26 Settembre 2010
4a DOMENICA
DOPO IL MARTIRIO
DI SAN GIOVANNI
ANNO C
(Pr. 9, 1-6)
(1 Cor. 10, 14-21)
(Gv. 6, 51-59)
Oggi e domani, celebriamo la nostra Festa Patronale, in onore della Madonna Addolorata
e dei Santi Martiri: Stefano, Felice e Giuliana. E’ una festa di ricordi, di fede e di sano divertimento.
E’ anzitutto una festa che suscita tanti cari ricordi, soprattutto nelle persone che hanno una certa età e
che hanno vissuto i tempi più gloriosi della Festa. Rivedo l’effigie della Madonna Addolorata con i
dovuti addobbi, all’angolo destro della navata, vicino al mio confessionale; rivedo le urne dei Santi
allineati all’altare di santo Stefano; rivedo il flusso continuo dei fedeli che venivano a rendere
omaggio alla Madonna e ai Santi, baciando le sante Reliquie; rivedo, nelle giornate precedenti la
festa, le tante confessioni, ascoltate perfino da 15 sacerdoti confessori; ricordo poi le interminabili
comunioni alle sante Messe della Festa.
Certo che non si può vivere di ricordi, ma i ricordi possono servire a stimolare la pratica
cristiana e a migliorarla oggi. La Festa patronale deve essere anzitutto una festa della fede, in cui
ciascuno si ritempra con una santa confessione e comunione e propone di ripartire con una fede più
attiva, più responsabile, più vera.
La Festa patronale è anche una festa della famiglia, che si riunisce per l’occasione, con figli e
nipoti, attorno alla mensa; è poi una festa di gioia e di divertimento, di attrazioni, di manifestazioni
culturali e culinarie. Queste cose però vengono per ultime nel programma della festa, per non correre
il rischio di trasformare una festa cristiana in una festa pagana.
La Madonna Addolorata e i nostri Santi Martiri ci aiutino a raggiungere lo scopo principale
della Festa e stimolino in noi il desiderio e la volontà di diventare Santi come loro, nell’impegno di
amare con tutte le nostre forze Dio e il prossimo. Ci aiuti anche san Carlo Borromeo, un gigante di
santità del secolo XVI, ma la cui eco giunge fino a noi, soprattutto nell’anno pastorale in corso, che
ha come tema e obiettivo la santità. Nel 4° centenario della sua canonizzazione (1610) mediteremo il
libretto scritto dall’Arcivescovo, card. Dionigi Tettamanzi per questa occasione, il cui titolo ‘Santi
per vocazione’, diventa il programma dell’anno.
Le tre letture della Messa ruotano attorno a un solo tema: Gesù, Pane di vita.
Il libro dei Proverbi esorta: ‘Venite, mangiate il mio pane, bevete il vino che vi ho preparato’.
San Paolo nella lettera ai Corinzi, mette in guardia dall’idolatria e ricorda che l’Eucaristia è il
centro di unità della Chiesa. Come ha detto il Concilio Vaticano II: ‘E’ l’Eucaristia che fa la
Chiesa’, come è vero anche il contrario: ‘E la Chiesa che fa l’Eucaristia’. Dice Paolo: ‘Poiché vi è
un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane’.
Gesù nel brano di vangelo di Giovanni è più esplicito, dicendo: ‘Io sono il pane vivo disceso
dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la
vita del mondo’.
Il pensiero corre al momento e al luogo dove noi possiamo mangiare questo Pane di vita: al
momento della comunione della Messa. A questo punto mi verrebbe da fare una osservazione. Dopo
il documento conciliare sulla liturgia, le comunioni durante la Messa sono molto aumentate, mentre
sono molto diminuite le confessioni. Secondo me, sono troppe le comunioni nei confronti delle
troppo poche confessioni! In settimana io avrò confessato 40-50 persone, e per di più tutte anziane,
mentre le comunioni sono centinaia ad ogni Messa. E’ segno evidente che qualche cosa non va e che
la comunione non viene ricevuta con quella purezza d’animo, con quella consapevolezza, con quella
devozione, con quella fede che vuole il Signore.
La Madonna Addolorata e i nostri Santi Martiri ci rendano più sensibili anche su questo
punto.
Conclusione Allungando lo sguardo sulla settimana entrante, osserviamo che sabato
prossimo, 2 ottobre, avrà luogo nel Duomo di Milano, un evento che riguarda tutta la Diocesi: la
sacra Ordinazione di 17 nuovi Diaconi, che diventeranno sacerdoti l’11 giugno 2011. Verranno
ordinati anche tre Diaconi permanenti, destinati nelle varie comunità pastorali, in aiuto ai sacerdoti.
Tra i 17 diaconi ordinandi vi è anche un nostro concittadino, uno di Binzago, tale Federico Chirussi,
il quale ha dei parenti anche a Cesano. Ci rallegriamo con lui, con i suoi familiari e con tutta la
comunità di Binzago, impegnandoci in settimana a ricordarlo nella preghiera, insieme ai suoi
compagni di studio.
Il fatto delle Ordinazioni diaconali, ci porta a riflettere sul problema delle vocazioni e a
domandarci come mai nella comunità di santo Stefano, da 13 anni, non abbiamo più vocazioni e
prime sante Messe? L’ultima è stata quella di don Umberto Bordoni il 7 giugno 1997. Mentre dal
1958 al 1997 abbiamo avuto ben 12 sacerdoti novelli. Le risposte possono essere tante. La prima è
che, forse, non abbiamo pregato abbastanza per le vocazioni e per i sacerdoti, mentre Gesù ha
legato il dono delle vocazioni alla preghiera: ‘Pregate il padrone della messe, perché mandi operai
nella sua messe’.
Ma io vorrei dare una seconda risposta: i sacerdoti non sono sufficientemente stimati e amati,
come meriterebbe la loro funzione. In famiglia si parla di loro con poco rispetto, quando non si
criticano apertamente di fronte ai figli, a volte si usano nei loro confronti forme troppo confidenziali,
come: ciao don! salve don!, dimenticando che ogni sacerdote ha un suo nome di battesimo, che è
giusto usare, per buona educazione. Lo dice anche il proverbio, che ‘la troppa confidenza, fa perdere
la riverenza’. Questo vale non solo per i sacerdoti, ma anche per i genitori, gli insegnanti e, in genere,
per tutti gli educatori. Il sacerdote, in quanto uomo, è uno come noi, limitato, difettoso, peccatore; ma
in quanto sacerdote è ‘Ministro di Dio’!, non ministro della Repubblica…. ma di Dio! In alcune loro
mansioni, come quando celebrano o assolvono, rappresentano Gesù stesso. Queste cose costituiscono
un mistero per gli stessi sacerdoti! Tanto più per un laico credente, il quale deve vedere il sacerdote
nella luce della fede. Un modo per esternare il nostro rispetto, il nostro affetto e la nostra fede nel
sacerdote è quello di salutarlo con un ‘Sia lodato Gesù Cristo!’, aggiungendo poi se mai, il buon
giorno e la buona sera. Una volta era normale salutare così il sacerdote, perché c’era più fede, però
nulla vieta che possiamo riprendere quella bella abitudine.
Da oggi allora, quando incontriamo un sacerdote, in chiesa, per strada, al bar, alle poste, al
supermercato, ecc. salutiamolo con un sonante, gioioso, coraggioso: ‘Sia lodato Gesù Cristo’!
Affidiamo alla Madonna Addolorata e ai Santi Martiri Stefano, Felice e Giuliana tutti i
sacerdoti e in particolare quelli della nostra comunità, che si raduneranno domani per la solenne
concelebrazione in loro onore.
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