gruppo diade PARTIRE DALLA SCUOLA Gender mainstreaming e Pari Opportunità QUADERNI DELLE PARI OPPORTUNITÀ n. 8 - 2014 Editing Danila Baldo Centro stampa Comune di Lodi gennaio 2014 In copertina: cartolina realizzata dal CLAM (Comitato Libero Arte & Musica) – Lodi, nell’ambito del progetto LIBERA-MENTE, Comune di Lodi, 2012 2 “È tempo di compiere una rivoluzione nei costumi femminili, tempo di restituire alla donne la loro dignità perduta e di renderle partecipi della specie umana, in modo che riformando se stesse riformino il mondo”. Mary Wollstonecraft, Manifesto femminista, 1792 “Per parlare di educazione e valorizzazione dei generi, tema che richiederebbe una panoramica sui cambiamenti simbolici e sociali avvenuti negli ultimi trent'anni grazie all'affermarsi del pensiero della differenza sulla scena pubblica e, in particolare, all'interno della riflessione pedagogica, mi collego direttamente ai risultati che Liliana Ricci ha raccolto dalle esperienze laboratoriali condotte in biblioteca e a scuola. Da un lato è emersa un'evidente lacuna, un grande vuoto di conoscenza per tutto ciò che concerne la produzione culturale da parte delle donne sia all'interno del sapere scolastico che di quello più strettamente quotidiano: mancano presenze femminili significative. Dall'altro ha posto l'accento sulle differenti modalità relazionali tenute dalle ragazze e dai ragazzi durante i suoi interventi in classe (difficoltà di presa di parola da parte delle ragazze, tendenza dei ragazzi ad impadronirsi costantemente della scena pubblica monopolizzando l'attenzione, ecc.). A tutte e tutti noi sarà infatti capitato di vedere le ragazze rifugiarsi nel silenzio, nella marginalità, adottando la "strategia dell'intimità" (per usare le parole di Anna Maria Piussi, una delle fondatrici della pedagogia della differenza), ossia l'investimento di tutte le energie nelle relazioni amicali e affettive con poche compagne o l'insegnante piuttosto che sulle attività collettive.” Chiara Stanzani, Educare “ascoltando” la differenza, 2006 “Da molti anni ormai anche nel nostro territorio lodigiano si sviluppano in via sperimentale nelle scuole tematiche volte alla valorizzazione della differenza di genere, con progetti nelle classi e corsi di formazione per docenti volti a superare le discriminazioni stereotipate ancora presenti nei libri di testo, con un linguaggio e una comunicazione sessista che esclude o penalizza le donne. Alcune di queste esperienze didattiche sono qui presentate” Danila Baldo, gruppo diade, 2014 3 4 INDICE Presentazione Simonetta Pozzoli Assessora Istruzione – Comune di Lodi Erika Bressani Assessora Pari Opportunità – Comune di Lodi pag. 7 “ 8 Introduzione Corrado Sancilio Dirigente ITE “Agostino Bassi”, Lodi Laura Fiorini Dirigente Liceo “Maffeo Vegio”, Lodi “ 9 “ 10 Interventi Venera Tomarchio gruppo diade, Lodi STEREOTIPI DI GENERE NEI LIBRI DI TESTO “ 12 Danila Baldo Liceo “Maffeo Vegio”, Lodi LA RIVOLUZIONE COPERNICANA DEL LINGUAGGIO “ 27 Carla Torri Liceo “Maffeo Vegio”, Lodi LA RAPPRESENTANZA DI GENERE NEGLI “ 31 ORGANISMI STUDENTESCHI Esperienze didattiche Daniela Fusari ITE “Agostino Bassi”, Lodi IO SONO MIA: UN PERCORSO DI CONOSCENZA “ 35 PER UNA PRESA DI COSCIENZA Elvira Risino, Daniela Verdi STEREOTIPI DI GENERE IPS “Luigi Einaudi” Lodi Giordana Pavesi IC “Francesco Cazzulani” Lodi Marco Zaninelli Centro culturale “Il dado” LA TOPONOMASTICA FEMMINILE E LE FORMELLE “ 40 “ 45 AL CAZZULANI Lorenza Badini SMS “Gen. Griffini”, Casalpusterlengo INCREMENTARE LA PRESENZA FEMMINILE NELLE LAUREE SCIENTIFICHE, UNA VIAGGIO CHE PARTE DA LONTANO “ 49 5 6 Presentazione Simonetta Pozzoli, Vicesindaca e Assessora Istruzione e Cultura – Comune di Lodi Le considerazioni e i dati riportati all’interno di numerosi seminari e convegni, attuati nel nostro territorio, mi sostengono nella convinzione che le pari opportunità sono prima di tutto una questione culturale e simbolica, come ben ci ricorda Danila Baldo nel suo intervento sul linguaggio e su cui è necessario riflettere in primo luogo con le nuove generazioni. E la scuola, per la sua naturale funzione di trasmissione e revisione del sapere, può e deve in questo proposito rivestire un ruolo fondamentale. La presenza ancora scarsa delle giovani donne negli organi deputati alla rappresentanza studentesca del territorio, come si rileva dalla ricerca qui riportata, anticipa ciò che ogni giorno osserviamo nella sfera pubblica, nella politica e nel lavoro. Seppure sia innegabile il percorso di affermazione del potenziale offerto dalle donne, rispetto ad alcuni decenni fa, esso va ancora incoraggiato e sostenuto socialmente e culturalmente. E’ necessario offrire maggiore consapevolezza alle giovani donne e ai giovani uomini che la conquista dei diritti non è un dato di fatto, ma un percorso fatto di lotte e impegno e che tali diritti vanno ogni giorno presidiati, offrire nuovi modelli che sostengano le giovani in percorsi non precostituiti e legati agli stereotipi e che la storia è frutto dell’impegno e delle azioni di uomini ma anche di tante donne cui deve andare il nostro riconoscimento. Un ringraziamento particolare e tutto il mio sostegno rivolgo dunque a chi ogni giorno s’impegna in questa direzione. 7 Erika Bressani, Assessora Pari Opportunità – Comune di Lodi Con piacere ho accolto l’invito a proseguire l’iniziativa editoriale dei Quaderni delle Pari Opportunità del Comune di Lodi, con la sua ottava pubblicazione. Essa riporta interventi e progetti didattici, che hanno il pregio di ripercorrere la storia e le esperienze realizzate su tale tematica nelle scuole del nostro territorio. Il mio ringraziamento particolare va al Gruppo Diade, composto da docenti di ogni ordine e grado scolastico, che già dai primi anni novanta ha avviato studi, riflessioni e progetti sugli stereotipi di genere, avanzando proposte didattiche e di revisione dei testi scolastici in questa ottica. Questo seme ha negli anni prodotto altre esperienze e progetti che hanno visto impegnato direttamente anche il Comune di Lodi e previsto il coinvolgimento diretto di ragazzi e ragazze con lavori di riflessione sugli stereotipi legati al femminile e maschile e ad altre diversità, sulla toponomastica femminile, sul percorso di emancipazione delle donne o sul contributo delle donne nella scienza. La pubblicazione che testimonia la continuità di un percorso, offre il resoconto di queste attività nella speranza che possano divenire buone prassi, spunti da cui partire ogni giorno nelle nostre scuole e impegnarsi con le nuove generazioni alla creazione di una nuova cultura, offrire dignità, rispetto e favorire il superamento di ogni discriminazione. 8 Introduzione Corrado Sancilio Dirigente ITE “Agostino Bassi”, Lodi In un periodo di crisi come quello attuale in cui si accentuano in maniera sempre più preoccupante le diseguaglianze sociali, in cui si impongono certi comportamenti che finiscono per influenzare direttamente la stessa qualità della vita, in cui i diversi modelli di identità maschile e femminile appaiono sempre più negativamente condizionati dai conflitti connessi, si rende necessario intraprendere, fin dai primi anni di scolarizzazione, concrete azioni positive che portino a costruire e promuovere processi di costruzione dell’identità maschile e femminile. Occorre partire dalla scuola per aiutare gli allievi, sin da piccoli, attraverso percorsi di crescita facilitati, a raggiungere un grado di reale consapevolezza della propria identità personale e sociale. Una identità da rispettare e valorizzare in base agli apporti che ciascuno può dare mediante spontanee aggregazioni indipendentemente dall'umore sociale contingente, espressione di una cultura che spesso ne delimita, anche in modo conflittuale, il campo d'azione. Un lavoro siffatto richiede la consapevole condivisione di un preciso progetto educativo con specifiche metodologie di intervento che vadano oltre le personologiche caratteristiche che una cultura condivisa vuole differenti tra maschi e femmine laddove, per certi versi, possono, invece, rivelarsi antitetiche. Un percorso che porti a rivedere una sorta di neutralità del sapere, ancora presente nei processi formativi e che ha come conseguenza quella di veicolare nel sociale una cultura di estraneità fino ad alimentare il pensiero della differenza sessuale simile a una gabbia corredata di un maldestro divisorio. Dobbiamo cominciare a pensarla diversamente. Dobbiamo cominciare ad uscire dalla logica dell’omologazione che ha voluto e vuole la donna espressione della trasmissione di un sapere promosso al maschile. Occorre aiutare ragazzi e ragazze a riscoprire un linguaggio diverso, messaggio di pluralità e di specificità, che attraversi la cultura della gestualità del corpo per arrivare alla cultura della potenzialità della parola mediante un processo di 9 acquisizione della propria identità. Una simile impostazione aiuta a restituire senso e valore al significato della cultura delle pari opportunità. Laura Fiorini Dirigente Liceo “Maffeo Vegio”, Lodi Nell'esercizio delle mie funzioni da Dirigente quotidianamente firmo documenti, comunicazioni, verbali ... Fino a poco tempo fa ho sempre apposto la mia sigla in calce su “Il Dirigente scolastico” pur avendo la consapevolezza di non appartenente al genere maschile. Anzi, qualche volta ho pensato alla versione femminile della definizione del mio ruolo, “La Dirigente scolastica”, ma ho creduto che sottolinearlo con quelle “a” finali fosse superfluo: tanto si capisce dal nome che sono una donna! Del resto mi ha sempre fatto uno strano effetto sentire, per esempio in televisione, i termini “Ministra”, “Assessora” quale segnale di voler essere sopra le righe… rimanere nell’anonimo maschile mi sembrava preferibile. Sono poi approdata al Maffeo Vegio e, grazie alla Commissione Pari opportunità, ho capito che scrivere “La Dirigente scolastica” ha un grande significato che deve essere valorizzato: sono diventata orgogliosa delle “a”. Perché il Dirigente deve essere una professione tipicamente maschile? E quindi, perché pensare che il Dirigente maschio debba avere più possibilità di successo di una Dirigente femmina? Tra le prime iniziative intraprese ho fatto modificare i timbri della scuola anche se gli stessi erano da poco stati rifatti, con la dicitura "La Dirigente scolastica” e, ci tengo a sottolinearlo, oggi non considero la mia scelta come una “pignoleria” femminile, un inutile esercizio di stile. E’ un’affermazione del mio essere femminile, è sentirmi alla pari se non meglio di tanti colleghi maschi. Ho così abbracciato la necessità di diffondere la sensibilità verso l’affermazione di un ruolo – quello femminile – così spesso calpestato, denigrato. 10 Nel diario di Istituto ho inserito il documento della Commissione Pari Opportunità “Comunicazione orientata al genere”: “(…)L’intento è quello di produrre un significativo cambiamento culturale, che vada nella direzione di valorizzare la differenza di genere nella società, superando la neutralità del linguaggio (che vede erroneamente un maschile prevalente e inclusivo, con la conseguenza della cancellazione nel linguaggio comune del femminile, anche laddove previsto dai vocabolari) e ponendo attenzione a una comunicazione che non usi stereotipi pregiudizievoli o immagini offensive nei confronti di entrambi i generi sessuati (vedi pubblicità sessiste o presentazione di ruoli maschili/femminili stereotipati, soprattutto nella scelta dei libri di testo). (…)” La commissione ha letto il documento oltre che nel Collegio dei Docenti, anche nel Consiglio di Istituto, al personale di segreteria nell’ottica di rendere attente e consapevoli tutte le componenti scolastiche. Auspico dunque che tutti i documenti destinatati a colleghe o comunque all’esterno dell’Istituto possano stimolare la stessa riflessione affinché si abbia la coscienza del mutato modo di vedere la professionalità slegata dal genere. 11 Interventi Venera Tomarchio gruppo diade, Lodi Stereotipi di genere nei libri di testo Il gruppo diade è costituito da insegnanti di scuole di diverso ordine e grado e ha iniziato a riunirsi a Lodi, presso la sede dell’Istituto “Maffeo Vegio” nel 1993, per agire e indagare nell’ambito della differenza di genere, sul tema dei percorsi dell’identità sessuata. Il gruppo ha formalizzato le esperienze didattiche attuate nella pubblicazione, Pensare, dire, fare nella differenza. Percorsi didattici attraverso la differenza di genere (1998), che comprende una scelta dei percorsi e progetti utili per un costruttivo confronto e per una efficace formazione sul tema della pedagogia della differenza di genere. Successive attività del gruppo: • Differenza di genere e scuola: dalla ricerca teorica ai percorsi didattici, corso di aggiornamento patrocinato dalla Provincia di Lodi e realizzato presso la SMS "Don Milani" di Lodi • corso di aggiornamento: Valorizzazione della funzione docente nella differenza di genere, Cir. Did. di Codogno • partecipazione progetto POLITE • organizzazione, in collaborazione con Asses. ai servizi culturali del Comune di Lodi e Archivio Storico, del corso di aggiornamento Novecento: il secolo delle donne, tenutosi presso l'aula magna del Liceo Verri in Lodi • pubblicazione del quaderno n. 1 delle Pari Opportunità del Comune di Lodi, con le sintesi degli incontri sul Novecento: secolo delle donne • partecipazione al corso per formatori Culture e cultura di genere, tenutosi presso l'IRRSAE Lombardia • pubblicazione del quaderno n. 4 delle Pari Opportunità del Comune di Lodi, Lo sguardo sessuato, strumento di indagine sugli stili educativi realizzato durante il corso “Differenza di genere e scuola: dalla ricerca teorica ai percorsi didattici”, con la 12 documentazione dei corsi di formazione tenuti dal gruppo negli ultimi anni Parlante o parlata ? La donna tra filosofia, linguaggio e prassi pedagogica Convegno sull’aspetto filosofico e culturale del linguaggio sessuato. IL PROGETTO POLITE – PARI OPPORTUNITÀ NEI LIBRI DI TESTO Il progetto, promosso dalla Presidenza del Consiglio dei MinistriDipartimento per i diritti e le pari opportunità, con l’Associazione Italiana Editori, si colloca all’interno del IV Programma d’azione comunitaria (1996-2000) a medio termine per le pari opportunità fra le donne e gli uomini in tutti i settori e le azioni dell’Unione e degli Stati membri, compresa quindi l’azione educativa nelle scuole • Il Governo italiano, con la direttiva del Presidente dei Ministri del 27 marzo 1997, in attuazione agli impegni assunti nella Quarta Conferenza mondiale delle donne di Pechino, pone tra gli obiettivi prioritari volti a promuovere le pari opportunità tra uomini e donne, la formazione a una cultura della differenza di genere e, tra le azioni specifiche, l’aggiornamento dei materiali didattici • L’obiettivo Formazione a una cultura della differenza di genere intende recepire, all’interno delle proposte di riforma della scuola, dell’università e della didattica, i saperi delle donne per promuovere l’approfondimento culturale e l’educazione al rispetto della differenza di genere • Le azioni sono rivolte al settore educativo e, in particolare ai libri di testo, riconosciuti come elemento di particolare interesse nella politica delle pari opportunità nell’educazione • Le pari opportunità non sono recepite quindi come problema da risolvere, ma come azioni o progetti che danno valore e visibilità alle culture e alle competenze dei due generi La produzione, l’adozione e l’uso dei libri di testo devono armonizzarsi ai principi cui si ispirano per non apparire come una limitazione della libertà culturale e didattica di editori, docenti e discenti. 13 PARTNER EUROPEI 9 Presidenza del Consiglio dei ministri-Dipartimento per le Pari Opportunità 9 Ministero della Pubblica Istruzione 9 AIE, Associazione Italiana Editori 9 Cisem, Centro Innovazione Sperimentazione Educativa Milano 9 Poliedra, progetti integrati 9 Commissão para Igualidade e para os direitos das mulheres del Portogallo 9 Emakunde- Istituto vasco de la mujer 9 Federación de Gremios de Editores de España IL LIBRO DI TESTO IN ITALIA • • • • • È destinato a soggetti in età scolare (6- 19 anni) che ne fanno uso sotto la guida di docenti L’attenzione all’identità di genere deve tener conto del contesto normativo- educativo- cognitivo Non è l’unico strumento didattico in uso nelle classi Piena libertà valutativa della funzionalità delle/i docenti che lo adottano L’impegno allo sviluppo, culturale e critico, dell’identità di genere IL CODICE DI AUTOREGOLAMENTAZIONE DEGLI EDITORI AIE L’editore è impegnato ad operare per una sempre più puntuale qualificazione dei libri che propone per l’adozione, anche nel senso di una specifica attenzione allo sviluppo dell’identità di genere e della cultura delle pari opportunità, in quanto aspetti decisivi dell’educazione dei soggetti in formazione, di entrambi i sessi. L’editore, nel rispetto dell’impostazione culturale e scientifica di ciascuna opera, ha cura di verificare l’idoneità a soddisfare, anche sotto il profilo dell’identità di genere e dello sviluppo di una cultura delle pari opportunità, le esigenze di coloro a cui è rivolta, tenendo conto dell’età, delle diverse sensibilità, nonché 14 delle specifiche caratteristiche degli argomenti di studio a cui la trattazione fa riferimento. L’editore è impegnato ad operare per una sempre più puntuale qualificazione dei libri che propone per l’adozione, anche nel senso di una specifica attenzione allo sviluppo dell’identità di genere e della cultura delle pari opportunità, in quanto aspetti decisivi dell’educazione dei soggetti in formazione, di entrambi i sessi. L’editore, nel rispetto dell’impostazione culturale e scientifica di ciascuna opera, ha cura di verificare l’idoneità a soddisfare, anche sotto il profilo dell’identità di genere e dello sviluppo di una cultura delle pari opportunità, le esigenze di coloro a cui è rivolta, tenendo conto dell’età, delle diverse sensibilità, nonché delle specifiche caratteristiche degli argomenti di studio a cui la trattazione fa riferimento. LE AZIONI Nel primo anno il progetto ha elaborato una ricerca sugli interventi effettuati nei Paesi europei in merito alle pari opportunità e ai libri di testo, nonché il Codice di autoregolamentazione delle case editrici, autori ed autrici Nel secondo anno sono stati progettati e prodotti: 9 vademecum per autrici ed autori con saggi ed esemplificazioni, disciplinari e/o trasversali, per l’elaborazione di un testo che tiene conto delle culture di genere 9 corso di aggiornamento per docenti 9 video didattico 9 concorso di idee per gli/le studenti 9 ricerca validazione con soggetti del mondo dell’istruzione 9 approfondimento sulle buone prassi nei Paesi europei 9 sito internet www.aie.it/polite Nel terzo anno è stato prodotto un nuovo vademecum per autrici ed autori che propone contributi per le discipline che non erano comprese nel testo precedente, approfondimenti per discipline già comprese e la raccolta delle sperimentazioni in atto nelle scuole, associazioni o istituzioni legate al mondo della formazione 15 IL GRUPPO DIADE E POLITE • Il gruppo diade partecipa al progetto a partire dalla fase due, in un incontro presso la sede dell’Associazione degli editori, a Milano nel 2000 • Presenta la propria storia e i lavori prodotti, raccolti nel libro Pensare, dire, fare nella differenza. • In quella sede i partners europei raccontano i propri lavori, l’approccio, le proprie ricerche. Un’affinità teorica e anche operativa è stata trovata con le colleghe spagnole. PUNTI FORTI E DEBOLI DI POLITE I punti forti sono sicuramente quelli espressi chiaramente nel codice di autoregolamentazione e insiti in tutto il progetto nelle sue ampie articolazioni. A mio parere ne va sottolineato uno ulteriore: nella presentazione dei progetti e delle azioni in atto nelle scuole di ogni ordine e grado, è emersa una realtà sconosciuta, sia numericamente che geograficamente. Non è di poco conto infatti sapere quali e quante scuole si occupano di differenza di genere e in che modo ed è stato interessante anche conoscere una ricchezza e una varietà di proposte inaspettate. Il punto debole è stata la conclusione stessa di Polite o una sua mancata evoluzione che poteva aprire scenari ancora più interessanti e, aggiungo io, di ricerca. Dico questo perché quello di cui c’è la necessità è la ripresa di sperimentazioni monitorate. TRA LINGUAGGIO E ICONOGRAFIA 9 9 9 Che cosa è successo in questi anni dopo Polite nelle scuole che vi hanno aderito? Che cosa è cambiato nei libri di testo?Quante case editrici hanno aderito il Codice di autoregolamentazione? Come è stato tradotto concretamente il codice? E infine, oggi, anno europeo delle ari opportunità, nelle scuole si parla e, in che modo, di differenza di genere? 16 I QUESTIONARI Per rispondere occorreva dotarsi di uno strumento che permettesse di ricavare informazioni. Ho quindi preparato e sottoposto al gruppo due questionari, uno per le scuole che avevano aderito a Polite e uno per l’AIE(Associazione Italiana degli Editori). I questionari dovevano essenzialmente aiutare a capire se nelle scuole i progetti erano continuati, in quali discipline, se solo in quelle originarie o anche in altre, e se quindi la partecipazione delle/i docenti era rimasta invariata o aveva subito modifiche nel tempo, e in quale misura. Rispetto agli editori: sapere quanti vi avevano aderito, se nel tempo le adesione avevano subito aumento o decremento, leggere la situazione attuale anche alla luce delle recenti modifiche dei libri di testo seguiti all’applicazione della legge 53, legge Moratti. QUESTIONARIO PER LE SCUOLE PER LA RILEVAZIONE DELLE ATTIVITÀ DOPO POLITE DENOMINAZIONE DELL’ISTITUZIONE SCOLASTICA: ………………………………………………………………………………………… INDIRIZZO: ……………………………………………………………………………………… N° DI TELEFONO: ………………………………………………………………………………………… FAX: ………………………………………………………………………………………… E-MAIL ………………………………………………………………………………………… INSEGNANTE REFERENTE: ………………………………………………………………………………………… N° CLASSI COINVOLTE: ………………………………………………………………………………………… N° INSEGNANTI COINVOLTE E DISCIPLINE: 17 ………………………………………………………………………………………… 1. Secondo le aspettative enunciate, le attività presentate all’interno di Polite hanno prodotto risultati positivi per gli/le studenti? SÌ NO 2. Le/gli studenti hanno giudicato le attività: favorevolmente sfavorevolmente 3. I genitori hanno giudicato l’esperienza: favorevolmente sfavorevolmente 4. I progetti sono proseguiti anche dopo la conclusione di Polite? SÌ NO 5. Se no, perché? …………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………………… …………………………………………………………………………………………………… 6. Se sì, con le stesse insegnanti con altre insegnanti si sono aggiunte altre docenti altro……………………………………………………………… 7. Nei progetti è stato differenziato il linguaggio per il femminile e il maschile? SÌ NO 8. Se sì, quali sono state le discipline interessate al linguaggio sessuato? lingua italiana area scientifica area espressiva area umanistica altro…………………………………….. 9. Sono stati prodotti dei testi con il linguaggio sessuato? SÌ NO 10. Se sì, i testi sono usati nelle classi? SÌ NO 18 11. Se vi fosse proposto, partecipereste ad una sperimentazione sul linguaggio sessuato? SÌ NO 12. Siete disposte a rivisitare l’insegnamento della vostra disciplina con l’ottica del linguaggio sessuato? SÌ NO LE RISPOSTE 9 Le scuole che avevano partecipato al progetto Polite appartenevano a tutti gli ordini, dall’Infanzia alla secondaria di II grado. 9 Alcune sono state coordinate dall’IRRE (Liguria e Veneto), altre dalla Commissione Pari Opportunità (Comune di BazzanoBologna). 9 Erano rappresentative delle diverse realtà italiane: dal nord, al centro, al sud e alle isole. A DISTANZA DI SETTE ANNI LE PROBLEMATICHE EMERSE 9 Alcuni istituti intanto, a seguito di nuova organizzazione scolastica, fanno parte di dirigenze diverse 9 Alcune docenti hanno lasciato la scuola per anzianità di servizio, mentre qualcuna si è trasferita in un altro istituto 9 In alcune realtà sono cambiati anche i dirigenti NONOSTANTE QUESTO 9 Tutte le scuole sono state contattate, tranne una /il telefono squilla, ma non si ha risposta) 9 Vi è stata una buona attenzione all’iniziativa proposta dal gruppo diade e una altrettanto interessamento e contributo di tutto il personale scolastico (collaboratori, segreteria, docenti) HA RISPOSTO AL QUESTIONARIO IL 61,5% DELLE SCUOLE CONTATTATE 9 Per tutte, le aspettative enunciate e le attività presentate all’interno di Polite hanno prodotto risultati positivi tra le/gli studenti 19 9 Le studenti hanno giudicato le attività favorevolmente, così come per i genitori, tranne in un caso perché non c’è stato il loro coinvolgimento 9 I progetti sono proseguiti anche dopo Polite nella maggioranza delle scuole, tranne in due casi: in uno per mancanza di opportunità didattiche, così come scrive l’insegnante, e nel secondo, perché l’esperienza è stata limitata al progetto.e per lo più con le stesse insegnanti, in tre situazioni con nuove docenti 9 In tutte le proposte, all’infuori di una, è stato differenziato il linguaggio per indicare il genere 9 All’uso del linguaggio sessuato sono state interessate sia le docenti di lingua italiana, ma nella maggior parte dei casi anche le docenti di storia, di filosofia, ma anche della sola area scientifica, così come dell’area espressiva 9 Solo in tre casi sono stati prodotti testi in cui gli studenti hanno usato il linguaggio sessuato, gli stessi che hanno poi utilizzato i testi in classe 9 Tutte/i le/i docenti si sono detti interessati a partecipare ad una sperimentazione che voglia attuare l’uso del linguaggio sessuato e si dicono disponibili a proporre la propria disciplina utilizzando un linguaggio che tenga conto del genere QUESTIONARIO RIVOLTO AGLI EDITORI DI TESTI SCOLASTICI PER UNA RILEVAZIONE SULL’ATTUAZIONE DEL CODICE DI AUTOREGOLAMENTAZIONE POLITE Solo una casa editrice ha risposto al questionario: Paravia-Bruno Mondadori Editori • La sua casa editrice ha sottoposto all’attenzione delle autrici e degli autori dei suoi testi destinati alla scuola quanto previsto dal codice di autoregolamentazione Polite? Il codice prevedeva infatti, tra l’altro, la lettura dei due volumi di “Saperi e libertà” da parte di autrici e autori di testi. Ciò al fine di non condizionarne l’interpretazione creativa di programmi e indicazioni, limitandosi ad offrire spunti di riflessione nella direzione dell’identità di genere, maschile e femminile. x SÌ NO 20 • • • • • • Esponga sinteticamente gli effetti di tale pratica, se la risposta è SI. Se la risposta è NO dica a quali altre strategie è ricorsa la sua casa editrice per provocare l’attenzione di autori e autrici alla identità di genere. Maggiore attenzione all’insegnamento di tematiche relative alle questioni delle differenze di genere e delle pari opportunità – specie in alcune discipline – e uso sorvegliato di un lessico e di un linguaggio adeguati al superamento di stereotipi radicati. Attualmente le case editrici adottano altre misure previste dal codice di autoregolamenta-zione? SÌ x NO IN PARTE Se sì o in parte, è possibile conoscere quali? Pensa che il quadro di riferimento normativo e culturale sia cambiato dopo l’approvazione del codice (1999) e dopo un tempo ragionevole perché i suoi effetti potessero manifestarsi nei testi ad esso ispirati (circa due anni ) e che sia perciò opportuno ripensare la questione dell’identità di genere in termini nuovi? SÌ x NO Se il codice e/o il vademecum sono superati può indicare le parti da rivedere? Forse potrebbe risultare opportuna un’indicazione a confrontare la nostra esigenza di attenzione alla cultura delle pari opportunità e a quelle delle differenze di genere anche in riferimento ad altre esperienze culturali presenti nel nostro paese (in particolare quelle riferibili all’emigrazione da paesi a maggioranza musulmana) • Complessivamente che cosa è cambiato a suo giudizio nella domanda dei docenti e nei bisogni formativi degli studenti? E’ aumentata la sensibilità al problema che è entrato nella prassi quotidiana di insegnamento. In relazione ai contenuti culturali espressi dal Codice, la domanda originaria sembra soddisfatta quanto a sollecitazioni, attenzioni e dichiarazioni di intenti. Quanto all’efficacia formativa di queste iniziative, molto resta ancora da fare. 21 L’attenzione a queste tematiche va tenuta desta e sviluppata attraverso riflessioni e proposte che considerino più in profondità la questione delle differenze di genere in rapporto all’apprendimento e agli stili cognitivi, soprattutto nelle discipline scientifiche. I MATERIALI PRODOTTI DA POLITE Vademecum I • Prefazione di KATIA BELILLO • Introduzione di ETHEL SERRAVALLE • ANNA MARIA AJELLO, Le differenze di genere negli studi su apprendimento e sviluppo Le differenze di genere analizzate in alcuni contributi della psicologia sui temi dello sviluppo e dell’apprendimento per capire in modo più approfondito come bambini e bambine, ragazzi e ragazze, si rapportano con i diversi saperi. • ADRIANA CAVARERO, Il principio parità I principi del patriarcato e il principio di uguaglianza nella storia della filosofia così come vengono proposti nei manuali scolastici. • CECILIA ROBUSTELLI, Lingua e identità di genere Riflessioni sul rapporto tra la lingua e l’identità di genere: i cambiamenti linguistici volti a superare il sessismo linguistico come parte del processo più ampio di costruzioni dell’identità di genere. Vademecum II • Prefazione di ISABELLA PERETTI • Introduzione di ETHEL PORZIO SERRAVALLE • SANDRO BELLASSAI, Il maschile, l’invisibile parzialità. La parzialità maschile nella storia: i condizionamenti esercitati sul genere maschile dagli stereotipi che li riguardano, la sua onnipresenza nella storia. • TAMAR PITCH, Diritto e diritti Un interessante contributo sulla decostruzione del diritto da parte della critica femminista. • LIA MIGALE, Obiettivi didattici di un’economia non neutrale Spunti per l’insegnamento della disciplina economica in un’ottica attenta alle differenze di genere. • LIA MIGALE, Le donne e la scienza economica L’economia ha ignorato per lungo tempo gli aspetti di genere escludendo la presenza femminile dai suoi studi. Il saggio non intende solo soffermarsi su quanto e come le donne abbiano in realtà 22 • • • contribuito ai processi produttivi nelle varie epoche, ma anche considerare il loro attuale apporto alla produzione di ricchezza. MARIA INDELICATO, Insegnamento dell’economia e valore femminile Accorgimenti e strumenti per intervenire nell’insegnamento dell’economia per fare sì che ambedue i generi siano ugualmente rappresentati e valorizzati. VALERIA POMPEJANO, Lingua francese e identità di genere Le rappresentazioni del femminile nella lingua francese: problematiche molto simili a quelle presenti nella nostra lingua e le soluzioni adottate. VALERIA POMPEJANO, Lingua francese e scrittura femminile Caratteristiche della scrittura francese al femminile. MAURA PALAZZI, Riattraversare la storia contemporanea. Riflessione sull’introduzione di una prospettiva di genere nei testi di storia in particolare in quelli inerenti l’Ottocento e il Novecento. GIGLIOLA BOZZI TARIZZO E BARBARA MAPELLI, Generi e orientamento. Le differenze tra uomo e donna nell’orientamento dei ragazzi/ragazze sia dal punto di vista scolastico e professionale, sia da quello esistenziale. Documenti: Il codice di autoregolamentazione Polite Il documento accompagnatorio al codice Polite Il progetto Polite IL CONTRIBUTO DELL’ASSOCIAZIONE EUROPEA DU CÔTÉ DES FILLES L'Associazione europea “Du Côté des Filles” è nata in Francia, nel 1994, allo scopo di 9 elaborare un programma per eliminare il sessismo dal materiale educativo 9 promuovere rappresentazioni anti-sessiste nel campo dell’educazione 9 produrre e diffondere strumenti di sensibilizzazione diretti a case editrici, illustratrici e illustratori, genitori, organismi istituzionali. L’Associazione ha scelto come linea di ricerca gli albi illustrati destinati ai bambini da 0 a 9 anni. 23 Nel corso degli anni 1996 e 1997 l'Associazione ha realizzato una ricerca in tre Paesi (Francia, Italia e Spagna) al fine di indagare quanto e come i bambini percepiscono il valore simbolico delle immagini alle quali sono esposti e il loro grado di interiorizzazione dei ruoli sessuali. Inoltre intendeva verificare la consapevolezza da parte degli adulti (genitori ed educatori) dell’esistenza, negli albi, di immagini che trasmettono ruoli sessuali stereotipati. L’indagine è stata svolta su campioni di 50 bambini (25 maschi e 25 femmine) fra i 7 e i 10 anni) di ciascuno dei tre paesi,appartenenti alla cosiddetta “classe media”e su quattro gruppi di una decina di adulti, uomini e donne, fra i 35 e i 45 anni vicini al mondo dei bambini (genitori, educatori, bibliotecari). IL MATERIALE E GLI INTERROGATIVI POSTI L’associazione ha prodotto due ricerche: 9 Quali modelli per le bambine? Una ricerca sugli albi illustrati 9 Cosa vedono i bambini sugli albi illustrati? Risposte sugli stereotipi Nella prima sono riportati gli elementi indagati e i dati della ricerca; nella seconda vi sono i messaggi degli stereotipi e le risposte dei bambini. Si legge che gli albi mostravano una immagine maschile del mondo con una maggiore presenza di figure maschili sia nei ruoli principali che in quelli secondari, sia con personaggi umani che con animali o oggetti antropizzati La famiglia è il quadro privilegiato di molti albi e, molti di essi, la presentavano così come spesso la si poteva descrivere nella realtà: madre casalinga occupata nei lavori domestici e nella cena quando il marito/padre torna a casa la sera, stanco e affaticato e si sprofonda sulla poltrona davanti al televisore. Negli albi però cominciavano ad affacciarsi bambine intelligenti, buone studenti, vivaci e più intraprendenti dei maschi; un controstereotipo che anche nelle scuole era conosciuto e al quale si associavano i vecchi stereotipi attribuiti alle femmine di frivolezza, civetteria, invidia, gelosia… 24 Anche per i maschi cominciavano ad apparire bambini più sensibili e più gentili con le bambine. Gli albi presentavano una prevalenza di relazione genitori/bambino che genitori/bambina. Il bambino è più incoraggiato e ricompensato delle bambine verso la quale i genitori rivolgono più divieti e imposizioni. Più frequentemente le bambine aiutano la mamma, si occupano del fratellino e sono coinvolte in situazione amorose. Anche il loro abbigliamento è maggiormente arricchito di fronzoli. Si vuole continuare a mostrare questo modello di famiglia e questi stereotipi o è possibile mostrare modelli diversi? Questo stereotipo lo si vuole mettere in discussione o ratificare? LA SITUAZIONE ATTUALE Il lavoro condotto dall’associazione, così come afferma la presidente di Du Côté des Filles, Adela Turin, è stato lungo, impegnativo e costoso. Molte cose sono cambiate rispetto all’indagine pubblicata nel 1998, sia a livello di linguaggio che di immagini. Nella situazione attuale non vi sono i mezzi per condurne una analoga e mostrare le modificazioni avvenute nel tempo. LE PROPOSTE DEL GRUPPO DIADE La giornata che il gruppo diade ha organizzato sul tema della differenza di genere, in particolare sul linguaggio sessuato, non vuole essere un ennesimo tassello su un argomento che continua da molti anni a essere proposto e destinato a chiudersi nell’arco di un progetto o di un breve interesse. A distanza di oltre vent’anni dalle indicazioni espresse da Alma Sabatini sul libretto edito dal Ministero della Pubblica Istruzione, Il sessismo della lingua italiana, il gruppo 9 chiede al Dirigente dell’USP di Lodi, di inviare una lettera a tutte le scuole lodigiane in cui si sottolinea l’attenzione al linguaggio che tiene conto della esplicitazione del genere. 9 intende fare da collettore, tra le scuole del territorio, affinché il linguaggio sessuato possa diventare argomento di studio, di interesse e di confronto, dentro e fuori dalla scuola, nel mondo della comunicazione, e in quello delle istituzioni perché quanto 25 da tempo si sta elaborando, possa concretizzarsi in azioni che facciano divenire prassi comune l’uso non sessista della lingua. 9 sottoscrivere, insieme alle istituzioni, un Protocollo d’Intesa per l’uso non discriminante della lingua. I RINGRAZIAMENTI A quante, hanno contribuito all’indagine su dopo Polite. • • • • • • • • • • • • • prof. BARBARA MAPELLI, docente università di Milano Bicocca prof. ETHEL SERRAVALLE, consulente dell’AIE, sottosegretaria nel governo Berlinguer, ha partecipato alla conferenza delle donne di Pechino prof. CLAUDIA ALEMANI, CISEM, Milano prof. ADELA TURIN, presidente dell’associazione Du Côté des Filles prof. ELISA PAPPALARDO, ist.tec. “Grimaldi”- Cosenza prof. SABINO, ist.”Pentas”- Matera prof. ALBA GALLO, Magistrale “Villari”- NapoliI prof. IDA FORNARIO, Regione Campania prof. STELLA BERTUGLIA, ITIS “Volta”-Palermo prof. GRAZIELLA ARAZZI, IRRE Liguria prof. VALERIA ONGARO, IRRE Veneto prof. LETIZIA LAMBERTINI, Comm. P.O. Comune di Bazzano (BO) prof. ITALIA TINTO, 3° Circolo di Arzano- Napoli 26 Danila Baldo Liceo “Maffeo Vegio”, Lodi La rivoluzione copernicana del linguaggio "Il linguaggio non è mai neutro" scrive la filosofa Luce Irigaray. E commenta Ida Travi “questo appare evidente, anche stando alla lettera. Faccio l’esempio più diffuso: quando si intende parlare di genere umano, filosoficamente inteso come categoria di esseri umani, generalmente si dice "l’uomo". "I pensatori ci avvertono subito che quest’"uomo", inteso filosoficamente, include anche la donna. Certo la include. È questo il punto. Perché questa inclusione, che in realtà è un’esclusione? Cosa rende ovvia questa dimenticanza, questo colossale lapsus? Che cosa ha impedito, nel tempo, l’adozione stabile di un termine che esprimesse l’intera categoria degli ‘esseri umani’ e ne accogliesse entrambi i generi? È innegabile, si prova e si riprova a girare i concetti, le frasi, ma il linguaggio opera sempre spostamenti, volge al maschile: non è stato facile diventarne consapevoli. È un capogiro, una improvvisa vertigine: siamo di fronte a un ritardo della coscienza, a una rimozione storica, a una forma d’esclusione così grande da costringere le donne ad alzare la mano per esprimersi con lo stesso linguaggio che le nega.” Io penso che non sia essenzialmente una questione di lingua, ma di testa, di mente: di mentalità. Il fatto che (solo per fare uno tra i tanti esempi) Samantha Cristoforetti, prima donna astronauta, sia chiamata “Il capitano” non centra nulla con la lingua (ormai lo Zingarelli ha declinato al femminile più di 800 professioni), ma col fatto che appunto finora non ci sono state donne al comando nell’esercito, nell’aviazione o in istituzioni simili, per cui la professione (o l’incarico o il titolo) esiste nell’uso comune solo al maschile e il femminile (la ministra, la sindaca, la prefetta, l’avvocata, la notaia… la capitana) o crea disagio o “fa ridere” come tutto ciò che è inusuale e crea imbarazzo… Susanna Camuso va benissimo che sia chiamata con orgoglio “segretaria della CGIL” nelle riviste femminili, che giustamente vogliono sottolineare il genere (e le persone più illuminate persino in campo maschile lo riconoscono), ma nei documenti ufficiali deve essere ”Il segretario 27 generale”, perché finora è sempre stato così e che senso ha cambiare? Qui non si sta giocando, qui ci si occupa di cose serie, il segretario generale di un sindacato, in un tempo di crisi come questo poi, ha un compito importantissimo e non deve interessare a nessuno che sia uomo o donna, basta che faccia bene ciò che deve fare! Che senso ha cambiare, quando segretaria fa venire in mente l’aiutante di un capo e non certo un capo in persona? Appunto, dal mio modesto punto di vista di insegnante, per esempio, il senso potrebbe proprio essere quello di orientare le nostre alunne a riconoscere la possibilità anche per loro, donne, di assumere una posizione di comando e non solo una posizione subordinata!! La filosofa Luisa Muraro dice: “Se nominiamo al maschile le donne che sono nei posti di comando, che messaggio diamo? Che il femminile è buono per sgobbare (contadina, operaia, commessa…) ma non per dirigere?”. Ecco, ora è venuto il momento (Se non ora quando? Ma questo “ora” deve ancora concretizzarsi completamente!) di effettuare la rivoluzione copernicana femminile del linguaggio. Niccolò Copernico effettuò una rivoluzione nell’astronomia (dal geocentrismo all’eliocentrismo), Immanuel Kant produsse la sua rivoluzione copernicana nella filosofia (dalla centralità dell’oggetto da conoscere alla centralità del soggetto conoscente), a noi (noi chi? Femministe, donne consapevoli, capitane coraggiose…) compiere la nostra rivoluzione copernicana del linguaggio: dobbiamo osare chiamarci al femminile anche laddove il fare ciò viene preso solo come una perdita di tempo o una questione di lana caprina!! Che cosa ci insegna la storia? Che il copernicanesimo ha impiegato ben due secoli per essere riconosciuto dalla Chiesa e dalle Università (passando attraverso il rogo di Giordano Bruno e l’abiura di Galileo), per cui è probabile che la nostra generazione non vedrà attuata questa rivoluzione, che noi possiamo solo incominciare (Luce Irigaray ha definito il ‘900, secolo delle donne, l’anno zero della rivoluzione femminile) e possiamo solo scegliere fra il rogo o l’abiura, scelta quest’ultima che la gran parte di noi fa (non certo solo Camusso, che anzi possiamo anche comprendere nella sua posizione), per quieto vivere, perché occorre anche pensare ad altro… io stessa, devo ammetterlo, ho spesso avallato verbali di commissione di Esami di Stato firmandomi come “il segretario” e accettando di definire “il presidente” una dirigente scolastica 28 presidente e di scrivere “i commissari” e “i candidati” anche se il 90% era di genere femminile! Certo avrei potuto rifiutarmi di farlo, imporre il femminile, far verbalizzare qualcun altro o altra… non ne ho avuto il coraggio. La soluzione? Essere in tante a volerlo, a esserne coscienti, a darci forza a vicenda, a sapere che un cambiamento di mentalità epocale come questo aiuterebbe senz’altro anche altre sfere, influenzate dal simbolico, molto più materiali e quotidiane, come quelle in cui la violenza contro le donne si manifesta in modo più cruento e pesante che non la sola cancellazione linguistica. Ora, poi, è intervenuta anche l’Accademia della Crusca a indicare che occorre superare la discriminazione linguistica nei confronti delle donne nel linguaggio, soprattutto delle pubbliche amministrazioni che devono dare l’esempio. E, tanto per citare un caso che deve fare strada, è dal maggio 2012 che i 5 mila dipendenti del comune di Firenze sono stati invitati a non trascurare più le donne nel linguaggio amministrativo, sia che si tratti di delibere, bandi di concorso o semplici lettere. E quindi si scriverà architetta, avvocata, assessora, sindaca, e così via. Nessun dubbio, quindi. Se dire ministra o prefetta suona strano, il problema è nostro, non delle parole assolutamente perfette. Tutto questo e molto altro è nelle linee guida che sono state distribuite ai/alle dipendenti comunali e che sono il frutto di un’idea del Comitato pari opportunità del Comune con la collaborazione dell’Accademia della Crusca e la direzione scientifica di Cecilia Robustelli, docente universitaria di linguistica a Modena e profonda esperta del tema che ha materialmente elaborato il documento. Sia Cecilia Robustelli, sia Cristina Giachi assessora alle Pari Opportunità del comune di Firenze, hanno tenuto a sottolineare che non si tratta di vetero-femminismo ma di un’operazione senza rigidità che però vuole dare il via ad un cambiamento culturale. Una richiesta simile è stata fatta dal movimento SNOQ Se non ora quando al Comune di Lodi. Ecco alcuni principi da seguire: 1. la lingua italiana non ha il genere neutro. Ogni volta che si scrive i ragazzi per intendere ragazzi e ragazze si sta semplicemente usando il maschile. La lingua italiana contiene invece tutte le indicazioni per utilizzare il femminile anche se ancora non è in uso 29 2. non esistono parole “brutte” e se esistono non sono solo quelle di genere femminile, ci sono invece parole “nuove” con cui dobbiamo prendere confidenza come assessora, più che brutto semplicemente inusuale. Oppure: consigliera, ministra, architetta, avvocata, chirurga, commissaria, critica, deputata, prefetta, notaia, sindaca 3. se ci si riferisce a una donna è necessario usare sempre il genere femminile e non maschile (sia che sia specificata con nome e cognome sia che non lo sia) nel corpo del testo come nell’intestazione, nell’indirizzo, nelle formule d’esordio, nella firma e, dove presente, nell’oggetto; 4. il genere femminile deve essere evidente: es. i dipendenti non può essere usato da solo ma va fatto capire che ci si riferisce anche alle donne, dunque i dipendenti e le dipendenti. Oppure nel caso di lavoratori/trici, meglio usare le parole estese lavoratori/lavoratrici 5. si può aggirare il problema ricorrendo a parole che non hanno riferimenti al femminile o al maschile, ad esempio: il personale invece di lavoratori/lavoratrici 6. si può aggirare il problema anche attraverso l’uso della forma passiva: la domanda deve essere presentata invece di scrivere i dipendenti e le dipendenti devono presentare la domanda… 7. in testi informali si possono usare forme abbreviate. Bocciato ragazz* che invece appesantisce la lettura 8. in alcuni casi, come nei bandi di concorso, si può usare anche soltanto il maschile nel testo per non appesantirlo troppo se è necessario fare molti raddoppi maschile/femminile e poi aggiungere una nota di precisazione scrivendo: I termini maschili si riferiscono a persone di entrambi i sessi. Oppure: Le offerte di lavoro sono valide sia per uomini che per donne 30 Carla Torri Liceo “Maffeo Vegio”, Lodi La rappresentanza di genere negli organismi studenteschi Nel nostro territorio provinciale la popolazione studentesca delle scuole superiori ammonta a più di 9.200 unità e l’offerta formativa dei diversi istituti – 10 statali e 2 paritari – è varia e articolata, anche negli indirizzi. L’indagine condotta ha inteso coinvolgere le istituzioni scolastiche di secondo grado, prendendo in considerazione la rappresentanza studentesca all’interno della singola scuola (Consiglio di Classe e di Istituto) e della Consulta provinciale. A tutte è stato richiesto di fornire i dati riportati nelle tabelle 1 e 2, utili a “fotografare” la realtà della rappresentanza di genere; hanno risposto la totalità delle sole superiori statali. I dati ricevuti dall’istituzione scolastica “Pandini” sono stati mantenuti separati per plesso (n. 6 e 6b), in quanto i due diversi indirizzi di studio sono a netta predominanza di genere diverso e solo la loro presa in considerazione separata può riflettere la vera realtà della rappresentanza. Sul totale complessivo della popolazione studentesca, i maschi rappresentano il 52 e le femmine il 48 %. Più in dettaglio, sono a dominanza maschile 5 istituzioni scolastiche, di indirizzo principalmente tecnico: la n. 3 (86%), 9 (74%), 10 (69%), 8 (68%) e 6 (63%). Le studenti rappresentano invece la maggioranza in 6 scuole, di indirizzo principalmente liceale e professionale: la n. 4 (87%), 5 (81%), 6 bis (76%), 7 (59%), 1 (56%); solo la n. 2 (53%) è ad indirizzo tecnico. Esaminando la colonna “rappresentanti di classe” si nota che negli istituti in cui frequentano più maschi, le ragazze sono comunque rappresentate, in misura molto vicina alla percentuale della loro presenza a scuola (vedere n. 3: le iscritte sono il 14%, le rappresentanti di classe il 13%) e in un caso addirittura maggiore (n. 9: le iscritte sono il 26%, le rappresentanti di classe il 36%). Negli istituti in cui sono iscritte più femmine, la loro rappresentanza rimane prevalente ma con parecchie 31 differenziazioni, risultando notevolmente inferiore alla percentuale della loro presenza a scuola (n. 5), lievemente inferiore (n. 1 e 8 – Licei), uguale (n. 2 – Tecnico), lievemente superiore (n. 4) e notevolmente superiore (liceo artistico). Statistica di genere a.s. 2012/13 Liceo scientifico “Gandini” con 1 sez. classica “Verri” – Lodi I.T.C.G. “Bassi” 2 – Lodi 3 I.I.S. “Volta” – Lodi totale 453 44 572 56 88 42 48 46 52 1.384 645 47 739 53 122 57 47 65 53 1.485 1.27 1 86 214 14 127 111 87 16 13 134 13 930 87 94 11 12 83 88 123 19 517 81 54 17 31 37 69 257 63 154 37 48 32 67 16 33 55 24 177 76 26 2 8 24 92 269 41 385 59 60 26 43 34 57 809 68 376 32 106 76 72 30 28 513 74 182 26 73 47 64 26 36 325 69 147 31 44 31 70 13 30 842 452 54 390 46 I.S.S. “Maffeo 1.064 Vegio” – Lodi I.P.S.C.T. 5 640 “Einaudi” – Lodi I.I.S. “Pandini” – 6 411 S. Angelo lod. Liceo Artistico “Piazza” – Lodi 232 Liceo “Novello” – 654 Codogno I.I.S. “Cesaris” – 8 Casalpusterleng 1.185 o I.I.S. di 9 695 Codogno 7 1 0 I.T.A.S. “Tosi” – Codogno Totali Rappresentanti classe % totale M % F % 1.025 4 6 b Studenti M % F 472 9.247 4.85 52 4.393 48 4 32 Passando alla seconda tabella, nelle percentuali dei e delle rappresentanti nel Consiglio di Istituto si notano notevoli differenze rispetto al livello di rappresentanza precedente: è evidente una drastica diminuzione delle ragazze, che scendono a quasi un quarto del valore numerico delle iscritte (13% contro 48%). In 4 istituzioni scolastiche nessuna studente è rappresentata nel Consiglio di Istituto; persino nelle scuole a forte prevalenza femminile, la percentuale non supera il 25%. Unico dato che si differenzia è quello relativo all’I.I.S. di Codogno (n. 9), dove la percentuale è di 33 perché le e gli eletti sono solo 3 anziché 4. Nella quasi totalità dei casi, inoltre, sono studenti di classi quinte e quarte. Infine, la rappresentanza di genere si differenzia ulteriormente nella Consulta studentesca, organismo rappresentativo a livello provinciale: in questo caso, una delle istituzioni scolastiche (n.4) a forte prevalenza femminile non ha ragazze elette, un’altra (n. 5) ne ha il 100% e nelle restanti (ad eccezione del n. 1) la percentuale si attesta sul 50%; dei 5 istituti in cui predomina la presenza maschile, 3 presentano il 100% di ragazzi eletti e 2 il 75%. 1 2 3 4 5 6 Statistica di Rappresentanti di Rappresentanti in genere Istituto Consulta a.s. 2012/13 totale M % F % totale M % F % Liceo scientifico “Gandini” con 4 4 100 0 0 2 2 100 0 0 sez. classica “Verri” – Lodi I.T.C.G. “Bassi” 4 3 75 1 25 2 1 50 1 50 – Lodi I.I.S. “Volta” – 4 4 100 0 0 2 1 50 1 50 Lodi I.S.S. “Maffeo 4 3 75 1 25 2 2 100 0 0 Vegio” – Lodi I.P.S.C.T. 4 4 100 0 0 2 0 0 2 100 “Einaudi” – Lodi I.I.S. “Pandini” – 4 4 100 0 0 1 1 50 0 0 S. Angelo lodig. 33 6b 7 8 9 10 Liceo Artistico “Piazza” – Lodi Liceo “Novello” – Codogno I.I.S. “Cesaris” – Casalpusterleng o I.I.S. di Codogno I.T.A.S. “Tosi” – Codogno Totali 0 0 0 0 0 1 0 0 1 50 4 3 75 1 25 2 1 50 1 50 4 3 75 1 25 2 2 100 0 0 3 2 67 1 33 2 2 100 0 0 3 3 100 0 0 2 2 100 0 0 38 33 87 5 13 20 14 70 6 30 Dall’analisi della partecipazione delle ragazze alla rappresentanza studentesca risulta una costante diminuzione nel passaggio dal primo livello (Consiglio di Classe) a quello più ampio (Consiglio di Istituto), che fa registrare la loro quasi totale assenza. La composizione della Consulta, invece, anche se vede un numero maggiore di ragazze, appare comunque decisamente sbilanciata a favore dei maschi. Si può affermare che i dati complessivi di questa piccola ricerca territoriale confermino i risultati di numerosi studi condotti sulle differenze di genere nei processi decisionali: il quadro della presenza femminile nel campo della rappresentanza studentesca non si discosta da quello risultante nel settore politico, pubblico e giuridico, sociale ed economico, in cui le funzioni decisionali e le maggiori cariche elettive sono ricoperte quasi esclusivamente da uomini. 34 Esperienze didattiche Daniela Fusari ITE “Agostino Bassi”, Lodi Io sono mia: un percorso di conoscenza per una presa di coscienza Ciò che segue è il frutto di un lavoro svolto con la classe terza G ERICA durante l'a.s. 2011-12. Già l'anno precedente le ragazze (18 su 19 componenti la classe) avevano manifestato interesse e curiosità intorno alla "questione femminile", anche in seguito alla visione del documentario "Vogliamo anche le rose" di Alina Marazzi. Così, quando l'anno seguente, nell'ambito del progetto Adotta un diritto umano lanciato dall'Associazione "Noi e il Bassi", si è trattato di scegliere su quale diritto concentrare il lavoro di ricerca e di analisi, è parso naturale approfondire il tema dei Diritti delle donne. Il Consiglio di classe ha assunto il lavoro come progetto interdisciplinare condiviso, per cui alcuni aspetti delle questioni da analizzare sono stati affrontati durante le lezioni di geografia, religione, economia, oltre che nelle ore di italiano e storia, materie di insegnamento di chi scrive queste brevi note. Tutte le attività sono state pensate, organizzate, discusse e riviste collettivamente dalla classe, mentre il lavoro di ricerca, di sintesi e di presentazione dei risultati è stato svolto a gruppi, in parte durante le ore scolastiche, in parte come lavoro pomeridiano. Al termine dell'anno scolastico, l'esito del lavoro è stato presentato in forma multimediale a tutte le altre classi che avevano aderito al progetto Adotta un diritto umano. Ciò è avvenuto in occasione della manifestazione conclusiva, un minifestival durante il quale è stato possibile vedere, condividere e apprezzare tutti i prodotti finali realizzati dalle ragazze e dai ragazzi coinvolti nel progetto Quanto segue è il contenuto del prodotto della classe terza G, reso in forma testuale. 35 PERCHÉ PARLARE DEI DIRITTI DELLE DONNE? 3B ERICA IL PERCORSO DI EMANCIPAZIONE: • • • • Dichiarazione dei diritti della Donna e della Cittadina, 1791 Suffragio universale in Italia, 1946 Dichiarazione Universale dei diritti umani, 1948 Convenzione delle Nazioni Unite sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, 1979 EVOLUZIONE DELLA FIGURA DELLA DONNA NELLA SOCIETÀ: • • • • • • • • • • 1881: Maria Mozzoni fonda la Lega promotrice degli interesse femminili 1896: si intensificano le lotte delle lavoratrici 1915-1918: le donne riescono ad ottenere aumenti di salario 1922-1945: il Fascismo cancella le precedenti conquiste femminili 1944: nasce l’unione donne italiane 1945: ottengono il diritto al voto e un anno dopo votano per la prima volta 1948: l’ONU condanna ogni discriminazione di sesso 1950-1960: maggiori diritti in ambito lavorativo 1975: riforma che pone i coniugi sullo stesso piano di parità 1977: la legge sulla "parità di trattamento fra uomo e donna in materia di lavoro" LA DONNA NELLA SOCIETÀ DI OGGI: • • • • • • L’educazione delle bambine e delle ragazze L’importanza dell’istruzione La Donna e il lavoro L’immagine trasmessa dai mass media Il linguaggio Donne e politica L’EDUCAZIONE DELLE BAMBINE E DELLE RAGAZZE: • • Tematizzazione del femminile Inferiorità femminile sin da piccole 36 L’IMPORTANZA DELL’ISTRUZIONE • • • IERI Educate a non istruirsi Sottovalutate nella società Emarginate nell’ambito familiare • OGGI Istruzione: elemento fondamentale per sopravvivere all’interno di una comunità LA DONNA E IL LAVORO: Le Donne: • Trovano lavoro più tardi • Sono peggio retribuite • Interrompono il lavoro con la nascita dei figli • Trovano difficoltà di accesso a ruoli alti Ma: • Investono di più in cultura rispetto agli uomini • Riescono meglio negli studi • Danno maggiore rilievo al lavoro • Rivestono molti ruoli nelle diverse fasi della vita L’IMMAGINE TRASMESSA DAI MASS MEDIA La donna nelle pubblicità viene rappresentata in due modi: • Come MADRE DI FAMIGLIA, donna di bella presenza, ma priva di sessualità • Come OGGETTO, donna sempre più disinibita 37 38 IL LINGUAGGIO: • • Nella lingua italiana prevalgono sostantivi maschili per indicare soggetti femminili Se in un gruppo di maggioranza femminile è presente anche UN solo uomo, ci si rivolge comunque al maschile DONNE E POLITICA: • • • Solo negli ultimi anni le donne hanno acquisito un ruolo in politica Nonostante le battaglie per i diritti vinte negli anni ’70, resta ancora molta strada per raggiungere un’adeguata rappresentanza in Parlamento La presenza delle donne in tutti i settori più importanti della società italiana sta aumentando negli ultimi anni LA VIOLENZA FISICA E PSICOLOGICA SULLE DONNE: • • • • • • • Si crede che la violenza sulle Donne sia un fenomeno poco diffuso... Si crede che le Donne siano più a rischio di violenza da parte di uomini a loro estranei… Si crede che la violenza sulle Donne sia causata da una momentanea perdita di controllo… Si crede che gli uomini violenti siano stati a loro volta vittime di violenza nell’infanzia… Si crede che la violenza non incida sulla salute delle donne… Si crede che alle Donne che subiscono violenza piaccia essere picchiate, altrimenti se ne andrebbero di casa… Si crede che i figli abbiano bisogno del padre anche se violento… COME CAMBIARE: • • • Nuovi servizi pubblici Sostegno e coraggio Non solo gambe chilometriche ma anche cervelli 39 Elvira Risino, Daniela Verdi IPS “Luigi Einaudi”, Lodi Stereotipi di genere Se ci si chiede che cosa possa significare oggi femminilità e maschilità e quali siano i comportamenti appropriati, accettati e condizionati per un uomo e una donna, si deve partire da alcuni stereotipi di genere, cioè immagini e rappresentazioni comuni e ipersemplificate della realtà che influenzano il pensiero collettivo riempiendo di specifici contenuti le convinzioni e le idee di un determinato gruppo sociale rispetto a uomini e donne e ai rapporti tra essi. Tra questi possiamo trovare: “ I bambini sono più forti e più vivaci delle bambine”, “i maschi non piangono”, “Gli uomini sono più bravi nella riparazione/manutenzione della casa, le donne nei lavori domestici”, “i figli devono stare con la madre”. Se analizziamo gli stereotipi essi ci forniscono degli elementi per comprendere ciò che ci aspettiamo dalle donne e dagli uomini e cosa intendiamo con comportamenti “femminili” e “maschili”. Alcuni studi hanno indagato i mutamenti occorsi nel tempo in diversi ambiti territoriali ai stereotipi connessi all’appartenenza sessuale e sono giunti alla conclusione di una significativa continuità temporale nell’utilizzo degli stessi. In particolare due studi (uno condotto negli Stati Uniti e l’altro in Germania) hanno analizzato il processo di produzione e l’utilizzo di luoghi comuni (da parte di uomini e donne) nella comunicazione verbale, giungendo ai risultati indicati nelle tabelle sottostanti (Broverman et al. 1972 e Born, 1992): A Stereotipi connessi al mondo femminile (anni sessanta) Non usano parole aspre e sgradevoli parlano molto hanno tatto sono gentili B Stereotipi connessi al mondo maschile (anni sessanta) Sono molto aggressivi e indipendenti non sono per nulla emotivi nascondono quasi sempre le proprie emozioni 40 sono molto attente ai sentimenti altrui sono molto religiose sono molto interessate alla propria immagine sono precise e accurate sono molto tranquille hanno un forte bisogno di sicurezza amano l’arte e la letteratura esprimono con facilità sentimenti di tenerezza A Stereotipi connessi al mondo femminile (anni novanta) non sono aggressive sono tranquille sono molto riconoscenti amano l’arte e la letteratura sono molto obiettivi non si fanno influenzare facilmente sono autorevoli amano la matematica e le scienze non sono facile preda di crisi sono molto attivi, competitivi, logici si dedicano ai piaceri della vita sono bravi negli affari sono molto diretti sono avventurosi riescono facilmente a prendere decisioni non piangono si comportano da leader credono molto in se stessi esercitano senza sensi di colpa l’aggressività sono molto ambiziosi separano facilmente i sentimenti dalle idee non sono per nulla dipendenti non si preoccupano della propria immagine pensano che gli uomini siano superiori alle donne parlano senza pudori di sesso con altri uomini B Stereotipi connessi al mondo maschile (anni novanta) sono molto realistici è difficile influenzarli amano molto la matematica e le scienze naturali 41 non si percepiscono come leader hanno molta comprensione per gli altri non si sentono per nulla a disagio quando altre persone esternano i propri sentimenti non si sentono mai invadenti sono molto affettuose hanno una coscienza molto marcata sono piene di riguardi irradiano calore hanno una buona capacità di adattamento sono molto cordiali utilizzano molto raramente parolacce sono molto fedeli sono quasi sempre disponibili a consolare gli altri sono molto sensibili nei confronti dei bisogni e dei sentimenti altrui hanno una personalità molto forte sono molto attivi hanno ottime capacità logiche non sono per nulla vulnerabili non sono mai preoccupati, inquieti separano il pensiero dai sentimenti non sono per nulla dipendenti hanno una propensione per le attività tecniche si difendono se sotto pressione non hanno paura sanno analizzare molto bene le circostanze difendono sempre le proprie opinioni hanno attitudine al comando sono amanti del rischio non sono per nulla ingenui sono molto discreti sono molto sistematici sanno imporsi e affermarsi Leggi attentamente le tabelle e rispondi alle seguenti domande: a) Quale immagine di donna ricavi dalla lettura delle tabelle? Quale di uomo? b) Confronta gli stereotipi di donna e uomo ed identifica somiglianze e differenze. c) Individua l’immagine di uomo e donna attuale costruendo una tabella da sottoporre ai tuoi amici 42 Da molti anni nel nostro Istituto vengono effettuati percorsi interdisciplinari sulla condizione della donna nella società odierna e del passato, cercando di evidenziare le problematicità. Per l’anno scolastico 2012/13 il dipartimento linguistico in collaborazione con quello riguardante l’indirizzo socio-sanitario hanno individuato le seguenti tematiche da sviluppare nelle classi quarte: ¾ differenze di genere: specificità maschili e femminili a livello fisico, psicologico e relazionale. Gli stereotipi della nostra società. La problematica relativa alla violenza contro le donne: nella classe quarta dei servizi sociali, dove insegno psicologia, è stata scelta la tematica sulle differenze di genere. Le discipline individuate per il percorso pluridisciplinare sono: psicologia, italiano, storia e cultura medico-sanitaria. In una prima fase le docenti delle materie individuate attueranno un percorso disciplinare affrontando la suddetta tematica da diverse angolazioni, in un secondo tempo metteranno in comune il materiale prodotto, chiedendo agli/alle studenti un approfondimento e una riflessione personale e/o di gruppo attraverso l’effettuazione di un progetto multimediale. La prima parte del percorso disciplinare da me individuato è il seguente: 9 somministrazione di una scheda, il cui contenuto riguarda alcune ricerche sugli stereotipi maschili e femminili derivanti dagli studi di psicologia sociale effettuati negli anni ’70 e ’90 del secolo scorso negli Stati Uniti e in Germania (QUALE FEMMINILIT1.doc bis.doc). 9 lettura, confronto e riflessione in gruppo sulla scheda data facendo riferimento alle domande sotto indicate: 1)Quale immagine di donna ricavi dalla lettura delle tabelle? Quale di uomo? 2)Confronta gli stereotipi di donna e uomo ed identifica somiglianze e differenze. 3)Individua l’immagine di uomo e donna attuale costruendo una tabella da sottoporre ai tuoi amici 9 costruzione di una presentazione multimediale a gruppi o individuale, in cui viene descritto in sintesi il lavoro precedentemente effettuato 43 esposizione alla classe dei lavori attraverso l’uso della lavagna interattiva e multimediale 9 riflessioni conclusive, individuando alcuni argomenti che hanno suscitato particolare interesse negli studenti/esse da approfondire successivamente Per chi fosse interessato a conoscere maggiormente questa tematica consiglio la lettura del testo: Elisabetta Ruspini – Le identità di genere – Carocci editore, Roma 2008 9 44 Giordana Pavesi IC “Francesco Cazzulani”, Lodi Marco Zaninelli Centro culturale “Il dado” La toponomastica femminile e le formelle al Cazzulani L’interesse per il mondo della donna ha avuto per i ragazzi e le ragazze dell’Istituto Cazzulani un punto di partenza molto particolare: innanzitutto sono state effettuate alcune letture relative alle donne dei paesi diversi da quelli europei; leggendo “Sotto il burqa” e “Io Safiya” si è presa coscienza della discriminazione a cui sono costrette molte donne. Seguendo la cronaca nazionale e locale è stato evidenziato che la violenza sulle donne è un male che accomuna le donne di tutto il mondo ed è bene commemorare la giornata della lotta contro la violenza sulle donne e a scuola il 25 novembre sono state lette le vicende delle sorelle Mirabal e il desiderio di riscatto di tante altre donne. Successivamente è emersa la necessità di utilizzare un linguaggio più attento ai generi attraverso le “Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana” scritte da Alma Sabatini nel 1987 e presentate alla classe dalla giornalista Laura De Benedetti, autrice del romanzo “Il giusto mondo”. Si è così colto che la strada da percorrere per il raggiungimento di effettive pari opportunità richiede una costante presenza della figura femminile in tutti gli ambiti. La donna non può prendersi un attimo di pausa perché rischierebbe di retrocedere dagli obiettivi raggiunti e di cadere nel dimenticatoio. Le conquiste di ogni donna sono come gli anelli di una catena che consentono di allungarla sempre più e ciascuno non avrebbe senso senza il precedente. Ogni meta raggiunta da ogni singola donna è resa possibile dal sottile e costante lavorio delle sue compagne di cui ci ha parlato la storia (Artemisia Gentileschi, Cristina di Belgioioso, tanto per fare qualche nome) ma anche dalle iniziative e dal coraggio delle donne attuali (Lea Garofalo e la figlia Denise , tra le tante). Dopo aver approfondito la vita e le opere di alcune 45 donne di calibro nazionale, il lavoro è passato a figure femminili lodigiane che hanno lasciato tracce concrete del loro operato, ma che non sempre vengono ricordate e talvolta sono citate solo perché si parla del marito. Abbiamo pensato che un minimo gesto di riconoscimento sia quello di intitolare loro le vie della nostra città poiché solo 19 concernono donne ma le strade di Lodi sono 499, di cui 180 sono dedicate agli uomini: un ingiusto divario! Questo lavoro ha avuto la collaborazione di Pina Spagnolello dell’associazione Ciclodi-fiab per la perlustrazione delle vie, di Sara Fava dell’Archivio Storico della città e della bravissima giornalista Laura De Benedetti per la stesura degli articoli da pubblicare. E’ stata un’esperienza entusiasmante e stimolante ma soprattutto l’occasione di dare valore alle donne. Ecco i nomi delle lodigiane a cui vorremmo fossero dedicate le vie: Elena Cazzulani (scrittrice-storica), Maria Pugni Danelli (benefattrice), Giovanna Boccalini Barcellona (esponente politica), Francesca Costa (ginnasta), Teresa Gugelloni (educatrice), Nella Giacomelli (anarchica pacifista), Rachele Ghisalberti (assistenzialista), le partigiane :Maria Grossi, Luisa Mazzini Folli, Maddalena Casali Mirotti, Anna Paolina Passaglia, Dina Clavena e tante, tante altre a livello nazionale. Il progetto sulla Toponomastica femminile è stato realizzato anche in una classe del Liceo delle Scienze Sociali dell’Istituto Sperimentale Statale “Maffeo Vegio” di Lodi, seguito dalle prof. Danila Baldo e Maria Grazia Borla, e ha destato subito moltissimo interesse e coinvolgimento nelle studenti e anche nelle loro famiglie, contente di vedere le ragazze così motivate e operose. Partendo dalla lettura del libro di Maria Pia Ercolini, Roma, percorsi di genere femminile, la classe ha indagato su quante e quali fossero le donne a cui sono dedicate vie, strade o piazze, nei Comuni di residenza delle studenti. È stata scritta una lettera ai sindaci, chiedendo loro di far avere alla scuola lo stradario con i nomi propri dei personaggi indicati nelle vie, e ciascuna studente ha analizzato il proprio comune di residenza. Sono stati elaborati i dati di 18 Comuni del lodigiano e complessivamente è emerso che la percentuale di donne a cui sono dedicate vie, rispetto ai personaggi maschili, è del 9,4%, un poco più alta rispetto alla media nazionale, che è ferma intorno al 6-7%. 46 L’indagine è anche servita ad interrogarsi su quali possano essere i motivi di questa enorme disparità tra presenze maschili e femminili sulle targhe delle nostre vie. È evidente che ciò rispecchia caratteristiche storiche e culturali della società: fino al secolo scorso alle donne era precluso l'accesso all'università e agli studi superiori in generale, come stupirsi di trovare meno donne letterate, scienziate, artiste...? A questo si lega un altro aspetto, perché anche le poche che hanno avuto la possibilità di distinguersi ed eccellere nelle scienze, nelle arti o in posizioni sociali e decisionali importanti, sono state considerate meno “importanti” e sono tuttora meno ricordate (Ipazia nel passato, come Maria Montessori oggi, a cui sono dedicate due sole vie nei comuni presi in considerazione). C'è poi un altro motivo, che riguarda ciò a cui una società dà più valore... tanti condottieri, generali, politici, statisti... a cui sono intitolate le nostre strade dimostrano un prevalente interesse per la sfera pubblica, a cui pure le donne non hanno avuto accesso (e forse non lo hanno ancora?), mentre gli ambiti più vicini alla sfera delle relazioni (cura, educazione, sostegno...) in cui tante donne hanno impiegato esemplarmente la loro vita, non sono considerati così “rilevanti” da dover essere ricordati. Accorgersi che il riconoscimento pubblico non rende giustizia alla presenza e al lavoro delle donne nella società, è un primo passo per cambiare non solo le leggi ufficiali, ma anche quelle pratiche e quelle mentalità che governano la vita e le scelte quotidiane. C’è da sottolineare quanto i lavori sinergici e la stessa sensibilità verso un identico scopo possano portare a risultati tangibili: la valorizzazione della figura femminile nella nostra città, in linea con il lavoro di ricerca delle/dei ragazzi dell’Istituto Cazzulani e del Maffeo di Lodi, e l’importanza della ceramica lodigiana. Attraverso il progetto delle quattro formelle in ceramica affisse sulla parte perimetrale esterna dell’Istituto Cazzulani, sono state ricordate alcune donne insigni del lodigiano, tre delle quali, Maria Hadfield Cosway, Giuseppina Strepponi e Ada Negri già presenti nella toponomastica delle vie cittadine mentre Elena Cazzulani rientra nelle nuove proposte delle/dei ragazzi circa le donne da commemorare con l’intitolazione di vie, piazze, luoghi pubblici. Encomiabile risulta l’impegno, il lavoro del Centro e il 47 supporto dei noti artisti locali (Loredana De Lorenzi, Elena Amoriello, Bruna Weremeenko, Luigi Poletti), a cui si aggiunge l’importanza della collaborazione con gli enti presenti nel territorio e con le/i docenti e le/i ragazzi delle scuole che si sentono cittadini e cittadine attive e protagoniste della valorizzazione della città. 48 Lorenza Badini SMS “Gen. Griffini”, Casalpusterlengo Incrementare la presenza femminile nelle lauree scientifiche, una viaggio che parte da lontano I DATI DI FATTO: • La strategia del Consiglio di Lisbona tenutosi nel 2000 con obiettivi da raggiungere nel 2010 affinchè l’Europa diventasse la prima potenza economica del mondo fissava, tra gli altri, un aumento delle lauree nelle discipline scientifiche del 15%. Nel 2010 tali obiettivi sono stati rivisti in quanto lontani dal raggiungimento ad eccezione di questo, centrato sia dall’Italia (con un dato al 2009 che arriva al 18%) che dall’Europa (20%), motivo per cui questo obiettivo è stato tolto dalla strategia di Lisbona perché dichiarato raggiunto. • Sussiste però il problema che, in un periodo di forte crisi economica quale quello che stiamo vivendo, la percentuale dei laureati in facoltà scientifiche dovrebbe essere ben superiore ai dati attuali (circa il 34% del totale degli iscritti all’università) e dovrebbe presentare una differenza di iscritti tra maschi e femmine nettamente inferiore a quella che osserviamo oggi (non più del 15 – 20% sono donne). LE DONNE NON SONO ALL’ALTEZZA? Forse pochi sanno che: • Marie Curie, chimica e fisica polacca naturalizzata francese (1867 – 1934) è stata l’unica donna tra i vincitori di più di un Premio Nobel (1903 per la fisica, assieme al marito, e 1911 per la chimica per le sue scoperte sul radio) e, insieme a Linus Pauling, l’unica ad aver vinto Premi Nobel in due aree distinte. • Rosalind Franklin, biologa inglese (1920 – 1958), lavorò presso il King’s College di Londra e mise a punto una tecnica per scattare fotografie ad alta definizione a frammenti di DNA grazie alla quale riuscì a scoprire la struttura a doppia elica. Contemporaneamente i ben più noti James Watson e Francis Crick stavano lavorando allo stesso ambito di ricerca a Cambridge e, grazie ad un vero e proprio furto dei dati raccolti 49 da Rosalind, arrivarono alla completa definizione della struttura a doppia elica del DNA che valse loro il Nobel per la medicina nel 1962. Nel frattempo Rosalind si era però ammalata di tumore ed era morta nel 1958, senza che nessuno riconoscesse il suo fondamentale apporto in questa ricerca fino al 1968. • Margherita Hack, nata nel 1922, è una delle migliori menti scientifiche italiane. E’ un’astrofisica di fama mondiale ed è stata la prima donna a guidare un osservatorio astronomico, quello di Trieste, è membro dell’Accademia dei Lincei e collabora con gruppi di lavoro dell’ESA e della NASA. • Rita Levi Montalcini, nata nel 1909, ha scoperto e studiato il fattore di crescita delle fibre nervose NGF e per questo ha vinto nel 1986 il Premio Nobel per la Medicina. E’ membro della Pontificia Accademia delle Scienze, è tuttora attiva nella ricerca scientifica. Sia Margherita Hack che Rita Levi Montalcini provengono da famiglie colte dove entrambi i genitori si sono sempre adoperati per sostenere tutti i loro figli nelle loro scelte di vita e professionali, indipendentemente dal loro sesso, ma appoggiando solo le loro aspirazioni e le loro inclinazioni. MA LE DONNE ALLA FINE CE LA FANNO? Assolutamente sì, come dimostrato da questa tabella frutto di studi condotti dall’associazione “Futuro @l femminile”, una volta iscritte le donne dimostrano di avere davvero una marcia in più rispetto ai colleghi uomini: Settore Chimicofarmaceutico: le laureate superano i laureati (66% vs 34%). Il voto è di media 102,5 contro 100 dei maschi. Dopo 5 anni l’88,5% delle laureate lavora, più della percentuale di occupati maschi. Settore Scientifico: le donne si laureano con la stessa media dei maschi (104), ma con un anno di vantaggio. A 5 anni dalla laurea, il 67% di esse lavora. Settore Geo-biologico: le laureate sono il 65%. Il voto di laurea è mediamente di 105,6 e le occupate, dopo 5 anni, sono il 66,7%. 50 Agraria: le donne si laureano con una media più alta (105 vs 104) e con un certo anticipo (7,6 anni vs 8.2). A 5 anni dalla laurea il 75% di esse lavora. Ingegneria: la differenza tra numero di laureate e laureati è eclatante: solo il 19% sono donne. Esse mostrano però risultati migliori dei colleghi maschi (103,5 contro 101) e una maggiore velocità nel laurearsi. Inoltre, il 90% di esse è occupato, dopo 5 anni. Medicina: le laureate superano i laureati per numero (57%), media di laurea (108 vs 106) ed età di laurea (27 anni invece di 28). Dopo 5 anni, l’87% delle laureate sta completando la specializzazione. CHE COSA HO FATTO IO PER CAPIRE QUALI SONO LE RADICI DI QUESTO “GENDER GAP”: L’ho chiesto direttamente ad una mia classe, in particolare la seconda A della scuola secondaria di I grado della scuola secondaria di I grado “Mario Borsa” (sez. associata della “Griffini”) nella quale attualmente insegno. I RISULTATI: Iniziali 1. A. S. Genere M 2. S.P. F 3. B.B. F 4. A.L. F Scuola Professionale alberghiero Liceo scientifico Scuola professionale per estetista Qualsiasi ma non Sogno Diventare cuoco Insegnante di materie scientifiche Estetista Insegnante 51 liceo scientifico Itis o liceo scientifico Liceo artistico Liceo scientifico 5. C.D. M 6. A.Z. 7. L.C. M M 8. A.G. 9. N.C. 10. M.G. M M F 11. Z.B. F 12. S.G. F Itis CFP Ragioneria o liceo scientifico Alberghiera o liceo linguistico Liceo linguistico 13. E.G. M Liceo scientifico 14. G.K. F 15. A.S. 16. A.C. F F 17. S.Z. M Scuola professionale per estetista Geometra Scuola professionale per estetista Liceo scientifico 18. R.S. F Liceo scientifico 19. A.R. M Liceo delle scienze sportive 20. A.N. F 21. S.G. M 22. C.G. M Itis informatica o liceo areonaut. Professionale alberghiero Alberghiero o itis Ingegnere o progettista LEGO Scenografo Ricercatore in campo scientifico Detective Vetraio Veterinaria Cuoca Disegnatrice di cartoni Manga Zoologo o regista di documentari Estetista Architetto Estetista Medico fisioterapista Nutrizionista medico Insegnante motoria allenatore Ingegnere aeronautico Cameriere Cuoco programmatore videogiochi o o di o o 52 LE MIE OSSERVAZIONI: • Nessuno dei ragazzi, parlando del proprio futuro o della scuola che vorrebbe frequentare, ha espresso dubbi o incertezze, me lo ha semplicemente comunicato. • Le ragazze invece hanno espresso le loro idee intercalando con frasi del tipo: “non so, bisogna vedere se ce la faccio”, oppure “devo sentire anche cosa dicono i miei genitori”, “ho paura di arrivare ad un certo punto e poi di non riuscire più ad andare avanti”. • Le prime quattro ragazze dell’elenco hanno tutte un ottimo rendimento scolastico, specialmente per le mie materie (matematica e scienze); eppure manca in loro convinzione ed autostima, nonostante io le apprezzi apertamente di fronte alla classe e le inciti a dedicarsi a quanto a loro interessa di più. L’ultima (la numero 20) non ha invece mostrato dubbi nell’esprimere le proprie scelte, devo però dire che questa ragazzina ha dei tratti del suo carattere marcatamente maschili. LE MIE CONCLUSIONI: • Deve cambiare il modo di fare orientamento nella scuola secondaria di I grado. Occorre partire dalla seconda, i mesi iniziali della terza spesso non bastano a far prendere coscienza di quello che in realtà si è e si vuole fare, finendo poi col fare scelte sbagliate. • I nostri ragazzi sono molto più abili di noi a consultare su internet i siti delle varie scuole e a vedere quali sono i diversi piani di studio. Ha molto più senso che i docenti cerchino di far dire a loro quali sono le loro vere aspirazioni, in quale lavoro futuro meglio si vedono realizzati. In particolare nelle ragazze occorre fare molta attenzione a smascherare i segni della mancanza di autostima, dimostrare con i fatti che ce la possono fare, incrementare le attività di laboratorio dove in genere sono più brave dei ragazzi. • Occorre puntare al massimo al dialogo con le famiglie, scuola e genitori devono avere come unico scopo il successo formativo degli alunni, in questo caso delle alunne, cercando di fare tutto il possibile per evitare fallimenti con tutto quello che ne consegue (malattie del disturbo alimentare, depressioni, ecc). 53 gruppo diade Costituito da insegnanti di scuole di diverso ordine e grado, ha iniziato a riunirsi a Lodi, presso la sede dell’Istituto “Maffeo Vegio” nel 1993, per agire e indagare nell’ambito della differenza di genere sul tema dei percorsi dell’identità sessuata. Il gruppo ha formalizzato le esperienze didattiche attuate nella pubblicazione, Pensare, dire, fare nella differenza. Percorsi didattici attraverso la differenza di genere (1998), che comprende una scelta dei percorsi e progetti utili per un costruttivo confronto e per una efficace formazione sul tema della pedagogia della differenza di genere. Successive attività del gruppo: • Differenza di genere e scuola: dalla ricerca teorica ai percorsi didattici, corso di aggiornamento patrocinato dalla Provincia di Lodi e realizzato presso la SMS "Don Milani" di Lodi (1999) • corso di aggiornamento Valorizzazione della funzione docente nella differenza di genere, Cir. Did. di Codogno (1999) • partecipazione progetto POLITE (2000) • organizzazione, in collaborazione con Asses. ai servizi culturali del Comune di Lodi e Archivio Storico, del corso di aggiornamento Novecento: il secolo delle donne, tenutosi presso l'aula magna del Liceo Verri in Lodi (2001) • pubblicazione del Quaderno delle Pari Opportunità n. 1 del Comune di Lodi, con le sintesi degli incontri sul Novecento: secolo delle donne (2001) • partecipazione al corso per formatori Culture e cultura di genere, tenutosi presso l'IRRSAE Lombardia (2003) • pubblicazione del Quaderno delle Pari Opportunità n. 4 del Comune di Lodi, Lo sguardo sessuato, strumento di indagine sugli stili educativi, realizzato durante il corso “Differenza di genere e scuola: dalla ricerca teorica ai percorsi didattici”, con la documentazione dei corsi di formazione tenuti dal gruppo negli ultimi anni (2004) 54 • organizzazione convegno Parlante o parlata? La donna tra filosofia, linguaggio e prassi pedagogica, sede Provincia di Lodi (12 settembre 2007) • pubblicazione del Quaderno delle Pari Opportunità n. 6 del Comune di Lodi, Atti del Convegno Parlante o parlata? La donna tra filosofia, linguaggio e prassi pedagogica (2008) • partecipazione al seminario Partire dalla scuola: Gender mainstreaming e pari opportunità (2012) Per contatti: sede legale Liceo “Maffeo Vegio”- via Carducci 3 - 26900 Lodi sede operativa 0371.92213 – 347.7597538 - [email protected] 55