card. Tomás̆ S̆pidlík
“Sentire e gustare
le cose internamente”
Letture per gli Esercizi
“È il tempo quando fiorisce il tiglio”
Lipa
Indice
© 2006 Lipa Srl, Roma
prima edizione: aprile 2006
Lipa Edizioni
via Paolina, 25
00184 Roma
✆ 06 4747770
fax 06 485876
e-mail: [email protected]
http: //www.lipaonline.org
Autori: T. ·pidlík
Titolo: “Sentire e gustare le cose internamente”
Sottotitolo: Letture per gli Esercizi
Collana: Pubblicazioni del Centro Aletti
Formato: 130x210 mm
Pagine: 360
In copertina: particolare di un dipinto di Marko I. Rupnik
Stampato nell’aprile 2006
Impianti e stampa: Studio Lodoli Sud, Aprilia
Proprietà letteraria riservata Printed in Italy
codice ISBN 88-89667-02-8
Elenco delle abbreviazioni ......................................................
11
Presentazione ...........................................................
13
Considerazioni introduttive .................................
15
Le montagne sacre, 15; L’esperienza dei valori, 18; Le verità scoperte, a differenza di quelle semplicemente comunicate, 20; Il carattere dialogale della conoscenza spirituale,
22; Il senso della presenza di Dio, 24
I. Credo in un solo Dio Padre ..........................
27
1. Dio che parla ........................................................
27
Il fondamento della cultura europea, 27; La Bibbia: Dio vivo
che parla, 29; Dove e come parla Dio, 31; L’uso della
Scrittura per la vita spirituale, 34; L’estensione del nome
di “Sacra Scrittura”, 34; Una “seconda navigazione”?, 35;
Al di là della “lettera”, 37; L’ufficio divino come santificazione del tempo, 38; Salmi – un compendio spirituale della
Sacra Scrittura, 40; Libera scelta fra vari significati, 41
2. La contemplazione come “lettura” spirituale
dell’universo ........................................................
43
Due mentalità diverse: una obiezione contro la contemplazione, 43; Maria orientale – Marta occidentale?, 45; L’essenza
della contemplazione, 46; L’organo della contemplazione,
48; Il progresso, i gradi della contemplazione, 50; La contemplazione “naturale” dell’universo visibile, della “natura”,
51; La teologia, 52; Dalla “tecnologia” alla “teologia”, 53
3. La contemplazione della provvidenza....................
La contemplazione del giudizio, 54; La provvidenza divina
o il destino?, 56; Contemplare la provvidenza nella propria
vita, 59; La collaborazione con la provvidenza, 60; Approfittare del tempo, 62; L’infallibilità della provvidenza, 64
54
II. L’uomo davanti a Dio ..................................
66
1. Il mistero dell’uomo ..............................................
66
La conoscenza dell’uomo, 66; La natura umana: il punto
debole dell’antropologia patristica, 67; La definizione della
persona di Boezio, 68; La priorità della persona sulla natura,
69; Personalismo religioso: superare “l’oggettivazione”, 71;
La libertà agapica, 72; La persona è cristologica: Dostoevskij,
75
2. La coscienza...........................................................
78
88
Il mistero della vocazione, 88; Tutti sono chiamati alla perfezione, 91; La vocazione al sacerdozio, 92; La vocazione religiosa e monastica, 94; La vocazione al matrimonio, 97
III. Il peccato e la penitenza ...................................
99
1. L’origine del male..................................................
99
Da dove proviene il male?, 99; L’inizio del peccato: il pensiero cattivo, 101; Il pensiero cattivo è una tentazione.
Quando diventa peccato?, 102; La vigilanza del cuore,
103; “Contraddire”, 104; La forza del nome di Gesú, 105;
La “sobrietà spirituale”, l’attenzione, 106; La liberazione
dalle passioni, l’ideale dell’apátheia dei monaci antichi,
107; Il discernimento degli spiriti, 109; Il discernimento
come dono di Dio, arte spirituale, 110; Le regole “psicologiche” a seconda del modo di agire degli spiriti, 110; Il
catalogo degli otto pensieri cattivi principali, o “generici”,
112; La volontà propria, 113
2. Il peccato ...............................................................
Il peccato contro il comandamento e contro la libertà,
114; Il senso cristiano della legge: una parola personale di
Dio, 115; L’isolamento nell’egoismo, 117; Il peccato come
ignoranza, 118; Lasciarsi soggiogare dalla natura, 119; Il
6
3. La penitenza..........................................................
125
La conversione dal peccato, 125; Elementi essenziali della
penitenza, 127; Motivi della conversione, l’utilità del timore
di Dio, 128; La contrizione perfetta, 130; La penitenza sacramentale, 130; L’efficacia della penitenza, 132; La compunzione continua, 133
La voce di Dio interiore, 78; L’esame di coscienza, 81;
L’esame particolare, 83; Attenzione all’uso della lingua,
85; L’uomo “creatore” di se stesso insieme con Dio, 86
3. La vocazione..........................................................
peccato sociale, 120; Il peccato cosmico, 120; Il peccato del
mondo, 121; Offesa di Dio, 123
IV. Il Salvatore .........................................................
135
1. Cristo – Messia ......................................................
135
Cristo, senso della storia, 135; Cristo incarnato dà senso a
tutte le religioni, 137; Cristo dà senso alle culture umane,
138; Cristo, unità dell’universo visibile, 139; L’imitazione
e l’identificazione con Cristo, 140; Cristo, ideale dei giovani,
141; Cristo e l’Anticristo, 142; Solov’°v: l’incontro con la
persona viva di Cristo contro l’“oggettivazione” dei valori
inferiori, 143
2. La croce .................................................................
145
La prefigurazione della croce nell’Antico Testamento, 145;
La teologia della croce presso i Padri, 147; L’ultima rivelazione, 148; Contro un falso “dolorismo”, 150; La devozione
a Cristo sofferente, 151
3. Maria.....................................................................
152
Madre di Dio – madre degli uomini, 152; Collaboratrice alla
salvezza, 154; Madre della Chiesa, 155; Piena di grazia,
immacolata, 156; Assunta, 160; Madre dei credenti, 161;
La fede nella vita dei cristiani, 163
114
V. Illuminati dallo Spirito........................................
165
1. Lo Spirito santificante ...........................................
165
Spirituale, 165; Inabitazione personale dello Spirito, 166;
La vita cristiana è una “spiritualizzazione” progressiva,
167; La divinizzazione, 168; Esperienza diretta dello Spirito?, 169; L’esperienza dello Spirito mediata dai segni, 172;
7
L’esperienza mistica, la teologia, 174; La mistica delle
tenebre, estatica, 174; La mistica della luce, 176; L’estasi,
176
2. La carità ................................................................
177
La perfezione consiste nella carità, 177; Tre obiezioni, 177;
Il concetto di “amore” nella filosofia greca non concorda
con l’insegnamento cristiano, 178; “Due amori hanno costruito le due città”, terrestre e celeste, 179; L’amore di Dio:
éros o agápe?, 180; L’amore del prossimo, 183
3. La Chiesa ..............................................................
185
1. “Signore, insegnaci a pregare” (Lc 11,1) ................
198
198
Necessità della preghiera, 198; Definizioni della preghiera,
199; I diversi tipi di preghiera, 200; A chi si rivolge la
preghiera: al Padre nei cieli, 201; Pregare nello Spirito
Santo, 203; Per mezzo del nostro Signore Gesú Cristo, 205;
La venerazione dei santi, 206
2. La domanda dei beni convenienti .........................
La preghiera del corpo e vocale, 222; La preghiera in comune, 224; La forza unificatrice dei riti, 225; Carattere dossologico, 227; La liturgia come insegnamento della verità, 228;
L’aspetto contemplativo della liturgia, 228; Il carattere mistico
8
241
1. La meditazione......................................................
241
2. La preghiera del cuore ...........................................
207
222
255
L’attualità del tema, 255; Il cuore – integrità dell’uomo,
257; Possiamo conoscere lo stato del cuore?, 258; Ispirazioni
dall’interno del cuore, 260; “La preghiera del silenzio”, 263;
Il metodo “psicofisico”, 264
3. La vita sacramentale..............................................
Possiamo fare una domanda a Dio?, 207; La volontà di
Dio, norma delle domande, 210; L’ordine delle domande,
211; Domandare le “grandi cose”, 213; La preghiera per la
remissione dei peccati, 214; Le preghiere per gli altri, 216; Le
preghiere per i morti, 218; Le preghiere per i beni temporali,
219; La perseveranza nella domanda, 220; Il miracolo, 221
3. La preghiera liturgica ............................................
VII. “Il mio cuore esulta nel Signore” (1Sam 2,1)
La lettura spirituale, 241; La ricerca del senso spirituale,
242; Tipologia e allegoria, 243; L’esegesi morale, 244; L’esegesi mistica dei siri e degli armeni, 245; Haga – meletân
– meditari, 246; Imparare a memoria, 248; Le “testimonianze” delle Scritture, 248; La ragione discorsiva nella
meditazione, 249; “L’uso delle facoltà”, 251; L’uso dell’immaginazione nella meditazione, 253
Lo Spirito Santo – anima della Chiesa, 185; Vita comune
– vita solitaria, 186; Per mezzo del suo Spirito, Cristo rimane il capo della Chiesa, 188; Partecipazione al mistero
trinitario, 189; L’unione nella verità, 191; L’infallibilità, 191;
L’istituzione giuridica, 192; Il Concilio Vaticano II, 194; La
Chiesa rispetto alle società profane, 195
VI. La preghiera ......................................................
della liturgia, 229; Spiegazione allegorica della liturgia, 230;
La bellezza della liturgia, 231; L’insegnamento tradizionale,
233; Il carattere di anamnesi, il memoriale delle grandi
opere di Dio, 235; Le feste – anamnesi solenne, 236; La
celebrazione spirituale delle feste, 237; L’azione di grazie
– eucaristia, 238; L’escatologismo liturgico, l’attesa della
parusia, 240
267
I sacramenti – segni e portatori della grazia, 267; Il carattere
contemplativo dei sacramenti, 269; Le preghiere escatologiche, 270; La preparazione ai sacramenti, 270; Benedizioni, oggetti benedetti, 271; Il culto delle immagini, 272;
Il tempio – luogo privilegiato per la preghiera, 275
VIII. Il cammino verso l’eternità............................
280
1. L’eucaristia ............................................................
280
I simboli, 280; (La manna – pane del cielo, 280; Farmaco di
immortalità – sacramento della vita eterna, 280; “Fuoco ardente”,
281; Sacro convito, 282; “Fermento sacro”, 283); Presenza di
Cristo, 284; (La transustanziazione, 284; Ringraziamento per
il dono – personale, 284; Presenza simbolica o reale?, 286; La
9
Elenco delle abbreviazioni
presenza di Cristo nell’eucaristia comparata agli altri modi della
presenza divina, 287; La presenza commemorativa, 288; La
presenza del “Cristo intero”, 289; La presenza di Cristo che si
è umiliato per noi, 290); Effetti, 293; (L’effetto principale della
santa comunione: l’unione sacramentale con Cristo, 293; Effetti
sul corpo, 294; Purificazione dal peccato, 295; Purificazione dalle
tentazioni, 296; L’unione mistica, 298)
2. La vita eterna ........................................................
CSCO = Corpus Christianorum Orientalium (Paris-Louvain 1903ss)
CSEL = Corpus Scriptorum Ecclesiasticorum Latinorum (Wien 1865ss)
299
Credo nella vita eterna, 299; La resurrezione – problema
personale di Solov’°v, 300; L’immagine della resurrezione:
la discesa agli inferi, 303; La vita nel tempo infinito?, 304;
L’eternità opposta al tempo, 304; La soluzione cristologica,
306; La presenza anamnetica nella liturgia, 307; Tarkovskij,
308
3. Ora et labora .........................................................
DThC = Dictionnaire de Théologie Catholique (Paris 1903-1970)
ESp = Ignazio di Loyola, Esercizi spirituali
309
GCS = Die griechischen christlichen Schriftsteller (Leipzig-Berlin 1897ss)
Grégoire de Nazianze = T. ·pidlík, Grégoire de Nazianze. Introduction à
sa doctrine spirituelle, OCA 189, Roma 1971
IR = Id., L’idea russa. Un’altra visione dell’uomo, Roma 1995
323
Manuale = Id., La spiritualità dell’Oriente cristiano. Manuale sistematico,
(or. fr. OCA 206, Roma 1978), Cinisello Balsamo 1995 (le pagine sono riferite a questa edizione, ma esiste un’edizione italiana piú vecchia: Roma 1978)
OCA = Orientalia Christiana Analecta (Roma)
La vocazione cosmica dell’uomo, 323; Concreatore del
cosmo, 323; Purificare il mondo, 326; Santificare il mondo,
327; “Cristificare” il mondo, 328; Vivificare il cosmo, 328;
Il mezzo principale della creatività umana: la preghiera, 329;
Restituire al mondo la bellezza primitiva (Solov’°v), 330;
Il concetto della bellezza, 331; Diversi gradi della visione
simbolica, 333; La bellezza del mondo visibile, 334
Note..........................................................................
DS = Dictionnaire de spiritualité, ascétique et mystique, doctrine et histoire,
I-XVI + tavole generali (Paris 1937-1995)
DTB = X. Lèon-Dufour, Dizionario di teologia biblica, Genova 2003
Il precetto dell’Apostolo:“Pregate incessantemente” (1Ts
5,17), 309; Ci salva la fede o le opere?, 311; Per salvarsi “basta volerlo” (Crisostomo), 314; La creatività nell’arte, 315;
L’obbedienza, 317; La buona intenzione dà valore alle opere, 319; Il ricordo di Dio nel pensiero di Basilio, 321
A mo’ di conclusione ...............................................
Il Cuore e lo Spirito = T. ·pidlík, Il Cuore e lo Spirito. La dottrina spirituale di Teofane il Recluso, tr. it. (or. fr. OCA 172, Roma
1965), Città del Vaticano 2004
OCP = Orientalia Christiana Periodica (Roma)
PG = Patrologiae cursus completus, Series Graeca, I-CLXI, a cura di J.-P.
Migne (Paris 1857-1866; Indici 1928-1936)
PL = Patrologiae cursus completus, Series Latina, I-CCXXI, a cura di J.P. Migne (Paris 1841-1864; Indici 1928-1936)
PO = Patrologia Orientalis (Paris-Turnhout 1903ss)
336
PR = T. ·pidlík, La preghiera secondo la tradizione dell’Oriente cristiano,
Roma 2002
Sophiologie = Id., La sophiologie de S. Basile, OCA 162, Roma 1961
TP = T. ·pidlík – M.I. Rupnik, con contributi di M. Campatelli, M. Tenace e M. Îust, Teologia pastorale. A partire dalla bellezza,
Roma 2005
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Chi apre questo libro potrebbe essere sorpreso dal suo contenuto, proposto come “letture per gli Esercizi spirituali”. Dio,
l’uomo, il peccato, il Salvatore, l’illuminazione dello Spirito
Santo, la preghiera, la liturgia... Praticamente ne sono oggetto il
materiale che potrebbe costituire l’argomento di manuali di spiritualità o di antropologia. Si tratta, infatti, di argomenti che l’autore ha sviluppato piú ampiamente nei suoi volumi di studio, per
i quali è riconosciuto come un esperto di spiritualità – e di spiritualità dell’oriente cristiano – di fama mondiale. Ma qui queste
letture sono proposte nella chiave non di “acquisire nuovi contenuti”, piuttosto di rivisitare temi, motivi che forse, soprattutto
per i sacerdoti, sono dati consueti della propria vita e del proprio
ministero, in modo che divengano un nutrimento spirituale. Il libro ha per titolo infatti un’espressione presa dalla celebre “seconda
annotazione” di Ignazio di Loyola ai suoi Esercizi: “Non è il molto sapere che sazia e soddisfa l’anima, ma il sentire e gustare le
cose internamente”.
Viviamo in un’epoca segnata dalla frammentarietà, addirittura dalla frantumazione, e a questa caratteristica non sfugge neanche la vita della Chiesa, dove anche le tante sue dimensioni (liturgia, teologia, pastorale, vita spirituale) sembra talvolta siano incapaci di introdurre, riferire, aprire ad un’unica vita integrale.
Gli esercizi spirituali sono proprio un tempo propizio per maturare
questa visione organica – che passa dalla Bibbia, alla liturgia, alla riflessione, al dogma, alla vita spirituale, con naturalezza, perché siamo piú aperti allo Spirito Santo che, con la sua ispirazione,
ci può far arrivare alla conoscenza spirituale. Lo Spirito ispira la
Scrittura, ispira la Chiesa, ispira la sua tradizione, la sua vita, la vita degli uomini spirituali… Tante realtà, ma con un unico senso
spirituale. L’energia dello Spirito Santo non esclude altri livelli di
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visione, ma li penetra, li discerne e alla fine fa sí che manifestino
l’unico Cristo nella sua pienezza e nella sua unità. Perciò in questo libro con tanta naturalezza si passa dalla citazione di un autore siriaco, a santa Caterina da Siena, al dogma, alla liturgia: è il tentativo di cogliere il miracolo dello Spirito presente e attivo nella vita della Chiesa. Cosí, tutto il mondo diventa una “foresta di simboli”. Educati a questa visione, matureremo un’attitudine in cui
saremo capaci di trovare connaturalmente la Bibbia nella liturgia,
nella teologia, nella spiritualità e la teologia, la liturgia, la spiritualità nella Bibbia. Sarà fatto allora un grande passo in avanti verso una vita cristiana piú intensa, perché sarà stata ritrovata la chiave dell’unità tra Bibbia, liturgia, teologia e vita, dato che questo senso spirituale che si impara a leggere nella Bibbia, nella liturgia, nella teologia ci abiliterà poi a saperlo vedere come in filigrana nello
svolgersi della propria personale esistenza, imparando a discernere il senso spirituale dei suoi eventi.
Sia il nome che il modo di presentare questi testi – “Letture”
– è giustificato dalla tradizione. I monaci leggevano molto, la lettura faceva parte dell’ordine del giorno. E, se ci si domanda che cosa scegliessero, la risposta è del tutto pragmatica. Conservavano nelle biblioteche libri interi, ma per la lettura spirituale sceglievano
solo quei passi che ritenevano utili per le circostanze concrete. Perciò
presto apparvero le antologie, “filocalie” di testi diversi.
Anche questo libro è una specie di “antologia”, sia pure fatta
di testi dello stesso autore. Non deve sorprenderci la diversità di
stile e la mancanza di passaggi dall’uno all’altro brano. È un modo “filocalico”, non “filo-sofico”. Ci auguriamo che queste letture
siano un contributo per un cammino verso quell’organicità redenta
che, teologicamente, può essere chiamato una vita bella, trasfigurata.
Maria Campatelli
Lipa Edizioni
Considerazioni introduttive
Le montagne sacre
In molte religioni le montagne sono considerate sacre,
forse a causa della loro inaccessibilità o del loro carattere misterioso. La Bibbia insorge contro l’idolatria praticata sulla sommità delle colline. D’altra parte Dio stesso ha scelto
certe montagne privilegiate come luogo della sua comunicazione con gli uomini, in particolare il monte Sinai, che divenne la prefigurazione dell’umanità di Cristo. E Gesú, da
parte sua, amava salire sulle montagne per comunicare con
il Padre (cf Mt 14,23). Parecchi cristiani nel corso dei secoli
lo hanno imitato (cf, ad esempio, la collocazione di certi monasteri), e anche oggi, se non fanno materialmente la salita
sulla montagna, ne accettano il senso metaforico per un ritiro spirituale.
In questo contesto, la tradizione orientale ha messo in rilievo un simbolico monte di rivelazione, una specie di Sinai
della Galilea – il monte Tabor –, a motivo del fatto che il mistero della trasfigurazione si credeva che si fosse manifestato
lí. La sua divulgazione è soprattutto un merito degli iconografi,
che hanno illustrato il simbolismo della “luce taborica” proposta dai monaci come ideale della vita contemplativa.
Sul Monte Athos c’era una scuola per i pittori sacri. Il corso prevedeva non solo istruzioni tecniche ed artistiche, ma
anche lo studio della teologia e della liturgia, unito alla pratica della preghiera. Alla fine dell’insegnamento, il discepolo doveva passare una specie di esame di maturità dipingendo
15
“Sentire e gustare le cose internamente”/ T. ·pidlík
un’icona. Il tema era sempre lo stesso: la trasfigurazione sul
monte Tabor. Perché proprio questa scena? La ragione è ovvia. Quello che gli apostoli videro sul monte fu, secondo la
spiegazione dei Padri, un’anticipazione del mondo futuro dopo la risurrezione dei morti, la visione del mondo trasfigurato arrivato alla sua definitiva perfezione. Dipingendo questo mistero, l’iconografo sacro doveva provare di essere capace di vedere anche lui il cosmo non piú in un modo profano, ma con gli occhi della fede, con lo sguardo illuminato
dalla grazia di Dio nella contemplazione spirituale.
Il motivo centrale dell’icona ci trasferisce direttamente
nel tempo escatologico. Secondo la profezia del vangelo, alla fine dei secoli il sole si oscurerà (cf Mt 24,29), dal momento che è stato solo immagine del vero sole del mondo
che è Cristo. Perciò la figura bianca del Signore indica il fatto che è lui la luce vera del mondo. Il termine “trasfigurazione” (in greco metamórphosis) significa letteralmente cambiamento della figura, della forma. Ma è stato notato giustamente che un tale mutamento, in quest’occasione, è impensabile. Se Gesú avesse cambiato la sua forma (tali trasformazioni sono descritte nelle Metamorfosi di Ovidio), non
sarebbe piú stato lui e gli apostoli di conseguenza non
l’avrebbero riconosciuto. Sul monte Tabor, quindi, a cambiare fu solo la luce. Ma sia la persona di Gesú che il mondo furono veduti in questa luce diversa, e questo fece sí che
chi osservava desse loro anche un valore diverso.
Viste nella luce spirituale che partecipa della visione di
Dio stesso, le cose cambiano le loro proporzioni: agli occhi
di Dio sono le persone ad essere grandi, mentre gli alberi,
al contrario, sono ridotti a piccoli cespugli e le montagne servono solo da appoggio per i piedi. Nella vita del mondo,
l’uomo è accecato dal sole materiale, cioè dallo splendore
16
Coniderazioni introduttive
materiale e superficiale della realtà. Su un’icona della trasfigurazione di Novgorod vediamo un motivo singolare. Il
sole materiale non acceca, ma produce l’ombra. Infatti, secondo l’insegnamento dei Padri, la contemplazione sensuale delle cose materiali oscura la visione delle realtà spirituali. Quando lo splendore della rivelazione spirituale appare all’improvviso, gli uomini non sono in grado di sopportarla e cadono per terra, come i due apostoli. Invece san
Pietro esce dall’ombra materiale e afferra il raggio proveniente da Cristo. Egli, infatti, prima di salire sul monte, ha
pronunciato la sua professione di fede: “Tu sei il Cristo, il
Figlio del Dio vivente” (Mt 16,16). Secondo l’insegnamento comune, la fede è l’inizio della visione beata del cielo.
Su alcune icone della Trasfigurazione la luce bianca di
Cristo che illumina tutto il mondo comunica il suo biancore anche ai sassi della montagna. Tutta la natura visibile diviene allora oggetto della “contemplazione naturale”, “scuola delle anime” per meglio conoscere il Creatore. Si può, in
questa occasione, ricordare il pensiero di Origene, che interpreta in questo senso contemplativo il testo della Scrittura:
“Levate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura” (Gv 4,35).
Letta in questo senso, l’icona della trasfigurazione costituisce il programma contemplativo della vita cristiana: lo
sforzo di vedere il mondo alla luce della fede, con gli occhi
di Dio. Per i monaci del Monte Athos, la “visione taborica”
era il programma della loro preghiera. Erano convinti che
essa non solo vede il mondo trasfigurato, ma trasforma anche noi. Gli apostoli trasformati desideravano restare sulla
montagna, ma furono spinti a tornare insieme con Gesú nella pianura, incaricati della missione di collaborare alla spiritualizzazione dell’universo.
17
“Sentire e gustare le cose internamente”/ T. ·pidlík
Tutte queste considerazioni conducevano i monaci a
preferire la vita solitaria alla vita nel mondo, sia pure quella dedicata all’apostolato. Nondimeno, già san Basilio trovò
una posizione conciliante. I suoi monasteri esercitavano un
ruolo importante nella Chiesa, dedicandosi alle opere caritative, all’educazione dei giovani e, in seguito, ad ogni genere
di apostolato. Nacque però la questione se tutti siano adatti per essere inviati per tali opere. La risposta di Basilio è decisiva: soltanto quelli che sono capaci di farlo senza perdere il continuo ricordo di Dio, cioè quelli che si sono prima
esercitati nella contemplazione.
È una risposta data ai suoi monaci. Ma come realizzarla nell’esistenza di coloro che si trovano già inseriti nella vita di ogni giorno, piena di distrazioni e di tentazioni? Dai
tempi antichi si raccomandava di seguire l’esempio di Cristo,
ritirandosi per qualche tempo su una “montagna” metaforica in forma di un ritiro spirituale. Quale sarebbe il metodo raccomandabile per farlo?
L’esperienza dei valori
Sono una cosa ormai passata i tempi nei quali la gente era
avida di sentire uno che parla e dice qualcosa di nuovo. San
Paolo incontrò curiosi del genere all’Areopago di Atene,
sempre pronti a conoscere e a discutere, come conferma l’autore degli Atti: “Tutti gli ateniesi infatti e gli stranieri colà residenti non avevano passatempo piú gradito che parlare e
sentir parlare” (At 17,21). Va da sé che questo interesse non
potrà mai morire nel genere umano. Però notiamo che è assai indebolito ai nostri giorni. L’enorme diffusione dei mezzi di comunicazione ci ha resi insolitamente sordi a ciò che
si dice e ciechi a ciò che si scrive. La troppa abbondanza di
cibo procura la riluttanza dello stomaco. Analogicamente,
18
Coniderazioni introduttive
si considera come una difesa della propria identità il fatto di
perdere l’interesse per ciò che pretende di apportare una novità al tesoro delle nostre facoltà conoscitive.
Questo, in sé, certamente non è nocivo. Però è preoccupante che si manifesti anche là dove tale interesse non soltanto dovrebbe restare permanente, ma, al contrario, dovrebbe rafforzarsi con il progresso della vita superiore: il desiderio del nutrimento spirituale. I ritiri spirituali sono destinati a vivificarlo. Non possono limitarsi ad un corso di aggiornamento teorico in materia teologica. Lo possiamo illustrare con un problema pedagogico dei tempi recenti.
Nel 1930 a Monaco di Baviera ci fu un importante convegno pedagogico che finí con una conclusione pessimistica: la nostra civiltà si è incamminata sulla strada pericolosissima di offrire ai giovani una sovrabbondanza di conoscenze, che però non rappresentano per loro nessun valore; come uscire da questa impasse? Riflettiamo prima
sull’evoluzione storica che ha contribuito a creare questo atteggiamento. Oltre tre secoli prima aveva cominciato a dominare nella nostra cultura il cartesiano cogito ergo sum, in
base al quale l’identità dell’uomo era identificata con l’acutezza del suo intelletto. Questo, senza dubbio, ha portato ad
un grande progresso scientifico e poi tecnico di cui dobbiamo essere riconoscenti.
Però non deve sfuggirci che, quasi cent’anni prima di
Cartesio, all’inizio dell’epoca moderna, il pellegrino spirituale Ignazio di Loyola aveva rivelato al mondo la propria esperienza, che espresse come un apoftegma: “Non è il molto sapere che sazia e soddisfa l’anima, ma il sentire e gustare le cose internamente”. Egli descrisse la sua esperienza, fatta anche
dolorosamente, nel libretto degli Esercizi spirituali, insegnò il
suo metodo ai suoi discepoli e questo metodo è ancora in uso
19
“Sentire e gustare le cose internamente”/ T. ·pidlík
ai nostri giorni. Quali sono i suoi elementi principali? Li possiamo paragonare con ciò che viene raccomandato dai pedagoghi moderni e da una tendenza filosofica che porta il nome caratteristico di “assiologia”, la scienza dei valori.
Le verità scoperte, a differenza di quelle semplicemente comunicate
I pedagoghi radunati a Monaco tracciarono una distinzione fra le verità “comunicate” e le verità “scoperte”, e diedero piú valore a quest’ultime. Si tratta di una cosa conforme alla tradizione gnoseologica europea, erede dell’antica
Grecia. La scoperta è infatti ciò che corrisponde al termine
greco di verità: alétheia. Léthe vuol dire dimenticanza,
l’alpha privativum la nega. Per la civiltà greca, il vero è ciò
che è scoperto. È un metodo che si è mostrato molto efficace attraverso i secoli per il progresso delle scienze naturali, ma anche nelle libere riflessioni razionali, e che anche
oggi è usato con profitto. I pedagoghi consigliarono quindi di limitare il metodo comunicativo nell’insegnamento e
di utilizzare piuttosto il metodo “operativo”, esperienziale.
Un monito simile lo leggiamo anche negli Esercizi ignaziani: “Infatti la persona che contempla… riflettendo e pensando da sola e trovando qualcosa che gliela faccia piú capire o sentire …, ricaverà piú soddisfazione e frutto spirituale
di quanto non ne ricaverebbe se chi dà gli esercizi avesse
molto spiegato e ampliato il significato della storia” (ESp 2).
Le parole “riflettendo e pensando” non devono però sedurci. In seguito, si parla dell’“uso delle facoltà”, cioè si esce
dall’intellettualismo puro verso l’esperienza viva e ciò che si
chiama conoscenza integrale, “meditata”. Meditare, in greco meletân, traduce l’ebraico haga, che originariamente significherebbe ruminare, ritornare a ciò che ci è stato co20
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municato, seguendo il consiglio di Paracelso, quasi gustando ogni boccone prima di inghiottirlo. Questa riflessione è
unificante e personale. Il valore di una verità dipende dal suo
significato per la propria vita concreta. In termini moderni
si direbbe: secondo la misura nella quale costruisce la propria identità. Gli autori spirituali dicevano: secondo la misura in cui segue la propria vocazione. Ciò che la contraddice o la indebolisce deve essere eliminato: quidquid inquietat est a diabolo, ciò che disturba viene dal diavolo.
Un autore spirituale orientale della fine del XIX secolo,
Teofane il Recluso, parla del “sentimento estetico spirituale”. Il cuore sente come tranquillizzante ciò che corrisponde all’immagine di Dio impressa nell’anima e, al contrario,
come inquietante ciò che attira l’uomo al mondo profano.
Questi sentimenti possono condurre alla vera conversione.
Da parte sua, Ignazio suppone che una tale esperienza debba prolungarsi proprio nelle meditazioni durante gli esercizi
spirituali. Se in quel tempo nell’anima non succede niente,
è da dubitare se si stia meditando davvero: “Chi dà gli esercizi spirituali, quando avverte che non sorgono nell’anima
dell’esercitante mozioni spirituali, quali consolazioni o desolazioni, né che sia agitato da vari spiriti, deve interrogarlo molto sugli esercizi…” (ESp 6).
Il tempo degli esercizi spirituali è quindi proficuo per sentire le ispirazioni interiori. Forse non ci rendiamo abbastanza conto dell’importanza di questa affermazione.
Viviamo in un mondo che cerca da tutte le parti di “indottrinarci”. Lo fa forse con buone intenzioni, ma in ogni caso riduce al silenzio noi stessi. Perciò, quando sentiamo
all’improvviso la nostra voce interiore, ne siamo sorpresi e
rimaniamo meravigliati della sua forza. Lo possiamo illustrare con un ricordo interessante, scritto dal capitano di una
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nave che aveva attraversato molti mari e salvato la sua vita
da molti pericoli. Quando ci pensava sopra, gli sembrava una
cosa strana. I grandi pericoli forse ci spaventano fortemente. Ma, una volta passati, si continua a navigare come prima.
Eppure – raccontava – si verificano certi momenti sorprendenti: stai sul ponticello della tua nave, il cielo è chiaro, il mare calmo, i marinai sonnolenti e tranquilli. E proprio
in quel momento, ad un tratto ti viene un pensiero che ti colpisce cosí fortemente da cambiarti. Scendi dal ponticello, la
gente ti parla come prima, ma tu non li capisci, sei diventato un altro a causa di quel pensiero che ti è venuto.
In questo modo dobbiamo afferrare anche noi i pensieri divini che lo Spirito ci ispira. Il tempo degli esercizi spirituali dovrebbe essere un momento tranquillo “sul ponticello”, una pausa privilegiata vissuta alla presenza di Dio.
Il carattere dialogale della conoscenza spirituale
Dal tempo del convegno di Monaco, la filosofia dei valori ha fatto progressi notevoli. Non è questo il luogo per occuparcene in particolare. Ma prendiamo in considerazione
solo una delle sue ultime affermazioni fondamentali: il valore
di una verità non può essere legato in modo definitivo all’interesse di una persona individuale. L’uomo è essenzialmente sociale e la perfezione cristiana consiste nella carità.
Bisogna quindi insistere sulla distinzione fra una conoscenza “oggettiva”, generalmente valida, sine ira et studio, e un
altro tipo di conoscenza, che risulta dalla relazione con le altre persone. Non si può paragonare un fiore semplicemente visto su un prato a quello regalato da una persona amata. Solo in questo secondo caso la conoscenza si può dire personale nel vero senso della parola, perché la persona è inseparabile dalle relazioni che intreccia con gli altri.
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Coniderazioni introduttive
Questo aspetto è messo molto in rilievo dagli assiologi
moderni, in una misura tale che talvolta disprezzano le verità astratte. Per Berdjaev, l’oggettivazione sarebbe la fatale conseguenza del peccato originale, la decadenza dalla
persona al dominio della sola natura. Ma un tale atteggiamento espone l’uomo al pericolo del soggettivismo e del relativismo morale. Come evitarlo?
Ce lo insegnano gli autori cristiani tradizionali. Anch’essi sono stati consapevoli che la conoscenza spirituale non
può restare una gnôsis psilé, una conoscenza sterile, ma deve essere fruttificata dalla carità. “Tutta la nostra civiltà,
che proviene dal rinascimento, questa civiltà senza religione vuole privare il cuore del suo posto centrale e dare questa centralità all’intelletto, alla scienza, alla conoscenza. In
questo senso diviene profetico – scrive B. Vy‰eslavcev –
per tutto l’intellettualismo recente ciò che disse Leonardo
da Vinci: «Un grande amore è figlio di una grande conoscenza». Noi, cristiani d’Oriente, possiamo affermare l’esatto contrario: «Una grande conoscenza è figlia di un grande
amore»”.1
Ma la carità vera ci trasferisce dal campo puramente
umano alla sfera divina. Con ciò si supera il relativismo e si
entra nell’assoluto divino. L’amore puramente umano potrebbe condurci persino ai crimini, commessi per attaccamento appassionato ad una persona vicina. In tal caso riusciamo a comprendere il detto di Dostoevskij secondo il quale, se non esistesse Cristo, sarebbe permesso tutto.
Trasportandolo nel nostro contesto di meditazione, possiamo condensarlo in una semplice constatazione: per trovare il valore personale e nello stesso tempo anche assoluto di una verità religiosa, bisogna sentirla e gustarla nella relazione intima con la persona di Cristo. La verità appare co23
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me una scoperta della propria riflessione, ma nello stesso
tempo si riceve come un dono rivelato da Dio, da CristoVerità. È in questo senso che nell’antichità cristiana san
Basilio voleva considerare tutta la realtà nelle sue Omelie
sull’Esamerone. Il mondo è stato creato con la parola di Dio
e beati sono coloro che nella creazione comprendono ciò che
il Creatore dice loro personalmente. La Sacra Scrittura serve per aiutarci in questa comprensione della realtà.
Questo aspetto di conoscenza corrisponde al termine
ebraico di verità: emes, la parola detta da uno di cui ci si può
fidare. In primo luogo questa persona è Dio stesso, secondariamente colui che è un suo mediatore umano, come la figura del padre spirituale. Pur apprezzando la ruminazione
dei testi scritturistici, i Padri della Chiesa ammonivano che
dietro la lettera dobbiamo sentire la presenza di Cristo che
parla. In una terminologia moderna potremmo dire: la verità è dialogale.
Il senso della presenza di Dio
I santi parlano spesso dell’obbligo di fare tutto “davanti agli occhi di Dio”. “Considera che vi è un grande spettatore in alto che guarda, di lassú, gli affari umani”, scrive san
Basilio. Egli insiste che non dobbiamo mai perdere questo
pensiero. Tanto piú esso deve essere vivo quando uno vuole dedicarsi alla preghiera. Il “colloquio dell’anima con Dio”
diventa subito un monologo, se si dimentica che ci rivolgiamo a Qualcuno che ci vede e ci sente.
Vivere alla presenza di Dio non è cosí facile come si
crede. Vi è infatti una difficoltà psicologica. Sembra che la
nostra attenzione si divida: pensare a Dio e pensare al lavoro
che dobbiamo fare. A questa obiezione risponde santa
Francesca di Chantal con una distinzione: “Secondo me, si
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tratta di due cose diverse: vivere alla presenza di Dio e mettersi alla presenza di Dio. Per mettersi alla presenza di Dio,
bisogna raccogliere l’attenzione da tutto il resto e concentrarsi sulla presenza di Dio. Ma, una volta che ci siamo
messi in questa presenza, vi resteremo…”
È proprio come nel rapporto con gli uomini. Prima dobbiamo renderci conto che qualcuno è arrivato. Questo esige la nostra attenzione. In seguito possiamo concentrarci su
ciò che ci diciamo. La coscienza della sua presenza non la
perderemo piú. In questo senso, sant’Ignazio pensa che sia
sufficiente all’inizio della preghiera un piccolo momento in
cui “mettersi nella presenza di Dio”.
È interessante anche considerare con quale immagine è
unita di solito la coscienza della presenza di Dio. Sappiamo
che Dio è spirito ed è presente dappertutto. Ma non possiamo immaginarcelo diversamente da una persona umana, o almeno sotto qualche simbolo. La rappresentazione cara a
Ignazio era quella che conosceva dalla vita del suo tempo: il
Signore sul trono in mezzo ai suoi santi.
Nella lettera al vescovo di Osma, che è come un piccolo
trattato sulla meditazione, santa Teresa d’Avila scrive: “Fate
un segno di croce e poi accusatevi davanti a Dio anche delle vostre minime mancanze dall’ultima confessione. Cercate
di distaccarvi da tutte le cose come se doveste, in quel momento, morire. Poi direte: «Vengo, Signore, alla tua scuola
per imparare qualche cosa e non per insegnare». Immaginatevi cogli occhi interiori ed esteriori Gesú Cristo crocifisso,
guardatelo, osservatelo in tutte le particolarità, con la pace
dell’anima e con amore”.
I cosiddetti metodi degli esicasti del Monte Athos, al contrario, esprimono la sfiducia verso una rappresentazione
esteriore di Dio. Essa – dicono – ci potrebbe allontanare dal
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vero senso della presenza divina. Se già dobbiamo immaginarci Dio, per sentirlo presente, è meglio pensare a come
Egli abita nel nostro cuore, sentire il luogo ove Egli dimora e identificarsi con lo Spirito Santo che chiama: “Abbà,
Padre!” (Gal 4,6).
Gli aiuti per questa devozione possono quindi essere diversi. Ma ciò che con essi vogliamo raggiungere è sempre la
stessa cosa: sentirci vicini a Dio che darà valore a tutto ciò
che occupa il nostro cuore. Trovatolo, abbiamo riscoperto
il valore della vita. Tale, infatti, deve essere il senso principale degli esercizi spirituali.
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I. CREDO IN UN SOLO DIO PADRE
1. Dio che parla
Il fondamento della cultura europea1
“Credo in un solo Dio”. Che cosa s’intende per “Dio”
con questa professione? Una questione che si discute spesso è: l’Europa ha un passato cristiano, riesce a conservarlo?2
E in che modo? Si dice abitualmente che la società europea
sia basata su tre pilastri fondamentali: sul modo di pensare
greco, sul diritto romano e sulla religione della Bibbia. Si crede anche che, attraverso i secoli, si sia arrivati ad una perfetta sintesi di queste tre componenti. Lo scopo delle università medievali era infatti quello di riunire tutte le scienze in una summa philosophico-theologica. Ma questo sforzo
vanitoso è finito in un certo fiasco. All’inizio del nuovo periodo, le summe sono state sostituite dalle enciclopedie e la
scienza universale si è divisa in numerose specializzazioni.
Non abbiamo sentito troppo tragicamente questa frammentazione dell’unità, finché tutto è accaduto nel cerchio
chiuso del pensiero europeo. Ma ora entrano sulla scena
mondiale popoli nuovi, con le loro tradizioni assai differenti
dalle nostre, con concezioni religiose che appaiono contrastanti. Questo ci spinge a riflettere non solo sulla situazione attuale, ma anche sul suo passato.
Il primo pilastro della nostra cultura è il pensiero greco. Per
i greci, che da un punto di vista psicologico erano di tipo visivo, la verità si scopre in primo luogo con gli occhi. Già nel
VI secolo prima di Cristo, Anassagora dichiarò che gli occhi
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