gni anno, per quanto dicano i critici, la festa porta in sé nuovi segni e messaggi, magari
piccoli, ma significativi. Davvero oggi i nostri occhi dovrebbero allenarsi all’attenzione,
allo scrutare con benevolenza, a diffidare di cose ‘alla grande’, ma a gioire delle piccole e a
scommetterci, con tutto il cuore. Perché questa sottolineatura?
Perché in molti ce l’hanno segnalato e anche noi lo abbiamo notato con grande gioia: la
festa non ha soltanto aumentato i numeri – fosse questo! – ma si è sperimentato e respirato un
clima di rinnovata unità, di collaborazione e comunione nella comunità cristiana di Montefalco.
Come non gioire, ad esempio, di tanti giovani
e adulti impegnati nel servizio liturgico e nell’organizzazione della processione e della
solenne concelebrazione? Presenza resa
significativa, se si vuole, anche dalle belle vesti
con le mantelline giallo oro e rosso.Come non
sottolineare ancora la presenza in vario modo
delle nostre comunità religiose: i Francescani
di S. Fortunato, i Passionisti della Stella, gli
Agostiniani e gli Scalzi e noi monache dei due
monasteri: Clarisse e Agostiniane.
Nelle molte presenze poi, giunte anche da
lontano, ci pare di aver notato un fervoroso, rinnovato slancio e un approccio confidente verso
S. Chiara. Forse è questa ricerca di senso, di autenticità, di ritorno a Dio, che ti fa incontrare con
Chiara: la donna pasquale dalle scelte audaci, la mistica che ti attrae a Dio, la paciera, la carismatica, la creatura dell’incontro con Gesù e la sua croce; la ricca in umanità, esigente sì, ma sai
con certezza che ti può capire, consolare e consigliare.
E allora, nel colore – sorpresa di questo bollettino – esprimiamo la nostra gioia, il fervente
desiderio che i giorni dedicati a Chiara vi abbiano toccato il cuore, e una fede rinnovata e coerente vi accompagni.
Per tutti voi, la nostra presenza qui, accanto a S. Chiara, in comunione con la Chiesa.
Le Sorelle di S. Chiara
O
D
opo il passaggio caldo dell’estate e la Festa di S. Chiara, si apre il
cammino verso il Centenario.
Questa parola è stata spesso pronunciata, nei giorni della festa, come un
invito a percorrere spiritualmente un cammino di preparazione.
Ora infatti devono prendere forma proposte e desideri.
Si avvia il tempo di un paziente lavoro di contatti, di aiuti e collaborazioni, di ricerca, di studio, che alcuni già da tempo hanno avviato.
Ma al di là degli appuntamenti culturali, che vivremo nella gioia, è il cammino spirituale che per noi conta, e che percorreremo insieme, cercando di
far risplendere questa santa figura di donna, madre della nostra Comunità,
figlia di Agostino e di questa nostra Chiesa di Spoleto-Norcia.
54
Conclusa la festa, si parte subito a comporre
il bollettino. Tante le foto, oltre alla festa: quelle
scattate per i giovani pellegrini verso l’Agorà di
Loreto, per i bimbi il 24 giugno e per quelli che si
affidano a S. Chiara. Se è festa, sia anche festa di colori, ci siamo dette!
Con un po’ di sacrificio, per via dei costi – ed anche, lo confessiamo, per la semplicità del bianco-nero che ci piaceva – abbiamo deciso
di colorare il bollettino come segno di festa e di dono. Un piccolo evento, a 38 anni di vita, che si desiderava avviare per l’anno Centenario;
invece eccoci qui! Tutto si colora, anche se altre novità, nel contenuto e nella grafica, partiranno davvero con il 2008.
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Il Triduo di preparazione alla festa di S. Chiara quest’anno è stato presieduto dal Priore-Parroco
Mons. Alessandro Lucentini, nella sua prima Festa di S. Chiara. Nel commentare la Parola di Dio, ha
illuminato anche la figura di Chiara, come serva fedele, seguace e sposa di Cristo e specchio su cui
guardarci, su cui scrutare anche il nostro cuore. Riportiamo qui qualche significativo passaggio dalle omelie.
R
iconosciamo la santità di Chiara quando la
vediamo impressa nella vita di Cristo, nelle
Sue parole. Non sono i miracoli, non sono i segni
straordinari. Chiara è santa perché ha cercato di
camminare sulle orme di Cristo, di incarnare le
Sue parole…
Dov’è il vostro tesoro, là
sarà anche il vostro cuore.
Noi chiediamoci: verso
chi è rivolto il mio cuore? Il
mio cuore da chi è affascinato,
attratto, innamorato, abbagliato? Qual è la risposta che
Chiara ha dato ancora settecento anni fa?
Ricordate quella visione di
Gesù che passava con la croce
e non sapeva dove piantarla?
Che rispose Chiara? Ecco, ecco il mio cuore…
Più che i misteri trovati nel suo cuore, l’importante è che la sua vita, il suo cuore, è stato sempre
volto verso la volontà di Dio, la croce di Gesù. Il
cuore di Chiara era rivolto verso la Parola del
Signore, verso di Lui che le chiedeva di vivere
nella povertà, nella castità e nell’obbedienza…
A chi è attaccato il tuo cuore? Chi è il tuo
Dio? Di chi è innamorato il tuo cuore? Quanto
tempo a Dio nell’attrazione del tuo cuore? Oppure
il nostro cuore è preso quasi tutto per
quelle cose che “tignuola e ruggine” alla
fine consumeranno e non ci daranno la
vita perché le lasceremo?
Noi fondiamo la nostra esistenza su cose che
non aumenteranno di un istante la nostra vita. Il
Signore ha promesso, come a Chiara, che dopo questa esistenza ne avremo un’altra. E Chiara è andata
davanti al Signore piena di ogni bene; di quei valori grandi di povertà, di castità e di obbedienza…
Questo è il segno più grande di Chiara: lei
innamorata del suo Dio, lei innamorata di quella
Parola.
Chiara ci invita a questo: a sgombrare il cuore,
di farlo libero, di fare un po’ di deserto in questo
mondo e cercare di rivolgere il cuore verso il cielo.
Il cuore di Chiara era libero per il suo Signore…
Riconoscere a Dio quello che spetta a Dio.
La santità dei nostri santi parte da questo: da
quell’umiltà di chi si riconosce creatura di Dio; da
chi vive la sua vita col santo timor di Dio. Che non
è paura, ma confidenza.
Riconoscere la grandezza di Dio, riconoscersi
creature, lasciarsi prendere in braccio da Dio. E colei
che si è fatta strumento di Dio, si è messa nelle sue
mani di Creatore; ha temuto Dio e ha fatto lavorare
Lui nella sua vita. “Siate tali – ci dice Chiara nel
testamento – che Dio per voi sia sempre lodato”.
Padre Gianfranco Casagrande,rettore del santuario di Cascia,anche quest’anno ha offerto la sua preziosa presenza,per far più bella e intensa la Festa e per testimoniare il forte e attuale messaggio di S.Chiara a quanti hanno partecipato.Nel ringraziarlo,vi offriamo qui alcuni passaggi dell’omelia della prima S.Messa di apertura della Festa.
e qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso,
prenda la sua croce e mi segua” (Mc 8,31-34).
La Parola del Signore di questa solennità ci invita a
meditare soprattutto il senso della Croce. Chiara sta tutta
qui dentro,in questo suo essere appassionata alla croce di
Gesù. Ma in quella croce di Gesù c’era tutto Dio, tutta la
salvezza di Dio, l’eternità, la spoliazione di Dio, il suo divenire uno di noi eccetto il peccato; l’assumersi il peso, tremendo, del peccato di tutti sulle spalle e portarselo
addosso. Rimanere poi confitti su quella croce, inchiodati,
come Gesù.
La Pasqua dà la risposta a tutto questo mistero di
dolore e di sofferenza di Chiara, ma
anche della sua comunità; mistero di
dolore e di sofferenza anche nostro,
oggi, di fronte ad una situazione di
Chiesa che non riesce più a decollare
come prima e che ritrova invece tutta la
sua forza in quella spoliazione di sé; in
quel crocifiggere se stessi per poter
essere sepolti e quindi risorgere.
E’ il mistero del seme che muore e
che se non scende dentro il solco della
terra, non potrà venir fuori la nuova
pianta, i nuovi acini di grano e nessuno
potrà sfamarsi.
Solo scegliendo la croce di Gesù
noi avremo la garanzia di risorgere con
Gesù: sulle nostre passioni, debolezze, miserie, divisioni,
rancori. Solo se inchiodiamo noi stessi sulla croce di Gesù
– ci insegna Chiara – avremo la garanzia di risorgere come
persone nuove, rinnovate; comunità nuova, rinnovata.
Quanto è stata bella ieri sera la processione! Credo che
“S
tutti i montefalchesi,se hanno il cuore pulito,l’anima pura,
l’occhio puro, hanno avvertito qualcosa di nuovo: un desiderio di unità. Abbiamo rivisto sulla piazza i Frati insieme:
gli Agostiniani, i Passionisti, i Minori di S.Fortunato, tutte le
componenti della Città, unite, perché è con questo sentimento di unità che noi dobbiamo preparare il Centenario
di S. Chiara, altrimenti lei ci maledirà, tutti!…
Sant’Agostino diceva: l’orgoglio distrugge anche le
cose più sante e più belle. L’orgoglio! Quella tracotanza di
imporre se stessi,di distruggere,di dividere.Chiara ci dice:
no, no, dobbiamo essere umili, dobbiamo imparare a
rimanere fissi sulla croce di Cristo, perché solo lì avremo la
garanzia di risorgere,come persone nuove,come comunità nuova. Persone belle, comunità bella!
Così anche Chiara diventa la luce splendida di
Montefalco, ma perché il volto di Chiara si rispecchia sul
volto di ognuno di noi. Per questo dobbiamo pregare,
tanto, offrire i nostri sacrifici…per raggiungere questa
meta,questo traguardo,in maniera che il Centenario della
morte di S. Chiara possa vederci tutti uniti intorno a questa magnifica donna, che anche se vissuta tanti secoli fa ci
dice tanto, e può dire tanto alla gente di questo nostro
tempo strano, distratto, violento.
Che S. Chiara interceda per noi e ci ottenga il dono
dell’umiltà e dell’unità. Se noi ci ricordassimo di queste
due virtù, e per tutto l’anno di preparazione del
Centenario ci dessimo da fare a diventare umili e a lavorare per l’unità delle famiglie, del paese, del territorio, allora
sì che il Centenario sarà stupendo e porterà frutti di grazia, di rinnovamento; porterà le vocazioni nel monastero;
porterà le famiglie più unite e in pace anche tra di loro.
Amen
Si va ad incominciare,
nella notte, questo lento e
pregato cammino, portandoti,
santa Chiara, nel cuore e lungo le vie
della città. Fa’ che non sia l’ardore di una
notte, l’emozione di luci canti suoni. C’è
veramente bisogno di santità fra di
noi, Chiara. Aiutaci ad essere
uniti e, come te, audaci testimoni della nostra fede.
56
57
Alcuni importanti passaggi dal messaggio dell’Arcivescovo nella piazza di
Montefalco. Davvero tanta gente si è
radunata, per Chiara di Damiano; in tanti,
insieme, nella notte, per assaporare la bellezza di un nuovo incontro con la Santa, di
pregarla, di portare a casa anche una
parola che possa rischiarare il faticoso
cammino di ogni giorno. Anche il messaggio del nostro Arcivescovo ci aiuta a “dare
più spessore alla vita” e invita in particolare le donne, contemplando Chiara, a tirar
fuori i contenuti che portano dentro.
na vita che ha senso: questo è il messaggio
che Chiara di Damiano stasera trasmette
ancora ai suoi concittadini, a Montefalco tutta: a
chi ci crede, a chi crede di meno, a chi si trova qui
per caso e a chi è venuto sulle orme dei Padri.
Avere senso, sì: una vita come un progetto; una
vita che sa dove comincia e dove va; che cosa si
cerca e cosa si vuole: una vita con spessore.
Una vicenda, quella di Chiara di Damiano, di
cui ci avviamo a celebrare il VII° Centenario; una
storia a Porta Spoletina, dove un gruppo di giovani donne scelgono una vita piena di senso, e questo lo trovano in un’esperienza che fu già al femminile: quella delle donne di Gerusalemme, che
dopo aver incontrato il Risorto, della religione
“U
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non fanno più una cosa esteriore,delle manifestazioni,delle forme,delle feste,dei riti.Quelle donne
antiche che hanno incontrato Gesù risorto riescono ad avere senso in sé. Noi a volte ci siamo
inventati una religione che è apparenza, che
rimane di fuori, e allora la piccola Chiara arriva
ancora, brandendo il cuore, non quello che si
vede sulla sua tonaca da monaca, ma quello dentro, quello vero: ce l’hai tu il cuore? In un tempo in
cui la gente rischia di non avere più cuore, arriva
questa piccola donna che esce dal Medioevo e
stasera si imbatte con te che mi ascolti e ti chiede
di avere cuore. L’incontro con Crtisto risorto, l’incontro con la sua vicenda umana da Betlemme
fino al Calvario è un’esperienza vissuta con pas-
sione, avendo una storia di dentro
da raccontare di fuori a tutti: una
storia risuscitata, che vuol dire
alternativa…
Il mio antico predecessore, a
quelle giovani donne affida la
Regola di S. Agostino. Il loro essere
agostiniane – Chiara agostiniana –
non vuol dire che vestiva diverso
dagli altri oppure che faceva preghiere diverse: no! Vuol dire la
scuola della libertà. Discepola del
grande maestro della libertà S.
Agostino, sulle orme di Cristo, riuscire a ritrovare il fascino di essere capaci di sé;
una vita regolata, che vuol dire una vita dove tu
comandi, dove non sono le mode che passano e
non hanno senso, ma dove tu dai senso alla tua
storia. Cerca dentro l’uomo interiore le ragioni
della tua consistenza: chi sei, che fai, che vuoi, dove
vuoi andare? Dove vuoi andare in questo mondo
piccino, in cui d’improvviso milioni di bambole
Barbie hanno la pittura che fa male ai nostri bambini? Dove ti raccontano ogni sera di guerra, di
morte e di terrorismo, in luoghi che non sappiamo
bene dove sono! Parliamo di pace e i piccoli che
capiscono? Che possono capire! Con quale libertà,
che perfino decidono con quali saponi domattina
ti devi lavare! Persino decidono che cosa devi fare,
perché è sabato! Oppure, se vuoi essere accettato
devi andare vestito così, calzato cosà!…
Essere alternativi vuol dire essere capaci di
diversità: di decidere te, che cosa vuoi fare con la
tua giovane vita: oggi e poi domani e domani ancora, facendo uscire fuori, a tutto tondo, quell’immagine di uomo e di donna che Dio ti
ha messo nel cuore.
Ecco la donna di Montefalco
che cosa dice a voi, figlie di questa
terra: uscite fuori! Tirate fuori i
contenuti che avete dentro…
Dentro di te, dentro il tuo
cuore che c’è?
Stasera, c’è chi si nasconde, chi
vuol far credere che è qui per caso,
chi non sa perché ci si è ritrovato,
eppure questa storia di donna riesce ad essere
piena di fascino, ancora. Un fascino un po’ più
divertente dei corteggiamenti gentili di un
Medioevo incantato che in Umbria doveva essere
davvero bellissimo. Eppure Chiara riesce ad essere
ancora più significativa e ancora più bella.
La sapienza!
È questa storia di sapienza che interpella
anche te, giovane donna che stasera mi ascolti.
Avere contenuti,sapore:una storia di libertà che ti
dà sapore, significato, senso.
Una storia piena di senso. Ecco perché stasera
sulla piazza grande, dove sette strade convergono in unità su quest’unica piazza, ecco perché ci
ritroviamo ancora a chiederci che senso ha la
nostra storia: se è piena di senso o se è un senza
senso che trasciniamo là in qualche modo.
Stasera affàcciati dalla “Ringhiera dell’Umbria”per
ritrovare il senso della vita.
59
D
alla bella e famosa Norcia, patria di S.
Benedetto, arriva quest’anno l’offerta
dell’olio per la lampada di S. Chiara: una
fiamma accesa, davanti alla sua urna, a protezione della Città della nostra diocesi di
Spoleto-Norcia, appunto. Subito accolta
con grande disponibilità la
proposta, il Sindaco Nicola
Alemanno, visibilmente commosso ha portato all’altare
l’ampolla, offrendola all’Arcivescovo, con le sempre
intense e impegnative parole: “Questa lampada sarà il
simbolo del nostro amore per
te, S. Chiara e il segno sensibile dell’implorazione fiduciosa della tua protezione,
particolarmente necessaria
in questo momento così difficiile e insieme carico di
speranza della nostra storia…Guarda con particolare
predilezione al nostro Comune che ti ha venerata come Santa, fin dagli anni immediatamente successivi alla tua morte, insieme a tutti
i Comuni dell’Umbria. Proteggi ora le nostre
famiglie e il loro
lavoro, risveglia le
coscienze, rafforza
i vincoli della
solidarietà e della
fraternità, tra noi
e in tutto il mondo”.
E quando la
lampada si accende, si scatena un
grande applauso,
quest’anno ancor
più forte. Ci piace
pensare che anche
la bella presenza del Presidente della Regione
Umbria Maria Rita Lorenzetti, abbia reso più
solenne questo gesto, nel tempo in cui
l’Arcivescovo invita a pensare a Chiara di
Questa cerimonia, dentro alla solenne
concelebrazione, è sempre commovente e
nel tempo ha coinvolto tanti Comuni
della nostra Terra, che nell’Anno
Centenario ci piacerebbe vedere riuniti
insieme. Chissà.
Intanto la lampada arde per la nostra
Norcia, i suoi amministratori e la sua
gente. Illumina santa Chiara, le coscienze
e dirigile sempre al bene.
N
Damiano come ad una grande paciera.
Tendenze politiche diverse, si sono incontrate, e unite in un gesto che si fa speranza e forte
desiderio di bene per questa nostra Terra
60
Umbra. Ci piace sottolineare infatti un gesto che
forse ai più sarà sfuggito. All’accensione della
lampada si sono unite le tre mani dei Sindaci e
della Presidente. Nel nome di S. Chiara!
Nel grande applauso la gente ha manifestato
approvazione e incoraggiamento.
orcia; per la sua bellezza, la posizione e per il forte
legame dei suoi S. Benedetto e S. Scolastica, è
una delle mete più consuete del turista in Umbria e del
pellegrino.
604 metri d’altezza, Norcia sorge al margine dell’ampia e fertile piana di Santa Scolastica, cinta da un anfiteatro di montagne. È zona di transizione tra gli impervi rilievi occidentali e l’elevato complesso dei Sibillini.
Una ricchissima storia poi, quella di Norcia, vista la sua
posizione strategica. Pur travagliata da vari sismi, ha
saputo conservarsi attiva e indutriosa, viste anche le
ricche risorse del territorio. Cinta dalle possenti mura
medievali con piazza S. Benedetto, fulcro dell’impianto
urbano, è ricca di importanti palazzi, chiese e la possente rocca, detta “la Castellina”.
Da Norcia partono alcuni itinerari di grande interesse paesaggistico e naturale: il Parco nazionale dei
Monti Sibillini, il piano di Santa Scolastica,
Castelluccio con i suoi meravigliosi altipiani. Tappe
immancabili: Preci, l’abbazia di S. Eutizio, ma tutto
questo territorio è incantevole!
GRAZIE
Al nostro Arcivescovo, per la fedele e
amorevole presenza e le sue parole
nella concelebrazione e nella piazza
grande di Montefalco.
Ai sacerdoti della diocesi e non, – in particolare
a Mons. Mario Curini, Parroco di Norcia – ai
seminaristi e ai diaconi.
Al Priore Generale degli Agostiniani Robert
Francis Prevost e al Provinciale d’Italia Padre
Pietro Bellini perché la Famiglia si è ritrovata
intorno alla sua grande Santa.
Al Priore-Parroco mons. Alessandro Lucentini,
per la dedizione e il coinvolgimento che ha
saputo creare nella sua prima festa di S. Chiara.
Alle Comunità religiose della Parrocchia: Francescani e Passionisti;agli Agostiniani e in particolare ai nostri Fratelli di Cascia: Padre Casagrande,
Fra Paolo e Fra Massimo, che hanno animato le
celebrazioni per tutto il giorno della Festa.
Ai Padri confessori, in particolare a P. Gabriele
Agostiniano Scalzo, che hanno assicurato una
costante presenza per il sacramento della
riconciliazione nel santuario.
✱
e foto della Festa quest’anno sono moltissime.
Fissano ogni momento: dal Transito alla processione, dall’incontro delle autorità, alle solenni
concelebrazioni del nostro Arcivescovo e del
Priore Generale dell’Ordine di S. Agostino.
Tanti volti, gesti e parole preziose. Di tutto e di
tutti ringraziamo il Signore e S. Chiara: avete fatto
bella e intensa la Festa!
L
✱
✱
✱
✱
✱
GRAZIE
A quanti hanno partecipato, in semplicità e fervore, alla bella e ordinata processione. Un percorso illuminato e allietato
da ben mille lumi, che una squadra di
volontari ha disseminato lungo il percorso.
Una bella e nuova idea
del Parroco. Insieme a lui un
numeroso gruppo di persone, giovani e meno giovani,
così dignitosi e solenni (ci
avete commosso) nelle loro
mantelle giallo oro e rosso,
nel servizio alla Processione
e alla solenne concelebrazione.
Bella anche la teoria degli
stendardi con gli episodi
della vita di S. Chiara, portati
dalle ragazze e dalle donne,
con solennità e devozione.
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GRAZIE
✱ Al sindaco, agli assessori, al
maresciallo dei carabinieri e
alla polizia municipale, presenza significativa e sempre
gradita.
✱ Ai rappresentanti dei quartieri della Città, nei loro suggestivi costumi, quest’anno già
elegantemente presenti nella
Vigilia.
✱ All’Accademia di Montefalco,
che ha offerto la sua presenza organizzativa
per far bella la festa.
✱ Al Coro S. Rita di Spoleto, con la maestra
Daniela Luccarini, immancabili e davvero bravi
✱ Al Coro della Parrocchia, con il maestro
Antonio Barbi, fedele presenza nelle feste e
solennità.
✱ Alla Banda di Giano dell’Umbria, che impeccabile ha seguito la processione e ha concluso
✱
✱
✱
✱
con un ingresso ‘potente’ nel santuario.
A Maila Orazi e Gianfranco Zampolini, per
la bella e coinvolgente lettura del Transito
di S. Chiara.
Ai fedeli e preziosi amici di Castelfranco Emilia,
anche nella persona del diacono Mario
Grimaldi
Non può mancare per chi ha collaborato
anche per il tradizionale pranzo fraterno offerto alle autorità.
Ai giovani ed eleganti trombettieri delle clari-
ne, che ogni anno rendono gioioso e solenne il
percorso delle autorità verso il santuario, dove
fanno il loro ingresso, così squillanti e festose
(Forse come quelle degli angeli?).
Un grazie speciale al Comitato per i festeggiamenti e ai santesi, fedeli e coraggiosi collaboratori, che ancora percorrono le nostre strade,
accogliendo la generosità della gente, sempre
per far bella la festa. Anche S. Chiara non mancherà nella gratitudine!
Un grazie tutto particolare a
Vito Cataldo di Prato,il calligrafo a
cui è affidata, da un bel po’d’anni a questa parte,la
pergamena che viene consegnata al Sindaco della
Città che offre l’olio. Di anno in anno Vito perfeziona la composizione e, con una degna cornice, il
risultato è davvero unico e originale. Quest’anno,
poi, il sindaco di Norcia, Nicola Alemanno, come
segno di alto gradimento,potremmo dire,ha sollevato in alto la pergamena, mostrandola con emozione, a tutta l’assemblea.
Il servizio fotografico della Festa di S. Chiara è dello STUDIO FOTOGRAFICO-OTTICO NADIA di Montefalco
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Omelia dell’Arcivescovo alla solenne concelebrazione, insieme ai presbiteri della diocesi e ai
diaconi. Celebrazione che vede ogni anno riunite insieme anche le autorità civili, fra cui gli
amministratori della Città che offre l’olio per la lampada all’urna della Santa.
C
ome avvenne che la piccola Chiara di
Damiano, figlia della nostra Umbria, sia
diventata Chiara della Croce?
L’amore tutto umbro per la semplicità e la
meraviglia per la concretezza di Dio, si combinano nella storia personale di questa giovane
donna che resta affascinata dalla sequela di
Cristo e determinata nella Sua imitazione.
Natura e grazia s’incontrano nella via dell’esperienza vissuta e della ricerca del vero e del bello;
la passione per il reale, la indisponibilità alle
illusioni e alle favole, non vi sembra che sia ancora una volta la nostra cultura contadina sempre attenta a non lasciarsi né illudere né imbrogliare? Tutto questo è una risorsa naturale
ancora oggi cara al popolo. Chiara è sentita
vicina, una santa di famiglia per la gente
di Montefalco, ma anche per tutti gli
umbri, per la consonanza che ha
con l’anima del nostro popolo.
È facile ritrovare in lei gli
stessi ele-
menti che affascinano ancora oggi la gente. Non
basta un Cristo raccontato da altri, che te ne fai?
Un’ipotesi di pensiero, un’astrazione tutta da
verificare, a che serve? Chiara ci racconta un incontro con Cristo vivo, reale, capace di parlare
nelle Scritture con ricchezze sempre più profonde che vale la pena di esplorare; un Cristo amato
e servito dalla Chiesa medievale nella continua
ricerca di purificazione e di rinnovamento.
Questi elementi sono l’avvio della storia che
ancora oggi merita attenzione e ci provoca a
coinvolgimenti più intensi. Non siete d’accordo
anche voi che questa chiesa non è assediata? C’è
solo gente che vuole che risplenda di santità, sia
coerente: non ci sono più i nemici di un tempo.
Ma chi sono i nemici? I diavoli sono i nemici.
Noi della gente non abbiamo mai paura, sono
tutti figli di Dio, sia quelli che sono in Chiesa
stamani, sia quelli che non ci verrebbero neanche per costrizione: sono tutti fratelli.
CHIARA, DONNA APPASSIONATA
Chiara si misura con il Cristo reale. Il Figlio
dell’uomo è il suo ponte per arrivare al Figlio di
Dio. La fatica e la sofferenza, esperienza di
tutti, sono i nomi della Croce, le porte di
accesso al mistero, il terreno di condivisione di Dio con l’uomo e la persona
di Gesù, un Dio incarnato, crocifisso e risorto, che viene incontro
all’esperienza mistica e, dello
stesso tempo di Chiara, l’epoca
bellissima in cui non c’è teologia senza preghiera e non c’è
preghiera che non si esprima
raccontando di Dio. Il razionalismo è estraneo alla
64
nostra santa ma anche a
noi.
Con il pellegrino di
Emmaus pronto a incontrare i suoi discepoli con
discrezione, a ragionare
con loro sullo stesso terreno, si incontra sempre
più Chiara, che resta
affascinata dall’amore
che Dio ha per l’uomo,
fino alla morte, e che
risponde con lo stesso
amore di donna appassionata, condividendo
intanto la passione, sicura che con Cristo ci sarà
anche la gloria.
Ogni cosa a suo tempo. Anche questo mi pare
molto umbro. La passione dei piccoli martirizzati
dalle ingiustizie del mondo, la fatica dei poveri
che a stento guadagnano la sopravvivenza, è la
storia secolare della valle centrale umbra; la sofferenza dei malati, l’inutile dolore di morti e di
apparati di pena frutto di divisioni inutili e di
guerre, cicliche come la primavera, che ritornava
ogni anno. Tutte le sante paciere raccontano in
Umbria la pace al femminile. Tocca a voi sorelle
e figlie di questa terra rilanciare il discorso della
pace, e rilanciarlo con coraggio. La vera azione di
Dio che si fa carico dell’uomo per sconfiggere il
male: ecco il nome della Croce; ricuperare tutti
alla famiglia di Dio: ecco la fatica di Cristo.
LA RICERCA DI UNO SPAZIO
INTERIORE
Sul colle di Montefalco le giovani donne si
recludono verso Porta Spoletina nel desiderio di
resistere allo spirito del tempo che anche allora
esaltava l’effimero e illudeva distruggendo gli
ideali. Chiara, Giovanna, le Sante Chiarelle,
non hanno né tempo né interesse né voglia per
costruzioni ideologiche; non ne sono interessate.
La loro esperienza è tagliarsi fuori dal modo di
vita comune di quel tempo, per resistere al male,
non per perdere il bello della vita. La loro clausura è verso la cattiveria e il vizio: a quello cercano di essere chiuse. È creare uno spazio interiore nel chiostro a chi vuole assaporare almeno
in figura la Gerusalemme del cielo.Quella che
ancor oggi quelle donne forti ci raccontano è
un’esperienza pasquale, è una storia d’amore, una
vicenda semplicissima, come quella di Marta e
Maria nel Vangelo, che nella lettura agostiniana
vuole immagine l’una della vita presente e l’altra
della vita futura. È molto agostiniana l’idea che
non si va in cielo se non si fa del bene sulla terra.
Non c’è altra via. Maria così è la prima testimone della resurrezione di Cristo. Il Cristo predicato nella Chiesa è persona con cui misurarsi, non
è lontano ed estraneo come talvolta lo abbiamo
reso noi tradendo le radici del nostro popolo, che
sono radici cristiane. È la fede che hai imparato
da tua madre che stamattina è messa in discussione, che è richiamata come un valore. Che
cosa successe all’anima di Chiara? Il senso di
un’esperienza è la religione dei mistici; la parola
della Croce è stoltezza per quelli che vanno in
65
perdizione, ci ha ripetuto san Paolo, la Croce è
l’incarnazione del Verbo di Dio dentro la storia
dell’uomo, la Croce è farsi carico della fatica e
del dolore, condividerlo per riscattarlo, per liberarci. La liberazione è possibile, è questo il seme
di grazia che Dio ha messo dentro i sentieri della
storia. La testimonianza di persone degne che
conobbero profondamente Chiara ci dicono che
vide Gesù in tutti gli atti che compì durante la
sua vita terrena. Giovane bellissimo: è la scena
dipinta nella Cappella di S. Croce. Cristo vestito di vesti bianche portando la croce con cui fu
crocifisso, appare a Chiara in preghiera. Le dice:
“Cerco un luogo forte nel quale possa piantare la
croce. Qui trovo il luogo adatto per piantarla”. E
aggiunge: “Se vuoi essere figlia mia, è necessario
che anche tu ti faccia carico della Croce”.
FAR INCONTRARE CRISTO
AGLI ALTRI
Di fronte alla fuga che è proposta come soluzione ai mali del tempo, Chiara ti dice: rientra in
te stessa, tira fuori quella carica d’amore tutta
femminile che salva il mondo. La regola agostiniana è come una mappa per trovare un tesoro, è
il percorso verso la città di Dio. Chiara si lascia
incantare dal Vangelo della sequela. Ma come si
fa ad andare dietro a Cristo? Ecco allora la regola: se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi
se stesso prenda la sua croce e mi segua. Essere
conforme al modello è la storia della figlia di
Damiano da Montefalco.
“Amor mio Gesù Cristo l’anema mia non se
ce po’ tenere che non se ne vegna”. Che te ne fai
di una religione d’apparenza, di riti e di celebrazioni se non c’è in te un percorso che ti fa cambiare, che ti fa diventare meglio di come sei?
Questa è la ragione per cui siamo venuti stamani a Montefalco. Ma la stessa unione con Dio,
la comunione, non è fine a se stessa,ma è per la
missione. Tutta l’esperienza religiosa agostiniana
è segnata da questa visione della Chiesa, non da
altro. Non c’è un compiacimento fine a se stes-
66
so. A Chiara, che è la mistica di cui abbiamo
maggiori testimonianze in tutto il nostro
medioevo, cercaci dentro, non troverai una sola
parola di compiacimento, di estetismo narcisista
per le vette dell’anima. L’umiltà è celebrata
come la porta di tutte le virtù.
Far incontrare Cristo agli altri è la ragione per
cui si fa monaca, e ormai grande di anni, salutando le sue monache, lascia loro un messaggio:
“Nella morte del Signore nostro Gesù Cristo offro
l’anima mia e offro voi tutte. Siate benedette da
Dio e da me. Vi prego figlie mie di comportarvi
bene, di conservare benedetto tutto il lavoro che
Dio mi ha fatto fare per voi. Siate umili, siate
pazienti, siate obbedienti, siate unite nella pace e
nell’amore di Dio. Siate tali donne che Dio per
voi sia sempre lodato”. Siate donne! In un’epoca
in cui abbiamo perso lo stesso fascino di una ricchezza che in molti generi è arricchita, Chiara ci
ripete stamani, vi ripete, vi dice: fanciulle o madri
di molti figli, siate donne! donne tali che Dio per
voi sia sempre lodato. Chiara scopre progressivamente che è più importante vivere il Vangelo
della carità che mortificare il suo stesso corpo nei
digiuni e nelle prove. La vera penitenza è andar
d’accordo con quell’altre che aveva accanto, far
del bene ai poverelli e mettere d’accordo la gente
che in Umbria, anche quella volta, trovava sempre ogni possibile occasione per litigare. La grande paciera di Montefalco si fece strada camminando sulla concretezza del Vangelo, che è parte integrante della nostra storia e della nostra cultura. Il
monastero da Chiara è vissuto come la palestra
dello Spirito non il rifiuto della vita. Vi basti a
ricordo l’attenzione incantata per i fiori che volle
fossero sempre dentro al chiostro e l’albero del
pellegrino. Recuperare questo senso incantato,
forse davvero tocca alle donne umbre; dare un
colpo d’ali per farci ritrovare il senso della misericordia e il gusto di vivere da cristiani.
Racconta Berengario che durante l’ultima
malattia di Chiara, Giovanna, la sua segretaria,
vedendola addormentata, - ma erano i dolori
della malattia, - comincia a farle i segni di croce
sopra come se avesse il diavolo e Chiara le
risponde: “Perché me segni Sora? Io ajo Jesu
Cristo mio crucifisso entro lo core meo”.
LA SEMPLICITÀ UMBRA DI CHIARA
Non è un problema di pietruzze, è che chi è
pieno di Dio non si perde nella ricerca di fenomeni, di miracoli. Andiamo a vedere se quello
ha le visioni, se quello parla. Amici, se hai Gesù
nel cuore ti basta!
Le virtù teologali sono la struttura interiore
di Chiara. La fede entra poco a poco a far parte
della sua dimensione interiore come affidamento
a Dio, come contemplazione di ciò che ti rivela,
ma come sicura roccia su cui fondarsi. A una
monaca che le chiede: “Ma tu non hai mai
paura?” La questione è sottile e profonda. Chiara
risponde: “Paura di che? So che nel mio cuore c’è
la croce del mio Signore crocifisso”.
Sono le paure che hai anche te, quelle del
futuro: che succederà? Dell’imprevedibile: dove
andiamo? Vi siete accorti che basta una notizia
qualunque per mettere in agitazione il mondo
intero? Sciocchezze che si sciolgono come neve
al sole; con un po’ di lavoro diventano motivo di
sovvertimento e la gente non campa più. Io credo
sia bene ritornare alla semplicità umbra, di cui
Chiara è la campionessa. Donna di speranza nella
serenità della vita che riesce a praticare: “Ho
tanta fiducia e confidenza in Gesù Cristo che con
la sua grazia mi difenderei da ladri e banditi, che
non potrebbero fare del male né a me né alle mie
sorelle”. Questa gioia semplice e serena vogliamo
portare a casa, perché è dono di S.Chiara.
C’è un ultimo passo che mi pare doveroso
ricordare. Prima viene il rapporto con le persone
e poi il resto. A un dottissimo canonico di
Gubbio, confessore, che le poneva il problema se
un certo prelato, che aveva fama di santità, potesse essere davvero santo perché passava la giornata
ascoltando tutti, Chiara risponde dicendo che da
quando Dio le aveva dato la buona volontà, non
c’era niente di meglio che servire gli altri ascoltandoli piuttosto che stare a proprio comodo nella
cella del monastero. Questa dimensione dell’ascolto, di ascoltarci gli uni gli altri, accanto a
quella che è una storia testimoniata da tutta
Montefalco medievale; di Chiara che aveva poco,
ma quel poco lo condivideva. Fa parte della cultura del nostro popolo, questa condivisione e solidarietà. Se perdiamo questi elementi perdiamo la
faccia vera, quella per cui siamo diversi dagli altri.
Ritornare alla carità praticata: se io ho poco divido quel che ho perché chi ha bisogno si senta aiutato. Forse di cose materiali oggi non ne abbiamo
un gran bisogno, però abbiamo un gran bisogno di
condividere quella pace di cui Chiara di Damiano
è grande testimone, e sorridente ancor oggi ci
benedice.
Testo da registrazione, non rivisto dall’Arcivescovo.
67
U
na pagina di immagini
dedicata agli amministratori,
accolti fraternamente anche
dal nostro Arcivescovo.
La sorpresa per tutti è stata
la presenza della Presidente
della Regione Umbria
Maria Rita Lorenzetti, che ha
partecipato alla solenne
concelebrazione. A lei, che nei
giorni successivi alla Festa
ha subito un gesto violento e
n piccolo percorso attraverso
l’orto e le due porte di separazione lungo il muro si aprono: ecco
rinnovarsi l’incontro fraterno!
La nostra Comunità è stata infatti invitata dalle Sorelle Clarisse del
monastero di S. Leonardo per condividere
la festa della loro Santa Madre Chiara, partecipando alla concelebrazione solenne presieduta dal nostro Arcivescovo mons.
Riccardo Fontana.Intorno all’altare, con gioia, si trovano insieme al
loro pastore, le due comunità monastiche, i Padri francescani di
S. Fortunato, i Passionisti della Stella e il Priore-Parroco di Montefalco Mons. Alessandro: un bel segno di unità in questa Festa.
Mentre leggete già è avvenuto gioiosamente lo scambio
dell’invito: il 14 settembre per la Festa dell’Esaltazione della Santa Croce le Sorelle Clarisse sono a far
festa insieme a noi, nella solenne concelebrazione in santuario, presieduta dall’Arcivescovo.
U
inaudito per via epistolare,
a processione si forma
lentamente: via Verdi,
via Severini, di sotto,
per proseguire poi verso la piazza. È il consueto percorso,
con tanti lumi: una meravigliosa scia orante. Ma quest’anno, proprio alla prima svolta, quando arriva la statua, c’è
una sosta speciale. Si
apre il portone del
monastero delle Sorelle Clarisse. Sono
tutte lì, liete ad attendere, e quando la statua, con l’emozione
visibile di tutti, si avvicina, intonano l’inno
di S. Chiara. L’Arcivescovo benedice, con
gioia, e si riparte.
Davvero un bellissimo
segno di condivisione
e di unità. Così la Festa
è ancor più bella.
Grazie, Sorelle!
L
assicuriamo la nostra preghiera
di vicinanza e solidarietà, presso
S. Chiara. Lei, “donna paciera
dell’Umbria”, come più volte la
chiama l’Arcivescovo, possa
davvero intercedere per la pacifica
convivenza del popolo Umbro,
in un cammino di autentica
riscoperta dei santi che intessono
la storia di questa Terra.
Davvero con S. Chiara d’Assisi dobbiamo tutte sentirci dire:“E amandovi a vicenda nella carità di Cristo,dimostrate al di fuori
con le opere l’amore che avete nell’intimo,
in modo che,provocate da questo esempio,
le sorelle crescano sempre nell’amore di Dio
e nella mutua carità”(dal testamento).
69
Quest’anno abbiamo avuto la gioia della presenza del Priore Generale
dell’Ordine di S. Agostino, Padre Robert Francis Prevost e del Priore
Provinciale d’Italia Padre Pietro Bellini. La solenne concelebrazione ha
visto anche la partecipazione di Padri dall’Umbria e da Roma e dei confratelli
Agostiniani Scalzi. Ecco l’omelia di Padre Prevost, davvero intensa e preziosa
per desiderare un rinnovamento della nostra “vita di fede e di preghiera”.
H
o ricevuto un libro qualche mese fa, intito- portando la croce.
lato “Nessuna croce, nessuna corona”. È la Chiara dice a
storia della fondazione di una congregazione di Gesù: “Signore,
vita religiosa, e delle serie difficoltà incontrate e
dove
superate nel processo dei suoi primi anni d’esistenza. Il titolo potrebbe servire per parlare oggi
di Santa Chiara della Croce ed anche per riflettere sul Vangelo e il nostro modo di vivere il vai?” E la risposta di Gesù è forte: “Ho camminamessaggio di Gesù. Senza la croce, non si può to a lungo, ho girato tutta la terra, ma non ho
arrivare alla corona, alla gloria, alla vittoria. trovato un cuore disposto ad accogliere la mia
Questo è lo stesso messaggio che abbiamo ascol- croce”. Chiara non fugge la croce, anzi la desidetato nel Vangelo di oggi: “Se qualcuno vuol ra. Con generosità e grande amore gli dice: “Ecco
il mio cuore, o Sivenire dietro di me ringnore, piantala qui”.
neghi se stesso, prenda
Questa risposta
la sua coce e mi segua.
a preghiera serve prima di tutto per
generosa e coraggiosa
Perché chi vorrà salvare
farci coscienti dei bisogni che
di Chiara è ancora
la propria vita, la perdeabbiamo, poi per disporre il nostro spirito
oggi fonte d’ispiraziorà; ma chi perderà la
ne e modello dell’aua riceverli,poi,terza ragione,per dilatare le
propria vita per causa
tentico atteggiamenmia e del Vangelo la salnostre capacità ricettive. L’insistenza nella
to cristiano: essere
verà”.
preghiera non dipende dal gusto di Dio...;
sempre disponibili e
Nella vita di Santa
l’insistenza nella preghiera è un modo di
generosi davanti alla
Chiara – ne conosciamo
dilatare le capacità spirituali dell’anima, di
sofferenza di Gesù,
la storia – c’è la bellissiaccrescere in noi il desiderio, il sentimento
con il desiderio nel
ma esperienza dell’indel bisogno.
cuore di camminare
contro con Gesù e la
Quando giunge la grazia, giungerà in
con Gesù, con la sua
sua croce. Nella profonuna maniera più piena, più alta, perché
croce, sapendo che è
dità della sua preghiera,
abbiamo chiesto con più fervore, con più
l’unica maniera per
Chiara riceve una grazia
fede, con più amore, con più insistenza”.
arrivare alla Corona,
straordinaria. Si trova
Padre Agostino Trapè
alla Risurrezione. Ed
davanti a Gesù che sta
“L
70
è importante capire che la
sofferenza di Cristo è identificata specialmente con la sofferenza del suo popolo.
Ma qui, dobbiamo riconoscere un altro fatto. È facile pensare all’esperienza
mistica di Santa Chiara e
dire che lei era santa perché
ha avuto quel tipo di esperienza. Invece, la verità
sarebbe a rovescio: poiché era
santa - si era preparata, in
anni di fedeltà nella preghiera (anche passando lungo
tempo con una crisi d’aridità)
- Cristo le ha fatto dono dell’esperienza mistica. Ma lei – da piccola – ha vissuto sempre con il desiderio di conoscere Cristo,
di vivere la sua Passione, di riempire la sua vita
con Cristo.
Santa Chiara era veramente una mistica, che
ha dedicato la sua vita, cominciando all’età di sei
anni, alla dimensione “contemplativa” – una
dimensione della vita cristiana – per tutti, (riconoscendo certamente che non tutti possiamo
viverla nella stessa maniera). È una dimensione
che deve essere presente nella vita di preghiera,
di ascolto, di riflessione sula Parola di Dio e sulla
realtà del mondo in cui viviamo, e che per noi è
essenziale nella vita agostiniana. Per vivere questa dimensione, bisogna creare lo “spazio” – il
tempo, l’opportunità, la sensibilità – di poter
riconoscere Cristo che ancora oggi cammina con
la croce, e va cercando un cuore disposto ad
accoglierla. Occorre dare tempo, con frequenza,
a questa dimensione della nostra vita. Ma tante
volte, le distrazioni del mondo di oggi non ci permettono (o ci tolgono la voglia) di dedicarci a
questa ricerca
di Dio. Penso
che l’urgenza
di questa ricerca può portarci a perdere il
senso della nostra identità,
come persone
e come comunità di fede.
Un grande
teologo del Vaticano II scris-
71
se: “Se la Chiesa esisterà nel prossimo
millennio, sarà una Chiesa mistica”.
Una Chiesa che sa vivere la dimensione contemplativa, come parte
essenziale del suo servizio al mondo.
Troppe volte, cerchiamo il senso della
nostra vita o il senso della Chiesa
nelle opere, nelle attività, negli impegni – certamente importanti, ma
spesso superficiali per la mancanza
dello Spirito – e ci dimentichiamo
che la nostra missione principale è
l’annuncio del regno di Dio. L’urgenza quindi è di tornare alle radici,
all’inizio, all’incontro con Gesù e la
sua croce. Questo è possibile con
una vita radicata nella preghiera,
nella dimensione “contemplativa”
della vita.
Sant’Agostino ci può illuminare
su questo tema: “Si prega con l’affetto, si prega con l’amore, si prega con
il desiderio”. Cioè la preghiera per
Agostino, non è un fatto di parole e
nemmeno una questione di pensiero.
La preghiera è essenzialmente una
questione di affetto. “Preghi sempre
se desideri sempre. La preghiera continua è il tuo desiderio, per cui il
silenzio dell’anima è il freddo della
carità; il grido dell’anima è il fervore
della carità”.
Il rinnovamento della nostra vita
– come cristiani e come agostiniani –
dipende tanto dal rinnovamento
della nostra vita di fede e di preghiera. Ci aiuti l’esempio di Santa Chiara
della Croce, e cerchiamo insieme di
far crescere il nostro desiderio di essere persone di preghiera che amano
Cristo e la sua passione, per essere
testimonanza nel nostro mondo.
72
Da qualche tempo il nostro Padre Agostiniano Giuseppe
Rombaldoni, dellla comunità di Gela, in Sicilia, ci aveva
annunciato una bella sorpresa.In prossimità della Festa
di S. Chiara, ci ha comunicato, anche con un’immagine,
che la loro chiesa di S. Agostino si sarebbe arricchita di
una grande pala d’altare.Il dipinto,davvero bello e significativo nella composizione,nella tecnica e nella raffigurazione di S. Chiara, realizzato dal pittore gelese
Antonio Occhipinti, rappresenta S. Agostino in alto, e
in basso S. Monica che offre la cintura e indica il figlio, e
S. Chiara da Montefalco che indica il suo cuore con la
croce. Dalla presentazione dell’opera, il 27 agosto, ecco
qualche interessante passaggio.
nche tu Chiara, come Agostino, guardi in alto,
ma mentre Agostino è in estasi serena e Monica
è in atteggiamento docente, tu sei tutta trasportata, slanciata, rapita
da quell’Amore di
cui hai portato segretamente il segno concreto entro
il tuo cuore, per
tutta una vita; da
quando, nel segreto silenzioso di un
corridoio del Monastero di Montefalco, incontrasti
il tuo Signore che
viaggiava per il
mondo in cerca di
qualcuno cui potesse dare il gravoso impegno di portare, con Lui, il peso
della sua Croce. Tu
ti offristi senza in-
“A
dugio di prendere questo pesante, dolce
peso che tenesti per te; ma qualche frase ti
uscì; forse non pensavi che qualcuno ti prendesse sul serio quando dicevi «Io ajo Jesu
Cristo mio crocifisso entro lo core meo»…
E ora il tuo corpo, tutto il tuo essere, sembra come volare, sembra leggero come una
nuvola trasportata dal vento, verso realtà
lontane ma vicine, verso realtà che sembrano da favola e che invece sono vere, non soltanto per te, ma anche per noi uomini e
donne del terzo millennio che sembra non
abbiamo niente da imparare, da nessuno, ma
che invece abbiamo tanto da imparare da
tutti e dunque anche da te, piccola, semplice
donna di un paesino sperduto sulle amene
colline della verde Umbria…
Una sola cosa è ferma, statica, nella tua
rappresentazione: è la mano sinistra che ci
indica il cuore, unico elemento rosso della
tua figura, ma unico ‘luogo’ dove risiede
l’amore, quello vero, quello con la “A” maiuscola che non conosce egoismi e tantomeno
ripensamenti o tradimenti, ma che «tutto
crede, tutto spera, tutto sopporta»”.
M
attino del 18 agosto. “Un segno grandioso apparve in cielo”; così sta scritto nel libro
dell’Apocalisse, ma non è il nostro caso, anche se dobbiamo dire che un segno si è
composto in cielo, e per la verità molto raro.
Due aerei di linea, forse con molti viaggiatori che lasciavano l’Italia dopo una indimenticabile vacanza o che stavano proprio per gustarsela, si sono incrociati e, come significa
il verbo stesso, a
forma di croce.
Imperdonabile lasciarsi sfuggire la
foto! Eccola, allora, prima che si
dissolvesse, proprio sopra il monastero.
Ci piace pensare ad una sorta
di benedizione, il
giorno dopo la
festa, giorni atmosfericamente limpidi, e sempre significativi per l’incontro di fede con Chiara. Allora tutte le monache erano
con gli occhi al cielo, simpaticamente stupite. Ma nella bellezza del momento c’è sempre
qualcuno che ‘predice’ il futuro: “Che croce ci aspetterà ora?”.
Meglio allora che gli aerei cambino rotta, la prossima volta!
73
L
a vita di S. Chiara, del Padre Vico Stella, è
composta da una gran quantità di brevi capitoletti, quasi per accattivarsi una lettura vivace.
A pagina 13 si apre un brevissimo capitoletto di due pagine: “Nennolina”. Chi è? Lo dice
brevemente l’autore: è Antonietta Meo,
“Nennolina per i suoi cari”, una bimba romana,
di 6 anni, morta nel ’37, una piccola santa, di cui
è in corso infatti il processo per la beatificazione.
È chiamata in causa, insieme ai piccoli di
Fatima, Giacinta e Francesco, in riferimento alla
piccola Chiara che a soli 6
anni era tutta presa per
Gesù ed entrava nel reclusorio della sorella Giovanna. Sono belli questi piccoli, capaci di sacrifici e slanci straordinari.
Superati alcuni ostacoli, e il lavoro lungo e delicato in sé, compreso il processo diocesano negli Stati
Uniti circa il miracolo,
Nennolina potrebbe essere
proclamata beata dalla
Chiesa entro l’anno prossimo. La sua semplice, ma
molto venerata tomba, si
trova a Roma, nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme, sua parrocchia.
Nennolina era nata il 15 dicembre del 1930
in una famiglia molto credente. È la mamma la
compagna e l’amica fedele di questa piccina
vivace e intelligente.
“E poi quel male che aveva cominciato a
roderle le ossa, - scrive Stefania Falasca nella
rivista 30 GIORNI - portandola all’amputazione
di una gamba, alla resezione di tre costole fino a
spostarle il cuore. E la serena disarmante fortezza
74
di quella bambina così piccola, dentro a tanta
sofferenza, che lasciava in tutti sconcerto. Dalle
sue letterine il mistero di un amore viscerale, di
quella sapienza che si nasconde ai superbi e si
rivela ai piccoli, di chi lietamente, per grazia, ha
dato tutto. Il mistero di una predilezione assoluta: «Caro Gesù eucaristia, sono tanto, proprio
tanto contenta che tu sei venuto nel mio cuore.
Non partire più dal mio cuore resta sempre con
me!»; «Caro Gesù, io ti amo tanto, io mi voglio
abbandonare nelle tue
mani… io mi voglio
abbandonare nelle tue
braccia e fa’ di me quello
che tu vuoi»; «tu aiutami
con la tua grazia, aiutami
tu, che senza la tua grazia
nulla posso fare»; «Caro
Gesù, ti prego per quell’uomo che fa tanto
male»; «ti prego per quel
peccatore che tu sai…»;
«Caro Gesù, io ti voglio
tanto bene e ti amo
tanto! Io voglio stare con
te sul Calvario»; «dammi
tu la forza necessaria per
sopportare questi dolori
che ti offro per i peccatori… non voglio che tu mi
guarisci, ma anime, anime. Dammi anime!
Dammene tante! Dammene tante, caro Gesù».
Così Antonietta. Così l’opera di Dio in una
bambina ha confuso, spiazzato, disarmato, toccato il cuore di tanti credenti e non…
Se tutto si svolgerà speditamente Antonietta
Meo diverrà presto la più giovane beata non
martire elevata agli onori degli altari, la più piccola nella storia della cristianità”.
Davvero tocca l’intimo del cuore questa stupenda testimonianza!
uesto il titolo di una semplice ma efficace biografia di S.Chiara,scritta dall’anziano Padre Agostiniano Vico Stella scomparso un anno fa. Un piccolo libro presto esaurito nella sua edizione del 2000 e che ora, riveduto e arricchito da un’ appendice di preghiere e pensieri da Padre Gianfranco
Casagrande, agostiniano, viene stampato dalla Casa editrice Shalom.
Ricchissimo di foto,vivace nella grafica:una guida per conoscere S.Chiara
e per pregarla. 233 pagine, 4 euro.“Questo libro ci prenda per mano – così
nella presentazione di P. Casagrande – e, con Chiara della Croce, ci introduca
nei misteri del regno dei cieli mentre ci prepariamo a vivere, nel 2008, la
memoria della morte gloriosa di questa grande mistica agostiniana. Ho
aggiunto alcuni pensieri e alcune preghiere, utili per scoprire e amare questo tesoro nascosto da Dio nel centro dell’Umbria”.
Il libretto si trova nelle librerie cattoliche e potete richiederlo anche a noi.
Q
Nella foto sopra: T.V.V. Questa è la sigla di un bel
gruppo di giovani della Parrocchia di S. Savino e
Silvestro di Bologna,accompagnati da Sr Beatrice
e da don Marco. Scusate, ma la sigla? Vuol dire:
Tremenda Voglia di Vivere. Con la V maiuscola,
naturalmente! Un bell’impegno, no?
Nella foto sopra a destra: ecco la cara signora
Geltrude Coluzzi, di Norma (LT) al centro con il
marito, alcuni parenti e amici, in visita affettuosa e
di gratitudine all’amica santa Chiara.Per sua intercessione infatti – come vi abbiamo raccontato
con emozione fra le pagine del bollettino –
Geltrude ha ricevuto una grazia e consolazione
nella sofferenza.
Nella foto in basso a destra: un gruppo di giovani della Parrocchia “Natività della Beata Vergine Maria”di Stra (VE), diocesi
di Padova,con il cappellano don Gianluca Bassan.Bella e intensa la loro esperienza a Montefalco,ricca di bene e fraternità.
75
I
l cammino verso Loreto, per i giovani
dell’Agorà, ha avuto un percorso di tre
giorni di avvicinamento, potremmo chiamarli, che ha impegnato
molte diocesi, fra cui SpoletoNorcia.
A Spoleto sono confluiti un
migliaio di giovani del Nord e del
Sud. Accolti in diverse parrocchie,
hanno sostato anche qui a Montefalco: giovani di Modena e Catania. Il Parroco don Alessandro
Lucentini, in collaborazione con il
Comune, ha organizzato questa
festosa accoglienza. Anche santa
per condividere con molti altri la gioia di
questo cammino e celebrarla, mentre la
sera il ritorno a Montefalco, con momenti
festosi in piazza e nel grande parcheggio.
E poi, partenza per Loreto, con una
nuova ricchezza dentro, verso l’incontro
con Papa Benedetto. Forte il suo
messaggio per loro, ma così paterno e incoraggiante. Camminate
con coraggio, non abbiate paura,
non temete di andare contro corrente, siate umili e sobri, con l’esortazione ad aver cura dell’ambiente
e di tutto il creato.
Tutto da sottoscrivere, per una
vita ricca di senso, di grande speranza, guardando anche alla Chiesa come accogliente compagna di
cammino.
Chiara si è vista attorniata da più di
300 giovani nel santuario, per la
concelebrazione eucaristica presieduta dal Parroco insieme ai numerosi sacerdoti che accompagnavano
i ragazzi.
Chiara si è fatta conoscere e ha
suscitato nei giovani grande emozione e interesse. Un santuario
festoso, vivo!
Qualche spostamento a Spoleto
76
n Germania, appunto, vicino a Würzburg, c’è un
piccolo paese, Messelhausen, dove si trova un
convento agostiniano con una casa di accoglienza, la “Casa della Spiritualità Agostiniana”. Ci sono
stati offerti corsi di esercizi e diversi altri. Un corso
dell’anno 2007 era in Umbria, dalle Monache
Agostiniane a Montefalco: bella idea!
28 persone, che sono arrivate il 28 luglio e si
sono fermate fino al 9 agosto. Lì c’era il nostro P.
Agostiniano, Christoph Weberbauer, la guida del
corso.
Con lui anche Adelinde, che ha fatto Yoga e
meditazione nel bel giardino della foresteria, e da
non dimenticare i nostri amici Christa e Jörg, i due
bravi cuochi.
Sono stati meravigliosi giorni per tutti.Abbiamo
saziato e dissetato i nostri cuori con le preghiere, i
canti e con tutto ciò che abbiamo
ascoltato; le nostre conversazioni e
quanto ci è stato narrato di S.Agostino
stesso, anche dalle monache, sia di
Montefalco che di Cascia. Abbiamo
saziato anche i nostri corpi con il riposo delle vacanze e il buon mangiare
dei nostri cuochi.
Che atmosfera, quando ci incontravamo, silenziosi, al sorgere del sole,
nel giardino, con yoga e meditazione!
Alcuni erano allo stesso tempo dalle
Suore, al canto delle Lodi e alla S.
Messa.
Abbiamo parlato molto della vita
di S. Agostino, attingendo alle sue Confessioni.
Che sorpresa incontrare a Orvieto, nella visita
al bellissimo duomo, P. Giovanni Scanavino, il
vescovo Agostiniano di oggi!
Che sorpresa ancora, aver potuto pranzare
nella “Casa per esercizi spirituali”, nella visita a
Cascia e Roccaporena, dove ha vissuto S. Rita e
dove vivono ancora oggi le Agostiniane e gli
Agostiniani.
I
Ci siamo incontrati, nella gioia, con le
Agostiniane a Montefalco, nella chiesa e nel parlatorio. Il momento più bello per noi è stata la
S. Messa domenicale con la gente italiana. P.
Christoph ha celebrato e predicato in Italiano e noi
abbiamo letto contemporaneamente l’omelia in
Tedesco. Abbiamo cantato canzoni tedesche e
Italiane. Era una grande festa nel nome del
Signore: che era, è e sarà: la nostra Via, la Via di
ognuno di noi (Gio 14,1-14).
Non è stato facile, alla fine del corso, lasciare
tutto e partire.Erano giorni non soltanto a “Montefalco” ma perfino a “Monte Tabor” (Lc 9,28b-36).
Avevamo festeggiato questa festa (6 agosto) con
grande gioia nell’Abbazia di San Felice, a Giano
Umbro, dove anticamente c’erano gli Agostiniani.
Ringraziamo tanto il Signore e le monache,per i
loro cuori aperti, per la gentilezza e la generosità.
Abbiamo spezzato e mangiato insieme lo stesso
pane:il pane del corpo di Cristo prima di tutto,ma –
cosa simpatica e fraterna - anche il pane nero, tipico della Germania,cotto dal nostro cuoco Jörg,proprio nel forno della Casa di accoglienza.
Speriamo di poter ripetere questo corso fra
due anni, e magari con la presenza di amici italiani. Chissa!?
77
È
ritornata la festa dei bambini il 24 giugno,
dopo un po’ d’anni di silenzio. La festosa
celebrazione, presieduta dal Parroco mons.
Alessandro, ha riaperto così questo tradizionale
appuntamento, che oltre ai piccoli, ha visto la
presenza di mamme, papà e nonni. Preparata con
amore dalle monache e dal Parroco insieme, che
ha coinvolto i bambini nella preghiera e nelle
espressioni affettuose verso s. Chiara, è stata gioiosamente animata dal maestro Angelo Bornaghi
e i suoi ragazzi con le festose chitarre, insieme ad
un gruppo di giovani della Parrocchia. Una festa
di fiori, prima fra le mani, e poi, salendo all’urna
di Chiara, offerti a lei con gioia. Il tradizionale
bacio della Crocetta, ed un piccolo dono delle
monache, hanno concluso il festoso incontro.
Arrivederci al prossimo anno, con le belle sorprese che già si desiderano realizzare.
78
Le foto di questa pagina, degli altri bambini
e dei giovani dell’Agorà sono dello
STUDIO PIERPAOLO METELLI di Montefalco
tu sei amica e compagna sicura
per camminare con Gesù.
Ho fiducia in te,
che hai tanto amato i bambini.
Così, insieme a te
voglio ringraziare Dio
per il grande dono della vita.
Insegnami ad avere
un cuore grande come il tuo,
dove possa abitare il dolce Gesù.
Un cuore generoso, sincero e buono.
Un cuore capace di amare tanto
i miei Cari e tutte le persone
che incontro.
Ricordati, Santa Chiara,
di tutti i bambini che soffrono
e hanno fame.
Ti prego, chiedi a Gesù, con me,
la pace per tutto il mondo.
Fa’ che il mio cuore sia felice
e sappia dire con te, ogni giorno:
grazie Gesù!
Amen
CHIARA
PERUGINI
di Cantalupo
di Bevagna (PG)
AURORA
CECCARONI
di “Madonna
della Stella”
Montefalco (PG)
EMMA
BIRGER
del Maryland
(USA)
HENRY
BIRGER
del Maryland
(USA)
MICHELA e AGNESE TONINI
NOEMI D’AGATA
TOMMASO CELANO
di Piangipane (RA)
di S. Giovanni La Punta (CT)
di Norma (LT)
O santa Chiara nostra patrona,
che la tua vita unisti al Cristo.
Fa’ che attendiamo la vera gioia,
con l’accettare i nostri dolori.
O dolce Chiara imploraci
di viver nel Signor.
In ogni istante di nostra vita,
per imitarti nel tuo grande amor.
La tua sapienza, ti supplichiamo,
fa’ che riviva in tutti noi;
perché la fede e la speranza
testimoniamo col nostro amore.
O santa Chiara la tua preghiera
protegga sempre la santa Chiesa;
perché del Cristo sia vero segno,
per la salvezza di tutto il mondo.
dall’inno a S.Chiara
Per qualunque richiesta rivolgersi a:
MONASTERO S. CHIARA DELLA CROCE - 06036 MONTEFALCO (PG)
c.c.p. 14239065 - tel. 0742 .379123 - fax 0742.379848 - e-mail: [email protected]
BOLLETTINO TRIMESTRALE, anno XXXVIII, N. 3 - LUGLIO/SETTEMBRE 2007
S. CHIARA DA MONTEFALCO
Agostiniana
Direzione: Monastero Santa Chiara
06036 MONTEFALCO (Perugia)
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Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (conv. in
L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 2, DCB Perugia”
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