Scuola e culture. Materiali di antropologia della mediazione scolastica
Francesca Santagata Altre storie per un'altra scuola. Osservazioni antropologiche sulle dinamiche interculturali in una
scuola elementare
Tesi di laurea
Università degli Studi di Roma 'La Sapienza' - Facoltà di Lettere e Filosofia - Corso di laurea in Lettere
a.a. 2001/2002
Relatore: prof. Laura Faranda - Correlatore: dott. Mauro Geraci
Documento pubblicato sul sito del Dipartimento di Studi glottoantropologici e Discipline musicali il 12 luglio 2004 http://rmcisadu.let.uniroma1.it/glotto/index.html
Appendice: Diario
22/01/2001
Oggi sono andata per la prima volta a scuola. L’appuntamento era per le nove
davanti l’ingresso. Siamo entrate nella scuola e siamo salite fino al secondo piano
dove mi è stata indicata una delle due classi in cui lavorerò. Ho passato tutta la
mattinata in II F, prima con la maestra di matematica, poi con una supplente.
La maestra non mi ha presentato, sono stati i bambini a chiedermi, poco dopo
essere entrata, chi fossi e che facessi lì. Io ho risposto loro che ero lì per imparare a
fare la maestra e che sarei stata con loro fino alla fine dell’anno scolastico. Mi hanno
chiesto il nome e nient’altro. Sono arrivata mentre i bambini stavano svolgendo un
compito di matematica sulla moltiplicazione. Molti bambini mi hanno subito
domandato se potevo correggergli gli esercizi. Sono dei bambini molto affettuosi.
Dopo un po’ che ero in classe la maestra Alessandra mi ha discretamente indicato
Emiliano che secondo lei è perfettamente integrato nella classe.
Dopo aver corretto i compiti, la maestra Alessandra ha fatto fare ai bambini un
disegno in modo da essere libera di parlare con me. Mi ha consigliato di lavorare di
più con le sue due colleghe – che però oggi non c’erano – perché secondo lei fanno
delle cose in classe che mi possono essere più utili, ha però anche offerto la sua
disponibilità.
Appena finito di parlare con la maestra ho girato tra i banchi per vedere i disegni,
così da potermi avvicinare a Emiliano. Emiliano ha disegnato se stesso su un
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monopattino, poi su richiesta di Roberto, il suo momentaneo compagno di banco, ha
inserito anche l’amico nel disegno. Emiliano ripete tutto quello che dice Roberto, non
so se perché imbarazzato dalla mia presenza. Quando gli ho rivolto in modo diretto
delle domande ci ha messo molto a rispondere. Roberto risponde spesso al suo posto
e Emiliano si uniforma a quelle risposte. Nel disegno che stava facendo, Emiliano ha
aggiunto degli alberi e un altro bambino. Alla mia domanda su chi fosse questo
bambino, Emiliano e Roberto hanno prima sostenuto che era un bambino che ora è
morto, poi che era un loro parente in comune, un cugino. I due bambini mi hanno
detto di abitare nella stessa via, vicino alla scuola.
A metà mattinata Federica ha cominciato a piangere disperatamente per via di
un’afta, ma la maestra Alessandra non ha creduto opportuno farle chiamare al
telefono la mamma, giacché l’afta risaliva al giorno prima e la mamma l’aveva
mandata ugualmente a scuola.
I bambini hanno fatto merenda alle 10: 30 e io sono andata insieme alla maestra
nella stanza delle bidelle dove ho incontrato le insegnanti delle altre classi che sono
sullo stesso piano e le mie colleghe. Siamo rientrati in classe alle 11: 30 circa. Oggi e
per il resto della settimana saranno assenti le altre due maestre della II E e della II F:
Sara, che insegna italiano e educazione all’immagine, e Manuela, l’insegnante di
storia, geografia e studi sociali. Dopo la ricreazione è arrivata quindi una supplente
che, dopo aver ricondotto all’ordine la classe, ha fatto fare ai bambini quattro disegni
sullo stesso foglio diviso con una croce. I disegni dovevano rappresentare: un
autoritratto, la cosa che so fare meglio, quello che mi piace fare, quello che non mi
piace fare. I bambini, probabilmente perché non avevano mai visto la supplente
mentre conoscevano me da due ore, hanno chiesto in molti e ripetutamente il mio
aiuto o la mia approvazione, anche Emiliano.
Emiliano si è seduto accanto a Davide. Mi è sembrato che andassero molto
d’accordo. Emiliano, prima di iniziare l’autoritratto ci ha pensato un po’, poi ha
deciso di copiare un autoritratto da lui già fatto per un altro compito. Davide a questo
punto è intervenuto e ha disegnato gli occhi di “Emiliano”, io ho chiesto a Emiliano
se non avesse voglia di disegnarseli da solo gli occhi giacché era il suo autoritratto.
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Così ha cancellato gli occhi e li ha ridisegnati. Davide aveva disegnato degli occhi
molto sottili, anche nel suo stesso autoritratto, mentre Emiliano vede se stesso con
due occhini tondi. Nella seconda parte dei disegni i due bambini dialogavano tra loro
attraverso delle vignette.
Dando uno sguardo veloce ai quaderni dei bambini ho visto che hanno appena
iniziato un lavoro su “la mia storia”, partendo con la genealogia. Emiliano era assente
quando sono stati chiesti i nomi dei nonni. Emiliano mi ha detto di essere figlio
unico. Ho fatto un giro tra i banchi per vedere i disegni di tutti. All’una e mezza è
arrivata un’altra supplente e io ho deciso di andare via, ho salutato i bambini e
Emiliano mi ha chiesto se sarei tornata il giorno dopo, io gli ho risposto che
probabilmente sarei andata in II E , allora mi ha chiesto quando sarei tornata da loro.
29/01/2001
Stamattina sono arrivata a scuola alle 10: 30, sia la II E sia la II F erano a teatro.
Ho aspettato il loro ritorno, ma Emiliano oggi era assente. Ho potuto però vedere i
suoi quaderni; Emiliano disegna molto bene e fa anche molti errori d’ortografia. Sono
rimasta lo stesso in II F fino alle 16: 30, per acquisire più familiarità con la classe.
Nel pomeriggio c'è stata una supplente che ha fatto prima leggere i bambini e poi li
ha chiamati alla cattedra per fargli raccontare una gita, una giornata particolarmente
divertente passata con la famiglia.
30/01/2001
Oggi sono stata a scuola dalle 8: 30 alle 13: 30. Sono stata in II E e ho conosciuto
Anna , la maestra Sara e la maestra Manuela. Nelle prime due ore di lezione la
maestra Sara ha parlato della “comunicazione”, facendo soprattutto riferimento allo
spettacolo teatrale che avevano visto il giorno prima (Rigo, Rigone e Righetto).La
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maestra ha fatto raccontare ai bambini la trama dello spettacolo di burattini, poi ha
tirato fuori dalla borsa un “copione”. La maestra Sara sta infatti cercando di preparare
una recita -che faranno sia i bambini della E sia quelli della F- riadattando il testo di
un libro per bambini, “La strega della montagna”. Per circa un’ora i bambini hanno
provato in classe il primo atto.
Anna è una bambina cicciotella con lo sguardo un po’ smarrito, parla sempre
sottovoce e non può fare a meno di guardare nel quaderno degli altri. La maestra Sara
mi ha detto che forse non è nata in Italia , che la mamma è una bella donna e che il
compagno della signora, con cui vivono, non è il padre. A parere della maestra la loro
situazione economica è solida.
La maestra Sara mi ha detto anche che Anna si sente rifiutata, anche in classe,
soprattutto da determinate bambine, per prima Valentina.
Anna nella recita impersona uno dei quattro elementi, più precisamente la terra.
E’ abbastanza tranquilla in classe, mi è sembrato che durante la ricreazione giocasse
con i compagni.
Dopo l’intervallo è arrivata la maestra Manuela, la quale ha immediatamente
iniziato la correzione di un compito assegnato il venerdì precedente. Il compito
consisteva nel disegnare e descrivere il percorso che i bambini avevano fatto in
palestra, come se lo vedessero dall’alto. A parte Pietro che ha svolto il compito in
modo davvero perfetto, gli altri bambini hanno dato svariate interpretazioni del
compito, oltre a qualcuno che ha dato solo giustificazioni per non averlo proprio
fatto. Claudia, la bambina seduta oggi al banco con Anna, secondo Manuela non fa
mai i compiti a casa.
Dopo che i bambini hanno invaso la cattedra per mostrarle i quaderni, Manuela ha
preferito una più rapida e agevole correzione collettiva.
Anna ha svolto il compito in un modo del tutto originale, ma la maestra Manuela ha
detto a tutti gli altri che in ogni caso era stata molto brava. Anna è stata molto
contenta di questa affermazione e mi ha chiamato per farmi vedere il compito.
La maestra Manuela ha però anche detto a tutti i bambini che non avevano svolto
correttamente il compito di farlo in quel momento. Così Anna ha chiesto il mio aiuto.
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Disegnando il percorso non ha potuto fare a meno di guardare nel quaderno di
Pietro. Sembra avere delle difficoltà a scrivere, mi è sembrato però che il problema
non fosse solo ortografico, Anna ha difficoltà a scrivere frasi di senso compiuto,
soprattuto non riesce a descrivere azioni consecutive in ordine temporale. A volte,
quando parla, sembra non trovare le parole. Mi ha chiesto più volte di guardarle i
compito e mi ha sorriso spesso. Ad un certo punto mi ha detto che sentiva molto
caldo e che le faceva male la pancia, io le ho chiesto se poteva immaginarne il
motivo, lei mi ha risposto che è un dolore che ha spesso di mattina perché a colazione
mangia riso e formaggio.
Nel frattempo ci sono stati vari litigi tra bambini e il pianto disperato di Michele
che non vuole rimanere a scuola il pomeriggio. La fine della mattinata è passata nella
correzione del compito. La maestra Manuela mi ha detto che il giorno dopo avrebbe
voluto fare una lezione su i “giocattoli dei nonni” . Alle 13: 30 ho salutato e sono
andata via.
31/01/2001
Sono arrivata a scuola alle 11: 00, mentre i bambini facevano ricreazione.
Ho scambiato qualche parola con Simona e poi sono andata a posare le mie cose in II
E. In classe c’erano dei bambini, tra cui Anna. Alcuni giocavano con il game boy e
Anna gli stava dietro, aspettando il suo turno. I bambini mi hanno salutato, poi
Alessia ha scansato Anna e ha occupato il suo posto. Anna prima ha tentennato, poi si
è arrabbiata e ha alzato la voce dicendo: ”C’ero prima io! C’ero prima io, uffa!”, ma
non è riuscita a spostare la sua compagna. E’ finita la ricreazione e la maestra Sara ha
richiamato i bambini in classe. Dopo l’assestamento generale ha tirato fuori delle
schede di verifica, le ha spiegate ai bambini e gliele ha distribuite. Mentre i bambini
svolgevano il compito, Sara ha tirato fuori dalla borsa le stesse schede fatte dai
bambini della II F e mi ha proposto di correggerle insieme. Sara mi ha detto di
pensare che queste schede fossero in realtà troppo difficili, ma che voleva mettere i
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bambini alla prova. Abbiamo iniziato a guardare le schede, quella di Emiliano era
assolutamente nella media della classe. Sara sostiene che Emiliano non ha particolari
problemi a scuola, è al livello degli altri e che i genitori, dei quali mi ha detto che
parlano poco italiano, sono molto presenti, soprattutto la madre. Sara crede che la
comunicazione sia in ogni modo un po’ difficoltosa.
Anna, a parere della maestra Sara, è una bambina molto insicura, ma
sostanzialmente serena. Sta sempre con la testa nei quaderni degli altri, non riesce a
lavorare da sola, ha continuamente bisogno di conferme o suggerimenti. Durante la
verifica Anna ha guardato più volte nel quaderno di Valentina che si è arrabbiata e ha
urlato verso la maestra sostenendo che Anna la stava copiando. Anna si è infastidita e
ha negato. Sara ha sgridato entrambe ed ha ricordato alla classe che stavano facendo
una verifica e che era fondamentale farla da soli.
Anna ha qualche difficoltà a scuola. Innanzi tutto ha qualche difficoltà con l’italiano,
non sa esprimersi usando le parole in modo giusto o non ne sa il significato.
Sara mi ha detto di ricordare, ma “come se fosse un sogno”, che l’anno scorso Anna
diceva qualche parola di romeno. Ora non lo fa più.
Sempre mentre i bambini completavano le schede, Sara mi ha raccontato di un
compito assegnato qualche tempo prima ai bambini dalla maestra Manuela in cui si
doveva raccontare di una bugia detta a qualcuno. Anna ha inventato la storia e la
bugia, perché non ne aveva di vere, tranne il particolare in cui raccontava che se
avesse preso un’altra nota l’avrebbero mandata in collegio. Sembrava essere
seriamente spaventata da quest'eventualità.
Sara ha ritirato le schede e le abbiamo corrette. Anna ha fatto molti errori, ma il suo
non è stato il compito peggiore. Era un po’ triste. Alle 12:30 i bambini sono usciti ed
io sono andata in II F.
Quando sono arrivata i bambini stavano finendo di svolgere un compito di
matematica. Dopo qualche minuto è arrivata la maestra Manuela e ha chiesto ai
bambini di disegnare uno dei giocattoli con cui giocavano i nonni, disegni che
sarebbero poi stati appesi in un cartellone. C’è stata poi un po’ di confusione perché
le maestre -tutte e tre- si sono messe a parlare tra loro, così Manuela mi ha chiesto di
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girare tra i banchi e guardare i lavori dei bambini. Mi sono fermata da Emiliano
perché ancora non aveva iniziato a disegnare. Gli ho chiesto quale giocattolo voleva
disegnare, ma era molto indeciso. Così gli ho chiesto se avesse fatto ai suoi nonni
l’intervista sui giocattoli e lui mi ha risposto: "Sì", allora gli ho chiesto se i suoi nonni
vivessero a Roma e lui ha annuito. Gli ho chiesto i loro nomi e Emiliano ha detto che
non li sapeva, poi ha cambiato versione e mi detto che non li ricordava. Poi
continuando a disegnare mi ha detto di non aver mai conosciuto i suoi nonni. Ha
disegnato una mazzafionda. Alle 13: 30 i bambini sono scesi con Manuela a mensa e
io sono andata a mangiare. Li ho poi raggiunti in cortile. Emiliano ha passato la
ricreazione a giocare con altri bambini con il game boy. Siamo tornati in classe alle
14:30. Manuela ha spostato i banchi per far sedere tutti i bambini in cerchio a terra,
per mostrare i giocattoli dei nonni che delle bambine avevano portato. I bambini
hanno seguito attentamente la lezione e si sono passati con curiosità i giochi.
Emiliano ha detto al bambino che gli stava vicino -Giacomo- che suo nonno ha 104
anni.
Sono andata via alle 15:45.
5/02/2001
Oggi Emiliano non è venuto a scuola. Sono in ogni caso stata in II F dalle 11:00
alle 16:30. Quando sono arrivata i bambini erano in palestra.
Manuela mi ha fatto vedere i quaderni che Emiliano aveva lasciato a scuola, pochi,
perché a quanto pare lui, al contrario degli altri, li porta sempre tutti a casa. Emiliano
fa molte assenze e quindi non ha tutte le schede sul quaderno, soprattutto le ultime
che riguardano il lavoro su se stessi e sulla famiglia.
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Manuela mi ha detto che la scorsa estate Emiliano è andato nelle Filippine e che a
settembre in classe lei gli ha chiesto se avesse voglia di parlare di questo viaggio.
Dopo questa proposta Emiliano si è messo piangere e non ha risposto.
Nel pomeriggio siamo stati in teatro con la maestra Sara a provare la recita e a
discutere dei costumi.
6/02/2001
Stamattina sono arrivata a scuola verso le 11:00, sono stata prima in II E poi in II
F, sempre con la maestra Sara.
Nella sez. E Sara ha distribuito delle schede di verifica e poi ha chiesto ai bambini
di disegnare, dopo aver svolto il compito, la loro famiglia sotto forma di animali.
Anna ha disegnato il padre come un falco con artigli lucenti che vola ad ali spiegate
su di lei -un pulcino piccolissimo- e sulla sua mamma -una gatta-.
Alla correzione il suo compito è andato abbastanza bene.
Emiliano era assente anche oggi.
Sara mi ha detto che ha intenzione di far fare ai bambini dei lavori su se stessi, sulla
famiglia e sugli amici.
Ho notato che a ricreazione Anna gioca più con i bambini che con le bambine.
Continua a copiare qualsiasi cosa ci sia da fare, anche i disegni, non sembra timida,
ma molto insicura. Parla pochissimo, sia con gli amichetti sia con la maestra.
12/02/2001
Sono arrivata a scuola alle 11:00. Appena entrata mi sono diretta verso la palestra
dove ho trovato la II F che faceva ginnastica con la maestra Manuela e Caterina, la
maestra di sostegno di Filippo.
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Quando sono arrivata i bambini stavano facendo un percorso. Ho visto Emiliano
che stava in fondo alla palestra e raccoglieva i palloni lanciati dagli altri bambini.
Manuela mi ha spiegato che Emiliano è stato male tutta la scorsa settimana e che la
mattina stessa era venuta a parlare con lei la mamma, la signora le aveva spiegato che
Emiliano aveva avuto un principio di polmonite e che erano addirittura stati due volte
al pronto soccorso. Oggi sembrava stare bene.
I bambini hanno completato il percorso, così siamo tutti tornati in classe per la
ricreazione. Emiliano durante la ricreazione gioca con tutti, ma gioca soprattutto con
il game-boy.
Finita la ricreazione Manuela ha distribuito ai bambini delle schede di verifica.
Emiliano mi ha chiamato, chiedendomi di aiutarlo. La maestra mi ha detto che il suo
problema consiste soprattutto nella comprensione del comando. Infatti una volta
capito quello che deve fare, se la cava bene. Emiliano ha però la tendenza ad
ascoltare troppo il suo compagno di banco, Giacomo, che scolasticamente ha più
difficoltà dello stesso Emiliano. Con un po’ di concentrazione infatti Emiliano è
riuscito a fare in modo corretto le prime due schede.*Per svolgere la terza scheda ha
chiesto di nuovo il mio aiuto perché proprio non riusciva a capire cosa dovesse fare in
concreto. L’ ho aiutato più che altro a schivare i continui attacchi di Giacomo che non
poteva fare a meno di dire a Emiliano come e cosa fare. Emiliano ha ricomposto
esattamente le storie e sembrava molto soddisfatto, mentre Giacomo, e non è stato
l’unico nella classe, ha fatto un vero disastro.
Alle 13: 00 è arrivata Sara che mi ha chiesto di andare un attimo in teatro con lei
perché voleva farmi sentire le musiche scelte per la recita. Siamo tornate in classe alle
13: 30 e siamo tutti scesi a mensa. Io mi sono seduta in fondo alla tavolata, accanto a
Giacomo e a Emiliano, che non hanno mangiato nulla. Quando Emiliano e Giacomo
sono insieme il primo tende a copiare gli atteggiamenti del secondo. Dopo aver finito
di mangiare non siamo scesi in cortile perché la classe aveva fatto confusione a
mensa. Dopo la ricreazione in classe siamo andati in teatro per provare la recita.
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Emiliano fa la parte di un albero, è la prima volta che lo vedo provare. A vedere le
prove sono venute anche la mamma di Federica e quella di Francesca perché devono
occuparsi di alcuni costumi.
*Schede: le prime due erano di controllo grammaticale, la terza consisteva in un
foglio con su disegnate nove vignette mischiate appartenenti a tre storie diverse. I
bambini dovevano ritagliare le vignette, incollare le figure sul quaderno individuando
le tre storie e riassumerle brevemente.
Ad un certo punto il naso di Beatrice ha cominciato a sanguinare e ho dovuto
soccorrerla io.
I bambini hanno provato prima il I atto, poi, mentre provavano il II, Giacomo e
Lorenzo hanno cominciato a litigare, così la maestra ha mandato tutti, tranne le
bambine che stavano provando sul palco, in classe con me. Emiliano si è subito
seduto al suo posto e ha cominciato disegnare, io ho avuto un po’ di difficoltà nel far
calmare gli altri, soprattutto i due litiganti. Ho chiesto ai bambini di fare dei disegni,
poi gli ho distribuito delle schede che Sara mi aveva chiesto di dare loro. In certi
momenti ho avuto delle difficoltà a mantenere in modo più o meno composto la
classe.
Alle 16:25 è tornata Sara con il resto della classe e ci siamo preparati per uscire.
All’uscita mi sono fermata a vedere chi veniva a prendere Emiliano. E’ venuta a
prenderlo la mamma, una signora giovane e paffutella, e mi sono presentata. La
signora ha cominciato subito a parlarmi dello stato di salute del figlio e mi ha anche
detto che Emiliano le aveva già raccontato che in classe c’era una nuova maestra.
14/02/2001
Sono arrivata a scuola verso le 13: 30 e ho raggiunto la II F a mensa.
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Appena entrata i bambini mi hanno salutato in modo caloroso, soprattutto Riccardo
che mi riempie sempre di baci. Emiliano si è tagliato i capelli. Era seduto in fondo
alla tavolata a capotavola con Giacomo alla sua destra. La maestra Manuela mi ha
fatto sedere accanto a lei e ha iniziato a farmi un discorso a proposito del cognome di
Anna, siamo però state interrotte a più riprese dai bambini. Manuela ha deciso di
rimandare la conversazione al momento della ricreazione in cortile.
Quando i bambini hanno finito di mangiare il budino, Manuela si è versata del caffè
e ci siamo tutti avviati verso il cortile.
Emiliano mi ha chiesto se potevo tenergli le carte da gioco di Dragon Ball mentre
giocava con i compagni. Emiliano è sempre vestito con la tuta e le scarpe da
ginnastica ed è dimagrito un po’ dopo l’influenza.
Sono stata invitata a sedermi accanto alle maestre e Manuela ha cominciato a dirmi
qualcosa su Anna, ma ci sono state continue e lunghe interruzioni.
Insomma, in sostanza la settimana scorsa il padre di Anna era venuto a scuola per
parlare con le maestre per spiegargli che non avrebbero dovuto sorprendersi del fatto
che Anna usi il cognome della madre. Anna si firma, infatti, con il cognome della
madre, mentre il suo vero cognome è quello del suo padre naturale. Secondo questo
signore, che vive con lei e che lei chiama “papà”, Anna odia il suo padre naturale e
quindi il suo cognome tanto che a diciotto anni prenderà definitivamente quello della
madre. Manuela mi ha detto di avergli risposto che Anna non ha mai parlato di
questo, tanto che loro pensavano che uno dei due cognomi fosse del signore. Manuela
mi ha detto di non capire perché le era stato fatto questo discorso e perché in quel
momento, avrebbe voluto sapere di più ma non ha potuto chiedere.
Emiliano in cortile gioca con tutti: bambini, bambine e amici di altre classi. Il suo
amico preferito però è Giacomo col quale gira spesso dandogli la mano. A proposito
di quest’amicizia Manuela ha sostenuto che è necessario separare Giacomo e
Emiliano al banco: infatti si distraggono continuamente.
Emiliano crede di essere meno bravo del suo compagno, perciò cerca di imitarlo in
tutto, anche per quello che riguarda i compiti scolastici. A sua volta Giacomo è
convinto di essere più bravo di Emiliano e lo soffoca di suggerimenti e correzioni 11
quasi sempre sbagliate-. L’impressione è che si vogliano molto bene e che quando
Giacomo interferisce nei lavori di Emiliano, lo faccia perché crede realmente di
aiutarlo, evidentemente lo crede bisognoso di aiuto.
Abbiamo fatto una ricreazione lunga e siamo ritornati in classe alle 15: 00. Per oggi
era previsto di lavorare sul quaderno “la mia storia” in cui i bambini, attraverso
l’utilizzo di più fonti, ricostruiscono la loro vita. Poiché Emiliano è stato molto
assente nell’ultimo periodo, Manuela l’ ha chiamato alla cattedra con il quaderno per
verificare cosa gli mancasse. Dopo averlo controllato, gli ha dato una scheda di
“intervista alla mamma” sulla propria nascita e il quaderno di Lavinia per copiare le
spiegazioni. Mi ha chiesto di sedermi vicino a lui ed aiutarlo, Emiliano sembrava
contento. Mi sono, così, seduta accanto a lui che iniziava a copiare con Giacomo che
sbirciava incuriosito. Ad un certo punto Giacomo aveva invaso tutto lo spazio del
banco di Emiliano ed aveva cominciato a “suggerire”. Ho chiesto a Giacomo di
spostarsi un po’ per far scrivere più comodamente Emiliano ma, dopo due minuti era
di nuovo nella stessa posizione. A questo punto ho chiesto a Emiliano se preferisse,
invece di copiare, che io gli dettassi il testo e lui ha annuito con un sorriso. Con molta
fatica sono riuscita a non far interferire troppo Giacomo. Emiliano non ha fatto alcun
errore ortografico. Abbiamo poi attaccato la scheda sul quaderno; gli ho letto le
domande e gli ho spiegato che avrebbe dovuto compilarla con le informazioni
ottenute dalla madre. Mentre sfogliava il suo quaderno per farmi vedere una cosa, si è
fermato sulla pagina dell’albero genealogico, nella quale lui aveva segnato solo i
nomi dei genitori, gli ho chiesto se per favore poteva compilare anche quello. Mentre
tutti gli altri lo hanno già fatto, Emiliano non ha ancora portato le foto (nascita, un
anno, tre anni, cinque anni) e il certificato di nascita. Mentre io aiutavo Emiliano,
Manuela controllava uno ad uno i quaderni degli altri. Terminato il controllo , ha
disegnato sulla lavagna un fac-simile di certificato di nascita per farlo fare sul
quaderno a chi non l’avesse portato. Ho aiutato Emiliano e Carla a farlo e ho girato a
richiesta tra i banchi. Quando è arrivato il momento di scrivere il luogo di nascita nel
finto certificato, accanto a Emiliano c’erano Giacomo e Roberto. Mentre Emiliano
stava ancora scrivendo “Nato a…”, Roberto ha urlato: “Scrivi Roma, scrivi Roma!” e
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Giacomo: “Si, sei nato a Roma.” Ho chiesto loro se gentilmente potevano lasciargli
fare il compito da solo. Emiliano mi ha guardato, ha alzato le spalle e ha detto . “Ma
io sono nato a Roma!” e Roberto: “Emiliano non è filippino, non lo sa mica l’inglese!
Emiliano è italiano, la mamma di Emiliano è filippina” e Giacomo: “Sì, la mamma è
filippina e non sa tanto bene l’italiano, vero Emiliano?” Emiliano ha annuito. Roberto
ha poi continuato: “Sì perché si vede che Emiliano può essere filippino perché ha la
pelle scura, ma Emiliano è italiano, anche il papà è filippino”. Emiliano ha ascoltato
la conversazione dei compagni senza aprire bocca.
Alle 16: 25 Emiliano e gli altri hanno finito il compito. Ho chiesto a Manuela se
sapesse con sicurezza dove è nato Emiliano, mi ha risposto di no.
Lunedì è il giorno di consegna della scheda. Alle 16: 30, tra vari litigi, siamo andati
via. Sono stata bloccata sulle scale e non ho visto chi era venuto a prendere Emiliano.
19/02/2001
Sono arrivata a scuola alle 11:00 e come tutti i lunedì ho trovato i bambini della II F
in palestra. Appena entrata, ho visto una fila di bambini davanti al canestro che
aspettavano il loro turno per tirare e Emiliano seduto sulla panca con il ghiaccio sulla
caviglia. Ho subito chiesto a Manuela cosa fosse successo e lei ha risposto che
Emiliano aveva preso una storta mentre cercava di tirare la palla nel canestro. Mi
sono seduta accanto a lui e ho chiesto se la caviglia gli facesse molto male. Mi ha
risposto: “Insomma, mi fa un po’ male.” Manuela era un po’ preoccupata perché
Emiliano non è un bambino che si lamenta spesso. Sono rimasta seduta sulla panca
accanto a lui, mentre gli altri bambini si dividevano in due squadre -maschi contro
femmine- per fare una gara di canestri. Ho chiesto a Emiliano per chi tifasse e lui:
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“Indovina?”, io ho risposto di non saperlo, allora lui mi ha detto: “Per i maschi!”. Gli
ho chiesto quali fossero i suoi amici preferiti, lui ci ha pensato un po’ e mi ha detto
che i suoi amici più stretti sono Giacomo, Roberto, Davide e a volte Riccardo. Gli ho
chiesto anche se tra le bambine avesse delle amiche preferite, lui ha sorriso e mi ha
detto: “Nessuna!”.
Gli ho controllato la caviglia per capire in che condizioni fosse. Al momento di
andare in classe gli ho asciugato l’acqua che era uscita dal bicchiere con dentro il
ghiaccio, gli ho rimesso calzino e scarpa e l’ ho aiutato a rimettersi in piedi. Appena
alzatosi mi ha detto che proprio non ce la faceva a camminare perché la caviglia gli
faceva male. Così Manuela lo ha preso in braccio e lo ha portato fino in classe.
Durante la ricreazione la maestra Manuela ha chiesto a Emiliano se volesse far
chiamare la mamma e farsi portare a casa, ma lui non ha voluto, si è seduto al suo
posto e ha fatto merenda.
Dopo la ricreazione Manuela ha distribuito una scheda di geografia e ha chiesto a
Emiliano di darle il quaderno de “la mia storia”. Abbiamo controllato insieme cosa
gli mancasse e Manuela mi ha dato due schede da fargli recuperare: “ L’albero
genealogico” e “Chi sono”. Io ho dato a Manuela il progetto di lavoro.
Appena Emiliano ha finito di compilare la scheda di geografia mi sono seduta
accanto a lui e ho detto che, poiché era stato assente, doveva recuperare alcune
schede. Gli ho spiegato la prima scheda -che era da fare con l’aiuto dei genitori- , poi,
dopo averla incollata sul quaderno gli ho spiegato la seconda. Appena Emiliano si è
messo al lavoro Giacomo ha cominciato a suggerirgli le risposte da scrivere. Ho
chiesto più volte a Giacomo di lasciare che Emiliano completasse il lavoro da solo e
di pensare a fare il compito che gli era stato assegnato. Ad un certo punto Emiliano
ha preso il suo astuccio e l’ ha messo sul banco a mo’ di barriera tra sé e Giacomo.
Mentre lavorava -stava scrivendo il luogo della sua nascita- gli ho chiesto se fosse
mai stato nelle Filippine. Lui ha risposto: “Sì, ci sono andato dopo la prima.”. Io ho
continuato: “Ah, ci sei andato in vacanza o sei andato a trovare qualcuno?” E lui:
“No, tutti i miei parenti stanno qui”. Allora io gli ho chiesto: “E i nonni?” e Emiliano
ha detto: “No, i nonni stanno nelle Filippine”. Gli ho chiesto quante volte ci fosse
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andato e lui mi ha detto: “Quando ero appena nato, quando ero piccolo e dopo la
prima.” Gli ho chiesto anche se gli andava di raccontarmi qualcosa delle Filippine
poiché io non c’ero mai andata. Emiliano ha bofonchiato qualche parola, Giacomo è
tempestivamente intervenuto per dirmi che lui va in vacanza in montagna. Io allora
ho proposto ai bambini che ognuno di noi raccontasse agli altri la sua vacanza. Sono
stati molto contenti di questa idea e Emiliano ha insistito perché iniziassi io. Così ho
iniziato a parlare della mia vacanza dell’estate scorsa a Creta. Giacomo mi ha chiesto
di dirgli una parola in greco, prima che riuscissi a parlare Emiliano ha urlato:
“Aloa!”. Beatrice, che siede al banco davanti ha esclamato: “Che è una parola
filippina?” e rivolta a me indicando Emiliano: “Lui è filippino”. Giacomo le ha
risposto urlando: “Guarda che Emiliano è italiano, è italiano!”.
Emiliano è rimasto in silenzio. A questo punto Manuela ha distribuito un’altra
scheda di geografia da completare. Ho detto a Emiliano che ora era il suo turno e che
doveva parlarci delle sue vacanze nelle Filippine. Non ha raccontato molto, ha detto
che nelle Filippine c’è il mare, che si gioca a golf e a baseball e che si mangiano
cocco e banane. Gli ho chiesto se c’era andato con i suoi genitori e lui ha risposto che
c’era andato solo con il papà e che la mamma era rimasta a Roma. Gli ho anche
chiesto se le Filippine gli fossero piaciute e se volesse viverci. Mi ha guardato e ha
risposto: “Insomma” alla prima domanda, e prima di rispondere: “No!” alla seconda
mi ha guardato come se gli avessi chiesto una cosa tanto ovvia che non valeva la pena
spenderci nemmeno una parola. Giacomo ha posto l’accento sul fatto che Emiliano
non sapesse parlare filippino. Ho chiesto a Emiliano se era vero e lui ha annuito. Mi
ha detto che non poteva sapere due lingue contemporaneamente, altrimenti si sarebbe
confuso. Giacomo ci ha raccontato la sua vacanza in montagna.
Alle 12:30 è arrivata Sara con le parti della recita. Alle 13:30 siamo scesi a mensa e
io ho aiutato Emiliano a camminare e a scendere le scale, poi l’ho portato in braccio
fino a mensa. Abbiamo mangiato e poi siamo andati direttamente in classe e di lì in
teatro. Hanno provato i fiori, le farfalle e i quattro elementi.
Emiliano, che era seduto con me su una panca, mi ha chiesto quanto sarei rimasta
con loro, dato che lui avrebbe voluto che io stessi in classe tutti i giorni. Davide e
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Giacomo si sono spazientiti perché volevano provare la loro parte. Così Sara li ha
chiamati sul palco.
Verso le 16:20 siamo tornati in classe e ci siamo preparati per uscire. Emiliano
sembrava stare meglio con la caviglia, ma appena ha visto suo padre si è messo a
piangere, così lui se lo è messo sulle spalle.
20/02/2001
Oggi sono arrivata in classe alle 8:30. Sono andata in II E e ho trovato Manuela
che parlava con la mamma di Giorgia. Dopo mezz’ora è arrivata Sara e Manuela è
andata in II F. Sara ha fatto mettere seduti i bambini e si è avvicinata alla lavagna per
iniziare la lezione. Ha spiegato gli aggettivi. Poi ha chiesto prima ad Agnese, poi a
Matteo e ad Anna di mettersi in piedi su una sedia davanti alla classe. Gli altri
bambini avrebbero dovuto descriverli usando proprio degli aggettivi. Di Anna hanno
detto: gentile, fanatica (la maestra e alcuni bambini non erano d’accordo), simpatica,
paffutella, giocherellona, sorridente, dolce, lagnosa e strillona.
Sara dice che forse a volte Anna assume un atteggiamento da fanatica per non
essere esclusa dalle compagne, per essere come loro. Ho chiesto ad Anna di dirmi un
aggettivo che secondo lei la qualificasse e lei ha risposto “simpatica”. Alle 10:30 i
bambini hanno fatto ricreazione e Sara ha distribuito loro dei libri da leggere per la
prossima settimana.
Dopo la ricreazione è arrivata Manuela e ha fatto prendere ai bambini il quaderno di
geografia. Ha cominciato a spiegare, poi ha domandato alla classe se qualcuno fosse
stato assente alla spiegazione precedente. Manuela è uscita un attimo per andare a
fare le fotocopie delle schede date il venerdì precedente e mi ha chiesto di distribuire
quelle del giorno a tutti. Erano le stesse che avevano fatto in II F lunedì. Sono passata
acconto ad Anna per vedere come stesse lavorando e mi sono accorta che non aveva
fatto i compiti assegnati per oggi. Mi ha detto di essersene dimenticata, così mi sono
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messa accanto a lei e li abbiamo recuperati, poi abbiamo cominciato a lavorare sulla
scheda del giorno.
Il clima della classe era disteso e tutti lavoravano chiacchierando e Manuela
passava di banco in banco. Ho iniziato a parlare un po’ con Anna, partendo dal suo
cognome che era scritto quaderno. Mi ha detto che non era un cognome italiano e io
le ho quindi chiesto di dove fosse. Lei mi ha guardato, ha sorriso e mi ha detto: “La
mia mamma è romena. Io sono romena, ma è un segreto, lo dico a te, ma non lo devi
dire a nessuno.”
Le ho chiesto perché fosse un segreto e lei: “Perché mi prendono in giro. L’anno
scorso l’ho detto a Margherita, che ora ha cambiato scuola, e lei mi ha detto “Romena
ah ah ah, romena ah ah ah””. Alzando il braccio come per indicare. Allora le ho
chiesto cosa significasse essere romeni e per quale motivo pensava che gli altri la
dovessero prendere in giro. Mi ha risposto: “Romeno è brutto. Non mi piace che mi
prendono in giro, mi vergogno così non lo dico. Gli Italiani non sono amici dei
Romeni.” Le ho chiesto se parlasse ancora romeno, si è messa a ridere e mi ha detto:
“Prima lo parlavo, ora me lo sono dimenticato, però se vuoi conto fino a dieci in
romeno!” E ha contato. Valentina e Mauro nel frattempo si erano interessati al nostro
discorso e ad un certo punto hanno cominciato a contare in inglese e Anna li ha
seguiti. Mi ha detto anche che in casa non parla romeno perché la sua mamma ha
deciso che è meglio parlare italiano. In ogni caso Anna va almeno una volta all’anno
dai nonni che parlano solo romeno. Ho chiesto ad Anna dove fosse nata e lei mi ha
assicurato di essere nata a Roma. Non ha portato il certificato di nascita da attaccare
sul quaderno de “la mia storia”. Le ho chiesto se andassero in Romania per le
vacanze solo lei e la mamma e lei: “No, con papà. Papà non vuole restare solo a casa.
Io ci sono andata pure appena nata, con l’aereo!” Le ho chiesto anche se la Romania
le piacesse, lei ci ha pensato un po’ su e poi ha detto: “E’ bella, però è un po’ brutta.
E’ bella perché quando vado dai nonni vado in campagna, ci sono le galline e gli altri
animali. E’ brutta perché i Romeni sono poveri. Oh -con uno scatto improvviso- lo
sai quanto costava il pane in Romania? Centomila dollari! I Romeni sono poveri e poi
c’era pure la guerra e non si poteva mangiare. La mia mamma non poteva mangiare.”
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Le ho chiesto se la mamma fosse venuta in Italia a causa di queste difficoltà. “No -mi
ha risposto- è venuta per trovare un fidanzato!” Le ho chiesto se al suo papà piaccia
la Romania e lei mi ha risposto di no. Le ho anche domandato se le piacerebbe vivere
in Romania e lei ha detto: “ No, la Romania è povera, non hanno le cose!” Infine le
ho chiesto se ricordasse il paese o la città in cui trascorre le vacanze e se sapesse qual
è la capitale della Romania. Anna ha risposto: “Non è una città è un paese! Non so
bene dov’è. Certo che la so la capitale, è Bucarest!”
In vista della festa di carnevale le ho chiesto da cosa si sarebbe mascherata e mi ha
descritto il suo costume da bambina piccola. Mi ha anche detto che alla sua mamma
non piace il carnevale, ma a lei sì. Abbiamo finito di fare la scheda. Le ho chiesto se a
casa fossero stati contenti della pagella e lei mi ha detto: “Abbastanza”. Mi ha chiesto
come si dicevano alcune parole come “quell’armadietto piccolo e basso accanto al
letto”.
Alle 13:00 sono andata via.
22/02/2001
Giovedì grasso. Sono arrivata a scuola alle 8:30 circa. Il clima nel corridoio era
molto carnevalesco. Sono arrivata in II E e ho salutato i bambini. Erano tutti in
maschera tranne Giorgia e Anna.
Molti bambini non avevano nemmeno portato la cartella credendo che non
avrebbero fatto per niente lezione. Verso le 9:00 Manuela ha fatto presente che un po’
si sarebbe lavorato, anche perché essendo giovedì uscivano da scuola alle 16:30. La
notizia è stata presa in modo non proprio entusiasta. Verso le 9:30 Manuela ha
chiesto ai bambini di prendere il libro di lettura perché era tanto che non li sentiva
leggere. Poi ha chiesto chi di loro avesse svolto il compito a casa che consisteva in
una descrizione scritta della maschera che avrebbero voluto indossare e il relativo
disegno. L’avevano fatto in pochi. Anna ha alzato la mano, ma invece di leggere, ha
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inventato la sua descrizione, infatti la pagina del quaderno era bianca. Il suo
compagno di banco, Giovanni, l’ha guardata con una faccia tra l’attonito e il divertito
e ha detto ad alta voce che Anna non stava leggendo. Manuela, rivolgendosi ad Anna
le ha detto di non preoccuparsi, l’avrebbe potuto scrivere in quel momento, come del
resto anche gli altri che non avevano svolto i compiti. Anna si è sbrigata a scrivere la
descrizione della sua maschera e poi me l’ha portata. Io l’ho letta e le ho chiesto di
fare anche il disegno. Le sono andata vicino e le ho chiesto come mai non si fosse
mascherata giacché ci teneva tanto. Mi ha risposto, con la testa china sul foglio:
“Perché la mia mamma non vuole. Lei dice che il carnevale è una festa di ubriaconi.
Ma noi siamo bambini, non siamo ubriaconi!” Caterina, che era seduta alla mia
sinistra si è girata e mi ha detto, con aria triste: “Non la fanno andare neanche alle
feste, nemmeno a quelle di compleanno!” e Anna; “Sì, nemmeno a quelle di
compleanno. Ma io sono una bambina, non sono mica la sua la schiava, solo studiare
e basta!” . Le ho chiesto se le fosse dispiaciuto non essersi potuta mascherare e lei mi
ha risposto alzando le spalle.
Ad un certo punto ha iniziato a dirmi che le piace molto la scuola che frequenta,
così le ho domandato dove fosse andata all’asilo e lei: “Dalle suore. In un posto
terribile. Erano crudelissime!” Le ho chiesto se questa scuola fosse vicina alla scuola
elementare e lei mi ha detto: “No. È vicina alla mia casa, a Corso Francia. Loro
(riferendosi ai genitori) mi hanno mandato nell’asilo vicino casa perché hanno detto
che così mi potevano controllare anche dalla finestra. Io devo sempre stare dove loro
mi possono vedere!” Le ho chiesto chi l’accompagnasse a scuola e lei mi ha detto che
lo fanno sia la mamma sia il papà, ma sempre in macchina. Anna ha finito il suo
disegno e Manuela ha letto alla classe alcune filastrocche sul carnevale, in quel
momento è arrivato il ragazzo del bar a portare il rinfresco. Alle 10:30 è suonata la
ricreazione e Manuela ed io abbiamo preparato la merenda ai bambini. Dopo la
ricreazione siamo andati insieme alle altre II in teatro a vedere lo spettacolo del mago
Alvaro.
Il mago ha subito chiamato Anna sul palco per fare insieme a lei dei giochi. Era
molto emozionata ed imbarazzata, soprattutto perché non era mascherata; il mago ha
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comunque deciso che lei era vestita da “limone”. Lo spettacolo del mago è durato
un’ora e trenta. Alle 12:30 sono andata via.
Emiliano non è venuto a scuola.
5/03/2001
Oggi sono arrivata a scuola alle 10:30. La II F era in palestra con Manuela. La
scuola è stata chiusa tutta la scorsa settimana.
Entrata il palestra ho visto i bambini disposti su due file pronti per iniziare un
percorso con gli attrezzi e Emiliano dall’altra parte della palestra. Appena mi ha vista
mi ha sorriso e io l’ho chiamato. Quando si è avvicinato gli ho chiesto come andasse
la sua caviglia e lui me l’ha mostrata: era fasciata. Manuela mi ha salutato e mi ha
detto: “Hai visto?Pensavamo non fosse grave, invece è stato a letto tutta la
settimana!” Mi ha anche detto che la mattina Emiliano era stato accompagnato in
classe dalla mamma che le aveva spiegato che il bambino era stato portato al Pronto
Soccorso per via della storta e gli avevano fasciato la caviglia. Intanto i bambini
avevano iniziato a fare il percorso mentre Emiliano si preoccupava di recuperare la
palla.
Manuela mi ha poi detto che la mamma di Emiliano era rimasta molto male per la
pagella e che anche Emiliano non era rimasto contento e si era demoralizzato.
Manuela, parlando con la madre le aveva spiegato i problemi scolastici che ha
Emiliano, ma la signora le ha risposto che non vedeva dove fossero questi problemi
poiché in matematica va bene. A questo punto Manuela mi ha detto che forse era ora
di cominciare a lavorare di più su argomenti mirati, così io le ho dato il progetto che
avevo fatto. Manuela mi ha anche detto di aver comprato un libro di didattica attiva
della Favaro per vedere se poteva prendere spunto per fare qualcosa in classe.
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Alle 11:30 siamo saliti in classe, i bambini hanno fatto un po’ di ricreazione e
Manuela è andata per qualche minuto in II E . Quando è tornata ha scritto alla
lavagna un avviso a proposito di una gita al teatro Verde per mercoledì 7/03. Poi ha
fatto prendere ai bambini i quaderni di studi sociali per correggere i compiti assegnati
la settimana scorsa. Ha chiesto in particolare a Emiliano se avesse svolto il compito,
ma lui ha risposto che era assente quando l’aveva assegnato così Manuela l’ha
chiamato alla cattedra e gli ha spiegato quello che doveva fare.
Alle 12:30 è arrivata Alessandra e la supplente di Sara. Manuela è andata via.
Alessandra mi ha raccontato un episodio su Anna. Mi ha detto che Anna le ha
raccontato che la mamma non la manda alle feste perché una volta lei stessa era
andata ad una festa con una amica e a questa festa avevano ucciso una persona.
Alessandra ha chiesto ai bambini di completare un compito sui numeri. Io ho
aiutato Emiliano a recuperare alcune cose che non aveva fatto. Alle 13:30 siamo scesi
a mensa. Emiliano non ha mangiato quasi niente. In cortile ha giocato seduto su un
gradino con Tommaso a mora cinese. Quando siamo saliti in classe mi ha chiesto
perché non venivo da loro tutti i giorni.
La supplente ha fatto prendere ai bambini i quaderni di italiano, ha scelto una
lettura e ha cominciato a dettarla. Il dettato è durato un’ora e la correzione anche.
Io sono uscita verso le 16:25 per avere la possibilità di parlare con la mamma di
Emiliano, però è venuto a prenderlo il padre che io non ho subito riconosciuto perché
l’avevo visto solo una volta di sfuggita. Mi sono presentata.
6/03/2001
Oggi sono arrivata in II E alle 10:30 perché Sara sarà assente per cinque giorni.
In classe ho trovato la supplente e i bambini che iniziavano a fare ricreazione. Anna
ha tentato di giocare a nascondino con alcuni bambini che però l’hanno mandata via
dicendo che non c’era più posto. La ricreazione è finita e i bambini sono tornati in
classe. Mentre aspettavamo la maestra Manuela, la supplente ha cominciato a fare
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qualche domandina ai bambini su quanti fratelli avessero e su dove fossero andati a
sciare la settimana precedente. Ad un certo punto Anna si è inserita nel discorso
dicendo che lei era figlia unica e che le sarebbe piaciuto avere un fratello, ma non una
sorella
Manuela appena arrivata ha fatto prendere i quaderni di geografia e ha fatto
disegnare la piantina della classe. Ha chiamato Anna alla cattedra e le ha chiesto di
mettersi con le spalle alla porta e descrivere tutto quello che vedeva. Poi ha chiamato
altri bambini. Manuela ha deciso di fare la rappresentazione dell’aula per terra usando
i regoli e poi di farla disegnare sul quaderno ai bambini. Ad un certo punto Anna si è
arrabbiata e si è messa accanto al muro, io le ho chiesto cosa fosse successo e lei: “E’
Armando, mi dà sempre le spinte, è un bambino violento, sì proprio violento, una
volta mi ha quasi ucciso!” A questo punto le ho chiesto quali fossero le sue amichette
preferite e lei mi ha detto: “Nessuna, anzi no Claudia e poi ci sono delle persone che
proprio non sopporto. Poi Giulio e Giovanni ma solo quando vengono a giocare a
casa mia. Quando siamo in classe però mi trattano male!”. I bambini hanno
continuato a lavorare e io sono andata via alle 13:00.
13/03/2001
Oggi sono arrivata a scuola alle 8:30. Mentre stavo per entrare nell’edificio ho visto
Emiliano che arrivava accompagnato dalla mamma. Emiliano mi ha salutato, ha preso
la cartella dalle mani della mamma ed è corso in classe. Io ho salutato la signora e mi
sono presentata di nuovo, dicendole anche mi avrebbe fatto piacere parlare con lei. A
questo punto la signora ha cominciato a parlarmi del rendimento scolastico di
Emiliano e della delusione avuta dalla pagella. Io le ho detto che avrei voluto parlare
con lei non solo di Emiliano sul piano strettamente scolastico, e in ogni modo non
solo di lui. Le ho spiegato di nuovo perché lavoravo nella classe del figlio, e a questo
punto la signora ha capito perfettamente cosa le stavo chiedendo, mi ha sorriso e mi
ha detto che però lei parla poco l’italiano e a volte non riesce a capire le “parole
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difficili”, così le ho proposto che se mai si fosse trovata in difficoltà avrebbe
sicuramente potuto usare l’inglese. La signora è scoppiata a ridere e ha detto: “Much
better! Nelle Filippine noi parlavamo molto inglese!”. Le ho detto che potevamo
vederci quando era libera dal lavoro e lei mi ha proposto di incontrarci direttamente a
casa sua e ha chiesto il mio numero di telefono. A questo punto della conversazione
la signora sembrava molto più rilassata e ha cominciato a dirmi che si trova molto
bene in Italia, e che anzi ha intenzione di tornare presto nelle Filippine per vendere
una casa che possiede là per comprarne una a Roma. Infatti mi ha detto che ora
abitano in un appartamento in affitto a Saxa Rubra, ma che lei vorrebbe avere una
casa di proprietà. Mi ha detto anche che prima di arrivare in Italia è stata in Grecia e
in Arabia Saudita, è andata via dalle Filippine perché secondo lei sono un brutto
paese, c’è molta corruzione e la vita costa molto rispetto allo stipendio di un
lavoratore. -“Come facevo, io andavo a lavorare e prendevo… in lire diciamo
quattrocentomila, cinquecentomila, e la vita costa come qui, si poteva andare avanti
così? Io sono commercialista, io ho una laurea, quando sono arrivata qua ho dovuto
imparare a lavare, pulire, stirare, anche mio marito, ma a lui non piace pulire le case
degli altri. Mio marito lavora qui vicino, da una signora, si occupa anche dei figli. Io
sto bene qua, anche se gli Italiani urlano sempre e fanno gesti quando si arrabbiano,
però poi gli passa subito, sono strani!”- Mi ha detto anche che ci tiene molto che
Emiliano vada bene a scuola: “E’ bravo, è, come si dice, intelligente. Secondo me
può fare tanto, farà qualcosa nel futuro. Io gli dico sempre di fare come me, non come
il padre, io ho preso delle borse di studio!” Si sono fatte le nove per cui ho chiesto
alla signora se le stessi facendo perdere troppo tempo. La signora mi ha sorriso, ha
guardato l’orologio e ha detto che effettivamente doveva andare ma che mi avrebbe
chiamato. Ci siamo salutate e io sono salita in II E . Per le prime due ore i bambini
hanno lavorato con la maestra Sara sugli aggettivi. Ho dato il foglio del progetto di
lavoro anche a lei.
Dopo la ricreazione è arrivata la maestra Manuela e mi ha fatto vedere il libro di
didattica interculturale che aveva comprato in libreria. Ha detto che stava aspettando
me per decidere quali cose proporre ai bambini e in che modo, e per cercare di
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introdurre anche i lavori proposti nel foglio che le avevo dato. Abbiamo così stabilito
che nei primi tre giorni della settimana lavoreremo con i bambini in questo senso.
Verso la fine della mattinata due bambine si sono sentite male e hanno fatto
chiamare le mamme. Anna oggi era seduta in fondo in classe.
Manuela ha fatto prendere ai bambini il quaderno de “la mia storia” per correggere
il questionario fatto ai genitori sui giochi e i giocattoli. Quando è arrivato il turno di
Anna, Manuela le ha chiesto a chi avesse fatto le domande. Anna ha risposto che le
aveva fatte solo al papà. Manuela allora le ha detto che avrebbe dovuto cercare di
farle anche alla mamma perché sarebbe stato interessante leggerne le risposte,
giacché sua madre è romena. Si è infatti rivolta direttamente ad Anna e le ha chiesto:
“E’ vero Anna, la tua mamma è romena?”, lei ha risposto di sì con un filo di voce.
Allora Manuela si è rivolta alla classe chiedendo se anche altri bambini avessero
genitori stranieri. In molti hanno alzato la mano, ma si sono confusi con altre regioni
d’Italia, sono in ogni caso venute fuori una nonna americana (Pietro) e una nonna
colombiana (Agnese) . A questo punto anche Anna ha alzato la mano per far di nuovo
presente il fatto che la sua mamma fosse romena. Manuela ha spiegato che ci teneva a
sapere i giocattoli con cui giocava la mamma di Anna in modo da poter fare un
confronto tra usanze in nazioni diverse e ha affermato che sarebbe stato in ogni modo
interessante per tutti conoscere la vita che si fa negli altri paesi. Manuela ha poi
chiesto ai bambini se potevano portare in classe qualche giocattolo appartenente ai
genitori. Io mi sono avvicinata ad Anna e le ho detto di ricordarsi a far compilare
l’intervista alla sua mamma. Sarebbe stato molto bello se fosse riuscita a portarci in
classe qualche giocattolo, a patto naturalmente che la mamma li avesse portati a
Roma. Anna mi ha guardato e mi ha detto, con aria dispiaciuta; “Sì , però la mia
mamma non si ricorda, perché in Romania c’era la guerra. I giocattoli non li ha
perché non si poteva giocare, c’era la guerra.”
Manuela ha poi fatto disegnare ai bambini una tabella sul quaderno per incasellare
le informazioni ottenute dalle domande fatte ai genitori. Anna ha chiesto molte volte
il mio aiuto, insieme ad altri bambini. Mi ha anche detto di essere molto stanca
perché gli inquilini del piano superiore l’avevano svegliata alle cinque del mattino.
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Alle 12:40 ho salutato la maestra e i bambini e sono andata via.
14/03/2001
Oggi sono arrivata a scuola alle 10:30 e sono andata in II E . Quando i bambini
hanno finito di fare ricreazione siamo rientrati in classe con la maestra Sara. Prima di
iniziare la lezione la maestra ha dovuto risolvere un problema con un bambino un po’
troppo vivace, poi ha fatto prendere ai bambini il quaderno operativo e abbiamo letto
e compilato insieme alcune schede. Anna oggi ha fatto due disegni, entrambi molto
colorati, uno rappresentava degli uccelli e l’altro una casa in un prato con Anna stessa
e alcuni pulcini. Alle 12:30 i bambini sono usciti, prima di andare in II F ho
accompagnato fuori la II E per cercare di vedere la mamma di Anna. Appena usciti
dalla scuola Anna ha cominciato a correre ed io l’ ho seguita con lo sguardo e ho
potuto vedere chi l’era venuta a pendere: la mamma e il papà. Mi stavo avvicinando
per presentarmi, ma non sono riuscita a raggiungerli perché sono andati via
velocemente.
Sono salita e sono entrata in II F dove c’erano la maestra Manuela e la maestra
Alessandra che stava finendo di far eseguire un compito di matematica. Alcuni
bambini lo avevano già finito, tra questi c’erano anche Emiliano e Giacomo. Mentre
la maestra Alessandra spiegava di nuovo il compito per i bambini che non avevano
capito, Emiliano mi ha chiamato e mi ha chiesto di sedermi davanti a lui e Giacomo.
Mi ha chiesto se io sapessi parlare inglese, io gli ho risposto che un po’ sapevo
parlarlo, ma non in modo perfetto. Allora ho chiesto ai due bambini se invece loro lo
sapessero. Giacomo ha risposto subito, dicendo che lui sapeva delle parole e che
Emiliano sapeva bene l’inglese perché lo aveva imparato dalla mamma. A questo
punto è arrivata Manuela e ha chiesto ai due bambini di prendere i quaderni delle sue
materie per controllare che non fossero rimasti indietro. Ha controllato il quaderno di
Emiliano e si è accorta che non aveva ancora compilato l’intervista sui giochi da fare
ai genitori, le ho però fatto notare che finalmente erano venuti fuori i nomi dei nonni.
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A questo punto Manuela ha chiesto di nuovo a Emiliano se avesse mai conosciuto i
suoi nonni, e questa volta lui ha risposto di sì. Ci ha detto che i suoi nonni abitano
nelle Filippine e che quindi lui li vede solo quando li va trovare con i genitori.
Manuela ha poi scritto nuovamente sul diario di Emiliano di portare le foto, il
certificato di nascita e qualche oggetto di quando era piccolo. Emiliano a questo
punto ha guardato la maestra e le ha detto che probabilmente tutti gli oggetti di
quando era piccolo erano rimasti nelle Filippine, allora Manuela gli ha domandato di
nuovo dove fosse nato, e lui ha risposto: “A Roma.”
Alle 13:30 siamo scesi a mensa per il pranzo, Emiliano mi ha chiesto se potevo
sedermi con lui e con Giacomo, per cui ho pranzato insieme a loro. Durante la
ricreazione in cortile Emiliano e Giacomo si sono seduti su uno scalino a giocare con
il game-boy che io gli avevo custodito nella borsa durante il pranzo. Ad un certo
punto ho dovuto anch’io cimentarmi nel gioco. Emiliano mi chiede sempre per che
squadra tifi, io continuo a dirgli che sono una dei pochi che non si interessano di
calcio, ma che se devo scegliere una squadra preferisco la Roma. Questa notizia lo ha
fatto molto felice, tanto che me l’ha fatta ripetere ai compagni increduli.
Alle 14:00 siamo rientrati in classe e Manuela ha iniziato a correggere le risposte
dei genitori all’intervista sui giochi e sui giocattoli. Alle 15:30 sono andata via.
19/03/2001
Oggi sono arrivata a scuola alle 10:30 e ho trovato la II F in palestra. I bambini
stavano giocando a palla prigioniera, finalmente anche Emiliano, dopo l’incidente
della caviglia, ha ricominciato a fare ginnastica. Alle 11:30 circa siamo risaliti in
classe e Manuela ha fatto fare ai bambini un po’ di ricreazione. Dopo la merenda
siamo tornati in classe e abbiamo letto insieme le risposte alle interviste ai genitori; la
scheda richiedeva informazioni sui bambini quando avevano un anno, come il peso ,
l’altezza, il cibo che mangiavano. Emiliano ha fatto il compito, ma non ha ancora
portato le foto. Alle 12:30 Manuela è andata via e sono arrivate la maestra Sara e la
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maestra Alessandra. In quest’ora prima di scendere a mensa i bambini hanno fatto dei
giochi con la maestra Alessandra. Al primo gioco (sacco pieno-sacco vuoto)
Emiliano ha partecipato con molto entusiasmo, dal secondo si è invece
completamente estraniato insieme a Giacomo.
Alle 13:30 siamo andati a mangiare e Emiliano e Giacomo hanno voluto tenermi la
mano, Emiliano mi ha chiesto anche se potevo sedermi accanto a lui e se potevo
rimanere per tutto il pomeriggio. Mentre stavamo mangiando ho chiesto a Emiliano
se la sua mamma cucinasse a volte dei piatto filippini. Lui ha risposto che spesso a
casa mangiano piatti filippini. Gli ho chiesto quale fosse il suo piatto preferito e lui
mi ha parlato di una pasta “che però non è pasta”, che è cucinata con “un ketchup
filippino che qui non si trova e che non deve essere quello piccante”. Gli ho chiesto
se sapesse come preparare questo piatto, Emiliano ci ha pensato un po’ e poi mi ha
spiegato che si cucina in una pentola con la salsa e la carne , alle quali va aggiunta
questa pasta. Mentre chiacchieravamo ho chiesto ai bambini che erano al tavolo con
noi se sapessero dove sono le Filippine. Ognuno ha dato la sua risposta e Emiliano le
ha ascoltate con aria infastidita e con la mano alzata, dicendo: “Lo so io, lo so io. Le
Filippine sono vicino a Taiwan, vicino alla Malesia” . Io gli ho chiesto se si
ricordasse il nome del posto in cui era andato l’estate scorsa, e lui: “Indovina!”. Io ho
risposto: “Manila?!” E Emiliano ha urlato: “Brava, quasi, da Manila bisogna prendere
la jeep, che bello andare sulla jeep!” Mi ha detto poi di non ricordare il nome di
questo posto. Gli ho chiesto se i suoi genitori venissero dalla stessa città e lui mi ha
detto che la mamma viene da Manila e il papà da quest’altro posto. Ho provato a
chiedergli di nuovo se sapesse qualche parola di filippino, mi ha detto di no, ma
sapeva che la lingua si chiama Tagalog.
Abbiamo giocato per un po’ a dire come si chiamano gli abitanti di altri paesi e sono
venuti intorno a noi altri bambini.
Alle 14:30 siamo tornati in classe e i bambini hanno fatto un po’ di ricreazione.
Sara ha poi voluto continuare il lavoro sugli aggettivi e sulla descrizione dei bambini.
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Emiliano ad un certo punto mi ha chiamato per dirmi che si annoiava perché “lui lo
avevano già fatto” (nel senso che lo avevano già descritto). Sara mi ha chiesto di
andare fuori con alcuni bambini per completare il cartellone sugli aggettivi.
Alle 16:30 siamo tutti andati via.
20/03/2001
Oggi sono arrivata a scuola alle 8:30. Sono stata tutta mattina in II E , prima con
Sara, poi con Manuela.
Per completare il lavoro sugli aggettivi e per iniziare il lavoro sulla descrizione di
se stessi e della propria famiglia, Sara ha chiesto ai bambini di scrivere un tema sul
papà. Prima ha chiesto ad ogni bambino il nome del suo papà, poi ha scritto una
traccia alla lavagna che i bambini avrebbero dovuto seguire nella composizione del
testo.
Le indicazioni erano: a. Aspetto fisico
b. Carattere
c. Cosa fate insieme
d. Che cosa ti piace di più di lui, cosa ti piace meno.
I bambini hanno impiegato due ore per scrivere questo tema e si sono impegnati
molto. Alcuni hanno chiesto il mio aiuto, compresa Anna, che in ogni modo aveva
idee chiarissime sul suo papà Giovanni. Quando, dopo aver finito il tema, stava
disegnando suo padre, le ho chiesto qual’era il suo nome, lei ha detto: “Si chiama
Giovanni Rossi!” io allora le ho domandato come mai il suo cognome fosse diverso e
perché sui suoi documenti ce ne fosse un altro ancora. Anna ha detto: “Sì lo so perché
uno è il cognome di mamma, mi hanno detto che potevo scegliere… perché l’altro
cognome è quello dell’altro papà…ma io lo odio, lui è cattivo, io e mamma
l’abbiamo lasciato. Ci vendeva tutto, anche i miei gioielli e le mie cose, anche i miei
nastri per capelli e io volevo chiamare la polizia. Una volta io volevo chiamare la
polizia ma non sapevo il numero così ho dovuto suonare alla vicina! Io e mamma
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l’abbiamo lasciato e siamo andate via.” Io le ho chiesto se questo papà fosse italiano
o romeno, e lei: “ E’ italiano, si chiama Antonio, però andava in Romania , lui è
proprio cattivo!” A questo punto si era un po’ agitata, così le ho chiesto se le andasse
di raccontarmi ancora queste cose, magari in un altro momento, lei ha sorriso e mi ha
detto che me le avrebbe raccontate sicuramente.
Dopo la ricreazione è arrivata Manuela, ma in pratica non ha fatto lavorare i
bambini perché erano molto stanchi. Sono andata via alle 12:30.
21/03/2001
Oggi sono arrivata a scuola alle 11:00 e sono andata in II E . I bambini stavano
facendo ricreazione. Sara era in II F a correggere i temi sul papà che aveva fatto fare
ai bambini nelle due ore precedenti. Ho letto insieme a lei qualche tema, quelli che le
sembravano più indicativi e poi ho fatto le fotocopie dei lavori di Anna e di Emiliano.
Dopo la ricreazione siamo andate in II E dove Sara ha chiesto ai bambini di prendere
il libro di lettura e leggere ad alta voce un testo che si intitolava “Che strani i
genitori”. Alle 12:30 i bambini della II E
sono usciti e io sono scesa con loro per
conoscere la mamma di Anna. Sulle scale ho chiesto ad Anna se potevo starle vicino
in modo che lei potesse presentarmi alla sua mamma, lei prima mi ha sorriso, poi mi
ha guardato e mi ha detto: “Sì, però non lo so… è meglio che tu stai dietro di me
perché mamma non vuole… non so. “ Allora io le ho detto di non preoccuparsi, che
mi sarei presentata da sola. Siamo uscite e io ho seguito Anna che correva incontro
alla madre. Appena arrivata la mamma le ha subito detto che l’aveva vista la mattina
che stava per attraversare la strada da sola e che non avrebbe mai più dovuto farlo.
Anna ha annuito. A questo punto mi sono presentata e ho teso la mano alla signora, la
quale è rimasta immobile e ha ricambiato la stretta solo qualche minuto dopo. Le ho
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detto che lavoravo nella classe di Anna e lei mi ha risposto: “Sì, meno male, fatela
lavorare! Allora arrivederci Francesca, avremo occasione di riparlare .” E io le ho
risposto “Magari!” E lei è andata via tirandosi dietro Anna.
Io sono tornata su e sono andata in II F, dove c’era la maestra Alessandra che
faceva una lezione di matematica. La maestra Alessandra ha deciso di spostare
Giacomo e ha messo vicino a Emiliano Tommaso. Alle 13:30 è arrivata Manuela ed è
stata d’accordo con lo spostamento di posti deciso da Alessandra.
Siamo scesi a mensa e poi i bambini hanno fatto ricreazione in cortile.
Tornati in classe Manuela ha chiamato Emiliano alla cattedra per vedere se aveva
completato l’intervista ai genitori sui giocattoli. Emiliano ha detto che aveva potuto
fare solo le prime due domande perché erano tornati a casa tardi.
Manuela ha letto ad alta voce le risposte e poi ha spiegato ai bambini che le risposte
dei genitori di Emiliano erano importanti per il lavoro di comparazione dei giochi nel
mondo. Poi ha fatto fare ai bambini un’autointervista sui loro giochi. Sono andata via
alle 15:30.
26/03/2001
Sono arrivata a scuola alle 11:00 e sono andata direttamente in palestra. Ho trovato
i bambini della II F che facevano una partita a “palla prigioniera” arbitrati da
Manuela.
Dopo l’ora di ginnastica siamo saliti in classe per fare merenda. Poi ho aiutato
Manuela a distribuire delle schede per il quaderno de “la mia storia”, quella che
riguarda i tre anni. Manuela mi ha chiesto di dare un’occhiata al quaderno di
Emiliano per controllare se gli mancasse qualcosa. Così mi sono seduta tra lui e
Tommaso, che ora è il suo compagno di banco, e ho notato che non ha ancora portato
le fotografie. Manuela a questo punto si è arrabbiata con lui e gli ha detto che era
impossibile che lui non avesse ancora consegnato queste foto e che se c’era qualche
problema era il caso di farlo presente. Emiliano ha detto che le porterà. La scheda che
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riguarda un anno l’ha invece completata, gli mancano solo le foto e due pagine di
spiegazione di cui abbiamo recuperato la metà. Poi i bambini hanno disegnato il loro
giocattolo preferito quando avevano un anno, Emiliano ha disegnato una Ferrari
telecomandata.
Alle 12:30 Manuela è andata via ed è arrivata la maestra Alessandra. I bambini
erano agitati e la maestra ha avuto difficoltà a mostrare e spiegare dei minerali che
Viola aveva portato in classe. Verso le 13:00 è arrivata anche Sara e ha portato le
bambine in teatro per provare il balletto della recita. Emiliano mi ha detto che in
quell’ora si poteva giocare, che “era come ricreazione”. Naturalmente la maestra
Alessandra non era molto d’accordo con questa affermazione, così ha richiamato
all’ordine i bambini e ha minacciato una lezione di matematica. A questo punto
Emiliano si è messo a piangere, Alessandra è subito andata a vedere cosa fosse
successo e lui ha risposto che voleva giocare e non voleva fare matematica. Alla fine
i bambini hanno fatto un gioco di matematica. Alle 13:30 è tornata Sara e siamo scesi
a mangiare. Emiliano vuole sempre darmi la mano mentre scendiamo e lui e Giacomo
si preoccupano sempre di trovarmi un posto vicino a loro. Durante il pranzo Emiliano
mi ha chiesto di parlargli della Grecia, di come è fatta, di quali animali ci vivono, di
come è il mare e come si mangia. Mi ha chiesto informazioni dettagliate su tutte le
portate e ha perfino voluto sapere come ci si può arrivare. Mi ha detto che voleva
tanto andare in vacanza in Grecia con la mamma e con il papà. Allora io gli ho
chiesto come mai non volesse invece tornare nelle Filippine, lui ha fatto una smorfia
e ha detto che ci vogliono diciotto ore d’aereo e che il secondo aereo che si prende fa
tanto rumore e gli fa venire il mal di testa. Ha continuato per molto a chiedere notizie
sulla Grecia, così io gli ho chiesto qualcosa sulle Filippine. Finché si tratta di dati
naturalistici- che animali ci sono, com’è il mare, che piante crescono- è molto
contento di rispondere, ma appena chiedo qualcosa sul modo di vita, su quello che si
fa, sulla lingua parlata o sui suoi nonni diventa estremamente evasivo.
Dopo mangiato io sono andata direttamente in classe con i bambini, mentre Sara si
è fermata a parlare con la mamma di un bambino della II E . I bambini hanno fatto
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una ricreazione troppo rumorosa, così al ritorno Sara ha assegnato dei compiti di
punizione -anche a Emiliano- e una nota di merito.
Siamo poi andati tutti in teatro per provare la recita insieme con una V classe.
Emiliano è rimasto molto tempo vicino a me e ha continuato a chiedermi notizie sulla
Grecia, soprattutto sul cibo e il clima. Mi ha chiesto come si diceva “brava” in greco,
io gli ho risposto che non lo sapevo, gli ho chiesto se lui poteva invece dirmelo in
filippino. Emiliano si è fatto ripetere la domanda almeno tre volte e poi, senza
guardarmi ha sostenuto che lui non sa parlare filippino. Alle 16:30 siamo usciti dal
teatro e siamo andati via.
2/04/2001
Sono arrivata a scuola alle 11:00 e ho trovato la II F che giocava in palestra. Alle
11:30 siamo saliti in classe e i bambini hanno fatto colazione. Ho dato a Manuela i
fogli stampati da Internet con le schede sui giochi tradizionali. Ci serviranno per
completare il lavoro sui giochi. Quando i bambini hanno finito di mangiare, Manuela
gli ha chiesto di prendere il quaderno de “la mia storia” perché doveva dettare loro
alcune domande a proposito della loro permanenza nella scuola materna. Emiliano mi
ha chiesto di mettermi accanto a lui. Manuela ha poi chiesto ai bambini quale scuola
materna avessero frequentato, poi gli ha detto di disegnare se stessi all’asilo.
Emiliano ha disegnato se stesso con il suo amico Matteo e il suo amico Iacopo che
giocavano nel giardino dell’asilo. Oggi era seduto accanto a Lorenzo, ma era molto
infastidito perché Lorenzo gli stava troppo addosso, ha pianto più volte. Alle 12:30 è
arrivata Alessandra e ha fatto finire ai bambini un esercizio di matematica sulla
proprietà dissociativa rimasto a metà nella lezione precedente. Ad un certo punto è
arrivata anche Sara e ha chiamato fuori la sua collega, così io sono rimasta in classe a
far svolgere alla lavagna gli esercizi.
Alle 13:30 siamo scesi a mensa, Emiliano vuole sempre tenermi la mano, anche
Giacomo, e ormai ci sediamo sempre vicini. Mentre mangiavamo ho chiesto a
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Emiliano cosa avesse fatto il pomeriggio di domenica. Lui mi ha risposto che era
stato con i genitori da Mc Donald’s per festeggiare un suo amichetto, figlio di amici
dei genitori, che compiva gli anni. Durante la ricreazione Emiliano ha giocato a
guardia e ladri con gli altri bambini.
Appena tornati in classe Sara ha fatto preparare ai bambini le loro cose e poi siamo
tutti andati in teatro. I bambini hanno fatto le prove della recita per due ore. Emiliano,
quando non deve provare sul palco, si siede vicino a me. Mentre stavamo
chiacchierando io gli ho chiesto se sapesse quale lavoro facessero i suoi genitori.
Giacomo, che nel frattempo si era seduto accanto a noi, ha risposto che i propri
genitori erano avvocati. Emiliano allora mi ha detto che anche la sua mamma fa
l’“avvocata” e che non ricorda il lavoro che fa il padre.
Quando siamo rimasti soli gli ho fatto di nuovo la domanda. Emiliano ci ha pensato
un po’ su, poi mi ha detto che in realtà sa che lavoro fanno i genitori, ma non sa
come dirlo. Gli ho detto che poteva cercare di spiegarlo, così saremmo riusciti trovare
le parole giuste. Ha detto che i suoi genitori “vanno nelle case e se ne prendono cura,
stanno nelle case degli altri e fanno quello che si deve fare nelle case.”
Ho chiesto poi a Emiliano chi lo venisse a prendere a scuola e lui ha detto: “La
tata!”, poi, forse per via della mia espressione si è corretto: “No! Viene papà!”
Alle 16:30 siamo usciti e io ho accompagnato fuori Emiliano. A prenderlo era
venuta anche la mamma. La signora mi ha salutato baciandomi e io le ho rinnovato
l’invito a parlare con me da sole. La signora mi ha sorriso e mi ha detto: “ E’ vero!”,
io le ho dato un biglietto, spiegandole che lo avevo scritto per lei e che lo avrei dato a
suo marito se lei non fosse venuta. La signora ha preso il biglietto ed è andata via.
3/04/2001
Sono arrivata in II E alle 9:00. In classe ho trovato Manuela che correggeva i
compiti sui quaderni di studi sociali.
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Mi sono avvicinata ad Anna e le ho chiesto cosa stesse facendo. Lei mi ha risposto
che stava disegnando se stessa all’asilo insieme ad alcune delle sue amichette. Le ho
chiesto se stesse disegnando l’asilo di cui mi aveva parlato e lei ha annuito. Abbiamo
iniziato a parlare delle cose che faceva all’asilo. Io le ho chiesto se avesse portato in
classe qualche lavoretto fatto all’asilo come le aveva chiesto la maestra Manuela.
Anna mi ha guardato e mi ha detto che era impossibile che lei li portasse perché
aveva lasciato tutto in Romania. Io le ho chiesto come mai avesse portato tutti i suoi
lavoretti in Romania e lei mi ha risposto: “Ma no! Sono sempre stati lì, sono quelli
che ho fatto quando stavo nell’altro asilo.” Io allora le ho domandato a quale altro
asilo si riferisse e lei mi ha detto: “Quello in Romania!” Allora le ho chiesto quando
avesse frequentato questo asilo in Romania, lei mi ha risposto: “Qualche anno fa,
quando ero piccola.” Ho voluto sapere se ci fosse andata prima o dopo essere stata
dalle suore e lei mi ha detto che era stata prima nella scuola in Romania, poi dalle
suore. Le ho chiesto se in Romania vivesse con la mamma e l’altro papà e lei mi ha
detto che stava dai nonni materni mentre la mamma era qui in Italia.
Le ho domandato se poteva spiegarmi, se se lo ricordava, cosa faceva in questa
scuola. Anna me l’ha descritta come un posto carino, in cui si giocava, si facevano
lavoretti, ma che aveva un giardino molto piccolo.
Alle 10:30 i bambini hanno iniziato a fare la ricreazione.
Alle 11:30 siamo rientrati in classe con Sara che ha dettato ai bambini una poesia di
D’Annunzio sull’acqua.
Alle 12:30 sono andata via.
4/04/2001
Sono arrivata in II E
alle 11:00 mentre la classe faceva merenda. Alle 11:30 è
arrivata Sara e siamo andati a provare in teatro.
Anna fa la “terra”. Sembrava fosse molto contenta di provare, anche se ha avuto
qualche problema con il balletto perché non è molto agile.
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Alle 12:30 la II E
è uscita e io sono andata in II F. Ho trovato la maestra
Alessandra che finiva di correggere i compiti di matematica. Alle 13:00 è arrivata
Manuela e mezz’ora dopo siamo scesi a mangiare. Dopo la ricreazione siamo tornati
in classe e abbiamo continuato a parlare di giochi e giocattoli, stavolta di quelli
contemporanei ai bambini. Alle 15:30 sono andata via.
9/04/2001
Sono arrivata in palestra alle 11:00 e ho trovato i bambini che giocavano a palla
prigioniera. Ho parlato con Manuela del progetto del “libro dei giochi”.
Dopo la ricreazione Manuela ha chiesto a Emiliano se finalmente si fosse ricordato
di portare le foto, ma lui ha cominciato ad elencare una serie di scuse e
giustificazioni. Manuela ha corretto i quaderni di geografia e io ho dovuto aiutare
Giacomo a finire delle schede. Alle 13:00 è arrivata Sara e io sono uscita per il
pranzo. Sono tornata alle 14:30 e ho trovato i bambini in classe pronti per andare a
provare la recita in teatro. Siamo rimasti in teatro fino alle 15:40. Poi Sara è dovuta
andare via e mi ha chiesto se potevo stare io con la classe. Prima ho fatto leggere ai
bambini una storia sull’ospitalità, poi, visto che nessuno aveva intenzione di fare un
riassunto, ho deciso di parlare con loro di quello che avevamo letto. Così ho spiegato
cosa fosse l’ospitalità e poi abbiamo discusso sulla differenza tra città e paese. Ho
chiesto ai bambini di disegnarmi un paese qualsiasi, un paese anche immaginario.
Emiliano è stato molto nervoso tutto il pomeriggio, e lui e Davide sono stati gli unici
a non ascoltare la lezione e a sedersi per terra a giocare con il game-boy. Davide
prima di uscire mi ha chiesto se poteva farmi ugualmente il disegno. Alle 16:30 li ho
portati giù , non so chi sia venuto a prendere Emiliano perché prima di uscire ho
dovuto accompagnare Rebecca a recuperare la felpa che aveva dimenticato in cortile.
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11/04/2001
Sono arrivata in II E alle 11:00, c’è già aria di festa e la mensa ci ha regalato delle
piccole uova di Pasqua. Dopo la ricreazione i bambini hanno fatto un po’ di analisi
logica alla lavagna con Sara che ha annunciato, fra la gioia dei bambini, che non
avrebbe assegnato compiti per le vacanze. Alle 12:30 i bambini sono andati a casa e
io sono andata in II F . Siamo scesi subito a mensa perché abbiamo fatto uno scambio
con la IV che era in gita. Dopo pranzo i bambini hanno fatto una ricreazione lunga e
io sono rimasta in classe con Sabrina, che stava male, e Valeria.
I bambini sono saliti dal cortile alle 14:30. Manuela ha cominciato la correzione
delle restanti domande dell’autointervista. Alle 15:30 sono andata via.
24/04/2001
Sono arrivata a scuola alle 11:00 e mi sono diretta in palestra. L’ho trovata chiusa
così sono salita al secondo piano e sono andata in II F.
In classe c’erano Alessandra e Sara che aveva cambiato le sue ore con quelle di
Manuela. Dopo la ricreazione Sara ha iniziato a fare con i bambini un lavoro sulle
rime e sulla poesia e ne hanno anche composta una insieme. Emiliano mi ha chiamato
più volte così mi sono seduta tra lui e Giacomo. Alle 13:00 è arrivata anche Manuela,
così le ho potuto mostrare il libro sui giochi del mondo e spiegarle il progetto del
“libro dei giochi”. Alle 13:30 siamo scesi a mangiare, ma i dipendenti della mensa
erano in sciopero così abbiamo mangiato dei panini. Emiliano ha diviso i suoi portati
da casa con Davide e Giacomo.
Mentre i bambini giocavano in cortile io sono salita in classe per selezionare,
attraverso la lettura dei quaderni di tutti i bambini, le parti che ognuno avrebbe
dovuto scrivere sul “libro dei giochi”. Dopo la ricreazione i bambini e Manuela sono
andati un’ora in palestra e sono tornati in classe alle 15:30. Manuela ha fatto appena
in tempo a correggere i compiti che è suonata la campanella.
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26/04/2001
Sono arrivata alle 11:30 e ho passato un’ora con la II F. Sara non c’era ed aveva
lasciato Caterina a badare alla classe e a Filippo. Ho spiegato ai bambini il lavoro che
avremmo fatto insieme per creare questo “libro”. Ho cominciato con Tommaso e
Federica. Alle 12:30 i bambini sono usciti e io sono andata in II E dove Alessandra
stava finendo una lezione di matematica.
Appena entrata Anna mi ha chiamato e mi ha chiesto di sedermi accanto a lei.
Mentre finiva il suo compito ha iniziato a dirmi: “Maestra perché non mi fai le
domande?” e io: “Beh, perché non inizi tu, c’è qualcosa di cui vuoi parlare?” Anna
sorridendo mi ha risposto: “No, preferisco che mi fai le domande. Conto in romeno?”
Io le ho detto di sì così lei ha iniziato a contare e si è fermata a 16. Ha anche provato
ad insegnare i numeri in romeno anche a me, voleva che li ripetessi dopo di lei. Era
molto divertita dal fatto che fossi io ad imparare e lei ad insegnare. Le ho chiesto se
durante le vacanze di Pasqua fosse andata trovare i nonni e lei mi ha risposto di
essere rimasta a Roma con la sua famiglia. Mi ha detto che i suoi nonni si chiamano
Dumitru e Lucia. Nonno Dumitru sa parlare un po’ italiano, mentre nonna Lucia sa
dire solo “ciao”. Allora io le ho chiesto come facesse a parlare con i suoi nonni dato
che mi aveva sempre detto di non saper parlare il romeno. E lei: “In romeno, poi
quando vado lì me lo ricordo!”
Alle 13:30 siamo scesi a mensa. Mentre i bambini giocavano in cortile io sono
salita in classe per selezionare anche per loro le parti da inserire nel “libro”.
Quando sono tornati in classe, Manuela ha deciso di leggere ai bambini l’inizio di
una storia che è nel libro dei giochi del mondo e di fargliela poi completare
inventandola. Si parlava di un ladro di giocattoli e della memoria del giocare.
Manuela ed io abbiamo letto insieme queste conclusioni inventate dai bambini.
Siamo rimaste entrambe sorprese perché la maggioranza dei bambini (quasi tutti) ha
preferito mettere in scena dei poliziotti piuttosto che dei draghi. Sembrava non
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avessero mai letto una favola. Su 25 bambini uno solo ha parlato di draghi, di re, di
sfide e magia, mentre solo una ha usato delle formule tradizionali. Prima di andare
via abbiamo distribuito ai bambini la conclusione “vera” della storia da attaccare sul
quaderno. Alle 16:30 siamo usciti da scuola.
3/05/2001
Sono arrivata in II F alle 11:00. I bambini stavano facendo ricreazione. Alle 11:30
sono rientrati in classe e Sara ha iniziato la lezione. Ha dettato una poesia sulla
mamma.
Sara mi ha detto di essere molto arrabbiata e anche preoccupata per Emiliano. Dice
che nell’ultimo periodo ha assunto un atteggiamento arrogante e maleducato che non
è mai stato suo. Effettivamente anche oggi il suo comportamento è stato un po’ sopra
le righe.
Alle 12:30 i bambini sono scesi e io sono andata in II E , nella quale è arrivata
anche Manuela. Alle 13:30 i bambini sono andati a mangiare. Io sono uscita per il
pranzo e sono tornata alle 15:00.
Abbiamo passato il pomeriggio a rivedere la storia inventata la settimana scorsa.
Sono andata un po’ avanti con il libro dei giochi.
Alle 16:30 siamo usciti, la madre di Anna aspettava dall’altro lato della strada,
appena ha visto la bambina l’ha presa ed è corsa via
8/05/2001
Oggi sono arrivata in II E alle 9:15. Mi aspettavo di trovare in classe Sara, invece
ho incontrato la sua supplente che leggeva ad alta voce. Oggi volevo dare ai bambini
una storia (L’uccello con due teste) da leggere e commentare e su cui fare un disegno,
ma speravo di farla prima vedere a Sara. Anche se lei non c’era ho deciso di fare
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ugualmente questo lavoro, così sono andata a fare le fotocopie, le ho distribuite ai
bambini e gliele ho fatte attaccare sul quaderno. Prima ho letto io la storia, poi l’ho
fatta leggere ai bambini, ai quali ho anche fatto fare un riassunto orale, infine ho
chiesto loro di scrivere sul quaderno le proprie considerazioni. Anna all’inizio aveva
fatto il riassunto, ma poi è riuscita a trovare qualcosa da dire sulla storia. Dopo la
ricreazione è arrivata Manuela. Io sono andata molto avanti nella compilazione del
libro dei giochi.Alle 12:30 sono andata via.
9/05/2001
Sono arrivata a scuola alle 11:30 e sono andata in II E . Sara stava preparando con i
bambini un foglio decorato con su scritta una poesia da dare alle mamme. Anna ad un
certo punto si è avvicinata alla cattedra e ha chiesto se andava bene scrivere a “Ad
Antonella” . Io l’ ho guardata e le ho chiesto perché volesse scrivere “ Antonella”
quando la madre si chiama “Antonela”. Lei mi ha risposto: “Beh, siamo in Italia mica
in Romania, in Italia si dice Antonella”. Sara le ha spiegato che in realtà i nomi non
si traducono e che quindi era meglio dedicare la poesia “Ad Antonela”. I bambini
sono usciti alle 12:30 e io sono andata in II F. Siamo scesi subito a mensa perché era
stato scambiato il turno con una IV che era in gita. Verso le 14:00 i bambini sono
rientrati in classe dalla ricreazione. Abbiamo un po’ lavorato sul libro dei giochi. Poi
Manuela è uscita per po’ e io ho iniziato con i bambini il lavoro sulla storia “I sei
ciechi e l’elefante”. Anche qui è stato un po’ difficile far capire ai bambini cosa
dovessero esattamente fare. Emiliano non ha scritto nulla, non ha nemmeno iniziato a
lavorare. Mi sono seduta accanto a lui e gli ho spiegato di nuovo cosa dovesse fare.
Stava fermo sulla sedia e non mi guardava, non ha nemmeno preso in mano la matita.
Gli ho chiesto se ci fosse qualcosa che non andasse. Mi ha risposto di no. Gli ho
quindi proposto che avremmo potuto cominciare insieme a scrivere delle osservazioni
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sulla storia. Mi ha detto che non sapeva cosa scrivere, ho un po’ insistito, ma non
diceva nulla. Allora gli ho chiesto quale dei personaggi della storia gli stesse più
simpatico. Mi ha detto che non lo sapeva, ma io gliel’ ho chiesto di nuovo. Niente.
Gli ho domandato se si sentisse più vicino a un personaggio in particolare della storia.
Ha detto di non saperlo. A questo punto gli ho domandato di nuovo se qualcosa non
andasse e stavolta mi ha risposto che era stanco. Io gli ho chiesto se era solo questo il
motivo per cui non volesse lavorare e Emiliano mi ha risposto che trovava questo
lavoro noioso e che non voleva farlo. Non c’è stato modo di fargli scrivere qualcosa.
Manuela mi ha poi detto che anche nel lavoro di inventare la fine della storia sul
ladro di giocattoli ha avuto infinite difficoltà. Siamo usciti alle 16:30. E’ venuto a
prenderlo il padre.
17/05/2001
Sono arrivata a scuola alle 11:30, ho posato le mie cose in II E e sono andata da
Sara e Alessandra che stavano nella stanza della bidella. Sara era agitata e mi ha detto
che forse era il caso non solo di separare di nuovo Giacomo e Emiliano, ma anche di
parlare con la mamma di quest’ultimo. Sara ha continuato dicendo che Emiliano non
vuole fare più niente in classe e che si rivolge alle insegnanti in modo arrogante. Il
suo rendimento scolastico è in continua discesa. Alla fine della ricreazione siamo
tornate in classe, in II F però, visto che c’era stato uno scambio con Alessandra. Sara
ha fatto provare ai bambini il finale della recita. Alle 12:30 i bambini sono usciti e io
sono andata in II E . E’ arrivata in classe anche Manuela. Io sono andata avanti con il
libro dei giochi. Alle 13:30 siamo scesi e mensa. Anna, mentre andavo a recuperare
due bambini ritardatari, mi ha tenuto un posto di fronte a lei. Mentre mangiavamo le
ho chiesto, visto che si stanno avvicinando le vacanze, quando sarebbe andata dai
nonni. Anna mi ha risposto che sarebbe partita appena finita la scuola, con la sua
mamma, che però sarebbe rimasta solo quattro giorni. Lei invece sarebbe ritornata a
settembre. Le ho chiesto se in Romania avesse degli amichetti. Lei mi ha detto che ha
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due amiche: Uana, che ha 12 anni e Andrea che ne ha 7. Con loro, dice, si diverte
molto. A lei piace passare le vacanze in Romania.
I bambini sono tornati in classe dalla ricreazione alle 14:30. Alle 15:00 è tornata di
nuovo Sara per fare le prove della recita. Ci siamo così spostati tutti in teatro.
Mentre guardavo le prove con Manuela lei mi ha detto che credeva utile parlare con
la madre di Emiliano, almeno per metterla al corrente della situazione. Siamo andati
via alle 16:30.
21/05/2001
Sono arrivata a scuola alle 10:45 e come ogni lunedì ho trovato la II F in palestra.
Stavano giocando ad “ammazzagente”, uno dei giochi selezionati dal libro “I giochi
del mondo”. Io ho fatto delle foto ai bambini che giocavano, foto che poi saranno
messe all’interno del libro dei giochi.
Dopo la fine della ricreazione sono andata a fare delle fotocopie della scheda di
rilevamento dei giochi, da dare ai genitori di Emiliano e alla mamma di Anna.
Emiliano era molto agitato, si è rifiutato di nuovo di lavorare. Domani è il suo
compleanno.
Ho lavorato un po’ con i bambini sul libro dei giochi, poi è arrivata Sara e siamo
scesi a mensa.
Abbiamo passato il resto del pomeriggio in teatro per le prove della recita.
23/05/2001
Sono arrivata a scuola alle 9:30 e sono andata in II E . In classe c’era Sara che stava
dando ai bambini le ultime spiegazioni sulla recita. Appena sono arrivata lei si è
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alzata e siamo uscite dalla classe. Era molto agitata perché la mattina stessa in II F
c’era stato un episodio poco piacevole. La mamma di una bambina era venuta in
classe per parlare con le maestre di un astuccio della figlia sparito e la conversazione
si era fatta pesante, soprattutto perché era stata fatta davanti all’intera classe.
Sara mi ha anche detto che il giorno prima era venuta a scuola la mamma di
Emiliano perché voleva parlare con loro. La signora ha detto a lei e a Manuela che si
rende conto del cambiamento di Emiliano e che però non sa come comportarsi, cerca
di essere presente e gli chiede sempre se ha compiti da fare o se deve portare
qualcosa per la scuola, ma lui le risponde sempre no. A questo punto, secondo il
racconto di Sara, la signora è scoppiata in lacrime dicendo che lei ha bisogno di
lavorare tutto il giorno e che sa che Emiliano si sente trascurato, ma non riesce a
trovare una soluzione. Sara mi ha detto che è rimasta sconvolta e commossa da
questa improvvisa confessione della signora. Sono rimaste d’accordo che lei cercherà
di verificare più spesso i compiti a casa di Emiliano. Tra l’altro le foto per il quaderno
della storia personale lei le aveva date a Emiliano, ma lui evidentemente non le ha
date a noi.
La II E ha poi proseguito la mattinata facendo le prove. Io ho chiesto a Sara prima
che andasse via, se l’indomani (i bambini vanno in gita a Castel Porziano , anche con
alcuni genitori) poteva accennare alla mamma di Anna che io avevo bisogno di
parlare con lei, spiegandole naturalmente il perché, visto che all’uscita mi era
impossibile avvicinarla.
Nel pomeriggio sono stata in II F e sono andata via alle 15:30, dato che a quell’ora
sarebbe ritornata Sara per le prove. Emiliano oggi non è venuto a scuola.
30/05/2001
Sono arrivata a scuola alle 11:00, sono salita in classe dove i bambini stavano
finendo di fare merenda. Sono andata da Sara che era nella stanza della bidella a
prendere il caffè. Le ho chiesto se la gita fosse andata bene. Lei mi ha risposto di si e
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mi ha detto che aveva parlato con la mamma di Anna e che la signora era venuta il
giorno dopo a scuola (venerdì 25) insieme al compagno cercandomi. Mi ha detto che
erano entrambi entusiasti del cambiamento fatto da Anna negli ultimi mesi, che
apprezzavano molto il lavoro che stavo facendo in classe e che sarebbero stati
felicissimi di parlare con me. Sara era contenta perché in questi due anni la signora si
era mostrata molto distaccata, non erano riuscite a stabilire un rapporto con lei. Mi ha
anche detto che sicuramente per Anna questa esperienza è stata positiva, perché si
sbloccata e ha perso molta della sua insicurezza. Mi ha chiesto perché non posso
continuare a lavorare con loro anche l’anno prossimo. Siamo rientrate in classe.
Sono giorni di grande confusione, i bambini della E si sono trasferiti in II F per
fare le prove, mentre quelli della F sono andati in II E per lavorare alla scenografia
della recita con la maestra Alessandra. Alle 12:30 la II E è scesa per andare via, sono
scesa anch’io per accordarmi con la mamma di Anna. La signora era dall’altra parte
della strada, mi sono avvicinata con Anna. Le ho detto che avevo saputo che mi
aveva cercato e che, se per lei andava bene, avremmo potuto vederci il giorno dopo
alle 15:30 davanti alla scuola. Ha accettato.
Sono ritornata in classe e ho portato la II F a mensa, dato che Manuela era occupata
con le scenografie. Dopo la ricreazione i bambini hanno continuato a fare i disegni
per lo scenario della recita e alle 15.30 è tornata di nuovo Sara per fare le prove. Alle
16:30 siamo usciti da scuola. Ho visto il papà di Emiliano che lo aspettava. L’ ho
salutato e gli ho chiesto se il giorno dopo sarebbe venuta la moglie a prendere
Emiliano al post-scuola. Lui mi ha detto di sì e che sarebbe venuta alle 14:00.
31/05/2001
Sono arrivata a scuola alle 11:30. In II F c’era solo Caterina perché le altre
maestre erano in II E per fare le scenografie. Ho fatto lavorare i bambini sul libro dei
giochi. Alle 12:30 ho accompagnato Sara a portare giù i bambini. Una volta uscite ha
cominciato a raccontarmi un episodio avvenuto stamattina in classe: Emiliano era
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arrivato da lei piangendo, dicendo che Giacomo e Roberto gli avevano detto che non
lo volevano perché lui era diverso e ammazzava la gente. Sara allora era andata dagli
altri due bambini a chiedere spiegazioni di questo comportamento. I due bambini
però negavano arrabbiati e anche un po’ sorpresi. Allora Sara ha chiesto a Emiliano
chi gli avesse detto quelle cose, a questo punto lui ha salvato Giacomo e ha accusato
solo Roberto. Così lei ha chiesto cosa fosse successo a Giacomo, il quale per buoni
venti minuti ha accusato Roberto, per poi dire che in realtà non era vero niente.
Insomma nessuno aveva detto quelle cose a Emiliano. Nel frattempo si era fermata
con noi sulle scale la mamma di Roberto, sorpresa del racconto anche perché
Emiliano spesso frequenta la sua casa.
Sono tornata in classe e alle 13:30 ho portato i bambini della II E prima a mensa e
poi in cortile. Alle 14:00 è scesa anche Manuela così io sono corsa nell’aula del postorario per tentare di incontrare la mamma di Emiliano. Dopo qualche minuto che ero
entrata -minuti nei quali Emiliano mi ha detto di avere una zia e uno zio che abitano
in Italia e di avere dei cuginetti nelle Filippine- è arrivata la mamma. Ci siamo
salutate e ci siamo accordate per un appuntamento. Ad un certo punto la signora ha
proposto a Emiliano di andare a mangiare da Mc Donald’s, chiedendomi di venire.
Emiliano però non ha voluto saperne. Allora abbiamo deciso che ci incontreremo
giovedì prossimo alle 14:00 e andremo a pranzo insieme perché lei non sa a chi
lasciare Emiliano a quell’ora, dato che in altri orari non può proprio assentarsi per
molto.
Ho raggiunto Manuela in cortile. Alle 15:00 circa siamo saliti in classe . Alle 15:30
io sono scesa, attendendo l’arrivo della mamma di Anna.
La signora è arrivata insieme al suo compagno. E’ una donna bella, ha l’aria seria,
ma stabilito un contatto sorride molto. Il compagno è più vecchio di lei. Ci siamo
salutati e siamo entrati nel bar, il signore ci ha offerto un caffè. Io mi sono presentata
di nuovo e ho spiegato cosa facessi a scuola e perché volessi parlare con loro. Appena
sentito il titolo della tesi il signore ha avuto uno scatto dicendo: “Guardi che Anna è
italiana, lei è nata in Italia, anche mia moglie è italiana, a tutti gli effetti, ha la
cittadinanza!” Allora io gli ho esposto più chiaramente il progetto, insistendo sul fatto
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che è comunque importante non perdere quel pezzo di identità e di cultura che ci
viene anche da uno solo dei genitori. La signora annuiva. Lui ha continuato
affermando che semmai Anna può avere dei problemi con il padre, dicendo di aver
già fatto presente questa cosa alle maestre. Mi ha detto poi che loro ascoltano molto
Anna e che lei fa molte domande, che cercano di non nasconderle niente per quanto è
possibile e che: “I problemi sono altri, pensi che in questa stessa scuola c’è un
bambino, non mi chieda il nome e non lo chieda neanche ad Anna, che non è
battezzato! Questa si che è una cosa grave, una volta è venuto a pranzo da noi e mi ha
chiesto di insegnargli una preghiera. E Anna ci soffre, questa è proprio una violenza!”
La signora continuava ad annuire. Io gli ho detto che le scelte religiose sono personali
e che si può essere d’accordo o no, ma che comunque per me non era un problema. A
questo punto il signore ha continuato: “Sì, certo. Comunque noi siamo molto religiosi
e abbiamo sani principi. Lei è andata a scuola dalle suore?” Io ho risposto di no.
Il signore: “Noi abbiamo mandato Anna all’asilo al Gesù e Maria, ma adesso le suore
le fanno venire su tutte viziate. E’ vero pure che qui c’è certa gente…Ha visto quelli
del liceo? Sempre sulle scale a fumare gli spinelli!”
La sig. Andrei: “Si infatti, quando si dà troppa libertà… Comunque queste suore mi
hanno fatto pagare la retta per due soli mesi, perché Anna aveva cominciato l’asilo in
Romania, e hanno voluto pure un’offerta. Io gli ho dato cinquantamilalire, mi hanno
pure guardato come se fossi una pezzente! L’ abbiamo subito tolta”
Ho chiesto alla signora come mai Anna avesse frequentato un anno di asilo in
Romania.
La sig. Andrei: “ Perché eravamo sole, io avevo bisogno di lasciarla dai miei
genitori, così ha frequentato qualche mese l’asilo in Romania”
Il signore: “Io vi lascio, vado dal mio amico, arrivederci!”
Io ho chiesto alla signora da dove venisse.
La sig. Andrei: “Da Boldesti, a 80 km da Bucarest. E’ un paesino, in campagna. Mio
padre faceva l’ingegnere, lavorava in una raffineria, i suoi genitori la conosceranno
sicuramente, era famosa, mia madre aveva questo pezzo di terra.”
Le ho chiesto di parlarmi della vita in Romania.
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La sig. Andrei: “Beh, com’era, c’era la dittatura!In Romania la vita era così, nei
piccoli paesi la dittatura arrivava poco, neanche Ceausescu poteva levare a mia madre
quel pezzo di terra con l’atto firmato dal re. In campagna non si stava male, c’era
sempre l’orto per mangiare. Il problema era nelle grandi città. Ora forse è peggio, con
la dittatura la gente sapeva che doveva fare e lavorava. Adesso se ne vanno in
Turchia a comprare alcol e sigarette e le rivendono in Romania col prezzo
maggiorato. La gente ora pensa che si può non lavorare. Troppa libertà fa male, a
volte è meglio la dittatura. La gente deve avere qualcuno che la controlla. Quando
andavo a scuola io ci dicevano che eravamo la schiuma della società. Ci facevano
lavorare duro, ma era giusto, deve essere così. Pensi, io andavo a scuola a piedi, qui
mica si può, non si poteva nemmeno nelle grandi città come Bucarest. Mi sono così
arrabbiata che hanno rieletto lo stesso presidente, quello non sa fare niente,
c’abbiamo l’inflazione del 40%, importiamo pure i pomodori dall’Ungheria! Non che
io ce l’abbia con i comunisti, no no. Infatti con Anna sono così, lei deve imparare, poi
con tutte queste cose che si sentono, l’accompagnerò fino ai 18 anni! Io ho paura di
mandarla in giro. Ha sentito i telegiornali? Qui la gente fa troppo come gli pare.”
Le ho chiesto perché e quando fosse venuta in Italia.
“ Sono venuta nel ’91, avevo 22 anni. Ho conosciuto un italiano, il padre di Anna. Lì
sembrano tutti bravi. Vengono, si possono permettere una vacanza da re con
cinquecentomilalire, ti fanno vedere che hanno i soldi. Vengono, vanno a Neptune
agli alberghi più belli, se ne vanno in giro da signori. Si possono permettere le
rumene più belle…Beh, con le rumene però cascano male, gliela fanno pagare. Lui
era buono, l’unica cosa positiva che c’aveva. Io mi sono sposata con lui in Romania,
poi sono venuta qui. Lui era un perditempo, non sapeva fare niente. Mi sono messa a
lavorare per non avercelo sempre davanti. Io in Romania ho fatto il liceo sanitario,
sono infermiera di sala operatoria, solo che ancora non avevo fatto l’equiparazione,
così ho lavorato due anni in nero. Poi nel ’93 è arrivata Anna. Questo non sapeva fare
niente, pensi che davanti al questore gli ho detto: “Parla, balbuziente!” e il questore
mi ha detto: “Ma perché te lo porti dietro?!”, il questore mi dava del tu perché non
ero ancora in regola con i documenti, ti trattano sempre così. Comunque poi
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quest’uomo l’ ho lasciato. Siamo state un po’ da sole io e Anna. Poi ho conosciuto il
mio compagno, stiamo insieme da 4 anni e mezzo.”
Le ho chiesto se fosse cristiano ortodossa.
La sig. Andrei: “ Sì, io sono ortodossa. Comunque non c’è tantissima differenza con
i cattolici. Ha visto anche il Papa è andato in Grecia. Io mi sono sposata in chiesa.
Quando Anna è nata sono andata dal prete per farla battezzare, gli ho detto che io ero
ortodossa e gli chiesto se dovevo battezzarmi di nuovo, ma ha detto che non c’era
bisogno, fra cristiani!”
Le ho chiesto se avesse sorelle o fratelli.
La sig. Andrei: “Ho un fratello, sta in Romania, cammina col bastone perché da
piccolo gli hanno fatto un vaccino quando non dovevano, faceva troppo caldo. Ha
avuto la febbre a 42, con quella febbre o si muore o si rimane paralizzati. Lui vive in
Romania.”
Le ho chiesto se ora lavorasse.
La sig. Andrei: “No, ora no, non ne ho bisogno. Il mio compagno ci dà tutto quello
che ci serve.”
Le ho chiesto se sentisse comunque il desiderio di lavorare.
La sig. Andrei: “No, sto meglio così.”
Le ho chiesto se si interessasse comunque alla Romania.
La sig. Andrei: “Sì, sì! Sempre, un po’ dai giornali, un po’ quando torno lì. Sono
molto attenta.”
Le ho chiesto quando ha preso la cittadinanza e se avesse votato.
La sig. Andrei: “L’ ho presa nel… , ho votato sì, ho votato anche nel ‘96”
Le ho parlato dei miei primi incontri con Anna e le ho raccontato che Anna non
voleva dire di avere la mamma romena.
La sig. Andrei: “Sì, io le ho detto di non dirlo a nessuno, che era una cosa nostra.”
Le ho chiesto perché Anna non si fosse mascherata a carnevale.
La sig. Andrei: “Perché a me non piace, è uno spreco di soldi. Con quello che costa
un costume le compro dieci vestiti. Deve imparare il valore dei soldi. Infatti, anche
normalmente non mi piace comprarle tutto quello che chiede, i soldi non si buttano, è
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inutile avere troppi vestiti! E poi a me il carnevale sembra una festa pagana, io non la
capisco… Io sono ortodossa. In Romania non c’è il carnevale.
Noi festeggiamo S. Nicola il 6 dicembre. I bambini, soprattutto i maschi, si
mascherano da animali, da capre e girano per le case cantando le “colinde” che sono
dei canti religiosi e ricevono in cambio frutta secca e noci. Anche il 31 dicembre si
cantano le “colinde” e lì regalano le monetine. Ho chiesto a mia madre se ha visto più
girare le “colinde”, ma mi ha detto che nessuno gira più. Io da piccola lo facevo. Noi
non festeggiamo nemmeno il 24 dicembre, al massimo non mangiamo carne, si
dovrebbe fare dai 40 giorni prima, pure a Pasqua, però l’albero lo facciamo. Ora noi
andiamo in Romania il 14 giugno, poi io vado in Francia e lascio Anna dai miei, poi
torniamo lì ad agosto e stiamo lì per tutte le vacanze. Quando torniamo in Romania
Anna ricorda subito il romeno, ha i suoi amici lì. Per un periodo, avevo bisogno, ho
fatto venire i miei in Italia, poverini, non sapevano la lingua. Mio padre è andato pure
ad una riunione a scuola, non ha capito nulla, tranne che volevano dei soldi!”
A questo punto i bambini hanno cominciato ad uscire da scuola, la signora ha voluto
il numero del mio cellulare, mi ha detto che sabato pomeriggio aveva provato tanto a
chiamarmi a casa, ma era sempre occupato. Le ho chiesto se potevo farmi dare il suo
numero di telefono dalla maestra se avessi avuto ancora bisogno di parlare con lei e
mi ha detto di sì. Ci siamo salutate e lei è andata incontro ad Anna.
4/06/2001
Oggi la II F è impegnata nella recita.
Sono arrivata a scuola alle 14:00 . I bambini erano ancora a mensa, al loro tavolo
c’era anche il direttore. Alle 14:30 siamo saliti in classe e i bambini hanno cominciato
prepararsi per la recita, c’era molta confusione. La recita era fissata per le 15:00, ma i
genitori sono arrivati alle 14:30, portando costumi dimenticati a casa e scatole per il
trucco. Verso le 15:00 ci siamo spostati in teatro, Manuela è rimasta dietro le quinte
per aiutare dei bambini che dovevano cambiare costume e io sono andata tra il
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pubblico. Ho visto la mamma di Emiliano seduta al centro della stanza che fa da
teatro, con la macchina fotografica in mano.
Alla fine dello spettacolo le sono andata incontro, l’ ho salutata e le ho chiesto se le
fosse piaciuta la recita. Mi ha risposto che era stato un spettacolo carino. Le ho
ricordato il nostro appuntamento per il pranzo di giovedì. Lei mi ha sorriso e ha detto
che se ne ricordava, poi siamo andate insieme in classe a prendere le cose di
Emiliano, ha detto che aveva molta fretta e che doveva tornare al lavoro. Quando la
sua mamma è presente Emiliano mi dà pochissima confidenza. Ci siamo salutate.
Sono andata via alle 16:30.
7/06/2001
Sono arrivata a scuola alle 11:30 e sono andata in II E . Si respira già aria di
vacanza e i bambini sono più agitati del solito. Sara ha fatto fare ai bambini il tema
sulla mamma . Anna è stata molto veloce a svolgere questo compito. Ho portato a
casa il suo tema per fotocopiarlo. Ad un certo punto i bambini mi hanno detto che
avevano svolto il compito che io gli avevo assegnato -inventare la conclusione della
storia del tulipano Cecilio- e mi hanno dato i loro quaderni. Ho chiesto ad Anna se mi
avesse portato la scheda sul rilevamento dei giochi che avevo dato da compilare alle
mamma, mi ha risposto di essersela dimenticata a casa.
Alle 13:30 siamo andati a mangiare.
Emiliano oggi non è venuto a scuola. Ho comunque provato a cercare la madre, che
aveva un appuntamento con me, ma non è venuta.
Siamo tornati in classe alle 15:00 circa, Manuela ha distribuito delle schede di
verifica in vista delle valutazioni finali. Sono andata via alle 16:30.
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11/06/2001
Sono arrivata a scuola alle 11:00 e sono andata in palestra come ogni lunedì, i
bambini però non c’erano così sono salita e li ho trovati in corridoio che facevano
ricreazione. Manuela mi ha ridato la macchina fotografica con cui le avevo chiesto di
fare le foto ai bambini della II E che giocavano in palestra ad “ammazzagente”. Loro
infatti vanno in palestra il venerdì, quando io non vado a scuola.
Alle 12:30 Manuela è andata via ed è arrivata Sara. Mi ha detto che aveva fatto fare
ai bambini il tema sulla mamma. Ha tirato fuori dalla borsa quello di Emiliano, aveva
scritto solo cinque righe. Mi ha chiesto se potevo provare a fargli aggiungere
qualcosa, altrimenti lei avrebbe dovuto dargli un’insufficienza.
Mi sono seduta accanto a Emiliano e gli ho mostrato il suo tema, gli ha chiesto se lo
considerasse finito, lui mi ha risposto di no. Allora gli ho proposto di finirlo in
quell’ora, prima di andare a mensa.
E’ stato molto faticoso, diceva di non avere idee, io gli ho ricordato la scaletta del
tema e gli ho fatto delle domande sulla sua mamma (per esempio come è, che lavoro
fa, cosa ti piace di lei e cosa non ti piace, cosa vorresti dirle ecc.) ma rispondeva
sempre con un “non lo so”. Alla fine è riuscito a scrivere qualche riga, ma è venuto
fuori un tema estremamente superficiale. Si era dimenticato, a suo dire, di scrivere
che la sua mamma parla il filippino, aveva scritto che parlava italiano ed inglese, poi
l’ ha aggiunto. Gli ho chiesto di nuovo se mi avesse riportato la scheda sul
rilevamento dei giochi che avevo dato a sua madre. Mi ha detto che aveva
dimenticato di portarla e che la porterà domani. Mi sono raccomandata di
ricordarselo, dato che la scuola sta per finire. Alle 13:30 siamo scesi a mensa. Io sono
andata via alle 14:30.
12/06/2001
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Sono arrivata a scuola verso le 9:30. In II E ho trovato Sara impegnata a ritagliare
parti di foto delle recite per farne un libretto da dare poi ai genitori. Ho passato la
mattina tra le due classi aiutandola a completare questo libretto.
13/06/2001
Sono arrivata a scuola verso le 10:00. Sono andata in II E dove c’era Manuela che
cercava di far leggere qualcosa ai bambini, che erano molto agitati al pensiero
dell’ultimo giorno di scuola. Verso le 11:30 sono cominciati ad arrivare alcuni
genitori e le rappresentanti di classe con il rinfresco. Ho chiesto a Emiliano se la sua
mamma sarebbe venuta e lui mi ha risposto “non lo so”, quindi no. La mamma di
Anna è arrivata prestissimo insieme al compagno. Ho chiesto ai genitori dei bambini
di lasciarmi ancora per un po’ i quaderni dei figli in modo che avessi la possibilità di
fare delle fotocopie. Li avrebbero poi potuti prendere il 25 giugno, alla consegne
delle schede. Anna partirà domani per la Romania, passerà tutte le vacanze con i
nonni.
Verso le 13:00 i bambini della II E sono andati via con i loro genitori, tranne
Caterina che è voluta rimanere in II F con la sorella. Siamo scesi mensa alle 13:30 e ,
come Manuela aveva promesso ai bambini, abbiamo passato l’intero pomeriggio in
cortile. Alle 16:30 siamo tutti usciti da scuola. Ad aspettare Emiliano fuori scuola
c’era suo padre, io gli ho chiesto se e come avrei potuto parlare con la moglie, lui
molto gentilmente mi ha dato il numero di cellulare di Maria e mi ha detto quando
avrei potuto chiamare . Ho salutato e sono andata via.
19/06/2001
Prima di iniziare il colloquio, prima quindi che accendessi il registratore, la signora
mi ha confidato di essere incinta, aggiungendo che questo bambino poteva essere un
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problema e che il giovedì seguente sarebbe andata ad un appuntamento in una clinica
privata per interrompere la gravidanza. Mi ha detto che il compagno preferiva così e
pensandoci bene anche lei, riferendosi sia ad eventuali problemi economici sia al
fatto che lei era sola. Con il suo “essere sola” intendeva la lontananza da una madre o
da una sorella che per lei sono indispensabili quando nasce un figlio.
Non è ancora chiara la vita di Emiliano nei primi due anni, la signora mi ha sempre
detto che il bambino è nato a Roma e lì in sostanza è rimasto -anche Emiliano dà
questa versione- però oggi (25/06/2001) ha accennato al fatto che anche con Emiliano
aveva seguito quel procedimento, ovvero che dal settimo-ottavo mese di gravidanza
si era trasferita di nuovo nelle Filippine per partorire e per affidare provvisoriamente
il bambino alla nonna mentre lei ritornava al lavoro. Più tardi però ha dato un’altra
versione secondo la quale il bambino è nato in Italia e successivamente ha passato un
periodo di tempo con la nonna materna nelle Filippine.
…
F. – L’altro giorno a scuola stavi dicendo che avresti voluto che Emiliano, dalla III in
poi, frequentasse la scuola nelle Filippine?
M.– Si, però lui non vuole, se posso però gli faccio frequentare le scuole
internazionali, una scuola americana o una scuola inglese.
F. – Tu hai insegnato la tua lingua - il tagàlog no?- a tuo figlio?
M.– No, lui non lo sa, non lo sa parlare.
F. – Come mai non gliel’ hai insegnato?
M.– Mah, lo sai, io avevo paura che parlando la nostra lingua a scuola si poteva
trovare in difficoltà. Solo per questo. Intanto io penso che glielo insegnerò quando lui
sarà grande, invece qualcuno mi ha detto che dovevo insegnarglielo subito.
F. – Nelle Filippine si parla di più l’inglese o di più il tagàlog?
M.– L’inglese è praticamente la nostra seconda lingua. A scuola c’è una materia
proprio, la materia soltanto filippino in tagàlog. Per le altre materie devi parlare
inglese, tutto in inglese, scienze, matematica…
F. –Com’è la scuola nelle Filippine?
52
M.– C’è l’asilo, dopo le elementari, poi le high schools, medie qua, non so come si
dicono.
Elementari da noi sono sei anni e l’asilo è come qua, tre anni, due anni o dipende.
Dipende dal genitore se lo vuole portare tre anni o quattro anni…fa come gli pare…e
poi le elementari, le medie sono quattro anni e poi c’è l’università. L’università
dipende da te. Se tu prendi una bella carriera, per esempio da noi per l’avvocato sono
otto-dieci anni, come me quattro anni, in Commercio quattro anni, ragioniere quattro
anni, infermiere quattro anni, solo il Management da noi è due anni o il computer,
come il computer engineer, da noi quattro anni. Dipende da te.
F. – L’idea di voler mandare Emiliano a scuola nelle Filippine è perché avete
intenzione di tornarci?
M.– Io intanto, il padre no, ancora no. Perché intanto mentre siamo lì come viviamo
con uno stipendio da quattrocentomilalire, cinquecentomilalire al mese?Io devo avere
il conto mio. Io appena arrivata qui in Italia ho lavorato per tre mesi in un ufficio,
come la Caritas. Poi lavoravo per conto mio perché mia madre aveva un negozio di
alimentari. Mia nonna era un’insegnante delle medie. La mia nonna si è sposata a
quindici anni, ragazzina! Perché da noi il genitore ti fa sposare con il figlio degli
amici. Parlano tra loro e decidono loro, senza chiedere se sono innamorati. E così ha
fatto mia nonna e la mia mamma è scappata al paese di mio padre, poi quando ha
avuto il figlio è tornatala mia nonna.
F. – Quand’è che sei andata via dalle Filippine?
M.– Nel ’90. Guarda guadagnavo quattrocento-cinquecento di stipendio, come facevo
a vivere? Da mangiare è lo stesso, costa uguale a qua, solo la differenza può essere la
casa. Però da mangiare è come qui.
F. – Di dove sei precisamente?
M.– Di Manila.
F. – Com’è Manila?
M.– E’ come qua a Roma, come vedi Roma, è proprio così! Un sacco di gente, pazzi,
pazzi, con le macchine, brum brum!
F. – I tuoi genitori sono a Manila?
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M.– Mia madre, io no ho il padre.
F. – Sei figlia unica?
M.– No, ho tanti fratelli, siamo in sette, io ho cinque fratelli e una sorella.
F. – E dove sono?
M.– Tutti a Manila.
F. – Non c’è nessuno dei tuoi parenti qua?
M.– No, non c’è nessuno, sono da sola qua! Solo cugini, la zia, però proprio della mia
famiglia non c’è nessuno. Non volevano venire perché loro sono bravi nel negozio. Io
ad un
certo punto ho avuto delle difficoltà in negozio perché non sono molto
paziente e ho perso i soldi. Ero depressa, volevo uscire. Volevo l’avventura, volevo
lavorare all’estero. Non volevo essere come i miei fratelli e mia sorella.
F. – Ha scelto l’Italia perché c’era già tua zia?
M.– No, no.Io sono venuta con degli amici. Io volevo vivere per conto mio, da sola
F. – Quindi tu, mi hai detto, sei andata via dalle Filippine nel ’90 e sei stata in altri
posti prima di venire in Italia, dove?
M.– Sono andata prima in Grecia, poi in Arabia e poi in Italia. Perché da noi sei anni
di elementari, a dodici anni ho finito le elementari, poi le medie quattro, a sedici anni
ho finito le medie e quattro anni di università. A venti anni mi sono laureata. Se tu
nelle vacanze continui ad andare a scuola si finisce in tre anni l’università. Però devi
pagare soldi extra, devi pagare molto di più. Alcuni lo fanno per essere più veloci.
F. – Quanti anni hai?
M.– Trentadue.
F. – Perché hai scelto prima di andare in Grecia, poi in Arabia ed infine qua, c’erano
dei motivi particolari?
M.– No, per avventura. Ma io, prima di avere marito e figlio, me ne sarei pure andata
in America da mia zia, ora è troppo tardi. Vorrei vedere tutto il mondo, io amo tanto
viaggiare. Quando ero piccola vedevo gli aerei e mi dicevo “quando sarò grande
salirò lì!”
F. – Come ti sei trovata in Grecia?
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M.– Non tanto bene, sono meglio gli Italiani. Tutti i più buoni erano italiani, quelli
che ho conosciuto in Grecia…sono stata sei mesi in Grecia.
F. – Invece in Arabia Saudita?
M.– In Arabia Saudita la gente era ricca! Solo che non potevi girare tranquillamente,
erano come maniaci, pericolosi!
F. – Di che religione sei?
M.– Cattolica.
F. - …E insomma poi sei andata via anche da lì?
M.– Sì.
F. – Anche lì eri con degli amici?
M.– Sì, sì, ero con le mie amiche. In Grecia invece ero proprio da sola. Comunque
andavo per lavorare, in Grecia, in Arabia Saudita io avevo il contratto. Io andavo lì
già sicura del lavoro. Va bene l’avventura, ma fino ad un certo punto…anche la
sicurezza!Qua invece, siccome è un paese molto libero, non avevo il contratto prima
di arrivare. Sono arrivata con il permesso turistico. Poi dopo è arrivata la legge che
dovevo mettermi in regola e tutto.
F. – Hai la cittadinanza italiana?
M.– No, no. Emiliano si, è nato in Italia.
F. – Cosa ti aspettavi arrivando in Italia?
M.– Mah, niente.
F. – Avevi in mente qualche idea o immagine dell’Italia?
M.– No, no. Forse l’idea che non erano buoni. Ma guarda in dieci anni che sono qui,
dieci a luglio, sono andata nelle Filippine solo una volta.
F. – Qui poi ti sei trovata bene?
M.– Sì, è la gente più buona di tutto il mondo.
F. – Quindi pensavi di trovare qualcosa che non ti piacesse e invece poi è stato il
contrario?
M.– Sì, sì. Perché è proprio come il mio paese, la libertà, la tradizione, la cultura.
Uguale, non cambia niente. Tutto come le Filippine, tranne quando è inverno, qui fa
più freddo.
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F. – Hai trovato subito lavoro?
M.– Sì. Ho cambiato dei lavori, mi hanno chiesto le referenze e io gli ho detto di
andare dai signori dove lavoravo prima. C’era un bel rapporto con loro.Io non sono
mai andata via dal lavoro male, sempre bene!Anche quando mi davano la mia
liquidazione ed era un po’ meno… a me non importa niente di queste cose!Solo per
quello io non litigo. Forse ho contato male, va bene!
F. – Hai mai avuto dei problemi con delle persone, ti sei mai sentita non accettata?
M.– No, no. Io quando lavoro mi dico sempre da sola di far meglio. Se poi delle
persone pensano cose brutte su di me io le allontano e non ci parlo. Comunque non è
mai successo. Nemmeno alle mie amiche. Ora forse qualcuna è in una famiglia non
proprio bella…Mio marito pure si trova bene, lavoro e figlio. Io pure lavoro, porto
Emiliano al giardino. Io lavoro fuori e lavoro dentro. Ho smesso nell’altra casa, torno
a casa mia, lava, stira, cucina…non cambia niente.
F. – Avete dei rapporti con altri Filippini che sono qui a Roma?
M.– Sì, sì. Abbiamo un po’ di amici.
F. – Frequentate anche la comunità filippina di Roma?
M.– Non lo so, no. Ogni domenica però si può andare a sentire la messa nella nostra
lingua, alla stazione Termini, vicino a Santa Maria Maggiore. Qualche volta andiamo
a S. Silvestro, Via Marsala…
F. – Ti fa piacere avere questa possibilità di incontrare dei connazionali a queste
messe in lingua Tagàlog?
M.– Mah, ormai, col figlio e il marito, tutta l’attenzione va a loro. Pochi amici… Non
ho tempo, non posso perdere il mio tempo. Lavoro otto nove ore al giorno, non è
possibile! Volevo fargli fare nuoto, sport a Emiliano, almeno il martedì e il giovedì.
F. – Quando ti sei sposata, in che anno?
M.– Ma io non sono sposata! Diciamo che va bene così. Ci vogliamo sposare, però
nelle Filippine. Però sto pensando che non mi voglio sposare in chiesa, invece di
spendere tutti quei soldi li metto nel conto corrente di Emiliano, per me il Comune è
uguale.
F. – L’anno scorso nelle Filippine c’è andato tuo marito?
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M.– Sì, sì.
F. – C’è andato anche Emiliano, com’è andata?
M.– Beh, agosto…Brutto periodo. Ci si deve andare tra dicembre e maggio. Si può
andare al mare. Altrimenti o piove o c’è il maremoto! Durante il periodo delle
piogge. La casa di mio padre non è a Manila, è come fuori Roma e sta proprio di
fronte al mare.
F. – Ma Emiliano è nato a Roma?
M.– Sì, sì…
F. – Quando è andato per la prima volta nelle Filippine?
M.– E’ andato quando aveva otto mesi, poi a tre anni e poi a sette anni. Ma lui sta
male, ha la febbre, il mal di pancia, proprio non è la sua cultura…
F. – Quindi Emiliano conosce poco la tua famiglia?
M.– Sì, li conosce poco. Anche quando andiamo giù lui non parla la nostra lingua.
Loro hanno imparato qualche parola d’italiano da lui!
F. – Quindi lui non può parlare con la nonna?
M.– No, ma è colpa mia. Io prima pensavo che gli avrei insegnato il tagàlog quando
diventava grande, perché pensavo che se gli insegnavo la nostra lingua subito poi a
scuola…Preferisco insegnargli l’inglese che un’altra lingua, tanto lui non ci vuole
stare nelle Filippine.
F. – Perché secondo te a lui non piace andare nelle Filippine?
M.– Lui ormai è abituato all’Italia, è andato lì, ha visto tutte quelle cose! A Manila è
andata meglio, però troppo caldo e umidità, quello fa male. Anche qui in Italia tanti
bambini filippini a lui non piacevano. Va d’accordo con i bambini italiani. Io non
gliel’ho insegnato. Noi prima abitavamo dove lavora mio marito, lui pensava che
erano nostri parenti! C’era un bel rapporto, come una famiglia, lo prendevano in
braccio, mangiavamo tutti insieme…Ora dice che quando sarà grande vuole la
macchina come Gabry, BMW o Porche. Domani dobbiamo mangiare con i figli della
signora. Appena loro si comprano la macchina nuova Emiliano è il primo a salire.
Adesso Valerio se ne compra un’altra, più bella della Porche, una BMW sportiva.
F. – Che cosa vorresti per il futuro di Emiliano?
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M.– Io vorrei che diventasse un bravo medico, ma lui non vuole. Quando ero piccola
mia madre voleva che io diventassi una maestra. Di solito se il genitore vuole una
cosa e tu un’altra è più importante la volontà del genitore. Io ora dico a mio figlio “fa
come ti pare, basta che vai a scuola che prendi…
F. – Stai pensando di tornare nelle Filippine?
M.– Quando Emiliano vuole. Noi aspettiamo e andiamo quando vuole lui.
F. – E se non volesse mai?
M.– Non lo so, forse cambierà…Quando avrà diciotto anni lui deciderà dove andare,
per la cittadinanza. Poi quando lui andrà a vivere da solo noi torneremo giù.
F. – Prima o poi quindi tornerai definitivamente nelle Filippine?
M.– Sì certo, comunque dipende tutto da lui, suo padre lo ama tanto…E’ un bambino
fortunato perché noi viviamo solo per lui
[ ]
F. – Da quanto tempo avete la casa solo per voi tre?
M.– Quasi due anni, non è grande…Pago settecentocinquantamila lire ogni mese, io
prendo un milione e lavoro come una matta, più il mangiare e le altre cose.
F. – Come mai siete andati via dalla casa dove lavorava tuo marito?
M.– Era troppo piccola per noi tre. E metà negozio di giocattoli era a casa mia! Il
figlio di Alessandra (Riccardo Poggi) quando è venuto da noi ha detto: “Sai, io non
ho giocattoli, solo le sorprese dei Kinder” “E come mai?” “La mia mamma non li
vuole comprare” e poi pure Roberto. Emiliano è fortunato perché ha tutto! Un giorno
mi ha detto: “Ho tutto mamma!” Ha il game-boy, il monopattino,la bici,
skateboard…non ha solo il triciclo! Però lui non ha mai rotto un giocattolo, sempre
tutti interi. Io però non gli ho comprato i giocattoli da diecimila,ventimila lire, da
settanta, cento, centocinquantamila lire…il trenino…Io non regalo ai suoi amichetti
quando fanno la festa cose che non hanno un valore perché dopo… per mantenerli.
F. – Quest’estate non andrete nelle Filippine?
M.– Vorrei andare in Grecia…Devo vedere il mio budget. Giovedì devo pagare per
levare quello…
F. – Emiliano ci ha promesso che a settembre avrebbe portato a scuola il sungka.
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M.– Sì, sì, lo faccio comprare a mia sorella e me lo faccio portare da una mia amica
che va giù… Tu ci sai giocare? Io sono molto brava. Un giorno quando arriva vieni a
casa e te lo insegno. E’ un gioco molto difficile…Ci sono dei buchi e dei
sassolini…Me l’ha insegnato mia nonna. E’ un gioco come gli scacchi, però più
divertente.
F. – E’ un gioco molto diffuso nelle Filippine?
M.– Sì, sì, ci giocano tutti.
F. – Così quest’anno niente Filippine?
M.– No, no. L’anno prossimo pure sarà difficile perché ci sono i mondiali e quindi
c’è molta confusione per gli aerei, pieni di gente…Quando stavamo in casa dei
signori di mio marito mi domandavano sempre come facevo ad educare Emiliano
perché io non alzo mai la voce né le mani.
Noi comunque non urliamo
mai…Emiliano ora resta con il padre. Tu dove abiti, sei venuta con il motorino?
F. – No, di solito vengo con l’autobus, abito all’Eur.
M.– Ah, vicino al Lunapark. Noi siamo stati a Gardaland.
F. – Sì lo sapevo. Avete la macchina?
M.– No, ci siamo andati con il pullman. Un viaggio organizzato con altre persone.
Abbiamo proprio affittato il pullman, due milioni, solo Filippini…Però se qualcuno
vuole venire non c’è problema, basta che lo conosciamo. Affittiamo il pullman e due
autisti.
F. – Quanti giorni siete stati?
M.– Un giorno. Siamo partiti la sera alle undici, alle otto eravamo lì. La sera siamo
ripartiti alle venti. E’ faticoso. Come prima…io sono andata a Parigi…tanto tempo fa
con le mie amiche.
F. – Ti è piaciuta Parigi?
M.– Mah, quella è roba da Bambini, Eurodisney…Vuoi un gelato? E’ ora di andare…
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Intervista a Maria
25/06/2001
Ho incontrato Maria a scuola, oggi le maestre consegnano le schede scolastiche ai
genitori.
Mi ha detto che non può abortire, perciò avrà il bambino. E’ incinta di tre mesi.
Maria ha preso la scheda di Emiliano ed ha parlato un po’ con me e con le maestre.
Mi ha invitato a prendere un succo di frutta al bar vicino a scuola.
Mi ha detto che a novembre ha intenzione di andare nelle Filippine per partorire e
lasciare a sua madre (Eufemia) il bambino, almeno fino a quando non avrà due anni.
Oggi mi ha detto che ha fatto così anche quando è nato Emiliano.
E’ indecisa se portare con sé anche Emiliano, se andasse anche lui perderebbe
completamente un anno, dato che nelle Filippine l’anno scolastico inizia a luglio.
Ha pensato di lasciarlo a Roma con il padre. Emiliano comunque non vuole partire.
E’ contento che la madre aspetti un altro bambino. Maria è molto agitata, crede di
non potercela fare. Non ha abortito perché si è accorta troppo tardi di essere incinta e
in clinica le hanno detto che aveva superato il tempo concesso dalla legge per
effettuare un’interruzione di gravidanza. Dice anche che il compagno non è contento
di questa situazione.
Ha parlato della sua famiglia, ha detto che stanno economicamente bene. Della
gravidanza ne ha parlato solo con la sorella, dice che le sorelle possono essere delle
amiche e che a loro bisogna dire la cose, mentre non bisogna far preoccupare le
mamme.
Ha parlato di alcuni suoi amici delle Filippine. Mi ha detto che suo fratello “è ricco”,
ha detto anche che a Manila abitavano in un quartiere “tipo questo” (Collina
Fleming).
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Mi ha detto che doveva andare a fare la spesa per il “signore”, le ho chiesto se cucina
mai filippino, mi ha detto che a volte lo fa, ma che è troppo complicato. Un giorno mi
farà assaggiare qualcosa.
E’ arrivato George, ci siamo salutati e si è seduto un attimo con noi, tornava dal
mercato. Mi ha detto di essere stato alla festa per la Roma, di cui è molto tifoso.
Maria non ha ancora detto alla signora per cui lavora di essere incinta, è un po’
preoccupata.
Le ho chiesto se sia informata di quello che accade nel suo paese, ha detto che non
ne vuole sapere niente.
Ci siamo salutate e lei è andata via insieme al compagno.
La signora Maria, come già si diceva, ha poi deciso di non interrompere la
gravidanza ed ha dato una sorellina a Emiliano, Viola. Emiliano si è, in un primo
momento, sentito confuso ma poi ha accolto la notizia della gravidanza della madre
con gioia, e con gioia e responsabilità ha accolto sua sorella quando è venuta al
mondo. A causa della salute cagionevole della bambina, Maria non ha potuto
lasciarla, come aveva già fatto con Emiliano, da sua madre nelle Filippine. Così
Viola, che è nata alla fine del 2001,
non ha ancora intrapreso quelle diciotto
faticosissime ore d’aereo…
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