01 nel segno giugno 05
18-07-2005
9:38
Pagina 1
Via Narni, 29 - 00181 Roma - Mensile di informazione - Anno LIV - N° 6 Giugno 2005
Tariffa Associazioni Senza Fini di Lucro: Poste Italiane s.p.a. - Spedizione in Abbonamento Postale
D. L. 353/2003 (conv. in L. 27/2/2004 n. 46) art. 1, comma 2, DCB - Roma - Una copia € 0,77
02 nel segno giugno 05
18-07-2005
9:39
Pagina 1
SOMMARIO
EDITORIALE
NEL SEGNO
DEL SANGUE
Mensile della Unio Sanguis Christi
dei Missionari
del Preziosissimo Sangue
Anno LIV - N° 6
Giugno 2005
Direttore
Tullio Veglianti, cpps
Redattori
Tullio Veglianti
Benedetto Labate
Michele Colagiovanni
Maria Damiano
Grafica:
Elena Castiglione
Foto:
Archivio USC
Stampa e fotocomposizione
Stab. Tipolit. Ugo Quintily S.p.A.
Viale Enrico Ortolani, 149/151
00125 Zona Industriale di Acilia - Roma
Tel. 06/52169299 (multilinea con r.a.)
Benedictus qui venit... di Michele Colagiovanni
SPIRITUALITÀ
George Herbert
Sul sangue di Cristo coi Santi
Il sangue di Cristo nella riflessione di sant’antonio
da Padova sull’Eucaristia di Davide Venturini
Stimmate e sudore di sangue di Davide Venturini
Da Introduzione al cristianesimo di Joseph Ratzinger
La filosofia del sangue di Angelo Coppola
1° Luglio 2005
Redazione e Amministrazione
00181 Roma - Via Narni, 29
Tel. e Fax: 06/78.87.037
e-mail: [email protected]
http://www.cssc.pcn.net
Abbonamento annuo
ordinario: € 7,50
sostenitore: € 12,91
estero: $ 20,00
C.C.P. n. 391003
Autorizzazione Trib. Roma
n. 229/84 in data 8-6-1984.
Iscriz. Registro Naz. della Stampa
(Legge 8-8-1981, n. 416, Art. 11)
al n. 2704, vol. 28, foglio 25,
in data 27-11-1989
Finito di stampare
nel mese di maggio 2005
Questa rivista è iscritta
all’Associazione
Stampa Periodica Italiana
166
167
169
173
179
172
INCONTRO DI PREGHIERA
“Attingete acqua con gioia alle sorgenti
della salvezza” di Benedetto Labate
175
MISSIONI
La realtà di un sogno di Alessandra Colombi Bocciolini
OFFERTORIO DEL PREZIOSISSIMO SANGUE
181
184
FAMIGLIE USC
Roma, Via Narni - 12-13 marzo 2005 di Elisabetta e Luciano Batazzi
189
UMORISMO
Il lato comico di Comik
Direttore Responsabile
Michele Colagiovanni, cpps
163
LIBRI
190
191
Nel Segno del Sangue
Editoriale
163
Benedictus qui venit...
di Michele Colagiovanni
M
olti si chiedono ancora
che papa sarà Benedetto
XVI e fin troppi credono di sapere la risposta. Qualcuno si è già ricreduto, qualche altro spera di potersi ricredere.
Alcuni restano tetragoni sul
pessimismo. Singolare la motivazione: scambiano le certezze
per autoritarismo e giudicano la
dimensione trascendente nemica dell’immanenza, quando invece è esattamente il contrario.
Il fondamento della dignità dell’uomo può essere solo la sua anima; tutto il resto, senza quella,
è chiacchiericcio, magari presuntuoso, ma chiacchiericcio.
Padre Frei Betto è un teologo brasiliano dell’ordine dei
domenicani; uno dei più rappresentativi della teologia della
liberazione, di cui forse il maggiore esponente attuale è l’ex
francescano Leonardo Boff. Ha
espresso delusione per la scelta
operata dai cardinali (e dallo
Spirito Santo) nella persona del
cardinale Jospeh Ratzinger.
Betto può considerarsi portavoce di una corrente ecclesiale
importante. Nel 1969 fu arrestato per opposizione al regime
militare e subì quattro anni di
carcere. Attivo in politica, come
esige quella particolare interpretazione della teologia, è
divenuto scrittore di successo,
amico personale del presidente
Luiz Inácio Lula da Silva e si
batte per la giustizia sociale.
Noi personalmente crediamo
che il nuovo pontefice non gli
sia da meno su quello stesso
fronte, pur partendo da altra
posizione; anzi! Il sacerdote
domenicano non è dello stesso
parere.
“L'elezione a papa del cardinale Joseph Ratzinger” – scrive
Frei Betto – “è un segnale
preoccupante di come la direzione della chiesa cattolica sia
più confusa di quanto ci si poteva immaginare. Il contrario
della paura non è il coraggio,
ma la fede. Molti cardinali paiono animati più dalla paura che
dalla fede”.
Da che cosa padre Frei deduce tutto ciò? Chi discerne la
paura dalla fede? Fino a prova
contraria Ratzinger non era il
custode del coraggio, ma –
appunto – della fede. Eppure il
padre Betto continua: “Eleggere
papa un uomo responsabile dell’ortodossia della chiesa, capo
dell'ex Santo Uffizio, ha rappresentato un gesto di regresso e di
difesa di fronte a un mondo tormentato, che da Roma si aspetta
qualcosa di più che anatemi,
censure, scomuniche e segregazioni”.
Queste ultime parole fanno
chiaramente intendere che nella
teologia della liberazione circolano idee assai più confuse di
quelle che padre Frei suppone
regnino nella direzione della
Chiesa e nella testa dei cardinali che hanno eletto il nuovo
papa. Il mondo è tormentato
anche (se non soprattutto) perché non ha più certezze.
“Il contrario della paura non
è il coraggio, ma la fede” – dice
padre Betto. Francamente non
vediamo il dilemma. Ci può
essere il coraggio della fede: le
due cose possono e devono andare insieme e i cardinali potrebbero averle dimostrate entrambe. La confusione nella teologia della liberazione riguarda
proprio il concetto di teologia e
il concetto di fede. Nel mondo
d’oggi occorre fare chiarezza
nelle idee confuse e non c’è
altra strada che quella della
ortodossia della Chiesa e del
Vangelo. Gesù disse: “La verità
vi farà liberi”.
“Non so se il nuovo papa
abbia qualche sensibilità sociale” – dice ancora Frei. – “Nei
suoi discorsi e nei suoi scritti
non ricorrono la figura del
povero o la tragedia della povertà. Ma piaccia a Dio che egli
mantenga l'abitudine di meditare nelle parole e negli atti
seguendo quello che è il para-
Editoriale
Nel Segno del Sangue
164
digma per eccellenza della fede
cristiana: Gesù di Nazareth, che
preferì amare piuttosto che condannare, prese le difese della
donna adultera, non pronunciò
un sermone moralista alla samaritana che viveva con il sesto
uomo, curò la donna fenicia o il
servo del centurione romano
senza esigere che professassero
la sua fede, si identificò con i
più poveri (affamati, migranti,
malati e oppressi), non fu indif-
ferente alle masse affamate e
insinuò che governare non è
comandare ma servire”.
Una sintesi più equilibrata
del Vangelo vorrebbe che si
dicesse che Gesù di Nazareth
tutto fece per dimostrare di
essere Figlio di Dio; mandò i
suoi nel mondo a predicare il
Vangelo e a battezzare; fece elogio di Giovanni Battista senza
minimamente rimproverare le
sue invettive contro Erode, che
viveva con una donna che non
era sua moglie... Quanto ai casi
citati da Frei, non si può dire
che si rallegrasse con la Samaritana per la sua disinvoltura
matrimoniale, tanto più che a
precisa domanda ricordò che
con il matrimonio l’uomo e la
donna diventano una sola carne,
sicché all’uomo non dovrebbe
essere lecito dividere ciò che
Dio unisce. E alla Maddalena,
che cosa disse veramente Gesù?
Da sinistra a destra: Il dominicano Frei Betto, il Presidente Lula e il Cardinale Claudio Hummes.
Nel Segno del Sangue
Editoriale
165
“Non ti hanno condannato [a
morte]? Neppure io ti condanno, ma va e non peccare più”.
Non le disse, come sembrerebbe
dalla prosa di Frei: “Va in pace
e non dare troppo peso all’accaduto. Sono cose che capitano e,
come dice il proverbio, ogni
lasciata è persa. Del resto, verranno tempi in cui così faran
tutte”.
Ciò che Gesù di Nazareth,
Figlio di Dio, chiese a Maddalena fu tutt’altro che un perdono a buon mercato. Fu un
imperativo immediato e radicale, su un aspetto del vivere
estremamente coinvolgente. Se
Maddalena avesse peccato di
nuovo e fosse tornata da Gesù
pentita, Gesù di nuovo le avrebbe detto quelle parole: “Non ti
condanno, ma va e non peccare
più”. Fino a settanta volte sette,
a patto che il pentimento fosse
sincero e sincera l’accoglienza
del comando!
Con queste riflessioni non si
intende minimamente polemizzare con le idee di padre Frei
Betto. Indubbiamente le ingiustizie sociali nel mondo (di cui
la fame è l’aspetto più terrificante, ma non il solo) gridano
vendetta al cospetto di Dio e
Gesù non lo ha ignorato.
Basterebbe la prefigurazione
del Giudizio Finale come ci è
stato tramandato da Matteo per
far comprendere che il regno dei
cieli si conquista mediante l’impegno nel mondo. Troppi, però,
che hanno cominciato a lottare
per debellare la povertà del
mondo, non hanno migliorato la
condizione generale, ma hanno
affamato popolazioni ancor più
vaste, privandole
perfino
della
dignità spirituale. E la cosa è
accaduta perché,
se ci si dimentica
della
dignità
intrinseca dell’uomo, se si
nega l’anima,
non resta che l’animale.
Va dato atto
che la Chiesa
non solo predica contro il potere e a favore dei poveri, ma pratica il servizio in loro favore. A
Giovanni Paolo II è stato rimproverato di aver proclamato
troppi santi. Il grande pontefice
voleva dimostrare proprio questa verità: la Chiesa è madre di
santi, di ogni categoria sociale,
in ogni epoca e stato di vita.
Lo aveva asserito con forza il
cardinale Ratzinger invitando la
Chiesa, più volte, a togliere da
sé la molta sporcizia che convive con la santità. Qualcuno
disse che con quei discorsi si era
bruciata ogni possibilità di elezione. Forse l’ottimo custode
della fede sperava che così
fosse. Ma lo Spirito Santo ha
pensato diversamente e gli ha
conferito il mandato.
Benedictus qui venit in nomine Domini!
Spiritualità
Nel Segno del Sangue
166
Un altare imperfetto, Signore, ha innalzato il tuo servo,
Eretto con un cuore e cementato di lacrime,
Le cui parti han la forma che volle
La tua mano;
Attrezzo d’operaio mai ne ha toccato
Uguale.
Un cuore solitario
È una tal pietra
Che nulla ha tagliato
Se non la tua potenza.
Ogni parte perciò
Del mio cuore indurito
S’incontra in questa forma
Per lodare il tuo nome:
Ché, se mi accade di scommettere la mia pace, queste pietre non cessino di lodarti.
Il tuo benedetto sacrificio sia anche il mio,
E questo altare santifichi per essere degno di te.
George Herbert (1593-1633)
(in Dom Pierre Miquel e Matteo Perrini [a cura],
Preghiere dell’umanità, Queriniana, Brescia 1993, 652)
Nel Segno del Sangue
Spiritualità
167
Sul sangue di Cristo coi Santi
Il sangue di Cristo nella riflessione
di sant’Antonio di Padova sull’Eucaristia
S
ant’Antonio di Padova si pone sulla linea della profonda devozione di San Francesco
d’Assisi verso l’Eucaristia, elaborando in chiave teologica la riflessione del poverello
d’Assisi, dando inizio così in certo qual modo alla tradizione teologica francescana, che
troverà poi in San Bonaventura da Bagnoregio una strutturazione più articolata. Come è noto,
l’unico scritto tramandatoci di Sant’Antonio sono i “Sermoni” , sublime correlazione di riflessione teologica e di afflato mistico ma anche liturgico-pastorale. Il tema che vogliamo affrontare in questa sede è rintracciabile prevalentemente nel sermone che il Santo di Padova dedica
all’ultima cena (In coena Domini), in
occasione del giovedì santo.
Indubbiamente in Antonio è presente
anche la preoccupazione per le deviazioni dalla retta tradizione in materia
di presenza reale nel pane e nel vino
consacrato, ma anche la forte e intensa devozione al sangue di Cristo versato sulla croce e nel santo sacrificio
dell’altare. Partendo dal testo liturgico
previsto per il giovedì santo,
Sant’Antonio afferma che nell’ultima
cena nostro Signore ha fatto quattro
cose: “lavò i piedi degli apostoli,
diede loro il suo corpo e il suo sangue,
fece un lungo e prezioso sermone,
pregò il Padre per loro e per tutti quelli che avrebbero creduto in lui. Questo
fu il sontuoso banchetto”. Antonio,
poi, parlando della trasformazione del
pane e del vino nel corpo e sangue di
Cristo, utilizza il verbo transubstantiari, termine che venne usato da
diversi teologi dell’epoca e che, in
seguito, venne introdotto in maniera
ufficiale da Innocenzo III nel 1202 in
un decreto e, infine, “canonizzato” dal
Concilio Lateranense IV, nel 1215.
Spiritualità
Nel Segno del Sangue
168
In tale ambito Antonio pone una stretta relazione con il
racconto della Trasfigurazione: “Sul Tabor si trasfigurò il Signore, e il nome si
interpreta luce che viene, e
sta a indicare l’altare sul
quale avviene la trasfigurazione, cioè la transustanziazione delle specie del pane e
del vino nel corpo e nel sangue di Gesù Cristo, e per
mezzo di questo sacramento
entra la luce nelle anime dei
fedeli” (Sermones, I, 205).
Cristo si presenta nella riflessione di Antonio come sacerdote e vittima, laddove il
Santo identifica il sacrificio
della santa Messa con il
sacrificio della croce, così
che i due sacrifici divengono
in realtà un solo e grande
sacrificio, una totale offerta
di Cristo alla sua Chiesa e al
mondo intero. Le parole del
Santo sono a dir poco sublimi: “Questo è il mio sangue
versato per molti per la
remissione dei peccati” (Mt
26, 28). Unendo una citazione di Isaia con un’altra del
Deuteronomio, Antonio così
esprime: “‘Un banchetto di
vini senza feccia’ (Is 25, 6),
cioè purificati da ogni impurità e raffinati. Dice anche
Mosè nel suo cantico: ‘E
bevano sangue di uva, puris-
simo’ (Dt 32, 14). L’uva è
l’umanità di Cristo che, spremuta nel torchio della croce,
sparse da ogni parte il sangue, che oggi diede da bere
agli apostoli: ‘Questo è il mio
sangue, che per voi e per
molti sarà versato in remissione dei peccati’. Fu dunque
necessario che quel sangue
fosse come un vino raffinato
e purissimo, per essere versato in remissione di tanti peccati! O carità del diletto! O
amore dello sposo per la sua
sposa, la chiesa! Quel sangue
che il giorno dopo avrebbe
dovuto versare per lei, per
mano degli infedeli, glielo
offrì oggi egli stesso con le
sue mani santissime” (Sermones, III, 175-6). Antonio
vede quindi un legame indissolubile tra il torchio della
croce e il sangue che viene
dato da bere, così che ogni
Messa diviene la riattualizzazione del sacrificio cruento
della croce: “Entra la sposa,
la Chiesa, o anche l’anima,
nel pieno delle sofferenze e
dei dolori del suo sposo, e
raccoglie piamente e unisce
insieme e lega con i legami
dell’amore ora gli insulti, ora
gli schiaffi e gli sputi, qui le
derisioni e i flagelli, qua e là
la croce, i chiodi e la lancia;
di tutto fa per sé un mazzetto
di dolori e di amarezze, e lo
colloca tra le sue mammelle,
dov’è il cuore, dov’è l’amore” (Sermones, III, 176).
In riferimento a quanto
detto non possiamo poi non
menzionare il profondo desiderio del Santo di Padova di
essere martirizzato, laddove
lo spargimento di sangue lo
avrebbe immolato al pari del
Cristo sulla croce. In seguito,
tuttavia, la sua “esperienza”
lo condurrà a conformarsi a
Cristo in altro modo, non
certo meno fecondo. Per
Antonio, in tal senso, l’itinerario di conformazione percorre tutte le età della propria
vita, e passa attraverso il travaglio della conversione,
conducendo poi il fedele al
profondo amore che unisce e
configura a Cristo. La fede
nell’Incarnazione ha poi e
quindi come conseguenza
immediata proprio il desiderio di conformarsi all’immagine di Cristo, in linea con il
profondo desiderio di Francesco di Assisi di venir conformato al Crocifisso sul
monte della Verna, spargendo il sangue in una immolazione del tutto particolare e
configurante all’uomo dei
dolori che ben conosce il
patire.
Davide Venturini
Nel Segno del Sangue
Spiritualità
169
Sangue e fenomeni mistici
Stimmate e sudore di sangue,
tra partecipazione alla passione e problemi di
teologia mistica
di Davide Venturini
U
no dei principali problemi di teologia mistica è costituito dalle
stimmate. I principali autori nell’ambito della teologia spirituale fanno solitamente rientrare
questo fenomeno nei fenomeni
mistici di ordine corporale,
assieme alle lacrime e al sudore
di sangue, alla bilocazione, alla
levitazione, ecc. Va comunque
precisato che si tratta di una
semplice distinzione, in quanto i
fenomeni mistici sono prima di
tutto, come tali, appunto “mistici”, quindi di ordine spirituale,
tenendo presente che nell’esperienza dei mistici la stimmatizzazione è un fenomeno sempre
connesso con una particolare
devozione alla passione di
nostro Signore, alla sua croce,
con valenze di immolazione per
gli altri e di configurazione al
Cristo. La stimmatizzazione
consiste innanzitutto nella apparizione, ovviamente spontanea,
di segni, stigmate appunto, piaghe sanguinolenti nel corpo.
Appaiono talvolta nelle mani,
nei piedi, nel costato sinistro,
contemporaneamente (pensiamo a San Francesco d’Assisi e a
Padre Pio), ma talvolta, invece,
si limitano ad alcune parti del
Spiritualità
Nel Segno del Sangue
170
corpo, come quelle poc’anzi
indicate, oppure alla testa (pensiamo a Santa Rita da Cascia),
ecc. A volte, poi, si tratta di
stimmate invisibili (spesso preludio di quelle visibili), dove lo
stimmatizzato percepisce solamente un dolore fortissimo che
non è però coglibile esteriormente se non dalle sue sofferenze, dai suoi spasmi. Quanto
alla durata, abbiamo mistici
che, una volta ricevutele, hanno
portato le stimmate per tutta la
vita, mentre abbiamo mistici le
cui stimmate comparivano solamente in momenti o giornate
particolari (il venerdì santo, tutti
i venerdì, ecc.). La cautela della
Chiesa in materia di stimmate e
stimmatizzati è notevole, e,
peraltro, ampiamente giustificata, tenuto conto che fenomeni
affini si possono presentare
anche in casi gravi di isteria o di
altre rilevanti problematiche
psichiche. Nei processi di canonizzazione, infine, il problema
fondamentale è la “verifica”,
l’accertamento delle virtù esercitate in grado eroico e non le
manifestazioni particolari come
appunto le stimmate. Ma andiamo oltre. I soggetti che hanno
fatto l’esperienza delle stimmate presentano comunque degli
aspetti - oserei dire psicologicoaffettivi - simili. Si tratta infatti
solitamente di soggetti estatici.
A tale proposito va peraltro
ricordato che non tutti i Santi si
presentano come soggetti estati-
ci. Nella storia della spiritualità,
difatti, abbiamo Santi che vissero un apostolato intensissimo
“condito” da intensissime estasi
e altri che hanno vissuto una
vita ritirata ma con poche manifestazioni mistiche “esteriori”.
In ogni caso, come peraltro ci
ricorda San Tommaso d’Aquino, la grazia non toglie la natura
ma la porta alla perfezione,
principio questo che se vale per
la teologia della grazia vale anche per il rapporto più ampio
con Dio, dal momento che Dio
nelle sue vie di incontro con
l’uomo - con il singolo uomo,
unico e irripetibile come unica e
irripetibile è la via per la quale
Dio lo conduce alla santità -,
“opera” anche sulle facoltà
naturali, sulla natura umana, sul
carattere e sul temperamento.
Proseguendo nella nostra analisi
occorre poi precisare, come
abbiamo fatto cenno più sopra,
che le stimmate e i segni similari sono sempre in rapporto con
intense e profonde sofferenze
“simili” a quelle patite da Cristo
sulla croce e nella sua passione.
Una presenza di segni esteriori
ma una contemporanea assenza
di intensi patimenti, difatti, non
potrebbe che suscitare diffidenza. Fenomeno mistico particolarmente interessante, che spesso si “intreccia” con la presenza
delle stimmate, è costituito dal
sudore di sangue. Occorre subito precisare che già in ambito
medico e psichiatrico è prevista
la cosiddetta ematidrosi (o
sudore di sangue), ovvero una
affezione di origine psichica o
funzionale consistente nell’essudazione, attraverso i pori
della pelle, di un liquido sanguinolento a causa della presenza
di globuli rossi nel sudore.
Pertanto anche in questo caso da
parte della Chiesa esiste la massima cautela. In ogni caso, nell’ambito della mistica abbiamo
il fenomeno del sudore di sangue, consistente nella fuoriuscita in quantità apprezzabile di
liquido sanguigno attraverso i
pori della pelle, e le lacrime di
sangue, consistenti in una effusione sanguinolenta attraverso
la mucosa delle palpebre. In
ambito biblico il pensiero corre
immediatamente all’agonia di
Gesù nell’orto degli Ulivi.
Anche tra i mistici che fecero
questa esperienza, troviamo
soggetti particolarmente devoti
alla passione di nostro Signore,
e anche qui abbiamo una correlazione con soggetti estatici e
con l’esperienza quindi dell’estasi. Difatti, le stigmate e gli
altri fenomeni poc’anzi indicati,
vengono solitamente “ricevute”
durante delle estasi, in momenti
particolari in cui la persona del
mistico è tutta pervasa dal senso
profondo della passione di
Cristo, delle sue sofferenze,
della unione con i dolori della
croce. Dopo l’estasi rimane inizialmente un senso di dolore
atroce e di “stordimento” dinan-
Nel Segno del Sangue
Spiritualità
171
zi al “mistero”. L’effetto spirituale di ordine apostolico principale di tutti questi fenomeni
mistici è poi connesso con il
desiderio di offrirsi vittima per
gli altri, per i peccatori in particolare. Abbiamo parlato di stordimento, e si tratta peraltro di
una “sensazione” profonda che
si coniuga intrinsecamente con
un intenso senso di umiltà. Del
resto proprio l’umiltà è sempre
stata ritenuta un segno basilare
in tutto ciò, in quanto la compartecipazione alle sofferenze di
Cristo fanno percepire al mistico il proprio nulla dinanzi a
Dio, laddove il nulla dell’uomo
e il tutto di Dio (pensiamo a San
Francesco d’Assisi: “mio Dio e
mio tutto”) si “armonizzano”
verso una comprensione più
profonda, da parte del mistico,
del fatto che la santità ancor
prima che un cammino, un percorso di crescita nella fede, è la
discesa “tremenda” di Dio nell’uomo, che ha il suo vertice
nell’unione trasformante. Si
tratta di un “processo” di divinizzazione, ben esplicitata in
particolare nella patristica e
nella teologia orientale, laddove, prima che alla riflessione
teologica l’invito è al “silenzio”
adorante davanti al Mistero,
così che il vero mistico non è
tanto l’uomo che sale verso Dio
quanto piuttosto l’uomo che si
divinizza, che “scompare” per
aprirsi docilmente in modo
assoluto appunto all’Assoluto.
1° Luglio 2005
Nel Segno del Sangue
172
1° Luglio 2005
Di nuovo
tutti insieme a Roma
per celebrare la festa
del Preziosissimo
Sangue
MODALITÀ E MANSIONI
CHIESA:
CELEBRANTE:
Parrocchia San Gaspare - Via Borgo Velino 1 Roma
Un Em.mo Cardinale
ORE 9,00 - ACCOGLIENZA
Don Alberto Pacini e Madre Rosaria
Canti - recita coroncina e testimonianze
(Giovani - Famiglie - Gruppi Preghiera)
ORE 10,00 - S. MESSA
Coro: Don Tullio - cori di San Gaspare e Corpo e Sangue
Segno: Pane e vino
Letture: Suore del Prez.mo Sangue di Monza
Preghiere dei fedeli: Suore Figlie della Carità del PPS
Offertorio: Servizio di San Gaspare
Adorazione: sotto le due specie. Don Domenico
Parlavecchia
e Madre Rosaria
Servizio Liturgico: Seminario CPPS
Ringraziamento: Suore PPS di Monza
Passaggio della Croce: dalle Figlie della Carità del PPS
alla Curia Generalizia ASC.
Il distintivo della USC verrà consegnato ai partecipanti quale gadget della
giornata.
Nel Segno del Sangue
Spiritualità
173
Pubblichiamo alcune riflessioni Joseph
Ratzinger, ora Benedetto XVI,
sul sangue di Cristo
Da Introduzione al
cristianesimo
Quando sarò innalzato da terra,
trarrò tutti a me (Gv 12, 32). Questo
asserto intende spiegare il significato
della morte di Gesù in croce; e in realtà, dato che la croce costituisce il centro della teologia giovannea, esso
addita l’indirizzo in cui l’intero vangelo vuol convogliare gli uomini.
L’episodio della crocifissione vi appare come un processo di apertura, in
cui le disperse monadi umane vengono riunite nell’abbraccio di Gesù
Cristo, nell’immenso spazio delle sue
braccia spalancate, per giungere così
compatte e unite a lui, al suo traguardo, alla meta finale dell’umanità. Se
però è così, allora Cristo venturo non
è l’uomo esistente per sé, bensì l’uomo esistente essenzialmente per gli
altri; egli è l’uomo dell’avvenire proprio in quanto uomo totalmente aperto. L’uomo a sé stante, che vuol esistere solo per conto suo, è allora l’uomo del passato, l’uomo che dobbiamo
lasciarci alle spalle per superarlo marciando in avanti. In altri termini, ciò
comporta che l’avvenire dell’uomo
stia nell’ “essere per gli altri”. In
sostanza, qui ci viene un’ulteriore
conferma di ciò che abbiamo indicato
come senso della filiazione divina e
prima ancora come significato della
Spiritualità
Nel Segno del Sangue
174
dottrina affermante l’esistenza di tre Persone in un unico Dio: la chiara allusione all’esistenza dinamicoattuale, che è essenzialmente apertura in perenne movimento tra il “da” e il “per”. E ancora una volta risulta lampante che Cristo è l’uomo totalmente aperto, nel quale le pareti dell’esistenza risultano sfondate, sicché egli è integralmente “passaggio” (“pasqua”).
Ci ritroviamo così di bel nuovo direttamente di fronte al mistero della croce e della Pasqua, che dalla
Bibbia viene inteso proprio come un mistero di passaggio, di transizione. Giovanni, che ha riflettuto proprio e soprattutto su questo pensiero, conclude la sua presentazione del Gesù terreno con l’immagine simbolica dell’esistenza le cui pareti sono state sfondate, che non conosce più staccionate fisse, ma che è
essenzialmente apertura. Uno dei soldati con una lanciata gli aprì il costato; e subito ne uscì sangue e
acqua (Gv 19, 34). Nell’immagine del fianco squarciato, culmina per Giovanni non solo la scena della
croce, ma addirittura l’intera vicenda storica di Gesù. Adesso infatti, dopo la lanciata che mette fine alla
sua vita terrena, la sua esistenza è completamente aperta; ora egli è integralmente “per gli altri”; da questo momento egli non è davvero più un individuo singolo, ma è invece il vero “Adamo”, dal cui fianco
nasce Eva, vale a dire un’umanità nuova. Quella profonda descrizione dataci dall’antico testamento, in
base alla quale la donna è stata tratta dal fianco dell’uomo (cfr Gen 2, 21 ss.), con la quale ci viene significata in maniera grandiosa e inimitabile la perenne mutua correlazione dell’indissolubile unità delle due
creature nell’unica essenza umana, sembra riecheggiare qui nella ripresa del termine “fianco” (tradotto per
lo più ingiustamente
con
la
parola
“costola”). Il fianco
trasverberato del
nuovo Adamo ripete
il mistero creativo
del “fianco aperto”
dell’uomo. Esso è
l’inaugurazione
d’una nuova, definitiva comunanza di
vita che lega gli
uomini fra loro; i
suoi simboli sono
rappresentati qui dal
sangue e dall’acqua,
coi quali Giovanni
allude chiaramente
ai sacramenti cristiani fondamentali
formati dal battesimo e dall’eucaristia,
e tramite essi, alla
Chiesa vista come
segno della nuova
vita
comunitaria
instaurata fra gli
uomini.
Nel Segno del Sangue
Incontro di preghiera
175
INCONTRO DI PREGHIERA
giugno 2005
a cura di D. Benedetto Labate
“Attingete acqua con gioia
alle sorgenti della salvezza”
Canto iniziale ed esposizione del SS. Sacramento
Litanie del S. Cuore di Gesù
Signore, pietà
Cristo, pietà
Signore, pietà
Cristo, ascoltaci
Cristo, esaudiscici
Padre celeste, Dio abbi pietà di noi
Figlio redentore del mondo, Dio
Spirito Santo, Dio
Santa Trinità, un solo Dio
Cuore di Gesù, Figlio dell’Eterno Padre
abbi pietà di noi
Cuore di Gesù, formato dallo Spirito Santo nel seno della Vergine Maria
Cuore di Gesù, sostanzialmente unito al Verbo di Dio
Cuore di Gesù, maestà infinita
Cuore di Gesù, tempio santo di Dio
Cuore di Gesù, tabernacolo dell’Altissimo
Cuore di Gesù, casa di Dio e porta del cielo
Cuore di Gesù, fornace ardente di amore
Cuore di Gesù, fonte di giustizia e di carità
Cuore di Gesù, colmo di bontà e di amore
Cuore di Gesù, abisso di ogni virtù
Cuore di Gesù, degnissimo di ogni lode
Cuore di Gesù, re e centro di tutti i cuori
Cuore di Gesù, in cui si trovano tutti i tesori di sapienza e di scienza
Cuore di Gesù, in cui abita tutta la pienezza della divinità
Cuore di Gesù, in cui il Padre si compiacque
Cuore di Gesù, dalla cui pienezza noi tutti abbiamo ricevuto
Cuore di Gesù, desiderio della patria eterna
Cuore di Gesù, paziente e misericordioso
Cuore di Gesù, generoso verso tutti quelli che ti invocano
Cuore di Gesù, fonte di vita e di santità
Cuore di Gesù, ricolmato di oltraggi
Cuore di Gesù, propiziazione per i nostri peccati
Cuore di Gesù, annientato dalle nostre colpe
Cuore di Gesù, obbediente fino alla morte
Cuore di Gesù, trafitto dalla lancia
Cuore di Gesù, fonte di ogni consolazione
Cuore di Gesù, vita e risurrezione nostra
Incontro di preghiera
Nel Segno del Sangue
176
Cuore
Cuore
Cuore
Cuore
Cuore
di
di
di
di
di
Gesù,
Gesù,
Gesù,
Gesù,
Gesù,
pace e riconciliazione nostra
vittima per i peccatori
salvezza di chi spera in te
speranza di chi muore
gioia di tutti i santi
Gesù dolcissimo, prostrati dinanzi al tuo altare, noi intendiamo riparare le ingiurie con le quali da
ogni parte viene ferito dagli uomini il tuo amatissimo Cuore: il tuo amore immenso per gli uomini
viene purtroppo, con tanta ingratitudine, ripagato di oblio, di trascuratezza, di disprezzo.
Memori però che pure noi tante volte ci macchiamo di tanta ingratitudine, ne sentiamo vivissimo
dolore e imploriamo la tua misericordia.
Desideriamo riparare con volontaria espiazione non solo i peccati commessi da noi, ma anche
quelli di coloro che, errando lontano dalla via della salvezza, ricusano di seguire te come pastore e
guida, ostinandosi nella loro infedeltà, o, calpestando le promesse del Battesimo.
Promettiamo con tutto il cuore di voler riparare, per quanto potremo, con l’aiuto della tua grazia, i
peccati commessi da noi e dagli altri e l’indifferenza verso sì grande amore, con la fermezza della
fede, la santità della vita, l’osservanza perfetta della legge evangelica e specialmente della carità.
Accogli, te ne preghiamo, o benigno Gesù, per intercessione della B. V. Maria Riparatrice, questo
volontario ossequio di riparazione, e conservaci nella fedele obbedienza a te e nel tuo servizio fino
alla morte, col dono della perseveranza, così che possiamo un giorno pervenire a quella patria dove
tu col Padre e con lo Spirito Santo vivi e regni, per tutti i secoli dei secoli. Amen.
Canto di invocazione allo Spirito Santo
Dalla lettera ai Romani di san Paolo, apostolo - 8, 28-39
Fratelli, noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio, che sono stati chiamati
secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che
ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati.
Che diremo dunque in proposito? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui? Chi
accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica. Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi?
Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la
fame, la nudità, il pericolo, la spada? Proprio come sta scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto
il giorno, siamo trattati come pecore da macello (Sal 43, 22).
Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti
persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza
né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro
Signore.
Parola di Dio.
Rendiamo grazie a Dio.
Breve pausa silenziosa
Al salmo ripetiamo: Ti ringrazio, Signore; tu eri in collera con me,
ma la tua collera si è calmata e tu mi hai consolato. (Is 12)
Ecco, Dio è la mia salvezza;
io confiderò, non temerò mai,
perché mia forza e mio canto è il Signore;
egli è stato la mia salvezza. R.
Nel Segno del Sangue
Incontro di preghiera
177
Attingerete acqua con gioia
alle sorgenti della salvezza.
In quel giorno direte:
“Lodate il Signore, invocate il suo nome;
manifestate tra i popoli le sue meraviglie,
proclamate che il suo nome è sublime. R.
Cantate inni al Signore, perché ha fatto cose grandiose,
ciò sia noto in tutta la terra.
Gridate giulivi ed esultate, abitanti di Sion,
perché grande in mezzo a voi è il Santo di Israele”. R.
(Canto)
Messaggio del Papa Giovanni Paolo II
nel centenario della Consacrazione del genere umano
al Cuore divino di Gesù
(Varsavia, 11 giugno 1999, Solennità del Sacro Cuore di Gesù)
Carissimi Fratelli e Sorelle!
1. La ricorrenza del centenario della Consacrazione del genere umano al Cuore divino di Gesù, stabilita per tutta la Chiesa dal mio Predecessore Leone XIII con la Lettera Enciclica Annum Sacrum e avvenuta l’11 giugno 1899, ci spinge in primo luogo alla gratitudine verso “Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre”
(Ap 1, 5).
La felice circostanza si rivela inoltre quanto mai opportuna per riflettere sul significato e sul valore di
quell’importante atto ecclesiale. […] Tale consacrazione, spiega l’Enciclica, si deve a Cristo, Redentore
del genere umano, per ciò che è in sé e per quanto ha operato per tutti gli uomini. Poiché nel Sacro
Cuore il credente incontra il simbolo e la viva immagine dell’infinita carità di Cristo, che per se stessa
sprona ad amarci scambievolmente, egli non può non avvertire l’esigenza della personale partecipazione all’opera della salvezza. […]
In occasione della solennità del Sacro Cuore e del mese di giugno, ho spesso esortato i fedeli a perseverare nella pratica di questo culto, che “contiene un messaggio che è ai nostri giorni di straordinaria
attualità”, perché “dal Cuore del Figlio di Dio, morto sulla croce, è scaturita la fonte perenne della vita
che dona speranza ad ogni uomo. Dal Cuore di Cristo crocifisso nasce la nuova umanità, redenta dal
peccato. L’uomo del Duemila ha bisogno del Cuore di Cristo per conoscere Dio e per conoscere se stesso; ne ha bisogno per costruire la civiltà dell’amore” (Insegnamenti, XVII, 1 [1994], 1152). […]
2. […] Si tratta ancora oggi di condurre i fedeli a fissare lo sguardo adorante sul mistero di Cristo,
Uomo-Dio, per divenire uomini e donne di vita interiore, persone che sentono e vivono la chiamata alla
vita nuova, alla santità, alla riparazione, che è cooperazione apostolica alla salvezza del mondo.
Persone che si preparano alla nuova evangelizzazione, riconoscendo il Cuore di Cristo come cuore
della Chiesa: è urgente per il mondo comprendere che il cristianesimo è la religione dell’amore.
Il Cuore del Salvatore invita a risalire all’amore del Padre, che è la sorgente di ogni autentico amore:
“In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il
suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati” (1 Gv 4, 10).
Gesù riceve incessantemente dal Padre, ricco di misericordia e compassione, l’amore che egli prodiga agli uomini (cfr Ef 2, 4; Gc 5, 11). Il suo Cuore rivela particolarmente la generosità di Dio verso il
peccatore. Dio, reagendo al peccato, non diminuisce il suo amore, ma l’allarga in un movimento di
misericordia che diventa iniziativa di redenzione.
Incontro di preghiera
Nel Segno del Sangue
178
La contemplazione del Cuore di Gesù nell’Eucaristia spingerà i fedeli a cercare in quel Cuore l’inesauribile mistero del sacerdozio di Cristo e di quello della Chiesa. Farà gustare loro, in comunione con
i fratelli, la soavità spirituale della carità alla sua stessa fonte. Aiutando ognuno a riscoprire il proprio
Battesimo, li renderà più consapevoli della loro dimensione apostolica da vivere nella diffusione della
carità e nella missione evangelizzatrice.
Ciascuno si impegnerà maggiormente nel pregare il Padrone della messe (cfr Mt 9, 38) perché conceda alla Chiesa “pastori secondo il suo cuore” (Ger 3, 15) che, innamorati di Cristo Buon Pastore,
modellino il proprio cuore a immagine del suo e siano disposti ad andare per le vie del mondo per proclamare a tutti che egli è Via, Verità e Vita (cfr Esort. ap. post-sinod. Pastores dabo vobis, 82). A ciò si
aggiungerà l’azione fattiva, perché anche molti giovani di oggi, docili alla voce dello Spirito Santo, siano
formati a lasciar risuonare nell’intimità del loro cuore le grandi attese della Chiesa e dell’umanità e a
rispondere all’invito di Cristo per consacrarsi con lui, entusiasti e gioiosi, “per la vita del mondo” (Gv 6,
51). […]
4. […] Tutta la devozione al Cuore di Gesù in ogni sua manifestazione è profondamente eucaristica:
si esprime in pii esercizi che stimolano i fedeli a vivere in sintonia con Cristo, “mite e umile di cuore”
(Mt 11, 29) e si approfondisce nell’adorazione. Essa si radica e trova il suo culmine nella partecipazione alla santa Messa, soprattutto a quella domenicale, dove i cuori dei credenti, riuniti fraternamente
nella gioia, ascoltano la parola di Dio, apprendono a compiere con Cristo offerta di sé e di tutta la propria vita (Sacrosanctum Concilium, 48), si nutrono del pasquale convito del Corpo e Sangue del
Redentore e, condividendo pienamente l’amore che pulsa nel suo Cuore, si sforzano di essere sempre
più evangelizzatori e testimoni di solidarietà e di speranza.
Pausa di silenzio e meditazione personale
Canto di adorazione (Tantum ergo o simili)
Ci uniamo ora a tutta la Chiesa per offrire al Padre il dono preziosissimo del sangue di Cristo,
nostra gloria, salvezza e risurrezione.
Eterno Padre, noi ti offriamo con Maria, Madre del Redentore del genere umano, il sangue
che Gesù sparse con amore nella passione e ogni giorno offre in sacrificio nella celebrazione dell’Eucaristia.
In unione alla vittima immolata per la salvezza del mondo, ti offriamo le azioni della giornata in espiazione dei nostri peccati, per la conversione dei peccatori, per le anime sante
del purgatorio e per i bisogni della santa Chiesa. E in modo particolare:
Perché la nostra società vada incontro, con gesti concreti di amore cristiano e fraterno, ai
milioni di rifugiati che si trovano in condizioni di estrema povertà e di abbandono.
Perché il sacramento dell’Eucaristia sia sempre più avvertito come il cuore pulsante della
vita della Chiesa.
Preghiamo:
O Dio onnipotente ed eterno, guarda al Cuore del tuo dilettissimo Figlio e alle lodi e alle soddisfazioni che, in nome dei peccatori, ti assolve; e a coloro che invocano la tua misericordia, tu concedi,
placato, il perdono, nel nome del tuo stesso Figlio Gesù Cristo, che vive e regna con te, nell’unità dello
Spirito Santo, per tutti i secoli di secoli. Amen
Benedizione eucaristica
Canto finale
Nel Segno del Sangue
Spiritualità
179
La filosofia del sangue
di Angelo Coppola
Ciò che ha costantemente
accompagnato e sostenuto la
fede di molti cristiani dalle origini sino ad oggi è senza dubbio
la loro intima e naturale adesione a una filosofia del sangue che
plasma nell’atto pratico la vita
del fedele. L’esempio fornitoci
da Cristo è stato, è e sarà sempre la più chiara epifania di tale
filosofia, che non è solamente
un modus vivendi, sentiendi,
cogitandi, ma è il modo più
diretto ed efficace per obbedire
alla richiesta della Madonna:
“Fate come lui vi dirà” .
L’indagine cristiana circa la
realizzazione della spiritualità
individuale è estremamente facilitata dal fatto che essa può
fondarsi su una realtà profondamente permeata dalla trascendenza, cioè la spiritualità cristiana è ontologicamente tradotta dall’esperienza umana e
materiale di Cristo che, in quanto Dio e uomo, ha coniugato
nella sua immagine viva Spirito
e Atto.
Per questo Tertulliano si stupiva che i gentiles ancora ricercassero nei demoni o negli idoli
i loro dèi, sebbene il Cristo
avesse offerto loro la più sublime manifestazione divina: per
loro, per noi, per tutti aveva versato il suo sangue, quello stesso
sangue che aveva scandito e che
avrebbe continuato a scandire la
nostra storia. “Voi sapete che
non a prezzo di cose corruttibili,
come l’argento e l’oro, foste
liberati dalla vostra vuota condotta ereditata dai vostri padri,
ma con il sangue prezioso di
Cristo come di agnello senza
difetti e senza macchia” (1 Pt 1,
17-21): da questa profonda consapevolezza deriva la più intima
adesione al mistero del sangue,
che per essere celebrato deve
essere vissuto.
Ma perché le parole non
restino scisse da un diretto e
pragmatico riscontro, è necessario mostrare come le più dirette
manifestazioni di questo modo
di intendere la vita siano profondamente legate anche al
nostro quotidiano. La più antica
apologetica cristiana aveva
spesso manifestato la profonda
convinzione che, più ancora
delle speculazioni dottrinali, la
prassi cristiana avrebbe convertito i pagani (I fatti mostreranno
che ciò che deridete è in realtà il
vero). A ciò è imprescindibilmente legato il sacrificio dei
martiri il cui sangue solcò ben
più delle dispute e delle diatribe
l’animo di quanti erano disposti
a ricercare il vero (verum est
quaerendum).
In questo modo il sangue
assume il potente valore di
instrumentum di conversione,
agente direttamente sulla co-
scienza degli individui. L’esperienza cristiana si deve fondare sulla solenne ammirazione
e devozione al sacrificio, non
inteso nel suo valore deteriore,
bensì nel suo più alto significato, quello cioè di significante di
Cristo. Non è un caso che la tecnocrazia, avendo infranto i
diretti contatti umani, avendo
annichilito quella dose di concreta corporeità sulla quale si
fondano i rapporti interpersonali, abbia anche progressivamente svigorito il contatto con l’immagine del sangue di Cristo e vi
abbia progressivamente sostituito immagini di nuovi modelli
etici fondati su ben altri criteri.
Il rifiuto dell’etica o della filosofia del sangue è biunivocamente legato con l’allontanamento non soltanto dalla fede,
ma da qualsiasi dimensione spirituale, e questo è proprio delle
società disorientate. Esattamente come Sant’Agostino ammoniva i gentili a sottrarsi al tripudio di improbabili credenze e
idolatrie che imperversavano
nella Roma Imperiale, così tuttora tale ammonimento dovrebbe distogliere i nostri occhi
dalle incaute tendenze materialistiche e rinvigorire la nostra
volontà perché resti costantemente ferma nel proposito di
vivere cristianamente e realmente la vita.
Spiritualità
Nel Segno del Sangue
180
La filosofia del sangue si configura come filosofia della prassi cristiana, utile non solo alla diffusione e alla manifestazione del messaggio evangelico, ma anche ad attualizzare tale messaggio attraverso la diretta esperienza.
Santo subito
Strettamente connessa a una profonda interpretazione della filosofia del sangue è senza dubbio l’esperienza Woityliana vissuta dal
nostro tempo, che ha diffuso potentemente sia verticalmente sia orizzontalmente il messaggio etico cristiano raggiungendo ogni ordine e
grado di umanità. Ancora è scossa la berniniana piazza di San Pietro
dalla sincera richiesta di folle di fedeli, soprattutto giovani, di avere
Woityla “Santo subito”, di vedere quanto prima canonizzata la più
concreta manifestazione dei principi fondanti il cristianesimo.
Tuttavia è necessaria grande cautela nell’interpretazione di questi
eventi, e è necessario chiarire prima che cosa si intenda con “Santo
subito”, e quale richiesta sia ad esso connessa .
La solenne cerimonia officiata nella Basilica Vaticana ha diffuso
in tutta l’orbe terrestre le immagini di duemila anni della nostra storia, ma ha anche tracciato le vie maestre entro le quali l’ecclesia fidelium compirà il suo prossimo cammino.
Riemerge ancora una volta e con rinnovato vigore il problema del
rapporto tra il clero e le masse dei fedeli che in questa occasione
hanno potentemente ribadito il loro peso nelle decisioni della Chiesa
ufficiale (vox populi vox Dei). Questa è un’antica e complessa questione che più volte aveva scisso al suo interno il clero, dividendolo
tra coloro che proponevano un diretto intervento di tutte le componenti dell’ecumene cristiana nelle decisioni ufficiali, e quanti invece
preferivano mantenere distinti i ruoli e le responsabilità tra clero e
fedeli. Ora, dunque, la Chiesa dovrebbe rinunciare alle rigide, doverose e severe procedure per la canonizzazione, oppure dovrebbe
cedere alle pressioni popolari che esprimono la loro esigenza?
Questa è una questione di primaria importanza che tuttavia non
può prescindere da due chiarimenti circa questa esigenza delle masse
cattoliche:
a ) cosa la giustifica; b) che significato profondo ha.
a) Per il nostro tempo, annegato nelle gelide acque del materialismo, vivere direttamente una esperienza di canonizzazione che quasi
ripropone le santificazioni popolari tipiche dell’evo medio, significa
tornare a leggere la storia anche in una chiave di lettura spirituale e
trascendente, significa anche rinvigorire la speranza in una realtà
altra, che in qualche modo colmi il vuoto lasciato dall’irrazionale uso
del razionalismo. Questa profonda esigenza antropologica di sentirsi parte di una struttura universale non solo storica ma anche extrastorica, rappresenta un punto fondante di questa richiesta che si deve
unire al profondo desiderio di molti individui di poter soddisfare o
credere soddisfatti, anche con la
sola apparenza di una esperienza diretta, i propri dubbi circa la
reale dimensione del mondo.
Inoltre, senza assolutamente
voler inficiare la grandezza, la
solennità e la sacralità dell’evento, nonché la legittimità di
tale richiesta, è necessario tener
presente anche dei fattori emotivi che inevitabilmente hanno
acuito e accelerato alcuni processi ed alcune reazioni.
b) I significati che una canonizzazione popolare potrebbe
assumere nel nostro tempo
sono molteplici. Essa potrebbe
essere letta come un ritorno
all’antica spiritualità medioevale, oppure come un possibile
rischio di sostituire al culto
della divinità il culto delle individualità, che seppur di elevatissima statura, svolgono e devono
svolgere un ruolo diverso nel
nostro cammino di fede. Come
accade spesso in alcune forme
deteriori della religione, si potrebbe attribuire troppo valore a
quelli che sono i mediatori di
Dio, non a Dio stesso. Ma queste sono solo alcune ipotesi esasperate che la fiducia nei progressi etico-dottrinali in materia
può facilmente cancellare. Rimarrebbe tuttavia il forte valore
simbolico, il veemente segnale
di presenza ferma della Chiesa
nelle dinamiche storico-politoco-sociali che coinvolgono l’umanità.
A tutte questi impressioni
seguiranno dei chiarimenti che
ci saranno forniti dall’ordine
naturale degli eventi e dalla
divina Provvidenza.
Nel Segno del Sangue
Missioni
181
LA REALTÀ DI UN SOGNO
di Alessandra Colombi Bocciolini
I
l sogno è divenuto realtà!!!
Sono potuta andare in
Tanzania per un breve
periodo.
Ho seguito gli sviluppi della
missione da quando partirono
don Dino e don Giuseppe per
Manyoni, quindi il viaggio di
don Ernesto Guerrieri che andava ad accompagnare Vincenzo
con la moglie e don Mario; poi
don Antonio, don Enzo, gli articoli su nel Segno del Sangue,
che era in bianco e nero, e le
parole di don Giuseppe che,
passando da Firenze, non mancava di venire a trovarmi e raccontare. Ogni Quaresima le raccolte alla Parrocchia del
Preziosissimo Sangue: la prima
per il trattore, poi i mulini a
vento e così avanti per tanti
anni. Sì, è stato un camminare
nei miei ricordi, nei miei desideri, in ciò che mi aveva sempre
enormemente attratto. Ho fatto
il viaggio in compagnia di suor
Rita, della comunità delle
Orsoline. Sì, non è stato solo un
viaggio per vedere o per incontrare mio figlio, ma è stato un
camminare nei miei ricordi, nei
miei desideri, in una realtà che
mi aveva sempre enormemente
attratto.
Sono partita per Itigi lasciando l’Italia da Roma ma non da
via Narni, luogo a me familiare,
ma dormendo presso le suore
Orsoline.
La sera, dalle Orsoline,
l’Adorazione e i vespri, la cena
ricca di accoglienza e serenità,
poi con suor Rita e suor Giulia
la conversazione sull’USC e il
Preziosissimo Sangue.
La mattina, dall’aereo il
deserto, e nella mia mente è tornato il vangelo delle tentazioni
letto la domenica: che strana
coincidenza sorvolare il deserto
in quella settimana,
Poi l’atterraggio e il mio
smarrimento di fronte al cellulare silenzioso che non riuscivo a
mettere in funzione, tutto quell’agitarsi di gente, di facce
diverse da quelle a cui ero abituata, un parlare veloce e per me
indecifrabile, il gran caldo e io
con la giacca a vento e tutto
quel buio. L’auto, la corsa fino
alla Procura, il fermarsi per
prima cosa in cappella a pregare
e ringraziare per il viaggio. Poi
mi sono abituata, con suor Rita,
il primo saluto in ogni casa al
Signore. Fermarsi a pregare
davanti al tabernacolo, sostare
un po’ più a lungo in quest’anno
dedicato all’Eucaristia.
Un bicchiere d’acqua e una
banana: non mi sentivo di prendere altro, poi mi sono trovata lì
in una camera, lontano anche da
Missioni
Nel Segno del Sangue
182
suor Rita, con il caldo e l’ansia di
non svegliarmi la mattina dopo
alle sei per prepararmi per la S.
Messa. E la nottata passata a
guardare spesso l’ora, cosa
alquanto complicata che comporta mettere la mano fuori della
zanzariera, afferrare al buio gli
occhiali, prendere la pila per
guardare l’ora, prendere l’orologio e rimettere tutto a posto.
La mattina la Messa e le lodi
in inglese. Mi sono sentita a mio
agio con la sensazione nel cuore
di essere un’unica famiglia.
Pensavo all’Apocalisse “senza
distinzione di tribù, lingua,
popolo e nazione”. Siamo partiti e io pensavo che il pomeriggio
al Preziosissimo Sangue ci
sarebbe stata l’adorazione e mi
dispiaceva non esserci. Invece,
sorpresa!!! Ci siamo fermati
davanti alla cattedrale di Dar e,
mentre le suore erano occupate a
cambiare i denari, sono entrata e
c’era un grande ostensorio. Sono
stata contenta e mi sono sentita a
casa mia!!! Siamo
ripartite per quel viaggio che doveva durare
due giorni attraverso le
comunità
delle
Orsoline che suor Rita
visitava dopo due mesi
di permanenza in Italia.
Pian piano, ascoltando
la conversazione tra
suor Rita e suor Mary,
mi sono affacciata a un
mondo dagli aspetti a
me sconosciuti. Ero
tranquilla, ho imparato
molto da quelle due
suore sulla preghiera e
sul digiuno, sull’amore
verso gli altri e nello
stesso tempo sulla fermezza nel trattare con
gli altri, sull’affrontare problemi
spirituali e quotidiani di sopravvivenza e spesso pensavo a questo “strano” inizio di Quaresima:
sembrava che nel momento stesso in cui l’aereo si era staccato
dal suolo le “preoccupazioni inutili”, che normalmente mi appesantiscono, fossero restate a
terra. Attraverso le parole delle
due suore ho cominciato a guardare le case, le chiese, le strade e
le distanze con occhi diversi. La
mancanza di pioggia, nella zona
tra Dodoma e Manyoni, ha fatto
bruciare il granturco e seccare il
riso. Non ci avrei fatto caso se
suor Rita non avesse esclamato
con grande preoccupazione:
“Quest’anno è fame, è tutto bruciato qui, dovremo provvedere”!!!
Allora ho guardato il paesaggio con interesse per la bellezza
e per il mutare continuo, ma
soprattutto con maggiore attenzione verso le persone e le difficoltà della loro vita quotidiana.
La gioia che brillava negli
occhi delle suore e delle novizie
quando arrivavamo e l’affetto
con cui veniva accolta suor Rita
mi ha commosso; alla Casa
della Speranza di Dodoma i
bambini ci sono venuti incontro
con grande gioia e affetto: ci
hanno offerto un piccolo spettacolo e una grande torta e, nonostante non conoscessi la lingua, sono riuscita a comunicare
con loro con disegni e gesti.
Infine, all’arrivo a Mnkiwoa,
dove risiede suor Rita, una folla
di suore e novizie ci ha offerto
un mazzetto di fiori. È stato
commovente: mi hanno accolto
come se mi conoscessero da
tanto tempo e siamo andate tutte
in chiesa a pregare e a ringraziare per quell’evento. Non conoscevo loro, né loro conoscevano
me, eppure non mi sentivo sola.
Un filo invisibile ci legava e
quel filo si chiamava Signore
della vita!!! È arrivato mio
figlio con suor Incoronata, suor
Maria e un’altra suora. Ero contenta, ero stata proprio bene ed
avevo una grande pace!!!
Ho vissuto pochi giorni a
Itigi, ho fatto un salto in altri
centri anche lontani, ho ammirato paesaggi ma sempre con
l’occhio rivolto all’uomo che lì
vive. Sono stata a Chibumagwa,
un piccolo villaggio ai piedi
della Rift con un laghetto fornito di ninfee, anatre, oche, qualche altro grosso uccello acquatico. Lì sorge un piccolo ospedale con un reparto di maternità e
una cucina più piccola, ma simile a quella che è stata inaugurata in quei giorni a Itigi. Anche
qui una cordiale accoglienza da
parte delle suore ASC e tanto
da imparare.
Nel Segno del Sangue
Missioni
183
Non ho fotografato le persone: io ero un’estranea e mi sembrava
di violare la loro intimità, di trattarli da oggetti, di non rispettarli. Ho
fotografato solo quando me lo hanno chiesto, mi sarei sentita a disagio fare altrimenti, mi sembrava curiosità.
Itigi è una importante realtà per un’ampia zona dove trovano occupazione centinaia di tanzaniani che hanno l’opportunità sia di imparare un mestiere che di avere un lavoro che permetta loro una vita
più dignitosa e serena.
Ho visitato tutto il complesso sotto la guida di suor Incoronata: le
camere, l’ampissima sala dove i bambini possono giocare e studiare,
le mamme imparare a preparare il cibo per i bambini, a cucire.
Mi ha fatto particolarmente riflettere, sull’importanza dell’opera
svolta dai missionari, la vicenda di un ragazzo gravemente malato che
siamo andati a trovare ogni giorno e che ci aspettava sempre con gioia.
Io non capivo ciò che diceva, ma il suo sguardo e quello dei suoi genitori era. Nell’ospedale avevano trovato un luogo accogliente dove trascorrere insieme il tempo che gli restava da vivere.
A fine marzo si è spento, ma ha passato gli ultimi giorni curato ed
assistito con affetto insieme ai genitori. Io sono stata lì solo pochi
giorni, ma ciò che ho visto è la realizzazione del motto dell’ospedale
“CURA, EDUCA E CONSOLA”: è camminare con amore accanto a
una popolazione nelle varie circostanze della vita.
In quei giorni a Itigi c’è stata anche l’inaugurazione di un edificio
di 16 metri per 24, dove ci sono la mensa per le mamme dei bimbi
ricoverati in pediatria, la cucina con un camino ampissimo, due
magazzini e i locali per fare il bagnetto ai bambini! Particolarmente
interessante è quest’ultima zona
dove le mamme fanno il bagno
ai bambini solo sotto il sole,
come è tradizione in Tanzania:
il locale è stato quindi realizzato con un tetto scorrevole azionato elettricamente che permette di scoprire e coprire la zona.
Vi sono anche le docce per le
mamme e lo spazio per stendere
i panni.
Al momento di partire ho
ricevuto, tra gli altri, un dono
come augurio di vita per la
Quaresima, un brano di santa
Orsola: “Quello che è più
importante sulla terra è cercare
la santità, non necessariamente
quella che porta alla canonizzazione, ma tendere alla santità,
che non esige da noi cose straordinarie, ma solo la fedeltà nel
compiere i doveri di vita quotidiana, nell’adempiere la volontà
di Dio per Dio e con Dio.
Spesso pensiamo che è così difficile diventare santi e perciò
rinunciamo alla santità, tranquillizzando la coscienza con
l’affermazione: “La santità non
è per me.” Ma è uno sbaglio!
Dobbiamo essere santi se
vogliamo raggiungere il cielo.
Ma non dobbiamo avere paura,
la santità non consiste nel fare
penitenze straordinarie, lunghe
preghiere, atti eroici di virtù, ma
nel silenzioso compiere la
volontà di Dio. La migliore preghiera è conformarsi sempre
alla volontà di Dio, la migliore
penitenza è accettare silenziosamente, gioiosamente la volontà
di Dio, il più meraviglioso atto
di amore è compiere la volontà
di Dio in tutto (S. Orsola
Ledòchowska). E io ho ripensato a san Gaspare con i suoi scritti.
Offertorio Prez.mo Sangue
Nel Segno del Sangue
184
Offertorio
del Preziosissimo Sangue
Il ven. don Giustino Russolillo, fondatore della
Società Divine Vocazioni, in una sua lettera si rallegrava del modo con cui si stava diffondendo la
devozione al Preziosissimo Sangue.
Al dire delle stesse suore, non si sa se egli abbia
attinto da san Gaspare questa devozione, o se l’abbia sentita e propagandata per divina ispirazione.
Pubblichiamo quanto egli scrive nel Direttorio
della Società, dove dice, tra l’altro, che “l’offerta
del Sangue di Gesù è la devozione più sacerdotale
tra le devozioni cattoliche”.
583. Supplicheremo sempre il
Signore che ci conceda quello che Gli chiediamo con
l’Oremus più frequente nella
vita liturgica, (quello del SS.
Sacramento) cioè: di venerare
i sacri misteri del Suo Corpo e
del Suo Sangue, in modo da
godere continuamente dei
frutti della Redenzione.
584. La devozione al Prez.mo
Sangue è la devozione più
sacerdotale tra tutte le devozioni cattoliche, perché è
quella che più s’immedesima
con il sacrificio della Croce e
dell’Altare, e quindi è quella
che più conviene alle anime
sacerdotali.
585. In questa, come in ogni
altra devozione, è sapienza
badare molto al lato pratico
del perfezionamento e arricchimento dell’anima, con
l’aiutarsi all’adempimento del
proprio dovere soprannaturale, mediante tutti i sussidi che
da essa si possono trarre.
586. Quindi nella nostra
devozione al P.mo Sangue,
non dobbiamo fermarci al
culto di adorazione e lode;
d’amore e ringraziamento; di
riparazione e intercessione,
da rendersi alla Divinità di
Nostro Signore Gesù Cristo,
vero Dio e vero uomo, che
col Suo Sangue ci à redenti.
587. Ma ci dobbiamo spingere all’assimilazione con le
divine perfezioni, splendenti
nel Sangue sparso: all’unione
delle Divine intenzioni e disposizioni con cui l’effuse; alla
riproduzione degli atti e degli
stati del Suo Sacrificio, e così
il nostro culto sarà più completo.
588. E giungerà, come connaturalmente, alla cooperazione
con Gesù Redentore, mediante l’uso apostolico delle perpetue e multiformi applicazioni del Pr.mo Sangue, che
sono poi gli atti specialmente
propri della relativa devozione.
589. Poiché il Pr.mo Sangue
di Gesù, come ultimo termine
della Sua Immolazione, è
essenzialmente il prezzo
della redenzione universale, e
quindi la sua speciale devozione consisterà nel far circolare questo divin prezzo, per
tutti gli effetti della grazia, in
tutta la Chiesa e in tutto il
mondo.
590. Farlo circolare, per
pagare tutti i debiti e acquistare tutti i meriti, per cancellare ogni macchia e ornarci di
ogni bellezza; per fertilizzare
ogni deserto e estinguere ogni
purgatorio; e per suggellare
ogni bocca dell’abisso, e per
aprire tutte le porte del cielo.
591. E beato certamente chi,
da ogni evento e da ogni cir-
Nel Segno del Sangue
Offertorio Prez.mo Sangue
185
saluto, e la firma che sottoscrive un contratto, e come differisce un incontro di persone
da una relazione di famiglia...
594. ... così da ogni altra preghiera, per lunga e bella che
sia, e da ogni altra pratica di
pietà, per quanto complessa
in valore e efficacia ogni
offerta del Pr.mo Sangue e
ogni vera consacrazione; e in
realtà tutte quelle e anche
questa, solo dal Sangue di
Gesù vengono ispirate e firmate e impreziosite.
595. Ma può offrire solo chi
possiede, e può offrire il prezzo del Sacrifizio solo chi è,
almeno in qualche modo, partecipe del sacerdozio; e così il
Pr.mo Sangue di Gesù, se può
da tutti essere invocato e deve
essere anche per tutti fondamento della speranza…
costanza, saprà trarre, come
un tema di preghiera, così
anche uno stimolo e fare la
sua offerta del Pr.mo Sangue,
adattata al momento, sia per
la lotta del male che per la
conquista del bene.
592. Non è dunque una semplice formula di preghiera
l’offerta del Pr.mo Sangue,
come non sono semplici formule di preghiere le consa-
crazioni cristiane! E come
sempre, così in questo specialmente, sbaglierebbe assai
chi volesse valutar le cose,
dalla quantità e varietà delle
parole.
593. Come c’è differenza tra il
povero che chiede un oggetto
in elemosina, e il ricco che
l’acquista col prezzo che ne
sborsa; come c’è differenza tra
la firma che sottoscrive un
596. ... non può essere offerto
se non da chi, almeno in
largo senso, per mezzo del
battesimo, partecipa del
sacerdozio cristiano, e per
mezzo dello stato di grazia,
possiede questo tesoro dell’eredità di famiglia dei figliuoli
adottivi di Dio, il Sangue di
Gesù.
597. E quanto più un’anima è
elevata nello stato di grazia, e
quanto più un’anima è piena
dello spirito della liturgia cattolica, e quanto più un’anima
splende del carattere sacerdotale, tanto più efficacemente
Offertorio Prez.mo Sangue
Nel Segno del Sangue
186
offre il Pr.mo Sangue di Gesù.
598. Una maggiore fede, e un
più intenso amore, e un più
ardente zelo concorreranno,
e non poco, all’efficacia dell’offertorio del Pr.mo Sangue,
ma essa è soprattutto dipendente dallo stato di grazia e
partecipazione del sacerdozio, nell’offerente.
599. Nel metodo della meditazione della scuola ascetica
di S. Sulpizio, vengono
espressi compendiosamente,
con tre felicissime formule, gli
esercizi principali dell’orazione mentale. Gesù avanti agli
occhi (adorazione), Gesù nel
cuore (assimilazione), Gesù
nelle mani (cooperazione).
600. Adattandole alle maggiori devozioni su Gesù Cristo,
diremo anche noi: Il SS.
Nome e Volto di Gesù avanti
agli occhi (ideale e programma). Il SS. Cuore e
Sacramento di Gesù nel cuore
(spirito e vita). Le SS. Piaghe e
il Pr.mo Sangue di Gesù nelle
mani (offertorio e apostolato ).
601. Ci liberi il Signore dal
credere vana cosa la ripetizione delle offerte del Pr.mo
Sangue! C’illumini il Signore
sul Suo Valore e Merito, sia
dal lato della gloria che si
rende a Dio, sia dal lato del
bene che si attira sulle
anime!
602. Non è vana cosa la ripetizione dell’Ave Maria nel SS.
Rosario; o la ripetizione dei
Salmi nel SS. Breviario; o la
ripetizione della SS. Messa
tante volte celebrate ogni
giorno, sugli altari del mondo
cristiano.
603. Così non è vana cosa la
ripetizione e moltiplicazione
perenne dell’offertorio del
Pr.mo Sangue, che a buon
diritto può considerarsi e
chiamarsi come il piccolo
sacrifizio cristiano, riflesso
del Grande Sacrifizio della
SS. Messa! .
604. Com’è vero che il Pr.mo
Sangue fu sparso per la nostra
redenzione, così è ugualmente vero che ogni anima in
grazia lo possiede, in suo
tesoro, e come suo lo può
offrire; e solo a Dio propriamente lo può offrire, perché
solo a Dio si offre il
Sacrifizio.
605. E come è vero che Dio
solo conosce il merito e il
valore del Pr.mo Sangue,
com’è vero che il Pr.mo
Sangue è l’unica offerta degna
della Santità e della Giustizia
di Dio, così è vero che Dio
l’accoglie con gradimento
infinito.
606. Anche senza considerare il valore e il merito dell’atto di fede, di speranza, di
carità, che l’anima implicitamente esercita in ogni offerta
del Pr.mo Sangue di Gesù,
queste ànno in se stesse e per
se stesse una incalcolabile
efficacia nel seno del Padre!
607. Tutto il terrore degli abissi infernali, e tutto lo sprofondare delle potestà delle tenebre al Segno della Croce, e
alla Maledizione del Giudice
nello stesso giorno del giudizio universale, e tutto il cataclismo apocalittico finale, non
può darci, per contrario, un’idea giusta dell’immenso dilagare della tenerezza divina
del Padre su noi, e della divina azione redentrice sul
mondo, ogni volta che, nello
Spirito Santo, offriamo il
Pr.mo Sangue alla SS. Trinità.
608. Solo se avessimo la
Mente e il Cuore della
Vergine Madre di Gesù sentiremmo, al ricordo del Sangue
Sparso di quel Figlio Dio,
qualcosa di quello che passa
nel Seno della Divinità.
Quando, nella grazia dello
Spirito Santo, nominiamo
Gesù e offriamo il Suo
Sangue!
Nel Segno del Sangue
Famiglie USC
187
ie
z
i
t
o
n
e
i
z
i
t
o
n
e
i
z
i
not
dal Gruppo Famiglie USC
ROMA, VIA NARNI - 12-13 MARZO 2005
La comunione integrale
che Cristo crea con i suoi
discepoli mediante l’Eucaristia è manifestazione
di una “alleanza nuova
ed eterna”.
Così la famiglia è il segno
di un’alleanza d’amore
fino al dono totale di sé,
simile a quella di Cristo.
Q
uesto in sintesi il tema
centrale dell’incontro
delle famiglie tenutosi, nei
giorni di sabato e domenica
12-13 marzo 2005, a Roma in
via Narni presso il Collegio
dei Missionari del Prez.mo
Sangue.
Hanno partecipato famiglie
provenienti da diverse province fra cui Firenze, Roma e
Viterbo.
Nella nostra realtà parrocchiale di Firenze esiste ormai
da diversi anni il “gruppo
famiglie”, un gruppo molto
numeroso e divenuto particolarmente vivace grazie all’impulso ricevuto da don
Oliviero Magnone, nostro
parroco.
Ci incontriamo circa una
volta al mese nei locali della
nostra parrocchia, oppure an-
Famiglie USC
Nel Segno del Sangue
188
diamo in trasferta in qualche
luogo che aiuta lo spirito e
permette ai nostri ragazzi un
po’ di svago all’aria aperta.
Meta dell’ultima trasferta è
stata appunto Roma, dove il
gruppo di famiglie che si è
venuto a creare è risultato
eterogeneo per la presenza di
coppie “giovani”, ancora
senza figli, di coppie con
prole “al seguito” e di coppie
“meno giovani”, con figli
adulti, non presenti.
L’eterogeneità del gruppo
ha moltiplicato la varietà dei
contributi grazie all’attiva
partecipazione di tutti, rendendo ricco il dibattito (lo
scambio di esperienze e di
riflessioni). A qualificare il
tema hanno contribuito tutte
le persone che hanno curato
l’organizzazione, dall’accoglienza (vitto e alloggio) alla
catechesi, di questa appassionante due giorni romana. Un
plauso particolare è per l’incisività e la puntualità degli
interventi di don Giovanni
Francilia.
Il tema dell’incontro è stato
introdotto rifacendosi alla
domanda che Gesù propone
ai due discepoli di Emmaus:
“Non bisognava che il Cristo
sopportasse queste sofferenze
per entrare nella sua gloria”?
(Lc 24, 26); e don Giovanni
ha esposto la sua catechesi
con ritmo tambureggiante,
arricchito da numerose citazioni bibliche, valido aiuto per la riflessione.
Il tempo in cui viviamo è quello in cui la “buona notizia” del
Signore risorto è accolta da alcuni e respinta da altri. Come i due
discepoli di Emmaus nella mattina di Pasqua. Gesù è risorto, ma
loro sono: “stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti (Lc 24, 25). Ma allora come oggi, c’è un’esperienza che ci
porta a riconoscere il Signore, a riconoscere Cristo risorto e vivo:
la frazione del pane. È la comunione integrale che Cristo crea
con i suoi discepoli, l’Eucaristia, l’alleanza nuova ed eterna.
E la famiglia?
Gesù ha dimostrato che non c’è amore più grande che dare la
vita per i propri amici. La famiglia è il segno di un’alleanza di
amore fino al dono totale di sé, simile a quella di Cristo.
La famiglia cristiana comprende il significato della sofferenza,
perché illuminata dalla sofferenza di Cristo. Una sofferenza che
diviene inevitabile se si vuole crescere e dove il sacrificio rappresenta una dimensione costitutiva della comunione: non c’è
Eucaristia senza sacrificio della vita intera offerta per amore.
Questo è il percorso che porta dai discepoli di Emmaus alle
famiglie di Roma, o meglio a tutte le famiglie.
Ci siamo interrogati ponendoci due domande:
1. Non bisognava che noi due sopportassimo le nostre sofferenze per giungere alla “gloria” = pienezza del nostro amore?
Le prove, le difficoltà della nostra vita di coppie ci hanno
segnato, deluso, bloccato oppure sono state, forse inconsciamente, un mezzo strano per farci giungere a un amore vero e
profondo?
2. L’Eucaristia è un ammirare fino a dove s’è spinto l’amore di
Dio, oppure è un partecipare all’offerta di Cristo per amore al
Padre con l’offerta di noi due e della nostra famiglia per amore
al Padre?
Quanto ci dà l’Eucaristia e quanto ci doniamo nell’Eucarestia?
Dopo una meditazione di coppia abbiamo scambiato, riuniti
in piccoli gruppi, le proprie riflessioni, le esperienze della nostra
vita di coppia, di famiglia, di cristiani. E’ stato un incontrarsi
molto intenso, sia dal punto di vista spirituale che emotivo, dato
l’argomento molto impegnativo che ci ha coinvolti in riflessioni
individuali e di coppia a volte anche dolorose, ma sempre
costruttive, che poi abbiamo condiviso con il gruppo.
È bello poter parlare con persone che “parlano la tua stessa lin-
Nel Segno del Sangue
Famiglie USC
189
gua”, che “vedono con gli
stessi occhi”, perché sono ispirati dalla stessa Guida. Questo
è cosa sempre più rara nella
quotidianità, soprattutto sul
lavoro dove molti di noi passano la maggior parte della loro
giornata attiva.
E così ci si accorge, in un
anonimo pomeriggio di sabato, di vivere situazioni familiari normali e comuni anche
se apparentemente confuse e
complicate. Ci si accorge che
spesso le nostre preoccupazioni quotidiane sono poca
cosa, e che la fede e la preghiera fanno veramente miracoli. Si scopre che sotto la
ripetitiva quotidianità ci sono
sofferenze, sacrifici, che
aggiungono “qualcosa”, invece di “togliere”. E che ci portano a dire alla propria sposa
o al proprio sposo: “Non
posso vivere senza il tuo
amore”.
Dei tanti momenti di vita
comunitaria, per brevità di
cronaca, cito solo quello
della partecipazione alla S.
Messa domenicale e, in particolare, l’atto penitenziale. Un
momento toccante e molto
emozionante in cui ogni singola famiglia, inginocchiandosi all’altare di fronte a
Cristo crocifisso, ha così pregato: “Signore, noi non possiamo vivere senza il tuo
amore. Signore, non possia-
mo vivere senza amarci
vicendevolmente. Perdonaci
o Gesù e facci amare come ci
ami tu”.
Quello di Roma è stato un
esempio di come la semplicità di un incontro, di uno
scambio reciproco, di una
preghiera comunitaria, possa
farci prendere coscienza del-
l’importanza di noi coppie e
delle famiglie per noi stessi,
per i nostri figli e per la società tutta, e il rapporto di comunione speciale che abbiamo
con Cristo nel partecipare
all’Eucaristia.
Elisabetta e Luciano
Batazzi
Umorismo
Nel Segno del Sangue
190
Il lato comico
LA FEDE E LO SPORT
Un giornale ha voluto sostenere che la folla impazzita
che ha devastato gli stadi era
la stessa che aveva dato così
bella prova in Piazza San
Pietro. Eh no, cari amici. Gli
imbecilli che hanno devastato
gli stadi erano una minoranza
dei presenti alla partita e tutti
i presenti alle partite di tutti
gli stadi d’Italia in un giorno
di gare sarebbero una esigua
percentuale rispetto ai fedeli
che si sono recati a San
Pietro, anche ammesso che
tutti quelli che vanno alle partite vadano anche dal papa.
Questa è come la bufala delle
“guerre di religione”. Si litiga
per il potere terreno e si tira in
ballo il regno dei cieli.
SEVERINO
Emanuele Severino è certamente più abile di Giovanni
Sartori in filosofia e prova a
dire le stesse cose del sociologo con maggior rigore, appoggiandosi a Aristotile. Ragiona così: “Che l’embrione
(...) sia un essere umano in
potenza (...) è un principio
accettato sia da coloro che
sostengono, sia da coloro che
negano che l’embrione sia già
un essere umano”. Si noti
l’importanza di quel già
riguardo all’essere umano.
Dunque entrambi gli schieramenti contrapposti si trovano
concordi nel ritenere che
l’embrione sia già essere
umano in potenza. Ma essere
qualcosa già in potenza
significa esserlo non già in
atto. Perciò chi uccide l’embrione non uccide un essere
umano che era tale solo in
potenza, ma non in atto. Si
impiccia con le parole Severino. Eccole testuali: “L’embrione – si dice – è in potenza un essere già uomo. Ma, si
è visto, proprio perché è in
potenza uomo, l’embrione è
in potenza anche non-uomo.
Pertanto è in potenza anche
un essere-già-non-uomo. È
già uomo e, anche, è già non
uomo. Nell’embrione questi
due opposti sono uniti necessariamente”. E allora? E allora
se ne deduce una comoda
conclusione: Fate come più vi
piace. O come più torna
comodo.
EMANUELE
Il credente, o comunque chi
ha a cuore la dignità dell’uomo, diciamo pure la sua
sacralità, ragiona diversamente. Non gioca con le parole,
ma si pone di fronte alla carne
e al sangue della vita umana
che danno inizio a una avventura meravigliosa. Per il credente è una immagine di Dio
con noi. Cristo fu embrione
nel grembo della Vergine e
quella fu l’Incarnazione. Una
umanità che non voglia far
prevalere il proprio egoismo e
la volontà del più forte sul più
debole, davanti all’embrione
dice: “Ecco qui un grumo di
cellule derivanti dalla fusione
dell’ovulo e dello spermatozoo. Questo grumo si è messo
in cammino e un giorno, se
non interverranno incidenti,
sarà un essere uomo perfettamente strutturato, in forza di
un percorso omogeneo, che
non mostra censure. In lui la
potenza e l’atto coincidono.
Ognuno è in atto ciò che è e è
in potenza ciò che sarà nell’istante successivo. Con questo,
nessuno concluderà che un
omicida non fa che uccidere
quel solo attimo che colpisce
in atto, essendo del tutto innocente per ciò che la vittima
era in potenza. Sarebbe un
ragionamento poco severo (si
potrebbe dire Severino, ma
sembra piuttosto un non
senso).
Comik
Nel Segno del Sangue
Libri
191
libri
libri
Michele Colagiovanni
Gennaro Cespites
VOLEVA MILLE LINGUE
Vita di Gaspare del Bufalo
LA ROMA DI SAN GASPARE
Roma 2001, pp. 111, € 2,00
Roma 2004, pp. 209, € 12,00
In queste pagine si scopre come la via della santità,
scelta da Gaspare, fu irta di ostacoli da superare, sia
dentro se stesso, a causa della salute cagionevole, sia
dentro la nuova comunità, sia dentro la Chiesa. Se tali
ostacoli oppressero il cuore del Santo, tuttavia non ne
spensero lo spirito.
Sono pagine pensate come un itinerario spirituale che vuole toccare i luoghi più significativi della vita e dell’apostolato di san Gaspare a Roma.
Si può avere anche in inglese (Saint
Gaspar del Bufalo) e in tedesco (Der
Hl. Gaspar in Rom).
Tullio Veglianti
“NON POSSO, NON DEBBO, NON VOGLIO”
Vita di San Gaspare del Bufalo, Roma 2004, pp. 64, € 1,00
Libretto semplice, arricchito con varie immagini, che permette la
conoscenza del Santo a livello soprattutto divulgativo.
04 nel segno giugno 05
18-07-2005
9:41
Pagina 1
PELLEGRINAGGIO in TERRA SANTA
22 - 30 agosto 2005
SPECIALE 9 GIORNI
Tomba di Gesù
Riservato principalmente ai Missionari, ai
seminaristi, alle suore Adoratrici del
Sangue di Cristo, ai gruppi della Unione
Sanguis Christi per vivere e valorizzare la
nostra spiritualità alla sorgente
La guida sarà il missionario D. ANTONIO BERNARDO.
Animatori spirituali saranno: D. GIOVANNI FRANCILIA e D. TULLIO
VEGLIANTI.
Oltre alla visita dei Luoghi Santi, il programma prevede momenti spirituali
e cerimonie particolari al T A B O R, alle SORGENTI DEL GIORDANO (ai confini del Libano), al CENACOLO, a l CALVARIO, alla TOMBA DI GESÙ, a l
GETSEMANI.
Quota eccezionale di partecipazione: € 1.020,00 a persona, di cui
€ 100,00 al momento dell’iscrizione, tutto compreso (bevande escluse).
Supplemento per camera singola € 175,00. Posti disponibili: 5 0 .
Il versamento della quota, sia dell’acconto che del saldo, va
effettuato sul c.c.p. n° 391003, intestato a PIA UNIONE DEL
PREZIOSISSIMO SANGUE, Via Narni 29 - 00181 Roma.
L’acconto deve essere effettuato entro e non oltre il 30 giugno
2005, mentre il saldo entro il 1° agosto 2005. Spedire allo
stesso indirizzo fotocopia dei versamenti effettuati.
Per informazioni e iscrizioni:
Unione Sanguis Christi: tel. 06/78.87.037;
D. Tullio Veglianti: cell. 333/65.84.797
C’è la massima tranquillità e sicurezza per i pellegrini in Israele.
Organizzazione Tecnica:
Via Messina, 9 – 00198 Roma - Tel. 06 44.25.16.11
Scarica

Giugno 2005 - Centro Studi Sanguis Christi