Anno I Numero 10 • Giugno2014 Sviluppo dal basso Ambiente e servizi a rete € 2,00 IN QUESTO NUMERO Carmelo Conte Domenico Nicoletti Alessandro Scassellati Daniela Cennamo Giusy Rinaldi Mimmo Pandolfo Maria Rosaria Nese Carmine Farnetano Carlo Blasi Fondazione Alario informa Giuliana Raimondo Silvia Siniscalchi Livio Rossetti Vincenzina Esposito anno I numero 10 / Giugno 2014 NUMERO 10 Direttore editoriale Carmelo Conte Direttore responsabile Andrea Manzi EDITORE Fondazione Alario per Elea-Velia Onlus DIREZIONE E REDAZIONE Viale Parmenide, Loc. Marina 84046 Ascea (SA) Segreteria (Giuliana Raimondo) Tel +39 0974 971197 Fax +39 0974 971269 www.fondazionealario.it [email protected] INSERZIONI PUBBLICITARIE Tel +39 0974 971197 Fax +39 0974 971269 Cell. +39 393 9691485 ABBONAMENTI Ordinario € 20 Sostenitore € 50 Benemerito € 150 IBAN IT64C0539276020000001418636 TIPOGRAFIA Grafiche Letizia ss 18 Km 192 84040 - Capaccio REGISTRAZIONE n.2/2013 Registro Stampa Tribunale Vallo della Lucania (Sa) In questo numero 2 Editoriale / Progettare dal basso per crescere Carmelo Conte 4 Aree interne | Istruzioni per ogni uso Domenico Nicoletti 7 Comunità di progetto per il Cilento che tenta la svolta Alessandro Scassellati Sforzolini 10 Città del Parco | La rivoluzione che viene dal cibo Daniela Cennamo 12 Un’area solidale e unita Giusy Rinaldi 14 La lunga attesa di Godot Mimmo Pandolfo 18 Management della cultura per la ripresa Maria Rosaria Nese 22 Tipicità | Ecco come uscire dal tunnel Carmine Farnetano 24 La chance della Parkway dell’Alento Carlo Blasi 28 Fondazione Alario informa Giuliana Raimondo 30 Formare cronisti col piede nel reale Silvia Siniscalchi 32 Verso un Museo tutto dedicato al paradosso Livio Rossetti 36 English Key Vincenzina Esposito 38 Lettere in redazione PROGETTO GRAFICO E FOTORITOCCO Icastico - Design and Publishing www.icastico.com FOTO IN COPERTINA E ALL’INTERNO di Domenico Pandolfo (indice a pagina 40) LA RIVISTA È IN VENDITA NELLE SEGUENTI EDICOLE: EBOLI Gallotta, Piazza della Repubblica; Pasquarelli, Via Paestum - Santa Cecilia - ASCEA Edicola Zollino, Corso Elea CAMEROTA Talamo, Via Sirene. CAPACCIO Pastore, Via Nazionale. CASALVELINO Zoschg, Via Marina SALERNO Carini, C.so Vitt. Emanuele. AGROPOLI Lisa sas, Via Piave 32. SAPRI Magurno, Via Verdi VALLO DELLA LUCANIA Stifano, P.zza Vitt. Emanuele L’EDITORIALE Progettare dal basso per crescere La Città del Parco si presta a un disegno che vada oltre la teoria “capitale-lavoro” e privilegi ambiente e servizi a rete come nuovi fattori determinanti di Carmelo Conte o storico tentativo di ridurre il divario produttivo e sociale tra il Sud e il Nord d’Italia si è bloccato a seguito di due scelte legislative. L’abrogazione, nel 1993, della legge 64/86 che prevedeva per il Mezzogiorno una programmazione nazionale integrata, assistita da una previsione finanziaria di 130mila miliardi di lire, in nove anni. E la modifica, nel 2001, dell’articolo 119 della Costituzione che, nella versione attuale, prevede l’impegno per lo Stato di assegnare contributi speciali ai Comuni, alle Province, alle Regioni e alle Città Metropolitane, per sostenerne uno sviluppo equilibrato. Ma non sancisce un impegno particolare “per valorizzare il Mezzogiorno e le isole” come, invece, era previsto nell’articolato previgente da 1948. In tal modo, in nome di una malintesa cultura post meridionalista, un terzo del- L l’Italia è stato, di fatto, abbandonato al “fai da te” e al libero mercato, senza graduare nel tempo l’attuazione della nuova normativa con provvedimenti di accompagno e senza tenerla in conto nella programmazione ordinaria. A ciò ha fatto seguito, con esiti controproducenti e iniqui, una politica dell’emergenza che per contrastare la crisi ha preso a colpire le parti più deboli della società, e quindi in particolare la bassa Italia. Tuttavia, la Questione Meridionale può proporsi in maniera nuova, grazie all’avvento della tecnologia avanzata che tende a uniformare e ad avvicinare i territori, le culture e le tendenze. Un processo che, come insegnano i guru dell’economia della globalizzazione, bisogna intercettare predisponendo le condizioni generali per favorirne il dispiegamento a misura delle realtà territoriali. Ebbene, sulla base di quest’analisi, Il paradosso ha concentrato l’interesse sulla Città del Parco quale ambito di sviluppo non solo locale, ma della Campania e il Mezzogiorno. Essa, infatti, è una dimensione istituzionale e territoriale che, per la sua ubicazione a cavallo degli Appennini Meridionali e le giacenze naturali (materie prime) di cui dispone, ben si presta a un disegno che vada oltre la teoria del “capitale e lavoro” e individui nell’ambiente e nei servizi a rete i nuovi fattori determinanti. È un punto di ancoraggio per un sistema d’interventi da veicolare in comparti omogenei e poli funzionali che siano a 2 misura di grandi e piccoli investimenti. Non bisogna cedere, perciò, in vista della nuova programmazione dei fondi europei, alla tentazione di par- tecipare alla spartizione di finanziamenti pubblici per rivendicazioni localistiche, pur se legittime, ma promuoverle nell’insieme a sostegno di una trasformazione strutturale che le comprenda, le valorizzi e le renda compatibili. Invero, le aspirazioni e le possibilità di sviluppo del golfo di Policastro ben si saldano con quelle del Vallo di Diano, del Basso, Medio e Alto Cilento, se pensate, promosse, progettate e realizzate in una logica unitaria, come area strategica meridionale, cerniera di uno sviluppo della Campania e del Tirreno. Dove le aree protette sono, per vastità e caratteristiche, un giacimento di ricchezze, e meritano di essere valorizzate e non ridotte a museo conservativo. Prospettiva che in alcuni casi è già in atto, come prova il complesso produttivo dell’Alento, e in altri in fase di progettazione esecutiva, come la Parkway (servizio a pagina 24), modelli che possono e devono fungere da motore di cambiamento, anche al fine di estenderne la diffusione nel rispetto delle diversità e delle autonomie locali. Torna a questo proposito la teoria dello sviluppo a macchia di leopardo dell’Italia e in particolare del Mezzogiorno, che coglie un aspetto tipico e caratterizzante sia della storia economica moderna sia di quella antica, che non va demonizzato ma interpretato e utilizzato in senso unitario. Invero, “il particolare” è un passaggio obbligato che può portare a gerarchie territoriali, alla lunga dannose per tutti (vedi Napoli-Salerno e Salerno città - aree interne), ma può essere il punto di partenza di un processo d’integrazione se s’interviene con progetto integrante. Peraltro, per quanto riguarda la Regione, lo impone un dato incontrovertibile. La Campania è un insieme di separatezze territoriali, segnate dalla storia, che non si superano ignorandole o criminalizzandole. Bensì ripensando la Regione come soggetto politico e favorendo un sinallagma sociale e di servizi tra le zone interne e le fasce costiere che si basi su due scelte tra loro complementari: il rilancio della programmazione locale, rifinanziando la legge regionale 51/78; e il varo di una legge organica per lo sviluppo, a dimensione poliennale (2014-2020), a valere sui finanziamenti strutturali europei e sui fondi nazionali e regionali. Laddove, uno degli obiettivi sia l’inversione della tendenza degenerativa che ha caratterizzato, in particolare, l’ultimo ventennio, prima con la pratica del parco progetti, un calderone della discrezionalità a prescindere dal merito, e poi con il blocco di ogni iniziativa per centellinare i finanziamenti a fini clientelari. Che ha prodotto il contraddittorio e deprimente risultato di opere incompiute e ingestibili e la mancata utilizzazione dei finanziamenti europei che sono a rischio perenzione. È maturo il tempo che gli interventi siano destinati a grandi ambiti con destinazione certa e comunitaria, senza trascurare, ove la complessità istituzionale lo richieda, l’ipotesi di agenzie tecniche attuative. Il paradosso | Giugno 2014 APPROFONDIMENTI Aree interne Istruzioni per ogni uso di Domenico Nicoletti * ltre un anno fa ebbi modo di scrivere di questa interessante novità della strategia nazionale delle Aree Interne, che il governo Monti lasciava al paese nel più assordante silenzio e nell’indifferenza della classe politica. Sarà perché gli interessi sono altri (in uno stato di crisi si acuiscono egoismi e ritrosie all’innovazione), sarà perché il paese è immobile ed incapace di capire che proprio nei momenti di crisi bisogna sperimentare nuove strade e aprire “nuovi cantieri del fare”, sarà che dopo anni di rilassamento, e affidamento ad altri dei nostri diritti ci ritroviamo ad essere cittadini senza O Obiettivi strategici: ridurre l’emigrazione, attrarre nuovi residenti, incrementare le nascite, intervenire a favore dei giovani, secondo modalità previste per singoli contesti cittadinanza, rimane parte dell’indifferenza anche adesso che la macchina amministrativa è partita e si proietta sui territori lasciando sbigottiti e forse incolpevoli disagi. Ma ripartiamo dalla necessità di capire quanto nel dicembre 2012, ben 5 ministri (Lavoro, Coesione, Agricoltura, Istruzione e Sviluppo economico), lanciavano nel Seminario “Nuove strategie per la programmazione 2014-2020 della politica regionale: le aree interne”. “Le Aree Interne rappresentano una parte ampia del Paese – circa tre quinti del territorio e poco meno di un quarto della popolazione – assai di4 versificata al proprio interno, distante da grandi centri di agglomerazione e di servizio e con traiettorie di sviluppo instabili ma tuttavia dotata di risorse che mancano alle aree centrali, “rugosa”, con problemi demografici ma anche fortemente policentrica e con forte potenziale di attrazione. Intervenire in modo deciso è un impegno politico, a un tempo doveroso e sfidante. Richiede visione d’insieme, azione coordinata, mobilitazione di “comunità”. E richiede attenzione il fatto che da queste aree vengono beni necessari per tutti noi: acqua, aria buona, cibo, paesaggi, cultura.”1 Il paradosso | Giugno 2014 Ossatura del paese Possiamo dire che le Aree Interne rappresentano l’ossatura portante del Paese da cui ripartire per “mobilitare le comunità” intorno ai valori e ai beni comuni. Una sperimentazione necessaria e vitale per rigenerare il paese dalle scorie di un modello di sviluppismo degenerato nello spreco e nel consumo di suolo. Il passo successivo è stato lo scenario indicato nel documento “Strategia nazionale per le Aree Interne: definizione, obiettivi, strumenti e governance” allegato all’Accordo di partenariato 2014-2020 inviato il 9 dicembre 2013 alla Commissione Europea, frutto di un lungo percorso di preparazione e di discussione con vari soggetti istituzionali: Amministrazioni centrali (Ministeri), le Regioni, il Partenariato economico e sociale (Associazioni e Organizzazioni di categoria). In base a quanto stabilito all’esito del negoziato sul Quadro Finanziario Pluriennale per il 2014-2020, l’Italia beneficerà di un totale di risorse comunitarie pari a 32.268 milioni di euro. Alle risorse sopra accennate si aggiungeranno anche quelle del cofinanziamento nazionale e del Fondo Sviluppo e Coesione. Nel complesso il volume di risorse per la Coesione Territoriale nel prossimo ciclo 2014-2020 supererà i 100 miliardi di euro. Da Rieti ad oggi Ad un anno dal lancio della Strategia Nazionale delle Aree Interne e dal primo Forum tenutosi a Rieti lo scorso 2013, il Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione economica ha ritenuto utile un rilancio delle prospettive di questa importante ed innovativa iniziativa per raccordare le best practices dei territori alle responsabili e consapevoli decisioni degli organi regionali e nazionali, promuovendo il Forum nazionale ad Orvieto l’8 e 9 maggio scorso dal titolo “Obiettivi per una Strategia Nazionale delle Aree Interne - Mercato e cittadinanza”. Bio Distretto del Cilento In quella occasione il Cilento ha avuto il suo protagonismo nella presentazione del modello Bio-Distretto: un’area geografica dove agricoltori, cittadini, operatori turistici, associazioni e pubbliche amministrazioni stringono un accordo per la gestione sostenibile delle risorse locali (energie rinnovabili), partendo dal modello biologico di produzione e consumo (filiera corta, gruppi di acquisto, mense pubbliche bio). Il primo biodistretto nazionale è stato ufficialmente attivato in Italia nel 2009 dall’Associazione italiana per l’agricoltura biologica (AIAB) nel Cilento, poi sono arrivati altri 11 bio-distretti su tutto il territorio nazionale e tante altre realtà stanno attrezzandosi in questo senso in Europa. Intanto dal Cilento è partita una solida azione di scambio ed interazione con l’esperienza del Bio Vallé nella Regione della Drome in Francia con la quale il Biodistretto del Cilento ha sottoscritto un’apposita intesa già confluita nel progetto coordinato dall’Università di Salerno nel programma Erasmus plus dal titolo “Strategic partnership for new skills and innovative training in rural districts -Bio-Districts”. Di fatto il modello oltre ad incidere profondamente nel rivitalizzare la coesione territoriale, punta a focalizzare su apposite aree non solo una forte concentrazione delle risorse che integri l’orientamento antirecessivo, ma anche la necessità di puntare su pochi obiettivi strategici di tipo strutturale: internazionalizzazione, digitalizzazione, innovazione, valorizzazione del patrimonio produttivo agricolo di qualità, dei beni culturali e ambientali, della qualità dell’istruzione e del capitale umano, della lotta alla po5 vertà in maniera integrata e sinergica. Oltre alla Strategia Nazionale delle Aree Interne un forte sostegno al modello del Bio-Distretto potrà apportare il Fondo Sviluppo e Coesione (FSC) che rappresenta lo strumento nazionale finalizzato a promuovere la coesione territoriale, attraverso investimenti nelle reti infrastrutturali, materiali e immateriali. Nelle aree tradizionalmente meno sviluppate del Mezzogiorno l’accrescersi della competizione internazionale, l’impossibilità di svalutare, l’elevata pressione fiscale, si sono combinate con un’inefficienza dei servizi e del contesto istituzionale in genere ben più grave che in altre regioni. Questi fattori hanno dunque colpito ancor più duramente un’economia già fragile, segnata dal minore sviluppo di attività aperte al mercato e capaci di esportare, e in particolare hanno messo in crisi quei settori del made in Italy tardivamente avviatisi nell’area e ancora più legati a una competizione di costo che nel CentroNord. La scelta compiuta in passato di curare solo lo sviluppo intensivo mirando a stabilizzare il benessere pro-capite anche attraverso servizi pubblici inefficienti o trasferimenti monetari si è prima rivelata povera di risultati e poi insostenibile. La nuova strategia si propone di promuovere congiuntamente lo sviluppo intensivo ed estensivo. L’obiettivo ultimo della strategia è “Benessere locale da incrementare” quindi l’inversione e il miglioramento delle tendenze demografiche in atto: riduzione dell’emigrazione, attrazione di nuovi residenti, ripresa delle nascite, modifica della composizione per età a favore delle classi più giovani, secondo misure e modalità che differiranno a seconda dei contesti. Questo obiettivo può essere conseguito a esito di cinque fenomeni che costituiscono (anche qui in misura che dipende dai contesti) altrettanti obiettivi-intermedi fra loro interdipendenti: · aumento del benessere della popolazione locale; · aumento della domanda locale di lavoro (e dell’occupazione); · aumento del grado di utilizzo del capitale territoriale; · riduzione dei costi sociali della deantropizzazione.2 Alle azioni per migliorare tali servizi potranno affiancarsi azioni per migliorare la connettività e ridurre il digital divide. Nelle Regioni del Mezzogiorno non si tratta dunque solo di rafforzare innovazione e internazionalizzazione sostenendo processi già in corso, occorre far crescere le attività produttive e le imprese capaci di stare sul mercato per attivare uno sviluppo autonomo e sostenibile. Lo scenario dato dalle missioni del Dipartimento per lo Sviluppo con i funzionari regionali, di cui quella nel Cilento (Vallo della Lucania) e Vallo di Diano (Padula) del 9 giugno scorso, che ancora una volta si sono divise nelle “visioni” prospettiche e programmatiche, ha precisato che la strategia operativa per le Aree interne non si configura come un programma nazionale chiuso e confinato a risorse date. Né come un insieme disomogeneo di progetti diversi. Intende configurarsi come una collettività di attori interessati a esperienze progettuali, ispirati da una Strategia e ad obiettivi condivisi e per la costruzione di un comune senso del metodo d’azione per affrontare e interpretare in modo collettivo il tema Aree interne, pur nella diversità delle soluzioni concrete3. La scatola progettuale si monta nei luoghi e quindi i primi protagonisti sono le collettività territoriali e i loro referenti di responsabilità intermedia e regionale, ma può avere prospettive più ampie solo grazie a una forte strategia, intenzionalità e sguardo nazionale. Le Regioni e altri soggetti territoriali procederanno con i loro progetti pilota (cioè quelli della prima fase di attuazione della Strategia). Il Centro procederà con un investimento di “Metodo” su pochi “progetti sperimentali”. Questi progetti – benché territoriali e place based come approccio, quindi rispettosi delle singole vocazioni e potenzialità dei territori – verranno organizzati solo su alcune filiere tematiche: tutela e gestione del territorio; valorizzazione di risorse naturali e culturali; energia rinnovabile; sistemi agricoli e agroalimentari; saper fare e artigianato. Al fine di verificare la realizzabilità di forme innovative di intervento nelle Aree interne, il Centro realizza alcune attività sperimentali e di me6 todo, di cui condividerà gli stati di avanzamento e gli esiti nell’ambito della Federazione, contribuendo così al progresso anche degli interventi delle Regioni. L’attività sperimentale assume due tipologie: associazione a un progetto in costruzione; progetti di ricerca-azione. * Docente di Gestione e Salvaguardia della Aree Protette Corso Magistrale in Scienze Ambientali Università degli Studi di Salerno Nota 1: Brano tratto dalle conclusioni del Seminario “Nuove strategie per la programmazione 2014-2020 della politica regionale: le aree interne” a cura dei ministri Renato Balduzzi, Fabrizio Barca, Mario Catania, Elsa Fornero, Francesco Profumo (Roma, 15 dicembre 2012). Nota 2: Dissesto idro-geologico, degrado del capitale storico e architettonico (e dei paesaggi umani), distruzione della natura. Nota 3: “Metodi e obiettivi per un uso efficace dei Fondi Comunitari 2014-2020”, Ministro per la Coesione Territoriale, 27 Dicembre 2012. STRATEGIE Comunità di progetto per il Cilento che tenta la svolta La mission della Fondazione Alario per uno sviluppo locale sostenuto da una progettazione partecipata ella seduta del 5 luglio 2001, il presidente del Consiglio di amministrazione individuò i livelli di azione necessari al perseguimento della mission della Fondazione Alario: N 1) attività per integrare positivamente la Fondazione Alario nei dinamismi di crescita delle strutture organizzate che costituiscono il sistema Alento-Cilento, dal quale la Fondazione ottiene la parte meno “condizionata” delle risorse finanziarie con cui svolge le attività; 2) attività per dare all’Ente visibilità pubblica presso la popolazione di Ascea e dei comuni del “bacino” logistico di fruizione dei servizi della Fondazione; 3) attività per servire i bisogni del territorio del Cilento; 4) iniziative per ottenere il riconoscimento della personalità giuridica come organismo di ricerca applicata e di alta formazione da parte del M.U.R.S.T.; 5) attività per legittimare l’Ente a livello nazionale in quanto Fondazione culturale. Da poco, la Fondazione era stata riconosciuta ONLUS e diventata “di partecipazione”. Il presidente, in altre parole, con i 5 livelli di azione disegnò una struttura concentrica che irradiava dalla valle dell’Alento verso l’intero territorio cilentano. Certo, le condizioni erano diverse da quelle attuali e non si erano ancora consumate le esperienze del commissariamento del Consorzio Velia e la perdita di controllo della Banca di Credito Cooperativo dei Comuni Cilentani. Quei livelli di azione, tuttavia, conservano la loro validità anche nel percorso evolutivo verso una Fondazione di comunità, un percorso di accompagnamento sociale, volto a produrre e rafforzare la partecipazione e la condivisione delle forze sociali ed economiche del territorio alla costruzione di un modello di sviluppo del Cilento che si fondi sulla effettiva valorizzazione delle risorse locali e sul rafforzamento dei settori produttivi in chiave green, cioè incorporando concetti e parole come sostenibilità, limite e beni comuni. Conservare il riferimento, anche economico-finanziario, con il sistema Alento-Cilento e potenziare il ruolo rispetto al bacino logistico significa affermare il ruolo della Fondazione come soggetto autonomo e comune al tempo stesso, significa presenza generosa. Significa rendere effettivamente disponibili 7 “Dal Polo formativo a Cilento Lab, a Il paradosso” le risorse finanziarie “meno condizionate”. D’altra parte, per servire i bisogni locali, con uno sviluppo concentrico, è indispensabile che la Fondazione si accrediti “localmente” come presenza generosa, come centro di ascolto e di accompagnamento delle dinamiche sociale, culturali, economiche ed imprenditoriali. Non meno significativa è l’attività di accreditamento della Fondazione “verso l’esterno”, sia a livello istituzionale, per le attività di ricerca e formazione, che a livello culturale, come struttura capace di promuovere le risorse umane e professionali locali anche a livello globale. In questa direzione, gli strumenti messi in campo, recentemente, possono giocare ruoli significativi: · in ordine alle attività di servizio al territorio da attuare come soggetto istituzionale accreditato all’esterno, l’avvio del Polo formativo, all’interno del quale la Fondazione sarà protagonista, rappresenta senz’altro un’opportunità da cogliere e mettere a frutto, sia per proseguire il processo di accumulazione di competenze avviato a fine anni ‘90 che per contribuire a potenziare il sistema produttivo locale mediante attività di ricerca, trasferimento e formazione; · per essere soggetto generoso, prima verso l’immediato bacino logistico e, successivamente, verso l’intero territorio cilentano, la comunicazione trasparente ha una funzione essenziale. “Il paradosso” è un’iniziativa dotata dei requisiti per assumere questo ruolo, anche affiancando le altre attività della Fondazione che, in primo luogo deve conservare l’immagine e la forza di soggetto culturale; · il concorso “La Città del Parco” è stato senz’altro un momento di evidenza della Fondazione sul piano locale e nazionale e le proposte pervenute dovranno essere opportunamente valorizzate e condivise con il territorio attraverso un dibattito pubblico; · trasversale è Cilento Lab, il Laboratorio per lo Sviluppo Locale, in quanto strumento di animazione della comunità, leva per accompagnare la Fondazione di partecipazione verso la Fondazione di comunità. Un percorso che parte dal coinvolgimento degli attori locali, anche nella struttura partecipativa, per costruire una dimensione ed un sentimento “comuni” della Fondazione. 8 Si tratta, cioè, di fare in modo che la Fondazione, attraverso i progetti e le iniziative avviate, sia percepita come soggetto capace di promuovere, localmente, processi di sviluppo reali e come centro di elaborazione culturale di livello globale, anche adottando procedure e strumenti destinati a coinvolgere competenti soggetti esterni, valorizzando sia l’esperienza del concorso Città del Parco che dei concorsi filosofici realizzati negli anni. Prioritario, tuttavia, rimane il ruolo della Fondazione nel campo dello sviluppo locale ed è in questo ambito che è necessario dotarla delle competenze, delle professionalità e degli strumenti necessari a governare le attività di ricerca, progettazione, animazione, trasferimento ed accompagnamento della comunità cilentana. Progettazione La progettazione delle iniziative di sviluppo socio-economico in chiave territoriale richiede sempre più agli agenti di sviluppo che lavorano all’interno della Fondazione di operare connessioni continue tra la dimen- Il paradosso | Giugno 2014 sione globale dei flussi (turismo, finanza, formazione, energia, logistica) e la dimensione locale dei luoghi (comunità locale, produzioni identitarie, agricoltura, etc.). L’attività degli agenti di sviluppo, in questo contesto, a ben vedere, può essere concettualizzata come azione diretta a creare o rafforzare le condizioni per la produzione di capitale sociale e di “beni collettivi”, intesi nella duplice accezione di beni pubblici, vale a dire beni non escludibili e fruibili da ciascun membro della comunità locale, e di beni collettivi per la competizione locale, intesi come risorse a sostegno della comunità economica, dei progetti e delle iniziative imprenditoriali. Un approccio, in altri termini, che assume come presupposto fondativo l’idea che lo “sviluppo umano” richieda una certa coerenza ed equilibrio tra efficienza economica, coesione sociale, diritti di cittadinanza. Bando all’opportunismo La Fondazione sta cercando di costruire forme adeguate di coordinamento e sinergia con le azioni più direttamente legate alla nascita, al rilancio e al consolidamento delle attività produttive del territorio, proponendosi con un percorso strutturato di interventi finalizzati a promuovere una coalizione sociale ed economica espressione del territorio, che interagisca fattivamente nella definizione dell’agenda delle politiche che interesseranno il Cilento nei prossimi anni (2014-2020). Per rinviare a modelli d’azione già esperiti in differenti situazioni ambientali, la Fondazione deve avere lo scopo di promuovere logiche di “progettazione partecipata” o – se si preferisce – di concrete pratiche di democrazia partecipativa in modo da innescare una spirale positiva di effetti virtuosi e di accrescimento di capitale sociale e di fiducia, favorendo in ultima istanza i progetti di rilancio del territorio e in- centivando fenomeni costruttivi di comunità. L’attivazione di un percorso di “progettazione partecipata” legato al tema dello sviluppo locale può contribuire a combattere alcuni di quei fenomeni perversi che da tempo affliggono il Cilento, come il deficit di trasparenza, le logiche opportunistiche e angustamente localistiche, l’uso distorto delle risorse, il primato delle logiche a breve sui più efficaci risultati di medio periodo e, nei casi peggiori (ma tutt’altro che eccezionali) il clientelismo e la corruzione. L’approccio metodologico che la Fondazione propone, pertanto, si fonda sull’ipotesi per la quale solo un adeguato grado di mobilitazione della società locale e il suo riconoscimento come soggetto protagonista del processo di sviluppo locale può combinare efficacemente qualità tecnica ed equità, efficienza e controllo democratico (anche nella prospettiva della formazione di un’opinione pubblica locale attraveso l’implementazione di coerenti e continuative attività di comunicazione ed informazione). D’altra parte, è proprio nelle situazioni di grave crisi come quella in cui siamo immersi ormai da sette anni che si possono generare le condizioni per cui prendono vita inedite forme di mutualismo, si rimettono in moto circuiti partecipativi e si attivano legami sociali eccezionali, fondati su nuove forme di “riconoscimento”, senso di appartenenza al territorio, coscienza di luogo. È quanto testimoniato ad esempio da una ripresa di interesse (seppure ancora debole) per l’associazionismo sociale e economico. La Fondazione, attraverso l’attività di Cilento Lab, si sta impegnando in un lavoro attento e rigoroso di ascolto, di animazione e di intervento territoriale teso a fare emergere dal tessuto sociale cilentano una “comunità di progetto” in grado di esprimere le aspettative e gli interessi locali nel confronto con i livelli superiori di governo nella definizione dell’agenda di sviluppo locale. Questo implica una 9 attenta valutazione delle progettualità e delle buone pratiche (seppure minime) locali e dell’importanza di fare crescere le capabilities (le capacità potenziali e le risorse per l’azione) della società locale e dei suoi leaders. Questo implica un’azione organizzata di facilitazione e accompagnamento. La formazione e l’accompagnamento della “comunità di progetto” territoriale è, in estrema sintesi, lo scopo principale della Fondazione. Attento ascolto del territorio Per la sua natura processuale, l’azione di comunità stabilisce i suoi obiettivi sulla base della concreta interazione con gli attori locali. È problematico dettagliare a priori l’articolazione delle iniziative da realizzare nell’ambito delle linee d’intervento proposte. In generale, ma ancor più nella concreta situazione, una Fondazione di comunità si caratterizza come “processo” che attiva e fa interagire più livelli d’azione interdipendenti. Indicativamente si tratta di operare attraverso l’implementazione di tre distinte linee di azione; un’attività organizzata di “ascolto del territorio”, finalizzata all’individuazione di un repertorio di problematiche e di azioni relative allo sviluppo locale e alla definizione di un’agenda prioritaria; · la costruzione di progetti di lavoro (e non più solo di tavoli e consulte) che consentano un confronto strutturato tra la coalizione locale e gli organismi istituzionali di livello superiore; · la costruzione di una rinnovata, più moderna, identità territoriale che dia senso di appartenenza ai cilentani e che sia la chiave per un “risveglio dell’economia margine che scopre la sua modernità”. * responsabile Laboratorio di Sviluppo Locale della Fondazione Alario STRATEGIE 2 Città del Parco La rivoluzione che viene dal cibo Il contributo di Slow Food Cilento per un rilancio che privilegi la tavola Centodieci soci all’opera nell’area low Food è un’associazione senza scopo di lucro fondata nel 1986 da Carlo Petrini come ARCI GOLA Slow Food, nel 1989 diventa Movimento Internazionale di Slow Food, che oggi raccoglie quasi 100.000 soci in 130 paesi del mondo. Slow Food è nata per difendere il diritto al piacere e operare contro la standardizzazione dei gusti e delle culture, ne “Il manifesto della qualità secondo Slow Food” Torino 2006 queste finalità, sono state sintetizzate in quello che è un diventato il motto di Slow Food sul cibo: “buono da mangiare”, per le sue qualità organolettiche, ma anche per i valori identitari e affettivi che si porta dietro. Pulito perché prodotto in modo ecosostenibile e rispettoso dell’ambiente. Giusto perché conforme all’equità sociale durante la produzione e la commercializzazione. Motto che si basa sul principio che tutti hanno diritto al piacere quindi bisogna difendere le culture, le tradizioni e i saperi che rendono possibile questo piacere S favorendone la fruizione collettiva attraverso l’aggregazione in associazione e la realizzazione di eventi pubblici. Le attività di Slow Food spaziano dal campo dell’educazione alimentare e dal gusto (attraverso l’attivazione dei progetti sul territorio “Orto in condotta” e “Master of Food” ) alla tutela dei territori e della biodiversità e delle Comunità del Cibo (Fondazione Slow Food per la biodiversità onlus e la rete di Terra Madre), attraverso le campagne nazionali (terra madre day, ogm, latte crudo, salviamo il paesaggio..) e i grandi eventi (Salone del gusto, Terra Madre, Slow Fish, Cheese, Slow Food day,…). Due filoni Nel Cilento la condotta è rappresentata da circa 110 soci, l’attività si concentra su due grandi filoni: quello dell’educazione attivando corsi di degustazione, analisi sensoriale, laboratori del gusto su diversi prodotti (olio, vino, birra, formaggio…) e quello della tutela 10 dei prodotti e del territorio con la Fondazione Slow Food per la biodiversità e attivando la rete di Terra Madre. La concretizzazione di queste reti passa attraverso la scoperta e il riconoscimento dei nodi rappresentati dai prodotti in via d’estinzione, cioè quei prodotti che appartengono alla cultura, alla storia e alle tradizioni del territorio: i prodotti dell’Arca del Gusto e i prodotti presidi Slow Food. Rischio estinzione L’Arca del Gusto, è una raccolta che segnala l’esistenza di questi prodotti, denuncia il rischio che possano scomparire, invita tutti a fare qualcosa per salvaguardarli: a volte serve comprarli e mangiarli, a volte serve raccontarli e sostenere i produttori; in alcuni casi quando i prodotti sono specie selvatiche a grave rischio di estinzione - è meglio mangiarne meno o non mangiarli affatto, per tutelarli e favorirne la riproduzione. Questi prodotti attualmente nel mondo sono circa 1700 in Italia circa 560 nel Cilento solo 10. I Presìdi Slow Food sono quei prodotti per i quali vi è una commercializzazione adottando un disciplinare che tiene conto di quattro obiettivi generali. Eccoli: · Ambientale: salvaguardare la biodiversità e migliorare la sostenibilità delle produzioni. I produttori che partecipano si impegnano a seguire i principi di ecosostenibilità, aderendo a disciplinari di Lotta integrata (come il PRLFI della Regione Campania) o aderendo ad una delle associazioni di agricoltura biologica certificata. · Economico: migliorare la remunerazione dei produttori, sviluppando un indotto locale, aumentando l’occupazione. · Sociale: migliorare il ruolo sociale dei produttori, rafforzare la loro capacità organizzativa, molto spesso carente in queste zone. Gli agricoltori non sono abituati a fare “rete” a mettersi insieme per discutere e creare sinergie perché storicamente non sono mai stati degli “interlocutori” per chi si oc11 cupava di agricoltura in quanto la loro capacità produttiva era molto limitata. · Culturale: rafforzamento dell’identità culturale dei produttori e valorizzazione delle zone di produzione. I presìdi nel mondo sono circa 430 in Campania 21 di cui 8 nel Cilento. Salvaguardando questi prodotti e chi li produce si salvaguarda un territorio con le proprie piccole produzioni, i propri coltivatori, le proprie tradizioni, mantenendo l’economia là dove serve, non concentrandola nei grandi centri. Questa è la grande “rivoluzione” di Slow Food a partire dal piacere del cibo per difendere il pianeta con la propria biodiversità. * fiduciaria condotta Slow Food Cilento di Agropoli Il paradosso | Giugno 2014 STRATEGIE 3 Un’area solidale e unita La Fondazione “La Casa di Annalaura” di Vallo dimostra la possibilità di aggregazioni in grado di sostenere i soggetti bisognosi e accrescere così la coscienza della comunità dando un senso alla pratica del welfare di Giusy Rinaldi * ’ultima iniziativa predisposta dalla Fondazione “La Casa di Annalaura” di Vallo della Lucania ha meritato sorrisi gioiosi e grati da parte di coloro che sono stati coinvolti. Un successo sul campo. Così come le altre iniziative poste in essere nei due anni di vita dalla istituzione, fortemente voluta da chi scrive, madre di Annalaura, e da quelli che ne curano la governance. Sempre più apprezzata dalla comunità vallese e anche da quelle viciniori, per i progetti che giungono a buon fine. Un mosaico di obiettivi a dimostrazione di come la passione ben fondata e autentica, ispiratrice di sguardi solidali sull’universo dei servizi e dei bisogni diffusi nella società, riesca a rompere la pratica ottusa delle chiusure e dell’indifferenza. Quale progetto hanno realizzato i sostenitori della Fondazione dopo aver stabilito una proficua intesa con la cooperativa sociale Cilento Solidale e l’associazione A.S.P.E.R.? Una sorta di “colonia estiva” per bambini, “R… ESTATE con NOI”. Non sulle magnifiche spiagge della costa cilentana, come avveniva decenni or sono, ma nei freschi giardini adiacenti la cattedrale di Vallo e nei locali in dotazione. Il tutto grazie anche alla sensibilità del parroco Don Aniello e alla disponibilità di numerosi genitori che hanno condiviso l’accoglienza con gradevoli e divertenti attrazioni per i piccoli ospiti. Lo scopo è quello di venire incontro alle esigenze pressanti delle famiglie impegnate nel lavoro e nelle opzioni dei mestieri possibili, che incrociano serie difficoltà nell’affidare i propri figli, durante l’assenza da casa. Specie quei genitori che nel novero familiare non trovano una mano amica. Il problema si evidenzia puntualmente appena le scuole chiudono i battenti. Gli anni della crisi L 12 economica cannibalizzano i servizi che gli Enti Locali hanno predisposto e garantito in qualche altra occasione. Ormai questi ultimi non riescono a soddisfare le esigenze di un welfare, seppure giustificate da ragioni motivate. Ecco, quindi, dal 9 giugno 2014, la Fondazione “La Casa di Annalaura” pronta a prestare un aiuto ben accetto, insieme con il gruppo dei sostenitori e volontari, con le “Favorire le nuove esigenze familiari pressanti” giovani operatici dell’infanzia, educatrici e psicologhe, con le socie della cooperativa che, quasi gratuitamente, hanno posto sul campo i loro studi, la loro professionalità e una buona dose di creatività. Un servizio che ha destato non solo un reale consenso, ma anche crescente fiducia e apprezzamento, tanto che la settimana prevista all’inizio, con la presenza di circa cinquanta bambini, si è moltiplicata per … tre! Comunità viva È solo l’ultima idea posta in essere all’interno della comunità di Vallo della Lucania. Lo scopo della Fondazione, oltre a quello di promuovere attività culturali e formative, nell’accezione più ampia e trasversale del termine, resta quello di promuovere iniziative di supporto a persone giovani con disagio psicologico e psichico. Serve, a questo punto, un cenno alle altre iniziative realizzate, per Il paradosso | Giugno 2014 evidenziare come l’opera del volontariato e lo spirito di solidarietà possano alleviare i sacrifici che gli Enti Locali e lo Stato continueranno a richiedere a noi cittadini, fino a quando il tunnel, nel quale si consumano il disagio e la precarietà, ci regalerà un po’ di luce. I mercoledì in attività, presso la sede in piazza Vittorio Emanuele 35, con cadenza settimanale. Vedono im- pegnate varie professionalità a favore di persone giovani e adulte che desiderano confrontarsi su alcune attitudini personali da orientare nel tessuto sociale. Informazioni base di educazione alimentare con la dottoressa Di Sevo; incontri con i volontari della “Lettura… che fa stare bene!”, con i laboratori per bambini “Giulallà, evviva la curiosità” a cura della presidente; alcune occasioni di formazione, curate dal professor Femminella e dal dottor Pellegrino; corsi di avvio al ricamo, con mostra dei manufatti, organizzata in sede e curata dalla professoressa A. De Vita; laboratori di ceramica con l’architetto Di Feo e il dottor Escalona; espe- rienze di escursionismo nel territorio presentate dall’architetto Puglia. Destinatari delle suddette attività sono stati anche soggetti con disagio, che frequentano la sede della Fondazione nella sezione curata dalla psicologa Stefania Troncone. I concerti della Fondazione, appuntamenti attesi e preparati con cura. Particolare riscontro positivo, suscettibile di ulteriori fasi di benessere psicologico, hanno conseguito questi incontri, in sede, tra i giovani accomunati dall’interesse per la musica e dalla pratica di strumenti musicali, grazie alla quale sono stati impegnati e reinseriti in contesti sociali e circostanze propositive, organizzate per il pubblico. Le Amabili Letture, altra iniziativa che si è attestata piacevolmente tra il pubblico adulto e desideroso di ‘curarsi’ con le parole. In tali occasioni i giovani musicisti non fanno mancare mai le loro preziose performance. Da quest’anno riceviamo anche la confortevole collaborazione del gruppo dei giovani “Amici del libro” di Pellare. Lo Sportello d’ascolto, in collaborazione con l’associazione A.S.P.E.R., ha permesso di supportare numerose famiglie, docenti e alunni, facendoli incontrare con operatori professionisti per affrontare le diverse esigenze legate al processo evolutivo. L’iniziativa ha interessato due anni scolastici presso la Scuola Primaria ‘A.Moro’ di Vallo della Lucania. Un giorno a teatro, per riflettere sugli incidenti stradali, in collaborazione con la Fondazione “ElisabettaeMariachiaraCasini” di Firenze. È 13 stata rappresentata La maternità offesa di Doretta Boretti, per la prima volta in Campania, ed a Vallo della Lucania, in due giorni consecutivi, per la cittadinanza e circa seicento studenti. Giornata Mondiale del Ricordo Vittime della strada, viene promossa dalla Fondazione la prima celebrazione di tale giornata a Vallo e nella zona interna del Cilento, officiata dal Vescovo della Diocesi, in memoria di tutte le vittime della strada. Tale iniziativa avrà cadenza annuale. Il Concorso “Adotta un segnale stradale” in collaborazione con la Protezione Civil -Gruppo Lucano di Vallo è destinato alle ultime classi delle Medie e Superiori, per sensibilizzare i giovani al rispetto della vita, alla sicurezza stradale e al volontariato junior. È stato attivato anche per promuovere la costituzione della Sezione Giovani. Si proseguirà con altre edizioni. Giulallà, evviva la curiosità sul giornalino ‘I Piccoli’. Una collaborazione tra la Fondazione e la Redazione Calore di Capaccio che oltrepassa i confini geografici! Per andare incontro ai bambini che non possono venire in Fondazione a “giocare” con le storie, essa provvede a inviarle a casa loro. Così potranno leggere e curiosare, giocando con i compagni, anche a scuola. “Fatti e non parole” non è solo lo slogan ambizioso della Fondazione, ma il segno della determinazione e degli intenti di coloro che ne fanno parte. Tutte le attività vengono realizzate con profondo spirito di servizio, per ricordare e rendere onore a colei che ha ispirato la costituzione e dato la denominazione alla Fondazione. * Presidente della Fondazione La Casa di Annalaura www.fondazionelacasadiannalaura.org STRATEGIE 4 Il paradosso | Giugno 2014 La lunga attesa di Godot A circa vent’anni dall’istituzione dell’Ente Parco, il Cilento non ancora riesce ad attrarre il nuovo cliente e non sfrutta per nulla la gigantesca risorsa del turismo naturalistico di Mimmo Pandolfo * ltre 20 anni fa, con la promulgazione della Legge Quadro sulle aree protette (L. 394 del 6 dicembre 1991), il Legislatore decise di introdurre una nuova strategia di gestione territoriale, connessa allo sviluppo in ambito rurale o montano, istituendo sette nuovi Parchi Nazionali in aree collinari o montane segnate da forte ritardo di sviluppo, che si aggiungevano ai cinque Parchi Nazionali esistenti, definiti all’epoca “storici”. Da allora il numero dei Parchi Nazionali è cresciuto fino a raggiungere quota ventiquattro e a questi vanno aggiunte varie aree protette a carattere regionale e locale. Iniziò così la nuova stagione del Cilento che a distanza di quasi cinque lustri continua, non senza colpe, ad interrogarsi su cosa fare, quali strategie adottare per risolvere l’equazione area protetta/sviluppo. O La sfida di Rio In Italia, come d’altra parte in Europa e nel resto del mondo, per effetto dei principi promossi nel corso della conferenza del 1992 tenutasi a Rio de Janeiro, nota come Earth Summit, si diffuse il concetto di sviluppo sostenibile la cui definizione è sintetizzata in poche righe: “La realizzazione di un equilibrio tra esigenze di tutela ambientale e sviluppo economico che consenta di soddisfare i bisogni delle persone esistenti senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i loro”. La convergenza dei presenti al summit su questa definizione significò una espressione di potente assunzione di responsabilità, consapevolezza acquisita anche grazie al Rapporto sui limiti dello sviluppo, ricerca commissionata dal Club di Roma al MIT (pubblicato nel 1972). Fin dal 1995, anno di istituzione dell’Ente Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano (solo da qualche anno è stata aggiunta la parola “Alburni”), il territorio cilentano ha fatto da spettatore più o meno partecipe a questo importante principio che è stato riproposto mille e mille volte nel corso di convegni, illustrazione di progetti, presentazione di iniziative e così via dicendo. Ma concretamente cosa è accaduto? Quali sono i risultati conseguiti sia dal punto di vista materiale (qualità delle opere realizzate, iniziative in grado di auto sostenersi) che immateriale (comportamenti, visione, programmazione)? Che effetto ha avuto l’istituzione dell’area protetta cilentana nel settore della salvaguardia del territorio e quanto essa ha inciso sulla diminuzione dei flussi migratori dei giovani verso altre aree? Magri risultati Se si dovessero considerare dal punto di vista meramente statistico i risultati ottenuti finora bisognerebbe ammettere che essi sono ben poca cosa se messi in relazione con il lasso di tempo intercorso dal 1991 ad oggi e le risorse economiche pubbliche utilizzate. Ma se ciò è purtroppo vero, è altrettanto chiaro che in modo spontaneo diversi stakeholders specializ14 zati hanno sperimentato vari processi e introdotto localmente esperienze legate ad un diverso modello di sviluppo che non necessita di materie prime particolari: ci si riferisce alle attività sportive dolci o di fruizione ambientale che è possibile praticare all’aria aperta e che non necessitano di infrastrutture di marcata impronta ecologica. Il modo di vivere, di consumare e di comportarsi determina la velocità del degrado entropico (misura dello stato del disordine di un sistema), che in ultima analisi incide non poco sulla qualità della vita del genere umano, mettendo a repentaglio la sua stessa sopravvivenza. Le mutate sensibilità individuali, le esigenze generali di salvaguardia e di sviluppo attento e rispettoso degli equilibri naturali, stanno imponendo anche nel Cilento il ripensamento delle politiche di gestione e il loro orientamento verso azioni mirate a coniugare conservazione e sviluppo: in altre parole si avverte l’esigenza di attuare i principi promossi a Rio de Janeiro. Herman Daly, decano delle teorie economiche applicate all’ecologia, in alcuni dei suoi lavori sottolinea l’importanza del concetto di “equità intergenerazionale”: “… se noi riusciremo ad arrivare a un’economia da equilibrio sostenibile, le future generazioni potranno avere almeno le stesse opportunità che la nostra generazione ha avuto”. Il comparto turistico offre al Cilento innumerevoli opportunità che possono essere intercettate anche attra- Il paradosso | Giugno 2014 verso una programmazione territoriale attenta sia riguardo alla realizzazione delle strutture necessarie, materiali ed immateriali, e sia alla pianificazione di eventi di richiamo diretti alla fidelizzazione di bacini altrimenti attratti da luoghi capaci di offrire spazi ricreativi in grado di fornire risposte a nuove esigenze. È evidente a tutti che la vacanza balneare da sola non è più in grado di garantire significativi periodi occupazionali, essendosi ridotto il periodo di fruizione sia a causa di mutate abitudini da parte del visitatore che per mere ragioni economiche legate alla congiuntura sfavorevole. In questo senso è necessario rendersi conto che il “sistema” Cilento, seppure connotato da elevata complessità (natura e paesaggio, geologia e architettura rurale, archeologia e storia recente, gastronomia e produzioni tipiche) si trova a competere in un mercato che versa importanza tra essere in un luogo significativo e fare qualche cosa di significativo”. Per estensione del concetto si può aggiungere che l’importanza dei luoghi [se questi sono equivalenti] è assolutamente relativa: è importante ciò che si fa nei luoghi. Il “poter fare” diventa così il concreto attrattore e ciò rappresenta il valore differenziale tra nuove opportunità e staticità dell’offerta. diamente da circa 6.000 escursionisti per stagione, registra una vendita di circa 4000 topoguide e si stima che un chilometro di questo sentiero genera una ricaduta economica di circa 120.000 Euro (dati Fédération Française de la Randonnée Pédéstre – analisi periodo 2010 – 2012)! Il settore del turismo naturalistico, ad esempio, mette a disposizione dei territori particolarmente vocati una L’insuccesso non è solo una questione di mancata promozione o di inefficace comunicazione: è semplicemente la limitatezza del “poter fare” escursionismo, se di ciò parliamo, che determina il mancato ar- serie di importanti nuove opportunità. Perché a distanza di oltre 20 anni non si è ancora stabilito nel territorio del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni un flusso reale di questi utenti della natura, seppure in Europa il movimento conta oltre 3 milioni di tesserati? Nella sola Francia i camminatori sono 35,6 milioni mentre gli escursionisti sono 7,2 milioni (inchiesta Pratiques physique et sportive - 2010 - Ministère des sports, de la jeunesse, de l’éducation populaire et de la vie associative); sempre in Francia il recupero del Sentiero di Stevenson, 250 km di percorrenza, è costato circa 2,9 milioni di Euro ed interessa 13 Comuni; è percorso me- rivo dei camminatori nel Cilento, seppure esso rappresenti una destinazione interessante per tutto ciò che il territorio offre. La locale classe dirigente non ha compreso ancora la portata economica legata a questo settore che non necessita, peraltro, di investimenti faraonici per realizzare le “infrastrutture” necessarie al camminare. I sentieri escursionistici si realizzano con poche migliaia di euro per chilometro contrariamente a quanto fatto nel Cilento, in diversi interventi, sparpagliati, slegati tra loro, senza un disegno logico riconducibile a un progetto d’area vasta. L’esperienza maturata dalle Organizzazioni dei camminatori europei ha determi- “Basta col torpore Seguiamo la lezione francese” offre altre innumerevoli opportunità al consumatore. Oggi il consumatore ha la possibilità di accedere in modo democratico, facile e veloce all’informazione attraverso la rete, accedendo ad una gamma di offerte praticamente illimitata. Ciò deve far riflettere sull’urgenza di intervenire in tempi rapidi sull’assetto del territorio per realizzare i “luoghi” che possono attrarre il nuovo cliente, superando anche la barriera psico-ideologica che definisce il nostro territorio senza uguali nell’universo! Wendy Freedman, astronoma e Direttore del Carnegie Observatories di Pasadena (USA), afferma che “c’è di- 15 Il paradosso | Giugno 2014 nato in meno di 2.000 Euro/km la spesa media necessaria per realizzare un sentiero escursionistico. Di contro, un km di sentiero escursionistico è in grado di produrre un reddito decuplicato rispetto all’investimento originario! È un problema anche di competenze: i sentieri per rispondere al bisogno di chi li deve percorrere devono essere progettati da chi ha esperienza nel settore, altrimenti il rischio che si corre è di realizzare un boulevard, un viale e non un percorso in natura. che è inerente la pratica sportiva che si intende proporre ad un pubblico che, peraltro, già pratica quella disciplina. È importante fornire all’ospite l’idea di un posto fornito di una efficiente “cassetta degli attrezzi”, ove operatori e infrastrutture interagiscono garantendo competenza e qualità. In conclusione, è auspicabile un diverso approccio alla complessa materia dello sviluppo territoriale, facendo perno sulla programmazione condi- tavoli di concertazione, dove deve trovare voce la più ampia rappresentanza della società civile. L’agire di qualità, la sperimentazione di modelli di collaborazione trasversale tra le tante componenti del territorio, nel lungo periodo produrrà frutti certi. I luoghi, per quanto interessanti, non sono rilevanti se niente accade al loro interno. Al contrario, i luoghi animati, contraddistinti da fervore ed entusiasmo, da capacità innovativa e spirito di tolleranza, visa degli interventi al fine di scongiurare che il futuro di questa terra sia ancorato una volta di più all’improvvisazione e all’istinto dell’amministratore di turno. L’UE per la prossima programmazione 20142020 intende avvalersi della concertazione territoriale in modo da definire un modello di sviluppo voluto dal basso, che raccolga le istanze di chi in ultima analisi deve essere il beneficiario del progetto stesso. Per dar concreto corso a questa impostazione, dunque, è necessario attivare subito, visti i tempi a disposizione, i risultano attrattivi di altre componenti che finiscono per arricchire l’esistente. L’unico quesito irrisolto è quanto durerà nel Cilento questo processo di trasformazione. “Piccoli investimenti per dar vita a cammini suggestivi” Realizzare pochi chilometri di sentiero in un Comune non produce alcun risultato di rilievo: un camminatore li percorrerà in brevissimo tempo (a piedi si cammina mediamente ad una velocità media di circa 3 km/h). Cosa diversa è definire una strategia di sviluppo che veda il coinvolgimento di vari Comuni limitrofi, in modo da realizzare un distretto in grado di offrire un ventaglio di destinazioni sufficienti a coprire almeno l’arco temporale di una settimana. E questo modus operandi va applicato a qualsiasi altro intervento volto a raggiungere altri target: un approccio metodologico che tenga conto di quanto detto innanzi concorre a costruire il luogo dove “poter fare”, potenziando l’appeal del territorio. Il distretto così realizzato da solo non basta, naturalmente. Ad esempio, sarà opportuno selezionare e formare il personale addetto al front office in modo tale da avere collaboratori motivati in primo luogo e che possano fornire informazioni puntuali su ciò 16 * direttore Cilento Servizi / Oasi Fiume Alento MEMORIE MOSTRA INTERMEDIALE PERMANENTE SULLA CIVILTÀ CLASSICA +,-.*/,-0 **1, $01 00*#)0* ,-'( ! " # $ % & % % # ! " # $ % % & & ' ( ) * & $ & & ' ( ! )# (* % $ % & ! % % % % + + , -# '% % . / + 0 PRIMA SALA: ( 1 2 3 4" 5 . ! % 6 ( & ( 1 %% %% 7 % % % 1 7# SECONDA SALA: 2 2 3 %8 % ! % % % 7 2 )& 2* % 3 % $ )( & & $ *# TERZA SALA: %# 2 &2'9 :( 5 3 33 % % %; < %% %7 % %% 3 # QUARTA SALA: = & 2 9 % . %8 % % % 70 % ( %; % % %; % 5 %# ' ( % ' % % %% % " # Il paradosso | Giugno 2014 STRATEGIE 5 Management della cultura per la ripresa di Maria Rosaria Nese a riflessione sulla (possibile?) valorizzazione di un territorio come il Cilento attraverso il management degli eventi culturali, come strumenti di promozione dei flussi turistici, parte dalla condivisione di una considerazione “politica”: per dirla con le parole dell’assessore regionale Sommese “la retorica sulle ‘straordinarie risorse culturali e le vocazioni turistiche’ della Campania è ormai insopportabile” (Il Denaro, 31 maggio 2013, p. 23). L’economia del turismo si configura sovente come un aspetto di elevata criticità nei processi di crescita delle aree locali. È utile osservare che la dotazione di elementi materiali quali la posizione geografica e morfologica, il patrimonio artistico, storico, archeologico, naturale - può esprimere una potenziale vocazione del territorio al turismo; ma, come efficacemente affermato da Giancarlo Dall’Ara, di potenzialità si può anche morire! Tale vocazione può trovare una sua compiuta realizzazione soltanto a condizione che gli aspetti materiali del prodotto turistico vengano opportunamente integrati da un’adeguata organizzazione di ulteriori servizi gestiti nell’ottica di un sistema locale di offerta turistica. Un evento culturale, dunque, può diventare determinante in termini di benefici per l’area di riferimento, per la sua capacità di costituire una parte qualitativamente rilevante del complesso integrato e flessibile di valori tangibili ed intan- L Per gli eventi una strategia di marketing al fine di fare impresa e considerare i fruitori come mercato di riferimento. Se continua la stasi, il Cilento morirà di potenzialità e di accidia gibili che è il prodotto turistico. Ma affinché ciò sia possibile, l’approccio alla programmazione di un evento di valorizzazione del territorio e di promozione di flussi turistici che parta da una riconsiderazione del patrimonio culturale deve recare elementi di innovazione e, dunque, di discontinuità rispetto a quanto fin qui progettato e realizzato. La progettazione e la gestione delle fasi di un evento che intende veicolare l’immagine di un territorio, e lo fa drenando risorse pubbliche di notevole valore, devono essere rese oggetto di un’attività di project management, intesa come gestione sistemica di un programma complesso ed unico, con un inizio e una fine predeterminate, che viene svolto con risorse organizzate, mediante un processo continuo di pianificazione e controllo, per raggiungere degli obiettivi predefiniti, rispettando vincoli interdipendenti di costo, tempo e qualità. All’approccio tradizionale, caratterizzato da un quadro strategico indefinito, da progetti guidati dall’offerta, con impatti non verificabili e scarsa analisi delle varie componenti, il cultural project management rimpiazza una concezione dell’evento culturale partendo dall’individuazione dei vari processi presenti al suo interno (processi di creazione artistica e culturale, processi di avvio e di elaborazione dell’idea-progetto, processi di pianificazione, processi di controllo, processi esecutivi, processi di valutazione) nonché delle 18 aree di conoscenza dagli stessi attivate. Inoltre, la considerazione dell’evento quale elemento della “dimensione culturale” territoriale permette di formulare strategie organizzative in una logica di interazione delle diverse risorse, con meccanismi di intersettorialità e coinvolgimento territoriale, tali da consentire uno sviluppo integrato dello stesso. Potenziali di sviluppo Si ritiene che, proprio per la carenza di una tale visione, gli eventi/interventi di promozione oggetto delle Il paradosso | Giugno 2014 varie programmazioni fin qui succedutesi poco o nulla hanno prodotto in termini di indotto e di indicatori di risultato/impatto. Pertanto risulta prioritario ri-considerare il ruolo dell’evento, come aspetto della dimensione culturale di un territorio, per costruirci intorno una vera e propria strategia di marketing territoriale, in grado di a) mobilitare i potenziali di sviluppo di un luogo; b) rafforzarne l’immagine e l’identità; mente detto, in quanto, la cultura, innanzitutto, permette la stima di sé, che è condizione indispensabile per qualsiasi forma di realizzazione, sia personale che collettiva, e, contemporaneamente, è “una dinamica generatrice di senso”, nella duplice accezione di “significato profondo” e “direzione”, di cui occorre permeare qualsiasi processo di trasformazione sociale, di mutamento economico o di sviluppo in generale, evento finalizzato alla soddisfazione di bisogni culturali, si pone, dunque, in particolare, quello di dar vita ad attività di animazione e produzione culturale, che è nel Cilento ancora del tutto connessa alle dinamiche ed alla stagionalità dell’attività turistica, concentrata territorialmente e temporalmente, e basata su iniziative in cui il territorio fa più da scenario ospitante che non da vero protagonista. Ne consegue che oc- c) favorirne il rinnovamento infrastrutturale. In tal senso lo stesso evento deve diventare output di un sistema complessivo di offerta, e trasformare in “prodotto” (come sintesi di benefici percepiti dal fruitore) lo stesso territorio, una destinazione intesa come “luogo di esperienze” in cui è cruciale la qualità del servizio ad esso connessa. D’altronde, in un’area periferica come il Cilento, la risorsa culturale ha funzioni sociali che sono, in ultima analisi, più importanti per la vitalità e lo sviluppo di una comunità del contenuto culturale propria- per un verso adeguandolo ai valori che lo rendono “sensato”, e, per altro, dandogli un orientamento verso il futuro. La necessità di ridare un senso alle società che vivono in aree periferiche è fondamentalmente una dinamica culturale, e il carattere “culturale” di ogni progetto dipende dalla capacità di “ravvivare il fuoco che cova sotto le ceneri della passività e della rassegnazione” dei territori in cui va a produrre effetti. Fra gli obiettivi strategici di un corre, principalmente, favorire la creazione di occasioni in cui sia costante il consolidamento dell’offerta culturale, in particolare attraverso l’imprescindibile coinvolgimento delle risorse artistiche professionali del territorio, si favorisca l’elevata qualità dei contenuti, e si consenta ad un pubblico sempre più ampio di accedervi, con particolare riguardo alle giovani generazioni. Inoltre, la gestione degli eventi sul territorio dovrebbe mirare ad ampli- 19 Il paradosso | Giugno 2014 ficare i punti di forza dell’Ambito Territoriale Turisticamente Rilevante costituito dal Cilento, ed essere funzionale al duplice scopo di · innalzare i segmenti di offerta di turismo culturale (di altissima valenza strategica) dagli attuali posizionamenti - che vedono dotato il territorio di alta attrattività, ma con competitività di medio livello - ad un’altrettanto alta competitività, al fine di valorizzare l’immagine dell’area attraverso l’acquisizione di vantaggi competitivi duraturi e difendibili nel tempo, anche rispetto ad altre locations; · ridurre i punti di debolezza dell’area nel settore turismo, rappresentati principalmente dalla scarsa capacità delle aree interne di attrarre i turisti dalle aree costiere, con un’offerta turistica ancora fortemente concentrata su segmenti, mete e periodi tradizionali, dalla incapacità di innescare relazioni sinergiche tra l’economia agricola e l’economia turistica, dalla mancanza di attenzione nel considerare il territorio come risorsa, con scarsa promozione del patrimonio presente, per cogliere, d’altro canto, le opportunità espresse dalle prospettive di forte espansione della domanda turistica a livello mondiale, con particolare riferimento ai settori della cultura, dell’archeologia e del turismo naturalistico. Nell’offerta di un prodotto-territorio, di cui un evento può costituire veicolo, le modalità di marketing attivabili per intercettare la potenziale domanda possono prendere avvio sia dall’offerta patrimoniale del territorio che dall’offerta del sistema territoriale, la prima basata sull’attrattività geografica dell’area considerata e dalla sua tipicizzazione, di cui l’evento costituisce solo il valore aggiunto, la seconda a vantaggio di chi non può essere attratto dai luoghi e dal loro valore tangibile perché non li conosce e, dunque, intercetterà nell’evento il motivo ‘altro’ che indurrà il bisogno culturale del fruitore a trasformarsi in relazione bilaterale, in scelta non occasionale. Anche in tal caso la ricaduta sul territorio sarà sempre di natura economica e l’offerta culturale costituirà comunque un valore intangibile in stretta connessione con i valori tangibili, tanto che lo spettatore non potrà non ricordare di quella partecipazione anche il tipo di accoglienza, il sistema infrastrutturale, la qualità del cibo, il paesaggio, ma in questi casi il valore intangibile dell’offerta culturale è non aggiunto, ma altro, rispetto al valore tangibile del territorio. 20 Doppio ruolo del territorio L’evento, pertanto, vorrà essere al centro di una strategia di marketing che richieda alla produzione culturale di essere produzione di impresa e ai fruitori di essere mercato di riferimento. Se il mercato è il centro della questione allora diventa necessario chiedersi da chi è composto, come funziona, che tipo di prodotti è in grado di accogliere. Ri-definito il concetto di territorio in quanto proiezione di valori e qualità immateriali in un’area geografica connotata da specificità materiali e, dunque, un insieme di risorse tangibili, ma pure di risorse intangibili costituite dai valori culturali e antropologici, e servizi, che qualificano l’abitabilità sociale dell’area geografica stessa e fanno sì che le risorse siano collegate tra loro assumendo, in questa relazione e sinergia, un va- Il paradosso | Giugno 2014 lore ulteriore - alla strategia di marketing territoriale spetterà il compito di valorizzare l’insieme di risorse e dei servizi, per costruire la loro relazione e renderla oggetto economico-finanziario, ovvero portatore di sviluppo del territorio stesso, che è, pertanto, allo stesso tempo soggetto propulsore e oggetto dell’’impres”. L’approccio a tale compito si fonda su parametri d’azione specifici: la competitività, che nel caso del prodotto-territorio sarà tra aree geografiche, l’analisi del rapporto domanda-offerta che sul territorio può ricadere creando e implementando risorse. Cultural project Dovendo definire i settori trainanti per lo sviluppo del Cilento, e considerate le specificità dell’area, appare chiaro che uno dei settori chiave, ma non il solo, è costituito dal binomio turismo-cultura, che diventa un punto di partenza quasi banale se ci si riferisce a quei comuni che sono caratterizzati da patrimoni storico-artistici di chiara bellezza, ricchezze paesaggistiche, stratificazione storica degli elementi culturali, tipicità. Qualità che, pur in grado di attrarre un vasto pubblico di “consumatori”, risultano risorse inerti se non inserite in un più ampio spettro di possibilità che il Cilento esprime, e che risiedono proprio in quell’intangibilità costituita dalla vita stessa, dallo spirito, dalla creatività, dai saperi che abitano l’area umana del territorio. È dunque da affidare ad un attento cultural project management la strutturazione di un’offerta di Cilento che non si basi solo su un - non di rado infelicemente accozzato mix di spazi, proposte artistiche, risorse, bensì sia frutto di una particolare modalità di gestione che organizza esperienze originali in un 21 contesto di offerta più radicato, più accogliente, più relazionale, capace di offrire chance interessanti “per includere e garantire possibilità di partecipazione per quella parte di popolazione e attività produttive che si sente estranea alla caratterizzazione del territorio quale area di sottosviluppo sociale ed economico”, rappresentandone, viceversa, esempio di eccellenza nei settori dell’enogastronomia, della cultura alimentare e delle sue produzioni a km 0, della ricettività, del wellness, della qualità ambientale, della produzione artistica. STRATEGIE 6 Tipicità Ecco come uscire dal tunnel Occorre recuperare la complessità per poter rilanciare l’artigianato del territorio cilentano e operare finalmente fra conservazione e innovazione valorizzando in tal modo gli elementi positivi Si eviterà così di cadere nella trappola della semplificazione di Carmine Farnetano * Il paradosso | Giugno 2014 a semplificazione della complessità minaccia l’artigianato cilentano che, dopo anni di enfasi su tradizione e tipicità, non riesce ad assumere il ruolo di settore produttivo trainante dell’economia locale. Certo, il Cilento vive anche di artigianato tipico e sono cresciute le attività di carattere artistico; le forme della produzione tradizionale sono state riprese con qualche successo, anche economico. Del resto, l’istituzione del Parco e le politiche comunitarie hanno oggettivamente contribuito alla rivitalizzazione di attività tradizionali in declino: percorsi formativi per gli addetti e sostegno economico a piccole imprese, seppure con discontinuità e prive di un disegno strategico, hanno riaperto il sentiero della tradizione e le lavorazioni del legno o della pietra hanno riacquistato dignità “sociale”. Significativo è stato il recupero delle attività artigianali connesse all’agricoltura: le produzioni di olio, miele, formaggi, carne, pesce, conserve sott’olio, confetture e liquori si sono diffuse in maniera abbastanza omogenea sul territorio e si è delineata una rete di produttori. L Il blocco dell’edilizia L’artigianato cilentano, tuttavia, è rappresentato solo in parte - in piccola parte - dalle produzioni tipiche e tradizionali. Il blocco più consistente rimane legato all’edilizia ed ai servizi. E sono le attività che negli ultimi anni hanno subìto in maniera più pesante il morso della crisi economica globale. L’espansione edilizia, con un consumo di suolo insostenibile, ha provocato una selezione drammatica nel settore e la sostanziale 22 scomparsa di figure, queste sì, dotate di conoscenze e saperi tradizionali. La crescita urbanistica, oltre ad aver svuotato i centri storici, ha trasformato profondamente la domanda penalizzando le produzioni locali: dagli anni ‘70 la diffusione dell’alluminio e del ferro ha incenerito il comparto del legno e le attività collegate provocando danni, sia sul piano paesaggistico ed ambientale che economico, con la chiusura delle piccole falegnamerie, la rinuncia alle attività boschive e la dipendenza dall’importazione di semilavorati. Con analoga dissennatezza, sono state azzerate le competenze nei settori della lavorazione della calce e della pietra e, anche in questo caso, favorita la dipendenza da cementi, malte e prefabbricati provenienti da impianti industriali. E, naturalmente, la sparizione di artigiani locali è stata colmata con l’importazione di addetti da aree che hanno subito il saccheggio del territorio prima del Cilento. Stessa sorte è toccata al settore dell’impiantistica e della manutenzione: piccole imprese, quasi sempre ditte individuali, sacrificate per la loro debole competitività – soprattutto in ordine ai tempi di esecuzione dei lavori – e Il paradosso | Giugno 2014 ridotte, nei casi più favorevoli, al subappalto irregolare; elettricisti ed idraulici trasformati in rivenditori di terzo livello. Metamorfosi commerciale Questa metamorfosi commerciale con i falegnami che sono riusciti a sopravvivere diventando rivenditori di mobili, con elettricisti ed idraulici trasformati in agenti di commercio – ha modificato in maniera radicale la struttura del reddito delle piccole imprese e diffuso il ricorso al credito, sia sul lato della domanda che dell’offerta. Il piccolo artigiano cilentano, divenuto rivenditore, per sopravvivere – personalmente e non più professionalmente – ha subìto una ulteriore alterazione: è diventato agente finanziario o intermediario dell’intervento pubblico, ad esempio, nella installazione di impianti solari. Nell’edilizia - considerata per dogma settore economico trainante , nel ruolo che l’edilizia ha giocato “contro” l’artigianato, è possibile misurare l’incapacità di costruire una visione territoriale organica prima che di elaborare una strategia di sviluppo efficace. Se il consumo di suolo - quando non la devastazione di aree pregiate - ha rappresentato l’altra faccia della medaglia dell’abbandono dei centri storici nei quali le attività artigianali avevano sede e ragione di essere, l’impiego di materiali “innovativi” ha sottratto agli artigiani la materia prima. Se lo svuotamento dei centri storici ha eliminato la domanda dal lato della manutenzione, la diffusione del ricorso al credito è stata la via per sopravvivere come artigiano-commerciante. Si tratta di un “cahier de doleances” da leggere con gli occhi di chi ha subìto questo processo e con l’ironia necessaria a comprendere - ed accettare - che un territorio in ritardo di sviluppo possa aver vissuto in anticipo le dinamiche che la flessibilità avrebbe diffuso a livello globale dopo oltre 10 anni. Mancanza di visione e assenza di strategia hanno condizionato anche le attività di servizio alle persone che pure avrebbero potuto rappresentare un elemento decisivo nel settore del “benessere”, invocato spesso come destinazione del territorio grazie alle caratteristiche di salubrità. In questo settore, le risorse investite dalla Regione Campania sono state cospicue: la formazione di estetiste e parrucchieri è stata sostenuta con generosità e spesso accolta polemicamente. Tuttavia, sganciata da un disegno organico non ha prodotto risultati apprezzabili per un settore che conteneva, e contiene, un indiscutibile potenziale di innovazione. 23 L’elenco della semplificazione è lungo e, in filigrana, contiene la lista “delle occasioni lasciate ad aspettare”: i falegnami avrebbero potuto rinnovare porte e finestre delle case antiche ma per gli edifici moderni sono sembrati più adatti gli infissi in alluminio; la lavorazione della pietra locale avrebbe potuto qualificare i centri storici ma era preferibile importare materiali più pregiati. Per ogni scelta, una rinuncia e un passo in direzione dell’impoverimento sociale ed economico seguìto alla perdita di ruoli (sociali) e funzioni (economiche) nel settore storicamente più stabile dell’economia cilentana, come di tutte le aree rurali. Nelle condizioni attuali, il recupero della complessità, attraverso il riconoscimento di ruoli e funzioni - sia in ambito economico che sociale - è la via maestra non solo per rilanciare l’artigianato ma, soprattutto, per la tenuta socio-economica (e culturale) del Cilento. Ma è una strada da percorrere rimanendo in equilibrio fra conservazione e innovazione e valorizzando anche gli elementi – e le capacità – positivi che si sono manifestati nel processo di rivitalizzazione dell’artigianato tipico e tradizionale evitando di cadere, ancora una volta, nella trappola della semplificazione. *coordinatore Gal Casacastra Il paradosso | Giugno 2014 ECCELLENZE La chance della Parkway dell’Alento Il progetto dell’opera tende alla manutenzione del paesaggio, ma anche a poter preservare la biodiversità, lo sviluppo sostenibile e a favorire la green economy di Carlo Blasi * Con questo articolo del professor Carlo Blasi apriamo un dibattito sulla Parkway dell’Alento e sulla valorizzazione ambientale, economica e sociale del territorio che tale opera certamente favorirà. Dal prossimo numero altri interventi. l nuovo indirizzo europeo, in merito alla conservazione e valorizzazione degli ecosistemi e dei loro servizi, offre alle aree protette una grande occasione di rilancio della loro funzione nel territorio. Fermo restando la conservazione della piena funzionalità degli ecosistemi, le aree protette e, in particolare, i Parchi Nazionali concorrono anche allo sviluppo ecosostenibile del proprio territorio. Per ottenere risultati nel campo della green economy le aree protette devono mettere in campo il meglio delle loro potenzialità al fine di promuovere una maggiore fruizione sia per gli ambiti a vocazione naturalistica sia per le aree di valore storico culturale. Tutte le iniziative in atto a livello europeo invitano i Paesi membri a promuovere azioni capaci di conservare i sistemi rurali e di valorizzare e incentivare con iniziative ecocompatibili le popolazioni che ancora presidiano i nostri territori montani. In questo campo si ha una netta differenza tra il settore alpino, ove da molto tempo si ha un’elevata fruizione supportata da una buona mobilità, e quello appenninico ove invece si ha una bassa fruizione a I causa anche di una scarsa mobilità ecosostenibile. Nel corso di questo ultimo anno con il Consorzio Velia si è dato il via ad una iniziativa dedicata alla progettazione e realizzazione della Parkway dell’Alento. L’Alento è un fiume con un corso di 36 km. Nasce a circa 894 m di quota dal Monte Le Corne, in località Gorga nel comune di Stio, all’interno del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Scorre in una valle ancora per gran parte incontaminata ricevendo il contributo di molti piccoli torrenti che ne incrementano progressivamente la portata. Nel territorio comunale di Prignano Cilento, è stata realizzata, a cavallo degli anni 1980 e 1990, la diga dell’Alento, che dà vita ad un lago artificiale di circa 150 ha di estensione, importante fonte di approvvigionamento idrico per il territorio. Poco prima di sfociare nel Tirreno, l’Alento scorre nei pressi delle rovine dell’antica città greca di Elea ricevendo da sinistra il fiume Palistro. Il territorio del bacino dell’Alento non è stato aggredito da insediamenti e si è quindi ben conservato nei suoi aspetti paesaggistici e naturalistici. Le popolazioni locali hanno saputo ben integrare le attività agricole, maggiormente presenti nel settore medio basso, con gli elementi più caratteristici della natura e dei paesaggi tipici del piano collinare e submontano del Cilento. E’ praticamente impossibile in questo contesto 24 tenere separata la valenza naturalistica da quella storica e paesaggistica. Tra valli e monti I versanti della valle (Monte Stella e rilievi dello spartiacque con il fiume Calore) sono a prevalente vocazione rurale. Accanto alla produzione agricola intensiva, il bacino si caratterizza infatti anche per la presenza di produzioni di qualità legate alle varietà locali (ad esempio fico bianco del Cilento, i ceci di Cicerale, il fagiolo della regina di Gorga, vini doc ed oli dop). Il paradosso | Giugno 2014 Questa porzione del Cilento sta subendo ciò che capita a tutti i Comuni montani, ad alta vocazione rurale: un progressivo abbandono con trasferimento delle attività verso le aree di pianura. Questo fenomeno è causa di perdite culturali, paesaggistiche e naturalistiche. Si tratta della progressiva perdita delle identità locali con rilevanti trasformazioni anche nel settore naturale. Tutto questo quando invece con la nuova politica agricola comunitaria, s’intende valorizzare e sostenere la multifunzionalità del sistema agricolo tradizionale. Il progressivo abbandono comporta una trasformazione del paesaggio che spesso determina anche un aumento di dissesti di carattere idro-geomorfologico. Se nei primi anni del dopoguerra il recupero spontaneo delle cenosi forestali rappresentava una fase dinamica di grande interesse per la conservazione della natura, oggi sono le aree aperte, i pascoli e le coltivazioni tradizionali i sistemi ambientali e produttivi che dobbiamo cercare di conservare mediante la conservazione e valorizzazione delle attività tradizionali. I criteri base per la realizzazione della Parkway dell’Alento sono: manutenzione del paesaggio, conservazione della biodiversità, valorizzazione delle identità storico-culturali, della ruralità, realizzazione di diverse tipologie di mobilità sostenibile, promozione di attività coerenti con lo sviluppo sostenibile e con programmi di ricerca per una buona parte degli urbanisti l’arch. Cervellati. È opportuno che prevalga la manutenzione rispetto alla trasformazione specialmente nei casi in cui il paesaggio è il risultato strutturale e funzionale dell’integrazione sistemica e compatibile delle dinamiche naturali con quelle antropiche. Si tratta di un’integrazione realizzata in tempi lunghi e pertanto è il risultato di dinamiche evolutive molto complesse. e di innovazione tecnologica compatibili con la green economy. Questa è la ragione per cui anche con la Parkway dell’Alento si vuole privilegiare la manutenzione rispetto alla trasformazione. La diffusione in tutte le aree protette di questo progetto, assolutamente innovativo, potrebbe dare luogo a un numero elevato di interventi dato che attualmente si hanno pochi riferimenti di pianificazione condivisa tra Comuni diversi legati sia da un “elemento” del sistema na- Non basta trasformare In un Convegno dedicato al paesaggio (2003), tenutosi presso l’Università La Sapienza, la manutenzione del paesaggio trovò sulla stessa posizione per i naturalisti il prof. Blasi e 25 Il paradosso | Giugno 2014 turale (fiume, valle, monte,…) sia dalla volontà di promuovere iniziative di sviluppo compatibili con la conservazione dei paesaggi tradizionali. Una parkway è molto più di una strada, è un insieme funzionale e strutturale di attività giornaliere o stagionali capaci di interessare tante diverse tipologie di frequentatori. È però anche una strada che dovrà collegare in modo funzionale i Comuni dell’Alento e che permetterà di penetrare all’interno del grande e variegato Parco Nazionale del Cilento. È il luogo lungo il quale si ha la possibilità di osservare la natura nei suoi aspetti di flora, fauna, vegetazione e paesaggio, ma è anche il luogo ove si registra una straordinaria intensità di attività culturali legate sia alla storia e alla cultura delle popolazioni locali sia a proposte di interesse regionale, nazionale e internazionale. Una parkway è quindi il luogo che rilancia e sostiene le attività turistiche e, ove è possibile, quell’ospitalità caratteristica delle popolazione del Cilento organizzata in modo diffuso e integrato con una offerta gastronomica di qualità che utilizza al meglio le produzioni locali legate alla dieta mediterranea. Una parkway è il luogo ove si possono promuovere moltissime attività economiche. ziato e si realizzi il tratto di strada mancante lungo 2,7 km per il quale sono già state acquisite tutte le autorizzazioni amministrative occorrenti. Una parkway è un luogo che si vuole pieno di attività, ma è anche il luogo della meditazione e della mobilità “lenta”. È il luogo ove è possibile godere della natura e del È per esempio il luogo ove è possibile nei mesi invernali frequentare corsi di cucina, di musica, di artigianato. Esempi in tal senso si hanno in alcuni Comuni dell’Appennino Tosco-Emiliano con corsi di cucina abbinati a corsi di lingua italiana frequentati da numerosi stranieri necessari per mantenere vitale un’attività economica locale nel periodo autunnale e invernale. . La Parkway dell’Alento è uno dei luoghi di ingresso al Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Partendo dal Mare ospiterà lungo il percorso diverse “Porte del Parco Nazionale” ciascuna dedicata a uno dei temi del Parco Nazionale quale fauna, flora, agricoltura, fiumi, monti, escursioni, attività sportive, ecc. Per questa ragione è essenziale che nel più vasto contesto di realizzazione della parkway venga finan- paesaggio utilizzando mezzi di trasporto pubblici o scegliendo di usare la bicicletta o andare a piedi. Alla Parkway dell’Alento si può accedere da ogni angolo dell’Europa. Arrivando per esempio in treno a Vallo della Lucania si troverà uno degli sportelli della parkway ove, oltre a tutte le indicazioni utili per pianificare attività ed escursioni per almeno una settimana, si potrà affittare una bicicletta ( anche elettrica) come il mezzo di trasporto più idoneo per la fruizione della parkway stessa. Una parkway è il luogo ove sarà possibile comunicare via internet con il mondo intero e ove a fianco delle tradizioni locali si percepirà la presenza di attività di ricerca avanzate sia sul piano della conservazione della natura che sul piano dell’innovazione tecnologica utilizzata, per esempio, per una migliore fruizione Le potenzialità 26 Il paradosso | Giugno 2014 delle risorse energetiche nel campo dell’agricoltura e del turismo. Questo è il motivo per cui oltre alla viabilità ordinaria saranno recuperate centinaia di chilometri di sentieri ciclabili e/o pedonali particolarmente indicati per la fruizione naturalistica e paesaggistica della parkway. La Parkway dell’Alento sarà anche il luogo ove le Università avranno ospitalità stabile per la ricerca naturalistica, economica ed ecosistemica, ricerche che potranno confluire nel Centro di Ricerca per la Biodiversità del Parco Nazionale del Cilento. Una parkway è molto più di una strada, ma è essenziale che si possa anche identificare in una strada. Sarà però necessario dotare tutta la viabilità di spazi e strutture di supporto necessarie alla valorizzazione del paesaggio e, più in generale, dell’intero territorio (fasce di pertinenza, riqualificazione dei margini, parcheggi, punti di osservazione, punti di informazione, punti di ristoro, stazioni d partenza per escursioni e visite naturalistiche, ecc.). In conclusione con la Parkway Alento si vuole mettere a sistema il meglio della pianificazione in atto, da quella locale a quella regionale, per rispondere positivamente alle Direttive e alle Convenzioni internazionali in tema di sviluppo sostenibile e conservazione della natura. In questo momento il nostro Paese sta rendendo operativa la Strategia Nazionale per la Conservazione della Biodiversità, strategia in cui sono presenti tutti gli obiettivi del progetto Parkway dell’Alento. A ulteriore supporto del progetto ci sono quindi due fondamentali riferimenti internazionali: la nuova Politica Agricola Comunitaria e la Convenzione Europea sul Paesaggio firmata a Firenze nel 2000. sulle potenzialità che offre una parkway per promuovere la fruizione delle aree protette e la valorizzazione territoriale in termini di green economy. Sono già molti i cittadini che frequentano le aree protette, ma una parkway potrebbe realmente interessare un numero maggiore di cittadini poiché offre potenzialità diverse capaci di soddisfare le esigenze di turisti sia a vocazione naturalistica sia a vocazione storico-culturale con il risultato di aumentare gli interessi di ciascuno, stimolare la crescita in termini di educazione ambientale e, più in generale, la frequentazione delle aree protette. Il ruolo dei sindaci Si può realizzare tutto ciò perché i Sindaci dei Comuni interessati concordano su questi obiettivi, così come si sono dichiarati disponibili a promuovere questa iniziativa sia la Regione Campania che il Ministero dell’Ambiente. Un’ultima riflessione va formulata 27 * Direttore del Centro di Ricerca Interuniversitario “biodiversità, fitosociologia ed ecologia del Paesaggio” Sapienza Università di Roma Fondazione Alario informa Maggio | Agosto delle relazioni dei progetti partecipanti (premiati e non). Pensare per paradossi (30 maggio 2014) Fondazione Alario per Elea-Velia Onlus Presidente Carmelo Conte Consiglio di Amministrazione Francesco Chirico Tommaso Chirico Marcello D’Aiuto Francesco D’Amato Pietro Lisi Pantaleo Sansone Adalgiso Amendola (Presidente onorario) Comitato Tecnico Scientifico Enrico Bottiglieri Raffaele De Sio Mauro Maccauro Carla Maurano Michele Nappi Livio Rossetti Direttore Andrea Manzi Si è conclusa a fine maggio la valutazione delle proposte partecipanti al Concorso rivolto alle scuole ‘Pensare per Paradossi’ che ha visto la partecipazione di n° 55 opere provenienti da tutta Italia. La giuria di valutazione è rimasta positivamente colpita dalla qualità dei lavori proposti e ha suggerito l’istituzione di un Museo del Paradosso contenente i lavori realizzati e quelli che saranno prodotti con le future iniziative. (articolo a pagina 32) Concorso di Idee Città del Parco (9 giugno) Il 9 giugno è stata inaugurata la mostra dei lavori partecipanti al Concorso internazionale di idee “La Città del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni - Piano di sviluppo, organizzazione del paesaggio, infrastrutture materiali e immateriali, produzione, servizi, articolazione, forme di gestione e competenze”. La mostra, che rimarrà aperta fino a fine settembre, ha visto l’interesse dei giornalisti impegnati nel corso di aggiornamento professionale svoltasi in Fondazione durante la stessa giornata. Nel corso della manifestazione sono stati premiati i quattro progetti vincitori e sono stati presentati gli ultimi due numeri della rivista “Il paradosso” che hanno pubblicato le sintesi 28 Formazione giornalisti (9-10 giugno) L’incontro formativo organizzato dalla Fondazione Alario e dall’Ordine dei giornalisti della Campania ha visto la partecipazione di un centinaio di professionisti e pubblicisti, riscuotendo un notevole successo ed ottenendo il plauso dei partecipanti per la professionalità organizzativa manifestata e per la qualità delle lezioni e relazioni proposte sul tema dell’etica e della deontologia. Hanno relazionato, il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli, e il consigliere nazionale dell’Ordine Lino Zaccaria. Nel primo giorno dei lavori, è stata proposta ai giornalisti iscritti al seminario una lezione magistrale sul tema dell’etica del prof. Massimo Adinolfi, editorialista de Il Mattino, docente di Filosofia Teoretica presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale, nonché coordinatore delle attività della Fondazione Italianieuropei nell’ambito delle ricerche di filosofia politica. In apertura della “due giorni”, il direttore della Fondazione Alario Andrea Manzi ha esposto ai presenti le linee del Corso universitario di GeoGiornalismo organizzato dalla Fondazione Alario e dall’Università Suor Orsola Benincasa con il patrocinio dell’Ordine dei giornalisti. Il paradosso | Giugno 2014 Geogiornalismo (16 giugno) Summer School (23-27 giugno) Scaduto il 16 giugno scorso il bando di partecipazione al primo corso universitario in GeoGiornalismo, nato dalla collaborazione della Fondazione Alario e l’Università Suor Orsola Benincasa e con il patrocinio dell’Ordine dei Giornalisti della Campania che ha visto la presentazione di circa un centinaio di domande e l’interesse Le eccellenze in campo economico si sono ritrovate ad Ascea alla Summer School organizzata dal Centro Interdipartimentale di Economia del Lavoro e di Politica Economica (CELPE) dell’Università degli Studi di Salerno, dal Dipartimento di Economia dell’Università di Trento e Verona e dalla Ideas, Associazione dei media che hanno amplificato l’iniziativa, che rappresenta una novità assoluta nella formazione giornalistica, intervenendo nella “genetica” della notizia con un allargamento del concetto stesso di notiziabilità. Il Corso, già annunciato durante il Congresso dell’Informazione Turistica svoltosi ad Ascea nell’ottobre scorso, è riuscito in pochi mesi a suscitare l’interesse di istituzioni, università e aziende editoriali oltreché di un elevato numero di professionisti interessati a prendere parte al percorso formativo, primo in Italia, volto a far nascere la nuova figura di ‘giornalista-esploratore del territorio’. A pagina 30 un servizio sull’iniziativa. Italiana degli Economisti dello Sviluppo. Hanno partecipato oltre a studenti delle Università di Salerno e Trento e Verona anche studenti provenienti da università e centri di ricerca internazionali quali la Columbia University, la London School of Economics e Oxford. I docenti della Summer, invece, provengono dalla Stockholm School of Economics, di Berkeley, dell’Univesità di Warwick, dalla Paris School of Economics, dalla Boston University, dalla Universitat Bayreuth, dall’Universidad Nacional de Cordoba. Tra i nomi della school spiccano quelli del prof. Adalgiso Amendola, il prof. Pasquale Lucio Scandizzo, il prof. Pasquale Persico, il prof. Dilip 29 Mookherjee, il prof. Stefan Napel, il prof. Rocco Macchiavello, il prof. Ethan Ligon, la prof.ssa Martina Bjorkman Nyqvist, la prof.ssa Karen Macours. I temi trattati riguardano l’economia dello sviluppo, l’economia del lavoro, le economie locali e le questioni di politica economica. Velia Festival (25 luglio-31 agosto) Il 25 luglio, presso il complesso Alario, sarà inaugurata la Rassegna Internazionale di Musica Classica ‘Velia Festival’organizzata dalla Società Italiana Musica da Camera e patrocinata dalla Fondazione Alario. La rassegna ha ottenuto enorme successo alla Laeiszhalle di Amburgo il 24 aprile, alla Filarmonica di Berlino il 27 aprile ed alla Carnegie Hall di New York il 10 maggio scorso. Il programma completo sarà disponibile sul sito www.fondazionealario.it e prevedrà esibizioni di artisti italiani e stranieri nelle più belle musiche di tutti i tempi. Il paradosso | Giugno 2014 ATTIVITÀ Formare cronisti col piede nel reale Parte il I Corso in GeoGiornalismo per un “matrimonio” tra due forme di interpretazione puntando l’obiettivo sul rapporto tra collettività e territori, cercando di mettere a fuoco eventi e processi di trasformazione per cogliere quanto si nasconde sotto le strutture visibili di Silvia Siniscalchi * S’inaugura in questo mese di luglio il Corso semestrale di Alta formazione in GeoGiornalismo organizzato dalla Fondazione Alario e dall’Università Suor Orsola Benincasa, con il patrocinio dell’Ordine dei giornalisti della Campania. La Commissione sta esaminando i curricula dei partecipanti e a giorni comunicherà alla direzione scientifica l’elenco dei 50 ammessi. vrà inizio il prossimo 19 luglio, presso Palazzo Alario di Ascea, il corso di alta formazione in GeoGiornalismo promosso dalla A Fondazione Alario per Elea-Velia onlus e dall’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa di Napoli, con il patrocinio dell’Ordine dei Giornalisti della Campania (a seguire l’elenco degli ammessi e la scheda tecnica dell’iniziativa). La definizione può sembrare pretenziosa, ma il marchio “geo” non tragga in inganno: non si tratta di istituire un nuovo ordine di redattori specializzati in articoli destinati ai cultori di materie scientifiche e naturalistiche. Il Il paradosso | Giugno 2014 GeoGiornalismo è invece la celebrazione di un ideale “matrimonio” tra due forme di interpretazione della realtà molto vicine tra loro, non solo perché il suffisso “Geo” accompagna le discipline umanistiche già dalla fine dell’Ottocento (basti pensare alla geopolitica di Rudolf Kiellén e Karl Haushofer, alla geolinguistica di Jules-Louis Gilliéron e ai più recenti orientamenti epistemologici quali la geofilosofia, la geoletteratura e la geopoetica), ma soprattutto perché Geografia e Giornalismo indicano un insieme di teorie, attività e tecniche, nonché delle professioni specifiche, con importanti punti in comune tra loro. Entrambi hanno conosciuto una svolta nei primi decenni dell’Ottocento, quando la Geografia è diventata una scienza moderna (con Alexander Von Humboldt e Carl Ritter), studiando sistematicamente le forme della presenza dell’uomo sul territorio, e il Giornalismo si è trasformato in fenomeno di massa con la ‘rivoluzione’ della penny press (giornali al costo di un penny) negli USA. Entrambi, poi, si sono dotati di un metodo applicativo concreto, fondato su norme logico-metodologiche tra cui, la più celebre, è senz’altro la regola delle 5 W (Who [“Chi?”], Where? [“Dove?”], Where? [“Dove?”], When? [“Quando?”], What ?[“Cosa?”], Why? [“Perché?”]). I geografi e i giornalisti, leggendo sotto diverse prospettive il rapporto tra collettività e territori, si sono quindi via via allenati a osservare la realtà da punti di vista complementari ma distinti (ambientali, culturali, politici, sportivi e così via), cercando di mettere a fuoco eventi e processi di trasformazione, movimenti, reti, nodi, gerarchie, tempi e spazi di azione, puntando di volta in volta l’obiettivo su quanto si nasconde al di sotto delle strutture visibili. C’è infine da aggiungere che Geografia e Giornalismo condividono non solo i principi teorico-pratici del loro “statuto”, ma anche un declino in “caduta libera” che ha fatto perdere loro prestigio e importanza in un contesto (quello italiano innanzitutto) in cui l’attenzione alla realtà concreta ha la31 sciato il posto alla partigianeria ideologica, alla banalizzazione astratta o all’improvvisazione sempre meno creativa e sempre più incompetente. Dunque il GeoGiornalismo è il compimento di un “matrimonio” non solo possibile ma necessario, puntando a recuperare le specificità della Geografia e del Giornalismo in un percorso professionalizzante che punti a formare dei “geogiornalisti” capaci di leggere e trasmettere il senso profondo dei processi territoriali, aiutando a comprendere in chiave critica il senso delle politiche di intervento che proprio sui territori e sulle loro risorse fondano oggi le premesse per lo sviluppo delle collettività che li abitano. * componente il Comitato Tecnico Scientifico del Corso di GeoGiornalismo ATTIVITÀ 2 Il paradosso | Giugno 2014 Verso un Museo tutto dedicato al paradosso Nella sede della Fondazione Alario già disponibile un embrione di rassegna permanente costituito da 30 interessanti opere La sfida di Diogene Multimedia di Livio Rossetti el corso del 2013-14, mentre la Fondazione Alario ripartiva con grande lena dando vita a una lunga serie di nuove e promettenti sinergie, oltre che alla rivista Il paradosso, mentre l’Oasi Alento si avvicinava a tal punto al traguardo dei 25.000 visitatori per anno da poter pensare a superare questa cifra già rispettabilissima, mentre i N convegni che vanno sotto il nome di Eleatica segnavano in apparenza il passo (per poter diventare un appuntamento biennale, ben integrato con i congressi biennali della IAPS (International Association for Presocratic Studies) che nel 2014 si riunisce a Salonicco, anche un altro filone di attività è decollato senza far troppo rumore. scuole secondarie superiori di secondo grado e istituti di istruzione paralleli di altri paesi, con una speciale attenzione per i Licei Artistici. Gli studenti (quindi i loro professori) vengono invitati a partecipare al concorso con opere che illustrino un paradosso o una situazione paradossale, indipendentemente dal tipo di tecnica o di tecnologia utilizzata. Attrattiva multidirezionale L’attrattiva è multidirezionale: · partecipare a un concorso sui paradossi con riferimento ai luoghi dove il paradosso è stato inventato (da Zenone) costituisce un’emozione unica e incomparabile; · la paradossalità accompagna la nostra vita in molti modi e in varie forme. Basti pensare al lato curioso o stravagante delle cose, alle caricature, all’invenzione del nuovo che sorprende e, sulle prime, disorienta. Per gli studenti, aprirsi una simile finestra equivale a rompere la pesantezza del lavoro quotidiano e trovare sempre nuovi spazi per la loro creatività. Di conseguenza essi tro- Si tratta del progetto Pensare per paradossi, anch’esso un progetto che guarda lontano e coltiva ambizioni di un certo rilievo. Per renderne conto guardiamo prima avanti e poi indietro. Nell’anno scolastico 2014-15 la Fondazione Alario intende lanciare, d’intesa con Diogene Multimedia (azienda editoriale di Bologna che pubblica Diogene), la seconda edizione del concorso Pensare per paradossi riservato agli studenti delle 32 Il paradosso | Giugno 2014 vano facilmente un buon motivo per partecipare, ed è ben difficile che le istituzioni scolastiche frappongano ostacoli; · recarsi ad Elea/Velia per loro non significa più soltanto “vedere gli scavi e mangiare una pizza”, ma anche vedere la Fondazione, visitare l’embrione di “museo del paradosso” che già si è delineato, possibilmente recitare nel teatrino alla greca della Fondazione medesima, possibilmente trascorrere una giornata all’Oasi Alento, possibilmente accedere a qualche libro o libretto innovativo su Parmenide e Zenone, possibilmente giocare la carta del fumetto, possibilmente gustare qualche prodotto tipico, possibilmente visitare l’atelier numismatico del Maestro Pino Fortunato ad Ascea Marina, possibilmente concedersi un tuffo in acqua. Questo equivale a una proposta molto ‘rotonda’, che comporta un soggiorno sia pur breve per molte scolaresche e dunque innesca un afflusso turistico che è ragionevole rappresentarsi come considerevole, oltre che del tutto innovativo. In questo modo viene dunque raggiunto un pubblico ancora ‘vergine’, ed abbiamo una rivista di Bologna, a diffusione nazionale, molto presente nei Licei, che parla sempre più spesso di Elea, Zenone, Paradossi, Fondazione Alario, rivista Il Paradosso. Vi pare poco? Un’opera in progress Ho detto “embrione di museo del paradosso” perché la Fondazione dispone già di una trentina di opere pittoriche o in rilievo che possono degnamente riempire una o due sale del futuro museo. Se va bene, in due anni avremo da riempire molte sale e prenderà forma un museo di prim’ordine, con tre caratteristiche: · museo del paradosso impiantato non in un posto qualunque, ma proprio nel luogo dove i paradossi sono stati inventati; · museo che, per cominciare, è studentesco, fatto di opere di studenti minorenni; · museo strutturalmente aperto ad accogliere, un po’ alla volta, personali di artisti importanti. Ritorni e sviluppi La cosa non può non avere un grande ritorno di curiosità in molte direzioni: anzitutto nelle scuole italiane e straniere (stimolando potentemente l’emulazione), poi anche nel pubblico dei visitatori dell’Oasi e dei villeggianti in genere, il che equivale a parlare, nel giro di appena tre-quattro anni, di qualche migliaio di persone. Un cenno, per finire, ai precedenti. Estate 2013: Il paradosso e Dio- gene pubblicano il fumetto zenoniano “Una tartaruga irraggiungibile” e bandiscono il concorso. Il concorso Al concorso, prima edizione, partecipano varie scuole del CentroNord, ma soprattutto partecipa in massa il Liceo Artistico “Bernardino di Betto” di Perugia, che invia oltre quaranta opere, mediamente di gran pregio. Sono queste opere a costituire buona parte del primo nucleo del futuro museo. Premiazione con sorprese Ricordiamo infine che la cerimonia di premiazione della prima edizione del concorso, in programma per la fine di ottobre 2014, verosimilmente vedrà la partecipazione di qualche decina di professori interessati a capir bene come le loro scuole possono orientarsi per la seconda edizione del concorso. Non solo. A 34 queste scuole verrà verosimilmente offerta la possibilità di un incontro con docenti e studenti con esponenti del comitato promotore allo scopo di chiarirsi ulteriormente le idee sul da farsi. Insomma, anche su questo fronte stanno accadendo cose non da poco. direttore editoriale Franco Chirico ATTIVITÀ 3 Il paradosso | Giugno 2014 di Vincenzina Esposito English Key state di fuoco per “English Key”, il laboratorio linguistico della Fondazione Alario per il perfezionamento intensivo della lingua inglese, condotto da docenti madrelingua secondo il metodo del role playing, per diversi livelli e settori di formazione. E Toefl-Ibt Dopo il successo delle due scorse annualità, riparte il corso di alta formazione di lingua inglese-americana per la preparazione al Toefl-Ibt (Test Of English as a Foreign Language - Internet Based Test), promosso in collaborazione con l’Università degli Studi di Salerno, in convenzione con la Facoltà di Economia, Scienze Politiche, Sociali e della Comunicazione. Il test Toefl, che misura la conoscenza dell’inglese nord-americano a livello accademico, è richiesto a tutti gli studenti stranieri per internship all’Estero e per l’ammissione ai corsi di studio nelle Università statunitensi, europee ed extracomunitarie. Numerosi, quindi, gli studenti delle lauree magistrali, i neolaureati, i ricercatori e i dottorandi delle Scuole Dottorali dell’Ateneo interessati a tale certificazione, essenziale per l’inserimento nel mondo universitario e lavorativo estero. Ad aprire il corso il prof. Pasquale D’Onofrio, responsabile scientifico di progetto e field supervisor alla City University di New York, mosso dall’intento di istituire un “ponte” con gli Stati Uniti d’America per “migliorare le possibilità occupazionali e di studio, attraverso un’esperienza lavorativa o formativa statunitense, dei giovani cilentani”. Alta formazione Nel mese di luglio a tenere le lezioni sarà, invece, la prof.ssa Jodi Waldman, professor of English alla City University di New York, il cui approccio didattico si basa sull’importanza dell’empatia e dello scambio tra gli studenti quali elementi indispensabili del processo di apprendimento. “My classroom not only inspires academic learning but also fosters social and cultural awareness”, dichiara la docente. E continua: “My students are encouraged to empathize with others, an essential part of the learning process”. Nell’ambito dell’offerta di alta formazione del laboratorio “English Key”, novità dell’estate 2014 il corso di preparazione al Gre-Cbt (Graduate Record Exam - Computer Based Test), certificazione necessaria non solo agli studenti stranieri, ma anche agli stessi studenti americani, per l’accesso ai corsi di laurea nelle Università statunitensi. “Riportare un alto punteggio al test precisa il prof. D’Onofrio - pone lo studente straniero allo stesso livello di un madrelingua e rappresenta un presupposto obbligatorio per l’inserimento negli ambienti lavorativi USA”. L’aspetto qualificante del laboratorio linguistico “English Key”, grazie all’attivazione di una rete di partner statunitensi a sostegno del progetto, si rivela quindi nella sua capacità di proporsi sul territorio cilentano come centro direttivo di co- 36 ordinamento e di riferimento per tutti coloro che necessitano di una formazione in lingua inglese e che intendono vivere un’esperienza di internship negli USA. Cilento-Usa Nel contempo, il laboratorio promuove lo scambio culturale tra il territorio cilentano e gli USA, attivando stage e attività didattico-culturali in loco per studenti e docenti americani. In tale direzione si pone l’arrivo ad Ascea, agli inizi di luglio, del prof. Emanuele Occhipinti, professor of Italian alla Drew University di Madison (NJ) e direttore del programma “Tasting the Roots of Western Civilization”, progetto di scoperta della civiltà occidentale rivolto agli studenti dell’Università di Drew - strutturato come una sorta di viaggio di esplorazione dei tratti identitari della Magna Græcia e della regione del Cilento, che rappresentano per antonomasia i territori dell’Italia meridionale in cui è nato e si è sviluppato il sostrato culturale della civiltà moderna. Il pro- Il paradosso | Giugno 2014 gramma - che troverà attuazione nella primavera del 2015 - è caratterizzato da un forte approccio esperienziale ai luoghi e si situa all’intersezione tra più ambiti di indagine (letterario, storico-geografico, filosofico, etno-antropologico), mirando a fornire gli strumenti utili a una consapevole valutazione degli aspetti tradizionali e moderni della civiltà occidentale. Attraverso lectiones magistralis, escursioni sul territorio, visite guidate, esercitazioni pratiche ed attività laboratoriali, gli studenti di Drew potranno compiere un percorso di studio in loco della civiltà occidentale, avvalendosi delle testimonianze sul Cilento di studiosi e celebri autori del mondo classico, moderno e contemporaneo, che met- teranno in luce il sostrato storico, mitico-leggendario, filosofico, archeologico ed enogastronomico del territorio. Partenariati Sempre nell’ottica di consolidare il partenariato internazionale di progetto, si orienta la collaborazione con l’Atss/Uft di New York - Association of Teachers of Social Studies/United Federation of Teachers - che si concretizzerà nell’aprile del 2015 nella realizzazione di una conferenza internazionale sulle tematiche dell’istruzione e del lavoro, in onore di George Altomare, fondatore del sindacato statunitense, che verrà celebrato proprio nella patria 37 di Parmenide e Zenone, alla presenza delle maggiori personalità del panorama socio-economico americano. Il paradosso | Giugno 2014 Lettere in redazione Gentile redazione, l’anno scorso sono stata colpita dall’intenso programma culturale che avete svolto in Fondazione. Ho partecipato con interesse ai salotti letterari e alle altre manifestazioni organizzate. Sono stata gradevolmente sorpresa di trovare nomi noti come Adinolfi, Lanzetta, De Silva, Di Fiore… Anche quest’anno sono andata sul sito alla ricerca di un vostro cartellone ma ancora non vi è alcuna traccia, come mai? Che attività prevedete per intrattenerci piacevolmente? Cara redazione, vengo ad Ascea ormai da tanto tempo e mi sono accorto che, anno dopo anno, ritrovo il paese sempre più povero. Il centro è stato trasformato. Non ci sono più negozietti caratteristici di un tempo e tante attività hanno chiuso, lasciando il posto a negozi improvvisati e gestiti da stranieri. Anche il cinema, che Cara redazione, faccio parte di un’associazione culturale ed avrei piacere di proporvi uno spettacolo da mettere in scena presso la vostra struttura e a collaborare alla realizzazione di un progetto culturale. Ho incontrato enormi difficoltà a cercare finanziamenti per il mio progetto, ma sono sicuro che con il vostro aiuto e la vo- spesso era la nostra ‘meta’ preferita, è stato chiuso. Pensavo che la crisi fosse sentita più in città ed invece mi sbagliavo. Il mare non basta più, bisogna svegliarsi e creare qualcosa che attiri nuovamente turisti per far finalmente rinascere Ascea. È una speranza ed anche un appello! stra esperienza nel found raising riusciremo insieme a realizzarlo. Giulia Nicodemo Ottaviano Cara signora, quest’anno non avremo una nostra rassegna organica come l’anno scorso, ma certamente non lasceremo i villeggianti e i turisti all’asciutto. Vi saranno iniziative cultural-spettacolari a corredo di grandi eventi che ospiteremo e a giorni renderemo note alcune manifestazioni legate alla valorizzazione della musica etnica, attività che privilegiamo con convinzione da tempo sostenendo l’associazione Essercilento. Nicola Frappaolo Giulianova Caro Frappaolo, lei fotografa un disagio che è molto diffuso. Per quanto riguarda Ascea, la Fondazione Alario tenta da sempre di mirare ogni attività al territorio e alla sua crescita. Molti indicatori ci danno ragione e ci invitano a proseguire su questa strada. 38 Vincenzo Amorese Napoli Siamo sempre disponibili nel valutare progetti nella speranza che possano essere cantierabili. Non le sfugga, però, la difficoltà del momento e la stasi totale dell’economia, il che rende quasi proibitivo il varo di iniziative culturali. Caro direttore, invece di pensare solo alla ‘marina’ perché non organizzate qualcosa per la parte collinare di Ascea? Ci sono tante zone come Mandia, Catona e Terradura che, pur essendo piccoli Il paradosso | Giugno 2014 borghi storici, hanno un’eguale bellezza naturalistica. Gentile redazione, nei precedenti numeri della rivista Il paradosso avete a tratti affrontato Giulia Fittipaldi anche il tema dello squallore della Novi Velia classe dirigente meridionale, ma sempre da un punto di vista cultuSiamo a tal punto convinti di quanto rale e intellettuale. Non sarebbe un dice che durante l’inverno abbiamo po’ il caso di praticare il giornalismo organizzato alcune manifestazioni di denuncia? Nel Cilento tra cosiditineranti, finalizzate a diffondere i detti imprenditori, che hanno lavo- nostri progetti, anche in zone collinari del Cilento. Raccogliamo il suo suggerimento anche per i piccoli centri collinari di Ascea: ne terremo senz’altro conto. rato unicamente con denaro pubblico (arricchendosi), e politici che hanno utilizzato il loro potere per sole scalate istituzionali non c’è stato spazio per impegno e meritocrazia. Se su questi temi non vi schierate, le vostre saranno soltanto tesi accademiche. Cara redazione, sono interessata a partecipare come semplice spettatore alle lezioni del Indro Sanfilippo Corso di GeoGiornalismo in prosRicigliano sima partenza, è possibile oppure c’era qualche termine da rispettare Noi non siamo schierati ma schieradi cui non sono a conoscenza? tissimi su questi temi e consideriamo Annamaria Cozzi le responsabilità politiche alla base Vietri sul Mare dei mali del comprensorio. Non perdiamo occasione, tra l’altro, per dePurtroppo i termini di adesione sono nunciarlo e non trascuriamo scaduti ed è stata già svolta l’attività nessuna opportunità per richiedere di selezione dalla Commissione esa- alla comunità cilentane di pensare al futuro rimboccandosi le maniche minatrice. 39 e prendendo in mano il proprio destino. Il giornalismo di denuncia è un’altra cosa e presuppone mezzi adeguati per poter esercitare un’azione incisiva nei confronti del potere malato. Se avesse dato uno sguardo, però, al codice genetico del nostro GeoGiornalismo e al progetto di dar vita ad una Agenzia multimodale avrebbe già saputo che ci siamo posti, ormai da un anno circa, l’obiettivo di integrare la nostra dotazione di mezzi proprio per assumere un ruolo di propulsione nel territorio cilentano. Insomma, ci dia ancora un po’ di tempo e vedrà, in aggiunta alla nostra attività di ricerca e di progettazione, anche una quotidiana, incisiva denuncia delle cose che non vanno, quindi delle inadeguatezze e delle carenze che ci circondano. Il paradosso | Giugno 2014 Fotografi alla ribalta Le immagini di questo numero (vedi indice in basso) sono di Mimmo Pandolfo* Mimmo Pandolfo, direttore della Cilento Servizi, società cooperativa che opera nel comprensorio Oasi Fiume Alento curando il settore del turismo scolastico e del turismo ambientale in generale, è anche appassionato fotografo di ambienti naturali. La sua passione per l'escursionismo naturalistico lo ha condotto attraverso innumerevoli aree di particolare pregio naturalistico in Italia e in Europa. Attualmente, oltre ad essere il responsabile per la Campania della FIE, riveste la carica di vicepresidente della European Ramblers Association, la Federazione Europea Escursionismo che vanta oltre 3 milioni di tesserati di tutta Europa. Sono affiliate alla ERA le Federazioni di Marocco, Israele e Canada. È in corso di pubblicazione un volume che propone attraverso il racconto fotografico di Mimmo Pandolfo una selezione di cosiddette "destinazioni minori" nel Vecchio Continente connotate da grande appeal. Copertina Caselle in Pittari: sentiero verso Morigerati Pagina 2 e 3 In alto: Rofrano | Monte Faiatella In basso a dx: Caselle in Pittari | Sentiero per San Michele Al centro: Prignano | oasi fiume In basso a sx: Pertosa | rivolo del Fiume Tanagro Pagina 4 Monteforte Cilento: Monte Pianello | sentiero delle dee di roccia Pagina 5 Morigerati: panorama Pagina 6 Camerota: porto naturale Infreschi Pagina 7 Caselle in Pittari: orchidea spontanea | orchis simia Pagina 8 Caselle in Pittari: panorama Pagina 16 San Giovanni A Piro: sentiero europeo E12 discesa del Marcellino Pagina 18 e 19 In alto: Rofrano | Monte Faiatella Al centro: Caselle in Pittari | rupe Monte Pittari Pagina 10 In alto: costa velina In basso: pomodoro vernino (varietà locale) Pagina 20 e 21 In alto: Morigerati | Oasi WWF In basso: Cilento | rosa di Natale o elleboro Pagina 11 Pertosa: carciofo bianco Pagina 13: Prignano Cilento: Oasi dell’Alento | ginestra comune Pagina 22 e 23 In alto: Rofrano | papaveri In basso a dx: Rofrano | mirto Al centro: mozzarella nella mortella In basso a sx: Capo Palinuro | mucca podolica Pagina 15 Camerota: sentiero europeo E12 | Cala del pozzetto e Calabianca Pagina 24 e 25 Al centro: Oasi Fiume Alento | particolare orchidea Pagina 26 e 27 Prignano Cilento | Oasi fiume Alento Pagina 30-31 In alto: Ascea | Località scogliera In basso: Sansa-Valle dell’Angelo: Cima di Mercori | massiccio del Cervati Pagina 32 e 33 In alto: Caselle in Pittari | calcare In basso a dx: Ascea | palazzo Alario In basso a sx: Morigerati | Fiume Bussento Pagina 34 In alto: Monteforte Cilento | Monte Pianello | sentiero delle dee di roccia In basso: Rofrano | crinale del Monte Faiatella *Le foto di questo e degli altri numeri de Il paradosso non illustrano il contenuto degli articoli, ma rappresentano una libera lettura della Città del Parco affidata a validi ed attenti artisti del luogo LEGGEREZZA RAPIDITÀ ESATTEZZA VISIBILITÀ MOLTEPLICITÀ COERENZA www.icastico.com [email protected] +393387716489 40