Università degli Studi di Milano - Corso di Laurea Magistrale in Lingue
e culture per la comunicazione e la cooperazione internazionale
Via Paolo Sarpi:
Caratteristiche,
Cambiamenti e Bisogni di
abitanti e commercianti
LABORATORIO "I QUARTIERI DELLE CITTÀ
CONTEMPORANEE: MIGRAZIONI,
IDENTITÀ E PRATICHE TRANSNAZIONALI”
Dr. Angela Savio, Socio-antropologa Università
degli Studi di Milano
GRUPPO: Marta Folatti, Yaxin Li, Erika Nava, Gianni Zambon
18/02/2013
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TITOLO E AREA INTERVENTO
Percezione dei cambiamenti avvenuti nel quartiere Paolo Sarpi da parte degli
abitanti e dei negozianti appartenenti alla comunità cinese e da parte degli abitanti
e dei negozianti appartenenti ad altre comunità, italiani compresi, e relativi effetti
sulla situazione abitativa del quartiere.
AMBITO TERRITORIALE
Sarpi – Bramante - Canonica
PREMESSA E IPOTESI PARTENZA
Nel 2011 il Comune di Milano è intervenuto pedonalizzando via Paolo Sarpi dopo
che quest’ultima era già diventata ZTL alla fine del 2008. E’ inevitabile che ciò abbia
portato a dei cambiamenti nel modo di vivere e lavorare in questo quartiere,
essendo mutato non solo il modo in cui è gestito il trasporto della merce ma anche il
flusso di persone nella via.
La nostra ipotesi è che vi siano delle differenze di percezione tra le varie comunità
residenti riguardo al cambiamento strutturale avvenuto nel quartiere. In particolare
secondo noi i residenti appartenenti alla comunità cinese proprietari di attività
commerciali hanno percepito il cambiamento come svantaggioso per i propri
interessi, mentre gli abitanti di altre comunità lo hanno visto positivamente come
una rivalutazione del quartiere.
TARGET
Abitanti, famiglie, negozianti appartenenti a diverse comunità.
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FINALITA’
La nostra finalità è quella di verificare la correttezza della nostra ipotesi di partenza
e in particolare di valutare l’impatto del cambiamento sugli abitanti sia a livello di
percezione personale e comunitaria che a livello di effetti concreti sulla situazione
abitativa del quartiere, e cioè gli effetti a breve-lungo termine.
Un’ulteriore finalità del progetto è capire se l’esperienza avvenuta nel quartiere,
luogo storicamente di confine tra diverse comunità, sia stata in generale
un’iniziativa “positiva”(cioè che ha permesso di abbassare il livello di conflittualità
tra gli abitanti e ha contribuito alla creazione di reti sociali miste, migliorando così la
vivibilità nel quartiere) e quindi esportabile in altre aree (con caratteristiche simili
rispetto alle dinamiche sulle quali ha influito) per possibili interventi futuri.
OBIETTIVI
 Indagare la storia, l’evoluzione e le caratteristiche del quartiere,
individuandone risorse e criticità dal punto di vista dei diversi intervistati;
 Identificare come sono avvenuti gli ultimi cambiamenti nel quartiere, chi li ha
voluti e per quale ragione (sono progetti top-down imposti oppure richiesti
dalla comunità e portati avanti consultando gli abitanti e le associazioni
locali?);
 Indagare tramite le interviste quali sono i bisogni e i desideri attuali degli
abitanti delle diverse comunità residenti;
 Indagare tramite le interviste come i cambiamenti avvenuti e in atto nel
quartiere vengono percepiti dagli abitanti (comunità cinese e comunità
italiana);
 Capire se il modo in cui vengono percepiti i cambiamenti dalle comunità
presenti porterà ad ulteriori cambiamenti (come ad esempio trasferimenti
dovuti all’innalzamento dei prezzi delle case) e quali comportamenti
adotteranno gli abitanti (polarizzazione?);
 Identificare quali sono le caratteristiche che rendono esportabile un simile
progetto in altre aree e se ciò che stato fatto in questa zona le possiede;
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METODOLOGIA E STRUMENTI
Mappatura, osservazione sul campo, ricerca bibliografica e sitografica, lavoro di
gruppo ed individuale, mediazione linguistica e culturale, ricerca-azione, interviste a
testimoni privilegiati.
TESTIMONI PRIVILEGIATI
 Consiglio di zona 8;
 Associazioni abitanti (ViviSarpi) e associazione esercenti (Sarpidoc);
 Abitante italiano e commerciante cinese.
SCELTA FONTI
 Siti internet: www. demo.istat.it; www.comune.milano.it;
www.chinatownitalia.it; www.wikipedia.org/wiki/Chinatown di Milano;
www.Vivisarpi.it;
 Libro “Il drago e il biscione. Cent’anni di convivenza: i cinesi a Milano. Claudio
Bianchi. Ibis Editore”;
 Interviste a testimoni privilegiati: Consigliere di Zona 8, Presidente
dell’associazione Vivisarpi, Presidente dell’associazione Sarpidoc, abitante
italiano, commerciante cinese.
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STORIA E STATISTICHE
Il numero percepito di cittadini cinesi a Milano è superiore al dato reale
Dati statistici
Secondo il Dossier Statistico Immigrazione, Caritas-Migrantes 2011, riferita all’anno
2010, in Italia i Cinesi sono 209.934, pari al 4,6 % sul totale degli stranieri residenti in
Italia. Le cinque nazioni maggiormente presenti in Italia con i loro cittadini residenti
sono:
Presenze % su tot
stranieri
Romania 968.576 21,2
Albania 482.627 10,6
Marocco 452.424 9,9
Cina
209.934 4,6
Ucraina 200.730 4,4
Città con maggior
numero stranieri
Roma
294.571
Milano
217.324
Torino
127.717
Genova
50.415
Firenze
50.033
% su pop.
comunale
10,7
16,4
14,1
8,3
13,5
I cittadini cinesi residenti in Lombardia sono 46.023, pari al 4,3 % del totale stranieri
residenti in Lombardia (1.064.447).
Il numero di cittadini stranieri a Milano iscritti all’anagrafe al 31/12/2010 è di
217.284, pari al 16% sul totale della popolazione della Città. Di questi soltanto
18.946 sono cittadini cinesi, rappresentando l’8,7% sul totale degli stranieri residenti
a Milano.
Presenze
Filippine
Egitto
Cina
Perù
Ecuador
33.745
28.643
18.946
17.672
13.542
% del totale
stranieri a Milano
15,5
13,2
8,7
8,1
6,2
Ne risulta che i cinesi residenti a Milano rappresentino l’1,4% del totale degli
abitanti della Città. Negli ultimi anni la popolazione cinese residente a Milano è più
che raddoppiata (da 8.656 nel 2000 a 18.946 nel 2010), anche se dal 2005 risulta in
costante calo il numero di ingressi di immigrati cinesi.
5
 LA COSIDDETTA CHINATOWN MILANESE
Contrariamente a un diffuso luogo comune nel quartiere Sarpi risiede meno del 15%
dei residenti cinesi. Nel NIL (Nucleo Identitario Locale) di Sarpi i residenti italiani
sono la maggioranza assoluta dei residenti totali: 84,4%.
La comunità cinese riconosce il quartiere Sarpi come domiciliazione simbolica della
propria identità italo/cinese e lo stesso quartiere fa da volano alla rotazione di cinesi
che intendono sviluppare attività nell’ambito del territorio milanese. In questa zona
si è irrobustita nel tempo una forte concentrazione di imprese condotte da cittadini
cinesi. Tali imprese oggi sono pressoché esclusivamente esercizi commerciali su
strada, in sostanza negozi. Permangono circa 600 negozi cinesi con vetrina su strada,
ovvero l’80% di tutti i negozi presenti nel quartiere (circa 750). Oltre il 60% di tali
imprese è costituita da esercizi di piccolo e medio ingrosso di articoli importati
prevalentemente dalla Cina (soprattutto abbigliamento e giocattoli). Il 23% dei
negozi sono dettaglianti di beni di vario genere ed il 18% sono imprese che offrono
servizi di diversa natura: ristoranti, tipografia, computer, internet cafè...
Anche in questo caso però occorre ricordare che nel quartiere Sarpi si concentra
complessivamente circa il 20% di tutte le imprese individuali cinesi presenti in città.
Il totale dei negozi gestiti da cinesi presenti in Milano sono circa 3.000.1
1
Dati rilevazione agenzia Codici 2007, tratto da Bianchi Claudio, Il Drago e il Biscione, cent’anni di
convivenza: i cinesi a Milano, Ibis, Como-Pavia, 2012.
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 STORIA RECENTE DEL QUARTIERE SARPI-BRAMANTE-CANONICA
Negli anni ’90 nel quartiere si realizza una riqualificazione delle strutture abitative
con conseguente riqualificazione immobiliare. I nuovi prezzi di affitti e acquisto case
riducono sensibilmente la presenza degli abitanti cinesi che abbandonano la zona
per scegliere locazioni più economiche. I dati al 31/12/2006 indicano:
residenti % su
cinesi
tot.cinesi
zona 9 (Niguarda-BicoccaComasina)
3.925
28%
zona 8 (Fiera-BovisaGallaratese)
3.515
25,1%
zona 2 (Staz. Centrale2.657
Loreto-Padova-Vle Monza)
18,9%
zona 1 (Duomo)
809
5,8%
altre zone
3.117
22,2%
La zona definita Chinatown include solo una parte della zona 8 e 1. Pertanto è
dimostrato come la comunità cinese di Milano sia in realtà diffusa sull’intero
territorio urbano con predilezione verso le aree di ridotto costo immobiliare.
Negli anni successivi al 2006 la popolazione cinese di Milano è sensibilmente
aumentata è parimenti si è accentuato il fenomeno di decentramento. Assieme agli
abitanti, in parte se ne vanno dal quartiere anche le attività che hanno
contraddistinto la comunità cinese dal loro arrivo negli anni ’30-‘40, ovvero i
laboratori di manifattura per l’abbigliamento e la pelletteria. Permangono nel
territorio Sarpi, con particolare concentrazione nelle viuzze laterali, gli esercizi
commerciali al dettagli oche offrono beni e servizi rivolti soprattutto alla clientela
cinese. Questi negozi di “servizio etnico” richiamano un forte passaggio di potenziali
consumatori ed il quartiere assume la connotazione tipica di area commerciale dove
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si concentra la spesa cinese e il passaggio dei medesimi. La nuova realtà diviene
pertanto: meno residenti-più servizi-maggiore frequentazione.
L’aumentata visibilità della presenza cinese nel quartiere, veicolata dall’ubiquità
delle insegne e delle vetrine cinesi, come pure dall’alto numero di cinesi che vi si
recano, associano indissolubilmente al quartiere l’immagine della Chinatown, città
nella città dove si svolge la vita di una comunità autoreferenziale e auto ghettizzata.
Ma la realtà è ben diversa. Degli oltre 14.000 cittadini iscritti all’anagrafe milanese al
31/12/2006, meno del 10% vive nel quartiere Sarpi, dove i residenti non superano il
migliaio. I dati relativi al 2010 indicano che nel quartiere Sarpi risiede meno del 15%
dei residenti cinesi. Inoltre l’ampliamento de generi, nei negozi e nei servizi cinesi,
tende a dare una connotazione multietnica al quartiere come polo di servizio
generalista, inclusa e gradita la frequentazione della comunità italiana. In sostanza la
zona Sarpi-Bamante-Canonica è diventato avamposto commerciale e culturale per lo
scambio tra le due cittadinanze.
Più complessa la questione riguardante l’ingrosso. Infatti restano il loco e addirittura
aumentano i commercianti all’ingrosso con attività di trading per soddisfare le
richieste di prodotti etnici di importazione asiatica (da 64 esercizi nel 2001 a 283 nel
2007). Tra le motivazioni della permanenza c’è anche la difficoltà a identificare una
possibile area di delocalizzazione. Difficoltà sulla quale incidono fattori come
l’indecisione dell’Amministrazione Comunale a dare seguito a dichiarazioni di intenti
mai concretizzate (nuova ubicazione, modalità di trasferimento, sostegno alla
delocalizzazione..), lo scarso senso di aggregazione tra gli imprenditori cinesi e la
loro difficoltà a identificare un rappresentante portavoce che tratti con
l’Amministrazione per conto dell’intero gruppo.
La contrattazione tra gli amministratori comunali e i portavoce dei commercianti
cinesi dell’ingrosso coinvolge anche la rappresentanza consolare della Repubblica
Popolare Cinese a Milano e chiama in causa il comitato di quartiere ViviSarpi e
l’Associazione Liberi Esercenti Sarpi (ALES). Circa 300 grossisti cinesi hanno dato la
disponibilità a lasciare il quartiere, posto che vengano loro fornite adeguate garanzie
e incentivi. Nel 2006 vengono prese in considerazione per la delocalizzazione diverse
aree ai margini della città: Arese, Lacchiarella, San Giuliano, Gratosoglio.
Le trattative ristagnano e l’accordo appare difficoltoso, per l’indecisione
dell’Amministrazione comunale e delle forse politiche in gioco, l’opposizione da
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parte dei cittadini di Gratosoglio. L’argomento Chinatown prende corpo sulla
stampa milanese e nazionale.
Le attività all’ingrosso della zona Sarpi sono pubblicamente indicate dalle istituzioni
locali, dai comitati dei residenti e dai vigili urbani come la fonte delle principali
irregolarità nel carico-scarico merci con notevole intralcio e fastidio sulla normale
vita del quartiere. L’Amministrazione dispone una maggiore intensità di controlli da
parte dei vigile diretti a reprimere le irregolarità e annuncia l’istallazione di
telecamere. I commercianti cinesi si sentono oggetto di un’attenzione selettiva, a
loro parere ingiustificata e vessatoria. In questo clima di incertezza e di
insoddisfazione scoppia la rivolta del 12 aprile 2007.
Il casus belli è un diverbio tra una giovane signora cinese e due vigili del quartiere.
Gli agenti vogliono multare la signora per scarico merci fuori dall’orario consentito e
inoltre ritengono di doverle ritirare il libretto di circolazione. Alcuni esercenti cinesi
che assistono al battibecco intervengono a difesa della loro connazionale; i vigili
chiamano rinforzi, l’intero quartiere entra in subbuglio. Il 12 aprile 2007 il giornale
online Repubblica.it scrive:
“Scontri, feriti e auto distrutte
La protesta è degenerata. Solo intorno alle 14 le cariche sono cessate
Il sindaco Moratti: "Le regole vanno garantite, non tolleriamo zone franche”
Tra i protagonisti della “rivolta cinese” ci sono commercianti, in particolare grossisti,
che si sentono oppressi dalle misure di controllo messe in atto nei loro confronti e
che sostengono di non aver avuto nessun tentativo di dialogo preventivo teso ad
identificare i problemi del territorio. Nei cento anni di presenza cinese nel quartiere
Sarpi non si ha memoria neppure di una lite condominiale tra italiani e cinesi; la
rivolta del 2007 è stata la spia di un malessere presente da tempo. Nel frattempo il
tanto discusso ingrosso è rimasto tale e quale, mentre qualche imprenditore cinese
ha cambiato sede per sua scelta.
Alla delocalizzazione dei grossisti il Comune aveva collegato il rifacimento della via
Paolo Sarpi che, liberata dall’ingombrante presenza dei commercianti, sarebbe
divenuta zona ZTL, modalità sgradita ai cinesi, apprezzata invece dai residenti
autoctoni. Il Comune dapprima informa che nulla sarà fatto se i grossisti non
daranno la loro disponibilità al trasferimento, ma questo condizionamento crea una
nuova fase di stallo, finchè si arriva al marzo 2008, quando a maggioranza viene
9
votata in Giunta la mozione Majorino-Salvini che impone al Comune la realizzazione
della zona ZTL o della zona pedonale entro fine anno.
I lavori per trasformare la zona Sarpi in area pedonale , con limite ZTL, hanno avuto
inizio nel novembre 2009 e il 9 aprile 2011 si è arrivati all’inaugurazione con la
presenza del sindaco Letizia Moratti, del Console Cinese e dei rappresentanti delle
due associazioni dei commercianti di via Sarpi.
Nel maggio 2011 è cambiata l’Amministrazione Comunale della città di Milano. Il 30
settembre 2011 il nuovo sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, ha incontrato il Console
Cinese, la signora Liang Hui, con il quale ha concordato la fattiva partecipazione
della nazione cinese all’evento Expo 2015. Inoltre sono previsti ulteriori contatti per
affrontare il tema dei grossisti cinesi operanti in zona Sarpi. Il novello rapporto tra
nuova Giunta comunale di Milano e nuovo Console cinese (il console Zhang Li Min, a
Milano dal 2006 e parte attiva nelle trattative in questione, ha lasciato l’incarico alla
fine del 2010) nasce con ottimi auspici e buoni propositi.
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INTERVISTE A TESTIMONI
PRIVILEGIATI
 LIVELLO ISTITUZIONALE
CONSIGLIO DI ZONA 8
PARTE ANAGRAFICA
Data
06/02/2013
Nome I.
luogo Milano, via Mantegna 4 intervistatore Folatti Marta
cognome D. sesso M data e luogo di nascita Milano 18/09/1978
Indirizzo (da quanto) Via Mantegna 4, Milano nazionalità italiana
Ente appartenenza Consiglio di zona 8 Ruolo Consigliere capogruppo del PD
Funzione rappresentante DUC (distretto urbano del commercio) del quartiere Sarpi
In carica dal 2006 Motivo della candidatura la prima volta che mi sono candidato
mi sono detto: dove meglio che in un'istituzione posso riuscire a far sentire la voce
di cittadino del quartiere?
Formazione diploma di liceo scientifico indirizzo scienze naturali
Da quanto abita nel quartiere? da 33 anni, quasi da sempre
STORIA, EVOLUZIONE, CARATTERISTICHE DEL QUARTIERE, RISORSE E CRITICITA’
Cosa ci può dire riguardo alla storia del quartiere?
Il quartiere Sarpi così come è definito è uno dei 14 quartieri appartenenti alla zona 8.
Però la parte di quello che viene territorialmente chiamato quartiere Sarpi è
chiamata zona Sempione e fa parte della zona 1. Questo per dare una connotazione
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di come è stato geograficamente e istituzionalmente diviso Paolo Sarpi. Fino ad
alcuni anni fa le zone di Milano erano 20, poi sono diventate 9 per cui le zone 6, 20 e
19 sono diventate la zona 8. La linea di confine tra la zona 8 e 1 è stata messa
“genialmente” in via Paolo Sarpi, quindi tutti i numeri pari di Paolo Sarpi
appartengono alla zona 8, mentre quasi tutti i numeri dispari, tranne l’ultimo piccolo
isolato, appartengono alla zona 1. Si è cercato ora di ovviare a queste difficoltà di
tipo istituzionale, cosa che non è avvenuta fino a due anni fa.
Com’era la via? Io me la ricordo come una via parecchio trafficata, dove l’autobus in
un’ora di punta andava a passo d’uomo, brulicava di persone, auto anche in doppia
fila, in un contesto di traverse a senso unico. Un dedalo di vie che comportava una
grossa congestione di traffico. Era abbastanza viva tanto da essere considerata
storicamente una delle vie commerciali di Milano, insieme a corso Buenos Aires,
corso Vercelli e corso Vittorio Emanuele.
E’ cambiato negli ultimi anni? Se si come?
A mio modo di vedere è cambiata senza colpa degli attori protagonisti, cioè i
commercianti, gli italiani, gli italiani di origine cinese (molti italiani sono di origine
cinese ma ormai alla terza se non quarta generazione. Da alcuni cenni ricordo che il
primo cinese censito a Milano è del 1905)
C’è stato un cambio non tanto derivante dal quartiere in sé quanto dal fattore
esterno, cioè la questione economica, dettata da transazioni economiche e
immobiliari. È da considerare il fatto che gruppi di persone che vengono dall’estero
in Italia vanno a risiedere nelle vicinanze di chi parla la loro stessa lingua. Ci sono
state ondate di persone di origine cinesi che scappavano dalla propria terra di
origine e poi è capitato anche l’arrivo in massa di persone che arrivavano non per la
stretta necessità ma per dare una botta di fortuna alla loro vita professionale.
Facendo un lavoro con più impegno, più tempo, cercando di attenersi per quanto
possibile alle nuove regole, perché no. Libero commercio in libero stato.
Qual è la composizione dei residenti e dei commercianti?
Da ultime stime indicativamente sembra che ci siano un 30% di residenti di origine
cinese e un 10% di africani per lo più senegalesi. L’impatto è quello di vedere la
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maggioranza di persone che transitano in strada con tratti somatici cinesi e negozi
con insegne in cinese, per cui l’impatto è quello di un quartiere vissuto e abitato al
70-80% da cinesi, ma così non è. Anche perché molte persone che vengono a
lavorare non risiedono nel quartiere ma sono pendolari. Come negozi non vorrei
dire una cifra per non sbagliare ma c’è un’alta percentuale di negozi che trattano il
commercio all’ingrosso.
Secondo lei, in quanto consigliere del consiglio di zona 8, quali sono le
caratteristiche principali del quartiere? Quali le risorse e le criticità?
Sono abituato a valutare molto di più le risorse per poi superare le criticità. Le
risorse sono quelle di un quartiere vicinissimo al centro storico, caratterizzato in
modo più particolare rispetto agli altri, per cui si può rivalutarlo dal punto di vista
turistico. Anche dal punto di vista monumentale e urbanistico. È un contesto di case
isolate al cui interno ci sono dei cortili spettacolari, in un dedalo di vie dove ancora
permangono negozietti storici. Vicino al quale c’è un grandissimo monumento
storico che è il Cimitero Monumentale. Ci sono tutte le caratteristiche per poterlo
esaltare. Non da ultimo la ZTL. Come era stata introdotta parecchi anni fa in corso
Vittorio Emanuele e Via Dante. Adesso si lamentano tutti quanti ma se si prova a
chiedere ai negozianti in Via Dante non tornerebbero indietro. I cambiamenti danno
disagi iniziali oggettivi e soggettivi.
Le difficoltà sono in chi ha ancora paura del diverso, il diverso che ha paura di
continuare a non piacere all’autoctono e così via..quando parlo del quartiere io non
vado più a parlare di integrazione perché le culture si sa già quali sono, sono già
integrate da tantissimo tempo, ma la difficoltà è nell’accettarsi, nel vedersi
esteticamente diversi, nell’avere usi diversi e nel non voler comprendere quelli degli
altri.
POLITICHE PER I CAMBIAMENTI
Quali sono le aree prioritarie di intervento sul territorio identificate dal consiglio di
zona e dal Comune? Quali sono i progetti e gli interventi messi in atto dal Comune
per agire sulle aree prioritarie identificate?
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Dividiamo le due cose. Delle aree di intervento del Comune lascerei parlare gli
assessori, che per altro si stanno muovendo bene. Il consiglio di zona ha delle
competenze limitate, più che altro consultive. Un’attività che stiamo svolgendo
come consiglio di zona è stata quella di creare un tavolo interzonale, con riunioni
periodiche mensili o bimestrali, chiamando al tavolo tutte le realtà del quartiere
come associazioni culturali, di ricreazione, educative, dei commercianti, persone
come l’ex presidente della vecchia zona 6... Ci sono consiglieri di maggioranza e di
opposizione, e tutte le realtà indipendentemente dalla preferenza di parte politica.
La finalità prima è stata raggiunta. Far conoscere noi ma soprattutto far conoscere
tra di loro tutte le realtà. I più ostici rimangono l’associazione dei residenti, molto
eterogenea. E poi ci sono dei dissidi interni tra le due associazioni dei commercianti.
Gli interventi sono portati avanti dal comune, che deve seguire una linea politica.
Procediamo parallelamente su due livelli diversi. Adesso si è andata a riprendere in
mano la situazione del quartiere, lasciato andare a seguito dell’eccessiva
liberalizzazione senza regole del commercio degli ultimi anni, che ha portato nel
quartiere una serie indistinta di negozi di bigiotteria e pelletteria. Ma è
l’eterogeneità dei negozi di vicinato che va a ricreare la realtà del borgo, dove
andare a risiedere e a vivere, dove trovi ciò di cui hai bisogno.
Esiste anche un tavolo inter-assessorile, cioè assessorati che collaborano tra loro per
cercare delle leve comuni: l’assessorato al commercio, l’assessorato delle politiche
sociali (scuola, infanzia, servizi sanitari) e l’assessorato della polizia locale e coesione
sociale. Poi c’è un altro assessorato interpellato come consulente esterno, perché la
leva che poteva muovere la situazione era quella dell’urbanistica. Nell’attuazione del
piano del territorio, studio che è durato un anno e mezzo, la leva è stata quella dei
NAT (nuclei di antica trasformazione), quartieri con connotazione di livello storico,
urbanistico, monumentale e turistico da dover essere preservati. All’interno dei NAT
è vietata la vendita all’ingrosso. Il lavoro del comune è stato però inficiato da una
recente legge regionale che permette ai negozi al dettaglio di avere al suo interno
una parte di ingrosso.
Ci sono state in merito richieste da particolari categorie di cittadini o associazioni o
comitati operanti sul territorio?
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La maggior parte degli aderenti all’associazione dei residenti era favorevole alla
pedonalizzazione. La pedonalizzazione è stata fatta inizialmente come deterrente al
transito di autoveicoli destinati al trasporto della merce.
Crede che gli obiettivi dei progetti realizzati siano stati raggiunti? In generale
ritiene che il progetto applicato si sia rivelato efficace? Se sì, quali sono state le
ripercussioni positive ed eventualmente quelle negative?
Le ripercussioni si vedranno nel breve periodo. Mi soffermerei su una cosa: cioè che
almeno sono stati fatti. Il Comune, in quanto maggioranza della collettività, ha delle
finalità per un determinato quartiere e segna una linea da seguire e la linea è stata
seguita con determinati criteri, cioè con la finalità di de localizzare il commercio
all’ingrosso, che è a mio parere il grosso blocco. Da questo momento in poi non si
possono più aprire nuovi negozi all’ingrosso. I negozi che ci sono attualmente
verranno svolti fino a decadenza dell’attività ma per quanto possibile queste attività
andrebbero commutate in negozi al dettaglio, in una più ampia gamma di servizi, di
show room.
Pensa che gli ultimi interventi attuati abbiano influito sulla composizione della
popolazione residente?
Probabilmente sì. Premetto i lavori sono durati 2 anni e molti che già erano sulla
corda hanno deciso di mollare e vendere il proprio negozio. Il fatto di vedere
svuotarsi Sarpi, e anche il fatto che alcuni residenti non desideravano più risiedere in
zona, avevano fatto in modo che anni fa fosse anche conveniente comprare in quella
zona. Allettati dal prezzo delle case e in funzione degli anni a venire molti sono
venuti ad abitare o a risiedere in affitto perché il contesto è gradevole. Ha
contribuito la stessa offerta di ristoranti etnici, e soprattutto la sicurezza percepita
realmente. È un quartiere autoregolamentato e sicuro e questo probabilmente è
piaciuto. Nell’immediata vicinanza c’è anche la costruzione della nuova
metropolitana 5. I fattori sono molteplici, la città è in continuo mutamento e così i
quartieri. Per questo non sto a dire se la ZTL ha allettato le persone ad andare a
risiedere in un contesto piuttosto che in un altro.
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Quali sono i progetti del Comune per il futuro sul territorio?
A parte la pedonalizzazione di via Sarpi, a breve sarà attiva la “ZTL merci Sarpi” nella
zona circoscritta tra piazza Gramsci, via Procaccini, vai Bramante, piazza Maggi e via
Canonica, dove sarà possibile transitare a tutti quanti tranne che per i camion oltre i
7 metri e i veicoli merci potranno transitare solo in determinate fasce orarie. Si
vuole disincentivare il commercio all’ingrosso.
Secondo lei a Milano ci sono altri quartieri che hanno caratteristiche simili a
questa zona (in termini di criticità e risorse)? Se sì, pensa che il modello utilizzato
per il quartiere Sarpi possa essere esportato?
Non conosco nello specifico gli altri quartieri e gli altri contesti, ma no, a mio parere
non ce ne sono. Perché Sarpi è un quartiere a ridosso del centro cittadino e a non ci
sono dei quartieri analoghi a ridosso del centro. Ci sono altri quartieri che
vagamente comprendono un’eterogeneità marcata di diverse etnie come viale
Monza o viale Padova, ma sono al di fuori della “cerchia”. Le risorse presenti lì
possono essere quelle della socialità (circoli, bocciofile, associazioni). Se mettiamo
su una bilancia le criticità, la storia, la fotografia attuale, le concrete possibilità di
poter cambiare attraverso progetti dell’istituzione in cui partecipano le associazioni
di cittadini che ci vogliono credere e i privati, si avranno sempre dei bilanciamenti
diversi.
BISOGNI E DESIDERI DEGLI ATTUALI ABITANTI DI DIVERSE COMUNITA’
Collaborate con associazioni? Quali?
Le associazioni che si stanno interfacciando con il consiglio di zona sono Vivisarpi e
ALES, dalla quale era fuori uscita la seconda associazione commercianti Sarpi Doc,
perché ALES aveva fatto aderire all’associazione anche commercianti che si
occupavano di ingrosso. Esistono ma non si sono interfacciate altre associazioni di
cui una o più di origine cinese. Un’associazione molto attiva di stampo culturale è
Shoulashou (“diamoci la mano”), che vive di volontariato, insegna la lingua e la
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cultura cinese a tutti e sta organizzando la festa del capodanno cinese che si terrà il
10 febbraio.
Come sono stati vissuti i cambiamenti dagli abitanti/commercianti/associazioni?
Mi trovo in difficoltà a rispondere a questa domanda perché non so quante possano
essere a volte le lamentele delle singole persone o quanto siano estese per cercare
di fare il più possibile breccia. A volte gli stessi rappresentanti di alcune realtà
parlano molto a livello personale e poco a nome di portavoce collettivo. Quello di
cui uno vede e di cui si lamenta è la fotografia attuale e di quello che teme possa
essere il giorno dopo. Non lo fa ricordandosi la situazione di molti anni prima e di
come può cambiare tra un anno. Non riesco a rispondere.
 LIVELLO ASSOCIATIVO
VIVISARPI
PARTE ANAGRAFICA
Data 11-02-13 luogo Milano, piazza Lega Lombarda, bar “Vecchio Stadio”
Intervistatore Erika Nava, Gianni Zambon Nome P. F. Cognome L. Sesso M Indirizzo
via Bramante, Milano Nazionalità italiana
Ente appartenenza Vivisarpi Ruolo Presidente dell’associazione Vivisarpi Perché E’
uno dei fondatori, dal 1999 (presidente dal 2005) Motivo e momento nascita,
obiettivi, attività associazione, membri, collaborazioni Nasce nel 1999 come
comitato di quartiere per iniziativa di alcuni residenti che colgono che c’è qualcosa
che sta cambiando nel quartiere stesso, in particolare sulla via Bramante che era
quella che dal punto di vista commerciale aveva più difficoltà perché chi voleva
fermarsi doveva farlo fra il marciapiede e i tram e chiaramente i pedoni non ci
passavano creando appunto problemi dal punto di vista commerciale rispetto a zone
dove invece ci si poteva fermare tranquillamente. I residenti colgono il
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cambiamento e pensando fosse il caso di approfondire la questione, si ritrovano e
decidono di fare delle assemblee per decidere cosa fare per questi cambiamenti
molto rapidi del quartiere.
- L’associazione dice che potrà puntare ad altre strade quando il problema del
commercio all’ingrosso sarà risolto.
STORIA, EVOLUZIONE, CARATTERISTICHE DEL QUARTIERE, RISORSE E CRITICITA’
Cosa ci può dire riguardo alla storia del quartiere? E’ cambiato negli ultimi anni? Se
si, come? E la pedonalizzazione come ha influito?
Qual è la composizione dei residenti e dei commercianti?
Secondo lei, in quanto Presidente di Vivisarpi, quali sono le caratteristiche
principali del quartiere?Quali le risorse e le criticità?
-C’erano una serie di botteghe e artigiani che erano un po’ la caratteristica del
quartiere. Con la fine degli anni 90’ con la Cina che entra nel WTO che porta all’inizio
delle attività di export, qui si assiste a un fenomeno in cui da un giorno con l’altro il
negozietto chiude e si apre un magazzino carico di scatoloni pieni di merci di
vestiario.
-Le dicerie erano che i commercianti cinesi subentravano ai negozianti offrendo
buone uscite allettanti in nero.
-Il tipo di attività dei magazzini all’ingrosso si portava dietro tutta una serie di
indotto, i camion si fermavano dovunque. Il quartiere è fatto da vie strette, essendo
il centro storico, e tutti gli spazi venivano occupati dai furgoni che venivano riempiti
di merce.
-Nacque il comitato di quartiere con una serie di iniziative come le assemblee e la
prima grossa manifestazione nel 2000 con circa 700 persone con presenti anche le
forze politiche. Il fenomeno si espanse durante le due amministrazioni Albertini
coprendo anche le vie intorno a Paolo Sarpi.
-Nel 2005 pensammo di chiudere il comitato ma l’ultima assemblea numerosa ci
spinse a continuare e a diventare associazione in quanto capimmo che era un lavoro
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in tempi lunghi e che avremmo potuto ottenere un riconoscimento istituzionale
diverso.
-La via Sarpi era il terzo asse del commercio di Milano dopo Vercelli, Buenos Aires (e
il nostro tentativo di lavorare insieme a loro è sempre andato a vuoto).
-L’ALES era convinta di essere in una situazione di forza e di non essere intaccata
dall’evoluzione delle vie circostante. Ciò però non era vero perché il quartiere si
stava degradando a causa di vetrine non allestite dei grossisti tutte une in fila alle
altre e tutte uguali une alle altre e del traffico di camion che impediva il passaggio
oltre ai carrelli e ai furgoni.
-Anche il tipo di popolazione dei negozi e che camminava nelle vie era differente e
anche via Sarpi venne coinvolta in ciò. Questo poi portò a una particolare situazione
che riguardava gli affitti dei negozi: chi affittava riceveva proposte di affitti più alti, ai
vecchi negozianti veniva quindi alzato l’affitto e allo stesso tempo veniva proposta
una buonuscita. Questi quindi decidevano di lasciare il negozio. I primi ad accorgersi
di questa situazione furono i grandi brand nazionali che furono tra i primi a lasciare il
quartiere. I dettaglianti anziani della via si trovarono nella condizione di lasciare e
questo avvenne anche in via Sarpi.
-Le difficoltà con l’ALES nascevano proprio dal fatto che invece loro ritenevano la via
Paolo Sarpi immune da questo fenomeno.
-Nel 2006 durante la campagna elettorale con Bruno Ferrante e Letizia Moratti
l’associazione fece due assemblee coi due candidati e da entrambi riuscimmo ad
ottenere degli impegni scritti. Dopo un anno dall’elezione del sindaco Moratti però i
patti non erano ancora stati rispettati e i negozi continuavano a chiudere.
Indicemmo così un’assemblea all’Hotel Ermitage invitando il sindaco alla quale
partecipò il Vice Sindaco Riccardo De Corato e 600 partecipanti. A distanza di un
mese iniziarono dei controlli durante gli orari di carico e scarico per circa un mese/
un mese e mezzo. Il 12 Aprile 2007 ci fu la rivolta cinese nella via e da quel momento
non ci furono più i controlli a chi caricava e scaricava le merci fuori dalla fascia oraria
prevista.
-Adesso la via è bella e anzi, c’è il problema opposto di chi vendendola così bella non
comprende quali siano le nostre problematiche ancora irrisolte. La via presenta
negozi al dettaglio di vario genere e origine, ed è questo ciò che noi abbiamo
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sempre sostenuto: non ci interessa chi gestisca il negozio al dettaglio, è l’attività
all’ingrosso che è incompatibile con l’anima residenziale del quartiere.
-Oggi c’è parecchio passeggio, è una bella via vissuta, con la pedonalizzazione il
carico-scarico è dalle 10 alle 12e30 e nel 2010 l’orario è stato allargato a tutto il
quartiere.
-Ci sono sempre nuove attività e un continuo riciclo di grossisti (oggi sono 383).
-Grazie alle telecamere non si può più fare ciò che su vuole, la situazione è un po’
migliorata, ma non nelle vie esterne non vi sono cotrolli.
-In vista delle ultime elezioni politiche la Moratti non si è presentata, probabilmente
perché non aveva mantenuto le promesse fatte nell’assemblea precedente. Al
contrario, è venuto Pisapia che ha garantito che da lì a 40 giorni dopo le elezioni si
sarebbe personalmente impegnato nell’informarsi sul problema, sia che avesse
vinto o meno, per poter capire quali fossero le soluzioni più adatte. Pisapia ha
visitato il quartiere Vivisarpi accorgendosi della consistenza del problema stesso, e
ciò l’ha portato all’idea di una ZTL su tutte le vie d’accesso al quartiere con la posa di
telecamere.
-C’è stato il primo censimento dei commercianti all’ingrosso, a cui serve
l’autorizzazione della Camera di Commercio, non serve quello del Comune.
-Dall’ultimo incontro con la giunta in base ai dati a loro disposizione è emerso che ci
sono meno grossisti, statistica che in realtà deve tenere in considerazione il fatto
che a gennaio-febbraio sono in generale sempre un po’ meno perché i cinesi vanno
in Cina per il Capodanno.
-Questo era il polo commerciale non solo dell’Italia settentrionale ma anche
dell’Europa meridionale.
-A fine dicembre 2012 si è tenuta la prima festa di quartiere, risultato di un primo
tentativo di mutua collaborazione tra le associazioni (comunque con ovvie difficoltà),
anticipata da una tavola rotonda inerente alle prospettive per il futuro per il
quartiere.
-Si tratta di una Chinatown ambigua rispetto alle altre, perché l’85-90% degli abitanti
sono autoctoni (invece la percentuale relativa alla comunità cinese residente è del
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10-15%) mentre si concentrano qui le attività commerciali della provincia. Ci sono
altre etnie presenti, non solo cinesi.
-Attualmente, c’è un ulteriore tentativo di parlare con la Regione e con i due
candidati. Tentativi in verità erano già stati fatti nel 2007 con l’idea del Comune di
definire un’area dove localizzare i grossisti (un’aggregazione commerciale
dell’ingrosso su cui intervenire con particolare leggi e vincoli a cui attenersi): il
progetto di legge c’è però non è mai stato seguito né dal Comune né dalla Regione.
-Meriti e limiti: dalla nascita e con l’evoluzione del fenomeno, l’associazione ha
supplito all’assenza dei partiti sul territorio, ha avuto la capacità di far capire alla
gente cosa fosse e di chi fosse il problema, non del cinese che sputa o sporca, ma
dell’amministrazione che non fa nulla. Ricopre perciò un ruolo di mediazione
contribuendo ad assicurare una maggior tolleranza (anche perché cinesi sono da
tempo una componente storica del quartiere).
-Tutti riconoscono il problema sollevato dalla nostra associazione, l’incompatibilità
fra il commercio all’ingrosso e la residenza perché il quartiere non è abbandonato e
con case vecchie disabitate, era un quartiere residenziale e lo è ancora. E’ come se
fosse un grosso centro commerciale all’ingrosso ma senza piattaforme logistiche per
poter svolgere queste attività. Soprattutto non c’è lo spazio per fare le attività di cari
e scarico del materiale, tant’è vero che in Europa l’ingrosso è stato gradualmente
dirottato verso l’esterno.
PERCEZIONE DEI CAMBIAMENTI
Quali interventi sono stati attuati nel quartiere? Come sono stati attuati? Ci sono
state in merito richieste da particolari cittadini o associazioni operanti sul
territorio?
I processi di progettazione hanno visto la partecipazione di comitati e/o
associazioni? Se si, quali sono?
Quali sono le aree prioritarie di intervento sul territorio identificate dalla Vostra
associazione?
Come vede il quartiere nel prossimo futuro e ritiene necessari ulteriori interventi
sul territorio?
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Crede che gli obiettivi dei progetti del Comune siano stati raggiunti? Se si, quali
sono state le ripercussioni positive ed eventualmente quelle negative? Quali i
punti di forza e di debolezza?
Pensa che gli ultimi interventi attuati abbiano influito sulla composizione della
popolazione residente? Sono questi in linea con i vostri? In generale ritiene che il
progetto applicato si sia rivelato efficace?
-Nel 2003 venne fatta un’ordinanza che coordinava gli orari di carico e scarico nelle
zone dei navigli e poneva dei limiti per cui si poteva caricare e scaricare dalle 10 alle
12 e 30 e dalle 19 30 alle 7, e il comitato riuscì a ottenere che l’ordinanza si
applicasse anche al quartiere. Per noi era importante perché il maggior traffico di
camion nelle vie si verificava nel pomeriggio quando i clienti dei grossisti, chiusi i
mercati rionali, venivano a rifornirsi di merci. Purtroppo però l’ordinanza non veniva
fatta rispettare e mancavano i controlli.
-Ora la via è divisa in due: una parte di grossisti e l’altra più vicina a com’era, anche
se adesso si stanno riscontrando dei cambiamenti in positivo.
-Al secondo incontro infatti era presente una delegazione e il console cinese. In
quella sede vi fu uno scontro fra De Corato e un rappresentante dei grossisti cinesi,
Angelo Wu, sostenuto dal console cinese, perché quest’ultimo richiese lo stop ai
controlli sul carico e scarico merci nel quartiere in quanto limitante per le attività dei
grossisti. Si iniziò a parlare della ZTL di via Paolo Sarpi; infatti, quando i
commercianti della via durante l’amministrazione Albertini si resero conto di non
essere immuni al cambiamento, avevano proposto un progetto di pedonalizzazione
della via ma che non era stata attuata a causa della mancanza di fondi. Questa idea
venne quindi ripresa durante l’amministrazione Moratti però sottoforma di ZTL che
però creò attrito con i commercianti in quanto preferivano la pedonalizzazione.
-Quello che chiedevamo era il dirottamento di queste attività verso l’esterno
seguendo l’esempio di quello che è stato fatto a Roma all’Esquilino. A Roma però, al
contrario del nostro quartiere, si trattava di un quartiere già degradato e
abbandonato. Lì l’amministrazione era intervenuta decidendo con un’ordinanza che
l’ingrosso lì non sarebbe più stato possibile e che i locali sarebbero diventati
showroom dei grossisti e i magazzini invece dirottati in zone più esterne della città.
Nascono perciò varie idee dello spostamento a Varese (Formigoni) che però non
ebbe un seguito, poi intervenne l’assessore all’urbanistica Carlo Masseroli che
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individuò delle aree dove spostare i grossisti in via Dei Missaglia. Lì sarebbe dovuto
sorgere ex-novo un centro commerciale su un terreno di un privato.
-Venne poi firmata una mozione in consiglio comunale che impegnava la giunta a
fare nel giro di 6 mesi una ZTL e questo venne vista da questi rappresentanti cinese
come una rottura dei patti che portò allo stop dell’iniziativa di via Dei Missaglia. Il
Comune quindi portò avanti il progetto di pedonalizzazione senza però continuare in
parallelo un progetto di delocalizzazione del commercio all’ingrosso, cosa che
secondo noi non avrebbe risolto il problema. La pedonalizzazione ha cambiato
rapidamente la via Sarpi. La ALES si spaccò su questa trattativa sulla
pedonalizzazione, dividendosi tra sostenitori del progetto (SarpiDoc) e contrari
(ALES). La pedonalizzazione ha riqualificato sicuramente la via e anche chi
inizialmente non era convinto ora non tornerebbe più indietro a quando la via era
invasa dal traffico che rendeva l’aria irrespirabile.
-E’ significativo come nel quartiere nonostante il crescere di questi problemi non ci
siano mai stati atti di intolleranza fra le comunità a differenza di altre zone di
Milano. Qui c’è una tradizione perché la comunità cinese è presente dalla fine degli
anni trenta. Però poi, quello che noi abbiamo colto, è che quando l’amministrazione
dà l’impressione di disinteressarsi di queste problematiche di tutti i giorni ciò può
dare luogo alla nascita di sentimenti di intolleranza. In particolare l’amministrazione
Albertini sembrava ignorare completamente il problema probabilmente ritenendo
che tutto si sarebbe risolto da sé con la regola de “il più forte vince”.
-Prevedendo l’utilizzo delle telecamere (autorizzato a livello ministeriale, e che deve
essere in regola con codice stradale) era stata proposta l’idea di fare cinque blocchi
controllati dalle telecamere in cui gli abitanti potessero entrare nel loro sottoblocco
per evitare il passaggio nell’intera via (considerando che vi sono 1200 proprietari di
auto). Il Ministero però bocciò la proposta perché in quel modo c’era la possibilità di
essere penalizzati cinque volte per la stessa infrazione stradale. Venne quindi
proposta l’inversione di marcia a metà della via al fine di evitare attraversamento di
tutta la stessa. Così le telecamere sono state messe per controllare il senso di marcia.
Poi, poco prima dell’inaugurazione, con la pedonalizzazione l’inversione non ha più
avuto senso di esistere (anche se alcuni entrano lo stesso dove non ci sono le
telecamere a controllare).
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-Oggi c’è parecchio passeggio, è una bella via vissuta grazie alla pedonalizzazione. Il
carico-scarico è dalle 10 alle 12e30, nel 2010 l’orario è stato allargato a tutto il
quartiere non solo Sarpi.
-Ci sono sempre nuove attività e un continuo riciclo di grossisti (oggi 383).
-Grazie alle telecamere non si può più fare ciò che su vuole, il problema su Sarpi è
migliorato un po’, ma non nelle vie esterne non sono controllate.
-Il fenomeno è stato segnalato al Comune sin dall’inizio, ma questo non ha mai
decentrato il commercio (in quanto punto forte per le forze di centro-destra) perché
una volta permessa l’apertura di certi esercizi non poteva indirne la chiusura.
-Con la giunta Moratti, è stata posta una regola in base alla quale tutti i presidenti
dei nuclei di antica formazione nei centri storici non potessero più permettere
l’apertura di esercizi all’ingrosso (solo in zone esterne con certi vincoli e spazi), una
regola però non retroattiva, quindi oggi persiste ancora il vecchio problema
(diventerà operativa a metà Marzo con l’installazione delle telecamere). Facendo
due conti a livello economico, il commercio all’ingrosso con le telecamere non è più
favorito.
-Ci sono sempre nuovi giovani (che comprano o in affitto ), perché qui costa un po’
meno.
-Si assiste a nuovi progetti e interventi dentro e fuori il quartiere, per esempio la
Feltrinelli, il Museo del Design Industriale in una vecchia trama a cavalli da
ristrutturare, la Fabbrica del vapore.
-Inoltre, è stato richiesto al Comune il permesso di portare il limite di velocità a 30
(zona 30) per migliorare ancora di più il quartiere per il livello di vita (anche per
volontà degli esercenti).
BISOGNI E DESIDERI ATTUALI DEGLI ABITANTI DI DIVERSE COMUNITA’
Secondo Lei, come Presidente di Vivisarpi, quali sono i bisogni e le necessità degli
abitanti e dei commercianti del quartiere? In che modo la vostra associazione
collabora con altre e con il Comune?
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Come sono stati vissuti i cambiamenti dagli abitanti, dai commercianti e dalle
associazioni?
-Il comitato ha individuato la sua controparte nell’amministrazione comunale
riportando come il fenomeno del commercio all’ingrosso andasse a modificare
quello che era il tessuto socio-economico del quartiere. C’era un impatto su questo
territorio non governato e la responsabilità di ciò risiedeva in chi non governava
dall’alto e lasciava che questo fenomeno prendesse piede.
-Nel 2005 abbiamo fatto un convegno con la facoltà di architettura del Politecnico di
Milano mettendo a confronto la situazione della nostra città con quella di Roma con
un confronto fra gli assessori delle due città.
-E’ stato chiesto un tavolo intorno al quale vi fossero tutti i vari enti e i vari
responsabili. Alla prima riunione però non vi era nessun rappresentante della
comunità cinese dei grossisti cinesi e lo si fece notare. De Corato era presente e
disse che al seguente incontro ci sarebbero stati. Al secondo incontro infatti era
presente una delegazione e il console cinese. Ci fu un po’ di contenzioso tra noi e
l’assessore perché sembrava che Angelo Wu e un altro imprenditore cinese (estranei
alla realtà del quartiere) avessero ottenuto la conferma che fino alla costruzione del
centro commerciale nel quartiere non sarebbe stata fatta l’isola pedonale o altri
interventi per riqualificare gradualmente il territorio.
-Anche i commercianti cinesi non sono d’accordo in linea generale con le soluzioni
finora adottate, le soluzioni per il decentramento da parte loro non sono state
proposte e l’amministrazione non può tirare fuori i soldi. Neanche quest’ultima
d’altra parte sembra tendere la mano in questo senso.
-In realtà i rapporti tra le due principali associazioni di commercianti non sono
idilliaci, cercano di prendersi il merito sull’altra per gli interventi fatti.
-Chi vive di più il quartiere è l’anziano, la famiglia col bimbo, colui che non esce dal
cancello per la presenza di camion che scaricano, non dai giovani. Quindi bisogna
mediare per non far accrescere rabbia contro la comunità cinese ed è forte la
necessità di affrontare i problemi e non di ignorarli.
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SARPI DOC
PARTE ANAGRAFICA
Data
14/02/2013
Nome F.
Luogo Milano, via Paolo Sarpi 63 Intervistatore Nava Erika
Cognome N. Sesso M
Indirizzo Viale Certosa Nazionalità italiana
Ente appartenenza Associazione Sarpi Doc Ruolo Presidente
In carica dalla fondazione dell’associazione nel 2008 Motivo della nascita, obiettivi,
membri L’associazione è nata dalla necessità di unificare e coordinare i
commercianti al dettaglio di via Paolo Sarpi e delle zone limitrofe. Gli obiettivi sono
quelli dello sviluppo del commercio al dettaglio in una filosofia di negozi di vicinato
per costituire una sorta di centro commerciale naturale sul territorio.
STORIA, EVOLUZIONE, CARATTERISTICHE DEL QUARTIERE, RISORSE, CRITICITA’
Cosa ci può dire riguardo alla storia del suo negozio e del quartiere? E’ cambiato
negli ultimi anni?
Come negozio noi siamo qui dal 1952, siamo una bottega storica. Il quartiere e la via
si sono trasformati negli anni, ma nonostante tutto ha mantenuto una sua identità
perché circa l’80% dei residenti sono italiani. Ciò che si è modificato nel tempo è un
po’ lo sviluppo commerciale.
La pedonalizzazione come ha influito?
La pedonalizzazione era un progetto già presentato nel 2001-2003 e l’intenzione di
pedonalizzare l’area risale già a delle linee già del 96-97 e si è concretizzata negli
ultimi tempo. Già da tempo ci si era resi conto che una via di questo genere
pedonalizzata avrebbe potuto permettere uno sviluppo del commercio al dettaglio
più vivibile e con una potenzialità di affluenza di pubblico maggiore. E’ subentrata
poi la querelle tra residenti cinesi e italiani, ma in realtà la querelle vera è tra
commercianti all’ingrosso e commercianti al dettaglio. E’ una lotta commerciale,
non etnica contrariamente a quello che strumentalmente venga fatto apparire.
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Secondo lei, in quanto Presidente di Sarpi Doc, quali sono le caratteristiche
principali del quartiere?
Il quartiere era di ceto medio/basso, con piccoli imprenditori e botteghe artigiane.
La via aveva una conformazione di negozi che la rendeva altamente commerciale e
fino a fine anni ‘90 ha sempre rivaleggiato con Corso Vercelli e Corso Buenos Aires
come riferimento commerciale per Milano. In seguito, l’apertura di grossi centri
commerciali intorno a Milano ha portato a una riduzione dei consumatori e ha
incominciato a mettere in difficoltà la via. Negli ultimi anni poi è subentrata la
presenza di queste attività all’ingrosso che han tentato di cambiare ancora la via.
Secondo lei, quali sono le risorse e le criticità?
Le criticità sono le attività all’ingrosso che sono un deterrente per la fruibilità della
via e perché chi compra all’ingrosso non è interessato a comprare al dettaglio. Un
altro punto critico è il fatto che le firme italiane si siano tutte spostate dalla via in
questi grossi centri commerciali in periferia. Un altro punto è il fatto di voler
costituire qui una sorta di Chinatown cosa che non è sostenibile per la via in quanto
questo quartiere, essendo prevalentemente abitato da italiani, non presenta le
caratteristiche delle altre Chinatown. E inoltre la presenza straniera non si limita agli
abitanti e commercianti cinesi, ma c’è una presenza significativa di spagnoli, francesi,
tedeschi, inglesi e altri perché apprezzano questo tipo di quartiere con servizi, in
prossimità del centro, con rapporti umani non da periferia, caratteristiche che lo
rendono un quartiere con una notevole vivibilità e questa è sicuramente una risorsa
del nostro quartiere. In più, via Paolo Sarpi è un distretto urbano del commercio cioè
un’ area delimitata in cui vi è una significativa presenza di vendite al dettaglio e una
significativa presenza di residenti. Questi distretti avevano come scopo di creare una
sinergia tra i residenti e le attività al dettaglio per lo sviluppo commerciale e
economico del territorio anche se adesso in realtà sono più camere di
compensazione per problematiche limitate al contingente quando invece
dovrebbero agire per lo sviluppo armonico del territorio. Qui ci sono tutta una serie
di realtà che non appaiono vistosamente (come agenzie pubblicitarie e case di
produzione cinematografiche, studi di architettura) ma che fanno comunque parte
del quartiere e del tessuto sociale, culturale e economico del quartiere e lo rendono
molto ricco.
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PERCEZIONE DEI CAMBIAMENTI
Quali interventi sono stati attuati nel quartiere?
Divieti di carico e scarico al di fuori degli orari predisposti e l’introduzione della ZTL.
La pedonalizzazione era un progetto dell’ALES del 2001-2003 con la collaborazione
di architetti del Politecnico e dell’unione commercianti di Milano. Ciò che ha fatto
rimettere in moto la faccenda è stato l’episodio della rivolta del 2007. Noi ci siamo
schierati decisamente a favore della pedonalizzazione.
Come vede il quartiere nel prossimo futuro e ritiene necessari ulteriori interventi
sul territorio?
Per il futuro noi vorremmo l’applicazione delle norme sul carico e scarico delle merci,
la costituzione di poli dell’ingrosso intorno a Milano e l’applicazione di un piano di
governo del territorio che preveda che le attività di ingrosso debbano avere
strutture e location che siano adeguate per questo tipo di attività. Il comune può
fare da facilitatore per la creazione in periferia di un polo per la vendita all’ingrosso,
ma non può finanziare l’operazione perché diventerebbe commercio sleale e
incapperebbe in sanzioni della UE. Potrebbe però creare dei percorsi per favorire
l’identificazione di aree e favorire degli accordi. Noi riteniamo che questi siano
fattori che favorirebbero in queste vie il commercio al dettaglio, la produzione
artigianale, i laboratori e gli spazi per i giovani imprenditori. E questo è un campo in
cui noi come associazione vorremmo lavorare anche perché ci sono spazi in disuso,
come per esempio quelli che appartenevano all’Ospedale Maggiore.
In generale ritiene che il progetto applicato si sia rivelato efficace?
Sì. C’è stato chi ha ostacolato molto la pedonalizzazione, ma molti di quelli che
erano i più ostinati nella loro avversione sono quelli che ora stanno guadagnando di
più e adesso sono contenti di ciò che è stato fatto.
Crede che gli obiettivi del Comune siano stati raggiunti?
Ritengo che il Comune non è ancora arrivato alla meta, il lavoro
dell’amministrazione non deve terminare con la ZTL, anche perché ci sono ancora
tutte le vie laterali da riqualificare. Il Comune dovrà lavorare sullo sviluppo futuro
del quartiere.
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BISOGNI E DESIDERI ATTUALI
Secondo Lei, quali sono i bisogni e le necessità dei commercianti del quartiere?
Come vorrebbe diventasse il quartiere in futuro?
Secondo me ciò che necessita il tessuto economico del quartiere è lavorare sullo
sviluppo futuro, cioè bisognerebbe pensare a come le attività si trasformeranno e
come favorire il commercio al dettaglio, la produzione artigianale, i laboratori e gli
spazi per i giovani imprenditori. Qui ci sono 20 botteghe storiche, è una percentuale
su tutta la Lombardia altissima. Sono botteghe che da più di 50 anni lavorano sul
territorio e seguendo il loro esempio altre attività di questo genere possono essere
sviluppate in questo senso, attività come ad esempio piccoli artigiani, atelier,
laboratori, giovani che si consorziano per laboratori e consulenze. Ci sono gli spazi
ma io penso che la pubblica amministrazione e le associazioni sul territorio
dovrebbero ragionare su questo: se si sposta l’attività all’ingrosso e lasciano posti
vuoti, come li riempiamo?
In che modo la vostra associazione collabora con altre e/o con il Comune?
Noi collaboriamo con tutte le associazioni che condividono i nostri obiettivi, non
abbiamo problemi in questo senso. Per collaborare con il comune abbiamo
partecipato a lunghi tavoli di discussione in diverse occasioni.
 LIVELLO INDIVIDUALE
ABITANTE ITALIANA
PARTE ANAGRAFICA
Data 02/02/2013 luogo Milano, Via Canonica 54
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Intervistatore Folatti Marta
Nome M. Cognome G. Sesso F Data e luogo di nascita 25/08/1956 Milano
Indirizzo Via Canonica 54, Milano Nazionalità italiana
Da quanto abita qui?
Dal 1986
Da quanto lavora qui?
Ho avuto un negozio di protesi acustiche e cura delle malattie dell’orecchio in Piazza
Morselli dal 1992 fino al 2010, poi dal 2011 mi sono spostata in piazza De Angeli per
motivazioni personali; ho mantenuto la proprietà degli immobili ma la società è
stata ceduta.
Perché ha scelto di venire a vivere qui?
Questa è la zona dove sono cresciuta anche da ragazza, perché abitando a Quarto
Oggiaro la zona Paolo Sarpi era quella più raggiungibile e dove c’erano più negozi.
Trovavo tutto quello che mi serviva.
Con chi vive?
Con la mia famiglia.
Fa parte di qualche associazione?
No. Anche perché in Via Canonica non c’è un’associazione vera e propria, tant’è che
ci sono state difficoltà per le luminarie natalizie, perché per un blocco sono state
istallate e per un altro no. È sempre stato un “fai da te”.
Si sente rappresentata da associazioni presenti nel quartiere?
No, anche perché non sono mai venuti a contattarci (come negozio). Con il negozio
in piazza De Angeli noto sostanzialmente la differenza. Mentre a De Angeli-Corso
Vercelli-Marghera c’è questa associazione che in tre occasioni è venuta a chiedere
per manifestazioni piuttosto che per il Natale, questo in Via Canonica non è mai
avvenuto.
STORIA, EVOLUZIONE, CARATTERISTICHE DEL QUARTIERE, RISORSE E CRITICITA’
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Cosa ci può dire riguardo alla storia del quartiere? Come è cambiato negli ultimi
anni?
È sempre stato un quartiere per così dire connotato dalla presenza dei cinesi, che
per altro secondo me è un’etnia che non ha mai dato disturbo e che si è inserita nel
nostro contesto molto lentamente. È altrettanto vero che è un’etnia molto chiusa,
nel senso che loro difficilmente comprano nei negozi italiani, anche se negli ultimi
anni c’è stata un’evoluzione perché i ragazzi sono cresciuti qui e questo li coinvolge
in modo diverso. Per quanto riguarda la nostra attività posso dire che si sono rivolti
a noi i cinesi benestanti, che comunque sono una nicchia molto ristretta.
Io ho sempre convissuto molto bene, non ho mai avuto preclusioni, ma io sono
persona aperta, che non ha problemi a relazionarsi con persone di diversa
cittadinanza.
I cambiamenti non sono stati e non sono facili. I cinesi si stanno adeguando. I
cambiamenti a livello di commercio si stanno sviluppando ora. I negozi hanno una
diversa esposizione, hanno imparato a fare le vetrine come noi italiani, a esporre la
loro merce in un modo diverso. È anche vero che le persone qui andavano dai
grossisti chiedendo di fare sempre sconti, di pagare le cose a poco prezzo. Ed è
altrettanto vero che molte persone vengono ad acquistare cercando poi di rivendere
come roba italiana, perché i furgoni “made in Italy” si vedono, ma la merce “made in
Italy” non è.
Molte persone, vedendo che i cinesi sono subentrati sulla Paolo Sarpi, molto
probabilmente non accettando di vivere in una società mista, se ne sono andati.
Però so di persone che ritornano! Per cui vuol dire che non è l’etnia che fa il
cambiamento, ma la collocazione dove vai a stare!
La pedonalizzazione come ha influito?
Io trovo che sia una bella cosa. L’unica pecca è che la pedonalizzazione ha portato a
un appiattimento delle attività serali. Ci sono due o tre locali aperti, ma per il resto
dalle 11 in avanti non c’è nessuno. Andrebbe sviluppata un’attività diversa ma
questo non dipende solo dai commercianti. Però l’anno scorso c’è stata
un’associazione di cui non ricordo il nome, dove fanno ripetizioni ai bambini e scuola
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di musica, che ha fatto delle manifestazioni con musica, teatro, tango.. E questa è
stata una bella cosa perché ha dato un po’ di vivacità all’ambiente.
Qual è secondo lei la composizione degli abitanti?
Non lo so ma i cinesi devono essere la maggioranza. Le viuzze interne della Paolo
Sarpi sono abitate nella maggior parte da cinesi. Nel nostro condominio non c’è
nessun abitante cinese, e neanche nel palazzo di fronte. La via Canonica è la via di
demarcazione tra l’etnia della Paolo Sarpi cinese e il blocco che sta in SempionePagano, dall’altra parte, che è poco abitato dai cinesi.
Secondo lei quali sono le caratteristiche principali del quartiere? Quali le risorse e
le criticità?Le piace vivere o lavorare qui? Perché?
Non cambierei zona. Io sto bene qui a differenza di persone che se ne sono andate
io non cambierei zona. Non ho mai avuto nessun problema, anche perché loro
gestiscono la loro comunità, nel bene e nel male, all’interno del loro gruppo. Io,
frequentando anche la chiesa, vedo che i ragazzi riescono ad integrarsi. C’è un
parroco che ha fatto molto per la comunità cinese, oserei dire quella che ha più
bisogno, per non lasciare i bimbi per strada, per non lasciarli soli negli scantinati
dove le mamme lavorano, mangiano, dormono, perché queste realtà esistono. Non
fa parte della nostra cultura. Il cambiamento non deve avvenire con la forzatura. Per
loro è normale così, per noi non lo è e quindi bisogna utilizzare dei mezzi che siano
appropriati.
Per l’attività commerciale la Via Canonica è un’ottima collocazione, anche se è vero
che il nostro prodotto è particolare, una realtà unica nella zona. Sicuramente per la
nostra attività è stato proficuo. È una bella zona, dal momento che è raggiungibile
con qualsiasi mezzo, metropolitana, autobus. Però è chiaro che non ho un negozio di
abbigliamento. In quel campo la concorrenza cinese è spietata, per via del costo del
lavoro che per loro è praticamente pari allo zero.
PERCEZIONE DEI CAMBIAMENTI
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Quali interventi sono stati attuati nel quartiere?
La pedonalizzazione, poi un intervento penso concordato a livello politico della
comunità cinese per cambiare l’esposizione dei negozi, il non passaggio dei carrellini
(anche se in qualche altro modo loro devono lavorare, per cui adesso la consegna
della merce è di fronte al Cimitero Monumentale e loro arrivano lì col carrellino).
Però con il passare degli anni si è attenuato, perché prima era invivibile: camion in
mezzo alla strada, nelle vie piccole e strette della Via Paolo Sarpi, ad ogni ora a
caricare e scaricare..
I cambiamenti sono stati improvvisi o graduali?
C’è stato un momento di tensione che poi si è acuito non so se volutamente o meno,
però è stato graduale.
La popolazione è stata coinvolta nei progetti?
Sicuramente è stata coinvolta ma non dalla base, non alla base. I cambiamenti sono
avvenuti perché i cittadini italiani si sono lamentati del via vai, e hanno visto
scendere il valore delle loro case di proprietà o dei loro negozi giusto per la presenza
di questa etnia. Cittadini che per altro quando hanno venduto non si sono fatti
scrupolo di accettare pagamenti anche piuttosto lauti. Sicuramente sono stati
interpellati i negozianti della Paolo Sarpi vera e propria, ma la Via Canonica è sempre
stata una zona ibrida. Non siamo mai stati contattati per chiedere se eravamo
disturbati dalla presenza di rappresentanza cinese, ma è altrettanto vero che nel
nostro campo non c’era un negozio analogo.
La situazione generale del quartiere è migliorata o peggiorata? Rispetto alla sua
situazione particolare cosa è cambiato?
È migliorata. Anche se ribadisco, i cinesi andrebbero coinvolti maggiormente nel
senso che se noi andiamo ad acquistare nei loro negozi, è difficile, non solo nel mio
campo, vedere un cinese che acquista in un nostro negozio. Attualmente però
alcuni negozi cinesi hanno aumentato il loro target a livello di prezzi, hanno firme
italiane, per cui penso che stia cambiando anche per loro.
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BISOGNI E DESIDERI ATTUALI DEGLI ABITANTI DI DIVERSE COMUNITA’
Secondo lei, quali dovrebbero essere le aree prioritarie di intervento sul territorio?
Secondo me, compatibilmente con la disponibilità di tempo e denaro, c’è bisogno di
scambio interculturale. Proprio a livello di culture. Non possiamo pensare che il
cambiamento sia solo focalizzato al business. Noi dovremmo cercare di capire la loro
cultura e loro la nostra. Ci sono delle associazioni, o il parroco della SS Trinità, che
sta facendo un ottimo lavoro, però forse qualcosa di più servirebbe. È un processo
che deve avvenire molto lentamente. Serve coinvolgimento maggiore; a parte la
festa cinese del capodanno, dove c’è il carro col drago che passa, non c’è molto altro.
Come vede il quartiere nel prossimo futuro?
Non ho intenzione di cambiare quartiere. L’evoluzione secondo me è quella di una
crescita della comunità con maggiore integrazione. I giovani crescono qui, maturano
qui, studiano qui e quindi.. la vedo positiva e molto migliore rispetto ad altre zone di
Milano, via Padova o zona Isola, dove la preponderanze delle etnie è diversa e dove
le etnie preponderanti sono più estremiste. La comunità cinese non fa del male a
nessuno. È apolitica, non ha religione. Non ha quella aggressività... ma proprio per
cultura.
Ritiene necessari ulteriori interventi sul territorio?
La pedonalizzazione ha avuto effetto positivo a livello di vivibilità, ma negativo
perché ha insediato le varie zone gialle e blu, e qui le automobili sono molte, e i
parcheggi sono costosi. Il discorso è che noi dobbiamo cambiare il nostro modo di
vivere: se andassimo in bicicletta sarebbe una cosa bellissima. Però questo dovrebbe
essere attuato con piste ciclabili, perché adesso passano le biciclette sui marciapiedi
e la qual cosa non può esistere. Bisogna attrezzarsi in modo diverso e magari con
questo sistema prenderebbe vita anche la pedonalizzazione della Paolo Sarpi. È
altrettanto vero che bisogna dare la possibilità alle persone di raggiungere questo
luogo senza essere penalizzate dal punto di vista economico, perché altrimenti la
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gente non ci viene più. Cosa che è successa ai negozianti. Io credo che i negozianti
abbiano perso clientela con il discorso di non poter più caricare e scaricare
facilmente. Secondo me l’unica cosa da fare sarebbe rendere più agevoli le zone; la
pista ciclabile andrebbe fatta, in tutta Milano però. Deve esserci accessibilità in
sicurezza perché non ci sono solo le bici ma i passeggini, i bambini che escono da
scuola, le persone anziane.
Conosce delle associazioni che operano sul territorio e ritiene siano efficaci nel
rappresentare le esigenze del singolo?
Ho avuto un contatto con alcune persone che si occupano di un associazione
interculturale, ma non ho avuto modo di approfondire. Sicuramente ci sono ma non
conoscendole non posso esprimere giudizi.
COMMERCIANTE CINESE
PARTE ANAGRAFICA
Data 12/02/2013
Nome Y.
Luogo
Cognome H.
Intervistatore Li Yaxin
Sesso M
Data e luogo di nascita 12-10-1974 Zhejiang, Cina , PR
Indirizzo Via Bramante 34 , Milano Nazionalità Cinese
STORIA, EVOLUZIONE, CARATTERISTICHE DEL QUARTIERE, RISORSE E CRITICITA'
Da quanto lavora qui? Perché ha scelto di venire qui? Con chi vive?
Io sono venuto qui 15 anni fa (1998), ho questo negozio da sei anni. Ho scelto di
venire qui perche io sono nato in un villaggio piccolo nella provincia dello Zhejiang in
Cina. I miei genitori sono dei tipici contadini cinesi. Nel mio villaggio c'erano già dei
migranti che andavano prima in Europa e poi verso l'Italia. Hanno mandato delle
rimesse e mantenuto la famiglia. Ho chiesto un debito con una cifra enorme per
pagare il “passatore” per venire in Italia con il visto turistico. Ho incontrato anche
mia moglie in quest'avventura. Abbiamo cominciato come immigrati irregolari,
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siamo stati fortunati perche nel 2002 c'è stata la sanatoria, e ci siamo regolarizzati.
Da lì in poi la nostra vita è stata diversa. Abbiamo scelto la zona Sarpi per aprire la
nostra attività perché in questa zona ci sono molti nostri connazionali, coi quali
possiamo aiutarci, scambiarci le informazioni, inoltre questa zona era già molto
conosciuta come un centro commerciale che attira molto i commercianti, non solo
italiani ma anche tedeschi e svizzeri. Per questo motivo l'affitto è molto alto e non
c'è quasi mai la disponibilità di trovare un negozio in vendita. Vivo con mia moglie e
mio figlio, Daniele, che è nato qui, ha 4 anni. Sono venuti anche i miei genitori e il
fratello di mia moglie, lo abbiamo assunto come nostro lavoratore.
Cosa ci può dire riguardo alla storia della quartiere?
Da quando sono arrivato in Italia, “Paolo Sarpi” è sempre stato un simbolo di “China
town” in cui con i compaesani ci si incontra e ci si scambia le informazioni per
alloggio e lavoro. È sempre stata una zona abitata maggiormente da cinesi. Col
passare tempo, i pochi negozi italiani che erano rimasti sono stati venduti, con il
risultato che il quartiere è quasi dominato da grossisti cinesi.
Come e cambiato negli ultimi anni? La pedonalizzazione come ha influito?
Da quello che vedo, i cambiamenti ci sono dopo la pedonalizzazione. Il numero dei
grossisti è diminuito sia per la crisi dal 2008 sia per la difficoltà di gestire il trasporto
di merci. La pedonalizzazione ha appesantito molto il nostro lavoro e anche per chi
viene ad acquistare i merci. Ora le merci vengono scaricate e caricate al Cimitero
Monumentale. I lavoratori portano le merci con la bicicletta. Ci sono dei grossisti che
si sono trasferiti dalla zona Sarpi alle zone fuori città. Però i negozi cinesi sono
sempre lì, allestiscono la vetrina come quelle dei negozi italiani, vendono le merci al
dettaglio e aumentano i prezzi. La zona Sarpi ha una sua nuova identità dopo la
pedonalizzazione.
Secondo lei quali sono le caratteristiche principali del quartiere?
Per noi, ovviamente prima di tutto è un luogo di lavoro. È il luogo migliore
d’acquisto merci a Milano poiché i grossisti sono densamente insediati e la gamma
delle merci è vasta. In più, la zona è situata al centro della città ed è facile da
raggiungere con i mezzi pubblici. Quindi con i connazionali ci incontriamo sempre
qui per vari motivi. Inoltre, è sempre stato un luogo che fornisce un primo alloggio
per i nuovi arrivati e un centro di informazione necessario per la vita quotidiana.
Le piace vivere o lavorare qui? Perché?
Mi piace questa zona perché e una zona adatta ai cinesi. Ma comunque se ci fossero
delle opportunità traslocherei anche in altre zone, perche qui la vita è costosa e
caotica per quanto conveniente. Non c’è mai tranquillità perché siamo controllati
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frequentemente dai vigili e ci sono vari tipi di imposte. Non sono cose piacevoli.
Però non abbiamo molta scelta.
Fa parte di qualche associazione?
No, e non ne conosco tante.
PERCEZIONE DEI CAMBIAMENTI
Quali interventi sono stati attuati nel quartiere?
L'unico che so io è la pedonalizzazione.
I cambiamenti sono stati improvvisi o graduali?
È stato graduale, la pedonalizzazione è durata tanto.
La popolazione è stata coinvolta nei progetti?
Si, la pedonalizzazione è stata fatta perché gli abitanti italiani si sono lamentati dei
disturbi dei negozi cinesi. Noi negozianti cinesi siamo rimasti sempre quasi silenziosi
perche è mancata l'occasione per il dialogo. Il consolato cinese ci rappresenta per
negoziare, comunque ci sono molte più voci di corridoio di quelle provenienti in
maniera ufficiale. Io credo che noi siamo sempre la parte debole.
La situazione generale del quartiere e migliorata o peggiorata?
Per quanto riguarda l'ambiente, è migliorato sicuramente. Però i grossisti cinesi
affrontano una sfida senza precedenti. Il declino dei grossisti cinesi in questa zona è
visibile.
BISOGNI E DESIDERI
Secondo lei, quali sono i bisogni e le necessità dei commercianti cinesi?
Cercare uno spazio per il parcheggio per favorire sia i residenti sia i grossisti. Inoltre,
bisognerebbe intavolare una conversazione efficace fra le due parti per ridurre il
conflitto. Dovrebbe essere meno controllata la zona dai vigili e dovrebbe esserci un
trattamento adeguato e giusto.
Conosce delle associazioni che operano sul territorio e ritiene che siano efficaci nel
rappresentare le esigenze del singolo?
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Sì, conosco delle associazioni di commercianti cinesi, però il loro lavoro non è
efficace, è sempre difficile. Credo che abbiano bisogno di migliorare molto. Una
volta sono venuti a presentarsi per raccogliere il consenso per cercare un avvocato e
difendere i nostri diritti... Comunque alla fine sarà un processo lungo.
Come vede il quartiere nel prossimo futuro?
Non ne ho idea, penso che sarà sempre più difficile commerciare in questa zona, le
voci che girano dicono che le leggi a sfavore dei commercianti cinesi di Paolo Sarpi
vengono approvate facilmente. Però i cinesi rappresentano la tolleranza,
l'intelligenza e la diligenza fra i popoli mondiali e dobbiamo creare un nostro modo
di abbattere le difficoltà. Allora la zona Paolo Sarpi sarà prospera come prima.
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CONCLUSIONI
Tenendo in considerazione il lavoro svolto fino a questo punto, comprendendo sia la
sua parte più teorica effettuata in classe, sia la sua componente più pratica avvenuta
tramite le ricerche a casa e soprattutto le interviste condotte sul campo, è emerso
come la città sia un conglomerato eterogeneo di culture che si influenzano a vicenda
e come questo bidirezionale rapporto contribuisca a mutare continuamente la città,
nel nostro caso il Quartiere Sarpi, in cui si manifesta.
Per effetto delle migrazioni, la comunità cinese ha svolto un ruolo fondamentale
nella costruzione dell’immaginario collettivo relativo a Via Sarpi. Questi sono visti
spesso come passivi, cosa non del tutta corretta dato che si sono fatti conoscere nel
tessuto sociale della zona, grazie ad esempio all’apertura dagli anni ’60 di ristoranti,
che proponevano ai loro connazionali il cibo della loro madrepatria e agli autoctoni
di gustare delle pietanze fino a quel momento quasi del tutto sconosciute. In seguito,
influenzati dalle trasformazioni in atto riguardanti l’economia e la trasformazione
del quartiere stesso, i commercianti, spinti forse dalla legislazione, stanno
cambiando alcune caratteristiche dei negozi, allineandosi così ai colleghi italiani. In
virtù dei prezzi notevolmente bassi, il numero di articoli venduti è alto (è quindi
facilmente immaginabile che la composizione della loro clientela comprenda sia
cinesi che non), e ciò potrebbe provare come i cinesi stessi contribuiscano a
modificare la cultura in cui si trovano. Tutto è cultura, l’elemento materiale e quello
immateriale, e il Quartiere Sarpi è un emblema della globalizzazione presente, che
tende sempre di più a omogeneizzare le differenze tra una cultura e l’altra.
Sembrerebbe quindi possibile un’integrazione, per quanto da certe interviste
emerga che i cinesi siano un’etnia piuttosto introversa e da altre che il problema non
è affatto lo scontro culturale, ma la dicotomia tra i due tipi di commercio esistenti
nella zona.
Le nostre ipotesi si sono rivelate solo in parte vere: secondo le testimonianze che
abbiamo raccolto, entrambe le comunità riconoscono il miglioramento della
vivibilità del quartiere, ma, come da noi ipotizzato, i proprietari di attività
commerciali cinesi hanno percepito il cambiamento come svantaggioso per i propri
interessi. Secondo gli intervistati, non solo ciò che è stato fatto a livello urbanistico,
ma anche a livello legislativo sta continuando gradualmente a modificare il territorio
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e la maggior parte delle categorie intervistate sostiene che ciò, come effetto a lungo
termine, porterà o alla trasformazione dei negozi da grossista a dettagliante (o
negozi ibridi come se ne possono notare attualmente) o alla chiusura/trasferimento
dei negozi all’ingrosso. Secondo gli abitanti e i commercianti italiani da noi
intervistati, l'investimento affettivo, psicologico, economico dei migranti continua a
tendere verso il paese di origine, mentre secondo il commerciante cinese è il dialogo
fra le comunità ad essere mancato perdendo così l’occasione per la creazione di una
rete sociale più omogenea nel quartiere, eccezion in parte fatta per il lavoro svolto
dalle associazioni culturali. Il lavoro di rete svolto su questo territorio appare ben
sviluppato fra le associazioni degli esercenti e degli abitanti italiani, ma manca di una
progettazione che includa la comunità di negozianti cinesi e ciò è stato fatto notare
sia dal negoziante cinese (che sostiene che le associazioni degli esercenti cinesi
abbiano bisogno di migliorare molto), sia dagli abitanti e esercenti italiani (che
riconoscono che la presenza di una stabile associazione degli esercenti cinesi è
necessaria per poter elaborare un progetto futuro per il quartiere). Per questo
motivo, il livello di conflittualità tra gli abitanti e commercianti si mantiene non
elevato ma costante anche dopo le trasformazioni attuate sul territorio (ebbe un
picco nel 2007 con la rivolta dei commercianti cinesi scatenata dall’aumento dei
controlli sul trasporto delle merci fuori dalle fasce stabilite). Questa conflittualità è
probabilmente dovuta a una mancanza di dialogo fra le controparti. Poiché il
processo è ancora in corso e siccome secondo molti il lavoro del Comune in questa
zona di Milano non è terminato, non è possibile dire se il progetto sia esportabile in
altre zone con caratteristiche simili. Sono stati fatti tentativi in senso contrario, cioè
di importare il modello applicato nel quartiere dell’Esquilino a Roma, cosa che non è
riuscita probabilmente a causa del fatto che i processi che hanno portato i grossisti
in via Paolo Sarpi e in quella zona di Roma furono differenti (il quartiere di Roma era
degradato e quindi abbandonato da abitanti e negozianti italiani, mentre in zona
Paolo Sarpi è tutt’ora presente un tessuto di numerosi laboratori e botteghe
storiche).
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Progetto Sarpi