COMUNE DI RIETI POR FESR LAZIO 2007-2013 Piano Locale Urbano di Sviluppo (P.L.U.S.) : “Fare centro - Fare città” 1 SINTESI GENERALE A.T.P. STUDIO PITONI capogruppo mandatario PITONI & P Arch. Fabio PITONI Arch. Giovanni BAIOCCHI Arch. Carlo ROSATI Arch. Guglielmo ROVERSI Ing. Ubaldo VALENTINI Responsabile progetto P.L.U.S.: Ing. Maurizio PERON PROGETTO: PITONI & P STUDIO PITONI capogruppo mandatario Arch. Fabio PITONI PARTNERS Arch. Alessandro CAPATI Associati Arch. Mauro MARCHETTI PARTNERS Arch. Giovanni BAIOCCHI Arch. Andrea PAOLINI Arch. Carlo ROSATI Arch. Luca ROSATI Arch. Arch.Alessandro GuglielmoCAPATI ROVERSI Arch. Mauro MARCHETTI Arch. Gaelle VERMEIRE Ing. Ubaldo VALENTINI Arch. Andrea PAOLINI Responsabile progetto P.L.U.S.: Arch. Luca ROSATI Ing. Maurizio PERON Arch. Gaelle VERMEIRE 02010 Labro Via V. Emanuele 23b t. 0746 636175 m. [email protected] GLI AMBITI D’INTERVENTO DEL PLUS Cosa sono i P.L.U.S. Art. 8 – REG. n. 1080/2006 FESR Fondo Europeo di Sviluppo Regionale Il FESR può sostenere lo sviluppo di strategie partecipative, integrate e sostenibili per far fronte all’elevata concentrazione di problemi economici, ambientali e sociali che colpiscono le aree urbane. Tali strategie promuovono lo sviluppo urbano sostenibile mediante attività quali: - il rafforzamento della crescita economica il recupero dell’ambiente fisico la riconversione dei siti industriali in abbandono - la tutela e la valorizzazione del patrimonio naturale e culturale la promozione dell’imprenditorialità, l’occupazione e lo sviluppo delle comunità locali - la prestazione di servizi alla popolazione 3 2 5 1 Interventi materiali ed immateriali 6 1. ascensore - via san Pietro Martire 2. piazza Vittorio Emanuele piazza Cesare Battisti 3. via Cintia- piazza Mariano Vittori 5. piazza San Rufo 6. area Santa Lucia 3 4 GLI AMBITI DELL’INTERVENTO DEL PLUS N scala 1:2000 3 5 ambito 1 REALIZZAZIONE ASCENSORE PUBBLICO E RIQUALIFICAZIONE SPAZI ANNESSI IN VIA SAN PIETRO MARTIRE ambito 2 RIQUALIFICAZIONE DI PIAZZA CESARE BATTISTI - PIAZZA VITTORIO EMANUELE II 2 1 ambito 3 RIQUALIFICAZIONE DI LARGO MARIANO VITTORI ambito 5 RIQUALIFICAZIONE DI PIAZZA SAN RUFO ambito 6 RIQUALIFICAZIONE E RIASSETTO DELLA VIABILITA’ NELL’AMBITO DEL POLO CULTURALE SANTA LUCIA 5 6 I LUOGHI CENTRALI DELLA CITTA’: FORMAZIONE ED EVOLUZIONE aximus decumano m fig 1 - La città in epoca Romana 6 I LUOGHI CENTRALI DELLA CITTA’: FORMAZIONE ED EVOLUZIONE fig 2 - La città nell’alto medioevo (secoli VII-XI) 7 VI° sec. - IX° sec. 2. Veduta di Rieti rappresentante la città nel 1200 1. Veduta di Rieti attribuita al Piccolpasso 8 I LUOGHI CENTRALI DELLA CITTA’: FORMAZIONE ED EVOLUZIONE fig 3 - La città nei secoli XIII-XIV 9 8. Estratto del catasto gregoriano 10 8. Piazza Vittorio Emanuele: il Palazzo Comunale e l’Albergo della Croce Bianca oggi demolito LA CONFIGURAZIONE DEGLI SPAZI CENTRALI: percezione, uso, funzioni Da una lettura, anche sommaria, delle trasformazioni che ha conosciuto nel tempo il “sistema delle piazze”, sul quale si articolano gli spazi urbani della parte alta della città, emerge con chiarezza come essi abbiano perduto la complessa e ricca configurazione stratificatasi nel tempo, con l’impoverimento e la semplificazione che ne sono seguiti. La scomparsa della chiesa di S. Giovanni in Statua ha privato la piazza del comune di una presenza significativa; la successiva scomposizione del fronte del palazzo municipale ed il suo arretramento verso via Pennina con la costruzione della torre, hanno determinato una profonda trasformazione della piazza, che però ha conservato nel tempo il suo carattere e la sua funzione. In anni recenti la ricollocazione al suo centro della fontana dei delfini, unita alla parziale chiusura al traffico veicolare, le hanno restituito il ruolo di centro della vita sociale della città, rafforzandone la connotazione di spazio pubblico di relazione e di incontro. Meno pesanti gli interventi che hanno interessato piazza M. Vittori, privata “solo” della grande scala di accesso all’episcopio; la successiva realizzazione dei marciapiedi, che delimitano la corsia di attraversamento (via Cintia), rappresenta, pur essendo solo un intervento di superficie, un elemento di forte discontinuità, che impedisce di fatto la percezione unitaria del suo spazio e di conseguenza anche la fruizione, riducendolo a mero luogo di passaggio. La trasformazione più significativa è senz’altro quella conosciuta da piazza C. Battisti, la cui configurazione attuale deriva dall’eliminazione dei volumi che fino all’inizio del secolo scorso la dividevano in due ambiti distinti, collegati solo da uno stretto passaggio. Il grande vuoto che ne è derivato non è mai riuscito a darsi un carattere proprio, ed è andato via via assumendo una destinazione di servizio, essendo da anni utilizzato esclusivamente come parcheggio. La piazza non presenta nessuno di quegli elementi che possono caratterizzarla come tale: è di fatto il “retro” di luoghi, spazi, funzioni che le risultano estranei. E anche l’adiacente giardino, che si affaccia sulla parte bassa della città, risente della stessa marginalità, configurandosi come appendice separata e avulsa dal contesto urbano. La via Cintia, asse sul quale si innesta il sistema delle piazze, è caratterizzata da una percorrenza pedonale difficoltosa, disturbata dal traffico veicolare, vista la mancanza di qualsiasi separazione tra i due ambiti. Ne deriva una percezione distorta e distratta del contesto, una difficile lettura e individuazione delle emergenze architettoniche presenti lungo il percorso. 9. Veduta dall’alto delle piazze centrali 11 10. La piazza del Comune nel 1870 11. La piazza Vincentini nei primi anni del ‘900 12 12. I resti di mura romane rinvenuti sotto la chiesa di S.Giovanni in Statua 13. Vista del muro che chiudeva il giardino di Palazzo Vincentini verso Piazza Battisti 13 EVOLUZIONE E DEMOLIZIONI N scala 1:2000 Albergo della Croce Bianca (fine anni ‘30) Chiesa di San Giovanni in Statua ed edificio adiacente (1928) Edificio con giardini (fine ‘800) Scala dell’Episcopio (1925-1935) 14 14. Immagine della chiesa di S. Giovanni in Statua demolita nel 1928 15. Immagine della piazza del Comune dopo la demolizione 16. Piazza Vincentini (1900): prospetto dei nuovi edifici e pianta dello stato di fatto 15 LARGO MARIANO VITTORI: EVOLUZIONE scala 1:1000 ambito della piazza demolizioni 16 N La trasformazione più significativa della piazza è consistita nei vari adattamenti che la scalinata d’ingresso al Palazzo Vescovile ha subito negli anni. Appena realizzato l’edifico era posta adiacente alla navata laterale della Cattedrale, in modo da collegare il piano nobile del Palazzo con lo slargo antistante. Poi, probabilmente per la realizzazione di una cappella gentilizia sul lato nord del Duomo, la scalinata è stata modificata portandola al centro del fronte dell’Episcopio, chiudendo il bellissimo portico adornato di volte a sesto acuto. Tra il 1925 ed il 1935 viene realizzato un ripristino “in stile” della Loggia realizzato da F. Palmegiani, che recupera il piano terra con il bellissimo porticato a volte e riporta la facciata al suo aspetto originario. Nel 1926 viene qui collocata la statua di S. Francesco realizzata dall’artista Nicoletti. In alto 17. Disegno che riproduce la Cattedrale con l’ingresso originario all’Episcopio. in basso 18. Vista dell’ingresso all’Episcopio come modificato nel ‘600, per poi essere riportato allo stile originario con i lavori tra il 17 PIAZZA V.EMANUELE II: EVOLUZIONE scala 1:1000 ambito della piazza edifici demoliti nuovi edifici 18 N 19. Piazza Vittorio Emanuele: il Palazzo Comunale e l’Albergo della Croce Bianca Anche l’aspetto della piazza del Comune ha conosciuto un radicale cambiamento con demolizioni e successive ricostruzione di importanti edifici: intorno agli anni trenta è stata demolita la chiesa di San Giovanni in Statua e l’edifico adiacente, sostituita dall’albergo Quattro Stagioni che ha completato la piazza dotandola di un nuovo fronte; successivamente (fine anni trenta, inizio quaranta) è stata la volta dell’albergo della Croce Bianca, sul cui sedime, ma su fronte arretrato, è stata costruita la nuova Torre comunale, simbolo civico del regime fascista. Al centro della Piazza è oggi presente di nuovo la fontana dei Delfini, dopo un periodo in cui è stata collocata in periferia subito dopo la demolizione della chiesa di San Giovanni. 20. Piazza Vittorio Emanuele: nuova Torre comunale 19 PIAZZA CESARE BATTISTI: EVOLUZIONE scala 1:1000 ambito della piazza giardini di proprietà comunale mura di confine demolite edifici demoliti nuovi edifici 20 N La configurazione attuale della piazza Battisti deriva dalla profonda trasformazione subìta dalla piazza Vincentini a seguito della demolizione (fine ‘800) dell’edificio che ne occupava lo spazio, rimasto pericolante dopo il terremoto del 1703, e dei giardini interni all’isolato, di proprietà comunale, liberando lo spazio di fronte alla cattedrale e realizzando di fatto le dimensioni della piazza attuale. Successivamente (metà anni trenta del secolo scorso) la piazza si è ancora di più “aperta” con la demolizione del muro che la separava dai giardini di Palazzo Vincentini. Nel 1928, dopo vari rinvii e ipotesi di progetto, viene demolita la Chiesa di S.Giovanni in Statua con il fabbricato adiacente, per realizzare l’Albergo Quattro Stagioni nella forma in cui la vediamo oggi. Interessante notare dalle foto d’epoca che insieme alla nuova costruzione sono state realizzate delle aiuole, antistante il fronte verso Palazzo Vincentini, in modo da dotare la piazza di verde decorativo, poi rimosso probabilmente per fare maggiore spazio al parcheggio degli autoveicoli. In senso orario 21. Vista della Cattedrale con in evidenza i giardini antistanti delimitati da muro di cinta. 22. Foto del nuovo Albergo con le aiuole antistanti. 23. Foto dei vecchi edifici che occupavano la piazza. 24. Planimetria della Piazza Vincentini prima di essere liberata dagli edifici 21 25. Immagine di Via Roma all’inizio del secolo 26. Immagine diVia Cintia all’inizio del secolo: in evidenza la pavimentazione in lastre grandi disposte a schiena e con smaltimento delle acque laterali 22 CRONOLOGIA tecniche e materiali impiegati nelle pavimentazioni di strade e piazze cittadine (rif. R. Lorenzetti, Pietra su pietra, Città di Castello 1993) 1793/94 - Via di Ponte viene pavimentata con “pallenti” e parte centrale con mattoni a “biscotto”. 1793/94 - Asse via Cintia-via Garibaldi pavimentato “cogli antichi selci legati colla pietra a libretto, come è stata costruita la strada di Ponte”. 1820 - Indicazioni tecniche per la posa in opera della pietra a libretto ed i pallenti. 1820 - Via di Ponte ripavimentata con selciato (pallenti?), con libertà dell’appaltatore dei lavori di utilizzare al centro “la pietra a libretto” o i “mattoni a biscotto”. 1840 - Ripavimentazione di via di Ponte con una pietra proveniente da cave della famiglia Cappelletti, considerato “un materiale migliore dei ciottoli che si sono fino ad ora adoperati”. 1853 - Progetto della via di Ponte di Vincenzo Angelucci con “ ricostruzione a schiena con due terzi di pietra nel mezzo, uguale a quella che esiste nella pubblica piazza, proveniente dal territorio di Canetra, Regno di Napoli, ed un terzo a pallenti”. 1853 - Pavimentate con pietra tufacea delle cave di Ponte (Canetra) anche via Garibaldi, via Cintia e la Piazza del Comune. 1858 - Norme comunali in cui si stabiliscono le dimensioni minime delle lastre di pietra: 28 cm di lunghezza per 14 cm di spessore. 1874 - Nuovo lastricato della via di Ponte con “doppio sistema a lastrico e a terreno”. Progettazione dei marciapiedi 1890/1900 - La pietra delle cave di Ponte è sostituita dalle “grandi lastre di Città i Castello”. 1899 - Via Cintia e via Centurioni vengono lastricate con la pietra di Città di Castello 1915 - Via Garibaldi viene lastricata in travertino delle cave di Orte. 1930(?) - Bitumazione della via Garibaldi, via Porta Conca, via Terenzio Varrone, via Roma (rif. F. Pamegiani, Rieti e la Regione Sabina, 1930) 1933 - I blocchetti in porfido dell’Alto Adige sostituiscono le pavimentazioni di via Cintia e della piazza comunale. 1993 e succ. - Progetto di sistemazione di via Roma, via Terenzio Varrone e via Tancredi con lastre in porfido del Trentino. 23 27. Residui della pavimentazione otto-novecentesca, realizzata con basole calcaree, ancora presenti lungo la via Garibaldi 28. Frammenti di analogo lapideo rinvenuti, nel corso di recenti lavori, a ridosso del teatro Flavio Vespasiano in ambiti contigui a quelli interessati dall’intervento INDAGINE SULLE PAVIMENTAZIONI STORICHE s5 s5 s2 s2 s3 s3 s1 s1 3,49 s6 s6 numero sondaggio s4 punto di sondaggio s4 s4 24 perimetro costruito catasto gregoriano perimetro orti catasto gregoriano rilievo costruito esistente B2 E7 E5 SP2 rif. sito C3 25 sito rif. fotogr. pavimentazione in esercizio sottofondi esito sondaggio s1 P. Battisti 01 B2 manto bituminoso breccia sciolta / roccia s2 via Cintia C3 cubetti porfido sabbie /congl. cementizio s3 P. V. Emauele E5 cubetti porfido sabbie /congl. cementizio s4 P. V. Emanuele E7 cubetti porfido sabbie /congl. cementizio s5 P. S. P. Martire SP2 acciottolato sottofondo in terre sciolte PAVIMENTAZIONI: STATO DI FATTO 5a 2d 3a 3d 3b 2f 3c 2a 2b 1a 6a 6b 26 5b 5c 2c 1b 2e 1a. via San Pietro Martire localizzazione dell’ambito via S. P ietro Mar tire c s caratteristiche delle pavimentazioni s. selciato costituito da ciottoli calcarei, varie dimensioni, posati su letto di malta di sabbia e cemento, disposto in fasce di varia profondità sui ridossi di fabbricati e/o di ingombri fisici c. conglomerato bituminoso - strato di usura caratteristiche delle pietre impiegate “ciottoli calcarei” riferibili a litotipi di natura calcarea della successione umbro sabina costituiti da calcari micritici, silicei e rari elementi arenacei pianta, scala 1:100 27 1b. via S. Pietro Martire via Sant’Anna localizzazione dell’ambito via S . Pie tro M artir e caratteristiche delle pavimentazioni t3 s l via S. A nna c pianta, scala 1:100 28 t3. pietra travertino in blocchi per gradini monolitici larghezza 25/28, spessore cm.18/20, varie lunghezze, ingallettati, posati con malta di sabbia e cemento s. selciato costituito da ciottoli calcarei, varie dimensioni, posati su letto di m a l t a di sabbia e cemento, disposto in fasce di varia profondità sui ridossi di fabbricati e/o di ingombri fisici l. laterizi 6/27/13 posti in coltello su letto di sabbia e cemento c. conglomerato bituminoso - strato di usura caratteristiche delle pietre impiegate “travertino” roccia sedimentaria di origine chimica di colore chiaro, biancastra e/o rossiccia, a carattere vacuolare - peso di volume t/mc 2.40/2.50 - peso specifico t/mc 2.69/2.72 - porosità vera % volume 5/12 - r.za alla compressione Kg/cmq 200/600 - r.za al taglio kg/cmq 60/80 “ciottoli calcarei” riferibili a litotipi di natura calcarea della successione umbro sabina costituiti da calcari micritici, silicei e rari elementi arenacei 2b. piazza Cesare Battisti localizzazione dell’ambito p1 p4 t3 ti piazza C. Battis c caratteristiche delle pavimentazioni p2. cubetti di porfido lato 8/10 posati su letto di sabbia e/o di sabbia e cemento disposti con apparecchio ad arco e/o in linea in corrispondenza dei ridossi di ingombri fisici p4. cordolini in porfido con superficie in vista a spacco sezione 9/10 x 25, disposti a raso con le pavimentazioni circostanti t3. pietra travertino in blocchi per gradini monolitici larghezza 33/35, spessore cm. 13/15, varie lunghezze, posata con malta di sabbia e cemento c. conglomerato bituminoso - strato di usura caratteristiche delle pietre impiegate “porfido quarzifero” roccia di colore scuro, brunastra o rossiccia, con fenocristalli di quarzo - peso di volume t/mc 2.55/2.80 - peso specifico t/mc 2.58/2.83 - permeabilità cm/sec 0.001/0.0001 - porosità apparente % volume 0.4/1.8 - r.za alla compressione Kg/ cmq 1800/3000 - r.za alla flessione Kg/cmq 150/200 - r.za all’urto cm Kg/cmc 130/240 (urti 11/13) - usura: all’attrito radente cmc 5/8, al getto di sabbia cmc 2.6/3.5 “travertino” roccia sedimentaria di origine chimica di colore chiaro, biancastra e/o rossiccia, a carattere vacuolare - peso di volume t/mc 2.40/2.50 - peso specifico t/mc 2.69/2.72 - porosità vera % volume 5/12 - r.za alla compressione Kg/cmq 200/600 - r.za al taglio kg/cmq 60/80 pianta, scala 1:100 29 2e. piazza Vittorio Emanuele II - via Roma localizzazione dell’ambito piazza uele II n V. Ema p2 caratteristiche delle pavimentazioni p4 p3 p1 p1. cubetti di porfido lato 6/7 posati su letto di malta di sabbia e cemento disposti in linea p2. cubetti di porfido lato 8/10 posati su letto di sabbia e/o di sabbia e cementodisposti con apparecchio ad arco, in linea in corrispondenza dei ridossi di ingombri fisici p3. lastre in porfido varie dimensioni, spessore cm. 3/5, con disposizione a correre su letto di malta di sabbia e cemento p4. cordolini in porfido con superficie in vista a spacco, sezione 9/10 x 25 disposti a raso con le pavimentazioni circostanti caratteristiche delle pietre impiegate oma via R pianta, scala 1:100 30 “porfido quarzifero” roccia di colore scuro, brunastra o rossiccia, con fenocristalli di quarzo - peso di volume t/mc 2.55/2.80 - peso specifico t/mc 2.58/2.83 - permeabilità cm/sec 0.001/0.0001 - porosità apparente % volume 0.4/1.8 - r.za alla compressione Kg/ cmq 1800/3000 - r.za alla flessione Kg/cmq 150/200 - r.za all’urto cm Kg/cmc 130/240 (urti 11/13) - usura: all’attrito radente cmc 5/8, al getto di sabbia cmc 2.6/3.5 3c. piazza M. Vittori localizzazione dell’ambito caratteristiche delle pavimentazioni piazza M. Vittori p1 p4 p2 g t3 p1. cubetti di porfido lato 6/7 posati su letto di malta di sabbia e cemento disposti con apparecchio ad arco, in linea in corrispondenza dei ridossi di ingombri fisici p2. cubetti di porfido lato 8/10 posati su letto di malta di sabbia e cemento disposti con apparecchio ad arco, in linea in corrispondenza dei ridossi di ingombri fisici g. lastre a correre in granito finite in vista alla bocciarda, l. cm. 63/65, sp. 5/6 posate su letto di malta di sabbia e cemento p4. cordolini in porfido con superficie in vista a spacco, sez. 10x25 t3. pietra travertino in blocchi per gradini monolitici larghezza 38/40, spessore cm. 13/15, varie lunghezze, posata con malta di sabbia e cemento caratteristiche delle pietre impiegate “porfido quarzifero” roccia di colore scuro, brunastra o rossiccia, con fenocristalli di quarzo - peso di volume t/mc 2.55/2.80 - peso specifico t/mc 2.58/2.83 - permeabilità cm/sec 0.001/0.0001 - porosità apparente % volume 0.4/1.8 - r.za alla compressione Kg/ cmq 1800/3000 - r.za alla flessione Kg/cmq 150/200 - r.za all’urto cm Kg/cmc 130/240 (urti 11/13) - usura: all’attrito radente cmc 5/8, al getto di sabbia cmc 2.6/3.5 “granito” roccia ignea intrusiva di colore chiaro, biancastra e/o grigia, con fenocristalli di quarzo e biotite - peso di volume t/mc 2.60/2.80 - peso specifico t/mc 2.62/2.85 porosità apparente % volume 0.4/1.4 - r.za alla compressione Kg/cmq 1600/2400 - r.za alla flessione Kg/cmq 100/200 - r.za all’urto cm Kg/cmq 110/120 (urti 10/12) - usura all’attrito radente cmc 5/8 - usura al getto di sabbia cmc 3.3/5.0 “travertino” roccia sedimentaria di origine chimica di colore chiaro, biancastra e/o rossiccia, a carattere vacuolare - peso di volume t/mc 2.40/2.50 - peso specifico t/mc 2.69/2.72 - porosità vera % volume 5/12 - r.za alla compressione Kg/cmq 200/600 - r.za al taglio kg/cmq 60/80 pianta, scala 1:100 31 3d. via Cintia localizzazione dell’ambito via Cintia caratteristiche delle pavimentazioni p2 p4 p3 i p1 p1. cubetti di porfido lato 6/7 posati su letto di malta di sabbia e cemento disposti in linea p2. cubetti di porfido lato 8/10 posati su letto di sabbia e/o di sabbia e cemento disposti con apparecchio ad arco, in linea in corrispondenza dei ridossi di ingombri fisici p3. lastre in porfido dimensioni cm. 25 x 45, spessore cm. 3/4, con disposizione a cortina su letto di malta di sabbia e cemento p4. cordolini in porfido con superficie in vista a spacco, sez. 9/10 x 25 disposti a raso e/o in risalto con le pavimentazioni vicine i. lastrine in ignimbrite lati cm. 20 x 10, spessore cm. 2/3, posate su letto di malta di sabbia e cemento con apparecchio a cortina disposto con andamento normale e/o parallelo alla direzione principale del marciapiede caratteristiche delle pietre impiegate “porfido quarzifero” roccia di colore scuro, brunastra o rossiccia, con fenocristalli di quarzo - peso di volume t/mc 2.55/2.80 - peso specifico t/mc 2.58/2.83 - permeabilità cm/sec 0.001/0.0001 - porosità apparente % volume 0.4/1.8 - r.za alla compressione Kg/ cmq 1800/3000 - r.za alla flessione Kg/cmq 150/200 - r.za all’urto cm Kg/cmc 130/240 (urti 11/13) - usura: all’attrito radente cmc 5/8, al getto di sabbia cmc 2.6/3.5 pianta, scala 1:100 32 “ignimbrite” roccia di colore grigio scuro di origine vulcanica a struttura vitroclastica con fenoclasti di quarzo inclusi in matrice porosa - peso di volume t/mc 2.55/2.80 - peso specifico t/mc 2.58/2.83 5a. via San Rufo - via Garibaldi localizzazione dell’ambito caratteristiche delle pavimentazioni p2 p4 p3 p1 b1 s p1. cubetti di porfido lato 6/7 posati su letto di malta di sabbia e cemento disposti con apparecchio ad arco p2. cubetti di porfido lato 8/10 posati su letto di sabbia e/o di sabbia e cemento disposti con apparecchio in linea in corrispondenza dei ridossi di ingombri fisici p3. lastre di porfido dimensioni cm. 15 x 20, spessore cm. 3/4 posati su letto di malta di sabbia e cemento p4. cordolini in porfido con superficie in vista a spacco sezione 9/10 x 25 b1. lastre in basaltina, superficie in vista spazzolata, dimensioni cm. 45 x 90, spessore cm. 4/5 posati su letto di malta di sabbia e cemento s. selciato caratteristiche delle pietre impiegate “porfido quarzifero” roccia di colore scuro, brunastra o rossiccia, con fenocristalli di quarzo - peso di volume t/mc 2.55/2.80 - peso specifico t/mc 2.58/2.83 - permeabilità cm/sec 0.001/0.0001 - porosità apparente % volume 0.4/1.8 - r.za alla compressione Kg/ cmq 1800/3000 - r.za alla flessione Kg/cmq 150/200 - r.za all’urto cm Kg/cmc 130/240 (urti 11/13) - usura: all’attrito radente cmc 5/8, al getto di sabbia cmc 2.6/3.5 “basaltina” roccia vulcanica di colore grigio - peso di volume t/mc 2.22 - peso specifico t/mc 2.22/2.30 - porosità apparente % volume 0.4/1.4 - r.za alla compressione Kg/cmq 841 - r.za alla flessione Kg/cmq 141 - r.za all’urto cm Kg/cmq 110/120 (urti 10/12) - usura all’attrito radente cmc 5/8 - usura al getto di sabbia cmc 3.3/5.0 “ciottoli calcarei” riferibili a litotipi di natura calcarea della successione umbro sabina costituiti da calcari micritici, silicei e rari elementi arenacei pianta, scala 1:100 33 5c. piazza San Rufo localizzazione dell’ambito caratteristiche delle pavimentazioni p2 b1 b2 p2. cubetti di porfido lato 8/10 posati su letto di sabbia e/o di sabbia e cemento disposti con apparecchio ad arco e/o in linea in corrispondenza dei ridossi di ingombri fisici b1. lastre in basaltina, superficie in vista levigata, dimensioni cm. 55 x 160, spessore cm. 4/5 posati su letto di malta di sabbia e cemento b2. gradoni in basaltina, superficie in vista levigata, dimensioni cm. 45 x 90, spessore cm. 6/7 posati su letto di malta di sabbia e cemento b3. fianchi in basaltina, superficie in vista spazzolata, spessore cm. 5, altezza var. t1. lastre di travertino, superficie in vista levigata, con rilevanti lacune colmate con riprese di conglomerato cementizio caratteristiche delle pietre impiegate b3 t1 “basaltina” roccia vulcanica di colore grigio - peso di volume t/mc 2.22 - peso specifico t/mc 2.22/2.30 - porosità apparente % volume 0.4/1.4 - r.za alla compressione Kg/cmq 841 - r.za alla flessione Kg/cmq 141 - r.za all’urto cm Kg/cmq 110/120 (urti 10/12) - usura all’attrito radente cmc 5/8 - usura al getto di sabbia cmc 3.3/5.0 “porfido quarzifero” roccia di colore scuro, brunastra o rossiccia, con fenocristalli di quarzo - peso di volume t/mc 2.55/2.80 - peso specifico t/mc 2.58/2.83 - permeabilità cm/sec 0.001/0.0001 - porosità apparente % volume 0.4/1.8 - r.za alla compressione Kg/ cmq 1800/3000 - r.za alla flessione Kg/cmq 150/200 - r.za all’urto cm Kg/cmc 130/240 (urti 11/13) - usura: all’attrito radente cmc 5/8, al getto di sabbia cmc 2.6/3.5 “travertino” roccia sedimentaria di origine chimica di colore chiaro, biancastra e/o rossiccia, a carattere vacuolare - peso di volume t/mc 2.40/2.50 - peso specifico t/mc 2.69/2.72 - porosità vera % volume 5/12 - r.za alla compressione Kg/cmq 200/600 - r.za al taglio kg/cmq 60/80 pianta, scala 1:100 34 6b. via del Burò - via del Forno localizzazione dell’ambito rò el Bu via d c via del Forn o caratteristiche delle pavimentazioni c. pianta, scala 1:100 35 conglomerato bituminoso - strato di usura DOCUMENTAZIONE FOTOGRAFICA 36 2 1 37 3 5 4 38 6 7 39 8 10 9 11 40 12 14 13 15 41 16 18 17 19 IL PROGETTO 42 I MATERIALI: LE PAVIMENTAZIONI In funzione del conseguimento degli obiettivi sopra indicati, tesi alla valorizzazione e riqualificazione del centro urbano, un ruolo preminente è asseganto al rifacimento completo delle pavimentazioni. Particolare attenzione è stata quindi riservata alla individuazione dei materiali da utilizzare, e le variabili considerate nella scelta, verificate secondo i principali criteri sia storico-critici che tecnici, possono essere riassunte come di seguito: • riferimento, su basi filologiche, a pavimentazioni originarie rilevabili nei luoghi o rilevabili con certezza storiografica; • condizioni percettive legate alle principali direzioni di osservazione, da controllare in funzione delle dimensioni dei singoli elementi, degli orientamenti degli appa-recchi di posa, delle serie e/o motivi ricorrenti, delle caratteristiche cromatiche delle altimetrie, della ricerca di continuità superficiale, modularità o interruzioni; • condizioni di fruizione riferite al grado di utilizzazione delle superfici per percorrenze pedonali, ciclabili, carrabili in forma medio/leggera o pesante; • caratteri di deperimento in relazione all’uso e all’azione degli agenti esterni; • caratteri di resistenza meccanico/chimica e ingelività; • caratteristiche sonore legate alla produzione e/o all’attenuazione di rumore per rotolamento. PIETRA DI PIANELLO Il lapideo selezionato per la copertura della quasi totalità delle superfici a “stesa” è stato individuato nella “Pietra di Pianello”, calcare umbro cavato in località San Savino (Perugia) ottenibile in formati riquadrati a coste rifilate e/o tranciate, con superfici in vista a spacco, piano cava, levigato, etc.,con tonalità cromatiche estese dal grigio intenso al giallo/grigio in funzione del banco geologico e/o del piano di estrazione. Nella tonalità grigio intenso la pietra individuata avvicina decisamente per cromatismi e grane i lapidei delle pavimentazioni storiche in lastre (Pietra di Città di Castello) posate in Città fino agli anni trenta, ben inserendosi nel contesto dei suoi diversi ambiti. Esempi di Pietra di Pianello 43 Le lastre avranno uno spessore medio di circa cm.6/8, una larghezza fissa a scelta di cm.15/20/25/30, lunghezze a correre possibilmente non inferiori alle larghezze. La faccia in vista sarà essere naturalmente ruvida e cioè a piano di cava, le coste fresate (segate) e/o tranciate (spaccate). Le caratteristiche fisico/meccaniche del “Pianello” (come ricavabili dai certificati di prova) raggiungono i requisiti utili alla posa anche in condizioni medio/pesanti di carrabilità e in ambienti climatici caratterizzati da frequenti cicli invernali di gelo/disgelo, e le capacità di coltivazione della cava assicurano nel tempo sufficienti garanzie di fornitura e stabilità di caratteristica del prodotto. L’intervento previsto per il sistema costituito dalle piazze centrali, dal tratto terminale di riconnessione di via Cintia e dall’intorno del complesso di santa Lucia, affida alle nuove pavimentazioni il compito di definire un primo livello di ricostituzione di un senso unitario dei luoghi interessati, impiegando materiali, apparecchi di posa e geometrie generati da un coerente sistema espressivo, sulla base sia del riconoscimento delle tipologie storiche delle pavimentazioni (fig. pagg. 20, 26) , sia dell’intenzione di riproporre le memorie storiche e le stratificazioni del centro urbano. Le nuove superfici vengono interpretate come componenti discrete di caratterizzazione dei luoghi, indagando attraverso il disegno i sensi percettivi originari e le attitudini funzionali di ogni spazio e contemporaneamente stabilendo geometrie di relazione che producano continuità e uniformità di lettura. La percezione unitaria dei luoghi viene recuperata anche attraverso la ridefinizione delle altimetrie con la rinuncia a linee e bordi fisici in rilevato, stendendo le nuove pavimentazioni a raso fin sotto i ridossi dei palazzi di quinta, differenziandosi in formati diversi (lastre a correre nella parte centrale, blocchetti in quella perimetrale. 44 LAVORAZIONI DI SUPERFICIE La definizione di diversi ambiti di progetto nonché la realizzazione di fasce, nastri, etc. a perimetro e bordo di geometrie di pavimentazioni a “stesa” impone diffrenziazioni nella natura del materiale o nella sua lavorazione di superficie. La scelta progettuale si è indirizzata piuttosto nella diversificaziuone della lavorazione di superficie delle lastre lapidee, che a quella di comporre differenti materiali e cromatismi. Questo al fine di caratterizzare con omogeneità l’area di progetto. A tal fine sono state individuate diverse tipologie di finitura: • le pavimentazioni “a stesa” avranno una finitura a piano di cava / spacco naturale che offre notevoli caratteristiche di naturalezza ed inserimento del materiale, nonché di antiscivolo anche in caso di pioggia; • bordature e fasce saranno caratterizzate dallo stesso materiale con finitura detta a “fiammatura” che conferisce al piano un aspetto omogeneo e ruvido sempre antiscivolo; • pavimentazioni inerenti ad aree di sedime di precedenti demolizioni ( vedi piazza Cesare Battisti, area centrale, e Piazza Vittorio Emanuele, area adiacente al Palazzo Comunale) saranno caratterizzate da un trattamento di superficie con lieve bocciardatura, in modo da evidenziarne in modo discreto la differente origine dei sedimi. I MATERIALI: APPARECCHI DI POSA La pavimentazione di via Cintia in una foto risalente all’inizio del secolo Esempio di applicazioni della Pietra di Pianello 45 Tratto via Cintia edificio tratto Via Cintia Pavimentazione in lastre a piano cava coste fresate pietra tipo Pianello larghezza 30 sp 6/8 lunghezza a correre a 45°con giunti di 0,6 cm Pavimentazione in cubetti tranciati pietra tipo Pianello cm 10x10 c.a. sp 8/10 con giunti di 0,6 cm allettamento in sabbia e cemento fascia di compluvio in pietra giunto in pietra edificio caditoia a fessura m n. 1,5% 46 calcestruzzo con rete elettrosaldata stabilizzato giunto in pietra m n. 1,5% Pavimentazione in cubetti tranciati pietra tipo Pianello cm 10x10 c.a. sp 8/10 con giunti di 0,6 cm I MATERIALI: TECNOLOGIE SMART La riqualificazione delle piazze centrali è l’opportunità per implementare i servizi attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie, migliorando così l’attrattività e le opportunità offerte da questi spazi. L’utilizzo di queste tecnologie permetterà anche di dotare gli spazi pubblici di servizi smart sempre più necessari per modernizzare la città e le sue funzionalità. Piazze WiFi con accesso libero Il centro storico e i suoi spazi pubblici devono poter essere funzionali e vivibili anche nell’utilizzo delle nuove tecnologie, soprattutto permettendo l’accesso gratuito alla rete in modo che ogni device degli utenti possa usufruire di una connessione veloce e potente. L’accesso alla rete, per il rispetto della legge, potrebbe essere comunque regolato da un’iscrizione preventiva al servizio in modo da avere solo accessi individuali e autorizzati tramite password personale. La WiFi libera è anche una piattaforma necessaria per il funzionamento di ulteriori servizi basati sulla tecnologia on line. Software di realtà aumentata per la valorizzazione turistica e la pubblicizzazione dei servizi La realtà aumentata è una tecnologia in forte espansione perchè permette di esteriorizzare tutta una serie di informazioni che renderebbero l’esperienza della fruizione del centro storico più interessante e completa, sia per il cittadino che per il visitatore occasionale. Il software permette di integrare informazioni istituzionali (descrizione e storia degli edifici, pubblicizzazione dei servizi comunali, publicizzazione di notizie ed eventi, etc) con altre commerciali (descrizione di negozi e servizi commerciali); l’interesse dei privati renderebbe il servizio gratutito per l’amministrazione comunale. Sistema guida per persone ipovedenti integrato nella pavimentazione Per favorire l’accessibilità degli spazi pubblici alle persone ipovedenti, senza dover utilizzare il sistema di guide a terra impiegate solitamente, è previsto l’utilizzo di una tecnologia invisibile, nascosta nella pavimentazione, che permette di dialogare con i device di ultima generazione (bastone “sensibile”, smartphone) attraverso semplici vibrazioni e fare così da guida al disabile. 47 I MATERIALI: IL VERDE Un’importanza fondamentale nel disegno delle nuove piazze è stata data al verde, utilizzato come elemento architettonico nella composizione del progetto. La vegetazione, oltre ad essere una delle componenti più significative della scena urbana, è anche comunemente tra le più apprezzate, tanto che il verde viene considerato, nell’accezione generale, sinonimo di qualità urbana. Finora il centro storico si è caratterizzato per la pressochè totale assenza del verde, utilizzato solamente in elementi impropri come le fioriere/spartitraffico. Questa significativa assenza, oltre a rendere lo spazio pubblico non confortevole e poco funzionale, influisce sulla bellezza e sull’attrattività di questi spazi aperti, dando la sensazione di mancanza di vitalità e di abbandono. Anche il giardino di Palazzo Vincentini, pur essendo un esempio di cura e di testimonianza storica, perde di valore e di importanza perchè è rimasto purtroppo un caso isolato nel centro della città. La vegetazione è sempre stata una presenza costante del centro storico, sia nei gairdini privati, che negli orti inclusi, che negli spazi pubblici, ed è stata progressivamente eliminata attraverso demolizioni, distruzioni, ripavimentazioni, per fare spazio in buona sostanza alla circolazione delle automobili. Ripensando tutta la mobilità del centro storico, l’intervento è l’occasione per ridare al verde pubblico la sua giusta importanza ed il suo ruolo, funzionale ed estetico, assolutamente irrinunciabile per la vivibilità del centro storico. Il verde è declinato nel progetto secondo le varie possibilità, utilizzando il manto erboso come superficie a terra, le siepi come elementi scultorei al pari dell’arredo urbano principalmente costituito dalle sedute, gli alberi come presenze che occupano lo spazio e ne disegnano le direttrici. Inoltre il verde ha anche un valore testimoniale, in quanto memoria storica dei giardini e orti privati confinati da muri che li rendevano parte dell’isolato, e quindi presenze importanti al pari del costruito. 48 ARREDO URBANO La riscoperta dello spazio urbano come luogo di relazione e di riaffermazione della ritualità collettiva, uno degli obiettivi principali del processo di riqualificazione degli spazi urbani del centro, passa anche attraverso l’introduzione di elementi di arredo urbano capaci di restituire una giusta immagine alla città. L’arredo urbano è stato trattato come elemento di dettaglio ed allo stesso tempo l’espressione più immediata e più appariscente dell’organizzazione dello spazio pubblico. L’occasione di poter riqualificare in un unico intervento le piazze più importanti del centro storico permette di poter dare armonia ed omogeneità agli spazi attraverso non solo il disegno della pavimentazione ma anche per mezzo degli elementi di arredo urbano come panchine, corpi illuminanti, e altro. Questi elementi sono stati quindi scelti o progettati in modo coerente all’architettura complessiva. Le panche sono state progettate con disegno originale appositamente per l’intervento in oggetto, con l’obiettivo di unire le due caratteristiche fondamentali che deve avere l’arredo urbano, e cioè estetica e funzionalità. Si compongono di struttura in pietra, in modo da essere fortemente integrati al futuro contesto, e di sedute in listelli di legno. La parte superiore disegna una leggera curva sui due assi, senza soluzione di continuità tra i materiali, per caratterizzare di più l’elemento e per permettere soste confortevoli anche d’inverno. Il sistema a listelli drena naturalmente l’acqua piovana. 49 50 I MATERIALI: L’ILLUMINAZIONE L’intervento, nel suo senso architettonico, viene completato e integrato con un nuovo sistema per l’illuminazione artificiale degli ambiti interessati. La luce è stata considerata come vero e proprio materiale di composizione architettonica in relazione agli effetti che derivano dalla sua distribuzione sulle superfici orizzontali e verticali, evidenziando le emergenze, esaltando i volumi e le articolazioni plastiche, definendo le differenze cromatiche, sottolineando prospettive e direzioni. Le soluzioni illuminotecniche individuate si articolano secondo le caratteristiche spaziali proprie di ogni ambito e in funzione degli eventi architettonici presenti. Allo stato, in relazione alla fase di approfondimento degli studi progettuali, è stato individuato un sistema su palo per gli ambiti aperti delle Piazze C. Battisti , V. Emanuele II° e M. Vittori, con l’utilizzazione di supporti integrati, ove le emergenze architettoniche lo richiedano, con sistemi “wall-washer”, con l’impiego di proiettori studiati specificamente per lilluminazione delle facciate, caratterizzati da emissioni contenute nei limiti prescritti dalle vigenti normative contro l’inquinamento luminoso. Gli elementi illuminanti a palo sono stati scelti per il loro disegno contemporaneo ma di ispirazione classica, in modo da coniugare la coerenza al progetto, differenziando le stratificazioni in assenza di precedenti elementi illuminanti storicizzati, con l’integrazione all’intorno, e contribuendo così all’armonia generale del progetto. Bisogna infatti considerare che attualmente tutta l’area è illuminata da proiettori appesi su fili posti tra le facciate contrapposte, le cosiddette tesate, che creano un ambiente notturno non aderente alla qualità del contesto, caratterizzato da pochi punti luce di potenza posti al centro delle piazze che creano zone d’ombra sui perimetri delle stesse e non valorizzano le qualità architettoniche esistenti. Caratteristica del sistema di illuminazione stradale, è quindi l’elemento illuminante, costituito da un palo tipo BEGA mod. 7283, caratterizzato da luce a LED con distribuzione asimmetrica, una tecnologia che offre durabilità e funzionalità unita al basso consumo di energia. Particolare attenzione verrà anche riposta nell’illuminazione degli specchi d’acqua e/o fontane presenti nell’area progetto e degli spazi verdi. Per gli ambiti stradali “nastriformi” e per quelli con questi strettamente connessi, nei luoghi ove non siano praticabili architettonicamente sistemi i su palo e/o su braccio, viene proposta una soluzione di illuminazione mediante sistemi sottogronda. Le reti per la distribuzione dell’energia elettrica sono previste con l’utilizzazione di cavidotti in posa interrata, e pozzetti di derivazione orizzontale e verticale finiti in superficie mediante chiusini ad invaso colmati con i medesimi lastricati delle pavimentazioni circostanti. 51 52 53 Ambito 1 REALIZZAZIONE ASCENSORE PUBBLICO E RIQUALIFICAZIONE SPAZI ANNESSI IN VIA SAN PIETRO MARTIRE 54 Ambito 1 REALIZZAZIONE ASCENSORE PUBBLICO E RIQUALIFICAZIONE SPAZI ANNESSI IN VIA S.PIETRO MARTIRE N scala 1:2000 55 56 A B C 57 D USO DEI MATERIALI - SPAZI - PAVIMENTAZIONI ESTERNE c b a d 58 CARATTERISTICHE DEL PROGETTO Le modalità in cui si verrà attuato il rivestimento dell’ascensore fanno riferimento ad alcuni elementi principali: a. il materiale di rivestimento: il progetto prevede l’utilizzo di un materiale lapideo che a livello cromatico e di trattamento di superficie sia in rapporto con le preesistenze. In particolare, in considerazione del fatto che la maggior parte degli edifici prospicienti l’area è intonacato, ci si è indirizzati sulla tessitura della torre campanaria della cattedrale sia per quanto riguardo le caratteristiche del materiale che per quanto riguarda la lavorazione a piccole lesene della superficie di facciata. e. b. il chiaroscuro creato dalle lesene delle facciate del campanile viene riproposto nel progetto con singole lesene che articolano e compongono i prospetti dell’ascensore. c. all’ingresso dell’ascensore dalla parte alta si godrà per un breve momento la vista dei tetti della zona attorno all’ex-convento di S. Lucia mediante un’apertura dimensionalmente rapportata alle finestre dei palazzi prospicienti la piazza Cesare Battisti. d. il prospetto del sistema-ascensore su piazza S. Pietro Martire verrà arricchito da un un filtro verde composto da essenze poste nella parte terminale del tetto giardino di copertura, questo al fine di operare una parziale schermatura dell’insieme dalla piazza stessa. e. particolare del campanile della Cattedrale di Rieti: la tessitura della pietra e le piccole lesene. f./g. particolari della pietra Santa Fiora chiara con trattamento di superficie lievemente bocciardato alternato a spacco naturale, che riprende cromaticamente e materialmente le caratteristiche della pietra preesistente nonchè si presta per caratteristiche fisiche ad essere utilizzata come rivestimento a facciata ventilata per l’esterno della struttura dell’ascensore. 59 f. g. N 1:500 1a 1b 60 ANGOLI DELLE VISUALI 1 4 2 61 3 5 STATO DI FATTO 62 63 STATO DI FATTO 64 STATO DI FATTO E PROGETTO PRELIMINARE APPROVATO 65 STATO DI FATTO 66 67 STATO DI FATTO 68 69 STATO DI FATTO 70 71 72 73 74 Ambito 2 RIQUALIFICAZIONE DI: PIAZZA CESARE BATTISTI PIAZZA VITTORIO EMANUELE II 75 GLI AMBITI DELL’INTERVENTO DEL PLUS: Ambito 2 RIQUALIFICAZIONE DI PIAZZA CESARE BATTISTI - PIAZZA VITTORIO EMANUELE II scala 1:2000 76 N LA CONFIGURAZIONE DEGLI SPAZI CENTRALI: percezione, uso, funzioni Veduta aerea di Piazza Battisti Da una lettura, anche sommaria, delle trasformazioni che ha conosciuto nel tempo il “sistema delle piazze”, sul quale si articolano gli spazi urbani della parte alta della città, emerge con chiarezza come essi abbiano perduto la complessa e ricca configurazione stratificatasi nel tempo, con l’impoverimento e la semplificazione che ne sono seguiti. La scomparsa della chiesa di S. Giovanni in Statua ha privato la piazza del comune di una presenza significativa, sostituita dall’albergo Quattro Stagioni che ha ricomposto il ftronte dell’isolato sulle due piazze. La successiva scomposizione del fronte del palazzo municipale ed il suo arretramento verso via Pennina con la costruzione della torre, segno lasciato dall’architettura fascista, hanno determinato una profonda trasformazione della piazza, che però ha conservato nel tempo il suo carattere e la sua funzione. In anni recenti la ricollocazione al suo centro della fontana dei delfini, unita alla parziale chiusura al traffico veicolare, le hanno restituito il ruolo di centro della vita sociale della città, rafforzandone la connotazione di spazio pubblico di relazione e di incontro. La trasformazione più significativa è senz’altro quella conosciuta da piazza C. Battisti, la cui configurazione attuale deriva dall’eliminazione dei volumi che fino all’inizio del secolo scorso la dividevano in due ambiti distinti, collegati solo da uno stretto passaggio. Il grande vuoto che ne è derivato non è mai riuscito a darsi un carattere proprio, ed è andato via via assumendo una destinazione di servizio, essendo da anni utilizzato esclusivamente come parcheggio. La piazza non presenta nessuno di quegli elementi che possono caratterizzarla come tale: è di fatto il “retro” di luoghi, spazi, funzioni che le risultano estranei. E anche l’adiacente giardino del Palazzo Vincentini, che si affaccia sulla parte bassa della città e che sono stati reintegrati allo spazio urbano solo dopo l’abbattimento del muro di separazione, risente della stessa marginalità, configurandosi come appendice separata e avulsa dal contesto urbano. La presenza del loggiato del Vignola e del fronte principale del Duomo rendono però questa piazza la più importante e rappresentativa della città, quindi anche quella che in fase progettuale richiede maggiore attenzione ai fini della riqualificazione e della rifunzionalizzazione. 77 CRONOLOGIA DELLE TRASFORMAZIONI Piazza Vincentini (Piazza C. Battisti) 1598 - Acquisto dei Vincentini del Palazzo Poiani sull’attuale piazza Cesare Battisti. Formazione di Palazzo Blasetti (XVI). Formazione di Palazzo Cappelletti (XVIII). 1617 - Acquisto da parte di Annibale Vincentini del Palazzo Dosi. 1624 - Intonacatura della facciata del Palazzo Vincentini. 1774 - Arretramento della chiesa di S. Giovanni 1820 - Catasto Gregoriano 1898 - Demolizione di alcune costruzioni appartenenti ai Vincentini e dell’Orto dei Preti di fronte alla Cattedrale. 1900 - Progetto Blasetti in relazione a questi lavori in cui si riportano i prospetti della scuola e della casa parrocchiale dopo le demolizioni 1928 - Palazzo Vincentini diviene il Palazzo del Governo. Sostituzione del muro di cinta dei Giardini con una cancellata Costruzione dell’Albergo Quattro Stagioni 1940/45 - Apertura dei rifugi sotterranei tra la Prefettura ed il Palazzo Comunale. Piazza del Comune (Piazza V. Emanuele II) 1703 - Terribile terremoto che danneggia il Palazzo Comunale. 1748/1752 - L’edificio Comunale assume la fisionomia attuale ad opera dell’architetto Brioni. La facciata sulla piazza viene terminata da Viscardi e Sublerays. La costruzione dell’Albergo della Croce Bianca avverrà successivamente 1763 - Presentazione da parte dell’Ing. Amati di un progetto di ampliamento della piazza che prevede la riedificazione della chiesa di S. Giovanni in Statua. 1865 - Abbassamento del piano stradale della Piazza e spostamento della fontana al centro. 1898 - Forte terremoto con conseguente grave lesionamento dell’edificio comunale. 1904 - Progetto Blasetti con l’idea di arretrare il fronte del Palazzo Comunale. 1909 - Nuovi interventi alla facciata del Palazzo Comunale, ad opera dell’arch. Bazzani, e nel portico, con la demolizione di due botteghe nel lato ovest e l’apertura di due archi a sesto ribassato 1928 - Demolizione della Chiesa di S. Giovanni in Statua. 1930 - Costruzione dell’Albergo Quattro Stagioni ad opera di Gentiloni e Silveri. 1930 - Trasferimento della fontana a Piazza XXIII° Settembre. (?) - Demolizione dell’Albergo della Croce Bianca. 1935 - Apertura dell’arco del portico comunale su via Pennina. 1940 - Costruzione dell’odierna Torre del Comune da parte di G. Battistrada, arretrata rispetto al Palazzo 1953 - Apertura dell’arco dell’atrio comunale su via Pescheria. 1989 - Ricollocamento della Fontana dei Delfini sulla piazza, in posizione centrale. 78 Piazza Vittorio Emanuele: il Palazzo Comunale e l’Albergo della Croce Bianca oggi demolito Veduta dall’alto delle piazze centrali LA MEMORIA DELLE PREESISTENZE confini degli edifici preesistenti confini dei giardini preesistenti 79 N scala 1:500 Il centro storico di Rieti, come evidenziato nella parte introduttiva, è il risultato di un processo lungo millenni, e l’attuale configurazione della piazza Battisti è dovuta alle demolizioni avvenute alla fine dell’800 per eliminare gli edifici rimasti pericolanti dopo il terremoto del 1700 (fig. C), compresi i giardini interni all’isolato di proprietà comunale (fig. A), per liberare lo spazio e dotare così la città di una piazza di fronte agli edifici più di valore (Cattedrale, P.Vincentini). Intorno al 1930 poi la Chiesa di S.Giovanni in Statua fu demolita insieme al fabbricato adiacente per realizzare l’Albergo Quattro Stagioni così come lo vediamo oggi (fig. B) Nell’affrontare il progetto si è quindi voluto rilevare la preesistenza degli edifici che qui insistevano, e nel disegno della nuova piazza e delle pavimentazioni si è seguito il segno delle memorie storiche; questo principio progettuale si ritrova in tutto l’intervento, in quanto il progetto, oltre ad unificare l’immagine del centro storico di Rieti, intende anche ricostruire l’identità di questi spazi rivalutando il percorso storico che li ha prodotti. Il disegno della piazza fa riemergere queste preesistenze, diffenziando il tipo di materiale (fiammato nel sedime degli edifici demoliti, a spacco naturale per il resto) o la disposizione degli elementi, alternando il verde alle sedute o ai percorsi: tra le trame del disegno e dei materiali si narra quindi il racconto del centro storico e della sua storia. Questo è anche il motivo per cui sono stati inseriti anche gli spazi verdi: non solo per equilibrare ed addolcire lo spazio aperto con la presenza di piante ma anche per ricordare che proprio qui avevano luogo dei giardini comunali, probabilmente lascito di orti posizionati entro le mura che avevano un ruolo fondamentale nel passato per la sussistenza degli abitanti quando la città era messa sotto assedio da eserciti nemici. Anche in occasione della costruzione dell’albergo, erano state pensate delle aiuole con alberi, posizionate nello stesso punto previsto dal progetto come cornice della piazza corrispettiva ai giardini di Palazzo vincentini, poi rimosse per far spazio al posteggio delle automobili. 80 a b N 1:500 2d 2c 2a 2b c c’ d d’ b’ a’ 81 STATO DI FATTO 1 82 83 STATO DI FATTO 2 84 85 STATO DI FATTO 3 86 87 LA MEMORIA DELLE PREESISTENZE N confini dell’edificio preesistente 88 scala 1:500 Come ricordato anche sopra per la Piazza C.Battisti, nell’affrontare il progetto si è voluto rilevare attraverso il disegno della nuova piazza e delle pavimentazioni il segno delle memorie storiche; questo principio progettuale si ritrova in tutto l’intervento, in quanto il progetto, oltre ad unificare l’immagine del centro storico di Rieti, intende anche ricostruire l’identità di questi spazi evidenziando il percorso storico che li ha prodotti. Nella piazza Vittorio Emanuele esisteva un edificio importante, l’albergo e ristorante della “Croce Bianca”, attribuito da alcuni al Valadier ma che subì grossi danni nell’ultimo terremoto. La sua demolizione è stata generatrice di un grosso dibattito architettonico/urbanistico che ha portato all’inserimento della nuova torre comunale in epoca fascista. Il progetto ricalca il sedime di questo edificio che non esiste più rendendolo linea generatrice dello spazio della nuova piazza: inoltre il materiale scelto per questa pavimentazione è diverso rispetto al resto della piazza, con trattamento fiammato. Inoltre viene data nuova centralità e risalto alla Fontana dei Delfini, un monumento molto importante per i reatini: la fontana riemerge attraverso il nuovo disegno della pavimentazione, ne viene integrata come elemento generatore del disegno e acquista nuovo valore come centro prospettico rispetto alle posizioni delle sedute. 89 N 1:500 2e 2g 2f 2h 90 STATO DI FATTO 5 91 92 STATO DI FATTO 6 93 94 STATO DI FATTO 7 95 96 Ambito 3 RIQUALIFICAZIONE DI LARGO MARIANO VITTORI 97 Ambito 3 RIQUALIFICAZIONE DI LARGO MARIANO VITTORI N scala 1:2000 98 CRONOLOGIA DELLE TRASFORMAZIONI 1050 - Distruzione dell’antica basilica paleocristiana di S. Maria. 1109 - Il Vescovo Benincasa inizia la costruzione “ex novo” della Cattedrale. 1157 - Anno di consacrazione della Cripta. 1225 - Anno di consacrazione della parte superiore della chiesa. 1252 - Inizio della costruzione del Campanile ad opera degli architetti Pietro, Andrea, Enrico, forse appartenenti alla scuola dei Cosmati. 920 - Documenti farfensi riportano l’esistenza di un antico nucleo. 1109 - Ampliamenti successivi legati alla costruzione della Cattedrale. 2da metà XIII° sec. - Prima costruzione dell’attuale Palazzo dei Priori 1283 - Inizio della costruzione del Palazzo Papale con la realizzazione dell’Arco del Vescovo e della Loggia Papale, dalla quale si accedeva al Salone con una scala esterna. 1298 - Terremoto distruttivo al quale fa seguito un primo ampliamento. 1394 - Allargamento della piazza di fronte al Palazzo dei Priori (Sacchetti Sassetti, V. Di Flavio). 1484 - Lavori di ampliamento del Palazzo attraverso l’incorporazione di due case contigue sul lato occidentale. 1494 - Costruzione della residenza del Governatore e dei Priori e della cappella della Concezione, distrutta dal terremoto del 1898. 1458 - Costruzione dell’Atrio di fronte la Cattedrale voluta dal Vescovo Capranica. 1925/35 - Lavori del F. Palmegiani all’Episcopio, ripristino “in stile” della Loggia Papale con abbattimento della scala esterna svuotamento del Salone inferiore pieno di reinterri e tramezzi. 1926 - Inaugurazione del monumento a S. Francesco (opera dello scultore Nicoletti). 1995 - Restauro del corpo laterale della cattedrale 99 Una rappresentazione del complesso dell’Episcopio e del Duomo, probabilmente la più antica esistente. Intorno la città non si è ancora formata e appare come accumulo disordinato di rovine romane e di nuove costruzioni medievali. Ricostruzione del complesso della Cattedrale ed Episcopio in epoca medievale LA MEMORIA DELLE PREESISTENZE confini dell’edificio preesistente Nel contesto di Largo Vittori, il progetto intende evocare la preesistenza della scalinata che portava al piano nobile dell’Episcopio, sia la versione originale costruita in epoca medievale, sia quella che la sostituì in epoca tardo rinascimentale stravolgendo l’impianto del Palazzo Vescovile. Solo l’intervento di ripristino di inizio secolo ha riportato ordine ed armonia in questo contesto, pur dovendo così cancellare l’elemnto architettonico che più caratterizzava lo spazio. L’intervento qui presentato richiama quella scalinata attraverso il disegno della pavimentazione, che diventa un segno unico con l’altro elemento importante della piazza, la statua di San Francesco. Così facendo il progetto ripristina anche le altezze del piano di calpestio che erano state stravolte dagli interventi precedenti, tanto da interrare alcuni gradini di ingresso al sagrato della Cattedrale. 100 Foto che rappresenta la scalinata dell’Episcopio che occupava lo spiazzo in posizione centrale e chiudeva il portico al piano terra a c 101 LARGO MARIANO VITTORI - VIA CINTIA N 1:1000 3b 3a 102 SISTEMAZIONE DELLA STATUA DEL SANTO A lato: attuale sistemazione della statua del santo con una sistemazione del verde approssimata e poco curata. Sotto: foto d’epoca raffigurante la scultura che poggia su un basamento diverso ricoperto di vegetazione e avente una differente altezza. 103 Nella ricorrenza del VII centenario dalla morte di Francesco d’Assisi, il Venerabile Massimo Rinaldi vescovo di Rieti conferì al giovane scultore Cristo Giordano Nicoletti l’incarico di realizzare per il sagrato settentrionale della cattedrale il bel monumento che è raffinata trasfigurazione dell’alter Christus che si scarnifica identificandosi radicalmente nella sua testimonianza di umiltà, poggiando i piedi nudi sulla roccia che evoca i santuari della Custodia Reatina. Nel tempo la statua è stata più di una volta spostata e appoggiata su un basamento diverso, come testimoniato anche dalle foto d’epoca; in entrambi i casi comunque il santo poggia su un elemento naturale, che sia vegetazione o che sia roccia, quasi a testimoniare il forte legame tra San Francesco e la natura. L’attuale collocazione è divenuta inadeguata, con un disegno del verde approssimato e poco curato, e lo sarà ancor di più all’interno del nuovo progetto. La nuova sistemazione progettata per la statua rimane nel solco della tradizione, pur con un disegno più attuale e sicuramente più integrato al futuro contesto, e si ispira al famoso Cantico delle Creature, richiamato dalla compresenza degli elementi naturali: il santo, che guarda verso l’alto e indica il cielo, poggia sul basamento di roccia, da dove sgorga uno specchio acqua in movimento continuo, incorniciato da un fazzoletto di verde che evoca la terra. Sul lato del basamento un elemento in pietra incastrato, modellato a calco sulla mensola destra della facciata principale della Cattedrale (pag. 143, c), sottolinea il legame della sistemazione con il monumento. 104 c STATO DI FATTO 105 106 STATO DI FATTO 107 108 STATO DI FATTO 109 110 STATO DI FATTO 111 112 STATO DI FATTO 113 114 STATO DI FATTO 115 116 Ambito 6 RIQUALIFICAZIONE E RIASSETTO DELLA VIABILITA’ NELL’AMBITO DEL POLO CULTURALE SANTA LUCIA 194 GLI AMBITI DELL’INTERVENTO DEL PLUS: Ambito 6 RIQUALIFICAZIONE E RIASSETTO DELLA VIABILITA’ NELL’AMBITO DEL POLO CULTURALE SANTA LUCIA N scala 1:2000 195 LA CONFIGURAZIONE DEGLI SPAZI: percezione, uso, funzioni Il convento prima e dopo il restauro Gli spazi urbani della parte bassa della città, compresa tra il tracciato di via san Pietro Martire ed il corso del fiume Velino, sono caratterizzati dalla fitta trama degli edifici e delle vie che l’attraversano. Prevalente è la presenza di residenze e botteghe artigiane, tra le quali risalta il complesso di Santa Lucia, il più rilevante e rappresentativo di questa parte di città, sia per le dimensioni che per le funzioni che ha svolto nel tempo, e che potrà assumere di nuovo, una volta che si sarà consolidato il ruolo di centro culturale che negli ultimi anni si è andato formando all’interno dei suoi spazi. Anche in questo ambito l’intervento si propone, nella prospettiva di una significativa riduzione della commistione tra traffico veicolare e pedonale, di ristabilire gerarchie e valori, volendo configurare l’intero ambito come accesso sia al polo culturale che al nuovo collegamento meccanizzato con la parte alta della città. Interno del museo archeologico 196 AREA S.LUCIA: STORIA E TRASFORMAZIONI notizie tratte da: “Rieti: ieri ed oggi” di Lugi Bernardinetti “Rieti e la Regione Sabina” di F. Palmegiani Spazio della corte orima e durante i lavori di rifacimento Al 1237 si può datare l’inizio della costruzione della chiesa di Santa Lucia, cui seguì, intorno alla metà del secolo, quella del monastero. La chiesa fu arricchita successivamente con la dotazione di nuovi altari, statue e tele, e con la costruzione della cupola con lanternino (16282); anche il monastero conobbe successivi ampliamenti, fino a raggiungere le dimensioni e l’aspetto attuali. Ha ospitato il convento delle clarisse di S.Lucia dalla seconda metà del sec. XVI fino al 1860, quando il regio commissario generale decretò la soppressione delle corporazioni religiose, e la conseguente attribuizione dei patrimoni immobiliari allo stato e ai comuni; così accadde anche per la chiesa di S.Lucia. Le religiose rimasero nella loro sede fino al 1882, anno nel quale il monastero fu definitivamente trasferito al comune di Rieti. Da quel momento la chiesa ed il chiostro furono abbandonati a sè stessi e solo nel 1924 la chiesa fu riaperta al culto, e la parte conventuale del monastero fu adibita ad usi scolastici e culturali, prevalentemente musicali. Il comune stesso si riservò una larga porzione dell’immobile adibendolo a proprio deposito. Negli ampi spazi ebbero sede un asilo, una scuola elementare, una scuola media, ed infine l’Isituto Tecnico Commerciale. Quando fu decisa la costruzione di un nuovo edificio apposito per l’ITC, lo stabile dell’ex monastero di S.Lucia ritornò nel grigio esistenziale, perse la sua importanza e diventò nuovamente sede provvisoria di varie attività. Solo nell’ottobre del 1998 iniziò un rinnovamento quasi totale della sua struttura e l’arch. Vittorio De Feo e l’ing. Renzo Carlucci progettarono la ristrutturazione del complesso cinquecentesco. La ristrutturazione è ancora in fase di completamento, ma sono già operativi gli spazi della biblioteca e del museo civico. 197 N 6a 1: 500 6b 6d 6c 198 APPARECCHI DI POSA particolare 6a particolare 6b m c b1 b1 d c 199 d b1- lastre di pietra di pianello larghezza cm. 30, lunghezze variabili (cm. 30/70), spessore cm. 8, superficie filo sega, apparecchio “a correre”, con fuga 0,6 cm c - lastre di pietra di pianello larghezza cm. 25, lunghezza cm. 50, spessore cm. 8, superficie filammata, apparecchio “a cortina”, accostate d - blocchetti di pietra di pianello 10 x 10 superficie filo sega e - cordolo di pietra di pianello larghezza cm. 12, lunghezze variabili, spessore cm. 8 h - tappeto erboso m - rampa realizzata con lavato antisdrucciolo particolare 6c particolare 6d h b1 e b1 200 REALIZZAZIONE DEL GIARDINO INTERNO DEL MUSEO L’intervento del PLUS rappresenta anche l’opportunità per completare il Museo Archeologico attraverso la realizzazione del giardino negli spazi della corte. In questo modo la corte, un interno/esterno dell’edificio, sarà realizzata scegliendo gli stessi elementi stilistici dell’intervento generale, creando un continuum tra spazi esterni ed interni. L’omogeneità rispetto al resto del progetto viene così realizzato per mezzo della pavimentazione, che riprende le pietre e gli apparecchi di posa utilizzati nelle strade adiacenti e utilizzando le stesse sedute che caratterizzano le piazze, in modo da non interrompere la continuità visiva dei percorsi e degli elementi dell’arredo urbano. Anche il verde sarà disegnato in modo stilisticamente armonico rispetto agli altri spazi verdi che caratterizzeranno le nuove piazze, con l’uso limitato di elementi vegetativi, sia alberi che siepi, di essenze congrue alle altre utilizzate, e con un disegno essenziale ma volutamente contemporaneo. Un’altra componente che contraddistinguerà questi spazi sarà l’illuminazione, con elementi illuminanti disposti in modo irregolare rispetto al disegno della pavimentazione, con diverse inclinazioni, e rivestiti in acciaio corten per una maggiore assonanza con il verde. f e e’ f’ 201 STATO DI FATTO 202 203 STATO DI FATTO 204 205 STATO DI FATTO 206 207 STATO DI FATTO 208 209 Ambito 5 RIQUALIFICAZIONE DI PIAZZA SAN RUFO 210 Ambito 5 RIQUALIFICAZIONE DI PIAZZA S.RUFO N scala 1:2000 211 CRITICITA’ 5 5 1 1 2 3 4 1. Scala dell’oggetto rispetto allo spazio 2. Barriera architettonica 3. Stato di manutenzione/opacità del cristallo 4. Arredo urbano di scarso valore 5. Limitazione delle trasparenze da e verso la piazza 6. Oggetto non congruo rispetto la specificità del luogo, con eccesso di disegno e di parti cieche 212 1 ELEMENTI PER UNA “NORMA D’IMMAGINE” 2 L’intervento di riqualificazione della piazza non può prescindere da una riflessione sugli oggetti, le quinte edilizie e gli arredi di interesse privato che attualmente/in futuro concorrono/concorreranno a determinarne l’immagine. Al lato della proposta concorsuale si ritiene opportuno che a regime venga definita una sorta di “norma d’immagine” che, mediante meccanismi incentivanti, codifichi i futuri interventi sugli edifici privati che si aprono sulla piazza, definendo le compatibilità di materiali, forme, colorazioni, plastiche secondarie, ecc. Nella proposta concorsuale, pur non ricomprendendoli nelle quantificazioni economiche, si è ritenuto utile affrontare alcuni elementi di rilettura di varie componenti dell’ambito, e ipotizzare quale possa essere il ruolo e l’immagine sostenibile/compatibile con lo spazio ridisegnato della piazza; tra questi i più significativi per ruolo e potenzialità sono: - il box in ferro e vetro del ristorante “il Bistrot” riletto in forma di teca neutra e trasparente restituirebbe visibilità alla facciata retrostante e attenuerebbe il ruolo intrusivo nel sistema delle immagini delle nuova piazza; - il portone principale della quinta alle spalle di Via Garibaldi, per il quale si propone la realizzazione di un atrio in vetro strutturale che consentirebbe la visuale della profondità della retrostante corte e, in particolare nelle ore notturne con appropriata illuminazione, un’espansione percettiva dello spazio della piazza e, sempre sulla stessa quinta, i due vani ad arco che si aprono sul retrostante portico voltato a crociera che, chiusi con cristalli a tutta luce, permetterebbero la vista del pregevole interno porticato. 2 LE PIETRE 6 213 Nella riqualificazione della piazza gli ambiti pavimentati sono risolti in pietra di Pianello nel formato 15/45 con apparecchio a cortina, confinati tra bordi a raso, a correre, in masselli della stessa pietra che disegnano 4 ambiti all’interno dei quali ruotano le direzioni di posa – le fasce che proseguono in direzione Est/Ovest l’allineamento dell’incisione centrale recano incisa l’iscrizione “UMBILICUS ITALIAE”. Gli elementi laterali all’incisione centrale che formano i bordi in risalto, sono realizzati in blocchi di Pietra di Cardoso mentre le placche planari che completano la composizione centrale sono risolte in lastroni di pietra Aurisina di grandi dimensioni e spessore; all’interno di una delle aree in Cardoso è stata ridefinita la “finestra” che mette in luce gli esiti della campagna di scavi archeologici effettuata nell’ambito della piazza nel 1986. N 5a 1:500 +405,33 +406,11 5b +406,71 +406,68 +406,74 decumanus +406,66 +406,95 +406,37 piazza S.Rufo +406,22 +406,27 +406,06 +406,02 +406,05 5c +405,19 +404,43 5d 214 SAN RUFO: L’IDEA DELLA NUOVA PIAZZA Il progetto muove dalla scelta di considerare l’intero lo spazio della nuova piazza come luogo della tradizione dell’ “umbilicus italie”, negando decisamente tutte le scorciatoie che passano per una qualche forma fisica di rappresentazione del simbolo, approccio semplicistico ad un tema dai contenuti quasi esclusivamente immateriali. La prima azione progettuale è stata quella di “liberare” lo spazio della piazza dagli oggetti e dalle sistemazioni che l’hanno interessata negli anni recenti, così da recuperare continuità in termini spaziali e di rapporti con le quinte edilizie. La ricerca compositiva si è mossa successivamente nella selezione di un approccio al tema che, come sempre accade quando ci si confronta con la “storia”, misuri un corretto rapporto tra trasformazioni introdotte e contesto, privilegiando una adeguata quota di neutralità degli oggetti e delle forme utilizzate. Sulla “tela vuota” dello spazio della piazza si è operato un unico deciso gesto producendo un’incisione della superficie sull’asse dimensionalmente più grande, anche a memoria della tessitura a “soli decumani” del cuore antico della città circostante. L’incisione è stata poi manipolata allontanando tra loro i lembi e scoprendo, come in una frattura tettonica, gli strati sottostanti, memoria anche degli scavi effettuati nel sottosuolo della piazza nell’autunno del 1986 che hanno messo in risalto alcuni resti romani visualizzabili da una apertura esistente sul piano di calpestio. Le superfici dei lembi dell’incisione sono state ulteriormente destrutturate in una lieve deformazione altimetrica che con andamento ad onda muove dallo 0,00 di un vertice, cresce per 40/45 cm. e ridiscende sullo 0,00 del vertice opposto, nel continuo gioco di affermazione/negazione della regolarità nel piano e nello spazio. La composizione si completa anche mediante elementi a contenuto architettonico/ funzionale, come i cinque piccoli monoliti in pietra che alloggiano proiettori a LED che, nelle ore notturne, annunciano le variazioni altimetriche dei calpestii, o le quattro sedute in pietra e legno, le cui forme generano da un blocco grezzo per poi variare nei prismi regolari degli appoggi. Due delle quattro sedute alloggiano un contenitore per l’impianto di essenze arboree e/o cespugli, per completare lo spazio della piazza mediante un minimo sistema del verde, integrando i due impianti esistenti lungo la risalita della Via S. Rufo, che vengono reinquadrati nelle nuove pavimentazioni. I nuovi calpestii della piazza sono interamente percorribili e accessibili dal disabile senza soluzione di continuità altimetrica, così come per l’accesso dalla risalita di Via S. Rufo e della chiesa, la salita che riguadagna la quota della piazza; l’ambito, anche se esterno all’area messa a concorso, obbliga comunque il progettista ad una riflessione compositiva, data la stretta relazione funzionale e percettiva con la piazza e la barriera architettonica che rimarrebbe in esercizio. Il sistema di illuminazione dello spazio della rinnovata Piazza S. Rufo è stato curato con particolare attenzione riguardo alle interferenze di immagini tra contesto ed elementi di nuovo inserimento, selezionando forme per quanto possibile neutre ed essenziali. Sono stati collocati in posizioni perimetrali pali in acciaio con testa luminosa a LED e, oltre ai già citati dissuasori luminosi, si prevedono due proiettori wall washer per 215 la facciata della chiesa e piccole sorgenti LED internamente al sistema centrale di pavimentazione. Nella riqualificazione della piazza gli ambiti pavimentati sono risolti in pietra di Pianello nel formato 30/45 con apparecchio a cortina, confinati tra bordi a raso, a correre, in masselli della stessa pietra che disegnano 4 ambiti all’interno dei quali ruotano le direzioni di posa – le fasce che proseguono in direzione Est/Ovest l’allineamento dell’incisione centrale recano incisa l’iscrizione “UMBILICUS ITALIAE”. Gli elementi laterali all’incisione centrale che formano i bordi in risalto, sono realizzati in blocchi di Pietra di Cardoso, mentre le placche planari che completano la composizione centrale sono risolte in lastroni di pietra Aurisina di grandi dimensioni e spessore; all’interno di una delle aree in Cardoso è stata ridefinita la “finestra” che mette in luce gli esiti della campagna di scavi archeologici effettuata nell’ambito della piazza nel 1986. STATO DI FATTO 216 217 STATO DI FATTO 218 219 STATO DI FATTO 220 221 STATO DI FATTO 222 223 STATO DI FATTO 224 225 226