rivista del dal 1928 M E N S I L E N . 1 0 O T T O B R E 2 0 1 0 € 3,50 fondazione ente™ dello spettacolo VENEZIA INTERVISTA Luigi De Laurentiis COME SI DIVENTA PRODUTTORE IN UNA GRANDE FAMIGLIA 67 PERSONAGGI, CURIOSITA’ E LE NOSTRE PAGELLE ROMA, AI NASTRI DI PARTENZA Poste Italiane SpA - Sped. in Abb. Post. - D.I. 353/2003 (conv. in L. 27.02.2004, n° 46), art. 1, comma 1, DCB Milano IN ATTESA DEL FESTIVAL, LE PRIME ANTICIPAZIONI E I FILM DA NON PERDERE Animazione in 3D per l'ipertecnologico genio del male ideato da Pierre Coffin e Chris Renaud NON SOLO VAMPIRI A TORINO UNA MOSTRA SUI DIVERSAMENTE VIVI UN CATTIVO COSÌ... NON L'AVETE MAI VISTO. PAROLA DI GRU, L'ANTAGONISTA MILIONARIO DI DREAMWORKS E PIXAR © STUDIO UNIVERSAL È UN CANALE DI NBC UNIVERSAL CON STUDIO UNIVERSAL IL GRANDE CINEMA TI RESTA DENTRO. Con 12 lm diversi al giorno, approfondimenti, speciali, documentari e dietro le quinte, è impossibile non vedere in ogni triglia uno squalo affamato. www.studiouniversal.it Non perdere tutto lo spettacolo di Mediaset Premium. Chiama 199 303 404* o visita il sito www.mediasetpremium.it * Il costo da telefonia ssa è di 0,03 € al minuto, più 0,06 € di scatto alla risposta (IVA inclusa). I costi da telefono cellulare variano in funzione del gestore da cui viene effettuata la chiamata. WWW.ILREGNODIGAHOOLE.IT Vivi la straordinaria esperienza del cinema 3D a casa tua! Da oggi le immagini 3D si accendono grazie ai quattro colori di Quattron. La tecnologia Quattron, diversamente da tutti gli altri TV sul mercato, si avvale di quattro colori primari: ha aggiunto il giallo ai 3 colori primari (Rosso, Verde e Blu) Da oggi grazie alla tecnologia Quattron 3D le immagini "usciranno dal vostro schermo" ancora più vivide e luminose. Godetevi la televisione in una nuova dimensione. 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S.r.l. - Via L. Soderini, 47 - 20146 Milano Tel./Fax: 02-45497366 - Cell. 335-5428.710 e-mail: [email protected] DISTRIBUTORE ESCLUSIVO ME.PE. MILANO ABBONAMENTI ABBONAMENTO PER L’ITALIA (10 numeri) 30,00 euro ABBONAMENTO PER L’ESTERO (10 numeri) 110 euro SERVIZIO CORTESIA S.A.V.E. Srl, Fiano Romano (RM) tel. 0765.452243 Fax 0765.452201 [email protected]. PROPRIETA’ ED EDITORE PRESIDENTE Dario Edoardo Viganò DIRETTORE Antonio Urrata UFFICIO STAMPA [email protected] COMUNICAZIONE E SVILUPPO Franco Conta [email protected] cinematografica di L’ultima Mostra del Cinema di Venezia verrà raccontare una delle ricordata come una delle più belle degli ultimi pagine più vergognose anni – ottima la qualità dei film in concorso - e nella storia del regime tra le più controverse. Non poteva essere comunista cinese”. diversamente se in giuria hai un presidente che Sempre la Fondazione si chiama Quentin Tarantino, per consuetudine ha attribuito il Bresson portato a spiazzare e far discutere. Vince all’africano Mahamat-Saleh Haroun, baluardo di Somewhere della Coppola, forse non il titolo un umanesimo capace di dialogare con culture migliore, di certo non il più brutto. Leone agli antipodi. Italiani a mani vuote, ma da d’Argento alla regia per lo spagnolo Alex de la applausi. Se il vincitore di Controcampo, 20 Iglesia (Balada triste de trompeta), il più tarantiniano degli autori in gara. Vince, più in sigarette, segnala l’adesione del nostro cinema generale, un cinema del riflusso, personale, alle contaminazioni di fiction e documentario – centripeto; e un punto di vista che, dal quadro un mix che caratterizza anche lo stravagante film politico-sociale (il terrorismo, il cortocircuito dei di Celestini, La pecora nera – emerge con forza il sistemi democratici, le tensioni internazionali), si bisogno dei nostri connazionali di indagare un accartoccia sui rovelli interiori di personaggireale divenuto indecifrabile: sia che lo si declini limite: l’attore sfasciato di Somewhere, i al passato come nel grande affresco risorgimentale di Martone, Noi pagliacci folli di de la Iglesia, i superstiti di Silent Souls (al film credevamo, sia che lo si proietti in del russo Fedorchenko l’Osella un presente assoluto, fuori dal “Ottima la qualità dei per la fotografia) la sociopatica tempo, nel coraggioso La Ariane Labed di Attenberg, solitudine dei numeri primi di film della Mostra, Coppa Volpi con il Vincent Gallo Costanzo. Più tradizionale controversi i verdetti. che t’aspetti, cioè borderline. l’approccio di Mazzacurati che Ora tocca al festival Fuori dal palmarès l’impegno. volge in farsa la sua Passione per della capitale” Ripescato però dai premi toccare uno dei temi sensibili del collaterali: Meek’s Cutoff della nostro cinema: la crisi di storie. Una crisi che sembra non Reichardt vince il SIGNIS per riguardare Guido Chiesa che, nel come inquadra “l’epopea di suo nuovo Io sono con te, racconta la vicenda di alcuni pionieri americani, affidando la speranza di un futuro migliore al confronto con l’altro”; a una ragazza vissuta nella Galilea di duemila anni fa: Maria di Nazareth. Il film sarà al prossimo The Ditch del cinese Wang Bing va invece il Festival di Roma. Per un’edizione, speriamo, da Premio La Navicella della nostra Fondazione, piccolo miracolo. perché “riesce nell’impresa politica e COORDINAMENTO SEGRETERIA Marisa Meoni [email protected] DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE Via G. Palombini, 6 - 00165 Roma - Tel. 06.96.519.200 Fax 06.96.519.220 - [email protected] Associato all’USPI Unione Stampa - Periodica Italiana Iniziativa realizzata con il contributo della Direzione Generale Cinema - Ministero per i Beni e le Attività Culturali La testata fruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250 ottobre 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 5 sommario n. 10 otto bre 2010 Madrina in Laguna: Isabella Ragonese PERSONAGGI 32 Speranza Haroun Al cineasta africano il Bresson 2010. Che premia il dialogo 36 Talento di famiglia Sulle orme di nonno Luigi e papà Aurelio: il giovane De Laurentiis, in esclusiva 54 Bette contro Bette Ritratto della Davis, temperamento tragico e diva anticonvenzionale SERVIZI 20 Venezia, luci e ombre Grandi film e tante polemiche: i nostri voti all’edizione 67 43 Diversamente Vivi Zombi, vampiri, mummie e fantasmi: dallo schermo al Museo di Torino FILM DEL MESE 56 Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti 60 Wall Street: il denaro non dorme mai 63 Adèle e l’enigma del faraone 63 Step Up 3D 64 Quella sera dorata 66 Benvenuti al Sud 66 Fair Game 67 Uomini di Dio 69 The Town Knightley e Kidman sul red carpet. Facebook secondo Fincher e la Maria di Guido Chiesa Sofia Coppola con il Leone d’Oro. A destra Shia LaBeouf in Wall Street 2 FOTO KAREN DI PAOLA 48 Roma guarda le stelle 16 COVER FOTO KAREN DI PAOLA Cattivissimo Gru Arriva in Italia l’animazione 3D realizzata in Francia e prodotta dagli States: per bissare il successo d’oltreoceano Passa a e vai al cinema. Paga Con un Abbonamento o una Ricaricabile vai al cinema, anche tutte le settimane, per tutto il 2010. Per attivati entro il 31/10/2010, con ingressi al cinema fino al 31/12/2010. Per info su offerta, regolamento, film e sale aderenti www.grandecinema3.it o i 3 Store. . 12 Glamorous News e tendenze: brillanti accessori in Mostra. Guardate il particolare 14 Colpo d’occhio Misteriose sparizioni per Vincent Gallo: stanata la (Coppa) Volpi 24 Morandini in pillole Tutto quello che avreste voluto sapere dal Lido… Ma non avete mai osato chiedere 72 Dvd & Satellite Saghe da celebrare: Alien e Ritorno al futuro in Blu-ray 78 Borsa del cinema Un americano a Roma: De Niro jolly per il nuovo Manuale 80 Libri Generi a confronto, registi e attori sullo scaffale 82 Colonne sonore Impianto Zimmer per l’architettura di Nolan: Inception Rabeb Srairi è Maria di Nazareth per Guido Chiesa: Io sono con te European Film Awards THE EUROPEAN FILM ACADEMY vi invita a votare ai PEOPLE’S CHOICE AWARD 2010 il vostro film europeo preferito. Potrete vincere un viaggio per due persone agli European Film Awards a Tallinn in Estonia! I NOMINATI SONO: AGORA KICK-ASS BAARÍA MINE VAGANTI scritto da Alejandro Amenábar & Mateo Gil diretto da Alejandro Amenábar prodotto da Alvaro Augustín & Fernando Bovaira scritto e diretto da Giuseppe Tornatore prodotto da Giampaolo Letta & Mario Spedaletti AN EDUCATION scritto da Jane Goldman & Matthew Vaughn diretto da Matthew Vaughn prodotto da Adam Bohling, Tarquin Pack, Brad Pitt, David Reid, Kris Thykier & Matthew Vaughn scritto da Ferzan Ozpetek & Ivan Cotroneo diretto da Ferzan Ozpetek prodotto da Domenico Procacci scritto da Nick Hornby diretto da Lone Scherfig prodotto da Finola Dwyer & Amanda Posey MR. NOBODY FLICKAN SOM LEKTE MED ELDEN LE PETIT NICOLAS (The Girl Who Played With Fire) scritto da Jonas Frykberg diretto da Daniel Alfredson prodotto da Sören Staermose THE GHOST WRITER scritto da Robert Harris & Roman Polanski diretto da Roman Polanski prodotto da Robert Benmussa, Alain Sarde & Roman Polanski scritto e diretto da Jaco van Dormael prodotto da Philippe Godeau (Little Nicholas) scritto da Laurent Tirard & Grégoire Vigneron diretto da Laurent Tirard prodotto da Eric Jehelmann SOUL KITCHEN scritto da Fatih Akin & Adam Bousdoukos diretto da Fatih Akin prodotto da Fatih Akin & Klaus Maeck VOTA ONLINE: www.europeanfilmawards.eu IL 23mo EUROPEAN FILM AWARDS: 4 Dicembre 2010 The European Film Academy riunisce 2.300 professionisti del cinema europeo con lo scopo di promuovere la cultura cinematografica continentale. Il vincitore del People’s Choice Award sarà ufficializzato da European Film Academy ed EFA Productions durante la cerimonia di premiazione: IL 23mo EUROPEAN FILM AWARDS, 4 Dicembre 2010 Tutti i voti devono essere comunicati prima del 1 Novembre 2010. Il concorso è soggetto a regolamento disponibile su richiesta da Ernst & Young GmbH. $57:25.%($75,&($/(0$*1$*5$),&$,17(512=(52)272=$<(',$&29(//, 81$352'8=,21(0$'(/(,1( ,1&2//$%25$=,21(&21 5$,&,1(0$(%,0',675,%8=,21( $6&$1,2&(/(67,1, *,25*,27,5$%$66, 0$<$6$16$ 81),/0',$6&$1,2&(/(67,1, &21$6&$1,2&(/(67,1,*,25*,27,5$%$66,0$<$6$16$/8,6$'(6$17,6%$5%$5$9$/025,11,&2/$5,*1$1(6( (3(5/$35,0$92/7$68//26&+(502/8,*,)('(/(',5(7725('(//$)272*5$),$'$1,(/(&,35˶¶0217$**,2*,2*,Ï)5$1&+,1,6&(12*5$),$7200$62%25'21( &26780,*5$=,$&2/20%,1,6281''(6,*1(50$85,=,2$5*(17,(5,25*$1,==$725(*(1(5$/($1721(//$9,6&$5',$3$,$,8725(*,$9$/,$6$17(//$ 62**(772(6&(1(**,$785$',$6&$1,2&(/(67,1,8*2&+,7,:,/0$/$%$7('$//,%52³/$3(&25$1(5$',$6&$1,2&(/(67,1,('(,1$8', 352'8=,21((6(&87,9$3$66,21(352'2772'$$/(66$1'5$$&&,$,&$5/20$&&+,7(//$*,25*,20$*/,8/25(*,$$6&$1,2&(/(67,1, :::%,0),/0&20 $/&,1(0$ glamo rous a cura di Arnone luca Gian foto di Karen Di Paola Ultimissime dal pianeta cinema: news e tendenze ACCESSORI IN “MOSTRA” L’eleganza di Barbara Bouchet non si discute, il colore sì. Mai vestirsi di viola a una prima… C’era una volta Venezia. E l’eleganza, le griffe, la calca in passerella. Poi il divismo è finito, la calca si è sgonfiata, sono rimasti fotografi e curiosi di passaggio. Comodamente seduti in attesa che passi qualcuna, qualcosa, stravagante abbastanza da farsi notare. Tipo queste… Seta rossa di Rodarte per la Portman, cristalli Swarovski e spacco generoso. Il neo è la pochette, troppo grande. 12 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2010 Garko e Arcuri: dopo Il peccato e la vergogna per la Tv, pinguino e velona al Lido. Ancora impassibili A Venezia (per il carnevale?), Ripa di Meana stile carciofo con blazer rubato a Tim Burton. Da rivedere. Anzi, no. Abito lungo, busto in chiffon nero, arricchito da piume di marabù per Elisa Sednaoui. La Marini ha optato invece per una veste metallizzata disegnata da Carlo Pignatelli. Ma la chicca è lo smeraldo al collo. ottobre 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 13 c olpo d’occhio FE ST IVAL DE L M ES E di Massimo Monteleone Riflettori su Roma, sfide sul Ring e capolavori del muto a Pordenone RELIGION TODAY FILM FESTIVAL INTERNAZIONALE 1 DEL 5 FESTIVAL FILM DI ROMA X edizione della kermesse capitolina. La Selezione Ufficiale prevede 16 lungometraggi in concorso e 6 film fuori concorso; L’Altro-Cinema Extra è la sezione che esplora le nuove frontiere del linguaggio per immagini e suoni. Film d’apertura Last Night di Massy Tadjedin, con Keira Knightley. XIII edizione del “Festival internazionale di cinema delle religioni”, inteso a promuovere la conoscenza delle opere in cui l’esperienza religiosa assume una cifra estetica su cui riflettere. Il tema odierno è “Viaggi della fede. Viaggi della speranza”. Fra le sezioni: film a soggetto, documentari, cortometraggi. Località Trento (e provincia)Bassano (VI)-Bolzano-RomaNomadelfia (GR), Italia Periodo 8-21 ottobre tel. (0461) 981853 Sito web www.religionfilm.com E-mail [email protected] Resp. K. Malatesta, D. Zordan OTTAWA INTERNATIONAL 6 ANIMATION FESTIVAL Non chiamarmi, non ti sento “MI SI NOTA DI PIÙ se vengo e me ne sto in disparte, o se non vengo per niente?”. Di fronte al dubbio dei dubbi dell’Ecce Bombo morettiano Vincent Gallo ha scelto da par suo: è venuto per non esserci. Il senso della sua partecipazione a Venezia dove pure era atteso uno e trino: due film in concorso più un corto in Orizzonti - è tutto in questo paradosso feticista, dell’artista che si dà solo se si eclissa, delegando al simulacro una presenza che è inevitabilmente assenza. Gallo ha disertato gli eventi al Lido – pur essendo lì – con lo zelo di chi sa di non poter essere contemporaneamente dentro e fuori lo schermo, persona e personaggio. Venezia lo ha capito e premiato. Coppa Volpi per la performance in Essential Killing. Con la seguente motivazione: all’attore che non è potuto venire perché prigioniero del suo film. G.A. Località Roma, Italia Periodo 28 ottobre – 5 novembre tel. (06) 40401900 Sito web www.romacinemafest.it E-mail [email protected] Resp. Gian Luigi Rondi RING! IX edizione del festival della critica cinematografica. Nel “quadrato da combattimento”, allestito sul palcoscenico del Teatro Comunale, si danno appuntamento cineasti, scrittori, giornalisti e critici nel corso di tre giorni di confronti e scontri. Viene inoltre assegnato il Premio Adelio Ferrero 2010. Località Alessandria, Italia Periodo 1-3 ottobre tel. (0131) 52266 Sito web www.teatroregionale alessandrino.it E-mail ufficiostampa@teatroregionaleale ssandrino.it Resp. B.Fornara, N.Lodato, L.Malavasi, L.Pellizzari (direttori artistici) 2 14 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2010 LE GIORNATE DEL CINEMA 7 MUTO XXIX edizione del prestigioso festival sul cinema muto mondiale. Rarità ritrovate e classici restaurati. Tra gli eventi la proiezione – in prima internazionale – di Upstream (1927, lungometraggio di John Ford finora considerato perduto), e una retrospettiva su tre maestri del cinema giapponese della casa di produzione Shochiku. FESTIVAL DEL CINEMA 3 LATINO AMERICANO XXV edizione della rassegna competitiva, fra le principali in Europa ad occuparsi dei film dell’America Latina. Molti i titoli nelle varie sezioni: concorso ufficiale, contemporanea, una retrospettiva (sull’attore messicano Damiàn Alcàzar), cinema e letteratura, cinema e memoria. Località Trieste, Italia Periodo 23-31 ottobre tel. (041) 5382371 (riferimento a Venezia) Sito web www.cinelatinotrieste.org E-mail [email protected] Resp. Rodrigo Diaz CINEKID XXIV edizione della manifestazione competitiva internazionale di cinema, televisione e new media, indirizzata ai bambini e ai ragazzi. Località Amsterdam, Olanda Periodo 26-29 ottobre tel. (0031-20) 5317890 Sito web www.cinekid.nl E-mail [email protected] Resp. Sannette Naeye 4 INQUADRA IL CODICE QR CON IL TELEFONINO PER VISUALIZZARE IL CONTRIBUTO VIDEO SUL FILM XXXIV edizione dell’importante manifestazione canadese dedicata al cinema d’animazione. Prevede sezioni competitive e non, più retrospettive e proiezioni speciali. Località Ottawa (Ontario), Canada Periodo 20-24 ottobre tel. (001-613) 2328769 Sito web www.awn.com/ottawa E-mail [email protected] Resp. Chris Robinson Località Pordenone, Italia Periodo 2-9 ottobre tel. (0434) 21204 Sito web www.giornatedelcinemamuto.it E-mail [email protected] Resp. David Robinson FESTIVAL INTERNATIONAL 8 DU CINEMA MEDITERRANEEN DE MONTPELLIER XXXII edizione del festival dedicato ai film dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Lungometraggi e “corti” concorrono all’assegnazione dell’Antigone d’Oro e del Gran Premio del Cortometraggio. Località Montpellier, Francia Periodo 22-30 ottobre tel. (0033-4) 99137373 Sito web www.cinemed.tm.fr E-mail [email protected] Resp. Jean-François Bourgeot COVER LA CAMPAGNA D’ITALIA DI CATTIVISSIMO ME. CON GRU E UN’ARMATA DI “MINIONS”, PER REPLICARE I FASTI DEL BOX OFFICE AMERICANO DI OSCAR COSULICH L’esercito 16 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2010 del male ottobre 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 17 COVER DIECI MINUTI D’APPLAUSI, al termine dell’anteprima mondiale tenuta allo scorso Festival d’Annecy, hanno consacrato il debutto di Despicable Me (Cattivissimo Me) di Pierre Coffin, Chris Renaud e Sergio Pablos, lungometraggio animato in computer grafica stereoscopica 3D. La storia del film è semplice, quanto ricca di deliziosi sottotesti “adulti” (su tutti la “Banca del Male” gestita dal temibile Perkins, finanziere “occulto” del crimine, degno degli squallori della nostrana P3): il “cattivissimo” Gru abita in un idilliaco quartiere periferico, tra villette a schiera con steccati bianchi e cespugli di rose, ma la sua dimora è nera, con un prato inesistente e un cucciolo di compagnia che è uno strano cane, simile all’incrocio tra un piranha e un lupo mannaro. Nei sotterranei della sua apparentemente malandata abitazione il protagonista nasconde un covo ipertecnologico, popolato dai fedeli “minions”, minuscole creature che formano il suo inesauribile esercito, utilizzato per progettare (in collaborazione con lo scienziato pazzo dottor Nefario) e realizzare quei furti che dovrebbero farlo diventare il più grande criminale della storia. Il problema è la spietata concorrenza di una odiosa nemesi: il “nerd” Vector, ragazzetto ipertecnologico che vive in una casa antitetica alla sua, tutta 18 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2010 plastificata e di un bianco abbacinante. Nella lotta tra Gru e Vector, graficamente lo Yin e Yang della vicenda (ricordano l’idea di Spy vs. Spy, fumetto statunitense del disegnatore cubano Antonio Prohias, pubblicato dal 1961 sulla rivista Mad Magazine), s’innesta l’idea del protagonista di usare tre (“supercattivo/superpapà”), come recita la frase di lancio del film. Ricco di citazioni cinematografiche di ogni tipo, dove si va da un’escalation di gadget tecnologici à la James Bond fino ad una esilarante rilettura della testa di cavallo nel letto del Padrino, Cattivissimo Me che nella versione Un covo ipertecnologico per ideare e progettare i furti che lo consacreranno il più grande criminale di sempre tenere orfanelle per forzare le difese dell’antagonista, ma le piccole Margo, Edith e Agnes, che vedono in lui un potenziale padre, possono trasformare il “superbad”, intenzionato addirittura a rubare la Luna, in “superdad” originale è Steve Carell (in Italia Max Giusti) è stato prodotto dalla Illumination Entertainment e i 325 milioni di dollari già incassati ai botteghini di mezzo mondo lo hanno consacrato come un ottimo biglietto da visita della neonata divisione di animazione della Universal Pictures. Realizzato su supervisione di Chris Meledandri (produttore dell’Era glaciale), infatti, il film è costato solo 68 milioni di dollari (cioè un terzo di Toy Story 3: La Grande Fuga) e segna una svolta nel campo delle megaproduzioni hollywoodiane, essendo stato realizzato integralmente in Francia, a Parigi, negli studi Mac Guff, società europea fondata nel 1986 e diventata leader nel settore dell’animazione e degli effetti speciali che, con uno staff di 300 persone, ha all’attivo gli effetti speciali per Il Profeta (Gran Premio a Cannes), Transporter 3 e Splice, prima di essere entrata nella supervisione e controllo di Azur e Asmar e Cacciatori di draghi, film quest’ultimo che è stato il passepartout che ha attirato Hollywood sulla Senna. L’incontro franco-statunitense (con il contributo di cartoonist e tecnici di tutta Europa, Italia compresa) funziona, ben coordinato dai registi, che hanno dichiarato di aver evitato in ogni modo l’“overacting” di una recitazione sovraccarica, dividendosi equanimemente gli incarichi: Pierre Coffin, con il compito specifico di tenere le briglie strette sulle improvvisazioni di Carell, e Chris Renaud, che ha alle spalle la tradizione dei supercattivi a fumetti della Marvel, a gestire l’aspetto più legato ai macchinari e all’azione in stile James Bond. % Animation Economy Quando il cartone made in Europa si trasforma in successo 2005: Wallace & Gromit: The Curse of the Were-Rabbit, dei britannici Nick Park e Steve Box della Aardman, è il primo lungometraggio della celebre coppia cane-padrone di plastilina, nata nel 1990 con i trenta minuti di A Grand Day Out. Raccontate con un budget di 30 milioni di dollari, fornito dalla DreamWorks, le avventure del duo, che qui fronteggia un “coniglio mannaro”, fruttano un incasso di 192.610.372 dollari e il film vince l’Oscar. 2006: Arthur et le Minimoys, diretto e prodotto da Luc Besson (Nikita, Leon, Il Quinto Elemento), segna l’esordio del popolare regista francese nell’animazione in computer grafica. Questo è il primo film di una trilogia che, alternando animazione e riprese “live-action”, dimostra come con produzioni rigorosamente europee si possano realizzare kolossal degni della tradizione delle major. 2008: The Tale of Desperaux, con un budget di 60 milioni di dollari e un risultato ai botteghini di “solo” 86.947.448 dollari, sembrerebbe un passo falso economico. L’idea degli inglesi Sam Fell e Rob Stevenhagen di realizzare un cartoon in computer grafica ispirato alla pittura fiamminga del XVI secolo però vale da sola il culto per il topolino Desperaux, le cui avventure superano la tradizionale “durezza” delle immagini digitalizzate, ammorbidendole in una pasta grafica e pittorica totalmente innovativa. 2009: Planet 51, dopo gli exploit di Francia e Regno Unito ecco spuntare la casa di produzione spagnola Ilion, con un kolossal fantascientifico in computer grafica dalla tecnica ineccepibile (e un budget di 70 milioni di dollari), che incassa 105.194.415 dollari. Diretto da Javier Abad, Jorge Blanco e Marcos Martinez, alla guida di uno staff di 360 persone, il film si libera dei cliché sugli animali, abituali mattatori dell’animazione, dedicandosi agli extraterrestri. OSCAR COSULICH ottobre 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 19 Venezia 67 Post Ottima selezione con un quartetto italiano intonato. Ma la giuria 20 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2010 Mostrem di Marina Sanna foto Pietro Coccia - Karen Di Paola capitanata da Tarantino ignora tutti e premia la sua visione del cinema Venezia 67 UN NOTO DISTRIBUTORE ITALIANO poco prima della fine del Festival aveva predetto la vittoria di Sofia Coppola. Così è stato, anche se con Quentin Tarantino tutto era possibile. A noi Somewhere è piaciuto molto, un film che riesce a comunicare il vuoto dello star system e di chi lo pratica. Non c’è bisogno di andare a Los Angeles per accorgersene, per raccontarlo in quel modo probabilmente sì. I giorni sono passati, le inutili polemiche sui doppi premi (ancora non ci capacitiamo però di quello alla sceneggiatura, per non parlare della regia, ad Alex de la Iglesia) e le deroghe al regolamento ormai dimenticate, anche se hanno tolto forza a una delle selezioni migliori degli ultimi anni, come vedrete nelle pagine a seguire e dai voti che abbiamo attribuito. I problemi sono altri. Il Paese sembra cadere a pezzi e così Venezia, costosa e fatiscente. Nonostante lo sforzo delle persone che ci lavorano (doveroso ringraziare l’ufficio stampa, che unisce competenza a garbo e gentilezza), il Lido non riesce a essere più il polo di attrazione di una volta. La domanda è: si può fare un festival senza star? La buona notizia è che, in controtendenza con le vicende politiche, il nostro cinema Ben Affleck, Rebecca Hall e Jon Hamm al Lido con The Town. In basso, Elle Fanning in Somewhere Tante 24 opere in gara, squilibrato il verdetto finale: credere di più nel prodotto nazionale avrebbe giovato Il Festival in pillole di Morando Morandini Sigla che dura – Aver mantenuto la stessa sigla d’apertura per tre anni – o sono 4? – è un buon segno in questa civiltà dello spreco. Dura poco più di mezzo minuto, è spiritosa, cita Lumière (1897-n.99), forse la prima gag comica del cinema, colorata per una attimo. Mettetevi, però, al posto di un critico che vede 3 o 4 film al giorno per 11 22 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2010 giorni. E’ costretto a vederla per 40 volte. Le tessere Daily – Stando ai comunicati ufficiali, la 67° Mostra è cominciata con 3427 accreditati, 2088 italiani e 1339 stranieri, ciascuno dotato di un tesserino da appendere al collo di vario colore. Mi risulta che quelli col tesserino (rosso) e la scritta Daily (quotidiano) fossero più di 600, ma non posso dimostrarlo. La domanda è: è possibile che corrispondessero ad altrettanti corrispondenti di giornali, televisioni, programmi Internet quotidiani? Molto improbabile. L’ho visto sul petto o in mano di ragazzini e di gente poco attendibili come giornalisti. Senza Luce – Al Lido di Venezia si va molto in bicicletta. A occhio ho calcolato che non più di una o due su dieci avevano il fanale, ma di sera dopo il tramonto non poche erano ancora in circolazione. Ignoro il numero delle multe date. Per i vigili urbani veneziani era più facile darle sugli autobus. Italiani in concorso – Per la prima volta in sette anni Marco Müller ha azzeccato la scelta di tre film italiani, su quattro nel concorso. Ha sbagliato quella di La solitudine dei numeri primi, bestseller di Giordano, erano all’altezza degli altri titoli in concorso. Vogliamo ricordare il cileno Post Mortem, il coraggioso The Ditch sui campi di concentramento cinesi, l’affascinante Meek’s Cutoff, il visionario Silent Souls (Osella, di consolazione, alla fotografia). Chi troppo vuole nulla stringe? 24 opere in gara sono tante e non per forza necessarie, la giuria era squilibrata e l’esperienza insegna che per vincere si deve credere davvero nel prodotto nazionale. Il presidente della Biennale Paolo Baratta ha citato l’articolo di una giornalista anglosassone, che sottolineava l’immutato prestigio di Venezia rispetto a Berlino e Toronto. La nostra speranza è che la Mostra non si trasformi in un colosso dai piedi d’argilla, destinato a sprofondare nella palude lagunare. % Natalie Portman. Sotto Jerzy Skolimowski, a sinistra Rula Jebreal e Julian Schnabel “risorge”. A partire da Mario Martone con il suo bellissimo Noi credevamo, usato all’imperfetto però inteso in senso positivo e rafforzativo, ma anche Carlo Mazzacurati, l’esordiente Celestini e l’adattamento di Saverio Costanzo del prodotto e distribuito da Medusa, ma potrebbe essere una coincidenza. C’erano nel cartellone della 67° Mostra, divisi in una mezza dozzina di Sezioni, 68 titoli italiani. Togliamo pure i film della retrospettiva e magari anche i documentari di lungometraggio: rimane quasi una trentina di film narrativi. Ovviamente non li abbiamo visti tutti. Quali meritavano di sostituire quello di Saverio Costanzo? L’amore buio del napoletano Antonio Capuano, che, tra l’altro, ha vinto quattro premi delle giurie collaterali, esposto nelle Giornate degli Autori. Oppure Venti sigarette di Aureliano Amadei in Controcampo italiano, accolto con un’ovazione nella proiezione per il pubblico. Organizzazione – Non è facile orchestrare le proiezioni di centinaia di film per undici giorni in sei sale, (tre delle quali nel Palazzo del Cinema), senza contare il cinema Giorgione movie d’essai e l’Arena di campo San Polo a Venezia. Nella prima parte del festival nulla da segnalare, ma negli ultimi sei giorni la situazione è gradualmente peggiorata soprattutto per i gravi ritardi nell’inizio delle proiezioni e per gli sbarramenti che limitavano il grande spazio destinato alla costruzione del nuovo Palazzo del Cinema. I Tartari assenti – Il terreno scavato per il nuovo Palazzo del cinema è stato soprannominato Il deserto dei Tartari, dal famoso romanzo (1940) di Dino Buzzati e dal film omonimo (1976) di Valerio Zurlini in cui il nemico, cioè i Tartari, non arriva mai. Anche i lavori per la costruzione non cominciano mai. Premi ufficiali – Come giudicare il verdetto della giuria ufficiale, diretta da Quentin tarantino, della 67° Mostra? Ridicolo. E piuttosto mafioso. ottobre 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 23 Venezia 67 Noi ci crediamo Operazione Martone: un imponente e radicale melodramma, scandito dalle musiche di Verdi e Rossini di Alberto Barbera 24 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2010 Francesca Inaudi è Cristina di Belgioioso. In basso, Guido Caprino, in apertura Luigi Lo Cascio DICIAMOLO SUBITO. Dopo Visconti e Rossellini, nessun altro cineasta italiano – con la stupenda, solitaria eccezione di Marco Bellocchio – era più riuscito a fare quadrare, in maniera altrettanto convincente, i conti della partita doppia basata sul binomio cinema e storia. Riprendendo la lezione dell’autore di Vanina Vanini, Martone riesce nell’impresa di coniugare felicemente la complessità della riflessione su un periodo trascorso con una narrazione di rara potenza espressiva e una direzione di attori esemplare. Noi credevamo ha il coraggio di scavare nei sedimenti di una vulgata storica dove l’ideologia, le censure e le rimozioni avevano finito col depositarsi, confondendosi con l’oggettività degli eventi. Rimuovendo la patina degli stereotipi, Martone compie la più radicale, polemica e temeraria rilettura di un periodo decisivo per la storia del nostro Paese. Lo fa con l’ottica di uno storico documentato e insensibile alle lusinghe della pura e semplice celebrazione, trasformando il suo lavoro nel più rigoroso, ammirevole e appassionante contributo alle rievocazioni inscenate in occasione del Centocinquantenario. Con la passione civile di chi scopre nel passato i germi della degenerazione del presente. Con l’emozione dell’artista che, consapevole di mettere in scena una generazione destinata a pagare un enorme contributo di dolore e sangue agli ideali dell’unificazione del Paese, non esita a farne lo specchio della propria, nata e cresciuta sotto l’impulso degli slanci ideali del ’68. Noi credevamo è, in tutta evidenza, la tragedia della generosità giovanile tradita dall’irriducibile tentazione del trasformismo e dal cinismo della politica, che s’intuisce governata da quel Cavour al quale si deve la regia del processo di riunificazione, anche se Martone non lo mostra mai. Così come lascia sullo sfondo la figura di Garibaldi e sorvola sugli episodi storici più ovvi e conosciuti (la spedizione dei Mille, le guerre d’indipendenza, l’incontro di Teano). Preferendo concentrarsi su episodi meno noti e oscuri, come l’attentato a Napoleone III e la seconda, fallimentare spedizione di Garibaldi, fermato sull’Aspromonte dai bersaglieri di Vittorio Emanuele II. Storicamente, è un film sulla sconfitta degli ideali repubblicani e democratici incarnati con estremismo dal Mazzini di un tormentato Servillo (del quale ignoravamo il piglio assolutistico e la deriva paraterroristica), e il prevalere della politica monarchica e autoritaria alla quale finirono per piegarsi non pochi insurrezionisti, anche meridionali. Sul dramma di un Sud inizialmente illuso dagli entusiasmi rivoluzionari alimentati dalla Giovane Italia e dai sogni garibaldini, che finì pugnalato alle spalle dalle fucilazioni comminate senza processo dai bersaglieri piemontesi. Ma poi. Noi credevamo è anche e soprattutto uno straordinario melodramma, scandito dalle musiche di Verdi, Bellini e Rossini. La commovente rievocazione del sacrificio individuale di quanti si erano battuti con incosciente impeto giovanile al servizio di un ideale superiore, per poi finire stritolati nel tritacarne della Storia. Un susseguirsi di illusioni e sconfitte, eroismi e tradimenti (veri e presunti), dedizioni assolute e rinunce immense, contraddizioni irrisolvibili e sofferenze senza fine. Rispetto alle quali anche il grande sogno dell’unità d’Italia finalmente realizzato si rivela un successo parziale, perché “l’albero piantato aveva le radici marce”, né poteva dare frutti diversi dalla democrazia imperfetta con la quale ancora oggi dobbiamo fare i conti. % Rilettura polemica e temeraria, senza stereotipi, di un periodo decisivo per la Storia del nostro Paese ottobre 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 25 Venezia 67 La Mostra in numeri Competizione e non: da uno a cinque ecco i film che abbiamo amato di più (e un po' meno) a cura di Bruno Fornara 4 La Passione Il film ha lasciato perplessi parecchi critici e spettatori. Qui lo difendo con convinzione. Mi sembra che Mazzacurati si ponga la domanda: come si può nella nostra cara Italia, conciata com’è conciata, fare una commedia all’italiana, ridere di come siamo? Un regista (Silvio Orlando) non riesce a trovare l’idea per il film che dovrebbe girare, finisce così per Black Swan Grande lotta per ottenere il ruolo del cigno. Darren Aronofsky (The Wrestler) non si lascia mancare niente: naturale e soprannaturale, vero e immaginato, corpo e anima ecc. ecc. Dopo un po’ viene da consigliare al regista di vedersi con calma Scarpette rosse, qualcuno dei tanti magnifici film dedicati all’ambiente teatrale e tutti i film di Hitchcock. Lui dirà che li ha già visti: li riveda dieci volte ognuno per penitenza. Premio Mastroianni per l’attrice emergente (?) a Mila Kunis. 2 26 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2010 imboccare un’altra strada e diventare suo malgrado il regista di una sacra rappresentazione del Venerdì Santo. Tra equivoci e sbandamenti, tra battute che non vanno a buon fine e altre che sono perfette, il film procede traballante fino al cambio di registro finale, dove un popolo deve non più (solo) ridere ma fare (anche) atto di contrizione e commozione. Qualche bel colpo: chi sarà il Cristo? Battiston o Corrado Guzzanti? Una signora reinventa a suo modo una nostra frase idiomatica: a certa gente gli dai un dito e si prende la coscia; e per un errore di trascrizione Pietro tradirà Gesù “prima che il gatto canti tre volte”; e infine: “La gommapiuma ha ucciso il teatro italiano”. A Letter to Elia [FUORI CONCORSO] L’amore buio La Napoli di Capuano:ragazzi sbandati, i vicoli,le moto,il carcere: e la buona borghesia. Nel film avanzano in parallelo la storia di uno dei ragazzi in galera e l’altra storia di una ragazza borghese. Non vi dico che legame c’è tra i due. Regia forte, racconto ben costruito, personaggi giusti. Ultima e bella apparizione del povero Corso Salani. Le due immagini finali sono un campo e un 4 controcampo:molto belli. Somewhere [LEONE D’ORO] Avete in mente Maria Antonietta? Il nuovo film di Sofia Coppola è l’esatto contrario. Là c’era troppo di tutto, qui c’è il niente e il vuoto della vita di un uomo, un attore di successo, che all’inizio gira in circolo, in Ferrari, in mezzo al deserto, poi va in albergo, dove vive. Bello il rapporto tra questo padre e la figlia adolescente: se la porta dietro anche in Italia, alla cerimonia dei Telegatti. E quei dieci minuti sono quanto di più perfetto abbiamo visto al cinema sulla nostra cafonaggine, sul nostro cattivo gusto. Regia muta, senza commenti, senza emozioni, senza drammi: tanto il vuoto è quello che è. 4 Il doc su Bob Dylan, No Direction Home, è bellissimo; quasi altrettanto è questo suo lavoro su Elia Kazan, fatto con il bravo Kent Jones. Scorsese parla di sé ragazzino che andava a vedere i film di Kazan al cinema e non solo li vedeva, ma ci entrava dentro “e lì mi sentivo in salvo e in pace”. Immagini di Kazan che ricorda e ritorna ai suoi esordi. E Scorsese parla dell’epoca della guerra fredda e del “tradimento” del regista davanti alla Commissione per le attività antiamericane. Tutto con passione e riconoscenza: non ci fosse stato Kazan – dice Scorsese – non avremmo avuto Scorsese, o lo avremmo avuto diverso. 3 3 Meek’s Cutoff Un western più che anomalo: sperimentale. Chi si ricorda i due western di Monte Hellman, Le colline blu e La sparatoria, sa che effetto ci fecero e come ci parvero allora, alla metà degli anni Sessanta, eccezionali e fuori dalla norma. Bene: Meek’s Cutoff di Kelly Reichardt fa sembrare quei due film dei racconti normali, quasi veloci. Qui si viaggia dietro un piccolo nucleo di coloni con tre carri coperti che si sono persi nel deserto dell’Oregon e non hanno più contatti con la carovana. Forse è la loro guida ad averli portati apposta fuori strada, non si sa. Non trovano l’acqua: trovano però un indiano di cui prima non si fidano, anche perché non si capiscono, poi invece lo seguono. Ma verso dove? Finale aperto sul nulla: su una ennesima collina che sta lì davanti. Tempi dilatati al massimo, lunghe riprese a camera fissa, paesaggio più o meno uguale e vuoto. Ho sentito qualcuno dire che questo dev’essere stato il vero Ovest americano. Probabilmente è così. Premio della giuria Signis. ottobre 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 27 Venezia 67 13Assassins Sorpresa! Takashi Miike era finora considerato autore di film ultraviolenti e ipersanguinari. Invece stavolta sembra (quasi) un classico (Kurosawa). Quasi perché la lunga parte finale è una battaglia parecchio spietata e il sangue scorre a fiumi. Ma prima di arrivare lì, la storia è quella di tanti film sul Giappone degli scontri feudali: lo shogun è violentatore e sadico; un gruppo di samurai si ribella; si aggiunge al gruppo un fool proletario, innamorato e imbattibile, che usa la fionda e non la spada. E alla fine vinciamo noi. 3 4 News from Nowhere [ORIZZONTI] Arriva un peschereccio con un carico di clandestini. Li accoglie una donna che li piazza a fare lavoretti precari, senza nessuna difesa. Uno dei clandestini è un ragazzone monumentale, riflessivo e calmo, che non ci sta, cattura l’attenzione della padrona, comincia a girare per i dintorni, conosce gente. Salta fuori alla fine che i ricchi locali hanno messo su un commercio schiavistico di corpi e di vite con i paesi del Medio Oriente. Film leggero e dolce, nonostante il sottofondo così duro. Una sorpresa inaspettata. Musiche colte: Benedetto Marcello, Tartini e Fauré. Bravo Paul Morrissey, grazie di essere tornato così diverso e molto migliore di com’eri una volta. 28 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2010 Venus Noire 2 Kechiche cambia completamente direzione (e si monta un po’ la testa). Non si affida più a una regia che segue la scena nel suo farsi con forte attenzione ai dialoghi e alla presenza attiva e naturale dei personaggi, ma si dà a una rappresentazione tradizionale, tutta studiata, nessuna ma proprio nessuna invenzione visiva. Sui titoli di coda passano le immagini del ritorno in Sudafrica dei resti della vera Saartjie, la Venus noire, ed è, a mio personale parere, il solo momento di sentita commozione. 4 Kechiche “sfrutta” la vera, triste storia della “venere ottentotta” per ritrovare le derive voyeuriste e ipocrite dello sguardo collettivo, animale e malato. Il protagonista non è più Saartjie (Yahima Torrès), ma lo spettatore: gettato nello squallore di un teatrino londinese, poi mischiato con l’élite parigina e infine assurto a rispettabile medico per decretare il “responso” definitivo, scientificamente misurabile, di quanto visto fino a quel momento. Esasperato e viscerale, senza scene di raccordo: “mostruosamente” V.S. bello. 4 Silent Souls The Nine Muses [ORIZZONTI] Si imparano molte cose da questo bel film russo: 1) chi erano e continuano a essere i Merja, popolazione ugro-finnica che viveva nelle regioni a Nord di Mosca e che è stata poi assimilata agli slavi; 2) cosa sono gli zigoli, uccellini che sembrano passerotti, con una colorazione giallastra; 3) si impara infine che “i corpi delle donne portano via la pena”. C’è un cadavere da seppellire al centro del film. Eppure il film non è funereo. Una giovane donna merja muore e il marito, dirigente di una fabbrica, chiede a un amico, scrittore autodidatta che lavora nella stessa fabbrica, di aiutarlo a seppellirla secondo il rito del loro popolo. Prendono il cadavere, lo lavano, lo adornano, lo mettono in macchina e partono per la lontana riva sabbiosa di un grande fiume, dove costruiscono una pira, bruciano il corpo e disperdono le ceneri nel fiume perché “l’acqua è il sogno di ogni merja”. Nessuno interviene per bloccare tutto questo, neppure un poliziotto che vede il cadavere nella macchina. Film tranquillamente meditativo e dolce. Se un regista è bravo allora lo si nota anche quando è in un’altra sezione. Il filo che tiene unite immagini, musiche e parole del film di John Akomfrah è quello dell’immigrazione nera in Gran Bretagna, di un essere rifiutati, di un sentirsi estranei in un altro paese. Ci si lascia andare alla visione, le navi ti portano in viaggio, le parole ti dicono quanto gli uomini hanno attraversato faticosamente il mondo. 4 Road to Nowhere 4 Attenberg Un posto in Grecia, casettine orribili davanti al mare. Prima sequenza: due ragazze, la bionda Marina e la scura Bella; l’inesperta Marina va a lezione dalla navigata Bella su come si bacia. Di tanto in tanto, le ragazze riappaiono insieme mentre percorrono un vialetto a passo danzante con movimenti sempre diversi e comici. Poi c’è anche il ragazzo con cui Marina impara a fare l’amore, poi c’è suo padre malato che sta morendo. A una certa età bisogna decidersi a imparare ad amare e a morire. Françoise Hardy canta Tous les garçons et les filles de mon âge. I Suicide suonano e cantano Surrender. In tv ci sono i gorilla e David Attenborough (il titolo Attenberg è una corruzione del suo nome). Film intelligente, sincero, commovente, allegro e triste. Monte Hellman fa film a scadenze geologiche. Ritorna a noi con un film sul far cinema, con un film che è già su dvd all’inizio, che deve essere ancora girato, con un complicato (e ostico) rapporto tra vita vera e racconto di finzione, con un dentrofuori tra set, fatti reali, immaginazioni. Tre citazioni-indovinello con spezzoni di film: una è facile, il famoso Il settimo sigillo di Bergman; un’altra è già più difficile: Lady Eva di Preston Sturges, magnifico capolavoro; la terza è difficilissima, solo per conoscitori raffinati, Lo spirito dell’alveare di Victor Erice, film bellissimo e dimenticato. 3 ottobre 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 29 Venezia 67 3 Essential Killing Tornato in attività con Quattro notti con Anna dopo troppi anni di silenzio, Skolimowski si cimenta con un sottogenere particolare: l’uomo in fuga. Siamo in Afghanistan. Un talebano uccide tre soldati americani in un canyon nel deserto. Viene braccato da soldati ed elicotteri e scappa: per il deserto, poi per boschi, poi per montagne innevate, finisce fortunosamente in una zona dove i taglialegna sono russi, incontra una donna muta che lo aiuta, scappa ancora e… Film che gira su se stesso, che non esce da un percorso obbligato, che regala troppe carte fortunate al protagonista, che passa in uno stacco dal deserto al bosco. Insomma: da prendere con beneficio di inventario. E che non capisce dove voglia andare a parare. Coppa Volpi a Vincent Gallo e premio Speciale Giuria. 4 The Ditch 4 La pecora nera Infanzia, giovinezza ed età adulta di un ragazzo, che viene confinato in un manicomio, ci cresce e ci vive, quasi serenamente, tanto è buono di natura, tanto sa mettere in scena altre storie, tanto sa vedere in quel luogo “un condominio di santi”. L’esordiente (al cinema) Celestini resta se stesso nel film, si porta dietro i suoi monologhi, il suo essere più altrove che qui. Il film è come un gioco dell’oca costruito, appunto, da un matto tranquillo: certe caselle tornano e tornano e tornano, le pasticche di cacca di capra, l’amore per Marinella, il pianeta dei deficienti, la spesa al supermercato… Finale commovente. “I matti a che servono?”. Risposta di un vecchio matto, rivolta a noi che stiamo fuori: “Lasciate a noi le vostre tristezze, a noi che non possiamo andare sui prati e non vediamo mai il sole”. 30 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2010 Un film indispensabile, The Ditch di Wang Bing, documentarista cinese che per la prima opera di “finzione” torna alla fine degli anni ’50, al dramma del campo di “rieducazione” di Jiabiangou, dove venivano deportati i “nemici del popolo”, accusati di opposizione al regime. Durissimo e straziante, basato sul romanzo di Yang Xianhui e sulle testimonianze di chi visse in prima persona quell’orrore, il film ci “costringe” ad una discesa nella “fossa” della dignità umana, dove un brodo di topo diventa la penultima possibilità di sostentamento, perché l’ultima è il vomito di un compagno di sventura. Almeno fino a quando l’altro è ancora in vita, perché poi anche la sua carne diventa oggetto di attenzioni: ed è nella più spaventosa delle aberrazioni, nell’uomo-mangia-uomo, che la disperazione arriva definitivamente in “superficie”. A “sorpresa” in Concorso, dimenticato dai premi ufficiali, non dalla nostra rivista, che gli assegna il “Navicella 2010”. V.S. The Barney’s Version “La vera storia della mia vita sprecata” - citiamo a memoria “dal libro” di Barney - è diventata l’occasione per un film riuscito. Grande Paul Giamatti, autentica maschera dell’alter ego di Richler. Difficile immaginarlo con un corpo diverso. Notevole anche il lavoro di Michael Konywes, bravo a sfrondare un romanzo lungo e ingarbugliato. Se anche Lewis fosse stato un buon regista, avremmo avuto la “versione” perfetta. G.A. 3 Miral 4 Post Mortem C’è l’uomo senza qualità dietro il collasso della democrazia cilena. La tesi, non nuova, in un film molto originale: Post Mortem di Pablo Larraìn. Un pamphlet politico camuffato da saggio esistenzialista, e viceversa. La sua grande intuizione è la scelta dell’obitorio come location. Luogo fortemente simbolico in cui il corpo dissezionato dei cadaveri è l’anatomia di un paese alla vigilia del golpe militare. Larraìn utilizza la cinepresa come un bisturi, scava nella pancia di una nazione divenuta opaca, anonima,indecifrabile (la continua variazione dei piani è il corollario formale di un’indecisione del punto di vista). L’ottuso enigma della materia – finestre, porte, suppellettili – sfonda in primo piano. Inerte tra le cose, l’uomo. Morto vivente in un mucchio di cadaveri. Dall’abisso del soggetto al vuoto di stato: il cerchio si chiude chirurgicamente quando i medici finiscono di ricucire il cadavere di Allende. E la verità sparisce dentro il fantoccio ricomposto di un Paese ammazzato. G.A. 3 Sorelle mai [FUORI CONCORSO] Ma perché Schnabel è sempre ai festival e sempre in concorso? Film nobilissimo e civilissimo nel suo assunto, ci mancherebbe: sui palestinesi che lottano dalla nascita di Israele fino a oggi, che aprono asili per gli orfani, militano nella resistenza, non perdono la speranza. Bene. Ma il film è fiacco e flaccido, noioso, lento, emotivamente nullo. Ogni due minuti ti chiedi perché devi stare lì a vederlo. 2 Bellocchio tiene una specie di diario famigliare filmato e aggiornato anno dopo anno. Stavolta si sono infilati anche dei “corpi estranei”, come Alba Rohrwacher e la scomparsa, sott’acqua, di Gianni Schicchi. Ormai, tutto quello che tocca diventa sempre qualcosa di giusto e ammirevole. ottobre 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 31 Venezia 67 Cinema senza frontiere “Il semplice atto di filmare è speranza”, dice Haroun. Premio Bresson del dialogo di Gianluca Arnone foto Marco Bassan QUELLA DEL BRESSON – 11ma edizione quest’anno - è una storia di condivisione e dialogo. Non fosse altro perché una Fondazione d’ispirazione cattolica (l’Ente dello Spettacolo) premia, di anno in anno, autori agli antipodi. Come l’africano MahamatSaleh Haroun, musulmano d’estrazione e umanista per vocazione: la sua bandiera è un cinema senza frontiere, impegnato a sciogliere i nodi della tradizione (sociale, politica, religiosa) per liberare l’umano dall’uomo. “Basterebbe citare un film come Daratt - ha dichiarato il Patriarca di Venezia Angelo Scola alla cerimonia di consegna del premio - in cui la stessa logica del perdono cristiana viene articolata all’interno di un sistema culturale diverso dal nostro, quello islamico, per rendere conto di Il nuovo Premio Bresson un’opera dal titolo Hope - è stato disegnato dall’artista Andrea Cagnetti in arte Akelo 32 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2010 valori che, nell’unirci, sono più forti delle cose che ci dividono”. Dai suoi film affiora, più della disperazione, l’insofferenza contro ogni forma di sopruso organizzato, nel desiderio di toccare il “cuore” di ogni vicenda terrena, dove sgorga una purezza che apre le gabbie del mondo: “Perché anche quando c’è un solo uomo che marcia - sottolinea Haroun - c’è una possibilità”. E se mettersi in viaggio vale più di una meta, allora “il semplice atto di filmare è speranza”. In un cinema che aspira ad essere, ricorda Viganò, “lingua franca della realtà”, non può che essere questa la sua ultima parola. % A sinistra Haroun. Sotto il card. Angelo Scola con la Ragonese; più a destra il Patriarca con Paolo Baratta, Marco Müller e Dario E. Viganò Con Samsung Movies Store porti il grande cinema sempre con te Scarica il tuo film preferito…ora puoi guardarlo anche in movimento! Samsung Movies Store è il servizio di Video on Demand che ti permette di scaricare il film che vuoi, per vederlo quando vuoi e dove vuoi. 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Quello in Concorso è il Miike Takashi che non ti aspetti: 13 Assassins raffredda le trasgressioni stilistiche, apre il recinto al pubblico indifferenziato, ma non viene meno alla sua cifra aMiikevole, incrociando all’originale omonimo di Eichi Kudo I Sette Samurai di Kurosawa. In altre parole, grande cinema, che dimagrisce la follia pop ed esalta l’autorialità classica, ma che non poteva essere premiato, perché “io e Quentin siamo amici, sarebbe troppo scoperto”. Parola di gentiluomo, ancor più alla luce del palmares tarantiniano, ma le analogie tra i due registi pulp non finiscono qui, e ci chiamano direttamente in causa: “Condivido la sua predilezione per i vostri B-movies degli anni ’70: da bambino, al cinema e in tv non passavano che quelli, e ne ho visti quasi uno al giorno per anni”, confessa Miike. Che si avvicina pure al 34 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2010 Lasseter del 2D tradizionale La principessa e il ranocchio: “Ho avuto grande rispetto per l’originale, e non mi interessava fare qualcosa di nuovo a priori: ho seguito lo stesso processo, ma ne è uscito qualcosa che sembra vecchio ma è nuovo. Non per la tecnica: non ho voluto appoggiarmi al CGI per la novità, bensì offrire con 13 Assassins qualcosa che non si vedeva da tempo”. La storia è in cappa e spada, con i samurai per trama e le cospirazioni per ordito, ma non mancano sferzate sull’arretratezza feudale, lo stolido senso del dovere e la mitologia fessa, grazie a un montanaro che tira pietre e non nasconde la mano: “Oggi in Giappone non c’è più lo studio-system e di conseguenza il controllo, per questo l’ironia ha libero sfogo”, osserva Miike, ma non son tutte rose. “Ci chiedono solo intrattenimento, leggere le battute agli attori, piazzare la camera ai registi, ma io credo che il pubblico si meriti qualcosa di più, ovvero la libertà di interpretare. Questo è il messaggio per i giovani: libertà”. D’altronde, se una “sporca dozzina” può fronteggiare un esercito, tutto è possibile. % intervista 36 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2010 DNA DE LAURENTIIS Laurea e Master a Los Angeles, anni di gavetta sui set della Filmauro, Luigi è al settimo cinepanettone: Natale in Sudafrica. Ma il suo sogno è “un film prodotto interamente in America” di Marina Sanna ottobre 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 37 L LA PRIMA COSA che colpisce di Luigi De Laurentiis è la gentilezza. Che unita a determinazione (e una bella dose di pazienza, specie sui set) ne fanno un caso da seguire con attenzione, almeno nel panorama italiano. Classe ’79, prima di essere scaraventato nel mondo dei produttori, poco più che ventenne, ha fatto ogni tipo di lavoro nell’azienda di famiglia, la Filmauro. Nel mentre ha studiato all’estero. Il padre Aurelio lo ha mandato in America, dove si è laureato, nel maggio 2003, in cinema indirizzo produzione, a cui ha sommato un Master in finanza cinematografica. “Ogni giorno racconta - incontravamo i boss delle major. I corsi sono esclusivamente serali per permettere ai vari direttori marketing o generali di Warner, Paramount o Fox di spiegare agli studenti i meccanismi, piuttosto complessi, di questo settore”. Un sistema molto diverso da quello italiano? Quello americano si basa sugli studios, che sono a loro volta in mano alle corporation. Oggi non c’è più nessuno che possa permettersi grandi investimenti a fronte di un rischio di ritorno basso e di un mercato diventato imprevedibile. Il grosso del fatturato proviene da tempo dalle libraries, dall’homevideo virtuale e classico e dai diritti televisivi, che sono una percentuale importante del loro “cash flow” annuale insieme con i continui remake, abilmente proposti, di successi del passato. Inoltre la pirateria informatica ha cambiato le cose. Non è un caso che l’anno scorso gli studios abbiano firmato un accordo con iTunes e con altre due o tre realtà per fare in modo che i negozi di homevideo diventino virtuali e che soprattutto il “legal download” entri a far parte dell’uso comune e sia percepito per la sua qualità. E’ quello che succederà in Italia nei prossimi anni. E i contenuti saranno utilizzati molto più di oggi, perché potremo averli a disposizione ovunque. Dopo la Laurea sei tornato in Italia… All’inizio ero convinto che rimanere fosse la scelta migliore. Nonostante Los Angeles sia una città difficile, avevo intenzione di sviluppare alcuni progetti per il mercato americano. Invece mio padre mi ha richiamato in Italia, perché aveva bisogno di una mano. Una grande occasione o un ridimensionamento delle tue ambizioni? La realizzazione di un sogno. Sono cresciuto con l’idea di portare avanti il nome di mio nonno (Luigi, ndr) e di fare squadra con mio padre. Ammiro moltissimo mio zio Dino e ho sempre sentito un forte senso di appartenenza alla famiglia. La passione per questo mestiere ce l’ho dentro fin dall’infanzia, sui set, a vedere e rivedere i nostri film, anche con il pubblico, perché sentirlo ridere di gusto mi emozionava, mi trasmetteva una sensazione incredibile. Questo sentimento si è trasformato in passione durante l’Università, grazie alla possibilità di scoprire e approfondire quasi tutti i mestieri. Ho girato, scritto e autoprodotto diversi cortometraggi, ho vissuto ogni singola fase che precede la realizzazione del prodotto cinematografico. Trovarmi ogni giorno a contatto con migliaia di studenti selezionati, per la maggior parte registi e sceneggiatori, mi ha insegnato anche a entrare in sintonia con gli artisti, a comprendere il loro lavoro. Esperienza che mi è servita quando sono tornato in Italia, e mi sono trovato dall’altra parte del tavolo. Tuo padre ti ha richiamato per un film in particolare? Aveva bisogno che lo sostenessi, che Se la squadra è perfetta sotto entrambi gli ma quando sono andato in America è letteralmente esplosa. Che cosa è successo? Credo fino a un certo punto fosse più per affetto per gli affari di famiglia e orgoglio per il successo di mio padre. Poi ho incominciato ad andare sempre spesso 38 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2010 entrassi nella squadra di famiglia. Sono tornato di corsa: la sua proposta mi ha lusingato moltissimo. Il primo film che ho seguito interamente è stato Christmas in Love. Negli anni precedenti quando tornavo, nei mesi di vacanza, andavo in ufficio, lavoravo sui set come factotum, intervista Luigi con Christian De Sica sul set di Natale a Miami. Nella pagina accanto con Michelle Hunziker durante le riprese di Natale a Beverly Hills e con il padre Aurelio il giorno della Laurea segretario di produzione. Ho guidato camion, portato acqua e caffè agli attori, credo di aver fatto di tutto. E poi? Mi sono ritrovato nell’azienda, cioè con una portaerei in mano e imparare a guidarla sono dolori. Quando mio padre mi ha chiesto se me la sentivo di seguire da solo Natale a New York, ho detto di sì, anche per spirito di competizione. New York è una città difficilissima per location e riprese. Abbiamo girato 8 settimane sul posto, ormai non lo fa quasi più nessuno. E come è stata questa prima esperienza? Una responsabilità enorme: la notte contemporaneamente, tecnica che usiamo per quello di Natale. Lavoriamo 15-16 ore al giorno, perciò conta anche l’aspetto umano delle singole persone. Qual è la parte più bella? Nessuna è più interessante dell’altra, lo sono in modo diverso. A me piacciono molto sia il marketing che l’advertising: dall’ideazione della campagna al lancio dei film è tutto molto stimolante. Credo risalga all’infanzia, a quando nostro padre ci faceva scegliere i manifesti. Ma anche il product placement può essere divertente. Ogni operazione è fatta “in casa” e quindi cambia la prospettiva. La Ora siete in Sudafrica, è il settimo cinepanettone che produci… In realtà di film ne ho prodotti praticamente il doppio, quattordici tra cui Italians, Genitori e figli e Manuale d’amore 3. In questi giorni siamo tra Capetown e Johannesburg, nel pieno delle riprese. La storia, come in passato, è divisa in due episodi con Neri Parenti che dirige un ottimo cast. Il film di Natale, scherzando, lo chiamo la “nutella”, per la sua connotazione popolare, nel senso migliore del termine. Penso che per piacere al pubblico debba aver quel sapore, che aspetti, professionale e non, il resto funziona a meraviglia urlavo nel sonno. Quando si va in un paese nuovo è come fare lo start up di un’azienda. Si devono trovare: uffici, accordi commerciali, sponsor. Bisogna incontrare la gente, parlarci. Il personale deve essere qualificato, soprattutto quando giri un film e lo monti stessa postproduzione, il missaggio, il montaggio. Forse la cosa che amo di più però è il lavoro di insieme: con l’esperienza ho capito che se la squadra è perfetta sotto entrambi gli aspetti, professionale e non, il resto funziona a meraviglia. non è facile da ricreare ogni volta. De Sica mattatore, ma ci sono facce nuove… Sì. Nel primo episodio Christian è in vacanza in Africa con la moglie, interpretata da Barbara Tabita, ma ci sono anche Serena Autieri e Max Tortora. ottobre 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 39 intervista Nel secondo invece ritroviamo Massimo Ghini, stavolta in compagnia di Giorgio Panariello e Belen Rodriguez. E tre giovanissimi: Laura Esquivel, Alessandro Cacelli e Brenno Placido. L’interazione con tuo padre è stimolante? E’ soprattutto divertente. Ha fiuto ed esperienza, confrontarmi con lui è molto utile. Come avviene? Porto sul tavolo le scelte migliori per ogni reparto, che sono a loro volta il risultato RINASCIMENTO FILMAURO Mentre Amici miei... come tutto ebbe inizio“, il prequel di Neri Parenti ambientato nel 1490, è in postproduzione (l’uscita in sala è prevista all’inizio del 2011), il film cult di Mario Monicelli del ’75, Amici miei, sarà proiettato al festival di Lione (410 ottobre) alla presenza di Aurelio De Laurentiis e del regista. La peculiarità del restauro, effettuato da Filmauro presso gli stabilimenti di Cinecittà, è che i negativi originali sono stati digitalizzati in 4k, e sarà uno degli eventi della seconda edizione della manifestazione ideata e diretta da Thierry Fremaux, che quest’anno dedica più spazio ai capolavori italiani del passato, tra cui Il Gattopardo di Luchino Visconti, nella versione nuova di zecca della Film Foundation di Scorsese. 40 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2010 di una selezione accurata di centinaia di possibilità, e poi scegliamo insieme. Un sogno che si deve ancora avverare? Realizzare un film americano, nel prossimo futuro. Prodotto interamente in America? Sì. Sto studiando la situazione: con la crisi sono apparsi i cosiddetti “billionaires”, a volte raggruppati in hedge funds (fondi speculativi, ndr), ereditieri e finanzieri che investono nella nuova Hollywood. Sono loro che adesso finanziano molti blockbusters. Se è un buon trend per l’economia dello spettacolo, è frustrante per gli artisti perché i nuovi referenti spesso non hanno un background cinematografico. Quindi viene meno il vero rapporto produttore-artista che invece è vitale per la creatività del film. Penso che sia un buon momento per inserirsi in questo gap. Tra i produttori di oggi chi trovi interessante? Nicola Giuliano. Si impegna e parla di cinema con passione. E in Italia non sono in tanti che amano davvero questo mestiere. % Francesco Cuomo Artist Siena, Italy persol.com MOD. 649 COL.24/51 eventi MUMMIE, ZOMBI, VAMPIRI E FANTASMI: DIVERSAMENTE VIVI IN MOSTRA A TORINO. E LE RAGIONI DI UN SUCCESSO EVERGREEN DI PEPPINO ORTOLEVA ottobre 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 43 eventi LA MOSTRA Diversamente vivi. Zombi, vampiri, mummie, fantasmi che ho curato per il Museo Nazionale del Cinema e il libro omonimo che ho coordinato insieme con Giulia Carluccio e che viene pubblicato dal Castoro, nascono da due interrogativi di fondo. Il primo: le storie di non morti che in varia forma e in varia foggia (quelle di vampiri e fantasmi antiche come il cinema, quelle di mummie un po’ successive, quelle di zombi nate solo negli anni Trenta ma destinate a straordinaria fortuna soprattutto in tempi recenti) hanno popolato gli schermi, ma anche i romanzi e i fumetti, le serie TV e i videogame, vanno lette esclusivamente come parte di un genere, l’horror, o costituiscono qualcosa di più, una mitologia che ha 44 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2010 radici profonde? Il secondo: se è vero che si tratta di storie ricorrenti, basate su alcuni schemi narrativi duraturi o addirittura su alcune narrazioni archetipe, da Dracula al Giro di vite, si può ciononostante parlare di un’evoluzione storica che ne ha in qualche misura modificato il senso? A porre il secondo interrogativo ci hanno indotto alcuni grandi successi imprevisti. Recenti, come quello della saga di Twilight e di altre serie anche televisive centrate su una rappresentazione diversa del vampiro, giovane (e bello, cosa che certo non si può dire del Nosferatu di Murnau o di Herzog), e se non “buono” quanto meno attraversato da dilemmi etici e sensi di colpa. O di qualche anno fa, come Ghost, dove il fantasma assume le vesti di un inverso speculare della persona rimasta in vita, e attraversa, come quella e in qualche misura con quella, tutte le tappe di un doloroso abbandono, quasi di un freudiano “lavoro del cordoglio”. Successi che dimostrano la capacità del cinema (e, nel caso dei “nuovi vampiri”, anche di una corrente letteraria dovuta per intero o quasi, non casualmente, ad autrici donne) di toccare punti delicati e Bela Lugosi al trucco per Dracula (1931), al centro con Edward Van Sloan. A sinistra, una scena di Dracula il vampiro (1958). In basso, Fantasma d'amore (1981) importanti della sensibilità in particolare adolescente. Di segnalare, per così dire, una faglia che altri sensori non saprebbero rivelare con paragonabile precisione. D’altra parte, i film di morti viventi devono certo la loro perdurante forza di attrazione al piacere, solo apparentemente perverso, di spaventarsi, e all’alone di timore e insieme fascino che soprattutto in età adolescente accompagna i cimiteri e i racconti macabri. Ma sono soprattutto l’espressione tipica del nostro tempo (tipica per il mezzo usato e anche per l’uso della fiction come veicolo privilegiato del mito) di inquietudini e tradizioni radicate. Come ci ha dimostrato la ricerca antropologica, il tema del morto persecutore, tornato in vita per non essere stato adeguatamente congedato, e placato, da chi gli è sopravvissuto, è uno dei più diffusi in culture anche disparate. Zombi, vampiri, fantasmi, e in modo peculiare anche le mummie, sono versioni diverse di questo tema, temibili per la loro gelosia, e per quella “non morte” che li rende impossibili da sconfiggere definitivamente. Provenienti in gran parte, non a caso, da mondi differenti dal nostro, mondi misteriosi e insieme caratterizzati da una fede più ingenua ma in fondo più solida (alla fine le paure degli abitanti dei villaggi transilvani per quanto possano farci sorridere si dimostrano più fondate del nostro scetticismo...): dall’Europa orientale, all’antico Egitto, ottobre 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 45 eventi Arnold Vosloo ne La mummia (1999). A destra Marlon Brando in Improvvisamente un uomo nella notte (1971). In basso, Jacques Tati in Solo una notte (1946) della nostra umanità; il moltiplicarsi d’altra parte delle storie di zombi, emblemi di una morte del tutto priva di senso, corpi umani che hanno però la stessa sensibilità e la stessa distruttività di un virus; l’emergere a partire da Ghost di storie che sembrano assumersi il compito, in un mondo dove anche il lutto è deritualizzato, di un’educazione al cordoglio e alla morte: sono segni di processi in corso che ci riguardano tutti. Il cinema, come sempre, racconta e documenta, segnala i problemi e si propone in varia forma di sanare le ferite. Attraverso il cinema, e gli altri grandi linguaggi della cultura di massa, è possibile anche ripensare il senso delle mitologie di cui continuiamo a non saper fare a meno. % alle isole caraibiche. Quelle che il cinema, nel suo secolo e più di storia, ci ha proposto e riproposto, sono rappresentazioni del defunto proprie di un’epoca nella quale le sicurezze derivanti dalla tradizione religiosa e dai grandi riti collettivi lasciano il posto a una privatizzazione della morte e del lutto. Rappresentazioni della morte che esercitano un fascino particolare sulle generazioni che sono rimaste orfane di quei riti di iniziazione la cui funzione di introduzione alla vita era l’altra faccia di una preparazione al morire. In tempi più vicini a noi, il mutare della figura del vampiro, trattato non più come un dannato che sconta in terra il suo inferno ma come espressione estrema, e proprio per questo “autentica” delle contraddizioni 46 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2010 Roma, si parte KEIRA KNIGHTLEY, FACEBOOK SECONDO DAVID FINCHER, MA ANCHE LA MADONNA DI GUIDO CHIESA PER LA 5A EDIZIONE CAPITOLINA. CHE PUNTA DI NUOVO SUL PUBBLICO COME GUEST STAR SOCIAL FESTIVAL? DI ANGELA PRUDENZI 48 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2010 Guido Chiesa sul set di Io sono con te. Accanto una foto della Mostra di Mika Ninagawa. Sopra The Social Network ottobre 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 49 Roma, si parte CANNE DI BAMBÙ intrecciate e arricchite da ottocento Cymbidium bianchi, rossi e rosa: è l’installazione del maestro di ikebana Shogo Kariyazaki chiamato a rendere unico il red carpet della quinta edizione del Festival Internazionale del Film di Roma. Ad attraversarlo per prima l’elegante e diafana Keira Knightley, protagonista della commedia di apertura Last Night di Massy Tadjedin in cui si oppone alla prorompente grazia latina di Eva Mendes. Bellezza algida ma comunque affascinante quella di Nicole Kidman, anche lei a Roma nella doppia veste di interprete e produttrice del dramma Rabbit Hole di John Cameron Mitchell. Prevalenza di atmosfere cupe anche in Una vita tranquilla di Claudio con te di Guido Chiesa, che di Maria di Nazareth restituisce un’immagine mai vista in precedenza, forte femminile e realistica. Le star e i registi attesi sul tappeto rosso sono insomma di quelli che sanno unire qualità e glamour, in perfetta linea con la tendenza generale del festival che ancora una volta mostra di voler rafforzare il rapporto con il pubblico. Va in cinema per ragazzi, apre con Winx Club 3D – Magica Avventura e punta a crescere ancora contando come sempre sulle migliaia di bambini e adolescenti che frequentano le sue sale per vedere il meglio di una produzione solitamente ignorata dai festival, Giffoni a parte. Stessa tensione per il “Focus”, sezione che unisce cinema e arti visive, che Tra gli Eventi Speciali, l'anteprima dell'atteso The Social Network di David Fincher, j'accuse contro Facebook La giovane Rabeb Srairi è Maria di Nazareth nel film Io sono con te Cupellini con Toni Servillo e ne Il padre e lo straniero di Ricky Tognazzi, dal romanzo di De Cataldo e interpretato da Alessandro Gassman e Ksenia Rappoport. Toni leggeri caratterizzano invece The Kids Are All Right di Lisa Cholodenko, accompagnato nella capitale dalla seducente Julianne Moore, e Ritratto di mio padre di Maria Sole Tognazzi. Tutto da scoprire infine Io sono 50 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2010 questo senso anche la presenza di alcuni eventi speciali tra i quali l’anteprima dell’atteso The Social Network di David Fincher che tanto ha fatto discutere in America per l’aperta opposizione al progetto dei gestori di Facebook. L’idea di festa continua dunque ad animare lo spirito della selezione ufficiale operata da Piera Detassis così come le sezioni parallele. “Alice nella città”, dedicata al onora il Giappone con una vetrina di sette nuovi film, una retrospettiva dedicata allo studio Ghibli, colosso mondiale dell’animazione, un omaggio a Satoshi Kon, la presentazione della versione restaurata digitale di Rashômon di Kurosawa. Ultimo tassello una mostra delle opere di Mika Ninagawa, fotografa apprezzata a livello mondiale che ama ritrarre attori, modelli e cantanti rock. % AI CONFINI DELLA REALTA’ Documentari, incontri e opere innovative per la sezione “L’Altro Cinema” Una scena di Rainmakers. Sopra Le sentiment de la chair, in basso My Heart Beats ECCENTRICITÀ e rigore potrebbero essere le parole d’ordine della sezione “L’Altro Cinema“, curata da Mario Sesti, che si farà apprezzare per l’offerta variegata che mischia con intelligenza documentari e fiction, incontri a due tra personalità della cultura e interviste a grandi registi, cinema alto e cinema popolare nella sua accezione più nobile. Molti punti di vista offerti dai documentari: uno sguardo trasversale sui complessi problemi ambientali in GasLand di Josh Fox e Rainmakers di Floris-Jan van Luyn, un’indagine sociopolitica in Canal Street Madam di Cameron Yates, uno studio minuzioso sul male e le forme terrene che esso può assumere in Facing Genocide: Khieu Samphan and Pol Pot di David Aronowitsch e Staffan Lindberg. In contrappunto opere di finzione ugualmente non convenzionali quali Le sentiment de la chair di Roberto Garzelli e My Heart Beats della coreana Huh Eun-hee. Un gioco di incastri da seguire con passione per avere un’idea del cinema meno tradizionale prodotto nel mondo. A.P. ottobre 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 51 Roma, si parte Da non perdere THE PEOPLE VS. GEORGE LUCAS Star Wars è la trilogia degli incassi stratosferici e dei fan in continua crescita. Dal 1977 infatti, è tutto un pullulare di convention animate da bizzarri adoratori, remake casalinghi, blog e video amatoriali a migliaia su YouTube. Il documentario The People vs. George Lucas di Alexandre Philippe dà conto del fenomeno mostrando l’inimmaginabile: versioni con nonni vestiti da Darth Vader e madri di famiglia improvvisate principesse Leila, cartoni animati, giochi computerizzati e persino remake interpretati da animali. Ma soprattutto lascia la parola anche ai detrattori e ai delusi dell’ultima ora, quelli che considerano La minaccia fantasma, L’attacco dei cloni e La vendetta dei Sith un oltraggio alla memoria. Esilarante. MOTHER OF ROCK Lillian Roxon, giornalista dotata di un dono speciale nello scoprire i talenti musicali, è stata una figura unica, amica della femminista Germaine Greer come di Andy Warhol per non parlare dei musicisti esplosi negli anni ‘60 e ‘70. Una vera “mother of rock” come recita il titolo del documentario di Paul Clarke, che insieme alla vita della Roxon ricostruisce la scena newyorchese del periodo servendosi di interviste ad artisti come Alice Cooper e Iggy Pop, fotografie d’epoca, filmati straordinari tra i quali alcune riprese di e con Warhol effettuate all’interno della sua Factory. Un viaggio nella memoria dove l’effetto nostalgia lascia il posto a una dirompente vitalità. MINUS BY MINUS Minus by Minus ovvero l’adolescenza come sottile linea di passaggio raccontata con sensibilità ed esemplare esattezza dall’esordiente Masato Ishioka. Oggetto di indagine Lin e Tomomi, amiche del cuore alle prese con genitori in procinto di divorziare, scoperta della sessualità, rapporti difficili con i coetanei. Un’opera prima carica di pudore che svela un sicuro talento nel raccontare un universo dove la sofferenza interiore è condizione essenziale di crescita. 52 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2010 MADE FOR CINEMA WHERE CINEMA IS MADE Comune di Roma Provincia di Roma Provincia di Frosinone Provincia di Rieti Provincia di Viterbo ROMALAZIOFILMCOMMISSION The GRAND TOUR Europe loves Cinema www.media-italia.eu [email protected] La magnifica Bette ANTICONVENZIONALE PER I CANONI DELLA SEDUZIONE HOLLYWOODIANA, LA DAVIS HA INCARNATO IL MAGGIOR TEMPERAMENTO TRAGICO DELLO SCHERMO AMERICANO di Orio Caldiron 54 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2010 NEL FIRMAMENTO HOLLYWOODIANO nessun’altra attrice si sottrae alle regole dello star-system come Bette Davis. Il suo singolare magnetismo è estraneo al richiamo sessuale se non addirittura ai canoni convenzionali della seduzione cinematografica. Non bella, le palpebre pesanti, gli occhi sporgenti, il mento aggressivo, è la ribelle, cosciente di sé nella società dominata dagli uomini. Nell’asfittica palude delle major, con cui spesso polemizza, sfilano decine di titoli mediocri prima di imbattersi nello straordinario trittico firmato William Wyler, che contribuisce ad assegnarle un posto di primissimo piano nella storia della recitazione cinematografica. Il ballo di gala di La figlia del vento (1938), in cui la capricciosa donna del sud scandalizza la società bene di New Orleans con uno sfacciato abito rosso, decidendo senza saperlo il suo futuro di solitudine. La sequenza di Ombre malesi (1940) dove la gelida moglie del colonizzatore inglese uccide l’amante, mentre la luce bianca della luna sembra inseguirla. Il prefinale di Piccole volpi (1941), ascesa e caduta di una rapace dinastia borghese, quando il marito agonizzante le chiede la medicina lei lo lascia morire senza battere ciglio. Sono tre momenti esemplari del melodramma hollywoodiano che squaderna davanti ai nostri occhi l’universo delle emozioni più profonde. ritratti Pagina precedente, Bette Davis con Henry Fonda in La figlia del vento. Sotto, con Bogart in Tramonto La grande attrice vi si conferma come il maggior temperamento tragico dello schermo americano dell’epoca. Negli anni precedenti, come in quelli di poco successivi, non mancano i film che rivelano la grinta dell’interprete – da Schiavo d’amore (1934) a La foresta pietrificata (1935), da Tramonto (1939) a Perdutamente tua (1942) – avviando la galleria di personaggi femminili perfidi, autoritari, sgradevoli, in cui l’intensa forza di carattere contrassegna la coraggiosa modernità della donna di fronte al destino, con lo strepitoso repertorio di occhiate oblique, labbra serrate, gesti insolenti, scatti nervosi e battute taglienti che le è proprio. Nei mélo strappalacrime, le sue testarde ereditiere, acide zitelle, subdole governanti, nevrotiche cenerentole, tutte con la inconfondibile piega amara della bocca, animano i percorsi conflittuali del woman’s film dove lo sguardo femminile ruba la scena agli uomini. Nel dopoguerra il personaggio di Margo Channing di Eva contro Eva (1950) è la sua performance più clamorosa e struggente, mentre incalzano i volti nuovi dell’Actor’s Studio. Il capolavoro di Joseph L. Mankiewicz, attraverso la metafora del teatro, mette in scena la paura d’invecchiare, i meccanismi del successo, i segreti dello show-business e le paranoie della società americana. Nel 1999, dieci anni dopo la scomparsa dell’attrice, Pedro Almodovar in Tutto su mia madre ripropone alcune magiche sequenze del vecchio film, perché “tre o quattro donne che parlano, si confessano e mentono nel camerino di un teatro, il sancta sanctorum dell’universo femminile” rimandano per lui all’“origine della vita, come pure all’origine della finzione e della narrazione”. % Nel dopoguerra, il personaggio di Margo Channing di Eva contro Eva è la sua performance più clamorosa e struggente ottobre 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 55 OTTIMO BUONO SUFFICIENTE MEDIOCRE SCARSO Lo zio Boonmee che le vite precedenti Esistenza: inizio e fine. Da Palma d’Oro, la dialisi immaginifica di Apichatpong Weerasethakul i film del mese anteprima LA VITA E LA MORTE: IL CINEMA. E’ primordiale l’equazione che è valsa al thailandese Apichatpong Weerasethakul la Palma d’Oro, perché il suo Uncle Boonmee Who Can Recall His Past Lives (Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti) è la manifestazione più semplice, 56 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2010 Regia Con Genere Distr. Durata immediata e sincera di quanto, sulla scorta di Bazin, sosteneva Pasolini, osservando “come la morte operi una rapida sintesi della vita passata, e la luce retroattiva che essa rimanda su tale vita ne trasceglie i punti essenziali, facendone degli atti mitici o morali fuori Apichatpong Weerasethakul Thanapat Saisaymar Drammatico, Colore Bim 113’ del tempo. […] E’ dunque assolutamente necessario morire, perché, finché siamo vivi, manchiamo di senso. […] si ricorda ottobre 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 57 i film del mese La morte compie un fulmineo montaggio della nostra vita”. Non sappiamo se Weerasethakul conosca PPP, di certo lo farà in un’altra vita: da Tropical Malady a questo Zio, il senso del suo cinema sta tutto in questa combinazione di arte-vita poco decadente e molto cinematografica, con la morte avvertita quale necessità non di reificazione ma di apertura ermeneutica, approdo memoriale, taglia e cuci presente al futuro del passato che non passa. A corroborare questa trasmigrazione di senso e di sensi sono le piccole cose del quotidiano, infettato di altro (il politico, il macro, il pubblico) e abbellito dall’amore a grado zero, quello dell’immaginazione impossibile che trasfigura il reale: chissà che proprio la scena d’amore tra un pesce gatto e una brutta principessa non abbia fatto pendere la Palma verso la giungla thailandese, complice il presidente di giuria Tim “Big Fish” Burton. Nel concorso piatto di Cannes 63, Weereccetera ha avuto più di qualcosa da dire, mostrare e affascinare: la sua camera esplora miti animisti e reincarnazioni variabili, circoscrive di politica antimilitarista la Thailandia nordorientale, fa della settima l’arte al tornasole della realtà nascosta, oscura, comunque sacrificabile, non troppo vicina né troppo lontana. Affezionato o meno, a morire è uno zio, non uno sconosciuto né un genitore: parente “relativo” e spia assoluta della giusta distanza dall’oggetto che Weerasethakul si sforza di mantenere, raffreddando l’empatia, sfrangiandola nei brandelli di una narrazione non asservita. Più o meno, al netto di digressioni, inserzioni, divagazioni, la storia è quella di un uomo di mezza età “La morte compie un fulmineo montaggio della nostra vita”: il regista thailandese sottoscrive Pasolini 58 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2010 dializzato e morente, che viene visitato da due fantasmi: la moglie morta da tempo, il figlio scomparso da parecchio che ritorna quale scimmione dagli occhi rossi. Non mancano battute cult, quali “E’ mio figlio” - “Sì, ma è una scimmia”, “Il Paradiso è sopravvalutato”, “Muoio perché ho ucciso troppi comunisti”, soprattutto non manca una fede genuina e immaginifica nella fusione panica di questo e altri mondi, a partire da quello animale. Non bastasse, la tavolozza ha colori per la passione e la compassione, la gioia e la sofferenza, la disabilità e la malattia, sciolti nell’ironia bucolica, nei sorrisi rurali, nel cinema che sa osare: costi quel che costi, ma con assoluta gratuità. Perché il procedimento che fa vivo il cinema Weerasethakul è quello che non terrà in vita il suo Zio: la dialisi, il trattamento sostitutivo della funzione vitale quando la vita è “sostituita” dal cinema. Dal grande cinema. FEDERICO PONTIGGIA % INQUADRA IL CODICE QR CON IL TELEFONINO PER VISUALIZZARE IL CONTRIBUTO VIDEO SUL FILM i film del mese Wall Street: il denaro non dorme mai Dal capitalismo reale a quello finanziario: Stone sposta il fuoco ma non il bersaglio del suo cinema Regia Con Genere Distr. Durata Michael Douglas, Shia LaBeouf Drammatico, Colore 20th Century Fox 133’ UN CELLULARE ENORME, classe 1987. Eccola la firma, ironica, caustica e guascona di Oliver Stone su un sequel che risulta come lui, esagerato e geniale. Quei primi minuti di Wall Street 2, “la vendetta (di Gekko)”, sono il prologo di un pamphlet contro il capitalismo speculativo moderno, un’introduzione divertente al nostro mondo attraverso gli occhi e gli accessori anacronistici di uno 60 anteprima Oliver Stone rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2010 Una scena del film. In basso Oliver Stone che s’è fatto il carcere per la sua filosofia “greed is good”, l’avidità è buona. Otto anni - “e agli assassini ne danno al massimo cinque”- per frode finanziaria. E quel mantra che esprimeva con clandestina soddisfazione nel salotto di casa al delfino Charlie Sheen nel 1987qui Bud Fox ricompare in un cameo, ingrassato e ricco, a demolire il lieto fine del primo capitolo in un solo fotogramma - ora è uno slogan che ripete ossessivamente nelle aule universitarie, presentando il suo libro. Gordon Gekko ritorna con un Michael Douglas in gran forma- e speriamo continui a esserlo, nonostante il tumore alla gola- e Stone con lui ci racconta ancora il sogno americano che diventa incubo. Se allora l’obiettivo era il capitalismo aggressivo, che fagocitava imprese per speculare sull’economia reale, frammentandola e rendendola più redditizia (faceva parte di un filone eterogeneo che partiva da Una poltrona per due per arrivare a Pretty Woman), qui il regista entra a gamba tesa, anche grazie allo sceneggiatore, l’ex broker Allan Loeb, sul sistema attuale, tutto “bolle” - e infatti Gekko ci offre la sua visione della storia dell’uomo, tutto un susseguirsi di bolle appunto- titoli derivati e soprattutto tossici. “L’America ha abbassato il tasso di credito all’1% dopo l’11 settembre per farvi tornare a fare shopping”: Gekko è politicamente scorretto ma dice le cose come stanno, come 23 anni fa. E Stone, attraverso di lui, prosegue nella strada (ri)aperta con W.: se allora Platoon e Wall Street ci dissero del lato oscuro degli Usa tutto o quasi, dal Vietnam alla Borsa, ora questi due film, solo apparentemente minori, dall’Iraq alla Casa Bianca colonizzata da Bush e soci, fino alla crisi economico-bancaria ci mostra il baratro in cui siamo caduti. Quello del vero cattivo, Bretton James, ancora, non a caso, Josh Brolin, che non ha neanche il fascino del primo Gekko. E’ un meschino, che non rischia mai: ha dietro di sé gli imbrogli di uno stato colluso con lo strapotere bancario. Stone, però, qui ci mostra anche la realtà: la riunione governo-banche è ferocemente simile, nei numeri e nelle facce, a quella che portò al piano di salvataggio targato Obama. E così, per le battute folgoranti e per un GekkoDouglas straordinario, si perdona a Stone la debole storia d’amore MulliganLaBeouf, stucchevole e debole contraltare, e il lieto fine. Che tanto, magari, demolirà fra 20 anni. BORIS SOLLAZZO % Michael Douglas è in gran forma, debole invece la storia d’amore Mulligan-LaBeouf ottobre 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 61 Adèle e l’enigma del Faraone Step Up 3D Tecnicamente superiore ai precedenti della saga: per il resto basta far riposare il pensiero Regia Con Genere Distr. Durata anteprima Luc Besson si toglie le bende da mummia e ritrova il sole in regia. Cherchez la femme… CI VOLEVA UN’ANNUNCIATRICE del meteo per riportare il sole sul cinema di Luc Besson. Splendida, altera e assertiva quanto basta, sensuale, libera e inaccessibile quanto serve, Louise Bourgoin decide la sorte del film: pollice alto, e per gli spettatori dell’ultimo Lucky Luc è traguardo da fregarsi gli occhi. Dopo i tristissimi Minimei in live-action e CGI che ha tratto dai suoi stessi romanzi per l’infanzia, il regista e produttore francese non molla gli adattamenti, ma fortunatamente guarda fuori casa: dopo lungo corteggiamento, è sua la firma sulla prima avventura cinematografica dell’avventuriera nata dalla penna di Jacques Tardi, Adèle Blanc-Sec. Dietro quest’icona del femminismo a fumetti, lo sfondo è comunque congeniale al Besson ultimo scorso: il ritmo è action, il cotè fantastorico, il pubblico potenziale di grandi e piccini. Luc cerca di soddisfare tutti, senza fare troppe concessioni: ha tra le mani un Indiana Jones in rosa, ma non calca sulla copia conforme, ha uno pterodattilo da parco giurassico, ma lo fa volare con ironia. E mischia le carte, camuffa gli attori (chi è Mathieu Amalric?), sfiora la necrofilia, fa viso dark a frenetico gioco: che sia lui il Faraone demummificato? FEDERICO PONTIGGIA % Regia Con Genere Distr. Durata Jon Chu Rick Malambri, Adam G. Sevani Musicale, Colore Eagle Pictures 98’ IL TERZO CAPITOLO della saga inaugurata da Duane Adler e Melissa Rosenberg conferma alla regia Jon Chu, ripropone con minime varianti il tema della sfida tra crew e fa tornare in scena Adam G. Sevani (Moose in Step Up 2) e Alyson Stoner (Camille Gage nel prototipo). Purtroppo, a riconfermarsi è anche il QI medio collettivo, che spesso impedisce ai giovani e deficienti protagonisti di far qualcosa di non scontato: a questo riguardo il plot è impietoso verso i belloni di turno Mike e Nathalie (gli inespressivi Rick Malambri e Sharni Vinson). Eppure c’è del buono: Chu, che già aveva mostrato nel precedente una discreta tecnica, nobilita quanto possibile quello che resta comunque un lavoro su commissione, optando per un registro iperrealista che sconfina nel wuxia acrobatico o nel musical: il “duello” al bagno e il numero à la Gene Kelly in pianosequenza sono da applausi. Chu prova a riempire il vuoto assoluto del protagonista e della sua insulsa storyline mettendoci un po’ di se stesso (la passione per il cinema, il fatto di essere membro di una crew), moltiplicando all’ennesima potenza i duelli e servendosi del 3D per stordire l’uditorio: il risultato è tecnicamente superiore ai precedenti capitoli, a patto di prendersi un’ora e mezzo di riposo dal pensiero. GIANLUIGI CECCARELLI % in sala Luc Besson Louise Bourgoin, Mathieu Amalric Avventura, Colore Medusa 105’ ottobre 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 63 i film del mese Quella sera dorata Regia Con Genere Distr. Durata Omar Metwally,Anthony Hopkins Drammatico, Colore Teodora Film Dal libro di Cameron, un inno “eburneo” all’imprevedibilità di sentimenti e situazioni 117’ “LA VITA È QUEL CHE ACCADE mentre sei impegnato in altre cose”, cantava qualche decennio fa John Lennon. Nella grande tenuta di Ocho Rios, in un Uruguay in cui tutto sembra possibile (ma la location reale è l’Argentina), il giovane ricercatore universitario Omar Razaghi (Omar Metwally) scoprirà l’inutilità dei progetti di vita, lasciandosi andare al flusso di quel che accade. Giunto dal Colorado per convincere gli eredi del defunto scrittore Jules Gund a concedergli l’autorizzazione per la biografia - da cui dipende la propria carriera universitaria - Omar corroderà suo malgrado i precari equilibri della famiglia disfunzionale in cui è approdato, composta dal fratello omosessuale di Jules, Adam (Anthony Hopkins), dall’algida vedova Caroline (Laura Linney) e dalla giovane amante Arden (Charlotte 64 in uscita James Ivory rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2010 Gainsbourg), da cui il romanziere ha avuto una figlia. Ivory dirige un cast di attori in forma strepitosa, che si concede senza remore in prove magistrali, e compone con la consueta maestria le dinamiche di una microsocietà in cui ogni rapporto sottende segreti, compromessi e una strana forma di affetto, una accettazione/rassegnazione reciproca da cui in apparenza tutti sembrano trarre Charlotte Gainsbourg e Omar Metwally in una scena del film giovamento. Adattamento dell’omonimo bestseller di Peter Cameron (The City of Your Final Destination, questo il titolo originale del film) a opera di Ruth Prawer Jhabvala (ventennale sceneggiatrice di Ivory), Quella sera dorata è un pacato inno all’imprevedibilità di sentimenti e situazioni, in cui afferrare l’attimo o meno segna la felicità. Non a caso oggetto dell’affannato contendere è la biografia di un uomo morto suicida, autore di un unico, veneratissimo romanzo e di un segreto manoscritto incompiuto, causa della sua débâcle ma anche della rinascita della piccola collettività. Tuttavia il gioco dei simbolismi innescato – quante parole spese per la scarpa di Omar! pecca di eccessiva chiarezza; un dazio da pagare, evidentemente, alla matrice letteraria. Primo lungometraggio della storica casa di produzione Merchant Ivory dopo la morte (avvenuta nel 2005) del compianto Ismail Merchant. MANUELA PINETTI % ANTONIO AVATI e RAI CINEMA presentano FABRIZIO FRANCESCA BENTIVOGLIO NERI CON MANUELA ERICA MORABITO BLANC LINO CAPOLICCHIO E CON LA PARTECIPAZIONE DI E CON SERENA GIANNI GRANDI CAVINA un film scritto e diretto da PUPI AVATI DALL’8 OTTOBRE AL CINEMA ANTONIO AVATI E RAI CINEMA PRESENTANO FABRIZIO BENTIVOGLIO FRANCESCA NERI “UNA SCONFINATA GIOVINEZZA” E CON LA PARTECIPAZIONE DI SERENA GRANDI E CON GIANNI CAVINA UN FILM SCRITTO E DIRETTO DA PUPI AVATI FOTOGRAFIA PASQUALE RACHINI COSTUMI STEFANIA CONSAGA MARIA FASSARI CON LINO CAPOLICCHIO MANUELA MORABITO ERICA BLANC MUSICHE COMPOSTE E DIRETTE DA RIZ ORTOLANI SCENOGRAFIA GIULIANO PANNUTI MONTAGGIO AMEDEO SALFA SUONO PIERO PARISI PRODOTTO DA ANTONIO AVATI PER LA DUEA FILM IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA unasconfinatagiovinezza.it Benvenuti al Sud Fair Game Bene Watts e Penn nella spy-story di Doug Liman, ma dov’è il Sistema? Regia Con Genere Distr. Durata in sala Luca Miniero meglio di Dany Boon: Bisio & co. a crepapelle, nella penisola che non c’è… E’ possibile trasformare una commedia francese sugli stereotipi Sud-Nord in una commedia italiana sugli stereotipi Nord-Sud? Sì, e con successo. L’avventura in solitaria di Paolo Miniero, per una volta senza Genovese, è migliore dell’originale d’Oltralpe, il campione d’incassi Giù al Nord di Dany Boon, qui in cammeo. Dalla sua, un cast quasi formidabile, almeno per alchimia e risate, che conferma l’istrionica duttilità di Claudio Bisio, l’assertività ironica di Angela Finocchiaro, la sensualità calma di Valentina Lodovini e il particolare – leggi regionale talento di Alessandro Siani, ai suoi massimi. Ancora meglio i caratteristi di contorno, cui spetta un napoletano più napoletano del vero nella bella cornice di Castellabate, dove finisce confinato il direttore postino Bisio, reo di millantata disabilità in quel di Usmate. Riderete non poco, a patto di non dare al film il benvenuto nella realtà: stereotipi, enfasi dialettali, luoghi più che comuni sono così tirati, triti e perfino grotteschi da non conservare nulla della “diversità di latitudine” da cui muovono. In altre parole, Benvenuti non nelle intenzioni sociologiche ma negli esiti di commedia surreale: Nord versus Sud, nella penisola che non c’è. FEDERICO PONTIGGIA % Regia Con Genere Distr. Durata 66 Luca Miniero Claudio Bisio, Alessandro Siani Drammatico, Colore Medusa 102’ rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2010 Doug Liman Naomi Watts, Sean Penn Drammatico, Colore Eagle Pictures 107’ FINE 2001, Valerie Plame (Watts) è moglie dell’ex ambasciatore Joe Wilson (Penn), madre di due bambini e agente Cia: viene messa a capo della task force sulle armi di distruzione di massa. Inviato in Niger per indagare sul traffico di uranio arricchito a Saddam, Joe scopre che non è mai avvenuto, ma l’amministrazione Bush lo ignora. La pistola già puntata sull’Iraq deve fumare: su “mandato” del vicepresidente Cheney un giornalista rivela l’identità di Valerie... Da una storia vera, passata attraverso due biografie, è Fair Game di Doug Liman, congeniale alla spystory sin dal buono The Bourne Identity e già incline a farne un passo doppio nel deludente Mr. & Mrs. Smith. Due titoli che qui sintetizza: buoni gli interpreti - meglio la fredda Watts del fumantino Penn - e il primo piano che il regista gli tiene incollato addosso, interessante la storia, i problemi sono del racconto. L’effetto flou su quanto circondi Valerie e Joe è a tratti devastante, come se l’acquario torbido in cui annaspano dovesse emergere solo per contrasto e in scarsissima definizione: l’eredità del political thriller anni ‘70 si fa sentire e qualcosa può spiegare, ma non giustificare. Dov’è la ferraglia del Sistema? FEDERICO PONTIGGIA % anteprima i film del mese Uomini di Dio Regia Con Genere Distr. Durata anteprima Xavier Beauvois L. Wilson, M. Lonsdale Drammatico, Colore Lucky Red Beauvois filma la strage degli innocenti con una messa in scena sobria e senza patetismi 120’ SUGLI UOMINI e sugli dei (rigorosamente al plurale, nel titolo francese del film) Xavier Beauvois s’interroga nel suo toccante film. Come se i primi potessero essere la misura dei secondi. Lo fa a partire da un fatto realmente avvenuto nell’Algeria degli anni ‘90, un paese allora devastato da ondate di violenza integralista, quando un gruppo di monaci decise di rimanere al loro posto nonostante il pericolo incombente. Lo fa soprattutto grazie ad una messa in scena sobria, fortemente realista, che evita ogni patetismo e slancio mistico. I monaci di Beauvois sono per l’appunto degli uomini, messi a confronto con il sentimento più umano di tutti, la paura. Quando la notte è rotta dal rumore di una porta spaccata e l’intrusione dei terroristi squarcia l’ordine del monastero, i monaci appaiono come poveri esseri abbandonati ai loro sentimenti. C’è chi si nasconde, chi tenta una fuga, chi bofonchia qualcosa… E’ una sequenza che riconduce l’uomo alla sua nudità: l’essere confrontato alla morte. E’ qui che il film opera uno scarto etico radicale: contravvenendo tutta un’iconografia che brilla di individualità (il cinema è pieno di eroi, martiri, killer) Beauvois sceglie la strada della condivisione. Di fronte alla paura, al L’attore Lambert Wilson terrore – pur non negando le distinzioni e gli attriti che queste provocano – la comunità si rinsalda e risponde ad una sola voce. Come in un’assemblea i monaci mettono ai voti la scelta di restare o di partire e, una volta presa la decisione, non ritornano indietro. In una sequenza bellissima Uomini di Dio descrive i monaci che, mano nella mano, danno forma e peso ad una parola e sfidano con il loro canto il rumore di un elicottero che sorvolava il loro edificio. Da laico Beauvois filma il percorso della fede, una fede che si conquista con la volontà e la comunione e che ha molto da raccontare anche a chi credente non è. Il gruppo dei monaci diventa infatti l’immagine di una piccola società che deve rispondere velocemente alla minaccia della violenza. E, se nella storia reale la sopraffazione ha avuto la meglio, il film ci consegna l’immagine di questi cittadini del mondo in marcia tra la neve e il freddo, ma sereni nell’animo. CARLO CHATRIAN % ottobre 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 67 Un film di LUC BESSON DAL 15 OTTOBRE AL CINEMA enigmadelfaraone.yahoo.it The Town Regia Con Genere Distr. Durata in uscita Ben Affleck Ben Affleck, Rebecca Hall Poliziesco, Colore Warner Bros. Convincente opera seconda di Affleck. Che “spara” ancora su Boston, con amore 120’ BOSTON, GIORNI NOSTRI. Doug MacRay (Affleck) è il leader di una gang di rapinatori “mascherati”. Durante l’ultimo colpo in una banca, il “fratello di strada” Jem (Renner) prende in ostaggio per qualche minuto la dirigente Claire (Hall), poi abbandonata lungo la strada. Per evitare ulteriori, brutali ripercussioni sulla donna, terrorizzata e subito messa sotto torchio dall’FBI (in particolar modo dall’agente Frawley, il Jon Hamm di Mad Men), Doug decide di avvicinarla sotto mentite spoglie per capire quanto, effettivamente, possa rappresentare per loro una minaccia. Sarà amore, anche corrisposto: ma quanto potrà durare il segreto del rapinatore gentiluomo e, soprattutto, quale sarà il viatico obbligatorio per il salvacondotto da un’esistenza che vuole a tutti i costi abbandonare? Dopo Gone Baby Gone, Ben Affleck torna dietro la macchina da presa per raccontare un altro spaccato dell’adottiva Boston (già teatro per la sceneggiatura premio Oscar di Will Hunting), in particolar modo della storica Charlestown (dove vennero giustiziati Sacco e Vanzetti…): traendo ispirazione dal romanzo di Chuck Hogan (Il principe dei ladri) e facendo Il regista e interprete Ben Affleck affidamento su un casting superbo (oltre ai già citati, spiccano anche se per poche pose Chris Cooper e Pete Postlethwaite, rispettivamente padre incarcerato e basista senza scrupoli), Affleck riesce ad imprimere verità e spessore a contesto e personaggi, senza dimenticare l’insegnamento dei tanti modelli “alti” del genere USA per eccellenza. Soprattutto per questo, e per la non banale capacità di mantenere alta la tensione nelle varie sequenze più propriamente “action” (rapine, inseguimenti, sparatorie, assedi), The Town conferma il talento, anche registico, del Ben Affleck attore e sceneggiatore. Verso il quale ci sentiamo di perdonare la scelta forse non proprio coraggiosa di affidare alla speranza l’epilogo “tradito” del libro: ma rispetto all’asfalto di sangue della città protagonista, quella palafitta al tramonto stona troppo. VALERIO SAMMARCO % ottobre 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 69 atura: novità e bilanci ter let e a tri us ind a, sic mu , eo vid Home DVD Robin Hood: tuffo nell’Inghilterra medievale di Scott e Crowe Borsa del Cinema Robert De Niro comico da Manuale: ma funzionerà all’estero? Libri Cineasti, attori e movimenti: da John Woo alla Huppert Colonne sonore Sulle tracce di Edith Piaf nello score di Inception. Celestini filastrocche Il futuro è oggi La trilogia con Michael J. Fox in Blu-ray. Per festeggiare i 25 anni Telecomando DVD • BORSA DEL CINEMA • LIBRI • COLONNE SONORE DVD di Valerio Sammarco In Blu-ray e in edizione Director’s Cut la nuova avventura firmata Scott e Crowe. Con 16 minuti inediti Russell Hood 72 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2010 RIDLEY SCOTT e Russell Crowe tornano nell’Inghilterra medievale per la loro rilettura alle origini del mito di Robin Hood. Che cosa è successo prima che Robin Longstride (Crowe), fidato arciere di Re Riccardo Cuor di Leone, diventasse il fuorilegge Robin Hood? Come, e quando, incontrò Lady Marion (Cate Blanchett), futuro amore della sua vita? Qual era la situazione dell’Inghilterra a cavallo tra il XII e il XIII secolo, all’indomani della morte dell’amato re e del conseguente passaggio della corona all’infido Principe Giovanni? Kolossal che ribadisce il sodalizio artistico tra Scott e Crowe a 10 anni da Il Gladiatore (che Universal ripropone in boxset insieme al nuovo film), Robin Hood arriva in molteplici edizioni: disco singolo, Cate Blanchett è Lady Marion. In basso Russell Crowe e il production designer Arthur Max Special Edition 2 dischi e Blu-ray 2 dischi. Negli extra, oltre alle 10 scene eliminate con introduzione e commento del montatore Pietro Scalia, imperdibile “Ribellarsi e ribellarsi ancora: la realizzazione di Robin Hood di Ridley Scott”, backstage del film di oltre un’ora. Necessario per scoprire il lavoro di pre-produzione, affidato anche al production designer Arthur Max (alla settima collaborazione con Ridley Scott e già pronto per il prequel di Alien, sul quale mantiene il massimo riserbo) scenografo con un passato da light designer a Woodstock e per molti tour dei Pink Floyd): “Abbiamo costruito l’esterno della Torre di Londra – racconta Max – una parte dell’intera costruzione com’era nel XII secolo, più una parte della città attorno a essa. All’interno c’era un’impalcatura che saliva per una ventina di metri fino in cima alla torre. C’era molto vento e quando si saliva si muoveva un po’: era normale lo facesse, ma anche inquietante”. DISTR. UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ENTERTAINMENT ottobre 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 73 Telecomando DVD • BORSA DEL CINEMA • LIBRI • COLONNE SONORE DVD Antologia Aliena Straordinaria edizione da collezione per la saga sci-fi con Sigourney Weaver Quando la tv era kolossal Torna in homevideo Olocausto: in 3 dischi In attesa del prequel annunciato già da qualche settimana da Ridley Scott, tutti e quattro i capitoli di Alien sono stati rimasterizzati e raccolti nel cofanetto “Alien Anthology”, in Blu-ray. La raccolta prevede 4 dischi contenenti ciascuno due versioni di ogni film (cinematografica ed extended), più 2 dischi con oltre 4 ore di materiale esclusivo inedito, tra cui scene eliminate mai viste prima, documentari ed approfondimenti mai andati in onda in tv, i provini di Sigourney Weaver mai trasmessi. Inoltre, in entrambe le versioni dell’antologia, è presente un libretto di 16 pagine con la lettera ai fan di Ridley Scott e una spiegazione dettagliata del MU-TH-UR Mode. Infatti, oltre ad una qualità audio e video senza precedenti, l’uscita della raccolta segna l’introduzione dell’innovativa interfaccia MU-TH-UR (ispirata al computer di bordo dell’astronave Nostromo). DISTR. 20TH CENTURY FOX ENTERTAINMENT Era il 1978. Meryl Streep avrebbe girato proprio in quell’anno Il cacciatore, James Woods alternava cinema (poco) e tv già da seisette anni. Si trovarono insieme in Olocausto, miniserie colossale diretta da Marvin J. Chomsky (vincitrice di 8 Emmy e 2 Golden Globe) che ora torna in homevideo grazie alla Dall’Angelo Pictures: in 3 dischi l’epopea della famiglia Weiss, ebrei di Berlino, e il destino che li lega alla famiglia Dorfs, composta in larga misura da gerarchi nazisti. Nel doloroso periodo 1933-1945 di una Germania caratterizzata da atrocità e ingiustizie, la storia di speranza in un’epoca di grande disperazione. Nel cast anche Michael Moriarty e Ian Holm. DISTR. DALL’ANGELO PICTURES 74 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2010 Laclassedeiclassici a cura di Bruno Fornara REGIA René Clair CON Fredric March, Veronica Lake GENERE Commedia (1944) DISTR. 20th Century Fox Home Entertainment Ho sposato una strega La vecchia maledizione pronunciata a Salem, rinomato posto di orrori, nel 1690!, da un simpatico stregone e da sua figlia, ammaliante strega, peserà per sempre sulla famiglia del giudice che li ha mandati al rogo. Dopo 250 anni, grazie a un fulmine, i due saltano fuori dal loro albero-tomba e se la prendono con il candidato governatore, erede del giudice. La rinata strega, però, si innamora di lui. René Clair a Hollywood: il fantastico, la simpatia, l’umorismo, effetti speciali e affettuosi innamoramenti. Il primo film di Clair in America, L’ammaliatrice, con la Dietrich, era andato male al botteghino. Il regista accettò di girare un film leggero, con Veronica Lake protagonista, che per la Paramount era ben più importante di lui. La storiella è stravagante ed evanescente. Ma l’affascinante Lake, con quei capelli ondeggianti e biondissimi ovviamente calati sull’occhio destro, vale da sola la visione; in più, ci si diverte a osservare Fredrich March che sembra non capire che il film è una commedia e sta sempre serio come un vero discendente dei puritani. “La maledizione è che la coppia sarà per sempre infelice, dopo il matrimonio”. Risposta: “Tutti sono infelici dopo il matrimonio, non lo sapevi?”. Fi lm in or bi ta a cura di Federico Pontiggia The Event (Joj) In contemporanea con gli Usa, una serie thriller, con misteri, enigmi e cospirazione a iosa: un ragazzo, una fidanzata scomparsa, la Cia e il presidente. Con un occhio a Lost, non perdetela di vista! Orson Welles (Studio Universal) A 25 anni dalla scomparsa, tributo a un genio assoluto, con un poker da antologia: Quarto potere, L’orgoglio degli Amberson, Moby Dick (attore per John Huston) e L’infernale Quinlan. Haven (Sci-Fi) Dal romanzo The Colorado Kid del re dell’horror Stephen King, una serie sulle tracce dell’agente FBI Audrey Parker, in Maine alle prese con una cittadina maledetta. Da paura… Cella 211 In Blu-ray il potente dramma di Monzón E dopo Il profeta è la volta di Cella 211, altro potente prison-movie della passata stagione cinematografica europea, ora in Blu-ray. Pluripremiato in Spagna con 8 Goya, il film di Daniel Monzón prende le mosse dal romanzo di Francisco Pérez Gandul e si concentra sulla giornata di straordinaria follia del neo secondino Juan Olivier (Alberto Ammann), rimasto suo malgrado “imprigionato” nel bel mezzo di una rivolta e costretto, giocoforza, a fingersi un detenuto per salvare la pelle. Muscolare e violento, sorretto in maniera straordinaria dalle interpretazioni dello stesso Ammann e Luis Tosar (è l’epocale Malamadre, nella foto), Cella 211 coniuga alla perfezione intrattenimento di genere e sguardo sull’attualità sociopolitica: tutto al di qua delle sbarre, lasciando spazio anche a momenti di amara riflessione (da che parte bisogna stare, in galera, per essere nel giusto?). Non ricchissimi i contenuti speciali, che includono però l’interessante Making of del film. DISTR. CG HOMEVIDEO ottobre 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 75 Telecomando DVD • BORSA DEL CINEMA • LIBRI • COLONNE SONORE DVD Ai “ferri” corti... Iron Man 2, Sul mare e le migliori animazioni “brevi” del mondo Ritorno alla grande! A 25 anni dal primo episodio, la trilogia con Michael J. Fox si tinge di Blu DALLA FINE DI OTTOBRE in tutto il mondo, due giorni dopo in Italia: per festeggiare il 25° compleanno di Ritorno al futuro torna – completamente restaurata e in Blu-ray – la trilogia firmata Robert Zemeckis e interpretata da Michael J. Fox e Christopher Lloyd. Ovviamente ricchissima di contenuti speciali: dal nuovo documentario diviso in sei parti con le intervi- ste a tutti i protagonisti e realizzatori della serie, passando per la genesi del progetto e tutti i segreti dal dietro le quinte della produzione, fino alle nuovissime funzioni interattive U-Control, Setups & Payoffs, Storyboard Comparison, Trivia Track e BD-Live™. Per i veri fan, infine, segnaliamo anche la Collector’s Edition con tanto di modellino della mitica DeLorean. Bentornati al futuro! DISTR. UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ENTERTAINMENT Orie nte in fiera Tokyo Game Show Accordo tra sviluppatori giapponesi e USA: Devil May Cry Uno dei momenti più attesi da giornalisti e videogiocatori è sicuramente quello di alcune fiere sparse in giro per il mondo nelle quali vengono presentati i prodotti più importanti che usciranno nei mesi successivi, una bella occasione per rifarsi gli occhi e fantasticare su quali saranno i titoli più belli e appassionanti. Il Tokyo Game Show rappresenta una di queste ed è molto affascinante sia per il posto dove ha luogo, sia per i colori, le luci e i cosplayer che invadono la manifestazione. Nell’edizione 2010 appena conclusa, ci sono diversi titoli da tenere sottocchio, a parti- 76 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2010 re da quelli per le periferiche innovative PlayStation Move e Kinect fino ad arrivare a produzioni più classiche come Gran Turismo 5 e Devil May Cry, che sancisce un accordo storico tra sviluppatori americani e giapponesi. Per saperne di più visitate www.multiplayer.it ANTONIO FUCITO Tra le altre uscite di questo periodo, attenzione alle molteplici “varianti” Iron Man 2: Paramount propone il secondo capitolo della saga Marvel interpretata da Robert Downey Jr. in Dvd disco singolo, in limited edition Dvd doppio disco e nella speciale Blu-ray Combo 3 dischi (2 Bluray + 1 DVD). Innumerevoli gli extra, oltre alle scene inedite infatti molti approfondimenti sulla realizzazione del film e filmati sulle origini, anche illustrate, del progetto. Interessante poi l’iniziativa CG Homevideo, che distribuisce “I migliori corti d’animazione”: sette cortometraggi pluripremiati in Europa e nel mondo, selezionati tra centinaia di lavori apprezzati nelle ultime dieci edizioni del Future Film Festival di Bologna: tra questi, gli italiani Heterogenic e Marco and His Ball. Dall’Italia arriva anche la proposta Warner di Sul mare, nuovo lavoro (per la prima volta in digitale) di Alessandro D’Alatri, mentre dal Giappone arriva in Blu-ray il premio Oscar 2008 Departures (CG Homevideo): tra gli extra, il making of del film. ARMADA FILMS E WHY NOT PRODUCTIONS PRESENTANO GRAN PREMIO DELLA GIURIA FESTIVAL DI CANNES 2010 LAMBERT WILSON MICHAEL LONSDALE UOMINI DI DIO DES HOMMES ET DES DIEUX UN FILM DI XAVIER BEAUVOIS DAL 22 OTTOBRE AL CINEMA WWW.LUCKYRED.IT WWW.FACEBOOK.COM/LUCKY.RED.DISTRIBUZIONE Telecomando DVD • BORSA DEL CINEMA • LIBRI • COLONNE SONORE Borsa del cinema di Franco Montini Tu vuò pija’ l’america no Robert De Niro star internazionale in Manuale d’amore 3: funzionerà anche all’estero? Fra gli interpreti di Manuale d’amore 3 che Giovanni Veronesi si appresta a girare, ci sarà anche Robert De Niro. Pare che l’attore reciterà in italiano e il suo ruolo sarà quello di un professore di storia dell’arte che, da Boston, arriva a Roma, la città che ha sempre amato e studiato, e che lo fa sentire nuovamente giovane. Così incontra una donna da sogno e si innamora. Insomma De Niro sarà protagonista di una brillante love story da terza 78 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2010 età. Aurelio De Laurentiis, produttore della saga Manuale d’amore, ha motivato la decisione di ingaggiare l’attore americano per favorire il lancio del film sul mercato internazionale. “De Niro - ha precisato De Laurentiis - ci aiuterà a diffondere il nostro cinema fuori dall’Italia”. Ma il produttore napoletano non ha voluto specificare quanto sia costato l’ingaggio di De Niro, limitandosi a far capire che si è trattato di staccare un assegno pesante, con una cifra vicina a quella necessaria per l’acquisto di un calciatore di prima fascia: uno di quei giocatori capaci di trasformare una squadra di media classifica in una potenziale pretendente allo scudetto. Ma per restare nel paragone calcistico, con De Laurentiis sempre appropriato, la presenza di De Niro può moltiplicare gli esiti sul mercato interno e trasformare un annunciato campione nazionale in un successo internazionale? Con tutto il rispetto per un pro- Cast & Crew di Marco Spagnoli Costruire un’idea I mondi di Dante: a tu per tu con Ferretti, Scenografo italiano duttore dal fiuto celebrato, qualche dubbio è lecito. Non tanto sul piano artistico perché il valore e il talento di De Niro non sono certo contestabili, anche se non c’è dubbio che le grandi performance dell’attore appartengono tutte al genere drammatico. Come attore brillante, nonostante qualche successo, De Niro è assai meno convincente e in tempi recenti la sua carriera non ha brillato per performance di autentico spessore. Non sono gli aspetti artistici a suscitare perplessità, quanto quelli commerciali. Per ciò che riguarda il mercato italiano, la saga di Manuale Un consiglio per chi vuole seguire la sua professione? Costruire la professionalità con serietà e cura. E’ necessario essere tenaci e non “mollare” mai. Bisogna sapere condividere il proprio lavoro con il regista, ma anche riuscire a farsi Presentato in anteprima al Festival di Venezia, Dante Ferretti – Scenografo Italiano di Gianfranco Giagni andrà in onda a partire dal 3 ottobre su Studio Universal, canale di Mediaset Premium. Un documentario perfetto per conoscere da vicino l’arte, il talento e il lavoro del più grande scenografo italiano, insignito quest’anno a Venezia insieme alla moglie, la costumista Francesca Lo Schiavo, anche del Premio Bianchi del Sindacato Giornalisti Cinematografici. “Non vivo di ricordi”, dice il premo Oscar, Dante Ferretti: “Quando un film è finito per me è archiviato per sempre. Io vivo nel futuro”. Come ha iniziato a fare questo lavoro? Lasciando la mia città natale, Macerata. Sono partito, perché volevo fare questa professione e sapevo di dovere venire a Roma all’Accademia di Belle Arti, dove ho studiato scenografia. Quali qualità deve avere uno scenografo per riuscire? Preparazione e rigore. Riconoscere gli errori quando si sbaglia è fondamentale. valere rispetto alla visione del lavoro, che segue tempi differenti. Alle volte va più a rilento, altre più veloce. L’importante è avere l’occhio per riuscire a fare in modo che gli ambienti alle spalle degli attori raccontino la storia in maniera convincente. Nella commedia, dove i riferimenti al localismo sono inevitabili, il divo straniero serve a poco d’amore si rivolge essenzialmente al pubblico dei ragazzi e l’impressione è che per questa fascia di spettatori Robert De Niro non rappresenti un vero richiamo. Quanto all’attenzione dei mercati stranieri, è tutto da dimostrare il fatto che la presenza di un divo americano aiuti il cinema italiano. Esperienze recenti dimostrano, una volta di più, che i prodotti italiani che funzionano meglio all’estero sono i film di qualità che raccontano storie molto italiane. Di recente, il nostro film più venduto all’estero è stato Gomorra, che nel cast non aveva alcun nome di richiamo, ma è stato così, senza voler tornare troppo indietro nel tempo, anche con Nuovo Cinema Paradiso e Mediterraneo , vincitori dell’Oscar. Non sempre l’ingaggio di una star USA significa garantire al film una particolare riuscita e un successo internazionale. Gli esempi del passato forniscono esiti con- traddittori se, ne Il gattopardo di Visconti, Burt Lancaster si è calato perfettamente in un personaggio, il principe Salina, lontano per sensibilità, storia e cultura dal suo vissuto; se proprio lo stesso De Niro è stato un convincente contadino della bassa in Novecento di Bertolucci, non altrettanto bene ha funzionato Dustin Hoffman con Pietro Germi nel ruolo del bancario infelice di Alfredo, Alfredo. L’impressione è che nella commedia, dove i riferimenti al localismo sono inevitabili, a volte il divo straniero serva poco. A Giovanni Veronesi, felice ed onorato di dirigere De Niro, cosa che darà prestigio al suo curriculum, auguriamo comunque ogni fortuna. box office (aggiornato al 20 settembre) 1 Mordimi ...................................................... € 1,902,442 2 Mangia, prega, ama ................................ € 1,259,185 3 Sharm El Sheikh ....................................... € 1,254,239 4 Resident Evil: Afterlife ............................. € 3,111,266 5 Shrek e vissero felici e contenti ............ €16,067,283 6 La solitudine dei numeri primi ............... € 2,283,585 7 Cani & gatti: la vendetta di Kitty ............ € 617,126 8 Fratelli in erba ............................................ € 329,104 9 Giustizia privata ....................................... € 4,416,805 10 The American .......................................... € 1,021,537 N.B. Le posizioni sono da riferirsi all’ultimo weekend preso in esame. Gli incassi sono complessivi ottobre 2010 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo 79 Telecomando DVD • BORSA DEL CINEMA • LIBRI • COLONNE SONORE Libri Rileggere John Woo, Virzì e de Oliveira. Poi mélo e commedia ad Hollywood, patrie visioni e futurismo Registi da sfogliare Tris d’a uto re Ital ian s Do It Bet ter Un filmaker di Livorno, un Leone d’Oro felicemente strabico e il decano di tutti per un tris d’assi servito dietro la macchina da presa. Con My name is Virzì (Le Mani, pagg. 336, € 16,00) Alessio Accardo e Gabriele Acerbo invitano a leggere tra le immagini di “un funambolo sugli abissi della precarietà, della solitudine”, come osserva la Morante, mentre Marco Bertolino e Ettore Ridola inseguono mélo, superomismo e disincanto nell’eroe dei due mondi - Cina e Hollywood - John Woo (Le Mani, pagg. 160, € 14,00). Su tutti, lui, Manoel de Oliveira, classe 1908 e una cinquantina di film di classe in carnet: tra Cinema, parola, politica lo indaga Francesco Saverio Nisio (Le Mani, 352, € 18,00), con un saggio in fortunato bilico tra le ragioni del cuore e quelle della mente. Proprio come de Oliveira. Come siamo e come eravamo: cinema italiano. Il percorso è eterodosso, le conclusioni tutt’altro che fuorvianti. Si parte con la raccolta di Saggi sul cinema italiano 1930-1980 del compianto Lino Micciché, raccolti da Tinazzi e Torri: Patrie visioni (Marsilio, pagg. 320, € 25,00) passa in rassegna i nostri schermi con gusto critico e solidarietà culturale. Potremmo parlare di Senso come rischio, se non fosse il titolo scelto per celebrare i 60 anni di Filmcritica (Le Mani, pagg. 264, € 18,00) dai curatori A. Cappabianca, L. Esposito, B. Roberti e D. Turco, con Edoardo Bruno che suona la carica contro “il cattivo cinema”. Per rifiatare, il giallo Morte al Cinevillaggio (Coniglio Editore, pagg. 200, € 12,00) di Umberto Lenzi, che ritrova il suo detective Bruno Astolfi nel surrogato repubblichino di Cinecittà. FEDERICO PONTIGGIA 80 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2010 FEDERICO PONTIGGIA Discorso amoroso Commedia e Melodramma condividono ben poco secondo il senso comune: la prima è un’imitazione serena dell’umanità, mentre il secondo ci propina il punto di vista di chi vive la tensione del desiderio per un oggetto irraggiungibile. Roberto Campari ne Il discorso amoroso. Melodramma e commedia nella Hollywood degli anni d’oro (Bulzoni, pagg. 219, € 20,00) compie un’originale analisi dei due generi all’interno della cinematografia di maggiore diffusione internazionale: quella americana, dai ruggenti anni ’30 fino alla crisi degli anni’60. Un impegnativo ma piacevole viaggio. Dalle “donne sublimi” (Garbo e Dietrich) all’eroina trasgressiva (Bette Davis), dal tabù del sesso alla felicità coniugale, il discorso amoroso è declinato infinite volte attraverso questi due generi che hanno condiviso molto in una commistione che quasi rende superflua la loro stessa classificazione. Il mistero dell’immagine Cinema e religioni: riflessione sul legame tra messa in scena e registro del sacro di Chiara Napoleoni GIULIO BASSI Geometrie variabili Il triangolo, l’assolo e il proteiforme: figure a geometria variabile per l’editrice Le Mani, alla rabdomantica ricerca del grande su grande schermo. Il triangolo ha i vertici altisonanti di Rossellini, Magnani e Bergman: la loro Storia di cinema e d’amore è La guerra dei vulcani (pagg. 320, € 16,00), combattuta da Alberto Anile e Maria Gabriella Giannice nel nome della verità sul più grande scandalo cine-sentimentale di tutti i tempi. Scandalo e verità che non sfuggono a Isabelle Huppert (pagg. 224, € 16,00), di cui Deborah Toschi svela La seduzione ambigua: come suggerisce Elfriede Jelinek, l’attrice francese “non si limita a rappresentare, ma “è””. E chissà come l’avrebbe “utilizzata” Il cinema futurista (pagg. 264, € 15,00), cultura europea made in Italy di cui Giovanni Lista offre sintesi e cronologia dagli anni ’10 ai ’30. Sergio Botta, Emanuela Prinzivalli Cinema e religioni Carocci Editore € 20,00 Pagg. 222 Che rapporto intercorre tra il cinema e la religione? La settima arte può accedere alla dimensione del sacro, diventando espressione dei discorsi religiosi contemporanei? Se il primo film religioso della storia fu realizzato nel 1897, solo due anni dopo la prima proiezione dei Lumière, superando i modelli primitivi di rappresentazione cinematografica, la natura mitica e trascendentale dell’immagine in pellicola è stata oggetto di numerosi studi nel corso del tempo e soggetto di innumerevoli opere firmate dai più grandi autori della storia del cinema (Bresson, Buñuel, Pasolini, solo per citarne alcuni). Con l’obiettivo di delineare questo difficile rapporto, Cinema e religioni, a cura di Sergio Botta ed Emanuela Prinzivalli indaga il legame che intercorre tra la messa in scena cinematografica e il registro del sacro nelle sue innumerevoli declinazioni attuali. Esponenti accademici del mondo del cinema si confrontano con specialisti di storia delle religioni, antropologi, studiosi di letteratura cristiana antica, medievisti, moltiplicando i punti di vista e arricchendo un filone di ricerca ancora parzialmente indagato nel nostro paese. Il pluralismo metodologico e la portata interdisciplinare di questo volume, contribuiscono a dare spazio e voce ad uno dei temi più discussi ed affascinanti dei nostri tempi, presentandosi come una valida occasione di riflessione sul potere evocativo e sulla valenza simbolica del linguaggio cinematografico. FEDERICO PONTIGGIA Tristana di Luis Buñuel Vampirismi Siamo pronti alla rinuncia dell’umano in cambio dell’eternità? Cosa c’entra la saga di Stephenie Meyer con la medicina? Secondo Tambone e Borghi, autori di La Medicina dei Nuovi Vampiri. Il sogno dell’eterna giovinezza da Twilight a Eclipse (Academia Universa Press, pagg. 142, € 19,00), la produzione cinematografica è ambito privilegiato di interessanti riflessioni che trovano applicazione proprio nella formazione medica. Edward, protagonista di Twilight, a 17 anni è in fin di vita e viene salvato dal dottor Cullen che lo “vampirizza” rendendolo immortale. Eterna giovinezza, prolongevità, suggestioni popolari e ricerca scientifica prendono spunto proprio dalla vicenda di Edward. Il saggio fa parte della collana di manuali FASTtrack, che pongono l’accento sull’agire e su una consapevolezza etica del sapere scientifico. GIULIO BASSI Telecomando DVD • BORSA DEL CINEMA • LIBRI • COLONNE SONORE di Gianluigi Ceccarelli Colonne Sonore Visti da vicino Sognando Edith Piaf La cantante francese in sottotraccia per il sontuoso score di Zimmer: Inception Fedele al suo metodo (un mix tra orchestrazione classica e arrangiamenti moderni), Hans Zimmer dona alla splendida soundtrack di Inception l’anima di un angelo dal nome di Edith Piaf. Le note immortali di Non, Je ne regrette rien, presenti nel film, sono ampliate e distorte da Zimmer sin dall’inizio (Half-remembrered Dream ), facendo dei fiati originali la materializzazione sonora di una terribile minaccia, che da latente si fa incombente. Una salita verso un climax di terrore, scandita da un arpeggio di chitarra elettrica (a cura di Johnny Marr degli Smiths), e da una ritmica elettronica accennata in sottofondo, quasi un battito cardiaco sovrastato dalla gravità degli archi. Lo si raggiunge con 528491 e Mombasa , quest’ultimo memorabile in virtù di un arrangiamento che sembra moltiplicare il pericolo e occludere ogni via di uscita. Il tempo per rifiatare (One Simple Idea, Dream within a Dream ), poi le note di Non, Je ne regrette rien tornano in Waiting for a Train: Ricomincia la fuga, ma la minaccia ora sembra essere ovunque, non più individuabile: le sferzate sonore degli archi giungono improvvise dal silenzio, non più annunciate, disciolte nel buio della malinconia. Paradox riporta tutto alla calma, e l’epica Time chiude la OST in chiave introspettiva, riportando a galla i tormenti interiori del protagonista bruscamente interrotti da un enigmatico glissato in levare. Per tut ti i gus ti a cura di Federico Pontiggia The Town Dopo Gone Baby Gone, l’inglese Harry GregsonWilliams torna a incrociare lo spartito con Ben Affleck. Impugnando la bacchetta a quattro mani con David Buckley, mette classica e tecnologia al servizio di spari e cuori: musica a mano armata. 82 rivista del cinematografo fondazione ente dello spettacolo ottobre 2010 La pecora nera Cantastorie era, cantastorie fa: è la voce di Ascanio Celestini ad accompagnarci nei pascoli sonori della sua Pecora nera. Reiterato, cantilenante, morbido e tagliente, il suo racconto è una colonna di lucida follia: prendere o lasciare. Gorbaciof Buon compositore non mente: Teho Teardo fa Teho Teardo al servizio di Stefano Incerti. Straniante, elettronico, suggestivo ed ermetico, una presenza poco invasiva quanto ineludibile: occhi aperti su Servillo, orecchie spalancate su Teho. NASTRO AZZURRO. IL CINEMA HA TUTTO UN ALTRO GUSTO. Più fresco, intenso e originale. 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