gni anno, per quanto dicano i critici, la festa porta in sé nuovi segni e messaggi, magari piccoli, ma significativi. Davvero oggi i nostri occhi dovrebbero allenarsi all’attenzione, allo scrutare con benevolenza, a diffidare di cose ‘alla grande’, ma a gioire delle piccole e a scommetterci, con tutto il cuore. Perché questa sottolineatura? Perché in molti ce l’hanno segnalato e anche noi lo abbiamo notato con grande gioia: la festa non ha soltanto aumentato i numeri – fosse questo! – ma si è sperimentato e respirato un clima di rinnovata unità, di collaborazione e comunione nella comunità cristiana di Montefalco. Come non gioire, ad esempio, di tanti giovani e adulti impegnati nel servizio liturgico e nell’organizzazione della processione e della solenne concelebrazione? Presenza resa significativa, se si vuole, anche dalle belle vesti con le mantelline giallo oro e rosso.Come non sottolineare ancora la presenza in vario modo delle nostre comunità religiose: i Francescani di S. Fortunato, i Passionisti della Stella, gli Agostiniani e gli Scalzi e noi monache dei due monasteri: Clarisse e Agostiniane. Nelle molte presenze poi, giunte anche da lontano, ci pare di aver notato un fervoroso, rinnovato slancio e un approccio confidente verso S. Chiara. Forse è questa ricerca di senso, di autenticità, di ritorno a Dio, che ti fa incontrare con Chiara: la donna pasquale dalle scelte audaci, la mistica che ti attrae a Dio, la paciera, la carismatica, la creatura dell’incontro con Gesù e la sua croce; la ricca in umanità, esigente sì, ma sai con certezza che ti può capire, consolare e consigliare. E allora, nel colore – sorpresa di questo bollettino – esprimiamo la nostra gioia, il fervente desiderio che i giorni dedicati a Chiara vi abbiano toccato il cuore, e una fede rinnovata e coerente vi accompagni. Per tutti voi, la nostra presenza qui, accanto a S. Chiara, in comunione con la Chiesa. Le Sorelle di S. Chiara O D opo il passaggio caldo dell’estate e la Festa di S. Chiara, si apre il cammino verso il Centenario. Questa parola è stata spesso pronunciata, nei giorni della festa, come un invito a percorrere spiritualmente un cammino di preparazione. Ora infatti devono prendere forma proposte e desideri. Si avvia il tempo di un paziente lavoro di contatti, di aiuti e collaborazioni, di ricerca, di studio, che alcuni già da tempo hanno avviato. Ma al di là degli appuntamenti culturali, che vivremo nella gioia, è il cammino spirituale che per noi conta, e che percorreremo insieme, cercando di far risplendere questa santa figura di donna, madre della nostra Comunità, figlia di Agostino e di questa nostra Chiesa di Spoleto-Norcia. 54 Conclusa la festa, si parte subito a comporre il bollettino. Tante le foto, oltre alla festa: quelle scattate per i giovani pellegrini verso l’Agorà di Loreto, per i bimbi il 24 giugno e per quelli che si affidano a S. Chiara. Se è festa, sia anche festa di colori, ci siamo dette! Con un po’ di sacrificio, per via dei costi – ed anche, lo confessiamo, per la semplicità del bianco-nero che ci piaceva – abbiamo deciso di colorare il bollettino come segno di festa e di dono. Un piccolo evento, a 38 anni di vita, che si desiderava avviare per l’anno Centenario; invece eccoci qui! Tutto si colora, anche se altre novità, nel contenuto e nella grafica, partiranno davvero con il 2008. 55 Il Triduo di preparazione alla festa di S. Chiara quest’anno è stato presieduto dal Priore-Parroco Mons. Alessandro Lucentini, nella sua prima Festa di S. Chiara. Nel commentare la Parola di Dio, ha illuminato anche la figura di Chiara, come serva fedele, seguace e sposa di Cristo e specchio su cui guardarci, su cui scrutare anche il nostro cuore. Riportiamo qui qualche significativo passaggio dalle omelie. R iconosciamo la santità di Chiara quando la vediamo impressa nella vita di Cristo, nelle Sue parole. Non sono i miracoli, non sono i segni straordinari. Chiara è santa perché ha cercato di camminare sulle orme di Cristo, di incarnare le Sue parole… Dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore. Noi chiediamoci: verso chi è rivolto il mio cuore? Il mio cuore da chi è affascinato, attratto, innamorato, abbagliato? Qual è la risposta che Chiara ha dato ancora settecento anni fa? Ricordate quella visione di Gesù che passava con la croce e non sapeva dove piantarla? Che rispose Chiara? Ecco, ecco il mio cuore… Più che i misteri trovati nel suo cuore, l’importante è che la sua vita, il suo cuore, è stato sempre volto verso la volontà di Dio, la croce di Gesù. Il cuore di Chiara era rivolto verso la Parola del Signore, verso di Lui che le chiedeva di vivere nella povertà, nella castità e nell’obbedienza… A chi è attaccato il tuo cuore? Chi è il tuo Dio? Di chi è innamorato il tuo cuore? Quanto tempo a Dio nell’attrazione del tuo cuore? Oppure il nostro cuore è preso quasi tutto per quelle cose che “tignuola e ruggine” alla fine consumeranno e non ci daranno la vita perché le lasceremo? Noi fondiamo la nostra esistenza su cose che non aumenteranno di un istante la nostra vita. Il Signore ha promesso, come a Chiara, che dopo questa esistenza ne avremo un’altra. E Chiara è andata davanti al Signore piena di ogni bene; di quei valori grandi di povertà, di castità e di obbedienza… Questo è il segno più grande di Chiara: lei innamorata del suo Dio, lei innamorata di quella Parola. Chiara ci invita a questo: a sgombrare il cuore, di farlo libero, di fare un po’ di deserto in questo mondo e cercare di rivolgere il cuore verso il cielo. Il cuore di Chiara era libero per il suo Signore… Riconoscere a Dio quello che spetta a Dio. La santità dei nostri santi parte da questo: da quell’umiltà di chi si riconosce creatura di Dio; da chi vive la sua vita col santo timor di Dio. Che non è paura, ma confidenza. Riconoscere la grandezza di Dio, riconoscersi creature, lasciarsi prendere in braccio da Dio. E colei che si è fatta strumento di Dio, si è messa nelle sue mani di Creatore; ha temuto Dio e ha fatto lavorare Lui nella sua vita. “Siate tali – ci dice Chiara nel testamento – che Dio per voi sia sempre lodato”. Padre Gianfranco Casagrande,rettore del santuario di Cascia,anche quest’anno ha offerto la sua preziosa presenza,per far più bella e intensa la Festa e per testimoniare il forte e attuale messaggio di S.Chiara a quanti hanno partecipato.Nel ringraziarlo,vi offriamo qui alcuni passaggi dell’omelia della prima S.Messa di apertura della Festa. e qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mc 8,31-34). La Parola del Signore di questa solennità ci invita a meditare soprattutto il senso della Croce. Chiara sta tutta qui dentro,in questo suo essere appassionata alla croce di Gesù. Ma in quella croce di Gesù c’era tutto Dio, tutta la salvezza di Dio, l’eternità, la spoliazione di Dio, il suo divenire uno di noi eccetto il peccato; l’assumersi il peso, tremendo, del peccato di tutti sulle spalle e portarselo addosso. Rimanere poi confitti su quella croce, inchiodati, come Gesù. La Pasqua dà la risposta a tutto questo mistero di dolore e di sofferenza di Chiara, ma anche della sua comunità; mistero di dolore e di sofferenza anche nostro, oggi, di fronte ad una situazione di Chiesa che non riesce più a decollare come prima e che ritrova invece tutta la sua forza in quella spoliazione di sé; in quel crocifiggere se stessi per poter essere sepolti e quindi risorgere. E’ il mistero del seme che muore e che se non scende dentro il solco della terra, non potrà venir fuori la nuova pianta, i nuovi acini di grano e nessuno potrà sfamarsi. Solo scegliendo la croce di Gesù noi avremo la garanzia di risorgere con Gesù: sulle nostre passioni, debolezze, miserie, divisioni, rancori. Solo se inchiodiamo noi stessi sulla croce di Gesù – ci insegna Chiara – avremo la garanzia di risorgere come persone nuove, rinnovate; comunità nuova, rinnovata. Quanto è stata bella ieri sera la processione! Credo che “S tutti i montefalchesi,se hanno il cuore pulito,l’anima pura, l’occhio puro, hanno avvertito qualcosa di nuovo: un desiderio di unità. Abbiamo rivisto sulla piazza i Frati insieme: gli Agostiniani, i Passionisti, i Minori di S.Fortunato, tutte le componenti della Città, unite, perché è con questo sentimento di unità che noi dobbiamo preparare il Centenario di S. Chiara, altrimenti lei ci maledirà, tutti!… Sant’Agostino diceva: l’orgoglio distrugge anche le cose più sante e più belle. L’orgoglio! Quella tracotanza di imporre se stessi,di distruggere,di dividere.Chiara ci dice: no, no, dobbiamo essere umili, dobbiamo imparare a rimanere fissi sulla croce di Cristo, perché solo lì avremo la garanzia di risorgere,come persone nuove,come comunità nuova. Persone belle, comunità bella! Così anche Chiara diventa la luce splendida di Montefalco, ma perché il volto di Chiara si rispecchia sul volto di ognuno di noi. Per questo dobbiamo pregare, tanto, offrire i nostri sacrifici…per raggiungere questa meta,questo traguardo,in maniera che il Centenario della morte di S. Chiara possa vederci tutti uniti intorno a questa magnifica donna, che anche se vissuta tanti secoli fa ci dice tanto, e può dire tanto alla gente di questo nostro tempo strano, distratto, violento. Che S. Chiara interceda per noi e ci ottenga il dono dell’umiltà e dell’unità. Se noi ci ricordassimo di queste due virtù, e per tutto l’anno di preparazione del Centenario ci dessimo da fare a diventare umili e a lavorare per l’unità delle famiglie, del paese, del territorio, allora sì che il Centenario sarà stupendo e porterà frutti di grazia, di rinnovamento; porterà le vocazioni nel monastero; porterà le famiglie più unite e in pace anche tra di loro. Amen Si va ad incominciare, nella notte, questo lento e pregato cammino, portandoti, santa Chiara, nel cuore e lungo le vie della città. Fa’ che non sia l’ardore di una notte, l’emozione di luci canti suoni. C’è veramente bisogno di santità fra di noi, Chiara. Aiutaci ad essere uniti e, come te, audaci testimoni della nostra fede. 56 57 Alcuni importanti passaggi dal messaggio dell’Arcivescovo nella piazza di Montefalco. Davvero tanta gente si è radunata, per Chiara di Damiano; in tanti, insieme, nella notte, per assaporare la bellezza di un nuovo incontro con la Santa, di pregarla, di portare a casa anche una parola che possa rischiarare il faticoso cammino di ogni giorno. Anche il messaggio del nostro Arcivescovo ci aiuta a “dare più spessore alla vita” e invita in particolare le donne, contemplando Chiara, a tirar fuori i contenuti che portano dentro. na vita che ha senso: questo è il messaggio che Chiara di Damiano stasera trasmette ancora ai suoi concittadini, a Montefalco tutta: a chi ci crede, a chi crede di meno, a chi si trova qui per caso e a chi è venuto sulle orme dei Padri. Avere senso, sì: una vita come un progetto; una vita che sa dove comincia e dove va; che cosa si cerca e cosa si vuole: una vita con spessore. Una vicenda, quella di Chiara di Damiano, di cui ci avviamo a celebrare il VII° Centenario; una storia a Porta Spoletina, dove un gruppo di giovani donne scelgono una vita piena di senso, e questo lo trovano in un’esperienza che fu già al femminile: quella delle donne di Gerusalemme, che dopo aver incontrato il Risorto, della religione “U 58 non fanno più una cosa esteriore,delle manifestazioni,delle forme,delle feste,dei riti.Quelle donne antiche che hanno incontrato Gesù risorto riescono ad avere senso in sé. Noi a volte ci siamo inventati una religione che è apparenza, che rimane di fuori, e allora la piccola Chiara arriva ancora, brandendo il cuore, non quello che si vede sulla sua tonaca da monaca, ma quello dentro, quello vero: ce l’hai tu il cuore? In un tempo in cui la gente rischia di non avere più cuore, arriva questa piccola donna che esce dal Medioevo e stasera si imbatte con te che mi ascolti e ti chiede di avere cuore. L’incontro con Crtisto risorto, l’incontro con la sua vicenda umana da Betlemme fino al Calvario è un’esperienza vissuta con pas- sione, avendo una storia di dentro da raccontare di fuori a tutti: una storia risuscitata, che vuol dire alternativa… Il mio antico predecessore, a quelle giovani donne affida la Regola di S. Agostino. Il loro essere agostiniane – Chiara agostiniana – non vuol dire che vestiva diverso dagli altri oppure che faceva preghiere diverse: no! Vuol dire la scuola della libertà. Discepola del grande maestro della libertà S. Agostino, sulle orme di Cristo, riuscire a ritrovare il fascino di essere capaci di sé; una vita regolata, che vuol dire una vita dove tu comandi, dove non sono le mode che passano e non hanno senso, ma dove tu dai senso alla tua storia. Cerca dentro l’uomo interiore le ragioni della tua consistenza: chi sei, che fai, che vuoi, dove vuoi andare? Dove vuoi andare in questo mondo piccino, in cui d’improvviso milioni di bambole Barbie hanno la pittura che fa male ai nostri bambini? Dove ti raccontano ogni sera di guerra, di morte e di terrorismo, in luoghi che non sappiamo bene dove sono! Parliamo di pace e i piccoli che capiscono? Che possono capire! Con quale libertà, che perfino decidono con quali saponi domattina ti devi lavare! Persino decidono che cosa devi fare, perché è sabato! Oppure, se vuoi essere accettato devi andare vestito così, calzato cosà!… Essere alternativi vuol dire essere capaci di diversità: di decidere te, che cosa vuoi fare con la tua giovane vita: oggi e poi domani e domani ancora, facendo uscire fuori, a tutto tondo, quell’immagine di uomo e di donna che Dio ti ha messo nel cuore. Ecco la donna di Montefalco che cosa dice a voi, figlie di questa terra: uscite fuori! Tirate fuori i contenuti che avete dentro… Dentro di te, dentro il tuo cuore che c’è? Stasera, c’è chi si nasconde, chi vuol far credere che è qui per caso, chi non sa perché ci si è ritrovato, eppure questa storia di donna riesce ad essere piena di fascino, ancora. Un fascino un po’ più divertente dei corteggiamenti gentili di un Medioevo incantato che in Umbria doveva essere davvero bellissimo. Eppure Chiara riesce ad essere ancora più significativa e ancora più bella. La sapienza! È questa storia di sapienza che interpella anche te, giovane donna che stasera mi ascolti. Avere contenuti,sapore:una storia di libertà che ti dà sapore, significato, senso. Una storia piena di senso. Ecco perché stasera sulla piazza grande, dove sette strade convergono in unità su quest’unica piazza, ecco perché ci ritroviamo ancora a chiederci che senso ha la nostra storia: se è piena di senso o se è un senza senso che trasciniamo là in qualche modo. Stasera affàcciati dalla “Ringhiera dell’Umbria”per ritrovare il senso della vita. 59 D alla bella e famosa Norcia, patria di S. Benedetto, arriva quest’anno l’offerta dell’olio per la lampada di S. Chiara: una fiamma accesa, davanti alla sua urna, a protezione della Città della nostra diocesi di Spoleto-Norcia, appunto. Subito accolta con grande disponibilità la proposta, il Sindaco Nicola Alemanno, visibilmente commosso ha portato all’altare l’ampolla, offrendola all’Arcivescovo, con le sempre intense e impegnative parole: “Questa lampada sarà il simbolo del nostro amore per te, S. Chiara e il segno sensibile dell’implorazione fiduciosa della tua protezione, particolarmente necessaria in questo momento così difficiile e insieme carico di speranza della nostra storia…Guarda con particolare predilezione al nostro Comune che ti ha venerata come Santa, fin dagli anni immediatamente successivi alla tua morte, insieme a tutti i Comuni dell’Umbria. Proteggi ora le nostre famiglie e il loro lavoro, risveglia le coscienze, rafforza i vincoli della solidarietà e della fraternità, tra noi e in tutto il mondo”. E quando la lampada si accende, si scatena un grande applauso, quest’anno ancor più forte. Ci piace pensare che anche la bella presenza del Presidente della Regione Umbria Maria Rita Lorenzetti, abbia reso più solenne questo gesto, nel tempo in cui l’Arcivescovo invita a pensare a Chiara di Questa cerimonia, dentro alla solenne concelebrazione, è sempre commovente e nel tempo ha coinvolto tanti Comuni della nostra Terra, che nell’Anno Centenario ci piacerebbe vedere riuniti insieme. Chissà. Intanto la lampada arde per la nostra Norcia, i suoi amministratori e la sua gente. Illumina santa Chiara, le coscienze e dirigile sempre al bene. N Damiano come ad una grande paciera. Tendenze politiche diverse, si sono incontrate, e unite in un gesto che si fa speranza e forte desiderio di bene per questa nostra Terra 60 Umbra. Ci piace sottolineare infatti un gesto che forse ai più sarà sfuggito. All’accensione della lampada si sono unite le tre mani dei Sindaci e della Presidente. Nel nome di S. Chiara! Nel grande applauso la gente ha manifestato approvazione e incoraggiamento. orcia; per la sua bellezza, la posizione e per il forte legame dei suoi S. Benedetto e S. Scolastica, è una delle mete più consuete del turista in Umbria e del pellegrino. 604 metri d’altezza, Norcia sorge al margine dell’ampia e fertile piana di Santa Scolastica, cinta da un anfiteatro di montagne. È zona di transizione tra gli impervi rilievi occidentali e l’elevato complesso dei Sibillini. Una ricchissima storia poi, quella di Norcia, vista la sua posizione strategica. Pur travagliata da vari sismi, ha saputo conservarsi attiva e indutriosa, viste anche le ricche risorse del territorio. Cinta dalle possenti mura medievali con piazza S. Benedetto, fulcro dell’impianto urbano, è ricca di importanti palazzi, chiese e la possente rocca, detta “la Castellina”. Da Norcia partono alcuni itinerari di grande interesse paesaggistico e naturale: il Parco nazionale dei Monti Sibillini, il piano di Santa Scolastica, Castelluccio con i suoi meravigliosi altipiani. Tappe immancabili: Preci, l’abbazia di S. Eutizio, ma tutto questo territorio è incantevole! GRAZIE Al nostro Arcivescovo, per la fedele e amorevole presenza e le sue parole nella concelebrazione e nella piazza grande di Montefalco. Ai sacerdoti della diocesi e non, – in particolare a Mons. Mario Curini, Parroco di Norcia – ai seminaristi e ai diaconi. Al Priore Generale degli Agostiniani Robert Francis Prevost e al Provinciale d’Italia Padre Pietro Bellini perché la Famiglia si è ritrovata intorno alla sua grande Santa. Al Priore-Parroco mons. Alessandro Lucentini, per la dedizione e il coinvolgimento che ha saputo creare nella sua prima festa di S. Chiara. Alle Comunità religiose della Parrocchia: Francescani e Passionisti;agli Agostiniani e in particolare ai nostri Fratelli di Cascia: Padre Casagrande, Fra Paolo e Fra Massimo, che hanno animato le celebrazioni per tutto il giorno della Festa. Ai Padri confessori, in particolare a P. Gabriele Agostiniano Scalzo, che hanno assicurato una costante presenza per il sacramento della riconciliazione nel santuario. ✱ e foto della Festa quest’anno sono moltissime. Fissano ogni momento: dal Transito alla processione, dall’incontro delle autorità, alle solenni concelebrazioni del nostro Arcivescovo e del Priore Generale dell’Ordine di S. Agostino. Tanti volti, gesti e parole preziose. Di tutto e di tutti ringraziamo il Signore e S. Chiara: avete fatto bella e intensa la Festa! L ✱ ✱ ✱ ✱ ✱ GRAZIE A quanti hanno partecipato, in semplicità e fervore, alla bella e ordinata processione. Un percorso illuminato e allietato da ben mille lumi, che una squadra di volontari ha disseminato lungo il percorso. Una bella e nuova idea del Parroco. Insieme a lui un numeroso gruppo di persone, giovani e meno giovani, così dignitosi e solenni (ci avete commosso) nelle loro mantelle giallo oro e rosso, nel servizio alla Processione e alla solenne concelebrazione. Bella anche la teoria degli stendardi con gli episodi della vita di S. Chiara, portati dalle ragazze e dalle donne, con solennità e devozione. 62 GRAZIE ✱ Al sindaco, agli assessori, al maresciallo dei carabinieri e alla polizia municipale, presenza significativa e sempre gradita. ✱ Ai rappresentanti dei quartieri della Città, nei loro suggestivi costumi, quest’anno già elegantemente presenti nella Vigilia. ✱ All’Accademia di Montefalco, che ha offerto la sua presenza organizzativa per far bella la festa. ✱ Al Coro S. Rita di Spoleto, con la maestra Daniela Luccarini, immancabili e davvero bravi ✱ Al Coro della Parrocchia, con il maestro Antonio Barbi, fedele presenza nelle feste e solennità. ✱ Alla Banda di Giano dell’Umbria, che impeccabile ha seguito la processione e ha concluso ✱ ✱ ✱ ✱ con un ingresso ‘potente’ nel santuario. A Maila Orazi e Gianfranco Zampolini, per la bella e coinvolgente lettura del Transito di S. Chiara. Ai fedeli e preziosi amici di Castelfranco Emilia, anche nella persona del diacono Mario Grimaldi Non può mancare per chi ha collaborato anche per il tradizionale pranzo fraterno offerto alle autorità. Ai giovani ed eleganti trombettieri delle clari- ne, che ogni anno rendono gioioso e solenne il percorso delle autorità verso il santuario, dove fanno il loro ingresso, così squillanti e festose (Forse come quelle degli angeli?). Un grazie speciale al Comitato per i festeggiamenti e ai santesi, fedeli e coraggiosi collaboratori, che ancora percorrono le nostre strade, accogliendo la generosità della gente, sempre per far bella la festa. Anche S. Chiara non mancherà nella gratitudine! Un grazie tutto particolare a Vito Cataldo di Prato,il calligrafo a cui è affidata, da un bel po’d’anni a questa parte,la pergamena che viene consegnata al Sindaco della Città che offre l’olio. Di anno in anno Vito perfeziona la composizione e, con una degna cornice, il risultato è davvero unico e originale. Quest’anno, poi, il sindaco di Norcia, Nicola Alemanno, come segno di alto gradimento,potremmo dire,ha sollevato in alto la pergamena, mostrandola con emozione, a tutta l’assemblea. Il servizio fotografico della Festa di S. Chiara è dello STUDIO FOTOGRAFICO-OTTICO NADIA di Montefalco 63 Omelia dell’Arcivescovo alla solenne concelebrazione, insieme ai presbiteri della diocesi e ai diaconi. Celebrazione che vede ogni anno riunite insieme anche le autorità civili, fra cui gli amministratori della Città che offre l’olio per la lampada all’urna della Santa. C ome avvenne che la piccola Chiara di Damiano, figlia della nostra Umbria, sia diventata Chiara della Croce? L’amore tutto umbro per la semplicità e la meraviglia per la concretezza di Dio, si combinano nella storia personale di questa giovane donna che resta affascinata dalla sequela di Cristo e determinata nella Sua imitazione. Natura e grazia s’incontrano nella via dell’esperienza vissuta e della ricerca del vero e del bello; la passione per il reale, la indisponibilità alle illusioni e alle favole, non vi sembra che sia ancora una volta la nostra cultura contadina sempre attenta a non lasciarsi né illudere né imbrogliare? Tutto questo è una risorsa naturale ancora oggi cara al popolo. Chiara è sentita vicina, una santa di famiglia per la gente di Montefalco, ma anche per tutti gli umbri, per la consonanza che ha con l’anima del nostro popolo. È facile ritrovare in lei gli stessi ele- menti che affascinano ancora oggi la gente. Non basta un Cristo raccontato da altri, che te ne fai? Un’ipotesi di pensiero, un’astrazione tutta da verificare, a che serve? Chiara ci racconta un incontro con Cristo vivo, reale, capace di parlare nelle Scritture con ricchezze sempre più profonde che vale la pena di esplorare; un Cristo amato e servito dalla Chiesa medievale nella continua ricerca di purificazione e di rinnovamento. Questi elementi sono l’avvio della storia che ancora oggi merita attenzione e ci provoca a coinvolgimenti più intensi. Non siete d’accordo anche voi che questa chiesa non è assediata? C’è solo gente che vuole che risplenda di santità, sia coerente: non ci sono più i nemici di un tempo. Ma chi sono i nemici? I diavoli sono i nemici. Noi della gente non abbiamo mai paura, sono tutti figli di Dio, sia quelli che sono in Chiesa stamani, sia quelli che non ci verrebbero neanche per costrizione: sono tutti fratelli. CHIARA, DONNA APPASSIONATA Chiara si misura con il Cristo reale. Il Figlio dell’uomo è il suo ponte per arrivare al Figlio di Dio. La fatica e la sofferenza, esperienza di tutti, sono i nomi della Croce, le porte di accesso al mistero, il terreno di condivisione di Dio con l’uomo e la persona di Gesù, un Dio incarnato, crocifisso e risorto, che viene incontro all’esperienza mistica e, dello stesso tempo di Chiara, l’epoca bellissima in cui non c’è teologia senza preghiera e non c’è preghiera che non si esprima raccontando di Dio. Il razionalismo è estraneo alla 64 nostra santa ma anche a noi. Con il pellegrino di Emmaus pronto a incontrare i suoi discepoli con discrezione, a ragionare con loro sullo stesso terreno, si incontra sempre più Chiara, che resta affascinata dall’amore che Dio ha per l’uomo, fino alla morte, e che risponde con lo stesso amore di donna appassionata, condividendo intanto la passione, sicura che con Cristo ci sarà anche la gloria. Ogni cosa a suo tempo. Anche questo mi pare molto umbro. La passione dei piccoli martirizzati dalle ingiustizie del mondo, la fatica dei poveri che a stento guadagnano la sopravvivenza, è la storia secolare della valle centrale umbra; la sofferenza dei malati, l’inutile dolore di morti e di apparati di pena frutto di divisioni inutili e di guerre, cicliche come la primavera, che ritornava ogni anno. Tutte le sante paciere raccontano in Umbria la pace al femminile. Tocca a voi sorelle e figlie di questa terra rilanciare il discorso della pace, e rilanciarlo con coraggio. La vera azione di Dio che si fa carico dell’uomo per sconfiggere il male: ecco il nome della Croce; ricuperare tutti alla famiglia di Dio: ecco la fatica di Cristo. LA RICERCA DI UNO SPAZIO INTERIORE Sul colle di Montefalco le giovani donne si recludono verso Porta Spoletina nel desiderio di resistere allo spirito del tempo che anche allora esaltava l’effimero e illudeva distruggendo gli ideali. Chiara, Giovanna, le Sante Chiarelle, non hanno né tempo né interesse né voglia per costruzioni ideologiche; non ne sono interessate. La loro esperienza è tagliarsi fuori dal modo di vita comune di quel tempo, per resistere al male, non per perdere il bello della vita. La loro clausura è verso la cattiveria e il vizio: a quello cercano di essere chiuse. È creare uno spazio interiore nel chiostro a chi vuole assaporare almeno in figura la Gerusalemme del cielo.Quella che ancor oggi quelle donne forti ci raccontano è un’esperienza pasquale, è una storia d’amore, una vicenda semplicissima, come quella di Marta e Maria nel Vangelo, che nella lettura agostiniana vuole immagine l’una della vita presente e l’altra della vita futura. È molto agostiniana l’idea che non si va in cielo se non si fa del bene sulla terra. Non c’è altra via. Maria così è la prima testimone della resurrezione di Cristo. Il Cristo predicato nella Chiesa è persona con cui misurarsi, non è lontano ed estraneo come talvolta lo abbiamo reso noi tradendo le radici del nostro popolo, che sono radici cristiane. È la fede che hai imparato da tua madre che stamattina è messa in discussione, che è richiamata come un valore. Che cosa successe all’anima di Chiara? Il senso di un’esperienza è la religione dei mistici; la parola della Croce è stoltezza per quelli che vanno in 65 perdizione, ci ha ripetuto san Paolo, la Croce è l’incarnazione del Verbo di Dio dentro la storia dell’uomo, la Croce è farsi carico della fatica e del dolore, condividerlo per riscattarlo, per liberarci. La liberazione è possibile, è questo il seme di grazia che Dio ha messo dentro i sentieri della storia. La testimonianza di persone degne che conobbero profondamente Chiara ci dicono che vide Gesù in tutti gli atti che compì durante la sua vita terrena. Giovane bellissimo: è la scena dipinta nella Cappella di S. Croce. Cristo vestito di vesti bianche portando la croce con cui fu crocifisso, appare a Chiara in preghiera. Le dice: “Cerco un luogo forte nel quale possa piantare la croce. Qui trovo il luogo adatto per piantarla”. E aggiunge: “Se vuoi essere figlia mia, è necessario che anche tu ti faccia carico della Croce”. FAR INCONTRARE CRISTO AGLI ALTRI Di fronte alla fuga che è proposta come soluzione ai mali del tempo, Chiara ti dice: rientra in te stessa, tira fuori quella carica d’amore tutta femminile che salva il mondo. La regola agostiniana è come una mappa per trovare un tesoro, è il percorso verso la città di Dio. Chiara si lascia incantare dal Vangelo della sequela. Ma come si fa ad andare dietro a Cristo? Ecco allora la regola: se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso prenda la sua croce e mi segua. Essere conforme al modello è la storia della figlia di Damiano da Montefalco. “Amor mio Gesù Cristo l’anema mia non se ce po’ tenere che non se ne vegna”. Che te ne fai di una religione d’apparenza, di riti e di celebrazioni se non c’è in te un percorso che ti fa cambiare, che ti fa diventare meglio di come sei? Questa è la ragione per cui siamo venuti stamani a Montefalco. Ma la stessa unione con Dio, la comunione, non è fine a se stessa,ma è per la missione. Tutta l’esperienza religiosa agostiniana è segnata da questa visione della Chiesa, non da altro. Non c’è un compiacimento fine a se stes- 66 so. A Chiara, che è la mistica di cui abbiamo maggiori testimonianze in tutto il nostro medioevo, cercaci dentro, non troverai una sola parola di compiacimento, di estetismo narcisista per le vette dell’anima. L’umiltà è celebrata come la porta di tutte le virtù. Far incontrare Cristo agli altri è la ragione per cui si fa monaca, e ormai grande di anni, salutando le sue monache, lascia loro un messaggio: “Nella morte del Signore nostro Gesù Cristo offro l’anima mia e offro voi tutte. Siate benedette da Dio e da me. Vi prego figlie mie di comportarvi bene, di conservare benedetto tutto il lavoro che Dio mi ha fatto fare per voi. Siate umili, siate pazienti, siate obbedienti, siate unite nella pace e nell’amore di Dio. Siate tali donne che Dio per voi sia sempre lodato”. Siate donne! In un’epoca in cui abbiamo perso lo stesso fascino di una ricchezza che in molti generi è arricchita, Chiara ci ripete stamani, vi ripete, vi dice: fanciulle o madri di molti figli, siate donne! donne tali che Dio per voi sia sempre lodato. Chiara scopre progressivamente che è più importante vivere il Vangelo della carità che mortificare il suo stesso corpo nei digiuni e nelle prove. La vera penitenza è andar d’accordo con quell’altre che aveva accanto, far del bene ai poverelli e mettere d’accordo la gente che in Umbria, anche quella volta, trovava sempre ogni possibile occasione per litigare. La grande paciera di Montefalco si fece strada camminando sulla concretezza del Vangelo, che è parte integrante della nostra storia e della nostra cultura. Il monastero da Chiara è vissuto come la palestra dello Spirito non il rifiuto della vita. Vi basti a ricordo l’attenzione incantata per i fiori che volle fossero sempre dentro al chiostro e l’albero del pellegrino. Recuperare questo senso incantato, forse davvero tocca alle donne umbre; dare un colpo d’ali per farci ritrovare il senso della misericordia e il gusto di vivere da cristiani. Racconta Berengario che durante l’ultima malattia di Chiara, Giovanna, la sua segretaria, vedendola addormentata, - ma erano i dolori della malattia, - comincia a farle i segni di croce sopra come se avesse il diavolo e Chiara le risponde: “Perché me segni Sora? Io ajo Jesu Cristo mio crucifisso entro lo core meo”. LA SEMPLICITÀ UMBRA DI CHIARA Non è un problema di pietruzze, è che chi è pieno di Dio non si perde nella ricerca di fenomeni, di miracoli. Andiamo a vedere se quello ha le visioni, se quello parla. Amici, se hai Gesù nel cuore ti basta! Le virtù teologali sono la struttura interiore di Chiara. La fede entra poco a poco a far parte della sua dimensione interiore come affidamento a Dio, come contemplazione di ciò che ti rivela, ma come sicura roccia su cui fondarsi. A una monaca che le chiede: “Ma tu non hai mai paura?” La questione è sottile e profonda. Chiara risponde: “Paura di che? So che nel mio cuore c’è la croce del mio Signore crocifisso”. Sono le paure che hai anche te, quelle del futuro: che succederà? Dell’imprevedibile: dove andiamo? Vi siete accorti che basta una notizia qualunque per mettere in agitazione il mondo intero? Sciocchezze che si sciolgono come neve al sole; con un po’ di lavoro diventano motivo di sovvertimento e la gente non campa più. Io credo sia bene ritornare alla semplicità umbra, di cui Chiara è la campionessa. Donna di speranza nella serenità della vita che riesce a praticare: “Ho tanta fiducia e confidenza in Gesù Cristo che con la sua grazia mi difenderei da ladri e banditi, che non potrebbero fare del male né a me né alle mie sorelle”. Questa gioia semplice e serena vogliamo portare a casa, perché è dono di S.Chiara. C’è un ultimo passo che mi pare doveroso ricordare. Prima viene il rapporto con le persone e poi il resto. A un dottissimo canonico di Gubbio, confessore, che le poneva il problema se un certo prelato, che aveva fama di santità, potesse essere davvero santo perché passava la giornata ascoltando tutti, Chiara risponde dicendo che da quando Dio le aveva dato la buona volontà, non c’era niente di meglio che servire gli altri ascoltandoli piuttosto che stare a proprio comodo nella cella del monastero. Questa dimensione dell’ascolto, di ascoltarci gli uni gli altri, accanto a quella che è una storia testimoniata da tutta Montefalco medievale; di Chiara che aveva poco, ma quel poco lo condivideva. Fa parte della cultura del nostro popolo, questa condivisione e solidarietà. Se perdiamo questi elementi perdiamo la faccia vera, quella per cui siamo diversi dagli altri. Ritornare alla carità praticata: se io ho poco divido quel che ho perché chi ha bisogno si senta aiutato. Forse di cose materiali oggi non ne abbiamo un gran bisogno, però abbiamo un gran bisogno di condividere quella pace di cui Chiara di Damiano è grande testimone, e sorridente ancor oggi ci benedice. Testo da registrazione, non rivisto dall’Arcivescovo. 67 U na pagina di immagini dedicata agli amministratori, accolti fraternamente anche dal nostro Arcivescovo. La sorpresa per tutti è stata la presenza della Presidente della Regione Umbria Maria Rita Lorenzetti, che ha partecipato alla solenne concelebrazione. A lei, che nei giorni successivi alla Festa ha subito un gesto violento e n piccolo percorso attraverso l’orto e le due porte di separazione lungo il muro si aprono: ecco rinnovarsi l’incontro fraterno! La nostra Comunità è stata infatti invitata dalle Sorelle Clarisse del monastero di S. Leonardo per condividere la festa della loro Santa Madre Chiara, partecipando alla concelebrazione solenne presieduta dal nostro Arcivescovo mons. Riccardo Fontana.Intorno all’altare, con gioia, si trovano insieme al loro pastore, le due comunità monastiche, i Padri francescani di S. Fortunato, i Passionisti della Stella e il Priore-Parroco di Montefalco Mons. Alessandro: un bel segno di unità in questa Festa. Mentre leggete già è avvenuto gioiosamente lo scambio dell’invito: il 14 settembre per la Festa dell’Esaltazione della Santa Croce le Sorelle Clarisse sono a far festa insieme a noi, nella solenne concelebrazione in santuario, presieduta dall’Arcivescovo. U inaudito per via epistolare, a processione si forma lentamente: via Verdi, via Severini, di sotto, per proseguire poi verso la piazza. È il consueto percorso, con tanti lumi: una meravigliosa scia orante. Ma quest’anno, proprio alla prima svolta, quando arriva la statua, c’è una sosta speciale. Si apre il portone del monastero delle Sorelle Clarisse. Sono tutte lì, liete ad attendere, e quando la statua, con l’emozione visibile di tutti, si avvicina, intonano l’inno di S. Chiara. L’Arcivescovo benedice, con gioia, e si riparte. Davvero un bellissimo segno di condivisione e di unità. Così la Festa è ancor più bella. Grazie, Sorelle! L assicuriamo la nostra preghiera di vicinanza e solidarietà, presso S. Chiara. Lei, “donna paciera dell’Umbria”, come più volte la chiama l’Arcivescovo, possa davvero intercedere per la pacifica convivenza del popolo Umbro, in un cammino di autentica riscoperta dei santi che intessono la storia di questa Terra. Davvero con S. Chiara d’Assisi dobbiamo tutte sentirci dire:“E amandovi a vicenda nella carità di Cristo,dimostrate al di fuori con le opere l’amore che avete nell’intimo, in modo che,provocate da questo esempio, le sorelle crescano sempre nell’amore di Dio e nella mutua carità”(dal testamento). 69 Quest’anno abbiamo avuto la gioia della presenza del Priore Generale dell’Ordine di S. Agostino, Padre Robert Francis Prevost e del Priore Provinciale d’Italia Padre Pietro Bellini. La solenne concelebrazione ha visto anche la partecipazione di Padri dall’Umbria e da Roma e dei confratelli Agostiniani Scalzi. Ecco l’omelia di Padre Prevost, davvero intensa e preziosa per desiderare un rinnovamento della nostra “vita di fede e di preghiera”. H o ricevuto un libro qualche mese fa, intito- portando la croce. lato “Nessuna croce, nessuna corona”. È la Chiara dice a storia della fondazione di una congregazione di Gesù: “Signore, vita religiosa, e delle serie difficoltà incontrate e dove superate nel processo dei suoi primi anni d’esistenza. Il titolo potrebbe servire per parlare oggi di Santa Chiara della Croce ed anche per riflettere sul Vangelo e il nostro modo di vivere il vai?” E la risposta di Gesù è forte: “Ho camminamessaggio di Gesù. Senza la croce, non si può to a lungo, ho girato tutta la terra, ma non ho arrivare alla corona, alla gloria, alla vittoria. trovato un cuore disposto ad accogliere la mia Questo è lo stesso messaggio che abbiamo ascol- croce”. Chiara non fugge la croce, anzi la desidetato nel Vangelo di oggi: “Se qualcuno vuol ra. Con generosità e grande amore gli dice: “Ecco il mio cuore, o Sivenire dietro di me ringnore, piantala qui”. neghi se stesso, prenda Questa risposta la sua coce e mi segua. a preghiera serve prima di tutto per generosa e coraggiosa Perché chi vorrà salvare farci coscienti dei bisogni che di Chiara è ancora la propria vita, la perdeabbiamo, poi per disporre il nostro spirito oggi fonte d’ispiraziorà; ma chi perderà la ne e modello dell’aua riceverli,poi,terza ragione,per dilatare le propria vita per causa tentico atteggiamenmia e del Vangelo la salnostre capacità ricettive. L’insistenza nella to cristiano: essere verà”. preghiera non dipende dal gusto di Dio...; sempre disponibili e Nella vita di Santa l’insistenza nella preghiera è un modo di generosi davanti alla Chiara – ne conosciamo dilatare le capacità spirituali dell’anima, di sofferenza di Gesù, la storia – c’è la bellissiaccrescere in noi il desiderio, il sentimento con il desiderio nel ma esperienza dell’indel bisogno. cuore di camminare contro con Gesù e la Quando giunge la grazia, giungerà in con Gesù, con la sua sua croce. Nella profonuna maniera più piena, più alta, perché croce, sapendo che è dità della sua preghiera, abbiamo chiesto con più fervore, con più l’unica maniera per Chiara riceve una grazia fede, con più amore, con più insistenza”. arrivare alla Corona, straordinaria. Si trova Padre Agostino Trapè alla Risurrezione. Ed davanti a Gesù che sta “L 70 è importante capire che la sofferenza di Cristo è identificata specialmente con la sofferenza del suo popolo. Ma qui, dobbiamo riconoscere un altro fatto. È facile pensare all’esperienza mistica di Santa Chiara e dire che lei era santa perché ha avuto quel tipo di esperienza. Invece, la verità sarebbe a rovescio: poiché era santa - si era preparata, in anni di fedeltà nella preghiera (anche passando lungo tempo con una crisi d’aridità) - Cristo le ha fatto dono dell’esperienza mistica. Ma lei – da piccola – ha vissuto sempre con il desiderio di conoscere Cristo, di vivere la sua Passione, di riempire la sua vita con Cristo. Santa Chiara era veramente una mistica, che ha dedicato la sua vita, cominciando all’età di sei anni, alla dimensione “contemplativa” – una dimensione della vita cristiana – per tutti, (riconoscendo certamente che non tutti possiamo viverla nella stessa maniera). È una dimensione che deve essere presente nella vita di preghiera, di ascolto, di riflessione sula Parola di Dio e sulla realtà del mondo in cui viviamo, e che per noi è essenziale nella vita agostiniana. Per vivere questa dimensione, bisogna creare lo “spazio” – il tempo, l’opportunità, la sensibilità – di poter riconoscere Cristo che ancora oggi cammina con la croce, e va cercando un cuore disposto ad accoglierla. Occorre dare tempo, con frequenza, a questa dimensione della nostra vita. Ma tante volte, le distrazioni del mondo di oggi non ci permettono (o ci tolgono la voglia) di dedicarci a questa ricerca di Dio. Penso che l’urgenza di questa ricerca può portarci a perdere il senso della nostra identità, come persone e come comunità di fede. Un grande teologo del Vaticano II scris- 71 se: “Se la Chiesa esisterà nel prossimo millennio, sarà una Chiesa mistica”. Una Chiesa che sa vivere la dimensione contemplativa, come parte essenziale del suo servizio al mondo. Troppe volte, cerchiamo il senso della nostra vita o il senso della Chiesa nelle opere, nelle attività, negli impegni – certamente importanti, ma spesso superficiali per la mancanza dello Spirito – e ci dimentichiamo che la nostra missione principale è l’annuncio del regno di Dio. L’urgenza quindi è di tornare alle radici, all’inizio, all’incontro con Gesù e la sua croce. Questo è possibile con una vita radicata nella preghiera, nella dimensione “contemplativa” della vita. Sant’Agostino ci può illuminare su questo tema: “Si prega con l’affetto, si prega con l’amore, si prega con il desiderio”. Cioè la preghiera per Agostino, non è un fatto di parole e nemmeno una questione di pensiero. La preghiera è essenzialmente una questione di affetto. “Preghi sempre se desideri sempre. La preghiera continua è il tuo desiderio, per cui il silenzio dell’anima è il freddo della carità; il grido dell’anima è il fervore della carità”. Il rinnovamento della nostra vita – come cristiani e come agostiniani – dipende tanto dal rinnovamento della nostra vita di fede e di preghiera. Ci aiuti l’esempio di Santa Chiara della Croce, e cerchiamo insieme di far crescere il nostro desiderio di essere persone di preghiera che amano Cristo e la sua passione, per essere testimonanza nel nostro mondo. 72 Da qualche tempo il nostro Padre Agostiniano Giuseppe Rombaldoni, dellla comunità di Gela, in Sicilia, ci aveva annunciato una bella sorpresa.In prossimità della Festa di S. Chiara, ci ha comunicato, anche con un’immagine, che la loro chiesa di S. Agostino si sarebbe arricchita di una grande pala d’altare.Il dipinto,davvero bello e significativo nella composizione,nella tecnica e nella raffigurazione di S. Chiara, realizzato dal pittore gelese Antonio Occhipinti, rappresenta S. Agostino in alto, e in basso S. Monica che offre la cintura e indica il figlio, e S. Chiara da Montefalco che indica il suo cuore con la croce. Dalla presentazione dell’opera, il 27 agosto, ecco qualche interessante passaggio. nche tu Chiara, come Agostino, guardi in alto, ma mentre Agostino è in estasi serena e Monica è in atteggiamento docente, tu sei tutta trasportata, slanciata, rapita da quell’Amore di cui hai portato segretamente il segno concreto entro il tuo cuore, per tutta una vita; da quando, nel segreto silenzioso di un corridoio del Monastero di Montefalco, incontrasti il tuo Signore che viaggiava per il mondo in cerca di qualcuno cui potesse dare il gravoso impegno di portare, con Lui, il peso della sua Croce. Tu ti offristi senza in- “A dugio di prendere questo pesante, dolce peso che tenesti per te; ma qualche frase ti uscì; forse non pensavi che qualcuno ti prendesse sul serio quando dicevi «Io ajo Jesu Cristo mio crocifisso entro lo core meo»… E ora il tuo corpo, tutto il tuo essere, sembra come volare, sembra leggero come una nuvola trasportata dal vento, verso realtà lontane ma vicine, verso realtà che sembrano da favola e che invece sono vere, non soltanto per te, ma anche per noi uomini e donne del terzo millennio che sembra non abbiamo niente da imparare, da nessuno, ma che invece abbiamo tanto da imparare da tutti e dunque anche da te, piccola, semplice donna di un paesino sperduto sulle amene colline della verde Umbria… Una sola cosa è ferma, statica, nella tua rappresentazione: è la mano sinistra che ci indica il cuore, unico elemento rosso della tua figura, ma unico ‘luogo’ dove risiede l’amore, quello vero, quello con la “A” maiuscola che non conosce egoismi e tantomeno ripensamenti o tradimenti, ma che «tutto crede, tutto spera, tutto sopporta»”. M attino del 18 agosto. “Un segno grandioso apparve in cielo”; così sta scritto nel libro dell’Apocalisse, ma non è il nostro caso, anche se dobbiamo dire che un segno si è composto in cielo, e per la verità molto raro. Due aerei di linea, forse con molti viaggiatori che lasciavano l’Italia dopo una indimenticabile vacanza o che stavano proprio per gustarsela, si sono incrociati e, come significa il verbo stesso, a forma di croce. Imperdonabile lasciarsi sfuggire la foto! Eccola, allora, prima che si dissolvesse, proprio sopra il monastero. Ci piace pensare ad una sorta di benedizione, il giorno dopo la festa, giorni atmosfericamente limpidi, e sempre significativi per l’incontro di fede con Chiara. Allora tutte le monache erano con gli occhi al cielo, simpaticamente stupite. Ma nella bellezza del momento c’è sempre qualcuno che ‘predice’ il futuro: “Che croce ci aspetterà ora?”. Meglio allora che gli aerei cambino rotta, la prossima volta! 73 L a vita di S. Chiara, del Padre Vico Stella, è composta da una gran quantità di brevi capitoletti, quasi per accattivarsi una lettura vivace. A pagina 13 si apre un brevissimo capitoletto di due pagine: “Nennolina”. Chi è? Lo dice brevemente l’autore: è Antonietta Meo, “Nennolina per i suoi cari”, una bimba romana, di 6 anni, morta nel ’37, una piccola santa, di cui è in corso infatti il processo per la beatificazione. È chiamata in causa, insieme ai piccoli di Fatima, Giacinta e Francesco, in riferimento alla piccola Chiara che a soli 6 anni era tutta presa per Gesù ed entrava nel reclusorio della sorella Giovanna. Sono belli questi piccoli, capaci di sacrifici e slanci straordinari. Superati alcuni ostacoli, e il lavoro lungo e delicato in sé, compreso il processo diocesano negli Stati Uniti circa il miracolo, Nennolina potrebbe essere proclamata beata dalla Chiesa entro l’anno prossimo. La sua semplice, ma molto venerata tomba, si trova a Roma, nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme, sua parrocchia. Nennolina era nata il 15 dicembre del 1930 in una famiglia molto credente. È la mamma la compagna e l’amica fedele di questa piccina vivace e intelligente. “E poi quel male che aveva cominciato a roderle le ossa, - scrive Stefania Falasca nella rivista 30 GIORNI - portandola all’amputazione di una gamba, alla resezione di tre costole fino a spostarle il cuore. E la serena disarmante fortezza 74 di quella bambina così piccola, dentro a tanta sofferenza, che lasciava in tutti sconcerto. Dalle sue letterine il mistero di un amore viscerale, di quella sapienza che si nasconde ai superbi e si rivela ai piccoli, di chi lietamente, per grazia, ha dato tutto. Il mistero di una predilezione assoluta: «Caro Gesù eucaristia, sono tanto, proprio tanto contenta che tu sei venuto nel mio cuore. Non partire più dal mio cuore resta sempre con me!»; «Caro Gesù, io ti amo tanto, io mi voglio abbandonare nelle tue mani… io mi voglio abbandonare nelle tue braccia e fa’ di me quello che tu vuoi»; «tu aiutami con la tua grazia, aiutami tu, che senza la tua grazia nulla posso fare»; «Caro Gesù, ti prego per quell’uomo che fa tanto male»; «ti prego per quel peccatore che tu sai…»; «Caro Gesù, io ti voglio tanto bene e ti amo tanto! Io voglio stare con te sul Calvario»; «dammi tu la forza necessaria per sopportare questi dolori che ti offro per i peccatori… non voglio che tu mi guarisci, ma anime, anime. Dammi anime! Dammene tante! Dammene tante, caro Gesù». Così Antonietta. Così l’opera di Dio in una bambina ha confuso, spiazzato, disarmato, toccato il cuore di tanti credenti e non… Se tutto si svolgerà speditamente Antonietta Meo diverrà presto la più giovane beata non martire elevata agli onori degli altari, la più piccola nella storia della cristianità”. Davvero tocca l’intimo del cuore questa stupenda testimonianza! uesto il titolo di una semplice ma efficace biografia di S.Chiara,scritta dall’anziano Padre Agostiniano Vico Stella scomparso un anno fa. Un piccolo libro presto esaurito nella sua edizione del 2000 e che ora, riveduto e arricchito da un’ appendice di preghiere e pensieri da Padre Gianfranco Casagrande, agostiniano, viene stampato dalla Casa editrice Shalom. Ricchissimo di foto,vivace nella grafica:una guida per conoscere S.Chiara e per pregarla. 233 pagine, 4 euro.“Questo libro ci prenda per mano – così nella presentazione di P. Casagrande – e, con Chiara della Croce, ci introduca nei misteri del regno dei cieli mentre ci prepariamo a vivere, nel 2008, la memoria della morte gloriosa di questa grande mistica agostiniana. Ho aggiunto alcuni pensieri e alcune preghiere, utili per scoprire e amare questo tesoro nascosto da Dio nel centro dell’Umbria”. Il libretto si trova nelle librerie cattoliche e potete richiederlo anche a noi. Q Nella foto sopra: T.V.V. Questa è la sigla di un bel gruppo di giovani della Parrocchia di S. Savino e Silvestro di Bologna,accompagnati da Sr Beatrice e da don Marco. Scusate, ma la sigla? Vuol dire: Tremenda Voglia di Vivere. Con la V maiuscola, naturalmente! Un bell’impegno, no? Nella foto sopra a destra: ecco la cara signora Geltrude Coluzzi, di Norma (LT) al centro con il marito, alcuni parenti e amici, in visita affettuosa e di gratitudine all’amica santa Chiara.Per sua intercessione infatti – come vi abbiamo raccontato con emozione fra le pagine del bollettino – Geltrude ha ricevuto una grazia e consolazione nella sofferenza. Nella foto in basso a destra: un gruppo di giovani della Parrocchia “Natività della Beata Vergine Maria”di Stra (VE), diocesi di Padova,con il cappellano don Gianluca Bassan.Bella e intensa la loro esperienza a Montefalco,ricca di bene e fraternità. 75 I l cammino verso Loreto, per i giovani dell’Agorà, ha avuto un percorso di tre giorni di avvicinamento, potremmo chiamarli, che ha impegnato molte diocesi, fra cui SpoletoNorcia. A Spoleto sono confluiti un migliaio di giovani del Nord e del Sud. Accolti in diverse parrocchie, hanno sostato anche qui a Montefalco: giovani di Modena e Catania. Il Parroco don Alessandro Lucentini, in collaborazione con il Comune, ha organizzato questa festosa accoglienza. Anche santa per condividere con molti altri la gioia di questo cammino e celebrarla, mentre la sera il ritorno a Montefalco, con momenti festosi in piazza e nel grande parcheggio. E poi, partenza per Loreto, con una nuova ricchezza dentro, verso l’incontro con Papa Benedetto. Forte il suo messaggio per loro, ma così paterno e incoraggiante. Camminate con coraggio, non abbiate paura, non temete di andare contro corrente, siate umili e sobri, con l’esortazione ad aver cura dell’ambiente e di tutto il creato. Tutto da sottoscrivere, per una vita ricca di senso, di grande speranza, guardando anche alla Chiesa come accogliente compagna di cammino. Chiara si è vista attorniata da più di 300 giovani nel santuario, per la concelebrazione eucaristica presieduta dal Parroco insieme ai numerosi sacerdoti che accompagnavano i ragazzi. Chiara si è fatta conoscere e ha suscitato nei giovani grande emozione e interesse. Un santuario festoso, vivo! Qualche spostamento a Spoleto 76 n Germania, appunto, vicino a Würzburg, c’è un piccolo paese, Messelhausen, dove si trova un convento agostiniano con una casa di accoglienza, la “Casa della Spiritualità Agostiniana”. Ci sono stati offerti corsi di esercizi e diversi altri. Un corso dell’anno 2007 era in Umbria, dalle Monache Agostiniane a Montefalco: bella idea! 28 persone, che sono arrivate il 28 luglio e si sono fermate fino al 9 agosto. Lì c’era il nostro P. Agostiniano, Christoph Weberbauer, la guida del corso. Con lui anche Adelinde, che ha fatto Yoga e meditazione nel bel giardino della foresteria, e da non dimenticare i nostri amici Christa e Jörg, i due bravi cuochi. Sono stati meravigliosi giorni per tutti.Abbiamo saziato e dissetato i nostri cuori con le preghiere, i canti e con tutto ciò che abbiamo ascoltato; le nostre conversazioni e quanto ci è stato narrato di S.Agostino stesso, anche dalle monache, sia di Montefalco che di Cascia. Abbiamo saziato anche i nostri corpi con il riposo delle vacanze e il buon mangiare dei nostri cuochi. Che atmosfera, quando ci incontravamo, silenziosi, al sorgere del sole, nel giardino, con yoga e meditazione! Alcuni erano allo stesso tempo dalle Suore, al canto delle Lodi e alla S. Messa. Abbiamo parlato molto della vita di S. Agostino, attingendo alle sue Confessioni. Che sorpresa incontrare a Orvieto, nella visita al bellissimo duomo, P. Giovanni Scanavino, il vescovo Agostiniano di oggi! Che sorpresa ancora, aver potuto pranzare nella “Casa per esercizi spirituali”, nella visita a Cascia e Roccaporena, dove ha vissuto S. Rita e dove vivono ancora oggi le Agostiniane e gli Agostiniani. I Ci siamo incontrati, nella gioia, con le Agostiniane a Montefalco, nella chiesa e nel parlatorio. Il momento più bello per noi è stata la S. Messa domenicale con la gente italiana. P. Christoph ha celebrato e predicato in Italiano e noi abbiamo letto contemporaneamente l’omelia in Tedesco. Abbiamo cantato canzoni tedesche e Italiane. Era una grande festa nel nome del Signore: che era, è e sarà: la nostra Via, la Via di ognuno di noi (Gio 14,1-14). Non è stato facile, alla fine del corso, lasciare tutto e partire.Erano giorni non soltanto a “Montefalco” ma perfino a “Monte Tabor” (Lc 9,28b-36). Avevamo festeggiato questa festa (6 agosto) con grande gioia nell’Abbazia di San Felice, a Giano Umbro, dove anticamente c’erano gli Agostiniani. Ringraziamo tanto il Signore e le monache,per i loro cuori aperti, per la gentilezza e la generosità. Abbiamo spezzato e mangiato insieme lo stesso pane:il pane del corpo di Cristo prima di tutto,ma – cosa simpatica e fraterna - anche il pane nero, tipico della Germania,cotto dal nostro cuoco Jörg,proprio nel forno della Casa di accoglienza. Speriamo di poter ripetere questo corso fra due anni, e magari con la presenza di amici italiani. Chissa!? 77 È ritornata la festa dei bambini il 24 giugno, dopo un po’ d’anni di silenzio. La festosa celebrazione, presieduta dal Parroco mons. Alessandro, ha riaperto così questo tradizionale appuntamento, che oltre ai piccoli, ha visto la presenza di mamme, papà e nonni. Preparata con amore dalle monache e dal Parroco insieme, che ha coinvolto i bambini nella preghiera e nelle espressioni affettuose verso s. Chiara, è stata gioiosamente animata dal maestro Angelo Bornaghi e i suoi ragazzi con le festose chitarre, insieme ad un gruppo di giovani della Parrocchia. Una festa di fiori, prima fra le mani, e poi, salendo all’urna di Chiara, offerti a lei con gioia. Il tradizionale bacio della Crocetta, ed un piccolo dono delle monache, hanno concluso il festoso incontro. Arrivederci al prossimo anno, con le belle sorprese che già si desiderano realizzare. 78 Le foto di questa pagina, degli altri bambini e dei giovani dell’Agorà sono dello STUDIO PIERPAOLO METELLI di Montefalco tu sei amica e compagna sicura per camminare con Gesù. Ho fiducia in te, che hai tanto amato i bambini. Così, insieme a te voglio ringraziare Dio per il grande dono della vita. Insegnami ad avere un cuore grande come il tuo, dove possa abitare il dolce Gesù. Un cuore generoso, sincero e buono. Un cuore capace di amare tanto i miei Cari e tutte le persone che incontro. Ricordati, Santa Chiara, di tutti i bambini che soffrono e hanno fame. Ti prego, chiedi a Gesù, con me, la pace per tutto il mondo. Fa’ che il mio cuore sia felice e sappia dire con te, ogni giorno: grazie Gesù! Amen CHIARA PERUGINI di Cantalupo di Bevagna (PG) AURORA CECCARONI di “Madonna della Stella” Montefalco (PG) EMMA BIRGER del Maryland (USA) HENRY BIRGER del Maryland (USA) MICHELA e AGNESE TONINI NOEMI D’AGATA TOMMASO CELANO di Piangipane (RA) di S. Giovanni La Punta (CT) di Norma (LT) O santa Chiara nostra patrona, che la tua vita unisti al Cristo. Fa’ che attendiamo la vera gioia, con l’accettare i nostri dolori. O dolce Chiara imploraci di viver nel Signor. In ogni istante di nostra vita, per imitarti nel tuo grande amor. La tua sapienza, ti supplichiamo, fa’ che riviva in tutti noi; perché la fede e la speranza testimoniamo col nostro amore. O santa Chiara la tua preghiera protegga sempre la santa Chiesa; perché del Cristo sia vero segno, per la salvezza di tutto il mondo. dall’inno a S.Chiara Per qualunque richiesta rivolgersi a: MONASTERO S. CHIARA DELLA CROCE - 06036 MONTEFALCO (PG) c.c.p. 14239065 - tel. 0742 .379123 - fax 0742.379848 - e-mail: [email protected] BOLLETTINO TRIMESTRALE, anno XXXVIII, N. 3 - LUGLIO/SETTEMBRE 2007 S. CHIARA DA MONTEFALCO Agostiniana Direzione: Monastero Santa Chiara 06036 MONTEFALCO (Perugia) TAB. C - “Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 2, DCB Perugia” Autorizzazione Trib. MC n. 394 del 17-10-1996 Direttore Responsabile: P. Marziano Rondina Impostazione grafica, fotolito e stampa: Tipografia S. 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