Alimentazione in cattivita’ di Testudo hermanni
Introduzione (integrazione di “Testudo hermanni” di H. Vetter)
di Fabrizio Fioravanti
L’apparato digestivo di queste testuggini è, sia dal punto di vista anatomico che
funzionale, adatto a digerire cibo a basso contenuto proteico e ricco di fibra. La digestione
è favorita principalmente da processi fermentativi, avviati e regolati dalla flora intestinale
presente nell’appendice e nell’intestino crasso. Per fare ciò i microrganismi necessitano di
fibre grezze, che sono molto abbondanti in natura sotto forma di fibre vegetali. Pertanto le
testuggini sono per larga parte vegetariane, e si cibano soprattutto di erbe selvatiche, e
solo occasionalmente consumano anche le parti verdi di parti legnose. In natura, a
seconda delle stagioni, altri alimenti reperibili possono essere sostanze vegetali secche,
frutti, invertebrati e funghi (anche se tali componenti sono sempre inferiori nel complesso
dei cibi). E’ pur vero che questi animali possono all’occorrenza non disdegnare carogne e
feci di altri animali ma è concettualmente sbagliato definirli onnivori; T. hermanni come
tutte le altre Testudo mediterranee è da considerarsi prettamente vegetariana.
In particolare svolgono all’interno dell’ecosistema ruolo di eterotrofi e consumatori primari
(eterotrofi di 1° livello) o erbivori (che si nutrono di organismi fotosintetici produttori); la
nutrizione è quindi saprozoica (assorbono sostanze dall’ambiente e non da altri
organismi) e il tipo di alimentazione prevede il prelievo di masse alimentari dai substrati
( animali macrofagi).
La reputazione di animali onnivori è stata acquisita per colpa dei regimi dietetici errati
attuati fino ad ora dagli allevatori impreparati; le T. si dimostrano estremamente
approfittatrici di tutto ciò che viene loro offerto perché nel loro ambiente naturale il cibo
che possono reperire in alcuni periodi è scarso. Fuori dal proprio ambiente naturale le
Testudo non sanno istintivamente ciò che è buono per la loro alimentazione e permettere
ai rettili di scegliere i loro cibi preferiti e nutrirsi di conseguenza è un gravissimo errore. Le
testuggini sviluppano infatti rapidamente delle preferenze per alimenti completamente
inadatti o incompleti nutrizionalmente, che causano loro gravi conseguenze in termini di
salute.
Pertanto sono da eliminare gli alimenti di origine animale (come per es. i cibi per
mammiferi) che come descriveremo in seguito sono assolutamente iperproteici e
sbilanciati sotto molti punti di vista (alti apporti proteici con bassi valori di calcio
generano
deformazioni
del
carapace
e
danni
agli
organi
interni).
Le informazioni scientifiche sui fabbisogni nutritivi dei rettili sono in continua evoluzione;
studi recenti hanno permesso di ottimizzare la dieta delle diverse specie e hanno
dimostrato che i vecchi concetti sui quali era basata l’alimentazione dei cheloni erano
talvolta completamente errati (come la reputazione di onnivore alle T. mediterranee); le
conseguenze sono state disastrose per la salute di questi delicati animali.
Una cosa fondamentale da tenere in considerazione, è che generalmente le tartarughe in
cattività ricevono apporti nutrizionali nettamente superiori rispetto a quelli che ricevono in
natura. Perciò è sicuramente meglio scarseggiare che eccedere, infatti se si
somministra una dieta troppo ricca di grassi, proteine ma anche vitamine, ecc. si rischia di
alterare il normale funzionamento metabolico dell’animale, che invece è stato
“progettato”
per ricevere una quantità limitata dei suddetti elementi nutritivi.
Il cibo viene trovato ed identificato con il dominante senso della vista, e le testuggini sono
attratte soprattutto dai fiori e dai frutti rossi, arancioni e gialli. E’ probabile che anche
l’olfatto e l’udito svolgano un ruolo importante nell’alimentazione; secondo Bringsøe
(1986) Testudo hermanni boettgeri sarebbe in grado di scavare nel terreno alla ricerca dei
profumati tartufi del genere Arcangeliella.
Generalità e apparato digerente
Le Testudo hermanni, ovviamente, rientrano nel gruppo delle tartarughe terrestri che
conducono
un
regime
alimentare
strettamente
vegetariano.
L’apparato digerente di una Testudo hermanni, sotto certi aspetti, è riconducibile a quello
dei mammiferi: lo stomaco produce grandi quantità di enzimi digestivi (che si attivano con
temperature di circa 30°C), il pancreas e il fegato producono enzimi e sali biliari; la
digestione è tuttavia maggiormente complessa a livello intestinale (l’intestino è molto
sviluppato come in tutte le specie erbivore). La flora intestinale che si trova nell’appendice
e nell’intestino crasso è la responsabile dei processi fermentativi che favoriscono
l’assimilazione
delle
sostanze
nutritive
ingerite
con
l’alimento.
Il cibo naturalmente reperibile è totalmente privo di frazioni lipidiche, minime frazioni
proteiche (esclusivamente di natura vegetale), minime o assenti frazioni glucidiche dei
carboidrati di riserva ma abbondanti frazioni glucidiche dei carboidrati strutturali (elevato
tenore in fibra grezza).
Patologie alimentari
Le patologie alimentari possono essere distinti in:
- patologie da deficienza;
- patologie da eccesso;
- patologie da scorretta composizione dell’alimento.
Le varie patologie alimentari e le loro interazioni verranno analizzate in seguito nelle
sezioni
relative
alle
composizioni
alimentari.
Tuttavia in questa sede può essere analizzata una forma patologica correlabile, oltre alla
qualità intrinseca degli alimenti, anche alla loro quantità. Tale patologia, oltremodo, è data
da numerose concause e non può essere attribuita alle singole fazioni alimentari.
Quando il cibo si presenta insufficiente o di scarsa qualità (errata gestione alimentare) o
per altre conseguente non riconducibili direttamente all’alimentazione (parametri
ambientali inadeguati, letargo mal gestito, ecc.), si incorre nella denutrizione o cachessia.
Il decorso porta dapprima al consumo dei depositi adiposi e poi dei tessuti muscolari e
viscerali, con vari problemi a seconda dei vari organi e processi fisiologici coinvolti. La
perdita di tessuto muscolare è ben evidente dal cuore, fegato e intestino; negli altri organi
è meno evidente ma determina squilibri funzionali che mettono in pericola la vita
dell’animale. I sintomi sono infossamento degli occhi e significative riduzioni di peso. Le
carenze di vitamine ed elementi necessari agiscono in concomitanza determinando tutti gli
effetti negativi delle singole carenze.
Composizione alimentare – frazione proteica e fattori di interferenza
Un’alimentazione iperproteica (o anche solo proteica) comporta un decadimento nella
qualità della vita delle Testudo hermanni con enormi sofferenze dell’animale (anche se
non direttamente evidenti per l’allevatore inesperto) e, se protratta a lungo, può risultare
irreversibile e mortale (morte che sopraggiungerà anche dopo lunghissimi periodi di
somministrazione).
Occorre distinguere l’eccesso di proteine animali dall’eccesso di proteine vegetali anche
se le conseguenze sono le stesse e riconducibili alle medesime cause. Anzitutto è
opportuno indicare che in un alimento animale, maggiore è la quota proteica, minore è di
solito il contenuto in calcio. Elevati livelli di proteine, che causano sforzi enormi per la loro
metabolizzazione, sono del tutto inefficaci e dannosi in un organismo che può assimilare
tali nutrienti in quantità assolutamente minime. Le conseguenze sono rappresentate da
squilibri enzimatici e alterazione dei valori ematici ma soprattutto da danni ai reni per lo
smaltimento di sostanze derivate dal metabolismo delle proteine; tali danni si manifestano
con cadenza temporale anche molto posticipata e il risultato è la morte per insufficienza
renale cronica (IRC) dovuta alla gotta. Prima che sopraggiunga il collasso si può assistere
all’insorgenza di vari stati patologici (malattie metaboliche) correlabili proprio a
inappropriate diete proteiche, quali:
 possibilità di comparsa di tumori all’apparato digerente;
 vari effetti negativi quali forti ingrassamenti, inappetenze e anche sintomi di
carenze nutrizionali;
 gotta viscerale e articolare;
 tumefazione degli arti, derivante dalla gotta;
 iperparatiroidismo secondario nutrizionale (IPTSN), osteodistrofia fibrosa o
malattia ossea metabolica (MOM), che porta a deformazioni (per esempio
“piramidalizzazione” degli scuti o anormale sviluppo del carapace), tanto più
compromettenti (e spesso irreversibili) quanto maggiore e la quantità di
proteine assunte, o rammollimenti e perdita di rigidità della struttura ossea;
 varie patologie gastro-enteriche quali costipazione o stipsi e diarree, sia
dovute alla MOM che a ipertrofie renali.
L’eccesso di proteine vegetali causano sostanzialmente gli stessi problemi ma in questo
caso alcuni vegetali proteici contengono frazioni meno utilizzabili dall’organismo che
riducono quindi le probabilità del manifestarsi di tali stati patologici (lo stesso non si può
dire per nessun alimento di origine animale).
Va riportato che negli esemplari giovani può essere aumentata la quota proteica; a tal
scopo può assumere particolare importanza il trifoglio.
I più importanti fattori che alterano la normale utilizzazione e digestione delle proteine
sono gli inibitori delle proteasi, tannini e lectine (per la loro presenza o meno negli alimenti
si rimanda a “dieta ottimale - alimenti somministrabili”).
I principali enzimi che si trovano nell’intestino sono tripsina e chimotripsina; questi sono
specializzati nella degradazione e scomposizione delle proteine e dei polipeptidi in
composti più semplici. La loro attività viene ostacolata dagli inibitori delle proteasi che
causano carenze di aminoacidi essenziali quali la metionina e la lisina (riduzioni della
digestione), diminuzione della crescita e ingrossamento del pancreas. Sono termolabili al
95% da trattamenti al vapore a 100°C.
I tannini sono fenoli aromatici che hanno la proprietà di legarsi a proteine, carboidrati e
altri vari polimeri, formando composti indigeribili e, legandosi a enzimi digestivi, limitano
notevolmente l’assorbimento intestinale di tutti i nutrienti. Presentano in quantità elevate
attività cancerogena, sono termostabili ma possono essere abbattuti mediante estrusione.
Le lectine (emoglutinine) provocano disfunzioni nell’assorbimento qualora si combinino
con i carboidrati delle membrane cellulari (a livello della mucosa gastrica e intestinale), o
agglutinazione delle emazia qualora si leghino a cellule del sangue. Le lectine sono
termolabili.
Composizione alimentare – frazione lipidica
Anche alimenti lipidici possono causare il decesso per intossicazione degli esemplari in
sovrappeso, in caso di scarso metabolismo dei grassi, per esempio se lo svernamento
non avviene in modo corretto. In altri casi gli accumuli di grasso, che si immagazzinano
inizialmente nel fegato, poi anche sotto il peritoneo, tra i muscoli e sottopelle (siti
intracelomatici, parenchimatosi e sottocutanei), non compromettono la sopravvivenza. In
generale però, l’eccesso di assunzione di alimenti calorici può portare ad una crescita
eccessivamente rapida negli individui giovani (con tutte le conseguenze negative relative)
ed obesità negli adulti. Gli stati patologici (malattie metaboliche) correlabili a inappropriate
diete lipidiche sono:
- steatite, con alterazioni degli accumuli di grasso nei tessuti;
- vari effetti e sintomi quali obesità e presenza di masse grasse palpabili nella fossa inguinale ed
ascellare;
- itteri derivanti da danni a carico delle cellule del fegato;
- epatite derivante da accumuli di grasso nel fegato;
- iperparatiroidismo secondario nutrizionale (IPTSN), osteodistrofia fibrosa o malattia ossea
metabolica (MOM) per la formazione di composti (derivati da un eccesso di grassi) che rendono
indisponibile il calcio.
Composizione alimentare – frazione glucidica
I carboidrati non strutturali sono costituenti degli alimenti che vanno evitati nella dieta;
infatti, in natura, la frutta costituisce una minima parte dell’alimentazione di Testudo
hermanni, per non parlare di alimenti derivati dalla trasformazione dei cereali (come riso e
sfarinati in generale) che vanno assolutamente scartati. La frutta in particolare, ma in
generale il cibo morbido e soffice, può causare lo sviluppo del cosiddetto “becco di
pappagallo”, ovvero il prolungamento abnorme verso il basso della ranfoteca. Come per
gli alimenti proteici, la grande energia corrisposta agli animali si manifesta con un rapido
accrescimento a cui non fa seguito uno sviluppo normale della corazza (dovuto a carenze
di calcio). Tali glucidi danno luogo a fermentazioni nei tratti intestinali che provocano
un’alterazione del pH e la produzione di sostanze metaboliche atipiche (alcoli e gas) con
ripercussioni sulla flora intestinale, alterazioni digestive e infestazioni parassitarie. La flora
batterica metabolica benigna viene presto sostituita da una nuova popolazione tanto
inutile quanto pericolosa (per es. Escherichia coli e/o Salmonella sp.). Si assiste inoltre a
squilibri enzimatici e alterazione dei valori ematici. Il processo digestivo si conclude
prematuramente (anche in meno di ventiquattro ore) quando normalmente richiede tempi
molto lunghi; le conseguenze patologiche principali a cui si può andare incontro con
questa situazione sono:
- gastroenteriti o diarrea che le Testudo provano istintivamente a contrastare ingerendo
terriccio, sabbia o altri substrati, cosa che provoca gravi casi di costipazione (stipsi) e/o
ostruzione intestinale;
- parassitosi interne (amebiasi e/o verminasi) causate da protozoi flagellati e nematodi (o
vermi tondi), che aumentano in modo abnorme in condizioni di stress e debilitazioni e che
non possono essere espulsi dall’animale in presenza di patologie gastro-enteriche.
L’assunzione regolare di cibi contenenti carboidrati strutturali (fibra grezza) è invece
indispensabile; le fibre stimolano la motilità intestinale e mantengono in equilibrio la flora
intestinale. Pertanto tali costituenti, abbondanti nella dieta naturale di Testudo hermanni,
sono indispensabili per la prevenzione delle patologie sopra descritte; si ritiene che un
corretto tenore in fibra si aggiri intorno all’8%. Tuttavia gli eccessi non sono positivi poiché
le fibre presentano forte potere assorbente non consentendo un normale utilizzo delle
vitamine e dei microelementi, nonché dei macroelementi dato che la digestione è resa
breve dalla forte azione stimolante l’evacuazione intestinale.
Composizione alimentare – oligoelementi, sali minerali e fattori di interferenza
Il calcio è l’elemento fondamentale e insostituibile per una regolare crescita e la sua
carenza è la prerogativa o l’aggravante di numerosi stati patologici. Sull’assorbimento del
calcio influisce la presenza del fosforo, pertanto occorre che tali elementi siano
correttamente calibrati negli alimenti; il rapporto calcio/fosforo deve essere nettamente a
favore del calcio. Alcuni autori ritengono sufficiente un rapporto Ca/P pari a 2-2,5:1
tuttavia può essere adeguato alzare la quantità di calcio di 4-6 volte per ogni parte di
fosforo (rapporto Ca/P pari a 4-6:1). Gravi conseguenze possono derivare da rapporti
invertiti (maggiori quantità di fosforo) oppure anche da grandi quantità di calcio con
altrettanti quantitativi di fosforo. Le principali patologie imputabili a carenze o insufficiente
assorbimento a livello intestinale di calcio (spesso accompagnate in maniera sinergica da
scarsa sintesi di vitamina D) sono:
- iperparatiroidismo secondario nutrizionale (IPTSN), osteodistrofia fibrosa o malattia
ossea metabolica (MOM) o rammollimenti e perdita di rigidità della struttura ossea. A tale
stato corrispondono inoltre vari segni clinici quali osteopatia negli animali in accrescimento
(demineralizzazione delle ossa che porta a fratture, paresi o paralisi, deformità
scheletriche, riluttanza al movimento, ecc.), osteomalacia e ipocalcemia negli esemplari
giovani (bassi livelli del Ca nel sangue che porta a tremori muscolari, paralisi flaccida,
ecc.);
- varie patologie gastro-enteriche dovute alla MOM.
Lievi eccessi di calcio somministrato con l’alimentazione sono espulsi abbastanza
agevolmente dall’organismo.
Il selenio è un indispensabile fattore sinergico delle vitamine E e C; la sua presenza è
necessaria ma spesso insufficiente. L’esigenza è quantificabile in 0,1 ppm (0,1 mg/kg) e
una dieta bilanciata e varia apporta circa 0,3-0,5 mg/kg che corrisponde peraltro al limite
di quantità di tale elemento.
Lo zinco, assieme ad adeguate dosi di vitamina E, è essenziale per il metabolismo della
vitamina A (retinolo).
Lo iodio è contenuto in alti livelli negli ormoni tiroidei tetra-iodo-tironina (o tiroxina - T4) e
tri-iodo-tironina (T3) che incrementano il metabolismo cellulare di carboidrati e proteine.
Una sua carenza può dare origine a patologie conseguenti all'ipotiroidismo, come il gozzo;
la carenza è il risultato di scarsa presenza nella dieta o di assunzione di sostanze
gozzigene contenute nei vegetali goitrogenici. I sintomi da deficienza di iodio includono
letargia, debolezza, gozzo e edema.
Altri elementi essenziali sono rappresentati da cromo, molibdeno, cobalto, ferro e
manganese che solitamente sono facilmente reperibili in molti alimenti e la loro carenza è
verificabile solo in casi estremi di malnutrizione.
Inoltre la deficienza di alcuni elementi può essere provocata dall’abbondanza di altri, dato
che l’organismo tende naturalmente ad un preciso equilibrio di elementi e minerali.
Il cloruro di sodio (NaCl) determina ritenzione idrica per collasso da eccesso salino del
sistema renale.
I più importanti fattori che alterano la normale utilizzazione degli elementi e dei minerali
sono vari composti quali fitati, ossalati e glucosidi (per la loro presenza o meno negli
alimenti si rimanda a “dieta ottimale – alimenti somministrabili”).
L’assunzione di acido fitico (contenuto in molte piante) comporta la formazione di
composti insolubili detti fitati per legame chimico con anioni quali calcio, manganese,
zinco e rame; ciò comporta un minore assorbimento dei corrispondenti elementi. Solo il
10% dell’acido fitico viene perso con il trattamento a caldo. Per ridurre il contenuto di
acido fitico si utilizzano fitasi o microrganismi con attività fitasica oppure l’immersione in
acqua a determinati pH e temperature per stimolare l’attività delle fitasi endogene.
L’acido ossalico è un’acido bicarbossilico (HO2C-CO2H); l’assunzione di acido ossalico
(contenuto in alcune piante) comporta la formazione di ossalati per legame con il calcio.
L’ossalato di calcio è un composto inassorbibile e quindi tale elemento diviene
inutilizzabile dalle tartarughe. Molte piante contengono direttamente ossalati, prodotti
tossici di scarto, ma raramente pericolosi perché insolubili e quindi scarsamente assorbiti.
Gli ossalati vengono dissolti solo in parte in acqua durante la cottura.
I glucosidi sono composti chimici vegetali complessi divisi in glucosidi cianogenetici,
glucosinolati e saponine. I glucosidi cianogenetici diventano tossici dopo idrolisi liberando
acido cianidrico (HCN), i glucosinolati deprimono la sintesi e la secrezione dell’ormone
tiroideo, le saponine esercitano una forte azione tossica sugli animali a sangue freddo,
possedendo attività emolitica sulle emazie e provocando alterazioni delle pareti cellulari. I
glucosidi, con eccezione per le saponine, sono neutralizzati con trattamento termico.
Composizione alimentare – oligoelementi organici (vitamine) e fattori di interferenza
Le vitamine sono principi di natura organica che insieme alle sostanze oligodinamiche
(enzimi, ormoni) svolgono funzione di elementi catalizzatori o potenziatori e regolano tutti i
processi fisiologici dell’animale; le vitamine devono essere assunte dall’animale attraverso
gli alimenti o sintetizzate dall’organismo a partire da precursori. Carenze gravi o lievi
(avitaminosi o ipovitaminosi), eccessi (ipervitaminosi) e disequilibri vitaminici
(disvitaminosi) come mancanza di sinergismo, possono causare diversi effetti e vari stati
patologici analizzati in seguito per le singole vitamine.
Il retinolo, o vitamina A, (vitamina liposolubile) viene sintetizzato rapidamente a partire
dalla provitamina, disponibile come caroteni negli alimenti. Vitamina della crescenza
(stimola l’accrescimento corporeo tramite trofismo delle mucose e dei connettivi),
epitelio-protettrice, antinfettiva, antitossica, antixeroftalmica (coinvolta nella sintesi della
rodopsina, pigmento visivo) e della fertilità (ne stimola l’aumento). La somministrazione di
tale vitamina richiede diagnosi di effettiva carenza sviluppabili solo da veterinari
competenti; le integrazioni di vitamina A variano da 200 a 300 UI/kg oppure da 2000 a
10000 UI/kg nella dieta. Nelle Testudo tenute libere all’aperto e alimentate con erbe e
verdure fresche l’ipovitaminosi A è molto rara (ampiamente diffusi i suoi precursori nei
vegetali) ma quando presente porta le seguenti conseguenze: arresto della crescita,
patologie oculari (panoftalmite con infiammazioni diffuse, metaplasia dell'epitelio
congiuntivale o palpebre gonfie che portano comunque alla chiusura dell’occhio, cataratta
alla retina e cornea, infiammazione della ghiandola di Harder), edema, danni pancreatici e
renali (steatosi epatica), insorgenza di otiti, patologie respiratorie date dall’alterazione
dell’epitelio polmonare, distocia (ritenzione delle uova) ed eritematosi con defoliazione
dello strato superficiale della pelle (con alterazione e possibili attacchi batterici) e
depigmentazione. L’ipovitaminosi A può essere un fattore predisponente per alcune forme
di rinite.
L'ipervitaminosi A è più frequente rispetto all'ipovitaminosi ed è causata da sovradosaggio
della forma attiva in corso di terapia per la deficienza, o per somministrazione di alimenti
contenenti eccessive quantità di vitamina A.
L’ipervitaminosi A, dovuta per esempio a dosaggi superiori a 10000 UI/kg nella dieta,
porta intossicazioni con gravi lesioni cutanee, secchezza e necrosi della pelle (così come
iniezioni sconsiderate). Altri sintomi sono riconducibili e sovrapponibili all’ipovitaminosi A
con la comparsa anche di anoressia e depressione.
I precusori della vitamina A non possono essere sovradosati, perché al limite non vengono
convertiti; quindi sono consigliati vitaminici che contengono beta carotene piuttosto che la
forma attiva.
Del gruppo delle vitamine B espleta un’importante azione biologica la tiamina o aneurina o
vitamina B1 (vitamina idrosolubile). Questa ricopre un ruolo importante nel metabolismo
intermedio dei carboidrati, sull’attività cardiaca e muscolare e sul sistema nervoso. La
deficienza può verificarsi per errori gestionali o per patologie concomitanti ed è causa di
turbe a carico dell’apparato digerente con inappetenza e arresto della crescita, di disturbi
nervosi (convulsioni, ipereccitabilità), di atrofia muscolare e paralisi o paresi di uno o più
arti, nonché difficoltà nella deambulazione. Sotto supervisione veterinaria la vitamina B1
viene somministrata per via parentale od oralmente con un dosaggio di 25 mg/kg di peso
corporeo, tuttavia, come per la A, un’alimentazione varia e libera rende minimo il rischio
ipovitaminosi B1.
I calciferoli, o vitamine D, (vitamine liposolubili) sono sostanze derivate da steroli.
L’ergocalciferolo (vitamina D2) si forma in erbe affienate (per es. trifoglio) in giornate di
forte insolazione (da 500 a 1000 U.I. di vit. D2) per irradiazione ultravioletta
dell’ergosterolo. Vitamina antirachitica la cui carenza provoca crescita stentata e
rachitismo nei neonati. Il colecalciferolo (vitamina D3) svolge ruolo indispensabile in
quanto calciofissatore; si presenta come provitamina che viene sintetizzata in vitamina nei
tessuti per irradiazione ultravioletta (raggi UVB) proprio del suo precursore. Il
colecalciferolo è responsabile del metabolismo e dell’equilibrio Ca-P, favorisce pertanto la
fissazione del calcio nel tessuto osseo determinando una corretta crescita ossea. La
carenza di vit. D3 può essere dovuta a insufficiente presenza di provitamina nell’alimento
o a inadeguata esposizione alle radiazioni UVB. Manifestazioni tipici di carenza sono la
MOM (malattia ossea metabolica), che peraltro può essere dovuta anche a eccesso di vit.
D3, alterazioni della corazza (rammollimento, malformazioni, difetti di calcificazioni,
asimmetria degli scuti). Oltre a ciò la carenza di calciferoli porta a osteomalacia,
deformazioni della colonna vertebrale, della mascella e della mandibola (malformazioni
della bocca o della ranfoteca come il prognatismo mandibolare). Sotto controllo veterinario
l’ipovitaminosi D può essere curata con 2-3 iniezioni di vit. D intervallate di una settimana
somministrando per via sottocutanea 80-100 UI/kg.
Come tutte le vitamine liposolubili, un eccesso di vitamina D può avere effetti tossici che si
manifestano con la calcificazione metastasica di vari tessuti e tossicità a livello epatico e
renale e quindi all’insorgenza della gotta e della MOM (malattia ossea metabolica).
I tocoferoli, o vitamine E, (vitamine liposolubili) sono molto diffusi nel mondo vegetale,
trovandosi nelle parti verdi di tutti i vegetali. Adeguate dosi di vit. E e di zinco sono
essenziali per il metabolismo del retinolo e in sinergia con quest’ultimo preserva gli epiteli,
favorisce la produzione dei globuli rossi e esplica importanti funzioni nei riguardi della
sfera riproduttiva del maschio e della femmina (favorisce la produzione di gameti e esalta
la fertilità). In sinergia con la vit. C ed il selenio difende l’organismo da possibili fenomeni
di autossidazione degli acidi grassi insaturi e della vit. A. Partecipa inoltre a sintesi e
processi metabolici, è dotata di proprietà tensioattive e svolge un’azione disintossicante
(aumentando la tolleranza dell’organismo alle sostanze tossiche). Una carenza primaria di
vit. E da mancato apporto alimentare, si riscontra difficilmente negli animali data la grande
diffusione che questa vitamina ha in natura; tuttavia questa provoca riduzione della
sopravvivenza, crescita stentata, statosi epatica, idropisie varie (ascessi, noduli, cisti),
anemia, atrofia delle gonadi, distrofia muscolare, depigmentazione della pelle e
ossidazione dei lipidi. Sotto controllo veterinario il dosaggio di vit. E può corrispondere a
quello dei mammiferi: 1 mg/kg di peso vivo o più in presenza di alto tenore dei grassi e di
un basso contenuto di selenio.
Di minore importanza per le Testudo sono la vitamina K (vitamina della coagulazione e
antiemorragica), abbondantemente presente nelle parti verdi dei vegetali, e la vitamina C
(vitamina antinfettiva), presente anch’essa in quantità discreta nelle parti verdi delle
piante. Carenze da vitamina C possono portare a stomatiti e generiche suscettibilità alle
infezioni batteriche. Interessanti sono le correlazioni sinergiche fra la vit. C e le altre
vitamine.
Le principali sostanze (tutte termolabili) che distruggono specifiche vitamine, causandone
carenza, sono: l’antivitamina D, l’antivitamina E e l’antivitamina K (per la loro presenza o
meno negli alimenti si rimanda a “dieta ottimale – alimenti somministrabili”).
Composizione alimentare – altri fattori di interferenza
Sono fattori con attività varia: micotossine, mimosine, cianogeni (o glucosidi
cianogenetici), nitrati, alcaloidi, agenti fotosensibilizzanti, fitoestrogeni e saponine (per la
loro presenza o meno negli alimenti si rimanda a “dieta ottimale - alimenti
somministrabili”).
Le micotossine sono molecole velenose prodotte dai funghi che possono colpire il fegato
(aflatossine).
I cianogeni (o glucosidi cianogenetici) sono prodotti come metabolici secondari da diverse
specie vegetali e possono causare intossicazioni acute e letali. Intossicazioni croniche
causano riduzione della crescita e sintomi neurologici secondari a danni tissutali a carico
del sistema nervoso centrale; sono inoltre convertiti nell'organismo in tiocianati che
possono interferire con l'utilizzo di iodio da parte della tiroide e aumentare il rischio di
gozzo.
I nitrati sono contenuti a livelli dannosi solo nella verdura fertilizzata con composti azotati
in alti dosaggi. I nitrati provocano intossicazione ed alterazione a carico del sangue
(metaemoglobinemia) e possono essere ridotti mediante cottura in acqua dell’alimento
(riduzione del contenuto per parziale passaggio nell’acqua).
Gli alcaloidi sono contenuti principalmente nelle piante dicotiledoni; se ne annoverano
tantissimi, tuttavia si tratta di sostanze idrosolubili, neutralizzabili previa cottura in acqua.
Tra questi l’alcaloide più noto è la solanina, contenuta in molte solanacee; questo fattore
inibisce la colinesterasi, un enzima che scinde gli esteri della colina.
Gli agenti fotosensibilizzanti sono sostanze sensibili all’esposizione alla luce che possono
incorrere in fenomeni ossidativi.
I fitoestrogeni sono sostanze vegetali in grado di interferire con le funzioni riproduttive,
fattori che bloccano l'assorbimento di minerali e vitamine e che causano malattie
neurologiche e tumorali, problemi di ipotiroidismo.
Le saponine sono glucosidi che esercitano una forte azione tossica sugli animali a sangue
freddo, possedendo attività emolitica sulle emazie e provocando alterazioni delle pareti
cellulari. Non vengono neutralizzate con trattamento termico.
Composizione alimentare – acqua
E’ indispensabile che l’acqua pervenga agli animali in sufficiente quantità sia attraverso gli
alimenti (piante fresche e ricche di acqua) che attraverso l’abbeverata, anche se non tutti i
rappresentanti della specie bevono con regolarità. Le tartarughe devono immergendo le
narici in acqua poiché queste sono in diretto contatto tramite le coane al cavo orale.
Durante gli acquazzoni, le testuggini possono essere spesso viste mentre sollevano la
parte posteriore del corpo, e premono il muso a terra per bere dalla piccola depressione
così ottenuta.
L’acqua dovrà essere fornita in un recipiente basso (per evitare pericoli di annegamento
soprattutto per i piccoli), facilmente raggiungibile con la testa e possibilmente situato
sempre nel solito posto. Spesso le Testudo sono attratte dall’acqua fresca che le invoglia
a immergersi parzialmente per reidratarsi o per diminuire la temperatura corporea; tale
atteggiamento dovrà essere assecondato fornendo vaschette che presentino il pelo
dell’acqua a livello del terreno. Spesso contemporaneo all’atto del bere sopraggiunge lo
stimolo a urinare e defecare, di conseguenza l’acqua dovrà essere cambiata ogni qual
volta lo si renderà necessario. Carenze di acqua causano gravi problemi di disidratazione,
costipazioni (o stipsi), patologie renali, calcoli e gotta (la disidratazione causa un aumento
della concentrazione ematica di acido urico).
Dieta ottimale – integratori e alimenti commerciali
Il modo migliore per assicurare equilibrati apporti di minerali è permettere a tutti gli
esemplari di beneficiare di un congruo spazio dove prosperino numerose essenze vegatali
(autoctone dei territori in cui si trovano Testudo hermanni in natura) e in cui poter praticare
una sana attività di pascolamento. In questo modo l’alimentazione sarà più varia possibile
e conterrà, probabilmente, tutto ciò di cui necessitano tali animali; se questo non è
possibile per carenza di spazio dovremo fornire degli integratori. Ad oggi non esistono
studi circa le dosi ideali di minerali e vitamine somministrabili a Testudo hermanni e gli
integratori commerciali contengono spesso calcio e fosforo in rapporto 2:1 al massimo.
Il modo più semplice per fornire validi apporti di calcio è utilizzare integratori a base di
carbonato di calcio o carbonato di calcio tal quale, sottoforma di ossi di seppia (lamina di
composizione calcarea) o gusci d’uovo ridotti in polvere (precedentemente bolliti per
evitare il rischio di Salmonella); una volta polverizzati (alcuni lasciano a disposizione ossi
di seppia interi) questi possono essere distribuiti, più o meno regolarmente, direttamente
sul cibo fresco, avendo l’accortezza di lasciare anche cibo incontaminato per permettere
alle testuggini di scegliere se e in quali quantità assumere tali integratori.
Secondo alcuni autori le integrazioni minerali sono sufficienti 1-2 volte la settimana, ma la
somministrazione può essere aumentata fino a divenire giornaliera negli esemplari giovani
e nelle femmine in gravidanza.
Lievi eccessi di calcio vengono espulsi dall’animale; tuttavia eccessi prolungati provocano
calcoli renali e altre patologie simili a quelle tipiche della carenza.
Carenze di calcio provocano gli effetti descritti in “composizione alimentare –
oligoelementi, sali minerali e fattori di interferenza” e vengono trattate con terapie mirate
via orale di soluzioni di calcio (23 mg/ml) nella dose di 1ml/kg due volte al giorno fino al
regredire dei sintomi. Carenze gravi e prolungate nel tempo verranno trattate dal
veterinario con iniezioni sottocutanee o intramuscolari di calcio gluconato (solitamente 0,5
mg/kg due volte al giorno) o, addirittura, in particolari casi via endovenosa. A tali
somministrazioni di calcio dovranno essere corrisposte adeguate quantità di vitamina D.
I Gammaridi secchi, contrariamente a quanto pensano molte persone, non hanno effetto
come integratore di calcio; l’esoscheletro degli artropodi è infatti formato per il 30-50% da
molecole di chitina (polimeri di derivati degli zuccheri legati a proteine in modo da formare
i cosiddetti proteoglicani), che rende tali crostacei inadatti alla dieta di Testudo hermanni
anche come integratori minerali.
Gli alimenti e gli integratori commerciali possono essere utilizzati con la premessa che
questi devono rappresentare solo una piccola parte dell’alimentazione complessiva
(massimo fino al 20%), soprattutto per la mancanza di studi sulle effettive validità di tali
nutrimenti.
Il principale mangime specifico in commercio per tartarughe terrestri è il Sera Raffy Vital in
pellettati secchi che devono essere reidratati prima della somministrazione; tale mangime
presenta un contenuto di proteine del 18%, fibra pari all’8% e corretto contenuto di
vitamine e sali minerali (rapporto Ca/P pari a 4,25:1) con giusto equilibrio tra i componenti
e assenza degli antinutrizionali (abbattuti del 90% con il processo di estrusione).
Un complesso minerale e vitaminico indicato per le Testudo hermanni è il Sera
Reptimineral H che presenta appropriati tenori di vitamine e sali minerali quali calcio (Ca:
149018 mg/kg; P: 18473 mg/kg; rapporto Ca/P: ~8:1), ferro, magnesio, manganese,
sodio, zinco e selenio.
Per i dosaggi e i periodi di somministrazione di tali prodotti commerciali si rimanda al
libretto informativo di accompagnamento.
Dieta ottimale – alimenti somministrabili e digiuni
Purtroppo le Testudo hermanni, come molte altre testuggini, sono animali che si
dimostrano estremamente ubiquitarie e approfittatrici nei confronti di qualsiasi alimento,
arrivando ad accettare cibi che in natura non sarebbero altrimenti reperibili (ad esempio
latte e derivati, che causano lente agonie nelle Testudo). Oltre a ciò, le Testudo hermanni
presentano abitudini alimentari facilmente modificabili con conseguenze anche molto gravi
sulla salute dell’individuo; queste sviluppano rapidamente preferenze che richiedono
molto tempo per essere corrette verso alimenti che non soddisfano i fabbisogni alimentari
di tali animali o, peggio, che determinano stati patologici afferibili proprio a squilibri o
carenze alimentari o a incompatibilità dell’alimento con il naturale regime dietetico (che
rappresentano circa l’80% del totale delle patologie di Testudo hermanni). La dieta ideale
per una normale attività fisiologica e per evitare l’insorgenza di tali patologie deve essere
quanto più possibile basata su ciò che in natura prelevano dall’ambiente in cui vivono.
La dieta in natura è costituita dal 90-95% di vegetali misti a foglia verde e per il 5-10% da
frutta e altri occasionali pasti quali piccoli invertebrati, feci di altri animali (animali
coprofagi) e, ancora più sporadicamente, carogne e funghi. In particolare è basata
principalmente su foglie (70%), fiori (20-30%), frutti (0-10%), e gambi (0-3%) di specie
appartenenti alle famiglie Asteraceae, Fabaceae, Plantaginaceae ed un po’ meno alle
Poaceae, Ranuncolaceae, Graminaceae. Ad oggi, sono state identificate come fonte di
cibo almeno 132 specie di piante vascolari, appartenenti a 46 diverse famiglie [Cheylan,
2
0
0
1
]
.
Può assumere importanza l’osservazione di un giorno di digiuno ogni 7-10 giorni (o più a
seconda delle condizioni) nei soggetti con buona salute per compensare la dieta
estremamente più abbondante in cattività rispetto all’alimentazione naturale.
In cattività i vegetali raccomandati (tendenti all’optimum alimentare) che possono
adeguatamente sostituire tutte quelle essenze reperibili in natura (per l’alto tenore in calcio
e basso apporto proteico),sono rappresentati da [a lato le caratteristiche di ogni alimento ]:
- Sonchus oleraceus (crespino comune o liscio, cicerbita, cardone);
- Cichorium intybus (cicoria dei campi) – foglie [benefici: elevata presenza di calcio e b
caroteni];
- radicchio coltivato (tutte le varietà) – foglie [benefici: presenza di calcio (~30 mg/100g), b
caroteni, presenza di carboidrati strutturali – svantaggi: rapporto calcio/fosforo minimo
(1:1)];
- Taraxacum officinale (tarassaco o dente di leone) – foglie e fiori [benefici: elevata
presenza di calcio (~187mg/100g), b caroteni, presenza di carboidrati strutturali, rapporto
calcio/fosforo bilanciato (2,8:1) – svantaggi: elevato apporto proteico (~2,7g/100g)];
- cicoria coltivata (in particolare cicoria catalogna) – foglie anche secche [benefici: elevata
presenza di calcio (~100mg/100g) e  caroteni, rapporto calcio/fosforo bilanciato (2,1:1)];
- Cichorium endivia (indivia) – foglie [benefici: elevata presenza di calcio (~52mg/100g), 
caroteni, rapporto calcio/fosforo bilanciato (1,9:1)];
- insalata scarola (in quantità più moderata se in ciclo di coltivazione in serra breve per
aumento del contenuto in fosforo e per il contenuto in nitrati);
- Opuntia ficus-indica (fico d’India) – foglie (o pale, previa asportazione degli spini)
[benefici: elevata presenza di calcio];
- Sedum sp. (borracina);
- Borago officinalis (borragine);
- Kalanchoe sp. (calancola) [svantaggi: ricca in acido ossalico];
- Portulaca sp. (portulaca) [svantaggi: ricca in acido ossalico];
- Vitis vinifera ssp. (viti europee) – foglie [benefici: elevata presenza di calcio, presenza di
carboidrati strutturali – svantaggi: forte presenza di tannini];
- Bellis perennis (margherita) – fiori;
- Daucus carota (carota) – foglie [benefici: elevata presenza di calcio];
- Cucumis melo (melone) – foglie [benefici: presenza di calcio];
- Citrus limon (limone) – foglie secche;
- Foeniculum vulgare (finocchio) [benefici: elevata presenza di calcio (~50mg/100g) e b
caroteni, rapporto calcio/fosforo minimo (1:1)];
- Brassica rapa (rapa) – foglie e cime [benefici: presenza di calcio (~30mg/100g) e b
caroteni – svantaggi: rapporto calcio/fosforo minimo (1,1:1), elevati apporti proteici
(~0,90g/100g) e lipidici];
- Morus sp. (gelso) – foglie giovani [benefici: elevata presenza di calcio, presenza di
carboidrati strutturali – svantaggi: forte presenza di tannini];
- Betulla sp. (betulla) – foglie giovani [benefici: elevata presenza di calcio, presenza di
carboidrati strutturali – svantaggi: forte presenza di tannini];
- Hibiscus sp. (ibisco) – foglie e fiori;
- Rosa sp. (rose) – fiori [benefici: elevato quantitativo di vitamina C];
- Tropaeolum (nasturzio) – fiori;
- Geranium (geranio) – fiori;
- Viola (viola) – foglie;
- Cynara, Carduus, Cirsium sp. (cardi) – coste;
- Cardamine pratensis (crescione dei prati) – foglie [benefici: elevata presenza di calcio
(~120mg/100g),  caroteni, rapporto calcio/fosforo bilanciato (2:1)];
- Brassica napus (ravizzone) – foglie;
- Alchemilla sp. (alchemilla) – foglie;
- Capsella bursa-pastoris (borsa del pastore) – foglie;
- Eruca sativa (rucola, ruchetta, ruchetta) - foglie [svantaggi: elevato apporto proteico];
- Senecio sp. (senecione) – foglie;
- Malva sylvestris (malva selvatica) – foglie;
- Plantago sp. (piantaggine) – foglie.
In aggiunta a questi possono essere somministrati in minore quantità e con minor
frequenza (una volta ogni 7-14 giorni; fino al 15% degli alimenti totali) i seguenti vegetali e
frutta [a lato le caratteristiche di ogni alimento1]:
- Medicago sativa (erba medica) – [benefici: elevato contenuto in carboidrati strutturali svantaggi: elevato contenuto proteico, presenza di saponine, fattori antivitamina E e
fitoestrogeni];
- Trifolium sp. (trifoglio) – foglie anche secche [benefici: elevato contenuto in carboidrati
strutturali e calcio - svantaggi: elevato contenuto proteico, presenza di saponine
(glucosidi) e nitrati, fattori antivitamina E, precursori antivitamina K, fitoestrogeni e
ossalati];
- insalata lattuga o romana se non coltivata in cicli brevi ma con criteri biologici o integrati
[benefici: presenza di calcio (~36mg/100g) - svantaggi: rapporto Ca/P sbilanciato (0,8:1)];
- Spinacia oleracea (spinacio) [benefici: elevata presenza di calcio (~99mg/100g), b
caroteni e vitamina B2, rapporto Ca/P bilanciato (2:1) - svantaggi: elevato contenuto in
proteine (~2,9g/100g), presenza di ossalati, probabile presenza di nitrati];
- Beta sp. (bietola, barbabietola) [benefici: elevata presenza di calcio (50-120mg/100g), b
caroteni, vitamina B2, rapporto calcio/fosforo bilanciato (1,1-3:1) e presenza di carboidrati
strutturali - svantaggi: presenza di ossalati, probabile presenza di nitrati];
- Raphanus sativus (ravanello) – solo parti verdi;
- Petroselinum crispum (prezzemolo) [benefici: elevata presenza di calcio (138mg/100g),
rapporto calcio/fosforo bilanciato (2,4:1), presenza di carboidrati strutturali e b caroteni –
svantaggi: elevato contenuto in proteine (~3g/100g), presenza di ossalati];
- Apium graveolens (sedano) [benefici: elevata presenza di carboidrati strutturali,
presenza di calcio (~40mg/100g) – svantaggi: rapporto calcio/fosforo minimo (1,6:1),
presenza di ossalati];
- Cucumis melo (melone) – frutto [benefici: presenza di calcio e  caroteni - svantaggi:
elevato contenuto di carboidrati non strutturali, rapporto Ca/P fortemente sbilanciato];
- Ficus carica (fico) – frutto [benefici: presenza di calcio - svantaggi: elevato contenuto di
carboidrati non strutturali];
- Opuntia ficus-indica (fico d’india) – frutto [benefici: presenza di calcio - svantaggi: elevato
contenuto di carboidrati non strutturali];
- Rubus sp. (lampone e rovo) – frutti [benefici: presenza di calcio - svantaggi: elevato
contenuto in fosforo, rapporto Ca/P fortemente sbilanciato];
- Citrullus vulgaris (cocomero) – frutto [benefici: presenza di calcio – svantaggi: elevato
contenuto di carboidrati non strutturali];
- Citrus sp. (arancio e mandarino) – frutto [benefici: presenza di calcio, presenza di
carboidrati strutturali – svantaggi: elevato contenuto di carboidrati non strutturali];
- Fragaria sp. (fragola) – frutto [benefici: presenza di calcio – svantaggi: elevato contenuto
di carboidrati non strutturali e proteine];
- Prunus armeniaca (albicocco) – frutto [benefici: presenza di calcio e  caroteni –
svantaggi: rapporto Ca/P fortemente sbilanciato, elevato contenuto di carboidrati non
strutturali e proteine];
- Malus communis (melo) – frutto [benefici: presenza di carboidrati strutturali – svantaggi:
assenza di calcio, elevato contenuto di carboidrati non strutturali e lipidi, presenza di
sostanze tossiche nei semi];
- Pyrus communis (pero) – frutto [benefici: presenza di carboidrati strutturali - svantaggi:
assenza di calcio, elevato contenuto di carboidrati non strutturali];
- Cornus mas (corniolo) – frutto.
Vegetali e frutti assolutamente sconsigliati (generanti disordini alimentari) sono
rappresentati da [a lato le più comuni condizioni sfavorevoli]:
- insalata lattuga, romana, iceberg, ecc… se coltivate con cicli brevi e/o trattate mediante
erbicidi, insetticidi e fungicidi [rischi di residui altissimi, rapporto calcio/fosforo sbilanciato,
quasi totale assenza di carboidrati strutturali, vitamine e microelementi];
- leguminose appartenenti ai generi Phaseolus, Pisum, Vicia, Glicine, ecc… - legumi e
semi di fagiolo, pisello, fava, soia [scarsa presenza di calcio (~35mg/100g), rapporto Ca/P
fortemente sbilanciato (1:1), presenza di inibitori delle proteasi, tannini, lectine, fitati,
ossalati, glucosidi, fattori antivitamina D e E];
- Brassica oleracea (cavoli, cavoletti di Bruxelles, broccoli, cavolfiori, verza) [rapporto Ca/P
sbilanciato o invertito (0,5-2:1), presenza di glucosidi, probabile presenza di nitrati,
presenza di sostanze gozzigene, elevati apporti proteici (1,5-3,4g/100g)];
- Solanum tuberosum (patata) - tubero [elevati apporti proteici (~1,7g/100g), scarsi apporti
di calcio (22mg/100g), rapporto calcio/fosforo sbilanciato (0,8:1), presenza dell’alcaloide
solanina sotto la buccia del tubero, nelle parti verdi e nei germogli];
- Solanum lycopersicum (pomodoro) – frutto [quasi totale assenza di calcio (5mg/100g),
rapporto Ca/P invertito (0,2;1), minimo contenuto di carboidrati strutturali];
- Daucus carota (carota) – radice [modesta presenza di calcio,  caroteni, carboidrati
strutturali, rapporto Ca/P fortemente sbilanciato (0,6:1)];
- Raphanus sativus (ravanello) [quasi totale assenza di calcio, rapporto Ca/P fortemente
sbilanciato];
- Cucurbita sp. (zucche) [scarsa presenza di calcio (38-44mg/100g), rapporto Ca/P
invertito (0,4-0,5:1)];
- Allium sp. (cipolle, porri, ecc…) [elevati apporti proteici, quasi totale assenza di calcio,
rapporto Ca/P fortemente sbilanciato];
- Spinacia oleracea var. “Nuova Zelanda” (spinaci Nuova Zelanda) [elevata presenza di
ossalati];
- Solanum melongena (melanzana) [assenza di calcio, presenza di fosforo, presenza di
ossalati];
- Capsicum sp. (peperone) [assenza di calcio (9-11mg/100g), rapporto calcio/fosforo
invertito (0,5:1), presenza di ossalati];
- Cucumis sativus (cetriolo) [assenza di calcio, presenza di fosforo];
- Asparagus officinalis (asparago di serra, di bosco e di campo) [elevati apporti proteici
(3,0-4,6g/100g), scarsa presenza di calcio (~24mg/100g), rapporto Ca/P fortemente
sbilanciato o invertito];
- funghi [elevato contenuto proteico, assenza di calcio, elevati dosi di fosforo e ossalati];
- Vitis sp. (vite) – frutto [elevata presenza di tannini, elevato contenuto di carboidrati non
strutturali e proteine, presenza di fosforo];
- Vitis sp. gruppo del Canada e Nord America (viti americane e canadesi) – foglie [elevata
presenza di ossalati];
- Ananas sativa (ananas) – frutto [assenza di calcio, presenza di fosforo, elevato
contenuto di carboidrati non strutturali];
- Musa sapientium (banano) – frutto [assenza di calcio (~7mg/100g), presenza di fosforo,
elevato contenuto di carboidrati non strutturali e proteine, alto contenuto di potassio];
- Mangifera indica (mango) – frutto [assenza di calcio, presenza di fosforo, elevato
apporto proteico e lipidico];
- Carica papaya (papaia) – frutto [assenza di calcio, presenza di fosforo, elevato apporto
proteico e lipidico];
- Persea gratissima (avocado) – frutto [assenza di calcio, presenza di fosforo, elevato
apporto proteico e lipidico];
- Diospyros kaki (cachi o kaki) – frutto [assenza di calcio, elevato contenuto di carboidrati
non strutturali, proteine e lipidi];
- Prunus avium e Prunus cerasus (ciliegio e amareno) – frutto [assenza di calcio,
presenza di fosforo, elevato apporto proteico e lipidico];
- Vaccinium sp. (mirtillo) – frutto [assenza di calcio, elevato apporto proteico];
- Prunus persica (pesco) – frutto [assenza di calcio, elevato apporto proteico].
Fabrizio Fioravanti
tartarugadoc.it
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Alimentazione in cattivita` di Testudo hermanni