BIBLIOGRAFIA
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2002
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Consultazione di :
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PUBBLICAZIONI ISTAT SUI MOVIMENTI MIGRATORI, Annuari statistici;
-
REGISTRI DEI COMUNI DI BRONTE E DI MALETTO DELLE STATISTICHE
DEMOGRAFICHE ANNUALI;
-
SCHEDE ANAGRAFICHE INDIVIDUALI E DI FAMIGLIA;
-
CENSIMENTI DELLA POPOLAZIONE DI BRONTE E MALETTO (in apposita scheda
allegata)
DIARI E AUTOBIOGRAFIE DI EMIGRATI
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IL DIARIO DI SAM di Sam Salvatore Di Bella da Bronte.
Scaricabile dal sito www.bronteinsieme.it
Salvatore (Sam) Di Bella nato a Bronte il 9 dicembre 1920, ha studiato nel Real Collegio Capizzi e,
laureatosi in Scienze Politiche all'Università di Catania, ha iniziato a lavorare a Milano come
rappresentante di una società che si occupava di forniture edili-industriali.
Successivamente fu nominato direttore della filiale di Torino della stessa ditta.
Dopo aver lavorato a Torino per circa due anni, ritornato a Bronte, collaborò, allora ventisettenne,
con il prestigioso quindicinale Il Ciclope. In genere, firmava i suoi articoli con lo pseudonimo
"sdib" e con questa sigla troviamo una divertente “Storia di Bronte”, uscita dalla fantasia di Sam,
pubblicata a puntate in tre successivi numeri usciti nei mesi di Ottobre e Novembre 1948.
La sua collaborazione al quindicinale (direttore dell’epoca era Giuseppe Bonina) durò solo un paio
di anni.
Come tanti altri collaboratori del quindicinale, nel 1950, Salvatore Di Bella lasciava, infatti, Bronte
alla ricerca di un lavoro.
A trent’anni spiccava il volo verso l’Australia dove (lui la definisce “la sua seconda patria”), ha vissuto per oltre quarant’anni affermandosi ben presto come un importante costruttore edile.
Lì, infatti, dopo aver iniziato con successo parecchie attività industriali, ha fondato la Di Bella
Construction Pty Ltd, dedicandosi con successo alla costruzione di ville e appartamenti di lusso nei
migliori quartieri di Sydney.
Quando, abbandonata l’attività edilizia, ha appeso al classico chiodo progetti e mattoni, ha preferito
ritornare nel suo paese natale dove, novantatreenne, oggi vive.
Sam Di Bella, parla e scrive fluentemente l'inglese (ed in questa lingua ha tradotto molte pagine del
nostro sito), è stato uno dei quattro fondatori dell’Associazione Bronte Insieme ed è stato anche
presidente dello storico “Circolo di cultura E. Cimbali”, l’antico “Casino de’ civili” di Bronte.
Questo “strano diario”, come Sam lo definisce, è, in qualche modo, un ritorno alle origini; un
ritorno anche allo scrivere scavando nella sua memoria, un riprendere la penna lasciata nel 1950 per
la ricerca di un lavoro che, allora come oggi, Bronte non riusciva ad offrire.
Oggi Sam, novantatreenne, vive dei ricordi che ha voluto donarci e che noi giriamo a tutti i nostri
visitatori.
Grazie Sam
Settembre 2013
Ass.B.I.
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Antonio Antonuzzo, Boschi, miniera, catena di montaggio: autobiografia di un militante
sindacale,
Collana Sapere, Nuove Edizioni Operaie, Roma 1981
dal sito www.bronteinsieme.it
La breve vicenda di Antonio Antonuzzo, nato nel 1938, secondo di cinque figli d'una famiglia
contadina di Bronte, descritta da Paul Ginsborg nel suo libro “Storia d’Italia dal dopoguerra ad
oggi” (Einaudi Scuola, Milano Febbraio 1996, pp. 370), può benissimo rappresentare il simbolo di
un periodo della nostra storia.
Può essere l’emblema degli anni che vanno dal 1950 al 1955, che videro migliaia di brontesi
lasciare il proprio paese, costretti a cambiare vita ed abitudini, alla ricerca di un qualsiasi lavoro e di
un futuro migliore.
Si ripeteva ancora una volta in quegli anni, ma in scala più grande, l’emigrazione degli anni 19041905 quando lasciarono Bronte verso altri continenti oltre 400 persone.
Le attività agricole che fino all’immediato dopoguerra erano state l’unico sostegno delle famiglie,
non consentivano più nessuna tranquillità economica nè una vita decente, non riuscivano più a
soddisfare le necessità e le nuove esigenze della famiglie o il futuro dei figli.
E la popolazione brontese in quegli anni aveva raggiunto il top: alla fine del 1950, quando erano
emigrati in 317, contava 22.119 abitanti; un anno dopo, alla fine del 1951, la popolazione era scesa
a 20.791 abitanti (oltre 1.300 avevano lasciato il paese alla ricerca di un lavoro).
Furono anni di emigrazione, di distacco di tanti padri e figli dagli affetti più cari e di privazioni e
sacrifici inimmaginabili, ma rappresentarono anche con le rimesse che giungevano mensilmente
dall’estero, un toccasana per la magra economia e per le condizioni di vita di moltissime famiglie
brontesi.
Gli anni successivi han visto anche da noi un risveglio economico grazie proprio alle rimesse di
denaro che gli emigrati facevano mensilmente.
I risparmi depositati nel “libretto” alla posta o alla Banca Mutua rappresentavano il riscatto, il sogno
del ritorno, della nuova casa e di una vita migliore.
Molti (in genere i padri) furono quelli che negli anni successivi ritornarono a ricongiungersi con le
loro famiglie; tanti (i giovani) riuscirono invece ad adattarsi nelle nuove comunità, trovarono
migliori condizioni di vita e vivono tutt’ora perfettamente integrati in altri luoghi.
Leggendo nei brani di Ginsborg l’accoglienza ed il trattamento riservati nel Nord o all’estero ai
nostri emigrati, oggi ci accorgiamo che da allora non è cambiato nulla: cinquant’anni dopo, li
rivediamo in casa nostra nei panni dei nuovi arrivati, “gli extra comunitari”.
«Da Paese agricolo - scrive l’editore nella premessa del libro di Ginsburg - a Paese industriale
avanzato: è questo il cammino dell'Italia nei cinquant'anni dalla fine della guerra a oggi attraverso
un ampio, spesso convulso processo di modernizzazione che ha radicalmente trasformato il nostro
Paese, da un lato diffondendo benessere, dinamismo e multiformi opportunità, dall'altro confermando (quando non accentuando) antichi mali e problemi dello Stato e della società italiana».
Il saggio di Paul Ginsborg, - continua - «ricostruisce forme e linee evolutive del nostro recente
passato, offrendo un quadro puntuale di quel complesso intreccio di novità e persistenze che ha
accompagnato lo sviluppo dell'Italia repubblicana…».
Le vicende di Antonio Antonuzzo sono narrate nel capitolo settimo, dedicato al periodo tra la fine
degli anni ’50 e i primi anni ’60, quello del «miracolo economico» e della fuga dalle campagne.
Paul Ginsborg descrive «il grande fenomeno dell’emigrazione soprattutto dalla campagna alla città,
dalle regioni del Sud verso il “triangolo industriale” (ma anche verso l’Europa nord-occidentale),
coi suoi effetti drammatici di sradicamento, di difficile integrazione, di precarie condizioni di vita
nelle nuove sedi. E prende ad esempio il caso di «Antonio Antonuzzo, nato nel 1938, secondo di
cinque figli d'una famiglia contadina di Bronte.»
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Adolfo Rossi, Un italiano in America, Ed. Trabant, 2014, Brindisi
Nel 1879 Adolfo Rossi ha soltanto ventuno anni. Vive nel suo paese in provincia di Rovigo e ha da
poco trovato un impiego nelle Poste. Tuttavia, preso da una voglia di avventura giovanile,
tormentato da una “nostalgia dell’ignoto”, lascia tutto e si imbarca per New York. Sono gli anni
della grande emigrazione dall’Italia agli Stati Uniti e il nostro, che ha potuto studiare e non è spinto
dalla fame, condividerà la sorte dei braccianti e degli artigiani osservando tutto con l’occhio lucido
del cronista.
Scritto al suo ritorno in patria, Un Italiano in America è un vivace spaccato dell’emigrazione
italiana, un documento importante per non dimenticare il periodo non lontano in cui, come recita
una frase in voga, “gli Albanesi eravamo noi.”
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Giuseppe Fava, Passione di Michele, Ed. Mesogea (collana La piccola) 2009
“Passione di Michele” è l'ultimo romanzo scritto da Giuseppe Fava. Vi si narra la storia di Michele
Calafiore, ragazzo di Palma di Montechiaro che emigra in Germania sperimentando sulla propria
pelle il conflitto tra due mondi, l'impatto con il miraggio della città e della civiltà del benessere.
Memoria e vita quotidiana, sentimenti e paesaggi segnano, in una narrazione realistica e incalzante,
le tappe di uno sradicamento che culmina in un delitto e in un processo dagli esiti grotteschi.
L'estrema incursione di un destino assurdo nella passione di Michele. Con il titolo "Palermo or
Wolfsburg", da questo romanzo, il regista Werner Schroeter ha realizzato il film vincitore
dell'Orso d'Oro al Festival di Berlino 1980.
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BIBLIOGRAFIA - F .Renda., L`emigrazione in Sicilia 1652