01 nel segno giugno 05 18-07-2005 9:38 Pagina 1 Via Narni, 29 - 00181 Roma - Mensile di informazione - Anno LIV - N° 6 Giugno 2005 Tariffa Associazioni Senza Fini di Lucro: Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale D. L. 353/2003 (conv. in L. 27/2/2004 n. 46) art. 1, comma 2, DCB - Roma - Una copia € 0,77 02 nel segno giugno 05 18-07-2005 9:39 Pagina 1 SOMMARIO EDITORIALE NEL SEGNO DEL SANGUE Mensile della Unio Sanguis Christi dei Missionari del Preziosissimo Sangue Anno LIV - N° 6 Giugno 2005 Direttore Tullio Veglianti, cpps Redattori Tullio Veglianti Benedetto Labate Michele Colagiovanni Maria Damiano Grafica: Elena Castiglione Foto: Archivio USC Stampa e fotocomposizione Stab. Tipolit. Ugo Quintily S.p.A. Viale Enrico Ortolani, 149/151 00125 Zona Industriale di Acilia - Roma Tel. 06/52169299 (multilinea con r.a.) Benedictus qui venit... di Michele Colagiovanni SPIRITUALITÀ George Herbert Sul sangue di Cristo coi Santi Il sangue di Cristo nella riflessione di sant’antonio da Padova sull’Eucaristia di Davide Venturini Stimmate e sudore di sangue di Davide Venturini Da Introduzione al cristianesimo di Joseph Ratzinger La filosofia del sangue di Angelo Coppola 1° Luglio 2005 Redazione e Amministrazione 00181 Roma - Via Narni, 29 Tel. e Fax: 06/78.87.037 e-mail: [email protected] http://www.cssc.pcn.net Abbonamento annuo ordinario: € 7,50 sostenitore: € 12,91 estero: $ 20,00 C.C.P. n. 391003 Autorizzazione Trib. Roma n. 229/84 in data 8-6-1984. Iscriz. Registro Naz. della Stampa (Legge 8-8-1981, n. 416, Art. 11) al n. 2704, vol. 28, foglio 25, in data 27-11-1989 Finito di stampare nel mese di maggio 2005 Questa rivista è iscritta all’Associazione Stampa Periodica Italiana 166 167 169 173 179 172 INCONTRO DI PREGHIERA “Attingete acqua con gioia alle sorgenti della salvezza” di Benedetto Labate 175 MISSIONI La realtà di un sogno di Alessandra Colombi Bocciolini OFFERTORIO DEL PREZIOSISSIMO SANGUE 181 184 FAMIGLIE USC Roma, Via Narni - 12-13 marzo 2005 di Elisabetta e Luciano Batazzi 189 UMORISMO Il lato comico di Comik Direttore Responsabile Michele Colagiovanni, cpps 163 LIBRI 190 191 Nel Segno del Sangue Editoriale 163 Benedictus qui venit... di Michele Colagiovanni M olti si chiedono ancora che papa sarà Benedetto XVI e fin troppi credono di sapere la risposta. Qualcuno si è già ricreduto, qualche altro spera di potersi ricredere. Alcuni restano tetragoni sul pessimismo. Singolare la motivazione: scambiano le certezze per autoritarismo e giudicano la dimensione trascendente nemica dell’immanenza, quando invece è esattamente il contrario. Il fondamento della dignità dell’uomo può essere solo la sua anima; tutto il resto, senza quella, è chiacchiericcio, magari presuntuoso, ma chiacchiericcio. Padre Frei Betto è un teologo brasiliano dell’ordine dei domenicani; uno dei più rappresentativi della teologia della liberazione, di cui forse il maggiore esponente attuale è l’ex francescano Leonardo Boff. Ha espresso delusione per la scelta operata dai cardinali (e dallo Spirito Santo) nella persona del cardinale Jospeh Ratzinger. Betto può considerarsi portavoce di una corrente ecclesiale importante. Nel 1969 fu arrestato per opposizione al regime militare e subì quattro anni di carcere. Attivo in politica, come esige quella particolare interpretazione della teologia, è divenuto scrittore di successo, amico personale del presidente Luiz Inácio Lula da Silva e si batte per la giustizia sociale. Noi personalmente crediamo che il nuovo pontefice non gli sia da meno su quello stesso fronte, pur partendo da altra posizione; anzi! Il sacerdote domenicano non è dello stesso parere. “L'elezione a papa del cardinale Joseph Ratzinger” – scrive Frei Betto – “è un segnale preoccupante di come la direzione della chiesa cattolica sia più confusa di quanto ci si poteva immaginare. Il contrario della paura non è il coraggio, ma la fede. Molti cardinali paiono animati più dalla paura che dalla fede”. Da che cosa padre Frei deduce tutto ciò? Chi discerne la paura dalla fede? Fino a prova contraria Ratzinger non era il custode del coraggio, ma – appunto – della fede. Eppure il padre Betto continua: “Eleggere papa un uomo responsabile dell’ortodossia della chiesa, capo dell'ex Santo Uffizio, ha rappresentato un gesto di regresso e di difesa di fronte a un mondo tormentato, che da Roma si aspetta qualcosa di più che anatemi, censure, scomuniche e segregazioni”. Queste ultime parole fanno chiaramente intendere che nella teologia della liberazione circolano idee assai più confuse di quelle che padre Frei suppone regnino nella direzione della Chiesa e nella testa dei cardinali che hanno eletto il nuovo papa. Il mondo è tormentato anche (se non soprattutto) perché non ha più certezze. “Il contrario della paura non è il coraggio, ma la fede” – dice padre Betto. Francamente non vediamo il dilemma. Ci può essere il coraggio della fede: le due cose possono e devono andare insieme e i cardinali potrebbero averle dimostrate entrambe. La confusione nella teologia della liberazione riguarda proprio il concetto di teologia e il concetto di fede. Nel mondo d’oggi occorre fare chiarezza nelle idee confuse e non c’è altra strada che quella della ortodossia della Chiesa e del Vangelo. Gesù disse: “La verità vi farà liberi”. “Non so se il nuovo papa abbia qualche sensibilità sociale” – dice ancora Frei. – “Nei suoi discorsi e nei suoi scritti non ricorrono la figura del povero o la tragedia della povertà. Ma piaccia a Dio che egli mantenga l'abitudine di meditare nelle parole e negli atti seguendo quello che è il para- Editoriale Nel Segno del Sangue 164 digma per eccellenza della fede cristiana: Gesù di Nazareth, che preferì amare piuttosto che condannare, prese le difese della donna adultera, non pronunciò un sermone moralista alla samaritana che viveva con il sesto uomo, curò la donna fenicia o il servo del centurione romano senza esigere che professassero la sua fede, si identificò con i più poveri (affamati, migranti, malati e oppressi), non fu indif- ferente alle masse affamate e insinuò che governare non è comandare ma servire”. Una sintesi più equilibrata del Vangelo vorrebbe che si dicesse che Gesù di Nazareth tutto fece per dimostrare di essere Figlio di Dio; mandò i suoi nel mondo a predicare il Vangelo e a battezzare; fece elogio di Giovanni Battista senza minimamente rimproverare le sue invettive contro Erode, che viveva con una donna che non era sua moglie... Quanto ai casi citati da Frei, non si può dire che si rallegrasse con la Samaritana per la sua disinvoltura matrimoniale, tanto più che a precisa domanda ricordò che con il matrimonio l’uomo e la donna diventano una sola carne, sicché all’uomo non dovrebbe essere lecito dividere ciò che Dio unisce. E alla Maddalena, che cosa disse veramente Gesù? Da sinistra a destra: Il dominicano Frei Betto, il Presidente Lula e il Cardinale Claudio Hummes. Nel Segno del Sangue Editoriale 165 “Non ti hanno condannato [a morte]? Neppure io ti condanno, ma va e non peccare più”. Non le disse, come sembrerebbe dalla prosa di Frei: “Va in pace e non dare troppo peso all’accaduto. Sono cose che capitano e, come dice il proverbio, ogni lasciata è persa. Del resto, verranno tempi in cui così faran tutte”. Ciò che Gesù di Nazareth, Figlio di Dio, chiese a Maddalena fu tutt’altro che un perdono a buon mercato. Fu un imperativo immediato e radicale, su un aspetto del vivere estremamente coinvolgente. Se Maddalena avesse peccato di nuovo e fosse tornata da Gesù pentita, Gesù di nuovo le avrebbe detto quelle parole: “Non ti condanno, ma va e non peccare più”. Fino a settanta volte sette, a patto che il pentimento fosse sincero e sincera l’accoglienza del comando! Con queste riflessioni non si intende minimamente polemizzare con le idee di padre Frei Betto. Indubbiamente le ingiustizie sociali nel mondo (di cui la fame è l’aspetto più terrificante, ma non il solo) gridano vendetta al cospetto di Dio e Gesù non lo ha ignorato. Basterebbe la prefigurazione del Giudizio Finale come ci è stato tramandato da Matteo per far comprendere che il regno dei cieli si conquista mediante l’impegno nel mondo. Troppi, però, che hanno cominciato a lottare per debellare la povertà del mondo, non hanno migliorato la condizione generale, ma hanno affamato popolazioni ancor più vaste, privandole perfino della dignità spirituale. E la cosa è accaduta perché, se ci si dimentica della dignità intrinseca dell’uomo, se si nega l’anima, non resta che l’animale. Va dato atto che la Chiesa non solo predica contro il potere e a favore dei poveri, ma pratica il servizio in loro favore. A Giovanni Paolo II è stato rimproverato di aver proclamato troppi santi. Il grande pontefice voleva dimostrare proprio questa verità: la Chiesa è madre di santi, di ogni categoria sociale, in ogni epoca e stato di vita. Lo aveva asserito con forza il cardinale Ratzinger invitando la Chiesa, più volte, a togliere da sé la molta sporcizia che convive con la santità. Qualcuno disse che con quei discorsi si era bruciata ogni possibilità di elezione. Forse l’ottimo custode della fede sperava che così fosse. Ma lo Spirito Santo ha pensato diversamente e gli ha conferito il mandato. Benedictus qui venit in nomine Domini! Spiritualità Nel Segno del Sangue 166 Un altare imperfetto, Signore, ha innalzato il tuo servo, Eretto con un cuore e cementato di lacrime, Le cui parti han la forma che volle La tua mano; Attrezzo d’operaio mai ne ha toccato Uguale. Un cuore solitario È una tal pietra Che nulla ha tagliato Se non la tua potenza. Ogni parte perciò Del mio cuore indurito S’incontra in questa forma Per lodare il tuo nome: Ché, se mi accade di scommettere la mia pace, queste pietre non cessino di lodarti. Il tuo benedetto sacrificio sia anche il mio, E questo altare santifichi per essere degno di te. George Herbert (1593-1633) (in Dom Pierre Miquel e Matteo Perrini [a cura], Preghiere dell’umanità, Queriniana, Brescia 1993, 652) Nel Segno del Sangue Spiritualità 167 Sul sangue di Cristo coi Santi Il sangue di Cristo nella riflessione di sant’Antonio di Padova sull’Eucaristia S ant’Antonio di Padova si pone sulla linea della profonda devozione di San Francesco d’Assisi verso l’Eucaristia, elaborando in chiave teologica la riflessione del poverello d’Assisi, dando inizio così in certo qual modo alla tradizione teologica francescana, che troverà poi in San Bonaventura da Bagnoregio una strutturazione più articolata. Come è noto, l’unico scritto tramandatoci di Sant’Antonio sono i “Sermoni” , sublime correlazione di riflessione teologica e di afflato mistico ma anche liturgico-pastorale. Il tema che vogliamo affrontare in questa sede è rintracciabile prevalentemente nel sermone che il Santo di Padova dedica all’ultima cena (In coena Domini), in occasione del giovedì santo. Indubbiamente in Antonio è presente anche la preoccupazione per le deviazioni dalla retta tradizione in materia di presenza reale nel pane e nel vino consacrato, ma anche la forte e intensa devozione al sangue di Cristo versato sulla croce e nel santo sacrificio dell’altare. Partendo dal testo liturgico previsto per il giovedì santo, Sant’Antonio afferma che nell’ultima cena nostro Signore ha fatto quattro cose: “lavò i piedi degli apostoli, diede loro il suo corpo e il suo sangue, fece un lungo e prezioso sermone, pregò il Padre per loro e per tutti quelli che avrebbero creduto in lui. Questo fu il sontuoso banchetto”. Antonio, poi, parlando della trasformazione del pane e del vino nel corpo e sangue di Cristo, utilizza il verbo transubstantiari, termine che venne usato da diversi teologi dell’epoca e che, in seguito, venne introdotto in maniera ufficiale da Innocenzo III nel 1202 in un decreto e, infine, “canonizzato” dal Concilio Lateranense IV, nel 1215. Spiritualità Nel Segno del Sangue 168 In tale ambito Antonio pone una stretta relazione con il racconto della Trasfigurazione: “Sul Tabor si trasfigurò il Signore, e il nome si interpreta luce che viene, e sta a indicare l’altare sul quale avviene la trasfigurazione, cioè la transustanziazione delle specie del pane e del vino nel corpo e nel sangue di Gesù Cristo, e per mezzo di questo sacramento entra la luce nelle anime dei fedeli” (Sermones, I, 205). Cristo si presenta nella riflessione di Antonio come sacerdote e vittima, laddove il Santo identifica il sacrificio della santa Messa con il sacrificio della croce, così che i due sacrifici divengono in realtà un solo e grande sacrificio, una totale offerta di Cristo alla sua Chiesa e al mondo intero. Le parole del Santo sono a dir poco sublimi: “Questo è il mio sangue versato per molti per la remissione dei peccati” (Mt 26, 28). Unendo una citazione di Isaia con un’altra del Deuteronomio, Antonio così esprime: “‘Un banchetto di vini senza feccia’ (Is 25, 6), cioè purificati da ogni impurità e raffinati. Dice anche Mosè nel suo cantico: ‘E bevano sangue di uva, puris- simo’ (Dt 32, 14). L’uva è l’umanità di Cristo che, spremuta nel torchio della croce, sparse da ogni parte il sangue, che oggi diede da bere agli apostoli: ‘Questo è il mio sangue, che per voi e per molti sarà versato in remissione dei peccati’. Fu dunque necessario che quel sangue fosse come un vino raffinato e purissimo, per essere versato in remissione di tanti peccati! O carità del diletto! O amore dello sposo per la sua sposa, la chiesa! Quel sangue che il giorno dopo avrebbe dovuto versare per lei, per mano degli infedeli, glielo offrì oggi egli stesso con le sue mani santissime” (Sermones, III, 175-6). Antonio vede quindi un legame indissolubile tra il torchio della croce e il sangue che viene dato da bere, così che ogni Messa diviene la riattualizzazione del sacrificio cruento della croce: “Entra la sposa, la Chiesa, o anche l’anima, nel pieno delle sofferenze e dei dolori del suo sposo, e raccoglie piamente e unisce insieme e lega con i legami dell’amore ora gli insulti, ora gli schiaffi e gli sputi, qui le derisioni e i flagelli, qua e là la croce, i chiodi e la lancia; di tutto fa per sé un mazzetto di dolori e di amarezze, e lo colloca tra le sue mammelle, dov’è il cuore, dov’è l’amore” (Sermones, III, 176). In riferimento a quanto detto non possiamo poi non menzionare il profondo desiderio del Santo di Padova di essere martirizzato, laddove lo spargimento di sangue lo avrebbe immolato al pari del Cristo sulla croce. In seguito, tuttavia, la sua “esperienza” lo condurrà a conformarsi a Cristo in altro modo, non certo meno fecondo. Per Antonio, in tal senso, l’itinerario di conformazione percorre tutte le età della propria vita, e passa attraverso il travaglio della conversione, conducendo poi il fedele al profondo amore che unisce e configura a Cristo. La fede nell’Incarnazione ha poi e quindi come conseguenza immediata proprio il desiderio di conformarsi all’immagine di Cristo, in linea con il profondo desiderio di Francesco di Assisi di venir conformato al Crocifisso sul monte della Verna, spargendo il sangue in una immolazione del tutto particolare e configurante all’uomo dei dolori che ben conosce il patire. Davide Venturini Nel Segno del Sangue Spiritualità 169 Sangue e fenomeni mistici Stimmate e sudore di sangue, tra partecipazione alla passione e problemi di teologia mistica di Davide Venturini U no dei principali problemi di teologia mistica è costituito dalle stimmate. I principali autori nell’ambito della teologia spirituale fanno solitamente rientrare questo fenomeno nei fenomeni mistici di ordine corporale, assieme alle lacrime e al sudore di sangue, alla bilocazione, alla levitazione, ecc. Va comunque precisato che si tratta di una semplice distinzione, in quanto i fenomeni mistici sono prima di tutto, come tali, appunto “mistici”, quindi di ordine spirituale, tenendo presente che nell’esperienza dei mistici la stimmatizzazione è un fenomeno sempre connesso con una particolare devozione alla passione di nostro Signore, alla sua croce, con valenze di immolazione per gli altri e di configurazione al Cristo. La stimmatizzazione consiste innanzitutto nella apparizione, ovviamente spontanea, di segni, stigmate appunto, piaghe sanguinolenti nel corpo. Appaiono talvolta nelle mani, nei piedi, nel costato sinistro, contemporaneamente (pensiamo a San Francesco d’Assisi e a Padre Pio), ma talvolta, invece, si limitano ad alcune parti del Spiritualità Nel Segno del Sangue 170 corpo, come quelle poc’anzi indicate, oppure alla testa (pensiamo a Santa Rita da Cascia), ecc. A volte, poi, si tratta di stimmate invisibili (spesso preludio di quelle visibili), dove lo stimmatizzato percepisce solamente un dolore fortissimo che non è però coglibile esteriormente se non dalle sue sofferenze, dai suoi spasmi. Quanto alla durata, abbiamo mistici che, una volta ricevutele, hanno portato le stimmate per tutta la vita, mentre abbiamo mistici le cui stimmate comparivano solamente in momenti o giornate particolari (il venerdì santo, tutti i venerdì, ecc.). La cautela della Chiesa in materia di stimmate e stimmatizzati è notevole, e, peraltro, ampiamente giustificata, tenuto conto che fenomeni affini si possono presentare anche in casi gravi di isteria o di altre rilevanti problematiche psichiche. Nei processi di canonizzazione, infine, il problema fondamentale è la “verifica”, l’accertamento delle virtù esercitate in grado eroico e non le manifestazioni particolari come appunto le stimmate. Ma andiamo oltre. I soggetti che hanno fatto l’esperienza delle stimmate presentano comunque degli aspetti - oserei dire psicologicoaffettivi - simili. Si tratta infatti solitamente di soggetti estatici. A tale proposito va peraltro ricordato che non tutti i Santi si presentano come soggetti estati- ci. Nella storia della spiritualità, difatti, abbiamo Santi che vissero un apostolato intensissimo “condito” da intensissime estasi e altri che hanno vissuto una vita ritirata ma con poche manifestazioni mistiche “esteriori”. In ogni caso, come peraltro ci ricorda San Tommaso d’Aquino, la grazia non toglie la natura ma la porta alla perfezione, principio questo che se vale per la teologia della grazia vale anche per il rapporto più ampio con Dio, dal momento che Dio nelle sue vie di incontro con l’uomo - con il singolo uomo, unico e irripetibile come unica e irripetibile è la via per la quale Dio lo conduce alla santità -, “opera” anche sulle facoltà naturali, sulla natura umana, sul carattere e sul temperamento. Proseguendo nella nostra analisi occorre poi precisare, come abbiamo fatto cenno più sopra, che le stimmate e i segni similari sono sempre in rapporto con intense e profonde sofferenze “simili” a quelle patite da Cristo sulla croce e nella sua passione. Una presenza di segni esteriori ma una contemporanea assenza di intensi patimenti, difatti, non potrebbe che suscitare diffidenza. Fenomeno mistico particolarmente interessante, che spesso si “intreccia” con la presenza delle stimmate, è costituito dal sudore di sangue. Occorre subito precisare che già in ambito medico e psichiatrico è prevista la cosiddetta ematidrosi (o sudore di sangue), ovvero una affezione di origine psichica o funzionale consistente nell’essudazione, attraverso i pori della pelle, di un liquido sanguinolento a causa della presenza di globuli rossi nel sudore. Pertanto anche in questo caso da parte della Chiesa esiste la massima cautela. In ogni caso, nell’ambito della mistica abbiamo il fenomeno del sudore di sangue, consistente nella fuoriuscita in quantità apprezzabile di liquido sanguigno attraverso i pori della pelle, e le lacrime di sangue, consistenti in una effusione sanguinolenta attraverso la mucosa delle palpebre. In ambito biblico il pensiero corre immediatamente all’agonia di Gesù nell’orto degli Ulivi. Anche tra i mistici che fecero questa esperienza, troviamo soggetti particolarmente devoti alla passione di nostro Signore, e anche qui abbiamo una correlazione con soggetti estatici e con l’esperienza quindi dell’estasi. Difatti, le stigmate e gli altri fenomeni poc’anzi indicati, vengono solitamente “ricevute” durante delle estasi, in momenti particolari in cui la persona del mistico è tutta pervasa dal senso profondo della passione di Cristo, delle sue sofferenze, della unione con i dolori della croce. Dopo l’estasi rimane inizialmente un senso di dolore atroce e di “stordimento” dinan- Nel Segno del Sangue Spiritualità 171 zi al “mistero”. L’effetto spirituale di ordine apostolico principale di tutti questi fenomeni mistici è poi connesso con il desiderio di offrirsi vittima per gli altri, per i peccatori in particolare. Abbiamo parlato di stordimento, e si tratta peraltro di una “sensazione” profonda che si coniuga intrinsecamente con un intenso senso di umiltà. Del resto proprio l’umiltà è sempre stata ritenuta un segno basilare in tutto ciò, in quanto la compartecipazione alle sofferenze di Cristo fanno percepire al mistico il proprio nulla dinanzi a Dio, laddove il nulla dell’uomo e il tutto di Dio (pensiamo a San Francesco d’Assisi: “mio Dio e mio tutto”) si “armonizzano” verso una comprensione più profonda, da parte del mistico, del fatto che la santità ancor prima che un cammino, un percorso di crescita nella fede, è la discesa “tremenda” di Dio nell’uomo, che ha il suo vertice nell’unione trasformante. Si tratta di un “processo” di divinizzazione, ben esplicitata in particolare nella patristica e nella teologia orientale, laddove, prima che alla riflessione teologica l’invito è al “silenzio” adorante davanti al Mistero, così che il vero mistico non è tanto l’uomo che sale verso Dio quanto piuttosto l’uomo che si divinizza, che “scompare” per aprirsi docilmente in modo assoluto appunto all’Assoluto. 1° Luglio 2005 Nel Segno del Sangue 172 1° Luglio 2005 Di nuovo tutti insieme a Roma per celebrare la festa del Preziosissimo Sangue MODALITÀ E MANSIONI CHIESA: CELEBRANTE: Parrocchia San Gaspare - Via Borgo Velino 1 Roma Un Em.mo Cardinale ORE 9,00 - ACCOGLIENZA Don Alberto Pacini e Madre Rosaria Canti - recita coroncina e testimonianze (Giovani - Famiglie - Gruppi Preghiera) ORE 10,00 - S. MESSA Coro: Don Tullio - cori di San Gaspare e Corpo e Sangue Segno: Pane e vino Letture: Suore del Prez.mo Sangue di Monza Preghiere dei fedeli: Suore Figlie della Carità del PPS Offertorio: Servizio di San Gaspare Adorazione: sotto le due specie. Don Domenico Parlavecchia e Madre Rosaria Servizio Liturgico: Seminario CPPS Ringraziamento: Suore PPS di Monza Passaggio della Croce: dalle Figlie della Carità del PPS alla Curia Generalizia ASC. Il distintivo della USC verrà consegnato ai partecipanti quale gadget della giornata. Nel Segno del Sangue Spiritualità 173 Pubblichiamo alcune riflessioni Joseph Ratzinger, ora Benedetto XVI, sul sangue di Cristo Da Introduzione al cristianesimo Quando sarò innalzato da terra, trarrò tutti a me (Gv 12, 32). Questo asserto intende spiegare il significato della morte di Gesù in croce; e in realtà, dato che la croce costituisce il centro della teologia giovannea, esso addita l’indirizzo in cui l’intero vangelo vuol convogliare gli uomini. L’episodio della crocifissione vi appare come un processo di apertura, in cui le disperse monadi umane vengono riunite nell’abbraccio di Gesù Cristo, nell’immenso spazio delle sue braccia spalancate, per giungere così compatte e unite a lui, al suo traguardo, alla meta finale dell’umanità. Se però è così, allora Cristo venturo non è l’uomo esistente per sé, bensì l’uomo esistente essenzialmente per gli altri; egli è l’uomo dell’avvenire proprio in quanto uomo totalmente aperto. L’uomo a sé stante, che vuol esistere solo per conto suo, è allora l’uomo del passato, l’uomo che dobbiamo lasciarci alle spalle per superarlo marciando in avanti. In altri termini, ciò comporta che l’avvenire dell’uomo stia nell’ “essere per gli altri”. In sostanza, qui ci viene un’ulteriore conferma di ciò che abbiamo indicato come senso della filiazione divina e prima ancora come significato della Spiritualità Nel Segno del Sangue 174 dottrina affermante l’esistenza di tre Persone in un unico Dio: la chiara allusione all’esistenza dinamicoattuale, che è essenzialmente apertura in perenne movimento tra il “da” e il “per”. E ancora una volta risulta lampante che Cristo è l’uomo totalmente aperto, nel quale le pareti dell’esistenza risultano sfondate, sicché egli è integralmente “passaggio” (“pasqua”). Ci ritroviamo così di bel nuovo direttamente di fronte al mistero della croce e della Pasqua, che dalla Bibbia viene inteso proprio come un mistero di passaggio, di transizione. Giovanni, che ha riflettuto proprio e soprattutto su questo pensiero, conclude la sua presentazione del Gesù terreno con l’immagine simbolica dell’esistenza le cui pareti sono state sfondate, che non conosce più staccionate fisse, ma che è essenzialmente apertura. Uno dei soldati con una lanciata gli aprì il costato; e subito ne uscì sangue e acqua (Gv 19, 34). Nell’immagine del fianco squarciato, culmina per Giovanni non solo la scena della croce, ma addirittura l’intera vicenda storica di Gesù. Adesso infatti, dopo la lanciata che mette fine alla sua vita terrena, la sua esistenza è completamente aperta; ora egli è integralmente “per gli altri”; da questo momento egli non è davvero più un individuo singolo, ma è invece il vero “Adamo”, dal cui fianco nasce Eva, vale a dire un’umanità nuova. Quella profonda descrizione dataci dall’antico testamento, in base alla quale la donna è stata tratta dal fianco dell’uomo (cfr Gen 2, 21 ss.), con la quale ci viene significata in maniera grandiosa e inimitabile la perenne mutua correlazione dell’indissolubile unità delle due creature nell’unica essenza umana, sembra riecheggiare qui nella ripresa del termine “fianco” (tradotto per lo più ingiustamente con la parola “costola”). Il fianco trasverberato del nuovo Adamo ripete il mistero creativo del “fianco aperto” dell’uomo. Esso è l’inaugurazione d’una nuova, definitiva comunanza di vita che lega gli uomini fra loro; i suoi simboli sono rappresentati qui dal sangue e dall’acqua, coi quali Giovanni allude chiaramente ai sacramenti cristiani fondamentali formati dal battesimo e dall’eucaristia, e tramite essi, alla Chiesa vista come segno della nuova vita comunitaria instaurata fra gli uomini. Nel Segno del Sangue Incontro di preghiera 175 INCONTRO DI PREGHIERA giugno 2005 a cura di D. Benedetto Labate “Attingete acqua con gioia alle sorgenti della salvezza” Canto iniziale ed esposizione del SS. Sacramento Litanie del S. Cuore di Gesù Signore, pietà Cristo, pietà Signore, pietà Cristo, ascoltaci Cristo, esaudiscici Padre celeste, Dio abbi pietà di noi Figlio redentore del mondo, Dio Spirito Santo, Dio Santa Trinità, un solo Dio Cuore di Gesù, Figlio dell’Eterno Padre abbi pietà di noi Cuore di Gesù, formato dallo Spirito Santo nel seno della Vergine Maria Cuore di Gesù, sostanzialmente unito al Verbo di Dio Cuore di Gesù, maestà infinita Cuore di Gesù, tempio santo di Dio Cuore di Gesù, tabernacolo dell’Altissimo Cuore di Gesù, casa di Dio e porta del cielo Cuore di Gesù, fornace ardente di amore Cuore di Gesù, fonte di giustizia e di carità Cuore di Gesù, colmo di bontà e di amore Cuore di Gesù, abisso di ogni virtù Cuore di Gesù, degnissimo di ogni lode Cuore di Gesù, re e centro di tutti i cuori Cuore di Gesù, in cui si trovano tutti i tesori di sapienza e di scienza Cuore di Gesù, in cui abita tutta la pienezza della divinità Cuore di Gesù, in cui il Padre si compiacque Cuore di Gesù, dalla cui pienezza noi tutti abbiamo ricevuto Cuore di Gesù, desiderio della patria eterna Cuore di Gesù, paziente e misericordioso Cuore di Gesù, generoso verso tutti quelli che ti invocano Cuore di Gesù, fonte di vita e di santità Cuore di Gesù, ricolmato di oltraggi Cuore di Gesù, propiziazione per i nostri peccati Cuore di Gesù, annientato dalle nostre colpe Cuore di Gesù, obbediente fino alla morte Cuore di Gesù, trafitto dalla lancia Cuore di Gesù, fonte di ogni consolazione Cuore di Gesù, vita e risurrezione nostra Incontro di preghiera Nel Segno del Sangue 176 Cuore Cuore Cuore Cuore Cuore di di di di di Gesù, Gesù, Gesù, Gesù, Gesù, pace e riconciliazione nostra vittima per i peccatori salvezza di chi spera in te speranza di chi muore gioia di tutti i santi Gesù dolcissimo, prostrati dinanzi al tuo altare, noi intendiamo riparare le ingiurie con le quali da ogni parte viene ferito dagli uomini il tuo amatissimo Cuore: il tuo amore immenso per gli uomini viene purtroppo, con tanta ingratitudine, ripagato di oblio, di trascuratezza, di disprezzo. Memori però che pure noi tante volte ci macchiamo di tanta ingratitudine, ne sentiamo vivissimo dolore e imploriamo la tua misericordia. Desideriamo riparare con volontaria espiazione non solo i peccati commessi da noi, ma anche quelli di coloro che, errando lontano dalla via della salvezza, ricusano di seguire te come pastore e guida, ostinandosi nella loro infedeltà, o, calpestando le promesse del Battesimo. Promettiamo con tutto il cuore di voler riparare, per quanto potremo, con l’aiuto della tua grazia, i peccati commessi da noi e dagli altri e l’indifferenza verso sì grande amore, con la fermezza della fede, la santità della vita, l’osservanza perfetta della legge evangelica e specialmente della carità. Accogli, te ne preghiamo, o benigno Gesù, per intercessione della B. V. Maria Riparatrice, questo volontario ossequio di riparazione, e conservaci nella fedele obbedienza a te e nel tuo servizio fino alla morte, col dono della perseveranza, così che possiamo un giorno pervenire a quella patria dove tu col Padre e con lo Spirito Santo vivi e regni, per tutti i secoli dei secoli. Amen. Canto di invocazione allo Spirito Santo Dalla lettera ai Romani di san Paolo, apostolo - 8, 28-39 Fratelli, noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati. Che diremo dunque in proposito? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui? Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica. Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi? Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Proprio come sta scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo trattati come pecore da macello (Sal 43, 22). Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore. Parola di Dio. Rendiamo grazie a Dio. Breve pausa silenziosa Al salmo ripetiamo: Ti ringrazio, Signore; tu eri in collera con me, ma la tua collera si è calmata e tu mi hai consolato. (Is 12) Ecco, Dio è la mia salvezza; io confiderò, non temerò mai, perché mia forza e mio canto è il Signore; egli è stato la mia salvezza. R. Nel Segno del Sangue Incontro di preghiera 177 Attingerete acqua con gioia alle sorgenti della salvezza. In quel giorno direte: “Lodate il Signore, invocate il suo nome; manifestate tra i popoli le sue meraviglie, proclamate che il suo nome è sublime. R. Cantate inni al Signore, perché ha fatto cose grandiose, ciò sia noto in tutta la terra. Gridate giulivi ed esultate, abitanti di Sion, perché grande in mezzo a voi è il Santo di Israele”. R. (Canto) Messaggio del Papa Giovanni Paolo II nel centenario della Consacrazione del genere umano al Cuore divino di Gesù (Varsavia, 11 giugno 1999, Solennità del Sacro Cuore di Gesù) Carissimi Fratelli e Sorelle! 1. La ricorrenza del centenario della Consacrazione del genere umano al Cuore divino di Gesù, stabilita per tutta la Chiesa dal mio Predecessore Leone XIII con la Lettera Enciclica Annum Sacrum e avvenuta l’11 giugno 1899, ci spinge in primo luogo alla gratitudine verso “Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre” (Ap 1, 5). La felice circostanza si rivela inoltre quanto mai opportuna per riflettere sul significato e sul valore di quell’importante atto ecclesiale. […] Tale consacrazione, spiega l’Enciclica, si deve a Cristo, Redentore del genere umano, per ciò che è in sé e per quanto ha operato per tutti gli uomini. Poiché nel Sacro Cuore il credente incontra il simbolo e la viva immagine dell’infinita carità di Cristo, che per se stessa sprona ad amarci scambievolmente, egli non può non avvertire l’esigenza della personale partecipazione all’opera della salvezza. […] In occasione della solennità del Sacro Cuore e del mese di giugno, ho spesso esortato i fedeli a perseverare nella pratica di questo culto, che “contiene un messaggio che è ai nostri giorni di straordinaria attualità”, perché “dal Cuore del Figlio di Dio, morto sulla croce, è scaturita la fonte perenne della vita che dona speranza ad ogni uomo. Dal Cuore di Cristo crocifisso nasce la nuova umanità, redenta dal peccato. L’uomo del Duemila ha bisogno del Cuore di Cristo per conoscere Dio e per conoscere se stesso; ne ha bisogno per costruire la civiltà dell’amore” (Insegnamenti, XVII, 1 [1994], 1152). […] 2. […] Si tratta ancora oggi di condurre i fedeli a fissare lo sguardo adorante sul mistero di Cristo, Uomo-Dio, per divenire uomini e donne di vita interiore, persone che sentono e vivono la chiamata alla vita nuova, alla santità, alla riparazione, che è cooperazione apostolica alla salvezza del mondo. Persone che si preparano alla nuova evangelizzazione, riconoscendo il Cuore di Cristo come cuore della Chiesa: è urgente per il mondo comprendere che il cristianesimo è la religione dell’amore. Il Cuore del Salvatore invita a risalire all’amore del Padre, che è la sorgente di ogni autentico amore: “In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati” (1 Gv 4, 10). Gesù riceve incessantemente dal Padre, ricco di misericordia e compassione, l’amore che egli prodiga agli uomini (cfr Ef 2, 4; Gc 5, 11). Il suo Cuore rivela particolarmente la generosità di Dio verso il peccatore. Dio, reagendo al peccato, non diminuisce il suo amore, ma l’allarga in un movimento di misericordia che diventa iniziativa di redenzione. Incontro di preghiera Nel Segno del Sangue 178 La contemplazione del Cuore di Gesù nell’Eucaristia spingerà i fedeli a cercare in quel Cuore l’inesauribile mistero del sacerdozio di Cristo e di quello della Chiesa. Farà gustare loro, in comunione con i fratelli, la soavità spirituale della carità alla sua stessa fonte. Aiutando ognuno a riscoprire il proprio Battesimo, li renderà più consapevoli della loro dimensione apostolica da vivere nella diffusione della carità e nella missione evangelizzatrice. Ciascuno si impegnerà maggiormente nel pregare il Padrone della messe (cfr Mt 9, 38) perché conceda alla Chiesa “pastori secondo il suo cuore” (Ger 3, 15) che, innamorati di Cristo Buon Pastore, modellino il proprio cuore a immagine del suo e siano disposti ad andare per le vie del mondo per proclamare a tutti che egli è Via, Verità e Vita (cfr Esort. ap. post-sinod. Pastores dabo vobis, 82). A ciò si aggiungerà l’azione fattiva, perché anche molti giovani di oggi, docili alla voce dello Spirito Santo, siano formati a lasciar risuonare nell’intimità del loro cuore le grandi attese della Chiesa e dell’umanità e a rispondere all’invito di Cristo per consacrarsi con lui, entusiasti e gioiosi, “per la vita del mondo” (Gv 6, 51). […] 4. […] Tutta la devozione al Cuore di Gesù in ogni sua manifestazione è profondamente eucaristica: si esprime in pii esercizi che stimolano i fedeli a vivere in sintonia con Cristo, “mite e umile di cuore” (Mt 11, 29) e si approfondisce nell’adorazione. Essa si radica e trova il suo culmine nella partecipazione alla santa Messa, soprattutto a quella domenicale, dove i cuori dei credenti, riuniti fraternamente nella gioia, ascoltano la parola di Dio, apprendono a compiere con Cristo offerta di sé e di tutta la propria vita (Sacrosanctum Concilium, 48), si nutrono del pasquale convito del Corpo e Sangue del Redentore e, condividendo pienamente l’amore che pulsa nel suo Cuore, si sforzano di essere sempre più evangelizzatori e testimoni di solidarietà e di speranza. Pausa di silenzio e meditazione personale Canto di adorazione (Tantum ergo o simili) Ci uniamo ora a tutta la Chiesa per offrire al Padre il dono preziosissimo del sangue di Cristo, nostra gloria, salvezza e risurrezione. Eterno Padre, noi ti offriamo con Maria, Madre del Redentore del genere umano, il sangue che Gesù sparse con amore nella passione e ogni giorno offre in sacrificio nella celebrazione dell’Eucaristia. In unione alla vittima immolata per la salvezza del mondo, ti offriamo le azioni della giornata in espiazione dei nostri peccati, per la conversione dei peccatori, per le anime sante del purgatorio e per i bisogni della santa Chiesa. E in modo particolare: Perché la nostra società vada incontro, con gesti concreti di amore cristiano e fraterno, ai milioni di rifugiati che si trovano in condizioni di estrema povertà e di abbandono. Perché il sacramento dell’Eucaristia sia sempre più avvertito come il cuore pulsante della vita della Chiesa. Preghiamo: O Dio onnipotente ed eterno, guarda al Cuore del tuo dilettissimo Figlio e alle lodi e alle soddisfazioni che, in nome dei peccatori, ti assolve; e a coloro che invocano la tua misericordia, tu concedi, placato, il perdono, nel nome del tuo stesso Figlio Gesù Cristo, che vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli di secoli. Amen Benedizione eucaristica Canto finale Nel Segno del Sangue Spiritualità 179 La filosofia del sangue di Angelo Coppola Ciò che ha costantemente accompagnato e sostenuto la fede di molti cristiani dalle origini sino ad oggi è senza dubbio la loro intima e naturale adesione a una filosofia del sangue che plasma nell’atto pratico la vita del fedele. L’esempio fornitoci da Cristo è stato, è e sarà sempre la più chiara epifania di tale filosofia, che non è solamente un modus vivendi, sentiendi, cogitandi, ma è il modo più diretto ed efficace per obbedire alla richiesta della Madonna: “Fate come lui vi dirà” . L’indagine cristiana circa la realizzazione della spiritualità individuale è estremamente facilitata dal fatto che essa può fondarsi su una realtà profondamente permeata dalla trascendenza, cioè la spiritualità cristiana è ontologicamente tradotta dall’esperienza umana e materiale di Cristo che, in quanto Dio e uomo, ha coniugato nella sua immagine viva Spirito e Atto. Per questo Tertulliano si stupiva che i gentiles ancora ricercassero nei demoni o negli idoli i loro dèi, sebbene il Cristo avesse offerto loro la più sublime manifestazione divina: per loro, per noi, per tutti aveva versato il suo sangue, quello stesso sangue che aveva scandito e che avrebbe continuato a scandire la nostra storia. “Voi sapete che non a prezzo di cose corruttibili, come l’argento e l’oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dai vostri padri, ma con il sangue prezioso di Cristo come di agnello senza difetti e senza macchia” (1 Pt 1, 17-21): da questa profonda consapevolezza deriva la più intima adesione al mistero del sangue, che per essere celebrato deve essere vissuto. Ma perché le parole non restino scisse da un diretto e pragmatico riscontro, è necessario mostrare come le più dirette manifestazioni di questo modo di intendere la vita siano profondamente legate anche al nostro quotidiano. La più antica apologetica cristiana aveva spesso manifestato la profonda convinzione che, più ancora delle speculazioni dottrinali, la prassi cristiana avrebbe convertito i pagani (I fatti mostreranno che ciò che deridete è in realtà il vero). A ciò è imprescindibilmente legato il sacrificio dei martiri il cui sangue solcò ben più delle dispute e delle diatribe l’animo di quanti erano disposti a ricercare il vero (verum est quaerendum). In questo modo il sangue assume il potente valore di instrumentum di conversione, agente direttamente sulla co- scienza degli individui. L’esperienza cristiana si deve fondare sulla solenne ammirazione e devozione al sacrificio, non inteso nel suo valore deteriore, bensì nel suo più alto significato, quello cioè di significante di Cristo. Non è un caso che la tecnocrazia, avendo infranto i diretti contatti umani, avendo annichilito quella dose di concreta corporeità sulla quale si fondano i rapporti interpersonali, abbia anche progressivamente svigorito il contatto con l’immagine del sangue di Cristo e vi abbia progressivamente sostituito immagini di nuovi modelli etici fondati su ben altri criteri. Il rifiuto dell’etica o della filosofia del sangue è biunivocamente legato con l’allontanamento non soltanto dalla fede, ma da qualsiasi dimensione spirituale, e questo è proprio delle società disorientate. Esattamente come Sant’Agostino ammoniva i gentili a sottrarsi al tripudio di improbabili credenze e idolatrie che imperversavano nella Roma Imperiale, così tuttora tale ammonimento dovrebbe distogliere i nostri occhi dalle incaute tendenze materialistiche e rinvigorire la nostra volontà perché resti costantemente ferma nel proposito di vivere cristianamente e realmente la vita. Spiritualità Nel Segno del Sangue 180 La filosofia del sangue si configura come filosofia della prassi cristiana, utile non solo alla diffusione e alla manifestazione del messaggio evangelico, ma anche ad attualizzare tale messaggio attraverso la diretta esperienza. Santo subito Strettamente connessa a una profonda interpretazione della filosofia del sangue è senza dubbio l’esperienza Woityliana vissuta dal nostro tempo, che ha diffuso potentemente sia verticalmente sia orizzontalmente il messaggio etico cristiano raggiungendo ogni ordine e grado di umanità. Ancora è scossa la berniniana piazza di San Pietro dalla sincera richiesta di folle di fedeli, soprattutto giovani, di avere Woityla “Santo subito”, di vedere quanto prima canonizzata la più concreta manifestazione dei principi fondanti il cristianesimo. Tuttavia è necessaria grande cautela nell’interpretazione di questi eventi, e è necessario chiarire prima che cosa si intenda con “Santo subito”, e quale richiesta sia ad esso connessa . La solenne cerimonia officiata nella Basilica Vaticana ha diffuso in tutta l’orbe terrestre le immagini di duemila anni della nostra storia, ma ha anche tracciato le vie maestre entro le quali l’ecclesia fidelium compirà il suo prossimo cammino. Riemerge ancora una volta e con rinnovato vigore il problema del rapporto tra il clero e le masse dei fedeli che in questa occasione hanno potentemente ribadito il loro peso nelle decisioni della Chiesa ufficiale (vox populi vox Dei). Questa è un’antica e complessa questione che più volte aveva scisso al suo interno il clero, dividendolo tra coloro che proponevano un diretto intervento di tutte le componenti dell’ecumene cristiana nelle decisioni ufficiali, e quanti invece preferivano mantenere distinti i ruoli e le responsabilità tra clero e fedeli. Ora, dunque, la Chiesa dovrebbe rinunciare alle rigide, doverose e severe procedure per la canonizzazione, oppure dovrebbe cedere alle pressioni popolari che esprimono la loro esigenza? Questa è una questione di primaria importanza che tuttavia non può prescindere da due chiarimenti circa questa esigenza delle masse cattoliche: a ) cosa la giustifica; b) che significato profondo ha. a) Per il nostro tempo, annegato nelle gelide acque del materialismo, vivere direttamente una esperienza di canonizzazione che quasi ripropone le santificazioni popolari tipiche dell’evo medio, significa tornare a leggere la storia anche in una chiave di lettura spirituale e trascendente, significa anche rinvigorire la speranza in una realtà altra, che in qualche modo colmi il vuoto lasciato dall’irrazionale uso del razionalismo. Questa profonda esigenza antropologica di sentirsi parte di una struttura universale non solo storica ma anche extrastorica, rappresenta un punto fondante di questa richiesta che si deve unire al profondo desiderio di molti individui di poter soddisfare o credere soddisfatti, anche con la sola apparenza di una esperienza diretta, i propri dubbi circa la reale dimensione del mondo. Inoltre, senza assolutamente voler inficiare la grandezza, la solennità e la sacralità dell’evento, nonché la legittimità di tale richiesta, è necessario tener presente anche dei fattori emotivi che inevitabilmente hanno acuito e accelerato alcuni processi ed alcune reazioni. b) I significati che una canonizzazione popolare potrebbe assumere nel nostro tempo sono molteplici. Essa potrebbe essere letta come un ritorno all’antica spiritualità medioevale, oppure come un possibile rischio di sostituire al culto della divinità il culto delle individualità, che seppur di elevatissima statura, svolgono e devono svolgere un ruolo diverso nel nostro cammino di fede. Come accade spesso in alcune forme deteriori della religione, si potrebbe attribuire troppo valore a quelli che sono i mediatori di Dio, non a Dio stesso. Ma queste sono solo alcune ipotesi esasperate che la fiducia nei progressi etico-dottrinali in materia può facilmente cancellare. Rimarrebbe tuttavia il forte valore simbolico, il veemente segnale di presenza ferma della Chiesa nelle dinamiche storico-politoco-sociali che coinvolgono l’umanità. A tutte questi impressioni seguiranno dei chiarimenti che ci saranno forniti dall’ordine naturale degli eventi e dalla divina Provvidenza. Nel Segno del Sangue Missioni 181 LA REALTÀ DI UN SOGNO di Alessandra Colombi Bocciolini I l sogno è divenuto realtà!!! Sono potuta andare in Tanzania per un breve periodo. Ho seguito gli sviluppi della missione da quando partirono don Dino e don Giuseppe per Manyoni, quindi il viaggio di don Ernesto Guerrieri che andava ad accompagnare Vincenzo con la moglie e don Mario; poi don Antonio, don Enzo, gli articoli su nel Segno del Sangue, che era in bianco e nero, e le parole di don Giuseppe che, passando da Firenze, non mancava di venire a trovarmi e raccontare. Ogni Quaresima le raccolte alla Parrocchia del Preziosissimo Sangue: la prima per il trattore, poi i mulini a vento e così avanti per tanti anni. Sì, è stato un camminare nei miei ricordi, nei miei desideri, in ciò che mi aveva sempre enormemente attratto. Ho fatto il viaggio in compagnia di suor Rita, della comunità delle Orsoline. Sì, non è stato solo un viaggio per vedere o per incontrare mio figlio, ma è stato un camminare nei miei ricordi, nei miei desideri, in una realtà che mi aveva sempre enormemente attratto. Sono partita per Itigi lasciando l’Italia da Roma ma non da via Narni, luogo a me familiare, ma dormendo presso le suore Orsoline. La sera, dalle Orsoline, l’Adorazione e i vespri, la cena ricca di accoglienza e serenità, poi con suor Rita e suor Giulia la conversazione sull’USC e il Preziosissimo Sangue. La mattina, dall’aereo il deserto, e nella mia mente è tornato il vangelo delle tentazioni letto la domenica: che strana coincidenza sorvolare il deserto in quella settimana, Poi l’atterraggio e il mio smarrimento di fronte al cellulare silenzioso che non riuscivo a mettere in funzione, tutto quell’agitarsi di gente, di facce diverse da quelle a cui ero abituata, un parlare veloce e per me indecifrabile, il gran caldo e io con la giacca a vento e tutto quel buio. L’auto, la corsa fino alla Procura, il fermarsi per prima cosa in cappella a pregare e ringraziare per il viaggio. Poi mi sono abituata, con suor Rita, il primo saluto in ogni casa al Signore. Fermarsi a pregare davanti al tabernacolo, sostare un po’ più a lungo in quest’anno dedicato all’Eucaristia. Un bicchiere d’acqua e una banana: non mi sentivo di prendere altro, poi mi sono trovata lì in una camera, lontano anche da Missioni Nel Segno del Sangue 182 suor Rita, con il caldo e l’ansia di non svegliarmi la mattina dopo alle sei per prepararmi per la S. Messa. E la nottata passata a guardare spesso l’ora, cosa alquanto complicata che comporta mettere la mano fuori della zanzariera, afferrare al buio gli occhiali, prendere la pila per guardare l’ora, prendere l’orologio e rimettere tutto a posto. La mattina la Messa e le lodi in inglese. Mi sono sentita a mio agio con la sensazione nel cuore di essere un’unica famiglia. Pensavo all’Apocalisse “senza distinzione di tribù, lingua, popolo e nazione”. Siamo partiti e io pensavo che il pomeriggio al Preziosissimo Sangue ci sarebbe stata l’adorazione e mi dispiaceva non esserci. Invece, sorpresa!!! Ci siamo fermati davanti alla cattedrale di Dar e, mentre le suore erano occupate a cambiare i denari, sono entrata e c’era un grande ostensorio. Sono stata contenta e mi sono sentita a casa mia!!! Siamo ripartite per quel viaggio che doveva durare due giorni attraverso le comunità delle Orsoline che suor Rita visitava dopo due mesi di permanenza in Italia. Pian piano, ascoltando la conversazione tra suor Rita e suor Mary, mi sono affacciata a un mondo dagli aspetti a me sconosciuti. Ero tranquilla, ho imparato molto da quelle due suore sulla preghiera e sul digiuno, sull’amore verso gli altri e nello stesso tempo sulla fermezza nel trattare con gli altri, sull’affrontare problemi spirituali e quotidiani di sopravvivenza e spesso pensavo a questo “strano” inizio di Quaresima: sembrava che nel momento stesso in cui l’aereo si era staccato dal suolo le “preoccupazioni inutili”, che normalmente mi appesantiscono, fossero restate a terra. Attraverso le parole delle due suore ho cominciato a guardare le case, le chiese, le strade e le distanze con occhi diversi. La mancanza di pioggia, nella zona tra Dodoma e Manyoni, ha fatto bruciare il granturco e seccare il riso. Non ci avrei fatto caso se suor Rita non avesse esclamato con grande preoccupazione: “Quest’anno è fame, è tutto bruciato qui, dovremo provvedere”!!! Allora ho guardato il paesaggio con interesse per la bellezza e per il mutare continuo, ma soprattutto con maggiore attenzione verso le persone e le difficoltà della loro vita quotidiana. La gioia che brillava negli occhi delle suore e delle novizie quando arrivavamo e l’affetto con cui veniva accolta suor Rita mi ha commosso; alla Casa della Speranza di Dodoma i bambini ci sono venuti incontro con grande gioia e affetto: ci hanno offerto un piccolo spettacolo e una grande torta e, nonostante non conoscessi la lingua, sono riuscita a comunicare con loro con disegni e gesti. Infine, all’arrivo a Mnkiwoa, dove risiede suor Rita, una folla di suore e novizie ci ha offerto un mazzetto di fiori. È stato commovente: mi hanno accolto come se mi conoscessero da tanto tempo e siamo andate tutte in chiesa a pregare e a ringraziare per quell’evento. Non conoscevo loro, né loro conoscevano me, eppure non mi sentivo sola. Un filo invisibile ci legava e quel filo si chiamava Signore della vita!!! È arrivato mio figlio con suor Incoronata, suor Maria e un’altra suora. Ero contenta, ero stata proprio bene ed avevo una grande pace!!! Ho vissuto pochi giorni a Itigi, ho fatto un salto in altri centri anche lontani, ho ammirato paesaggi ma sempre con l’occhio rivolto all’uomo che lì vive. Sono stata a Chibumagwa, un piccolo villaggio ai piedi della Rift con un laghetto fornito di ninfee, anatre, oche, qualche altro grosso uccello acquatico. Lì sorge un piccolo ospedale con un reparto di maternità e una cucina più piccola, ma simile a quella che è stata inaugurata in quei giorni a Itigi. Anche qui una cordiale accoglienza da parte delle suore ASC e tanto da imparare. Nel Segno del Sangue Missioni 183 Non ho fotografato le persone: io ero un’estranea e mi sembrava di violare la loro intimità, di trattarli da oggetti, di non rispettarli. Ho fotografato solo quando me lo hanno chiesto, mi sarei sentita a disagio fare altrimenti, mi sembrava curiosità. Itigi è una importante realtà per un’ampia zona dove trovano occupazione centinaia di tanzaniani che hanno l’opportunità sia di imparare un mestiere che di avere un lavoro che permetta loro una vita più dignitosa e serena. Ho visitato tutto il complesso sotto la guida di suor Incoronata: le camere, l’ampissima sala dove i bambini possono giocare e studiare, le mamme imparare a preparare il cibo per i bambini, a cucire. Mi ha fatto particolarmente riflettere, sull’importanza dell’opera svolta dai missionari, la vicenda di un ragazzo gravemente malato che siamo andati a trovare ogni giorno e che ci aspettava sempre con gioia. Io non capivo ciò che diceva, ma il suo sguardo e quello dei suoi genitori era. Nell’ospedale avevano trovato un luogo accogliente dove trascorrere insieme il tempo che gli restava da vivere. A fine marzo si è spento, ma ha passato gli ultimi giorni curato ed assistito con affetto insieme ai genitori. Io sono stata lì solo pochi giorni, ma ciò che ho visto è la realizzazione del motto dell’ospedale “CURA, EDUCA E CONSOLA”: è camminare con amore accanto a una popolazione nelle varie circostanze della vita. In quei giorni a Itigi c’è stata anche l’inaugurazione di un edificio di 16 metri per 24, dove ci sono la mensa per le mamme dei bimbi ricoverati in pediatria, la cucina con un camino ampissimo, due magazzini e i locali per fare il bagnetto ai bambini! Particolarmente interessante è quest’ultima zona dove le mamme fanno il bagno ai bambini solo sotto il sole, come è tradizione in Tanzania: il locale è stato quindi realizzato con un tetto scorrevole azionato elettricamente che permette di scoprire e coprire la zona. Vi sono anche le docce per le mamme e lo spazio per stendere i panni. Al momento di partire ho ricevuto, tra gli altri, un dono come augurio di vita per la Quaresima, un brano di santa Orsola: “Quello che è più importante sulla terra è cercare la santità, non necessariamente quella che porta alla canonizzazione, ma tendere alla santità, che non esige da noi cose straordinarie, ma solo la fedeltà nel compiere i doveri di vita quotidiana, nell’adempiere la volontà di Dio per Dio e con Dio. Spesso pensiamo che è così difficile diventare santi e perciò rinunciamo alla santità, tranquillizzando la coscienza con l’affermazione: “La santità non è per me.” Ma è uno sbaglio! Dobbiamo essere santi se vogliamo raggiungere il cielo. Ma non dobbiamo avere paura, la santità non consiste nel fare penitenze straordinarie, lunghe preghiere, atti eroici di virtù, ma nel silenzioso compiere la volontà di Dio. La migliore preghiera è conformarsi sempre alla volontà di Dio, la migliore penitenza è accettare silenziosamente, gioiosamente la volontà di Dio, il più meraviglioso atto di amore è compiere la volontà di Dio in tutto (S. Orsola Ledòchowska). E io ho ripensato a san Gaspare con i suoi scritti. Offertorio Prez.mo Sangue Nel Segno del Sangue 184 Offertorio del Preziosissimo Sangue Il ven. don Giustino Russolillo, fondatore della Società Divine Vocazioni, in una sua lettera si rallegrava del modo con cui si stava diffondendo la devozione al Preziosissimo Sangue. Al dire delle stesse suore, non si sa se egli abbia attinto da san Gaspare questa devozione, o se l’abbia sentita e propagandata per divina ispirazione. Pubblichiamo quanto egli scrive nel Direttorio della Società, dove dice, tra l’altro, che “l’offerta del Sangue di Gesù è la devozione più sacerdotale tra le devozioni cattoliche”. 583. Supplicheremo sempre il Signore che ci conceda quello che Gli chiediamo con l’Oremus più frequente nella vita liturgica, (quello del SS. Sacramento) cioè: di venerare i sacri misteri del Suo Corpo e del Suo Sangue, in modo da godere continuamente dei frutti della Redenzione. 584. La devozione al Prez.mo Sangue è la devozione più sacerdotale tra tutte le devozioni cattoliche, perché è quella che più s’immedesima con il sacrificio della Croce e dell’Altare, e quindi è quella che più conviene alle anime sacerdotali. 585. In questa, come in ogni altra devozione, è sapienza badare molto al lato pratico del perfezionamento e arricchimento dell’anima, con l’aiutarsi all’adempimento del proprio dovere soprannaturale, mediante tutti i sussidi che da essa si possono trarre. 586. Quindi nella nostra devozione al P.mo Sangue, non dobbiamo fermarci al culto di adorazione e lode; d’amore e ringraziamento; di riparazione e intercessione, da rendersi alla Divinità di Nostro Signore Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, che col Suo Sangue ci à redenti. 587. Ma ci dobbiamo spingere all’assimilazione con le divine perfezioni, splendenti nel Sangue sparso: all’unione delle Divine intenzioni e disposizioni con cui l’effuse; alla riproduzione degli atti e degli stati del Suo Sacrificio, e così il nostro culto sarà più completo. 588. E giungerà, come connaturalmente, alla cooperazione con Gesù Redentore, mediante l’uso apostolico delle perpetue e multiformi applicazioni del Pr.mo Sangue, che sono poi gli atti specialmente propri della relativa devozione. 589. Poiché il Pr.mo Sangue di Gesù, come ultimo termine della Sua Immolazione, è essenzialmente il prezzo della redenzione universale, e quindi la sua speciale devozione consisterà nel far circolare questo divin prezzo, per tutti gli effetti della grazia, in tutta la Chiesa e in tutto il mondo. 590. Farlo circolare, per pagare tutti i debiti e acquistare tutti i meriti, per cancellare ogni macchia e ornarci di ogni bellezza; per fertilizzare ogni deserto e estinguere ogni purgatorio; e per suggellare ogni bocca dell’abisso, e per aprire tutte le porte del cielo. 591. E beato certamente chi, da ogni evento e da ogni cir- Nel Segno del Sangue Offertorio Prez.mo Sangue 185 saluto, e la firma che sottoscrive un contratto, e come differisce un incontro di persone da una relazione di famiglia... 594. ... così da ogni altra preghiera, per lunga e bella che sia, e da ogni altra pratica di pietà, per quanto complessa in valore e efficacia ogni offerta del Pr.mo Sangue e ogni vera consacrazione; e in realtà tutte quelle e anche questa, solo dal Sangue di Gesù vengono ispirate e firmate e impreziosite. 595. Ma può offrire solo chi possiede, e può offrire il prezzo del Sacrifizio solo chi è, almeno in qualche modo, partecipe del sacerdozio; e così il Pr.mo Sangue di Gesù, se può da tutti essere invocato e deve essere anche per tutti fondamento della speranza… costanza, saprà trarre, come un tema di preghiera, così anche uno stimolo e fare la sua offerta del Pr.mo Sangue, adattata al momento, sia per la lotta del male che per la conquista del bene. 592. Non è dunque una semplice formula di preghiera l’offerta del Pr.mo Sangue, come non sono semplici formule di preghiere le consa- crazioni cristiane! E come sempre, così in questo specialmente, sbaglierebbe assai chi volesse valutar le cose, dalla quantità e varietà delle parole. 593. Come c’è differenza tra il povero che chiede un oggetto in elemosina, e il ricco che l’acquista col prezzo che ne sborsa; come c’è differenza tra la firma che sottoscrive un 596. ... non può essere offerto se non da chi, almeno in largo senso, per mezzo del battesimo, partecipa del sacerdozio cristiano, e per mezzo dello stato di grazia, possiede questo tesoro dell’eredità di famiglia dei figliuoli adottivi di Dio, il Sangue di Gesù. 597. E quanto più un’anima è elevata nello stato di grazia, e quanto più un’anima è piena dello spirito della liturgia cattolica, e quanto più un’anima splende del carattere sacerdotale, tanto più efficacemente Offertorio Prez.mo Sangue Nel Segno del Sangue 186 offre il Pr.mo Sangue di Gesù. 598. Una maggiore fede, e un più intenso amore, e un più ardente zelo concorreranno, e non poco, all’efficacia dell’offertorio del Pr.mo Sangue, ma essa è soprattutto dipendente dallo stato di grazia e partecipazione del sacerdozio, nell’offerente. 599. Nel metodo della meditazione della scuola ascetica di S. Sulpizio, vengono espressi compendiosamente, con tre felicissime formule, gli esercizi principali dell’orazione mentale. Gesù avanti agli occhi (adorazione), Gesù nel cuore (assimilazione), Gesù nelle mani (cooperazione). 600. Adattandole alle maggiori devozioni su Gesù Cristo, diremo anche noi: Il SS. Nome e Volto di Gesù avanti agli occhi (ideale e programma). Il SS. Cuore e Sacramento di Gesù nel cuore (spirito e vita). Le SS. Piaghe e il Pr.mo Sangue di Gesù nelle mani (offertorio e apostolato ). 601. Ci liberi il Signore dal credere vana cosa la ripetizione delle offerte del Pr.mo Sangue! C’illumini il Signore sul Suo Valore e Merito, sia dal lato della gloria che si rende a Dio, sia dal lato del bene che si attira sulle anime! 602. Non è vana cosa la ripetizione dell’Ave Maria nel SS. Rosario; o la ripetizione dei Salmi nel SS. Breviario; o la ripetizione della SS. Messa tante volte celebrate ogni giorno, sugli altari del mondo cristiano. 603. Così non è vana cosa la ripetizione e moltiplicazione perenne dell’offertorio del Pr.mo Sangue, che a buon diritto può considerarsi e chiamarsi come il piccolo sacrifizio cristiano, riflesso del Grande Sacrifizio della SS. Messa! . 604. Com’è vero che il Pr.mo Sangue fu sparso per la nostra redenzione, così è ugualmente vero che ogni anima in grazia lo possiede, in suo tesoro, e come suo lo può offrire; e solo a Dio propriamente lo può offrire, perché solo a Dio si offre il Sacrifizio. 605. E come è vero che Dio solo conosce il merito e il valore del Pr.mo Sangue, com’è vero che il Pr.mo Sangue è l’unica offerta degna della Santità e della Giustizia di Dio, così è vero che Dio l’accoglie con gradimento infinito. 606. Anche senza considerare il valore e il merito dell’atto di fede, di speranza, di carità, che l’anima implicitamente esercita in ogni offerta del Pr.mo Sangue di Gesù, queste ànno in se stesse e per se stesse una incalcolabile efficacia nel seno del Padre! 607. Tutto il terrore degli abissi infernali, e tutto lo sprofondare delle potestà delle tenebre al Segno della Croce, e alla Maledizione del Giudice nello stesso giorno del giudizio universale, e tutto il cataclismo apocalittico finale, non può darci, per contrario, un’idea giusta dell’immenso dilagare della tenerezza divina del Padre su noi, e della divina azione redentrice sul mondo, ogni volta che, nello Spirito Santo, offriamo il Pr.mo Sangue alla SS. Trinità. 608. Solo se avessimo la Mente e il Cuore della Vergine Madre di Gesù sentiremmo, al ricordo del Sangue Sparso di quel Figlio Dio, qualcosa di quello che passa nel Seno della Divinità. Quando, nella grazia dello Spirito Santo, nominiamo Gesù e offriamo il Suo Sangue! Nel Segno del Sangue Famiglie USC 187 ie z i t o n e i z i t o n e i z i not dal Gruppo Famiglie USC ROMA, VIA NARNI - 12-13 MARZO 2005 La comunione integrale che Cristo crea con i suoi discepoli mediante l’Eucaristia è manifestazione di una “alleanza nuova ed eterna”. Così la famiglia è il segno di un’alleanza d’amore fino al dono totale di sé, simile a quella di Cristo. Q uesto in sintesi il tema centrale dell’incontro delle famiglie tenutosi, nei giorni di sabato e domenica 12-13 marzo 2005, a Roma in via Narni presso il Collegio dei Missionari del Prez.mo Sangue. Hanno partecipato famiglie provenienti da diverse province fra cui Firenze, Roma e Viterbo. Nella nostra realtà parrocchiale di Firenze esiste ormai da diversi anni il “gruppo famiglie”, un gruppo molto numeroso e divenuto particolarmente vivace grazie all’impulso ricevuto da don Oliviero Magnone, nostro parroco. Ci incontriamo circa una volta al mese nei locali della nostra parrocchia, oppure an- Famiglie USC Nel Segno del Sangue 188 diamo in trasferta in qualche luogo che aiuta lo spirito e permette ai nostri ragazzi un po’ di svago all’aria aperta. Meta dell’ultima trasferta è stata appunto Roma, dove il gruppo di famiglie che si è venuto a creare è risultato eterogeneo per la presenza di coppie “giovani”, ancora senza figli, di coppie con prole “al seguito” e di coppie “meno giovani”, con figli adulti, non presenti. L’eterogeneità del gruppo ha moltiplicato la varietà dei contributi grazie all’attiva partecipazione di tutti, rendendo ricco il dibattito (lo scambio di esperienze e di riflessioni). A qualificare il tema hanno contribuito tutte le persone che hanno curato l’organizzazione, dall’accoglienza (vitto e alloggio) alla catechesi, di questa appassionante due giorni romana. Un plauso particolare è per l’incisività e la puntualità degli interventi di don Giovanni Francilia. Il tema dell’incontro è stato introdotto rifacendosi alla domanda che Gesù propone ai due discepoli di Emmaus: “Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria”? (Lc 24, 26); e don Giovanni ha esposto la sua catechesi con ritmo tambureggiante, arricchito da numerose citazioni bibliche, valido aiuto per la riflessione. Il tempo in cui viviamo è quello in cui la “buona notizia” del Signore risorto è accolta da alcuni e respinta da altri. Come i due discepoli di Emmaus nella mattina di Pasqua. Gesù è risorto, ma loro sono: “stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti (Lc 24, 25). Ma allora come oggi, c’è un’esperienza che ci porta a riconoscere il Signore, a riconoscere Cristo risorto e vivo: la frazione del pane. È la comunione integrale che Cristo crea con i suoi discepoli, l’Eucaristia, l’alleanza nuova ed eterna. E la famiglia? Gesù ha dimostrato che non c’è amore più grande che dare la vita per i propri amici. La famiglia è il segno di un’alleanza di amore fino al dono totale di sé, simile a quella di Cristo. La famiglia cristiana comprende il significato della sofferenza, perché illuminata dalla sofferenza di Cristo. Una sofferenza che diviene inevitabile se si vuole crescere e dove il sacrificio rappresenta una dimensione costitutiva della comunione: non c’è Eucaristia senza sacrificio della vita intera offerta per amore. Questo è il percorso che porta dai discepoli di Emmaus alle famiglie di Roma, o meglio a tutte le famiglie. Ci siamo interrogati ponendoci due domande: 1. Non bisognava che noi due sopportassimo le nostre sofferenze per giungere alla “gloria” = pienezza del nostro amore? Le prove, le difficoltà della nostra vita di coppie ci hanno segnato, deluso, bloccato oppure sono state, forse inconsciamente, un mezzo strano per farci giungere a un amore vero e profondo? 2. L’Eucaristia è un ammirare fino a dove s’è spinto l’amore di Dio, oppure è un partecipare all’offerta di Cristo per amore al Padre con l’offerta di noi due e della nostra famiglia per amore al Padre? Quanto ci dà l’Eucaristia e quanto ci doniamo nell’Eucarestia? Dopo una meditazione di coppia abbiamo scambiato, riuniti in piccoli gruppi, le proprie riflessioni, le esperienze della nostra vita di coppia, di famiglia, di cristiani. E’ stato un incontrarsi molto intenso, sia dal punto di vista spirituale che emotivo, dato l’argomento molto impegnativo che ci ha coinvolti in riflessioni individuali e di coppia a volte anche dolorose, ma sempre costruttive, che poi abbiamo condiviso con il gruppo. È bello poter parlare con persone che “parlano la tua stessa lin- Nel Segno del Sangue Famiglie USC 189 gua”, che “vedono con gli stessi occhi”, perché sono ispirati dalla stessa Guida. Questo è cosa sempre più rara nella quotidianità, soprattutto sul lavoro dove molti di noi passano la maggior parte della loro giornata attiva. E così ci si accorge, in un anonimo pomeriggio di sabato, di vivere situazioni familiari normali e comuni anche se apparentemente confuse e complicate. Ci si accorge che spesso le nostre preoccupazioni quotidiane sono poca cosa, e che la fede e la preghiera fanno veramente miracoli. Si scopre che sotto la ripetitiva quotidianità ci sono sofferenze, sacrifici, che aggiungono “qualcosa”, invece di “togliere”. E che ci portano a dire alla propria sposa o al proprio sposo: “Non posso vivere senza il tuo amore”. Dei tanti momenti di vita comunitaria, per brevità di cronaca, cito solo quello della partecipazione alla S. Messa domenicale e, in particolare, l’atto penitenziale. Un momento toccante e molto emozionante in cui ogni singola famiglia, inginocchiandosi all’altare di fronte a Cristo crocifisso, ha così pregato: “Signore, noi non possiamo vivere senza il tuo amore. Signore, non possia- mo vivere senza amarci vicendevolmente. Perdonaci o Gesù e facci amare come ci ami tu”. Quello di Roma è stato un esempio di come la semplicità di un incontro, di uno scambio reciproco, di una preghiera comunitaria, possa farci prendere coscienza del- l’importanza di noi coppie e delle famiglie per noi stessi, per i nostri figli e per la società tutta, e il rapporto di comunione speciale che abbiamo con Cristo nel partecipare all’Eucaristia. Elisabetta e Luciano Batazzi Umorismo Nel Segno del Sangue 190 Il lato comico LA FEDE E LO SPORT Un giornale ha voluto sostenere che la folla impazzita che ha devastato gli stadi era la stessa che aveva dato così bella prova in Piazza San Pietro. Eh no, cari amici. Gli imbecilli che hanno devastato gli stadi erano una minoranza dei presenti alla partita e tutti i presenti alle partite di tutti gli stadi d’Italia in un giorno di gare sarebbero una esigua percentuale rispetto ai fedeli che si sono recati a San Pietro, anche ammesso che tutti quelli che vanno alle partite vadano anche dal papa. Questa è come la bufala delle “guerre di religione”. Si litiga per il potere terreno e si tira in ballo il regno dei cieli. SEVERINO Emanuele Severino è certamente più abile di Giovanni Sartori in filosofia e prova a dire le stesse cose del sociologo con maggior rigore, appoggiandosi a Aristotile. Ragiona così: “Che l’embrione (...) sia un essere umano in potenza (...) è un principio accettato sia da coloro che sostengono, sia da coloro che negano che l’embrione sia già un essere umano”. Si noti l’importanza di quel già riguardo all’essere umano. Dunque entrambi gli schieramenti contrapposti si trovano concordi nel ritenere che l’embrione sia già essere umano in potenza. Ma essere qualcosa già in potenza significa esserlo non già in atto. Perciò chi uccide l’embrione non uccide un essere umano che era tale solo in potenza, ma non in atto. Si impiccia con le parole Severino. Eccole testuali: “L’embrione – si dice – è in potenza un essere già uomo. Ma, si è visto, proprio perché è in potenza uomo, l’embrione è in potenza anche non-uomo. Pertanto è in potenza anche un essere-già-non-uomo. È già uomo e, anche, è già non uomo. Nell’embrione questi due opposti sono uniti necessariamente”. E allora? E allora se ne deduce una comoda conclusione: Fate come più vi piace. O come più torna comodo. EMANUELE Il credente, o comunque chi ha a cuore la dignità dell’uomo, diciamo pure la sua sacralità, ragiona diversamente. Non gioca con le parole, ma si pone di fronte alla carne e al sangue della vita umana che danno inizio a una avventura meravigliosa. Per il credente è una immagine di Dio con noi. Cristo fu embrione nel grembo della Vergine e quella fu l’Incarnazione. Una umanità che non voglia far prevalere il proprio egoismo e la volontà del più forte sul più debole, davanti all’embrione dice: “Ecco qui un grumo di cellule derivanti dalla fusione dell’ovulo e dello spermatozoo. Questo grumo si è messo in cammino e un giorno, se non interverranno incidenti, sarà un essere uomo perfettamente strutturato, in forza di un percorso omogeneo, che non mostra censure. In lui la potenza e l’atto coincidono. Ognuno è in atto ciò che è e è in potenza ciò che sarà nell’istante successivo. Con questo, nessuno concluderà che un omicida non fa che uccidere quel solo attimo che colpisce in atto, essendo del tutto innocente per ciò che la vittima era in potenza. Sarebbe un ragionamento poco severo (si potrebbe dire Severino, ma sembra piuttosto un non senso). Comik Nel Segno del Sangue Libri 191 libri libri Michele Colagiovanni Gennaro Cespites VOLEVA MILLE LINGUE Vita di Gaspare del Bufalo LA ROMA DI SAN GASPARE Roma 2001, pp. 111, € 2,00 Roma 2004, pp. 209, € 12,00 In queste pagine si scopre come la via della santità, scelta da Gaspare, fu irta di ostacoli da superare, sia dentro se stesso, a causa della salute cagionevole, sia dentro la nuova comunità, sia dentro la Chiesa. Se tali ostacoli oppressero il cuore del Santo, tuttavia non ne spensero lo spirito. Sono pagine pensate come un itinerario spirituale che vuole toccare i luoghi più significativi della vita e dell’apostolato di san Gaspare a Roma. Si può avere anche in inglese (Saint Gaspar del Bufalo) e in tedesco (Der Hl. Gaspar in Rom). Tullio Veglianti “NON POSSO, NON DEBBO, NON VOGLIO” Vita di San Gaspare del Bufalo, Roma 2004, pp. 64, € 1,00 Libretto semplice, arricchito con varie immagini, che permette la conoscenza del Santo a livello soprattutto divulgativo. 04 nel segno giugno 05 18-07-2005 9:41 Pagina 1 PELLEGRINAGGIO in TERRA SANTA 22 - 30 agosto 2005 SPECIALE 9 GIORNI Tomba di Gesù Riservato principalmente ai Missionari, ai seminaristi, alle suore Adoratrici del Sangue di Cristo, ai gruppi della Unione Sanguis Christi per vivere e valorizzare la nostra spiritualità alla sorgente La guida sarà il missionario D. ANTONIO BERNARDO. Animatori spirituali saranno: D. GIOVANNI FRANCILIA e D. TULLIO VEGLIANTI. Oltre alla visita dei Luoghi Santi, il programma prevede momenti spirituali e cerimonie particolari al T A B O R, alle SORGENTI DEL GIORDANO (ai confini del Libano), al CENACOLO, a l CALVARIO, alla TOMBA DI GESÙ, a l GETSEMANI. Quota eccezionale di partecipazione: € 1.020,00 a persona, di cui € 100,00 al momento dell’iscrizione, tutto compreso (bevande escluse). Supplemento per camera singola € 175,00. Posti disponibili: 5 0 . Il versamento della quota, sia dell’acconto che del saldo, va effettuato sul c.c.p. n° 391003, intestato a PIA UNIONE DEL PREZIOSISSIMO SANGUE, Via Narni 29 - 00181 Roma. L’acconto deve essere effettuato entro e non oltre il 30 giugno 2005, mentre il saldo entro il 1° agosto 2005. Spedire allo stesso indirizzo fotocopia dei versamenti effettuati. Per informazioni e iscrizioni: Unione Sanguis Christi: tel. 06/78.87.037; D. Tullio Veglianti: cell. 333/65.84.797 C’è la massima tranquillità e sicurezza per i pellegrini in Israele. Organizzazione Tecnica: Via Messina, 9 – 00198 Roma - Tel. 06 44.25.16.11