della diocesi di como Periodico Settimanale | Poste Italiane S.P.A. | Sped. In Abbonamento Postale | D.L. 353/2003 (Conv. In L. 27/02/2004 N° 46) Art. 1, Comma 1, Dcb Como Anno XXXVI - 17 marzo 2012 - € 1,20 Europa 5 Mondo 11 6 Como 16 Valmalenco Bosnia: cattolici a rischio scomparsa Giappone un anno dopo: la ricostruzione “Porta la sporta” verso l’edizione 2012 La funivia ha compiuto 50 anni lanciare l’appello A è stato Benedetto XVI in una lettera invia- ’ 11 marzo 2011 il L terribile sisma e lo tsunami provocarono artita la campagna P che punta il dito, quest’anno, contro gli ’ inaugurazione il L 16 dicembre 1961. Grande apporto all’eco- ta ai vescovi bosniaci. Editoriale Umili e uniti quasi 20 mila morti. imballaggi. 33 nomia della Valle. Azione Cattolica. Verso l’Assemblea diocesana di don Angelo Riva L o abbiamo letto nel Vangelo proprio domenica scorsa: Gesù sa cosa c’è nel cuore dell’uomo. E non solo lo sa, lo ha anche visto. E, vedendolo, ne ha pianto e sofferto. Accadde nel Getsemani. Gesù sudò sangue, quando, in uno sguardo di tremenda chiaroveggenza, potè vedere tutto il male del mondo, e anche quello degli apostoli, che lui stesso si era scelto. Proprio Pietro glielo avrebbe in seguito riconosciuto. Quando, smascherato nel suo triplice tradimento dalla triplice, soave ma chirurgica interrogazione del Signore (“mi ami tu più di costoro?”), il primo degli Apostoli non potè che dirgli “Signore, tu sai tutto”. Sai del mio amore fragile, e anche delle mie cadute. Eppure, pur vedendolo tutto – il nostro male –, anzi, pur lasciandoselo conficcare nella carne crocefissa, Lui ci ha voluti. Senza esitazione, senza pentimento. Ha accettato la sfida della libertà dell’uomo, pur sapendone il prezzo doloroso. Ha voluto legare il suo nome alla vita dei suoi, pur sapendo che proprio loro, i suoi, quel nome lo avrebbero in molti modi esposto al dileggio e alla derisione. Ha osato consegnarsi nelle mani degli apostoli, oggi dei sacerdoti, pur sapendone il rischio. Lui ci ha voluti. In questi giorni di tenebra e caligine, è questa la luce della nostra speranza, e ad essa vogliamo aggrapparci. Per don Marco, per i suoi errori, per chi da questi errori ha patito scandalo e tormento. Non è a una sentenza di tribunale – che pure deve fare tutto il suo corso, e fino in fondo – che possiamo appendere la nostra speranza. Solo Cristo è la nostra speranza. Diventargli conformi nella morte (e quante morti abbiamo patito, tutti, in questi giorni!), per poter attingere luce, forza e novità dalla sua risurrezione. Il Santo Padre, rivolgendosi al clero di Roma per la Quaresima, ci ha parlato della Chiesa umile e unita. Unita perché umile. Umiltà, da humus (= “terra”), in greco “pensarsi-piccoli”. In effetti, in questi giorni, ci siamo scoperti umiliati e uniti. Umiliati perché traditi nella fiducia, colpiti da dove non te lo aspetti. Quanti sguardi smarriti ci è capitato di incrociare. Non solo di preti, ma di gente comune, parrocchiani buoni, dalla fede semplice e scossa. Parole impacciate, occhi che si abbassavano, imbarazzati silenzi, un senso di sgomento sospeso nell’aria. Eppure, nella sotterranea vibrazione di un’umiliazione sorda e dignitosa, ci è parso anche di cogliere una linfa di grande unità. “Coraggio… restiamo uniti… un Malvagio ha fatto questo… non dividiamoci… andiamo avanti”. Quelli sguardi carichi di affetto, quelle parole di incoraggiamento, quel messaggio mandato a chi ti è parso proprio a terra. Perché la Chiesa c’è per unire là dove il Divisore ha seminato la sua zizzania di lacerazione e distruzione. Stiamo vicini alle comunità parrocchiali. Stiamo vicini a don Marco, e più ancora a tutte le vittime di questa vicenda, e alla Chiesa tutta colpita nei suoi affetti più cari. Perché “un cuore affranto e umiliato” – che Dio “non disprezza”, ma lenisce con la medicina della misericordia e della verità – possa ancora gridare “Tu, Signore, fa grazia a Sion, rialza le mura di Gerusalemme” (cfr. Salmo 50). Il 25 marzo presso il Lido di Menaggio si svolgerà il tradizionale appuntamento annuale di incontro associativo. Sarà presente il vescovo Diego per parlare di famiglia, secondo le dimensioni: “Chiesa, Casa, Città”. Le quattro piste di approfondimento suggerite per i laboratori pomeridiani forniranno spunti di lettura in vista dell’Incontro mondiale delle famiglie a Milano con il Papa. 10-11 Diocesi 9 Dolore e preghiera dopo i recenti fatti di cronaca Visita pastorale 14-15 L’incontro del vescovo con il vicariato di Cittiglio Uggiate e Ronago Vive la memoria di padre Ambrosoli 25 Sondrio 32 Tante storie che parlano di disagio giovanile LIBRETTO BENEDIZIONI S ono La famiglia: il lavoro e la festa disponibili i libretti per la benedizione delle famiglie che, quest’anno, si arricchiranno anche con un piccolo cartoncino ricordo. Il tema scelto è quello dell’Incontro Mondiale delle famiglie in programma a Milano dal 30 maggio al 3 giugno prossimi. È possibile effettuare le proprie prenotazioni telefonando allo 031263533 presso la segreteria del Settimanale, da lunedì a venerdì dalle ore 9.00 alle ore 18.00. 2 Sabato, 17 marzo 2012 Idee e opinioni N ✎ L’opinione | egli anni ’90 ne avevamo sentito parlare in lungo e in largo e recentemente l’argomento è tornato alla ribalta perché qualche tribunale, come recentemente Bari, ne ordina l’erogazione gratuita alle ASL, per la cura dei tumori maligni. 15 anni fa si erano scontrate due tifoserie, nel totale spregio della scientificità che dovrebbe accompagnare argomenti di questo tipo, e si erano date botte da orbi per sostenere le proprie ragioni. Anche allora la vicenda era nata per la forzatura di una Procura, che aveva obbligato il Servizio Sanitario Nazionale ad erogare la terapia cosiddetta “Di Bella”, ideata dall’omonimo professore modenese ancora negli anni ’70. Il Ministero della Salute, detto allora della Sanità, organizzò uno studio scientifico su larga scala che dopo due anni sancì la mancata evidenza di efficacia della terapia in questione e quindi non ne concesse più la rimborsabilità, permettendo tuttavia che ciascun di Mario Guidotti Cura di Bella e dintorni cittadino, secondo il proprio convincimento, ne potesse liberamente usufruire, ma a sue spese e non del contribuente italiano. Fino a qui i fatti, risvegliati da periodici sussulti di procuratori totipotenti e soprattutto onniscienti. La vicenda ci è tuttavia confacente per addentrarci sul problema, talora purtroppo dramma, delle terapie cosiddette della speranza, caricate cioè di aspettative spinte dall’emotività di chi riceve il peso di una diagnosi infausta e non ha la fortuna di una cura mirata ed efficace. Ad aggravare il tutto su queste vicende si aggiungono interessi economici, vantaggi di carriere e speculazioni mediatiche, perché, lo sappiamo, la salute ed il dolore fanno sempre notizia e servono a vendere. La Medicina moderna cura tanto e bene, l’età media è cresciuta a dismisura, come pure si è impennata la percezione di una migliore qualità della vita. Le roboanti notizie che quotidianamente compaiono sui giornali ed in TV ci danno l’impressione di una sorta di immortalità e, consentiteci il neologismo, di immorbidità. E quando invece cala la scure di una diagnosi infausta non ci stiamo, ci ribelliamo, scappiamo dalla Medicina tradizionale per rifugiarci tra le braccia di chi, magari anche senza speculazione ma forse solo per faciloneria, ci promette l’impossibile. E ci scordiamo che la malattia e la morte sono parte del nostro destino. La storia dell’umanità è piena di avventure simili, dagli elisir del Far West, a terapie improbabili per i tumori, per la sclerosi multipla, per la sclerosi laterale amiotrofica, per l’invecchiamento cerebrale, per le paralisi e via promettendo, passando anche per magiche cellule staminali, attualmente descritte come la panacea di tutti i mali, anche morali. Diciamolo, buona parte della colpa è di noi medici, che pur di una “comparsata” televisiva, non rinunciamo a spargere il seme della falsa speranza in tutto quello che ci capita. Ma alzi la mano chi, anche non medico, non ha soffiato sul fuoco delle vanità. Sappiamo dal 19° secolo, quando Claude Bernard ha introdotto il concetto di metodo scientifico, che qualsiasi forma di cura deve essere sperimentata, validata, dimostrata, prima di essere accettata ed applicata. Sulla fine poi del 20° secolo la comparsa della Medicina basata sull’evidenza ha spazzato via tutti i retaggi legati all’esperienza su bassi numeri, all’aneddotica, al sentito dire. Ultimo ma non per importanza, un tempo di ristrettezze economiche non deve lesinare nel sostegno sanitario, ma non può certo regalare tutto a tutti solo sulla base di isolate segnalazioni. Per non parlare poi del rischio realmente percepito e ahimè quotidianamente trasformato in realtà, legato al fatto che le false promesse di cure tanto miracolose quanto innocue possano distrarre e sottrarre i malati dalle vere cure che salvano. spigolature | di Alberto Campoleoni Scuola: il rischio riduzione L a crisi che stiamo La crisi che stiamo vivendo senso all’attenzione attraversando rischia di cui ormai rischia di essere un grande educativa di essere, tra l’altro, un un po’ tutti (qualcuno “silenziatore” per questioni tardivamente) invocano grande “silenziatore” rispetto a problematiche aperte la necessità. delicate e aperte. Un e delicate, che però passano Investire sulla scuola caso su tutti: la tematica in secondo piano nell’agenda resta, dunque, una scolastica, negli ultimi pubblica. priorità. E fa riflettere anni spesso teatro di duro che invece proprio nei È il caso, ad esempio, dei temi confronto politico scolastici, sottotraccia rispetto giorni scorsi non sia alle questioni più evidenti stato possibile arrivare dell’occupazione, della ripresa, delle tasse. C’è anche da alle richieste assunzioni nel comparto dire che negli ultimi anni proprio il terreno della scuola scolastico. Ha fatto più scalpore il saperle e delle riforme è stato teatro di scaramucce continue finanziate dai proventi di gioco e alcol se non di una vera e propria guerra politica, tra grandi – viva l’educazione! – piuttosto che la riforme annunciate e dibattute e cambiamenti reali stessa richiesta di 10.000 nuovi operatori. inferiori alle attese. Un risultato di questo periodo, Intanto la situazione generale del mondo lungo di anni, è stato anche una certa stanchezza, scolastico ci restituisce classi sempre più affollate, accompagnata da disillusione soprattutto tra gli addetti un “parco insegnanti” in diminuzione e bisogni in ai lavori. aumento, come quelli,ad esempio, legati al sostegno e Il rischio vero è quello di una riduzione di importanza all’inserimento di allievi con handicap. della scuola nell’agenda collettiva, in un Paese che È più alto oggi, rispetto al passato, il numero medio di già non brilla per investimenti nel settore e che negli alunni per classe, con 21,45 studenti in aula e in alcune ultimi anni ha ragionato soprattutto in termini di situazioni (lo 0,6%) lo “spazio” è condiviso da più di tagli. Un rischio che va scongiurato, perché, volenti 30 allievi. Cala il numero dei docenti: in quest’anno o no, la scuola resta attività strategica in un Paese e scolastico, rispetto a quello precedente, ce ne sono probabilmente la ripresa, anche quella economica, quasi 17.000 in meno. Preoccupa pensare che stia passa proprio dai banchi e dagli studenti. Investire calando anche, vertiginosamente, la voglia e la passione nella scuola è investire nel futuro di un popolo, dare per diventare docenti. Si potrebbe andare avanti, magari ragionando sulla figura dei dirigenti scolastici, che annegano tra responsabilità gestionali, budget e spesso l’impossibilità di pagare gli stipendi. Il quadro, inquietante, ha anche la cornice tarlata di un’edilizia scolastica inadeguata e con le pezze. Bisogna tornare a parlare di scuola e investire di più. Questo è lo sforzo da chiedere al governo. È vero che mancano i soldi, che la coperta è corta.. ma forse non tutti i capitoli di spesa di uno Stato hanno la stessa importanza strategica: il comparto dell’istruzione viene prima di tanti altri. ◆ Stella Polaredi don angelo riva Adulti nella fede? Di fronte alle leggi dello Stato P roseguiamo nelle riflessioni (cfr. Il Settimanale n. 10) sul tema del diventare adulti nella fede, indicatoci dal Papa nel Discorso al clero di Roma per la Quaresima. “Cattolico adulto” fu l’espressione usata da Romano Prodi nel 2005 in occasione del referendum abrogativo della legge sulla procreazione artificiale. Il leader dell’Unione intendeva con ciò smarcarsi – rivendicando appunto un’autonomia di giudizio – dalla riflessione portata avanti dai Vescovi italiani e da buona parte del mondo cattolico in merito all’opportunità di non andare a votare, per mandare a vuoto il quesito referendario. In effetti il referendum non raggiunse il quorum richiesto, e l’indomani il quotidiano Avvenire titolava sarcasticamente indicando i diversi milioni di “cattolici adulti” (che non si erano recati alle urne). Al di là dell’episodio, preme una riflessione più ampia. Quella di “cattolico adulto” è senz’altro un’espressione infelice, perché obbliga a intendere che ci siano in giro “cattolici infantili”, o imbelli. Il problema che ci sta a cuore è invece quello del rapporto fra fede cristiana e leggi dello Stato (cfr. consigliamo la lettura del documento della Congregazione L’impegno dei cattolici in politica del 2002). Sappiamo, a questo proposito, che nel mondo cattolico convivono due differenti sensibilità. La prima è propensa a favorire il massimo influsso possibile dei cattolici nella formazione delle leggi, forte della consapevolezza – più volte dolorosamente sperimentata – di quanto una cattiva legge possa distorcere e inquinare le coscienze. La seconda, invece, facendosi forte della lezione evangelica sui rischi dell’uso del potere (“a fin di bene!”), diffida di un’occupazione troppo massiccia, da parte dei cattolici, del fronte legislativo, preoccupata dei possibili contraccolpi che una strategia politicamente aggressiva potrebbe provocare, di rimbalzo, sul mondo cattolico stesso (astio, risentimento, furore laicista verso le “ingerenze” politiche della Chiesa…). Molto meglio – secondo costoro – che si faccia noi un passo indietro dalla politica, prediligendo legislazioni più miti e di mediazione, e rifluendo piuttosto sulla società civile e sull’educazione delle coscienze. Chi ha ragione? A ciascuno di trovare la risposta. Certamente la seconda strategia, nelle questioni del divorzio e dell’aborto, l’abbiamo pagata molto salata (mentalità divorzista e abortista hanno aperto ciclopici squarci nella coscienza diffusa) , e ciò sembrerebbe dare ragione ai primi. D’altra parte è da dimostrare che la prima strategia – che personalmente preferisco –, nel momento in cui mette in cascina qualche legge tendenzialmente proibizionista (com’è la legge sulla procreazione artificiale, o quella attualmente in discussione sul testamento biologico), sia sempre la miglior cosa per la buona causa del Vangelo. Quel che è certo è l’inaccettabilità della sicumera di chi si attribuisce, quasi in automatico, la qualifica di “cattolico adulto”, solo perché più liberale, meno proibizionista, e quindi normalmente meno allineato alle indicazioni del Magistero della Chiesa. Sarà davvero costui un “cattolico adulto” o ci renderemo conto, un giorno, che si trattò di un “cattolico adultero”? Attualità Terra Santa. La Colletta di sostegno. Un impegno per custodire la fede P er i cristiani di Terra Santa «le ostilità sono il pane quotidiano che alimenta la fede e talora fanno risuonare l’eco del martirio in tutta la sua attualità» e la loro «fatica prepara un domani di bene, ma chiede oggi di sostenere scuole, assistenza sanitaria, necessità abitative, luoghi di aggregazione e tutto quanto ha saputo suscitare la generosità della Chiesa» Con queste parole la Congregazione per le Chiese orientali, nel tradizionale messaggio per la Collecta pro Terra Sancta del Venerdì Santo, firmato dal suo prefetto, card. Leonardo Sandri, ricorda ai vescovi del mondo intero «la costante richiesta di Benedetto XVI affinché sia generosamente sostenuta la missione della Chiesa nei Luoghi Santi». La Colletta quest’anno cade il 6 aprile. «Una missione specificamente pastorale si legge nel testo -, ma nel contempo offre a tutti indistintamente un encomiabile servizio sociale. Così cresce quella fraternità che abbatte le divisioni e le discriminazioni per inaugurare sempre di nuovo il dialogo ecumenico e la collaborazione interreligiosa. Ciò costituisce un’ammirevole opera di pace e di riconciliazione, tanto più necessaria oggi, preoccupati come siamo col Santo Padre “per le popolazioni dei Paesi in cui si susseguono tensioni e violenze, in particolare la Siria e la Terra Santa”». Nel Messaggio si sottolinea come l’emigrazione cristiana sia acuita «dalla mancanza di pace, che tenta di impoverire la speranza, mutandosi nella paura di essere soli davanti ad un futuro che sembra non esistere se non come abbandono della propria patria». Da qui la richiesta di aiuto per «scuole, assistenza sanitaria, necessità abitative, luoghi di aggregazione e tutto quanto ha saputo suscitare la generosità della Chiesa. Quanta fede – prosegue il Messaggio - scopriamo nei giovani, desiderosi di testimoniare le beatitudini, amando i loro Paesi nell’impegno per la giustizia e per la pace con i mezzi della non violenza evangelica. Quanta orgogliosa fede, quanta fermezza, ci viene trasmessa da chi proferisce parole di riconciliazione e di perdono, sapendo di dover rispondere in tal modo alla violenza e talora al sopruso. Abbiamo il dovere – conclude il testo - di restituire il patrimonio spirituale ricevuto dalla loro millenaria fedeltà alle verità della fede cristiana. Lo possiamo e lo dobbiamo fare con la preghiera, con la concretezza del nostro aiuto e con i pellegrinaggi. L’Anno della Fede, nel 50° del Concilio Vaticano II, fornirà motivazioni singolari per muovere i nostri passi verso quella Terra». Lungo i secoli, i Papi non hanno solo rinnovato la loro fiducia nei Francescani, riconfermandoli nel ruolo di legittimi custodi dei Luoghi Santi, a loro affidati dalla Sede Apostolica nel 1342, ma li hanno anche sostenuti in ogni aspetto della loro vita, a livello religioso come pure economico, sociale e politico. Oltre un centinaio di Bolle papali, fa sapere la Custodia di Terra Santa, si riferiscono alla Terra Santa, come pure un eguale numero di decreti e lettere della Congregazione Sabato, 17 marzo 2012 per la Propagazione della fede che aiuta i figli di san Francesco nella loro missione in Terra Santa. Un aspetto essenziale di questo continuo sostegno è la “Colletta”. Nei secoli passati i frati francescani, custodi dei Luoghi Santi, si rivolgevano direttamente ai principi e al popolo cristiano, inviando nelle nazioni cattoliche alcuni religiosi con l’incarico di esporre le necessità dei Luoghi Santi e di raccogliere elemosine. Questi religiosi venivano chiamati procuratori o commissari di Terra Santa. Papa Martino V, nel 1421, diede facoltà al custode di nominarli e di destituirli. Con Sisto V nel 1589 la colletta si effettuava tre volte l’anno, con Alessandro VIII (1689) divennero quattro. Disposizioni confermate anche da Benedetto XIV (17401758) e da Pio VI (1778). Con Leone XIII (1887) la colletta si ridusse ad un solo giorno, “preferibilmente il Venerdì Santo”. A seguito del Motu Proprio “Sancta Dei Ecclesia”, Pio XI, il 25 marzo 1938, estese la giurisdizione della Congregazione per la Chiesa Orientale alla Palestina. Il documento pontificio importante circa la prassi antica e attuale in merito alla Colletta, è “Nobis in animo” di Paolo VI del 25 marzo 1974 in cui si loda il lavoro dei Francescani e si insiste sul bisogno di maggior cooperazione da parte del mondo cristiano, dal momento che i Francescani hanno aumentato le loro attività “sociali, caritative, culturali e di beneficenza” in Terra Santa ed i cristiani locali sono sprovvisti di mezzi. Negli ultimi anni, l’80% delle collette ricevute dai Francescani sono state destinate ad opere pastorali e sociali e solo il 20% ai Santuari. È importante ricordare che la Custodia riceve solo il 65% delle collette, mentre il restante 35% è destinato ad altre istituzioni che operano in Terra Santa. Le attività del Patriarcato Latino, per mandato della Santa Sede, sono sostenute dai Cavalieri del Santo Sepolcro e da altre istituzioni. Cosa si fa. Da una parte c’è il lavoro fondamentale di mantenimento delle strutture, degli edifici sacri e dei luoghi santi, cui si aggiunge l’aiuto alle povertà delle comunità. Opere pastorali e di carità A nimare le liturgie nei santuari sia per i pellegrini sia per le Chiese locali, accogliere i pellegrini che giungono da tutte le parti del mondo per pregare e sostare in questi luoghi santi e mantenerli nel loro corretto funzionamento: protagonisti di questa missione sono i francescani della Custodia di Terra Santa, la cui presenza nei Luoghi Santi risale agli albori dello stesso Ordine dei frati minori, fondato da san Francesco nel 1209. Col Capitolo generale del 1217, che divise l’Ordine in Province, nacque anche la Provincia di Terra Santa, frutto del pellegrinaggio di Francesco d’Assisi in Medio Oriente durante il quale, nonostante le crociate, incontrò a Damietta, in Egitto, il sultano Melek alKamel, il cui governo si estendeva fino alla Terra Santa. Un incontro pacifico che diede inizio a questa presenza dei francescani. A distanza di secoli, ancora oggi i francescani continuano ad “amare le pietre che custodiscono la memoria di Gesù” come anche “le pietre vive, le comunità cristiane, che da sempre qui vivono”. Verso di loro si rivolgono, sempre più numerose, le attività formative e sociali della Custodia per il supporto alla presenza cristiana in Terra Santa. Una missione resa possibile grazie anche alla Colletta per la Terra Santa, che permette di mantenere scuole, costruire abitazioni e centri di cura, fornire aiuto alle povertà. Un duplice impegno Dall’ultimo “Rapporto sommario 2010/2011” delle opere sostenute dalla Custodia con i proventi della Colletta, reso pubblico nei giorni scorsi insieme al tradizionale Messaggio della Congregazione per le Chiese orientali per la “Collecta pro Terra Sancta”, emerge un duplice impegno legato alla cura dei luoghi santi e dei pellegrini, combinato con quello verso la comunità locale. Numerosi i lavori di ristrutturazione e manutenzione di santuari, chiese e conventi dei Luoghi Santi, a Betlemme, Gerusalemme (fra i quali Getsemani e Santuario della Flagellazione), Jaffa, Magdala e Monte Tabor. Santuari Tra i progetti finanziati il Rapporto cita l’avvio dei lavori della biblioteca custodiale del convento di San Salvatore, la ristrutturazione della Sala dei Crociati al convento della Flagellazione, l’ampliamento della biblioteca dello Studium Biblicum Francescanum. A Betphage è partito il progetto di ristrutturazione del Convento delle Palme con particolare riguardo all’area esterna, dove sono accolti i pellegrini soprattutto durante la Domenica delle Palme. A Magdala, nella chiesa di Maria Maddalena, procedono i lavori di conservazione dell’area archeologica e di allestimento di un percorso di visita. Nel santuario della Trasfigurazione, sul monte Tabor, è stato portato a termine il rifacimento dell’impianto elettrico della basilica e la preparazione del progetto di restauro dell’intero complesso, in coordinamento con Israel Antiquities Authority e l’Autorità dei Parchi nazionali. Lavori di ristrutturazione anche nei santuari di Nain, Tabga e del Monte Nebo, in Giordania, al memoriale di Mosè. Comunità locale Una parte importante dei fondi, secondo il Rapporto, è stata destinata a borse di studio per studenti universitari, aiuti a piccole imprese artigiane, costruzione di abitazioni, scuole e impianti sportivi per bambini. Destinatari degli aiuti, che hanno compreso anche istituzioni culturali, sono stati i bisognosi, le famiglie e le comunità parrocchiali. Significative le opere rivolte ai giovani: tra il 2010 e 2011 sono state finanziate 420 borse di studio universitarie, per la durata di 3 quattro anni, distribuite nelle diverse università (Betlemme, Gerusalemme, Haifa, Bir Zeit, Amman e altre). Non sono mancati progetti di sostegno a 10 piccole imprese artigiane con l’acquisto di pezzi di ricambio, apparecchiature per la produzione, ausili per la messa in sicurezza delle attività. Un’attenzione particolare la Custodia l’ha riservata alle famiglie. A Betlemme, si legge nel Rapporto, è stato dato sostegno al Consultorio familiare parrocchiale che supporta a livello assistenziale i bisogni principali delle famiglie, alla Casa francescana del fanciullo che ospita più di 20 ragazzi di età compresa tra 6 e 12 anni, provenienti da famiglie povere e in difficoltà. I ragazzi sono seguiti nel percorso di accoglienza e assistenza allo studio da un educatore, un assistente sociale e uno psicologo. Sotto il profilo dell’assistenza medica è stata data copertura parziale o completa dell’intervento rivolto alle famiglie in media e grave difficoltà economica. Le case dei bisognosi Una delle urgenze delle comunità cristiane di Terra Santa è l’abitazione: per questo la Custodia ha sostenuto i progetti di ristrutturazione delle case appartenenti alle famiglie più bisognose. L’opera è effettuata da personale locale senza impiego, assicurando così decine di posti di lavoro. A Betphage sono stati consegnati 69 appartamenti a famiglie cristiane, mentre nella città vecchia di Gerusalemme è in corso la ristrutturazione di 75 abitazioni. “Housing Project” avviato anche a Nazareth, dove oltre alla Cappella, e alcuni locali per uso sociale, si prevede la costruzione di 80 appartamenti per giovani famiglie. Infine a Gerusalemme, Nazareth, Cana e Gerico prosegue l’ampliamento di aree sportive, laboratori artigianali e centri parrocchiali. Italia 4 Sabato, 17 marzo 2012 ● Nei giorni scorsi si è dibattuto del tema dell’assistenza sociale ■ Economia Non sempre sono state rispettate tutte le attese ● Altro aspetto: quello dei servizi, che dovrebbero guardare al non profit Anziani e “welfare”: non è solo la pensione “L’ economia… ad altro non mira che ad assicurare senza interruzione le condizioni materiali, in cui possa svilupparsi pienamente la vita individuale dei cittadini. Dove ciò, e in modo duraturo, si ottenga, un popolo sarà economicamente ricco, perché il benessere generale e, per conseguenza, il diritto personale di tutti all’uso dei beni terreni viene, in tal modo, attuato conformemente all’intento voluto dal creatore” (“Radiomessaggio Pio XII”, 1941). “Occorre collocare i problemi sociali, posti dall’economia moderna - condizioni umane di produzione, equità negli scambi dei beni e nella ripartizione delle ricchezze, significato degli accresciuti bisogni di consumo, attribuzione delle responsabilità - in un contesto più largo di nuova civiltà”. (Paolo VI - “Octogesima adveniens” n.7). Ciò premesso pongo due domande: è stato conseguito l’obiettivo posto da Pio XII? L’associazionismo, espresso dal Mondo del lavoro e dall’imprenditoria, i partiti politici di governo e di opposizione, gli intellettuali, i movimenti, hanno saputo collocare e gestire i problemi, che l’economia pone, nel rinnovato contesto globalizzato? Non intendo sottrarmi al compito proposto, cosicché inizio a svolgerlo. È facile udire voci, provenienti da varie voci politiche, accusare i governi fino a poco fa in carica, di omissioni e misfatti, la cui gravità ha portato l’Italia al rischio “default”, al dissesto dell’economia, al crollo dell’occupazione. Si tratta di una mezza verità, usata per nascondere colpe e responsabilità, imputabili a più responsabili, anche a movimenti di contestazione, a partiti vari, a certa stampa, per non parlare dei cittadini che praticano l’evasione fiscale, il falso in bilancio, l’illegalità e via dicendo. A fianco delle omissioni e delle responsabilità dei governi, vi sono anche quelle delle opposizioni che si sono susseguite e dei cittadini in generale. Da voci demagogiche e populiste ci giunge, in occasione di una crisi economica o di una crisi politica, il suono del corno dell’anticapitalismo e del nichilismo. L’anticapitalismo non è condannabile, purché si muova sul terreno dei processi reali e si sforzi di comprendere l’ampiezza e la complessità dei problemi e delle forze in campo. Al riguardo, mi soffermerò, in prossimi articoli, su fatti ed eventi, che concernono la vita del Paese. La Cassa integrazione, erogata per anni, anziché col limite ragionevole di sei/ otto mesi, a favore di aziende sovente fuori mercato, o con dirigenti poco capaci e maestranze demotivate, di fatto si traduce in spreco di danaro. Parte di detti soldi potrebbero essere investiti in opere pubbliche, creando posti lavoro e futuro. Il discorso sull’anticapitalismo, sull’ideologia autodissolutiva, sui “No a tutto”, sul ruolo dello Stato e dei privati cittadini nello sviluppo, sulle ambiguità delle relazioni industriali, sull’art. 18, sul precariato, lo affronterò in prossimi articoli. GIANNI MUNARINI ● Sono necessarie politiche di riforma del mercato del lavoro G li anziani sono in questa nostra “società dei consumi” dei veri e propri generatori di relazioni: dei ponti tra una generazione e un’altra. E noi abbiamo bisogno della solidarietà tra le generazioni. Le loro “conoscenze, la loro esperienza e saggezza sono un patrimonio per i giovani, che oggi più che mai hanno bisogno di maestri di vita”. Lo ha affermato nei giorni scorsi, alla Pontificia Università Lateranense (Pul), il rettore monsignor Enrico dal Covolo, portando il suo indirizzo di saluto al convegno “Longevità: pensioni e lavoro”, promosso dall’Unione cristiana imprenditori dirigenti (Ucid) Giovani di Roma in collaborazione con l’Area internazionale di ricerca “Caritas in Veritate” dell’ateneo.“Senza un lavoro strutturato - ha sottolineato in apertura Giuseppe Cornetto Bourlot, presidente dell’Ucid di Roma non c’è una longevità dignitosa e non ci sono pensioni adeguate”. Il presidente dell’Ucid Giovani di Roma, Andrea Gumina ha ribadito: “non possiamo metabolizzare un sistema che non sia solidale, soprattutto in un momento di crisi”. e produrre e accompagnino gli stessi fino a termine della vita, assicurando una dignitosa e serena terza età”. La riforma delle pensioni “Le riforme vanno affrontare con pazienza. Dopo tanti anni, non si cambia dall’oggi al domani e con scarso dibattito”. Lo ha detto Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, intervenuto sul tema delle pensioni. “L’innalzamento dell’età pensionabile è inevitabile con un’aspettativa di vita così alta, perché le casse dello Stato non possono reggere”. Tuttavia, ha commentato, “il problema riguarda la differenza tra una persona e un’altra, Ripensare il welfare “Il lavoro - ha sottolineato Flavio Felice, direttore dell’Area di ricerca ‘Caritas in Veritate’ - è la cifra di una società che riconosce l’uguaglianza degli uomini”. Temi come l’organizzazione del lavoro e l’amministrazione delle pensioni, ha fatto notare, “non sono questioni dogmatiche”: occorre “capacità di saper cogliere quando una particolare variabile è in fase di trasformazione”. “Da molte parti ormai si avverte il bisogno di una rivoluzione del welfare, affinché i poveri possano essere sempre più una risorsa, considerati come potenziali creatori di benessere, aiutati nel loro tentativo di diventare attivi operatori economici. Va ripensata l’intera filosofia delle politiche dell’assistenza – ha sostenuto il relatore -, favorendo la creazione di strumenti che stimolino i poveri a risparmiare, investire tra diverse tipologia di lavoro”. Per il sindacalista nella riforma del governo “non sono stati previsti”, e invece “andrebbero organizzati”, “alcuni accorgimenti” per evitare che con “un innalzamento così alto restino in difficoltà nei prossimi anni persone che fanno lavori pesanti”. “Nella riforma non si è previsto questo, né di avere un part time che permetterebbe di mantenersi in contatto con il mondo lavorativo”. Sulla riforma del lavoro, Bonanni si è detto contrario “all’ipotesi del governo di potenziare l’indennità di disoccupazione”. “L’attuale sistema di ammortizzatori sociali – ha detto - va più che bene”. Semmai, “andrebbero rafforzati ed estesi alle piccole e medie imprese”. “Assolutamente da tagliare”, invece, le “flessibilità malate” (partite iva, co.co. , etc), “un fenomeno “solo italiano”. Su giovani e pensioni il segretario della Cisl ha aggiunto: “Abbiamo chiesto di rendere obbligatoria la previdenza integrativa”. riforma globale del welfare La riforma delle pensioni “segna un passaggio fondamentale di giustizia e solidarietà generazionale”. Lo ha sostenuto il presidente dell’Inps, Antonio Mastrapasqua: “Alcune generazioni avevano scaricato sulle altre un peso previdenziale enorme e avevano una pensione nettamente superiore a quello che versavano. Con la riforma si è voluto creare un sistema di uguali, nelle e tra le generazioni, azzerando anche i privilegi di alcune categorie che avevano conservato aliquote più alte”. Purtroppo, “è stato inevitabile che nel passaggio si facessero tagli netti”, ha aggiunto Mastrapasqua per il quale “una riforma così forte e così tempestiva si può leggere come una piccola sconfitta per tutti gli attori che per troppo tempo hanno resistito rispetto a una crisi”. Per il presidente dell’Inps sarebbe impensabile, tuttavia, lasciare la riforma delle pensioni senza una riforma del mercato del lavoro. L’inserimento di “una flessibilità di uscita dal mondo del lavoro” in quest’ultima, ad esempio, potrebbe correggere alcune disfunzioni. “In un Paese evoluto non si può pensare che la previdenza debba essere l’unico mezzo di sostentamento degli anziani”, ha sostenuto infine il presidente dell’Inps. “Occorre un sistema di protezione fatto di assistenza domiciliare, servizi e sanità che funziona, puntando anche sulle organizzazioni, il no profit, etc”. Perciò, ha concluso, “va affrontato il tema dell’assistenza in generale e di una riforma complessiva del welfare”. MICHELA CUBELLIS Mostra a Milano. Visitabile fino al 1° aprile a Palazzo Reale: mezz’ora tra film e foto La famiglia italiana raccontata in immagini... F amiglia all’italiana – il lavoro, la festa e… è il titolo della mostra fotografica inaugurata lo scorso primo marzo a Palazzo Reale a Milano, alla presenza del cardinale Angelo Scola. Realizzata dalla Fondazione Ente dello Spettacolo, presieduto da mons. Edoardo Dario Viganò, in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia, la mostra è promossa dall’Assessorato per la Cultura, Moda e Design del Comune di Milano, in collaborazione con la Fondazione Milano Famiglie 2012. Circa sessanta immagini fotografiche in bianco e nero e a colori, firmate dai maggiori fotografi di scena del nostro cinema, e più di trenta fermi immagine da pellicola costruiscono un percorso cronologico per raccontare i cambiamenti della famiglia italiana, attraverso i film che hanno fatto la storia del cinema dell’Italia. L’esposizione - a ingresso gratuito, aperta da lunedì a domenica fino a inizio aprile - è uno degli eventi culturali che si inserisce nel cammino di avvicinamento al VII Incontro Mondiale delle Famiglie. Si parte dagli anni Dieci – il primo film è il relativamente oscuro Nobiltà d’animo, nobiltà di cuore - fino ad arrivare nel 2011 con Quando la notte di Cristina Comencini (presentato all’ultima Mostra del cinema di Venezia) storia di una donna alle prese con la prima maternità, che riflette sulla felicità coniugale. Le immagini colte dal flusso del movimento cinematografico aiutano ad esaminare, nelle parole di mons. Erminio de Scalzi (presidente della Fondazione Milano 2012) “la famiglia come luogo reale e contemporaneo,” istituzione dinamica che riflette i cambiamenti epocali avvenuti negli ultimi decenni del secolo scorso in Italia - dal boom economico al Sessantotto, dall’emancipazione femminile alla legge sull’aborto e sul divorzio, fino alle famiglie allargate ovvero monoparentali degli anni Novanta e Duemila. Un’iniziativa interessante, che merita una visita, mettendo in fila alcuni dei capolavori che hanno reso il cinema italiano famoso in tutto il mondo – ne citiamo uno per decennio dal Secondo Dopoguerra: Roma città aperta (1945, Roberto Rossellini) Bellissima (1951, Luchino Visconti), La ciociara (1960, Vittorio De Sica), Un borghese pic- colo piccolo (1977, Mario Monicelli), La famiglia (1983, Ettore Scola), La vita è bella (1997, Roberto Benigni), L’ora di religione (2002, Marco Bellocchio). Gli spunti di riflessione sono moltissimi per assemblare un mosaico della famiglia negli aspetti positivi –laboratorio d’amore e scuola di affetti intergenerazionale, ma anche prima cellula della società e scuola di lavoro – come nelle storture e nella disgregazione, a favore di formazioni sociali diverse. Due commenti a margine: la selezione delle immagini è sempre accurata e puntuale, tranne che per qualche scelta inspiegabile – perché inserire C’era una volta in America (1984, Sergio Leone) che parla più di amicizia, e tralasciare una famiglia come quella messa in scena in Amarcord (1973, Federico Fellini)? Secondo: è un peccato che un così ricco repertorio iconografico non si accompagni a qualche spiegazione in più – accenni di trama e dei temi affrontati nel film, storia delle riprese – affidando quasi totalmente al visitatore la scoperta (a posteriori) di ciascuna opera esposta. MARIA CARLA ZIZOLFI Europa Sabato, 17 marzo 2012 5 “I cattolici in Bosnia rischiano di scomparire” A lanciare l’appello è stato Benedetto XVI in una lettera inviata ai vescovi bosniaci. L’opinione del presidente della conferenza episcopale, mons. Franjo Komarica L a comunità cattolica della Bosnia ed Erzegovina rischia da qui a pochi anni di scomparire e, se il calo demografico dovesse continuare senza che nessuno faccia nulla, “potremo presto individuare chi sarà l’ultimo cattolico rimasto. La situazione è drammatica”. A lanciare con toni accesi l’allarme è mons. Franjo Komarica, presidente della Conferenza episcopale di Bosnia-Erzegovina. Una situazione portata allo scoperto dall’Osservatore Romano che ha recentemente pubblicato una lettera inviata dal Papa, tramite il Segretario di Stato Tarcisio Bertone, ai vescovi bosniaci. Un documento in cui si fa chiaro riferimento ai “dati allarmanti” del calo demografico dei cattolici nel paese balcanico. Mons. Komarica illustra i numeri nel dettaglio; sono contenuti in una lettera pastorale che i vescovi hanno inviato ai loro fedeli lo scorso dicembre: durante la guerra del 1991-1995 la Chiesa cattolica di Bosnia-Erzegovina ha subito pesanti danni. Prima della guerra i cattolici erano 800 mila, oggi raggiungono quota 440 mila, praticamente la metà. La situazione peggiore si registra nella diocesi di Banja Luka dove nel giro di 12 anni, dal 1999 al 2011, i cattolici sono passati da 52.711 a 35.924. Anche il danno agli edifici di proprietà della Chiesa è “enorme”: sono circa 1.000 gli edifici completamente, pesantemente e parzialmente danneggiati. Ma ciò che più preoccupa l’episcopato è il calo demografico della popolazione cattolica che si è particolarmente acuito negli ultimi due decenni: secondo i dati ufficiali delle diocesi di Bosnia-Erzegovina, oggi i cattolici presenti nel Paese sono 441.432, e rappresentano l’11,5% di una popolazione di 3.843.000 cittadini. Allarmante è soprattutto il crollo delle nascite: nel 2010, in tutte le parrocchie di Bosnia-Erzegovina, si sono registrati 1.410 funerali in più rispetto ai battesimi. Se nel 1996, il numero dei battesimi (6.739) era superiore al numeri dei funerali (5.272), nel 2010 il dato si è rovesciato: ci sono stati 6.136 morti a fronte di 4.726 nascite. Mons. Komarica, quali sono le cause che hanno portato un calo demografico dei cattolici così allarmante? “Dopo la guerra, la gente che era stata obbligata a lasciare il Paese, non ha più potuto fare ritorno anche perché non è stata supportata dallo Stato che ha fatto molto poco perché ci fossero le condizioni per un rimpatrio in Bosnia. E ciò ha contribuito moltissimo ad abbassare il numero dei cattolici, calo che sta continuando ancora”. Durante la guerra del 1991-1995 la Chiesa cattolica di Bosnia-Erzegovina ha subito pesanti danni. Prima del conflitto i cattolici erano 800 mila, oggi raggiungono quota 440 mila, praticamente la metà. di Maria Chiara Biagioni E oggi perché i cattolici diminuiscono? “La comunità cattolica della BosniaErzegovina è oggi per lo più costituita da persone anziane che muoiono. Ci sono tra la nostra gente più morti che nascite. È una popolazione in lento invecchiamento. D’altra parte, i giovani che sono rimasti non trovano lavoro, non riescono a sposarsi, non hanno le possibilità economiche per costruire una famiglia e allora anche loro partono”. Cosa fa la Chiesa per far fronte a questa situazione? “La Caritas, per esempio, fa di tutto perché la gente possa restare, sposarsi, mandare i figli a scuola, far nascere i bambini ma non c’è la volontà politica. La volontà perché le persone emigrate possano tornare e perché i giovani rimasti non partano”. Che cosa può fare la comunità internazionale? “Credo che la comunità internazionale possa diventare protagonista perché la situazione migliori, perché la gente possa ritornare e trovare uno Stato di diritto, il diritto di restare, lavorare, nascere. Le istituzioni politiche locali sono in questo senso inattive, non agiscono, possono sicuramente fare di più. Chiedo allora alla comunità internazionale perché faccia pressione su di loro. Gli appelli sono stati lanciati più volte e, in aprile, sono in programma una serie di conferenze su questo problema nei 4 Paesi coinvolti: Montenegro, Bosnia, Serbia e Croazia”. ✎ Il punto appello lanciato dal Papa e ripreso dal L’ presidente della conferenza episcopale bosniaca rappresenta certamente un segno di allarme importante, ma non inaspettato. Il problema della forte emigrazione dai Balcani verso l’Europa centro-occidentale è, infatti, una costante dalla guerra degli anni novanta ad oggi. Un fenomeno che, in percentuale, ha colpito maggiormente proprio le famiglie cattoliche. Sulle motivazioni alla base di questa vera e propria fuga non si può generalizzare: i Balcani sono un universo talmente vasto e complesso o, forse, sarebbe meglio dire ricco, che non è facile trovare un denominatore comune. E’ certo però che la crisi economica e sociale ha colpito in maniera ancora più forte in particolare in quei Paesi, come la Bosnia Erzegovina, il Kosovo e la Serbia che non sono ancora riusciti a mettersi alle spalle i problemi della guerra. Nel caso bosniaco in particolare ci troviamo di fronte ad una creatura, emersa dagli accordi di Dayton, dove le due anime (federazione croatomusulmana e repubblica serba), ognuna con propri organi di rappresentanza, affiancati a quelli nazionali, faticano a convivere all’interno di una struttura dai contorni artificiosi. Una complessità che ha di fatto bloccato qualsiasi riforma necessaria a rilanciare l’economia. Ai giovani non resta così che il miraggio dell’emigrazione, raggiungendo magari i parenti fuggiti ai tempi della guerra e, attualmente ben inseriti in Europa centrale. Un fenomeno che sembra più sentito proprio tra i cattolici che, a differenza dei musulmani, trovano maggior facilità nell’inserirsi nella cultura dell’Europa occidentale. (m.l.) Europarlamento. In discussione durante la sessione plenaria del 12-15 marzo Una risoluzione per la parità uomo-donna L a Giornata internazionale della donna, celebrata l’8 marzo, non va “in archivio” per l’Europarlamento. In apertura della sessione plenaria del 12-15 marzo sono state discusse due relazioni, una delle quali particolarmente corposa, che comprende la proposta di risoluzione dell’Assemblea “sulla parità tra donne e uomini nell’Unione europea – 2011”. Si tratta di un documento molto articolato che, accanto a una serie di annotazioni rilevanti e centrate sulla tutela dei diritti delle donne, presenta anche vari aspetti problematici, a tratti equivoci, i quali dovrebbero forse mettere in moto un processo di riflessione culturale e valoriale, oltre che politica, coinvolgendo le opinioni pubbliche dei 27 Paesi aderenti. La relatrice è l’eurodeputata Sophia in ‘t Veld la quale, nei “considerando” che costituiscono la prima parte del testo, rileva fra l’altro: “La parità tra uomini e donne è un principio fondamentale dell’Ue”, sancito nei trattati e l’Unione “si è data il compito specifico di integrare il principio di uguaglianza di genere in tutte le sue attività”, benché, “nonostante i graduali progressi in questo campo, persistono ancora molte disuguaglianze tra donne e uomini”. Un recente rapporto della Commissione europea evidenzia come “nell’Ue le donne continuano a guadagnare in media il 16,4% in meno degli uomini” con forti divergenze nazionali: la diversità di stipendi varia dal minimo del 2% circa in Polonia a oltre il 27% in Estonia. Problemi si riscontrano anche nel coinvolgimento delle donne ai vertici delle principali società europee: la loro presenza è ferma al 13,7%, ossia un consigliere su sette. Un risultato leggermente migliore rispetto all’’11,8% del 2010”. La risoluzione presenta, però, anche punti che saranno certamente al centro di discussione perché, ad esempio, il testo evoca la “salute e i diritti sessuali e riproduttivi” sui quali si registrano interpretazioni differenti. Stesso discorso si potrebbe fare sulla mancanza di chiarezza nel concetto di famiglia utilizzato dalla relatrice che comprende “genitori coniugati, non coniugati e in coppia stabile, genitori di sesso diverso e dello stesso sesso, genitori singoli e genitori adottivi che meritano eguale protezione nell’ambito della legislazione nazionale e dell’Unione europea”. Poco più avanti la Commissione e gli Stati membri sono invitati “a elaborare proposte per il riconoscimento reciproco delle unioni civili e delle famiglie omosessuali a livello europeo tra i Paesi in cui già vige una legislazione in materia, al fine di garantire un trattamento equo per quanto concerne il lavoro, la libera circolazione, l’imposizione fiscale e la previdenza sociale, la protezione dei redditi dei nuclei familiari e la tutela dei bambini”. 6 Mondo Sabato, 17 marzo 2012 Afghanistan ■ Strage di civili Soldato americano uccide 16 persone GIAPPONE L’11 marzo 2011 un terribile sisma e il conseguente tsunami colpivano il Paese provocando quasi 20 mila morti. Una testimonianza Giappone, un anno dopo la tragedia si continua a ricostruire “I l massacro di Kandahar è un triste episodio che non possiamo ignorare. Vogliamo garanzie che non ne accadano mai più. La società afgana ha vissuto una giornata di profondo lutto per quel crimine contro l‘umanità. Chiederemo che il colpevole sia condotto davanti alla giustizia”: lo annuncia Aziz Rafiee, direttore della Afghan Civil Society Forum Organization (Acsfo), piattaforma della società civile afgana, dopo l‘eccidio di domenica 11 marzo in cui un soldato statunitense, in un raptus omicida, ha ucciso 16 civili, fra cui nove bambini, in due villaggi nei pressi di Kandahar. Una ricostruzione, fornita dal comando americano, confutata da fonti locali che sostengono come sia stato un gruppo e non un soldato isolato ad agire. “La paura è che il crimine di uno solo venga additato come crimine degli Usa e della comunità internazionale spiega Rafiee - così dicono i telebani, e di questo siamo preoccupati. Auspichiamo che gli Usa possano provare che non è così”. “Nell‘opinione pubblica c‘è ira e sconcerto”, aggiunge all’agenzia Fides, un funzionario afgano che lavora in un ospedale di Kabul, chiedendo l‘anonimato per motivi di sicurezza. “Purtroppo l‘odio verso gli americani cresce: episodi come questo fanno il gioco dei talebani, che ne approfittano per la loro propaganda”. Il funzionario dice di comprendere le ragioni che possono produrre tali “gesti di follia”, dato che “i militari vivono in allerta per 24 ore su 24 e soffrono di forte stress” ma chiede che l‘amministrazione Usa tenga aperto “un dialogo sincero con gli afgani, evitando atteggiamenti arroganti”. Questo episodio segue di alcune settimane il rogo di alcune copie del Corano, avvenuto nella base americana di Bagramn, a cui erano seguite, in tutto il Paese, pesanti proteste antiamericane e alleate. La capitale è nel pieno del boom edilizio. A farne le spese le tipiche abitazioni cinesi L’ 11 marzo 2011 il Giappone veniva colpito dalla più devastante calamità naturale della sua storia recente. Un terremoto del nono grado della Scala Ricther, seguito da un violento tsunami colpì le coste del Giappone devastando interi paesi e danneggiando i reattori della centrale nucleare di Fukushima, provocando la fuoriuscita di materiale radioattivo e la contaminazione di un’ampia regione nel nord-est del Giappone. Il bilancio della tragedia fu pesante: ventimila vittime, oltre 470 mila sfollati. Di questi, 340 mila, vivono ancora in case o sistemazioni provvisorie. Nel giorno dell’anniversario a un anno di distanza quanto successo in Giappone sembra miracoloso. I segni del terremoto e del maremoto sono quasi completamente scomparsi: interi villaggi e paesi sono stati ricostruiti e la vita sembra tornata alla normalità. Pesanti sono, però, le conseguenze psicologiche provocate dalla catastrofe così come le conseguenze del disastro nucleare. Nel giorno dell’anniversario persino l’Imperatore nipponico in persona, per la prima volta nella storia millenaria dell’istituzione che rappresenta, ha voluto parlare in diretta alla nazione. Akihito ha lodato la fermezza e la solidarietà manifestatasi di fronte a una tragedia che non si deve dimenticare mentre il premier Noda era intervenuto sottolineando la volontà di rilanciare il Paese e di completare prima possibile l’opera di ricostruzione. Un cammino ancora lungo sopratutto nell’area di Fukushima dove, a dodici mesi dal sisma, continuano gli sforzi per mantenere sotto controllo la centrale nucleare. Per farlo sono costantemente al lavoro circa 3.000 tra ingegneri, tecnici e operai. Gli unici autorizzati ad entrare, oltre alle forze di polizia, nel raggio di 20 km dalla struttura. “RICORDARE PER DIMENTICARE” Una ricostruzione fisica, ma anche psicologica e spirituale raccontata da padre Andrea Lembo, missionario del Pime a Tokyo, che ha affidato alcune sue riflessioni al sito internet della rivista Mondo e Missione (www. missionline.org). “Qualche giovane della mia parrocchia - racconta il missionario - mi ha chiesto un momento di riflessione per ricordare l’11 marzo. Quale riflessione offrire a questi giovani? Quale parola evangelica potrebbe parlare al loro giovane cuore? Sia per i cristiani che per i non-cristiani, che immagine di Dio è importante annunciare o riannunciare? Quest’ultimo punto è di estrema delicatezza. Impresso nel profondo di ognuno, si annida la domanda: come coniugare la bontà di Dio con il male, sia esso umano o naturale, presente nel mondo? Domande da Giobbe, che non si possono liquidare con leggerezza, o con citazioni filosofiche o biblicopatristiche, soprattutto quando ci si confronta con persone veramente provate dalla sofferenza e dal dolore. Pensiamo, addirittura, a quando - come nel caso del Giappone di oggi - le ferite inferte dalla storia sono a livello di popolo e di società”. “Sto pensando - continua padre Lembo - di donare ai ‘miei’ giovani un unico versetto evangelico: «La donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo» [Gv 16,21]. (…) Notiamo l’accuratezza lessicale e psicologica di questa espressione. La donna «non si ricorda più» non del dolore (quel ricordo c’è, è segnato nella sua carne, e ci sarà sempre nella carne dell’umanità), ma dell’«afflizione». Il ricordare il dolore nel contesto dell’aver dato alla luce un bimbo le permette di “dimenticare” quell’afflizione che non solo rischia di ottenebrarle la gioia del presente, ma anche rischia di frustrarle il desiderio di una nuova maternità. Nel ricordo dell’11 marzo mi pare necessario ripercorrere il difficile percorso del ‘ricordare per dimenticare’ in vista di una riconciliazione non solo con le responsabilità di errori umani (l’incidente nucleare di Fukushima, gli sbagli nei piani regolatori di intere aree costiere... ), ma di una ben più difficile riconciliazione con il mistero di una natura che da generatrice di vita si è trasformata, nel giro di pochi minuti, in macchina di distruzione e di morte”. Per fare questo, conclude il missionario, “leggeremo assieme ai ragazzi anche alcuni articoli e interviste, perché a mio avviso esprimono bene, tramite i tanti racconti di vita quotidiana, l’inizio di questo cammino di riconciliazione”. Pechino cambia volto, le case lasciano spazio ai palazzi Appunti cinesi Da Como a Pechino Continuiamo il nostro viaggio in Cina, Paese di cui sentiamo sempre più spesso parlare per l’impressionante crescita economica, ma che rimane ai più sconosciuto da un punto di vista sociale, culturale e religioso. Lo facciamo grazie a Francesca Colombo, giovane di Tavernola, che da alcuni mesi vive a Pechino come volontaria in una comunità di accoglienza per disabili. Abbiamo chiamato questa rubrica “appunti cinesi” perché non abbiamo la pretesa di essere esaurienti, ma semplicemente lasciarvi delle istantanee dall’altra parte del mondo. P echino è una città enorme, ha mille volti e mille sfaccettature. C’è la Pechino dei grandi affari, con i grattacieli, gli uffici, gli impiegati in giacca e cravatta, poi c’è la Pechino degli operai, ormai non più pechinesi, ma per la maggior parte uomini e donne (sì, sì ci sono anche donne muratrici!) che provengono dalle campagne. La Pechino degli affari la vedo tutti i giorni andando a scuola di cinese, la Pechino operaia la vedo tutti i gironi tornando a casa. Succede un po’ come in Italia o in Europa dove gli italiani o gli europei ormai non fanno più certi lavori, che accettano solo gli immigrati. Gli operai che vedo io lavorano alla costruzione di palazzi qui intorno, la città è in continua espansione e si stanno abbattendo le huatang (le piccole case tipiche) per dare a tutti in cambio un appartamento. Lavorano da lunedì alla domenica e tornano a casa solo per il capodanno cinese (intorno a Febbraio); a casa, in campagna, mandano i loro risparmi, praticamente tutto ciò che guadagnano perché fanno una vita casa e cantiere e la casa è un prefabbricato accanto al cantiere! Ma facendo così in campagna possono costruirsi una casetta tutta loro e poi magari un giorno ritornarci per coltivare la terra. Le donne qui fanno lavori anche non prettamente femminili come, appunto, le muratrici, questo è uno dei frutti della rivoluzione culturale che ha abbattuto ogni differenza tra uomini e donne, ma portando anche, soprattutto nella generazione precedente, un annullamento della femminilità. Sabato nel tardo pomeriggio siamo andati in una zona di Pechino dove sono concentrati ancora tanti hutong. Queste case purtroppo stanno scomparendo... stanno scomparendo per dare una visione più moderna della città; leggevo che quando nacque la repubblica popolare cinese a Pechino si contavano circa 3000 hutong, nel 2003 se ne contavano circa 1500, ma altre centinaia sono già state rase al suolo negli ultimi anni, e ancora oggi continuano a scomparire. Queste case hanno un grande portone d’ingresso caratterizzato dall’avere una sorta di gradino di legno, che serve a far inciampare gli spiriti e, quindi, a tenerli lontani dalla casa. Cultura Sabato, 17 marzo 2012 Corso multidisciplinare. A Como l’incontro in Seminario con Magdi Cristiano Allam. I l ciclone Magdi si è abbattuto su Como! Pirotecnico, com’era nelle previsioni, l’intervento di Magdi Cristiano Allam al Corso Multidisciplinare su “Perché non possiamo non dirci cristiani. Radici cristiane e destino laico dell’Europa”, sabato 10 marzo, in Seminario. Di fronte a un numeroso e attento uditorio, il parlamentare europeo, già vicedirettore del “Corriere della Sera”, convertito dall’Islam e battezzato da Benedetto XVI – per questo viaggia sotto scorta –, ha preso di petto l’argomento, sviscerandolo con il consueto furore argomentativo. Dialogando col pubblico, Magdi Cristiano ha ripercorso le tappe della sua conversione, sottolineando l’importanza decisiva, nell’approccio al Cristianesimo, dei Testimoni: è solo grazie all’incontro con loro – ha affermato – che ha potuto farsi strada in lui la convinzione che sia il Cristianesimo la religione della Verità, della Libertà, dell’Amore e dei Valori non negoziabili. Squillante l’appello rivolto ai cristiani perché si riapproprino delle loro radici e della loro identità, sottraendosi a quella specie di eutanasia culturale che sembra paralizzare i popoli dell’Europa. Due le minacce che, a suo giudizio, incombono attualmente sull’Europa cristiana. Da una parte il relativismo, l’economicismo, il consumismo, che azzerano il patrimonio valoriale, omologandolo sotto la dittatura dell’avere e Sulle radici cristiane Una relazione molto vivace sulla situazione europea; intanto il percorso prosegue per tutto marzo con Chiara Giaccardi, Paolo Branca e don Andrea Straffi dall’apparire (senza sconti – sotto questo aspetto – il giudizio negativo sull’operato dei vari governatorati europei, prigionieri della logica delle banche e dei poteri forti). Poi la seconda minaccia: l’avanzata inesorabile del fondamentalismo islamico, pianificata, a suo giudizio, dai petroldollari degli emirati secondo una precisa strategia di aggressione all’Occidente. Qui la tesi più ardita: incalzato dalle numerose domande sull’argomento, Magdi Allam ha affermato che è certo possibile il dialogo inter-religioso con le persone musulmane aperte e disponibili (che sono poi la stragrande maggioranza della galassia islamica), ma ciò, strettamente parlando, appare in deroga all’ortodossia coranica, la cui essenza è integralista e anti-occidentale. Bisogna quindi distinguere, ha aggiunto il relatore, fra “persone” islamiche e “religione” islamica, la quale non appare compatibile con i valori dell’Occidente e i suoi ordinamenti laici e democratici. Il relatore ha così concluso esortando ad un atteggiamento meno ingenuo e più prudente tanto sulla questione del diritto-dovere di edificare moschee in Europa (senza adeguati controlli, rischiano di diventare centri di irradiazione del fondamentalismo religioso), quanto sulla reale portata della cosiddetta “primavera araba” attualmente in corso nei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Si può essere d’accordo oppure no (voci assai diverse si sono alternate e ancora si alterneranno sullo scranno del Corso), ma di sicuro va riconosciuto a Magdi Cristiano il coraggio di una posizione chiara, netta, verticalmente tranchant, con il pregio – tipico degli unilateralismi – di rovesciare il tavolo e costringere a schierarsi. Il Corso prosegue il 17, 24 e 31 marzo con Chiara Giaccardi, Paolo Branca e don Andrea Straffi. (A.R.) Chiesa e giovani. Incontro del Forum delle associazioni cattoliche degli universitari “O “Con il Dio cristiano e con la Chiesa i giovani hanno un rapporto di estraneità, che non significa però ‘contro’ o ‘senza’”, ha puntualizzato il relatore, sottolineando come nell’animo dei giovani rimanga “la dimensione della ricerca della trascendenza”. Non si può, però, parlare della fede dei giovani senza fare riferimento alla fede dei loro genitori, cioè ad una generazione “che ha mantenuto un legame tradizionale con la fede cristiana a cui non corrisponde la testimonianza di vita”. I giovani di oggi, in altre parole, hanno padri e madri che hanno “riscritto le regole della felicità, sostituendo l’incontro con la Parola di Dio con il significante giovane”. Il risultato è che per i giovani di oggi “la Chiesa, Dio, il Dal mondo degli Atenei arriva una domanda agli adulti, perchè si “La società attuale – ha Vangelo, i preti, non hanno esordito don Matteo – fare con la felicità”. fatica a dire che i giovani esistono e si afferma una generazione incredula aDiche è caratterizzata da un qui l’attualità dell’invito disinteresse per i giovani del Papa, rivolto ai giovani nella fascia di età tra i 20 Forum, che s’interroga su “come essere i giovani completamente invisibili”. Tanto nell’introduzione di e i 30 anni, che rischia di coinvolgere evangelizzatori all’interno del mondo più che, dati alla mano, “le generazioni “YouCat”, il sussidio al Catechismo della anche la comunità ecclesiale”. “La accademico di oggi” a partire dal primato si sono assottigliate”: quelli nati dopo Chiesa cattolica per i giovani: “Abbiate più pastorale ordinaria – ha proseguito – non del tema dell’annuncio. Tra le prossime gli anni Ottanta sono appena 8 milioni, fede dei vostri genitori”. Da dove ripartire, si mobilita, nonostante la popolazione iniziative, don Viviani ha citato la ripresa contro i 16 milioni della generazione allora? Dalla capacità di testimoniare universitaria sia passata in pochi anni delle attività della Consulta ecclesiale per dei loro genitori. “Nella misura in cui si ai giovani che “la ricerca del benessere dalle 70 mila unità a quasi 2 milioni di l’università, probabilmente a maggio, e fa fatica a capire a chi spetti l’aggettivo richiama la questione di Dio, che per i giovani”. “Credente non praticante”: è la programmazione del 40° anniversario giovane, si fa fatica a comprendere quali contemporanei è diventata marginale”. questa, per don Matteo, la “formuladell’Ufficio, che si celebrerà nel prossimo politiche siano da promuovere a loro “Quello cristiano è uno sguardo che ombrello” dietro alla quale, fino ad ora, anno pastorale 2012-2013. favore”, la denuncia del teologo, che ha guarda in avanti”, ha ricordato don Matteo, si è trincerata la comunità cristiana, e spiegato in questi termini “l’adultocrazia, esortando a “leggere l’estraneità come che però per la generazione nata dopo “Il primo problema della nostra società la gerontocrazia” che regna in Italia. un’opportunità”. “Avere di fronte una gli anni Ottanta risulta insufficiente, è la fatica di dire che i giovani esistono”, Quanto al rapporto specifico tra giovani generazione non ideologica – ha spiegato o perlomeno non basta a “lasciarci ha affermato don Matteo, stigmatizzando e Chiesa, nella fascia di età tra i 18 e i 29 – consente di recuperare la freschezza tranquilli”. “Evangelizzazione, primo “una società ammaliata dal giovanilismo”, anni si avverte “una radicalizzazione delle che il cristianesimo ha”, utilizzando ad e secondo annuncio, testimonianza, in cui la parola “giovane” funziona difficoltà che dal 1968 in poi l’universo esempio la Bibbia e la sapienza cristiana vicinanza, relazione, passo sincrono, come “una password per la felicità”. Se la giovanile ha nei confronti della Chiesa”. per “inventare forme liturgiche nuove, dialogo aperto con tutti”: queste – ha felicità consiste nell’essere giovani, ma In quella che è la “prima generazione che tengano conto del destinatario”. detto don Maurizio Viviani, direttore l’essere giovani è ritenuta una condizione incredula”, solo il 15% dei giovani ha un Fino ad arrivare a concepire la pastorale dell’Ufficio Cei per l’educazione, la scuola perenne, il risultato è che “si diventa legame assiduo con parrocchia, comunità, “come scuola di preghiera, di liturgia, di e l’università – alcune “parole chiave” vecchi solo dopo morti”, e che si assiste al associazioni, o un rapporto frequente con catechesi...”. risuonate negli ultimi due incontri del paradosso per cui “il giovanilismo rende la preghiera e l’Eucaristia. MARIA MICHELA NICOLAIS ggi c’è bisogno di un’opera di decostruzione della cultura del giovanilismo, che impera nella società e che di fatto rende i giovani invisibili”. Ne è convinto don Armando Matteo, teologo e assistente nazionale dell’associazione italiana maestri cattolici (Aimc), che è intervenuto al Forum delle associazioni cattoliche degli studenti universitari, riunitosi nei giorni scorsi a Roma, presso la sede della Cei, su invito dell’Ufficio nazionale per l’educazione, la scuola e l’università. “Anche lo studio è percepito come ‘qualcosa di meno’ dell’essere giovani”, la provocazione del teologo, che ha esortato a “ridare valore all’adultità”, attraverso la capacità di “riscoprire la bellezza del cristianesimo come messaggio in piena controtendenza rispetto a questa cultura”. Incontro alla felicità... 7 8 Pastorale Sabato, 17 marzo 2012 e oggi r e d e r ri - c La necessità di misurarsi con le trasformazioni Dentro questa storia, non al di sopra U D na società segnata ancora dallo scientismo, sotto il segno della secolarizzazione, attraversata da una molteplicità di informazioni e dal riemergere di una religiosità vaga e fluttuante. opo aver delineato (Il Settimanale, n. 8) la complessa reazione alla novità del Vaticano II, cerchiamo ora di cogliere qualche tratto del contesto nuovo dal punto di vista sociale, culturale e religioso nel quale ci troviamo immersi, cercando poi di capire come esso interpelli. Prima ancora che mettere a tema la “trasmissione” della fede, è necessario ricordare che tutte le “trasmissioni” sono, nel contesto attuale, difficili per una diversità di motivazioni che cerchiamo di delineare alla luce di una duplice convinzione. Prima di tutto, dobbiamo prendere sul serio la crisi che stiamo vivendo; poi, siamo consapevoli che ogni crisi apre anche inedite possibilità da accogliere quale tempo favorevole. Nessun rimpianto, dunque, e nessuna nostalgia. Quali le ragioni della difficile “trasmissione”? Ne proponiamo alcune che ci appaiono significative. Innanzitutto, viviamo in una società che è ancora sotto il segno di una mentalità tecnico-scientifica. Certo, è venuto meno il mito della razionalità illuminista che si presumeva onnisciente e onnipotente: nulla poteva apparire sensato se non ciò che essa poteva ritenere tale. Se la ragione scientifica non poteva spiegare il fatto religioso, il fatto religioso veniva cancellato dai fatti che meritano di essere indagati e compresi. Ma la recente riflessione filosofica e scientifica ci hanno dimostrato che questa concezione della ragione non è razionale ma, alla fine, un abuso della ragione. La razionalità scientifica è fallibile e limitata, fallibile e limitata perché umana. Essa si riconosce limitata, ha compreso il suo àmbito è ha capito che non le è lecito andare oltre. Non solo. Abbiamo compreso che la presunzione fatale di voler comprendere la realtà assolutizzando un solo punto di vista ha generato molte follie negli ultimi secoli. La ragione umana si muove, invece, a diversi livelli, con molteplici modalità. E nessun punto di vista può presumere di essere il punto di vista capace di cogliere un fatto nella sua totalità. Per questo la razionalità scientifica (uno dei modi con i quali l’uomo usa la ragione) non può espellere dai “fatti” la problematica religiosa: se lo facesse, essa interverrebbe su di un terreno che non è di sua competenza o assolutizzerebbe un punto di vista rendendolo il punto di vista. Sebbene la riflessione più avveduta abbia compreso questa prospettiva, permane in molti settori della cultura un retaggio fondamentalmente vetero-illuminista che si limita a non riconoscere il “fatto” religioso quale “fatto” indagabile, analizzabile, spiegabile e comprensibile. Questa impostazione, rivisitata solo con qualche ritocco puramente estetico, ci sembra sia ancora presente nei modi con i quali ampia parte della cultura affronta la tematica religiosa. Poi, la società appare secolarizzata o –come dicono altri- laicizzata. Ciò significa che, diversamente da non molti decenni fa, il punto di riferimento non è più dato dalla sfera religiosa. In una società secolarizzata, laicizzata e pluralista, il fatto religioso è chiamato ad entrare in dialogo con altre componenti che caratterizzano il complesso vivere: dalla politica alla cultura. Esso deve chiarire la propria specificità e dichiarare come si rapporta alle altre dimensioni che caratterizzano il vivere umano. Non solo. Dal punto di vista cristiano, emerge il problema del come dire la propria pretesa di assolutezza in un contesto nel quale altre vie religiose sono presenti. Problema complesso che qui non affrontiamo. E’ sufficiente richiamarlo in un’ottica di necessario dialogo. Quindi, la nostra società è caratterizzata dal rapido scambio di informazioni che rende il mondo un “villaggio”. Ciò ha l’indubbio vantaggio di renderci più consapevoli, rispetto a poco tempo fa, di ciò che accade. Allo stesso tempo, però, comprendiamo che il moltiplicarsi e il sovrapporsi delle veloci informazioni contribuiscono a creare una certa superficialità nel rapportarsi alla realtà concreta. Il rischio è che la sovrapposizione delle informazioni impedisca di cogliere la complessità della realtà e le sue molteplici connessioni. Così avviene anche per il dato religioso: la superficialità con la quale esso viene trattato nel mondo dell’informazione, le approssimazioni, le semplificazioni o le schematizzazioni preconcette contribuiscono a relativizzare il contenuto stesso di una religione particolare, facilmente presentata come semplice opinione che, proprio perché tale, vive a fianco di tantissime altre opinioni messe tutte sullo stesso piano. Infine, il nostro è un contesto nel quale il “dato religioso ufficiale” è in crisi e si assiste ad un ritorno molto anarchico di un religioso diffuso, vago e non istituzionale. Ciò significa che l’uomo contemporaneo non ha rinunciato a fare i conti con la dimensione religiosa della propria esistenza; significa pure che egli diffida della presenza istituzionale del dato religioso. Queste forma di religioso vago e fluttuante assume una dimensione ambivalente: da una parte, può permettere alle persone di iniziare un serio cammino; dall’altra, non raramente essa può portare al settarismo anche in forme estreme. Alla luce di quanto detto, il fatto cristiano viene a trovarsi relativizzato in una società pluralista. L’istituzione religiosa -che fino a non molto tempo fa funzionava quasi automaticamente- ora si trova in grande difficoltà, così come altre istituzioni: la famiglia, lo Stato, la scuola, solo per fare qualche esempio. Nulla, sul versante della trasmissione, va da sé. L’uomo si sente fragile, in balia di se stesso, in cerca di una propria identità sempre più difficile da delineare. pagina a cura di Arcangelo Bagni La trasmissione messa in discussione Se i fatti e il presente diventano un assoluto... L e società, le scuole, le Chiese sembrano oggi letteralmente attanagliate da una radicale domanda: come trasmettere il senso della vita, i valori per i quali vale la pena di vivere? E la domanda sembra rinviare ad una constatazione: è come se ad un certo punto si fosse interrotta la catena della trasmissione degli ideali e della cultura. Qualcuno si è chiesto se questa difficoltà-impossibilità di trasmettere sia un tratto specifico delle nostre società moderne. Si pongono in questa linea le severe parole di R. Kaës: “La modernità non è semplicemente la crisi della trasmissione, dei suoi contenuti e dei suoi processi; essa è la crisi del concetto della trasmissione stessa”. Affermazione severa che non ci trova d’accordo, ma che evidenzia, in modo discutibile, la radicalità della nuova situazione nella quale ci troviamo a vivere. Dibattito –quello sul trasmettere- che vede coinvolte diverse realtà: dalla scuola, ai partiti, alle associazioni, alle Chiese. Gli interrogativi non mancano e alcune incertezze spingono alla ricerca di metodi che nel passato funzionavano; altre cercano di intraprendere strade nuove per entrare in dialogo con la complessità nella quale ci troviamo a vivere. Oggi, sono i figli che trasmettono ai padri tanti nuovi contenuti tecnicoscientifici; a loro volta i padri non trovano le parole per trasmettere la storia che li ha preceduti, i valori per i quali hanno vissuto. Occorre un minimo di sano realismo e prendere atto di un’evidenza: il nostro mondo è cambiato così radicalmente che è inutile, soprattutto sul versante della trasmissione, accontentarsi di guardare come in uno specchietto retrovisore. Certamente, la memoria del passato è essenziale per discernere l’orizzonte dell’avvenire. Possiamo legittimamente essere presi da vertigine nel constatare i cambiamenti che si sono verificati e quelli che si annunciano. Un dato è certo: la trasmissione appare chiaramente come l’indispensabile articolazione tra le generazioni, tra i mondi diversi. Occorre allora il coraggio della invenzione, l’audacia dell’innovazione. E’ meglio correre il rischio di vivere da profeti che rimanere nella tranquillità del dinosauro, certo della sua inevitabile estinzione! Le istituzioni incaricate di trasmettere ideologie, spiritualità, saper-fare, sono state lentamente -e forse irrimediabilmente- erose dal vento della modernità e post-modernità. Esse sono così entrate non solo in crisi di identità, ma allo stesso tempo sono state –di fattoscreditate. L’interrogativo si pone: quando tutti i sistemi di trasmissione vengono screditati o dichiarati screditabili, come può essere ancora possibile trasmettere? L’illusione di ricorrere ad un principio di autorità per ridare autorevolezza alla trasmisisone è già giudicato in partenza. Non dimentichiamo che viviamo in una società nella quale sembrano dominare i discorsi di una sociologia divenuta “scienza-regina”: essa veicola, grazie ai mezzi di informazione di massa, la profonda convinzione che solo la società , ad esclusione di ogni autorità, è abilitata a trasmettere. Ed è una prospettiva, questa, che sembra meglio funzionare in quanto in grado di accogliere le attese e le angosce dell’individuo. La soluzione che offre conforto all’individuo, allora, è quella di allinearsi ai comportamenti e ai valori dominanti. Siamo in quello che A. Rich chiama il regno della normatività dei fatti alimentati dalla “statistica morale”: a partire dal momento nel quale le inchieste e i sondaggi confermano che “tutti fanno così”, bisogna poterlo fare perché è bene. Il normale diventa legale e il legale diventa morale. E questo con infinite ripercussioni in modo particolare nella prospettiva educativa: tutto deve provenire dal basso poiché si deve lasciare manifestare, mediante la socializzazione, ciò che nella persona è “naturalmente” già buono. In un certo senso, si può dire che oggi non sono più gli individui che fanno la cultura di una società ma la società che fa la cultura degli individui. In un simile contesto, smarriti, spaesati e non aiutati, molti sono quelli che hanno rotto ogni legame con la Chiesa e non la frequentano più non perché abbiano fatto un’opzione contro la Chiesa e nemmeno una contro Dio. Il motivo è legato ad una mancanza di trasmissione o ad una trasmissione che ha comunicato altro dal Dio cristiano: non avendo ricevuto dai genitori (e da non pochi credenti) alcuna testimonianza circa la bellezza e la plausibilità del cristianesimo per una vita buona, hanno imparato a fare a meno di Dio e della Chiesa. La situazione che abbiamo descritto chiama in causa tanto il modo quanto il contenuto di certe “trasmissioni” che le chiese hanno fatto. Vita diocesana Guardando alla diocesi. Accogliere l’invito a saper vegliare con il Signore; tre le iniziative proposte al presbiterio. In fiduciosa preghiera Una vicenda complessa M ercoledì 7 marzo don Marco Mangiacasale, economo diocesano, è stato condotto presso la Casa Circondariale del Bassone di Como in seguito all’accusa di abusi su minore, sporta dalla famiglia di una ragazza della comunità di Como-San Giuliano dove il sacerdote è stato parroco dal 2003 al 2009. Subito in serata è stata diffusa una nota in cui si affermava: «Apprendiamo con costernazione la vicenda che vede coinvolto il sacerdote don Marco Mangiacasale. Il Vescovo di Como ritiene di dover esprimere le seguenti considerazioni: il sacerdote don Marco Mangiacasale viene sollevato da ogni incarico diocesano; seguendo la prassi canonica richiesta dal Codice di Diritto Canonico (can. 1717-1731) e dai recenti interventi della Santa Sede in materia verrà avviato il procedimento giudiziario ecclesiastico nei confronti del sacerdote don Marco Mangiacasale; è desiderio del Vescovo di Como seguire con paterna sollecitudine tutti i fattori rilevanti della complessa vicenda, nel rispetto dovuto al lavoro svolto dalla Magistratura inquirente e giudicante, e con la doverosa attenzione per tutte le persone implicate nei fatti incriminati, a cominciare da coloro che hanno promosso la causa sporgendo accusa». Domenica scorsa, inoltre, è stata suggerita questa intenzione per la preghiera dei fedeli: «Per il nostro Vescovo Diego e per tutti i sacerdoti della Diocesi, perché siano sempre più uniti attorno a Cristo buon pastore e insieme al popolo di Dio loro affidato sappiano affrontare le fatiche e le sofferenze di questo momento certi della misericordia del Signore che sempre accompagna chi confida in Lui». Nei giorni scorsi don Marco Mangiacasale ha rassegnato le dimissioni da economo diocesano. Per il disbrigo degli affari correnti si faccia riferimento all’Ufficio amministrativo, in attesa che il Vescovo provveda alla nuova nomina. quest’anno la CEI CONCORSO: A nche promuove un concorso rivolto ai giovani dai 18 ai 35 anni alle parrocchie d’ Italia. Per «i FEEL CUD» epartecipare bisogna presentare un project plan riguardante un’opera sociale da realizzare in parrocchia e un video che illustra il progetto stesso. Per poter accumulare un budget alto i giovani si devono impegnare a raccogliere le schede allegate ai Cud con la firma, nel settore della scelta dell’8 per mille, a favore della Chiesa Cattolica (un minimo di 30). Più Cud si raccolgono, più alto sarà il budget stanziato per la realizzazione del progetto, da un minimo di mille euro a un massimo di 29mila 500 euro. Il premio viene erogato sotto forma di pagamento delle fatture necessarie per la realizzazione del progetto. I Cud devono essere portati a un Caf del territorio, C onsiderato il momento di sconcerto e difficoltà per tutta la comunità diocesana, e in particolare per il nostro presbiterio, il Vescovo Diego Coletti si raccomanda con grande insistenza alla preghiera umile e fiduciosa di tutta la Diocesi. Più che mai dobbiamo raccogliere l’invito del Signore a saper vegliare e pregare con Lui nei giorni oscuri della passione redentrice. È un invito rivolto a tutti in sacerdoti, alle comunità religiose, alle famiglie, alle associazioni e, in modo del tutto particolare, ai malati. Per il presbiterio, vengono segnalate le seguenti iniziative. Nel corso del ritiro spirituale intervicariale per i sacerdoti, previsto per martedì 27 marzo in tre punti della Diocesi (Capiago – Piona – Colda), verrà programmata la celebrazione di una Via Crucis penitenziale, con testi di riflessione adeguatamente preparati. Saranno coinvolti i tre sacerdoti predicatori incaricati (monsignor Renato Pini, don Marco Folladori e don Attilio Bianchi). La celebrazione annuale del Giovedì Santo, con il rito della benedizione degli Oli e il rinnovamento delle promesse sacerdotali, assume quest’anno un particolare significato. Per questo tutti i presbiteri e i diaconi sono invitati a raggiungere, entro le ore 9.30 del giovedì, l’attigua chiesa di San Giacomo, dove il Vescovo rivolgerà un pensiero di riflessione. La Santa Messa degli Oli avrà poi regolarmente inizio alle ore 10.00 in Cattedrale. Si raccomanda vivamente la partecipazione quanto più completa possibile di tutto il Presbiterio. È programmata per giovedì 12 aprile, presso il Santuario della Trinità Misericordia di Maccio, la Giornata di Santificazione del Clero. preferibilmente alle Acli, che rilasceranno una ricevuta da segnalare agli organizzatori del concorso per calcolare il budget. Il gruppo di giovani si deve iscrivere sul sito www.ifeelcud.it con l’autorizzazione del parroco. Il concorso dura fino al 1 ottobre 2012. Per tutti, anche per chi non è più giovane, vale l’impegno a raccogliere le schede allegate al Cud, firmate nella casella apposita a favore della Chiesa Cattolica e a piè pagina. Le schede si possono poi consegnare al patronato Acli o all’Istituto Diocesano Sostentamento del Clero. Teniamo presente che quasi il 50% dei contribuenti italiani non è obbligato a presentare la denuncia dei redditi (pensionati, lavoratori dipendenti). A loro ci rivolgiamo per poter aumentare la percentuale di coloro che firmano la scelta dell’8 per mille a favore della Chiesa Cattolica. don TULLIO SALVETTI ■ Il Vangelo della domenica: 18 marzo - IV di Quaresima «Nicodemo» (Gv 3, 14-21) In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna. Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio». Prima Lettura: 2Cr 36, 14-16.19-23 Seconda Lettura: Ef 2, 4-10 Qualche tempo fa, mentre ero in fila col carrello della spesa davanti alla cassa di un supermercato, ho incrociato una signora che mi ha confidato che pochi giorni prima aveva subito un grosso furto. Alla fine del racconto, sottolineando di essere una donna molto credente, mi disse: «Caro don, se lassù qualcosa esiste, prima o poi li farà morire tutti quei mascalzoni!». Inutile dire il mio stupore. Ma davvero Dio è così? Davvero Dio è questo giustiziere implacabile? Gesù - per fortuna! - sembra proprio pensarla diversamente. Il Volto di Dio che il Rabbì è venuto a rivelarci è ben diverso da quello che a volte riempie le nostre fantasie religiose: “Dio ha tanto amato il mondo da mandare il suo Figlio... non per giudicare il mondo, ma perché il mondo si salvi”. Sono sempre più convinto che il vero problema non è se crediamo o non crediamo in Dio, ma in quale Dio crediamo! Il Rabbì di Nazareth ci parla di un Dio follemente innamorato dell’uomo, di un Padre che dona quanto ha di più prezioso per farci passare dal buio del nostro peccato alla luce del suo amore. L’incontro con la Parola deve purificare ed evangelizzare l’immagine di Dio che ci abita. La rivelazione del Figlio amato ci salva innanzitutto da una falsa immagine di Dio e ci fa scoprire il volto del Padre che non condanna e non punisce, ma lascia libero ciascuno dei suoi figli di accogliere o rifiutare la luce che è venuta nel mondo (v. 19). don ROBERTO SEREGNI Sabato, 17 marzo 2012 9 Agenda del Vescovo 15 marzo A Como, al mattino, in Vescovado, Consiglio Episcopale. 17 marzo A Como, al mattino, colloqui; a Nuova Olonio, nel pomeriggio, Consiglio pastorale diocesano. 25 marzo A Menaggio, Assemblea diocesana dell’Azione cattolica. ■ Missionari Veglie di preghiera e incontro alle Paoline di Como In occasione della Giornata di preghiera per i missionari martiri, nei diversi vicariati si terranno alcuni momenti di riflessione. Ecco il calendario. Vicariato di Cernobbio: a Rovenna, venerdì 23 marzo, alle 21.00 Vicariato di Marchirolo: Via Crucis in tutte le parrocchie venerdì 23 marzo. Vicariato di Bormio: a Pedenosso (Pradelle), sabato 24 marzo, alle 21.00 Vicariati di Chiavenna e Gordona: a Verceia, sabato 24 marzo, alle 20.30 Vicariati di Olgiate e Uggiate: a Ronago, sabato 24 marzo, alle 20.30. Vicariati di Rebbio, Lipomo, Como e Monteolimpino: chiesa S. Rocco a Como, sabato 24 marzo, alle 20.45. Vicariato di Sondrio: Cappella Istituto Pio XII, sabato 24 marzo, alle 21.00. Vicariati di Tirano e Grosio: San Martino (Tirano), sabato 24 marzo, alle 20.45. Vicariato di Cermenate: ritrovo dai Frati di Cermenate, sabato 24 marzo, alle 20.45. A Como, il prossimo venerdì 23 marzo, alle ore 17.00, presso la Libreria Paoline di viale Cesare Battisti 8, si svolgerà un incontro di lettura e approfondimento con lo scrittore Anselmo Palini sulla figura del vescovo Oscar Romero. Casa per campi-scuola Ad Arnoga-Valdidentro-Val Viola, dal 16 luglio, è disponibile, in regime di autogestione, una casa per gruppi oratoriali e per campi-scuola. Info: don Vito Morcelli, telefono 338-7121383. ■ Familiari Clero Mercoledì 21 marzo a Como giornata di ritiro L’Associazione “Familiari del Clero di Como e di Sondrio” si prepara alla Pasqua con un incontro che si terrà mercoledì 21 marzo a Como, presso il Seminario vescovile. Il programma prevede: alle ore 9.30,accoglienza; alle ore 10.00, recita delle Lodi e meditazione condotta da monsignor Armando Bernasconi – segue momento di silenzio con la possibilità di confessarsi; alle ore 12.00, Santa Messa concelebrata da don Armando e don Silverio; alle ore 13.00, pranzo; alle ore 14.00, Consiglio Diocesano dell’associazione; alle ore 14.30, adorazione eucaristica; alle ore 15.30, congedo. Si raccomanda di dare la propria adesione all’iniziativa entro e non oltre domenica 18 marzo alle seguenti persone: Giovanna Della Monica, telefono 031-240242; Geltrude Morcelli, telefono 0342-635726. Azione cattolica 10 Sabato, 17 marzo 2012 Azione cattolica diocesana in assemblea Note tecniche ■ L’assemblea ■ L’appuntamento è per il 25 marzo al Lido di Menaggio Famiglia, fra «Casa, Chiesa, Città»... Domenica 25 marzo, invito aperto a tutti L’Assemblea Diocesana 2012 dell’Azione cattolica si terrà il giorno domenica 25 marzo presso il Lido di Menaggio, in via Roma. Il tema è particolarmente indicato per tutti, in quanto si rifletterà sulla famiglia, quale risorsa per le nostre “Case”, per la Chiesa e per la Società Civile. Una famiglia in 3D, o meglio in 3C (Casa, Chiesa, Città). Sono evidenti i riferimenti: alla vita della Chiesa mondiale (prossimo raduno mondiale delle famiglie a Milano); alla vita della Chiesa italiana (documento “educare alla vita buona del Vangelo”); alla vita della Chiesa diocesana (piano pastorale diocesano). Siamo tutti invitati, perché figli, genitori, coniugi, nonni, grandi e piccoli, pensionati, lavoratori e per gli studenti un momento particolarissimo e importantissimo perché vivremo anche il Convegno diocesano del Msac, occasione per conoscere e approfondire questa proposta rivolta in particolare agli studenti delle superiori. I bambini e i ragazzi avranno un loro spazio animato, per permettere ai genitori di partecipare alle varie fasi dell’assemblea. Gli educatori Acr vivranno un momento tutto speciale già dal sabato pomeriggio: il loro quarto incontro del percorso di formazione. N on è mai facile decidere il tema dell’Assemblea diocesana, perché vorremmo che esprimesse sempre la profonda sintonia della vita associativa con la vita della Chiesa. Quest’anno ce n’è davvero voluta per tenere insieme tanti riferimenti della vita ecclesiale, tutti preziosi per l’esperienza dell’Ac. Innanzitutto, lo sguardo all’incontro mondiale delle famiglie che si svolgerà a Milano ci ha indicato la famiglia quale prospettiva unificante: la famiglia viene infatti richiamata nel sottotitolo non perché sia in secondo piano, ma piuttosto come il denominatore posto sotto la linea di frazione. Il tema dell’incontro (Famiglia: il lavoro e la festa) ci ha suggerito anche una delle tre dimensioni – quella sociale - che abbiamo scelto per la riflessione. Il lavoro, mediante il quale l’uomo prosegue l’edificazione del mondo, e la festa, che umanizza il tempo della vita e lo sottrae all’alienazione, non riguardano in- fatti solo la vita personale, ma hanno una valenza eminentemente sociale, poiché contribuiscono a plasmare la cultura e la vita della città, cioè della comunità degli uomini. Riecheggia qui anche il Convegno che nel gennaio scorso, proprio a Milano, l’Azione Cattolica nazionale ha dedicato alle “Famiglie nella città” in preparazione all’incontro mondiale di fine maggio. Gli orientamenti pastorali per il decennio 2010 – 2020 “Educare alla vita buona del Vangelo” hanno ravvivato in noi la consapevolezza che lo scopo dell’educazione è “la formazione della persona per renderla capace di vivere in pienezza e di dare il proprio contributo al bene comune” (Benedetto XVI) e che l’educazione integrale della persona deve stare alla base e venire prima di tutte le sue qualificazioni e declinazioni specifiche. Emergono qui la famiglia come soggetto insostituibile e la casa come luogo privilegiato dell’educazione secondo una visione relazionale dell’uomo. La terza dimensione di riflessione, quella ecclesiale, fa riferimento alle scelte pastorali della Diocesi e in particolare all’anno della Parola. La famiglia si mostra qui come soggetto che ascolta, vive, testimonia e annuncia la Parola. Dunque: Casa, Chiesa, Città. È forse un titolo un po’ inconsueto per noi, abituati a farci guidare da un versetto della Scrittura. E poi, non sembra fuori luogo quell’ammiccamento alle nuove tecnologie per la visione tridimensionale (3D)? Attenzione a non cascarci: si tratta nientemeno – per usare le parole di Luigi Alici - di guardare al “volume totale della vita cristiana, che include la profondità della vita interiore, la larghezza della partecipazione civile, l’altezza della santità”. FRANCESCO MAZZA presidente diocesano Ac Note organizzative Viaggio: sono previsti dei pullman che partiranno dalla Valtellina e da Como, per gli orari e i luoghi di partenza verranno comunicati in base alle iscrizioni. Pranzo: contributo di euro 20,00; per chi prenota entro il 17 marzo: euro 16,00. Ci sarà anche la possibilità di consumare la colazione al sacco in un ambiente coperto e al caldo. Per informazioni e iscrizioni: segreteria diocesana di Ac, telefono: 031-265181; e-mail: [email protected]. V olendo approfondire alcune tematiche specifiche ed offrire stimoli alle famiglie per giungere a scelte e ad atteggiamenti concreti, il pomeriggio offrirà la possibilità di partecipare ad alcuni seminari di studio. è prevista un’introduzione da parte dei relatori della tavola rotonda mattutina a cui seguirà lo scambio di esperienze e di proposte da parte di tutti i partecipanti, che metteranno in comune la propria esperienza, in piccoli gruppi di dialogo. I seminari avranno i seguenti temi: FAMIGLIA E PAROLA Come riuscire ad attuare nelle famiglie, coinvolgendo genitori e figli, e perché no anche i nonni, quanto il Vescovo ci invita a fare nel piano pastorale? Cioè: “Ricollocare Gesù Cristo, la sua Parola e la sua Persona viva, al centro della fede e della vita. E rendere questa centralità, dove già fosse chiaramente vissuta, ancora più capace di produrre nuovi ✎ spunti di riflessione | di Marco Arighi I lavori assembleari del pomeriggio: quattro temi per l’approfondimento stili di testimonianza al Vangelo” (da “Un nuovo tratto di strada per una diocesi in cammino”). Saremo capaci di creare in famiglia “occasioni e percorsi, tradizioni e sane abitudini che si rivelino utili per una maggiore diffusione della conoscenza delle Scritture”? FAMIGLIA: SCUOLA E PALESTRA DI RELAZIONI L’esperienza dell’Azione Cattolica è ricchissima di autentiche relazioni di fraternità intergenerazionali, interparrocchiali, e tra laici e sacerdoti. Come fare della famiglia un luogo ove si viva con profondità e verità la relazione tra coniugi, tra genitori e figli? Come riuscire a innestare questo stile nella vita delle nostre comunità cristiane? “Le relazioni tra le persone, anche quelle profonde e significative (amore, familiarità, amicizia…) diventano sempre più superficiali e fragili”. (…) Occorre testimoniare “ quanto sia preziosa la presenza nel mondo, di autentiche comunità cristiane nelle quali si vive una capacità di fraternità e di amicizia sostenuta dal dono dello Spirito santo di Gesù: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,34-35)”. (da “Un nuovo tratto di strada per una diocesi in cammino”). FAMIGLIA E FESTA Assistiamo ad un progressivo sbiadirsi del senso della festa, del riposo. Da più parti si chiede di non interrompere mai l’attività lavorativa e questo sembra un controsenso in un tempo di crisi. Ma ciò che più preoccupa è la conseguenza sulle famiglie, che perdono la possibilità di vivere insieme almeno il tempo della festa. Il Vescovo, nel già richiamato piano pastorale, ci invita alla riflessione: “mi riferisco alla celebrazione eucaristica, alla quale sarà necessario porre nuova attenzione per ridare vita agli stili della festa cristiana e soprattutto della domenica, affinché ritorni ad essere veramente il giorno del Signore”. FAMIGLIA E RETE SOLIDALE Questo tempo di crisi mostra – una volta di più – quanto la famiglia svolga un ruolo fondamentale per educare alla solidarietà e per sostenere le difficoltà delle persone. Ma deve essere stabile, vivificata da generosità, altruismo. E tuttavia la famiglia non è aiutata dal legislatore ed anche oggi c’è molta disattenzione nei suoi confronti. Da più parti si cerca addirittura di mettere in discussione la definizione stessa di famiglia. Occorre promuovere la famiglia e le reti di famiglie affinché queste tornino ad essere la base affidabile per sostenere la vita del Paese. A partire dalle nostre piccole comunità cristiane. E occorre ridare centralità al suo ruolo educativo. Azione cattolica S abato 24 marzo gli educatori Acr si troveranno a Plesio per il quarto incontro di formazione che concluderà il Percorso 2011-2012. Iniziato in ottobre il percorso formativo è stato proposto a Como, Morbegno e Bormio per facilitare la partecipazione degli educatori giovani e adulti nella nostra ‘lunga’ diocesi. Quest’ultimo incontro verrà invece vissuto insieme e sarà l’occasione per condividere e verificare il GAMBE IN SPALLA: TI ACCOMPAGNO cammino fatto, riflettere sul tema previsto e rafforzare l’amicizia. Quest’anno la proposta Acr ha come ambientazione la montagna: “Punta in alto!” dice ai ragazzi ma anche agli educatori che li accompagnano nel cammino di sequela del Signore Gesù. La salita, la sosta, la meta e la discesa sono le tappe vissute dai ragazzi nelle tre dimensioni della liturgia, catechesi e carità con riferimento al Vangelo di Marco e scandite nell’anno liturgico. Le stesse Sabato, 17 marzo 2012 tappe sono state approfondite durante il percorso per aiutare gli educatori nella progettazione degli incontri e per riflettere sulla loro responsabilità educativa. Questo quarto appuntamento farà riferimento alla discesa, ossia al tempo della testimonianza come frutto dell’incontro con il Padre rivelatoci da Gesù. Il tema sarà perciò l’annuncio della Parola e la testimonianza. Il ritrovo è previsto alle 16.00 presso l’oratorio di Plesio. Dopo un momento di 11 accoglienza e di gioco un testimone racconterà la sua esperienza di annuncio e trasmissione della Parola. Seguirà una riflessione condivisa, la cena e dei laboratori. La serata si concluderà insieme alla comunità di Plesio e di Breglia con una preghiera itinerante in cui si ricorderanno i missionari martiri. Il giorno seguente il gruppo si unirà alle altre persone che converranno all’Assemblea diocesana e al raduno del Movimento Studenti di Ac. EQUIPE ACR Azione Cattolica Italiana Diocesi di Como Assemblea Diocesana domenica 25 marzo 2012 Lido di Menaggio via Roma ■ Movimento Studenti di Ac La Famiglia in tre...C! programma: 09.00 09.30 Arrivi e accoglienza Preghiera e saluto del Vescovo Monsignor Diego Coletti i Giovanissimi del Convegno MSAC proseguiranno il loro incontro a Croce per poi riunirsi all’Assemblea per la Celabrazione Eucaristica. 10.00 Tavola rotonda con: Coniugi Mirco e Mariangela Frizzi, direttori dell’ufficio diocesano per la pastorale famigliare Dottoressa Bruna Dighera, psicologa e psicoterapeuta Dottor Pietro Boffi, Centro Internazionale Studi Famiglia Pranzo Seminari di approfondimento con i relatori del mattino suddivisi in quattro ambiti: - Famiglia e Parola - Famiglia: scuola e palestra di relazioni - Famiglia e festa - Famiglia e rete solidale Celebrazione Eucaristica presieduta dal Vescovo Monsignor Diego Coletti 13.00 14.30 Percorso formativo diocesano per educatori ACR Plesio 24 marzo 2012 16.30 Per i bambini e i ragazzi è prevista l’animazione, per tutto il giorno, presso l’oratorio di Menaggio, con possibilità di pranzo al sacco. Al momento dell’iscrizione specificare numero ed età. Studenti con il Vangelo in una mano e il giornale nell’altra L uogo di dialogo, ascolto e formazione, la scuola rappresenta uno degli ambienti di vita tra i più importanti per la crescita degli adolescenti. E’ in questo luogo che i giovanissimi vivono gran parte del loro tempo e qui hanno occasione di confrontarsi con i coetanei, con i professori, di assaporare il gusto dello studio, di fare esperienza di democrazia e molto altro... Nella scuola inoltre, man mano che passa il tempo, gli studenti si trasformano: cambiano aspetto, idee, progetti... In una parola crescono! è in questo cammino di crescita che si inserisce il Movimento Studenti di Azione Cattolica. Il Msac si propone come una sfida bella e possibile nella quale i giovanissimi possono fare esperienza di una “missionarietà” concreta e vissuta. L’esperienza del Movimento si rivolge a tutti quegli adolescenti che, vivendo ordinariamente la formazione da cristiani, desiderano fare della scuola un tempo prezioso per la propria formazione culturale e umana, e un luogo privilegiato per una testimonianza coerente e coraggiosa. Spinti dalla voglia di vincere questa sfida, nella nostra diocesi sono nati, da circa un anno, tre circoli di giovani studenti “msacchini”. A Como, Sondrio e Bormio gli studenti dei tre gruppi si ritrovano una volta al mese per riflettere su temi e argomenti che spaziano dalla scuola, all’attualità, dalle riforme alla cultura. Per permettere l’incontro fra questi tre circoli nati in realtà molto diverse e per creare uno spirito di coesione in vista di una maggiore strutturazione del movimento, da ormai più di due mesi si sta preparando un grande raduno diocesano che si svolgerà a Menaggio in concomitanza con l’assemblea dell’Azione Cattolica. A rendere ancora più straordinario questo evento sarà la presenza della segretaria nazionale del Msac (Elena Poser), della segretaria regionale (Marta Cassarà) e del nostro Vescovo, monsignor Diego Coletti, che verrà a farci visita. L’appuntamento allora è per il 25 marzo a Menaggio! Segnato?! Luca Romanò Vice Presidente diocesano Giovani Iscrizioni ed informazioni: Azione Cattolica Como viale Cesare Battisti, 8 - 22100 Como tel. e fax 031 26.51.81 [email protected] Gambe in spalla… T ’ accompagno! M O V I M E N T O d i A z i o n e S T U D E N T I C a t t o l i c a Temi che toccheremo: • La testimonianza • L ’ annuncio della Parola • La discesa dalla vetta www.azionecattolicacomo.it Per proseguire il percorso di formazione… Sul sito diocesano troverai ma anche per chi non era ancora riuscito a parteciparvi… le informazioni per Vi proponiamo un incontro diocesano per tutti gli educatori ACR raggiungere l ’ Oratorio di a Plesio (Vicariato di Menaggio). Plesio e altre note tecniche! SABATO 24 MARZO 2012 PROGRAMMA: • Ritrovo alle ore 16 presso l’oratorio di Plesio (vicino alla Chiesa) • Accoglienza e introduzione • Testimonianza • Cena in condivisione un gruppo di ragazzi! • Laboratori Per informazioni e • Preghiera itinerante nella memoria dei missionari martiri Puoi partecipare anche se in Parrocchia non segui iscrizioni: iscrizioni Sede diocesana Azione Cattolica 031 265181 [email protected] Poi Domenica parteciperemo tutti insieme all’Assemblea diocesana a Menaggio e i Giovanissimi si incontreranno per il Convegno Msac (Movimento Studenti di AC)! Portare il pranzo al sacco per la domenica! MSAC in progress raduno 2012 Menaggio, 25 marzo PROGRAMMA 9.00 ritrovo e preghiera 10.00 inizio attività 12.30 pranzo al sacco 14.00 attività del pomeriggio 16.30 S.Messa presieduta dal Vescovo in concomitanza con l’assemblea diocesana di AC SPEC I E AL GU segrelena P EST taria o nazi ser MSA o C nale 12 Sabato, 17 marzo 2012 Vita diocesana Pellegrinaggio ■ A Lourdes La diocesi insieme a Unitalsi e Guanelliani «Il Segretariato Pellegrinaggi Diocesano – spiega il direttore don Giovanni Illia – sta inviando a sacerdoti e parrocchie le prime indicazioni sul pellegrinaggio diocesano. I preti che intendono svolgere il servizio di guide, o si offrono quali capi gruppo sia a livello parrocchiale che vicariale, sono invitati a due incontri: il secondo sarà il 29 maggio alle ore 10.00 presso il Centro Pastorale card. Ferrari di Como. La finalità di questi incontri è condividere alcune riflessioni e studiare insieme un percorso di preparazione». I sacerdoti o i laici che danno la propria disponibilità a svolgere il servizio di guida e di capi gruppo possono indicare la loro partecipazione al Segretariato Pellegrinaggi Diocesano che è aperto i mercoledì non festivi dalle ore 9.30 alle ore 12.00; telefono 031-3312232; segretariatopellegrinaggidiocesano@ diocesidicomo.it; o chiamare don Giovanni allo 031-986225 o 3493507156. Gli stessi riferimenti valgono per tutte le informazioni. Iscrizioni e informazioni anche presso la propria parrocchia oppure presso le sedi Unitalsi di Como, in via Rodari 1, telefono 031/304430, 346/6345474. Oppure di Sondrio, in via Mazzini 69/B, telefono 0342/210284. ■ Unitalsi Il 17 e il 18 marzo la Giornata Nazionale Sabato 17 e domenica 18 marzo, l’Unitalsi celebra l’undicesima edizione della sua Giornata Nazionale, proponendo - in oltre 300 piazze lombarde – una “piantina d’ulivo”, simbolo di pace e fratellanza. Il ricavato delle offerte sarà utilizzato dall’Unitalsi per sostenere i numerosi progetti di carità in cui l’associazione è impegnata quotidianamente sull’intero territorio regionale, al servizio delle fasce più disagiate della popolazione, grazie al costante e generoso impegno dei propri volontari. «La Giornata Nazionale – dice Vittore De Carli presidente regionale Unitalsi – rappresenta un’occasione per consolidare il legame tra il nostro impegno associativo e le singole realtà territoriali. L’Unitalsi Lombarda, nel 2011, ha ricordato i suoi 90 anni di storia. è una realtà che ha saputo integrare il carisma del pellegrinaggio con la carità». È tutto pronto per l’inizio del grande pellegrinaggio che don Luigi Guanella, Santo della Chiesa universale, compirà nelle Case guanelliane del Nord Italia e nel territorio della diocesi di Como. Ancora una volta il “nostro” prete montanaro, “profeta e apostolo della carità”, come lo ha definito Benedetto XVI, va ad incontrare la sua gente, i suoi poveri, per dare loro “Pane e Signore” e ricordare a tutti che “Dio è padre”. Le Congregazioni guanelliane, in collaborazione con la Diocesi di Como, hanno stilato il calendario definitivo del pellegrinaggio dell’urna di don Luigi Guanella, straordinario evento proposto con lo scopo di favorire la conoscenza della sua figura e del suo messaggio e per promuovere una rinnovata animazione vocazionale. Il passaggio delle spoglie del Santo sarà infatti accompagnato da momenti di preghiera, animazione spirituale, approfondimenti sulla figura di don Luigi Guanella e sul suo messaggio, rivolti in particolare ai giovani. La prima “uscita” dell’urna è già avvenuta dal 14 al 22 gennaio presso la Casa Don Guanella di Barza ✎ calendario | di Silvia Fasana Ha inizio la peregrinatio di san Guanella d’Ispra, a conclusione del XIV Capitolo Provinciale dei Servi della Carità; il prossimo 17 marzo partirà per la Casa guanelliana di San Giuseppe di Gozzano, in provincia e Diocesi di Novara. Il pellegrinaggio terminerà con un triduo nella Cattedrale di Como e con una solenne celebrazione di ringraziamento il 21 ottobre, seguita dalla processione dell’urna fino al Santuario del Sacro Cuore. In quel periodo sono in programma in città una serie di iniziative a tema, tra cui l’allestimento della mostra itinerante «“È Dio che fa”. San Luigi Guanella. Spirito e carisma», realizzata in occasione del “Meeting per l’Amicizia fra i popoli” nel 2008 e la presentazione dell’autobiografia “Le vie della Provvidenza”, recentemente edita da San Paolo. È di prossima pubblicazione un sussidio per la guida e l’animazione della preghiera. Ecco il calendario del pellegrinaggio dell’urna. 17 marzo – 24 marzo, Gozzano (No), Casa San Giuseppe 24 marzo – 31 marzo, Castano Primo (Mi), Casa San Giuseppe 31 marzo – 10 aprile, Caidate di Sumirago (Va), Casa San Gaetano 10 aprile – 15 aprile, Canonica di Cuveglio (Va), Casa Santa Maria Annunciata 15 aprile – 22 aprile, Olgiate Comasco (Co), parrocchia Santi Ippolito e Cassiano 22 aprile – 29 aprile, Pianello del Lario (Co), parrocchia San Martino 29 aprile – 6 maggio, Nuova Olonio di Dubino (So), parrocchia San Salvatore 6 maggio – 13 maggio, Ardenno (So), Casa San Lorenzo 13 maggio – 20 maggio, Mandello (Lc), parrocchia Sacro Cuore 20 maggio – 27 maggio, Tirano (So), Santuario Madonna di Tirano 27 maggio – 3 giugno, Berbenno (So), Casa San Benigno 3 giugno – 6 giugno, Barzio (Lc), Parrocchia San Alessandro 6 giugno – 9 giugno, Seveso (Mi) Parrocchia Santi Gervaso e Protaso 9 giugno – 16 giugno, Cassago Brianza (Lc), Casa San Antonio 16 giugno – 18 giugno, Roveredo (CH), Casa Immacolata 18 giugno – 23 giugno, Belgioioso (Pv), Casa San Giuseppe 23 giugno – 27 giugno, Livraga (Lo), Casa San Teresa 27 giugno – 1 luglio, Verdello (Bg), parrocchia Santi Pietro e Paolo Apostoli 1 luglio – 8 luglio, Chiavenna (So), parrocchia San Lorenzo 8 luglio – 15 luglio, Gallivaggio (So), Santuario 15 luglio – 22 luglio, Campodolcino e Fraciscio (So), 22 luglio – 31 agosto, Como, Santuario Sacro Cuore 1 settembre – 8 settembre, Gatteo (Fc), Istituto don Ghinelli 8 settembre – 15 settembre, Saronno (Mi), parrocchia Santi Pietro e Paolo 15 settembre – 18 settembre, Milano, Casa e parrocchia San Gaetano 18 settembre – 22 settembre, Milano, Casa Luigi Guanella 22 settembre – 30 settembre, Padova, parrocchia Santo Stefano Re d’Ungheria 30 settembre – 6 ottobre, Cordignano (Tv), Casa San Pio X 6 ottobre – 9 ottobre, Fratta Polesine (Ro), Casa Sacra Famiglia 9 ottobre – 13 ottobre, Trecenta (Ro), Casa Sant’Antonio 13 ottobre – 18 ottobre, Lora (Co), Casa Santa Maria della Provvidenza 19 ottobre – 21 ottobre, Como, Cattedrale Sottolineano don Remigio Oprandi e suor Anna Studioso, superiori delle due Congregazioni Guanelliane: «Il passaggio di un Santo per le nostre strade non è un fatto che riguarda solo la famiglia guanelliana, ma uno speciale dono per tutti, per tutta la Chiesa. Questo valore è stato ben colto con grande sensibilità e disponibilità dalla Diocesi natale del Fondatore; per questo vorremmo ringraziare il Vescovo Diego Coletti e i suoi Vicari per la loro disponibilità e tutti coloro che hanno accolto con entusiasmo questa iniziativa e a vario titolo collaboreranno per la sua realizzazione». Seminario Sabato, 17 marzo 2012 ✎ Buona lettura Torna “Preti”, la rivista non solo... per i preti S Riprende la pubblicazione rinnovata nella redazione e nella vesta grafica. Per raccontare la vita del seminario, ma non solo... 12G0164_Rivista_Preti_Sem_Como_N1 28/02/12 11.56 Pagina 1 Rivista trimestrale del Seminario Vescovile di Como L’audacia della prudenza Salomone, il sogno e la chiave Alla corte di Salomone Come vedendo L’invisibile CENTRO DIOCESIANO VOCAZIONI D opo una pausa, riprende la sua pubblicazione la rivista Preti, rinnovata nella sua redazione e nella sua veste editoriale. Riprende in una forma agile e accattivante. Ma il nome della rivista non deve trarre in inganno: Preti non è solo per…i preti! Ecco il motivo per il quale – come Rettore del Seminario – mi sento di consigliarne la lettura anche a tutti i cristiani della nostra Chiesa di Como. La rivista parla della vita del Seminario, delle iniziative e delle proposte che vi si svolgono, della formazione dei futuri presbiteri: nella lettura di queste pagine, la Diocesi impara a conoscere la vita di coloro che un giorno, a Dio piacendo, riceverà come pastori delle nostre comunità. Si crea un invisibile legame, invisibile ma forte perché, anche attraverso questo strumento di conoscenza, può aprirsi un varco di preghiera a favore di seminaristi e formatori. Preti può legare seminario e Diocesi in una vera comunione spirituale. Inoltre, la conoscenza della vita del Seminario può tenere viva la domanda vocazionale. Il Seminario c’è ed è aperto! La rivista può essere un richiamo offerto a qualche famiglia perché, nella libertà di ciascuno, possa anche considerare la vocazione al presbiterato come possibile e accompagnare coloro che ne mostrassero il desiderio. Infine, la rivista presenta seri articoli di approfondimento culturale e spirituale. Sappiamo come una buona lettura possa nutrire la fede e il cuore. Vale la pena di approfittarne. Ecco qualche motivo per invitare ad essere tra i nostri lettori assidui anche voi! don SANDRO VANOLI rettore del seminario vescovile 13 Ansie di inizio secolo Intervista a don Giuseppe Romanò, nuovo padre spirituale Gesù era cosciente di essere il Figlio di Dio? ANNO XXI-NUMERO 1 - Gennaio-Febbraio-Marzo 2012 Poste Italiane SPA - Sped. in abbonamento postale - 70% - DCB Como 1|12 € 3,00 1 tringiamo nuovamente tra le mani la rivista “Preti”, edita dal nostro Seminario e giunta ormai al XXI° anno di attività. Un piacevole ritorno, corredato da una sontuosa veste grafica e da contenuti di eccellenza, come si addice a quello che, oltre ad essere il “cuore”, rappresenta anche uno dei laboratori culturali più importanti della nostra Diocesi: appunto il Seminario diocesano. La rivista nasce come strumento di informazione e di sensibilizzazione, per far conoscere e amare il luogo nel quale, formando e preparando i nuovi preti, si progetta e si investe una buona parte del futuro della nostra Chiesa. Il Seminario è al centro della sollecitudine pastorale del Vescovo, e non può non esserlo altrettanto nella considerazione dei parroci, dei fedeli, delle comunità, delle famiglie. Il calo delle vocazioni sacerdotali – anche da noi vistoso, benché non drammatico come in altre parti dell’Italia e dell’Europa – non deve preludere alla perfettamente inutile litania delle lamentazioni. Molto meglio rimboccarsi le maniche, tutti insieme, alacremente e con fiducia. Dare spazio alla conoscenza e al sostegno del Seminario, anche attraverso la rivista che ce lo racconta, vale più di tante sterili geremiadi che lasciano il tempo che trovano. Volentieri, quindi, diamo voce a questa importante ripresa editoriale. Averla posta – da parte dei redattori – sotto l’egida delle quattro virtù cardinali (si comincia, in questo numero, con la Prudenza), dà l’idea del taglio “alto”, anche in senso umanistico, del lavoro che il Seminario intende portare avanti. Senza dimenticare, ovviamente, la fede e le altre virtù teologali, che sono la base della formazione seminaristica, e a cui fa appello in termini accorati l’intervento del Rettore don Sandro Vanoli. Le pagine di cronaca ci informano sulla vita del seminario, la sua attenzione alle missioni diocesane fidei donum, alla pastorale diocesana (incontro con il vicario episcopale per la pastorale) e agli eventi della nostra Chiesa (canonizzazione di san Luigi Guanella). Un riguardo particolare è riservato alla pastorale vocazionale, che ha nel Seminario il proprio centro operativo ed è indispensabile far conoscere (in particolare il nuovo progetto di Seminario minore Il sicomoro). Don Saverio Xeres, insegnante di Storia ecclesiastica, ci fa fare un tuffo nella storia passata del Seminario, importante per non dimenticare la grande tradizione di cui siamo eredi. L’inserto musicale, a cura del maestro Lorenzo Pestuggia, e una carrellata sugli educatori di oggi (don Giuseppe Romanò, nuovo padre spirituale) e di ieri (mons. Gaetano Gatti, recentemente scomparso) e delle loro fatiche teologiche (la tesi dottorale di don Ivan Salvadori) completano il ricco palinsesto. Allo staff redazionale e ai responsabili don Michele Gianola e don Ivan Salvadori tutto il nostro augurio e incoraggiamento. DON ANGELO RIVA Oltre il seminario. Alla pubblicazione collabora anche il Centro Diocesano Vocazioni Si riparte cum…grano salis! D opo un periodo di pausa dovuta a motivi di forza maggiore, per la quale la redazione si sente in dovere di esprimere sincere scuse, il nostro periodico è finalmente tornato come eco preziosa di quanto riguarda il nostro seminario diocesano. Tante sono le novità che fanno capolino: anzitutto è bene annotare il fatto che la rivista si propone di mantenere uno sguardo ad ampio raggio su tutta la Diocesi, al fine di sottolineare un senso di comunione e di condivisione sempre maggiore. In tale prospettiva, la redazione ha deciso di avvalersi, per la prima volta, della collaborazione di un gruppo di generosi volontari laici, i quali danno ad ogni uscita un taglio fresco e innovativo. Più lampante è l’attenzione all’aspetto propriamente vocazionale: il numero già in uscita rivela una chiara collaborazione con il Centro Diocesano Vocazioni e l’associazione Sicomoro, cosicché la rivista costituisce un utile strumento di sensibilizzazione circa le iniziative riguardanti il Seminario Minore e i giovani in cammino. Cosa vi attende nel numero in uscita? Accordandoci col tema scelto dal Vescovo per quest’ anno pastorale, anche “Preti” si dedica alla Parola di Dio, accostando alcuni personaggi biblici alle quattro virtù cardinali (Prudenza, Giustizia, Fortezza, Temperanza). Ora, il fatto che queste siano virtù prettamente umane consente al percorso di integrare l’aspetto più chiaramente spirituale ad una lettura antropologica, secondo un profilo letterario e artistico. Il primo numero si concentra sulla virtù della Prudenza, ovvero sulla capacità di discernere il bene dal male, di conoscere la volontà di Dio e i mezzi per attuarla. Data la stretta connessione con la Sapienza, la virtù della Prudenza si intreccia con la figura biblica di Salomone. Come resistere alla voglia di accedere alla corte del sapiente monarca? Ed ancora… Come si possono ignorare le ultime imprese dei nostri baldi seminaristi? Come rimanere al passo coi tempi senza accostare gli affreschi storici di don Saverio? Certo non possiamo dirvi tutto, ma possiamo rivelarvi che rimarrete piacevolmente sorpresi dall’eleganza della nuova veste grafica, dalla finezza degli approfondimenti, dalle preziose immagini artistiche che valgono quanto una visita al Louvre. Una cosa ancora. La pausa ci ha resi particolarmente ambiziosi: aumenteremo il numero delle stampe nel chiaro desiderio di raggiungere il maggior numero di lettori nelle parrocchie. In questo senso poniamo tre euro come prezzo di copertina, invitando così a sensibilizzarne il sostegno e la promozione. Sempre per il vostro Seminario. DAVID DEL CURTO e STEFANO ZAMPIERI Visita pastorale 14 Sabato, 17 marzo 2012 GIOVANI ■ Incontro vicariale Mercoledì 7 marzo La visita parte da Caravate I l 7 marzo ha avuto inizio la Visita Pastorale al vicariato di Cittiglio con l’incontro del Vescovo con la parrocchia di Caravate, anche se non è stato possibile seguire “alla lettera” il programma inizialmente stabilito. La celebrazione del funerale di don Sergio Croci a Canonica la mattina avevano fatto saltare gli incontri previsti con gli amministratori e le associazioni caravatesi, il concretizzarsi, poi, nel pomeriggio delle notizie di cronaca provenienti da Como hanno obbligato il Vescovo ad annullare l’incontro serale con gli operatori liturgici del Vicariato, i quali riuniti all’oratorio di Caravate hanno appreso Giovedì 8 marzo a Cittiglio E direttamente dal Vescovo ciò che era capitato e condiviso con lui i primi momenti della vicenda. Anche in questo frangente, però, mons. Coletti è stato per tutti maestro lasciando trasparire, pur nell’amarezza del momento, l’attaccamento e l’affetto filiale sia verso i propri sacerdoti che verso i fedeli della Chiesa di Como per i quali ha chiesto una particolare preghiera; preghiera subito recitata ed estesa naturalmente anche al Vescovo stesso che – in maniera particolare – aveva necessità in quel momento e nelle ore a venire, di un sostegno spirituale quanto mai robusto. La cronaca della vista a Caravate riporta, in ogni caso l’incontro con la comunità cristiana nella S. Messa celebrata nella chiesa parrocchiale dei SS Giovani Battista e Maurizio alle ore 18.00. La chiesa – nonostante il giorno feriale - era piena di fedeli, tra cui era significativa la presenza di bambini e giovani. Sull’altare col Vescovo anche il parroco don Paolo Bettonagli e alcuni dei Padri Passionisti del convento di S. Maria del Sasso. Prima di iniziare la celebrazione Eucaristica il Vescovo ha benedetto con una particolare preghiera il monumentale organo della chiesa parrocchiale, opera datata 1849 e realizzata dagli organari “Franzetti e figli”, di Intra, strumento appena riportato agli antichi splendori a seguito di un importante e radicale intervento di restauro. Il Coro S. Giovanni Battista di Caravate sostenuto dalle musiche dell’organo restaurato - ha animato la sacra celebrazione. A.C. rano una cinquantina i giovani del vicariato che la sera di giovedì 8 marzo si sono ritrovati all’oratorio di Cittiglio per incontrarsi col Vescovo e per ascoltare le sue parole. “Come incontrare Gesù oggi?” è stata la domanda rivolta dai giovani che avevano preparato la serata durante degli incontri appositamente organizzati nelle settimane prima della visita pastorale. Presa la “palla la balzo” il Vescovo ha costruito la sua risposta interagendo con i giovani e coinvolgendoli in un discorso – quasi un “botta e risposta” tra loro e lui. Poco alla volta – facendo uso di esempi e confronti – il quadro è stato chiaro e la risposta svelata. Al termine della serata si è capito che non c’è una formula magica per conoscere Gesù, ma come succede per le normali amicizie occorrono una serie di concomitanze: conoscersi; parlarsi; chiedere informazioni; saper aspettare e capire ciò che lui compie in noi. Per tutti è stata una bella esperienza di catechesi che – nonostante il lungo dibattito - è passata via d’un fiato, grazie anche alla capacità di mons. Coletti di saper parlare di Gesù in maniera affascinante e coinvolgente e con un linguaggio sempre adatto ai propri interlocutori. Al convento dei Passionisti L a domenica 11 marzo si è aperta per Mons. Vescovo con la celebrazione della S. Messa alle ore 9.30 nel santuario di S. Maria del Sasso a Caravate, presso il convento dei Padri Passionisti. La chiesa era gremita di fedeli: c’era gente di Caravate e dei paesi vicini, mentre l’animazione de l l a c e l e b ra z io ne e ra affidata al gruppo di giovani della due Giorni-Ado che avevano partecipato nella notte alla veglia di preghiera e all’adorazione Eucaristica notturna che i Passionisti organizzano mensilmente. A Concelebrare con Mons. Coletti: don Paolo Bettonagli parroco di Caravate e i padri della famiglia Passionista di Caravate, guidati dal superiore P. Marcello Finazzi. Gemonio. La visita ad una comunità cara al giovane Diego Un tuffo nei ricordi E’ arrivato a Gemonio con ricordi lontani, mons. Coletti. Ringraziando il sindaco Fabio Felli dopo il suo saluto ufficiale, la mattina di sabato 10 marzo, ha subito chiarito che per lui si trattava di un ritorno, avendo soggiornato in paese a più riprese a cavallo tra gli anni ‘50 e ‘60. Ha così subito creato quel clima colloquiale che gli è congeniale, giusto per avviare la visita pastorale con i bambini, che con i catechisti (e molti genitori) riempivano la chiesa parrocchiale. Dopo un momento di preghiera ha risposto alle loro domande, facendosi così conoscere meglio ed evidenziando che, fin dalla sua fanciullezza, è l’amore di Gesù che lo guida e lo sostiene, soprattutto ora, nelle giornate impegnative della sua vita di vescovo. La mattinata si è conclusa a San Pietro, dove mons. Coletti ha confidato di sentirsi un po’ emozionato perché proprio lì davanti alla chiesa andava a giocare nei suoi giorni gemoniesi di cinquant’anni fa. All’interno, un momento di raccoglimento, di ammirazione e poi la ripresa del colloquio informale con i presenti, passando in rassegna le figure affrescate con i loro simboli iconografici. Un appuntamento centrale, nella visita pastorale, è stato quello del pomeriggio con la comunità nel salone dell’oratorio. Comunità che il vescovo Diego ama definire “apostolica” perché formata da persone che, come gli apostoli, si sentono “mandate” a portare l’annuncio del vangelo, spendendo i talenti di cui ciascuno è dotato dal buon Dio. Non perché “più bravi” o per agguantare un pezzetto di potere da non mollare più, ma perché servi inutili, che cioè compiono il proprio dovere semplicemente per testimoniare l’amore di Dio. Scopo del cristianesimo è appunto far conoscere l’amore di Dio, crescendo nella capacità di vivere fraternamente ogni relazione. Ma per coltivare questa tensione occorre assumere il più possibile l’atteggiamento di Gesù, per questo il consiglio finale del Vescovo è stato l’invito a leggere e rileggere in continuazione il Vangelo. In seguito mons. Coletti ha incontrato un gruppo di anziani. A loro ha portato l’esempio del novantasettenne parroco di Marzio, modello nella capacità di invecchiare bene facendo risaltare il bene prezioso dell’esperienza del cuore. Non ha tralasciato di accostare la vecchiaia all’approssimarsi della morte, che può far paura, ma che sappiamo bene non essere altro che la caduta di quel muro che in questa vita ci impedisce la visione di Dio. A tutti ha augurato la possibilità di vivere questa fase della vita secondo una definizione del poeta Holderlin, come “una sera santa e chiara”. Alla fine, la celebrazione della messa. Ai fedeli che gremivano la chiesa mons. Coletti ha confermato il suo ruolo e le sue doti di pastore con la capacità di entrare in sintonia con l’assemblea e di diffondere il messaggio fondamentale dell’amore di Dio e per Dio. Infine, ancora tra la gente che non si stancava di fare la fila per salutarlo, per dirgli un grazie personale e un arrivederci il più presto possibile. E.F. Visita pastorale Sabato, 17 marzo 2012 15 Un aiuto per continuare a camminare Domenica 11 marzo l’incontro con le comunità di Cittiglio e Vararo. Nel pomeriggio l’incontro in oratorio con bambini, ragazzi e famiglie G iornata piena quella passata dal Vescovo a Cittiglio domenica 11 marzo, una giornata vissuta con intensità dai cristiani della comunità che hanno condiviso col pastore momenti significativi che rimarranno nel ricordo di tanti cittigliesi sia per gli insegnamenti ricevuti, sia per la simpatia e l’affabilità con cui mons. Coletti si è relazionato con la gente. Appuntamento principale della giornata era la celebrazione della S. Messa nella chiesa parrocchiale alle ore 11.00. La funzione è stata preceduta dall’incontro col sindaco del paese che ha accolto il Vescovo sul sagrato con un discorso di saluto col quale ha presentato al presule l’attuale aspetto della società cittigliese: un discorso breve, ma riassuntivo delle principali problematiche che interessano oggi la comunità. La celebrazione Eucaristica – concelebrata con don Giuseppe, don Francesco e don Rodolfo, in una chiesa piena di fedeli - si è protratta ben oltre l’orario previsto, ma nessuno si è accorto dello “sforamento”, tutti rapiti e affascinati dalle parole del Vescovo che ha commentato le letture del Giorno e il Vangelo con parole che hanno colpito parimenti i bambini e gli adulti. “Soprattutto – ha ricordato Coletti – anche nei momenti difficili e nelle prove mai mi viene a mancare la fiducia in Gesù Salvatore, unica persona che può dare la forza per guardare oltre il male e le difficoltà della vita”. Terminata la S. Messa e dopo le fotografie di rito coi ministranti, il coro e alcune famiglie, subito tutti in macchina e via per un breve incontro del Vescovo anche con la comunità di Vararo, la frazione di Cittiglio posta in una bella conca prativa sulla montagna a circa 6 km dal paese. Qui ci si è fermati per il pranzo (una bella polentata), seguito nel primo pomeriggio dalla visita alla chiesa di san Bernardo per la recita lì di una preghiera con la popolazione. Nelle parole del Vescovo l’ammirazione per la bellezza dei luoghi visti (e la promessa di ritornarci con più calma in una altro momento, per rilassarsi un po’) e la raccomandazione di conservare con attenzione e amore la natura che ci circonda, anch’essa segno visibile dell’amore di Dio. Dopo la benedizione la comunità di Vararo ha donato al Vescovo un piatto riproducente, in un’incisione di Marco Costantini, la chiesa parrocchiale del borgo. Nel pomeriggio nuovo appuntamento per la comunità in oratorio dove era programmato l’incontro del Vescovo con bambini, ragazzi e famiglie. Un appuntamento che si è rilevato sorprendente e che ha di certo e positivamente stupito i presenti per via della grande capacità dimostrata dal IL VESCOVO A VARARO Vescovo di adattarsi alle varie situazioni e di essere capace di interpretare ogni situazione riuscendo a mettere sempre a proprio agio ogni persona. Era programmato ed è stato eseguito un balletto sullo sfondo di una canto del GEN Verde e due canti – “Goccia dopo goccia” e “Magnificat” - proposti e ben eseguiti dai bambini delle elementari; quello che non era previsto, invece era che il Vescovo, una volta indossata la maglietta dell’oratorio di Cittiglio (firmata sulla schiena da tutti i bambini), si cimentasse lui stesso in un canto mimato e facesse da guida ai piccoli, trascinandoli in un divertente fuori programma, che ha strappato gli applausi divertiti dei presenti. Oltre al divertimento ci sono stati anche momenti significativi – seppur fugaci – di incontro con tanti fedeli che si avvicinavano a lui per un saluto, una benedizione, una raccomandazione o per confidargli e condividere con lui dolori e tristezze della vita. Per tutti mons. Coletti ha avuto spazio di accoglienza e parole di ringraziamento e conforto. Ben presto, poi, è arrivata anche l’ora dei saluti e … con il ricordo di tanti bei momenti condivisi ci rimarrà nelle mani – a ricordo di questa Visita Pastorale - l’immaginetta di Gesù crocifisso con la preghiera, tanto cara al Vescovo, che – recitandola - ci potrà aiutare a camminare, giorno per giorno, nella Chiesa verso il Signore Gesù. (a.c.) Visita ai malati. L’incontro con il personale dell’ospedale di Cittiglio Brenta A ■ Visita rinviata lle ore 15.00 di giovedì 8 marzo mons. Coletti è arrivato all’ospedale di Cittiglio per la celebrazione della S. Messa nella cappellina interna del nosocomio e per un incontro con il personale dell’ospedale. La presenza del Vescovo in questa struttura – così significativa ed importante per Cittiglio e la Valcuvia - rientra tra le tappe previste dal programma della visita pastorale al vicariato di Cittiglio e segue l’incontro che il Vescovo ha già avuto con il personale e con i malati di questo Ospedale lo scorso 11 febbraio in occasione della celebrazione della Giornata mondiale del malato. Come allora ad accogliere e accompagnare il Vescovo nella visita c’erano i due vicari foranei della Valcuvia: don Giuseppe Cola di Cittiglio e don Gianluigi Bollini di Canonica, affiancati - a loro volta – da don Francesco Franzini, da don Rodolfo Olgiati, da don Paolo Bettonagli, dal diacono Leondino Cipolletti e da mons. Flavio Feroldi che ha accompagnato il Vescovo a Cittiglio. Per conto dell’azienda ospedaliera era appositamente venuto da Varese il direttore Walter Bergamaschi, mentre l’ospedale cittigliese era rappresentato dalla referente della direzione medica dott.ssa. Adelina Salzillo. La piccola chiesa al primo piano, dedicata alla Vergine – completamente rinnovata per l’occasione a cura della parrocchia di Cittiglio – era gremita di fedeli tra cui spiccava soprattutto il personale ospedaliero e i volontari delle associazioni assistenziali che operano tra i ricoverati. Nel corso della celebrazione mons. Coletti ha avuto modo di elogiare chi lavora per alleviare il dolore altrui e ogni giorno cura il corpo malato di tanti fratelli, ma subito dopo, ha anche additato Gesù – medico dello spirito - come unica persona Al 19 maggio 2012 l calendario stilato per la ICittiglio vista pastorale al vicariato di prevedeva l’incontro Un dipinto per il Vescovo capace di alleviare anche i dolori interiori dell’uomo e liberarlo dal peso del peccato. Traendo, poi, spunto dal Vangelo del giorno che presentava la parabola del ricco Epulone il Vescovo ha evidenziato come Gesù nel racconto evangelico non critica le differenze tra le persone, ma condanna chi – come il ricco Epulone che non si accorge di Lazzaro fuori della porta – è indifferente alla povertà e al bisogno altrui. Mons. Coletti ha, quindi, esortato tutti a non rassegnarsi alle differenze ingiuste che sono una contraddizione della nostra società (sani – malati; ricchi – poveri; istruiti – non istruiti; ecc.), ma anzi, ha raccomandato a tutti di impegnarsi per combattere le ingiustizie. Sempre con riferimento alla parabola il Vescovo ha anche messo in guardia dalla superstizione e dalla creduloneria, ed ha additato il Vangelo e la Parola di Dio come unico rimedio sicuro per uscire dai problemi che incontriamo sulla nostra strada. Terminata la celebrazione – e senza dimenticare un pensiero augurale a tutte le donne presenti, in occasione della loro festa – ha incontrato il personale sanitario e amministrativo dell’ospedale col quale si è intrattenuto per quasi un’ora in un colloquio intenso ed amichevole che ha portato ad uno scambio di opinioni sulla professione sanitaria. Al termine dell’incontro il dott. Isidoro Cioffi ha omaggiato il Vescovo di un simpatico dipinto (olio su tela) prodotto dai pazienti nel laboratorio di pittura che da alcuni anni è attivo nel reparto Psichiatria dell’ospedale cittigliese. A.C. del Vescovo con la comunità di Brenta. I fatti di cronaca che si sono verificati nella settimana hanno, però, costretto mons. Coletti a modificare il programma, annullando tutti gli appuntamenti programmati per lo scroso venerdì 9 marzo nella comunità di Brenta. La visita alla comunità è stata rimandata a sabato 19 maggio. Solo allora la Visita Pastorale al Vicariato di Cittiglio potrà dirsi conclusa. Al momento, consapevoli dell’ora difficile che sta vivendo il Vescovo e tutta la chiesa di Como, i cristiani di questo vicariato si uniscono ai fedeli di tutta la diocesi per rivolgere a Dio una particolare preghiera per il Pastore e per tutti i sacerdoti della Diocesi, perché siano sempre più uniti attorno a Cristo buon pastore e, insieme al popolo di Dio loro affidato, sappiano affrontare le fatiche e le sofferenze di questo momento certi della misericordia del Signore che sempre accompagna chi confida in Lui. Como Cronaca 16 Sabato, 17 marzo 2012 ● Partita la campagna di sensibilizzazione in vista della Settimana. ● La riduzione degli imballaggi il tema dell’edizione 2012. ● Coinvolte associazioni e enti del territorio per lanciare iniziative. Porta la sporta 2012 È già partita la campagna che a enti e istituzioni nazionali e locali, le persone sulle conseguenze che gli porterà all’appuntamento siti/blog, e, ovviamente, a tutta la attuali stili di vita hanno sullo stato con la terza edizione della cittadinanza. di salute del pianeta rappresenta un settimana nazionale “Porta «Partendo dalla considerazione punto di partenza indispensabile per la sporta 2012” cui aderisce anche la che la borsa riutilizzabile non è indurle ad adottare comportamenti Provincia di Como, Settore Ecologia ancora entrata nel quotidiano più sostenibili di riduzione e Ambiente. L’appuntamento, che degli italiani – spiega l’assessore dell’impronta ecologica. Se insieme avrà luogo dal 12 al 22 aprile, è all’Ecologia della Provincia di Como all’informazione vengono messe a promosso dall’Associazione dei Paolo Mascetti – “Porta la Sporta” portata di mano soluzioni alternative Comuni Virtuosi, dal WWF, da Italia ci invita a promuovere la riduzione facilmente adottabili, oltre a creare Nostra, dal Touring Club Italiano e di tutti gli imballaggi e degli articoli consapevolezza ambientale si potrà da Adiconsum, con il Patrocinio del usa e getta. Il problema infatti non misurare se e in quale percentuale Ministero dell’Ambiente. Scopo di riguarda solo i sacchetti, ci sono tanti le buone pratiche vengono adottate questo evento annuale è portare ad altri imballaggi e articoli monouso dalla popolazione». un pubblico sempre più vasto i temi e che è possibile eliminare attraverso Tutti i dettagli sull’iniziativa e su il progetto di “Porta la Sporta” che dal soluzioni semplici e alla portata di come partecipare, oltre a materiali marzo del 2009 si è assunto il compito tutti. Informare e rendere consapevoli utilizzabili per la promozione della di far crescere nell’opinione comunicazione, sono pubblica una maggiore disponibili sull’homepage consapevolezza ambientale. del sito di “Porta la Sporta” In questi giorni l’assessorato www.portalasporta.it. all’Ecologia della Provincia Le azioni di partecipazione di Como sta contattando i potranno comprendere sindaci del territorio invitando sia la promozione della le Amministrazioni locali borsa riutilizzabile così a farsi portavoce del senso come azioni di riduzione dell’iniziativa, magari anche di imballaggi e articoli usa rendendosi promotrici di e getta, ma anche azioni di azioni specifiche. Quest’anno comunicazione ambientale COMINCIAMO A USARE la settimana porrà l’accento verso la cittadinanza, sulla necessità di ridurre le scuole e altri soggetti Per dire NO allo spreco dell’usa e getta gli imballaggi superflui economici del territorio. o comunque evitabili, L’evento potrà inoltre attraverso nuove soluzioni rappresentare per i diversi Per dire Sì al consumo consapevole di packaging o attraverso il Comuni l’occasione per e all’uso efficiente delle risorse riuso dei contenitori. A scelta, raccontare azioni di i partecipanti alla settimana riduzione dell’impronta potranno promuovere nella ecologica in corso o in fase loro comunità azioni tese di programmazione. Riusa i contenitori a eliminare o sostituire il In vista della settimana Porta sempre con te monouso con soluzioni verrà anche allestita una Compra sfuso borse riutilizzabili! o riutilizzabili o prodotti adatti vetrina espositiva dedicata con poco imballo all’uso multiplo. L’invito a al tema a cura dello IAT Usa spazzolini e partecipare è rivolto a ogni (Informazioni e Assistenza rasoi con testine tipologia di azienda e impresa, Turistica) in Piazza Cavour intercambiabili al settore del retail (alimentare a Como. Con il patrocinio di: Evento promosso da: e non), ad associazioni e pagina a cura organizzazioni no profit, a di MARCO GATTI istituti scolastici di ogni grado, SETTIMANA NAZIONALE PORTA LA SPORTA 2012 14 - 22 APRILE RI RI Perchè ogni azione conta! ADICONSUM Associazione Difesa Consumatori e Ambiente promossa dalla CISL www.portalasporta.it Provincia: un anno denso di attività L a settimana di “Porta la sporta” si colloca, per il Settore Ecologia e Ambiente della Provincia di Como, nell’arco di un anno che ha visto la promozione di svariate iniziative a sostegno della riduzione degli imballaggi. Da segnalare, tra l’altro, la campagna di assegnazione di contributi per la riduzione della produzione dei rifiuti alla fonte e l’incentivazione delle raccolte differenziate. Campagna che prevedeva diverse tipologie di intervento e che ha prodotto i seguenti risultati: • Assegnazione di contributi per la realizzazione di distributori di acqua potabile liscia o gassata nei Comuni di Mozzate, Bene Lario, Carbonate, Carugo e Cerano d’Intelvi (ad oggi, n. 28 casette dell’acqua di cui 20 già funzionanti). • Assegnazione di contributi al Comune di Albavilla per la distribuzione gratuita di caraffe filtranti ad uso domestico. • Nell’ambito di una campagna che ha raggiunto i 15 anni di promozione, sono stati assegnati ai Comuni contributi per l’acquisto di composter ad uso domestico. Si calcola che, ad oggi, complessivamente, ne sono già stati distribuiti più di 7500. Attraverso l’Osservatorio Provinciale Rifiuti è stato inoltre attivato un portale sul quale è possibile consultare i dati relativi alla produzione/gestione dei rifiuti e le raccolte differenziate di tutti i comuni della provincia di Como. Tra le attività di sensibilizzazione promosse dal CREA nell’ambito di “Porta la Sporta 2012” da segnala- re l’invito a partecipare alla settimana rivolto alle classi del laboratorio di educazione ambientale “L’impronta ecologica” e la promozione della Campagna su “Mondo Sostenibile”, la rubrica radiofonica in onda su CiaoComoRadio e sul sito www. creacomo.it. Quest’anno il Centro CREA della Provincia di Como sta inoltre portando nelle scuole i temi del consumo consapevole e della riduzione degli imballaggi, attraverso i seguenti laboratori: “Impronta Ecologica” (13 classi, 270 alunni); “Riciclare per non inquinare” (25 classi, 518 alunni, quest’anno il progetto prevede anche un approfondimento sul compostaggio domestico); “Metti la carta in gioco” (48 classi, 919 alunni). Nel cd “Rifiuto a chi?” prodotto dalla Provincia di Como, è inoltre fatto uno specifico richiamo al tema della riduzione degli imballaggi ed alla scelta di soluzioni alternative, per insegnare anche ai più piccoli a ridurre i rifiuti attraverso comportamenti sostenibili. Tra le altre iniziative di questo anno scolastico anche: - il Mercatino del baratto dei libri e dei giocattoli usati in cui i giocattoli possono essere solo scambiati, ma non lasciati agli organizzatori. Il pomeriggio del baratto si svolge una volta all’anno dal 2005 ed è organizzato da CREA e Comune di Como, con la collaborazione delle G.E.V. del Comune di Como. - Le Giornate insubriche del verde pulito: progetto transfrontaliero di adozione e cura delle aree verdi italiane e svizzere promosso dal gruppo di lavoro della Regio Insubrica. Notizie flash ■ Donacibo Una settimana contro lo spreco e a favore del dono U na settimana nel segno della solidarietà e della sensibilizzazione. Si vanno consumando gli ultimi giorni della sesta edizione di “Donacibo”, appuntamento dedicato alla raccolta di prodotti alimentari nelle scuole comasche promosso dal Banco di Solidarietà di Como. Iniziativa condivisa anche con il Banco di Solidarietà “Madre Teresa” onlus di Carate Brianza (Giussano) e che ha beneficiato del sostegno della Provincia di Como (che ha erogato un contributo di 5 mila euro) e della collaborazione del Gruppo Alpini e dell’associazione Antea della Fnp Cisl. Biscotti, caffè, carne in scatola, tonno, olio, pasta, pelati e zucchero. Questi i prodotti raccolti negli istituti aderenti da lunedì 12 marzo a sabato 17. In particolare gli ultimi giorni di raccolta hanno previsto la donazione, da parte degli studenti, di olio per la giornata di giovedì, pasta e pelati venerdì e zucchero sabato. «Donacibo - spiega Marco Mazzone, responsabile del Banco di Solidarietà di Como – intende educare alla solidarietà ed alla sostenibilità ambientale, mettendo in atto forme di consumo consapevole, promuovendo la diffusione di una cultura del dono e combattendo lo spreco alimentare. Riempire un sacchetto con ogni genere alimentare non rappresenta un’azione fine a se stessa, ma esprime un gesto di solidarietà e fratellanza. Un’attenzione quest’anno sposata da oltre 150 scuole della provincia di Como, per un totale di 25 mila studenti direttamente coinvolti. “Donacibo” costituisce l’occasione per promuovere un gesto di grande responsabilità, condividendo i bisogni altrui». Partner dell’iniziativa, come detto, anche la Provincia di Como, che già accompagna e sostiene il “Banco” nel suo quotidiano impegno contro lo spreco. « “Donacibo” è un’iniziativa lodevole – spiega l’assessore all’Ecologia della Provincia di Como Paolo Mascetti – che si pone in perfetta sintonia con l’impegno che l’assessorato, attraverso il CREA, sta portando avanti da tempo per sensibilizzare la popolazione al contenimento degli sprechi ed alla riduzione del rifiuto prodotto. Attraverso il bambino è possibile riuscire a modificare i comportamenti dell’adulto. L’attenzione a queste tematiche è dimostrata anche dal sostegno garantito dalla Provincia, che investe somme dalle 30 alle 40 mila euro annue, alle iniziative che “Siticibo” e il Banco alimentare svolgono tutto l’anno per recuperare il cibo marciscibile che, altrimenti, finirebbe in discarica». Lo scorso anno “Donacibo” ha visto il coinvolgimento di 121 scuole (pari a 23.474 alunni) tra scuole materne, primarie, secondarie e superiori, per un totale di 23.448 kg di prodotti raccolti. La settimana di “Donacibo” è soltanto la punta più visibile dello sforzo quotidiano messo in campo dai volontari del Banco di Solidarietà di Como per assistere famiglie in difficoltà economica. «Lo scopo del “Banco di Solidarietà” – continua Marco Mazzone – consiste nell’esercitare un’azione, sul territorio comasco, di sostegno educativo e sociale nei confronti di famiglie in stato di disagio/indigenza. Con la raccolta e la distribuzione di alimenti si contribuisce a risolvere il problema della fame ma, soprattutto, si persegue un’esperienza di educazione alla carità cristiana con un gesto gratuito che diventa l’occasione per scoprire di più se stessi. L’attività quotidiana del Banco, forte di circa 200 volontari, consiste nella raccolta di generi alimentari attraverso l’offerta di prodotti di prossima scadenza da parte della grande distribuzione; l’acquisto diretto da parte di privati che aderiscono al progetto “famiglie solidali”; il lancio di iniziative pubbliche com’è stata, appunto, “Donacibo” o la Colletta alimentare; lo stoccaggio dei prodotti secondo la tipologia e la loro scadenza; il confezionamento dei “pacchi” secondo le esigenze delle famiglie; la consegna presso le abitazioni delle famiglie bisognose. Nel 2011 l’attività del Banco ha permesso di raccogliere 110 mila kg di prodotti alimentari, offrendo assistenza a circa 250 famiglie, per un totale di 800 persone, effettuando 4500 consegne». «Sul nostro territorio - spiega Gerardo Larghi, segretario generale della Cisl di Como - esistono svariate associazioni attive nei settori più diversi che agiscono al meglio una volta che sono messe in rete. La logica della rete ci permette di condividere risorse e forze di cui ciascuno è portatore. In questo senso la collaborazione di Anteas è risultata preziosa, grazie alla rete di volontari di cui è dotata e ai mezzi di cui dispone che le permettono di svolgere il suo prezioso servizio di trasporto». Como Cronaca Sabato, 17 marzo 2012 17 Confronto. Il 20 marzo in Regione il dibattito sulla riorganizzazione dell’intero comparto. L’obiettivo: un sistema maggiormente integrato ed efficiente Trasporto verso la riforma? T ra due settimane il mondo del trasporto pubblico comasco cambierà “pelle”. Il 20 marzo, infatti, è previsto il dibattito, seguito dalla votazione, in Consiglio Regionale sulla riforma dell’intero comparto del trasporto pubblico regionale (TPL). Fin dal mese di novembre del 2008 Regione Lombardia ha infatti avviato un percorso di riassetto del settore attraverso la stesura di una nuova legge regionale che prevede la definizione di nuovi bacini di trasporto di adeguate dimensioni (ovvero il sistema non sarà gestito più a livello provinciale o di area interna alla provincia come verificatosi fino ad ora); l’istituzione di apposite agenzie per l’amministrazione; la definizione di un sistema tariffario regionale; il riparto delle risorse per i servizi con riferimento a costi standard, fabbisogni di mobilità, criteri di premialità. Un Progetto di Legge di riforma che si pone come principale obiettivo lo sviluppo di un servizio di trasporto maggiormente integrato e rispondente alle esigenze di mobilità dei cittadini nonché di promuovere il miglioramento della qualità del servizio rendendo la sua gestione sostenibile dal punto di vista economico. Attualmente sono due le ipotesi sulle quali il Consiglio Regionale dovrà pronunciarsi. La prima prevede l’istituzione di sette aree nel territorio regionale. Nel nostro caso si creerebbero i presupposti per una gestione d’insieme dei territori di Como e Varese (Sondrio si accorperebbe con Lecco). La seconda proposta è stata avanzata dalla principale forza politica di opposizione, il Pd, e prevede di dividere la regione in tre grandi aree. In questo caso la gestione del TPL sarebbe unica per le province di Como, Lecco, Sondrio, Varese e Bergamo. Secondo i proponenti questa suddivisione in pochi macroterritori favorirebbe la creazione di biglietti e abbonamenti d’area validi per tutti i mezzi di trasporto (con l’incognita della navigazione laghi, visto che, con la sola eccezione rappresentata del solo lago d’Iseo, è un mezzo a concessione governativa e non di competenza regionale). In ogni caso le proposte incontreranno non poche difficoltà dal punto di vista pratico in quanto occorrerà ridisegnare un quadro che attualmente è costituito da ben 120 attori, pubblici e privati, che da anni gestiscono il trasporto in Regione Lombardia. Attualmente, in provincia di Como, gli operatori del settore sono contenuti rispetto ad altre realtà. La parte del leone è recitata da ASF autolinee (il cui capitale sociale è detenuto dal SPT Linea, ex gestore unico, per il 51% e da Omnibus Partecipazioni, a sua volta costituita da Arriva Italia e Ferrovie Nord, per il 49%) che si occupa dei servizi su gomma su 51 direttrici extraurbane e dei servizi urbani delle città di Como e Cantù. Ci sono poi ATM che gestisce la funicolare Como-Brunate; FMN con due linee ferroviarie (Como-Saronno-Milano e Asso-CanzoErba-Mariano-Milano) e sette di autobus; Trenitalia (Como-Milano e Como-Molteno-Lecco) e la gestione della funivia Argegno-Pigra. Bisogna ricordare che, a differenza di altri territori anche limitrofi, il trasporto pubblico nella Provincia di Como, oltre a non essere eccessivamente segmentato, ha origini molto lontane nel tempo perché già nel 1906 operava la Società Tram Elettrici Comensi (STEC) con la prima linea tranviaria di Como tra la stazione di San Giovanni FS e quella della funicolare di Brunate. Nel 1908 la Società Elettrica Comense Alessandro Volta (SECAV) esercente vari servizi cittadini, inglobò la STEC, aggiungendo così anche il servizio tranviario, che nel frattempo era già stato esteso fino alle località di Ponte Chiasso e Trecallo. In pochi anni la rete tranviaria si ampliò anche fuori città, fino a raggiungere Maslianico, Ponte Chiasso, CantùAsnago FS, Mozzate, Lecco, oltre alle linee urbane per viale Varese - San Rocco e San Martino. Nel dopoguerra tutte le linee tranviarie furono sostituite da filovie e successivamente, da autolinee. A questa trasformazione se ne aggiunse una sul fronte ferroviario quando nel 1966 venne chiusa, e smantellata, la linea FNM Grandate-Malnate che consentiva di raggiungere in treno Varese. Dall’analisi del contesto in cui si trovano ad operare le società prima elencate emerge come la rete di trasporto della Provincia di Como per tanti anni sia stata caratterizzata da un sistema di assi stradali e ferroviari che hanno assicurato sufficienti condizioni di accessibilità e mobilità a livello locale. Negli ultimi anni, però, si è assistito ad una serie di mutamenti a livello sociale, territoriale ed economico che hanno modificato le problematiche della viabilità come l’urbanizzazione diffusa al di fuori del grandi centri, l’aumento costante e significativo del tasso di motorizzazione (475.496 veicoli a motore che pongono la provincia al V posto in Lombardia dopo realtà come Milano, Bergamo, Brescia e Varese), l’aumento del livello di reddito e di scolarità con conseguente incremento degli spostamenti per motivi di lavoro, studio e svago. Paradossalmente è proprio quest’ultima necessità che costituisce la principale ragione nella scelta del mezzo pubblico per gli spostamenti come emerge da una ricerca promossa dall’Amministrazione Provinciale di Como. Nella fascia di punta (ore 6.00-ore 9.00) solo il9% degli utenti ❚❚ Prosegue il cammino di rinnovamento ASF: in strada undici nuovi autobus C resce il parco autobus in capo a ASF autolinee, l’azienda che gestisce il trasporto pubblico della provincia di Como. Con un investimento di 2 milioni e 366 mila euro, finanziati al 50% da fondi pubblici, sono già in servizio dallo scorso gennaio 11 nuovi autobus, urbani ed extraurbani, che hanno portato a 311 i mezzi attualmente in circolazione, di cui 68 urbani, l’80% con aria condizionata e l’88% con ingresso facilitato per disabili. Nel dettaglio il nuovo acquisto ha riguardato 9 autobus da 12 metri per il servizio extraurbano e 2, rispettivamente da 12 e 18 metri, per il servizio urbano. Passo che ha permesso all’azienda anche di eliminare due mezzi euro 0 che avevano circa 20 anni. Il tutto ha portato l’età media dei mezzi pubblici comaschi a 8,6 anni. Dotati di aria condizionata e pedana bassa per agevolare la salita di disabili ed anziani, i nuovi mezzi si distinguono in particolar modo per il basso livello di emissioni, inferiori alle prescrizioni Euro 5, con ridotta fumosità ed abbattimento dei livelli di particolato dell’aria, essendo dotati di motore diesel EEV (Enhanced Environmentally – friendly vehicle). Prosegue così il piano di rinnovo della flotta aziendale, caratterizzato nel 2011 dall’acquisto di altri sette nuovi veicoli (per un investimento di 1 milione e 474 mila euro), cui ne saranno aggiunti 12 entro la fine del 2012. «L’acquisto di questi nuovi veicoli – spiega Annarita Polacchini, amministratore delegato di Asf Autolinee -, caratterizzati da un elevato grado di avanzamento tecnologico volto al rispetto dell’ambiente fa parte di un nuovo piano di rinnovo del parco autobus aziendale che continua nonostante la crisi e i tagli regionali. Il nostro obiettivo vuole essere quello di proseguire nel ga- rantire in ogni condizione il massimo confort dei nostri clienti e performance ottimali nello svolgimento del servizio giornaliero di trasporto pubblico». «Questo passo – ha spiegato l’assessore comunale ai Trasporti Stefano Molinari – è la conferma dell’impegno profuso per dotare la popolazione di mezzi sempre più confortevoli, riducendone l’impatto ambientale, favorendone un maggiore utilizzo». Dati alla mano, Molinari ha evidenziato, anche, come con gli ultimi provvedimenti assunti dall’Amministrazione comunale per l’istituzione di nuove corsie riservate ai bus, la velocità media dei bus sia passata da 16.5 km/h a 18 km/h. Positivo anche il Commento di Fabrizio Quaglino, presidente di Spt: «Questo acquisto rappresenta la migliore risposta ad un anno difficile. L’azienda continua ad operare sul fronte del miglioramento, nonostante le generali difficoltà economiche e la crisi in atto». fa uso dei mezzi non per motivi di studio (57%) o di lavoro (33%). Peccato che il numero di utenti del mezzo pubblico sia decisamente inferiore rispetto a coloro che fanno uso della propria autovettura personale, anche se i recenti vistosi incrementi nel costo dei carburanti e l’introduzione di mezzi un po’ più comodi, almeno per ciò che concerne alcune linee ferroviarie hanno leggermente modificato questo rapporto attualmente pari ad 1:6, cioè per ogni utente di un bus o treno, sei cittadini si siedono invece al volante. Questi sono dunque i tratti salienti di un contesto che dovrebbe fondersi con quello di Varese se il Consiglio Regionale approverà la ridefinizione che sembra incontri i maggiori sostenitori. Nel secondo caso invece questo quadro andrà a costituire un puzzle formato da tasselli più o meno simili (Lecco e Varese) ma anche profondamente diversi (Sondrio e Bergamo). Gli scenari futuri sono comunque di difficile interpretazione. In ogni caso successivamente all’entrata in vigore della nuova legge, e dall’introduzione dei nuovi bacini di trasporto, entro sei mesi (settembre 2012) si costituiranno le agenzie di Bacino che avranno tempo fino al mese di marzo 2013 per predisporre il programma di servizio da mettere in gara cosicché a settembre dell’anno prossimo la nuova gestione potrà entrare in funzione. In quest’arco di tempo, per i contratti di trasporto che andranno a scadere, anche per Como è prevista la possibilità di rideterminare nuove scadenze fino al mese di settembre 2013. Ma qual è l’obiettivo che sta alla base di questa rivoluzione? Semplice, contenere i costi. L’attuale sistema di trasporto costerà nel 2012 a Regione Lombardia 400 milioni di euro. L’ipotesi di dar vita a 7 bacini porterebbe ad un risparmio di 30 milioni. Secondo il Pd regionale la sua proposta (tre aree) invece porterebbe a minori uscite per ben 45 milioni di euro. Ed in una situazione di crisi non si tratta certo di somme di poco conto. Luigi Clerici 18 Sabato, 17 marzo 2012 Como Cronaca Il nuovo Consiglio provinciale Acli eletto durante il Congresso E cco l’elenco del Consiglio provinciale Acli di Como eletto nell’ambito del Congresso di domenica scorsa: Annaloro Antonino Barbagallo Stefano Beretta Francesco Bernasconi Marina Brunati Annunciata Cantaluppi Emanuele Carpani Angelo Caspani Roberto Consonno Marina Evolvi Carlo Fragolino Francesco Frangi Mauro Frangi Serena Gardani Daniele Leoni Enrico Manighetti Sonia Menoni Claudia Minotti Mauro Mordente Monica Nessi Luigi Paini Francesca Panzetta Stefano Seveso Luisa Torricelli Pierangelo XXV Congresso provinciale. L’appuntamento ha rappresentato l’occasione per il rinnovo delle cariche e per gettare le basi dell’impegno futuro Acli: il cammino continua R “ igenerare comunità per ricostruire il paese”. Accompagnato da questo slogan si è svolto, la scorsa domenica 11 marzo, il 25° Congresso provinciale delle Acli di Como, che ha visto l’elezione del Consiglio provinciale. Prima degli eletti Luisa Seveso che sarà probabilmente riconfermata alla presidenza nell’ambito prima riunione del rinnovato Consiglio (con ogni probabilità il prossimo 26 marzo. Nella stessa serata il presidente sceglierà il consiglio di presidenza). Il Congresso di domenica scorsa ha rappresentato un’occasione preziosa di riflessione e rilancio del movimento, in una fase storica di grande complessità e fragilità com’è quella che stiamo vivendo. Particolarmente densa la relazione della presidente, Luisa Seveso. “In questi anni – ha detto, tra l’altro, la presidente - abbiamo sempre orientato lo sguardo della nostra azione sociale verso chi aveva meno possibilità di farcela da solo, ai soggetti più colpiti da una fase culturale e politica centrata su egoismi e disuguaglianze. Abbiamo cercato e accolto momenti di significativa integrazione e condivisione con la Chiesa locale, in particolare con la promozione e la gestione del Fondo di Solidarietà Famiglia Lavoro, voluto dal nostro Vescovo, e con l’accoglienza dei profughi in sinergia con la Caritas Diocesana. La nostra pratica quotidiana è vicina ai tanti soggetti che faticano ogni giorno ad affermare una loro identità, ad esprimersi e rappresentare le loro istanze: ai giovani in cerca di formazione vera per il loro futuro che si affacciano a un mondo del lavoro sempre più sfavorevole, ai lavoratori sempre più precari anche quando qualcuno li etichetta come garantiti, ai migranti già integrati che aspirano ad una vera cittadinanza, ai pensionati che vedono ogni giorno spegnersi le speranze di una serena vecchiaia, alle fasce di ceto medio che un tempo si ritenevano lontane dalla povertà”. Come rispondere, da Acli, a questa drammatica e caotica stagione di stravolgimenti internazionali al tracollo dei mercati, che hanno messo a dura prova le economie nazionali e la tenuta degli Pastorale Sociale e del Lavoro, focalizzando l’attenzione anche sulla questione frontaliera e sulle molteplici problematiche ad essa connesse. L’intervento della presidente si è quindi concluso rilanciando le tre fedeltà da cui le ACLI traggono vigore al proprio agire. “Fedeli al vangelo significa oggi farsi poveri di parole terrene e presunte verità, essere disponibili a farsi “compagni di strada” in un mondo in cerca di senso, per cercare anche in mezzo alle contraddizioni l’ascolto del Vangelo. Fedeli al lavoro significa oggi stare dalla parte di chi non ha voce e fatica ad essere rappresentato, di chi rischia ogni giorno sul e per il lavoro, di chi lotta per i diritti e per la legalità, di chi fa fatica ad arrivare alla fine del mese, di chi non riesce a ricongiungersi con la propria famiglia perché straniero, di chi aggiunge alla debolezza la malattia, di chi il lavoro l’ha perso e rischia di avere per tetto il cielo. «Anche a Como crescono i bisogni mentre le risorse, anche pubbliche, si riducono». equilibri di milioni di famiglie? “Senza illusioni - ha continuato la Seveso - perché non esistono certamente “zone franche” in un passaggio storico così difficile, ma possiamo anche noi contribuire alla costruzione di un nuovo modello sociale, forti della dimensione politica della nostra esperienza associativa e sociale”. “Anche a Como – ha proseguito la presidente - crescono i bisogni mentre le risorse anche pubbliche si riducono. Lo scenario chiama tutti i soggetti, pubblici e privati, ad uno sforzo di dialogo e partecipazione per superare l’attuale fase di stagnazione. A fronte di questa necessità si deve registrare una sorta di immobilismo delle amministrazioni ed istituzioni pubbliche, più concentrate a “far quadrare i conti”, e quindi a tagliare i servizi ai cittadini, piuttosto che portate a rispondere ai nuovi bisogni emergenti. Sicuramente gli ultimi anni hanno visto un’amministrazione incapace di affrontare in modo serio i problemi: basta ricordare l’area Ticosa, le paratie a lago diventate simbolo di una città impotente e “sprecona”, l’area Trevitex a Camerlata, l’area dell’ex Ospedale S.Anna, il degrado crescente dei quartieri periferici, il polo universitario che non decolla. Ma anche la scarsa attenzione a problemi di ordine sociale: i profughi, i senza fissa dimora. Siamo preoccupati della crescente disaffezione alla politica e delle tante persone che hanno dichiarato di non volere più votare: è un segno importante su cui occorre lavorare innanzitutto attraverso una rinnovata azione di riforma dei partiti che sono ormai diventati “partiti personali”. Non siamo tra quelli che inneggiano all’antipolitica: riteniamo ancora decisivo il ruolo dei partiti nella riforma della democrazia”. “Il tempo che stiamo vivendo non è un tempo di speranze visibili. A noi è chiesto di dare conto della “Speranza che è in noi” e questo vuol dire anche stare ogni giorno ostinatamente sulle tracce della speranza. A noi è chiesto di stare con gli occhi ed il cuore illuminati dalla fede in quel crocevia del mondo e della storia dove lavoro e democrazia (e quindi giustizia e pace) debbono essere tenuti insieme. Stare immersi nella storia e qui “animare le cose del mondo secondo Dio””. Impegno che le stesse Acli hanno saputo mettere in pratica contribuendo al Fondo di Solidarietà famiglia e Lavoro, voluto dal vescovo; rendendosi promotori di svariate iniziative per la pace e “registrando” sul nostro territorio “una maggior apertura nel campo ecumenico, con i responsabili locali della Chiesa ortodossa di Mosca (a Cantù) e di Romania (a Como) e con la Chiesa Valdese di Como. Con i rappresentanti di queste Chiese si sono stretti legami ormai molto profondi, di rispetto e di amicizia reciproca”. E ancora: impegnandosi in prima persona sul fronte dell’accoglienza quando, nella scorsa primavera, l’emergenza profughi ha interessato anche il comasco. Non poteva mancare, nell’intervento di Luisa Seveso, un richiamo ad una delle prerogative essenziali del movimento aclista: la “L” di lavoro, rilanciando la sfida di “rimettere al centro del nostro impegno e del nostro pensiero, il lavoro”. Impegno concretizzatosi nella partecipazione a molte iniziative, coordinate dalla Commissione trilaterale della Provincia, di politica attiva del lavoro, in primis sulla formazione. Ma anche nella rinnovata sinergia con le forze sindacali del territorio e con la Avanti secondo le tre fedeltà del movimento: fedeli al vangelo, al lavoro e alla democrazia. Fedeli alla democrazia significa oggi promuovere un nuovo impegno sociale e politico, basato sulla partecipazione attiva, dove il territorio, la parrocchia, la piazza, i luoghi di vita delle persone diventano luogo di crescita di cittadinanza responsabile. Quelli che ci lasciamo alle spalle sono stati anni difficili. Il futuro ci chiede testimoni forti e credibili capaci di essere esempio concreto di rigore morale, attenzione al bene comune e alla giustizia sociale. Donne e uomini che incarnino un’idea di solidarietà indivisibile dalla giustizia perché non sia dato per carità quanto spetta alla gente per giustizia. Continueremo il nostro impegno con le associazioni e con le istituzioni perché siamo convinti che questa sia l’unica strada percorribile per costruire una società che includa, che supporti, che riconosca la centralità della persona umana. Riconoscendo l’individualità di ognuno per farne ricchezza dell’insieme”. Como Cronaca Sabato, 17 marzo 2012 19 Appuntamento. Nuovi spunti per ridurre l’incertezza nel futuro C os’hanno a che fare metterle a frutto. E già da i giovani con la crisi adesso possiamo contare economica che sta sulla collaborazione di imperversando Confindustria e della nell’intero emisfero Camera di Commercio, che occidentale, spazzando via si sono subito dimostrate antiche consolidate certezze ricettive verso questa e proiettando luci sinistre sul nostra iniziativa”. Tra i futuro d’Europa e d’Italia? principali obiettivi di Praticamente nulla, anche se, Younicef, che raccoglie per una bizzarra ironia della al momento una decina sorte o forse sulla base di di giovani provenienti un‘ingiustificata associazione un po’ da ogni comune di idee, parrebbe che molte della provincia, figura il delle “responsabilità” convogliamento verso il dello sfaldamento sociale, mondo del volontariato, culturale, produttivo e nella convinzione che la occupazionale in corso siano partecipazione attiva e addebitabili agli under 40, solidale alle attività sociali allusivamente marchiati sia il presupposto per d’infamia dall’infelice sviluppare una presa di frasario che circola nel coscienza e un grado di mondo della politica e responsabilità difficilmente anche dell’informazione reperibili per altre vie. Ma sia televisiva che cartacea. far lavorare i giovani tra In realtà i giovani stanno loro può anche essere un semplicemente pagando sulla antidoto alla depressione propria pelle, e a un prezzo e un incentivo a guardare molto più alto rispetto a fasce il mondo con occhio sociali meno corrose dal sereno e positivo, fermo fenomeno in atto, il processo restando, conclude Tavares, del tutto anomalo, a non voler “che la nostra gioventù Sabato 24 marzo un convegno promosso dall’Unicef, presso il Liceo usare espressioni più ruvide rimane immeritatamente anche se probabilmente più sotto i riflettori di Gallio, per aiutare i giovani ad affrontare il difficile momento aderenti alla gravità della una luce negativa e situazione, della sostituzione dovremo innanzitutto dell’economia virtuale combattere per realizzare all’economia reale, che manda in incertezze”, che si terrà sabato 24 marzo, oltre che culturale e civile, delle risorse un’autentica innovazione culturale, a frantumi il mondo del lavoro a vantaggio dalle 8 alle 13, presso l’Aula Magna del disponibili in campo giovanile. Il passo partire dall’impegno di tutti, e cioè delle esclusivo della speculazione finanziaria e Liceo Gallio e che avrà come relatori, successivo da compiere, terminato istituzioni, della scuola, delle famiglie, dell’avidità di pochi intoccabili privilegiati tra gli altri, il sociologo Fabio Introini, la il percorso di riconoscimento e dei gruppi e delle associazioni, perché della hit parade della ricchezza psicoterapeuta Maria Gabriella Anania approfondimento delle istanze più chi resterà isolato non troverà spazio internazionale. Reagendo con forza a e il sostituto procuratore del Tribunale urgenti dell’attuale disagio della gioventù nella società di domani. Spetta a noi questa visione infondata e arbitraria di Como Massimo Croci. Al centro dei lariana, sarà infatti quello di condurre i tutti cogliere questo disperato quanto dell’universo giovanile contemporaneo, lavori, come spiega il vicepresidente del ragazzi a misurare le proprie potenzialità silenzioso grido di aiuto che le nuove il Comitato Provinciale per l’Unicef di Comitato Provinciale Unicef Manuel con il mercato del lavoro, coinvolgendo generazioni stanno lanciando ormai da Como e il Movimento Giovanile Younicef, Tavares, “sarà il progetto di apertura di nel progetto le imprese e i soggetti che alcuni anni a questa parte, e capire che i in collaborazione con Confindustria un tavolo di confronto e discussione tra i operano nel comparto imprenditoriale e giovani non sono un’ingombrante palla Como e con l’assessorato alle Politiche giovani lariani e le istituzioni, finalizzato produttivo. Avremo tra poco una grande al piede dei governi e delle economie, Giovanili di Palazzo Cernezzi, hanno all’individuazione di opportunità e opportunità da cogliere, l’Expo 2015, una ma sono l’unica e reale alternativa per la organizzato il convegno “Accanto ai strategie da utilizzare in vista di una vetrina e un’occasione veramente troppo costruzione di un mondo migliore”. giovani: oltre la crisi per ridurre le valorizzazione anche professionale, suggestive e importanti per evitare di SALVATORE COUCHOUD I giovani e la crisi Un corso interessante Animatori d’oratorio a Lora C L’esperienza dei vicariati ADO: una semplice parola di quattro lettere (Corso di Lipomo e Rebbio, Animatori D’Oratorio) ma accolti per un cammino che racchiude dentro di sé articolatosi in tre incontri tantissime emozioni. L’oratorio di Lora ci ha accolto per vivere ricchi di preghiera, insieme 3 incontri ricchi di momenti riflessione, gioco di preghiera, riflessione, gioco e Le riflessioni sono state anticipate da confronto. Eravamo tanti quest’anno, e confronto attività di gioco, divertenti ma con un il salone del teatro quasi faticava a senso ben preciso: quello di far capire contenerci tutti mentre vivevamo il momento iniziale come si può essere animatori veri nei fatti, nelle cose più dell’accoglienza. Decidere di partecipare al CADO (tanto semplici e non solo nelle parole o nei buoni propositi.. ormai avete capito di cosa si tratta), significa scegliere di camminare insieme ad altri giovani e approfondire Gruppo seconda e terza superiore cosa realmente significhi diventare animatore (per i Maghi, viandanti, angeli custodi, giullari e guerrieri…è più piccoli) ed essere animatori (per coloro che hanno facile avere a che fare con questi singolari personaggi! qualche anno in più). Ogni incontro prevedeva la Soprattutto durante un grest, un campo estivo, un suddivisione in 3 fasce (prima superiore, seconda e terza, incontro di catechismo, un pranzo in oratorio…è proprio quarta e quinta) per toccare con mano e più da vicino cosi se ci pensi bene! Allora è qui che è cominciata l’esperienza che ognuno vive all’interno della propria l’avventura del Cado per i ragazzi di seconda e terza parrocchia. Con l’aiuto degli educatori della Commissione superiore. Ci siamo imbattuti in questi strani personaggi giovanile ogni gruppo ha potuto affrontare diverse per capire (quanto meno intuire) qual è il ruolo che tematiche. ciascuno di noi può avere all’interno dell’equipe educativa. Nell’ultimo incontro ci siamo tolti di dosso Gruppo prima superiore i nostri “personaggi” per provare a definire l’identikit Coloro che per la prima volta decidono di diventare dell’animatore cristiano . . . animatori CRISTIANI in oratorio: “Chi è l’animatore Gruppo quarta e quinta superiore cristiano?”, “giocarsi per far giocare” e “io e il gruppo”. A 17 e 18 anni un ragazzo oggi non lo sa più se vale la pena o no giocarsi ancora come animatore, ma soprattutto si fa mille domande sul suo essere cristiano e fatica a mettersi in gioco perché è più semplice rimandare le scelte che piano piano costruiscono il suo “essere adulto”. Chiamati ad essere animatori, per essere testimoni coraggiosi dello stile di Gesù e cercando di vivere in comunione con gli altri che camminano con noi. La Commissione Giovanile Gioco, preghiera, riflessione, attività… voglia di stare insieme agli altri, di “mettersi in gioco”, di non restare semplicemente « a guardare » … come cristiani che vivono la propria quotidianità . E’ difficile spiegare tutto con poche righe, ma una cosa è certa: ragazzi e giovani che vogliono prendere molto seriamente il loro futuro di animatori nella propria parrocchia ! Parafrasando un’espressione di San Paolo, mi verrebbe da dire: « chi siamo noi per impedire loro di esserlo ? ». Il referente don Lucio e gli educatori della Commissione Giovanile Intervicariale (Vicariati di Lipomo e Rebbio) 20 Sabato, 17 marzo 2012 Como Cultura Notizie flash A tre anni dalla fusione delle due ex municipalizzate Acsm-Agam: tempo di bilanci A ll’indomani dell’approvazione del bilancio consolidato 2011 del Gruppo ACSMAGAM, il presidente Umberto D’Alessandro, il vicepresidente Roberto Colombo e l’amministratore delegato Enrico Grigesi hanno presentato ai giornalisti le realizzazioni e le iniziative sviluppate negli ultimi tre anni, al termine del mandato del Consiglio di Amministrazione che ha inaugurato la fusione tra le due ex-municipalizzate di Como e Monza. «All’inizio era una fusione “fredda”, sulla carta, ma che doveva essere “riscaldata” dai fatti di un lavoro comune. E siamo riusciti nel nostro intento: oggi abbiamo una società più forte, competitiva, frutto di investimenti non solo economici, ma anche di energie, di idee, di sfide al mercato in un momento non facile per l’intero Paese» ha esordito con soddisfazione Umberto D’Alessandro. Il suo vice, Colombo, ha ricordato la figura di Giuliano Zuccoli, ex-presidente di A2A recentemente scomparso, che ebbe la felice intuizione della fusione delle due società. Due società diverse per storia, cultura, ma profondamente radicate sul territorio, ed è il rispetto e il potenziamento di questa caratteristica che si è rivelato strategia vincente per la fusione. Lo stesso nome attuale, che ha mantenuto i precedenti, è indice di questa filosofia. D’Alessandro e Grigesi hanno poi passato in rassegna le principali realizzazioni degli ultimi tre anni. Innanzitutto la realizzazione della fusione delle due società, con un’armonizzazione di organizzazione, metodologia di lavoro, sistemi informativi, gestione del personale, contratto sindacale, per creare un’architettura industriale unitaria. Un lavoro importante non solo nel fronte dell’identità e della riconoscibilità interna, ma anche verso l’esterno: è stata realizzata una notevole semplificazione della selva di loghi e marchi delle diverse società del gruppo, che creavano confusione. enrico grigesi Un passo importante in questo senso è stata l’aggregazione di tutte le società di vendita (Enerxenia, AGAM Vendite, Canturina Servizi Vendita, Serenissima Energia) nell’unica Enerxenia, per garantire un’organizzazione e un’economia di scala per migliorare i servizi, salvaguardando il rapporto diretto con i clienti delle diverse aree. Un rapporto che vuole essere chiaro, trasparente, senza zone d’ombra: i nuovi siti (www.acsm-agam.it e www. reti.acsm-agam.it), costantemente aggiornati, riportano quartiere per quartiere la qualità dell’acqua che scende dal rubinetto, i valori delle emissioni del termovalorizzatore, i cantieri in corso. La ricerca di un rapporto speciale con il territorio e le famiglie in questo periodo di crisi è stata anche alla base dell’accordo siglato lo scorso mese di gennaio con le Associazioni dei Consumatori di Como e di Monza, finalizzato all’introduzione dello strumento della conciliazione per evitare onerosi e complessi contenziosi legali nei rapporti di fornitura di energia elettrica, gas, teleriscaldamento, prodotti calore. Dal punto di vista delle realizzazioni industriali sono da ricordare i lavori di riqualificazione, effettuati nel 2008-2009, di una delle due linee di combustione del termovalorizzatore della Guzza di Como (che hanno permesso di aumentare la capacità di trattamento dei rifiuti e la produzione di energia umberto d’alessandro dell’impianto comasco da 270 a 320 tonnellate/giorno di rifiuti, circa il 52% del totale prodotto in Provincia di Como) e l’intervento di recupero energetico dai fumi di combustione dello stesso impianto, negli anni 2010-2011. A Monza è stata realizzata nel 2009 una nuova centrale di cogenerazione nella zona settentrionale della città e una rete di teleriscaldamento. Il Gruppo, con la sua società ACSM-AGAM Reti Gas Acqua, si è aggiudicato nell’anno 2011 18 gare per il servizio di distribuzione del gas naturale (la durata delle nuove concessioni è di 12 anni), di cui 10 relative a Comuni precedentemente serviti, ampliando notevolmente il suo bacino di azione. L’aggiudicazione di queste gare comporterà investimenti economici di circa 80 milioni di euro nei prossimi anni per l’adeguamento delle reti e degli impianti acquisiti. Un altro impegno di ACSM-AGAM è stato quello di tessere significativi rapporti con altre realtà del territorio, come i recenti contatti con Comodepur per l’essiccamento e lo smaltimento dei fanghi di depurazione nel termovalorizzatore. Grigesi ha concluso che in un momento di crisi come quello attuale, nonostante i forti investimenti e l’appesantimento della gestione finanziaria dovuto sostanzialmente all’aumento del costo del denaro, la società è in buona salute. silvia fasana ■ Lutto L’ultimo saluto a don Costante Martinelli Poco prima di andare in stampa è giunta al Settimanale la notizia della scomparsa di don Costante Martinelli, già parroco di Bernate dal 1989. Le esequie funebri si sono svolte mercoledì 15 marzo a Civello. Sul prossimo numero un ricordo. ■ Ucid Appuntamento sabato 17 marzo in Seminario L’Ucid di Como (Unione cristiana imprenditori e dirigenti) informa che il terzo incontro del sabato avrà luogo il 17 marzo, alle ore 8.55, come sempre presso il Seminario vescovile, in via Baserga 81, per continuare la riflessione su: “Dove c’è Dio, là c’è futuro”. Ai partecipanti è consigliato di prepararsi leggendo anticipatamente: Matteo 24, 37 – 44 e Luca 16, 19 – 31. ■ Confindustria Business in Africa sub-sahariana Confindustria Como, in collaborazione con Sace, Assafrica&Mediterraneo e Rodl&Partner, propone: “Opportunità di business in Africa sub-sahariana. Focus su Ghana, Nigeria, Angola e Mozambico”, venerdì 16 marzo, alle ore 10.00, presso la sede di Confindustria Como, in via Raimondi, 1. Pastorale universitaria. Da un’esperienza in Camerun l’idea di una tesi in Scienze della formazione Yaoundè: ragazzi di strada D all’esperienza con i bambini di strada in Camerun nasce una tesi di Scienze della formazione che capovolge l’insegnamento accademico: l’educazione non prevede formule o ricette, ma comincia da uno sguardo di bene. ufficiouniversita@ diocesidicomo.it, www.facebook.com/home.php Don Andrea Messaggi e l’equipe di Pastorale Universitaria Q uando Teresa arriva a Yaoundé è una sera calda e umida di fine novembre. Ad accoglierla c’è padre Maurizio Bezzi, missionario del Pime che dalla Bergamasca è volato in Africa. Un abbraccio, qualche domanda di circostanza e poi quelle parole che subito la colpiscono. «In questo mese, ti è chiesto di osservare molto e ragionare poco, perché solo attraverso l’osservazione puoi conoscere». Teresa quel consiglio non l’ha più dimenticato. «L’avventura è iniziata per una tesi in storia dell’educazione», spiega l’universitaria, milanese d’adozione, all’ultimo anno di Scienze della formazione. «Volevo capire e studiare l’esperienza educativa di chi è a contatto con i ragazzi di strada. E così, mi sono mossa». Teresa viene a conoscenza dell’opera di Pèr Morisio - come lo chiamano i suoi ragazzi - al Centro Sociale “Edimar” di Yaoundé, luogo di accoglienza e orientamento che ospita ogni giorno centocinquanta enfants de rue, i “principi della casa” per gli educatori del centro. «Mi è bastato sentire quei brevi racconti per dire sì e dopo due settimane sono partita», racconta Teresa. Un po’ impaurita il 30 novembre arriva al centro. L’orologio della stazione Camrail segna le 10 quando Mireille, la direttrice, apre il grande cancello rosso. Ma c’è qualcosa d’insolito. «Tutti quei ragazzi non vedevano l’ora di entrare. Ero meravigliata. Ciò che mi ha stupito di più, però, è l’aria che si respira al centro: nel disordine della città, fra taxi, autobus e carriole, gente che urla e sporcizia, appena varchi la soglia del centro Edimar trovi un posto ordinato e sereno». Le giornate passano in modo semplice, dal mattino fino al tardo pomeriggio. Si sta insieme, si discute, si gioca a calcio, si guarda un film, ci si lava. «Proprio così», spiega lei. «Quando un ragazzo entra al centro si presenta agli educatori e riceve un pezzo di sapone per lavare il proprio corpo e i vestiti. Poi può decidere di cambiarsi, prendendo altri abiti nel magazzino “guardaroba”. Sono moltissimi quelli che arrivano ubriachi, se non drogati e feriti. Di notte dormono spesso su pezzi di cartone per strada. Così anche il momento della doccia diventa un invito a curare la propria persona, ad avere attenzione verso di sé e rispetto per gli altri». Teresa non smette di guardare il «miracolo» che ogni giorno accade a Yaoundé: alcuni chiedono di essere medicati, altri non vedono l’ora di giocare, c’è chi aspetta impaziente che un educatore si dedichi a lui, chi vuole ascoltare una storia e chi prende la penna in mano per imparare a scrivere il proprio nome. Un fatto dopo l’altro, un incontro dopo l’altro. Accanto a Mireille ci sono Jeannot e Patrice, i grand frère, per i più piccoli, di diciannove e ventun’anni. Sono stati in prigione per mesi: «Sono veri banditi», dice padre Maurizio, hanno rubato, spacciato e ferito. Teresa li osserva: sono seduti come gli altri, curiosi e attenti, mentre ascoltano Mireille che spiega le operazioni di matematica. È evidente, hanno voglia di ricominciare. «Il loro unico desiderio è quello di essere educati. Al centro incontrano qualcuno che li ama per come sono, che è disposto ad accompagnarli nel loro diventare grandi». I ragazzi dicono che il centro è «casa loro», ma non dormono lì, né mangiano, né gli è donato denaro. Allora perché ci vanno? Ma per loro, nessuna risposta è più naturale: «Io vengo qui per diventare un uomo», dicono. «Non c’è un segreto educativo», spiega Teresa, «tutto sta in un’esperienza: essere accolti e amati da un’amicizia più grande, in un posto libero ma preciso». Seduto su una panchina, un ragazzo le chiede: «Io non so chi è mio padre, né chi sia mia madre, so soltanto che mi hanno fatto nascere. Ma chi sono Io?» Teresa non sa cosa dire. Sa bene che nessuna parola serve, come non serve andare alla ricerca di quella famiglia che lo ha lasciato solo. «Come fare a spiegargli che Uno che ti sta già salvando? E così gli dico: senti, lassù c’è un Padre che ti vuole bene e ti guarda e ti ha dato la vita, tu sei il Suo preferito…» L’orologio della stazione Camrail segna le 18. Il Centre social Edimar chiude. I ragazzi rimasti si uniscono agli educatori per pregare. «Dacci la gioia di ricordarti presente in una compagnia di amici...», dicono. A quelle parole, Teresa ha il cuore pieno: «Quello che ho visto a Yaoundé mi ha fatto tornare all’origine di tutta la mia storia: tutto è possibile solo grazie a una Presenza, Gesù, che mi vuole ora. Solo per questo posso dire chi siamo. Anzi, di chi siamo». di Linda Stroppa ( da Tracce.it) Como Cronaca ❚❚ Proposta di Legge Notizie flash Cittadinanza umanitaria attiva P arte da Olgiate Comasco la proposta di legge regionale per la promozione di forme di cittadinanza umanitaria attiva nel governo della cosa pubblica. A lanciare l’idea sono i Lions della Lombardia e la Fondazione “De iure Publico” (centro studi che si occupa di diritto amministratiovo). Il primo “lancio” è avvenuto lunedì sera, presso la sala consiliare di Olgiate, appunto, ai primi cittadini del territorio per coinvolgerli nell’iniziativa, sollecitandoli a sottoporre, alle rispettive amministrazioni, lo schema di proposta di legge regionale che dovrebbe rendere più agevole il rapporto tra pubblica ammini- Sabato, 17 marzo 2012 21 ■ Carlazzo “Fiori da bere” un corso per tutti strazione e cittadini, favorendo il coinvolgimento e la partecipazione di questi ultimi nello svolgimento delle pubbliche attività. La proposta di legge, composta di cinque articoli, si fonda sull’obiettivo di creare una forte sinergia e collaborazione tra il Comune e le varie forme di cittadinanza attiva che potranno andare manifestandosi. Si tratta, in sostanza, di regolamentare il principio della sussidiarietà orizzontale, attualmente privo, a livello regionale, di una normativa di riferimento, agevolando punti di Salute contatto e di cooperazione tra due “mondi” - il pubblico e il cittadino, come singolo o in forma associata – perché concretizzino forme di alleanza e non di contrapposizione. Il “viaggio”, della proposta proseguirà ora in tutta la Lombardia. Obiettivo dei Lions è di raccogliere il maggior numero di delibere comunali (anche se ne basterebbero 5, in rappresentanza di 24 mila abitanti) per far arrivare sui tavoli della Regione una proposta accompagnata da un supporto popolare “forte”. Carlazzo Protesi acustiche: ambulatorio all’ospedale S. Anna “Riciclattoli”: laboratorio didattico U L n ambulatorio per la prescrizione e il collaudo delle protesi acustiche all’ospedale Sant’Anna. Nell’ottica di una riorganizzazione del percorso per i pazienti con problemi di sordità e contemporaneamente invalidi civili, l’Unità Operativa di Otorinolaringoiatria diretta da Giordano Molteni ha aperto un centro dedicato nel presidio di San Fermo della Battaglia. A partire da mercoledì 14 marzo, presso i Poliambulatori al piano 0 blu è iniziata l’attività dell’ambulatorio che si occuperà della prescrizione e del collaudo delle protesi. Per le prenotazioni, si deve telefonare allo 031-585.9350 dal lunedì al venerdì dalle 13.30 alle 15 (ambulatorio di Audiologia). “Con la creazione di questo ambulatorio – spiega il primario Molteni – abbiamo voluto razionalizzare il percorso, peraltro complesso, che devono seguire i pazienti invalidi che necessitano di una protesi acustica dando loro la possibilità di avere un unico centro di riferimento e di prenotare gli appuntamenti per prescrizione e collaudo attraverso un numero di telefono dedicato, senza passare dal Cup e senza dover chiamare il call center regionale. Il nostro intento è di offrire un servizio già da noi erogato, ma agevolandone maggiormente l’accesso”. a Riserva Naturale Regionale Lago di Piano con la Comunità Montana Valli del Lario e del Ceresio, in collaborazione con la Cooperativa Sociale Koinè, propone per sabato 17 marzo, dalle ore 15.00 alle ore 17.00, un laboratorio didattico dal titolo “Riciclattoli!”, per la realizzazione di giochi con materiali naturali e di riciclo. Sarà un momento utile per riscoprire la bellezza di costruirsi un giocattolo e per apprezzare la semplicità e lo stare insieme. Il laboratorio è rivolto a bambini e ragazzi dai 5 ai 12 anni e si terrà presso la Casa della Riserva, in via Statale 117, Frazione Piano Porlezza a Carlazzo. Il costo per partecipante è di 9 euro. Occorre portare da casa una matita o pastello consumati e quattro turaccioli. Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie entro il giovedì precedente l’incontro): Riserva Naturale Regionale Lago di Piano, tel. e fax: 0344.74961; e-mail: [email protected]; sito internet: www.riservalagodipiano.it; oppure Koinè Cooperativa Sociale ONLUS: tel. 02-42292265; e-mail: m.rubolini@ koinecoopsociale.it. La Riserva Naturale Regionale Lago di Piano con il patrocinio della Comunità Montana Valli del Lario e del Ceresio propone “Fiori da bere”, un corso per imparare a riconoscere i fiori e raccoglierli per farne delle profumate tisane in tutte le stagioni. Il corso, aperto a tutti, sarà tenuto da Giovanna Piccardo con il contributo di Isabella Frangi e Paola Marucci; si articolerà in cinque appuntamenti di circa tre ore ciascuno, da domenica 18 marzo a domenica 23 settembre. Si alterneranno incontri presso la Casa della Riserva (via Statale 117, Frazione Piano Porlezza a Carlazzo) e uscite sul campo: oltre al riconoscimento delle diverse specie di fiori e delle loro proprietà, si andranno a scoprire interessanti luoghi del nostro territorio. La quota di partecipazione è di 30 euro per tutto il corso. Il programma nel dettaglio prevede: Domenica 18 marzo indicazioni per la ricerca, la raccolta e la conservazione dei fiori. Presso la Casa della Riserva, ore 10.00. Domenica 22 aprile ricerca e raccolta delle specie floreali da Naggio a Velzo. Ritrovo presso la Casa della Riserva, ore 9.00. Domenica 20 maggio ricerca e raccolta delle specie floreali nei pressi della Riserva Naturale Lago di Piano. Ritrovo presso la Casa della Riserva, ore 9.00. Domenica 24 giugno ricerca e raccolta delle specie floreali nelle frazioni della Valsolda. Ritrovo presso la Casa della Riserva, ore 9.00. Domenica 23 settembre confronto e assaggio dei risultati del lavoro. Indicazioni per la raccolta autunnale. Ritrovo presso la Casa della Riserva, ore 10.00. Per informazioni e iscrizioni (fino ad esaurimento posti): Riserva Naturale Regionale Lago di Piano, tel. e fax: 0344.74961; e-mail: riservalagopiano@ cmalpilepontine.it; sito internet: www. riservalagodipiano.it. (s.fa.) Como Cronaca 22 Sabato, 17 marzo 2012 SS. Rubiano e Adalberto Due santi vescovi di Como... divisi D Quando venne costruita opo S.Agrippino, morto nel 621 o poco più tardi, la basilica di S. Abbondio divenne vescovo di Como le reliquie vennero deposte Rubiano, nativo di Siscia, in un sarcofago nell’altare, città municipale ed episcopale della Savia, suffraganea del Patriarcato di per essere in seguito divise Aquileia. Si può supporre in questo tra cattedrale e S. Giovanni una continuità logistica, visto che anche l’illustre predecessore era in Pedemonte stato inviato dalla metropoli friulana. Dell’episcopato di Rubiano non si conosce altro che la breve durata, l’impegno nel cardinale Gallio ministero, e la sepoltura nella basilica degli Apostoli verso la fine del nel dicembre di un anno imprecisato nel quarto o Cinquecento quinto decennio del VII secolo. Secondo la tradizione decise di dare gli successe Adalberto, anche lui di Siscia, venuto a alla basilica di cui Como per aiutarlo e rimasto qui per sempre. Ma a era titolare una questo punto nascono varie difficoltà: per primo il nome veste rinnovata, germanico, fuori luogo in quel periodo, eppoi tutta pensò anche alla la serie delle leggende anacronistiche fiorita qualche ricognizione e alla secolo più tardi e raccontata e raffigurata in pergamena valorizzazione e in figura. L’unico dato certo è che governò la Chiesa dei corpi dei santi per lunghi anni, tra sofferenze e mortificazioni, e che comensi. fu sepolto accanto a Rubiano: forse non fu suo diretto Così fece portare antecessore. le ossa di Quando venne S.Amanzio (terzo costruita la vescovo) nella I ruderi basilica abbaziale chiesa dei Gesuiti dell’antica cattedrale abbondiana, e fece trasferire di Siscia i due corpi altrove quelle davanti vennero deposti dei SS.Rubiano all’attuale in un sarcofago e Adalberto: non cattedrale nell’altare sopra il sapendo però come distinguere quelle dei due vescovi, di Sisak nartece interno: avendole destinate per metà alla cattedrale e per l’altra ad attirare i devoti a S.Giovanni in Pedemonte dei domenicani, operò e i postulanti una divisione per così dire salomonica, cioè assegnò a era soprattutto ciascuna chiesa metà di ciascuno scheletro. S.Adalberto, come Così il 1° luglio 1590 si svolse una solennissima documentano processione che scese da S.Abbondio al centro cittadino, alcuni affreschi portando le reliquie dei tre santi, e poi risalì a S.Giovanni sulle pareti ove ebbe termine. Qui l’urna con le ossa fu deposta sotto prossime all’antico l’altare di S.Michele, nella cappella di famiglia dei Gallio: altare. quando poi nel 1810 la chiesa e il convento furono Quando il soppressi l’urna fu trasferita nel santuario del Crocifisso, Il santo Adalberto tra i santi Gervasio e Protasio, chiesa di S. Bartolomeo in Como dove tuttora si trova dietro l’altare maggiore. L’urna con l’altra metà salomonica delle ossa si trova ancor oggi in cattedrale sotto la mensa dell’altare di S.Giuseppe. Ora sarebbe possibile distinguere scientificamente le ossa dei due individui, come è stato tentato con esito positivo non molti anni or sono: ma le ossa dei santi non interessano quasi più nessuno. Al limite potrebbero richiamare la devozione un po’ campanilistica dei fedeli cattolici di Sisak, l’antica Flavia Septimia Siscia, tornata ad esser sede di diocesi tre anni or sono (dopo tredici secoli). mario longatti Venerdì 16 marzo a Lugano, sul palco dell’auditorio della RSI Pace e musica con la violinista Midori Q uando un artista viene nominato ambasciatore di pace da parte dell’ONU significa che il suo carisma, le sue qualità artistiche e umane sono al di sopra dei gusti e delle mode e, di conseguenza, tutto il mondo riconosce nella sua opera e nella sua persona un riferimento solido e imprescindibile. è con quest’aura di qualità e fiducia che la violinista giapponese Midori – ambasciatrice di pace dell’ONU dal 2007, nonché affermata solista con le più grandi orchestre e i migliori direttori - si presenta venerdì 16 marzo (ore 20.30 – ingresso 35/30 frsv) sul palco dell’Auditorio della RSI a Lugano. Ad accompagnarla la splendida Orchestra della Svizzera Italiana, diretta dal giovane maestro italiano Antonello Manacorda. Il concerto è trasmesso in diretta sulla Rete Due della Rsi. Il programma comprende il “Concerto per violino e orchestra” (1939) di Hindemith e la “Sinfonia n. 6 in do maggiore” (“La Piccola”) di Schubert. L’impostazione del “Concerto” hindemithiano è classicheggiante ed è meno ardita delle composizioni coeve del musicista tedesco. Raramente, nella parte solistica, appaiono virtuosismi trascendentali. Il solista si distende, anzi, in ampi passaggi melodici, l’armonia non presenta particolari guizzi innovativi e persino l’orchestra dà vita a un discorso tranquillo e trasparente. Nella sesta Sinfonia schubertiana (1818) appare una sorta di influsso beethoveniano, anche se non mancano guizzi geniali del tutto personali. I toni drammatici di Beethoven lasciano spazio alla liricità e sensibilità del compositore viennese. E’ un piccolo gioiello che si evince, in particolare, nel raffinato trattamento degli strumenti e nella maniera, tipicamente schubertiana, di unire fra loro i diversi temi fondamentali. Midori Goto, nata ad Osaka nel 1971, ha iniziato lo studio del violino con la madre. Ha ottenuto il suo primo strepitoso successo a New York, con Zubin Mehta, nel 1982. Attualmente vive a Los Angeles. Suona su un Guarneri del Gesù (“ex-Huberman”) del 1734. Antonello Manacorda è nato a Torino. Nel 1997, con alcuni colleghi e sotto la spinta di Claudio Abbado, ha fondato la Mahler Chamber Orchestra, della quale è stato Konzertmeister e vicepresidente per otto anni. Alberto Cima iubilantes Ascolto meic Mercoledì 21 marzo alla Ubik il libro sui 15 anni di attività La preghiera dei salmi “Davanti a Dio” il 19 marzo Il 21 marzo riflessione sul libro “Gesù di Nazaret” Mercoledì 21 marzo, alle ore 18.00, presso la Libreria Ubik in Piazza San Fedele a Como, Ambra Garancini, presidente di Iubilantes e la giornalista Carla Colmegna presenteranno il volume ““Costruttori” di cammini. Iubilantes, quindici anni”, prodotto dall’associazione in occasione del suo 15° anno di attività. Il volume “racconta” i “cammini” che vedono l’impegno di Iubilantes: cammini veri, fatti di sentieri e di strade, ma anche di cultura, di ricerca, di tentativi di scoprire nuovi modi di leggere il nostro territorio. Nuovo appuntamento nell’ambito del corso biblico 2011-2012 promosso da “Ascolto” gruppo di cultura sul tema: “La preghiera dei salmi ‘Davanti a Dio’“, con mons. Bruno Maggioni. Lunedì 19 marzo, alle ore 21, presso l’Auditorium del Collegio Gallio di Como si rifletterà sul salmo 19: “I cieli narrano la gloria di Dio. Si ricorda che gli incontri si svolgono ogni terzo lunedì del mese da ottobre a maggio. Il quarto degli incontri di approfondimento culturale, promossi dal MEIC, e dedicati alla riflessione su alcuni capitoli del volume “Gesù di Nazaret” di Benedetto XVI, si terrà mercoledì 21 marzo alle ore 21, presso il Centro Card. Ferrari. Gli incontri sono guidati da don Ivan Salvadori, ma ogni volta uno dei soci propone una pista di lettura. Sarà preso in esame il capitolo IX (“La Risurrezione di Gesù dalla morte e la sua ascensione al cielo”). Gli incontri sono aperti a tutti. Como Cronaca Sabato, 17 marzo 2012 23 “Esplorando” in cerca di emozioni con la sottosezione Cai Bizzarone Il gruppo, formato anche da soci di Uggiate Trevano, Ronago, Faloppio, Valmorea si propone di organizzare gite ed eventi alla portata di tutte le età A mmirare panorami stupendi, passare delle belle domeniche tra amici, magari in qualche rifugio alpino, percorrere i sentieri montani consapevoli dei luoghi che si stanno attraversando, organizzare gite che non vogliono essere semplici scampagnate e neppure scalate con vette da conquistare, ma si prefiggono di far conoscere la montagna nei suoi molteplici aspetti scoprendo le tradizioni degli antichi nuclei rurali che, purtroppo, stanno sempre più spopolandosi, sono gli obiettivi del Gruppo “Esplorando” che fa parte della sottosezione del CAI (Club Alpino Italiano) di Bizzarone. Il Gruppo, formato da soci di Uggiate Trevano, Ronago, Faloppio, Valmorea, Bizzarone, e dei paesi vicini, si propone di organizzare gite divertenti e alla portata di tutti, senza distinzioni d’età, in località incantevoli ma vicine e soprattutto facili da raggiungere. “Purtroppo – precisa Antonello Capelli, portavoce del gruppo “Esplorando” – da alcuni anni registriamo sempre meno partecipazione. Molti bambini e ragazzi prendono parte con grandissimo entusiasmo alle nostre escursioni ma spesso i genitori sono restii ad accompagnarli. Sicuramente ogni gita richiede un po’ di sacrificio come svegliarsi presto il mattino della domenica e camminare per tre o quattro ore per raggiungere la destinazione, ma questi sacrifici sono ampliamente ripagati dalla soddisfazione di percorrere il crinale di una montagna, scoprire un’incantevole valle alpina, scorgere uno scoiattolo che salta velocemente da un ramo all’altro di un abete, osservare un ciclamino appena sbocciato nel sottobosco, costeggiare un Le attività del gruppo hanno preso il via lo scorso mese di febbraio in Valle Intelvi con la classica ciaspolata e proseguiranno fino a novembre di Paolo Borghi corso d’acqua o attraversare un bosco in compagnia di tanti amici che con gran passione, zaino in spalla, borraccia e binocolo, vanno alla riscoperta di un mondo affascinante che pulsa al ritmo dei loro passi”. Le attività di “Esplorando” sono iniziate lo scorso mese di febbraio in Valle d’Intelvi con la classica ciaspolata, con l’escursione di tre ore da Meride a Serpiano ai piedi del Monte San Giorgio nel vicino Canton Ticino, e la ciaspolata verso il Passo della Novena in Valle Bedretto (Svizzera). Il 9 aprile i soci del gruppo festeggeranno la Pasquetta con una facile Progetto Aurora Solzago Riconoscere, gestire, esprimere emozioni Gli Astrofili Lariani e il Cern di Ginevra H a preso il via lo scorso 9 marzo la nuova edizione del progetto Aurora dedicato quest’anno alle emozioni. “L’intelligenza delle emozioni. Riconoscere, gestire, esprimere le emozioni. Come i genitori possono diventare modelli di crescita emotiva” il tema delle tre serate, riservate ai genitori, programmate appunto il 9, il 16 e il 30 marzo, alle ore 20.45, nell’Aula Magna del Politecnico (via Castelnuovo 7). Le iscrizioni agli incontri (la partecipazione è gratuita ma con prenotazione obbligatoria) si sono chiuse con oltre 850 richieste di partecipazione. “Insieme alla nostra Valerie Moretti prenderemo spunto da due capolavori di Shakespeare, Otello e Romeo e Giulietta - spiega l’assessore comunale alle Politiche Educative e alla Famiglia Anna Veronelli, promotrice e curatrice del progetto Aurora fin dalla prima edizione - Abbiamo scelto queste opere perché sono quattro secoli che ritraggono, con maestria e acutezza, uno straordinario ventaglio di emozioni che ancor oggi noi proviamo, con uguale intensità. Con l’aiuto del teatro e di Jacopo Boschini, cercheremo, inoltre, di imparare ad allenare i figli per sviluppare il loro quoziente emotivo, un tesoro, ancora più prezioso del quoziente intellettivo, che consentirà loro di affrontare in modo più equilibrato ed efficace le sfide, le difficoltà e le opportunità della vita”. Dalla prima edizione ad oggi sono oltre 4mila i genitori che hanno partecipato agli incontri di Aurora. V enerdì 16 marzo, alle ore 21.15, presso il Centro Civico “Borella” di Solzago di Tavernerio, il Gruppo Astrofili Lariani propone “Viaggio al CERN di Ginevra”, un reportage a cura del socio Marco Gorza della sua visita al CERN, dove attualmente vengono studiati i primi momenti successivi al Big Bang e la natura della materia. L’ingresso è libero. Per informazioni, la sede del Gruppo Astrofili Lariani si trova in via Liberazione 5 a Solzago di Tavernerio, presso il Centro Civico “Borella”; tel. 328.0976491 (dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 21); e-mail: [email protected]; sito web: www.astrofililariani.org. gita transfrontaliera da Uggiate - Val Mulini al percorso – natura “Penz” di Chiasso, mentre il 15 aprile cammineranno per circa tre ore da Salorino a Cragno, ai piedi del Monte Generoso. Domenica 6 maggio si effettuerà un’escursione in Malcantone, da Arosio al Monte Ferraro (m.1492) e nel mese di giugno è possibile provare l’emozione di fare una gita in gommone sul fiume Ticino accompagnati da guide esperte. Il 21 e 22 luglio si salirà al Rifugio Camosci (m.1222) in Val Sesia, il 2 settembre si percorrerà il sentiero, da cui si gode una vista mozzafiato sul lago Maggiore, che va da Dumenza ad Agra (Varese) mentre il 13 e 14 ottobre con il gruppo GRIM - CAI di Varallo Sesia si attraverserà il Sentiero Confinale da Bizzarone a Como con vista su monti e lago. Nel mese di novembre si concluderà l’attività 2012 di “Esplorando” con l’escursione “Viggiù – Monte Orsa – Bizzarone – Como”, il trekking “Laveno – Porto Ceresio – Sentiero Balcone Lombardo” e con la gita da Colonno a Mezzegra lungo gli antichi sentieri e le vecchie mulattiere che collegano nuclei abitati di grande interesse storico. L’escursione si snoda appena sopra il lago di Como tra vecchi palazzi, maestose ville, suggestivi vicoli e piazzette. Chiunque desidera conoscere tutte le attività del gruppo Esplorando può telefonare allo 031-948420 o recarsi direttamente nella sede della Sottosezione del CAI di Bizzarone in Via Santa Margherita presso il Centro Sportivo, aperta ogni venerdì dalle 21 alle 22.30. Hai l’alcolismo in casa? Vuoi saperne di più? I Gruppi Familiari Al-Anon condividono le loro esperienze in modo anonimo e gratuito e possono offrirti le informazioni che cerchi Telefona allo: 800 087 897 S. Fedele Intelvi Vita e arte di Diego Carloni L culturale ’Associazione A.P.P.A. Cu.V.I. (Associazio- ne per la Protezione del Patrimonio Artistico e Culturale della Valle Intelvi) propone per venerdì 16 marzo, alle ore 20.30, presso la sala Assembleare della Comunità Montana Lario Intelvese a San Fedele Intelvi, un incontro del prof. Andrea Spiriti sul tema “Diego Francesco Carloni. Vita e arte di un grande Intelvese in Europa”. L’ingresso è libero. Como Cronaca Sabato, 17 marzo 2012 25 Uggiate e Ronago ricordano padre Ambrosoli Il 27 marzo ricorre il 25° anniversario della scomparsa del medico e missionario comboniano fondatore dell’ospedale di Kalongo I l 27 marzo ricorre il 25° anniversario della morte di Padre Giuseppe Ambrosoli, Servo di Dio, medico e missionario comboniano. La sua vita vissuta seriamente per Dio, nella semplicità del quotidiano, mostra un uomo di straordinaria fede e profonda umanità, testimone umile e limpido d’amore per i fratelli. La comunità pastorale di Uggiate e Ronago vuole ricordarlo in modo festoso per trasmettere a tutti, ma in particolare ai giovani, il grande dono che è Padre Giuseppe e per continuare l’impegno di solidarietà, che in questi anni non è mai venuto meno, con l’Ospedale di Kalongo in Uganda. Chi era padre Ambrosoli? Nato La comunità pastorale nel 1923, dopo una laurea in medicina e chirurgia a Milano e la specializzazione intende ricordarne la a Londra in malattie tropicali, padre figura in modo festoso Giuseppe Ambrosoli entra nell’ordine dei comboniani con il sogno di partire per per trasmetterne l’Africa e dedicare la propria esistenza ai la memoria. più poveri. Nel 1955 si reca a Kalongo nel nord dell’Uganda per gestire un piccolo Una presenza dispensario locale. Professionalità e ancora viva dedizione, competenze mediche e spirito imprenditoriale, unitamente al supporto di tanti medici volontari e amici finanziatori, lo portano a trasformare in 32 anni il piccolo ambulatorio in una delle più importanti strutture sanitarie ugandesi, con 330 posti letto e standard di cura elevati. “Salvare l’Africa con gli Africani”: nel 1959 Padre Giuseppe fonda una scuola specialistica di ostetricia nella convinzione che la formazione qualificata sia la strada maestra per l’autonomia delle future generazioni. Nel 1987 la guerra civile che flagella il nord Uganda porta all’evacuazione forzata dell’ospedale per ordine militare. Padre Giuseppe, provato dalla fatica e dalla sofferenza, muore a Lira il 27 marzo nel 1987 . Dopo la sua morte viene avviata la causa di beatificazione, tuttora in corso. Nel 1989 l’ospedale di Kalongo viene riaperto ed intitolato al suo fondatore: nasce il Dr. Ambrosoli Memorial Hospital, alla cui guida arriva padre Egidio Tocalli, missionario comboniano e medico che lo dirige sino al 2008 portando avanti il processo di “africanizzazione” iniziato dal fondatore. L’Ospedale, fondato nel 1957 è un ente privato non profit appartenente alla Diocesi di Gulu. È una delle più importanti organizzazioni sanitarie ugandesi per numero di letti (345) e garantisce assistenza sanitaria qualificata a circa 50.000 persone l’anno: il 70% donne e bambini. Dotato di 7 reparti - maternità, pediatria, malnutrizione, medicina generale, chirurgia, tbc, aids - un poliambulatorio per pazienti esterni, un laboratorio di analisi e radiologia e 2 sale operatorie. Impiega 320 occupati, tutti ugandesi. La Scuola di ostetricia viene fondata nel 1959 da padre Ambrosoli per trovare una soluzione sostenibile al grave problema della mortalità materno - infantile in Africa. Punta sulla formazione qualificata quale fattore primario per dare alle future generazioni la possibilità di un futuro autonomo anche in campo sanitario. Dalla sua nascita ad oggi la St. Mary’s Midwifery School ha qualificato 1200 ostetriche. Oggi è considerata una struttura di eccellenza nella formazione medica specialistica e le sue ostetriche diplomate vengono richieste non solo nelle strutture ugandesi, ma anche in quelle di Tanzania, Kenia, Sudan, Congo e altri paesi dell’Africa sub sahariana. Ricordiamo che al missionario scomparso è dedicata la mostra: “Da Como a Kalongo, sulle orme di padre Ambrosoli”, allestita presso il Broletto, a Como, fino al 31 marzo prossimo. Programma Il programma delle celebrazioni prevede: Sabato 24 marzo a Ronago – ore 20.30: in cammino. ..sulla via della Croce con Padre Giuseppe e i Missionari Martiri Domenica 25 marzo a Ronago, ore 16.00: “Una presenza viva” Elevazione spirituale con le Corali della Comunità Pastorale; Martedì 27 marzo a Ronago, ore 20.30: Celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo mons. Diego Coletti . Confindustria Como, 26 marzo La terra nelle nostre mani... “ L Un incontro con Vandana a Terra nelle nostre mani. Diritto al cibo e rispetto Shiva. Diritto al cibo, dell’ambiente”. Questo sovranità alimentare, il titolo dell’incontro rispetto dell’ambiente e con Vandana Shiva in programma lunedì 26 marzo alle 20.30 presso di intervenire promuovendo e delle culture locali i temi esostenendo la sala conferenze di Confindustria iniziative e progetti in centrali dell’incontro Como, via Raimondi 1, organizzato da grado di offrire risposte e opportunità Parolario in collaborazione con Lisa organizzato da Parolario concrete di miglioramento delle Spa e il contributo della Fondazione condizioni di vita. In particolare, Prima Spes Onlus. A moderare l’incontro sarà Nello la Fondazione si propone di contribuire attivamente Scavo di Avvenire. Diritto al cibo, sovranità alimentare, allo sviluppo umano e sociale delle realtà più povere rispetto dell’ambiente e delle culture locali, saranno i e bisognose sia in Italia che nel Mondo, sostenendo e temi centrali di questo incontro tra Vandana Shiva e il promuovendo iniziative e progetti che intervengano territorio comasco per mettere a fuoco la complessa sulle cause del disagio, nonché sugli effetti da questo tematica delle emergenze ambientali e alimentari indotti, privilegiando sempre la tutela dei soggetti più internazionali in un’epoca di importanti cambiamenti deboli e la promozione dei loro diritti. Gli interventi storici e politici. Vandana Shiva, attivista politica e che caratterizzano l’impegno della Fondazione nei ambientalista, è tra le figure più prestigiose che si battono Paesi del Sud del mondo sono di due tipi: umanitari e a livello internazionale contro la globalizzazione liberista. imprenditoriali. Gli aiuti umanitari si manifestano con Shiva ha vinto il premio Nobel alternativo per la pace interventi concreti per alleviare emergenze alimentari, nel 1993 ed è direttore della Research Foundation for per interventi nel campo sanitario, per assistenze Science, Technology and Natural Resource Policy. Ha di tipo sociale e nel settore dell’istruzione. Per la scritto numerosi saggi, alcuni dei quali tradotti in italiano. parte imprenditoriale la Fondazione contribuisce a La Fondazione Prima Spes Onlus persegue finalità creare iniziative professionali, supportando le spese umanitarie, di solidarietà e utilità sociale. Nasce come per l’acquisto di attrezzature, macchinari, materiali risposta al desiderio di accogliere i bisogni di chi si trova e coinvolgendo tecnici in grado di avviare i processi a vivere in condizioni di disagio, sofferenza e povertà produttivi all’interno di una comunità. Gli aiuti comprendono inoltre corsi di formazione professionale e avviamento al lavoro. In Italia l’impegno della Fondazione è rivolto soprattutto ai bambini e ragazzi in situazione di disagio personale e/o familiare, alle famiglie che si trovano in condizioni di fragilità e difficoltà, a persone disabili, a giovani vittime di abuso di sostanze (tossicodipendenze), a ragazzi e giovani adulti senza lavoro e a rischio di emarginazione sociale. Un’attenzione speciale è rivolta anche all’ambiente e agli animali, con interventi mirati di protezione e tutela, nonché di sensibilizzazione e diffusione di una cultura che promuova la difesa e la valorizzazione della biodiversità e dell’ambiente, il rispetto del diritto alla vita di ogni essere vivente, la protezione degli animali e l’affermazione dei loro diritti. L’incontro con Vandana Shiva si colloca nel percorso di avvicinamento alla 12° edizione di Parolario che si terrà a Villa Olmo, Villa del Grumello, Fondazione Ratti ed altri luoghi del territorio dal 30 agosto al 9 settembre. Il tema della edizione 2012 sarà “Leggere il futuro”. L’incontro è gratuito fino ad esaurimento posti con prenotazione obbligatoria a: 031-301037, info@parolario. it. Como Cronaca 26 Sabato, 17 marzo 2012 Gravedona ed uniti Una conferenza di grande interesse, presso il locale presidio ospedaliero, tenuta dal prof. Roberto De Mattei Unità d’Italia: il ruolo della Chiesa V enerdì 2 marzo 2012 si è tenuta una conferenza sul sopra citato tema del gradito ospite prof. Roberto de Mattei presso la sala congressi dell’Ospedale di Gravedona e Uniti (Co). Il relatore è ordinario di storia moderna e del cristianesimo all’Università Europea di Roma, nonché Preside della facoltà di scienze storiche della stessa e fino a tre mesi fa vice presidente del C.N.R.,carica che negli ultimi tre anni è stata duramente contestata a causa di alcune sue critiche sulle teorie evoluzionistiche e,forse, anche perché cattolico. L’evento è stato organizzato dall’Associazione Lario-Lombardia e dalla Società Storica Altolariana. Lo scopo era quello di dare una lettura, non necessariamente politically correct , ma senza alcuna volontà di polemica postuma, del processo di unificazione del nostro Paese che consentisse, a oLGIATE s. mESSA militari defunti indagando il passato, di capire meglio il presente per proiettarsi in un futuro meno liquido. Ancor più che una emergenza economica oggi infatti, affermava de Mattei, si sta vivendo un’emergenza morale. Il 17 marzo 1861 nasceva il nuovo Stato unitario. Una settimana dopo, Cavour enunciava la celebre,e ambigua per i più, formula “libera Chiesa in libero Stato” che non c’entra nulla con l’evangelico date a Dio ciò che L a celebrazione di una Santa Messa a ricordo dei militari defunti della zona Colline Comasche e la Benedizione della nuova Bandiera è il prossimo appuntamento della Sezione di Olgiate Comasco dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, nata subito dopo la fine della prima guerra mondiale e formata da 250 soci tra i quali 22 reduci di guerra. La Sezione olgiatese, diretta da 26 anni dal presidente Ernesto Maltecca, ogni anno partecipa con Bandiera e Medagliere a molte manifestazioni e cerimonie patriottiche, raduni d’Arma, iniziative ricreative che servono a mantenere i contatti d’amicizia tra i propri soci che prestano servizio anche presso alcune associazioni come l’Auser, che necessita di sostegno nello svolgimento delle varie attività d’assistenza agli anziani, la Caritas parrocchiale che attualmente sostiene circa 80 famiglie, e che spesso vanno nelle scuole per ricordare ai giovani che Merlettaie pellegrine al Soccorso Domenica 18 marzo tradizionale appuntamento promosso dal gruppo “Amici del Tombolo” I è di Dio e a Cesare ciò che è di Cesare. Assumendo, in sintesi, diceva il relatore, il trinomio: Dio, Patria e Famiglia, con l’enunciato cavouriano , e con l’azione del ministro, per più anni, della Pubblica Istruzione (Cultura) di allora De Santis, di fatto Dio avrebbe dovuto occuparsi del privato,relegato nelle sacristie, mentre lo Stato,con la sua morale laica, della “cosa pubblica”. La morale, e ancor prima, la fede cattolica, fino ad allora riferimento l gruppo ‘Amici del Tombolo’ di Griante organizza, per domenica 18 marzo, il XV Pellegrinaggio delle Merlettaie al Santuario della Madonna del Soccorso – Ossuccio (CO). Il programma prevede: ore 10.15 ritrovo presso la Prima Cappella e saluti; ore 10.30 salita del Sacro Monte; ore 11.20 S.Messa al Santuario con offerta dei pizzi e benedizione dei tomboli ore 12.30 pranzo tradizionale presso Trattoria al Santuario. Il celebre Santuario barocco, indicato delle popolazioni italiane,non avrebbe più dovuto interessarsi della cultura e della società.In realtà questa era ancora alimentata dal cattolicesimo e quindi Patria e Famiglia mantennero per qualche tempo i connotati tradizionali. Con l’avvento del fascismo, e del ministro Gentile, dell’educazione dei giovani doveva interessarsi principalmente lo Stato. Dopo la seconda guerra mondiale venne messo in crisi anche il secondo termine: Patria. Si andava sempre più affermando una mentalità e una cultura laicista radicaleggiante in nome della libertà individuale (urge d’altra parte chiedersi cosa sia veramente la libertà). Si arrivò quindi al 1970 anno in cui fu introdotto il divorzio; cadeva allora anche il terzo pilastro: la Famiglia. Paradossalmente,proprio nelle celebrazioni del 150°, che vedevano in prima fila il Capo dello Stato, di fatto anche la politica abdicava al suo compito, come sappiamo veniva costituito un governo di non eletti ( prescindendo da qualsiasi giudizio su di esso). Oggi è sotto gli occhi di tutti,affermava de Mattei, l’ impero del relativismo etico: ciascuno afferma quello che vuole e,soprattutto,questo deve essere riconosciuto come verità. Non esiste dunque più una verità oggettiva, dei valori forti e condivisi dai quali dipendere ma tutto è ridotto ad opinione personale, con le conseguenze di decadenza che sono sotto gli occhi di tutti e con gravi rischi per una pacifica convivenza civile, in quanto potrebbe prevalere “l’opinione del più forte”. Secondo de Mattei urge riproporre,vivendoli, i valori forti o non negoziabili (specialmente la vita dal concepimento alla fine naturale, la famiglia e la libertà di educazione) come li chiama Benedetto XVI°, e dunque, riferendosi ancora al Papa, occorre che i cattolici, anche se minoranza, riacquistino la consapevolezza di una testimonianza,o militanza,in una società che non voglia essere decadente. Sergio Rovelli tragedie come l’ultimo conflitto mondiale, che ha provocato settanta milioni di morti in tutto il mondo non devono più ripetersi, e che quanto è stato realizzato dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi è da attribuirsi anche al doloroso contributo e al lavoro operoso dati dalle forze combattentistiche, in guerra e in pace, per la costruzione, il progresso e lo sviluppo della nostra Patria. L’associazione è aperta anche ad iscritti d’altre Sezioni soppresse anni fa dall’allora vescovo di Como mons. Alessandro Maggiolini quale “luogo privilegiato di preghiera per le vocazioni” e dichiarato chiesa giubilare per l’Anno Santo del 2000, è preceduto da 14 cappelle contenenti le figurazioni dei Misteri del Rosario. La Prima Cappella, l’Annunciazione, raffigura la casa della Madonna in stile lombardo del ‘600 e oltre a un letto con lenzuola bordate di merletto vi è affrescato anche un tombolo con pizzo: per questo il Gruppo ‘Amici del Tombolo’ di Griante ha scelto la Madonna del Soccorso quale sua patrona (aggiungendole informalmente l’affettuoso titolo di ‘Madonna del Fusello’) ed organizza annualmente questo appuntamento di preghiera, in prossimità della Festa dell’Annunciazione. Mezzi pubblici: linea autobus C10 ComoColico in partenza da Como Stazione Autolinee h. 8.20 con arrivo a Ossuccio (chiesa parrocchiale) h. 9.07 o a Lenno (chiesa parrocchiale) h. 9.11; è possibile concordare l’accompagnamento in auto fino alla Prima Cappella. Per la passeggiata e soprattutto ai simpatizzanti che pur non avendo vissuto la guerra sulla propria pelle custodiscono il patrimonio di memorie e insegnamenti di chi sul campo di battaglia c’è stato. La Santa Messa a ricordo di tutti i militari defunti della zona delle Colline Comasche e la Benedizione della nuova Bandiera si terrà giovedì 29 marzo alle ore 18,15 presso la chiesa parrocchiale “ SS. Ippolito e Cassiano” ad Olgiate Comasco. Paolo Borghi sono consigliate scarpe comode. Gli organizzatori fanno sapere che è sempre gradita l’offerta di un pizzo, per canestri o banco-vendita pro restauri; i doni verranno portati all’altare durante l’Offertorio, mentre al termine della Messa ci sarà la simbolica benedizione del tombolo nella cappellina. Anche quest’anno verrà realizzato un ricordo della giornata: un fusello profumato (fragranze: rosa o lavanda) disponibile dietro un’offerta minima di 4 euro cadauno; il ricavato andrà a favore dell’associazione no-profit “Amici dei Bambini” e delle Mamme di Makoua, fondata dal francescano padre Arcangelo Zucchi da Mandello Lario (recentemente scomparso). L’invito è rivolto a tutte le scuole e i corsi, alle singole merlettaie, alle rispettive Parrocchie e Amministrazioni Comunali (non verranno inviati inviti personali per posta). E’ gradita comunicazione del numero approssimativo di partecipanti; per il pranzo è necessario essersi prenotati entro giovedì 15 marzo. Per ulteriori informazioni ed iscrizioni tel. 0344-40288. Testimonianze l sostegno alla scuola di Novosibirsk Quaresima Irientra in Russia, nel cuore della Siberia, tra i progetti di carità sostenuti diocesi di Como attraverso la di fraternità: dalla Quaresima di Fraternità 2012. è prevista, la concessione di 5 mila euro tutti i progetti infatti, a fra Corrado Trabucchi, missionario orginario di Semogo, in Valtellina, appartenente all’Ordine dei Frati Minori, sostenuti per contribuire alle spese correnti della scuola “Natale del Signore”. Quaresima-Pasqua dalla Diocesi Gli altri progetti individuati dal di fraternità 2012 Sabato, 17 marzo 2012 Centro Missionario Diocesano e dalla Caritas riguardano, invece, le missioni diocesane in Camerun e Perù, dove sono presenti i nostri fidei donum, e il Sud Sudan, nella diocesi di Wau, dove da alcuni anni sono presenti due volontari Caritas. A questi si affiancano altri due progetti a favore di missionari nativi della nostra diocesi. Il primo coinvolge Stefano Giudici, orginario di Villaguardia, impegnato con i bambini di strada di 27 Korogocho, a Nairobi, capitale del Kenya per cui è previsto un contributo di 3 mila euro (per 3 anni) per sostenere le attività con i bambini. Il secondo intervento è indirizzato a padre Mario Frigerio e padre Piergiorgio Cappelletti, missionari del Pime in Camerun, originari di Parè e Capiago. Grazie ad un contributo di 4 mila euro potranno acquistare 60 macchine da cucire per il centro di formazione di Toulun. Giustizia e Pace si baceranno 1 In un piccolo nido tra le betulle siberiane (Sal 85,11) Il racconto di fr. Corrado Trabucchi missionario in una piccola scuola cattolica nel cuore dell’Asia. Un progetto che sarà sostenuto dalla diocesi Fratel Corrado Trabucchi, nativo di Semogo, missionario in Siberia, ci presenta la Scuola Francescana Natale del Signore a Novosibisk, uno dei progetti della Quaresima 2012. L a scuola cattolica francescana Natale del Signore ha aperto le porte nel 1994. Un piccolo nido tra le betulle siberiane. Negli anni ‘90 la chiesa cattolica si è impegnata per raccogliere i cattolici dispersi, deportati in Siberia. Si parlava di 2 milioni di tedeschi, migliaia di polacchi, ucraini, lituani. Per sei anni dal 1995 ho celebrato quotidianamente la santa messa in lingua tedesca. Partecipavano alla messa una cinquantina di nonne. Le nonne “d’oro” per indicare il loro grande impegno nel conservare e trasmettere la fede in tempi di persecuzione. Ho raccolto le loro testimonianze. Strappate a forza dalle loro dimore del Volga una terra fertile e curata e deportate con le loro famiglie in Siberia. Scaricate da un treno in pieno inverno. Nonostante la compassione della gente del posto molti sono morti, sopratutto bambini ed anziani. I mariti sono stati mandati ai lavori forzati e pochi sono ritornati a casa. Loro hanno battezzato figli e nipoti di nascosto. Hanno insegnato loro a pregare e a soffrire per Cristo. La parrocchia dell’Immacolata è nata nel 1984. Il suo primo parroco p. Josef Svidiski è stato arrestato mentre celebrava la santa messa e messo in prigione qui a Novosibisk. Dopo di lui è venuto dalla Lituania un giovane francescano p. Saulo Bitautas e da allora i frati minori sono a Novosibirsk. Abbiamo festeggiato l’anno scorso 25 anni di presenza. La parrocchia è formata da un centinaio di persone. Una piccola chiesetta ed un piccolo oratorio che qui chiamano la scuola domenicale (Sontagschule) o scuola del giorno del sole o Vascreska (la scuola del Risorto) dal tedesco Sonntag, giorno del sole, o dal russo Vascrisenia, giorno del risorto. Faccio notare che il nome Vascrisenia sta per Domenica, giorno del Signore. La scuola è per i bambini della parrocchia ed aperta a tutti. Il nostro quartiere si caratterizza oggi per la presenza di molti immigrati dai paesi del sud. Tagiki, Usbieki, A “ Mosca, a Mosca!” anelano le “Tre sorelle” di Cechov, perdendosi nel sogno e nella memoria di una vita cittadina completamente diversa da quella soffocante della campagna cui sono costrette. Cento anni dopo la Russia è certo cambiata, ma alcune sue caratteristiche rimangono e fra queste la grande distanza tra le grandi città – prime fra tutti Mosca e San Pietroburgo – e la sterminata campagna del Paese più grande del mondo. Proprio questa distanza sembra aver caratterizzato le elezioni che hanno riportato Putin alla presidenza. Se nelle città abbiamo visto un fermento nuovo, con la presenza, per la prima volta, di manifestazioni di protesta contro il regime, nelle campagne il fermento cittadino non è arrivato, se non in modo estremamente rarefatto. E la campagna, la grande pancia del grande Paese ha votato ancora una volta per l’uomo forte. Putin aveva già svolto due mandati da presidente, quindi per rispetto formale della Costituzione ha proposto il suo uomo Medvedev Kasachi. Vengono in Russia per un lavoro più retribuito. Di solito cominciano gli uomini e poi appena possono si tirano dietro le famiglie. Sono dei gastarbaiter o immigrati per lavoro. La famiglia assieme alla scuola educa i bambini. I bambini sono a rischio. A molti genitori viene tolta la patria potestà e i bambini vengono messi in questi orfanatrofi in attesa di essere adottati. Nel 2009 in Russia sono morti 500 bambini, oltre 900 sono stati violentati e 12500 risultano dispersi. Questi sono solo dati ufficiali. Manca un sistema di difesa dei diritti del bambino. La scuola cattolica francescana Natale del Signore è un piccolo fuoco acceso per illuminare e riscaldare il mondo dei piccoli. Per ora è una scuola elementare con 4 classi e la preparatoria. I bambini sono una cinquantina. Mangiano 3 volte (colazione, pranzo e merenda). Vengono al mattino alle 8.30 e ritornano a casa alle 17.00. Molti vivono con la sola mamma o i nonni che hanno preso la patria potestà per salvare i nipoti dagli ospizi per bambini. In questi ultimi anni c’è una tendenza che vorrebbe abolire tutti questi orfanatrofi e facilitare gli affidamenti e le adozioni. Purtroppo si riscontra che molti bambini, dopo qualche tempo in queste nuove situazioni, chiedono ✎ ELEZIONI IN RUSSIA | di tornare all’orfanotrofio. La famiglia ha bisogno di sostegno e formazione. Difendere il bambino significa per prima cosa che i suoi genitori abbiano compassione di lui e che il padre e la madre che si erano perduti, causando la perdita della patria potestà, ritrovino loro stessi e le loro creature. In questo la scuola può aiutare i genitori a capire che essere genitori è il senso della loro vita e una vocazione. Ogni giorno a scuola preghiamo il Padre Nostro, l’Ave Maria, l’Angelo di Dio e l’Eterno Riposo per i nostri morti. La scuola è sostenuta dalla Provvidenza che agisce attraverso gli amici come voi. Ha la licenza e l’accreditazione secondo le leggi della federazione Russa. Una bambina della preparatoria che appena cominciava a leggere “Katoliceskaia, Franziscanscaia sckola”, cioè scuola Cattolica Francescana, leggeva la parola Franziskanskaia come Fantasticescaia... e diceva agli amici e conoscenti che lei frequentava la scuola cattolica “Fantastica”! Capito? È la scuola Cattolica francescana Natale del Signore di Novosibisk la Scuola Fantastica perchè voi la portate nel cuore e la aiutate. Vi siamo riconoscenti. fr. Corrado di Riccardo Moro I due volti del potere alla presidenza, facendosi nominare capo del governo. Ora si è ricandidato alla presidenza e ha vinto. I democratici rimangono interdetti, parlano di occupazione del potere e lesione di fatto della democrazia. Accusano il potere di avere monopolizzato la stampa e di avere così ottenuto il successo. In Russia in effetti la libertà di stampa è minacciata. I giornalisti più liberi hanno paura, a volte pagano con la vita. Nelle zone rurali più che i giornali arriva la televisione pubblica, diligentemente sintonizzata sulle sensibilità del governo. Un dato interessante è quello delle connessioni internet, molto diffuse in città ma ancora rare nelle zone rurali. Durante i mesi scorsi nelle grandi città russe si è sviluppato un movimento dei “nastrini bianchi”, un’azione di protesta che ha portato in piazza migliaia di persone, un fenomeno che non si era mai visto in passato, né durante la dittatura comunista, né successivamente. Come per la primavera araba, anche in questo caso il movimento ha utilizzato la Rete per diffondere le notizie relative alle richieste del movimento e alle reazioni del governo e delle forze dell’ordine durante le manifestazioni. Tutto questo per le grandi campagne all’interno del Paese, dove le connessioni internet sono rarefatte e la tv pubblica non ha raccontato gli eventi, semplicemente non è avvenuto. La maggior parte della Russia rurale non ha saputo e conseguentemente ha votato. Il voto è stato più equilibrato in città e molto più favorevole a Putin nelle campagne. Il sistema Putin non si fonda solo su un controllo almeno indiretto degli strumenti di comunicazione. Di fatto in questi anni ha amministrato una rete di potere che connette il mondo dei nuovi imprenditori, che vivono soprattutto di grandi concessioni pubbliche, con quello dei militari, si avvantaggia del prezzo del petrolio e allontana con qualunque mezzo chi non è in sintonia. Il caso Khodorkovsky è esemplare: un potenziale oppositore che ha grande successo economico (e dunque può finanziare l’opposizione) viene incarcerato con accuse costruite e sistematiche violazioni dei suoi diritti, come ha certificato la Corte europea di giustizia. Il potere ha bisogno di presentarsi internazionalmente democratico, ma non ha alcuna intenzione di permettere cambiamenti reali. L’affermazione di Putin era prevista. Il dato ufficiale parla di una vittoria al primo turno, ma con un calo di circa il 10% dei consensi rispetto alla precedente. In qualunque modo la si voglia osservare, la politica russa è avvelenata e mostra come la democrazia formale possa essere aggirata. In qualche maniera la Russia mostra, estremizzandoli, le tentazioni vissute da alcune delle grandi democrazie moderne: la magistratura sottomessa all’esecutivo, le concessioni pubbliche distribuite alle imprese più gradite, una concentrazione dell’informazione. Guardando al futuro, vivremo ancora per qualche anno un rapporto contraddittorio con la Russia, che si proporrà moderata nella politica internazionale e spregiudicata in quella interna. Poi, forse, la grande campagna più “connessa” farà definitivamente cambiare gli equilibri. 28 Sabato, 17 marzo 2012 Valli Varesine RICORDI Mercoledì 14 marzo a Canonica sono stati celebrati i funerali di don Croci, nativo di Bedero Valcuvia. Il ricordo dei confratelli A Dio don Sergio, fratello sacerdote D on Sergio Croci è uno dei pochi preti che ha vissuto il suo ministero di sacerdote in tutte e quattro le province della nostra Diocesi. Nato a Bedero Valcuvia il 25 settembre del 1946, è stato ordinato sacerdote due giorni prima del suo ventiseiesimo compleanno. E’ stato vicario prima ad Abbadia Lariana, fino al 1982, poi a Cadorago, dove ha anche svolto il suo primo incarico da parroco. Dopo una parentesi di due anni per malattia, don Sergio ha vissuto il suo ministero in Val d’Intelvi, in particolare a Casasco, e in Valtellina, come cappellano presso l’Ospedale di Sondalo, prestando servizio in molte comunità, in particolare a Ravoledo e diventando amministratore parrocchiale di Frontale. Nel 2006 è tornato nella sua terra natale, come parroco di Brinzio e Castello Cabiaglio e, dal settembre 2009, è stato chiamato come collaboratore a Canonica e nella nascente comunità DON SERGIO CROCI (IL PRIMO DA SINISTRA) CON IL VESCOVO E I SACERDOTI DELLA COMUNITA’ DI CANONICA pastorale di Canonica, Cavona, Duno, Rancio, Cassano e Ferrera. Uomo intellettualmente curioso, appassionato di quanto attraversa il cuore dell’uomo sempre segnato da fatiche e slanci, la sua carità pastorale si è spesa a 360 gradi, nel servizio ai fratelli più bisognosi e sofferenti, nell’educazione dei giovani, nel sacramento della riconciliazione. Guida ai pellegrinaggi in Terra Santa, era suo desiderio aiutare tutti a entrare in relazione con la Parola di salvezza che per la prima volta lì era risuonata. Appassionato di musica e di liturgia, cercava di curare celebrazioni semplici e belle. Attento alle necessità altrui, continuava a credere nella fraternità tra i sacerdoti e a promuoverla con convinzione. Dietro una scorza all’apparenza un poco burbera e tagliente, don Sergio era capace di raggiungere anche solo con una parola o con un saluto le tante persone che aveva conosciuto nel suo ministero, che aveva incontrato magari solo in rare occasioni ma che non mancava di portare nel cuore. Un cuore grande, gremito, traboccante di volti come lo era la chiesa di Canonica mercoledì mattina, in occasione dei suoi funerali. Gente che con semplicità, insieme al Vescovo Diego e ad una cinquantina di confratelli, ha voluto dire con la sua presenza commossa il suo grazie. Commozione acuita dalla rapidità con cui don Sergio ci ha lasciati. Improvvisamente, domenica pomeriggio, dopo aver vissuto nella mattinata il suo ministero presiedendo come di consueto la celebrazione eucaristica, la sua salute ha subito un aggravamento. Appresa dai medici la criticità della situazione, con lucidità, fede e tanta serenità ha voluto ricevere il sacramento dell’unzione degli infermi. E’ stato un momento molto importante per don Sergio, per la sua famiglia e per i sacerdoti della Comunità Pastorale che erano intorno a lui. Insieme, come spesso accadeva al mattino, abbiamo pregato e abbiamo affidato don Sergio all’amore di Dio. Anche quest’ultimo momento della sua vita ha avuto sapore di famiglia e di fraternità. Con la serenità e la semplicità dimostrata nel vivere il momento del passaggio, ha compiuto, ormai da un letto di ospedale, il suo ultimo gesto sacerdotale; ha cioè testimoniato quella fede profonda, costruita e coltivata nell’arco di una vita intera, che è stato il suo bene più prezioso. E che ora, resta l’eredità e il compito più vero per tutti noi. La Comunità Presbiterale della C.P. di Canonica ✎ Grazie, don Sergio I l nostro grazie si eleva fino al coro celeste, del quale don Sergio ora, sicuramente, farà parte. Grazie perché ci ha aiutato a crescere, in questi pochi anni trascorsi insieme a noi nella Comunità di Canonica, Cavona, Duno, Rancio, Cassano e Ferrera, con la sua passione per la musica, ma non per la musica in generale, ma per il canto e le melodie liturgiche, che tanto amava, capaci di trasmettere la fede in Dio a grandi e piccoli. Con determinazione ci insegnava i canti più adatti alle diverse celebrazioni, con pazienza ci correggeva e ci spronava, con forza coinvolgeva l’assemblea nel canto e con maestria riempiva di musica d’organo le mura della chiesa. Ogni sua omelia terminava con una storiella che ci aiutava meglio a comprendere il messaggio del Vangelo, ora noi vogliamo concludere con le parole del Canto di San Damiano, che, ci sembra, descrivano bene la persona di don Sergio e il suo stile di vita, così come lo abbiamo conosciuto … “Ogni uomo semplice... ”Grazie ancora …. il coro di Canonica Giovani Ospedale Cittiglio Brenta RITIRO QUARESIMALE Don Olgiati, nuovo assistente spirituale Spettacolo in oratorio a sabato scorso 10 marzo, don D Rodolfo Olgiati di Gemonio, ha iniziato il suo servizio nel vicariato giovani dell’oratorio e il Ipropongono coro parrocchiale di Brenta alle ore 20.45 “Prestiamo attenzione gli uni agli altri, per stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone.” (Eb 10,24), è il titolo guida del ritiro per la quaresima che la Commissione Giovanile Valli Varesine ha programmato per le ore 14.30 di domenica 18 marzo, presso la Casa di preghiera dei Carmelitani Scalzi di Cassano Valcuvia. CORSO ANIMATORI In preparazione al GREST 2012 la Commissione Giovanile ha programmato un corso di formazione per Animatori rivolto a tutti i ragazzi delle scuole superiori. Il corso è distribuito su tre pomeriggi e si svolgerà all’Oratorio di Cuveglio dalle 14.30 alle 18.00 nelle seguenti domeniche: 25 marzo – 29 aprile – 13 maggio. È necessario iscriversi rivolgendosi alla propria parrocchia, versando un contributo spese di 15 Euro. Per chi lo vorrà, ci sarà anche la possibilità di cenare in oratorio tutti insieme, previa prenotazione all’indirizzo: pastoralegiovanilevalli@ gmail.com . di Cittiglio dove si occuperà in speciale e particolar modo dell’assistenza spirituale presso l’ospedale cittigliese. La prima celebrazione a Cittiglio è avvenuta per don Rodolfo in occasione della visita compiuta da mons. Coletti alla struttura ospedaliera giovedì 8 marzo, mentre la presentazione ufficiale ai fedeli che presenziano abitualmente alle funzioni religiose in ospedale è avvenuta appunto sabato 10 con la celebrazione della S. Messa prefestiva delle ore 16.15. È stato il parroco di Cittiglio, don Giuseppe Cola a presentare don Rodolfo alla Comunità e ad augurargli un buon cammino nelle quattro parrocchie che formano il vicariato cittigliese. di sabato 17 marzo, presso la sala teatro dell’oratorio di Caravate, il Recital: “Rebus”, uno spettacolo interamente ideato dai giovani della parrocchia di Brenta nel quale musica, teatro, ballo ed energia si fondono per dare vita ad un recital che porta in sé un grande messaggio tutto da scoprire, legato alla storia di 5 ragazzi che confrontandosi in una situazione di crisi, arrivano a scoprire la bellezza di un Dio che ci accompagna nella vita quotidiana. Lo spettacolo sarà replicato anche la sera di sabato 24 marzo all’oratorio di Mombello. Cassano Valcuvia Via Crucis per i giovani dei vicariati Sabato, 31 marzo, i giovani dei tre vicariati delle Valli Varesine sono invitati a alla Via Crucis, in preparazione alla Settimana Santa. L’appuntamento è per le 20.30 alla parrocchiale di Cassano Valcuvia. In preghiera si salirà sino alla vicina chiesa di S. Giuseppe, meditando la passione del Signore lungo le cappelline distribuite lungo il percorso. Visto il prossimo appuntamento col VII incontro mondiale delle famiglie di Milano l’invito alla Via Crucis è particolarmente rivolto, quest’anno, a tutte le coppie di sposi e fidanzati che si stanno preparando per questo importante evento. Sondrio Cronaca Sabato, 17 marzo 2012 29 Sondrio. Lo scorso martedì, al cinema Excelsior, don Andrea Straffi ha tenuto una nuova catechesi attraverso l’arte, analizzando il sacramento della Riconciliazione. Lo splendore della misericordia «C hi di voi è senza peccato…». Sembra evocare queste parole il Gesù che il pittore Lorenzo Lotto dipinse tra il 1527 e il 1529 nel suo Cristo e l’adultera(nell’immagine sopra). Un Gesù maestoso e immerso nella quiete. Con la mano aperta verso il mondo, riporta l’equilibrio nel disordine che lo circonda. Placa la concitazione violenta degli uomini sconvolti dall’ira che vogliono lapidare l’adultera. Ridà la concreta speranza di vita alla donna che ha sbagliato. Quest’opera di grande bellezza è stata presentata durante la serata che si è svolta il 6 marzo scorso presso il cinema Excelsior di Sondrio. è il secondo incontro organizzato da don Ferruccio Citterio per il ciclo Catechesi attraverso l’arte. Don Andrea Straffi, responsabile dell’Ufficio diocesano di Arte sacra, ha questa volta illustrato il tema: Lo splendore della Misericordia. Il quadro di Lotto è uno dei dipinti che don Andrea ha mostrato per farci contemplare il concetto centrale di questa sua catechesi. La misericordia, ha esordito, non è un’idea astratta e non è una formulazione filosofica. La misericordia è una persona: Gesù. Il Figlio di Dio, che si è fatto uomo per salvarci, per insegnarci a discernere tra ciò che è bene e ciò che è male, per guidarci verso la salvezza. E poiché Gesù è Uno con il Padre e con lo Spirito, la contemplazione della misericordia è anche contemplazione della Trinità, di cui don Andrea ha mostrato alcune splendide raffigurazioni, come l’affresco del XV secolo che si trova nella chiesa di San Giacomo a Livo (in basso a sinistra). «I primi cristiani avevano ben chiaro che la missione salvifica di Gesù è il solo motivo per cui è venuto sulla terra», ha spiegato don Andrea. Per questo «nessun brano evangelico ha lasciato una traccia così profonda nella prima arte cristiana, come le due parabole della pecora smarrita e del buon Pastore». Ancor oggi, nelle catacombe, la misericordia di Gesù appare affrescata nelle sembianze del Pastore buono che riconduce a sé il peccatore-pecora che si è perduto. Sono tre le parabole della misericordia illustrate principalmente nei secoli: il Servo malvagio, il Figliol prodigo, il Buon samaritano. Don Andrea le ha mostrate nei quadri superbi di Guercino, Murillo, Rembrandt. Nel suo Il buon samaritano (sotto), Van Gogh ha voluto rappresentare Cristo stesso, che nel massimo della tensione carica su di sé l’umanità sofferente. Un’altra immagine ricorrente è quella di san Pietro, in veste di rinnegatore. Una rappresentazione affascinante e interessante si trova nella basilica di S. Abbondio a Como. è l’affresco Flagellazione di Cristo e rinnegamento di san Pietro (in alto a sinistra). In due ambienti separati, vediamo Gesù flagellato alla colonna e Pietro mentre lo rinnega. Le due scene e i due personaggi sono uniti dallo sguardo misericordioso che scorre tra di loro: nel momento del tradimento, Gesù perdona Pietro, il suo sguardo d’amore permette la riconciliazione dell’apostolo. Se è vero che «Cristo non si limita a salvarci dal nostro peccato, dalla nostra perdizione, ma vuole la nostra felicità e ci conduce al nostro destino più pieno e vero», ha detto ancora don Andrea, «la misericordia non può essere separata dalla giustizia». Il Giudizio universale sarà sulla misericordia che noi avremo praticato su questa terra. Al riguardo, don Andrea ha mostrato i suggestivi bassorilievi del battistero di Parma, che raffigurano, nel ciclo del Giudizio universale, le opere di misericordia che Gesù ci ha indicato. Nell’esperienza della misericordia c’è il sacramento della riconciliazione, che educa alla misericordia stessa. Ministro, cioè servo e insieme amministratore del sacramento, è il sacerdote. Le virtù del confessore, ha spiegato don Andrea, sono quattro: la mitezza; il segreto; la sapienza; la prudenza. La confessione è l’evento che consente allo «splendore della misericordia» di operare «il miracolo della conversione». A questo proposito, vale la pena ricordare un bellissimo film del 2008: Gran Torino, con Clint Eastwood per attore protagonista e regista. In quest’opera cinematografica, un giovane sacerdote irlandese pieno di zelo ripetutamente insiste nel suo compito di richiamare Eastwood alla confessione perché si liberi del male che lo abita e che lo rende uomo egoista e ostile. Allo stesso tempo, la sua inesperienza gli rende difficile comprendere il dramma del protagonista. Tuttavia, quando Eastwood riesce a rinunciare al proprio orgoglio e accetta di provare ad abbandonarsi attraverso la per lui incomprensibile confessione, nel suo abbandono e nell’abbandono del sacerdote che lo accoglie accade. Nel confessionale entra l’energia purificatrice e guaritrice, Eastwood comprende qual è l’ordine prioritario, perdona e si fa operaio di bene – addirittura fino ad abbracciare la morte. Cos’è accaduto in quel confessionale se non l’agire della Grazia misericordiosa? Che ci dice che la nostra salvezza, la nostra guarigione interiore va cercata non in un concetto filosofico, ma nella relazione concreta con Gesù. MILLY GUALTERONI Mossini. La scorsa domenica con l’organizzazione dell’associazione “Dukorere Hamwe” Un pranzo per sostenere padre Gianni Nobili D omenica 11 marzo, nei locali dell’oratorio della parrocchia San Carlo di Mossini , si è svolto il pranzo che l’associazione Dukorere Hamwe ha organizzato per raccogliere fondi in aiuto di padre Gianni Nobili, il missionario comboniano di Sant’Anna che opera a Bondo, nella provincia orientale Basso Uele, in Congo. L’incontro ha avuto uno speciale protagonista: Valentino Taloni, 63 anni, di Piateda, di professione elettricista, ora in pensione (primo a sin. nella foto accanto, con padre Gianni al centro e, alle spalle, fratel Toni Piasini, di Poggiridenti). L’anno scorso, Taloni rispose all’inserzione che padre Gianni fece su un giornale per trovare un volontario che installasse un impianto elettrico nell’ospedale organizzato nel villaggio. Impresa tutt’altro che facile. Arrivato in Congo, Taloni ha dovuto ingegnarsi tra mille difficoltà per reperire il materiale necessario, in parte trovato nella città di Kisangani, 530km più a sud di Bondo. «Non trovando, però, le centraline di regolazione per i pannelli fotovoltaici», ha raccontato, «mi son messo in contatto col mio ex datore di lavoro che con molte difficoltà le ha fatte arrivare a Kinshasa». Valentino ha, così, realizzato un impianto elettrico a doppia sorgente energetica: pannelli solari per l’uso quotidiano e un generatore per far funzionare la sala operatoria. Dopo il pranzo, Taloni ha fatto rivivere la sua esperienza anche attraverso le bellissime fotografie che ha scattato. «Sapere che in Italia c’è gente che condivide il tuo ideale e che sa “spezzare il suo pane” per metterlo nelle tue mani affinché tu possa a tua volta curare, sfamare, sostenere chi ha bisogno, ti mette nel cuore tanta energia», ha scritto padre Gianni in una lettera che è stata divulgata al pranzo. «Ti fa dimenticare la fatica. Ti dà la forza di ricominciare ogni giorno un servizio che tenta umilmente di ripetere quello che Gesù di Nazareth ha fato così bene: dare coraggio e speranza a chi nella vita è veramente schiacciato da pesi a volte troppo grandi. Sentite con me anche voi la gioia di sollevare questi pesi, di rasserenare il cuore e di alleviare il dolore di tante persone. Ma sentite anche la gioia di sperimentare dentro di voi il miracolo discreto e prezioso della solidarietà: cioè che il “pane spezzato con amore” cambia la vostra vita e cambia i rapporti con le persone che vivono accanto a voi». Sondrio Cronaca 30 Sabato, 17 marzo 2012 ■ Chiavenna Dal 17 marzo mostra su «La Vita fino alla fine» Dopo il successo di pubblico e critica riscontrato durante il debutto di ottobre a Sondrio, “La Vita fino alla Fine - mostra sulle Cure Palliative e sulla morte”, diventa itinerante e il 17 marzo alle ore 17.00 viene inaugurata presso il Palazzo Pretorio di Chiavenna. La mostra segue la traccia concettuale ideata da Luca Rendina e ripropone il percorso tematico in aree interattive che stimolano il coinvolgimento e la partecipazione dei visitatori in ognuna delle sei sezioni artistiche: storia, arte, letteratura, fotografia, musica e cinema. Durante la mostra saranno esposte alcune opere dell’artista Wanda Guanella sul tema e per tutta la sua durata saranno organizzati concerti, proiezioni cinematografiche e tavole rotonde sul tema. La mostra sarà visitabile fino al prossimo 1° aprile, con i seguenti orari: da lunedì a venerdì, dalle ore 16.00 alle ore 19.00; sabato e domenica dalle ore 10.00 alle ore 12.00 e dalle ore 16.00 alle ore 19.00. «L’85% dei malati terminali – osserva padre Angelo Brusco, del “Camillianum” di Roma, uno dei pionieri dell’assistenza spirituale nelle cure palliative, con alle spalle anche esperienze internazionali – affermano che è importante ricevere sostegno spirituale durante la fase terminale della cura. Il bisogno di spiritualità viene ritenuto centrale in molti studi internazionali ed ora anche in Italia si viene affermando questa necessità». Il dato emerge da una ricerca del 2011, pubblicata dalla Rivista italiana di cure palliative è stato ricordato durante il convegno “L’assistenza spirituale nelle cure palliative: interpretazioni e risposte” che si è tenuto nei giorni scorsi presso l’Istituto nazionale dei tumori di Milano. «Stare accanto ai malati – si è detto ancora – vuol dire chiedersi come porsi con discrezione nella sua storia personale: la spiritualità deve avere i giusti tratti della delicatezza». Le fondatrici delle cure palliative moderne come madame Garnier in Francia e Cicely Saunders in Inghilterra non hanno mai nascosto di trarre il fondamento del loro lavoro dal cristianesimo. «Nei pazienti c’è bisogno di questa dimensione - conclude padre Brusco - ma non viene valorizzata». congresso delle acli Riflessioni sui servizi dello welfare locale. Lo scorso fine settimana sono stati messi a confronto modelli e strategie per venire incontro alle richieste della gente L o scorso sabato 10 marzo Sondrio ha ospitato il ventisettesimo congresso provinciale delle Acli, sul tema “Ho bisogno! Trovo aiuto? Idee a confronto sul welfare locale”. Il presidente Danilo Ronconi ha introdotto la sua riflessione a partire dalla situazione socio-economica di crisi profonda nel Paese dove i bisogni sono molti, crescono e si acuiscono ogni giorno quali la disoccupazione giovanile, le perdite di posti di lavoro con le inevitabili ricadute sul reddito familiare. Quale è la risposta che si può dare oggi, “non domani”, non “staremo a vedere”, non “rinviando la soluzione di problemi urgenti”, quando la richiesta di aiuto, il “dove il trovare aiuto” diventa sempre più difficile e incontra notevoli difficoltà? Anzitutto occorre prendere subito coscienza della realtà, dei nuovi e vecchi bisogni reali della persona in difficoltà. Giova ricordare che la nostra società postindustriale, a differenza di quella agricola di passata memoria, trova il principale e, nella maggioranza dei casi, l’unica forma di sostentamento nel lavoro e nella conseguente retribuzione. Pertanto la prima e urgente forma di intervento è quella di salvaguardare e creare posti di lavoro, fatto a sua volta che oggi diventa sempre più in se stesso una vera e propria forma di welfare. Lo stesso dovrà essere integrato di ulteriori sviluppi quali gli ammortizzatori sociali: cassa integrazione nelle sue diversificazioni. Vittoria Boni, della presidenza nazionale Acli e responsabile della funzione Welfare, ha affermato che: “politici, esperti, accademici” sono in cerca di nuovi strumenti per fare fronte alla crisi, ma gli stessi potrebbero essere del tutto inutili e non bastare se il modello di Welfare rimanesse quello vecchio. Occorrono anzitutto interventi sia del pubblico che del privato per dare alle aziende la possibilità di creare nuovi posti di lavoro, si dovrà affrontare una riforma del lavoro tale da favorire l’entrata nel lavoro dei giovani, oggi tra la più alta percentuale di disoccupati e creare occupazione anche per quegli adulti, spesso con famiglia, che, perso il lavoro, si trovano senza un reddito o con un reddito ridotto. Accanto al problema occupazione si dovranno predisporre adeguate norme tali da regolare anche l’uscita verso la disoccupazione. Sempre sul tema del creare nuove opportunità di lavoro si esprime Virginio Brivio, sindaco di Lecco, che ha illustrato le non poche possibili opportunità di intervento da parte dei Comuni nelle singole e diverse situazioni. “Spesso si tratta di situazioni di famiglie che da due redditi passano a uno solo, oppure potrebbero perdere anche quello e quindi cadere nella povertà, successivamente, verso la strada dell’indigenza fino alla povertà assoluta”, situazione che non potrà essere ignorata dalla collettività. A questo punto il sindaco Brivio elenca tutta una serie di interventi che si potrebbero attuare quali progetti a bando su particolari iniziative che creino occupazione, rapporti con le parrocchie per integrare reciprocamente gli aiuti più urgenti, attuare tirocini in forme molteplici che conducano a inserimenti lavorativi, istituire borse lavoro ecc... Infine sottolinea l’importanza e la necessità di attivare i “piani di zona togliendo la eccessiva tecnicità e favorire al massimo programmazioni condivise da parte dei Comuni con la Regione e le Province, tali da creare redditi minimi. Relativamente a tali iniziative, si dovranno comunque tenere presente due osservazioni: dare le informazioni a tutti, infatti molti, ad esempio, che non sanno usare gli strumenti informatici, corrono il rischio di essere tagliati fuori, e garantire continuazione nel futuro, cioè confermarle negli anni a seguire con la dovuta attenzione, ecc... Infine la responsabile direttrice del servizio sociale Asl di Sondrio, Caterina Perrazzo, pone l’attenzione su quello che definisce “il Fattore Famiglia” vale a dire che per ogni singola famiglia si dovranno analizzare i seguenti fattori: il reddito, i componenti, le situazioni e i problemi particolari e quindi lavorare insieme il più possibile creando ad esempio “la Consulta della famiglia”, attuare il piano regionale della disabilità, indispensabile a sostegno delle famiglie in situazione di difficoltà al loro interno. GIROLAMO ROSSI A Chiavenna il 24 e il 25 marzo Un convegno sulla «Pace» S Esperti e storici si arà un fine settimana altamente scientifico a Chiavenna quello incontrano presso il teatro di sabato 24 marzo. Alle ore Victoria per studiare e 8.30 sarà eccezionalmente aperto il analizzare le caratteristiche Museo del Tesoro in concomitanza con la giornata di studi: “La Pace della bellissima copertina di Chiavenna svelata - Umanisti e di Evangeliario, orgoglio scienziati rileggono un capolavoro dell’oreficeria medievale”, della città e della diocesi. coordinata da Chiara Maggioni, dell’Università di Milano Bicocca docente di Storia dell’Oreficeria all’Università Cattolica. su “I risultati della datazione al radiocarbonio AMS Il convegno, che si terrà presso il Cinema Victoria, è dei materiali organici”; Angelo Agostino, ricercatore organizzato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore all’Università di Torino, su “Caratterizzazione non di Milano in collaborazione con la Collegiata di San invasiva dei materiali inorganici mediante fluorescenza Lorenzo per conoscere e scoprire la storia e lo spessore di raggi X”; Maria Pia Riccardi, professore associato artistico di questo straordinario capolavoro, oggetto di presso l’Università di Pavia, su “Dalle indagini due anni di ricerca multidisciplinare. Gli Atti saranno archeometriche nuovi dati per la storia della produzione pubblicati in “Arte Lombarda”. La giornata sarà divisa dello smalto”; Maurizio Aceto, ricercatore presso in tre sessioni di lavoro: la prima, con inizio alle 9.30 e l’Università del Piemonte Orientale, su “Indagini intitolata Scienza e Tecnica, sarà presieduta da Maria archeometriche: stato dell’arte e prospettive”; infine, Silvia Lusuardi, ordinaria di archeologia medievale Vincenzo De Michele dell’Istituto Gemmologico all’Università Cattolica. Interverranno: Giovanni Morigi, Italiano, il quale presenterà delle “Considerazioni restauratore di Bologna, sul tema “Dall’intervento di gemmologiche”. Nel pomeriggio, alle ore 14.30, avrà manutenzione straordinaria osservazioni sulle tecniche inizio la seconda sessione, intitolata “Liturgia e Storia”, orafe”; Lanfredo Castelletti, docente all’Università che sarà presieduta da Marco Rossi, professore Cattolica e direttore dei Musei civici di Como, su “Indizi associato di Storia dell’Arte Medievale all’Università dall’anima lignea della tavola e dagli altri materiali di Cattolica. Interverranno: mons. Marco Navoni, dottore natura organica”; Marco Martini e Francesco Maspero della Biblioteca Ambrosiana e direttore della Pinacoteca, sul tema “L’Evangeliario e la sua custodia nell’antica liturgia altomedievale”; Marco Petoletti, ricercatore presso l’Università Cattolica, su “Le didascalie delle parti figurate e il distico augurale”; Claudio Franzoni, studioso di arte antica, su “Le gemme antiche di reimpiego”. La terza sessione, intitolata “Arte orafa e Arti figurative” sarà presieduta da Anna Rosa Calderoni Masetti dell’Università di Genova e interverranno: Chiara Maggioni, “Sulle tracce della committenza”, e Marco Collareta, ordinario all’Università di Pisa, su “Le ragioni dello stile: note sparse”. Il mattino seguente, domenica 25 marzo, i docenti intervenuti saranno guidati a visitare le chiese altomedievali di San Fedelino a Novate Mezzola e di San Martino ad Aurogo di Piuro. L’evento è sostenuto dal contributo dei Comuni di Chiavenna e di Mese, della Comunità Montana della Valchiavenna e della Fondazione Gruppo Credito Valtellinese. PIERANGELO MELGARA Sondrio Cronaca Rasura dedica una piazza a don Giacomo Si è svolta l’11 marzo la cerimonia per intitolare la piazza principale del paese al parroco Nana che guidò la comunità dal 1936 al 1980. A Rasura c’è una piazza (la più importante del paese) divisa da un muro che separa in modo netto la parte sacra, di pertinenza della chiesa parrocchiale, da quella laica, nella quale è stato collocato anche il monumento ai caduti, di ambito comunale. I muri di solito separano le proprietà, ma stanno a indicare anche relazioni non sempre idilliache tra le istituzioni. Ebbene, l’amministrazione comunale di Rasura ha deliberato di intitolare proprio la sua parte di piazza ad un sacerdote, don Giacomo Nana, che ha retto la parrocchia per 44 anni, dal 1936 al 1980. E questo fatto è già un indice sicuro della gratitudine e del ricordo che, dopo oltre 30 anni, la popolazione ancora conserva di questo sacerdote. L’apprezzamento per la sua figura, però, è apparso ancor più evidente nella solenne cerimonia di intitolazione che si è svolta domenica 11 marzo. Ad essa, infatti, hanno partecipato non solo i fedeli della parrocchia, ma anche una nutrita delegazione venuta da Lanzada, il paese natale di don Giacomo, autorità «Ha vissuto in modo frugale, quasi francescano. La fede incrollabile ha sempre guidato la sua vita, la preghiera e la penitenza ne hanno accompagnato l’attività pastorale». di Cirillo Ruffoni civili e militari in rappresentanza della Provincia e della Comunità Montana di Morbegno, i sindaci della Valgerola, gli Alpini, gli alunni della scuola elementare guidati dalle loro maestre, oltre a numerose persone venute da vari paesi. La cerimonia, preparata e molto ben condotta da Eugenio Lombella, si è svolta con un solenne corteo, accompagnato dal suono della Banda di Regoledo, al quale sono seguiti il taglio del nastro, i discorsi (sintetici come sanno essere quelli tenuti da persone di montagna) del sindaco di Rasura Maurizio Pezzini, dell’Assessore provinciale Silvana Snider, della maestra Angela Minatta, di don Claudio Rossatti, parroco di Lanzada e già titolare di Rasura. È toccato poi ad Eugenio Lombella tratteggiare la figura di questo «prete di una volta, di una straordinaria correttezza morale, interamente dedito al servizio di Dio e del prossimo, amante della natura, spesso alle prese con le sue api che allevava con tanto amore, attento all’educazione dei bambini e dei giovani». La cerimonia è poi proseguita con lo scoprimento della lapide, con la Santa Messa celebrata dal parroco don Romano Trabucchi e con un rinfresco gentilmente preparato dagli abitanti di Rasura. Il tempo trascorso non ha certo fatto dimenticare questa figura straordinaria, anzi, sembra che abbia solamente contribuito ad aumentare il ricordo e la stima delle persone. Semplice e dimesso nell’aspetto, con il tipico accento malenco, don Giacomo è stato un sacerdote di straordinario rigore morale, che ha richiesto prima di tutto a se stesso e poi ai suoi fedeli. Ha vissuto sempre in modo frugale, quasi francescano, ma, nello stesso tempo, è stato pronto a venire incontro ai bisogni degli altri. Molti ricordano l’attenzione che aveva per i bambini e per i giovani, che seguiva con il catechismo e che spesso intratteneva nella sua casa come in un oratorio. Altri ricordano la premura con la quale venivano seguiti attraverso le lettere, quando dovevano lasciare il paese per lavoro. Nell’immediato dopoguerra don Giacomo ha avuto il merito di istituire l’asilo parrocchiale, che poi ha guidato per vari anni. Se la sua austerità a volte non ha mancato di creare contrasti con le persone, altri aspetti, un po’ misteriosi della sua personalità hanno contribuito a caricare la sua figura di un fascino tutto particolare. In paese si possono ancora raccogliere numerose testimonianze di alcuni suoi interventi che si collocano nella dimensione dello straordinario o che si configurano come autentiche virtù di pranoterapia. Più sicure e certamente più documentate sono la fede incrollabile che ha sempre guidato la sua vita, la preghiera e la penitenza con le quali ha accompagnato la sua attività pastorale. È capitato più volte ai fedeli di sorprenderlo in chiesa, negli orari più impensati, inginocchiato per terra oppure prostrato sul nudo pavimento, davanti all’altare, completamente immerso nella preghiera. Biblioteche aperte a piccoli e grandi, diversi gli eventi L’ I preti del Vicariato di Sondrio annunciano che è tornata alla Casa del Padre la mamma di don Augusto Bormolini signora Maria Alice Mazza Nel formulare sentite condoglianze a don Augusto e ai familiari in lutto, assicurano preghiere di suffragio per l’anima eletta chiedendo al Signore della vita di accoglierla in cielo fra i giusti che vivono nel Signore. Il Vicariato di Tresivio si unisce al dolore di don Augusto Bormolini per la scomparsa della mamma Maria Alice Mazza ■ Sondrio Nuovo incontro con gli Amici della Biblioteca Prosegue il ciclo di incontri per ricordare il centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia organizzato dall’ associazione Amici della Biblioteca di Sondrio, con la collaborazione della Società Storica Valtellinese. Lunedì 19 marzo, alle ore 17.30 in biblioteca si terrà l’incontro sul tema “Risorgimento al femminile” e avrà come relatrice Augusta Corbellini. ■ Regoledo Gli appuntamenti col Quaresimale 2012 I vicariati di Colico, Morbegno e Talamona, propongono una serie di incontri comuni per il Quaresimale che si svolgeranno presso la sala teatro “Beato Piergiorgio Frassati” di Regoledo con inizio alle ore 20.45. Il prossimo incontro si svolgerà mercoledì 21 marzo “Il Messia debole e le esigenze della sequela” (Mc 8,27-9,1) Relatore: don Marco Cairoli ■ Sondrio Veglia di preghiera per i missionari martiri Sabato 24 marzo, alle ore 21.00, nella cappella dell’Istituto “Pio XII”, si svolgerà la veglia di preghiera in occasione della 20ª giornata di preghiera e digiuno in memoria dei missionari martiri da tema “Amando fino alla fine”. ■ Valmalenco Quarta domenica di formazione per catechisti ■ Valmalenco Unione dei Comuni Lombardi della Valmalenco – Comuni di Caspoggio, Chiesa in Valmalenco e Lanzada – presenta un insieme di attività di promozione della lettura e di animazione rivolte ai più piccoli e ai più grandi, organizzate dal Servizio Biblioteche della Valmalenco, in collaborazione con la Cooperativa Sociale Ippogrifo. Continua Fuori Classe un’esperienza di incontro e di animazione, che si svolge tutti i mercoledì pomeriggio anche nel mese di marzo dalle ore 14.30 alle 16.30 e che prevede il sostegno nello svolgimento dei compiti e nello studio, a seguire Sabato, 17 marzo 2012 31 momenti ludico-ricreativi. Si rivolge ai ragazzi e alle ragazze della scuola media, con un’età compresa fra gli 11 e i 14 anni. Le attività si fanno in parte all’interno della Biblioteca Comunale di Lanzada, per quanto riguarda l’aiuto nei compiti e nello studio e in parte presso la palestra della scuola primaria di Lanzada. Dopo la lettura in occasione del Natale, ripartono i Viaggi sul tappeto delle storie per la primavera: letture animate e laboratori creativi per tutti i bambini dai 3 agli 11 anni. Le attività si terranno presso la Biblioteca di Caspoggio sabato 17 marzo dalle 15 alle 17 (dalle 15 alle 16 per i bambini da 6 a 11 anni, dalle 16 alle 17 per i bambini da 3 a 6 anni). In calendario c’è poi l’iniziativa Storie piccine: letture animate, filastrocche, giochi sonori per genitori e bambini da 0 a 3 anni. Il primo incontro è stato venerdì 2 marzo dalle 16 in Biblioteca a Lanzada. Il prossimo appuntamento è venerdì 16 marzo, a partire dalle 16, in Biblioteca a Caspoggio. Sabato 28 aprile e sabato 12 maggio, dalle 16 alle 18 presso la sala polifunzionale di Caspoggio, si svolgerà Creativa-Mente, laboratori creativi per grandi e piccini per costruire, inventare, liberare la propria fantasia! «Come si diventa cristiani oggi e la nostra catechesi»: è questo il tema della quarta domenica di formazione per catechisti proposta dal vicariato di Sondrio e che si svolgerà il 25 marzo a Chiesa Valmalenco. La giornata prevede l’accoglienza alle ore 9 e il “lancio” del tema, la Santa Messa con la Comunità parrocchiale alle ore 10.00, l’incontro con don Battista Rinaldi, il pranzo offerto dalla Parrocchia di Chiesa, un laboratorio e la preghiera conclusiva alle ore 16. Iscrizioni entro il 18 marzo, telefonando a don Ferruccio (333.4211260) o a suor Imelda (0342.453728). L’iniziativa è aperta anche agli altri Vicariati. ■ Sondrio Via Crucis dei giovani sulle orme di Rusca Sabato 31 marzo, alle ore 20.30 si svolgerà la Via Crucis proposta dalla Commissione Giovanile da Sondrio a Ponchiera, lungo l’inizio del Sentiero Rusca. 32 Sabato, 17 marzo 2012 Sondrio Cronaca «L’imprevisto»: tante storie che parlano di disagio giovanile L’incontro organizzato dal Centro Culturale Don Minzoni e dai giovani di Poggiridenti. P er raccontare la sera in cui a Sondrio presso la sala Besta della Banca Popolare una folla di persone di ogni età, soprattutto ragazzi, hanno incontrato Silvio Cattarina, fondatore e responsabile della comunità terapeutica educativa per ragazzi disagiati “L’Imprevisto”, e alcuni suoi ragazzi, è necessario partire dal cuore, perché il protagonista è appunto il cuore, cioè l’amore nel senso più vero della parola, l’amore carità, capace di generare un’esperienza che – scrive Gianfranco Sabbatini, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro e grande amico di Silvio nella prefazione del libro Torniamo a casa L’Imprevisto: storia di un pericolante e dei suoi ragazzi –, «è la traduzione concreta dell’inno alla carità di san Paolo». Da qui la partecipazione intensa e commossa che ha coinvolto tutti in un ascolto attento per quasi due ore, catturati da quell’imprevisto imprevedibile, che erano quei ragazzi e quell’uomo che lì, di fronte a loro, con dignità raccontavano di se stessi e di come continuano a salvarsi dalla malattia del non senso oggi così diffusa nel mondo. Prime a intervenire sono state due ragazze, Susanna e Marigona; poi, Anna. La loro è stata una testimonianza intensa, in cui hanno ripercorso con brevi cenni la vita che ha preceduto l’incontro con Silvio e la sua comunità, che si è rivelata un «qualcosa di travolgente». «Lì sono finalmente tornata a casa – ha detto Susanna – perché quello è veramente un posto dove ho trovato il bene che sempre avevo cercato». Tuttavia, l’approdo a questa certezza è stata una conquista faticosa, perché all’inizio rifiutava l’amore che veniva donato a tutti. Aveva paura di tutto, e di tutto dubitava. Solo dopo tre anni, di fughe e altrettanti ritorni, è giunta ad accettare di essere sempre stata voluta e amata. «Io non lo volevo riconoscere – ha concluso –, ero troppo convinta di non valere niente e che il mio destino e la mia vita ormai dovessero finire in quel modo. Ora mi sono resa conto che la mia paura era fondata sul passato e la paura è diventata sicurezza». In comunità Marigona è arrivata quando non aveva ancora quindici anni. «All’inizio ho rifiutato le regole – ha spiegato –, ma a pesarmi era il dover seguire qualcun altro: perché, io che volevo far da sola, dovevo seguire un altro?». Poi, lo stupore di non essere giudicata, né guardata con pena o scandalo «per aver tirato fuori tutto lo schifo che avevo dentro», bensì abbracciata e aiutata a capire che «Marigona non è quella che tu credi, ma ben altro e, così, è avvenuta la riscoperta di me». Ha ripreso la scuola e lei, che si riteneva incapace, ora ha superato la maturità a pieni voti e pensa di andare all’università; e «per me Dio è diventato una concretezza attraverso i volti che ho incontrato». Anna è una madre con un figlio adottivo, entrato nella comunità de L’Imprevisto, ma – precisa – «Il mio ● La festa della donna ● L’assessore Ciapponi occasione per ricordare Landi ne ha tracciato le cittadine benemerite un breve profilo I rapporto con Silvio e i ragazzi è cresciuto indipendentemente da mio figlio, perché, quando sono arrivata qui, è come se mi si fossero ribaltate tutte le idee che avevo in testa. Le avevamo provate un po’ tutte, andando in tanti luoghi col mio ragazzo, ma ovunque gli psicologi hanno sempre focalizzato lo sguardo sul passato, che ha un suo peso, ma – come dice Silvio – nessuno è definito dal suo passato. Ora in me è avvenuto un cambiamento di prospettiva: il passato, specie quello di mio figlio, non mi tormenta più, ho trovato pace e il futuro non mi preoccupa». Silvio Cattarina, 58 anni di cui 32 trascorsi con i ragazzi caduti nel mondo della droga, dice di aver imparato moltissimo, facendo sempre e solo questo lavoro con passione e desiderio inesauribili. A condurlo a loro è stata la compassione per una sofferenza inspiegabile. «Il loro dire “Mi faccio” significava “Sono solo, devo cavarmela da solo, la mia vita me la farò con le mie mani”. Per me era una cosa impossibile, eppure conteneva una verità un po’ bislacca, perché è vero che la salvezza viene sempre da fuori: l’uomo è una creatura e la salvezza gli viene da un Altro». Poi, ha scoperto che il modo migliore per stare con i ragazzi era di essere vero con se stesso, di dire loro che cosa il suo cuore desiderava dalla vita. L’altro punto fondamentale è che nessuno è il suo passato, anche se «In questo mondo così psicologizzato e medicalizzato ce lo vogliono far credere. Pensate davvero che il passato possa far soffrire tanto? Certo, un po’ incide, ma ciò che fa soffrire in modo lancinante è il presente, è il fatto che nel presente non c’è un invito, un essere chiamati dentro la vita per sempre. Si soffre, perché non c’è uno Sposo d’eccezione che sceglie me e mi invita ad un banchetto nuziale per sempre. Cerchiamo questo insieme, vediamo se c’è». PIERANGELO MELGARA A POGGIRIDENTI UNA MOSTRA Il gruppo “Cerco l’uomo” (universitari e giovani lavoratori) della Parrocchia di Poggiridenti propone una mostra sul tema della paternità allestita dai seminaristi della Fraternità Missionaria San Carlo. L’incontro di presentazione si terrà mercoledì 21 marzo presso il Centro Educativo San Fedele a Poggiridenti Piano, alle ore 21. Il titolo è: “Nessuno genera se non è generato. Alla scoperta del padre in Omero, Dante, Tolkien”. ● Fino a domenica 18 è visitabile la mostra “Donne e colori” La città di Tirano ha ricordato le “sue” donne n memoria delle conquiste sociali, politiche ed economiche, così come delle violenze e delle discriminazioni delle donne, a livello internazionale è stata indetta una giornata dedicata alle donne, l’8 marzo. In tale ricorrenza, la cittadinanza tiranese ha deciso di premiare otto benefattrici, che con la loro generosità hanno lasciato traccia indelebile nella storia tiranese, ed è stata organizzata una mostra di artiste locali. Alle 17.30 di giovedì è stato posto nella Sala del Consiglio Comunale un quadro con i ritratti delle cittadine tiranesi, presentate dall’assessore alla cultura Bruno Ciapponi Landi. Fra loro c’è chi, pur trasferendosi a Milano, ha voluto come erede universale l’Ospedale di Tirano che con il patrimonio ricevuto si impegnava «anzitutto alla cura, ricovero e mantenimento dei pazzi poveri del mandamento», ha spiegato Ciapponi Landi. Si tratta di Carolina Merizzi, nata a Tirano e morta a Milano nel 1876. Anche Caterina Gervasi (1848-1907) ha costituito erede universale un servizio del comune: la Casa di Ricovero. Nella struttura è presente una lapide che recita: «Di Caterina Gervasi de Giovanni che a questo ricovero di mendicità lasciava il patrimonio e il nome suo ricordi questa lapide ai posteri il generoso esempio». L’ospedale, il ricovero, l’asilo e la parrocchia, inoltre, sono grati per le numerose donazioni a Benedetta Sebregondi, una nobildonna milanese sposata con il tiranese Giacomo Merizzi. Due sorelle, Maddalena e Cosima Foppoli, condivisero la volontà di lasciare il patrimonio ereditario all’Ufficio provinciale del lavoro e dell’emigrazione e alla Casa di Riposo, concedendo a questa un ampio appezzamento di terreno ed il diritto di ottenere un altro contiguo, se necessario. La maestra Maria De Piazza (1891-1980) lasciò in eredità al Comune la sua dimora perché fosse trasformata in Casa dell’Arte, continuando così la sua missione di educatrice. La Biblioteca Civica, invece, fu fondata da Maria Pievani (1883-1980). Donò al comune la sua parte del palazzo di famiglia, che diventò sede della biblioteca, ed il fondo storico iniziale con i libri del marito e della figlia, entrambi docenti universitari. La Casa di Riposo ha, poi, un’altra beneficiaria: Anna Maria Fiorina (1931-1992), farmacista, la quale ha riconosciuto la struttura come sua erede. In ringraziamento, sull’edificio compare una lapide che dice: «Dottoressa Anna Maria Fiorina e famiglia donatori di questo fabbricato alla casa di riposo “Città di Tirano” 1992 l’amministrazione a nome della popolazione ringrazia». La cerimonia in memoria di queste beneficiarie è stata un’occasione per ricordare la partecipazione delle donne alla vita politica e amministrativa. L’inaugurazione dell’ovale (nella foto) è stata accompagnata dall’esibizione canora del Coro Novum Canticum di Ebe Pedretti. Il secondo evento in memoria della donna, invece, è iniziato il lo scorso mercoledì 7 e si concluderà il la prossima domenica 18. Si tratta di una mostra, Donne e colori, in cui sono esposte opere di quarantun artiste locali. L’esposizione ha sede nella civica sala mostre di Palazzo Foppoli ed è stata organizzata dalla ProLoco di Tirano. è un evento che si ripete da dodici anni e dal 2006 è dedicato alla memoria di un’importante esponente della ProLoco, Lelia Canale perché, come la ricordano i suoi colleghi, «rappresentava la donna, con la sua voglia di essere mamma, moglie ma anche una persona che si dedicava agli altri senza mai risparmiarsi». a cura di LUCIA SCALCO Sondrio Cronaca Sabato, 17 marzo 2012 33 Valmalenco: la funivia ha compiuto 50 anni L’inaugurazione avvenne il 16 dicembre 1961. Fondamentale l’apporto che gli impianti hanno portato all’economia della Valmalenco. P er una ricorrenza così importante, come i cinquant’anni dalla costruzione degli impianti, il comprensorio del Palù, a Chiesa in Valmalenco, avrebbero certo meritato un innevamento speciale, una di quelle nevicate favolose che cancellano tutte le asperità del terreno e lasciano metri di neve sui tetti delle baite, donando al paesaggio un fascino unico. Invece, dopo le solenni manifestazioni commemorative che si sono tenute nel mese di dicembre, sembra che il clima non abbia (finora) voluto collaborare alla festa ed ha stretto anche la celebre stazione malenca nella penuria di neve che affligge un po’ tutte le località delle Delle strutture originarie Alpi centrali. Il tempo, si sa, è volubile; in passato ci sono state anche annate peggiori, rimane solo qualche ma oggi l’impianto di innevamento traccia. Oggi l’opera più artificiale garantisce ai numerosi operatori vistosa è la “Snow Eagle”. del settore di poter continuare nella loro attività. L’apporto che gli impianti hanno portato all’economia della Valmalenco è di Cirillo Ruffoni stato fondamentale. L’avevano intuito gli abitanti, mezzo secolo fa, quando si erano riuniti in numero considerevole (oltre 700) per fondare la società FAB (Funivia Al Bernina). Poi, però, (raccontano le storie) c’erano stati anche seri intoppi, perché spesso le cose non vanno come dovrebbero. La persona incaricata di gestire i fondi li aveva investiti in borsa, provocando gravi perdite, per cui aveva dovuto intervenire l’imprenditore Franco Vismara, titolare di un salumificio di Casatenovo, per salvare la società che in questo modo era diventata di un solo proprietario e tale è rimasta fino ad oggi. La solenne inaugurazione degli impianti era avvenuta il 16 dicembre 1961. La nuova stazione aveva avuto subito un alto indice di gradimento fra i turisti. Per chi veniva dai semplici campetti di neve, dove bisognava risalire a piedi ogni volta, i grandi pianori ondulati del Palù apparivano come un sogno, come il regno della libertà, dove era possibile tuffarsi in lunghissime discese al massimo della velocità. Per gli amanti del fondo, invece, era possibile aggirarsi nel silenzio del A chi mi chiede com’è la parrocchia di Chiesa in Valmalenco rispondo che è una parrocchia “fisarmonica”. Fuori metafora: una parrocchia che accanto ai residenti stabili e in continua diminuzione (oggi circa 2630 abitanti) ha i turisti che durante i periodi di Natale, Pasqua, in estate e durante alcuni fine settimana, fanno triplicare e anche più gli abitanti. Turisti per lo più residenti in seconde case, con i quali si stabilisce un rapporto costante e familiare. Chi è praticante e frequenta spesso la Valmalenco a volte me lo dice apertamente: «Conosciamo più lei che il parroco della nostra città». Molti chiedono anche di sposarsi a Primolo e seppelliscono i loro morti nei nostri cimiteri. Ai turisti residenti nelle seconde case vanno poi aggiunti gli sciatori, gli sportivi, gli alpinisti, i cercatori di minerali, ecc. Con loro ci sono delle occasioni di contatto (ad esempio la commemorazione dei caduti in montagna, la festa dell’alpeggio, la salita alla cima Valfontana dedicata al papa Giovanni Paolo II, le feste presso qualche rifugio), ma sono purtroppo sporadici e occasionali. Parlando dell’incontro con i turisti stabilmente residenti, da anni le parrocchie della Valmalenco, la prima domenica di luglio, organizzano La giornata dell’accoglienza. Da parecchio tempo quindi si cerca di vivere ciò che dice il documento dei vescovi italiani Parrocchia e pastorale del turismo, dello sport, del pellegrinaggio: «L’accoglienza nel turismo diventa non una virtù da conseguire tra le altre, ma la possibilità concreta di una Chiesa ospitale, più libera di essere strumento di salvezza, più agile nel promuovere incontri di solidarietà fraterna, di ascolto, di consolazione». Lo stesso documento, nella sua introduzione, parla della centralità della Parrocchia e il ritorno al territorio quale «scenario polivalente e vincolante delle diverse azioni pastorali», bosco in suggestive camminate. Dopo una giornata passata in questo incanto, apparivano tollerabili anche le estenuanti code nei bui corridoi della stazione d’arrivo, ammassati come in metropolitana, nell’attesa del proprio turno per scendere a valle con la funivia. Successivamente il proprietario ha compiuto notevoli investimenti per rinnovare gli impianti. Ad uno ad uno gli ski-lift e la pittoresca ovovia sono stati sostituiti da moderne seggiovie che hanno aumentato vertiginosamente la portata oraria ed hanno di fatto eliminato le code. Delle strutture originarie rimane solo qualche traccia, come il ripidissimo passaggio dello ski-lift che risaliva da Campolungo, rimasto come un monumento alla temerarietà dei primi sciatori. L’opera più vistosa è stata però la grande funivia, realizzata su un percorso tutto nuovo, chiamata orgogliosamente Snow Eagle (aquila delle nevi), capace di portare in quota 160 persone in soli cinque minuti. La funivia è essa stessa un emozionante spettacolo. Le mode e i gusti degli utenti, però, cambiano con il tempo, per cui una stazione di buon livello deve sapersi ✎ LA TESTIMONIANZA | di don Alfonso Rossi Turismo: un’esperienza di Chiesa vissuta dalla parrocchia di Chiesa. pastorale del turismo compresa. Venendo all’elenco delle iniziative concrete, la prima forma di accoglienza riguarda la celebrazione della Messa. Persone incaricate stanno all’ingresso della chiesa, salutano chi entra ed invitano chi nella propria parrocchia svolge un servizio liturgico come lettore, organista, ministro dell’Eucaristia, a rendersi disponibile anche nella nostra parrocchia. Tante sono le risposte positive. A loro volta i chierichetti (da noi si chiamano ancora così e sono solo maschi!) vanno nei banchi e propongono la stessa cosa ai bambini e ai ragazzi. I nostri si stupiscono quando la proposta viene accolta da adolescenti e vengono a sapere che in alcune zone solo i ragazzi più grandi possono servire all’altare. Per approfondire personalmente la Parola di Dio, ma anche per tenere i collegamenti con chi poi ritorna alla propria parrocchia, dall’Avvento 2010 metto la predica per iscritto, lascio un centinaio di copie alla porta della chiesa e la pubblico sul sito della parrocchia (www.parrocchiachesavalmalenco.so.it). Ai parrocchiani e agli ospiti chiedo anche di inviarmi riflessioni, pareri, suggerimenti. Intendiamoci, non lo fanno in molti; qualcuno però accoglie l’invito. Restando in ambito celebrativo, le tradizioni religiose che hanno anche qualche aspetto folcloristico (ad esempio: la Via Crucis per le vie del paese; la recita del Rosario davanti agli affreschi delle frazioni, le processioni mariane a Primolo e a Caspoggio, il presepio vivente di Vetto di Lanzada, l’immersione della statua del Cristo degli abissi nel lago Palù) sono molto apprezzate dai turisti, anche perché – lo dicono loro – nelle città non vivono più esperienze simili. Ovviamente è compito di noi operatori pastorali riempire di contenuti validi tali iniziative. Ma tutto serve per annunciare la Parola di Dio e fare esperienza di Chiesa–Comunione. Altro modo per coinvolgere i turisti nella vita del paese è quello di promuovere iniziative culturali (mostre, concerti, visite guidate alle chiese della Valle) in particolari momenti dell’anno. E così, tra l’altro, si favorisce uno scambio di idee e di conoscenze tra i presenti. A questo riguardo credo di non dire cosa nuova se ricordo che il turismo in questi ultimi anni si è fatto più esigente. Chi viene in montagna è più disponibile ad arricchire la mente e anche ad aprire il cuore. La presenza di sacerdoti pronti e preparati per le confessioni e per nuove forme di catechesi potrebbe soddisfare tali esigenze. Qualcosa si fa, ma è troppo poco! adeguare. Così, negli ultimi tempi, sono state realizzate anche le strutture per chi pratica lo snowboard o lo sci acrobatico. Nel convegno che si è tenuto a Chiesa in dicembre, inoltre, si è parlato di nuovo dell’opportunità di creare uno ski-pass unico in tutta la Provincia e si è riaffacciato anche il grande sogno della Valmalenco, ventilato già fin dalle origini: creare i collegamenti con gli impianti dell’Engadina, in modo da formare un solo, grande comprensorio. Opere così impegnative richiedono non solo forti investimenti, ma anche un grande rispetto per l’ambiente, che rimane il bene più prezioso. Su questo tema, il confronto è stato spesso aspro, per le diverse esigenze e i differenti punti di vista. Si può tuttavia fare una considerazione. Come operiamo per consentire a tutti di accedere ai musei o alla Scala di Milano, dove si raggiungono i vertici dell’arte e dello spettacolo, così dobbiamo permettere anche a coloro che non sono dotati delle qualità fisiche necessarie per scalare le montagne di salire per contemplare gli spettacoli della natura, che rimangono i più grandiosi, sublimi, insuperabili. Anche il Grest è aperto a bambini e ragazzi turisti. Anzi, con la crisi economica in atto, nelle prossime estati potrebbe avere anche una partecipazione maggiore. Siamo anche disponibili a forme di accoglienza e gemellaggio verso Grest di altre parrocchie. Parecchi sono pure i gruppi scout che, specialmente nei giorni di pioggia, chiedono ospitalità presso il nostro oratorio. Voglio infine ricordare come è arricchente per me incontrare sacerdoti e religiosi provenienti da diverse diocesi. Ogni estate ne incontro circa una ventina: alcuni sono affezionati alla Valle, altri sono presenze sporadiche. Ci comunichiamo le nostre esperienze e anche i nostri fallimenti, diciamo anche le cose che non vanno nella società e nella Chiesa. Parliamo in bene e in male (senza cattiveria però!) dei nostri vescovi. Trovo nei preti un grande amore per Gesù, la disponibilità a stare con la gente, la voglia di rendersi utili. Ognuno con il suo temperamento e i suoi ritmi che, capiti da me per tempo, mi danno la possibilità di avere preziosi collaboratori da inviare in tutta la Valle del Mallero per le Messe festive e feriali. Tutti i sacerdoti che desiderano trascorrere le vacanze in Valmalenco, in cambio di qualche servizio liturgico, respireranno aria buona, riceveranno vitto tipico e genuino, avranno la gioia di servire la Chiesa. Termino con le due frasi dell’apostolo Paolo scritte rispettivamente sopra la cappella battesimale e sopra la cappella del SS. Sacramento del santuario Madonna degli alpini (voluto e quasi imposto al prevosto Filippo Angel dal vescovo Alessandro Macchi nella visita pastorale del 1932 proprio per accogliere i turisti): «Noi tutti siamo battezzati in un solo Spirito per formare un solo corpo» (1Cor 12,13); «Poiché c’è un solo pane, noi pur essendo molti, siamo un corpo solo» (1Cor 10,17). Se ci crediamo è proprio vero, per residenti e turisti, specialmente nelle celebrazioni liturgiche e così siamo Chiesa, in chiesa, a Chiesa. Spettacoli 34 Sabato, 17 marzo 2012 ✎ il telecomando | Scelti per voi Il Concerto di Radu Mihaileanu (129 minuti). U n ex direttore d’orchestra cacciato dal Bolshoi finge di essere ancora in carica e accetta un concerto a Parigi. Vuole suonare coi suoi vecchi musicisti. Dal regista di Train de vie, un altro viaggio nel passato per riportare a galla la verità. Il concerto di questo film non è un concerto a caso. E’ un concerto per la libertà e per la verità e cambierà la vita dei protagonisti. Un concerto per raccontare la Storia e accordare passato e presente. Domenica 19 marzo, LA7, ore 21,30 Lo scafandro e la farfalla di Julian Schnabel (112 minuti). U n film senza retorica, che commuove, tratto da una storia vera raccontata dal protagonista rimasto paralizzato e capace di comunicare solo con l’occhio sinistro. Un racconto coinvolgente di una persona imprigionata nel corpo (lo scafandro) che riesce a liberare il suo spirito (la farfalla). Una prova di umanità in un film di elevato livello artistico. Martedì 21 marzo, Rai5, ore 21,15. commedia Avventura di Tiziano Raffaini Domenica 19. F.d. S., C 5,8,50. A sua immagine, Rai1, 10,30. Il malato immaginario, Rai5, 15,05. Prosa. Il sogno del maratoneta, Rai1, 21,30. Miniserie con L. Lo Cascio. Presa diretta, Rai3, 21,30. Serie B, viaggio tra Portogallo, Belgio, Germania e Francia. I passi del silenzio, Tv2000, 20,30. Doc su un monastero. Dietro la cortina di ferro. Rai storia, 21,00. Documentario. Il Concerto, La7, 21,30. Film (vedi scheda). Abramo, Tv2000, 21,45. Film tv, 2° parte. Cosmo, Rai3, 23,50. La scienza e i crimini. Lunedì 20. Atlantide, La7, 16,00. La storia della terra ,prima parte. Il sogno del maratoneta, Rai, 21,10. Ultima parte. Fuori controllo, Rai3, 21,05. Thriller con M. Gibson poliziotto che indaga sull’omicidio della figlia. Guerra di diplomazia: Parigi 1919 e l’Europa unita Rai storia, 21,00. Documentario. L’infedele, La7, 21,10. Martedì 21. Atlantide, La7, 16,00. 2° parte della storia della terra. Io sto con gli ippopotami, R4, 21,10. Film con T. Hill e Bud Spencer. Ieri, oggi, domani, Tv2000, 21,25. Film con Sofia Loren. Lo scafandro e la farfalla, Rai5, 21,15. Film drammatico (vedi scheda). Mercoledì 22. Dietro la maschera, Rai movie, 21,00. Un ottimo film da una storia vera con Cher madre di un ragazzo con una malattia che lo deforma. Commovente. Viaggio a…, R4, 21,10. 4° appuntamento per un percorso tra fede e ragione. La guerra dei Roses, Iris, 21,10. Una commedia feroce (che fa riflettere) su una coppia che scoppia con M. Douglas e K. Turner. Strepitosi. Giovedì 23. Deja vu-corsa contro il tempo, R4, 21,10. Un giallo che rifiuta ogni plausibilità e si trasforma in un’avventura fantascientifica con D. Washington. Il giovane Montalbano, Rai1, 21,10. Il terzo segreto. Piazzapulita, La7, 21,10. Attualità. Merilyn Monroe, Rai storia, 21,00. Doc.. Venerdì 24. Giuseppe Moscati, Rai premium, 21,00. Miniserie sul santo medico di Napoli. Bastardi senza gloria, It1, 21,10. Film di Tarantino che rivisita il genere bellico: per adulti. Robinson Rai3 21,05. Attualità. La lettera d’amore, La5, 21,10. Gradevole commedia. Il ritrovamento di un messaggio d’amore anonimo mette in subbuglio un paese. Sabato 25. Sulla via di Damasco, Rai2, 10,15. Rubrica religiosa. Concerto Ennio Morricone, Rai5, 20,30. La musica per il cinema da Leone a Tornatore. Giuseppe Moscati, Rai premium, 21,00. Ultima parte. Ulisse, Rai 3, 21,10. Viaggio tra i tesori di Ostia antica. Il principe Caspian, It1, 21,10. Secondo episodio della saga di Narnia. San Giovanni, Tv2000, 21,20. Film biblico. documentario drammatico spettacoli Posti in piedi in paradiso Hugo Cabret Cesare deve morire Villaggio di Cartone Altre sale della comunità Ultimo film di Verdone racconta le vicende di tre padri separati che, per problemi economici, decidono di dividere un appartamento per far fronte insieme alle spese e all’affitto. Val. ACEC: complesso/brillante. Il film all’Astra di Como dall’15 al 18 marzo. A Menaggio dal 15 al 20 marzo. A Chiavenna, sabato 17 marzo. Film di Martin Scorsese racconta di un ragazzo orfano che vive nascosto tra le mura di un’affollata stazione ferroviaria di Parigi occupandosi di orologi. Val. ACEC: Consigliabile/poetico. Docu-film dei fratelli Taviani vincitore dell’Orso d’Oro al festival del Cinema di Berlino - racconta la storia di un gruppo di detenuti del carcere di Rebibbia, impegnati della rappresentazione del “Giulio Cesare”. Val. ACEC: Consigliabile/problematico. Il film è in programma nella sala della comunità di Sondrio dal 19 al 22 marzo. Giovedì 22 marzo nell’ambito nel ciclo di proiezioni “Confesso che ho vissuto”, promosso da Oltre Lo Sguardo, in ricordo di don Giorgio Quaglia, verrà proiettato al Cineteatro Nuovo di via Lissi a Rebbio il film “Villaggio di Cartone” di Ermanno Olmi. Inizio alle 21.00. Sabato 17 marzo nella sala dell’oratorio di Lipomo andrà in scena lo spettacolo teatrale “Ul miracul del stambec”. Il film in scena nella sala della Comunità di Livigno dal 16 al 18 marzo VAL. ACEC: Consigliabile/dibattiti Nella sala dell’oratorio di Chiavenna sabato 17 marzo, andrà in scena lo spettacolo “Crazy Show” spettacolo teatrale, Lettere e Rubriche Sabato, 17 marzo 2012 35 ❚❚ Lettere al direttore di mons. ANGELO RIVA Il disagio, il silenzio, la preghiera C aro Direttore, non c’è molta voglia di parlare in questi giorni drammatici. Pur tuttavia in tanti ci siamo visti, sentiti, incontrati, per condividere la sofferenza e lo smarrimento che proviamo, ed è giusto anche dire quello che tra noi è passato. Poche sono state le parole, se non sommesse e addolorate. Hanno contato di più gli sguardi smarriti, e spesso, non ci si è vergognati a dirlo e a mostrarlo, le lacrime. Di dolore per tutte le persone coinvolte, per una Chiesa ancora una volta ferita, per noi laici che nella Chiesa di Como viviamo e operiamo, che la Chiesa sentiamo come madre e come porto sicuro perché sappiamo che lì Dio si fa presente alla nostra vita. Ha contato di più il silenzio, e la preghiera, immediata, e che ancora in tutti noi continua, incessante. Per tutti e per tutto. Siamo tutti genitori di ‘figli da oratorio’, tutti laici ‘responsabili’ nella Chiesa. Responsabili di che cosa, ci siamo chiesti. Responsabili anche dei nostri preti. Se qualcosa questa vicenda ci deve insegnare, ci siamo detti, è anche questa responsabilità che noi laici dobbiamo avere verso i nostri sacerdoti, quelli che tutti i giorni incontriamo nelle nostre comunità parrocchiali o nei nostri servizi diocesani. Responsabilità che forse dobbiamo riscoprire. Una vicinanza che non sia solo di ‘lavoro’ e impegno, che sia comunitaria e non solo personale, che sia ancora più adulta, seria e matura. Fondata non solo su amicizie umane (pur preziosissime) ma sulla consapevolezza che Gesù Cristo è tra noi. Ai nostri sacerdoti, tutti, vogliamo dire che noi ci siamo, ma chiediamo loro di farsi stare vicini dalle loro comunità, dai laici che li aiutano, non solo per ‘lavorare’ insieme, ma per camminare verso il Signore, per sostenerci a vicenda nei momenti di buio e di difficoltà. Perché il cedimento umano è sempre in agguato. Noi ricorriamo spesso ai nostri preti, anche loro devono poter trovare aiuto in noi. Ci siamo passati parola, anche se non era necessario, di intensificare la preghiera, perché il Signore sia vicino a tutte le persone coinvolte in questa vicenda. E nella lucida consapevolezza che la giustizia umana deve fare il suo corso, ma anche che la misericordia di Dio percorre strade a noi spesso sconosciute. Laura Legnani Lettere al direttore ❚❚ Tema dibattuto La chiusura dei negozi di domenica E gregio direttore vorrei proporre la chiusura dei negozi la domenica. Per quanto concerne la giornata di sabato suggerirei la chiusura degli esercizi commerciali alle ore 18.00 con orario continuato. Questo per agevolare la clientela turistica straniera in arrivo il giorno di sabato che troverebbe aperti i negozi per fare la spesa in attesa di poter entrare negli alloggi prenotati che solitamente sono disponibili dalle ore 16.00. Tutto quanto sopra in ottemperanza alle indicazioni del precetto festivo, ricordate anche dalla Madonna di Gallivaggio, la quale solleci- tava ai devoti il rispetto del precetto della santificazione della domenica. Questo al fine di agevolare anche gli impiegati nel settore commerciale che terminerebbero la giornata lavorativa alle ore 18.00 e non alle 20.00 come normalmente accade. Distinti saluti Maria Cusini di Livigno posta Viale Cesare Battisti,8 - C ara signora, prendo otto della sua proposta, ma il problema è complesso. La rimando all’editoriale apparso in pagina 2 del numero 7 per un approfondimento. 22100 Como fax 031.3109325 mail [email protected] ❚❚ Due papi, due modi diversi di essere grandi Un aggettivo di troppo. Resta la grandezza C aro Direttore, non ho condiviso, sul n. 10 del Settimanale, il suo riferimento al magistero di Papa Giovanni Paolo II come “istrionico” e “teatrale”. Mi sembra una qualificazione molto negativa, riferita a questo grande Papa. Angela Marieni S civolare su un aggettivo! Può capitare, e ci starò più attento in avvenire. Mi sembra giusto però precisare il senso di quell’”istrionico”. Si riferiva semplicemente alla diversa tempra caratteriale che contraddistingue gli ultimi due Papi. Giovanni Paolo II – temperamento leonino e con esperienze anche di teatro alle spalle – si trovava pienamente a suo agio nelle adunate oceaniche di folla, che sapeva cavalcare con consumata disinvoltura, sfoggiando spesso anche veri e propri di “colpi di teatro”, in tal senso (intendevo) “istrionici”. Tutti, ad esempio, ricordiamo il suo gesto di alzare l’ombrello colorato allo stadio Senigallia, quando venne a Editrice de Il Settimanale della Diocesi Soc. Coop. a r.l. Sede (direzione, redazione e amministrazione): V.le Cesare Battisti, 8 - 22100 Como Telefono 031-26.35.33 Fax Redazione 031-30.00.33 E-mail Redazione [email protected] Fax Segreteria 031-31.09.325 E-mail Segreteria [email protected] conto corrente postale n. 20059226 intestato a: Il Settimanale della Diocesi di Como Redazione di Sondrio: Via Gianoli, 18 - 23100 Sondrio Telefono e Fax 0342-21.00.43 E-mail [email protected] Stampa: A.G.Bellavite s.r.l. Missaglia (Lc) Registrazione Tribunale di Como numero 24/76 del 23.12.1976 Pubblicità: Como. Tutta un’altra pasta Benedetto XVI, di carattere timido e mansueto, certo più avvezzo all’ovattato mondo accademico che ai bagni di folla dei viaggi apostolici. Ma tant’è, il carattere e la biografia di ogni persona – anche di un Papa – ne fanno il limite e insieme la ricchezza, oltre che il tratto unico e irripetibile. Non indugiamo troppo, allora, su questi particolari, se vogliamo anche un po’ buffi e simpatici. Molto più essenziale ricordare quanto, nell’articolo citato, veniva rimarcato: e cioè che spiace vedere alcuni cattolici – non certo Lei, signora Angela – non riuscire andare al di là di questi dettagli caratteriali dei due Papi, fino al punto da perder di vista, nel confronto (un po’ sciocco), la grandezza e l’acume dottrinale e pastorale di Benedetto XVI. Solo perché meno “istrionico”. Direttore responsabile: Alberto Campoleoni Direttore editoriale: mons. Angelo Riva La Provincia Essepiemme Pubblicità Via Pasquale Paoli, 21 - 22100 Como Telefono 031-58.22.11 Fax 031-52.64.50 Tariffe: euro 31 a modulo commerciale Prezzo abbonamenti 2011: Annuale euro 50 Europeo ed extraeuropeo euro 50 più spese postali La testata Il settimanale della diocesi di Como fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250. Questo giornale è associato alla FISC (Federazione Italiana Settimanali Cattolici) e all’USPI (Unione Stampa Periodica Italiana) Informativa per gli abbonati: La società Editrice de Il Settimanale della Diocesi di Como, titolare del trattamento, tratta i dati, liberamente conferiti per ricevere il ns. periodico in abbonamento, in ottemperanza al D.Lgs. 196/2003. Per i diritti di cui all’art. 7 (aggiornamento, cancellazione, ecc.) e per l’elenco di tutti i responsabili del trattamento, rivolgersi al Titolare del Trattamento presso la sede di viale Cesare Battisti 8, 22100 Como, tel. 031-263533. I dati potranno essere trattati da incaricati preposti agli abbonamenti, al marketing, all’amministrazione e potranno essere comunicati a società esterne per la spedizione del periodico e per l’invio di materiale promozionale. 36 Sabato, 17 marzo 2012 Ai parroci Aiutateci a raggiungere un obiettivo! Una rivendita con almeno 5 copie in tutte le parrocchie Pubblicità LE OFFERTE 2012 ABBONAMENTI NUOVI: 40 EURO invece di 50 NUOVO + RINNOVO: 80 EURO al posto di 90 RINNOVO Abbonamento Italia: 50 euro Abbonamento estero: 50 euro + spese di spedizione Per info: 031-263533 dal lunedì al giovedì 8.30-18.30, venerdì 8.30 - 17.00 LEGGIAMOLO INSIEME. Una settimana di commenti, notizie, approfondimentI. la voce della diocesi e delle nostre comunità