Seduta consiliare del 10 novembre 2005
SEDUTA DEL CONSIGLIO COMUNALE DEL 10 NOVEMBRE 2005
Presiede Vincenzo Giudice - Presidente del Consiglio
Partecipa il Segretario Generale Giuseppe Albanese
----(Durante la seduta del 7 novembre 2005 è venuto a mancare il
numero legale per la validità della seduta, per cui il Consiglio non
ha potuto validamente deliberare.
Pertanto la seduta odierna è di seconda convocazione, ai sensi del
TULCP 4.2.1915, n. 148, del T.U.E.L. 18.8.2000, n. 267 e dell’art.
44 del Regolamento di Organizzazione e funzionamento del
Consiglio comunale per la trattazione degli argomenti già previsti
nel programma dei lavori di quella seduta e non trattati).
Il Presidente dispone si proceda all’appello nominale.
Sono presenti i Consiglieri:
ADAMO,
BARUFFI,
ALBERTINI
BERETTA,
RICCARDO,
BIANCO,
ANTONIAZZI,
CAPUTO,
BALDASSARRE,
CARUGO,
CICCIONI,
CORMIO, DE ALBERTIS, DI MAURO, FANZAGO, FARINA, FERRARA,
FIANO, GAMBITTA, GAROCCHIO, GILARDELLI, GIOBBI MARTINI,
GIUDICE,
MAIO,
MARTINELLI,
MASCARETTI,
MASSARI,
MASSEROLI, MOLTENI, OCCHI, PALMERI, PANTALEO, PENNISI,
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
PILLITTERI,
RICCI,
RIZZI,
RIZZO,
SALVINI,
SPIROLAZZI,
TENCONI, TERZI, TESTORI, TRISCARI, UGLIANO, VAGLIATI.
Sono assenti il Sindaco Gabriele Albertini e i consiglieri:
BASSI, BOSSI EMILIA MORATTI, CARLINO, CIABÒ, COLOMBO,
DALLA CHIESA, DE PASQUALE, DI MARTINO, LIVA, LUCINI,
MATTIOLI, MOLINARO, OTTOLENGHI, PARLANTI, SANTOMAURO,
TINELLI, in numero di 16.
Sono presenti gli assessori Martella, Sanavio e Verga.
Ha giustificato l’assenza il Sindaco Gabriele Albertini.
Essendo, pertanto, presenti n. 44 Consiglieri, il Presidente
alle ore 16,44 dichiara valida la seduta.
Nomina scrutatori i consiglieri Massari, Tenconi, Pantaleo.
Indi così interviene:
“Prima
di
all’approvazione
iniziare
dei
con
verbali,
l’ordine
comunico
dei
lavori,
all’Aula
i
riguardo
nomi
dei
componenti della Commissione Speciale che è stata deliberata dal
Consiglio sulle occupazioni abusive delle case comunali. Sono i
Consiglieri: Aldo Ugliano per i DS, Giovanni Testori per l’Unione di
Centro, Antoniazzi Sandro per la Lista Antoniazzi, Carlino Giuliana
per la Lista Di Pietro, Baruffi Maurizio per i Verdi, Basilio Rizzo per
Miracolo a Milano, Ettore Tenconi per la Lega Nord, Carla De
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
Albertis di Alleanza Nazionale, Occhi Giovanni per Rifondazione
Comunista, Terzi Giovanni per Forza Italia, Fanzago Andrea per la
Margherita e Riccardo Albertini per il Gruppo Misto.
Prima di iniziare, devo interrompere la seduta per 15 minuti
perché c’è l’esigenza, da parte dell’Ufficio di Presidenza, di mettere
a posto delle modifiche che necessitano al verbale della seduta del
27 ottobre 2005, quindi interrompiamo qui la seduta e la
riprendiamo alle ore 17. Intanto prego i colleghi Antoniazzi,
Pantaleo, Maio, Baldassarre e Martini Giobbi di avvicinarsi al tavolo
della Presidenza”.
Indi sospende la seduta.
Sono le ore 16,48
Durante la sospensione della seduta sono entrati in
aula i consiglieri Bassi, Carlino, Lucini, Parlanti, Tinelli; ne
sono usciti i consiglieri Ricci, Martinelli: i presenti sono,
pertanto, 47.
E’ entrato altresì in aula l’assessore Manca; ne è uscito
l’assessore Martella.
Alle ore 17,15 riprende la seduta.
Assume la presidenza della seduta il Presidente del
Consiglio Vincenzo Giudice.
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
Il Presidente così interviene:
“Riprendiamo i lavori. Prego i signori colleghi di fare un po’ di
attenzione
visto
che
dobbiamo
risolvere
un
problema…
C’è
all’Ordine del Giorno di questa sera l’approvazione del verbale del
27 di ottobre 2005. Sul verbale del 27 ottobre 2005, in particolare
per quanto attiene alla delibera numero 443, ‘Vendita dell’immobile
di via Cicco Simonetta e via Cesariano’, ci sono state delle
dichiarazioni e richieste di precisazioni da parte del sottoscritto e di
alcuni Consiglieri, che dalla dichiarazione da parte mia, di chiusura
della votazione, dalla quale risultava mancante il numero legale o
comunque il numero necessario di Consiglieri per validamente
deliberare in seconda convocazione, da questa dichiarazione, io ed
alcuni Consiglieri, abbiamo chiesto di rettificare quel verbale. Da
parte degli interessati c’è stata anche una visione diretta del
filmato di quella seduta, dove effettivamente risultano presenti,
quindi io vi leggo le dichiarazioni dei colleghi. Per quanto mi
riguarda, vi leggo prima la mia dichiarazione e poi quella degli altri
colleghi. Dal verbale della seduta del 27 ottobre 2005 risulta che la
votazione concernente l’approvazione o meno della proposta di
deliberazione n. 443, ad oggetto: “Vendita con la procedura di asta
pubblica degli immobili di proprietà comunale siti in Milano in via
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
Cesariano 11 ed in via Cicco Simonetta 15”, ha avuto il seguente
esito: presenti 18, astenuti 5, votanti 13, voti favorevoli 1, voti
contrari 12. Ne è derivata la mia dichiarazione che la votazione era
infruttuosa per mancanza del numero legale per rendere valida la
seduta, dandosi assenti nell’allegato al verbale, tra gli altri, anche il
sottoscritto. L’evidente insanabile contraddittorietà, di fatto (perché
presiedevo la seduta) che invece era citato a verbale, va quindi
necessariamente corretta.
Poi i consiglieri Maio, Baldassarre, Antoniazzi, Pantaleo, Martini
Giobbi hanno presentato queste dichiarazioni, ripeto, hanno avuto
modo di verificare personalmente dal filmato della seduta quanto
dichiarano e cioè che… Ne è derivata la dichiarazione da parte del
Presidente che la votazione era infruttuosa per mancanza del
numero legale per rendere valida la seduta, dandosi assenti, tra gli
altri, il sottoscritto (quindi ognuno di questi Consiglieri) che, in
contrario di quanto risulta dall’allegato verbale, era effettivamente
presente
al
momento
della
dichiarazione
di
chiusura
della
votazione, ma non aveva partecipato alla votazione stessa. Di tale
sua
presenza
emerge
incontestabile
videoregistrazione della seduta di cui è caso.
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dimostrazione
dalla
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
La videoregistrazione è stata anche esaminata dai componenti
dell’Ufficio di Presidenza, che hanno tutti sottoscritto queste
dichiarazioni e, pertanto, da queste dichiarazioni bisogna mettere a
verbale questa dichiarazione che io vi leggo e che va quindi a
rettificare il verbale della seduta del 27 di ottobre: ‘Il Presidente,
preso atto delle incontestabili rettifiche che, in occasione dell’esame
ed approvazione del verbale di seduta del 27 ottobre 2005, occorre
introdurre in detto verbale; considerato che, per effetto di tali
rettifiche, l’esito della votazione intervenuta sulla proposta di
deliberazione numero 443, ad oggetto: “Vendita con la procedura
di asta pubblica degli immobili di proprietà comunale siti in Milano,
via Cesariano 11 e via Cicco Simonetta 15”, risulterà essere il
seguente: presenti 24, astenuti 5, votanti 13, voti favorevoli 1, voti
contrari 12, presenti al fine del raggiungimento del numero legale,
ma che non partecipano al voto: il Presidente, i consiglieri Maio,
Baldassarre, Martini Giobbi, Pantaleo e Antoniazzi. Quindi dispone
che,
in
occasione
dell’approvazione
da
parte
del
Consiglio
Comunale del verbale della seduta del 27 ottobre 2005, con le
rettifiche di cui in premessa, la sua dichiarazione di votazione
infruttuosa, pagina 25 del verbale, venga corretta nel seguente
modo: “La proposta di deliberazione numero 443 è respinta”.
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
Quindi con queste modifiche del verbale io chiedo se il verbale del
27 ottobre si può dare per approvato. C’è qualcuno che chiede di
intervenire?”.
Indi dà la parola al consigliere Palmeri.
Esce dall’aula il consigliere Giobbi Martiini: i presenti
sono, pertanto, n. 46.
Il consigliere Palmeri così interviene:
“Premetto che non entro nel merito della delibera, perché il
nostro interesse non era quello di alienare l’immobile, ma di avere
risorse per incrementare, dal punto di vista qualitativo per le
ristrutturazioni, e quantitativo per eventuali nuovi acquisti, il
patrimonio a disposizione di chi a Milano ha bisogno di case.
Quindi, nell’affrontare questo argomento, io vorrei ribadire che
avendo questo obiettivo in realtà la decisione di cui invece parlerò
non sposta più di tanto, anzi, non sposta affatto, tenuto conto che
poi andremo a recuperare le destinazioni in un emendamento alla
delibera di piazzale Dateo, quindi in realtà non sposta nulla. Però
vorrei fare un’osservazione che riguarda una questione di ordine
generale, in modo tale che diventi uno strumento neutro che non
può essere utilizzato dall’una o dall’altra parte a seconda delle
convenienze.
Io
ricordo
nitidamente
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che
al
momento
della
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
votazione
l’Opposizione
frettolosamente
è
uscita
dall’aula
e
altrettanto frettolosamente è rientrata in aula. Ha vinto due
frettolosamente a uno nei confronti della Maggioranza, nel senso
che la Maggioranza stessa a sua volta ha frettolosamente
abbandonato l’aula per evitare che i presenti in aula fossero i 20,
che avrebbero reso la seduta in seconda convocazione valida con il
numero legale. Alcuni colleghi…”
(Intervento fuori microfono)
Il consigliere Palmeri così prosegue:
“No,
no,
non
mi
sto
arrampicando,
Consigliere,
sto
raccontando quello che tutti ricordiamo, cioè l’Opposizione prima è
entrata, noi siamo rimasti in aula, poi l’Opposizione è rientrata in
aula e noi siamo usciti dell’aula. È proprio su quest’ultimo punto
che vorrei richiamare la vostra riflessione: c’erano dei colleghi di
Maggioranza che stavano uscendo dall’aula, perché contrariamente
alla
loro
intenzione
iniziale,
così
come
contrariamente
alle
intenzioni iniziali dell’Opposizione, l’Opposizione è rientrata, i
colleghi di Maggioranza volevano uscire.
Quindi io chiederei alla Presidenza, in generale, tenuto anche
conto che, per esempio, quando si fa l’appello d’aula io posso
nascondermi dietro la sedia del funzionario Berton, ma sono
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
presente in aula, non ho bisogno di dire ‘sì’, è una forma di cortesia
dire che sono presente, una forma di aiuto agli uffici per la
computazione del numero, ma io sono presente anche se sto zitto,
anche se io dico che sono un fungo, non sono un fungo, anche se
non dico che sono un uomo, sono un uomo. Questo per dire che,
per esempio, accade spesso che la Presidenza… nel senso di essere
umano, consigliere Occhi.
Quando il Presidente dà disposizioni agli uffici di fare l’appello,
accade spesso che colleghi che non intendono concorrere al
numero legale sono presenti in aula, chiedono al funzionario a che
numero siamo, per decidere di entrare o non entrare, accade che
colleghi sono in aula durante l’appello, accade che colleghi danno
indicazioni a colleghi della propria parte politica di permanenza o di
uscita dall’aula, eppure è, diciamo, prassi consolidata che laddove il
collega al momento dell’appello stia uscendo o stia abbandonando
l’aula non concorre al numero legale. Cioè, negli ultimi quattro
anni, a partire a ritroso dall’ultima seduta, quando il Presidente
dice ‘sono presenti 30 Consiglieri in prima convocazione, la seduta
non è in numero legale’, io non ho detto ‘no, Presidente, perché il
collega Fiano o il collega Fanzago sono in aula a chiedere al
funzionario Berton a quanti colleghi siamo arrivati nel computo dei
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
presenti’, non ho detto ‘no, Presidente, non siamo in 30, siamo in
35’, perché? Perché è prassi consolidata che c’è un rispetto della
volontà di voto o di non voto, rispetto a quello che dicevo prima
sulla presenza, di un collega. Nel caso specifico era palese che il
colleghi Maio ed il collega Baldassarre stavano uscendo dall’aula e
non avevano intenzione di esprimere il loro voto; a maggior
ragione il collega Baldassarre è rientrato in aula, come si vede dalla
registrazione, proprio per togliere il proprio tesserino ed annullare il
voto precedentemente espresso.
Questo per dire, Presidente, che noi dobbiamo darci un attimo
di regole certe, perché io mi chiedo quale sarebbe stata la reazione
dell’Opposizione se il Presidente avesse chiuso la votazione sulla
delibera di cui stiamo parlando o di cui stavamo parlando perché,
ripeto, non sto entrando nel merito della decisione, che rispetto,
però vorrei che rimanesse a verbale, ma soprattutto in una nostra
prassi d’aula, un comportamento oggettivo che tutti dobbiamo
tenere e non temere. Quindi io mi chiedo: l’Opposizione cosa
avrebbe fatto? Lo immagino, lo chiedo a voi, lo chiedo anche ai
colleghi di Opposizione, cosa avrebbe fatto se il Presidente dopo 15
secondi o dopo 30 secondi che i colleghi di Opposizione erano fuori
e non erano in aula, avesse chiuso la votazione? Io mi chiedo se i
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
colleghi non avrebbero protestato nei modi in cui li abbiamo visti
protestare, con una certa anche violenza nei confronti della
Presidenza, sull’interpretazione del Regolamento ed il Presidente
sarebbe stato libero di chiudere la votazione dopo 10 minuti,
quando voi avevate deciso di uscire, ed eravate fuori, io mi chiedo
cosa sarebbe accaduto! Ci sarebbe stata la collega Adamo, non
come protestante in modo virulento, ma come componente
dell’Ufficio di Presidenza e persona particolarmente attenta alle
dinamiche d’aula, anche dal punto di vista delle regole, avrebbe
detto: Presidente, lei è stato scorretto, perché ha chiuso la
votazione quando noi stavamo esprimendo una chiara intenzione di
presenza in aula.
Ora, non sto dicendo che al contrario il collega Baldassarre
dirà: ‘Presidente, lei è stato scorretto (non è questo lo spirito del
mio intervento) perché ha chiuso la votazione mentre noi stavamo
uscendo’, però io chiedo all’aula e, ripeto, eliminiamo il problema
della delibera, rispetto la decisione, (io sto parlando da Consigliere
Comunale, perché sto facendo un’osservazione, secondo peraltro
quanto mi consente il Regolamento a seguito delle variazioni al
verbale), i componenti dell’Ufficio di Presidenza hanno preso una
decisione, io la rispetto, quindi ognuno faccia il proprio, però da
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
Consigliere Comunale, componente di questa assemblea, io chiedo
alla Presidenza e chiedo all’Ufficio di Presidenza che vengano date
delle regole certe. Le regole certe non possono essere lasciate alle
scelte del Presidente - lo dico in positivo – cioè al Presidente, che
ad un certo punto reputa opportuno chiudere una votazione o non
chiudere una votazione. Io credo che voi oggi avreste fermamente
protestato nei confronti della Presidenza, qualora il Presidente
invece di tenere aperta la votazione un minuto l’avesse tenuta
aperta 50 secondi o 40 secondi, quando voi eravate fuori. Il
numero legale non c’era e la delibera sarebbe stata esaminata in
un’altra seduta dal Consiglio Comunale.
Quindi, Presidente, accetto la decisione, l’accetto dal punto di
vista formale, perché rispetto l’organo che l’ha espressa, l’accetto
dal punto di vista sostanziale, perché dal punto di vista politico non
cambia assolutamente nulla, noi abbiamo intenzione di comprare,
di acquisire, non di vendere, quindi il nostro obiettivo permarrà - e
spero che la Maggioranza si esprimerà nella direzione di approvare
l’emendamento, che va a recuperare le destinazioni, gli obiettivi, le
finalità della delibera di Cesariano e Cicco Simonetta in piazzale
Dateo - e quindi dal punto di vista formale, dal punto di vista
sostanziale io la decisione l’accetto, chiedo che per domani,
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
acquisito ieri, acquisito oggi, per domani chiedo alla Presidenza che
vengano date in quest’aula delle regole certe riguardo: primo,
all’appello in aula. Io chiedo formalmente che la prossima volta che
un collega entra in aula durante l’appello il funzionario lo consideri
presente, anche se non ha emesso alcun suono dalla bocca.
Secondo: chiedo alla Presidenza che quando si è in sede di
votazione o si danno dei tempi certi, quindi il Presidente suona il
campanello e la votazione è per 30 secondi e dopo quei 30 secondi
il sistema automaticamente dà per acquisiti i voti, oppure,
Presidente, mi scusi, io credo che andiamo verso una fine stagione
di Consigliatura in cui vengono strumentalizzate le regole. Io mi
impegno a non strumentalizzarle, ma le regole le voglio conoscere,
perché se non conosco le regole non solo sarei – non voglio esserlo
- più forte nello strumentalizzarle, ma sarei più debole nel
difenderle. Quindi io chiedo alla Presidenza di impegnarsi, insieme
all’Ufficio di Presidenza, in questa direzione”.
Entrano in aula i consiglieri Ottolenghi e Santomauro;
ne esce il consigliere Ferrara: i presenti sono, pertanto, 47.
Entra altresì in aula l’assessore Maiolo.
Il Presidente dà la parola al consigliere Molteni.
Il consigliere Molteni così interviene:
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
“Il collega che mi ha preceduto ha riassunto praticamente
tutta la situazione. Io vorrei aggiungere, però, solo un punto, che è
questo: che noi stessi, lo stesso elettore che si rivolge ai seggi per
votarci, alle amministrative o alle politiche o quant’altro, in caso di
dubbi di votazione viene tenuto conto di qual era la volontà
dell’elettore nell’espressione del voto, e questo ci è garantito
dall’articolo 69 del Testo Unico quando si parla di votazioni e anche
di scrutini in materia di elezioni. Quindi , in questo caso il
consigliere Baldassarre, che era rientrato per togliere la sua tessera
dal proprio banco, mi sembra che volesse esprimere non certo il
fatto di essere presente a favore o in astensione, ma togliendo la
propria tessera quello che lui voleva esprimere era chiaramente di
non partecipare al voto, di non essere presente al voto. Quindi va
desunta comunque la volontà dell’elettore, in questo caso la
volontà del Consigliere che vota. Questa mi sembra una cosa che
sta nelle regole della democrazia”.
Entra in aula il consigliere Di Martino: i presenti sono,
pertanto, 48.
Il Presidente così interviene:
“Sono terminati gli interventi su questa questione. Io riprendo
brevemente le osservazioni fatte dai colleghi Palmeri e dalla collega
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
Molteni. Molte delle osservazioni io le condivido, dobbiamo dirci con
molta sincerità, tra di noi, che oramai è da tempo che abbiamo
tutti quanti delle cattive abitudini; spesso durante le votazioni, per
non dire durante le sedute, può essere normale, ma durante le
votazioni ci sono colleghi che entrano ed escono, colleghi che
aggiungono il proprio voto per alzata di mano dopo che la
votazione è in corso… Quindi sono, diciamo, comportamenti che
faremmo bene tutti ad eliminare per evitare questo tipo di
problemi. Il problema non è tanto nella volontà dell’espressione di
voto, anche perché in una decisione di questo tipo… Io prego i
colleghi Di Martino e Mascaretti, se vogliono parlare lo possono fare
tranquillamente, altrimenti non riusciamo a seguire. Questo è uno
dei motivi per cui molto spesso avvengono situazioni, perché anche
in aula è difficile ascoltare e parlare da parte di chi sta parlando.
Non è tanto un problema di cercare di interpretare la volontà
di chi in quel momento sta esprimendo una posizione, anche
perché nella decisione che noi abbiamo dovuto assumere dobbiamo
in qualche modo fare riferimento al Regolamento ed il Regolamento
dice molto chiaro una cosa, al di là dell’interpretazione della
volontà eccetera: che i Consiglieri che al momento della votazione
sono presenti in aula e non votano, quindi non schiacciano il
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
bottoncino, al solo fine della determinazione del numero legale
sono dichiarati presenti. Questo è il caso di cui stiamo discutendo.
Qui non si mette in discussione chi ha votato a favore, contro, chi
si è astenuto o chi voleva manifestare l’intenzione di non
partecipare al voto, si è dovuto accertare se al momento della
votazione in aula c’erano presenti dei Consiglieri, e l’esempio più
eclatante riguarda il sottoscritto, perché io ero qua, ho chiamato la
votazione, non risulta il voto, c’erano presenti dei Consiglieri che
non hanno partecipato al voto.
Il Regolamento da questo punto di vista, al di là di tutte le
considerazioni
che
sono
state
fatte,
è
molto
chiaro:
quei
Consiglieri, al fine della determinazione del numero legale devono
essere considerati presenti. Questo di fatto ha, diciamo così,
cambiato la mia dichiarazione sulla votazione alla delibera 443, che
non è stata dichiarata approvata o respinta, si è semplicemente
dichiarato che l’aula non era in grado di esprimere un voto per
mancanza del quorum necessario. Una volta stabilito però che il
quorum c’era per deliberare, a quel punto è cambiata la decisione
sulla delibera.
Certo,
sarebbe
stato
diciamo
più
problematico
ad
un
provvedimento approvato dall’Aula fare una verifica successiva che
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
avrebbe determinato una modifica di quella volontà del Consiglio,
ecco perché io sono d’accordo con le considerazioni che il
consigliere Palmeri faceva prima, però ci dobbiamo dare delle
regole… più che delle regole scritte delle regole di comportamento
tutti quanti noi. Nel senso che quando si è in fase di votazione o
quando sappiamo che da un momento all’altro si può arrivare in
fase di votazione, i colleghi oltre ad essere presenti in aula sarebbe
cosa buona e giusta, come si suol dire, che stessero al loro posto,
che ognuno di loro schiacciasse il pulsante per la delibera, evitando
anche di entrare e di alzare la mano, perché questo inevitabilmente
genera confusione.
Ci
sono
poi
problemi
più
particolari.
Ricordo
magari i
Consiglieri con più anni di attività, che quando si decise di installare
il sistema elettronico di votazione, ci fu un dibattito molto lungo e
acceso
per
mettere
anche,
diciamo
così,
dei
tornelli
di
registrazione, dei colleghi che portando la scheda dietro potevano
in qualsiasi momento fare registrare, anche elettronicamente, il
loro ingresso e la loro uscita dall’Aula. Questa soluzione non venne
approvata dalla Conferenza dei Capigruppo, per cui se un collega
non ha dietro la scheda o non inserisce la scheda o non è al proprio
posto e non vota oppure esce, il sistema elettronico non è in grado
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
di registrarlo. Questo allora a maggior ragione, visto che abbiamo
comunque in ogni seduta gli scrutatori, e lo dico perché se gli
scrutatori della seduta del 27 di ottobre avessero fatto presente
quest’anomalia
immediatamente.
immediatamente,
La
funzione
degli
l’avremmo
scrutatori,
risolta
insieme
alla
Segreteria Generale, è quella di fare attenzione che al momento
delle votazioni quello che accade in aula rispecchi la volontà che
l’aula sta esprimendo in quel momento, altrimenti rischiamo
comunque di avere dei problemi successivamente. Qualche collega,
così come è avvenuto in questo caso, si è accorto che un altro
collega, che pur era presente, non risultava tra i presenti dell’Aula,
quindi con il lavoro che stiamo facendo questa sera.
Se non ci sono altre osservazioni, e mi pare che nessuno poi
alla fine abbia contestato il verbale, approviamo il verbale del 27
ottobre 2005 con queste precisazioni: ‘Il Consiglio Comunale, dato
atto
che
il
medesimo
verbale
riporta
correttamente quanto
avvenuto in aula consiliare; visto peraltro le dichiarazioni dei
consiglieri Pantaleo, Antoniazzi, Martini Giobbi, Baldassarre e Maio,
nonché dello stesso Presidente, così come risulta dagli allegati dal
sub 1 al sub 6, che affermano la loro presenza al momento della
chiusura della votazione sulla proposta di deliberazione numero
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
443, ad oggetto: ‘Vendita con la procedura di asta pubblica degli
immobili di proprietà comunale siti in Milano, vi Cesariano 11 e via
Cicco Simonetta 15’; rilevato che tale circostanza di fatto,
concernente
l’affermata
presenza,
è
attestata
dai
signori
componenti dell’Ufficio di Presidenza e dagli stessi che hanno avuto
modo di visionare il filmato; considerato che il verbale in parola
deve intendersi pertanto corretto, come di seguito indicato, in
ordine alle risultanze della votazione occorsa sulla proposta di
deliberazione innanzi citata: presenti 24, astenuti 5, votanti 13,
favorevoli 1, voti contrari 12, Consiglieri presenti in aula che non
partecipano alla votazione 6. Visto il provvedimento in data
10.11.05, con il quale il Presidente del Consiglio, avuto riguardo
alle incontestabili risultanze di fatto sopra evidenziate, dispone la
correzione del verbale di seduta del 27 ottobre 2005 nel senso che
l’intervenuta votazione non è infruttuosa, bensì comporta la non
approvazione della delibera numero 443; atteso che la riscontrata
discrasia è da attribuirsi al sistema elettronico di rilevazione dei
risultati della votazione, che evidenzia come presenti soltanto i
Consiglieri votanti ed astenuti e non anche quelli che non
partecipano alla votazione, pur essendo presenti in aula; con voti
unanimi si dispone : 1) di prendere atto delle dichiarazioni del
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
Presidente del Consiglio Comunale e dei consiglieri Pantaleo,
Antoniazzi, Martini Giobbi, Maio e Baldassarre, come da allegato
alla presente deliberazione da sub 1 a sub 6. 2). 2) Il verbale della
seduta consiliare del 27 ottobre 2005 è pertanto approvato con le
seguenti rettifiche: a pagina 25, al riscontro dei voti la votazione dà
il seguente esito: presenti 24, astenuti 5, votanti 13, voti favorevoli
1, voti contrari 12, Consiglieri presenti che non partecipano alla
votazione 6. Il Presidente dichiara che la proposta di deliberazione
numero 443 è respinta. 3) Incaricare il competente Settore affinché
vengano adottate le opportune iniziative finalizzate ad eliminare
l’inconveniente
rilevato
in
premessa
e
riguardante
l’inesatta
indicazione dei Consiglieri presenti nell’aula consiliare’.
Queste dichiarazioni e questi allegati vengono allegati al
verbale del 27 ottobre, che diventa così approvato dal Consiglio
Comunale”.
Quindi il verbale della seduta del Consiglio comunale del
27.10.2005,
con
le
osservazioni
sopra
riportate,
si
intende
approvato senza votazione, giusta il disposto dell’art. 69, comma 3,
del Regolamento di organizzazione e funzionamento del Consiglio
comunale.”
Indi così prosegue:
20
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
“Passiamo
all’Ordine
del
Giorno.
Prima
devo
fare
un’integrazione alla comunicazione fatta in apertura di seduta, cioè
che il consigliere Farina entra a far parte della Commissione
Speciale Alloggi sulle occupazioni abusive, a nome del Gruppo di
Rifondazione Comunista, e non il consigliere Occhi, come avevo
indicato precedentemente.
N/494
–
INTERVENTO
ADOZIONE
AI
SENSI
DEL
E
PROGRAMMA
PER
GLI
INTEGRATO
EFFETTI
DELLA
DI
LEGGE
REGIONALE 11.3.2005 N. 12 RELATIVO ALLE AREE SITE IN VIA B.
VERRO, VIA ALAMANNI E VIA V. FERRARI, IN VARIANTE AL P.R.G.
VIGENTE APPROVATO IL 26.2.1980 CON DELIBERAZIONE DELLA
GIUNTA
REGIONALE
LOMBARDIA
N.
29471
E
SUCCESSIVE
MODIFICHE.
Il Presidente invita il Consiglio a procedere alla trattazione
dell’argomento in oggetto, di cui alla proposta di deliberazione che
si allega e già notificata ai consiglieri comunali.
Dà
indi
la
parola
all’assessore Verga affinchè illustri il
provvedimento.
L'assessore Verga così interviene:
“Signor Presidente, Consiglieri, questo provvedimento riguarda
un Programma Integrato di Intervento in variante al Piano
21
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
Regolatore, coerente con gli obiettivi delineati dal Documento di
Inquadramento delle politiche urbanistiche. L’area interessata è di
47.000 e rotti metri quadri, articolata su due aree, un’area a nord,
di 3.500 metri quadri, con un indice di utilizzazione 0,65, e un’altra
di dimensione di quasi 44.000 metri quadri, con un indice di
utilizzazione 0,325. L’ambito di riferimento urbano compreso tra le
vie Ripamonti, Ferrari e Antonini presenta uno scarso livello di
consolidamento
al
proprio
assesto
morfologico,
un
apparato
disomogeneo e disarticolato della rete viaria ed un sistema delle
funzioni caratterizzato da un utilizzo fortemente differenziato con
un tessuto edilizio che presenta stati di degrado e di sotto utilizzo.
Gli obiettivi di cui al Documento di Inquadramento sono
perseguiti e il progetto è parte integrante di un coordinamento
progettuale unitario, nel quale si inserisce, appunto, questa
proposta di Programma Integrato.
Il Programma prevede residenza per 15.340 metri quadri, il
20% dei quali destinati ad edi lizia convenzionata. La previsione di
una quota di funzioni compatibili con la residenza da concentrare
preferibilmente alla base degli edifici e a margine di una piazza di
nuova previsione. Il Programma prevede inoltre il recupero edilizia
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
della Cascina Viscontea, per una superficie complessiva di 1.800
metri quadri di S.L.P..
Per quanto riguarda l’obiettivo di riorganizzazione degli spazi
aperti e destinati a verde di quartiere, il Programma prevede: la
realizzazione
di
un’asse
esclusivamente
ciclopedonale,
caratterizzato da una sistemazione con panchine a doppio filare
alberato, quale elemento ordinatore e connettivo degli spazi
pubblici di nuova previsione; la riqualificazione ambientale anche
attraverso
la
sistemazione
della
Roggia
Vettabbietta;
la
realizzazione di una serie di spazi verdi attrezzati per il gioco dei
bambini, lo sport, le bocce, direttamente collegati con la strada
pubblica e con l’asse ciclopedonale; una nuova piazza porticata dal
forte carattere urbano.
In particolare negli interventi di trasformazione è previsto il
reperimento di una quota minima complessiva di aree a standard
per quasi 25.000 metri quadri, esattamente 24.893, di cui 23.000 a
verde, percorsi attrezzati e piazza, 1.300 a parcheggi pubblici ed
un asservimento di aree per passaggi pedonali di 360. Oltre alle
aree destinate a giardini pubblici attrezzati, viene prevista la
realizzazione e cessione di due aree a parcheggio, una a
completamento di un parcheggio già esistente, in fondo a via Noto,
23
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
un’altra localizzata a sud dell’area di intervento, in prossimità di via
Ferrari, a servizio delle aree. In particolare c’è un’attenzione
speciale rivolta al rapporto tra gli spazi aperti e gli spazi costruiti.
Mi sembra che per le argomentazioni che sono state qui
riprese e per il significato più generale della proposta, sia
meritevole dell’approvazione del Consiglio”.
Il Presidente dà la parola al consigliere Ciccioni.
Il consigliere Ciccioni così interviene:
“Assessore, lei mi ha già sentito altre volte intervenire su
alcune delibere di urbanistica ed io più rifletto sulle cose che
decidiamo all’interno di quest’aula più mi rendo conto che
probabilmente qualche volta ci sfugge la correlazione tra gli effetti
di quello che andiamo a votare e appunto quello che in ragione di
questo voto va a realizzarsi sul territorio, perché nell’atmosfera di
solito, purtroppo, anzi, spesso disattenta ed in qualche modo, come
dire, di routine, le decisioni che prendiamo e che riguardano il
territorio sono quelle che hanno un preciso riferimento, un preciso
pesante impatto su quella che è la vita quotidiana, non solo nostra,
naturalmente, ma di tutti i cittadini milanesi.
Se il tutto a volte sembra supportato da quelle che sembrano
essere le normative al riguardo, peraltro estremamente complesse,
24
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
tant’è che lei lo ricorderà, la questione del rito ambrosiano, non
certo visto in termini positivi, è appunto un portato di quello che è
accaduto fino a poco tempo fa, ma che evidentemente, diciamo,
sta ancora accadendo, e ha proprio un riflesso, questa cosa, anche
su questa delibera, la quale delibera, io direi, appare quasi come
una chicca in alcune affermazioni che vengono fatte ad esempio a
pagina 10. Ma la prima cosa che intendo segnalare è questa: lei
poco fa si soffermava a raccontarci, a dirci che, all’interno di questo
P.P.I., 23.000 metri quadri saranno riservati a standard. Ma una
cosa precedentemente avremmo dovuto, credo, segnalare, e cioè
che dei 45.000 o 46.000 metri quadri di questo PII , 3.889 metri
quadri sono con destinazione funzionale industria… Assessore le
sarei grato se potesse concedermi la sua gentile attenzione… La
ringrazio dell’attenzione, sto parlando con l’assessore Verga.
43.157 sono con destinazione funzionale ad aree per servizi ed
impianti tecnologici e 347 hanno destinazione funzionale di C.
verde (aree per spazi pubblici a parco). Cioè, voglio dire, non c’è
un metro quadro di queste tre qualità di area sul quale sia previsto
di fare residenza, niente di tutto questo consente di fare residenza,
ma per una serie di artifici e per una serie di applicazioni di leggi
che sono state votate, naturalmente, dalla vostra parte politica,
25
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
oggi abbiamo che su questi 46.000 metri quadri andiamo a
realizzare 15.000 metri quadri di residenze, di cui una parte
convenzionata.
Allora è abbastanza buffo, è abbastanza singolare, Assessore,
sentirla dire che all’interno di questi PII abbiamo riservato 23.000
metri quadri a standard urbanistici, perché nella realtà siamo
andati a coprire e siamo andati ad intervenire con un’operazione
immobiliare
laddove
non
era
previsto
un
metro
quadro
di
residenza. Il fatto che gli operatori coinvolti in questa delibera
abbiano nomi altisonanti, naturalmente, né in senso positivo né in
senso negativo, mi induce a pensare che l’Amministrazione abbia
voluto in qualche modo non seguire le vie che avrebbe dovuto
seguire. Non dico questo. Resta il fatto che questa è l’ennesima
delibera con la quale portiamo sul territorio della città altro
cemento, in questo caso 460 persone in più sul territorio, che
significheranno più traffico, più inquinamento, naturalmente più
stress e naturalmente una diversa e peggiore qualità della vita.
Questo è quello che magari in quest’aula non viene recepito,
Assessore, ma fuori diventa cemento, fuori diventa traffico, come
dicevo, e diventa più pesante per tutti i cittadini. Per quanto
andremo avanti su questa situazione? Non solo. Tra l’altro la stessa
26
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
relazione segnala che quest’area è molto vicina alle aree del
perimetro del Parco Agricolo Sud Milano, sulle quali si stanno
addensando, anche in ragione di quel protocollo d’intesa che lei
gentilmente mi ha fatto avere, che in realtà aspettavo da molto
tempo e che prevede tutta una serie di interventi proprio sulle aree
del Parco Agricolo Sud Milano.
Le esprimo ancora una volta, con questo mio intervento, tutte
le preoccupazioni che i cittadini milanesi hanno per questo modo di
intendere l’urbanistica a Milano”.
Entra in aula il consigliere Colombo: i presenti sono,
pertanto, 49.
Entra altresì in aula l’assessore Gallera.
Il Presidente dà la parola all’assessore Verga per la replica.
L’assessore Verga così interviene:
“Soltanto per precisare, per il Consiglio, per non essere
assolutamente fuorviato, che la destinazione dell’area era a servizi
tecnologici, quindi un’area comunque destinata all’edificabilità, per
la quale il Documento di Inquadramento delle politiche di Milano
dice che l’utilizzazione deve essere realizzata entro dei livelli di
indici che sono la metà di tutte le altre previsioni. Difatti
applichiamo 0,325 invece di 0,65. Quindi mi sembra che da questa
27
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
breve
informativa
supplementare
ne
discenda
anche
una
considerazione e una risposta all’intervento”.
Indi dà la parola al consigliere Rizzo per dichiarazione di voto.
Il consigliere Rizzo così interviene:
“Io, signor Presidente, non ho esaminato, lo confesso, con
molta attenzione la delibera in sede di Commissione , ero convinto
che stasera si discutesse della Dateo, per cui ho studiato quella.
D’altra parte ho ascoltato con attenzione le cose che ha detto il
consigliere Ciccioni e vengo confortato nelle mie considerazioni
anche da un piccolo esame del luogo nel quale si discute della
collocazione
di
queste
aree
e
degli
interlocutori
privati
dell’Amministrazione. Io non ho difficoltà a dire che non sono
operatori, almeno uno di questi ha ben meritato nei confronti della
città. Quindi ritengo di non poter votare a favore di questo
provvedimento, perché credo che sia un ragionamento difficile da
accettare, quello secondo il quale uno presenta un bel progetto da
una parte e poi magari, dall’altra, ancora ha dei contenziosi
lunghissimi con l’Amministrazione, mai risolti, e si rifiuta di fare
quello per il quale si era impegnato a fare.
Io
penso
che
l’Amministrazione
debba,
in
questi
casi,
esaminare in un modo collettivo tutte le vicende, prendendo atto o
28
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
meglio io faccio così nelle mie considerazioni, sono anni che non
riesco sapere come tutta una serie di convenzioni se siano state
rispettate o non siano state rispettate, e quindi mantengo la mia
diffidenza nei confronti di provvedimenti che vengono presentati in
nome e per conto di società che corrispondono ad operatori che si
sono così comportati nell’Amministrazione. Quindi il mio voto sarà
contrario”.
Il Presidente pone in votazione la proposta di deliberazione in
oggetto.
Dal sistema di votazione elettronico risulta che hanno
partecipato alla votazione n. 41 consiglieri, come da documento n.
1, che si allega.
Al riscontro dei voti, la votazione dà il seguente esito:
Presenti
n. 41
Astenuti
n.
Votanti
n. 40
Voti favorevoli
n. 27
Voti contrari
n. 13
1
Il Presidente ne fa la proclamazione.
---
29
(Adamo)
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
Il Presidente sottopone all’esame del Consiglio l’ordine del giorno
a firma del consigliere Fanzago ed altri, iscritto all’ordine del giorno
con il n. 470, che si allega.
Dà indi la parola al consigliere Fanzago per l’illustrazione.
Il consigliere Fanzago così interviene:
“L’ordine del giorno che abbiamo presentato e che oggi
andiamo a discutere anticipa di fatto un provvedimento che noi
riteniamo assolutamente grave, nel senso che l’Amministrazione
Comunale avrebbe intenzione di vendere uno stabile che è stato
ristrutturato, sul quale stabile l’Amministrazione Comunale ha
investito una cospicua cifra di denaro pubblico, uno stabile che
prevede anche l’inserimento di una serie di servizi alla persona
(scuola materna, una comunità alloggio per anziani), servizi che
sono già stati arredati, cioè l’Amministrazione ha già acquistato gli
arredamenti di questi servizi e che potrebbero benissimo essere
utilizzati a partire dalla settimana prossima, se questa sera il
Consiglio Comunale deciderà di non vendere questo immobile.
Per non parlare poi degli alloggi. È inutile che il dibattito di
questa sera, secondo me, si soffermi sulle cifre, perché i numeri
sono anonimi, e citerò dei casi, però lo farò durante la discussione
della delibera, perché credo che se adesso mi mettessi ad elencare
30
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
i numeri di coloro che hanno partecipato al bando, i numeri di
coloro che hanno presentato una domanda di articolo 10, i numeri
di coloro che sono sottoposti a sfratto e attendono ancora un
alloggio, checché ne dica qualche Consigliere Comunale che in
televisione afferma che chi viene sfrattato oggi a Milano riceve
subito la casa, ma invece esiste una graduatoria degli alloggi per
sfratto… dopo dimostrerò anche con nomi e cognomi questo dato di
realtà.
Io credo che oggi sia grave assumersi questa responsabilità
perché oggi a Milano il primo problema è il problema abitativo, è il
problema della casa ed un’Amministrazione responsabile deve dare
una risposta a questo problema. Abbiamo passato 12 anni senza
dare una risposta a questo problema, oggi questa è diventata la
prima emergenza di Milano ed io credo che sia importante che il
Consiglio Comunale, votando questo Ordine del Giorno, si assuma
la
responsabilità
di
dire
no
alla
vendita,
di
mettere
immediatamente alla disponibilità del Settore ERP questi alloggi e
quindi
di
andare
subito
ad
assegnare
questo
patrimonio
immobiliare per dare una risposta abitativa alle tante persone che
oggi hanno fatto domanda e che, ahimè, sono in graduatoria.
31
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
Questo in sintesi è il contenuto dell’Ordine del Giorno. Ho già
anticipato che durante il dibattito della delibera mi soffermerò nel
dettaglio a raccontare delle storie. Certo, se questo viene
approvato, naturalmente non ci sarà bisogno di discutere, di votare
anche sulla delibera”.
Esce dall’aula il consigliere Rizzi: i presenti sono,
pertanto, 48.
Il Presidente dà la parola all’assessore Sanavio per il parere della
Giunta.
L'assessore Sanavio così interviene:
“Il parere è evidentemente negativo, anche perché ho sentito
delle cose da parte del consigliere Fanzago ormai non più attuali,
nel senso che si va comunque ad acquistare degli immobili pronti
per renderli disponibili per la cittadinanza. Quindi il parere è
negativo”.
Il Presidente dà la parola al consigliere Testori.
Il consigliere Testori così interviene:
“Noi
come
Gruppo
abbiamo
a
suo
tempo
sottoscritto
quest’ordine del giorno, perché ritenevamo che non c’erano notizie
e comunque garanzie per quanto riguarda la possibilità di sostituire
con una certa celerità i 157 alloggi di piazzale Dateo con altri
32
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
alloggi disponibili da assegnare all’edilizia popolare. Quindi la firma
era vincolata alla mancanza di certezza per quanto riguarda la
possibilità di disporre di immobili in tempi brevi. Adesso le cose
sono cambiate. Sono cambiate nel senso che noi, attraverso anche
le
modifiche
che
saranno
proposte
a
breve,
attraverso
emendamenti alla delibera su piazzale Dateo, abbiamo la possibilità
di avere la disponibilità immediata di una parte di alloggi ALER,
abbiamo la possibilità di avere una disponibilità a tempi brevi di
altri 429 immobili da ristrutturare. Cioè in tutto arriviamo ad oltre
500 appartamenti, rispetto ai 157 di piazzale Dateo. Quindi , direi
che il problema nostro, che era quello di avere la disponibilità
immediata in tempi brevi, per un verso e per l’altro, di alloggi
disponibili da assegnare agli sfrattati di Milano, con precedenza
assoluta per le persone che si trovano in stato di bisogno
particolare, come gli anziani e come gli handicappati, in questo
caso viene assolta questa esigenza, che è un’esigenza di carattere
obiettivo, un’esigenza di carattere sociale, che non c’entra niente
con la politica, ma riguarda molto la necessità di alloggi da parte di
queste persone.
Quindi, ripeto, noi contro una vendita che ci può comportare
un introito non indifferente di 157 alloggi, andiamo a recuperarne
33
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
altri, cioè 73, da quelle modifiche che proporremo, dall’ALER, e 429
per sostituzione di immobili che saranno fatti in tempi brevi. Quindi
noi
ritiriamo
la
nostra
firma
da
quest’ordine del giorno e
ovviamente voteremo contro”.
Il Presidente dà la parola al consigliere Antoniazzi.
Il consigliere Antoniazzi così interviene:
“Prendo la parola per sostenere quest’ordine del giorno,
perché io credo che bisogna mettere un alt a questa idea sbagliata,
a questa politica sbagliata da parte dell’Amministrazione, di
vendere del patrimonio pubblico con fittizie - sottolineo fittizie proposte che dovrebbero fare in modo di portare ad un aumento
del patrimonio. Per la realtà sia i tempi, sia le modalità, sia i
numeri non portano assolutamente a questo. È stato un segno
quanto è successo per Cicco Simonetta e per quanto riguarda
Cesariano, che non è solamente un problema dell’Opposizione,
perché se è uscita la Maggioranza a quella votazione vuol dire che
qualche problema c’era o vuol dire che anche molti nella
Maggioranza, comprese le firme che ci sono in quest’ordine del
giorno, che poi evidentemente cambiano perché cambiano i tempi,
cambiano gli uomini, cambiano le situazioni, però danno il segno di
un profondo malessere su questa situazione.
34
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
Io credo che tutte queste promesse, tutti questi discorsi…
Quante volte abbiamo sentito De Corato che ci ha propinato elenchi
lunghissimi di case popolari, sociali, economiche, di ogni tipo, che
sarebbero state fatte? Quello che è vero che andando a vedere ogni
volta alla fine dell’anno ci sono 100 alloggi pubblici nuovi. Questo è
quello che è stato realizzato. È vero che nel 2005, e probabilmente
nel 2006, queste aumenteranno in base alle ultime decisioni, però
fino al 2004 sono stati 100 alloggi; però, governate da anni, e
quindi io capisco questo sprint in tempi più recenti, però questa è
stata la media finora realizzata.
La delibera relativa a piazzale Dateo porta anche questo
risultato: che gli appartamenti pubblici diminuiranno ed i calcoli
sono semplici, Assessore, basta portarli, perché voi comprate 153
alloggi dall’ALER, quelli dell’ALER non sono edilizia privata, è vero
che li vendono, ma non è edilizia privata, è edilizia convenzionata.
Quindi voi trasferite un patrimonio da edilizia convenzionata ad
edilizia privata. I conti non tornano. Mancano mi sembra 63 alloggi.
Cioè il patrimonio pubblico, se consideriamo i 157 alloggi di
piazzale Dateo, che dovrebbero essere pubblici, e gli attuali 153,
che comprate dall’ALER, diminuiscono, perché voi li mettete sul
patrimonio privato.
35
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
Io credo che sia veramente un risultato disastroso. Non so dal
punto di vista finanziario, dal punto di vista dell’edilizia pubblica
sicuramente è un fatto molto negativo. Io insisterò poi anche
successivamente, quando entreremo nel merito della delibera:
guardate che queste decisioni sono tutte a rischio di illegittimità.
Per me sono illegittime, perché è patrimonio pubblico. Voi vi
arrampicate sui vetri, ma avrete bisogno dell’autorizzazione. Sono
illegittime perché ci sono 70 inquilini, a cui voi tre anni fa avete
scritto dicendo se avevano intenzione di ritornare, e hanno detto
che volevano ritornare. Sono illegittime, io credo, per il fatto che
questo scambio con l’ALER è veramente una roba ignominiosa.
Io poi interverrò nel merito con maggior precisione, ma io vi
inviterei veramente a non proseguire su questa strada. Ormai le
elezioni sono vicine, invece di persistere in una linea sbagliata, fate
un bel gesto: non andate via con atteggiamenti di carattere
vendicativo, e dopo di me il diluvio! Fate una roba un po’ più
intelligente: dimostrate, una volta tanto, che avete a cuore i
cittadini! Se oggi prendete una decisione, di dare questi alloggi ai
cittadini milanesi, a quelli che hanno bisogno, voi conquistate
consensi e conquistate approvazioni, conquistate attestazioni di
stima. Lascio stare i voti, che è un’altra questione, ma credo che
36
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
sicuramente avreste un risultato positivo del consenso. Non lo
volete fare? Peggio per voi. Però è una cosa grave su cui dovremo
assolutamente ritornare”.
Entra in aula il consigliere Mattioli: i presenti sono,
pertanto, 49.
Assume la presidenza della seduta il Vicepresidente del
Consiglio Riccardo Albertini.
Il Presidente dà la parola al consigliere Molteni.
Il consigliere Molteni così interviene:
“Ho firmato l’ordine del giorno 470, riguardo alla vendita
dell’immobile di piazzale Dateo, per conto del mio Gruppo, in
rappresentanza del Gruppo della Lega, perché allora non avevo
capito bene che cosa si andava a comprare e dove, e se c’erano
garanzie o meno per le persone anziane e disabili, in quanto in
piazzale Dateo, mi era stato detto, che vi erano degli alloggi
protetti. A distanza di tempo le cose sono cambiate. Quando
andremo in discussione sulla delibera, potremo vedere che ci sono
anche degli emendamenti, alcuni di questi, appunto, li abbiamo
concordati in Maggioranza, tra i quali un emendamento voluto
come Lega Nord e sottoscritto di Capigruppo di Maggioranza, e
quindi condiviso e voluto dalla Maggioranza, per la qual cosa gli
37
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
alloggi in ERP ricavati dalla vendita di piazzale Dateo, quindi nuovi
alloggi ERP, bene, questi chiediamo che vengano destinati alle
famiglie sotto sfratto, che hanno nel loro nucleo familiare le
persone anziane e disabili. Questo ai sensi dell’articolo 80 della
Legge 388/2000. Per questo motivo ritiro, per conto del mio
Gruppo, la mia firma dall’ordine del giorno”.
Esce dall’aula il consigliere Bianco: i presenti sono,
pertanto, 48.
Esce altresì dall’aula il Segretario Generale Dr. Giuseppe
Albanese.
Partecipa
il
Vicesegretario
Generale
Dr.ssa
Maria
Giuliana Ferrari.
Il Presidente dà la parola al consigliere Ugliano.
Il consigliere Ugliano così interviene:
“La mia firma invece ovviamente la mantengo, per quanto
riguarda quest’ordine del giorno. Io credo che sussistano tutte le
ragioni per mantenere l’atteggiamento che noi abbiamo assunto nel
corso di questi ultimi mesi, di questi ultimi anni. La situazione nella
nostra Città, dell’emergenza abitativa, è sotto gli occhi di tutti e
l’operazione che si sta cercando di portare avanti con questa asta
pubblica è un’operazione, a mio modo di vedere, lo dico con grande
38
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
pacatezza, con grande sincerità, però è un’operazione sbagliata,
perché, vedete, con i proventi derivanti dalla vendita di piazzale
Dateo la Giunta si propone di acquistare degli alloggi presenti
all’interno dei PRU di Rubattino, di altri PRU, dei PRU famosi che
abbiamo ereditato dalla Giunta Leghista, di comperare case che
sono all’interno di quei Programmi di Riqualificazione Urbana e che
avevano la caratteristica, quando furono approvati, di essere degli
alloggi di edilizia residenziale pubblica.
Certo, poi qualcuno ci ha detto che per magia, per questioni
inerenti trattative con la Regione e con altri Enti coinvolti dentro le
normative afferenti la realizzazione di questi Piani, questi alloggi si
sono trasformati in edilizia convenzionata. Ma il problema, badate
bene, è molto semplice: piazzale Dateo si doveva, una volta
ristrutturato,
ovviamente,
aggiungere
a
quelle
altre
unità
immobiliari presenti all’interno dei Piani di Riqualificazione Urbana,
invece noi facciamo come un gioco veramente singolare, cioè ai fini
contabili, ai fini patrimoniali del Comune potremo dire di avere più
alloggi, cioè nel senso che noi venderemo questo immobile, ne
acquisteremo di più, e quindi dal punto di vista patrimoniale questo
potrebbe anche sembrare vero. Ma dal punto di vista, come dire,
del senso generale della proprietà pubblica degli immobili, cioè
39
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
dell’accrescimento o meno, della capacità degli Enti pubblici di
rispondere all’emergenza abitativa in questa città, il saldo è
ovviamente uguale a zero. Ed è questa la cosa su cui vi invitiamo a
riflettere, a pensare e a capire che in realtà questa è un’operazione
che non va bene, non va oltre il respiro limitato che essa in realtà
si propone.
Io vorrei dire che attorno alla vicenda di piazzale Dateo, di
Cicco Simonetta o di via Cesariano si è sviluppato un ulteriore
elemento che, come dire, testimonia un uso veramente singolare
dei beni patrimoniali, dei beni del Comune. Noi siamo arrivati ormai
ad
una
spesa
di
dell’Amministrazione
circa
900.000
Comunale
per
euro,
la
spesi
da
parte
guardiania
di
questi
immobili, cioè noi abbiamo speso centinaia di migliaia di euro per
ovviamente impedirne le occupazioni abusive, e sin qui ci
mancherebbe altro, non possiamo che essere tutti d’accordo, ma il
problema vero è che questi soldi sono stati spesi perché sono
passati anni dalla fine dei lavori di questi immobili e solo ora
arriviamo, purtroppo, ad una decisione da parte di questa Giunta.
Io credo davvero che sia sbagliato, credo davvero che
l’Amministrazione Comunale deve esercitare una funzione di regia
nei confronti di tutti gli altri Enti pubblici e con le sue scelte tentare
40
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
di accrescere il patrimonio abitativo presente in questa città.
Questa operazione non lo accresce, è un’operazione a saldo zero,
potremmo soltanto dire che avremo un maggior numero di alloggi
come Comune, ma li avremo sottratti all’ALER e quindi, come dire,
viene meno il senso di una battaglia comune per fronteggiare
questa emergenza. Da queste motivazioni ovviamente verrà il mio
voto favorevole a quest’ordine del giorno”.
Esce dall’aula il consigliere Pennisi: i presenti sono,
pertanto, 47.
Il Presidente dà la parola al consigliere Pantaleo.
Il consigliere Pantaleo così interviene:
“Secondo me c’era prima il consigliere Rizzo”.
Il Presidente così risponde:
“Siccome non l’ho scritto io il nome… Ma ci mancherebbe
anche quello, che lei non ha diritto di parlare, lei ha diritto eccome,
consigliere Rizzo, subito dopo il consigliere Pantaleo”.
Il consigliere Pantaleo così interviene:
“Sarò molto rapido. Io parto un po’ da un presupposto: che
carta canta e villan dorme. Allora, non me ne vogliamo i Consiglieri
che hanno parlato prima e che hanno ritirato la firma all’ordine del
giorno, ma notavo che l’ordine del giorno è del 16 febbraio, mentre
41
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
la proposta di deliberazione per il Consiglio Comunale, quindi il
documento che abbiamo in mano e che spiega tutta l’operazione di
piazzale Dateo, è dell’8 di febbraio. Ora, quest’ordine del giorno, se
non ricordo male e mi aiutino quelli che hanno più memoria, è nato
dopo una Commissione Demanio a cui però ovviamente non era
presente l’assessore Sanavio, non c’era l’assessore Pagliarini, che
valutando quanto indicato sul documento con i Consiglieri decisero
di presentare quest’ordine del giorno. Quindi le date sono molto
precise.
Chiaramente, si può cambiare idea, per carità, ci mancherebbe
anche, però è chiaro che la valutazione era già stata fatta e su
questa valutazione si era trovato, tutto sommato, che non era
assolutamente fuori luogo la richiesta che veniva presentata, cioè
quella di non vendere l’immobile. Dirò di più. Il consigliere Ugliano
prima ricordava le spese di guardiania, ricordava il tempo
trascorso, ricordava che sono stati fatti degli investimenti non
indifferenti su questo immobile, però ancora oggi - e qui stiamo
parlando dell’8 di febbraio o del 16 di febbraio - siamo arrivati alla
metà di novembre e non è accaduto ancora nulla. Quindi , quando
poi qualcuno dice che facciamo demagogia, ci dovete spiegare che
cosa andiamo a dire alle persone che eventualmente avrebbero
42
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
potuto occupare questo stabile, quando invece non lo possono
occupare e aspetteranno un mese, due mesi, sei mesi, un anno,
non lo sappiamo, noi speriamo tanto poco o tanto niente, ma
evidentemente un’attesa c’è già stata, sono passati altri nove mesi
da quando questo documento è stato licenziato e da quando
quest’ordine del giorno è stato presentato per la discussione in
aula.
Ora, di fronte a questo credo che sono numeri, non sono
solamente opinioni e non sono solamente considerazioni, credo che
una rivalutazione oggettiva e critica dell’ordine del giorno in senso
favorevole debba essere fatta, perché altrimenti quando parliamo
di risposte che dobbiamo dare ai cittadini che la casa non ce
l’hanno, forse parliamo di aria fritta, ma non è il caso”.
Il Presidente dà la parola al consigliere Rizzo scusandosi del
disguido.
Il consigliere Rizzo così interviene:
“Non occorre, grazie lo stesso, Presidente, perché comunque
sarei intervenuto e credo che il tempo a disposizione che ho è
semplicemente l’aggiunta al tempo che avrò nell’esaminare la
delibera quando… se non dovesse essere… quindi se volete evitarmi
43
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
i 15, minuti basta votare a favore dell’Ordine del Giorno ed il
problema è risolto. Mi pare che sia questa la situazione.
Allora, prima di tutto, io intervengo perché non sono tra i
firmatari dell’Ordine del Giorno e quindi posso, come dire,
pareggiare il conto, ci sono Consiglieri che ritirano la firma e ci
sono Consiglieri che l’aggiungono, quindi il risultato va in questa
direzione. Io volevo dire questo: noi abbiamo di fronte ai cittadini
un problema, che è quello che la politica parli una lingua sincera,
comprensibile e non bari nei confronti dei cittadini. Io avrei
preferito che quelli che si sono alzati dicendo: “Ritiriamo la nostra
firma”, dicessero: “Ci sono accordi che abbiamo preso secondo i
quali questa delibera, nell’ambito della Maggioranza, deve essere
approvata”, e non arrampicandosi invece sugli specchi per trovare
giustificazioni, che poi cadono, si sciolgono come neve al sole,
come ha detto il consigliere Pantaleo. Dire: “L’abbiamo firmata,
prima di sapere che cosa si faceva con questi soldi ”, fa ridere,
perché l’Ordine del Giorno è stato scritto sulla base della delibera
che era stata presentata prima. Le date tradiscono, sono così.
Seconda osservazione: se ci sono degli emendamenti che la
cambiano, fateceli conoscere, come facciamo a conoscerli noi? C’è
un modo di discutere per il quale si giustificano le cose che si
44
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
faranno non in base a degli elementi trasparenti e chiari, ma a
discussioni che sono nell’ambito della Maggioranza, e questo non
funziona, perché tanto poi c’è il senatore De Corato, che con i suoi
interventi…
Il senatore De Corato dice pane al pane e vino al vino, di
solito. Quando richiama i Consiglieri riottosi a votare determinate
delibere, dice: “Guardate che questo fa parte degli accordi che
abbiamo preso”; alla Lega gli ricorda e gli dice: “Guardate che
queste sono le condizioni per le quali la Lega è ritornata in Giunta,
perché se no non sareste ritornati in Giunta”. Allora, mettiamola
così, che è più chiara: fa parte degli accordi di Maggioranza, esiste
un Gruppo, che è quello della Lega, e anche l’UDC, devo dire, che
invece delle cose che pensa considera che sia prevalent e la
solidarietà di Maggioranza. Io rispetto questa opinione, non la
condivido, ma la rispetto, e non diciamo delle cose che non
esistono, perché non è cambiato niente dal punto di vista della
delibera e delle risorse, vedremo poi se la delibera è legittima e
tutte le altre cose che ci sono da dire. Semplicemente si accetta di
fare cassa e di vendere per comprare alloggi, che non è vero,
questo sì lo devo dire al consigliere Molteni, che non è vero si tratta
di alloggi pronti, perché la delibera - così mi porto avanti - parla di
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
alloggi che saranno pronti nel – leggo - dicembre 2006, altri nel
giugno 2006 e gli altri a dicembre 2005. Quindi non sono
assolutamente pronti, ce ne sono alcuni che saranno pronti fra un
anno. Quindi, è possibile che toccherà a noi inaugurarli, noi
speriamo di averli comprati in un altro modo, non di comprarli con
la vendita di Dateo, che sommiamo a quegli alloggi all’utilizzo di
Dateo, ma in ogni caso non si dicano falsità. Non è vero che ci
saranno alloggi pronti in cambio di questa vendita di piazzale
Dateo, anzi, da febbraio ad oggi sono passati 10 mesi di un utilizzo
di un bene pubblico, soltanto perché a qualche immobiliarista si
deve consentire di guadagnare su quegli alloggi.
Aggiungerò solo questo – e ho finito – le parole del consigliere
Ciabò, Presidente della Commissione Demanio, che non so se
aveva firmato, ma il suo Gruppo ancora non ha detto che ritira la
firma, che ci diceva: “Guardate che quando faremo il conto di
quello che avremo incassato con la vendita di Dateo, dobbiamo
contare i 50 milioni di euro che sono stati spesi per ristrutturare
quell’immobile”. Per quello che bisogna fare la sottrazione! Lo
vendo a 70, poi ne ho spesi 50 per ristrutturarlo, quant’è che ci
guadagno da questa vendita? Niente”.
46
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
Esce dall’aula il consigliere Parlanti: i presenti sono,
pertanto, 46.
Il Presidente dà la parola al consigliere Carlino.
Il consigliere Carlino così interviene:
“Il problema casa, l’hanno già sottolineato molti miei colleghi,
è un’emergenza vera, che richiede risposte immediate. Le case di
piazzale Dateo sono pronte purtroppo da anni e si potrebbero
assegnare domani stesso, se la Commissione Alloggi le avesse a
disposizione. Ritengo valido l’antico proverbio che dice: è meglio un
uovo oggi che una gallina domani, perché è inutile che ci illudiamo
che con la vendita potremmo avere più appartamenti per i quali
non conosciamo né tempi certi e sappiamo che poi si andrebbero
ad acquistare appartamenti dell’ALER, che già sono dell’edilizia
pubblica. Poi ritengo innanzitutto che l’Amministrazione Comunale
non debba assolutamente assumere il ruolo di immobiliarista,
perché questo stiamo facendo, cambiamo il nostro mestiere, ma il
Comune subito deve interessarsi dei cittadini, delle loro condizioni
precarie e cominciamo da domani stesso, ripeto, ad assegnare gli
alloggi che abbiamo a disposizione. Pertanto invito tutti i colleghi a
sostenere quest’ordine del giorno”.
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
Riassume la presidenza della seduta il Presidente del
Consiglio Vincenzo Giudice.
Il Presidente dà la parola al consigliere Occhi.
Il consigliere Occhi così interviene:
“Molte cose sono state dette dai colleghi dell’Unione, che mi
hanno preceduto. Noi abbiamo insistito perché quest’ordine del
giorno venisse posto in discussione e in votazione prima della
delibera, perché crediamo che sarebbe sufficiente approvare
quest’ordine del giorno per fare in modo che la delibera, come dire,
in qualche modo non fosse più attiva, però è una questione anche
di metodo. Quindi è chiaro che gran parte delle cose che stiamo
dicendo ora tengono conto del fatto che sappiamo che esiste una
delibera, che si esprime in un certo modo e che quindi gli interventi
che facciamo si rivolgono anche a quella delibera in maniera
abbastanza esplicita.
Fra le questioni che sono già state sollevate, di un rapporto
corretto che le Amministrazioni devono avere con i cittadini, vi è
anche da aggiungere questo fatto: che ad una parte consistente
degli ex inquilini di piazzale Dateo… era stato promesso dal
Comune di Milano che avrebbero potuto ritornare nelle loro case,
se ne avessero fatto richiesta. Cioè, quando si è sgombrato
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
piazzale Dateo, per ristrutturarlo, a quegli inquilini è stato
promesso che alla fine della ristrutturazione, se avessero fatto
domanda, avrebbero potuto ritornare nelle loro abitazioni di
origine. A noi risulta che molti degli ex inquilini hanno fatto
domanda di ritorno, hanno espresso questa opzione e quindi, come
dire, vi è anche un obbligo, secondo noi, da parte del Comune di
Milano, di ottemperare all’obbligo che aveva con questi inquilini, di
farli ritornare, se avessero fatto richiesta, all’alloggi o originale,
perché, vedete, non saremmo più credibili.
Guardate, vi faccio soltanto un esempio: si stanno discutendo i
contratti di quartiere, fra le difficoltà più grandi che si incontrano
nell’applicazione di questi contratti di quartiere vi è il fatto che
alcuni inquilini devono essere spostati perché i loro alloggi o il
palazzo intero deve essere ristrutturato. A parte le polemiche su chi
dice che serve, non serve, si poteva fare a meno, sono soldi
buttati, lasciamo stare, ma il problema vero è che il Comune non
ha credibilità quando promette a questi inquilini che potranno
ritornare nei loro alloggi. Di lì non si sposterà nessuno. Se
l’esempio che diamo è questo di piazzale Dateo, troveremo,
troverete una seria e ferma opposizione all’abbandono di que sti
alloggi ”, perché non si è credibili quando si va a dire: “Vi spostiamo
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
a 200 metri più in là, a 300 metri, e poi potete ritornare quando
sono finiti, nei vostri alloggi, perché la dimostrazione che non sarà
così è quella che state facendo su piazzale Dateo, promesse non
mantenute.
È vero, le promesse non le avete fatte voi, però non si può
giocare, il Comune è il Comune di Milano, quindi il Comune deve
mantenere gli impegni che prende con i cittadini, in particolar modo
se sono cittadini deboli da un punto di vista… e invece spesso si
mantengono gli impegni con i poteri forti e non si ottempera agli
impegni con i deboli di questa Città, come sono coloro che hanno
diritto alla casa popolare. Quindi vi è un problema serio,
importante,
che
dovreste
valutare
seriamente
come
Amministrazione, tenendo conto anche del ragionamento, appunto,
che abbiamo fatto.
L’altro - e chiudo rapidamente - ragionamento che mi convince
è quello che faceva prima il consigliere Rizzo sul fatto che il vero
guadagno che farete di questi alloggi dovrebbe essere appunto
calcolato su quello che si prende dalla vendita meno quello che si è
speso per ristrutturarlo. Quello è, perché altrimenti, come dire…
con quello ci comprereste ben poco. Non so se mi spiego. Quindi è
un affare di poco conto. L’unico affare vero lo faranno qualche
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
grande immobiliare che acquisterà questi immobili, in blocco, e poi
farà la vendita frazionata successiva, lì sarà il vero guadagno. Chi
ha seguito in questi giorni le vicende degli immobiliaristi, cosiddetti,
senza fare nomi, che sono finiti su tutti i quotidiani per mesi, e
sono ancora a rischio di galera, i passaggi di proprietà di un
immobile all’altro, a quell’altro… nel giro di qualche mese hanno
triplicato i guadagni. Sono sui giornali, basta guardarli. Ebbene,
noi, pur sapendo queste cose, abbiamo inventato l’idea della
vendita in blocco per consentire quindi questa speculazione alle
spalle delle proprietà del Comune di Milano, alle spalle dei legittimi
assegnatari di quegli alloggi, alle spalle di tutti i cittadini milanesi.
Io credo che non si debba fare, che non si possa fare una scelta di
questa natura, per cui io voterò a favore di quest’ordine del giorno
e chiedo agli altri Consiglieri di fare altrettanto”.
Il Presidente dà la parola al consigliere Baruffi.
Il consigliere Baruffi così interviene:
“Anche il Gruppo dei Verdi si associa alle dichiarazioni degli
altri colleghi sulla buona opportunità di non vendere piazzale Dateo
e di seguire quanto viene descritto in questo testo. Io credo che
quella storia di piazzale Dateo la conosciamo tutti, la conosce la
Città, l’abbiamo ricordata tante volte, abbiamo visitato quello
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
stabile con dei sopralluoghi delle Commissioni Consiliari, abbiamo
ascoltato più volte gli impegni che si erano assunti gli Assessori,
anche in questa sede, anche in risposta a delle interrogazioni
scritte, che sono state fatte su questo tema, e che prevedevano la
fine dei lavori che veniva sempre spostata e rinviata; che
prevedevano il ritorno delle persone che avevano diritti, che
vantavano dei diritti su quelle abitazioni; che prevedevano
l’assegnazione di quegli alloggi; che prevedevano la creazione in
quegli
spazi
di
funzioni
sociali
destinate
agli
anziani;
che
prevedevano la creazione di alcuni appartamenti, diciamo collettivi,
dove gli anziani potessero stare, delle case famiglia, con i servizi in
comune; che prevedevano il ritorno dei negozianti, che ancora oggi
occupano i giardini di corso Indipendenza e che prevedevano quindi
anche la liberazione di quella fontana e di quel Pinocchio che c’è in
corso Indipendenza, ingabbiato dalle strutture provvisorie e sulla
quale
alcuni
Assessori
si
impegnarono
personalmente,
in
particolare e pubblicamente con il giornalista Guido Vergani, che su
questa vicenda aveva scritto più volte su Il Corriere della Sera e a
cui più volte era stato detto, da parte di Assessori di questa Giunta
e di Giunte precedenti, che l’impegno del Comune si sarebbe
mantenuto e che tutte le cose che ho elencato si sarebbero
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
compiute e che anche quella piccola cosa simbolica, di liberare
quella fontana, quel Pinocchio sarebbe stata portata a termine. Ma
qua i Pinocchi prendono degli impegni e poi non mantengono le
promesse.
Allora di fronte ad un atteggiamento da Pinocchio noi
dobbiamo richiamare l’Amministrazione e dobbiamo chiedere con
forza che si rispettino quegli impegni e che quindi si impegni, il
Comune, si dia l’indirizzo a questa Giunta di non vendere quello
stabile, di restituire quegli alloggi alla Città, di darli a chi è in attesa
e ne ha bisogno e di portare a termine, fino in fondo, quello che era
stato un impegno assunto, senza che vi siano scuse per ritardare
ancora l’assegnazione di alloggi popolari a chi ne ha diritto, e
queste liste sono lunghe e sono fatte di persone in carne ed ossa
che hanno bisogno di una casa”.
Il Presidente pone in votazione l’ordine del giorno a firma del
consigliere Fanzago ed altri, iscritto all’ordine del giorno con il n.
470, precedentemente indicato.
Dal sistema di votazione elettronico risulta che hanno
partecipato alla votazione n. 41 consiglieri, come da documento n.
2 che si allega.
Al riscontro dei voti, la votazione dà il seguente esito:
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
Presenti
n. 41
Astenuti
n.
Votanti
n. 40
Voti favorevoli
n. 17
Voti contrari
n. 23
1
(Di Martino)
Il Presidente pertanto proclama che l'ordine del giorno è respinto.
--N/439 – VENDITA CON LA PROCEDURA DI ASTA PUBBLICA
DELL’IMMOBILE DI PROPRIETA’ COMUNALE SITO IN MILANO,
PIAZZALE DATEO N. 5.
IL PRESENTE PROVVEDIMENTO NON COMPORTA SPESA.
Il Presidente invita il Consiglio a procedere alla trattazione
dell’argomento in oggetto, di cui alla proposta di deliberazione che
si allega e già notificata ai consiglieri comunali.
Indi dà la parola all’assessore Sanavio affinché illustri il
provvedimento.
L’assessore Sanavio così interviene:
“La delibera di cui andiamo a parlare è la 439, riguardante la
vendita dell’immobile di piazzale Dateo. Penso che su questa
delibera voi ne sappiate molto più di me, per cui la mia illustrazione
si limiterà a due o tre punti essenziali. Il primo riguarda
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
un’affermazione del consigliere Occhi fatta in discussione sull’ordine
del giorno al riguardo della valutazione. Io ritengo anche, con
l’aiuto degli uffici, che la valutazione sia talmente elevata da
sconsigliare speculazioni per il frazionamento. Dall’altra parte, sugli
acquisti degli immobili che andremo a fare, molti sono già pronti
oggi, oggi vuol dire ottobre 2005, ed una parte di questi verrà
immediatamente utilizzata dalla cittadinanza; sull’altra la differenza
tra quello che andremo ad incassare e quello che andremo ad
investire è talmente elevata che permetterà di ristrutturare degli
immobili attualmente inagibili. Il patrimonio si valorizza anche
ristrutturando gli immobili, non solo tenendoli fermi ed immobili,
non solo comprando immobili in più”.
Il Presidente dà la parola al consigliere Antoniazzi.
Il consigliere Antoniazzi così interviene:
“Noi siamo totalmente contrari a questa delibera mal costruita,
mal pensata fin dall’inizio, esempio assolutamente negativo di una
politica da parte del Comune, una delle tante pagine nere di questa
Giunta che segneremo evidentemente nel famoso libro nero.
Secondo
noi
ci
sono
dei
forti
problemi
di
illegittimità.
Le
ristrutturazioni di questo palazzo sono avvenute anche attraverso
dei soldi pubblici. È vero che si parla, all’interno della presentazione
55
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
della delibera, della possibilità di rimborsare il costo degli interessi
allo Stato, ma ciò non toglie che finora questo non è avvenuto e
quindi occorre l’autorizzazione da parte della Regione, come per
altri casi, e questi fondi li ha avuti per una destinazione precisa e
quindi noi riteniamo che questa situazione permane e quindi
permanga in questo momento il vincolo su questi alloggi, che
rendono illegittima questa decisione.
In secondo luogo, come ho avuto modo di accennare, ma
adesso ci ritorno con i numeri precisi, la pregherei poi, signor
Assessore, di rispondermi; tra l’altro io mi meraviglio che un
Assessore che viene da un determinato Partito, che fa sua… non
concordo su tantissime cose ma, insomma, a volte si ricorda anche
di avere un minimo di ispirazione popolare, beh, qui i calcoli sono
chiari. Sono 157 alloggi che si vendono e se ne comprano 157
dall’ALER. Quindi attualmente se l’ALER li utilizzasse per edilizia
convenzionata… l’ALER non credo che sia un’immobiliare privata,
anche quando vende, vende per farne edilizia convenzionata, e
aggiungiamo i 157 di piazzale Dateo, per edilizia pubblica, sono
157 più 157, 314, che vanno ad edilizia pubblica o ad edilizia
convenzionata. Voi ne mettete a disposizione 243, perché gli altri li
vendete. Fate la differenza fra 314 e 247, voi sottraete 71 alloggi
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
all’edilizia popolare o convenzionata. Questo è un risultato… la
matematica è matematica. È così. Questa è la matematica. E’
semplice. Poi ci mettiamo lì e lo vede immediatamente anche lei.
Quindi è contraddittoria anche rispetto ai principi che pensate e
ritenete di dover sostenere.
Un’ulteriore osservazione riguarda il fatto che si spendono una
quantità anche consistente dei ricavi, per opere di ristrutturazione.
Tra l’altro opere di ristrutturazione in cui, se va bene, il risultato
finale sarà nel settembre 2007, adesso, voglio dire, non so se sono
ristrutturazioni, a parte che esistono fior fiore di leggi, fior fiore di
finanziamenti per le ristrutturazioni e non capisco perchè vendiamo
degli alloggi per fare delle ristrutturazioni. Mi sembra veramente
una cosa, anche questa, fuori, secondo me, da ogni regola e da
ogni logica.
Le altre osservazioni che avevo accennato, e anche su questo
noi vediamo delle questioni di illegittimità, c’erano delle persone
che abitavano in questi appartamenti, sono state allontanate per
fare le ristrutturazioni con la promessa di poter ritornare in questi
alloggi. Ancora, alcuni anni fa, alla fine del 2002, quindi all’interno
di questa legislatura o consigliatura, il Demanio ha scritto agli
inquilini che erano stati allontanati da questi alloggi per via dei
57
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
lavori, dicendo se erano interessati ancora e assicurando che alla
fine dei lavori avrebbero avuto la possibilità di reinserirsi nel loro
alloggio. A noi risulta, a me risulta che circa una settantina di
questi inquilini hanno risposto affermativamente. Io adesso mi
documenterò ulteriormente, sia su queste lettere, sia sul numero,
ma noi abbiamo una settantina di persone che hanno detto
‘vogliamo rientrare negli alloggi in cui eravamo prima della
ristrutturazione’. Io vorrei sapere come risponde il Comune a questi
inquilini quando diranno ‘mi avete scritto ed io vorrei ritornare nel
mio alloggio’. Anche questa a me sembra una questione da non
trascurare. Voi qui dite che avete pensato ad un altro modo per
quanto riguarda le attività di carattere commerciale, non dite una
parola per coloro che erano già in questi alloggi e che sono stati
estromessi.
Poi permettetemi anche di sollevare il problema per quanto
riguarda il costo di questi alloggi, da un duplice punto di vista. Da
un punto di vista perché se andate a comprare alloggi ALER è
probabilmente perché sul mercato non trovavate niente di meglio.
Non trovavate niente con questo costo. Ciò nonostante dovete dire
che, stando alla delibera, questi alloggi verranno pagati di più di
quanto il Consiglio Comunale aveva stabilito come tetto massimo. E
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
anche qua, permettetemi di dire che la lettura di questa delibera
suscita un po’ di ilarità. Quando si dice ‘siamo costretti a pagare di
più a causa dell’emergenza abitativa’, ma siamo sempre in
emergenza abitativa, quindi saremo sempre in deroga. È inutile che
facciamo delle norme. Abbiamo deciso che stiamo dentro a certi
prezzi, nell’acquistare, qua si dice ‘tale eventuale scostamento dal
prezzo unitario già fissato, si approva con il presente atto - quindi
con questo atto facciamo una deroga di quanto avevamo deciso –
quale
eccezione
motivata
dalla
contingente
situazione
di
emergenza abitativa’. Se dobbiamo fare così dobbiamo sempre fare
eccezioni.
Io credo che non abbia un fondamento questa norma e
dimostra come questa situazione non stia in piedi e come si è stati
costretti ad andare a cercare case all’ALER perché non si trova sul
mercato niente, come giustamente è. Perché non è vero che la
soluzione sta nel comprare le case, la soluzione sta eventualmente
nel costruirle. Proprio il fatto che abbiamo approvato una delibera
proposta dall’assessore Verga, che mette a disposizione aree che
sono aree pubbliche, quindi aree che al Comune non dovrebbero
costare niente, questo ci avrebbe permesso di costruire… tra l’altro
si tratta di costruire… Voglio ammettere per un momento che
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
abbiamo a disposizione queste finanze, io sono perché piazzale
Dateo venga immediatamente restituito agli inquilini e a coloro che
chiedono la casa popolare, ma ammesso di avere a disposizione
queste finanze, chiaramente è meglio per il Comune costruire,
avrebbe
meno
sicuramente
costi,
finalmente
avrebbe
un
più
apporto
interesse
positivo
e
porterebbe
all’aumento
del
patrimonio delle case popolari.
Insomma, io credo che veramente non ci siano motivi per fare
questa
politica,
le
controindicazioni
assolutamente
non sono
fondate, ma sono anche di una logica mi sembra comune, di una
logica evidente. Quindi insistere in questa direzione mi sembra una
grave perdita per la politica comunale, per gli interessi che in
questo momento hanno i cittadini. Io sono assolutamente convinto
che se noi decidessimo esattamente il cont rario, di mettere subito a
disposizione questi alloggi per gli inquilini, faremo un grande bene
per la città e daremo un contributo certamente non rilevantissimo,
ma importante, almeno anche simbolicamente, e concreto, al
grande bisogno, alla grande esigenza che hanno i cittadini milanesi
sul problema della casa. Vi invito ancora a cambiare politica e a
ritirare questa delibera”.
Il Presidente dà la parola al consigliere Ugliano.
60
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
Il consigliere Ugliano così interviene:
“Anch’io vorrei soffermarmi su un punto che ha già trattato il
consigliere Antoniazzi, relativo alla questione del costo al metro
quadrato e più precisamente, a pagina 7 della delibera, laddove si
dice che: “l’acquisto dei suddetti immobili - cioè ci si riferisce
ovviamente agli stabili dell’ALER
di
via
Pompeo
Leoni,
via
Rubattino, via Zama e Salomone - potrà avvenire a prezzo unitario
al metro quadro superiore a quello previsto euro/metro quadro
1.807,60 dalla delibera programmatica del Consiglio Comunale del
24 gennaio 2002, avente ad oggetto ‘acquisto di alloggi sul
mercato da destinare all’emergenza abitativa’. Tale eventuale
scostamento dal prezzo unitario già fissato si approva con il
presente
atto,
quale
eccezione
motivata
dalla
contingente
situazione di emergenza abitativa”.
Ora, quando fu approvata la delibera cui si fa riferimento, cioè
quella che fissava i prezzi ai quali si doveva fare riferimento, da
parte dell’Amministrazione Comunale, per eventualmente acquisire
sul mercato alloggi da adibire ad Edilizia Residenziale Pubblica, noi
dicemmo immediatamente, perché già allora si parlava della
vendita di piazzale Dateo, di via Cesariano, di via Cicco Simonetta
e, attenzione, io sono convinto che si parlerà nelle prossime
61
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
settimane anche della vendita di corso Lodi 8, che è uno stabile che
finalmente è stato ultimato e che con molta probabilità vedrà gli
appetiti di qualche nostro amministratore per metterlo in lista per
la vendita a terzi. Noi però dicemmo immediatamente che con quei
prezzi, quei prezzi fissati tra l’altro dalla legge, dal Ministero, non
sarebbe stato possibile trovare sul mercato degli imprenditori in
grado di cedere all’Amministrazione Comunale degli immobili a quei
prezzi, quando il mercato, in qualsiasi zona della periferia, ormai
tocca livelli assolutamente elevati.
Nonostante questo, questa delibera, la politica di cessione di
vendita degli immobili, è una politica che l’Amministrazione
Comunale, ossia la Giunta Albertini ha voluto comunque portare
avanti, perché lo scopo è quello da un lato di fare cassa, dall’altro
bisogna che ce lo diciamo, perché davvero è giusto fare questa
affermazione, voi con queste vendite affermate un principio: che i
ceti popolari non devono abitare in quelle zone ed in piazzale
Dateo, in Cesariano, in Cicco Simonetta, nelle zone o centrali o
immediatamente centrali. Ma perché? Quelli che stanno nelle case
popolari devono abitare lì, perché poi sono questi i ragionamenti
che abbiamo sentito nel corso… Glielo traduco… chiedo scusa.
Allora, si è sentito da parte di molti Consiglieri Comunali della
62
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
Maggioranza affermare più volte che non è giusto che gente che
deve avere la casa popolare ce l’abbia… avrebbe potuto averla in
piazzale Dateo, in via Cesariano o in via Cicco Simonetta. La
traduzione è questa. Noi diciamo invece che non può essere questo
il criterio che guida la politica dell’Amministrazione Comunale, io
non credo davvero che possa essere questo.
Badate bene, l’abbiamo detto più volte nel corso di questi anni
e degli anni precedenti, rispetto a questo mandato, che in questa
città sarebbe stato necessario dare vita ad un grande Piano, ad un
grande sforzo unitario da parte dell’Amministrazione Comunale,
della Regione, capace di attirare investimenti anche dai privati, che
potesse davvero fronteggiare un’emergenza che noi avvertivamo
sin dagli anni precedenti arrivare con molta velocità nella nostra
città.
Io voglio qui ricordare alcune cose, che ho ricordato proprio
oggi in un dibattito televisivo con l’assessore Borghini. Quando noi
dicevamo che si avvicinava con grande velocità questa emergenza
abitativa, le risposte di questa Giunta quali sono state? Io voglio
ricordarlo. La realizzazione in tutti questi anni di alcune centinaia di
alloggi, molto poche, in verità, e queste non sono invenzioni
nostre. Ma voglio ricordare che quando l’assessore Verro, il
63
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
predecessore
sia
di
Pagliarini
che
dell’assessore
Sanavio,
governava il Settore Demanio, beh, io voglio ricordarlo qui, noi
abbiamo venduto piazza Minniti, abbiamo venduto via Maroncelli,
abbiamo venduto via Lagrange, abbiamo venduto delle volumetrie
che spettavano al Comune per l’Edilizia Residenziale Pubblica in
alcuni Piani di Riqualificazione Urbana. Perché questa Giunta non
aveva capito che cosa stava accadendo nella nostra città. Questo è
il problema vero. E se siamo arrivati a questo punto è anche per
l’inadeguatezza
a
comprendere
i
processi,
i
fenomeni
che
avvenivano all’interno di questa città. Poi voglio ricordare, ma non
perché, come alcuni ritengono e credono, io ce l’abbia con
l’assessore De Corato, sinceramente non è così, ma io voglio
ricordare che quando sono accaduti i fatti di Rozzano e quando si è
scatenata
la
bagarre
sulle
periferie,
un
po’
come
adesso,
l’Assessore ci aveva rivolto una critica: “ma cosa volete voi, voi che
avete costruito dei palazzoni nelle periferie, dei ghetti, voi che
avete costruito dei palazzi monoclassi in modo che appunto poi si
determinassero le contraddizioni e i problemi?” Ebbene, dov’è che
andiamo a comperare le case con questa operazione? In via
Salomone, in via Rubattino, in via Eritrea? Cioè andiamo a
comperarle nella estrema periferia della città. E vorrei ricordare che
64
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
in via Eritrea avremo dei grattacieli, perché mi pare che siano
palazzi di 18 piani, dove noi appunto andremo a collocare gli aventi
diritto dell’edilizia residenziale pubblica, facendo ancora una volta
gli stessi errori che avete imputato a noi.
Poi non dimenticherò mai, scusate, l’altra cosa che sfuggì
(probabilmente fu un infortunio, una gaffe) all’assessore De Corato,
quando disse: “noi sì che saremo stati bravi, quando potremo
anche costruire le villette a schiera per le case popolari”. Ma al di là
delle battute e delle cose amene, è questa la questione che noi
poniamo, cioè poniamo l’esigenza di una presa di consapevolezza
rispetto a questa questione che vada al di là del respiro corto che si
mostra su questa delibera.
Badate bene, Basilio Rizzo prima citava le parole della
Presidente Ciabò durante una riunione della Commissione Demanio,
quando parlava appunto dei circa 50 milioni di euro, adesso non
ricordo, ma mi pare che ha parlato di questa cifra o comunque di
una cifra molto rilevante per la ristrutturazione di questo immobile,
perché come tutti noi sappiamo è un immobile che per la sua
ristrutturazione ha richiesto risorse, ha richiesto tempi lunghissimi.
Ebbene,
a
questi
innumerevoli
milioni,
che
è
costata
la
ristrutturazione, noi dobbiamo aggiungere anche altri 2,5 milioni da
65
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
restituire allo Stato, perché lo Stato aveva dato un contributo per
quanto riguarda l’acquisto di questo immobile e quindi il guadagno
pare che si restringa sempre di più, divenga sempre meno, quindi
vengono meno tutte le cose positive che la delibera vorrebbe
dimostrare.
Poi un’altra cosa: prima il Capogruppo Palmeri, nel corso del
suo intervento, commentando la questione del verbale e delle
modificazioni intervenute a seguito eccetera, diceva: “noi con il
nostro emendamento ripristineremo le modalità di intervento
utilizzando
i
fondi
derivanti
dalla
vendita
per
intervenire
(immagino) sui quartieri che in qualche modo la Giunta Comunale
aveva indicato come beneficiari per i lavori di ristrutturazione”, se
ho capito bene. Badate bene, si è detto, attraverso una conferenza
stampa, che Cicco Simonetta, Cesariano e ora piazzale Dateo
serviranno per ristrutturare gli immobili del quartiere Teramo, del
quartiere Solari, dello stabile comunale di via Feltrinelli e di un altro
ancora.
Ecco, anche su questa questione: ma è possibile che agli occhi
di questi inquilini possa apparire una sorta, come dire, di ricatto,
cioè: “se non ci fanno passare questa delibera noi non potremo
mettere a posto le vostre case”. Noi a questi inquilini, con i quali
66
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
abbiamo molti rapporti e la possibilità di parlare molto spesso,
abbiamo già spiegato, e loro lo sanno ovviamente molto meglio di
noi perché lo vivono sulla loro pelle, che sono anni che i loro
quartieri erano indicati nei Piani triennali di Intervento delle opere
pubbliche dell’Amministrazione Comunale e che addirittura presenti
negli elenchi annuali addirittura ancora presenti nelle priorità si
ritrovavano poi con un mucchio di lenticchie e di mosche in mano,
cioè senza nulla in situazioni gravissime, come quella del quartiere
Teramo, di via Feltrinelli e quant’altro.
Badate bene, davvero questa è l’unica possibilità per riuscire a
ristrutturare questi immobili? Io dico che non è così. Se si parla con
i rappresentanti, i dirigenti del Settore Ragioneria del Comune di
Milano, ebbene, i rappresentanti di questo Settore ci dicono che il
Comune di Milano ha una capacità patrimoniale per cui è possibile
che
lo
stesso Comune possa indebitarsi fino ad una cifra
esorbitante: 9.000 miliardi delle vecchie lire. Cioè il Comune di
Milano, senza intaccare le sue proprietà, il suo patrimonio, la sua
capacità di risposta economica e finanziaria potrebbe contrarre
mutui fino ad una cifra così elevata. Ebbene, perché per intervenire
in questi quartieri non si opera in questo senso e non li si subordina
invece ad un’operazione che è davvero modesta, un’operazione,
67
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
consentitemi, sbagliata, un’operazione che renderà più povero il
patrimonio
pubblico
della
nostra
città,
cioè
il
patrimonio
complessivo, che è fatto dalle nostre case, dalle case dell’ALER,
dagli altri Enti previdenziali, che in qualche modo danno un
contributo a fronteggiare l’emergenza abitativa. In questo modo –
l’ho già detto nell’intervento precedente, quando ho parlato
commentando la mozione del collega Fanzago - sarà un acquisto a
somma zero, perché non varierà assolutamente nulla nella capacità
nostra di fronteggiare i problemi della mancanza di case nella
nostra città.
Ho ancora un minuto e lo voglio dedicare ad una cosa: io
voglio ricordare ai nostri amministratori, lo dico davvero con
grande pacatezza ma anche con passione civile, credetemi. È
possibile che in questa città, dove gli affitti ormai sono arrivati a
livelli che potremmo definire da strozzo, e non mi vergogno di
questa definizione, da strozzo, è possibile che in questa città, dove
ormai si cacciano anche i vecchi di 80 - 85 anni dalle loro case, è
possibile in questa città, laddove nel censimento del 2001 noi
abbiamo rilevato addirittura il numero di 48.000 alloggi vuoti in
questa città? E’ possibile che alla proprietà privata questa
Amministrazione Comunale non sia stata in grado e non voglia
68
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
tuttora lanciare un appello affinché il problema dell’emergenza
abitativa sia assunto come questione fondamentale da parte di
tutta
la
città
e
quindi
si
riesca
anche
a
determinare
un
coinvolgimento di tutti in politiche abitative importanti e positive
per tutti? Io mi fermo, mi rendo conto che sono andato oltre e
voterò ovviamente contro questa delibera perché la ritengo
davvero contraria agli interessi dei cittadini milanesi”.
Entra in aula il consigliere Molinaro; ne escono i
consiglieri Carugo, Salvini, Pillitteri, Albertini Riccardo: i
presenti sono, pertanto, 43.
Il Presidente dà la parola al consigliere Fanzago.
Il consigliere Fanzago così interviene:
“Capisco che l’Assessore è nuovo, è appena arrivato in
Assessorato, però non è stato per niente convincente sulle
motivazioni che ha presentato per appunto sostenere questo
provvedimento. I colleghi che mi hanno preceduto hanno già
elencato tutta una serie di aspetti, diciamo problematici, che sono
aspetti
di
contenuto,
tra
l’altro.
l’Amministrazione
Comunale
appartamenti
pronti,
già
Assessore,
prevede
di
oggi.
Quali
già
lei
dice
acquistare
sono,
che
degli
oggi,
gli
appartamenti che voi andate ad acquistare? Ci dica l’indirizzo,
69
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
numero civico e quantità di appartamenti che sono già pronti oggi,
perché già oggi, Assessore, circa un centinaio di famiglie sono in
graduatoria perché hanno subìto lo sfratto. Oggi 100 famiglie sono
in
graduatoria
perché
hanno
subìto
lo
sfratto.
Non
sono
l’emergenza abitativa, non sono il bando, sono 100 famiglie che
sono in graduatoria perché hanno subìto lo sfratto. Dopo andrò a
raccontare dove tre di queste famiglie si trovano oggi, dov’erano la
notte scorsa, dove sono stati ospitati dall’inizio del mese. 126,
esatto. Graduatoria per lo sfratto, attenzione, non è emergenza
abitativa. Sfratto vuol dire che non hanno più l’abitazione, sono già
stati allontanati dalla loro abitazione.
Allora,
Assessore,
io
le
chiedo
questo:
ammesso
che
l’immobile di piazza Dateo rientri nel patrimonio ERP, su questo
credo che non ci sia nessun dubbio, giusto? Bene, allora, per
favore, mi fa vedere, Assessore, il provvedimento che la Giunta
Regionale dovrebbe avere fatto ai sensi del Regolamento Regionale
del 10 febbraio 2004, articolo 1, comma 2, che è l’unico
provvedimento che vi permetterebbe di poter sottrarre questi
alloggi dalla disponibilità del Comune e quindi di vendere? Questo è
un Regolamento Regionale, occorre un provvedimento della Giunta
Regionale affinché il Comune possa procedere nella vendita. Questo
70
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
provvedimento l’avevo già chiesto all’Assessore precedente in
Commissione
Alloggi,
non
è
stato
presentato,
approfitto
di
chiederlo qui all’aula, spero che lei nella replica potrà dirmi:
‘guardi, questo è il provvedimento’ oppure ‘il provvedimento non
c’è’, allora i colleghi di Maggioranza che andranno a votare questa
delibera si assumeranno la responsabilità di votare un atto
incompleto, perché mancante della diciamo possibilità che la Giunta
Regionale dà all’Amministrazione Comunale di vendere questi
alloggi.
Io l’ho detto nella presentazione della mozione, che questa
sera non avrei però affrontato l’argomento preciso della delibera,
ma… perché dire i numeri… rimangono numeri. Allora diamo un
volto ed un nome a questi numeri. Carlo: una famiglia di tre
persone - chiaramente non è il suo nome - è stato sfrattato a fine
settembre Carlo. È una famiglia perbene, aveva un reddito medio,
una serie di problemi di salute hanno fatto sì che la moglie e la
figlia di Carlo venissero ricoverate in ospedale. Questa malattia ha
inciso notevolmente sul reddito di questa famiglia, che ha subìto
uno sfratto, per morosità. Naturalmente la domanda di Carlo è
stata accolta dalla Commissione nella seduta dell’11 ottobre 2005.
Quindi lo sfratto è stato eseguito, fortunatamente la moglie e la
71
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
figlia di Carlo sono all’ospedale, ma Carlo non aveva un alloggio.
Carlo oggi è ospitato in una struttura ed è in attesa di un alloggio.
Io ho detto la data, primi di ottobre, 11 ottobre il verbale della
Commissione, da allora Carlo è in una struttura. Non ha la casa. La
moglie
di
Carlo
potrebbe
essere
dimessa
dall’ospedale
ma
chiaramente l’ospedale non la dimette, perché non hanno un
alloggio. Carlo non è uno di quelli che ha fatto la domanda per
l’articolo 10, è uno sfrattato, che oggi a Milano non ha la casa.
Piazza Dateo era già pronta. Ci sono 21 alloggi di una metratura da
51 a 54 metri quadri, avrebbero potuto essere assegnati il giorno
dello sfratto. Carlo è ancora in graduatoria.
Andiamo avanti. Giacomo. Giacomo è una persona che passa
da una ospitalità all’altra, da una famiglia all’altra. Non sono quelli
della casa della carità, perché la casa della carità è piena. Giacomo
dorme in stazione Centrale, Beretta. Giacomo dorme da un mese in
stazione Centrale. Giacomo, naturalmente, è un invalido al 100%,
perché ha subìto un ictus, e ha avuto anche una frattura di una
gamba, se ti può far piacere. Giacomo dorme da un mese alla
stazione Centrale. E’ fortunato, perché era al trecentesimo posto ed
è salito, grazie all’ictus, al ventesimo posto nella graduatoria. Però
Giacomo è rimasto lì, perché gli alloggi non ci sono e quindi
72
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
l’Amministrazione Comunale ha deciso di andare a vedere piazza
Dateo, perché forse Giacomo avrà una risposta nel 2006, forse non
sappiamo. Oggi sicuramente Giacomo non ce l’ha.
Ma veniamo ad un altro caso, si chiama John, perché questo è
straniero, perché a Milano, ahimè, Assessore, ci sono tanti stranieri
che hanno gli stessi diritti dei cittadini italiani. John con la sua
famiglia è stato sfrattato ai primi di ottobre. Naturalmente la
pratica di John è stata vista dalla Commissione, la Commissione ha
accolto la sua domanda di sfratto. Chiaramente è una famiglia di
quattro persone, non ci sono alloggi disponibili per quattro persone.
John è ospite, anche lui, di una struttura, gratuitamente. Perché?
Perché a John è stato offerto, da parte del Comune, l’ospitalità per
la moglie ed i due figli ma, ahimè, lui non vuole separarsi dal suo
nucleo familiare, così come sua moglie ed i suoi due bambini non
vogliono allontanarsi dal papà. L’ospitalità in comunità sarebbe
costata 130 euro al giorno all’Amministrazione Comunale, quindi
l’Amministrazione Comunale oggi sta risparmiando sul caso di John
e la sua famiglia, perché nella struttura dov’è garantita l’ospitalità
non stanno spendendo niente. Allora, John è in graduatoria, perché
non ci sono alloggi disponibili per lui, in graduatoria di sfratto, non
di emergenza abitativa, di sfratto.
73
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
Quindi non andiamo a dire che oggi chi ha lo sfratto a Milano
ha subito l’alloggio, non è vero. Oggi chi ha lo sfratto a Milano sta
in graduatoria ed aspetta fino a quando non viene disponibile un
alloggio adeguato. Questa è la situazione. Allora, Assessore, lei mi
dice: “ma noi andiamo ad acquistare gli alloggi, verranno pronti
subito”. Gli alloggi non devono essere pronti subito, dovevano
essere pronti prima, prima. Siamo a novembre, queste persone
sono state sfrattate ad ottobre ed io le ho volute apposta portare
oggi, perché sono casi recenti. Non porto i casi che abbiamo
discusso in Commissione Alloggi a giugno, luglio, perché quelli
rimangono lì. Ho portato i casi di questo periodo. Questa è la
situazione.
Allora o ci rendiamo conto che siamo in una situazione di vera
emergenza e che quindi tutto il patrimonio disponibile deve essere
immediatamente messo a disposizione di queste situazioni o
altrimenti chi vota questa delibera si assume la responsabilità di
vendere degli alloggi che potrebbero essere immediatamente
assegnati e di non dare una certa risposta, abitativa a queste
situazioni. Per non parlare poi dei due servizi, che ho già detto
quando ho presentato la mozione, che sono servizi sociali, una
scuola materna ed una comunità alloggio, per i quali servizi
74
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
l’Amministrazione
Comunale
ha
già
speso
i
soldi
per
gli
arredamenti. Questo è uno scandalo. Noi abbiamo già speso i soldi
per gli arredamenti. Non potremo utilizzare quegli arredamenti,
perché se venderemo lo stabile probabilmente lo venderemo tutto,
forse sono arredamenti dell’Ikea, che possono essere smontati e
rimontati e adattati per altre strutture. Di certo è che oggi quegli
arredamenti non possono essere utilizzati. Io credo che la
situazione a Milano sia questa. Non è una situazione inventata. Non
sono frasi di fatto, ho voluto portare proprio dei casi concreti, che
hanno un nome, un cognome ed una condizione sociale ben
definita. Sta a noi dare delle risposte abitative rispetto a questi
problemi”.
Entra in aula l’assessore Simini.
Il Presidente così interviene:
“I consiglieri Spirolazzi e Rizzo si sono scambiati l’ordine degli
interventi quindi diamo adesso la parola al consigliere Rizzo”.
Il consigliere Rizzo così int erviene:
“Ringrazio e ringrazio anche il collega Spirolazzi, di questa
disponibilità, perché ho un impegno. Io volevo partire prendendo
sul serio quello che c’è scritto nella delibera e cioè: noi vendiamo
per comperare un numero di alloggi superiore o comunque per
75
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
comprare degli altri alloggi. Io prendo anche sul serio le scelte che
facciamo in sede di bilancio. Se posso permettermi sceglierò come
interlocutore il consigliere Testori, e dico: Testori, ti ricordi quando
in sede di bilancio abbiamo presentato un emendamento che diceva
che dovevamo destinare fissamente la quota di vendita delle azioni
della AEM per l’acquisto o la costruzione di edilizia popolare? Erano
135 milioni, mi pare, nel tuo emendamento, e 135 milioni
nell’emendamento che ho presentato io. Bene. Allora io se fossi nel
consigliere Testori - lo uso come esempio retorico, me lo permette
l’amicizia che ho nei suoi confronti – gli direi: “signori della Giunta,
ormai siamo a metà novembre, li avete spesi tutti questi 135
milioni per acquistare case di edilizia residenziale? Se sì ha senso
dire ‘non sono bastati, compriamo, abbiamo bisogno di vendere
questo per poterne comprare degli altri’; se no, direi ‘prima di
vendere questo immobile cominciate a comprare gli alloggi che
avete individuato con quei soldi che avevamo destinato come
Consiglio Comunale a questo’ e dopo ne riparliamo. Io questa
risposta vorrei averla, a nome forse anche del consigliere Testori,
cioè questa delibera se la devo prendere sul serio ha senso se mi si
dimostra che siamo stati in grado di comprare, nell’anno di grazia
2005, cioè nell’anno nel quale abbiamo votato quell’emendamento
76
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
al bilancio, esaurendo la cifra che abbiamo deciso per questo, se no
quello che è scritto in questa delibera è una scusa per realizzare in
realtà altro.
Seconda osservazione: l’alloggio di piazzale Dateo, ho letto la
delibera, è un edificio che è stato espropriato ai sensi della vecchia
Legge 167. Io non sono così certo che si possa vendere per
destinarlo poi ad altro, perché vorrei avere i supporti giuridici che
mi consentono di fare questo, perché io ho espropriato per
destinare a 167, se non c’è la prescrizione, ma credo che dal punto
di vista civilistico non esista, se fossi in quello che è stato
espropriato dall’Amministrazione Comunale direi: alt, un momento,
tu mi ha espropriato per fare la 167, cioè per l’edilizia residenziale
pubblica, se poi questi alloggi al fine di questa operazione vanno
nelle mani di qualcuno che si può permettere di comprarli a, che so
io, 5.000 euro al metro quadro, è difficile dire che chi è stato
espropriato per la 167, cioè per fare edilizia residenziale pubblica
stia con le mani in mano, perché credo non si possa fare. Questo
dato, nuovo, di riflessione l’ho dato in Commissione, nessuno mi ha
dato risposta. Anche perché sono stati dati dei denari dallo Stato,
per poter espropriare e quindi costruire tutto questo. Quindi la
legislazione
prevede
che
quello
77
è
un
immobile
di
edilizia
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
residenziale pubblica. Il consigliere Fanzago ha detto tutte le regole
che ci sono, e io mi domando se sia possibile vendere questo
immobile. Tant’è che tra le carte che io ho recuperato, e che mi
sono state fornite dagli uffici a suo tempo, il Comune di Milano ha
chiesto al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ufficio
legislativo, se era possibile vendere questo immobile e il Ministero
gli ha risposto: “Non siamo noi che vi dobbiamo dire se potete
vendere questo immobile”. Cioè si rifiuta e dice: “Siete voi.
Eventuali modifiche delle destinazioni funzionali previste dal Piano
rientrano comunque nelle competenze dell’amministrazione locale,
che dovrà perfezionare nel rispetto delle procedure formali che la
vincolano, che non sono derogabili”. Cioè il Comune ha cercato di
avere l’avallo da parte del Ministero ed il Ministero dice : “Guardate,
voi sapete se volete cambiare la destinazione d’uso, vi assumete la
responsabilità che dovete assumere nell’ambito delle leggi”. Io non
so se questa cosa è stata fatta e credo che non si possa fare.
I prezzi della delibera di De Corato. Io vi leggo la frase di
quella delibera. Dice che sono inderogabilmente, non che non si
compreranno, non verranno prese in considerazione offerte di
acquisto per una cifra che era di 3.500.000 lire al metro quadro,
cioè non veniva presa in considerazione proprio. Si diceva: non le
78
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
prendiamo in considerazione queste offerte. Adesso, con una
noticina, che viene detta senza che molti magari neanche la
capiscono, si dice: si può derogare perché… stante l’emergenza
abitativa. Intanto nella delibera del 2001 che abbiamo votato non è
prevista assolutamente nessuna ipotesi di deroga.
Io mi domando se un atto molto importante, perché nel
dispositivo di quella delibera del 2001 si parla non di una delibera
qualsiasi,
ma
di
una
delibera
che
è
atto
fondamentale
dell’Amministrazione, tant’è che se si volesse comprare non si
avrebbe neanche bisogno del voto del Consiglio. Essendo quello un
atto fondamentale dell’Amministrazione , la Giunta avrebbe potuto
comprare di per sé, senza neanche passare per il Consiglio, in forza
di quella delibera, che non era derogabile.
Allora io mi domando, secondo i concetti che ho io e forse la
Segreteria Generale, che però se glielo chiedo mi risponde:
“abbiamo già dato il parere di legittimità e non torniamo indietro”,
perché poi questa è la risposta che viene sempre data. Domando:
ma un atto fondamentale, secondo me, può essere, come succede
in tutte le questioni normali, cambiato con un atto di pari livello,
oppure si può fare la deroga se è prevista nell’atto fondamentale,
ma se nell’atto fondamentale non è prevista la deroga bisogna fare
79
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
una cosa sola, ossia rifare un atto con questa valenza di atto
fondamentale e poi eventualmente intervenire. Non dire: andiamo
in deroga perché ci sono ragioni di emergenza abitativa. Perché,
non c’era nel 2001 l’emergenza abitativa? C’era. Anzi, si motivava
che la delibera si faceva perché c’era l’emergenza abitativa. Se si
dice che non si va oltre quel tetto si può forse, con ragionevolezza,
modificare rivedendo, che so io, l’indice Istat; sono passati tre o
quattro anni, ma non si possono cambiare totalmente le regole.
Ma vado avanti su questo. Gli alloggi che si comprano sono
alloggi ALER. Io sul fatto che nella coscienza popolare l’ALER è il
vecchio istituto delle case popolari trasformato in questo nome,
faccia l’operatore immobiliare, cioè che compra e vende, io non so
se va bene. L’ALER, secondo le mie idee, io sono fermo all’istituto
case popolari che costruiva per dare agli inquilini un alloggio, per
chi aveva bisogno, invece questi sono alloggi costruiti dall’ALER,
che vengono venduti non a prezzi di edilizia popolare, vengono
venduti a prezzi più alti, infatti io ho chiesto il documento e ho la
richiesta dell’ALER che chiede, a seconda di questi alloggi, delle
cifre diverse, in un PRU chiede una cosa, in un PRU un’altra, e così
via. E spiega che queste lei non le considera immobili che erano
destinati all’affittanza, sono immobili che aveva costruito per la
80
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
vendita, e quindi si permette di chiedere un prezzo superiore, che
l’Amministrazione credo gli riconoscerà, perché nella delibera c’è
scritto così, che noi li compriamo a quei prezzi, non a prezzi diversi,
tant’è che deroghiamo dalla delibera di De Corato.
Allora io comincio a dire: primo, quando noi li abbiamo ben
comprati,
questi
alloggi
dell’ALER, li assegniamo ad edilizia
residenza pubblica sì o no? Se sì, dico ai tanti Consiglieri che hanno
fatto le pulci sul fatto della Serravalle, il ragionamento che veniva
fatto era quello di dire: tu siccome avevi già qualcosa e ti sei
permesso di spendere di più per disporre diversamente di questo
qualcosa, hai sciupato il denaro pubblico. Allora, mutatis mutandis,
dico: se tu paghi a prezzo di edilizia libera degli alloggi che poi
inevitabilmente
devi
considerare
come
edilizia
residenziale
pubblica, per la quale è previsto un prezzo di acquisto ben preciso
dalla legge, non stai sperperando il denaro pubblico? Perché tu non
puoi fare ERP, che poi affitti ad un determinato prezzo spendendo
di più di quello che la legge prevede che debba essere ERP. Quindi
lasciamo perdere, l’ALER risponderà con la sua coscienza e le sue
leggi di quello che sta facendo, cioè di aver fatto l’operatore
immobiliare, ed io nei momenti debiti chiederò conto all’ALER se
può fare questo. Ma io chiedo al Comune: voi potete comprare ad
81
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
un prezzo che non è di edilizia residenziale pubblica e avreste
potuto costruire con questi soldi a prezzo di edilizia residenziale
pubblica e poi utilizzarli per l’edilizia residenziale pubblica? È chiaro
il ragionamento che sto facendo? Io non so se questo si può fare o
se riguarda poi la Corte dei Conti. Io sto dicendo a quelli che
promettono di fare ricorso alla Corte dei Conti sulla Serravalle, con
pari ragionamento, se non lo fanno per questo, cioè che io sto
comprando ad un prezzo che è quasi doppio a quello previsto per
l’edilizia residenziale pubblica un qualcosa che utilizzerò come
edilizia residenziale pubblica, perché non posso fare altrimenti.
Giustificatelo. Non lo so. Spiegatemi se è possibile, perché le cose
stanno in questi termini. La legge prevede qual è il costo
dell’edilizia residenziale pubblica, c’è scritto: costo al metro
quadro… Questo qui è nettamente più alto.
Ultima questione che volevo dire… gli ultimi tre minuti
consentitemi, qua dentro non riusciamo mai a discutere di politica
sociale, discuto di politica, adesso, dopo aver fatto i conti.
Guardate, io giudico immorale, e l’ho detto da tempo, e giudico
improvvida questa frase sulla delibera, che dice: i cittadini si
dividono in a, b e c categorie, quell’altro diceva uomini, omini tti e
così via, noi diciamo cittadini di seria A, di serie B e di serie C. Ci
82
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
sono quelli che possono abitare in piazzale Dateo e quelli che
devono abitare altrove. Lo diceva il consigliere Ugliano, con molta
attenzione. Io dico che questo è un errore dal punto di vista politico
e lo è in questi giorni che vediamo quello che succede in Francia.
Quanto spenderemo poi in termini di sicurezza, quanti soldi dovrà
spendere l’Assessore in telecamere di qua e di là, se non capiamo
che la garanzia delle nostre città, la sicurezza delle nostre città,
l’equilibrio sociale delle nostre città è assicurato dal fatto che ci
siano quartieri dove non esistano i monocensi, per cui quelli che
devono difendersi e proteggersi perché si considerano ultraricchi e
non vogliono il contagio degli altri, e altri quartieri che vengono
lasciati degradare perché vengono costruiti in un modo dove
possono vivere solo questi cittadini? Allora io dico che quando si
scrive, nella delibera, che tale situazione ha fatto maturare
nell’Amministrazione Comunale il forte convincimento, secondo
principio di ragionevole e buona amministrazione , quello che è
giusto vendere per costruire da un’altra parte, forse un buon
amministratore
di
condomino
ragiona
così,
non
chi
deve
amministrare una città, perché crea le condizioni perché le nostre
città siano peggiori, non siano migliori, come devono essere,
perché la politica pretende che tutti vengano trattati allo stesso
83
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
modo e che sia giusto mescolarli, questa situazione, come dice
Ferrara, dobbiamo avere delle città meticce, dove si mescolano i
censi, le culture… No, lo dicono tutti e due, l’uno e l’altro lo dicono,
perché erano nella stessa trasmissione quando… va beh, lo devo
attribuire a Gad Lerner, lo attribuiamo a Gad Lerner, che mi frega
in questo momento questa questione. Voglio dire, dove si devono
mescolare e ci devono essere dei quartieri dove tutti possano
vivere essendo orgogliosi di vivere in questo quartiere, avendo
rispetto gli uni degli altri. Queste sono le scelte che dobbiamo fare,
non quella di destinare programmaticamente il fatto che bisogna
comprare, non è bello che vivano in piazzale Dateo i cittadini delle
case popolari e che dobbiamo comprare altrove per i cittadini delle
case popolari. Non va bene così. Non si amministra così, e siate
certi che se domani dovesse governare il cambiamento, io queste
cose le dirò anche al Sindaco del cambiamento, se sarò qua dentro,
se si comporterà come vi comportate voi in questo momento”.
Il Presidente dà la parola al consigliere Occhi.
Il consigliere Occhi così interviene:
“Chiaramente gli interventi li facciamo per il verbale, ma vi è
anche il tentativo di convincere gli altri Consiglieri a meditare su
questa delibera e a trovare argomentazioni per capire che
84
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
probabilmente era possibile fare in altro modo rispetto a quello che
ci viene presentato oggi dalla Giunta. D’altronde ci pare che anche
il
ritardo
con
cui
l’Amministrazione
l’Assessore ci hanno
Consiglio
Comunale,
portato
questa
testimoniano
Comunale,
delibera,
una
difficoltà
la
Giunta,
finalmente
interna
in
alla
Maggioranza, alla stessa Amministrazione.
Come dire, è cambiato l’Assessore al Demanio, io ricordo bene
i ragionamenti fatti in Commissione dall’altro Assessore, peraltro
dello stesso partito, e non ci sembrava così convinto che questa
fosse un’operazione giusta per i milanesi perché, come dire, anche
lui ha espresso più volte pubblicamente le perplessità che qui oggi
emergono,
magari
soltanto
dai
banchi
dell’Opposizione,
ma
abbiamo sentito nei corridoi spesso argomentare anche componenti
della Maggioranza, usare gli stessi argomenti che noi usiamo oggi.
Quindi, che non vi sia convinzione, insomma, neanche da
parte vostra, mi sembra un dato acquisito, e lo si faccia più che
altro per una disciplina di partito e di coalizione, che però vi invito a
rompere a favore degli interessi più in generale della città, ma
anche in particolare di coloro che hanno acquisito dei diritti su
questi immobili. L’ho già detto prima e lo ripeto, io non so se un
inquilino delle case popolari, che è stato a suo tempo trasferito, a
85
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
cui avete promesso per iscritto il ritorno in quegli alloggi, a cui per
iscritto avete chiesto anche recentemente di dire se era ancora
disponibile ad entrare nei vecchi alloggi di piazzale Dateo e che lui
vi ha risposto ‘sì, sono disponibile’, come possiate dirgli di no? Io se
fossi un inquilino di quel tipo farei causa al Comune di Milano, poi
non so, può darsi che sia un modo come un altro per far fare un po’
di soldi agli inquilini delle case popolari. Se è questa l’intenzione
ditelo, così, appunto, faremo in modo che ciò avvenga. Ma a parte
le
battute
un
po’
banali
su
questa
vicenda,
di
tutte
le
argomentazioni che hanno usato gli altri Consiglieri io vorrei
provare ad usarne una nuova, se ci riesco, condividendo tutte
quelle usate fino ad ora, ma per aggiungere qualcosa in più rispetto
alla
questione,
che
è
questa.
A
pagina
3
e
4
si
usa
un’argomentazione per giustificare il fatto che è possibile vendere
in blocco e non usare quindi la Legge 516 sulle vendite frazionate,
che è quella che ha regolamentato la vendita degli alloggi popolari,
si dice: questo è un alloggio sì costruito con i fondi dell’edilizia
pubblica e quindi dovrebbe essere soggetto alla Legge 560, che è
quella della vendita frazionata. Noi non usiamo quella legge perché
essendo uno stabile storico è vincolato dalla legge sui beni
culturali, ergo non è soggetto alla Legge 560. Quindi si dice: è vero
86
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
che l’abbiamo comprato e fatto con i soldi pubblici e quindi
dovrebbe essere venduto con la 560, ma siccome è talmente
vecchio e antico che è soggetto alla legge sui beni culturali, noi
quindi usiamo la legge sui beni culturali che dice che lo si può
vendere in blocco alla condizione che vi sia il consenso della
Sovrintendenza. E cioè non so se mi spiego. Siccome ci vuole il
consenso della Sovrintendenza allora si vincola la 560.
Io mi permetto, al di là del giudizio che può aver dato il
Segretario Generale, che gli auguro di aver sempre ragione, ma in
questo caso mi pare che vi sia un dubbio anche di legittimità. Cioè
tu non mi puoi dire che siccome vendi uno stabile antico, soggetto
al vincolo dei beni culturali, che la legge ha escluso dalla vendita,
perché la 560 esclude questi beni, perché dice che non possono
essere disponibili per la vendita, ma non semplicemente frazionata,
per la vendita, punto. E tu allora dici: non posso fare la vendita
frazionata perché è sottoposta a vincolo ed è soggetta a quella
legge, uso un’altra legge, è sufficiente che il Sovrintendente mi dica
che lui non vede ostacoli alla vendita in quanto non è che la vendita
di per sé danneggia il bene culturale, è evidente che poi avrà dei
vincoli di conservazione dal punto di vista architettonico e
quant’altro, garantiti peraltro dalla ristrutturazione, però mi pare
87
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
che vi sia anche un problema di questa natura che, come dire, può,
secondo noi, mettere in discussione anche su questo versante
questa vendita.
Ma vorrei anche provare ad usare un altro argomento, al di là
del fatto che ormai l’ascolto da parte degli Assessori interessati si è
ridotto a zero: nell’elenco degli stabili da cartolarizzare, mai reso
ufficiale ma che, insomma, conoscevamo tutti, vi erano una serie di
stabili, l’esempio è corso XXII Marzo al 22, per essere molto chiari,
uno dei tanti, che qui troviamo nell’elenco degli stabili che
porteremmo finalmente a termine la ristrutturazione con i soldi che
ricaviamo dalla vendita di piazzale Dateo. La domanda è: non è
che per caso vendiamo piazzale Dateo, prendiamo un po’ di soldi e
compriamo degli alloggi nuovi - e qui tutti i discorsi che facevano i
miei colleghi prima sono validi - una parte li usiamo per
ristrutturare altri stabili demaniali, non è che poi magari a qualcuno
poi gli viene in mente di vendere anche questi? Siccome erano in
quell’elenco
da
cartolarizzare,
evidentemente
l’int enzione
dell’Amministrazione era quella di porre in vendita anche quelli.
Quindi qual è il rischio? Che noi vendiamo piazzale Dateo, diciamo
che vogliamo comprare nuovi alloggi e più alloggi per case popolari
e invece una parte li usiamo per ristrutturare alloggi e che poi
88
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
questi stessi alloggi, perché parliamo di interi stabili, ripeto,
Lombardia, De Lemene, Monte Nero, via Solari, corso XXII Marzo
erano stabili messi nell’elenco dello studio per la cartolizzazione, li
ristrutturiamo e poi li vendiamo ristrutturati. Mettiamo le mani
avanti fin da ora, se succederà una roba di questa natura non è
roba da Corte dei Conti, è ben altro quello che stiamo dicendo.
Quindi sia chiaro che questi soldi di questi immobili vengono usati
per questi stabili, che sono citati nella delibera per ristrutturarli e
non verranno immediatamente assegnati una volta finita la
ristrutturazione ad alloggi popolari, qui si profila veramente una
truffa vera e propria, non soltanto politica, ma una truffa ai danni
della
collettività,
che
qualcuno
in
qualche
modo
dovrà
poi
rispondere anche da un punto di vista non soltanto della Corte dei
Conti, ma anche da un punto di vista penale.
Quindi mi pare che si possono aggiungere e ripetere le
argomentazioni che anche altri Consiglieri hanno già usato, ma mi
pare sia sufficiente per esprimere un voto contrario a questa
delibera”.
Escono dall’aula i consiglieri Gilardelli, Bassi, Colombo,
De Albertis: i presenti sono, pertanto, 39.
Il Presidente dà la parola al consigliere Carlino.
89
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
Il consigliere Carlino così interviene:
“Noi tutti dell’Opposizione più volte abbiamo chiesto di dare
soluzioni concrete al problema casa. Infatti l’anno scorso avevamo
anche richiesto un Consiglio straordinario per esaminare la
questione, ma ancora una volta questa Amministrazione manifesta
direi la sua incapacità e soprattutto la sua contrarietà ad affrontare
il problema, dimostrando con questa delibera che è più importante
fare affari, fare soldi, speculare piuttosto che risolvere le esigenze
primarie delle famiglie che da anni attendono alloggio.
Dicevo, la delibera 439 disattende le necessità, le urgenze
della
popolazione
meno
abbiente
della
città
che
non
può
permettersi di pagare affitti spropositati e men che meno
acquistare abitazioni a costi che, sappiamo benissimo, sono
astronomici. Voglio sottolineare che occorrono tempi brevissimi per
consegnare case ed il Comune si preoccupa invece assolutamente
nella parte di… cioè vuole entrare, come dicevo prima, quando
parlavo della mozione Fanzago, nella parte che non gli compete,
quella di immobiliarista, si dedica così alla compravendita di
appartamenti, operazione che richiederà comunque tempi troppo
lunghi e complessi per dare una risposta immediata alla domanda
90
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
drammatica ed impellente di alloggi popolari. Un’altra prova di
disinteresse alla soluzione dei problemi veri.
Non possiamo nasconderci dietro i dati allarmanti che tutti
peraltro dispongono su questa questione, già il consigliere Occhi o
Fanzago li hanno già sciorinati, direi, 20.000 famiglie sono in
graduatoria di bando, 2.000 sono in graduatoria di emergenza e
più di 10.000 sfratti in esecuzione oltre che una richiesta
consistente di case ad affitto sostenibile. E mentre tutto questo è
ben presente a tutti, la Maggioranza non trova altro di meglio che
pensare
a
vendere
le
case
popolari
vuote,
disponibili,
per
acquistare altri alloggi che saranno disponibili non si sa quando.
Non da ultimo va osservato che i ricavi di questa operazione
risultano sicuramente sovrastimati e per quanto riguarda gli
immobili da acquisire in seconda battuta tali unità abitative
originariamente destinate al mercato calmierato della locazione o
della vendita verrebbero inutilmente sottratte ad una parte non
trascurabile di domande sociali. L’ha già chiarito il consigliere Rizzo,
si acquistano infatti dall’ALER, quindi è chiaro che vengono sempre
a mancare alloggi a prezzi calmierati. Siamo quindi in un
immobilismo vergognoso. Le unità abitative di piazzale Dateo
esistono, sono pronte da anni e vanno assegnate subito alle
91
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
famiglie che ne hanno titolo, senza perdere ulteriore tempo.
L’affermazione che si legge in delibera, pagina 3, il secondo
capoverso, l’ha già detto Rizzo, siamo sulla stessa linea, devo dire
che mi sconcerta e mi indispone, non la considero ragionevole ed
opportuna, ma la trovo una bella trovata che farà un favore ai soliti
ricchi e potenti personaggi, che potranno accaparrarsi case
cosiddette appetibili ed apprezzabili ad un prezzo stracciato rispetto
alle leggi di mercato, e mi trova nettamente contraria per l’inequità
e la spudoratezza della proposta che rinvia e dimentica i bisogni
delle
famiglie
in
difficoltà.
Quindi
noi
dell’Italia
dei
Valori
esprimiamo un no chiaro e netto a questa vendita. Le case
popolari, ripeto, vanno date subito a chi si trova nell’emergenza
abitativa e che da anni attende una risposta ai loro bisogni”.
Entrano in aula il Segretario Generale Dr. Giuseppe
Albanese.
Il Presidente così interviene:
“Prima di dare la parola al consigliere Spirolazzi, comunico
all’aula, intanto ai colleghi che vogliono ancora intervenire e non
l’hanno fatto, che hanno l’opportunità di iscriversi, perché entro le
ore 20.00 chiuderemo le iscrizioni ; alle 20.30 la seduta verrà
sospesa e la replica dell’Assessore insieme eventualmente ad altri
92
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
interventi dei colleghi già iscritti a parlare saranno rinviati a lunedì
prossimo. Quindi chi vuole ancora intervenire lo può fare entro le
ore 20.00”.
Indi dà la parola al consigliere Adamo.
Il consigliere Adamo così interviene:
“Sull’ordine dei lavori. Siccome ogni tanto sulle parole non ci
capiamo, non è che noi sospendiamo la seduta, chiudiamo la
seduta. Per cui la seduta prossima è in prima convocazione. Per
essere chiari e capirci tra di noi. Si chiude la seduta con l’accordo
tranquillo dell’aula, come abbiamo fatto altre volte, si può
benissimo”.
Il Presidente così risponde:
“Oggi la delibera è in seconda convocazione, la discussione è
in seconda convocazione, così come tutto il programma che è stato
presentato oggi. Se l’aula ritiene di sospendere la seduta e di
rinviare il prosieguo del dibattito e la replica, se c’è parere contrario
deciderà l’aula. Una cosa invece è chiudere la seduta. La seduta si
chiude, a meno che non c’è una volontà diversa da parte del
Consiglio, con l’esame dei provvedimenti che sono all’Ordine del
Giorno, esauriti i quali la seduta… oppure alle ore 22.00…”.
Il consigliere Adamo così replica:
93
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
“E allora stiamo qua. Va bene, stiamo qua, fino alle 22.00.
Come abbiamo fatto altre volte, si anticipa la chiusura della
seduta… Io mi permetto di esprimere la mia opinione…”.
Il Presidente così risponde:
“Lei può essere o no d’accordo, infatti”…
Il consigliere Adamo così prosegue:
“Io non sono d’accordo con la sua proposta. Ritengo che, visto
che i colleghi stanno defluendo dolcemente verso l’uscita, possiamo
dire: stiamo qui tutti insieme fino alle otto e mezza e poi la seduta
di oggi è chiusa, non è sospesa, la seduta di oggi è chiusa. Lunedì
comincia la nuova seduta, c’è al primo punto: prosecuzione dei
lavori della seduta precedente, partiamo da dove siamo arrivati,
come abbiamo già fatto altre volte, in prima convocazione”.
Il Presidente così interviene:
“L’accordo… lo dico anche al Capogruppo di Forza Italia che ha
prospettato… allora, c’è una richiesta di sospendere la seduta con
gli iscritti a parlare entro il termine della seduta o comunque entro
le ore 20.00, dopodiché si rinvia a lunedì la prosecuzione dei lavori
e la replica dell’Assessore. C’è un’altra richiesta presentata dal
consigliere Adamo: ad una certa ora, credo orientativamente
intorno alle 21.00, dichiarare chiusa la seduta e quindi riprendere
94
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
lunedì in prima convocazione, perché se la seduta si chiude si torna
in prima convocazione. Allora, è chiaro che queste due proposte
sono…”.
Escono dall’aula i consiglieri Molteni, Rizzo, Vagliati: i
presenti sono, pertanto, 36.
Il Presidente dà la parola al consigliere Palmeri.
Il consigliere Palmeri così interviene:
“Guardo per vedere bene i colleghi… il consigliere Pantaleo…
sto guardando se il consigliere Pantaleo rimane in aula… E’ uscito
dall’aula il consigliere Pantaleo, Presidente, per il verbale. Stavo
scherzando. Presidente, io sono d’accordo con la proposta”.
Il Presidente così chiede:
“Quale?”.
Il consigliere Palmeri così prosegue:
“La proposta della Presidenza, la collega Adamo forse non lo
sapeva, ma la proposta, che era stata oggetto di un dialogo
informale con i colleghi di Opposizione, era quella di proseguire con
gli interventi e rimandare la replica dell’Assessore a lunedì. Sono
d’accordo, ci siamo dati questa regola: se la seduta viene chiusa in
questo modo si va in prima convocazione lunedì”.
Il Presidente così interviene:
95
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
“Mi pare di capire che la proposta sia quella di continuare la
seduta fino ad un certo orario, 20.30 – 21.000, dopodiché di
dichiarare chiusa la seduta ed il rinvio a lunedì sia degli interventi
dei Consiglieri che sono iscritti e si iscriveranno a parlare, che della
replica dell’Assessore”.
Entra in aula il consigliere Giobbi Martini; ne escono i
consiglieri Occhi, Testori, Santomauro: i presenti sono,
pertanto, 34.
Il Presidente dà la parola al consigliere Spirolazzi.
Il consigliere Spirolazzi così interviene:
“Dopo l’intervento del consigliere Rizzo è difficile dire cose
diverse, cose nuove, magari le riprendo in modo breve. Volevo solo
fare una considerazione di fondo. Ci sono alcune cose le cui scelte
sono scritte oramai nel divenire di certe azioni. Basta leggere la
premessa della stessa delibera - tutta la pagina 2 - per capire che
c’è un dato incontrovertibile, da come si è dipanata la questione
dello stabile di piazzale Dateo. Piazzale Dateo è storicamente uno
stabile
destinato
all’edilizia
residenziale
pubblica,
è
stato
ristrutturato con un ingente investimento del Comune di Milano, più
di 24 milioni di euro, sono scelte che io ritengo irreversibili e qui
stiamo perdendo mesi e mesi, perché l'altro dato incontrovertibile è
96
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
che questo stabile oramai è ristrutturato, è pronto per essere
assegnato a chi ha bisogno in questa Città e pertanto questa è la
scelta irreversibile.
Questo Consiglio Comunale e questa Giunta deve prendere
atto di questa situazione e deve cominciare a destinare gli alloggi a
chi ne ha bisogno. Altrimenti tutte le altre cose costruite da questa
delibera fanno un po' acqua da tutte le parti. Lo si è visto che non
sta in piedi. Prima di tutto non è vero che noi da subito abbiamo a
disposizione molti più alloggi. Se andiamo a vedere, la stessa
delibera dice che ad oggi nessuno di questi alloggi è disponibile. La
prima consegna prevista è a dicembre del 2005. Mentre noi
sappiamo che questi alloggi sono da mesi sfitti, per cui questo è già
un primo dato incontrovertibile.
Il secondo dato - l'ha richiamato benissimo il consigliere Rizzo
- è che non è che il Comune di Milano non ha destinato risorse, io
dico anche ingenti, per cercare di risolvere per la prima volta il
problema abitativo della casa, e la vendita di AEM di 260 milioni di
euro sono già stati vincolati in qualche modo per l'acquisto o
comunque per la soluzione almeno parziale del problema abitativo
di Milano. La domanda che ci si fa è: questi 260 milioni come sono
stati spesi? A me non risulta che sia stata spesa una lira per
97
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
acquisto e per messa in opera della costruzione di case popolari.
Questo è un dato incontrovertibile, non è che abbiamo bisogno
della vendita di piazzale Dateo, perché a bilancio non sono stati
destinati dei fondi, i fondi destinati a bilancio per il problema
abitativo ci sono e vogliamo sapere se sono stati spesi ed in che
modo vogliono essere spesi.
Poi altra osservazione che è stata fatta è quella del prezzo di
acquisto. Anche qua, la delibera che noi abbiamo votato il 24
gennaio del 2002 parla chiaro: per l’edilizia residenziale pubblica
non si può andare oltre la cifra di 1807,60 euro al metro quadrato.
Con questa delibera si va in deroga, perché si pensa di acquistare
questi appartamenti che, ripeto, non sono da subito a disposizione,
ma alcuni verranno forse resi disponibili a dicembre dell'anno
prossimo. Per quelli di Zama Salomone si parla di dicembre del
2006 e di Rubattino del giugno del 2006. Si parla come minimo tra
un anno. Ma il prezzo, adesso lasciamo perdere l’ALER che fa anche
lui l'agente immobiliare, diamo per scontato, per buono che
comunque appartamenti che ALER sta costruendo per edilizia
convenzionata, adesso possono essere trasformati in edilizia
residenziale pubblica. Sta di fatto che i prezzi che sono esposti che
con questa delibera noi andremmo a comperare sono prezzi che a
98
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
oggi sono superiori all’edilizia convenzionata che un operatore
normale va a costruire ed a vendere perché quasi 2.500 euro al
metro quadro per un’edilizia convenzionata sono prezzi - io ritengo
- esorbitanti che comunque vanno ben oltre il tetto che la nostra
delibera nel 2002 aveva posto. Per cui anche qui si tratta di una
convenienza.
Noi abbiamo comunque questi 157 appartamenti di Piazzale
Dateo già pronti, a disposizione per l’emergenza abitativa. D'altra
parte abbiamo a disposizione in base alla vendita di AEM risorse
ingenti, non c'è un bisogno vero e reale se non quello di perseguire
un’idea già precostituita che è quella che comunque piazzale Dateo
va
venduto
perché
comunque
l’edilizia
residenziale
pubblica
dobbiamo farla in periferia.
Per non parlare poi appunto di ristrutturazioni di immobili che
bene che vada verranno pronti tra un paio di anni. Questo per dire
come se la risposta di questa Giunta e di questo Consiglio, ahimé,
rispetto al problema abitativo si riduce nel fatto di vendere alloggi
che
con
un
certo
sacrificio
e
con
una
certa
lunghezza
l’Amministrazione ha finalmente reso disponibili, venderli oggi che
sono
disponibili
per
acquistare
99
un
domani
alloggi
a
prezzi
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
esorbitanti, mi sembra che sia proprio la cartina di tornasole di una
politica altamente deficitaria di questa Amministrazione.
Pertanto non ritengo opportuno vendere piazzale Dateo.
Semmai se una scelta doveva essere fatta doveva essere fatta anni
e anni fa, come dicevo in premessa e come dice la premessa di
questa delibera, la scelta era già stata fatta, ossia quella di
ristrutturare e di assegnare questi alloggi. Per quanto riguarda una
vera e seria politica per cercare di far fronte al problema
drammatico della casa a Milano non è con questa delibera che noi
poniamo in qualche modo rimedio, anzi, con l’approvazione di
questa delibera i problemi della casa a Milano si aggraveranno
sempre più”.
Assume la presidenza della seduta il Vicepresidente del
Consiglio Marilena Adamo.
Escono dall’aula il Presidente Vincenzo Giudice ed i
consiglieri Di Mauro Gambitta, Beretta: i presenti sono,
pertanto, 30.
Il Presidente così interviene:
“Io ho iscritti ancora i Consiglieri che vedete, in più c’era tal
consigliera Adamo, che avendo tolto il badge è cancellata, per cui
100
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
mi riservo… devo fare solo due domande semplicissime alla
riapertura lunedì”.
Indi dà la parola al consigliere Baruffi.
Il consigliere Baruffi così interviene:
“Io credo che molte cose siano già state dette dai colleghi per
motivare le ragioni che ci vedono contrari a questa delibera.
Peraltro ne abbiamo dette diverse anche prima nel dibattito sulla
mozione e però ne voglio aggiungere una. Si riferisce ad un
intervento che fece in quest’aula un altro collega, che in questo
momento non è presente, che è il collega Garocchio, ma io spero
che i colleghi invece di Forza Italia vogliano in qualche misura
essere portatori dello stesso messaggio di cui era stato portatore il
collega Garocchio in un intervento in quest’aula qualche tempo fa e
chiedo loro ovviamente, se è possibile, di trasmettere anche questo
tipo di messaggio. Il collega Garocchio intervenne una volta in
articolo 21 lamentando una situazione grave della città di Milano e
cioè lamentando il fatto che numerosi palazzi di proprietà delle
assicurazioni sul territorio cittadino fossero stati messi in vendita
dalle assicurazioni medesime e lamentando il fatto che molti
cittadini milanesi appartenenti al ceto medio, che abitavano da
tanti anni in affitto in quelle case, in quegli appartamenti, non
101
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
avessero la possibilità materiale di acquistare le abitazioni nelle
quali avevano vissuto per tanti anni e fossero costretti a lasciare la
città o a trovarsi in una situazione di grande difficoltà. Cioè
lamentando il problema delle capacità di offerta abitative di questa
città non solo per le persone in stato di grave difficoltà o di
indigenza o quant’altro, ma anche per il ceto medio.
Io ricordo questo intervento fatto con passione vera, con
passione politica di chi mette al centro della propria azione politica
quello di soddisfare i bisogni dei cittadini. Allora mi chiedo perché
quel collega, ma in generale i colleghi di Maggioranza, non vogliano
su questa delibera mettere lo stesso tipo di attenzione, di passione
politica e di riflessione che metta al centro il problema dei cittadini
milanesi, di soddisfare il bisogno di abitazioni che esiste a Milano.
La considerazione che attraverso questa delibera si riesca ad
ottenere un risultato complessivo maggiore è una considerazione
che è stata smontata con una certa abilità, mi pare dal collega
Antoniazzi per primo e poi è evidente a tutti. Il fatto che questa
operazione sia in realtà un’operazione di bonifica sociale preventiva
di un quartiere è altrettanto sotto gli occhi di tutti. Cioè lì si vuole
fare in modo che in quell’area non ci sia un insediamento secondo i
criteri che sono quelli di assegnazione degli alloggi popolari, ma vi
102
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
sia invece un’operazione di trasformazione anche del tessuto
sociale di quel quartiere.
Il fatto che siamo di fronte ad un’operazione che mette al
centro gli aspetti di carattere meramente finanziario e che quindi
consente
forse
oltre
che
la
bonifica
sociale
anche qualche
quadratura di bilancio un po' più aggiustata per quest'anno, beh,
tutte queste valutazioni insieme mi fanno pensare che siamo
veramente di fronte ad una delibera che incarna il pensiero della
Destra su questa città, cioè che incarna quel pensiero che vuole
una realizzazione di una città fatta a misura di chi ha le possibilità
economiche, a misura di chi è in grado di farcela da solo e che
allontana ed espelle tutti quelli che invece questa possibilità non ce
l'hanno o tutti quelli che l’avevano un tempo, ma non l’hanno più
oggi, per una serie complessa di fattori che riguardano le difficoltà
economiche che sta attraversando il nostro Paese.
Il collega Fanzago ha ricordato delle storie, lo ha fatto in modo
molto intelligente, perché noi discutiamo in questo momento di
storie di persone che hanno l’esigenza di avere una abitazione e
non se la vedono offerta da parte del Comune di Milano. Se i
colleghi di Maggioranza vorranno dare il loro voto favorevole a
questa delibera, ebbene lo faranno mettendo quelle persone le cui
103
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
storie ci sono state raccontate da Fanzago in difficoltà, magari
anche solo per un altro anno o forse per un periodo di tempo più
lungo, io credo. Ma le metteranno in difficoltà con questo atto: cioè
non faranno un'operazione a favore dei cittadini di Milano, ma la
faranno contro i cittadini di Milano, contro il loro bisogno di
abitazione e contro quel bisogno di una risposta politica che il
collega Garocchio chiedeva in quell'appassionato intervento in
articolo 21, cioè una risposta politica da parte delle Istituzioni di
fronte allo strapotere di una logica di mercato e di profitto che ha
spinto le assicurazioni a vendere i palazzi di loro proprietà e che
spinge il Comune di Milano a fare cassa con gli alloggi popolari”.
Il Presidente dà la parola al consigliere Fiano.
Il consigliere Fiano così interviene:
“E’ sempre un piacere quando mi dà la parola lei, Presidente.
Non sono emozionato, sono onorato.
Io penso che noi ci troviamo di fronte ad una di quelle delibere
che esprime la filosofia di un gruppo dirigente politico: questa
delibera
esprime
la
filosofia
di
atteggiamento
che
questa
Maggioranza - della quale ci sono pochi esponenti, in verità, in
questo momento nell’aula, in quest’aula sorda e rossa, in questo
caso – questa Giunt a e questa Maggioranza ha espresso sul
104
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
problema della casa. Devo dire per la verità che forse nel secondo
mandato del Sindaco Albertini la Giunta ha espresso una qualche
maggiore sensibilità sul tema della casa, nel senso che ha
aumentato il numero di parole che ha speso su questo tema.
Risultati se ne vedono ben pochi, ma per esempio, in occasione, è
stato già detto questa sera, della vendita della seconda tranche di
azioni di AEM una parte rilevante di quelle azioni non solo per la
spinta dell’Opposizione
è stato deciso di impegnarla per la
realizzazione di edilizia pubblica.
Questa delibera, penso io, esprime molto bene la filosofia che
ha guidato sul tema dell’emergenza casa questa Giunta, per una
serie di variabili. La prima è quella propagandistica, quell’edificio di
piazzale Dateo, come sa bene la Presidente, è lì in uno stato di non
utilizzo da molti anni, da troppi anni ; certo, non ha motivo, diciamo
così, iniziale di questa Giunta, da qualche tempo è disponibile
all’assegnazione, e quindi reca con sé i segni di una vicenda di
inefficienza molto lunga, che deriva anche da problemi, com’è noto,
di cantieri, di strutture e quant'altro, di fronte all’emergenza cioè
alla necessità di dare subito casa alle decine di migliaia di persone
che ne hanno diritto in questa città, secondo le attuali norme, si
decide dopo aver speso molto denaro pubblico, prima per rendere
105
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
agibile quegli appartamenti e poi per sorvegliarli affinché non siano
di nuovo danneggiati o abusivamente occupati, non di utilizzarli,
ma di tradurne il valore in una opzione di futuro acquisto, non
certa, perché qui non c'è questa sera l’opzione di acquisto, come sa
bene il Segretario Generale che ha avallato questa strana modalità
di concatenare la vendita con l'acquisto, per l’opzione di un futuro
acquisto di altri alloggi che, come ha già dimostrato il collega
Antoniazzi, come ha dimostrato il collega Rizzo porteranno ad una
diminuzione complessiva del patrimonio pubblico.
Questo è l’iter di un’attività politica propagandistica, cioè si
dice che si è stati capaci di ripristinare un bene pubblico che si era
diciamo così ammalorato, ma ci si è messo molto tempo, dopo che
questo bene pubblico è stato riqualificato si aspetta ancora del
tempo tenendo quegli alloggi sfitti, si promette che se ne
acquisteranno.
Insomma l'atto amministrativo finale, la traduzione del denaro
pubblico in un beneficio pubblico non c'è, in questa delibera non
c'è, perché non c'è l'acquisto, quale invece è, secondo me, la ratio
della legge, ma su questo punto non ho avuto il bene di convincere
il Segretario Generale. La Regione Lombardia è convinta come me
106
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
di questo. Non la Segreteria Generale nell’interpretazione della
legge.
In secondo luogo esprime la filosofia di questa Giunta perché,
è stato già detto, esprime una localizzazione geografica dei ricchi e
dei poveri in questa Città. Piazzale Dateo è troppo su, è troppo in.
La Presidente Adamo conosce diciamo il quartiere, è troppo in,
perché delle famiglie come quelle che ha nominato prima il collega
Fanzago, l'uomo della moviola, possano aspirare a vivere in questa
zona. No, in quella zona devono vivere i clienti magari, dico
magari, in forma del tutto ipotetica, lungi da me conoscere fatti che
non conosco, magari del cavalier Zunino, del dottor Coppola o di
qualcuno dei noti immobiliaristi che in questi anni hanno acquisito,
ricomprato, rivenduto, trasformato edifici in questa Città. E invece
gli alloggi di edilizia sociale vanno acquistati in un’area oltre i viali
delle circonvallazioni , là dove i problemi sociali possono essere
evidentemente meglio risolti.
C'era stato un altro periodo in cui si è operato in questo modo,
era il periodo della cosiddetta urbanistica del piccone, per chi abbia
studiato la storia dell’urbanistica nel ventennio fascista in questa
Città, per esempio, con il progetto della racchetta, con lo
sventramento del quartiere centrale, con la realizzazione del Corso
107
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
Vittorio Emanuele, lo sventramento di quei quartieri, si decise di
espellere i ceti popolari dal centro della Città che erano il cuore
della Città, anche molto prima della fine dell'Ottocento con la
realizzazione della Galleria Vittorio Emanuele, con la demolizione
della parte frontespicente il quartiere del Palazzo Reale e di
espellere nella periferia per far abitare nel centro della Città i
signori. Non solo, è stato già detto, ma i presunti acquisti da farsi si
realizzeranno in quartieri o in edifici diciamo così monocenso, mono
caratterizzazione sociale, perpetuando un’ideologia che quando è
da criticare il passato viene addotto all’ideologia della Sinistra
comunista che ha realizzato, secondo la Destra, tutto il male che
c'è nelle periferie milanesi, cioè i quartieri autosufficienti degli anni
Sessanta o andando ancora qualcosina più indietro facendo salvo il
fatto che non era la Sinistra al Governo i quartieri popolari financo
degli anni Cinquanta. Quindi quando c'è bisogno di criticare il
passato quei quartieri li ha realizzati la Sinistra, quando noi
andiamo ad acquisire dall’ALER edilizia pubblica in quartieri che
sono già di edilizia popolare è una buona cosa se la fa il
Centrodestra.
Quindi, dicevo, un iter che non porta in quest'Aula ad un
risultato, un iter fatto di annunci. Si potrebbe fare prima della fine
108
Seduta consiliare del 10 novembre 2005
della legislatura un libretto con l’introduzione di Aldo Ugliano sugli
annunci del Senatore De Corato, tra questi noi ne troveremo
diversi che riguardano la ristrutturazione di Piazzale Dateo, un iter
fatto di annunci ed una scelta sociale.
Infine, questo è il terzo elemento anche diciamo così una
pezza sopra il buco. Perché vedete noi non abbiamo mai avuto
sicuramente in questi ultimi 4 anni e mezzo il bene di discutere, di
approvare realizzazioni di edilizia pubblica di questa Giunta. Negli
ultimi 4 anni e mezzo, controllo con attenzione le date che dico,
abbiamo parlato di una strategia comune sul tema della casa in un
Consiglio straordinario e quando abbiamo destinato con due
emendamenti, uno della Maggioranza e uno dell’Opposizione, quasi
300 milioni di euro sul tema della casa, ma forse questa è
l'occasione nella quale spendiamo più parole per una probabile
realizzazione o presunta realizzazione di edilizia o acquisizione di
edilizia
pubblica
da
parte
di
questa
Giunta.
Cioè
questo
provvedimento che poi consta di un edificio è anche il simbolo di
una sconfitta. L'Assessore Sanavio non ne ha responsabilità, è qui
da pochi mesi, forse il dirigente del Settore ne sa un po' di più, ma
in questi anni io dico a cominciare da un Assessore, considero un
amico tra l'altro, ma che ha avuto per primo l'incarico del Demanio
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
della prima Giunta Albertini, l’Assessore Verro, in questa Città l'ingegner Maranini anche lo sa - si è cominciato nel bilancio
preventivo del ‘98 a promettere 450 miliardi di vendite di proprietà
demaniali, vecchie lire, realizzandone 40 nel consuntivo del ‘98 e correggetemi se sbaglio - abbiamo sempre viaggiato su un tenore
di qualche decina di milioni di euro all'anno di vendite. Per cui,
Assessore Sanavio, c'è un dato incontrovertibile che dal punto di
vista della logica della privatizzazione o meglio della trasformazione
delle proprietà mobiliari o immobiliari pubbliche in denaro da
investire, logica che ha presieduto alla filosofia di governo
dell'Onorevole Albertini, noi abbiamo avuto in questi anni alcune
privatizzazioni, per adesso la più grande è quella della AEM e
scarsissima realizzazione di vendite di patrimonio immobiliare.
Questa è una sconfitta, secondo me. Sarebbe forse addirittura
stata una sconfitta per un Giunta di Centrosinistra io devo dire,
perché alcune vendite immobiliari noi le avremmo condivise, lo è
certamente per una Giunta di Centrodestra perché negli ultimi tre
anni in genere le previsioni di entrate del conto capitale dei bilanci
vostri preventivi assommavano a circa 2500 milioni di euro, circa 5
mila miliardi, e di quei 2500 milioni , se non vado errato, 450
milioni di euro derivavano dalle vendite immobiliari.
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
Devo forse ricordare a qualcuno che si era parlato negli ultimi
36 mesi più volte della cartolarizzazione, che erano circolate nelle
stanze di questo Comune liste non di proscrizione ma di possibili
immobili da vendere, che si era parlato di un general consulting o
di advisor, mi pare di ricordare, può essere che io mi sbaglio, che
fosse la Deutsche Bank, che si era addirittura ipotizzato un
ragionamento di societarizzazione per una cessione di proprietà di
immobili di pregio, non cessione ma trasformazione, per esempio,
la Galleria o quant’altro.
Quello che voglio dire, assessore Sanavio, quante volte è stato
falsamente annunciato che una parte significativa degli introiti di
conto capitale per la realizzazione di investimenti in questa città
sarebbero
venuti
dai
proventi
della
vendita
dei
patrimoni
immobiliari e l'unico, insomma, non l'unico, ma uno dei pochi
provvedimenti
che
noi
vediamo
di
vendita
di
patrimonio
immobiliare, so che si parla… sono cose diverse, patrimonio
abitativo, il patrimonio non abitativo, il patrimonio abitativo di
edilizia residenziale pubblica o non edilizia residenziale pubblica,
ma nel suo complesso nella vicenda dell’ipotesi di alienare parte di
questo patrimonio per realizzare investimenti, alla fine tra i
provvedimenti più eclatanti ricordo uno particolarmente eclatante
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
la vendita della sede della AEM, in corso di Porta Vittoria, ma tra i
provvedimenti più eclatanti c'è questo e non è, assessore Sanavio,
singolare che con tutte le proprietà immobiliari che il Comune di
Milano ha, che l'ingegnere Maranini conosce, che ha in elenco,
spero conosca, perché per anni non abbiamo saputo se conosciamo
bene tutti i nostri immobili, ma certamente ne conosce molti
l'ingegnere, e non è singolare che noi proprio su questo episodio,
che non è che sia… Diciamo non è che mi colpisca il fatto che si
cominci da lì, perché non è l'unico immobile che si vende, ci sono
qualche decina di milioni di euro di vendite, mi pare anche
quest’anno, a consuntivo, ci saranno, e pur tuttavia che noi si abbia
come episodio più eclatante la vendita di un edificio pronto per
essere assegnato con alloggi.
Molti altri colleghi si sono soffermati su elementi di grave secondo noi – contraddizione, illegittimità nel rapporto con le
autorizzazioni, con le leggi, con la logica generale. Io ho tentato di
descrivere, oltre a questi particolari, di cui hanno già parlato i miei
colleghi, il sintomo di una filosofia che non ha retto alla prova dei
fatti, sia nel campo della risoluzione del problema della casa, sia
nel campo delle ipotesi che i proventi per gli investimenti debbano
venire dalla dismissione del patrimonio e sia anche nell’idea che
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
forse in questa città potremo avere passato il secolo e non pensare
più che i ricchi debbano stare nel centro della città ed i poveri non
importa dove vanno”.
Il Presidente dà la parola al consigliere Palmeri.
Il consigliere Palmeri così interviene:
“Grazie, Presidente, se non altro perché non darmi la parola
mi avrebbe privato del piacere di esordire anch'io con le parole con
cui ha esordito il collega Fiano, cioè che mi fa piacere quando la
Presidente Adamo mi dà la parola. Farò una riflessione breve e poi
credo che, a seguito della replica dell'Assessore, avremo modo di
tornare anche quando parleremo degli emendamenti. Perché alla
delibera sono stati presentati degli emendamenti, il collega Rizzo
aveva accennato la mancata presentazione degli emendamenti
quando abbiamo parlato della mozione. Rimpallo la proposta del
collega Occhi, cioè quella di dire: attenzione alle nostre tesi,
richiamiamo la Maggioranza a maggior attenzione nei confronti
delle nostre tesi, non si sa mai che cambi idea. Io rimpallo la stessa
proposta nei confronti dell’Opposizione: attenzione a quello che
andremo a dire, soprattutto quando parleremo di emendamenti
perché è possibile che i colleghi di Opposizione cambino idea e
votino in modo favorevole alla delibera.
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
In questa sede, cercando di attenermi a quella che è la
proposta di deliberazione, comincio con un’ipotesi di perplessità che
è quella relativa all’acquisizione da parte del Comune di immobili
ALER. Credo che alcuni colleghi leggendo la nostra proposta di
emendamento potranno concordare con noi, relativamente al
rapporto tra ALER e Comune di Milano e sono parzialmente recepite
quelle che erano le riflessioni fatte dal collega Antoniazzi il quale,
tenuto conto che gli allegati all’emendamento sono separati,
l’emendamento è unico però gli allegati sono separati, magari in
sede di intervento potrà dare atto che parte delle sue riflessioni
sono state compiute e formalizzate dalla Maggioranza.
Non trovo corretta nel modo più assoluto e chiedo scusa se
parlo di un collega assente, ma poi il signor verbale mi aiuterà a
riportare al collega Rizzo la mia riflessione, non concordo nel modo
più assoluto relativamente all’osservazione del collega Rizzo sulle
variabili economiche. Io ricordo che stiamo parlando di una delibera
diversa rispetto a quella bocciata dall'Aula di Cesariano Cicco
Simonetta dove c'era una presenza di contributo pubblico destinato
ad edilizia residenziale pubblica significativo e significativo era
l'obbligo di legge. In questa delibera, fatto salvo il denaro che va
restituito al Ministero, noi abbiamo libertà di destinazione secondo
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
quello che c'era scritto in delibera e secondo la riflessione fatta e
certificata dagli Uffici. Noi avremmo potuto dire: noi vendiamo
all'asta l’immobile di piazzale Dateo, base d’asta 70 milioni di euro,
quindi ipotesi minima, 70 milioni di euro, togliamo i 5 milioni di
euro che vanno restituiti, sono 65 milioni di euro. Noi compriamo
un palazzo dalle Ferrovie dello Stato, lo abbelliamo e lo destiniamo
a sede di rappresentanza del Comune. Sarebbe stata una nostra
scelta
politicamente, a
mio avviso,
non condivisibile e non
condivisa, tant'è vero che vogliamo destinare il ricavato ad altro,
però sarebbe stata tecnicamente sostenibile, amministrativamente
sostenibile.
Noi
non
abbiamo
voluto
questo,
ma
abbiamo
detto
nonostante tolti i 5 milioni che vanno dati al Ministero, rimangono
delle risorse che sono risorse per così dire libere dal punto di vista
della destinazione, noi lo stesso, secondo un impegno morale nei
confronti della Città e anche politico di questa Maggioranza, nel
senso che noi abbiamo detto che convintamente sostenevamo
queste delibere perché avevano quell'obiettivo, noi queste risorse
le destiniamo tutte - ripeto tutte – ad edilizia residenziale. Quando
dico
tutte
io
mi
sono
sentito
dire
da
qualche
autorevole
rappresentante di questo Consiglio Comunale anche la critica
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
opposta, cioè ma perché dovete dare tutto all’edilizia residenziale
pubblica. Ci sono anche altre emergenze abitative presenti in città,
ci sono altre fasce sociali che probabilmente non sono così povere…
scusate, utilizzo un aggettivo generico, così povere da rientrare in
quelle categorie, però non sono così ricche da poter accedere al
mercato quello senza virgolette, il mercato libero, insomma la
libera negoziazione. Però in questo modo,
pur non avendo un
obbligo di destinazione, voi in quel modo state dando tutto all’ERP,
è vero, noi stiamo dando tutto all’ERP, noi rivendichiamo questa
scelta. Quindi mi sembra una scelta che vada nella stessa direzione
rispetto a quella indicata da alcuni colleghi di Opposizione. Critica.
Beh, però voi date questo indirizzo, però non domani, dopodomani.
È vero collega Fanzago, c'è anche ieri, però noi siamo all’oggi e
prima di ieri, che non verrà mai più, c’è il domani e io dico che
domani mattina, rispetto a quando avremo le risorse, dopo la
vendita, non siamo in grado di rispondere all’emergenza abitativa
nella misura del 50% rispetto alla quantità di piazzale Dateo. Può
essere poco o molto, però è un dato che vogliamo ribadire, per
evitare che sembri che noi quei 157 alloggi li cancelliamo con un
colpo di spugna e ci rivediamo nel 2090. No, noi con il combinato
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
dell'emendamento, con la proposta di deliberazione andiamo ad
acquisire immobili che sono già pronti nella misura di 73.
Con le restanti risorse noi andiamo a contribuire al Piano casa
costruendo e, colleghi, per costruire ci vuole tempo, e se ciascuno
di noi, noi di Maggioranza e voi di Opposizione, in futuro,
astrattamente, spero viceversa, se nessuno si ponesse il problema
della costruzione, perché bisogna dare una risposta domani, è
evidente che noi non saremmo mai in grado in modo responsabile…
ho detto il combinato degli emendamenti con la delibera… no, l’ho
detto…”.
(NdS, intervento fuori microfono del consigliere Spirolazzi)
Il consigliere Palmeri così riprende:
“Infatti, io mi sto attenendo alla delibera, però ho fatto una
riflessione. Comunque, collega, attenendosi alla delibera, mi scusi,
il ragionamento mio viene rafforzato perché? Perché nella delibera
c'è una disponibilità immediata di ALER superiore, quindi, semmai,
io sto dicendo una cosa che va contro il mio interesse, cioè quello
di dimostrare che possiamo dare subito… Io dico, sono onesto, il
50%, paradossalmente il nostro emendamento va nella direzione di
ridurre la disponibilità immediata, perché? Perché abbiamo fatto
una riflessione più complessiva. Abbiamo guardato al sistema
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
dell’offerta e non soltanto all’offerta del Comune di Milano, perché
la riflessione politica che abbiamo fatto è stata: beh, però ALER si
era impegnata a mettere sul mercato… mercato però con un po’ di
virgolette, perché nell’edilizia convenzionata è un mercato a
riscatto, quindi andiamo anche ad agevolare una certa fascia
sociale che è quella di cui sopra, cioè non tanto povera e non tanto
ricca. Quindi abbiamo guardato il sistema dell’offerta, abbiamo
detto: noi rinunciamo… scusi se parlo dell’emendamento però…”
(NdS, intervento fuori microfono del consigliere Spirolazzi)
Il consigliere Palmeri così riprende:
“No, quando c’è un emendamento è per definizione che non va
bene una delibera, però gli emendamenti possono essere… Però,
collega, la mia prima riflessione è riflessione negativa nei confronti
della delibera. Io ho detto: desta qualche perplessità l’acquisizione
da ALER, io questo, onestamente, penso di averlo detto. Oltre i 73,
che noi vogliamo che siano disponibili subito, vogliamo finanziare il
iano casa, altrimenti rimane soltanto un piano sulla carta, e poi
vogliamo ristrutturare alcuni immobili. Pronto - e non faccio
l’Avvocato difensore d’ufficio – a sentire delle critiche, alcune delle
quali a mio avviso condivisibili relativamente alla politica di
ristrutturazione, però stando ai miei numeri, cioè stando ai numeri
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
di cui parlo io, fornitimi dagli uffici, mettere a disposizione 218 case
ristrutturate più 159 - sto sommando perché 218 erano quelle già
oggetto della deliberazione di piazzale Dateo, 159 sono quelle che
proporremo
come
emendamento,
recuperando
l’obiettivo
di
Cesariano Cicco Simonetta - noi arriviamo ad una proporzione di
1:5. Mi sento di poter dire, da buon padre di famiglia - senza
ironia, collega Terzi, grazie - che andare a dare una risposta per il
50% rispetto a quella che sarebbe stata la risposta se non
avessimo venduto o non avessimo voluto vendere piazzale Dateo,
visto che la delibera ancora non è approvata, e rinunciare oggi ad
un 50% di piazzale Dateo per avere domani appartamenti
ristrutturati e dopodomani appartamenti nuovi, mi sembra una
scelta che forse può essere non condivisibile.
Però, colleghi, vi dico sinceramente, non credo siano corrette
le parole così dure che ha utilizzato il collega Antoniazzi, perché io
credo che noi possiamo anche non condividere questa delibera,
però non si può dire che questa scelta sia una scelta totalmente
sbagliata, può essere una scelta parzialmente sbagliata nella
misura in cui qualcuno in quest’aula reputi che dobbiamo fare più
una politica dell’oggi, perché ieri non è stata fatta, collega Fanzago.
Può essere che qualcuno reputi questo. Però non si può cancellare,
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
a mio avviso, una parte positiva, che è la risposta immediata per il
50% e poi una scelta prospettica di sistema, dico di sistema perché
oltre al Comune andiamo a vedere anche la posizione di offerta
dell'ALER nei termini in cui dicevo prima, ai soggetti di cui dicevo
prima, a mio avviso tenere conto di questa offerta di sistema può
portare sì ad una critica forte e feroce nei confronti di ieri, forte e
feroce nei confronti delle ristrutturazioni che non sono state fatte in
un certo modo o in un certo tempo, però a mio avviso non può
cancellare quello che oggettivamente c'è di buono in questa
delibera, cioè andare a recuperare un rapporto di 1:5, ripeto,
quintuplicare l’offerta, con un effetto leva che noi, con un Ordine
del Giorno che presenteremo successivamente, abbiamo intenzione
di sollecitare ALER a fare.
Quindi, mi dispiace che molti colleghi non saranno presenti,
però alcune riflessioni più specifiche le faremo in sede di
presentazione degli emendamenti”.
Il Presidente così interviene:
“Consigliere Pantaleo, aveva chiesto di intervenire? Avevamo
chiuso. Una riapertura per la Maggioranza e una per l’Opposizione,
ma poi chiusura e basta”.
Indi dà la parola al consigliere Pantaleo.
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
Il consigliere Pantaleo così interviene:
“Sarò brevissimo. Intanto l'intervento del Capogruppo di Forza
Italia mi ha fatto venir voglia di leggere questo emendamento,
perché se andava avanti ancora un po' avrei detto: votiamolo
subito perché sono curioso. Si può avere copia? E’ possibile avere
copia dell'emendamento?”.
Il Presidente così risponde:
“Chiedo scusa, siccome sono stati depositati recentemente,
avevo detto di non distribuirli perché sembrava che tutti stessimo
andando via, ma se vuole una copia…”.
Il consigliere Pantaleo così risponde:
“La ringrazio. La velocità del mio intervento è data da una
semplice somma, innanzitutto dal ricordo del consigliere Ciccioni il
quale ricorda che circa 20 anni fa l'immobile venne evacuato
perché bisognava fare dei lavori di ristrutturazione. Il consigliere
Ciccioni ha una buona memoria, vent'anni mi sembrano un po'
tantini per essere riusciti ad arrivare al dunque, se però faccio la
somma di quanto andremo a spendere e di quanto abbiamo già
speso, leggo che siamo intorno ai 102 milioni di euro, gli importi
che si andranno ad impegnare per l'acquisto degli immobili, gli
importi che sono stati spesi per la ristrutturazione dell'immobile,
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Seduta consiliare del 10 novembre 2005
poi ci sono anche i costi di guardiania di cui ci ricordavamo prima,
ci sono i costi di quanto non è stato incassato come affitti. Diceva il
consigliere Fanzago ci sono anche i costi che vengono pagati
giornalmente per chi ha lo sfratto esecutivo, ecc. ecc.. Siamo
intorno ai 103, 104 milioni di euro. Avendo speso tutti questi soldi
e sperando di recuperare qualcosa più di 70 milioni di euro,
abbiamo sempre una differenza di circa 30-32 milioni di euro. Però
quello che mi colpisce più di tutto – e chiudo, Presidente – è che
mentre da una parte abbiamo degli spazi immobiliari liberi da quel
dì, nell'ambito del recupero alloggi inagibili c'è una frasettina che
dice ‘tempi: a partire da settembre 2005, 24 mesi per aggiustare
questi 145 immobili’; poi correttamente il dato dice ‘data di
consegna settembre 2007’. Siamo in Italia, probabilmente se va
bene questi immobili saranno pronti per essere consegnati a metà
del 2008. Facendo i conti: tempo perso, spazi non utilizzati, denari
già consumati, ma ditemi voi dov’è la convenienza di tutta
quest'operazione? Io – ma sono limitato – non l'ho ancora capita”.
Il Presidente così interviene:
“La seduta è chiusa, il dibattito generale è chiuso con l'unica
deroga nei confronti del consigliere Adamo (come preannunciato
non più di due minuti per fare due domande). Gli emendamenti
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sono già stati depositati e quindi non si possono depositare ulteriori
emendamenti. Il Consiglio è convocato a domicilio per lunedì”.
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