Economia applicata avanzata
Introduzione al corso
A.A 2009-2010
Raffaele Paci e Stefano Usai
con la collaborazione di
Alessandra Colombelli e Barbara Dettori
Programma del corso
• A) Economia e geografia dell’innovazione
• B) Economia e geografia dell’attività
produttiva
• C) Laboratorio di econometria spaziale
2
lunedi
martedi
mercoledì
giovedì
venerdì
08/03/2010
09/03/2010
10/03/2010
11/03/2010
12/03/2010
10-12
10-12
10-12
introduzione al tema.
Geografia e Economia
Economia
dell'innovazione
Fattori di agglomerazione
dell'innovazione
15/03/2010
16/03/2010
17/03/2010
18/03/2010
19/03/2010
10-12
10-12
10-12
Knowledge production in
Europe
and
OECD Knowledge flows among Innovation performance in
regions
EU regions
EU and OECD regions
22/03/2010
23/03/2010
24/03/2010
25/03/2010
26/03/2010
10-12
10-12
10-12
colombelli
29/03/2010
paci
colombelli
30/03/2010
31/03/2010
01/04/2010
02/04/2010
07/04/2010
14/04/2010
08/04/2010
15/04/2010
09/04/2010
16/04/2010
21/04/2010
22/04/2010
23/04/2010
28/04/2010
29/04/2010
30/04/2010
04/05/2010
05/05/2010
06/05/2010
07/05/2010
11/05/2010
18/05/2010
25/05/2010
12/05/2010
19/05/2010
26/05/2010
13/05/2010
20/05/2010
27/05/2010
14/05/2010
21/05/2010
28/05/2010
paci
05/04/2010
12/04/2010
paci
paci
06/04/2010
13/04/2010
paci
19/04/2010
dettori
paci
20/04/2010
dettori
26/04/2010
dettori
dettori
27/04/2010
dettori
03/05/2010
paci/usai
colombelli
dettori
paci/usai
10/05/2010
17/05/2010
24/05/2010
presentazioni studenti
presentazioni studenti
presentazioni studenti
presentazioni studenti
presentazione rapporto
CRENoS
3
Valutazione finale
• Il corso da diritto a 9+2 crediti
• La valutazione viene fatta in base
– alla frequenza in aula e al laboratorio
– redazione rapporto econometrico e
presentazione in aula
4
A. Economia e geografia
dell’innovazione
•
•
•
•
•
•
•
•
•
Malerba F. (2000) Un’introduzione all’economia dell’innovazione, in Malerba F.
(a cura di) Economia dell’innovazione. Roma: Carocci (cap 1, p. 21-49). (a)
Breschi S. (2000) La geografia delle innovazioni tecnologiche, in Malerba F. (a
cura di) Economia dell’innovazione. Roma: Carocci (cap 12 p. 343-372). (a)
Paci R., Usai S. (2007) Knowledge Flows across European Regions, forthcoming
in Annals of Regional Science (b).
Moreno-Serrano R., Paci R., Usai S. (2006) Innovation clusters in the European
regions, European Planning Studies ,14, 9, 1235-1263. (b)
Moreno R., R. Paci e S. Usai (2005) Spatial spillovers and innovation activity in
European regions Spatial spillovers and innovation activity in European regions,
Environment and Planning A, volume 37(10), pp. 1793–1812. (b)
Paci R., Usai S. (1999) Externalities, Knowledge Spillovers and the Spatial
Distribution of Innovation, GeoJournal, 49, 381-390. (b)
Usai S., (2008) "The Geography of Inventive Activities in OECD Regions,"
OECD Science, Technology and Industry Working Papers 2008/3,.
Colombelli B. (2009), da definire.
Progetto IAREG (settimo programma quadro)
5
A. Economia e geografia
dell’innovazione: letture
• Audretsch D., Feldman M. (2004), Knowledge Spillovers and the Geography of
Innovation, in Henderson J.V. and J.F. Thisse (eds.) Handbook of Urban and
Regional Economics. (b)
• Breschi S. and F. Lissoni (2001) Knowledge Spillovers and Local Innovation
Systems: A Critical Survey, Industrial and Corporate Change, 10, 975-1005,
(LIUC working papers) (b)
• Jaffe A.B., Henderson R., Trajtenberg M. (1993) Geographic Localization Of
Knowledge Spillovers As Evidenced By Patent Citations, Quarterly Journal of
Economics, 108, 557• 598.
• Maggioni M. A. e T. E. Uberti (2006), International networks of knowledge
flows: an Feldman M.P., D.B. Audretsch (1999), Innovation in cities: Sciencebased diversity, specialization and localized competition, European Economic
Review 43 409-429.
• Carlino G., S. Chatterjee and R. Hunt (2006), Urban density and the rate of
invention, Federal Reserve Bank of Philadelphia, Working Paper 06-14 (b)
6
B) Economia e geografia
dell’attività produttiva
• Del Gatto M. (2004) Geographical Economics: A Survey, Giornale degli
Economisti e Annali di Economia, vol. 63(2), pp. 205-241. (b)
• Paci R., Usai S. (2008), Agglomeration economies, spatial dependence and
local industry growth, forthcoming in Revue d’Economie Industrielle. (b)
• Dettori B., Marrocu E., Paci R. (2008) TFP, intangible assets and spatial
dependence in the European regions. Crenos wp 2008/23
• Marco Pontis (2009) Tesi di laurea magistrale, Scienze Economiche,
Università di Cagliari. In via di completamento.
• Olla E. (2007), Agglomerazione delle attività produttive nei sistemi locali del
lavoro in Italia. Tesi di laurea magistrale, Scienze Economiche, Università di
Cagliari.
7
B) Economia e geografia
dell’attività produttiva: letture
• Martin R. (1999) The new 'geographical turn' in economics: Some critical
reflections, Cambridge Journal of Economics; 23, 65-91 (b)
• Overman H. (2004) Can we learn anything from economic geography proper?,
Journal of Economic Geography, 4, 501–516 (b)
• Rosenthal S., Strange W. (2004) Evidence on the Nature and Sources of
Agglomeration Economies, in Henderson J.V. and J.F. Thisse (eds.) Handbook
of Urban and Regional Economics, Amsterdam: Elsevier (b)
• Combes P., H. Overman (2004) The Spatial Distribution of Economic
Activities in the European Union, in Henderson V. and J.F. Thisse (eds.)
Handbook of Regional and Urban Economics. Amsterdam: Elsevier. (b)
• Maurel F., B. Sedillot (1999) A measure of the geographic concentration in
French manufacturing industries, Regional Science and Urban Economics, 29,
575–604 (b)
• Devereux M.P., R. Griffith, H. Simpson (2004) The geographic distribution of
production activity in the UK, Regional Science and Urban Economics, 34,
533– 564 (b)
8
C. Laboratorio: analisi territoriale e
econometria spaziale (dottssa Dettori)
• Introduzione all’analisi territoriale e all’econometria spaziale
• Applicazioni con i software: ArcView, SpaceStat e GeoDa e
cenni di Stars e Matlab.
• Anselin L. (1988), Spatial Econometrics: Methods and Models.
Dordrecht: Kluwer Academic Publisher.
• CRENoS (2003), Gli indicatori territoriali, documento di lavoro
(b)
• Atzeni S., Dettori B., Usai S. (2004) L’econometria per le
indagini territoriali. Appunti metodologici e un’applicazione alla
Sardegna. CRENoS, Quaderni di lavoro, 04/01. (b)
• Manuale SpaceStat
• Manuale GeoDa
9
Geografia economica: qualche
domanda
• In che modo la geografia, il territorio, influenza il funzionamento
dell’economia?
• In particolare quali sono le principali determinanti del processo
decisionale che guida la localizzazione delle imprese?
• E quali sono le determinanti territoriali che possono influenzare la
performance delle imprese sia in termini di produttività che in termini di
innovatività?
• E’ possibile che l’economia incida a sua volta sulla geografia?
• Che rapporto esiste fra la globalizzazione e localizzazione?
• A che cosa sono dovuti gli squilibri economici fra le regioni? In che
modo si generano? Sono dovuti alla geografia, alla storia, ai fallimenti
del mercato? Un po’ a tutti questi elementi?
• C’e’ un ruolo per il settore pubblico?
10
Luci Notturne: Africa
11
Luci Notturne: Asia
12
Luci Notturne: Europa
13
Luci Notturne: USA
14
Economia regionale: qualche domanda
• In che modo lo spazio, il territorio, influenzano il
funzionamento dell’economia?
• Come la stessa economia incide sull’evoluzione del
territorio?
• Che rapporto esiste fra la globalizzazione dell’economia
e i fattori di localizzazione delle imprese? Come si
conciliano questi due fenomeni apparentemente
contrastanti…
• A che cosa sono dovuti gli squilibri economici fra le
regioni? In che modo si generano? Sono dovuti a
fallimenti del mercato?
• C’e’ un ruolo per il settore pubblico?
15
Economia spaziale e globalizzazione
• Il mondo non è mai stato così ricco, grazie all’integrazione dei
mercati dei prodotti e dei fattori
• Tuttavia: gli squilibri nella crescita sono più forti che in passato

• La globalizzazione ha dei pro e dei contro
• Occorre cercare le ragioni degli squilibri e tentare di riequilibrare
la crescita

• Considerare lo spazio nei fenomeni economici per analizzare le
tendenze localizzative ed elaborare nuove strategie di sviluppo
locale
16
Il territorio nell’economia
territorio
DISTANZA
RISORSA
REGIONI
ECONOMIA
regionale e
dello sviluppo
SQUILIBRI
LOCALIZZAZIONI
TRASPORTI
ECONOMIA
internazionale e
della globalizzazione
Spazio regionale e spazio globale
GLOBALIZZAZIONE
REGIONI
“gLOcAL”
Integrazione dei mercati
dovuta a:
trasporti
telecomunicazioni
monete
stabilità politica
libero scambio
Ciascun sistema locale
entra in competizione
sul mercato globale
con più opportunità
e più rischi
Regioni economiche e localizzazione
•
L’attenzione delle analisi economiche territoriali e urbane è oggi portata su
– La capacità dei sistemi economici di attrarre attività economiche e
produttive
– La competizione fra sistemi economici territoriali
– Le “condizioni al contorno” delle scelte localizzative, e i fattori di
localizzazione
•
Le scelte localizzative delle imprese e delle famiglie sono sempre più
indipendenti, e/o la relazione si è a volte rovesciata (le imprese ad alto valore
aggiunto si insediano ormai nei siti più adatti alla manodopera)
Fattori di localizzazione (e di performance) delle
attività di produzione (e di innovazione)
tecnologia
FATTORI DI LOCALIZZAZIONE
Fattori di produzione
endogeni
Fattori esogeni
capitale
terra
lavoro
capitale umano
economie esterne
specializzazione
diversita’
istituzioni
Economie di scala
natura/geografia
storia/demografia
capitale sociale
capitale pubblico
Economie di scopo
20
Fattori produttivi endogeni
•
•
•
•
Terra
– risorsa da sfruttare o
spazio per l’insediamento
– qualità: tipo di superficie,
fertilità…
Lavoro
– disponibilità
– costo
– qualificazione/produttività
Capitale fisico
– macchine e strumenti
Capitale umano
– conoscenza tecnica
– istruzione
– imprenditorialità
Il tutto è miscelato
grazie alla tecnologia
che indica la ricetta
per l’uso dei fattori
produttivi, la scala di
produzione che
determina le
economie di scala
(interne) mentre la
trasversalità della
produzione determina
le economie di scopo
(o di varietà)
21
Fattori naturali/geografici
• Risorse naturali (materie prime, energia, giacimenti
minerari, terra fertile)
• Risorse idriche (materia prima, energia, via di
comunicazione, raffreddamento, scarico)
• Clima (piovosità, soleggiatura, temperature..)
• Risorse ambientali
• Risorse turistiche primarie
• Risorse storico-culturali
22
Fattori storici/demografici
•
•
•
•
Popolazione come manodopera e mercato
La conoscenza accumulata
Saper fare (know how)
Apprendimento attraverso il fare (learning by
doing)
• La capacita’ imprenditoriale
• La conoscenza dei mercati
• La reputazione e l’immagine
23
Fattori istituzionali
• Legislazione sul diritto di proprieta’
• Legislazione finanziaria e creditizia e
funzionamento del mercato del credito
• Legislazione del lavoro
• Legislazione sull’ambiente
• Fiscalità
• Pianificazione territoriale e urbanistica
• Livello e efficienza della burocrazia
24
Economie di specializzazione
(Marshalliane)
– Offerta di manodopera specializzata
– Offerta di beni primari, intermedi e macchinari
specifici
– Contatto con i fornitori per capire meglio i loro
problemi e risolverli insieme
– Offerta servizi specifici (formazione, finanziari,
manutenzione etc.)
–
–
–
–
Costi di trasporto bassi
Costi di transazione bassi
Infrastrutture ad hoc
Competenza diffusa (esternalità di conoscenza
intrasettoriale)
25
Economie di diversita’ (Jacobiane)
– Concentrazione di input differenziati
– Mercato del lavoro flessibile e diversificato
– Vasto mercato per i beni finali
– Contatto con i consumatori per
scoprire/capire meglio i loro bisogni
– Concentrazione degli interventi pubblici più
importanti
– Terziario per imprese e famiglie
– Competenze diversificate (esternalità di conoscenza
intersettoriali)
– Presenza delle tre T (tecnologia, talento e tolleranza)
26
Capitale sociale/culturale
•
•
•
•
•
•
Mix di concorrenza e cooperazione
Propensione all’associazionismo
Alto livello di fiducia
Basso livello criminalita’
Valori, stili di vita
“di nuovo” le tre T
iI tutto si traduce in un basso livello dei cosiddetti
costi di transazione ponendo le basi per lo
sviluppo dei cosidetti distretti industriali
27
Capitale pubblico
• Infrastrutture materiali (strade, porti, ferrovie,
smaltimento rifiuti, gestione risorse idriche,
offerta energetica)
• Infrastrutture immateriali:
– Conoscenza di base e ricerca pubblica
– Servizi pubblici (per le famiglie e per le
imprese)
– Livello e efficienza (e onesta’) della pubblica
amministrazione
– Livello e efficienza della spesa pubblica
28
Diseconomie (esternalità negative)
– Prezzo dei fattori
• Terra
• Lavoro
• Capitale
– Maggiore concorrenza
• dal lato dell’offerta
• dal lato della domanda
– Inquinamento
– Congestione: maggiori tempi di trasporto con maggiori
costi
– Altre esternalità ambientali e sociali
29
Tiscali a Cagliari, come mai?
– è un caso (leggi “colpo di fortuna”)
– è il risultato della strategia regionale
– è il prodotto finale di un percorso storico
– è Il risultato di un imprenditore di
successo che si è fatto da solo
– è qualcos’altro…
–È un po’ tutte queste cose…
30
Tiscali a Cagliari, come mai?
Fattori di produzione endogeni
• Lavoro e Capitale umano (grazie a capitale
pubblico)
• Capitale fisico grazie a capitale finanziario
(interno e esterno)
Economie di scopo
• La tecnologia giusta (telecom e internet,
oltre i “pop”)
• L’imprenditore schumpeteriano
31
Tiscali a Cagliari, come mai?
Esternalità marshalliane
– Microimprenditorialità “artigianale” nel settore
informatico
– Contesto di conoscenza diffusa nel settore
– Minima dotazione infrastrutturale (cavi, centrali,
aeroporto)
– Mercato a monte e a valle “immateriale”
Esternalita’ jacobiane
– Servizi per l’impresa: marketing, commerciali, finanziari
– Servizi alle famiglie: contesto urbano metropolitano
– Università
– Qualità della vita
– un po’ delle tre T?
32
Tiscali a Cagliari, come mai?
–Altri fattori:
• La storia (CRS4, Video on line…czech on
line, sarda telecomunicazioni)
• La rete di relazioni dell’imprenditore
(esterna)
• La liberalizzazione
• Il momento giusto…
• La quotazione: molti soldi a disposizione
(…forse troppi?)
• L’apertura al mercato sia dal lato
dell’offerta che della domanda
• Scarsa dipendenza dal settore pubblico 33
Tiscali a Cagliari,
• C’e’ un cluster?.....
• E se no, come mai?....
• Risposta aperta:….
34
Localizzazioni e fattori « culturali »
•
La crescita economica delle regioni e città dipende dalla scelta di
localizzazione e di investimento delle imprese
•
La globalizzazione implica la competizione fra territori, quindi
– l’attrazione delle attività e degli investimenti
– I fattori di localizzazione basati sulle “economie esterne”
•
Le scelte di localizzazione delle imprese e delle famiglie sono sempre
più indipendenti, oppure la relazione si è rovesciata (le imprese ad altro
valore aggiunto scelgono i siti più adatti alla manodopera)
•
I fattori più importanti sono ormai la capacità di apprendere, diffondere
ed esportare il saper fare e le innovazioni, quindi le caratteristiche
culturali della regione nel senso più ampio (cultura urbana, artistica,
economica, sociale, tecnologica, etc.)
Economia dell’innovazione
• Innovazione influisce sul modo di agire,
crescere, competere o cooperare delle imprese
e degli attori economici
• L’economia dell’innovazione ha come
obiettivo l’analisi di tutti gli aspetti, peraltro
interrelati, legati al processo di innovazione
(tecnologica) come nei diagrammi seguenti
Dinamica del processo innovativo
Profitti
Produttività
Brevetti e licenze
Innovazione
processo
Adozione
Ricerca e Sviluppo
interna
Innovazione
prodotto
Ricerca e Sviluppo
esterna
Tecnica e tecnologia:
definizioni matematiche
• Tecnica: combinazione di fattori
sull’isoquanto di produzione
• Tecnologia: forma e posizione dell’intero
isoquanto
• Progresso tecnologico: spostamento della
funzione di produzione nel tempo, cioè lo
spostamento dell’isoquanto
K
Cambiamento tecnologico
Tecnica utilizzata nella
produzione di Y
Isoquanto di produzione Y
= tecnologia
L
Funzione di produzione
Y  f ( K , L, t )
Progresso tecnologico viene definito:
• INCORPORATO: introducendo nuovi beni capitali K o capitale
umano più avanzato L
• DISINCORPORATO: legato alla tecnologia t, indipendente
dall’investimento in nuovo capitale o lavoro, dipendente dal
passare del tempo o da scoperte scientifiche e tecniche esogene
• Progresso tecnico viene anche definito:
• NEUTRALE: quando lo spostamento della
funzione f lascia immutato il rapporto K/L
• CAPITAL-SAVING: quando lo spostamento
di f cambia la tecnica verso un minore K/L
• LABOR-SAVING: quando lo spostamento di f
cambia la tecnica verso un maggiore K/L
Ragioni per l’innovazione
• Demand pull
• Supply push
• Cambiamenti nei prezzi dei fattori
Scienza tecnologia tecnica:
definizioni economiche
• Scienza: BENE PUBBLICO, caratterizzato
da non-escludibilità dei risultati, non
segretezza, non profittabilità
• Tecnologia: BENE PRIVATO,
caratterizzato da segretezza, obiettivi di
profitto e quote di mercato, protezione
brevettuale
Scienza tecnologia tecnica:
definizioni tradizionali
• Scienza: sviluppa conoscenza di base,
astratta, a-finalizzata
• Tecnologia: finalizzazione del sapere
scientifico verso obiettivi specifici e utili
• Tecnica: materializzazione in progetti,
macchine e prodotti
Scienza tecnologia tecnica:
definizioni empiriche
• Tecnologia: l’insieme delle conoscenze,
capacità professionali, procedure,
competenze, attrezzature, soluzioni
tecniche, necessarie per la realizzazione di
un prodotto o per l’esecuzione di un
processo produttivo
Invenzione-Innovazione
• Invenzione: nuova idea, nuova scoperta
scientifica o novità tecnologica che non è
stata ancora realizzata tecnicamente e
materialmente, né su larga scala
• Innovazione: progettazione, realizzazione
fisica, commercializzazione dell’invenzione
(ma non tutte le innovazioni derivano da
invenzioni)
Tipologie di innovazione
• Innovazione di prodotto
– Nuovo prodotto o servizio
• Innovazione di processo
– Implementazione nuovo metodo di produzione
• Innovazione organizzativa
– Creazione di nuove modalità organizzative
• Innovazione nel modello di business
– Creazione di nuove modalità di “estrazione del
valore” (es: Dell, Google, Benetton)
Una più ampia concezione
• Oltre all’ambito tecnologico, si definiscono
innovazioni quindi anche le seguenti:
– Ricombinazione intelligente di conoscenza
esistente
– Nuove forme di organizzazione aziendale
– Applicazione di prodotti esistenti ad una nuova
domanda
– Apertura di nuovi mercati
La diffusione
grado di novità rispetto all’esistente
• Innovazioni INCREMENTALI: miglioramento di
un processo, prodotto, servizio rispetto ai modelli
dominanti
• Innovazioni RADICALI: rappresentano una vera e
propria rottura con i processi e i prodotti esistenti,
danno forma a nuovi settori e nuovi segmenti di
mercato (p.es. il computer!)
• Traiettorie tecnologiche: internet, telefonia mobile
Input dell’innovazione: R&D
• Ricerca e Sviluppo è un’attività
formalizzata e organizzata da parte di
imprese e altre organizzazioni al fine di
introdurre innovazioni
– Pensate all’airbus, iphone, windows vista (anni
di progettazione e di studi)
• Esistono diverse strategie di R&D adottate
dalle imprese, interna-esterna, formaleinformale, innovativa-imitativa, ecc.
R&D nel Frascati Manual (OCSE):
• “il lavoro creativo condotto su base
sistematica per l’aumento del patrimonio di
conoscenze scientifiche e tecniche e per
l’utilizzo di questo patrimonio di
conoscenze nella realizzazione di nuove
applicazioni”
• Ricerca di base: finalizzata all’ampliamento
delle conoscenze scientifiche
• Ricerca applicata: utilizza conoscenze
scientifiche e genera nuove conoscenze
tecnologiche per creare nuovi prodotti e
processi
• Sviluppo: effettiva realizzazione di un nuovo
prodotto o processo
Indicatori di innovazione: input
• Spese per R&D e il numero di addetti alla
R&D
• Esse colgono solamente l’attività
formalizzata
• Importante per i settori basati sulla scienza,
meno nella meccanica, servizi, software
Indicatori di innovazione: output
• Risultati applicati, se misurabili
• Introduzione delle innovazioni (dummy)
• Brevetti e licenze
– Forniscono un diritto esclusivo all’inventore
per un periodo di tempo
– Elemento di protezione dall’imitazione e di
incentivo ad innovare
Innovazione: religione industriale
• “l’innovazione è diventata la religione industriale
del XX secolo. Le imprese la vedono come lo
strumento chiave per aumentare i profitti e quote
di mercato. I governi si affidano a essa quando
cercano di migliorare l’economia. Nel mondo, la
retorica dell’innovazione ha recentemente
rimpiazzato quella dell’economia del
benessere…E’ la nuova teologia
• Economist, 1999
Teoria Economica
• Teoria neoclassica
–
–
–
–
Concorrenza perfetta
Extra-profitti nulli
Imprese e beni uguali
Informazione perfetta
(tutta nel prezzo)
– Equilibrio
• Scuola austriaca
– Concorrenza come
processo di selezione
– Limiti conoscitivi
– Competenze
specifiche e
idiosincratiche
– Disequilibrio
Schumpeter
• La concorrenza non è nel presso ma nei
nuovi beni, nelle nuove tecnologie, nelle
nuove fonti di offerta, nei nuovi tipi di
organizzazione…concorrenza che porta
vantaggi di costo e di qualità…che non
colpisce i margini di profitto delle imprese
ma la loro stessa possibilità di
sopravvivere…
Schumpeter/1
• Innovazione come principale determinante del
cambiamento industriale..processo di creatività
distruttrice
• Relazione tra struttura mercato e innovazione
– Concorrenza
– Monopolio
• Innovazione e profitti temporanei
• Storia come fonte di conoscenza
Schumpeter/2
• Innovazione come processo a esito incerto
• Imprenditore come soggetto a “razionalità
limitata”
• Cluster di innovazioni (nel tempo e nei
settori)
• Importanza dell’età delle imprese, non solo
delle dimensioni
Incentivi all’attività innovativa e
concentrazione del mercato
• Quali sono gli incentivi ad introdurre una
innovazione di processo per un’impresa che
opera in industrie con diversa
concentrazione?
– Schumpeter (1934, 1939, 1942)
– K. Arrow (1962)
• Innovazione di Processo:
– introduzione di un nuovo sistema produttivo che riduca il
Costo Medio e Marginale di produzione dei beni esistenti
da c a c’ < c
STRUTTURA
MONOPOLIO
OLIGOPOLIO (DUO)
CONCORRENZA
PIANIFICATORE
SOCIALE
INNOVAZIONE
MINIMO VALORE
INTERMEDIO
INTERMEDIO
MASSIMO VALORE
VALORE
DELL’INNOVAZIONE
PROFITTO derivante
dall’introduzione di
un’innovazione
Determinante per gli INCENTIVI AD
INVESTIRE IN R&D
INCENTIVO PURO
(TECNOLOGICO)
INCENTIVO
STRATEGICO
Imprese concorrenziali
• A) Inventore esterno indipendente a cui le
imprese pagano una royalty unitaria r
• B) Inventore è una delle imprese
concorrenziali
L’incentivo dell’inventore dipende dalla
natura dell’invenzione: drastica o
incrementale
Invenzione drastica
p
D
p’m = c’ + r
d
p=c
p’m
c’
xc
x’m
x
• Il rettangolo rosa è il profitto-incentivo dell’inventore
'
m
che estrae una rendita pari a

r  p  c'
'
m
• Vale anche se l’inventore coincide con una impresa
concorrenziale
• Questo profitto coincide con il profitto unitario di
monopolio: nel caso in cui una impresa innovatrice è
anche inventore, allora l’impresa spiazza dal mercato
tutte le altre e si comporta da monopolista
Impresa Monopolista
• Unica impresa che può innovare
• Ottiene un brevetto la cui durata è illimitata nel
tempo
• Valore dell’innovazione come differenza tra
profitti:
Vi   i (c' )   i (c)
T
• Prima di innovare, il monopolista produce una
quantità di output xm e fissa un prezzo pm
secondo l’uguaglianza tra r_m = c
p
D
b
pm
g
c
d
r_m
xm
x
Area verde = profitto originario, prima dell’introduzione di una innovazione
Invenzione drastica
p
p’m<c
D
b
pm
d
c
e
p’m
c’
xm
x’m
x
• L’incentivo tecnologico del monopolista è pari alla
differenza tra i profitti post-innovazione e preinnovazione:
Vi   i (c' )   i (c)
T
• Se l’invenzione è “drastica” allora p’<c
• L’incentivo di un inventore che vende la propria
invenzione ad una industria concorrenziale è maggiore
dell’incentivo del monopolista ad introdurre una
innovazione drastica
Vi   i (c' )   i (c)   i (c' )
T
• Il monopolista calcola il beneficio
dell’invenzione al netto dei profitti guadagnati
con la vecchia tecnologia = il monopolista
rimpiazza se stesso
• Arrow dimostra che anche nel caso di
un’invenzione non drastica l’inventore che
vende la propria nuova tecnologia ad
un’industria concorrenziale ha un incentivo più
elevato di un monopolista
Invenzione non drastica
p
D
b
pm
e
p’m
g
c
d
h
c’
f
r_m
xm
xm’
x
• Comunque Arrow ammette che se la
differenza tra c e c’ è esigua, allora il
monopolista potrebbe avere un incentivo
maggiore per il fatto che il suo grado di
appropriabilità dell’invenzione (per es. per il
fatto che non ha imitatori) è maggiore rispetto
ad una impresa innovatrice concorrenziale
Benessere collettivo
• Mostriamo graficamente la variazione di
surplus delle imprese e dei consumatori
• Prendiamo il caso dell’innovazione drastica
• Confrontiamo l’industria concorrenziale e il
monopolio
BENESSERE TOTALE DOPO L’INNOVAZIONE
p
p’m = c’ + r
a
D
Invenzione drastica
Industria concorrenziale
d
p=c
e
p’m
h
c’
xc
f
x’m



x
Bc  ( SC  S P )  (aep  p ehc' adc 0)
'
m
'
m
BENESSERE TOTALE DOPO L’INNOVAZIONE
p
a
p’m<c
D
pm
b
c
g
Invenzione drastica
Monopolista
d

Bs  cdfc'  Bm  Bc
e
p’m
h
c’
f
x’m
xm



x

Bm  ( SC  S P )  (aep  p ehc' abpm  pmbgc)
'
m
'
m
Confronto il Benessere ottenuto con
diverse strutture industriali
• Bm = benessere collettivo se l’innovatore è monopolista
• Bc = benessere collettivo se l’innovatore vende
all’industria concorrenziale
Bm  Bc
• Bs = benessere potenziale sociale

Bs  cdfc'  Bm  Bc
Conclusioni del modello di
Arrow
• Il grado di monopolio ex-ante non è necessario per
finanziare attività innovativa delle imprese
• L’impresa concorrenziale però non ha incentivi
privati sufficienti per generare il livello di
innovazione socialmente desiderabile
• Ciò giustifica l’intervento dello Stato a favore della
ricerca privata
Limiti del modello di Arrow
• Mancata descrizione del processo inventivoinnovativo (la frontiera delle possibilità inventive:
i costi di R&D variano tra imprese in funzione del
loro stock di conoscenza)
• Assenza di concorrenza ex ante tra inventori
(selezione tecnologica, gara per il brevetto)
• Struttura di mercato e tasso di innovazione
entrambi endogeni: dipendono dalla tecnologia di
ricerca, condizioni di domanda, efficienza del
mercato dei capitali, protezione legale delle
innovazioni
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A. Economia e geografia dell`innovazione