Seduta consiliare del 10 novembre 2005 SEDUTA DEL CONSIGLIO COMUNALE DEL 10 NOVEMBRE 2005 Presiede Vincenzo Giudice - Presidente del Consiglio Partecipa il Segretario Generale Giuseppe Albanese ----(Durante la seduta del 7 novembre 2005 è venuto a mancare il numero legale per la validità della seduta, per cui il Consiglio non ha potuto validamente deliberare. Pertanto la seduta odierna è di seconda convocazione, ai sensi del TULCP 4.2.1915, n. 148, del T.U.E.L. 18.8.2000, n. 267 e dell’art. 44 del Regolamento di Organizzazione e funzionamento del Consiglio comunale per la trattazione degli argomenti già previsti nel programma dei lavori di quella seduta e non trattati). Il Presidente dispone si proceda all’appello nominale. Sono presenti i Consiglieri: ADAMO, BARUFFI, ALBERTINI BERETTA, RICCARDO, BIANCO, ANTONIAZZI, CAPUTO, BALDASSARRE, CARUGO, CICCIONI, CORMIO, DE ALBERTIS, DI MAURO, FANZAGO, FARINA, FERRARA, FIANO, GAMBITTA, GAROCCHIO, GILARDELLI, GIOBBI MARTINI, GIUDICE, MAIO, MARTINELLI, MASCARETTI, MASSARI, MASSEROLI, MOLTENI, OCCHI, PALMERI, PANTALEO, PENNISI, 1 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 PILLITTERI, RICCI, RIZZI, RIZZO, SALVINI, SPIROLAZZI, TENCONI, TERZI, TESTORI, TRISCARI, UGLIANO, VAGLIATI. Sono assenti il Sindaco Gabriele Albertini e i consiglieri: BASSI, BOSSI EMILIA MORATTI, CARLINO, CIABÒ, COLOMBO, DALLA CHIESA, DE PASQUALE, DI MARTINO, LIVA, LUCINI, MATTIOLI, MOLINARO, OTTOLENGHI, PARLANTI, SANTOMAURO, TINELLI, in numero di 16. Sono presenti gli assessori Martella, Sanavio e Verga. Ha giustificato l’assenza il Sindaco Gabriele Albertini. Essendo, pertanto, presenti n. 44 Consiglieri, il Presidente alle ore 16,44 dichiara valida la seduta. Nomina scrutatori i consiglieri Massari, Tenconi, Pantaleo. Indi così interviene: “Prima di all’approvazione iniziare dei con verbali, l’ordine comunico dei lavori, all’Aula i riguardo nomi dei componenti della Commissione Speciale che è stata deliberata dal Consiglio sulle occupazioni abusive delle case comunali. Sono i Consiglieri: Aldo Ugliano per i DS, Giovanni Testori per l’Unione di Centro, Antoniazzi Sandro per la Lista Antoniazzi, Carlino Giuliana per la Lista Di Pietro, Baruffi Maurizio per i Verdi, Basilio Rizzo per Miracolo a Milano, Ettore Tenconi per la Lega Nord, Carla De 2 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 Albertis di Alleanza Nazionale, Occhi Giovanni per Rifondazione Comunista, Terzi Giovanni per Forza Italia, Fanzago Andrea per la Margherita e Riccardo Albertini per il Gruppo Misto. Prima di iniziare, devo interrompere la seduta per 15 minuti perché c’è l’esigenza, da parte dell’Ufficio di Presidenza, di mettere a posto delle modifiche che necessitano al verbale della seduta del 27 ottobre 2005, quindi interrompiamo qui la seduta e la riprendiamo alle ore 17. Intanto prego i colleghi Antoniazzi, Pantaleo, Maio, Baldassarre e Martini Giobbi di avvicinarsi al tavolo della Presidenza”. Indi sospende la seduta. Sono le ore 16,48 Durante la sospensione della seduta sono entrati in aula i consiglieri Bassi, Carlino, Lucini, Parlanti, Tinelli; ne sono usciti i consiglieri Ricci, Martinelli: i presenti sono, pertanto, 47. E’ entrato altresì in aula l’assessore Manca; ne è uscito l’assessore Martella. Alle ore 17,15 riprende la seduta. Assume la presidenza della seduta il Presidente del Consiglio Vincenzo Giudice. 3 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 Il Presidente così interviene: “Riprendiamo i lavori. Prego i signori colleghi di fare un po’ di attenzione visto che dobbiamo risolvere un problema… C’è all’Ordine del Giorno di questa sera l’approvazione del verbale del 27 di ottobre 2005. Sul verbale del 27 ottobre 2005, in particolare per quanto attiene alla delibera numero 443, ‘Vendita dell’immobile di via Cicco Simonetta e via Cesariano’, ci sono state delle dichiarazioni e richieste di precisazioni da parte del sottoscritto e di alcuni Consiglieri, che dalla dichiarazione da parte mia, di chiusura della votazione, dalla quale risultava mancante il numero legale o comunque il numero necessario di Consiglieri per validamente deliberare in seconda convocazione, da questa dichiarazione, io ed alcuni Consiglieri, abbiamo chiesto di rettificare quel verbale. Da parte degli interessati c’è stata anche una visione diretta del filmato di quella seduta, dove effettivamente risultano presenti, quindi io vi leggo le dichiarazioni dei colleghi. Per quanto mi riguarda, vi leggo prima la mia dichiarazione e poi quella degli altri colleghi. Dal verbale della seduta del 27 ottobre 2005 risulta che la votazione concernente l’approvazione o meno della proposta di deliberazione n. 443, ad oggetto: “Vendita con la procedura di asta pubblica degli immobili di proprietà comunale siti in Milano in via 4 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 Cesariano 11 ed in via Cicco Simonetta 15”, ha avuto il seguente esito: presenti 18, astenuti 5, votanti 13, voti favorevoli 1, voti contrari 12. Ne è derivata la mia dichiarazione che la votazione era infruttuosa per mancanza del numero legale per rendere valida la seduta, dandosi assenti nell’allegato al verbale, tra gli altri, anche il sottoscritto. L’evidente insanabile contraddittorietà, di fatto (perché presiedevo la seduta) che invece era citato a verbale, va quindi necessariamente corretta. Poi i consiglieri Maio, Baldassarre, Antoniazzi, Pantaleo, Martini Giobbi hanno presentato queste dichiarazioni, ripeto, hanno avuto modo di verificare personalmente dal filmato della seduta quanto dichiarano e cioè che… Ne è derivata la dichiarazione da parte del Presidente che la votazione era infruttuosa per mancanza del numero legale per rendere valida la seduta, dandosi assenti, tra gli altri, il sottoscritto (quindi ognuno di questi Consiglieri) che, in contrario di quanto risulta dall’allegato verbale, era effettivamente presente al momento della dichiarazione di chiusura della votazione, ma non aveva partecipato alla votazione stessa. Di tale sua presenza emerge incontestabile videoregistrazione della seduta di cui è caso. 5 dimostrazione dalla Seduta consiliare del 10 novembre 2005 La videoregistrazione è stata anche esaminata dai componenti dell’Ufficio di Presidenza, che hanno tutti sottoscritto queste dichiarazioni e, pertanto, da queste dichiarazioni bisogna mettere a verbale questa dichiarazione che io vi leggo e che va quindi a rettificare il verbale della seduta del 27 di ottobre: ‘Il Presidente, preso atto delle incontestabili rettifiche che, in occasione dell’esame ed approvazione del verbale di seduta del 27 ottobre 2005, occorre introdurre in detto verbale; considerato che, per effetto di tali rettifiche, l’esito della votazione intervenuta sulla proposta di deliberazione numero 443, ad oggetto: “Vendita con la procedura di asta pubblica degli immobili di proprietà comunale siti in Milano, via Cesariano 11 e via Cicco Simonetta 15”, risulterà essere il seguente: presenti 24, astenuti 5, votanti 13, voti favorevoli 1, voti contrari 12, presenti al fine del raggiungimento del numero legale, ma che non partecipano al voto: il Presidente, i consiglieri Maio, Baldassarre, Martini Giobbi, Pantaleo e Antoniazzi. Quindi dispone che, in occasione dell’approvazione da parte del Consiglio Comunale del verbale della seduta del 27 ottobre 2005, con le rettifiche di cui in premessa, la sua dichiarazione di votazione infruttuosa, pagina 25 del verbale, venga corretta nel seguente modo: “La proposta di deliberazione numero 443 è respinta”. 6 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 Quindi con queste modifiche del verbale io chiedo se il verbale del 27 ottobre si può dare per approvato. C’è qualcuno che chiede di intervenire?”. Indi dà la parola al consigliere Palmeri. Esce dall’aula il consigliere Giobbi Martiini: i presenti sono, pertanto, n. 46. Il consigliere Palmeri così interviene: “Premetto che non entro nel merito della delibera, perché il nostro interesse non era quello di alienare l’immobile, ma di avere risorse per incrementare, dal punto di vista qualitativo per le ristrutturazioni, e quantitativo per eventuali nuovi acquisti, il patrimonio a disposizione di chi a Milano ha bisogno di case. Quindi, nell’affrontare questo argomento, io vorrei ribadire che avendo questo obiettivo in realtà la decisione di cui invece parlerò non sposta più di tanto, anzi, non sposta affatto, tenuto conto che poi andremo a recuperare le destinazioni in un emendamento alla delibera di piazzale Dateo, quindi in realtà non sposta nulla. Però vorrei fare un’osservazione che riguarda una questione di ordine generale, in modo tale che diventi uno strumento neutro che non può essere utilizzato dall’una o dall’altra parte a seconda delle convenienze. Io ricordo nitidamente 7 che al momento della Seduta consiliare del 10 novembre 2005 votazione l’Opposizione frettolosamente è uscita dall’aula e altrettanto frettolosamente è rientrata in aula. Ha vinto due frettolosamente a uno nei confronti della Maggioranza, nel senso che la Maggioranza stessa a sua volta ha frettolosamente abbandonato l’aula per evitare che i presenti in aula fossero i 20, che avrebbero reso la seduta in seconda convocazione valida con il numero legale. Alcuni colleghi…” (Intervento fuori microfono) Il consigliere Palmeri così prosegue: “No, no, non mi sto arrampicando, Consigliere, sto raccontando quello che tutti ricordiamo, cioè l’Opposizione prima è entrata, noi siamo rimasti in aula, poi l’Opposizione è rientrata in aula e noi siamo usciti dell’aula. È proprio su quest’ultimo punto che vorrei richiamare la vostra riflessione: c’erano dei colleghi di Maggioranza che stavano uscendo dall’aula, perché contrariamente alla loro intenzione iniziale, così come contrariamente alle intenzioni iniziali dell’Opposizione, l’Opposizione è rientrata, i colleghi di Maggioranza volevano uscire. Quindi io chiederei alla Presidenza, in generale, tenuto anche conto che, per esempio, quando si fa l’appello d’aula io posso nascondermi dietro la sedia del funzionario Berton, ma sono 8 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 presente in aula, non ho bisogno di dire ‘sì’, è una forma di cortesia dire che sono presente, una forma di aiuto agli uffici per la computazione del numero, ma io sono presente anche se sto zitto, anche se io dico che sono un fungo, non sono un fungo, anche se non dico che sono un uomo, sono un uomo. Questo per dire che, per esempio, accade spesso che la Presidenza… nel senso di essere umano, consigliere Occhi. Quando il Presidente dà disposizioni agli uffici di fare l’appello, accade spesso che colleghi che non intendono concorrere al numero legale sono presenti in aula, chiedono al funzionario a che numero siamo, per decidere di entrare o non entrare, accade che colleghi sono in aula durante l’appello, accade che colleghi danno indicazioni a colleghi della propria parte politica di permanenza o di uscita dall’aula, eppure è, diciamo, prassi consolidata che laddove il collega al momento dell’appello stia uscendo o stia abbandonando l’aula non concorre al numero legale. Cioè, negli ultimi quattro anni, a partire a ritroso dall’ultima seduta, quando il Presidente dice ‘sono presenti 30 Consiglieri in prima convocazione, la seduta non è in numero legale’, io non ho detto ‘no, Presidente, perché il collega Fiano o il collega Fanzago sono in aula a chiedere al funzionario Berton a quanti colleghi siamo arrivati nel computo dei 9 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 presenti’, non ho detto ‘no, Presidente, non siamo in 30, siamo in 35’, perché? Perché è prassi consolidata che c’è un rispetto della volontà di voto o di non voto, rispetto a quello che dicevo prima sulla presenza, di un collega. Nel caso specifico era palese che il colleghi Maio ed il collega Baldassarre stavano uscendo dall’aula e non avevano intenzione di esprimere il loro voto; a maggior ragione il collega Baldassarre è rientrato in aula, come si vede dalla registrazione, proprio per togliere il proprio tesserino ed annullare il voto precedentemente espresso. Questo per dire, Presidente, che noi dobbiamo darci un attimo di regole certe, perché io mi chiedo quale sarebbe stata la reazione dell’Opposizione se il Presidente avesse chiuso la votazione sulla delibera di cui stiamo parlando o di cui stavamo parlando perché, ripeto, non sto entrando nel merito della decisione, che rispetto, però vorrei che rimanesse a verbale, ma soprattutto in una nostra prassi d’aula, un comportamento oggettivo che tutti dobbiamo tenere e non temere. Quindi io mi chiedo: l’Opposizione cosa avrebbe fatto? Lo immagino, lo chiedo a voi, lo chiedo anche ai colleghi di Opposizione, cosa avrebbe fatto se il Presidente dopo 15 secondi o dopo 30 secondi che i colleghi di Opposizione erano fuori e non erano in aula, avesse chiuso la votazione? Io mi chiedo se i 10 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 colleghi non avrebbero protestato nei modi in cui li abbiamo visti protestare, con una certa anche violenza nei confronti della Presidenza, sull’interpretazione del Regolamento ed il Presidente sarebbe stato libero di chiudere la votazione dopo 10 minuti, quando voi avevate deciso di uscire, ed eravate fuori, io mi chiedo cosa sarebbe accaduto! Ci sarebbe stata la collega Adamo, non come protestante in modo virulento, ma come componente dell’Ufficio di Presidenza e persona particolarmente attenta alle dinamiche d’aula, anche dal punto di vista delle regole, avrebbe detto: Presidente, lei è stato scorretto, perché ha chiuso la votazione quando noi stavamo esprimendo una chiara intenzione di presenza in aula. Ora, non sto dicendo che al contrario il collega Baldassarre dirà: ‘Presidente, lei è stato scorretto (non è questo lo spirito del mio intervento) perché ha chiuso la votazione mentre noi stavamo uscendo’, però io chiedo all’aula e, ripeto, eliminiamo il problema della delibera, rispetto la decisione, (io sto parlando da Consigliere Comunale, perché sto facendo un’osservazione, secondo peraltro quanto mi consente il Regolamento a seguito delle variazioni al verbale), i componenti dell’Ufficio di Presidenza hanno preso una decisione, io la rispetto, quindi ognuno faccia il proprio, però da 11 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 Consigliere Comunale, componente di questa assemblea, io chiedo alla Presidenza e chiedo all’Ufficio di Presidenza che vengano date delle regole certe. Le regole certe non possono essere lasciate alle scelte del Presidente - lo dico in positivo – cioè al Presidente, che ad un certo punto reputa opportuno chiudere una votazione o non chiudere una votazione. Io credo che voi oggi avreste fermamente protestato nei confronti della Presidenza, qualora il Presidente invece di tenere aperta la votazione un minuto l’avesse tenuta aperta 50 secondi o 40 secondi, quando voi eravate fuori. Il numero legale non c’era e la delibera sarebbe stata esaminata in un’altra seduta dal Consiglio Comunale. Quindi, Presidente, accetto la decisione, l’accetto dal punto di vista formale, perché rispetto l’organo che l’ha espressa, l’accetto dal punto di vista sostanziale, perché dal punto di vista politico non cambia assolutamente nulla, noi abbiamo intenzione di comprare, di acquisire, non di vendere, quindi il nostro obiettivo permarrà - e spero che la Maggioranza si esprimerà nella direzione di approvare l’emendamento, che va a recuperare le destinazioni, gli obiettivi, le finalità della delibera di Cesariano e Cicco Simonetta in piazzale Dateo - e quindi dal punto di vista formale, dal punto di vista sostanziale io la decisione l’accetto, chiedo che per domani, 12 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 acquisito ieri, acquisito oggi, per domani chiedo alla Presidenza che vengano date in quest’aula delle regole certe riguardo: primo, all’appello in aula. Io chiedo formalmente che la prossima volta che un collega entra in aula durante l’appello il funzionario lo consideri presente, anche se non ha emesso alcun suono dalla bocca. Secondo: chiedo alla Presidenza che quando si è in sede di votazione o si danno dei tempi certi, quindi il Presidente suona il campanello e la votazione è per 30 secondi e dopo quei 30 secondi il sistema automaticamente dà per acquisiti i voti, oppure, Presidente, mi scusi, io credo che andiamo verso una fine stagione di Consigliatura in cui vengono strumentalizzate le regole. Io mi impegno a non strumentalizzarle, ma le regole le voglio conoscere, perché se non conosco le regole non solo sarei – non voglio esserlo - più forte nello strumentalizzarle, ma sarei più debole nel difenderle. Quindi io chiedo alla Presidenza di impegnarsi, insieme all’Ufficio di Presidenza, in questa direzione”. Entrano in aula i consiglieri Ottolenghi e Santomauro; ne esce il consigliere Ferrara: i presenti sono, pertanto, 47. Entra altresì in aula l’assessore Maiolo. Il Presidente dà la parola al consigliere Molteni. Il consigliere Molteni così interviene: 13 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 “Il collega che mi ha preceduto ha riassunto praticamente tutta la situazione. Io vorrei aggiungere, però, solo un punto, che è questo: che noi stessi, lo stesso elettore che si rivolge ai seggi per votarci, alle amministrative o alle politiche o quant’altro, in caso di dubbi di votazione viene tenuto conto di qual era la volontà dell’elettore nell’espressione del voto, e questo ci è garantito dall’articolo 69 del Testo Unico quando si parla di votazioni e anche di scrutini in materia di elezioni. Quindi , in questo caso il consigliere Baldassarre, che era rientrato per togliere la sua tessera dal proprio banco, mi sembra che volesse esprimere non certo il fatto di essere presente a favore o in astensione, ma togliendo la propria tessera quello che lui voleva esprimere era chiaramente di non partecipare al voto, di non essere presente al voto. Quindi va desunta comunque la volontà dell’elettore, in questo caso la volontà del Consigliere che vota. Questa mi sembra una cosa che sta nelle regole della democrazia”. Entra in aula il consigliere Di Martino: i presenti sono, pertanto, 48. Il Presidente così interviene: “Sono terminati gli interventi su questa questione. Io riprendo brevemente le osservazioni fatte dai colleghi Palmeri e dalla collega 14 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 Molteni. Molte delle osservazioni io le condivido, dobbiamo dirci con molta sincerità, tra di noi, che oramai è da tempo che abbiamo tutti quanti delle cattive abitudini; spesso durante le votazioni, per non dire durante le sedute, può essere normale, ma durante le votazioni ci sono colleghi che entrano ed escono, colleghi che aggiungono il proprio voto per alzata di mano dopo che la votazione è in corso… Quindi sono, diciamo, comportamenti che faremmo bene tutti ad eliminare per evitare questo tipo di problemi. Il problema non è tanto nella volontà dell’espressione di voto, anche perché in una decisione di questo tipo… Io prego i colleghi Di Martino e Mascaretti, se vogliono parlare lo possono fare tranquillamente, altrimenti non riusciamo a seguire. Questo è uno dei motivi per cui molto spesso avvengono situazioni, perché anche in aula è difficile ascoltare e parlare da parte di chi sta parlando. Non è tanto un problema di cercare di interpretare la volontà di chi in quel momento sta esprimendo una posizione, anche perché nella decisione che noi abbiamo dovuto assumere dobbiamo in qualche modo fare riferimento al Regolamento ed il Regolamento dice molto chiaro una cosa, al di là dell’interpretazione della volontà eccetera: che i Consiglieri che al momento della votazione sono presenti in aula e non votano, quindi non schiacciano il 15 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 bottoncino, al solo fine della determinazione del numero legale sono dichiarati presenti. Questo è il caso di cui stiamo discutendo. Qui non si mette in discussione chi ha votato a favore, contro, chi si è astenuto o chi voleva manifestare l’intenzione di non partecipare al voto, si è dovuto accertare se al momento della votazione in aula c’erano presenti dei Consiglieri, e l’esempio più eclatante riguarda il sottoscritto, perché io ero qua, ho chiamato la votazione, non risulta il voto, c’erano presenti dei Consiglieri che non hanno partecipato al voto. Il Regolamento da questo punto di vista, al di là di tutte le considerazioni che sono state fatte, è molto chiaro: quei Consiglieri, al fine della determinazione del numero legale devono essere considerati presenti. Questo di fatto ha, diciamo così, cambiato la mia dichiarazione sulla votazione alla delibera 443, che non è stata dichiarata approvata o respinta, si è semplicemente dichiarato che l’aula non era in grado di esprimere un voto per mancanza del quorum necessario. Una volta stabilito però che il quorum c’era per deliberare, a quel punto è cambiata la decisione sulla delibera. Certo, sarebbe stato diciamo più problematico ad un provvedimento approvato dall’Aula fare una verifica successiva che 16 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 avrebbe determinato una modifica di quella volontà del Consiglio, ecco perché io sono d’accordo con le considerazioni che il consigliere Palmeri faceva prima, però ci dobbiamo dare delle regole… più che delle regole scritte delle regole di comportamento tutti quanti noi. Nel senso che quando si è in fase di votazione o quando sappiamo che da un momento all’altro si può arrivare in fase di votazione, i colleghi oltre ad essere presenti in aula sarebbe cosa buona e giusta, come si suol dire, che stessero al loro posto, che ognuno di loro schiacciasse il pulsante per la delibera, evitando anche di entrare e di alzare la mano, perché questo inevitabilmente genera confusione. Ci sono poi problemi più particolari. Ricordo magari i Consiglieri con più anni di attività, che quando si decise di installare il sistema elettronico di votazione, ci fu un dibattito molto lungo e acceso per mettere anche, diciamo così, dei tornelli di registrazione, dei colleghi che portando la scheda dietro potevano in qualsiasi momento fare registrare, anche elettronicamente, il loro ingresso e la loro uscita dall’Aula. Questa soluzione non venne approvata dalla Conferenza dei Capigruppo, per cui se un collega non ha dietro la scheda o non inserisce la scheda o non è al proprio posto e non vota oppure esce, il sistema elettronico non è in grado 17 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 di registrarlo. Questo allora a maggior ragione, visto che abbiamo comunque in ogni seduta gli scrutatori, e lo dico perché se gli scrutatori della seduta del 27 di ottobre avessero fatto presente quest’anomalia immediatamente. immediatamente, La funzione degli l’avremmo scrutatori, risolta insieme alla Segreteria Generale, è quella di fare attenzione che al momento delle votazioni quello che accade in aula rispecchi la volontà che l’aula sta esprimendo in quel momento, altrimenti rischiamo comunque di avere dei problemi successivamente. Qualche collega, così come è avvenuto in questo caso, si è accorto che un altro collega, che pur era presente, non risultava tra i presenti dell’Aula, quindi con il lavoro che stiamo facendo questa sera. Se non ci sono altre osservazioni, e mi pare che nessuno poi alla fine abbia contestato il verbale, approviamo il verbale del 27 ottobre 2005 con queste precisazioni: ‘Il Consiglio Comunale, dato atto che il medesimo verbale riporta correttamente quanto avvenuto in aula consiliare; visto peraltro le dichiarazioni dei consiglieri Pantaleo, Antoniazzi, Martini Giobbi, Baldassarre e Maio, nonché dello stesso Presidente, così come risulta dagli allegati dal sub 1 al sub 6, che affermano la loro presenza al momento della chiusura della votazione sulla proposta di deliberazione numero 18 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 443, ad oggetto: ‘Vendita con la procedura di asta pubblica degli immobili di proprietà comunale siti in Milano, vi Cesariano 11 e via Cicco Simonetta 15’; rilevato che tale circostanza di fatto, concernente l’affermata presenza, è attestata dai signori componenti dell’Ufficio di Presidenza e dagli stessi che hanno avuto modo di visionare il filmato; considerato che il verbale in parola deve intendersi pertanto corretto, come di seguito indicato, in ordine alle risultanze della votazione occorsa sulla proposta di deliberazione innanzi citata: presenti 24, astenuti 5, votanti 13, favorevoli 1, voti contrari 12, Consiglieri presenti in aula che non partecipano alla votazione 6. Visto il provvedimento in data 10.11.05, con il quale il Presidente del Consiglio, avuto riguardo alle incontestabili risultanze di fatto sopra evidenziate, dispone la correzione del verbale di seduta del 27 ottobre 2005 nel senso che l’intervenuta votazione non è infruttuosa, bensì comporta la non approvazione della delibera numero 443; atteso che la riscontrata discrasia è da attribuirsi al sistema elettronico di rilevazione dei risultati della votazione, che evidenzia come presenti soltanto i Consiglieri votanti ed astenuti e non anche quelli che non partecipano alla votazione, pur essendo presenti in aula; con voti unanimi si dispone : 1) di prendere atto delle dichiarazioni del 19 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 Presidente del Consiglio Comunale e dei consiglieri Pantaleo, Antoniazzi, Martini Giobbi, Maio e Baldassarre, come da allegato alla presente deliberazione da sub 1 a sub 6. 2). 2) Il verbale della seduta consiliare del 27 ottobre 2005 è pertanto approvato con le seguenti rettifiche: a pagina 25, al riscontro dei voti la votazione dà il seguente esito: presenti 24, astenuti 5, votanti 13, voti favorevoli 1, voti contrari 12, Consiglieri presenti che non partecipano alla votazione 6. Il Presidente dichiara che la proposta di deliberazione numero 443 è respinta. 3) Incaricare il competente Settore affinché vengano adottate le opportune iniziative finalizzate ad eliminare l’inconveniente rilevato in premessa e riguardante l’inesatta indicazione dei Consiglieri presenti nell’aula consiliare’. Queste dichiarazioni e questi allegati vengono allegati al verbale del 27 ottobre, che diventa così approvato dal Consiglio Comunale”. Quindi il verbale della seduta del Consiglio comunale del 27.10.2005, con le osservazioni sopra riportate, si intende approvato senza votazione, giusta il disposto dell’art. 69, comma 3, del Regolamento di organizzazione e funzionamento del Consiglio comunale.” Indi così prosegue: 20 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 “Passiamo all’Ordine del Giorno. Prima devo fare un’integrazione alla comunicazione fatta in apertura di seduta, cioè che il consigliere Farina entra a far parte della Commissione Speciale Alloggi sulle occupazioni abusive, a nome del Gruppo di Rifondazione Comunista, e non il consigliere Occhi, come avevo indicato precedentemente. N/494 – INTERVENTO ADOZIONE AI SENSI DEL E PROGRAMMA PER GLI INTEGRATO EFFETTI DELLA DI LEGGE REGIONALE 11.3.2005 N. 12 RELATIVO ALLE AREE SITE IN VIA B. VERRO, VIA ALAMANNI E VIA V. FERRARI, IN VARIANTE AL P.R.G. VIGENTE APPROVATO IL 26.2.1980 CON DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE LOMBARDIA N. 29471 E SUCCESSIVE MODIFICHE. Il Presidente invita il Consiglio a procedere alla trattazione dell’argomento in oggetto, di cui alla proposta di deliberazione che si allega e già notificata ai consiglieri comunali. Dà indi la parola all’assessore Verga affinchè illustri il provvedimento. L'assessore Verga così interviene: “Signor Presidente, Consiglieri, questo provvedimento riguarda un Programma Integrato di Intervento in variante al Piano 21 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 Regolatore, coerente con gli obiettivi delineati dal Documento di Inquadramento delle politiche urbanistiche. L’area interessata è di 47.000 e rotti metri quadri, articolata su due aree, un’area a nord, di 3.500 metri quadri, con un indice di utilizzazione 0,65, e un’altra di dimensione di quasi 44.000 metri quadri, con un indice di utilizzazione 0,325. L’ambito di riferimento urbano compreso tra le vie Ripamonti, Ferrari e Antonini presenta uno scarso livello di consolidamento al proprio assesto morfologico, un apparato disomogeneo e disarticolato della rete viaria ed un sistema delle funzioni caratterizzato da un utilizzo fortemente differenziato con un tessuto edilizio che presenta stati di degrado e di sotto utilizzo. Gli obiettivi di cui al Documento di Inquadramento sono perseguiti e il progetto è parte integrante di un coordinamento progettuale unitario, nel quale si inserisce, appunto, questa proposta di Programma Integrato. Il Programma prevede residenza per 15.340 metri quadri, il 20% dei quali destinati ad edi lizia convenzionata. La previsione di una quota di funzioni compatibili con la residenza da concentrare preferibilmente alla base degli edifici e a margine di una piazza di nuova previsione. Il Programma prevede inoltre il recupero edilizia 22 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 della Cascina Viscontea, per una superficie complessiva di 1.800 metri quadri di S.L.P.. Per quanto riguarda l’obiettivo di riorganizzazione degli spazi aperti e destinati a verde di quartiere, il Programma prevede: la realizzazione di un’asse esclusivamente ciclopedonale, caratterizzato da una sistemazione con panchine a doppio filare alberato, quale elemento ordinatore e connettivo degli spazi pubblici di nuova previsione; la riqualificazione ambientale anche attraverso la sistemazione della Roggia Vettabbietta; la realizzazione di una serie di spazi verdi attrezzati per il gioco dei bambini, lo sport, le bocce, direttamente collegati con la strada pubblica e con l’asse ciclopedonale; una nuova piazza porticata dal forte carattere urbano. In particolare negli interventi di trasformazione è previsto il reperimento di una quota minima complessiva di aree a standard per quasi 25.000 metri quadri, esattamente 24.893, di cui 23.000 a verde, percorsi attrezzati e piazza, 1.300 a parcheggi pubblici ed un asservimento di aree per passaggi pedonali di 360. Oltre alle aree destinate a giardini pubblici attrezzati, viene prevista la realizzazione e cessione di due aree a parcheggio, una a completamento di un parcheggio già esistente, in fondo a via Noto, 23 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 un’altra localizzata a sud dell’area di intervento, in prossimità di via Ferrari, a servizio delle aree. In particolare c’è un’attenzione speciale rivolta al rapporto tra gli spazi aperti e gli spazi costruiti. Mi sembra che per le argomentazioni che sono state qui riprese e per il significato più generale della proposta, sia meritevole dell’approvazione del Consiglio”. Il Presidente dà la parola al consigliere Ciccioni. Il consigliere Ciccioni così interviene: “Assessore, lei mi ha già sentito altre volte intervenire su alcune delibere di urbanistica ed io più rifletto sulle cose che decidiamo all’interno di quest’aula più mi rendo conto che probabilmente qualche volta ci sfugge la correlazione tra gli effetti di quello che andiamo a votare e appunto quello che in ragione di questo voto va a realizzarsi sul territorio, perché nell’atmosfera di solito, purtroppo, anzi, spesso disattenta ed in qualche modo, come dire, di routine, le decisioni che prendiamo e che riguardano il territorio sono quelle che hanno un preciso riferimento, un preciso pesante impatto su quella che è la vita quotidiana, non solo nostra, naturalmente, ma di tutti i cittadini milanesi. Se il tutto a volte sembra supportato da quelle che sembrano essere le normative al riguardo, peraltro estremamente complesse, 24 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 tant’è che lei lo ricorderà, la questione del rito ambrosiano, non certo visto in termini positivi, è appunto un portato di quello che è accaduto fino a poco tempo fa, ma che evidentemente, diciamo, sta ancora accadendo, e ha proprio un riflesso, questa cosa, anche su questa delibera, la quale delibera, io direi, appare quasi come una chicca in alcune affermazioni che vengono fatte ad esempio a pagina 10. Ma la prima cosa che intendo segnalare è questa: lei poco fa si soffermava a raccontarci, a dirci che, all’interno di questo P.P.I., 23.000 metri quadri saranno riservati a standard. Ma una cosa precedentemente avremmo dovuto, credo, segnalare, e cioè che dei 45.000 o 46.000 metri quadri di questo PII , 3.889 metri quadri sono con destinazione funzionale industria… Assessore le sarei grato se potesse concedermi la sua gentile attenzione… La ringrazio dell’attenzione, sto parlando con l’assessore Verga. 43.157 sono con destinazione funzionale ad aree per servizi ed impianti tecnologici e 347 hanno destinazione funzionale di C. verde (aree per spazi pubblici a parco). Cioè, voglio dire, non c’è un metro quadro di queste tre qualità di area sul quale sia previsto di fare residenza, niente di tutto questo consente di fare residenza, ma per una serie di artifici e per una serie di applicazioni di leggi che sono state votate, naturalmente, dalla vostra parte politica, 25 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 oggi abbiamo che su questi 46.000 metri quadri andiamo a realizzare 15.000 metri quadri di residenze, di cui una parte convenzionata. Allora è abbastanza buffo, è abbastanza singolare, Assessore, sentirla dire che all’interno di questi PII abbiamo riservato 23.000 metri quadri a standard urbanistici, perché nella realtà siamo andati a coprire e siamo andati ad intervenire con un’operazione immobiliare laddove non era previsto un metro quadro di residenza. Il fatto che gli operatori coinvolti in questa delibera abbiano nomi altisonanti, naturalmente, né in senso positivo né in senso negativo, mi induce a pensare che l’Amministrazione abbia voluto in qualche modo non seguire le vie che avrebbe dovuto seguire. Non dico questo. Resta il fatto che questa è l’ennesima delibera con la quale portiamo sul territorio della città altro cemento, in questo caso 460 persone in più sul territorio, che significheranno più traffico, più inquinamento, naturalmente più stress e naturalmente una diversa e peggiore qualità della vita. Questo è quello che magari in quest’aula non viene recepito, Assessore, ma fuori diventa cemento, fuori diventa traffico, come dicevo, e diventa più pesante per tutti i cittadini. Per quanto andremo avanti su questa situazione? Non solo. Tra l’altro la stessa 26 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 relazione segnala che quest’area è molto vicina alle aree del perimetro del Parco Agricolo Sud Milano, sulle quali si stanno addensando, anche in ragione di quel protocollo d’intesa che lei gentilmente mi ha fatto avere, che in realtà aspettavo da molto tempo e che prevede tutta una serie di interventi proprio sulle aree del Parco Agricolo Sud Milano. Le esprimo ancora una volta, con questo mio intervento, tutte le preoccupazioni che i cittadini milanesi hanno per questo modo di intendere l’urbanistica a Milano”. Entra in aula il consigliere Colombo: i presenti sono, pertanto, 49. Entra altresì in aula l’assessore Gallera. Il Presidente dà la parola all’assessore Verga per la replica. L’assessore Verga così interviene: “Soltanto per precisare, per il Consiglio, per non essere assolutamente fuorviato, che la destinazione dell’area era a servizi tecnologici, quindi un’area comunque destinata all’edificabilità, per la quale il Documento di Inquadramento delle politiche di Milano dice che l’utilizzazione deve essere realizzata entro dei livelli di indici che sono la metà di tutte le altre previsioni. Difatti applichiamo 0,325 invece di 0,65. Quindi mi sembra che da questa 27 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 breve informativa supplementare ne discenda anche una considerazione e una risposta all’intervento”. Indi dà la parola al consigliere Rizzo per dichiarazione di voto. Il consigliere Rizzo così interviene: “Io, signor Presidente, non ho esaminato, lo confesso, con molta attenzione la delibera in sede di Commissione , ero convinto che stasera si discutesse della Dateo, per cui ho studiato quella. D’altra parte ho ascoltato con attenzione le cose che ha detto il consigliere Ciccioni e vengo confortato nelle mie considerazioni anche da un piccolo esame del luogo nel quale si discute della collocazione di queste aree e degli interlocutori privati dell’Amministrazione. Io non ho difficoltà a dire che non sono operatori, almeno uno di questi ha ben meritato nei confronti della città. Quindi ritengo di non poter votare a favore di questo provvedimento, perché credo che sia un ragionamento difficile da accettare, quello secondo il quale uno presenta un bel progetto da una parte e poi magari, dall’altra, ancora ha dei contenziosi lunghissimi con l’Amministrazione, mai risolti, e si rifiuta di fare quello per il quale si era impegnato a fare. Io penso che l’Amministrazione debba, in questi casi, esaminare in un modo collettivo tutte le vicende, prendendo atto o 28 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 meglio io faccio così nelle mie considerazioni, sono anni che non riesco sapere come tutta una serie di convenzioni se siano state rispettate o non siano state rispettate, e quindi mantengo la mia diffidenza nei confronti di provvedimenti che vengono presentati in nome e per conto di società che corrispondono ad operatori che si sono così comportati nell’Amministrazione. Quindi il mio voto sarà contrario”. Il Presidente pone in votazione la proposta di deliberazione in oggetto. Dal sistema di votazione elettronico risulta che hanno partecipato alla votazione n. 41 consiglieri, come da documento n. 1, che si allega. Al riscontro dei voti, la votazione dà il seguente esito: Presenti n. 41 Astenuti n. Votanti n. 40 Voti favorevoli n. 27 Voti contrari n. 13 1 Il Presidente ne fa la proclamazione. --- 29 (Adamo) Seduta consiliare del 10 novembre 2005 Il Presidente sottopone all’esame del Consiglio l’ordine del giorno a firma del consigliere Fanzago ed altri, iscritto all’ordine del giorno con il n. 470, che si allega. Dà indi la parola al consigliere Fanzago per l’illustrazione. Il consigliere Fanzago così interviene: “L’ordine del giorno che abbiamo presentato e che oggi andiamo a discutere anticipa di fatto un provvedimento che noi riteniamo assolutamente grave, nel senso che l’Amministrazione Comunale avrebbe intenzione di vendere uno stabile che è stato ristrutturato, sul quale stabile l’Amministrazione Comunale ha investito una cospicua cifra di denaro pubblico, uno stabile che prevede anche l’inserimento di una serie di servizi alla persona (scuola materna, una comunità alloggio per anziani), servizi che sono già stati arredati, cioè l’Amministrazione ha già acquistato gli arredamenti di questi servizi e che potrebbero benissimo essere utilizzati a partire dalla settimana prossima, se questa sera il Consiglio Comunale deciderà di non vendere questo immobile. Per non parlare poi degli alloggi. È inutile che il dibattito di questa sera, secondo me, si soffermi sulle cifre, perché i numeri sono anonimi, e citerò dei casi, però lo farò durante la discussione della delibera, perché credo che se adesso mi mettessi ad elencare 30 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 i numeri di coloro che hanno partecipato al bando, i numeri di coloro che hanno presentato una domanda di articolo 10, i numeri di coloro che sono sottoposti a sfratto e attendono ancora un alloggio, checché ne dica qualche Consigliere Comunale che in televisione afferma che chi viene sfrattato oggi a Milano riceve subito la casa, ma invece esiste una graduatoria degli alloggi per sfratto… dopo dimostrerò anche con nomi e cognomi questo dato di realtà. Io credo che oggi sia grave assumersi questa responsabilità perché oggi a Milano il primo problema è il problema abitativo, è il problema della casa ed un’Amministrazione responsabile deve dare una risposta a questo problema. Abbiamo passato 12 anni senza dare una risposta a questo problema, oggi questa è diventata la prima emergenza di Milano ed io credo che sia importante che il Consiglio Comunale, votando questo Ordine del Giorno, si assuma la responsabilità di dire no alla vendita, di mettere immediatamente alla disponibilità del Settore ERP questi alloggi e quindi di andare subito ad assegnare questo patrimonio immobiliare per dare una risposta abitativa alle tante persone che oggi hanno fatto domanda e che, ahimè, sono in graduatoria. 31 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 Questo in sintesi è il contenuto dell’Ordine del Giorno. Ho già anticipato che durante il dibattito della delibera mi soffermerò nel dettaglio a raccontare delle storie. Certo, se questo viene approvato, naturalmente non ci sarà bisogno di discutere, di votare anche sulla delibera”. Esce dall’aula il consigliere Rizzi: i presenti sono, pertanto, 48. Il Presidente dà la parola all’assessore Sanavio per il parere della Giunta. L'assessore Sanavio così interviene: “Il parere è evidentemente negativo, anche perché ho sentito delle cose da parte del consigliere Fanzago ormai non più attuali, nel senso che si va comunque ad acquistare degli immobili pronti per renderli disponibili per la cittadinanza. Quindi il parere è negativo”. Il Presidente dà la parola al consigliere Testori. Il consigliere Testori così interviene: “Noi come Gruppo abbiamo a suo tempo sottoscritto quest’ordine del giorno, perché ritenevamo che non c’erano notizie e comunque garanzie per quanto riguarda la possibilità di sostituire con una certa celerità i 157 alloggi di piazzale Dateo con altri 32 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 alloggi disponibili da assegnare all’edilizia popolare. Quindi la firma era vincolata alla mancanza di certezza per quanto riguarda la possibilità di disporre di immobili in tempi brevi. Adesso le cose sono cambiate. Sono cambiate nel senso che noi, attraverso anche le modifiche che saranno proposte a breve, attraverso emendamenti alla delibera su piazzale Dateo, abbiamo la possibilità di avere la disponibilità immediata di una parte di alloggi ALER, abbiamo la possibilità di avere una disponibilità a tempi brevi di altri 429 immobili da ristrutturare. Cioè in tutto arriviamo ad oltre 500 appartamenti, rispetto ai 157 di piazzale Dateo. Quindi , direi che il problema nostro, che era quello di avere la disponibilità immediata in tempi brevi, per un verso e per l’altro, di alloggi disponibili da assegnare agli sfrattati di Milano, con precedenza assoluta per le persone che si trovano in stato di bisogno particolare, come gli anziani e come gli handicappati, in questo caso viene assolta questa esigenza, che è un’esigenza di carattere obiettivo, un’esigenza di carattere sociale, che non c’entra niente con la politica, ma riguarda molto la necessità di alloggi da parte di queste persone. Quindi, ripeto, noi contro una vendita che ci può comportare un introito non indifferente di 157 alloggi, andiamo a recuperarne 33 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 altri, cioè 73, da quelle modifiche che proporremo, dall’ALER, e 429 per sostituzione di immobili che saranno fatti in tempi brevi. Quindi noi ritiriamo la nostra firma da quest’ordine del giorno e ovviamente voteremo contro”. Il Presidente dà la parola al consigliere Antoniazzi. Il consigliere Antoniazzi così interviene: “Prendo la parola per sostenere quest’ordine del giorno, perché io credo che bisogna mettere un alt a questa idea sbagliata, a questa politica sbagliata da parte dell’Amministrazione, di vendere del patrimonio pubblico con fittizie - sottolineo fittizie proposte che dovrebbero fare in modo di portare ad un aumento del patrimonio. Per la realtà sia i tempi, sia le modalità, sia i numeri non portano assolutamente a questo. È stato un segno quanto è successo per Cicco Simonetta e per quanto riguarda Cesariano, che non è solamente un problema dell’Opposizione, perché se è uscita la Maggioranza a quella votazione vuol dire che qualche problema c’era o vuol dire che anche molti nella Maggioranza, comprese le firme che ci sono in quest’ordine del giorno, che poi evidentemente cambiano perché cambiano i tempi, cambiano gli uomini, cambiano le situazioni, però danno il segno di un profondo malessere su questa situazione. 34 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 Io credo che tutte queste promesse, tutti questi discorsi… Quante volte abbiamo sentito De Corato che ci ha propinato elenchi lunghissimi di case popolari, sociali, economiche, di ogni tipo, che sarebbero state fatte? Quello che è vero che andando a vedere ogni volta alla fine dell’anno ci sono 100 alloggi pubblici nuovi. Questo è quello che è stato realizzato. È vero che nel 2005, e probabilmente nel 2006, queste aumenteranno in base alle ultime decisioni, però fino al 2004 sono stati 100 alloggi; però, governate da anni, e quindi io capisco questo sprint in tempi più recenti, però questa è stata la media finora realizzata. La delibera relativa a piazzale Dateo porta anche questo risultato: che gli appartamenti pubblici diminuiranno ed i calcoli sono semplici, Assessore, basta portarli, perché voi comprate 153 alloggi dall’ALER, quelli dell’ALER non sono edilizia privata, è vero che li vendono, ma non è edilizia privata, è edilizia convenzionata. Quindi voi trasferite un patrimonio da edilizia convenzionata ad edilizia privata. I conti non tornano. Mancano mi sembra 63 alloggi. Cioè il patrimonio pubblico, se consideriamo i 157 alloggi di piazzale Dateo, che dovrebbero essere pubblici, e gli attuali 153, che comprate dall’ALER, diminuiscono, perché voi li mettete sul patrimonio privato. 35 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 Io credo che sia veramente un risultato disastroso. Non so dal punto di vista finanziario, dal punto di vista dell’edilizia pubblica sicuramente è un fatto molto negativo. Io insisterò poi anche successivamente, quando entreremo nel merito della delibera: guardate che queste decisioni sono tutte a rischio di illegittimità. Per me sono illegittime, perché è patrimonio pubblico. Voi vi arrampicate sui vetri, ma avrete bisogno dell’autorizzazione. Sono illegittime perché ci sono 70 inquilini, a cui voi tre anni fa avete scritto dicendo se avevano intenzione di ritornare, e hanno detto che volevano ritornare. Sono illegittime, io credo, per il fatto che questo scambio con l’ALER è veramente una roba ignominiosa. Io poi interverrò nel merito con maggior precisione, ma io vi inviterei veramente a non proseguire su questa strada. Ormai le elezioni sono vicine, invece di persistere in una linea sbagliata, fate un bel gesto: non andate via con atteggiamenti di carattere vendicativo, e dopo di me il diluvio! Fate una roba un po’ più intelligente: dimostrate, una volta tanto, che avete a cuore i cittadini! Se oggi prendete una decisione, di dare questi alloggi ai cittadini milanesi, a quelli che hanno bisogno, voi conquistate consensi e conquistate approvazioni, conquistate attestazioni di stima. Lascio stare i voti, che è un’altra questione, ma credo che 36 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 sicuramente avreste un risultato positivo del consenso. Non lo volete fare? Peggio per voi. Però è una cosa grave su cui dovremo assolutamente ritornare”. Entra in aula il consigliere Mattioli: i presenti sono, pertanto, 49. Assume la presidenza della seduta il Vicepresidente del Consiglio Riccardo Albertini. Il Presidente dà la parola al consigliere Molteni. Il consigliere Molteni così interviene: “Ho firmato l’ordine del giorno 470, riguardo alla vendita dell’immobile di piazzale Dateo, per conto del mio Gruppo, in rappresentanza del Gruppo della Lega, perché allora non avevo capito bene che cosa si andava a comprare e dove, e se c’erano garanzie o meno per le persone anziane e disabili, in quanto in piazzale Dateo, mi era stato detto, che vi erano degli alloggi protetti. A distanza di tempo le cose sono cambiate. Quando andremo in discussione sulla delibera, potremo vedere che ci sono anche degli emendamenti, alcuni di questi, appunto, li abbiamo concordati in Maggioranza, tra i quali un emendamento voluto come Lega Nord e sottoscritto di Capigruppo di Maggioranza, e quindi condiviso e voluto dalla Maggioranza, per la qual cosa gli 37 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 alloggi in ERP ricavati dalla vendita di piazzale Dateo, quindi nuovi alloggi ERP, bene, questi chiediamo che vengano destinati alle famiglie sotto sfratto, che hanno nel loro nucleo familiare le persone anziane e disabili. Questo ai sensi dell’articolo 80 della Legge 388/2000. Per questo motivo ritiro, per conto del mio Gruppo, la mia firma dall’ordine del giorno”. Esce dall’aula il consigliere Bianco: i presenti sono, pertanto, 48. Esce altresì dall’aula il Segretario Generale Dr. Giuseppe Albanese. Partecipa il Vicesegretario Generale Dr.ssa Maria Giuliana Ferrari. Il Presidente dà la parola al consigliere Ugliano. Il consigliere Ugliano così interviene: “La mia firma invece ovviamente la mantengo, per quanto riguarda quest’ordine del giorno. Io credo che sussistano tutte le ragioni per mantenere l’atteggiamento che noi abbiamo assunto nel corso di questi ultimi mesi, di questi ultimi anni. La situazione nella nostra Città, dell’emergenza abitativa, è sotto gli occhi di tutti e l’operazione che si sta cercando di portare avanti con questa asta pubblica è un’operazione, a mio modo di vedere, lo dico con grande 38 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 pacatezza, con grande sincerità, però è un’operazione sbagliata, perché, vedete, con i proventi derivanti dalla vendita di piazzale Dateo la Giunta si propone di acquistare degli alloggi presenti all’interno dei PRU di Rubattino, di altri PRU, dei PRU famosi che abbiamo ereditato dalla Giunta Leghista, di comperare case che sono all’interno di quei Programmi di Riqualificazione Urbana e che avevano la caratteristica, quando furono approvati, di essere degli alloggi di edilizia residenziale pubblica. Certo, poi qualcuno ci ha detto che per magia, per questioni inerenti trattative con la Regione e con altri Enti coinvolti dentro le normative afferenti la realizzazione di questi Piani, questi alloggi si sono trasformati in edilizia convenzionata. Ma il problema, badate bene, è molto semplice: piazzale Dateo si doveva, una volta ristrutturato, ovviamente, aggiungere a quelle altre unità immobiliari presenti all’interno dei Piani di Riqualificazione Urbana, invece noi facciamo come un gioco veramente singolare, cioè ai fini contabili, ai fini patrimoniali del Comune potremo dire di avere più alloggi, cioè nel senso che noi venderemo questo immobile, ne acquisteremo di più, e quindi dal punto di vista patrimoniale questo potrebbe anche sembrare vero. Ma dal punto di vista, come dire, del senso generale della proprietà pubblica degli immobili, cioè 39 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 dell’accrescimento o meno, della capacità degli Enti pubblici di rispondere all’emergenza abitativa in questa città, il saldo è ovviamente uguale a zero. Ed è questa la cosa su cui vi invitiamo a riflettere, a pensare e a capire che in realtà questa è un’operazione che non va bene, non va oltre il respiro limitato che essa in realtà si propone. Io vorrei dire che attorno alla vicenda di piazzale Dateo, di Cicco Simonetta o di via Cesariano si è sviluppato un ulteriore elemento che, come dire, testimonia un uso veramente singolare dei beni patrimoniali, dei beni del Comune. Noi siamo arrivati ormai ad una spesa di dell’Amministrazione circa 900.000 Comunale per euro, la spesi da parte guardiania di questi immobili, cioè noi abbiamo speso centinaia di migliaia di euro per ovviamente impedirne le occupazioni abusive, e sin qui ci mancherebbe altro, non possiamo che essere tutti d’accordo, ma il problema vero è che questi soldi sono stati spesi perché sono passati anni dalla fine dei lavori di questi immobili e solo ora arriviamo, purtroppo, ad una decisione da parte di questa Giunta. Io credo davvero che sia sbagliato, credo davvero che l’Amministrazione Comunale deve esercitare una funzione di regia nei confronti di tutti gli altri Enti pubblici e con le sue scelte tentare 40 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 di accrescere il patrimonio abitativo presente in questa città. Questa operazione non lo accresce, è un’operazione a saldo zero, potremmo soltanto dire che avremo un maggior numero di alloggi come Comune, ma li avremo sottratti all’ALER e quindi, come dire, viene meno il senso di una battaglia comune per fronteggiare questa emergenza. Da queste motivazioni ovviamente verrà il mio voto favorevole a quest’ordine del giorno”. Esce dall’aula il consigliere Pennisi: i presenti sono, pertanto, 47. Il Presidente dà la parola al consigliere Pantaleo. Il consigliere Pantaleo così interviene: “Secondo me c’era prima il consigliere Rizzo”. Il Presidente così risponde: “Siccome non l’ho scritto io il nome… Ma ci mancherebbe anche quello, che lei non ha diritto di parlare, lei ha diritto eccome, consigliere Rizzo, subito dopo il consigliere Pantaleo”. Il consigliere Pantaleo così interviene: “Sarò molto rapido. Io parto un po’ da un presupposto: che carta canta e villan dorme. Allora, non me ne vogliamo i Consiglieri che hanno parlato prima e che hanno ritirato la firma all’ordine del giorno, ma notavo che l’ordine del giorno è del 16 febbraio, mentre 41 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 la proposta di deliberazione per il Consiglio Comunale, quindi il documento che abbiamo in mano e che spiega tutta l’operazione di piazzale Dateo, è dell’8 di febbraio. Ora, quest’ordine del giorno, se non ricordo male e mi aiutino quelli che hanno più memoria, è nato dopo una Commissione Demanio a cui però ovviamente non era presente l’assessore Sanavio, non c’era l’assessore Pagliarini, che valutando quanto indicato sul documento con i Consiglieri decisero di presentare quest’ordine del giorno. Quindi le date sono molto precise. Chiaramente, si può cambiare idea, per carità, ci mancherebbe anche, però è chiaro che la valutazione era già stata fatta e su questa valutazione si era trovato, tutto sommato, che non era assolutamente fuori luogo la richiesta che veniva presentata, cioè quella di non vendere l’immobile. Dirò di più. Il consigliere Ugliano prima ricordava le spese di guardiania, ricordava il tempo trascorso, ricordava che sono stati fatti degli investimenti non indifferenti su questo immobile, però ancora oggi - e qui stiamo parlando dell’8 di febbraio o del 16 di febbraio - siamo arrivati alla metà di novembre e non è accaduto ancora nulla. Quindi , quando poi qualcuno dice che facciamo demagogia, ci dovete spiegare che cosa andiamo a dire alle persone che eventualmente avrebbero 42 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 potuto occupare questo stabile, quando invece non lo possono occupare e aspetteranno un mese, due mesi, sei mesi, un anno, non lo sappiamo, noi speriamo tanto poco o tanto niente, ma evidentemente un’attesa c’è già stata, sono passati altri nove mesi da quando questo documento è stato licenziato e da quando quest’ordine del giorno è stato presentato per la discussione in aula. Ora, di fronte a questo credo che sono numeri, non sono solamente opinioni e non sono solamente considerazioni, credo che una rivalutazione oggettiva e critica dell’ordine del giorno in senso favorevole debba essere fatta, perché altrimenti quando parliamo di risposte che dobbiamo dare ai cittadini che la casa non ce l’hanno, forse parliamo di aria fritta, ma non è il caso”. Il Presidente dà la parola al consigliere Rizzo scusandosi del disguido. Il consigliere Rizzo così interviene: “Non occorre, grazie lo stesso, Presidente, perché comunque sarei intervenuto e credo che il tempo a disposizione che ho è semplicemente l’aggiunta al tempo che avrò nell’esaminare la delibera quando… se non dovesse essere… quindi se volete evitarmi 43 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 i 15, minuti basta votare a favore dell’Ordine del Giorno ed il problema è risolto. Mi pare che sia questa la situazione. Allora, prima di tutto, io intervengo perché non sono tra i firmatari dell’Ordine del Giorno e quindi posso, come dire, pareggiare il conto, ci sono Consiglieri che ritirano la firma e ci sono Consiglieri che l’aggiungono, quindi il risultato va in questa direzione. Io volevo dire questo: noi abbiamo di fronte ai cittadini un problema, che è quello che la politica parli una lingua sincera, comprensibile e non bari nei confronti dei cittadini. Io avrei preferito che quelli che si sono alzati dicendo: “Ritiriamo la nostra firma”, dicessero: “Ci sono accordi che abbiamo preso secondo i quali questa delibera, nell’ambito della Maggioranza, deve essere approvata”, e non arrampicandosi invece sugli specchi per trovare giustificazioni, che poi cadono, si sciolgono come neve al sole, come ha detto il consigliere Pantaleo. Dire: “L’abbiamo firmata, prima di sapere che cosa si faceva con questi soldi ”, fa ridere, perché l’Ordine del Giorno è stato scritto sulla base della delibera che era stata presentata prima. Le date tradiscono, sono così. Seconda osservazione: se ci sono degli emendamenti che la cambiano, fateceli conoscere, come facciamo a conoscerli noi? C’è un modo di discutere per il quale si giustificano le cose che si 44 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 faranno non in base a degli elementi trasparenti e chiari, ma a discussioni che sono nell’ambito della Maggioranza, e questo non funziona, perché tanto poi c’è il senatore De Corato, che con i suoi interventi… Il senatore De Corato dice pane al pane e vino al vino, di solito. Quando richiama i Consiglieri riottosi a votare determinate delibere, dice: “Guardate che questo fa parte degli accordi che abbiamo preso”; alla Lega gli ricorda e gli dice: “Guardate che queste sono le condizioni per le quali la Lega è ritornata in Giunta, perché se no non sareste ritornati in Giunta”. Allora, mettiamola così, che è più chiara: fa parte degli accordi di Maggioranza, esiste un Gruppo, che è quello della Lega, e anche l’UDC, devo dire, che invece delle cose che pensa considera che sia prevalent e la solidarietà di Maggioranza. Io rispetto questa opinione, non la condivido, ma la rispetto, e non diciamo delle cose che non esistono, perché non è cambiato niente dal punto di vista della delibera e delle risorse, vedremo poi se la delibera è legittima e tutte le altre cose che ci sono da dire. Semplicemente si accetta di fare cassa e di vendere per comprare alloggi, che non è vero, questo sì lo devo dire al consigliere Molteni, che non è vero si tratta di alloggi pronti, perché la delibera - così mi porto avanti - parla di 45 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 alloggi che saranno pronti nel – leggo - dicembre 2006, altri nel giugno 2006 e gli altri a dicembre 2005. Quindi non sono assolutamente pronti, ce ne sono alcuni che saranno pronti fra un anno. Quindi, è possibile che toccherà a noi inaugurarli, noi speriamo di averli comprati in un altro modo, non di comprarli con la vendita di Dateo, che sommiamo a quegli alloggi all’utilizzo di Dateo, ma in ogni caso non si dicano falsità. Non è vero che ci saranno alloggi pronti in cambio di questa vendita di piazzale Dateo, anzi, da febbraio ad oggi sono passati 10 mesi di un utilizzo di un bene pubblico, soltanto perché a qualche immobiliarista si deve consentire di guadagnare su quegli alloggi. Aggiungerò solo questo – e ho finito – le parole del consigliere Ciabò, Presidente della Commissione Demanio, che non so se aveva firmato, ma il suo Gruppo ancora non ha detto che ritira la firma, che ci diceva: “Guardate che quando faremo il conto di quello che avremo incassato con la vendita di Dateo, dobbiamo contare i 50 milioni di euro che sono stati spesi per ristrutturare quell’immobile”. Per quello che bisogna fare la sottrazione! Lo vendo a 70, poi ne ho spesi 50 per ristrutturarlo, quant’è che ci guadagno da questa vendita? Niente”. 46 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 Esce dall’aula il consigliere Parlanti: i presenti sono, pertanto, 46. Il Presidente dà la parola al consigliere Carlino. Il consigliere Carlino così interviene: “Il problema casa, l’hanno già sottolineato molti miei colleghi, è un’emergenza vera, che richiede risposte immediate. Le case di piazzale Dateo sono pronte purtroppo da anni e si potrebbero assegnare domani stesso, se la Commissione Alloggi le avesse a disposizione. Ritengo valido l’antico proverbio che dice: è meglio un uovo oggi che una gallina domani, perché è inutile che ci illudiamo che con la vendita potremmo avere più appartamenti per i quali non conosciamo né tempi certi e sappiamo che poi si andrebbero ad acquistare appartamenti dell’ALER, che già sono dell’edilizia pubblica. Poi ritengo innanzitutto che l’Amministrazione Comunale non debba assolutamente assumere il ruolo di immobiliarista, perché questo stiamo facendo, cambiamo il nostro mestiere, ma il Comune subito deve interessarsi dei cittadini, delle loro condizioni precarie e cominciamo da domani stesso, ripeto, ad assegnare gli alloggi che abbiamo a disposizione. Pertanto invito tutti i colleghi a sostenere quest’ordine del giorno”. 47 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 Riassume la presidenza della seduta il Presidente del Consiglio Vincenzo Giudice. Il Presidente dà la parola al consigliere Occhi. Il consigliere Occhi così interviene: “Molte cose sono state dette dai colleghi dell’Unione, che mi hanno preceduto. Noi abbiamo insistito perché quest’ordine del giorno venisse posto in discussione e in votazione prima della delibera, perché crediamo che sarebbe sufficiente approvare quest’ordine del giorno per fare in modo che la delibera, come dire, in qualche modo non fosse più attiva, però è una questione anche di metodo. Quindi è chiaro che gran parte delle cose che stiamo dicendo ora tengono conto del fatto che sappiamo che esiste una delibera, che si esprime in un certo modo e che quindi gli interventi che facciamo si rivolgono anche a quella delibera in maniera abbastanza esplicita. Fra le questioni che sono già state sollevate, di un rapporto corretto che le Amministrazioni devono avere con i cittadini, vi è anche da aggiungere questo fatto: che ad una parte consistente degli ex inquilini di piazzale Dateo… era stato promesso dal Comune di Milano che avrebbero potuto ritornare nelle loro case, se ne avessero fatto richiesta. Cioè, quando si è sgombrato 48 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 piazzale Dateo, per ristrutturarlo, a quegli inquilini è stato promesso che alla fine della ristrutturazione, se avessero fatto domanda, avrebbero potuto ritornare nelle loro abitazioni di origine. A noi risulta che molti degli ex inquilini hanno fatto domanda di ritorno, hanno espresso questa opzione e quindi, come dire, vi è anche un obbligo, secondo noi, da parte del Comune di Milano, di ottemperare all’obbligo che aveva con questi inquilini, di farli ritornare, se avessero fatto richiesta, all’alloggi o originale, perché, vedete, non saremmo più credibili. Guardate, vi faccio soltanto un esempio: si stanno discutendo i contratti di quartiere, fra le difficoltà più grandi che si incontrano nell’applicazione di questi contratti di quartiere vi è il fatto che alcuni inquilini devono essere spostati perché i loro alloggi o il palazzo intero deve essere ristrutturato. A parte le polemiche su chi dice che serve, non serve, si poteva fare a meno, sono soldi buttati, lasciamo stare, ma il problema vero è che il Comune non ha credibilità quando promette a questi inquilini che potranno ritornare nei loro alloggi. Di lì non si sposterà nessuno. Se l’esempio che diamo è questo di piazzale Dateo, troveremo, troverete una seria e ferma opposizione all’abbandono di que sti alloggi ”, perché non si è credibili quando si va a dire: “Vi spostiamo 49 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 a 200 metri più in là, a 300 metri, e poi potete ritornare quando sono finiti, nei vostri alloggi, perché la dimostrazione che non sarà così è quella che state facendo su piazzale Dateo, promesse non mantenute. È vero, le promesse non le avete fatte voi, però non si può giocare, il Comune è il Comune di Milano, quindi il Comune deve mantenere gli impegni che prende con i cittadini, in particolar modo se sono cittadini deboli da un punto di vista… e invece spesso si mantengono gli impegni con i poteri forti e non si ottempera agli impegni con i deboli di questa Città, come sono coloro che hanno diritto alla casa popolare. Quindi vi è un problema serio, importante, che dovreste valutare seriamente come Amministrazione, tenendo conto anche del ragionamento, appunto, che abbiamo fatto. L’altro - e chiudo rapidamente - ragionamento che mi convince è quello che faceva prima il consigliere Rizzo sul fatto che il vero guadagno che farete di questi alloggi dovrebbe essere appunto calcolato su quello che si prende dalla vendita meno quello che si è speso per ristrutturarlo. Quello è, perché altrimenti, come dire… con quello ci comprereste ben poco. Non so se mi spiego. Quindi è un affare di poco conto. L’unico affare vero lo faranno qualche 50 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 grande immobiliare che acquisterà questi immobili, in blocco, e poi farà la vendita frazionata successiva, lì sarà il vero guadagno. Chi ha seguito in questi giorni le vicende degli immobiliaristi, cosiddetti, senza fare nomi, che sono finiti su tutti i quotidiani per mesi, e sono ancora a rischio di galera, i passaggi di proprietà di un immobile all’altro, a quell’altro… nel giro di qualche mese hanno triplicato i guadagni. Sono sui giornali, basta guardarli. Ebbene, noi, pur sapendo queste cose, abbiamo inventato l’idea della vendita in blocco per consentire quindi questa speculazione alle spalle delle proprietà del Comune di Milano, alle spalle dei legittimi assegnatari di quegli alloggi, alle spalle di tutti i cittadini milanesi. Io credo che non si debba fare, che non si possa fare una scelta di questa natura, per cui io voterò a favore di quest’ordine del giorno e chiedo agli altri Consiglieri di fare altrettanto”. Il Presidente dà la parola al consigliere Baruffi. Il consigliere Baruffi così interviene: “Anche il Gruppo dei Verdi si associa alle dichiarazioni degli altri colleghi sulla buona opportunità di non vendere piazzale Dateo e di seguire quanto viene descritto in questo testo. Io credo che quella storia di piazzale Dateo la conosciamo tutti, la conosce la Città, l’abbiamo ricordata tante volte, abbiamo visitato quello 51 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 stabile con dei sopralluoghi delle Commissioni Consiliari, abbiamo ascoltato più volte gli impegni che si erano assunti gli Assessori, anche in questa sede, anche in risposta a delle interrogazioni scritte, che sono state fatte su questo tema, e che prevedevano la fine dei lavori che veniva sempre spostata e rinviata; che prevedevano il ritorno delle persone che avevano diritti, che vantavano dei diritti su quelle abitazioni; che prevedevano l’assegnazione di quegli alloggi; che prevedevano la creazione in quegli spazi di funzioni sociali destinate agli anziani; che prevedevano la creazione di alcuni appartamenti, diciamo collettivi, dove gli anziani potessero stare, delle case famiglia, con i servizi in comune; che prevedevano il ritorno dei negozianti, che ancora oggi occupano i giardini di corso Indipendenza e che prevedevano quindi anche la liberazione di quella fontana e di quel Pinocchio che c’è in corso Indipendenza, ingabbiato dalle strutture provvisorie e sulla quale alcuni Assessori si impegnarono personalmente, in particolare e pubblicamente con il giornalista Guido Vergani, che su questa vicenda aveva scritto più volte su Il Corriere della Sera e a cui più volte era stato detto, da parte di Assessori di questa Giunta e di Giunte precedenti, che l’impegno del Comune si sarebbe mantenuto e che tutte le cose che ho elencato si sarebbero 52 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 compiute e che anche quella piccola cosa simbolica, di liberare quella fontana, quel Pinocchio sarebbe stata portata a termine. Ma qua i Pinocchi prendono degli impegni e poi non mantengono le promesse. Allora di fronte ad un atteggiamento da Pinocchio noi dobbiamo richiamare l’Amministrazione e dobbiamo chiedere con forza che si rispettino quegli impegni e che quindi si impegni, il Comune, si dia l’indirizzo a questa Giunta di non vendere quello stabile, di restituire quegli alloggi alla Città, di darli a chi è in attesa e ne ha bisogno e di portare a termine, fino in fondo, quello che era stato un impegno assunto, senza che vi siano scuse per ritardare ancora l’assegnazione di alloggi popolari a chi ne ha diritto, e queste liste sono lunghe e sono fatte di persone in carne ed ossa che hanno bisogno di una casa”. Il Presidente pone in votazione l’ordine del giorno a firma del consigliere Fanzago ed altri, iscritto all’ordine del giorno con il n. 470, precedentemente indicato. Dal sistema di votazione elettronico risulta che hanno partecipato alla votazione n. 41 consiglieri, come da documento n. 2 che si allega. Al riscontro dei voti, la votazione dà il seguente esito: 53 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 Presenti n. 41 Astenuti n. Votanti n. 40 Voti favorevoli n. 17 Voti contrari n. 23 1 (Di Martino) Il Presidente pertanto proclama che l'ordine del giorno è respinto. --N/439 – VENDITA CON LA PROCEDURA DI ASTA PUBBLICA DELL’IMMOBILE DI PROPRIETA’ COMUNALE SITO IN MILANO, PIAZZALE DATEO N. 5. IL PRESENTE PROVVEDIMENTO NON COMPORTA SPESA. Il Presidente invita il Consiglio a procedere alla trattazione dell’argomento in oggetto, di cui alla proposta di deliberazione che si allega e già notificata ai consiglieri comunali. Indi dà la parola all’assessore Sanavio affinché illustri il provvedimento. L’assessore Sanavio così interviene: “La delibera di cui andiamo a parlare è la 439, riguardante la vendita dell’immobile di piazzale Dateo. Penso che su questa delibera voi ne sappiate molto più di me, per cui la mia illustrazione si limiterà a due o tre punti essenziali. Il primo riguarda 54 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 un’affermazione del consigliere Occhi fatta in discussione sull’ordine del giorno al riguardo della valutazione. Io ritengo anche, con l’aiuto degli uffici, che la valutazione sia talmente elevata da sconsigliare speculazioni per il frazionamento. Dall’altra parte, sugli acquisti degli immobili che andremo a fare, molti sono già pronti oggi, oggi vuol dire ottobre 2005, ed una parte di questi verrà immediatamente utilizzata dalla cittadinanza; sull’altra la differenza tra quello che andremo ad incassare e quello che andremo ad investire è talmente elevata che permetterà di ristrutturare degli immobili attualmente inagibili. Il patrimonio si valorizza anche ristrutturando gli immobili, non solo tenendoli fermi ed immobili, non solo comprando immobili in più”. Il Presidente dà la parola al consigliere Antoniazzi. Il consigliere Antoniazzi così interviene: “Noi siamo totalmente contrari a questa delibera mal costruita, mal pensata fin dall’inizio, esempio assolutamente negativo di una politica da parte del Comune, una delle tante pagine nere di questa Giunta che segneremo evidentemente nel famoso libro nero. Secondo noi ci sono dei forti problemi di illegittimità. Le ristrutturazioni di questo palazzo sono avvenute anche attraverso dei soldi pubblici. È vero che si parla, all’interno della presentazione 55 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 della delibera, della possibilità di rimborsare il costo degli interessi allo Stato, ma ciò non toglie che finora questo non è avvenuto e quindi occorre l’autorizzazione da parte della Regione, come per altri casi, e questi fondi li ha avuti per una destinazione precisa e quindi noi riteniamo che questa situazione permane e quindi permanga in questo momento il vincolo su questi alloggi, che rendono illegittima questa decisione. In secondo luogo, come ho avuto modo di accennare, ma adesso ci ritorno con i numeri precisi, la pregherei poi, signor Assessore, di rispondermi; tra l’altro io mi meraviglio che un Assessore che viene da un determinato Partito, che fa sua… non concordo su tantissime cose ma, insomma, a volte si ricorda anche di avere un minimo di ispirazione popolare, beh, qui i calcoli sono chiari. Sono 157 alloggi che si vendono e se ne comprano 157 dall’ALER. Quindi attualmente se l’ALER li utilizzasse per edilizia convenzionata… l’ALER non credo che sia un’immobiliare privata, anche quando vende, vende per farne edilizia convenzionata, e aggiungiamo i 157 di piazzale Dateo, per edilizia pubblica, sono 157 più 157, 314, che vanno ad edilizia pubblica o ad edilizia convenzionata. Voi ne mettete a disposizione 243, perché gli altri li vendete. Fate la differenza fra 314 e 247, voi sottraete 71 alloggi 56 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 all’edilizia popolare o convenzionata. Questo è un risultato… la matematica è matematica. È così. Questa è la matematica. E’ semplice. Poi ci mettiamo lì e lo vede immediatamente anche lei. Quindi è contraddittoria anche rispetto ai principi che pensate e ritenete di dover sostenere. Un’ulteriore osservazione riguarda il fatto che si spendono una quantità anche consistente dei ricavi, per opere di ristrutturazione. Tra l’altro opere di ristrutturazione in cui, se va bene, il risultato finale sarà nel settembre 2007, adesso, voglio dire, non so se sono ristrutturazioni, a parte che esistono fior fiore di leggi, fior fiore di finanziamenti per le ristrutturazioni e non capisco perchè vendiamo degli alloggi per fare delle ristrutturazioni. Mi sembra veramente una cosa, anche questa, fuori, secondo me, da ogni regola e da ogni logica. Le altre osservazioni che avevo accennato, e anche su questo noi vediamo delle questioni di illegittimità, c’erano delle persone che abitavano in questi appartamenti, sono state allontanate per fare le ristrutturazioni con la promessa di poter ritornare in questi alloggi. Ancora, alcuni anni fa, alla fine del 2002, quindi all’interno di questa legislatura o consigliatura, il Demanio ha scritto agli inquilini che erano stati allontanati da questi alloggi per via dei 57 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 lavori, dicendo se erano interessati ancora e assicurando che alla fine dei lavori avrebbero avuto la possibilità di reinserirsi nel loro alloggio. A noi risulta, a me risulta che circa una settantina di questi inquilini hanno risposto affermativamente. Io adesso mi documenterò ulteriormente, sia su queste lettere, sia sul numero, ma noi abbiamo una settantina di persone che hanno detto ‘vogliamo rientrare negli alloggi in cui eravamo prima della ristrutturazione’. Io vorrei sapere come risponde il Comune a questi inquilini quando diranno ‘mi avete scritto ed io vorrei ritornare nel mio alloggio’. Anche questa a me sembra una questione da non trascurare. Voi qui dite che avete pensato ad un altro modo per quanto riguarda le attività di carattere commerciale, non dite una parola per coloro che erano già in questi alloggi e che sono stati estromessi. Poi permettetemi anche di sollevare il problema per quanto riguarda il costo di questi alloggi, da un duplice punto di vista. Da un punto di vista perché se andate a comprare alloggi ALER è probabilmente perché sul mercato non trovavate niente di meglio. Non trovavate niente con questo costo. Ciò nonostante dovete dire che, stando alla delibera, questi alloggi verranno pagati di più di quanto il Consiglio Comunale aveva stabilito come tetto massimo. E 58 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 anche qua, permettetemi di dire che la lettura di questa delibera suscita un po’ di ilarità. Quando si dice ‘siamo costretti a pagare di più a causa dell’emergenza abitativa’, ma siamo sempre in emergenza abitativa, quindi saremo sempre in deroga. È inutile che facciamo delle norme. Abbiamo deciso che stiamo dentro a certi prezzi, nell’acquistare, qua si dice ‘tale eventuale scostamento dal prezzo unitario già fissato, si approva con il presente atto - quindi con questo atto facciamo una deroga di quanto avevamo deciso – quale eccezione motivata dalla contingente situazione di emergenza abitativa’. Se dobbiamo fare così dobbiamo sempre fare eccezioni. Io credo che non abbia un fondamento questa norma e dimostra come questa situazione non stia in piedi e come si è stati costretti ad andare a cercare case all’ALER perché non si trova sul mercato niente, come giustamente è. Perché non è vero che la soluzione sta nel comprare le case, la soluzione sta eventualmente nel costruirle. Proprio il fatto che abbiamo approvato una delibera proposta dall’assessore Verga, che mette a disposizione aree che sono aree pubbliche, quindi aree che al Comune non dovrebbero costare niente, questo ci avrebbe permesso di costruire… tra l’altro si tratta di costruire… Voglio ammettere per un momento che 59 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 abbiamo a disposizione queste finanze, io sono perché piazzale Dateo venga immediatamente restituito agli inquilini e a coloro che chiedono la casa popolare, ma ammesso di avere a disposizione queste finanze, chiaramente è meglio per il Comune costruire, avrebbe meno sicuramente costi, finalmente avrebbe un più apporto interesse positivo e porterebbe all’aumento del patrimonio delle case popolari. Insomma, io credo che veramente non ci siano motivi per fare questa politica, le controindicazioni assolutamente non sono fondate, ma sono anche di una logica mi sembra comune, di una logica evidente. Quindi insistere in questa direzione mi sembra una grave perdita per la politica comunale, per gli interessi che in questo momento hanno i cittadini. Io sono assolutamente convinto che se noi decidessimo esattamente il cont rario, di mettere subito a disposizione questi alloggi per gli inquilini, faremo un grande bene per la città e daremo un contributo certamente non rilevantissimo, ma importante, almeno anche simbolicamente, e concreto, al grande bisogno, alla grande esigenza che hanno i cittadini milanesi sul problema della casa. Vi invito ancora a cambiare politica e a ritirare questa delibera”. Il Presidente dà la parola al consigliere Ugliano. 60 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 Il consigliere Ugliano così interviene: “Anch’io vorrei soffermarmi su un punto che ha già trattato il consigliere Antoniazzi, relativo alla questione del costo al metro quadrato e più precisamente, a pagina 7 della delibera, laddove si dice che: “l’acquisto dei suddetti immobili - cioè ci si riferisce ovviamente agli stabili dell’ALER di via Pompeo Leoni, via Rubattino, via Zama e Salomone - potrà avvenire a prezzo unitario al metro quadro superiore a quello previsto euro/metro quadro 1.807,60 dalla delibera programmatica del Consiglio Comunale del 24 gennaio 2002, avente ad oggetto ‘acquisto di alloggi sul mercato da destinare all’emergenza abitativa’. Tale eventuale scostamento dal prezzo unitario già fissato si approva con il presente atto, quale eccezione motivata dalla contingente situazione di emergenza abitativa”. Ora, quando fu approvata la delibera cui si fa riferimento, cioè quella che fissava i prezzi ai quali si doveva fare riferimento, da parte dell’Amministrazione Comunale, per eventualmente acquisire sul mercato alloggi da adibire ad Edilizia Residenziale Pubblica, noi dicemmo immediatamente, perché già allora si parlava della vendita di piazzale Dateo, di via Cesariano, di via Cicco Simonetta e, attenzione, io sono convinto che si parlerà nelle prossime 61 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 settimane anche della vendita di corso Lodi 8, che è uno stabile che finalmente è stato ultimato e che con molta probabilità vedrà gli appetiti di qualche nostro amministratore per metterlo in lista per la vendita a terzi. Noi però dicemmo immediatamente che con quei prezzi, quei prezzi fissati tra l’altro dalla legge, dal Ministero, non sarebbe stato possibile trovare sul mercato degli imprenditori in grado di cedere all’Amministrazione Comunale degli immobili a quei prezzi, quando il mercato, in qualsiasi zona della periferia, ormai tocca livelli assolutamente elevati. Nonostante questo, questa delibera, la politica di cessione di vendita degli immobili, è una politica che l’Amministrazione Comunale, ossia la Giunta Albertini ha voluto comunque portare avanti, perché lo scopo è quello da un lato di fare cassa, dall’altro bisogna che ce lo diciamo, perché davvero è giusto fare questa affermazione, voi con queste vendite affermate un principio: che i ceti popolari non devono abitare in quelle zone ed in piazzale Dateo, in Cesariano, in Cicco Simonetta, nelle zone o centrali o immediatamente centrali. Ma perché? Quelli che stanno nelle case popolari devono abitare lì, perché poi sono questi i ragionamenti che abbiamo sentito nel corso… Glielo traduco… chiedo scusa. Allora, si è sentito da parte di molti Consiglieri Comunali della 62 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 Maggioranza affermare più volte che non è giusto che gente che deve avere la casa popolare ce l’abbia… avrebbe potuto averla in piazzale Dateo, in via Cesariano o in via Cicco Simonetta. La traduzione è questa. Noi diciamo invece che non può essere questo il criterio che guida la politica dell’Amministrazione Comunale, io non credo davvero che possa essere questo. Badate bene, l’abbiamo detto più volte nel corso di questi anni e degli anni precedenti, rispetto a questo mandato, che in questa città sarebbe stato necessario dare vita ad un grande Piano, ad un grande sforzo unitario da parte dell’Amministrazione Comunale, della Regione, capace di attirare investimenti anche dai privati, che potesse davvero fronteggiare un’emergenza che noi avvertivamo sin dagli anni precedenti arrivare con molta velocità nella nostra città. Io voglio qui ricordare alcune cose, che ho ricordato proprio oggi in un dibattito televisivo con l’assessore Borghini. Quando noi dicevamo che si avvicinava con grande velocità questa emergenza abitativa, le risposte di questa Giunta quali sono state? Io voglio ricordarlo. La realizzazione in tutti questi anni di alcune centinaia di alloggi, molto poche, in verità, e queste non sono invenzioni nostre. Ma voglio ricordare che quando l’assessore Verro, il 63 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 predecessore sia di Pagliarini che dell’assessore Sanavio, governava il Settore Demanio, beh, io voglio ricordarlo qui, noi abbiamo venduto piazza Minniti, abbiamo venduto via Maroncelli, abbiamo venduto via Lagrange, abbiamo venduto delle volumetrie che spettavano al Comune per l’Edilizia Residenziale Pubblica in alcuni Piani di Riqualificazione Urbana. Perché questa Giunta non aveva capito che cosa stava accadendo nella nostra città. Questo è il problema vero. E se siamo arrivati a questo punto è anche per l’inadeguatezza a comprendere i processi, i fenomeni che avvenivano all’interno di questa città. Poi voglio ricordare, ma non perché, come alcuni ritengono e credono, io ce l’abbia con l’assessore De Corato, sinceramente non è così, ma io voglio ricordare che quando sono accaduti i fatti di Rozzano e quando si è scatenata la bagarre sulle periferie, un po’ come adesso, l’Assessore ci aveva rivolto una critica: “ma cosa volete voi, voi che avete costruito dei palazzoni nelle periferie, dei ghetti, voi che avete costruito dei palazzi monoclassi in modo che appunto poi si determinassero le contraddizioni e i problemi?” Ebbene, dov’è che andiamo a comperare le case con questa operazione? In via Salomone, in via Rubattino, in via Eritrea? Cioè andiamo a comperarle nella estrema periferia della città. E vorrei ricordare che 64 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 in via Eritrea avremo dei grattacieli, perché mi pare che siano palazzi di 18 piani, dove noi appunto andremo a collocare gli aventi diritto dell’edilizia residenziale pubblica, facendo ancora una volta gli stessi errori che avete imputato a noi. Poi non dimenticherò mai, scusate, l’altra cosa che sfuggì (probabilmente fu un infortunio, una gaffe) all’assessore De Corato, quando disse: “noi sì che saremo stati bravi, quando potremo anche costruire le villette a schiera per le case popolari”. Ma al di là delle battute e delle cose amene, è questa la questione che noi poniamo, cioè poniamo l’esigenza di una presa di consapevolezza rispetto a questa questione che vada al di là del respiro corto che si mostra su questa delibera. Badate bene, Basilio Rizzo prima citava le parole della Presidente Ciabò durante una riunione della Commissione Demanio, quando parlava appunto dei circa 50 milioni di euro, adesso non ricordo, ma mi pare che ha parlato di questa cifra o comunque di una cifra molto rilevante per la ristrutturazione di questo immobile, perché come tutti noi sappiamo è un immobile che per la sua ristrutturazione ha richiesto risorse, ha richiesto tempi lunghissimi. Ebbene, a questi innumerevoli milioni, che è costata la ristrutturazione, noi dobbiamo aggiungere anche altri 2,5 milioni da 65 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 restituire allo Stato, perché lo Stato aveva dato un contributo per quanto riguarda l’acquisto di questo immobile e quindi il guadagno pare che si restringa sempre di più, divenga sempre meno, quindi vengono meno tutte le cose positive che la delibera vorrebbe dimostrare. Poi un’altra cosa: prima il Capogruppo Palmeri, nel corso del suo intervento, commentando la questione del verbale e delle modificazioni intervenute a seguito eccetera, diceva: “noi con il nostro emendamento ripristineremo le modalità di intervento utilizzando i fondi derivanti dalla vendita per intervenire (immagino) sui quartieri che in qualche modo la Giunta Comunale aveva indicato come beneficiari per i lavori di ristrutturazione”, se ho capito bene. Badate bene, si è detto, attraverso una conferenza stampa, che Cicco Simonetta, Cesariano e ora piazzale Dateo serviranno per ristrutturare gli immobili del quartiere Teramo, del quartiere Solari, dello stabile comunale di via Feltrinelli e di un altro ancora. Ecco, anche su questa questione: ma è possibile che agli occhi di questi inquilini possa apparire una sorta, come dire, di ricatto, cioè: “se non ci fanno passare questa delibera noi non potremo mettere a posto le vostre case”. Noi a questi inquilini, con i quali 66 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 abbiamo molti rapporti e la possibilità di parlare molto spesso, abbiamo già spiegato, e loro lo sanno ovviamente molto meglio di noi perché lo vivono sulla loro pelle, che sono anni che i loro quartieri erano indicati nei Piani triennali di Intervento delle opere pubbliche dell’Amministrazione Comunale e che addirittura presenti negli elenchi annuali addirittura ancora presenti nelle priorità si ritrovavano poi con un mucchio di lenticchie e di mosche in mano, cioè senza nulla in situazioni gravissime, come quella del quartiere Teramo, di via Feltrinelli e quant’altro. Badate bene, davvero questa è l’unica possibilità per riuscire a ristrutturare questi immobili? Io dico che non è così. Se si parla con i rappresentanti, i dirigenti del Settore Ragioneria del Comune di Milano, ebbene, i rappresentanti di questo Settore ci dicono che il Comune di Milano ha una capacità patrimoniale per cui è possibile che lo stesso Comune possa indebitarsi fino ad una cifra esorbitante: 9.000 miliardi delle vecchie lire. Cioè il Comune di Milano, senza intaccare le sue proprietà, il suo patrimonio, la sua capacità di risposta economica e finanziaria potrebbe contrarre mutui fino ad una cifra così elevata. Ebbene, perché per intervenire in questi quartieri non si opera in questo senso e non li si subordina invece ad un’operazione che è davvero modesta, un’operazione, 67 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 consentitemi, sbagliata, un’operazione che renderà più povero il patrimonio pubblico della nostra città, cioè il patrimonio complessivo, che è fatto dalle nostre case, dalle case dell’ALER, dagli altri Enti previdenziali, che in qualche modo danno un contributo a fronteggiare l’emergenza abitativa. In questo modo – l’ho già detto nell’intervento precedente, quando ho parlato commentando la mozione del collega Fanzago - sarà un acquisto a somma zero, perché non varierà assolutamente nulla nella capacità nostra di fronteggiare i problemi della mancanza di case nella nostra città. Ho ancora un minuto e lo voglio dedicare ad una cosa: io voglio ricordare ai nostri amministratori, lo dico davvero con grande pacatezza ma anche con passione civile, credetemi. È possibile che in questa città, dove gli affitti ormai sono arrivati a livelli che potremmo definire da strozzo, e non mi vergogno di questa definizione, da strozzo, è possibile che in questa città, dove ormai si cacciano anche i vecchi di 80 - 85 anni dalle loro case, è possibile in questa città, laddove nel censimento del 2001 noi abbiamo rilevato addirittura il numero di 48.000 alloggi vuoti in questa città? E’ possibile che alla proprietà privata questa Amministrazione Comunale non sia stata in grado e non voglia 68 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 tuttora lanciare un appello affinché il problema dell’emergenza abitativa sia assunto come questione fondamentale da parte di tutta la città e quindi si riesca anche a determinare un coinvolgimento di tutti in politiche abitative importanti e positive per tutti? Io mi fermo, mi rendo conto che sono andato oltre e voterò ovviamente contro questa delibera perché la ritengo davvero contraria agli interessi dei cittadini milanesi”. Entra in aula il consigliere Molinaro; ne escono i consiglieri Carugo, Salvini, Pillitteri, Albertini Riccardo: i presenti sono, pertanto, 43. Il Presidente dà la parola al consigliere Fanzago. Il consigliere Fanzago così interviene: “Capisco che l’Assessore è nuovo, è appena arrivato in Assessorato, però non è stato per niente convincente sulle motivazioni che ha presentato per appunto sostenere questo provvedimento. I colleghi che mi hanno preceduto hanno già elencato tutta una serie di aspetti, diciamo problematici, che sono aspetti di contenuto, tra l’altro. l’Amministrazione Comunale appartamenti pronti, già Assessore, prevede di oggi. Quali già lei dice acquistare sono, che degli oggi, gli appartamenti che voi andate ad acquistare? Ci dica l’indirizzo, 69 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 numero civico e quantità di appartamenti che sono già pronti oggi, perché già oggi, Assessore, circa un centinaio di famiglie sono in graduatoria perché hanno subìto lo sfratto. Oggi 100 famiglie sono in graduatoria perché hanno subìto lo sfratto. Non sono l’emergenza abitativa, non sono il bando, sono 100 famiglie che sono in graduatoria perché hanno subìto lo sfratto. Dopo andrò a raccontare dove tre di queste famiglie si trovano oggi, dov’erano la notte scorsa, dove sono stati ospitati dall’inizio del mese. 126, esatto. Graduatoria per lo sfratto, attenzione, non è emergenza abitativa. Sfratto vuol dire che non hanno più l’abitazione, sono già stati allontanati dalla loro abitazione. Allora, Assessore, io le chiedo questo: ammesso che l’immobile di piazza Dateo rientri nel patrimonio ERP, su questo credo che non ci sia nessun dubbio, giusto? Bene, allora, per favore, mi fa vedere, Assessore, il provvedimento che la Giunta Regionale dovrebbe avere fatto ai sensi del Regolamento Regionale del 10 febbraio 2004, articolo 1, comma 2, che è l’unico provvedimento che vi permetterebbe di poter sottrarre questi alloggi dalla disponibilità del Comune e quindi di vendere? Questo è un Regolamento Regionale, occorre un provvedimento della Giunta Regionale affinché il Comune possa procedere nella vendita. Questo 70 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 provvedimento l’avevo già chiesto all’Assessore precedente in Commissione Alloggi, non è stato presentato, approfitto di chiederlo qui all’aula, spero che lei nella replica potrà dirmi: ‘guardi, questo è il provvedimento’ oppure ‘il provvedimento non c’è’, allora i colleghi di Maggioranza che andranno a votare questa delibera si assumeranno la responsabilità di votare un atto incompleto, perché mancante della diciamo possibilità che la Giunta Regionale dà all’Amministrazione Comunale di vendere questi alloggi. Io l’ho detto nella presentazione della mozione, che questa sera non avrei però affrontato l’argomento preciso della delibera, ma… perché dire i numeri… rimangono numeri. Allora diamo un volto ed un nome a questi numeri. Carlo: una famiglia di tre persone - chiaramente non è il suo nome - è stato sfrattato a fine settembre Carlo. È una famiglia perbene, aveva un reddito medio, una serie di problemi di salute hanno fatto sì che la moglie e la figlia di Carlo venissero ricoverate in ospedale. Questa malattia ha inciso notevolmente sul reddito di questa famiglia, che ha subìto uno sfratto, per morosità. Naturalmente la domanda di Carlo è stata accolta dalla Commissione nella seduta dell’11 ottobre 2005. Quindi lo sfratto è stato eseguito, fortunatamente la moglie e la 71 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 figlia di Carlo sono all’ospedale, ma Carlo non aveva un alloggio. Carlo oggi è ospitato in una struttura ed è in attesa di un alloggio. Io ho detto la data, primi di ottobre, 11 ottobre il verbale della Commissione, da allora Carlo è in una struttura. Non ha la casa. La moglie di Carlo potrebbe essere dimessa dall’ospedale ma chiaramente l’ospedale non la dimette, perché non hanno un alloggio. Carlo non è uno di quelli che ha fatto la domanda per l’articolo 10, è uno sfrattato, che oggi a Milano non ha la casa. Piazza Dateo era già pronta. Ci sono 21 alloggi di una metratura da 51 a 54 metri quadri, avrebbero potuto essere assegnati il giorno dello sfratto. Carlo è ancora in graduatoria. Andiamo avanti. Giacomo. Giacomo è una persona che passa da una ospitalità all’altra, da una famiglia all’altra. Non sono quelli della casa della carità, perché la casa della carità è piena. Giacomo dorme in stazione Centrale, Beretta. Giacomo dorme da un mese in stazione Centrale. Giacomo, naturalmente, è un invalido al 100%, perché ha subìto un ictus, e ha avuto anche una frattura di una gamba, se ti può far piacere. Giacomo dorme da un mese alla stazione Centrale. E’ fortunato, perché era al trecentesimo posto ed è salito, grazie all’ictus, al ventesimo posto nella graduatoria. Però Giacomo è rimasto lì, perché gli alloggi non ci sono e quindi 72 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 l’Amministrazione Comunale ha deciso di andare a vedere piazza Dateo, perché forse Giacomo avrà una risposta nel 2006, forse non sappiamo. Oggi sicuramente Giacomo non ce l’ha. Ma veniamo ad un altro caso, si chiama John, perché questo è straniero, perché a Milano, ahimè, Assessore, ci sono tanti stranieri che hanno gli stessi diritti dei cittadini italiani. John con la sua famiglia è stato sfrattato ai primi di ottobre. Naturalmente la pratica di John è stata vista dalla Commissione, la Commissione ha accolto la sua domanda di sfratto. Chiaramente è una famiglia di quattro persone, non ci sono alloggi disponibili per quattro persone. John è ospite, anche lui, di una struttura, gratuitamente. Perché? Perché a John è stato offerto, da parte del Comune, l’ospitalità per la moglie ed i due figli ma, ahimè, lui non vuole separarsi dal suo nucleo familiare, così come sua moglie ed i suoi due bambini non vogliono allontanarsi dal papà. L’ospitalità in comunità sarebbe costata 130 euro al giorno all’Amministrazione Comunale, quindi l’Amministrazione Comunale oggi sta risparmiando sul caso di John e la sua famiglia, perché nella struttura dov’è garantita l’ospitalità non stanno spendendo niente. Allora, John è in graduatoria, perché non ci sono alloggi disponibili per lui, in graduatoria di sfratto, non di emergenza abitativa, di sfratto. 73 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 Quindi non andiamo a dire che oggi chi ha lo sfratto a Milano ha subito l’alloggio, non è vero. Oggi chi ha lo sfratto a Milano sta in graduatoria ed aspetta fino a quando non viene disponibile un alloggio adeguato. Questa è la situazione. Allora, Assessore, lei mi dice: “ma noi andiamo ad acquistare gli alloggi, verranno pronti subito”. Gli alloggi non devono essere pronti subito, dovevano essere pronti prima, prima. Siamo a novembre, queste persone sono state sfrattate ad ottobre ed io le ho volute apposta portare oggi, perché sono casi recenti. Non porto i casi che abbiamo discusso in Commissione Alloggi a giugno, luglio, perché quelli rimangono lì. Ho portato i casi di questo periodo. Questa è la situazione. Allora o ci rendiamo conto che siamo in una situazione di vera emergenza e che quindi tutto il patrimonio disponibile deve essere immediatamente messo a disposizione di queste situazioni o altrimenti chi vota questa delibera si assume la responsabilità di vendere degli alloggi che potrebbero essere immediatamente assegnati e di non dare una certa risposta, abitativa a queste situazioni. Per non parlare poi dei due servizi, che ho già detto quando ho presentato la mozione, che sono servizi sociali, una scuola materna ed una comunità alloggio, per i quali servizi 74 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 l’Amministrazione Comunale ha già speso i soldi per gli arredamenti. Questo è uno scandalo. Noi abbiamo già speso i soldi per gli arredamenti. Non potremo utilizzare quegli arredamenti, perché se venderemo lo stabile probabilmente lo venderemo tutto, forse sono arredamenti dell’Ikea, che possono essere smontati e rimontati e adattati per altre strutture. Di certo è che oggi quegli arredamenti non possono essere utilizzati. Io credo che la situazione a Milano sia questa. Non è una situazione inventata. Non sono frasi di fatto, ho voluto portare proprio dei casi concreti, che hanno un nome, un cognome ed una condizione sociale ben definita. Sta a noi dare delle risposte abitative rispetto a questi problemi”. Entra in aula l’assessore Simini. Il Presidente così interviene: “I consiglieri Spirolazzi e Rizzo si sono scambiati l’ordine degli interventi quindi diamo adesso la parola al consigliere Rizzo”. Il consigliere Rizzo così int erviene: “Ringrazio e ringrazio anche il collega Spirolazzi, di questa disponibilità, perché ho un impegno. Io volevo partire prendendo sul serio quello che c’è scritto nella delibera e cioè: noi vendiamo per comperare un numero di alloggi superiore o comunque per 75 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 comprare degli altri alloggi. Io prendo anche sul serio le scelte che facciamo in sede di bilancio. Se posso permettermi sceglierò come interlocutore il consigliere Testori, e dico: Testori, ti ricordi quando in sede di bilancio abbiamo presentato un emendamento che diceva che dovevamo destinare fissamente la quota di vendita delle azioni della AEM per l’acquisto o la costruzione di edilizia popolare? Erano 135 milioni, mi pare, nel tuo emendamento, e 135 milioni nell’emendamento che ho presentato io. Bene. Allora io se fossi nel consigliere Testori - lo uso come esempio retorico, me lo permette l’amicizia che ho nei suoi confronti – gli direi: “signori della Giunta, ormai siamo a metà novembre, li avete spesi tutti questi 135 milioni per acquistare case di edilizia residenziale? Se sì ha senso dire ‘non sono bastati, compriamo, abbiamo bisogno di vendere questo per poterne comprare degli altri’; se no, direi ‘prima di vendere questo immobile cominciate a comprare gli alloggi che avete individuato con quei soldi che avevamo destinato come Consiglio Comunale a questo’ e dopo ne riparliamo. Io questa risposta vorrei averla, a nome forse anche del consigliere Testori, cioè questa delibera se la devo prendere sul serio ha senso se mi si dimostra che siamo stati in grado di comprare, nell’anno di grazia 2005, cioè nell’anno nel quale abbiamo votato quell’emendamento 76 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 al bilancio, esaurendo la cifra che abbiamo deciso per questo, se no quello che è scritto in questa delibera è una scusa per realizzare in realtà altro. Seconda osservazione: l’alloggio di piazzale Dateo, ho letto la delibera, è un edificio che è stato espropriato ai sensi della vecchia Legge 167. Io non sono così certo che si possa vendere per destinarlo poi ad altro, perché vorrei avere i supporti giuridici che mi consentono di fare questo, perché io ho espropriato per destinare a 167, se non c’è la prescrizione, ma credo che dal punto di vista civilistico non esista, se fossi in quello che è stato espropriato dall’Amministrazione Comunale direi: alt, un momento, tu mi ha espropriato per fare la 167, cioè per l’edilizia residenziale pubblica, se poi questi alloggi al fine di questa operazione vanno nelle mani di qualcuno che si può permettere di comprarli a, che so io, 5.000 euro al metro quadro, è difficile dire che chi è stato espropriato per la 167, cioè per fare edilizia residenziale pubblica stia con le mani in mano, perché credo non si possa fare. Questo dato, nuovo, di riflessione l’ho dato in Commissione, nessuno mi ha dato risposta. Anche perché sono stati dati dei denari dallo Stato, per poter espropriare e quindi costruire tutto questo. Quindi la legislazione prevede che quello 77 è un immobile di edilizia Seduta consiliare del 10 novembre 2005 residenziale pubblica. Il consigliere Fanzago ha detto tutte le regole che ci sono, e io mi domando se sia possibile vendere questo immobile. Tant’è che tra le carte che io ho recuperato, e che mi sono state fornite dagli uffici a suo tempo, il Comune di Milano ha chiesto al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ufficio legislativo, se era possibile vendere questo immobile e il Ministero gli ha risposto: “Non siamo noi che vi dobbiamo dire se potete vendere questo immobile”. Cioè si rifiuta e dice: “Siete voi. Eventuali modifiche delle destinazioni funzionali previste dal Piano rientrano comunque nelle competenze dell’amministrazione locale, che dovrà perfezionare nel rispetto delle procedure formali che la vincolano, che non sono derogabili”. Cioè il Comune ha cercato di avere l’avallo da parte del Ministero ed il Ministero dice : “Guardate, voi sapete se volete cambiare la destinazione d’uso, vi assumete la responsabilità che dovete assumere nell’ambito delle leggi”. Io non so se questa cosa è stata fatta e credo che non si possa fare. I prezzi della delibera di De Corato. Io vi leggo la frase di quella delibera. Dice che sono inderogabilmente, non che non si compreranno, non verranno prese in considerazione offerte di acquisto per una cifra che era di 3.500.000 lire al metro quadro, cioè non veniva presa in considerazione proprio. Si diceva: non le 78 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 prendiamo in considerazione queste offerte. Adesso, con una noticina, che viene detta senza che molti magari neanche la capiscono, si dice: si può derogare perché… stante l’emergenza abitativa. Intanto nella delibera del 2001 che abbiamo votato non è prevista assolutamente nessuna ipotesi di deroga. Io mi domando se un atto molto importante, perché nel dispositivo di quella delibera del 2001 si parla non di una delibera qualsiasi, ma di una delibera che è atto fondamentale dell’Amministrazione, tant’è che se si volesse comprare non si avrebbe neanche bisogno del voto del Consiglio. Essendo quello un atto fondamentale dell’Amministrazione , la Giunta avrebbe potuto comprare di per sé, senza neanche passare per il Consiglio, in forza di quella delibera, che non era derogabile. Allora io mi domando, secondo i concetti che ho io e forse la Segreteria Generale, che però se glielo chiedo mi risponde: “abbiamo già dato il parere di legittimità e non torniamo indietro”, perché poi questa è la risposta che viene sempre data. Domando: ma un atto fondamentale, secondo me, può essere, come succede in tutte le questioni normali, cambiato con un atto di pari livello, oppure si può fare la deroga se è prevista nell’atto fondamentale, ma se nell’atto fondamentale non è prevista la deroga bisogna fare 79 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 una cosa sola, ossia rifare un atto con questa valenza di atto fondamentale e poi eventualmente intervenire. Non dire: andiamo in deroga perché ci sono ragioni di emergenza abitativa. Perché, non c’era nel 2001 l’emergenza abitativa? C’era. Anzi, si motivava che la delibera si faceva perché c’era l’emergenza abitativa. Se si dice che non si va oltre quel tetto si può forse, con ragionevolezza, modificare rivedendo, che so io, l’indice Istat; sono passati tre o quattro anni, ma non si possono cambiare totalmente le regole. Ma vado avanti su questo. Gli alloggi che si comprano sono alloggi ALER. Io sul fatto che nella coscienza popolare l’ALER è il vecchio istituto delle case popolari trasformato in questo nome, faccia l’operatore immobiliare, cioè che compra e vende, io non so se va bene. L’ALER, secondo le mie idee, io sono fermo all’istituto case popolari che costruiva per dare agli inquilini un alloggio, per chi aveva bisogno, invece questi sono alloggi costruiti dall’ALER, che vengono venduti non a prezzi di edilizia popolare, vengono venduti a prezzi più alti, infatti io ho chiesto il documento e ho la richiesta dell’ALER che chiede, a seconda di questi alloggi, delle cifre diverse, in un PRU chiede una cosa, in un PRU un’altra, e così via. E spiega che queste lei non le considera immobili che erano destinati all’affittanza, sono immobili che aveva costruito per la 80 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 vendita, e quindi si permette di chiedere un prezzo superiore, che l’Amministrazione credo gli riconoscerà, perché nella delibera c’è scritto così, che noi li compriamo a quei prezzi, non a prezzi diversi, tant’è che deroghiamo dalla delibera di De Corato. Allora io comincio a dire: primo, quando noi li abbiamo ben comprati, questi alloggi dell’ALER, li assegniamo ad edilizia residenza pubblica sì o no? Se sì, dico ai tanti Consiglieri che hanno fatto le pulci sul fatto della Serravalle, il ragionamento che veniva fatto era quello di dire: tu siccome avevi già qualcosa e ti sei permesso di spendere di più per disporre diversamente di questo qualcosa, hai sciupato il denaro pubblico. Allora, mutatis mutandis, dico: se tu paghi a prezzo di edilizia libera degli alloggi che poi inevitabilmente devi considerare come edilizia residenziale pubblica, per la quale è previsto un prezzo di acquisto ben preciso dalla legge, non stai sperperando il denaro pubblico? Perché tu non puoi fare ERP, che poi affitti ad un determinato prezzo spendendo di più di quello che la legge prevede che debba essere ERP. Quindi lasciamo perdere, l’ALER risponderà con la sua coscienza e le sue leggi di quello che sta facendo, cioè di aver fatto l’operatore immobiliare, ed io nei momenti debiti chiederò conto all’ALER se può fare questo. Ma io chiedo al Comune: voi potete comprare ad 81 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 un prezzo che non è di edilizia residenziale pubblica e avreste potuto costruire con questi soldi a prezzo di edilizia residenziale pubblica e poi utilizzarli per l’edilizia residenziale pubblica? È chiaro il ragionamento che sto facendo? Io non so se questo si può fare o se riguarda poi la Corte dei Conti. Io sto dicendo a quelli che promettono di fare ricorso alla Corte dei Conti sulla Serravalle, con pari ragionamento, se non lo fanno per questo, cioè che io sto comprando ad un prezzo che è quasi doppio a quello previsto per l’edilizia residenziale pubblica un qualcosa che utilizzerò come edilizia residenziale pubblica, perché non posso fare altrimenti. Giustificatelo. Non lo so. Spiegatemi se è possibile, perché le cose stanno in questi termini. La legge prevede qual è il costo dell’edilizia residenziale pubblica, c’è scritto: costo al metro quadro… Questo qui è nettamente più alto. Ultima questione che volevo dire… gli ultimi tre minuti consentitemi, qua dentro non riusciamo mai a discutere di politica sociale, discuto di politica, adesso, dopo aver fatto i conti. Guardate, io giudico immorale, e l’ho detto da tempo, e giudico improvvida questa frase sulla delibera, che dice: i cittadini si dividono in a, b e c categorie, quell’altro diceva uomini, omini tti e così via, noi diciamo cittadini di seria A, di serie B e di serie C. Ci 82 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 sono quelli che possono abitare in piazzale Dateo e quelli che devono abitare altrove. Lo diceva il consigliere Ugliano, con molta attenzione. Io dico che questo è un errore dal punto di vista politico e lo è in questi giorni che vediamo quello che succede in Francia. Quanto spenderemo poi in termini di sicurezza, quanti soldi dovrà spendere l’Assessore in telecamere di qua e di là, se non capiamo che la garanzia delle nostre città, la sicurezza delle nostre città, l’equilibrio sociale delle nostre città è assicurato dal fatto che ci siano quartieri dove non esistano i monocensi, per cui quelli che devono difendersi e proteggersi perché si considerano ultraricchi e non vogliono il contagio degli altri, e altri quartieri che vengono lasciati degradare perché vengono costruiti in un modo dove possono vivere solo questi cittadini? Allora io dico che quando si scrive, nella delibera, che tale situazione ha fatto maturare nell’Amministrazione Comunale il forte convincimento, secondo principio di ragionevole e buona amministrazione , quello che è giusto vendere per costruire da un’altra parte, forse un buon amministratore di condomino ragiona così, non chi deve amministrare una città, perché crea le condizioni perché le nostre città siano peggiori, non siano migliori, come devono essere, perché la politica pretende che tutti vengano trattati allo stesso 83 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 modo e che sia giusto mescolarli, questa situazione, come dice Ferrara, dobbiamo avere delle città meticce, dove si mescolano i censi, le culture… No, lo dicono tutti e due, l’uno e l’altro lo dicono, perché erano nella stessa trasmissione quando… va beh, lo devo attribuire a Gad Lerner, lo attribuiamo a Gad Lerner, che mi frega in questo momento questa questione. Voglio dire, dove si devono mescolare e ci devono essere dei quartieri dove tutti possano vivere essendo orgogliosi di vivere in questo quartiere, avendo rispetto gli uni degli altri. Queste sono le scelte che dobbiamo fare, non quella di destinare programmaticamente il fatto che bisogna comprare, non è bello che vivano in piazzale Dateo i cittadini delle case popolari e che dobbiamo comprare altrove per i cittadini delle case popolari. Non va bene così. Non si amministra così, e siate certi che se domani dovesse governare il cambiamento, io queste cose le dirò anche al Sindaco del cambiamento, se sarò qua dentro, se si comporterà come vi comportate voi in questo momento”. Il Presidente dà la parola al consigliere Occhi. Il consigliere Occhi così interviene: “Chiaramente gli interventi li facciamo per il verbale, ma vi è anche il tentativo di convincere gli altri Consiglieri a meditare su questa delibera e a trovare argomentazioni per capire che 84 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 probabilmente era possibile fare in altro modo rispetto a quello che ci viene presentato oggi dalla Giunta. D’altronde ci pare che anche il ritardo con cui l’Amministrazione l’Assessore ci hanno Consiglio Comunale, portato questa testimoniano Comunale, delibera, una difficoltà la Giunta, finalmente interna in alla Maggioranza, alla stessa Amministrazione. Come dire, è cambiato l’Assessore al Demanio, io ricordo bene i ragionamenti fatti in Commissione dall’altro Assessore, peraltro dello stesso partito, e non ci sembrava così convinto che questa fosse un’operazione giusta per i milanesi perché, come dire, anche lui ha espresso più volte pubblicamente le perplessità che qui oggi emergono, magari soltanto dai banchi dell’Opposizione, ma abbiamo sentito nei corridoi spesso argomentare anche componenti della Maggioranza, usare gli stessi argomenti che noi usiamo oggi. Quindi, che non vi sia convinzione, insomma, neanche da parte vostra, mi sembra un dato acquisito, e lo si faccia più che altro per una disciplina di partito e di coalizione, che però vi invito a rompere a favore degli interessi più in generale della città, ma anche in particolare di coloro che hanno acquisito dei diritti su questi immobili. L’ho già detto prima e lo ripeto, io non so se un inquilino delle case popolari, che è stato a suo tempo trasferito, a 85 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 cui avete promesso per iscritto il ritorno in quegli alloggi, a cui per iscritto avete chiesto anche recentemente di dire se era ancora disponibile ad entrare nei vecchi alloggi di piazzale Dateo e che lui vi ha risposto ‘sì, sono disponibile’, come possiate dirgli di no? Io se fossi un inquilino di quel tipo farei causa al Comune di Milano, poi non so, può darsi che sia un modo come un altro per far fare un po’ di soldi agli inquilini delle case popolari. Se è questa l’intenzione ditelo, così, appunto, faremo in modo che ciò avvenga. Ma a parte le battute un po’ banali su questa vicenda, di tutte le argomentazioni che hanno usato gli altri Consiglieri io vorrei provare ad usarne una nuova, se ci riesco, condividendo tutte quelle usate fino ad ora, ma per aggiungere qualcosa in più rispetto alla questione, che è questa. A pagina 3 e 4 si usa un’argomentazione per giustificare il fatto che è possibile vendere in blocco e non usare quindi la Legge 516 sulle vendite frazionate, che è quella che ha regolamentato la vendita degli alloggi popolari, si dice: questo è un alloggio sì costruito con i fondi dell’edilizia pubblica e quindi dovrebbe essere soggetto alla Legge 560, che è quella della vendita frazionata. Noi non usiamo quella legge perché essendo uno stabile storico è vincolato dalla legge sui beni culturali, ergo non è soggetto alla Legge 560. Quindi si dice: è vero 86 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 che l’abbiamo comprato e fatto con i soldi pubblici e quindi dovrebbe essere venduto con la 560, ma siccome è talmente vecchio e antico che è soggetto alla legge sui beni culturali, noi quindi usiamo la legge sui beni culturali che dice che lo si può vendere in blocco alla condizione che vi sia il consenso della Sovrintendenza. E cioè non so se mi spiego. Siccome ci vuole il consenso della Sovrintendenza allora si vincola la 560. Io mi permetto, al di là del giudizio che può aver dato il Segretario Generale, che gli auguro di aver sempre ragione, ma in questo caso mi pare che vi sia un dubbio anche di legittimità. Cioè tu non mi puoi dire che siccome vendi uno stabile antico, soggetto al vincolo dei beni culturali, che la legge ha escluso dalla vendita, perché la 560 esclude questi beni, perché dice che non possono essere disponibili per la vendita, ma non semplicemente frazionata, per la vendita, punto. E tu allora dici: non posso fare la vendita frazionata perché è sottoposta a vincolo ed è soggetta a quella legge, uso un’altra legge, è sufficiente che il Sovrintendente mi dica che lui non vede ostacoli alla vendita in quanto non è che la vendita di per sé danneggia il bene culturale, è evidente che poi avrà dei vincoli di conservazione dal punto di vista architettonico e quant’altro, garantiti peraltro dalla ristrutturazione, però mi pare 87 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 che vi sia anche un problema di questa natura che, come dire, può, secondo noi, mettere in discussione anche su questo versante questa vendita. Ma vorrei anche provare ad usare un altro argomento, al di là del fatto che ormai l’ascolto da parte degli Assessori interessati si è ridotto a zero: nell’elenco degli stabili da cartolarizzare, mai reso ufficiale ma che, insomma, conoscevamo tutti, vi erano una serie di stabili, l’esempio è corso XXII Marzo al 22, per essere molto chiari, uno dei tanti, che qui troviamo nell’elenco degli stabili che porteremmo finalmente a termine la ristrutturazione con i soldi che ricaviamo dalla vendita di piazzale Dateo. La domanda è: non è che per caso vendiamo piazzale Dateo, prendiamo un po’ di soldi e compriamo degli alloggi nuovi - e qui tutti i discorsi che facevano i miei colleghi prima sono validi - una parte li usiamo per ristrutturare altri stabili demaniali, non è che poi magari a qualcuno poi gli viene in mente di vendere anche questi? Siccome erano in quell’elenco da cartolarizzare, evidentemente l’int enzione dell’Amministrazione era quella di porre in vendita anche quelli. Quindi qual è il rischio? Che noi vendiamo piazzale Dateo, diciamo che vogliamo comprare nuovi alloggi e più alloggi per case popolari e invece una parte li usiamo per ristrutturare alloggi e che poi 88 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 questi stessi alloggi, perché parliamo di interi stabili, ripeto, Lombardia, De Lemene, Monte Nero, via Solari, corso XXII Marzo erano stabili messi nell’elenco dello studio per la cartolizzazione, li ristrutturiamo e poi li vendiamo ristrutturati. Mettiamo le mani avanti fin da ora, se succederà una roba di questa natura non è roba da Corte dei Conti, è ben altro quello che stiamo dicendo. Quindi sia chiaro che questi soldi di questi immobili vengono usati per questi stabili, che sono citati nella delibera per ristrutturarli e non verranno immediatamente assegnati una volta finita la ristrutturazione ad alloggi popolari, qui si profila veramente una truffa vera e propria, non soltanto politica, ma una truffa ai danni della collettività, che qualcuno in qualche modo dovrà poi rispondere anche da un punto di vista non soltanto della Corte dei Conti, ma anche da un punto di vista penale. Quindi mi pare che si possono aggiungere e ripetere le argomentazioni che anche altri Consiglieri hanno già usato, ma mi pare sia sufficiente per esprimere un voto contrario a questa delibera”. Escono dall’aula i consiglieri Gilardelli, Bassi, Colombo, De Albertis: i presenti sono, pertanto, 39. Il Presidente dà la parola al consigliere Carlino. 89 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 Il consigliere Carlino così interviene: “Noi tutti dell’Opposizione più volte abbiamo chiesto di dare soluzioni concrete al problema casa. Infatti l’anno scorso avevamo anche richiesto un Consiglio straordinario per esaminare la questione, ma ancora una volta questa Amministrazione manifesta direi la sua incapacità e soprattutto la sua contrarietà ad affrontare il problema, dimostrando con questa delibera che è più importante fare affari, fare soldi, speculare piuttosto che risolvere le esigenze primarie delle famiglie che da anni attendono alloggio. Dicevo, la delibera 439 disattende le necessità, le urgenze della popolazione meno abbiente della città che non può permettersi di pagare affitti spropositati e men che meno acquistare abitazioni a costi che, sappiamo benissimo, sono astronomici. Voglio sottolineare che occorrono tempi brevissimi per consegnare case ed il Comune si preoccupa invece assolutamente nella parte di… cioè vuole entrare, come dicevo prima, quando parlavo della mozione Fanzago, nella parte che non gli compete, quella di immobiliarista, si dedica così alla compravendita di appartamenti, operazione che richiederà comunque tempi troppo lunghi e complessi per dare una risposta immediata alla domanda 90 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 drammatica ed impellente di alloggi popolari. Un’altra prova di disinteresse alla soluzione dei problemi veri. Non possiamo nasconderci dietro i dati allarmanti che tutti peraltro dispongono su questa questione, già il consigliere Occhi o Fanzago li hanno già sciorinati, direi, 20.000 famiglie sono in graduatoria di bando, 2.000 sono in graduatoria di emergenza e più di 10.000 sfratti in esecuzione oltre che una richiesta consistente di case ad affitto sostenibile. E mentre tutto questo è ben presente a tutti, la Maggioranza non trova altro di meglio che pensare a vendere le case popolari vuote, disponibili, per acquistare altri alloggi che saranno disponibili non si sa quando. Non da ultimo va osservato che i ricavi di questa operazione risultano sicuramente sovrastimati e per quanto riguarda gli immobili da acquisire in seconda battuta tali unità abitative originariamente destinate al mercato calmierato della locazione o della vendita verrebbero inutilmente sottratte ad una parte non trascurabile di domande sociali. L’ha già chiarito il consigliere Rizzo, si acquistano infatti dall’ALER, quindi è chiaro che vengono sempre a mancare alloggi a prezzi calmierati. Siamo quindi in un immobilismo vergognoso. Le unità abitative di piazzale Dateo esistono, sono pronte da anni e vanno assegnate subito alle 91 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 famiglie che ne hanno titolo, senza perdere ulteriore tempo. L’affermazione che si legge in delibera, pagina 3, il secondo capoverso, l’ha già detto Rizzo, siamo sulla stessa linea, devo dire che mi sconcerta e mi indispone, non la considero ragionevole ed opportuna, ma la trovo una bella trovata che farà un favore ai soliti ricchi e potenti personaggi, che potranno accaparrarsi case cosiddette appetibili ed apprezzabili ad un prezzo stracciato rispetto alle leggi di mercato, e mi trova nettamente contraria per l’inequità e la spudoratezza della proposta che rinvia e dimentica i bisogni delle famiglie in difficoltà. Quindi noi dell’Italia dei Valori esprimiamo un no chiaro e netto a questa vendita. Le case popolari, ripeto, vanno date subito a chi si trova nell’emergenza abitativa e che da anni attende una risposta ai loro bisogni”. Entrano in aula il Segretario Generale Dr. Giuseppe Albanese. Il Presidente così interviene: “Prima di dare la parola al consigliere Spirolazzi, comunico all’aula, intanto ai colleghi che vogliono ancora intervenire e non l’hanno fatto, che hanno l’opportunità di iscriversi, perché entro le ore 20.00 chiuderemo le iscrizioni ; alle 20.30 la seduta verrà sospesa e la replica dell’Assessore insieme eventualmente ad altri 92 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 interventi dei colleghi già iscritti a parlare saranno rinviati a lunedì prossimo. Quindi chi vuole ancora intervenire lo può fare entro le ore 20.00”. Indi dà la parola al consigliere Adamo. Il consigliere Adamo così interviene: “Sull’ordine dei lavori. Siccome ogni tanto sulle parole non ci capiamo, non è che noi sospendiamo la seduta, chiudiamo la seduta. Per cui la seduta prossima è in prima convocazione. Per essere chiari e capirci tra di noi. Si chiude la seduta con l’accordo tranquillo dell’aula, come abbiamo fatto altre volte, si può benissimo”. Il Presidente così risponde: “Oggi la delibera è in seconda convocazione, la discussione è in seconda convocazione, così come tutto il programma che è stato presentato oggi. Se l’aula ritiene di sospendere la seduta e di rinviare il prosieguo del dibattito e la replica, se c’è parere contrario deciderà l’aula. Una cosa invece è chiudere la seduta. La seduta si chiude, a meno che non c’è una volontà diversa da parte del Consiglio, con l’esame dei provvedimenti che sono all’Ordine del Giorno, esauriti i quali la seduta… oppure alle ore 22.00…”. Il consigliere Adamo così replica: 93 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 “E allora stiamo qua. Va bene, stiamo qua, fino alle 22.00. Come abbiamo fatto altre volte, si anticipa la chiusura della seduta… Io mi permetto di esprimere la mia opinione…”. Il Presidente così risponde: “Lei può essere o no d’accordo, infatti”… Il consigliere Adamo così prosegue: “Io non sono d’accordo con la sua proposta. Ritengo che, visto che i colleghi stanno defluendo dolcemente verso l’uscita, possiamo dire: stiamo qui tutti insieme fino alle otto e mezza e poi la seduta di oggi è chiusa, non è sospesa, la seduta di oggi è chiusa. Lunedì comincia la nuova seduta, c’è al primo punto: prosecuzione dei lavori della seduta precedente, partiamo da dove siamo arrivati, come abbiamo già fatto altre volte, in prima convocazione”. Il Presidente così interviene: “L’accordo… lo dico anche al Capogruppo di Forza Italia che ha prospettato… allora, c’è una richiesta di sospendere la seduta con gli iscritti a parlare entro il termine della seduta o comunque entro le ore 20.00, dopodiché si rinvia a lunedì la prosecuzione dei lavori e la replica dell’Assessore. C’è un’altra richiesta presentata dal consigliere Adamo: ad una certa ora, credo orientativamente intorno alle 21.00, dichiarare chiusa la seduta e quindi riprendere 94 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 lunedì in prima convocazione, perché se la seduta si chiude si torna in prima convocazione. Allora, è chiaro che queste due proposte sono…”. Escono dall’aula i consiglieri Molteni, Rizzo, Vagliati: i presenti sono, pertanto, 36. Il Presidente dà la parola al consigliere Palmeri. Il consigliere Palmeri così interviene: “Guardo per vedere bene i colleghi… il consigliere Pantaleo… sto guardando se il consigliere Pantaleo rimane in aula… E’ uscito dall’aula il consigliere Pantaleo, Presidente, per il verbale. Stavo scherzando. Presidente, io sono d’accordo con la proposta”. Il Presidente così chiede: “Quale?”. Il consigliere Palmeri così prosegue: “La proposta della Presidenza, la collega Adamo forse non lo sapeva, ma la proposta, che era stata oggetto di un dialogo informale con i colleghi di Opposizione, era quella di proseguire con gli interventi e rimandare la replica dell’Assessore a lunedì. Sono d’accordo, ci siamo dati questa regola: se la seduta viene chiusa in questo modo si va in prima convocazione lunedì”. Il Presidente così interviene: 95 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 “Mi pare di capire che la proposta sia quella di continuare la seduta fino ad un certo orario, 20.30 – 21.000, dopodiché di dichiarare chiusa la seduta ed il rinvio a lunedì sia degli interventi dei Consiglieri che sono iscritti e si iscriveranno a parlare, che della replica dell’Assessore”. Entra in aula il consigliere Giobbi Martini; ne escono i consiglieri Occhi, Testori, Santomauro: i presenti sono, pertanto, 34. Il Presidente dà la parola al consigliere Spirolazzi. Il consigliere Spirolazzi così interviene: “Dopo l’intervento del consigliere Rizzo è difficile dire cose diverse, cose nuove, magari le riprendo in modo breve. Volevo solo fare una considerazione di fondo. Ci sono alcune cose le cui scelte sono scritte oramai nel divenire di certe azioni. Basta leggere la premessa della stessa delibera - tutta la pagina 2 - per capire che c’è un dato incontrovertibile, da come si è dipanata la questione dello stabile di piazzale Dateo. Piazzale Dateo è storicamente uno stabile destinato all’edilizia residenziale pubblica, è stato ristrutturato con un ingente investimento del Comune di Milano, più di 24 milioni di euro, sono scelte che io ritengo irreversibili e qui stiamo perdendo mesi e mesi, perché l'altro dato incontrovertibile è 96 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 che questo stabile oramai è ristrutturato, è pronto per essere assegnato a chi ha bisogno in questa Città e pertanto questa è la scelta irreversibile. Questo Consiglio Comunale e questa Giunta deve prendere atto di questa situazione e deve cominciare a destinare gli alloggi a chi ne ha bisogno. Altrimenti tutte le altre cose costruite da questa delibera fanno un po' acqua da tutte le parti. Lo si è visto che non sta in piedi. Prima di tutto non è vero che noi da subito abbiamo a disposizione molti più alloggi. Se andiamo a vedere, la stessa delibera dice che ad oggi nessuno di questi alloggi è disponibile. La prima consegna prevista è a dicembre del 2005. Mentre noi sappiamo che questi alloggi sono da mesi sfitti, per cui questo è già un primo dato incontrovertibile. Il secondo dato - l'ha richiamato benissimo il consigliere Rizzo - è che non è che il Comune di Milano non ha destinato risorse, io dico anche ingenti, per cercare di risolvere per la prima volta il problema abitativo della casa, e la vendita di AEM di 260 milioni di euro sono già stati vincolati in qualche modo per l'acquisto o comunque per la soluzione almeno parziale del problema abitativo di Milano. La domanda che ci si fa è: questi 260 milioni come sono stati spesi? A me non risulta che sia stata spesa una lira per 97 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 acquisto e per messa in opera della costruzione di case popolari. Questo è un dato incontrovertibile, non è che abbiamo bisogno della vendita di piazzale Dateo, perché a bilancio non sono stati destinati dei fondi, i fondi destinati a bilancio per il problema abitativo ci sono e vogliamo sapere se sono stati spesi ed in che modo vogliono essere spesi. Poi altra osservazione che è stata fatta è quella del prezzo di acquisto. Anche qua, la delibera che noi abbiamo votato il 24 gennaio del 2002 parla chiaro: per l’edilizia residenziale pubblica non si può andare oltre la cifra di 1807,60 euro al metro quadrato. Con questa delibera si va in deroga, perché si pensa di acquistare questi appartamenti che, ripeto, non sono da subito a disposizione, ma alcuni verranno forse resi disponibili a dicembre dell'anno prossimo. Per quelli di Zama Salomone si parla di dicembre del 2006 e di Rubattino del giugno del 2006. Si parla come minimo tra un anno. Ma il prezzo, adesso lasciamo perdere l’ALER che fa anche lui l'agente immobiliare, diamo per scontato, per buono che comunque appartamenti che ALER sta costruendo per edilizia convenzionata, adesso possono essere trasformati in edilizia residenziale pubblica. Sta di fatto che i prezzi che sono esposti che con questa delibera noi andremmo a comperare sono prezzi che a 98 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 oggi sono superiori all’edilizia convenzionata che un operatore normale va a costruire ed a vendere perché quasi 2.500 euro al metro quadro per un’edilizia convenzionata sono prezzi - io ritengo - esorbitanti che comunque vanno ben oltre il tetto che la nostra delibera nel 2002 aveva posto. Per cui anche qui si tratta di una convenienza. Noi abbiamo comunque questi 157 appartamenti di Piazzale Dateo già pronti, a disposizione per l’emergenza abitativa. D'altra parte abbiamo a disposizione in base alla vendita di AEM risorse ingenti, non c'è un bisogno vero e reale se non quello di perseguire un’idea già precostituita che è quella che comunque piazzale Dateo va venduto perché comunque l’edilizia residenziale pubblica dobbiamo farla in periferia. Per non parlare poi appunto di ristrutturazioni di immobili che bene che vada verranno pronti tra un paio di anni. Questo per dire come se la risposta di questa Giunta e di questo Consiglio, ahimé, rispetto al problema abitativo si riduce nel fatto di vendere alloggi che con un certo sacrificio e con una certa lunghezza l’Amministrazione ha finalmente reso disponibili, venderli oggi che sono disponibili per acquistare 99 un domani alloggi a prezzi Seduta consiliare del 10 novembre 2005 esorbitanti, mi sembra che sia proprio la cartina di tornasole di una politica altamente deficitaria di questa Amministrazione. Pertanto non ritengo opportuno vendere piazzale Dateo. Semmai se una scelta doveva essere fatta doveva essere fatta anni e anni fa, come dicevo in premessa e come dice la premessa di questa delibera, la scelta era già stata fatta, ossia quella di ristrutturare e di assegnare questi alloggi. Per quanto riguarda una vera e seria politica per cercare di far fronte al problema drammatico della casa a Milano non è con questa delibera che noi poniamo in qualche modo rimedio, anzi, con l’approvazione di questa delibera i problemi della casa a Milano si aggraveranno sempre più”. Assume la presidenza della seduta il Vicepresidente del Consiglio Marilena Adamo. Escono dall’aula il Presidente Vincenzo Giudice ed i consiglieri Di Mauro Gambitta, Beretta: i presenti sono, pertanto, 30. Il Presidente così interviene: “Io ho iscritti ancora i Consiglieri che vedete, in più c’era tal consigliera Adamo, che avendo tolto il badge è cancellata, per cui 100 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 mi riservo… devo fare solo due domande semplicissime alla riapertura lunedì”. Indi dà la parola al consigliere Baruffi. Il consigliere Baruffi così interviene: “Io credo che molte cose siano già state dette dai colleghi per motivare le ragioni che ci vedono contrari a questa delibera. Peraltro ne abbiamo dette diverse anche prima nel dibattito sulla mozione e però ne voglio aggiungere una. Si riferisce ad un intervento che fece in quest’aula un altro collega, che in questo momento non è presente, che è il collega Garocchio, ma io spero che i colleghi invece di Forza Italia vogliano in qualche misura essere portatori dello stesso messaggio di cui era stato portatore il collega Garocchio in un intervento in quest’aula qualche tempo fa e chiedo loro ovviamente, se è possibile, di trasmettere anche questo tipo di messaggio. Il collega Garocchio intervenne una volta in articolo 21 lamentando una situazione grave della città di Milano e cioè lamentando il fatto che numerosi palazzi di proprietà delle assicurazioni sul territorio cittadino fossero stati messi in vendita dalle assicurazioni medesime e lamentando il fatto che molti cittadini milanesi appartenenti al ceto medio, che abitavano da tanti anni in affitto in quelle case, in quegli appartamenti, non 101 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 avessero la possibilità materiale di acquistare le abitazioni nelle quali avevano vissuto per tanti anni e fossero costretti a lasciare la città o a trovarsi in una situazione di grande difficoltà. Cioè lamentando il problema delle capacità di offerta abitative di questa città non solo per le persone in stato di grave difficoltà o di indigenza o quant’altro, ma anche per il ceto medio. Io ricordo questo intervento fatto con passione vera, con passione politica di chi mette al centro della propria azione politica quello di soddisfare i bisogni dei cittadini. Allora mi chiedo perché quel collega, ma in generale i colleghi di Maggioranza, non vogliano su questa delibera mettere lo stesso tipo di attenzione, di passione politica e di riflessione che metta al centro il problema dei cittadini milanesi, di soddisfare il bisogno di abitazioni che esiste a Milano. La considerazione che attraverso questa delibera si riesca ad ottenere un risultato complessivo maggiore è una considerazione che è stata smontata con una certa abilità, mi pare dal collega Antoniazzi per primo e poi è evidente a tutti. Il fatto che questa operazione sia in realtà un’operazione di bonifica sociale preventiva di un quartiere è altrettanto sotto gli occhi di tutti. Cioè lì si vuole fare in modo che in quell’area non ci sia un insediamento secondo i criteri che sono quelli di assegnazione degli alloggi popolari, ma vi 102 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 sia invece un’operazione di trasformazione anche del tessuto sociale di quel quartiere. Il fatto che siamo di fronte ad un’operazione che mette al centro gli aspetti di carattere meramente finanziario e che quindi consente forse oltre che la bonifica sociale anche qualche quadratura di bilancio un po' più aggiustata per quest'anno, beh, tutte queste valutazioni insieme mi fanno pensare che siamo veramente di fronte ad una delibera che incarna il pensiero della Destra su questa città, cioè che incarna quel pensiero che vuole una realizzazione di una città fatta a misura di chi ha le possibilità economiche, a misura di chi è in grado di farcela da solo e che allontana ed espelle tutti quelli che invece questa possibilità non ce l'hanno o tutti quelli che l’avevano un tempo, ma non l’hanno più oggi, per una serie complessa di fattori che riguardano le difficoltà economiche che sta attraversando il nostro Paese. Il collega Fanzago ha ricordato delle storie, lo ha fatto in modo molto intelligente, perché noi discutiamo in questo momento di storie di persone che hanno l’esigenza di avere una abitazione e non se la vedono offerta da parte del Comune di Milano. Se i colleghi di Maggioranza vorranno dare il loro voto favorevole a questa delibera, ebbene lo faranno mettendo quelle persone le cui 103 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 storie ci sono state raccontate da Fanzago in difficoltà, magari anche solo per un altro anno o forse per un periodo di tempo più lungo, io credo. Ma le metteranno in difficoltà con questo atto: cioè non faranno un'operazione a favore dei cittadini di Milano, ma la faranno contro i cittadini di Milano, contro il loro bisogno di abitazione e contro quel bisogno di una risposta politica che il collega Garocchio chiedeva in quell'appassionato intervento in articolo 21, cioè una risposta politica da parte delle Istituzioni di fronte allo strapotere di una logica di mercato e di profitto che ha spinto le assicurazioni a vendere i palazzi di loro proprietà e che spinge il Comune di Milano a fare cassa con gli alloggi popolari”. Il Presidente dà la parola al consigliere Fiano. Il consigliere Fiano così interviene: “E’ sempre un piacere quando mi dà la parola lei, Presidente. Non sono emozionato, sono onorato. Io penso che noi ci troviamo di fronte ad una di quelle delibere che esprime la filosofia di un gruppo dirigente politico: questa delibera esprime la filosofia di atteggiamento che questa Maggioranza - della quale ci sono pochi esponenti, in verità, in questo momento nell’aula, in quest’aula sorda e rossa, in questo caso – questa Giunt a e questa Maggioranza ha espresso sul 104 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 problema della casa. Devo dire per la verità che forse nel secondo mandato del Sindaco Albertini la Giunta ha espresso una qualche maggiore sensibilità sul tema della casa, nel senso che ha aumentato il numero di parole che ha speso su questo tema. Risultati se ne vedono ben pochi, ma per esempio, in occasione, è stato già detto questa sera, della vendita della seconda tranche di azioni di AEM una parte rilevante di quelle azioni non solo per la spinta dell’Opposizione è stato deciso di impegnarla per la realizzazione di edilizia pubblica. Questa delibera, penso io, esprime molto bene la filosofia che ha guidato sul tema dell’emergenza casa questa Giunta, per una serie di variabili. La prima è quella propagandistica, quell’edificio di piazzale Dateo, come sa bene la Presidente, è lì in uno stato di non utilizzo da molti anni, da troppi anni ; certo, non ha motivo, diciamo così, iniziale di questa Giunta, da qualche tempo è disponibile all’assegnazione, e quindi reca con sé i segni di una vicenda di inefficienza molto lunga, che deriva anche da problemi, com’è noto, di cantieri, di strutture e quant'altro, di fronte all’emergenza cioè alla necessità di dare subito casa alle decine di migliaia di persone che ne hanno diritto in questa città, secondo le attuali norme, si decide dopo aver speso molto denaro pubblico, prima per rendere 105 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 agibile quegli appartamenti e poi per sorvegliarli affinché non siano di nuovo danneggiati o abusivamente occupati, non di utilizzarli, ma di tradurne il valore in una opzione di futuro acquisto, non certa, perché qui non c'è questa sera l’opzione di acquisto, come sa bene il Segretario Generale che ha avallato questa strana modalità di concatenare la vendita con l'acquisto, per l’opzione di un futuro acquisto di altri alloggi che, come ha già dimostrato il collega Antoniazzi, come ha dimostrato il collega Rizzo porteranno ad una diminuzione complessiva del patrimonio pubblico. Questo è l’iter di un’attività politica propagandistica, cioè si dice che si è stati capaci di ripristinare un bene pubblico che si era diciamo così ammalorato, ma ci si è messo molto tempo, dopo che questo bene pubblico è stato riqualificato si aspetta ancora del tempo tenendo quegli alloggi sfitti, si promette che se ne acquisteranno. Insomma l'atto amministrativo finale, la traduzione del denaro pubblico in un beneficio pubblico non c'è, in questa delibera non c'è, perché non c'è l'acquisto, quale invece è, secondo me, la ratio della legge, ma su questo punto non ho avuto il bene di convincere il Segretario Generale. La Regione Lombardia è convinta come me 106 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 di questo. Non la Segreteria Generale nell’interpretazione della legge. In secondo luogo esprime la filosofia di questa Giunta perché, è stato già detto, esprime una localizzazione geografica dei ricchi e dei poveri in questa Città. Piazzale Dateo è troppo su, è troppo in. La Presidente Adamo conosce diciamo il quartiere, è troppo in, perché delle famiglie come quelle che ha nominato prima il collega Fanzago, l'uomo della moviola, possano aspirare a vivere in questa zona. No, in quella zona devono vivere i clienti magari, dico magari, in forma del tutto ipotetica, lungi da me conoscere fatti che non conosco, magari del cavalier Zunino, del dottor Coppola o di qualcuno dei noti immobiliaristi che in questi anni hanno acquisito, ricomprato, rivenduto, trasformato edifici in questa Città. E invece gli alloggi di edilizia sociale vanno acquistati in un’area oltre i viali delle circonvallazioni , là dove i problemi sociali possono essere evidentemente meglio risolti. C'era stato un altro periodo in cui si è operato in questo modo, era il periodo della cosiddetta urbanistica del piccone, per chi abbia studiato la storia dell’urbanistica nel ventennio fascista in questa Città, per esempio, con il progetto della racchetta, con lo sventramento del quartiere centrale, con la realizzazione del Corso 107 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 Vittorio Emanuele, lo sventramento di quei quartieri, si decise di espellere i ceti popolari dal centro della Città che erano il cuore della Città, anche molto prima della fine dell'Ottocento con la realizzazione della Galleria Vittorio Emanuele, con la demolizione della parte frontespicente il quartiere del Palazzo Reale e di espellere nella periferia per far abitare nel centro della Città i signori. Non solo, è stato già detto, ma i presunti acquisti da farsi si realizzeranno in quartieri o in edifici diciamo così monocenso, mono caratterizzazione sociale, perpetuando un’ideologia che quando è da criticare il passato viene addotto all’ideologia della Sinistra comunista che ha realizzato, secondo la Destra, tutto il male che c'è nelle periferie milanesi, cioè i quartieri autosufficienti degli anni Sessanta o andando ancora qualcosina più indietro facendo salvo il fatto che non era la Sinistra al Governo i quartieri popolari financo degli anni Cinquanta. Quindi quando c'è bisogno di criticare il passato quei quartieri li ha realizzati la Sinistra, quando noi andiamo ad acquisire dall’ALER edilizia pubblica in quartieri che sono già di edilizia popolare è una buona cosa se la fa il Centrodestra. Quindi, dicevo, un iter che non porta in quest'Aula ad un risultato, un iter fatto di annunci. Si potrebbe fare prima della fine 108 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 della legislatura un libretto con l’introduzione di Aldo Ugliano sugli annunci del Senatore De Corato, tra questi noi ne troveremo diversi che riguardano la ristrutturazione di Piazzale Dateo, un iter fatto di annunci ed una scelta sociale. Infine, questo è il terzo elemento anche diciamo così una pezza sopra il buco. Perché vedete noi non abbiamo mai avuto sicuramente in questi ultimi 4 anni e mezzo il bene di discutere, di approvare realizzazioni di edilizia pubblica di questa Giunta. Negli ultimi 4 anni e mezzo, controllo con attenzione le date che dico, abbiamo parlato di una strategia comune sul tema della casa in un Consiglio straordinario e quando abbiamo destinato con due emendamenti, uno della Maggioranza e uno dell’Opposizione, quasi 300 milioni di euro sul tema della casa, ma forse questa è l'occasione nella quale spendiamo più parole per una probabile realizzazione o presunta realizzazione di edilizia o acquisizione di edilizia pubblica da parte di questa Giunta. Cioè questo provvedimento che poi consta di un edificio è anche il simbolo di una sconfitta. L'Assessore Sanavio non ne ha responsabilità, è qui da pochi mesi, forse il dirigente del Settore ne sa un po' di più, ma in questi anni io dico a cominciare da un Assessore, considero un amico tra l'altro, ma che ha avuto per primo l'incarico del Demanio 109 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 della prima Giunta Albertini, l’Assessore Verro, in questa Città l'ingegner Maranini anche lo sa - si è cominciato nel bilancio preventivo del ‘98 a promettere 450 miliardi di vendite di proprietà demaniali, vecchie lire, realizzandone 40 nel consuntivo del ‘98 e correggetemi se sbaglio - abbiamo sempre viaggiato su un tenore di qualche decina di milioni di euro all'anno di vendite. Per cui, Assessore Sanavio, c'è un dato incontrovertibile che dal punto di vista della logica della privatizzazione o meglio della trasformazione delle proprietà mobiliari o immobiliari pubbliche in denaro da investire, logica che ha presieduto alla filosofia di governo dell'Onorevole Albertini, noi abbiamo avuto in questi anni alcune privatizzazioni, per adesso la più grande è quella della AEM e scarsissima realizzazione di vendite di patrimonio immobiliare. Questa è una sconfitta, secondo me. Sarebbe forse addirittura stata una sconfitta per un Giunta di Centrosinistra io devo dire, perché alcune vendite immobiliari noi le avremmo condivise, lo è certamente per una Giunta di Centrodestra perché negli ultimi tre anni in genere le previsioni di entrate del conto capitale dei bilanci vostri preventivi assommavano a circa 2500 milioni di euro, circa 5 mila miliardi, e di quei 2500 milioni , se non vado errato, 450 milioni di euro derivavano dalle vendite immobiliari. 110 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 Devo forse ricordare a qualcuno che si era parlato negli ultimi 36 mesi più volte della cartolarizzazione, che erano circolate nelle stanze di questo Comune liste non di proscrizione ma di possibili immobili da vendere, che si era parlato di un general consulting o di advisor, mi pare di ricordare, può essere che io mi sbaglio, che fosse la Deutsche Bank, che si era addirittura ipotizzato un ragionamento di societarizzazione per una cessione di proprietà di immobili di pregio, non cessione ma trasformazione, per esempio, la Galleria o quant’altro. Quello che voglio dire, assessore Sanavio, quante volte è stato falsamente annunciato che una parte significativa degli introiti di conto capitale per la realizzazione di investimenti in questa città sarebbero venuti dai proventi della vendita dei patrimoni immobiliari e l'unico, insomma, non l'unico, ma uno dei pochi provvedimenti che noi vediamo di vendita di patrimonio immobiliare, so che si parla… sono cose diverse, patrimonio abitativo, il patrimonio non abitativo, il patrimonio abitativo di edilizia residenziale pubblica o non edilizia residenziale pubblica, ma nel suo complesso nella vicenda dell’ipotesi di alienare parte di questo patrimonio per realizzare investimenti, alla fine tra i provvedimenti più eclatanti ricordo uno particolarmente eclatante 111 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 la vendita della sede della AEM, in corso di Porta Vittoria, ma tra i provvedimenti più eclatanti c'è questo e non è, assessore Sanavio, singolare che con tutte le proprietà immobiliari che il Comune di Milano ha, che l'ingegnere Maranini conosce, che ha in elenco, spero conosca, perché per anni non abbiamo saputo se conosciamo bene tutti i nostri immobili, ma certamente ne conosce molti l'ingegnere, e non è singolare che noi proprio su questo episodio, che non è che sia… Diciamo non è che mi colpisca il fatto che si cominci da lì, perché non è l'unico immobile che si vende, ci sono qualche decina di milioni di euro di vendite, mi pare anche quest’anno, a consuntivo, ci saranno, e pur tuttavia che noi si abbia come episodio più eclatante la vendita di un edificio pronto per essere assegnato con alloggi. Molti altri colleghi si sono soffermati su elementi di grave secondo noi – contraddizione, illegittimità nel rapporto con le autorizzazioni, con le leggi, con la logica generale. Io ho tentato di descrivere, oltre a questi particolari, di cui hanno già parlato i miei colleghi, il sintomo di una filosofia che non ha retto alla prova dei fatti, sia nel campo della risoluzione del problema della casa, sia nel campo delle ipotesi che i proventi per gli investimenti debbano venire dalla dismissione del patrimonio e sia anche nell’idea che 112 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 forse in questa città potremo avere passato il secolo e non pensare più che i ricchi debbano stare nel centro della città ed i poveri non importa dove vanno”. Il Presidente dà la parola al consigliere Palmeri. Il consigliere Palmeri così interviene: “Grazie, Presidente, se non altro perché non darmi la parola mi avrebbe privato del piacere di esordire anch'io con le parole con cui ha esordito il collega Fiano, cioè che mi fa piacere quando la Presidente Adamo mi dà la parola. Farò una riflessione breve e poi credo che, a seguito della replica dell'Assessore, avremo modo di tornare anche quando parleremo degli emendamenti. Perché alla delibera sono stati presentati degli emendamenti, il collega Rizzo aveva accennato la mancata presentazione degli emendamenti quando abbiamo parlato della mozione. Rimpallo la proposta del collega Occhi, cioè quella di dire: attenzione alle nostre tesi, richiamiamo la Maggioranza a maggior attenzione nei confronti delle nostre tesi, non si sa mai che cambi idea. Io rimpallo la stessa proposta nei confronti dell’Opposizione: attenzione a quello che andremo a dire, soprattutto quando parleremo di emendamenti perché è possibile che i colleghi di Opposizione cambino idea e votino in modo favorevole alla delibera. 113 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 In questa sede, cercando di attenermi a quella che è la proposta di deliberazione, comincio con un’ipotesi di perplessità che è quella relativa all’acquisizione da parte del Comune di immobili ALER. Credo che alcuni colleghi leggendo la nostra proposta di emendamento potranno concordare con noi, relativamente al rapporto tra ALER e Comune di Milano e sono parzialmente recepite quelle che erano le riflessioni fatte dal collega Antoniazzi il quale, tenuto conto che gli allegati all’emendamento sono separati, l’emendamento è unico però gli allegati sono separati, magari in sede di intervento potrà dare atto che parte delle sue riflessioni sono state compiute e formalizzate dalla Maggioranza. Non trovo corretta nel modo più assoluto e chiedo scusa se parlo di un collega assente, ma poi il signor verbale mi aiuterà a riportare al collega Rizzo la mia riflessione, non concordo nel modo più assoluto relativamente all’osservazione del collega Rizzo sulle variabili economiche. Io ricordo che stiamo parlando di una delibera diversa rispetto a quella bocciata dall'Aula di Cesariano Cicco Simonetta dove c'era una presenza di contributo pubblico destinato ad edilizia residenziale pubblica significativo e significativo era l'obbligo di legge. In questa delibera, fatto salvo il denaro che va restituito al Ministero, noi abbiamo libertà di destinazione secondo 114 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 quello che c'era scritto in delibera e secondo la riflessione fatta e certificata dagli Uffici. Noi avremmo potuto dire: noi vendiamo all'asta l’immobile di piazzale Dateo, base d’asta 70 milioni di euro, quindi ipotesi minima, 70 milioni di euro, togliamo i 5 milioni di euro che vanno restituiti, sono 65 milioni di euro. Noi compriamo un palazzo dalle Ferrovie dello Stato, lo abbelliamo e lo destiniamo a sede di rappresentanza del Comune. Sarebbe stata una nostra scelta politicamente, a mio avviso, non condivisibile e non condivisa, tant'è vero che vogliamo destinare il ricavato ad altro, però sarebbe stata tecnicamente sostenibile, amministrativamente sostenibile. Noi non abbiamo voluto questo, ma abbiamo detto nonostante tolti i 5 milioni che vanno dati al Ministero, rimangono delle risorse che sono risorse per così dire libere dal punto di vista della destinazione, noi lo stesso, secondo un impegno morale nei confronti della Città e anche politico di questa Maggioranza, nel senso che noi abbiamo detto che convintamente sostenevamo queste delibere perché avevano quell'obiettivo, noi queste risorse le destiniamo tutte - ripeto tutte – ad edilizia residenziale. Quando dico tutte io mi sono sentito dire da qualche autorevole rappresentante di questo Consiglio Comunale anche la critica 115 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 opposta, cioè ma perché dovete dare tutto all’edilizia residenziale pubblica. Ci sono anche altre emergenze abitative presenti in città, ci sono altre fasce sociali che probabilmente non sono così povere… scusate, utilizzo un aggettivo generico, così povere da rientrare in quelle categorie, però non sono così ricche da poter accedere al mercato quello senza virgolette, il mercato libero, insomma la libera negoziazione. Però in questo modo, pur non avendo un obbligo di destinazione, voi in quel modo state dando tutto all’ERP, è vero, noi stiamo dando tutto all’ERP, noi rivendichiamo questa scelta. Quindi mi sembra una scelta che vada nella stessa direzione rispetto a quella indicata da alcuni colleghi di Opposizione. Critica. Beh, però voi date questo indirizzo, però non domani, dopodomani. È vero collega Fanzago, c'è anche ieri, però noi siamo all’oggi e prima di ieri, che non verrà mai più, c’è il domani e io dico che domani mattina, rispetto a quando avremo le risorse, dopo la vendita, non siamo in grado di rispondere all’emergenza abitativa nella misura del 50% rispetto alla quantità di piazzale Dateo. Può essere poco o molto, però è un dato che vogliamo ribadire, per evitare che sembri che noi quei 157 alloggi li cancelliamo con un colpo di spugna e ci rivediamo nel 2090. No, noi con il combinato 116 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 dell'emendamento, con la proposta di deliberazione andiamo ad acquisire immobili che sono già pronti nella misura di 73. Con le restanti risorse noi andiamo a contribuire al Piano casa costruendo e, colleghi, per costruire ci vuole tempo, e se ciascuno di noi, noi di Maggioranza e voi di Opposizione, in futuro, astrattamente, spero viceversa, se nessuno si ponesse il problema della costruzione, perché bisogna dare una risposta domani, è evidente che noi non saremmo mai in grado in modo responsabile… ho detto il combinato degli emendamenti con la delibera… no, l’ho detto…”. (NdS, intervento fuori microfono del consigliere Spirolazzi) Il consigliere Palmeri così riprende: “Infatti, io mi sto attenendo alla delibera, però ho fatto una riflessione. Comunque, collega, attenendosi alla delibera, mi scusi, il ragionamento mio viene rafforzato perché? Perché nella delibera c'è una disponibilità immediata di ALER superiore, quindi, semmai, io sto dicendo una cosa che va contro il mio interesse, cioè quello di dimostrare che possiamo dare subito… Io dico, sono onesto, il 50%, paradossalmente il nostro emendamento va nella direzione di ridurre la disponibilità immediata, perché? Perché abbiamo fatto una riflessione più complessiva. Abbiamo guardato al sistema 117 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 dell’offerta e non soltanto all’offerta del Comune di Milano, perché la riflessione politica che abbiamo fatto è stata: beh, però ALER si era impegnata a mettere sul mercato… mercato però con un po’ di virgolette, perché nell’edilizia convenzionata è un mercato a riscatto, quindi andiamo anche ad agevolare una certa fascia sociale che è quella di cui sopra, cioè non tanto povera e non tanto ricca. Quindi abbiamo guardato il sistema dell’offerta, abbiamo detto: noi rinunciamo… scusi se parlo dell’emendamento però…” (NdS, intervento fuori microfono del consigliere Spirolazzi) Il consigliere Palmeri così riprende: “No, quando c’è un emendamento è per definizione che non va bene una delibera, però gli emendamenti possono essere… Però, collega, la mia prima riflessione è riflessione negativa nei confronti della delibera. Io ho detto: desta qualche perplessità l’acquisizione da ALER, io questo, onestamente, penso di averlo detto. Oltre i 73, che noi vogliamo che siano disponibili subito, vogliamo finanziare il iano casa, altrimenti rimane soltanto un piano sulla carta, e poi vogliamo ristrutturare alcuni immobili. Pronto - e non faccio l’Avvocato difensore d’ufficio – a sentire delle critiche, alcune delle quali a mio avviso condivisibili relativamente alla politica di ristrutturazione, però stando ai miei numeri, cioè stando ai numeri 118 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 di cui parlo io, fornitimi dagli uffici, mettere a disposizione 218 case ristrutturate più 159 - sto sommando perché 218 erano quelle già oggetto della deliberazione di piazzale Dateo, 159 sono quelle che proporremo come emendamento, recuperando l’obiettivo di Cesariano Cicco Simonetta - noi arriviamo ad una proporzione di 1:5. Mi sento di poter dire, da buon padre di famiglia - senza ironia, collega Terzi, grazie - che andare a dare una risposta per il 50% rispetto a quella che sarebbe stata la risposta se non avessimo venduto o non avessimo voluto vendere piazzale Dateo, visto che la delibera ancora non è approvata, e rinunciare oggi ad un 50% di piazzale Dateo per avere domani appartamenti ristrutturati e dopodomani appartamenti nuovi, mi sembra una scelta che forse può essere non condivisibile. Però, colleghi, vi dico sinceramente, non credo siano corrette le parole così dure che ha utilizzato il collega Antoniazzi, perché io credo che noi possiamo anche non condividere questa delibera, però non si può dire che questa scelta sia una scelta totalmente sbagliata, può essere una scelta parzialmente sbagliata nella misura in cui qualcuno in quest’aula reputi che dobbiamo fare più una politica dell’oggi, perché ieri non è stata fatta, collega Fanzago. Può essere che qualcuno reputi questo. Però non si può cancellare, 119 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 a mio avviso, una parte positiva, che è la risposta immediata per il 50% e poi una scelta prospettica di sistema, dico di sistema perché oltre al Comune andiamo a vedere anche la posizione di offerta dell'ALER nei termini in cui dicevo prima, ai soggetti di cui dicevo prima, a mio avviso tenere conto di questa offerta di sistema può portare sì ad una critica forte e feroce nei confronti di ieri, forte e feroce nei confronti delle ristrutturazioni che non sono state fatte in un certo modo o in un certo tempo, però a mio avviso non può cancellare quello che oggettivamente c'è di buono in questa delibera, cioè andare a recuperare un rapporto di 1:5, ripeto, quintuplicare l’offerta, con un effetto leva che noi, con un Ordine del Giorno che presenteremo successivamente, abbiamo intenzione di sollecitare ALER a fare. Quindi, mi dispiace che molti colleghi non saranno presenti, però alcune riflessioni più specifiche le faremo in sede di presentazione degli emendamenti”. Il Presidente così interviene: “Consigliere Pantaleo, aveva chiesto di intervenire? Avevamo chiuso. Una riapertura per la Maggioranza e una per l’Opposizione, ma poi chiusura e basta”. Indi dà la parola al consigliere Pantaleo. 120 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 Il consigliere Pantaleo così interviene: “Sarò brevissimo. Intanto l'intervento del Capogruppo di Forza Italia mi ha fatto venir voglia di leggere questo emendamento, perché se andava avanti ancora un po' avrei detto: votiamolo subito perché sono curioso. Si può avere copia? E’ possibile avere copia dell'emendamento?”. Il Presidente così risponde: “Chiedo scusa, siccome sono stati depositati recentemente, avevo detto di non distribuirli perché sembrava che tutti stessimo andando via, ma se vuole una copia…”. Il consigliere Pantaleo così risponde: “La ringrazio. La velocità del mio intervento è data da una semplice somma, innanzitutto dal ricordo del consigliere Ciccioni il quale ricorda che circa 20 anni fa l'immobile venne evacuato perché bisognava fare dei lavori di ristrutturazione. Il consigliere Ciccioni ha una buona memoria, vent'anni mi sembrano un po' tantini per essere riusciti ad arrivare al dunque, se però faccio la somma di quanto andremo a spendere e di quanto abbiamo già speso, leggo che siamo intorno ai 102 milioni di euro, gli importi che si andranno ad impegnare per l'acquisto degli immobili, gli importi che sono stati spesi per la ristrutturazione dell'immobile, 121 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 poi ci sono anche i costi di guardiania di cui ci ricordavamo prima, ci sono i costi di quanto non è stato incassato come affitti. Diceva il consigliere Fanzago ci sono anche i costi che vengono pagati giornalmente per chi ha lo sfratto esecutivo, ecc. ecc.. Siamo intorno ai 103, 104 milioni di euro. Avendo speso tutti questi soldi e sperando di recuperare qualcosa più di 70 milioni di euro, abbiamo sempre una differenza di circa 30-32 milioni di euro. Però quello che mi colpisce più di tutto – e chiudo, Presidente – è che mentre da una parte abbiamo degli spazi immobiliari liberi da quel dì, nell'ambito del recupero alloggi inagibili c'è una frasettina che dice ‘tempi: a partire da settembre 2005, 24 mesi per aggiustare questi 145 immobili’; poi correttamente il dato dice ‘data di consegna settembre 2007’. Siamo in Italia, probabilmente se va bene questi immobili saranno pronti per essere consegnati a metà del 2008. Facendo i conti: tempo perso, spazi non utilizzati, denari già consumati, ma ditemi voi dov’è la convenienza di tutta quest'operazione? Io – ma sono limitato – non l'ho ancora capita”. Il Presidente così interviene: “La seduta è chiusa, il dibattito generale è chiuso con l'unica deroga nei confronti del consigliere Adamo (come preannunciato non più di due minuti per fare due domande). Gli emendamenti 122 Seduta consiliare del 10 novembre 2005 sono già stati depositati e quindi non si possono depositare ulteriori emendamenti. Il Consiglio è convocato a domicilio per lunedì”. 123