Periodico della Comunità Parrocchiale di Coccaglio - Marzo 2008 - n° 2/32 La vecchia Pieve Direttore responsabile sac. Giuseppe Mensi periodico della Comunità parrocchiale di Coccaglio Autorizzazione del Tribunale di Brescia n° 26/2007 dell’8 settembre 2004 Composizione copertina e logo di Ugo Capretti Direttore sac. Giovanni Gritti Gruppo di redazione: d. Roberto Soncina, Andrea Bighetti, Gianluca Pedrali, Anna Massetti Correzione delle bozze Cucchi Rosa, Bertassi Anna n. 2/32 - 16 marzo 2008 Sommario abb.ordinario € 14,00 sostenitore € 30,00 benemerito quanto si desi- Quest’anno, una singolare disposizione delle celebrazioni sul calendario fa in modo che questo numero del nostro bollettino parrocchiale faccia riferimento all’intera celebrazione Pasquale: prende avvio con la Settimana Santa, soprattutto con il Triduo della Passione e Morte, Sepoltura e Risurrezione del Signore, per giungere all’Ascensione e al dono dello Spirito: dalla Pasqua alla Pentecoste, dunque. Tali celebrazioni quest’anno, come rarissimamente succede, cadono in notevole anticipo rispetto al periodo a cui siamo abituati: nemmeno a metà maggio il Tempo di Pasqua avrà esaurito il conteggio dei Cinquanta giorni dell’Alleluia. “La vecchia Pieve”, attraverso il calendario liturgico-pastorale, le preghiere che vengono proposte, le riflessioni che sono offerte ci accompagna passo passo nel cammino di questo tempo di grazia gioiosa: possiamo rintracciare in vari articoli il doppio filo conduttore che si riferisce, da un lato, alla Pasqua-Ascensione, dall’altro al dono dello Spirito nella Pentecoste, come, ad esempio, la parte del messaggio del santo Padre per la prossima GMG: è rivolto ai giovani, ma è utile a tutti. Il cammino con s. Teresa di Lisieux ci auguriamo faccia nascere il desiderio di accostare più da vicino questa figura originale e geniale, tanto ricca dello slancio aposto- dera oltre la cifra indicata per il “sostenitore” un numero € 2,80 Per ricevere “La vecchia Pieve” tramite posta, aggiungere per l’Italia per l’estero € € 10,00 12,00 per le spese postali In caso di mancato recapito postale, si prega di telefonare (v. numeri a pag. 55), oppure scrivere: lico generato dallo Spirito santo con l’amore ardente per il Signore, da essere proclamata, lei claustrale, patrona delle Missioni, insieme a s. Francesco Saverio. Nessun riferimento diretto si fa all’appuntamento elettorale; ci guarderemo bene dall’addentrarci qui in questioni che esulano dalla competenza di un bollettino parrocchiale, che non può essere usato per nessun tipo di propaganda partitica (cosa che vale anche per il sagrato). Da cristiani non possiamo però non richiamare il dovere della partecipazione attiva, ognuno secondo la propria libera scelta di coscienza. A tutti, buona lettura La redazione la nota Per i collaboratori de “La vecchia Pieve” è a pag. 52 2 Alla Redazione de “La vecchia Pieve” p.za L. Marenzio, 22f 25030 Coccaglio BS oppure inviare messaggio di posta elettronica a [email protected] Non possiamo dare conto di r e s p o n s a b i l i t à ch e c o m p e t o no al servizio postale . Per coloro che risiedono a Coccaglio, qualora a causa di qualche disguido il bollettino non venisse recapitato, rimane opportuno effettuare la segnalazione come sopra indicato, ma è anche possibile recuperare il numero mancante ritirandolo in sacrestia o in fondo alla chiesa. Editoriale Per costruire la città Riprendiamo alcuni passaggi dall’omelia per la festa dei ss. patroni Faustino e Giovita come contributo alla riflessione sulla convivenza comunitaria, perché ci pare esprima quale può essere un frutto della novità di vita della Pasqua e del dono dello Spirito ue anni fa sono andato a incontrare i missionari che operano in Brasile. Eravamo ospiti in una bella casa messa generosamente a nostra disposizione, alla periferia di Fortaleza: un ampio spazio che poteva servire per i giochi dei bambini, per il dialogo tra gli adulti. Al centro una bella piscina, preziosa per sopportare i pomeriggi troppo caldi dell’equatore. Attorno una corona di case-appartamenti che ospitavano ciascuna uno o due nuclei familiari. Il tutto circondato da un muro che proteggeva il complesso abitativo, con un’unica entrata, sempre sorvegliata. Secondo Baumann, una costruzione simile indica una precisa linea di sviluppo delle nostre città; andiamo verso un’urbanistica che separa alcune zone abitative, le compatta e le protegge da irruzioni non volute di estranei. È un tentativo di rispondere al bisogno di sicurezza che sembra crescere sempre di più nelle grandi città e che inventa sempre nuovi modi di difesa. Il paradosso di questa linea di sviluppo, dice sempre Baumann, è che l’aumento delle strutture difensive rischia di produrre esso stesso una crescita della sensazione di insicurezza: se entrare in casa mia significa entrare in uno spazio cintato e protetto, l’immagine che mi faccio dello spazio cittadino sarà quella di uno spazio ostile, al quale debbo sfuggire per raggiungere la mia tranquillità e sicurezza. Uscire di casa mi sembrerà un’azione pericolosa, come entrare in una zona selvaggia. D he fare? Quali scelte possono favorire la crescita di una città amica delle persone? La prima cosa mi sembra sia il mantenimento e il consolidamento dei rapporti e dei legami interpersonali. Di fronte a un estraneo proviamo istintivamente un senso di incertezza e di timore; al contrario, quando si costruisce qualche legame con gli altri, questo timore tende a lasciare il posto a una fiducia di fondo. La fiducia nasce spontanea dalla percezione che è possibile parlare, ascoltare, capire e intendersi nonostante tutte le differenze che ci sono tra noi. Nasce dai piccoli gesti di solidarietà, dagli aiuti che facilmente e volentieri ci prestiamo nelle circostanze normali della vita. Questo discorso vale soprattutto per l’incontro e il confronto con persone che parlano lingue diverse e percepiscono il mondo secondo un orizzonte culturale diverso dal nostro. Quando si riesce a stabilire un contatto, ci rendiamo conto che condividiamo le esperienze essenziali della vita (il nascere e il morire, l’amore e la paura, la malattia e il lavoro, il bisogno di comunità e così via) e questo ci fa sentire l’altro un po’ più come prossimo e un po’ meno come nemico. Non voglio essere ingenuo. Non sto dicendo che i legami di prossimità risolvono tutti i problemi. Il rapporto con gli altri ha sempre qualcosa di problematico; può riservare sorprese belle o brutte; conosce anche la possibilità dello scontro e, purtroppo, anche esiti tragici. Lo so bene; ma voglio dire che la strada verso un senso maggiore di sicurezza non passa essenzialmente attraverso la creazione di muri e la riduzione delle occasioni di incontro con gli altri, ma al contrario passa attraverso la moltiplicazione dei legami tra le persone e i gruppi sociali, attraverso la creazione di spazi d’incontro a tutti i possibili livelli. C a percezione che abbiamo dello spazio sociale dipende in buona parte dal tipo di esperienze che vi facciamo. Per questo vale la pena favorire tutto ciò che accresce il tasso di fiducia presente nella società. Penso, per esempio, all’amicizia. L continua a pag. 5 3 Editoriale C Ai fratelli e alle sorelle di Coccaglio arissimi, cosa rassomiglia di più il momento della vita che ciascuno sta vivendo: a un periodo di passione o di risurrezione? hanno determinato, in alcuni, del disagio. E’ il caso dello spostamento dei due grandi confessionali, per i motivi che sono stati spiegati a suo tempo (vedi, per. es. il numero di gennaio a pag. 31). Per la verità la proposta portata nei Consigli era più articolata: al posto di uno dei due precedenti, si riteneva opportuno collocare un confessionale chiuso, più piccolo e meno ingombrante; lo chiedevano sia il bisogno di garantire la riservatezza, sia il fatto che recarsi nella nuova penitenzieria, comportando la necessità di passare davanti all’assemblea, può costituire un deterrente, anche se in parte favorisce le persone che si trovano nei primi banchi. La proposta d’acquisto di questo nuovo confessionale, però, non è stata approvata. Dovremo, forse, tornare a valutare questa scelta. Ad aumentare il disagio ha contribuito il fatto che, a motivo di qualche imprevisto, non si è riusciti - come invece si voleva fare - a predisporre subito (entro Natale) la nuova penitenzieria, divenuta pienamente funzionate in queste ultime settimane. a Il dono dello Spirito da parte del Crocifisso risorto e glorioso: energia per il cammino La fede ci dice che i misteri della vita del Signore sono tutti presenti contemporaneamente nella celebrazione cristiana; per meglio farceli osservare e assimilare, la liturgia li distingue, ma il Mistero pasquale è unico: croce, silenzio del sepolcro, risurrezione e ascensione, per l’azione dello Spirito sono realtà attualizzate contemporaneamente nell’Eucaristia e negli altri Sacramenti; così non c’è situazione di vita nella quale ciascuno possa pensare di non essere unito a Lui. Invochiamo dal Padre il dono dello Spirito santo: il Signore Gesù è morto, risorto e asceso al cielo per potercelo donare, affinché potessimo vivere in noi la vita stessa di Dio (!). Ci renda, Egli, capaci di camminare con Cristo, alimentati dall’Eucaristia, e di vivere i momenti di fatica e di dolore illuminati dalla speranza della gloria; ci educhi a vivere i momenti di gioia nel rendimento di grazie e nella consapevolezza che già siamo nella Pasqua, ma non ancora pienamente trasformati: c’è sempre del cammino davanti a noi e, proprio perché è cammino, esso comporta fatica, così come ogni trasformazione non è priva di qualche forma di dolore. otremmo provare ad applicare il medesimo interrogativo alla vita della nostra Comunità nel suo insieme: a quale momento del Mistero pasquale somiglia di più nell’attuale fase della propria storia? Potrebbe sembrare, a molti, un momento di difficoltà, ma alla nostra Comunità non manca la capacità di superare anche questi momenti; soprattutto non le manca la grazia dello Spirito santo per trasformare i momenti di fatica in germogli di vita nuova. Per la grazia del Signore stiamo perciò comunque vivendo un momento della Pasqua e il Vento della Pentecoste sta soffiando: a noi metterci in ascolto per capire verso quale direzione Egli ci conduce. on ha senso proporre cambiamenti per il semplice gusto della novità: sarebbe una sciocchezza; non c’è scopo a scompaginare senza motivo le abitudini di vita di una Comunità: ciò costituirebbe mancanza di rispetto; nessuno, posto alla guida di una Parrocchia, può credere di spadroneggiare a suo piacimento, con la stessa sensibilità di un elefante in una cristalleria. Tuttavia, proporre delle iniziative a volte può sembrare opportuno (vedi per es. i confessionali), altre volte diventa necessario, proprio allo scopo di almeno conservare quello che c’è; importante è che le decisioni non siano prese autonomamente da una sola persona, ma condivise con chi di dovere e, naturalmente, motivate. A pag. 34 si riferisce di un argomento discusso nelle recenti riunioni del Consiglio Pastorale Parrocchiale: la modifica di alcuni orari delle celebrazioni. La discussione ruota attorno a tre punti: l’orario della prima Messa festiva, quello delle Messe feriali del mattino, quello delle celebrazioni festive delle 10.00 e delle 11.00. Ciascuna delle scelte ipotizzate (v. pag 34) può essere attuata o no, indipendentemente dalle altre e secondo tempi diversi: non vanno per forza realizzate tutte e nel medesimo tempo. In ogni caso, non si tratta di inventa- N P Scelte e perplessità lcune scelte recenti, sebbene maturate nel dialogo in seno ai Consigli parrocchiali (Affari Economici e Pastorale), A 4 Editoriale realtre novità, ma, più semplicemente, di constatare quelle che già si sono introdotte nella vita della gente e nelle sue abitudini, che non sono più le stesse di qualche tempo fa. scorso anno a favore dell’Oratorio. Se La Pentecoste continuiamo di questo passo, non potre- mo fare più nulla per i nostri ragazzi per molto tempo. Faccio appello all’impegno e alla generosità di tutti, perché ciascuno faccia quello che può. La congiuntura economica non ci è certo favorevole: i continui rincari di cui ci parlano i mezzi d’informazione, la fatica sempre più grande di molte famiglie nell’arrivare a fine mese non consentono di crearsi aspettative illusorie. Tuttavia chi può è chiamato in causa. Soprattutto dobbiamo fare in modo di ridurre il debito con la banca in modo da non “sperperare” i nostri sforzi nel pagamento degli interessi. A questo scopo vorrei chiedere a chi ne ha la possibilità di seguire almeno la via del prestito gratuito, come già qualcuno ha fatto (v. pag. 52). Oratorio ’interrogativo posto all’inizio può essere riferito anche al nostro Oratorio. Mi limito a due brevi annotazioni. 1 - Il nostro Oratorio ha bisogno di un consistente rilancio. Una possibilità che chiedo a tutti di non trascurare è l’assemblea indetta per l’11 aprile (v. pag. 36): cercheremo di raccogliere proposte per capire che cosa ci vorrebbe, cosa è possibile fare, quali iniziative attuare, quale stile e quali atteggiamenti assumere, quali collaborazioni attivare. Potrebbe essere un’occasione di “risurrezione”. In vista di quest’appuntamento chiedo a tutti di invocare la luce dello Spirito santo. 2 - A pag. 52 potete leggere come gli interessi bancari passivi abbiano assorbito parte considerevole delle offerte raccolte lo L La grazia dello Spirito del Signore risorto sia con voi. A tutti l’augurio affettuoso di sante e serene Festività. Il Signore vi dia pace. don Giovanni continua da pag. 3 Se c’è qualcosa di assolutamente privato, libero, personale è proprio l’amicizia che ci fa sentire l’altro come parte di noi stessi. E tuttavia l’amicizia ha un riflesso sociale evidente. Incontrare un amico significa incontrare qualcuno che sentiamo affine e col quale possiamo condividere alcune delle nostre esperienze. È evidente che avere degli amici mi fa sentire a mio agio nello spazio sociale. Lo stesso va detto per la relazione matrimoniale. La presenza di coppie che si amano e si donano scambievolmente una fedeltà sicura contribuisce a rendere il clima sociale più positivo, a controllare meglio le paure. Questo è tanto più vero per i figli piccoli. Quando un bambino è in braccio a sua madre o tiene per mano suo padre, non ha paura anche nelle situazioni più difficili; e reciprocamente la mamma o il papà riescono essi stessi a essere più sicuri proprio perché sanno di dovere trasmettere sicurezza al figlio. nsomma, la solidità dei legami interpersonali contribuisce a rendere sereno l’ambiente sociale. Che le virtù (la fedeltà, l’amore, l’affabilità, l’apertura all’ascolto, la solidarietà…) sono certo comportamenti personali ma hanno altrettanto certamente un riflesso sulla società intera, sulla vita della città e sul tasso di gradevolezza della vita che vi si trascorre. Che quindi, proprio per il bene sociale, vale la pena favorire, per quanto possibile, i comportamenti virtuosi delle persone. Un campo in cui questo discorso può sembrare problematico ma che invece a me sembra altrettanto chiaro è quello della dialettica politica. È evidente che tra maggioranza e opposizione dev’esserci distanza, opposizione, confronto. Quando questa dialettica viene meno e quindi l’opposizione non fa il suo mestiere, i risultati sono negativi perché vengono meno gli stimoli che nascono dal controllo e dalla critica. E tuttavia il confronto tra le parti presuppone il riconoscimento del valore dell’altro e della sua legittimità a governare. Altrimenti la lotta politica diventa una forma di guerra che non tende più al buon governo in quanto tale, ma all’eliminazione dell’avversario. Quando questo avviene, i riflessi a livello della vita sociale sono negativi perché nascono sospetti e risentimenti che solo difficilmente possono essere controllati e superati. Anche per la vita economica e quella culturale si potrebbero fare discorsi simili. In conclusione moltiplicare i legami e viverli con lealtà, fedeltà, rispetto dell’altro è la ricetta che produce un maggior senso di sicurezza nella società e ci permette di vivere meglio. + Luciano Monari, vescovo di Brescia I 5 Comunità in ascolto MESSAGGIO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI PER LA XXIII GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ «Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni» (At 1, 8) per le parti già pubblicate, vedi novembre 2007 Cari giovani! 3. La Pentecoste, punto di partenza della missione della Chiesa a sera del giorno della sua risurrezione Gesù, apparendo ai discepoli, «alitò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo"» (Gv 20,22). Con ancor più forza lo Spirito Santo scese sugli Apostoli il giorno della Pentecoste: «Venne all'improvviso dal cielo un rombo - si legge negli Atti degli Apostoli - come di vento che si abbatte gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro» (2, 2-3). Lo Spirito Santo rinnovò interiormente gli Apostoli, rivestendoli di una forza che li rese audaci nell'annunciare senza paura: «Cristo è morto e risuscitato!». Liberi da ogni timore essi iniziarono a parlare con franchezza (cfr At 2,29; 4,13; 4,29.31). Da pescatori intimoriti erano diventati araldi coraggiosi del Vangelo. Persino i loro nemici non riuscivano a capire come mai uomini «senza istruzione e popolani» (cfr At 4,13) fossero in grado di mostrare un simile coraggio e sopportare le contrarietà, le sofferenze e le persecuzioni con gioia. Niente poteva fermarli. A L coloro che cercavano di ridurli al silenzio rispondevano: «Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato» (At 4,20). Così nacque la Chiesa, che dal giorno della Pentecoste non ha cessato di irradiare la Buona Novella «fino agli estremi confini della terra» (At 1,8). Santo infonde nei cuori dei fedeli (cfr At 2,42). Il Servo di Dio Giovanni Paolo II ebbe a scrivere che prima di essere azione, la missione della Chiesa è testimonianza e irradiazione (cfr Enc. Redemptoris missio, 26). ... 4. Lo Spirito Santo, anima della Chiesa e principio di comunione a per comprendere la missione della Chiesa dobbiamo tornare nel Cenacolo dove i discepoli restarono insieme (cfr Lc 24,49), pregando con Maria, la "Madre", in attesa dello Spirito promesso. A quest'icona della Chiesa nascente ogni comunità cristiana deve costantemente ispirarsi. La fecondità apostolica e missionaria non è principalmente il risultato di programmi e metodi pastorali sapientemente elaborati ed "efficienti", ma è frutto dell'incessante preghiera comunitaria (cfr Paolo VI, Esort. apost. Evangelii nuntiandi, 75). L'efficacia della missione presuppone, inoltre, che le comunità siano unite, abbiano cioè «un cuore solo e un'anima sola» (cfr At 4,32), e siano disposte a testimoniare l'amore e la gioia che lo Spirito oncludendo questo rapido sguardo alla Parola di Dio nella Bibbia, vi invito a notare come lo Spirito Santo sia il dono più alto di Dio all'uomo, quindi la testimonianza suprema del suo amore per noi, un amore che si esprime concretamente come "sì alla vita" che Dio vuole per ogni sua creatura. Questo "sì alla vita" ha la sua forma piena in Gesù di Nazaret e nella sua vittoria sul male mediante la redenzione. A questo proposito non dimentichiamo mai che l'Evangelo di Gesù, proprio in forza dello Spirito, non si riduce ad una pura constatazione, ma vuole diventare "bella notizia per i poveri, liberazione per i prigionieri, vista ai ciechi...". E’ quanto si manifestò con vigore il giorno di Pentecoste, diventando grazia e compito della Chiesa verso il mondo, la sua missione prioritaria. Noi siamo i frutti di questa missione della Chiesa per opera dello Spirito Santo. Noi M 6 C Comunità in ascolto portiamo dentro di noi quel sigillo dell'amore del Padre in Gesù Cristo che è lo Spirito Santo. Non dimentichiamolo mai, perché lo Spirito del Signore si ricorda sempre di ciascuno e vuole, mediante voi giovani in particolare, suscitare nel mondo il vento e il fuoco di una nuova Pentecoste. 5. Lo Spirito Santo "Maestro interiore” ari giovani, anche oggi lo Spirito Santo continua ad agire ... e i suoi frutti sono abbondanti nella misura in cui siamo disposti ad aprirci alla sua forza rinnovatrice. Per questo è importante che ciascuno di noi Lo conosca, entri in rapporto con Lui e da Lui si lasci guidare. Ma a questo punto sorge naturalmente una domanda: chi è per me lo Spirito Santo? Non sono infatti pochi i cristiani per i quali Egli continua ad essere il "grande sconosciuto" ... C ogni giorno in pienezza. Egli ci spinge verso gli altri, accende in noi il fuoco dell'amore, ci rende missionari della carità di Dio. o bene quanto voi giovani portiate nel cuore grande stima ed amore verso Gesù, come desideriate incontrarLo e parlare con Lui. Ebbene ricordatevi che proprio la presenza dello Spirito in noi attesta, costituisce e costruisce la nostra persona sulla Persona stessa di Gesù crocifisso e risorto. Rendiamoci dunque familiari dello Spirito Santo, per esserlo di Gesù. S 6. La Confermazione e l'Eucaristia a - direte - come possiamo lasciarci rinnovare dallo Spirito Santo e crescere nella nostra vita spirituale? ...Lo si può per mezzo dei M Nella nostra professione di fede proclamiamo: «Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita e procede dal Padre e dal Figlio». Sì, lo Spirito Santo, Spirito d'amore del Padre e del Figlio, è Sorgente di vita che ci santifica, «perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5,5). Tuttavia non basta conoscerLo; occorre accoglierLo come guida delle nostre anime, come il "Maestro interiore" che ci introduce nel Mistero trinitario, perché Egli solo può aprirci alla fede e permetterci di viverla Sacramenti, ... innanzitutto quelli dell'iniziazione cristiana: il Battesimo, la Confermazione e l'Eucaristia, che sono complementari e inscindibili (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, 1285). Questa verità sui tre Sacramenti che sono all’inizio del nostro essere cristiani è forse trascurata nella vita di fede di non pochi cristiani, per i quali essi sono gesti compiuti nel passato senza incidenza reale sull’oggi, come radici senza linfa vitale. Avviene che, ricevuta la Confermazione, diversi giovani si allontanano dalla vita di fede. E ci sono anche giovani che nemmeno ricevono questo sacramento. Eppure è con i sacramenti del Battesimo, della Confermazione e poi, in modo continuativo, dell'Eucaristia che lo Spirito Santo ci rende figli del Padre, fratelli di Gesù, membri della sua Chiesa, capaci di una vera testimonianza al Vangelo, fruitori della gioia della fede. Oggi è particolarmente importante riscoprire il sacramento della Confermazione e ritrovarne il valore per la nostra crescita spirituale. hi ha ricevuto i sacramenti del Battesimo e della Confermazione ricordi che è diventato "tempio dello Spirito": Dio abita in lui e faccia sì che il tesoro che è in lui porti frutti di santità. Chi è battezzato, ma non ha ancora ricevuto il sacramento della Confermazione, si prepari a riceverlo sapendo che così diventerà un cristiano "compiuto". -continua C BENEDICTUS PP. XVI 7 Comunità in ascolto Sperare ... sempre! di don Titta L o scrittore e poeta Ugo Foscolo, dopo aver visitato il cimitero monumentale di Brescia, compose un “carme” intitolato I Sepolcri. A parte l’alto valore letterario, il Foscolo rivela una personale conoscenza pagana sul binomio vita – morte, specie quando scrive : “anche la speme, ultima dea, fugge i sepolcri”. Ecco penso che gli sia mancato il grande dono della speranza che per noi credenti in Cristo crocifisso e risorto, è una meravigliosa virtù che a dire di papa Giovanni sostiene, corrobora le altre due: la Fede e la Carità. Ricordo ancora bene il cantico salmico appreso da fanciullo: Dominus spes mea a juventute mea = il Signore è la mia speranza fin dalla mia giovinezza. E la memoria mi fa ricordare come nelle nostre case della Bassa, dopo il santo rosario, la mamma ci faceva dire l’atto di speranza. Amici, giovani, adulti ripassiamolo insieme : “Mio Dio spero nella tua bontà, per le tue promesse e per i meriti di Gesù Cristo nostro salvatore, la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla con le buone opere che io debbo e voglio fare. Signore che io non resti confuso in eterno”. T utto è grazia! Diceva il romanziere G. Bernanos, eppure quanti disperati riluttanti alla grazia divina. In un mondo secolarizzato come il nostro, pieno di passioni e soddisfazioni illecite, è facile perdere il “ nord di Dio” che ci è Padre, di Gesù nostra salvezza con la sua madre Maria ci dice di puntare gli occhi al cielo. Com’è necessario confidare in Gesù il quale ci ridà fiducia, dignità e vera libertà. Quante sirene ci spingono a seguire cattive correnti. È stato più furbo Ulisse, re di Itaca, sono stati più furbi i santi mettendo nel cuore e nella vita Dio al primo posto, fidandosi ad occhi chiusi in Lui, che tutto può, disposto a donarci un posto in paradiso che Gesù ha promesso a chi gli crede, in Lui spera ed ama. Questo non toglie di essere soggetti a varie prove. Quanti santi hanno provato giorni ed anni delle “ botte dello spirito”. Penso a santa Teresa di Lisieux, a san Giovanni della Croce, a don Calabria, a madre Teresa ed a padre Pio. Per altri prima di passare, come diceva di sé Adolfo Rettè, dal diavolo a Dio hanno provato con l’amarezza del peccato il vuoto di Dio pur desiderando liberazione interiore. Penso al grande pastore s. Agostino, a s. Angela da Foligno, a s. Charles de Foucauld, senza dimenticare i laici a noi contemporanei: Giovanni Papini, Giosuè Borsi, Giovanni Testori ritornato a Dio grazie a don Giussani. E mi viene in mente la frase finale del film: “ Le chiavi del paradiso” detta da padre Cison: “Finchè c’è vita c’è speranza. E tutti abbiamo la possibilità di diventare migliori!” e qui si impone, per me e per voi, una forte dose di coraggio poiché scoraggiarsi significa togliere a se stessi il poco coraggio rimasto nell’anima dopo certe cadute o certe bastonate. L o scoraggiamento è come la peronospera sulle viti del nostro Montorfano: le fanno rinsecchire. Sì, questo malanno ci priva di forze che corroborate dalla parola di Dio - dal pane di vita che è l’Eucaristia ricevuta con cuore umile, sinceramente pentito e fiducioso! Dio non è proprio un “castigante”. È il padre a braccia aperte desideroso di abbracciarci e di reintrodurci in casa. È il Risorto che può far risorgere pure noi! Mi viene in mente l’espressivo salmo 39, carico di fiducia riconoscente al Signore: “Ho sperato, ho sperato nel Signore ed egli su di me si è chinato ed ha dato ascolto alle mie parole (S.O.S.). Mi ha tratto dalla fossa della morte, ha reso sicuro i miei passi… beato l’uomo che spera nel Signore” il resto leg8 getelo voi e fatelo vostro. C ari amici nei giorni freschi di grazia pasquale sentiremo la nota sequenza pasquale in cui l’autore - il martire san Cromazio - chiede a Maria di Magdala: “Raccontaci Maria che hai visto sulla via?” ed ella : “La tomba del Cristo vivente e la gloria del Cristo risorto. Sì, Cristo mia speranza è risorto”. E ora siamo sinceri, a volte il Signore ci pare assente - disinteressato alle nostre sofferenze d’anima e di corpo, lontano, non…risorto per noi, brancicanti in nere nuvole cadute sul mondo d’oggi. No! Il Signore cammina sulle nostre strade e se lo ascoltiamo, se ci avviciniamo a Lui con forte speranza e rinnovamento, Egli starà con noi sempre! Egli ci scalda il cuore, ce lo purifica donandoci la vera libertà. E permette che lo “ mangiamo” sotto le specie del pane, viatico del nostro cammino verso quella casa del Padre dove c’è solo gioia e non più sofferenza. V oglio invocare con voi la Vergine Maria, madre di sicura speranza, come l’ha definita papa Benedetto XVI nella sua enciclica “Spe salvi” e come ogni giorno la salutiamo, filialmente, chiamandola Madre di misericordia e speranza nostra. Cari amici, fiducia in Dio e fiducia in Lei è nostra madre. Tanti auguri per una Pasqua di gioia! Comunità in ascolto La Parola per noi Come sigillo Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio, perché forte come la morte è l’amore duro come sheol è la gelosia. Le sue vampe sono vampe di fuoco, fiamme di Yah! Le grandi acque non potranno spegnere l’amore, né i fiumi lo porteranno via. Se uno darà tutta la ricchezza della sua casa per l’amore, ne avranno solo disprezzo. Ct 8,6-7 meditare sulla Sacra Scrittura a cura di di Anna Massetti I l Cantico dei Cantici contiene una serie di poemetti amorosi che descrivono le varie fasi dell’amore di due giovani. È il canto dell’amore umano autentico che unisce l’uomo e la donna secondo il progetto del Creatore, messo in rilievo dai primi capitoli della Genesi. Il Cantico ne fa il più alto valore della vita, quello che la coinvolge totalmente. Ma in questa realtà profondamente umana Israele ha sentito risuonare, sotto l’immagine dell’amore giovanile, l’espressione della realtà più profonda della sua alleanza con Dio. La tradizione ebraica e poi cristiana, vi ha letto in trasparenza una «parabola» dell’amore reciproco di Dio e d’Israele. Due giovani sono presentati mentre salgono insieme dal deserto. Lei appoggiata al suo diletto, volge il cuore al passato e ricorda di averlo svegliato all’amore. Quindi avanza una richiesta: «Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio». lissima, che esprime l’esigenza profonda dell’amore vero, e richiama il rapporto d’amore che Dio desidera e chiede al suo popolo: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze... Questi precetti che oggi ti do te li legherai alla mano come un segno...” (Dt 6, 5.9). La Parola di Dio sulla fronte, sul braccio e sul cuore, come sigillo della vita; sigillo del pensiero, dell’azione, dell’amore. l testo prosegue con una riflessione sulla forza dell’amore (vv. 6b-7), attraverso i simboli: amore e morte, amore e fiamme divine, amore e grandi acque. «Forte come la morte è l’amore, duro come lo sheol (il regno dei morti) è la gelosia». La morte è inesorabile, nessun uomo può evitarla. Amore e morte sono le supreme potenze che attraversano l’esistenza umana. Solo l’amore regge al duello con la morte, e si prospetta più forte perché può contrastarla. L’amore sopravvive alla morte. I È I l sigillo era portato, al collo o al braccio, dai sovrani e dai loro rappresentanti, o da gente nobile e ricca. Era come un documento d’identità, come una firma che autentificava i contratti. Porre qualcuno come sigillo è segno di scelta e di cura premurosa. Si comprende allora il significato di questa richiesta: tienimi sempre con te. La ragazza chiede di essere legata a lui come quel sigillo che lo identifica, che conferma una scelta, un’appartenenza reciproca. È una richiesta bel- poi evocato il simbolo del fuoco. L’amore è fuoco bruciante, vampe divine, fiamme di Yah, che significa fiamme fortissime. Il Nome di Dio viene qui citato in rapporto all’amore, dando il senso dell’intero Cantico: l’amore è fiamma di Yah, una sua scintilla. Il fuoco è simbolo di Dio (vedi il roveto ardente: Es 3,16), è simbolo della divina trascendenza, ma anche della vicinanza, perché il fuoco illumina e riscalda e insieme brucia e incute paura, per cui non si può toccare. Allo 9 Comunità in ascolto stesso modo Dio è insieme vicino e lontano, presente e inafferrabile. inestimabile. a ragazza del Cantico che ha svegliato all’amore il suo ragazzo, gli chiede di tenerla come sigillo sul cuore e sul braccio, che faccia la scelta definitiva e suggelli la reciproca appartenenza. La richiesta è così esigente proprio perchè l’amore è una realtà divina: invincibile, inestinguibile, inestimabile. L E dopo il fuoco, l’acqua. Essa, come il fuoco, è simbolo di vita ma anche di morte. Per Israele le grandi acque richiamavano il caos primordiale e la paura di morte. All’inizio le acque ricoprivano la terra e la tenebra avvolgeva tutto; allora Dio «divise» le acque dalla terraferma e le tenebre dalla luce. Questa trasformazione dal caos al cosmo (mondo ordinato) nella Genesi viene presentata come un’opera maestosa che il Creatore realizza con la sua sola Parola onnipotente. L’amore, anche il più limpido e puro, è costantemente minacciato dalle grandi acque, simbolo del Male che sovverte l’ordine e rigetta la creazione nel caos. L’acqua può spegnere il fuoco, ma non l’amore. Anzi l’amore vero esce dalla prova ancor più nitido e forte. Il canto della donna termina considerando denaro e ricchezze: a che vale il denaro rispetto all’amore? La ricchezza non serve a comprarne neppure un grammo. Voler comprare l’amore con l’oro è rendersi ridicoli e farsi deridere. L’amore non è comprabile, non ha prezzo. l Cantico si accontenta di dire che l’amore è «forte come la morte ». Ma, Gesù ci ha rivelato che l’amore è «più forte» della morte. Egli “è venduto, e a basso prezzo, ma riscatta il mondo, e a gran prezzo: col suo proprio sangue (…). È stato languente e ferito; ma ha guarito ogni malattia e ogni languore. È stato innalzato sul legno, e inchiodatovi sopra; ma ci rialza con l’albero della vita (...). Muore, ma fa vivere e con la sua propria morte distrugge la morte. È sepolto, ma risorge. Scende all’inferno, ma ne riconduce le anime”. (Gregorio Nazianzeno. Terzo Discorso Teologico) Entrando nella logica profonda del cuore della fede cristiana, la passione-morte e risurrezione di Gesù, mistero che proprio in questi giorni siamo invitati a contemplare, giungiamo alla professione di fede che, proprio là, nel cammino della passione e della croce, il Figlio di Dio ha realizzato la salvezza, manifestando l’amore più grande, l’amore vince la morte. I È quel «perché» che unisce la richiesta, «mettimi come sigillo sul tuo cuore» (v. 6a), con la successiva esaltazione dell’amore (vv. 6b-7) la chiave del Cantico. È evidente che si parla di amore non solo umano, perché questo non può contrastare la morte, dirsi «fiamma del Signore», resistere alle grandi acque e non avere prezzo. Quello che viene esaltato è l’amore con la A maiuscola: l’amore che muove la vita è una realtà divina, manifestazione dell’Amore che è tesoro Scuotici, Signore, chiamaci, infiammaci e rapiscici, facci sentire il tuo profumo, sii per noi fuoco e dolcezza. Insegnaci a correre nell’amore. Forse molti non ritornano a te da un abisso di cecità? Fa’ che anche noi ci avviciniamo a te e siamo illuminati da quella luce mediante la quale si riceve il potere di diventare tuoi figli. (SANT’AGOSTINO Confessioni, VIII, 4,9) 10 Comunità in ascolto Alla scoperta di SC la Costituzione del Concilio sulla liturgia di don Giovanni In linea con le ultime indicazioni del vescovo Giulio e con quanto stabilito, di conseguenza, dal Consiglio Pastorale, continuiamo la lettura della Costituzione sulla Liturgia “Sacrosantum Concilium” (SC) del Concilio Ecumenico Vaticano II. PRINCIPI GENERALI per la riforma e la promozione della sacra liturgia 5neNlalatuvriata ddeellllaa sCahcireasali.turgia e sua importanza - poiché la storia della salvezza che viene attualizzata nella liturgia è testimoniata dalla Parola di Dio scritta, questa assume un posto di rilievo nella celebrazione, anzi, la sua proclamazione è vero e proprio atto liturgico, non secondario rispetto al Sacramento. L’acquisizione di questa consapevolezza rappresenta una decisa svolta rispetto a prima, una presa di coscienza di cosa debba essere per un credente la Parola di Dio. Basti pensare ai tempi in cui si diceva che la Messa era “ascoltata” validamente a partire dal momento in cui il celebrante scopriva il calice – cioè, dopo le Letture - e osservare come ora non vi sia celebrazione che non preveda l’annuncio di almeno un brano biblico. Potremmo pensare che tale scoperta sia arrivata in ritardo; credo che la “necessità” della polemica antiprotestante e degli atteggiamenti di acuito timore sull’opportunità di lasciare la Bibbia in mano a persone non preparate a leggerla, debba annoverarsi tra le cause di questo ritardo, giustificato o no che sia; - se la salvezza “è stata compiuta da Cristo Signore principalmente per mezzo del Mistero pasquale” (passione, risurrezione e ascensione), ne consegue che questo mistero è il centro è il cuore di ogni celebrazione cristiana e di tutto l’anno liturgico; - in quanto realizzata da Cristo, vero Dio e vero Uomo perfettamente uniti nella persona di Gesù di Nazareth, la liturgia è per sua natura sacramentale: dona le realtà soprannaturali attraverso segni sensibili (parole, gesti, segni); - poiché la Chiesa è inviata a diffondere il dono della salvezza, è suo compito annunciarla con la Parola e donarla, celebrandola, nei sacramenti e nelle altre azioni liturgiche. Attraverso la Chiesa, Comunità dei credenti raccolta attorno ai suoi Pastori, è lo Spirito santo che agisce. . Dio, il quale «vuole che tutti gli uomini si salvino e arrivino alla conoscenza della verità» (1Tm2, 4), «dopo avere a più riprese e in più modi parlato un tempo ai padri per mezzo dei profeti» (Eb1,1), quando venne la pienezza dei tempi, mandò il suo Figlio, Verbo fatto carne, unto dallo Spirito Santo, ad annunziare la buona novella ai poveri, a risanare i cuori affranti, «medico di carne e di spirito», mediatore tra Dio e gli uomini. Infatti la sua umanità, nell'unità della persona del Verbo, fu strumento della nostra salvezza. Per questo motivo in Cristo «avvenne la nostra perfetta riconciliazione con Dio ormai placato e ci fu data la pienezza del culto divino». Quest'opera della redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio, che ha il suo preludio nelle mirabili gesta divine operate nel popolo dell'Antico Testamento, è stata compiuta da Cristo Signore principalmente per mezzo del mistero pasquale della sua beata passione, risurrezione da morte e gloriosa ascensione, mistero col quale « ha distrutto la nostra morte e risorgendo ha restaurato la vita». Infatti dal costato di Cristo dormiente sulla croce è scaturito il mirabile sacramento di tutta la Chiesa. È davvero mirabile la prospettiva dalla quale guardare la liturgia che ci viene offerta in questo paragrafo. Sinteticamente: la storia della salvezza è, al tempo stesso “perfetta glorificazione di Dio”. Torna alla mente l’affermazione di s. Ireneo di Lione: “La gloria di Dio è l’uomo vivente”. Cristo ha reso perfettamente gloria al Padre, nello Spirito santo, in quanto ha realizzato per noi la salvezza e la vita. Tale prospettiva contiene in sé fondamentali conseguenze: - come viene affermato al successivo par. 6, la liturgia cristiana è rivivere, nella celebrazione, la storia della salvezza, in particolare il mistero pasquale di Cristo; più esattamente, è divenirne partecipi, rendersi contemporanei agli eventi che vengono celebrati; Abbiamo così introdotto il successivo paragrafo: 11 Comunità in ascolto . La 6 l i t u r g i a a t t u a l ' o p e r a d e l l a s a l v e z z a p ro p r i a della Chiesa. Per dono del Padre e per l’azione dello Spirito santo, insomma, è il Signore Gesù che agisce nella liturgia, in quanto in essa Egli è presente. In quali modi, viene spiegato al successivo paragrafo: Pertanto, come il Cristo fu inviato dal Padre, così anch'egli ha inviato gli apostoli, ripieni di Spirito Santo. Essi, predicando il Vangelo a tutti gli uomini, non dovevano limitarsi ad annunciare che il Figlio di Dio con la sua morte e risurrezione ci ha liberati dal potere di Satana e dalla morte e ci ha trasferiti nel regno del Padre, bensì dovevano anche attuare l'opera di salvezza che annunziavano, mediante il sacrificio e i sacramenti attorno ai quali gravita tutta la vita liturgica. Così, mediante il battesimo, gli uomini vengono inseriti nel mistero pasquale di Cristo: con lui morti, sepolti e risuscitati, ricevono lo Spirito dei figli adottivi, «che ci fa esclamare: Abbà, Padre» (Rm 8,15), e diventano quei veri adoratori che il Padre ricerca. Allo stesso modo, ogni volta che essi mangiano la cena del Signore, ne proclamano la morte fino a quando egli verrà. Perciò, proprio nel giorno di Pentecoste, che segnò la manifestazione della Chiesa al mondo, «quelli che accolsero la parola di Pietro furono battezzati» ed erano «assidui all'insegnamento degli apostoli, alla comunione fraterna nella frazione del pane e alla preghiera... lodando insieme Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo» (At 2, 41). Da allora la Chiesa mai tralasciò di riunirsi in assemblea per celebrare il mistero pasquale: leggendo «in tutte le Scritture ciò che lo riguardava» (Lc 24,27), celebrando l'eucaristia, nella quale «vengono resi presenti la vittoria e il trionfo della sua morte» e rendendo grazie «a Dio per il suo dono ineffabile» (2Cor 9,15) nel Cristo Gesù, «a lode della sua gloria» (Ef 1,12), per virtù dello Spirito Santo. 7 C r i s t o è p r e s e n t e n e l l a l i t u rg i a . . Per realizzare un'opera così grande, Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, e in modo speciale nelle azioni liturgiche. È presente nel sacrificio della messa, sia nella persona del ministro, essendo egli stesso che, «offertosi una volta sulla croce, offre ancora se stesso tramite il ministero dei sacerdoti», sia soprattutto sotto le specie eucaristiche. È presente con la sua virtù nei Cracovia: cattedrale del sacramenti, al punto che Wavel quando uno battezza è Cristo stesso che battezza. È presente nella sua parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la sacra Scrittura. È presente infine quando la Chiesa prega e loda, lui che ha promesso: «Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, là sono io, in mezzo a loro» (Mt18,20). Effettivamente per il compimento di quest'opera così grande, con la quale viene resa a Dio una gloria perfetta e gli uomini vengono santificati, Cristo associa sempre a sé la Chiesa, sua sposa amatissima, la quale l'invoca come suo Signore e per mezzo di lui rende il culto all'eterno Padre. Giustamente perciò la liturgia è considerata come l'esercizio della funzione sacerdotale di Gesù Cristo. In essa, la santificazione dell'uomo è significata per mezzo di segni sensibili e realizzata in modo proprio a ciascuno di essi; in essa il culto pubblico integrale è esercitato dal corpo mistico di Gesù Cristo, cioè dal capo e dalle sue membra. Perciò ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di Cristo sacerdote e del suo corpo, che è la Chiesa, è azione sacra per eccellenza, e nessun'altra azione della Chiesa ne uguaglia l'efficacia allo stesso titolo e allo stesso grado. C ome quelle della Chiesa, le radici della sua liturgia, che della Chiesa stessa è vita, sono apostoliche e, attraverso gli apostoli, ci vengono dal Signore stesso: è Lui che si dona nella Parola e nei Sacramenti, è il suo Spirito che in essi e tramite essi agisce in noi. Le azioni liturgiche fondamentali derivano direttamente dal Signore Gesù, che ce le ha trasmesse proprio come attuazione della sua opera di salvezza: “Fate questo in memoria di me” sono le parole con le quali ci consegna il tesoro prezioso dell’Eucaristia, memoriale della sua morte, risurrezione e ascensione; “Battezzate nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo”: è la formula che tutt’ora viene usata per il Battesimo, prima Pasqua del cristiano; ecc. Q uando la Chiesa, fedele al comando del suo Signore, ne annuncia la Parola e ne celebra le azioni di salvezza attraverso i Sacramenti, per l’azione dello Spirito santo diventa tramite della presenza di Lui. La Chiesa è sacramento di Cristo, come Cristo lo è del Padre. Si tratta di un’affermazione fondamentale, come l’altra, che deriva direttamente da s. Paolo: la Chiesa è il corpo di cui Cristo costituisce il capo, la testa; nessuna delle due realtà può essere separata dall’altra. Sarà possibile incontrare Cristo magari nonostante la Chiesa, ma non senza di essa. 12 Comunità in ascolto (33) a cura di don Giovanni Adoriamo il Signore Gesù Cristo, contemplandolo nella sua Passione e Morte. Acclamiamo a Cristo, vincitore della morte nella Risurrezione, glorioso Signore di ineffabile grandezza nell’Ascensione, continuamente presente nell’Eucaristia. Signore Gesù Cristo Il Vivente che ci hai redenti con il tuo sangue prezioso, Gesù è la pietra che, noi ti adoriamo! scartata da voi costruttori, Basilica del Prezzo infinito del riscatto dell’universo, Gersualemme: è diventata testata santo Sepolcro mistico lavacro delle nostre anime, il tuo d'angolo. In nessun altro Sangue divino è il pegno della nostra salvezza c'è salvezza; non vi è infatti presso il Padre misericordioso. altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel Sii sempre benedetto e ringraziato, Gesù, quale è stabilito che per il dono del tuo Sangue, che con Spirito possiamo essere salvati (At di amore eterno (Eb. 9,14) hai offerto fino 4,11-12). all’ultima stilla per farci partecipi della vita divina. Signore Gesù, Il Sangue che hai versato per la nostra solo il tuo nome non redenzione ci purifichi dal peccato e ci salvi viene dimenticato, dalle insidie del maligno. perché tu sei vivo, oggi, nell'Eucaristia. Il Sangue della nuova ed eterna alleanza, nostra bevanda Il ricordo dei grandi, polvere nei sepolcri, nel sacrifico eucaristico, ci unisca a Dio e tra di noi si affievolisce e scompare. nell’amore, nella pace e nel rispetto di ogni persona, Prima, non bastava loro il mondo; specialmente dei poveri. ora, non possiedono che un angolo O Sangue di vita, di unità e di pace, mistero d’amore nella nostra memoria. e sorgente di grazia, inebria i nostri cuori con il tuo Tu no, o Signore, tu sei il Vivente, santo Spirito. sei l'Eterno sui nostri altari. Signore Gesù, Se pronuncio il tuo nome, esco dal mondo, vorremmo compensarti delle ingratitudini e degli ricongiungo due mondi: cielo e terra s'incontrano. oltraggi che ricevi continuamente dai peccati delle Ricompongo storie di secoli lontani e vicini. tue creature. Incarnazione e passione non bastano: Accetta la nostra vita in unione con l’offerta del tuo aggiungo Eucaristia e completo, o Gesù, sangue perché possiamo completare in noi ciò che il mistero del tuo amore infinito. manca alla tua passione (Col. 1, 24) per il bene della Ti vedo morto in croce, e mi sembra che tutto finisca Chiesa e per la redenzione del mondo. lì. Ti adoro nell'Eucaristia, e contemplo la redenzione, Signore Gesù Cristo, fa’ che tutti i popoli e tutte le nel suo perenne rinnovarsi di vita, di amore, di grazia, lingue ti possano benedire e ringraziare qui in terra che si irradia nell'universo intero. e nella gloria dei cieli con il canto di lode: Dai pastori ai Magi, dalle folle di Palestina alla schiera “Ci hai redenti, o Signore, con il tuo Sangue dei martiri, dalle catacombe ai Congressi Eucaristici: e hai fatto di noi un regno per il nostro Dio”. generazioni e generazioni attratte dal tuo nome, Amen. 13 Comunità in ascolto o Signore, per adorarti, acclamarti, supplicarti. alle tue ineffabili ispirazioni. Amen. (Antonio Donghi) Signore Gesù, rendi più fervida la mia adorazione, più viva la mia preghiera, più caldo il mio cuore. Signore, ascolta la mia voce, tu, il Vivente, il Kyrios, il Sempre. Vivere da risorti, sotto la guida dello Spirito, la vita di ogni giorno: non è sempre facile. Eppure, anche di fronte alle difficoltà della vita, la fede trova motivo di dialogo con il Signore, anche, per es., di fronte al fenomeno, sempre più diffuso nelle famiglie, della fatica ad arrivare a fine mese. Proponiamo questa preghiera anche in occasione della prossima festa dei Lavoratori. O Spirito, Fuoco divino e Maestro interiore Dal Signore, risorto e asceso al cielo, invochiamo il dono dello Spirito, “forza dell’uomo di terra”, Luce che guida il cammino, energia per seguire Cristo sulla via della vita ed essere suoi testimoni nel mondo. O Spirito, dono del Padre al cuore credente, Fuoco divino inviato dal Cristo glorioso, Maestro interiore del nostro cammino verso la divina pienezza, effondi la tua potenza nell'esistenza di ogni uomo; inebria con la tua sapienza che viene dall'alto chi nell'instancabile invocazione si affida alla divina fedeltà; ristora con l'acqua che zampilla per la vita eterna chi è arso dalla sete di Gesù; nutri della manna spirituale chi cammina nel deserto per giungere a contemplare il volto del Padre; guida con la tua mano il pellegrino che non si stanca di cercare la verità; consola con i gaudii pasquali chi nella quotidiana conversione si sente smarrito; sostieni con il tuo vigore l'uomo che non regge nella fatica di seguire la via ardua del Cristo; illumina con la tua presenza coloro che nel buio dell'oggi anelano alla luce senza tramonto; correggi con dolcezza e forza chi è caduto nell'errore per la durezza di cuore dell'uomo vecchio; rigenera a speranza il peccatore che brama la gioia della comunione col Padre; accogli nell'esultanza della Sion celeste chi gode d'essere docile Preghiera davanti a un bilancio insufficiente Signore, ho appena fatto i conti. Allora, bisogna che trovi, vicino a te, un po' di pace e un po' di calma. E anche un po' di dignità. Quella dignità rosa da vent'anni di miseri calcoli per riuscire a sbarcare il lunario. Quella pace rubata ad ogni istante dal timore di non "farcela" questo mese. Quella calma impossibile da salvaguardare quando si vede uno stipendio minimo andarsene regolarmente in un bilancio ordinato nel modo più esatto possibile. Signore, ciò che temo non è tanto la miseria; in fondo, si riesce sempre a vivere, tanto bene che male. Ciò che temo è l'abbrutimento, quello vero. Paura di pensare solo al denaro, proprio perché non ne ho. Paura di fare continuamente facili paragoni con gli altri, con quelli che ne guadagnano. E questo, cento volte al giorno, davanti a tutte le vetrine e a tutte le mostre. E con ciò ho scoperto che sto diventando avaro. Amara, piccola scoperta di questa mattina, e impossibile da dimenticare. Perciò, Signore, ti parlo di tutto questo. Per domandarti la grazia della vera dignità. (Lucane Jerpagon) 14 Comunità in ascolto IN CAMMINO CON .... s. Teresina del Bambin Gesù Continuiamo la presentazione del manoscritto “A”, riportandone alcuni stralci. Per errore, abbiamo scritto la volta scorsa che esso è il più breve, in realtà abbiamo fatto confusione con uno dei manoscritti successivi. Manoscritto A re a Messa. Lungo il cammino e anche nella chiesa la piccola «Regina di Papà» gli dava la mano, il suo posto era accanto a lui e quando eravamo obbligati a scendere per la predica bisognava trovare ancora due sedie una accanto all'altra. Non era difficile, tutti parevano trovare così carino il vedere un Vegliardo così bello con una figlia così piccola che si scansavano per dar loro il posto. Mio zio che si trovava nei banchi dei sagrestani si rallegrava tutto a vederci arrivare, e diceva che io ero il suo piccolo raggio di Sole... Io non mi curavo di essere guardata, ascoltando con molta attenzione le prediche che tuttavia non capivo granché; la prima predica che ho capito, e che mi ha profondamente toccata fu una predica sulla Passione del Sig. Ducellier e poi capii tutte le altre prediche. Quando il predicatore parlava di Santa Teresa papà si piegava e mi diceva a voce bassa: «Ascolta bene, piccola regina mia, si parla della tua Santa Patrona». Ascoltavo davvero bene, io, ma guardavo più spesso Papà che il predicatore, e la sua bella faccia mi diceva tante cose!... Talora i suoi occhi si riempivano di lacrime, che si sforzava invano di trattenere, sembrava già non appartenere più alla terra, tanto l'anima sua amava immergersi nelle verità eterne... Tuttavia la sua corsa era ben lungi dall'essere terminata, dovevano scorrere lunghi anni prima che il bel Cielo si aprisse davanti ai suoi occhi incantati e prima che il Signore asciugasse le lacrime del suo buono e fedele servitore!... “Scelgo tutto” n giorno Leonia, pensando di essere troppo grande per giocare con la bambola venne a trovare noi due con un cesto pieno di vestitini e di pezzi di stoffa per farne altri; sopra a tutto ci aveva disteso la sua bambola. «Prendete, sorelline, ci disse, scegliete, io vi regalo tutto». Celina allungò la mano e prese un po' di merletti che le piacevano. Dopo un momento di riflessione anche io ho allungato la mano, ma dissi: «Io scelgo tutto!» e presi il cesto senza fare complimenti; i presenti trovarono la cosa giustissima, Celina stessa non si sognò di lamentarsene (del resto non le mancavano proprio, i giocattoli, il suo padrino la riempiva di regali e Luisa trovava il modo di darle tutto quello che voleva). Questo aneddoto della mia infanzia è come il riassunto di tutta la mia vita; poi, quando mi è comparsa davanti la perfezione, ho capito che per diventare una santa dovevo soffrire molto, cercare sempre il più perfetto e dimenticare me stessa; ho capito che nella perfezione c'erano molti gradini, e che ogni anima era libera di rispondere agli inviti di Nostro Signore, di fare poco o molto per Lui, in una parola di scegliere tra i sacrifici che Lui chiede. E allora, come in quei giorni della mia piccola infanzia, ho esclamato: «Mio Dio, "io scelgo tutto". Io non voglio essere una santa a metà, non mi spaventa la prospettiva di soffrire per te, ho paura di una sola cosa, di conservare la mia volontà, prenditela, perché «Io scelgo tutto» quello che tu vuoi!...». U La Prima Comunione orse Gesù ha voluto mostrarmi il mondo prima della prima visita che doveva farmi perché scegliessi più liberamente la via che dovevo promettergli di seguire. L'epoca della mia prima Comunione è rimasta impressa nel mio cuore, come un ricordo senza nuvole, mi pare che non potevo essere meglio disposta di come lo fui, e poi le mie pene spirituali mi lasciarono per quasi un anno. Gesù voleva farmi gustare una gioia tanto perfetta quanto la cosa è possibile in questa valle di lacrime... Ti ricordi, Madre mia cara, l'incantevole libretto che mi avevi fatto tre mesi prima della mia prima Comunione?... Fu quello che mi aiutò a preparare il mio cuore in modo conseguente e rapido, perché se è vero che lo preparavo già da molto tempo, bisognava dargli uno slancio nuovo, riempirlo di fiori F La Domenica e feste! Ah! se quelle grandi erano rare, ogni settimana ne portava una carissima al mio cuore: «La Domenica!». Che giornata quella della Domenica!... Era la festa del Buon Dio, la festa del riposo. Prima me ne restavo nel dodo più a lungo che negli altri giorni e poi mamma Paolina vezzeggiava la sua figliolina, portandole la sua cioccolata nel dodo, poi la vestiva come una piccola regina... La Madrina veniva a fare i riccioli alla figlioccia che non sempre era buona quando le tiravano i capelli, ma poi era contentissima di andare a prendere la mano del suo Re che, in quel giorno, l'abbracciava ancora più teneramente che al solito, e poi tutta la famiglia usciva per anda- L 15 Comunità in ascolto nuovi perché Gesù potesse riposarcisi con piacere... Ogni giorno facevo un gran numero di pratiche, che formavano come tanti fiori, dicevo anche un numero ancora più grande di giaculatorie che tu mi avevi scritte nel mio libretto per ogni giorno, e questi atti d'amore costituivano i boccioli dei fiori... Ogni settimana mi scrivevi una bella letterina, che mi riempiva l'anima di pensieri profondi e mi aiutava a praticare la virtù, era una consolazione per la tua povera figlietta che faceva un grandissimo sacrificio accettando di non essere preparata ogni sera sulle tue ginocchia come lo era stata, invece, la sua cara Celina... Era Maria che per me prendeva il posto di Paolina; mi mettevo sulle sue ginocchia e lì ascoltavo avidamente ciò che mi diceva, mi sembra che tutto il suo cuore così grande, così generoso, passasse dentro di me. Come i guerrieri famosi insegnano ai loro bambini il mestiere delle armi, così lei mi parlava delle battaglie della vita, della palma data ai vincitori... Maria mi parlava anche delle ricchezze immortali che è facile mettere da parte ogni giorno, dell'infelicità di passare senza volersi preoccupare di prenderle, e poi mi indicava il modo di essere santa con la fedeltà alle più piccole cose; lei mi regalò il foglietto: «Sulla rinuncia», su cui meditavo con piacere... le dissi che le volevo confidare un segreto e tirando fuori con aria misteriosa il mio prezioso libretto che era sotto il cuscino, glielo mostrai con gli occhi brillanti di gioia... Al mattino trovavo molto bello vedere tutte le alunne alzarsi alla sveglia e fare come loro, ma non ero abituata a fare la mia toeletta da sola. Maria non c'era per farmi i riccioli e così ero costretta ad andare timidamente a presentare il mio pettine alla maestra della stanza da toeletta, e lei rideva vedendo una ragazzina così grande che non sapeva neppure cavarsela, però mi pettinava, ma non con la dolcezza di Maria, e tuttavia io non osavo strillare, come invece facevo tutti i giorni sotto la dolce mano della madrina... D urante il ritiro ho fatto esperienza di essere una bambina privilegiata e circondata di cure come ce ne sono poche sulla terra, soprattutto tra i bambini che sono senza la loro madre... Tutti i giorni Maria e Leonia venivamo a trovarmi con Papà che mi colmava di squisitezze, e così non ho sofferto la privazione della lontananza dalla famiglia e nulla venne ad oscurare il bel Cielo del mio ritiro. Ascoltavo con tanta attenzione le istruzioni che ci faceva il Sig. Abate Domin e ne scrivevo anche il sunto; per i miei pensieri, non ne volli scrivere alcuno, dicendo che me ne sarei ricordata bene, e fu la verità... Per me era una grande felicità andare con le suore a tutti gli uffici; mi facevo notare tra le mie compagne con un grande Crocifisso che Leonia mi aveva regalato e che tenevo infilato nella cintura come i missionari, me lo invidiavano anche le suore, che pensavano che io volevo, portandolo, imitare mia sorella carmelitana... Ah! i miei pensieri andavano proprio verso di lei, sapevo che la mia Paolina era in ritiro come me, non perché Gesù si donasse a lei, ma perché lei stessa si donasse a Gesù, questa solitudine passata nell'attesa mi era quindi doppiamente cara... A h! Come era eloquente, la mia cara madrina! Avrei voluto non essere sola a sentire i suoi insegnamenti profondi, mi sentivo così profondamente toccata che nella mia ingenuità credevo che i più grandi peccatori sarebbero stati toccati come me, e che lasciando le loro ricchezze effimere avrebbero voluto guadagnare solo quelle del Cielo... A quel tempo nessuno mi aveva ancora insegnato il modo di meditare, e tuttavia ne avevo una grande voglia, ma Maria trovandomi abbastanza pia non mi lasciava fare che le mie preghiere solite. Un giorno una delle mie maestre all'Abbazia mi chiese cosa facevo durante i giorni di vacanza quando rimanevo sola. Io le risposi che andavo dietro il letto, in uno spazio libero e che chiudevo facilmente con la tenda e che là «pensavo». - Ma a che pensi? Mi disse - Penso al Buon Dio, alla vita... all'ETERNITÀ, insomma, penso!... La buona suora rise molto di me, e in seguito le piaceva ricordarmi il tempo in cui pensavo, chiedendomi se pensavo ancora... Io ora capisco che facevo orazione senza saperlo e che il Buon Dio mi istruiva già in segreto. I tre mesi di preparazione passarono veloci, presto dovetti entrare in ritiro e per questo diventare interna al collegio, dormendo all'Abbazia. Non posso esprimere il dolce ricordo che questo ritiro mi ha lasciato; se veramente ho sofferto molto al pensionato, ne sono stata ripagata largamente con l'ineffabile felicità di quei pochi giorni passati in attesa di Gesù... Non credo che si possa gustare questa gioia altrove che nelle comunità religiose, con un numero limitato di bambine, è facile occuparsi di ciascuna in particolare, e veramente le nostre maestre allora ci prodigavano cure materne. Si occupavano di me ancora più che delle altre, ogni sera la prima maestra veniva con la sua piccola lanterna a darmi un bacio nel mio letto dimostrandomi un grande affetto. Una sera, colpita dalla sua bontà, Mi ricordo che una mattina mi avevano fatto andare all'infermeria perché tossivo molto (dopo la mia malattia le maestre stavano molto attente a me, per un mal di testa leggero o anche se mi vedevano più pallida del solito mi mandavano a prendere aria o a riposarmi all'infermeria). Io vidi arrivare la mia amata Celina, che aveva avuto il permesso di vedermi malgrado il ritiro per darmi un'immagine che mi fece tanto piacere, e cioè: «il piccolo fiore del Divino Prigioniero». Oh! quanto mi fu dolce ricevere questo ricordo dalla mano di Celina!... Quanti pensieri d'amore ho avuto grazie a lei!... - continua 16 Comunità in ascolto Il “Credo” a cura di A. Corsini XXIV - CREDO la VITA ETERNA I l Simbolo Apostolico, nell’ambito della fede nello Spirito santo, ci ha appena invitati a credere la risurrezione dalla morte e ora ci sprona a credere che questo avverrà per il vivere nell’eternità. Cosa sia la vita eterna ce lo spiega il Catechismo della Chiesa Cattolica: 1020 «Per il cristiano, che unisce la propria morte a quella di Gesù, la morte è come un andare verso di lui ed entrare nella vita eterna. Quando la Chiesa ha pronunciato, per l'ultima volta, le parole di perdono dell'assoluzione di Cristo sul cristiano morente, l'ha segnato, per l'ultima volta, con una unzione fortificante e gli ha dato Cristo nel viatico come nutrimento per il viaggio, a lui si rivolge con queste dolci e rassicuranti parole: “Parti, anima cristiana, da questo mondo, nel nome di Dio Padre onnipotente che ti ha creato, nel nome di Gesù Cristo, Figlio del Dio vivo, che è morto per te sulla croce, nel nome dello Spirito Santo, che ti è stato dato in dono; la tua dimora sia oggi nella pace della santa Gerusalemme, con la Vergine Maria, Madre di Dio, con san Giuseppe, con tutti gli angeli e i santi. . . Tu possa tornare al tuo Creatore, che ti ha formato dalla polvere della terra. Quando lascerai questa vita, ti venga incontro la Vergine Maria con gli angeli e i santi. . . Mite e festoso ti appaia il volto di Cristo e possa tu contemplarlo per tutti i secoli in eterno” (Rituale Romano, Rito delle Esequie, Raccomandazione dell’anima)». 1023 «Coloro che muoiono nella grazia e nell'amicizia di Dio e che sono perfettamente purificati, vivono per sempre con Cristo. Sono per sempre simili a Dio, perché lo vedono “così come egli è” ( 1Gv 3,2 ), “faccia a faccia” (Cf 1Cor 13,12; Ap 22,4). L a vita eterna consiste nel vedere Dio, nel vivere eternamente con Dio. Molti anche tra i cristiani pensano alla vita eterna come ad un vago messaggio di consolazione che distrae dall'impegno nel presente e che consola per le delusioni della vita. Per esprimere l'inesprimibile, i linguaggi umani devono ricorrere alle immagini; ma le immagini non si possono tradurre in realtà, infatti il loro contenuto rischia di uscirne profondamente deformato. Come l’espressione: "il cielo, lassù". Il cielo in realtà non è un luogo dove noi andiamo, ma la situazione di tutti quelli che si trovano nell’amore di Dio e di Cristo. Perciò “il cielo” sta già avvenendo sulla terra. La sua pienezza però deve ancora venire. Gesù Risorto ci dà un'idea di che cosa sia il cielo: in Lui tutto traspare e riluce, tutto ciò che è umano, è assunto e portato a pienezza; libero dalle coordinate del tempo e dello spazio, Egli ora è nel cuore del mondo e dell'uomo, unendo e amando tutto. Così sarà per noi in Lui. Le immagini bibliche della Vita eterna La cena festosa di nozze (Mt 25, 1-13; 22, 1-14), il Regno di Dio (Mt 13, 3133.44-50), cieli nuovi e terra nuova (Ap 21, 1-9), la Gerusalemme celeste (Ap 21, 9-27), la vita eterna (Gv 6), il cielo, il Paradiso (Lc 23, 43), Parusìa (2Ts 2, 1)... Queste immagini bibliche ci trasmettono con il linguaggio dei segni che noi non speriamo in qualcosa, ma in Qualcuno che è Dio, con il quale avremo una comunione definitiva; esse sono espressione 17 della speranza che Dio è il futuro dell'uomo e del mondo e per questo sarà gioia, comunione, vita, vita eterna. Dio, rivelato in Cristo, supererà la morte e la fine del mondo si manifesterà pienamente a tutti. Così tutte le cose appariranno nel loro senso pieno e Dio, che è al di sopra di ogni aspettativa umana, assorbirà in Sé tutte le attese e le speranze che hanno animato la nostra esistenza: "Dio sarà tutto in tutti" (1Cor 15,28): vita eterna come perfetta comunione con Dio accompagnata dalla gioia piena; fraternità universale nella comunione dei santi; pienezza della nostra umanità che riprodurrà in noi l'immagine perfetta di Cristo, partecipazione alla conoscenza del mistero di Dio. L a speranza della vita eterna non deve condurre alla passività e all'indifferenza di fronte a questo mondo: la comunione con Dio è al di là degli orizzonti terreni ma ha inizio in mezzo ad essi nel tessuto della nostra storia presente. Il Concilio Vaticano II dà un’indicazione molto precisa su questo punto quando nella Gaudium et spes dichiara che «l’attesa di una terra nuova non deve indebolire, bensì piuttosto stimolare la sollecitudine nel lavoro relativo alla terra presente, dove cresce quel corpo dell’umanità nuova che già riesce a offrire una certa prefigurazione che adombra il mondo nuovo. Pertanto, benché si debba accuratamente distinguere il progresso terreno dallo sviluppo del regno di Cristo, tuttavia, nella misura in cui può contribuire a meglio ordinare l’umana società, tale progresso è di grande importanza per il regno di Dio. E infatti, i beni, quali la dignità dell’uomo, la fraternità e la libertà, e cioè tutti i buoni frutti della natura e Comunità in ascolto della nostra laboriosità, dopo che li avremo diffusi sulla terra nello Spirito del Signore e secondo il suo precetto, li ritroveremo poi di nuovo, ma purificati da ogni macchia, illuminati e trasfigurati, allorquando il Cristo rimetterà al Padre il regno eterno e universale: “che è regno di giustizia, di amore e di pace”. Qui sulla terra il Regno è già presente, in mistero; ma, con la venuta del Signore, giungerà a perfezione» (n. 39). L del tuo amato e benedetto servo Gesù Cristo, io ti benedico per avermi considerato degno di quest'ora e di poter essere annoverato fra i tuoi martiri, prendendo parte al calice di Cristo (Mt 20,22s; 26,39) per la risurrezione alla vita eterna, per mezzo dello Spirito (Rm 8, 11), affinché, compiuto il sacrificio di questo giorno, riceva le promesse della tua verità». L a visione di Dio è il compimento del desiderio espresso da Gesù nella sua preghiera: “Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato siano con me dove sono 17, 24). Tanto grande è stato l'amore che ci ha preceduti! Dove noi eravamo, venne anche Lui e dove Egli è, saremo anche noi. Cosa ti ha promesso Dio, o uomo mortale? Che vivrai eternamente. Non lo credi? Credilo, credilo. Ciò che ha già fatto è più di ciò che ha promesso. Cosa ha fatto? È morto per te. Cosa ha promesso? Che vivrai con Lui. Che l'Eterno sia morto, è più incredibile del fatto che un mortale viva eternamente. L'incredibile è già per noi una certezza. Se Dio è morto per l'uomo, non vivrà l'uomo con Dio? Non vivrà il mortale eternamente, se per lui è morto Colui che vive eternamente? Ma come è morto Dio e con quale mezzo? E può Dio morire? Ha preso da te quello che gli avrebbe permesso di morire per te. Non avrebbe potuto morire senza prendere la carne, senza un corpo mortale: si rivestì di una sostanza con la quale poter morire per te; ti rivestirà di una sostanza». a fede cristiana chiama giustamente "vita eterna" la vittoria dell'amore sulla morte. Questa vita eterna consiste nella visione di Dio, iniziata nel tempo della fede e portata a compimento nel "faccia a faccia" del Regno. Ma le espressioni "visione", "vedere Dio", "conoscere Dio faccia a faccia", riprendono tutta la forza che il verbo “conoscere” possiede nella Scrittura. Non si tratta di un conoscere intellettuale, ma di un convivere, di un entrare in comunione l Figlio consegnerà al personale, di un godere La bellezza espressa attraverso l’arte: una pallida immagine della vita eterna Padre gli eletti salvati da dell'intimità, condivi(nella foto, i magnifici mosaici della basilica di santa Prassede, in Roma) Lui (1 Cor. 15.24), facendoli dendo la vita di Dio, passare dal suo regno partecipando della divinità: "saremo io, perché contemplino la mia gloria, annunciato sulla terra agli uomini di simili a Lui, perché lo vedremo così come quella che mi hai dato; poiché Tu mi hai buona volontà, al Regno del Padre (Mt Egli è" (l Gv 3,2). Conoscere Dio significa amato prima della creazione del mondo” 25.25). ricevere la sua vita che ci deifica : "Questa (Gv 17, 24). Perché “siano una cosa sola Questa è la speranza, la certezza è la vita eterna: che conoscano Te, l'unico come noi... come Tu, Padre, sei in me e cristiana:”Vivere eternamente con Cristo” vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù io in Te, siano anch'essi in noi una cosa (Fil 1.23). Questa è la fede che professiamo: Cristo" (Gv 17,3). sola ... perché il mondo sappia che li hai “I morti in Cristo risusciteranno ... Lo stare con Cristo, vivere in Cristo, che amati come hai amato me” (Gv 17, 11.21 andando incontro al Signore .. e così staremo sempre con il Signore” (1Ts 4, ci dà la fede e il battesimo, è l'inizio della ss). risurrezione, come superamento della S. Agostino si esprime nel seguente modo: 16s). “ Per questo infatti Cristo è morto morte (Fil 1,23; 2Cor 5,8; 1Tes5,10). «Cosa ci ha dato? Cosa ha ricevuto? Ci ed è ritornato alla vita: per essere il signore Questo dialogo della fede è vita che la ha dato l'esortazione, la sua parola, la dei morti e dei vivi” (Rom 14, 9). Essere morte non può distruggere: "lo sono remissione dei peccati; ha ricevuto insulti, in Cristo col Padre nella comunione dello infatti persuaso che la morte ... non potrà la morte, la croce. Ci ha portato il bene Spirito Santo con tutti i santi, è la vittoria mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo e, da parte nostra, ha pazientemente piena dell’Amore di Dio sul peccato e la Gesù, nostro Signore" (Rm 8, 38s). sopportato il male. Ciononostante, ci morte. E’ la vita eterna. San Policarpo può perciò benedire Dio ha promesso di farci stare con Lui, dicendo: nell'ora del suo martirio con queste “Padre, voglio che anche quelli che mi parole: «Signore, Dio onnipotente, Padre hai dato siano con me dove sono io” (Gv - continua I 18 Comunità in cammino Vita della Comunità 14 gennaio - 9 marzo 2008 Sono figli di Dio, con il Battesimo: 5 Salvoni Alberto da Luca e Goffi Maria Cristina b. 20 gennaio 2008 6 Massetti Viola da Raffaele e Bertuzzi Elisa b. 3 febbraio 2008 7 Guerini Marco da Alessandro e Naccari Sara b. 3 febbraio 2008 8 Di Muro Lombardo Andrea Ms.mo Pt. da Pasquale e Donà Danila b. 3 febbraio 2008 NB: nei mesi di marzo, aprile e maggio il Battesimo sarà celebrato: - durante la Veglia Pasquale, il 22 marzo alle 20.30 - Domenica 6 aprile, alle 11.45 - Domenica 20 aprile, alle 15.45 - Domenica 11 maggio, solennità di Pentecoste, nel corso della Messa delle 11.00 - Domenica 18 maggio (ss. Trinità), nel corso della Messa delle 18.00 Il fatto di celebrare, qualche volta in più e comunque raramente, il Battesimo nel corso della Messa ha lo scopo di adeguarsi almeno in parte a quanto indicato nel nuovo Direttorio (v. bollettino di gennaio, pag. 31) In cammino verso la consacrazione dell’amore all’altare del Signore Dopo circa sèi anni, la Zona Pastorale ha valutato opportuno ritenere conclusa l’esperienza della sede unica per i Cammini di Fede verso il Matrimonio (Calino) e si è tornati ad organizzare le varie proposte all’interno delle singole Parrocchie, pur sempre coordinate nella Zona (cfr. La vecchia Pieve del settembre 2007, pag. 26). A Coccaglio il cammino ha avuto luogo dal 10 gennaio al 10 febbraio. Si è creato un bel clima di fraternità; tra alcune delle coppie, in larghissima parte provenienti da altre Parrocchie della Zona o addirittura da altra Diocesi, il clima di amicizia continua ad essere coltivato creando occasioni di ritrovo. Ci hanno preceduto nell’eternità: 2007 E’ doveroso un particolare ricordo per Giacomo Casali, collaboratore della Parrocchia, il cui nome figura, qui a fianco, tra coloro che non sono più tra noi allo stesso modo di prima. Per lunghissimi anni membro della Fabbriceria parrocchiale e tutt’ora del Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici, al quale dava l’apporto della sua saggia concretezza, anche per questo a lui va la riconoscenza - che si fa preghiera - della Comunità parrocchiale 58 Tortelli Angelo, di anni 78 2 dicembre 2007 2008 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 Lancini Girolamo, di anni 71 Ferrandi Battista, di anni 69 Camoni Maria, di anni 85 Zani Carlo, di anni 72 Lancini Angela, di anni 76 Maddi Vincenza (Zaira), di anni 87 Casali Piergiacomo, di anni 74 Scaleia Carmine, di anni 68 Grasselli Giacomo, di anni 86 Rubagotti Carlo, di anni 74 Castellini Pierluigi, di anni 63 Pezzotti Duilia, di anni 89 Giardini Pierino, di anni 80 19 18 gennaio 2008 26 gennaio 2008 4 febbraio 2008, dec. a Cologne, C.di rip. 6 febbraio 2008 11 febbraio 2008 12 febbraio 2008 12 febbraio 2008 20 febbraio 2008 20 febbraio 2008 21 febbraio 2008 28 febbraio 2008 I marzo 2008, dec. a Chiari, C.di rip. 5 marzo 2008, Comunità in cammino Calendario liturgico - pastorale Settimana santa 16 - DOMENICA DELLE PALME, DELLA PASSIONE DEL SIGNORE (Sett. I) - Quelli che andavano innanzi e quelli che seguivano, gridavano: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il regno che viene! (Mc. 11, 9-10) - Allora (Pilato) rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso (Mt. 27, 26) ore 9.40 dopo il ritrovo presso il Focolare, benedizione degli ulivi. Processione verso la Chiesa seguita dalla S. Messa delle 10.00 17 - Lunedì della Settimana santa ore 20.30 nelle rispettive sedi, Centri di Ascolto della Parola di Dio ore 20.45 in chiesa, lit.penit.per gli adolescenti e i giovani 18 - Martedì della Settimana santa ore 20.00 in S. Pietro, s. Messa 19 - Mercoledì della Settimana santa ore 20.30 Via Crucis cittadina, nelle diaconie del centro: S. Maria in s. Rocco e s. Giov. Batt. 20 - Giovedì della Settimana santa / mattino: ultimo giorno di Quaresima. ore 7.00 celebrazione della Liturgia delle Ore (Ufficio delle Letture e Lodi) NB: oggi non viene celebrata nessuna Messa, se non alle ore 9.30, a Brescia, in Cattedrale: è la Messa Crismale che il Vescovo concelebra con i sacerdoti e durante la quale benedice gli Olii santi per la celebrazione dei Sacramenti (sintonizzarsi su Radio Voce) Triduo Pasquale: Passione, Morte, Sepoltura e Resurrezione del Signore Il Venerdì santo, il Sabato santo e la Domenica di Resurrezione costituiscono i tre Giorni ( tres dies, da cui “triduo”) della Pasqua: sono il culmine di tutto l’anno liturgico, i momenti più densi e intensi della vita della Comunità cristiana e del singolo credente, poiché celebrano gli eventi che fondano la nostra fede. I credenti sono chiamati a viverli con spirito di raccoglimento e devota riconoscenza al Signore, pur tra le occupazioni che, trattandosi in parte di giorni feriali, possono incombere. Soprattutto faranno il possibile per non mancare alle celebrazioni serali, le più solenni e importanti dell’anno. L’Eucaristia rende presenti ogni volta gli eventi celebrati in questi tre giorni, mettendoci in profonda comunicazione con essi; così, per l’azione dello Spirito santo, il Padre ci rende partecipi del mistero di vita che è scaturito dalla Croce di Gesù. 20 - Giovedì della Cena del Signore solenne apertura del Triduo (1Cor. 11, 26) Ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore, finché egli venga ore 16.30 ore 20.00 s. Messa per i fanciulli, i ragazzi e gli anziani SANTA MESSA NELLA CENA DEL SIGNORE 20 Comunità in cammino ore 21.00 21 - Venerdì santo, nella Passione e Morte del Signore Primo giorno del Triduo “Donna, ecco il tuo figlio; figlio, ecco la tua madre”. Dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: “Tutto è compiuto!”. E, chinato il capo, spirò (Gv. 19, 26-27.30) ore 7.00 ore 8.30 ore 10.30 ore 15.00 ore 20.00 22 - Ora Santa al Gethsemani Oltre che di magro, oggi è giorno di digiuno celebrazione della Liturgia delle Ore (Ufficio delle Letture e Lodi) adorazione preghiera per i fanciulli e i ragazzi solenne Via Crucis, soprattutto per chi non partecipa la sera È presente il Confessore forestiero SOLENNE AZIONE LITURGICA DELLA PASSIONE DEL SIGNORE Sabato santo, nella Sepoltura del Signore Secondo giorno del Triduo Pilato disse ai sommi sacerdoti: “Avete la vostra guardia, andate e assicuratevi come credete”. Ed essi andarono e assicurarono il sepolcro, sigillando la pietra e mettendovi la guardia (Mt. 27, 65-66) ore 7.00 celebrazione della Liturgia delle Ore (Ufficio delle Letture e Lodi) ore 8.00 i sacerdoti sono a disposizione per le Confessioni, fino alle 12.00; confessore forestiero ore 8.30 adorazione – sosta presso il sepolcro del Signore ore 10.30 preghiera per i fanciulli e i ragazzi ore 15.00 i sacerdoti sono a disposizione per le Confessioni, fino alle 18.00; confessore forestiero Domenica di Pasqua, nella Risurrezione del Signore - solennità INIZIA IL TEMPO DI PASQUA Terzo giorno del Triduo, così articolato: VEGLIA PASQUALE, nella Notte Santa sabato 22 ore 20.30 Voglio cantare in onore del Signore, perché ha mirabilmente trionfato. La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d’angolo. Ecco l’opera del Signore: una meraviglia ai nostri occhi (Es. 17, 1; Sal. 117) Inizia il TEMPO DI PASQUA, il festoso tempo dei Cinquanta Giorni, che culminerà nella Pentecoste. Domenica 23 giorno di pASQUA (sett. II) Pietro disse: “Dio consacrò in Spirito santo e potenza Gesù di Nazareth. Essi lo uccisero appendendolo alla croce, ma Dio lo ha risuscitato” (At. 10, 38-40) ore 9.00 s. Messa solenne ore 17.00 s. Rosario ore 17.30 Vespri solenni di Pasqua e benedizione eucaristica seguita dalla Messa vespertina 24 - Lunedì TERMINA IL TRIDUO PASQUALE fra l’Ottava di Pasqua orario festivo delle celebrazioni; fanno eccezione la Messa delle 11.00 e il vespro, che sono sospesi Giornata nazionale di preghiera in memoria dei Missionari martiri Da domani, durante l’Ottava di Pasqua le ss. Messe feriali sono precedute dalla Liturgia delle Ore 28 - venerdì fra l’ottava di Pasqua Inizia la celebrazione delle SANTE QUARANTORE (Giornate Eucaristiche) 21 Comunità in cammino ore 7.00 ore 8.30 ore 14.30 ore 15.30 ore 16.30 NB ore 19.45 ore 20.00 Lodi e s. Messa ora di Terza e s. Messa; segue l’esposizione dell’Eucaristia fino alle ore 12.00 esposizione dell’Eucaristia; adorazione per le mamme adorazione per i pensionati adorazione per i fancc. e i ragg. la Messa delle 16.30 è sospesa Vespro e reposizione s. Messa; segue l’adorazione serale fino alle 22.00 29 - Sabato fra l’ottava di Pasqua seconda Giornata Eucaristica L’orario del mattino è identico a quello della prima giornata ore 14.30 esposizione dell’Eucaristia; ador. per le Diaconie S. Maria in S. R.co e S. Gv. Battista ore 15.30 adorazione per le Diaconie S. Pietro e S. Paolo ore 16.30 adorazione per le Diaconie S. Floriano, S. Maurizio e S. Giacinto ore 17.45 vespro e reposizione; segue, alle 18.0.0 la Messa festiva vespertina del sabato ore 20.30 adorazione serale fino alle 22.00, soprattutto per i giovani 30 - Domenica II DI PASQUA in albis depositis – OTTAVA DI PASQUA (sett. III) Giornata della Divina Misericordia. Terza Giornata Eucaristica Nella sua misericordia (il Padre) ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una speranza viva, per una eredità che non si corrompe (1Pt. 1, 3-4) ore 9.00 s. Messa in canto ore 13.30 esposizione dell’Eucaristia e adorazione per i papà ore 14.30 adorazione per i fanciulli e i ragazzi ore 15.30 nel Focolare, incontro per i genitori e fanciulli del gruppo “Betlemme” ore 17.00 PROCESSIONE con l’Eucaristia lungo alcune vie del paese (tempo permettendo): via Martiri d.L. (ex via Bergamo), via S. Pietro, via Italia, via Donatori di sangue, via Don B. Giovaninetti, via A. Tonelli, via Benefattori. Segue la s. Messa vespertina. ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE - solennità, trasferita dal 25 marzo 31 - lunedì ore 8.30 ore 20.15 s. Messa distinta a partire da oggi, la Messa delle 16.30 viene celebrata nella vecchia Pieve processione di Zona alla chiesa dell’Annunciata sul monte e s. Messa APRILE 6 - Domenica III di Pasqua (sett. I) Quando furono vicini al villaggio (Emmaus) dove erano diretti, Gesù fece come se dovesse andare più lontano. Ma i due discepoli insistettero: "Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino" (cfr. Lc. 24, 28-29) in mattinata nell’Oratorio di via Cavour o in altra sede, da fissare, Ritiro III per i ragazzi di 1a media in mattinata nel Focolare o in altra sede, da fissare, Ritiro III per i ragazzi di 2a media ore 11.45 celebrazione comunitaria del Battesimo ore 15.30 nel Focolare, incontro per i genitori e i fanciulli del gruppo “Gerusalemme” 13 - Domenica IV di Pasqua - Domenica del Buon Pastore (Sett. II) 45a Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni Gesù disse: “Il guardiano apre e le pecore ascoltano la sua voce; egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori, 22 Comunità in cammino cammina innanzi a loro e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce" (Gv. 10, 3-4) in mattinata 14 - lunedì 19 - sabato 20 - Domenica 21 - lunedì 25 - venerdì 26 - sabato ore 15.30 ore 20.30 nell’Oratorio di via Cavour o in altra sede, da fissare, Ritiro III per i fanciulli del gruppo “Gerusalemme” nel Focolare, incontro per i genitori e i fanciulli del gruppo “Cafarnao” nel Focolare, incontro per gli animatori dei Centri d’ascolto ricorre l’anniversario dell’elezione del papa Benedetto XVI (2005): lo ricordiamo nella nostra preghiera allo Spirito del Risorto V di Pasqua (Tutti i Santi della Chiesa Bresciana) (Sett. III) Tommaso disse a Gesù: “Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?”. Gli disse Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Gv. 14, 5-6) in mattinata ore 14.20 ore 15.30 ore 15.45 ore 20.30 presso l’Oratorio di via Cavour o altra sede, ritiro III per i fanciulli/e di 5a elementare nel Focolare, incontro per i genitori dei ragazzi di prima e seconda media nel Focolare, incontro per i genitori e i fanciulli del gruppo “Nazareth” celebrazione comunitaria del Battesimo presso le rispettive sedi, Centro d’Ascolto della Parola di Dio S. MARCO, EVANGELISTA - festa beato Giovanni Battista Piamarta, sacerdote bresciano - memoria facoltativa 27 - Domenica VI di Pasqua (Sett. III) Gesù disse ai suoi discepoli: "Io pregherò il Padre ed Egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi sempre"(Gv. 14, 16) in mattinata nell’Oratorio di via Cavour o in altra sede, da fissare, Ritiro III per i fanciulli del gruppo “Cafarnao” ore 15.30 nel Focolare, incontro per i genitori e fanciulli del gruppo “Betlemme” 28 - lunedì 29 - martedì ore 20.30 nella Pieve di Erbusco, 1° incontro sulla Liturgia delle Ore, aperto a tutti S. CATERINA DA SIENA, vergine, patrona d’Italia (con s. Francesco) e d’Europa - festa MAGGIO 1 - giovedì ore 8.30 s. Giuseppe lavoratore s. Messa per il mondo del lavoro E’ il primo giovedì del mese, giornata mensile parrocchiale di preghiera per le vocazioni: dopo la Messa delle 8.30 viene esposta l’Eucaristia, con un momento di adorazione comunitaria; adorazione personale fino alle ore 12.00 Si apre il mese dedicato alla devozione a Maria, la Madre del Signore morto, risorto e asceso al cielo, interceditrice del dono dello Spirito. Si veda il programma delle proposte a pag.26. 2 - venerdì s. Atanasio, vescovo, uno dei grandi padri della Chiesa d’Oriente - memoria ricorre il primo venerdì del mese, dedicato alla devozione al sacro Cuore di Gesù Inizia la Novena di Pentecoste. Si vedano le proposte a pag. 26 3 - sabato SANTI FILIPPO E GIACOMO, APOSTOLI - festa Primo sabato del mese, dedicato alla devozione a Maria. Vigilia dell’Ascensione Ascensione del Signore - solennità Denominata dalla liturgia “giorno santissimo”, titolo che viene riservato a pochi altri giorni (Triduo Pasquale, Pentecoste, Natale ed Epifania) l’Ascensione del Signore si sofferma su un aspetto fondamentale dell’unico mistero pasquale: attraverso la metafora del “salire”, contempliamo il Signore Gesù che, con la natura umana da Lui assunta 23 Comunità in cammino nell’Incarnazione, entra nella gloria del Padre. L’uomo–Dio Gesù Cristo diventa così il Signore, nella gloria: “Dio lo ha esaltato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni altro nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore” (Fil. 2, 11): è il mistero il cui compimento celebriamo nell’Ascensione. Proprio perché diventa il Signore, Gesù Cristo può essere nostro salvatore; inaugura definitivamente quel regno nel quale ci “prepara il posto” (Gv. 14, 2-3). Dono della infinita misericordia e della genialità divina, l’Eucaristia, insieme alla Parola e alla Comunità dei credenti - essa pure presenza di Cristo in quanto suo corpo mistico - realizza la sua promessa di essere con noi “tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt. 28, 20). Gesù risorto disse ai discepoli: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt. 28, 19-20) 3 - sabato Vigilia dell’Ascensione ore 17.40 4 - Domenica primi vespri solenni, a cui segue la Messa festiva vespertina della vigilia Giorno dell’Ascensione ore ore ore ore 9.00 15.30 17.00 17.30 (Sett. I) s. Messa solenne in Pieve, celebrazione della prima Confessione per i fanciulli del Gruppo Cafarnao s. Rosario vespro solenne dell’Ascensione e benedizione eucaristica; segue la s. Messa vespertina Oggi ricorre anche la 42a Giornata mondiale per le Comunicazioni Sociali e la Giornata nazionale di sensibilizzazione per il sostegno economico alla Chiesa Cattolica 5 - lunedì ore 20.00 ore 15.30 ore 16.10 oggi, giovedì e venerdì, in concomitanza con la Novena di Pentecoste, in s. Pietro, s. Rosario a cui segue l’Eucaristia, con un breve pensiero di meditazione nell’Oratorio di via Cavour, Ritiro III e sacramento della Riconciliazione per gli adolescenti e i giovani, in vista della Pentecoste nel Focolare, incontro per gli Animatori dei Centri d’Ascolto anticipiamo a questa sera il primo “mercoledì di maggio”, al fine di non sovrapporre altri appuntamenti al ritiro di domani: presso la santella del Buscarino (via Mazzocchi) rosario e s. Messa; in caso di maltempo, in s. Pietro In chiesa, ritiro di Pentecoste per gli adulti; come sempre, due sono le possibilità: 1 – alle 14.30: momento di preghiera, proposta di riflessione, possibilità di preghiera personale e guidata, davanti all’Eucaristia solennemente esposta; benedizione conclusiva; 2 – alle 20.00, per chi è impossibilitato nel pomeriggio, secondo le medesime modalità Confessione di Pentecoste per i ragazzi delle medie Confessione di Pentecoste per i fanciulli delle elementari ore 17.00 Vigilia di Pentecoste Confessione per gli adulti ore 20.30 6 - martedì ore 20.30 ore 20.00 7 - mercoledì 8 – Giovedì 9 – Venerdì 10 - sabato Domenica di pentecoste - solennità A Pentecoste giunge a compimento il mistero pasquale: il Signore Gesù, morto e risorto, costituito Signore, effonde il suo Spirito. Attraverso la presenza di Lui, il Signore Gesù realizza la sua promessa di non lasciarci soli; 24 Comunità in cammino conseguentemente alla sua affermazione secondo la quale “senza di Lui non possiamo fare nulla” (Gv. 15, ), ci dona Colui nel quale soltanto ci è possibile, cooperando con la nostra buona volontà alla sua grazia, compiere giorno per giorno la volontà del Padre, amando Dio e il prossimo, per giungere alla salvezza eterna. La Pentecoste, perciò, in quanto celebra uno degli eventi fondamentali della storia della salvezza, è seconda, per importanza, solo alla Pasqua, della quale costituisce il cinquantesimo giorno. Il cristiano è chiamato a viverla con grande intensità. L’Eucaristia, dono del Risorto, è opera dello dello Spirito santo che, soprattutto attraverso di essa, edifica la Chiesa, Comunità dei credenti, suo tempio e corpo di Cristo che Egli sostiene nel suo cammino nel mondo. Solennità battesimale, nell’antichità cristiana d’Occidente rappresentava l’appuntamento ulteriore rispetto alla Pasqua per l’amministrazione del Sacramento della rinascita dall’acqua e dallo Spirito santo; per questo motivo ne è prevista oggi la celebrazione, nel corso della Messa delle 11.00 La liturgia prevede due formulari, che articolano la celebrazione in questo modo: 10 - Sabato ore 18.00 Veglia di Pentecoste, con la celebrazione dell’Eucaristia Dice il Signore «Io effonderò il mio Spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie» (Gioe. 2, 28) GIORNO DI PENTECOSTE 11 - Domenica (Sett. II) (beata Annunciata Cocchetti, verg. bs.na) Nessuno può dire: “Gesù è il Signore” se non sotto l’azione dello Spirito santo. Noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito, per formare un solo corpo (1Cor. 12, 3.13) ore 8.45 ore 9.00 ore 11.00 ore 14.15 ore 17.00 ore 17.30 celebrazione dell’ora di Terza, che quotidianamente commemora l’evento della Pentecoste s. Messa solenne s. Messa con il Battesimo in chiesa, momento di preghiera per i fanciulli e i ragazzi, per onorare il giorno solenne della Pentecoste s. Rosario vespro solenne di Pentecoste e benedizione eucaristica. Segue la s. Messa vespertina. TERMINA IL TEMPO DI PASQUA INIZIA LA 2A PARTE DEL TEMPO ORDINARIO O “PER ANNUM” A PARTIRE DALLA VI SETT. 12 - lunedì 14 - mercoledì ore 20.30 ore 20,00 16 - venerdì ore 18.30 18 - Domenica nella Pieve di Erbusco, 2° incontro sulla Liturgia delle Ore, aperto a tutti S. MATTIA, APOSTOLO - festa preghiera del Rosario, processione e s. Messa presso la chiesetta dell’Immacolata Concezione, in via S. Pietro, 46; in occasione del 150° anniversario della 1a apparizione della B.V. a Lourdes, sarà possibile ottenere l’indulgenza plenaria, alle solite condizioni s. Riccardo Pampuri, religioso dei Fatebenefratelli - memoria da p.za Torrre Romana parte il pellegrinaggio parrocchiale mariano al santuario di S. Maria di Comella (Seniga-Bs) SS. TRINITÀ - solennità (Sett. III) In quel tempo Gesù disse a Nicodemo: ”Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna" (Gv. 3, 16) ore 9.00 s. Messa solenne in giornata ritiro III per i ragazzi di 3a media, in prossimità della Cresima ore 14.30 nel Focolare, incontro per i genitori dei fanciulli di 5a elementare 25 Comunità in cammino Per vivere il mese di maggio Il s. Rosario verrà pregato, come sempre, prima della s. Messa e, inoltre, nelle sere da lunedì a venerdì, alle ore 20.30, in queste sedi fisse: Diaconia S. Maria in S. Rocco: la chiesetta dell’Oratorio femminile Diaconia S. Giovanni Battista: casa albergo (alle ore 17.00) Diaconia S. Pietro: la santella in via Mazzocchi (il lunedì e martedì, in caso di bel tempo) Diaconia S. Paolo: la chiesa di s. Pietro (da mercoledì a venerdì; anche il lunedì e il martedì, in caso di pioggia) Diaconia S. Floriano: il monumento ai Caduti, presso il cimitero Diaconie S.Maurizio e S.Giacinto: la santella nel parco degli Alpini o la sede degli stessi Rosario nelle contrade (ore 20.30) Diaconia S. Maria in S. Rocco: Diaconia S. Giovanni Battista: Diaconia S. Pietro: Diaconia S. Paolo: Diaconia S. Floriano: Diaconia S. Maurizio: Diaconia S. Giacinto: venerdì 2, via dei Gelsi, 4 lunedì 12, via Vittorio Veneto, 12 (cortile interno) giovedì 15, via S. Pietro, 8 giovedì 1, via Padre O. Marcolini, 16 venerdì 9, via P. Gobetti, nella “rotonda” giovedì 29, via P. Donati, 4 lunedì 26 maggio, via Castrezzato, 81 I Mercoledì di Maggio - valorizzano alcune chiese presenti sul territorio della Parrocchia non utilizzate altrimenti. L’appuntamento è alle 20.00; si recita il Rosario e si celebra la s. Messa. L’Eucaristia pomeridiana è, in questi giorni, sospesa martedì 6, presso la “Madonna del Buscarino” in via P. e C. Mazzocchi (se piove, in S. Pietro) mercoledì 14, nella chiesetta dell’Immacolata Conc., in via S. Pietro 46, presso la tenuta Castellino mercoledì 21, nella chiesetta della Conversione di S. Paolo, in via Lumetti, palazzo Porro-Lumetti mercoledì 28, nella chiesetta di S. Girolamo, in via Ingussano, presso Villa Calini Pellegrinaggio parrocchiale mariano - al santuario della Madonna di Comella (Seniga), partenza con i pullmans alle ore 18.30 di venerdì 16 Chiusura del mese di maggio - venerdì 30 maggio, ore 20.30, in Pieve Per celebrare la novena di Pentecoste E’ espressamente prescritta da un decreto di Leone XIII; si integrerà anche con la celebrazione della devozione mariana del mese di maggio a) a par tire dal 2 maggio 1 - Le celebrazioni feriali dell’Eucaristia sono precedute dalla preghiera liturgica delle Ore: le Lodi alle ore 7.00, l’Ora di Terza alle 8.30, il Vespro alle 16.30 2 - La Messa delle 8.30 e quella delle 16.30 sono caratterizzate da una breve riflessione 3 - Il rosario che precede le celebrazioni e quello celebrato nei quartieri viene concluso con le litanie dello Spirito santo 4 - Fanciulli, ragazzi, adolescenti e giovani sono invitati ad un momento di preghiera con le loro famiglie o, almeno, da soli, utilizzando un sussidio che verrà predisposto b) lun. 5, giov. 8 e ven. 9 maggio: alle ore 20.00 rosario e s. Messa in S. Pietro, con una breve riflessione c) mercoledì 7 maggio: ritiro, come indicato nel calendario, a pag. 24 d) sabato 10 maggio viene celebrata la Veglia di Pentecoste nella Messa festiva del sabato sera (ore 18.00) 26 Comunità in cammino L’Arcipretale di Coccaglio unita a Cracovia (di don Francesco) L a scorsa settimana il cardinale metropolita di Cracovia Stanislaw Dziwisz ha donato all’arcipretale di Santa Maria Nascente una preziosa reliquia del corpo di san Floriano, custodito nella cripta della cattedrale polacca. Perché questo gesto? Perché a Coccaglio, a Dio piacendo, il prossimo mese di maggio verrà benedetta ed aperta al culto la cappella di santa Rita e san Floriano, sita nella diaconia intitolata a quest’ultimo. Il gesto del card. Dziwisz, che fu segretario particolare del papa Giovanni Paolo II, è simbolo di amicizia ed unità che ci rende tutti fratelli in Cristo e figli della stessa madre: la Chiesa. I l desiderio di erigere una cappella nella diaconia di san Floriano è venuto da un gesto di fede che alcuni coccagliesi, fra i quali il sig. Cirillo Olmi ed altre volonterose persone, che hanno costituito un comitato. Questo desiderio è stato sostenuto e promosso anche dal nostro parroco, don Giovanni, e dall’animatore del Centro d’Ascolto a cui quella zona fa capo, il diacono don Francesco. Grazie a circa 7 mesi di lavoro, sotto la guida dell’arch. Mario Fratus, il sogno si sta realizzando, grazie anche all’aiuto generoso e prezioso del capomastro Paolo Cancelli e del sig. Vito Tucci e di un bel gruppo di volontari che ogni sabato donavano le loro energie e forze per l’edificazione della chiesa. L’area è stata donata dal sig. Luigi Ghidini; come lui, anche i signori Lorini, Cazzago e Goffi, non hanno domandato spese, per il loro lavoro. T utto è pronto per la benedizione della chiesa la sera del 23 maggio, i festoni sono pronti, gente generosa ha già provveduto agli arredi sacri, ed il nostro vescovo Luciano Monari ha accettato con gioia di venire a presiedere l’Eucaristia nel giorno della benedizione. Tutta la Comunità attende con trepidazione questa giornata. M a chi era san Floriano? San Floriano era un veterano dell'esercito romano che viveva a Mantem presso Krems, nell’odierna Germania. Avendo saputo dell’arresto a Lorch di quaranta cristiani, desiderando di condividerne la sorte, si recò in quella città. Prima di entrarvi, però, si imbatté in alcuni soldati, ai quali manifestò di essere cristiano; fu perciò arrestato e condotto dal preside, il quale non riuscendo a farlo sacrificare agli dei, lo fece flagellare e quindi lo condannò ad essere gettato nel fiume: la sentenza fu eseguita il 4 maggio 304. Nel 1183 alcune reliquie di Floriano furono portate dal vescovo Egidio di Modena a Cracovia dove il duca Casimiro di Polonia edificò in onore del martire una splendida basilica. Questo santo martire viene raffigurato, oltre con la palma, anche con una macina al collo e con una brocca d’acqua. La Comunità di Coccaglio eresse a questo santo martire una delle sue prime chiese; ora, con la preghiera si affida a Lui per trarne l’esempio e la forza di crescere nella fede. 27 DUE GRUPPI FRA I TANTI ono un’animatrice fra le tante della nostra Comunità parrocchiale. Assisto due gruppi di vita cristiana che ci sono nella nostra catechesi parrocchiale. Uno è quello di badare ai bambini piccoli e più grandicelli delle coppie che si trovano il sabato sera all’oratorio femminile. Queste si trovano, fanno catechesi e tra di loro c’è molta intesa e collaborano con il nostro parroco. Io e altre badiamo ai loro figli, tante volte sono tanti e a noi sembra di ritornare giovani avendo tutti quei bambini da far giocare. Urlano corrono saltano, poi si mettono a scrivere a disegnare, c’è chi ha sete, chi più di una volta cerca la mamma, ma con qualche gioco che si dà in mano loro riprendono a giocare. S Per qualche ora ci facciamo mamme per i figli di queste coppie che hanno ancora queste sane idee. Fra di loro piccoli si vede la differenza di proposte, di abitudini, si capisce il carattere fra l’uno e l’altro, pur essendo fratelli; anche se litigano fra di loro sono molto sereni perché con i propri genitori formano una vera famiglia cristiana. L’altro gruppo è il Centro d’Ascolto: cerco di invitare le persone della mia Diaconia a parteciparvi la sera in cui esso si svolge nella casa ospitante. Noi abbiamo una catechista che spiega il vangelo della catechesi in corso; lei svolge il suo compito con buon risultato, però sono sempre i soliti che vi partecipano, per lo più persone anziane. Ci scambiamo pareri e opinioni sul tema proposto, certe volte ci allontaniamo dal discorso intrapreso ma poi ritorniamo al punto di partenza. Come vorremmo che i nostri figli seguissero i nostri passi, ma non hanno tempo, sempre presi da questa vita frenetica che la società ci impone. Sono due gruppi di associazione che insieme agli altri tengono viva la nostra comunità cristiana nel ritrovarsi nell’ascoltare, nel programmare e nel discutere, e perché no, nel gioire con i bimbi che sono quelli più innocenti e sinceri. Tutti, se sono convinti di quello che fanno, cercano di collaborare a tener vivo i propri ideali. AB Comunità in cammino Il Motu proprio “Summorum Pontificum” 3 - Confusioni di don Giovanni N on si vuole trascinare all’infinito la riflessione sul Documento ricordato nel titolo, attribuendogli maggiore importanza rispetto a quella che esso, concretamente, ha assunto qui da noi. Ci sono, tuttavia, alcune precisazioni su aspetti che ci riguardano più da vicino per le quali esso ci offre occasione. Abusi R iprendiamo da dove eravamo giunti la volta scorsa: si stava parlando degli abusi che, a partire dal Concilio, si sono avuti nella celebrazione dell’Eucaristia. I fautori del ripristino del Rito del beato papa Giovanni XXIII (o tridentino o di s. Pio V) li adducono tra le motivazioni per la loro propensione:, ma si tratta di una confusione, in alcuni casi pretestuosa. Lo stesso Giovanni Paolo II, fedele attuatore della riforma conciliare, nella Ecclesia de Eucharistia (2003) denunciava che “soprattutto a partire dagli anni della riforma liturgica post-conciliare, per un malinteso senso di creatività e di adattamento, non sono mancati abusi, che sono stati motivo di sofferenza per molti” (52). E’ probabile che qui, con molta delicatezza, il Papa facesse riferimento proprio alle persone che menzionavo poco sopra ed anche a sacerdoti e fedeli non legati ad un particolare Rito, ma disorientati da alcune pratiche attuate con disinvoltura o da alcune differenze riscontrabili tra il modo di celebrare in una chiesa e quello attuato in un’altra, magari nella stessa Diocesi o a pochi chilometri di distanza (v. pagg. 30-31). C osì continuava il santo Padre: “Una certa reazione al formalismo ha portato qualcuno, specie in alcune regioni, a ritenere non obbliganti le ‘forme’ scelte dalla grande tradizione liturgica della Chiesa e dal suo Magistero e a introdurre innovazioni non autorizzate e spesso del tutto sconvenienti”. Giovanni Paolo II faceva riferimento al periodo del dopo-Concilio: la “sfortuna” della riforma liturgica, voluta dal Concilio e attuata sotto la sapiente guida di Paolo VI, fu la sua coincidenza con il periodo sessantottino; si è così finito per confonderla con l’atteggiamento di chi non voleva - nemmeno nella celebrazione - sottostare a regole la cui elementare ragionevolezza è evidente a chi voglia capire cosa significhi avere tra le mani il Corpo e il Sangue del Signore: un mistero stupendo da adorare con stupore (lo "stupore eucaristico" di cui parlava Giovanni Paolo II nella già citata enciclica ai parr. 5 e 6), da ricevere con trepidazione colma di riconoscenza, da celebrare con amore pieno di devozione, un Dono - suo Figlio! - che il Padre, per la potenza dello Spirito santo, consegna alla sua Chiesa per le mani del sacerdote, il quale, come tutto il Popolo di Dio, accoglie il dono, sentendosene ministro (servo) e non padrone, libero di farci ciò che passa per la testa. Determinati atteggiamenti adolescenziali sono comprensibili o apprezzabili, appunto, negli adolescenti; sussiste il rischio di trascinarseli, non elaborati, anche nell’età adulta e di confonderli come attuazioni di originalità. C erto, capita non troppo di rado che le liturgie si riducano a teatrini e vengano declassate a pretesto di esibizionismo, a occasione per manie di protagonismo o a pagliacciate, frutto di pressapochismo e improvvisazione per cui la dignità della celebrazione va a farsi friggere, del tutto o in parte. Fare bene le cose dipende dal Rito e dalla fedeltà alle indicazioni che lo accompagnano, dalla fede, dal senso della misura e della dignità di chi lo celebra o lo assiste (ministri e ministranti) e di chi vi partecipa; compierle male dipende esclusivamente da chi lo attua, si tratti 28 del Rito tridentino o di quello di Paolo VI. Quel “soprattutto” con cui s’è avviata la citazione di Giovanni Paolo II suggerisce un’altra considerazione: gli abusi venivano, pur se forse in misura minore, consumati anche prima; non si deve forse parlare di abuso, se ai fedeli, praticamente esclusi dalla celebrazione, non rimane altro da fare che recitare il rosario durante la Messa, come spesso avveniva quand’essa era celebrata esclusivamente in latino? vecchio pronao della Pieve La questione della lingua R imando alle precisazioni che già ho espresso sul numero di novembre riguardo al problema della lingua. E’ chiaro che una delle condizioni poste da Benedetto XVI per celebrare secondo il Rito tridentino - l’accesso alla lingua latina - ha valore anche per la Messa di Paolo VI: è possibile - lo è sempre stato celebrarla nella lingua dell’antica Roma, ma non credo abbia senso farlo se chi vi partecipa non può farlo con consapevolezza, dovendosi limitare a farfugliare eresie grammaticali. Da qui a quanto è accaduto, però, il passo è lungo: non è scritto da nessuna Comunità in cammino chiesa dell’eremo di Bienno parte che l’uso della lingua viva dovesse estromettere completamente quello del latino. Sempre nel periodo su ricordato, se da un lato ci fu il merito di rivendicare il diritto-dovere del Popolo di Dio ad una partecipazione attiva e consapevole (=capire quello che si sta ascoltando o dicendo), dall’altra si dette luogo ad una specie di furia iconoclasta: tutto ciò che sapeva di “vecchio” andava lasciato; la lingua latina rientrava in questa categoria, perché era ormai diventata un’espressione della categoria dei “Matusa”. Penso che sia stato un errore: è vero, il “Suscipiat Dominus...” (“Il Signore riceva...”), risposta all’ “Orate, fratres...” (“Pregate, fratelli...”) del dialogo offertoriale, era uno scoglio anche per alcuni tra i più ferrati; ma non c’è chi non veda la relativa facilità di cantare Kyrie, Gloria, Sanctus e Agnus Dei - magari avendo testo latino e relativa traduzione sott’occhio visto che la conoscenza mnemonica del testo italiano consente di capire almeno “a orecchio” (o “a naso”, se preferite) quello che si sta cantando. E ’ necesssario l’equilibrio in tutte le cose, o quasi tutte; nel nostro caso esso potrebbe stare tra la doverosa possibilità di partecipare attivamente alla Messa (la actuosa participatio di cui parla il Concilio) e l’accettare che non occorre per forza capire tutto per filo e per segno: mi pare si tratti di un’idea di stampo illuministico. Parafraso un celebre passaggio di s. Agostino sul tema del giubilo: una melodia canticchiata ripetendo sillabe o vocali senza alcun senso compiuto, per esempio mentre si sta lavorando, esprime serenità dello stato d’animo, per la quale, in quel momento, non servono parole logicamente articolate. Così, se da un lato, nel Motu Proprio, il Papa prevede che la celebrazione secondo il Rito di s. Pio V in lingua latina possa avere la proclamazione delle letture in lingua corrente, dall’altro, lo stesso Papa, nell’Esortazione Apostolica successiva al recente Sinodo sull’Eucaristia, la Sacramentum Caritatis (n. 52), esorta a valorizzare il canto gregoriano delle parti fisse della Messa (Kyrie, ecc.) e di alcuni inni: il Veni, creator Spiritus, per esempio, ha tutt’altra musicalità rispetto alle varie traduzioni che ne circolano. Si può, pertanto, utilizzare qualche parte in latino, senza essere per forza dei nostalgici. P ossiamo giungere ad una conclusione: occorre evitare di assolutizzare ciò che non deve esserlo, ma agire con sapienza, senza creare “dogmi” o tabù: per es., né l’uso o no del latino o di un Rito, né, in talune circostanze, la possibilità di partecipare attivamente alla celebrazione sono più importanti della partecipazione stessa: così, tra parentesi, possiamo aggiungere che, quando ci si trova, per motivi di lavoro, di studio o vacanza, in un Paese straniero, non partecipare alla Messa a motivo della impossibilità di comprendere la lingua, rimane più che altro un pretesto. Tra fissismo e stravaganza D ove va a finire, si può obiettare, la possibilità del celebrante e dell’assemblea di esprimere un minimo di creatività nella celebrazione? Ci sono parti del rito che nessuno può variare a suo piacimento, così come la sua struttura: sia quelle che questa esprimono un significato e sono frutto 29 della fede celebrata da generazioni di credenti; così, per es., è quantomeno segno di superficiale presunzione per un celebrante pensare che dovesse arrivare lui a modificare una data formula, perché un sacco di altre persone non ci avevano pensato prima; così succede che si cambiano termini, se ne inseriscono o tralasciano altri, mutando il senso di un’invocazione o di un rito, come se questi fossero cosa di chi celebra; ebbene, “nella celebrazione Eucaristica, le norme liturgiche siano osservate con grande fedeltà. Esse sono un’espressione concreta dell’ecclesialità dell’Eucaristia; questo è il loro senso più profondo. La liturgia non è mai proprietà privata di qualcuno”: così Giovanni Paolo II, nel documento e paragrafo già citati. L a corretta maniera di reagire al vuoto formalismo penso sia quella di dargli contenuto autentico: significa, da parte di sacerdoti e fedeli, celebrare bene: nella consapevolezza che si sta incontrando il Mistero, con l’attenzione, amorevole, volta a Colui che a noi si dona più che, per es., al pizzo di una cotta o alla misurata profondità di un inchino, ma anche - appunto perché si è in presenza del Mistero - senza movimenti sciatti o affrettati. Dentro al rispetto per il rito così come ci è consegnato dalla Chiesa, c’è spazio per la creatività, a partire dalla valorizzazione dei vari formulari offerti dal messale, possiiblità spesso trascurate; c’è anche l’opportunità di proporre preghiere, segni, monizioni, beninteso, nel rispetto del significato dei vari momenti liturgici: non ha senso, per es., sovraccaricare l’offertorio di significati che non ha, portando all’altare “di tutto e di più”. Evitare la confusione tra, da una parte, fedeltà e fissimo e, dall’altra, tra creatività e stravaganza, è frutto di una fedeltà creativa e di una creatività nella fedeltà. Comunità in cammino - Diocesi “Perché là si fa così e qui, invece, no?” tre questioni di don Giovanni I In modo specifico, il n. 94 afferma che “non è consentito ai fedeli di prendere da sé e tanto meno passarsi tra loro di mano in mano la sacra ostia o il sacro calice”. A tale proposito, si precisa anche che “va rimosso l’abuso che gli sposi durante la Messa nuziale si distribuiscano in modo reciproco la santa Comunione”. n riferimento ad alcuni aspetti della vita liturgica e pastorale siamo non di rado sollecitati da richieste o ci viene chiesto conto di alcune scelte, sulla base del confronto con quanto verrebbe praticato altrove; poiché da diversi anni ormai ogni tanto il problema si ripresenta, ci pare utile fornire alcune spiegazioni. Benedetto XVI nell’intensa esortazione apostolica scaturita dal recente Sindo dei Vescovi sull’Eucaristia (Sacramentum Caritatis, ScC), allorché tocca il tema della distribuzione della Comunione, rimanda semplicemente al documento e ai passi appena citati, a conferma della validità e normatività. Il modo di ricevere la Comunione eucaristica P iù volte ci è stato chiesto perché non si lascia ai fedeli la possibilità di comunicarsi da soli, prendendo il Corpo di Cristo dalla Mensa e bevendo autonomamente al Calice o, in alternativa, intingendo nel Sangue di Cristo il Pane consacrato. N on avrebbe dovuto essere necessario che il Magistero della Chiesa intervenisse con queste precisazioni: si tratta di cose già dette e, per sé, dovrebbe bastare la consapevolezza di cosa sia l’Eucaristia a fare in modo che si evitino determinati comportamenti: per non ripetermi, rimando a quanto ho scritto a pag. 28, 2a colonna; aggiungo solo che la Cena eucaristica è convito di Comunione fraterna al cui centro c’è Cristo, Parola e Pane: non è una sorta di rinfresco in cui si conversa a gruppetti, con la comunione in stile buffet, in cui ciascuno si serve da sé: il Corpo di Cristo non è la stessa cosa di una pizzetta o di una tartina e il suo Sangue non è una sorta di aperitivo o di intingolo. L’Eucaristia è dono che riceviamo, non ce lo somministriamo da soli. Recarsi davanti al ministro e ricevere da lui il Corpo e il Sangue di Cristo, è segno che vuole esprimere tale significato. Poiché tra gli abusi di cui parlava Giovanni Paolo II nell’Ecclesia de Eucharistia (v. pag. 28) si è, da qualche parte, introdotto un certo modo di amministrare la Comunione eucaristica, la Chiesa ha dovuto ribadire le precisazioni che tra poco ricorderemo. Ci limitiamo ai testi più recenti. Nel documento appena ricordato, del 2003, il Papa di venerata memoria ne annunciava un altro, nel quale si sarebbe affrontato proprio il tema del modo corretto di celebrare l’Eucaristia, di distribuirla, di conservarla e venerarla, indicando con chiarezza quali comportamenti sono da evitare. Il documento annunciato uscì l’anno successivo, nel 2004: è la Redemptionis Sacramentum (Il Sacramento della Redenzione, di seguito indicato con RS). A fronte di affermazioni, magari dette anche benevolmente, secondo le quali ci sarebbe un potere che non vogliamo perdere, in confronto ad atteggiamenti più “democratici”; conserveremmo atteggiamenti rigidi, diversamente da quelli più elastici attuati altrove; si sarebbe retrogradi rispetto a chi è più “avanzato”; manterremmo un supino ossequio verso l’Autorità e le regole, mentre si dovrebbe avere il coraggio di agire con libertà, secondo i dettami della coscienza (di chi?), sta questa affermazione di Giovanni Paolo II: “La liturgia non è mai proprietà privata di qualcuno” (Ecclesia de Eucaristia, n. 52). Significa che noi sacerdoti, insieme a tutta la Comunità, non siamo i padroni dell’Eucaristia, ma i ministri (=servi) di un Dono che ci supera infinitamente e di cui, per grazia immeritata, siamo stati resi tramite per la Comunità: lo riceviamo dal Signore tramite la Chiesa. Non ci siamo dati da noi l’ordinazione, né essa ci è arrivata direttamente dallo Spirito santo, ma attraverso la Chiesa rappresentata nel Vescovo; siamo perciò chiamati a celebrare la liturgia che la Chiesa ci affida secondo le indicazioni che essa ci dà. Se, invece, facessimo le cose in un certo modo perché ci pare più suggestivo, più emozionante, più intimi- I n forma generica, la RS al n. 31 ricorda ai sacerdoti il dovere che essi “in coerenza con quanto da loro promesso nel rito della sacra ordinazione... celebrino devotamente e con fede i misteri di Cristo... specialmente nel sacrificio dell’Eucaristia” e, perciò, “non svuotino il significato profondo del proprio ministero deformando la celebrazione liturgica con cambiamenti, riduzioni o aggiunte arbitrarie”. Similmente, al n. 59, in riferimento ai testi biblici e liturgici si era scritto di porre fine “al riprovevole uso con il quale i Sacerdoti, i Diaconi o anche i fedeli mutano e alterano a proprio arbitrio qua e là i testi della sacra liturgia da essi pronunciati”. Questa disposizione non tocca direttamente il nostro argomento; si accomuna ad esso per lo stile arbitrario che vi viene biasimato. 30 Comunità in cammino - Diocesi stico, ecc., anche se contraddetto dalla Chiesa, ci comporteremmo non da servi, ma da padroni dell’Eucaristia: sarebbe l’arrogarsi - questa volta sì - un potere che non si ha: una forma di clericalismo, mascherato in questo caso con la patina di un popolarismo di maniera. “A nessuno è concesso di sottovalutare il Mistero affidato alle nostre mani: esso è troppo grande perché qualcuno possa permettersi di trattarlo con arbitrio personale” (Giovanni Paolo II, nel passo già citato). delicata materia, nella quale si determinano motivi di sofferenza e di coscienza. Intanto, sulla base di quanto i Pastori indicano ora, è compito dei sacerdoti e degli altri credenti accompagnarsi a queste persone, condividerne lo stato d’animo, farsi per loro portavoce della misericordia del Signore e di quella della Chiesa, aiutarle a sentirsi parte di essa, pure in presenza della limitazione sacramentale, guidarle a valorizzare questa stessa sofferenza per un senso di comunione più “largo”, non ristretto alla sola sfera sacramentale; allora anche una situazione di questo tipo può diventare occasione di grazia. Tutto questo richiede tempo, impegno, pazienza e, a volte, fatica; purtroppo, raramente ci è data la possibilità di accompagnarci alle persone che vivono in queste situazioni, forse anche per colpa nostra. G iungiamo al punto: il modo di amministrare e ricevere la Comunione che talora ci viene richiesto è contrario a quanto la Chiesa dice, poiché si discosta dalle precise indicazioni che essa ci dà. Sbaglia chi le ignora, non chi le osserva. La proclamazione del Vangelo I mboccare le scorciatoie può rendere le cose apparentemente più facili e procurare facile apprezzamento e una certa popolarità, ma non fa bene in primo luogo alle persone interessate, crea disorientamento, mette in difficoltà quei sacerdoti che, magari con fatica, cercano di adeguarsi a quanto la Chiesa insegna e tentano di farlo capire, con l’impegno di accompagnarsi alla loro gente nel modo che s’è detto. Di nuovo entra in gioco l’arbitrarietà, sollecitata più che in altri casi dalle persone stesse (“Non potrebbe fare un’eccezione, per me?”), come se fosse potere del prete A o B dichiarare sacramentalmente legittima, per es., una convivenza extraconiugale. C i è stato chiesto, in misura minore, perché ai laici, qui a Coccaglio, non viene chiesto o concesso di proclamare il Vangelo durante la Messa. Ci limitiamo ad una sola citazione, sempre dai documenti più recenti: RS 63 ricorda che proclamare il Vangelo durante la liturgia, come anche tenere l’omelia, è compito specifico del ministro ordinato: vescovo, prete o diacono. Che senso avrebbe, sennò, che il rito di ordinazione diaconale preveda che il vescovo porga al neo-ordinato il Libro del Vangelo come segno del suo proprio ministero? Valgono anche per questo punto le affermazioni circa l’errore dell’agire con arbitrarietà; non stiamo a ripetere le citazioni di Giovanni Paolo II e le considerazioni con cui le abbiamo commentate: valgono anche in questo caso, poiché pure il Vangelo, al pari dell’Eucaristia, non ce lo siamo dato da noi, ma è dono dello Spirito santo attraverso la Comunità; non possiamo perciò trattarlo a nostro piacimento. A ncora una volta, il punto è questo: le indicazioni ci sono e vengono date affinché siano osservate, beninteso che tale osservanza consiste non nel limitarsi a dire dei “no”, ma nell’attuare un vero stile pastorale. In questo non si è però facilitati se chi ci incontra ha già in mente che si deve fare in un certo modo, in quanto qualche altro “collega” fa esattamente in quel modo. A nche in questo caso, l’errore consiste nel trasgredire le (sensate) regole, non nel rispettarle. Conclusione E ssere per davvero a servizio di una Comunità, sia essa diocesana, zonale o parrocchiale, comporta anche assumere atteggiamenti che favoriscano la comunione ecclesiale, rinunciando al proprio punto di vista, quando esso sia in palese contrasto con ciò che la Chiesa dice. Diversamente, pur senza volerlo, si finisce col dare origine ad inutili occasioni di confronto e di disagio nelle altrui Comunità. Con le persone separate, conviventi, ecc. L ’ultima questione lamenta il fatto che altrove si è più indulgenti con le persone che vivono in condizione matrimoniale irregolare: li si ammette ai Sacramenti, mentre qui non possono nemmeno fare da padrino-madrina. Non è simpatico per nessuno sentirsi dire certi “no”. Posso garantire che non è per nulla piacevole nemmeno il doverli dire. Può darsi che, col tempo, i Pastori della Chiesa intravedano l’opportunità di ripensare qualche aspetto di questa Ci auguriamo che tali occasioni di confronto o disagio, qui da noi, non debbano più verficarsi. 31 Comunità in cammino - Diocesi La celebrazione dell’Eucaristia disposizioni del nuovo Direttorio Diocesano «S econdo la tradizione apostolica che ha origine dallo stesso giorno della risurrezione di Cristo, la Chiesa celebra il mistero pasquale ogni otto giorni, in quello che si chiama giustamente giorno del Signore o domenica. In questo giorno infatti i fedeli devono riunirsi in assemblea per ascoltare la Parola di Dio e partecipare all’Eucaristia, e così fare memoria della passione, della risurrezione e della gloria del Signore Gesù e rendere grazie a Dio che li ha generati nella speranza viva per mezzo della risurrezione di Cristo dai morti (1 Pt 1, 3)» (Sacrosanctum Concilium 106). La celebrazione eucaristica costituisce l’apice del giorno del Signore, «... il centro di tutta la vita cristiana per la Chiesa ... e per i singoli fedeli. Nella Messa infatti si ha il culmine sia dell’azione con cui Dio santifica il mondo in Cristo, sia del culto che gli uomini rendono al Padre, adorandolo per mezzo di Cristo Figlio di Dio» (OrdinamentoGeneraledelMessaleRomano 16). Sarà dunque premura dei ministri e delle loro comunità curare un’appropriata ed efficace ars celebrandi (“arte” del celebrare), la quale, come afferma papa Benedetto XVI, «è la migliore condizione per l’actuosa participatio (partecipazione attiva) …e scaturisce dall’obbedienza fedele alle norme liturgiche nella loro completezza» (SacramentumCaritatis 38). ecc. -NdR) – è infatti la fonte privilegiata della santità cristiana. La celebrazione calma e dignitosa dell’Eucaristia ha bisogno di una congrua preparazione, di una molteplice presenza ministeriale e di uno spazio temporale adeguato. È opportuno, perciò, che le celebrazioni non si susseguano con ritmo troppo frequente. Nella misura del possibile, è bene che tra l’inizio dell’una e dell’altra celebrazione ci sia lo spazio di almeno un’ora e mezza. ... Tra le varie opportunità, con elasticità di adattamento, si trovano le monizioni: il presidente ne faccia uso per aiutare l’assemblea a vivere con fede l’evento celebrativo. momenti di silenzio fanno parte della celebrazione e costituiscono un approfondimento dell’ascolto, spazio di lode e di ringraziamento personale, interiorizzazione del dono ricevuto, preziosa occasione di verifica. Tali tempi vanno valorizzati nella loro durata e particolarmente nell’atto penitenziale, dopo l’omelia e dopo la Comunione eucaristica. È opportuno I INDICAZIONI GENERALI D iventa sempre più urgente operare ... un’adeguata formazione e una vera introduzione alla celebrazione dell’Eucaristia ...: la liturgia della Chiesa – con la sua scansione annuale circolare e con i suoi testi scritturistici ed eucologici (preghiere di lode, invocazione, ringraziamento, Tabernacolo eucaristico in una cappella dell’eremo di Bienno 32 lasciare un breve silenzio anche prima della preghiera-colletta e dopo ogni lettura biblica (cfr. OGMR 45). Durante la celebrazione eucaristica sono previsti alcuni “riti processionali”: all’entrata dei ministri, per la proclamazione del Vangelo, al rito della presentazione dei doni e alla Comunione eucaristica. Queste occasioni vanno conosciute nel loro intrinseco significato e adeguatamente valorizzate ... Nota: «Non venga trascurato il tempo prezioso del ringraziamento dopo la Comunione: oltre all’esecuzione di un canto opportuno, assai utile può essere anche il rimanere raccolti in silenzio» (ScC 50). PER LA CELEBRAZIONE L a proclamazione della Parola di Dio, che è una liturgia e, come tale, va «celebrata» (OGMR 56): è la prima mensa che nutre la fede dell’assemblea eucaristica. È Dio stesso che parla, alimenta e educa il suo popolo. Tale rito va pertanto preparato e vissuto con estrema intensità, attenzione e coinvolgimento da parte dei ministri, dei ministranti e di tutta l’assemblea orante (cfr. OGMR 55-71). Il luogo di annuncio della Parola di Dio è l’ambone (cfr. OGMR 309), al quale accedono il lettore per la proclamazione della stessa e per la preghiera universale o dei fedeli, il salmista per il canto o la proclamazione del Salmo responsoriale, il presbitero e il diacono per la proclamazione del Vangelo e per l’omelia. L’ambone non va mai utilizzato né per l’animatore dell’assemblea o la guida del canto né per il cantore solista né, infine, per dare gli avvisi al popolo. La Parola di Dio deve essere proclamata da lettori consapevoli di aprire ai fratelli i tesori della Scrittura (cfr. Comunità in cammino - Diocesi SC 51 e OGMR 57). Prima di essere proclamata nell’assemblea liturgica, la Parola di Dio va preparata, conosciuta e meditata. È opportuno che le comunità cristiane offrano agli abituali lettori un’adeguata formazione biblica, spirituale e anche ‘tecnica’, perché la proclamazione della Parola di Dio raggiunga efficacemente il cuore e la vita dei fedeli che la ascoltano. L’omelia, in quanto «necessaria per alimentare la vita cristiana » (OGMR 65), ... è assolutamente riservata al ministro ordinato (cfr. OGMR 66). Papa Benedetto XVI (ScC 46) così afferma: «Chiedo ai ministri di fare in modo che l’omelia ponga la Parola di Dio proclamata in stretta relazione con la celebrazione sacramentale e con la vita della comunità». La preghiera universale o dei fedeli è il momento in cui l’assemblea esercita la funzione sacerdotale pregando per tutti gli uomini. Le intenzioni siano preparate per tempo, siano sobrie e nascano dall’ascolto della Parola di Dio proclamata e interiorizzata; inoltre siano attente ai problemi della Chiesa e del mondo (cfr. OGMR 69-71). Non è opportuno, perciò, riferirsi semplicemente alle preghiere dei fedeli già prestampate. La risposta di assenso alla Parola di Dio è data anche dalla professione di fede (cfr. OGMR 43). Specialmente nel tempo di Quaresima e di Pasqua si favorisca l’uso del Simbolo degli Apostoli che richiama la professione di fede battesimale. L a presentazione e la preparazione dei doni per il sacrificio hanno un loro preciso svolgimento. È buona cosa che la patena col pane, il calice col vino e l’ampolla con l’acqua siano consegnati al sacerdote dagli stessi fedeli che, in questo modo, esprimono l’offerta della propria vita e del loro lavoro. In tale momento si possono portare ai piedi dell’altare le offerte in denaro o altri doni per i poveri e le necessità della Chiesa (cfr. OGMR 73)16. Più persone siano disponibili al servizio di raccolta in denaro, in modo che possa preferibilmente concludersi prima della preghiera sulle offerte ... In ScC 17 si legge: «In questo gesto umile e semplice si manifesta, in realtà, un significato molto grande: nel pane e nel vino che portiamo all’altare tutta la creazione è assunta da Cristo Redentore per essere trasformata e presentata al Padre. In questa prospettiva portia- rigenera se stessa nell’incontro con il Cristo sposo e la sua Chiesa, e così ritrova la qualità alta delle sue relazioni». Occorre dunque riscoprire il Direttorio per le Messe con la partecipazione dei fanciulli (1973), per preparare e vivere le celebrazioni liturgiche della comunità con la partecipazione dei fanciulli e delle loro famiglie. Sia per lo scambio della pace sia per la distribuzione dell’Eucaristia è necessario tenere sempre viva nei fedeli la conoscenza del gesto che stanno compiendo, richiamando loro soprattutto le disposizioni necessarie e il modo per accostarsi alla mensa del Signore: tutti devono «fare il possibile perché il gesto nella sua semplicità corrisponda al suo valore di incontro personale con il Signore Gesù nel Sacramento» (ScC 50. In alcuni casi ... è bene valorizzare la Comunione anche al calice. L mo all’altare anche tutta la sofferenza e il dolore del mondo, nella certezza che tutto è prezioso agli occhi di Dio. Questo gesto, per essere vissuto nel suo autentico significato, non ha bisogno di essere enfatizzato con complicazioni inopportune». L a Nota pastorale Iniziazione cristiana ed Eucaristia di mons. Giulio Sanguineti per l’anno 2006-2007 auspica «la partecipazione di tutta la famiglia unita intorno alla medesima Eucaristia. Questo diventa particolarmente importante ed educativo per i fanciulli e i ragazzi dell’Iniziazione cristiana. La Messa domenicale va vissuta come il momento in cui la famiglia 33 a celebrazione dell’Eucaristia ha nella pratica del culto eucaristico il suo naturale prolungamento. L’unione familiare con Cristo, il vivere nella vita ciò che si professa con la fede e il sacramento vengono espressi in modo particolare nell’adorazione davanti alla santissima Eucaristia. È bene che questa forma di preghiera sia tenuta viva o ripristinata nelle comunità cristiane. Redatto in base ai più recenti documenti della Chiesa sull’argomento, partendo dal Concilio fino alla recente esortazione apostolica di Benedetto XVI scaturita dal Sinodo dei Vescovi sull’Eucaristia (vedere le citazioni nel testo), questo capitolo del Direttorio, come quello sul Battesimo, offre preziose indicazioni, anche nel solco delle ultime Lettere pastorali del vescovo Giulio. Nella nostra Parrocchia si sta cercando, a volte con un po’ di difficoltà, di attuare la riflessione che egli ci ha stimolato ad affrontare, insieme ai conseguenti atteggiamenti. I passaggi riportati in queste due pagine in neretto corsivo indicano alcuni degli adeguamenti che stiamo cercando di attuare. Comunità in cammino - parrocchia e zona past. DAL CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE I l CPP, convocato per la sera del 29 febbraio, visti i temi all’o.d.g. si è protratto oltre la consueta durata; questi gli argomenti che si è riusciti a discutere: gero. Teniamo le cose “sotto osservazione” ancora per qualche mese, poi se ne riparlerà. Le abitudini della gente cambiano e le esigenze della vita pastorale sono diverse rispetto a quelle di un tempo: molti impegni pastorali hanno luogo la sera, spesso fino a tardi; inoltre diventerà difficile, in futuro, trovare chi sia disponibile a prestare servizio di “portineria” a orari troppo mattinieri. Per questi motivi, con gli anni, vista già ora l’esigua consistenza numerica della partecipazione (a parte il tempo di Quaresima), sarà giocoforza abolire del tutto la Messa feriale delle 7.00; questi stessi motivi suggerirebbero di spostare l’orario della prima Messa festiva alle 7.30. Anche su questo punto occorre però riflettere. La proposta, per ora, finché a Coccaglio avremo tre sacerdoti, è di conservare le due Messe feriali del mattino, celebrando la prima alle 8.00, con le lodi 10 minuti prima. La proposta delle 8.00 è dovuta al fatto che alle 7.30 non abbiamo a disposizione la fascia oraria di trasmissione via radio; la Domenica non l’abbiamo comunque fino alle 9.00, per cui Messa prima non può in ogni caso essere mandata in onda, mentre, nei giorni feriali, alle 8.00 è possibile trasmettere. Lo spostamento feriale della prima Messa, comporterebbe lo slittamento della seconda alle 9.00. Qualche anno fa, dietro richiesta di alcune persone, si sperimentò la Messa a tale orario, che non risultò molto gradito: riproporlo sembrerebbe poco sensato. Tuttavia, la possibilità di avere la Messa alle 8.00, potrebbe andare incontro alle esigenze di quelle persone per le quali le 9.00 costituiscono un orario disagevole. 1 - Discernimento comunitario sul volto della nostra Comunità cristiana e le possibili motivazioni che, per quanto dipende da noi, hanno determinato negli anni il vistoso calo di presenza alla s. Messa, specie festiva. 2 - Revisione dell’orario di alcune celebrazioni, per adeguarsi sia a quanto chiesto dal nuovo Direttorio diocesano per la celebrazione dei Sacramenti, sia alle mutate esigenze pastorali e alle abitudini, diverse rispetto ad altri tempi. 3 - Altri punti di minore importanza vengono toccati velocemente. Il parroco e diacono vengono pregati di lasciare la sede del Consiglio, affinché si possa parlare della ricorrenza dei venticinquesimi di Ordinazione, oltre che dell’80° compleanno di don Titta. Non ci è pervenuta per tempo la relazione del verbale; provvederemo perciò a pubblicare sul prossimo numero quanto è emerso nella discussione sul primo punto: si tratta di materiale utile alla riflessione e va ripreso, analizzato, meditato. Quanto al secondo punto, si veda ciò che è indicato a pag. 32: la distanza di almeno un’ora e mezza tra l’inizio di ciascuna celebrazione è cosa che ci vede inadempienti; sappiamo bene quali disagi derivino, a volte, dal fatto che tre delle Messe festive del mattino siano “attaccate” l’una all’altra. Si torna sulla proposta già discussa la volta scorsa: attuare tutto l’anno quello che si fa in estate, accorpando in un’unica celebrazione alle 10.30 quelle delle 10.00 e delle 11.00. E’ una soluzione che continua a presentare non pochi motivi di perplessità, soprattutto nei genitori degli adolescenti. Occorre pensarci bene e non prendere decisioni a cuor leg- Ci pensiamo ancora per qualche mese, in modo da poterne anche parlare. In mancanza di controindicazioni, la variazione d’orario della prima Messa domenicale e delle Messe mattutine feriali dovrebbe - il condizionale è d’obbligo - partire con l’inizio del 2009. dG ZONA PASTORALE VI SAN CARLO / FRANCIACORTA PRESBITERIO e CONSIGLIO PASTORALE PROPONGONO ALLE COMUNITA’ CRISTIANE TRE GIORNI DI STUDIO E APPROFONDIMENTO SULLA L I T U R G I A DELLE O R E CIOÈ DEL SACRIFICIO EUCARISTICO LA CUI STRAORDINARIA RICCHEZZA FACEVA RIFLUIRE ED ESTENDEVA AD OGNI ORA DELLA VITA UMANA. PROGRAMMA lunedì 28 aprile ore 20,30 p. GIUSEPPE FURIONI Carmelitano “ L a u d i s c a n t i c u m ” : storia e spiritualità IL CANTO DELLE LODI CHE RISUONA NELLE SEDI CELESTI E CHE GESÙ CRISTO SOMMO SACERDOTE HA INTRODOTTO IN QUESTA TERRA DI ESILIO LA CHIESA LO HA CONSERVATO CON COSTANZA E FEDELTÀ NEL CORSO DI TANTI SECOLI E LO HA ARRICCHITO DI UNA MIRABILE VARIETÀ DI FORME. LA LITURGIA DELLE ORE INFATTI SI È SVILUPPATA A POCO A POCO IN MODO DA DIVENIRE LA PREGHIERA DELLA CHIESA LOCALE. ESSA SI SVOLGE IN TEMPI E LUOGHI STABILITI SOTTO LA PRESIDENZA DEL SACERDOTE. ERA COME UNA INDISPENSABILE INTEGRAZIONE DI CIÒ CHE COSTITUISCE LA SINTESI DI TUTTO IL CULTO lunedì 12 maggio ore 20,30 don PIERMODESTO BUGATTI cerimoniere vescovile Il rito: i segni e il senso lunedì 26 maggio ore 20,30 donRICCARDO CAMPLANI-ANTONIO e MARIA CORSINI L i t u rg i a d e l l e o r e : u n o s t i l e d i v i t a a cura della COMMISSIONE LITURGICA ZONALE sede: PIEVE DI ERBUSCO 34 Comunità in cammino age FAMIGLIA ® associazione genitori Coccaglio “La famiglia genera sia naturalmente sia socialmente” Tratto dal quotidiano Avvenire questo articolo di Francesco Belletti, ci è sembrato molto bello in quanto inneggia all’importanza che la famiglia ha nella nostra società. M i assale sempre un certo disagio, quando leggo i molti allarmanti messaggi sul calo demografico, invecchiamento della popolazione, crisi del sistema pensionistico… Messaggi che sempre più frequentemente echeggiano sulla stampa, in televisione, nelle aule parlamentari. Una sottile inquietudine, un campanello d’allarme: mi sembra infatti che si parli della famiglia non per il bene della famiglia, per il bene di ciascuna famiglia e di ogni persona dentro la famiglia, ma per un “bene pubblico” cui la famiglia viene asservita. Il rischio è un approccio strumentale che considera le famiglie come puro “luogo di produzione delle nuove generazioni”, anziché come vero ambito di vita. siedono, e anche in misura maggiore rispetto a noi), ma occorre una capacità di mettere insieme tutte queste cose dentro un pensiero complesso e comunicabile: la propria cultura esprime proprio questa “capacità umana”, di leggere e interpretare la realtà al di là dell’immediato. N ella generatività umana questa dimensione è assolutamente evidente, per cui riflettere sulla fecondità dell’essere famiglia significa in primo luogo interrogarsi su un passaggio che ridefinisce radicalmente l’identità dell’individuo e della coppia: diventare genitori significa attraversare un confine, passare dall’altra parte, comporta un pensiero su di sé e sull’altro che non potrà più essere uguale a prima, perché si aggiunge il fatto che un nuovo essere umano dipende totalmente da te, ne sei totalmente responsabile, sia in quanto “lo hai messo al mondo”, sia perché devi farlo “diventare grande”. Ma proprio qui sta la difficoltà culturale: dove sono i modelli di riferimento, i modi di essere uomo e donna, marito e moglie, padri e madri, accettati e sostenuti socialmente? L a chiamata alla generatività, il mandato procreativo, l’obbligo di “rigenerare” la propria specie sono “connaturali” all’essere umano e, in genere, ad ogni specie vivente, all’interno di un disegno sia collettivo che individuale: è la specie homo sapiens che vuole riprodursi e resistere su questa terra, e lo fa attraverso la capacità e l’intenzionalità di ogni uomo e di ogni donna, attratti sessualmente per la riproduzione, ma anche dotati di un naturale “senso materno e paterno” di accudimento verso i cuccioli d’uomo (e non solo i propri). Siamo cioè “attrezzati naturalmente” al mestiere di genitori, tuttavia il genere umano ha costruito e costruisce il proprio rapporto con la realtà non solo attraverso una semplice naturalità, ma anche attraverso la cultura, cioè, attraverso un pensiero complesso sull’identità del soggetto e sulla realtà esterna, un pensiero che deve essere costruito socialmente, relazionalmente, Per sopravvivere come individuo e come specie, in altri termini, non basta all’uomo il patrimonio naturale (pelliccia per il freddo, istinto, capacità di fare gruppo, tutte risorse che altre specie pos- S iamo così al paradosso: da un lato gli allarmi catastrofici, dall’altro la più completa indifferenza nei confronti delle famiglie che generano nuova vita. La cosa ancora più paradossale, a pensarci bene, è che le famiglie generano sempre nuova vita: ogni coppia che viva significativamente la propria relazione come apertura verso l’”altro” che sappia accogliere il nuovo, è di per sé feconda, creativa; una generatività che non si limita al dato biologico, ma diventa “sociale”, capace di paternità e maternità (cura, responsabilità, accoglienza) nei confronti di tutta la società. ---- SOS FAMIGLIA - www.coccaglio.com/CAF.asp “Centro d’ascolto famiglia” un servizio offerto dalla nostra Zona Pastorale a supporto e sostegno e come spazio di ascolto per le famiglie in difficoltà A Cologne, via Castello (Oratorio femminile) Telefonare al 346-3652304 e chiedere un appuntamento, nei seguenti giorni mercoledì, dalle ore 14.00 alle 16.00; venerdì, dalle ore 9.30 alle 11.30 35 Comunità in cammino - DAL CONSIGLIO DELL’ORATORIO dall’Oratorio La Tr a d i t i o d e l Pa d r e n o s t r o Il Consiglio si è riunito venerdì 1 febbraio per discutere i punti presenti all’ordine del giorno: carnevale ed organizzazione del ‘Rogo della vecchia’, attività per la Quaresima e resoconto delle iniziative pro-oratorio. Prima di iniziare la discussione delle varie voci presenti all’ordine del giorno, è stata fatta una valutazione sulla natura e le mansioni che il consiglio dell’oratorio svolge e dovrebbe svolgere. Attualmente esso si riunisce per valutare ed organizzare attività e feste nell’ambito dell’oratorio, trascurando la componente educativa. Da questa considerazione è nata l’esigenza di una revisione del consiglio sia per quanto riguarda la sua funzione sia per quanto riguarda i suoi componenti. Il consiglio è stato formato nel 2004 ed è composto dal parroco, dal curato e da un rappresentante per ciascun gruppo che opera in oratorio. Questo rappresentante è stato eletto dal gruppo nel quale presta il suo servizio. Dati gli anni trascorsi, e la necessità di un rinnovamento, il consiglio sarà rieletto con delle nuove modalità che verranno determinate e discusse da una commissione indicata dell’attuale consiglio. Inoltre, per cercare di rendere il nuovo consiglio più rappresentativo e responsivo delle esigenze e delle problematiche dell’oratorio è stata fissata per venerdì 11 Aprile una assemblea aperta. In questa occasione potranno essere presentate, da chiunque lo desideri, la propria opinione sull’oratorio, le aspettative, proposte e attività che potrebbero essere attuate. Ciascun membro del consiglio, nel frattempo, si farà portavoce di tale iniziativa all’interno del suo gruppo, cercando insieme di analizzare la situazione, partendo da cos’è l’oratorio, quali sono le sue funzioni; ossia proprio dal progetto educativo dell’oratorio. Infine sono stati rapidamente discussi i punti all’ordine del giorno con una breve presentazione del programma per il carnevale e dei principali momenti che caratterizzeranno la Quaresima. In conclusione è stata sottoposta all’attenzione del consiglio la possibilità di trattare la problematica dell’alcolismo da parte di un esperto, che si propone di affrontare questa realtà come forma di prevenzione. A tale scopo verranno organizzati degli incontri rivolti in modo specifico a chi presta servizio al bar e agli educatori degli adolescenti. Il giorno 20 Gennaio la nostra Comunità parrocchiale ha avuto la gioia di celebrare il gesto della “TRADITIO ” (trasmissione o consegna) del Padre Nostro ai fanciulli del Gruppo Cafarnao. Si tratta della consegna, ovvero dell’insegnamento, della preghiera del Padre Nostro da parte di tutta la Comunità cristiana ai fanciulli che si sono preparati per accoglierla, viverla e in un futuro tramandarla. La cerimonia si è svolta durante la celebrazione dellíEucarestia delle ore 11.00. Questo segno è uno dei gesti introdotti, o meglio reintrodotti, dal nuovo Cammino di Iniziazione Cristiana. I fanciulli, e parallelamente anche i loro genitori, hanno potuto svolgere un cammino di riscoperta della peculiarità e validità della preghiera del Padre Nostro. Infatti nell’uso quotidiano, questa “via di comunicazione” insegnataci direttamente da Gesù rischia di diventare una semplice giaculatoria. Si è cercato di far capire ai fanciulli come il Padre Nostro contenga, ci si passi il paragone elettorale, il programma di vita di ogni cristiano. Così la Traditio che viene passata dall’intera comunità ai fanciulli è il segno di coerenza nella scelta di vita e di continuità nella speranza. Dopo la cerimonia i fanciulli con i genitori, gli animatori, i catechisti ed i sacerdoti hanno voluto sperimentare il versetto che dice “dacci oggi il nostro pane quotidiano”. A dire il vero non si sono fermati al pane, grazie all’ottimo pranzo preparato nel salone del Focolare dal meraviglioso gruppo di cuoche. Ringraziamo il Signore e quanti, cercando di fare la Sua volontà, hanno reso bello e gioioso questo momento di fede. CATECHISTI E ANIMATORI DEL GRUPPO CAFARNAO Come puoi contribuire alle spese per la ristrutturazione del Focolare 1 - Anzitutto, frequentandolo: ciò dà senso all’impegno che si sta affrontando. 2 - Offerta libera che può essere consegnata ai sacerdoti, al diacono o nel corso della raccolta “pro Oratorio” e “pro opere parrocchiali” 3 - Offerta libera tramite versamento o bonifico, detraibile ai fini dell’Irpef, sul CC n. 2085/87, presso la Banca Popolare di Sondrio - ag. di Coccaglio; ABI 05696 - CAB 54360 - CIN X, intestato a “Il Focolare ONLUS” 4 - Impegno morale o scritto a versare una quota fissa periodicamente, in occasione della giornata mensile “pro Oratorio” o direttamente ai sacerdoti o al diacono 5 - Prestiti gratuiti (senza interesse) 6 - Prestiti a basso interesse 7 - Contribuire alla ristrutturazone dell’Oratorio può essere un modo alternativo per partecipare alle gioie o ai lutti di parenti o amici 36 Comunità aperta La gioia di vivere l’umiltà di G. Pedrali "Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato" ( Lc 14,7-11). n noi, quasi mai l'umiltà è questa cosa così limpida e pura, cioè abbassarsi a servire per amore. Essa comporta sempre anche qualcosa di negativo, cioè un rinnegarsi, uno sconfessare ciò che c'è di distorto nelle nostre intenzioni e nelle nostre azioni. Un discendere da noi stessi, prima che andare verso gli altri. Quando è Gesù che "scende", lo fa da un'altezza reale, oggettiva, perché è il Santo di Dio. Quando invece siamo noi uomini a "scendere", non ci abbassiamo da un'altezza reale, vera, ma da una pseudoaltezza, da una altezza falsa; ci abbassiamo da un'altezza alla quale ci siamo indebitamente innalzati con l'orgoglio, con la vanità, con l'ira... In noi perciò l'umiltà è sempre anche una virtù "negativa", che serve a rinnegare qualcosa di cattivo che c'è in noi per cui tendiamo a elevarci al di sopra del prossimo. In questo senso si dice giustamente che l'umiltà è verità. E' ripristinare la verità circa noi stessi, è riconoscere che il nostro posto non è stare sopra gli altri, ma sotto. S. Teresa d'Avila ha scritto: "Mi chiedevo una volta perché il Signore ama tanto l'umiltà, e mi venne in mente d'improvviso, senza alcuna mia riflessione, che ciò deve essere perché egli è somma Verità e l'umiltà è verità". I del cuore". L'umiltà è un atteggiamento verso noi stessi, verso gli altri, o verso Dio? E’ un modo di stare davanti a sé, davanti agli altri e davanti a Dio, pur rimanendo qualcosa di profondamente unitario. L’umiltà è sorella gemella della Carità; come la Carità si esprime in due atteggiamenti legati intimamente tra di loro: "Ama il Signore Dio tuo con tutto il cuore e il prossimo tuo come te stesso", così è dell'umiltà. L'umiltà vera consiste nell'essere umili con Dio e umili con il prossimo: le due cose insieme. Non si può essere umili dinanzi a Dio, nella preghiera, se non lo si è con i fratelli. ssere umili davanti a Dio significa essere bambini, cioè i poveri che non hanno nessuno su cui appoggiarsi se non Dio solo; significa non confidare né nei carri né nei cavalli, né sulla propria intelligenza, né sulla propria giustizia. E tutto questo va benissimo. Ma se tu non sei umile con il fratello che vedi, come puoi dire di essere umile con Dio che non vedi? Se tu non lavi i piedi al fratello che vedi, cosa significa il tuo voler lavare i piedi a Dio che non vedi? I piedi di Dio sono i tuoi fratelli! Come si vede, si possono dire dell'umiltà le medesime cose che Giovanni dice della Carità. L'umile è guardato da Dio con occhio di padre, con tenerezza e simpatia. E' scritto:"Eccelso è il Signore e guarda verso l'umile, ma al superbo volge lo sguardo da lontano" (Sal 138,6). Come il Signore, dalla posizione in cui è, non può salire sopra di sé, così, si direbbe, non può guardare sopra di sé; come non può che scendere, così non può che guardare in basso. "Se tu ti innalzi, egli si allontana da te, se invece ti abbassi, egli si inchina verso di te" (S. Agostino). L'umiltà conquista gli uomini. Ha una cosa curiosa: il mondo non coltiva l'umiltà, gli uomini in genere non sono umili; tuttavia sanno riconoscere a prima vista chi è umile e non sanno resistere all'umile. Non c'è difesa, né del Rinnovamento, né della Chiesa, che valga tanto quanto un atto di vera umiltà. E uest'umiltà-sobrietà consiste dunque in un sano realismo che ci permette di essere nella verità dinanzi a Dio. Noi non perseguiamo una verità astratta, non vogliamo essere come lo psicanalista che cerca di portare l'uomo alla verità su di sé, in modo che egli si liberi dai suoi complessi. Noi perseguiamo un'altra verità; la verità che cerchiamo è quella che permette di essere veri davanti a Dio, prima ancora che davanti a se stessi e agli altri, anche se queste cose ne derivano di conseguenza. Sta scritto di Dio che egli è buono e generoso con l'uomo sincero, ma diventa l'astuto con il perverso, cioè con chi ha il cuore menzognero. Una cosa Dio esige sopra tutte da chi si accosta a lui: “la sincerità Q 37 Comunità aperta VITA MISSIONARIA DAL GRUPPO MISSIONARIO s r E m i l i a e I l p ro g e t t o “ F o r n i d i k u ny m o j a ” V enerdì 29 febbraio alle ore 20,30 presso il Focolare si è tenuto un incontro con padre Vitali e Maria Boggian, responsabili del Gruppo Missioni Asmara di Montagnana (Padova) e le famiglie di Coccaglio che dal 1983 hanno intrapreso con questa ONG veneta l’esperienza delle adozioni a distanza. Il Progetto era cominciato con l’iniziativa “ UNA FAMIGLIA PER OGNI BAMBINO “ e il nostro contributo era finalizzato al sostentamento di una famiglia eritrea che accoglieva al suo interno un bambino rimasto orfano a causa di una feroce guerra durata 30 anni con la vicina Etiopia (questa guerra dopo solo una pausa di 6 anni è ripresa). Nel corso degli anni il progetto iniziale ha trovato una sua naturale maturazione ampliando le finalità dei finanziamenti raccolti ancora verso il bambino, ma anche per l’acqua (protezione sorgenti, acqua ai villaggi, prevenzione malattie infettive), la donna (associazioni, promozione e formazione ), giovani e studenti ( borse di studio, formazione animatori, sostegno a cooperative agricole). Per questi progetti le famiglie di Coccaglio devolvono ogni anno circa 14.000 Euro. Durante il pomeriggio padre Vitali e Maria Boggian, avevano incontrato i bambini della Scuola Materna Urbani e Nespoli e della Scuola Primaria di Coccaglio impegnati in questo A.A. 2007-2008, su suggerimento delle insegnanti Maria Zambelli e Paola Maggini, nella raccolta di tappi di plastica, il cui ricavato della vendita sarà finalizzato alla costruzione di un pozzo in Eritrea o in Etiopia con il GMA. Eugenio Fossati, dunque, a nome di questo impegno e di questa testimonianza ci ha versato 3.500 Euro che con altri soldi del Gruppo Missionario sono già stati “girati “ a suor Emilia. Altre iniziative programmate per i prossimi mesi qui a Coccaglio serviranno a coprire la spesa rimanente. NdR: ascoltiamo ora direttamente la voce di sr. Emilia, tratta da un messaggio di posta elettronica inviato a don Giovanni. Dopo aver ricordato quanto già sopra è stato scritto, sr. Emilia esprime, di cuore, il suo ringraziamento a nome dei suoi poveri. Poi prosegue: Qui in Kenya si sta vivendo un momento di euforia per l'accordo di pace firmato l'altro ieri dai due Leaders. Ringraziamo Dio e quanti si sono adoperati per fare spazio alla nascita di questo nuovo giorno e realtà. Dopo lunghi giorni di sofferenza, di preghiera, di rinnovata speranza e attesa per il dono della PACE, dopo la sofferenza della croce il nostro popolo può intravedere ora il giorno della risurrezione. Continuiamo a portare in cuore la sofferenza di tante famiglie sfollate, rifugiate per sfuggire alla violenza, le tante, troppe vittime il cui sangue non è stato sparso invano e quanti si sono lasciati coinvolgere in atti di violenza, forse senza avere avuto grandi ideali da raggiungere. Continuiamo a pregare soprattutto perché questo primo passo verso la collaborazione e la pace sia seguito ancora da altri che portino ad una pace stabile e duratura e perché qualcosa di concreto venga fatto dal governo per sollevare ed aiutare le migliaia di persone sfollate che ora vivono nella povertà e sofferenza. Ringrazio per avere accompagnato noi missionari e la nostra gente con la vostra preghiera. Insieme continuiamo a camminare con cuore mite e non violento, impegnandoci ad essere sempre ed ovunque costruttori di pace. Con affetto e riconoscenza, sr. Emilia N el numero precedente de “La vecchia Pieve” vi avevamo parlato dell’aiuto che ci aveva chiesto Suor Emilia Paris per il Progetto “kuny moja”, finalizzato alla costruzione di forni in grado di cuocere in maniera più efficace ed economica i pasti per le ragazze della Scuola Convitto di Karare nel nord del Kenya, zona particolarmente avara di vegetazione e che comportava una spesa di 6.000 Euro. A questo appello ha risposto con grande generosità il Gruppo di Urago Mella che nel ricordo di don Bruno Cadei e dopo aver finanziato la costruzione del pozzo di suor Martina, ha continuato una serie di attività e iniziative per raccogliere ulteriori fondi da destinare alle popolazioni meno fortunate. Questa vicinanza solidale tra Coccaglio e Urago Mella, nell’impegno di “Un’acqua che non finisce mai” darà dunque ancora una volta una risposta concreta ad una richiesta di aiuto dal Kenya, Paese peraltro meta dei viaggi di conoscenza e di solidarietà che il Gruppo di Coccaglio ha già effettuato. Da sr. Martina: Carissimi parrocchiani e amici, non vi scordo mai nella mia preghiera. Porgo di vero cuore ad ognuno di voi ed alle vostre famiglie un sincero augurio di pace, gioia e felicità. Che Gesù, il nostro Salvatore, sia il nostro sostegno nella gioia e nella sofferenza, sempre. Con tanto affetto, suor Martina 38 Comunità aperta DAL MONDO DEL VOLONTARIATO CACAO DOLCE, CACAO AMARO… ANZI AMARISSIMO C acao dolce per i golosi, cacao amaro per gli estimatori che ne ricercano l’inconfondibile gusto e aroma. Cacao amarissimo, purtroppo, per i piccoli produttori dell’America Latina, dell’Africa e dell’Asia, sempre più penalizzati da un sistema di commercio internazionale che in molte circostanze globalizza tutto fuorché diritti e profitti. Cerchiamo di capire cosa avviene intorno al mondo del cacao. Il percorso del cioccolato La produzione mondiale di fave di cacao si attesta intorno ai 3 milioni di tonnellate annue: il 70% prodotte in Africa, il 13% in America Latina e il restante 17% nel Sudest asiatico. L ’albero del cacao è una specie prettamente tropicale, le condizioni climatiche ideali prevedono precipitazioni abbondanti e regolari, assenza di sole eccessivo e poco vento. L’albero da due fioriture l’anno, i frutti sono raccolti manualmente e con molta delicatezza, perché il fusto, se danneggiato, potrebbe non fiorire più l’anno successivo. Il frutto, che ha la forma di un pallone da rugby e può raggiungere la lunghezza di 25 centimetri, viene aperto, e svuotato dai semi (mediamente 4050, piatti, tondeggianti, lunghi circa 3 cm e avvolti in una polpa bianca e succosa dal sapore dolciastro), vengono esposti al sole e areati costantemente per 6-8 giorni: è nel corso di questo trattamento (fermentazione) che si sviluppa il caratteristico aroma di cacao. Trascorso questo tempo si procede alla cernita, ripulitura e stoccaggio dei semi nei tradizionali sacchi di juta. Per fare un chilo di semi di cacao (essiccati) occorrono dai 20 ai 25 frutti. D al cacao al cioccolato la strada è ancora lunga. Dopo l’importazione, il prodotto viene avviato ad una prima lavorazione: le fave vengono selezionate, tostate, sgusciate e macinate, fino ad ottenere la massa di cacao, che costituisce la base per le lavorazioni del cioccolato. La massa sarà utilizzata per i vari tipi di cioccolato, oppure, dopo un’ulteriore operazione, per ottenere burro di cacao e cacao in polvere. La lavorazione prosegue; la massa di cacao, unita a zucchero, latte e altre materie prime, viene sottoposta alle operazioni di mescolamento, raffinazione, e concaggio (operazione necessaria per dare consistenza omogenea e “vellutata” al cacao). Seguono altri passaggi di lavorazione fino al momento in cui il cioccolato viene versato in appositi stampi per formare barrette, blocchi, quadretti e cilindri. Ed il cioccolato è finalmente pronto. I l cioccolato è uno dei dolci più amati nel mondo, con oltre 5 milioni di tonnellate di prodotto a 39 base di cioccolato consumato in un anno. Il suo utilizzo, tuttavia, è concentrato in modo particolare in Europa e negli Stati Uniti, sebbene negli ultimi anni, si stia diffondendo in altre regioni geografiche (India, Cina, Giappone). Oltre 11 milioni di persone, nel Sud del mondo, sono legate alla coltivazione del cacao, mentre poche società multinazionali controllano gran parte dell’economia che ruota intorno a questa preziosa risorsa e ai suoi trasformati, lasciando ben poco ai produttori locali. I l cacao ha una propria borsa dove viene stabilito il prezzo internazionale. Quello sudamericano viene quotato alla Borsa di New York, mentre quello africano e asiatico dipendono dalla Borsa di Londra. Il prezzo del cacao ha subito, negli ultimi trent’anni, forti oscillazioni, dovute in un primo momento al notevole incremento della produzione che ha portato ad un crollo delle quotazioni. Ulteriore abbassamento è dovuto all’introduzione di piantagioni intensive di nuove varietà più resistenti alle malattie e facilmente adattabili a diversi terreni, ma decisamente meno pregiate dal punto di vista della qualità delle fave di cacao. Altro passaggio fondamentale nella complessa vicenda del prezzo del cacao è la direttiva dell’Unione Europea che consente l’utilizzo di Comunità aperta grassi diversi dal burro di cacao per produrre il cioccolato. La riduzione della quota di questo a beneficio di altri prodotti (olio di palma, olio di soia, olio di semi di cotone, olio di cocco o karitè), comporta una riduzione nella domanda di fave di cacao compresa tra il 9 e il 20%. L e fluttuazioni del prezzo del cacao hanno influenzato in modo molto forte le condizioni di lavoro di chi trae sostentamento da questa risorsa, con effetti diversi a seconda degli ambienti di coltivazione: - in America centrale e meridionale prevale la coltivazione basata su piccole piantagioni di proprietà del singolo produttore alle cui dipendenze lavora un certo numero di coltivatori. Qui la coltura non è mai troppo intensiva e prevale la qualità; - in Africa troviamo la figura del singolo proprietario, con appezzamenti molto piccoli, che conduce la propria attività. La qualità del prodotto non sempre è garantita a causa della mancanza di risorse per migliorare le tecniche di coltivazione, raccolta ed essiccazione; - nel Sudest asiatico prevalgono le grandi superfici, gestite da singoli proprietari o aziende, e la coltura è di tipo intensivo, con un uso massiccio di fertilizzanti e pesticidi. Le produzioni sono abbondanti e la qualità è medio-bassa. N ei primi due casi (piccoli proprietari, coltura tradizionale, prodotto di qualità) una brusca variazione dei prezzi al ribasso ha effetti molto forti e negativi e apporta gravi danni. La loro microeconomia può essere considerata di sussistenza poiché i ricavi sono appena sufficienti a coprire le spese di produzione e qualche spesa per la famiglia. L’abbassamento del prezzo, anche di pochi centesimi di dollaro per Kg, può avere pesanti ripercussioni. I piccoli coltivatori, la grande maggioranza, che non hanno accesso al credito, finiscono spesso indebitati con speculatori locali. L a necessità di salvaguardare ad ogni costo l’attività porta a ridurre il più possibile tutti i costi di produzione, primo fra tutti quello dei lavoratori salariati, e, si fa ricorso, a volte in dosi massicce, al lavoro minorile. Soprattutto in Africa, gran parte dei bambini e adolescenti finisce in schiavitù a causa delle difficili situazioni in cui vivono le loro famiglie. In molti casi, infatti, la famiglia cede alcuni dei numerosi figli come pagamento di un debito, o semplicemente, per “alleggerire” il peso delle bocche da sfamare. Nelle piantagioni del Sudest asiatico, invece, il problema è rappresentato dalle condizioni precarie dei lavoratori adulti, spesso sottopagati, costretti a turni di lavoro massacranti e senza garanzie di tutela sanitaria, norme antinfortunistiche e protezione dagli agenti chimici (spesso si spargono pesticidi e fertilizzanti sulle colture con mezzi aerei senza far uscire i lavoratori delle piantagioni). I l cacao, dunque, costituisce una risorsa che coinvolge le economie di molti paesi del Sud del mondo. Una risorsa talmente importante da entrare nei titoli finanziari delle borse mondiali e delle strategie economiche e produttive di grandi multinazionali. I piccoli produttori di cacao del 40 Sud del mondo, invece, sono quasi sempre spettatori, in balia delle speculazioni finanziarie e dei prezzi stabiliti da pochi grandi compratori. MA QUESTA NON E’ L’UNICA POSSIBILITA’ DI MERCATO, ESISTE UN’ALTERNATIVA CONCRETA: IL CACAO EQUOSOLIDALE: AMARO SOLO NEL GUSTO. A ttraverso la creazione di cooperative di produttori ed un rapporto diretto e continuativo, il commercio Equo e Solidale garantisce: prefinanziamenti che danno modo ai piccoli produttori di reperire le risorse per l’acquisto di materie prime e attrezzature; prezzo stabilito in accordo con loro per un giusto guadagno; tutela dei lavoratori e rifiuto del lavoro minorile; rispetto dell’ambiente promuovendo coltivazioni non intensive e biologiche. O ra, dopo aver conosciuto, almeno in parte, il complesso mondo del cacao, ANCHE NOI POSSIAMO SCEGLIERE QUALE GUSTO VOGLIAMO CHE ABBIA IL NOSTRO CACAO. Comunità aperta Dal Gruppo “VITA PER LA VITA” La 34a Marc i a d e l l a S o l i d a r i e t à D efinito il programma della 34a Marcia della Solidarietà. Il periodo è quello tradizionale di Ferragosto. Abruzzo e Molise sono le due Regioni dove i “Tedofori” porteranno la “Fiaccola” e il suo messaggio di solidarietà, dal 5 al 15 agosto 2008. Rispetto alle precedenti edizioni è molto più breve. In nove giorni saranno percorsi 564 chilometri e toccati quasi tutti i Comuni delle due Regioni. che coniuga sport e solidarietà, il gruppo comunale AIDO “Paolo Mom-belli”, ha deciso di contribuire in modo significativo. La grossa novità della Marcia del 2008 è rappresentata dall’inserimento di una giornata di riposo, da dedicare al turismo. Le Isole Tremiti sono la località scelta. Anche quest’anno come per le precedenti edizioni, l’obbiettivo principale della Marcia è la diffusione della cultura della donazione degli organi, del sangue e delle solidarietà senza frontiere. Per favorire la partecipazione dei nostri concittadini e la formazione di una squadra tutta di Coccaglio, l’organizzazione ha deciso di contenere al minimo la quota di partecipazione in Euro 200,00. Per informazioni visitare il sito www.vitaperlavita.com Inoltre, per i giovani studenti che oppure telefonare al 3355477413 desiderano provare un’esperienza, 34a Marcia della Solidarietà “Vita per la Vita” Giro dell’Abruzzo e del Molise 4/14 Agosto 2008 Km.564- Media oraria km. 10 G r u p p o Vo l o n t a r i d e l S o c c o rs o A fine anno, come tutti i gruppi, anche il nostro ha fatto il bilancio della propria attività e programmato quella del 2008. tadini e alle nostre concittadine. Il nostro un gruppo ha : - una bellissima sede; - dispone di un parco - mezzi di primissima qualità; - una organizzazione che gli consente di rispondere a tutte le chiamate di chi ha bisogno dei suoi servizi. L’unico problema, che non è solo il nostro, ma di tutte le associazioni di volontariato, è la grossa difficoltà a coinvolgere nuove volontarie e nuovi volontari. Con circa 10.000 servizio effettuati nel corso del 2007, è stato raggiunto il nuovo record. E’ un servizio sempre più richiesto che necessità nuove energie. Per il 2008 siamo pronti a partire con il nuovo servizio di “Consegna Medicinali a domicilio” per le persone impossibilitate a recarsi in farmacia. E’ un servizio completamente gratuito, organizzato e concordato con: - l’Amministrazione Comunale (Assessorato ai Servizi Sociali); - i medici di medicina generale; - i responsabili delle due farmacie. Essere volontario non significa essere impegnati tutti i giorni. Bastano poche ore al giorno. Per saperne di più e per usufruire dei nostri servizi chiamare al “Centro di Ascolto telefonico Aiutaci ad aiutarti” 030/7703920 dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00/11.00-15,00/17.00 o al 3355477414 Profittiamo dello spazio concessoci dal bollettino parrocchiale per lanciare un nuovo appello ai nostri concit41 Cultura, sport, notizie - Curiosando nello scrigno Le tele di s. Apollonia e s. Margherita di Antiochia ustodite dapprima, a quanto mi si dice, nella sacrestia della Pieve, per motivi di sicurezza queste due tele, appaiate a quelle di s.Cecilia e s. Chiara, erano state trasferite nella sacrestia maggiore della parrocchiale, ove tutt’ora sono custodite. Grazie a delle offerte pervenute allo scopo, esse sono state recentemente restaurate. Lasciamo ai nostri restauratori, Roberto Fodriga e Marina Baiguera la descrizione del lavoro svolto: si tratta della relazione finale presentata alla Sovrintendenza. essendo le stesse state soggette a allentamenti causati da variazioni termoigrometriche dell'ambiente. C DIPINTI I l dipinto di S. Margherita di Antiochia presentava un taglio di circa 15-20 cm, nella parte inferiore della tela (v. immagini in fondo alla pag. successiva - NdR). Prima di qualsiasi altro intervento i due dipinti sono stati portati nel nostro laboratorio e qui fotografati. Successivamente le tele sono state tolte dalle cornici e velinate con utilizzo di carta giapponese e colletta di coniglio, rimosse dai telai si é eseguita la pulitura del retro a secco con l'utilizzo di pennelli e spazzolini. Il dipinto di S. Margherita di Antiochia aveva una cucitura grossolana, conseguenza del taglio già descritto, il filo utilizzato a tale scopo é stato cautamente rimosso, di seguito il taglio é stato saldato testa a testa con Polyamid-Textil 5065 utilizzando il termocauterio a bassa temperatura; di seguito i supporti delle due tele sono stati consolidati con resina Plexisol B500 diluito in White Spirit al 10%, Successivamente é stata eseguita una prima stiratura ciò consente alla colla di coniglio, usata per la velinatura, di penetrare tra gli strati pittorici e la preparazione e quindi consolidare gli stessi. A questo punto del restauro per i due dipinti sono state fatte scelte d'intervento diverse: S. Margherita di Antiochia é stata foderata con colla pasta e tela di lino tipo pattina, tale scelta si é resa necessaria viste le problematiche del supporto; S. Apol“S. Margherita d’Antiochia” prima e dopo lonia avendo un supporto, se pur il restauro; nella pagina successiva, la allentato, in buono stato conservatimedesima sequenza per “S. Apollonia” vo, non necessitava di foderatura, pertanto si è proceduto all'applicazione di fasce perimetrali, utili a rafforzare i bordi in vista del ritensionamento della tela sul telaio, tramite Heiss-Siegelkleber 375. S uccessivamente si è proceduto alla stiratura e svelinatura dei dipinti con acqua tiepida, di seguito sono state eseguite prove di pulitura per individuare il solvente idoneo, utile a rimuovere i materiali degradati sulla superficie pittorica dei dipinti, il più appropriato è risultato essere il "solvent gels" a base di acetone. Terminata la pulitura le tele sono state rimesse su nuovi telai (purtroppo i vecchi telai sono risultati consun42 Cultura, sport, notizie - Curiosando nello scrigno ti e non in grado di garantire una buona tenuta nel tempo) tramite chiodi tipo sellerine, di seguito si sono eseguite le stuccature a livello utilizzando gesso di bologna e colletta di animale. Ultimata la pulitura delle stuccature si è proceduto alla verniciatura intermedia, eseguita a pennello con vernice mista composta da : Matt 50% Tableaux brillant 25% - Trementina 25% , questa operazione è preparatoria alla fase successiva, il ritocco pittorico eseguito con pigmenti in polvere stemperati con vernice mista. Al termine del ritocco pittorico è stata stesa tramite nebulizzazione la vernice finale composta da : Matt 40% - Tableaux brillant 40% - Trementina 20%. colla di pesce. Le varie fasi del restauro dei due dipinti sono state documentate fotograficamente. CORNICI e due cornici, coeve ai dipinti, sono state consolidate tramite Para-loid B72 diluito in acetone 10%, disinfestate dagli insetti xilofagi con Permetar della Phase. La superficie è stata pulita con Mucina della Phase e le porzioni lignee distaccate sono state incollate con colla animale, le lacune e le parti mancanti sono state stuccate e integrate con Araldite. L’ultima fase ha riguardato il ritocco, eseguito con pigmenti e legante proteico (colla di pelle ), mentre per le parti di doratura mancanti la reintegrazione è stata eseguita con oro in foglia 24 carati e L 43 Cultura, sport, notizie - Note di storia Le forme della solidarietà nella storia del nostro paese (5) IL PIO LUOGO DELLA CARITA’ di Natale Partegiani F ino al 1696 non abbiamo i documenti del Pio Loco della Carità, imposti per regolarità amministrativa dalla Repubblica di Venezia che erano controllati durante le visite pastorali dai convisitatori dei vescovi bresciani e andati certamente perduti o bruciati per scaldarsi nelle stagioni invernali: infatti nei documenti che ci sono rimasti é richiamata una abbondante documentazione precedente. Dai documenti rimasti veniamo a sapere che il Pio Loco della Carità tra interessi del denaro prestato ed affitti di immobili poteva contare mediamente su un ammontare annuale di lire planette 2500 – 3000 che corrispondevano verso la fine del 1600 alla somma necessaria per acquistare tre o quattro piò di terra e quindi valevano qualche decina di milioni delle nostre lire, secondo la valutazione media dei nostri terreni oggi. L e bollette di pagamento emesse dai due sindaci e pagate dai massari erano ordinariamente distribuite sotto forma di sussidi periodici o straordinari ai poveri, servivano per pagare le tasse, il segretario, a dare una indennità ai due sindaci, che provvedevano a compilare gli elenchi dei debitori, a controllare la regolarità di ogni operazione, a pagare una indennità di una lira planetta ad ogni consigliere del consiglio speciale del Comune che partecipava alla seduta straordinaria per trattare argomenti nell’interesse del Pio Luogo, a pagare le doti alle nubende povere, le elemosine per le messe cantate nella settimana di Passione ed il cappellano del Pio Luogo, secondo le disposizioni dei legati della signora Grandiglia Facchetti e di altri benefattori, come si può leggere ogni anno spulciando qua e là nel libro dei massari: - fatta boletta nel ser Urbano massaro alli rev. Sacerdoti per le messe cantate in organo et celebrate nella scaduta settimana giusta poliza L 171:19 Oppure - fatta boletta alli quattro campanari che hanno sonato le messe cantate in organo nella settimana santa di Passione per la signora Grandilia Facchetti L 12. E al Cappellano del Pio Luogo: - pagate lire cinquanta pl. al reverendo don Gio. Batta Massetto Cappellano di questa Carità per ellemosina di sue celebrazioni li tre mesi hoggi scaduti come appare in libro mastro n° 3 foglio 131 de picole L 85:7. S ervivano anche ad acquistare le granaglie che non venivano o non potevano essere restituite, a causa di maltempo, per mantenere regolari le provviste del monte grano, come si può leggere nel prospetto generale delle uscite nel libro dei conti dei massari nel 1696: - Item spese in comperare some vinti, quarte nove, copi due, stropelli due formento et some undeci, quarte nove, copi due segala, et anco some dieci sette, quarte due miglio, et copi tre – lire mille treicento tredeci soldi undeci picole, come appare in libro de censi sudetto foglio 181 per resarcimento del monte de Biane della Carità gubernato da Gio. Batta. Personello q. Carlo administratore fanno de planetti lire sette cento sessanta nove soldi e 8 L. 769:8. V i erano poi degli interventi straordinari, sia nella distribuzione di sussidi in denaro o in natura ai poveri nei periodi di carestia o ad individui particolarmente bisognosi, o a singoli in particolari circostanze come sul libro dei conti dei massari si può leggere: - 1724 9 dicembre - Pagate a d. Gioseffo Bianchi lire 50 pl.ti per sua elemosina destinatili dal Consiglio per poter supplire alle 44 spese che doverà in farsi vestire dell’habito di Capuzino - fanno picc. L 85:7 -1733 23 novembre - Pagate a d. Paolo Bianchi piccole setanta assegnategli dal Consiglio Speciale con parte (cioè nella seduta del consiglio comunale) 8 novembre suddetto per sua elemossina d’impiegarsi in supplire alle spese occorrenti dell’ingresso che è per fare nella Religione dei Capuzini - con la risserva d’essere restituiti in caso non venisse accettato in detta religione - dico piccole L 70. L e due somme erano delle specie di borse di studio assegnate a due giovani di belle speranze (dei quali avremo occasione di parlarne in seguito per l’importanza che ebbero questi due coccagliesi ) e, forse, anche poveri, che si fecero molto onore nell’Ordine Francescano dei Cappuccini: Gioseffo (1706 – 1793) col nome di fra Viatore ed il fratello Paolo (1713 – 1778), con quello di fra Bonaventura. Furono teologi, polemisti, saggisti, predicatori e storici del loro ordine, molto apprezzati al loro tempo. Venne pure pagata una dote ad una ragazza povera che entrava in monastero. A nche il Pio Luogo di Carità come tutti i proprietari terrieri del Comune partecipava con un suo contributo annuale alla costruzione della nuova Parrocchiale di Santa Maria Nascente, come si può leggere sempre nel libro dei conti: - 1719 24 marzo - Pagate al rev. don Annibale Comenduno lire trenta due, soldi 4 per censi della fabrica della nova Parochiale assegnate a questo Pio Locho da scodere da d. Agostino Manente dico L 32:4”. Vi erano poi le transazioni o gli sconti concessi agli affittuari che lasciavano la terra o che avevano avuto distrutti i rac- Cultura, sport, notizie - Note di storia colti dalla tempesta, come si può leggere sempre nel libro dei conti dei massari: 1700 23 dicembre - Pagati a messere Faustino Gallone già affittuale di questa Carità della pezza di terra delle Buzzaghe lire 12 picole per grassa lasciata all’affittual succeduto di detta pezza di terra havendola esso Gallone ritrovata senza grassa L 12. - Item deve havere per bonificazioni fatte all’infrascritti affittuali nella massaria 1697 per danno di tempesta - cioè - a mess. Vincenzo Berardo come a foglio 32, lire 9 – a messer Faustino Gallone f(oglio) s(oprascritto), lire 23 - a messer Domenico Ghidino foglio 33, lire 39 - a messer Giacinto Massetto f. s. lire 10:10 - et al sudetto Faustino Gallone f.s. lire 17 in tutti de piccole L 98:10. zione della Curia Vescovile a seguito della lettera degli amministratori al vescovo, indisse la Vicinia Comunale, (la riunione cioè dei capifamiglia degli originari del paese per decidere sulle principali questioni della comunità), l’ultima del suo genere, perché furono soppresse poi dalla Repubblica Giacobina Oppure, per concludere questi esempi di pagamenti, esiste anche l’ordine prefettizio di pagare le bollettine ai poveri per la straordinaria occasione della nascita del figlio di Napoleone nel 1811. L L ’amministrazione del Pio Luogo della Carità però non era semplice né facile per gli amministratori coscienziosi del tempo, anche perché diversi, che poveri non erano, per una cattiva tradizione che era stata introdotta e s’era facilmente consolidata, pretendevano di partecipare sia alla distribuzione della farina sia a quella dei sussidi elargiti mediante le famose bollettine. Forse pressati da tali tafani, i sindaci della Carità si rivolsero con una lettera al vescovo per chiedergli se era lecito dare a tutti ciò che era stato lasciato per i poveri. Era certamente una domanda retorica, che però ebbe delle conseguenze pratiche. Tra i terreni del Pio Luogo ve n’erano alcuni che espressamente erano stati lasciati per produrre grano da trasformare in farina da distribuire ai bisognosi, ma era invalso l’uso, impossibile da interrompere, di distribuirla a tutti. I l cancelliere del Comune di allora (siamo negli anni 1792 – 1793), il notaio Andrea Stefano Malgaretti, sollecitato probabilmente dal Capitano di Brescia e Vice Podestà, forse su indica- dati riassuntivi: furono aggiudicate 2221 tavole (22 piò e 21 tavole), valutate Lire planette 20804 in tutto, che con una rendita del 4% davano una resa annua di Lire planette 832 e 16 soldi. Tutta l’operazione, però, non s’era conclusa a vantaggio dei veri poveri, dei nullatenenti cioè, che non avendo diritto di voto non furono neanche consultati, anzi furono anche privati di quella poca farina in più che pur essendo distribuita “senza proporzione né equità a tutte le persone anche se non povere” sarebbe toccata in parte anche a loro, perché la somma che si ricavava dagli affitti fu destinata a coprire il dazio della macina. Bresciana nel 1797. In quella Vicinia si decise di mettere all’incanto pubblico i terreni, dei quali si ignorava l’originaria provenienza e i cui proventi dovevano essere “ in sollievo de Poveri con la dispensa delle dette rendite, ossia del formento che si ricava, che fatto in farina viene dispensato con arbitrio di qualità e quantità di Persone, tutto che non povere e senza proporzione né equità”. Segue l’elenco dei terreni da mettere all’asta e la loro misura in tavole (mq 33 circa). Si passò quindi all’incanto di ogni appezzamento di terra e all’aggiudicazione ai migliori offerenti che, sul valore dei terreni aggiudicati, avrebbero pagato un affitto annuo del quattro per cento, con la possibilità di comperarli con le somme stabilite. Alla fine dell’operazione questi erano i 45 a “macina” della quale si parla nel verbale della Vicinia era il dazio che veniva pagato per far macinare i cereali ed i legumi, dazio che ammontava per ogni soma (130 Km circa) macinata a soldi 28 per il frumento e a soldi 19 per gli altri generi, per cui il vantaggio maggiore era delle persone di maggior estimo che usufruivano del dazio sulla macina, pure per la farina che vendevano, anche perché la somma che si ricavava dagli affitti dei terreni incantati era sufficiente o quasi a coprire tutto il dazio annuale. Ma la cosa durò solamente sei anni, perché il 18 marzo 1797, facendosi forte della presenza dell’esercito francese un gruppo di rivoluzionari bresciani poneva fine a Brescia, senza incontrare per allora alcuna seria resistenza, al dominio secolare della Repubblica Veneta e proclamava, dopo aver preso possesso del Broletto, la Repubblica Bresciana fondata sui principi della Rivoluzione Francese. Venezia, il cui leone aveva ormai perso le unghie e le zanne, come osservò con ironia qualche scrittore del tempo, non seppe opporre che una neutralità disarmata agli eserciti stranieri che combattevano sui territori dei suoi domini, la facevano da padroni ed alla fine decretarono la fine della più che millenaria gloriosa repubblica. Cultura, sport, notizie - Note di storia IL SECOLO DEL MARTIRIO -4 di Graziella Lorini L’ Europa di Hitler 3- Un Paese martire: la Polonia I l 1° settembre 1939 Hitler invase la Polonia. Himmler, capo delle SS, qualificò i polacchi come un “popolo di sottouomini” che doveva “essere trasformato in una popolazione di idioti, destinati a rimanere tali” ed ancora “questa popolazione deve essere a disposizione come una massa di braccia senza alcun capo e costituire per la Germania una riserva di manodopera da utilizzare annualmente dove necessario”. La Chiesa cattolica, all’interno di questo progetto, non andava colpita solo per motivi di politica religiosa nazista, ma per quel che significava per l’identità polacca. L’identità nazionale polacca doveva essere soffocata, anche con la chiusura delle università, dei teatri e delle sale da concerto, con il divieto di eseguire in pubblico la musica di Chopin, con la soppressione della stampa e dell’attività editoriale. Venne istituito un sistema fondato sul terrore: più di sei milioni di cittadini polacchi (compresi gli ebrei) morirono vittime della violenza nazista, circa il 22% della popolazione. Varsavia fu distrutta al 90%. Un generale tedesco dovette però annotare: “Anche quando tutte le luci furono spente per la Polonia, rimanevano sempre la Santa di Czestochowa e la Chiesa”. G ià nei primi mesi dell’occupazione i preti cominciarono ad essere arrestati o espulsi, le associazioni cattoliche sciolte, la stampa proibita, le case religiose chiuse, le Messe officiate senza la presenza di fedeli, pena la chiusura della chiesa. Ma l’attività pastorale in qualche modo continuò e fu anche organizzata una rete clandestina per la formazione di nuovi preti, che preparò, negli anni della guerra, milleduecento persone. La beatificazione di 108 martiri polacchi del nazismo da parte di Giovanni Paolo II a Varsavia nel 1999, ha riproposto il tema del martirio, come una realtà che ha coinvolto un intero popolo. Papa Wojtyla, durante la giovinezza, è stato testimone della sofferenza della sua gente, quando la vita di nessuno, specie se prete, seminarista o intellettuale, poteva considerarsi sicura. Per il Papa, il francescano che si è offerto in sostituzione di un padre di famiglia condannato a morte nel lager, il “martire dell’amore, Massimiliano Kolbe, costituisce il simbolo del nostro secolo, il santo martire di Auschwitz”. Sul territorio polacco si consumarono i crimini più aberranti. I campi di sterminio lì realizzati costituirono un luogo di dolore e di morte, dove vennero condotti europei di ogni paese e di ogni fede religiosa. Ad Auschwitz morirono circa quattro milioni di persone; soprattutto qui si consumò il dramma unico e tremendo della Shoah. Nella Polonia della guerra si incrociano tante strade di dolore, vissute da popoli diversi, con fedi e sentimenti differenti, ma tutte convergenti verso un unico destino: la morte e l’annientamento. 4- Martirio e resistenza spirituale: la Francia articolarmente difficile era la situazione in Alsazia e Lorena, annesse al Reich, che nei progetti tedeschi dovevano perdere la loro identità francese. Già nel corso del primo anno vennero espulsi due vescovi e più di trecento preti. La cattedrale di Strasburgo fu utilizzata come museo di guerra, le facoltà di teologia cattoliche e protestanti furono chiuse, i beni delle congregazioni confiscati. Ai preti fu proibito di predicare in francese. Dopo la sconfitta ben 2800 preti francesi erano prigionieri e alcuni vescovi avevano dovuto lasciare la loro diocesi. In questo contesto di persecuzione brillano alcune figure di straordinaria carità: madre Elisabeth de l’Eucharistie, superiora generale della Congregazione di Nostra P 46 Signora della Compassione di Lione, arrestata dalla Gestapo perché accoglieva bambini ebrei, fu internata nel campo di Ravensbruck, dove arrivò nel luglio del 1943. Il Venerdì Santo del 1945 fu uccisa nella camera a gas. Secondo diversi testimoni, durante una selezione, si era unita volontariamente alle compagne destinate alla morte per confortarle, nonostante non fosse stata selezionata. Il giorno successivo, il 31 marzo, a Jugendlager, dove era stata da poco trasferita, morì nella camera a gas mat’ Marija, monaca russa ortodossa che, emigrata a Parigi, aveva fondato un pensionato per povere. Lì, durante l’occupazione, insieme al cappellano, padre Dimitrij Klepinin, accoglieva e nascondeva ebrei. Arrestati, lei fu condotta a Ravensbruck, dove aiutava le compagne offrendo spesso parte della sua razione, e padre Klepinin a Buchenwald, dove morì. Tra il 1942 e 1943, per richiesta delle autorità naziste, settecentomila lavoratori si recarono in Germania per essere impegnati nelle fabbriche tedesche. Essendo vietato l’invio di cappellani, il card. Suhard mandò clandestinamente 25 preti; di questi solo due riuscirono a non farsi scoprire, tutti gli altri fecero una brutta fine. Il vescovo di Clermont Ferrand, deportato nel campo di Stutthof, fu duramente insultato e picchiato prima di essere trasferito a Dachau, dove finì i suoi giorni. Anche per la Francia si possono contare centinaia di preti e religiosi uccisi o deportati nei vari campi. 5- Il caso italiano ’Italia, alleata della Germania in guerra, aveva già conosciuto l’uso della violenza contro i cattolici con l’avvento del fascismo, come nel caso dell’assassinio di Don Giovanni Minzoni, nel 1923, arciprete di Argenta (Ferrara). Dopo l’8 settembre 1943, nel caos generale, la Chiesa era spesso l’unica istituzione a cui faceva riferimento la popo- L Cultura, sport, notizie - Note di storia lazione. Don Sergio Pignedoli scriveva su “L’Osservatore Romano” il 30 dicembre del 1943: “Nella casa di un prete cattolico romano tutti possono entrare e trovare un letto e un pane”. Questo atteggiamento comportò talvolta gravi sofferenze, come avvenne al bergamasco don Antonio Seghezzi. Arrestato perché aveva aiutato alcuni giovani che si erano dati alla montagna, fu inviato in vari campi, e morì a Dachau il 21 maggio 1945. Padre Costantino Amort, frate minore di Bolzano, risiedeva nel 1943 a Cavalese, dove allacciò contatti con i partigiani della Val di Fiemme e aiutò i ricercati. Arrestato, fu trasferito al campo di Mauthausen e ucciso nella camera a gas il 2 aprile 1945. Stessa sorte toccò a don Narciso Sordo di Trento e a Jacopo Bombardini, predicatore laico metodista e cappellano disarmato dei partigiani nelle valli valdesi. E l’elenco potrebbe continuare a lungo, perché furono davvero tanti i preti che misero a repentaglio la loro vita pur di non far mancare l’aiuto a chi ne aveva bisogno. D on Mercante, parroco di Giazza, nel veronese, era stato condannato alla fucilazione per aver aiutato i partigiani. Al momento dell’esecuzione un soldato del plotone, certo Dallasega, costretto ad arruolarsi nelle SS, si rifiutò:“ Sono cattolico e padre di quattro bambini. Non posso sparare a questo prete innocente”. Il comandante avvisò il soldato delle conseguenze del rifiuto, ma il giovane fu irremovibile e venne fucilato. Diverse furono le reti di salvataggio di ebrei e perseguitati attivate dai cattolici negli anni fra il 1943 e il 1945. Alcune storie di contadini abruzzesi sono significative. La settantaduenne Anita Santamarroni, prima di essere fucilata dai tedeschi, chiarì: “Non li ho aiutati perché erano inglesi, ma perché sono una cristiana e anche loro sono cristiani”. Analogamente si espresse il pastore quarantasettenne rono l’Italia centrale, per arrestarsi nel mese di novembre alla linea gotica. Si registrò allora una crescita del movimento di resistenza e un’offensiva antipartigiana dei tedeschi e dei fascisti. A Sant’Anna di Stazzema, in Versilia, furono uccise 560 persone e il mese successivo, a Marzabotto, altre 700. L Hitler a Parigi, dopo l’invasione della Francia Michele del Greco prima della fucilazione: “ Muoio per aver messo in pratica quello che mi è stato insegnato in chiesa quando ero bambino: dar da mangiare agli affamati”. L a deportazione degli ebrei romani, il 16 ottobre 1943 e l’eccidio delle Fosse Ardeatine, il 24 marzo 1944, costituirono le pagine più drammatiche dell’occupazione tedesca di Roma. Fra le 335 vittime delle Fosse Ardeatine c’era anche don Pietro Pappagallo, che si era impegnato nel soccorso ai perseguitati, offrendo loro ospitalità e fornendo documenti falsi. Un disertore austriaco, Joseph Reider, unico scampato all’eccidio, racconta che un poliziotto aveva legato con una corda la sua mano sinistra alla destra di don Pappagallo ed insieme erano stati condotti verso una spelonca già piena di prigionieri. Ad un tratto ci fu un ingorgo, la gente si ammassava, tutti erano disperati e urlavano. Ma in mezzo al frastuono si udì chiara una voce “Padre, benediteci!” In quel momento accadde qualcosa di sovrumano, perché don Pietro riuscì a liberarsi dai suoi vincoli e, alzando la mano, impartì a tutti la sua paterna benedizione. L’altro, miracolosamente, riuscì a fuggire. Durante l’estate del 1944 le truppe alleate libera47 a Chiesa e i preti condividevano il destino delle popolazioni. “Venivano da ogni dove, a qualsiasi ora, sotto i nomi più misteriosi – scrive don Mazzolari. Il prete apriva la porta, ricoverava, animava, consigliava, senza chiedere nulla, senza sapere chi fossero, donde venissero, quale fede politica li sorreggesse. E spesso era il primo che andava dentro, prelevato all’alba, mentre suonava l’Ave Maria, come un malfattore. E come un malfattore mandato a Mauthausen o al muro”. Il parroco di San Martino a Marzabotto, don Ubaldo Marchioni, volle restare con i suoi parrocchiani fino all’ultimo, pur potendo fuggire e salvarsi, e fu ucciso. Don Giovanni Fornasini, parroco della frazione di Sperticano, a Marzabotto, avvertito, mentre celebrava, che le SS avevano catturato una trentina di ostaggi per fucilarli, scese subito al comando e si offrì al posto delle vittime. Sorpresi da tanto coraggio, i tedeschi graziarono 18 civili. Don Alcide Lazzeri, parroco di Civitella, tenne testa ai soldati che irruppero in chiesa al termine della Messa. Alla fine, in piazza, si rivolse ai tedeschi dicendo: “Se volete delle vittime, eccomi. Uccidete me al posto di questi poveri padri di famiglia”. Uccisero prima lui e poi tutti gli altri. B elle queste testimonianze di generosità assoluta, e ce ne furono ( e ce ne sono ancora!) tantissime. Può un pastore abbandonare le sue pecore? Cosa avrebbe fatto Gesù? Così fecero molti ministri di Cristo ed anche molti laici, che seppero vivere fino in fondo il comandamento dell’amore. - continua - Cultura, sport, notizie Proèrbe e poesie cüntade só nel nost dialet. Stórie e tradisiù dela nostra provincia. In tutto c’è il pro e il contro. Stòrie e Tradisiù bresane Trista I’è chèla pegora che nò ‘l-è buna portà la sò lana. Triste è quella pecora che non sa portare la sua lana. Per entrare nelle sue grazie. Gioedé gràs, zòbia gràssa. Il giovedì di metà Quaresima, in provincia di Brescia, è detto gioedé gràs. E’ il giorno che se brùsa la ècia. Il rogo può essere interpretato in vari modi: la pausa spensierata di un giorno al richiamo penitenziale del tempo di Quaresima, l’allontanamento della brutta stagione, oppure ridurre in cenere malanni, eventi spiacevoli, personaggi sgraditi. In altre zone della Lombardia e del Piemonte simili riti del rogo vengono proposti l’ultimo giovedì di gennaio detto anche zòbia gràssa o anche zòbia mata. Il nome pare tragga origine dal piemontese globbia (giovedì) giorno in cui anticamente si riunivano le streghe. Il termine zobia, zobiana, gioeubia, giobbia, gioebia, giobbiana, giubbiana, gibiana nei vari dialetti lombardi è sempre stato sinonimo di strega. L’ultimo giovedì di gennaio, uomini e bambini costruivano con paglia e stracci un fantoccio, la strega, e lo portavano nella piazza del paese, a suon di campanacci, per tener lontana la vecchiaccia. Non si sa mai...L’origine di questa festa, diffusissima in tutta la Lombardia, rimane misteriosa. Taluni vogliono riferirla all’Inquisizione e alla caccia alle streghe, altri la fanno risalire alle tradizioni celtiche o druidiche quando si bruciavano fantocci e manichini per propiziarsi il favore degli dèi in battaglia o per ottenere benevoli influssi nella semina o nel raccolto, altri ancora ai primi sacerdoti cristiani che bruciavano con un falò le divinità pagane. El gioedé dè le bèle (giovedì delle belle) era invece il nome abbinato al mercato che si teneva a Breno l’ultimo giovedì di gennaio. “El gioedé dè le bèle” - annota lo storico Antonio Fappani - venne introdotto in tempi antichissimi e segnalato in documenti del Seicento. C’è chi ritiene fantasiosamente che si riferisca al sacrificio di vergini alle divinità, chi al fatto che in tal giorno le donne di casa, le più schive, si mettevano in mostra, chi pensa si trattasse di una specie di festa dedicata alla donna”. Ben Tar È importante imparare ad essere forti anche nelle contrarietà. In caso contrario ci aspetta un triste destino. Val piö tant n’asen che te pórta, che ‘n caàl che te streèca. Vale più un asino che ti porta che un cavallo che ti rovescia. Cómpra coi öcc, miga có le orce. Compera con gli occhi non con le orecchie. Non dare ascolto alle chiacchiere di chi vende, giudica da solo il tuo acquisto. Le stüe bisògna comprale l’istat. Le stufe bisona comperarle d’estate. Perché costano di meno. Dunque, ogni stagione i suoi frutti, ogni affare a tempo debito. Nücc rióm, nücc sè la càöm. Nudi arriviamo e nudi ce ne andiamo. Lasciamo tutto quello che abbiamo accumulato nel corso della nostra esistenza. E bèl e èl bröt tè ‘I troèt dapertöt. Il bello e il brutto li trovi dappertutto. Töcc jè brai quand la va bè. Tutti sono bravi quando gli affari vanno bene. A ‘nda contr’acqua sè sbaglia sèmper. Ad andare controcorrente si sbaglia sempre. Non vale la pena contrastare la maggioranza. A ogni gal èl sò polér. A ogni gallo il suo pollaio. A ognuno il proprio ruolo senza sconfinare in quello d’altri. Ben Tar. Pa néghèr, pulenta e fic sèc Proèrbe XXI episodio: I frér Parigino (gelato fra dò cialde) e gasósâ i ga lasàt ön bù saur en bócâ ai du fradei, ma man mano che i caminâ Töte le pése le gha ‘I so mas-cc, töte le röse le gha i sò spì. Tutte le pese hanno il loro contrappeso, tutte le rose hanno le loro spine. 48 Cultura, sport, notizie per el peso che che ‘l gh’era en ma. “Tove ai trovato questo?” El scet alurâ el ghe fa ‘nsègn con la mà: “Su là… sul pino…ataccato…lo voglio, portare allo zio per coprire il fieno quando piove!” El todesk el sa convince anche perché la robâ l’è ciarâ. Ma l’oter todesk el domanda: “Tove tu abitare?” “Là al Grataséss”, l’è la rispostâ sicürâ. “Va pure… porta pure… portâ pacco! Noi tópo venire… avere fame”. Martino el sa fa miâ ripeter do ólte e él slóngâ el pass, I du todesk i sbiasùgâ en pó’ le paròle fra lùr, i fa invece per embocà el sèntér che va alâ casinâ Beltép, ma i s’ancontrâ con don Alberto e la sorelâ. “Tocumenti… tare documenti!” l’è el comando. “Sono sacerdote e questa è mia sorella! Non ho papire! Lasciato casa!” Don Alberto el tirâ föra el breviario e ga burlâ föra ‘nde l’erbâ öna imagine del Crösefese. El Todesck ‘la töl sö, el se fa el segn de la cruss e po’ el (Continua) diss: “Tu benedire noi”. alâ svéltâ nel scür delâ sérâ sensâ lünâ, colâ pórâ che salte förâ la stregâ dai bòsc de nisöla e dai sedù de spì, la bóca la cambiâ saur e le gambine le va piö en frèsâ. Per Enrico la pórâ l’è piö tantâ per via de l’om négher che el gherâ apenâ rivest al rifugio. Dopo le orasiù delâ serâ coi zii, Martino el sa ‘ndomentâ col pensér dei fóns e col propósit de svegliass col zio, quando el saltâ fò a regulà le bestie e a mólser. El se ricórda enfina le racomandasiù ch’el ga fat el so bubà: de stà atenti ai biss, de ‘ndà nel bosc coi scarpunsì e de miâ fermass coi forestér. El reoplano, isé bass e i paracaduti, i ga lasàt tancc argomencc de discusiù nei abitancc dele casine. I ga durmìt póc en po’ töcc, comprés Pì e Andreinâ, Martino e Enrico e anche don Alberto e sò sorelâ, chè la ga fa de perpetuâ, perché sai vet a ndà vèrs la cisulinâ, ‘ntat che Pì el fa i sò mèstér e i scècc i sé encaminâ per fons. Nelâ val ghe ön grand silenzio, sa sent apénâ le ranze de chèi che taiâ l’erbâ; vergù sai vèt anche en mèss ale antane e altèr che i bat la ranzâ col martilì söl fer e po’ sé sènt dei óter che i molâ la falce co la predâ. Al’aparensâ sömeâ che töta la vita de montagnâ la aghe aanti come primâ… ma ghè vergotâ nell’ariâ che sa capéss miâ bé… Nüssù i ga mandat al pascol le bestie e anche Pì el ga procürat ön casöl de erbâ frèscâ ale sò ache, per fale stà ferme ‘ntàt che jà muls. Don Alberto, primâ de cumincià la Mesâ, el spetâ ‘npo’ de zent amò en quart d’urâ, el se ólta dò o trè ólte a fa ‘nda i sò ücì sótâ le lenti, ma ghè apenâ sés fomne comprés la sorelâ e no ghè neanche ön scet. En d’ön quart d’urâ el dis la Mesâ e preocupat el và al rifugio a sincerass; ghè sul tre studencc apenâ riacc, che i sè ristorâ con dò gasose e önâ spumâ fresche. E anche lù, preocupat, el turnâ alâ sò casinâ. Andreinâ ansiusâ la spetâ i sò neucc alla finestrâ dela cusinâ e ale tante Enrico töt felice èl valsâ el sistèl pié culem de fóns: “Jè töcc porcini (frér)! El ga resù el zio … l’è önâ belâ maciâ!” el vusa sö a altâ uss. “Chè bei… e quanti …. Arda come jè tabaròcc e dür!... I faróm secà al sul, e önâ oltâ almeno ai mangiaróm!” la dis la ziâ. “Ma ‘ndo él Martino?”. “El sé fermat a tirà zò dal paghér el telo d’en paracadute”. La rispostâ de Enrico la mèt ön’otrâ oltâ söle spine la ziâ. Lime Poesie Ida Dal 10° concorso poesie dialettali del 2007 ‘Na òlta l’era bionda: ‘na gran bèla gnara, coi j-òcc culùr del ciel e un fisich portentùs: l’è nasida ‘n Svìsera, l’è amò sò Patria cara, ma a Brèsa l’è ignìda per troà ‘l sò spus. S’è maridada prèst: apéna a disnöf agn perché al murùs dizìa: “te vöi bé fés fés! Che spetòm enfati? Me manca mia ‘l guadàgn! Piantòm en pé baraca: de fiöi ‘n faròm sés”. Sés l’è ‘n gran bel nòmer, ma òndes amò de piö la realtà l’è chèsta !! E j-è amò tòcc vif. L’è stat bel fai nàser, e dopo tirai sö, sés masc e sich donzèle che i züga ‘n del curtil. De trentatre niùcc l’è ‘ndada ai batès: argü j-è ‘ndacc aanti, a spas en paradìs... E pronipoti quanti? Toh v’el dize adès: disdòt o forse vint: gh’è mezo de pirdìs!! La Ida adès l’è bianca, co j-òcc culur del ciel: i cambia mia ‘l culùr quan te dièntet vècc. I resta sèmper chèi e no i g’ha daanti en vél: ta pòdet ardaga dènter, come fös en spècc. Ida l’è la mé mama meravigliusa. […] “Tove vai pampino con quel fagotto?..” ghe usa dré ön todesk. Martino èl tremâ piö per la sorpresâ che 49 Cultura, sport, notizie CINQUE MEDAGLIE PER IL “KARATE GENOCCHIO” E primo posto anche nella classifica finale per società bresciani del “Karate Genocchio” si confermano ai vertici del karate nazionale anche in questo breve scorcio di 2008: dopo le due medaglie d’oro ottenute a fine gennaio al Campionato Italiano per Regioni dai ventenni Chiara Piantoni di Coccaglio e Giovanni Ferlinghetti di Concesio, che nell’occasione vestivano i colori “bianco-verdi” della Lombardia, hanno trionfato al Campionato Italiano categoria Esordienti, riservato a ragazzi nati nel 1993 e 94, maschi e femmine. I ma restano d’argento. Ottima comunque la prestazione di Luca Vezzoli di Rovato che nei 70 kg sottolinea la sua invidiabile prestanza atletica vincendo quattro incontri, tra cui il memorabile nove a zero in semifinale, ma in ultimo impatta in un esperto atleta napoletano che gli sfila l’oro dal collo, e di Andrea Garibotti che supera le fasi eliminatorie con caparbietà e determinazione a fronte di mezzi fisici non eccezionali. Anche per lui la finale è sfortunata; il tempo regolamentare La competizione, organizzata dalla F.I.J.L.K.A.M (l’unica federazione ufficialmente riconosciuta dal CONI), si è svolta sabato 2 e domenica 3 febbraio nel Palasport federale di Ostia con la presenzadi oltre quattrocento atleti. Il sabato sono in campo le categorie maschili e subito si parte alla grande con la coppia Enzo Mariottini e Mirco Corini nella categoria 45 kg, i quali superano agevolmente i primi due avversari salvo poi, sfortuna del sorteggio, scontrarsi tra loro in un duello molto intenso vinto da Enzo che accede così alla semifinale. Il castrezzatese Corini si classifica al settimo posto mentre Mariottini, classe 1994 di Cazzago, continua il cammino verso il titolo superando gli ultimi contendenti in modo netto ed ineccepibile, ed è medaglia d’oro!! La somma di questi risultati pone il team bresciano in terza posizione alle spalle di due società campane, ma mancano le categorie femminili che iniziano la competizione la domenica mattina. l sabato porta al Karate Genocchio altre due finalissime nelle categorie 70 kg e 80 kg, che purtroppo non si trasformano nel metallo più pregiato e soddisfazioni più grandi arrivano dalla 65 kg dove sono iscritte ben 56 ragazze di cui tre allieve del Maestro Franco Genocchio che, I finisce “a reti inviolate” e nel prolungamento subisce un punto che ne sancisce la sconfitta. L 50 solita sfortuna del sorteggio, si trovano tutte nella parte alta del tabellone. Luana Rocchi, medaglia di bronzo 2007 nella stessa categoria, supera due incontri ma si ferma al terzo, comunque dopo aver dimostrato la solita grinta e determinazione. Restano Ilaria Bianchetti di Coccaglio, campionessa d’Italia in carica, e Tamara Gakovic che vincono senza sosta fino allo scontro diretto avvenuto al quarto turno. Vince Ilaria per giudizio arbitrale, dopo che il tempo massimo era terminato in perfetta parità, e accede in semifinale. Il suo cammino anche quest’anno non avrà battute d’arresto e la coccagliese si conferma Campionessa d’Italia! Anche Tamara non si perde d’animo e conclude la sua bellissima gara al terzo posto, dopo ben sei incontri. Un po’ di rammarico nella categoria 50 kg dove Piera Minelli, già medaglia d’argento 2006 e bronzo 2007, inizia benissimo il percorso con due nette vittorie salvo poi fermarsi al terzo turno spegnendo ogni sogno di gloria. lassifica finale: il primo posto ottenuto nelle categorie femminili fa balzare il Karate Genocchio in vetta alla classifica generale su 130 società presenti, con immensa gioia di tutto il team “K.G. 1982” presente ad Ostia guidati dal Maestro Franco e dai figli Mauro e Simone, oltre ai tecnici Saba Muratori e Giacomo Vezzoli. C Cultura, sport, notizie per bambini e bambine delle scuole elementari il minibasket è educare giocando er 13 i nostri Und MiniBasket Montorfano a Coccaglio: martedi e giovedi dalle ore 17 alle 18 Palestra scuole elementari info: 3284104605 51 Cultura, sport, notizie Un po’ di buon umore, per un sorriso in più a cura di Chiara L. DIMAGRIRE Un dottore al suo paziente obeso: - Se lei farà dieci chilometri al giorno per un anno arriverà sicuramente al suo peso forma! Un anno dopo il paziente telefona al dottore: - Dottore, la volevo ringraziare perché è stato come ha detto lei, ma ora ho un problema! - E cioè? - Che ora sono a 3.650 chilometri da casa!!! L'allenatore degli Elefanti, anche se a malincuore, va a congratularsi con l'allenatore della squadra avversaria: - Congratulazioni, siete i migliori, grazie soprattutto alla vostra punta che avete inserito in squadra nel secondo tempo. Ma come mai un giocatore così eccezionale non lo mettete in campo già nel primo tempo? E l'allenatore degli Insetti: - E' impossibile! Prima che si allacci le scarpe... DAL DERMATOLOGO Una donna va dal dermatologo: - Dottore Dottore! Mi sembra di avere la faccia gonfia come un krapfen! - Non si preoccupi signora... penso di avere la crema giusta per lei. BARZELLETTE TRA ANIMALI Gli animali della foresta sono annoiati, non succede mai nulla. Allora per passare il tempo decidono di organizzare una gara di barzellette. Per evitare i noiosi principianti, inseriscono una clausola crudele: ”Il giudice unico sarà la tartaruga. Se la tartaruga non riderà il concorrente sarà decapitato”. La scimmia è il primo coraggioso concorrente, e racconta una barzelletta sulle monache che fa ridere a crepapelle tutti i convenuti, meno la tartaruga. E la decapitano. Poi è la volta del leone, che racconta una barzelletta sugli ubriachi. Di nuovo, tutti ridono tranne la tartaruga e il leone perde la testa. Poi arriva l'elefante. Quando arriva a metà della barzelletta, si sente la tartaruga che inizia a ridere a crepapelle mentre grida: - Hahahaha, quella delle monache era bellissima!!! TRA PECORE Ci sono due pecore che si fissano per degli istanti interminabili. Alla fine una fa all'altra con aria di sfida: - Beh? PARTITE NELLA FORESTA Partita di calcio nella foresta: Elefanti contro Insetti. Al fischio di partenza gli Elefanti partono all'attacco e in breve il punteggio è di 3-0. Gli Elefanti continuano il pressing e alla fine del primo tempo siamo a 9-0. Negli spogliatoi l'allenatore cerca di rincuorare i suoi Insetti e prima di ritornare in campo annuncia di aver provveduto ad un cambio: la sostituzione della lucciola con il centravanti millepiedi. Il secondo tempo vede la rapida risalita degli Insetti grazie proprio all'abilità del millepiedi e la partita finisce con il punteggio di 9-10 con vittoria finale degli Insetti. continua qui a fianco segue dalla pagina precedente Per il team franciacortino hanno partecipato altri atleti che in precedenza avevano superato la fase regionale: Sara Bonfadini, Alex Begni e Nicola Vitali di IL TOPINO E L’ELEFANTE In una fredda mattina d'inverno, un topo e un elefante si incontrano sulla riva di un laghetto gelato. L'elefante esita a metterci il piede e il topo se ne accorge. Sorridendo, lo tranquillizza: - Vado io, per primo, così vediamo se regge! Coccaglio, Davide Dallagrassa e Rania Jendoubi di Castrezzato e Davide Claretti di Cazzago. Ulteriori informazioni e foto sul sito ufficiale della società alla pagina www.karategenocchio.it/ Gare%202008/italiani-esordien52 ti/italiani-esordienti.htm Pagina personale di Chiara Piantoni: http://www.karategenocchio.it/CHIARA/chiara.htm. (Complimenti a tutta la società, specialmente a Chiara -NdR) Cultura, sport, notizie Farmacie di turno - GUARDIA FARMACEUTICA TURNI di due giorni, dal 24 marzo al 22 maggio 2008 TURNI DI GUARDIA Primo Secondo LOCALITA’ INDIRIZZI CHIARI PALAZZOLO S/0 ROVATO CAZZAGO S.M. CHIARI COCCAGLIO ROVATO ERBUSCO COLOGNE PALAZZOLO S/O CASTELCOVATI CHIARI ROVATO COCCAGLIO CHIARI Via Sala 2/1 24 e 25 marzo 23 e 24 aprile Via Marconi 14 26 e 27 marzo 25 e 26 aprile V. C. Battisti 102/a 28 e 29 marzo 27 e 28 aprile Via Duomo 51 30 e 31 marzo 29 e 30 aprile Via Rivetti 1 01 e 02 aprile 01 e 02 maggio Via E. Mattei 3 03 e 04 aprile 03 e 04 maggio C.so Bonomelli 12 05 e 06 aprile 05 e 06 maggio Via Provinciale 21 07 e 08 aprile 07 e 08 maggio Piaz. V. Emanuele 19 09 e 10 aprile 09 e 10 maggio Via Garibaldi 6 11 e 12 aprile 11 e 12 maggio Via De Gasperi 74 13 e 14 aprile 13 e 14 maggio Via xxv Aprile 30 15 e 16 aprile 15 e 16 maggio Via Cavour 14 17 e 18 aprile 17 e 18 maggio Piaz. L. Marenzio 10 19 e 20 aprile 19 e 20 maggio Via Piazza Moro 21 e 22 aprile 21 e 22 maggio 2 a cura di Ben Tar 53 Cultura, sport, notizie Offerte per le opere parrocchiali 14 genn. - 9 marzo 2008 In memoria di Stefano P. € 20,00 Per il bollettino parrocchiale € 20,00 In memoria del caro Defunto € 100,00 Gruppi “Vita per la Vita” € 500,00 NN € 10,00 NN € 10,00 In memoria dei deff. Sacerdoti di Coccaglio € 20,00 In onore dei Santi € 20,00 Da Basilea, per la Chiesa € 70,00 In onore della Madonna € 20,00 Per la Chiesa € 100,00 In occasione del Cammino per i Fidanzati € 50,00 In occasione del Cammino per i Fidanzati € 60,00 In memoria del caro Sposo In memoria della Sorella e Zia NN In memoria del caro Sposo In memoria del caro Cognato NN In onore della Madonna NN NN In memoria della cara Mamma e in occas. della traslazione della salma del Papà In memoria del caro Sposo € € € € € € € € € 200,00 150,00 50,00 280,00 200,00 100,00 50,00 500,00 20,00 € 100,00 € 100,00 Offerte per la ristrutturazione dell’Oratorio 14 genn. - 9 marzo 2008 In memoria di don Bruno € 120,00 In occasione del s. Battesimo € 100,00 Da parte dei Catechisti € 60,00 NN € 20,00 In occasione della festa del 23° compleanno€ 50,00 In memoria del caro Sposo € 200,00 In occasione della festa di compleanno € 40,00 In memoria del caro Defunto € 50,00 In memoria di Stefano P. € 165,00 NN € 10,00 In occasione del s. Battesimo € 50,00 In occasione della visita € 500,00 In occasione della visita € 50,00 In occasione dellaTraditio del Padre Nostro € 200,00 NN € 36,00 NN € 10,00 NN € 500,00 NN € 50,00 NN € 20,00 In onore di s. Giovanni Bosco € 20,00 In occasione del s. Battesimo € 200,00 In occasione del s. Battesimo € 100,00 Vi è un’altra offerta versata in occasione del s. Battesimo, ma non potendo individuarne la destinazione a causa della mancanza di indicazioni sulla busta, essa è rintracciabile tra le offerte NN NN vari € 70,00 In occasione della festa di compleanno € 25,00 In occasione della festa di compleanno € 50,00 In occ.d.festa di compl.le famm. ringraziano€ 115,00 In occasione della festa di compleanno € 20,00 NN € 100,00 NN € 90,00 NN € 50,00 NN € 10,00 NN € 1.000,00 € 50,00 NN NN € 50,00 NN € 50,00 In occasione della festa di compleanno € 20,00 In occasione della benedizione della casa € 20,00 NN € 10,00 NN € 50,00 NN € 20,00 In occasione della festa di compleanno € 15,00 In occasione della festa di compleanno € 30,00 In occasione della festa di compleanno € 20,00 NN € 50,00 In occasione della benedizione della casa € 10,00 NN € 350,00 In occasione del s. Battesimo € 30,00 In occasione della festa di compleanno € 100,00 Offerte per le op. parr. (tavolino) Dom. 3/II € 740,00 Eccedenza sulla colletta di Domenica 3/II € 241,00 Buste pro Oratorio Domenica 10 febbraio € 1.605,00 NN € 100,00 NN € 15,00 In memoria del Papà di d.Roberto e di G. Casali € 20,00 NN NN NN NN NN NN NN NN NN NN NN In memoria del caro Angelo I figli in memoria della cara Mamma In occasione della festa di compleanno 54 € 50,00 € 15,00 € 20,00 € 10,00 € 10,00 € 10,00 € 50,00 € 50,00 € 20,00 € 20,00 € 20,00 € 50,00 € 200,00 € 30,00 Cultura, sport, notizie Dall’AVIS di una segnalazione da parte di persone che non hanno visto riportate le offerte che sapevano essere state elargite: le ringraziamo ed esortiamo chiunque, qualora simili errori avessero a ripetersi (si spera di no), a farli presente, sia per fugare qualsiasi sospetto, sia per evitarci rompicapi di tipo contabile. € 200,00 Offerte per le op. parr. (tavolino) Dom. 2/III€ 895,00 Eccedenza sulla colletta di Domenica 2/III € 450,00 NN € 4.000,00 NN € 30,00 In occasione della festa di compleanno € 20,00 In occasione della festa di compleanno € 15,00 NN € 50,00 NN € 100,00 NN vari € 65,00 Versamenti su “Il Focolare onlus” 08-02-08 05-03-08 Totale offerte € 150,00 € 150,00 Debito residuo Interessi passivi 2007 Spese bancarie 2007 Nuova somma a debito € 1.281.465,95 € 70.737,13 € 120,00 € 1.352.323,08 Prestito gratuito € 20.000,00 Altre offerte € 14.357,028 Direttamente all’Oratorio In occasione della festa per il 50° di Matrimonio Avis, quota per l’iscrizione al corso per alimentaristi offerto a 7 addetti dell’Oratorio In seguito ad un errore, sul precedente numero non è stata riportata una facciata delle schede di registrazione di novembre: In occ. della sfilata di moda a Villa Calini € 200,00 Mercatino dei Bijoux in occ. della castagnata e dei Patroni € 170,00 I genitori dei ragg. di 1a md in occasione della cena € 395,00 Mercatini di Nat. a cura di un gruppo di mamme € 911,50 Totale di queste offerte € 1.676,50 che aggiunto alle offerte segnalate sul numero di gennaio 2008 portano quel totale a € 47.553,36 € 1.000,00 € 196,00 Charitas Dal Gruppo Alpini € 300,00 Giornata dell’Infanzia Missionaria offerte del 6-I-08 € 136,50 Grazie: a tutti i benefattori e donatori il debito precedente perciò ammonta, anziché alla somma là segnalata di € 1.297.499,31 a€ 1.295.822,95 La presente verifica è stata effettuata sulla base Sul prossimo numero sarà presentato il resoconto del 2007 Per i collaboratori de “La vecchia Pieve” - Il prossimo numero uscirà il 18 maggio. Gli articoli in corpo 12 e formato .doc, su dischetto o, preferibilmente, all’indirizzo di posta elettronica (v. sotto), devono pervenire entro il I dello stesso mese. Non rispondiamo della mancata pubblicazione degli articoli che perverranno oltre tale data. La Redazione non è tenuta a dare giustificazione degli articoli che ritiene opportuno non pubblicare o, all’occorrenza, modificare. - Si fa viva preghiera di ritirare il materiale informatico, fotografico o di altro tipo nell’ufficio parrocchiale entro 10 giorni dalla pubblicazione; il mancato ritiro verrà inteso come autorizzazione alla cestinatura o, ove possibile, al riutilizzo. - Per ragioni editoriali, gli scritti, comprese le immagini, non devono sopravanzare lo spazio di due pagine, salvo casi eccezionali. Le parti eventualmente eccedenti verranno tagliate o pubblicate successivamente. - La pubblicazione di scritti tratti da altre testate è ordinariamente scelta riservata alla Redazione: si invitano gli articolisti a presentare lavori che, pur volendo far tesoro di scritti altrui, siano comunque frutto di una propria rielaborazione. - I documenti (files) di immagine vanno presentati a parte e non incorporati nei documenti di testo. Recapito degli articoli: p.za Marenzio 22f (Sacrestia-ufficio parrocchiale) - [email protected] 55 Cultura, sport, notizie Vivicoccaglio immagini di angoli caratteristici o curiosi del nostro paese sul numero precedente: sommità di un arco, datata 1714, all’ingresso di una casa in via Tonelli I n t e r n e t p e r l a Pa r r o c c h i a Indirizzo del Sito: Indirizzi di posta elettronica http://www.coccaglio.com Parrocchia orario delle celebrazioni, calendari, appuntamenti, ecc. http://www.coccaglio.com/Parrocchia.asp Parrocchia: [email protected] Oratorio: [email protected] [email protected] servizio per il Battesimo, il Matrimonio e il Funerale http://www.coccaglio.com/mbf.htm redazione del bollettino parrocchiale: [email protected] Oratorio (allestito, per ora, solo parzialmente): http://www.coccaglio.com/oratorio http://www.coccaglio.com/CAF.asp redazione del sito internet: [email protected] Archivio del Bollettino parrocchiale http://www.coccaglio.com/archiviobollettino.asp Charitas parrocchiale: [email protected] Guida al sito internet http://www.coccaglio.com/sito.asp Gruppo Missionario [email protected] Radio parrocchiale (ECZ-InBlu) Scout [email protected] Centro Zonale di Ascolto Famiglia: http://www.coccaglio.com/radioparrocchiale.asp 56 Cultura, sport, notizie istantanee di car nevale 57 Cultura, sport, notizie L'Eurofotoclub Coccaglio, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Coccaglio ed il Centro Giovanile “IL FOCOLARE”, organizza un CORSOdi FOTOGRAFIA Analogica e Digitale Il docente del corso sarà il Sig. Federico Sbardolini, fotografo professionista di Iseo, che, oltre ad essere autore di workshop professionali per ritratto e moda, risulta vincitore di concorsi fotografici e collaboratore con periodici e riviste. Il programma del corso si articolerà in 4 serate 23 Aprile 2008: LA LUCE - IL COLORE - DALLA PELLICOLA AL DIGITALE 30 Aprile 2008: CONOSCENZA DELLA MACCHINA FOTOGRAFICA NEGLI ASPETTI TECNICI (ANALOGICO - DIGITALE) - USO DELLE VARIE OTTICHE 7 Maggio 2008: IL MEZZO DIGITALE COME ESPRESSIONE ARTISTICA E LAVORATIVA 14 Maggio 2008: PROVE DI SCATTO IN INTERNI CON USO DI FLASH PROFESSIONALI (CONOSCENZA DELLA LUCE) Il corso si svolgerà presso: l’Auditorium del Centro Giovanile “Il Focolare” di Coccaglio, in via Tonelli 20, dalle ore 21.00 alle 23.00. INFORMAZIONI ED ISCRIZIONI sede EUROFOTOCLUB, Via Adelchi Negri, 1 Coccaglio (al primo piano sopra la Biblioteca Comunale) tutti i Venerdì alle ore 21:15 oppure telefonicamente Stefano MALGAROTTI (Presidente Eurofotoclub) cell. 328.9664075 oppure 030.7722560 (ore serali) Francesco ERRERA (Segretario Eurofotoclub) tel. 030.3730534 QUOTA D’ISCRIZIONE 30 Euro (Under 20: 15 Euro) La quota, da pagare alla prima lezione, comprende l’iscrizione al Circolo Fotografico Eurofotoclub Coccaglio per l’anno 2008. AL TERMINE DEL CORSO VERRA’ RILASCIATO L’ATTESTATO DI PARTECIPAZIONE Comune di Coccaglio Assessorato alla Cultura 58 Cultura, sport, notizie PARROCCHIA “S. MARIA NASCENTE” Coccaglio piazza Luca Marenzio, 22f Orario delle sante Messe: FESTIVO FERIALE Numeri telefonici (premettere sempre 030) Casa canonica (abit. don Giovanni) 7721248 Sacrestia - Ufficio parrocchiale * 7248203 Segreteria Oratorio “Il Focolare” 723575 Oratorio femminile 7721625 Abitazione don Roberto 7721039 Abitazione don Titta 7700340 Abitazione don Lino 7704848 Diacono don Francesco 723392 Del Barba Pierino/Orat. femm. 7721102 * durante gli orari di sacrestia ore 16.30 (Casa Alb. - sabato *) ore 18.00 (sabato) ore 7.00 ore 7.00; al termine, Lodi ore 9.00 ** ore 8.30 ore 10.00 ore 11.00 ore 18.00 *** ore 16.30 * salvo variazioni ** posticipata ad altra ora in caso di funerale *** anticipata ad altra ora in caso di funerale, dal 31 marzo, in Pieve per altre informazioni, v. il sito internet (indirizzo alla pagina precedente) 91.85 MHZ POTETE SEGUIRE LE CELEBRAZIONI PARROCCHIALI, OLTRE ALLA PROGRAMMAZIONE PREVISTA DALLA SEDE CENTRALE: FASCE ORARIE PER LE TRASMISSIONI DALLA NOSTRA CHIESA: FERIALI: dalle 7.00 alle 7.30; dalle 8.00 alle 9.30; dalle 18.00 alle 19.30, dalle 20.00 alle 21.30 FESTIVI: dalle dalle 8.30 alle 12.00; dalle 18.00 alle 19.30 Al di fuori di questi orari (per un totale di 5 ore) non ci è possibile trasmettere le nostre celebrazioni www.coccaglio.com/radioparrocchiale.asp CONTRIBUISCI A FAR CONOSCERE E A DIFFONDERE I MEZZI DI COMUNICAZIONE DELLA PARROCCHIA: IL BOLLETTINO, LA RADIO E IL SITO INTERNET. PER ESEMPIO, POTRESTI REGALARE A QUALCHE PERSONA DI TUA CONOSCENZA L’ABBONAMENTO A “LA VECCHIA PIEVE” 59 “ La vecchia Pieve ” porge ai suoi lettori fervidi auguri per una Pasqua di grazia, nella gioia del Signore risorto, che, nella Pentecoste, ci fa dono del suo Spirito. Di questo augurio essa si fa portavoce da parte della Comunità di Coccaglio presso i sacerdoti, i missionari, i consacrati e tutti i Coccagliesi residenti fuori Parrocchia spazio per l’etichetta adesiva