gruppo diade
PARTIRE DALLA SCUOLA
Gender mainstreaming
e Pari Opportunità
QUADERNI DELLE PARI OPPORTUNITÀ
n. 8 - 2014
Editing
Danila Baldo
Centro stampa Comune di Lodi
gennaio 2014
In copertina: cartolina realizzata dal CLAM (Comitato Libero Arte & Musica) – Lodi,
nell’ambito del progetto LIBERA-MENTE, Comune di Lodi, 2012
2
“È tempo di compiere una rivoluzione nei costumi femminili,
tempo di restituire alla donne la loro dignità perduta
e di renderle partecipi della specie umana,
in modo che riformando se stesse riformino il mondo”.
Mary Wollstonecraft, Manifesto femminista, 1792
“Per parlare di educazione e valorizzazione dei generi, tema che
richiederebbe una panoramica sui cambiamenti simbolici e sociali avvenuti
negli ultimi trent'anni grazie all'affermarsi del pensiero della differenza
sulla scena pubblica e, in particolare, all'interno della riflessione
pedagogica, mi collego direttamente ai risultati che Liliana Ricci ha
raccolto dalle esperienze laboratoriali condotte in biblioteca e a scuola. Da
un lato è emersa un'evidente lacuna, un grande vuoto di conoscenza per
tutto ciò che concerne la produzione culturale da parte delle donne sia
all'interno del sapere scolastico che di quello più strettamente quotidiano:
mancano presenze femminili significative. Dall'altro ha posto l'accento
sulle differenti modalità relazionali tenute dalle ragazze e dai ragazzi
durante i suoi interventi in classe (difficoltà di presa di parola da parte
delle ragazze, tendenza dei ragazzi ad impadronirsi costantemente della
scena pubblica monopolizzando l'attenzione, ecc.).
A tutte e tutti noi sarà infatti capitato di vedere le ragazze rifugiarsi nel
silenzio, nella marginalità, adottando la "strategia dell'intimità" (per usare
le parole di Anna Maria Piussi, una delle fondatrici della pedagogia della
differenza), ossia l'investimento di tutte le energie nelle relazioni amicali e
affettive con poche compagne o l'insegnante piuttosto che sulle attività
collettive.”
Chiara Stanzani, Educare “ascoltando” la differenza, 2006
“Da molti anni ormai anche nel nostro territorio lodigiano si sviluppano in
via sperimentale nelle scuole tematiche volte alla valorizzazione della
differenza di genere, con progetti nelle classi e corsi di formazione per
docenti volti a superare le discriminazioni stereotipate ancora presenti nei
libri di testo, con un linguaggio e una comunicazione sessista che esclude o
penalizza le donne. Alcune di queste esperienze didattiche sono qui
presentate”
Danila Baldo, gruppo diade, 2014
3
4
INDICE
Presentazione
Simonetta Pozzoli Assessora Istruzione – Comune di Lodi
Erika Bressani Assessora Pari Opportunità – Comune di Lodi
pag. 7
“ 8
Introduzione
Corrado Sancilio Dirigente ITE “Agostino Bassi”, Lodi
Laura Fiorini Dirigente Liceo “Maffeo Vegio”, Lodi
“ 9
“ 10
Interventi
Venera Tomarchio gruppo diade, Lodi
STEREOTIPI DI GENERE NEI LIBRI DI TESTO
“ 12
Danila Baldo Liceo “Maffeo Vegio”, Lodi
LA RIVOLUZIONE COPERNICANA DEL LINGUAGGIO
“ 27
Carla Torri Liceo “Maffeo Vegio”, Lodi
LA RAPPRESENTANZA DI GENERE NEGLI
“ 31
ORGANISMI STUDENTESCHI
Esperienze didattiche
Daniela Fusari ITE “Agostino Bassi”, Lodi
IO SONO MIA: UN PERCORSO DI CONOSCENZA
“ 35
PER UNA PRESA DI COSCIENZA
Elvira Risino, Daniela Verdi
STEREOTIPI DI GENERE
IPS “Luigi Einaudi” Lodi
Giordana Pavesi IC “Francesco Cazzulani” Lodi
Marco Zaninelli Centro culturale “Il dado”
LA TOPONOMASTICA FEMMINILE E LE FORMELLE
“ 40
“ 45
AL CAZZULANI
Lorenza Badini SMS “Gen. Griffini”, Casalpusterlengo
INCREMENTARE LA PRESENZA FEMMINILE NELLE LAUREE
SCIENTIFICHE, UNA VIAGGIO CHE PARTE DA LONTANO
“ 49
5
6
Presentazione
Simonetta Pozzoli,
Vicesindaca e Assessora Istruzione e Cultura – Comune di Lodi
Le considerazioni e i dati riportati all’interno di numerosi
seminari e convegni, attuati nel nostro territorio, mi sostengono
nella convinzione che le pari opportunità sono prima di tutto una
questione culturale e simbolica, come ben ci ricorda Danila Baldo
nel suo intervento sul linguaggio e su cui è necessario riflettere in
primo luogo con le nuove generazioni. E la scuola, per la sua
naturale funzione di trasmissione e revisione del sapere, può e
deve in questo proposito rivestire un ruolo fondamentale.
La presenza ancora scarsa delle giovani donne negli organi
deputati alla rappresentanza studentesca del territorio, come si
rileva dalla ricerca qui riportata, anticipa ciò che ogni giorno
osserviamo nella sfera pubblica, nella politica e nel lavoro. Seppure
sia innegabile il percorso di affermazione del potenziale offerto
dalle donne, rispetto ad alcuni decenni fa, esso va ancora
incoraggiato e sostenuto socialmente e culturalmente.
E’ necessario offrire maggiore consapevolezza alle giovani
donne e ai giovani uomini che la conquista dei diritti non è un dato
di fatto, ma un percorso fatto di lotte e impegno e che tali diritti
vanno ogni giorno presidiati, offrire nuovi modelli che sostengano
le giovani in percorsi non precostituiti e legati agli stereotipi e che
la storia è frutto dell’impegno e delle azioni di uomini ma anche di
tante donne cui deve andare il nostro riconoscimento. Un
ringraziamento particolare e tutto il mio sostegno rivolgo dunque a
chi ogni giorno s’impegna in questa direzione.
7
Erika Bressani,
Assessora Pari Opportunità – Comune di Lodi
Con piacere ho accolto l’invito a proseguire l’iniziativa
editoriale dei Quaderni delle Pari Opportunità del Comune di Lodi,
con la sua ottava pubblicazione.
Essa riporta interventi e progetti didattici, che hanno il
pregio di ripercorrere la storia e le esperienze realizzate su tale
tematica nelle scuole del nostro territorio. Il mio ringraziamento
particolare va al Gruppo Diade, composto da docenti di ogni ordine
e grado scolastico, che già dai primi anni novanta ha avviato studi,
riflessioni e progetti sugli stereotipi di genere, avanzando proposte
didattiche e di revisione dei testi scolastici in questa ottica. Questo
seme ha negli anni prodotto altre esperienze e progetti che hanno
visto impegnato direttamente anche il Comune di Lodi e previsto il
coinvolgimento diretto di ragazzi e ragazze con lavori di riflessione
sugli stereotipi legati al femminile e maschile e ad altre diversità,
sulla toponomastica femminile, sul percorso di emancipazione delle
donne o sul contributo delle donne nella scienza.
La pubblicazione che testimonia la continuità di un percorso,
offre il resoconto di queste attività nella speranza che possano
divenire buone prassi, spunti da cui partire ogni giorno nelle nostre
scuole e impegnarsi con le nuove generazioni alla creazione di una
nuova cultura, offrire dignità, rispetto e favorire il superamento di
ogni discriminazione.
8
Introduzione
Corrado Sancilio
Dirigente ITE “Agostino Bassi”, Lodi
In un periodo di crisi come quello attuale in cui si
accentuano in maniera sempre più preoccupante le diseguaglianze
sociali, in cui si impongono certi comportamenti che finiscono per
influenzare direttamente la stessa qualità della vita, in cui i diversi
modelli di identità maschile e femminile appaiono sempre più
negativamente condizionati dai conflitti connessi, si rende
necessario intraprendere, fin dai primi anni di scolarizzazione,
concrete azioni positive che portino a costruire e promuovere
processi di costruzione dell’identità maschile e femminile.
Occorre partire dalla scuola per aiutare gli allievi, sin da
piccoli, attraverso percorsi di crescita facilitati, a raggiungere un
grado di reale consapevolezza della propria identità personale e
sociale. Una identità da rispettare e valorizzare in base agli apporti
che ciascuno può dare mediante spontanee aggregazioni
indipendentemente dall'umore sociale contingente, espressione di
una cultura che spesso ne delimita, anche in modo conflittuale, il
campo d'azione. Un lavoro siffatto richiede la consapevole
condivisione di un preciso progetto educativo con specifiche
metodologie di intervento che vadano oltre le personologiche
caratteristiche che una cultura condivisa vuole differenti tra maschi
e femmine laddove, per certi versi, possono, invece, rivelarsi
antitetiche.
Un percorso che porti a rivedere una sorta di neutralità del
sapere, ancora presente nei processi formativi e che ha come
conseguenza quella di veicolare nel sociale una cultura di
estraneità fino ad alimentare il pensiero della differenza sessuale
simile a una gabbia corredata di un maldestro divisorio. Dobbiamo
cominciare a pensarla diversamente. Dobbiamo cominciare ad
uscire dalla logica dell’omologazione che ha voluto e vuole la
donna espressione della trasmissione di un sapere promosso al
maschile. Occorre aiutare ragazzi e ragazze a riscoprire un
linguaggio diverso, messaggio di pluralità e di specificità, che
attraversi la cultura della gestualità del corpo per arrivare alla
cultura della potenzialità della parola mediante un processo di
9
acquisizione della propria identità. Una simile impostazione aiuta a
restituire senso e valore al significato della cultura delle pari
opportunità.
Laura Fiorini
Dirigente Liceo “Maffeo Vegio”, Lodi
Nell'esercizio
delle
mie
funzioni
da
Dirigente
quotidianamente firmo documenti, comunicazioni, verbali ... Fino a
poco tempo fa ho sempre apposto la mia sigla in calce su “Il
Dirigente scolastico” pur avendo la consapevolezza di non
appartenente al genere maschile. Anzi, qualche volta ho pensato
alla versione femminile della definizione del mio ruolo, “La
Dirigente scolastica”, ma ho creduto che sottolinearlo con quelle
“a” finali fosse superfluo: tanto si capisce dal nome che sono una
donna!
Del resto mi ha sempre fatto uno strano effetto sentire, per
esempio in televisione, i termini “Ministra”, “Assessora” quale
segnale di voler essere sopra le righe… rimanere nell’anonimo
maschile mi sembrava preferibile.
Sono poi approdata al Maffeo Vegio e, grazie alla
Commissione Pari opportunità, ho capito che scrivere “La Dirigente
scolastica” ha un grande significato che deve essere valorizzato:
sono diventata orgogliosa delle “a”.
Perché il Dirigente deve essere una professione tipicamente
maschile? E quindi, perché pensare che il Dirigente maschio debba
avere più possibilità di successo di una Dirigente femmina?
Tra le prime iniziative intraprese ho fatto modificare i timbri
della scuola anche se gli stessi erano da poco stati rifatti, con la
dicitura "La Dirigente scolastica” e, ci tengo a sottolinearlo, oggi
non considero la mia scelta come una “pignoleria” femminile, un
inutile esercizio di stile. E’ un’affermazione del mio essere
femminile, è sentirmi alla pari se non meglio di tanti colleghi
maschi.
Ho così abbracciato la necessità di diffondere la sensibilità
verso l’affermazione di un ruolo – quello femminile – così spesso
calpestato, denigrato.
10
Nel diario di Istituto ho inserito il documento della
Commissione Pari Opportunità “Comunicazione orientata al
genere”: “(…)L’intento è quello di produrre un significativo
cambiamento culturale, che vada nella direzione di valorizzare la
differenza di genere nella società, superando la neutralità del
linguaggio (che vede erroneamente un maschile prevalente e
inclusivo, con la conseguenza della cancellazione nel linguaggio
comune del femminile, anche laddove previsto dai vocabolari) e
ponendo attenzione a una comunicazione che non usi stereotipi
pregiudizievoli o immagini offensive nei confronti di entrambi i
generi sessuati (vedi pubblicità sessiste o presentazione di ruoli
maschili/femminili stereotipati, soprattutto nella scelta dei libri di
testo). (…)”
La commissione ha letto il documento oltre che nel Collegio
dei Docenti, anche nel Consiglio di Istituto, al personale di
segreteria nell’ottica di rendere attente e consapevoli tutte le
componenti scolastiche.
Auspico dunque che tutti i documenti destinatati a colleghe
o comunque all’esterno dell’Istituto possano stimolare la stessa
riflessione affinché si abbia la coscienza del mutato modo di vedere
la professionalità slegata dal genere.
11
Interventi
Venera Tomarchio
gruppo diade, Lodi
Stereotipi di genere nei libri di testo
Il gruppo diade è costituito da insegnanti di scuole di
diverso ordine e grado e ha iniziato a riunirsi a Lodi, presso la sede
dell’Istituto “Maffeo Vegio” nel 1993, per agire e indagare
nell’ambito della differenza di genere, sul tema dei percorsi
dell’identità sessuata.
Il gruppo ha formalizzato le esperienze didattiche attuate
nella pubblicazione, Pensare, dire, fare nella differenza. Percorsi
didattici attraverso la differenza di genere (1998), che comprende
una scelta dei percorsi e progetti utili per un costruttivo confronto
e per una efficace formazione sul tema della pedagogia della
differenza di genere.
Successive attività del gruppo:
• Differenza di genere e scuola: dalla ricerca teorica ai percorsi
didattici, corso di aggiornamento patrocinato dalla Provincia di Lodi
e realizzato presso la SMS "Don Milani" di Lodi
• corso di aggiornamento: Valorizzazione della funzione docente
nella differenza di genere, Cir. Did. di Codogno
• partecipazione progetto POLITE
• organizzazione, in collaborazione con Asses. ai servizi culturali
del Comune di Lodi e Archivio Storico, del corso di aggiornamento
Novecento: il secolo delle donne, tenutosi presso l'aula magna del
Liceo Verri in Lodi
• pubblicazione del quaderno n. 1 delle Pari Opportunità del
Comune di Lodi, con le sintesi degli incontri sul Novecento: secolo
delle donne
• partecipazione al corso per formatori Culture e cultura di genere,
tenutosi presso l'IRRSAE Lombardia
• pubblicazione del quaderno n. 4 delle Pari Opportunità del
Comune di Lodi, Lo sguardo sessuato, strumento di indagine sugli
stili educativi realizzato durante il corso “Differenza di genere e
scuola: dalla ricerca teorica ai percorsi didattici”, con la
12
documentazione dei corsi di formazione tenuti dal gruppo negli
ultimi anni
ƒ Parlante o parlata ? La donna tra filosofia, linguaggio e prassi
pedagogica
Convegno sull’aspetto filosofico e culturale del linguaggio sessuato.
IL PROGETTO POLITE – PARI OPPORTUNITÀ NEI LIBRI DI TESTO
Il progetto, promosso dalla Presidenza del Consiglio dei MinistriDipartimento per i diritti e le pari opportunità, con l’Associazione
Italiana Editori, si colloca all’interno del IV Programma d’azione
comunitaria (1996-2000) a medio termine per le pari opportunità
fra le donne e gli uomini in tutti i settori e le azioni dell’Unione e
degli Stati membri, compresa quindi l’azione educativa nelle scuole
• Il Governo italiano, con la direttiva del Presidente dei Ministri
del 27 marzo 1997, in attuazione agli impegni assunti nella
Quarta Conferenza mondiale delle donne di Pechino, pone tra gli
obiettivi prioritari volti a promuovere le pari opportunità tra
uomini e donne, la formazione a una cultura della differenza di
genere e, tra le azioni specifiche, l’aggiornamento dei materiali
didattici
• L’obiettivo Formazione a una cultura della differenza di genere
intende recepire, all’interno delle proposte di riforma della
scuola, dell’università e della didattica, i saperi delle donne per
promuovere l’approfondimento culturale e l’educazione al
rispetto della differenza di genere
• Le azioni sono rivolte al settore educativo e, in particolare ai
libri di testo, riconosciuti come elemento di particolare interesse
nella politica delle pari opportunità nell’educazione
• Le pari opportunità non sono recepite quindi come problema da
risolvere, ma come azioni o progetti che danno valore e visibilità
alle culture e alle competenze dei due generi
La produzione, l’adozione e l’uso dei libri di testo devono
armonizzarsi ai principi cui si ispirano per non apparire come una
limitazione della libertà culturale e didattica di editori, docenti e
discenti.
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PARTNER EUROPEI
9 Presidenza del Consiglio dei ministri-Dipartimento per le
Pari Opportunità
9 Ministero della Pubblica Istruzione
9 AIE, Associazione Italiana Editori
9 Cisem, Centro Innovazione Sperimentazione Educativa
Milano
9 Poliedra, progetti integrati
9 Commissão para Igualidade e para os direitos das mulheres
del Portogallo
9 Emakunde- Istituto vasco de la mujer
9 Federación de Gremios de Editores de España
IL LIBRO DI TESTO IN ITALIA
•
•
•
•
•
È destinato a soggetti in età scolare (6- 19 anni) che ne
fanno uso sotto la guida di docenti
L’attenzione all’identità di genere deve tener conto del
contesto normativo- educativo- cognitivo
Non è l’unico strumento didattico in uso nelle classi
Piena libertà valutativa della funzionalità delle/i docenti che
lo adottano
L’impegno allo sviluppo, culturale e critico, dell’identità di
genere
IL CODICE DI AUTOREGOLAMENTAZIONE DEGLI EDITORI AIE
ƒ L’editore è impegnato ad operare per una sempre più puntuale
qualificazione dei libri che propone per l’adozione, anche nel
senso di una specifica attenzione allo sviluppo dell’identità di
genere e della cultura delle pari opportunità, in quanto aspetti
decisivi dell’educazione dei soggetti in formazione, di entrambi i
sessi.
ƒ L’editore, nel rispetto dell’impostazione culturale e scientifica di
ciascuna opera, ha cura di verificare l’idoneità a soddisfare,
anche sotto il profilo dell’identità di genere e dello sviluppo di
una cultura delle pari opportunità, le esigenze di coloro a cui è
rivolta, tenendo conto dell’età, delle diverse sensibilità, nonché
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delle specifiche caratteristiche degli argomenti di studio a cui la
trattazione fa riferimento.
ƒ L’editore è impegnato ad operare per una sempre più puntuale
qualificazione dei libri che propone per l’adozione, anche nel
senso di una specifica attenzione allo sviluppo dell’identità di
genere e della cultura delle pari opportunità, in quanto aspetti
decisivi dell’educazione dei soggetti in formazione, di entrambi i
sessi.
ƒ L’editore, nel rispetto dell’impostazione culturale e scientifica di
ciascuna opera, ha cura di verificare l’idoneità a soddisfare,
anche sotto il profilo dell’identità di genere e dello sviluppo di
una cultura delle pari opportunità, le esigenze di coloro a cui è
rivolta, tenendo conto dell’età, delle diverse sensibilità, nonché
delle specifiche caratteristiche degli argomenti di studio a cui la
trattazione fa riferimento.
LE AZIONI
‰ Nel primo anno il progetto ha elaborato una ricerca sugli
interventi effettuati nei Paesi europei in merito alle pari
opportunità e ai libri di testo, nonché il Codice di
autoregolamentazione delle case editrici, autori ed autrici
‰ Nel secondo anno sono stati progettati e prodotti:
9 vademecum per autrici ed autori con saggi ed esemplificazioni,
disciplinari e/o trasversali, per l’elaborazione di un testo che
tiene conto delle culture di genere
9 corso di aggiornamento per docenti
9 video didattico
9 concorso di idee per gli/le studenti
9 ricerca validazione con soggetti del mondo dell’istruzione
9 approfondimento sulle buone prassi nei Paesi europei
9 sito internet www.aie.it/polite
‰ Nel terzo anno è stato prodotto un nuovo vademecum per
autrici ed autori che propone contributi per le discipline che non
erano comprese nel testo precedente, approfondimenti per
discipline già comprese e la raccolta delle sperimentazioni in
atto nelle scuole, associazioni o istituzioni legate al mondo della
formazione
15
IL GRUPPO DIADE E POLITE
•
Il gruppo diade partecipa al progetto a partire dalla fase due, in
un incontro presso la sede dell’Associazione degli editori, a
Milano nel 2000
•
Presenta la propria storia e i lavori prodotti, raccolti nel libro
Pensare, dire, fare nella differenza.
•
In quella sede i partners europei raccontano i propri lavori,
l’approccio, le proprie ricerche. Un’affinità teorica e anche
operativa è stata trovata con le colleghe spagnole.
PUNTI FORTI E DEBOLI DI POLITE
I punti forti sono sicuramente quelli espressi chiaramente
nel codice di autoregolamentazione e insiti in tutto il progetto nelle
sue ampie articolazioni.
A mio parere ne va sottolineato uno ulteriore:
nella
presentazione dei progetti e delle azioni in atto nelle scuole di ogni
ordine e grado, è emersa una realtà sconosciuta, sia
numericamente che geograficamente. Non è di poco conto infatti
sapere quali e quante scuole si occupano di differenza di genere e
in che modo ed è stato interessante anche conoscere una ricchezza
e una varietà di proposte inaspettate.
Il punto debole è stata la conclusione stessa di Polite o una
sua mancata evoluzione che poteva aprire scenari ancora più
interessanti e, aggiungo io, di ricerca. Dico questo perché quello di
cui c’è la necessità è la ripresa di sperimentazioni monitorate.
TRA LINGUAGGIO E ICONOGRAFIA
9
9
9
Che cosa è successo in questi anni dopo Polite nelle scuole
che vi hanno aderito?
Che cosa è cambiato nei libri di testo?Quante case editrici
hanno aderito il Codice di autoregolamentazione? Come è
stato tradotto concretamente il codice?
E infine, oggi, anno europeo delle ari opportunità, nelle
scuole si parla e, in che modo, di differenza di genere?
16
I QUESTIONARI
Per rispondere occorreva dotarsi di uno strumento che
permettesse di ricavare informazioni.
Ho quindi preparato e sottoposto al gruppo due questionari,
uno per le scuole che avevano aderito a Polite e uno per
l’AIE(Associazione Italiana degli Editori).
I questionari dovevano essenzialmente aiutare a capire se
nelle scuole i progetti erano continuati, in quali discipline, se solo
in quelle originarie o anche in altre, e se quindi la partecipazione
delle/i docenti era rimasta invariata o aveva subito modifiche nel
tempo, e in quale misura.
Rispetto agli editori: sapere quanti vi avevano aderito, se
nel tempo le adesione avevano subito aumento o decremento,
leggere la situazione attuale anche alla luce delle recenti modifiche
dei libri di testo seguiti all’applicazione della legge 53, legge
Moratti.
QUESTIONARIO PER LE SCUOLE PER LA RILEVAZIONE DELLE ATTIVITÀ DOPO
POLITE
DENOMINAZIONE DELL’ISTITUZIONE SCOLASTICA:
…………………………………………………………………………………………
INDIRIZZO:
………………………………………………………………………………………
N° DI TELEFONO:
…………………………………………………………………………………………
FAX:
…………………………………………………………………………………………
E-MAIL
…………………………………………………………………………………………
INSEGNANTE REFERENTE:
…………………………………………………………………………………………
N° CLASSI COINVOLTE:
…………………………………………………………………………………………
N° INSEGNANTI COINVOLTE E DISCIPLINE:
17
…………………………………………………………………………………………
1. Secondo le aspettative enunciate, le attività presentate
all’interno di Polite hanno prodotto risultati positivi per gli/le
studenti?
SÌ
NO
2. Le/gli studenti hanno giudicato le attività:
favorevolmente
sfavorevolmente
3. I genitori hanno giudicato l’esperienza:
favorevolmente
sfavorevolmente
4. I progetti sono proseguiti anche dopo la conclusione di Polite?
SÌ
NO
5. Se no, perché?
……………………………………………………………………………………………………………
……………………………………………………………………………………………………………
……………………………………………………………………………………………………
6. Se sì,
con le stesse insegnanti
con altre insegnanti
si sono aggiunte altre docenti
altro………………………………………………………………
7. Nei progetti è stato differenziato il linguaggio per il femminile e
il maschile?
SÌ
NO
8. Se sì, quali sono state le discipline interessate al linguaggio
sessuato?
lingua italiana
area scientifica
area espressiva
area umanistica
altro……………………………………..
9. Sono stati prodotti dei testi con il linguaggio sessuato?
SÌ
NO
10. Se sì, i testi sono usati nelle classi?
SÌ
NO
18
11. Se vi fosse proposto, partecipereste ad una sperimentazione
sul linguaggio sessuato?
SÌ
NO
12. Siete disposte a rivisitare l’insegnamento della vostra disciplina
con l’ottica del linguaggio sessuato?
SÌ
NO
LE RISPOSTE
9 Le scuole che avevano partecipato al progetto Polite
appartenevano a tutti gli ordini, dall’Infanzia alla secondaria di
II grado.
9 Alcune sono state coordinate dall’IRRE (Liguria e Veneto), altre
dalla Commissione Pari Opportunità (Comune di BazzanoBologna).
9 Erano rappresentative delle diverse realtà italiane: dal nord, al
centro, al sud e alle isole.
A DISTANZA DI SETTE ANNI LE PROBLEMATICHE EMERSE
9 Alcuni istituti intanto, a seguito di nuova organizzazione
scolastica, fanno parte di dirigenze diverse
9 Alcune docenti hanno lasciato la scuola per anzianità di servizio,
mentre qualcuna si è trasferita in un altro istituto
9 In alcune realtà sono cambiati anche i dirigenti
NONOSTANTE QUESTO
9 Tutte le scuole sono state contattate, tranne una /il telefono
squilla, ma non si ha risposta)
9 Vi è stata una buona attenzione all’iniziativa proposta dal
gruppo diade e una altrettanto interessamento e contributo di
tutto il personale scolastico (collaboratori, segreteria, docenti)
HA RISPOSTO AL QUESTIONARIO IL 61,5% DELLE SCUOLE CONTATTATE
9 Per tutte, le aspettative enunciate e le attività presentate
all’interno di Polite hanno prodotto risultati positivi tra le/gli
studenti
19
9 Le studenti hanno giudicato le attività favorevolmente, così
come per i genitori, tranne in un caso perché non c’è stato il
loro coinvolgimento
9 I progetti sono proseguiti anche dopo Polite nella maggioranza
delle scuole, tranne in due casi: in uno per mancanza di
opportunità didattiche, così come scrive l’insegnante, e nel
secondo, perché l’esperienza è stata limitata al progetto.e per lo
più con le stesse insegnanti, in tre situazioni con nuove docenti
9 In tutte le proposte, all’infuori di una, è stato differenziato il
linguaggio per indicare il genere
9 All’uso del linguaggio sessuato sono state interessate sia le
docenti di lingua italiana, ma nella maggior parte dei casi anche
le docenti di storia, di filosofia, ma anche della sola area
scientifica, così come dell’area espressiva
9 Solo in tre casi sono stati prodotti testi in cui gli studenti hanno
usato il linguaggio sessuato, gli stessi che hanno poi utilizzato i
testi in classe
9 Tutte/i le/i docenti si sono detti interessati a partecipare ad una
sperimentazione che voglia attuare l’uso del linguaggio sessuato
e si dicono disponibili a proporre la propria disciplina utilizzando
un linguaggio che tenga conto del genere
QUESTIONARIO RIVOLTO AGLI EDITORI DI TESTI SCOLASTICI PER UNA
RILEVAZIONE SULL’ATTUAZIONE DEL CODICE DI AUTOREGOLAMENTAZIONE
POLITE
Solo una casa editrice ha risposto al questionario:
Paravia-Bruno Mondadori Editori
•
La sua casa editrice ha sottoposto all’attenzione delle autrici e
degli autori dei suoi testi destinati alla scuola quanto previsto
dal codice di autoregolamentazione Polite? Il codice prevedeva
infatti, tra l’altro, la lettura dei due volumi di “Saperi e libertà”
da parte di autrici e autori di testi. Ciò al fine di non
condizionarne l’interpretazione creativa di programmi e
indicazioni, limitandosi ad offrire spunti di riflessione nella
direzione dell’identità di genere, maschile e femminile.
x SÌ
NO
20
•
•
•
•
•
•
Esponga sinteticamente gli effetti di tale pratica, se la risposta è
SI. Se la risposta è NO dica a quali altre strategie è ricorsa la
sua casa editrice per provocare l’attenzione di autori e autrici
alla identità di genere.
Maggiore attenzione all’insegnamento di tematiche relative alle
questioni delle differenze di genere e delle pari opportunità –
specie in alcune discipline – e uso sorvegliato di un lessico e di
un linguaggio adeguati al superamento di stereotipi radicati.
Attualmente le case editrici adottano altre misure previste dal
codice di autoregolamenta-zione?
SÌ
x NO
IN PARTE
Se sì o in parte, è possibile conoscere quali?
Pensa che il quadro di riferimento normativo e culturale sia
cambiato dopo l’approvazione del codice (1999) e dopo un
tempo ragionevole perché i suoi effetti potessero manifestarsi
nei testi ad esso ispirati (circa due anni ) e che sia perciò
opportuno ripensare la questione dell’identità di genere in
termini nuovi?
SÌ
x NO
Se il codice e/o il vademecum sono superati può indicare le parti
da rivedere?
Forse potrebbe risultare opportuna un’indicazione a
confrontare la nostra esigenza di attenzione alla cultura delle
pari opportunità e a quelle delle differenze di genere anche in
riferimento ad altre esperienze culturali presenti nel nostro
paese (in particolare quelle riferibili all’emigrazione da paesi a
maggioranza musulmana)
•
Complessivamente che cosa è cambiato a suo giudizio nella
domanda dei docenti e nei bisogni formativi degli studenti?
E’ aumentata la sensibilità al problema che è entrato nella
prassi quotidiana di insegnamento. In relazione ai contenuti
culturali espressi dal Codice, la domanda originaria sembra
soddisfatta quanto a sollecitazioni, attenzioni e dichiarazioni di
intenti. Quanto all’efficacia formativa di queste iniziative, molto
resta ancora da fare.
21
L’attenzione a queste tematiche va tenuta desta e
sviluppata attraverso riflessioni e proposte che considerino più
in profondità la questione delle differenze di genere in rapporto
all’apprendimento e agli stili cognitivi, soprattutto nelle
discipline scientifiche.
I MATERIALI PRODOTTI DA POLITE
Vademecum I
• Prefazione di KATIA BELILLO
• Introduzione di ETHEL SERRAVALLE
• ANNA MARIA AJELLO, Le differenze di genere negli studi su
apprendimento e sviluppo Le differenze di genere analizzate in
alcuni contributi della psicologia sui temi dello sviluppo e
dell’apprendimento per capire in modo più approfondito come
bambini e bambine, ragazzi e ragazze, si rapportano con i
diversi saperi.
• ADRIANA CAVARERO, Il principio parità I principi del patriarcato e il
principio di uguaglianza nella storia della filosofia così come
vengono proposti nei manuali scolastici.
• CECILIA ROBUSTELLI, Lingua e identità di genere Riflessioni sul
rapporto tra la lingua e l’identità di genere: i cambiamenti
linguistici volti a superare il sessismo linguistico come parte del
processo più ampio di costruzioni dell’identità di genere.
Vademecum II
• Prefazione di ISABELLA PERETTI
• Introduzione di ETHEL PORZIO SERRAVALLE
• SANDRO BELLASSAI, Il maschile, l’invisibile parzialità. La parzialità
maschile nella storia: i condizionamenti esercitati sul genere
maschile dagli stereotipi che li riguardano, la sua onnipresenza
nella storia.
• TAMAR PITCH, Diritto e diritti Un interessante contributo sulla
decostruzione del diritto da parte della critica femminista.
• LIA MIGALE, Obiettivi didattici di un’economia non neutrale Spunti
per l’insegnamento della disciplina economica in un’ottica
attenta alle differenze di genere.
• LIA MIGALE, Le donne e la scienza economica L’economia ha
ignorato per lungo tempo gli aspetti di genere escludendo la
presenza femminile dai suoi studi. Il saggio non intende solo
soffermarsi su quanto e come le donne abbiano in realtà
22
•
•
•
contribuito ai processi produttivi nelle varie epoche, ma anche
considerare il loro attuale apporto alla produzione di ricchezza.
MARIA INDELICATO, Insegnamento dell’economia e valore
femminile
Accorgimenti
e
strumenti
per
intervenire
nell’insegnamento dell’economia per fare sì che ambedue i
generi siano ugualmente rappresentati e valorizzati.
VALERIA POMPEJANO, Lingua francese e identità di genere Le
rappresentazioni
del
femminile
nella
lingua
francese:
problematiche molto simili a quelle presenti nella nostra lingua
e le soluzioni adottate.
VALERIA POMPEJANO, Lingua francese e scrittura femminile
Caratteristiche della scrittura francese al femminile.
MAURA PALAZZI, Riattraversare la storia contemporanea. Riflessione
sull’introduzione di una prospettiva di genere nei testi di storia in
particolare in quelli inerenti l’Ottocento e il Novecento.
GIGLIOLA BOZZI TARIZZO E BARBARA MAPELLI, Generi e orientamento.
Le differenze tra uomo e donna nell’orientamento dei
ragazzi/ragazze sia dal punto di vista scolastico e professionale, sia
da quello esistenziale.
Documenti:
Il codice di autoregolamentazione Polite
Il documento accompagnatorio al codice Polite
Il progetto Polite
IL CONTRIBUTO DELL’ASSOCIAZIONE EUROPEA DU CÔTÉ DES FILLES
L'Associazione europea “Du Côté des Filles” è nata in Francia, nel
1994, allo scopo di
9 elaborare un programma per eliminare il sessismo dal materiale
educativo
9 promuovere
rappresentazioni
anti-sessiste
nel
campo
dell’educazione
9 produrre e diffondere strumenti di sensibilizzazione diretti a
case editrici, illustratrici e illustratori, genitori, organismi
istituzionali.
L’Associazione ha scelto come linea di ricerca gli albi illustrati
destinati ai bambini da 0 a 9 anni.
23
Nel corso degli anni 1996 e 1997 l'Associazione ha realizzato una
ricerca in tre Paesi (Francia, Italia e Spagna) al fine di indagare
quanto e come i bambini percepiscono il valore simbolico delle
immagini alle quali sono esposti e il loro grado di interiorizzazione
dei ruoli sessuali.
Inoltre intendeva verificare la consapevolezza da parte degli adulti
(genitori ed educatori) dell’esistenza, negli albi, di immagini che
trasmettono ruoli sessuali stereotipati.
L’indagine è stata svolta su campioni di 50 bambini (25 maschi e
25 femmine) fra i 7 e i 10 anni) di ciascuno dei tre
paesi,appartenenti alla cosiddetta “classe media”e su quattro
gruppi di una decina di adulti, uomini e donne, fra i 35 e i 45 anni
vicini al mondo dei bambini (genitori, educatori, bibliotecari).
IL MATERIALE E GLI INTERROGATIVI POSTI
L’associazione ha prodotto due ricerche:
9 Quali modelli per le bambine? Una ricerca sugli albi illustrati
9 Cosa vedono i bambini sugli albi illustrati? Risposte sugli
stereotipi
Nella prima sono riportati gli elementi indagati e i dati della
ricerca; nella seconda vi sono i messaggi degli stereotipi e le
risposte dei bambini.
Si legge che gli albi mostravano una immagine maschile del mondo
con una maggiore presenza di figure maschili sia nei ruoli principali
che in quelli secondari, sia con personaggi umani che con animali o
oggetti antropizzati
La famiglia è il quadro privilegiato di molti albi e, molti di essi, la
presentavano così come spesso la si poteva descrivere nella realtà:
madre casalinga occupata nei lavori domestici e nella cena quando
il marito/padre torna a casa la sera, stanco e affaticato e si
sprofonda sulla poltrona davanti al televisore.
Negli albi però cominciavano ad affacciarsi bambine intelligenti,
buone studenti, vivaci e più intraprendenti dei maschi; un
controstereotipo che anche nelle scuole era conosciuto e al quale si
associavano i vecchi stereotipi attribuiti alle femmine di frivolezza,
civetteria, invidia, gelosia…
24
Anche per i maschi cominciavano ad apparire bambini più sensibili
e più gentili con le bambine.
Gli albi presentavano una prevalenza di relazione genitori/bambino
che genitori/bambina.
Il bambino è più incoraggiato e ricompensato delle bambine verso
la quale i genitori rivolgono più divieti e imposizioni.
Più frequentemente le bambine aiutano la mamma, si occupano
del fratellino e sono coinvolte in situazione amorose. Anche il loro
abbigliamento è maggiormente arricchito di fronzoli.
Si vuole continuare a mostrare questo modello di famiglia e questi
stereotipi o è possibile mostrare modelli diversi?
Questo stereotipo lo si vuole mettere in discussione o ratificare?
LA SITUAZIONE ATTUALE
Il lavoro condotto dall’associazione, così come afferma la
presidente di Du Côté des Filles, Adela Turin, è stato lungo,
impegnativo e costoso.
Molte cose sono cambiate rispetto all’indagine pubblicata nel 1998,
sia a livello di linguaggio che di immagini.
Nella situazione attuale non vi sono i mezzi per condurne una
analoga e mostrare le modificazioni avvenute nel tempo.
LE PROPOSTE DEL GRUPPO DIADE
La giornata che il gruppo diade ha organizzato sul tema della
differenza di genere, in particolare sul linguaggio sessuato, non
vuole essere un ennesimo tassello su un argomento che continua
da molti anni a essere proposto e destinato a chiudersi nell’arco di
un progetto o di un breve interesse.
A distanza di oltre vent’anni dalle indicazioni espresse da Alma
Sabatini sul libretto edito dal Ministero della Pubblica Istruzione, Il
sessismo della lingua italiana, il gruppo
9 chiede al Dirigente dell’USP di Lodi, di inviare una lettera a tutte
le scuole lodigiane in cui si sottolinea l’attenzione al linguaggio
che tiene conto della esplicitazione del genere.
9 intende fare da collettore, tra le scuole del territorio, affinché il
linguaggio sessuato possa diventare argomento di studio, di
interesse e di confronto, dentro e fuori dalla scuola, nel mondo
della comunicazione, e in quello delle istituzioni perché quanto
25
da tempo si sta elaborando, possa concretizzarsi in azioni che
facciano divenire prassi comune l’uso non sessista della lingua.
9 sottoscrivere, insieme alle istituzioni, un Protocollo d’Intesa per
l’uso non discriminante della lingua.
I RINGRAZIAMENTI
A quante, hanno contribuito all’indagine su dopo Polite.
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prof. BARBARA MAPELLI, docente università di Milano Bicocca
prof. ETHEL SERRAVALLE, consulente dell’AIE, sottosegretaria nel
governo Berlinguer, ha partecipato alla conferenza delle donne
di Pechino
prof. CLAUDIA ALEMANI, CISEM, Milano
prof. ADELA TURIN, presidente dell’associazione Du Côté des Filles
prof. ELISA PAPPALARDO, ist.tec. “Grimaldi”- Cosenza
prof. SABINO, ist.”Pentas”- Matera
prof. ALBA GALLO, Magistrale “Villari”- NapoliI
prof. IDA FORNARIO, Regione Campania
prof. STELLA BERTUGLIA, ITIS “Volta”-Palermo
prof. GRAZIELLA ARAZZI, IRRE Liguria
prof. VALERIA ONGARO, IRRE Veneto
prof. LETIZIA LAMBERTINI, Comm. P.O. Comune di Bazzano (BO)
prof. ITALIA TINTO, 3° Circolo di Arzano- Napoli
26
Danila Baldo
Liceo “Maffeo Vegio”, Lodi
La rivoluzione copernicana del linguaggio
"Il linguaggio non è mai neutro" scrive la filosofa Luce Irigaray.
E commenta Ida Travi “questo appare evidente, anche stando alla
lettera. Faccio l’esempio più diffuso: quando si intende parlare di
genere umano, filosoficamente inteso come categoria di esseri
umani, generalmente si dice "l’uomo". "I pensatori ci avvertono
subito che quest’"uomo", inteso filosoficamente, include anche la
donna. Certo la include. È questo il punto. Perché questa
inclusione, che in realtà è un’esclusione? Cosa rende ovvia questa
dimenticanza, questo colossale lapsus? Che cosa ha impedito, nel
tempo, l’adozione stabile di un termine che esprimesse l’intera
categoria degli ‘esseri umani’ e ne accogliesse entrambi i generi? È
innegabile, si prova e si riprova a girare i concetti, le frasi, ma il
linguaggio opera sempre spostamenti, volge al maschile: non è
stato facile diventarne consapevoli. È un capogiro, una improvvisa
vertigine: siamo di fronte a un ritardo della coscienza, a una
rimozione storica, a una forma d’esclusione così grande da
costringere le donne ad alzare la mano per esprimersi con lo
stesso linguaggio che le nega.”
Io penso che non sia essenzialmente una questione di
lingua, ma di testa, di mente: di mentalità. Il fatto che (solo per
fare uno tra i tanti esempi) Samantha Cristoforetti, prima donna
astronauta, sia chiamata “Il capitano” non centra nulla con la
lingua (ormai lo Zingarelli ha declinato al femminile più di 800
professioni), ma col fatto che appunto finora non ci sono state
donne al comando nell’esercito, nell’aviazione o in istituzioni simili,
per cui la professione (o l’incarico o il titolo) esiste nell’uso comune
solo al maschile e il femminile (la ministra, la sindaca, la prefetta,
l’avvocata, la notaia… la capitana) o crea disagio o “fa ridere”
come tutto ciò che è inusuale e crea imbarazzo… Susanna Camuso
va benissimo che sia chiamata con orgoglio “segretaria della CGIL”
nelle riviste femminili, che giustamente vogliono sottolineare il
genere (e le persone più illuminate persino in campo maschile lo
riconoscono), ma nei documenti ufficiali deve essere ”Il segretario
27
generale”, perché finora è sempre stato così e che senso ha
cambiare? Qui non si sta giocando, qui ci si occupa di cose serie, il
segretario generale di un sindacato, in un tempo di crisi come
questo poi, ha un compito importantissimo e non deve interessare
a nessuno che sia uomo o donna, basta che faccia bene ciò che
deve fare! Che senso ha cambiare, quando segretaria fa venire in
mente l’aiutante di un capo e non certo un capo in persona?
Appunto, dal mio modesto punto di vista di insegnante, per
esempio, il senso potrebbe proprio essere quello di orientare le
nostre alunne a riconoscere la possibilità anche per loro, donne, di
assumere una posizione di comando e non solo una posizione
subordinata!! La filosofa Luisa Muraro dice: “Se nominiamo al
maschile le donne che sono nei posti di comando, che messaggio
diamo? Che il femminile è buono per sgobbare (contadina, operaia,
commessa…) ma non per dirigere?”. Ecco, ora è venuto il
momento (Se non ora quando? Ma questo “ora” deve ancora
concretizzarsi completamente!) di effettuare la rivoluzione
copernicana femminile del linguaggio. Niccolò Copernico effettuò
una
rivoluzione
nell’astronomia
(dal
geocentrismo
all’eliocentrismo), Immanuel Kant produsse la sua rivoluzione
copernicana nella filosofia (dalla centralità dell’oggetto da
conoscere alla centralità del soggetto conoscente), a noi (noi chi?
Femministe, donne consapevoli, capitane coraggiose…) compiere la
nostra rivoluzione copernicana del linguaggio: dobbiamo osare
chiamarci al femminile anche laddove il fare ciò viene preso solo
come una perdita di tempo o una questione di lana caprina!! Che
cosa ci insegna la storia? Che il copernicanesimo ha impiegato ben
due secoli per essere riconosciuto dalla Chiesa e dalle Università
(passando attraverso il rogo di Giordano Bruno e l’abiura di
Galileo), per cui è probabile che la nostra generazione non vedrà
attuata questa rivoluzione, che noi possiamo solo incominciare
(Luce Irigaray ha definito il ‘900, secolo delle donne, l’anno zero
della rivoluzione femminile) e possiamo solo scegliere fra il rogo o
l’abiura, scelta quest’ultima che la gran parte di noi fa (non certo
solo Camusso, che anzi possiamo anche comprendere nella sua
posizione), per quieto vivere, perché occorre anche pensare ad
altro… io stessa, devo ammetterlo, ho spesso avallato verbali di
commissione di Esami di Stato firmandomi come “il segretario” e
accettando di definire “il presidente” una dirigente scolastica
28
presidente e di scrivere “i commissari” e “i candidati” anche se il
90% era di genere femminile! Certo avrei potuto rifiutarmi di farlo,
imporre il femminile, far verbalizzare qualcun altro o altra… non ne
ho avuto il coraggio. La soluzione? Essere in tante a volerlo, a
esserne coscienti, a darci forza a vicenda, a sapere che un
cambiamento di mentalità epocale come questo aiuterebbe
senz’altro anche altre sfere, influenzate dal simbolico, molto più
materiali e quotidiane, come quelle in cui la violenza contro le
donne si manifesta in modo più cruento e pesante che non la sola
cancellazione linguistica.
Ora, poi, è intervenuta anche l’Accademia della Crusca a
indicare che occorre superare la discriminazione linguistica nei
confronti delle donne nel linguaggio, soprattutto delle pubbliche
amministrazioni che devono dare l’esempio. E, tanto per citare un
caso che deve fare strada, è dal maggio 2012 che i 5 mila
dipendenti del comune di Firenze sono stati invitati a non
trascurare più le donne nel linguaggio amministrativo, sia che si
tratti di delibere, bandi di concorso o semplici lettere. E quindi si
scriverà architetta, avvocata, assessora, sindaca, e così via.
Nessun dubbio, quindi. Se dire ministra o prefetta suona strano, il
problema è nostro, non delle parole assolutamente perfette. Tutto
questo e molto altro è nelle linee guida che sono state distribuite
ai/alle dipendenti comunali e che sono il frutto di un’idea del
Comitato pari opportunità del Comune con la collaborazione
dell’Accademia della Crusca e la direzione scientifica di Cecilia
Robustelli, docente universitaria di linguistica a Modena e profonda
esperta del tema che ha materialmente elaborato il documento.
Sia Cecilia Robustelli, sia Cristina Giachi assessora alle Pari
Opportunità del comune di Firenze, hanno tenuto a sottolineare
che non si tratta di vetero-femminismo ma di un’operazione senza
rigidità che però vuole dare il via ad un cambiamento culturale.
Una richiesta simile è stata fatta dal movimento SNOQ Se
non ora quando al Comune di Lodi.
Ecco alcuni principi da seguire:
1. la lingua italiana non ha il genere neutro. Ogni volta che si
scrive i ragazzi per intendere ragazzi e ragazze si sta
semplicemente usando il maschile. La lingua italiana contiene
invece tutte le indicazioni per utilizzare il femminile anche se
ancora non è in uso
29
2. non esistono parole “brutte” e se esistono non sono solo quelle
di genere femminile, ci sono invece parole “nuove” con cui
dobbiamo prendere confidenza come assessora, più che brutto
semplicemente inusuale. Oppure: consigliera, ministra, architetta,
avvocata, chirurga, commissaria, critica, deputata, prefetta,
notaia, sindaca
3. se ci si riferisce a una donna è necessario usare sempre il
genere femminile e non maschile (sia che sia specificata con nome
e cognome sia che non lo sia) nel corpo del testo come
nell’intestazione, nell’indirizzo, nelle formule d’esordio, nella firma
e, dove presente, nell’oggetto;
4. il genere femminile deve essere evidente: es. i dipendenti non
può essere usato da solo ma va fatto capire che ci si riferisce
anche alle donne, dunque i dipendenti e le dipendenti. Oppure nel
caso di lavoratori/trici, meglio usare le parole estese
lavoratori/lavoratrici
5. si può aggirare il problema ricorrendo a parole che non hanno
riferimenti al femminile o al maschile, ad esempio: il personale
invece di lavoratori/lavoratrici
6. si può aggirare il problema anche attraverso l’uso della forma
passiva: la domanda deve essere presentata invece di scrivere i
dipendenti e le dipendenti devono presentare la domanda…
7. in testi informali si possono usare forme abbreviate. Bocciato
ragazz* che invece appesantisce la lettura
8. in alcuni casi, come nei bandi di concorso, si può usare anche
soltanto il maschile nel testo per non appesantirlo troppo se è
necessario fare molti raddoppi maschile/femminile e poi
aggiungere una nota di precisazione scrivendo: I termini maschili
si riferiscono a persone di entrambi i sessi. Oppure: Le offerte di
lavoro sono valide sia per uomini che per donne
30
Carla Torri
Liceo “Maffeo Vegio”, Lodi
La rappresentanza di genere negli organismi
studenteschi
Nel nostro territorio provinciale la popolazione studentesca
delle scuole superiori ammonta a più di 9.200 unità e l’offerta
formativa dei diversi istituti – 10 statali e 2 paritari – è varia e
articolata, anche negli indirizzi.
L’indagine condotta ha inteso coinvolgere le istituzioni
scolastiche di secondo grado, prendendo in considerazione la
rappresentanza studentesca all’interno della singola scuola
(Consiglio di Classe e di Istituto) e della Consulta provinciale. A
tutte è stato richiesto di fornire i dati riportati nelle tabelle 1 e 2,
utili a “fotografare” la realtà della rappresentanza di genere; hanno
risposto la totalità delle sole superiori statali.
I dati ricevuti dall’istituzione scolastica “Pandini” sono stati
mantenuti separati per plesso (n. 6 e 6b), in quanto i due diversi
indirizzi di studio sono a netta predominanza di genere diverso e
solo la loro presa in considerazione separata può riflettere la vera
realtà della rappresentanza.
Sul totale complessivo della popolazione studentesca, i
maschi rappresentano il 52 e le femmine il 48 %. Più in dettaglio,
sono a dominanza maschile 5 istituzioni scolastiche, di indirizzo
principalmente tecnico: la n. 3 (86%), 9 (74%), 10 (69%), 8
(68%) e 6 (63%). Le studenti rappresentano invece la
maggioranza in 6 scuole, di indirizzo principalmente liceale e
professionale: la n. 4 (87%), 5 (81%), 6 bis (76%), 7 (59%), 1
(56%); solo la n. 2 (53%) è ad indirizzo tecnico.
Esaminando la colonna “rappresentanti di classe” si nota
che negli istituti in cui frequentano più maschi, le ragazze sono
comunque rappresentate, in misura molto vicina alla percentuale
della loro presenza a scuola (vedere n. 3: le iscritte sono il 14%, le
rappresentanti di classe il 13%) e in un caso addirittura maggiore
(n. 9: le iscritte sono il 26%, le rappresentanti di classe il 36%).
Negli istituti in cui sono iscritte più femmine, la loro
rappresentanza
rimane
prevalente
ma
con
parecchie
31
differenziazioni, risultando notevolmente inferiore alla percentuale
della loro presenza a scuola (n. 5), lievemente inferiore (n. 1 e 8 –
Licei), uguale (n. 2 – Tecnico), lievemente superiore (n. 4) e
notevolmente superiore (liceo artistico).
Statistica di
genere
a.s. 2012/13
Liceo scientifico
“Gandini” con
1
sez. classica
“Verri” – Lodi
I.T.C.G. “Bassi”
2
– Lodi
3
I.I.S. “Volta” –
Lodi
totale
453
44
572
56
88
42
48
46
52
1.384
645
47
739
53
122
57
47
65
53
1.485
1.27
1
86
214
14
127
111
87
16
13
134
13
930
87
94
11
12
83
88
123
19
517
81
54
17
31
37
69
257
63
154
37
48
32
67
16
33
55
24
177
76
26
2
8
24
92
269
41
385
59
60
26
43
34
57
809
68
376
32
106
76
72
30
28
513
74
182
26
73
47
64
26
36
325
69
147
31
44
31
70
13
30
842
452
54
390
46
I.S.S. “Maffeo
1.064
Vegio” – Lodi
I.P.S.C.T.
5
640
“Einaudi” – Lodi
I.I.S. “Pandini” –
6
411
S. Angelo lod.
Liceo Artistico
“Piazza” – Lodi
232
Liceo “Novello” –
654
Codogno
I.I.S. “Cesaris” –
8 Casalpusterleng 1.185
o
I.I.S. di
9
695
Codogno
7
1
0
I.T.A.S. “Tosi” –
Codogno
Totali
Rappresentanti classe
% totale
M
%
F
%
1.025
4
6
b
Studenti
M
%
F
472
9.247
4.85 52 4.393 48
4
32
Passando alla seconda tabella, nelle percentuali dei e delle
rappresentanti nel Consiglio di Istituto si notano notevoli differenze
rispetto al livello di rappresentanza precedente: è evidente una
drastica diminuzione delle ragazze, che scendono a quasi un
quarto del valore numerico delle iscritte (13% contro 48%). In 4
istituzioni scolastiche nessuna studente è rappresentata nel
Consiglio di Istituto; persino nelle scuole a forte prevalenza
femminile, la percentuale non supera il 25%. Unico dato che si
differenzia è quello relativo all’I.I.S. di Codogno (n. 9), dove la
percentuale è di 33 perché le e gli eletti sono solo 3 anziché 4.
Nella quasi totalità dei casi, inoltre, sono studenti di classi quinte e
quarte.
Infine, la rappresentanza di genere si differenzia
ulteriormente
nella
Consulta
studentesca,
organismo
rappresentativo a livello provinciale: in questo caso, una delle
istituzioni scolastiche (n.4) a forte prevalenza femminile non ha
ragazze elette, un’altra (n. 5) ne ha il 100% e nelle restanti (ad
eccezione del n. 1) la percentuale si attesta sul 50%; dei 5 istituti
in cui predomina la presenza maschile, 3 presentano il 100% di
ragazzi eletti e 2 il 75%.
1
2
3
4
5
6
Statistica di
Rappresentanti di
Rappresentanti in
genere
Istituto
Consulta
a.s. 2012/13
totale M
% F % totale M
% F %
Liceo scientifico
“Gandini” con
4
4 100 0 0
2
2 100 0
0
sez. classica
“Verri” – Lodi
I.T.C.G. “Bassi”
4
3
75 1 25
2
1
50 1 50
– Lodi
I.I.S. “Volta” –
4
4 100 0 0
2
1
50 1 50
Lodi
I.S.S. “Maffeo
4
3
75 1 25
2
2 100 0
0
Vegio” – Lodi
I.P.S.C.T.
4
4 100 0 0
2
0
0
2 100
“Einaudi” – Lodi
I.I.S. “Pandini” –
4
4 100 0 0
1
1
50 0
0
S. Angelo lodig.
33
6b
7
8
9
10
Liceo Artistico
“Piazza” – Lodi
Liceo “Novello” –
Codogno
I.I.S. “Cesaris” –
Casalpusterleng
o
I.I.S. di
Codogno
I.T.A.S. “Tosi” –
Codogno
Totali
0
0
0
0
0
1
0
0
1
50
4
3
75
1
25
2
1
50
1
50
4
3
75
1
25
2
2
100
0
0
3
2
67
1
33
2
2
100
0
0
3
3
100
0
0
2
2
100
0
0
38
33
87
5
13
20
14
70
6
30
Dall’analisi della partecipazione delle ragazze alla
rappresentanza studentesca risulta una costante diminuzione nel
passaggio dal primo livello (Consiglio di Classe) a quello più ampio
(Consiglio di Istituto), che fa registrare la loro quasi totale
assenza. La composizione della Consulta, invece, anche se vede un
numero maggiore di ragazze, appare comunque decisamente
sbilanciata a favore dei maschi.
Si può affermare che i dati complessivi di questa piccola
ricerca territoriale confermino i risultati di numerosi studi condotti
sulle differenze di genere nei processi decisionali: il quadro della
presenza femminile nel campo della rappresentanza studentesca
non si discosta da quello risultante nel settore politico, pubblico e
giuridico, sociale ed economico, in cui le funzioni decisionali e le
maggiori cariche elettive sono ricoperte quasi esclusivamente da
uomini.
34
Esperienze didattiche
Daniela Fusari
ITE “Agostino Bassi”, Lodi
Io sono mia: un percorso di conoscenza per una presa
di coscienza
Ciò che segue è il frutto di un lavoro svolto con la classe
terza G ERICA durante l'a.s. 2011-12. Già l'anno precedente le
ragazze (18 su 19 componenti la classe) avevano manifestato
interesse e curiosità intorno alla "questione femminile", anche in
seguito alla visione del documentario "Vogliamo anche le rose" di
Alina Marazzi. Così, quando l'anno seguente, nell'ambito del
progetto Adotta un diritto umano lanciato dall'Associazione "Noi e il
Bassi", si è trattato di scegliere su quale diritto concentrare il
lavoro di ricerca e di analisi, è parso naturale approfondire il tema
dei Diritti delle donne.
Il Consiglio di classe ha assunto il lavoro come progetto
interdisciplinare condiviso, per cui alcuni aspetti delle questioni da
analizzare sono stati affrontati durante le lezioni di geografia,
religione, economia, oltre che nelle ore di italiano e storia, materie
di insegnamento di chi scrive queste brevi note.
Tutte le attività sono state pensate, organizzate, discusse e
riviste collettivamente dalla classe, mentre il lavoro di ricerca, di
sintesi e di presentazione dei risultati è stato svolto a gruppi, in
parte durante le ore scolastiche, in parte come lavoro pomeridiano.
Al termine dell'anno scolastico, l'esito del lavoro è stato
presentato in forma multimediale a tutte le altre classi che
avevano aderito al progetto Adotta un diritto umano. Ciò è
avvenuto in occasione della manifestazione conclusiva, un minifestival durante il quale è stato possibile vedere, condividere e
apprezzare tutti i prodotti finali realizzati dalle ragazze e dai
ragazzi coinvolti nel progetto
Quanto segue è il contenuto del prodotto della classe terza
G, reso in forma testuale.
35
PERCHÉ PARLARE DEI DIRITTI DELLE DONNE? 3B ERICA
IL PERCORSO DI EMANCIPAZIONE:
•
•
•
•
Dichiarazione dei diritti della Donna e della Cittadina, 1791
Suffragio universale in Italia, 1946
Dichiarazione Universale dei diritti umani, 1948
Convenzione delle Nazioni Unite sull’eliminazione di tutte le
forme di discriminazione contro le donne, 1979
EVOLUZIONE DELLA FIGURA DELLA DONNA NELLA SOCIETÀ:
•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
1881:
Maria Mozzoni fonda la Lega promotrice degli
interesse femminili
1896: si intensificano le lotte delle lavoratrici
1915-1918: le donne riescono ad ottenere aumenti di
salario
1922-1945: il Fascismo cancella le precedenti conquiste
femminili
1944: nasce l’unione donne italiane
1945: ottengono il diritto al voto e un anno dopo votano
per la prima volta
1948: l’ONU condanna ogni discriminazione di sesso
1950-1960: maggiori diritti in ambito lavorativo
1975: riforma che pone i coniugi sullo stesso piano di parità
1977: la legge sulla "parità di trattamento fra uomo e
donna in materia di lavoro"
LA DONNA NELLA SOCIETÀ DI OGGI:
•
•
•
•
•
•
L’educazione delle bambine e delle ragazze
L’importanza dell’istruzione
La Donna e il lavoro
L’immagine trasmessa dai mass media
Il linguaggio
Donne e politica
L’EDUCAZIONE DELLE BAMBINE E DELLE RAGAZZE:
•
•
Tematizzazione del femminile
Inferiorità femminile sin da piccole
36
L’IMPORTANZA DELL’ISTRUZIONE
•
•
•
IERI
Educate a non istruirsi
Sottovalutate nella società
Emarginate nell’ambito
familiare
•
OGGI
Istruzione: elemento
fondamentale per
sopravvivere all’interno di
una comunità
LA DONNA E IL LAVORO:
Le Donne:
• Trovano lavoro più tardi
• Sono peggio retribuite
• Interrompono il lavoro con la nascita dei figli
• Trovano difficoltà di accesso a ruoli alti
Ma:
• Investono di più in cultura rispetto agli uomini
• Riescono meglio negli studi
• Danno maggiore rilievo al lavoro
• Rivestono molti ruoli nelle diverse fasi della vita
L’IMMAGINE TRASMESSA DAI MASS MEDIA
La donna nelle pubblicità viene rappresentata in due modi:
• Come MADRE DI FAMIGLIA, donna di bella presenza, ma
priva di sessualità
• Come OGGETTO, donna sempre più disinibita
37
38
IL LINGUAGGIO:
•
•
Nella lingua italiana prevalgono sostantivi maschili per
indicare soggetti femminili
Se in un gruppo di maggioranza femminile è presente anche
UN solo uomo, ci si rivolge comunque al maschile
DONNE E POLITICA:
•
•
•
Solo negli ultimi anni le donne hanno acquisito un ruolo in
politica
Nonostante le battaglie per i diritti vinte negli anni ’70,
resta ancora molta strada per raggiungere un’adeguata
rappresentanza in Parlamento
La presenza delle donne in tutti i settori più importanti della
società italiana sta aumentando negli ultimi anni
LA VIOLENZA FISICA E PSICOLOGICA SULLE DONNE:
•
•
•
•
•
•
•
Si crede che la violenza sulle Donne sia un fenomeno poco
diffuso...
Si crede che le Donne siano più a rischio di violenza da
parte di uomini a loro estranei…
Si crede che la violenza sulle Donne sia causata da una
momentanea perdita di controllo…
Si crede che gli uomini violenti siano stati a loro volta
vittime di violenza nell’infanzia…
Si crede che la violenza
non incida sulla salute delle
donne…
Si crede che alle Donne che subiscono violenza piaccia
essere picchiate, altrimenti se ne andrebbero di casa…
Si crede che i figli abbiano bisogno del padre anche se
violento…
COME CAMBIARE:
•
•
•
Nuovi servizi pubblici
Sostegno e coraggio
Non solo gambe chilometriche ma anche cervelli
39
Elvira Risino, Daniela Verdi
IPS “Luigi Einaudi”, Lodi
Stereotipi di genere
Se ci si chiede che cosa possa significare oggi femminilità e
maschilità e quali siano i comportamenti appropriati, accettati e
condizionati per un uomo e una donna, si deve partire da alcuni
stereotipi di genere, cioè immagini e rappresentazioni comuni e
ipersemplificate della realtà che influenzano il pensiero collettivo
riempiendo di specifici contenuti le convinzioni e le idee di un
determinato gruppo sociale rispetto a uomini e donne e ai rapporti
tra essi. Tra questi possiamo trovare: “ I bambini sono più forti e
più vivaci delle bambine”, “i maschi non piangono”, “Gli uomini
sono più bravi nella riparazione/manutenzione della casa, le donne
nei lavori domestici”, “i figli devono stare con la madre”.
Se analizziamo gli stereotipi essi ci forniscono degli
elementi per comprendere ciò che ci aspettiamo dalle donne e
dagli uomini e cosa intendiamo con comportamenti “femminili” e
“maschili”.
Alcuni studi hanno indagato i mutamenti occorsi nel tempo
in diversi ambiti territoriali ai stereotipi connessi all’appartenenza
sessuale e sono giunti alla conclusione di una significativa
continuità temporale nell’utilizzo degli stessi. In particolare due
studi (uno condotto negli Stati Uniti e l’altro in Germania) hanno
analizzato il processo di produzione e l’utilizzo di luoghi comuni (da
parte di uomini e donne) nella comunicazione verbale, giungendo
ai risultati indicati nelle tabelle sottostanti (Broverman et al. 1972
e Born, 1992):
A Stereotipi connessi al
mondo
femminile
(anni
sessanta)
‰ Non usano parole aspre e
sgradevoli
‰ parlano molto
‰ hanno tatto
‰ sono gentili
B Stereotipi connessi al
mondo
maschile
(anni
sessanta)
‰ Sono molto aggressivi e
indipendenti
‰ non sono per nulla emotivi
‰ nascondono quasi sempre le
proprie emozioni
40
‰ sono
molto
attente
ai
sentimenti altrui
‰ sono molto religiose
‰ sono molto interessate alla
propria immagine
‰ sono precise e accurate
‰ sono molto tranquille
‰ hanno un forte bisogno di
sicurezza
‰ amano l’arte e la letteratura
‰ esprimono
con
facilità
sentimenti di tenerezza
A Stereotipi connessi al
mondo
femminile
(anni
novanta)
‰ non sono aggressive
‰ sono tranquille
‰ sono molto riconoscenti
‰ amano l’arte e la letteratura
‰ sono molto obiettivi
‰ non si fanno influenzare
facilmente
‰ sono autorevoli
‰ amano la matematica e le
scienze
‰ non sono facile preda di crisi
‰ sono
molto
attivi,
competitivi, logici
‰ si dedicano ai piaceri della
vita
‰ sono bravi negli affari
‰ sono molto diretti
‰ sono avventurosi
‰ riescono
facilmente
a
prendere decisioni
‰ non piangono
‰ si comportano da leader
‰ credono molto in se stessi
‰ esercitano senza sensi di
colpa l’aggressività
‰ sono molto ambiziosi
‰ separano
facilmente
i
sentimenti dalle idee
‰ non
sono
per
nulla
dipendenti
‰ non si preoccupano della
propria immagine
‰ pensano che gli uomini siano
superiori alle donne
‰ parlano senza pudori di sesso
con altri uomini
B Stereotipi connessi al
mondo
maschile
(anni
novanta)
‰ sono molto realistici
‰ è difficile influenzarli
‰ amano molto la matematica
e le scienze naturali
41
‰ non si percepiscono come
leader
‰ hanno molta comprensione
per gli altri
‰ non si sentono per nulla a
disagio quando altre persone
esternano
i
propri
sentimenti
‰ non si sentono mai invadenti
‰ sono molto affettuose
‰ hanno una coscienza molto
marcata
‰ sono piene di riguardi
‰ irradiano calore
‰ hanno una buona capacità di
adattamento
‰ sono molto cordiali
‰ utilizzano molto raramente
parolacce
‰ sono molto fedeli
‰ sono
quasi
sempre
disponibili a consolare gli
altri
‰ sono molto sensibili nei
confronti dei bisogni e dei
sentimenti altrui
‰ hanno una personalità molto
forte
‰ sono molto attivi
‰ hanno
ottime
capacità
logiche
‰ non sono per nulla vulnerabili
‰ non sono mai preoccupati,
inquieti
‰ separano il pensiero dai
sentimenti
‰ non
sono
per
nulla
dipendenti
‰ hanno una propensione per
le attività tecniche
‰ si
difendono
se
sotto
pressione
‰ non hanno paura
‰ sanno analizzare molto bene
le circostanze
‰ difendono sempre le proprie
opinioni
‰ hanno attitudine al comando
‰ sono amanti del rischio
‰ non sono per nulla ingenui
‰ sono molto discreti
‰ sono molto sistematici
‰ sanno imporsi e affermarsi
Leggi attentamente le tabelle e rispondi alle seguenti domande:
a) Quale immagine di donna ricavi dalla lettura delle tabelle?
Quale di uomo?
b) Confronta gli stereotipi di donna e uomo ed identifica
somiglianze e differenze.
c) Individua l’immagine di uomo e donna attuale costruendo
una tabella da sottoporre ai tuoi amici
42
Da molti anni nel nostro Istituto vengono effettuati percorsi
interdisciplinari sulla condizione della donna nella società odierna e
del passato, cercando di evidenziare le problematicità.
Per l’anno scolastico 2012/13 il dipartimento linguistico in
collaborazione con quello riguardante l’indirizzo socio-sanitario
hanno individuato le seguenti tematiche da sviluppare nelle classi
quarte:
¾ differenze di genere: specificità maschili e femminili a livello
fisico, psicologico e relazionale. Gli stereotipi della nostra
società.
La problematica relativa alla violenza contro le donne: nella
classe quarta dei servizi sociali, dove insegno psicologia, è stata
scelta la tematica sulle differenze di genere.
Le discipline individuate per il percorso pluridisciplinare sono:
psicologia, italiano, storia e cultura medico-sanitaria. In una prima
fase le docenti delle materie individuate attueranno un percorso
disciplinare affrontando la suddetta tematica da diverse
angolazioni, in un secondo tempo metteranno in comune il
materiale
prodotto,
chiedendo
agli/alle
studenti
un
approfondimento e una riflessione personale e/o di gruppo
attraverso l’effettuazione di un progetto multimediale.
La prima parte del percorso disciplinare da me individuato è il
seguente:
9 somministrazione di una scheda, il cui contenuto riguarda
alcune ricerche sugli stereotipi maschili e femminili derivanti
dagli studi di psicologia sociale effettuati negli anni ’70 e ’90
del secolo scorso negli Stati Uniti e in Germania (QUALE
FEMMINILIT1.doc bis.doc).
9 lettura, confronto e riflessione in gruppo sulla scheda data
facendo riferimento alle domande sotto indicate:
1)Quale immagine di donna ricavi dalla lettura delle tabelle? Quale
di uomo?
2)Confronta gli stereotipi di donna e uomo ed identifica
somiglianze e differenze.
3)Individua l’immagine di uomo e donna attuale costruendo una
tabella da sottoporre ai tuoi amici
9 costruzione di una presentazione multimediale a gruppi o
individuale, in cui viene descritto in sintesi il lavoro
precedentemente effettuato
43
esposizione alla classe dei lavori attraverso l’uso della lavagna
interattiva e multimediale
9 riflessioni conclusive, individuando alcuni argomenti che
hanno suscitato particolare interesse negli studenti/esse da
approfondire successivamente
Per chi fosse interessato a conoscere maggiormente questa
tematica consiglio la lettura del testo: Elisabetta Ruspini – Le
identità di genere – Carocci editore, Roma 2008
9
44
Giordana Pavesi
IC “Francesco Cazzulani”, Lodi
Marco Zaninelli
Centro culturale “Il dado”
La toponomastica femminile e le formelle al Cazzulani
L’interesse per il mondo della donna ha avuto per i ragazzi
e le ragazze dell’Istituto Cazzulani un punto di partenza molto
particolare: innanzitutto sono state effettuate alcune letture
relative alle donne dei paesi diversi da quelli europei; leggendo
“Sotto il burqa” e “Io Safiya” si è presa coscienza della
discriminazione a cui sono costrette molte donne. Seguendo la
cronaca nazionale e locale è stato evidenziato che la violenza sulle
donne è un male che accomuna le donne di tutto il mondo ed è
bene commemorare la giornata della lotta contro la violenza sulle
donne e a scuola il 25 novembre sono state lette le vicende delle
sorelle Mirabal e il desiderio di riscatto di tante altre donne.
Successivamente è emersa la necessità di utilizzare un
linguaggio più attento ai generi attraverso le “Raccomandazioni per
un uso non sessista della lingua italiana” scritte da Alma Sabatini
nel 1987 e presentate alla classe dalla giornalista Laura De
Benedetti, autrice del romanzo “Il giusto mondo”.
Si è così colto che la strada da percorrere per il
raggiungimento di effettive pari opportunità richiede una costante
presenza della figura femminile in tutti gli ambiti. La donna non
può prendersi un attimo di pausa perché rischierebbe di
retrocedere dagli obiettivi raggiunti e di cadere nel dimenticatoio.
Le conquiste di ogni donna sono come gli anelli di una catena che
consentono di allungarla sempre più e ciascuno non avrebbe senso
senza il precedente. Ogni meta raggiunta da ogni singola donna è
resa possibile dal sottile e costante lavorio delle sue compagne di
cui ci ha parlato la storia (Artemisia Gentileschi, Cristina di
Belgioioso, tanto per fare qualche nome) ma anche dalle iniziative
e dal coraggio delle donne attuali (Lea Garofalo e la figlia Denise ,
tra le tante). Dopo aver approfondito la vita e le opere di alcune
45
donne di calibro nazionale, il lavoro è passato a figure femminili
lodigiane che hanno lasciato tracce concrete del loro operato, ma
che non sempre vengono ricordate e talvolta sono citate solo
perché si parla del marito. Abbiamo pensato che un minimo gesto
di riconoscimento sia quello di intitolare loro le vie della nostra
città poiché solo 19 concernono donne ma le strade di Lodi sono
499, di cui 180 sono dedicate agli uomini: un ingiusto divario!
Questo lavoro ha avuto la collaborazione di Pina Spagnolello
dell’associazione Ciclodi-fiab per la perlustrazione delle vie, di Sara
Fava dell’Archivio Storico della città e della bravissima giornalista
Laura De Benedetti per la stesura degli articoli da pubblicare. E’
stata un’esperienza entusiasmante e stimolante ma soprattutto
l’occasione di dare valore alle donne.
Ecco i nomi delle lodigiane a cui vorremmo fossero dedicate
le vie: Elena Cazzulani (scrittrice-storica), Maria Pugni Danelli
(benefattrice), Giovanna Boccalini Barcellona (esponente politica),
Francesca Costa (ginnasta), Teresa Gugelloni (educatrice), Nella
Giacomelli (anarchica pacifista), Rachele Ghisalberti
(assistenzialista), le partigiane :Maria Grossi, Luisa Mazzini Folli,
Maddalena Casali Mirotti, Anna Paolina Passaglia, Dina Clavena e
tante, tante altre a livello nazionale.
Il progetto sulla Toponomastica femminile è stato realizzato
anche in una classe del Liceo delle Scienze Sociali dell’Istituto
Sperimentale Statale “Maffeo Vegio” di Lodi, seguito dalle prof.
Danila Baldo e Maria Grazia Borla, e ha destato subito moltissimo
interesse e coinvolgimento nelle studenti e anche nelle loro
famiglie, contente di vedere le ragazze così motivate e operose.
Partendo dalla lettura del libro di Maria Pia Ercolini, Roma,
percorsi di genere femminile, la classe ha indagato su quante e
quali fossero le donne a cui sono dedicate vie, strade o piazze, nei
Comuni di residenza delle studenti. È stata scritta una lettera ai
sindaci, chiedendo loro di far avere alla scuola lo stradario con i
nomi propri dei personaggi indicati nelle vie, e ciascuna studente
ha analizzato il proprio comune di residenza.
Sono stati elaborati i dati di 18 Comuni del lodigiano e
complessivamente è emerso che la percentuale di donne a cui
sono dedicate vie, rispetto ai personaggi maschili, è del 9,4%, un
poco più alta rispetto alla media nazionale, che è ferma intorno al
6-7%.
46
L’indagine è anche servita ad interrogarsi su quali possano
essere i motivi di questa enorme disparità tra presenze maschili e
femminili sulle targhe delle nostre vie. È evidente che ciò
rispecchia caratteristiche storiche e culturali della società: fino al
secolo scorso alle donne era precluso l'accesso all'università e agli
studi superiori in generale, come stupirsi di trovare meno donne
letterate, scienziate, artiste...? A questo si lega un altro aspetto,
perché anche le poche che hanno avuto la possibilità di distinguersi
ed eccellere nelle scienze, nelle arti o in posizioni sociali e
decisionali importanti, sono state considerate meno “importanti” e
sono tuttora meno ricordate (Ipazia nel passato, come Maria
Montessori oggi, a cui sono dedicate due sole vie nei comuni presi
in considerazione). C'è poi un altro motivo, che riguarda ciò a cui
una società dà più valore... tanti condottieri, generali, politici,
statisti... a cui sono intitolate le nostre strade dimostrano un
prevalente interesse per la sfera pubblica, a cui pure le donne non
hanno avuto accesso (e forse non lo hanno ancora?), mentre gli
ambiti più vicini alla sfera delle relazioni (cura, educazione,
sostegno...) in cui tante donne hanno impiegato esemplarmente la
loro vita, non sono considerati così “rilevanti” da dover essere
ricordati. Accorgersi che il riconoscimento pubblico non rende
giustizia alla presenza e al lavoro delle donne nella società, è un
primo passo per cambiare non solo le leggi ufficiali, ma anche
quelle pratiche e quelle mentalità che governano la vita e le scelte
quotidiane.
C’è da sottolineare quanto i lavori sinergici e la stessa
sensibilità verso un identico scopo possano portare a risultati
tangibili: la valorizzazione della figura femminile nella nostra città,
in linea con il lavoro di ricerca delle/dei ragazzi dell’Istituto
Cazzulani e del Maffeo di Lodi, e l’importanza della ceramica
lodigiana.
Attraverso il progetto delle quattro formelle in ceramica
affisse sulla parte perimetrale esterna dell’Istituto Cazzulani, sono
state ricordate alcune donne insigni del lodigiano, tre delle quali,
Maria Hadfield Cosway, Giuseppina Strepponi e Ada Negri già
presenti nella toponomastica delle vie cittadine mentre Elena
Cazzulani rientra nelle nuove proposte delle/dei ragazzi circa le
donne da commemorare con l’intitolazione di vie, piazze, luoghi
pubblici. Encomiabile risulta l’impegno, il lavoro del Centro e il
47
supporto dei noti artisti locali (Loredana De Lorenzi, Elena
Amoriello, Bruna Weremeenko, Luigi Poletti), a cui si aggiunge
l’importanza della collaborazione con gli enti presenti nel territorio
e con le/i docenti e le/i ragazzi delle scuole che si sentono cittadini
e cittadine attive e protagoniste della valorizzazione della città.
48
Lorenza Badini
SMS “Gen. Griffini”, Casalpusterlengo
Incrementare la presenza femminile nelle lauree
scientifiche, una viaggio che parte da lontano
I DATI DI FATTO:
• La strategia del Consiglio di Lisbona tenutosi nel 2000 con
obiettivi da raggiungere nel 2010 affinchè l’Europa diventasse la
prima potenza economica del mondo fissava, tra gli altri, un
aumento delle lauree nelle discipline scientifiche del 15%. Nel
2010 tali obiettivi sono stati rivisti in quanto lontani dal
raggiungimento ad eccezione di questo, centrato sia dall’Italia
(con un dato al 2009 che arriva al 18%) che dall’Europa (20%),
motivo per cui questo obiettivo è stato tolto dalla strategia di
Lisbona perché dichiarato raggiunto.
• Sussiste però il problema che, in un periodo di forte crisi
economica quale quello che stiamo vivendo, la percentuale dei
laureati in facoltà scientifiche dovrebbe essere ben superiore ai
dati attuali (circa il 34% del totale degli iscritti all’università) e
dovrebbe presentare una differenza di iscritti tra maschi e
femmine nettamente inferiore a quella che osserviamo oggi
(non più del 15 – 20% sono donne).
LE DONNE NON SONO ALL’ALTEZZA?
Forse pochi sanno che:
• Marie Curie, chimica e fisica polacca naturalizzata francese
(1867 – 1934) è stata l’unica donna tra i vincitori di più di un
Premio Nobel (1903 per la fisica, assieme al marito, e 1911 per
la chimica per le sue scoperte sul radio) e, insieme a Linus
Pauling, l’unica ad aver vinto Premi Nobel in due aree distinte.
• Rosalind Franklin, biologa inglese (1920 – 1958), lavorò
presso il King’s College di Londra e mise a punto una tecnica
per scattare fotografie ad alta definizione a frammenti di DNA
grazie alla quale riuscì a scoprire la struttura a doppia elica.
Contemporaneamente i ben più noti James Watson e Francis
Crick stavano lavorando allo stesso ambito di ricerca a
Cambridge e, grazie ad un vero e proprio furto dei dati raccolti
49
da Rosalind, arrivarono alla completa definizione della struttura
a doppia elica del DNA che valse loro il Nobel per la medicina
nel 1962. Nel frattempo Rosalind si era però ammalata di
tumore ed era morta nel 1958, senza che nessuno riconoscesse
il suo fondamentale apporto in questa ricerca fino al 1968.
• Margherita Hack, nata nel 1922, è una delle migliori menti
scientifiche italiane. E’ un’astrofisica di fama mondiale ed è
stata la prima donna a guidare un osservatorio astronomico,
quello di Trieste, è membro dell’Accademia dei Lincei e collabora
con gruppi di lavoro dell’ESA e della NASA.
• Rita Levi Montalcini, nata nel 1909, ha scoperto e studiato il
fattore di crescita delle fibre nervose NGF e per questo ha vinto
nel 1986 il Premio Nobel per la Medicina. E’ membro della
Pontificia Accademia delle Scienze, è tuttora attiva nella ricerca
scientifica.
Sia Margherita Hack che Rita Levi Montalcini provengono da
famiglie colte dove entrambi i genitori si sono sempre adoperati
per sostenere tutti i loro figli nelle loro scelte di vita e
professionali, indipendentemente dal loro sesso, ma appoggiando
solo le loro aspirazioni e le loro inclinazioni.
MA LE DONNE ALLA FINE CE LA FANNO?
Assolutamente sì, come dimostrato da questa tabella frutto di studi
condotti dall’associazione “Futuro @l femminile”, una volta iscritte
le donne dimostrano di avere davvero una marcia in più rispetto ai
colleghi uomini:
Settore Chimicofarmaceutico:
le laureate superano i
laureati (66% vs
34%). Il voto è di
media 102,5 contro
100 dei maschi. Dopo
5 anni l’88,5% delle
laureate lavora, più
della percentuale di
occupati maschi.
Settore
Scientifico:
le donne si
laureano con la
stessa media dei
maschi (104),
ma con un anno
di vantaggio. A 5
anni dalla laurea,
il 67% di esse
lavora.
Settore Geo-biologico:
le laureate sono il 65%. Il
voto di laurea è
mediamente di 105,6 e le
occupate, dopo 5 anni,
sono il 66,7%.
50
Agraria:
le donne si laureano
con una media più
alta (105 vs 104) e
con un certo anticipo
(7,6 anni vs 8.2). A 5
anni dalla laurea il
75% di esse lavora.
Ingegneria:
la differenza tra
numero di
laureate e
laureati è
eclatante: solo il
19% sono
donne. Esse
mostrano però
risultati migliori
dei colleghi
maschi (103,5
contro 101) e
una maggiore
velocità nel
laurearsi. Inoltre,
il 90% di esse è
occupato, dopo 5
anni.
Medicina:
le laureate superano i
laureati per numero
(57%), media di laurea
(108 vs 106) ed età di
laurea (27 anni invece di
28). Dopo 5 anni, l’87%
delle laureate sta
completando la
specializzazione.
CHE COSA HO FATTO IO PER CAPIRE QUALI SONO LE RADICI DI QUESTO
“GENDER GAP”:
L’ho chiesto direttamente ad una mia classe, in particolare la
seconda A della scuola secondaria di I grado della scuola
secondaria di I grado “Mario Borsa” (sez. associata della “Griffini”)
nella quale attualmente insegno.
I RISULTATI:
Iniziali
1. A. S.
Genere
M
2. S.P.
F
3. B.B.
F
4. A.L.
F
Scuola
Professionale
alberghiero
Liceo scientifico
Scuola
professionale per
estetista
Qualsiasi ma non
Sogno
Diventare cuoco
Insegnante
di
materie scientifiche
Estetista
Insegnante
51
liceo scientifico
Itis
o
liceo
scientifico
Liceo artistico
Liceo scientifico
5. C.D.
M
6. A.Z.
7. L.C.
M
M
8. A.G.
9. N.C.
10. M.G.
M
M
F
11. Z.B.
F
12. S.G.
F
Itis
CFP
Ragioneria o liceo
scientifico
Alberghiera
o
liceo linguistico
Liceo linguistico
13. E.G.
M
Liceo scientifico
14. G.K.
F
15. A.S.
16. A.C.
F
F
17. S.Z.
M
Scuola
professionale per
estetista
Geometra
Scuola
professionale per
estetista
Liceo scientifico
18. R.S.
F
Liceo scientifico
19. A.R.
M
Liceo
delle
scienze sportive
20. A.N.
F
21. S.G.
M
22. C.G.
M
Itis informatica o
liceo areonaut.
Professionale
alberghiero
Alberghiero o itis
Ingegnere
o
progettista LEGO
Scenografo
Ricercatore
in
campo scientifico
Detective
Vetraio
Veterinaria
Cuoca
Disegnatrice
di
cartoni Manga
Zoologo o regista di
documentari
Estetista
Architetto
Estetista
Medico
fisioterapista
Nutrizionista
medico
Insegnante
motoria
allenatore
Ingegnere
aeronautico
Cameriere
Cuoco
programmatore
videogiochi
o
o
di
o
o
52
LE MIE OSSERVAZIONI:
• Nessuno dei ragazzi, parlando del proprio futuro o della scuola
che vorrebbe frequentare, ha espresso dubbi o incertezze, me lo
ha semplicemente comunicato.
• Le ragazze invece hanno espresso le loro idee intercalando con
frasi del tipo: “non so, bisogna vedere se ce la faccio”, oppure
“devo sentire anche cosa dicono i miei genitori”, “ho paura di
arrivare ad un certo punto e poi di non riuscire più ad andare
avanti”.
• Le prime quattro ragazze dell’elenco hanno tutte un ottimo
rendimento scolastico, specialmente per le mie materie
(matematica e scienze); eppure manca in loro convinzione ed
autostima, nonostante io le apprezzi apertamente di fronte alla
classe e le inciti a dedicarsi a quanto a loro interessa di più.
L’ultima (la numero 20) non ha invece mostrato dubbi
nell’esprimere le proprie scelte, devo però dire che questa
ragazzina ha dei tratti del suo carattere marcatamente maschili.
LE MIE CONCLUSIONI:
• Deve cambiare il modo di fare orientamento nella scuola
secondaria di I grado. Occorre partire dalla seconda, i mesi
iniziali della terza spesso non bastano a far prendere coscienza
di quello che in realtà si è e si vuole fare, finendo poi col fare
scelte sbagliate.
• I nostri ragazzi sono molto più abili di noi a consultare su
internet i siti delle varie scuole e a vedere quali sono i diversi
piani di studio. Ha molto più senso che i docenti cerchino di far
dire a loro quali sono le loro vere aspirazioni, in quale lavoro
futuro meglio si vedono realizzati. In particolare nelle ragazze
occorre fare molta attenzione a smascherare i segni della
mancanza di autostima, dimostrare con i fatti che ce la possono
fare, incrementare le attività di laboratorio dove in genere sono
più brave dei ragazzi.
• Occorre puntare al massimo al dialogo con le famiglie, scuola e
genitori devono avere come unico scopo il successo formativo
degli alunni, in questo caso delle alunne, cercando di fare tutto
il possibile per evitare fallimenti con tutto quello che ne
consegue (malattie del disturbo alimentare, depressioni, ecc).
53
gruppo diade
Costituito da insegnanti di scuole di diverso ordine e grado, ha
iniziato a riunirsi a Lodi, presso la sede dell’Istituto “Maffeo Vegio”
nel 1993, per agire e indagare nell’ambito della differenza di genere
sul tema dei percorsi dell’identità sessuata.
Il gruppo ha formalizzato le esperienze didattiche attuate nella
pubblicazione, Pensare, dire, fare nella differenza. Percorsi didattici
attraverso la differenza di genere (1998), che comprende una
scelta dei percorsi e progetti utili per un costruttivo confronto e per
una efficace formazione sul tema della pedagogia della differenza di
genere.
Successive attività del gruppo:
•
Differenza di genere e scuola: dalla ricerca teorica ai
percorsi didattici, corso di aggiornamento patrocinato dalla
Provincia di Lodi e realizzato presso la SMS "Don Milani" di Lodi
(1999)
•
corso di aggiornamento Valorizzazione della funzione
docente nella differenza di genere, Cir. Did. di Codogno (1999)
•
partecipazione progetto POLITE (2000)
•
organizzazione, in collaborazione con Asses. ai servizi
culturali del Comune di Lodi e Archivio Storico, del corso di
aggiornamento Novecento: il secolo delle donne, tenutosi presso
l'aula magna del Liceo Verri in Lodi (2001)
•
pubblicazione del Quaderno delle Pari Opportunità n. 1 del
Comune di Lodi, con le sintesi degli incontri sul Novecento:
secolo delle donne (2001)
•
partecipazione al corso per formatori Culture e cultura di
genere, tenutosi presso l'IRRSAE Lombardia (2003)
•
pubblicazione del Quaderno delle Pari Opportunità n. 4 del
Comune di Lodi, Lo sguardo sessuato, strumento di indagine
sugli stili educativi, realizzato durante il corso “Differenza di
genere e scuola: dalla ricerca teorica ai percorsi didattici”, con la
documentazione dei corsi di formazione tenuti dal gruppo negli
ultimi anni (2004)
54
•
organizzazione convegno Parlante o parlata? La donna tra
filosofia, linguaggio e prassi pedagogica, sede Provincia di Lodi
(12 settembre 2007)
•
pubblicazione del Quaderno delle Pari Opportunità n. 6 del
Comune di Lodi, Atti del Convegno Parlante o parlata? La donna
tra filosofia, linguaggio e prassi pedagogica (2008)
•
partecipazione al seminario Partire dalla scuola: Gender
mainstreaming e pari opportunità (2012)
Per contatti:
sede legale
Liceo “Maffeo Vegio”- via Carducci 3 - 26900 Lodi
sede operativa
0371.92213 – 347.7597538 - [email protected]
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Partire dalla Scuola Gender mainstreaming e Pari Opportunità