Anno I Numero 10 • Giugno2014
Sviluppo dal basso
Ambiente e servizi a rete
€ 2,00
IN QUESTO NUMERO
Carmelo Conte
Domenico Nicoletti
Alessandro Scassellati
Daniela Cennamo
Giusy Rinaldi
Mimmo Pandolfo
Maria Rosaria Nese
Carmine Farnetano
Carlo Blasi
Fondazione Alario informa
Giuliana Raimondo
Silvia Siniscalchi
Livio Rossetti
Vincenzina Esposito
anno I numero 10 / Giugno 2014
NUMERO 10
Direttore editoriale
Carmelo Conte
Direttore responsabile
Andrea Manzi
EDITORE
Fondazione Alario
per Elea-Velia Onlus
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Grafiche Letizia
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REGISTRAZIONE
n.2/2013 Registro Stampa
Tribunale Vallo della Lucania (Sa)
In questo numero
2 Editoriale / Progettare dal basso per crescere
Carmelo Conte
4 Aree interne | Istruzioni per ogni uso
Domenico Nicoletti
7 Comunità di progetto per il Cilento che tenta la svolta
Alessandro Scassellati Sforzolini
10 Città del Parco | La rivoluzione che viene dal cibo
Daniela Cennamo
12 Un’area solidale e unita
Giusy Rinaldi
14 La lunga attesa di Godot
Mimmo Pandolfo
18 Management della cultura per la ripresa
Maria Rosaria Nese
22 Tipicità | Ecco come uscire dal tunnel
Carmine Farnetano
24 La chance della Parkway dell’Alento
Carlo Blasi
28 Fondazione Alario informa
Giuliana Raimondo
30 Formare cronisti col piede nel reale
Silvia Siniscalchi
32 Verso un Museo tutto dedicato al paradosso
Livio Rossetti
36 English Key
Vincenzina Esposito
38 Lettere in redazione
PROGETTO GRAFICO E FOTORITOCCO
Icastico - Design and Publishing
www.icastico.com
FOTO IN COPERTINA E ALL’INTERNO
di Domenico Pandolfo
(indice a pagina 40)
LA RIVISTA È IN VENDITA NELLE SEGUENTI EDICOLE:
EBOLI Gallotta, Piazza della Repubblica; Pasquarelli, Via Paestum - Santa Cecilia - ASCEA Edicola Zollino, Corso Elea
CAMEROTA Talamo, Via Sirene. CAPACCIO Pastore, Via Nazionale. CASALVELINO Zoschg, Via Marina
SALERNO Carini, C.so Vitt. Emanuele. AGROPOLI Lisa sas, Via Piave 32. SAPRI Magurno, Via Verdi
VALLO DELLA LUCANIA Stifano, P.zza Vitt. Emanuele
L’EDITORIALE
Progettare
dal basso
per crescere
La Città del Parco si presta
a un disegno che vada oltre
la teoria “capitale-lavoro”
e privilegi ambiente
e servizi a rete come nuovi
fattori determinanti
di Carmelo Conte
o storico tentativo di ridurre il divario produttivo e sociale tra il
Sud e il Nord d’Italia si è bloccato a
seguito di due scelte legislative.
L’abrogazione, nel 1993, della legge
64/86 che prevedeva per il Mezzogiorno una programmazione nazionale integrata, assistita da una
previsione finanziaria di 130mila miliardi di lire, in nove anni. E la modifica, nel 2001, dell’articolo 119 della
Costituzione che, nella versione attuale, prevede l’impegno per lo Stato
di assegnare contributi speciali ai Comuni, alle Province, alle Regioni e
alle Città Metropolitane, per sostenerne uno sviluppo equilibrato. Ma
non sancisce un impegno particolare
“per valorizzare il Mezzogiorno e le
isole” come, invece, era previsto nell’articolato previgente da 1948. In tal
modo, in nome di una malintesa cultura post meridionalista, un terzo del-
L
l’Italia è stato, di fatto, abbandonato
al “fai da te” e al libero mercato,
senza graduare nel tempo l’attuazione
della nuova normativa con provvedimenti di accompagno e senza tenerla
in conto nella programmazione ordinaria. A ciò ha fatto seguito, con esiti
controproducenti e iniqui, una politica dell’emergenza che per contrastare la crisi ha preso a colpire le
parti più deboli della società, e
quindi in particolare la bassa Italia.
Tuttavia, la Questione Meridionale
può proporsi in maniera nuova, grazie all’avvento della tecnologia avanzata che tende a uniformare e ad
avvicinare i territori, le culture e le
tendenze. Un processo che, come insegnano i guru dell’economia della
globalizzazione, bisogna intercettare
predisponendo le condizioni generali
per favorirne il dispiegamento a misura delle realtà territoriali. Ebbene,
sulla base di quest’analisi, Il paradosso ha concentrato l’interesse sulla
Città del Parco quale ambito di sviluppo non solo locale, ma della Campania e il Mezzogiorno. Essa, infatti,
è una dimensione istituzionale e territoriale che, per la sua ubicazione a
cavallo degli Appennini Meridionali
e le giacenze naturali (materie prime)
di cui dispone, ben si presta a un disegno che vada oltre la teoria del “capitale e lavoro” e individui
nell’ambiente e nei servizi a rete i
nuovi fattori determinanti. È un punto
di ancoraggio per un sistema d’interventi da veicolare in comparti omogenei e poli funzionali che siano a
2
misura di grandi e piccoli investimenti.
Non bisogna cedere, perciò, in vista
della nuova programmazione dei
fondi europei, alla tentazione di par-
tecipare alla spartizione di finanziamenti pubblici per rivendicazioni localistiche, pur se legittime, ma
promuoverle nell’insieme a sostegno
di una trasformazione strutturale che
le comprenda, le valorizzi e le renda
compatibili. Invero, le aspirazioni e
le possibilità di sviluppo del golfo di
Policastro ben si saldano con quelle
del Vallo di Diano, del Basso, Medio
e Alto Cilento, se pensate, promosse,
progettate e realizzate in una logica
unitaria, come area strategica meridionale, cerniera di uno sviluppo
della Campania e del Tirreno. Dove
le aree protette sono, per vastità e caratteristiche, un giacimento di ricchezze, e meritano di essere
valorizzate e non ridotte a museo conservativo. Prospettiva che in alcuni
casi è già in atto, come prova il complesso produttivo dell’Alento, e in
altri in fase di progettazione esecutiva, come la Parkway (servizio a pagina 24), modelli che possono e
devono fungere da motore di cambiamento, anche al fine di estenderne la
diffusione nel rispetto delle diversità
e delle autonomie locali.
Torna a questo proposito la teoria
dello sviluppo a macchia di leopardo
dell’Italia e in particolare del Mezzogiorno, che coglie un aspetto tipico e
caratterizzante sia della storia economica moderna sia di quella antica,
che non va demonizzato ma interpretato e utilizzato in senso unitario. Invero, “il particolare” è un passaggio
obbligato che può portare a gerarchie
territoriali, alla lunga dannose per
tutti (vedi Napoli-Salerno e Salerno
città - aree interne), ma può essere il
punto di partenza di un processo d’integrazione se s’interviene con progetto integrante. Peraltro, per quanto
riguarda la Regione, lo impone un
dato incontrovertibile.
La Campania è un insieme di separatezze territoriali, segnate dalla storia, che non si superano ignorandole
o criminalizzandole. Bensì ripensando la Regione come soggetto politico e favorendo un sinallagma
sociale e di servizi tra le zone interne
e le fasce costiere che si basi su due
scelte tra loro complementari: il rilancio della programmazione locale,
rifinanziando la legge regionale
51/78; e il varo di una legge organica
per lo sviluppo, a dimensione poliennale (2014-2020), a valere sui finanziamenti strutturali europei e sui
fondi nazionali e regionali. Laddove,
uno degli obiettivi sia l’inversione
della tendenza degenerativa che ha
caratterizzato, in particolare, l’ultimo
ventennio, prima con la pratica del
parco progetti, un calderone della discrezionalità a prescindere dal merito, e poi con il blocco di ogni
iniziativa per centellinare i finanziamenti a fini clientelari. Che ha prodotto il contraddittorio e deprimente
risultato di opere incompiute e ingestibili e la mancata utilizzazione dei
finanziamenti europei che sono a rischio perenzione.
È maturo il tempo che gli interventi
siano destinati a grandi ambiti con
destinazione certa e comunitaria,
senza trascurare, ove la complessità
istituzionale lo richieda, l’ipotesi di
agenzie tecniche attuative.
Il paradosso | Giugno 2014
APPROFONDIMENTI
Aree interne
Istruzioni
per ogni uso
di Domenico Nicoletti *
ltre un anno fa ebbi modo di scrivere di questa interessante novità della strategia nazionale delle
Aree Interne, che il governo Monti lasciava al paese nel più assordante silenzio e nell’indifferenza della classe
politica. Sarà perché gli interessi
sono altri (in uno stato di crisi si acuiscono egoismi e ritrosie all’innovazione), sarà perché il paese è
immobile ed incapace di capire che
proprio nei momenti di crisi bisogna
sperimentare nuove strade e aprire
“nuovi cantieri del fare”, sarà che
dopo anni di rilassamento, e affidamento ad altri dei nostri diritti ci ritroviamo ad essere cittadini senza
O
Obiettivi strategici: ridurre
l’emigrazione, attrarre
nuovi residenti, incrementare
le nascite, intervenire a favore
dei giovani, secondo modalità
previste per singoli contesti
cittadinanza, rimane parte dell’indifferenza anche adesso che la macchina amministrativa è partita e si
proietta sui territori lasciando sbigottiti e forse incolpevoli disagi.
Ma ripartiamo dalla necessità di capire quanto nel dicembre 2012, ben
5 ministri (Lavoro, Coesione, Agricoltura, Istruzione e Sviluppo economico), lanciavano nel Seminario
“Nuove strategie per la programmazione 2014-2020 della politica regionale: le aree interne”.
“Le Aree Interne rappresentano una
parte ampia del Paese – circa tre
quinti del territorio e poco meno di un
quarto della popolazione – assai di4
versificata al proprio interno, distante
da grandi centri di agglomerazione e
di servizio e con traiettorie di sviluppo instabili ma tuttavia dotata di
risorse che mancano alle aree centrali, “rugosa”, con problemi demografici ma anche fortemente
policentrica e con forte potenziale di
attrazione.
Intervenire in modo deciso è un impegno politico, a un tempo doveroso e
sfidante. Richiede visione d’insieme,
azione coordinata, mobilitazione di
“comunità”. E richiede attenzione il
fatto che da queste aree vengono beni
necessari per tutti noi: acqua, aria
buona, cibo, paesaggi, cultura.”1
Il paradosso | Giugno 2014
Ossatura del paese
Possiamo dire che le Aree Interne
rappresentano l’ossatura portante del
Paese da cui ripartire per “mobilitare
le comunità” intorno ai valori e ai
beni comuni. Una sperimentazione
necessaria e vitale per rigenerare il
paese dalle scorie di un modello di
sviluppismo degenerato nello spreco
e nel consumo di suolo.
Il passo successivo è stato lo scenario indicato nel documento “Strategia
nazionale per le Aree Interne: definizione, obiettivi, strumenti e governance” allegato all’Accordo di
partenariato 2014-2020 inviato il 9
dicembre 2013 alla Commissione Europea, frutto di un lungo percorso di
preparazione e di discussione con
vari soggetti istituzionali: Amministrazioni centrali (Ministeri), le Regioni, il Partenariato economico e
sociale (Associazioni e Organizzazioni di categoria). In base a quanto
stabilito all’esito del negoziato sul
Quadro Finanziario Pluriennale per il
2014-2020, l’Italia beneficerà di un
totale di risorse comunitarie pari a
32.268 milioni di euro. Alle risorse
sopra accennate si aggiungeranno
anche quelle del cofinanziamento nazionale e del Fondo Sviluppo e Coesione. Nel complesso il volume di
risorse per la Coesione Territoriale
nel prossimo ciclo 2014-2020 supererà i 100 miliardi di euro.
Da Rieti ad oggi
Ad un anno dal lancio della Strategia
Nazionale delle Aree Interne e dal
primo Forum tenutosi a Rieti lo
scorso 2013, il Dipartimento per lo
Sviluppo e la Coesione economica ha
ritenuto utile un rilancio delle prospettive di questa importante ed innovativa iniziativa per raccordare le
best practices dei territori alle responsabili e consapevoli decisioni
degli organi regionali e nazionali,
promuovendo il Forum nazionale ad
Orvieto l’8 e 9 maggio scorso dal titolo “Obiettivi per una Strategia Nazionale delle Aree Interne - Mercato
e cittadinanza”.
Bio Distretto
del Cilento
In quella occasione il Cilento ha
avuto il suo protagonismo nella presentazione del modello Bio-Distretto:
un’area geografica dove agricoltori,
cittadini, operatori turistici, associazioni e pubbliche amministrazioni
stringono un accordo per la gestione
sostenibile delle risorse locali (energie rinnovabili), partendo dal modello
biologico di produzione e consumo
(filiera corta, gruppi di acquisto,
mense pubbliche bio). Il primo biodistretto nazionale è stato ufficialmente attivato in Italia nel 2009
dall’Associazione italiana per l’agricoltura biologica (AIAB) nel Cilento,
poi sono arrivati altri 11 bio-distretti
su tutto il territorio nazionale e tante
altre realtà stanno attrezzandosi in
questo senso in Europa. Intanto dal
Cilento è partita una solida azione di
scambio ed interazione con l’esperienza del Bio Vallé nella Regione
della Drome in Francia con la quale il
Biodistretto del Cilento ha sottoscritto
un’apposita intesa già confluita nel
progetto coordinato dall’Università di
Salerno nel programma Erasmus plus
dal titolo “Strategic partnership for
new skills and innovative training in
rural districts -Bio-Districts”. Di fatto
il modello oltre ad incidere profondamente nel rivitalizzare la coesione
territoriale, punta a focalizzare su apposite aree non solo una forte concentrazione delle risorse che integri
l’orientamento antirecessivo, ma
anche la necessità di puntare su
pochi obiettivi strategici di tipo strutturale: internazionalizzazione, digitalizzazione, innovazione, valorizzazione
del patrimonio produttivo agricolo di
qualità, dei beni culturali e ambientali, della qualità dell’istruzione e del
capitale umano, della lotta alla po5
vertà in maniera integrata e sinergica.
Oltre alla Strategia Nazionale delle
Aree Interne un forte sostegno al modello del Bio-Distretto potrà apportare il Fondo Sviluppo e Coesione
(FSC) che rappresenta lo strumento
nazionale finalizzato a promuovere la
coesione territoriale, attraverso investimenti nelle reti infrastrutturali,
materiali e immateriali.
Nelle aree tradizionalmente meno
sviluppate del Mezzogiorno l’accrescersi della competizione internazionale, l’impossibilità di svalutare,
l’elevata pressione fiscale, si sono
combinate con un’inefficienza dei
servizi e del contesto istituzionale in
genere ben più grave che in altre regioni. Questi fattori hanno dunque
colpito ancor più duramente un’economia già fragile, segnata dal minore
sviluppo di attività aperte al mercato
e capaci di esportare, e in particolare
hanno messo in crisi quei settori del
made in Italy tardivamente avviatisi
nell’area e ancora più legati a una
competizione di costo che nel CentroNord. La scelta compiuta in passato
di curare solo lo sviluppo intensivo
mirando a stabilizzare il benessere
pro-capite anche attraverso servizi
pubblici inefficienti o trasferimenti
monetari si è prima rivelata povera di
risultati e poi insostenibile. La nuova
strategia si propone di promuovere
congiuntamente lo sviluppo intensivo
ed estensivo.
L’obiettivo ultimo della strategia è
“Benessere locale
da incrementare”
quindi l’inversione e il miglioramento
delle tendenze demografiche in atto:
riduzione dell’emigrazione, attrazione
di nuovi residenti, ripresa delle nascite, modifica della composizione
per età a favore delle classi più giovani, secondo misure e modalità che
differiranno a seconda dei contesti.
Questo obiettivo può essere conseguito a esito di cinque fenomeni che
costituiscono (anche qui in misura
che dipende dai contesti) altrettanti
obiettivi-intermedi fra loro interdipendenti:
· aumento del benessere della popolazione locale;
· aumento della domanda locale di lavoro (e dell’occupazione);
· aumento del grado di utilizzo del capitale territoriale;
· riduzione dei costi sociali della deantropizzazione.2
Alle azioni per migliorare tali servizi potranno affiancarsi azioni per
migliorare la connettività e ridurre il
digital divide. Nelle Regioni del Mezzogiorno non si tratta dunque solo di
rafforzare innovazione e internazionalizzazione sostenendo processi già
in corso, occorre far crescere le attività produttive e le imprese capaci di
stare sul mercato per attivare uno sviluppo autonomo e sostenibile. Lo scenario dato dalle missioni del
Dipartimento per lo Sviluppo con i
funzionari regionali, di cui quella nel
Cilento (Vallo della Lucania) e Vallo
di Diano (Padula) del 9 giugno
scorso, che ancora una volta si sono
divise nelle “visioni” prospettiche e
programmatiche, ha precisato che la
strategia operativa per le Aree interne
non si configura come un programma
nazionale chiuso e confinato a risorse
date. Né come un insieme disomogeneo di progetti diversi. Intende configurarsi come una collettività di attori
interessati a esperienze progettuali,
ispirati da una Strategia e ad obiettivi
condivisi e per la costruzione di un
comune senso del metodo d’azione
per affrontare e interpretare in modo
collettivo il tema Aree interne, pur
nella diversità delle soluzioni concrete3. La scatola progettuale si
monta nei luoghi e quindi i primi protagonisti sono le collettività territoriali e i loro referenti di responsabilità
intermedia e regionale, ma può avere
prospettive più ampie solo grazie a
una forte strategia, intenzionalità e
sguardo nazionale.
Le Regioni e altri soggetti territoriali
procederanno con i loro progetti pilota (cioè quelli della prima fase di
attuazione della Strategia). Il Centro
procederà con un investimento di
“Metodo” su pochi “progetti sperimentali”. Questi progetti – benché
territoriali e place based come approccio, quindi rispettosi delle singole vocazioni e potenzialità dei
territori – verranno organizzati solo su
alcune filiere tematiche: tutela e gestione del territorio; valorizzazione di
risorse naturali e culturali; energia
rinnovabile; sistemi agricoli e agroalimentari; saper fare e artigianato.
Al fine di verificare la realizzabilità
di forme innovative di intervento
nelle Aree interne, il Centro realizza
alcune attività sperimentali e di me6
todo, di cui condividerà gli stati di
avanzamento e gli esiti nell’ambito
della Federazione, contribuendo così
al progresso anche degli interventi
delle Regioni. L’attività sperimentale
assume due tipologie: associazione a
un progetto in costruzione; progetti di
ricerca-azione.
* Docente di Gestione e Salvaguardia
della Aree Protette Corso Magistrale in
Scienze Ambientali Università degli Studi
di Salerno
Nota 1: Brano tratto dalle conclusioni del
Seminario “Nuove strategie per la programmazione 2014-2020 della politica
regionale: le aree interne” a cura dei ministri Renato Balduzzi, Fabrizio Barca,
Mario Catania, Elsa Fornero, Francesco
Profumo (Roma, 15 dicembre 2012).
Nota 2: Dissesto idro-geologico, degrado
del capitale storico e architettonico (e dei
paesaggi umani), distruzione della natura.
Nota 3: “Metodi e obiettivi per un uso efficace dei Fondi Comunitari 2014-2020”,
Ministro per la Coesione Territoriale, 27
Dicembre 2012.
STRATEGIE
Comunità di progetto
per il Cilento
che tenta la svolta
La mission della Fondazione Alario
per uno sviluppo locale sostenuto
da una progettazione partecipata
ella seduta del 5 luglio 2001,
il presidente del Consiglio di
amministrazione individuò i livelli
di azione necessari al perseguimento della mission della Fondazione Alario:
N
1) attività per integrare positivamente la Fondazione Alario nei dinamismi di crescita delle strutture
organizzate che costituiscono il sistema Alento-Cilento, dal quale la
Fondazione ottiene la parte meno
“condizionata” delle risorse finanziarie con cui svolge le attività;
2) attività per dare all’Ente visibilità pubblica presso la popolazione
di Ascea e dei comuni del “bacino”
logistico di fruizione dei servizi
della Fondazione;
3) attività per servire i bisogni del
territorio del Cilento;
4) iniziative per ottenere il riconoscimento della personalità giuridica
come organismo di ricerca applicata e di alta formazione da parte
del M.U.R.S.T.;
5) attività per legittimare l’Ente a
livello nazionale in quanto Fondazione culturale.
Da poco, la Fondazione era stata
riconosciuta ONLUS e diventata
“di partecipazione”.
Il presidente, in altre parole, con i
5 livelli di azione disegnò una struttura concentrica che irradiava dalla
valle dell’Alento verso l’intero territorio cilentano. Certo, le condizioni erano diverse da quelle attuali
e non si erano ancora consumate le
esperienze del commissariamento
del Consorzio Velia e la perdita di
controllo della Banca di Credito
Cooperativo dei Comuni Cilentani.
Quei livelli di azione, tuttavia,
conservano la loro validità anche
nel percorso evolutivo verso una
Fondazione di comunità, un percorso di accompagnamento sociale,
volto a produrre e rafforzare la partecipazione e la condivisione delle
forze sociali ed economiche del territorio alla costruzione di un modello di sviluppo del Cilento che si
fondi sulla effettiva valorizzazione
delle risorse locali e sul rafforzamento dei settori produttivi in
chiave green, cioè incorporando
concetti e parole come sostenibilità,
limite e beni comuni.
Conservare il riferimento, anche
economico-finanziario, con il sistema Alento-Cilento e potenziare
il ruolo rispetto al bacino logistico
significa affermare il ruolo della
Fondazione come soggetto autonomo e comune al tempo stesso, significa presenza generosa. Significa
rendere effettivamente disponibili
7
“Dal Polo formativo
a Cilento Lab, a Il paradosso”
le risorse finanziarie “meno condizionate”. D’altra parte, per servire i bisogni locali, con uno sviluppo
concentrico, è indispensabile che la
Fondazione si accrediti “localmente”
come presenza generosa, come centro
di ascolto e di accompagnamento
delle dinamiche sociale, culturali,
economiche ed imprenditoriali. Non
meno significativa è l’attività di accreditamento della Fondazione “verso
l’esterno”, sia a livello istituzionale,
per le attività di ricerca e formazione,
che a livello culturale, come struttura
capace di promuovere le risorse
umane e professionali locali anche a
livello globale.
In questa direzione, gli strumenti
messi in campo, recentemente, possono giocare ruoli significativi:
· in ordine alle attività di servizio al
territorio da attuare come soggetto
istituzionale accreditato all’esterno,
l’avvio del Polo formativo, all’interno
del quale la Fondazione sarà protagonista, rappresenta senz’altro un’opportunità da cogliere e mettere a
frutto, sia per proseguire il processo
di accumulazione di competenze avviato a fine anni ‘90 che per contribuire a potenziare il sistema
produttivo locale mediante attività di
ricerca, trasferimento e formazione;
· per essere soggetto generoso, prima
verso l’immediato bacino logistico e,
successivamente, verso l’intero territorio cilentano, la comunicazione trasparente ha una funzione essenziale.
“Il paradosso” è un’iniziativa dotata
dei requisiti per assumere questo
ruolo, anche affiancando le altre attività della Fondazione che, in primo
luogo deve conservare l’immagine e
la forza di soggetto culturale;
· il concorso “La Città del Parco” è
stato senz’altro un momento di evidenza della Fondazione sul piano locale e nazionale e le proposte
pervenute dovranno essere opportunamente valorizzate e condivise con
il territorio attraverso un dibattito
pubblico;
· trasversale è Cilento Lab, il Laboratorio per lo Sviluppo Locale, in
quanto strumento di animazione della
comunità, leva per accompagnare la
Fondazione di partecipazione verso la
Fondazione di comunità. Un percorso
che parte dal coinvolgimento degli attori locali, anche nella struttura partecipativa, per costruire una
dimensione ed un sentimento “comuni” della Fondazione.
8
Si tratta, cioè, di fare in modo che la
Fondazione, attraverso i progetti e le
iniziative avviate, sia percepita come
soggetto capace di promuovere, localmente, processi di sviluppo reali e
come centro di elaborazione culturale
di livello globale, anche adottando
procedure e strumenti destinati a
coinvolgere competenti soggetti
esterni, valorizzando sia l’esperienza
del concorso Città del Parco che dei
concorsi filosofici realizzati negli anni.
Prioritario, tuttavia, rimane il ruolo
della Fondazione nel campo dello sviluppo locale ed è in questo ambito
che è necessario dotarla delle competenze, delle professionalità e degli
strumenti necessari a governare le attività di ricerca, progettazione, animazione,
trasferimento
ed
accompagnamento della comunità cilentana.
Progettazione
La progettazione delle iniziative di
sviluppo socio-economico in chiave
territoriale richiede sempre più agli
agenti di sviluppo che lavorano all’interno della Fondazione di operare
connessioni continue tra la dimen-
Il paradosso | Giugno 2014
sione globale dei flussi (turismo, finanza, formazione, energia, logistica)
e la dimensione locale dei luoghi (comunità locale, produzioni identitarie,
agricoltura, etc.). L’attività degli
agenti di sviluppo, in questo contesto,
a ben vedere, può essere concettualizzata come azione diretta a creare o
rafforzare le condizioni per la produzione di capitale sociale e di “beni
collettivi”, intesi nella duplice accezione di beni pubblici, vale a dire
beni non escludibili e fruibili da ciascun membro della comunità locale, e
di beni collettivi per la competizione
locale, intesi come risorse a sostegno
della comunità economica, dei progetti e delle iniziative imprenditoriali.
Un approccio, in altri termini, che
assume come presupposto fondativo
l’idea che lo “sviluppo umano” richieda una certa coerenza ed equilibrio tra efficienza economica,
coesione sociale, diritti di cittadinanza.
Bando all’opportunismo
La Fondazione sta cercando di costruire forme adeguate di coordinamento e sinergia con le azioni più
direttamente legate alla nascita, al rilancio e al consolidamento delle attività produttive del territorio,
proponendosi con un percorso strutturato di interventi finalizzati a promuovere una coalizione sociale ed
economica espressione del territorio,
che interagisca fattivamente nella definizione dell’agenda delle politiche
che interesseranno il Cilento nei
prossimi anni (2014-2020). Per rinviare a modelli d’azione già esperiti
in differenti situazioni ambientali, la
Fondazione deve avere lo scopo di
promuovere logiche di “progettazione
partecipata” o – se si preferisce – di
concrete pratiche di democrazia partecipativa in modo da innescare una
spirale positiva di effetti virtuosi e di
accrescimento di capitale sociale e di
fiducia, favorendo in ultima istanza i
progetti di rilancio del territorio e in-
centivando fenomeni costruttivi di comunità.
L’attivazione di un percorso di “progettazione partecipata” legato al tema
dello sviluppo locale può contribuire
a combattere alcuni di quei fenomeni
perversi che da tempo affliggono il
Cilento, come il deficit di trasparenza, le logiche opportunistiche e
angustamente localistiche, l’uso distorto delle risorse, il primato delle
logiche a breve sui più efficaci risultati di medio periodo e, nei casi peggiori (ma tutt’altro che eccezionali) il
clientelismo e la corruzione. L’approccio metodologico che la Fondazione propone, pertanto, si fonda
sull’ipotesi per la quale solo un adeguato grado di mobilitazione della società locale e il suo riconoscimento
come soggetto protagonista del processo di sviluppo locale può combinare efficacemente qualità tecnica ed
equità, efficienza e controllo democratico (anche nella prospettiva della
formazione di un’opinione pubblica
locale attraveso l’implementazione di
coerenti e continuative attività di comunicazione ed informazione).
D’altra parte, è proprio nelle situazioni di grave crisi come quella in cui
siamo immersi ormai da sette anni
che si possono generare le condizioni
per cui prendono vita inedite forme di
mutualismo, si rimettono in moto circuiti partecipativi e si attivano legami
sociali eccezionali, fondati su nuove
forme di “riconoscimento”, senso di
appartenenza al territorio, coscienza
di luogo. È quanto testimoniato ad
esempio da una ripresa di interesse
(seppure ancora debole) per l’associazionismo sociale e economico.
La Fondazione, attraverso l’attività
di Cilento Lab, si sta impegnando in
un lavoro attento e rigoroso di ascolto,
di animazione e di intervento territoriale teso a fare emergere dal tessuto
sociale cilentano una “comunità di
progetto” in grado di esprimere le
aspettative e gli interessi locali nel
confronto con i livelli superiori di governo nella definizione dell’agenda di
sviluppo locale. Questo implica una
9
attenta valutazione delle progettualità
e delle buone pratiche (seppure minime) locali e dell’importanza di fare
crescere le capabilities (le capacità
potenziali e le risorse per l’azione)
della società locale e dei suoi leaders.
Questo implica un’azione organizzata di facilitazione e accompagnamento.
La formazione e l’accompagnamento
della “comunità di progetto” territoriale è, in estrema sintesi, lo scopo
principale della Fondazione.
Attento ascolto
del territorio
Per la sua natura processuale,
l’azione di comunità stabilisce i suoi
obiettivi sulla base della concreta interazione con gli attori locali. È problematico dettagliare a priori
l’articolazione delle iniziative da realizzare nell’ambito delle linee d’intervento proposte. In generale, ma
ancor più nella concreta situazione,
una Fondazione di comunità si caratterizza come “processo” che attiva e
fa interagire più livelli d’azione interdipendenti. Indicativamente si tratta
di operare attraverso l’implementazione di tre distinte linee di azione;
un’attività organizzata di “ascolto
del territorio”, finalizzata all’individuazione di un repertorio di problematiche e di azioni relative allo
sviluppo locale e alla definizione di
un’agenda prioritaria;
· la costruzione di progetti di lavoro
(e non più solo di tavoli e consulte)
che consentano un confronto strutturato tra la coalizione locale e gli organismi istituzionali di livello
superiore;
· la costruzione di una rinnovata, più
moderna, identità territoriale che dia
senso di appartenenza ai cilentani e
che sia la chiave per un “risveglio
dell’economia margine che scopre la
sua modernità”.
* responsabile Laboratorio di Sviluppo
Locale della Fondazione Alario
STRATEGIE 2
Città del Parco
La rivoluzione
che viene dal cibo
Il contributo di Slow Food Cilento
per un rilancio che privilegi la tavola
Centodieci soci all’opera nell’area
low Food è un’associazione
senza scopo di lucro fondata
nel 1986 da Carlo Petrini come
ARCI GOLA Slow Food, nel 1989
diventa Movimento Internazionale
di Slow Food, che oggi raccoglie
quasi 100.000 soci in 130 paesi
del mondo.
Slow Food è nata per difendere il
diritto al piacere e operare contro
la standardizzazione dei gusti e
delle culture, ne “Il manifesto
della qualità secondo Slow Food” Torino 2006 queste finalità, sono
state sintetizzate in quello che è
un diventato il motto di Slow Food
sul cibo: “buono da mangiare”,
per le sue qualità organolettiche,
ma anche per i valori identitari e
affettivi che si porta dietro.
Pulito perché prodotto in modo
ecosostenibile e rispettoso dell’ambiente.
Giusto perché conforme all’equità sociale durante la produzione e la commercializzazione.
Motto che si basa sul principio
che tutti hanno diritto al piacere
quindi bisogna difendere le culture, le tradizioni e i saperi che
rendono possibile questo piacere
S
favorendone la fruizione collettiva
attraverso l’aggregazione in associazione e la realizzazione di
eventi pubblici.
Le attività di Slow Food spaziano
dal campo dell’educazione alimentare e dal gusto (attraverso
l’attivazione dei progetti sul territorio “Orto in condotta” e “Master
of Food” ) alla tutela dei territori e
della biodiversità e delle Comunità del Cibo (Fondazione Slow
Food per la biodiversità onlus e la
rete di Terra Madre), attraverso le
campagne nazionali (terra madre
day, ogm, latte crudo, salviamo il
paesaggio..) e i grandi eventi (Salone del gusto, Terra Madre, Slow
Fish, Cheese, Slow Food day,…).
Due filoni
Nel Cilento la condotta è rappresentata da circa 110 soci, l’attività
si concentra su due grandi filoni:
quello dell’educazione attivando
corsi di degustazione, analisi sensoriale, laboratori del gusto su diversi prodotti (olio, vino, birra,
formaggio…) e quello della tutela
10
dei prodotti e del territorio con la
Fondazione Slow Food per la biodiversità e attivando la rete di
Terra Madre.
La concretizzazione di queste reti
passa attraverso la scoperta e il riconoscimento dei nodi rappresentati dai prodotti in via d’estinzione,
cioè quei prodotti che appartengono alla cultura, alla storia e alle
tradizioni del territorio: i prodotti
dell’Arca del Gusto e i prodotti
presidi Slow Food.
Rischio estinzione
L’Arca del Gusto, è una raccolta
che segnala l’esistenza di questi
prodotti, denuncia il rischio che
possano scomparire, invita tutti a
fare qualcosa per salvaguardarli: a
volte serve comprarli e mangiarli,
a volte serve raccontarli e sostenere i produttori; in alcuni casi quando i prodotti sono specie selvatiche a grave rischio di estinzione - è meglio mangiarne meno o
non mangiarli affatto, per tutelarli
e favorirne la riproduzione. Questi
prodotti attualmente nel mondo
sono circa 1700 in Italia circa 560
nel Cilento solo 10.
I Presìdi Slow Food sono quei
prodotti per i quali vi è una commercializzazione adottando un disciplinare che tiene conto di
quattro obiettivi generali. Eccoli:
· Ambientale: salvaguardare la
biodiversità e migliorare la sostenibilità delle produzioni. I produttori che partecipano si impegnano
a seguire i principi di ecosostenibilità, aderendo a disciplinari di
Lotta integrata (come il PRLFI
della Regione Campania) o aderendo ad una delle associazioni di
agricoltura biologica certificata.
· Economico: migliorare la remunerazione dei produttori, sviluppando
un
indotto
locale,
aumentando l’occupazione.
· Sociale: migliorare il ruolo sociale dei produttori, rafforzare la
loro capacità organizzativa, molto
spesso carente in queste zone. Gli
agricoltori non sono abituati a fare
“rete” a mettersi insieme per discutere e creare sinergie perché
storicamente non sono mai stati
degli “interlocutori” per chi si oc11
cupava di agricoltura in quanto la
loro capacità produttiva era molto
limitata.
· Culturale: rafforzamento dell’identità culturale dei produttori e
valorizzazione delle zone di produzione.
I presìdi nel mondo sono circa
430 in Campania 21 di cui 8 nel
Cilento.
Salvaguardando questi prodotti e
chi li produce si salvaguarda un
territorio con le proprie piccole
produzioni, i propri coltivatori, le
proprie tradizioni, mantenendo
l’economia là dove serve, non concentrandola nei grandi centri.
Questa è la grande “rivoluzione”
di Slow Food a partire dal piacere
del cibo per difendere il pianeta
con la propria biodiversità.
* fiduciaria condotta Slow Food
Cilento di Agropoli
Il paradosso | Giugno 2014
STRATEGIE 3
Un’area
solidale
e unita
La Fondazione
“La Casa
di Annalaura”
di Vallo dimostra
la possibilità
di aggregazioni
in grado di sostenere
i soggetti bisognosi
e accrescere così
la coscienza
della comunità
dando un senso
alla pratica del welfare
di Giusy Rinaldi *
’ultima iniziativa predisposta
dalla Fondazione “La Casa di
Annalaura” di Vallo della Lucania
ha meritato sorrisi gioiosi e grati
da parte di coloro che sono stati
coinvolti. Un successo sul campo.
Così come le altre iniziative poste
in essere nei due anni di vita dalla
istituzione, fortemente voluta da
chi scrive, madre di Annalaura, e
da quelli che ne curano la governance. Sempre più apprezzata
dalla comunità vallese e anche da
quelle viciniori, per i progetti che
giungono a buon fine. Un mosaico
di obiettivi a dimostrazione di
come la passione ben fondata e
autentica, ispiratrice di sguardi
solidali sull’universo dei servizi e
dei bisogni diffusi nella società,
riesca a rompere la pratica ottusa
delle chiusure e dell’indifferenza.
Quale progetto hanno realizzato i
sostenitori della Fondazione dopo
aver stabilito una proficua intesa
con la cooperativa sociale Cilento
Solidale
e
l’associazione
A.S.P.E.R.?
Una sorta di “colonia estiva” per
bambini, “R… ESTATE con
NOI”. Non sulle magnifiche
spiagge della costa cilentana,
come avveniva decenni or sono,
ma nei freschi giardini adiacenti
la cattedrale di Vallo e nei locali
in dotazione. Il tutto grazie anche
alla sensibilità del parroco Don
Aniello e alla disponibilità di numerosi genitori che hanno condiviso l’accoglienza con gradevoli e
divertenti attrazioni per i piccoli
ospiti.
Lo scopo è quello di venire incontro alle esigenze pressanti
delle famiglie impegnate nel lavoro e nelle opzioni dei mestieri
possibili, che incrociano serie difficoltà nell’affidare i propri figli,
durante l’assenza da casa. Specie
quei genitori che nel novero familiare non trovano una mano amica.
Il problema si evidenzia puntualmente appena le scuole chiudono i battenti. Gli anni della crisi
L
12
economica cannibalizzano i servizi che gli Enti Locali hanno predisposto e garantito in qualche
altra occasione. Ormai questi ultimi non riescono a soddisfare le
esigenze di un welfare, seppure
giustificate da ragioni motivate.
Ecco, quindi, dal 9 giugno 2014,
la Fondazione “La Casa di Annalaura” pronta a prestare un aiuto
ben accetto, insieme con il gruppo
dei sostenitori e volontari, con le
“Favorire
le nuove
esigenze
familiari
pressanti”
giovani operatici dell’infanzia,
educatrici e psicologhe, con le
socie della cooperativa che, quasi
gratuitamente, hanno posto sul
campo i loro studi, la loro professionalità e una buona dose di
creatività.
Un servizio che ha destato non
solo un reale consenso, ma anche
crescente fiducia e apprezzamento, tanto che la settimana prevista all’inizio, con la presenza di
circa cinquanta bambini, si è moltiplicata per … tre!
Comunità viva
È solo l’ultima idea posta in essere all’interno della comunità di
Vallo della Lucania. Lo scopo
della Fondazione, oltre a quello di
promuovere attività culturali e formative, nell’accezione più ampia
e trasversale del termine, resta
quello di promuovere iniziative di
supporto a persone giovani con disagio psicologico e psichico.
Serve, a questo punto, un cenno
alle altre iniziative realizzate, per
Il paradosso | Giugno 2014
evidenziare come l’opera del volontariato e lo spirito di solidarietà possano alleviare i sacrifici che gli Enti
Locali e lo Stato continueranno a richiedere a noi cittadini, fino a quando
il tunnel, nel quale si consumano il
disagio e la precarietà, ci regalerà un
po’ di luce.
I mercoledì in attività, presso la
sede in piazza Vittorio Emanuele 35,
con cadenza settimanale. Vedono im-
pegnate varie professionalità a favore
di persone giovani e adulte che desiderano confrontarsi su alcune attitudini personali da orientare nel tessuto
sociale. Informazioni base di educazione alimentare con la dottoressa Di
Sevo; incontri con i volontari della
“Lettura… che fa stare bene!”, con i
laboratori per bambini “Giulallà, evviva la curiosità” a cura della presidente;
alcune
occasioni
di
formazione, curate dal professor Femminella e dal dottor Pellegrino; corsi
di avvio al ricamo, con mostra dei
manufatti, organizzata in sede e curata dalla professoressa A. De Vita;
laboratori di ceramica con l’architetto
Di Feo e il dottor Escalona; espe-
rienze di escursionismo nel territorio
presentate dall’architetto Puglia. Destinatari delle suddette attività sono
stati anche soggetti con disagio, che
frequentano la sede della Fondazione
nella sezione curata dalla psicologa
Stefania Troncone.
I concerti della Fondazione, appuntamenti attesi e preparati con cura.
Particolare riscontro positivo, suscettibile di ulteriori fasi di benessere
psicologico, hanno
conseguito questi
incontri, in sede, tra
i giovani accomunati
dall’interesse per la
musica e dalla pratica di strumenti
musicali, grazie alla
quale sono stati impegnati e reinseriti
in contesti sociali e
circostanze propositive, organizzate per
il pubblico.
Le Amabili Letture, altra iniziativa
che si è attestata
piacevolmente tra il
pubblico adulto e
desideroso di ‘curarsi’ con le parole.
In tali occasioni i
giovani musicisti
non fanno mancare
mai le loro preziose performance. Da
quest’anno riceviamo anche la confortevole collaborazione del gruppo
dei giovani “Amici del libro” di Pellare.
Lo Sportello d’ascolto, in collaborazione con l’associazione A.S.P.E.R.,
ha permesso di supportare numerose
famiglie, docenti e alunni, facendoli
incontrare con operatori professionisti per affrontare le diverse esigenze
legate al processo evolutivo. L’iniziativa ha interessato due anni scolastici
presso la Scuola Primaria ‘A.Moro’ di
Vallo della Lucania.
Un giorno a teatro, per riflettere
sugli incidenti stradali, in collaborazione con la Fondazione “ElisabettaeMariachiaraCasini” di Firenze. È
13
stata rappresentata La maternità offesa di Doretta Boretti, per la prima
volta in Campania, ed a Vallo della
Lucania, in due giorni consecutivi,
per la cittadinanza e circa seicento
studenti.
Giornata Mondiale del Ricordo Vittime della strada, viene promossa
dalla Fondazione la prima celebrazione di tale giornata a Vallo e nella
zona interna del Cilento, officiata dal
Vescovo della Diocesi, in memoria di
tutte le vittime della strada. Tale iniziativa avrà cadenza annuale.
Il Concorso “Adotta un segnale stradale” in collaborazione con la Protezione Civil -Gruppo Lucano di Vallo è
destinato alle ultime classi delle
Medie e Superiori, per sensibilizzare
i giovani al rispetto della vita, alla sicurezza stradale e al volontariato junior. È stato attivato anche per
promuovere la costituzione della Sezione Giovani. Si proseguirà con altre
edizioni.
Giulallà, evviva la curiosità sul giornalino ‘I Piccoli’. Una collaborazione
tra la Fondazione e la Redazione Calore di Capaccio che oltrepassa i confini geografici! Per andare incontro ai
bambini che non possono venire in
Fondazione a “giocare” con le storie,
essa provvede a inviarle a casa loro.
Così potranno leggere e curiosare,
giocando con i compagni, anche a
scuola.
“Fatti e non parole” non è solo lo
slogan ambizioso della Fondazione,
ma il segno della determinazione e
degli intenti di coloro che ne fanno
parte.
Tutte le attività vengono realizzate
con profondo spirito di servizio, per
ricordare e rendere onore a colei che
ha ispirato la costituzione e dato la
denominazione alla Fondazione.
* Presidente della Fondazione
La Casa di Annalaura
www.fondazionelacasadiannalaura.org
STRATEGIE 4
Il paradosso | Giugno 2014
La lunga attesa di Godot
A circa vent’anni dall’istituzione dell’Ente Parco, il Cilento
non ancora riesce ad attrarre il nuovo cliente e non sfrutta
per nulla la gigantesca risorsa del turismo naturalistico
di Mimmo Pandolfo *
ltre 20 anni fa, con la promulgazione della Legge Quadro sulle
aree protette (L. 394 del 6 dicembre
1991), il Legislatore decise di introdurre una nuova strategia di gestione
territoriale, connessa allo sviluppo in
ambito rurale o montano, istituendo
sette nuovi Parchi Nazionali in aree
collinari o montane segnate da forte
ritardo di sviluppo, che si aggiungevano ai cinque Parchi Nazionali esistenti, definiti all’epoca “storici”. Da
allora il numero dei Parchi Nazionali
è cresciuto fino a raggiungere quota
ventiquattro e a questi vanno aggiunte varie aree protette a carattere
regionale e locale. Iniziò così la
nuova stagione del Cilento che a distanza di quasi cinque lustri continua, non senza colpe, ad interrogarsi
su cosa fare, quali strategie adottare
per risolvere l’equazione area protetta/sviluppo.
O
La sfida di Rio
In Italia, come d’altra parte in Europa
e nel resto del mondo, per effetto dei
principi promossi nel corso della conferenza del 1992 tenutasi a Rio de Janeiro, nota come Earth Summit, si
diffuse il concetto di sviluppo sostenibile la cui definizione è sintetizzata
in poche righe: “La realizzazione di
un equilibrio tra esigenze di tutela
ambientale e sviluppo economico che
consenta di soddisfare i bisogni delle
persone esistenti senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i loro”. La
convergenza dei presenti al summit
su questa definizione significò una
espressione di potente assunzione di
responsabilità, consapevolezza acquisita anche grazie al Rapporto sui
limiti dello sviluppo, ricerca commissionata dal Club di Roma al MIT
(pubblicato nel 1972).
Fin dal 1995, anno di istituzione
dell’Ente Parco Nazionale del Cilento
e Vallo di Diano (solo da qualche
anno è stata aggiunta la parola “Alburni”), il territorio cilentano ha fatto
da spettatore più o meno partecipe a
questo importante principio che è
stato riproposto mille e mille volte nel
corso di convegni, illustrazione di
progetti, presentazione di iniziative e
così via dicendo. Ma concretamente
cosa è accaduto? Quali sono i risultati conseguiti sia dal punto di vista
materiale (qualità delle opere realizzate, iniziative in grado di auto sostenersi)
che
immateriale
(comportamenti, visione, programmazione)? Che effetto ha avuto l’istituzione dell’area protetta cilentana nel
settore della salvaguardia del territorio e quanto essa ha inciso sulla diminuzione dei flussi migratori dei
giovani verso altre aree?
Magri risultati
Se si dovessero considerare dal punto
di vista meramente statistico i risultati ottenuti finora bisognerebbe ammettere che essi sono ben poca cosa
se messi in relazione con il lasso di
tempo intercorso dal 1991 ad oggi e
le risorse economiche pubbliche utilizzate. Ma se ciò è purtroppo vero, è
altrettanto chiaro che in modo spontaneo diversi stakeholders specializ14
zati hanno sperimentato vari processi
e introdotto localmente esperienze legate ad un diverso modello di sviluppo che non necessita di materie
prime particolari: ci si riferisce alle
attività sportive dolci o di fruizione
ambientale che è possibile praticare
all’aria aperta e che non necessitano
di infrastrutture di marcata impronta
ecologica.
Il modo di vivere, di consumare e di
comportarsi determina la velocità del
degrado entropico (misura dello stato
del disordine di un sistema), che in
ultima analisi incide non poco sulla
qualità della vita del genere umano,
mettendo a repentaglio la sua stessa
sopravvivenza. Le mutate sensibilità
individuali, le esigenze generali di
salvaguardia e di sviluppo attento e
rispettoso degli equilibri naturali,
stanno imponendo anche nel Cilento
il ripensamento delle politiche di gestione e il loro orientamento verso
azioni mirate a coniugare conservazione e sviluppo: in altre parole si avverte l’esigenza di attuare i principi
promossi a Rio de Janeiro.
Herman Daly, decano delle teorie
economiche applicate all’ecologia, in
alcuni dei suoi lavori sottolinea l’importanza del concetto di “equità intergenerazionale”: “… se noi
riusciremo ad arrivare a un’economia
da equilibrio sostenibile, le future generazioni potranno avere almeno le
stesse opportunità che la nostra generazione ha avuto”.
Il comparto turistico offre al Cilento
innumerevoli opportunità che possono essere intercettate anche attra-
Il paradosso | Giugno 2014
verso una programmazione territoriale attenta sia riguardo alla realizzazione delle strutture necessarie,
materiali ed immateriali, e sia alla
pianificazione di eventi di richiamo
diretti alla fidelizzazione di bacini altrimenti attratti da luoghi capaci di
offrire spazi ricreativi in grado di fornire risposte a nuove esigenze. È evidente a tutti che la vacanza balneare
da sola non è più in grado di garantire
significativi periodi occupazionali,
essendosi ridotto il periodo di fruizione sia a causa di mutate abitudini
da parte del visitatore che per mere
ragioni economiche legate alla congiuntura sfavorevole. In questo senso
è necessario rendersi conto che il “sistema” Cilento, seppure connotato da
elevata complessità (natura e paesaggio, geologia e architettura rurale, archeologia
e
storia
recente,
gastronomia e produzioni tipiche) si
trova a competere in un mercato che
versa importanza tra essere in un
luogo significativo e fare qualche cosa
di significativo”. Per estensione del
concetto si può aggiungere che l’importanza dei luoghi [se questi sono
equivalenti] è assolutamente relativa:
è importante ciò che si fa nei luoghi.
Il “poter fare” diventa così il concreto attrattore e ciò rappresenta il
valore differenziale tra nuove opportunità e staticità dell’offerta.
diamente da circa 6.000 escursionisti per stagione, registra una vendita
di circa 4000 topoguide e si stima che
un chilometro di questo sentiero genera una ricaduta economica di circa
120.000 Euro (dati Fédération Française de la Randonnée Pédéstre –
analisi periodo 2010 – 2012)!
Il settore del turismo naturalistico,
ad esempio, mette a disposizione dei
territori particolarmente vocati una
L’insuccesso non è solo una questione di mancata promozione o di
inefficace comunicazione: è semplicemente la limitatezza del “poter
fare” escursionismo, se di ciò parliamo, che determina il mancato ar-
serie di importanti nuove opportunità.
Perché a distanza di oltre 20 anni
non si è ancora stabilito nel territorio
del Parco Nazionale del Cilento, Vallo
di Diano e Alburni un flusso reale di
questi utenti della natura, seppure in
Europa il movimento conta oltre 3 milioni di tesserati? Nella sola Francia
i camminatori sono 35,6 milioni mentre gli escursionisti sono 7,2 milioni
(inchiesta Pratiques physique et sportive - 2010 - Ministère des sports, de
la jeunesse, de l’éducation populaire
et de la vie associative); sempre in
Francia il recupero del Sentiero di
Stevenson, 250 km di percorrenza, è
costato circa 2,9 milioni di Euro ed
interessa 13 Comuni; è percorso me-
rivo dei camminatori nel Cilento,
seppure esso rappresenti una destinazione interessante per tutto ciò che
il territorio offre. La locale classe dirigente non ha compreso ancora la
portata economica legata a questo
settore che non necessita, peraltro, di
investimenti faraonici per realizzare
le “infrastrutture” necessarie al camminare. I sentieri escursionistici si
realizzano con poche migliaia di euro
per chilometro contrariamente a
quanto fatto nel Cilento, in diversi interventi, sparpagliati, slegati tra loro,
senza un disegno logico riconducibile
a un progetto d’area vasta. L’esperienza maturata dalle Organizzazioni
dei camminatori europei ha determi-
“Basta
col torpore
Seguiamo
la lezione
francese”
offre altre innumerevoli opportunità
al consumatore. Oggi il consumatore
ha la possibilità di accedere in modo
democratico, facile e veloce all’informazione attraverso la rete, accedendo
ad una gamma di offerte praticamente
illimitata. Ciò deve far riflettere sull’urgenza di intervenire in tempi rapidi sull’assetto del territorio per
realizzare i “luoghi” che possono attrarre il nuovo cliente, superando
anche la barriera psico-ideologica
che definisce il nostro territorio senza
uguali nell’universo!
Wendy Freedman, astronoma e Direttore del Carnegie Observatories di
Pasadena (USA), afferma che “c’è di-
15
Il paradosso | Giugno 2014
nato in meno di 2.000 Euro/km la
spesa media necessaria per realizzare
un sentiero escursionistico. Di contro, un km di sentiero escursionistico
è in grado di produrre un reddito decuplicato rispetto all’investimento
originario!
È un problema anche di competenze: i sentieri per rispondere al bisogno di chi li deve percorrere
devono essere progettati da chi ha
esperienza nel settore, altrimenti il rischio che si corre è di realizzare un
boulevard, un viale e non un percorso in natura.
che è inerente la pratica sportiva che
si intende proporre ad un pubblico
che, peraltro, già pratica quella disciplina. È importante fornire all’ospite l’idea di un posto fornito di
una efficiente “cassetta degli attrezzi”, ove operatori e infrastrutture
interagiscono garantendo competenza
e qualità.
In conclusione, è auspicabile un diverso approccio alla complessa materia dello sviluppo territoriale, facendo
perno sulla programmazione condi-
tavoli di concertazione, dove deve trovare voce la più ampia rappresentanza della società civile.
L’agire di qualità, la sperimentazione di modelli di collaborazione trasversale tra le tante componenti del
territorio, nel lungo periodo produrrà
frutti certi. I luoghi, per quanto interessanti, non sono rilevanti se niente
accade al loro interno. Al contrario, i
luoghi animati, contraddistinti da fervore ed entusiasmo, da capacità innovativa e spirito di tolleranza,
visa degli interventi al fine di scongiurare che il futuro di questa terra
sia ancorato una volta di più all’improvvisazione e all’istinto dell’amministratore di turno. L’UE per la
prossima programmazione 20142020 intende avvalersi della concertazione territoriale in modo da
definire un modello di sviluppo voluto
dal basso, che raccolga le istanze di
chi in ultima analisi deve essere il
beneficiario del progetto stesso. Per
dar concreto corso a questa impostazione, dunque, è necessario attivare
subito, visti i tempi a disposizione, i
risultano attrattivi di altre componenti che finiscono per arricchire
l’esistente. L’unico quesito irrisolto è
quanto durerà nel Cilento questo processo di trasformazione.
“Piccoli
investimenti
per dar vita
a cammini
suggestivi”
Realizzare pochi chilometri di sentiero in un Comune non produce
alcun risultato di rilievo: un camminatore li percorrerà in brevissimo
tempo (a piedi si cammina mediamente ad una velocità media di circa
3 km/h). Cosa diversa è definire una
strategia di sviluppo che veda il coinvolgimento di vari Comuni limitrofi,
in modo da realizzare un distretto in
grado di offrire un ventaglio di destinazioni sufficienti a coprire almeno
l’arco temporale di una settimana. E
questo modus operandi va applicato
a qualsiasi altro intervento volto a
raggiungere altri target: un approccio
metodologico che tenga conto di
quanto detto innanzi concorre a costruire il luogo dove “poter fare”, potenziando l’appeal del territorio.
Il distretto così realizzato da solo
non basta, naturalmente. Ad esempio,
sarà opportuno selezionare e formare
il personale addetto al front office in
modo tale da avere collaboratori motivati in primo luogo e che possano
fornire informazioni puntuali su ciò
16
* direttore Cilento Servizi / Oasi Fiume
Alento
MEMORIE
MOSTRA INTERMEDIALE PERMANENTE
SULLA CIVILTÀ CLASSICA
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Il paradosso | Giugno 2014
STRATEGIE 5
Management
della cultura
per la ripresa
di Maria Rosaria Nese
a riflessione sulla (possibile?)
valorizzazione di un territorio
come il Cilento attraverso il management degli eventi culturali, come
strumenti di promozione dei flussi
turistici, parte dalla condivisione di
una considerazione “politica”: per
dirla con le parole dell’assessore regionale Sommese “la retorica sulle
‘straordinarie risorse culturali e le
vocazioni turistiche’ della Campania
è ormai insopportabile” (Il Denaro,
31 maggio 2013, p. 23).
L’economia del turismo si configura
sovente come un aspetto di elevata
criticità nei processi di crescita delle
aree locali. È utile osservare che la
dotazione di elementi materiali quali la posizione geografica e morfologica, il patrimonio artistico, storico, archeologico, naturale - può
esprimere una potenziale vocazione
del territorio al turismo; ma, come efficacemente affermato da Giancarlo
Dall’Ara, di potenzialità si può
anche morire! Tale vocazione può
trovare una sua compiuta realizzazione soltanto a condizione che gli
aspetti materiali del prodotto turistico vengano opportunamente integrati da un’adeguata organizzazione
di ulteriori servizi gestiti nell’ottica
di un sistema locale di offerta turistica. Un evento culturale, dunque,
può diventare determinante in termini di benefici per l’area di riferimento, per la sua capacità di
costituire una parte qualitativamente
rilevante del complesso integrato e
flessibile di valori tangibili ed intan-
L
Per gli eventi una strategia
di marketing al fine di fare
impresa e considerare
i fruitori come mercato
di riferimento. Se continua
la stasi, il Cilento morirà
di potenzialità e di accidia
gibili che è il prodotto turistico. Ma
affinché ciò sia possibile, l’approccio alla programmazione di un
evento di valorizzazione del territorio e di promozione di flussi turistici
che parta da una riconsiderazione
del patrimonio culturale deve recare
elementi di innovazione e, dunque,
di discontinuità rispetto a quanto fin
qui progettato e realizzato. La progettazione e la gestione delle fasi di
un evento che intende veicolare l’immagine di un territorio, e lo fa drenando risorse pubbliche di notevole
valore, devono essere rese oggetto di
un’attività di project management,
intesa come gestione sistemica di un
programma complesso ed unico, con
un inizio e una fine predeterminate,
che viene svolto con risorse organizzate, mediante un processo continuo
di pianificazione e controllo, per raggiungere degli obiettivi predefiniti,
rispettando vincoli interdipendenti
di costo, tempo e qualità.
All’approccio tradizionale, caratterizzato da un quadro strategico indefinito, da progetti guidati dall’offerta,
con impatti non verificabili e scarsa
analisi delle varie componenti, il
cultural project management rimpiazza una concezione dell’evento
culturale partendo dall’individuazione dei vari processi presenti al
suo interno (processi di creazione artistica e culturale, processi di avvio e
di elaborazione dell’idea-progetto,
processi di pianificazione, processi
di controllo, processi esecutivi, processi di valutazione) nonché delle
18
aree di conoscenza dagli stessi attivate. Inoltre, la considerazione dell’evento quale elemento della
“dimensione culturale” territoriale
permette di formulare strategie organizzative in una logica di interazione
delle diverse risorse, con meccanismi di intersettorialità e coinvolgimento territoriale, tali da consentire
uno sviluppo integrato dello stesso.
Potenziali
di sviluppo
Si ritiene che, proprio per la carenza
di una tale visione, gli eventi/interventi di promozione oggetto delle
Il paradosso | Giugno 2014
varie programmazioni fin qui succedutesi poco o nulla hanno prodotto
in termini di indotto e di indicatori
di risultato/impatto. Pertanto risulta
prioritario ri-considerare il ruolo
dell’evento, come aspetto della dimensione culturale di un territorio,
per costruirci intorno una vera e propria strategia di marketing territoriale, in grado di a) mobilitare i
potenziali di sviluppo di un luogo; b)
rafforzarne l’immagine e l’identità;
mente detto, in quanto, la cultura,
innanzitutto, permette la stima di sé,
che è condizione indispensabile per
qualsiasi forma di realizzazione, sia
personale che collettiva, e, contemporaneamente, è “una dinamica generatrice di senso”, nella duplice
accezione di “significato profondo”
e “direzione”, di cui occorre permeare qualsiasi processo di trasformazione sociale, di mutamento
economico o di sviluppo in generale,
evento finalizzato alla soddisfazione
di bisogni culturali, si pone, dunque,
in particolare, quello di dar vita ad
attività di animazione e produzione
culturale, che è nel Cilento ancora
del tutto connessa alle dinamiche ed
alla stagionalità dell’attività turistica, concentrata territorialmente e
temporalmente, e basata su iniziative in cui il territorio fa più da scenario ospitante che non da vero
protagonista. Ne consegue che oc-
c) favorirne il rinnovamento infrastrutturale.
In tal senso lo stesso evento deve
diventare output di un sistema complessivo di offerta, e trasformare in
“prodotto” (come sintesi di benefici
percepiti dal fruitore) lo stesso territorio, una destinazione intesa come
“luogo di esperienze” in cui è cruciale la qualità del servizio ad esso
connessa.
D’altronde, in un’area periferica
come il Cilento, la risorsa culturale
ha funzioni sociali che sono, in ultima analisi, più importanti per la vitalità e lo sviluppo di una comunità
del contenuto culturale propria-
per un verso adeguandolo ai valori
che lo rendono “sensato”, e, per
altro, dandogli un orientamento
verso il futuro. La necessità di ridare
un senso alle società che vivono in
aree periferiche è fondamentalmente
una dinamica culturale, e il carattere
“culturale” di ogni progetto dipende
dalla capacità di “ravvivare il fuoco
che cova sotto le ceneri della passività e della rassegnazione” dei territori in cui va a produrre effetti.
Fra gli obiettivi strategici di un
corre, principalmente, favorire la
creazione di occasioni in cui sia costante il consolidamento dell’offerta
culturale, in particolare attraverso
l’imprescindibile coinvolgimento
delle risorse artistiche professionali
del territorio, si favorisca l’elevata
qualità dei contenuti, e si consenta
ad un pubblico sempre più ampio di
accedervi, con particolare riguardo
alle giovani generazioni.
Inoltre, la gestione degli eventi sul
territorio dovrebbe mirare ad ampli-
19
Il paradosso | Giugno 2014
ficare i punti di forza dell’Ambito
Territoriale Turisticamente Rilevante costituito dal Cilento, ed essere funzionale al duplice scopo di
· innalzare i segmenti di offerta di
turismo culturale (di altissima valenza strategica) dagli attuali posizionamenti - che vedono dotato il
territorio di alta attrattività, ma con
competitività di medio livello - ad
un’altrettanto alta competitività, al
fine di valorizzare l’immagine dell’area attraverso l’acquisizione di
vantaggi competitivi duraturi e difendibili nel tempo, anche rispetto
ad altre locations;
· ridurre i punti di debolezza dell’area nel settore turismo, rappresentati principalmente dalla scarsa
capacità delle aree interne di attrarre i turisti dalle aree costiere,
con un’offerta turistica ancora fortemente concentrata su segmenti, mete
e periodi tradizionali, dalla incapacità di innescare relazioni sinergiche
tra l’economia agricola e l’economia
turistica, dalla mancanza di attenzione nel considerare il territorio
come risorsa, con scarsa promozione
del patrimonio presente, per cogliere, d’altro canto, le opportunità
espresse dalle prospettive di forte
espansione della domanda turistica
a livello mondiale, con particolare
riferimento ai settori della cultura,
dell’archeologia e del turismo naturalistico.
Nell’offerta di un prodotto-territorio, di cui un evento può costituire
veicolo, le modalità di marketing attivabili per intercettare la potenziale
domanda possono prendere avvio sia
dall’offerta patrimoniale del territorio che dall’offerta del sistema territoriale,
la
prima
basata
sull’attrattività geografica dell’area
considerata e dalla sua tipicizzazione, di cui l’evento costituisce solo
il valore aggiunto, la seconda a vantaggio di chi non può essere attratto
dai luoghi e dal loro valore tangibile
perché non li conosce e, dunque, intercetterà nell’evento il motivo ‘altro’
che indurrà il bisogno culturale del
fruitore a trasformarsi in relazione
bilaterale, in scelta non occasionale.
Anche in tal caso la ricaduta sul
territorio sarà sempre di natura economica e l’offerta culturale costituirà
comunque un valore intangibile in
stretta connessione con i valori tangibili, tanto che lo spettatore non
potrà non ricordare di quella partecipazione anche il tipo di accoglienza, il sistema infrastrutturale, la
qualità del cibo, il paesaggio, ma in
questi casi il valore intangibile dell’offerta culturale è non aggiunto, ma
altro, rispetto al valore tangibile del
territorio.
20
Doppio ruolo
del territorio
L’evento, pertanto, vorrà essere al
centro di una strategia di marketing
che richieda alla produzione culturale di essere produzione di impresa
e ai fruitori di essere mercato di riferimento. Se il mercato è il centro
della questione allora diventa necessario chiedersi da chi è composto, come funziona, che tipo di
prodotti è in grado di accogliere.
Ri-definito il concetto di territorio
in quanto proiezione di valori e qualità immateriali in un’area geografica
connotata da specificità materiali e, dunque, un insieme di risorse tangibili, ma pure di risorse intangibili
costituite dai valori culturali e antropologici, e servizi, che qualificano
l’abitabilità sociale dell’area geografica stessa e fanno sì che le risorse
siano collegate tra loro assumendo,
in questa relazione e sinergia, un va-
Il paradosso | Giugno 2014
lore ulteriore - alla strategia di marketing territoriale spetterà il compito
di valorizzare l’insieme di risorse e
dei servizi, per costruire la loro relazione e renderla oggetto economico-finanziario, ovvero portatore di
sviluppo del territorio stesso, che è,
pertanto, allo stesso tempo soggetto
propulsore e oggetto dell’’impres”.
L’approccio a tale compito si fonda
su parametri d’azione specifici: la
competitività, che nel caso del prodotto-territorio sarà tra aree geografiche, l’analisi del rapporto
domanda-offerta che sul territorio
può ricadere creando e implementando risorse.
Cultural project
Dovendo definire i settori trainanti
per lo sviluppo del Cilento, e considerate le specificità dell’area, appare chiaro che uno dei settori
chiave, ma non il solo, è costituito
dal binomio turismo-cultura, che diventa un punto di partenza quasi banale se ci si riferisce a quei comuni
che sono caratterizzati da patrimoni
storico-artistici di chiara bellezza,
ricchezze paesaggistiche, stratificazione storica degli elementi culturali, tipicità. Qualità che, pur in
grado di attrarre un vasto pubblico
di “consumatori”, risultano risorse
inerti se non inserite in un più ampio
spettro di possibilità che il Cilento
esprime, e che risiedono proprio in
quell’intangibilità costituita dalla
vita stessa, dallo spirito, dalla creatività, dai saperi che abitano l’area
umana del territorio.
È dunque da affidare ad un attento
cultural project management la
strutturazione di un’offerta di Cilento che non si basi solo su un - non
di rado infelicemente accozzato mix di spazi, proposte artistiche, risorse, bensì sia frutto di una particolare modalità di gestione che
organizza esperienze originali in un
21
contesto di offerta più radicato, più
accogliente, più relazionale, capace
di offrire chance interessanti “per
includere e garantire possibilità di
partecipazione per quella parte di
popolazione e attività produttive che
si sente estranea alla caratterizzazione del territorio quale area di sottosviluppo sociale ed economico”,
rappresentandone, viceversa, esempio di eccellenza nei settori dell’enogastronomia, della cultura
alimentare e delle sue produzioni a
km 0, della ricettività, del wellness,
della qualità ambientale, della produzione artistica.
STRATEGIE 6
Tipicità
Ecco come
uscire
dal tunnel
Occorre recuperare
la complessità
per poter rilanciare
l’artigianato
del territorio cilentano
e operare finalmente
fra conservazione
e innovazione
valorizzando in tal modo
gli elementi positivi
Si eviterà così di cadere
nella trappola
della semplificazione
di Carmine Farnetano *
Il paradosso | Giugno 2014
a semplificazione della complessità minaccia l’artigianato cilentano che, dopo anni di
enfasi su tradizione e tipicità, non
riesce ad assumere il ruolo di settore produttivo trainante dell’economia locale. Certo, il Cilento
vive anche di artigianato tipico e
sono cresciute le attività di carattere artistico; le forme della produzione tradizionale sono state
riprese con qualche successo,
anche economico. Del resto,
l’istituzione del Parco e le politiche comunitarie hanno oggettivamente
contribuito
alla
rivitalizzazione di attività tradizionali in declino: percorsi formativi per gli addetti e sostegno
economico a piccole imprese,
seppure con discontinuità e prive
di un disegno strategico, hanno
riaperto il sentiero della tradizione e le lavorazioni del legno o
della pietra hanno riacquistato
dignità “sociale”. Significativo è
stato il recupero delle attività artigianali connesse all’agricoltura:
le produzioni di olio, miele, formaggi, carne, pesce, conserve sott’olio, confetture e liquori si sono
diffuse in maniera abbastanza
omogenea sul territorio e si è delineata una rete di produttori.
L
Il blocco
dell’edilizia
L’artigianato cilentano, tuttavia, è
rappresentato solo in parte - in
piccola parte - dalle produzioni
tipiche e tradizionali. Il blocco
più consistente rimane legato all’edilizia ed ai servizi. E sono le
attività che negli ultimi anni
hanno subìto in maniera più pesante il morso della crisi economica globale.
L’espansione edilizia, con un
consumo di suolo insostenibile,
ha provocato una selezione drammatica nel settore e la sostanziale
22
scomparsa di figure, queste sì,
dotate di conoscenze e saperi tradizionali. La crescita urbanistica,
oltre ad aver svuotato i centri storici, ha trasformato profondamente la domanda penalizzando
le produzioni locali: dagli anni
‘70 la diffusione dell’alluminio e
del ferro ha incenerito il comparto del legno e le attività collegate provocando danni, sia sul
piano paesaggistico ed ambientale che economico, con la chiusura delle piccole falegnamerie,
la rinuncia alle attività boschive e
la dipendenza dall’importazione
di semilavorati. Con analoga dissennatezza, sono state azzerate le
competenze nei settori della lavorazione della calce e della pietra
e, anche in questo caso, favorita
la dipendenza da cementi, malte
e prefabbricati provenienti da impianti industriali. E, naturalmente, la sparizione di artigiani
locali è stata colmata con l’importazione di addetti da aree che
hanno subito il saccheggio del
territorio prima del Cilento.
Stessa sorte è toccata al settore
dell’impiantistica e della manutenzione: piccole imprese, quasi
sempre ditte individuali, sacrificate per la loro debole competitività – soprattutto in ordine ai
tempi di esecuzione dei lavori – e
Il paradosso | Giugno 2014
ridotte, nei casi più favorevoli, al subappalto irregolare; elettricisti ed
idraulici trasformati in rivenditori di
terzo livello.
Metamorfosi
commerciale
Questa metamorfosi commerciale con i falegnami che sono riusciti a
sopravvivere diventando rivenditori
di mobili, con elettricisti ed idraulici
trasformati in agenti di commercio –
ha modificato in maniera radicale la
struttura del reddito delle piccole
imprese e diffuso il ricorso al credito,
sia sul lato della domanda che dell’offerta. Il piccolo artigiano cilentano, divenuto rivenditore, per
sopravvivere – personalmente e non
più professionalmente – ha subìto
una ulteriore alterazione: è diventato
agente finanziario o intermediario
dell’intervento pubblico, ad esempio,
nella installazione di impianti solari.
Nell’edilizia - considerata per
dogma settore economico trainante , nel ruolo che l’edilizia ha giocato
“contro” l’artigianato, è possibile misurare l’incapacità di costruire una
visione territoriale organica prima
che di elaborare una strategia di sviluppo efficace. Se il consumo di
suolo - quando non la devastazione
di aree pregiate - ha rappresentato
l’altra faccia della medaglia dell’abbandono dei centri storici nei quali
le attività artigianali avevano sede e
ragione di essere, l’impiego di materiali “innovativi” ha sottratto agli artigiani la materia prima. Se lo
svuotamento dei centri storici ha eliminato la domanda dal lato della manutenzione, la diffusione del ricorso
al credito è stata la via per sopravvivere come artigiano-commerciante.
Si tratta di un “cahier de doleances” da leggere con gli occhi di chi
ha subìto questo processo e con l’ironia necessaria a comprendere - ed
accettare - che un territorio in ritardo di sviluppo possa aver vissuto
in anticipo le dinamiche che la flessibilità avrebbe diffuso a livello globale dopo oltre 10 anni.
Mancanza di visione e assenza di
strategia hanno condizionato anche
le attività di servizio alle persone che
pure avrebbero potuto rappresentare
un elemento decisivo nel settore del
“benessere”, invocato spesso come
destinazione del territorio grazie alle
caratteristiche di salubrità. In questo
settore, le risorse investite dalla Regione Campania sono state cospicue:
la formazione di estetiste e parrucchieri è stata sostenuta con generosità e spesso accolta polemicamente.
Tuttavia, sganciata da un disegno
organico non ha prodotto risultati apprezzabili per un settore che conteneva, e contiene, un indiscutibile
potenziale di innovazione.
23
L’elenco della semplificazione è
lungo e, in filigrana, contiene la
lista “delle occasioni lasciate ad
aspettare”: i falegnami avrebbero
potuto rinnovare porte e finestre
delle case antiche ma per gli edifici
moderni sono sembrati più adatti gli
infissi in alluminio; la lavorazione
della pietra locale avrebbe potuto
qualificare i centri storici ma era
preferibile importare materiali più
pregiati. Per ogni scelta, una rinuncia e un passo in direzione dell’impoverimento sociale ed economico
seguìto alla perdita di ruoli (sociali)
e funzioni (economiche) nel settore
storicamente più stabile dell’economia cilentana, come di tutte le aree
rurali.
Nelle condizioni attuali, il recupero
della complessità, attraverso il riconoscimento di ruoli e funzioni - sia
in ambito economico che sociale - è
la via maestra non solo per rilanciare
l’artigianato ma, soprattutto, per la
tenuta socio-economica (e culturale)
del Cilento. Ma è una strada da percorrere rimanendo in equilibrio fra
conservazione e innovazione e valorizzando anche gli elementi – e le capacità – positivi che si sono
manifestati nel processo di rivitalizzazione dell’artigianato tipico e tradizionale evitando di cadere, ancora
una volta, nella trappola della semplificazione.
*coordinatore Gal Casacastra
Il paradosso | Giugno 2014
ECCELLENZE
La chance
della Parkway
dell’Alento
Il progetto dell’opera
tende alla manutenzione
del paesaggio, ma anche
a poter preservare
la biodiversità, lo sviluppo
sostenibile e a favorire
la green economy
di Carlo Blasi *
Con questo articolo del professor
Carlo Blasi apriamo un dibattito
sulla Parkway dell’Alento e sulla valorizzazione ambientale, economica e
sociale del territorio che tale opera
certamente favorirà. Dal prossimo numero altri interventi.
l nuovo indirizzo europeo, in merito alla conservazione e valorizzazione degli ecosistemi e dei loro
servizi, offre alle aree protette una
grande occasione di rilancio della
loro funzione nel territorio.
Fermo restando la conservazione
della piena funzionalità degli ecosistemi, le aree protette e, in particolare, i Parchi Nazionali concorrono
anche allo sviluppo ecosostenibile
del proprio territorio.
Per ottenere risultati nel campo
della green economy le aree protette
devono mettere in campo il meglio
delle loro potenzialità al fine di promuovere una maggiore fruizione sia
per gli ambiti a vocazione naturalistica sia per le aree di valore storico
culturale.
Tutte le iniziative in atto a livello
europeo invitano i Paesi membri a
promuovere azioni capaci di conservare i sistemi rurali e di valorizzare e
incentivare con iniziative ecocompatibili le popolazioni che ancora presidiano i nostri territori montani. In
questo campo si ha una netta differenza tra il settore alpino, ove da
molto tempo si ha un’elevata fruizione supportata da una buona mobilità, e quello appenninico ove
invece si ha una bassa fruizione a
I
causa anche di una scarsa mobilità
ecosostenibile.
Nel corso di questo ultimo anno
con il Consorzio Velia si è dato il
via ad una iniziativa dedicata alla
progettazione e realizzazione della
Parkway dell’Alento.
L’Alento è un fiume con un corso di
36 km. Nasce a circa 894 m di quota
dal Monte Le Corne, in località
Gorga nel comune di Stio, all’interno
del Parco Nazionale del Cilento e
Vallo di Diano. Scorre in una valle
ancora per gran parte incontaminata
ricevendo il contributo di molti piccoli torrenti che ne incrementano
progressivamente la portata. Nel territorio comunale di Prignano Cilento,
è stata realizzata, a cavallo degli anni
1980 e 1990, la diga dell’Alento, che
dà vita ad un lago artificiale di circa
150 ha di estensione, importante
fonte di approvvigionamento idrico
per il territorio. Poco prima di sfociare nel Tirreno, l’Alento scorre nei
pressi delle rovine dell’antica città
greca di Elea ricevendo da sinistra il
fiume Palistro.
Il territorio del bacino dell’Alento
non è stato aggredito da insediamenti
e si è quindi ben conservato nei suoi
aspetti paesaggistici e naturalistici.
Le popolazioni locali hanno saputo
ben integrare le attività agricole,
maggiormente presenti nel settore
medio basso, con gli elementi più caratteristici della natura e dei paesaggi tipici del piano collinare e
submontano del Cilento. E’ praticamente impossibile in questo contesto
24
tenere separata la valenza naturalistica da quella storica e paesaggistica.
Tra valli e monti
I versanti della valle (Monte Stella e
rilievi dello spartiacque con il fiume
Calore) sono a prevalente vocazione
rurale. Accanto alla produzione agricola intensiva, il bacino si caratterizza infatti anche per la presenza di
produzioni di qualità legate alle varietà locali (ad esempio fico bianco
del Cilento, i ceci di Cicerale, il fagiolo della regina di Gorga, vini doc
ed oli dop).
Il paradosso | Giugno 2014
Questa porzione del Cilento sta subendo ciò che capita a tutti i Comuni
montani, ad alta vocazione rurale: un
progressivo abbandono con trasferimento delle attività verso le aree di
pianura.
Questo fenomeno è causa di perdite
culturali, paesaggistiche e naturalistiche. Si tratta della progressiva perdita delle identità locali con rilevanti
trasformazioni anche nel settore naturale. Tutto questo quando invece
con la nuova politica agricola comunitaria, s’intende valorizzare e sostenere la multifunzionalità del sistema
agricolo tradizionale.
Il progressivo abbandono comporta
una trasformazione del paesaggio che
spesso determina anche un aumento
di dissesti di carattere idro-geomorfologico. Se nei primi anni del dopoguerra il recupero spontaneo delle
cenosi forestali rappresentava una
fase dinamica di grande interesse per
la conservazione della natura, oggi
sono le aree aperte, i pascoli e le coltivazioni tradizionali i sistemi ambientali e produttivi che dobbiamo
cercare di conservare mediante la
conservazione e valorizzazione delle
attività tradizionali.
I criteri base per la realizzazione della Parkway dell’Alento
sono: manutenzione del paesaggio, conservazione della biodiversità, valorizzazione delle identità
storico-culturali, della ruralità, realizzazione di diverse tipologie di mobilità sostenibile, promozione di
attività coerenti con lo sviluppo sostenibile e con programmi di ricerca
per una buona parte degli urbanisti
l’arch. Cervellati.
È opportuno che prevalga la manutenzione rispetto alla trasformazione
specialmente nei casi in cui il paesaggio è il risultato strutturale e funzionale dell’integrazione sistemica e
compatibile delle dinamiche naturali
con quelle antropiche. Si tratta di
un’integrazione realizzata in tempi
lunghi e pertanto è il risultato di dinamiche evolutive molto complesse.
e di innovazione tecnologica compatibili con la green economy.
Questa è la ragione per cui anche
con la Parkway dell’Alento si vuole
privilegiare la manutenzione rispetto
alla trasformazione.
La diffusione in tutte le aree protette di questo progetto, assolutamente innovativo, potrebbe dare
luogo a un numero elevato di interventi dato che attualmente si hanno
pochi riferimenti di pianificazione
condivisa tra Comuni diversi legati
sia da un “elemento” del sistema na-
Non basta
trasformare
In un Convegno dedicato al paesaggio (2003), tenutosi presso l’Università La Sapienza, la manutenzione
del paesaggio trovò sulla stessa posizione per i naturalisti il prof. Blasi e
25
Il paradosso | Giugno 2014
turale (fiume, valle, monte,…) sia
dalla volontà di promuovere iniziative di sviluppo compatibili con la
conservazione dei paesaggi tradizionali.
Una parkway è molto più di una
strada, è un insieme funzionale e
strutturale di attività giornaliere o
stagionali capaci di interessare tante
diverse tipologie di frequentatori.
È però anche una strada che dovrà
collegare in modo funzionale i Comuni dell’Alento e che permetterà di
penetrare all’interno del grande e variegato Parco Nazionale del Cilento.
È il luogo lungo il quale si ha la
possibilità di osservare la natura nei
suoi aspetti di flora, fauna, vegetazione e paesaggio, ma è anche il
luogo ove si registra una straordinaria intensità di attività culturali legate sia alla storia e alla cultura delle
popolazioni locali sia a proposte di
interesse regionale, nazionale e internazionale.
Una parkway è quindi il luogo che
rilancia e sostiene le attività turistiche e, ove è possibile, quell’ospitalità caratteristica delle popolazione
del Cilento organizzata in modo diffuso e integrato con una offerta gastronomica di qualità che utilizza al
meglio le produzioni locali legate alla
dieta mediterranea.
Una parkway è il luogo ove si possono promuovere moltissime attività
economiche.
ziato e si realizzi il tratto di strada
mancante lungo 2,7 km per il quale
sono già state acquisite tutte le autorizzazioni amministrative occorrenti.
Una parkway è un luogo che si
vuole pieno di attività, ma è anche il
luogo della meditazione e della mobilità “lenta”. È il luogo ove è possibile godere della natura e del
È per esempio il luogo ove è possibile nei mesi invernali frequentare
corsi di cucina, di musica, di artigianato. Esempi in tal senso si hanno in
alcuni Comuni dell’Appennino
Tosco-Emiliano con corsi di cucina
abbinati a corsi di lingua italiana frequentati da numerosi stranieri necessari per mantenere vitale
un’attività economica locale nel periodo autunnale e invernale. .
La Parkway dell’Alento è uno dei
luoghi di ingresso al Parco Nazionale
del Cilento e Vallo di Diano. Partendo dal Mare ospiterà lungo il percorso diverse “Porte del Parco
Nazionale” ciascuna dedicata a uno
dei temi del Parco Nazionale quale
fauna, flora, agricoltura, fiumi,
monti, escursioni, attività sportive,
ecc. Per questa ragione è essenziale
che nel più vasto contesto di realizzazione della parkway venga finan-
paesaggio utilizzando mezzi di trasporto pubblici o scegliendo di usare
la bicicletta o andare a piedi.
Alla Parkway dell’Alento si può accedere da ogni angolo dell’Europa.
Arrivando per esempio in treno a
Vallo della Lucania si troverà uno
degli sportelli della parkway ove,
oltre a tutte le indicazioni utili per
pianificare attività ed escursioni per
almeno una settimana, si potrà affittare una bicicletta ( anche elettrica)
come il mezzo di trasporto più idoneo
per la fruizione della parkway stessa.
Una parkway è il luogo ove sarà
possibile comunicare via internet con
il mondo intero e ove a fianco delle
tradizioni locali si percepirà la presenza di attività di ricerca avanzate
sia sul piano della conservazione
della natura che sul piano dell’innovazione tecnologica utilizzata, per
esempio, per una migliore fruizione
Le potenzialità
26
Il paradosso | Giugno 2014
delle risorse energetiche nel campo
dell’agricoltura e del turismo. Questo
è il motivo per cui oltre alla viabilità
ordinaria saranno recuperate centinaia di chilometri di sentieri ciclabili
e/o pedonali particolarmente indicati
per la fruizione naturalistica e paesaggistica della parkway.
La Parkway dell’Alento sarà anche
il luogo ove le Università avranno
ospitalità stabile per la ricerca naturalistica, economica ed ecosistemica,
ricerche che potranno confluire nel
Centro di Ricerca per la Biodiversità
del Parco Nazionale del Cilento.
Una parkway è molto più di una
strada, ma è essenziale che si possa
anche identificare in una strada. Sarà
però necessario dotare tutta la viabilità di spazi e strutture di supporto
necessarie alla valorizzazione del
paesaggio e, più in generale, dell’intero territorio (fasce di pertinenza, riqualificazione
dei
margini,
parcheggi, punti di osservazione,
punti di informazione, punti di ristoro, stazioni d partenza per escursioni e visite naturalistiche, ecc.).
In conclusione con la Parkway
Alento si vuole mettere a sistema il
meglio della pianificazione in atto,
da quella locale a quella regionale,
per rispondere positivamente alle Direttive e alle Convenzioni internazionali in tema di sviluppo sostenibile e
conservazione della natura. In questo momento il nostro Paese sta rendendo operativa la Strategia
Nazionale per la Conservazione della
Biodiversità, strategia in cui sono
presenti tutti gli obiettivi del progetto
Parkway dell’Alento. A ulteriore
supporto del progetto ci sono quindi
due fondamentali riferimenti internazionali: la nuova Politica Agricola
Comunitaria e la Convenzione Europea sul Paesaggio firmata a Firenze
nel 2000.
sulle potenzialità che offre una parkway per promuovere la fruizione
delle aree protette e la valorizzazione
territoriale in termini di green economy. Sono già molti i cittadini che
frequentano le aree protette, ma una
parkway potrebbe realmente interessare un numero maggiore di cittadini
poiché offre potenzialità diverse capaci di soddisfare le esigenze di turisti sia a vocazione naturalistica sia a
vocazione storico-culturale con il risultato di aumentare gli interessi di
ciascuno, stimolare la crescita in termini di educazione ambientale e, più
in generale, la frequentazione delle
aree protette.
Il ruolo
dei sindaci
Si può realizzare tutto ciò perché i
Sindaci dei Comuni interessati concordano su questi obiettivi, così
come si sono dichiarati disponibili a
promuovere questa iniziativa sia la
Regione Campania che il Ministero
dell’Ambiente.
Un’ultima riflessione va formulata
27
* Direttore del Centro di Ricerca Interuniversitario “biodiversità, fitosociologia
ed ecologia del Paesaggio” Sapienza Università di Roma
Fondazione Alario
informa
Maggio | Agosto
delle relazioni dei progetti partecipanti (premiati e non).
Pensare per paradossi
(30 maggio 2014)
Fondazione Alario per Elea-Velia Onlus
Presidente
Carmelo Conte
Consiglio di Amministrazione
Francesco Chirico
Tommaso Chirico
Marcello D’Aiuto
Francesco D’Amato
Pietro Lisi
Pantaleo Sansone
Adalgiso Amendola
(Presidente onorario)
Comitato Tecnico Scientifico
Enrico Bottiglieri
Raffaele De Sio
Mauro Maccauro
Carla Maurano
Michele Nappi
Livio Rossetti
Direttore
Andrea Manzi
Si è conclusa a fine maggio la valutazione delle proposte partecipanti al Concorso rivolto alle
scuole ‘Pensare per Paradossi’
che ha visto la partecipazione di
n° 55 opere provenienti da tutta
Italia. La giuria di valutazione è
rimasta positivamente colpita
dalla qualità dei lavori proposti e
ha suggerito l’istituzione di un
Museo del Paradosso contenente i
lavori realizzati e quelli che saranno prodotti con le future iniziative.
(articolo a pagina 32)
Concorso di Idee Città del Parco
(9 giugno)
Il 9 giugno è stata inaugurata la
mostra dei lavori partecipanti al
Concorso internazionale di idee
“La Città del Parco Nazionale del
Cilento, Vallo di Diano e Alburni
- Piano di sviluppo, organizzazione del paesaggio, infrastrutture
materiali e immateriali, produzione, servizi, articolazione, forme
di gestione e competenze”. La mostra, che rimarrà aperta fino a fine
settembre, ha visto l’interesse dei
giornalisti impegnati nel corso di
aggiornamento professionale svoltasi in Fondazione durante la
stessa giornata. Nel corso della
manifestazione sono stati premiati
i quattro progetti vincitori e sono
stati presentati gli ultimi due numeri della rivista “Il paradosso”
che hanno pubblicato le sintesi
28
Formazione giornalisti
(9-10 giugno)
L’incontro formativo organizzato
dalla Fondazione Alario e dall’Ordine dei giornalisti della Campania ha visto la partecipazione di
un centinaio di professionisti e
pubblicisti, riscuotendo un notevole successo ed ottenendo il
plauso dei partecipanti per la professionalità organizzativa manifestata e per la qualità delle lezioni
e relazioni proposte sul tema dell’etica e della deontologia. Hanno
relazionato, il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli, e il
consigliere nazionale dell’Ordine
Lino Zaccaria. Nel primo giorno
dei lavori, è stata proposta ai giornalisti iscritti al seminario una lezione magistrale sul tema
dell’etica del prof. Massimo Adinolfi, editorialista de Il Mattino,
docente di Filosofia Teoretica
presso l’Università degli Studi di
Cassino e del Lazio Meridionale,
nonché coordinatore delle attività
della Fondazione Italianieuropei
nell’ambito delle ricerche di filosofia politica. In apertura della
“due giorni”, il direttore della
Fondazione Alario Andrea Manzi
ha esposto ai presenti le linee del
Corso universitario di GeoGiornalismo organizzato dalla Fondazione Alario e dall’Università Suor
Orsola Benincasa con il patrocinio
dell’Ordine dei giornalisti.
Il paradosso | Giugno 2014
Geogiornalismo
(16 giugno)
Summer School
(23-27 giugno)
Scaduto il 16 giugno scorso il bando
di partecipazione al primo corso universitario in GeoGiornalismo, nato
dalla collaborazione della Fondazione
Alario e l’Università Suor Orsola Benincasa e con il patrocinio dell’Ordine dei Giornalisti della Campania
che ha visto la presentazione di circa
un centinaio di domande e l’interesse
Le eccellenze in campo economico si
sono ritrovate ad Ascea alla Summer
School organizzata dal Centro Interdipartimentale di Economia del Lavoro e di Politica Economica
(CELPE) dell’Università degli Studi
di Salerno, dal Dipartimento di Economia dell’Università di Trento e Verona e dalla Ideas, Associazione
dei media che hanno amplificato l’iniziativa, che rappresenta una novità
assoluta nella formazione giornalistica, intervenendo nella “genetica”
della notizia con un allargamento del
concetto stesso di notiziabilità. Il
Corso, già annunciato durante il Congresso dell’Informazione Turistica
svoltosi ad Ascea nell’ottobre scorso,
è riuscito in pochi mesi a suscitare
l’interesse di istituzioni, università e
aziende editoriali oltreché di un elevato numero di professionisti interessati a prendere parte al percorso
formativo, primo in Italia, volto a far
nascere la nuova figura di ‘giornalista-esploratore del territorio’.
A pagina 30 un servizio sull’iniziativa.
Italiana degli Economisti dello Sviluppo. Hanno partecipato oltre a studenti delle Università di Salerno e
Trento e Verona anche studenti provenienti da università e centri di ricerca internazionali quali la
Columbia University, la London
School of Economics e Oxford. I docenti della Summer, invece, provengono dalla Stockholm School of
Economics, di Berkeley, dell’Univesità di Warwick, dalla Paris School of
Economics, dalla Boston University,
dalla Universitat Bayreuth, dall’Universidad Nacional de Cordoba. Tra i
nomi della school spiccano quelli del
prof. Adalgiso Amendola, il prof. Pasquale Lucio Scandizzo, il prof. Pasquale Persico, il prof. Dilip
29
Mookherjee, il prof. Stefan Napel, il
prof. Rocco Macchiavello, il prof.
Ethan Ligon, la prof.ssa Martina Bjorkman Nyqvist, la prof.ssa Karen Macours. I temi trattati riguardano
l’economia dello sviluppo, l’economia
del lavoro, le economie locali e le
questioni di politica economica.
Velia Festival
(25 luglio-31 agosto)
Il 25 luglio, presso il complesso Alario, sarà inaugurata la Rassegna Internazionale di Musica Classica
‘Velia Festival’organizzata dalla Società Italiana Musica da Camera e patrocinata dalla Fondazione Alario. La
rassegna ha ottenuto enorme successo
alla Laeiszhalle di Amburgo il 24
aprile, alla Filarmonica di Berlino il
27 aprile ed alla Carnegie Hall di
New York il 10 maggio scorso.
Il programma completo sarà disponibile sul sito www.fondazionealario.it
e prevedrà esibizioni di artisti italiani
e stranieri nelle più belle musiche di
tutti i tempi.
Il paradosso | Giugno 2014
ATTIVITÀ
Formare
cronisti
col piede
nel reale
Parte il I Corso
in GeoGiornalismo
per un “matrimonio”
tra due forme
di interpretazione
puntando l’obiettivo
sul rapporto
tra collettività
e territori, cercando
di mettere a fuoco
eventi e processi
di trasformazione
per cogliere quanto
si nasconde sotto
le strutture visibili
di Silvia Siniscalchi *
S’inaugura in questo mese di luglio il
Corso semestrale di Alta formazione
in GeoGiornalismo organizzato dalla
Fondazione Alario e dall’Università
Suor Orsola Benincasa, con il patrocinio dell’Ordine dei giornalisti della
Campania. La Commissione sta esaminando i curricula dei partecipanti
e a giorni comunicherà alla direzione
scientifica l’elenco dei 50 ammessi.
vrà inizio il prossimo 19 luglio, presso Palazzo Alario di
Ascea, il corso di alta formazione
in GeoGiornalismo promosso dalla
A
Fondazione Alario per Elea-Velia
onlus e dall’Università degli Studi
Suor Orsola Benincasa di Napoli,
con il patrocinio dell’Ordine dei
Giornalisti della Campania (a seguire l’elenco degli ammessi e la
scheda tecnica dell’iniziativa). La
definizione può sembrare pretenziosa, ma il marchio “geo” non
tragga in inganno: non si tratta di
istituire un nuovo ordine di redattori specializzati in articoli destinati ai cultori di materie
scientifiche e naturalistiche. Il
Il paradosso | Giugno 2014
GeoGiornalismo è invece la celebrazione di un ideale “matrimonio” tra
due forme di interpretazione della realtà molto vicine tra loro, non solo perché il suffisso “Geo” accompagna le
discipline umanistiche già dalla fine
dell’Ottocento (basti pensare alla geopolitica di Rudolf Kiellén e Karl Haushofer, alla geolinguistica di
Jules-Louis Gilliéron e ai più recenti
orientamenti epistemologici quali la
geofilosofia, la geoletteratura e la geopoetica), ma soprattutto perché Geografia e Giornalismo indicano un
insieme di teorie, attività e tecniche, nonché delle professioni specifiche, con importanti punti in comune
tra loro.
Entrambi hanno conosciuto una
svolta nei primi decenni dell’Ottocento, quando la Geografia è diventata
una scienza moderna (con Alexander
Von Humboldt e Carl Ritter), studiando sistematicamente le forme
della presenza dell’uomo sul territorio,
e il Giornalismo si è trasformato in fenomeno di massa con la ‘rivoluzione’
della penny press (giornali al costo di
un penny) negli USA. Entrambi, poi,
si sono dotati di un metodo applicativo
concreto, fondato su norme logico-metodologiche tra cui, la più celebre, è
senz’altro la regola delle 5 W (Who
[“Chi?”], Where? [“Dove?”], Where?
[“Dove?”], When? [“Quando?”], What
?[“Cosa?”], Why? [“Perché?”]).
I geografi e i giornalisti, leggendo
sotto diverse prospettive il rapporto tra
collettività e territori, si sono quindi
via via allenati a osservare la realtà da
punti di vista complementari ma distinti (ambientali, culturali, politici,
sportivi e così via), cercando di mettere a fuoco eventi e processi di trasformazione, movimenti, reti, nodi,
gerarchie, tempi e spazi di azione,
puntando di volta in volta l’obiettivo su
quanto si nasconde al di sotto delle
strutture visibili.
C’è infine da aggiungere che Geografia e Giornalismo condividono non solo
i principi teorico-pratici del loro “statuto”, ma anche un declino in “caduta
libera” che ha fatto perdere loro prestigio e importanza in un contesto
(quello italiano innanzitutto) in cui
l’attenzione alla realtà concreta ha la31
sciato il posto alla partigianeria ideologica, alla banalizzazione astratta o
all’improvvisazione sempre meno
creativa e sempre più incompetente.
Dunque il GeoGiornalismo è il compimento di un “matrimonio” non solo
possibile ma necessario, puntando a
recuperare le specificità della Geografia e del Giornalismo in un percorso
professionalizzante che punti a formare dei “geogiornalisti” capaci di
leggere e trasmettere il senso profondo
dei processi territoriali, aiutando a
comprendere in chiave critica il senso
delle politiche di intervento che proprio sui territori e sulle loro risorse
fondano oggi le premesse per lo sviluppo delle collettività che li abitano.
* componente il Comitato Tecnico Scientifico del Corso di GeoGiornalismo
ATTIVITÀ 2
Il paradosso | Giugno 2014
Verso un Museo
tutto dedicato
al paradosso
Nella sede della Fondazione Alario
già disponibile un embrione
di rassegna permanente
costituito da 30 interessanti opere
La sfida di Diogene Multimedia
di Livio Rossetti
el corso del 2013-14, mentre la
Fondazione Alario ripartiva con
grande lena dando vita a una lunga
serie di nuove e promettenti sinergie, oltre che alla rivista Il paradosso, mentre l’Oasi Alento si
avvicinava a tal punto al traguardo
dei 25.000 visitatori per anno da
poter pensare a superare questa
cifra già rispettabilissima, mentre i
N
convegni che vanno sotto il nome di
Eleatica segnavano in apparenza il
passo (per poter diventare un appuntamento biennale, ben integrato
con i congressi biennali della IAPS
(International Association for Presocratic Studies) che nel 2014 si
riunisce a Salonicco, anche un altro
filone di attività è decollato senza
far troppo rumore.
scuole secondarie superiori di secondo grado e istituti di istruzione
paralleli di altri paesi, con una speciale attenzione per i Licei Artistici.
Gli studenti (quindi i loro professori) vengono invitati a partecipare
al concorso con opere che illustrino
un paradosso o una situazione paradossale, indipendentemente dal tipo
di tecnica o di tecnologia utilizzata.
Attrattiva
multidirezionale
L’attrattiva è multidirezionale:
· partecipare a un concorso sui paradossi con riferimento ai luoghi
dove il paradosso è stato inventato
(da Zenone) costituisce un’emozione
unica e incomparabile;
· la paradossalità accompagna la
nostra vita in molti modi e in varie
forme. Basti pensare al lato curioso
o stravagante delle cose, alle caricature, all’invenzione del nuovo che
sorprende e, sulle prime, disorienta.
Per gli studenti, aprirsi una simile
finestra equivale a rompere la pesantezza del lavoro quotidiano e trovare sempre nuovi spazi per la loro
creatività. Di conseguenza essi tro-
Si tratta del progetto Pensare per paradossi, anch’esso un progetto che
guarda lontano e coltiva ambizioni
di un certo rilievo.
Per renderne conto guardiamo
prima avanti e poi indietro. Nell’anno scolastico 2014-15 la Fondazione Alario intende lanciare,
d’intesa con Diogene Multimedia
(azienda editoriale di Bologna che
pubblica Diogene), la seconda edizione del concorso Pensare per paradossi riservato agli studenti delle
32
Il paradosso | Giugno 2014
vano facilmente un buon motivo per
partecipare, ed è ben difficile che le
istituzioni scolastiche frappongano
ostacoli;
· recarsi ad Elea/Velia per loro non
significa più soltanto “vedere gli
scavi e mangiare una pizza”, ma
anche vedere la Fondazione, visitare
l’embrione di “museo del paradosso” che già si è delineato, possibilmente recitare nel teatrino alla
greca della Fondazione medesima,
possibilmente trascorrere una giornata all’Oasi Alento, possibilmente
accedere a qualche libro o libretto
innovativo su Parmenide e Zenone,
possibilmente giocare la carta del
fumetto, possibilmente gustare qualche prodotto tipico, possibilmente
visitare l’atelier numismatico del
Maestro Pino Fortunato ad Ascea
Marina, possibilmente concedersi
un tuffo in acqua. Questo equivale a
una proposta molto ‘rotonda’, che
comporta un soggiorno sia pur breve
per molte scolaresche e dunque innesca un afflusso turistico che è ragionevole rappresentarsi come
considerevole, oltre che del tutto innovativo.
In questo modo viene dunque raggiunto un pubblico ancora ‘vergine’,
ed abbiamo una rivista di Bologna, a
diffusione nazionale, molto presente
nei Licei, che parla sempre più
spesso di Elea, Zenone, Paradossi,
Fondazione Alario, rivista Il Paradosso. Vi pare poco?
Un’opera
in progress
Ho detto “embrione di museo del
paradosso” perché la Fondazione
dispone già di una trentina di opere
pittoriche o in rilievo che possono
degnamente riempire una o due sale
del futuro museo. Se va bene, in due
anni avremo da riempire molte sale
e prenderà forma un museo di prim’ordine, con tre caratteristiche:
· museo del paradosso impiantato
non in un posto qualunque, ma proprio nel luogo dove i paradossi sono
stati inventati;
· museo che, per cominciare, è studentesco, fatto di opere di studenti
minorenni;
· museo strutturalmente aperto ad
accogliere, un po’ alla volta, personali di artisti importanti.
Ritorni
e sviluppi
La cosa non può non avere un
grande ritorno di curiosità in molte
direzioni: anzitutto nelle scuole italiane e straniere (stimolando potentemente l’emulazione), poi anche
nel pubblico dei visitatori dell’Oasi
e dei villeggianti in genere, il che
equivale a parlare, nel giro di appena tre-quattro anni, di qualche
migliaio di persone.
Un cenno, per finire, ai precedenti.
Estate 2013: Il paradosso e Dio-
gene pubblicano il fumetto zenoniano “Una tartaruga irraggiungibile” e bandiscono il concorso.
Il concorso
Al concorso, prima edizione, partecipano varie scuole del CentroNord, ma soprattutto partecipa in
massa il Liceo Artistico “Bernardino di Betto” di Perugia, che invia
oltre quaranta opere, mediamente di
gran pregio. Sono queste opere a costituire buona parte del primo nucleo del futuro museo.
Premiazione
con sorprese
Ricordiamo infine che la cerimonia
di premiazione della prima edizione
del concorso, in programma per la
fine di ottobre 2014, verosimilmente
vedrà la partecipazione di qualche
decina di professori interessati a
capir bene come le loro scuole possono orientarsi per la seconda edizione del concorso. Non solo. A
34
queste scuole verrà verosimilmente
offerta la possibilità di un incontro
con docenti e studenti con esponenti
del comitato promotore allo scopo di
chiarirsi ulteriormente le idee sul da
farsi.
Insomma, anche su questo fronte
stanno accadendo cose non da poco.
direttore editoriale Franco Chirico
ATTIVITÀ 3
Il paradosso | Giugno 2014
di Vincenzina Esposito
English Key
state di fuoco per “English
Key”, il laboratorio linguistico
della Fondazione Alario per il perfezionamento intensivo della lingua
inglese, condotto da docenti madrelingua secondo il metodo del role
playing, per diversi livelli e settori
di formazione.
E
Toefl-Ibt
Dopo il successo delle due scorse
annualità, riparte il corso di alta formazione di lingua inglese-americana per la preparazione al Toefl-Ibt
(Test Of English as a Foreign Language - Internet Based Test), promosso in collaborazione con
l’Università degli Studi di Salerno,
in convenzione con la Facoltà di
Economia, Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione.
Il test Toefl, che misura la conoscenza dell’inglese nord-americano
a livello accademico, è richiesto a
tutti gli studenti stranieri per internship all’Estero e per l’ammissione
ai corsi di studio nelle Università
statunitensi, europee ed extracomunitarie.
Numerosi, quindi, gli studenti delle
lauree magistrali, i neolaureati, i ricercatori e i dottorandi delle Scuole
Dottorali dell’Ateneo interessati a
tale certificazione, essenziale per
l’inserimento nel mondo universitario e lavorativo estero.
Ad aprire il corso il prof. Pasquale
D’Onofrio, responsabile scientifico
di progetto e field supervisor alla
City University di New York, mosso
dall’intento di istituire un “ponte”
con gli Stati Uniti d’America per
“migliorare le possibilità occupazionali e di studio, attraverso
un’esperienza lavorativa o formativa
statunitense, dei giovani cilentani”.
Alta formazione
Nel mese di luglio a tenere le lezioni sarà, invece, la prof.ssa Jodi
Waldman, professor of English alla
City University di New York, il cui
approccio didattico si basa sull’importanza dell’empatia e dello scambio tra gli studenti quali elementi
indispensabili del processo di apprendimento.
“My classroom not only inspires
academic learning but also fosters
social and cultural awareness”, dichiara la docente. E continua: “My
students are encouraged to empathize with others, an essential part
of the learning process”.
Nell’ambito dell’offerta di alta formazione del laboratorio “English
Key”, novità dell’estate 2014 il
corso di preparazione al Gre-Cbt
(Graduate Record Exam - Computer
Based Test), certificazione necessaria non solo agli studenti stranieri,
ma anche agli stessi studenti americani, per l’accesso ai corsi di laurea
nelle Università statunitensi. “Riportare un alto punteggio al test precisa il prof. D’Onofrio - pone lo
studente straniero allo stesso livello
di un madrelingua e rappresenta un
presupposto obbligatorio per l’inserimento negli ambienti lavorativi
USA”.
L’aspetto qualificante del laboratorio linguistico “English Key”, grazie all’attivazione di una rete di
partner statunitensi a sostegno del
progetto, si rivela quindi nella sua
capacità di proporsi sul territorio cilentano come centro direttivo di co-
36
ordinamento e di riferimento per
tutti coloro che necessitano di una
formazione in lingua inglese e che
intendono vivere un’esperienza di
internship negli USA.
Cilento-Usa
Nel contempo, il laboratorio promuove lo scambio culturale tra il
territorio cilentano e gli USA, attivando stage e attività didattico-culturali in loco per studenti e docenti
americani.
In tale direzione si pone l’arrivo ad
Ascea, agli inizi di luglio, del prof.
Emanuele Occhipinti, professor of
Italian alla Drew University di Madison (NJ) e direttore del programma “Tasting the Roots of
Western Civilization”, progetto di
scoperta della civiltà occidentale rivolto agli studenti dell’Università
di Drew - strutturato come una sorta
di viaggio di esplorazione dei tratti
identitari della Magna Græcia e
della regione del Cilento, che rappresentano per antonomasia i territori dell’Italia meridionale in cui è
nato e si è sviluppato il sostrato culturale della civiltà moderna. Il pro-
Il paradosso | Giugno 2014
gramma - che troverà attuazione
nella primavera del 2015 - è caratterizzato da un forte approccio esperienziale ai luoghi e si situa
all’intersezione tra più ambiti di indagine (letterario, storico-geografico, filosofico, etno-antropologico),
mirando a fornire gli strumenti utili
a una consapevole valutazione degli
aspetti tradizionali e moderni della
civiltà occidentale.
Attraverso lectiones magistralis,
escursioni sul territorio, visite guidate, esercitazioni pratiche ed attività laboratoriali, gli studenti di
Drew potranno compiere un percorso di studio in loco della civiltà
occidentale, avvalendosi delle testimonianze sul Cilento di studiosi e
celebri autori del mondo classico,
moderno e contemporaneo, che met-
teranno in luce il sostrato storico,
mitico-leggendario, filosofico, archeologico ed enogastronomico del
territorio.
Partenariati
Sempre nell’ottica di consolidare il
partenariato internazionale di progetto, si orienta la collaborazione
con l’Atss/Uft di New York - Association of Teachers of Social Studies/United Federation of Teachers
- che si concretizzerà nell’aprile del
2015 nella realizzazione di una conferenza internazionale sulle tematiche dell’istruzione e del lavoro, in
onore di George Altomare, fondatore
del sindacato statunitense, che
verrà celebrato proprio nella patria
37
di Parmenide e Zenone, alla presenza delle maggiori personalità del
panorama socio-economico americano.
Il paradosso | Giugno 2014
Lettere in redazione
Gentile redazione,
l’anno scorso sono stata colpita dall’intenso programma culturale che
avete svolto in Fondazione. Ho partecipato con interesse ai salotti letterari e alle altre manifestazioni
organizzate. Sono stata gradevolmente sorpresa di trovare nomi noti
come Adinolfi, Lanzetta, De Silva,
Di Fiore… Anche quest’anno sono
andata sul sito alla ricerca di un vostro cartellone ma ancora non vi è
alcuna traccia, come mai? Che attività prevedete per intrattenerci piacevolmente?
Cara redazione,
vengo ad Ascea ormai da tanto
tempo e mi sono accorto che, anno
dopo anno, ritrovo il paese sempre
più povero. Il centro è stato trasformato. Non ci sono più negozietti caratteristici di un tempo e tante
attività hanno chiuso, lasciando il
posto a negozi improvvisati e gestiti
da stranieri. Anche il cinema, che
Cara redazione,
faccio parte di un’associazione culturale ed avrei piacere di proporvi
uno spettacolo da mettere in scena
presso la vostra struttura e a collaborare alla realizzazione di un progetto culturale. Ho incontrato
enormi difficoltà a cercare finanziamenti per il mio progetto, ma sono
sicuro che con il vostro aiuto e la vo-
spesso era la nostra ‘meta’ preferita,
è stato chiuso. Pensavo che la crisi
fosse sentita più in città ed invece
mi sbagliavo. Il mare non basta più,
bisogna svegliarsi e creare qualcosa
che attiri nuovamente turisti per far
finalmente rinascere Ascea. È una
speranza ed anche un appello!
stra esperienza nel found raising
riusciremo insieme a realizzarlo.
Giulia Nicodemo
Ottaviano
Cara signora,
quest’anno non avremo una nostra
rassegna organica come l’anno
scorso, ma certamente non lasceremo
i villeggianti e i turisti all’asciutto.
Vi saranno iniziative cultural-spettacolari a corredo di grandi eventi che
ospiteremo e a giorni renderemo note
alcune manifestazioni legate alla valorizzazione della musica etnica, attività che privilegiamo con
convinzione da tempo sostenendo
l’associazione Essercilento.
Nicola Frappaolo
Giulianova
Caro Frappaolo,
lei fotografa un disagio che è molto
diffuso. Per quanto riguarda Ascea,
la Fondazione Alario tenta da sempre di mirare ogni attività al territorio e alla sua crescita. Molti
indicatori ci danno ragione e ci invitano a proseguire su questa strada.
38
Vincenzo Amorese
Napoli
Siamo sempre disponibili nel valutare progetti nella speranza che possano essere cantierabili. Non le
sfugga, però, la difficoltà del momento e la stasi totale dell’economia,
il che rende quasi proibitivo il varo di
iniziative culturali.
Caro direttore,
invece di pensare solo alla ‘marina’
perché non organizzate qualcosa per
la parte collinare di Ascea? Ci sono
tante zone come Mandia, Catona e
Terradura che, pur essendo piccoli
Il paradosso | Giugno 2014
borghi storici, hanno un’eguale bellezza naturalistica.
Gentile redazione,
nei precedenti numeri della rivista
Il paradosso avete a tratti affrontato
Giulia Fittipaldi anche il tema dello squallore della
Novi Velia classe dirigente meridionale, ma
sempre da un punto di vista cultuSiamo a tal punto convinti di quanto rale e intellettuale. Non sarebbe un
dice che durante l’inverno abbiamo po’ il caso di praticare il giornalismo
organizzato alcune manifestazioni di denuncia? Nel Cilento tra cosiditineranti, finalizzate a diffondere i detti imprenditori, che hanno lavo-
nostri progetti, anche in zone collinari del Cilento. Raccogliamo il suo
suggerimento anche per i piccoli centri collinari di Ascea: ne terremo senz’altro conto.
rato unicamente con denaro
pubblico (arricchendosi), e politici
che hanno utilizzato il loro potere
per sole scalate istituzionali non c’è
stato spazio per impegno e meritocrazia. Se su questi temi non vi
schierate, le vostre saranno soltanto
tesi accademiche.
Cara redazione,
sono interessata a partecipare come
semplice spettatore alle lezioni del
Indro Sanfilippo
Corso di GeoGiornalismo in prosRicigliano
sima partenza, è possibile oppure
c’era qualche termine da rispettare
Noi non siamo schierati ma schieradi cui non sono a conoscenza?
tissimi su questi temi e consideriamo
Annamaria Cozzi le responsabilità politiche alla base
Vietri sul Mare dei mali del comprensorio. Non perdiamo occasione, tra l’altro, per dePurtroppo i termini di adesione sono nunciarlo e non trascuriamo
scaduti ed è stata già svolta l’attività nessuna opportunità per richiedere
di selezione dalla Commissione esa- alla comunità cilentane di pensare
al futuro rimboccandosi le maniche
minatrice.
39
e prendendo in mano il proprio destino. Il giornalismo di denuncia è
un’altra cosa e presuppone mezzi
adeguati per poter esercitare
un’azione incisiva nei confronti del
potere malato. Se avesse dato uno
sguardo, però, al codice genetico del
nostro GeoGiornalismo e al progetto
di dar vita ad una Agenzia multimodale avrebbe già saputo che ci siamo
posti, ormai da un anno circa,
l’obiettivo di integrare la nostra dotazione di mezzi proprio per assumere
un ruolo di propulsione nel territorio
cilentano. Insomma, ci dia ancora
un po’ di tempo e vedrà, in aggiunta
alla nostra attività di ricerca e di
progettazione, anche una quotidiana, incisiva denuncia delle cose
che non vanno, quindi delle inadeguatezze e delle carenze che ci circondano.
Il paradosso | Giugno 2014
Fotografi alla ribalta
Le immagini di questo numero (vedi indice in basso) sono di Mimmo Pandolfo*
Mimmo Pandolfo, direttore della Cilento Servizi, società cooperativa che opera nel comprensorio
Oasi Fiume Alento curando il settore del turismo scolastico e del turismo ambientale in generale, è anche appassionato fotografo di ambienti naturali. La sua passione per l'escursionismo naturalistico lo ha condotto attraverso innumerevoli aree
di particolare pregio naturalistico in Italia e in Europa. Attualmente, oltre ad essere il responsabile per la Campania della
FIE, riveste la carica di vicepresidente della European Ramblers Association, la Federazione Europea Escursionismo che
vanta oltre 3 milioni di tesserati di tutta Europa. Sono affiliate alla ERA le Federazioni di Marocco, Israele e Canada. È in
corso di pubblicazione un volume che propone attraverso il racconto fotografico di Mimmo Pandolfo una selezione di cosiddette "destinazioni minori" nel Vecchio Continente connotate da grande appeal.
Copertina
Caselle in Pittari:
sentiero verso Morigerati
Pagina 2 e 3
In alto: Rofrano | Monte Faiatella
In basso a dx: Caselle in Pittari |
Sentiero per San Michele
Al centro: Prignano | oasi fiume
In basso a sx: Pertosa |
rivolo del Fiume Tanagro
Pagina 4
Monteforte Cilento: Monte Pianello |
sentiero delle dee di roccia
Pagina 5
Morigerati: panorama
Pagina 6
Camerota: porto naturale Infreschi
Pagina 7
Caselle in Pittari:
orchidea spontanea | orchis simia
Pagina 8
Caselle in Pittari: panorama
Pagina 16
San Giovanni A Piro: sentiero europeo
E12 discesa del Marcellino
Pagina 18 e 19
In alto: Rofrano | Monte Faiatella
Al centro: Caselle in Pittari |
rupe Monte Pittari
Pagina 10
In alto: costa velina
In basso: pomodoro vernino
(varietà locale)
Pagina 20 e 21
In alto: Morigerati | Oasi WWF
In basso: Cilento |
rosa di Natale o elleboro
Pagina 11
Pertosa: carciofo bianco
Pagina 13:
Prignano Cilento: Oasi dell’Alento |
ginestra comune
Pagina 22 e 23
In alto: Rofrano | papaveri
In basso a dx: Rofrano | mirto
Al centro: mozzarella nella mortella
In basso a sx: Capo Palinuro |
mucca podolica
Pagina 15
Camerota: sentiero europeo E12 |
Cala del pozzetto e Calabianca
Pagina 24 e 25
Al centro: Oasi Fiume Alento |
particolare orchidea
Pagina 26 e 27
Prignano Cilento | Oasi fiume Alento
Pagina 30-31
In alto: Ascea | Località scogliera
In basso: Sansa-Valle dell’Angelo:
Cima di Mercori | massiccio del Cervati
Pagina 32 e 33
In alto: Caselle in Pittari | calcare
In basso a dx: Ascea | palazzo Alario
In basso a sx: Morigerati |
Fiume Bussento
Pagina 34
In alto: Monteforte Cilento | Monte Pianello | sentiero delle dee di roccia
In basso: Rofrano |
crinale del Monte Faiatella
*Le foto di questo e degli altri numeri de Il paradosso non illustrano il contenuto degli articoli, ma rappresentano una libera lettura della Città del Parco
affidata a validi ed attenti artisti del luogo
LEGGEREZZA
RAPIDITÀ
ESATTEZZA
VISIBILITÀ
MOLTEPLICITÀ
COERENZA
www.icastico.com
[email protected]
+393387716489
40
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