frontespizio Economia politica Anno accademico 2003-04 Gruppo E-I Lezioni del prof. Giorgio Rodano Economia - Introduzione (ottobre-dicembre 2003) Un problema: la povertà di massa L’economia come disciplina autonoma 1 Una disciplina giovane La popolazione Le città Capitalismo e proletariato Nasce nel Settecento • I Fisiocratici • Adam Smith (1776) Un’idea per risolverlo: il mercato come “mano invisibile” Una delle grandi domande di tutta la storia del pensiero economico: esiste la “mano invisibile”? Economia - Introduzione (ottobre-dicembre 2003) “ Economia politica” è un’espressione vecchia Oggi si preferiscono altre espressioni: • “scienza economica” • “teoria economica” • semplicemente “economia” (Economics – all’inglese) Qualunque termine usiamo, c’è bisogno di una definizione E non è una cosa facile 2 Economia - Introduzione (ottobre-dicembre 2003) Una definizione Proviamo con un elenco? Ecco degli argomenti sicuramente rilevanti: lavoro, imprese, produzione; consumatori, risparmiatori; acquisti, vendite, merci, prezzi; mercato, concorrenza, monopolio; disoccupazione, inflazione; spesa pubblica, tasse, debito pubblico, pensioni; moneta, euro, dollaro; azioni, borsa; recessione, espansione, sviluppo e sottosviluppo; multinazionali, globalizzazione; ecc. Sembra convincente però non va bene 3 Economia - Introduzione (ottobre-dicembre 2003) Perché l’elenco non va 4 Sono argomenti di cui non si occupa solo la scienza economica Se ne occupano anche: i sociologi; gli aziendalisti; i giuristi; i sindacati; i partiti politici; il governo; le istituzioni (locali, nazionali, internazionali); ecc. Tre domande: • Cosa hanno in comune gli argomenti dell’elenco? • Qual è il punto di vista da cui li guarda l’economista? • Qual è il metodo con cui li studia? Economia - Introduzione (ottobre-dicembre 2003) Una parola-chiave: scarsità 5 Definizione provvisoria: l’economia studia i problemi che hanno a che fare con la scarsità Cosa vuol dire “scarsità”? Una cosa è scarsa se si verificano due circostanze: 1) qualcuno la vuole (gli serve, la desidera, gli è utile); 2) non ce ne è abbastanza per tutti. SINTETIZZANDO: una cosa è scarsa – è un bene economico – quando non è disponibile in quantità sufficiente rispetto al fabbisogno; la scarsità è una proprietà relativa dei beni. Economia - Introduzione (ottobre-dicembre 2003) Implicazioni della scarsità 6 Le cose scarse suscitano immediatamente un interesse economico: • ha senso appropriarsene; • ha senso pagare per averle, ossia comprarle; • ha senso (ove possibile) produrle, e venderle. Le cose scarse diventano oggetto di attività economica Solo le cose scarse hanno un valore (un prezzo) Economia - Introduzione (ottobre-dicembre 2003) Risorse e Ricchezza Il possesso di una cosa scarsa consente diverse possibilità: • consumo (suo utilizzo per soddisfare un bisogno); • scambio (vendita per acquistare altro); • impiego come mezzo di produzione. Le cose scarse sono risorse Una risorsa è appunto ogni mezzo scarso impiegabile per scopi alternativi. L’insieme delle risorse di un soggetto costituisce la sua ricchezza. 7 Economia - Introduzione (ottobre-dicembre 2003) La definizione di Robbins L’economia studia i problemi che hanno a che fare con l’utilizzo di mezzi scarsi suscettibili di impieghi alternativi. Quali sono questi problemi? Sono tantissimi, ma rientrano tutti in due categorie principali: • I problemi di scelta • I problemi di coordinamento 8 Economia - Introduzione (ottobre-dicembre 2003) Punto di vista e metodo L’economia studia problemi di scelta e di coordinamento ponendo l’accento non sul caso specifico ma sulla dimensione generale dei problemi. Tre caratteristiche del metodo della teoria economica: • La rappresentazione con modelli • L’ipotesi di razionalità • L’ipotesi di equilibrio 9 Economia - Introduzione (ottobre-dicembre 2003) Che cosa è un modello? È una rappresentazione semplificata (e stilizzata) del “pezzo” di realtà che si vuole studiare. Un modello elimina tutti i particolari che vengono giudicati non importanti in modo da mettere a fuoco l’essenziale Ci sono tanti modi per fare un modello: • descrizione verbale (a parole) • descrizione con grafici • rappresentazione formale (matematica) 10 Economia - Introduzione (ottobre-dicembre 2003) La razionalità Un soggetto prende una decisione (economica) in modo razionale se: (a) prende in considerazione tutte le alternative possibili (e solo quelle); (b) formula una graduatoria completa e coerente delle alternative sulla base delle sue preferenze; (c) sceglie l’alternativa (tra quelle realizzabili) più alta in graduatoria. L’ipotesi di razionalità presenta alcuni aspetti problematici, ma è utile. 11 Economia - Introduzione (ottobre-dicembre 2003) Equilibrio 12 Un sistema economico è in equilibrio quando sono soddisfatte due condizioni: (a) ciascun soggetto economico non ha motivo di cambiare la propria scelta (cond. “soggettiva”); (b) le scelte dei vari soggetti coinvolti sono compatibili tra loro (cond. “oggettiva”); Come la razionalità, anche l’equilibrio non è una caratteristica della realtà, ma è una ipotesi che serve per costruire i modelli economici. L’ipotesi di razionalità è rilevante soprattutto per i problemi di scelta; quella di equilibrio per i problemi di coordinamento. Economia - Consumatore (ottobre-dicembre 2003) Il problema del consumatore 13 Applichiamo quel che abbiamo imparato a un particolare (ma importante) problema di scelta. Costruiamo Il modello della “scelta del consumatore” Situazione semplificata (modello!): una somma di denaro data (200 euro) va spesa (tutta) nell’acquisto di due beni, libri (1) e dischi (2) i cui prezzi sono dati (rispettivamente 10 e 20 euro). Come viene distribuita la somma? Notare quante semplificazioni sono state fatte: denaro e prezzi sono dati; la somma va spesa tutta; solo due beni. Hanno lo scopo di semplificare il modello mettendo a fuoco il problema: Come viene effettuata la scelta? Economia - Consumatore (ottobre-dicembre 2003) Le possibilità di scelta 14 Per risolvere il problema applichiamo l’ipotesi di razionalità PRIMO PASSO: dobbiamo definire L’insieme delle alternative possibili Come può essere spesa la somma di denaro? 1. Comprando solo libri: indichiamo il numero di libri col simbolo y1 ; otteniamo y1 = 200/10 = 20 2. Comprando solo dischi: indichiamo il numero di dischi col simbolo y2 ; otteniamo y2 = 200/20 = 10 3. Comprando un po’ di libri e un po’ di dischi. I casi 1 (y1 = 20 e y2 = 0) e 2 (y1 = 0 e y2 = 10) rappresentano le situazioni limite. Come possiamo rappresentare i casi intermedi? Economia - Consumatore (ottobre-dicembre 2003) Il vincolo di bilancio 15 Calcolare un singolo caso intermedio è facile: 1) si fissa la quantità di un bene (non superiore a quella massima); 2) si calcola la spesa corrispondente; 3) si ottiene la spesa per l’altro bene per differenza; 4) se ne calcola la quantità. ESEMPIO: quanti dischi si possono acquistare se si com- prano 6 libri? Il costo di 6 libri è 10 6 = 60; restano disponibili 140 euro, con cui si possono comprare 140/20 = 7 dischi; la risposta è perciò y1 = 6 e y2 = 7. C’è una formula generale per calcolare tutti i casi? Sì. È questa: 10 y1 + 20 y2 = 200 OVVERO: la spesa per i libri più quella per i dischi non può superare la somma disponibile per la spesa Economia - Consumatore (ottobre-dicembre 2003) Il vincolo di bilancio (segue) 16 La formula che abbiamo scritto ha due addendi al primo membro: prezzo dei libri (dato) per quantità di libri acquistata (variabile) più prezzo dei dischi (dato) per quantità di dischi acquistata (variabile). Il totale dà appunto la Spesa. Al secondo membro abbiamo la somma disponibile (data). D’ora in poi la chiameremo Reddito (per fare prima). Il significato della formula è perciò: Spesa = Reddito Dove ciascuna componente della spesa è data dalla quantità acquistata moltiplicata per il suo prezzo Per questo la formula viene chiamata Vincolo di bilancio Economia - Consumatore (ottobre-dicembre 2003) Il vincolo di bilancio (segue ancora) 17 La formula del vincolo di bilancio può essere letta come un’equazione con due variabili, ossia le due quantità y1 e y2. Se si fissa il valore di una variabile (per esempio y1), la formula permette di trovare il valore dell’altra (ossia y2). Diventa una normale equazione con una incognita (appunto y2) che può essere facilmente risolta con i metodi imparati a scuola. Controllare che la soluzione è 1 y2 = 10 y1 2 Applicando questa formula si ottiene subito il valore di y2 che può essere acquistato per ogni dato valore di y1 rispettando il vincolo di bilancio (per es. quando y1 = 8, la formula dà y2 = 6) Economia - Consumatore (ottobre-dicembre 2003) Il vincolo di bilancio (una formulazione più generale) 18 Nelle formule del vincolo di bilancio compaiono due variabili, le quantità dei beni y1 e y2, e tre dati, i due prezzi e il reddito. Tutto quel che abbiamo detto finora può essere ripetuto anche quando i tre dati sono diversi (cambiano i risultati numerici ma non il modo con cui vengono ottenuti). Riscriviamo le formule in termini generali usiamo i simboli p1 e p2 per i prezzi e il simbolo M per il reddito Formula implicita Formula esplicita p1 y1 + p2 y2 = M M p1 y2 = y1 p2 p2 Economia - Consumatore (ottobre-dicembre 2003) La retta del bilancio 19 Sappiamo che per rappresentare i modelli si possono usare anche i grafici. Facciamo il grafico del vincolo di bilancio con i numeri dell’esempio precedente: Ogni “pallino” verde rappresenta un PANIERE y2 PANIERI: A 10 A = (6 ; 10) B = (11 ; 3) C = (6 ; 7) C 7 20 B 3 0 6 11 y1 I panieri che si ricavano dalla formula si allineano sulla retta. Economia - Matematica (ottobre-dicembre 2003) Un po’ di matematica: L’equazione della retta 20 La formula del vincolo di bilancio, y2 = M / p2 p1 / p2 y1 , è del tipo: y = a + b x Equazione di una retta: • a termine noto a’ > a • b coefficiente angolare y b’ < 0 b’ > b b a 0 x a misura l’intercetta: un valore più grande sposta la retta in alto (parallela) b misura l’inclinazione: un valore più grande ruota la retta verso l’alto (più ripida); se b < 0, la retta è decrescente Economia - Matematica Ancora matematica: (ottobre-dicembre 2003) Variazioni 21 Consideriamo una retta qualunque; per esempio y = 3 + 2 x Se x = 4 y = 11 Se x = 5 y = 13 Se x = 6 y = 15 di x (Dx): la differenza tra il valore finale e quello iniziale di x. Se x passa da 5 a 6 Dx = 1; se x passa da 5 a 4 Dx = 1; se x passa da 4 a 6 Dx = 2. VARIAZIONE di y (Dy): la differenza tra il valore finale e quello iniziale di y in corrispondenza di ogni data variazione di x. Nei tre casi precedenti: quando Dx = 1 Dy = 2; quando Dx = 1 Dy = 2; quando Dx = 2 Dy = 4. È facile verificare che: • quando Dx = 1, qualunque sia il valore iniziale di x, si ha sempre Dy = 2 (che è il valore del coefficiente angolare b); • qualunque sia il valore di Dx (e qualunque sia il valore iniziale di x), si ottiene sempre Dy = 2Dx (ovvero Dy = bDx). VARIAZIONE Il coefficiente angolare b è sempre uguale al rapporto Dy/Dx Economia - Consumatore (ottobre-dicembre 2003) 22 La retta del bilancio (dalla formula al grafico) La formula esplicita del vincolo di bilancio è una retta. Anche quella implicita p1 y1 + p2 y2 = M è la stessa retta. La forma implicita è comoda per costruire il grafico: (1) si pone y2 = 0 e si trova subito y1 = M/p1 (è il “paniere” in cui la retta incontra l’asse orizzontale); (2) si pone y1 = 0 e si trova subito y2 = M/p2 (è il “paniere” in cui la retta incontra l’asse verticale); (3) si traccia la retta unendo i due punti. y2 M/p2 M/p1 (p1/p2) 0 Notare il valore del coefficiente angolare y1 Economia - Consumatore (ottobre-dicembre 2003) y2 “Statica comparata”: Aumento di p1 23 M/p2 M/p1n M/p1v (p1v/p2) 0 y1 Che succede alla retta del bilancio se aumenta p1? Il paniere M/p1 si sposta a sinistra e la retta ruota verso il basso. Economia - Consumatore (ottobre-dicembre 2003) y2 “Statica comparata”: Diminuzione di p1 M/p1n M/p2 M/p1v (p1v/p2) 0 y1 Che succede alla retta del bilancio se diminuisce p1? Il paniere M/p1 si sposta a destra e la retta ruota verso l’alto. 24 Economia - Consumatore (ottobre-dicembre 2003) “Statica comparata”: Aumento di p2 25 Notare che p1/p2 diminuisce (perché aumenta il denominatore y2 M/p2v (p1/pn2) n M/p2 M/p1 0 y1 Che succede alla retta del bilancio se aumenta p2? Il paniere M/p2 si sposta in basso e la retta ruota verso il basso. Economia - Consumatore (ottobre-dicembre 2003) n “Statica comparata”: Aumento di M 26 y2 M /p2 v v M /p2 M /p1 n M /p1 (p1/p2) 0 y1 Che succede alla retta del bilancio se aumenta M? I panieri M/p1 e M/p2 aumentano entrambi; la retta si sposta in alto. È parallela a quella vecchia perché p1/p2 non cambia. Economia - Matematica (ottobre-dicembre 2003) matematica Variazioni percentuali 27 Abbiamo visto (cfr. lucido 21) cosa è una variazione (Dx): è la differenza tra il livello finale di una variabile, che indichiamo con xn (“n” sta per “nuovo”), e il suo livello iniziale, che indichiamo con xv (“v” sta per “vecchio”). Perciò: Dx = xn xv La variazione percentuale, invece, è la variazione divisa per il livello di partenza (di solito il risultato viene moltiplicato per 100) PRIMO ESEMPIO: SECONDO ESEMPIO: Sia pv = 20 e pn = 22. • La variazione è Dp = 2. • La variazione percentuale è Dp/pv = 2/20 = 0,1 = 10%. Sia pv = 40 e pn = 42. • La variazione è Dp = 2. • La variazione percentuale è Dp/pv = 2/40 = 0,05 = 5%. Economia - Consumatore (ottobre-dicembre 2003) 28 bilancio, prezzi e reddito Che succede alla retta del bilancio se aumentano sia p1 che p2 nella stessa proporzione? Ancora su y2 M/p2 M/pp2 M/pp1 Indichiamo i nuovi prezzi come pp1 e pp2 dove p è un numero maggiore di uno (p > 1) La retta del bilancio si sposta in basso, perché sia il paniere M/pp1 che il paniere M/pp2 contengono meno beni (con prezzi più alti si possono comprare meno beni) M/p1 0 La nuova retta è parallela, perché pp1/pp2 = p1/p2 y1 (p1/p2) L’ aumento dei prezzi equivale a una diminuzione del reddito Economia - Consumatore (ottobre-dicembre 2003) Prezzi relativi Il rapporto p1/p2 si chiama prezzo relativo Il prezzo relativo misura quante unità del bene il cui prezzo è al denominatore (p2) possono essere ottenute in cambio di una unità del bene il cui prezzo è al numeratore (p1). Misura quanto vale un bene non in euro ma nei termini dell’altro. ESEMPIO: se p1 = 10 e p2 = 20, allora il prezzo relativo p1/p2 = 1/2 = 0,5. Cedendo una unità del primo bene se ne può ottenere mezza del secondo, ovvero il primo bene vale metà del secondo (alternativamente, p2/p1 = 2, ovvero - è ovvio - il secondo bene vale il doppio del primo). 29 Economia - Consumatore (ottobre-dicembre 2003) Retta del bilancio e prezzi relativi Ricordando la formula (esplicita) della retta del bilancio, si vede che la sua inclinazione (in valore assoluto) è misurata proprio dal prezzo relativo p1/p2 . 30 M p1 y2 = y1 p2 p2 Ogni volta che ci si muove verso destra lungo la retta si ottiene un po’ di più del primo bene rinunciando a un po’ del secondo. Il prezzo relativo p1/p2 misura proprio la quantità di y2 cui si rinuncia ogni volta che y1 aumenta di uno. Più inclinata è la retta, maggiore è la quantità di y2 cui si rinuncia. Dy1 = +1 Dy2 = (p1/p2) Il prezzo relativo è una misura della scarsità dei due beni Economia - Consumatore (ottobre-dicembre 2003) Retta del bilancio e reddito reale 31 Ricordiamo che, nel vincolo di bilancio, M rappresenta la somma (data) disponibile per acquistare i beni. L’abbiamo chiamata Reddito. Abbiamo visto (lucido 25) che un aumento di M sposta in alto la retta del bilancio; il che rende acquistabili panieri che prima erano troppo costosi (viceversa una diminuzione di M). DM > 0 maggiori possibilità di scelta: il consumatore diventa più ricco. Abbiamo visto anche (lucido 28) che un aumento in proporzione dei prezzi equivale a una diminuzione di M (sposta in basso la retta del bilancio). Questo aumento dei prezzi provoca una diminuzione del reddito reale Economia - Consumatore (ottobre-dicembre 2003) Reddito reale e prezzi 32 Il REDDITO REALE aumenta ogni volta che la retta del bilancio si sposta verso l’alto, rendendo possibile la scelta di panieri prima troppo cari. La crescita del reddito reale può essere provocata da un aumento della somma M (il reddito “nominale”), oppure dalla diminuzione di un prezzo o di entrambi. Il REDDITO REALE diminuisce ogni volta che la retta del bilancio si sposta verso il basso, riducendo il numero dei panieri disponibili per la scelta. La diminuzione del reddito reale può derivare da una riduzione della somma M (il reddito “nominale”), oppure dall’aumento di un prezzo o di entrambi. Indichiamo il reddito reale col simbolo Y. Avremo: DM > 0 DY > 0; Dp1 > 0 DY < 0; Dp2 > 0 DY < 0; ecc. Economia - Consumatore Reddito reale e prezzi (ottobre-dicembre 2003) ESERCIZIO: Cosa succede al reddito reale quando aumentano sia il reddito M che i due prezzi p1 e p2 nella stessa proporzione? Ricordiamo la formula: M p1 y2 = y1 p2 p2 (un caso interessante) 33 Per rispondere basta vedere cosa succede alla retta del bilancio. Moltiplichiamo M, p1 e p2 per lo stesso numero p > 1. Cosa succede? Niente! Il numero p “sparisce” e la formula rimane quella di prima. RISPOSTA: Quando il reddito (nominale) aumenta come i prezzi la retta del bilancio non si sposta. Perciò il reddito reale non cambia. Economia - Consumatore (ottobre-dicembre 2003) Ormai sappiamo tutto sull’insieme delle possibilità di scelta e sulle grandezze da cui dipende. Introduzione alle preferenze 34 Il consumatore può scegliere tra i “panieri” sulla retta del bilancio (o anche - perché no? - quelli sotto la retta). Tra questi panieri, per l’ipotesi di razionalità (vedi lucido 11), il consumatore sceglierà quello preferito. QUATTRO IPOTESI Come si costruisce la graduatoria dei panieri? • Completezza • Coerenza • Non sazietà • Sostituibilità Economia - Consumatore (ottobre-dicembre 2003) Le quattro ipotesi 35 1. COMPLETEZZA: Dati due panieri qualsiasi, il consumatore è sempre in grado di metterli in graduatoria; può anche metterli sullo stesso gradino. In quest’ultimo caso si dice che è indifferente tra i panieri. 2. COERENZA: Dati tre panieri qualsiasi A, B e C, se il consumatore preferisce A a B e preferisce B a C, allora deve anche preferire A a C. Lo stesso vale per i panieri indifferenti. 3. NON SAZIETÀ: Se l’alternativa è tra due panieri che contengono la stessa quantità di un bene e quantità diverse dell’altro, la preferenza va al paniere che contiene più di quest’altro bene. 4. SOSTITUIBILITÀ: Il consumatore è disposto a rinunciare a un po’ di un bene in cambio dell’altro, ma questa sostituibilità è imperfetta. Economia - Consumatore (ottobre-dicembre 2003) Per costruire la graduatoria conviene partire da un paniere qualsiasi, per esempio A = (7 ; 5) I panieri in alto a destra (come B) sono preferiti (ipotesi 3). Quelli in basso a sinistra (come C) sono inferiori (sempre ip. 3) 36 Curve di indifferenza y2 A 3 B A 1 A 5 A2 C A 4 y1 7 Possiamo trovare panieri indifferenti ad A solo in basso a destra o in alto a sinistra (ip. 3). Poniamo che A1, A2, A3 e A4 siano indifferenti ad A. Sono anche indifferenti tra loro (ip. 2). La curva che unisce questi panieri si chiama CURVA DI INDIFFERENZA 0 Economia - Consumatore (ottobre-dicembre 2003) Caratteristiche delle curve di indifferenza 37 Una curva di indifferenza identifica tutti i “panieri” che stanno allo stesso livello nella scala delle preferenze del consumatore. Più in alto sono le curve più i panieri sono preferiti. • Per ogni punto del grafico passa una sola curva di indifferenza (lo garantiscono le ipotesi 1 e 2); y2 C A • Le curve di indifferenza; sono decrescenti (ip. 3) • Le curve di indifferenza diventano sempre più piatte (ipotesi 4); B A1 0 • Le curve di indifferenza non si incontrano (ipotesi 2). y1 Economia - Consumatore (ottobre-dicembre 2003) Per l’ipotesi di razionalità il consumatore sceglie il paniere preferito tra quelli che può permettersi di acquistare. La scelta del paniere preferito I panieri preferiti si trovano sulle curve di indifferenza più alte (più si sale, più sono preferiti). Perciò il consumatore sceglierà il paniere I panieri acquistabili sono identificati dalla retta del bilancio. 38 della retta del bilancio che si trova sulla curva di indifferenza più alta. Economia - Consumatore (ottobre-dicembre 2003) Il grafico della scelta 39 RICAPITOLANDO. Per l’ipotesi di razionalità, si sceglie il paniere sulla retta del bilancio che si trova sulla curva di indifferenza più alta. Consideriamo i tre panieri A, B e C. Dei tre, A è il preferito, ma sta sopra la retta del M/p2 bilancio e perciò non può y 2 essere acquistato. B sta A sulla retta (e perciò può essere acquistato), ma B sulla retta ci sono panieri migliori. Tra questi, C è y* C 2 quello che si trova sulla curva più alta (è la curva M/p1 tangente alla retta). Perciò la scelta cade su C, ossia sul paniere ( y*1 ; y*2 ). 0 y* y 1 1 Economia - Consumatore (ottobre-dicembre 2003) 40 la “soluzione d’angolo” Un caso particolare: Di solito la scelta del consumatore è identificata dal punto di tangenza tra retta del bilancio e curva di indifferenza. Ma non sempre. y2 Nella figura, la tangenza sarebbe nel punto B, in cui y2 < 0. Un consumo negativo A B è impossibile. Il paniere preferito sulla y1 0 retta del bilancio è A, in cui y2 = 0. Una corner solution Economia - Matematica (ottobre-dicembre 2003) Un altro po’ di matematica: l’inclinazione di una curva 41 L’inclinazione di una retta è misurata dal coefficiente angolare Come si misura l’inclinazione di una curva? y a A B b 0 x Essa varia da punto a punto. In ogni punto è misurata dal coefficiente angolare della retta tangente. E ha lo stesso significato: il rapporto tra la variazione di y e quella di x, ossia Dy/Dx. Ma solo se Dx è “piccola”. Economia - Consumatore (ottobre-dicembre 2003) Il saggio marginale di sostituzione 42 Sappiamo che, all’aumentare di y1 (e perciò al diminuire di y2), la curva di indifferenza diventa sempre più “piatta”. La sua inclinazione (che dunque diminuisce sempre) è misurata, in ogni punto, dal coefficiente angolare della retta tangente in quel punto. Essa è data dal rapporto (in valore assoluto) tra la variazione di y2 e la variazione di y1 e viene chiamata: saggio marginale di y2 sostituzione (SMS). A SMSA Abbiamo perciò SMS = Dy2/Dy1 B SMSB 0 y1 Economia - Consumatore (ottobre-dicembre 2003) Il significato del SMS 43 Il saggio marginale di sostituzione misura quante unità del bene 2 è disposto a cedere il consumatore in cambio di una unità del bene 1 restando indifferente tra prima e dopo. Misura quanto vale, per il consumatore, un bene rispetto all’altro. SMS misura l’equivalenza soggettiva tra i beni ANALOGIE E DIFFERENZE COL PREZZO RELATIVO: 1. p1/p2 misura l’equivalenza tra i beni per il mercato; SMS misura l’equivalenza per il consumatore; 2. p1/p2 è costante (è l’inclinazione di una retta); SMS è variabile (è l’inclinazione di una curva). Economia - Consumatore (ottobre-dicembre 2003) L’equilibrio del consumatore 44 Quando il consumatore sceglie il paniere preferito (E nella figura) è in equilibrio (infatti non ha motivo di cambiare scelta). In equilibrio l’inclinazione y2 della curva di indifferenza è uguale a quella della retta del bilancio: A SMS = p1/p2 L’uguaglianza, in equilibrio, E tra saggio marginale di sostituzione e prezzo relativo ha un importante significato economico: perché da A (dove SMS > p1/p2) conviene 0 y1 passare a E? Perché in A y1 è valutato più di quanto costa sul mercato (il contrario per y2). Economia - Consumatore (ottobre-dicembre 2003) Una questione di “segni” 45 Abbiamo visto che l’equilibrio del consumatore è identificato dalla condizione che l’inclinazione della curva di indifferenza sia uguale a quella della retta del bilancio. Abbiamo espresso tale condizione scrivendo: SMS = p1/p2 ATTENZIONE: in realtà, le inclinazioni della curva e della retta sono entrambe negative. Perciò, a rigore, dovremmo scrivere: (Dy1/Dy2) = (p1/p2) dove la variazione al primo membro (negativa) è calcolata lungo la curva di indifferenza. Scrivendo SMS = p1/p2 abbiamo cambiato di “segno” sia il primo che il secondo membro. Ricordare che, come risulta dal lucido 42, SMS è una grandezza positiva. Economia - Consumatore (ottobre-dicembre 2003) Calcolare la soluzione 46 Proviamo a calcolare la scelta del consumatore nel caso descritto nel lucido 14. Conosciamo i due prezzi e il reddito: p1 = 10, p2 = 20, M = 200; possiamo perciò scrivere l’equazione del vincolo di bilancio, che è 10y1 + 20y2 = 200. Cos’altro ci serve? Dato che la scelta è identificata anche dalla condizione SMS = p1/p2, ci serve una espressione per SMS. Poniamo che tale espressione sia SMS = y2/y1 (notare che, nella formula, SMS è variabile e diminuisce all’aumentare di y1). Sostituendo l’espressione di SMS nell’uguaglianza SMS = p1/p2 si trova y2/y1 = 1/2 e, da questa uguaglianza, y1 = 2 y2; sostituendo nel vincolo di bilancio (e risolvendo l’equazione risultante) si trova prima y2 = 5 e poi y1 = 10. Economia - Consumatore (ottobre-dicembre 2003) Il grafico corrispondente 47 Si disegna la retta del bilancio usando l’equazione del vincolo per identificare i due punti di incontro con gli assi: y1 = 20 e y2 = 10. Il calcolo effettuto nel lucido 46 ci y2 garantisce che la curva di indifferenza 10 più alta (e tangente) passa proprio nel punto S = (10 ; 5). S 5 0 10 20 y1 Economia - Consumatore Utilità (ottobre-dicembre 2003) 48 La posizione di una curva di indifferenza può essere considerata come un indicatore del benessere del consumatore: più in alto sulla “mappa” delle curve si trova il paniere, maggiore è la sua utilità (U). Come si misura l’utilità? Non y2 esiste una misura oggettiva, ma la cosa non è molto grave: va bene qualsiasi misura che attribuisce lo stesso valore di B utilità ai panieri sulla stessa C curva di indifferenza e valori via via maggiori ai panieri sulle A curve di indifferenza più alte. U(A) = U(C); U(B) > U(A) 0 y1 Economia - Matematica (ottobre-dicembre 2003) Ancora matematica: Funzioni 49 FUNZIONE: ogni regola matematica che permette di calcolare il valore di una variabile (dipendente) partendo dal valore di una o più variabili (indipendenti). UNA VARIABILE INDIPENDENTE: y = f(x) (si legge y è funzione di x); per ogni dato valore di x (a piacere), la f(), che rappresenta una formula, consente di calcolare il corrispondente valore di y. Esempio. La funzione y = 3x2; x = 5 y = 75; x = 2 y = 12. DUE VARIABILI INDIPENDENTI: y = f(x1,x2) (si legge y è funzione di x1 e x2) per ogni dato valore di x1 e x2 (a piacere), la f(, ), che rappresenta una formula, consente di calcolare il corrispondente valore di y. Esempio. La funzione y = 3x1x2; x1 = 5, x2 = 4 y = 60. Economia - Consumatore (ottobre-dicembre 2003) Utilità marginali 1) L’utilità è una funzione dei panieri, ossia delle quantità dei due beni U = U(y1, y2) 3) Utilità marginale (simbolo Um) è l’aumento di utilità che si verifica quando la quantità di un bene nel paniere aumenta di uno, a parità della quantità dell’altro (vi sono due utilità marginali) 50 2) L’aumento di y1 (a parità di y2) fa aumentare l’utilità (per l’ipotesi di non sazietà); lo stesso se aumenta y2 a parità di y1 Dy1 > 0 DU > 0 Dy2 > 0 DU > 0 Dy1 = +1 DU = Um1 Dy2 = +1 DU = Um2 Utilità marginali e saggio marginale di sostituzione Economia - Consumatore (ottobre-dicembre 2003) Spostiamoci da un punto della curva a un punto “vicino”, aumentando il primo bene di Dy1 > 0 e riducendo il secondo di Dy2 < 0 Per definizione, lungo una curva di indifferenza l’utilità è costante Dy1 DU = Um1 Dy1 > 0 Dy2 DU = Um2 Dy2 < 0 Le due variazioni di utilità si compensano esattamente 51 Um1Dy1 = Um2Dy2 Dy2/ Dy1 = SMS = Um1/ Um2) Il saggio marginale di sostituzione è uguale al rapporto tra le due utilità marginali Economia - Consumatore (ottobre-dicembre 2003) Equilibrio del consumatore e utilità marginali 52 In equilibrio (escluse le “soluzioni d’angolo”) la curva di indifferenza è tangente alla retta del bilancio. Le loro inclinazioni sono uguali. Ovvero, in equilibrio, il saggio marginale di sostituzione (inclinazione della curva di indifferenza) è uguale al prezzo relativo (inclinazione della retta del bilancio): SMS = p1/p2 Relazione tra SMS e utilità marginali: SMS = Um1/ Um2). Perciò: Um1/ Um2 = p1/p2 Uguaglianza delle utilità marginali ponderate Um1/ p1= Um2/p2 Economia - consumatore (dotazioni iniziali) (ottobre-dicembre 2003) Dotazioni iniziali 53 Modifichiamo il modello: adesso il consumatore non dispone della somma di denaro M ma del paniere di beni E = (e1 ; e2). Se il consumatore vuole consumare una quantità y1 > e1, deve vendere un po’ della sua dotazione e2 (e viceversa). Il vincolo di bilancio diventa allora: p1 y1 + p2 y2 = p1e1 + p2e2 Il significato di questa versione del vincolo è molto simile al precedente: se il consumatore vendesse tutta la sua dotazione iniziale di beni E convertendola in denaro M, si tornerebbe esattamente al problema di prima (nella formula, dopo il segno di uguale, comparirebbe appunto M); però non ha bisogno di vendere tutto, visto che vuole consumare. Economia - consumatore (dotazioni iniziali) (ottobre-dicembre 2003) Versioni alternative del vincolo di bilancio 54 Il vincolo di bilancio p1 y1 + p2 y2 = p1e1 + p2e2 può essere scritto in altri due modi (equivalenti): 1) Portando tutto al primo membro si ottiene: p1(y1 e1) + p2(y2 e2) = 0 SIGNIFICATO: se y1 > e1 (si vuole consumare più della prima dotazione) allora deve aversi y2 < e2 (si deve consumare meno della seconda dotazione); 2) Si può scrivere anche: p1(y1 e1) = p2(e2 y2) SIGNIFICATO: i soldi ricavati dalla vendita del secondo bene bastano esattamente ad acquistare il primo bene (questo vale anche se si compra il secondo bene e si vende il primo). Economia - consumatore (arricchimenti) (ottobre-dicembre 2003) Retta del bilancio e dotazioni iniziali 55 Il grafico della retta del bilancio è molto simile a quello del modello con M. Potremmo costruirlo col solito procedimento (vedi lucido 22) calcolando prima il valore di M che si ottiene vendendo tutto il paniere E. Ma è più istruttivo procedere in un altro modo. L’idea è che la retta del bilancio passa per forza nel punto E, quali che siano i prezzi. Questo perché il consumatore, se vuole, ha sempre la possibilità di scegliere di consumare quel paniere (visto che lo possiede già). L’algebra conferma quanto appena detto: se si mette y1 = e1 e y2 = e2 nel vincolo di bilancio, si ottiene una identità, ossia un’eguaglianza che è vera per qualsiasi valore di p1 e p2 (il primo membro diventa identico al secondo membro). Economia - consumatore (dotazioni iniziali) (ottobre-dicembre 2003) Il grafico 56 Sappiamo già che la retta passa nel punto E = (e1 ; e2). Poniamo che sia E = (6 ; 8). Poniamo anche che sia p1 = 10 e p2 = 15. Ci serve un altro punto (oppure un modo per y2 calcolare l’inclinazio12 ne). Per trovare un altro punto basta mettere nell’equazione del E vincolo y1 = 0 e trovare 8 il corrispondente valore di y2 (controllare che si 6 trova y2 = 12). Ora si y1 può tracciare la retta. 0 Economia - consumatore (dotazioni iniziali) (ottobre-dicembre 2003) La scelta (grafico) 57 Inizialmente il consumatore si trova in E, il punto della sua dotazione (o endowment). In E la curva di indifferenza non è tangente (ci sono panieri migliori). La scelta ottima è il paniere S. Esso viene ottenuto vendendo la quantità s2 = e2 y2*, y2 in modo da acquistare col ricavato la quantità d1 = y1* e1. E e2 Nel mercato del primo bene il soggetto S domanda la quantità d1; y2* in quello del secondo bene offre la quantità s1. * 0 e1 y1 y1 Economia - consumatore (dotazioni iniziali) (ottobre-dicembre 2003) La scelta (calcolo) 58 Il paniere scelto è identificato (come sempre) dalla curva di indifferenza più alta; quando è tangente (come assumeremo) vale la solita condizione SMS = p1/p2. Consideriamo i numeri del lucido 56 (e1 = 6, e2 = 8, p1 = 10 e p2 = 15). Con questi dati il vincolo di bilancio diventa 2y1 + 3y2 = 36 (controllare il calcolo). Supponiamo infine che SMS = 2y2/y1. Dalla condizione SMS = p1/p2 si può calcolare facilmente che y1 = 3y2 (controllare). Sostituendo questo risultato nel vincolo di bilancio si trova y2 = 4 e poi y1 = 12 (controllare). Il consumatore non dispone di soldi ma di beni. Perciò vende (offre) 4 unità del secondo bene (ne ha 8 e ne vuole consumare 4) ottenendo 415 = 60 con cui può acquistare (domandare) le 6 unità del primo bene (610 = 60) che vuole consumare in più rispetto alle 6 che ha già. Economia - consumatore (Lavoro e tempo libero) (ottobre-dicembre 2003) Quanto lavorare? 59 Finora abbiamo assunto che le risorse del consumatore siano date. Due casi: (a) denaro M ; (b) paniere di dotazioni E. Studiamo un caso in cui può aumentarle vendendo (offrendo) lavoro. Indichiamo la quantità offerta di lavoro col simbolo x e il prezzo di una unità di lavoro (il salario) col simbolo w. Dato che ci interessa questo aspetto della scelta, semplifichiamo il lato degli acquisti: il soggetto può comprare solo un bene, y, il cui prezzo (dato) è p. Come si scrive il vincolo di bilancio? Evidentemente così: py = M + wx Al primo membro c’è la spesa; al secondo le risorse. Economia - consumatore (Lavoro e tempo libero) (ottobre-dicembre 2003) Cosa vende il lavoratore? 60 Vende una parte della sua disponibilità di tempo. Indichiamo con T la sua dotazione (data) di tempo e con L la quantità di tempo che non viene venduta. Il simbolo L sta per tempo libero . Possiamo interpretare la quantità L come il consumo di tempo libero da parte del soggetto. Avremo perciò: L=Tx Il consumo di tempo libero (leisure) è la differenza tra il tempo disponibile e il tempo venduto come lavoro. Quanto costa una unità di tempo? Costa w . Perché? Appunto perché w è quel che si incassa vendendola. Economia - consumatore (Lavoro e tempo libero) (ottobre-dicembre 2003) Dotazioni di consumo e di tempo 61 Dal vincolo di tempo L = T x possiamo ricavare x = T L (ossia, il lavoro offerto è la differenza tra tempo disponibile e tempo libero) Sostituendo nel vincolo di bilancio del lucido 59, otteniamo py = M + wT wL Quante unità del bene si possono comprare con la somma M? Indichiamole col simbolo ey (sono la “dotazione” di consumo cui si ha diritto se si decide di non lavorare): abbiamo ey = M/p; e perciò anche M = pey Possiamo anche scrivere T = eL (T come “dotazione” di tempo). Economia - consumatore (Lavoro e tempo libero) (ottobre-dicembre 2003) Riscriviamo il vincolo di bilancio 62 Utilizziamo le due espressioni che abbiamo trovato per M e per T nella formula del vincolo di bilancio, e riordiniamo: wL + py = weL + pey Questa nuova versione del vincolo di bilancio somiglia moltissimo a quella del lucido 53, e ha lo stesso significato. La scelta è tra due beni, “tempo libero” (L) e “consumo” (y). Di ciascuno si ha una dotazione iniziale: eL per il tempo ed ey per il consumo. Come nel modello con dotazioni iniziali, se si vuole consumare y > ey si deve “consumare” L < eL, ossia vendere lavoro. Però qui non vale il viceversa: è impossibile L > eL (perché?). Economia - consumatore (Lavoro e tempo libero) (ottobre-dicembre 2003) y ey 0 Il grafico di consumo e tempo libero 63 Anche il grafico del vincolo di bilancio di questo modello è molto simile a quello delle dotazioni iniziali. Tempo libero L (primo bene del vincolo) sull’ascissa; consumo y (secondo bene) sull’ordinata. Principale differenza: a destra di E non si E può andare (ecco perché la linea è tratteggiata). eL L Economia - consumatore (Lavoro e tempo libero) (ottobre-dicembre 2003) L’alternativa tra più consumo e più tempo libero 64 Il vincolo di bilancio del lucido precedente ci dice che se si vuole consumare di più si deve rinunciare a un po’ di tempo libero. Assumiamo che tempo libero e consumo siano sostituti imperfetti. Il consumatore è disposto a cedere un po’ di tempo libero per accrescere il suo consumo, ma vuole un compenso in consumo sempre più grande man mano che la sua disponibilità di tempo libero si riduce. In questo caso le curve di indifferenza, con L in ascissa e y in ordinata, avranno il solito andamento. (1) I panieri in alto e a destra saranno preferiti. (2) Le curve saranno decrescenti e convesse; spostandoci verso sinistra (verso destra oltre E non si può), il SMS tra y e L diventa sempre più grande. Economia - consumatore (Lavoro e tempo libero) (ottobre-dicembre 2003) La scelta tra lavoro e tempo libero 65 Come sempre, la scelta è identificata dalla curva di indifferenza più alta: è il punto S del grafico, con un consumo L* di tempo e y* di beni. Il consumatore finanzia il suo maggior y consumo vendendo la quantità x = eL L* del suo tempo disponibile. S E se il punto di y* tangenza fosse S’, a E destra di E? ey S’ Non si offrirebbe x lavoro (soluzione eL L 0 L* d’angolo). Economia - consumatore (Consumo e risparmio) (ottobre-dicembre 2003) Risparmiare? 66 Consentiamo ora al consumatore di non spendere tutto M, in modo da tenerne un po’ “da parte” per l’anno prossimo. Gli consentiamo cioè di risparmiare. Al solito, semplifichiamo. C’è solo un bene da comprare, indicato con y, il cui prezzo è p = 1. Altra semplificazione: l’anno prossimo il prezzo non cambierà. Indichiamo col pedice 1 i numeri di quest’anno e col pedice 2 quelli dell’anno prossimo. Perciò M1 è il denaro di quest’anno e y1 il consumo di quest’anno. M2 e y2 saranno le corrispondenti grandezze l’anno prossimo. Se non si risparmia M2 sarà zero. Quanto conviene risparmiare? Economia - consumatore (Consumo e risparmio) (ottobre-dicembre 2003) Tasso di interesse 67 Indichiamo con R la somma risparmiata Chi risparmia, invece di comprare beni di consumo, acquista titoli (o mette il denaro in banca). Sulla somma risparmiata si percepisce un interesse, per cui l’anno dopo si dispone di una somma maggiore. Il tasso di interesse (indicato con i) è la somma che si percepisce su un euro risparmiato. ESEMPIO: se i = 5%, un risparmio di 200 euro frutterà un interesse di 10 euro (10 è appunto il 5% di 200), sicché l’anno prossimo il risparmiatore disporrà di 210 euro. L’anno prossimo il consumatore avrà M2 = R + iR = (1 + i)R. Economia - consumatore (Consumo e risparmio) (ottobre-dicembre 2003) Il vincolo di bilancio 68 Quello del periodo corrente è ovviamente y1 + R = M 1 (il reddito corrente va distribuito tra consumo e risparmio) Quello del secondo periodo sarà y2 = M2 = (1 + i)R (si consuma quel che si è risparmiato più l’interesse) Ricaviamo R dal secondo vincolo, sostituiamolo nel primo vincolo e riordiniamo portando le y al primo membro: 1 y1 + y2 = M 1 1+ i Questa è la formula del vincolo di bilancio intertemporale. Economia - consumatore (Consumo e risparmio) (ottobre-dicembre 2003) Il prezzo attuale del consumo futuro 69 Semplifichiamo la formula del vincolo di bilancio intertemporale ponendo 1/(1 + i) = p2 e M1 = M. La formula diventa y1 + p2 y2 = M che è uguale a quella del modello di base (vedi LUCIDO 18) con p1 = 1 (siamo tornati, ancora una volta, al solito modello). Cosa è p2? È il prezzo oggi del consumo futuro, quando il prezzo del consumo corrente è 1 (numerario). Notare che p2 < 1. Il consumo futuro, considerato oggi, vale meno del consumo corrente. Notare anche che il valore di p2 è tanto più piccolo quanto maggiore è il tasso di interesse i (più rende il risparmio, meno costa il consumo futuro). Economia - consumatore (Consumo e risparmio) (ottobre-dicembre 2003) Il grafico del vincolo di bilancio intertemporale 70 Partendo dalla formula y1 + p2 y2 = M costruire il grafico è facile. L’intercetta con l’ascissa (il punto E) è M (basta porre y2 = 0); quella con l’ordinata (il punto F) è M/p2 = (1 + i)M. Dato che p1 = 1, il coefficiente angolare è y2 (in valore assoluto) F 1/p2 = 1 + i. La retta, cioè, è tanto più “ripida” quanto maggiore è il tasso di (1+ i)M M interesse. I punti della retta sono (1+ i) l’insieme delle E possibilità di scelta. y 0 1 Economia - consumatore (Consumo e risparmio) (ottobre-dicembre 2003) La scelta tra consumo e risparmio 71 Consumo corrente (y1) e consumo futuro (y2) sono sostituti imperfetti. La loro scelta è identificata (come sempre) dalla curva di indifferenza più alta (quella tangente nel punto S). Il livello del consumo corrente è misurato dall’ascissa y*1. y2 Il livello del risparmio R* è misurato dalla differenza M y1* (il segmento in colore sull’ascissa). R* y2* 0 S y1* M y1 Economia - consumatore (Domanda) (ottobre-dicembre 2003) Da che dipende la scelta 72 Riprendiamo il modello di base (LUCIDO 13 e seguenti). Sappiamo che la scelta delle quantità da acquistare (identificata, escludendo le “soluzioni d’angolo”, dalla curva di indifferenza tangente alla retta del bilancio) dipende da tre grandezze date : i due prezzi p1 e p2 e il reddito M. Perciò la quantità acquistata di y1, ossia la domanda di y1, dipende da quelle tre grandezze; è una funzione di quelle tre grandezze. Scriveremo y1 = d1(p1, p2, M). Lo stesso vale per y2. Queste funzioni si chiamano funzioni di domanda. Ora dobbiamo studiare come varia la domanda di y1 (o di y2) quando cambia di uno dei tre dati. Economia - consumatore (Domanda) (ottobre-dicembre 2003) Semplifichiamo il modello 73 Cambiamo terminologia (e significato) alle variabili e ai dati. (1) Sostituiamo il pedice 2 col pedice a. SIGNIFICATO: ya “tutti gli altri beni”; pa “costo medio degli altri beni”. (2) Togliamo il pedice 1 (non serve più). (3) Per semplificare ulteriormente poniamo pa = 1. Fatto ciò, riscriviamo il vincolo di bilancio: py + ya = M ( ya rappresenta la spesa per gli altri beni) Useremo questo modello semplificato per studiare gli effetti sulla domanda del bene y provocati da variazioni del suo prezzo p e del reddito M a disposizione del consumatore. Economia - consumatore (Domanda) (ottobre-dicembre 2003) Un aumento di p 74 Il grafico della retta del bilancio si costruisce sempre nel solito modo. Si noti che stavolta è tutto più semplice: il termine noto è M e il coefficiente angolare è p. Sappiamo che un aumento di p fa ruotare la retta facendo perno su M (lo dice la matematica e lo conferma l’economia). Vediamo cosa succede alla scelta. ya Questa passa dal punto V, sulla vecchia retta del bilancio al punto N, sulla nuova. M La domanda di y diminuisce (l’ascissa di N è più piccola di quella di V). Ovvero l’aumento del prezzo ha V ridotto la domanda . N Questo risultato era atteso. pv Ma l’aumento di p ha ridotto anche il consumo n 0 p y di ya. Come mai? Economia - consumatore (Domanda) (ottobre-dicembre 2003) Effetto reddito e sostituzione 75 La risposta all’interrogativo del LUCIDO precedente è che la variazione del prezzo ha due effetti sulla domanda del bene: (1) Effetto sostituzione (ES). L’aumento di p accresce il prezzo relativo (pa è il numerario); perciò conviene una scelta con un SMS maggiore (più in alto lungo la curva di indifferenza); il risultato è che, se potesse restare sulla stessa curva di indifferenza, il consumatore sceglierebbe un paniere con meno y e più ya. (2) Effetto reddito (ER). Il consumatore, però, non può restare sulla stessa curva di indifferenza (vedi grafico del lucido precedente). L’aumento del prezzo riduce il reddito reale. Perciò può succedere (può anche non succedere) che venga ridotto anche il consumo degli altri beni, non solo quello del bene y diventato più costoso (a causa di Dp > 0). Economia - consumatore (Domanda) (ottobre-dicembre 2003) ya N 0 Misurare i due effetti 76 Consideriamo un aumento di p (che, come sappiamo, fa ruotare la retta del bilancio verso il basso). La scelta passa da V a N (notare che stavolta la domanda di ya aumenta). S Per misurare l’ES tracciamo una V retta tangente alla vecchia curva di indifferenza con inclinazione pari al nuovo prezzo pn. Il passaggio da V a S è y l’effetto sostituzione. Il passaggio da S a N è l’effetto reddito. Il passaggio da V a N è l’effetto totale (ET): si ha cioè ET = ES + ER. NOTA. Se il prezzo diminuisce (Dp < 0), invece di aumentare, i due effetti si verificano ugualmente, ma a rovescio. Economia - consumatore (Domanda) (ottobre-dicembre 2003) ya N 0 Una misura alternativa 77 Gli economisti hanno considerato anche un altro modo per misurare i due effetti. In quello che abbiamo visto ES viene ottenuto tenendo ferma la curva di S indifferenza. Questa volta teniamo V fermo il reddito reale (definito come la capacità di acquistare il paniere V ). Con quel reddito reale e con i nuovi prezzi, y il consumatore sceglierebbe S (perché?). Il passaggio da V a S è la nuova misura dell’effetto sostituzione. Il resto del discorso non cambia: l’effetto reddito è sempre misurato dal passaggio da S a N. Economia - consumatore (Domanda) (ottobre-dicembre 2003) Il significato della distinzione 78 ATTENZIONE. Comunque venga misurato ES (tenendo costante l’utilità o tenendo costante il reddito reale), l’effetto totale della variazione della domanda di y (al variare di p) è sempre lo stesso: dal paniere V al paniere N. Perché scomponiamo l’effetto totale in due pezzi (ES + ER)? Perché così mettiamo in luce che la variazione del prezzo influenza la domanda in due modi: (1) Dp > 0 rende il bene più caro (e questo provoca ES); (2) Dp > 0 rende il consumatore più povero (e questo provoca ER). Questa volta Per l’effetto sostituzione Dp > 0 provoca sempre Dy < 0 (perché?). Possiamo dire lo stesso per l’effetto reddito? Economia - consumatore (Domanda) (ottobre-dicembre 2003) Un aumento di M 79 La risposta alla domanda precedente è no : di solito, l’effetto reddito provocato dall’aumento del prezzo riduce la domanda del bene (come negli esempi precedenti), ma non sempre. Per isolare l’ER consideriamo un aumento di M. Esso non ha ES perché il prezzo relativo non cambia. ya Ci aspettiamo un aumento della domanda di y : Mn Il consumatore, diventato più ricco, compra una quantità maggiore del bene (e anche degli Mv altri beni). Questa è la situazione descritta N nel grafico (ed è la situazione normale). V Ma, come vedremo, non è l’unica possibile. 0 y Economia - consumatore (Domanda) (ottobre-dicembre 2003) Beni “normali” e beni “inferiori” 80 Un bene viene detto normale se il suo consumo aumenta al crescere del reddito. Il bene y del lucido precedente è normale. Un bene viene invece detto inferiore se il suo consumo diminuisce quando il reddito cresce. ya Mn Mv 0 Un esempio di bene inferiore è riportato nel grafico. Si ha Mn > Mv (il reddito aumenta) ma la nuova scelta è yn < yv (il consumo del bene diminuisce). N Si possono fare molti esempi di beni inferiori: tutti quelli, V appunto, il cui consumo si riduce quando il consumatore diventa più ricco. n v y y y Economia - consumatore (Domanda) (ottobre-dicembre 2003) Aumento di p e “dotazioni iniziali” 81 Torniamo a studiare l’effetto di un aumento di p : vediamo cosa succede nel modello delle dotazioni iniziali (LUCIDO 23 e ss.). Ormai sappiamo come si affronta il problema: per prima cosa dobbiamo vedere cosa succede alla retta del bilancio. Controllare che la sua equazione è: ya = (pe + ea) py. ya La retta passa sempre nel punto E (perché?). Quando p aumenta la retta diventa più ripida (si ricordi che p misura il coefficiente angolare). Perciò , quando si ha Dp > 0, la E ea pn retta ruota attorno al punto E, pv verso il basso a destra e verso l’alto a sinistra. 0 e y Economia - consumatore (Domanda) (ottobre-dicembre 2003) Aumento di p e dotazioni iniziali (segue) 82 Consideriamo un aumento di p nel modello delle dotazioni iniziali: la retta del bilancio ruota attorno al punto E. Se prima dell’aumento il consumatore era acquirente di y, l’analisi del LUCIDO 74 vale ancora: la parte rilevante del grafico (da E in giù) è identica. ya Se invece era venditore di y, l’aumento del prezzo accresce il suo reddito reale. E può succedere, come nel grafico, N che il consumo di y cresca V nonostante l’aumento di p. E Questo accade quando ER, che V è positivo (se y è un bene “normale”), prevale su ES, N che invece è negativo. 0 y Economia - consumatore (Domanda) (ottobre-dicembre 2003) Calcolare il livello di p dalla retta del bilancio 83 Sappiamo che p è il coefficiente angolare della retta del bilancio. Possiamo calcolarlo come l’ordinata della retta del bilancio in corrispondenza di Dy = 1 (partendo dal punto in cui la retta incontra l’asse delle ascisse). Si ha infatti p = Dy -Dya/Dy, sicché, a/Dy, sicché, quando Dy = 1 , ya p segue p = Dya. Nel grafico viene fatto d il calcolo per quattro c diverse rette. pd Esso misura di quanb c p to il prezzo aumenta a man mano che ci si sposta dalla retta a pb verso la retta d. 0 y pa 0 Economia - consumatore (Domanda) (ottobre-dicembre 2003) 84 Nel grafico accanto sono riportate le varie scelte del consumatore al crescere del prezzo (i valori di p sono quelli del lucido precedente). Si passa dal punto a, in cui si a a, al punto b, in cui si domanda y b c b, al punto c, ecc. domanda y d c Riportiamo queste quantità y domandate nel grafico yd inferiore (allineato), che in a y ordinata porta i prezzi (ricavati y b p y dal LUCIDO precedente). Curva di A pa corrisponde ya, ecc. domanda Tutte queste combinazioni di prezzi e quantità costituia scono la curva di domanda. y y d c b y y y ya pd pc pb pa Costruiamo la curva di domanda Economia - consumatore (Domanda) (ottobre-dicembre 2003) La curva di domanda 85 La curva di domanda identifica, per ogni dato livello del prezzo p, la quantità del bene y che il consumatore intende acquistare. La quantità domandata y è una funzione del prezzo p. Si scrive: y = D(p) dove D(p) è una formula matematica. Per esempio, y = a bp (una retta). p pa a b pb D 0 ya yb y La funzione D non è per forza una retta, ma è decrescente : la quantità domandata aumenta se il prezzo diminuisce. In modo più preciso si scrive: Dp > 0 Dy < 0, e viceversa. Economia - consumatore (Domanda) (ottobre-dicembre 2003) L’elasticità della domanda 86 Come si può misurare l’effetto di una variazione del prezzo p sulla quantità domandata y ? Calcolare il rapporto Dy/Dp (che misura di quanto cambia y quando p aumenta di 1)? Si devono usare le variazioni percentuali, che rendono possibile il confronto. Non va bene perché prezzo e quantità non sono grandezze omogenee. La misura giusta è perciò il rapporto tra le variazioni percentuali: Dy h= y Dp p La grandezza h si chiama elasticità della domanda Economia - consumatore (Domanda) (ottobre-dicembre 2003) Ancora sull’elasticità della domanda 87 Il rapporto (percentuale) tra la variazione della quantità domandata e quella del prezzo è sempre negativo (quando p aumenta y diminuisce, e viceversa). Perciò, quando si calcola h, si può trascurare il segno meno (si considera il “valore assoluto”). L’elasticità della domanda misura di che percentuale si riduce y quando p aumenta dell’uno per cento. Quando h > 1 si dice che la domanda è elastica (reagisce molto alla variazione del prezzo). Quando h < 1 si dice che la domanda è rigida (o anelastica) (reagisce poco alla variazione del prezzo). Economia - consumatore (Domanda) (ottobre-dicembre 2003) Domanda, reddito e prezzi 88 La curva di domanda mette in luce la relazione (decrescente) tra la quantità domandata y e il suo prezzo p. Ma, come sappiamo dal modello della scelta del consumatore, la quantità da lui domandata dipende anche dagli altri prezzi e dal suo reddito. La funzione di domanda mette in luce tutti gli effetti, nel senso che è una formula che fa dipendere y non solo da p ma anche da M e dagli altri prezzi. Per semplicità consideriamo solo altri due prezzi: ps (prezzo di un bene sostituto) e pc (prezzo di un bene complementare). La formula della funzione di domanda sarà allora: y = D(p, ps, pc, M) Economia - consumatore (Domanda) (ottobre-dicembre 2003) Gli effetti delle altre variabili 89 Sappiamo che l’aumento del suo prezzo fa diminuire la quantità domandata: Dp > 0 Dy < 0. L’aumento del prezzo di un bene succedaneo fa (di solito) aumentare la quantità domandata di y: Dps > 0 Dy > 0 (si tende a sostituire con y, il bene succedaneo, ora più caro; questo purché l’effetto reddito non batta quello sostituzione). L’aumento del prezzo di un bene complementare fa diminuire la quantità domandata di y: Dpc > 0 Dy < 0 (si riduce il consumo dei due beni che vengono usati insieme). L’aumento del reddito del consumatore fa (di solito) aumentare la quantità domandata di y: Dpc > 0 Dy < 0 (il motivo è stato analizzato nel LUCIDO 79; l’eccezione riguarda i beni “inferiori” - vedi LUCIDO 80). Movimenti lungo la curva e spostamenti della curva Economia - consumatore (Domanda) (ottobre-dicembre 2003) 90 Quando aumenta (o diminuisce) p, il nuovo valore di y (la nuova quantità domandata) viene trovato identificando il nuovo punto sulla curva di domanda (vedi LUCIDO 85). Come si fa a rappresentare, sul grafico della curva di domanda, l’effetto della variazione di un altro prezzo o del reddito? p Mn > Mv V p* N D(Mv) 0 yv yn D(Mn) y Quando cambia la grandezza di una variabile diversa da p (come M, ps o pc) la quantità domandata di y cambia (nei modi che abbiamo visto): a parità di p, y aumenta (o diminuisce). Nel grafico si vede l’effetto di DM > 0 su un bene “normale”. Questo significa che la curva di domanda si sposta. Economia - consumatore (Offerta di lavoro) (ottobre-dicembre 2003) Riprendiamo il modello della scelta del lavoratore Applichiamo il metodo usato per la curva di domanda al problema dell’offerta di lavoro. Con queste semplificazioni il vincolo di bilancio diventa y = [wT + M] wL 91 Riprendiamo il modello del LUCIDO 59 e seguenti, e semplifichiamolo: Poniamo uguale a uno il prezzo del bene (p = 1). Così il bene y diventa il numerario e w diventa il salario reale. L’espressione entro parentesi quadre è il termine noto mentre w (il salario reale) misura il coefficiente angolare . Nel grafico (vedi LUCIDO 92) T e M sono, rispettivamente, l’ascissa e l’ordinata del punto E (sono le dotazioni iniziali di tempo e di consumo). Offerta di lavoro e salario Economia - consumatore (Offerta di lavoro) (ottobre-dicembre 2003) Il grafico della scelta del lavoratore ha L (tempo libero) in ascissa e ha y (consumo) in ordinata. y w1 S1 y1 E M w0 0 x1 L1 T L 92 Vediamo come varia la scelta di x = T L (lavoro offerto) al variare del salario w (che è misurato dall’inclinazione della retta del bilancio). Poniamoci in E (dotazione iniziale). Se il salario è quello della retta w0 (o più basso) il consumatore non offre lavoro (x = 0). Quando il salario sale al di sopra di w0, per esempio a w1, lo offre (x > 0). Economia - consumatore (Offerta di lavoro) (ottobre-dicembre 2003) La curva di offerta di lavoro 93 Per ogni dato livello del salario (reale) w, il consumatore (lavoratore), sceglie di offrire una determinata quantità di lavoro x (vendendo parte del suo tempo disponibile T). Perciò x è una funzione di w, che viene chiamata curva di offerta di lavoro: x = S(w) Sappiamo (vedi lucido 92) che w S quando w w0 non si offre lavoro (ossia S(w0) = 0). Il livello w0 viene chiamato salario di riserva. w1 Quando w > w0 si offre lavoro; per esempio, S(w1) = x1. w 0 0 x1 T x Quando w > w1 si ha x > x1 (la curva del grafico è crescente). Economia - consumatore (Offerta di lavoro) (ottobre-dicembre 2003) • Effetto reddito e offerta di lavoro 94 L’aumento del salario (come quello di ogni prezzo) ha due effetti sulla scelta: EFFETTO SOSTITUZIONE: rende il tempo libero L più caro e ne scoraggia il consumo; perciò si offre più lavoro x = T L (il consumatore si sposta in alto lungo la curva di indifferenza). rende il consumatore più ricco (perché vende il suo tempo); perciò sposta la scelta su una curva di indifferenza più alta . Ci sono due possibilità: (a) L è un bene “normale”, e allora il suo consumo aumenta (si offre meno lavoro ); (b) L è un bene “inferiore”, e allora il suo consumo diminuisce (si offre più lavoro ); CONCLUSIONE: quando il salario è alto , un suo aumento può far diminuire l’offerta di lavoro (quando è basso no). • EFFETTO REDDITO: Economia - produzione (produzione e consumo) (ottobre-dicembre 2003) Il lavoro come risorsa 95 Il lavoro viene offerto (venduto) per accrescere il reddito. Il lavoro viene domandato (comprato) per essere usato come mezzo di produzione . Il lavoro è un bene scarso impiegabile per usi alternativi: il lavoro è una risorsa x1 x x1a A x1b 0 B x2a x2b x Lo impieghiamo per produrre due beni: il bene 1 (pane) e il bene 2 (carne). La quantità di lavoro disponibile (data) è x. Avremo perciò il vincolo: x = x1 + x2 Come distribuiamo il lavoro tra i due beni? L’insieme delle possibilità di scelta x2 è illustrato nel grafico. Economia - produzione (produzione e consumo) (ottobre-dicembre 2003) Produzione 96 L’attività che “trasforma” il lavoro (x) in prodotto (y) si chiama produzione. La produzione non richiede solo lavoro ma anche altri inputs (che per ora non consideriamo, per semplicità). La legge tecnica della produzione è un dato del problema. È sintetizzata in una formula detta funzione di produzione: y = f (x) y Caratteristiche della funzione: (1) x = 0 y = 0 b y (senza lavoro non si produce nulla) ya (2) Dx > 0 Dy > 0 f (x) (la funzione è crescente) (3) Dosi successive di x aumentano sempre meno y (la curva tende ad appiattirsi) x 0 xa xb Economia - produzione (produzione e consumo) (ottobre-dicembre 2003) Produttività marginale 97 L’inclinazione della funzione di produzione (misurata, come sempre, dal coefficiente angolare della retta tangente) è positiva ma decrescente. La sua formula è (come sappiamo) Dy/Dx e misura l’aumento di prodotto quando il lavoro impiegato aumenta di uno. Essa viene chiamata produttività marginale : y Pm = Dy/Dx 0 x Per la proprietà (3) del LUCIDO 96, la produttività marginale è decrescente. Perché è decrescente ? Se dosi successive di lavoro si combinano con quantità date degli altri inputs, la cosa è intuitiva e inevitabile. Economia - produzione (produzione e consumo) (ottobre-dicembre 2003) 98 Funzioni di produzione Se ci sono due beni prodotti impiegando lavoro avremo due funzioni di produzione. Le due tecnologie saranno diverse e perciò saranno diverse le due formule: y1 = f 1(x1) y2 = f 2(x2) Supporremo però che per entrambe valgano le tre caratteristiche viste nel LUCIDO 96. Perciò i due grafici saranno simili. y1 COLTIVAZIONE PANE y2 f 1(x1) 0 x1 CACCIA CARNE f 2(x2) 0 x2 Economia - produzione (produzione e consumo) (ottobre-dicembre 2003) Trasformare y1 in y2 99 Se per produrre due beni si dispone di una quantità data di lavoro x, emerge un trade-off : per produrre più di un bene si deve produrre meno dell’altro. Impiegando tutto il lavoro nel bene 1 (x1 = x) si ottiene il massimo di quel bene, ma nulla dell’altro (e viceversa): (1) f 1(x) = ym oppure (2) f 2(x) = ym 1 y2 = 0 2 y1 = 0 Partendo dalla situazione 1 (si produce solo y1), se si vuole accrescere la disponibilità di y2, si deve ridurre x1, ossia il lavoro impiegato per produrre y1, e spostarlo nell’impiego x2. Più se ne sposta più si riduce y1 e aumenta y2. Così y1 viene trasformato in y2 (e viceversa). Di quanto aumenta y2 quando y1 viene ridotto di uno? Ce lo dicono le due funzioni di produzione. Vediamo come. La curva di trasformazione Economia - produzione (produzione e consumo) (ottobre-dicembre 2003) Vincolo del lavoro disponibile x1 x Quattro grafici con gli assi allineati x1 f 1(x1) M1 Ax A1 Bx B1 x y2 x2 M2 y1 y2 By B2 A2 Ay f 2(x Si parte da un punto del primo grafico (una combinazione di x1 e x2); si trova y1 nel secondo grafico e y2 nel terzo; si riportano questi valori nel quarto. Si ripete per ogni punto e si identifica una curva: la curva di trasformazione 2) x2 100 y1 Economia - produzione (produzione e consumo) (ottobre-dicembre 2003) y2 M2 U A B D M1 0 y1 La curva è decrescente e “concava”. La sua inclinazione prende il nome di Saggio marginale di trasformazione. Saggio marginale di trasformazione 101 Curva di trasformazione: insieme delle possibilità di scelta per la produzione dei due beni y1 e y2 con una data quantità di lavoro x. I punti sopra la curva (come U) sono impossibili (non basta il lavoro); quelli sotto (come D) sono inefficienti (si spreca lavoro). SMT = Dy2/Dy1 SMT misura, in ogni punto della curva, quante unità di y2 devono essere sacrificate se si vuole produrre una unità in più di y1 (man mano che si scende ce ne vogliono sempre di più). Economia - produzione (produzione e consumo) (ottobre-dicembre 2003) Curva di trasformazione e scelta del consumatore 102 Consideriamo un produttore-consumatore isolato (Robinson Crusoe). Egli dispone di una data quantità di lavoro x che può impiegare nella produzione di due beni secondo la curva di trasformazione del grafico. Essa rappresenta la sua frontiera delle possibilità produttive. y2 Quale “paniere” gli conviene produrre? D B C Quello che si trova sulla sua A curva di indifferenza più alta! Ossia deve produrre il paniere che si trova sulla curva di y1 0 indifferenza tangente alla curva di trasformazione (dove si ha SMS = SMT ). Economia - produzione (produzione e consumo) (ottobre-dicembre 2003) Autoconsumo o mercato? 103 Supponiamo che Robinson Crusoe abbia la possibilità di vendere i suoi prodotti ai prezzi (dati) p1 e p2 invece di consumarli lui stesso. Cambierebbe la sua scelta? Per rispondere dobbiamo vedere quale scelta è più conveniente. Il risultato della scelta di autoconsumo lo conosciamo: lo abbiamo analizzato nel LUCIDO precedente. L’altra scelta consiste nel produrre il paniere che rende massimo il suo profitto e di acquistare col ricavato il paniere che rende massima la sua utilità. Scriviamo il profitto: p = Rt Ct = p1 y1 + p2 y2 wx. Dato che il costo Ct = wx è un dato (è un esempio di costo-opportunità), Robinson deve scegliere y1 e y2 in modo da massimizzare il proprio ricavo Rt = p1 y1 + p2 y2. Economia - produzione (produzione e consumo) (ottobre-dicembre 2003) Ancora un problema di scelta 104 Quale è il paniere che massimizza il ricavo? Per rispondere applichiamo le solite tecniche di soluzione dei problemi di scelta: (1) identifichiamo l’insieme delle possibilità; (2) identifichiamo il paniere che massimizza la funzione-obiettivo (il ricavo). L’insieme delle possibilità è dato dalla curva di trasformazione (possiamo escludere i punti inefficienti). La funzione-obiettivo (il ricavo), che dipende dalla scelta di y1 e y2 è Rt = p1 y1 + p2 y2. Possiamo esplicitare y2 ottenendo Rt p1 y2 = y1 p2 p2 che è l’equazione di una retta decrescente, con coefficiente angolare p1/p2 e termine noto Rt/p2. Economia - produzione (produzione e consumo) (ottobre-dicembre 2003) La massimizzazione del ricavo 105 Possiamo risolvere il problema graficamente: Il ricavo è tanto maggiore quanto più grande è il termine noto della retta dell’isoricavo, ossia quanto più in alto è la retta. Perciò la soluzione del problema di scelta è il punto della curva di trasformazione cui corrisponde l’isoricavo più alto. Il punto A è una scelta y2 RtMAX/p2 inefficiente (si spreca lavoro). Il punto B è efficiente, ma è Y una scelta che non rende massimo il ricavo. A Per massimizzare il ricavo (e B perciò il profitto) si deve Rt/p2 produrre il paniere Y (retta tangente, dove SMT = p1/p2). y1 0 Economia - produzione (produzione e consumo) (ottobre-dicembre 2003) La massimizzazione dell’utilità 106 Per massimizzare il ricavo Robinson ha scelto di produrre il paniere Y, ossia le quantità e1 ed e2. Le abbiamo chiamate così perché costituiscono le dotazioni iniziali di Robinson quando “cambia cappello” e, da produttore, diventa consumatore. La retta di isoricavo su cui si trova Y può essere interpretata come la sua retta del bilancio (notare che l’inclinazione è proprio y2 p1/p2). p1/p2 Robinson sceglie di consumare il paniere sulla curva di Y e2 indifferenza più alta (il punto C c2 C), e perciò vende s2 = e2 – c2 A s2 per comprare d1 = c1 – e1. d1 Notare che la scelta di autoconsumo (il punto A) gli avrebbe dato un’utilità inferiore. 0 e1 c1 y1 Economia - produzione (produzione e consumo) (ottobre-dicembre 2003) Il teorema di separazione 107 Abbiamo ottenuto il seguente risultato: Robinson “produttore” deve produrre per il mercato e massimizzare il profitto (il ricavo) se vuole massimizzare l’utilità di Robinson “consumatore”. Perciò la decisione di produrre (cosa e quanto) è svincolata da quella di consumare (cosa e quanto), anche quando il soggetto è lo stesso. Questo risultato si chiama Teorema di separazione Esso permette di studiare i problemi delle scelte delle imprese senza che ci si debba preoccupare delle preferenze dei loro proprietari. Quali che siano queste preferenze, le imprese faranno al meglio l’interesse dei proprietari quando massimizzeranno il proprio profitto. Economia - impresa (Ricavo, costo, profitto) (ottobre-dicembre 2003) Impresa e produzione 108 Il “teorema di separazione” ci ha consentito di concludere che le scelte di produzione devono essere guidate dal criterio della massimizzazione del profitto. Definiamo appunto impresa qualsiasi soggetto che produce beni, e li vende sul mercato, allo scopo di rendere massimo il proprio profitto. Definiamo produzione l’attività che impiega inputs (risorse, come lavoro e altro) secondo una determinata legge tecnica (funzione di produzione) e che in questo modo ottiene outputs o prodotti (beni e servizi da vendere sul mercato o, eventualmente, da consumare) Economia - impresa (Ricavo, costo, profitto) (ottobre-dicembre 2003) Profitto e ricavo 109 Definiamo profitto (p) la differenza tra i ricavi (Rt) ottenuti dalla vendita dei prodotti e i costi (Ct) sostenuti per l’acquisto e l’impiego degli inputs. Scriveremo perciò: p = Rt Ct Definiamo ricavo totale (Rt) ciò che l’impresa incassa dalla vendita dei prodotti, ossia, supponendo che ne produca uno soltanto, la cifra che si ottiene moltiplicando la quantità venduta (y) per il prezzo (p) al quale viene venduta: Scriveremo Rt = py o, più brevemente, Rt = py Economia - impresa (Ricavo, costo, profitto) (ottobre-dicembre 2003) Qualche precisazione sulla nozione di costo 110 Il costo (totale) non coincide col complesso delle spese sostenute dall’impresa nel corso del processo produttivo: (a) vi sono spese che non vanno contabilizzate tra i costi; (b) vi sono costi cui non corrisponde una spesa effettiva. (a) Quando l’impresa acquista un mezzo di produzione durevole, nel costo di produzione va contata non tutta la spesa ma solo il prezzo del “servizio” (interesse più ammortamento). (b) Nei costi vanno contati invece tutti i cosiddetti “costiopportunità”, anche quando non comportano spese effettive. Costo-opportunità: quando si usa nell’impresa una risorsa senza pagarla, si deve conteggiare tra i costi il mancato guadagno che sarebbe derivato dall’uso alternativo (esempi: lavoro dell’imprenditore; remunerazione del capitale proprio). Economia - impresa (Ricavo, costo, profitto) (ottobre-dicembre 2003) Ricavo totale e prezzo 111 Ricordiamo innanzitutto la formula: Rt = py Essa dice che il ricavo (totale) dipende da due grandezze: la quantità venduta y e il prezzo p a cui essa viene venduta. Può il prezzo di vendita essere considerato un dato (esogeno)? La risposta è sì purché valgano tre condizioni (principali): (i) l’impresa è “piccola”; (ii) è in concorrenza con “tante” altre imprese; (iii) tutte vendono lo stesso identico prodotto. In questo caso si dice che nel mercato c’è concorrenza. In concorrenza l’impresa non può alzare il prezzo perché perderebbe tutti i clienti; e non le conviene abbassarlo perché, essendo piccola, può vendere tutto quel che vuole al prezzo dato. Economia - impresa (Ricavo, costo, profitto) (ottobre-dicembre 2003) Ricavo totale e quantità In concorrenza il prezzo lo stabilisce il mercato (nel modo che vedremo tra qualche lezione). Per le imprese il prezzo è appunto un dato. Rt R(y) B Rt b Rt a 0 p yb Essendo dato il prezzo, il ricavo è una funzione della quantità venduta y. Scriveremo Rt = R(y) Si tratta di una funzione particolarmente semplice. Il ricavo è proporzionale alla quantità venduta: Rt = py A ya 112 y Il suo grafico, con y in ascissa e Rt in ordinata, è una retta che esce dall’origine con coefficiente angolare pari al prezzo p. Economia - impresa (Ricavo, costo, profitto) (ottobre-dicembre 2003) Costo totale e quantità Come è fatta questa funzione? Facciamo due ipotesi (che giustificheremo in una successiva lezione): (i) l’impresa sopporta un costo anche se non produce nulla (è il cosiddetto costo fisso); (ii) il costo cresce più che proporzionalmente rispetto alla quantità prodotta. Anche il costo totale può essere considerato una funzione della quantità prodotta Scriveremo Ct = C(y) Ct Ct b C(y) B Ct a k 0 ya yb 113 y Il suo andamento è riportato nel grafico, con y in ascissa e Ct in ordinata: è una curva crescente, che diventa sempre più ripida, con un’intercetta positiva (k). Economia - impresa (Ricavo, costo, profitto) (ottobre-dicembre 2003) Perciò, l’impresa sceglie la quantità y Profitto e quantità 114 Il profitto (vedi LUCIDO 109) è dato da p = R(y) C(y) perciò è una funzione della quantità prodotta e venduta. che le permette di realizzare l’obiettivo del massimo profitto. NOTA IMPORTANTE: In questo modello, y è la “variabile di scelta” dell’impresa. Dato che in Ct sono compresi, come costi-opportunità, le remunerazioni del “capitale proprio” e del lavoro dell’imprenditore, è più corretto parlare di extraprofitto (profitto che eccede il livello normale). Abbiamo visto invece che il prezzo p, rappresenta (per l’impresa) un dato che non può influenzare. Economia - impresa (Ricavo, costo, profitto) (ottobre-dicembre 2003) Questo suggerisce un metodo grafico per identificare questa quantità. 115 Profitto massimo La quantità che rende massimo il profitto è, per definizione, quella per cui lo scarto tra Rt e Ct è massimo. Basta riportare sullo stesso grafico le due funzioni R(y) e C(y) e cercare il valore di y per cui la distanza tra le due è massima. Prima di yb e dopo ya si ha Ct > Rt, sicché l’impresa è in perdita. Per quantità prodotte tra yb e ya l’impresa consegue profitti (Rt > Ct). La distanza è massima in corrispondenza di y*, che perciò è la quantità che rende massimo il profitto. Rt, Ct C(y) R(y) A pMAX B 0 yb y* ya y Economia - impresa (Ricavo, costo, profitto) (ottobre-dicembre 2003) Ricavo marginale 116 Il ricavo marginale (Rm) è l’aumento di ricavo totale che si ottiene quando la quantità venduta aumenta di uno: Rm = R(y + 1) R(y) Calcoliamo il ricavo marginale partendo dalla funzione R(y) valida per l’impresa in concorrenza (in cui il prezzo è dato): Rm = p(y + 1) py = p In concorrenza Rm è costante e coincide col prezzo SPIEGAZIONE. Se l’impresa (essendo “piccola”) può vendere qualsiasi quantità decida di produrre al prezzo (dato) di mercato, su ogni unità venduta in più incassa appunto il prezzo. Il ricavo marginale può essere anche interpretato come il coefficiente angolare della funzione R(y) del ricavo totale. Economia - impresa (Ricavo, costo, profitto) (ottobre-dicembre 2003) Costo marginale 117 Il costo marginale (Cm) è l’aumento di costo totale che si sopporta quando la quantità prodotta aumenta di uno: Cm = C(y + 1) C(y) Diversamente dal ricavo totale, la funzione C(y) del costo totale non è una retta; perciò il costo marginale non è costante. Dal grafico si vede che il costo Ct marginale è crescente. C(y) Anche Cm può essere approssimato dal coefficiente B angolare (delle rette tangenti Cmb alla C(y) nei vari punti). A Esso misura perciò l’inclinazione della funzione del costo Cma totale (ossia Cm = DCt/Dy, co0 y ya yb me anche Rm = DRt/Dy). Economia - impresa (Ricavo, costo, profitto) (ottobre-dicembre 2003) Il principio marginale 118 Ricavo marginale e costo marginale forniscono un altro metodo per identificare la quantità y che massimizza il profitto. L’idea è questa: se, partendo da una certa quantità y, si osserva che Rm > Cm, allora la produzione di un’unità in più accresce il profitto. Se invece si osserva Rm < Cm, allora il profitto viene accresciuto producendo una unità in meno. Questo significa che conviene aumentare la produzione fino a quando il Rm rimane maggiore del Cm, mentre conviene ridurla nel caso contrario. All’aumentare di y il ricavo marginale è costante (è uguale a p) mentre il costo marginale è crescente. Ci sarà allora un certo livello y* in cui si arriva all’uguaglianza tra Rm e Cm. Quella è proprio la quantità in cui il profitto è massimo. Perciò la condizione che identifica il massimo profitto è Rm = Cm. Due grafici sul massimo profitto Economia - impresa (Ricavo, costo, profitto) (ottobre-dicembre 2003) 119 Il grafico a sinistra riporta le curve R(y) e C(y). L’uguaglianza Rm = Cm viene sfruttata cercando il punto (che è y*) in cui le due curve hanno la stessa inclinazione. Il grafico a destra riporta direttamente le curve Rm (= p) e Cm. In entrambi i grafici, prima di y* si ha Rm = p > Cm e conviene produrre di più (dopo vale il contrario vedi frecce rosse). Rt, Ct Rm, C(y) R(y) Cm pMAX Cm R p Rm M Rm C Cm 0 y* y 0 y* y Economia - impresa (Ricavo, costo, profitto) (ottobre-dicembre 2003) Visualizzare il profitto 120 Nel grafico di sinistra del LUCIDO 119 il profitto è visualizzato dalla differenza tra ricavo (l’ordinata del punto R) e costo (l’ordinata del punto C). Si vede che, nel caso considerato, esso è positivo (ma avrebbe potuto non esserlo se la curva C(y) fosse stata più in alto, oppure se p fosse stato più basso). Il grafico di destra è più semplice, ma ha il difetto che il profitto non è visualizzato. Osservando quel grafico non si vede (per esempio) se p > 0 (profitto positivo) o se p < 0 (perdita). C’è un modo per visualizzare il profitto (o la perdita) anche nel grafico di destra? Il modo esiste. Esso fa uso del concetto di costo medio. Economia - impresa (Ricavo, costo, profitto) (ottobre-dicembre 2003) Costo medio 121 Il costo medio (o costo unitario) misura quando costa (appunto in media) ogni singola unità prodotta. Lo indichiamo col simbolo Cu. Esso può essere calcolato dividendo il costo totale per la quantità prodotta: Cu = Ct/y Mentre il costo marginale (Cm) misura quanto costa l’ultima unità prodotta, il costo unitario (Cu) misura quanto costa in media ciascuna unità prodotta. Costo marginale e costo unitario sono legati tra loro: se Cm > Cu (l’ultima unità costa più della media) la produzione di quell’unità in più fa aumentare il costo medio; si ha DCu > 0; viceversa, se Cm > Cu allora segue DCu < 0. Economia - impresa (Ricavo, costo, profitto) (ottobre-dicembre 2003) Il grafico del costo medio 122 Ct Ricordando che la definizione è C(y) Cu = Ct/y, può essere ricavato B dal grafico del costo totale. Prendiamo la quantità yc: il costo totale è l’ordinata del punto C, M C A sicché il costo medio è il rapporto k tra l’ordinata e l’ascissa di C (che è pari al coefficiente angolare y yc ya ym yb della retta che unisce C con Cu l’origine. Cu Ripetendo l’operazione per i punti A, M e B, si vede che Cu diminuisce C A M fino a ym e poi aumenta. B Il suo caratteristico andamento “a U” è riportato nel grafico inferiore. y yc ya ym yb Economia - impresa (Ricavo, costo, profitto) (ottobre-dicembre 2003) Costo medio e costo marginale 123 Il legame tra costo medio Cu e costo marginale Cm (illustrato nel LUCIDO 121) ha un corrispettivo grafico. Dato che il costo medio diminuisce quando Cm < Cu e aumenta quando Cm > Cu, questo significa che la curva del costo marginale sta sotto quella del costo medio finché quest’ultima diminuisce (fino al punto M) mentre passa sopra quando il costo medio comincia ad aumentare (dopo il punto M). PROPRIETÀ IMPORTANTE Quando il costo medio ha un andamento “a U”, la curva del costo marginale incontra quella del costo medio nel punto di minimo di quest’ultima. Cu, Cm Cm Cu M ym y Economia - impresa (Ricavo, costo, profitto) (ottobre-dicembre 2003) Rappresentazione grafica del profitto 124 Riprendiamo il problema del LUCIDO 120: l’impresa che massimizza il profitto sceglie la quantità y* per cui si ha Cm = p (vedi LUCIDO 119). Come si può visualizzare il profitto nel grafico? “Mettendo in evidenza” y nella formula p = Rt Ct si ottiene p = y(p Cu), formula che dice che il profitto può essere espresso come il prodotto di due numeri: la quantità y e la differenza tra prezzo e costo medio p Cu. Cm Questo permette di visualizzare Cm, Cu nel grafico il profitto (massimo) Cu R come l’area del rettangolo (in p Rm PROFITTO colore) che ha per base la C quantità y* e per altezza la differenza p Cu, misurata dal segmento RC. M y* y Economia - impresa (Ricavo, costo, profitto) (ottobre-dicembre 2003) Curva di offerta 125 Cosa succede alla scelta dell’impresa quando cambia il prezzo p? Evidentemente cambia la produzione y. Vediamo come. Consideriamo la situazione del grafico. Inizialmente il prezzo è pv e l’impresa sceglie di produrre (data la condizione p = Cm) la quantità yv. Ora il prezzo aumenta diventando pa > pv. Il grafico ci dice che la scelta si sposta nel punto A, dove si produce ya > yv (la produzione aumenta). Se invece il prezzo diminuisce (pb < pv) anche la quantità prodotta si riduce (si passa nel punto B). La quantità p Cm S(p) prodotta dipende dal prezzo, è una A a p funzione crescente del prezzo). V Essa si chiama curva di offerta e si pv scrive y = S(p). Il suo grafico B pb coincide con quello del costo marginale, ma letto “a rovescio” (la variabile indipendente è ora p). yb yv ya y Economia - impresa (produzione e costi) (ottobre-dicembre 2003) Costi e produzione 126 L’andamento della curva d’offerta dipende dall’andamento del costo marginale (e dunque dalla C(y) da cui Cm è derivata). Da che dipendono i costi? Dipendono da due cose : (a) la tecnologia; (b) i prezzi degli inputs La tecnologia è sintetizzata dalla funzione di produzione (vedi LUCIDI 96 e 127) Assumiamo che la produzione richieda due inputs: x1 (lavoro) e x2 (macchine). Indichiamo i prezzi dei due inputs con i simboli w1 e w2. In concorrenza anche questi prezzi sono dati. La relazione tra costo di produzione e inputs è allora: Ct = w1x1 + w2x2 Economia - impresa (produzione e costi) (ottobre-dicembre 2003) Funzione di produzione 127 Quando ci sono due inputs la funzione di produzione è una formula con due variabili indipendenti : y = f(x1, x2) Un esempio molto semplificato di funzione di produzione è: y = x1 x2 La funzione di produzione fornisce tre tipi di informazioni sulle caratteristiche della tecnologia: (a) cosa succede alla quantità prodotta y se si aumenta un solo input combinandolo con una quantità invariata dell’altro; (b) cosa succede alla quantità prodotta y se si sostituisce (in parte) un input con l’altro; (c) cosa succede alla quantità prodotta y se si accrescono entrambi gli inputs (in proporzione). Economia - impresa (produzione e costi) (ottobre-dicembre 2003) Breve e lungo periodo 128 La distinzione tra breve periodo e lungo periodo riguarda la libertà dell’impresa nella scelta degli inputs. BREVE PERIODO. L’impresa può scegliere solo la quantità di un input, detto input variabile ; deve assumere come un dato non modificabile la quantità dell’altro input, detto input fisso . LUNGO PERIODO. L’impresa può scegliere liberamente tutti e due gli inputs, che sono perciò entrambi variabili. Sia x1 l’input sempre variabile (lavoro). L’input fisso nel breve periodo (x2, il numero delle macchine) verrà chiamato impianto. Nel breve periodo il prodotto può variare solo se varia il lavoro. La funzione di produzione ha una sola variabile indipendente. Poiché x2 è dato, scriveremo y = f(x1) e, semplificando la notazione, y = f(x); non c’è bisogno, infatti, del “pedice” 1. Economia - impresa (produzione e costi) (ottobre-dicembre 2003) Input variabile e quantità prodotta 129 Riprendiamo l’esempio di funzione di produzione del LUCIDO 127 (quella con la radice quadrata). Assumiamo breve periodo, sicché l’impianto è dato. Sia x2 = 100. La formula diventa y = 10 x Calcoliamo come aumenta il prodotto quando aumenta x (il lavoro); e calcoliamo la produttività marginale (vedi LUCIDO 97). PRODOTTO TOTALE PRODUTTIVITÀ MARGINALE x=0y=0 UNITÀ 1 Pm = 10 x = 1 y = 10 UNITÀ 2 Pm 4.1 x = 2 y 14.1 UNITÀ 3 Pm 3.2 x = 3 y 17.3 UNITÀ 4 Pm 2.7 x = 4 y = 20 UNITÀ 5 Pm 2.3 x = 5 y 22.3 eccetera … eccetera … Nel nostro esempio la produttività marginale è decrescente. Economia - impresa (produzione e costi) (ottobre-dicembre 2003) Rendimenti di scala 130 Perché la produttività marginale è decrescente? Prima di rispondere vediamo cosa succede se aumentiamo entrambi gli inputs (il che, come sappiamo, può avvenire solo nel lungo periodo). È facile verificare, usando la formula, che un raddoppio di entrambi gli inputs (lavoro e impianto) raddoppia anche la quantità prodotta. Più in generale, il prodotto varia della stessa percentuale in cui vengono variati i due inputs. Quando si verifica questo risultato si dice che la produzione presenta rendimenti costanti di scala. Possono esserci anche funzioni di produzione che presentano rendimenti decrescenti o crescenti. Se i rendimenti sono costanti o decrescenti, la produttività marginale è per forza decrescente: impiegando sempre più lavoro nello stesso impianto, quest’ultimo va “fuori giri” (per usare al meglio più lavoro, ci vuole un impianto più grosso). Economia - impresa (produzione e costi) (ottobre-dicembre 2003) Breve periodo: dalla f(x) alla C(y) 131 Nel breve periodo il costo dell’impianto è fisso. Abbiamo cioè w2x2 = k. Perciò la relazione tra costo e inputs diventa: Ct = w x + k dove si è tolto il pedice a w1 e a x1 (non serve più). Possiamo ricavare la relazione tra costo totale e quantità prodotta, ossia la C(y) usata nei lucidi precedenti, procedendo nel seguente modo: (1) ricaviamo x dalla y = f(x); otteniamo la cosiddetta “funzione inversa” x = f -1(y); (2)sostituiamo il valore di x così ottenuto nella Ct = w x + k; otteniamo così Ct = w f -1(y) + k = C(y). ESEMPIO: sia w1 = 5, w2 = 2 e x2 = 100 (e perciò k = 200); sia y = 10 x ;(PASSO 1) si ricava subito x = y2/100; (PASSO 2) sostituendo in Ct si ricava C(y) = (y2/20) + 200. Dal grafico della f(x) al grafico della C(y) Economia - impresa (produzione e costi) (ottobre-dicembre 2003) Quattro grafici con gli assi allineati y = f(x) y y y=y B A x y Ct B w 45° B A Ct 132 B A A k la funzione del costo totale C(y) Ct = wx + k x Si parte da un punto del primo grafico (una combinazione di x e y); si trova Ct nel terzo grafico e si riportano questi valori nel quarto (y attraverso il secondo). Si ripete per ogni punto e si identifica una curva: y Economia - impresa (produzione e costi) (ottobre-dicembre 2003) Costo marginale e salario 133 I LUCIDI 131 e 132 hanno evidenziato la relazione tra il costo totale C(y) la funzione di produzione f(x) e il livello del salario w: (a) la curva del costo totale diventa sempre più “ripida” perché la produttività marginale è decrescente ; (b) l’inclinazione della curva C(y) dipende dal livello di w (provare ad aumentare w nel LUCIDO 132). Ma allora il livello del costo marginale (l’inclinazione del costo totale) dipende dal livello di w. Possiamo essere più precisi: il costo marginale (nel breve periodo) è dato dal rapporto tra salario e produttività marginale : Cm = w/Pm una unità prodotta in più (appunto Cm) è dato dal costo di una unità di lavoro in più (appunto w) diviso per il numero di unità prodotte da SPIEGAZIONE: il costo di questa unità di lavoro in più (appunto Pm). Economia - impresa (produzione e costi) (ottobre-dicembre 2003) Costo marginale e curva di offerta 134 La formula ricavata nel LUCIDO 133 ci dice in che modo il costo marginale dipende anche dalla quantità prodotta. Per rappresentare la relazione tra Cm e y useremo la notazione Cm = C’(y) Adesso sappiamo perché questa funzione è crescente (appunto perché Pm è decrescente); e sappiamo pure che la curva si sposta in alto quando aumenta w. Dato che il grafico della curva di offerta y = S(p) coincide con quello del costo marginale (vedi LUCIDO 125), tutto quel che abbiamo appreso sulla funzione C’(y) può essere trasferito anche alla curva di offerta. Perciò la S(p) è crescente (proprio perché Pm è decrescente); inoltre la curva si sposta a sinistra quando aumenta w (a parità di prezzo, se Cm è più alto, si produce e si offre meno). Statica comparata della curva di offerta Economia - impresa (produzione e costi) (ottobre-dicembre 2003) Un aumento del salario (Dw > 0) provoca un aumento di Cm a parità di quantità prodotta. Dato p si ha Dy < 0 (l’offerta si riduce) ovvero la S(p) si sposta a sinistra. Dw > 0 p Un aumento dell’input fisso accresce Pm (rifare il calcolo del LUCIDO 129 con x2 = 121). La curva C’(y) si sposta in basso e perciò la curva di offerta si sposta a destra (si ha Dy > 0). p Dx2 > 0 S(p) S(p) pv N pv V yn yv 135 y V N yv yn y Economia - impresa (produzione e costi) (ottobre-dicembre 2003) La scelta della tecnica 136 La quantità di x2 può essere cambiata solo nel lungo periodo (sappiamo che nel breve periodo essa è data). Come viene effettuata questa scelta? Essa si basa su tre elementi: (i) la quantità y che l’impresa ha deciso di produrre nel lungo periodo (ii) le caratteristiche tecniche della funzione di produzione; (iii) i prezzi dei due inputs. Tenendo conto di questi tre elementi l’impresa sceglierà la combinazione di x1 e x2 (la “tecnica”) che le consente di produrre la quantità data y al minimo costo. Abbiamo ancora un’applicazione dell’ipotesi di razionalità. Economia - impresa (produzione e costi) (ottobre-dicembre 2003) Alternative tecniche 137 Non esploriamo la questione di come sia stata decisa la quantità da produrre nel lungo periodo: per noi y è ora un dato. Questa quantità data può essere ottenuta, in generale, con diverse combinazioni dei due inputs (“molto” lavoro e “poche” macchine, oppure “molte” macchine e “poco” lavoro), ossia con diverse alternative tecniche. Queste alternative sono descritte dalla funzione di produzione. Consideriamo la funzione del LUCIDO 127 (la formula con la “radice”) e fissiamo la quantità al livello y = 10. È facile verificare che questa quantità può essere ottenuta con diverse combinazioni dei due inputs: x1 = 10 e x2 = 10; x1 = 20 e x2 = 5; x1 = 25 e x2 = 4; x1 = 5 e x2 = 20; ecc. (persino x1 = 1 e x2 = 100). Economia - impresa (produzione e costi) (ottobre-dicembre 2003) 138 Isoquanto Nel nostro esempio la funzione di produzione descrive una tecnologia che ammette sostituibilità tra i due inputs. È una sostituibilità imperfetta: se si vuole produrre la quantità data y, ogni volta che si riduce x2 di una unità, x1 deve essere aumentato sempre di più. Chiamiamo isoquanto la curva che unisce tutte le coppie di x1 e x2 (le tecniche) che consentono di produrre la quantità data y. L’isoquanto somiglia alla curva di indifferenza: è decrescente e convesso (e ce ne uno per ogni livello di y; tanto più in alto quanto maggiore è y). x2 x2b B A x2a 0 y x1b x1a x1 Economia - impresa (produzione e costi) (ottobre-dicembre 2003) 139 Isocosti Abbiamo detto (vedi LUCIDO 136) che per produrre la quantità y l’impresa sceglie la combinazione di x1 e x2 (la tecnica) che costa meno. Come si calcola il costo di una tecnica? Lo sappiamo già (vedi LUCIDO 126): una tecnica costa Ct = w1x1 + w2x2 Poniamo w2 = 1 (numerario) e risolviamo per x2. Otteniamo x2 = Ct w1x1 x2 x2b È l’equazione di una retta che si chiama isocosto. Essa dà tutte x2a le combinazioni di x1 e x2 che costano la stessa somma, ossia Ct (il termine noto della retta). 0 Ct B A x1b x1a w1 x1 Economia (ottobre-dicembre 2003) Grafico base y2 0 y1