REGDOC 19-2010 cop:REGDOC 21-2009 cop.qxd 04/11/2010 10.13 Pagina 4 PRIMO MAZZOLARI SCRITTI POLITICI Edizione critica a cura di Matteo Truffelli Prefazione di Giorgio Campanini S ebbene estraneo alla politica militante, Mazzolari era preoccupato per il bene comune, impegnato per una società più giusta, amante della libertà, tanto che lo si può ritenere una delle voci più significative dell’Italia cattolica del Novecento. Con una cospicua raccolta di testi, distribuiti su un arco di tempo di oltre 40 anni, il volume ricostruisce l’apporto di don Primo nel confronto politico-culturale del proprio tempo. 2010 quindicinale di attualità e documenti 19 Documenti 591 A Palermo e a Reggio Calabria I testi della visita pastorale di Benedetto XVI a Palermo e quelli della Settimana sociale dei cattolici italiani a Reggio Calabria (mons. Miglio, card. Bagnasco). 601 Educare alla vita buona del Vangelo «Primo Mazzolari» pp. 832 - € 58,00 L’episcopato italiano pubblica gli Orientamenti pastorali per il prossimo decennio, che pongono al centro dell’attenzione ecclesiale la «sfida educativa». DELLO STESSO AUTORE: Preti così 626 Comunione e testimonianza A Roma si è svolta in ottobre l’Assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi: relazione d’apertura del patriarca copto Naguib, Messaggio al popolo di Dio, Proposizioni affidate al papa. Edizione critica a cura di Bruno Bignami pp. 200 - € 15,50 Via Nosadella 6 - 40123 Bologna Tel. 051/4290011 - Fax 051/4290099 Cyan Magenta Giallo Nero EDIZIONI DEHONIANE BOLOGNA http://www.dehoniane.it e-mail: [email protected] Anno LV - N. 1088 - 1 novembre 2010 - IL REGNO - Via Nosadella 6 - 40100 Bologna - Tel. 051/3392611 - ISSN 0034-3498 - Il mittente chiede la restituzione e s’impegna a pagare la tassa dovuta - Tariffa ROC: “Poste Italiane spa - Sped. in A.P. - DL 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB Bologna” REGDOC 19-2010 cop:REGDOC 21-2009 cop.qxd 04/11/2010 10.13 Pagina 4 PRIMO MAZZOLARI SCRITTI POLITICI Edizione critica a cura di Matteo Truffelli Prefazione di Giorgio Campanini S ebbene estraneo alla politica militante, Mazzolari era preoccupato per il bene comune, impegnato per una società più giusta, amante della libertà, tanto che lo si può ritenere una delle voci più significative dell’Italia cattolica del Novecento. Con una cospicua raccolta di testi, distribuiti su un arco di tempo di oltre 40 anni, il volume ricostruisce l’apporto di don Primo nel confronto politico-culturale del proprio tempo. 2010 quindicinale di attualità e documenti 19 Documenti 591 A Palermo e a Reggio Calabria I testi della visita pastorale di Benedetto XVI a Palermo e quelli della Settimana sociale dei cattolici italiani a Reggio Calabria (mons. Miglio, card. Bagnasco). 601 Educare alla vita buona del Vangelo «Primo Mazzolari» pp. 832 - € 58,00 L’episcopato italiano pubblica gli Orientamenti pastorali per il prossimo decennio, che pongono al centro dell’attenzione ecclesiale la «sfida educativa». DELLO STESSO AUTORE: Preti così 626 Comunione e testimonianza A Roma si è svolta in ottobre l’Assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi: relazione d’apertura del patriarca copto Naguib, Messaggio al popolo di Dio, Proposizioni affidate al papa. Edizione critica a cura di Bruno Bignami pp. 200 - € 15,50 Via Nosadella 6 - 40123 Bologna Tel. 051/4290011 - Fax 051/4290099 Cyan Magenta Giallo Nero EDIZIONI DEHONIANE BOLOGNA http://www.dehoniane.it e-mail: [email protected] Anno LV - N. 1088 - 1 novembre 2010 - IL REGNO - Via Nosadella 6 - 40100 Bologna - Tel. 051/3392611 - ISSN 0034-3498 - Il mittente chiede la restituzione e s’impegna a pagare la tassa dovuta - Tariffa ROC: “Poste Italiane spa - Sped. in A.P. - DL 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB Bologna” REGDOC 19-2010 cop:REGDOC 21-2009 cop.qxd 04/11/2010 10.13 Pagina 2 quindicinale di attualità e documenti D ocumenti MANLIO SIMONETTI - EMANUELA PRINZIVALLI 1.11.2010 - n. 19 (1088) Caro lettore, di certo non le sarà sfuggita la notizia dell’incremento dei costi di postalizzazione che ha colpito le riviste, legato al decreto interministeriale varato il 31 marzo 2010, il quale sopprime le tariffe postali agevolate per la spedizione di tutti gli organi di stampa. Anche il Centro editoriale dehoniano è stato quindi costretto, suo malgrado, a rivedere in maniera significativa, e proporzionata al numero delle uscite delle varie testate, le quote di abbonamento per il 2011. Come sempre in questi anni, e anche grazie all’accordo raggiunto tra le associazioni di categoria degli editori e Poste italiane e finalmente recepito dal governo con decreto del 21 ottobre, abbiamo cercato di contenere tale aumento, per gravare il meno possibile sul bilancio degli abbonati, che sono il nostro patrimonio più prezioso. R Benedetto XVI 585 Avete fatto bene { Lettera ai seminaristi } 588 Sempre e dovunque { Motu proprio che istituisce il dicastero per la nuova evangelizzazione } 591 Terra di santi, abbi speranza! { Visita pastorale a Palermo, 3 ottobre 2010 } L’augurio di pace a Palermo (Omelia alla messa al Foro italico Umberto I) Le radici e i rami (Ai giovani e alle famiglie in piazza Politeama) Chiesa in Italia 595 Agenda per il bene comune { Introduzione di mons. Miglio alla XLVI Settimana sociale dei cattolici italiani } Nuova generazione in politica (A. Bagnasco) STORIA DELLA LETTERATURA CRISTIANA ANTICA 601 Educare alla vita buona del Vangelo { Orientamenti pastorali dell’episcopato italiano per il decennio 2010-2020 } Santa Sede 626 La Chiesa nel Medio Oriente { Assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi - Roma, 10-24 ottobre 2010 } Più fede, comunione e amore (Relatio ante disceptationem) I cattolici in Medio Oriente (D. S.) Un cammino di conversione (Messaggio al popolo di Dio) Comunione e testimonianza (Proposizioni - Elenco finale) A firma di due tra i maggiori esperti italiani della materia, uno strumento agile e denso per introdurre allo studio della letteratura cristiana antica. La seconda edizione, rivista e ampiamente aggiornata, coniuga la chiarezza espositiva con un’accurata informazione sullo stato degli studi italiani e stranieri, in risposta al crescente interesse per gli scrittori cristiani dei primi secoli, dei quali oggi si colgono meglio la ricchezza espressiva e la capacità di rielaborare i molteplici influssi culturali dell’epoca. «Primi secoli» pp. 648 - € 48,60 Via Nosadella 6 - 40123 Bologna Tel. 051/4290011 - Fax 051/4290099 Cyan Magenta Giallo Nero EDIZIONI DEHONIANE BOLOGNA http://www.dehoniane.it e-mail: [email protected] 585-587:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 11:49 Pagina 585 B enedetto XVI Avete fatto bene C Lettera ai seminaristi A pochi mesi dalla conclusione dell’anno sacerdotale (19 giugno 2009 – 11 giugno 2010) Benedetto XVI ha scritto questa Lettera ai seminaristi, firmata e diffusa il 18 ottobre, che sostituisce un ventilato documento sui seminari della Congregazione per l’educazione cattolica. Riassume in pochi punti gli elementi maggiori dell’esperienza formativa: la comunità, essere uomini di Dio, l’eucaristia, la penitenza, la pietà popolare, lo studio teologico, la maturità umana, una spiritualità inclusiva ed ecclesiale. Il tono è familiare e diretto: così, ad esempio, il papa racconta la reazione del sottotenente a cui aveva detto la sua decisione di farsi prete nel 1944: «Nella nuova Germania non c’è più bisogno di preti», per poi aggiungere: «anche oggi molti (lo) pensano». Sulla pietà popolare afferma: «Tende all’irrazionalità, talvolta forse anche all’esteriorità» e «dev’essere sempre purificata, riferita al centro, ma merita il nostro amore, ed essa rende noi stessi in modo pienamente reale “popolo di Dio”». Stampa (27.10.2010) da sito web www.vatican.va. Sottotitoli redazionali. IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 ari seminaristi, nel dicembre 1944, quando fui chiamato al servizio militare, il comandante di compagnia domandò a ciascuno di noi a quale professione aspirasse per il futuro. Risposi di voler diventare sacerdote cattolico. Il sottotenente replicò: «Allora lei deve cercarsi qualcos’altro. Nella nuova Germania non c’è più bisogno di preti». Sapevo che questa «nuova Germania» era già alla fine, e che dopo le enormi devastazioni portate da quella follia sul paese, ci sarebbe stato bisogno più che mai di sacerdoti. Oggi, la situazione è completamente diversa. In vari modi, però, anche oggi molti pensano che il sacerdozio cattolico non sia una «professione» per il futuro, ma che appartenga piuttosto al passato. Voi, cari amici, vi siete decisi a entrare in seminario, e vi siete, quindi, messi in cammino verso il ministero sacerdotale nella Chiesa cattolica, contro tali obiezioni e opinioni. Avete fatto bene a farlo. Perché gli uomini avranno sempre bisogno di Dio, anche nell’epoca del dominio tecnico del mondo e della globalizzazione: del Dio che ci si è mostrato in Gesù Cristo e che ci raduna nella Chiesa universale, per imparare con lui e per mezzo di lui la vera vita e per tenere presenti e rendere efficaci i criteri della vera umanità. Dove l’uomo non percepisce più Dio, la vita diventa vuota; tutto è insufficiente. L’uomo cerca poi rifugio nell’ebbrezza o nella violenza, dalla quale proprio la gioventù viene sempre più minacciata. Dio vive. Ha creato ognuno di noi e conosce, quindi, tutti. È così grande che ha tempo per le nostre piccole cose: «I capelli del vostro capo sono tutti contati» (Lc 12,7). Dio vive, e ha bisogno di uomini che esistono per lui e che lo portano agli altri. Sì, ha senso diventare sacerdote: il mondo ha bisogno di sacerdoti, di pastori, oggi, domani e sempre, fino a quando esisterà. Comunità e preghiera Il seminario è una comunità in cammino verso il servizio sacerdotale. Con ciò, ho già detto qualcosa di molto importante: sacerdoti non si diventa da soli. Occorre la «comunità dei discepoli», l’insieme di coloro che vogliono servire la comune Chiesa. Con questa lettera vorrei evidenziare – anche guardando indietro al mio tempo in seminario – qualche elemento importante per questi anni del vostro essere in cammino. 585 585-587:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 11:49 Pagina 586 B enedetto XVI 1. Chi vuole diventare sacerdote, dev’essere soprattutto un «uomo di Dio», come lo descrive san Paolo (1Tm 6,11). Per noi Dio non è un’ipotesi distante, non è uno sconosciuto che si è ritirato dopo il Big bang. Dio si è mostrato in Gesù Cristo. Nel volto di Gesù Cristo vediamo il volto di Dio. Nelle sue parole sentiamo Dio stesso parlare con noi. Perciò la cosa più importante nel cammino verso il sacerdozio e durante tutta la vita sacerdotale è il rapporto personale con Dio in Gesù Cristo. Il sacerdote non è l’amministratore di una qualsiasi associazione, di cui cerca di mantenere e aumentare il numero dei membri. È il messaggero di Dio tra gli uomini. Vuole condurre a Dio e così far crescere anche la vera comunione degli uomini tra di loro. Per questo, cari amici, è tanto importante che impariate a vivere in contatto costante con Dio. Quando il Signore dice: «Vegliate in ogni momento pregando» (Lc 21,36), naturalmente non ci chiede di dire continuamente parole di preghiera, ma di non perdere mai il contatto interiore con Dio. Esercitarsi in questo contatto è il senso della nostra preghiera. Perciò è importante che il giorno incominci e si concluda con la preghiera. Che ascoltiamo Dio nella lettura della Scrittura. Che gli diciamo i nostri desideri e le nostre speranze, le nostre gioie e sofferenze, i nostri errori e il nostro ringraziamento per ogni cosa bella e buona, e che in questo modo lo abbiamo sempre davanti ai nostri occhi come punto di riferimento della nostra vita. Così diventiamo sensibili ai nostri errori e impariamo a lavorare per migliorarci; ma diventiamo sensibili anche a tutto il bello e il bene che riceviamo ogni giorno come cosa ovvia, e così cresce la gratitudine. Con la gratitudine cresce la gioia per il fatto che Dio ci è vicino e possiamo servirlo. Dio plasma la vita 2. Dio non è solo una parola per noi. Nei sacramenti egli si dona a noi in persona, attraverso cose corporali. Il centro del nostro rapporto con Dio e della configurazione della nostra vita è l’eucaristia. Celebrarla con partecipazione interiore e incontrare così Cristo in persona, dev’essere il centro di tutte le nostre giornate. San Cipriano ha interpretato la domanda del Vangelo: «Dacci oggi il nostro pane quotidiano» (Mt 6,11), dicendo, tra l’altro, che «nostro» pane, il pane che possiamo ricevere da cristiani nella Chiesa, è il Signore eucaristico stesso. Nella domanda del Padre nostro preghiamo quindi che egli ci doni ogni giorno questo «nostro» pane; che esso sia sempre il cibo della nostra vita. Che il Cristo risorto, che si dona a noi nell’eucaristia, plasmi davvero tutta la nostra vita con lo splendore del suo amore divino. Per la retta celebrazione eucaristica è necessario anche che impariamo a conoscere, capire e amare la liturgia della Chiesa nella sua forma concreta. Nella liturgia preghiamo con i fedeli di tutti i secoli: passato, presente e futuro si congiungono in un unico grande coro di preghiera. Come posso affermare per il mio cammino personale, è una cosa entusiasmante imparare a capire man mano come tutto ciò sia cresciuto, quanta esperienza di fede ci sia nella struttura della liturgia della messa, quante generazioni l’abbiano formata pregando. 3. Anche il sacramento della penitenza è importante. Mi insegna a guardarmi dal punto di vista di Dio, e mi costrin- 586 IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 ge a essere onesto nei confronti di me stesso. Mi conduce all’umiltà. Il Curato d’Ars ha detto una volta: voi pensate che non abbia senso ottenere l’assoluzione oggi, pur sapendo che domani farete di nuovo gli stessi peccati. Ma – così dice – Dio stesso dimentica al momento i vostri peccati di domani, per donarvi la sua grazia oggi. Benché abbiamo da combattere continuamente con gli stessi errori, è importante opporsi all’abbrutimento dell’anima, all’indifferenza che si rassegna al fatto di essere fatti così. È importante restare in cammino, pur senza pedanteria, nella consapevolezza riconoscente che Dio mi perdona sempre di nuovo. Ma anche senza indifferenza, che non farebbe più lottare per la santità e per il miglioramento. E, nel lasciarmi perdonare, imparo anche a perdonare gli altri. Riconoscendo la mia miseria, divento anche più tollerante e comprensivo nei confronti delle debolezze del prossimo. 4. Mantenete pure in voi la sensibilità per la pietà popolare, che è diversa in tutte le culture, ma che è pur sempre molto simile, perché il cuore dell’uomo alla fine è lo stesso. Certo, la pietà popolare tende all’irrazionalità, talvolta forse anche all’esteriorità. Eppure, escluderla è del tutto sbagliato. Attraverso di essa, la fede è entrata nel cuore degli uomini, è diventata parte dei loro sentimenti, delle loro abitudini, del loro comune sentire e vivere. Perciò la pietà popolare è un grande patrimonio della Chiesa. La fede si è fatta carne e sangue. Certamente la pietà popolare dev’essere sempre purificata, riferita al centro, ma merita il nostro amore, ed essa rende noi stessi in modo pienamente reale «popolo di Dio». Un tempo per lo studio 5. Il tempo in seminario è anche e soprattutto tempo di studio. La fede cristiana ha una dimensione razionale e intellettuale che le è essenziale. Senza di essa la fede non sarebbe se stessa. Paolo parla di una «forma di insegnamento», alla quale siamo stati affidati nel battesimo (Rm 6,17). Voi tutti conoscete la parola di san Pietro, considerata dai teologi medievali la giustificazione per una teologia razionale e scientificamente elaborata: «Pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione (logos) della speranza che è in voi» (1Pt 3,15). Imparare la capacità di dare tali risposte, è uno dei principali compiti degli anni di seminario. Posso solo pregarvi insistentemente: studiate con impegno! Sfruttate gli anni dello studio! Non ve ne pentirete. Certo, spesso le materie di studio sembrano molto lontane dalla pratica della vita cristiana e dal servizio pastorale. Tuttavia è completamente sbagliato porre sempre subito la domanda pragmatica: mi potrà servire questo in futuro? Sarà di utilità pratica, pastorale? Non si tratta appunto soltanto di imparare le cose evidentemente utili, ma di conoscere e comprendere la struttura interna della fede nella sua totalità, così che essa diventi risposta alle domande degli uomini, i quali cambiano, dal punto di vista esteriore, di generazione in generazione, e tuttavia restano in fondo gli stessi. Perciò è importante andare oltre le mutevoli domande del momento per comprendere le domande vere e proprie e capire così anche le risposte come vere risposte. È importante conoscere a fondo la Sacra Scrittura interamente, nella sua unità di Antico e Nuovo Testamento: la formazione dei testi, la loro peculiarità letteraria, la graduale composizione di essi fino a formare il 585-587:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 11:49 Pagina 587 canone dei libri sacri, l’interiore unità dinamica che non si trova in superficie, ma che sola dà a tutti i singoli testi il loro significato pieno. È importante conoscere i padri e i grandi concili, nei quali la Chiesa ha assimilato, riflettendo e credendo, le affermazioni essenziali della Scrittura. Potrei continuare in questo modo: ciò che chiamiamo dogmatica è il comprendere i singoli contenuti della fede nella loro unità, anzi, nella loro ultima semplicità: ogni singolo particolare è alla fine solo dispiegamento della fede nell’unico Dio, che si è manifestato e si manifesta a noi. Che sia importante conoscere le questioni essenziali della teologia morale e della dottrina sociale cattolica, non ho bisogno di dirlo espressamente. Quanto importante sia oggi la teologia ecumenica, il conoscere le varie comunità cristiane, è evidente; parimenti la necessità di un orientamento fondamentale sulle grandi religioni, e non da ultima la filosofia: la comprensione del cercare e domandare umano, al quale la fede vuol dare risposta. Ma imparate anche a comprendere e – oso dire – ad amare il diritto canonico nella sua necessità intrinseca e nelle forme della sua applicazione pratica: una società senza diritto sarebbe una società priva di diritti. Il diritto è condizione dell’amore. Ora non voglio continuare ad elencare, ma solo dire ancora una volta: amate lo studio della teologia e seguitelo con attenta sensibilità per ancorare la teologia alla comunità viva della Chiesa, la quale, con la sua autorità, non è un polo opposto alla scienza teologica, ma il suo presupposto. Senza la Chiesa che crede, la teologia smette di essere se stessa e diventa un insieme di diverse discipline senza unità interiore. Un tempo per la maturazione personale 6. Gli anni nel seminario devono essere anche un tempo di maturazione umana. Per il sacerdote, il quale dovrà accompagnare altri lungo il cammino della vita e fino alla porta della morte, è importante che egli stesso abbia messo in giusto equilibrio cuore e intelletto, ragione e sentimento, corpo e anima, e che sia umanamente «integro». La tradizione cristiana, pertanto, ha sempre collegato con le «virtù teologali» anche le «virtù cardinali», derivate dall’esperienza umana e dalla filosofia, e in genere la sana tradizione etica dell’umanità. Paolo lo dice ai Filippesi in modo molto chiaro: «In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri» (Fil 4,8). Di questo contesto fa parte anche l’integrazione della sessualità nell’insieme della personalità. La sessualità è un dono del Creatore, ma anche un compito che riguarda lo sviluppo del proprio essere umano. Quando non è integrata nella persona, la sessualità diventa banale e distruttiva allo stesso tempo. Oggi vediamo questo in molti esempi nella nostra società. Di recente abbiamo dovuto constatare con grande dispiacere che sacerdoti hanno sfigurato il loro ministero con l’abuso sessuale di bambini e giovani. Anziché portare le persone a un’umanità matura ed esserne l’esempio, hanno provocato, con i loro abusi, distruzioni di cui proviamo profondo dolore e rincrescimento. A causa di tutto ciò può sorgere la domanda in molti, forse anche in voi stessi, se sia bene farsi prete; se la via del celibato sia sensata come vita umana. L’abuso, però, che è da riprovare profondamente, non può screditare la missione sacerdotale, la quale rimane grande e pura. Grazie a Dio, tutti conosciamo sacerdoti convincenti, plasmati dalla loro fede, i quali testimoniano che in questo stato, e proprio nella vita celibataria, si può giungere a un’umanità autentica, pura e matura. Ciò che è accaduto, però, deve renderci più vigilanti e attenti, proprio per interrogare accuratamente noi stessi, davanti a Dio, nel cammino verso il sacerdozio, per capire se ciò sia la sua volontà per me. È compito dei padri confessori e dei vostri superiori accompagnarvi e aiutarvi in questo percorso di discernimento. È un elemento essenziale del vostro cammino praticare le virtù umane fondamentali, con lo sguardo rivolto al Dio manifestato in Cristo, e lasciarsi, sempre di nuovo, purificare da lui. Una scuola di tolleranza 7. Oggi gli inizi della vocazione sacerdotale sono più vari e diversi che in anni passati. La decisione per il sacerdozio si forma oggi spesso nelle esperienze di una professione secolare già appresa. Cresce spesso nelle comunità, specialmente nei movimenti, che favoriscono un incontro comunitario con Cristo e la sua Chiesa, un’esperienza spirituale e la gioia nel servizio della fede. La decisione matura anche in incontri del tutto personali con la grandezza e la miseria dell’essere umano. Così i candidati al sacerdozio vivono spesso in continenti spirituali completamente diversi. Potrà essere difficile riconoscere gli elementi comuni del futuro mandato e del suo itinerario spirituale. Proprio per questo il seminario è importante come comunità in cammino al di sopra delle varie forme di spiritualità. I movimenti sono una cosa magnifica. Voi sapete quanto li apprezzo e amo come dono dello Spirito Santo alla Chiesa. Devono essere valutati, però, secondo il modo in cui tutti sono aperti alla comune realtà cattolica, alla vita dell’unica e comune Chiesa di Cristo che in tutta la sua varietà è comunque solo una. Il seminario è il periodo nel quale imparate l’uno con l’altro e l’uno dall’altro. Nella convivenza, forse talvolta difficile, dovete imparare la generosità e la tolleranza non solo nel sopportarvi a vicenda, ma nell’arricchirvi l’un l’altro, in modo che ciascuno possa apportare le sue peculiari doti all’insieme, mentre tutti servono la stessa Chiesa, lo stesso Signore. Questa scuola della tolleranza, anzi, dell’accettarsi e del comprendersi nell’unità del corpo di Cristo, fa parte degli elementi importanti degli anni di seminario. Cari seminaristi! Con queste righe ho voluto mostrarvi quanto penso a voi proprio in questi tempi difficili e quanto vi sono vicino nella preghiera. E pregate anche per me, perché io possa svolgere bene il mio servizio, finché il Signore lo vuole. Affido il vostro cammino di preparazione al sacerdozio alla materna protezione di Maria santissima, la cui casa fu scuola di bene e di grazia. Tutti vi benedica Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo. Vostro nel Signore, BENEDETTO XVI Dal Vaticano, 18 ottobre 2010, festa di san Luca, evangelista. IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 587 588-590:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 11:49 Pagina 588 B enedetto XVI Sempre e dovunque Motu proprio che istituisce il dicastero per la nuova evangelizzazione «Ritengo opportuno offrire delle risposte adeguate perché la Chiesa intera (…) si presenti al mondo contemporaneo con uno slancio missionario in grado di promuovere una nuova evangelizzazione»: così Benedetto XVI motiva, nella lettera apostolica in forma di motu proprio datata 21 settembre, l’istituzione del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, a presiedere il quale è stato chiamato, sin dal 30 giugno scorso, mons. Rino Fisichella. «Sempre e dovunque» – è l’incipit latino del documento – è anche lo slogan che mons. Fisichella ha dichiarato di far proprio, mentre ha smentito il timore, sollevato dai giornalisti durante la conferenza stampa di presentazione il 12 ottobre, che il nuovo organismo sia una sorta di grande sovrastruttura. «Non credo che papa Benedetto XVI sia l’uomo della burocrazia. Egli è l’uomo dell’annuncio» ha risposto l’arcivescovo, indicando poi tre grandi direttrici di lavoro: la sistematizzazione del magistero relativo all’evangelizzazione; la promozione del Catechismo – di cui nel 2012 ricorre il 20o della pubblicazione –; e l’uso di vecchi e nuovi media per finalità apostoliche. L Stampa (27.10.2010) da sito web www.vatican.va. Sottotitoli redazionali. IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 a Chiesa ha il dovere di annunciare sempre e dovunque il Vangelo di Gesù Cristo. Egli, il primo e supremo evangelizzatore, nel giorno della sua ascensione al Padre comandò agli apostoli: «Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato» (Mt 28,19-20). Fedele a questo comando la Chiesa, popolo che Dio si è acquistato affinché proclami le sue ammirevoli opere (cf. 1Pt 2,9), dal giorno di Pentecoste in cui ha ricevuto in dono lo Spirito Santo (cf. At 2,1-4), non si è mai stancata di far conoscere al mondo intero la bellezza del Vangelo, annunciando Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, lo stesso «ieri, oggi e sempre» (Eb 13,8), che con la sua morte e risurrezione ha attuato la salvezza, portando a compimento la promessa antica. Pertanto, la missione evangelizzatrice, continuazione dell’opera voluta dal Signore Gesù, è per la Chiesa necessaria e insostituibile, espressione della sua stessa natura. Tale missione ha assunto nella storia forme e modalità sempre nuove a seconda dei luoghi, delle situazioni e dei momenti storici. Nel nostro tempo, uno dei suoi tratti singolari è stato il misurarsi con il fenomeno del distacco dalla fede, che si è progressivamente manifestato presso società e culture che da secoli apparivano impregnate dal Vangelo. Le trasformazioni sociali alle quali abbiamo assistito negli ultimi decenni hanno cause complesse, che affondano le loro radici lontano nel tempo e hanno profondamente modificato la percezione del nostro mondo. Si pensi ai giganteschi progressi della scienza e della tecnica, all’ampliarsi delle possibilità di vita e degli spazi di libertà individuale, ai profondi cambiamenti in campo economico, al processo di mescolamento di etnie e culture causato da massicci fenomeni migratori, alla crescente interdipendenza tra i popoli. Tutto ciò non è stato senza conseguenze anche per la dimensione religiosa della vita dell’uomo. E se da un lato l’umanità ha conosciuto innegabili benefici da tali trasformazioni e la Chiesa ha ricevuto ulteriori stimoli per 588 588-590:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 11:49 Pagina 589 rendere ragione della speranza che porta (cf. 1Pt 3,15), dall’altro si è verificata una preoccupante perdita del senso del sacro, giungendo persino a porre in questione quei fondamenti che apparivano indiscutibili, come la fede in un Dio creatore e provvidente, la rivelazione di Gesù Cristo unico salvatore, e la comune comprensione delle esperienze fondamentali dell’uomo quali il nascere, il morire, il vivere in una famiglia, il riferimento a una legge morale naturale. Se tutto ciò è stato salutato da alcuni come una liberazione, ben presto ci si è resi conto del deserto interiore che nasce là dove l’uomo, volendosi unico artefice della propria natura e del proprio destino, si trova privo di ciò che costituisce il fondamento di tutte le cose. Concilio, Paolo VI e Giovanni Paolo II Già il concilio ecumenico Vaticano II assunse tra le tematiche centrali la questione della relazione tra la Chiesa e questo mondo contemporaneo. Sulla scia dell’insegnamento conciliare, i miei predecessori hanno poi ulteriormente riflettuto sulla necessità di trovare adeguate forme per consentire ai nostri contemporanei di udire ancora la Parola viva ed eterna del Signore. Con lungimiranza il servo di Dio Paolo VI osservava che l’impegno dell’evangelizzazione «si dimostra ugualmente sempre più necessario, a causa delle situazioni di scristianizzazione frequenti ai nostri giorni, per moltitudini di persone che hanno ricevuto il battesimo ma vivono completamente al di fuori della vita cristiana, per gente semplice che ha una certa fede ma ne conosce male i fondamenti, per intellettuali che sentono il bisogno di conoscere Gesù Cristo in una luce diversa dall’insegnamento ricevuto nella loro infanzia, e per molti altri» (esort. ap. Evangelii nuntiandi, n. 52; EV 5/1649). E, con il pensiero rivolto ai lontani dalla fede, aggiungeva che l’azione evangelizzatrice della Chiesa «deve cercare costantemente i mezzi e il linguaggio adeguati per proporre o riproporre loro la rivelazione di Dio e la fede in Gesù Cristo» (ivi, n. 56; EV 5/1660). Il venerabile servo di Dio Giovanni Paolo II fece di questo impegnativo compito uno dei cardini del suo vasto magistero, sintetizzando nel concetto di «nuova evangelizzazione», che egli approfondì sistematicamente in numerosi interventi, il compito che attende la Chiesa oggi, in particolare nelle regioni di antica cristianizzazione. Un compito che, se riguarda direttamente il suo modo di relazionarsi verso l’esterno, presuppone però, prima di tutto, un costante rinnovamento al suo interno, un continuo passare, per così dire, da evangelizzata a evangelizzatrice. Basti ricordare ciò che si affermava nell’esortazione postsinodale Christifideles laici: «Interi paesi e nazioni, dove la religione e la vita cristiana erano un tempo quanto mai fiorenti e capaci di dar origine a comunità di fede viva e operosa, sono ora messi a dura prova, e talvolta sono persino radicalmente trasformati, dal continuo diffondersi dell’indifferentismo, del secolarismo e dell’ateismo. Si tratta, in particolare, dei paesi e delle nazioni del cosiddetto primo mondo, nel quale il benessere economico e il consumismo, anche se frammisti a paurose situazioni di povertà e di miseria, ispirano e sostengono una vita vissuta “come se Dio non esistesse”. Ora l’indifferenza religiosa e la totale insignificanza pratica di Dio per i problemi anche gravi della vita non sono meno preoccupanti ed eversive rispetto all’ateismo dichiarato. E anche la fede cristiana, se pure sopravvive in alcune sue manifestazioni tradizionali e ritualistiche, tende a essere sradicata dai momenti più significativi dell’esistenza, quali sono i momenti del nascere, del soffrire e del morire. (...) In altre regioni o nazioni, invece, si conservano tuttora molto vive tradizioni di pietà e di religiosità popolare cristiana; ma questo patrimonio morale e spirituale rischia oggi d’essere disperso sotto l’impatto di molteplici processi, tra i quali emergono la secolarizzazione e la diffusione delle sette. Solo una nuova evangelizzazione può assicurare la crescita di una fede limpida e profonda, capace di fare di queste tradizioni una forza di autentica libertà. Certamente urge dovunque rifare il tessuto cristiano della società umana. Ma la condizione è che si rifaccia il tessuto cristiano delle stesse comunità ecclesiali che vivono in questi paesi e in queste nazioni» (n. 34; EV 11/1747.1748). Per uno slancio rinnovato Facendomi dunque carico della preoccupazione dei miei venerati predecessori, ritengo opportuno offrire delle risposte adeguate perché la Chiesa intera, lasciandosi rigenerare dalla forza dello Spirito Santo, si presenti al mondo contemporaneo con uno slancio missionario in grado di promuovere una nuova evangelizzazione. Essa fa riferimento soprattutto alle Chiese di antica fondazione, che pure vivono realtà assai differenziate, a cui corrispondono bisogni diversi, che attendono impulsi d’evangelizzazione diversi: in alcuni territori, infatti, pur nel progredire del fenomeno della secolarizzazione, la pratica cristiana manifesta ancora una buona vitalità e un profondo radicamento nell’animo di intere popolazioni; in altre regioni, invece, si nota una più chiara presa di distanza della società nel suo insieme dalla fede, con un tessuto ecclesiale più debole, anche se non privo di elementi di vivacità, che lo Spirito Santo non manca di suscitare; conosciamo poi, purtroppo, delle zone che appaiono pressoché completamente scristianizzate, in cui la luce della fede è affidata alla testimonianza di piccole comunità: queste terre, che avrebbero bisogno di un rinnovato primo annuncio del Vangelo, appaiono essere particolarmente refrattarie a molti aspetti del messaggio cristiano. La diversità delle situazioni esige un attento discernimento; parlare di «nuova evangelizzazione» non significa, infatti, dover elaborare un’unica formula uguale per tutte le circostanze. E, tuttavia, non è difficile scorgere come ciò di cui hanno bisogno tutte le IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 589 588-590:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 11:49 Pagina 590 B enedetto XVI Chiese che vivono in territori tradizionalmente cristiani sia un rinnovato slancio missionario, espressione di una nuova generosa apertura al dono della grazia. Infatti, non possiamo dimenticare che il primo compito sarà sempre quello di rendersi docili all’opera gratuita dello Spirito del Risorto, che accompagna quanti sono portatori del Vangelo e apre il cuore di coloro che ascoltano. Per proclamare in modo fecondo la parola del Vangelo, è richiesto anzitutto che si faccia profonda esperienza di Dio. Come ho avuto modo di affermare nella mia prima enciclica Deus caritas est: «All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva» (n. 1; EV 23/1539). Similmente, alla radice di ogni evangelizzazione non vi è un progetto umano di espansione, bensì il desiderio di condividere l’inestimabile dono che Dio ha voluto farci, partecipandoci la sua stessa vita. Pertanto, alla luce di queste riflessioni, dopo avere esaminato con cura ogni cosa e aver richiesto il parere di persone esperte, stabilisco e decreto quanto segue: Art.1. § 1. È costituito il Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, quale dicastero della curia romana, ai sensi della costituzione apostolica Pastor bonus. Massimo Grilli Alla ricerca del Volto Commento alle letture domenicali e festive Anno A Art. 2. L’azione del consiglio, che si svolge in collaborazione con gli altri dicasteri e organismi della curia romana, nel rispetto delle relative competenze, è al servizio delle Chiese particolari, specialmente in quei territori di tradizione cristiana dove con maggiore evidenza si manifesta il fenomeno della secolarizzazione. Art. 3. Tra i compiti specifici del consiglio si segnalano: 1. approfondire il significato teologico e pastorale della nuova evangelizzazione; 2. promuovere e favorire, in stretta collaborazione con le conferenze episcopali interessate, che potranno avere un organismo ad hoc, lo studio, la diffusione e l’attuazione del magistero pontificio relativo alle tematiche connesse con la nuova evangelizzazione; 3. far conoscere e sostenere iniziative legate alla nuova evangelizzazione già in atto nelle diverse Chiese particolari e promuoverne la realizzazione di nuove, coinvolgendo attivamente anche le risorse presenti negli istituti di vita consacrata e nelle società di vita apostolica, come pure nelle aggregazioni di fedeli e nelle nuove comunità; 4. studiare e favorire l’utilizzo delle moderne forme di comunicazione, come strumenti per la nuova evangelizzazione; 5. promuovere l’uso del Catechismo della Chiesa cattolica, quale formulazione essenziale e completa del contenuto della fede per gli uomini del nostro tempo. Art. 4. § 1. Il consiglio è retto da un arcivescovo presidente, coadiuvato da un segretario, da un sottosegretario e da un congruo numero di officiali, secondo le norme stabilite dalla costituzione apostolica Pastor bonus e dal Regolamento generale della curia romana. § 2. Il consiglio ha propri membri e può disporre di propri consultori. C on linguaggio semplice e scorrevole, i commenti festivi di don Grilli accompagnano il lettore passo passo dentro il messaggio che la Parola di Dio offre quel giorno: una lettura sapienziale e spirituale dei testi, che utilizza l’esegesi per veicolarne i contenuti. Partendo da una sintesi iniziale, che anticipa i temi principali, sono indicate ulteriori piste d’approfondimento. Tutto ciò che è stato deliberato con il presente motu proprio ordino che abbia pieno e stabile valore, nonostante qualsiasi cosa contraria, anche se degna di particolare menzione, e stabilisco che venga promulgato mediante la pubblicazione nel quotidiano L’Osservatore romano e che entri in vigore il giorno della promulgazione. «Predicare la Parola» pp. 272 - € 19,00 Dello stesso autore: Il Vangelo di Matteo, scriba dell’Antico e del Nuovo Dato a Castel Gandolfo, il giorno 21 settembre 2010, festa di san Matteo, apostolo ed evangelista, anno sesto di pontificato. Parola Spirito e Vita - Convegno di Camaldoli 2009 EDB § 2. Il consiglio persegue la propria finalità, sia stimolando la riflessione sui temi della nuova evangelizzazione sia individuando e promuovendo le forme e gli strumenti atti a realizzarla. CD/MP3 - € 19,20 Edizioni Dehoniane Bologna BENEDETTO XVI Via Nosadella 6 - 40123 Bologna Tel. 051 4290011 - Fax 051 4290099 www.dehoniane.it 590 IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 591-594:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 11:50 Pagina 591 B enedetto XVI Terra di santi, abbi speranza! Visita pastorale a Palermo, 3 ottobre 2010 L’augurio di pace a Palermo Domenica 3 ottobre Benedetto XVI si è recato in visita a Palermo, in occasione dell’incontro regionale delle famiglie e dei giovani organizzato dalla Conferenza episcopale siciliana. Nei tre appuntamenti della giornata – di cui qui riportiamo l’omelia alla concelebrazione eucaristica e la meditazione rivolta ai giovani e alle famiglie – il papa ha espresso il desiderio di «condividere gioie e speranze, fatiche e impegni, ideali e aspirazioni di questa comunità diocesana», dove accanto alla «fede fervida» e agli esempi luminosi «di santi e sante», convivono «precarietà,… mancanza di lavoro,… criminalità organizzata». Ha menzionato sempre la figura di don Pino Puglisi, il cui «cuore ardeva di autentica carità pastorale» (discorso al clero e ai religiosi); e, in particolare, ai giovani ha chiesto di non cedere «alle suggestioni della mafia, che è una strada di morte, incompatibile con il Vangelo» e alle famiglie, «piccole Chiese», di «vivere ben inserite nella “grande Chiesa”, cioè nella famiglia di Dio che Cristo è venuto a formare». Ritornando verso l’aeroporto di Punta Raisi, il papa ha poi deposto una corona di fiori sul luogo della strage di Capaci (23.5.1992). Stampa (25.10.2010) da sito web www.vatican.va; titoli e sottotitoli redazionali. IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 Omelia alla messa al Foro italico Umberto I Cari fratelli e sorelle! È grande la mia gioia nel poter spezzare con voi il pane della parola di Dio e dell’eucaristia. Vi saluto tutti con affetto e vi ringrazio per la vostra calorosa accoglienza! Saluto in particolare il vostro pastore, l’arcivescovo mons. Paolo Romeo; lo ringrazio per le espressioni di benvenuto che ha voluto rivolgermi a nome di tutti, e anche per il significativo dono che mi ha offerto. Saluto anche gli arcivescovi e i vescovi presenti, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i rappresentanti delle associazioni e dei movimenti ecclesiali. Rivolgo un deferente pensiero al sindaco, on. Diego Cammarata, grato per il cortese indirizzo di saluto, al rappresentante del governo e alle autorità civili e militari, che con la loro presenza hanno voluto onorare questo nostro incontro. Un ringraziamento speciale a quanti hanno generosamente offerto la loro collaborazione per l’organizzazione e preparazione di questa giornata. Cari amici! La mia visita avviene in occasione di un importante raduno ecclesiale regionale dei giovani e delle famiglie, che incontrerò nel pomeriggio. Ma sono venuto anche per condividere con voi gioie e speranze, fatiche e impegni, ideali e aspirazioni di questa comunità diocesana. Quando gli antichi greci approdarono in questa zona, come ha anche ricordato il sindaco nel suo saluto, la chiamarono «panormo», cioè «tutto porto»: un nome che voleva indicare sicurezza, pace e serenità. Venendo per la prima volta fra di voi, il mio augurio è che veramente questa città, ispirandosi ai valori più autentici della sua storia e della sua tradizione, sappia sempre realizzare per i suoi abitanti, come pure per l’intera nazione, l’auspicio di serenità e di pace sintetizzato nel suo nome. So che a Palermo, come anche in tutta la Sicilia, non mancano difficoltà, problemi e preoccupazioni: penso, in particolare, a quanti vivono concretamente la loro esi- 591 591-594:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 11:50 Pagina 592 B enedetto XVI stenza in condizioni di precarietà, a causa della mancanza del lavoro, dell’incertezza per il futuro, della sofferenza fisica e morale e, come ha ricordato l’arcivescovo, a causa della criminalità organizzata. Oggi sono in mezzo a voi per testimoniare la mia vicinanza e il mio ricordo nella preghiera. Sono qui per darvi un forte incoraggiamento a non aver paura di testimoniare con chiarezza i valori umani e cristiani, così profondamente radicati nella fede e nella storia di questo territorio e della sua popolazione. Cari fratelli e sorelle, ogni assemblea liturgica è spazio della presenza di Dio. Riuniti per la santa eucaristia, i discepoli del Signore sono immersi nel sacrificio redentore di Cristo, proclamano che egli è risorto, è vivo e datore di vita, e testimoniano che la sua presenza è grazia, forza e gioia. Apriamo il cuore alla sua parola e accogliamo il dono della sua presenza! Tutti i testi della liturgia di questa domenica ci parlano della fede, che è il fondamento di tutta la vita cristiana. Gesù ha educato i suoi discepoli a crescere nella fede, a credere e ad affidarsi sempre di più a lui, per costruire sulla roccia la propria vita. Per questo essi gli chiedono: «Accresci in noi la fede» (Lc 17,6). È una bella domanda che rivolgono al Signore, è la domanda fondamentale: i discepoli non chiedono doni materiali, non chiedono privilegi, ma chiedono la grazia della fede, che orienti e illumini tutta la vita; chiedono la grazia di riconoscere Dio e di poter stare in relazione intima con lui, ricevendo da lui tutti i suoi doni, anche quelli del coraggio, dell’amore e della speranza. Senza rispondere direttamente alla loro preghiera, Gesù ricorre a un’immagine paradossale per esprimere l’incredibile vitalità della fede. Come una leva muove molto più del proprio peso, così la fede, anche un pizzico di fede, è in grado di compiere cose impensabili, straordinarie, come sradicare un grande albero e trapiantarlo nel mare (ivi). La fede – fidarci di Cristo, accoglierlo, lasciare che ci trasformi, seguirlo sino in fondo – rende possibili le cose umanamente impossibili, in ogni realtà. Ne dà testimonianza anche il profeta Abacuc nella prima lettura. Egli implora il Signore a partire da una situazione tremenda di violenza, d’iniquità e di oppressione; e proprio in questa situazione difficile e d’insicurezza, il profeta introduce una visione che offre uno spaccato del progetto che Dio sta tracciando e sta attuando nella storia: «Soccombe colui che non ha l’animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede» (Ab 2,4). L’empio, colui che non agisce secondo Dio, confida nel proprio potere, ma si appoggia su una realtà fragile e inconsistente, perciò si piegherà, è destinato a cadere; il giusto, invece, confida in una realtà nascosta ma solida, confida in Dio e per questo avrà la vita. Nei secoli passati la Chiesa che è in Palermo è stata arricchita e animata da una fede fervida, che ha trovato la sua più alta e riuscita espressione nei santi e nelle sante. Penso a santa Rosalia, che voi venerate e onorate e che, dal monte Pellegrino, veglia sulla vostra città, di cui è patrona. Un prezioso tesoro di fede E penso ad altre due grandi sante della Sicilia, Agata e Lucia. Né va dimenticato come il vostro senso religioso abbia sempre ispirato e orientato la vita familiare, alimentando valori, quali la capacità di donazione e di solidarietà verso gli altri, specialmente i sofferenti, e l’innato rispetto per la vita, che costituiscono una preziosa eredità da custodire gelosamente e da rilanciare ancor più ai nostri giorni. Cari amici, conservate questo prezioso tesoro di fede della vostra Chiesa; siano sempre i valori cristiani a guidare le vostre scelte e le vostre azioni! La seconda parte del Vangelo odierno presenta un altro insegnamento, un insegnamento di umiltà, che tuttavia è strettamente legato alla fede. Gesù ci invita a essere umili e porta l’esempio di un servo che ha lavorato nei campi. Quando torna a casa, il padrone gli chiede ancora di lavorare. Secondo la mentalità del tempo di Gesù, il padrone aveva tutto il diritto di farlo. Il servo doveva al padrone una disponibilità completa; e il padrone non si riteneva obbligato verso di lui perché aveva eseguito gli ordini ricevuti. Gesù ci fa prendere coscienza che, di fronte a Dio, ci troviamo in una situazione simile: siamo servi di Dio; non siamo creditori nei suoi confronti, ma siamo sempre debitori, perché dobbiamo a lui tutto, perché tutto è suo dono. Accettare e fare la sua volontà è l’atteggiamento da avere ogni giorno, in ogni momento della nostra vita. Davanti a Dio non dobbiamo mai presentarci come chi crede di aver reso un servizio e di meritare una grande 592 IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 591-594:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 11:50 Pagina 593 ricompensa. Questa è un’illusione che può nascere in tutti, anche nelle persone che lavorano molto al servizio del Signore, nella Chiesa. Dobbiamo, invece, essere consapevoli che, in realtà, non facciamo mai abbastanza per Dio. Dobbiamo dire, come ci suggerisce Gesù: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare» (Lc 17,10). Questo è un atteggiamento di umiltà che ci mette veramente al nostro posto e permette al Signore di essere molto generoso con noi. Infatti, in un altro brano del Vangelo egli ci promette che «si cingerà le sue vesti, ci farà mettere a tavola e passerà a servirci» (cf. Lc 12,37). Cari amici, se faremo ogni giorno la volontà di Dio, con umiltà, senza pretendere nulla da lui, sarà Gesù stesso a servirci, ad aiutarci, a incoraggiarci, a donarci forza e serenità. Anche l’apostolo Paolo, nella seconda lettura odierna, parla della fede. Timoteo è invitato ad avere fede e, per mezzo di essa, a esercitare la carità. Il discepolo viene esortato a ravvivare nella fede anche il dono di Dio che è in lui per l’imposizione delle mani di Paolo, cioè il dono dell’ordinazione, ricevuto per svolgere il ministero apostolico come collaboratore di Paolo (cf. 2Tm 1,6). Egli non deve lasciar spegnere questo dono, ma deve renderlo sempre più vivo per mezzo della fede. E l’Apostolo aggiunge: «Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza» (v. 7). Cari palermitani e cari siciliani! La vostra bella isola è stata tra le prime regioni d’Italia ad accogliere la fede degli apostoli, a ricevere l’annunzio della parola di Dio, ad aderire alla fede in modo così generoso che, anche in mezzo a difficoltà e persecuzioni, è sempre germogliato in essa il fiore della santità. La Sicilia è stata ed è terra di santi, appartenenti a ogni condizione di vita, che hanno vissuto il Vangelo con semplicità e integralità. A voi, fedeli laici, ripeto: non abbiate timore di vivere e testimoniare la fede nei vari ambiti della società, nelle molteplici situazioni dell’esistenza umana, soprattutto in quelle difficili! La fede vi dona la forza di Dio per essere sempre fiduciosi e coraggiosi, per andare avanti con nuova decisione, per prendere le iniziative necessarie a dare un volto sempre più bello alla vostra terra. E quando incontrate l’opposizione del mondo, sentite le parole dell’Apostolo: «Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro» (v. 8). Ci si deve vergognare del male, di ciò che offende Dio, di ciò che offende l’uomo; ci si deve vergognare del male che si arreca alla comunità civile e religiosa con azioni che non amano venire alla luce! La tentazione dello scoraggiamento, della rassegnazione, viene a chi è debole nella fede, a chi confonde il male con il bene, a chi pensa che davanti al male, spesso profondo, non ci sia nulla da fare. Invece, chi è saldamente fondato sulla fede, chi ha piena fiducia in Dio e vive nella Chiesa, è capace di portare la forza dirompente del Vangelo. Così si sono comportati i santi e le sante, fioriti, nel corso dei secoli, a Palermo e in tutta la Sicilia, come pure laici e sacerdoti di oggi a voi ben noti, come, ad esempio, don Pino Puglisi. Siano essi a custodirvi sempre uniti e ad alimentare in ciascuno il desiderio di proclamare, con le parole e con le opere, la presenza e l’amore di Cristo. Popolo di Sicilia, guarda con speranza al tuo futuro! Fa’ emergere in tutta la sua luce il bene che vuoi, che cerchi e che hai! Vivi con coraggio i valori del Vangelo per far risplendere la luce del bene! Con la forza di Dio tutto è possibile! La madre di Cristo, la Vergine Odigitria da voi tanto venerata, vi assista e vi conduca alla profonda conoscenza del suo Figlio. Amen! Foro italico Umberto I, 3 ottobre 2010. BENEDETTO XVI Le radici e i rami Ai giovani e alle famiglie in piazza Politeama Cari giovani e care famiglie della Sicilia! Vi saluto con tanto affetto e tanta gioia! Grazie per la vostra gioia e la vostra fede! Questo incontro con voi è l’ultimo della mia visita di oggi a Palermo, ma in un certo senso è quello centrale; in effetti, è l’occasione che ha dato il motivo per invitarmi: il vostro incontro regionale di giovani e famiglie. Allora oggi devo iniziare da qui, da questo avvenimento; e lo faccio prima di tutto ringraziando mons. Mario Russotto, vescovo di Caltanissetta, che è delegato per la pastorale giovanile e familiare a livello regionale, e poi i due giovani Giorgia e David. Il vostro, cari amici, è stato più di un saluto: è stata una condivisione di fede e di speranza. Vi ringrazio di cuore. Il vescovo di Roma va dovunque per confermare i cristiani nella fede, ma torna a casa sua confermato dalla vostra fede, dalla vostra gioia, dalla vostra speranza! Dunque, giovani e famiglie. Dobbiamo prendere sul serio questo accostamento, questo trovarsi insieme, che non può essere solamente occasionale, o funzionale. Ha un senso, un valore umano, cristiano, ecclesiale. E voglio partire non da un ragionamento, ma da una testimonianza, una storia vissuta e attualissima. Penso che tutti voi sappiate che sabato 25 settembre scorso, a Roma, è stata proclamata beata una ragazza italiana di nome Chiara, Chiara Badano. Vi invito a conoscerla: la sua vita è stata breve, ma è un messaggio stupendo. Chiara è nata nel 1971 ed è morta nel 1990, a causa di una malattia inguaribile. Diciannove anni pieni di vita, di amore, di fede. Due anni, gli ultimi, pieni anche di dolore, ma sempre nell’amore e nella luce, una luce che irradiava intorno a sé e che veniva da dentro: dal suo cuore pieno di Dio! Com’è possibile questo? Come può una ragazza di 17, 18 anni vivere una sofferenza così, umanamente senza IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 593 591-594:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 11:50 Pagina 594 B enedetto XVI speranza, diffondendo amore, serenità, pace, fede? Evidentemente si tratta di una grazia di Dio, ma questa grazia è stata anche preparata e accompagnata dalla collaborazione umana: la collaborazione di Chiara stessa, certamente, ma anche dei suoi genitori e dei suoi amici. Prima di tutto i genitori, la famiglia. Oggi voglio sottolinearlo in modo particolare. I genitori della beata Chiara Badano sono vivi, erano a Roma per la beatificazione – io stesso li ho incontrati personalmente – e sono testimoni del fatto fondamentale, che spiega tutto: la loro figlia era ricolma della luce di Dio! Pass are il testimone della fede E questa luce, che viene dalla fede e dall’amore, l’hanno accesa loro per primi: il papà e la mamma hanno acceso nell’anima della figlia la fiammella della fede, e hanno aiutato Chiara a tenerla accesa sempre, anche nei momenti difficili della crescita e soprattutto nella grande e lunga prova della sofferenza, come fu anche per la venerabile Maria Carmelina Leone, morta a 17 anni. Questo, cari amici, è il primo messaggio che vorrei lasciarvi: il rapporto tra i genitori e i figli – lo sapete – è fondamentale; ma non solo per una giusta tradizione – so che questa è molto sentita dai siciliani. È qualcosa di più, che Gesù stesso ci ha insegnato: è la fiaccola della fede che si trasmette di generazione in generazione; quella fiamma che è presente anche nel rito del battesimo, quando il sacerdote dice: «Ricevete la luce di Cristo… segno pasquale … fiamma che sempre dovete alimentare». La famiglia è fondamentale perché lì germoglia nell’anima umana la prima percezione del senso della vita. Germoglia nella relazione con la madre e con il padre, i quali non sono padroni della vita dei figli, ma sono i primi collaboratori di Dio per la trasmissione della vita e della fede. Questo è avvenuto in modo esemplare e straordinario nella famiglia della beata Chiara Badano; ma questo avviene in tante famiglie. Anche in Sicilia ci sono splendide testimonianze di giovani cresciuti come piante belle, rigogliose, dopo essere germogliate nella famiglia, con la grazia del Signore e la collaborazione umana. Penso alla beata Pina Suriano, alle venerabili Maria Carmelina Leone e Maria Magro, grande educatrice; ai servi di Dio Rosario Livatino, Mario Giuseppe Restivo, e a tanti giovani che voi conoscete! Spesso la loro azione non fa notizia, perché il male fa più rumore, ma sono la forza, il futuro della Sicilia! L’immagine dell’albero è molto significativa per rappresentare l’uomo. La Bibbia la usa, ad esempio, nei salmi. Il Salmo 1 dice: Beato l’uomo che medita la legge del Signore, «è come albero piantato lungo corsi d’acqua, che dà frutto a suo tempo» (v. 3). Questi «corsi d’acqua» possono essere il «fiume» della tradizione, il «fiume» della fede da cui si attinge la linfa vitale. Cari giovani di Sicilia, siate alberi che affondano le loro radici nel «fiume» del bene! Non abbiate paura di contrastare il male! Insieme, sarete come una foresta che cresce, forse silenziosa, ma capace di dare frutto, di portare vita e di rinnovare in modo profondo la vostra terra! Non cedete 594 IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 alle suggestioni della mafia, che è una strada di morte, incompatibile con il Vangelo, come tante volte i nostri vescovi hanno detto e dicono! L’apostolo Paolo riprende questa immagine nella Lettera ai Colossesi, dove esorta i cristiani ad essere «radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede» (cf. Col 2,7). Voi giovani sapete che queste parole sono il tema del mio messaggio per la Giornata mondiale della gioventù dell’anno prossimo a Madrid. L’immagine dell’albero dice che ognuno di noi ha bisogno di un terreno fertile in cui affondare le proprie radici, un terreno ricco di sostanze nutritive che fanno crescere la persona: sono i valori, ma sono soprattutto l’amore e la fede, la conoscenza del vero volto di Dio, la consapevolezza che lui ci ama infinitamente, fedelmente, pazientemente, fino a dare la vita per noi. In questo senso la famiglia è «piccola Chiesa», perché trasmette Dio, trasmette l’amore di Cristo, in forza del sacramento del matrimonio. L’amore divino che ha unito l’uomo e la donna, e che li ha resi genitori, è capace di suscitare nel cuore dei figli il germoglio della fede, cioè la luce del senso profondo della vita. Ed eccoci all’altro passaggio importante, che posso solo accennare: la famiglia, per essere «piccola Chiesa», deve vivere ben inserita nella «grande Chiesa», cioè nella famiglia di Dio che Cristo è venuto a formare. Anche di questo ci dà testimonianza la beata Chiara Badano, come tutti i giovani santi e beati: insieme con la famiglia di origine, è fondamentale la grande famiglia della Chiesa, incontrata e sperimentata nella comunità parrocchiale, nella diocesi; per la beata Pina Suriano è stata l’Azione cattolica – ampiamente presente in questa terra –, per la beata Chiara Badano il Movimento dei focolari; infatti, anche i movimenti e le associazioni ecclesiali non servono sé stessi, ma Cristo e la Chiesa. Cari amici! Conosco le vostre difficoltà nell’attuale contesto sociale, che sono le difficoltà dei giovani e delle famiglie di oggi, in particolare nel Sud d’Italia. E conosco anche l’impegno con cui voi cercate di reagire e di affrontare questi problemi, affiancati dai vostri sacerdoti, che sono per voi autentici padri e fratelli nella fede, come è stato don Pino Puglisi. Ringrazio Dio di avervi incontrato, perché dove ci sono giovani e famiglie che scelgono la via del Vangelo, c’è speranza. E voi siete segno di speranza non solo per la Sicilia, ma per tutta l’Italia. Io vi ho portato una testimonianza di santità, e voi mi offrite la vostra: i volti dei tanti giovani di questa terra che hanno amato Cristo con radicalità evangelica; i vostri stessi volti, come un mosaico! Ecco il dono più grande che abbiamo ricevuto: essere Chiesa, essere in Cristo segno e strumento di unità, di pace, di vera libertà. Nessuno può toglierci questa gioia! Nessuno può toglierci questa forza! Coraggio, cari giovani e famiglie di Sicilia! Siate santi! Alla scuola di Maria, nostra Madre, mettetevi a piena disposizione di Dio, lasciatevi plasmare dalla sua Parola e dal suo Spirito, e sarete ancora, e sempre più, sale e luce di questa vostra amata terra. Grazie! Piazza Politeama, 3 ottobre 2010. BENEDETTO XVI 595-600:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 12:12 Pagina 595 C hiesa in Italia Agenda per il bene comune Introduzione di mons. Miglio alla XLVI Settimana sociale dei cattolici italiani Saluti «Cattolici nell’Italia di oggi. Un’agenda di speranza per il futuro del paese» recitava il tema della XLVI Settimana sociale, che ha richiamato a Reggio Calabria, dal 14 al 17 ottobre 2010, 1.200 delegati, provenienti da 184 diocesi e impegnati su un programma di cui mons. Miglio, presidente del Comitato scientifico e organizzatore, ha sottolineato, nel discorso introduttivo, tre aspetti: «Il ruolo forte affidato, attraverso la prolusione (del card. Bagnasco: cf. riquadro a p. 599), all’ascolto delle parole del magistero, che restano orientamento saldo e imprescindibile nell’operazione di declinazione del bene comune»; «la costante presenza di momenti di preghiera e di celebrazione eucaristica, che stanno a significare che questa stessa operazione di declinazione del bene comune mantiene il suo fondamento e il suo culmine nell’ascolto della Parola e nella celebrazione dell’eucaristia»; infine «lo spazio in proporzione rilevante lasciato al confronto e all’ascolto reciproco», che hanno realmente fatto «di questa Settimana, come del cammino che l’ha preparata, un laboratorio per la crescita dei credenti e della loro responsabilità per il bene comune». Stampa (25.10.2010) da sito web www.settimanesociali.it. Sottotitoli redazionali. IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 [Rivolgo un saluto] al santo padre Benedetto XVI, con profonda gratitudine per il suo messaggio stimolante e incoraggiante, e all’ecc.mo nunzio apostolico mons. Giuseppe Bertello che ce lo ha comunicato e che con la sua persona e il suo ministero ci rende ancor più vicina la presenza amabile del vescovo di Roma; a sua eminenza il card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Conferenza episcopale italiana (CEI), che ha accettato di offrirci la prolusione a questa Settimana sociale (cf. riquadro a p. 599) e ha seguito con grande attenzione la preparazione di questo evento; a s.e. rev.ma mons. Vittorio Mondello, arcivescovo metropolita di Reggio Calabria, che ha accettato e caldeggiato con entusiasmo la proposta di tenere qui a Reggio la XLVI Settimana sociale dei cattolici italiani, a cinquant’anni esatti dalla XXXIII Settimana che qui si era svolta nel 1960; agli em.mi ed ecc.mi arcivescovi e vescovi qui presenti, e a tutti gli altri che non hanno potuto venire: grazie per la loro presenza e per l’attenzione e la vicinanza dimostrate nel cammino di preparazione di questa Settimana sociale. Il Comitato preparatorio ha sentito attraverso di loro la partecipazione e l’impegno di tutte le chiese particolari che sono in Italia per il bene comune del paese. [Rivolgo inoltre un saluto] al presidente della Repubblica on. Giorgio Napolitano, per il suo messaggio non formale ma ricco di attenzione e di apprezzamento per il contributo del cattolici al bene comune dell’Italia; a tutte le autorità civili, politiche, militari, accademiche, rappresentati della società civile, in particolare alle autorità locali di questa città, della provincia e della regione, che hanno reso possibile questo evento con la loro cordiale collaborazione e con tutto il calore della proverbiale ospitalità di questa terra; ai rappresentanti del Parlamento, del governo, della magistratura, che con la loro presenza confermano una lunga tradizione di collaborazione e di amore comune per il bene della nostra patria, al di sopra di ogni differenza o difficoltà contingente. [Un saluto infine] a tutti i presenti – last but not least, come usa dire – con gratitudine per l’impegno non indifferente che questa partecipazione comporta; e a tutti 595 595-600:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 12:12 Pagina 596 C hiesa in Italia coloro che non hanno potuto intervenire personalmente, o che non siamo più riusciti ad accogliere: sono i veri protagonisti della Settimana sociale, nella sua preparazione, nel suo svolgimento e, mi auguro, nel suo prosieguo presso tutte le nostre diocesi. Tra tutti voglio ricordare e salutare in modo speciale i giovani, che hanno lavorato intensamente nella preparazione della Settimana e che sono qui con una larga e vivace rappresentanza. 1960-2010: da Reggio a Reggio Tre anni fa le Settimane sociali dei cattolici italiani compivano il loro primo centenario di vita con la celebrazione della XLV Settimana sociale a Pistoia e Pisa, sul tema: «Il bene comune oggi. Un impegno che viene da lontano». Il cammino ora prosegue con la XLVI Settimana sociale, splendidamente accolti da questa città e da questa arcidiocesi, chiamati a riflettere su un tema non meno impegnativo di quello di tre anni fa: «Cattolici nell’Italia di oggi. Un’agenda di speranza per il futuro del paese». Il pensiero va ancora una volta al venerabile Giuseppe Toniolo, ad Armida Barelli e agli altri promotori delle prime Settimane sociali, con una gratitudine che aumenta man mano che si scorrono temi, date e luoghi delle quarantacinque Settimane finora realizzate. Ricordare il cammino delle Settimane sociali significa anche coglierne il respiro europeo: infatti la Settimana sociale italiana del 1907 era stata già preceduta nel 1904 da quella francese e nel 1906 da quella spagnola. Una dimensione europea che non solo non si è persa ma che sta crescendo: lo scorso anno di questi giorni si svolgeva a Danzica la prima edizione delle Giornate sociali europee, organizzate dalla Commissione degli episcopati dell’Unione Europea (COMECE). La presenza qui in mezzo a noi delle delegazioni che rappresentano le Settimane sociali di vari paesi europei è dunque particolarmente gradita e importante. L’attuale Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali, costituito nella primavera del 2008 dal Consiglio permanente della CEI, ha iniziato da subito a progettare questa Settimana sociale, incoraggiato dal buon successo della precedente e dal grande interesse riscontrato per il tema del bene comune, ma anche per la storia delle Settimane, per i temi affrontati, i luoghi dove si sono svolte, i momenti storici che il nostro paese ha attraversato lungo tutto il XX secolo, comprese le interruzioni che si incontrano nella storia delle Settimane sociali, interruzioni talora anche lunghe che lasciano indovinare i problemi e le difficoltà del momento. Proprio qui a Reggio Calabria si teneva cinquant’anni fa, dal 25 settembre al 1° ottobre, la XXXIII Settimana sociale sul tema: «Le migrazioni interne e internazionali nel mondo contemporaneo». Il papa, il beato Giovanni XXIII, tramite il card. Tardini, segretario di stato, inviava un messaggio ricco di indicazioni del magistero pontificio ma anche di ricordi personali. Il Comitato era presieduto dall’arcivescovo di Genova card. Siri, che nella sua prolusione («L’equilibrio fra uomini e risorse come esigenza di giustizia sociale») non mancava di ricordare che «i diritti sgorgano dalla considerazione generale e ontologica dell’uomo, non 596 IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 da particolari pur dolorosi della sua umana esperienza». Relatore principale fu il prof. Francesco Vito, rettore magnifico dell’Università cattolica del Sacro Cuore e vice presidente del Comitato per le Settimane sociali: sua la prima relazione e sua la relazione conclusiva, dove ha un posto di rilievo la dimensione europea del tema, affrontato in parte dal Comitato intergovernativo per le migrazioni europee (CIME), e dove viene sottolineata la necessaria relazione tra la legislazione italiana che si stava elaborando e l’ambito del Mercato europeo comune (MEC), alla luce del Trattato istitutivo della Comunità economica europea (CEE). Tale Settimana sociale si svolse nel XIX centenario del passaggio di san Paolo a Reggio e alla vigilia del primo centenario dell’unità d’Italia: due circostanze vicine in modo diverso anche alla nostra Settimana, ricordando l’anno paolino dello scorso anno e il 150° dell’unità d’Italia dell’anno prossimo. Anche il tema di quella XXXIII Settimana ci tocca da vicino, in un contesto assai mutato ma con problemi sempre attuali e gravi: pensiamo all’emigrazione di tanti giovani dal Mezzogiorno e alle immigrazioni che continuano, problemi di cui per qualche aspetto si occupa la nostra agenda. L’attuale impostazione Da allora le Settimane sociali hanno conosciuto qualche trasformazione, specialmente dopo la lunga interruzione tra il 1970 e l’inizio degli anni Novanta. È importante tenere presente la Nota CEI del 1988, che segna la ripresa delle Settimane sociali italiane, non più sotto la diretta responsabilità della Santa Sede ma sotto quella della Conferenza episcopale e del Comitato da questa nominato. Nella Nota e nel Regolamento che l’accompagna vengono ben delineati finalità, obiettivi e metodo che devono guidare le Settimane, alla luce del Vaticano II e del magistero pontificio, specialmente di Giovanni Paolo II. Si vogliono delle Settimane sociali «culturalmente autorevoli, (…) espressione della diaconia della Chiesa italiana al paese, (…) una diaconia culturale che si eserciterà con un costruttivo senso del dialogo e del confronto, nel pieno rispetto della verità e della carità cristiana» (Presentazione; ECEI 4/1307). La documentazione e gli orientamenti che ne scaturiranno, «per la loro natura, oggetto e finalità, non hanno carattere magisteriale ma vengono proposti sulla base del valore delle loro motivazioni» (n. 9; ECEI 4/1318). «Le Settimane sociali intendono essere un’iniziativa culturale ed ecclesiale di alto profilo, capace di affrontare e se possibile anticipare gli interrogativi e le sfide, talvolta radicali, posti dall’attuale evoluzione della società»; essere «strumento di ascolto e di ricerca», offrire «occasioni di confronto e di approfondimento su quel che sta avvenendo e su quel che si deve fare per la crescita globale della società» (n. 5; ECEI 4/1314). Avere «obiettivi e finalità coerenti con il servizio dei cattolici italiani al bene del paese, (…) consentire, sollecitare e garantire approfondimenti di alto profilo culturale e dottrinale (basati cioè sia sulla conoscenza scientifica sia sull’insegnamento della Chiesa in relazione ai vari argomenti) (…) fornire un valido supporto e orientamento alla presenza, molto articolata e capillare, dei cattolici nella società italiana e alimentare in modo autorevole le 595-600:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 12:12 Pagina 597 connesse attività formative» (n. 6; ECEI 4/1315). «Su queste basi – continua la Nota – riteniamo possa avviarsi una grande opera comunitaria di formazione permanente, (...) utile a superare l’attuale frammentazione della vita sociale e anche ecclesiale. Le Settimane Sociali (…) potranno rappresentare così l’espressione qualificata e unitaria di una rinnovata attenzione alla dottrina sociale della Chiesa. Diversi eventi degli ultimi anni attestano un crescente interesse verso di essa (ne fanno fede i dibattiti sul rapporto etica-economia, sulla pace e la solidarietà internazionale, sui diritti umani, sulla famiglia, sulla scuola, sulle questioni di bioetica...) ed è verosimile e altamente auspicabile che in futuro la domanda esplicita o implicita di grandi orientamenti etici dei fatti sociali non sia destinata a diminuire» (n. 7; ECEI 4/1316). A distanza di oltre vent’anni possiamo riconoscere l’attualità di questa impostazione e quindi anche dello strumento Settimana sociale, che nel suo Messaggio per la Settimana di Pistoia-Pisa il santo padre Benedetto XVI chiamò «provvida iniziativa che potrà anche in futuro offrire un contributo decisivo per la formazione e l’animazione dei cittadini cristianamente ispirati» (12.10.2007; Regno-doc. 19,2007,603). Nei due anni di cammino che ci hanno portati a Reggio Calabria il Comitato ha potuto constatare ancora una volta la bontà di questa impostazione e la calorosa accoglienza data dalle diverse realtà ecclesiali incontrate, diocesi, aggregazioni ecclesiali, gruppi di esperti disponibili a vivere questo confronto interdisciplinare in vista del documento preparatorio che loro hanno in mano. Discernimento ecclesiale Siamo partiti anzitutto dalle consegne ricevute dalla Settimana del centenario, che è stato l’occasione per riprendere in mano il tema che unisce i molteplici temi affrontati nelle precedenti settimane sociali: il bene comune. La settimana del centenario si proponeva tre obiettivi: risensibilizzare al bene comune i cattolici italiani e soprattutto i giovani; rinfocolare il senso e la responsabilità della cittadinanza, sottolineando che i cattolici italiani, come hanno fatto nel corso di oltre un secolo, sono chiamati pure oggi a dare un contributo alla crescita materiale, culturale, etica, politica del paese. Infine, dare l’opportunità ai cattolici di confrontarsi per discernere dove passi, nel contesto della nostra società contemporanea, il bene comune e per proporre prospettive concrete nei singoli ambiti presi in considerazione. La proposta di preparare Reggio con un grande discernimento ecclesiale aperto a tutte le realtà diocesane, associative, istituzionali, è stato il modo attraverso il quale abbiamo cercato di accogliere questi inviti. Ci siamo sentiti in continuità con il convegno ecclesiale di Verona – portare e praticare nell’oggi lo sperare cristiano – e con tutto il cammino della Chiesa italiana nel passaggio dal decennio dedicato a «Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia» al decennio che stiamo iniziando, che ci mette di fronte alla sfida educativa: vivere il discernimento ecclesiale come una grande occasione educativa. All’inizio non sapevamo se la proposta del Comitato sarebbe stata effettivamente raccolta, e da quanti e da chi; oggi possiamo dire che il gran numero di incontri diocesani, associativi o promossi da organizzazioni, seminari e audizioni hanno costituito una risposta che per quantità e qualità è andata al di là delle previsioni. Risposte positive sono venute anche da soggetti e istituzioni posti al di là dell’abituale perimetro ecclesiale. Il lavoro svolto dal Servizio nazionale per la pastorale giovanile, il capillare coinvolgimento dell’Azione cattolica e il grande impegno profuso dalla Università cattolica del Sacro Cuore rappresentano la punta più evidente di un processo davvero vasto e confortante. Come testimoniano il nostro sito web e la documentazione a disposizione, i contributi offerti nel corso di questo cammino hanno avuto un elevato livello di qualità intellettuale e di tensione ecclesiale. Il Comitato non sarebbe certo stato in grado da solo di organizzare quanto si è effettivamente prodotto. In dialogo col magistero In questo periodo siamo stati fortemente incoraggiati e aiutati dall’enciclica Caritas in veritate, senza la quale il nostro cammino e lo stesso documento preparatorio sarebbero stati sicuramente diversi. Dall’enciclica abbiamo ricevuto una forte spinta a crescere nella speranza, e a concretizzarla nell’impegno di pensare e progettare in modo nuovo (cf. n. 21), di vivere la grande crisi come nuova opportunità (cf. n. 33), una sfida da affrontare per avanzare sulla via di un vero rinnovamento, nella fede (cf. n. 42), del pensiero e dell’azione (cf. n. 78). Abbiamo avuto inoltre un forte incoraggiamento dal documento Per un paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno, pubblicato nel febbraio scorso. Di ambedue abbiamo tenuto conto nella stesura del documento preparatorio: dell’enciclica per gli orientamenti fondamentali e del documento CEI per alcuni punti dell’agenda proposta. Abbiamo cercato di tenere presente anche la preparazione del prossimo Congresso eucaristico nazionale di Ancona, ben convinti del legame profondo che esiste tra il mistero eucaristico e l’impegno sociale dei cristiani. Nel corso di questo processo, scandito prima che dalla pubblicazione del Documento preparatorio da quella del Biglietto d’invito e dalla Lettera di aggiornamento, abbiamo potuto condividere una esperienza davvero straordinaria, quasi un dialogo ravvicinato e costante con i diversi interventi del santo padre: dagli inviti rivolti al nostro paese nelle visite pastorali a Cagliari, a Viterbo, a Carpineto Romano, fino agli ultimi splendidi del recente viaggio apostolico in Scozia e Inghilterra che, con lo studio della Caritas in veritate, ci aiutano ad approfondire ulteriormente la visione cristiana di bene comune e le condizioni per la sua realizzazione. Il Comitato si è sentito sostenuto e orientato anche dalle indicazioni provenienti dai vescovi italiani: il già citato documento su Chiesa e Mezzogiorno; le prolusioni del presidente della Conferenza episcopale italiana all’As- IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 597 595-600:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 12:12 Pagina 598 C hiesa in Italia semblea dei vescovi e alle sessioni del Consiglio permanente (in particolare quella dello scorso novembre ad Assisi). Ricordiamo specialmente il ricorrente accento sulla necessità per il paese di «riprendere a crescere» e di porre al centro della nostra responsabilità per il bene comune dell’intero paese uno spirito «di fedeltà e di riforma» (Genova, 5.5.2010). Forti della consistenza quantitativa, qualitativa e spirituale del cammino di preparazione che andavamo svolgendo, siamo riusciti a vivere con un positivo sentimento di fiducia la crescente attenzione alla prossima Settimana maturata negli ambienti più vari e testimoniata dai media. I tanti contributi Molte sono state le iniziative specifiche promosse da diocesi, associazioni e movimenti, iniziative in gran parte sostenute dagli uffici diocesani per la pastorale sociale, che quasi sempre hanno unito la presentazione della Caritas in veritate a quella della Settimana di Reggio Calabria. Sono almeno un’ottantina le diocesi che hanno dato notizia di loro iniziative e hanno coinvolto in qualche modo il Comitato; molto interessante il fatto che varie diocesi, nel momento in cui riflettevano sulla proposta della Settimana sociale nazionale, abbiano sentito il bisogno di affrontare a livello locale la formulazione di un’agenda di speranza per il loro territorio. Una quindicina sono stati i seminari di approfondimento organizzati in collaborazione tra Comitato e realtà locali (conferenze regionali, istituzioni accademiche, associazioni di ambito specifico): da giugno 2009 con un seminario su «Le forme dello spazio pubblico» in collaborazione con l’Università cattolica del Sacro Cuore, a Milano, fino al 3 maggio scorso con il seminario dedicato a «L’unità nazionale: memoria condivisa, futuro da condividere», organizzato in collaborazione con l’arcidiocesi di Genova e con la partecipazione del card. Bagnasco, che ha portato il contributo di una sua prolusione, molto apprezzata e citata, insieme a un bel messaggio ricevuto dal presidente della Repubblica Napolitano. In collaborazione con le Banche di credito cooperativo (BCC) si sono tenuti due seminari – il 5 giugno a Verona e il 10 settembre a Bari – su «Credito e agenda di speranza», con presenze molto qualificate del mondo imprenditoriale e finanziario. Nello stesso periodo il Comitato per le Settimane sociali ha ricevuto almeno una trentina di inviti dalle diverse aggregazioni ecclesiali per presentare la Settimana e per ricevere contributi finalizzati alla stesura dell’agenda; alcune «audizioni» sono state promosse dal Comitato stesso, con un bel gruppo di teologi delle facoltà teologiche, con gruppi di esperti del mondo economico e politico. Di particolare rilievo sono stati gli incontri fatti con il sindacato e la riflessione scritta che ne è venuta. Un contributo particolarmente significativo è giunto al Comitato grazie al Servizio nazionale CEI per la 598 IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 pastorale giovanile, che ha promosso una serie di forum regionali con i responsabili locali della pastorale giovanile e ha concluso questo lungo itinerario con un forum nazionale il 10-11 aprile scorso a Roma. Analogamente l’Azione cattolica italiana si è impegnata per la Settimana sociale con i forum regionali e con una serie di seminari di approfondimento a livello nazionale. Tanti altri contributi qualificati sarebbero da ricordare, e mi scuso per le lacune che non siamo riusciti a colmare nel nostro lavoro di coinvolgimento delle diverse realtà ecclesiali. Posso assicurare che non sono state volute, in nessun caso, e che saremo ben lieti di rimediare dopo la Settimana sociale, in fase di presentazione e di valutazione delle conclusioni che scaturiranno da questa Settimana. Per il Comitato è stato assai impegnativo seguire tutte queste iniziative e raccoglierne i contributi; sicuramente non siamo riusciti a tenere conto di tutto nel documento preparatorio, ma i contributi pervenuti sono consultabili sul sito www.settimanesociali.it e costituiscono di per sé stessi un arricchimento, oltre a una riserva di riflessioni che potranno essere molto utili nello svolgimento della Settimana sociale. Il Documento preparatorio Il 1° maggio scorso veniva pubblicato il Documento preparatorio. Si articola in cinque capitoli. Dopo una breve introduzione dedicata al contesto storico ecclesiale in cui si colloca la prossima Settimana sociale, il c. I dedica anzitutto due paragrafi al fenomeno della globalizzazione, invitando, alla luce della Caritas in veritate, a una valutazione del fenomeno nei suoi vari aspetti, compresi quelli positivi. La globalizzazione condiziona ormai ogni ricerca del bene comune, ed è occasione favorevole per sviluppare un nuovo pensiero alla ricerca di soluzioni nuove, ci ricorda in più passi la Caritas in veritate. È un fenomeno che interpella in modo serio anche il nostro paese, chiamato oggi, come avvenne nel dopoguerra e nei decenni seguenti, a portare un contributo decisivo e qualificato, a livello europeo anzitutto, cosa possibile solo a un paese unito, impegnato a superare divari e ritardi, capace di valorizzare le proprie risorse per riprendere a crescere. Il c. II richiama le condizioni fondamentali che permettono di orientarsi realmente nella ricerca del bene comune: la visione antropologica cristiana, la libertà vera e responsabile, l’impegno di tutta la comunità ecclesiale, il carattere multiforme della socialità umana per far crescere solidarietà e sussidiarietà, il ruolo pienamente pubblico e sociale della famiglia, fondata sul matrimonio di un uomo con una donna, come presidio e fattore di bene comune. Il c. III richiama le caratteristiche del discernimento che siamo chiamati a compiere per declinare il concetto di bene comune sui problemi concreti e contingenti del momento. Presenta quindi le caratteristiche dell’agenda considerata, cosa si intende per problema, i soggetti reali dotati delle risorse necessarie per affrontare i problemi in agenda; la convergenza con la sfida educativa. 595-600:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 12:12 Pagina 599 Nuova generazione in politica D ella prolusione che il presidente della CEI, card. Bagnasco, ha pronunciato il 14 ottobre scorso, in apertura della XLVI Settimana sociale, offerta come «quadro di riferimento… nel quale affrontare gli argomenti posti in programma», riportiamo il c. 4: «La questione antropologica e l’unità dei cattolici in politica» (www.settimanesociali.it). È in questa cornice dialogica [tra fede e ragione; ndr] che si pone la questione antropologica che è il cuore della società, dell’agire politico di tutti, a cominciare dai cattolici. Ed è il centro della Dottrina Sociale della Chiesa: «La questione sociale è diventata radicalmente questione antropologica» (BENEDETTO XVI, Caritas in veritate, n. 75; Regno-doc. 15,2009,489). Scopo della politica, infatti, è la giustizia che è un valore morale, un valore religioso. Ma anche la fede, nella sua missione salvifica ha a cuore la giustizia, quella giustizia che scende da Dio in Cristo e che rende l’uomo nuovo, capace di creare rapporti giusti e strutture eque nel mondo. La giustizia, nella riflessione di San Tommaso, significa la «ferma e costante volontà di dare a ciascuno ciò che gli è dovuto», «habitus secundum quem aliquis, constanti et perpetua voluntate, jus suum unicuique tradit» (Summa theologiae, II-II, q. 58, a.1). Ma cosa è dovuto a ciascuno, così che una società inadempiente possa essere considerata ingiusta e viceversa? Emerge, a questo punto, la necessità e l’urgenza di rispondere alla domanda che il secolo appena concluso ci ha lasciato: chi è l’uomo? Cos’è l’umano? Ci sono dei riferimenti plausibili e concreti così che l’uomo si distingua dal resto del creato non in termini di sviluppo quantitativo, ma di differenza qualitativa? Potrebbe sembrare una questione oziosa, puramente accademica, in realtà la cronaca ci documenta e spesso ci sgomenta circa l’eclisse del senso comune, la confusione che pare regnare al riguardo e che ispira decisioni e comportamenti. Una visione dell’uomo che non sia aperta alla trascendenza, ma che cerchi di fondare se stessa, si rivela subito debole e fragile: può l’immanenza fondare se stessa? Può garantirsi di fronte alla violenza codificata? Solamente l’Assoluto, solo l’Incondizionato può fondare e garantire ciò che è limitato e contingente. Senza voler qui affrontare la questione, mi limito a ricordare quelli che il Santo Padre ha voluto chiamare «valori non negoziabili» in quanto stanno nel DNA della natura umana e sono il ceppo vivo e vitale di ogni altro germoglio valoriale. Il Santo Padre, dopo aver ricordato che «la verità dello sviluppo consiste nella sua integralità» (Caritas in veritate, n. 18; Regno-doc. 15,2009,463), afferma che il vero sviluppo ha un centro vitale e propulsore, e questo è «l’apertura alla vita»: infatti, «quando una società s’avvia verso la negazione e la soppressione della vita, finisce per non trovare più le motivazioni e le energie necessarie per adoperarsi a servizio del vero bene dell’uomo. Se si perde la sensibilità personale e sociale verso l’accoglienza di una nuova vita, anche altre forme di accoglienza utili alla vita sociale si inaridiscono» (Caritas in veritate, n. 28; Regno-doc. 15,2009,468). Insieme alla vita, da accogliere dal concepimento fino al tramonto naturale, Benedetto XVI indica la famiglia come cellula fondamentale e ineguagliabile della società, formata da un uomo e una donna e fondata sul matrimonio, e pone anche la libertà religiosa e educativa. Non è un elenco casuale, ma fondativo della persona e di ogni altro diritto e valore: senza un reale e non nominalistico rispetto e promozione di questi principi primi che costituiscono l’«etica della» vita è illusorio pensare a un’«etica sociale» che vuole promuovere l’uomo ma in realtà lo abbandona nei momenti della maggiore fragilità. Ogni forma di fragilità chiede alla società intera di essere presa in carico per sostenere in ogni modo il debole e l’incapace: e questo «prendersi cura» nel segno della buona organizzazione, di efficienti strutture e della tenerezza relazionale, rivela il grado uma- nistico e civile della compagine sociale. Ogni altro valore, necessario per il bene della persona e della società – come il lavoro, la casa, la salute, l’inclusione sociale, la sicurezza, le diverse provvidenze, la pace e l’ambiente…– germoglia e prende linfa da questi. Separati dall’accoglienza radicale della vita, questi valori si inaridiscono e possono essere distorti da logiche e interessi di parte. Di grande significato è anche la recente Dichiarazione del Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (CCEE) – composto dai Presidenti delle Conferenze di tutti i Paesi del Continente – a conclusione dell’Assemblea Plenaria a Zagabria all’inizio di ottobre: «Siamo convinti che la coscienza umana è capace di aprirsi ai valori presenti nella natura creata e redenta da Dio per mezzo di Gesù Cristo. La Chiesa, consapevole della sua missione di servire l’uomo e la società con l’annuncio di Cristo Salvatore, ricorda le implicazioni antropologiche e sociali che da Lui derivano. Per questa ragione non cessa di affermare i valori fondamentali della vita, del matrimonio fra un uomo e una donna, della famiglia, della libertà religiosa ed educativa: valori sui quali si impianta ed è garantito ogni altro valore declinato sul piano sociale e politico» (CCEE, Assemblea Plenaria, Zagabria, 3.10.2010). Questi valori non sono divisivi, ma unitivi ed è precisamente questo il terreno dell’unità politica dei cattolici. È questa la loro peculiarità e l’apporto specifico di cui sono debitori per essere sale e lievito, ma anche luce e città posta sul monte, là dove sono. Su questa linea, infatti, si gioca il confine dell’umano. Su molte cose e questioni ci sono mediazioni e buoni compromessi, ma ci sono valori che non sono soggetti a mediazioni perché non sono parcellizzabili, non sono quantificabili, pena essere negati. Ed è anche questa la ragione per cui la Chiesa non cerca l’interesse di una parte della società – quella cattolica o che in essa comunque si riconosce – ma è attenta all’interesse generale. Proprio perché i valori fondamentali non sono solamente oggetto della Rivelazione, ma sono scritti nell’essere stesso della persona e sono leggibili dalla ragione libera da ideologie, condizionamenti e interessi particolari, la Chiesa ha a cuore il bene di tutti. Essa deve rispondere al suo Signore, non ad altre logiche, nella fedeltà esigente al mandato ricevuto. Inoltre, come Pastori, non possiamo tenere solo per noi l’incomparabile ricchezza che ci proviene dalla vicinanza concreta e quotidiana alla gente, cattolici o no, e che, direttamente e tramite i nostri sacerdoti, i consacrati, gli operatori laici, abbiamo la grazia di vivere. Le 25.000 parrocchie sparse per l’Italia, vero dono della bimillenaria storia cristiana, rappresentano la prossimità continua dell’amore di Dio per gli uomini là dove vivono, la condivisione della loro vita, la conoscenza diretta e discreta di angustie e speranze. È stato detto e ripetuto non in modo retorico né casuale che è auspicabile una nuova generazione di cattolici impegnati in politica. Ciò non vuol suonare come una parola di disistima, o peggio, per tutti coloro, e non sono pochi, che si dedicano con serietà, competenza e sacrificio alla politica diretta, forma alta e necessaria di servire il prossimo. A loro rinnoviamo con rispetto l’invito a trovarsi come cristiani nella grazia della preghiera, a non scoraggiarsi mai, a non aver timore di apparire voci isolate. Nessuna parola vera resta senza frutto. Ma, nello stesso tempo, auspichiamo anche che generazioni nuove e giovani si preparino con una vita spirituale forte e una prassi coerente, con una conoscenza intelligente e organica della Dottrina sociale della Chiesa e del Magistero del Papa, con il confronto e il sostegno della comunità cristiana, con un paziente e tenace approccio alle diverse articolazioni amministrative. Tutto s’impara quando c’è convinzione e impegno. ANGELO Card. BAGNASCO, Arcivescovo Metropolita di Genova, presidente della CEI IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 599 595-600:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 12:12 Pagina 600 C hiesa in Italia Nel c. IV viene presentata l’agenda vera e propria, comprendente dodici problemi specifici raggruppati in cinque aree, viste anche come cinque risorse principali, capaci di affrontare la sfida di riprendere a crescere secondo il bene comune: intraprendere; educare; includere le nuove presenze; slegare la mobilità sociale; completare la transizione istituzionale. Dopo l’elencazione dei problemi messi in agenda, il n. 33 suggerisce un confronto tra l’agenda e alcuni grandi temi fondamentali, come quello della famiglia, dell’accoglienza della vita, del Mezzogiorno, della donna, della salvaguardia del creato, della legalità, per verificare come la soluzione dei problemi in agenda possa contribuire a far compiere passi in avanti per questi ambiti prioritari per uno sviluppo autentico. Il c. V, come già accennato, richiama il rapporto tra eucaristia e città e guarda verso il prossimo Congresso eucaristico nazionale di Ancona. Nel cammino della Chiesa Del programma di questa 46a Settimana sociale desidero mettere in luce tre aspetti. Il primo è il ruolo forte affidato, attraverso la prolusione, all’ascolto delle parole del magistero che restano orientamento saldo e imprescindibile nell’operazione di declinazione del bene comune. Il secondo è la costante presenza di momenti di preghiera e di celebrazione eucaristica, che stanno a significare che questa stessa operazione di declinazione del bene comune mantiene il suo fondamento e il suo culmine nell’ascolto della Parola e nella celebrazione dell’eucaristia. Infine, lo spazio in proporzione rilevante lasciato al confronto e all’ascolto reciproco fanno di questa Settimana, come del cammino che l’ha preparata, un laboratorio per la crescita dei credenti e della loro responsabilità per il bene comune. Tante ragioni e tanti segni manifestano il profondo inserimento di questo appuntamento nel cammino ordinario e straordinario della Chiesa italiana e della Chiesa universale. Mi permetto di richiamare due di questi segni. Il primo è costituito dall’attenzione alla questione educativa. Non solo, come era sembrato inevitabile sin dall’inizio, essa è finita tra le imprescindibili priorità dell’agenda, ma lo stesso stile seguito dalla preparazione e strutturante la celebrazione della Settimana sociale, quello del discernimento ecclesiale, è stato pensato e si è rivelato come un modo attraverso cui riconoscere e già da subito positivamente affrontare la sfida educativa. La Settimana del centenario nelle sue conclusioni faceva notare che «l’emergenza della questione educativa (…) ha sollecitato a considerare come, in una sana antropologia che vede l’uomo in relazione, il bene comune non sia uno dei contenuti possibili dell’opera educativa, ma è l’obiettivo primario e proprio. Le potenzialità che ogni essere umano ha in sé vanno tirate fuori per consentirgli di partecipare responsabilmente e positivamente alla vita della comunità umana. Ma il tema dell’educazione al bene comune, poiché anche l’educazione è bene comune, ha posto pure in evidenza la necessità di coltivare e di approfondire una sana e condivisa nozione di questo bene, contro ogni ten- 600 IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 tazione verso forme apparentemente analoghe, in realtà diverse e con esso contrastanti, come quelle espresse nel “bene totale”» (Documento conclusivo, aprile 2008, n. 10; Regno-doc. 13,2008,125-126). Il secondo segnale di questo legame tra 46ª Settimana sociale e cammino ordinario e straordinario della Chiesa è costituito dal richiamo al nesso profondo esistente tra eucaristia e città, non solo tra eucaristia e responsabilità per il bene comune, ma ancora più alla radice e direttamente tra eucaristia e bene comune. Infatti, è già nella celebrazione dell’eucaristia che si serve e si comincia a realizzare il bene comune vero e pieno dell’intera umanità, quello che sarà completo alla seconda venuta del Salvatore. È questa realtà che fa dell’eucaristia la fonte della visione e dell’ispirazione della Chiesa che è pellegrina nella città terrena ed è posta come segno e strumento dell’intima unione con Dio e allo stesso tempo dell’unità del genere umano. La Settimana di Reggio Calabria è così proiettata verso il prossimo Congresso eucaristico nazionale di Ancona. Contando sulla preghiera Il santo padre Benedetto XVI, nella conclusione della Caritas in veritate, ci ricorda che «lo sviluppo ha bisogno di cristiani con le braccia alzate verso Dio nel gesto della preghiera, cristiani mossi dalla consapevolezza che l’amore pieno di verità, caritas in veritate, da cui procede l’autentico sviluppo, non è da noi prodotto ma ci viene donato» (n. 79; Regno-doc. 15,2009,490). Il Comitato per le Settimane sociali è perciò molto grato all’arcidiocesi di Reggio Calabria che ha previsto una grande veglia di preghiera alla vigilia dell’inizio della XLVI Settimana sociale, seguita dall’adorazione eucaristica continuata che accompagnerà queste giornate. La dimensione della preghiera non è estranea alla tradizione delle Settimane sociali dei cattolici italiani. I suoi iniziatori sono avviati alla gloria degli altari; costante è il nostro collegamento con i monasteri contemplativi che accompagnano questo evento. Contiamo sulla preghiera di tanti monasteri e di tanti gruppi oranti, preghiera indispensabile «per trasformare i cuori di pietra in cuori di carne, così da rendere divina e perciò più degna dell’uomo la vita sulla terra» (n. 79; Regno-doc. 15,2009,490) e per ottenere dal Signore una generazione di uomini e di donne veramente «nuovi» a servizio del bene comune della nostra patria, che possano continuare la generazione dei Toniolo, Tovini, Barelli, don Sturzo, La Pira, e tanti altri, sacerdoti e laici, che con la loro santità vissuta in vocazioni e percorsi assai diversi testimoniano la comune chiamata di ogni cristiano e di tutta la comunità ecclesiale al servizio del bene comune, come ci ricordava il santo padre Benedetto XVI nel suo intervento rivolto all’Assemblea generale della CEI nello scorso mese di maggio. Reggio Calabria, 14 ottobre 2010. ✠ ARRIGO MIGLIO, presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali dei cattolici italiani 601-625:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 11:52 Pagina 601 C hiesa in Italia Educare alla vita buona del Vangelo P Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020 resentazione La scelta di «dedicare un’attenzione specifica al campo educativo» si radica nella volontà di farsi «discepoli del Signore Gesù, il Maestro che non cessa di educare a un’umanità nuova e piena». È così che il card. Angelo Bagnasco, presidente della CEI, presenta gli Orientamenti pastorali per il decennio 2010-2020, pubblicati il 28 ottobre, dal titolo Educare alla vita buona del Vangelo. Cinque sono i capitoli in cui si snoda il testo: le finalità specifiche dell’educazione cristiana (c. 1); la grande tradizione spirituale a cui la Chiesa attinge per «formare alla vita secondo lo Spirito» (c. 2); le condizioni di una relazione educativa efficace (c. 3); il tema dell’alleanza educativa, che ha come soggetto portante la comunità cristiana, d’intesa con il primato educativo della famiglia e con la responsabilità specifica di scuola, università e media (c. 4); infine, alcune indicazioni di una possibile progettazione pastorale, che faccia forza sulla formazione permanente degli adulti e delle famiglie e sul rilancio della vocazione educativa di religiosi, associazioni e movimenti ecclesiali (c. 5). Cf. Regnoatt. 12,2010,378ss. Stampa da file in nostro possesso. Per l’Appendice: titoli redazionali. IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 Gli Orientamenti pastorali per il decennio 20102020 intendono offrire alcune linee di fondo per una crescita concorde delle Chiese in Italia nell’arte delicata e sublime dell’educazione. In essa noi Vescovi riconosciamo una sfida culturale e un segno dei tempi, ma prima ancora una dimensione costitutiva e permanente della nostra missione di rendere Dio presente in questo mondo e di far sì che ogni uomo possa incontrarlo, scoprendo la forza trasformante del suo amore e della sua verità, in una vita nuova caratterizzata da tutto ciò che è bello, buono e vero. È questo un tema a cui più volte ci ha richiamato Papa Benedetto XVI, il cui magistero costituisce il riferimento sicuro per il nostro cammino ecclesiale e una fonte d’ispirazione per la nostra proposta pastorale. La scelta di dedicare un’attenzione specifica al campo educativo affonda le radici nel IV Convegno ecclesiale nazionale, celebrato a Verona nell’ottobre 2006, con il suo messaggio di speranza fondato sul «sì» di Dio all’uomo attraverso suo Figlio, morto e risorto perché noi avessimo la vita. Educare alla vita buona del Vangelo significa, infatti, in primo luogo farci discepoli del Signore Gesù, il Maestro che non cessa di educare a un’umanità nuova e piena. Egli parla sempre all’intelligenza e scalda il cuore di coloro che si aprono a lui e accolgono la compagnia dei fratelli per fare esperienza della bellezza del Vangelo. La Chiesa continua nel tempo la sua opera: la sua storia bimillenaria è un intreccio fecondo di evangelizzazione e di educazione. Annunciare Cristo, vero Dio e vero uomo, significa portare a pienezza l’umanità e quindi seminare cultura e civiltà. Non c’è nulla, nella nostra azione, che non abbia una significativa valenza educativa. La scelta dell’Episcopato italiano per questo decennio è segno di una premura che nasce dalla paternità spirituale di cui siamo rivestiti per grazia e che condividiamo in primo luogo con i sacerdoti. Siamo ben consapevoli, inoltre, delle energie profuse con tanta generosità nel campo dell’educazione da consacrati e laici, che 601 601-625:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 11:52 Pagina 602 C hiesa in Italia testimoniano la passione educativa di Dio in ogni campo dell’esistenza umana. A ciascuno consegniamo con fiducia questi orientamenti, con l’auspicio che le nostre comunità, parte viva del tessuto sociale del Paese, divengano sempre più luoghi fecondi di educazione integrale. Maria, che accompagnò la crescita di Gesù in sapienza, età e grazia, ci aiuti a testimoniare la vicinanza amorosa della Chiesa a ogni persona, grazie al Vangelo, fermento di crescita e seme di felicità vera. Roma, 4 ottobre 2010, Festa di San Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia. ANGELO Card. BAGNASCO, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana I ntroduzione Alla scuola di Cristo, maestro e pedagogo 1. Nel corso dei secoli Dio ha educato il suo popolo, trasformando l’avvicendarsi delle stagioni dell’uomo in una storia di salvezza: «Egli lo trovò in una terra deserta, in una landa di ululati solitari. Lo circondò, lo allevò, lo custodì come la pupilla del suo occhio. Come un’aquila che veglia la sua nidiata, che vola sopra i suoi nati, egli spiegò le ali e lo prese, lo sollevò sulle sue ali. Il Signore, lui solo lo ha guidato, non c’era con lui alcun dio straniero» (Dt 32,10-12). Di questa storia noi ci sentiamo partecipi. La guida di Dio, in tutta la sua forza e tenerezza, si è fatta pienamente e definitivamente visibile in Gesù di Nazaret. Clemente Alessandrino, un autore del II secolo, gli attribuì il titolo di «pedagogo»: è Lui il maestro e il redentore dell’umanità, il pastore le cui orme guidano al cielo. Clemente individua nella Chiesa, sposa e madre del maestro, la “scuola” dove Gesù insegna, e conclude con questa esortazione: «O allievi della divina pedagogia! Orsù, completiamo la bellezza del volto della Chiesa e corriamo, noi piccoli, verso la Madre buona; diventando ascoltatori del Logos, glorifichiamo il divino piano provvidenziale, grazie al quale l’uomo viene sia educato dalla pedagogia divina che santificato in quanto bambino di Dio: è cittadino dei cieli, mentre viene educato sulla terra; riceve lassù per Padre colui che in terra impara a conoscere».1 Mentre risuonano in noi le parole del Vangelo – «uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli» (Mt 23,8) – vorremmo poter dire con Sant’Agostino: «Parliamo a voi come a condiscepoli alla stessa scuola del Signore… Sotto questo Maestro, la cui cattedra è il cielo – è per mezzo delle sue Scritture che dobbiamo essere formati – fate dunque attenzione a quelle poche cose che vi dirò».2 All’educazione, dunque, intendiamo dedicare questo decennio. 602 IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 Un rinnovato impegno ecclesiale 2. Da sempre la Chiesa riserva peculiare attenzione all’educazione. La nostra scelta intende, in particolare, riproporre e approfondire l’insegnamento del Concilio Vaticano II: «La santa madre Chiesa, nell’adempimento del mandato ricevuto dal suo divin Fondatore, che è quello di annunziare il mistero della salvezza a tutti gli uomini e di edificare tutto in Cristo, ha il dovere di occuparsi dell’intera vita dell’uomo, anche di quella terrena, in quanto connessa con la vocazione soprannaturale; essa perciò ha un suo compito specifico in ordine al progresso e allo sviluppo dell’educazione».3 Molti passi del recente cammino della Chiesa in Italia hanno trovato convergenza sul tema educativo. Il decennio appena concluso è stato illuminato dall’esperienza spirituale del Grande Giubileo del 2000, che incoraggiava a «prendere il largo», come fecero un giorno gli Apostoli, rispondendo all’invito del Signore (cf. Lc 5,4). La coincidenza del Giubileo con l’inizio del nuovo millennio ha aiutato a collocare con ancora maggiore chiarezza il mistero di Cristo nel grande orizzonte della storia della salvezza. Il cristianesimo, infatti, è religione calata nella storia. Lo scriveva Giovanni Paolo II, spiegando che l’incarnazione del Figlio nel grembo di Maria, culminata nella Pasqua e nel dono dello Spirito, «costituisce il cuore pulsante del tempo, l’ora misteriosa in cui il Regno di Dio si è fatto vicino (cf. Mc 1,15), anzi ha messo radici, come seme destinato a diventare un grande albero (cf. Mc 4,30-32), nella nostra storia».4 Frutto di questa consapevolezza sono stati gli Orientamenti pastorali pubblicati nel 2001, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia.5 A essi seguì nel 2004 la Nota pastorale Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia,6 dove l’attenzione si rivolgeva in modo speciale a queste comunità, perché in esse trova concretezza la vocazione della Chiesa a essere segno della fecondità del Vangelo nel territorio. Al centro del decennio, si è situato il IV Convegno ecclesiale nazionale, tenuto a Verona nell’ottobre 2006. In esso si è manifestato il volto di «un popolo in cammino nella storia, posto a servizio della speranza dell’umanità intera, con la multiforme vivacità di una comunità ecclesiale animata da una sempre più robusta coscienza missionaria».7 A Verona siamo stati sostenuti dalla parola di Benedetto XVI, il quale ci ha riproposto il grande sì che in Gesù Cristo «Dio ha detto all’uomo e alla sua vita, all’amore umano, alla nostra libertà e alla nostra intelligenza».8 3. Alla luce di questa esperienza, sono state focalizzate alcune scelte di fondo: il primato di Dio nella vita e nell’azione delle nostre Chiese, la testimonianza quale forma dell’esistenza cristiana e l’impegno in una pastorale che, convergendo sull’unità della persona, sia in grado di «rinnovarsi nel segno della speranza integrale, dell’attenzione alla vita, dell’unità tra le diverse vocazioni, le molteplici soggettività ecclesiali, le dimensioni fondamentali dell’esperienza cristiana».9 Al tempo stesso ha incontrato un consenso crescente l’opzione di declinare la testimonianza nel mondo secondo gli ambiti fondamentali dell’esistenza 601-625:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 11:52 Pagina 603 umana, cercando nelle esperienze quotidiane l’alfabeto per comporre le parole con le quali ripresentare al mondo l’amore infinito di Dio.10 In tal modo si è fatta strada la consapevolezza che è proprio l’educazione la sfida che ci attende nei prossimi anni: «ci è chiesto un investimento educativo capace di rinnovare gli itinerari formativi, per renderli più adatti al tempo presente e significativi per la vita delle persone, con una nuova attenzione per gli adulti».11 Il Santo Padre ci incoraggia in questa direzione, mettendo in evidenza l’urgenza di dedicarsi alla formazione delle nuove generazioni. Egli riconosce che l’educare, se mai è stato facile, oggi assume caratteristiche più ardue; siamo di fronte a «una grande “emergenza educativa”, confermata dagli insuccessi a cui troppo spesso vanno incontro i nostri sforzi per formare persone solide, capaci di collaborare con gli altri e di dare un senso alla propria vita».12 4. Queste ragioni inducono a impegnarci nel decennio pastorale 2010-2020 in un’approfondita verifica dell’azione educativa della Chiesa in Italia, così da promuovere con rinnovato slancio questo servizio al bene della società. In piena docilità allo Spirito, vogliamo operare con disponibilità all’ascolto e al dialogo, mettendo a disposizione di tutti la buona notizia dell’amore paterno di Dio per ogni uomo. In qualità di pastori, posti a servizio delle comunità che ci sono affidate, proponiamo le nostre riflessioni sull’educazione a partire dall’incontro con Gesù Cristo e il suo Vangelo, del quale quotidianamente sperimentiamo la forza sanante e liberante. A noi sta a cuore la proposta esplicita e integrale della fede, posta al centro della missione che la Chiesa ha ricevuto dal Signore. Questa fede vogliamo annunciare, senza alcuna imposizione, testimoniando con gioia la bellezza del dono ricevuto, consapevoli che porta frutto solo quando è accolto nella libertà. Il Vangelo fa emergere in ognuno le domande più urgenti e profonde, permette di comprenderne l’importanza, di dare un ordine ai problemi e di collocarli nell’orizzonte della vita sociale. Una speranza affidabile, anima dell’educazione 5. Tra i compiti affidati dal Maestro alla Chiesa c’è la cura del bene delle persone, nella prospettiva di un 1 2 3 CLEMENTE ALESSANDRINO, Pedagogo III, 99, 1. AGOSTINO, Discorso 270, 1. CONCILIO VATICANO II, Dich. Gravissimum educationis sull’educazione cristiana, proemio; EV 1/821. 4 GIOVANNI PAOLO II, Lett. apost. Novo millennio ineunte al termine del grande giubileo del 2000, 6.1.2001, n. 5; EV 20/18. 5 EPISCOPATO ITALIANO, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia. Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il primo decennio del 2000, 29.6.2001; ECEI 7/139ss. 6 EPISCOPATO ITALIANO, Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia. Nota pastorale, 30.5.2004; ECEI 7/1404ss. 7 EPISCOPATO ITALIANO, «Rigenerati per una speranza viva» (1Pt 1,3): testimoni del grande «sì» di Dio all’uomo. Nota pastorale dopo il IV Convegno ecclesiale nazionale, 29.6.2007, n. 1; Regno-doc. 13,2007,431. 8 BENEDETTO XVI, Discorso al IV Convegno nazionale della Chiesa italiana, Verona, 19.10.2006; EV 23/2355. umanesimo integrale e trascendente.13 Ciò comporta la specifica responsabilità di educare al gusto dell’autentica bellezza della vita, sia nell’orizzonte proprio della fede, che matura nel dono pasquale della vita nuova, sia come prospettiva pedagogica e culturale, aperta alle donne e agli uomini di qualsiasi religione e cultura, ai non credenti, agli agnostici e a quanti cercano Dio. Chi educa è sollecito verso una persona concreta, se ne fa carico con amore e premura costante, perché sboccino, nella libertà, tutte le sue potenzialità. Educare comporta la preoccupazione che siano formate in ciascuno l’intelligenza, la volontà e la capacità di amare, perché ogni individuo abbia il coraggio di decisioni definitive.14 Riecheggia in queste parole l’insegnamento del Concilio Vaticano II: «Ogni uomo ha il dovere di tener fermo il concetto della persona umana integrale, in cui eccellono i valori della intelligenza, della volontà, della coscienza e della fraternità, che sono fondati tutti in Dio Creatore e sono stati mirabilmente sanati ed elevati in Cristo».15 Non ignoriamo, certo, le difficoltà che l’educazione si trova oggi a fronteggiare. Fra queste, spicca lo scetticismo riguardo la sua stessa possibilità, sicché i progetti educativi diventano programmi a breve termine, mentre una corrente fredda scuote gli spazi classici della famiglia e della scuola. Noi stessi ne siamo turbati e sentiamo l’esigenza impellente di ribadire il valore dell’educazione proprio a partire da questi suoi luoghi fondamentali. Come pastori della Chiesa il nostro pensiero va pure a tutte le altre resistenze, provocate dal peccato che distoglie e indebolisce la volontà dell’uomo e lo induce ad azioni malvagie.16 Cogliamo in tutta la loro gravità le parole del Papa, quando avverte che «oggi la nostra speranza è insidiata da molte parti e rischiamo di ridiventare anche noi, come gli antichi pagani, uomini “senza speranza e senza Dio in questo mondo”, come scriveva l’apostolo Paolo ai cristiani di Efeso (Ef 2,12). Proprio da qui nasce la difficoltà forse più profonda per una vera opera educativa: alla radice della crisi dell’educazione c’è infatti una crisi di fiducia nella vita».17 «Anima dell’educazione, come dell’intera vita, può essere solo una speranza affidabile».18 La sua sorgente è Cristo risuscitato da morte. Dalla fede in lui nasce una grande speranza per l’uomo, per la sua vita, per la sua capacità di amare. In questo noi individuiamo il contributo specifico che dalla visione cristiana giunge all’educazione, perché «dall’essere “di” Gesù deriva il profilo di 9 EPISCOPATO ITALIANO, «Rigenerati per una speranza viva» (1Pt 1,3), n. 4; Regno-doc. 13,2007,432. 10 Cf. ivi, n. 12; Regno-doc. 13,2007,434ss. 11 Ivi, n. 17; Regno-doc. 13,2007,437. 12 BENEDETTO XVI, Lettera alla Diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell’educazione, 21.1.2008; Regno-doc. 7,2008,193. 13 Cf. BENEDETTO XVI, Lett. enc. Caritas in veritate sulla carità nella verità, 29.6.2009, n. 18; Regno-doc. 15,2009,457ss. 14 Cf. BENEDETTO XVI, Discorso al IV Convegno nazionale della Chiesa italiana, Verona, 19.10.2006; EV 23/2348ss. 15 CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, n. 61; EV 1/1522. 16 Cf. ivi, n. 13; EV 1/1360ss. 17 BENEDETTO XVI, Lettera alla Diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell’educazione, 21.1.2008; Regno-doc. 7,2008,196. 18 Ivi. IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 603 601-625:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 11:52 Pagina 604 C hiesa in Italia un cristiano capace di offrire speranza, teso a dare un di più di umanità alla storia e pronto a mettere con umiltà se stesso e i propri progetti sotto il giudizio di una verità e di una promessa che supera ogni attesa umana».19 Mentre, dunque, avvertiamo le difficoltà nel processo di trasmissione dei valori alle giovani generazioni e di formazione permanente degli adulti, conserviamo la speranza, sapendo di essere chiamati a sostenere un compito arduo ed entusiasmante: riconoscere nei segni dei tempi le tracce dell’azione dello Spirito, che apre orizzonti impensati, suggerisce e mette a disposizione strumenti nuovi per rilanciare con coraggio il servizio educativo. 6. Ci rivolgiamo anzitutto alle nostre comunità, cui intendiamo offrire le linee pastorali che emergono dalla scelta dell’educazione come attenzione portante di questo decennio e che s’intrecciano con tutto l’agire della Chiesa. Confidiamo in tal modo di offrire una proposta significativa per ogni persona a cui sta a cuore il futuro dell’umanità e delle nuove generazioni. A partire dalle linee guida contenute in questo documento, negli anni a venire saranno indicati ulteriori approfondimenti e sviluppi su aspetti specifici, connessi con il tema dell’educazione. Fin da ora chiediamo alle comunità cristiane di procedere alla verifica degli itinerari formativi esistenti e al consolidamento delle buone pratiche educative in atto. Invitiamo specialmente i presbiteri e quanti condividono con loro il servizio e la responsabilità educativa ad accogliere con cuore aperto questi orientamenti: essi non intendono aggiungere cosa a cosa, ma stimolano a esplicitare le potenzialità educative già presenti, aprendosi con coraggio alla fantasia dello Spirito e al soffio della missione. Solo un’educazione che aiuti a penetrare il senso della realtà, valorizzandone tutte le dimensioni, consente di immettervi germi di risurrezione capaci di rendere buona la vita, di superare il ripiegamento su di sé, la frammentazione e il vuoto di senso che affliggono la nostra società. Con umiltà e con vivo senso dei nostri limiti, ma pure con evangelica parresia e confidenza nel tesoro che il Signore ha posto nelle nostre mani, ci esortiamo a vicenda a metterci a servizio del Vangelo per l’educazione integrale di quanti vorranno accogliere il dono che abbiamo ricevuto e che offriamo a tutti. 1. Educare in un mondo che cambia È tempo di discernimento 7. L’opera educativa della Chiesa è strettamente legata al momento e al contesto in cui essa si trova a vivere, alle dinamiche culturali di cui è parte e che vuole contribuire a orientare. Il «mondo che cambia» è ben più di uno scenario in cui la comunità cristiana si muove: con le sue urgenze e le sue opportunità, provoca la fede e la responsabilità dei credenti. È il Signore 604 IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 che, domandandoci di valutare il tempo, ci chiede d’interpretare ciò che avviene in profondità nel mondo d’oggi, di cogliere le domande e i desideri dell’uomo: «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?» (Lc 12,54-57). «Bisogna, infatti, conoscere e comprendere il mondo in cui viviamo, le sue attese, le sue aspirazioni e il suo carattere spesso drammatico», ci ha ricordato il Concilio Vaticano II, indicando pure il metodo: «Per svolgere questo compito, è dovere permanente della Chiesa di scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo, così che, in modo adatto a ciascuna generazione, possa rispondere ai perenni interrogativi degli uomini sul senso della vita presente e futura e sulle loro relazioni reciproche».20 Tutto il popolo di Dio, dunque, con l’aiuto dello Spirito, ha il compito di esaminare ogni cosa e di tenere ciò che è buono (cf. 1Ts 5,21), riconoscendo i segni e i tempi dell’azione creatrice dello Spirito. Compiendo tale discernimento, la Chiesa si pone accanto a ogni uomo, condividendone gioie e speranze, tristezze e angosce e diventando così solidale con la storia del genere umano. Mentre sperimentiamo le difficoltà in cui si dibatte l’opera educativa in una società spesso incapace di assicurare riferimenti affidabili, nutriamo una grande fiducia, sapendo che il tempo dell’educazione non è finito. Perciò vogliamo metterci alla ricerca di risposte adeguate e non ci scoraggiamo, sapendo di poter contare su una «riserva escatologica» alla quale quotidianamente attingere: la speranza che non delude (cf. Rm 5,5). Così sostenuti, vogliamo prendere coscienza, insieme a tutti gli educatori, di alcuni aspetti problematici della cultura contemporanea – come la tendenza a ridurre il bene all’utile, la verità a razionalità empirica, la bellezza a godimento effimero – cercando di riconoscere anche le domande inespresse e le potenzialità nascoste, e di far leva sulle risorse offerte dalla cultura stessa. 8. Un segno dei tempi è senza dubbio costituito dall’accresciuta sensibilità per la libertà in tutti gli ambiti dell’esistenza: il desiderio di libertà rappresenta un terreno d’incontro tra l’anelito dell’uomo e il messaggio cristiano. Nell’educazione, la libertà è il presupposto indispensabile per la crescita della persona. Essa, infatti, non è un semplice punto di partenza, ma un processo continuo verso il fine ultimo dell’uomo, cioè la sua pienezza nella verità dell’amore. «L’uomo può volgersi al bene soltanto nella libertà. I nostri contemporanei stimano grandemente e perseguono con ardore tale libertà, e a ragione (…). La dignità dell’uomo richiede che egli agisca secondo scelte consapevoli e libere (…). L’uomo perviene a tale dignità quando, liberandosi da ogni schiavitù di passioni, tende al suo fine mediante la scelta libera del bene».21 Questa ricerca diffusa di libertà e di amore rimanda a valori a partire dai quali è possibile proporre un percorso educativo, capace di offrire un’esperienza integrale della fede e della vita cristiana. 601-625:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 11:52 Pagina 605 Un’autentica educazione deve essere in grado di parlare al bisogno di significato e di felicità delle persone. Il messaggio cristiano pone l’accento sulla forza e sulla pienezza di gioia (cf. Gv 17,13) donate dalla fede, che sono infinitamente più grandi di ogni desiderio e attesa umani. Il compito dell’educatore cristiano è diffondere la buona notizia che il Vangelo può trasformare il cuore dell’uomo, restituendogli ragioni di vita e di speranza. Siamo nel mondo con la consapevolezza di essere portatori di una visione della persona che, esaltandone la verità, la bontà e la bellezza, è davvero alternativa al sentire comune. 9. Considerando le trasformazioni avvenute nella società, alcuni aspetti, rilevanti dal punto di vista antropologico, influiscono in modo particolare sul processo educativo: l’eclissi del senso di Dio e l’offuscarsi della dimensione dell’interiorità, l’incerta formazione dell’identità personale in un contesto plurale e frammentato, le difficoltà di dialogo tra le generazioni, la separazione tra intelligenza e affettività. Si tratta di nodi critici che vanno compresi e affrontati senza paura, accettando la sfida di trasformarli in altrettante opportunità educative. Le persone fanno sempre più fatica a dare un senso profondo all’esistenza. Ne sono sintomi il disorientamento, il ripiegamento su sé stessi e il narcisismo, il desiderio insaziabile di possesso e di consumo, la ricerca del sesso slegato dall’affettività e dall’impegno di vita, l’ansia e la paura, l’incapacità di sperare, il diffondersi dell’infelicità e della depressione. Ciò si riflette anche nello smarrimento del significato autentico dell’educare e della sua insopprimibile necessità. Il mito dell’uomo «che si fa da sé» finisce con il separare la persona dalle proprie radici e dagli altri, rendendola alla fine poco amante anche di se stessa e della vita. Le cause di questo disagio sono molteplici – culturali, sociali ed economiche –, ma al fondo di tutto si può scorgere la negazione della vocazione trascendente dell’uomo e di quella relazione fondante che dà senso a tutte le altre: «Senza Dio l’uomo non sa dove andare e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia».22 Siamo così condotti alle radici dell’«emergenza educativa», il cui punto cruciale sta nel superamento di quella falsa idea di autonomia che induce l’uomo a concepirsi come un «io» completo in se stesso, laddove, invece, egli diventa «io» nella relazione con il «tu» e con il «noi». Tale distorsione è stata magistralmente illustrata dal Santo Padre: «Una radice essenziale consiste – mi sembra – in un falso concetto di autonomia dell’uomo: l’uomo dovrebbe svilupparsi solo da se stesso, senza imposizioni da parte di altri, i quali potrebbero assistere il suo autosviluppo, ma non entrare in questo sviluppo. In realtà, è essenziale per la persona umana il fatto che diventa se stessa solo dall’altro, l’“io” diventa se stesso solo dal “tu” e dal “noi”, è creato per il dialogo, per la comunione sincronica e diacronica. E solo l’incontro con il “tu” e con il “noi” apre l’“io” a se stesso. Perciò la cosiddetta educazione antiautoritaria non è educazione, ma rinuncia all’educazione: così non viene dato quanto noi siamo debitori di dare agli altri, cioè questo “tu” e “noi” nel quale si apre l’“io” a se stesso».23 10. Oggi la formazione dell’identità personale avviene in un contesto plurale, caratterizzato da diversi soggetti di riferimento: non solo la famiglia, la scuola, il lavoro, la comunità ecclesiale, ma anche ambienti meno definiti e tuttavia influenti, quali la comunicazione multimediale e le occasioni del tempo libero. La molteplicità dei riferimenti valoriali, la globalizzazione delle proposte e degli stili di vita, la mobilità dei popoli, gli scenari resi possibili dallo sviluppo tecnologico costituiscono elementi nuovi e rilevanti, che segnano il venir meno di un modo quasi automatico di prospettare modelli d’identità e inaugurano dinamiche inedite. La cultura globale, mentre sembra annullare le distanze, finisce con il polarizzare le differenze, producendo nuove solitudini e nuove forme di esclusione sociale. Anche i rapporti con culture ed esperienze religiose diverse, resi più intensi dall’aumento dei flussi migratori e dalla facilità delle comunicazioni, possono costituire una risorsa feconda, da valorizzare senza indulgere a irenismi e semplificazioni o cedere a eccessivi timori e diffidenze. Queste condizioni, in cui si colloca oggi il percorso formativo, se comportano maggiore fatica e rischi inediti rispetto al passato, accrescono lo spazio di libertà della persona nelle proprie decisioni e fanno appello alla sua responsabilità. Ciò è di fondamentale importanza anche per la scelta religiosa, perché al centro della relazione dell’uomo con Dio c’è la libertà. In una società caratterizzata dalla molteplicità di messaggi e dalla grande offerta di beni di consumo, il compito più urgente diventa, dunque, educare a scelte responsabili. Per questo, sin dai primi anni di vita, l’educazione non può pensare di essere neutrale, illudendosi di non condizionare la libertà del soggetto. Il proprio comportamento e stile di vita – lo si voglia o meno – rappresentano di fatto una proposta di valori o disvalori. È ingiusto non trasmettere agli altri ciò che costituisce il senso profondo della propria esistenza. Un simile travisamento restringerebbe l’educazione nei confini angusti del sentire individuale e distruggerebbe ogni possibile profilo pedagogico. Di fronte agli educatori cristiani, come pure a tutti gli uomini di buona volontà, si presenta, pertanto, la sfida di contrastare l’assimilazione passiva di modelli ampiamente divulgati e di superarne l’inconsistenza, promuovendo la capacità di pensare e l’esercizio critico della ragione. 11. In tale contesto è importante individuare un’al- 19 EPISCOPATO ITALIANO, «Rigenerati per una speranza viva» (1Pt 1,3), n. 7; Regno-doc. 13,2007,433. 20 Gaudium et spes, n. 4; EV 1/1324. 21 Ivi, n. 17; EV 1/1370. 22 BENEDETTO XVI, Caritas in veritate, n. 78; Regno-doc. 15,2009,490. 23 BENEDETTO XVI, Discorso alla LXI Assemblea Generale della CEI, 27.5.2010. Cf. Appendice; qui a p. 623. Nei nodi della cultura contemporanea IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 605 601-625:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 11:52 Pagina 606 C hiesa in Italia tra radice dell’emergenza educativa nello scetticismo e nel relativismo, che Benedetto XVI interpreta come esclusione delle «due fonti che orientano il cammino umano», cioè la natura e la Rivelazione: «La natura viene considerata oggi come una cosa puramente meccanica, quindi che non contiene in sé alcun imperativo morale, alcun orientamento valoriale: è una cosa puramente meccanica, e quindi non viene alcun orientamento dall’essere stesso. La Rivelazione viene considerata o come un momento dello sviluppo storico, quindi relativo come tutto lo sviluppo storico e culturale, o – si dice – forse c’è rivelazione, ma non comprende contenuti, solo motivazioni. E se tacciono queste due fonti, la natura e la Rivelazione, anche la terza fonte, la storia, non parla più, perché anche la storia diventa solo un agglomerato di decisioni culturali, occasionali, arbitrarie, che non valgono per il presente e per il futuro».24 Per questo, prosegue il Santo Padre, «fondamentale è quindi ritrovare un concetto vero della natura come creazione di Dio che parla a noi; il Creatore, tramite il libro della creazione, parla a noi e ci mostra i valori veri. E poi così anche ritrovare la Rivelazione: riconoscere che il libro della creazione, nel quale Dio ci dà gli orientamenti fondamentali, è decifrato nella Rivelazione, è applicato e fatto proprio nella storia culturale e religiosa, non senza errori, ma in una maniera sostanzialmente valida, sempre di nuovo da sviluppare e da purificare. Così, in questo “concerto” – per così dire – tra creazione decifrata nella Rivelazione, concretizzata nella storia culturale che sempre va avanti e nella quale noi ritroviamo sempre più il linguaggio di Dio, si aprono anche le indicazioni per un’educazione che non è imposizione, ma realmente apertura dell’“io” al “tu”, al “noi” e al “Tu” di Dio».25 12. L’educazione è strutturalmente legata ai rapporti tra le generazioni, anzitutto all’interno della famiglia, quindi nelle relazioni sociali. Molte delle difficoltà sperimentate oggi nell’ambito educativo sono riconducibili al fatto che le diverse generazioni vivono spesso in mondi separati ed estranei. Il dialogo richiede invece una significativa presenza reciproca e la disponibilità di tempo. All’impoverimento e alla frammentazione delle relazioni, si aggiunge il modo con cui avviene la trasmissione da una generazione all’altra. I giovani si trovano spesso a confronto con figure adulte demotivate e poco autorevoli, incapaci di testimoniare ragioni di vita che suscitino amore e dedizione. A soffrirne di più è la famiglia, primo luogo dell’educazione, lasciata sola a fronteggiare compiti enormi nella formazione della persona, senza un contesto favorevole e adeguati sostegni culturali, sociali ed economici. Lo sforzo grava soprattutto sulle donne, alle quali la cura della vita è affidata in modo del tutto speciale. La famiglia, tuttavia, resta la comunità in cui si colloca la radice più intima e più potente della generazione alla vita, alla fede e all’amore. 13. La formazione integrale è resa particolarmente difficile dalla separazione tra le dimensioni costitutive della persona, in special modo la razionalità e l’affettività, la corporeità e la spiritualità. La mentalità odierna, segnata dalla dissociazione fra il mondo della conoscen- 606 IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 za e quello delle emozioni, tende a relegare gli affetti e le relazioni in un orizzonte privo di riferimenti significativi e dominato dall’impulso momentaneo. Si avverte, amplificato dai processi della comunicazione, il peso eccessivo dato alla dimensione emozionale, la sollecitazione continua dei sensi, il prevalere dell’eccitazione sull’esigenza della riflessione e della comprensione. Questa separazione tra le dimensioni della persona ha inevitabili ripercussioni anche sui modelli educativi, per cui educare equivale a fornire informazioni funzionali, abilità tecniche, competenze professionali. Non raramente, si arriva a ridurre l’educazione a un processo di socializzazione che induce a conformarsi agli stereotipi culturali dominanti.26 Il modello della spontaneità porta ad assolutizzare emozioni e pulsioni: tutto ciò che «piace» e si può ottenere diventa buono. Chi educa rinuncia così a trasmettere valori e a promuovere l’apprendimento delle virtù; ogni proposta direttiva viene considerata autoritaria. Già Paolo VI, indicando alcune linee fondamentali di quella che egli chiamava «l’arte sovrana di educare», osservava: «Se l’educatore fermasse la sua fatica soltanto a un paziente, meticoloso, e, se volete, scientifico rilievo dell’ambiente, in cui oggi il ragazzo svolge la sua vita, fa la sua esperienza e plasma la sua personalità, non farebbe opera completa (...). L’educatore non è un osservatore passivo dei fenomeni della vita giovanile; deve essere un amico, un maestro, un allenatore, un medico, un padre, a cui non tanto interessa notare il comportamento del suo pupillo in determinate circostanze, quanto preservarlo da inutili offese e allenarlo a capire, a volere, a godere, a sublimare la sua esperienza».27 Benedetto XVI, a sua volta, spiega che l’educazione non può risolversi in una didattica, in un insieme di tecniche e nemmeno nella trasmissione di principi; il suo scopo è, piuttosto, quello di «formare le nuove generazioni, perché sappiano entrare in rapporto con il mondo, forti di una memoria significativa che non è solo occasionale, ma accresciuta dal linguaggio di Dio che troviamo nella natura e nella Rivelazione, di un patrimonio interiore condiviso, della vera sapienza che, mentre riconosce il fine trascendente della vita, orienta il pensiero, gli affetti e il giudizio».28 Una vera relazione educativa richiede l’armonia e la reciproca fecondazione tra sfera razionale e mondo affettivo, intelligenza e sensibilità, mente, cuore e spirito. La persona viene così orientata verso il senso globale di se stessa e della realtà, nonché verso l’esperienza liberante della continua ricerca della verità, dell’adesione al bene e della contemplazione della bellezza. Dall’accoglienza all’integrazione 14. In questo tempo di grande mobilità dei popoli, la Chiesa è sollecitata a promuovere l’incontro e l’accoglienza tra gli uomini: «i vari popoli costituiscono infatti una sola comunità. Essi hanno una sola origine».29 In tale prospettiva, la nostra attenzione si rivolge in modo particolare al fenomeno delle migrazioni di per- 601-625:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 11:52 Pagina 607 sone e famiglie, provenienti da culture e religioni diverse. Esso fa emergere opportunità e problemi d’integrazione, nella scuola come nel mondo del lavoro e nella società. Per la Chiesa e per il Paese si tratta senza dubbio di una delle più grandi sfide educative. Come sottolinea Benedetto XVI, «l’avvenire delle nostre società poggia sull’incontro tra i popoli, sul dialogo tra le culture nel rispetto delle identità e delle legittime differenze».30 I diritti fondamentali della persona devono costituire il punto focale dell’impegno di corresponsabilità delle istituzioni pubbliche nazionali e internazionali, che riusciranno a offrire prospettive di convivenza tra i popoli solo «tramite linee oculate e concertate per l’accoglienza e l’integrazione, consentendo occasioni di ingresso nella legalità, favorendo il giusto diritto al ricongiungimento familiare, all’asilo e al rifugio, compensando le necessarie misure restrittive e contrastando il deprecabile traffico di persone».31 All’accoglienza deve seguire la capacità di gestire la compresenza di culture, credenze ed espressioni religiose diverse. Purtroppo si registrano forme d’intolleranza e di conflitto, che talora sfociano anche in manifestazioni violente. L’opera educativa deve tener conto di questa situazione e aiutare a superare paure, pregiudizi e diffidenze, promuovendo la mutua conoscenza, il dialogo e la collaborazione. Particolare attenzione va riservata al numero crescente di minori, nati in Italia, figli di stranieri. L’acquisizione di uno spirito critico e l’apertura al dialogo, accompagnati da una maggiore consapevolezza e testimonianza della propria identità storica, culturale e religiosa, contribuiscono a far crescere personalità solide, allo stesso tempo disponibili all’accoglienza e capaci di favorire processi d’integrazione. La comunità cristiana educa a riconoscere in ogni straniero una persona dotata di dignità inviolabile, portatrice di una propria spiritualità e di un’umanità fatta di sogni, speranze e progetti. Molti di coloro che giungono da lontano sono fratelli nella stessa fede: come tali la Chiesa li accoglie, condividendo con loro anche l’annuncio e la testimonianza del Vangelo. L’approccio educativo al fenomeno dell’immigrazione può essere la chiave che spalanca la porta a un futuro ricco di risorse e spiritualmente fecondo. Per la crescita integrale della persona 15. In questo quadro s’inserisce a pieno titolo la proposta educativa della comunità cristiana, il cui obiettivo fondamentale è promuovere lo sviluppo della persona 24 25 26 Ivi; qui a p. 624. Ivi; qui a p. 624. Cf. COMITATO PER IL PROGETTO CULTURALE, La sfida educativa. Rapporto-proposta sull’educazione, Laterza, Bari-Roma 2009, 810. 27 PAOLO VI, Discorso per il 40° anniversario del Movimento Aspiranti della GIAC, 21.3.1964. 28 BENEDETTO XVI, Discorso alla LXI Assemblea Generale della CEI, 27.5.2010. Cf Appendice; qui a p. 624. 29 CONCILIO VATICANO II, Dich. Nostra aetate sulle relazioni nella sua totalità, in quanto soggetto in relazione, secondo la grandezza della vocazione dell’uomo e la presenza in lui di un germe divino. «La vera formazione consiste nello sviluppo armonioso di tutte le capacità dell’uomo e della sua vocazione personale, in accordo ai principi fondamentali del Vangelo e in considerazione del suo fine ultimo, nonché del bene della collettività umana di cui l’uomo è membro e nella quale è chiamato a dare il suo apporto con cristiana responsabilità».32 Così la persona diventa capace di cooperare al bene comune e di vivere quella fraternità universale che corrisponde alla sua vocazione.33 Per tali ragioni la Chiesa non smette di credere nella persona umana: «il primo contributo che possiamo offrire è quello di testimoniare la nostra fiducia nella vita e nell’uomo, nella sua ragione e nella sua capacità di amare. Essa non è frutto di un ingenuo ottimismo, ma ci proviene da quella “speranza affidabile” (BENEDETTO XVI, lett. enc. Spe salvi sulla speranza cristiana, 30.11.2007, n. 1; Regno-doc. 21,2007,649) che ci è donata mediante la fede nella redenzione operata da Gesù Cristo».34 Impegnandosi nell’educazione, la Chiesa si pone in fecondo rapporto con la cultura e le scienze, suscitando responsabilità e passione e valorizzando tutto ciò che incontra di buono e di vero. La fede, infatti, è radice di pienezza umana, amica della libertà, dell’intelligenza e dell’amore. Caratterizzata dalla fiducia nella ragione, l’educazione cristiana contribuisce alla crescita del corpo sociale e si offre come patrimonio per tutti, finalizzato al perseguimento del bene comune. Le virtù umane e quelle cristiane, infatti, non appartengono ad ambiti separati. Gli atteggiamenti virtuosi della vita crescono insieme, contribuiscono a far maturare la persona e a svilupparne la libertà, determinano la sua capacità di abitare la terra, di lavorare, gioire e amare, ne assecondano l’anelito a raggiungere la somiglianza con il sommo bene, che è Dio Amore. 2. Gesù, il Maestro 16. Di fronte ai nodi che oggi caratterizzano la sfida educativa, ci mettiamo ancora una volta alla scuola di Gesù. Lo facciamo con grande fiducia, sapendo che egli è il «Maestro buono» (Mc 10,17), che ha parlato e ha agito, mostrando nella vita il suo insegnamento. Nel gesto della lavanda dei piedi dei suoi discepoli, nell’ora della Chiesa con le religioni non cristiane, n. 1; EV 1/854. 30 BENEDETTO XVI, Discorso all’Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti, 28.5.2010. 31 Ivi. 32 PAOLO VI, Discorso alla Federazione Europea per l’educazione cattolica degli adulti, 3.5.1971. 33 Cf. Gaudium et spes, n. 3; EV 1/1322s; BENEDETTO XVI, Caritas in veritate, n. 11; Regno-doc. 15,2009,460s. 34 BENEDETTO XVI, Discorso alla LIX Assemblea Generale della CEI, 28.5.2009; Regno-doc. 13,2009,413. IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 607 601-625:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 11:52 Pagina 608 C hiesa in Italia in cui li amò sino alla fine, egli si presenta ancora come colui che ci educa con la sua stessa vita (cf. Gv 13,14). Gesù è per noi non «un» maestro, ma «il» Maestro. La sua autorità, grazie alla presenza dinamica dello Spirito, raggiunge il cuore e ci forma interiormente, aiutandoci a gestire, nei modi e nelle forme più idonee, anche i problemi educativi. «Si mise a insegnare loro molte cose» 17. «Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose (…). E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull’erba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro» (Mc 6,34.39-41). Questa pagina del Vangelo secondo Marco è un testo ricco di risonanze anticotestamentarie:35 ci mostra Gesù nell’atteggiamento del pastore che raccoglie le sue pecore e se ne prende cura mediante l’insegnamento e, con una prodigiosa frazione del pane, sfama cinquemila persone. La folla segue Gesù mossa dalla speranza di ricevere qualcosa di decisivo. Pur provenendo da città e situazioni diverse, appare animata da un desiderio comune. Gesù stesso si fa interprete delle attese profonde dei presenti. Lo sguardo che rivolge loro non è distaccato, ma partecipe, perché non scorge una folla anonima, bensì persone, di cui coglie il bisogno inespresso. Gesù vede in loro «pecore che non hanno pastore»: è una metafora che rivela la situazione di un popolo che soffre per la mancanza di una guida autorevole o è disorientato da maestri inaffidabili. Lo smarrimento della folla suscita in Gesù una «compassione», che non è un’emozione superficiale, ma è lo stesso sentire con cui Dio, nella vicenda dell’esodo, ha ascoltato il gemito del suo popolo e se ne è preso cura con vigore e tenerezza. Il bisogno delle persone interpella costantemente Gesù, che risponde ogni volta manifestando l’amore compassionevole del Padre. 18. La prima azione di Gesù è l’insegnamento: «si mise a insegnare loro molte cose». Potrebbe sorgere spontanea la domanda se non sarebbe stato più opportuno provvedere subito al nutrimento di tanta gente. Gesù, però, è cosciente di essere anzitutto il Maestro: per questo, con l’autorevolezza che viene dal Padre, comincia con l’indicare le vie della vita autentica. Egli rivela il mondo nuovo voluto da Dio e chiama a esserne parte, sollecitando ciascuno a cooperare alla sua edificazione nella pace. Il popolo che egli pasce è invitato ad ascoltare la sua parola, che conduce e fa riposare su pascoli erbosi (cf. Sal 22,2). Gesù non smetterà d’insegnare, parlando al cuore, neppure di fronte all’incomprensione della folla e dei suoi stessi discepoli. Il dono della parola si completa in quello del pane: «spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero». L’ascolto della parola costituisce la premessa indispensabile della condivisione. Si vede già, in filigrana, la prassi eucaristica della comunità cristiana. Nello 608 IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 stesso tempo, Gesù si prende cura dei bisogni concreti delle persone, preoccupandosi che tutti abbiano da mangiare. Nel gesto della moltiplicazione dei pani e dei pesci è condensata la vita intera di Gesù che si dona per amore, per dare pienezza di vita. Neppure il suo corpo ha tenuto per sé: «prendete», «mangiate». L’insegnamento del Maestro trova compimento nel dono della sua esistenza: Gesù è la parola che illumina e il pane che nutre, è l’amore che educa e forma al dono della propria vita: «Voi stessi date loro da mangiare» (Mc 6,37). Dio educa il suo popolo 19. Non mancano, certo, nel Vangelo altri episodi in cui Gesù mostra il suo volto di educatore. Anche nel racconto dei due discepoli di Emmaus, ad esempio, Gesù è il Maestro che apre la mente dei discepoli e scalda loro il cuore spiegando «in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui» (Lc 24,27). Nella prima moltiplicazione dei pani, però, Gesù è presentato come il pastore del tempo ultimo, il depositario della premura di Dio per il suo popolo. Alla luce di Cristo, compimento di tutta la rivelazione, possiamo leggere nella storia della salvezza il progetto di Dio che educa il suo popolo. Ripercorriamone le tappe fondamentali. L’esodo dall’Egitto è il tempo della formazione d’Israele, perché, accogliendo e mettendo in pratica i comandamenti di Dio, diventi il popolo dell’alleanza (cf. Dt 8,1). Il cammino nel deserto ha un carattere esemplare: le crisi, la fame e la sete, sono descritte come atti educativi, «per sapere quello che avevi nel cuore (…) per farti capire che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore» (Dt 8,2-3). L’esortazione divina crea la consapevolezza interiore: «Riconosci dunque in cuor tuo che, come un uomo corregge il figlio, così il Signore, tuo Dio, corregge te» (Dt 8,5). Anche nell’annuncio dei profeti la storia è intesa come un cammino educativo, segnato da conflitti e riconciliazioni, perdite e ritrovamenti, tensioni e incontri. Come negli scritti sapienziali, Dio è presentato attraverso le figure del padre, della madre e del maestro. L’immagine paterna è proposta dal profeta Osea. Il Signore ama e perciò chiama il suo figlio, Israele: gli insegna a camminare, lo prende in braccio e lo cura, lo attrae a sé con legami di bontà e vincoli d’amore, lo solleva alla guancia e si china per nutrirlo, mettendo in conto anche i fallimenti (cf. Os 11,3-4). Isaia, a sua volta, propone un’immagine materna di toccante tenerezza: «Voi sarete allattati e portati in braccio, e sulle ginocchia sarete accarezzati. Come una madre consola un figlio, così io vi consolerò; a Gerusalemme sarete consolati» (Is 66,12-13). Nel libro del Siracide, infine, Dio appare come educatore attraverso la mediazione degli uomini, specialmente nella relazione fra maestro e discepolo. Il maestro si sente padre del discepolo, che chiama «figlio mio»; gli si presenta anzitutto come innamorato della sapienza e 601-625:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 11:52 Pagina 609 gli si propone come modello (cf. Sir 24,30-34), esortandolo a seguirlo con zelo e a frequentarlo ogni giorno, fino a consumare la soglia della sua casa (cf. Sir 51,2327). Nell’opera d’insegnamento egli genera il giovane discepolo, aiutandolo a diventare adulto, capace di giudicare e di scegliere. Nella storia della salvezza, dunque, si manifestano la guida provvidenziale di Dio e la sua pedagogia misericordiosa, che raggiungono la pienezza in Gesù Cristo; in lui trovano compimento e risplendono la legge e i profeti (cf. Mc 9,2-10). «È Lui il Maestro alla cui scuola riscoprire il compito educativo come un’altissima vocazione alla quale ogni fedele, con diverse modalità, è chiamato».36 Gesù Cristo è la via, che conduce ciascuno alla piena realizzazione di sé secondo il disegno di Dio. È la verità, che rivela l’uomo a se stesso e ne guida il cammino di crescita nella libertà. È la vita, perché in lui ogni uomo trova il senso ultimo del suo esistere e del suo operare: la piena comunione di amore con Dio nell’eternità. Prima di ritornare al Padre, Gesù promette ai suoi discepoli il dono dello Spirito Santo, attraverso il quale continuerà la sua opera educativa. Lo Spirito di verità è mandato per aiutare coloro che lo riceveranno a comprendere e interiorizzare tutto quello che Gesù ha detto e insegnato e per parlare delle cose future (cf. Gv 16,13). si mostra quale «esigenza costitutiva e permanente della vita della Chiesa».38 21. La Chiesa educa in quanto madre, grembo accogliente, comunità di credenti in cui si è generati come figli di Dio e si fa l’esperienza del suo amore. A lei si rivolgeva Sant’Agostino: «Oh Chiesa cattolica, oh madre dei cristiani nel senso più vero (…) tu educhi e ammaestri tutti: i fanciulli con tenerezza infantile, i giovani con forza, i vecchi con serenità, ciascuno secondo l’età, secondo le sue capacità non solo corporee ma anche psichiche. Chi debba essere educato, ammonito o condannato, tu lo insegni a tutti con solerzia, mostrando che non si deve dare tutto a tutti, ma a tutti amore e a nessuno ingiustizia».39 Avendo il compito di servire la ricerca della verità, la Chiesa è anche maestra. Essa «per obbedire al divino mandato: “Istruite tutte le genti” (Mt 28,19), è tenuta a operare instancabilmente “affinché la parola di Dio corra e sia glorificata” (2Ts 3,1). (...) Per volontà di Cristo la Chiesa cattolica è maestra di verità e sua missione è di annunziare e di insegnare autenticamente la verità che è Cristo, e nello stesso tempo di dichiarare e di confermare autoritativamente i principi dell’ordine morale che scaturiscono dalla stessa natura umana».40 Formare alla vita secondo lo Spirito La Chiesa discepola, madre e maestra 20. La Chiesa è luogo e segno della permanenza di Gesù Cristo nella storia. Anche nel suo compito educativo, come in tutto ciò che essa è e opera, attinge da Cristo e ne diventa discepola, seguendone le orme, grazie al dono dello Spirito Santo.37 Gli Atti degli Apostoli descrivono in forma tipica la vita della Chiesa appena nata e la sua crescita nella fede: «Erano perseveranti nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno. Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo» (At 2,42-47). Ascolto assiduo della parola di Dio, celebrazione liturgica e comunione nella carità sono, dunque, le dimensioni costitutive della vita ecclesiale; esse hanno un’intrinseca forza educativa, poiché mediante il loro continuo esercizio il credente è progressivamente conformato a Cristo. Mentre testimonia la fede in letizia e semplicità, la comunità diviene capace di condividere i beni materiali e spirituali. Già così il compito educativo 35 36 Cf. Nm 27,17; 1Re 22,17; Gdt 11,19; Ez 34,8; Zc 10,2. BENEDETTO XVI, Discorso alla LIX Assemblea Generale della CEI, 28.5.2009; Regno-doc. 13,2009,413. 37 Cf. CONCILIO VATICANO II, Cost. dogm. Dei Verbum sulla divina Rivelazione, n. 8; EV 1/882ss. 38 BENEDETTO XVI, Discorso alla LIX Assemblea Generale della CEI, 28.5.2009; Regno-doc. 13,2009,413. 22. La Chiesa promuove nei suoi figli anzitutto un’autentica vita spirituale, cioè un’esistenza secondo lo Spirito (cf. Gal 5,25). Essa non è frutto di uno sforzo volontaristico, ma è un cammino attraverso il quale il Maestro interiore apre la mente e il cuore alla comprensione del mistero di Dio e dell’uomo: lo Spirito che «il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Gv 14,26). Lo Spirito forma il cristiano secondo i sentimenti di Cristo, guida alla verità tutta intera, illumina le menti, infonde l’amore nei cuori, fortifica i corpi deboli, apre alla conoscenza del Padre e del Figlio, e dà «a tutti dolcezza nel consentire e nel credere alla verità».41 La formazione spirituale tende a farci assimilare quanto ci è stato rivelato in Cristo, affinché la nostra esistenza possa corrispondere ogni giorno di più al suo dono: «Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto» (Rm 12,2). L’azione dello Spirito plasma la vita in questa prospettiva: «Il culto gradito a Dio diviene così un nuovo modo di vivere tutte le circostanze dell’esistenza in cui ogni particolare viene esaltato, in quanto vissuto dentro il rapporto con Cristo e come offerta a Dio».42 39 AGOSTINO, I costumi della Chiesa cattolica e i costumi dei Manichei, I, 30, 62-63. 40 CONCILIO VATICANO II, Dich. Dignitatis humanae sulla libertà religiosa, n. 14; EV 1/1078.1080. 41 Dei Verbum, n. 5; EV 1/877. 42 BENEDETTO XVI, Esort. apost. Sacramentum caritatis sull’eucaristia, 22.2.2007, n. 71; Regno-doc. 7,2007,216. IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 609 601-625:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 11:52 Pagina 610 C hiesa in Italia Rinati nel battesimo per mezzo dello Spirito Santo, possiamo camminare in una vita nuova, liberi dalla schiavitù del peccato e resi capaci di amare Dio e i fratelli con lo stesso amore di Cristo: «camminate secondo lo Spirito – ci esorta San Paolo – e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste» (Gal 5,16-17). I santi rivelano con la loro vita l’azione potente dello Spirito che li ha rivestiti dei suoi doni e li ha resi forti nella fede e nell’amore. Ogni cristiano è chiamato a seguirne l’esempio, cogliendo il frutto dello Spirito, che è «amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé» (Gal 5,22). Promuovere un’autentica vita spirituale risponde alla richiesta, oggi diffusa, di accompagnamento personale. Si tratta di un compito delicato e importante, che richiede profonda esperienza di Dio e intensa vita interiore. In questa luce, devono essere attentamente vagliati i segni di risveglio religioso presenti nella società: essi possono rivelare l’azione dello Spirito e la ricerca di un senso che dia unità all’esistenza. 23. L’accoglienza del dono dello Spirito porta ad abbracciare tutta la vita come vocazione. Nel nostro tempo, è facile all’uomo ritenersi l’unico artefice del proprio destino e pertanto concepirsi «senza vocazione».43 Per questo è importante che nelle nostre comunità ciascuno impari a riconoscere la vita come dono di Dio e ad accoglierla secondo il suo disegno d’amore. Come ha affermato il Concilio Vaticano II, Gesù Cristo, manifestandoci il mistero del Padre e del suo amore, ha rivelato anche l’uomo a se stesso, rendendogli nota la sua altissima vocazione,44 che è essenzialmente chiamata alla santità, ossia alla perfezione dell’amore.45 La nostra azione educativa deve «riproporre a tutti con convinzione questa “misura alta” della vita cristiana ordinaria: tutta la vita della comunità ecclesiale e delle famiglie cristiane deve portare in questa direzione».46 La Chiesa attinge alla sua grande tradizione spirituale, proponendo ai fedeli cammini di santità, con un’adeguata direzione spirituale, necessaria al discernimento della chiamata. 24. Lo Spirito del Signore Gesù suscita e alimenta le molteplici dimensioni dell’azione educativa. Ne richiamiamo alcune in dettaglio. La dimensione missionaria. «Riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra» (At 1,8). È lo Spirito a formare la Chiesa per la missione, la testimonianza e l’annuncio. Grazie alla sua forza, la Chiesa diventa segno e strumento della comunione di tutti gli uomini tra loro e con Dio, manifesta l’amore fraterno da cui ciascuno può riconoscere i discepoli del Signore (cf. Gv 13,35) e proclama in ogni lingua le grandi opere di Dio tra i popoli (cf. At 2,9-11). La dimensione ecumenica e dialogica. Lo Spirito è principio di unità: «un solo corpo e un solo Spirito, 610 IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione» (Ef 4,4). Egli unisce intimamente in Cristo tutti i battezzati, suscitando in loro il desiderio della comunione visibile; ispira l’incontro tra le diverse confessioni cristiane, perché convergano verso l’unità voluta dal Signore; incoraggia il dialogo con i credenti di altre religioni e con ogni uomo di buona volontà. La dimensione caritativa e sociale. Il punto culminante della formazione secondo lo Spirito è l’amore: «Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita. E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla» (1Cor 13,1-2). Con la sua opera educativa la Chiesa intende essere testimone dell’amore di Dio nell’offerta di se stessa; nell’accoglienza del povero e del bisognoso; nell’impegno per un mondo più giusto, pacifico e solidale; nella difesa coraggiosa e profetica della vita e dei diritti di ogni donna e di ogni uomo, in particolare di chi è straniero, immigrato ed emarginato; nella custodia di tutte le creature e nella salvaguardia del creato. La dimensione escatologica. L’educazione cristiana orienta la persona verso la pienezza della vita eterna. È lo Spirito che «attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria» (Rm 8,16-17). Ciò non allontana dall’impegno nelle realtà terrene, ma preserva dal cadere nell’idolatria di sé stessi, delle cose e del mondo.47 La persona umana, infatti, «è un’“unità di anima e corpo”, nata dall’amore creatore di Dio e destinata a vivere eternamente. L’essere umano si sviluppa quando cresce nello spirito, quando la sua anima conosce se stessa e le verità che Dio vi ha germinalmente impresso, quando dialoga con se stesso e con il suo Creatore».48 3. Educare, cammino di relazione e di fiducia Un desiderio che trova risposta 25. In Gesù, maestro di verità e di vita che ci raggiunge nella forza dello Spirito, noi siamo coinvolti nell’opera educatrice del Padre e siamo generati come uomini nuovi, capaci di stabilire relazioni vere con ogni persona. È questo il punto di partenza e il cuore di ogni azione educativa. Una delle prime pagine del Vangelo secondo Giovanni ci aiuta a ritrovare alcuni tratti essenziali della relazione educativa tra Gesù e i suoi discepoli, fondata sull’atteggiamento di amore di Gesù e vissuta nella fedel- 601-625:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 11:52 Pagina 611 tà di chi accetta di stare con lui (cf. Mc 3,14) e di mettersi alla sua sequela. Giovanni Battista posa il suo sguardo su Gesù che passa e lo indica ai suoi discepoli. Due di loro, avendo udito la testimonianza del Battista, si mettono alla sequela di Gesù. A questo punto, è lui a volgersi indietro e a prendere l’iniziativa del dialogo con una domanda, che è la prima parola che l’evangelista pone sulle labbra del Signore. «Che cosa cercate?» (Gv 1,38): suscitare e riconoscere un desiderio. La domanda di Gesù è una prima chiamata che incoraggia a interrogarsi sul significato autentico della propria ricerca. È la domanda che Gesù rivolge a chiunque desideri stabilire un rapporto con lui: è una «pro-vocazione» a chiarire a sé stessi cosa si stia cercando davvero nella vita, a discernere ciò di cui si sente la mancanza, a scoprire cosa stia realmente a cuore. Dalla domanda traspare l’atteggiamento educativo di Gesù: egli è il Maestro che fa appello alla libertà e a ciò che di più autentico abita nel cuore, facendone emergere il desiderio inespresso. In risposta, i due discepoli gli domandano a loro volta: «Maestro, dove dimori?». Mostrano di essere affascinati dalla persona di Gesù, interessati a lui e alla bellezza della sua proposta di vita. Prende avvio, così, una relazione profonda e stabile con Gesù, racchiusa nel verbo «dimorare». «Venite e vedrete» (Gv 1,39): il coraggio della proposta. Dopo una successione di domande, giunge la proposta. Gesù rivolge un invito esplicito («venite»), a cui associa una promessa («vedrete»). Ci mostra, così, che per stabilire un rapporto educativo occorre un incontro che susciti una relazione personale: non si tratta di trasmettere nozioni astratte, ma di offrire un’esperienza da condividere. I due discepoli si rivolgono a Gesù chiamandolo Rabbì, cioè maestro: è un chiaro segnale della loro intenzione di entrare in relazione con qualcuno che possa guidarli e faccia fiorire la vita. «Rimasero con lui» (Gv 1,39): accettare la sfida. Accettando l’invito di Gesù, i discepoli si mettono in gioco decidendo d’investire tutto sé stessi nella sua proposta. Dall’esempio di Gesù apprendiamo che la relazione educativa esige pazienza, gradualità, reciprocità distesa nel tempo. Non è fatta di esperienze occasionali e di gratificazioni istantanee. Ha bisogno di stabilità, progettualità coraggiosa, impegno duraturo. «Signore, da chi andremo?» (Gv 6,68): perseverare nell’impresa. L’itinerario educativo dei discepoli di Gesù ci conduce a Cafarnao (cf. Gv 6,1-71). Dopo aver ascoltato le sue parole esigenti, molti si erano scoraggiati e non erano più disposti a seguirlo. Il loro abbandono suscita la reazione di Gesù, che pone ai Dodici una domanda sferzante: «Volete andarvene anche voi?» (Gv 6,67). I discepoli misurano così il prezzo della scelta. La relazione con Gesù non può continuare per inerzia. Ha, invece, bisogno di una rinnovata decisione, come dichiara 43 PONTIFICIA OPERA PER LE VOCAZIONI ECCLESIASTICHE, Nuove vocazioni per una nuova Europa, 8.12.1997, n. 11c; EV 16/1549s. 44 Cf. Gaudium et spes, n. 22; EV 1/1385ss. 45 Cf. Lumen gentium, cap. V; EV 1/387ss. 46 GIOVANNI PAOLO II, Novo millennio ineunte, n. 31; EV 20/64. pubblicamente Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio» (Gv 6,68-69). Egli solo ha parole che rendono la vita degna di essere vissuta. «Signore, tu lavi i piedi a me?» (Gv 13,6): accettare di essere amato. Nel Cenacolo, prima della festa di Pasqua, la relazione di Gesù con i discepoli vive un nuovo e decisivo passaggio quando questi apre il suo animo compiendo il gesto della lavanda dei piedi (cf. Gv 13,2-20). L’evangelista prepara il lettore al sorprendente racconto con un’espressione che ricapitola tutta la vita di Gesù: «Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine» (Gv 13,1). La lavanda dei piedi è un gesto rivoluzionario che rovescia i rapporti abituali tra maestro e discepoli, tra padrone e servi. Il rifiuto di Pietro di farsi lavare i piedi lascia intuire l’incomprensione del discepolo davanti a un’iniziativa così sconvolgente e lontana dalle sue aspettative. Pietro fa fatica ad accettare di essere in debito: è arduo lasciarsi amare, credere in un Dio che si propone non come padrone, ma come servitore della vita. È difficile ricevere un dono con animo libero: nell’atto di essere «lavato» da Cristo, Pietro intuisce di dovergli tutto. «Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (Gv 13,34): vivere la relazione nell’amore. Prima di congedarsi dai suoi, Gesù consegna loro il suo testamento. Tra le sue parole spicca il comandamento dell’amore fraterno (cf. Gv 13,34-35; 15,9-11). L’amore è il compimento della relazione, il fine di tutto il cammino. Il rapporto tra maestro e discepolo non ha niente a che vedere con la dipendenza servile: si esprime nella libertà del dono. Tre sono le sue caratteristiche: l’estrema dedizione («Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici»: Gv 15,13); la familiarità confidente («tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi»: Gv 15,15); la scelta libera e gratuita («Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi»: Gv 15,16). Il frutto di questa esperienza è la missione che Gesù affida ai suoi discepoli: «Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35; cf. 15,12-17). Un incontro che genera un cammino 26. «Cristiani si diventa, non si nasce».49 Questo notissimo detto di Tertulliano sottolinea la necessità della dimensione propriamente educativa nella vita cristiana. Si tratta di un itinerario condiviso, in cui educatori ed educandi intrecciano un’esperienza umana e spirituale profonda e coinvolgente. Educare richiede un impegno nel tempo, che non può ridursi a interventi puramente funzionali e frammentari; esige un rapporto personale di fedeltà tra soggetti attivi, che sono protagonisti della relazione educa47 48 Cf. Gaudium et spes, nn. 33-39; EV 1/1423s-1439ss. BENEDETTO XVI, Caritas in veritate, n. 76; Regno-doc. 15,2009,489. 49 TERTULLIANO, Apologetico, 18, 4. IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 611 601-625:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 11:52 Pagina 612 C hiesa in Italia tiva, prendono posizione e mettono in gioco la propria libertà. Essa si forma, cresce e matura solo nell’incontro con un’altra libertà; si verifica solo nelle relazioni personali e trova il suo fine adeguato nella loro maturazione. 27. Esiste un nesso stretto tra educare e generare: la relazione educativa s’innesta nell’atto generativo e nell’esperienza di essere figli.50 L’uomo non si dà la vita, ma la riceve. Allo stesso modo, il bambino impara a vivere guardando ai genitori e agli adulti. Si inizia da una relazione accogliente, in cui si è generati alla vita affettiva, relazionale e intellettuale. Il legame che s’instaura all’interno della famiglia sin dalla nascita lascia un’impronta indelebile. L’apporto di padre e madre, nella loro complementarità, ha un influsso decisivo nella vita dei figli. Spetta ai genitori assicurare loro la cura e l’affetto, l’orizzonte di senso e l’orientamento nel mondo. Oggi viene enfatizzata la dimensione materna, mentre appare più debole e marginale la figura paterna. In realtà, è determinante la responsabilità educativa di entrambi. È proprio la differenza e la reciprocità tra il padre e la madre a creare lo spazio fecondo per la crescita piena del figlio. Ciò è vero perfino quando i genitori vivono situazioni di crisi e di separazione. Il ruolo dei genitori e della famiglia incide anche sulla rappresentazione e sull’esperienza di Dio. Il loro compito di educare alla fede s’inserisce nella capacità generativa della comunità cristiana, volto concreto della Chiesa madre. Pure in questo ambito, si tratta di avviare un processo che dal battesimo si sviluppi in un percorso d’iniziazione che accompagni, nutra e porti a maturazione. 28. La risposta al dono della vita si attua nel corso dell’esistenza. L’immagine del cammino ci fa comprendere che l’educazione è un processo di crescita che richiede pazienza. Progredire verso la maturità impegna la persona in una formazione permanente, caratterizzata da alcuni elementi chiave: il tempo, il coraggio, la meta. L’educazione, costruita essenzialmente sul rapporto educatore ed educando, non è priva di rischi e può sperimentare crisi e fallimenti: richiede quindi il coraggio della perseveranza. Entrambi sono chiamati a mettersi in gioco, a correggere e a lasciarsi correggere, a modificare e a rivedere le proprie scelte, a vincere la tentazione di dominare l’altro. Il processo educativo è efficace quando due persone s’incontrano e si coinvolgono profondamente, quando il rapporto è instaurato e mantenuto in un clima di gratuità oltre la logica della funzionalità, rifuggendo dall’autoritarismo che soffoca la libertà e dal permissivismo che rende insignificante la relazione. È importante sottolineare che ogni itinerario educativo richiede che sia sempre condivisa la meta verso cui procedere. Al centro dell’esperienza cristiana c’è l’incontro tra la libertà di Dio e quella dell’uomo, che non si annullano a vicenda. La libertà dell’uomo, infatti, viene continuamente educata dall’incontro con Dio, che pone la vita dei suoi figli in un orizzonte nuovo: «Abbiamo creduto all’amore di Dio – così il cristiano può esprimere la 612 IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 scelta fondamentale della sua vita. All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva».51 La meta del cammino consiste nella perfezione dell’amore. Il Maestro ci esorta: «Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste» (Mt 5,48). Nell’itinerario verso la vita piena, Gesù ci invita a seguirlo sulla via delle beatitudini, strada di gioiosa pienezza, e sul sentiero della croce, supremo atto d’amore consumato sino alla fine (cf. Gv 19,30; 13,1). Con la credibilità del testimone 29. Ogni adulto è chiamato a prendersi cura delle nuove generazioni, e diventa educatore quando ne assume i compiti relativi con la dovuta preparazione e con senso di responsabilità. L’educatore è un testimone della verità, della bellezza e del bene, cosciente che la propria umanità è insieme ricchezza e limite. Ciò lo rende umile e in continua ricerca. Educa chi è capace di dare ragione della speranza che lo anima ed è sospinto dal desiderio di trasmetterla. La passione educativa è una vocazione, che si manifesta come un’arte sapienziale acquisita nel tempo attraverso un’esperienza maturata alla scuola di altri maestri. Nessun testo e nessuna teoria, per quanto illuminanti, potranno sostituire l’apprendistato sul campo. L’educatore compie il suo mandato anzitutto attraverso l’autorevolezza della sua persona. Essa rende efficace l’esercizio dell’autorità; è frutto di esperienza e di competenza, ma si acquista soprattutto con la coerenza della vita e con il coinvolgimento personale. Educare è un lavoro complesso e delicato, che non può essere improvvisato o affidato solo alla buona volontà. Il senso di responsabilità si esplica nella serietà con cui si svolge il proprio servizio. Senza regole di comportamento, fatte valere giorno per giorno anche nelle piccole cose, e senza educazione della libertà non si forma la coscienza, non si allena ad affrontare le prove della vita, non si irrobustisce il carattere. Infine, l’educatore s’impegna a servire nella gratuità, ricordando che «Dio ama chi dona con gioia» (2Cor 9,7). Nessuno è padrone di ciò che ha ricevuto, ma ne è custode e amministratore, chiamato a edificare un mondo migliore, più umano e più ospitale. Ciò vale pure per i genitori, chiamati non soltanto a dare la vita, ma anche ad aiutare i figli a intraprendere la loro personale avventura. Passione per l’educazione 30. Quanti accettano la scommessa dell’educazione possono talvolta sentirsi disorientati. Viviamo, infatti, in un contesto problematico, che induce a dubitare del valore della persona umana, del significato stesso della verità e del bene e, in ultima analisi, della bontà della 601-625:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 11:52 Pagina 613 vita. Ciò indebolisce l’impegno a «trasmettere da una generazione all’altra qualcosa di valido e di certo, regole di comportamento, obiettivi credibili intorno ai quali costruire la propria vita».52 Tali difficoltà, però, non sono insuperabili; «sono piuttosto, per così dire, il rovescio della medaglia di quel dono grande e prezioso che è la nostra libertà, con la responsabilità che giustamente l’accompagna».53 Illuminati dalla fede nel nostro Maestro e incoraggiati dal suo esempio, noi abbiamo invece buone ragioni per ritenere di essere alle soglie di un tempo opportuno per nuovi inizi. Occorre, però, ravvivare il coraggio, anzi la passione per l’educare. È necessario formare gli educatori, motivandoli a livello personale e sociale, e riscoprire il significato e le condizioni dell’impegno educativo. Infatti, «a differenza di quanto avviene in campo tecnico o economico, dove i progressi di oggi possono sommarsi a quelli del passato, nell’ambito della formazione e della crescita morale delle persone non esiste una simile possibilità di accumulazione, perché la libertà dell’uomo è sempre nuova e quindi ciascuna persona e ciascuna generazione deve prendere di nuovo, e in proprio, le sue decisioni. Anche i più grandi valori del passato non possono semplicemente essere ereditati, vanno fatti nostri e rinnovati attraverso una, spesso sofferta, scelta personale».54 Una relazione che si trasforma nel tempo 31. La credibilità dell’educatore è sottoposta alla sfida del tempo, viene costantemente messa alla prova e deve essere continuamente riconquistata. La relazione educativa si sviluppa lungo tutto il corso dell’esistenza umana e subisce trasformazioni specifiche nelle diverse fasi. Le età della vita sono profondamente mutate: oggi è venuto meno quel clima di relazioni che agevolava, con gradualità e rispetto del mondo interiore, il passaggio alle età successive. Si parla di «infanzia rubata», cioè di una società che rovescia sui bambini messaggi e stimoli pensati per i grandi. La sete di conoscenza e di relazioni amicali caratterizza i ragazzi, che accolgono l’azione educativa quando essa è volta non solo al sapere, ma anche al fare e alla valorizzazione delle loro capacità. L’esperienza cattura il loro interesse e li rende protagonisti: è riscontrabile quando sono coinvolti come gruppo in servizi verso gli altri. Il processo educativo è fortemente legato alla sfera affettiva, per cui è rilevante la qualità del rapporto che l’educatore riesce a stabilire con ciascuno. Per crescere serenamente, il ragazzo ha bisogno di ambienti ricchi di umanità e positività. Gli adolescenti percorrono le tappe della crescita con stati d’animo che oscillano tra l’entusiasmo e lo scorag50 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Lettera alle famiglie Gratissimam sane, 2.2.1994, n. 16; EV 14/259ss. 51 BENEDETTO XVI, Lett. enc. Deus caritas est sull’amore cristiano, 25.12.2005, n. 1; EV 23/1539. 52 BENEDETTO XVI, Lettera alla diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell’educazione, 21.1.2008; Regno-doc. 7,2008,194. giamento. Soffrono per l’insicurezza che accompagna la loro età, cercano l’amicizia, godono nello stare insieme ai coetanei e avvertono il desiderio di rendersi autonomi dagli adulti e in specie dalla famiglia di origine. In questa fase, hanno bisogno di educatori pazienti e disponibili, che li aiutino a riordinare il loro mondo interiore e gli insegnamenti ricevuti, secondo una progressiva scelta di libertà e responsabilità. Nella vita di relazione e nell’azione maturano la loro coscienza morale e il senso della vita come dono. Un tratto centrale della crescita, che oggi per vari aspetti assume caratteri problematici, è quello dello sviluppo affettivo e sessuale: va affrontato serenamente, ma anche con la massima cura, perché incide profondamente sull’armonia della persona. 32. Ai giovani vogliamo dedicare un’attenzione particolare. Molti di loro manifestano un profondo disagio di fronte a una vita priva di valori e di ideali. Tutto diventa provvisorio e sempre revocabile. Ciò causa sofferenza interiore, solitudine, chiusura narcisistica oppure omologazione al gruppo, paura del futuro e può condurre a un esercizio sfrenato della libertà. A fronte di tali situazioni, è presente nei giovani una grande sete di significato, di verità e di amore. Da questa domanda, che talvolta rimane inespressa, può muovere il processo educativo. Nei modi e nei tempi opportuni, diversi e misteriosi per ciascuno, essi possono scoprire che solo Dio placa fino in fondo questa sete. Benedetto XVI, dopo aver riconosciuto quanto nell’odierno contesto culturale sia difficile per un giovane vivere da cristiano, aggiunge: «Mi sembra che questo sia il punto fondamentale nella nostra cura pastorale per i giovani: attirare l’attenzione sulla scelta di Dio, che è la vita. Sul fatto che Dio c’è. E c’è in modo molto concreto. E insegnare l’amicizia con Gesù Cristo».55 Questo cammino, con le sue esigenze radicali, deve tendere all’incontro con Gesù mediante il riconoscimento della sua identità di Figlio di Dio e Salvatore; l’appartenenza consapevole alla Chiesa; la conoscenza amorevole e orante della Sacra Scrittura; la partecipazione attiva all’Eucaristia; l’accoglienza delle esigenze morali della sequela; l’impegno di fraternità verso tutti gli uomini; la testimonianza della fede sino al dono sincero di sé. Particolarmente importanti risultano per i giovani le esperienze di condivisione nei gruppi parrocchiali, nelle associazioni e nei movimenti, nel volontariato, nel servizio in ambito sociale e nei territori di missione. In esse imparano a stimarsi non solo per quello che fanno, ma soprattutto per quello che sono. Spesso tali esperienze si rivelano decisive per l’elaborazione del proprio orientamento vocazionale, così da poter rispondere con coraggio e fiducia alle chiamate esigenti dell’esistenza cristiana: il matrimonio e la famiglia, il sacerdozio ministeriale, le varie forme di consacrazione, la missione ad gentes, l’impegno nella professione, nella cultura e nella politica.56 53 54 55 Ivi. Ivi. BENEDETTO XVI, Incontro quaresimale con il clero romano, 7.2.2008. 56 Cf. EPISCOPATO ITALIANO, Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno, 21.2.2010, n. 17; Regno-doc. 5,2010,163s. IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 613 601-625:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 11:52 Pagina 614 C hiesa in Italia Occorre tenere presenti, poi, alcuni nodi esistenziali propri dell’età giovanile: pensiamo ai problemi connessi a una visione corretta della relazione tra i sessi, alla precarietà negli affetti, alla devianza, alle difficoltà legate al corso degli studi, all’ingresso nel mondo del lavoro e al ricambio generazionale. La comunità cristiana si rivolge ai giovani con speranza: li cerca, li conosce e li stima; propone loro un cammino di crescita significativo. I loro educatori devono essere ricchi di umanità, maestri, testimoni e compagni di strada, disposti a incontrarli là dove sono, ad ascoltarli, a ridestare le domande sul senso della vita e sul loro futuro, a sfidarli nel prendere sul serio la proposta cristiana, facendone esperienza nella comunità. I giovani sono una risorsa preziosa per il rinnovamento della Chiesa e della società. Resi protagonisti del proprio cammino, orientati e guidati a un esercizio corresponsabile della libertà, possono davvero sospingere la storia verso un futuro di speranza. Negli ambiti della vita quotidiana 33. L’opera educativa si gioca sempre all’interno delle relazioni fondamentali dell’esistenza; è efficace nella misura in cui incontra la persona, nell’insieme delle sue esperienze. Come è emerso dal Convegno ecclesiale di Verona, gli ambiti della vita affettiva, del lavoro e della festa, della fragilità umana, della tradizione e della cittadinanza rappresentano un’articolazione molto utile per rileggere l’impegno educativo, al quale offrono stimoli e obiettivi. Si mostra così la rilevanza antropologica dell’educazione cristiana e si favorisce una considerazione unitaria della persona nell’azione pastorale. Attraverso questa multiforme attenzione educativa, potrà «emergere soprattutto quel grande “sì” che in Gesù Cristo Dio ha detto all’uomo e alla sua vita, all’amore umano, alla nostra libertà e alla nostra intelligenza; come, pertanto, la fede nel Dio dal volto umano porti la gioia nel mondo».57 In questo modo, la comunità dei credenti testimonia l’amore profondo della Chiesa per l’uomo e per il suo futuro e l’atteggiamento di servizio che la anima. Una storia di santità 34. Nell’opera educativa della Chiesa emerge con evidenza il ruolo primario della testimonianza, perché l’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri, e se ascolta i maestri lo fa perché sono anche testimoni credibili e coerenti della Parola che annunciano e vivono.58 Nella storia della Chiesa in Italia sono presenti e documentate innumerevoli opere e istituzioni formative – scuole, università, centri di formazione professionale, oratori – promosse da diocesi, parrocchie, istituti di vita consacrata e aggregazioni laicali. Molte sono le figure esemplari – tra cui non pochi santi – che hanno fatto dell’impegno educativo la loro 614 IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 missione e hanno dato vita a iniziative singolari, parecchie delle quali mantengono ancora oggi la loro validità e sono un prezioso contributo al bene della società. L’azione di questi grandi educatori si fonda sulla convinzione che occorra «illuminare la mente per irrobustire il cuore» e sull’intima percezione che «l’educazione è cosa del cuore, e che Dio solo ne è il padrone, e noi non potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l’arte e non ce ne mette in mano la chiave».59 Nell’opera dei grandi testimoni dell’educazione cristiana, secondo la genialità e la creatività di ciascuno, troviamo i tratti fondamentali dell’azione educativa: l’autorevolezza dell’educatore, la centralità della relazione personale, l’educazione come atto di amore, una visione di fede che dà fondamento e orizzonte alla ricerca di senso dei giovani, la formazione integrale della persona, la corresponsabilità per la costruzione del bene comune. Insieme a tali figure, dobbiamo ricordare il segno lasciato da tanti educatori che, in ogni stato di vita, con la loro testimonianza umile e quotidiana, hanno inciso in modo profondo sulla nostra maturazione. Mentre va riconosciuto e apprezzato il lavoro straordinario di numerosi insegnanti, animatori e catechisti, si avverte il bisogno di suscitare e sostenere una nuova generazione di cristiani che si dedichi all’opera educativa, capace di assumere come scelta di vita la passione per i ragazzi e per i giovani, disposta ad ascoltarli, accoglierli e accompagnarli, a far loro proposte esigenti anche in contrasto con la mentalità corrente. Particolare importanza assume la formazione dei seminaristi, dei diaconi e dei presbiteri al ruolo di educatori. La vicinanza quotidiana dei sacerdoti alle famiglie li rende per eccellenza i formatori dei formatori e le guide spirituali che, nella comunità, sostengono il cammino della fede di ogni battezzato. 4. La Chiesa, comunità educante «Un solo corpo e un solo spirito» 35. Nell’unico corpo di Cristo, che è la Chiesa, ogni battezzato ha ricevuto da Dio una personale chiamata per l’edificazione e la crescita della comunità: «Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione (...). Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo» (Ef 4,4.11-12). Nella Chiesa unità non significa uniformità, ma comunione di ricchezze personali. Proprio esprimendo nella loro diversità l’abbondanza dei doni di Gesù risorto, i vari carismi concorrono alla vita e alla crescita del corpo ecclesiale e convergono nel riconoscimento della signoria di Cristo: «finché arriviamo tutti all’unità della 601-625:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 11:52 Pagina 615 fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo (…) agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa, tendendo a lui, che è il capo, Cristo» (Ef 4,13.15). Dall’unità in Cristo scaturisce l’impegno a vivere questo dono nei diversi ambiti della vita, a cominciare dalla famiglia: tra coniugi (cf. Ef 5,21-33) e tra genitori e figli: «Figli, obbedite ai vostri genitori nel Signore, perché questo è giusto (…). E voi, padri, non esasperate i vostri figli, ma fateli crescere nella disciplina e negli insegnamenti del Signore» (Ef 6,1.4). Anche nella vita sociale i cristiani sono chiamati a manifestare questo spirito di comunione e di unità (cf. Ef 6,5-9). La complessità dell’azione educativa sollecita i cristiani ad adoperarsi in ogni modo affinché si realizzi «un’alleanza educativa tra tutti coloro che hanno responsabilità in questo delicato ambito della vita sociale ed ecclesiale».60 Fede, cultura ed educazione interagiscono, ponendo in rapporto dinamico e costruttivo le varie dimensioni della vita. La separazione e la reciproca estraneità dei cammini formativi, sia all’interno della comunità cristiana sia in rapporto alle istituzioni civili, indebolisce l’efficacia dell’azione educativa fino a renderla sterile. Se si vuole che essa ottenga il suo scopo, è necessario che tutti i soggetti coinvolti operino armonicamente verso lo stesso fine. Per questo occorre elaborare e condividere un progetto educativo che definisca obiettivi, contenuti e metodi su cui lavorare. 36. Nell’orizzonte della comunità cristiana, la famiglia resta la prima e indispensabile comunità educante. Per i genitori, l’educazione è un dovere essenziale, perché connesso alla trasmissione della vita; originale e primario rispetto al compito educativo di altri soggetti; insostituibile e inalienabile, nel senso che non può essere delegato né surrogato.61 Educare in famiglia è oggi un’arte davvero difficile. Molti genitori soffrono, infatti, un senso di solitudine, d’inadeguatezza e, addirittura, d’impotenza. Si tratta di un isolamento anzitutto sociale, perché la società privilegia gli individui e non considera la famiglia come sua cellula fondamentale. Padri e madri faticano a proporre con passione ragioni profonde per vivere e, soprattutto, a dire dei «no» con l’autorevolezza necessaria. Il legame con i figli rischia di oscillare tra la scarsa cura e atteggiamenti possessivi che tendono a soffocarne la creatività e a perpetuarne la dipendenza.62 Occorre ritrovare la virtù della fortezza nell’assumere e sostenere decisioni fondamentali, pur nella consapevolezza che altri soggetti dispongo- no di mezzi potenti, in grado di esercitare un’influenza penetrante. La famiglia, a un tempo, è forte e fragile. La sua debolezza non deriva solo da motivi interni alla vita della coppia e al rapporto tra genitori e figli. Molto più pesanti sono i condizionamenti esterni: il sostegno inadeguato al desiderio di maternità e paternità, pur a fronte del grave problema demografico; la difficoltà a conciliare l’impegno lavorativo con la vita familiare, a prendersi cura dei soggetti più deboli, a costruire rapporti sereni in condizioni abitative e urbanistiche sfavorevoli. A ciò si aggiunga il numero crescente delle convivenze di fatto, delle separazioni coniugali e dei divorzi, come pure gli ostacoli di un quadro economico, fiscale e sociale che disincentiva la procreazione. Non si possono trascurare, tra i fattori destabilizzanti, il diffondersi di stili di vita che rifuggono dalla creazione di legami affettivi stabili e i tentativi di equiparare alla famiglia forme di convivenza tra persone dello stesso sesso. Nonostante questi aspetti, l’istituzione familiare mantiene la sua missione e la responsabilità primaria per la trasmissione dei valori e della fede. Se è vero che la famiglia non è la sola agenzia educatrice, soprattutto nei confronti dei figli adolescenti, dobbiamo ribadire con chiarezza che c’è un’impronta che essa sola può dare e che rimane nel tempo. La Chiesa, pertanto, s’impegna a sostenere i genitori nel loro ruolo di educatori, promuovendone la competenza mediante corsi di formazione, incontri, gruppi di confronto e di mutuo sostegno. 37. L’educazione alla fede avviene nel contesto di un’esperienza concreta e condivisa. Il figlio vive all’interno di una rete di relazioni educanti che fin dall’inizio ne segna la personalità futura. Anche l’immagine di Dio, che egli porterà dentro di sé, sarà caratterizzata dall’esperienza religiosa vissuta nei primi anni di vita. Di qui l’importanza che i genitori s’interroghino sul loro compito educativo in ordine alla fede: «come viviamo la fede in famiglia?»; «quale esperienza cristiana sperimentano i nostri figli?»; «come li educhiamo alla preghiera?». Esemplare punto di riferimento resta la famiglia di Nazaret, dove Gesù «cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» (Lc 2,52). Ogni famiglia è soggetto di educazione e di testimonianza umana e cristiana e come tale va valorizzata, all’interno della capacità di generare alla fede propria della Chiesa. A essa sacerdoti, catechisti e animatori devono riferirsi, per una stretta collaborazione e in spirito di servizio. L’impegno della comunità, in particolare nell’itinerario dell’iniziazione cristiana, è fondamentale per offrire alle famiglie il necessario supporto. Spetta ai genitori, insieme agli altri educatori, promuovere il cammino vocazionale dei figli, anche attraverso esperienze condivise, nelle quali i ragazzi possano affrontare i temi della crescita fisica, affettiva, relaziona- 57 BENEDETTO XVI, Discorso al IV Convegno nazionale della Chiesa italiana, Verona, 19.10.2006; EV 23/2355. 58 Cf. PAOLO VI, Esort. apost. Evangelii nuntiandi sull’evangelizzazione nel mondo contemporaneo, 8.12.1975, n. 41; EV 5/1634. 59 E. CERIA, Memorie biografiche di san Giovanni Bosco, vol. XVI, SEI, Torino 1935, 447. 60 BENEDETTO XVI, Discorso alla LIX Assemblea Generale della CEI, 28.5.2009; Regno-doc. 13,2009,413. 61 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Esort. apost. Familiaris consortio sui compiti della famiglia cristiana, 22.11.1981, n. 36; EV 7/1638ss. 62 Cf. COMITATO PER IL PROGETTO CULTURALE, La sfida educativa, 25-48. Il primato educativo della famiglia IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 615 601-625:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 11:52 Pagina 616 C hiesa in Italia le per una positiva educazione all’amore casto e responsabile.63 Una particolare attenzione dovrà essere offerta, inoltre, ai genitori rimasti soli, per sostenerli nel loro compito. La preparazione al matrimonio deve assumere i tratti di un itinerario di riscoperta della fede e d’inserimento nella vita della comunità ecclesiale.64 Il tempo del fidanzamento può essere valorizzato come un’occasione unica per introdurli alla bellezza del Vangelo, che essi possono percepire in modo più profondo perché la sperimentano nella ricerca di una relazione d’amore. È quindi auspicabile che nelle comunità parrocchiali incontrino coppie mature da cui essere incoraggiate e sostenute nel passo decisivo. La cura delle giovani coppie è altrettanto importante: si tratta di custodire le fasi iniziali della vita coniugale, di farsi loro compagni e di porre le basi di un cammino di formazione che duri per tutta la vita. 38. La famiglia va dunque amata, sostenuta e resa protagonista attiva dell’educazione non solo per i figli, ma per l’intera comunità. Deve crescere la consapevolezza di una ministerialità che scaturisce dal sacramento del matrimonio e chiama l’uomo e la donna a essere segno dell’amore di Dio che si prende cura di ogni suo figlio.65 Corroborate da specifici itinerari di spiritualità, le famiglie devono a loro volta aiutare la parrocchia a diventare «famiglia di famiglie».66 Gruppi di sposi possono costituire modelli di riferimento anche per le coppie in difficoltà, oltre che aprirsi al servizio verso i fidanzati e i genitori che chiedono il battesimo per i figli, verso le famiglie segnate da gravi difficoltà, disabilità e sofferenze. Si sente il bisogno di coppie cristiane che affrontino i temi sociali e politici che toccano l’istituto familiare, i figli e gli anziani. Sostenere adeguatamente la famiglia, con scelte politiche ed economiche appropriate, attente in particolare ai nuclei numerosi, diventa un servizio all’intera collettività. Nel cantiere dell’educazione cristiana 39. Ogni Chiesa particolare dispone di un potenziale educativo straordinario, grazie alla sua capillare presenza nel territorio. In quanto luogo d’incontro con il Signore Gesù e di comunione tra fratelli, la comunità cristiana alimenta un’autentica relazione con Dio; favorisce la formazione della coscienza adulta; propone esperienze di libera e cordiale appartenenza, di servizio e di promozione sociale, di aggregazione e di festa. La parrocchia, in particolare, vicina al vissuto delle persone e agli ambienti di vita, rappresenta la comunità educante più completa in ordine alla fede. Mediante l’evangelizzazione e la catechesi, la liturgia e la preghiera, la vita di comunione nella carità, essa offre gli elementi essenziali del cammino del credente verso la pienezza della vita in Cristo. La catechesi, primo atto educativo della Chiesa nell’ambito della sua missione evangelizzatrice, accompa- 616 IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 gna la crescita del cristiano dall’infanzia all’età adulta e ha come sua specifica finalità «non solo di trasmettere i contenuti della fede, ma di educare la “mentalità di fede”, di iniziare alla vita ecclesiale, di integrare fede e vita».67 Per questo la catechesi sostiene in modo continuativo la vita dei cristiani e in particolare gli adulti, perché siano educatori e testimoni per le nuove generazioni. La liturgia è scuola permanente di formazione attorno al Signore risorto, «luogo educativo e rivelativo»68 in cui la fede prende forma e viene trasmessa. Nella celebrazione liturgica il cristiano impara a «gustare com’è buono il Signore» (Sal 33,9; cf. 1Pt 2,3), passando dal nutrimento del latte al cibo solido (cf. Eb 5,12-14), «fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo» (Ef 4,13). Tra le numerose azioni svolte dalla parrocchia, «nessuna è tanto vitale o formativa della comunità quanto la celebrazione domenicale del giorno del Signore e della sua Eucaristia».69 La carità educa il cuore dei fedeli e svela agli occhi di tutti il volto di una comunità che testimonia la comunione, si apre al servizio, si mette alla scuola dei poveri e degli ultimi, impara a riconoscere la presenza di Dio nell’affamato e nell’assetato, nello straniero e nel carcerato, nell’ammalato e in ogni bisognoso. La comunità cristiana è pronta ad accogliere e valorizzare ogni persona, anche quelle che vivono in stato di disabilità o svantaggio. Per questo vanno incentivate proposte educative e percorsi di volontariato adeguati all’età e alla condizione delle persone, mediante l’azione della Caritas e delle altre realtà ecclesiali che operano in questo ambito, anche a fianco dei missionari. 40. Esperienza fondamentale dell’educazione alla vita di fede è l’iniziazione cristiana, che «non è quindi una delle tante attività della comunità cristiana, ma l’attività che qualifica l’esprimersi proprio della Chiesa nel suo essere inviata a generare alla fede e realizzare se stessa come madre».70 Essa ha gradualmente assunto un’ispirazione catecumenale, che conduce le persone a una progressiva consapevolezza della fede, mediante itinerari differenziati di catechesi e di esperienza di vita cristiana. La celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione cristiana, seguita da un’adeguata mistagogia, rappresenta il compimento di questo cammino verso la piena maturità cristiana. In un ambiente spesso indifferente se non addirittura ostile al messaggio del Vangelo, la Chiesa riscopre il linguaggio originario dell’annuncio, che ha in sé due caratteristiche educative straordinarie: la dimensione del dono e l’appello alla conversione continua. Il primo annuncio della fede rappresenta l’anima di ogni azione pastorale. Anche l’iniziazione cristiana deve basarsi su questa evangelizzazione iniziale, da mantenere viva negli itinerari di catechesi, proponendo relazioni capaci di coinvolgere le famiglie e integrate nell’esperienza dell’anno liturgico. Il primo annuncio è rivolto in modo privilegiato agli adulti e ai giovani, soprattutto in particolari momenti di vita come la preparazione al matrimonio, l’attesa dei figli, il catecumenato per gli adulti.71 601-625:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 11:52 Pagina 617 41. Solo una comunità accogliente e dialogante può trovare le vie per instaurare rapporti di amicizia e offrire risposte alla sete di Dio che è presente nel cuore di ogni uomo.72 Oggi s’impone la ricerca di nuovi linguaggi, non autoreferenziali e arricchiti dalle acquisizioni di quanti operano nell’ambito della comunicazione, della cultura e dell’arte.73 Per questo è necessario educare a una fede più motivata, capace di dialogare anche con chi si avvicina alla Chiesa solo occasionalmente, con i credenti di altre religioni e con i non credenti. In tale prospettiva, il progetto culturale orientato in senso cristiano stimola in ciascun battezzato e in ogni comunità l’approfondimento di una fede consapevole, che abbia piena cittadinanza nel nostro tempo, così da contribuire anche alla crescita della società.74 La parrocchia – Chiesa che vive tra le case degli uomini – continua a essere il luogo fondamentale per la comunicazione del Vangelo e la formazione della coscienza credente; rappresenta nel territorio il riferimento immediato per l’educazione e la vita cristiana a un livello accessibile a tutti; favorisce lo scambio e il confronto tra le diverse generazioni; dialoga con le istituzioni locali e costruisce alleanze educative per servire l’uomo. Essa è animata dal contributo di educatori, animatori e catechisti, autentici testimoni di gratuità, accoglienza e servizio. La formazione di tali figure costituisce un impegno prioritario per la comunità parrocchiale, attenta a curarne, insieme alla crescita umana e spirituale, la competenza teologica, culturale e pedagogica. Questo obiettivo resterà disatteso se non si riuscirà a dar vita a una «pastorale integrata» secondo modalità adatte ai territori e alle circostanze, come già avviene in talune sperimentazioni avviate a livello diocesano.75 42. Un ambito in cui tale approccio ha permesso di compiere passi significativi è quello dei giovani e dei ragazzi. La necessità di rispondere alle loro esigenze porta a superare i confini parrocchiali e ad allacciare alleanze con le altre agenzie educative. Tale dinamica incide anche su quell’espressione, tipica dell’impegno educativo di tante parrocchie, che è l’oratorio. Esso accompagna nella crescita umana e spirituale le nuove generazioni e rende i laici protagonisti, affidando loro responsabilità educative. Adattandosi ai diversi contesti, l’oratorio espri- me il volto e la passione educativa della comunità, che impegna animatori, catechisti e genitori in un progetto volto a condurre il ragazzo a una sintesi armoniosa tra fede e vita. I suoi strumenti e il suo linguaggio sono quelli dell’esperienza quotidiana dei più giovani: aggregazione, sport, musica, teatro, gioco, studio. 43. Nelle diocesi e nelle parrocchie sono attive tante aggregazioni ecclesiali: associazioni e movimenti, gruppi e confraternite. Si tratta di esperienze significative per l’azione educativa, che richiedono di essere sostenute e coordinate. In esse i fedeli di ogni età e condizione sperimentano la ricchezza di autentiche relazioni fraterne; si formano all’ascolto della Parola e al discernimento comunitario; maturano la capacità di testimoniare con efficacia il Vangelo nella società. Tra queste realtà, occupa un posto specifico e singolare l’Azione Cattolica, che da sempre coltiva uno stretto legame con i pastori della Chiesa, assumendo come proprio il programma pastorale della Chiesa locale e costituendo per i soci una scuola di formazione cristiana. Le figure di grandi laici che ne hanno segnato la storia sono un richiamo alla vocazione alla santità, meta di ogni battezzato. 44. La pietà popolare costituisce anche ai giorni nostri una dimensione rilevante della vita ecclesiale e può diventare veicolo educativo di valori della tradizione cristiana, riscoperti nel loro significato più autentico. Purificata da eventuali eccessi e da elementi estranei e rinnovata nei contenuti e nelle forme, permette di raggiungere con l’annuncio tante persone che altrimenti resterebbero ai margini della vita ecclesiale. In essa devono risaltare la parola di Dio, la predicazione e la catechesi, la preghiera e i sacramenti dell’Eucaristia e della riconciliazione e, non ultimo, l’impegno per la carità verso i poveri. 45. Un ruolo educativo particolare è riservato nella Chiesa alla vita consacrata. Prima ancora che per attività specifiche, essa rappresenta una risorsa educativa all’interno del popolo di Dio per la sua indole escatologica.76 In quanto caratterizzata da una speciale configurazione a Cristo casto, povero e obbediente, costituisce una testimonianza fondamentale per tutte le altre forme di vita cristiana, indicando la meta ultima della storia in quella speranza che sola può animare ogni autentico processo educativo. Gli istituti di vita consacrata, poiché hanno per lo più 63 Cf. EPISCOPATO ITALIANO, Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia, n. 7; ECEI 7/1448ss. 64 Cf. EPISCOPATO ITALIANO, Direttorio di pastorale familiare per la Chiesa in Italia. Annunciare, celebrare, servire il «Vangelo della famiglia», 12.7.1993, c. 3. 65 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Familiaris consortio, n. 39; EV 7/1650ss. 66 EPISCOPATO ITALIANO, Comunione e comunità nella Chiesa domestica, 1.10.1981, n. 24; ECEI 3/732. 67 COMMISSIONE EPISCOPALE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, L’ANNUNCIO E LA CATECHESI, Annuncio e catechesi per la vita cristiana, 4.4.2010, n. 2; Regno-doc. 9,2010,268. Cf. CONCILIO VATICANO II, Gravissimum educationis, n. 4; 1/829. 68 EPISCOPATO ITALIANO, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, n. 49; ECEI 7/215. 69 GIOVANNI PAOLO II, Lett. apost. Dies Domini sulla santificazione della domenica, 31.5.1998, n. 35; 17/946. 70 UFFICIO CATECHISTICO NAZIONALE, La formazione dei catechisti per l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi, 4.6.2006, n. 6. 71 Cf. COMMISSIONE EPISCOPALE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, L’ANNUNCIO E LA CATECHESI, «Questa è la nostra fede». Nota pastorale sul primo annuncio del Vangelo, 15.5.2005; ECEI 7/2338ss. 72 Cf. COMMISSIONE EPISCOPALE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, L’ANNUNCIO E LA CATECHESI, Lettera ai cercatori di Dio, 12.4.2009; Regno-doc. 11,2009,344ss. 73 Cf. BENEDETTO XVI, Incontro con gli artisti nella Cappella Sistina, 21.11.2009. 74 Cf. EPISCOPATO ITALIANO, «Rigenerati per una speranza viva» (1Pt 1,3), n. 13; Regno-doc. 13,2007,436. 75 Cf. EPISCOPATO ITALIANO, Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia, n. 11; ECEI 7/1483. 76 Cf. GIOVANNI PAOLO II, Esort. apost. postsinodale Vita consacrata sulla vita consacrata, 25.3.1996, n. 26; EV 15/512ss. La parrocchia, crocevia delle istanze educative IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 617 601-625:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 11:52 Pagina 618 C hiesa in Italia una presenza che va oltre la singola diocesi e spesso sono composti anche da membri provenienti da altri Paesi, possono favorire la comunione tra le diverse Chiese particolari e la loro apertura alla mondialità. Una particolare attenzione va riservata a quegli istituti che per carisma specifico si dedicano espressamente a compiti educativi: «questo è uno dei doni più preziosi che le persone consacrate possono offrire anche oggi alla gioventù, facendola oggetto di un servizio pedagogico ricco di amore».77 È importante, al fine di valorizzarne la presenza sul territorio, percorrere vie di più stretta collaborazione e intesa con le Chiese locali. Anche quando difficoltà vocazionali impongono agli istituti la scelta sofferta di concentrare attività e servizi, è bene che ogni decisione in merito tenga conto di un dialogo previo e di una valutazione comune con la Chiesa locale interessata. La scuola e l’università 46. La scuola si trova oggi ad affrontare una sfida molto complessa, che riguarda la sua stessa identità e i suoi obiettivi. Essa, infatti, ha il compito di trasmettere il patrimonio culturale elaborato nel passato, aiutare a leggere il presente, far acquisire le competenze per costruire il futuro, concorrere, mediante lo studio e la formazione di una coscienza critica, alla formazione del cittadino e alla crescita del senso del bene comune. La forte domanda di conoscenze e di capacità professionali e i rapidi cambiamenti economici e produttivi inducono spesso a promuovere un sistema efficiente più nel dare istruzioni sul «come fare» che sul senso delle scelte di vita e sul «chi essere». Di conseguenza, anche il docente tende a essere considerato non tanto un maestro di cultura e di vita, quanto un trasmettitore di nozioni e di competenze e un facilitatore dell’apprendimento; tutt’al più, un divulgatore di comportamenti socialmente accettabili.78 Consapevole di ciò, la comunità cristiana vuole intensificare la collaborazione permanente con le istituzioni scolastiche attraverso i cristiani che vi operano, le associazioni di genitori, studenti e docenti, i movimenti ecclesiali, i collegi e i convitti, mettendo in atto un’adeguata ed efficace pastorale della scuola e dell’educazione. Occorre investire, con l’apporto delle diverse componenti del mondo scolastico, ecclesiale e civile, in una scuola che promuova, anzitutto, una cultura umanistica e sapienziale, abilitando gli studenti ad affrontare le sfide del nostro tempo. In particolare, essa deve abilitare all’ingresso competente nel mondo del lavoro e delle professioni, all’uso sapiente dei nuovi linguaggi, alla cittadinanza e ai valori che la sorreggono: la solidarietà, la gratuità, la legalità e il rispetto delle diversità. Così la scuola mantiene aperto il dialogo con gli altri soggetti educativi – in primo luogo la famiglia – con i quali è chiamata a perseguire obiettivi convergenti. Il carattere pubblico non ne pregiudica l’apertura alla trascendenza e non impone una neutralità rispetto a quei valori mora- 618 IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 li che sono alla base di ogni autentica formazione della persona e della realizzazione del bene comune. In questa prospettiva, è determinante la formazione degli insegnanti, dei dirigenti scolastici e del personale amministrativo e ausiliario, chiamati a essere capaci di ascolto delle esperienze che ogni alunno porta con sé, accostandosi a lui con umiltà, rispetto e disponibilità. 47. Al raggiungimento di questi obiettivi può dare un qualificato contributo il docente di religione cattolica, che insegna una disciplina curriculare inserita a pieno titolo nelle finalità della scuola e promuove un proficuo dialogo con i colleghi, rappresentando – in quanto figura competente e qualificata – una forma di servizio della comunità ecclesiale all’istituzione scolastica. L’insegnamento della religione cattolica permette agli alunni di affrontare le questioni inerenti il senso della vita e il valore della persona, alla luce della Bibbia e della tradizione cristiana. Lo studio delle fonti e delle forme storiche del cattolicesimo è parte integrante della conoscenza del patrimonio storico, culturale e sociale del popolo italiano e delle radici cristiane della cultura europea. Infatti, «la dimensione religiosa (...) è intrinseca al fatto culturale, concorre alla formazione globale della persona e permette di trasformare la conoscenza in sapienza di vita».79 Per questo motivo «la scuola e la società si arricchiscono di veri laboratori di cultura e di umanità, nei quali, decifrando l’apporto significativo del cristianesimo, si abilita la persona a scoprire il bene e a crescere nella responsabilità, a ricercare il confronto e a raffinare il senso critico, ad attingere dai doni del passato per meglio comprendere il presente e proiettarsi consapevolmente verso il futuro».80 48. La scuola cattolica e i centri di formazione professionale d’ispirazione cristiana fanno parte a pieno titolo del sistema nazionale d’istruzione e formazione. Nel rispetto delle norme comuni a tutte le scuole, essi hanno il compito di sviluppare una proposta pedagogica e culturale di qualità, radicata nei valori educativi ispirati al Vangelo. Il principio dell’uguaglianza tra le famiglie di fronte alla scuola impone non solo interventi di sostegno alla scuola cattolica, ma il pieno riconoscimento, anche sotto il profilo economico, dell’opportunità di scelta tra la scuola statale e quella paritaria. La scuola cattolica potrà essere così sempre più accessibile a tutti, in particolare a quanti versano in situazioni difficili e disagiate. Il confronto e la collaborazione a pari titolo tra istituti pubblici, statali e non statali, possono contribuire efficacemente a rendere più agile e dinamico l’intero sistema scolastico, per rispondere meglio all’attuale domanda formativa. La scuola cattolica costituisce una grande risorsa per il Paese. In quanto parte integrante della missione ecclesiale, essa va promossa e sostenuta nelle diocesi e nelle parrocchie, superando forme di estraneità o d’indifferenza e contribuendo a costruire e valorizzare il suo progetto educativo. In quanto scuola paritaria, e perciò riconosciuta nel suo carattere di servizio pubblico, essa rende effettivamente possibile la scelta educativa delle famiglie, offrendo un ricco patrimonio culturale a servizio delle nuove generazioni. 601-625:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 11:52 Pagina 619 49. L’università svolge un ruolo determinante per la formazione delle nuove generazioni, garantendo una preparazione che consente di orientarsi nella complessità culturale odierna. Il mondo universitario ha il compito di promuovere competenze che abbraccino l’ampiezza dei problemi, attente alle esigenze di senso e alle implicazioni etiche degli studi e delle ricerche nei diversi campi del sapere. «Tale capacità – scriveva il Beato John H. Newman – è il risultato di una formazione scientifica della mente; è una facoltà acquisita di giudizio, chiarezza di visione, sagacia, sapienza, ampiezza filosofica della mente e auto-controllo e serenità intellettuali».81 «Che cos’è l’università? Qual è il suo compito? (…) Penso si possa dire che la vera, intima origine dell’università stia nella brama di conoscenza che è propria dell’uomo. Egli vuole sapere che cosa sia tutto ciò che lo circonda. Vuole verità».82 L’università rappresenta pertanto un luogo di incontro e di dialogo tra studenti, docenti e personale tecnico e amministrativo, che condividono un ambiente ricco di risorse per l’intera società. Il raccordo tra l’università e la Chiesa locale è promosso attraverso la pastorale universitaria, pienamente inserita nell’impegno di evangelizzazione della cultura e di formazione dei giovani. Va valorizzato il particolare contributo reso dai cristiani: con il «servizio del pensiero, essi tramandano alle giovani generazioni i valori di un patrimonio culturale arricchito da due millenni di esperienza umanistica e cristiana».83 In dialogo con le istituzioni universitarie statali, un ruolo peculiare spetta alle Facoltà teologiche e agli Istituti superiori di scienze religiose presenti su tutto il territorio nazionale, all’Università Cattolica del Sacro Cuore e alla LUMSA. Essi mirano alla formazione integrale della persona, suscitando la ricerca del bello, del buono, del vero e dell’uno; a far maturare competenze per una comprensione viva del messaggio cristiano e a renderne ragione nel contesto culturale odierno; «a promuovere una nuova sintesi umanistica, un sapere che sia sapienza capace di orientare l’uomo alla luce dei principi primi e dei suoi fini ultimi, un sapere illuminato dalla fede».84 La responsabilità educativa della società 50. La comunità cristiana offre il suo contributo e sollecita quello di tutti perché la società diventi sempre più terreno favorevole all’educazione. Favorendo condizioni e stili di vita sani e rispettosi dei valori, è possibile promuovere lo sviluppo integrale della persona, educare all’accoglienza dell’altro e al discernimento della verità, alla solidarietà e al senso della festa, alla sobrietà e alla 77 78 Ivi, n. 96; EV 15/727. Cf. COMITATO PER IL PROGETTO CULTURALE, La sfida educativa, 49-71. 79 BENEDETTO XVI, Discorso agli insegnanti di religione cattolica, 25.4.2009. 80 Ivi. 81 J.H. NEWMAN, «L’idea di università», VII, 1, in J.H. NEWMAN, Scritti sull’università, Bompiani, Milano 2008, 313. 82 BENEDETTO XVI, Allocuzione per l’incontro con l’Univer- custodia del creato, alla mondialità e alla pace, alla legalità, alla responsabilità etica nell’economia e all’uso saggio delle tecnologie.85 Ciò richiede il coinvolgimento non solo dei genitori e degli insegnanti, ma anche degli uomini politici, degli imprenditori, degli artisti, degli sportivi, degli esperti della comunicazione e dello spettacolo. La società nella sua globalità, infatti, costituisce un ambiente vitale dal forte impatto educativo; essa veicola una serie di riferimenti fondamentali che condizionano in bene o in male la formazione dell’identità, incidendo profondamente sulla mentalità e sulle scelte di ciascuno. Inoltre, i vari ambienti di vita e di relazione – non ultimi quelli del divertimento, del tempo libero e del turismo – esercitano un’influenza talvolta maggiore di quella dei luoghi tradizionali, come la famiglia e la scuola. Essi offrono perciò preziose opportunità perché non manchi, in tutti gli spazi sociali, una proposta educativa integrale. La comunicazione nella cultura digitale 51. La comunità cristiana guarda con particolare attenzione al mondo della comunicazione come a una dimensione dotata di una rilevanza imponente per l’educazione. La tecnologia digitale, superando la distanza spaziale, moltiplica a dismisura la rete dei contatti e la possibilità d’informarsi, di partecipare e di condividere, anche se rischia di far perdere il senso di prossimità e di rendere più superficiali i rapporti. La crescita vorticosa e la diffusione planetaria di questi mezzi, favorite dal rapido sviluppo delle tecnologie digitali, in molti casi acuiscono il divario tra le persone, i gruppi sociali e i popoli. Soprattutto, non cresce di pari passo la consapevolezza delle implicazioni sociali, etiche e culturali che accompagnano il diffondersi di questo nuovo contesto esistenziale. Agendo sul mondo vitale, i processi mediatici arrivano a dare forma alla realtà stessa. Essi intervengono in modo incisivo sull’esperienza delle persone e permettono un ampliamento delle potenzialità umane. Dall’influsso più o meno consapevole che esercitano, dipende in buona misura la percezione di noi stessi, degli altri e del mondo. Essi vanno considerati positivamente, senza pregiudizi, come delle risorse, pur richiedendo uno sguardo critico e un uso sapiente e responsabile. Il loro ruolo nei processi educativi è sempre più rilevante: le tradizionali agenzie educative sono state in gran parte soppiantate dal flusso mediatico. Un obiettivo da raggiungere, dunque, sarà anzitutto quelsità degli studi di Roma «La Sapienza», 17.1.2008; Regno-doc. 3,2008,78. 83 GIOVANNI PAOLO II, Esort. apost. Ecclesia in Europa sulla Chiesa in Europa, 28.6.2003, n. 59; EV 22/499. 84 BENEDETTO XVI, Discorso ai docenti dei Pontifici atenei romani e ai partecipanti all’Assemblea generale della federazione internazionale delle università cattoliche, 19.11.2009. 85 Cf. BENEDETTO XVI, Caritas in veritate, n. 36; Regno-doc. 15,2009,472. IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 619 601-625:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 11:52 Pagina 620 C hiesa in Italia lo di educare alla conoscenza di questi mezzi e dei loro linguaggi e a una più diffusa competenza quanto al loro uso. Il modo di usarli è il fattore che decide quale valenza morale possano avere. Su questo punto, pertanto, deve concentrarsi l’attenzione educativa, al fine di sviluppare la capacità di valutarne il messaggio e gli influssi, nella consapevolezza della considerevole forza di attrazione e di coinvolgimento di cui essi dispongono. Un particolare impegno deve essere posto nel tutelare l’infanzia, anche con concreti ed efficaci interventi legislativi. Pure in questo campo, l’impresa educativa richiede un’alleanza fra i diversi soggetti. Perciò sarà importante aiutare le famiglie a interagire con i media in modo corretto e costruttivo, e mostrare alle giovani generazioni la bellezza di relazioni umane dirette. Inoltre, si rivela indispensabile l’apporto dei mezzi della comunicazione promossi dalla comunità cristiana (tv, radio, giornali, siti internet, sale della comunità) e l’impegno educativo negli itinerari di formazione proposti dalle realtà ecclesiali. Un ruolo importante potrà essere svolto dagli animatori della comunicazione e della cultura, che si stanno diffondendo nelle nostre comunità, secondo le indicazioni contenute nel Direttorio sulle comunicazioni sociali.86 L’impegno educativo sul versante della nuova cultura mediatica dovrà costituire negli anni a venire un ambito privilegiato per la missione della Chiesa. Marco Pratesi Stabile come il cielo Commento all’Antico Testamento della liturgia festiva Anni A B C L’ autore commenta i brani dell’Antico Testamento, che costituiscono la prima lettura del ciclo triennale delle domeniche e delle feste. Spesso trascurati nelle omelie, sono invece i testi più significativi per comprendere il cammino della promessa di Dio, in lotta per liberare l’uomo dagli idoli e stringere finalmente un’alleanza piena, nonché per cogliere la portata della Pasqua di Gesù. «Predicare la Parola» pp. 264 - € 18,40 Dello stesso autore: La via del cuore pp. 80 - € 6,90 EDB Edizioni Dehoniane Bologna Via Nosadella 6 - 40123 Bologna Tel. 051 4290011 - Fax 051 4290099 www.dehoniane.it 620 5. Indicazioni per la progettazione pastorale 52. Le indicazioni che seguono intendono suggerire alcune linee di fondo, perché ogni Chiesa particolare possa progettare il proprio cammino pastorale in sintonia con gli orientamenti nazionali. La condivisione di queste prospettive, accolte e sviluppate a livello locale, favorirà l’azione concorde delle comunità ecclesiali, chiamate ad assumere consapevolmente la responsabilità educativa nell’orizzonte culturale e sociale. Esigenze fondamentali 53. Alla base del nostro cammino sta la necessità di prendere coscienza delle caratteristiche e dell’urgenza della questione educativa. L’educazione, infatti, se è compito di sempre, si presenta ogni volta con aspetti di novità. Per questo non può risolversi in semplici ripetizioni, ma deve anzitutto prestare la giusta attenzione alla qualità e alle dinamiche della vita sociale. Oggi è necessario curare in particolare relazioni aperte all’ascolto, al riconoscimento, alla stabilità dei legami e alla gratuità. Ciò significa: – cogliere il desiderio di relazioni profonde che abita il cuore di ogni uomo, orientandole alla ricerca della verità e alla testimonianza della carità; – porre al centro della proposta educativa il dono come compimento della maturazione della persona; – far emergere la forza educativa della fede verso la pienezza della relazione con Cristo nella comunione ecclesiale. L’intera vita ecclesiale ha una forte valenza educativa. La comunità cristiana, a partire dalle parrocchie, deve avvertire l’urgenza di stare accanto ai genitori per offrire loro con disponibilità e competenza proposte educative valide. In particolare, l’azione pastorale andrà accompagnata da una costante opera di discernimento, realisticamente calibrato sull’esistente, ma volto a mettere in luce le risorse e le esperienze positive su cui far leva. Nell’ottica della corresponsabilità educativa della comunità ecclesiale, andrà condotta un’attenta verifica delle scelte pastorali sinora compiute. – A livello nazionale, sarà opportuno valutare gli effetti dei progetti educativi e gli strumenti elaborati dalla Conferenza Episcopale nei vari ambiti pastorali. Avendo particolare attenzione all’impostazione emersa dal Convegno ecclesiale di Verona, occorrerà considerare quanto essa abbia favorito lo sviluppo di una pastorale integrata e missionaria. A tale verifica potranno offrire un valido contributo anche le Conferenze Episcopali Regionali. – A livello locale, si tratta di considerare con realismo i punti di debolezza e di sofferenza presenti nei diversi contesti educativi, come pure le esperienze positive in atto. In particolare, si suggerisce un esame attento sia dei cammini di formazione dei catechisti, degli operatori IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 601-625:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 11:52 Pagina 621 pastorali e degli insegnanti di religione cattolica, sia dei percorsi educativi delle associazioni e dei movimenti. È evidente che la valutazione dell’impegno educativo per un suo rilancio progettuale può essere attuata solo in riferimento all’integralità e alla centralità del soggetto umano. Alla base della progettazione pastorale vi è la visione cristiana della persona: l’idea di educazione che da essa proviene possiede una sua specifica originalità, anche se è aperta a diversi apporti e si pone in dialogo con tutti, in particolare con le scienze umane. Appare urgente valorizzare la dimensione trascendente dell’educazione, per la formazione di persone aperte a Dio e capaci di dedicarsi al bene della comunità. Obiettivi e scelte prioritarie 54. La lettura della prassi educativa, alla luce dei cambiamenti culturali, stimola nuove scelte di progettazione, riferite ad alcuni ambiti privilegiati. a. L’iniziazione cristiana L’iniziazione cristiana mette in luce la forza formatrice dei sacramenti per la vita cristiana, realizza l’unità e l’integrazione fra annuncio, celebrazione e carità, e favorisce alleanze educative. Occorre confrontare le esperienze d’iniziazione cristiana di bambini e adulti nelle Chiese locali, al fine di promuovere la responsabilità primaria della comunità cristiana, le forme del primo annuncio, gli itinerari di preparazione al battesimo e la conseguente mistagogia per i fanciulli, i ragazzi e i giovani, il coinvolgimento della famiglia, la centralità del giorno del Signore e dell’Eucaristia, l’attenzione alle persone disabili, la catechesi degli adulti quale impegno di formazione permanente.87 In questo decennio sarà opportuno discernere, valutare e promuovere una serie di criteri che dalle sperimentazioni in atto possano delineare il processo di rinnovamento della catechesi, soprattutto nell’ambito dell’iniziazione cristiana. È necessario, inoltre, un aggiornamento degli strumenti catechistici, tenendo conto del mutato contesto culturale e dei nuovi linguaggi della comunicazione.88 b. Percorsi di vita buona Ogni ambito del vissuto umano è interpellato dalla sfida educativa. Dobbiamo domandarci come le indicazioni maturate nel Convegno ecclesiale di Verona siano state recepite e attuate in ordine al rinnovamento dell’azione 86 Cf. EPISCOPATO ITALIANO, Comunicazione e missione. Direttorio sulle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa, 18.6.2004, c. VI; ECEI 7/1641ss. Cf. anche BENEDETTO XVI, Discorso ai partecipanti al Convegno nazionale «Testimoni digitali», 24.4.2010. 87 Oltre ai documenti dell’Episcopato italiano già citati, cf. le tre Note pastorali del Consiglio Episcopale Permanente sull’iniziazione cristiana: L’iniziazione cristiana 1. Orientamenti per il catecumenato degli adulti, 30.3.1997; ECEI 6/613ss; L’iniziazione cristiana 2. Orientamenti per l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi dai 7 ai 14 anni, 23.5.1999; ECEI 6/2040ss; L’iniziazione cristiana 3. Orientamenti per il risveglio della fede e il completamento dell’iniziazione in età adulta, 8.6.2003; ECEI 7/956ss. 88 Cf. COMMISSIONE EPISCOPALE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, ecclesiale e alla formazione dei laici, chiamati a coniugare una matura spiritualità e il senso di appartenenza ecclesiale con un amore appassionato per la città degli uomini e la capacità di rendere ragione della propria speranza nelle vicende del nostro tempo. – Tra i processi di accompagnamento alla costruzione dell’identità personale, merita particolare rilievo l’educazione alla vita affettiva, a partire dai più piccoli. È importante che a loro in modo speciale sia annunciato «il Vangelo della vita buona, bella e beata che i cristiani possono vivere sulle tracce del Signore Gesù».89 È urgente accompagnare i giovani nella scoperta della loro vocazione con una proposta che sappia presentare e motivare la bellezza dell’insegnamento evangelico sull’amore e sulla sessualità umana, contrastando il diffuso analfabetismo affettivo.90 Particolare cura richiede la formazione al matrimonio cristiano e alla vita familiare. Il rinnovamento di tali itinerari è necessario per renderli cammini efficaci di fede e di esperienza spirituale.91 Questo percorso dovrà continuare anche mediante gruppi di sposi e di spiritualità familiare, animati da coppie preparate e testimoni di unità e fedeltà nell’amore. – La capacità di vivere il lavoro e la festa come compimento della vocazione personale appartiene agli obiettivi dell’educazione cristiana. È importante impegnarsi perché ogni persona possa vivere «un lavoro che lasci uno spazio sufficiente per ritrovare le proprie radici a livello personale, familiare e spirituale»,92 prendendosi cura degli altri nella fatica del lavoro e nella gioia della festa, rendendo possibile la condivisione solidale con chi soffre, è solo o nel bisogno. Oltre a promuovere una visione autentica e umanizzante di questi ambiti fondamentali dell’esistenza, la comunità cristiana è chiamata a valorizzare le potenzialità educative dell’associazionismo legato alle professioni, al tempo libero, allo sport e al turismo. – L’esperienza della fragilità umana si manifesta in tanti modi e in tutte le età, ed è essa stessa, in certo modo, una «scuola» da cui imparare, in quanto mette a nudo i limiti di ciascuno. Per queste ragioni il tema della fragilità entra a pieno titolo nella dinamica del rapporto educativo, nella formazione e nella ricerca del senso, nelle relazioni di aiuto e di accompagnamento. Pur nella particolarità di tali situazioni, che non si lasciano rinchiudere in schemi e programmi, non possono mancare nelle proposte formative la contemplazione della croce di Gesù, il confronto con le domande suscitate dalla sofferenza e dal dolore, l’esperienza dell’accompagnamento delle persone nei passaggi più difficili, la testimonianza della prossimità, così da costruire L’ANNUNCIO E LA CATECHESI, Annuncio e catechesi per la vita cristiana, n. 17; Regno-doc. 9,2010,272. 89 EPISCOPATO ITALIANO, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, n. 57; ECEI 7/237. 90 Cf. EPISCOPATO ITALIANO, «Rigenerati per una speranza viva» (1Pt 1,3), n. 12; Regno-doc. 13,2007,434ss. 91 Cf. UFFICIO LITURGICO NAZIONALE – UFFICIO CATECHISTICO NAZIONALE – UFFICIO NAZIONALE PER LA PASTORALE DELLA FAMIGLIA – SERVIZIO NAZIONALE PER LA PASTORALE GIOVANILE, Celebrare il «mistero grande» dell’amore. Indicazioni per la valorizzazione pastorale del nuovo Rito del matrimonio, 14.2.2006; Regno-doc. 5,2006,167ss. 92 BENEDETTO XVI, Caritas in veritate, n. 63; Regno-doc. 15, 2009,485. IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 621 601-625:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 11:52 Pagina 622 C hiesa in Italia un vero e proprio cammino di educazione alla speranza. – La Chiesa esiste per comunicare: è essa stessa tradizione vivente, trasmissione incessante del Vangelo ricevuto, nei modi culturalmente più fecondi e rilevanti, affinché ogni uomo possa incontrare il Risorto, che è via, verità e vita. Nel suo nucleo essenziale, la tradizione è trasmissione di una cultura – fatta di atteggiamenti, comportamenti, costumi di vita, idee, conoscenze, espressioni artistiche, religiose e politiche – e di un patrimonio spirituale all’interno del quale crescono e si formano le persone nel volgere delle generazioni. Nell’ampio ventaglio di forme in cui la Chiesa attua questa responsabilità, un aspetto particolarmente importante è l’educazione alla comunicazione, mediante la conoscenza, la fruizione critica e la gestione dei media. Anche questa nuova frontiera passa attraverso le vie ordinarie della pastorale delle parrocchie, delle associazioni e delle comunità religiose, avvalendosi di apposite iniziative di formazione. Mentre resta necessario investire risorse adeguate – di persone e mezzi – in questo ambito, occorre sostenere l’impegno di quanti operano da cristiani nell’universo della comunicazione. – Avvertiamo infine la necessità di educare alla cittadinanza responsabile. L’attuale dinamica sociale appare segnata da una forte tendenza individualistica che svaluta la dimensione sociale, fino a ridurla a una costrizione necessaria e a un prezzo da pagare per ottenere un risultato vantaggioso per il proprio interesse. Nella visione cristiana l’uomo non si realizza da solo, ma grazie alla collaborazione con gli altri e ricercando il bene comune. Per questo appare necessaria una seria educazione alla socialità e alla cittadinanza, mediante un’ampia diffusione dei principi della dottrina sociale della Chiesa, anche rilanciando le scuole di formazione all’impegno sociale e politico. Una cura particolare andrà riservata al servizio civile e alle esperienze di volontariato in Italia e all’estero. Si dovrà sostenere la crescita di una nuova generazione di laici cristiani, capaci d’impegnarsi a livello politico con competenza e rigore morale.93 c. Alcuni luoghi significativi Nell’ottica di una decisa scommessa per l’educazione e della ricerca di sinergie e alleanze educative, un’attenzione specifica andrà rivolta ad alcune esperienze peculiari. – La reciprocità tra famiglia, comunità ecclesiale e società. Questi luoghi emblematici dell’educazione devono stabilire una feconda alleanza per valorizzare gli organismi deputati alla partecipazione; promuovere il dialogo, l’incontro e la collaborazione tra i diversi educatori; attivare e sostenere iniziative di formazione su progetti condivisi. In questa alleanza va riconosciuto e sostenuto il primato educativo della famiglia. Nell’ambito parrocchiale, inoltre, è necessario attivare la conoscenza e la collaborazione tra catechisti, insegnanti – in particolare di religione cattolica – e animatori di oratori, associazioni e gruppi. La scuola e il territorio, con le sue molteplici esperienze e forme aggregative (palestre, scuole di calcio e di danza, laboratori musicali, associazioni di volontariato…), rappresentano luoghi decisivi per realizzare queste concrete modalità di alleanza educativa. – La promozione di nuove figure educative. Occorre pro- 622 IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 muovere una diffusa responsabilità del laicato, perché germini la sensibilità ad assumere compiti educativi nella Chiesa e nella società. In relazione ad ambiti pastorali specifici dovranno svilupparsi figure quali laici missionari che portino il primo annuncio del Vangelo nelle case e tra gli immigrati; accompagnatori dei genitori che chiedono per i figli il battesimo o i sacramenti dell’iniziazione; catechisti per il catecumenato dei giovani e degli adulti; formatori degli educatori e dei docenti; evangelizzatori di strada, nel mondo della devianza, del carcere e delle varie forme di povertà. – La formazione teologica. Per questi obiettivi, un particolare contributo è richiesto alle Facoltà teologiche, ai Seminari, agli Istituti superiori di scienze religiose, alle scuole di formazione teologica. Si potrà così contare su educatori e operatori pastorali qualificati per un’educazione attenta alle persone, rispondente alle domande poste alla fede dalla cultura e in grado di rendere ragione della speranza in Cristo nei diversi ambienti di vita. 55. Consideriamo urgente puntare nel corso del decennio su alcune priorità, al fine di dare impulso e forza al compito educativo delle nostre comunità. – La cura della formazione permanente degli adulti e delle famiglie. Questa scelta qualificante, già presente negli orientamenti pastorali dei decenni passati, merita ulteriore sviluppo, accoglienza e diffusione nelle parrocchie e nelle altre realtà ecclesiali. Un’attenzione particolare andrà riservata alla prima fase dell’età adulta, quando si assumono nuove responsabilità nel campo del lavoro, della famiglia e della società. – Il rilancio della vocazione educativa degli istituti di vita consacrata, delle associazioni e dei movimenti ecclesiali. Si tratta di riproporre la tradizione educativa di realtà che hanno dato molto alla formazione di sacerdoti, religiosi e laici. Bisogna perciò che le parrocchie e gli altri soggetti ecclesiali sviluppino una pastorale integrata e missionaria, in particolare negli ambiti di frontiera dell’educazione. – La promozione di un ampio dibattito e di un proficuo confronto sulla questione educativa anche nella società civile, al fine di favorire convergenze e un rinnovato impegno da parte di tutte le istituzioni e i soggetti interessati. A ffidati alla guida materna di Maria 56. Il volto di un popolo si plasma in famiglia. È qui che «i suoi membri acquisiscono gli insegnamenti fondamentali. Essi imparano ad amare in quanto sono amati gratuitamente, imparano il rispetto di ogni altra persona in quanto sono rispettati, imparano a conoscere il volto di Dio in quanto ne ricevono la prima rivelazione da un padre e da una madre pieni di attenzione».94 Soprattutto grazie alla donna è possibile riscoprire i valori che rendono umana la società: ella «conserva l’intuizione profonda che il meglio della sua vita è fatto di attività orientate al risveglio dell’altro, alla sua crescita, alla sua protezione».95 Maria, donna esemplare, porge alla Chiesa lo spec- 601-625:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 11:52 Pagina 623 chio in cui essa è invitata a riconoscere la propria identità, gli affetti del cuore, gli atteggiamenti e i gesti che Dio attende da lei. Con questa disponibilità, ci poniamo sotto lo sguardo della Madre di Dio, perché ci guidi nel cammino dell’educazione. nel Vangelo proclamato domenica scorsa, Solennità di Pentecoste, Gesù ci ha promesso: «Il Paraclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Gv 14,26). Lo Spirito Santo guida la Chiesa nel mondo e nella storia. Grazie a questo dono del Risorto, il Signore resta presente nello scorrere degli eventi; è nello Spirito che possiamo riconoscere in Cristo il senso delle vicende umane. Lo Spirito Santo ci fa Chiesa, comunione e comunità incessantemente convocata, rinnovata e rilanciata verso il compimento del Regno di Dio. È nella comunione ecclesiale la radice e la ragione fondamentale del vostro convenire e del mio essere ancora una volta con voi, con gioia, in occasione di questo appuntamento annuale; è la prospettiva con la quale vi esorto ad affrontare i temi del vostro lavoro, nel quale siete chiamati a riflettere sulla vita e sul rinnovamento dell’azione pastorale della Chiesa in Italia. Sono grato al Cardinale Angelo Bagnasco per le cortesi e intense parole che mi ha rivolto, facendosi interprete dei vostri sentimenti: il Papa sa di poter contare sempre sui Vescovi italiani. In voi saluto le comunità diocesane affidate alle vostre cure, mentre estendo il mio pensiero e la mia vicinanza spirituale all’intero popolo italiano. Corroborati dallo Spirito, in continuità con il cammino indicato dal Concilio Vaticano II, e in particolare con gli orientamenti pastorali del decennio appena concluso, avete scelto di assumere l’educazione quale tema portante per i prossimi dieci anni. Tale orizzonte temporale è proporzionato alla radicalità e all’ampiezza della domanda educativa. E mi sembra necessario andare fino alle radici profonde di questa emergenza per trovare anche le risposte adeguate a questa sfida. Io ne vedo soprattutto due. Una radice essenziale consiste – mi sembra – in un falso concetto di autonomia dell’uomo: l’uomo dovrebbe svilupparsi solo da se stesso, senza imposizioni da parte di altri, i quali potrebbero assistere al suo autosviluppo, ma non entrare in questo sviluppo. In realtà, è essenziale per la persona umana il fatto che diventa se stessa solo dall’altro, l’«io» diventa se stesso solo dal «tu» e dal «noi», è creato per il dialogo, per la comunione sincronica e diacronica. E solo l’incontro con il «tu» e con il «noi» apre l’«io» a se stesso. Perciò la cosiddetta educazione antiautoritaria non è educazione, ma rinuncia all’educazione: così non viene dato quanto noi siamo debitori di dare agli altri, cioè questo «tu» e «noi» nel quale si apre l’«io» a se stesso. Quindi un primo punto mi sembra questo: superare questa falsa idea di autonomia dell’uomo, come un «io» completo in se stesso, mentre diventa «io» anche nell’incontro collettivo con il «tu» e con il «noi». L’altra radice dell’emergenza educativa io la vedo nello scetticismo e nel relativismo o, con parole più semplici e chiare, nell’esclusione delle due fonti che orientano il cammino umano. La prima fonte dovrebbe essere la natura secondo la Rivelazione. Ma la natura viene considerata oggi come una cosa puramente meccanica, quindi che non contiene in sé alcun imperativo morale, alcun orientamento valoriale: è una cosa puramente 93 Cf. BENEDETTO XVI, Omelia nella Celebrazione eucaristica sul sagrato del Santuario di Nostra Signora di Bonaria, Cagliari, 7.9.2008. 94 CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Lettera ai Vescovi della Chiesa cattolica sulla collaborazione dell’uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo, 31.5.2004, n. 13; EV 22/2820. 95 Ivi; EV 22/2817. Maria, Vergine del silenzio, non permettere che davanti alle sfide di questo tempo la nostra esistenza sia soffocata dalla rassegnazione o dall’impotenza. Aiutaci a custodire l’attitudine all’ascolto, grembo nel quale la parola diventa feconda e ci fa comprendere che nulla è impossibile a Dio. Maria, Donna premurosa, destaci dall’indifferenza che ci rende stranieri a noi stessi. Donaci la passione che ci educa a cogliere il mistero dell’altro e ci pone a servizio della sua crescita. Liberaci dall’attivismo sterile, perché il nostro agire scaturisca da Cristo, unico Maestro. Maria, Madre dolorosa, che dopo aver conosciuto l’infinita umiltà di Dio nel Bambino di Betlemme, hai provato il dolore straziante di stringerne tra le braccia il corpo martoriato, insegnaci a non disertare i luoghi del dolore; rendici capaci di attendere con speranza quell’aurora pasquale che asciuga le lacrime di chi è nella prova. Maria, Amante della vita, preserva le nuove generazioni dalla tristezza e dal disimpegno. Rendile per tutti noi sentinelle di quella vita che inizia il giorno in cui ci si apre, ci si fida e ci si dona. A ppendice Discorso di Benedetto XVI alla LXI Assemblea Generale della CEI Venerati e cari Fratelli, IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 623 601-625:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 11:52 Pagina 624 C hiesa in Italia meccanica, e quindi non viene alcun orientamento dall’essere stesso. La Rivelazione viene considerata o come un momento dello sviluppo storico, quindi relativo come tutto lo sviluppo storico e culturale, o – si dice – forse c’è rivelazione, ma non comprende contenuti, solo motivazioni. E se tacciono queste due fonti, la natura e la Rivelazione, anche la terza fonte, la storia, non parla più, perché anche la storia diventa solo un agglomerato di decisioni culturali, occasionali, arbitrarie, che non valgono per il presente e per il futuro. Fondamentale è quindi ritrovare un concetto vero della natura come creazione di Dio che parla a noi; il Creatore, tramite il libro della creazione, parla a noi e ci mostra i valori veri. E poi così anche ritrovare la Rivelazione: riconoscere che il libro della creazione, nel quale Dio ci dà gli orientamenti fondamentali, è decifrato nella Rivelazione, è applicato e fatto proprio nella storia culturale e religiosa, non senza errori, ma in una maniera sostanzialmente valida, sempre di nuovo da sviluppare e da purificare. Così, in questo «concerto» – per così dire – tra creazione decifrata nella Rivelazione, concretizzata nella storia culturale che sempre va avanti e nella quale noi ritroviamo sempre più il linguaggio di Dio, si aprono anche le indicazioni per un’educazione che non è imposizione, ma realmente apertura dell’«io» al «tu», al «noi» e al «Tu» di Dio. a cura di Sandra Isetta Il volto e gli sguardi Bibbia letteratura cinema Atti del Convegno Imperia Porto Maurizio, 17-18 ottobre 2008 Risvegliare la passione educativa Quindi le difficoltà sono grandi: ritrovare le fonti, il linguaggio delle fonti, ma, pur consapevoli del peso di queste difficoltà, non possiamo cedere alla sfiducia e alla rassegnazione. Educare non è mai stato facile, ma non dobbiamo arrenderci: verremmo meno al mandato che il Signore stesso ci ha affidato, chiamandoci a pascere con amore il suo gregge. Risvegliamo piuttosto nelle nostre comunità quella passione educativa, che è una passione dell’«io» per il «tu», per il «noi», per Dio, e che non si risolve in una didattica, in un insieme di tecniche e nemmeno nella trasmissione di principi aridi. Educare è formare le nuove generazioni, perché sappiano entrare in rapporto con il mondo, forti di una memoria significativa che non è solo occasionale, ma accresciuta dal linguaggio di Dio che troviamo nella natura e nella Rivelazione, di un patrimonio interiore condiviso, della vera sapienza che, mentre riconosce il fine trascendente della vita, orienta il pensiero, gli affetti e il giudizio. I giovani portano una sete nel loro cuore, e questa sete è una domanda di significato e di rapporti umani autentici, che aiutino a non sentirsi soli davanti alle sfide della vita. È desiderio di un futuro, reso meno incerto da una compagnia sicura e affidabile, che si accosta a ciascuno con delicatezza e rispetto, proponendo valori saldi a partire dai quali crescere verso traguardi alti, ma raggiungibili. La nostra risposta è l’annuncio del Dio amico dell’uomo, che in Gesù si è fatto prossimo a ciascuno. La trasmissione della fede è parte irrinunciabile della formazione integrale della persona, perché in Gesù Cristo si realizza il progetto di una vita riuscita: come insegna I l film cristologico è stato comune denominatore di saperi differenti nel convegno «… E la “Parola” si fece film», che ha riconosciuto nel cinema il punto di arrivo delle fonti antiche attraverso varie ‘traduzioni’ culturali, in un tandem costituito da teologia e arti. Anche il grande schermo ricorre alla Parola, fatta immagine: essa resta al centro dell’ascolto e della contemplazione dell’uomo di ogni tempo. «Letture patristiche» pp. 456 - € 38,00 Della stessa curatrice: Letteratura cristiana e letterature europee Atti del Convegno – Genova, 9 -11 dicembre 2004 Presentazione del card. Tarcisio Bertone pp. 576 - € 49,50 EDB Edizioni Dehoniane Bologna Via Nosadella 6 - 40123 Bologna Tel. 051 4290011 - Fax 051 4290099 www.dehoniane.it 624 IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 601-625:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 11:52 Pagina 625 il Concilio Vaticano II, «chiunque segue Cristo, l’uomo perfetto, diventa anch’egli più uomo» (CONCILIO VATICANO II, cost. past. Gaudium et spes, n. 41; EV 1/1446). L’incontro personale con Gesù è la chiave per intuire la rilevanza di Dio nell’esistenza quotidiana, il segreto per spenderla nella carità fraterna, la condizione per rialzarsi sempre dalle cadute e muoversi a costante conversione. Il compito educativo, che avete assunto come prioritario, valorizza segni e tradizioni, di cui l’Italia è così ricca. Necessita di luoghi credibili: anzitutto la famiglia, con il suo ruolo peculiare e irrinunciabile; la scuola, orizzonte comune al di là delle opzioni ideologiche; la parrocchia, «fontana del villaggio», luogo ed esperienza che inizia alla fede nel tessuto delle relazioni quotidiane. In ognuno di questi ambiti resta decisiva la qualità della testimonianza, via privilegiata della missione ecclesiale. L’accoglienza della proposta cristiana passa, infatti, attraverso relazioni di vicinanza, lealtà e fiducia. In un tempo nel quale la grande tradizione del passato rischia di rimanere lettera morta, siamo chiamati ad affiancarci a ciascuno con disponibilità sempre nuova, accompagnandolo nel cammino di scoperta e assimilazione personale della verità. E facendo questo anche noi possiamo riscoprire in modo nuovo le realtà fondamentali. La volontà di promuovere una rinnovata stagione di evangelizzazione non nasconde le ferite da cui la comunità ecclesiale è segnata, per la debolezza e il peccato di alcuni suoi membri. Questa umile e dolorosa ammissione non deve, però, far dimenticare il servizio gratuito e appassionato di tanti credenti, a partire dai sacerdoti. L’anno speciale a loro dedicato ha voluto costituire un’opportunità per promuoverne il rinnovamento interiore, quale condizione per un più incisivo impegno evangelico e ministeriale. Nel contempo, ci aiuta anche a riconoscere la testimonianza di santità di quanti – sull’esempio del Curato d’Ars – si spendono senza riserve per educare alla speranza, alla fede e alla carità. In questa luce, ciò che è motivo di scandalo, deve tradursi per noi in richiamo a un «profondo bisogno di ri-imparare la penitenza, di accettare la purificazione, di imparare da una parte il perdono, ma anche la necessità della giustizia» (BENEDETTO XVI, Intervista ai giornalisti durante il volo verso il Portogallo, 11.5.2010; Regno-doc. 11,2010,322). La formazione delle nuove generazioni Cari Fratelli, vi incoraggio a percorrere senza esitazioni la strada dell’impegno educativo. Lo Spirito Santo vi aiuti a non perdere mai la fiducia nei giovani, vi spinga ad andare loro incontro, vi porti a frequentarne gli ambienti di vita, compreso quello costituito dalle nuove tecnologie di comunicazione, che ormai permeano la cultura in ogni sua espressione. Non si tratta di adeguare il Vangelo al mondo, ma di attingere dal Vangelo quella perenne novità, che consente in ogni tempo di trovare le forme adatte per annunciare la Parola che non passa, fecondando e servendo l’umana esistenza. Torniamo, dunque, a proporre ai giovani la misura alta e trascendente della vita, intesa come vocazione: chiamati alla vita consacrata, al sacerdozio, al matrimonio, sappiano rispondere con generosità all’appello del Signore, perché solo così potranno cogliere ciò che è essenziale per ciascuno. La frontiera educativa costituisce il luogo per un’ampia convergenza di intenti: la formazione delle nuove generazioni non può, infatti, che stare a cuore a tutti gli uomini di buona volontà, interpellando la capacità della società intera di assicurare riferimenti affidabili per lo sviluppo armonico delle persone. Anche in Italia la presente stagione è marcata da un’incertezza sui valori, evidente nella fatica di tanti adulti a tener fede agli impegni assunti: ciò è indice di una crisi culturale e spirituale, altrettanto seria di quella economica. Sarebbe illusorio – questo vorrei sottolinearlo – pensare di contrastare l’una, ignorando l’altra. Per questa ragione, mentre rinnovo l’appello ai responsabili della cosa pubblica e agli imprenditori a fare quanto è nelle loro possibilità per attutire gli effetti della crisi occupazionale, esorto tutti a riflettere sui presupposti di una vita buona e significativa, che fondano quell’autorevolezza che sola educa e ritorna alle vere fonti dei valori. Alla Chiesa, infatti, sta a cuore il bene comune, che ci impegna a condividere risorse economiche e intellettuali, morali e spirituali, imparando ad affrontare insieme, in un contesto di reciprocità, i problemi e le sfide del Paese. Questa prospettiva, ampiamente sviluppata nel vostro recente documento su «Chiesa e Mezzogiorno», troverà ulteriore approfondimento nella prossima Settimana Sociale dei cattolici italiani, prevista in ottobre a Reggio Calabria, dove, insieme alle forze migliori del laicato cattolico, vi impegnerete a declinare un’agenda di speranza per l’Italia, perché «le esigenze della giustizia diventino comprensibili e politicamente realizzabili» (BENEDETTO XVI, lett. enc. Deus caritas est, n. 28; EV 23/1582). Il vostro ministero, cari Confratelli, e la vivacità delle comunità diocesane alla cui guida siete posti, sono la migliore assicurazione che la Chiesa continuerà responsabilmente a offrire il suo contributo alla crescita sociale e morale dell’Italia. Chiamato per grazia a essere Pastore della Chiesa universale e della splendida Città di Roma, porto costantemente con me le vostre preoccupazioni e le vostre attese, che nei giorni scorsi ho deposto – con quelle dell’intera umanità – ai piedi della Madonna di Fatima. A Lei va la nostra preghiera: «Vergine Madre di Dio e nostra Madre carissima, la tua presenza faccia rifiorire il deserto delle nostre solitudini e brillare il sole sulle nostre oscurità, faccia tornare la calma dopo la tempesta, affinché ogni uomo veda la salvezza del Signore, che ha il nome e il volto di Gesù, riflesso nei nostri cuori, per sempre uniti al tuo! Così sia!» (Fatima, 12.5.2010). Di cuore vi ringrazio e vi benedico. Città del Vaticano, 27 maggio 2010. BENEDETTO XVI IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 625 626-648:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 12:16 Pagina 626 S anta Sede La Chiesa nel Medio Oriente Assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi Roma, 10-24 ottobre 2010 Più fede, comunione e amore Relatio ante disceptationem Per la prima volta i patriarchi e vescovi dei paesi mediorientali si sono riuniti a Roma dal 10 al 24 ottobre nell’Assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi, sul tema «La Chiesa cattolica nel Medio Oriente: comunione e testimonianza. “La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola” (At 4,32)», per confrontarsi su come dare ai loro fedeli «le ragioni della loro presenza» (A. Naguib, Relatio ante disceptationem). Una presenza in costante diminuzione numerica (cf. riquadro alle pp. 628-629), con problemi di scarsa comunione interconfessionale quando non di conflitto, in un contesto di altissima instabilità politica e di difficile convivenza con la maggioranza islamica, spesso di pesante discriminazione o anche persecuzione. Con l’invito «a una conversione personale e collettiva» (Messaggio) e dopo aver consegnato al papa 44 «proposte», i pastori delle Chiese mediorientali ritornano alle loro travagliate comunità, attendendo il documento con il quale fra qualche mese Benedetto XVI concluderà il processo sinodale. Sala stampa della Santa Sede, Synodus episcoporum bollettino, n. 4, 11.10.2010; n. 23, 23.10.2010; n. 25, 23.10.2010. IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 Santo padre, eminenze, beatitudini, eccellenze, delegati fraterni delle Chiese sorelle e delle comunità ecclesiali, care sorelle e fratelli, invitati ed esperti, ringrazio innanzitutto sua santità il papa per avermi nominato relatore generale dell’Assemblea. È la prima volta che assumo un incarico così imponente. Cercherò di portarlo a termine facendo del mio meglio, contando sull’aiuto del Signore e sulla vostra indulgenza. P refazione San Luca, negli Atti, ci dice che Gesù, al momento di lasciare i suoi, diede loro questa consegna: «Riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra» (At 1,8). Gli apostoli realizzarono questa missione appena ebbero ricevuto lo Spirito Santo e si misero ad annunciare senza paura la buona novella della vita, della morte e della risurrezione del Signore (cf. At 2,32). Il frutto del primo annuncio di Pietro fu la conversione e il battesimo di circa tremila persone, cui seguirono molti altri. La loro vita si trasformò radicalmente. «La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune» (At 4,32). Sono questi eventi fondanti che hanno ispirato il tema e gli obiettivi della nostra Assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi: comunione e testimonianza, testimonianza comunitaria e personale, derivante da una vita ancorata in Cristo e vivificata dallo Spirito Santo. Questo esempio della Chiesa degli apostoli è sempre stato il modello della Chiesa nei secoli. La nostra Assemblea sinodale vorrebbe aiutarci a ritornare 626 626-648:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 12:16 Pagina 627 a quell’ideale, per una revisione della vita che ci dia un nuovo slancio e una nuova vitalità, che ci purifichino, ci rinnovino e ci fortifichino. È dalle mani del santo padre personalmente che abbiamo ricevuto l’Instrumentum laboris di questa Assemblea speciale, nel corso della sua visita apostolica a Cipro, volendo, con questo, esprimere la sua particolare sollecitudine per le nostre Chiese. La solenne concelebrazione eucaristica presieduta da sua santità ieri mattina è la prova migliore della benedizione divina su questa Assemblea. Certi di questo sostegno e contando sull’aiuto e sull’accompagnamento della Madonna, intraprendiamo i nostri lavori con fiducia. I ntroduzione Tutti abbiamo accolto l’annuncio di questa Assemblea speciale del Sinodo dei vescovi con grande gioia, entusiasmo, gratitudine e fervore. Vi abbiamo visto, da parte del santo padre, l’accoglienza paterna e comprensiva di un desiderio che ci era molto caro e la particolare sollecitudine del vescovo di Roma verso le nostre Chiese, in quanto pastore supremo della Chiesa cattolica. Avevamo già sentito questa speciale attenzione in molte occasioni e con frequenza nei discorsi e nelle omelie di sua santità. L’abbiamo toccata in modo particolare nei suoi viaggi apostolici in Turchia (2006), poi in Giordania, Israele e Palestina (2009) e di recente a Cipro (2010). Ma la presenza odierna del santo padre in mezzo a noi viene a portarci l’amore, la solidarietà, la preghiera e il sostegno del successore di Pietro, della Santa Sede e di tutta la Chiesa. Subito dopo che il santo padre aveva annunciato l’evento, il 19 settembre 2009, la Segreteria generale del Sinodo dei vescovi ha preparato, con il Consiglio presinodale per il Medio Oriente, innanzitutto il testo dei Lineamenta e poi quello dell’Instrumentum laboris. Quest’ultimo si basa in primo luogo sulla sacra Scrittura e fa riferimento principalmente ai documenti del concilio ecumenico Vaticano II, al Codice dei canoni delle Chiese orientali e al Codice di diritto canonico. Una particolare attenzione è data anche alle dieci lettere pastorali del Consiglio dei patriarchi cattolici d’Oriente. Credo che il lavoro sia stato portato a buon fine, nonostante la fretta dovuta al pochissimo tempo a disposizione. Vorrei indicare i seguenti punti che possono essere approfonditi nel corso dei nostri lavori, con riferimento all’Instrumentum laboris. A. Obiettivo del Sinodo Il duplice obiettivo del Sinodo è stato ben recepito e apprezzato dalle nostre Chiese: 1) confermare e rafforzare i cristiani nella loro identità, grazie alla parola di Dio e ai sacramenti. 2) Rinnovare la comunione ecclesiale fra le Chiese sui iuris, affinché possano offrire una testimonianza di vita autentica ed efficace. Nel contesto in cui viviamo, la di- mensione ecumenica, il dialogo interreligioso e l’aspetto missionario sono parte integrante di questa testimonianza. Il documento insiste sulla necessità e sull’importanza che i padri sinodali diano ai cristiani dei nostri paesi le ragioni della loro presenza, ciò per confermarli nella loro missione di essere e rimanere dei testimoni autentici di Cristo risorto in ciascuno dei loro paesi. In condizioni di vita a volte molto difficili, ma anche promettenti, essi sono l’icona di Cristo, l’incarnazione viva della sua Chiesa e il canale tangibile dell’azione dello Spirito Santo. B. Riflessione guidata dalle sacre Scritture Ci sentiamo fieri di appartenere a terre dove uomini ispirati dallo Spirito Santo hanno scritto i Libri sacri in alcune delle nostre lingue. Ma questo fa sì che abbiamo anche degli obblighi esigenti. La sacra Scrittura deve essere l’anima della nostra vita religiosa e della nostra testimonianza, e questo sia comunitariamente sia individualmente. La sacra liturgia costituisce il centro e il punto culminante della nostra vita ecclesiale. In essa celebriamo e ascoltiamo regolarmente la parola di Dio. Alla luce della sacra Bibbia, letta, pregata e meditata in Chiesa, in piccoli gruppi o personalmente, dobbiamo cercare e trovare le risposte al senso della nostra presenza, della nostra comunione e della nostra testimonianza, adeguate al contesto e alle sfide di sempre nuove circostanze. Il documento richiama l’attenzione sull’insufficienza della risposta alla grande sete che i nostri fedeli hanno della parola di Dio, di comprenderla e radicarla nel loro cuore e nella loro vita. Si dovrebbero pensare, lanciare, incoraggiare e sostenere iniziative adeguate e proporzionate al bisogno, utilizzando anche i moderni media. Le persone che, in virtù della loro vocazione, sono più direttamente a contatto con la parola di Dio, sono tenute a un impegno di testimonianza e d’intercessione per il popolo di Dio. Sempre efficace e fruttuosa è la memorizzazione di testi. Nell’esegesi e nella presentazione del senso delle Scritture deve essere messa in evidenza la «storia della salvezza». Essa rivela l’unico piano divino che si realizza nel tempo, in uno stretto legame fra l’Antico e il Nuovo Testamento, avente il suo centro e culmine in Cristo. Essendo il Libro della comunità cristiana, solo in essa il testo biblico può essere interpretato correttamente. La Tradizione e l’insegnamento della Chiesa, soprattutto nei nostri paesi d’Oriente, sono dunque un riferimento insostituibile per la comprensione e l’interpretazione della Bibbia. La parola di Dio è la fonte della teologia, della spiritualità e della vitalità apostolica e missionaria. Essa illumina la vita, la trasforma, la guida e la rende solida. Qualche persona ignorante o malintenzionata usa la Bibbia come un libro di ricette o di pratiche superstiziose. Spetta a noi educare i nostri fedeli e non dare credito a queste cose. La parola di Dio illumina anche le scelte comunitarie e personali, per rispondere alle sfide della vita, ispirare il dialogo ecumenico e interreligioso e riorientare l’impegno politico. Dovrebbe dunque essere IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 627 626-648:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 12:16 Pagina 628 S anta Sede il punto di riferimento dei cristiani nell’educazione e nella testimonianza. Essa aiuterà così gli uomini di buona volontà a trovare esito alla loro ricerca di Dio. I. La Chiesa cattolica in Medio Oriente A. Situazione dei cristiani in Medio Oriente 1. Breve excursus storico: unità nella molteplicità La conoscenza della storia del cristianesimo in Medio Oriente è importante sia per noi sia per tutto il mondo cristiano. Su queste terre Dio ha scelto e guidato i patriarchi, Mosè e il popolo dell’antica alleanza. Ha parlato attraverso i profeti, i giudici, i re e le donne di fede. Nella pienezza dei tempi, Gesù Cristo, il Salvatore, vi si è incarnato, vi ha vissuto, vi ha scelto e formato i suoi discepoli e vi ha compiuto la sua opera di salvezza. La Chiesa di Gerusalemme, nata il giorno di Pentecoste, è stata l’origine di tutte le Chiese particolari, che hanno continuato e continuano attraverso il tempo l’azione di Cristo, per opera dello Spirito Santo, sotto la guida del papa, successore di Pietro. Dopo piccoli contrasti all’inizio del suo cammino, la Chiesa ha conosciuto successive divisioni nei concili di Efeso (431) e di Calcedonia (451). Così sono nate la «Chiesa apostolica assira d’Oriente» e le «Chiese ortodosse orientali»: copta, siriaca e armena. Nel secolo XI, vi fu una grande scissione fra Costantinopoli e Roma. Queste divisioni sono avvenute su questioni teologiche, ma i motivi politico-culturali hanno giocato il ruolo principale. Gli studi storici e teologici hanno il compito di illustrare meglio questi periodi e avvenimenti drammatici, per contribuire al dialogo ecumenico. Frutto amaro del passato, tutte queste divisioni esistono ancora oggi nei nostri paesi. Grazie a Dio, lo Spirito opera nelle Chiese perché si realizzi la preghiera I cattolici in Medio Oriente D urante la prima Congregazione generale dell’Assemblea speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei vescovi, tenutasi l’11 ottobre, il segretario generale del Sinodo mons. Nikola Eterovic ha tenuto la propria relazione, nella quale tra l’altro ha fornito alcuni dati statistici riguardo alla presenza dei cristiani cattolici nelle Chiese mediorientali. Oltre Gerusalemme e i territori palestinesi, il Sinodo ha compreso nell’espressione «Medio Oriente» i seguenti paesi: Arabia Saudita, Bahrein, Cipro, Egitto, Emirati arabi uniti, Giordania, Israele, Iran, Iraq, Kuwait, Libano, Oman, Qatar, Siria, Turchia e Yemen. La regione così compresa s’estende su 7.180.912 km2 e ospita (dati del 2008) 356.174.000 persone, di cui 5.707.000 cattolici, che rappresentano l’1,6% della popolazione. Complessivamente si stima che tutti i cristiani siano circa 20 milioni, cioè il 5,9% della popolazione. In Israele però gli ebrei sarebbero il 75,6%, i musulmani il 16,7%, i cristiani il 2,1%, i drusi l’1,6%, altri 4%. Osserva mons. Eterovic: «Nella mappa si distinguono due regioni del Medio Oriente. La prima ove i cristiani sono tradi- Antiche e nuove presenze (%) 4 3 2 1 0 1980 1997 Paesi di più antica presenza 628 IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 2006 2008 zionalmente presenti e che, purtroppo, nell’insieme mostra una forte flessione, anche in paragone ai dati dell’anno 1980, e ciò non tanto nel numero dei cattolici quanto in percentuale nei rispettivi paesi. Il numero dei cattolici non ha seguito la crescita demografica degli abitanti. Il secondo gruppo rappresenta i paesi ove la presenza cristiana è notevolmente aumentata negli ultimi decenni, grazie a tanti fedeli che in cerca di lavoro e di migliori condizioni di vita sono venuti ad abitarvi per un certo periodo di tempo. Grazie a Dio, in tali paesi la tendenza è contraria, visto che i cattolici aumentano sia in numero sia in percentuale. È uno dei segni dei tempi che la Chiesa nell’insieme e i pastori del Medio Oriente devono adeguatamente valutare, rendendo grazie a Dio che può scrivere anche con modi e tempi inattesi la storia della salvezza del mondo» (cf. grafico). Quali sono le tracce della presenza della Chiesa cattolica? «Nel Medio Oriente la Chiesa cattolica gestisce 686 scuole materne con 92.661 alunni, 869 scuole primarie con 343.705 alunni, 548 scuole medie con 183.995 alunni. Vi sono poi 13 istituti di studi superiori, tra cui 4 università. Quanto al numero degli alunni, 2.443 frequentano gli istituti superiori, 1.654 gli studi ecclesiastici e 34.506 altri studi universitari. È utile ricordare che tali scuole non sono frequentate solo dai cattolici o dai cristiani, ma sono aperte ad appartenenti ad altre religioni, in particolare ai musulmani. È un modo pratico ed efficace con cui la Chiesa contribuisce all’educazione dei giovani, speranza per la Chiesa e per la società. La Chiesa cattolica è inoltre in prima linea nell’apostolato della carità nei riguardi dei malati, anziani, portatori di handicap, poveri. Nel Medio Oriente la Chiesa ha 544 strutture sanitarie cattoliche: 76 ospedali e case di cura, 113 strutture sanitarie per gli anziani, 331 ambulatori e dispensari, 24 strutture sanitarie per i portatori di handicap, centri di riabilitazione gestiti da diversi istituti di vita consacrata. Anche queste istituzioni sono aperte agli altri cristiani, ai musulmani e a tutte le persone in necessità». Emirati arabi D. S. 626-648:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 12:16 Pagina 629 di Cristo: «Tutti siano una sola cosa; (…) perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (Gv 17,21). Le nostre Chiese, benedette dalla presenza di Cristo e degli apostoli, sono state la culla del cristianesimo e delle prime generazioni cristiane. Proprio per questo hanno la vocazione di mantenere viva in loro la memoria delle origini, di consolidare la fede dei propri fedeli e di vivificare in essi lo spirito del Vangelo affinché guidi la loro vita e i loro rapporti con gli altri, cristiani e non cristiani. Essendo di origine apostolica, le nostre Chiese hanno, a loro volta, la particolare missione di cooperare all’annuncio del Vangelo. Lo studio della storia missionaria delle nostre Chiese aiuterebbe a spronare quello slancio evangelico che aveva caratterizzato le nostre origini. «L’essere missionari» è un dovere gratuito che s’im- pone a tutti, in quanto Chiese radicate nelle origini, e in virtù del nostro patrimonio, tanto ricco e differenziato. Di ciò che abbiamo ricevuto, dobbiamo far beneficiare quanti ne sono privati. Le nostre Chiese devono impegnarsi a vivificare al loro interno lo slancio evangelico missionario. Questa apertura all’azione dello Spirito ci aiuterà a condividere con i nostri numerosi connazionali la ricchezza dell’amore e la luce della speranza che sono in noi (cf. Rm 5,5). Infatti: «Siamo, al centro della società in cui viviamo, un segno della presenza di Dio nel mondo; questo ci porta a essere con, dentro, per (…) la società in cui viviamo. È un’istanza essenziale della nostra fede, della nostra vocazione e della nostra missione».1 «La Chiesa non si misura in cifre. Essa non si serve di statistiche, ma della coscienza che i suoi figli hanno della propria vocazione e missione».2 1 CONSIGLIO DEI PATRIARCHI CATTOLICI D’ORIENTE, Presenza cristiana in Oriente, Pasqua 1992; Regno-doc. 15,1992,474. 2 CONSIGLIO DEI PATRIARCHI CATTOLICI D’ORIENTE, Chiese arabe, Chiese unite, 24.8.1991; Regno-doc. 19,1991,591. 2. Apostolicità e vocazione missionaria STATISTICHE RELATIVE AGLI ANNI 1980 E 1997 Paesi Cipro Egitto Giordania Iran Iraq Israele Libano Siria Turchia Totale Arabia Saudita Bahrein Emirati arabi uniti Kuwait Oman Qatar Yemen Totale Totale generale Superficie (km2) 9.251 1.001.449 89.324 1.648.195 438.317 20.770 10.400 185.180 774.815 4.177.701 2.149.690 678 83.600 17.818 212.457 11.000 527.968 3.003.211 7.180.912 Popolazione 630.000 41.990.000 3.190.000 37.450.000 13.080.000 3.870.000 3.160.000 8.980.000 44.920.000 157.270.000 8.370.000 350.000 800.000 1.360.000 890.000 220.000 7.900.000 19.890.000 177.160.000 1980 Cattolici 8.000 158.000 76.000 19.000 378.000 147.000 1.215.000 227.000 17.000 2.245.000 135.000 6.000 25.000 49.000 4.000 5.000 2.500 226.500 2.471.500 % 1,27 0,38 2,38 0,05 2,89 3,80 38,45 2,53 0,04 1,43 1,61 1,71 3,13 3,60 0,45 2,27 0,03 1,14 1,40 Popolazione 770.000 62.010.000 5.770.000 60.690.000 21.180.000 5.830.000 3.140.000 14.950.000 63.750.000 238.090.000 19.490.000 620.000 2.580.000 1.810.000 2.400.000 570.000 16.480.000 43.950.000 282.040.000 1997 Cattolici 17.000 218.000 71.000 12.000 275.000 106.000 1.967.000 309.000 32.000 3.007.000 641.000 30.000 155.000 156.000 52.000 60.000 3.000 1.097.000 4.104.000 % 2,21 0,35 1,23 0,02 1,30 1,82 62,64 2,07 0,05 1,26 3,29 4,84 6,01 8,62 2,17 10,53 0,02 2,50 1,46 Popolazione 791.000 75.510.000 5.600.000 70.600.000 28.810.000 7.050.000 3.817.000 18.870.000 72.970.000 284.018.000 23.680.000 757.000 4.006.000 2.532.000 2.580.000 679.000 22.282.000 56.516.000 340.534.000 2006 Cattolici 17.000 197.000 79.000 17.000 304.000 128.000 1.836.000 401.000 32.000 3.011.000 900.000 41.000 459.000 300.000 72.000 64.000 6.000 1.842.000 4.853.000 % 2,15 0,26 1,41 0,02 1,06 1,82 48,10 2,13 0,04 1,06 3,80 5,42 11,46 11,85 2,79 9,43 0,03 3,26 1,43 Popolazione 794.000 79.100.000 5.850.000 72.580.000 32.150.000 7.300.000 3.921.000 19.640.000 74.840.000 296.175.000 24.810.000 1.201.000 4.770.000 2.682.000 2.795.000 1.541.000 22.200.000 59.999.000 356.174.000 2008 Cattolici 25.000 196.000 109.000 19.000 301.000 133.000 2.030.000 428.000 37.000 3.278.000 1.250.000 65.000 580.000 300.000 120.000 110.000 4.000 2.429.000 5.707.000 % 3,15 0,25 1,86 0,03 0,94 1,82 51,77 2,18 0,05 1,11 5,04 5,41 12,16 11,19 4,29 7,14 0,02 4,05 1,60 Fonte: Annuarium statisticum Ecclesiae STATISTICHE RELATIVE AGLI ANNI 2006 E 2008 Paesi Cipro Egitto Giordania Iran Iraq Israele Libano Siria Turchia Totale Arabia Saudita Bahrein Emirati arabi uniti Kuwait Oman Qatar Yemen Totale Totale generale Superficie (km2) 9.251 1.001.449 89.324 1.648.195 438.317 20.770 10.400 185.180 774.815 4.177.701 2.149.690 678 83.600 17.818 212.457 11.000 527.968 3.003.211 7.180.912 Fonte: Annuarium statisticum Ecclesiae IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 629 626-648:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 12:16 Pagina 630 S anta Sede Per garantire il futuro delle nostre comunità, i pastori devono accordare una speciale attenzione alla pastorale delle vocazioni, attraverso strumenti adeguati ed efficaci, soprattutto fra i giovani e le famiglie. Grazie a Dio, le nostre Chiese hanno vocazioni ma alcune diocesi ed eparchie ne sono gravemente carenti. Forse, dobbiamo cominciare a vivere «l’essere missionari» fra le nostre eparchie/diocesi e fra le nostre Chiese della regione. L’esempio di sacerdoti, di religiosi e religiose fedeli, felici, aperti e uniti è il mezzo migliore per attirare i giovani alla consacrazione totale a Dio. Questo Sinodo potrebbe essere l’occasione per rivedere lo stile, i metodi e i programmi nei seminari e nelle case di formazione. Il coordinamento e l’aiuto reciproco fra le congregazioni, gli ordini religiosi e i vescovi, contribuiscono a suscitare vocazioni. Sarà necessario anche trovare metodi appropriati per sostenere e rafforzare le congregazioni e gli istituti di vita consacrata. La vita contemplativa deve essere incoraggiata laddove essa c’è. Con la preghiera possiamo preparare il terreno all’azione dello Spirito per suscitarla laddove essa non c’è. Gli ordini religiosi presenti nei nostri paesi potrebbero prendere l’iniziativa di aprire delle comunità in altri luoghi o paesi della regione. 3. Ruolo dei cristiani nella società, nonostante il loro numero esiguo Le nostre società, nonostante le differenze, hanno caratteristiche comuni: l’attaccamento alla tradizione, il modo tradizionale di vivere, il confessionalismo e la differenziazione in base alla religione. Questi fattori possono avvicinare e unire, ma anche allontanare e dividere. I cristiani sono, nei loro paesi, dei «cittadini nativi», membri a pieno diritto della loro comunità civile. Sono a casa loro, e spesso da molto tempo. La loro presenza e partecipazione alla vita del paese sono una ricchezza preziosa, da proteggere e da mantenere. Una laicità positiva permetterebbe alla Chiesa di dare un contributo efficace e fruttuoso e aiuterebbe a rafforzare lo status di cittadino di tutti i membri del paese, sulla base dell’uguaglianza e della democrazia. Nella sua azione pastorale, culturale e sociale, la Chiesa ha bisogno di utilizzare maggiormente e meglio la tecnologia e i moderni mezzi di comunicazione. È necessario formare, a tale scopo, quadri specializzati. I cristiani orientali devono impegnarsi per il bene comune, in tutti i suoi aspetti, come hanno sempre fatto. Possono aiutare a creare condizioni sociali che favoriscano lo sviluppo della personalità e della società, in sinergia con gli sforzi delle autorità politiche. Benché siano delle piccole minoranze, il loro dinamismo è illuminante e apprezzato. Hanno bisogno di essere sostenuti e incoraggiati a mantenere questo atteggiamento, anche in circostanze difficili. Il consolidamento della loro vita di fede, come pure del legame sociale e della solidarietà fra loro, li aiuterebbe molto, evitando i ripiegamenti su sé stessi in un atteggiamento di chiusura. Con la presentazione della dottrina sociale della Chiesa, le nostre comunità offrono un valido contributo 630 IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 alla costruzione della società. La promozione della famiglia e la difesa della vita dovrebbero avere un posto primario nell’insegnamento e nella missione delle nostre Chiese. L’educazione è un campo privilegiato della nostra azione e un investimento essenziale. Nella misura del possibile, le nostre scuole potrebbero aiutare maggiormente i meno favoriti. Con le sue attività sociali, sanitarie e caritative, accessibili a tutti i membri della società, esse collaborano visibilmente al bene comune. Questo è possibile grazie alla generosità delle Chiese locali e alla carità della Chiesa universale. Per assicurare la sua credibilità evangelica, la Chiesa deve trovare i modi per garantire la trasparenza nella gestione del denaro, distinguendo chiaramente ciò che le appartiene da ciò che appartiene al personale della Chiesa. A questo scopo, sono necessarie strutture adeguate. B. Le sfide che i cristiani devono affrontare 1. I conflitti politici nella regione Le situazioni politico-sociali dei nostri paesi hanno una ripercussione diretta sui cristiani, che risentono più fortemente delle conseguenze negative. Nei Territori palestinesi la vita è molto difficile e, spesso, insostenibile. La posizione dei cristiani arabi è molto delicata. Pur condannando la violenza da dovunque provenga, e invocando una soluzione giusta e durevole del conflitto israelo-palestinese, esprimiamo la nostra solidarietà con il popolo palestinese, la cui situazione attuale favorisce il fondamentalismo. Ascoltare la voce dei cristiani del luogo potrà aiutare a capire meglio la situazione. Lo statuto di Gerusalemme dovrebbe tener conto della sua importanza per le tre religioni: cristiana, musulmana ed ebrea. È triste che la politica mondiale non tenga sufficientemente conto della drammatica situazione dei cristiani in Iraq, che sono la vittima principale della guerra e delle sue conseguenze. In Libano, una maggiore unità fra i cristiani contribuirebbe ad assicurare una maggiore stabilità nel paese. In Egitto le Chiese avrebbero molto da guadagnare se coordinassero i loro sforzi allo scopo di confermare nella fede i loro fedeli e realizzare opere comuni per il bene del paese. In base alle possibilità presenti in ogni paese, i cristiani devono favorire la democrazia, la giustizia e la pace, la laicità positiva nella distinzione fra religione e stato e il rispetto di ogni religione. Un atteggiamento di impegno positivo nella società è la risposta costruttiva sia per la società sia per la Chiesa. 2. Libertà di religione e di coscienza I diritti umani sono la base che garantisce il bene della persona umana integrale, criterio di ogni sistema politico. Questo deriva dall’ordine stesso della creazione. Colui che non rispetta la creatura di Dio secondo l’ordine da lui stabilito, non rispetta il Creatore. La promozione dei diritti umani ha bisogno di pace, giustizia e stabilità. La libertà religiosa è una componente essenziale dei 626-648:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 12:16 Pagina 631 diritti dell’uomo. La libertà di culto non è che un aspetto della libertà religiosa. Nella maggior parte dei nostri paesi, essa è garantita dalle costituzioni. Ma anche qui, in alcuni paesi, certe leggi o pratiche ne limitano l’applicazione. L’altro aspetto è la libertà di coscienza, basata sulla libera scelta della persona. La mancanza di questa ostacola la libera scelta di quanti avrebbero voluto aderire al Vangelo, che temono anche misure vessatorie nei loro confronti e nei confronti delle loro famiglie. Essa può esistere e svilupparsi solo in misura della crescita del rispetto dei diritti dell’uomo nella loro totalità e nella loro integralità. L’educazione, in questo senso, è un apporto prezioso al progresso culturale del paese, per una maggiore giustizia e uguaglianza davanti al diritto. La Chiesa cattolica condanna fermamente ogni tipo di proselitismo. Sarebbe bene discutere serenamente tali questioni nelle istituzioni e istanze di dialogo, in primo luogo all’interno di ogni paese. I numerosi istituti d’istruzione di cui le nostre Chiese dispongono sono uno strumento privilegiato per favorire questa educazione. I centri ospedalieri e di servizi sociali costituiscono anch’essi una testimonianza eloquente dell’amore per il prossimo, senza alcuna distinzione né discriminazione. La valorizzazione di giornate, eventi e celebrazioni locali e internazionali dedicati a questi temi aiutano a diffondere e a rafforzare questa cultura. I mass media devono essere utilizzati per diffondere questo spirito. 3. I cristiani e l’evoluzione dell’islam contemporaneo A partire dagli anni Settanta, constatiamo nella regione l’avanzata dell’islam politico, che comprende diverse correnti religiose. Esso colpisce la situazione dei cristiani, soprattutto nel mondo arabo. Vuole imporre un modello di vita islamico a tutti i cittadini, a volte con la violenza. Costituisce dunque una minaccia per tutti, e noi dobbiamo, insieme, affrontare queste correnti estremiste. cidente potrebbero avere la loro influenza benefica ed efficace in questa azione. I pastori dovrebbero rendere i fedeli più consapevoli del loro ruolo storico: essi sono portatori del messaggio di Cristo nel loro paese, anche nelle difficoltà e persecuzioni. La loro assenza inciderebbe gravemente sul futuro. È importante evitare qualsiasi discorso disfattista o incoraggiare l’emigrazione come opzione preferenziale. D’altra parte, l’emigrazione rappresenta un sostegno notevole ai paesi e alle Chiese. La Chiesa del paese d’origine deve trovare i mezzi per mantenere stretti legami con i suoi fedeli emigrati e assicurare loro l’assistenza spirituale. È indispensabile assicurare la liturgia, nel loro rito, ai fedeli delle Chiese orientali che si trovano in un territorio latino. Non è auspicabile una liquidazione delle proprietà in patria. La conservazione o l’acquisizione di beni fondiari li incoraggerebbe a ritornare. Le comunità della diaspora hanno il ruolo d’incoraggiare e consolidare la presenza cristiana in Oriente in vista di renderne più forte la testimonianza e sostenerne le cause, per il bene del paese. Una pastorale adeguata deve prendersi cura dell’emigrazione all’interno del paese. 5. L’immigrazione cristiana internazionale in Medio Oriente I paesi del Medio Oriente conoscono un nuovo importante fenomeno: l’accoglienza di molti lavoratori africani e asiatici, in maggioranza donne. Spesso si trovano a dover affrontare situazioni d’ingiustizia e d’abusi, d’infrazioni alle leggi e alle convenzioni internazionali. Le nostre Chiese devono fare uno sforzo maggiore per aiutarli, con l’accoglienza e con l’accompagnamento religioso e sociale. Hanno bisogno di una pastorale adeguata, in un’azione coordinata fra i vescovi, le congregazioni religiose e le organizzazioni sociali e di beneficenza. C. Risposte dei cristiani nella loro vita quotidiana 4. L’emigrazione L’emigrazione in Medio Oriente ha avuto inizio verso la fine del XIX secolo, per cause politiche ed economiche. I conflitti religiosi sono stati determinanti in alcuni periodi drammatici. Attualmente, nei nostri paesi, l’emigrazione si è accentuata. Le cause principali sono il conflitto israelo-palestinese, la guerra in Iraq, le situazioni politiche ed economiche, l’avanzata del fondamentalismo musulmano, la restrizione delle libertà e dell’uguaglianza. A partire sono soprattutto i giovani, le persone istruite e le persone agiate, privando la Chiesa e il paese delle risorse più valide. Spetta ai responsabili politici consolidare la pace, la democrazia e lo sviluppo, per favorire un clima di stabilità e di fiducia. I cristiani, con tutte le persone di buona volontà, sono chiamati a impegnarsi positivamente nella realizzazione di questo obiettivo. Sarebbe di grande aiuto in questa direzione una maggiore sensibilizzazione delle istanze internazionali al dovere di contribuire allo sviluppo dei nostri paesi. Le Chiese particolari d’Oc- La testimonianza cristiana a tutti i livelli è la risposta principale nelle circostanze in cui vivono. Fin dalle origini, la vita monastica vi occupa un posto importante. La vita contemplativa orante ha anche come missione l’intercessione per la Chiesa e la società. Il perfezionamento della testimonianza cristiana, col seguire sempre di più Gesù Cristo, è un’esigenza necessaria a tutti i livelli: clero, ordini, congregazioni, istituti e società di vita apostolica; e anche laici, secondo la vocazione propria di ciascuno. La formazione del clero e dei fedeli, le omelie e la catechesi devono approfondire e rendere più forte il senso della fede e la coscienza del ruolo e della missione nella società, come traduzione e testimonianza di questa fede. Bisogna realizzare un rinnovamento ecclesiale: conversione e purificazione, approfondimento spirituale, determinazione della priorità della vita e della missione. Uno sforzo particolare deve essere fatto per individuare e formare i «quadri» necessari a tutti i livelli. IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 631 626-648:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 12:16 Pagina 632 S anta Sede Questi devono essere un modello di testimonianza, per sostenere e incoraggiare i loro fratelli e sorelle soprattutto in tempi difficili. È opportuno anche formare quadri per presentare il cristianesimo sia ai cristiani poco in contatto con la Chiesa o lontani da essa, sia ai non cristiani. La qualità dei quadri è più importante del numero. È indispensabile la formazione permanente. Una particolare attenzione deve essere data ai giovani, forza del presente e speranza del futuro. I cristiani devono essere incoraggiati a impegnarsi nelle istituzioni pubbliche per la costruzione della città comune. II. La comunione ecclesiale La diversità nella Chiesa cattolica, lungi dal nuocere alla sua unità, anzi la valorizza. Il mistero della santa Trinità è il fondamento della comunione cristiana. La Chiesa è mistero e sacramento di comunione. L’amore è al centro di questa realtà: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati» (Gv 15,12). Messi continuamente a confronto con le sfide del pluralismo, siamo chiamati a una conversione costante per passare dalla mentalità del confessionalismo a un senso autentico di Chiesa. A. Comunione nella Chiesa cattolica e tra le diverse Chiese I segni principali che manifestano la comunione nella Chiesa cattolica sono: il battesimo, l’eucaristia e la comunione con il vescovo di Roma, corifeo degli apostoli (hâmat ar-Rusul). Il Codice dei canoni delle Chiese orientali regola gli aspetti canonici di questa comunione, accompagnata e assistita dalla Congregazione per le Chiese orientali e dai diversi dicasteri romani. Fra le Chiese cattoliche in Medio Oriente, la comunione è espressa dal Consiglio dei patriarchi cattolici d’Oriente. Le loro lettere pastorali sono documenti di grande valore e di grande attualità. In ogni paese, la comunione è rafforzata dall’Assemblea dei patriarchi e dei vescovi o dalla Conferenza episcopale. In uno spirito di fraternità e di cooperazione, essa studia i problemi comuni, dà delle direttive per sostenere la testimonianza cristiana e coordina le attività pastorali. È auspicabile che un’Assemblea regionale riunisca l’episcopato del Medio Oriente, secondo un ritmo periodico stabilito dal Consiglio dei Patriarchi cattolici d’Oriente. Anche se le Chiese sui iuris sono aperte a tutti i fedeli cattolici, bisogna accuratamente evitare di allontanarle dalla loro Chiesa d’origine. È opportuno sottolineare anche le relazioni fra le nostre Chiese d’Oriente e la Chiesa della tradizione latina («Chiesa d’Occidente»). Abbiamo bisogno gli uni degli altri. Abbiamo bisogno della loro preghiera, della loro solidarietà e della loro lunga e ricca esperienza spirituale, teologica e culturale. Anche loro hanno bisogno delle nostre preghiere, del nostro esempio di fedeltà al nostro ricco e vario patrimonio delle origini e alla nostra 632 IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 unità nella varietà e molteplicità. «L’antico tesoro vivente delle tradizioni delle Chiese orientali arricchisce la Chiesa universale e non deve mai essere inteso semplicemente come oggetto da custodire passivamente».3 La comunione fra Chiese non vuol dire affatto uniformità, ma amore reciproco e scambio di doni. B. Comunione tra i vescovi, il clero e i fedeli In una stessa Chiesa, la comunione avviene sul modello della comunione con la Chiesa universale e con il vescovo di Roma. Nella Chiesa patriarcale, essa si esprime mediante il Sinodo dei vescovi attorno al patriarca, padre e capo della sua Chiesa. Nell’eparchia, si realizza attorno al vescovo, che deve vigilare sull’armonia del tutto. Strutture di lavoro d’insieme e di coordinamento pastorale contribuiranno a consolidare la comunione. Essa può essere realizzata solo sulla base di strumenti spirituali, in particolare la preghiera, l’eucaristia e la parola di Dio. I pastori, le persone consacrate, gli animatori e i responsabili diocesani e parrocchiali, hanno la grande responsabilità di essere esempio e modello per gli altri. Questo Sinodo ci offre l’occasione per una seria revisione di vita, in vista di una conversione effettiva. Il suo tema è illuminato dal modello della comunità cristiana primitiva: «La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola» (At 4,32). La partecipazione dei fedeli laici alla vita e alla missione della Chiesa è un postulato indispensabile della comunione. Le strutture apparenti possono nascondere una passività o un ruolo puramente esecutivo. I laici dovrebbero partecipare effettivamente alla riflessione, alla decisione e all’esecuzione. In unione con i pastori, vanno incoraggiate le loro iniziative pastorali valide e positive come pure il loro impegno nella società. Bisogna valorizzare ampiamente il posto e il ruolo della donna, religiosa o laica, nella Chiesa. I consigli pastorali, parrocchiali, diocesani e nazionali devono essere valorizzati. Le associazioni e movimenti internazionali devono adattarsi maggiormente alla mentalità, alle tradizioni, alla cultura e alla lingua della Chiesa e del paese che li accoglie e operare in stretto coordinamento con il vescovo locale. È grandemente raccomandabile l’integrazione nella tradizione orientale. Questo vale anche per le congregazioni religiose di origine occidentale. III. La testimonianza cristiana A. Testimoniare nella Chiesa: la catechesi 1. Una catechesi per oggi, da parte di fedeli ben preparati Essere cristiani significa essere testimoni di Cristo, vivificati e guidati dallo Spirito Santo. La Chiesa esiste per rendere testimonianza al suo Signore. È il suo an- 626-648:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 12:16 Pagina 633 nuncio principale. Questa testimonianza si trasmette attraverso l’esempio, le opere e la catechesi, soprattutto l’iniziazione alla fede e ai sacramenti. Essa deve rivolgersi a tutte le fasce d’età, bambini, giovani e adulti. Dopo una buona preparazione, i giovani possono essere dei buoni catechisti per altri giovani. Genitori ben preparati parteciperanno all’attività catechetica in famiglia e in parrocchia. Le scuole cattoliche, le associazioni e i movimenti apostolici sono luoghi privilegiati per l’insegnamento della fede. La presenza e l’assistenza di un direttore spirituale accanto ai giovani e alle altre fasce d’età sono un aiuto prezioso alla formazione religiosa, in quanto favoriscono l’applicazione della fede alla vita concreta. Nelle parrocchie, nelle istituzioni educative e culturali, la formazione religiosa avrà un luogo adeguato e terrà conto dei reali problemi e sfide attuali. Si dovrà assicurare una buona formazione degli educatori della fede. Senza la testimonianza della loro vita, l’operato dei catechisti rimarrà sterile. Essi sono innanzitutto dei testimoni del Vangelo. La catechesi deve anche promuovere i valori morali e sociali, il rispetto per l’altro, la cultura della pace e della non violenza, come pure l’impegno per la giustizia e per l’ambiente. La dottrina sociale della Chiesa, di solito poco presente, costituisce parte integrante della formazione della fede. B. Una liturgia rinnovata e fedele alla tradizione La liturgia «è il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e, al tempo stesso, la fonte da cui promana tutta la sua energia».4 Nelle nostre Chiese orientali, la divina liturgia è al centro della vita religiosa. Essa svolge un ruolo importante nel conservare l’identità cristiana, rafforzare l’appartenenza alla Chiesa, vivificare la vita di fede e suscitare l’attenzione di quanti sono lontani e anche di coloro che non credono. Essa costituisce dunque un annuncio e una testimonianza importanti di una Chiesa che prega e non soltanto che agisce. Il rinnovamento della liturgia è ampiamente auspicato. Pur continuando a essere radicato nella tradizione, terrà conto della sensibilità moderna e dei bisogni spirituali e pastorali attuali. Per un lavoro di riforma liturgica è necessaria una commissione di esperti. È necessario anche adattare i testi liturgici per le celebrazioni dei bambini e dei giovani, sempre ispirandosi al proprio patrimonio. Per questo lavoro, è necessario un gruppo interdisciplinare di esperti. Il rinnovamento liturgico è auspicato anche per quanto riguarda le preghiere devozionali. In tutto questo lavoro di adattamento e di riforma, bisognerà tener conto della dimensione ecumenica. Lo spinoso problema della communicatio in sacris necessita di uno studio particolare. 2. Metodi di catechesi L’attività catechetica non può limitarsi oggi alla sola trasmissione orale. I metodi attivi sono indispensabili. I bambini e i giovani amano le attività di gruppo: attività liturgiche e sportive, cori, scout e altre. Laddove non ci sono, dovrebbero essere organizzate, ma stando attenti a non farle diventare delle semplici attività sociali, senza lo spazio per la formazione della fede. I nuovi media sono molto efficaci per annunciare il Vangelo e testimoniarlo. Le nostre Chiese hanno bisogno di persone esperte in questo campo. Forse, potremmo aiutare i più dotati a formarsi in questi settori e, successivamente, inserirli in questo lavoro. In Libano, La Voix de la charité (Sawt al-Mahabba) e soprattutto TéléLumière/Noursat offrono un grande servizio ai cristiani della nostra regione e arrivano agli altri continenti. Altri paesi hanno intrapreso iniziative simili. Tutti hanno bisogno di sostegno e d’incoraggiamento. La catechesi deve prendere in considerazione il contesto conflittuale dei paesi della regione. Essa deve rafforzare i fedeli nella fede, formarli a vivere il comandamento dell’amore e a essere artefici di pace, di giustizia e di perdono. L’impegno nella vita pubblica è un dovere che la testimonianza e la missione di edificare il regno di Dio impongono. Tutto questo richiede una formazione volta a superare il confessionalismo, il settarismo e le ostilità interne per vedere il volto di Dio in ogni persona e collaborare assieme per costruire un futuro di pace, di stabilità e di benessere. 3 BENEDETTO XVI, Celebrazione dei vespri con i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i seminaristi e i movimenti ecclesiali, Amman, 9.5.2009. 4 CONCILIO ECUMENICO VATICANO II, cost. Sacrosanctum Concilium sulla sacra liturgia, n. 10; EV 1/16. C. L’ecumenismo «Perché tutti siano una sola cosa... perché il mondo creda» (Gv 17,21). Questa preghiera di Cristo deve essere continuata dai suoi discepoli in ogni tempo. La divisione dei cristiani è contraria alla volontà di Cristo, costituisce uno scandalo e ostacola l’annuncio e la testimonianza. La missione e l’ecumenismo sono strettamente legati. Le Chiese cattoliche e ortodosse hanno molto in comune, al punto che i pontefici Paolo VI, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI parlano di «comunione quasi completa». Questo va messo in rilievo più delle differenze. Il battesimo è il fondamento dei rapporti con le altre Chiese e comunità ecclesiali, rendendo possibili e necessarie numerose azioni e iniziative comuni. L’insegnamento religioso deve includere necessariamente l’ecumenismo. Qualsiasi azione o pubblicazione offensiva dovrebbe essere accuratamente evitata. È necessario uno sforzo sincero per superare i pregiudizi, comprendersi meglio e mirare alla piena comunione nella fede, nei sacramenti e nel servizio gerarchico. Questo dialogo si svolge a vari livelli. A livello ufficiale, la Santa Sede intraprende iniziative con tutte le Chiese d’Oriente. Le Chiese orientali cattoliche vi sono rappresentate. Bisogna individuare una nuova forma di esercizio del primato, senza rinunciare all’essenziale della missione del vescovo di Roma.5 È auspicabile istituire commissioni locali di dialogo ecumenico. Lo studio della storia delle 5 Cf. GIOVANNI PAOLO II, lett. enc. Ut unum sint, 20.5.1995, n. 95; EV 14/2867. IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 633 626-648:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 12:16 Pagina 634 S anta Sede Chiese orientali cattoliche, come pure di quella della Chiesa di tradizione latina, consentirebbe di chiarire il contesto, la mentalità e le prospettive legate alla loro origine. L’azione ecumenica necessita di comportamenti adeguati: la preghiera, la conversione, la santificazione e lo scambio reciproco dei doni, in uno spirito di rispetto, amicizia, carità reciproca, solidarietà e collaborazione. Bisogna coltivare e incoraggiare tali atteggiamenti attraverso l’insegnamento e i vari media. Il dialogo è uno strumento essenziale dell’ecumenismo. Esso richiede un atteggiamento positivo di comprensione, di ascolto e di apertura all’altro. Ciò aiuterà a superare le diffidenze e a lavorare insieme per sviluppare i valori religiosi e collaborare ai progetti di utilità sociale. I problemi comuni devono essere affrontati insieme. Dobbiamo anche potenziare le istituzioni e le iniziative che esprimono e sostengono l’unità, come il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente e la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. La «purificazione della memoria» è un passo importante nella ricerca della piena unità. La collaborazione e la cooperazione negli studi biblici, teologici, patristici e culturali, favoriscono lo spirito di dialogo. Si potrebbe avviare un’azione comune per la formazione di esperti dei mezzi di comunicazione nelle lingue locali. Nell’annuncio e nella missione, si eviterà accuratamente ogni tipo di proselitismo e qualsiasi mezzo contrario al Vangelo. È necessario fare uno sforzo per unificare le feste di Natale e di Pasqua. D. Rapporti con l’ebraismo 1. Vaticano II: fondamento teologico del legame con l’ebraismo La dichiarazione Nostra aetate del concilio Vaticano II tratta specificatamente del rapporto tra la Chiesa e le religioni non cristiane. L’ebraismo vi occupa un posto di rilievo. Questo documento rientra nel contesto di due costituzioni dogmatiche: la Lumen gentium sulla Chiesa e la Dei verbum sulla rivelazione. La prima afferma che il popolo dell’Antico Testamento ha ricevuto le alleanze e le promesse e che Cristo proviene, secondo la carne, da questo popolo che continua in quello della nuova Alleanza, ed enuncia le prefigurazioni veterotestamentarie della Chiesa. La seconda costituzione considera l’Antico Testamento come una preparazione al Vangelo e una parte integrante della storia della Salvezza. 2. Magistero attuale della Chiesa Sulla base di questi principi teologici, si sono avute delle iniziative di dialogo, a livello della Santa Sede e delle Chiese locali. Il conflitto israelo-palestinese ha le sue ripercussioni nei rapporti tra cristiani ed ebrei. A più riprese, la Santa Sede ha chiaramente espresso la sua posizione, soprattutto in occasione della visita di sua santità il papa Benedetto XVI in Terra santa nel 2009. Ai palestinesi ha affermato il loro diritto a una patria sovrana, sicura e in pace con i propri vicini, all’interno di frontiere riconosciute internazionalmente.6 A Gerusalemme si è affermato che «la città è chiamata la 634 IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 madre di tutti gli uomini. Una madre può avere molti figli, che essa deve riunire e non dividere…».7 Agli israeliani ha augurato ancora che i due popoli possano vivere in pace, ciascuno nella propria patria, con frontiere sicure, internazionalmente riconosciute.8 Al capo dello stato israeliano ha detto che « una sicurezza durevole è questione di fiducia, alimentata nella giustizia e nell’integrità, suggellata dalla conversione dei cuori».9 3. Desiderio e difficoltà del dialogo con l’ebraismo Le nostre Chiese rifiutano l’antisemitismo e l’antiebraismo. Le difficoltà dei rapporti fra i popoli arabi e il popolo ebraico sono dovute piuttosto alla situazione politica conflittuale. Noi distinguiamo tra realtà religiosa e realtà politica. I cristiani hanno la missione di essere artefici di riconciliazione e di pace, basate sulla giustizia per entrambe le parti. Vi sono delle iniziative pastorali locali di dialogo con l’ebraismo, come ad esempio la preghiera in comune, principalmente a partire dai salmi, e la lettura e meditazione dei testi biblici. Questo crea buone disposizioni per invocare insieme la pace, la riconciliazione, il perdono reciproco e i buoni rapporti. Il problema sorge quando di alcuni versetti della Bibbia si danno interpretazioni tendenziose, per giustificare o favorire la violenza. La lettura dell’Antico Testamento e l’approfondimento della tradizione dell’ebraismo aiutano a conoscere meglio la religione ebraica. Offrono un terreno comune a studi seri e contribuiscono a conoscere meglio il Nuovo Testamento e le tradizioni orientali. Nella realtà attuale sono presenti altre forme di collaborazione. E. Rapporti con i musulmani La dichiarazione Nostra aetate del concilio Vaticano II stabilisce anche il fondamento dei rapporti della Chiesa cattolica con i musulmani. Vi si legge: «La Chiesa guarda anche con stima i musulmani che adorano l’unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini».10 Dopo il Concilio, fra i rappresentanti delle due religioni si sono avuti numerosi incontri. All’inizio del suo pontificato, papa Benedetto XVI ha affermato: «Il dialogo interreligioso e interculturale fra cristiani e musulmani non può ridursi a una scelta stagionale. Esso è infatti una necessità vitale, da cui dipende in gran parte il nostro futuro».11 Successivamente, il santo padre ha visitato la Moschea blu di Istanbul, Turchia (30.05.2006) e quella di Al-Hussein Bin Talal ad Amman, Giordania (11.05.2009). Il Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso realizza incontri di dialogo d’importanza essenziale. Si raccomanda la creazione di commissioni locali di dialogo interreligioso. È necessario dare il primo posto al dialogo di vita, che offre l’esempio di una testimonianza silenziosa eloquente e che a volte è l’unico mezzo per proclamare il regno di Dio. Solo i cristiani che danno una testimonianza di fede autentica sono qualificati per un dialogo interreligioso credi- 626-648:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 12:16 Pagina 635 bile. Abbiamo bisogno di educare i nostri fedeli al dialogo. Le ragioni per intrecciare rapporti tra cristiani e musulmani sono molteplici. Tutti sono connazionali, condividono la stessa lingua e la stessa cultura, come pure le gioie e le sofferenze. Inoltre, i cristiani hanno la missione di vivere come testimoni di Cristo nelle loro società. Fin dalla sua nascita, l’islam ha trovato radici comuni con il cristianesimo e l’ebraismo, come ha detto il santo padre.12 Deve essere maggiormente valorizzata la letteratura arabo-cristiana. L’islam non è uniforme, esso presenta una diversità confessionale, culturale e ideologica. Alcune difficoltà nei rapporti tra cristiani e musulmani derivano dal fatto che in generale i musulmani non fanno distinzione fra religione e politica. Deriva da qui il disagio dei cristiani, per cui si sentono in una situazione di non-cittadini, benché siano a casa loro nel proprio paese, molto tempo prima dell’islam. Abbiamo bisogno di un riconoscimento che passi dalla tolleranza alla giustizia e all’uguaglianza, basate sulla cittadinanza, la libertà religiosa e i diritti dell’uomo. Questa è la base e la garanzia per una buona coesistenza. I cristiani tenderanno a radicarsi sempre di più nelle loro società e a non cedere alla tentazione di ripiegarsi su sé stessi in quanto minoranza. Devono lavorare insieme per promuovere la giustizia, la pace, la libertà, i diritti dell’uomo, l’ambiente, i valori della vita e della famiglia. Bisogna affrontare le problematiche socio-politiche non come diritti da reclamare per i cristiani, ma come diritti universali, che cristiani e musulmani difendono insieme per il bene di tutti. Dobbiamo abbandonare la logica della difesa dei diritti dei cristiani e impegnarci per il bene di tutti. I giovani avranno a cuore d’intraprendere azioni comuni in queste prospettive. È necessario purificare i libri scolastici da qualsiasi pregiudizio sull’altro e da qualsiasi offesa o deformazione. Si cercherà piuttosto di comprendere il punto di vista dell’altro, pur rispettando le diversità di fede e di pratiche. Si valorizzeranno gli spazi comuni, soprattutto a livello spirituale e morale. La santa vergine Maria è un punto di incontro molto importante. La recente dichiarazione dell’Annunciazione come festa nazionale in Libano costituisce un esempio incoraggiante. La religione è costruttrice di unità e di armonia, oltre che espressione di comunione fra le persone e con Dio. L’Occidente viene identificato con il cristianesimo e le scelte degli stati vengono attribuite alla Chiesa. Oggi, invece, i governi occidentali sono laici e sempre più in contrasto con i principi della fede cristiana. È importante spiegare questa realtà e il senso di una laicità positiva, che distingue il politico dal religioso. In questo contesto, il cristiano ha il dovere e la missione di presentare e vivere i valori evangelici. Deve anche portare la parola di verità (qawl al-haqq) davanti alle ingiustizie e alla violenza. Solo la pedagogia della pace è realistica, dal momento che la violenza ha portato soltanto sconfitte e disastri. Essere artefici di pace richiede molto coraggio. La preghiera per la pace è indispensabile, essendo, innanzitutto, un dono di Dio. 1. Ambiguità della modernità Nelle nostre società l’influenza della modernizzazione, della globalizzazione e del laicismo si ripercuotono sui nostri cristiani. Tutte le nostre società sono invase dalla modernità, soprattutto dai canali televisivi mondiali e da Internet. Essa porta nuovi valori, ma ne fa perdere altri. È una realtà ambigua. Da una parte attira con le sue promesse di benessere, di liberazione dalle tradizioni, di uguaglianza, di difesa dei diritti umani e di tutela dei deboli. Dall’altra, molti musulmani vedono in essa un volto ateo e immorale, un’invasione di culture fuorvianti e minacciose, a tal punto che alcuni la combattono con tutte le loro forze. Anche per i cristiani la modernità rappresenta un rischio e porta con sé la minaccia del materialismo, dell’ateismo pratico, del relativismo e dell’indifferentismo, minacciando le nostre famiglie, le nostre società e le nostre Chiese. Nei nostri istituti educativi, come pure attraverso i media, dobbiamo formare persone capaci di discernere per scegliere solo il meglio. Dobbiamo ricordare il posto di Dio nella vita personale, familiare, ecclesiale e civile, e pregare maggiormente. 2. Musulmani e cristiani devono percorrere insieme il cammino comune Tutti i cittadini dei nostri paesi devono affrontare insieme due sfide principali: la pace e la violenza. Le situazioni di guerre e conflitti che viviamo generano la violenza e vengono sfruttate dal terrorismo mondiale. Da questo deriva che tutti, musulmani e cristiani, in quanto cittadini, dobbiamo agire insieme per il bene comune. Inoltre, i cristiani sono anche motivati dalla loro missione, che è contribuire a edificare una società più conforme ai valori del Vangelo, soprattutto la giustizia, la pace e l’amore. In questo seguiremo l’esempio e le tracce delle generazioni di cristiani che hanno avuto un ruolo essenziale nella costruzione delle loro società. Molti sono stati dei pionieri della rinascita della cultura e della nazione araba. Anche oggi, nonostante l’esiguità del loro numero, il loro ruolo è riconosciuto e apprezzato, soprattutto nel campo dell’educazione, della cultura e della promozione sociale. Dovremo 6 Cf. BENEDETTO XVI, Cerimonia di benvenuto a Betlemme, 13.5.2009. 7 CUSTODIA DI TERRA SANTA, Commento della messa nella Valle di Giosafat a Gerusalemme, 12.5.2009. 8 Cf. BENEDETTO XVI, Discorso all’aeroporto di Tel Aviv, 11.5.2009. 9 BENEDETTO XVI, Discorso al presidente d’Israele, 11.5.2009; Regnodoc. 11,2009,328. 10 VATICANO II, dich. Nostra aetate sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane, n. 3; EV 1/859. 11 BENEDETTO XVI, Incontro con i rappresentanti di alcune comunità musulmane, Colonia, 20.8.2005; Regno-doc. 15,2005,398. 12 Cf. BENEDETTO XVI, Incontro con i giornalisti durante il volo in Terra santa, 8.5.2009. 13 Cf. BENEDETTO XVI, Discorso ai cristiani di Terra santa, Gerusalemme, 12.5.2009; Regno-doc. 11,2009,332. F. La testimonianza nella città IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 635 626-648:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 12:16 Pagina 636 S anta Sede incoraggiare i nostri laici a impegnarsi sempre di più nella società. Tutte le Costituzioni affermano l’uguaglianza dei cittadini. Ma negli stati a maggioranza musulmana, a parte qualche eccezione, l’islam è la religione di stato e la sharia è la fonte principale della legislazione. In alcuni paesi, o parte di questi, viene applicata a tutti i cittadini. Per lo statuto personale, alcuni paesi concedono ai non musulmani degli statuti particolari e ne riconoscono i tribunali in questo campo. Altri affidano ai tribunali ordinari l’applicazione degli statuti particolari dei non musulmani. Viene riconosciuta la libertà di culto, ma non la libertà di coscienza. Con l’avanzata dell’integralismo, aumentano gli attacchi contro i cristiani. G. Contributo specifico e insostituibile del cristiano Il contributo specifico del cristiano alla propria società è insostituibile. Con la sua testimonianza e la sua azione, la arricchisce dei valori che Cristo ha portato all’umanità. Molti di questi valori sono comuni a quelli dei musulmani, per cui c’è la possibilità e l’interesse a promuoverli insieme. La catechesi deve formare credenti che siano cittadini attivi. L’impegno sociale e politico privo dei valori del Vangelo è una contro-testimonianza. In mezzo al conflitto israelo-palestinese, il cristiano può e deve portare il proprio contributo specifico per la giustizia e la pace, denunciando ogni violenza, incoraggiando il dialogo e facendo appello alla riconciliazione basata sul perdono reciproco per la forza dello Spirito Santo. È l’unica via per creare una realtà nuova e l’apporto cristiano può incoraggiare i responsabili politici a decidersi a crearla. Il cristiano ha anche la missione di sostenere quanti soffrono a causa delle situazioni di conflitto e aiutarli ad aprire il loro cuore all’azione dello Spirito. L’applicazione di questi principi varia a seconda della situazione di ogni paese. È di primaria importanza educare i cristiani a contribuire al bene comune, come un dovere sacro. Lavoreranno con gli altri per la pace, lo sviluppo e l’armonia delle relazioni. Si sforzeranno di promuovere la libertà, la responsabilità e la cittadinanza, affinché il soggetto sia rispettato per se stesso e non in funzione della sua appartenenza confessionale o sociale. Esigeranno anche, con mezzi pacifici, il riconoscimento e il rispetto dei loro diritti. L’amore gratuito per l’uomo è la nostra testimonianza più importante nella società. La esprimiamo e la viviamo nelle nostre strutture educative, sanitarie, sociali e caritative, attraverso l’accoglienza e il servizio dati a tutti, senza distinzioni. L’elemento che contraddistingue la nostra identità di cristiani è il servizio agli altri e non l’appartenenza confessionale. Il nostro primo compito è quello di vivere la fede, lasciar parlare le nostre azioni, vivere la verità e proclamarla nella carità, con coraggio, e praticare la solidarietà nelle nostre istituzioni. Dobbiamo vivere una fede adulta, 636 IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 non superficiale, sostenuta e vivificata dalla preghiera. La nostra credibilità esige la concordia all’interno della Chiesa, la promozione dell’unità fra i cristiani, una vita religiosa convinta e tradotta nella vita. Questa testimonianza eloquente richiede un’educazione e un accompagnamento permanenti, con i bambini, i giovani e gli adulti. C onclusione. «Non temere, piccolo gregge!» A. Quale futuro per i cristiani del Medio Oriente? I contesti attuali sono fonte di difficoltà e di preoccupazione. Animati dallo Spirito Santo e guidati dal Vangelo, li affrontiamo nella speranza e nella fiducia filiale nella divina provvidenza. Siamo oggi un «piccolo resto», ma il nostro comportamento e la nostra testimonianza possono fare di noi una presenza che conta. I conflitti e i problemi locali, come pure la politica internazionale, hanno generato nella regione lo squilibrio, la violenza e la fuga verso altre terre. È un motivo in più per assumere la nostra vocazione e la nostra missione di testimonianza, al servizio della società. Davanti alla tentazione dello scoraggiamento, dobbiamo ricordare che siamo discepoli del Cristo risorto, vincitore del peccato e della morte. Ci ripete: «Non temere, piccolo gregge» (Lc 12,32). Da lui, con lui e per lui abbiamo un avvenire! Spetta a noi prenderlo in mano, in collaborazione con uomini di buona volontà, per la vitalità delle nostre Chiese e la crescita dei nostri paesi, nella giustizia, nella pace e nell’uguaglianza. «Dio infatti non ci ha dato uno Spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza» (2Tm 1,7). Siamo guidati dalla nostra fede nella vocazione che il Signore ci ha affidato, sapendo che lui stesso è impegnato con noi, per essere artefici di pace e creare una cultura di pace e di amore. B. La speranza Cristo, nato in Terra santa, ha portato l’unica vera speranza all’umanità. Da allora questa ha animato e sostenuto le persone e i popoli sofferenti. Essa rimane sorgente di fede, di carità e di gioia, anche in mezzo alle difficoltà e alle sfide, per formare testimoni del Cristo risorto, presente in mezzo a noi. Con lui e per lui, possiamo portare le nostre croci e le nostre sofferenze. Ci dà anche la forza di essere «collaboratori di Dio» (1Cor 3,9), per contribuire alla costruzione del regno di Dio sulla terra. Così prepareremo un avvenire migliore per le generazioni future. Questo richiede da parte nostra una fede maggiore, una comunione maggiore e un amore maggiore. Le 626-648:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 12:16 Pagina 637 nostre Chiese hanno bisogno di credenti-testimoni, sia a livello di pastori sia a livello di fedeli. L’annuncio della buona novella può essere fruttuoso solo se i vescovi, i sacerdoti, i religiosi, le religiose e i laici sono infiammati dall’amore di Cristo e ardono dallo zelo di farlo conoscere e amare. Abbiamo fiducia che questo Sinodo non sarà solo un avvenimento passeggero, ma permetterà realmente allo Spirito di far muovere le nostre Chiese. Ai cristiani di Terra santa, il santo padre Benedetto XVI ha rivolto queste parole a Gerusalemme, il 12 maggio 2009: «Siete chiamati a servire non solo come un faro di fede per la Chiesa universale, ma anche come lievito di armonia, saggezza ed equilibrio nella vita di una società che tradizionalmente è stata, e continua a essere, pluralistica, multietnica e multireligiosa… qui c’è posto per tutti!».13 Imploriamo la santa vergine Maria, così onorata e così amata nelle nostre Chiese, affinché formi i nostri cuori sull’esempio del cuore di suo Figlio Gesù. E accogliamo il suo invito: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (Gv 2,5). ✠ ANTONIOS NAGUIB, patriarca di Alessandria dei copti (Repubblica araba d’Egitto) Un cammino di conversione Messaggio al popolo di Dio «La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola» (At 4,32) Ai nostri fratelli presbiteri, diaconi, religiosi, religiose, alle persone consacrate e a tutti i nostri amatissimi fedeli laici e a ogni persona di buona volontà. Introduzione 1. La grazia di Gesù nostro Signore, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo sia con voi. Il Sinodo dei vescovi per il Medio Oriente è stato per noi una novella pentecoste. «La pentecoste è l’avvenimento originario, ma anche un dinamismo permanente. Il Sinodo dei vescovi è un momento privilegiato nel quale può rinnovarsi il cammino della Chiesa e la grazia della pentecoste» (BENEDETTO XVI, Omelia della messa d’apertura del Sinodo, 10.10.2010). Siamo venuti a Roma, noi patriarchi e vescovi delle Chiese cattoliche in Oriente con tutti i nostri patrimoni spirituali, liturgici, culturali e canonici, portando nei nostri cuori le preoccupazioni dei nostri popoli e le loro attese. Per la prima volta ci siamo riuniti in Sinodo intorno a sua santità il papa Benedetto XVI con i cardinali e gli arcivescovi responsabili dei dicasteri romani, i presidenti delle conferenze episcopali del mondo toccate dalle questioni del Medio Oriente, e con rappresentanti delle Chiese ortodosse e comunità evangeliche, e con invitati ebrei e musulmani. A sua santità Benedetto XVI esprimiamo la nostra gratitudine per la sollecitudine e per gli insegnamenti che illuminano il cammino della Chiesa in generale e quello delle nostre Chiese orientali in particolare, soprattutto per la questione della giustizia e della pace. Ringraziamo le conferenze episcopali per la loro solidarietà, la presenza tra noi durante i pellegrinaggi ai Luoghi santi e la loro visita alle nostre comunità. Li ringraziamo per l’accompagnamento delle nostre Chiese nei differenti aspetti della nostra vita. Ringraziamo le organizzazioni ecclesiali che ci sostengono con il loro aiuto efficace. Abbiamo riflettuto insieme, alla luce della sacra Scrittura e della viva Tradizione, sul presente e l’avvenire dei cristiani e dei popoli del Medio Oriente. Abbiamo meditato sulle questioni di questa parte del mondo che Dio, nel mistero del suo amore, ha voluto fosse la culla del suo piano universale di salvezza. Da là, di fatto, è partita la vocazione di Abramo. Là, la parola di Dio si è incarnata nella vergine Maria per l’azione dello Spirito Santo. Là, Gesù ha proclamato il Vangelo della vita e del Regno. Là egli è morto per riscattare il genere umano e liberarlo dal peccato. Là è risuscitato dai morti per donare la vita nuova a ogni uomo. Là è nata la Chiesa, che da là è partita per proclamare il Vangelo fino alle estremità della terra. Il primo scopo del Sinodo è di ordine pastorale. È per questo che abbiamo portato nei cuori la vita, le sofferenze e le speranze dei nostri popoli e le sfide che si devono affrontare ogni giorno, convinti che «la speranza non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5,5). È per questo che vi rivolgiamo questo messaggio, amatissimi fratelli e sorelle, e vogliamo che sia un appello alla fermezza della fede, fondata sulla parola di Dio, alla collaborazione nell’unità e alla comunione nella testimonianza dell’amore in tutti gli ambiti della vita. I. La Chiesa nel Medio Oriente: comunione e testimonianza attraverso la storia Cammino della fede in Oriente 2. In Oriente è nata la prima comunità cristiana. Dall’Oriente partirono gli apostoli dopo la pentecoste per evangelizzare il mondo intero. Là è vissuta la prima comunità cristiana in mezzo a tensioni e persecuzioni, perseverante «nell’insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere» (At 13 Cf. BENEDETTO XVI, Discorso ai cristiani di Terra santa, Gerusalemme, 12.5.2009; Regno-doc. 11,2009,332. IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 637 626-648:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 12:16 Pagina 638 S anta Sede 2,42). Là i primi martiri hanno irrorato con il loro sangue le fondamenta della Chiesa nascente. Alla loro sequela gli anacoreti hanno riempito i deserti col profumo della loro santità e della loro fede. Là vissero i padri della Chiesa orientale che continuano a nutrire con i loro insegnamenti la Chiesa d’Oriente e d’Occidente. Dalle nostre Chiese partirono, nei primi secoli e nei secoli seguenti, i missionari verso l’estremo Oriente e verso l’Occidente portando la luce di Cristo. Noi ne siamo gli eredi e dobbiamo continuare a trasmettere il loro messaggio alle generazioni future. Le nostre Chiese non hanno smesso di donare santi, preti, consacrati e di servire in maniera efficace in numerose istituzioni che contribuiscono alla costruzione delle nostre società e dei nostri paesi, sacrificandosi per l’uomo creato all’immagine di Dio e portatore della sua immagine. Alcune delle nostre Chiese non cessano ancora oggi di mandare missionari, portatori della Parola di Cristo nei differenti angoli del mondo. Il lavoro pastorale, apostolico e missionario ci domanda oggi di pensare una pastorale per promuovere le vocazioni sacerdotali e religiose e assicurare la Chiesa di domani. Ci troviamo oggi davanti a una svolta storica: Dio, che ci ha donato la fede nel nostro Oriente da 2.000 anni, ci chiama a perseverare con coraggio, assiduità e forza, a portare il messaggio di Cristo e la testimonianza al suo Vangelo che è un Vangelo di amore e di pace. 3.3. Nelle nostre riunioni e nelle nostre preghiere abbiamo riflettuto sulle sofferenze cruente del popolo iracheno. Abbiamo fatto memoria dei cristiani assassinati in Iraq, delle sofferenze permanenti della Chiesa in Iraq, dei suoi figli espulsi e dispersi per il mondo, portando noi insieme con loro le preoccupazioni della loro terra e della loro patria. I padri sinodali hanno espresso la loro solidarietà con il popolo e che Chiese in Iraq e hanno espresso il voto che gli emigrati, forzati a lasciare i loro paesi, possano trovare i soccorsi necessari là dove arrivano, affinché possano tornare nei loro paesi e vivervi in sicurezza. 3.4. Abbiamo riflettuto sulle relazioni tra concittadini, cristiani e musulmani. Vorremmo qui affermare, nella nostra visione cristiana delle cose, un principio primordiale che dovrebbe governare queste relazioni: Dio vuole che noi siamo cristiani nelle e per le nostre società del Medio Oriente. Il fatto di vivere insieme cristiani e musulmani è il piano di Dio su di noi ed è la nostra missione e la nostra vocazione. In questo ambito ci comporteremo con la guida del comandamento dell’amore e con la forza dello Spirito in noi. Il secondo principio che governa queste relazioni è il fatto che noi siamo parte integrale delle nostre società. La nostra missione basata sulla nostra fede e il nostro dovere verso le nostre patrie ci obbligano a contribuire alla costruzione dei nostri paesi insieme con tutti i cittadini musulmani, ebrei e cristiani. Sfide e attese 3.1. Oggi siamo di fronte a numerose sfide. La prima viene da noi stessi e dalle nostre Chiese. Ciò che Cristo ci domanda è di accettare la nostra fede e di viverla in ogni ambito della vita. Ciò che egli domanda alle nostre Chiese è di rafforzare la comunione all’interno di ciascuna Chiesa sui iuris e tra le Chiese cattoliche di diversa tradizione, inoltre di fare tutto il possibile nella preghiera e nella carità per raggiungere l’unità di tutti i cristiani e realizzare così la preghiera di Cristo: «Perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (Gv 17,21). 3.2. La seconda sfida viene dall’esterno, dalle condizioni politiche e dalla sicurezza nei nostri paesi e dal pluralismo religioso. Abbiamo analizzato quanto concerne la situazione sociale e la sicurezza nei nostri paesi del Medio Oriente. Abbiamo avuto coscienza dell’impatto del conflitto israelo-palestinese su tutta la regione, soprattutto sul popolo palestinese che soffre le conseguenze dell’occupazione israeliana: la mancanza di libertà di movimento, il muro di separazione e le barriere militari, i prigionieri politici, la demolizione delle case, la perturbazione della vita economica e sociale e le migliaia di rifugiati. Abbiamo riflettuto sulla sofferenza e l’insicurezza nelle quali vivono gli israeliani. Abbiamo meditato sulla situazione di Gerusalemme, la Città santa. Siamo preoccupati delle iniziative unilaterali che rischiano di mutare la sua demografia e il suo statuto. Di fronte a tutto questo, vediamo che una pace giusta e definitiva è l’unico mezzo di salvezza per tutti, per il bene della regione e dei suoi popoli. 638 IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 II. Comunione e testimonianza all’interno delle Chiese cattoliche del Medio Oriente Ai fedeli delle nostre Chiese 4.1. Gesù ci dice: «Voi siete il sale della terra, (…) la luce del mondo» (Mt 5,13.14). La vostra missione, amatissimi fedeli, è di essere per mezzo della fede, della speranza e dell’amore nelle vostre società, come il «sale» che dona sapore e senso alla vita, come la «luce» che illumina le tenebre e come il «lievito» che trasforma i cuori e le intelligenze. I primi cristiani a Gerusalemme erano poco numerosi. Nonostante ciò, essi hanno potuto portare il Vangelo fino alle estremità della terra, con la grazia del «Signore che agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano» (Mc 16,20). 4.2. Vi salutiamo, cristiani del Medio Oriente, e vi ringraziamo per tutto ciò che voi avete realizzato nelle vostre famiglie e nelle vostre società, nelle vostre Chiese e nelle vostre nazioni. Salutiamo la vostra perseveranza nelle difficoltà, pene e angosce. 4.3. Cari sacerdoti, nostri collaboratori nella missione catechetica, liturgica e pastorale, vi rinnoviamo la nostra amicizia e la nostra fiducia. Continuate a trasmettere ai vostri fedeli con zelo e perseveranza il Vangelo della vita e la Tradizione della Chiesa attraverso la predicazione, la catechesi, la direzione spirituale e il buon esempio. Consolidate la fede del popolo di Dio perché essa si trasformi in una civiltà dell’amore. Dategli i sacramenti della Chiesa perché aspiri al 626-648:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 12:16 Pagina 639 rinnovamento della vita. Radunatelo nell’unità e nella carità con il dono dello Spirito Santo. Cari religiosi, religiose e consacrati nel mondo, vi esprimiamo la nostra gratitudine e ringraziamo Dio insieme con voi per il dono dei consigli evangelici – della castità consacrata, della povertà e dell’obbedienza – con i quali avete fatto dono di voi stessi, al seguito del Cristo cui desiderate testimoniare il vostro amore e predilezione. Grazie alle vostre iniziative apostoliche diversificate, siete il vero tesoro e la ricchezza delle nostre Chiese e un’oasi spirituale nelle nostre parrocchie, diocesi e missioni. Ci uniamo in spirito agli eremiti, ai monaci e alle monache che hanno consacrato la loro vita alla preghiera nei monasteri contemplativi, santificando le ore del giorno e della notte, portando nella loro preghiera le preoccupazioni e i bisogni della Chiesa. Con la testimonianza della vostra vita voi offrite al mondo un segno di speranza. 4.4. Fedeli laici, noi vi esprimiamo la nostra stima e la nostra amicizia. Apprezziamo quanto fate per le vostre famiglie e le vostre società, le vostre Chiese e le vostre patrie. State saldi in mezzo alle prove e alle difficoltà. Siamo pieni di gratitudine verso il Signore per i carismi e i talenti di cui vi ha colmato e con i quali voi partecipate per la forza del battesimo e della cresima al lavoro apostolico e alla missione della Chiesa, impregnando l’ambito delle cose temporali con lo spirito e i valori del Vangelo. Vi invitiamo alla testimonianza di una vita cristiana autentica, a una pratica religiosa cosciente e ai buoni costumi. Abbiate il coraggio di dire la verità con obbiettività. Portiamo nelle nostre preghiere voi, sofferenti nel corpo, nell’anima e nello spirito, voi oppressi, espatriati, perseguitati, prigionieri e detenuti. Unite le vostre sofferenze a quelle di Cristo redentore e cercate nella sua croce la pazienza e la forza. Con il merito delle vostre sofferenze, voi ottenete per il mondo l’amore misericordioso di Dio. Salutiamo ciascuna delle nostre famiglie cristiane e guardiamo con stima la vocazione e la missione della famiglia, in quanto cellula viva della società, scuola naturale delle virtù e dei valori etici e umani, e Chiesa domestica che educa alla preghiera e alla fede di generazione in generazione. Ringraziamo i genitori e i nonni per l’educazione dei loro figli e dei loro nipoti, sull’esempio del fanciullo Gesù che «cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini » (Lc 2,52). Ci impegniamo a proteggere la famiglia con una pastorale familiare grazie ai corsi di preparazione al matrimonio e ai centri d’accoglienza e di consultazione aperti a tutti e soprattutto alle coppie in difficoltà e con le nostre rivendicazioni dei diritti fondamentali della famiglia. Ci rivolgiamo ora in modo speciale alle donne. Esprimiamo la nostra stima per quanto voi siete nei diversi stati di vita: come ragazze, educatrici, madri, consacrate e operatrici nella vita pubblica. Vi elogiamo perché proteggete la vita umana fin dall’inizio, offrendole cura e affetto. Dio vi ha donato una sensibilità par- ticolare per tutto ciò che riguarda l’educazione, il lavoro umanitario e la vita apostolica. Rendiamo grazie a Dio per le vostre attività e auspichiamo che voi esercitiate una più grande responsabilità nella vita pubblica. Guardiamo a voi con amicizia, ragazzi e ragazze, come ha fatto Cristo con il giovane del Vangelo (cf. Mc 10,21). Voi siete l’avvenire delle nostre Chiese, delle nostre comunità, dei nostri paesi, il loro potenziale e la loro forza rinnovatrice. Progettate la vostra vita sotto lo sguardo amorevole di Cristo. Siate cittadini responsabili e credenti sinceri. La Chiesa si unisce a voi nelle vostre preoccupazioni di trovare un lavoro in funzione delle vostre competenze; ciò contribuirà a stimolare la vostra creatività e ad assicurare l’avvenire e la formazione di una famiglia credente. Superate la tentazione del materialismo e del consumismo. Siate saldi nei vostri valori cristiani. Salutiamo i capi delle istituzioni educative cattoliche. Nell’insegnamento e nell’educazione ricercate l’eccellenza e lo spirito cristiano. Abbiate come scopo il consolidamento della cultura della convivialità, la preoccupazione dei poveri e dei portatori di handicap. Malgrado le sfide e le difficoltà di cui soffrono le vostre istituzioni, vi invitiamo a mantenerle vive per assicurare la missione educatrice della Chiesa e promuovere lo sviluppo e il bene delle nostre società. Ci rivolgiamo con grande stima a quanti lavorano nel settore sociale. Nelle vostre istituzioni siate al servizio della carità. Noi vi incoraggiamo e sosteniamo in questa missione di sviluppo, che è guidata dal ricco insegnamento sociale della Chiesa. Attraverso il vostro lavoro, voi rafforzate i legami di fraternità tra gli uomini, servendo senza discriminazione i poveri, gli emarginati, i malati, i rifugiati e i prigionieri. Voi siete guidati dalla parola del Signore Gesù: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). Guardiamo con speranza i gruppi di preghiera e i movimenti apostolici. Sono scuole di approfondimento della fede per viverla nella famiglia e nella società. Apprezziamo le loro attività nelle parrocchie e nelle diocesi e il loro sostegno ai pastori in conformità con le direttive della Chiesa. Ringraziamo Dio per questi gruppi e questi movimenti, cellule attive della parrocchia e vivai per le vocazioni sacerdotali e religiose. Apprezziamo il ruolo dei mezzi di comunicazione scritta e audio-visiva. Ringraziamo voi, giornalisti, per la vostra collaborazione con la Chiesa per la diffusione dei suoi insegnamenti e delle sue attività, e in questi giorni per aver diffuso le notizie dell’Assemblea del Sinodo sul Medio Oriente in tutte le parti del mondo. Ci felicitiamo del contributo dei media internazionali e cattolici. Per il Medio Oriente merita una menzione particolare il canale Télé Lumière-Noursat. Speriamo che possa continuare il suo servizio di informazione e di formazione alla fede, il suo lavoro per l’unità dei cristiani, il consolidamento della presenza cristiana in Oriente, il rafforzamento del dialogo interreligioso e la comunione tra gli orientali sparsi in tutti i continenti. IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 639 626-648:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 12:16 Pagina 640 S anta Sede Ai nostri fedeli nella diaspora 5. L’emigrazione è divenuta un fenomeno generale. Il cristiano, il musulmano e l’ebreo emigrano e per le stesse cause derivate dall’instabilità politica ed economica. Il cristiano, inoltre, comincia a sentirsi nell’insicurezza, benché a diversi gradi, nei paesi del Medio Oriente. I cristiani abbiano fiducia nell’avvenire e continuino a vivere nei loro cari paesi. Vi salutiamo amatissimi fedeli nei vostri differenti paesi della diaspora. Chiediamo a Dio di benedirvi. Noi vi domandiamo di conservare vivo nei vostri cuori e nelle vostre preoccupazioni il ricordo delle vostre patrie e delle vostre Chiese. Voi potete contribuire alla loro evoluzione e alla loro crescita con le vostre preghiere, i vostri pensieri, le vostre visite e con diversi mezzi, anche se ne siete lontani. Conservate i beni e le terre che avete in patria; non affrettatevi ad abbandonarli e a venderli. Custodite tali proprietà come un patrimonio per voi e una porzione di quella patria alla quale rimanete attaccati e che voi amate e sostenete. La terra fa parte dell’identità della persona e della sua missione; essa è uno spazio vitale per quelli che vi restano e per quelli che, un giorno, vi ritorneranno. La terra è un bene pubblico, un bene della comunità, un patrimonio comune. Non può essere ridotta a interessi individuali da parte di chi la possiede e che da solo decide a proprio piacimento di tenerla o di abbandonarla. Vi accompagniamo con le nostre preghiere, voi figli delle nostre Chiese e dei nostri paesi, forzati a emigrare. Portate con voi la vostra fede, la vostra cultura e il vostro patrimonio per arricchire le vostre nuove patrie che vi procurano pace, libertà e lavoro. Guardate all’avvenire con fiducia e gioia, restate sempre attaccati ai vostri valori spirituali, alle vostre tradizioni culturali e al vostro patrimonio nazionale per offrire ai paesi che vi hanno accolto il meglio di voi stessi e il meglio di ciò che avete. Ringraziamo le Chiese dei paesi della diaspora che hanno accolto i nostri fedeli e che non cessano di collaborare con noi per assicurare loro il servizio pastorale necessario. Agli immigrati nei nostri paesi e nelle nostre Chiese 6. Salutiamo tutti gli immigrati delle diverse nazionalità, venuti nei nostri paesi per ragione di lavoro. Noi vi accogliamo, amatissimi fedeli, e vediamo nella vostra fede un arricchimento e un sostegno per la fede dei nostri fedeli. È con gioia che vi forniremo ogni aiuto spirituale di cui voi avete bisogno. Noi domandiamo alle nostre Chiese di prestare un’attenzione speciale a questi fratelli e sorelle e alle loro difficoltà, qualunque sia la loro religione, soprattutto quando sono esposti ad attentati ai loro diritti e alla loro dignità. Essi vengono da noi non soltanto per trovare mezzi per vivere, ma per procurare dei servizi di cui i nostri paesi hanno bisogno. Essi ricevono da Dio la loro dignità e, come ogni persona umana, hanno dei diritti che è necessario rispettare. Non è permesso a nessuno di attentare a tale dignità e diritti. È per questo che invitiamo i governi dei paesi di accoglienza a rispettare e difendere i loro diritti. 640 IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 III. Comunione e testimonianza con le Chiese ortodosse e le comunità evangeliche nel Medio Oriente 7. Salutiamo le Chiese ortodosse e le comunità evangeliche nei nostri paesi. Lavoriamo insieme per il bene dei cristiani, perché essi restino, crescano e prosperino. Siamo sulla stessa strada. Le nostre sfide sono le stesse e il nostro avvenire è lo stesso. Vogliamo portare insieme la testimonianza di discepoli di Cristo. Soltanto con la nostra unità possiamo compiere la missione che Dio ha affidato a tutti, malgrado la diversità delle nostre Chiese. La preghiera di Cristo è il nostro sostegno, ed è il comandamento dell’amore che ci unisce, anche se la strada verso la piena comunione è ancora lunga davanti a noi. Abbiamo camminato insieme nel Consiglio delle Chiese del Medio Oriente e vogliamo continuare questo cammino con la grazia di Dio e promuovere la sua azione, avendo come scopo ultimo la testimonianza comune alla nostra fede, il servizio dei nostri fedeli e di tutti i nostri paesi. Salutiamo e incoraggiamo tutte le istanze di dialogo ecumenico in ciascuno dei nostri paesi. Esprimiamo la nostra gratitudine al Consiglio ecumenico delle Chiese e alle diverse organizzazioni ecumeniche, che lavorano per l’unità della Chiesa, per il loro sostegno. IV. Cooperazione e dialogo con i nostri concittadini ebrei 8. La stessa Scrittura santa ci unisce, l’Antico Testamento che è la parola di Dio per voi e per noi. Noi crediamo in tutto quanto Dio ha rivelato, da quando ha chiamato Abramo, nostro padre comune nella fede, padre degli ebrei, dei cristiani e dei musulmani. Crediamo nelle promesse e nell’alleanza che Dio ha affidato a lui. Noi crediamo che la parola di Dio è eterna. Il concilio Vaticano II ha pubblicato il documento Nostra aetate, riguardante il dialogo con le religioni, con l’ebraismo, l’islam e le altre religioni. Altri documenti hanno precisato e sviluppato in seguito le relazioni con l’ebraismo. C’è inoltre un dialogo continuo tra la Chiesa e i rappresentanti dell’ebraismo. Noi speriamo che questo dialogo possa condurci ad agire presso i responsabili per mettere fine al conflitto politico che non cessa di separarci e di perturbare la vita dei nostri paesi. È tempo d’impegnarci insieme per una pace sincera, giusta e definitiva. Tutti noi siamo interpellati dalla parola di Dio. Essa ci invita ad ascoltare la voce di Dio «che parla di pace»: «ascolterò che cosa dice Dio, il Signore: egli annunzia la pace per il suo popolo, per i suoi fedeli, per chi ritorna a lui con fiducia» (Sal 85,9). Non è permesso di ricorrere a posizioni teologiche bibliche per farne uno strumento a giusti- 626-648:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 12:16 Pagina 641 ficazione delle ingiustizie. Al contrario, il ricorso alla religione deve portare ogni persona a vedere il volto di Dio nell’altro e a trattarlo secondo gli attributi di Dio e i suoi comandamenti, vale a dire secondo la bontà di Dio, la sua giustizia, la sua misericordia e il suo amore per noi. V. Cooperazione e dialogo con i nostri concittadini musulmani 9. Siamo uniti dalla fede in un Dio unico e dal comandamento che dice: fa’ il bene ed evita il male. Le parole del concilio Vaticano II sul rapporto con le religioni pongono le basi delle relazioni tra la Chiesa cattolica e i musulmani: «La Chiesa guarda con stima i musulmani che adorano il Dio uno, vivente (…) misericordioso e onnipotente, che ha parlato agli uomini» (Nostra aetate, n. 3; EV 1/859). Diciamo ai nostri concittadini musulmani: siamo fratelli e Dio ci vuole insieme, uniti nella fede in Dio e nel duplice comandamento dell’amore di Dio e del prossimo. Insieme noi costruiremo le nostre società civili sulla cittadinanza, sulla libertà religiosa e sulla libertà di coscienza. Insieme noi lavoreremo per promuovere la giustizia, la pace, i diritti dell’uomo, i valori della vita e della famiglia. La nostra responsabilità è comune nella costruzione delle nostre patrie. Noi vogliamo offrire all’Oriente e all’Occidente un modello di convivenza tra le differenti religioni e di collaborazione positiva tra diverse civiltà, per il bene delle nostre patrie e quello di tutta l’umanità. Dalla comparsa dell’islam nel VII secolo fino a oggi, abbiamo vissuto insieme e abbiamo collaborato alla creazione della nostra civiltà comune. È capitato nel passato, come capita ancor oggi, qualche squilibrio nei nostri rapporti. Attraverso il dialogo noi dobbiamo eliminare ogni squilibrio o malinteso. Il papa Benedetto XVI ci dice che il nostro dialogo non può essere una realtà passeggera. È piuttosto una necessità vitale da cui dipende il nostro avvenire (cf. Discorso ai rappresentanti delle comunità musulmane a Colonia, 20.8.2005). È nostro dovere, dunque, educare i credenti al dialogo interreligioso, all’accettazione del pluralismo, al rispetto e alla stima reciproca. VI. La nostra partecipazione alla vita pubblica: appelli ai governi e ai responsabili pubblici dei nostri paesi 10. Apprezziamo gli sforzi che dispiegate per il bene comune e il servizio delle nostre società. Vi accompagniamo con le nostre preghiere e domandiamo a Dio di guidare i vostri passi. Ci rivolgiamo a voi a riguardo dell’importanza dell’uguaglianza tra i cittadini. I cristiani sono cittadini originali e autentici, leali alla loro patria e fedeli a tutti i loro doveri nazionali. È naturale che essi possano godere di tutti i diritti di cittadinanza, di libertà di coscienza e di culto, di libertà nel campo dell’insegnamento e dell’educazione e nell’uso dei mezzi di comunicazione. Vi chiediamo di raddoppiare gli sforzi che dispiegate per stabilire una pace giusta e duratura in tutta la regione e per arrestare la corsa agli armamenti. È questo che condurrà alla sicurezza e alla prosperità economica, arresterà l’emorragia dell’emigrazione che svuota i nostri paesi delle loro forze vive. La pace è un dono prezioso che Dio ha affidato agli uomini e sono gli «operatori di pace [che] saranno chiamati figli di Dio» (Mt 5,9). VII. Appello alla comunità internazionale 11. I cittadini dei paesi del Medio Oriente interpellano la comunità internazionale, in particolare le Nazioni Unite, perché essa lavori sinceramente a una soluzione di pace giusta e definitiva nella regione, e questo attraverso l’applicazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza, e attraverso l’adozione delle misure giuridiche necessarie per mettere fine all’occupazione dei differenti territori arabi. Il popolo palestinese potrà così avere una patria indipendente e sovrana e vivervi nella dignità e nella stabilità. Lo Stato d’Israele potrà godere della pace e della sicurezza all’interno delle frontiere internazionalmente riconosciute. La Città santa di Gerusalemme potrà trovare lo statuto giusto che rispetterà il suo carattere particolare, la sua santità, il suo patrimonio religioso per ciascuna delle tre religioni ebraica, cristiana e musulmana. Noi speriamo che la soluzione dei due stati diventi realtà e non resti un semplice sogno. L’Iraq potrà mettere fine alle conseguenze della guerra assassina e ristabilire la sicurezza che proteggerà tutti i suoi cittadini con tutte le loro componenti sociali, religiose e nazionali. Il Libano potrà godere della sua sovranità su tutto il territorio, fortificare l’unità nazionale e continuare la vocazione a essere il modello della convivenza tra cristiani e musulmani, attraverso il dialogo delle culture e delle religioni e la promozione delle libertà pubbliche. Noi condanniamo la violenza e il terrorismo, di qualunque origine, e qualsiasi estremismo religioso. Condanniamo ogni forma di razzismo, l’antisemitismo, l’anticristianesimo e l’islamofobia e chiamiamo le religioni ad assumere le loro responsabilità nella promozione del dialogo delle culture e delle civiltà nella nostra regione e nel mondo intero. Conclusione: continuare a testimoniare la vita divina che ci è apparsa nella persona di Gesù 12. In conclusione, fratelli e sorelle, noi vi diciamo con l’apostolo san Giovanni nella sua Prima lettera: «Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita – la vita infatti si manifestò, noi IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 641 626-648:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 12:16 Pagina 642 S anta Sede l’abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifestò a noi –, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo» (1Gv 1,1-3). Questa Vita divina che è apparsa agli apostoli 2.000 anni fa nella persona del nostro Signore e salvatore Gesù Cristo, della quale la Chiesa è vissuta e alla quale essa ha dato testimonianza in tutto il corso della sua storia, rimarrà sempre la vita delle nostre Chiese nel Medio Oriente e l’oggetto della nostra testimonianza. Sostenuti dalla promessa del Signore: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20), proseguiamo insieme il nostro cammino nella speranza, e «la speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5,5). Confessiamo che non abbiamo fatto fino a ora tutto ciò che era in nostra possibilità per vivere meglio la comunione tra le nostre comunità. Non abbiamo operato a sufficienza per confermarvi nella fede e darvi il nutrimento spirituale di cui avete bisogno nelle vostre difficoltà. Il Signore ci invita a una conversione personale e collettiva. Oggi torniamo a voi pieni di speranza, di forza e di risolutezza, portando con noi il messaggio del Sinodo e le sue raccomandazioni per studiarle insieme e metterci ad applicarle nelle nostre Chiese, ciascuno secondo il suo stato. Speriamo anche che questo sforzo nuovo sia ecumenico. Noi vi rivolgiamo questo umile e sincero appello perché insieme condividiamo un cammino di conversione per lasciarci rinnovare dalla grazia dello Spirito Santo e ritornare a Dio. Alla santissima vergine Maria, madre della Chiesa e regina della pace, sotto la cui protezione abbiamo messo i lavori sinodali, affidiamo il nostro cammino verso nuovi orizzonti cristiani e umani, nella fede in Cristo e con la forza della sua parola: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose» (Ap 21,5). Comunione e testimonianza Proposizioni – Elenco finale I ntroduzione Propositio 1 Documenti che si presentano al sommo pontefice I padri sinodali presentano alla considerazione del sommo pontefice i documenti su «La Chiesa cattolica nel Medio Oriente: comunione e testimonianza. “La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva 642 IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 un cuor solo e un’anima sola” (At 4,32)» relativi a questo Sinodo. Tale documentazione comprende: i Lineamenta, l’Instrumentum laboris, le Relazioni «ante» e post disceptationem, i testi degli interventi, sia quelli pronunciati in aula sia quelli «in scriptis», e soprattutto proposte concrete, che i padri hanno ritenuto di fondamentale importanza. I padri medesimi chiedono umilmente al santo padre che valuti l’opportunità di offrire un documento su comunione e testimonianza nella Chiesa in Medio Oriente. Propositio 2 La parola di Dio La parola di Dio è l’anima e il fondamento di tutta la pastorale; si auspica che ogni famiglia abbia una Bibbia. I padri sinodali incoraggiano la lettura e la meditazione quotidiana della parola di Dio, specialmente la lectio divina, la creazione di un sito Internet biblico con spiegazioni e commenti cattolici alla portata dei fedeli, la preparazione di un libretto d’introduzione alla Bibbia (Antico e Nuovo Testamento) con un metodo facile di leggere la Bibbia. Incoraggiano inoltre le eparchie / diocesi (in seguito si userà il termine «diocesi» equivalente a «eparchia» proprio della terminologia orientale) e le parrocchie a promuovere incontri biblici in cui si mediti e si spieghi la parola di Dio per rispondere alle domande dei fedeli, con lo scopo di creare in loro una familiarità con le Scritture, un approfondimento della spiritualità e un impegno all’apostolato e alla missione. Propositio 3 Pastorale biblica I padri sinodali raccomandano di operare per porre la sacra Scrittura nei suoi due Testamenti al centro della nostra vita cristiana. Ciò avverrà attraverso l’incoraggiamento ad annunciarla, leggerla, meditarla, interpretarla in modo cristocentrico e celebrarla nella liturgia, secondo l’esempio della prima comunità cristiana. Si propone di proclamare, dopo una preparazione adeguata, un anno biblico, seguito da una settimana annuale della Bibbia. I. La presenza cristiana in Medio Oriente Propositio 4 Identità delle Chiese cattoliche in Oriente In un mondo segnato da divisioni e da posizioni estreme, noi siamo chiamati a vivere come Chiesa di comunione, restando aperti a tutti, senza cadere nel confessionalismo. Ne saremo capaci se resteremo fedeli al nostro ricco patrimonio storico, liturgico, patristico e spirituale, come pure agli insegnamenti del concilio Vaticano II e alle norme e strutture del Codice dei canoni delle Chiese orientali (CCEO) e al Codice di diritto canonico (CIC) e ai diritti particolari delle Chiese. 626-648:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 12:16 Pagina 643 Propositio 5 Condivisione della croce Pur denunciando come ogni uomo la persecuzione e la violenza, il cristiano ricorda che essere cristiano comporta la condivisione della croce di Cristo. Il discepolo non è più grande del Maestro (cf. Mt 10,24). Il cristiano si ricorda la beatitudine dei perseguitati a causa della giustizia che avranno in eredità il Regno (cf. Mt 5,10). La persecuzione tuttavia deve destare la coscienza dei cristiani nel mondo a una più grande solidarietà. Essa deve suscitare parimenti l’impegno a reclamare e a sostenere il diritto internazionale e il rispetto di tutte le persone e di tutti i popoli. Occorrerà attirare l’attenzione del mondo intero sulla situazione drammatica di certe comunità cristiane nel Medio Oriente, le quali soffrono ogni tipo di difficoltà, giungendo talvolta fino al martirio. Occorre anche chiedere alle istanze nazionali e internazionali uno sforzo speciale per mettere fine a questa situazione di tensione ristabilendo la giustizia e la pace. Propositio 6 La terra Visto che l’attaccamento alla terra natale è un elemento essenziale dell’identità delle persone e dei popoli e che la terra è uno spazio di libertà, esortiamo i nostri fedeli e le nostre comunità ecclesiali a non cedere alla tentazione di vendere le loro proprietà immobiliari. Per aiutare i cristiani a conservare le loro terre o ad acquisirne di nuove, in situazioni economiche difficili, proponiamo ad esempio la creazione di progetti che si facciano carico di farle fruttificare per permettere ai proprietari di restare dignitosamente nei loro paesi. Questo sforzo deve accompagnarsi a una profonda riflessione sul senso della presenza e della vocazione cristiana nel Medio Oriente. Propositio 7 Gestione dei beni Allo scopo di assicurare la trasparenza, è necessario applicare un sistema di rendicontazione contabile (audit) negli affari finanziari della Chiesa, distinguendo con chiarezza ciò che le appartiene e ciò che è proprietà del personale ecclesiastico. Al tempo stesso occorre preservare le proprietà e i beni della Chiesa e delle sue istituzioni. Propositio 8 Incoraggiare il pellegrinaggio L’Oriente fu la terra della rivelazione biblica. Ben presto questa regione divenne meta di pellegrinaggio sulle orme di Abramo in Iraq, sulle orme di Mosè in Egitto e nel Sinai, sulle orme di Gesù in Terra santa (Egitto, Israele, Palestina, Giordania, Libano), sulle orme di san Paolo e delle Chiese degli Atti degli apostoli e dell’Apocalisse (Siria, Cipro, Turchia). Il pellegrinaggio ai Luoghi santi è stato incoraggiato dai sommi pontefici. È l’occasione di una catechesi approfondita, attraverso un ritorno alle sorgenti. Permette di scoprire la ricchezza delle Chiese d’Oriente, d’incontrare e incoraggiare le comunità cristiane locali, pietre vive della Chiesa. Propositio 9 Pace Le nostre Chiese s’impegnino a pregare e operare per la giustizia e la pace in Medio Oriente e si dedichino alla purificazione della memoria e alla promozione del linguaggio della pace e della speranza, invece di quello della paura e della violenza. Si appelleranno alle autorità civili responsabili perché applichino le risoluzioni delle Nazioni Unite relative alla religione, in particolare al ritorno dei rifugiati, allo statuto di Gerusalemme e ai Luoghi santi. Propositio 10 Consolidare la presenza dei cristiani Le nostre Chiese devono creare un ufficio o una commissione che si occupi dello studio del fenomeno migratorio e delle sue motivazioni per trovare i mezzi di contrastarlo. Esse faranno tutto il possibile e con tutti i mezzi per consolidare la presenza dei cristiani nelle loro patrie e questo attraverso progetti di sviluppo per limitare il fenomeno migratorio. Propositio 11 La pastorale dell’emigrazione La presenza di numerosi cristiani d’Oriente in tutti i continenti interpella le Chiese ad adottare una pastorale specifica dell’emigrazione: 1. i vescovi dell’emigrazione visiteranno i seminari in Medio Oriente per presentare la situazione e i bisogni delle loro eparchie; 2. formazione dei seminaristi a uno spirito missionario, aprendoli alle differenti culture; 3. preparazione e accompagnamento dei sacerdoti inviati in missione al di fuori del territorio patriarcale; 4. promozione di una pastorale vocazionale nelle comunità al di fuori del territorio patriarcale; 5. invio di preti ed erezione di eparchie proprie, là dove i bisogni pastorali lo richiedano, secondo le norme canoniche. Propositio 12 Emigrazione e solidarietà 1. Destare e rafforzare negli emigrati il senso di solidarietà e condivisione con i paesi d’origine, contribuendo ai progetti pastorali e allo sviluppo culturale, educativo, sociale ed economico. 2. Educare i cristiani dell’emigrazione a conservare la fedeltà alla tradizione delle loro origini. 3. Rafforzare i legami di comunione tra gli emigrati e la Chiesa di provenienza. Propositio 13 Emigrazione – formazione Si raccomanda che le Chiese d’accoglienza, nelle loro norme e pratiche sacramentali e amministrative, conoscano e rispettino la teologia, le tradizioni e i patrimoni orientali. Ciò favorirà la collaborazione con le IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 643 626-648:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 12:16 Pagina 644 S anta Sede Chiese orientali presenti nei paesi d’emigrazione nella formazione e nella pastorale dei loro fedeli. Propositio 14 Immigrazione La situazione dei lavoratori immigrati in Medio Oriente, cristiani e non cristiani, soprattutto le donne, ci riguarda al più alto grado. Molti di loro si trovano in situazioni difficili o lesive della loro dignità. Sollecitiamo i sinodi patriarcali e le conferenze episcopali, le istituzioni caritative cattoliche, in particolare la Caritas, i capi politici come pure tutti gli uomini di buona volontà a fare tutto quanto rientra nelle loro competenze perché i diritti fondamentali degli immigrati, riconosciuti dal diritto internazionale, siano rispettati, a prescindere dalla nazionalità e dalla religione degli immigrati, e per aiutarli sul piano giuridico e umanitario. Le nostre Chiese devono vegliare per assicurare loro l’assistenza spirituale necessaria, come segno di ospitalità cristiana e di comunione ecclesiale. Propositio 15 Chiese di accoglienza Per una migliore accoglienza e accompagnamento degli immigrati in Medio Oriente, le Chiese di provenienza sono chiamate a stabilire contatti regolari con le Chiese d’accoglienza, le quali le aiuteranno a dotarsi delle strutture necessarie: parrocchie, scuole, centri di incontro e altro. II. La comunione ecclesiale A. Comunione in seno alla Chiesa cattolica (ad intra) Propositio 16 Comunione in seno alla Chiesa cattolica «La Chiesa santa e cattolica, che è il Corpo mistico di Cristo, si compone di fedeli che sono organicamente uniti nello Spirito Santo da una stessa fede, dagli stessi sacramenti e da uno stesso governo, e che unendosi in varie comunità stabili, congiunti dalla gerarchia, costituiscono le Chiese particolari o riti. Tra loro vige una mirabile comunione, di modo che la varietà non solo non nuoce alla unità della Chiesa, ma anzi la manifesta» (VATICANO II, decr. Orientalium Ecclesiarum sulle Chiese orientali cattoliche, n. 2; EV 1/458). Per consolidare questa comunione noi raccomandiamo di: 1. creare una commissione di cooperazione tra le gerarchie cattoliche del Medio Oriente, incaricata di promuovere strategie pastorali comuni, una conoscenza reciproca delle tradizioni, degli istituti interrituali, degli organismi di carità comuni; 2. organizzare incontri periodici e regolari tra le gerarchie cattoliche del Medio Oriente; 644 IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 3. praticare una solidarietà materiale tra le diocesi ricche e meno ricche; 4. creare per i sacerdoti un’associazione sacerdotale «Fidei donum» per favorire l’aiuto reciproco tra eparchie e Chiese. Propositio 17 Nuovi movimenti ecclesiali Molti padri riconoscono che i nuovi movimenti ecclesiali di tradizione occidentale, sempre più presenti nelle Chiese del Medio Oriente, sono un dono dello Spirito alla Chiesa intera. Affinché questi movimenti siano ricevuti come un carisma per l’edificazione della Chiesa, i membri di questi movimenti sono tenuti a vivere il carisma proprio tenendo conto della cultura, della storia, della liturgia e della spiritualità della Chiesa locale. Per raggiungere questo obiettivo, tali movimenti sono vivamente pregati di operare in unione con il vescovo locale e secondo le sue direttive pastorali. Sarebbe auspicabile che la gerarchia cattolica in ogni paese del Medio Oriente abbia una posizione pastorale comune rispetto ai movimenti in questione, al loro inserimento e alla loro attività pastorale. Propositio 18 La giurisdizione dei patriarchi Al di fuori del territorio patriarcale, per mantenere la comunione dei fedeli orientali con le loro Chiese patriarcali, e assicurare loro un servizio pastorale idoneo, è auspicabile che la questione dell’estensione della giurisdizione dei patriarchi orientali alle persone delle loro Chiese in ogni parte del mondo sia oggetto di studio in vista di misure appropriate. Propositio 19 Situazione dei fedeli cattolici nei paesi del Golfo In uno spirito di comunione e per il bene dei fedeli, sarebbe auspicabile la formazione di una commissione che raggruppi i rappresentanti dei dicasteri competenti, vicari apostolici della regione e rappresentanti delle Chiese sui iuris interessate. Essa sarebbe incaricata di studiare la situazione dei fedeli cattolici nei paesi del Golfo, la giurisdizione ecclesiastica e di proporre alla Santa Sede le soluzioni che giudicherà utili per favorire l’azione pastorale. Propositio 20 Pastorale delle vocazioni La pastorale vocazionale suppone che: – si preghi per le vocazioni in famiglia, in parrocchia ecc.; – si creino comitati per le vocazioni in ogni diocesi, che comprendano preti, religiosi, religiose e laici. Questi comitati organizzano riunioni per i giovani al fine di esporre loro le diverse vocazioni nella Chiesa per illuminare il discernimento; – si concepisca un progetto di formazione spirituale approfondita presso i giovani coinvolti nei movimenti ecclesiali; – si sensibilizzino le parrocchie e le scuole alle dimensioni delle diverse vocazioni sacerdotali, religiose e laiche; 626-648:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 12:16 Pagina 645 – si mantengano o istituiscano, dove possibile, seminari minori; – s’invitino i preti, i religiosi e le religiose a dare una testimonianza coerente tra vita e parole; – s’intensifichi la comunione ecclesiale e sacerdotale, che esige un’apertura ai diversi bisogni pastorali delle diocesi per rispondere alla mancanza di preti; – si attirino i giovani alla vita consacrata mediante l’esempio di vita spirituale, profonda, luminosa e felice. Propositio 21 La lingua araba L’esperienza del Sinodo per il Medio Oriente ha messo in luce l’importanza della lingua araba; soprattutto che essa ha contribuito allo sviluppo del pensiero teologico e spirituale della Chiesa universale, e più precisamente del patrimonio della letteratura araba cristiana. Si propone d’intensificare l’uso della lingua araba nel quadro delle istituzioni della Santa Sede e delle sue riunioni ufficiali, affinché i cristiani di cultura araba abbiamo accesso alle informazioni provenienti dalla Santa Sede nella loro lingua materna. B. Comunione tra vescovi, clero e fedeli Propositio 22 Sussistenza del clero Per assicurare al clero una vita decorosa e una sussistenza onorevole, in particolare per la terza e quarta età, occorrerebbe: 1. Mettere a punto, in conformità alle norme canoniche, un sistema di solidarietà che assicuri la stessa remunerazione per tutti i preti, sia quelli che esercitano il ministero sia quelli non più in attività. 2. Appoggiandosi su quanto esiste in ogni paese, istituire un sistema di protezione sociale che dovrebbe essere esteso ai religiosi e alle religiose, come pure alle mogli dei preti sposati e ai loro figli minorenni. Propositio 23 Preti sposati Il celibato ecclesiastico è stimato e apprezzato sempre e dovunque nella Chiesa cattolica, in Oriente come in Occidente. Tuttavia, per assicurare un servizio pastorale in favore dei nostri fedeli, dovunque essi vadano, e per rispettare le tradizioni orientali, sarebbe auspicabile studiare la possibilità di avere preti sposati fuori dai territori patriarcali. Propositio 24 I laici Per il battesimo, i laici partecipano alla triplice funzione sacerdotale di Cristo, diventano profeti, re e sacerdoti. Il concilio ecumenico Vaticano II ha riconosciuto il ruolo e la missione dei laici nel suo decreto sull’apostolato dei laici (Apostolicam actuositatem). Il papa Giovanni Paolo II ha convocato un Sinodo sui laici e ha pubblicato l’esortazione apostolica Christifideles laici, nella quale egli esprime la stima per «l’apporto apostoli- co dei fedeli laici, uomini e donne, in favore dell’evangelizzazione, della santificazione e dell’animazione cristiana delle realtà temporali» (n. 23; EV 9/1692). I padri sinodali s’impegnano nella stessa linea, tanto più che in Oriente i laici hanno da sempre svolto un ruolo nella vita della Chiesa. Essi vogliono dare loro maggiore spazio nella partecipazione alle responsabilità della Chiesa e incoraggiarli a essere apostoli nel proprio ambiente e a testimoniare Cristo nel mondo nel quale vivono. Propositio 25 Formazione dei seminaristi Al fine di approfondire l’unità nella diversità, i seminaristi dovranno essere formati ciascuno in un seminario della propria Chiesa, pur ricevendo la formazione teologica in una facoltà cattolica comune. In certi luoghi e per ragioni pastorali e amministrative è anche preferibile avere un solo seminario per le diverse Chiese. Propositio 26 La vita consacrata La vita consacrata, apostolica, monastica e contemplativa, è al cuore della Chiesa. I padri sinodali manifestano una profonda gratitudine nei confronti delle persone consacrate per la loro testimonianza evangelica. Fanno memoria in particolare dei martiri di ieri e di oggi. Richiedono che la vita consacrata, adeguatamente rinnovata, sia accolta, incoraggiata e integrata sempre più nella vita e nella missione della Chiesa del Medio Oriente. Le nostre Chiese riconoscono l’importanza del posto delle consacrate nella società, in ragione della loro testimonianza di fede, del loro servizio disinteressato e del loro apporto prezioso al «dialogo di vita». Propositio 27 Le donne e i bambini Le nostre Chiese adotteranno i mezzi idonei per incoraggiare e rafforzare il rispetto, la dignità, il ruolo e i diritti della donna. La dedizione competente e generosa delle donne al servizio della vita, della famiglia, dell’educazione e della cura della salute deve essere molto apprezzata. Le nostre Chiese favoriranno la loro integrazione e la loro partecipazione alla pastorale. I figli sono il coronamento del matrimonio e un dono speciale per il mondo. La Chiesa cattolica e i genitori cattolici hanno sempre mostrato un interesse particolare per la salute e l’educazione di tutti i loro figli. Si dovrà fare ogni sforzo per salvaguardare e promuovere il rispetto dei loro diritti umani naturali, a partire dal momento del concepimento, per assicurare loro le cure sanitarie e un’educazione cristiana. C. Comunione con le Chiese e le comunità ecclesiali (ad extra) Propositio 28 Ecumenismo L’unità tra tutti i discepoli di Cristo nel Medio Oriente è anzitutto opera dello Spirito Santo. Essa va IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 645 626-648:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 12:16 Pagina 646 S anta Sede ricercata in uno spirito di preghiera, conversione del cuore, rispetto, perseveranza e amore, lungi da ogni diffidenza, timore o pregiudizio che sono d’ostacolo all’unità. Auspichiamo di vedere le nostre Chiese rinnovare il loro impegno ecumenico attraverso iniziative pratiche: – sostenere il Consiglio delle Chiese del Medio Oriente; – assicurare una formazione allo spirito ecumenico nelle parrocchie, nelle scuole e nei seminari, perché valorizzino le acquisizioni del movimento ecumenico; – applicare gli accordi pastorali conclusi, là dove esistono; – organizzare incontri tra fedeli e pastori per la preghiera, la meditazione della parola di Dio e la collaborazione in tutti gli ambiti; – adottare una traduzione araba comune del Padre nostro e del Simbolo niceno-costantinopolitano; – operare per l’unificazione della data di Natale e di Pasqua. Le Chiese orientali cattoliche, vivendo la comunione con la Chiesa di Roma nella fedeltà alle loro tradizioni orientali, hanno un importante ruolo ecumenico da giocare. I padri sinodali incoraggiano queste Chiese a instaurare un dialogo ecumenico a livello locale. Raccomandano anche che le Chiese orientali cattoliche siano maggiormente implicate nelle commissioni internazionali di dialogo, nella misura del possibile. Propositio 29 Festa dei martiri Istituire una festa comune annuale dei martiri per le Chiese d’Oriente e domandare a ogni Chiesa orientale di stabilire una lista dei propri martiri, testimoni della fede. III. La testimonianza cristiana. Testimoni della risurrezione e dell’amore Ogni battezzato deve essere pronto a rendere ragione della sua fede in Gesù Cristo e avere la preoccupazione di proporre il Vangelo senza timidezza, ma anche senza provocazione. La formazione riguarderà la celebrazione dei misteri, il sapere, il vivere e l’agire. L’omelia deve essere ben preparata, basata sulla parola di Dio e legata alla vita. È importante che la formazione implichi l’addestramento alle tecniche moderne e alla scienza delle comunicazioni. I laici devono testimoniare fermamente Cristo nella società. I fondamenti per essere testimoni di questo genere si trovano nelle scuole cattoliche, che sono riconosciute da sempre come i mezzi più importanti dell’educazione religiosa per i cattolici e della formazione sociale, in vista della comprensione reciproca tra tutti i membri della società. A livello universitario incoraggiamo la creazione di un’associazione di istituzioni di formazione superiore con un’attenzione particolare alla dottrina sociale della Chiesa. Propositio 31 Operatori pastorali Per la formazione di quadri e operatori pastorali nei diversi ambiti, si propone di fondare e di sviluppare centri di formazione interecclesiale in ogni paese. Si raccomanda che tali centri utilizzino i nuovi mezzi audiovisivi di comunicazione. Il materiale prodotto dovrebbe essere disponibile in Internet e in DVD, per permettere la massima diffusione con la minima spesa. Propositio 32 Scuole e istituzioni educative cattoliche I padri sinodali incoraggiano le scuole e le istituzioni educative cattoliche a continuare a essere fedeli alla loro missione di educare le nuove generazioni allo spirito di Cristo e ai valori umani ed evangelici, a consolidare la cultura dell’apertura e della convivialità, la cura e l’accoglienza dei poveri e dei portatori di handicap. Nonostante le difficoltà, i padri invitano le scuole a conservare la missione educatrice della Chiesa e a promuovere lo sviluppo dei giovani, che sono l’avvenire delle nostre società. Si raccomanda ai responsabili la necessità di sostenere queste istituzioni, vista l’importanza del loro ruolo per il bene comune. A. La formazione cristiana Propositio 33 Media Propositio 30 Formazione Per rispondere ai bisogni di una formazione di fede viva degli adulti, le nostre Chiese del Medio Oriente propongono la creazione di centri di catechesi dove non esistenti. È necessario insistere sulla formazione permanente e sulla collaborazione tra le diverse Chiese a livello di laici, seminari e università. Tutti questi centri dovrebbero essere aperti a tutte le Chiese. I catechisti in particolare devono essere ben preparati con una formazione idonea che tenga conto dei problemi e delle sfide attuali. 646 IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 I padri sinodali hanno rilevato l’importanza capitale dei nuovi mezzi di comunicazione per la formazione cristiana in Medio Oriente come pure per l’annuncio della fede. Sono reti di comunicazione privilegiate per propagare l’insegnamento della Chiesa. Concretamente, i padri sinodali raccomandano d’aiutare e sostenere con tutti i mezzi le strutture già esistenti in questo ambito, quali Télé-lumière/Noursat, La Voix de la charité e altre, perché esse realizzino nello spirito ecclesiale gli obiettivi per cui sono state create. Alcuni hanno persino auspicato di 626-648:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 12:16 Pagina 647 sostenere la creazione di una città mediatica per Noursat regionale e internazionale. I padri raccomandano vivamente ai responsabili delle strutture audiovisive nelle nostre Chiese: – di formare un’équipe specializzata sui piani teologico e tecnico; – di stabilire programmi di formazione biblica a uso pastorale; – di sottotitolare in turco e persiano i programmi, a uso dei cristiani di Turchia e Iran. Propositio 34 Missione Eredi di uno slancio apostolico che ha portato la buona novella in terre lontane, le nostre Chiese orientali cattoliche sono sollecitate a rinnovare lo spirito missionario nella preghiera, con la formazione e con l’invio in missione. Esse sono interpellate dall’urgenza missionaria ad intra e ad extra. Propositio 35 Famiglia La famiglia, cellula di base e «Chiesa domestica», ha bisogno di essere accompagnata e sostenuta nei suoi problemi e nelle sue difficoltà, soprattutto nei contesti urbani. Per questo è opportuno rafforzare i centri di preparazione al matrimonio, i centri d’ascolto e d’orientamento, l’accompagnamento spirituale e umano delle giovani coppie, l’attenzione pastorale alle famiglie, soprattutto quelle che devono affrontare situazioni difficili (conflitti interni, handicap, droga ecc.), e ravvivare la visita dei pastori alle famiglie, come pure l’incoraggiamento alla natalità e alla buona educazione dei figli. Propositio 37 La nuova evangelizzazione Le nostre Chiese sono chiamate a entrare nella prospettiva della nuova evangelizzazione, prendendo in considerazione il contesto culturale e sociale nel quale si trova a vivere, lavorare e agire l’uomo d’oggi. Questo esige una profonda conversione e un rinnovamento alla luce della parola di Dio e dei sacramenti, particolarmente la riconciliazione e l’eucaristia. Propositio 38 Dottrina sociale I padri sinodali raccomandano la diffusione della dottrina sociale della Chiesa, in genere poco presente. Essa è parte integrante della formazione della fede. Il Catechismo della Chiesa cattolica e il Compendio della dottrina sociale della Chiesa sono risorse importanti in questo ambito. I padri sinodali raccomandano che l’assemblea dei vescovi in ogni paese formi una commissione episcopale per preparare e diffondere il discorso sociale della Chiesa, basandosi sull’insegnamento della Chiesa, le posizioni della Santa Sede circa i problemi attuali e le circostanze reali di ogni paese. I padri raccomandano che le Chiese orientali si occupino delle persone della terza età, degli immigrati e dei rifugiati con i loro diversi bisogni sociali e che esse si prendano cura più particolarmente degli handicappati, creando le necessarie strutture adeguate a loro, e ne favoriscano l’integrazione nella società. Nella fedeltà a Dio creatore, i cristiani prenderanno a cuore la protezione della natura e dell’ambiente. Essi fanno appello ai governi e a tutti gli uomini di buona volontà perché uniscano i loro sforzi in favore della salvaguardia del creato. Propositio 36 Giovani «I giovani sono il futuro della Chiesa», diceva Giovanni Paolo II. Sua santità il papa Benedetto XVI continua a incoraggiarli: «Nonostante le difficoltà, non lasciatevi scoraggiare e non rinunciate ai vostri sogni! Coltivate invece nel cuore desideri grandi di fraternità, di giustizia e di pace. Il futuro è nelle mani di chi sa cercare e trovare ragioni forti di vita e di speranza» (Messaggio per la XXV Giornata mondiale della gioventù, 28.3.2010, n. 7). Inoltre li chiama a essere missionari e testimoni nella loro società e nel loro ambiente di vita. E li sprona ad approfondire la loro fede e la loro conoscenza di Gesù Cristo, loro ideale e modello, per partecipare con lui alla salvezza del mondo. I padri sinodali s’impegnano: – a porsi in loro ascolto per rispondere ai loro interrogativi e bisogni; – ad assicurare loro la formazione spirituale e teologica necessaria, atta ad aiutarli nel lavoro; – a costruire con loro i ponti di dialogo per abbattere i muri di divisione e di separazione nelle società; – a valorizzare la loro creatività e le loro abilità per metterle a servizio di Cristo e degli altri giovani della loro età e della loro società. B. La liturgia Propositio 39 Liturgia La ricchezza biblica e teologica delle liturgie orientali è al servizio spirituale della Chiesa universale. Ciononostante sarebbe importante e utile rinnovare i testi e le celebrazioni liturgiche laddove ce n’è bisogno, perché rispondano meglio ai bisogni e alle attese dei fedeli sulla base di una conoscenza sempre più approfondita della tradizione e adattata al linguaggio di oggi e alle diverse categorie d’età. C. Dialogo interreligioso Propositio 40 Dialogo interreligioso I cristiani del Medio Oriente sono chiamati a continuare il dialogo con i loro concittadini di altre religioni, dialogo che avvicina gli spiriti e i cuori. Per questo sono invitati, con i loro interlocutori, al rafforzamento del dialogo interreligioso, alla purificazione della memoria, IL REGNO - DOCUMENTI 19/2010 647 626-648:REGDOC 17-2008.qxd 4-11-2010 12:17 Pagina 648 S anta Sede al perdono reciproco del passato e alla ricerca di un avvenire comune migliore. Nella vita di ogni giorno cercheranno l’accettazione mutua malgrado le differenze e opereranno per edificare una società nuova dove il pluralismo religioso è rispettato e dove il fanatismo e l’estremismo saranno esclusi. I padri sinodali raccomandano l’elaborazione di un piano di formazione al dialogo, sia negli istituti d’insegnamento sia nei seminari e noviziati, teso a favorire una cultura del dialogo basata sulla solidarietà umana e religiosa. Propositio 41 Ebraismo L’ebraismo occupa un posto di rilievo nella dichiarazione Nostra aetate del concilio Vaticano II. Le iniziative di dialogo e di cooperazione con gli ebrei sono da incoraggiarsi per approfondire i valori umani e religiosi, la libertà, la giustizia, la pace e la fraternità. La lettura dell’Antico Testamento e l’approfondimento delle tradizioni dell’ebraismo aiutano a conoscere meglio la religione ebraica. Noi rifiutiamo l’antisemitismo e l’antigiudaismo, distinguendo tra religione e politica. Propositio 42 Islam La dichiarazione Nostra aetate del concilio Vaticano II, come le lettere pastorali di patriarchi cattoli- DIRETTORE RESPONSABILE p. Lorenzo Prezzi VICEDIRETTORE CAPOREDATTORE PER ATTUALITÀ Gianfranco Brunelli CAPOREDATTORE PER DOCUMENTI Guido Mocellin REDAZIONE p. Alfio Filippi (Direttore editoriale EDB) / Gianfranco Brunelli / Alessandra Deoriti / Maria Elisabetta Gandolfi / p. Marcello Matté / Guido Mocellin / p. Marcello Neri / p. Lorenzo Prezzi / Daniela Sala / Piero Stefani / Francesco Strazzari / Antonio Torresin EDITORE Centro Editoriale Dehoniano, spa PROGETTO GRAFICO Scoutdesign Srl STAMPA Industrie grafiche Labanti e Nanni Crespellano (BO) Registrazione del Tribunale di Bologna N. 2237 del 24.10.1957. IL REGNO - DOCUMENTI ABBONAMENTI tel. 051/4290077 - fax 051/4290099 e-mail: [email protected] QUOTE DI ABBONAMENTO PER L’ANNO 2011 Il Regno - attualità + documenti + Annale 2011 - Italia € 61,00; SEGRETARIA DI REDAZIONE Chiara Scesa 648 DIREZIONE E REDAZIONE Via Nosadella, 6 40123 Bologna tel. 051/3392611 - fax 051/331354 www.ilregno.it e-mail: [email protected] 19/2010 Europa € 99,50; Resto del mondo € 111,50. Il Regno - attualità + documenti Italia € 58,50; Europa € 97,00; Resto del mondo € 109,00. Solo Attualità o solo Documenti Italia € 42,00; Europa € 64,00; Resto del mondo € 69,00. Una copia e arretrati: € 3,70. CCP 264408 intestato a Centro Editoriale Dehoniano. Associato all’Unione Stampa Periodica Italiana Chiuso in tipografia il 3.11.2010. Il n. 17 è stato spedito il 20.10.2010; il n. 18 il 2.11.2010. In copertina: RAFFAELLO SANZIO, Scuola di Atene (part.), 1508-1511, Città del Vaticano, Musei vaticani. ci d’Oriente, pongono anche il fondamento dei rapporti della Chiesa cattolica con i musulmani. Il papa Benedetto XVI ha dichiarato: «Il dialogo interreligioso e interculturale tra cristiani e musulmani non può ridursi a una scelta stagionale. Esso è, infatti, una necessità vitale, da cui dipende in gran parte il nostro futuro» (Incontro con i rappresentanti di alcune comunità musulmane, Colonia, 20.8.2005; Regno-doc. 15,2005,398). Nel Medio Oriente i cristiani condividono con i musulmani la stessa vita e lo stesso destino. Edificano insieme la società. È importante promuovere la nozione di cittadinanza, la dignità della persona umana, l’uguaglianza dei diritti e dei doveri e la libertà religiosa comprensiva della libertà di culto e della libertà di coscienza. I cristiani del Medio Oriente sono chiamati a continuare il fecondo dialogo di vita con i musulmani. Essi cureranno di avere a loro proposito uno sguardo di stima e d’ amore, mettendo da parte ogni pregiudizio negativo. Insieme sono invitati a scoprire i rispettivi valori religiosi. Offriranno così al mondo l’immagine di un incontro positivo e di una collaborazione fruttuosa tra i credenti di queste religioni, opponendosi insieme a ogni genere di fondamentalismo e di violenza in nome della religione. C onclusione Propositio 43 Il seguito del Sinodo Le Chiese che hanno partecipato al Sinodo sono chiamate a provvedersi di mezzi per assicurarne il seguito, in collaborazione con il Consiglio dei patriarchi Cattolici d’Oriente e le strutture ufficiali delle Chiese interessate, e a coinvolgere maggiormente i sacerdoti, i laici esperti e i religiosi. Propositio 44 La vergine Maria Maria, la Vergine di Nazaret, è modello perfetto di ascolto della parola di Dio e figlia benedetta della nostra terra. Fin dall’inizio della storia cristiana la riflessione teologica nelle nostre Chiese d’Oriente ha contribuito in maniera decisiva a definire Maria con il nome stupendo di Theotókos, Madre di Dio. Nelle liturgie di tutte le nostre Chiese la vergine Maria occupa un posto di eccellenza ed è circondata dal singolare affetto di tutto il popolo di Dio. Proprio questa figlia della nostra terra, che tutte le genti chiamano beata, viene giustamente invocata quale Madre della Chiesa, soprattutto a partire dal concilio ecumenico Vaticano II. Consapevoli degli speciali legami che per disegno di Dio ci uniscono alla madre di Gesù, proponiamo che le nostre Chiese, unite insieme e con atto comune, affidino tutto il Medio Oriente alla protezione della vergine Maria.