo saluto a don
Costante Martinelli
Poco prima
di andare
in stampa
è giunta al
Settimanale
la notizia
della
scomparsa di
don Costante
Martinelli,
già parroco
di Bernate
dal 1989. Le esequie funebri si sono
svolte mercoledì 15 marzo a Civello.
Sul prossimo numero un ricordo.
■ Ucid
Appuntamento sabato
17 marzo in Seminario
L’Ucid di Como (Unione cristiana
imprenditori e dirigenti) informa
che il terzo incontro del sabato avrà
luogo il 17 marzo, alle ore 8.55, come
sempre presso il Seminario vescovile,
in via Baserga 81, per continuare la
riflessione su: “Dove c’è Dio, là c’è
futuro”. Ai partecipanti è consigliato di
prepararsi leggendo anticipatamente:
Matteo 24, 37 – 44 e Luca 16, 19
– 31.
■ Confindustria
Business in Africa
sub-sahariana
Confindustria Como, in collaborazione
con Sace, Assafrica&Mediterraneo e
Rodl&Partner, propone: “Opportunità di
business in Africa sub-sahariana.
Focus su Ghana, Nigeria, Angola e
Mozambico”, venerdì 16 marzo, alle ore
10.00, presso la sede di Confindustria
Como, in via Raimondi, 1.
Pastorale universitaria. Da un’esperienza in Camerun
l’idea di una tesi in Scienze della formazione
Yaoundè: ragazzi di strada
D
all’esperienza con
i bambini di strada
in Camerun nasce
una tesi di Scienze
della formazione che
capovolge l’insegnamento
accademico: l’educazione
non prevede formule o
ricette, ma comincia da
uno sguardo di bene.
ufficiouniversita@
diocesidicomo.it,
www.facebook.com/home.php
Don Andrea Messaggi
e l’equipe di Pastorale
Universitaria
Q
uando Teresa arriva a Yaoundé
è una sera calda e umida di fine
novembre. Ad accoglierla c’è
padre Maurizio Bezzi, missionario
del Pime che dalla Bergamasca è volato in Africa. Un abbraccio, qualche
domanda di circostanza e poi quelle parole che subito la colpiscono. «In
questo mese, ti è chiesto di osservare molto e ragionare poco, perché solo
attraverso l’osservazione puoi conoscere». Teresa quel consiglio non l’ha più
dimenticato. «L’avventura è iniziata per una tesi in storia dell’educazione»,
spiega l’universitaria, milanese d’adozione, all’ultimo anno di Scienze della
formazione. «Volevo capire e studiare l’esperienza educativa di chi è a contatto
con i ragazzi di strada. E così, mi sono mossa».
Teresa viene a conoscenza dell’opera di Pèr Morisio - come lo chiamano i
suoi ragazzi - al Centro Sociale “Edimar” di Yaoundé, luogo di accoglienza
e orientamento che ospita ogni giorno centocinquanta enfants de rue, i
“principi della casa” per gli educatori del centro. «Mi è bastato sentire quei
brevi racconti per dire sì e dopo due settimane sono partita», racconta Teresa.
Un po’ impaurita il 30 novembre arriva al centro. L’orologio della stazione
Camrail segna le 10 quando Mireille, la direttrice, apre il grande cancello
rosso. Ma c’è qualcosa d’insolito. «Tutti quei ragazzi non vedevano l’ora di
entrare. Ero meravigliata. Ciò che mi ha stupito di più, però, è l’aria che si
respira al centro: nel disordine della città, fra taxi, autobus e carriole, gente
che urla e sporcizia, appena varchi la soglia del centro Edimar trovi un posto
ordinato e sereno». Le giornate passano in modo semplice, dal mattino fino
al tardo pomeriggio. Si sta insieme, si discute, si gioca a calcio, si guarda un
film, ci si lava. «Proprio così», spiega lei. «Quando un ragazzo entra al centro si
presenta agli educatori e riceve un pezzo di sapone per lavare il proprio corpo
e i vestiti. Poi può decidere di cambiarsi, prendendo altri abiti nel magazzino
“guardaroba”. Sono moltissimi quelli che arrivano ubriachi, se non drogati e
feriti. Di notte dormono spesso su pezzi di cartone per strada. Così anche il
momento della doccia diventa un invito a curare la propria persona, ad avere
attenzione verso di sé e rispetto per gli altri». Teresa non smette di guardare
il «miracolo» che ogni giorno accade a Yaoundé: alcuni chiedono di essere
medicati, altri non vedono l’ora di giocare, c’è chi aspetta impaziente che un
educatore si dedichi a lui, chi vuole ascoltare una storia e chi prende la penna
in mano per imparare a scrivere il proprio nome. Un fatto dopo l’altro, un
incontro dopo l’altro. Accanto a Mireille ci sono Jeannot e Patrice, i grand frère,
per i più piccoli, di diciannove e ventun’anni. Sono stati in prigione per mesi:
«Sono veri banditi», dice padre Maurizio, hanno rubato, spacciato e ferito.
Teresa li osserva: sono seduti come gli altri, curiosi e attenti, mentre ascoltano
Mireille che spiega le operazioni di matematica. È evidente, hanno voglia
di ricominciare. «Il loro unico desiderio è quello di essere educati. Al
centro incontrano qualcuno che li ama per come sono, che è disposto ad
accompagnarli nel loro diventare grandi».
I ragazzi dicono che il centro è «casa loro», ma non dormono lì, né mangiano,
né gli è donato denaro. Allora perché ci vanno? Ma per loro, nessuna risposta è
più naturale: «Io vengo qui per diventare un uomo», dicono.
«Non c’è un segreto educativo», spiega Teresa, «tutto sta in un’esperienza:
essere accolti e amati da un’amicizia più grande, in un posto libero ma
preciso». Seduto su una panchina, un ragazzo le chiede: «Io non so chi è
mio padre, né chi sia mia madre, so soltanto che mi hanno fatto nascere.
Ma chi sono Io?» Teresa non sa cosa dire. Sa bene che nessuna parola serve,
come non serve andare alla ricerca di quella famiglia che lo ha lasciato solo.
«Come fare a spiegargli che Uno che ti sta già salvando? E così gli dico: senti,
lassù c’è un Padre che ti vuole bene e ti guarda e ti ha dato la vita, tu sei il Suo
preferito…»
L’orologio della stazione Camrail segna le 18. Il Centre social Edimar chiude.
I ragazzi rimasti si uniscono agli educatori per pregare. «Dacci la gioia di
ricordarti presente in una compagnia di amici...», dicono. A quelle parole,
Teresa ha il cuore pieno: «Quello che ho visto a Yaoundé mi ha fatto tornare
all’origine di tutta la mia storia: tutto è possibile solo grazie a una Presenza,
Gesù, che mi vuole ora. Solo per questo posso dire chi siamo. Anzi, di chi
siamo».
di Linda Stroppa ( da Tracce.it)
Como Cronaca
❚❚ Proposta di Legge
Notizie flash
Cittadinanza
umanitaria
attiva
P
arte da Olgiate Comasco la proposta di
legge regionale per la promozione di
forme di cittadinanza umanitaria attiva nel governo della cosa pubblica. A
lanciare l’idea sono i Lions della Lombardia e
la Fondazione “De iure Publico” (centro studi
che si occupa di diritto amministratiovo). Il
primo “lancio” è avvenuto lunedì sera, presso
la sala consiliare di Olgiate, appunto, ai primi
cittadini del territorio per coinvolgerli nell’iniziativa, sollecitandoli a sottoporre, alle rispettive amministrazioni, lo schema di proposta di legge regionale che dovrebbe rendere
più agevole il rapporto tra pubblica ammini-
Sabato, 17 marzo 2012 21
■ Carlazzo
“Fiori da bere”
un corso per tutti
strazione
e cittadini, favorendo il coinvolgimento e la partecipazione di questi ultimi nello svolgimento delle pubbliche attività. La proposta di legge, composta di cinque articoli,
si fonda sull’obiettivo di creare una forte
sinergia e collaborazione tra il Comune e
le varie forme di cittadinanza attiva che
potranno andare manifestandosi. Si tratta,
in sostanza, di regolamentare il principio
della sussidiarietà orizzontale, attualmente privo, a livello regionale, di una normativa di riferimento, agevolando punti di
Salute
contatto e di cooperazione tra due “mondi”
- il pubblico e il cittadino, come singolo o in
forma associata – perché concretizzino forme
di alleanza e non di contrapposizione.
Il “viaggio”, della proposta proseguirà ora in
tutta la Lombardia. Obiettivo dei Lions è di
raccogliere il maggior numero di delibere comunali (anche se ne basterebbero 5, in rappresentanza di 24 mila abitanti) per far arrivare sui tavoli della Regione una proposta accompagnata da un supporto popolare “forte”.
Carlazzo
Protesi acustiche: ambulatorio
all’ospedale S. Anna
“Riciclattoli”:
laboratorio didattico
U
L
n ambulatorio per la prescrizione e il collaudo delle
protesi acustiche all’ospedale Sant’Anna. Nell’ottica di una
riorganizzazione del percorso per i pazienti con problemi
di sordità e contemporaneamente invalidi civili, l’Unità Operativa
di Otorinolaringoiatria diretta da Giordano Molteni ha aperto un
centro dedicato nel presidio di San Fermo della Battaglia. A partire
da mercoledì 14 marzo, presso i Poliambulatori al piano 0 blu è
iniziata l’attività dell’ambulatorio che si occuperà della prescrizione
e del collaudo delle protesi.
Per le prenotazioni, si deve telefonare allo 031-585.9350 dal lunedì
al venerdì dalle 13.30 alle 15 (ambulatorio di Audiologia).
“Con la creazione di questo ambulatorio – spiega il primario
Molteni – abbiamo voluto razionalizzare il percorso, peraltro
complesso, che devono seguire i pazienti invalidi che necessitano
di una protesi acustica dando loro la possibilità di avere un
unico centro di riferimento e di prenotare gli appuntamenti per
prescrizione e collaudo attraverso un numero di telefono dedicato,
senza passare dal Cup e senza dover chiamare il call center
regionale. Il nostro intento è di offrire un servizio già da noi
erogato, ma agevolandone maggiormente l’accesso”.
a Riserva Naturale Regionale Lago di Piano con la
Comunità Montana Valli del Lario e del Ceresio, in
collaborazione con la Cooperativa Sociale Koinè,
propone per sabato 17 marzo, dalle ore 15.00 alle ore
17.00, un laboratorio didattico dal titolo “Riciclattoli!”,
per la realizzazione di giochi con materiali naturali e di
riciclo. Sarà un momento utile per riscoprire la bellezza di
costruirsi un giocattolo e per apprezzare la semplicità e lo
stare insieme.
Il laboratorio è rivolto a bambini e ragazzi dai 5 ai 12
anni e si terrà presso la Casa della Riserva, in via Statale
117, Frazione Piano Porlezza a Carlazzo. Il costo per
partecipante è di 9 euro. Occorre portare da casa una
matita o pastello consumati e quattro turaccioli.
Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie entro
il giovedì precedente l’incontro): Riserva Naturale
Regionale Lago di Piano, tel. e fax: 0344.74961; e-mail:
[email protected]; sito internet:
www.riservalagodipiano.it; oppure Koinè Cooperativa
Sociale ONLUS: tel. 02-42292265; e-mail: m.rubolini@
koinecoopsociale.it.
La Riserva Naturale Regionale Lago di
Piano con il patrocinio della Comunità
Montana Valli del Lario e del Ceresio
propone “Fiori da bere”, un corso
per imparare a riconoscere i fiori e
raccoglierli per farne delle profumate
tisane in tutte le stagioni.
Il corso, aperto a tutti, sarà tenuto da
Giovanna Piccardo con il contributo
di Isabella Frangi e Paola Marucci; si
articolerà in cinque appuntamenti di
circa tre ore ciascuno, da domenica
18 marzo a domenica 23 settembre. Si
alterneranno incontri presso la Casa
della Riserva (via Statale 117, Frazione
Piano Porlezza a Carlazzo) e uscite
sul campo: oltre al riconoscimento
delle diverse specie di fiori e delle
loro proprietà, si andranno a scoprire
interessanti luoghi del nostro territorio.
La quota di partecipazione è di 30 euro
per tutto il corso.
Il programma nel dettaglio prevede:
Domenica 18 marzo indicazioni per la
ricerca, la raccolta e la conservazione
dei fiori. Presso la Casa della Riserva,
ore 10.00.
Domenica 22 aprile ricerca e raccolta
delle specie floreali da Naggio a Velzo.
Ritrovo presso la Casa della Riserva, ore
9.00.
Domenica 20 maggio ricerca e raccolta
delle specie floreali nei pressi della
Riserva Naturale Lago di Piano. Ritrovo
presso la Casa della Riserva, ore 9.00.
Domenica 24 giugno ricerca e raccolta
delle specie floreali nelle frazioni della
Valsolda. Ritrovo presso la Casa della
Riserva, ore 9.00.
Domenica 23 settembre confronto
e assaggio dei risultati del lavoro.
Indicazioni per la raccolta autunnale.
Ritrovo presso la Casa della Riserva, ore
10.00.
Per informazioni e iscrizioni (fino ad
esaurimento posti): Riserva Naturale
Regionale Lago di Piano, tel. e fax:
0344.74961; e-mail: riservalagopiano@
cmalpilepontine.it; sito internet: www.
riservalagodipiano.it. (s.fa.)
Como Cronaca
22 Sabato, 17 marzo 2012
SS. Rubiano e Adalberto
Due santi vescovi
di Como... divisi
D
Quando venne costruita
opo S.Agrippino, morto
nel 621 o poco più tardi,
la basilica di S. Abbondio
divenne vescovo di Como
le reliquie vennero deposte
Rubiano, nativo di Siscia,
in un sarcofago nell’altare,
città municipale ed episcopale della
Savia, suffraganea del Patriarcato di
per essere in seguito divise
Aquileia. Si può supporre in questo
tra cattedrale e S. Giovanni
una continuità logistica, visto che
anche l’illustre predecessore era
in Pedemonte
stato inviato dalla metropoli friulana.
Dell’episcopato di Rubiano non
si conosce altro che la breve durata, l’impegno nel
cardinale Gallio
ministero, e la sepoltura nella basilica degli Apostoli
verso la fine del
nel dicembre di un anno imprecisato nel quarto o
Cinquecento
quinto decennio del VII secolo. Secondo la tradizione
decise di dare
gli successe Adalberto, anche lui di Siscia, venuto a
alla basilica di cui
Como per aiutarlo e rimasto qui per sempre. Ma a
era titolare una
questo punto nascono varie difficoltà: per primo il nome
veste rinnovata,
germanico, fuori luogo in quel periodo, eppoi tutta
pensò anche alla
la serie delle leggende anacronistiche fiorita qualche
ricognizione e alla
secolo più tardi e raccontata e raffigurata in pergamena
valorizzazione
e in figura. L’unico dato certo è che governò la Chiesa
dei corpi dei santi
per lunghi anni, tra sofferenze e mortificazioni, e che
comensi.
fu sepolto accanto a Rubiano: forse non fu suo diretto
Così fece portare
antecessore.
le ossa di
Quando venne
S.Amanzio (terzo
costruita la
vescovo) nella
I ruderi
basilica abbaziale
chiesa dei Gesuiti
dell’antica
cattedrale
abbondiana,
e fece trasferire
di Siscia
i due corpi
altrove quelle
davanti
vennero deposti
dei SS.Rubiano
all’attuale
in un sarcofago
e Adalberto: non
cattedrale
nell’altare
sopra
il
sapendo però come distinguere quelle dei due vescovi,
di Sisak
nartece interno:
avendole destinate per metà alla cattedrale e per l’altra
ad attirare i devoti
a S.Giovanni in Pedemonte dei domenicani, operò
e i postulanti
una divisione per così dire salomonica, cioè assegnò a
era soprattutto
ciascuna chiesa metà di ciascuno scheletro.
S.Adalberto, come
Così il 1° luglio 1590 si svolse una solennissima
documentano
processione che scese da S.Abbondio al centro cittadino,
alcuni affreschi
portando le reliquie dei tre santi, e poi risalì a S.Giovanni
sulle pareti
ove ebbe termine. Qui l’urna con le ossa fu deposta sotto
prossime all’antico
l’altare di S.Michele, nella cappella di famiglia dei Gallio:
altare.
quando poi nel 1810 la chiesa e il convento furono
Quando il
soppressi l’urna fu trasferita nel santuario del Crocifisso,
Il santo Adalberto tra i santi Gervasio
e Protasio, chiesa di S. Bartolomeo in Como
dove tuttora si trova dietro l’altare maggiore.
L’urna con l’altra metà salomonica delle ossa si trova
ancor oggi in cattedrale sotto la mensa dell’altare
di S.Giuseppe. Ora sarebbe possibile distinguere
scientificamente le ossa dei due individui, come è stato
tentato con esito positivo non molti anni or sono: ma
le ossa dei santi non interessano quasi più nessuno.
Al limite potrebbero richiamare la devozione un po’
campanilistica dei fedeli cattolici di Sisak, l’antica Flavia
Septimia Siscia, tornata ad esser sede di diocesi tre anni
or sono (dopo tredici secoli).
mario longatti
Venerdì 16 marzo a Lugano, sul palco dell’auditorio della RSI
Pace e musica con la violinista Midori
Q
uando un artista viene nominato
ambasciatore di pace da parte
dell’ONU significa che il suo
carisma, le sue qualità artistiche e umane
sono al di sopra dei gusti e delle mode e,
di conseguenza, tutto il mondo riconosce
nella sua opera e nella sua persona un
riferimento solido e imprescindibile.
è con quest’aura di qualità e fiducia
che la violinista giapponese Midori –
ambasciatrice di pace dell’ONU dal 2007,
nonché affermata solista con le più grandi
orchestre e i migliori direttori - si presenta
venerdì 16 marzo (ore 20.30 – ingresso 35/30
frsv) sul palco dell’Auditorio della RSI a
Lugano. Ad accompagnarla la splendida
Orchestra della Svizzera Italiana, diretta
dal giovane maestro italiano Antonello
Manacorda. Il concerto è trasmesso
in diretta sulla Rete Due della Rsi. Il
programma comprende il “Concerto per
violino e orchestra” (1939) di Hindemith e la
“Sinfonia n. 6 in do maggiore” (“La Piccola”)
di Schubert.
L’impostazione del “Concerto”
hindemithiano è classicheggiante ed è
meno ardita delle composizioni coeve
del musicista tedesco. Raramente, nella
parte solistica, appaiono virtuosismi
trascendentali. Il solista si distende, anzi,
in ampi passaggi melodici, l’armonia non
presenta particolari guizzi innovativi e
persino l’orchestra dà vita a un discorso
tranquillo e trasparente.
Nella sesta Sinfonia schubertiana (1818)
appare una sorta di influsso beethoveniano,
anche se non mancano guizzi geniali
del tutto personali. I toni drammatici di
Beethoven lasciano spazio alla liricità e
sensibilità del compositore viennese. E’ un
piccolo gioiello che si evince, in particolare,
nel raffinato trattamento degli strumenti e
nella maniera, tipicamente schubertiana, di
unire fra loro i diversi temi fondamentali.
Midori Goto, nata ad Osaka nel 1971, ha
iniziato lo studio del violino con la madre.
Ha ottenuto il suo primo strepitoso successo
a New York, con Zubin Mehta, nel 1982.
Attualmente vive a Los Angeles. Suona su
un Guarneri del Gesù (“ex-Huberman”)
del 1734. Antonello Manacorda è nato a
Torino. Nel 1997, con alcuni colleghi e sotto
la spinta di Claudio Abbado, ha fondato la
Mahler Chamber Orchestra, della quale è
stato Konzertmeister e vicepresidente per
otto anni.
Alberto Cima
iubilantes
Ascolto
meic
Mercoledì 21 marzo alla Ubik
il libro sui 15 anni di attività
La preghiera dei salmi
“Davanti a Dio” il 19 marzo
Il 21 marzo riflessione
sul libro “Gesù di Nazaret”
Mercoledì 21 marzo, alle ore 18.00, presso la
Libreria Ubik in Piazza San Fedele a Como,
Ambra Garancini, presidente di Iubilantes e la giornalista Carla
Colmegna presenteranno il volume ““Costruttori” di cammini.
Iubilantes, quindici anni”, prodotto dall’associazione in
occasione del suo 15° anno di attività. Il volume “racconta”
i “cammini” che vedono l’impegno di Iubilantes: cammini veri,
fatti di sentieri e di strade, ma anche di cultura, di ricerca, di
tentativi di scoprire nuovi modi di leggere il nostro territorio.
Nuovo appuntamento nell’ambito del corso
biblico 2011-2012 promosso da “Ascolto”
gruppo di cultura sul tema: “La preghiera
dei salmi ‘Davanti a Dio’“, con mons. Bruno
Maggioni. Lunedì 19 marzo, alle ore 21,
presso l’Auditorium del Collegio Gallio di Como
si rifletterà sul salmo 19: “I cieli narrano la gloria di Dio. Si
ricorda che gli incontri si svolgono ogni terzo lunedì del mese
da ottobre a maggio.
Il quarto degli incontri di approfondimento
culturale, promossi dal MEIC, e dedicati alla
riflessione su alcuni capitoli del volume
“Gesù di Nazaret” di Benedetto XVI, si terrà
mercoledì 21 marzo alle ore 21, presso il
Centro Card. Ferrari. Gli incontri sono guidati
da don Ivan Salvadori, ma ogni volta uno dei soci propone una pista di
lettura. Sarà preso in esame il capitolo IX (“La Risurrezione di Gesù dalla
morte e la sua ascensione al cielo”). Gli incontri sono aperti a tutti.
Como Cronaca
Sabato, 17 marzo 2012 23
“Esplorando”
in cerca di
emozioni con
la sottosezione
Cai Bizzarone
Il gruppo, formato anche da soci di Uggiate
Trevano, Ronago, Faloppio, Valmorea
si propone di organizzare gite ed eventi
alla portata di tutte le età
A
mmirare panorami stupendi,
passare delle belle domeniche
tra amici, magari in qualche
rifugio alpino, percorrere
i sentieri montani consapevoli dei
luoghi che si stanno attraversando,
organizzare gite che non vogliono
essere semplici scampagnate e neppure
scalate con vette da conquistare,
ma si prefiggono di far conoscere la
montagna nei suoi molteplici aspetti
scoprendo le tradizioni degli antichi
nuclei rurali che, purtroppo, stanno
sempre più spopolandosi, sono gli
obiettivi del Gruppo “Esplorando”
che fa parte della sottosezione del CAI
(Club Alpino Italiano) di Bizzarone.
Il Gruppo, formato da soci di Uggiate
Trevano, Ronago, Faloppio, Valmorea,
Bizzarone, e dei paesi vicini, si propone
di organizzare gite divertenti e alla
portata di tutti, senza distinzioni d’età,
in località incantevoli ma vicine e
soprattutto facili da raggiungere.
“Purtroppo – precisa Antonello
Capelli, portavoce del gruppo
“Esplorando” – da alcuni anni
registriamo sempre meno
partecipazione. Molti bambini
e ragazzi prendono parte con
grandissimo entusiasmo alle nostre
escursioni ma spesso i genitori sono restii
ad accompagnarli. Sicuramente ogni
gita richiede un po’ di sacrificio come
svegliarsi presto il mattino della domenica
e camminare per tre o quattro ore per
raggiungere la destinazione, ma questi
sacrifici sono ampliamente ripagati dalla
soddisfazione di percorrere il crinale di
una montagna, scoprire un’incantevole
valle alpina, scorgere uno scoiattolo che
salta velocemente da un ramo all’altro di
un abete, osservare un ciclamino appena
sbocciato nel sottobosco, costeggiare un
Le attività del
gruppo hanno preso
il via lo scorso
mese di febbraio
in Valle Intelvi con
la classica ciaspolata
e proseguiranno
fino a novembre
di Paolo Borghi
corso d’acqua o attraversare un bosco in
compagnia di tanti amici che con gran
passione, zaino in spalla, borraccia e
binocolo, vanno alla riscoperta di un
mondo affascinante che pulsa al ritmo dei
loro passi”.
Le attività di “Esplorando” sono iniziate
lo scorso mese di febbraio in Valle
d’Intelvi con la classica ciaspolata, con
l’escursione di tre ore da Meride a Serpiano
ai piedi del Monte San Giorgio nel vicino
Canton Ticino, e la ciaspolata verso il
Passo della Novena in Valle Bedretto
(Svizzera). Il 9 aprile i soci del gruppo
festeggeranno la Pasquetta con una facile
Progetto Aurora
Solzago
Riconoscere, gestire, esprimere emozioni
Gli Astrofili
Lariani e il
Cern di Ginevra
H
a preso il via lo scorso 9 marzo la nuova edizione del
progetto Aurora dedicato quest’anno alle emozioni.
“L’intelligenza delle emozioni. Riconoscere, gestire,
esprimere le emozioni. Come i genitori possono diventare
modelli di crescita emotiva” il tema delle tre serate, riservate
ai genitori, programmate appunto il 9, il 16 e il 30 marzo, alle
ore 20.45, nell’Aula Magna del Politecnico (via Castelnuovo
7). Le iscrizioni agli incontri (la partecipazione è gratuita ma
con prenotazione obbligatoria) si sono chiuse con oltre 850
richieste di partecipazione. “Insieme alla nostra Valerie Moretti
prenderemo spunto da due capolavori di Shakespeare, Otello e
Romeo e Giulietta - spiega l’assessore comunale alle Politiche
Educative e alla Famiglia Anna Veronelli, promotrice e curatrice
del progetto Aurora fin dalla prima edizione - Abbiamo scelto
queste opere perché sono quattro secoli che ritraggono, con
maestria e acutezza, uno straordinario ventaglio di emozioni che
ancor oggi noi proviamo, con uguale intensità. Con l’aiuto del
teatro e di Jacopo Boschini, cercheremo, inoltre, di imparare ad
allenare i figli per sviluppare il loro quoziente emotivo, un tesoro,
ancora più prezioso del quoziente intellettivo, che consentirà
loro di affrontare in modo più equilibrato ed efficace le sfide,
le difficoltà e le opportunità della vita”. Dalla prima edizione
ad oggi sono oltre 4mila i genitori che hanno partecipato agli
incontri di Aurora.
V
enerdì 16 marzo, alle ore
21.15, presso il Centro
Civico “Borella” di Solzago
di Tavernerio, il Gruppo Astrofili
Lariani propone “Viaggio al
CERN di Ginevra”, un reportage
a cura del socio Marco Gorza
della sua visita al CERN, dove
attualmente vengono studiati i
primi momenti successivi al Big
Bang e la natura della materia.
L’ingresso è libero.
Per informazioni, la sede del
Gruppo Astrofili Lariani si
trova in via Liberazione 5 a
Solzago di Tavernerio, presso
il Centro Civico “Borella”; tel.
328.0976491 (dal lunedì al
venerdì dalle 9 alle 21); e-mail:
[email protected]; sito
web: www.astrofililariani.org.
gita transfrontaliera da Uggiate
- Val Mulini al percorso – natura
“Penz” di Chiasso, mentre il 15
aprile cammineranno per circa
tre ore da Salorino a Cragno,
ai piedi del Monte Generoso.
Domenica 6 maggio si effettuerà
un’escursione in Malcantone, da
Arosio al Monte Ferraro (m.1492)
e nel mese di giugno è possibile
provare l’emozione di fare una
gita in gommone sul fiume
Ticino accompagnati da guide
esperte. Il 21 e 22 luglio si salirà
al Rifugio Camosci (m.1222)
in Val Sesia, il 2 settembre si
percorrerà il sentiero, da cui
si gode una vista mozzafiato
sul lago Maggiore, che va da
Dumenza ad Agra (Varese)
mentre il 13 e 14 ottobre con il
gruppo GRIM - CAI di Varallo
Sesia si attraverserà il Sentiero
Confinale da Bizzarone a Como
con vista su monti e lago. Nel
mese di novembre si concluderà
l’attività 2012 di “Esplorando”
con l’escursione “Viggiù – Monte
Orsa – Bizzarone – Como”, il
trekking “Laveno – Porto Ceresio
– Sentiero Balcone Lombardo” e con la
gita da Colonno a Mezzegra lungo gli
antichi sentieri e le vecchie mulattiere che
collegano nuclei abitati di grande interesse
storico. L’escursione si snoda appena
sopra il lago di Como tra vecchi palazzi,
maestose ville, suggestivi vicoli e piazzette.
Chiunque desidera conoscere tutte
le attività del gruppo Esplorando può
telefonare allo 031-948420 o recarsi
direttamente nella sede della Sottosezione
del CAI di Bizzarone in Via Santa
Margherita presso il Centro Sportivo,
aperta ogni venerdì dalle 21 alle 22.30.
Hai l’alcolismo
in casa?
Vuoi saperne
di più?
I Gruppi Familiari
Al-Anon
condividono
le loro esperienze
in modo anonimo
e gratuito e
possono offrirti
le informazioni
che cerchi
Telefona allo:
800 087 897
S. Fedele Intelvi
Vita e arte
di Diego Carloni
L
culturale
’Associazione
A.P.P.A. Cu.V.I. (Associazio-
ne per la Protezione del Patrimonio Artistico e Culturale della
Valle Intelvi) propone per venerdì 16 marzo, alle ore 20.30, presso la sala Assembleare della Comunità Montana Lario Intelvese a
San Fedele Intelvi, un incontro del
prof. Andrea Spiriti sul tema “Diego Francesco Carloni. Vita e arte di
un grande Intelvese in Europa”. L’ingresso è libero.
Como Cronaca
Sabato, 17 marzo 2012 25
Uggiate e Ronago
ricordano padre
Ambrosoli
Il 27 marzo ricorre il 25° anniversario
della scomparsa del medico e missionario
comboniano fondatore dell’ospedale di Kalongo
I
l 27 marzo ricorre il 25° anniversario
della morte di Padre Giuseppe
Ambrosoli, Servo di Dio, medico e
missionario comboniano.
La sua vita vissuta seriamente per Dio, nella
semplicità del quotidiano, mostra un uomo
di straordinaria fede e profonda umanità,
testimone umile e limpido d’amore per i
fratelli. La comunità pastorale di Uggiate e
Ronago vuole ricordarlo in modo festoso
per trasmettere a tutti, ma in particolare
ai giovani, il grande dono che è Padre
Giuseppe e per continuare l’impegno di
solidarietà, che in questi anni non è mai
venuto meno, con l’Ospedale di Kalongo
in Uganda. Chi era padre Ambrosoli? Nato
La comunità pastorale
nel 1923, dopo una laurea in medicina e
chirurgia a Milano e la specializzazione
intende ricordarne la
a Londra in malattie tropicali, padre
figura in modo festoso
Giuseppe Ambrosoli entra nell’ordine dei
comboniani con il sogno di partire per
per trasmetterne
l’Africa e dedicare la propria esistenza ai
la memoria.
più poveri. Nel 1955 si reca a Kalongo nel
nord dell’Uganda per gestire un piccolo
Una presenza
dispensario locale. Professionalità e
ancora viva
dedizione, competenze mediche e spirito
imprenditoriale, unitamente al supporto
di tanti medici volontari e amici finanziatori, lo portano a trasformare in 32 anni
il piccolo ambulatorio in una delle più importanti strutture sanitarie ugandesi,
con 330 posti letto e standard di cura elevati. “Salvare l’Africa con gli Africani”:
nel 1959 Padre Giuseppe fonda una scuola specialistica di ostetricia nella
convinzione che la formazione qualificata sia la strada maestra per l’autonomia
delle future generazioni. Nel 1987 la guerra civile che flagella il nord Uganda porta
all’evacuazione forzata dell’ospedale per ordine militare. Padre Giuseppe, provato
dalla fatica e dalla sofferenza, muore a Lira il 27 marzo nel 1987 .
Dopo la sua morte viene avviata la causa di beatificazione, tuttora in corso.
Nel 1989 l’ospedale di Kalongo viene riaperto ed intitolato al suo fondatore: nasce
il Dr. Ambrosoli Memorial Hospital, alla cui guida arriva padre Egidio Tocalli,
missionario comboniano e medico che
lo dirige sino al 2008 portando avanti il
processo di “africanizzazione” iniziato dal
fondatore. L’Ospedale, fondato nel 1957 è
un ente privato non profit appartenente alla
Diocesi di Gulu. È una delle più importanti
organizzazioni sanitarie ugandesi per
numero di letti (345) e garantisce assistenza
sanitaria qualificata a circa 50.000 persone
l’anno: il 70% donne e bambini.
Dotato di 7 reparti - maternità, pediatria,
malnutrizione, medicina generale,
chirurgia, tbc, aids - un poliambulatorio per
pazienti esterni, un laboratorio di analisi e
radiologia e 2 sale operatorie. Impiega 320
occupati, tutti ugandesi.
La Scuola di ostetricia viene fondata nel
1959 da padre Ambrosoli per trovare una
soluzione sostenibile al grave problema
della mortalità materno - infantile in Africa.
Punta sulla formazione qualificata quale
fattore primario per dare alle future
generazioni la possibilità di un futuro
autonomo anche in campo sanitario. Dalla
sua nascita ad oggi la St. Mary’s Midwifery
School ha qualificato 1200 ostetriche.
Oggi è considerata una struttura di
eccellenza nella formazione medica
specialistica e le sue ostetriche diplomate
vengono richieste non solo nelle strutture
ugandesi, ma anche in quelle di Tanzania,
Kenia, Sudan, Congo e altri paesi dell’Africa
sub sahariana.
Ricordiamo che al missionario scomparso
è dedicata la mostra: “Da Como a
Kalongo, sulle orme di padre Ambrosoli”,
allestita presso il Broletto, a Como,
fino al 31 marzo prossimo.
Programma
Il programma delle celebrazioni
prevede:
Sabato 24 marzo a Ronago – ore
20.30: in cammino. ..sulla via della
Croce con Padre Giuseppe e i Missionari
Martiri
Domenica 25 marzo a Ronago, ore
16.00: “Una presenza viva” Elevazione
spirituale con le Corali della Comunità
Pastorale;
Martedì 27 marzo a Ronago, ore
20.30: Celebrazione eucaristica
presieduta dal vescovo mons. Diego
Coletti .
Confindustria Como, 26 marzo
La terra nelle
nostre mani...
“
L
Un incontro con Vandana
a Terra nelle nostre mani.
Diritto al cibo e rispetto
Shiva. Diritto al cibo,
dell’ambiente”. Questo
sovranità alimentare,
il titolo dell’incontro
rispetto dell’ambiente e
con Vandana Shiva in programma
lunedì 26 marzo alle 20.30 presso
di intervenire promuovendo e
delle culture locali i temi esostenendo
la sala conferenze di Confindustria
iniziative e progetti in
centrali dell’incontro
Como, via Raimondi 1, organizzato da
grado di offrire risposte e opportunità
Parolario in collaborazione con Lisa
organizzato da Parolario concrete di miglioramento delle
Spa e il contributo della Fondazione
condizioni di vita. In particolare,
Prima Spes Onlus. A moderare l’incontro sarà Nello
la Fondazione si propone di contribuire attivamente
Scavo di Avvenire. Diritto al cibo, sovranità alimentare,
allo sviluppo umano e sociale delle realtà più povere
rispetto dell’ambiente e delle culture locali, saranno i
e bisognose sia in Italia che nel Mondo, sostenendo e
temi centrali di questo incontro tra Vandana Shiva e il
promuovendo iniziative e progetti che intervengano
territorio comasco per mettere a fuoco la complessa
sulle cause del disagio, nonché sugli effetti da questo
tematica delle emergenze ambientali e alimentari
indotti, privilegiando sempre la tutela dei soggetti più
internazionali in un’epoca di importanti cambiamenti
deboli e la promozione dei loro diritti. Gli interventi
storici e politici. Vandana Shiva, attivista politica e
che caratterizzano l’impegno della Fondazione nei
ambientalista, è tra le figure più prestigiose che si battono
Paesi del Sud del mondo sono di due tipi: umanitari e
a livello internazionale contro la globalizzazione liberista.
imprenditoriali. Gli aiuti umanitari si manifestano con
Shiva ha vinto il premio Nobel alternativo per la pace
interventi concreti per alleviare emergenze alimentari,
nel 1993 ed è direttore della Research Foundation for
per interventi nel campo sanitario, per assistenze
Science, Technology and Natural Resource Policy. Ha
di tipo sociale e nel settore dell’istruzione. Per la
scritto numerosi saggi, alcuni dei quali tradotti in italiano.
parte imprenditoriale la Fondazione contribuisce a
La Fondazione Prima Spes Onlus persegue finalità
creare iniziative professionali, supportando le spese
umanitarie, di solidarietà e utilità sociale. Nasce come
per l’acquisto di attrezzature, macchinari, materiali
risposta al desiderio di accogliere i bisogni di chi si trova
e coinvolgendo tecnici in grado di avviare i processi
a vivere in condizioni di disagio, sofferenza e povertà
produttivi all’interno di una comunità. Gli aiuti
comprendono inoltre corsi di formazione professionale
e avviamento al lavoro. In Italia l’impegno della
Fondazione è rivolto soprattutto ai bambini e ragazzi in
situazione di disagio personale e/o familiare, alle famiglie
che si trovano in condizioni di fragilità e difficoltà, a
persone disabili, a giovani vittime di abuso di sostanze
(tossicodipendenze), a ragazzi e giovani adulti senza
lavoro e a rischio di emarginazione sociale. Un’attenzione
speciale è rivolta anche all’ambiente e agli animali,
con interventi mirati di protezione e tutela, nonché
di sensibilizzazione e diffusione di una cultura che
promuova la difesa e la valorizzazione della biodiversità e
dell’ambiente, il rispetto del diritto alla vita di ogni essere
vivente, la protezione degli animali e l’affermazione dei
loro diritti. L’incontro con Vandana Shiva si colloca nel
percorso di avvicinamento alla 12° edizione di Parolario
che si terrà a Villa Olmo, Villa del Grumello, Fondazione
Ratti ed altri luoghi del territorio dal 30 agosto al 9
settembre. Il tema della edizione 2012 sarà “Leggere il
futuro”.
L’incontro è gratuito fino ad esaurimento posti con
prenotazione obbligatoria a: 031-301037, info@parolario.
it.
Como Cronaca
26 Sabato, 17 marzo 2012
Gravedona ed uniti
Una conferenza
di grande interesse,
presso il locale presidio
ospedaliero, tenuta
dal prof. Roberto
De Mattei
Unità
d’Italia:
il ruolo
della Chiesa
V
enerdì 2 marzo 2012 si è
tenuta una conferenza
sul sopra citato tema
del gradito ospite prof.
Roberto de Mattei presso la
sala congressi dell’Ospedale di
Gravedona e Uniti (Co). Il relatore
è ordinario di storia moderna e
del cristianesimo all’Università
Europea di Roma, nonché Preside
della facoltà di scienze storiche
della stessa e fino a tre mesi fa
vice presidente del C.N.R.,carica
che negli ultimi tre anni è stata
duramente contestata a causa di alcune
sue critiche sulle teorie evoluzionistiche
e,forse, anche perché cattolico.
L’evento è stato organizzato
dall’Associazione Lario-Lombardia e
dalla Società Storica Altolariana.
Lo scopo era quello di dare una lettura,
non necessariamente politically correct
, ma senza alcuna volontà di polemica
postuma, del processo di unificazione
del nostro Paese che consentisse,
a oLGIATE
s. mESSA
militari
defunti
indagando il passato, di capire meglio
il presente per proiettarsi in un futuro
meno liquido.
Ancor più che una emergenza
economica oggi infatti, affermava de
Mattei, si sta vivendo un’emergenza
morale. Il 17 marzo 1861 nasceva il
nuovo Stato unitario. Una settimana
dopo, Cavour enunciava la celebre,e
ambigua per i più, formula “libera
Chiesa in libero Stato” che non c’entra
nulla con l’evangelico date a Dio ciò che
L
a celebrazione di una Santa
Messa a ricordo dei militari
defunti della zona Colline
Comasche e la Benedizione della
nuova Bandiera è il prossimo
appuntamento della Sezione di
Olgiate Comasco dell’Associazione
Nazionale Combattenti e Reduci,
nata subito dopo la fine della prima
guerra mondiale e formata da 250
soci tra i quali 22 reduci di guerra.
La Sezione olgiatese, diretta da
26 anni dal presidente Ernesto
Maltecca, ogni anno partecipa
con Bandiera e Medagliere a
molte manifestazioni e cerimonie
patriottiche, raduni d’Arma,
iniziative ricreative che servono a
mantenere i contatti d’amicizia tra
i propri soci che prestano servizio
anche presso alcune associazioni
come l’Auser, che necessita di
sostegno nello svolgimento delle
varie attività d’assistenza agli
anziani, la Caritas parrocchiale
che attualmente sostiene circa 80
famiglie, e che spesso vanno nelle
scuole per ricordare ai giovani che
Merlettaie pellegrine
al Soccorso
Domenica 18 marzo tradizionale appuntamento
promosso dal gruppo “Amici del Tombolo”
I
è di Dio e a Cesare ciò che è di Cesare.
Assumendo, in sintesi, diceva il relatore,
il trinomio: Dio, Patria e Famiglia,
con l’enunciato cavouriano , e con
l’azione del ministro, per più anni,
della Pubblica Istruzione (Cultura) di
allora De Santis, di fatto Dio avrebbe
dovuto occuparsi del privato,relegato
nelle sacristie, mentre lo Stato,con la
sua morale laica, della “cosa pubblica”.
La morale, e ancor prima, la fede
cattolica, fino ad allora riferimento
l gruppo ‘Amici del Tombolo’ di Griante
organizza, per domenica 18 marzo, il
XV Pellegrinaggio delle Merlettaie al
Santuario della Madonna del Soccorso –
Ossuccio (CO). Il programma prevede: ore
10.15 ritrovo presso la Prima Cappella e
saluti; ore 10.30 salita del Sacro Monte;
ore 11.20 S.Messa al Santuario con offerta
dei pizzi e benedizione dei tomboli
ore 12.30 pranzo tradizionale presso
Trattoria al Santuario.
Il celebre Santuario barocco, indicato
delle popolazioni italiane,non
avrebbe più dovuto interessarsi
della cultura e della società.In
realtà questa era ancora alimentata
dal cattolicesimo e quindi Patria e
Famiglia mantennero per qualche
tempo i connotati tradizionali.
Con l’avvento del fascismo, e del
ministro Gentile, dell’educazione
dei giovani doveva interessarsi
principalmente lo Stato.
Dopo la seconda guerra mondiale
venne messo in crisi anche
il secondo termine: Patria. Si
andava sempre più affermando
una mentalità e una cultura
laicista radicaleggiante in
nome della libertà individuale
(urge d’altra parte chiedersi
cosa sia veramente la libertà).
Si arrivò quindi al 1970 anno in cui
fu introdotto il divorzio; cadeva
allora anche il terzo pilastro: la
Famiglia.
Paradossalmente,proprio nelle
celebrazioni del 150°, che vedevano
in prima fila il Capo dello Stato,
di fatto anche la politica abdicava
al suo compito, come sappiamo
veniva costituito un governo di non
eletti ( prescindendo da qualsiasi
giudizio su di esso). Oggi è sotto gli
occhi di tutti,affermava de Mattei,
l’ impero del relativismo etico:
ciascuno afferma quello che vuole
e,soprattutto,questo deve essere
riconosciuto come verità.
Non esiste dunque più una verità
oggettiva, dei valori forti e condivisi
dai quali dipendere ma tutto è
ridotto ad opinione personale, con le
conseguenze di decadenza che sono
sotto gli occhi di tutti e con gravi
rischi per una pacifica convivenza
civile, in quanto potrebbe prevalere
“l’opinione del più forte”.
Secondo de Mattei urge
riproporre,vivendoli, i valori forti
o non negoziabili (specialmente
la vita dal concepimento alla fine
naturale, la famiglia e la libertà
di educazione) come li chiama
Benedetto XVI°, e dunque,
riferendosi ancora al Papa, occorre
che i cattolici, anche se minoranza,
riacquistino la consapevolezza di
una testimonianza,o militanza,in
una società che non voglia essere
decadente.
Sergio Rovelli
tragedie come l’ultimo conflitto
mondiale, che ha provocato
settanta milioni di morti in tutto
il mondo non devono più ripetersi,
e che quanto è stato realizzato
dalla fine della seconda guerra
mondiale ad oggi è da attribuirsi
anche al doloroso contributo e
al lavoro operoso dati dalle forze
combattentistiche, in guerra e
in pace, per la costruzione, il
progresso e lo sviluppo della nostra
Patria. L’associazione è aperta anche
ad iscritti d’altre Sezioni soppresse
anni fa dall’allora vescovo di Como
mons. Alessandro Maggiolini quale
“luogo privilegiato di preghiera per le
vocazioni” e dichiarato chiesa giubilare
per l’Anno Santo del 2000, è preceduto da
14 cappelle contenenti le figurazioni dei
Misteri del Rosario. La Prima Cappella,
l’Annunciazione, raffigura la casa della
Madonna in stile lombardo del ‘600 e
oltre a un letto con lenzuola bordate
di merletto vi è affrescato anche un
tombolo con pizzo: per questo il Gruppo
‘Amici del Tombolo’ di Griante ha scelto
la Madonna del Soccorso quale sua
patrona (aggiungendole informalmente
l’affettuoso titolo di ‘Madonna del Fusello’)
ed organizza annualmente questo
appuntamento di preghiera, in prossimità
della Festa dell’Annunciazione.
Mezzi pubblici: linea autobus C10 ComoColico in partenza da Como Stazione
Autolinee h. 8.20 con arrivo a Ossuccio
(chiesa parrocchiale) h. 9.07 o a Lenno
(chiesa parrocchiale) h. 9.11; è possibile
concordare l’accompagnamento in auto
fino alla Prima Cappella. Per la passeggiata
e soprattutto ai simpatizzanti che
pur non avendo vissuto la guerra
sulla propria pelle custodiscono
il patrimonio di memorie e
insegnamenti di chi sul campo di
battaglia c’è stato. La Santa Messa
a ricordo di tutti i militari defunti
della zona delle Colline Comasche e
la Benedizione della nuova Bandiera
si terrà giovedì 29 marzo alle ore
18,15 presso la chiesa parrocchiale
“ SS. Ippolito e Cassiano” ad Olgiate
Comasco.
Paolo Borghi
sono consigliate scarpe comode. Gli
organizzatori fanno sapere che è sempre
gradita l’offerta di un pizzo, per canestri o
banco-vendita pro restauri; i doni verranno
portati all’altare durante l’Offertorio,
mentre al termine della Messa ci sarà
la simbolica benedizione del tombolo
nella cappellina. Anche quest’anno verrà
realizzato un ricordo della giornata: un
fusello profumato (fragranze: rosa o
lavanda) disponibile dietro un’offerta
minima di 4 euro cadauno; il ricavato
andrà a favore dell’associazione
no-profit “Amici dei Bambini” e delle
Mamme di Makoua, fondata dal
francescano padre Arcangelo Zucchi da
Mandello Lario (recentemente scomparso).
L’invito è rivolto a tutte le scuole e i corsi,
alle singole merlettaie, alle rispettive
Parrocchie e Amministrazioni Comunali
(non verranno inviati inviti personali
per posta). E’ gradita comunicazione del
numero approssimativo di partecipanti;
per il pranzo è necessario essersi prenotati
entro giovedì 15 marzo. Per ulteriori
informazioni ed iscrizioni tel. 0344-40288.
Testimonianze
l sostegno alla scuola di Novosibirsk
Quaresima
Irientra
in Russia, nel cuore della Siberia,
tra i progetti di carità sostenuti
diocesi di Como attraverso la
di fraternità: dalla
Quaresima di Fraternità 2012. è prevista,
la concessione di 5 mila euro
tutti i progetti infatti,
a fra Corrado Trabucchi, missionario
orginario di Semogo, in Valtellina,
appartenente all’Ordine dei Frati Minori,
sostenuti
per contribuire alle spese correnti della
scuola “Natale del Signore”.
Quaresima-Pasqua dalla Diocesi
Gli altri progetti individuati dal
di fraternità 2012
Sabato, 17 marzo 2012
Centro Missionario Diocesano e dalla
Caritas riguardano, invece, le missioni
diocesane in Camerun e Perù, dove sono
presenti i nostri fidei donum, e il Sud
Sudan, nella diocesi di Wau, dove da
alcuni anni sono presenti due volontari
Caritas.
A questi si affiancano altri due progetti
a favore di missionari nativi della nostra
diocesi. Il primo coinvolge Stefano
Giudici, orginario di Villaguardia,
impegnato con i bambini di strada di
27
Korogocho, a Nairobi, capitale del Kenya
per cui è previsto un contributo di 3
mila euro (per 3 anni) per sostenere le
attività con i bambini.
Il secondo intervento è indirizzato a
padre Mario Frigerio e padre Piergiorgio
Cappelletti, missionari del Pime in
Camerun, originari di Parè e Capiago.
Grazie ad un contributo di 4 mila euro
potranno acquistare 60 macchine da
cucire per il centro di formazione di
Toulun.
Giustizia e Pace
si baceranno 1
In un piccolo
nido tra le
betulle siberiane
(Sal 85,11)
Il racconto di fr. Corrado Trabucchi missionario
in una piccola scuola cattolica nel cuore dell’Asia.
Un progetto che sarà sostenuto dalla diocesi
Fratel Corrado Trabucchi, nativo di Semogo,
missionario in Siberia, ci presenta la Scuola
Francescana Natale del Signore a Novosibisk,
uno dei progetti della Quaresima 2012.
L
a scuola cattolica francescana Natale
del Signore ha aperto le porte nel
1994. Un piccolo nido tra le betulle
siberiane. Negli anni ‘90 la chiesa
cattolica si è impegnata per raccogliere i
cattolici dispersi, deportati in Siberia. Si
parlava di 2 milioni di tedeschi, migliaia di
polacchi, ucraini, lituani. Per sei anni dal
1995 ho celebrato quotidianamente la santa
messa in lingua tedesca. Partecipavano alla
messa una cinquantina di nonne. Le nonne
“d’oro” per indicare il loro grande impegno
nel conservare e trasmettere la fede in
tempi di persecuzione. Ho raccolto le loro
testimonianze. Strappate a forza dalle loro
dimore del Volga una terra fertile e curata
e deportate con le loro famiglie in Siberia.
Scaricate da un treno in pieno inverno.
Nonostante la compassione della gente del
posto molti sono morti, sopratutto bambini ed anziani. I mariti sono stati mandati
ai lavori forzati e pochi sono ritornati a casa. Loro hanno battezzato figli e nipoti di
nascosto. Hanno insegnato loro a pregare e a soffrire per Cristo.
La parrocchia dell’Immacolata è nata nel 1984. Il suo primo parroco p. Josef Svidiski è
stato arrestato mentre celebrava la santa messa e messo in prigione qui a Novosibisk.
Dopo di lui è venuto dalla Lituania un giovane francescano p. Saulo Bitautas e da
allora i frati minori sono a Novosibirsk. Abbiamo festeggiato l’anno scorso 25 anni di
presenza. La parrocchia è formata da un centinaio di persone. Una piccola chiesetta
ed un piccolo oratorio che qui chiamano la scuola domenicale (Sontagschule) o
scuola del giorno del sole o Vascreska (la scuola del Risorto) dal tedesco Sonntag,
giorno del sole, o dal russo Vascrisenia, giorno del risorto. Faccio notare che il nome
Vascrisenia sta per Domenica, giorno del Signore.
La scuola è per i bambini della parrocchia ed aperta a tutti. Il nostro quartiere si
caratterizza oggi per la presenza di molti immigrati dai paesi del sud. Tagiki, Usbieki,
A
“
Mosca, a Mosca!” anelano
le “Tre sorelle” di Cechov,
perdendosi nel sogno e
nella memoria di una vita cittadina
completamente diversa da quella
soffocante della campagna cui
sono costrette. Cento anni dopo la
Russia è certo cambiata, ma alcune
sue caratteristiche rimangono e
fra queste la grande distanza tra
le grandi città – prime fra tutti
Mosca e San Pietroburgo – e la
sterminata campagna del Paese più
grande del mondo. Proprio questa
distanza sembra aver caratterizzato
le elezioni che hanno riportato
Putin alla presidenza. Se nelle città
abbiamo visto un fermento nuovo,
con la presenza, per la prima
volta, di manifestazioni di protesta
contro il regime, nelle campagne il
fermento cittadino non è arrivato,
se non in modo estremamente
rarefatto. E la campagna, la grande
pancia del grande Paese ha votato
ancora una volta per l’uomo forte.
Putin aveva già svolto due mandati
da presidente, quindi per rispetto
formale della Costituzione ha
proposto il suo uomo Medvedev
Kasachi. Vengono in Russia per un lavoro più
retribuito. Di solito cominciano gli uomini
e poi appena possono si tirano dietro le
famiglie. Sono dei gastarbaiter o immigrati
per lavoro.
La famiglia assieme alla scuola educa i
bambini. I bambini sono a rischio. A molti
genitori viene tolta la patria potestà e i
bambini vengono messi in questi orfanatrofi
in attesa di essere adottati. Nel 2009 in Russia
sono morti 500 bambini, oltre 900 sono stati
violentati e 12500 risultano dispersi. Questi
sono solo dati ufficiali. Manca un sistema di
difesa dei diritti del bambino.
La scuola cattolica francescana Natale
del Signore è un piccolo fuoco acceso per
illuminare e riscaldare il mondo dei piccoli.
Per ora è una scuola elementare con 4
classi e la preparatoria. I bambini sono una
cinquantina. Mangiano 3 volte (colazione,
pranzo e merenda). Vengono al mattino
alle 8.30 e ritornano a casa alle 17.00. Molti
vivono con la sola mamma o i nonni che
hanno preso la patria potestà per salvare i
nipoti dagli ospizi per bambini. In questi
ultimi anni c’è una tendenza che vorrebbe
abolire tutti questi orfanatrofi e facilitare
gli affidamenti e le adozioni. Purtroppo si
riscontra che molti bambini, dopo qualche
tempo in queste nuove situazioni, chiedono
✎ ELEZIONI IN RUSSIA |
di tornare all’orfanotrofio.
La famiglia ha bisogno di sostegno e
formazione. Difendere il bambino significa
per prima cosa che i suoi genitori abbiano
compassione di lui e che il padre e la madre
che si erano perduti, causando la perdita
della patria potestà, ritrovino loro stessi e le
loro creature.
In questo la scuola può aiutare i genitori a
capire che essere genitori è il senso della loro
vita e una vocazione.
Ogni giorno a scuola preghiamo il Padre
Nostro, l’Ave Maria, l’Angelo di Dio e l’Eterno
Riposo per i nostri morti.
La scuola è sostenuta dalla Provvidenza che
agisce attraverso gli amici come voi.
Ha la licenza e l’accreditazione secondo le
leggi della federazione Russa.
Una bambina della preparatoria che appena
cominciava a leggere “Katoliceskaia,
Franziscanscaia sckola”, cioè scuola
Cattolica Francescana, leggeva la parola
Franziskanskaia come Fantasticescaia...
e diceva agli amici e conoscenti che lei
frequentava la scuola cattolica “Fantastica”!
Capito? È la scuola Cattolica francescana
Natale del Signore di Novosibisk la Scuola
Fantastica perchè voi la portate nel cuore e la
aiutate. Vi siamo riconoscenti.
fr. Corrado
di Riccardo Moro
I due volti del potere
alla presidenza, facendosi
nominare capo del governo. Ora
si è ricandidato alla presidenza e
ha vinto. I democratici rimangono
interdetti, parlano di occupazione
del potere e lesione di fatto della
democrazia. Accusano il potere di
avere monopolizzato la stampa e di
avere così ottenuto il successo. In
Russia in effetti la libertà di stampa
è minacciata. I giornalisti più
liberi hanno paura, a volte pagano
con la vita. Nelle zone rurali più
che i giornali arriva la televisione
pubblica, diligentemente
sintonizzata sulle sensibilità del
governo. Un dato interessante è
quello delle connessioni internet,
molto diffuse in città ma ancora
rare nelle zone rurali. Durante i
mesi scorsi nelle grandi città russe
si è sviluppato un movimento dei
“nastrini bianchi”, un’azione di
protesta che ha portato in piazza
migliaia di persone, un fenomeno
che non si era mai visto in passato,
né durante la dittatura comunista,
né successivamente. Come per
la primavera araba, anche in
questo caso il movimento ha
utilizzato la Rete per diffondere
le notizie relative alle richieste
del movimento e alle reazioni del
governo e delle forze dell’ordine
durante le manifestazioni. Tutto
questo per le grandi campagne
all’interno del Paese, dove le
connessioni internet sono rarefatte
e la tv pubblica non ha raccontato
gli eventi, semplicemente non è
avvenuto. La maggior parte della
Russia rurale non ha saputo e
conseguentemente ha votato. Il
voto è stato più equilibrato in città
e molto più favorevole a Putin
nelle campagne. Il sistema Putin
non si fonda solo su un controllo
almeno indiretto degli strumenti di
comunicazione. Di fatto in questi
anni ha amministrato una rete di
potere che connette il mondo dei
nuovi imprenditori, che vivono
soprattutto di grandi concessioni
pubbliche, con quello dei militari,
si avvantaggia del prezzo del
petrolio e allontana con qualunque
mezzo chi non è in sintonia. Il
caso Khodorkovsky è esemplare:
un potenziale oppositore che
ha grande successo economico
(e dunque può finanziare
l’opposizione) viene incarcerato
con accuse costruite e sistematiche
violazioni dei suoi diritti, come
ha certificato la Corte europea di
giustizia. Il potere ha bisogno di
presentarsi internazionalmente
democratico, ma non ha alcuna
intenzione di permettere
cambiamenti reali.
L’affermazione di Putin era prevista.
Il dato ufficiale parla di una vittoria
al primo turno, ma con un calo di
circa il 10% dei consensi rispetto
alla precedente. In qualunque
modo la si voglia osservare, la
politica russa è avvelenata e mostra
come la democrazia formale possa
essere aggirata. In qualche maniera
la Russia mostra, estremizzandoli,
le tentazioni vissute da alcune
delle grandi democrazie moderne:
la magistratura sottomessa
all’esecutivo, le concessioni
pubbliche distribuite alle imprese
più gradite, una concentrazione
dell’informazione.
Guardando al futuro, vivremo
ancora per qualche anno un
rapporto contraddittorio con la
Russia, che si proporrà moderata
nella politica internazionale e
spregiudicata in quella interna.
Poi, forse, la grande campagna più
“connessa” farà definitivamente
cambiare gli equilibri.
28 Sabato, 17 marzo 2012
Valli Varesine
RICORDI
Mercoledì 14 marzo
a Canonica sono stati
celebrati i funerali
di don Croci, nativo
di Bedero Valcuvia.
Il ricordo dei confratelli
A Dio
don Sergio,
fratello
sacerdote
D
on Sergio Croci è uno dei pochi preti che ha
vissuto il suo ministero di sacerdote in tutte e
quattro le province della nostra Diocesi. Nato
a Bedero Valcuvia il 25 settembre del 1946,
è stato ordinato sacerdote due giorni prima del suo
ventiseiesimo compleanno. E’ stato vicario prima ad
Abbadia Lariana, fino al 1982, poi a Cadorago, dove ha
anche svolto il suo primo incarico da parroco. Dopo una
parentesi di due anni per malattia, don Sergio ha vissuto
il suo ministero in Val d’Intelvi, in particolare a Casasco,
e in Valtellina, come cappellano presso l’Ospedale
di Sondalo, prestando servizio in molte comunità, in
particolare a Ravoledo e diventando amministratore
parrocchiale di Frontale. Nel 2006 è tornato nella
sua terra natale, come parroco di Brinzio e Castello
Cabiaglio e, dal settembre 2009, è stato chiamato come
collaboratore a Canonica e nella nascente comunità
DON SERGIO CROCI (IL PRIMO DA SINISTRA) CON IL VESCOVO
E I SACERDOTI DELLA COMUNITA’ DI CANONICA
pastorale di Canonica, Cavona, Duno, Rancio, Cassano e
Ferrera.
Uomo intellettualmente curioso, appassionato di
quanto attraversa il cuore dell’uomo sempre segnato da
fatiche e slanci, la sua carità pastorale si è spesa a 360
gradi, nel servizio ai fratelli più bisognosi e sofferenti,
nell’educazione dei giovani, nel sacramento della
riconciliazione. Guida ai pellegrinaggi in Terra Santa, era
suo desiderio aiutare tutti a entrare in relazione con la
Parola di salvezza che per la prima volta lì era risuonata.
Appassionato di musica e di liturgia, cercava di curare
celebrazioni semplici e belle. Attento alle necessità altrui,
continuava a credere nella fraternità tra i sacerdoti e a
promuoverla con convinzione.
Dietro una scorza all’apparenza un poco burbera e
tagliente, don Sergio era capace di raggiungere anche
solo con una parola o con un saluto le tante persone
che aveva conosciuto nel suo ministero, che aveva
incontrato magari solo in rare occasioni ma che non
mancava di portare nel cuore. Un cuore grande, gremito,
traboccante di volti come lo era la chiesa di Canonica
mercoledì mattina, in occasione dei suoi funerali. Gente
che con semplicità, insieme al Vescovo Diego e ad una
cinquantina di confratelli, ha voluto dire con la sua
presenza commossa il suo grazie.
Commozione acuita dalla rapidità con cui don Sergio
ci ha lasciati. Improvvisamente, domenica pomeriggio,
dopo aver vissuto nella mattinata il suo ministero
presiedendo come di consueto la celebrazione
eucaristica, la sua salute ha subito un aggravamento.
Appresa dai medici la criticità della situazione, con
lucidità, fede e tanta serenità ha voluto ricevere il
sacramento dell’unzione degli infermi.
E’ stato un momento molto importante per don Sergio,
per la sua famiglia e per i sacerdoti della Comunità
Pastorale che erano intorno a lui. Insieme, come spesso
accadeva al mattino, abbiamo pregato e abbiamo
affidato don Sergio all’amore di Dio. Anche quest’ultimo
momento della sua vita ha avuto sapore di famiglia e di
fraternità. Con la serenità e la semplicità dimostrata nel
vivere il momento del passaggio, ha compiuto, ormai
da un letto di ospedale, il suo ultimo gesto sacerdotale;
ha cioè testimoniato quella fede profonda, costruita e
coltivata nell’arco di una vita intera, che è stato il suo
bene più prezioso. E che ora, resta l’eredità e il compito
più vero per tutti noi.
La Comunità Presbiterale
della C.P. di Canonica
✎ Grazie, don Sergio
I
l nostro grazie si eleva fino al coro celeste, del quale don Sergio ora,
sicuramente, farà parte. Grazie perché ci ha aiutato a crescere, in
questi pochi anni trascorsi insieme a noi nella Comunità di Canonica,
Cavona, Duno, Rancio, Cassano e Ferrera, con la sua passione per la
musica, ma non per la musica in generale, ma per il canto e le melodie
liturgiche, che tanto amava, capaci di trasmettere la fede in Dio a
grandi e piccoli.
Con determinazione ci insegnava i canti più adatti alle diverse
celebrazioni, con pazienza ci correggeva e ci spronava, con forza
coinvolgeva l’assemblea nel canto e con maestria riempiva di musica
d’organo le mura della chiesa.
Ogni sua omelia terminava con una storiella che ci aiutava meglio a
comprendere il messaggio del Vangelo, ora noi vogliamo concludere
con le parole del Canto di San Damiano, che, ci sembra, descrivano
bene la persona di don Sergio e il suo stile di vita, così come lo abbiamo
conosciuto …
“Ogni uomo semplice...
”Grazie ancora ….
il coro di Canonica
Giovani
Ospedale Cittiglio
Brenta
RITIRO QUARESIMALE
Don Olgiati, nuovo
assistente spirituale
Spettacolo
in oratorio
a sabato scorso 10 marzo, don
D
Rodolfo Olgiati di Gemonio, ha
iniziato il suo servizio nel vicariato
giovani dell’oratorio e il
Ipropongono
coro parrocchiale di Brenta
alle ore 20.45
“Prestiamo attenzione gli
uni agli altri, per stimolarci
a vicenda nella carità e nelle
opere buone.” (Eb 10,24), è
il titolo guida del ritiro per la
quaresima che la Commissione
Giovanile Valli Varesine ha
programmato per le ore 14.30 di domenica 18 marzo,
presso la Casa di preghiera dei Carmelitani Scalzi di Cassano
Valcuvia.
CORSO ANIMATORI
In preparazione al GREST 2012 la Commissione Giovanile
ha programmato un corso di formazione per Animatori
rivolto a tutti i ragazzi delle scuole superiori.
Il corso è distribuito su tre pomeriggi e si svolgerà
all’Oratorio di Cuveglio dalle 14.30 alle 18.00 nelle
seguenti domeniche: 25 marzo – 29 aprile – 13 maggio.
È necessario iscriversi rivolgendosi alla propria parrocchia,
versando un contributo spese di 15 Euro. Per chi lo vorrà, ci
sarà anche la possibilità di cenare in oratorio tutti insieme,
previa prenotazione all’indirizzo: pastoralegiovanilevalli@
gmail.com .
di Cittiglio dove si occuperà
in speciale e particolar modo
dell’assistenza spirituale presso
l’ospedale cittigliese. La prima
celebrazione a Cittiglio è avvenuta
per don Rodolfo in occasione della
visita compiuta da mons. Coletti
alla struttura ospedaliera giovedì
8 marzo, mentre la presentazione
ufficiale ai fedeli che presenziano
abitualmente alle funzioni religiose
in ospedale è avvenuta appunto
sabato 10 con la celebrazione
della S. Messa prefestiva delle ore
16.15. È stato il parroco di Cittiglio,
don Giuseppe Cola a presentare
don Rodolfo alla Comunità e ad
augurargli un buon cammino nelle
quattro parrocchie che formano il
vicariato cittigliese.
di sabato 17 marzo, presso
la sala teatro dell’oratorio di
Caravate, il Recital: “Rebus”,
uno spettacolo interamente
ideato dai giovani della
parrocchia di Brenta nel
quale musica, teatro, ballo
ed energia si fondono
per dare vita ad un recital
che porta in sé un grande
messaggio tutto da scoprire,
legato alla storia di 5 ragazzi
che confrontandosi in una
situazione di crisi, arrivano
a scoprire la bellezza di un
Dio che ci accompagna nella
vita quotidiana. Lo spettacolo
sarà replicato anche la sera di
sabato 24 marzo all’oratorio di
Mombello.
Cassano Valcuvia
Via Crucis per i
giovani dei vicariati
Sabato, 31 marzo, i giovani dei tre vicariati delle Valli Varesine sono invitati a alla
Via Crucis, in preparazione alla Settimana Santa. L’appuntamento è per le 20.30
alla parrocchiale di Cassano Valcuvia.
In preghiera si salirà sino alla vicina chiesa di S. Giuseppe, meditando la passione
del Signore lungo le cappelline distribuite
lungo il percorso.
Visto il prossimo appuntamento col VII
incontro mondiale delle famiglie di Milano l’invito alla Via Crucis è particolarmente rivolto, quest’anno, a tutte le coppie di sposi e fidanzati che si stanno preparando per questo importante evento.
Sondrio Cronaca
Sabato, 17 marzo 2012 29
Sondrio. Lo scorso martedì, al cinema Excelsior, don Andrea Straffi ha tenuto una
nuova catechesi attraverso l’arte, analizzando il sacramento della Riconciliazione.
Lo splendore della misericordia
«C
hi di voi è senza peccato…». Sembra
evocare queste parole il Gesù che
il pittore Lorenzo Lotto dipinse
tra il 1527 e il 1529 nel suo Cristo e
l’adultera(nell’immagine sopra). Un Gesù maestoso
e immerso nella quiete. Con la mano aperta verso il
mondo, riporta l’equilibrio nel disordine che lo circonda.
Placa la concitazione violenta degli uomini sconvolti
dall’ira che vogliono lapidare l’adultera. Ridà la concreta
speranza di vita alla donna che ha sbagliato. Quest’opera
di grande bellezza è stata presentata durante la serata
che si è svolta il 6 marzo scorso presso il cinema
Excelsior di Sondrio. è il secondo incontro organizzato
da don Ferruccio Citterio per il ciclo Catechesi attraverso
l’arte. Don Andrea Straffi, responsabile dell’Ufficio
diocesano di Arte sacra, ha questa volta illustrato il
tema: Lo splendore della Misericordia.
Il quadro di Lotto è uno dei dipinti che don Andrea ha
mostrato per farci contemplare il concetto centrale di
questa sua catechesi. La misericordia, ha esordito, non è
un’idea astratta e non è una formulazione filosofica. La
misericordia è una persona: Gesù. Il Figlio di Dio, che
si è fatto uomo per salvarci, per insegnarci a discernere
tra ciò che è bene e ciò che è male, per guidarci verso
la salvezza. E poiché Gesù è Uno con il Padre e con lo
Spirito, la contemplazione della misericordia è anche
contemplazione della Trinità, di cui don Andrea
ha mostrato alcune splendide raffigurazioni, come
l’affresco del XV secolo che si trova nella chiesa di San
Giacomo a Livo (in basso a sinistra).
«I primi cristiani avevano ben chiaro che la missione
salvifica di Gesù è il solo motivo per cui è venuto sulla
terra», ha spiegato don Andrea. Per questo «nessun
brano evangelico ha lasciato una traccia così profonda
nella prima arte cristiana, come le due parabole della
pecora smarrita e del buon Pastore». Ancor oggi, nelle
catacombe, la misericordia di Gesù appare affrescata
nelle sembianze del Pastore buono che riconduce a sé il
peccatore-pecora che si è perduto.
Sono tre le parabole della misericordia illustrate
principalmente nei secoli: il Servo malvagio, il Figliol
prodigo, il Buon samaritano. Don Andrea le ha mostrate
nei quadri superbi di Guercino, Murillo, Rembrandt.
Nel suo Il buon samaritano (sotto), Van Gogh ha voluto
rappresentare Cristo stesso, che nel massimo della
tensione carica su di sé l’umanità sofferente. Un’altra
immagine ricorrente è quella di san Pietro, in veste
di rinnegatore. Una rappresentazione affascinante e
interessante si trova nella basilica di S. Abbondio a
Como. è l’affresco Flagellazione di Cristo e rinnegamento
di san Pietro (in alto a sinistra). In due ambienti separati,
vediamo Gesù flagellato alla colonna e Pietro mentre
lo rinnega. Le due scene e i due personaggi sono uniti
dallo sguardo misericordioso che scorre tra di loro:
nel momento del tradimento, Gesù perdona Pietro,
il suo sguardo d’amore permette la riconciliazione
dell’apostolo.
Se è vero che «Cristo non si limita a salvarci dal nostro
peccato, dalla nostra perdizione, ma vuole la nostra
felicità e ci conduce al nostro destino più pieno e vero»,
ha detto ancora don Andrea, «la misericordia non può
essere separata dalla giustizia». Il Giudizio universale
sarà sulla misericordia che noi avremo praticato su
questa terra. Al riguardo, don Andrea ha mostrato i
suggestivi bassorilievi del battistero di Parma, che
raffigurano, nel ciclo del Giudizio universale, le opere di
misericordia che Gesù ci ha indicato.
Nell’esperienza della misericordia c’è il sacramento
della riconciliazione, che educa alla misericordia stessa.
Ministro, cioè servo e insieme amministratore del
sacramento, è il sacerdote. Le virtù del confessore, ha
spiegato don Andrea, sono quattro: la mitezza; il segreto;
la sapienza; la prudenza. La confessione è l’evento che
consente allo «splendore della misericordia» di operare
«il miracolo della conversione».
A questo proposito, vale la pena ricordare un bellissimo
film del 2008: Gran Torino, con Clint Eastwood
per attore protagonista e regista. In quest’opera
cinematografica, un giovane sacerdote irlandese
pieno di zelo ripetutamente insiste nel suo compito di
richiamare Eastwood alla confessione perché si liberi del
male che lo abita e che lo rende uomo egoista e ostile.
Allo stesso tempo, la sua inesperienza gli rende difficile
comprendere il dramma del protagonista. Tuttavia,
quando Eastwood riesce a rinunciare al proprio orgoglio
e accetta di provare ad abbandonarsi attraverso la per
lui incomprensibile confessione, nel suo abbandono
e nell’abbandono del sacerdote che lo accoglie
accade. Nel confessionale entra l’energia purificatrice
e guaritrice, Eastwood comprende qual è l’ordine
prioritario, perdona e si fa operaio di bene – addirittura
fino ad abbracciare la morte. Cos’è accaduto in quel
confessionale se non l’agire della Grazia misericordiosa?
Che ci dice che la nostra salvezza, la nostra guarigione
interiore va cercata non in un concetto filosofico, ma
nella relazione concreta con Gesù.
MILLY GUALTERONI
Mossini. La scorsa domenica con l’organizzazione dell’associazione “Dukorere Hamwe”
Un pranzo per sostenere padre Gianni Nobili
D
omenica 11 marzo, nei locali dell’oratorio della parrocchia San Carlo di Mossini , si è svolto
il pranzo che l’associazione Dukorere Hamwe
ha organizzato per raccogliere fondi in aiuto
di padre Gianni Nobili, il missionario comboniano di
Sant’Anna che opera a Bondo, nella provincia orientale
Basso Uele, in Congo. L’incontro ha avuto uno speciale
protagonista: Valentino Taloni, 63 anni, di Piateda, di
professione elettricista, ora in pensione (primo a sin.
nella foto accanto, con padre Gianni al centro e, alle
spalle, fratel Toni Piasini, di Poggiridenti). L’anno scorso, Taloni rispose all’inserzione che padre Gianni fece
su un giornale per trovare un volontario che installasse
un impianto elettrico nell’ospedale organizzato nel villaggio. Impresa tutt’altro che facile. Arrivato in Congo,
Taloni ha dovuto ingegnarsi tra mille difficoltà per reperire il materiale necessario, in parte trovato nella città di
Kisangani, 530km più a sud di Bondo. «Non trovando,
però, le centraline di regolazione per i pannelli fotovoltaici», ha raccontato, «mi son messo in contatto col mio
ex datore di lavoro che con molte difficoltà le ha fatte
arrivare a Kinshasa». Valentino ha, così, realizzato un
impianto elettrico a doppia sorgente energetica: pannelli solari per l’uso quotidiano e un generatore per far
funzionare la sala operatoria. Dopo il pranzo, Taloni ha
fatto rivivere la sua esperienza anche attraverso le bellissime fotografie che ha scattato.
«Sapere che in Italia c’è gente che condivide il tuo ideale e che sa “spezzare il suo pane” per metterlo nelle
tue mani affinché tu possa a tua volta curare, sfamare,
sostenere chi ha bisogno, ti mette nel cuore tanta energia», ha scritto padre Gianni in una lettera che è stata
divulgata al pranzo. «Ti fa dimenticare la fatica. Ti dà la
forza di ricominciare ogni giorno un servizio che tenta
umilmente di ripetere quello che Gesù di Nazareth ha
fato così bene: dare coraggio e speranza a chi nella vita
è veramente schiacciato da pesi a volte troppo grandi.
Sentite con me anche voi la gioia di sollevare questi pesi,
di rasserenare il cuore e di alleviare il dolore di tante persone. Ma sentite anche la gioia di sperimentare dentro
di voi il miracolo discreto e prezioso della solidarietà:
cioè che il “pane spezzato con amore” cambia la vostra
vita e cambia i rapporti con le persone che vivono accanto a voi».
Sondrio Cronaca
30 Sabato, 17 marzo 2012
■ Chiavenna
Dal 17 marzo mostra su
«La Vita fino alla fine»
Dopo il successo di pubblico e critica
riscontrato durante il debutto di ottobre a
Sondrio, “La Vita fino alla Fine - mostra
sulle Cure Palliative e sulla morte”,
diventa itinerante e il 17 marzo alle
ore 17.00 viene inaugurata presso il
Palazzo Pretorio di Chiavenna. La mostra
segue la traccia concettuale ideata da
Luca Rendina e ripropone il percorso
tematico in aree interattive che stimolano
il coinvolgimento e la partecipazione
dei visitatori in ognuna delle sei sezioni
artistiche: storia, arte, letteratura,
fotografia, musica e cinema. Durante la
mostra saranno esposte alcune opere
dell’artista Wanda Guanella sul tema e per
tutta la sua durata saranno organizzati
concerti, proiezioni cinematografiche e
tavole rotonde sul tema. La mostra sarà
visitabile fino al prossimo 1° aprile, con
i seguenti orari: da lunedì a venerdì,
dalle ore 16.00 alle ore 19.00; sabato e
domenica dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e
dalle ore 16.00 alle ore 19.00. «L’85% dei
malati terminali – osserva padre Angelo
Brusco, del “Camillianum” di Roma, uno
dei pionieri dell’assistenza spirituale
nelle cure palliative, con alle spalle anche
esperienze internazionali – affermano che
è importante ricevere sostegno spirituale
durante la fase terminale della cura. Il
bisogno di spiritualità viene ritenuto
centrale in molti studi internazionali ed
ora anche in Italia si viene affermando
questa necessità». Il dato emerge da una
ricerca del 2011, pubblicata dalla Rivista
italiana di cure palliative è stato ricordato
durante il convegno “L’assistenza spirituale
nelle cure palliative: interpretazioni e
risposte” che si è tenuto nei giorni scorsi
presso l’Istituto nazionale dei tumori di
Milano. «Stare accanto ai malati – si è
detto ancora – vuol dire chiedersi come
porsi con discrezione nella sua storia
personale: la spiritualità deve avere
i giusti tratti della delicatezza». Le
fondatrici delle cure palliative moderne
come madame Garnier in Francia e Cicely
Saunders in Inghilterra non hanno mai
nascosto di trarre il fondamento del loro
lavoro dal cristianesimo. «Nei pazienti c’è
bisogno di questa dimensione - conclude
padre Brusco - ma non viene valorizzata».
congresso delle acli
Riflessioni sui
servizi dello
welfare locale.
Lo scorso fine settimana
sono stati messi a confronto
modelli e strategie per venire
incontro alle richieste della gente
L
o scorso sabato 10 marzo Sondrio
ha ospitato il ventisettesimo
congresso provinciale delle Acli,
sul tema “Ho bisogno! Trovo aiuto?
Idee a confronto sul welfare locale”.
Il presidente Danilo Ronconi ha
introdotto la sua riflessione a partire
dalla situazione socio-economica di
crisi profonda nel Paese dove i bisogni
sono molti, crescono e si acuiscono
ogni giorno quali la disoccupazione
giovanile, le perdite di posti di lavoro
con le inevitabili ricadute sul reddito
familiare. Quale è la risposta che si può
dare oggi, “non domani”, non “staremo
a vedere”, non “rinviando la soluzione di
problemi urgenti”, quando la richiesta
di aiuto, il “dove il trovare aiuto” diventa
sempre più difficile e incontra notevoli
difficoltà? Anzitutto occorre prendere
subito coscienza della realtà, dei nuovi
e vecchi bisogni reali della persona in
difficoltà. Giova ricordare che la nostra
società postindustriale, a differenza di
quella agricola di passata memoria, trova
il principale e, nella maggioranza dei
casi, l’unica forma di sostentamento nel
lavoro e nella conseguente retribuzione.
Pertanto la prima e urgente forma di
intervento è quella di salvaguardare e
creare posti di lavoro, fatto a sua volta
che oggi diventa sempre più in se stesso
una vera e propria forma di welfare. Lo
stesso dovrà essere integrato di ulteriori
sviluppi quali gli ammortizzatori
sociali: cassa integrazione nelle sue
diversificazioni.
Vittoria Boni, della presidenza
nazionale Acli e responsabile della
funzione Welfare, ha affermato che:
“politici, esperti, accademici” sono
in cerca di nuovi strumenti per fare
fronte alla crisi, ma gli stessi potrebbero
essere del tutto inutili e non bastare se
il modello di Welfare rimanesse quello
vecchio. Occorrono anzitutto interventi
sia del pubblico che del privato per
dare alle aziende la possibilità di creare
nuovi posti di lavoro, si dovrà affrontare
una riforma del lavoro tale da favorire
l’entrata nel lavoro dei giovani, oggi tra
la più alta percentuale di disoccupati
e creare occupazione anche per quegli
adulti, spesso con famiglia, che, perso il
lavoro, si trovano senza un reddito o con
un reddito ridotto. Accanto al problema
occupazione si dovranno predisporre
adeguate norme tali da regolare anche
l’uscita verso la disoccupazione.
Sempre sul tema del creare nuove
opportunità di lavoro si esprime
Virginio Brivio, sindaco di Lecco, che
ha illustrato le non poche possibili
opportunità di intervento da parte
dei Comuni nelle singole e diverse
situazioni. “Spesso si tratta di situazioni
di famiglie che da due redditi passano
a uno solo, oppure potrebbero perdere
anche quello e quindi cadere nella
povertà, successivamente, verso la
strada dell’indigenza fino alla povertà
assoluta”, situazione che non potrà
essere ignorata dalla collettività. A
questo punto il sindaco Brivio elenca
tutta una serie di interventi che si
potrebbero attuare quali progetti a
bando su particolari iniziative che creino
occupazione, rapporti con le parrocchie
per integrare reciprocamente gli aiuti
più urgenti, attuare tirocini in forme
molteplici che conducano a inserimenti
lavorativi, istituire borse lavoro ecc...
Infine sottolinea l’importanza e la
necessità di attivare i “piani di zona
togliendo la eccessiva tecnicità e favorire
al massimo programmazioni condivise
da parte dei Comuni con la Regione
e le Province, tali da creare redditi
minimi. Relativamente a tali iniziative,
si dovranno comunque tenere presente
due osservazioni: dare le informazioni a
tutti, infatti molti, ad esempio, che non
sanno usare gli strumenti informatici,
corrono il rischio di essere tagliati fuori,
e garantire continuazione nel futuro,
cioè confermarle negli anni a seguire con
la dovuta attenzione, ecc...
Infine la responsabile direttrice del
servizio sociale Asl di Sondrio, Caterina
Perrazzo, pone l’attenzione su quello
che definisce “il Fattore Famiglia” vale
a dire che per ogni singola famiglia si
dovranno analizzare i seguenti fattori:
il reddito, i componenti, le situazioni e
i problemi particolari e quindi lavorare
insieme il più possibile creando ad
esempio “la Consulta della famiglia”,
attuare il piano regionale della disabilità,
indispensabile a sostegno delle famiglie
in situazione di difficoltà al loro interno.
GIROLAMO ROSSI
A Chiavenna il 24 e il 25 marzo
Un convegno
sulla «Pace»
S
Esperti e storici si
arà un fine settimana altamente
scientifico a Chiavenna quello
incontrano presso il teatro
di sabato 24 marzo. Alle ore
Victoria per studiare e
8.30 sarà eccezionalmente aperto il
analizzare le caratteristiche
Museo del Tesoro in concomitanza
con la giornata di studi: “La Pace
della bellissima copertina
di Chiavenna svelata - Umanisti e
di Evangeliario, orgoglio
scienziati rileggono un capolavoro
dell’oreficeria medievale”,
della città e della diocesi.
coordinata da Chiara Maggioni,
dell’Università di Milano Bicocca
docente di Storia dell’Oreficeria all’Università Cattolica.
su “I risultati della datazione al radiocarbonio AMS
Il convegno, che si terrà presso il Cinema Victoria, è
dei materiali organici”; Angelo Agostino, ricercatore
organizzato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore
all’Università di Torino, su “Caratterizzazione non
di Milano in collaborazione con la Collegiata di San
invasiva dei materiali inorganici mediante fluorescenza
Lorenzo per conoscere e scoprire la storia e lo spessore
di raggi X”; Maria Pia Riccardi, professore associato
artistico di questo straordinario capolavoro, oggetto di
presso l’Università di Pavia, su “Dalle indagini
due anni di ricerca multidisciplinare. Gli Atti saranno
archeometriche nuovi dati per la storia della produzione
pubblicati in “Arte Lombarda”. La giornata sarà divisa
dello smalto”; Maurizio Aceto, ricercatore presso
in tre sessioni di lavoro: la prima, con inizio alle 9.30 e
l’Università del Piemonte Orientale, su “Indagini
intitolata Scienza e Tecnica, sarà presieduta da Maria
archeometriche: stato dell’arte e prospettive”; infine,
Silvia Lusuardi, ordinaria di archeologia medievale
Vincenzo De Michele dell’Istituto Gemmologico
all’Università Cattolica. Interverranno: Giovanni Morigi, Italiano, il quale presenterà delle “Considerazioni
restauratore di Bologna, sul tema “Dall’intervento di
gemmologiche”. Nel pomeriggio, alle ore 14.30, avrà
manutenzione straordinaria osservazioni sulle tecniche
inizio la seconda sessione, intitolata “Liturgia e Storia”,
orafe”; Lanfredo Castelletti, docente all’Università
che sarà presieduta da Marco Rossi, professore
Cattolica e direttore dei Musei civici di Como, su “Indizi
associato di Storia dell’Arte Medievale all’Università
dall’anima lignea della tavola e dagli altri materiali di
Cattolica. Interverranno: mons. Marco Navoni, dottore
natura organica”; Marco Martini e Francesco Maspero
della Biblioteca Ambrosiana e direttore della Pinacoteca,
sul tema “L’Evangeliario e la sua custodia nell’antica
liturgia altomedievale”; Marco Petoletti, ricercatore
presso l’Università Cattolica, su “Le didascalie delle
parti figurate e il distico augurale”; Claudio Franzoni,
studioso di arte antica, su “Le gemme antiche di
reimpiego”. La terza sessione, intitolata “Arte orafa e Arti
figurative” sarà presieduta da Anna Rosa Calderoni
Masetti dell’Università di Genova e interverranno:
Chiara Maggioni, “Sulle tracce della committenza”, e
Marco Collareta, ordinario all’Università di Pisa, su
“Le ragioni dello stile: note sparse”. Il mattino seguente,
domenica 25 marzo, i docenti intervenuti saranno
guidati a visitare le chiese altomedievali di San Fedelino
a Novate Mezzola e di San Martino ad Aurogo di Piuro.
L’evento è sostenuto dal contributo dei Comuni di
Chiavenna e di Mese, della Comunità Montana della
Valchiavenna e della Fondazione Gruppo Credito
Valtellinese.
PIERANGELO MELGARA
Sondrio Cronaca
Rasura dedica
una piazza a
don Giacomo
Si è svolta l’11 marzo la cerimonia per intitolare
la piazza principale del paese al parroco Nana
che guidò la comunità dal 1936 al 1980.
A
Rasura c’è una piazza (la più
importante del paese) divisa
da un muro che separa in
modo netto la parte sacra, di
pertinenza della chiesa parrocchiale,
da quella laica, nella quale è stato
collocato anche il monumento ai caduti,
di ambito comunale. I muri di solito
separano le proprietà, ma stanno a
indicare anche relazioni non sempre
idilliache tra le istituzioni. Ebbene,
l’amministrazione comunale di Rasura
ha deliberato di intitolare proprio la
sua parte di piazza ad un sacerdote,
don Giacomo Nana, che ha retto la
parrocchia per 44 anni, dal 1936 al
1980. E questo fatto è già un indice
sicuro della gratitudine e del ricordo
che, dopo oltre 30 anni, la popolazione
ancora conserva di questo sacerdote.
L’apprezzamento per la sua figura, però,
è apparso ancor più evidente nella
solenne cerimonia di intitolazione che
si è svolta domenica 11 marzo. Ad essa,
infatti, hanno partecipato non solo i
fedeli della parrocchia, ma anche una
nutrita delegazione venuta da Lanzada,
il paese natale di don Giacomo, autorità
«Ha vissuto in
modo frugale, quasi
francescano. La fede
incrollabile ha sempre
guidato la sua vita, la
preghiera e la penitenza
ne hanno accompagnato
l’attività pastorale».
di Cirillo Ruffoni
civili e militari in rappresentanza della
Provincia e della Comunità Montana di
Morbegno, i sindaci della Valgerola, gli
Alpini, gli alunni della scuola elementare
guidati dalle loro maestre, oltre a numerose
persone venute da vari paesi. La cerimonia,
preparata e molto ben condotta da Eugenio
Lombella, si è svolta con un solenne
corteo, accompagnato dal suono della
Banda di Regoledo, al quale sono seguiti il
taglio del nastro, i discorsi (sintetici come
sanno essere quelli tenuti da persone di
montagna) del sindaco di Rasura Maurizio
Pezzini, dell’Assessore provinciale Silvana
Snider, della maestra Angela Minatta, di don
Claudio Rossatti, parroco di Lanzada e già
titolare di Rasura. È toccato poi ad Eugenio
Lombella tratteggiare la figura di questo
«prete di una volta, di una straordinaria
correttezza morale, interamente dedito
al servizio di Dio e del prossimo, amante
della natura, spesso alle prese con le sue
api che allevava con tanto amore, attento
all’educazione dei bambini e dei giovani».
La cerimonia è poi proseguita con lo
scoprimento della lapide, con la Santa
Messa celebrata dal parroco don Romano
Trabucchi e con un rinfresco gentilmente
preparato dagli abitanti di Rasura.
Il tempo trascorso non ha certo fatto
dimenticare questa figura straordinaria,
anzi, sembra che abbia solamente
contribuito ad aumentare il ricordo e la
stima delle persone.
Semplice e dimesso nell’aspetto, con il
tipico accento malenco, don Giacomo
è stato un sacerdote di straordinario
rigore morale, che ha richiesto prima di
tutto a se stesso e poi ai suoi fedeli. Ha
vissuto sempre in modo frugale, quasi
francescano, ma, nello stesso tempo, è
stato pronto a venire incontro ai bisogni
degli altri. Molti ricordano l’attenzione che
aveva per i bambini e per i giovani, che
seguiva con il catechismo e che spesso
intratteneva nella sua casa come in un
oratorio. Altri ricordano la premura con
la quale venivano seguiti attraverso le
lettere, quando dovevano lasciare il paese
per lavoro. Nell’immediato dopoguerra
don Giacomo ha avuto il merito di istituire
l’asilo parrocchiale, che poi ha guidato per
vari anni. Se la sua austerità a volte non ha
mancato di creare contrasti con le persone,
altri aspetti, un po’ misteriosi della sua
personalità hanno contribuito a caricare la
sua figura di un fascino tutto particolare.
In paese si possono ancora raccogliere
numerose testimonianze di alcuni suoi
interventi che si collocano nella dimensione
dello straordinario o che si configurano
come autentiche virtù di pranoterapia. Più
sicure e certamente più documentate sono
la fede incrollabile che ha sempre guidato
la sua vita, la preghiera e la penitenza con
le quali ha accompagnato la sua attività
pastorale. È capitato più volte ai fedeli
di sorprenderlo in chiesa, negli orari più
impensati, inginocchiato per terra oppure
prostrato sul nudo pavimento, davanti
all’altare, completamente immerso nella
preghiera.
Biblioteche aperte
a piccoli e grandi,
diversi gli eventi
L’
I preti del Vicariato di Sondrio annunciano
che è tornata alla Casa del Padre
la mamma di don Augusto Bormolini
signora Maria Alice Mazza
Nel formulare sentite condoglianze
a don Augusto e ai familiari in lutto,
assicurano preghiere di suffragio per l’anima
eletta chiedendo al Signore della vita
di accoglierla in cielo fra i giusti
che vivono nel Signore.
Il Vicariato di Tresivio si unisce al dolore
di don Augusto Bormolini
per la scomparsa della mamma
Maria Alice Mazza
■ Sondrio
Nuovo incontro con
gli Amici della Biblioteca
Prosegue il ciclo di incontri per ricordare il
centocinquantesimo anniversario dell’Unità
d’Italia organizzato dall’ associazione
Amici della Biblioteca di Sondrio, con
la collaborazione della Società Storica
Valtellinese. Lunedì 19 marzo, alle ore
17.30 in biblioteca si terrà l’incontro sul
tema “Risorgimento al femminile” e avrà
come relatrice Augusta Corbellini.
■ Regoledo
Gli appuntamenti
col Quaresimale 2012
I vicariati di Colico, Morbegno e
Talamona, propongono una serie di
incontri comuni per il Quaresimale che si
svolgeranno presso la sala teatro “Beato
Piergiorgio Frassati” di Regoledo con inizio
alle ore 20.45.
Il prossimo incontro si svolgerà
mercoledì 21 marzo
“Il Messia debole e le esigenze
della sequela” (Mc 8,27-9,1)
Relatore: don Marco Cairoli
■ Sondrio
Veglia di preghiera
per i missionari martiri
Sabato 24 marzo, alle ore 21.00, nella
cappella dell’Istituto “Pio XII”, si svolgerà
la veglia di preghiera in occasione della
20ª giornata di preghiera e digiuno in
memoria dei missionari martiri da tema
“Amando fino alla fine”.
■ Valmalenco
Quarta domenica
di formazione per catechisti
■ Valmalenco
Unione dei Comuni Lombardi della Valmalenco – Comuni di Caspoggio, Chiesa in Valmalenco e
Lanzada – presenta un insieme di
attività di promozione della lettura e di animazione rivolte ai più piccoli e ai più grandi,
organizzate dal Servizio Biblioteche della Valmalenco, in collaborazione con la Cooperativa Sociale Ippogrifo. Continua Fuori Classe
un’esperienza di incontro e di animazione,
che si svolge tutti i mercoledì pomeriggio
anche nel mese di marzo dalle ore 14.30 alle
16.30 e che prevede il sostegno nello svolgimento dei compiti e nello studio, a seguire
Sabato, 17 marzo 2012 31
momenti ludico-ricreativi. Si rivolge ai
ragazzi e alle ragazze della scuola media,
con un’età compresa fra gli 11 e i 14 anni. Le attività si fanno in parte all’interno
della Biblioteca Comunale di Lanzada, per
quanto riguarda l’aiuto nei compiti e nello
studio e in parte presso la palestra della
scuola primaria di Lanzada.
Dopo la lettura in occasione del Natale, ripartono i Viaggi sul tappeto delle storie per
la primavera: letture animate e laboratori
creativi per tutti i bambini dai 3 agli 11 anni. Le attività si terranno presso la Biblioteca di Caspoggio sabato 17 marzo dalle
15 alle 17 (dalle 15 alle 16 per i bambini da 6
a 11 anni, dalle 16 alle 17 per i bambini da 3 a
6 anni). In calendario c’è poi l’iniziativa Storie piccine: letture animate, filastrocche, giochi sonori per genitori e bambini da 0 a 3 anni. Il primo incontro è stato venerdì 2 marzo
dalle 16 in Biblioteca a Lanzada. Il prossimo
appuntamento è venerdì 16 marzo, a partire dalle 16, in Biblioteca a Caspoggio. Sabato
28 aprile e sabato 12 maggio, dalle 16 alle 18
presso la sala polifunzionale di Caspoggio, si
svolgerà Creativa-Mente, laboratori creativi
per grandi e piccini per costruire, inventare,
liberare la propria fantasia!
«Come si diventa cristiani oggi e la nostra
catechesi»: è questo il tema della quarta
domenica di formazione per catechisti
proposta dal vicariato di Sondrio e che si
svolgerà il 25 marzo a Chiesa Valmalenco.
La giornata prevede l’accoglienza alle ore 9
e il “lancio” del tema, la Santa Messa con
la Comunità parrocchiale alle ore 10.00,
l’incontro con don Battista Rinaldi, il
pranzo offerto dalla Parrocchia di Chiesa,
un laboratorio e la preghiera conclusiva
alle ore 16. Iscrizioni entro il 18 marzo,
telefonando a don Ferruccio (333.4211260)
o a suor Imelda (0342.453728). L’iniziativa
è aperta anche agli altri Vicariati.
■ Sondrio
Via Crucis dei giovani
sulle orme di Rusca
Sabato 31 marzo, alle ore 20.30 si
svolgerà la Via Crucis proposta dalla
Commissione Giovanile da Sondrio a
Ponchiera, lungo l’inizio del Sentiero Rusca.
32 Sabato, 17 marzo 2012
Sondrio Cronaca
«L’imprevisto»:
tante storie
che parlano di
disagio giovanile
L’incontro organizzato dal Centro Culturale
Don Minzoni e dai giovani di Poggiridenti.
P
er raccontare la sera in cui a
Sondrio presso la sala Besta
della Banca Popolare una
folla di persone di ogni età,
soprattutto ragazzi, hanno incontrato
Silvio Cattarina, fondatore e responsabile
della comunità terapeutica educativa
per ragazzi disagiati “L’Imprevisto”, e
alcuni suoi ragazzi, è necessario partire
dal cuore, perché il protagonista è
appunto il cuore, cioè l’amore nel senso
più vero della parola, l’amore carità,
capace di generare un’esperienza che –
scrive Gianfranco Sabbatini, presidente
della Fondazione Cassa di Risparmio
di Pesaro e grande amico di Silvio nella
prefazione del libro Torniamo a casa L’Imprevisto: storia di un pericolante e dei
suoi ragazzi –, «è la traduzione concreta
dell’inno alla carità di san Paolo». Da qui
la partecipazione intensa e commossa
che ha coinvolto tutti in un ascolto
attento per quasi due ore, catturati da
quell’imprevisto imprevedibile, che erano
quei ragazzi e quell’uomo che lì, di fronte
a loro, con dignità raccontavano di se
stessi e di come continuano a salvarsi
dalla malattia del non senso oggi così
diffusa nel mondo.
Prime a intervenire sono state due
ragazze, Susanna e Marigona; poi,
Anna. La loro è stata una testimonianza
intensa, in cui hanno ripercorso con brevi
cenni la vita che ha preceduto l’incontro
con Silvio e la sua comunità, che si è
rivelata un «qualcosa di travolgente».
«Lì sono finalmente tornata a casa –
ha detto Susanna – perché quello è
veramente un posto dove ho trovato
il bene che sempre avevo cercato».
Tuttavia, l’approdo a questa certezza
è stata una conquista faticosa, perché
all’inizio rifiutava l’amore che veniva
donato a tutti. Aveva paura di tutto, e
di tutto dubitava. Solo dopo tre anni, di
fughe e altrettanti ritorni, è giunta ad
accettare di essere sempre stata voluta
e amata. «Io non lo volevo riconoscere
– ha concluso –, ero troppo convinta di
non valere niente e che il mio destino
e la mia vita ormai dovessero finire in
quel modo. Ora mi sono resa conto che
la mia paura era fondata sul passato e la
paura è diventata sicurezza». In comunità
Marigona è arrivata quando non aveva
ancora quindici anni. «All’inizio ho
rifiutato le regole – ha spiegato –, ma
a pesarmi era il dover seguire qualcun
altro: perché, io che volevo far da sola,
dovevo seguire un altro?». Poi, lo stupore
di non essere giudicata, né guardata
con pena o scandalo «per aver tirato
fuori tutto lo schifo che avevo dentro»,
bensì abbracciata e aiutata a capire che
«Marigona non è quella che tu credi, ma
ben altro e, così, è avvenuta la riscoperta
di me». Ha ripreso la scuola e lei, che
si riteneva incapace, ora ha superato la
maturità a pieni voti e pensa di andare
all’università; e «per me Dio è diventato
una concretezza attraverso i volti che ho
incontrato». Anna è una madre con un
figlio adottivo, entrato nella comunità
de L’Imprevisto, ma – precisa – «Il mio
● La festa della donna
● L’assessore Ciapponi
occasione per ricordare
Landi ne ha tracciato
le cittadine benemerite
un breve profilo
I
rapporto con Silvio e i ragazzi è cresciuto
indipendentemente da mio figlio, perché,
quando sono arrivata qui, è come se mi
si fossero ribaltate tutte le idee che avevo
in testa. Le avevamo provate un po’ tutte,
andando in tanti luoghi col mio ragazzo,
ma ovunque gli psicologi hanno sempre
focalizzato lo sguardo sul passato, che
ha un suo peso, ma – come dice Silvio
– nessuno è definito dal suo passato.
Ora in me è avvenuto un cambiamento
di prospettiva: il passato, specie quello
di mio figlio, non mi tormenta più,
ho trovato pace e il futuro non mi
preoccupa».
Silvio Cattarina, 58 anni di cui 32 trascorsi
con i ragazzi caduti nel mondo della
droga, dice di aver imparato moltissimo,
facendo sempre e solo questo lavoro
con passione e desiderio inesauribili. A
condurlo a loro è stata la compassione
per una sofferenza inspiegabile. «Il loro
dire “Mi faccio” significava “Sono solo,
devo cavarmela da solo, la mia vita me
la farò con le mie mani”. Per me era una
cosa impossibile, eppure conteneva
una verità un po’ bislacca, perché è vero
che la salvezza viene sempre da fuori:
l’uomo è una creatura e la salvezza gli
viene da un Altro». Poi, ha scoperto che
il modo migliore per stare con i ragazzi
era di essere vero con se stesso, di dire
loro che cosa il suo cuore desiderava
dalla vita. L’altro punto fondamentale è
che nessuno è il suo passato, anche se
«In questo mondo così psicologizzato e
medicalizzato ce lo vogliono far credere.
Pensate davvero che il passato possa far
soffrire tanto? Certo, un po’ incide, ma
ciò che fa soffrire in modo lancinante è il
presente, è il fatto che nel presente non
c’è un invito, un essere chiamati dentro
la vita per sempre. Si soffre, perché non
c’è uno Sposo d’eccezione che sceglie
me e mi invita ad un banchetto nuziale
per sempre. Cerchiamo questo insieme,
vediamo se c’è».
PIERANGELO MELGARA
A POGGIRIDENTI UNA MOSTRA
Il gruppo “Cerco l’uomo” (universitari
e giovani lavoratori) della Parrocchia
di Poggiridenti propone una mostra
sul tema della paternità allestita dai
seminaristi della Fraternità Missionaria
San Carlo. L’incontro di presentazione
si terrà mercoledì 21 marzo presso
il Centro Educativo San Fedele a
Poggiridenti Piano, alle ore 21. Il titolo
è: “Nessuno genera se non è generato.
Alla scoperta del padre in Omero, Dante,
Tolkien”.
● Fino a domenica 18
è visitabile la mostra
“Donne e colori”
La città di Tirano ha
ricordato le “sue” donne
n memoria delle conquiste sociali,
politiche ed economiche, così come
delle violenze e delle discriminazioni
delle donne, a livello internazionale
è stata indetta una giornata dedicata
alle donne, l’8 marzo. In tale ricorrenza,
la cittadinanza tiranese ha deciso di
premiare otto benefattrici, che con la
loro generosità hanno lasciato traccia
indelebile nella storia tiranese, ed è stata
organizzata una mostra di artiste locali.
Alle 17.30 di giovedì è stato posto nella
Sala del Consiglio Comunale un quadro
con i ritratti delle cittadine tiranesi,
presentate dall’assessore alla cultura
Bruno Ciapponi Landi. Fra loro c’è chi,
pur trasferendosi a Milano, ha voluto
come erede universale l’Ospedale di
Tirano che con il patrimonio ricevuto si
impegnava «anzitutto alla cura, ricovero
e mantenimento dei pazzi poveri del
mandamento», ha spiegato Ciapponi
Landi. Si tratta di Carolina Merizzi,
nata a Tirano e morta a Milano nel 1876.
Anche Caterina Gervasi (1848-1907) ha
costituito erede universale un servizio
del comune: la Casa di Ricovero. Nella
struttura è presente una lapide che recita:
«Di Caterina Gervasi de Giovanni che a
questo ricovero di mendicità lasciava il
patrimonio e il nome suo ricordi questa
lapide ai posteri il generoso esempio».
L’ospedale, il ricovero, l’asilo e la
parrocchia, inoltre, sono grati per le
numerose donazioni a Benedetta
Sebregondi, una nobildonna milanese
sposata con il tiranese Giacomo Merizzi.
Due sorelle, Maddalena e Cosima
Foppoli, condivisero la volontà di lasciare
il patrimonio ereditario all’Ufficio
provinciale del lavoro e dell’emigrazione e
alla Casa di Riposo, concedendo a questa
un ampio appezzamento di terreno ed il
diritto di ottenere un altro contiguo, se
necessario. La maestra Maria De Piazza
(1891-1980) lasciò in eredità al Comune
la sua dimora perché fosse trasformata
in Casa dell’Arte, continuando così la
sua missione di educatrice. La Biblioteca
Civica, invece, fu fondata da Maria
Pievani (1883-1980). Donò al comune
la sua parte del palazzo di famiglia,
che diventò sede della biblioteca, ed
il fondo storico iniziale con i libri del
marito e della figlia, entrambi docenti
universitari. La Casa di Riposo ha, poi,
un’altra beneficiaria:
Anna Maria Fiorina
(1931-1992), farmacista,
la quale ha riconosciuto
la struttura come sua
erede. In ringraziamento,
sull’edificio compare una
lapide che dice: «Dottoressa
Anna Maria Fiorina e
famiglia donatori di questo
fabbricato alla casa di
riposo “Città di Tirano”
1992 l’amministrazione a
nome della popolazione
ringrazia». La cerimonia
in memoria di queste
beneficiarie è stata un’occasione per
ricordare la partecipazione delle donne
alla vita politica e amministrativa.
L’inaugurazione dell’ovale (nella foto) è
stata accompagnata dall’esibizione canora
del Coro Novum Canticum di Ebe Pedretti.
Il secondo evento in memoria della
donna, invece, è iniziato il lo scorso
mercoledì 7 e si concluderà il la prossima
domenica 18. Si tratta di una mostra,
Donne e colori, in cui sono esposte opere
di quarantun artiste locali. L’esposizione
ha sede nella civica sala mostre di
Palazzo Foppoli ed è stata organizzata
dalla ProLoco di Tirano. è un evento
che si ripete da dodici anni e dal 2006 è
dedicato alla memoria di un’importante
esponente della ProLoco, Lelia Canale
perché, come la ricordano i suoi colleghi,
«rappresentava la donna, con la sua voglia
di essere mamma, moglie ma anche una
persona che si dedicava agli altri senza
mai risparmiarsi».
a cura di
LUCIA SCALCO
Sondrio Cronaca
Sabato, 17 marzo 2012 33
Valmalenco:
la funivia ha
compiuto 50 anni
L’inaugurazione avvenne il 16 dicembre 1961.
Fondamentale l’apporto che gli impianti hanno
portato all’economia della Valmalenco.
P
er una ricorrenza così importante,
come i cinquant’anni dalla
costruzione degli impianti, il
comprensorio del Palù, a Chiesa
in Valmalenco, avrebbero certo meritato
un innevamento speciale, una di quelle
nevicate favolose che cancellano tutte le
asperità del terreno e lasciano metri di neve
sui tetti delle baite, donando al paesaggio
un fascino unico. Invece, dopo le solenni
manifestazioni commemorative che si sono
tenute nel mese di dicembre, sembra che il
clima non abbia (finora) voluto collaborare
alla festa ed ha stretto anche la celebre
stazione malenca nella penuria di neve
che affligge un po’ tutte le località delle
Delle strutture originarie Alpi centrali. Il tempo, si sa, è volubile; in
passato ci sono state anche annate peggiori,
rimane solo qualche
ma oggi l’impianto di innevamento
traccia. Oggi l’opera più
artificiale garantisce ai numerosi operatori
vistosa è la “Snow Eagle”. del settore di poter continuare nella loro
attività. L’apporto che gli impianti hanno
portato all’economia della Valmalenco è
di Cirillo Ruffoni
stato fondamentale. L’avevano intuito gli
abitanti, mezzo secolo fa, quando si erano
riuniti in numero considerevole (oltre
700) per fondare la società FAB (Funivia Al Bernina). Poi, però, (raccontano le
storie) c’erano stati anche seri intoppi, perché spesso le cose non vanno come
dovrebbero. La persona incaricata di gestire i fondi li aveva investiti in borsa,
provocando gravi perdite, per cui aveva dovuto intervenire l’imprenditore Franco
Vismara, titolare di un salumificio di Casatenovo, per salvare la società che in
questo modo era diventata di un solo proprietario e tale è rimasta fino ad oggi.
La solenne inaugurazione degli impianti era avvenuta il 16 dicembre 1961.
La nuova stazione aveva avuto subito un alto indice di gradimento fra i turisti.
Per chi veniva dai semplici campetti di neve, dove bisognava risalire a piedi ogni
volta, i grandi pianori ondulati del Palù apparivano come un sogno, come il regno
della libertà, dove era possibile tuffarsi in lunghissime discese al massimo della
velocità. Per gli amanti del fondo, invece, era possibile aggirarsi nel silenzio del
A
chi mi chiede com’è la parrocchia
di Chiesa in Valmalenco
rispondo che è una parrocchia
“fisarmonica”. Fuori metafora:
una parrocchia che accanto ai residenti
stabili e in continua diminuzione (oggi
circa 2630 abitanti) ha i turisti che durante i
periodi di Natale, Pasqua, in estate e durante
alcuni fine settimana, fanno triplicare e
anche più gli abitanti. Turisti per lo più
residenti in seconde case, con i quali si
stabilisce un rapporto costante e familiare.
Chi è praticante e frequenta spesso la
Valmalenco a volte me lo dice apertamente:
«Conosciamo più lei che il parroco della
nostra città». Molti chiedono anche di
sposarsi a Primolo e seppelliscono i loro
morti nei nostri cimiteri.
Ai turisti residenti nelle seconde case vanno
poi aggiunti gli sciatori, gli sportivi, gli
alpinisti, i cercatori di minerali, ecc. Con
loro ci sono delle occasioni di contatto (ad
esempio la commemorazione dei caduti in
montagna, la festa dell’alpeggio, la salita alla
cima Valfontana dedicata al papa Giovanni
Paolo II, le feste presso qualche rifugio), ma
sono purtroppo sporadici e occasionali.
Parlando dell’incontro con i turisti
stabilmente residenti, da anni le parrocchie
della Valmalenco, la prima domenica
di luglio, organizzano La giornata
dell’accoglienza.
Da parecchio tempo quindi si cerca di
vivere ciò che dice il documento dei vescovi
italiani Parrocchia e pastorale del turismo,
dello sport, del pellegrinaggio: «L’accoglienza
nel turismo diventa non una virtù da
conseguire tra le altre, ma la possibilità
concreta di una Chiesa ospitale, più libera
di essere strumento di salvezza, più agile nel
promuovere incontri di solidarietà fraterna,
di ascolto, di consolazione». Lo stesso
documento, nella sua introduzione, parla
della centralità della Parrocchia e il ritorno
al territorio quale «scenario polivalente e
vincolante delle diverse azioni pastorali»,
bosco in suggestive camminate. Dopo
una giornata passata in questo incanto,
apparivano tollerabili anche le estenuanti
code nei bui corridoi della stazione
d’arrivo, ammassati come in metropolitana,
nell’attesa del proprio turno per scendere
a valle con la funivia. Successivamente
il proprietario ha compiuto notevoli
investimenti per rinnovare gli impianti. Ad
uno ad uno gli ski-lift e la pittoresca ovovia
sono stati sostituiti da moderne seggiovie
che hanno aumentato vertiginosamente la
portata oraria ed hanno di fatto eliminato
le code. Delle strutture originarie rimane
solo qualche traccia, come il ripidissimo
passaggio dello ski-lift che risaliva da
Campolungo, rimasto come un monumento
alla temerarietà dei primi sciatori. L’opera
più vistosa è stata però la grande funivia,
realizzata su un percorso tutto nuovo,
chiamata orgogliosamente Snow Eagle
(aquila delle nevi), capace di portare in
quota 160 persone in soli cinque minuti.
La funivia è essa stessa un emozionante
spettacolo.
Le mode e i gusti degli utenti, però,
cambiano con il tempo, per cui una
stazione di buon livello deve sapersi
✎ LA TESTIMONIANZA |
di don Alfonso Rossi
Turismo: un’esperienza di Chiesa
vissuta dalla parrocchia di Chiesa.
pastorale del turismo
compresa.
Venendo all’elenco
delle iniziative concrete,
la prima forma di
accoglienza riguarda la
celebrazione della Messa.
Persone incaricate stanno
all’ingresso della chiesa,
salutano chi entra ed
invitano chi nella propria
parrocchia svolge un servizio liturgico come
lettore, organista, ministro dell’Eucaristia,
a rendersi disponibile anche nella nostra
parrocchia. Tante sono le risposte positive.
A loro volta i chierichetti (da noi si chiamano
ancora così e sono solo maschi!) vanno
nei banchi e propongono la stessa cosa ai
bambini e ai ragazzi. I nostri si stupiscono
quando la proposta viene accolta da
adolescenti e vengono a sapere che in alcune
zone solo i ragazzi più grandi possono servire
all’altare.
Per approfondire personalmente la Parola
di Dio, ma anche per tenere i collegamenti
con chi poi ritorna alla propria parrocchia,
dall’Avvento 2010 metto la predica per
iscritto, lascio un centinaio di copie
alla porta della chiesa e la pubblico sul
sito della parrocchia (www.parrocchiachesavalmalenco.so.it). Ai parrocchiani e agli
ospiti chiedo anche di inviarmi riflessioni,
pareri, suggerimenti. Intendiamoci, non
lo fanno in molti; qualcuno però accoglie
l’invito.
Restando in ambito celebrativo, le tradizioni
religiose che hanno
anche qualche aspetto
folcloristico (ad esempio:
la Via Crucis per le vie
del paese; la recita del
Rosario davanti agli
affreschi delle frazioni,
le processioni mariane a
Primolo e a Caspoggio,
il presepio vivente
di Vetto di Lanzada,
l’immersione della statua del Cristo degli
abissi nel lago Palù) sono molto apprezzate
dai turisti, anche perché – lo dicono loro –
nelle città non vivono più esperienze simili.
Ovviamente è compito di noi operatori
pastorali riempire di contenuti validi tali
iniziative. Ma tutto serve per annunciare
la Parola di Dio e fare esperienza di
Chiesa–Comunione.
Altro modo per coinvolgere i turisti nella vita
del paese è quello di promuovere iniziative
culturali (mostre, concerti, visite guidate alle
chiese della Valle) in particolari momenti
dell’anno. E così, tra l’altro, si favorisce
uno scambio di idee e di conoscenze tra i
presenti.
A questo riguardo credo di non dire cosa
nuova se ricordo che il turismo in questi
ultimi anni si è fatto più esigente. Chi viene
in montagna è più disponibile ad arricchire
la mente e anche ad aprire il cuore. La
presenza di sacerdoti pronti e preparati per
le confessioni e per nuove forme di catechesi
potrebbe soddisfare tali esigenze. Qualcosa si
fa, ma è troppo poco!
adeguare. Così, negli ultimi tempi, sono
state realizzate anche le strutture per chi
pratica lo snowboard o lo sci acrobatico.
Nel convegno che si è tenuto a Chiesa in
dicembre, inoltre, si è parlato di nuovo
dell’opportunità di creare uno ski-pass
unico in tutta la Provincia e si è riaffacciato
anche il grande sogno della Valmalenco,
ventilato già fin dalle origini: creare i
collegamenti con gli impianti dell’Engadina,
in modo da formare un solo, grande
comprensorio.
Opere così impegnative richiedono non
solo forti investimenti, ma anche un grande
rispetto per l’ambiente, che rimane il bene
più prezioso. Su questo tema, il confronto è
stato spesso aspro, per le diverse esigenze
e i differenti punti di vista. Si può tuttavia
fare una considerazione. Come operiamo
per consentire a tutti di accedere ai musei
o alla Scala di Milano, dove si raggiungono
i vertici dell’arte e dello spettacolo, così
dobbiamo permettere anche a coloro
che non sono dotati delle qualità fisiche
necessarie per scalare le montagne di salire
per contemplare gli spettacoli della natura,
che rimangono i più grandiosi, sublimi,
insuperabili.
Anche il Grest è aperto a bambini e ragazzi
turisti. Anzi, con la crisi economica in
atto, nelle prossime estati potrebbe avere
anche una partecipazione maggiore. Siamo
anche disponibili a forme di accoglienza e
gemellaggio verso Grest di altre parrocchie.
Parecchi sono pure i gruppi scout che,
specialmente nei giorni di pioggia, chiedono
ospitalità presso il nostro oratorio.
Voglio infine ricordare come è arricchente
per me incontrare sacerdoti e religiosi
provenienti da diverse diocesi. Ogni estate
ne incontro circa una ventina: alcuni sono
affezionati alla Valle, altri sono presenze
sporadiche. Ci comunichiamo le nostre
esperienze e anche i nostri fallimenti,
diciamo anche le cose che non vanno nella
società e nella Chiesa. Parliamo in bene e
in male (senza cattiveria però!) dei nostri
vescovi. Trovo nei preti un grande amore per
Gesù, la disponibilità a stare con la gente,
la voglia di rendersi utili. Ognuno con il suo
temperamento e i suoi ritmi che, capiti da me
per tempo, mi danno la possibilità di avere
preziosi collaboratori da inviare in tutta la
Valle del Mallero per le Messe festive e feriali.
Tutti i sacerdoti che desiderano trascorrere le
vacanze in Valmalenco, in cambio di qualche
servizio liturgico, respireranno aria buona,
riceveranno vitto tipico e genuino, avranno
la gioia di servire la Chiesa.
Termino con le due frasi dell’apostolo Paolo
scritte rispettivamente sopra la cappella
battesimale e sopra la cappella del SS.
Sacramento del santuario Madonna degli
alpini (voluto e quasi imposto al prevosto
Filippo Angel dal vescovo Alessandro Macchi
nella visita pastorale del 1932 proprio
per accogliere i turisti): «Noi tutti siamo
battezzati in un solo Spirito per formare un
solo corpo» (1Cor 12,13); «Poiché c’è un solo
pane, noi pur essendo molti, siamo un corpo
solo» (1Cor 10,17). Se ci crediamo è proprio
vero, per residenti e turisti, specialmente
nelle celebrazioni liturgiche e così siamo
Chiesa, in chiesa, a Chiesa.
Spettacoli
34 Sabato, 17 marzo 2012
✎ il telecomando |
Scelti per voi
Il Concerto
di Radu Mihaileanu (129 minuti).
U
n ex direttore d’orchestra cacciato
dal Bolshoi finge di essere ancora
in carica e accetta un concerto a Parigi.
Vuole suonare coi suoi vecchi musicisti.
Dal regista di Train de vie, un altro
viaggio nel passato per riportare a galla la verità. Il concerto di
questo film non è un concerto a caso. E’ un concerto per la libertà
e per la verità e cambierà la vita dei protagonisti. Un concerto per
raccontare la Storia e accordare passato e presente.
Domenica 19 marzo, LA7, ore 21,30
Lo scafandro e la farfalla
di Julian Schnabel (112 minuti).
U
n film senza retorica, che commuove, tratto da una storia
vera raccontata dal protagonista rimasto paralizzato e
capace di comunicare solo con l’occhio sinistro. Un racconto
coinvolgente di una persona imprigionata nel corpo (lo
scafandro) che riesce a liberare il suo spirito (la farfalla). Una
prova di umanità in un film di elevato livello artistico.
Martedì 21 marzo, Rai5, ore 21,15.
commedia
Avventura
di Tiziano Raffaini
Domenica 19. F.d. S., C 5,8,50.
A sua immagine, Rai1, 10,30. Il
malato immaginario, Rai5, 15,05.
Prosa. Il sogno del maratoneta,
Rai1, 21,30. Miniserie con L. Lo
Cascio. Presa diretta, Rai3, 21,30.
Serie B, viaggio tra Portogallo,
Belgio, Germania e Francia. I
passi del silenzio, Tv2000, 20,30.
Doc su un monastero. Dietro la
cortina di ferro. Rai storia, 21,00.
Documentario. Il Concerto, La7,
21,30. Film (vedi scheda). Abramo,
Tv2000, 21,45. Film tv, 2° parte.
Cosmo, Rai3, 23,50. La scienza e i
crimini.
Lunedì 20. Atlantide, La7, 16,00.
La storia della terra ,prima parte. Il
sogno del maratoneta, Rai, 21,10.
Ultima parte. Fuori controllo,
Rai3, 21,05. Thriller con M. Gibson
poliziotto che indaga sull’omicidio
della figlia. Guerra di diplomazia:
Parigi 1919 e l’Europa unita Rai
storia, 21,00. Documentario.
L’infedele, La7, 21,10.
Martedì 21. Atlantide, La7, 16,00.
2° parte della storia della terra. Io
sto con gli ippopotami, R4, 21,10.
Film con T. Hill e Bud Spencer.
Ieri, oggi, domani, Tv2000, 21,25.
Film con Sofia Loren. Lo scafandro
e la farfalla, Rai5, 21,15. Film
drammatico (vedi scheda).
Mercoledì 22. Dietro la maschera,
Rai movie, 21,00. Un ottimo film da
una storia vera con Cher madre di
un ragazzo con una malattia che
lo deforma. Commovente. Viaggio
a…, R4, 21,10. 4° appuntamento
per un percorso tra fede e ragione.
La guerra dei Roses, Iris, 21,10. Una
commedia feroce (che fa riflettere)
su una coppia che scoppia con M.
Douglas e K. Turner. Strepitosi.
Giovedì 23. Deja vu-corsa
contro il tempo, R4, 21,10.
Un giallo che rifiuta ogni
plausibilità e si trasforma in
un’avventura fantascientifica
con D. Washington. Il giovane
Montalbano, Rai1, 21,10. Il terzo
segreto. Piazzapulita, La7, 21,10.
Attualità. Merilyn Monroe, Rai
storia, 21,00. Doc..
Venerdì 24. Giuseppe Moscati,
Rai premium, 21,00. Miniserie sul
santo medico di Napoli. Bastardi
senza gloria, It1, 21,10. Film di
Tarantino che rivisita il genere
bellico: per adulti. Robinson Rai3
21,05. Attualità. La lettera d’amore,
La5, 21,10. Gradevole commedia.
Il ritrovamento di un messaggio
d’amore anonimo mette in
subbuglio un paese.
Sabato 25. Sulla via di Damasco,
Rai2, 10,15. Rubrica religiosa.
Concerto Ennio Morricone, Rai5,
20,30. La musica per il cinema
da Leone a Tornatore. Giuseppe
Moscati, Rai premium, 21,00.
Ultima parte. Ulisse, Rai 3, 21,10.
Viaggio tra i tesori di Ostia antica.
Il principe Caspian, It1, 21,10.
Secondo episodio della saga di
Narnia. San Giovanni, Tv2000,
21,20. Film biblico.
documentario
drammatico
spettacoli
Posti in piedi in paradiso
Hugo Cabret
Cesare deve morire
Villaggio di Cartone
Altre sale della comunità
Ultimo film di Verdone racconta le
vicende di tre padri separati che,
per problemi economici, decidono di
dividere un appartamento per far fronte
insieme alle spese e all’affitto.
Val. ACEC: complesso/brillante.
Il film all’Astra di Como dall’15 al
18 marzo.
A Menaggio dal 15 al 20 marzo.
A Chiavenna, sabato 17 marzo.
Film di Martin Scorsese racconta di
un ragazzo orfano che vive nascosto
tra le mura di un’affollata stazione
ferroviaria di Parigi occupandosi di
orologi.
Val. ACEC: Consigliabile/poetico.
Docu-film dei fratelli Taviani vincitore dell’Orso d’Oro al festival
del Cinema di Berlino - racconta la
storia di un gruppo di detenuti del
carcere di Rebibbia, impegnati della
rappresentazione del “Giulio Cesare”.
Val. ACEC: Consigliabile/problematico.
Il film è in programma nella sala
della comunità di Sondrio dal 19
al 22 marzo.
Giovedì 22 marzo nell’ambito nel ciclo
di proiezioni “Confesso che ho vissuto”,
promosso da Oltre Lo Sguardo, in
ricordo di don Giorgio Quaglia, verrà
proiettato al Cineteatro Nuovo di via
Lissi a Rebbio il film “Villaggio di
Cartone” di Ermanno Olmi.
Inizio alle 21.00.
Sabato 17 marzo nella sala dell’oratorio
di Lipomo andrà in scena lo spettacolo
teatrale “Ul miracul del stambec”.
Il film in scena nella sala della
Comunità di Livigno dal 16 al 18
marzo
VAL. ACEC: Consigliabile/dibattiti
Nella sala dell’oratorio di Chiavenna
sabato 17 marzo, andrà in scena lo
spettacolo “Crazy Show” spettacolo
teatrale,
Lettere e Rubriche
Sabato, 17 marzo 2012 35
❚❚ Lettere al direttore di mons. ANGELO RIVA
Il disagio, il silenzio, la preghiera
C
aro Direttore,
non c’è molta voglia di parlare in questi giorni
drammatici. Pur tuttavia in tanti ci siamo visti, sentiti, incontrati, per condividere la sofferenza e lo
smarrimento che proviamo, ed è giusto anche dire quello
che tra noi è passato.
Poche sono state le parole, se non sommesse e addolorate. Hanno contato di più gli sguardi smarriti, e spesso, non
ci si è vergognati a dirlo e a mostrarlo, le lacrime. Di dolore
per tutte le persone coinvolte, per una Chiesa ancora una
volta ferita, per noi laici che nella Chiesa di Como viviamo
e operiamo, che la Chiesa sentiamo come madre e come
porto sicuro perché sappiamo che lì Dio si fa presente alla
nostra vita.
Ha contato di più il silenzio, e la preghiera, immediata, e
che ancora in tutti noi continua, incessante. Per tutti e per
tutto.
Siamo tutti genitori di ‘figli da oratorio’, tutti laici ‘responsabili’ nella Chiesa. Responsabili di che cosa, ci siamo
chiesti.
Responsabili anche dei nostri preti. Se qualcosa questa
vicenda ci deve insegnare, ci siamo detti, è anche questa
responsabilità che noi laici dobbiamo avere verso i nostri
sacerdoti, quelli che tutti i giorni incontriamo nelle nostre
comunità parrocchiali o nei nostri servizi diocesani. Responsabilità che forse dobbiamo riscoprire. Una vicinanza
che non sia solo di ‘lavoro’ e impegno, che sia comunitaria
e non solo personale, che sia ancora più adulta, seria e matura. Fondata non solo su amicizie umane (pur preziosissime) ma sulla consapevolezza che Gesù Cristo è tra noi.
Ai nostri sacerdoti, tutti, vogliamo dire che noi ci siamo, ma
chiediamo loro di farsi stare vicini dalle loro comunità, dai
laici che li aiutano, non solo per ‘lavorare’ insieme, ma per
camminare verso il Signore, per sostenerci a vicenda nei
momenti di buio e di difficoltà. Perché il cedimento umano
è sempre in agguato. Noi ricorriamo spesso ai nostri preti,
anche loro devono poter trovare aiuto in noi.
Ci siamo passati parola, anche se non era necessario, di intensificare la preghiera, perché il Signore sia vicino a tutte
le persone coinvolte in questa vicenda.
E nella lucida consapevolezza che la giustizia umana deve
fare il suo corso, ma anche che la misericordia di Dio percorre strade a noi spesso sconosciute.
Laura Legnani
Lettere
al direttore
❚❚ Tema dibattuto
La chiusura
dei negozi
di domenica
E
gregio direttore
vorrei proporre la chiusura dei negozi
la domenica.
Per quanto concerne la giornata di sabato
suggerirei la chiusura degli esercizi commerciali alle ore 18.00 con orario continuato.
Questo per agevolare la clientela turistica straniera in arrivo il giorno di sabato che troverebbe aperti i negozi per fare la spesa in attesa di poter entrare negli alloggi prenotati che
solitamente sono disponibili dalle ore 16.00.
Tutto quanto sopra in ottemperanza alle indicazioni del precetto festivo, ricordate anche
dalla Madonna di Gallivaggio, la quale solleci-
tava ai devoti il rispetto del
precetto
della santificazione della domenica.
Questo al fine di agevolare anche gli impiegati nel settore commerciale che terminerebbero la giornata lavorativa alle ore
18.00 e non alle 20.00 come normalmente
accade.
Distinti saluti
Maria Cusini di Livigno
posta Viale Cesare Battisti,8 -
C
ara signora, prendo
otto della sua proposta, ma il problema
è complesso. La rimando
all’editoriale apparso in
pagina 2 del numero 7 per
un approfondimento.
22100 Como
fax
031.3109325
mail
[email protected]
❚❚ Due papi, due modi diversi di essere grandi
Un aggettivo di troppo. Resta la grandezza
C
aro Direttore,
non ho condiviso, sul n. 10 del Settimanale,
il suo riferimento al magistero di Papa
Giovanni Paolo II come “istrionico” e “teatrale”. Mi
sembra una qualificazione molto negativa, riferita
a questo grande Papa.
Angela Marieni
S
civolare su un aggettivo! Può capitare, e ci starò
più attento in avvenire. Mi sembra giusto però
precisare il senso di quell’”istrionico”. Si riferiva
semplicemente alla diversa tempra caratteriale
che contraddistingue gli ultimi due Papi. Giovanni
Paolo II – temperamento leonino e con esperienze
anche di teatro alle spalle – si trovava pienamente
a suo agio nelle adunate oceaniche di folla, che
sapeva cavalcare con consumata disinvoltura,
sfoggiando spesso anche veri e propri di “colpi di
teatro”, in tal senso (intendevo) “istrionici”. Tutti, ad
esempio, ricordiamo il suo gesto di alzare l’ombrello
colorato allo stadio Senigallia, quando venne a
Editrice de Il Settimanale
della Diocesi Soc. Coop. a r.l.
Sede (direzione, redazione
e amministrazione):
V.le Cesare Battisti, 8 - 22100 Como
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Stampa:
A.G.Bellavite s.r.l. Missaglia (Lc)
Registrazione Tribunale di Como
numero 24/76 del 23.12.1976
Pubblicità:
Como. Tutta un’altra pasta Benedetto
XVI, di carattere timido e mansueto,
certo più avvezzo all’ovattato mondo
accademico che ai bagni di folla dei
viaggi apostolici. Ma tant’è, il carattere
e la biografia di ogni persona – anche di
un Papa – ne fanno il limite e insieme
la ricchezza, oltre che il tratto unico
e irripetibile. Non indugiamo troppo,
allora, su questi particolari, se vogliamo
anche un po’ buffi e simpatici. Molto più
essenziale ricordare quanto, nell’articolo
citato, veniva rimarcato: e cioè che spiace
vedere alcuni cattolici – non certo Lei,
signora Angela – non riuscire andare
al di là di questi dettagli caratteriali
dei due Papi, fino al punto da perder
di vista, nel confronto (un po’ sciocco),
la grandezza e l’acume dottrinale e
pastorale di Benedetto XVI. Solo perché
meno “istrionico”.
Direttore responsabile: Alberto Campoleoni
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36 Sabato, 17 marzo 2012
Ai parroci
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