23 Settembre 2013
23 Settembre 2013
RASSEGNA STAMPA
5 MARZO 2015
Sede Milano – Corso Italia 22
Sede Trieste – Via Fabio Filzi 21/1
INDICE
DAL MERCATO ASSICURATIVO
 SEMPLIFICAZIONE: L’IVASS EMANA IL REGOLAMENTO. ECCO LE NOVITA’
PER GLI INTERMEDIARI
 PER I CLIENTI NIENTE PIÙ DOCUMENTI SUPERFLUI




ASSICURAZIONI MENO CARTE PIÙ ONLINE
CAMBI COMPAGNIA? NELLA RC AUTO LO SCONTO E’ DEL 14,6%
L’ALTOLÀ DI UNIPOLSAI SULL’AEROPORTO DI FIRENZE
ITAS MUTUA SIGLA ACCORDO QUINQUENNALE CON CONFARTIGIANATO
VICENZA
 LA VOCE DEGLI INTERMEDIARI: UNIPOLSAI, LE MEGA AGENZIE E IL
NUOVO MODELLO DISTRIBUTIVO MARKETING ORIENTED
BANCA E DINTORNI
 I PROMOTORI IN CERCA DI CONTRATTO
 LA «NUOVA» MEDIOLANUM SPINGE SULLA RACCOLTA
 BTP ALLA PROVA SOLVENCY II
 SACE, POSSIBILE CRESCERE DEL 50% ALL’ESTERO
PREVIDENZA E DINTORNI
 CASSE DI PREVIDENZA IN AIUTO DI IMPRESE IN CRISI
 COME FARSI UN GRUZZOLETTO CON L’AIUTO DELLO STATO
DAL MERCATO ASSICURATIVO
SEMPLIFICAZIONE: L’IVASS EMANA IL REGOLAMENTO. ECCO LE NOVITA’ PER GLI INTERMEDIARI
Il provvedimento dell’istituto di vigilanza riguarda le procedure e gli adempimenti burocratici nei
rapporti tra imprese, intermediari e clientela.
L’Ivass ha emanato il Regolamento in materia di semplificazione delle procedure e degli adempimenti
burocratici nei rapporti tra imprese, intermediari e clientela. L’emanazione delle nuove norme, spiega
una nota dell’istituto di vigilanza, è stata preceduta da «un’intensa fase di consultazioni con l’Ania e
con le principali associazioni rappresentative degli intermediari assicurativi e dei consumatori».
Il Regolamento, consultabile sul sito www.ivass.it, è volto a «promuovere il ricorso all’innovazione
tecnologica, riducendo gli adempimenti cartacei e la modulistica e aprendo all’innovazione digitale nei
rapporti tra imprese, intermediari e clienti».
Le principali novità riguardano:
- l’obbligo per gli intermediari iscritti al Rui e per le imprese di assicurazione di dotarsi di un indirizzo di
posta elettronica certificata;
- la sollecitazione all’utilizzo della firma elettronica avanzata, qualificata, digitale e grafometrica per la
sottoscrizione della polizza e della documentazione relativa al contratto di assicurazione;
- la messa a disposizione del cliente, e senza oneri a carico dello stesso, degli strumenti di pagamento
elettronici, anche nella forma on line, per corrispondere i premi assicurativi;
- la possibilità di procedere alla ricezione/trasmissione di documentazione precontrattuale e
contrattuale attraverso posta elettronica;
- il divieto per le imprese e per gli intermediari di chiedere al contraente la documentazione già
prodotta per altri preesistenti contratti.
Le nuove norme, prosegue la nota dell’Ivass, «richiederanno per le imprese e per gli intermediari
adeguamenti organizzativi che saranno compensati dai benefici in termini di riduzione dei costi di
stampa, trasmissione, conservazione e consegna della modulistica. Per contro, i clienti, a richiesta,
potranno usufruire di metodi di consegna e conservazione della documentazione precontrattuale e
contrattuale in formato elettronico, con conseguenti indubbi vantaggi».
L’istituto di vigilanza ha sottolineato il fatto che sono previsti ulteriori interventi di semplificazione per
una più ampia rivisitazione dei contenuti dell’informativa precontrattuale e contrattuale, in relazione
ai quali è stata avviata una fase informale di confronto con l’Ania e con le associazioni di categoria
relative.
TUTTO INTERMEDIARI
PER I CLIENTI NIENTE PIÙ DOCUMENTI SUPERFLUI
La posta elettronica entra ufficialmente nei rapporti tra assicurazioni, intermediari e clienti. A questi
ultimi, poi, non potranno più essere richiesti (sia in fase di stipula di polizze sia nella gestione dei
sinistri) documenti non necessari o comunque già in possesso degli operatori assicurativi. Sono due
delle principali novità introdotte dal regolamento n.8 dell’Ivass, sulla semplificazione di procedure e
adempimenti burocratici in questi rapporti, richiesta dal decreto Crescita 2.0 (Dl 179/2012, articolo
22).
Il regolamento, datato 3 marzo, è stato pubblicato sul sito Ivass. Ora attende la pubblicazione sulla
Gazzetta Ufficiale ed entrerà in vigore solo 30 giorni dopo quest’ultima. Tempi più lunghi (sei mesi a
partire dalla pubblicazione) sono stati concessi per adempiere agli obblighi (per intermediari iscritti al
registro unico Rui e imprese) di dotarsi di posta elettronica certificata e di organizzarsi per evitare di
chiedere
al
cliente
documentazione
non
necessaria
o
già
presentata.
Tra gli altri punti principali del regolamento, l’obbligo di mettere a disposizione del cliente, senza
oneri aggiuntivi, gli strumenti di pagamento elettronici, anche nella forma on line, per pagare i premi.
Prevista anche la possibilità di ricevere e trasmettere documentazione precontrattuale e contrattuale
attraverso posta elettronica. Gli operatori vengono pure sollecitati all’utilizzo della «firma elettronica
avanzata, qualificata, digitale e grafometrica per la sottoscrizione della polizza e della
documentazione
relativa
al
contratto
di
assicurazione».
L’Ivass preannuncia ulteriori semplificazioni «per una più ampia rivisitazione dei contenuti
dell’informativa precontrattuale e contrattuale»: è partito un confronto informale con le associazioni
di categoria.
IL SOLE 24 ORE
ASSICURAZIONI MENO CARTE PIÙ ONLINE
Meno carta e moduli e più tecnologie digitali nei rapporti tra assicurazioni e clienti. Lo prevede il
regolamento emanato dall'Ivass in materia di semplificazione delle procedure.
L'emanazione delle nuove norme è stata preceduta da un'intensa fase di consultazioni con le parti
interessate.
Le principali novità riguardano l'obbligo per gli intermediari e per le imprese d'assicurazione di dotarsi
di un indirizzo di posta elettronica certificata; la sollecitazione all'utilizzo della firma elettronica
avanzata, qualificata, digitale e grafometrica per la sottoscrizione della polizza e della documentazione
relativa al contratto di assicurazione.
Inoltre il regolamento introduce la messa a disposizione del cliente, senza oneri a carico, degli
strumenti di pagamento elettronici, anche nella forma online, per corrispondere i premi assicurativi; la
possibilità di procedere alla ricezione-trasmissione di documentazione precontrattuale e contrattuale
attraverso posta elettronica; il divieto per le imprese di chiedere al contraente la documentazione già
prodotta.
ITALIA OGGI
CAMBI COMPAGNIA? NELLA RC AUTO LO SCONTO E’ DEL 14,6%
Secondo i dati dell’Osservatorio Auto 2015 di Aiba, il 74% degli assicurati che ha cambiato
compagnia nel corso del 2014 ha avuto uno sconto medio del 14,6% sul prezzo di listino.
La continua diminuzione degli incassi nella Rc auto (in calo dal 2011) sta favorendo la corsa per
trattenere i clienti e conquistarne di nuovi, attraverso l’utilizzo massiccio degli sconti.
I dati dell’Osservatorio Auto 2015 di Aiba (indagine svolta in collaborazione con la società di
consulenza Innovation Team) evidenziano che il 74% degli assicurati che ha cambiato compagnia nel
corso del 2014 ha avuto uno sconto medio del 14,6% sul prezzo di listino. Soprattutto se questi hanno
una storia assicurativa eccellente. Si ricorre agli sconti anche per mantenere i clienti: il 25% di
assicurati ha avuto, infatti, uno sconto del 14,3% al momento del rinnovo della polizza.
Complessivamente, lo sconto medio applicato è pari al 4,3%.
TUTTO INTERMEDIARI
L’ALTOLÀ DI UNIPOLSAI SULL’AEROPORTO DI FIRENZE
UnipolSai affila le armi per tutelare i diritti edificatori sull’unica area di espansione del territorio di
Firenze, quella di Castello, 168 ettari su cui è autorizzata la costruzione di 181mila mq di funzioni
pubbliche e 259mila mq di funzioni private. Il gruppo assicurativo ha presentato quattro ricorsi al Tar
contro il Comune di Firenze, la Regione Toscana e Enac (l’ente nazionale dell’aviazione civile) che,
proprio vicino all’area di Castello, hanno previsto la realizzazione del nuovo stadio (che dovrebbe
essere realizzato dalla famiglia Della Valle) e della nuova pista dell’aeroporto, ma senza coinvolgere
nella pianificazione UnipolSai che teme la lesione dei propri interessi. «Siamo disponibili a ridiscutere
la convenzione col Comune su Castello – ha spiegato Gian Luca Santi, direttore generale dell’area
Immobili di Unipol – ma aspettiamo una proposta che finora, e sono passati due anni, non è arrivata».
Sempre a Firenze Unipol annuncia la dismissione del centro oncologico di Villa Ragionieri (170 addetti,
12 milioni di perdita 2014) e il ridimensionamento della casa di cura Villa Donatello. (Si.Pi.)
IL SOLE 24 ORE
ITAS MUTUA SIGLA ACCORDO QUINQUENNALE CON CONFARTIGIANATO VICENZA
La compagnia offrirà servizi e pacchetti dedicati, con coperture legate all’attività delle aziende, ai
rischi della professione, ai beni di proprietà o in uso, coperture nell’ambito dei rischi personali e
della famiglia, nonché soluzioni specifiche per la previdenza integrativa.
Itas Mutua e Confartigianato Vicenza hanno siglato un accordo quinquennale per la fornitura di
soluzioni assicurative alle persone e alle aziende iscritte all’associazione.
In particolare, Itas Mutua offrirà servizi e pacchetti dedicati, con coperture legate all’attività delle
aziende, ai rischi della professione, ai beni di proprietà o in uso, coperture nell’ambito dei rischi
personali e della famiglia, nonché soluzioni specifiche per la previdenza integrativa. L’accordo sarà
valido fino a fine 2019. Confartigianato Vicenza e Itas Mutua hanno attivato anche una società
dedicata, la Savitas srl, che fornirà servizi di consulenza personalizzata sui prodotti Itas per l’analisi del
fabbisogno assicurativo e previdenziale di ciascuna persona o impresa artigiana iscritta.
LA VOCE DEGLI INTERMEDIARI: UNIPOLSAI, LE MEGA AGENZIE E IL NUOVO MODELLO DISTRIBUTIVO
MARKETING ORIENTED
Dopo cortese segnalazione (ed autorizzazione al rilancio da parte dell’autore), abbiamo rientuto
interessante condividere anche su Intermedia Channel le riflessioni pubblicate da Pasquale Caterisano –
agente UnipolSai di Como – sul proprio blog personale, nelle quali prende in considerazione le
prospettive e le evoluzioni del modello distributivo del gruppo assicurativo bolognese anche alla luce
dell’integrazione con le realtà provenienti dal gruppo Fondiaria-Sai
UnipolSai, le mega agenzie e il nuovo modello distributivo marketing oriented – di Pasquale
Caterisano
Negli anni Unipol Assicurazioni ha comprato ed integrato nella sua rete diverse compagnie come
Aurora, Meie, Winterthur, Fondiaria, Sai, Milano, La Previdente e Sasa (parte di Milano e Sasa cedute
ad Allianz per l’Antitrust).
Gli agenti Unipol hanno visto il loro marchio ceduto anche a terzi, dovendo condividere con i nuovi
arrivati il buon nome e le convenzioni nazionali e locali stipulate e gestite per molti anni, spesso con
nuovi colleghi agenti plurimandatari, che poco conoscevano il mondo della compagnia bolognese di
impostazione sociale.
Questa cosa è accaduta per diverse volte negli ultimi 10 anni, tant’è che spesso in diverse zone d’Italia,
non pochi sono stati i problemi di “vicinanza” ed anche di impostazione di cultura assicurativa e
background di provenienza differente, con relative differenti visioni del mercato di riferimento; ciò non
ha portato sempre buone relazioni fra i colleghi, anzi in diversi casi, vi sono stati dei veri e propri scontri
e moltissimi agenti “comprati”, hanno preferito cambiare compagnia per non essere additati
volgarmente come “assicuratori di sinistra”.
Con l’ultimo acquisto, Fondiaria-Sai, la densità delle agenzie nel territorio è diventata insostenibile, con
vicinanze e prossimità davvero imbarazzanti per tutti. Per questo Unipol avrebbe deciso di accorpare
diverse agenzie in un modello distributivo nuovo e più professionale – oltre che di adeguate dimensioni
per poter affrontare le sfide del mercato del futuro – in ottica fortemente orientata al marketing.
Fin’ora, seppur con un territorio da dover condividere, i galli avevano tutti un proprio pollaio, ora che
saranno tutti insieme nel pollaio grande, cosa succederà?
Sarà anche curioso da verificare quanto baccano faranno quei galli che si sentono più cedroni di altri.
Intermedia Channel.
BANCHE E DINTORNI
I PROMOTORI IN CERCA DI CONTRATTO
Intesa Sanpaolo. Ma anche Unicredit. E poi Mps, Bpm, Bnl. È nei grandi gruppi bancari che si sta
affermando sempre di più la figura del promotore finanziario. Il professionista del risparmio. Persona
conosciuta e riconosciuta sul territorio, sempre con la valigetta in mano, sa come entrare nelle case
dei clienti per guidare le loro scelte di investimento. Di questi professionisti ce ne sono 25mila e
secondo stime di settore, di qui in poi, ne verranno assunti 1.500 ogni anno. Niente affatto con
buona pace dei sindacati. Perché? Si pone il problema dell’inquadramento contrattuale. Questi
professionisti che ruotano intorno all’universo bancario consumando le suole delle scarpe sono
agenti di vendita, pagati a provvigione che però non hanno le tutele contrattuali dei bancari. Da anni
ormai sono riuniti in un’associazione, Assonova, supportata dal maggior sindacato del credito, la Fabi,
e alle banche chiedono di entrare sotto l’ala protettrice di un contratto collettivo nazionale di
riferimento. Quello del credito? Magari non esattamente visto che questa è una figura autonoma, ma
certamente i promotori chiedono un salto di qualità che li faccia andare al di là della provvigione.
«Attualmente circa 25mila promotori in Italia - e mi riferisco a quelli che non sono dipendenti di
banche - non hanno un accordo economico collettivo specifico che ne tuteli la professionalità»,
denuncia Alessio Amadori, presidente di Assonova. I promotori che prestano la propria opera presso
le “reti” sono ancora trattati come semplici agenti di vendita, un tipo d’inquadramento contrattuale
che «non tiene conto delle loro specificità e del loro status di professionisti della finanza», spiega
sempre
Amadori.
Proprio per questo arriva dalla base la richiesta di un tavolo con Abi e Assoreti che coinvolga tutte le
associazioni di categoria esistenti, per iniziare a ragionare su un accordo collettivo a tutela della
professione. Uno strumento che servirà anche per garantire la qualità dei servizi offerti alla clientela.
Ma non è solo in Abi e Assoreti che i promotori cercano un interlocutore, è anche nel Governo, a cui
chiedono di intervenire con apposita normativa civilistica che riconosca le peculiarità e l’evoluzione
di
questi
professionisti
del
risparmio.
L’evoluzione è professionale, ma è anche numerica, visto che si parla di 25 mila professionisti in un
settore, il credito, dove lavorano 309mila bancari. Stando ai numeri di oggi. Destinati a crescere
perché questa figura, secondo gli addetti ai lavori, diventerà una figura chiave nei gruppi bancari. I
modelli di business stanno cambiando, avanza l’home banking, e le aziende stanno facendo crescere
la consulenza specializzata. Da Assonova spiegano che il gruppo Mps nel prossimo triennio avrebbe
pianificato di ingaggiare, attraverso Widiba, circa 1.000 promotori. Anche Bpm avvierà a breve il
reclutamento di 300 consulenti finanziari che andranno a potenziare la rete. Mentre Bnl, tramite Life
banker punta a creare un nucleo di 600 professionisti entro il 2018. Il gruppo Intesa Sanpaolo subito
dopo il contratto nazionale avvierà il polo del Private banking, frutto della combinazione di Intesa
Sanpaolo Private Banking che si avvarrà di una corposa rete di promotori. Unicredit, invece, in Fineco
sta
reclutando
circa
200
promotori.
Per i sindacati del credito, a questo punto, è necessario un accordo collettivo specifico. Soprattutto
adesso che entrerà in vigore la Mifid 2, prevista entro l’anno, che introdurrà una serie di nuovi vincoli
per il promotore. In particolare, uno che impone al professionista una prestazione indipendente
rispetto alla banca/rete per cui lavora. «Bisogna evitare che le banche approfittino dell’attuale
incertezza di regole per utilizzare i promotori con le più ampie flessibilità incontrollate, con l’obiettivo
di andare a scardinare progressivamente l’area contrattuale del credito», dice il segretario nazionale
della Fabi, Giuseppe Milazzo. Per questo «è urgente cominciare un percorso negoziale che porti alla
definizione di un accordo collettivo di settore, in modo tale da valorizzare e tutelare questi
professionisti, pur garantendone l’autonomia».
IL SOLE 24 ORE.
LA «NUOVA» MEDIOLANUM SPINGE SULLA RACCOLTA
Un logo tutto nuovo per Banca Mediolanum, perché «nulla è più come prima e io cambio». Ha scelto
il palco della convention annuale di Pesaro il fondatore Ennio Doris per presentare agli oltre
4mila family banker del gruppo accorsi da tutta Italia il rinnovamento del marchio: via il simbolo
ormai datato 18 anni con il classico «biscione» stilizzato per far spazio al cerchio azzurro che ricorda
lo slogan della banca costruita attorno al cliente e che è stato negli scorsi anni oggetto di una
fortunata
campagna
pubblicitaria.
«Per qualsiasi azienda il cambio del logo è una sfida ma per noi lo è se possibile ancora di più, perché
i family banker che ogni mattina visitano i nostri clienti si appuntano questo simbolo sulla giacca e
devono essere riconoscibili», ha ricordato Massimo Doris, vicepresidente di Banca Mediolanum,
prima di spronare la rete a centrare nel 2015 un obiettivo commerciale per la raccolta di 10 miliardi
di
euro.
Il vecchio simbolo «resta nel nostro cuore», ha aggiunto Ennio Doris, che di fronte ai giornalisti ha
definito una «pura coincidenza» la concomitanza temporale con il provvedimento con cui la Banca
d’Italia ha imposto a Fininvest di cedere le quote eccedenti il 10% in Mediolanum e ha detto di non
aver informato Silvio Berlusconi sulla sostituzione del logo. «Spero che Berlusconi resti azionista, gli
ho suggerito di non vendere ma dobbiamo attendere che il Tar si pronunci sul ricorso il 22 aprile», ha
poi proseguito il patron di Mediolanum, che a margine dell’evento si è espresso a tutto campo: dal
patto Mediobanca («non ho parlato con nessuno, ma sono convinto che resterà uno zoccolo duro»);
alla riforma delle popolari («inevitabile andare nella direzione del decreto»); a Banca Esperia («se c’è
un’offerta ricca ci penso, per il momento tutto resta così com’è») e alla vicenda Ei Towers-Rayway
(«È la prima Opa che io conosca dove si sono rivalutati i titoli dell’offerente e della preda,
evidentemente
il
mercato
la
giudica
un’operazione
fantastica»).
Sul tema del contenzioso in atto con l’Agenzia delle Entrate a causa della controllata irlandese,
Massimo Doris ha ribadito di essere «fiducioso, sulla base di quanto indicano i nostri fiscalisti, che la
vicenda si possa risolvere entro l’anno e su basi differenti rispetto alle richieste che sono state
avanzate». A fronte di contestazioni per circa 506 milioni, Mediolanum ha accantonato in bilancio
94,1
milioni.
Durante la convention, Banca Mediolanum ha annunciato anche una serie di innovazioni commerciali
e tecnologiche che vanno dalla creazione di My Freedom, una piattaforma di servizi bancari
personalizzabile secondo le esigenze del cliente, al lancio di una nuova applicazione per utilizzare i
servizi attraverso iPad e tablet, all’estensione degli orari del banking center e all’abbassamento degli
spread sui mutui. Presenti alla kermesse pesarese anche Alessandro Benetton, intervenuto sul palco,
e Davide Serra. L’a.d. di Algebris, convalescente per un incidente sugli sci, non ha voluto commentare
sulla vicenda del rinvio dell’incontro in Consob: «Non ho nulla da aggiungere rispetto a quanto già
precisato con una mia nota precedente», ha detto a margine.
IL SOLE 24 ORE
BTP ALLA PROVA SOLVENCY II
Le compagnie di assicurazione affinano i calcoli per i nuovi requisiti europei di capitale che saranno
richiesti da Solvency II a partire dal primo gennaio 2016. Nei giorni scorsi l'Eiopa, l'organismo che
racchiude le Ivass europee, ha pubblicato la curva dei tassi d'interesse che le imprese dovranno
prendere a riferimento per il calcolo delle proprie riserve tecniche.
Si tratta di tassi bassi, allineati del resto all'attuale situazione di mercato, che richiederanno però
probabilmente un aumento delle riserve per il settore. Ma le imprese (almeno quelle italiane racchiuse
nell'Ania, l'associazione guidata da Aldo Minucci) sembrano già aver messo in conto questo
orientamento e la mossa dell'Eiopa era piuttosto attesa dal mercato. C'è però dell'altro. Perché, oltre
alla curva dei tassi privi di rischio l'Eiopa ha pubblicato anche i parametri di due importanti
«meccanismi di aggiustamento», che le imprese europee potranno utilizzare per alleviare le richieste
di capitale in casi eccezionali. Il primo è il «matching adjustment», che tiene conto della durata di
alcuni prodotti assicurativi per alleggerire gli impegni: tecnicamente si tratta di un aggiustamento che,
in presenza di passività a lungo termine con flussi sufficientemente prevedibili, tiene conto anche della
maggiore redditività degli attivi a copertura. Quello che però interessa ben più da vicino le imprese
assicurative italiane è l'altro meccanismo di aggiustamento previsto da Solvency II, ossia il cosiddetto
«volatility adjustment», che punta invece ad alleggerire un po' i requisiti di capitale attenuando gli
effetti della volatilità (per evitare meccanismi prociclici). Si tratta di un nervo rimasto scoperto per le
imprese italiane dopo la crisi sugli spread dei titoli di Stato del 2011. Tanto che le compagnie italiane,
nonostante il differenziale tra il Btp e il Bund tedesco sia oggi sceso a 100 punti base, non hanno
smesso di puntare l'attenzione su quel volatility adjustment, visto che continuano a investire più del
60% dei propri attivi in Btp. E mentre da una parte le compagnie di assicurazione che operano in Italia
sottolineano che la scelta dell'Eiopa di dare totale trasparenza ai meccanismo di calcolo della curva dei
tassi e degli aggiustamenti è stata molto apprezzata, qualche perplessità in più viene espressa invece
proprio per il calcolo del «volatility adjustment». Qualche penalizzazione di troppo sembra esserci,
sostengono le assicurazioni, visto che la correzione attuale per le imprese italiane, in caso di utilizzo del
meccanismo, sarebbe di appena 17 punti base, che di certo non avrebbero alcun effetto incisivo in
caso di risalita degli spread. Le imprese, come detto, stanno rifacendo i calcoli in questi giorni ed è
quindi troppo presto per fare un bilancio complessivo. Anche perché lo stesso meccanismo del
volatility adjustment verrebbe ricalcolato in caso di nuova tensione sui titoli di Stato. Ma le imprese
mantengono alta l'attenzione, consapevoli che da Francoforte avrebbero potuto ottenere qualcosa in
più.
MF
SACE, POSSIBILE CRESCERE DEL 50% ALL’ESTERO
Il made in Italy alimentare può centrare l’obiettivo di 50 miliardi di export entro il 2020; in
particolare, se si concentrerà su dieci prodotti agroalimentari di punta e su dieci aree geografiche
rilevanti potrebbe incrementare l’export di 7 miliardi entro il 2018, arrivando a quota 40 miliardi: è la
sintesi di un report Sace che sottolinea che quasi il 70% di questo maggior export deriverebbe dalle
vendite sui mercati europei (in particolare Regno Unito, Germania, Francia), puntando su vino,
conserve e olio di oliva che rappresenterebbero il 50% dell’export aggiuntivo.
Secondo Federalimentare è possibile spingere l’export da 30 a 50 miliardi in 5 anni, con 100mila
nuovi posti di lavoro, ma per realizzarlo bisogna intervenire sui fattori che frenano le imprese: avere
un contesto normativo europeo favorevole e intervenire sulle barriere tariffarie e non tariffarie.
Insomma si tratta di mettere in campo strategie politiche di breve e medio termine mentre
nell’immediato «ritengo sostenibile aumentare l’export di vino da 5 a 7,5 - osserva Denis Pantini,
direttore dell’area agricoltura e industria alimentare di Nomisma - anche se c’è stato un forte
rallentamento: Tuttavia l’indebolimento dell’euro e l’ampia disponibilità di materia prima lasciano
ben
sperare».
Diverso il caso dell’agroalimentare nel suo complesso. «Per crescere del 50% - conclude Pantini dovremmo aumentare enormemente anche le importazioni di materie prime agricole e questo è
tutt’altro
che
facile».
Nell’agroalimentare l’Italia ha una quota di mercato mondiale del 3,1%, in linea con quella spagnola recita il report di Sace - ma inferiore alle quote degli altri competitor, comprese tra il 4,6% della Cina
e il 10,3% degli Stati Uniti. Selezionando i dieci comparti di punta del nostro export agroalimentare
(che rappresentano il 57% del totale), i risultati sono molto eterogenei a seconda dei settori, con
picchi di eccellenza per la pasta (37,5%), l’olio d’oliva (25%) e i vini (19,3%). L’Italia risulta inoltre ben
posizionata anche in comparti meno noti, come la frutta fresca (specialmente mele e pere), salumi e
insaccati,
formaggi
e
latticini
e
conserve
vegetali.
Tuttavia, a eccezione della pasta, negli altri settori avvertiamo la concorrenza di altri paesi nell’arena
internazionale per la qualità dei loro prodotti alimentari. La Germania ha quote più alte nei comparti
di formaggi e latticini, salumi e insaccati e caffè, Stati Uniti e Cina nell’industria conserviera e nella
frutta fresca, mentre la competizione con la Francia sul vino e con la Spagna sull’olio è storia
dell'ultimo decennio.
Il SOLE 24 ORE
PREVIDENZA E DINTORNI
CASSE DI PREVIDENZA IN AIUTO DI IMPRESE IN CRISI
Casse di previdenza in aiuto delle imprese in difficoltà. Potranno, infatti, partecipare, al capitale della
spa salva imprese (società per la patrimonializzazione e ristrutturazione delle imprese in crisi), prevista
dall'art. 7 del dl 3/2015 (banche popolari), insieme a Inps e Inail. È, infatti, stato approvato nel corso
dei lavori presso le commissioni finanze e attività produttive della camera, l'emendamento a firma dei
relatori Marco Causi (Pd) e Luigi Taranto (Pd), che estende la partecipazione al capitale della società
che si andrà a formare anche agli enti previdenziali, purché in quota minoritaria. La norma stabilisce
che il governo promuova la sottoscrizione del capitale sociale da parte di investitori istituzionali e
professionali. Sottoscrizione a sua volta agevolata dal fatto che gli investitori potranno avvalersi della
garanzia dello stato. In base a quanto previsto dall'art. 7 del dl 3, la sottoscrizione del capitale
azionario della società, con eventuale emissione di azioni anche di diversa categoria, come l'apporto al
patrimonio netto tramite strumenti finanziari di diversa tipologia avverrà nel quadro di un progetto ad
esecuzione progressiva. L'articolazione delle categorie di azioni e delle tipologie di strumenti finanziari
e la definizione dell'organizzazione del governo societario saranno volte a favorire la raccolta delle
risorse fra investitori di tipologia diversificata. Non solo. L'approvazione dell'emendamento ha fatto sì
che la società che si andrà a costituire non vada ad operare più solo per il rilancio di imprese
industriali, come originariamente previsto, ma su tutti i fronti. Obiettivo della creazione
dell'organismo, quello di contribuire a una nuova partenza delle attività, con sede in Italia che,
nonostante temporanei squilibri patrimoniali o finanziari, siano caratterizzate da adeguate prospettive
industriali e di mercato, «ma necessitino di ridefinizione della struttura finanziaria o di adeguata
patrimonializzazione o comunque di interventi di ristrutturazione». Per aspettare il via libera
definitivo, però, sarà necessario attendere la settimana prossima. Entro la settimana, infatti, le
commissioni dovrebbero riuscire a concludere i lavori al testo del dl in modo da approdare in Aula a
partire da martedì 10 marzo. Il testo, poi, passerà all'esame del senato.
ITALIA OGGI
COME FARSI UN GRUZZOLETTO CON L’AIUTO DELLO STATO
Spesso, soprattutto tra i giovani, si pensa ai fondi pensione come a qualcosa di lontano nel tempo, di
scarso interesse immediato; ci penseremo più avanti, non ho disponibilità economiche perché
occorrono molti soldi, la pensione non l’avrò mai! Queste sono le risposte più frequenti.
Eppure, così com’è stato progettato, il fondo pensione italiano è un vero e proprio “libretto di
risparmio” che consente ai cittadini ed in particolare ai giovani, di farsi un “gruzzoletto” con un aiuto
economico fornito dal fisco e quindi dallo Stato. Inoltre non sono soldi che rimarranno bloccati fino
all’età della pensione; anzi sono sempre disponibili per i casi più importanti della vita. Iniziamo con il
lato fiscale. La prima notizia che potrà anche sembrare strana, è che non occorre la maggiore età per
essere iscritto a un fondo pensione; una volta quando nasceva una bimba o un bimbo, il genitore
previdente, anche se di modeste condizioni economiche, andava in una Cassa di Risparmio e apriva un
“libretto di risparmio” con poche lire. Oggi i genitori o i nonni possono fare lo stesso iscrivendo il
piccolo al fondo pensione ma con un vantaggio rispetto al passato; e cioè che quanto si versa è
deducibile fiscalmente. Facciamo un esempio: il nonno o la mamma versano ogni anno 500 €, hanno
un reddito di 25 mila euro lordi e quindi un’aliquota marginale Irpef con le addizionali comunali e
regionali del 30% circa. Ma a loro costa effettivamente 350 euro perché 150 euro sul conto del bimbo
li paga lo Stato sotto forma di sgravio fiscale. Per inciso con questa cifra in 40 anni di versamento si
ottiene il 10% di pensione in più rispetto al citato reddito. Infatti, proprio per i vantaggi fiscali, il fondo
pensione fino al limite massimo di deducibilità che è pari a 5.164,57 €, è lo strumento di risparmio più
conveniente rispetto ai piani di accumulo finanziari o assicurativi ma anche rispetto ai titoli di Stato. E
di questi tempi risparmiare oltre 5 mila eurini ogni anno non è poco per la stragrande parte dei
contribuenti.
La tabella seguente fa una comparazione tra un normale piano finanziario e un fondo pensione. Come
si vede il vantaggio è innegabile.
Per i lavoratori dipendenti è conveniente investire il TFR (trattamento di fine rapporto) nel fondo
pensione; anche in questo caso i dati in tabella sono eloquenti perché pur in presenza di una imposta
sui rendimenti più o meno simile, la tassazione finale al momento del riscatto è nettamente più
favorevole per la previdenza complementare.
Se dal punto di vista fiscale è sicuramente conveniente, affrontiamo la seconda questione e cioè:
questi soldi che sono stati accantonati quando li posso utilizzare e come? Facciamo un po’ di esempi; il
nonno di Licia ha iniziato ad accantonare i 500 € da quando aveva un anno; oggi ne ha 15 e vorrebbe
fare un mese all’estero per imparare una lingua; occorrono 1.500 €. Il nonno poiché sono decorsi,
come prevede la legge, 8 anni dal momento dell’iscrizione e fortunatamente non si sono avuti
problemi di salute, chiede un riscatto per “motivi diversi” di 2.000 €; in questi casi la norma
consentirebbe di richiedere fino al 30% di quanto c’è sul conto (in 15 anni, compresi i rendimenti, sul
conto ci sono 9.000 euro). Su questa somma paga il 23% di imposta secca che però potrà recuperare
nei successivi anni rimettendo quei soldi sul .
E così potrà prelevare in futuro per altre spese impreviste: per frequentare master o corsi di
specializzazione, ma anche per comprarsi una macchina, o ristrutturare l’appartamento del nonno o
comprarsi una casa, alleggerendo la quota del mutuo. Si preleva e poi, quando si può, si riversa quanto
prelevato. E’ logico, ad esempio, che dopo un master o un corso qualificante si possa trovare un lavoro
più pagato e con quel “di più” si reinvestono le “anticipazioni” prelevate e si recuperano così anche le
tasse.
Oltretutto l’iscrizione in giovane età consente anche di ridurre la tassazione finale prevista dalla legge
tra il 9% e il 15%. Infatti dopo 15 anni di iscrizione l’imposta si riduce dello 0,3% per ogni anno
successivo fino appunto a raggiungere, al 25 anno, il 9%. In 30 anni tassare il TFR al 9% anziché al 35%
fa una bella differenza (35 x 1.500 € al 35% fa un netto di 34.125 mentre al 9% fa 47.775 €).
Inoltre non ci sono solo le anticipazioni ma anche i riscatti parziali per la perdita involontaria del posto
di lavoro; infatti se il periodo di disoccupazione è compreso nei 48 mesi, si può riscattare fino al 50% di
quanto accantonato per sopperire alla mancanza di reddito. Anche in questo caso è consentito il
ripristino della posizione.
Tenuto conto che in qualsiasi momento è consentita una anticipazione pari al 75% di quanto versato
per gravi motivi di salute per se e per i famigliari, come si vede il Fondo Pensione segue passo dopo
passo l’intera vita dell’iscritto consentendo prelievi e versamenti proprio come un normale libretto di
risparmio ma con il grande vantaggio che una bella parte te la offre lo Stato. Facciamo un semplice
esempio: partendo dai nostri 25.000 euro di reddito per arrivare a 35.000 finali (1.800 € al mese netti)
si avrà un’imposta media del 31% circa. Ciò significa che il 31% di quanto accantonato lo ha pagato lo
Stato; non male!
E veniamo all’ultimo punto e cioè: è necessaria una pensione di scorta? Come abbiamo più volte
affermato la pensione complementare rispetto al sistema pubblico obbligatorio è necessaria per tutti
ma soprattutto per i lavoratori che hanno iniziato la loro attività a partire dall’1/1/1996 e per quelli
con carriere discontinue; è indispensabile per i lavoratori autonomi e per i liberi professionisti che
versando aliquote più basse (rispettivamente il 24% e il 16% contro il 33% dei lavoratori dipendenti)
avranno pensioni più basse. Prendendo l’ultima dichiarazione dei redditi, la maggior parte degli italiani
dichiara un reddito netto mensile di 1.250 €; pur considerando che i tassi di sostituzione italiani (cioè il
rapporto tra la prima rata di pensione e l’ultimo reddito) sono tra i più elevati dell’area Ocse, per un
lavoratore dipendente tale tasso è pari al 70% circa dell’ultima retribuzione e al 60% per un autonomo.
La pensione sarà rispettivamente di 870 e 750 €; non proprio un importo che consenta il
mantenimento di un discreto tenore di vita. Ma quanto costa aumentarsi la pensione del 20% (255 €)?
Con 40 anni di versamento 65 € al mese che al netto delle tasse non superano i 49 €; se poi si tratta di
lavoratore dipendente la metà la paga il datore di lavoro. E’ evidente che non si tratta di un impegno
economico gravoso e forse lo farebbero in tanti se lo Stato e gli enti pubblici o semi pubblici preposti
facessero almeno informazione anziché gravare con i loro costi sui cittadini.
IL PUNTO
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