Periodico della Comunità Parrocchiale di Coccaglio - Marzo 2008 - n° 2/32
La vecchia Pieve
Direttore responsabile
sac. Giuseppe Mensi
periodico
della Comunità parrocchiale
di Coccaglio
Autorizzazione del Tribunale di Brescia
n° 26/2007
dell’8 settembre 2004
Composizione copertina e logo
di Ugo Capretti
Direttore
sac. Giovanni Gritti
Gruppo di redazione:
d. Roberto Soncina, Andrea Bighetti, Gianluca
Pedrali, Anna Massetti
Correzione delle bozze
Cucchi Rosa, Bertassi Anna
n. 2/32 - 16 marzo 2008
Sommario
abb.ordinario €
14,00
sostenitore €
30,00
benemerito quanto si desi-
Quest’anno, una singolare disposizione delle celebrazioni sul calendario fa in modo che questo numero del nostro bollettino parrocchiale faccia riferimento all’intera celebrazione Pasquale: prende avvio
con la Settimana Santa, soprattutto con il Triduo della Passione e
Morte, Sepoltura e Risurrezione
del
Signore,
per
giungere
all’Ascensione e al dono dello
Spirito: dalla Pasqua alla Pentecoste, dunque. Tali celebrazioni
quest’anno, come rarissimamente
succede, cadono in notevole anticipo rispetto al periodo a cui siamo
abituati: nemmeno a metà maggio
il Tempo di Pasqua avrà esaurito il
conteggio dei Cinquanta giorni
dell’Alleluia.
“La vecchia Pieve”, attraverso il
calendario liturgico-pastorale, le
preghiere che vengono proposte,
le riflessioni che sono offerte ci
accompagna passo passo nel
cammino di questo tempo di grazia
gioiosa: possiamo rintracciare in
vari articoli il doppio filo conduttore
che si riferisce, da un lato, alla
Pasqua-Ascensione, dall’altro al
dono dello Spirito nella Pentecoste, come, ad esempio, la parte
del messaggio del santo Padre per
la prossima GMG: è rivolto ai giovani, ma è utile a tutti.
Il cammino con s. Teresa di Lisieux
ci auguriamo faccia nascere il
desiderio di accostare più da vicino questa figura originale e geniale, tanto ricca dello slancio aposto-
dera oltre la cifra indicata per il
“sostenitore”
un numero
€
2,80
Per ricevere
“La vecchia Pieve”
tramite posta, aggiungere
per l’Italia
per l’estero
€
€
10,00
12,00
per le spese postali
In caso di mancato recapito
postale, si prega di telefonare
(v. numeri a pag. 55),
oppure scrivere:
lico generato dallo Spirito santo
con l’amore ardente per il Signore,
da essere proclamata, lei claustrale, patrona delle Missioni, insieme
a s. Francesco Saverio.
Nessun riferimento diretto si fa
all’appuntamento elettorale; ci
guarderemo bene dall’addentrarci
qui in questioni che esulano dalla
competenza di un bollettino parrocchiale, che non può essere
usato per nessun tipo di propaganda partitica (cosa che vale anche
per il sagrato). Da cristiani non
possiamo però non richiamare il
dovere della partecipazione attiva,
ognuno secondo la propria libera
scelta di coscienza.
A tutti, buona lettura
La redazione
la nota Per i collaboratori de “La vecchia Pieve” è a pag. 52
2
Alla Redazione de
“La vecchia Pieve”
p.za L. Marenzio, 22f
25030 Coccaglio BS
oppure inviare messaggio di
posta elettronica a
[email protected]
Non possiamo dare conto di
r e s p o n s a b i l i t à ch e c o m p e t o no al servizio postale .
Per coloro che risiedono a
Coccaglio, qualora a causa di
qualche disguido il bollettino
non venisse recapitato, rimane
opportuno effettuare la segnalazione come sopra indicato,
ma è anche possibile recuperare il numero mancante ritirandolo in sacrestia o in fondo alla
chiesa.
Editoriale
Per costruire la città
Riprendiamo alcuni passaggi dall’omelia per la festa dei ss. patroni Faustino e Giovita come contributo alla
riflessione sulla convivenza comunitaria, perché ci pare esprima quale può essere un frutto della novità di
vita della Pasqua e del dono dello Spirito
ue anni fa sono andato a incontrare i missionari che operano in Brasile. Eravamo ospiti in una bella casa
messa generosamente a nostra disposizione, alla periferia di Fortaleza: un ampio spazio che poteva servire
per i giochi dei bambini, per il dialogo tra gli adulti. Al centro una bella piscina, preziosa per sopportare i pomeriggi
troppo caldi dell’equatore. Attorno una corona di case-appartamenti che ospitavano ciascuna uno o due nuclei
familiari. Il tutto circondato da un muro che proteggeva il complesso abitativo, con un’unica entrata, sempre
sorvegliata.
Secondo Baumann, una costruzione simile indica una precisa linea di sviluppo delle nostre città; andiamo verso
un’urbanistica che separa alcune zone abitative, le compatta e le protegge da irruzioni non volute di estranei. È
un tentativo di rispondere al bisogno di sicurezza che sembra crescere sempre di più nelle grandi città e che inventa
sempre nuovi modi di difesa. Il paradosso di questa linea di sviluppo, dice sempre Baumann, è che l’aumento
delle strutture difensive rischia di produrre esso stesso una crescita della sensazione di insicurezza: se entrare in
casa mia significa entrare in uno spazio cintato e protetto, l’immagine che mi faccio dello spazio cittadino sarà
quella di uno spazio ostile, al quale debbo sfuggire per raggiungere la mia tranquillità e sicurezza. Uscire di casa
mi sembrerà un’azione pericolosa, come entrare in una zona selvaggia.
D
he fare? Quali scelte possono favorire la crescita di una città amica delle persone? La prima cosa mi sembra
sia il mantenimento e il consolidamento dei rapporti e dei legami interpersonali. Di fronte a un estraneo
proviamo istintivamente un senso di incertezza e di timore; al contrario, quando si costruisce qualche legame
con gli altri, questo timore tende a lasciare il posto a una fiducia di fondo. La fiducia nasce spontanea dalla
percezione che è possibile parlare, ascoltare, capire e intendersi nonostante tutte le differenze che ci sono tra noi.
Nasce dai piccoli gesti di solidarietà, dagli aiuti che facilmente e volentieri ci prestiamo nelle circostanze normali
della vita.
Questo discorso vale soprattutto per l’incontro e il confronto con persone che parlano lingue diverse e percepiscono
il mondo secondo un orizzonte culturale diverso dal nostro. Quando si riesce a stabilire un contatto, ci rendiamo
conto che condividiamo le esperienze essenziali della vita (il nascere e il morire, l’amore e la paura, la malattia
e il lavoro, il bisogno di comunità e così via) e questo ci fa sentire l’altro un po’ più come prossimo e un po’ meno
come nemico. Non voglio essere ingenuo. Non sto dicendo che i legami di prossimità risolvono tutti i problemi.
Il rapporto con gli altri ha sempre qualcosa di problematico; può riservare sorprese belle o brutte; conosce anche
la possibilità dello scontro e, purtroppo, anche esiti tragici. Lo so bene; ma voglio dire che la strada verso un senso
maggiore di sicurezza non passa essenzialmente attraverso la creazione di muri
e la riduzione delle occasioni di incontro con gli altri, ma al contrario passa
attraverso la moltiplicazione dei legami tra le persone e i gruppi sociali, attraverso
la creazione di spazi d’incontro a tutti i possibili livelli.
C
a percezione che abbiamo dello spazio sociale dipende in buona parte dal
tipo di esperienze che vi facciamo. Per questo vale la pena favorire tutto ciò
che accresce il tasso di fiducia presente nella società. Penso, per esempio, all’amicizia.
L
continua a pag. 5
3
Editoriale
C
Ai fratelli e alle sorelle di Coccaglio
arissimi,
cosa rassomiglia di più il momento della vita che ciascuno
sta vivendo: a un periodo di passione o di risurrezione?
hanno determinato, in alcuni, del disagio.
E’ il caso dello spostamento dei due grandi confessionali, per i
motivi che sono stati spiegati a suo tempo (vedi, per. es. il
numero di gennaio a pag. 31). Per la verità la proposta portata nei Consigli era più articolata: al posto di uno dei due precedenti, si riteneva opportuno collocare un confessionale chiuso, più piccolo e meno ingombrante; lo chiedevano sia il bisogno di garantire la riservatezza, sia il fatto che recarsi nella
nuova penitenzieria, comportando la necessità di passare
davanti all’assemblea, può costituire un deterrente, anche se
in parte favorisce le persone che si trovano nei primi banchi.
La proposta d’acquisto di questo nuovo confessionale, però,
non è stata approvata. Dovremo, forse,
tornare a valutare questa scelta. Ad
aumentare il disagio ha contribuito il
fatto che, a motivo di qualche imprevisto,
non si è riusciti - come invece si voleva
fare - a predisporre subito (entro Natale)
la nuova penitenzieria, divenuta pienamente funzionate in queste ultime settimane.
a
Il dono dello Spirito da parte del Crocifisso risorto e glorioso:
energia per il cammino
La fede ci dice che i misteri della vita del Signore sono tutti presenti contemporaneamente nella celebrazione cristiana; per
meglio farceli osservare e assimilare, la liturgia li distingue,
ma il Mistero pasquale è unico: croce, silenzio del sepolcro,
risurrezione e ascensione, per l’azione dello Spirito sono
realtà attualizzate contemporaneamente nell’Eucaristia e
negli altri Sacramenti; così non c’è situazione di vita nella
quale ciascuno possa pensare di non essere unito a Lui.
Invochiamo dal Padre il dono dello
Spirito santo: il Signore Gesù è morto,
risorto e asceso al cielo per potercelo
donare, affinché potessimo vivere in noi
la vita stessa di Dio (!).
Ci renda, Egli, capaci di camminare con
Cristo, alimentati dall’Eucaristia, e di
vivere i momenti di fatica e di dolore illuminati dalla speranza della gloria; ci
educhi a vivere i momenti di gioia nel
rendimento di grazie e nella consapevolezza che già siamo nella Pasqua, ma
non ancora pienamente trasformati: c’è
sempre del cammino davanti a noi e,
proprio perché è cammino, esso comporta fatica, così come
ogni trasformazione non è priva di qualche forma di dolore.
otremmo provare ad applicare il medesimo interrogativo
alla vita della nostra Comunità nel suo insieme: a quale
momento del Mistero pasquale somiglia di più nell’attuale
fase della propria storia? Potrebbe sembrare, a molti, un
momento di difficoltà, ma alla nostra Comunità non manca
la capacità di superare anche questi momenti; soprattutto non
le manca la grazia dello Spirito santo per trasformare i
momenti di fatica in germogli di vita nuova.
Per la grazia del Signore stiamo perciò comunque vivendo un
momento della Pasqua e il Vento della Pentecoste sta soffiando: a noi metterci in ascolto per capire verso quale direzione
Egli ci conduce.
on ha senso proporre cambiamenti
per il semplice gusto della novità:
sarebbe una sciocchezza; non c’è scopo a
scompaginare senza motivo le abitudini
di vita di una Comunità: ciò costituirebbe mancanza di rispetto; nessuno, posto alla guida di una
Parrocchia, può credere di spadroneggiare a suo piacimento,
con la stessa sensibilità di un elefante in una cristalleria.
Tuttavia, proporre delle iniziative a volte può sembrare
opportuno (vedi per es. i confessionali), altre volte diventa
necessario, proprio allo scopo di almeno conservare quello che
c’è; importante è che le decisioni non siano prese autonomamente da una sola persona, ma condivise con chi di dovere e,
naturalmente, motivate.
A pag. 34 si riferisce di un argomento discusso nelle recenti
riunioni del Consiglio Pastorale Parrocchiale: la modifica di
alcuni orari delle celebrazioni. La discussione ruota attorno a
tre punti: l’orario della prima Messa festiva, quello delle
Messe feriali del mattino, quello delle celebrazioni festive delle
10.00 e delle 11.00. Ciascuna delle scelte ipotizzate (v. pag
34) può essere attuata o no, indipendentemente dalle altre e
secondo tempi diversi: non vanno per forza realizzate tutte e
nel medesimo tempo. In ogni caso, non si tratta di inventa-
N
P
Scelte e perplessità
lcune scelte recenti, sebbene maturate nel dialogo in seno
ai Consigli parrocchiali (Affari Economici e Pastorale),
A
4
Editoriale
realtre novità, ma, più semplicemente,
di constatare quelle che già si sono
introdotte nella vita della gente e nelle
sue abitudini, che non sono più le stesse
di qualche tempo fa.
scorso anno a favore dell’Oratorio. Se
La Pentecoste continuiamo di questo passo, non potre-
mo fare più nulla per i nostri ragazzi per
molto tempo. Faccio appello all’impegno
e alla generosità di tutti, perché ciascuno
faccia quello che può. La congiuntura economica non ci è certo favorevole: i continui rincari di cui ci parlano i mezzi
d’informazione, la fatica sempre più
grande di molte famiglie nell’arrivare a
fine mese non consentono di crearsi aspettative illusorie. Tuttavia chi può è chiamato in causa.
Soprattutto dobbiamo fare in modo di ridurre il debito con la
banca in modo da non “sperperare” i nostri sforzi nel pagamento degli interessi. A questo scopo vorrei chiedere a chi ne ha
la possibilità di seguire almeno la via del prestito gratuito,
come già qualcuno ha fatto (v. pag. 52).
Oratorio
’interrogativo posto all’inizio può
essere riferito anche al nostro
Oratorio. Mi limito a due brevi annotazioni.
1 - Il nostro Oratorio ha bisogno di un
consistente rilancio. Una possibilità che chiedo a tutti di non
trascurare è l’assemblea indetta per l’11 aprile (v. pag. 36):
cercheremo di raccogliere proposte per capire che cosa ci vorrebbe, cosa è possibile fare, quali iniziative attuare, quale stile
e quali atteggiamenti assumere, quali collaborazioni attivare.
Potrebbe essere un’occasione di “risurrezione”. In vista di
quest’appuntamento chiedo a tutti di invocare la luce dello
Spirito santo.
2 - A pag. 52 potete leggere come gli interessi bancari passivi
abbiano assorbito parte considerevole delle offerte raccolte lo
L
La grazia dello Spirito del Signore risorto sia con voi. A tutti
l’augurio affettuoso di sante e serene Festività.
Il Signore vi dia pace.
don Giovanni
continua da pag. 3
Se c’è qualcosa di assolutamente privato, libero, personale è proprio l’amicizia che ci fa sentire
l’altro come parte di noi stessi. E tuttavia l’amicizia ha un riflesso sociale evidente. Incontrare
un amico significa incontrare qualcuno che sentiamo affine e col quale possiamo condividere alcune delle nostre esperienze.
È evidente che avere degli amici mi fa sentire a mio agio nello spazio sociale.
Lo stesso va detto per la relazione matrimoniale. La presenza di coppie che si amano e si donano scambievolmente una
fedeltà sicura contribuisce a rendere il clima sociale più positivo, a controllare meglio le paure. Questo è tanto più vero
per i figli piccoli. Quando un bambino è in braccio a sua madre o tiene per mano suo padre, non ha paura anche nelle
situazioni più difficili; e reciprocamente la mamma o il papà riescono essi stessi a essere più sicuri proprio perché sanno
di dovere trasmettere sicurezza al figlio.
nsomma, la solidità dei legami interpersonali contribuisce a rendere sereno l’ambiente sociale. Che le virtù (la fedeltà,
l’amore, l’affabilità, l’apertura all’ascolto, la solidarietà…) sono certo comportamenti personali ma hanno altrettanto
certamente un riflesso sulla società intera, sulla vita della città e sul tasso di gradevolezza della vita che vi si trascorre.
Che quindi, proprio per il bene sociale, vale la pena favorire, per quanto possibile, i comportamenti virtuosi delle persone.
Un campo in cui questo discorso può sembrare problematico ma che invece a me sembra altrettanto chiaro è quello della
dialettica politica. È evidente che tra maggioranza e opposizione dev’esserci distanza, opposizione, confronto. Quando
questa dialettica viene meno e quindi l’opposizione non fa il suo mestiere, i risultati sono negativi perché vengono meno
gli stimoli che nascono dal controllo e dalla critica. E tuttavia il confronto tra le parti presuppone il riconoscimento del
valore dell’altro e della sua legittimità a governare. Altrimenti la lotta politica diventa una forma di guerra che non
tende più al buon governo in quanto tale, ma all’eliminazione dell’avversario. Quando questo avviene, i riflessi a livello
della vita sociale sono negativi perché nascono sospetti e risentimenti che solo difficilmente possono essere controllati e
superati. Anche per la vita economica e quella culturale si potrebbero fare discorsi simili.
In conclusione moltiplicare i legami e viverli con lealtà, fedeltà, rispetto dell’altro è la ricetta che produce un maggior
senso di sicurezza nella società e ci permette di vivere meglio.
+ Luciano Monari, vescovo di Brescia
I
5
Comunità in ascolto
MESSAGGIO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI PER LA
XXIII GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ
«Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni» (At 1, 8)
per le parti già pubblicate, vedi novembre 2007
Cari giovani!
3. La Pentecoste, punto di
partenza della missione della
Chiesa
a sera del giorno della sua
risurrezione Gesù, apparendo ai discepoli, «alitò su di
loro e disse: "Ricevete lo
Spirito Santo"» (Gv 20,22).
Con ancor più forza lo Spirito
Santo scese sugli Apostoli il
giorno della Pentecoste: «Venne all'improvviso dal cielo un
rombo - si legge negli Atti
degli Apostoli - come di vento
che si abbatte gagliardo, e
riempì tutta la casa dove si
trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro» (2, 2-3).
Lo Spirito Santo rinnovò interiormente gli Apostoli, rivestendoli di una forza che li
rese audaci nell'annunciare
senza paura: «Cristo è morto
e risuscitato!».
Liberi da ogni timore essi iniziarono a parlare con franchezza (cfr At 2,29; 4,13;
4,29.31). Da pescatori intimoriti erano diventati araldi
coraggiosi del Vangelo.
Persino i loro nemici non riuscivano a capire come mai
uomini «senza istruzione e
popolani» (cfr At 4,13) fossero in grado di mostrare un
simile coraggio e sopportare
le contrarietà, le sofferenze
e le persecuzioni con gioia.
Niente poteva fermarli. A
L
coloro che cercavano di ridurli al silenzio rispondevano:
«Noi non possiamo tacere
quello che abbiamo visto e
ascoltato» (At 4,20). Così
nacque la Chiesa, che dal giorno della Pentecoste non ha
cessato di irradiare la Buona
Novella «fino agli estremi
confini della terra» (At 1,8).
Santo infonde nei cuori
dei
fedeli
(cfr
At
2,42). Il Servo di Dio Giovanni
Paolo II ebbe a scrivere che
prima di essere azione, la missione della Chiesa è testimonianza e irradiazione (cfr Enc.
Redemptoris missio, 26). ...
4. Lo Spirito Santo, anima
della Chiesa e principio di
comunione
a per comprendere la
missione della Chiesa
dobbiamo tornare nel Cenacolo dove i discepoli restarono
insieme (cfr Lc 24,49), pregando con Maria, la "Madre",
in attesa dello Spirito promesso.
A quest'icona della Chiesa
nascente ogni comunità cristiana deve costantemente
ispirarsi. La fecondità apostolica e missionaria non è principalmente il risultato di programmi e metodi pastorali
sapientemente elaborati ed
"efficienti", ma è frutto dell'incessante preghiera comunitaria (cfr Paolo VI, Esort.
apost. Evangelii nuntiandi, 75).
L'efficacia della missione presuppone, inoltre, che le comunità siano unite, abbiano cioè
«un cuore solo e un'anima
sola» (cfr At 4,32), e siano
disposte a testimoniare l'amore e la gioia che lo Spirito
oncludendo questo rapido
sguardo alla Parola di Dio
nella Bibbia, vi invito a notare
come lo Spirito Santo sia il
dono più alto di Dio all'uomo,
quindi la testimonianza suprema del suo amore per noi, un
amore che si esprime concretamente come "sì alla vita"
che Dio vuole per ogni sua
creatura. Questo "sì alla vita"
ha la sua forma piena in Gesù
di Nazaret e nella sua vittoria
sul male mediante la redenzione. A questo proposito non
dimentichiamo mai che l'Evangelo di Gesù, proprio in forza
dello Spirito, non si riduce ad
una pura constatazione, ma
vuole diventare "bella notizia
per i poveri, liberazione per i
prigionieri, vista ai ciechi...".
E’ quanto si manifestò con
vigore il giorno di Pentecoste,
diventando grazia e compito
della Chiesa verso il mondo, la
sua missione prioritaria.
Noi siamo i frutti di questa
missione della Chiesa per
opera dello Spirito Santo. Noi
M
6
C
Comunità in ascolto
portiamo dentro di noi quel
sigillo dell'amore del Padre in
Gesù Cristo che è lo Spirito
Santo.
Non dimentichiamolo mai, perché lo Spirito del Signore si
ricorda sempre di ciascuno e
vuole, mediante voi giovani in
particolare, suscitare nel
mondo il vento e il fuoco di una
nuova Pentecoste.
5. Lo Spirito Santo "Maestro
interiore”
ari giovani, anche oggi lo
Spirito Santo continua ad
agire ... e i suoi frutti sono
abbondanti nella misura in cui
siamo disposti ad aprirci alla
sua forza rinnovatrice. Per
questo è importante che ciascuno di noi Lo conosca, entri
in rapporto con Lui e da Lui si
lasci guidare. Ma a questo
punto sorge naturalmente una
domanda: chi è per me lo
Spirito Santo? Non sono
infatti pochi i cristiani per i
quali Egli continua ad essere il
"grande sconosciuto" ...
C
ogni giorno in pienezza. Egli ci
spinge verso gli altri, accende
in noi il fuoco dell'amore, ci
rende missionari della carità
di Dio.
o bene quanto voi giovani
portiate nel cuore grande
stima ed amore verso Gesù,
come desideriate incontrarLo
e parlare con Lui. Ebbene
ricordatevi che proprio la presenza dello Spirito in noi attesta, costituisce e costruisce la
nostra persona sulla Persona
stessa di Gesù crocifisso e
risorto. Rendiamoci dunque
familiari dello Spirito Santo,
per esserlo di Gesù.
S
6. La Confermazione e
l'Eucaristia
a - direte - come possiamo lasciarci rinnovare
dallo Spirito Santo e crescere
nella nostra vita spirituale?
...Lo si può per mezzo dei
M
Nella nostra professione di
fede proclamiamo: «Credo
nello Spirito Santo, che è
Signore e dà la vita e procede
dal Padre e dal Figlio».
Sì, lo Spirito Santo, Spirito
d'amore del Padre e del
Figlio, è Sorgente di vita che
ci santifica, «perché l'amore
di Dio è stato riversato nei
nostri cuori per mezzo dello
Spirito Santo che ci è stato
dato» (Rm 5,5). Tuttavia non
basta conoscerLo; occorre
accoglierLo come guida delle
nostre anime, come il "Maestro interiore" che ci introduce nel Mistero trinitario, perché Egli solo può aprirci alla
fede e permetterci di viverla
Sacramenti, ... innanzitutto
quelli dell'iniziazione cristiana: il Battesimo, la Confermazione e l'Eucaristia, che sono
complementari e inscindibili
(cfr Catechismo della Chiesa
Cattolica, 1285). Questa
verità sui tre Sacramenti che
sono all’inizio del nostro essere cristiani è forse trascurata
nella vita di fede di non pochi
cristiani, per i quali essi sono
gesti compiuti nel passato
senza incidenza reale sull’oggi,
come radici senza linfa vitale.
Avviene che, ricevuta la Confermazione, diversi giovani si
allontanano dalla vita di fede.
E ci sono anche giovani che
nemmeno ricevono questo
sacramento. Eppure è con i
sacramenti del Battesimo,
della Confermazione e poi, in
modo continuativo, dell'Eucaristia che lo Spirito Santo ci
rende figli del Padre, fratelli
di Gesù, membri della sua
Chiesa, capaci di una vera
testimonianza al Vangelo,
fruitori della gioia della fede.
Oggi è particolarmente importante riscoprire il sacramento della Confermazione e
ritrovarne il valore per la
nostra crescita spirituale.
hi ha ricevuto i sacramenti del Battesimo e della
Confermazione ricordi che è
diventato "tempio dello Spirito": Dio abita in lui e faccia
sì che il tesoro che è in lui
porti frutti di santità. Chi è
battezzato, ma non ha ancora
ricevuto il sacramento della
Confermazione, si prepari a
riceverlo sapendo che così
diventerà un cristiano "compiuto".
-continua
C
BENEDICTUS PP. XVI
7
Comunità in ascolto
Sperare ... sempre!
di don Titta
L
o scrittore e poeta Ugo Foscolo,
dopo aver visitato il cimitero
monumentale di Brescia, compose un
“carme” intitolato I Sepolcri. A parte
l’alto valore letterario, il Foscolo rivela
una personale conoscenza pagana sul
binomio vita – morte, specie quando
scrive : “anche la speme, ultima dea,
fugge i sepolcri”. Ecco penso che gli sia
mancato il grande dono della speranza
che per noi credenti in Cristo crocifisso
e risorto, è una meravigliosa virtù che a
dire di papa Giovanni sostiene, corrobora le altre due: la Fede e la Carità.
Ricordo ancora bene il cantico salmico
appreso da fanciullo: Dominus spes mea
a juventute mea = il Signore è la mia speranza fin dalla mia giovinezza. E la
memoria mi fa ricordare come nelle
nostre case della Bassa, dopo il santo
rosario, la mamma ci faceva dire l’atto
di speranza. Amici, giovani, adulti
ripassiamolo insieme : “Mio Dio spero
nella tua bontà, per le tue promesse e per
i meriti di Gesù Cristo nostro salvatore,
la vita eterna e le grazie necessarie per
meritarla con le buone opere che io
debbo e voglio fare. Signore che io non
resti confuso in eterno”.
T
utto è grazia! Diceva il romanziere
G. Bernanos, eppure quanti disperati riluttanti alla grazia divina. In un
mondo secolarizzato come il nostro,
pieno di passioni e soddisfazioni illecite, è facile perdere il “ nord di Dio” che
ci è Padre, di Gesù nostra salvezza con
la sua madre Maria ci dice di puntare
gli occhi al cielo. Com’è necessario confidare in Gesù il quale ci ridà fiducia,
dignità e vera libertà. Quante sirene ci
spingono a seguire cattive correnti. È
stato più furbo Ulisse, re di Itaca, sono
stati più furbi i santi mettendo nel
cuore e nella vita Dio al primo posto,
fidandosi ad occhi chiusi in Lui, che
tutto può, disposto a donarci un posto
in paradiso che Gesù ha promesso a chi
gli crede, in Lui spera ed ama. Questo
non toglie di essere soggetti a varie
prove. Quanti santi hanno provato
giorni ed anni delle “ botte dello spirito”. Penso a santa Teresa di Lisieux, a
san Giovanni della Croce, a don
Calabria, a madre Teresa ed a padre
Pio. Per altri prima di passare, come
diceva di sé Adolfo Rettè, dal diavolo a
Dio hanno provato con l’amarezza del
peccato il vuoto di Dio pur desiderando liberazione interiore. Penso al grande pastore s. Agostino, a s. Angela da
Foligno, a s. Charles de Foucauld,
senza dimenticare i laici a noi contemporanei: Giovanni Papini, Giosuè
Borsi, Giovanni Testori ritornato a Dio
grazie a don Giussani. E mi viene in
mente la frase finale del film: “ Le chiavi del paradiso” detta da padre Cison:
“Finchè c’è vita c’è speranza. E tutti
abbiamo la possibilità di diventare
migliori!” e qui si impone, per me e
per voi, una forte dose di coraggio poiché scoraggiarsi significa togliere a se
stessi il poco coraggio rimasto nell’anima dopo certe cadute o certe bastonate.
L
o scoraggiamento è come la peronospera sulle viti del nostro
Montorfano: le fanno rinsecchire. Sì,
questo malanno ci priva di forze che
corroborate dalla parola di Dio - dal
pane di vita che è l’Eucaristia ricevuta
con cuore umile, sinceramente pentito
e fiducioso! Dio non è proprio un
“castigante”. È il padre a braccia
aperte desideroso di abbracciarci e di
reintrodurci in casa. È il Risorto che
può far risorgere pure noi! Mi viene in
mente l’espressivo salmo 39, carico di
fiducia riconoscente al Signore: “Ho
sperato, ho sperato nel Signore ed
egli su di me si è chinato ed ha dato
ascolto alle mie parole (S.O.S.). Mi
ha tratto dalla fossa della morte, ha
reso sicuro i miei passi… beato l’uomo che spera nel Signore” il resto leg8
getelo voi e fatelo vostro.
C
ari amici nei giorni freschi di grazia pasquale sentiremo la nota
sequenza pasquale in cui l’autore - il
martire san Cromazio - chiede a Maria
di Magdala: “Raccontaci Maria che hai
visto sulla via?” ed ella : “La tomba del
Cristo vivente e la gloria del Cristo
risorto. Sì, Cristo mia speranza è risorto”.
E ora siamo sinceri, a volte il Signore ci
pare assente - disinteressato alle nostre
sofferenze d’anima e di corpo, lontano,
non…risorto per noi, brancicanti in
nere nuvole cadute sul mondo d’oggi.
No! Il Signore cammina sulle nostre
strade e se lo ascoltiamo, se ci avviciniamo a Lui con forte speranza e rinnovamento, Egli starà con noi sempre!
Egli ci scalda il cuore, ce lo purifica
donandoci la vera libertà. E permette
che lo “ mangiamo” sotto le specie del
pane, viatico del nostro cammino verso
quella casa del Padre dove c’è solo gioia
e non più sofferenza.
V
oglio invocare con voi la Vergine
Maria, madre di sicura speranza,
come l’ha definita papa Benedetto XVI
nella sua enciclica “Spe salvi” e come
ogni giorno la salutiamo, filialmente,
chiamandola Madre di misericordia e
speranza nostra. Cari amici, fiducia in
Dio e fiducia in Lei è nostra madre.
Tanti auguri per una Pasqua di gioia!
Comunità in ascolto
La
Parola
per
noi
Come sigillo
Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio,
perché forte come la morte è l’amore
duro come sheol è la gelosia.
Le sue vampe sono vampe di fuoco,
fiamme di Yah!
Le grandi acque non potranno spegnere l’amore,
né i fiumi lo porteranno via.
Se uno darà tutta la ricchezza della sua casa
per l’amore,
ne avranno solo disprezzo.
Ct 8,6-7
meditare sulla
Sacra Scrittura
a cura di di Anna Massetti
I
l Cantico dei Cantici contiene una serie di poemetti
amorosi che descrivono le varie fasi dell’amore di
due giovani. È il canto dell’amore umano autentico
che unisce l’uomo e la donna secondo il progetto del
Creatore, messo in rilievo dai primi capitoli della
Genesi. Il Cantico ne fa il più alto valore della vita,
quello che la coinvolge totalmente. Ma in questa realtà
profondamente umana Israele ha sentito risuonare,
sotto l’immagine dell’amore giovanile, l’espressione
della realtà più profonda della sua alleanza con Dio. La
tradizione ebraica e poi cristiana, vi ha letto in trasparenza una «parabola» dell’amore reciproco di Dio e
d’Israele.
Due giovani sono presentati mentre salgono insieme
dal deserto. Lei appoggiata al suo diletto, volge il cuore
al passato e ricorda di averlo svegliato all’amore.
Quindi avanza una richiesta: «Mettimi come sigillo sul
tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio».
lissima, che esprime l’esigenza profonda dell’amore
vero, e richiama il rapporto d’amore che Dio desidera
e chiede al suo popolo: “Amerai il Signore tuo Dio con
tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze...
Questi precetti che oggi ti do te li legherai alla mano
come un segno...” (Dt 6, 5.9). La Parola di Dio sulla
fronte, sul braccio e sul cuore, come sigillo della vita;
sigillo del pensiero, dell’azione, dell’amore.
l testo prosegue con una riflessione sulla forza dell’amore (vv. 6b-7), attraverso i simboli: amore e
morte, amore e fiamme divine, amore e grandi acque.
«Forte come la morte è l’amore, duro come lo sheol (il
regno dei morti) è la gelosia». La morte è inesorabile,
nessun uomo può evitarla. Amore e morte sono le
supreme potenze che attraversano l’esistenza umana.
Solo l’amore regge al duello con la morte, e si prospetta più forte perché può contrastarla. L’amore sopravvive alla morte.
I
È
I
l sigillo era portato, al collo o al braccio, dai sovrani
e dai loro rappresentanti, o da gente nobile e ricca.
Era come un documento d’identità, come una firma
che autentificava i contratti. Porre qualcuno come
sigillo è segno di scelta e di cura premurosa. Si comprende allora il significato di questa richiesta: tienimi
sempre con te. La ragazza chiede di essere legata a lui
come quel sigillo che lo identifica, che conferma una
scelta, un’appartenenza reciproca. È una richiesta bel-
poi evocato il simbolo del fuoco. L’amore è fuoco
bruciante, vampe divine, fiamme di Yah, che significa fiamme fortissime. Il Nome di Dio viene qui citato in rapporto all’amore, dando il senso dell’intero
Cantico: l’amore è fiamma di Yah, una sua scintilla. Il
fuoco è simbolo di Dio (vedi il roveto ardente: Es 3,16), è simbolo della divina trascendenza, ma anche della
vicinanza, perché il fuoco illumina e riscalda e insieme
brucia e incute paura, per cui non si può toccare. Allo
9
Comunità in ascolto
stesso modo Dio è insieme vicino e
lontano, presente e inafferrabile.
inestimabile.
a ragazza del Cantico che ha
svegliato all’amore il suo ragazzo, gli chiede di tenerla come sigillo
sul cuore e sul braccio, che faccia la
scelta definitiva e suggelli la reciproca appartenenza. La richiesta è
così esigente proprio perchè l’amore è una realtà divina: invincibile,
inestinguibile, inestimabile.
L
E
dopo il fuoco, l’acqua. Essa, come il
fuoco, è simbolo di vita ma anche
di morte. Per Israele le grandi acque
richiamavano il caos primordiale e la
paura di morte. All’inizio le acque ricoprivano la terra e la tenebra avvolgeva
tutto; allora Dio «divise» le acque dalla
terraferma e le tenebre dalla luce.
Questa trasformazione dal caos al
cosmo (mondo ordinato) nella Genesi
viene presentata come un’opera maestosa che il Creatore realizza con la sua
sola Parola onnipotente. L’amore,
anche il più limpido e puro, è costantemente minacciato dalle grandi acque,
simbolo del Male che sovverte l’ordine
e rigetta la creazione nel caos. L’acqua
può spegnere il fuoco, ma non l’amore.
Anzi l’amore vero esce dalla prova ancor più nitido e
forte.
Il canto della donna termina considerando denaro e
ricchezze: a che vale il denaro rispetto all’amore? La
ricchezza non serve a comprarne neppure un grammo.
Voler comprare l’amore con l’oro è rendersi ridicoli e
farsi deridere. L’amore non è comprabile, non ha prezzo.
l Cantico si accontenta di dire
che l’amore è «forte come la
morte ». Ma, Gesù ci ha rivelato che
l’amore è «più forte» della morte.
Egli “è venduto, e a basso prezzo,
ma riscatta il mondo, e a gran prezzo: col suo proprio sangue (…). È
stato languente e ferito; ma ha guarito ogni malattia e ogni languore.
È stato innalzato sul legno, e
inchiodatovi sopra; ma ci rialza con
l’albero della vita (...). Muore, ma fa vivere e con la sua
propria morte distrugge la morte. È sepolto, ma risorge. Scende all’inferno, ma ne riconduce le anime”.
(Gregorio Nazianzeno. Terzo Discorso Teologico)
Entrando nella logica profonda del cuore della fede
cristiana, la passione-morte e risurrezione di Gesù,
mistero che proprio in questi giorni siamo invitati a
contemplare, giungiamo alla professione di fede che,
proprio là, nel cammino della passione e della croce, il
Figlio di Dio ha realizzato la salvezza, manifestando
l’amore più grande, l’amore vince la morte.
I
È
quel «perché» che unisce la richiesta, «mettimi
come sigillo sul tuo cuore» (v. 6a), con la successiva esaltazione dell’amore (vv. 6b-7) la chiave del
Cantico. È evidente che si
parla di amore non solo
umano, perché questo
non può contrastare la
morte, dirsi «fiamma del
Signore», resistere alle
grandi acque e non avere
prezzo. Quello che viene
esaltato è l’amore con la A
maiuscola: l’amore che
muove la vita è una realtà
divina, manifestazione
dell’Amore che è tesoro
Scuotici, Signore, chiamaci, infiammaci e rapiscici, facci sentire il tuo profumo, sii per noi
fuoco e dolcezza. Insegnaci a
correre nell’amore. Forse
molti non ritornano a te da
un abisso di cecità? Fa’ che
anche noi ci avviciniamo a
te e siamo illuminati da
quella luce mediante la
quale si riceve il potere di
diventare tuoi figli.
(SANT’AGOSTINO
Confessioni, VIII, 4,9)
10
Comunità in ascolto
Alla scoperta di SC
la Costituzione del Concilio sulla liturgia
di don Giovanni
In linea con le ultime indicazioni del vescovo Giulio e con quanto stabilito, di conseguenza, dal
Consiglio Pastorale, continuiamo la lettura della Costituzione sulla Liturgia “Sacrosantum
Concilium” (SC) del Concilio Ecumenico Vaticano II.
PRINCIPI GENERALI per la riforma
e la promozione della sacra liturgia
5neNlalatuvriata ddeellllaa sCahcireasali.turgia e sua importanza
- poiché la storia della salvezza che viene attualizzata
nella liturgia è testimoniata dalla Parola di Dio scritta,
questa assume un posto di rilievo nella celebrazione,
anzi, la sua proclamazione è vero e proprio atto liturgico,
non secondario rispetto al Sacramento.
L’acquisizione di questa consapevolezza rappresenta una
decisa svolta rispetto a prima, una presa di coscienza di
cosa debba essere per un credente la Parola di Dio. Basti
pensare ai tempi in cui si diceva che la Messa era “ascoltata” validamente a partire dal momento in cui il celebrante scopriva il calice – cioè, dopo le Letture - e osservare come ora non vi sia celebrazione che non preveda
l’annuncio di almeno un brano biblico.
Potremmo pensare che tale scoperta sia arrivata in ritardo; credo che la “necessità” della polemica antiprotestante e degli atteggiamenti di acuito timore sull’opportunità
di lasciare la Bibbia in mano a persone non preparate a
leggerla, debba annoverarsi tra le cause di questo ritardo,
giustificato o no che sia;
- se la salvezza “è stata compiuta da Cristo Signore principalmente per mezzo del Mistero pasquale” (passione,
risurrezione e ascensione), ne consegue che questo mistero è il centro è il cuore di ogni celebrazione cristiana e di
tutto l’anno liturgico;
- in quanto realizzata da Cristo, vero Dio e vero Uomo
perfettamente uniti nella persona di Gesù di Nazareth, la
liturgia è per sua natura sacramentale: dona le realtà
soprannaturali attraverso segni sensibili (parole, gesti,
segni);
- poiché la Chiesa è inviata a diffondere il dono della salvezza, è suo compito annunciarla con la Parola e donarla,
celebrandola, nei sacramenti e nelle altre azioni liturgiche. Attraverso la Chiesa, Comunità dei credenti raccolta
attorno ai suoi Pastori, è lo Spirito santo che agisce.
.
Dio, il quale «vuole che tutti gli uomini si salvino e arrivino alla conoscenza della verità» (1Tm2, 4), «dopo
avere a più riprese e in più modi parlato un tempo ai
padri per mezzo dei profeti» (Eb1,1), quando venne la
pienezza dei tempi, mandò il suo Figlio, Verbo fatto
carne, unto dallo Spirito Santo, ad annunziare la
buona novella ai poveri, a risanare i cuori affranti,
«medico di carne e di spirito», mediatore tra Dio e gli
uomini. Infatti la sua umanità, nell'unità della persona
del Verbo, fu strumento della nostra salvezza. Per
questo motivo in Cristo «avvenne la nostra perfetta
riconciliazione con Dio ormai placato e ci fu data la
pienezza del culto divino». Quest'opera della redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio, che
ha il suo preludio nelle mirabili gesta divine operate
nel popolo dell'Antico Testamento, è stata compiuta
da Cristo Signore principalmente per mezzo del
mistero pasquale della sua beata passione, risurrezione da morte e gloriosa ascensione, mistero col
quale « ha distrutto la nostra morte e risorgendo ha
restaurato la vita». Infatti dal costato di Cristo dormiente sulla croce è scaturito il mirabile sacramento di
tutta la Chiesa.
È
davvero mirabile la prospettiva dalla quale guardare
la liturgia che ci viene offerta in questo paragrafo.
Sinteticamente: la storia della salvezza è, al tempo stesso
“perfetta glorificazione di Dio”. Torna alla mente l’affermazione di s. Ireneo di Lione: “La gloria di Dio è l’uomo
vivente”. Cristo ha reso perfettamente gloria al Padre,
nello Spirito santo, in quanto ha realizzato per noi la salvezza e la vita.
Tale prospettiva contiene in sé fondamentali conseguenze:
- come viene affermato al successivo par. 6, la liturgia cristiana è rivivere, nella celebrazione, la storia della salvezza,
in particolare il mistero pasquale di Cristo; più esattamente, è divenirne partecipi, rendersi contemporanei agli
eventi che vengono celebrati;
Abbiamo così introdotto il successivo paragrafo:
11
Comunità in ascolto
. La
6
l i t u r g i a a t t u a l ' o p e r a d e l l a s a l v e z z a p ro p r i a
della Chiesa.
Per dono del Padre e per l’azione dello Spirito santo,
insomma, è il Signore Gesù che agisce nella liturgia, in
quanto in essa Egli è presente. In quali modi, viene spiegato al successivo paragrafo:
Pertanto, come il Cristo fu inviato dal Padre, così
anch'egli ha inviato gli apostoli, ripieni di Spirito Santo.
Essi, predicando il Vangelo a tutti gli uomini, non
dovevano limitarsi ad annunciare che il Figlio di Dio
con la sua morte e risurrezione ci ha liberati dal potere di Satana e dalla morte e ci ha trasferiti nel regno
del Padre, bensì dovevano anche attuare l'opera di
salvezza che annunziavano, mediante il sacrificio e i
sacramenti attorno ai quali gravita tutta la vita liturgica. Così, mediante il battesimo, gli uomini vengono
inseriti nel mistero pasquale
di Cristo: con lui morti,
sepolti e risuscitati, ricevono
lo Spirito dei figli adottivi,
«che ci fa esclamare: Abbà,
Padre» (Rm 8,15), e diventano quei veri adoratori che il
Padre ricerca. Allo stesso
modo, ogni volta che essi
mangiano la cena del
Signore, ne proclamano la
morte fino a quando egli
verrà. Perciò, proprio nel
giorno di Pentecoste, che
segnò la manifestazione
della Chiesa al mondo,
«quelli che accolsero la parola di Pietro furono battezzati» ed erano «assidui all'insegnamento degli
apostoli, alla comunione fraterna nella frazione del
pane e alla preghiera... lodando insieme Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo» (At 2, 41). Da allora la
Chiesa mai tralasciò di riunirsi in assemblea per celebrare il mistero pasquale: leggendo «in tutte le
Scritture ciò che lo riguardava» (Lc 24,27), celebrando l'eucaristia, nella quale «vengono resi presenti la
vittoria e il trionfo della sua morte» e rendendo grazie
«a Dio per il suo dono ineffabile» (2Cor 9,15) nel
Cristo Gesù, «a lode della sua gloria» (Ef 1,12), per
virtù dello Spirito Santo.
7 C r i s t o è p r e s e n t e n e l l a l i t u rg i a .
.
Per realizzare
un'opera così grande, Cristo è sempre presente
nella sua Chiesa, e in modo speciale nelle azioni liturgiche. È presente nel sacrificio della messa, sia nella
persona del ministro, essendo egli stesso che, «offertosi una volta sulla croce, offre ancora se stesso tramite il ministero dei sacerdoti», sia soprattutto sotto le
specie eucaristiche. È presente con la sua virtù nei
Cracovia: cattedrale del
sacramenti, al punto che
Wavel
quando uno battezza è
Cristo stesso che battezza.
È presente nella sua parola,
giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la
sacra Scrittura. È presente
infine quando la Chiesa
prega e loda, lui che ha promesso: «Dove sono due o
tre riuniti nel mio nome, là
sono io, in mezzo a loro»
(Mt18,20).
Effettivamente per il compimento di quest'opera così
grande, con la quale viene resa a Dio una gloria perfetta e gli uomini vengono santificati, Cristo associa
sempre a sé la Chiesa, sua sposa amatissima, la
quale l'invoca come suo Signore e per mezzo di lui
rende il culto all'eterno Padre. Giustamente perciò la
liturgia è considerata come l'esercizio della funzione
sacerdotale di Gesù Cristo. In essa, la santificazione
dell'uomo è significata per mezzo di segni sensibili e
realizzata in modo proprio a ciascuno di essi; in essa
il culto pubblico integrale è esercitato dal corpo mistico di Gesù Cristo, cioè dal capo e dalle sue membra.
Perciò ogni celebrazione liturgica, in quanto opera di
Cristo sacerdote e del suo corpo, che è la Chiesa, è
azione sacra per eccellenza, e nessun'altra azione
della Chiesa ne uguaglia l'efficacia allo stesso titolo e
allo stesso grado.
C
ome quelle della Chiesa, le radici della sua liturgia,
che della Chiesa stessa è vita, sono apostoliche e,
attraverso gli apostoli, ci vengono dal Signore stesso: è
Lui che si dona nella Parola e nei Sacramenti, è il suo
Spirito che in essi e tramite essi agisce in noi. Le azioni
liturgiche fondamentali derivano direttamente dal
Signore Gesù, che ce le ha trasmesse proprio come attuazione della sua opera di salvezza: “Fate questo in memoria di me” sono le parole con le quali ci consegna il tesoro prezioso dell’Eucaristia, memoriale della sua morte,
risurrezione e ascensione; “Battezzate nel nome del
Padre, del Figlio e dello Spirito santo”: è la formula che
tutt’ora viene usata per il Battesimo, prima Pasqua del
cristiano; ecc.
Q
uando la Chiesa, fedele al comando del suo Signore,
ne annuncia la Parola e ne celebra le azioni di salvezza attraverso i Sacramenti, per l’azione dello Spirito
santo diventa tramite della presenza di Lui. La Chiesa è
sacramento di Cristo, come Cristo lo è del Padre. Si tratta di un’affermazione fondamentale, come l’altra, che
deriva direttamente da s. Paolo: la Chiesa è il corpo di cui
Cristo costituisce il capo, la testa; nessuna delle due realtà
può essere separata dall’altra. Sarà possibile incontrare
Cristo magari nonostante la Chiesa, ma non senza di essa.
12
Comunità in ascolto
(33)
a cura di don Giovanni
Adoriamo il Signore Gesù Cristo, contemplandolo nella sua
Passione e Morte.
Acclamiamo a Cristo, vincitore della morte nella Risurrezione,
glorioso Signore di ineffabile grandezza nell’Ascensione,
continuamente presente nell’Eucaristia.
Signore Gesù Cristo
Il Vivente
che ci hai redenti con il tuo sangue prezioso,
Gesù è la pietra che,
noi ti adoriamo!
scartata da voi costruttori,
Basilica del
Prezzo infinito del riscatto dell’universo, Gersualemme:
è diventata testata
santo Sepolcro
mistico lavacro delle nostre anime, il tuo
d'angolo. In nessun altro
Sangue divino è il pegno della nostra salvezza
c'è salvezza; non vi è infatti
presso il Padre misericordioso.
altro nome dato agli
uomini sotto il cielo nel
Sii sempre benedetto e ringraziato, Gesù,
quale è stabilito che
per il dono del tuo Sangue, che con Spirito
possiamo essere salvati (At
di amore eterno (Eb. 9,14) hai offerto fino
4,11-12).
all’ultima stilla per farci partecipi della vita
divina.
Signore Gesù,
Il Sangue che hai versato per la nostra
solo il tuo nome non
redenzione ci purifichi dal peccato e ci salvi
viene dimenticato,
dalle insidie del maligno.
perché tu sei vivo, oggi, nell'Eucaristia.
Il Sangue della nuova ed eterna alleanza, nostra bevanda
Il ricordo dei grandi, polvere nei sepolcri,
nel sacrifico eucaristico, ci unisca a Dio e tra di noi
si affievolisce e scompare.
nell’amore, nella pace e nel rispetto di ogni persona,
Prima, non bastava loro il mondo;
specialmente dei poveri.
ora, non possiedono che un angolo
O Sangue di vita, di unità e di pace, mistero d’amore
nella nostra memoria.
e sorgente di grazia, inebria i nostri cuori con il tuo
Tu no, o Signore, tu sei il Vivente,
santo Spirito.
sei l'Eterno sui nostri altari.
Signore Gesù,
Se pronuncio il tuo nome, esco dal mondo,
vorremmo compensarti delle ingratitudini e degli
ricongiungo due mondi: cielo e terra s'incontrano.
oltraggi che ricevi continuamente dai peccati delle
Ricompongo storie di secoli lontani e vicini.
tue creature.
Incarnazione e passione non bastano:
Accetta la nostra vita in unione con l’offerta del tuo
aggiungo Eucaristia e completo, o Gesù,
sangue perché possiamo completare in noi ciò che
il mistero del tuo amore infinito.
manca alla tua passione (Col. 1, 24) per il bene della
Ti vedo morto in croce, e mi sembra che tutto finisca
Chiesa e per la redenzione del mondo.
lì. Ti adoro nell'Eucaristia, e contemplo la redenzione,
Signore Gesù Cristo, fa’ che tutti i popoli e tutte le
nel suo perenne rinnovarsi di vita, di amore, di grazia,
lingue ti possano benedire e ringraziare qui in terra
che si irradia nell'universo intero.
e nella gloria dei cieli con il canto di lode:
Dai pastori ai Magi, dalle folle di Palestina alla schiera
“Ci hai redenti, o Signore, con il tuo Sangue
dei martiri, dalle catacombe ai Congressi Eucaristici:
e hai fatto di noi un regno per il nostro Dio”.
generazioni e generazioni attratte dal tuo nome,
Amen.
13
Comunità in ascolto
o Signore, per adorarti, acclamarti, supplicarti.
alle tue ineffabili
ispirazioni. Amen.
(Antonio Donghi)
Signore Gesù,
rendi più fervida la mia adorazione, più viva la mia
preghiera, più caldo il mio cuore.
Signore, ascolta la mia voce,
tu, il Vivente, il Kyrios, il Sempre.
Vivere da risorti, sotto la
guida dello Spirito, la vita
di ogni giorno: non è sempre
facile. Eppure, anche di
fronte alle difficoltà della
vita, la fede trova motivo
di dialogo con il Signore,
anche, per es., di fronte al
fenomeno, sempre più
diffuso nelle famiglie, della fatica ad arrivare a fine mese.
Proponiamo questa preghiera anche in occasione della
prossima festa dei Lavoratori.
O Spirito,
Fuoco divino e Maestro interiore
Dal Signore, risorto e asceso al cielo, invochiamo il dono dello
Spirito, “forza dell’uomo di terra”, Luce che guida il cammino,
energia per seguire Cristo sulla via della vita ed essere suoi
testimoni nel mondo.
O Spirito,
dono del Padre al cuore credente,
Fuoco divino inviato dal Cristo glorioso,
Maestro interiore del nostro cammino
verso la divina pienezza,
effondi la tua potenza nell'esistenza di ogni uomo;
inebria con la tua sapienza che viene dall'alto
chi nell'instancabile invocazione
si affida alla divina fedeltà;
ristora con l'acqua che zampilla per la vita eterna
chi è arso dalla sete di Gesù;
nutri della manna spirituale
chi cammina nel deserto
per giungere a contemplare il volto del Padre;
guida con la tua mano il pellegrino che non si
stanca di cercare la verità;
consola con i gaudii pasquali chi nella quotidiana
conversione si sente smarrito;
sostieni con il tuo vigore l'uomo che non regge
nella fatica di seguire la via ardua del Cristo;
illumina con la tua presenza coloro che nel buio
dell'oggi anelano alla luce senza tramonto;
correggi con dolcezza e forza
chi è caduto nell'errore
per la durezza di cuore dell'uomo vecchio;
rigenera a speranza il peccatore
che brama la gioia della comunione col Padre;
accogli nell'esultanza della Sion celeste
chi gode d'essere docile
Preghiera davanti a un bilancio insufficiente
Signore, ho appena fatto i conti. Allora, bisogna che
trovi, vicino a te, un po' di pace e un po' di calma. E
anche un po' di dignità.
Quella dignità rosa da vent'anni di miseri calcoli per
riuscire a sbarcare il lunario.
Quella pace rubata ad ogni istante dal timore di non
"farcela" questo mese.
Quella calma impossibile da salvaguardare quando
si vede uno stipendio minimo andarsene regolarmente
in un bilancio ordinato nel modo più esatto possibile.
Signore, ciò che temo non è tanto la miseria; in fondo,
si riesce sempre a vivere, tanto bene che male.
Ciò che temo è l'abbrutimento, quello vero.
Paura di pensare solo al denaro, proprio perché non
ne ho.
Paura di fare continuamente facili paragoni con gli
altri, con quelli che ne guadagnano. E questo, cento
volte al giorno, davanti a tutte le vetrine e a tutte le
mostre.
E con ciò ho scoperto che sto diventando avaro. Amara,
piccola scoperta di questa mattina, e impossibile da
dimenticare.
Perciò, Signore, ti parlo di tutto questo. Per domandarti
la grazia della vera dignità.
(Lucane Jerpagon)
14
Comunità in ascolto
IN CAMMINO CON ....
s. Teresina del Bambin Gesù
Continuiamo la presentazione del manoscritto “A”, riportandone alcuni stralci. Per errore,
abbiamo scritto la volta scorsa che esso è il più breve, in realtà abbiamo fatto confusione con
uno dei manoscritti successivi.
Manoscritto A
re a Messa. Lungo il cammino e anche nella chiesa la piccola
«Regina di Papà» gli dava la mano, il suo posto era accanto a
lui e quando eravamo obbligati a scendere per la predica bisognava trovare ancora due sedie una accanto all'altra. Non era
difficile, tutti parevano trovare così carino il vedere un Vegliardo così bello con una figlia così piccola che si scansavano per
dar loro il posto. Mio zio che si trovava nei banchi dei sagrestani si rallegrava tutto a vederci arrivare, e diceva che io ero il
suo piccolo raggio di Sole... Io non mi curavo di essere guardata, ascoltando con molta attenzione le prediche che tuttavia non capivo granché; la prima predica che ho capito, e che
mi ha profondamente toccata fu una predica sulla Passione
del Sig. Ducellier e poi capii tutte le altre prediche. Quando il
predicatore parlava di Santa Teresa papà si piegava e mi diceva a voce bassa: «Ascolta bene, piccola regina mia, si parla della
tua Santa Patrona». Ascoltavo davvero bene, io, ma guardavo
più spesso Papà che il predicatore, e la sua bella faccia mi diceva tante cose!... Talora i suoi occhi si riempivano di lacrime,
che si sforzava invano di trattenere, sembrava già non appartenere più alla terra, tanto l'anima sua amava immergersi nelle
verità eterne... Tuttavia la sua corsa era ben lungi dall'essere
terminata, dovevano scorrere lunghi anni prima che il bel Cielo
si aprisse davanti ai suoi occhi incantati e prima che il Signore asciugasse le lacrime del suo buono e fedele servitore!...
“Scelgo tutto”
n giorno Leonia, pensando di essere troppo grande per
giocare con la bambola venne a trovare noi due con un
cesto pieno di vestitini e di pezzi di stoffa per farne altri;
sopra a tutto ci aveva disteso la sua bambola.
«Prendete, sorelline, ci disse, scegliete, io vi regalo tutto».
Celina allungò la mano e prese un po' di merletti che le piacevano. Dopo un momento di riflessione anche io ho allungato la mano, ma dissi: «Io scelgo tutto!» e presi il cesto
senza fare complimenti; i presenti trovarono la cosa giustissima, Celina stessa non si sognò di lamentarsene (del resto
non le mancavano proprio, i giocattoli, il suo padrino la
riempiva di regali e Luisa trovava il modo di darle tutto quello che voleva).
Questo aneddoto della mia infanzia è come il riassunto di
tutta la mia vita; poi, quando mi è comparsa davanti la perfezione, ho capito che per diventare una santa dovevo soffrire molto, cercare sempre il più perfetto e dimenticare me
stessa; ho capito che nella perfezione c'erano molti gradini, e
che ogni anima era libera di rispondere agli inviti di Nostro
Signore, di fare poco o molto per Lui, in una parola di scegliere tra i sacrifici che Lui chiede. E allora, come in quei giorni della mia piccola infanzia, ho esclamato: «Mio Dio, "io
scelgo tutto". Io non voglio essere una santa a metà, non mi
spaventa la prospettiva di soffrire per te, ho paura di una sola
cosa, di conservare la mia volontà, prenditela, perché «Io scelgo tutto» quello che tu vuoi!...».
U
La Prima Comunione
orse Gesù ha voluto mostrarmi il mondo prima della prima
visita che doveva farmi perché scegliessi più liberamente
la via che dovevo promettergli di seguire. L'epoca della mia
prima Comunione è rimasta impressa nel mio cuore, come un
ricordo senza nuvole, mi pare che non potevo essere meglio
disposta di come lo fui, e poi le mie pene spirituali mi lasciarono per quasi un anno. Gesù voleva farmi gustare una gioia
tanto perfetta quanto la cosa è possibile in questa valle di lacrime...
Ti ricordi, Madre mia cara, l'incantevole libretto che mi avevi
fatto tre mesi prima della mia prima Comunione?... Fu quello che mi aiutò a preparare il mio cuore in modo conseguente e rapido, perché se è vero che lo preparavo già da molto
tempo, bisognava dargli uno slancio nuovo, riempirlo di fiori
F
La Domenica
e feste! Ah! se quelle grandi erano rare, ogni settimana ne
portava una carissima al mio cuore: «La Domenica!». Che
giornata quella della Domenica!... Era la festa del Buon Dio,
la festa del riposo. Prima me ne restavo nel dodo più a lungo
che negli altri giorni e poi mamma Paolina vezzeggiava la sua
figliolina, portandole la sua cioccolata nel dodo, poi la vestiva come una piccola regina... La Madrina veniva a fare i riccioli
alla figlioccia che non sempre era buona quando le tiravano i
capelli, ma poi era contentissima di andare a prendere la mano
del suo Re che, in quel giorno, l'abbracciava ancora più teneramente che al solito, e poi tutta la famiglia usciva per anda-
L
15
Comunità in ascolto
nuovi perché Gesù potesse riposarcisi con piacere... Ogni giorno facevo un gran numero di pratiche, che formavano come
tanti fiori, dicevo anche un numero ancora più grande di giaculatorie che tu mi avevi scritte nel mio libretto per ogni giorno, e questi atti d'amore costituivano i boccioli dei fiori...
Ogni settimana mi scrivevi una bella letterina, che mi riempiva l'anima di pensieri profondi e mi aiutava a praticare la virtù,
era una consolazione per la tua povera figlietta che faceva un
grandissimo sacrificio accettando di non essere preparata ogni
sera sulle tue ginocchia come lo era stata, invece, la sua cara
Celina... Era Maria che per me prendeva il posto di Paolina; mi
mettevo sulle sue ginocchia e lì ascoltavo avidamente ciò che
mi diceva, mi sembra che tutto il suo cuore così grande, così
generoso, passasse dentro di me. Come i guerrieri famosi insegnano ai loro bambini il mestiere delle armi, così lei mi parlava delle battaglie della vita, della palma data ai vincitori... Maria
mi parlava anche delle ricchezze immortali che è facile mettere da parte ogni giorno, dell'infelicità di passare senza volersi
preoccupare di prenderle, e poi mi indicava il modo di essere
santa con la fedeltà alle più piccole cose; lei mi regalò il foglietto: «Sulla rinuncia», su cui meditavo con piacere...
le dissi che le volevo confidare un segreto e tirando fuori con
aria misteriosa il mio prezioso libretto che era sotto il cuscino, glielo mostrai con gli occhi brillanti di gioia... Al mattino
trovavo molto bello vedere tutte le alunne alzarsi alla sveglia
e fare come loro, ma non ero abituata a fare la mia toeletta da
sola. Maria non c'era per farmi i riccioli e così ero costretta ad
andare timidamente a presentare il mio pettine alla maestra
della stanza da toeletta, e lei rideva vedendo una ragazzina così
grande che non sapeva neppure cavarsela, però mi pettinava,
ma non con la dolcezza di Maria, e tuttavia io non osavo strillare, come invece facevo tutti i giorni sotto la dolce mano della
madrina...
D
urante il ritiro ho fatto esperienza di essere una bambina privilegiata e circondata di cure come ce ne sono poche
sulla terra, soprattutto tra i bambini che sono senza la loro
madre...
Tutti i giorni Maria e Leonia venivamo a trovarmi con Papà
che mi colmava di squisitezze, e così non ho sofferto la privazione della lontananza dalla famiglia e nulla venne ad oscurare il bel Cielo del mio ritiro.
Ascoltavo con tanta attenzione le istruzioni che ci faceva il Sig.
Abate Domin e ne scrivevo anche il sunto; per i miei pensieri,
non ne volli scrivere alcuno, dicendo che me ne sarei ricordata bene, e fu la verità... Per me era una grande felicità andare
con le suore a tutti gli uffici; mi facevo notare tra le mie compagne con un grande Crocifisso che Leonia mi aveva regalato
e che tenevo infilato nella cintura come i missionari, me lo
invidiavano anche le suore, che pensavano che io volevo, portandolo, imitare mia sorella carmelitana... Ah! i miei pensieri
andavano proprio verso di lei, sapevo che la mia Paolina era in
ritiro come me, non perché Gesù si donasse a lei, ma perché
lei stessa si donasse a Gesù, questa solitudine passata nell'attesa mi era quindi doppiamente cara...
A
h! Come era eloquente, la mia cara madrina! Avrei voluto
non essere sola a sentire i suoi insegnamenti profondi, mi
sentivo così profondamente toccata che nella mia ingenuità
credevo che i più grandi peccatori sarebbero stati toccati come
me, e che lasciando le loro ricchezze effimere avrebbero voluto guadagnare solo quelle del Cielo... A quel tempo nessuno
mi aveva ancora insegnato il modo di meditare, e tuttavia ne
avevo una grande voglia, ma Maria trovandomi abbastanza
pia non mi lasciava fare che le mie preghiere solite. Un giorno
una delle mie maestre all'Abbazia mi chiese cosa facevo durante i giorni di vacanza quando rimanevo sola. Io le risposi che
andavo dietro il letto, in uno spazio libero e che chiudevo facilmente con la tenda e che là «pensavo». - Ma a che pensi? Mi
disse - Penso al Buon Dio, alla vita... all'ETERNITÀ, insomma, penso!... La buona suora rise molto di me, e in seguito le
piaceva ricordarmi il tempo in cui pensavo, chiedendomi se
pensavo ancora... Io ora capisco che facevo orazione senza
saperlo e che il Buon Dio mi istruiva già in segreto.
I tre mesi di preparazione passarono veloci, presto dovetti
entrare in ritiro e per questo diventare interna al collegio, dormendo all'Abbazia. Non posso esprimere il dolce ricordo che
questo ritiro mi ha lasciato; se veramente ho sofferto molto al
pensionato, ne sono stata ripagata largamente con l'ineffabile felicità di quei pochi giorni passati in attesa di Gesù... Non
credo che si possa gustare questa gioia altrove che nelle comunità religiose, con un numero limitato di bambine, è facile
occuparsi di ciascuna in particolare, e veramente le nostre maestre allora ci prodigavano cure materne. Si occupavano di me
ancora più che delle altre, ogni sera la prima maestra veniva
con la sua piccola lanterna a darmi un bacio nel mio letto dimostrandomi un grande affetto. Una sera, colpita dalla sua bontà,
Mi ricordo che una mattina mi avevano fatto andare all'infermeria perché tossivo molto (dopo la mia malattia le maestre stavano molto attente a me, per un mal di testa leggero o
anche se mi vedevano più pallida del solito mi mandavano a
prendere aria o a riposarmi all'infermeria). Io vidi arrivare la
mia amata Celina, che aveva avuto il permesso di vedermi malgrado il ritiro per darmi un'immagine che mi fece tanto piacere, e cioè: «il piccolo fiore del Divino Prigioniero». Oh! quanto mi fu dolce ricevere questo ricordo dalla mano di Celina!...
Quanti pensieri d'amore ho avuto grazie a lei!...
- continua
16
Comunità in ascolto
Il “Credo”
a cura di A. Corsini
XXIV - CREDO la VITA ETERNA
I
l Simbolo Apostolico, nell’ambito della
fede nello Spirito santo, ci ha appena
invitati a credere la risurrezione dalla
morte e ora ci sprona a credere che questo
avverrà per il vivere nell’eternità. Cosa
sia la vita eterna ce lo spiega il Catechismo
della Chiesa Cattolica:
1020 «Per il cristiano, che unisce la propria
morte a quella di Gesù, la morte è come
un andare verso di lui ed entrare nella
vita eterna. Quando la Chiesa ha
pronunciato, per l'ultima volta, le parole
di perdono dell'assoluzione di Cristo
sul cristiano morente, l'ha segnato, per
l'ultima volta, con una unzione fortificante
e gli ha dato Cristo nel viatico come
nutrimento per il viaggio, a lui si rivolge
con queste dolci e rassicuranti parole:
“Parti, anima cristiana, da questo
mondo, nel nome di Dio Padre
onnipotente che ti ha creato, nel nome
di Gesù Cristo, Figlio del Dio vivo, che
è morto per te sulla croce, nel nome
dello Spirito Santo, che ti è stato dato
in dono; la tua dimora sia oggi nella
pace della santa Gerusalemme, con la
Vergine Maria, Madre di Dio, con san
Giuseppe, con tutti gli angeli e i santi.
. . Tu possa tornare al tuo Creatore, che
ti ha formato dalla polvere della terra.
Quando lascerai questa vita, ti venga
incontro la Vergine Maria con gli angeli
e i santi. . . Mite e festoso ti appaia il
volto di Cristo e possa tu contemplarlo
per tutti i secoli in eterno”
(Rituale Romano, Rito delle Esequie,
Raccomandazione dell’anima)».
1023 «Coloro che muoiono nella grazia
e nell'amicizia di Dio e che sono
perfettamente purificati, vivono per
sempre con Cristo. Sono per sempre
simili a Dio, perché lo vedono “così come
egli è” ( 1Gv 3,2 ), “faccia a faccia” (Cf
1Cor 13,12; Ap 22,4).
L
a vita eterna consiste nel vedere Dio,
nel vivere eternamente con Dio.
Molti anche tra i cristiani pensano alla
vita eterna come ad un vago messaggio
di consolazione che distrae dall'impegno
nel presente e che consola per le delusioni
della vita. Per esprimere l'inesprimibile,
i linguaggi umani devono ricorrere alle
immagini; ma le immagini non si possono
tradurre in realtà, infatti il loro contenuto
rischia di uscirne profondamente
deformato. Come l’espressione: "il cielo,
lassù". Il cielo in realtà non è un luogo
dove noi andiamo, ma la situazione di
tutti quelli che si trovano nell’amore di
Dio e di Cristo. Perciò “il cielo” sta già
avvenendo sulla terra. La sua pienezza
però deve ancora venire.
Gesù Risorto ci dà un'idea di che cosa
sia il cielo: in Lui tutto traspare e riluce,
tutto ciò che è umano, è assunto e portato
a pienezza; libero dalle coordinate del
tempo e dello spazio, Egli ora è nel cuore
del mondo e dell'uomo, unendo e amando
tutto. Così sarà per noi in Lui.
Le immagini bibliche della Vita eterna
La cena festosa di nozze (Mt 25, 1-13;
22, 1-14), il Regno di Dio (Mt 13, 3133.44-50), cieli nuovi e terra nuova (Ap
21, 1-9), la Gerusalemme celeste (Ap 21,
9-27), la vita eterna (Gv 6), il cielo, il
Paradiso (Lc 23, 43), Parusìa (2Ts 2, 1)...
Queste immagini bibliche ci trasmettono
con il linguaggio dei segni che noi non
speriamo in qualcosa, ma in Qualcuno
che è Dio, con il quale avremo una
comunione definitiva; esse sono espressione
17
della speranza che Dio è il futuro dell'uomo
e del mondo e per questo sarà gioia,
comunione, vita, vita eterna.
Dio, rivelato in Cristo, supererà la morte
e la fine del mondo si manifesterà
pienamente a tutti. Così tutte le cose
appariranno nel loro senso pieno e Dio,
che è al di sopra di ogni aspettativa
umana, assorbirà in Sé tutte le attese e
le speranze che hanno animato la nostra
esistenza: "Dio sarà tutto in tutti" (1Cor
15,28): vita eterna come perfetta
comunione con Dio accompagnata dalla
gioia piena; fraternità universale nella
comunione dei santi; pienezza della
nostra umanità che riprodurrà in noi
l'immagine perfetta di Cristo,
partecipazione alla conoscenza del mistero
di Dio.
L
a speranza della vita eterna non deve
condurre alla passività e all'indifferenza
di fronte a questo mondo: la comunione
con Dio è al di là degli orizzonti terreni
ma ha inizio in mezzo ad essi nel tessuto
della nostra storia presente.
Il Concilio Vaticano II dà un’indicazione
molto precisa su questo punto quando
nella Gaudium et spes dichiara che «l’attesa
di una terra nuova non deve indebolire,
bensì piuttosto stimolare la sollecitudine
nel lavoro relativo alla terra presente,
dove cresce quel corpo dell’umanità
nuova che già riesce a offrire una certa
prefigurazione che adombra il mondo
nuovo. Pertanto, benché si debba
accuratamente distinguere il progresso
terreno dallo sviluppo del regno di Cristo,
tuttavia, nella misura in cui può contribuire
a meglio ordinare l’umana società, tale
progresso è di grande importanza per il
regno di Dio. E infatti, i beni, quali la
dignità dell’uomo, la fraternità e la libertà,
e cioè tutti i buoni frutti della natura e
Comunità in ascolto
della nostra laboriosità, dopo che li
avremo diffusi sulla terra nello Spirito
del Signore e secondo il suo precetto, li
ritroveremo poi di nuovo, ma purificati
da ogni macchia, illuminati e trasfigurati,
allorquando il Cristo rimetterà al Padre
il regno eterno e universale: “che è regno
di giustizia, di amore e di pace”. Qui sulla
terra il Regno è già presente, in mistero;
ma, con la venuta del Signore, giungerà
a perfezione» (n. 39).
L
del tuo amato e benedetto servo Gesù
Cristo, io ti benedico per avermi considerato
degno di quest'ora e di poter essere
annoverato fra i tuoi martiri, prendendo
parte al calice di Cristo (Mt 20,22s; 26,39)
per la risurrezione alla vita eterna, per
mezzo dello Spirito (Rm 8, 11), affinché,
compiuto il sacrificio di questo giorno,
riceva le promesse della tua verità».
L
a visione di Dio è il compimento del
desiderio espresso da Gesù nella sua
preghiera: “Padre, voglio che anche quelli
che mi hai dato siano con me dove sono
17, 24). Tanto grande è stato l'amore
che ci ha preceduti! Dove noi eravamo,
venne anche Lui e dove Egli è, saremo
anche noi. Cosa ti ha promesso Dio, o
uomo mortale? Che vivrai eternamente.
Non lo credi? Credilo, credilo. Ciò che
ha già fatto è più di ciò che ha promesso.
Cosa ha fatto? È morto per te. Cosa ha
promesso? Che vivrai con Lui. Che l'Eterno
sia morto, è più incredibile del fatto che
un mortale viva eternamente.
L'incredibile è già per noi una certezza.
Se Dio è morto per l'uomo, non vivrà
l'uomo con Dio? Non vivrà il mortale
eternamente, se per lui è
morto Colui che vive
eternamente? Ma come è
morto Dio e con quale
mezzo? E può Dio morire?
Ha preso da te quello che
gli avrebbe permesso di
morire per te. Non avrebbe
potuto morire senza
prendere la carne, senza un
corpo mortale: si rivestì di
una sostanza con la quale
poter morire per te; ti
rivestirà di una sostanza».
a fede cristiana chiama giustamente
"vita eterna" la vittoria dell'amore
sulla morte. Questa vita eterna consiste
nella visione di Dio,
iniziata nel tempo della
fede e portata a
compimento nel "faccia
a faccia" del Regno. Ma
le espressioni "visione",
"vedere Dio", "conoscere
Dio faccia a faccia",
riprendono tutta la forza
che il verbo “conoscere”
possiede nella Scrittura.
Non si tratta di un
conoscere intellettuale,
ma di un convivere, di
un entrare in comunione
l Figlio consegnerà al
personale, di un godere
La bellezza espressa attraverso l’arte: una pallida immagine della vita eterna
Padre
gli eletti salvati da
dell'intimità, condivi(nella foto, i magnifici mosaici della basilica di santa Prassede, in Roma)
Lui (1 Cor. 15.24), facendoli
dendo la vita di Dio,
passare dal suo regno
partecipando della divinità: "saremo
io, perché contemplino la mia gloria, annunciato sulla terra agli uomini di
simili a Lui, perché lo vedremo così come
quella che mi hai dato; poiché Tu mi hai buona volontà, al Regno del Padre (Mt
Egli è" (l Gv 3,2). Conoscere Dio significa
amato prima della creazione del mondo” 25.25).
ricevere la sua vita che ci deifica : "Questa
(Gv 17, 24). Perché “siano una cosa sola Questa è la speranza, la certezza
è la vita eterna: che conoscano Te, l'unico
come noi... come Tu, Padre, sei in me e cristiana:”Vivere eternamente con Cristo”
vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù
io in Te, siano anch'essi in noi una cosa (Fil 1.23). Questa è la fede che professiamo:
Cristo" (Gv 17,3).
sola ... perché il mondo sappia che li hai “I morti in Cristo risusciteranno ...
Lo stare con Cristo, vivere in Cristo, che amati come hai amato me” (Gv 17, 11.21 andando incontro al Signore .. e così
staremo sempre con il Signore” (1Ts 4,
ci dà la fede e il battesimo, è l'inizio della ss).
risurrezione, come superamento della S. Agostino si esprime nel seguente modo: 16s). “ Per questo infatti Cristo è morto
morte (Fil 1,23; 2Cor 5,8; 1Tes5,10). «Cosa ci ha dato? Cosa ha ricevuto? Ci ed è ritornato alla vita: per essere il signore
Questo dialogo della fede è vita che la ha dato l'esortazione, la sua parola, la dei morti e dei vivi” (Rom 14, 9). Essere
morte non può distruggere: "lo sono remissione dei peccati; ha ricevuto insulti, in Cristo col Padre nella comunione dello
infatti persuaso che la morte ... non potrà la morte, la croce. Ci ha portato il bene Spirito Santo con tutti i santi, è la vittoria
mai separarci dall'amore di Dio, in Cristo e, da parte nostra, ha pazientemente piena dell’Amore di Dio sul peccato e la
Gesù, nostro Signore" (Rm 8, 38s).
sopportato il male. Ciononostante, ci morte. E’ la vita eterna.
San Policarpo può perciò benedire Dio ha promesso di farci stare con Lui, dicendo:
nell'ora del suo martirio con queste “Padre, voglio che anche quelli che mi
parole: «Signore, Dio onnipotente, Padre hai dato siano con me dove sono io” (Gv
- continua
I
18
Comunità in cammino
Vita della Comunità
14 gennaio - 9 marzo 2008
Sono figli di Dio, con il Battesimo:
5 Salvoni Alberto
da Luca e Goffi Maria Cristina
b. 20 gennaio 2008
6 Massetti Viola
da Raffaele e Bertuzzi Elisa
b. 3 febbraio 2008
7 Guerini Marco
da Alessandro e Naccari Sara
b. 3 febbraio 2008
8 Di Muro Lombardo Andrea Ms.mo Pt.
da Pasquale e Donà Danila
b. 3 febbraio 2008
NB: nei mesi di marzo, aprile e maggio il Battesimo sarà celebrato:
- durante la Veglia Pasquale, il 22 marzo alle 20.30
- Domenica 6 aprile, alle 11.45
- Domenica 20 aprile, alle 15.45
- Domenica 11 maggio, solennità di Pentecoste, nel corso della Messa delle 11.00
- Domenica 18 maggio (ss. Trinità), nel corso della Messa delle 18.00
Il fatto di celebrare, qualche volta in più e comunque raramente, il Battesimo nel corso della Messa ha lo
scopo di adeguarsi almeno in parte a quanto indicato nel nuovo Direttorio (v. bollettino di gennaio, pag. 31)
In cammino verso la consacrazione dell’amore all’altare del Signore
Dopo circa sèi anni, la Zona Pastorale ha valutato opportuno ritenere conclusa l’esperienza della
sede unica per i Cammini di Fede verso il Matrimonio (Calino) e si è tornati ad organizzare le varie
proposte all’interno delle singole Parrocchie, pur sempre coordinate nella Zona (cfr. La vecchia Pieve
del settembre 2007, pag. 26). A Coccaglio il cammino ha avuto luogo dal 10 gennaio al 10 febbraio.
Si è creato un bel clima di fraternità; tra alcune delle coppie, in larghissima parte provenienti da altre
Parrocchie della Zona o addirittura da altra Diocesi, il clima di amicizia continua ad essere coltivato creando occasioni di ritrovo.
Ci hanno preceduto nell’eternità:
2007
E’ doveroso un particolare
ricordo per Giacomo Casali, collaboratore della Parrocchia, il
cui nome figura, qui a fianco,
tra coloro che non sono più tra
noi allo stesso modo di prima.
Per lunghissimi anni membro
della Fabbriceria parrocchiale e
tutt’ora del Consiglio Parrocchiale per gli Affari Economici,
al quale dava l’apporto della
sua saggia concretezza, anche
per questo a lui va la riconoscenza - che si fa preghiera - della
Comunità parrocchiale
58 Tortelli Angelo, di anni 78
2 dicembre 2007
2008
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
Lancini Girolamo, di anni 71
Ferrandi Battista, di anni 69
Camoni Maria, di anni 85
Zani Carlo, di anni 72
Lancini Angela, di anni 76
Maddi Vincenza (Zaira), di anni 87
Casali Piergiacomo, di anni 74
Scaleia Carmine, di anni 68
Grasselli Giacomo, di anni 86
Rubagotti Carlo, di anni 74
Castellini Pierluigi, di anni 63
Pezzotti Duilia, di anni 89
Giardini Pierino, di anni 80
19
18 gennaio 2008
26 gennaio 2008
4 febbraio 2008, dec. a Cologne, C.di rip.
6 febbraio 2008
11 febbraio 2008
12 febbraio 2008
12 febbraio 2008
20 febbraio 2008
20 febbraio 2008
21 febbraio 2008
28 febbraio 2008
I marzo 2008, dec. a Chiari, C.di rip.
5 marzo 2008,
Comunità in cammino
Calendario liturgico - pastorale
Settimana santa
16 - DOMENICA
DELLE PALME, DELLA PASSIONE DEL SIGNORE
(Sett. I)
- Quelli che andavano innanzi e quelli che seguivano, gridavano:
Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il
regno che viene! (Mc. 11, 9-10)
- Allora (Pilato) rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù,
lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso (Mt. 27, 26)
ore 9.40
dopo il ritrovo presso il Focolare, benedizione
degli ulivi. Processione verso la Chiesa seguita
dalla S. Messa delle 10.00
17 - Lunedì della Settimana santa
ore 20.30
nelle rispettive sedi, Centri di Ascolto della Parola
di Dio
ore 20.45
in chiesa, lit.penit.per gli adolescenti e i giovani
18 - Martedì della Settimana santa
ore 20.00
in S. Pietro, s. Messa
19 - Mercoledì della Settimana santa
ore 20.30
Via Crucis cittadina, nelle diaconie del centro: S. Maria in s. Rocco e s. Giov. Batt.
20 - Giovedì della Settimana santa / mattino: ultimo giorno di Quaresima.
ore 7.00
celebrazione della Liturgia delle Ore (Ufficio delle Letture e Lodi)
NB: oggi non viene celebrata nessuna Messa, se non alle ore 9.30, a Brescia, in Cattedrale: è la Messa
Crismale che il Vescovo concelebra con i sacerdoti e durante la quale benedice gli Olii santi per la celebrazione dei Sacramenti (sintonizzarsi su Radio Voce)
Triduo Pasquale:
Passione, Morte, Sepoltura e Resurrezione del Signore
Il Venerdì santo, il Sabato santo e la Domenica di Resurrezione
costituiscono i tre Giorni ( tres dies, da cui “triduo”) della Pasqua: sono
il culmine di tutto l’anno liturgico, i momenti più densi e intensi della
vita della Comunità cristiana e del singolo credente, poiché celebrano
gli eventi che fondano la nostra fede. I credenti sono chiamati a viverli
con spirito di raccoglimento e devota riconoscenza al Signore, pur tra
le occupazioni che, trattandosi in parte di giorni feriali, possono
incombere. Soprattutto faranno il possibile per non mancare alle
celebrazioni serali, le più solenni e importanti dell’anno. L’Eucaristia
rende presenti ogni volta gli eventi celebrati in questi tre giorni,
mettendoci in profonda comunicazione con essi; così, per l’azione
dello Spirito santo, il Padre ci rende partecipi del mistero di vita che è scaturito dalla Croce di Gesù.
20 - Giovedì
della Cena del Signore
solenne apertura del Triduo
(1Cor. 11, 26)
Ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore, finché egli venga
ore 16.30
ore 20.00
s. Messa per i fanciulli, i ragazzi e gli anziani
SANTA MESSA NELLA CENA DEL SIGNORE
20
Comunità in cammino
ore 21.00
21 - Venerdì
santo, nella Passione e Morte del Signore
Primo giorno del Triduo
“Donna, ecco il tuo figlio; figlio, ecco la tua madre”. Dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: “Tutto è compiuto!”. E,
chinato il capo, spirò (Gv. 19, 26-27.30)
ore 7.00
ore 8.30
ore 10.30
ore 15.00
ore 20.00
22 -
Ora Santa al Gethsemani
Oltre che di magro, oggi è giorno di digiuno
celebrazione della Liturgia delle Ore (Ufficio delle Letture e Lodi)
adorazione
preghiera per i fanciulli e i ragazzi
solenne Via Crucis, soprattutto per chi non partecipa la sera
È presente il Confessore forestiero
SOLENNE AZIONE LITURGICA DELLA PASSIONE DEL SIGNORE
Sabato santo, nella Sepoltura del Signore
Secondo giorno del Triduo
Pilato disse ai sommi sacerdoti: “Avete la vostra guardia, andate e assicuratevi come credete”. Ed essi andarono e
assicurarono il sepolcro, sigillando la pietra e mettendovi la guardia (Mt. 27, 65-66)
ore 7.00
celebrazione della Liturgia delle Ore (Ufficio delle Letture e Lodi)
ore 8.00
i sacerdoti sono a disposizione per le Confessioni, fino alle 12.00; confessore forestiero
ore 8.30
adorazione – sosta presso il sepolcro del Signore
ore 10.30
preghiera per i fanciulli e i ragazzi
ore 15.00
i sacerdoti sono a disposizione per le Confessioni, fino alle 18.00; confessore forestiero
Domenica di Pasqua, nella Risurrezione del Signore - solennità
INIZIA IL TEMPO DI PASQUA
Terzo giorno del Triduo, così articolato:
VEGLIA PASQUALE, nella Notte Santa
sabato 22 ore 20.30
Voglio cantare in onore del Signore, perché ha mirabilmente trionfato. La pietra scartata dai costruttori è divenuta
testata d’angolo. Ecco l’opera del Signore: una meraviglia ai nostri occhi (Es. 17, 1; Sal. 117)
Inizia il TEMPO DI PASQUA, il festoso tempo dei Cinquanta
Giorni, che culminerà nella Pentecoste.
Domenica 23
giorno di pASQUA (sett. II)
Pietro disse: “Dio consacrò in Spirito santo e potenza
Gesù di Nazareth. Essi lo uccisero appendendolo alla
croce, ma Dio lo ha risuscitato” (At. 10, 38-40)
ore 9.00
s. Messa solenne
ore 17.00
s. Rosario
ore 17.30
Vespri solenni di Pasqua e
benedizione eucaristica seguita
dalla Messa vespertina
24 - Lunedì
TERMINA IL TRIDUO PASQUALE
fra l’Ottava di Pasqua
orario festivo delle celebrazioni; fanno eccezione la Messa delle 11.00 e il vespro, che
sono sospesi
Giornata nazionale di preghiera in memoria dei Missionari martiri
Da domani, durante l’Ottava di Pasqua le ss. Messe feriali sono precedute dalla Liturgia delle Ore
28 - venerdì fra l’ottava di Pasqua Inizia la celebrazione delle SANTE QUARANTORE (Giornate Eucaristiche)
21
Comunità in cammino
ore 7.00
ore 8.30
ore 14.30
ore 15.30
ore 16.30
NB
ore 19.45
ore 20.00
Lodi e s. Messa
ora di Terza e s. Messa; segue
l’esposizione dell’Eucaristia
fino alle ore 12.00
esposizione dell’Eucaristia;
adorazione per le mamme
adorazione per i pensionati
adorazione per i fancc. e i ragg.
la Messa delle 16.30 è sospesa
Vespro e reposizione
s. Messa; segue l’adorazione
serale fino alle 22.00
29 - Sabato fra l’ottava di Pasqua seconda Giornata Eucaristica
L’orario del mattino è identico a quello della prima giornata
ore 14.30
esposizione dell’Eucaristia; ador. per le Diaconie S. Maria in S. R.co e S. Gv. Battista
ore 15.30
adorazione per le Diaconie S. Pietro e S. Paolo
ore 16.30
adorazione per le Diaconie S. Floriano, S. Maurizio e S. Giacinto
ore 17.45
vespro e reposizione; segue, alle 18.0.0 la Messa festiva vespertina del sabato
ore 20.30
adorazione serale fino alle 22.00, soprattutto per i giovani
30 - Domenica
II DI PASQUA in albis depositis – OTTAVA DI PASQUA (sett. III)
Giornata della Divina Misericordia. Terza Giornata Eucaristica
Nella sua misericordia (il Padre) ci ha rigenerati, mediante la risurrezione di Gesù Cristo dai morti, per una
speranza viva, per una eredità che non si corrompe (1Pt. 1, 3-4)
ore 9.00
s. Messa in canto
ore 13.30
esposizione dell’Eucaristia e adorazione per i papà
ore 14.30
adorazione per i fanciulli e i ragazzi
ore 15.30
nel Focolare, incontro per i genitori e fanciulli del gruppo “Betlemme”
ore 17.00
PROCESSIONE con l’Eucaristia lungo alcune vie del paese (tempo permettendo): via
Martiri d.L. (ex via Bergamo), via S. Pietro, via Italia, via Donatori di sangue, via Don B.
Giovaninetti, via A. Tonelli, via Benefattori. Segue la s. Messa vespertina.
ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE - solennità, trasferita dal 25 marzo
31 - lunedì
ore 8.30
ore 20.15
s. Messa distinta
a partire da oggi, la Messa delle 16.30 viene celebrata nella vecchia Pieve
processione di Zona alla chiesa dell’Annunciata sul monte e s. Messa
APRILE
6 - Domenica
III di Pasqua
(sett. I)
Quando furono vicini al villaggio (Emmaus) dove erano diretti, Gesù fece come se dovesse andare più lontano. Ma i due
discepoli insistettero: "Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino" (cfr. Lc. 24, 28-29)
in mattinata
nell’Oratorio di via Cavour o in altra sede, da fissare, Ritiro III per i ragazzi di 1a media
in mattinata
nel Focolare o in altra sede, da fissare, Ritiro III per i ragazzi di 2a media
ore 11.45
celebrazione comunitaria del Battesimo
ore 15.30
nel Focolare, incontro per i genitori e i fanciulli del gruppo “Gerusalemme”
13 - Domenica
IV di Pasqua - Domenica del Buon Pastore
(Sett. II)
45a Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni
Gesù disse: “Il guardiano apre e le pecore ascoltano la sua voce; egli chiama le sue pecore una per una e le conduce fuori,
22
Comunità in cammino
cammina innanzi a loro e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce" (Gv. 10, 3-4)
in mattinata
14 - lunedì
19 - sabato
20 - Domenica
21 - lunedì
25 - venerdì
26 - sabato
ore 15.30
ore 20.30
nell’Oratorio di via Cavour o in altra sede, da fissare, Ritiro III per i fanciulli del gruppo
“Gerusalemme”
nel Focolare, incontro per i genitori e i fanciulli del gruppo “Cafarnao”
nel Focolare, incontro per gli animatori dei Centri d’ascolto
ricorre l’anniversario dell’elezione del papa Benedetto XVI (2005): lo ricordiamo nella
nostra preghiera allo Spirito del Risorto
V di Pasqua (Tutti i Santi della Chiesa Bresciana)
(Sett. III)
Tommaso disse a Gesù: “Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?”. Gli disse Gesù: “Io sono
la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Gv. 14, 5-6)
in mattinata
ore 14.20
ore 15.30
ore 15.45
ore 20.30
presso l’Oratorio di via Cavour o altra sede, ritiro III per i fanciulli/e di 5a elementare
nel Focolare, incontro per i genitori dei ragazzi di prima e seconda media
nel Focolare, incontro per i genitori e i fanciulli del gruppo “Nazareth”
celebrazione comunitaria del Battesimo
presso le rispettive sedi, Centro d’Ascolto della Parola di Dio
S. MARCO, EVANGELISTA - festa
beato Giovanni Battista Piamarta, sacerdote bresciano - memoria facoltativa
27 - Domenica
VI di Pasqua
(Sett. III)
Gesù disse ai suoi discepoli: "Io pregherò il Padre ed Egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi
sempre"(Gv. 14, 16)
in mattinata
nell’Oratorio di via Cavour o in altra sede, da fissare, Ritiro III per i fanciulli del gruppo
“Cafarnao”
ore 15.30
nel Focolare, incontro per i genitori e fanciulli del gruppo “Betlemme”
28 - lunedì
29 - martedì
ore 20.30
nella Pieve di Erbusco, 1° incontro sulla Liturgia delle Ore, aperto a tutti
S. CATERINA DA SIENA, vergine, patrona d’Italia (con s. Francesco) e d’Europa - festa
MAGGIO
1 - giovedì
ore 8.30
s. Giuseppe lavoratore
s. Messa per il mondo del lavoro
E’ il primo giovedì del mese, giornata mensile parrocchiale di preghiera per le
vocazioni: dopo la Messa delle 8.30 viene esposta l’Eucaristia, con un momento di
adorazione comunitaria; adorazione personale fino alle ore 12.00
Si apre il mese dedicato alla devozione a Maria, la Madre del Signore morto, risorto e asceso al
cielo, interceditrice del dono dello Spirito. Si veda il programma delle proposte a pag.26.
2 - venerdì
s. Atanasio, vescovo, uno dei grandi padri della Chiesa d’Oriente - memoria
ricorre il primo venerdì del mese, dedicato alla devozione al sacro Cuore di Gesù
Inizia la Novena di Pentecoste. Si vedano le proposte a pag. 26
3 - sabato
SANTI FILIPPO E GIACOMO, APOSTOLI - festa
Primo sabato del mese, dedicato alla devozione a Maria. Vigilia dell’Ascensione
Ascensione del Signore - solennità
Denominata dalla liturgia “giorno santissimo”, titolo che viene riservato a pochi altri giorni (Triduo Pasquale,
Pentecoste, Natale ed Epifania) l’Ascensione del Signore si sofferma su un aspetto fondamentale dell’unico mistero
pasquale: attraverso la metafora del “salire”, contempliamo il Signore Gesù che, con la natura umana da Lui assunta
23
Comunità in cammino
nell’Incarnazione, entra nella gloria del Padre. L’uomo–Dio
Gesù Cristo diventa così il Signore, nella gloria: “Dio lo ha
esaltato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni altro
nome, perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi e
ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore” (Fil. 2, 11):
è il mistero il cui compimento celebriamo nell’Ascensione.
Proprio perché diventa il Signore, Gesù Cristo può essere
nostro salvatore; inaugura definitivamente quel regno nel
quale ci “prepara il posto” (Gv. 14, 2-3). Dono della infinita
misericordia e della genialità divina, l’Eucaristia, insieme alla
Parola e alla Comunità dei credenti - essa pure presenza di
Cristo in quanto suo corpo mistico - realizza la sua promessa di essere con noi “tutti i giorni, fino alla fine del
mondo” (Mt. 28, 20).
Gesù risorto disse ai discepoli: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le
nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi
ho comandato. Ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt. 28, 19-20)
3 - sabato
Vigilia dell’Ascensione
ore 17.40
4 - Domenica
primi vespri solenni, a cui segue la Messa festiva vespertina della vigilia
Giorno dell’Ascensione
ore
ore
ore
ore
9.00
15.30
17.00
17.30
(Sett. I)
s. Messa solenne
in Pieve, celebrazione della prima Confessione per i fanciulli del Gruppo Cafarnao
s. Rosario
vespro solenne dell’Ascensione e benedizione eucaristica; segue la s. Messa vespertina
Oggi ricorre anche la 42a Giornata mondiale per le Comunicazioni Sociali e la Giornata nazionale di
sensibilizzazione per il sostegno economico alla Chiesa Cattolica
5 - lunedì
ore 20.00
ore 15.30
ore 16.10
oggi, giovedì e venerdì, in concomitanza con la Novena di Pentecoste, in s. Pietro, s.
Rosario a cui segue l’Eucaristia, con un breve pensiero di meditazione
nell’Oratorio di via Cavour, Ritiro III e sacramento della Riconciliazione per gli adolescenti
e i giovani, in vista della Pentecoste
nel Focolare, incontro per gli Animatori dei Centri d’Ascolto
anticipiamo a questa sera il primo “mercoledì di maggio”, al fine di non sovrapporre
altri appuntamenti al ritiro di domani: presso la santella del Buscarino (via Mazzocchi)
rosario e s. Messa; in caso di maltempo, in s. Pietro
In chiesa, ritiro di Pentecoste per gli adulti; come sempre, due sono le possibilità:
1 – alle 14.30: momento di preghiera, proposta di riflessione, possibilità di preghiera personale e
guidata, davanti all’Eucaristia solennemente esposta; benedizione conclusiva;
2 – alle 20.00, per chi è impossibilitato nel pomeriggio, secondo le medesime modalità
Confessione di Pentecoste per i ragazzi delle medie
Confessione di Pentecoste per i fanciulli delle elementari
ore 17.00
Vigilia di Pentecoste
Confessione per gli adulti
ore 20.30
6 - martedì
ore 20.30
ore 20.00
7 - mercoledì
8 – Giovedì
9 – Venerdì
10 - sabato
Domenica di pentecoste - solennità
A Pentecoste giunge a compimento il mistero pasquale: il Signore Gesù, morto e risorto, costituito Signore,
effonde il suo Spirito. Attraverso la presenza di Lui, il Signore Gesù realizza la sua promessa di non lasciarci soli;
24
Comunità in cammino
conseguentemente alla sua affermazione secondo la quale “senza di Lui non possiamo fare nulla” (Gv. 15, ), ci
dona Colui nel quale soltanto ci è possibile, cooperando con la nostra buona volontà alla sua grazia, compiere
giorno per giorno la volontà del Padre, amando Dio e il prossimo, per giungere alla salvezza eterna.
La Pentecoste, perciò, in quanto celebra uno degli eventi fondamentali della storia della salvezza, è seconda, per
importanza, solo alla Pasqua, della quale costituisce il cinquantesimo giorno. Il cristiano è chiamato a viverla
con grande intensità. L’Eucaristia, dono del Risorto, è opera dello dello Spirito santo che, soprattutto attraverso
di essa, edifica la Chiesa, Comunità dei credenti, suo tempio e corpo di Cristo che Egli sostiene nel suo cammino
nel mondo.
Solennità battesimale, nell’antichità cristiana d’Occidente rappresentava l’appuntamento ulteriore rispetto alla
Pasqua per l’amministrazione del Sacramento della rinascita dall’acqua e dallo Spirito santo; per questo motivo
ne è prevista oggi la celebrazione, nel corso della Messa delle 11.00
La liturgia prevede due formulari, che articolano la celebrazione in questo modo:
10 - Sabato
ore 18.00
Veglia di Pentecoste, con la celebrazione dell’Eucaristia
Dice il Signore «Io effonderò il mio Spirito sopra ogni
uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie»
(Gioe. 2, 28)
GIORNO DI PENTECOSTE
11 - Domenica
(Sett. II)
(beata Annunciata Cocchetti, verg. bs.na)
Nessuno può dire: “Gesù è il Signore” se non sotto l’azione
dello Spirito santo. Noi tutti siamo stati battezzati in un
solo Spirito, per formare un solo corpo (1Cor. 12, 3.13)
ore 8.45
ore 9.00
ore 11.00
ore 14.15
ore 17.00
ore 17.30
celebrazione dell’ora di Terza, che quotidianamente commemora l’evento della Pentecoste
s. Messa solenne
s. Messa con il Battesimo
in chiesa, momento di preghiera per i fanciulli e i ragazzi, per onorare il giorno solenne
della Pentecoste
s. Rosario
vespro solenne di Pentecoste e benedizione eucaristica. Segue la s. Messa vespertina.
TERMINA IL TEMPO DI PASQUA
INIZIA LA 2A PARTE DEL TEMPO ORDINARIO O “PER ANNUM” A PARTIRE DALLA VI SETT.
12 - lunedì
14 - mercoledì
ore 20.30
ore 20,00
16 - venerdì
ore 18.30
18 - Domenica
nella Pieve di Erbusco, 2° incontro sulla Liturgia delle Ore, aperto a tutti
S. MATTIA, APOSTOLO - festa
preghiera del Rosario, processione e s. Messa presso la chiesetta dell’Immacolata Concezione,
in via S. Pietro, 46; in occasione del 150° anniversario della 1a apparizione della B.V. a
Lourdes, sarà possibile ottenere l’indulgenza plenaria, alle solite condizioni
s. Riccardo Pampuri, religioso dei Fatebenefratelli - memoria
da p.za Torrre Romana parte il pellegrinaggio parrocchiale mariano al santuario di S.
Maria di Comella (Seniga-Bs)
SS. TRINITÀ - solennità
(Sett. III)
In quel tempo Gesù disse a Nicodemo: ”Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque
crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna" (Gv. 3, 16)
ore 9.00
s. Messa solenne
in giornata
ritiro III per i ragazzi di 3a media, in prossimità della Cresima
ore 14.30
nel Focolare, incontro per i genitori dei fanciulli di 5a elementare
25
Comunità in cammino
Per vivere il mese di maggio
Il s. Rosario verrà pregato, come sempre, prima della s. Messa e, inoltre, nelle sere da lunedì a venerdì, alle ore 20.30, in
queste sedi fisse:
Diaconia S. Maria in S. Rocco:
la chiesetta dell’Oratorio femminile
Diaconia S. Giovanni Battista:
casa albergo (alle ore 17.00)
Diaconia S. Pietro:
la santella in via Mazzocchi (il lunedì e martedì, in caso di bel tempo)
Diaconia S. Paolo:
la chiesa di s. Pietro (da mercoledì a venerdì; anche il lunedì e il
martedì, in caso di pioggia)
Diaconia S. Floriano:
il monumento ai Caduti, presso il cimitero
Diaconie S.Maurizio e S.Giacinto: la santella nel parco degli Alpini o la sede degli stessi
Rosario nelle contrade (ore 20.30)
Diaconia S. Maria in S. Rocco:
Diaconia S. Giovanni Battista:
Diaconia S. Pietro:
Diaconia S. Paolo:
Diaconia S. Floriano:
Diaconia S. Maurizio:
Diaconia S. Giacinto:
venerdì 2, via dei Gelsi, 4
lunedì 12, via Vittorio Veneto, 12 (cortile interno)
giovedì 15, via S. Pietro, 8
giovedì 1, via Padre O. Marcolini, 16
venerdì 9, via P. Gobetti, nella “rotonda”
giovedì 29, via P. Donati, 4
lunedì 26 maggio, via Castrezzato, 81
I Mercoledì di Maggio - valorizzano alcune chiese presenti sul territorio della Parrocchia non utilizzate
altrimenti. L’appuntamento è alle 20.00; si recita il Rosario e si celebra la s. Messa. L’Eucaristia pomeridiana è, in questi
giorni, sospesa
martedì 6, presso la “Madonna del Buscarino” in via P. e C. Mazzocchi (se piove, in S. Pietro)
mercoledì 14, nella chiesetta dell’Immacolata Conc., in via S. Pietro 46, presso la tenuta Castellino
mercoledì 21, nella chiesetta della Conversione di S. Paolo, in via Lumetti, palazzo Porro-Lumetti
mercoledì 28, nella chiesetta di S. Girolamo, in via Ingussano, presso Villa Calini
Pellegrinaggio parrocchiale mariano - al santuario della Madonna di Comella (Seniga), partenza con i
pullmans alle ore 18.30 di venerdì 16
Chiusura del mese di maggio - venerdì 30 maggio, ore 20.30, in Pieve
Per celebrare la novena di Pentecoste
E’ espressamente prescritta da un decreto di Leone XIII; si integrerà anche con la celebrazione della devozione
mariana del mese di maggio
a) a par tire dal 2 maggio
1 - Le celebrazioni feriali dell’Eucaristia sono precedute dalla preghiera liturgica delle Ore:
le Lodi alle ore 7.00, l’Ora di Terza alle 8.30, il Vespro alle 16.30
2 - La Messa delle 8.30 e quella delle 16.30 sono caratterizzate da una breve riflessione
3 - Il rosario che precede le celebrazioni e quello celebrato nei quartieri viene concluso con le litanie dello Spirito
santo
4 - Fanciulli, ragazzi, adolescenti e giovani sono invitati ad un momento di preghiera con le loro famiglie o,
almeno, da soli, utilizzando un sussidio che verrà predisposto
b) lun. 5, giov. 8 e ven. 9 maggio: alle ore 20.00 rosario e s. Messa in S. Pietro, con una breve riflessione
c) mercoledì 7 maggio: ritiro, come indicato nel calendario, a pag. 24
d) sabato 10 maggio viene celebrata la Veglia di Pentecoste nella Messa festiva del sabato sera (ore 18.00)
26
Comunità in cammino
L’Arcipretale di Coccaglio
unita a Cracovia
(di don Francesco)
L
a scorsa settimana il cardinale metropolita di Cracovia
Stanislaw Dziwisz ha donato all’arcipretale di Santa
Maria Nascente una preziosa reliquia del corpo di san
Floriano, custodito nella cripta della cattedrale polacca.
Perché questo gesto? Perché a Coccaglio, a Dio piacendo, il
prossimo mese di maggio verrà benedetta ed aperta al culto
la cappella di santa Rita e san Floriano, sita nella diaconia
intitolata a quest’ultimo.
Il gesto del card. Dziwisz, che fu segretario particolare del
papa Giovanni Paolo II, è simbolo di amicizia ed unità che ci
rende tutti fratelli in Cristo e figli della stessa madre: la
Chiesa.
I
l desiderio di erigere una cappella nella diaconia di san Floriano è venuto da un
gesto di fede che alcuni coccagliesi, fra i quali il sig. Cirillo Olmi ed altre volonterose persone, che hanno costituito un comitato. Questo desiderio è stato sostenuto e promosso anche dal nostro parroco, don Giovanni, e dall’animatore del
Centro d’Ascolto a cui quella zona fa capo, il diacono don Francesco.
Grazie a circa 7 mesi di lavoro, sotto la guida dell’arch. Mario Fratus, il sogno si
sta realizzando, grazie anche all’aiuto generoso e prezioso del capomastro Paolo
Cancelli e del sig. Vito Tucci e di un bel gruppo di volontari che ogni sabato
donavano le loro energie e forze per l’edificazione della chiesa.
L’area è stata donata dal sig. Luigi Ghidini; come lui, anche i signori Lorini,
Cazzago e Goffi, non hanno domandato spese, per il loro lavoro.
T
utto è pronto per la benedizione della chiesa la sera del 23 maggio, i festoni
sono pronti, gente generosa ha già provveduto agli arredi sacri, ed il nostro
vescovo Luciano Monari ha accettato con gioia di venire a presiedere l’Eucaristia
nel giorno della benedizione. Tutta la Comunità attende con trepidazione questa
giornata.
M
a chi era san Floriano? San Floriano era un veterano dell'esercito romano
che viveva a Mantem presso Krems, nell’odierna Germania. Avendo saputo dell’arresto a Lorch di quaranta cristiani, desiderando di condividerne la sorte,
si recò in quella città. Prima di entrarvi, però, si imbatté in alcuni soldati, ai quali
manifestò di essere cristiano; fu perciò arrestato e condotto dal preside, il quale
non riuscendo a farlo sacrificare agli dei, lo fece flagellare e quindi lo condannò
ad essere gettato nel fiume: la sentenza fu eseguita il 4 maggio 304. Nel 1183
alcune reliquie di Floriano furono portate dal vescovo Egidio di Modena a
Cracovia dove il duca Casimiro di Polonia edificò in onore del martire una splendida basilica. Questo santo martire viene raffigurato, oltre con la palma, anche
con una macina al collo e con una brocca d’acqua.
La Comunità di Coccaglio eresse a questo santo martire una delle sue prime chiese; ora, con la preghiera si affida a Lui per trarne l’esempio e la forza di crescere
nella fede.
27
DUE GRUPPI FRA I TANTI
ono un’animatrice fra le tante
della nostra Comunità parrocchiale. Assisto due gruppi di
vita cristiana che ci sono nella nostra
catechesi parrocchiale.
Uno è quello di badare ai bambini piccoli e più grandicelli delle coppie che
si trovano il sabato sera all’oratorio
femminile.
Queste si trovano, fanno catechesi e
tra di loro c’è molta intesa e collaborano con il nostro parroco.
Io e altre badiamo ai loro figli, tante
volte sono tanti e a noi sembra di
ritornare giovani avendo tutti quei
bambini da far giocare.
Urlano corrono saltano, poi si mettono a scrivere a disegnare, c’è chi ha
sete, chi più di una volta cerca la
mamma, ma con qualche gioco che
si dà in mano loro riprendono a giocare.
S
Per qualche ora ci facciamo mamme
per i figli di queste coppie che hanno
ancora queste sane idee. Fra di loro
piccoli si vede la differenza di proposte, di abitudini, si capisce il carattere
fra l’uno e l’altro, pur essendo fratelli;
anche se litigano fra di loro sono
molto sereni perché con i propri genitori formano una vera famiglia cristiana.
L’altro gruppo è il Centro d’Ascolto:
cerco di invitare le persone della mia
Diaconia a parteciparvi la sera in cui
esso si svolge nella casa ospitante.
Noi abbiamo una catechista che spiega il vangelo della catechesi in corso;
lei svolge il suo compito con buon
risultato, però sono sempre i soliti
che vi partecipano, per lo più persone
anziane.
Ci scambiamo pareri e opinioni sul
tema proposto, certe volte ci allontaniamo dal discorso intrapreso ma poi
ritorniamo al punto di partenza.
Come vorremmo che i nostri figli
seguissero i nostri passi, ma non
hanno tempo, sempre presi da questa vita frenetica che la società ci
impone.
Sono due gruppi di associazione che
insieme agli altri tengono viva la
nostra comunità cristiana nel ritrovarsi nell’ascoltare, nel programmare e
nel discutere, e perché no, nel gioire
con i bimbi che sono quelli più innocenti e sinceri.
Tutti, se sono convinti di quello che
fanno, cercano di collaborare a tener
vivo i propri ideali.
AB
Comunità in cammino
Il Motu proprio “Summorum Pontificum”
3 - Confusioni
di don Giovanni
N
on si vuole trascinare all’infinito la
riflessione sul Documento ricordato nel titolo, attribuendogli maggiore
importanza rispetto a quella che esso,
concretamente, ha assunto qui da noi.
Ci sono, tuttavia, alcune precisazioni su
aspetti che ci riguardano più da vicino
per le quali esso ci offre occasione.
Abusi
R
iprendiamo da dove eravamo giunti
la volta scorsa: si stava parlando
degli abusi che, a partire dal Concilio, si
sono avuti nella celebrazione dell’Eucaristia. I fautori del ripristino del Rito del
beato papa Giovanni XXIII (o tridentino o di s. Pio V) li adducono tra le motivazioni per la loro propensione:, ma si
tratta di una confusione, in alcuni casi
pretestuosa.
Lo stesso Giovanni Paolo II, fedele
attuatore della riforma conciliare, nella
Ecclesia de Eucharistia (2003) denunciava
che “soprattutto a partire dagli anni della
riforma liturgica post-conciliare, per un
malinteso senso di creatività e di adattamento, non sono mancati abusi, che sono stati
motivo di sofferenza per molti” (52). E’ probabile che qui, con molta delicatezza, il
Papa facesse riferimento proprio alle
persone che menzionavo poco sopra ed
anche a sacerdoti e fedeli non legati ad
un particolare Rito, ma disorientati da
alcune pratiche attuate con disinvoltura
o da alcune differenze riscontrabili tra il
modo di celebrare in una chiesa e quello attuato in un’altra, magari nella stessa Diocesi o a pochi chilometri di
distanza (v. pagg. 30-31).
C
osì continuava il santo Padre: “Una
certa reazione al formalismo ha portato
qualcuno, specie in alcune regioni, a ritenere
non obbliganti le ‘forme’ scelte dalla grande
tradizione liturgica della Chiesa e dal suo
Magistero e a introdurre innovazioni non
autorizzate e spesso del tutto sconvenienti”.
Giovanni Paolo II faceva riferimento al
periodo del dopo-Concilio: la “sfortuna” della riforma liturgica, voluta dal
Concilio e attuata sotto la sapiente
guida di Paolo VI, fu la sua coincidenza
con il periodo sessantottino; si è così
finito per confonderla con l’atteggiamento di chi non voleva - nemmeno
nella celebrazione - sottostare a regole la
cui elementare ragionevolezza è evidente a chi voglia capire cosa significhi
avere tra le mani il Corpo e il Sangue del
Signore: un mistero stupendo da adorare con stupore (lo "stupore eucaristico"
di cui parlava Giovanni Paolo II nella già
citata enciclica ai parr. 5 e 6), da ricevere
con trepidazione colma di riconoscenza,
da celebrare con amore pieno di devozione, un Dono - suo Figlio! - che il
Padre, per la potenza dello Spirito
santo, consegna alla sua Chiesa per le
mani del sacerdote, il quale, come tutto
il Popolo di Dio, accoglie il dono, sentendosene ministro (servo) e non padrone, libero di farci ciò che passa per la
testa. Determinati atteggiamenti adolescenziali sono comprensibili o apprezzabili, appunto, negli adolescenti; sussiste il rischio di trascinarseli, non elaborati, anche nell’età adulta e di confonderli come attuazioni di originalità.
C
erto, capita non troppo di rado che
le liturgie si riducano a teatrini e
vengano declassate a pretesto di esibizionismo, a occasione per manie di protagonismo o a pagliacciate, frutto di
pressapochismo e improvvisazione per
cui la dignità della celebrazione va a
farsi friggere, del tutto o in parte. Fare
bene le cose dipende dal Rito e dalla
fedeltà alle indicazioni che lo accompagnano, dalla fede, dal senso della misura
e della dignità di chi lo celebra o lo assiste (ministri e ministranti) e di chi vi
partecipa; compierle male dipende
esclusivamente da chi lo attua, si tratti
28
del Rito tridentino o di quello di Paolo
VI. Quel “soprattutto” con cui s’è avviata la citazione di Giovanni Paolo II suggerisce un’altra considerazione: gli
abusi venivano, pur se forse in misura
minore, consumati anche prima; non si
deve forse parlare di abuso, se ai fedeli,
praticamente esclusi dalla celebrazione,
non rimane altro da fare che recitare il
rosario durante la Messa, come spesso
avveniva quand’essa era celebrata esclusivamente in latino?
vecchio pronao della Pieve
La questione della lingua
R
imando alle precisazioni che già ho
espresso sul numero di novembre
riguardo al problema della lingua.
E’ chiaro che una delle condizioni poste
da Benedetto XVI per celebrare secondo
il Rito tridentino - l’accesso alla lingua
latina - ha valore anche per la Messa di
Paolo VI: è possibile - lo è sempre stato celebrarla nella lingua dell’antica Roma,
ma non credo abbia senso farlo se chi vi
partecipa non può farlo con consapevolezza, dovendosi limitare a farfugliare
eresie grammaticali.
Da qui a quanto è accaduto, però, il
passo è lungo: non è scritto da nessuna
Comunità in cammino
chiesa dell’eremo di Bienno
parte che l’uso della lingua viva dovesse
estromettere completamente quello del
latino. Sempre nel periodo su ricordato,
se da un lato ci fu il merito di rivendicare il diritto-dovere del Popolo di Dio ad
una partecipazione attiva e consapevole
(=capire quello che si sta ascoltando o
dicendo), dall’altra si dette luogo ad una
specie di furia iconoclasta: tutto ciò che
sapeva di “vecchio” andava lasciato; la
lingua latina rientrava in questa categoria, perché era ormai diventata un’espressione della categoria dei “Matusa”.
Penso che sia stato un errore: è vero, il
“Suscipiat Dominus...” (“Il Signore riceva...”), risposta all’ “Orate, fratres...”
(“Pregate, fratelli...”) del dialogo offertoriale, era uno scoglio anche per alcuni
tra i più ferrati; ma non c’è chi non veda
la relativa facilità di cantare Kyrie, Gloria,
Sanctus e Agnus Dei - magari avendo testo
latino e relativa traduzione sott’occhio visto che la conoscenza mnemonica del
testo italiano consente di capire almeno
“a orecchio” (o “a naso”, se preferite)
quello che si sta cantando.
E
’ necesssario l’equilibrio in tutte le
cose, o quasi tutte; nel nostro caso
esso potrebbe stare tra la doverosa possibilità di partecipare attivamente alla
Messa (la actuosa participatio di cui parla
il Concilio) e l’accettare che non occorre
per forza capire tutto per filo e per
segno: mi pare si tratti di un’idea di
stampo illuministico. Parafraso un celebre passaggio di s. Agostino sul tema del
giubilo: una melodia canticchiata ripetendo sillabe o vocali senza alcun senso
compiuto, per esempio mentre si sta
lavorando, esprime serenità dello stato
d’animo, per la quale, in quel momento,
non servono parole logicamente articolate.
Così, se da un lato, nel Motu Proprio, il
Papa prevede che la celebrazione secondo il Rito di s. Pio V in lingua latina
possa avere la proclamazione delle letture in lingua corrente, dall’altro, lo stesso
Papa, nell’Esortazione Apostolica successiva al recente Sinodo sull’Eucaristia,
la Sacramentum Caritatis (n. 52), esorta a
valorizzare il canto gregoriano delle
parti fisse della Messa (Kyrie, ecc.) e di
alcuni inni: il Veni, creator Spiritus, per
esempio, ha tutt’altra musicalità rispetto alle varie traduzioni che ne circolano.
Si può, pertanto, utilizzare qualche
parte in latino, senza essere per forza dei
nostalgici.
P
ossiamo giungere ad una conclusione: occorre evitare di assolutizzare
ciò che non deve esserlo, ma agire con
sapienza, senza creare “dogmi” o tabù:
per es., né l’uso o no del latino o di un
Rito, né, in talune circostanze, la possibilità di partecipare attivamente alla
celebrazione sono più importanti della
partecipazione stessa: così, tra parentesi,
possiamo aggiungere che, quando ci si
trova, per motivi di lavoro, di studio o
vacanza, in un Paese straniero, non partecipare alla Messa a motivo della
impossibilità di comprendere la lingua,
rimane più che altro un pretesto.
Tra fissismo e stravaganza
D
ove va a finire, si può obiettare, la
possibilità del celebrante e dell’assemblea di esprimere un minimo di
creatività nella celebrazione?
Ci sono parti del rito che nessuno può
variare a suo piacimento, così come la
sua struttura: sia quelle che questa
esprimono un significato e sono frutto
29
della fede celebrata da generazioni di
credenti; così, per es., è quantomeno
segno di superficiale presunzione per
un celebrante pensare che dovesse arrivare lui a modificare una data formula,
perché un sacco di altre persone non ci
avevano pensato prima; così succede che
si cambiano termini, se ne inseriscono o
tralasciano altri, mutando il senso di
un’invocazione o di un rito, come se
questi fossero cosa di chi celebra; ebbene, “nella celebrazione Eucaristica, le norme
liturgiche siano osservate con grande fedeltà.
Esse sono un’espressione concreta dell’ecclesialità dell’Eucaristia; questo è il loro senso
più profondo. La liturgia non è mai proprietà
privata di qualcuno”: così Giovanni Paolo
II, nel documento e paragrafo già citati.
L
a corretta maniera di reagire al vuoto
formalismo penso sia quella di dargli contenuto autentico: significa, da
parte di sacerdoti e fedeli, celebrare
bene: nella consapevolezza che si sta
incontrando il Mistero, con l’attenzione, amorevole, volta a Colui che a noi si
dona più che, per es., al pizzo di una
cotta o alla misurata profondità di un
inchino, ma anche - appunto perché si è
in presenza del Mistero - senza movimenti sciatti o affrettati.
Dentro al rispetto per il rito così come ci
è consegnato dalla Chiesa, c’è spazio per
la creatività, a partire dalla valorizzazione dei vari formulari offerti dal messale,
possiiblità spesso trascurate; c’è anche
l’opportunità di proporre preghiere,
segni, monizioni, beninteso, nel rispetto
del significato dei vari momenti liturgici: non ha senso, per es., sovraccaricare
l’offertorio di significati che non ha,
portando all’altare “di tutto e di più”.
Evitare la confusione tra, da una parte,
fedeltà e fissimo e, dall’altra, tra creatività e stravaganza, è frutto di una fedeltà
creativa e di una creatività nella fedeltà.
Comunità in cammino - Diocesi
“Perché là si fa così e qui, invece, no?”
tre questioni
di don Giovanni
I
In modo specifico, il n. 94 afferma che “non è consentito ai
fedeli di prendere da sé e tanto meno passarsi tra loro di mano in
mano la sacra ostia o il sacro calice”. A tale proposito, si precisa anche che “va rimosso l’abuso che gli sposi durante la Messa
nuziale si distribuiscano in modo reciproco la santa Comunione”.
n riferimento ad alcuni aspetti della vita liturgica e pastorale siamo non di rado sollecitati da richieste o ci viene
chiesto conto di alcune scelte, sulla base del confronto con
quanto verrebbe praticato altrove; poiché da diversi anni
ormai ogni tanto il problema si ripresenta, ci pare utile fornire alcune spiegazioni.
Benedetto XVI nell’intensa esortazione apostolica scaturita
dal recente Sindo dei Vescovi sull’Eucaristia (Sacramentum
Caritatis, ScC), allorché tocca il tema della distribuzione della
Comunione, rimanda semplicemente al documento e ai
passi appena citati, a conferma della validità e normatività.
Il modo di ricevere la Comunione eucaristica
P
iù volte ci è stato chiesto perché non si lascia ai fedeli la
possibilità di comunicarsi da soli, prendendo il Corpo di
Cristo dalla Mensa e bevendo autonomamente al Calice o, in
alternativa, intingendo nel Sangue di Cristo il Pane consacrato.
N
on avrebbe dovuto essere necessario che il Magistero
della Chiesa intervenisse con queste precisazioni: si
tratta di cose già dette e, per sé, dovrebbe bastare la consapevolezza di cosa sia l’Eucaristia a fare in modo che si evitino determinati comportamenti: per non ripetermi, rimando
a quanto ho scritto a pag. 28, 2a colonna; aggiungo solo che
la Cena eucaristica è convito di Comunione fraterna al cui
centro c’è Cristo, Parola e Pane: non è una sorta di rinfresco
in cui si conversa a gruppetti, con la comunione in stile buffet, in cui ciascuno si serve da sé: il Corpo di Cristo non è la
stessa cosa di una pizzetta o di una tartina e il suo Sangue
non è una sorta di aperitivo o di intingolo.
L’Eucaristia è dono che riceviamo, non ce lo somministriamo da soli. Recarsi davanti al ministro e ricevere da lui il
Corpo e il Sangue di Cristo, è segno che vuole esprimere tale
significato.
Poiché tra gli abusi di cui parlava Giovanni Paolo II
nell’Ecclesia de Eucharistia (v. pag. 28) si è, da qualche parte,
introdotto un certo modo di amministrare la Comunione
eucaristica, la Chiesa ha dovuto ribadire le precisazioni che
tra poco ricorderemo. Ci limitiamo ai testi più recenti.
Nel documento appena ricordato, del 2003, il Papa di venerata memoria ne annunciava un altro, nel quale si sarebbe
affrontato proprio il tema del modo corretto di celebrare
l’Eucaristia, di distribuirla, di conservarla e venerarla, indicando con chiarezza quali comportamenti sono da evitare. Il
documento annunciato uscì l’anno successivo, nel 2004: è la
Redemptionis Sacramentum (Il Sacramento della Redenzione,
di seguito indicato con RS).
A fronte di affermazioni, magari dette anche benevolmente,
secondo le quali ci sarebbe un potere che non vogliamo perdere, in confronto ad atteggiamenti più “democratici”; conserveremmo atteggiamenti rigidi, diversamente da quelli più
elastici attuati altrove; si sarebbe retrogradi rispetto a chi è
più “avanzato”; manterremmo un supino ossequio verso
l’Autorità e le regole, mentre si dovrebbe avere il coraggio di
agire con libertà, secondo i dettami della coscienza (di chi?),
sta questa affermazione di Giovanni Paolo II: “La liturgia non
è mai proprietà privata di qualcuno” (Ecclesia de Eucaristia, n. 52).
Significa che noi sacerdoti, insieme a tutta la Comunità,
non siamo i padroni dell’Eucaristia, ma i ministri (=servi) di
un Dono che ci supera infinitamente e di cui, per grazia
immeritata, siamo stati resi tramite per la Comunità: lo riceviamo dal Signore tramite la Chiesa.
Non ci siamo dati da noi l’ordinazione, né essa ci è arrivata
direttamente dallo Spirito santo, ma attraverso la Chiesa
rappresentata nel Vescovo; siamo perciò chiamati a celebrare la liturgia che la Chiesa ci affida secondo le indicazioni
che essa ci dà. Se, invece, facessimo le cose in un certo modo
perché ci pare più suggestivo, più emozionante, più intimi-
I
n forma generica, la RS al n. 31 ricorda ai sacerdoti il dovere che essi “in coerenza con quanto da loro promesso nel rito
della sacra ordinazione... celebrino devotamente e con fede i misteri
di Cristo... specialmente nel sacrificio dell’Eucaristia” e, perciò,
“non svuotino il significato profondo del proprio ministero deformando la celebrazione liturgica con cambiamenti, riduzioni o
aggiunte arbitrarie”.
Similmente, al n. 59, in riferimento ai testi biblici e liturgici
si era scritto di porre fine “al riprovevole uso con il quale i
Sacerdoti, i Diaconi o anche i fedeli mutano e alterano a proprio
arbitrio qua e là i testi della sacra liturgia da essi pronunciati”.
Questa disposizione non tocca direttamente il nostro argomento; si accomuna ad esso per lo stile arbitrario che vi
viene biasimato.
30
Comunità in cammino - Diocesi
stico, ecc., anche se contraddetto dalla
Chiesa, ci comporteremmo non da servi,
ma da padroni dell’Eucaristia: sarebbe l’arrogarsi - questa volta sì - un potere che non
si ha: una forma di clericalismo, mascherato in questo caso con la patina di un popolarismo di maniera.
“A nessuno è concesso di sottovalutare il Mistero
affidato alle nostre mani: esso è troppo grande
perché qualcuno possa permettersi di trattarlo
con arbitrio personale” (Giovanni Paolo II,
nel passo già citato).
delicata materia, nella quale si determinano motivi di sofferenza e di coscienza.
Intanto, sulla base di quanto i Pastori
indicano ora, è compito dei sacerdoti e
degli altri credenti accompagnarsi a queste
persone, condividerne lo stato d’animo,
farsi per loro portavoce della misericordia
del Signore e di quella della Chiesa, aiutarle a sentirsi parte di essa, pure in presenza
della limitazione sacramentale, guidarle a
valorizzare questa stessa sofferenza per un
senso di comunione più “largo”, non
ristretto alla sola sfera sacramentale; allora
anche una situazione di questo tipo può
diventare occasione di grazia.
Tutto questo richiede tempo, impegno,
pazienza e, a volte, fatica; purtroppo, raramente ci è data la possibilità di accompagnarci alle persone che vivono in queste
situazioni, forse anche per colpa nostra.
G
iungiamo al punto: il modo di amministrare e ricevere la Comunione che
talora ci viene richiesto è contrario a quanto la Chiesa dice, poiché si discosta dalle
precise indicazioni che essa ci dà. Sbaglia
chi le ignora, non chi le osserva.
La proclamazione del Vangelo
I
mboccare le scorciatoie può rendere le cose apparentemente più facili e procurare facile apprezzamento e una
certa popolarità, ma non fa bene in primo luogo alle persone interessate, crea disorientamento, mette in difficoltà quei
sacerdoti che, magari con fatica, cercano di adeguarsi a
quanto la Chiesa insegna e tentano di farlo capire, con l’impegno di accompagnarsi alla loro gente nel modo che s’è
detto. Di nuovo entra in gioco l’arbitrarietà, sollecitata più
che in altri casi dalle persone stesse (“Non potrebbe fare
un’eccezione, per me?”), come se fosse potere del prete A o B
dichiarare sacramentalmente legittima, per es., una convivenza extraconiugale.
C
i è stato chiesto, in misura minore, perché ai laici, qui a
Coccaglio, non viene chiesto o concesso di proclamare il
Vangelo durante la Messa.
Ci limitiamo ad una sola citazione, sempre dai documenti
più recenti: RS 63 ricorda che proclamare il Vangelo durante la liturgia, come anche tenere l’omelia, è compito specifico del ministro ordinato: vescovo, prete o diacono. Che
senso avrebbe, sennò, che il rito di ordinazione diaconale
preveda che il vescovo porga al neo-ordinato il Libro del
Vangelo come segno del suo proprio ministero?
Valgono anche per questo punto le affermazioni circa l’errore dell’agire con arbitrarietà; non stiamo a ripetere le citazioni di Giovanni Paolo II e le considerazioni con cui le
abbiamo commentate: valgono anche in questo caso, poiché
pure il Vangelo, al pari dell’Eucaristia, non ce lo siamo dato
da noi, ma è dono dello Spirito santo attraverso la
Comunità; non possiamo perciò trattarlo a nostro piacimento.
A
ncora una volta, il punto è questo: le indicazioni ci sono
e vengono date affinché siano osservate, beninteso che
tale osservanza consiste non nel limitarsi a dire dei “no”, ma
nell’attuare un vero stile pastorale. In questo non si è però
facilitati se chi ci incontra ha già in mente che si deve fare in
un certo modo, in quanto qualche altro “collega” fa esattamente in quel modo.
A
nche in questo caso, l’errore consiste nel trasgredire le
(sensate) regole, non nel rispettarle.
Conclusione
E
ssere per davvero a servizio di una Comunità, sia essa
diocesana, zonale o parrocchiale, comporta anche assumere atteggiamenti che favoriscano la comunione ecclesiale,
rinunciando al proprio punto di vista, quando esso sia in
palese contrasto con ciò che la Chiesa dice. Diversamente,
pur senza volerlo, si finisce col dare origine ad inutili occasioni di confronto e di disagio nelle altrui Comunità.
Con le persone separate, conviventi, ecc.
L
’ultima questione lamenta il fatto che altrove si è più
indulgenti con le persone che vivono in condizione
matrimoniale irregolare: li si ammette ai Sacramenti, mentre qui non possono nemmeno fare da padrino-madrina.
Non è simpatico per nessuno sentirsi dire certi “no”. Posso
garantire che non è per nulla piacevole nemmeno il doverli
dire. Può darsi che, col tempo, i Pastori della Chiesa intravedano l’opportunità di ripensare qualche aspetto di questa
Ci auguriamo che tali occasioni di confronto o disagio, qui
da noi, non debbano più verficarsi.
31
Comunità in cammino - Diocesi
La celebrazione dell’Eucaristia
disposizioni del nuovo Direttorio Diocesano
«S
econdo la tradizione apostolica
che ha origine dallo stesso giorno della risurrezione di Cristo, la
Chiesa celebra il mistero pasquale ogni
otto giorni, in quello che si chiama giustamente giorno del Signore o domenica. In questo giorno infatti i fedeli
devono riunirsi in assemblea per ascoltare la Parola di Dio e partecipare
all’Eucaristia, e così fare memoria della
passione, della risurrezione e della gloria del Signore Gesù e rendere grazie a
Dio che li ha generati nella speranza
viva per mezzo della risurrezione di
Cristo dai morti (1 Pt 1, 3)» (Sacrosanctum Concilium 106).
La celebrazione eucaristica costituisce
l’apice del giorno del Signore, «... il centro di tutta la vita cristiana per la
Chiesa ... e per i singoli fedeli. Nella
Messa infatti si ha il culmine sia dell’azione con cui Dio santifica il mondo in
Cristo, sia del culto che gli uomini rendono al Padre, adorandolo per mezzo
di Cristo Figlio di Dio» (OrdinamentoGeneraledelMessaleRomano 16).
Sarà dunque premura dei ministri e
delle loro comunità curare un’appropriata ed efficace ars celebrandi (“arte”
del celebrare), la quale, come afferma
papa Benedetto XVI, «è la migliore
condizione per l’actuosa participatio
(partecipazione attiva) …e scaturisce
dall’obbedienza fedele alle norme
liturgiche nella loro completezza»
(SacramentumCaritatis 38).
ecc. -NdR) – è infatti la fonte privilegiata della santità cristiana.
La celebrazione calma e dignitosa
dell’Eucaristia ha bisogno di una congrua preparazione, di una molteplice
presenza ministeriale e di uno spazio
temporale adeguato. È opportuno, perciò, che le celebrazioni non si susseguano con ritmo troppo frequente. Nella
misura del possibile, è bene che tra l’inizio dell’una e dell’altra celebrazione ci
sia lo spazio di almeno un’ora e mezza.
...
Tra le varie opportunità, con elasticità
di adattamento, si trovano le monizioni: il presidente ne faccia uso per aiutare l’assemblea a vivere con fede l’evento
celebrativo.
momenti di silenzio fanno parte della
celebrazione e costituiscono un
approfondimento dell’ascolto, spazio
di lode e di ringraziamento personale,
interiorizzazione del dono ricevuto,
preziosa occasione di verifica. Tali
tempi vanno valorizzati nella loro
durata e particolarmente nell’atto penitenziale, dopo l’omelia e dopo la
Comunione eucaristica. È opportuno
I
INDICAZIONI GENERALI
D
iventa sempre più urgente operare ... un’adeguata formazione
e una vera introduzione alla celebrazione dell’Eucaristia ...: la liturgia
della Chiesa – con la sua scansione
annuale circolare e con i suoi testi
scritturistici ed eucologici (preghiere
di lode, invocazione, ringraziamento,
Tabernacolo eucaristico in una cappella
dell’eremo di Bienno
32
lasciare un breve silenzio anche prima
della preghiera-colletta e dopo ogni lettura biblica (cfr. OGMR 45).
Durante la celebrazione eucaristica
sono previsti alcuni “riti processionali”:
all’entrata dei ministri, per la proclamazione del Vangelo, al rito della presentazione dei doni e alla Comunione
eucaristica. Queste occasioni vanno
conosciute nel loro intrinseco significato e adeguatamente valorizzate ...
Nota: «Non venga trascurato il tempo prezioso del ringraziamento dopo la
Comunione: oltre all’esecuzione di un canto
opportuno, assai utile può essere anche il
rimanere raccolti in silenzio» (ScC 50).
PER LA CELEBRAZIONE
L
a proclamazione della Parola di
Dio, che è una liturgia e, come tale,
va «celebrata» (OGMR 56): è la prima
mensa che nutre la fede dell’assemblea
eucaristica. È Dio stesso che parla, alimenta e educa il suo popolo. Tale rito
va pertanto preparato e vissuto con
estrema intensità, attenzione e coinvolgimento da parte dei ministri, dei ministranti e di tutta l’assemblea orante
(cfr. OGMR 55-71).
Il luogo di annuncio della Parola di
Dio è l’ambone (cfr. OGMR 309), al
quale accedono il lettore per la proclamazione della stessa e per la preghiera universale o dei fedeli, il salmista per il canto o la proclamazione
del Salmo responsoriale, il presbitero e il diacono per la proclamazione
del Vangelo e per l’omelia. L’ambone
non va mai utilizzato né per l’animatore dell’assemblea o la guida del
canto né per il cantore solista né, infine, per dare gli avvisi al popolo.
La Parola di Dio deve essere proclamata da lettori consapevoli di aprire
ai fratelli i tesori della Scrittura (cfr.
Comunità in cammino - Diocesi
SC 51 e OGMR 57). Prima di essere
proclamata nell’assemblea liturgica, la
Parola di Dio va preparata, conosciuta
e meditata.
È opportuno che le comunità cristiane
offrano agli abituali lettori un’adeguata formazione biblica, spirituale e anche
‘tecnica’, perché la proclamazione della
Parola di Dio raggiunga efficacemente
il cuore e la vita dei fedeli che la ascoltano.
L’omelia, in quanto «necessaria per alimentare la vita cristiana » (OGMR 65),
... è assolutamente riservata al ministro
ordinato (cfr. OGMR 66). Papa
Benedetto XVI (ScC 46) così afferma:
«Chiedo ai ministri di fare in modo che
l’omelia ponga la Parola di Dio proclamata in stretta relazione con la celebrazione sacramentale e con la vita della
comunità».
La preghiera universale o dei fedeli è il
momento in cui l’assemblea esercita la
funzione sacerdotale pregando per
tutti gli uomini. Le intenzioni siano
preparate per tempo, siano sobrie e
nascano dall’ascolto della Parola di
Dio proclamata e interiorizzata; inoltre
siano attente ai problemi della Chiesa e
del mondo (cfr. OGMR 69-71). Non è
opportuno, perciò, riferirsi semplicemente alle preghiere dei fedeli già prestampate.
La risposta di assenso alla Parola di
Dio è data anche dalla professione di
fede (cfr. OGMR 43). Specialmente nel
tempo di Quaresima e di Pasqua si favorisca l’uso del Simbolo degli Apostoli che
richiama la professione di fede battesimale.
L
a presentazione e la preparazione
dei doni per il sacrificio hanno un
loro preciso svolgimento. È buona cosa
che la patena col pane, il calice col vino e
l’ampolla con l’acqua siano consegnati al
sacerdote dagli stessi fedeli che, in questo
modo, esprimono l’offerta della propria
vita e del loro lavoro. In tale momento
si possono portare ai piedi dell’altare le
offerte in denaro o altri doni per i poveri e le necessità della Chiesa (cfr.
OGMR 73)16. Più persone siano disponibili al servizio di raccolta in denaro,
in modo che possa preferibilmente
concludersi prima della preghiera sulle
offerte ...
In ScC 17 si legge: «In questo gesto
umile e semplice si manifesta, in realtà,
un significato molto grande: nel pane e
nel vino che portiamo all’altare tutta la
creazione è assunta da Cristo Redentore per essere trasformata e presentata
al Padre. In questa prospettiva portia-
rigenera se stessa nell’incontro con il
Cristo sposo e la sua Chiesa, e così
ritrova la qualità alta delle sue relazioni». Occorre dunque riscoprire il
Direttorio per le Messe con la partecipazione
dei fanciulli (1973), per preparare e vivere le celebrazioni liturgiche della
comunità con la partecipazione dei
fanciulli e delle loro famiglie.
Sia per lo scambio della pace sia per la
distribuzione dell’Eucaristia è necessario tenere sempre viva nei fedeli la
conoscenza del gesto che stanno compiendo, richiamando loro soprattutto
le disposizioni necessarie e il modo per
accostarsi alla mensa del Signore: tutti
devono «fare il possibile perché il gesto
nella sua semplicità corrisponda al suo
valore di incontro personale con il
Signore Gesù nel Sacramento» (ScC 50.
In alcuni casi ... è bene valorizzare la
Comunione anche al calice.
L
mo all’altare anche tutta la sofferenza e
il dolore del mondo, nella certezza che
tutto è prezioso agli occhi di Dio.
Questo gesto, per essere vissuto nel suo
autentico significato, non ha bisogno
di essere enfatizzato con complicazioni
inopportune».
L
a Nota pastorale Iniziazione cristiana
ed Eucaristia di mons. Giulio
Sanguineti per l’anno 2006-2007
auspica «la partecipazione di tutta la
famiglia unita intorno alla medesima
Eucaristia. Questo diventa particolarmente importante ed educativo per i
fanciulli e i ragazzi dell’Iniziazione cristiana. La Messa domenicale va vissuta
come il momento in cui la famiglia
33
a celebrazione dell’Eucaristia ha
nella pratica del culto eucaristico il
suo naturale prolungamento. L’unione
familiare con Cristo, il vivere nella vita
ciò che si professa con la fede e il sacramento vengono espressi in modo particolare nell’adorazione davanti alla santissima Eucaristia. È bene che questa
forma di preghiera sia tenuta viva o
ripristinata nelle comunità cristiane.
Redatto in base ai più recenti documenti della Chiesa sull’argomento,
partendo dal Concilio fino alla recente
esortazione apostolica di Benedetto
XVI scaturita dal Sinodo dei Vescovi
sull’Eucaristia (vedere le citazioni nel
testo), questo capitolo del Direttorio,
come quello sul Battesimo, offre preziose indicazioni, anche nel solco
delle ultime Lettere pastorali del
vescovo Giulio.
Nella nostra Parrocchia si sta cercando, a volte con un po’ di difficoltà, di
attuare la riflessione che egli ci ha stimolato ad affrontare, insieme ai conseguenti atteggiamenti.
I passaggi riportati in queste due
pagine in neretto corsivo indicano
alcuni degli adeguamenti che stiamo
cercando di attuare.
Comunità in cammino - parrocchia e zona past.
DAL CONSIGLIO PASTORALE PARROCCHIALE
I
l CPP, convocato per la sera del 29 febbraio, visti i temi
all’o.d.g. si è protratto oltre la consueta durata; questi gli
argomenti che si è riusciti a discutere:
gero. Teniamo le cose “sotto osservazione” ancora per qualche mese, poi se ne riparlerà.
Le abitudini della gente cambiano e le esigenze della vita
pastorale sono diverse rispetto a quelle di un tempo: molti
impegni pastorali hanno luogo la sera, spesso fino a tardi;
inoltre diventerà difficile, in futuro, trovare chi sia disponibile a prestare servizio di “portineria” a orari troppo mattinieri. Per questi motivi, con gli anni, vista già ora l’esigua
consistenza numerica della partecipazione (a parte il tempo
di Quaresima), sarà giocoforza abolire del tutto la Messa
feriale delle 7.00; questi stessi motivi suggerirebbero di spostare l’orario della prima Messa festiva alle 7.30.
Anche su questo punto occorre però riflettere. La proposta,
per ora, finché a Coccaglio avremo tre sacerdoti, è di conservare le due Messe feriali del mattino, celebrando la prima
alle 8.00, con le lodi 10 minuti prima. La proposta delle 8.00
è dovuta al fatto che alle 7.30 non abbiamo a disposizione la
fascia oraria di trasmissione via radio; la Domenica non l’abbiamo comunque fino alle 9.00, per cui Messa prima non
può in ogni caso essere mandata in onda, mentre, nei giorni
feriali, alle 8.00 è possibile trasmettere.
Lo spostamento feriale della prima Messa, comporterebbe lo
slittamento della seconda alle 9.00. Qualche anno fa, dietro
richiesta di alcune persone, si sperimentò la Messa a tale orario, che non risultò molto gradito: riproporlo sembrerebbe
poco sensato. Tuttavia, la possibilità di avere la Messa alle
8.00, potrebbe andare incontro alle esigenze di quelle persone per le quali le 9.00 costituiscono un orario disagevole.
1 - Discernimento comunitario sul volto della nostra Comunità
cristiana e le possibili motivazioni che, per quanto dipende da
noi, hanno determinato negli anni il vistoso calo di presenza
alla s. Messa, specie festiva.
2 - Revisione dell’orario di alcune celebrazioni, per adeguarsi
sia a quanto chiesto dal nuovo Direttorio diocesano per la celebrazione dei Sacramenti, sia alle mutate esigenze pastorali e
alle abitudini, diverse rispetto ad altri tempi.
3 - Altri punti di minore importanza vengono toccati velocemente. Il parroco e diacono vengono pregati di lasciare la sede
del Consiglio, affinché si possa parlare della ricorrenza dei venticinquesimi di Ordinazione, oltre che dell’80° compleanno di
don Titta.
Non ci è pervenuta per tempo la relazione del verbale; provvederemo perciò a pubblicare sul prossimo numero quanto
è emerso nella discussione sul primo punto: si tratta di
materiale utile alla riflessione e va ripreso, analizzato, meditato.
Quanto al secondo punto, si veda ciò che è indicato a pag.
32: la distanza di almeno un’ora e mezza tra l’inizio di ciascuna celebrazione è cosa che ci vede inadempienti; sappiamo bene quali disagi derivino, a volte, dal fatto che tre delle
Messe festive del mattino siano “attaccate” l’una all’altra. Si
torna sulla proposta già discussa la volta scorsa: attuare
tutto l’anno quello che si fa in estate, accorpando in un’unica celebrazione alle 10.30 quelle delle 10.00 e delle 11.00. E’
una soluzione che continua a presentare non pochi motivi di
perplessità, soprattutto nei genitori degli adolescenti.
Occorre pensarci bene e non prendere decisioni a cuor leg-
Ci pensiamo ancora per qualche mese, in modo da poterne
anche parlare. In mancanza di controindicazioni, la variazione d’orario della prima Messa domenicale e delle Messe mattutine feriali dovrebbe - il condizionale è d’obbligo - partire
con l’inizio del 2009.
dG
ZONA PASTORALE VI SAN CARLO / FRANCIACORTA
PRESBITERIO e CONSIGLIO PASTORALE
PROPONGONO
ALLE COMUNITA’ CRISTIANE
TRE GIORNI DI STUDIO E APPROFONDIMENTO SULLA
L I T U R G I A DELLE O R E
CIOÈ DEL SACRIFICIO EUCARISTICO LA CUI STRAORDINARIA
RICCHEZZA FACEVA RIFLUIRE ED ESTENDEVA AD OGNI ORA
DELLA VITA UMANA.
PROGRAMMA
lunedì 28 aprile ore 20,30
p. GIUSEPPE FURIONI Carmelitano
“ L a u d i s c a n t i c u m ” : storia e spiritualità
IL CANTO DELLE LODI CHE RISUONA NELLE SEDI CELESTI E
CHE GESÙ CRISTO SOMMO SACERDOTE HA INTRODOTTO IN
QUESTA TERRA DI ESILIO LA CHIESA LO HA CONSERVATO
CON COSTANZA E FEDELTÀ NEL CORSO DI TANTI SECOLI E
LO HA ARRICCHITO DI UNA MIRABILE VARIETÀ DI FORME.
LA LITURGIA DELLE ORE INFATTI SI È SVILUPPATA A POCO A
POCO IN MODO DA DIVENIRE LA PREGHIERA DELLA CHIESA
LOCALE.
ESSA SI SVOLGE IN TEMPI E LUOGHI STABILITI SOTTO LA
PRESIDENZA DEL SACERDOTE.
ERA COME UNA INDISPENSABILE INTEGRAZIONE DI CIÒ CHE
COSTITUISCE LA SINTESI DI TUTTO IL CULTO
lunedì 12 maggio ore 20,30
don PIERMODESTO BUGATTI cerimoniere vescovile
Il rito: i segni e il senso
lunedì 26 maggio ore 20,30
donRICCARDO CAMPLANI-ANTONIO e MARIA CORSINI
L i t u rg i a d e l l e o r e : u n o s t i l e d i v i t a
a cura della COMMISSIONE LITURGICA ZONALE
sede: PIEVE DI ERBUSCO
34
Comunità in cammino
age
FAMIGLIA
®
associazione
genitori
Coccaglio
“La famiglia genera
sia naturalmente sia socialmente”
Tratto dal quotidiano Avvenire questo articolo di Francesco Belletti, ci è sembrato molto bello in quanto inneggia all’importanza che la
famiglia ha nella nostra società.
M
i assale sempre un certo disagio, quando leggo i molti
allarmanti messaggi sul calo demografico, invecchiamento della popolazione, crisi del sistema pensionistico…
Messaggi che sempre più frequentemente echeggiano sulla
stampa, in televisione, nelle aule parlamentari.
Una sottile inquietudine, un campanello d’allarme: mi sembra infatti che si parli della famiglia non per il bene della
famiglia, per il bene di ciascuna famiglia e di ogni persona
dentro la famiglia, ma per un “bene pubblico” cui la famiglia
viene asservita. Il rischio è un approccio strumentale che
considera le famiglie come puro “luogo di produzione delle
nuove generazioni”, anziché come vero ambito di vita.
siedono, e anche in misura maggiore rispetto a noi), ma
occorre una capacità di mettere insieme tutte queste cose
dentro un pensiero complesso e comunicabile: la propria
cultura esprime proprio questa “capacità umana”, di leggere
e interpretare la realtà al di là dell’immediato.
N
ella generatività umana questa dimensione è assolutamente evidente, per cui riflettere sulla fecondità dell’essere famiglia significa in primo luogo interrogarsi su un passaggio che ridefinisce radicalmente l’identità dell’individuo
e della coppia: diventare genitori significa attraversare un
confine, passare dall’altra parte, comporta un pensiero su di
sé e sull’altro che non potrà più essere uguale a prima, perché si aggiunge il fatto che un nuovo essere umano dipende
totalmente da te, ne sei totalmente responsabile, sia in quanto “lo hai messo al mondo”, sia perché devi farlo “diventare
grande”. Ma proprio qui sta la difficoltà culturale: dove
sono i modelli di riferimento, i modi di essere uomo e
donna, marito e moglie, padri e madri, accettati e sostenuti
socialmente?
L
a chiamata alla generatività, il mandato procreativo,
l’obbligo di “rigenerare” la propria specie sono “connaturali” all’essere umano e, in genere, ad ogni specie vivente, all’interno di un disegno sia collettivo che individuale: è
la specie homo sapiens che vuole riprodursi e resistere su questa terra, e lo fa attraverso la capacità e l’intenzionalità di
ogni uomo e di ogni donna, attratti sessualmente per la
riproduzione, ma anche dotati di un naturale “senso materno e paterno” di accudimento verso i cuccioli d’uomo (e non
solo i propri). Siamo cioè “attrezzati naturalmente” al
mestiere di genitori, tuttavia il genere umano ha costruito e
costruisce il proprio rapporto con la realtà non solo attraverso una semplice naturalità, ma anche attraverso la cultura, cioè, attraverso un pensiero complesso sull’identità del
soggetto e sulla realtà esterna, un pensiero che deve essere
costruito socialmente, relazionalmente, Per sopravvivere
come individuo e come specie, in altri termini, non basta
all’uomo il patrimonio naturale (pelliccia per il freddo, istinto, capacità di fare gruppo, tutte risorse che altre specie pos-
S
iamo così al paradosso: da un lato gli allarmi catastrofici, dall’altro la più completa indifferenza nei confronti
delle famiglie che generano nuova vita. La cosa ancora più
paradossale, a pensarci bene, è che le famiglie generano sempre nuova vita: ogni coppia che viva significativamente la
propria relazione come apertura verso l’”altro” che sappia
accogliere il nuovo, è di per sé feconda, creativa; una generatività che non si limita al dato biologico, ma diventa “sociale”, capace di paternità e maternità (cura, responsabilità,
accoglienza) nei confronti di tutta la società.
----
SOS FAMIGLIA - www.coccaglio.com/CAF.asp
“Centro d’ascolto famiglia”
un servizio offerto dalla nostra Zona Pastorale
a supporto e sostegno e come spazio di ascolto per le famiglie in difficoltà
A Cologne, via Castello (Oratorio femminile)
Telefonare al 346-3652304 e chiedere un appuntamento, nei seguenti giorni
mercoledì, dalle ore 14.00 alle 16.00; venerdì, dalle ore 9.30 alle 11.30
35
Comunità in cammino -
DAL CONSIGLIO
DELL’ORATORIO
dall’Oratorio
La Tr a d i t i o
d e l Pa d r e n o s t r o
Il Consiglio si è riunito venerdì 1 febbraio per
discutere i punti presenti all’ordine del giorno:
carnevale ed organizzazione del ‘Rogo della vecchia’, attività
per la Quaresima e resoconto delle iniziative pro-oratorio.
Prima di iniziare la discussione delle varie voci presenti all’ordine del giorno, è stata fatta una valutazione sulla natura e le
mansioni che il consiglio dell’oratorio svolge e dovrebbe svolgere. Attualmente esso si riunisce per valutare ed organizzare
attività e feste nell’ambito dell’oratorio, trascurando la componente educativa. Da questa considerazione è nata l’esigenza di
una revisione del consiglio sia per quanto riguarda la sua funzione sia per quanto riguarda i suoi componenti.
Il consiglio è stato formato nel 2004 ed è composto dal parroco, dal curato e da un rappresentante per ciascun gruppo che
opera in oratorio. Questo rappresentante è stato eletto dal
gruppo nel quale presta il suo servizio.
Dati gli anni trascorsi, e la necessità di un rinnovamento, il consiglio sarà rieletto con delle nuove modalità che verranno
determinate e discusse da una commissione indicata dell’attuale consiglio. Inoltre, per cercare di rendere il nuovo consiglio
più rappresentativo e responsivo delle esigenze e delle problematiche dell’oratorio è stata fissata per venerdì 11 Aprile una
assemblea aperta. In questa occasione potranno essere presentate, da chiunque lo desideri, la propria opinione sull’oratorio, le aspettative, proposte e attività che potrebbero essere
attuate.
Ciascun membro del consiglio, nel frattempo, si farà portavoce
di tale iniziativa all’interno del suo gruppo, cercando insieme di
analizzare la situazione, partendo da cos’è l’oratorio, quali
sono le sue funzioni; ossia proprio dal progetto educativo dell’oratorio.
Infine sono stati rapidamente discussi i punti all’ordine del giorno con una breve presentazione del programma per il carnevale e dei principali momenti che caratterizzeranno la
Quaresima.
In conclusione è stata sottoposta all’attenzione del consiglio la
possibilità di trattare la problematica dell’alcolismo da parte di
un esperto, che si propone di affrontare questa realtà come
forma di prevenzione. A tale scopo verranno organizzati degli
incontri rivolti in modo specifico a chi presta servizio al bar e
agli educatori degli adolescenti.
Il giorno 20 Gennaio la nostra Comunità parrocchiale ha avuto la gioia di celebrare il gesto
della “TRADITIO ” (trasmissione o consegna)
del Padre Nostro ai fanciulli del Gruppo
Cafarnao.
Si tratta della consegna, ovvero dell’insegnamento, della preghiera del Padre Nostro da
parte di tutta la Comunità cristiana ai fanciulli
che si sono preparati per accoglierla, viverla e
in un futuro tramandarla.
La cerimonia si è svolta durante la celebrazione
dellíEucarestia delle ore 11.00.
Questo segno è uno dei gesti introdotti, o
meglio reintrodotti, dal nuovo Cammino di
Iniziazione Cristiana.
I fanciulli, e parallelamente anche i loro genitori, hanno potuto svolgere un cammino di riscoperta della peculiarità e validità della preghiera
del Padre Nostro.
Infatti nell’uso quotidiano, questa “via di comunicazione” insegnataci direttamente da Gesù
rischia di diventare una semplice giaculatoria.
Si è cercato di far capire ai fanciulli come il
Padre Nostro contenga, ci si passi il paragone
elettorale, il programma di vita di ogni cristiano.
Così la Traditio che viene passata dall’intera
comunità ai fanciulli è il segno di coerenza nella
scelta di vita e di continuità nella speranza.
Dopo la cerimonia i fanciulli con i genitori, gli
animatori, i catechisti ed i sacerdoti hanno voluto sperimentare il versetto che dice “dacci oggi
il nostro pane quotidiano”. A dire il vero non si
sono fermati al pane, grazie all’ottimo pranzo
preparato nel salone del Focolare dal meraviglioso gruppo di cuoche.
Ringraziamo il Signore e quanti, cercando di
fare la Sua volontà, hanno reso bello e gioioso
questo momento di fede.
CATECHISTI E ANIMATORI
DEL GRUPPO CAFARNAO
Come puoi contribuire alle spese per la ristrutturazione del Focolare
1 - Anzitutto, frequentandolo: ciò dà senso all’impegno che si sta affrontando.
2 - Offerta libera che può essere consegnata ai sacerdoti, al diacono o nel corso della raccolta “pro Oratorio” e “pro opere parrocchiali”
3 - Offerta libera tramite versamento o bonifico, detraibile ai fini dell’Irpef, sul CC n. 2085/87, presso la Banca Popolare di
Sondrio - ag. di Coccaglio; ABI 05696 - CAB 54360 - CIN X, intestato a “Il Focolare ONLUS”
4 - Impegno morale o scritto a versare una quota fissa periodicamente, in occasione della giornata mensile “pro Oratorio” o direttamente ai sacerdoti o al diacono
5 - Prestiti gratuiti (senza interesse)
6 - Prestiti a basso interesse
7 - Contribuire alla ristrutturazone dell’Oratorio può essere un modo alternativo per partecipare alle gioie o ai lutti di parenti o
amici
36
Comunità aperta
La gioia di vivere l’umiltà
di G. Pedrali
"Chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato" ( Lc 14,7-11).
n noi, quasi mai l'umiltà è questa cosa così limpida e
pura, cioè abbassarsi a servire per amore. Essa comporta
sempre anche qualcosa di negativo, cioè un rinnegarsi, uno
sconfessare ciò che c'è di distorto nelle nostre intenzioni
e nelle nostre azioni. Un discendere da noi stessi, prima
che andare verso gli altri. Quando è Gesù che "scende", lo
fa da un'altezza reale, oggettiva, perché è il Santo di Dio.
Quando invece siamo noi uomini a "scendere", non ci
abbassiamo da un'altezza reale, vera, ma da una pseudoaltezza, da una altezza falsa; ci abbassiamo da un'altezza
alla quale ci siamo indebitamente innalzati con l'orgoglio,
con la vanità, con l'ira... In noi perciò l'umiltà è sempre
anche una virtù "negativa", che serve a rinnegare qualcosa
di cattivo che c'è in noi per cui tendiamo a elevarci al di
sopra del prossimo. In questo senso si dice giustamente
che l'umiltà è verità. E' ripristinare la verità circa noi stessi,
è riconoscere che il nostro posto non è stare sopra gli altri,
ma sotto. S. Teresa d'Avila ha scritto: "Mi chiedevo una volta
perché il Signore ama tanto l'umiltà, e mi venne in mente d'improvviso,
senza alcuna mia riflessione, che ciò deve essere perché egli è somma
Verità e l'umiltà è verità".
I
del cuore". L'umiltà è un atteggiamento verso noi stessi,
verso gli altri, o verso Dio? E’ un modo di stare davanti
a sé, davanti agli altri e davanti a Dio, pur rimanendo
qualcosa di profondamente unitario. L’umiltà è sorella
gemella della Carità; come la Carità si esprime in due
atteggiamenti legati intimamente tra di loro: "Ama il Signore
Dio tuo con tutto il cuore e il prossimo tuo come te stesso", così è
dell'umiltà. L'umiltà vera consiste nell'essere umili con
Dio e umili con il prossimo: le due cose insieme. Non
si può essere umili dinanzi a Dio, nella preghiera, se
non lo si è con i fratelli.
ssere umili davanti a Dio significa essere bambini, cioè
i poveri che non hanno nessuno su cui appoggiarsi se
non Dio solo; significa non confidare né nei carri né nei
cavalli, né sulla propria intelligenza, né sulla propria giustizia.
E tutto questo va benissimo. Ma se tu non sei umile con il
fratello che vedi, come puoi dire di essere umile con Dio
che non vedi? Se tu non lavi i piedi al fratello che vedi, cosa
significa il tuo voler lavare i piedi a Dio che non vedi? I
piedi di Dio sono i tuoi fratelli! Come si vede, si possono
dire dell'umiltà le medesime cose che Giovanni dice della
Carità. L'umile è guardato da Dio con occhio di padre, con
tenerezza e simpatia. E' scritto:"Eccelso è il Signore e guarda
verso l'umile, ma al superbo volge lo sguardo da lontano" (Sal
138,6). Come il Signore, dalla posizione in cui è, non può
salire sopra di sé, così, si direbbe,
non può guardare sopra di sé;
come non può che scendere, così
non può che guardare in basso.
"Se tu ti innalzi, egli si allontana da
te, se invece ti abbassi, egli si inchina
verso di te" (S. Agostino). L'umiltà
conquista gli uomini. Ha una
cosa curiosa: il mondo non coltiva
l'umiltà, gli uomini in genere
non sono umili; tuttavia sanno
riconoscere a prima vista chi è
umile e non sanno resistere
all'umile. Non c'è difesa, né del
Rinnovamento, né della Chiesa,
che valga tanto quanto un atto
di vera umiltà.
E
uest'umiltà-sobrietà consiste dunque in un sano
realismo che ci permette di essere nella verità dinanzi
a Dio. Noi non perseguiamo una verità astratta, non vogliamo
essere come lo psicanalista che
cerca di portare l'uomo alla
verità su di sé, in modo che egli
si liberi dai suoi complessi. Noi
perseguiamo un'altra verità; la
verità che cerchiamo è quella
che permette di essere veri davanti
a Dio, prima ancora che davanti
a se stessi e agli altri, anche se
queste cose ne derivano di
conseguenza. Sta scritto di Dio
che egli è buono e generoso con
l'uomo sincero, ma diventa
l'astuto con il perverso, cioè con
chi ha il cuore menzognero. Una
cosa Dio esige sopra tutte da
chi si accosta a lui: “la sincerità
Q
37
Comunità aperta
VITA MISSIONARIA
DAL GRUPPO MISSIONARIO
s r E m i l i a e I l p ro g e t t o “ F o r n i d i k u ny m o j a ”
V
enerdì 29 febbraio alle ore 20,30 presso il Focolare si è
tenuto un incontro con padre Vitali e Maria Boggian,
responsabili del Gruppo Missioni Asmara di Montagnana
(Padova) e le famiglie di Coccaglio che dal 1983 hanno intrapreso con questa ONG veneta l’esperienza delle adozioni a
distanza. Il Progetto era cominciato con l’iniziativa “ UNA
FAMIGLIA PER OGNI BAMBINO “ e il nostro contributo
era finalizzato al sostentamento di una famiglia eritrea che
accoglieva al suo interno un bambino rimasto orfano a
causa di una feroce guerra durata 30 anni con la vicina
Etiopia (questa guerra dopo solo una pausa di 6 anni è ripresa).
Nel corso degli anni il progetto iniziale ha trovato una sua
naturale maturazione ampliando le finalità dei finanziamenti raccolti ancora verso il bambino, ma anche per l’acqua (protezione sorgenti, acqua ai villaggi, prevenzione
malattie infettive), la donna (associazioni, promozione e formazione ), giovani e studenti ( borse di studio, formazione
animatori, sostegno a cooperative agricole). Per questi progetti le famiglie di Coccaglio devolvono ogni anno circa
14.000 Euro.
Durante il pomeriggio padre Vitali e Maria Boggian, avevano incontrato i bambini della Scuola Materna Urbani e
Nespoli e della Scuola Primaria di Coccaglio impegnati in
questo A.A. 2007-2008, su suggerimento delle insegnanti
Maria Zambelli e Paola Maggini, nella raccolta di tappi di
plastica, il cui ricavato della vendita sarà finalizzato alla
costruzione di un pozzo in Eritrea o in Etiopia con il GMA.
Eugenio Fossati, dunque, a nome di questo impegno e di
questa testimonianza ci ha versato 3.500 Euro che con altri
soldi del Gruppo Missionario sono già stati “girati “ a suor
Emilia. Altre iniziative programmate per i prossimi mesi qui
a Coccaglio serviranno a coprire la spesa rimanente.
NdR: ascoltiamo ora direttamente la voce di sr. Emilia, tratta da
un messaggio di posta elettronica inviato a don Giovanni. Dopo
aver ricordato quanto già sopra è stato scritto, sr. Emilia esprime,
di cuore, il suo ringraziamento a nome dei suoi poveri. Poi prosegue:
Qui in Kenya si sta vivendo un momento di euforia per l'accordo di pace firmato l'altro ieri dai due Leaders.
Ringraziamo Dio e quanti si sono adoperati per fare spazio
alla nascita di questo nuovo giorno e realtà. Dopo lunghi
giorni di sofferenza, di preghiera, di rinnovata speranza e
attesa per il dono della PACE, dopo la sofferenza della croce
il nostro popolo può intravedere ora il giorno della risurrezione.
Continuiamo a portare in cuore la sofferenza di tante famiglie sfollate, rifugiate per sfuggire alla violenza, le tante, troppe vittime il cui sangue non è stato sparso invano e quanti si
sono lasciati coinvolgere in atti di violenza, forse senza avere
avuto grandi ideali da raggiungere. Continuiamo a pregare
soprattutto perché questo primo passo verso la collaborazione
e la pace sia seguito ancora da altri che portino ad una pace
stabile e duratura e perché qualcosa di concreto venga fatto
dal governo per sollevare ed aiutare le migliaia di persone
sfollate che ora vivono nella povertà e sofferenza.
Ringrazio per avere accompagnato noi missionari e la nostra
gente con la vostra preghiera. Insieme continuiamo a camminare con cuore mite e non violento, impegnandoci ad essere
sempre ed ovunque costruttori di pace.
Con affetto e riconoscenza, sr. Emilia
N
el numero precedente de “La vecchia Pieve” vi avevamo
parlato dell’aiuto che ci aveva chiesto Suor Emilia Paris
per il Progetto “kuny moja”, finalizzato alla costruzione di
forni in grado di cuocere in maniera più efficace ed economica i pasti per le ragazze della Scuola Convitto di Karare
nel nord del Kenya, zona particolarmente avara di vegetazione e che comportava una spesa di 6.000 Euro. A questo
appello ha risposto con grande generosità il Gruppo di
Urago Mella che nel ricordo di don Bruno Cadei e dopo aver
finanziato la costruzione del pozzo di suor Martina, ha continuato una serie di attività e iniziative per raccogliere ulteriori fondi da destinare alle popolazioni meno fortunate.
Questa vicinanza solidale tra Coccaglio e Urago Mella, nell’impegno di “Un’acqua che non finisce mai” darà dunque
ancora una volta una risposta concreta ad una richiesta di
aiuto dal Kenya, Paese peraltro meta dei viaggi di conoscenza e di solidarietà che il Gruppo di Coccaglio ha già effettuato.
Da sr. Martina:
Carissimi parrocchiani e amici,
non vi scordo mai nella mia preghiera. Porgo di vero
cuore ad ognuno di voi ed alle vostre famiglie un sincero
augurio di pace, gioia e felicità. Che Gesù, il nostro Salvatore,
sia il nostro sostegno nella gioia e nella sofferenza, sempre.
Con tanto affetto, suor Martina
38
Comunità aperta
DAL MONDO DEL VOLONTARIATO
CACAO DOLCE,
CACAO AMARO…
ANZI AMARISSIMO
C
acao dolce per i golosi, cacao
amaro per gli estimatori che ne
ricercano l’inconfondibile gusto e
aroma. Cacao amarissimo, purtroppo, per i piccoli produttori dell’America Latina, dell’Africa e dell’Asia,
sempre più penalizzati da un sistema
di commercio internazionale che in
molte circostanze globalizza tutto
fuorché diritti e profitti.
Cerchiamo di capire cosa avviene
intorno al mondo del cacao.
Il percorso del cioccolato
La produzione mondiale di fave di
cacao si attesta intorno ai 3 milioni
di tonnellate annue: il 70% prodotte
in Africa, il 13% in America Latina e il
restante 17% nel Sudest asiatico.
L
’albero del cacao è una specie
prettamente tropicale, le condizioni climatiche ideali prevedono
precipitazioni abbondanti e regolari,
assenza di sole eccessivo e poco
vento. L’albero da due fioriture l’anno, i frutti sono raccolti manualmente e con molta delicatezza, perché il
fusto, se danneggiato, potrebbe non
fiorire più l’anno successivo. Il frutto, che ha la forma di un pallone da
rugby e può raggiungere la lunghezza di 25 centimetri, viene aperto, e
svuotato dai semi (mediamente 4050, piatti, tondeggianti, lunghi circa
3 cm e avvolti in una polpa bianca e
succosa dal sapore dolciastro), vengono esposti al sole e areati costantemente per 6-8 giorni: è nel corso di
questo trattamento (fermentazione)
che si sviluppa il caratteristico aroma
di cacao. Trascorso questo tempo si
procede alla cernita, ripulitura e stoccaggio dei semi nei tradizionali sacchi di juta.
Per fare un chilo di semi di cacao
(essiccati) occorrono dai 20 ai 25
frutti.
D
al cacao al cioccolato la strada è
ancora lunga. Dopo l’importazione, il prodotto viene avviato ad
una prima lavorazione: le fave vengono selezionate, tostate, sgusciate e
macinate, fino ad ottenere la massa
di cacao, che costituisce la base per le
lavorazioni del cioccolato. La massa
sarà utilizzata per i vari tipi di cioccolato, oppure, dopo un’ulteriore
operazione, per ottenere burro di
cacao e cacao in polvere.
La lavorazione prosegue; la massa di
cacao, unita a zucchero, latte e altre
materie prime, viene sottoposta alle
operazioni di mescolamento, raffinazione, e concaggio (operazione necessaria per dare consistenza omogenea
e “vellutata” al cacao). Seguono altri
passaggi di lavorazione fino al
momento in cui il cioccolato viene
versato in appositi stampi per formare barrette, blocchi, quadretti e cilindri. Ed il cioccolato è finalmente
pronto.
I
l cioccolato è uno dei dolci più
amati nel mondo, con oltre 5
milioni di tonnellate di prodotto a
39
base di cioccolato consumato in un
anno. Il suo utilizzo, tuttavia, è concentrato in modo particolare in
Europa e negli Stati Uniti, sebbene
negli ultimi anni, si stia diffondendo
in altre regioni geografiche (India,
Cina, Giappone).
Oltre 11 milioni di persone, nel
Sud del mondo, sono legate alla
coltivazione del cacao, mentre
poche società multinazionali controllano gran parte dell’economia
che ruota intorno a questa preziosa risorsa e ai suoi trasformati,
lasciando ben poco ai produttori
locali.
I
l cacao ha una propria borsa dove
viene stabilito il prezzo internazionale. Quello sudamericano viene
quotato alla Borsa di New York,
mentre quello africano e asiatico
dipendono dalla Borsa di Londra. Il
prezzo del cacao ha subito, negli ultimi trent’anni, forti oscillazioni,
dovute in un primo momento al
notevole incremento della produzione che ha portato ad un crollo delle
quotazioni. Ulteriore abbassamento
è dovuto all’introduzione di piantagioni intensive di nuove varietà più
resistenti alle malattie e facilmente
adattabili a diversi terreni, ma decisamente meno pregiate dal punto di
vista della qualità delle fave di cacao.
Altro passaggio fondamentale nella
complessa vicenda del prezzo del
cacao è la direttiva dell’Unione
Europea che consente l’utilizzo di
Comunità aperta
grassi diversi dal burro di cacao per
produrre il cioccolato. La riduzione
della quota di questo a beneficio di
altri prodotti (olio di palma, olio di
soia, olio di semi di cotone, olio di
cocco o karitè), comporta una riduzione nella domanda di fave di cacao
compresa tra il 9 e il 20%.
L
e fluttuazioni del prezzo del
cacao hanno influenzato in
modo molto forte le condizioni di
lavoro di chi trae sostentamento da
questa risorsa, con effetti diversi a
seconda degli ambienti di coltivazione:
- in America centrale e meridionale
prevale la coltivazione basata su piccole piantagioni di proprietà del singolo produttore alle cui dipendenze
lavora un certo numero di coltivatori. Qui la coltura non è mai troppo
intensiva e prevale la qualità;
- in Africa troviamo la figura del singolo proprietario, con appezzamenti
molto piccoli, che conduce la propria
attività. La qualità del prodotto non
sempre è garantita a causa della mancanza di risorse per migliorare le tecniche di coltivazione, raccolta ed
essiccazione;
- nel Sudest asiatico prevalgono le
grandi superfici, gestite da singoli
proprietari o aziende, e la coltura è di
tipo intensivo, con un uso massiccio
di fertilizzanti e pesticidi. Le produzioni sono abbondanti e la qualità è
medio-bassa.
N
ei primi due casi (piccoli proprietari, coltura tradizionale,
prodotto di qualità) una brusca
variazione dei prezzi al ribasso ha
effetti molto forti e negativi e apporta gravi danni. La loro microeconomia può essere considerata di sussistenza poiché i ricavi sono appena
sufficienti a coprire le spese di produzione e qualche spesa per la famiglia. L’abbassamento del prezzo,
anche di pochi centesimi di dollaro
per Kg, può avere pesanti ripercussioni. I piccoli coltivatori, la grande
maggioranza, che non hanno accesso
al credito, finiscono spesso indebitati con speculatori locali.
L
a necessità di salvaguardare ad
ogni costo l’attività porta a ridurre il più possibile tutti i costi di produzione, primo fra tutti quello dei
lavoratori salariati, e, si fa ricorso, a
volte in dosi massicce, al lavoro
minorile. Soprattutto in Africa, gran
parte dei bambini e adolescenti finisce in schiavitù a causa delle difficili
situazioni in cui vivono le loro famiglie. In molti casi, infatti, la famiglia
cede alcuni dei numerosi figli come
pagamento di un debito, o semplicemente, per “alleggerire” il peso delle
bocche da sfamare.
Nelle piantagioni del Sudest asiatico,
invece, il problema è rappresentato
dalle condizioni precarie dei lavoratori adulti, spesso sottopagati, costretti a turni di lavoro massacranti e
senza garanzie di tutela sanitaria,
norme antinfortunistiche e protezione dagli agenti chimici (spesso si
spargono pesticidi e fertilizzanti
sulle colture con mezzi aerei senza
far uscire i lavoratori delle piantagioni).
I
l cacao, dunque, costituisce una
risorsa che coinvolge le economie di molti paesi del Sud del
mondo. Una risorsa talmente
importante da entrare nei titoli
finanziari delle borse mondiali e
delle strategie economiche e produttive di grandi multinazionali.
I piccoli produttori di cacao del
40
Sud del mondo, invece, sono quasi
sempre spettatori, in balia delle
speculazioni finanziarie e dei prezzi stabiliti da pochi grandi compratori.
MA QUESTA NON E’ L’UNICA
POSSIBILITA’ DI MERCATO,
ESISTE UN’ALTERNATIVA CONCRETA:
IL CACAO EQUOSOLIDALE:
AMARO SOLO NEL GUSTO.
A
ttraverso la creazione di cooperative di produttori ed un rapporto
diretto e continuativo, il commercio
Equo e Solidale garantisce:
prefinanziamenti che danno modo ai
piccoli produttori di reperire le risorse per l’acquisto di materie prime e
attrezzature; prezzo stabilito in
accordo con loro per un giusto guadagno; tutela dei lavoratori e rifiuto
del lavoro minorile; rispetto dell’ambiente promuovendo coltivazioni
non intensive e biologiche.
O
ra, dopo aver conosciuto, almeno in parte, il complesso mondo
del cacao,
ANCHE NOI POSSIAMO SCEGLIERE QUALE GUSTO VOGLIAMO
CHE ABBIA IL NOSTRO CACAO.
Comunità aperta
Dal Gruppo “VITA PER LA VITA”
La 34a Marc i a d e l l a S o l i d a r i e t à
D
efinito il programma della 34a Marcia della
Solidarietà. Il periodo è quello tradizionale di
Ferragosto. Abruzzo e Molise sono le due
Regioni dove i “Tedofori” porteranno la “Fiaccola” e il
suo messaggio di solidarietà, dal 5 al 15 agosto 2008.
Rispetto alle precedenti edizioni è molto più breve. In
nove giorni saranno percorsi 564 chilometri e toccati
quasi tutti i Comuni delle due Regioni.
che coniuga sport e solidarietà, il gruppo comunale
AIDO “Paolo Mom-belli”, ha deciso di contribuire in
modo significativo.
La grossa novità della Marcia del 2008 è rappresentata
dall’inserimento di una giornata di riposo, da dedicare al
turismo. Le Isole Tremiti sono la località scelta.
Anche quest’anno come per le precedenti edizioni, l’obbiettivo principale della Marcia è la diffusione della cultura della donazione degli organi, del sangue e delle solidarietà senza frontiere.
Per favorire la partecipazione dei nostri concittadini e la
formazione di una squadra tutta di Coccaglio, l’organizzazione ha deciso di contenere al minimo la quota di partecipazione in Euro 200,00.
Per informazioni visitare il sito www.vitaperlavita.com
Inoltre, per i giovani studenti che
oppure telefonare al 3355477413
desiderano provare un’esperienza,
34a Marcia della Solidarietà
“Vita per la Vita”
Giro dell’Abruzzo e del Molise
4/14 Agosto 2008
Km.564- Media oraria km. 10
G r u p p o Vo l o n t a r i d e l S o c c o rs o
A
fine anno, come tutti i gruppi, anche il nostro ha
fatto il bilancio della propria attività e programmato quella del 2008.
tadini e alle nostre concittadine.
Il nostro un gruppo ha :
- una bellissima sede;
- dispone di un parco - mezzi di primissima qualità;
- una organizzazione che gli consente di rispondere a
tutte le chiamate di chi ha bisogno dei suoi servizi.
L’unico problema, che non è solo il nostro, ma
di tutte le associazioni di volontariato, è la grossa difficoltà a coinvolgere nuove volontarie e nuovi volontari.
Con circa 10.000 servizio effettuati nel corso del 2007, è
stato raggiunto il nuovo record. E’ un servizio sempre
più richiesto che necessità nuove energie.
Per il 2008 siamo pronti a partire con il nuovo servizio di
“Consegna Medicinali a domicilio” per le persone impossibilitate a recarsi in farmacia. E’ un servizio completamente gratuito, organizzato e concordato con:
- l’Amministrazione Comunale (Assessorato ai Servizi
Sociali);
- i medici di medicina generale;
- i responsabili delle due farmacie.
Essere volontario non significa essere impegnati tutti i
giorni. Bastano poche ore al giorno. Per saperne di più e
per usufruire dei nostri servizi chiamare al “Centro di
Ascolto telefonico Aiutaci ad aiutarti” 030/7703920 dal
lunedì al venerdì dalle ore 9.00/11.00-15,00/17.00 o al
3355477414
Profittiamo dello spazio concessoci dal bollettino parrocchiale per lanciare un nuovo appello ai nostri concit41
Cultura, sport, notizie - Curiosando nello scrigno
Le tele di
s. Apollonia e s. Margherita di Antiochia
ustodite dapprima, a quanto mi si dice, nella
sacrestia della Pieve, per motivi di sicurezza
queste due tele, appaiate a quelle di s.Cecilia e s.
Chiara, erano state trasferite nella sacrestia maggiore della parrocchiale, ove tutt’ora sono custodite. Grazie a delle offerte pervenute allo scopo, esse
sono state recentemente restaurate.
Lasciamo ai nostri restauratori, Roberto Fodriga
e Marina Baiguera la descrizione del lavoro svolto: si tratta della relazione finale presentata alla
Sovrintendenza.
essendo le stesse state soggette a
allentamenti causati da variazioni
termoigrometriche dell'ambiente.
C
DIPINTI
I
l dipinto di S. Margherita di
Antiochia presentava un taglio di
circa 15-20 cm, nella parte inferiore
della tela (v. immagini in fondo alla pag.
successiva - NdR).
Prima di qualsiasi altro intervento i due
dipinti sono stati portati nel nostro
laboratorio e qui fotografati.
Successivamente le tele sono state tolte
dalle cornici e velinate con utilizzo di
carta giapponese e colletta di coniglio,
rimosse dai telai si é eseguita la pulitura del retro a secco con l'utilizzo di pennelli e spazzolini.
Il dipinto di S. Margherita di Antiochia
aveva una cucitura grossolana, conseguenza del taglio già descritto, il filo
utilizzato a tale scopo é stato cautamente rimosso, di seguito il taglio é
stato saldato testa a testa con
Polyamid-Textil 5065 utilizzando il termocauterio a bassa temperatura; di
seguito i supporti delle due tele sono
stati consolidati con resina Plexisol
B500 diluito in White Spirit al 10%,
Successivamente é stata eseguita una
prima stiratura ciò consente alla colla
di coniglio, usata per la velinatura, di
penetrare tra gli strati pittorici e la
preparazione e quindi consolidare gli
stessi.
A
questo punto del restauro per i
due dipinti sono state fatte scelte
d'intervento diverse: S. Margherita di
Antiochia é stata foderata con colla
pasta e tela di lino tipo pattina, tale
scelta si é resa necessaria viste le problematiche del supporto; S. Apol“S. Margherita d’Antiochia” prima e dopo lonia avendo un supporto, se pur
il restauro; nella pagina successiva, la allentato, in buono stato conservatimedesima sequenza per “S. Apollonia” vo, non necessitava di foderatura,
pertanto si è proceduto all'applicazione di fasce perimetrali, utili a
rafforzare i bordi in vista del ritensionamento della tela sul telaio, tramite
Heiss-Siegelkleber 375.
S
uccessivamente si è proceduto alla
stiratura e svelinatura dei dipinti
con acqua tiepida, di seguito sono
state eseguite prove di pulitura per
individuare il solvente idoneo, utile a
rimuovere i materiali degradati sulla
superficie pittorica dei dipinti, il più
appropriato è risultato essere il "solvent gels" a base di acetone.
Terminata la pulitura le tele sono
state rimesse su nuovi telai (purtroppo i vecchi telai sono risultati consun42
Cultura, sport, notizie - Curiosando nello scrigno
ti e non in grado di
garantire una buona tenuta nel
tempo) tramite
chiodi tipo sellerine, di seguito si
sono eseguite le
stuccature a livello
utilizzando gesso
di bologna e colletta di animale.
Ultimata la pulitura delle stuccature
si è proceduto alla
verniciatura intermedia, eseguita a
pennello con vernice mista composta da : Matt 50% Tableaux brillant
25% - Trementina
25% , questa operazione è preparatoria alla fase successiva, il ritocco pittorico eseguito con pigmenti in polvere stemperati con vernice
mista.
Al termine del ritocco pittorico è stata stesa tramite
nebulizzazione la vernice finale composta da : Matt
40% - Tableaux brillant 40% - Trementina 20%.
colla di pesce.
Le varie fasi del restauro dei due dipinti sono state
documentate fotograficamente.
CORNICI
e due cornici, coeve ai dipinti, sono
state consolidate tramite Para-loid
B72 diluito in acetone 10%, disinfestate
dagli insetti xilofagi con Permetar della
Phase.
La superficie è stata pulita con Mucina
della Phase e le porzioni lignee distaccate
sono state incollate con colla animale, le
lacune e le parti mancanti sono state
stuccate e integrate con Araldite.
L’ultima fase ha riguardato il ritocco, eseguito con pigmenti e legante proteico
(colla di pelle ), mentre per le parti di
doratura mancanti la reintegrazione è
stata eseguita con oro in foglia 24 carati e
L
43
Cultura, sport, notizie - Note di storia
Le forme della solidarietà nella storia del nostro paese (5)
IL PIO LUOGO DELLA CARITA’
di Natale Partegiani
F
ino al 1696 non abbiamo i documenti del Pio Loco della Carità,
imposti per regolarità amministrativa
dalla Repubblica di Venezia che erano
controllati durante le visite pastorali dai
convisitatori dei vescovi bresciani e
andati certamente perduti o bruciati per
scaldarsi nelle stagioni invernali: infatti
nei documenti che ci sono rimasti é
richiamata una abbondante documentazione precedente.
Dai documenti rimasti veniamo a sapere che il Pio Loco della Carità tra interessi del denaro prestato ed affitti di
immobili poteva contare mediamente
su un ammontare annuale di lire planette 2500 – 3000 che corrispondevano
verso la fine del 1600 alla somma necessaria per acquistare tre o quattro piò di
terra e quindi valevano qualche decina
di milioni delle nostre lire, secondo la
valutazione media dei nostri terreni
oggi.
L
e bollette di pagamento emesse dai
due sindaci e pagate dai massari
erano ordinariamente distribuite sotto
forma di sussidi periodici o straordinari
ai poveri, servivano per pagare le tasse,
il segretario, a dare una indennità ai due
sindaci, che provvedevano a compilare
gli elenchi dei debitori, a controllare la
regolarità di ogni operazione, a pagare
una indennità di una lira planetta ad
ogni consigliere del consiglio speciale
del Comune che partecipava alla seduta
straordinaria per trattare argomenti nell’interesse del Pio Luogo, a pagare le
doti alle nubende povere, le elemosine
per le messe cantate nella settimana di
Passione ed il cappellano del Pio Luogo,
secondo le disposizioni dei legati della
signora Grandiglia Facchetti e di altri
benefattori, come si può leggere ogni
anno spulciando qua e là nel libro dei
massari:
- fatta boletta nel ser Urbano massaro alli
rev. Sacerdoti per le messe cantate in organo
et celebrate nella scaduta settimana giusta
poliza L 171:19
Oppure
- fatta boletta alli quattro campanari che
hanno sonato le messe cantate in organo
nella settimana santa di Passione per la signora Grandilia Facchetti L 12.
E al Cappellano del Pio Luogo:
- pagate lire cinquanta pl. al reverendo don
Gio. Batta Massetto Cappellano di questa
Carità per ellemosina di sue celebrazioni li tre
mesi hoggi scaduti come appare in libro
mastro n° 3 foglio 131 de picole L 85:7.
S
ervivano anche ad acquistare le granaglie che non venivano o non
potevano essere restituite, a causa di
maltempo, per mantenere regolari le
provviste del monte grano, come si può
leggere nel prospetto generale delle
uscite nel libro dei conti dei massari nel
1696:
- Item spese in comperare some vinti, quarte
nove, copi due, stropelli due formento et some
undeci, quarte nove, copi due segala, et anco
some dieci sette, quarte due miglio, et copi tre
– lire mille treicento tredeci soldi undeci picole, come appare in libro de censi sudetto foglio
181 per resarcimento del monte de Biane
della Carità gubernato da Gio. Batta.
Personello q. Carlo administratore fanno de
planetti lire sette cento sessanta nove soldi e 8
L. 769:8.
V
i erano poi degli interventi straordinari, sia nella distribuzione di sussidi in denaro o in natura ai poveri nei
periodi di carestia o ad individui particolarmente bisognosi, o a singoli in particolari circostanze come sul libro dei
conti dei massari si può leggere:
- 1724 9 dicembre - Pagate a d. Gioseffo
Bianchi lire 50 pl.ti per sua elemosina destinatili dal Consiglio per poter supplire alle
44
spese che doverà in farsi vestire dell’habito di
Capuzino - fanno picc. L 85:7
-1733 23 novembre - Pagate a d. Paolo
Bianchi piccole setanta assegnategli dal
Consiglio Speciale con parte (cioè nella seduta
del consiglio comunale) 8 novembre suddetto per sua elemossina d’impiegarsi in supplire alle spese occorrenti dell’ingresso che è per
fare nella Religione dei Capuzini - con la
risserva d’essere restituiti in caso non venisse
accettato in detta religione - dico piccole L
70.
L
e due somme erano delle specie di
borse di studio assegnate a due giovani di belle speranze (dei quali avremo
occasione di parlarne in seguito per
l’importanza che ebbero questi due coccagliesi ) e, forse, anche poveri, che si
fecero molto onore nell’Ordine
Francescano dei Cappuccini: Gioseffo
(1706 – 1793) col nome di fra Viatore ed
il fratello Paolo (1713 – 1778), con quello di fra Bonaventura. Furono teologi,
polemisti, saggisti, predicatori e storici
del loro ordine, molto apprezzati al loro
tempo.
Venne pure pagata una dote ad una
ragazza povera che entrava in monastero.
A
nche il Pio Luogo di Carità come
tutti i proprietari terrieri del
Comune partecipava con un suo contributo annuale alla costruzione della
nuova Parrocchiale di Santa Maria
Nascente, come si può leggere sempre
nel libro dei conti:
- 1719 24 marzo - Pagate al rev. don
Annibale Comenduno lire trenta due, soldi 4
per censi della fabrica della nova Parochiale
assegnate a questo Pio Locho da scodere da
d. Agostino Manente dico L 32:4”.
Vi erano poi le transazioni o gli sconti
concessi agli affittuari che lasciavano la
terra o che avevano avuto distrutti i rac-
Cultura, sport, notizie - Note di storia
colti dalla tempesta, come si può leggere sempre nel libro dei conti dei massari:
1700 23 dicembre - Pagati a messere Faustino
Gallone già affittuale di questa Carità della
pezza di terra delle Buzzaghe lire 12 picole
per grassa lasciata all’affittual succeduto di
detta pezza di terra havendola esso Gallone
ritrovata senza grassa L 12.
- Item deve havere per bonificazioni fatte
all’infrascritti affittuali nella massaria
1697 per danno di tempesta - cioè - a mess.
Vincenzo Berardo come a foglio 32, lire 9
– a messer Faustino Gallone f(oglio)
s(oprascritto), lire 23 - a messer Domenico
Ghidino foglio 33, lire 39 - a messer
Giacinto Massetto f. s. lire 10:10 - et al
sudetto Faustino Gallone f.s. lire 17 in
tutti de piccole L 98:10.
zione della Curia Vescovile a seguito
della lettera degli amministratori al
vescovo, indisse la Vicinia Comunale, (la
riunione cioè dei capifamiglia degli originari del paese per decidere sulle principali questioni della comunità), l’ultima
del suo genere, perché furono soppresse
poi dalla Repubblica Giacobina
Oppure, per concludere questi esempi
di pagamenti, esiste anche l’ordine
prefettizio di pagare le bollettine ai
poveri per la straordinaria occasione
della nascita del figlio di Napoleone
nel 1811.
L
L
’amministrazione del Pio Luogo
della Carità però non era semplice
né facile per gli amministratori
coscienziosi del tempo, anche perché
diversi, che poveri non erano, per una
cattiva tradizione che era stata introdotta e s’era facilmente consolidata,
pretendevano di partecipare sia alla
distribuzione della farina sia a quella dei
sussidi elargiti mediante le famose bollettine. Forse pressati da tali tafani, i
sindaci della Carità si rivolsero con una
lettera al vescovo per chiedergli se era
lecito dare a tutti ciò che era stato
lasciato per i poveri. Era certamente una
domanda retorica, che però ebbe delle
conseguenze pratiche.
Tra i terreni del Pio Luogo ve n’erano
alcuni che espressamente erano stati
lasciati per produrre grano da trasformare in farina da distribuire ai bisognosi, ma era invalso l’uso, impossibile da
interrompere, di distribuirla a tutti.
I
l cancelliere del Comune di allora
(siamo negli anni 1792 – 1793), il
notaio Andrea Stefano Malgaretti, sollecitato probabilmente dal Capitano di
Brescia e Vice Podestà, forse su indica-
dati riassuntivi:
furono aggiudicate 2221 tavole (22 piò e
21 tavole), valutate Lire planette 20804
in tutto, che con una rendita del 4%
davano una resa annua di Lire planette
832 e 16 soldi.
Tutta l’operazione, però, non s’era conclusa a vantaggio dei veri poveri, dei
nullatenenti cioè, che non avendo
diritto di voto non furono neanche
consultati, anzi furono anche privati
di quella poca farina in più che pur
essendo distribuita “senza proporzione
né equità a tutte le persone anche se non
povere” sarebbe toccata in parte anche
a loro, perché la somma che si ricavava
dagli affitti fu destinata a coprire il
dazio della macina.
Bresciana nel 1797. In quella Vicinia si
decise di mettere all’incanto pubblico i
terreni, dei quali si ignorava l’originaria
provenienza e i cui proventi dovevano
essere “ in sollievo de Poveri con la dispensa
delle dette rendite, ossia del formento che si
ricava, che fatto in farina viene dispensato con
arbitrio di qualità e quantità di Persone,
tutto che non povere e senza proporzione né
equità”.
Segue l’elenco dei terreni da mettere
all’asta e la loro misura in tavole (mq 33
circa). Si passò quindi all’incanto di ogni
appezzamento di terra e all’aggiudicazione ai migliori offerenti che, sul valore
dei terreni aggiudicati, avrebbero pagato
un affitto annuo del quattro per cento,
con la possibilità di comperarli con le
somme stabilite.
Alla fine dell’operazione questi erano i
45
a “macina” della quale si parla nel
verbale della Vicinia era il dazio
che veniva pagato per far macinare i
cereali ed i legumi, dazio che ammontava per ogni soma (130 Km circa)
macinata a soldi 28 per il frumento e a
soldi 19 per gli altri generi, per cui il
vantaggio maggiore era delle persone
di maggior estimo che usufruivano
del dazio sulla macina, pure per la
farina che vendevano, anche perché la
somma che si ricavava dagli affitti dei
terreni incantati era sufficiente o
quasi a coprire tutto il dazio annuale.
Ma la cosa durò solamente sei anni, perché il 18 marzo 1797, facendosi forte
della presenza dell’esercito francese un
gruppo di rivoluzionari bresciani poneva fine a Brescia, senza incontrare per
allora alcuna seria resistenza, al dominio secolare della Repubblica Veneta e
proclamava, dopo aver preso possesso
del Broletto, la Repubblica Bresciana
fondata sui principi della Rivoluzione
Francese.
Venezia, il cui leone aveva ormai perso le
unghie e le zanne, come osservò con ironia qualche scrittore del tempo, non
seppe opporre che una neutralità disarmata agli eserciti stranieri che combattevano sui territori dei suoi domini, la
facevano da padroni ed alla fine decretarono la fine della più che millenaria gloriosa repubblica.
Cultura, sport, notizie - Note di storia
IL SECOLO DEL MARTIRIO -4
di Graziella Lorini
L’ Europa di Hitler
3- Un Paese martire: la Polonia
I
l 1° settembre 1939 Hitler invase la
Polonia. Himmler, capo delle SS,
qualificò i polacchi come un “popolo di
sottouomini” che doveva “essere trasformato in una popolazione di idioti,
destinati a rimanere tali” ed ancora
“questa popolazione deve essere a
disposizione come una massa di braccia
senza alcun capo e costituire per la
Germania una riserva di manodopera
da utilizzare annualmente dove necessario”. La Chiesa cattolica, all’interno
di questo progetto, non andava colpita
solo per motivi di politica religiosa
nazista, ma per quel che significava per
l’identità polacca. L’identità nazionale
polacca doveva essere soffocata, anche
con la chiusura delle università, dei teatri e delle sale da concerto, con il divieto di eseguire in pubblico la musica di
Chopin, con la soppressione della
stampa e dell’attività editoriale. Venne
istituito un sistema fondato sul terrore:
più di sei milioni di cittadini polacchi
(compresi gli ebrei) morirono vittime
della violenza nazista, circa il 22% della
popolazione. Varsavia fu distrutta al
90%. Un generale tedesco dovette però
annotare: “Anche quando tutte le luci
furono spente per la Polonia, rimanevano sempre la Santa di Czestochowa e la
Chiesa”.
G
ià nei primi mesi dell’occupazione
i preti cominciarono ad essere arrestati o espulsi, le associazioni cattoliche
sciolte, la stampa proibita, le case religiose chiuse, le Messe officiate senza la
presenza di fedeli, pena la chiusura
della chiesa. Ma l’attività pastorale in
qualche modo continuò e fu anche
organizzata una rete clandestina per la
formazione di nuovi preti, che preparò,
negli anni della guerra, milleduecento
persone. La beatificazione di 108 martiri polacchi del nazismo da parte di
Giovanni Paolo II a Varsavia nel 1999,
ha riproposto il tema del martirio,
come una realtà che ha coinvolto un
intero popolo. Papa Wojtyla, durante la
giovinezza, è stato testimone della sofferenza della sua gente, quando la vita
di nessuno, specie se prete, seminarista
o intellettuale, poteva considerarsi sicura. Per il Papa, il francescano che si è
offerto in sostituzione di un padre di
famiglia condannato a morte nel lager,
il “martire dell’amore, Massimiliano
Kolbe, costituisce il simbolo del nostro
secolo, il santo martire di Auschwitz”.
Sul territorio polacco si consumarono i
crimini più aberranti. I campi di sterminio lì realizzati costituirono un luogo
di dolore e di morte, dove vennero condotti europei di ogni paese e di ogni
fede religiosa. Ad Auschwitz morirono
circa quattro milioni di persone;
soprattutto qui si consumò il dramma
unico e tremendo della Shoah. Nella
Polonia della guerra si incrociano tante
strade di dolore, vissute da popoli
diversi, con fedi e sentimenti differenti,
ma tutte convergenti verso un unico
destino: la morte e l’annientamento.
4- Martirio e resistenza spirituale: la
Francia
articolarmente difficile era la situazione in Alsazia e Lorena, annesse al
Reich, che nei progetti tedeschi dovevano perdere la loro identità francese. Già
nel corso del primo anno vennero
espulsi due vescovi e più di trecento
preti. La cattedrale di Strasburgo fu utilizzata come museo di guerra, le facoltà
di teologia cattoliche e protestanti
furono chiuse, i beni delle congregazioni confiscati. Ai preti fu proibito di predicare in francese. Dopo la sconfitta
ben 2800 preti francesi erano prigionieri e alcuni vescovi avevano dovuto
lasciare la loro diocesi. In questo contesto di persecuzione brillano alcune
figure di straordinaria carità: madre
Elisabeth de l’Eucharistie, superiora
generale della Congregazione di Nostra
P
46
Signora della Compassione di Lione,
arrestata dalla Gestapo perché accoglieva bambini ebrei, fu internata nel
campo di Ravensbruck, dove arrivò nel
luglio del 1943. Il Venerdì Santo del
1945 fu uccisa nella camera a gas.
Secondo diversi testimoni, durante una
selezione, si era unita volontariamente
alle compagne destinate alla morte per
confortarle, nonostante non fosse stata
selezionata. Il giorno successivo, il 31
marzo, a Jugendlager, dove era stata da
poco trasferita, morì nella camera a gas
mat’ Marija, monaca russa ortodossa
che, emigrata a Parigi, aveva fondato un
pensionato per povere. Lì, durante l’occupazione, insieme al cappellano, padre
Dimitrij Klepinin, accoglieva e nascondeva ebrei. Arrestati, lei fu condotta a
Ravensbruck, dove aiutava le compagne
offrendo spesso parte della sua razione,
e padre Klepinin a Buchenwald, dove
morì. Tra il 1942 e 1943, per richiesta
delle autorità naziste, settecentomila
lavoratori si recarono in Germania per
essere impegnati nelle fabbriche tedesche. Essendo vietato l’invio di cappellani, il card. Suhard mandò clandestinamente 25 preti; di questi solo due
riuscirono a non farsi scoprire, tutti gli
altri fecero una brutta fine. Il vescovo di
Clermont Ferrand, deportato nel
campo di Stutthof, fu duramente insultato e picchiato prima di essere trasferito a Dachau, dove finì i suoi giorni.
Anche per la Francia si possono contare centinaia di preti e religiosi uccisi o
deportati nei vari campi.
5- Il caso italiano
’Italia, alleata della Germania in
guerra, aveva già conosciuto l’uso
della violenza contro i cattolici con l’avvento del fascismo, come nel caso dell’assassinio di Don Giovanni Minzoni,
nel 1923, arciprete di Argenta (Ferrara).
Dopo l’8 settembre 1943, nel caos generale, la Chiesa era spesso l’unica istituzione a cui faceva riferimento la popo-
L
Cultura, sport, notizie - Note di storia
lazione. Don Sergio Pignedoli scriveva
su “L’Osservatore Romano” il 30 dicembre del 1943: “Nella casa di un
prete cattolico romano tutti possono
entrare e trovare un letto e un pane”.
Questo atteggiamento comportò talvolta gravi sofferenze, come avvenne al
bergamasco don Antonio Seghezzi.
Arrestato perché aveva aiutato alcuni
giovani che si erano dati alla montagna,
fu inviato in vari campi, e morì a
Dachau il 21 maggio 1945. Padre
Costantino Amort, frate minore di
Bolzano, risiedeva nel 1943 a Cavalese,
dove allacciò contatti con i partigiani
della Val di Fiemme e aiutò i ricercati.
Arrestato, fu trasferito al campo di
Mauthausen e ucciso nella camera a gas
il 2 aprile 1945. Stessa sorte toccò a don
Narciso Sordo di Trento e a Jacopo
Bombardini, predicatore laico metodista e cappellano disarmato dei partigiani nelle valli valdesi. E l’elenco potrebbe
continuare a lungo, perché furono davvero tanti i preti che misero a repentaglio la loro vita pur di non far mancare
l’aiuto a chi ne aveva bisogno.
D
on Mercante, parroco di Giazza,
nel veronese, era stato condannato
alla fucilazione per aver aiutato i partigiani. Al momento dell’esecuzione un
soldato del plotone, certo Dallasega,
costretto ad arruolarsi nelle SS, si
rifiutò:“ Sono cattolico e padre di quattro bambini. Non posso sparare a questo prete innocente”. Il comandante
avvisò il soldato delle conseguenze del
rifiuto, ma il giovane fu irremovibile e
venne fucilato. Diverse furono le reti di
salvataggio di ebrei e perseguitati attivate dai cattolici negli anni fra il 1943 e
il 1945. Alcune storie di contadini
abruzzesi sono significative. La settantaduenne Anita Santamarroni, prima
di essere fucilata dai tedeschi, chiarì:
“Non li ho aiutati perché erano inglesi,
ma perché sono una cristiana e anche
loro sono cristiani”. Analogamente si
espresse il pastore quarantasettenne
rono l’Italia centrale, per arrestarsi nel
mese di novembre alla linea gotica. Si
registrò allora una crescita del movimento di resistenza e un’offensiva antipartigiana dei tedeschi e dei fascisti. A
Sant’Anna di Stazzema, in Versilia,
furono uccise 560 persone e il mese successivo, a Marzabotto, altre 700.
L
Hitler a Parigi, dopo l’invasione
della Francia
Michele del Greco prima della fucilazione: “ Muoio per aver messo in pratica quello che mi è stato insegnato in
chiesa quando ero bambino: dar da
mangiare agli affamati”.
L
a deportazione degli ebrei romani, il
16 ottobre 1943 e l’eccidio delle
Fosse Ardeatine, il 24 marzo 1944,
costituirono le pagine più drammatiche dell’occupazione tedesca di Roma.
Fra le 335 vittime delle Fosse Ardeatine
c’era anche don Pietro Pappagallo, che
si era impegnato nel soccorso ai perseguitati, offrendo loro ospitalità e fornendo documenti falsi. Un disertore
austriaco, Joseph Reider, unico scampato all’eccidio, racconta che un poliziotto aveva legato con una corda la sua
mano sinistra alla destra di don
Pappagallo ed insieme erano stati condotti verso una spelonca già piena di
prigionieri. Ad un tratto ci fu un ingorgo, la gente si ammassava, tutti erano
disperati e urlavano. Ma in mezzo al
frastuono si udì chiara una voce “Padre,
benediteci!” In quel momento accadde
qualcosa di sovrumano, perché don
Pietro riuscì a liberarsi dai suoi vincoli
e, alzando la mano, impartì a tutti la
sua paterna benedizione. L’altro, miracolosamente, riuscì a fuggire. Durante
l’estate del 1944 le truppe alleate libera47
a Chiesa e i preti condividevano il
destino delle popolazioni. “Venivano da ogni dove, a qualsiasi ora, sotto
i nomi più misteriosi – scrive don
Mazzolari. Il prete apriva la porta, ricoverava, animava, consigliava, senza
chiedere nulla, senza sapere chi fossero,
donde venissero, quale fede politica li
sorreggesse. E spesso era il primo che
andava dentro, prelevato all’alba, mentre suonava l’Ave Maria, come un malfattore. E come un malfattore mandato
a Mauthausen o al muro”.
Il parroco di San Martino a Marzabotto, don Ubaldo Marchioni, volle
restare con i suoi parrocchiani fino
all’ultimo, pur potendo fuggire e salvarsi, e fu ucciso. Don Giovanni
Fornasini, parroco della frazione di
Sperticano, a Marzabotto, avvertito,
mentre celebrava, che le SS avevano catturato una trentina di ostaggi per fucilarli, scese subito al comando e si offrì
al posto delle vittime. Sorpresi da tanto
coraggio, i tedeschi graziarono 18 civili.
Don Alcide Lazzeri, parroco di
Civitella, tenne testa ai soldati che
irruppero in chiesa al termine della
Messa. Alla fine, in piazza, si rivolse ai
tedeschi dicendo: “Se volete delle vittime, eccomi. Uccidete me al posto di
questi poveri padri di famiglia”.
Uccisero prima lui e poi tutti gli altri.
B
elle queste testimonianze di generosità assoluta, e ce ne furono ( e ce
ne sono ancora!) tantissime. Può un
pastore abbandonare le sue pecore?
Cosa avrebbe fatto Gesù? Così fecero
molti ministri di Cristo ed anche molti
laici, che seppero vivere fino in fondo il
comandamento dell’amore. - continua -
Cultura, sport, notizie
Proèrbe e poesie cüntade só nel nost dialet.
Stórie e tradisiù dela nostra provincia.
In tutto c’è il pro e il contro.
Stòrie e Tradisiù bresane
Trista I’è chèla pegora che nò ‘l-è buna portà la sò lana.
Triste è quella pecora che non sa portare la sua lana.
Per entrare nelle sue grazie.
Gioedé gràs, zòbia gràssa.
Il giovedì di metà Quaresima, in provincia di Brescia, è
detto gioedé gràs. E’ il giorno che se brùsa la ècia. Il rogo può
essere interpretato in vari modi: la pausa spensierata di
un giorno al richiamo penitenziale del tempo di Quaresima,
l’allontanamento della brutta stagione, oppure ridurre
in cenere malanni, eventi spiacevoli, personaggi sgraditi.
In altre zone della Lombardia e del Piemonte simili riti
del rogo vengono proposti l’ultimo giovedì di gennaio
detto anche zòbia gràssa o anche zòbia mata. Il nome pare
tragga origine dal piemontese globbia (giovedì) giorno in
cui anticamente si riunivano le streghe. Il termine zobia,
zobiana, gioeubia, giobbia, gioebia, giobbiana, giubbiana, gibiana
nei vari dialetti lombardi è sempre stato sinonimo di
strega. L’ultimo giovedì di gennaio, uomini e bambini
costruivano con paglia e stracci un fantoccio, la strega, e
lo portavano nella piazza del paese, a suon di campanacci,
per tener lontana la vecchiaccia. Non si sa mai...L’origine
di questa festa, diffusissima in tutta la Lombardia, rimane
misteriosa. Taluni vogliono riferirla all’Inquisizione e alla
caccia alle streghe, altri la fanno risalire alle tradizioni
celtiche o druidiche quando si bruciavano fantocci e
manichini per propiziarsi il favore degli dèi in battaglia
o per ottenere benevoli influssi nella semina o nel raccolto,
altri ancora ai primi sacerdoti cristiani che bruciavano
con un falò le divinità pagane. El gioedé dè le bèle (giovedì
delle belle) era invece il nome abbinato al mercato che si
teneva a Breno l’ultimo giovedì di gennaio. “El gioedé dè le
bèle” - annota lo storico Antonio Fappani - venne introdotto
in tempi antichissimi e segnalato in documenti del Seicento.
C’è chi ritiene fantasiosamente che si riferisca al sacrificio
di vergini alle divinità, chi al fatto che in tal giorno le
donne di casa, le più schive, si mettevano in mostra, chi
pensa si trattasse di una specie di festa dedicata alla donna”.
Ben Tar
È importante imparare ad essere forti anche nelle
contrarietà. In caso contrario ci aspetta un triste
destino.
Val piö tant n’asen che te pórta, che ‘n caàl che te streèca.
Vale più un asino che ti porta che un cavallo che ti
rovescia.
Cómpra coi öcc, miga có le orce.
Compera con gli occhi non con le orecchie.
Non dare ascolto alle chiacchiere di chi vende,
giudica da solo il tuo acquisto.
Le stüe bisògna comprale l’istat.
Le stufe bisona comperarle d’estate.
Perché costano di meno. Dunque, ogni stagione i
suoi frutti, ogni affare a tempo debito.
Nücc rióm, nücc sè la càöm.
Nudi arriviamo e nudi ce ne andiamo.
Lasciamo tutto quello che abbiamo accumulato nel
corso della nostra esistenza.
E bèl e èl bröt tè ‘I troèt dapertöt.
Il bello e il brutto li trovi dappertutto.
Töcc jè brai quand la va bè.
Tutti sono bravi quando gli affari vanno bene.
A ‘nda contr’acqua sè sbaglia sèmper.
Ad andare controcorrente si sbaglia sempre.
Non vale la pena contrastare la maggioranza.
A ogni gal èl sò polér.
A ogni gallo il suo pollaio.
A ognuno il proprio ruolo senza sconfinare in quello
d’altri.
Ben Tar.
Pa néghèr, pulenta e fic sèc
Proèrbe
XXI episodio: I frér
Parigino (gelato fra dò cialde) e gasósâ i ga lasàt ön bù
saur en bócâ ai du fradei, ma man mano che i caminâ
Töte le pése le gha ‘I so mas-cc, töte le röse le gha i sò spì.
Tutte le pese hanno il loro contrappeso, tutte le rose
hanno le loro spine.
48
Cultura, sport, notizie
per el peso che che ‘l gh’era en ma. “Tove ai trovato
questo?” El scet alurâ el ghe fa ‘nsègn con la mà:
“Su là… sul pino…ataccato…lo voglio, portare allo zio
per coprire il fieno quando piove!” El todesk el sa
convince anche perché la robâ l’è ciarâ. Ma l’oter todesk
el domanda: “Tove tu abitare?”
“Là al Grataséss”, l’è la rispostâ sicürâ.
“Va pure… porta pure… portâ pacco! Noi tópo venire…
avere fame”. Martino el sa fa miâ ripeter do ólte e él
slóngâ el pass, I du todesk i sbiasùgâ en pó’ le paròle
fra lùr, i fa invece per embocà el sèntér che va alâ casinâ
Beltép, ma i s’ancontrâ con don Alberto e la sorelâ.
“Tocumenti… tare documenti!” l’è el comando.
“Sono sacerdote e questa è mia sorella! Non ho papire!
Lasciato casa!” Don Alberto el tirâ föra el breviario e
ga burlâ föra ‘nde l’erbâ öna imagine del Crösefese. El
Todesck ‘la töl sö, el se fa el segn de la cruss e po’ el
(Continua)
diss: “Tu benedire noi”.
alâ svéltâ nel scür delâ sérâ sensâ lünâ, colâ pórâ che
salte förâ la stregâ dai bòsc de nisöla e dai sedù de spì,
la bóca la cambiâ saur e le gambine le va piö en frèsâ.
Per Enrico la pórâ l’è piö tantâ per via de l’om négher
che el gherâ apenâ rivest al rifugio.
Dopo le orasiù delâ serâ coi zii, Martino el sa ‘ndomentâ
col pensér dei fóns e col propósit de svegliass col zio,
quando el saltâ fò a regulà le bestie e a mólser. El se
ricórda enfina le racomandasiù ch’el ga fat el so bubà:
de stà atenti ai biss, de ‘ndà nel bosc coi scarpunsì e de
miâ fermass coi forestér.
El reoplano, isé bass e i paracaduti, i ga lasàt tancc
argomencc de discusiù nei abitancc dele casine. I ga
durmìt póc en po’ töcc, comprés Pì e Andreinâ, Martino
e Enrico e anche don Alberto e sò sorelâ, chè la ga fa de
perpetuâ, perché sai vet a ndà vèrs la cisulinâ, ‘ntat che
Pì el fa i sò mèstér e i scècc i sé encaminâ per fons.
Nelâ val ghe ön grand silenzio, sa sent apénâ le ranze
de chèi che taiâ l’erbâ; vergù sai vèt anche en mèss ale
antane e altèr che i bat la ranzâ col martilì söl fer e po’
sé sènt dei óter che i molâ la falce co la predâ. Al’aparensâ
sömeâ che töta la vita de montagnâ la aghe aanti come
primâ… ma ghè vergotâ nell’ariâ che sa capéss miâ bé…
Nüssù i ga mandat al pascol le bestie e anche Pì el ga
procürat ön casöl de erbâ frèscâ ale sò ache, per fale stà
ferme ‘ntàt che jà muls.
Don Alberto, primâ de cumincià la Mesâ, el spetâ ‘npo’
de zent amò en quart d’urâ, el se ólta dò o trè ólte a fa
‘nda i sò ücì sótâ le lenti, ma ghè apenâ sés fomne
comprés la sorelâ e no ghè neanche ön scet. En d’ön
quart d’urâ el dis la Mesâ e preocupat el và al rifugio a
sincerass; ghè sul tre studencc apenâ riacc, che i sè ristorâ
con dò gasose e önâ spumâ fresche. E anche lù, preocupat,
el turnâ alâ sò casinâ. Andreinâ ansiusâ la spetâ i sò
neucc alla finestrâ dela cusinâ e ale tante Enrico töt
felice èl valsâ el sistèl pié culem de fóns:
“Jè töcc porcini (frér)! El ga resù el zio … l’è önâ belâ
maciâ!” el vusa sö a altâ uss.
“Chè bei… e quanti …. Arda come jè tabaròcc e dür!... I
faróm secà al sul, e önâ oltâ almeno ai mangiaróm!” la
dis la ziâ. “Ma ‘ndo él Martino?”.
“El sé fermat a tirà zò dal paghér el telo d’en paracadute”.
La rispostâ de Enrico la mèt ön’otrâ oltâ söle spine la
ziâ.
Lime
Poesie
Ida
Dal 10° concorso poesie dialettali del 2007
‘Na òlta l’era bionda: ‘na gran bèla gnara,
coi j-òcc culùr del ciel e un fisich portentùs:
l’è nasida ‘n Svìsera, l’è amò sò Patria cara,
ma a Brèsa l’è ignìda per troà ‘l sò spus.
S’è maridada prèst: apéna a disnöf agn
perché al murùs dizìa: “te vöi bé fés fés!
Che spetòm enfati? Me manca mia ‘l guadàgn!
Piantòm en pé baraca: de fiöi ‘n faròm sés”.
Sés l’è ‘n gran bel nòmer, ma òndes amò de piö
la realtà l’è chèsta !! E j-è amò tòcc vif.
L’è stat bel fai nàser, e dopo tirai sö,
sés masc e sich donzèle che i züga ‘n del curtil.
De trentatre niùcc l’è ‘ndada ai batès:
argü j-è ‘ndacc aanti, a spas en paradìs...
E pronipoti quanti? Toh v’el dize adès:
disdòt o forse vint: gh’è mezo de pirdìs!!
La Ida adès l’è bianca, co j-òcc culur del ciel:
i cambia mia ‘l culùr quan te dièntet vècc.
I resta sèmper chèi e no i g’ha daanti en vél:
ta pòdet ardaga dènter, come fös en spècc.
Ida l’è la mé mama meravigliusa.
[…] “Tove vai pampino con quel fagotto?..” ghe usa dré
ön todesk. Martino èl tremâ piö per la sorpresâ che
49
Cultura, sport, notizie
CINQUE MEDAGLIE
PER IL “KARATE GENOCCHIO”
E primo posto anche nella classifica finale per società
bresciani del “Karate Genocchio” si confermano ai
vertici del karate nazionale anche in questo breve scorcio di 2008: dopo le due medaglie d’oro ottenute a fine gennaio al Campionato Italiano per
Regioni dai ventenni Chiara
Piantoni di Coccaglio e Giovanni
Ferlinghetti di Concesio, che
nell’occasione vestivano i colori
“bianco-verdi” della Lombardia,
hanno trionfato al Campionato
Italiano categoria Esordienti,
riservato a ragazzi nati nel
1993 e 94, maschi e femmine.
I
ma restano d’argento.
Ottima comunque la prestazione
di Luca Vezzoli di Rovato che nei
70 kg sottolinea la sua invidiabile
prestanza atletica vincendo quattro incontri, tra cui il memorabile nove a zero in semifinale, ma in
ultimo impatta in un esperto atleta napoletano che gli sfila l’oro
dal collo, e di Andrea Garibotti
che supera le fasi eliminatorie
con caparbietà e determinazione
a fronte di mezzi fisici non eccezionali.
Anche per lui la finale è sfortunata; il tempo regolamentare
La competizione, organizzata
dalla F.I.J.L.K.A.M (l’unica federazione ufficialmente riconosciuta dal CONI), si è svolta sabato 2
e domenica 3 febbraio nel
Palasport federale di Ostia con la
presenzadi oltre quattrocento
atleti.
Il sabato sono in campo le categorie maschili e subito si parte
alla grande con la coppia Enzo
Mariottini e Mirco Corini nella
categoria 45 kg, i quali superano
agevolmente i primi due avversari salvo poi, sfortuna del sorteggio, scontrarsi tra loro in un duello molto intenso vinto da Enzo
che accede così alla semifinale.
Il castrezzatese Corini si classifica al settimo posto mentre
Mariottini, classe 1994 di
Cazzago, continua il cammino
verso il titolo superando gli ultimi
contendenti in modo netto ed
ineccepibile, ed è medaglia d’oro!!
La somma di questi risultati pone
il team bresciano in terza posizione alle spalle di due società
campane, ma mancano le categorie femminili che iniziano la competizione la domenica mattina.
l sabato porta al Karate
Genocchio altre due finalissime nelle categorie 70 kg e
80 kg, che purtroppo non si trasformano nel metallo più pregiato
e soddisfazioni più grandi
arrivano dalla 65 kg dove
sono iscritte ben 56
ragazze di cui tre allieve del
Maestro Franco Genocchio che,
I
finisce “a reti inviolate” e nel
prolungamento subisce un punto
che ne sancisce la sconfitta.
L
50
solita sfortuna del sorteggio, si
trovano tutte nella parte alta
del tabellone.
Luana Rocchi, medaglia di bronzo 2007 nella stessa categoria,
supera due incontri ma si ferma
al terzo, comunque dopo aver
dimostrato la solita grinta e
determinazione.
Restano Ilaria Bianchetti di
Coccaglio, campionessa d’Italia
in carica, e Tamara Gakovic che
vincono senza sosta fino allo
scontro diretto avvenuto al
quarto turno. Vince Ilaria per
giudizio arbitrale, dopo che il
tempo massimo era terminato in
perfetta parità, e accede in
semifinale.
Il suo cammino anche quest’anno non avrà battute d’arresto e
la coccagliese si conferma
Campionessa d’Italia!
Anche Tamara non si perde
d’animo e conclude la sua bellissima gara al terzo posto, dopo
ben sei incontri.
Un po’ di rammarico nella categoria 50 kg dove Piera Minelli, già
medaglia d’argento 2006 e bronzo 2007, inizia benissimo il percorso con due nette vittorie
salvo poi fermarsi al terzo turno
spegnendo ogni sogno di gloria.
lassifica finale: il primo
posto ottenuto nelle categorie femminili fa balzare
il Karate Genocchio in vetta alla
classifica generale su 130
società presenti, con immensa
gioia di tutto il team “K.G.
1982” presente ad Ostia guidati dal Maestro Franco e dai
figli Mauro e Simone, oltre ai
tecnici
Saba
Muratori
e
Giacomo Vezzoli.
C
Cultura, sport, notizie
per bambini
e bambine
delle scuole
elementari
il minibasket è
educare
giocando
er 13
i nostri Und
MiniBasket
Montorfano
a Coccaglio:
martedi e giovedi
dalle ore 17 alle 18
Palestra scuole elementari
info: 3284104605
51
Cultura, sport, notizie
Un po’ di buon umore,
per un sorriso in più
a cura di Chiara L.
DIMAGRIRE
Un dottore al suo paziente obeso:
- Se lei farà dieci chilometri al giorno per un anno
arriverà sicuramente al suo peso forma!
Un anno dopo il paziente telefona al dottore:
- Dottore, la volevo ringraziare perché è stato
come ha detto lei, ma ora ho un problema!
- E cioè?
- Che ora sono a 3.650 chilometri da casa!!!
L'allenatore degli Elefanti, anche se a malincuore,
va a congratularsi con l'allenatore della squadra
avversaria:
- Congratulazioni, siete i migliori, grazie soprattutto alla vostra punta che avete inserito in squadra
nel secondo tempo. Ma come mai un giocatore così
eccezionale non lo mettete in campo già nel primo
tempo?
E l'allenatore degli Insetti:
- E' impossibile! Prima che si allacci le scarpe...
DAL DERMATOLOGO
Una donna va dal dermatologo:
- Dottore Dottore! Mi sembra di avere la faccia
gonfia come un krapfen!
- Non si preoccupi signora... penso di avere la crema
giusta per lei.
BARZELLETTE TRA ANIMALI
Gli animali della foresta sono annoiati, non succede
mai nulla. Allora per passare il tempo decidono di
organizzare una gara di barzellette.
Per evitare i noiosi principianti, inseriscono una
clausola crudele:
”Il giudice unico sarà la tartaruga. Se la tartaruga
non riderà il concorrente sarà decapitato”.
La scimmia è il primo coraggioso concorrente, e
racconta una barzelletta sulle monache che fa ridere a crepapelle tutti i convenuti, meno la tartaruga.
E la decapitano.
Poi è la volta del leone, che racconta una barzelletta sugli ubriachi. Di nuovo, tutti ridono tranne la
tartaruga e il leone perde la testa.
Poi arriva l'elefante. Quando arriva a metà della
barzelletta, si sente la tartaruga che inizia a ridere a crepapelle mentre grida:
- Hahahaha, quella delle monache era bellissima!!!
TRA PECORE
Ci sono due pecore che si fissano per degli istanti
interminabili. Alla fine una fa all'altra con aria di
sfida:
- Beh?
PARTITE NELLA FORESTA
Partita di calcio nella foresta: Elefanti contro
Insetti. Al fischio di partenza gli Elefanti partono
all'attacco e in breve il punteggio è di 3-0. Gli
Elefanti continuano il pressing e alla fine del primo
tempo siamo a 9-0.
Negli spogliatoi l'allenatore cerca di rincuorare i
suoi Insetti e prima di ritornare in campo annuncia
di aver provveduto ad un cambio: la sostituzione
della lucciola con il centravanti millepiedi.
Il secondo tempo vede la rapida risalita degli
Insetti grazie proprio all'abilità del millepiedi e la
partita finisce con il punteggio di 9-10 con vittoria
finale degli Insetti.
continua qui a fianco
segue dalla pagina precedente
Per il team franciacortino hanno
partecipato altri atleti che in
precedenza avevano superato la
fase regionale: Sara Bonfadini,
Alex Begni e Nicola Vitali di
IL TOPINO E L’ELEFANTE
In una fredda mattina d'inverno, un topo e un elefante si incontrano sulla riva di un laghetto gelato.
L'elefante esita a metterci il piede e il topo se ne
accorge. Sorridendo, lo tranquillizza:
- Vado io, per primo, così vediamo se regge!
Coccaglio, Davide Dallagrassa e
Rania Jendoubi di Castrezzato e
Davide Claretti di Cazzago.
Ulteriori informazioni e foto sul
sito ufficiale della società alla
pagina www.karategenocchio.it/
Gare%202008/italiani-esordien52
ti/italiani-esordienti.htm
Pagina personale di Chiara
Piantoni: http://www.karategenocchio.it/CHIARA/chiara.htm.
(Complimenti a tutta la società,
specialmente a Chiara -NdR)
Cultura, sport, notizie
Farmacie di turno - GUARDIA FARMACEUTICA
TURNI di due giorni, dal 24 marzo al 22 maggio 2008
TURNI DI GUARDIA
Primo
Secondo
LOCALITA’
INDIRIZZI
CHIARI
PALAZZOLO S/0
ROVATO
CAZZAGO S.M.
CHIARI
COCCAGLIO
ROVATO
ERBUSCO
COLOGNE
PALAZZOLO S/O
CASTELCOVATI
CHIARI
ROVATO
COCCAGLIO
CHIARI
Via Sala
2/1
24 e 25
marzo
23 e 24
aprile
Via Marconi
14
26 e 27
marzo
25 e 26
aprile
V. C. Battisti
102/a
28 e 29
marzo
27 e 28
aprile
Via Duomo
51
30 e 31
marzo
29 e 30
aprile
Via Rivetti
1
01 e 02
aprile
01 e 02
maggio
Via E. Mattei
3
03 e 04
aprile
03 e 04
maggio
C.so Bonomelli
12
05 e 06
aprile
05 e 06
maggio
Via Provinciale
21
07 e 08
aprile
07 e 08
maggio
Piaz. V. Emanuele 19
09 e 10
aprile
09 e 10
maggio
Via Garibaldi
6
11 e 12
aprile
11 e 12
maggio
Via De Gasperi
74
13 e 14
aprile
13 e 14
maggio
Via xxv Aprile
30
15 e 16
aprile
15 e 16
maggio
Via Cavour
14
17 e 18
aprile
17 e 18
maggio
Piaz. L. Marenzio 10
19 e 20
aprile
19 e 20
maggio
Via Piazza Moro
21 e 22
aprile
21 e 22
maggio
2
a cura di Ben Tar
53
Cultura, sport, notizie
Offerte per le opere parrocchiali 14 genn. - 9 marzo 2008
In memoria di Stefano P.
€ 20,00
Per il bollettino parrocchiale
€ 20,00
In memoria del caro Defunto
€ 100,00
Gruppi “Vita per la Vita”
€ 500,00
NN
€ 10,00
NN
€ 10,00
In memoria dei deff. Sacerdoti di Coccaglio € 20,00
In onore dei Santi
€ 20,00
Da Basilea, per la Chiesa
€ 70,00
In onore della Madonna
€ 20,00
Per la Chiesa
€ 100,00
In occasione del Cammino per i Fidanzati € 50,00
In occasione del Cammino per i Fidanzati € 60,00
In memoria del caro Sposo
In memoria della Sorella e Zia
NN
In memoria del caro Sposo
In memoria del caro Cognato
NN
In onore della Madonna
NN
NN
In memoria della cara Mamma e in occas.
della traslazione della salma del Papà
In memoria del caro Sposo
€
€
€
€
€
€
€
€
€
200,00
150,00
50,00
280,00
200,00
100,00
50,00
500,00
20,00
€ 100,00
€ 100,00
Offerte per la ristrutturazione dell’Oratorio 14 genn. - 9 marzo 2008
In memoria di don Bruno
€ 120,00
In occasione del s. Battesimo
€ 100,00
Da parte dei Catechisti
€ 60,00
NN
€ 20,00
In occasione della festa del 23° compleanno€ 50,00
In memoria del caro Sposo
€ 200,00
In occasione della festa di compleanno
€ 40,00
In memoria del caro Defunto
€ 50,00
In memoria di Stefano P.
€ 165,00
NN
€ 10,00
In occasione del s. Battesimo
€ 50,00
In occasione della visita
€ 500,00
In occasione della visita
€ 50,00
In occasione dellaTraditio del Padre Nostro € 200,00
NN
€ 36,00
NN
€ 10,00
NN
€ 500,00
NN
€ 50,00
NN
€ 20,00
In onore di s. Giovanni Bosco
€ 20,00
In occasione del s. Battesimo
€ 200,00
In occasione del s. Battesimo
€ 100,00
Vi è un’altra offerta versata in occasione del
s. Battesimo, ma non potendo individuarne la
destinazione a causa della mancanza di indicazioni
sulla busta, essa è rintracciabile tra le offerte NN
NN vari
€ 70,00
In occasione della festa di compleanno
€ 25,00
In occasione della festa di compleanno
€ 50,00
In occ.d.festa di compl.le famm. ringraziano€ 115,00
In occasione della festa di compleanno
€ 20,00
NN
€ 100,00
NN
€ 90,00
NN
€ 50,00
NN
€ 10,00
NN
€ 1.000,00
€ 50,00
NN
NN
€ 50,00
NN
€ 50,00
In occasione della festa di compleanno
€ 20,00
In occasione della benedizione della casa € 20,00
NN
€ 10,00
NN
€ 50,00
NN
€ 20,00
In occasione della festa di compleanno
€ 15,00
In occasione della festa di compleanno
€ 30,00
In occasione della festa di compleanno
€ 20,00
NN
€ 50,00
In occasione della benedizione della casa € 10,00
NN
€ 350,00
In occasione del s. Battesimo
€ 30,00
In occasione della festa di compleanno
€ 100,00
Offerte per le op. parr. (tavolino) Dom. 3/II € 740,00
Eccedenza sulla colletta di Domenica 3/II € 241,00
Buste pro Oratorio Domenica 10 febbraio € 1.605,00
NN
€ 100,00
NN
€ 15,00
In memoria del Papà di d.Roberto
e di G. Casali
€ 20,00
NN
NN
NN
NN
NN
NN
NN
NN
NN
NN
NN
In memoria del caro Angelo
I figli in memoria della cara Mamma
In occasione della festa di compleanno
54
€ 50,00
€ 15,00
€ 20,00
€ 10,00
€ 10,00
€ 10,00
€ 50,00
€ 50,00
€ 20,00
€ 20,00
€ 20,00
€ 50,00
€ 200,00
€ 30,00
Cultura, sport, notizie
Dall’AVIS
di una segnalazione da parte di persone che non
hanno visto riportate le offerte che sapevano
essere state elargite: le ringraziamo ed esortiamo
chiunque, qualora simili errori avessero a ripetersi
(si spera di no), a farli presente, sia per fugare
qualsiasi sospetto, sia per evitarci rompicapi
di tipo contabile.
€ 200,00
Offerte per le op. parr. (tavolino) Dom. 2/III€ 895,00
Eccedenza sulla colletta di Domenica 2/III € 450,00
NN
€ 4.000,00
NN
€ 30,00
In occasione della festa di compleanno
€ 20,00
In occasione della festa di compleanno
€ 15,00
NN
€ 50,00
NN
€ 100,00
NN vari
€ 65,00
Versamenti su “Il Focolare onlus”
08-02-08
05-03-08
Totale offerte
€ 150,00
€ 150,00
Debito residuo
Interessi passivi 2007
Spese bancarie 2007
Nuova somma a debito
€ 1.281.465,95
€ 70.737,13
€
120,00
€ 1.352.323,08
Prestito gratuito
€
20.000,00
Altre offerte
€ 14.357,028
Direttamente all’Oratorio
In occasione della festa
per il 50° di Matrimonio
Avis, quota per l’iscrizione al corso per
alimentaristi offerto a 7 addetti
dell’Oratorio
In seguito ad un errore, sul precedente numero non è stata
riportata una facciata delle schede di registrazione di novembre:
In occ. della sfilata di moda a Villa Calini € 200,00
Mercatino dei Bijoux in occ.
della castagnata e dei Patroni
€ 170,00
I genitori dei ragg. di 1a md in occasione
della cena
€ 395,00
Mercatini di Nat. a cura
di un gruppo di mamme
€ 911,50
Totale di queste offerte
€ 1.676,50
che aggiunto alle offerte segnalate sul numero
di gennaio 2008 portano quel totale a
€ 47.553,36
€ 1.000,00
€ 196,00
Charitas
Dal Gruppo Alpini
€ 300,00
Giornata dell’Infanzia Missionaria
offerte del 6-I-08
€ 136,50
Grazie: a tutti i benefattori e donatori
il debito precedente perciò ammonta, anziché alla
somma là segnalata di € 1.297.499,31 a€ 1.295.822,95
La presente verifica è stata effettuata sulla base
Sul prossimo numero sarà presentato
il resoconto del 2007
Per i collaboratori de “La vecchia Pieve”
- Il prossimo numero uscirà il 18 maggio. Gli articoli in corpo 12 e formato .doc, su dischetto o, preferibilmente, all’indirizzo di posta elettronica (v. sotto), devono pervenire entro il I dello stesso mese. Non rispondiamo della mancata pubblicazione degli articoli che perverranno oltre tale data. La Redazione non è tenuta a
dare giustificazione degli articoli che ritiene opportuno non pubblicare o, all’occorrenza, modificare.
- Si fa viva preghiera di ritirare il materiale informatico, fotografico o di altro tipo nell’ufficio parrocchiale
entro 10 giorni dalla pubblicazione; il mancato ritiro verrà inteso come autorizzazione alla cestinatura o, ove
possibile, al riutilizzo.
- Per ragioni editoriali, gli scritti, comprese le immagini, non devono sopravanzare lo spazio di due
pagine, salvo casi eccezionali. Le parti eventualmente eccedenti verranno tagliate o pubblicate successivamente.
- La pubblicazione di scritti tratti da altre testate è ordinariamente scelta riservata alla Redazione: si invitano gli articolisti a presentare lavori che, pur volendo far tesoro di scritti altrui, siano comunque frutto di una
propria rielaborazione.
- I documenti (files) di immagine vanno presentati a parte e non incorporati nei documenti di testo.
Recapito degli articoli: p.za Marenzio 22f (Sacrestia-ufficio parrocchiale) - [email protected]
55
Cultura, sport, notizie
Vivicoccaglio
immagini di angoli caratteristici
o curiosi del nostro paese
sul numero precedente:
sommità di un arco, datata 1714,
all’ingresso di una casa in via Tonelli
I n t e r n e t p e r l a Pa r r o c c h i a
Indirizzo del Sito:
Indirizzi di posta elettronica
http://www.coccaglio.com
Parrocchia
orario delle celebrazioni, calendari, appuntamenti, ecc.
http://www.coccaglio.com/Parrocchia.asp
Parrocchia:
[email protected]
Oratorio:
[email protected]
[email protected]
servizio per il Battesimo, il Matrimonio
e il Funerale
http://www.coccaglio.com/mbf.htm
redazione del bollettino parrocchiale:
[email protected]
Oratorio (allestito, per ora, solo parzialmente):
http://www.coccaglio.com/oratorio
http://www.coccaglio.com/CAF.asp
redazione del sito internet:
[email protected]
Archivio del Bollettino parrocchiale
http://www.coccaglio.com/archiviobollettino.asp
Charitas parrocchiale:
[email protected]
Guida al sito internet
http://www.coccaglio.com/sito.asp
Gruppo Missionario
[email protected]
Radio parrocchiale (ECZ-InBlu)
Scout
[email protected]
Centro Zonale di Ascolto Famiglia:
http://www.coccaglio.com/radioparrocchiale.asp
56
Cultura, sport, notizie
istantanee
di car nevale
57
Cultura, sport, notizie
L'Eurofotoclub Coccaglio, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Coccaglio
ed il Centro Giovanile “IL FOCOLARE”,
organizza un
CORSOdi
FOTOGRAFIA
Analogica e Digitale
Il docente del corso sarà il Sig. Federico Sbardolini, fotografo professionista di Iseo, che, oltre ad essere autore di
workshop professionali per ritratto e moda, risulta vincitore di concorsi fotografici e collaboratore con periodici e riviste.
Il programma del corso si articolerà in 4 serate
23 Aprile 2008:
LA LUCE - IL COLORE - DALLA PELLICOLA AL DIGITALE
30 Aprile 2008:
CONOSCENZA DELLA MACCHINA FOTOGRAFICA NEGLI ASPETTI TECNICI
(ANALOGICO - DIGITALE) - USO DELLE VARIE OTTICHE
7 Maggio 2008:
IL MEZZO DIGITALE COME ESPRESSIONE ARTISTICA E LAVORATIVA
14 Maggio 2008: PROVE DI SCATTO IN INTERNI CON USO DI FLASH PROFESSIONALI
(CONOSCENZA DELLA LUCE)
Il corso si svolgerà presso:
l’Auditorium del Centro Giovanile “Il Focolare” di Coccaglio, in via Tonelli 20, dalle ore 21.00 alle 23.00.
INFORMAZIONI ED ISCRIZIONI
sede EUROFOTOCLUB, Via Adelchi Negri, 1 Coccaglio (al primo piano sopra la Biblioteca Comunale)
tutti i Venerdì alle ore 21:15
oppure telefonicamente
Stefano MALGAROTTI (Presidente Eurofotoclub) cell. 328.9664075 oppure 030.7722560 (ore serali)
Francesco ERRERA (Segretario Eurofotoclub) tel. 030.3730534
QUOTA D’ISCRIZIONE
30 Euro (Under 20: 15 Euro)
La quota, da pagare alla prima lezione, comprende
l’iscrizione al Circolo Fotografico Eurofotoclub Coccaglio
per l’anno 2008.
AL TERMINE DEL CORSO
VERRA’ RILASCIATO L’ATTESTATO
DI PARTECIPAZIONE
Comune di Coccaglio
Assessorato alla Cultura
58
Cultura, sport, notizie
PARROCCHIA
“S. MARIA NASCENTE”
Coccaglio
piazza Luca Marenzio, 22f
Orario delle sante Messe:
FESTIVO
FERIALE
Numeri telefonici (premettere sempre 030)
Casa canonica (abit. don Giovanni) 7721248
Sacrestia - Ufficio parrocchiale
* 7248203
Segreteria Oratorio “Il Focolare”
723575
Oratorio femminile
7721625
Abitazione don Roberto
7721039
Abitazione don Titta
7700340
Abitazione don Lino
7704848
Diacono don Francesco
723392
Del Barba Pierino/Orat. femm.
7721102
* durante gli orari di sacrestia
ore 16.30 (Casa Alb. - sabato *)
ore 18.00 (sabato)
ore 7.00
ore 7.00; al termine, Lodi
ore 9.00
** ore 8.30
ore 10.00
ore 11.00
ore 18.00
*** ore 16.30
* salvo variazioni
** posticipata ad altra ora in caso di funerale
*** anticipata ad altra ora in caso di funerale,
dal 31 marzo, in Pieve
per altre informazioni, v. il sito internet (indirizzo alla pagina precedente)
91.85 MHZ
POTETE SEGUIRE LE CELEBRAZIONI PARROCCHIALI,
OLTRE ALLA PROGRAMMAZIONE PREVISTA DALLA SEDE CENTRALE:
FASCE ORARIE PER LE TRASMISSIONI DALLA NOSTRA CHIESA:
FERIALI:
dalle 7.00 alle 7.30; dalle 8.00 alle 9.30;
dalle 18.00 alle 19.30, dalle 20.00 alle 21.30
FESTIVI:
dalle dalle 8.30 alle 12.00; dalle 18.00 alle 19.30
Al di fuori di questi orari (per un totale di 5 ore) non ci è possibile trasmettere le nostre celebrazioni
www.coccaglio.com/radioparrocchiale.asp
CONTRIBUISCI A FAR CONOSCERE E A DIFFONDERE I MEZZI DI COMUNICAZIONE DELLA
PARROCCHIA: IL BOLLETTINO, LA RADIO E IL SITO INTERNET.
PER ESEMPIO, POTRESTI REGALARE A QUALCHE PERSONA DI TUA CONOSCENZA
L’ABBONAMENTO A “LA VECCHIA PIEVE”
59
“ La vecchia Pieve ” porge ai suoi lettori
fervidi auguri per una Pasqua di grazia,
nella gioia del Signore risorto,
che, nella Pentecoste, ci fa dono del suo Spirito.
Di questo augurio essa si fa portavoce
da parte della Comunità di Coccaglio
presso i sacerdoti, i missionari, i consacrati
e tutti i Coccagliesi residenti fuori Parrocchia
spazio per l’etichetta adesiva
Scarica

Comunità in cammino