Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 SEDUTA DEL CONSIGLIO COMUNALE DEL 27 FEBBRAIO 2002 Presiede Giovanni Marra - Presidente del Consiglio Partecipa il Vicesegretario Generale Dr.ssa Liuba Guatteri ------Il Presidente dispone si proceda all’appello nominale. Sono presenti il Sindaco Gabriele Albertini e i consiglieri: ADAMO, ANTONIAZZI, BALDASSARRE, BIANCO, CAPUTO, CARLINO, CARUGO, CIABÒ, CICCIONI, COLOMBO, CORMIO, DE ALBERTIS, DI MARTINO, FANZAGO, FARINA, GAMBITTA, GAROCCHIO, GILARDELLI, LUCINI, MAIO, MARRA, MASCARETTI, MATTIOLI, MOLINARO, MOLTENI, PALMERI, PENNISI, RICCI, RIZZO, RUTELLI, SPIROLAZZI, TERZI, TESTORI, TINELLI, VAGLIATI. Sono assenti i consiglieri: ALBERTINI RICCARDO, BARUFFI, BASSI, BERETTA, BIANCHI DI LAVAGNA, BOSSI EMILIA MORATTI, BOSSI UMBERTO, DALLA CHIESA, DE PASQUALE, FERRARA, FIANO, GIOBBI, GIUDICE, MARTINELLI, MASSARI, MASSEROLI, OCCHI, OTTOLENGHI, PARLANTI, PILLITTERI, RIZZI, SALVINI, SANTOMAURO, TRISCARI, UGLIANO, in numero di 25. 1 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 E’ altresì presente l’assessore Talamona. Hanno giustificato l’assenza i consiglieri Bossi Umberto, De Pasquale. Essendo, pertanto, presenti il Sindaco Gabriele Albertini e n. 35 Consiglieri, alle ore 17,34 il Presidente dichiara valida la seduta. Nomina scrutatori i consiglieri Bianco, Carugo, Spirolazzi. Entrano in aula i consiglieri Rizzi e Ferrara: i presenti sono, pertanto, 38. Il Presidente così interviene: “Nella seduta di ieri avremmo dovuto votare le mozioni sull’handicap, ma sono state rinviate ad oggi proprio per permettere ai Gruppi politici di formulare una mozione unanimemente condivisa. Quindi, siccome questa mozione è stata formulata, io la porrei, se viene depositata, immediatamente in votazione. Facciamo una cosa, depositiamola, così la pongo in votazione, le firme possono essere aggiunte anche dopo”. Pone indi in votazione la mozione urgente, a firma del consigliere Molteni ed altri, che si allega. 2 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Dal sistema di votazione elettronico risulta che hanno partecipato alla votazione n. 38 Consiglieri, come da documento n. 1, che si allega. Al riscontro dei voti, risulta approvata all’unanimità. Il Presidente ne fa la proclamazione. --N/89 – BILANCIO DI PREVISIONE 2002, PLURIENNALE PER IL TRIENNIO 2002/2004 E RELAZIONE PREVISIONALE E PROGRAMMATICA. Il Presidente invita il Consiglio a procedere alla trattazione dell’argomento in oggetto, di cui alla proposta di deliberazione che si allega e già notificata ai Consiglieri comunali, illustrata nella seduta del 18 febbraio 2002, il cui dibattito è iniziato nella seduta del 26 febbraio 2002. Indi dispone si prosegua con il dibattito. Dà quindi la parola al consigliere Fanzago. Il consigliere Fanzago così interviene: “Per questo intervento sul Bilancio prenderò spunto da alcuni passaggi della relazione dell’Assessore e da alcuni interventi ascoltati 3 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 in Aula per rilanciare dei temi che credo debbano essere presi in considerazione proprio oggi che si affronta appunto l’argomento del Bilancio. Una relazione, quella dell’Assessore che, dopo averla letta, alterna rivendicazioni di un ruolo importante del Comune con altri punti, invece, in cui si rileva un atteggiamento assai più remissivo accompagnato da tiepide rivendicazioni, come quando l’Assessore stesso cita la ‘crescente e decisiva applicazione del principio di sussidiarietà nell’ambito nazionale locale con particolare riguardo al decentramento di molte funzioni e nella prospettiva di un equilibrato federalismo fiscale’. Questo è il primo spunto. Oggi ho scoperto che è diventato ‘equilibrato’ questo federalismo fiscale, ieri veniva usato come clava con il quale si colpiva il Governo dell’Ulivo, sbraitando un federalismo assoluto ed incondizionato. Oppure come quando, citando uno dei tanti Nobel nella relazione, con il metodo di programmazione dal basso, mi chiedo se l’aumento del biglietto del tram, ad esempio, chiedere risorse agli utenti anziché a tutti i cittadini, rientri in una prospettiva di partire dal basso, cioè dagli utenti dei mezzi pubblici e dei servizi. 4 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Come giustamente lei, Assessore, ci fa notare, il Bilancio non è staccato dalle scelte politiche. Poi afferma: ‘la ricchezza della Città sta crescendo’, ma è evidente che questa affermazione dipende molto da quale visione di Città avete: c’è una Città nascosta che non sta crescendo, che si sta lentamente ma inesorabilmente separando, perché è esclusa da questo sviluppo. Il collega Triscari nel suo intervento ha affermato: ‘prima non è stato fatto niente’. Anche qui dipende da come si valuta quello che è stato fatto. Se quello che è stato fatto dopo è stato fatto bene, vedi il Teatro Arcimboldi, vedi la manutenzione delle attrezzature per il superamento delle barriere architettoniche della metropolitana, ancora ieri erano sui giornali; vedi Rogoredo, un bellissimo quartiere cablato dove con un pulsante potresti andare in Giappone, ma per andare all’asilo, ahimè, devi prendere un pullman, perché hanno pensato a tutto, ma non all’asilo, dove sei collegato con il mondo, in un contesto virtuale, ma se non ci fosse la parrocchia che offre i locali per poter usufruire di un diritto, come quello della tutela della salute, sei costretto a prendere l’autobus per raggiungere l’ambulatorio perché – ahimè - non hanno pensato che aumentando gli insediamenti 5 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 poteva esserci bisogno di altre strutture sanitarie, una soluzione tra l’altro assolutamente inadeguata perché difficilme nte accessibile. Insomma un bellissimo quartiere ma estremamente carente di infrastrutture. Ora, forse dobbiamo ricordare ai colleghi, ed anche a lei signor Assessore, mi permetto, considerati i suoi ripetuti accenni polemici con le politiche economiche dei governi precedenti, che se oggi l’Italia è in Europa è solo e grazie al Governo Prodi e alla politica del Centrosinistra, e non certo per Tremonti, per Martino, per Bossi che per l’Europa non hanno mai espresso un grande senso di appartenenza. Oggi casomai l’Europa ci guarda con sconcerto, perché il nostro Ministro degli Esteri lascia il Governo dopo appena 6 mesi di attività. Forse oggi l’Europa è preoccupata per le leggi sulla giustizia, sul falso in Bilancio e sulle rogatorie internazionali, e sappiamo chi dobbiamo ringraziare di questo. Io non so se il governatore della Regione Lombardia ridarà ai cittadini milanesi e lombardi l’aumento dell’IRPEF, deciso dalla sua Giunta, per ripianare il buco, reale questo, della sanità, provocato dall’aumento della spesa procurato dalla sua stessa Giunta. Sono 6 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 certo che Prodi l’ha fatto con il contributo chiesto per entrare in Europa. La consigliera Giobbi nel suo intervento dice ‘si poteva fare di più’. Ma chi vi ha impedito di fare di più. Abbiate il coraggio di dirlo, come quando accusavate il Centrosinistra di non dare risorse. ‘Roma ladrona’, qualcuno diceva, ed oggi è a Roma e sostiene lo strangolamento del Bilancio dei Comuni d’Italia. Non basta fermare che questo blocco di trasferimenti, come dice lei, Assessore, vi ha posto alcuni problemi e altri ne porrà in futuro…” Il Presidente così interviene: “Chiedo scusa un attimo: signori colleghi, se fosse possibile abbassare perlomeno il tono di voce, non chiedo il silenzio, non ho questa presunzione, però abbassare il tono di voce faciliterebbe sicuramente sia il collega Fanzago che l’assessore Talamona nel loro lavoro”. Indi dà la parola al consigliere Fanzago. Il consigliere Fanzago così riprende: “Non basta affermare che questo blocco di trasferimenti vi ha posto alcuni problemi ed altri ne porrà in futuro, signor Sindaco e 7 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 signor Assessore, siate soldati nei loro confronti e difendete gli interessi della Città che rappresentate. Come si può dire ‘si poteva fare di più’? Questa Giunta è quella che ha avuto più risorse a disposizione di tante altre che si sono succedute nell’Amministrazione della Città, perché ha venduto AEM, Farmacie, Centrale del Latte, per un totale di 1880 miliardi. Le risorse quindi le avevate, la gente forse oggi si chiede dove siano finite. Oggi si sarebbe potuto fare di più, se da Roma, dal Governo centrale dello Stato, si fosse dato seguito al processo di devoluzione iniziato nei fatti dal Centrosinistra, invece si è decisa una brusca frenata, una sterzata proprio nello strumento più importante della vita di una Amministrazione locale, quello che l’Assessore definisce nel momento fondamentale di un certo senso solenne per le definizioni delle scelte politico – amministrative, cioè il Bilancio del Comune, andando nei fatti con questa scelta in contrasto con la nuova disposizione del Titolo V della Costituzione, costringendo il Comune con la sua Giunta omogenea, per appartenenza politica, a presentare un Bilancio di ordinaria amministrazione, ponendosi nei confronti del Governo centrale in un atteggiamento di sottomissione passiva, 8 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 comprensibile solo per questo aspetto, quello della omogeneità di schieramento, non certo per la difesa degli interessi della Città, anzi, un atteggiamento assolutamente pericoloso e in contrasto con la situazione di Milano. Perché pericoloso? Perché con l’emergenza ambientale Milano non può più aspettare, non deve aspettare perché è a rischio la salute dei bambini e degli anziani a causa del traffico congestionato e caotico, senza che si veda una politica seria di interventi. Anzi, nel Bilancio ci si applaude perché si prevede un aumento delle entrate delle multe di 50 miliardi rispetto al 2002. Io personalmente queste, le multe, le considero una sconfitta, perché rappresentano un aumento degli atteggiamenti illegali, quindi significa una sconfitta del senso civico della Città, non certo un obiettivo raggiunto con la maggior presenza del personale di vigilanza. Questo avrebbe dovuto scoraggiare le contravvenzioni del Codice Civile invece che aumentarle. Questo aumento tra l’altro non sembra neanche pagarsi con l’aumento delle multe, l’aumento del numero dei vigili. O addirittura si prendono in giro i cittadini invitandoli a portare al mare i bambini, come ha fatto il Ministro della 9 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Salute. Sarebbe poi il caso che ci facciate sapere se decidete di applicare l’idea del Sindaco del ticket d’ingresso, non credo se ne parli nel Bilancio, o prevarrà invece il buon senso di qualche altro Assessore che non ha da subito sposato questa idea. Perché è pericoloso questo atteggiamento? Perché è a rischio l’abitabilità di Milano. Perché gli affitti, Assessore, stanno aumentando. Oggi la Città che sta crescendo, quella che lei ha così definito, quella parte di Città da lei individuata, ha deciso di investire nell’immobile perché la Borsa non garantisce più i guadagni di ieri ed in questa strategia chi è a rischio sono le persone anziane e i nuclei familiari deboli, grazie ad una flessibilità del lavoro e non nel lavoro, fasce di popolazione che non riescono più a sostenere i costi sempre in aumento degli affitti. Ed il Comune di Milano cosa fa per la politica della casa? Dice alla Città: ‘scusate, avremmo potuto fare di più, ma l’Europa, le Torri di New York, la congiuntura…’. Intanto non investe in una politica di risposta efficace a questo problema né migliora la gestione scandalosa, ripeto, scandalosa, del patrimonio immobiliare del Comune. E i cittadini, quelli che abitano in questi quartieri, interamente affidati alla gestione di pericolose presenze malavitose, si 10 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 stanno accorgendo di questo atteggiamento remissivo o assente del Comune di Milano. Perché è pericoloso? Perché è ormai evidente che per dare una risposta decisiva ed incisiva alla domanda relativa ai posti negli asili nido, nelle scuole materne, non si può più sperare che il privato intervenga, perché il privato, se non guadagna, non entra. E questi servizi non offrono certo margini di guadagno certi, a meno che non chiedano rette elevate che come per gli affitti graveranno comunque sulle famiglie. Pericoloso questo atteggiamento perché se ci si affida ad appalti a ribasso per risparmiare, l’assistenza domiciliare per anziani disabili sarà sempre meno efficiente, offrirà un livello di qualità scarso sia in termini qualitativi che quantitativi, come lo è oggi quella che viene erogata dal Comune. Un servizio che dati i costi estremamente contenuti vede un continuo tourn over di operatori, che non garantisce certo un elemento importante come la continuità, ingrediente necessario per questo delicato servizio, e magari invece si investono risorse in servizi per anziani che non hanno ancora misurato una efficacia ed efficienza completa e confrontata con un rapporto 11 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 serio e trasparente tra costi e benefici, affidandosi esclusivamente a proclami di qualche autorità esterna al Comune sugli organi di stampa. Pericoloso perché il taglio della spesa comporta inevitabilmente, comunque lo si voglia vedere, una riduzione dei servizi territoriali: i nuclei zonali handicap erano 9 e ora sono 5; il piano agli “IS” era triennale ora è annuale; gli assegni terapeutici per gli anziani sono dimezzati. Pericoloso perché nulla si dice alla Regione Lombardia, che nasconde, non inserendoli nel piano socio sanitario, i fondi stabiliti per la legge sull’assistenza. E di questa carenza il Comune cosa fa? Taglia gli assegni terapeutici per gli anziani, com’è nel Bilancio, strumento comunque utile perché gestito dai servizi, una spesa controllata, termine che piace a qualche Consigliere di Maggioranza, ma che evidentemente non è stato tenuto conto. Una spesa controllata prevista all’interno di un progetto stabilito dall’assistente sociale e non dato a pioggia, con una lettera di accompagnamento che ha un sapore fastidioso di propaganda. 12 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Un altro aspetto alquanto problematico è quello relativo al liberismo che il mio Capogruppo ha definito ‘aggressivo’ della Casa delle Libertà, richiamato in più di un passaggio nella sua relazione, signor Assessore, così come l’ha definito appunto il mio Capogruppo. Per questo argomento anch’io mi aiuto con una citazione che leggo, per essere più preciso. Il documento dice: ‘Ma su queste condizioni, quelle dell’industrializzazione nuove della società, si è malauguratamente - usa proprio questo termine, Assessore instaurato un sistema che considerava il profitto come motivo essenziale del progresso economico, la concorrenza come legge suprema dell’economia, la proprietà privata dei mezzi di produzione come diritto assoluto, senza limiti né obblighi sociali corrispondenti. Tale liberismo senza freni – avete capito bene, il documento che cito dice tale liberismo senza freni - conduceva alla dittatura a buon diritto denunciata come generatrice dell’imperialismo internazionale del denaro. Non si condanneranno mai abbastanza simili abusi ricordando ancora una volta solennemente che dell’uomo’. 13 l’economia è al servizio Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Questo documento che ho citato non è né il programma politico di Bertinotti, con tutto rispetto per questo politico italiano, né quello dell’amico Daniele Farina. Questo è un documento della Chiesa, del 26 marzo del ’67, è un’enciclica di Paolo VI, si chiama ‘Populorum progressio’, e quello che denunciava il liberismo era Pio XI. Quindi la nostra critica viene da lontano, signor Assessore, ed ognuno ha i suoi testi di riferimento e di approfondimento. L’opera di esternalizzazione che lei indica come ‘opera necessaria per ottenere economie di gestione e quindi ridurre progressivamente il volume della spesa corrente’, è in contrasto con i contenuti del documento che ho citato perché è naturalmente coerente con quello sostenuto dal Presidente Formigoni per la Sanità, dove i servizi non sono più un diritto ma una merce. Voi credete veramente che questo Bilancio concorre a delineare il ruolo di Milano e della Lombardia, e dunque dell’Italia in un più vasto contesto nazionale ed europeo? Per questo vi chiedo, e le chiedo signor Assessore e signor Sindaco, siete veramente convinti che questo Bilancio, non quello delle intenzioni della propaganda dell’annuncio, serva per rilanciare il ruolo dell’Italia nel continente? O 14 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 forse oggi la Città vi chiede di essere più coraggiosi nei confronti di chi blocca le risorse al Comune, destinate per poter avviare una seria politica di rilancio complessivo per il bene di Milano e di chi la abita, e non la consuma solamente? Altrimenti, signor Assessore, fondamentalmente ciò che darà diritti in questa Città sarà il fatto di essere utenti solvibili e attivi. Questo darà identità, nella misura in cui si è in grado di usare la Città, usare i suoi servizi, pagarli, si avrà un’identità di cittadinanza. Gli altri, l’altra Città che non si sta sviluppando, saranno esclusi, perché nessuno si interesserà di chi non può, non riesce ad essere consumatore solvibile e fruibile”. Durante l’intervento del consigliere Fanzago sono entrati in aula i consiglieri Parlanti, Albertini Riccardo, Occhi, Masseroli, Triscari; ne è uscito il consigliere Cormio: i presenti sono, pertanto, 42. Il Presidente dà la parola al consigliere Carlino. Il consigliere Carlino così interviene: “Sarò breve e i minuti restanti li cederò al consigliere Ciccioni. Renzo Cianfanelli, corrispondente estero del ‘Corriere della Sera’, in un articolo dal titolo: ‘La metropoli e il degrado’ apparso oggi, così 15 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 scrive: ‘La prima cosa che colpisce il viaggiatore che arriva a Milano, dopo un’assenza di parecchi mesi, è la trascuratezza, per non dire la sconcezza, e poi il rumore insopportabile, l’aria irrespirabile, perché nessuno ha il coraggio di dire che i peggiori inquinatori sono i motori delle auto e i motorini’, e così di seguito”. Nel discutere il Bilancio di previsione per l’anno in corso non si può non esprimere un giudizio che riguarda l’attività dell’Amministrazione Albertini in questo primo stralcio del secondo mandato, giudizio che parte però da quanto è accaduto nel primo mandato. Delle 5 priorità e delle 20 proposte annunciate da Albertini, all’inizio del suo percorso, il programma si chiamava ‘Milano riparte’, poco o nulla è stato fatto... Sindaco, però potrebbe anche ascoltarmi, eh… Ciò che emerge con chiarezza è che il Sindaco ha punt ualmente assolto i suoi impegni nei confronti dei poteri forti e dei Gruppi di interesse che l’hanno scelto, imposto e fatto votare. L’attività svolta con assiduità e puntualità è stata quella del rilascio delle licenze edilizie per cementificare ulteriormente la Città, ma tra le priorità a suo tempo avanzate: ambiente, traffico e sicurezza, si sono trasformate in vere e proprie emergenze totalmente fuori controllo. 16 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Questa Città sta vivendo un’emergenza ambiente che si intreccia strettamente con le questioni del traffico, della mobilità e della sosta. La Città appare quotidianamente come un agglomerato inquinato, caotico e congestionato. L’altissimo grado di inquinamento acustico ed atmosferico e la sosta selvaggia sono il risultato dell’assenza di iniziative, la mancanza di una qualità della vita accettabile ne è l’immediata conseguenza. Questa Città sta vivendo un’emergenza: diritti, sicurezza, solidarietà. I diritti dei giovani, degli anziani, delle nuove nazionalità sono regolarmente trascurati, per non dire calpestati. L’impegno contro le nuove povertà e l’emarginazione è inesistente all’interno della politica dell’Amministrazione. Se qualcosa viene fatto è grazie all’impegno soltanto del volontariato. In questo quadro il Bilancio di previsione presentato, il cui unico vanto è quello di avere rispettato le previste compatibilità, appare come un’operazione ragionieristica, priva di idee, contenuti e prospettive per la Città, con l’aggiunta che, oltre alla salvaguardia degli interessi forti, emerge, con l’impressionante ammontare di spese 17 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 per incarichi, collaborazioni, consulenze e prestazioni professionali, una vena clientelare a degna celebrazione dei 10 anni di Tangentopoli. Se è vergognoso per l’Amministrazione che un giornalista del Corriere della Sera arrivi a definire Milano ‘trascurata e sconcia’, è bene che il Sindaco Albertini sappia, nel caso non se ne fosse accorto, che sabato scorso al Palavobis si è messa in cammino una grande forza di opposizione che presto chiederà conto del proprio operato anche all’Amministrazione di questa Città”. Il Presidente dà la parola al consigliere Ciccioni. Il consigliere Ciccioni così interviene: “Io mi ricollego, assessore Talamona, a quanto ho detto ieri e volevo passare alla disamina di alcuni punti sui quali tra l’altro vorrei che lei potesse, nelle sue risposte, considerare l’opportunità di dirmi il suo pensiero. Volevo parlarle delle entrate ordinarie, in particolare di quelle tributarie. Nel 2001 la previsione era di 400 milioni di Euro, nel 2002 di 395. Io mi sono detto: ma come mai? Di fronte a quello che si può chiamare un rafforzamento dell’attività di controllo, peraltro al mantenimento dell’aliquota, come mai abbiamo una diminuzione di 18 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 questi 5 milioni di Euro rispetto al 2001? Mi sono detto: non sarà certo perché è diminuita la base imponibile. Io credo che non abbiamo di fronte a noi l’esodo di alcuni fabbricati, insomma, mi perdoni la battuta. Oppure mi sono chiesto: sarà che le precedenti basi imponibili erano un poco errate? Nell’economia del condominio Comune qual è la risposta? Perché una delle cose importanti, che non è in mie mani, ma che probabilmente si può produrre e far circolare, è avere l’elenco delle proprietà comunali. Alle entrate straordinarie sono a chiederle questo: la previsione del 2001 rispetto al 2002 nel campo delle alienazioni immobiliari diverse, ha una differenza del 70%, vale a dire prevediamo un ingresso in più di circa il 70%? Io vorrei conoscere i dettagli, cioè conoscere qual è la valutazione globale del patrimonio immobiliare alienabile. Quanto rimane da alienare? Quanto si potrà vendere? Perché, mi piacerebbe saperlo insomma, avere più chiarezza in questo punto. Allo stesso modo, parlando di cessione di valori immobiliari, abbiamo nel 2002 una previsione di 590 milioni di Euro e nel 2001 di 568. Ma cosa sono: azioni, obbligazioni? E qual è la valutazione 19 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 complessiva del patrimonio immobiliare, alienabile, si intende? Io credo che se facciamo la somma di queste ultime due voci di cui ho parlato, pari a circa mille milioni di Euro, si tratta del 61%, 61,4 c’è scritto qua, degli investimenti del 2002, una cifra estremamente pesante. E veniamo alla Legge Finanziaria, alla Legge del 28 dicembre scorso. Alla pagina 4 della sua relazione al Bilancio di previsione si scrive: ‘attribuisce agli enti locali una discrezionalità circa l’applicazione dell’ammortamento economico sui beni patrimoniali’. Questa discrezionalità di cui si parla a me sembra che nelle sue previsioni si siano tradotte nel semplicissimo ammortamento zero. Perché in nessuna delle funzioni di cui al titolo 1, spese correnti, figura alcuna cifra. Per quello che ricordo, le aziende private che cominciano a non fare ammortamenti sono sulla via del fallimento. Allora l’aver preso proprio così alla lettera quella che è l’indicazione della legge mi mette un attimo sul chi vive. Secondo lei è una prassi giudiziosa, la si può definire così? Io credo che all’interno di un’azienda privata, come in qualche modo poi qualcuno vanta di saper governare, come si governa in un’azienda privata, una cosa del 20 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 genere non solo non sarebbe ammessa ma sarebbe quasi vista come un illecito. Nelle spese correnti ho trovato una questione probabilmente di errore, ma vorrei che lei me la spiegasse, a pagina 31 della relazione viene riportato un va lore di 1722,4 milioni di Euro, mentre a pagina 53 del Bilancio di previsione abbiamo 1743,9. Mi piacerebbe capire che cosa significa, se è un mero errore oppure in qualche modo bisogna che lei ci spieghi di più. Io ho voluto in qualche modo fare anche delle domande, oltre ad avere espresso delle opinioni ieri, Assessore, perché non ho trovato quella chiarezza espressiva anche nel modo di presentare il Bilancio che qualcuno dice dovrebbe essere, appunto, a prova di tutti, a prova del cittadino comune, perché la massima chiarezza dovrebbe improntare questa documentazione. Se può, quando può rispondermi, le sarò grato”. Il Presidente dà la parola al consigliere Molinaro. Il consigliere Molinaro così interviene: “Signor Sindaco, Signori Consiglieri, la discussione del Bilancio preventivo è la discussione principale 21 dell’organo politico Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 amministrativo rappresentato dall’assemblea del Consiglio Comunale. In questo caso per la prima volta affrontiamo nel secondo mandato del Sindaco, il Bilancio in Euro. Questo credo che sia un aspetto molto importante perché, proprio in Europa, l’Italia ha recentemente avuto la piena approvazione dei risultati che ha realizzato nel rispetto del patto di stabilità che la impegnano a ridurre fino all’azzeramento il disavanzo pubblico nonché a rientrare dal debito accumulato negli scorsi decenni. L’assessore Talamona nella sua relazione ha riconosciuto un dato importante: ‘l’Italia è stato l’unico tra i maggiori Paesi partecipanti all’Unione Europea, economica e monetaria, che nel 2001 ha rispettato pienamente i vincoli che ne discendono per la nostra finanza pubblica ed ha raggiunto un tasso di crescita dell’economia superiore a quello della Germania e della Francia. Una bella differenza tra queste parole e quelle del Ministro Tremonti sul buco lasciato dal Governo dell’Ulivo. Dalla Finanziaria infatti emergono le verità dei conti pubblici che migliorano di 8600 milioni di Euro con un aumento delle entrate correnti di 10443 milioni di Euro e una flessione della spesa per 22 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 interessi di 4270 milioni di Euro. Tutto questo frutto, senza dubbio, delle politiche di Bilancio adottate dal Centrosinistra a partire dal 1996. Timide appaiono nella relazione dell’assessore Talamona le analisi e i giudizi sulle disposizioni che la Finanziaria ha imposto agli Enti locali… Mi sto rivolgendo al Sindaco e all’Assessore... Dicevo, Assessore, che timide appaiono nella sua relazione le analisi e i giudizi sulle disposizioni che la Finanziaria ha imposto agli Enti locali. Va ricordato che queste norme contrastano con il processo di decentramento amministrativo avviato da tempo, che ha avuto il suo culmine nella modifica del titolo V della Costituzione, attuato con la Legge 3/2001, confermata dal referendum dell’autunno scorso. Elemento qualificante di tale riforma è la modifica dell’articolo 119 della Costituzione che, nella sua nuova versione, stabilisce l’autonomia finanziaria di entrata e spesa anche per i Comuni e le Città metropolitane;. la disposizione a loro favore, della compartecipazione al gettito dei tributi erariali riferibile al loro territorio, risorse con le quali i Comuni e le Città metropolitane debbono essere messe in condizione di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite. 23 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Ricordo a tale proposito che la Destra, ora al Governo, si è presentata in ordine sparso all’appuntamento referendario, ma che comunque contestava quelle riforme ritenendole poco federaliste. I vincoli della Finanziaria 2002 tradiscono proprio il processo federalista, imponendo norme restrittive ai Bilanci dei Comuni secondo una impostazione neocentralista, romanocentrica, in chiara contraddizione con i proclami della Destra che anche a Milano ha fatto nel corso di questi anni: Milano Comune virtuoso, con il tetto del 6% quale aumento degli impegni di spesa per il 2002 rispetto al 2000. Tutto questo potrebbe avere contraccolpi negativi, penalizzando la crescita e lo sviluppo della Città, determinando nuove incertezze sui Bilanci degli Enti locali, bloccando il processo federalista avviato da anni, da noi sostenuto e rivendicato anche dai predecessori dell’assessore Talamona e dal Sindaco Albertini, a gran voce, però, solo fino a quando c’era il Governo dell’Ulivo. Un Sindaco, che io penso un po’ capriccioso, perché rivendicando poteri speciali non ha avuto poi le risorse per attuare le scelte che il Governo di Destra, con la Finanziaria, limitandone la capacità di spesa dell’Amministrazione e 24 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 di Milano rende difficile la realizzazione di quegli obiettivi e anche dei poteri speciali che sono stati rivendicati a gran voce. Ora, vorrei fare un’analisi più approfondita del Bilancio e delle politiche attuate dalla Destra a Milano negli ultimi 5 anni. Emergono aspetti singolari sulla capacità di spesa e sulle politiche di contenimento della stessa. Intanto un dato: quanto ha questo Comune effettivamente in cassa? E’ una domanda. Perché se l’operazione di ‘SWAP’ frutterà 35 milioni di Euro, vuol dire che il Comune dovrebbe avere disponibili circa un miliardo di Euro da utilizzare per gli investimenti. Per quali ragioni per finanziare gli investimenti si prevedono ulteriori alienazioni mobiliari per 589 milioni di Euro e immobiliari per 403 milioni? E di quali alienazioni si parla? Non c’è traccia nella relazione dell’Assessore. Penso di escludere la SEA, che si presenta come un’azienda svuotata di capacità manageriali e con il Bilancio peggiore della sua storia, grazie alla concentrazione di tutti i poteri sull’attuale Presidente Fossa che, a mio parere, non merita certamente la riconferma in questo ruolo. Forse si parla dell’AEM? Ma in questo caso si apre un problema di rilevanza nazionale, perché l’AEM, con l’acquisizione prossima della rete ENEL, 25 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 sarà proprietaria di tutta la rete elettrica di Milano. E la cessione della maggioranza azionaria trasferirà in mani private il monopolio locale dell’energia elettrica. E, visto e considerato l’articolo 35 della Finanziaria, si pongono questioni molto serie anche per la presunta volontà liberalizzatrice della Destra milanese nel momento in cui vuole cedere anche la proprietà della rete dell’acqua, o meglio ancora del servizio idrico integrato, ai privati. Perché questa è l’operazione che appare dalle dichiarazioni dell’assessore Talamona alla stampa. Ma poi questa strategia di Bilancio stride con la politica del risanamento. Stride tutta l’impalcatura politica di questo Bilancio che incrementa la spesa corrente, sottraendo con artifici contabili risorse che dovrebbero essere destinate agli investimenti, come gli oneri di urbanizzazione, riduce l’indebitamento solo per incrementare la spesa corrente e sposta negli investimenti spese che invece sono tipicamente della parte corrente e che servono al buon funzionamento degli uffici o delle scuole, come ad esempio le spese per i nuovi arredi o per gli incarichi professionali per progetti. Questo degli oneri di urbanizzazione è un mistero dalla lettura della relazione, perché a pagina 9 della relazione si dice che l’87% 26 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 delle entrate è destinato alla manutenzione ordinaria e quindi si trasferisce la parte di oneri nelle spese correnti. Mentre a pagina 60, sempre della stessa relazione, la copertura finanziaria degli investimenti si realizza con un mix che prevede anche gli oneri di urbanizzazione. Quindi, spiegatemi questa contraddizione, per quali ragioni all’inizio della relazione sono destinati alla spesa corrente, alla fine della relazione sono destinati alla copertura finanziaria degli investimenti. Poi è venuto il tempo di capire per quali ragioni la spesa corrente aumenta tutti gli anni nonostante le dismissioni, le esternalizzazioni. Leggiamo il dato sul personale del Comune di Milano, che ha perso negli ultimi due anni centinaia di dipendenti, non per il normale tourn over non reintegrato, ma centinaia di dipendenti assegnati in parte allo Stato, i bidelli, in parte all’azienda di refezione scolastica, in parte alla fondazione delle scuole civiche. Tutte queste sono spese correnti tolte dal Bilancio ordinario del Comune di Milano. Quale vantaggio ne è derivato in termini di risparmi e razionalizzazioni? Non è dato sapere dalla lettura del Bilancio. La verità è che i 46 servizi, i 197 centri di costo, le 14 direzioni centrali 27 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 non hanno contributo al miglioramento dell’efficienza complessiva del Comune di Milano in termini organizzativi, che non ha mai affrontato coraggiosamente una riforma, quella sì, veramente, della macchina burocratico–organizzativa del Comune orientata al territorio, al decentramento delle funzioni e attività amministrative, anzi, siamo al paradosso che l’Assessore federalista Pagliarini vuole accentrare tutti i dipendenti del Comune in un’unica cittadella amministrativa, invertendo così anche il corso della storia. Io qui mi rivolgo al Sindaco: di quale Comune e Azienda parla il Sindaco? Le aziende decentrano, si deverticalizzano, lavorano per matrici organizzative, superano le logiche tayloristiche. Noi, invece, riconcentriamo tutto in una unica cittadella amministrativa. Mi spiegate la razionalità di questa ipotesi strategica del Comune di Milano? Me la spiegate soprattutto in funzione dell’interesse dei cittadini, dell’efficienza della macchina organizzativa, della capacità di risposta dell’Amministrazione Comunale alle esigenze di servizio della Città. Tutto questo non c’è nella relazione, non c’è nei dati che conosciamo, sono nelle intenzioni dichiarate dai diversi amministratori 28 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 del Comune. A noi spetta cercare di mettere insieme tutti questi dati, tutti questi elementi, per capire qual è la direzione di marcia di questa Amministrazione. E mi pare di capire che la direzione di marcia non sia proprio chiara. Da questo punto di vista, il primo Bilancio dell’era Talamona – e il primo Bilancio del secondo mandato del Sindaco Albertini incrementa del 30% le tariffe dell’ATM, riduce le entrate nella pubblicità, mentre tutti i cittadini vedono, e anche noi Consiglieri, l’abusivismo che invade la Città in tutti gli spazi, in tutti gli angoli; ormai questa Città è un grande spot pubblicitario, non c’è più rispetto di nessuno spazio di questa Città, si coprono le opere d’arte, si coprono i caselli daziari; si coprono gli interventi di manutenzione ordinaria, che potrebbero durare una settimana, con mesi e mesi di tabelloni pubblicitari, senza che il Comune di Milano ne tragga una lira di vantaggio, anzi, si riducono sempre di più le entrate, eppure c’è un’esplosione incredibile di pubblicità. È il Bilancio delle contravvenzioni, che raggiungono e quasi superano le entrate derivanti dai canoni di concessione dei servizi affidati all’AEM e all’ATM. Io non ho trovato, insomma, quella politica 29 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 virtuosa di cui il Sindaco si è fatto paladino almeno a parole. Nei fatti poche sono le novità, concentrate tutte nel linguaggio retorico dei “vigliacchetti”, rivolto ai Consiglieri della Maggioranza, e nell’orgoglio militare a cui il Sindaco ha richiamato i Consiglieri perché in questo dibattito si escluda qualsiasi possibilità di dialogo e di confronto, sulle scelte, sugli indirizzi, sulle direttrici di marcia di questa Amministrazione. Questo credo sia l’elemento fondamentale che ha caratterizzato il dibattito del Bilancio in queste settimane, cioè un nuovo tentativo, un ulteriore tentativo di ridurre lo spazio, i margini della discussione, del confronto, della capacità di mettere sul tavolo le idee e verificare se, anche dal contributo di idee e di proposte che può venire dal Consiglio Comunale, si possa andare verso una strada più efficiente, più efficace, più capace di rispondere alle esigenze di questa Città in rapido mutamento. Una Città che vede l’Amministrazione Comunale, nel suo Bilancio preventivo, mantenere sostanzialmente i livelli di spesa che da circa un decennio vedono caratterizzare il Bilancio di questa Città. 30 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Per riprendere l’assessore Talamona, che nella sua relazione introduttiva faceva due citazioni che non ha letto, volevo leggere un pezzettino di citazione di un libro di Foucault ‘Sorvegliare e Punire’, che regalai al Sindaco in una occasione particolare. Dice ad un certo punto nel capitolo ‘Disciplina’: ‘L’uomo macchina di Lametrì è insieme una riduzione materialistica dell’anima e una teoria generale dell’addestramento e, al loro centro, regna la nozione di docilità che congiunge al corpo analizzabile il corpo manipolabile. E’ docile un corpo che può essere sottomesso, che può essere utilizzato, che può essere trasformato e perfezionato. I famosi automi da parte loro non erano solamente un modo di illustrare l’organismo, erano anche manichini politici, modelli ridotti di potere, ossessione di Federico II, Re minuzioso delle piccole macchine, dei reggimenti ben addestrati e delle lunghe esercitazioni’.” Durante l’intervento del consigliere Molinaro sono entrati in aula i consiglieri Martinelli, Santomauro, Beretta, Massari, Giobbi, Ugliano; ne sono usciti i consiglieri Terzi, Farina, Testori: i presenti sono, pertanto, 45. Il Presidente dà la parola al consigliere Rizzo. 31 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Il consigliere Rizzo così interviene: “Io sarò ripetitivo e come ogni volta che si affronta il Bilancio dico che l’unico Bilancio che a me sta a cuore è quello tra le aspettative dei cittadini e le risposte che come Amministrazione siamo in grado di dare. Allora bisogna partire dalla domanda se a Milano si sta meglio o si sta peggio. Se la qualità della vita, si pensi all’ambiente, è migliorata o è in via di peggioramento, se le classifiche de Il Sole 24 Ore, che hanno visto retrocedere la nostra Città, sono opera di cattopara-pre-comunisti, non so come dirlo e invece sono una riflessione su quella che è la situazione della Città. Se è vero che a Milano abbiamo 50 mila persone che vivono con 300 Euro al mese e 300 mila hanno entrate insufficienti rispetto a quello che è il costo della vita. Se è migliorata o peggiorata l’opera di integrazione degli immigrati. E se questa questione, che per noi è una questione vitale, viene più gestita per creare contrapposizioni fra milanesi, gli uni contro gli altri, o se invece è stata affrontata e risolta. Immigrati che come hanno chiesto in una loro manifestazione di questi giorni, che io ho considerato di grande intelligenza, non possono essere considerati solo forza lavoro 32 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 ma non uomini, per cui per lavorare vanno bene, per vivere devono essere nascosti, cancellati, eliminati. Non vorrei che la disputa che è nata sulle questioni della cultura sia stato un modo demagogico per rifarsi una sorta di immagine solidaristica quando in verità gli interlocutori di riferimento di questa Amministrazione sono i ceti medio alti e gli interessi forti, perché questo devo pensare. Mi accorgo che se c’è bisogno di fare qualcosa alla Bicocca la si fa in fretta, anche se non sempre bene, mentre allo Stadera non si fa nulla; se i problemi del centro vengono affrontati e quelli delle periferie no, perché in periferia si vive oggi peggio di prima, allora dobbiamo dire, dobbiamo credere, dobbiamo ritenere che non abbiamo solo bisogni fisici, la qualità della vita è un fatto importante e credo che non dobbiamo considerare così poco gli anziani e i deboli da pensare che per loro sia più importante una michetta e non invece talvolta avere la possibilità di visitare un museo, assistere ad uno spettacolo, riempirsi di cultura. Non si può accettare questa contraddizione. Per questo io penso che avrebbe dovuto parlare il Sindaco, non perché lo vogliamo tediare o chiedergli di fare cose che non ha intenzione di fare, ma perché il Bilancio è qualcosa di più importante 33 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 che un conto, che un resoco nto economico. E’ una riflessione sulla vita della Città. Ecco perché non si può accettare l’idea di un Bilancio bloccato, perché è contraddittorio con la socialità, con la discussione, con la partecipazione, con i commenti, con il raccogliere quello che pensano i cittadini su questo. Quindi per noi non è uno slogan parlare di Bilancio partecipato, è una esigenza per governare meglio. Per questo io non posso chiedere all’assessore Talamona, che è sempre squisito anche nelle sue simpatie nel rivolgersi a noi, conto di tutto questo. Del resto l’assessore Talamona con molta ironia ha già firmato la sua dichiarazione di resa su questi argomenti con la prefazione che ha scritto. Ha citato ‘L’età della cavalleria è finita, le è succeduta quella dei sofisti, dei calcolatori e degli economisti’. E poi ha detto ‘la gloria dell’Europa si è oscurata per sempre’. Mi pare che sia questo. Del resto l’assessore Talamona, anche qui, mette le mani avanti quando dice: “Ma siamo così sicuri che è la spesa pubblica che decide del miglioramento della qualità dei cittadini”? Anche se subito dopo abilmente elogia la programmazione, la capacità di controllo e così via. 34 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Quindi, ci voleva questa discussione generale. Ma io non mi sottrarrò all’esame del Bilancio e comincerò come tant i altri hanno fatto, sinceramente ringraziando l’Assessore, il Presidente della Commissione, che spesso con noi ha condiviso l’esigenza di avere dei materiali più chiari e più utili a formarci un parere e un’opinione e, come sempre, gli uffici, che ci hanno sempre risposto positivamente a qualsiasi richiesta di chiarimento e di approfondimento. Non vorrei ancora una volta che la disputa avvenuta sulla questione della cultura, finisse anche per nascondere l’esigenza, che non c’è stata, di una battaglia a fondo in nome del federalismo e dell’autonomia contro questo limite del 6%, che è una profonda ingiustizia nei confronti della nostra Amministrazione. In passato qualunque governo fosse seduto su quei banchi partiva, nella sua riflessione, in sede di Bilanci o, con una rivendicazione di maggiore autonomia e quasi di rivendicazione, che è l’essenza della democrazia, il conflitto tra i diversi poteri, la dialettica tra i diversi poteri e si diceva sempre – ed erano tutti d’accordo quelli che erano qui – che bisognava rivendicare maggiore capacità di 35 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 autonomia da parte dei Comuni. Perché questa sudditanza acritica alla questione del 6%?… Fuori microfono interviene un Consigliere non meglio identificato, le cui parole non risultano peraltro, comprensibili. Il consigliere Rizzo così riprende: “Ma anche prima c’erano le leggi dello Stato, e si aveva il coraggio di dire, si organizzavano le delegazioni dei Sindaci, si organizzavano le delegazioni dei cittadini che andavano a discutere e rivendicavano al Governo dei cambiamenti. Perché questo non si fa più? Vado avanti. Il materiale che ci è stato fornito (ho detto che è interessante dal punto di vista…) è un Bilancio utile a capire cosa accadrà in questa Città o per qualche verso, al di là delle volontà soggettive, è mistificatorio? Vedete, se gli investimenti reali sono in questi ultimi anni regolarmente il doppio di quanto è previsto, quanti dei 2400 milioni di Euro, che oggi sono previsti in termini di investimento, si tradurranno in reali opere per questa Città? Ad esempio, si parla adesso di dismissioni immobiliari per 400 milioni di Euro, quanti saranno in realtà, se l’anno scorso erano previsti 500 36 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 miliardi di lire e in realtà sono solo diventati 50 miliardi di lire? Vedete, fare un Bilancio in cui si danno delle cifre, che poi non si verificano a consuntivo, rischia di dare un’impressione diversa, è propaganda, non è un Bilancio reale e concreto, utile per capire la realtà. Se tutto si fonda sulla vendita immobiliare di quali azioni, ce lo direte, della SEA, dell’AEM, di una neonata società dell’acqua, non lo so, per 590 milioni di Euro, ma il Presidente Fossa dice che la SEA non si può vendere prima del 2003, la AEM mi pare che non siamo nella condizione di poterlo fare, dove verranno reperiti questi fondi? O vengono messi lì per poter dire che faremo quanto in realtà sappiamo già che non potremo fare? Allora io faccio una prima richiesta: perché non facciamo – permettetemi la similitudine - una sorta di semestrale di questo Comune, al termine del quale ogni 6 mesi diciamo: avevamo detto che avremmo speso queste cifre, in realtà ne abbiamo spese finora queste. E alla fine dell’anno, con la stessa enfasi con la quale dichiariamo i programmi, diciamo con realismo quanto concretamente di quei programmi abbiamo fatto. Io vorrei sapere, ad esempio, quante opere pubbliche sono delle ripetenti, intendendo con questo 37 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 termine opere pubbliche che comparivano due anni fa, l’anno scorso, quest’anno e ripetutamente vengono messe e non vengono mai fatte, però quando si fanno le conferenze stampa si dice: abbiamo approvato questi bilanci. Se vogliamo tornare sulle privatizzazioni. Io voglio fare questa riflessione, questa proposta: mi darete prima o poi un conto tra quanto abbiamo risparmiato in termini di mutui, certo, abbiamo rinegoziato i mutui, abbiamo risparmiato, messo però sul piatto della bilancia dall’altra parte quanto abbiamo incassato in meno in termini di dividendi e quanto abbiamo pagato in più in termini di energia elettrica che abbiamo pagato alla S.p.A. privata? Siamo così sicuri che aver risparmiato su quel tasso del 6% non sia molto di meno di quanto ci sarebbe rivenuto in termini di vantaggi se avessimo avuto ancora in mano l’Azienda Energetica Municipale? Non è che pretendo di dire ‘ho ragione io’, ho la modesta pretesa di chiedere: fatemi questo conto! Perché ogni volta vediamo, in ogni tipo di attività, che salta fuori che l’ATM spende di più perché deve pagare l’energia elettrica, questo spende di più perché deve pagare l’energia elettrica, di dividendi ne incassiamo la metà quando potremmo incassarne il 38 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 doppio, alla fin fine c’è questo pareggio o abbiamo fatto una grande operazione per un obiettivo diverso da quello che poi viene presentato? Su Milano Ristorazione, consentitemi anche questo, perché ci dite che non possiamo avere la ideologia della statalizzazione, però non si può avere neanche l’ideologia della privatizzazione. Io mi sento abbastanza neutro e laico nei confronti di questa riflessione. Però vi chiedo: qualcuno mi fa il conto e me lo propone se avere sostituito al nostro servizio mensa la Società Milano Ristorazione ci ha fatto risparmiare o no? Atteso che la mia bambina non mi dice che si mangia meglio rispetto a prima, anzi. Sul cablaggio, io ho avuto la fortuna di avere tra le mani il Bilancio di Metroweb e parla di mille chilometri di fibra depositata nell’anno 2001, non di fibra, scusate, di cavo. So che esiste una disposizione secondo la quale ad ogni metro deve essere pagata all’Amministrazione Comunale 50 mila lire, mi riferisco a vecchie lire. Se la mia laurea non l’ho rubata, ma basterebbe la scuola elementare, la moltiplicazione di queste cifre fa 50 miliardi di lire, perché ce ne sono solo 6 in Bilancio? Il tempo è tiranno quindi devo andare di 39 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 corsa. Se nelle entrate del pagamento dei servizi dei cittadini sono molto ma molto aumentate, cosa significa dire che non si aumentano le tasse? Perché, vedete, se io pago meno tasse oppure non aumento le tasse, ma aumento le tariffe, in termini di servizi, spendo comunque di più. Non vorrei che poi ci ritrovassimo nella situazione del Ministro Sirchia che dice: “non si può dare di più, non si aumentano le tasse, però si fa pagare la Sanità”. Vedete, si determina quindi la tassa più odiosa, perché le tasse si pagano in rapporto al reddito, il ticket è lo stesso per chi sta bene e per chi sta male, quindi è la tassa più odiosa perché si ricade con la stessa cifra su persone che hanno delle entrate diverse. Voglio concludere e restare nel tempo. Quando parlo di un Bilancio politico complessivo, ormai sono passati 4 anni, se penso alla politica dell’immigrazione dovrei dirne 9, di persone che la pensano in questo modo, che non vedono di buon occhio gli immigrati, e i risultati non mi pare che siano di un grande miglioramento nella condizione dei nostri quartieri. Ma pensiamo a questo: quando verrà ricordata questa Amministrazione, mi aiutate a dire di che cosa ci ricorderemo? C’è una grande opera pubblica fatta da questa Amministrazione? 40 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Forse dovrei dire l’Alba di luce. C’è qualche altro progetto sociale che è stato portato avanti da questa Amministrazione o alla fine, quando qualcuno farà una tesi di laurea su questi ultimi anni dovrà ricordare soltanto la svendita dell’AEM, l’audace colpo dei soliti ignoti sul cablaggio, la storia di E-biscom e dintorni, oppure l’affare SEAArgentina? È questo che questa Amministrazione lascia alle future generazioni, è questa la Milano che ricorderà le Giunte Albertini? Datemi una ragione per ricordarmi di qualcosa almeno di positivo”. Durante l’intervento del consigliere Rizzo è entrato in aula l’assessore Predolin. Il Presidente dà la parola al consigliere Ricci. Il consigliere Ricci così interviene: “Anch’io parto da questa domanda che ha posto il consigliere Rizzo, se a Milano si sta meglio o se a Milano si sta peggio. Penso che pochi mesi fa abbiano risposto gli elettori milanesi, quindi credo che vada da sé la risposta, consigliere. Il Bilancio costituisce un momento fondamentale e solenne per la definizione delle scelte politiche e amministrative del Comune, 41 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 l’auspicio è quello di un dibattito costruttivo nell’interesse superiore della nostra Città. Il traguardo, spero comune e condiviso, deve essere quello dell’efficienza, della competitività, che devono essere condizioni indispensabili per lo sviluppo economico e sociale e per la crescita civile e culturale di Milano. Questo Bilancio è il primo Bilancio che nasce sotto il segno dell’Europa, è il primo ad essere espresso in Euro ed è il primo ad essere costruito entro i limiti del patto di stabilità, a cui si riferiscono sia il Trattato di Maastricht che quello di Amsterdam. Nonostante gli effetti negativi dell’attuale fase in cui si trova il ciclo economico mondiale, a seguito dell’attacco alle Twin Towers dell’11 settembre, l’Italia è stato l’unico Paese dell’unione economica e monetaria europea che nel 2001 ha rispettato pienamente i vincoli raggiungendo un tasso di crescita dell’economia superiore a quello di Germania e Francia. Relativamente al Comune di Milano, l’Amministrazione Albertini ha affrontato criticità come il territorio, l’ambiente, il traffico e le grandi opere infrastrutturali di mobilità e comunicazione, ereditate dalle passate gestioni, con rilevantissimi interventi ed investimenti 42 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 che devono assolutamente proseguire e perseguire con celerità. La costruzione del Bilancio è avvenuta attraverso un procedimento lungo e approfondito, realmente condiviso che si è articolato nel rispetto di vincoli fissati dalla Legge Finanziaria. Questo Bilancio rappresenta naturalmente un momento di continuità rispetto al perseguimento di quegli obiettivi strategici che hanno caratterizzato questa Amministrazione nel mandato elettorale precedente, come ad esempio la riduzione del costo di indebitamento, con l’estinzione anticipata e la rinegoziazione dei mutui. Così procedendo Milano è di fatto divenuto il primo Comune italiano che ha aderito al patto di stabilità. Uno dei principi cardini confermato anche in questo Bilancio è quello di avere mantenuto una bassa previsione fiscale, infatti nessuna nuova imposta è stata introdotta e nessuna imposta, tra quelle vigenti, è stata aumentata. Tra i maggiori Comuni italiani Milano rimane la Città che applica l’Ici più bassa, ha mantenuto la tassa dello smaltimento dei rifiuti invariata e non applica l’addizionale IRPEF, imposta che oggi viene applicata circa da un terzo dei Comuni italiani. 43 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Le scelte politiche amministrative dell’Amministrazione Albertini hanno prodotto risorse ed economie che hanno permesso di investire diversi miliardi nella realizzazione di opere pubbliche giungendo di conseguenza alla creazione di migliaia di posti di lavoro e incrementando di fatto il PIL. Le ben note privatizzazioni di AEM, Farmacie Comunali e Centrale del Latte sono stati gli strumenti utili per la diminuzione dell’indebitamento che ha permesso così di liberare importanti risorse per la spesa corrente, che crescendo ha potuto perseguire il raggiungimento degli obiettivi e dei programmi di governo cittadini. Ciò che mi preme sottolineare del Bilancio 2002 è l’aumento della spesa corrente che passa dai 679 milioni di Euro del 2001 agli attuali 712 milioni di Euro, con un incremento di circa il 5%, tutto questo nonostante i vincoli imposti dalla Finanziaria 2002. Si continuerà nello sforzo che ci ha portato in questi anni al recupero di situazioni di morosità e di evasione fiscale prestando sempre particolare attenzione alla gestione delle aziende a partecipazione comunale per garantire maggiori entrate. 44 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 A tale fine mi preme ricordare che nel ’97, all’inizio dell’Amministrazione Albertini, queste aziende producevano Bilanci in perdita. Si è consolidata in questo Bilancio l’attenzione ai servizi sociali, ai servizi educativi e all’ambiente che registrano un incremento superiore al 4,7% rispetto al Bilancio precedente. Negli ultimi 4 anni infine sono stati fatti investimenti per circa 2720 milioni di Euro e per quest’anno si prevedono circa 1413 milioni di Euro, dei quali circa 2 terzi andranno per opere pubbliche individuate nei settori dei trasporti, dell’ambiente e del traffico; investimenti che verranno finanziati con gli introiti delle dismissioni del patrimonio immobiliare, con la gestione di partecipazione mobiliare, con l’utilizzo dei proventi degli oneri di urbanizzazione e con l’accensione di mutui sempre nel rispetto del piano di stabilità interno. Questo Bilancio è il risultato di uno sforzo comune, in un momento non facile, che raggiungerà certamente gli obiettivi fissati da questa Amministrazione. Augurando a tutti i miei colleghi buon lavoro, auspico che questo momento di discussione – confronto sia costruttivo e utile nell’interesse della nostra Città”. 45 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Il Presidente dà la parola al consigliere Adamo. Il consigliere Adamo così interviene: “Vorrei porre una domanda preliminare a cui vorrei una risposta, anche dopo, non faccio la pre giudiziale, che tutte le sedute apro una pregiudiziale. Non riesco a capire quando questa assemblea vede i Bilanci preventivi e consuntivi della A.S.L.? In quale occasione noi siamo messi in grado di conoscere il Bilancio preventivo e consuntivo della A.S. L., visto che noi dovremmo, come Consiglio, avere le funzioni che fuori Milano hanno le assemblee dei Comuni, mi chiedevo quando avviene questo passaggio o se probabilmente nel dibattito di recepimento della legge il Comune ha delegato alla Giunta, perché è un’informazione utile quella di conoscere qual è il Bilancio della A.S.L. del Comune di Milano nella nostra discussione. Perché c’è un intreccio forte per quanto riguarda la spesa sociale ed eventuali dismissioni, eventuali tagli nel comparto sanitario, soprattutto per alcuni servizi, rischiano di avere una ripercussione poi sul bisogno che ricade sul Comune, che varrebbe la pena sempre di monitorare come fenomeno. Ma per entrare nel merito. Questo Bilancio è il risultato di un percorso piuttosto accidentato quest’anno rispetto alla situazione del 46 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 quadro nazionale che si è poi intrecciata con una situazione un po’ problematica a livello locale, come abbiamo già avuto modo di dire. Sulla Finanziaria hanno già detto molti colleghi. Una Finanziaria su cui noi abbiamo espresso un giudizio negativo, soprattutto per quello che non fa più che per quello che fa, anche la Finanziaria nazionale, qualcuno ne ha parlato anche con toni enfatici, ma secondo me più che una Finanziaria cattiva è una Finanziaria piatta, che non fa delle politiche attive di investimento, non interviene sul Mezzogiorno, cioè dove non si intravvedono delle linee di intervento e di sviluppo per il Paese. Ma non voglio aprire questa discussione se non accennarla per un po’ di sintonia con le scelte del Bilancio poi locale. Cioè una Finanziaria che sceglie poco. L’unica cosa che sceglie è di fare questa manovra di contenimento della spesa dei Comuni. L’elemento, come dire, anticostituzionale, è già stato sollevato, però la cosa sembra a mio avviso ancora più assurda perché è il primo anno, credo, assessore Talamona, che i Comuni affrontano un Bilancio a processo di trasferimento completato delle funzioni di autonomia nei tributi. Cosa voglio dire? Con anche la parte riguardante l’IRPEF oggi i Comuni possono contare su entrate autonome per l’85% circa della 47 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 composizione del loro Bilancio, a fronte di anni di governi di Centrosinistra che su questo (il collega Molinaro ha chiamato federalismo fiscale) autonomismo, ognuno usi le parole che vuole, è stato un impegno programmatico dei governi di Centrosinistra portato a compimento. Non c’è più niente, diciamo così, che può essere dato ai Comuni per renderli autonomi nella gestione del loro Bilancio. Bene, quando si è finito questo trasferimento, per cui il processo si è concluso e i Comuni avevano quindi gli strumenti per dispiegare al massimo le loro scelte di politiche di Bilancio, beh, il governo reintroduce dei vincoli, io non so, chiedo ai funzionari che sono qui presenti, al Ragionare Capo, all’Assessore, se mi sbaglio, ma mi sembra che il modo fittizio si rintroduca qualcosa che assomiglia molto alla Tesoreria Unica, cioè all’idea che la finanza dei Comuni fa parte di una finanza nazionale globale che deve essere governata dal Centro. Credo che appunto fossero parecchi anni che non si vedeva più una cosa così diretta contro l’autonomia dei Comuni. L’autonomia politica (non ne faccio una questione formale) consiste nel fatto che io decido la politica di entrata, decido la politica di spesa, rispondo ai miei cittadini se sono stato nel patto di stabilità, 48 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 se ho voluto fare una politica di pressione fiscale per andare a un certo tipo di spesa o meno. Ne rispondo io perché sono un ente costituzionale, autonomo, che non dovrei essere gerarchicamente soggetto a nessun altro degli enti costituzionali. Non è andata così. Io devo dire che spiace aver visto il Sindaco (è già stato detto) così veemente nel rivendicare i poteri speciali, così assente nel momento in cui tutti i Sindaci, attraverso l’Anci, tutti i Sindaci delle grandi Città che andavano in Parlamento, dal Governo per chiedere di emendare la Finanziaria su questo punto. Signor Sindaco, non poteva usare anche in questo caso la sua lettera nel cassetto, questa sua misteriosa lettera che un giorno o l’altro mi vorrà far vedere, per cortesia, che lei tiene nel cassetto e che ogni tanto minaccia di tirar fuori? Non poteva farla pesare in un momento in cui veniva attaccata l’autonomia impositiva, l’autonomia di Bilancio del suo Comune? Mi permetta, è stato battuto dal Sindaco di Sanremo, che come lei sa è diventato il santo protettore dei Comuni d’Italia da qualche giorno a questa parte, e Sanremo, dove del tutto casualmente viene eletto Scajola, ci ha permesso di avere non solo il decreto di proroga per cui possiamo discutere il nostro 49 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Bilancio adesso e non dobbiamo strangolarci entro il 28…, cioè entro oggi a licenziarlo, ma ha ottenuto una cosa molto più importante, che è una piccola modifica interpretativa delle voci che concorrono a determinare il 6% delle spese per beni e servizi e ha coperto un po’, mi si permetta, i piccoli artifizi su cui è stato costruito, artifizi a fin di bene naturalmente, Assessore, su cui è stato costruito questo Bilancio per stare dentro a questo “stramaledetto” 6%. Quindi Sanremo batte Milano 1 a 0 e non so Scajola chi batte, ognuno veda qual è il Ministro di riferimento di questa… Bossi, campione del federalismo, è battuto dal Ministro degli Interni. Questo dovrebbe aprire qualche riflessione, almeno nei soldati della Lega, che non vedo presenti ma che qualche problema di coerenza dovrebbero porselo. E badate, colleghi, che non è vero che in questo Bilancio non ci sono dei tagli, perché noi non possiamo fare come fa il governo e guardare lo “speso” del 2000, noi dobbiamo guardare il 2001. Allora, se è vero che siamo stati dentro al 6%, è anche vero che sul 2001, per quanto conosciamo noi, del preventivo e del consolidato un punto o due di tagli noi in questo comparto noi li registriamo e vengono sparsi con un metodo, proprio come direbbe quel brutto sindacalese, 50 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 ‘spalmati’ su tante voci, per cui non salta all’occhio, non si vede bene, con qualche mezzuccio. I Farc, Assessore, io la prego di una cosa, non si vanti di tagliare i Farc…! No, lei si vanta nella sua relazione di tagliare i Farc, perché come in tutte le cose c’è Farc e Farc. La informo, perché sicuramente non gliel’ha detto nessuno, perché l’assessore Simini ha altro da fare in questi giorni e probabilmente aveva altro da fare anche prima; allora, se lei mi annulla, come ha fatto, i Farc per le scuole, le nostre scuole materne, gli taglia il Farc e mette lire zero, le nostre scuole materne che già si fanno comprare la carta igienica dai genitori, non so cos’altro potranno farsi comprare dai genitori. Non hanno quelle due lire che servono per un pennarello, un foglio, etc. Se lei mi taglia il Farc dei musei, i musei chiudono. Se lei mi taglia il Farc delle case di riposo per anziani, le case di riposo per anziani… Quindi c’è Farc e Farc, lei non confonda il Farc con le spese di rappresentanza agli Assessori. Tagli quelle lì, ma vada a vedere, Farc per Farc, qual è la funzione del Farc. Altro mezzuccio… Assessore, se non posso parlare nemmeno con lei, il Sindaco non mi ascolta, il Presidente neanche, pure essendo una signora di mezza età, dovrei essere un po’ più interessante, mi scusi, Assessore! 51 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Altra cosa, si prende 1 miliardo dalle spese correnti per gli arredi, che sono quelle che servono per: “ho rotto un banco, ho rotto l’armadio, mi serve una fotocopiatrice” (parlo sempre del nostro sistema dei servizi scolastici), per diminuire le spese in uscita si mette in conto capitale, ma in conto capitale, Assessore, io la informo anche di questo, perché sono sicura che non gliel’hanno spiegato, vuol dire che quando una nostra scuola, e qui ci sono dentro anche tutte le scuole statali, che come lei sa aspettano gli arredi dal Comune di Milano, almeno la fascia dell’obbligo. Quando una scuola deve cambiare la fotocopiatrice o ha tre banchi rotti, aspetta la gara CEE, perché se lei mi mette questa cifra in conto capitale, noi facciamo ogni tanto gli stock conto capitale – gare per comprare tutti i mobili, per i grandi rinnovi, ma se lei mi mette questa cifra qui, che è quella dell’emergenza quotidiana, che è quella da cui passa quel decoro e quell’accoglienza per cui poi voi venite qui a dirci che sono meglio le scuole private. Le scuole pubbliche spesso hanno un’accoglienza non molto decorosa proprio per questo. Se lei mi fa questa piccola operazione, che naturalmente la Ragioneria le fa, perché se il suo input è stato: “ragazzi bisogna stare nel 6%, vedete un po’ come 52 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 fare”, loro che sono bravi ragazzi, mamma chiama, loro hanno fatto la loro operazione. Ma qualche scelta andava fatta. Io ho fatto degli esempi molto micro, perché mi riferivo a come è stato costruito l’occultamento del taglio, insomma. Invece sul fronte delle entrate non si fanno scelte. Ha già detto Molinaro, non voglio ripetere. La domanda, però, Assessore, è questa, siccome a noi interessa discutere di politica: se non ci fosse stato il taglio – scusi il gioco che le propongo – se non ci fosse stato il vincolo del governo, che Bilancio ci avrebbe portato? O, se vogliamo essere meno ipotetici, cioè passare dal periodo ipotetico della irrealtà a quello della realtà: l’anno prossimo che Bilancio pensa di fare, Assessore? Cioè, quali linee di tendenza noi possiamo intravvedere, perché l’anno prossimo se a Roma rifanno la stessa storia e lei non ci dice come pensa di governare le entrate o le uscite, il Ragioniere Capo e tutti i suoi collaboratori non ce la fanno mica più a farle questo lavoretto di quest’anno, che lei chiama con eufemismo ‘Bilancio di transizione’. Dobbiamo capire dove stiamo andando e, in particolare, io sono interessata naturalmente a chiederle che tipo di welfare locale lei ha in mente? 53 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 In realtà lei si avventura timidamente, perché non sarebbe il suo ruolo, ma il Sindaco non ci ha fatto la relazione di Bilancio, quindi possiamo solo leggere la sua relazione, lei timidamente si avventura in un ragionamento, per cui a differenza di quanto hanno detto Molinaro e altri, che l’hanno accusata di essere troppo timido nei confronti del governo, lei molto modestamente dice che non è timido nei confronti del governo, lei è proprio d’accordo. Cioè pensa che il fulcro del programma del Centrodestra sia il taglio delle uscite e quindi lei non ha nessun bisogno di porsi il problema di come recuperare entrate, ha bisogno solo di tagliare le uscite. Questo lei ce lo dice con garbo, ma ce lo dice. Su questo le consiglierei di essere un po’ più cauto, perché lei dice a parità di gioco tra politiche (diciamo così, banalizziamo) liberiste e politiche socialdemocratiche, se guardiamo i grandi Paesi poi alla fine della fiera gli indicatori del benessere sono gli stessi. A parte che alla gente non interessano gli indicatori del benessere, interessano le proprie storie personali. Se io appartengo a un ceto medio, border line, e lei mi toglie la rete della protezione sociale, io passo la vita da border line, cioè mi basta niente e scivolo in quella fascia che lei dice: “noi trascuriamo perché… i 54 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 poveri”. Ma non voglio fare con lei una discussione per il fatto che io sono di Centrosinistra e lei è di Centrodestra. Ça va sans dire che lei sostiene queste cose, anche se la invito ad essere più cauto perché come ha visto negli Stati Uniti, Torri Gemelle o non, hanno fatto un ribaltone di 180 gradi e hanno deciso che lo Stato è meglio che intervenga, che faccia investimenti, che sostenga le imprese. Però, detto questo, io le dico, Assessore, noi al di là di quello che pensiamo, io come centrosinistra e lei come centrodestra, abbiamo una questione, che è il welfare locale dove noi dobbiamo mettere immediatamente – questione di pochissimo - in campo due strumenti che sono i LEA (cioè i livelli essenziali di assistenza) e l’ISE, cioè come andiamo a definire le fasce per far pagare a chi le cose. Quindi, noi dobbiamo decidere non una esternalizzazione non governata, strisciante, dobbiamo decidere che welfare vogliamo, per quali categorie, come lo facciamo pagare e a chi. Questo dibattito non è più rinviabile”. Durante l’intervento del consigliere Adamo è entrato in aula il consigliere Bossi Emilia Moratti; ne sono usciti consiglieri Martinelli e Rizzio: i presenti sono, pertanto, 44. 55 i Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Sono entrati in aula gli assessori Brandirali e Gallera. Il Presidente dà la parola al consigliere Colombo. Il consigliere Colombo così interviene: “Signor Presidente, signor Sindaco, signor Assessore, come dicevano i classici, bisogna parlare a braccio, ‘tenerem verba sequentur’. Quindi inizio con la prima “res” su cui vorrei dire delle parole. Io credo che il dibattito sul Bilancio ci costringe ad affrontare di petto la questione istituzionale che non è più rinviabile. Cosa intendo per questione istituzionale? Il rapporto tra Sindaco, Giunta e Consiglio. Perché (la faccio breve per ragioni di tempo) il Consiglio rischia di essere ridotto definitivamente all’assemblea condominiale. E chi ha questa esperienza periodica dell’assemblea condominiale sa che il Bilancio consuntivo nell’assemblea condominiale ruba un’ora e mezza, perché in cinque minuti l’amministratore lo presenta, poi c’è l’intervento della signora nevrotica del terzo piano, poi c’è il ragioniere in pensione che non ha perso il vizio e quindi fa le pulci alle voci di spesa… In un’ora e mezza si risolve tutto e poi si fa anche insieme il preventivo dell’anno successivo. O, se non vi piace l’esempio dell’assemblea condominiale (però non sono io ad aver scelto il 56 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 condominio come metafora della Città di Milano), il Consiglio Comunale rischia di essere l’assemblea annuale dei soci della S.p.A.. E cosa succede all’assemblea annuale dei soci della S.p.A.? Arriva l’amministratore delegato, anche lì illustrazione della relazione, c’è il solito Pierino che interviene - mi ricordo un mitico intervento del consigliere Rizzo, azionista della Cogefar, in un’assemblea del ’93, quando il consigliere Rizzo chiese all’amministratore delegato se avevano pagato le tangenti, e avevano pagato le tangenti (così torniamo sul disco rso di ‘Mani Pulite’, che è il discorso di questi giorni) - e poi in un’ora e mezza anche lì tutti a casa. Io mi domando se noi non dobbiamo cogliere l’occasione di questo dibattito per porre finalmente la questione dell’assetto istituzionale, del rapport o Giunta–Sindaco e Consiglio. Anche perché stamattina io sono andato a rileggere il Testo Unico e mi pare che lì le parole sono chiare. L’articolo 42 dice: ‘Spetta al Consiglio il compito – direi l’alto compito - di indirizzo e di controllo’, e fa l’elenco degli atti fondamentali tra cui c’è l’atto fondamentale per eccellenza che è il Bilancio. E poi l’articolo 50: ‘Il Sindaco ha il compito di amministrare dopo che il Consiglio Comunale ha fatto il Bilancio’. 57 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Allora io mi domando perché non si riesce ad elevare quest’aula a questo livello e perché quest’aula non riesce a svolgere questo altissimo compito di indirizzo e di controllo. Quando si dice ‘indirizzo e controllo’ si dice il massimo che si può fare in una Città: dare la direzione, dare la linea. Io credo che noi dovremmo, Destra e Sinistra insieme, Maggioranza e Minoranza insieme, approfondire questo aspetto perché a me pare che noi dobbiamo arrivare ad una proposta (che deve diventare anche proposta di Legge) in cui si sgancia il percorso del Sindaco dal percorso del Consiglio Comunale. Perché le cose non funzionano? Perché, allora, c’è il Bilancio che viene portato, blindato, e la Maggioranza non presenta neanche un emendamento, sbagliando, perché il nostro compito è quello dell’indirizzo e del controllo e quindi di fare le nostre proposte? Perché il Sindaco ha questa benedetta lettera e quindi ricatta politicamente il Consiglio, la sua Maggioranza in primis, ma poi il Consiglio in toto, dicendo: ‘Se non approvate, se non fate quello che dico io, si va a casa tutti quanti’. Io credo che noi dobbiamo uscir fuori… Poi che cosa succede? Nel secondo mandato il Sindaco – se è un Sindaco di personalità come 58 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 il nostro- può addirittura imporre il controllo sulle liste e spulciare chi si è comportato in maniera troppo dialettica nei confronti dell’Amministrazione. Noi dobbiamo sganciare il percorso del Sindaco dal percorso del Consiglio Comunale, in modo che il Sindaco viene eletto direttamente e svolge il suo compito (articolo 50 del Testo Unico) e il Consiglio Comunale viene eletto direttamente, mantenendo anche questo premio di maggioranza per chi vince (anche se su questo si potrebbe aprire una discussione) e c’è questo continuo rapporto dialettico tra il Sindaco e il suo Consiglio. Direi che si tratta di riproporre a livello comunale il modello americano: lì il rapporto è Presidente–Congresso. Il Presidente eletto va in Congresso a chiedere al Congresso se è d’accordo sulle Leggi, e il Congresso molte volte lo rimanda indietro. C’è da studiare questo meccani smo in modo da evitare questo ricatto politico che il Sindaco fa nei confronti della sua Maggioranza e in generale nei confronti del Consiglio, che impedisce al Consiglio di svolgere il suo ruolo. Perché altrimenti, se non si va su questa strada, a mio avviso (a me fa sempre un po’ impressione quando si parla del modello presidenziale perché ho subito una reazione istintiva), 59 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 guardate, però, che se non si adotta questo meccanismo, il meccanismo è quello del podestà o quello che il professor Lumi chiamava del ‘buonapartismo spicciolo’. E guardate che sicuramente la situazione attuale è decisamente inferiore allo stesso dettato del Testo Unico numero 267. Quindi, colleghi, secondo me o adesso o mai più, perché non possiamo continuare ad andare avanti in questa maniera. Vengo adesso al discorso più strettamente di Bilancio (il tempo è tiranno, sarò veloce), partirei anch’io dalle citazioni perché ho capito fin dai tempi dell’università che il professor Talomona bisogna interpretarlo a partire dalle citazioni, non da quello che poi dice quando deve fare l’economista. Ma il suo vero pensiero viene fuori dalle citazioni. E la prima citazione che è stata ricordata ‘non è più il tempo dei cavalieri’, lui si riferisce – non al cavaliere – al cavaliere quello che va alla ricerca del Santo Graal, vero? Assessore, ma lei mi tradisce con il Presidente?! No, dicevo, professore, in breve, siccome stiamo arrivando al punto del Bilancio, ho detto che il professor Talamona lo si capisce, il suo vero pensiero, dalle citazioni, questo fin dalle lezioni. E cosa dice in quella prima citazione, bisogna impararle 60 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 tutte e due, ha ragione, non solo la prima ma anche la seconda. La prima citazione dice: ‘Non è più il tempo dei cavalieri’ – e non si riferisce tanto al cavaliere.., ma al cavaliere dell’infinito, quello che va alla ricerca del Santo Graal - ‘è il tempo dei sofisti, dei calcolatori, degli economisti’. Io leggo questa citazione come un atto di umiltà. Io sono un’economista, mi avvalgo dei calcolatori e tento di far quadrare i conti con la razionalità economica. Però c’è un po’ anche del sofista, mi permetta, in questa relazione che ho letto attentamente, soprattutto in tre passaggi dove intendo per ‘sofista’ letteralmente quello che fa un ragionamento ingannevole, o meglio un ragionamento che punta alla utilità e non alla verità. Ma questo ragionamento ingannevole lei lo fa almeno in tre punti, laddove dice, primo punto, che noi ci troviamo di fronte a un Bilancio che non è caratterizzato dai tagli ma da un rallentamento dell’espansione della spesa. Io credo che, invece, ci sia uno stallo rispetto ai dati del 2001 e rispetto anche al consuntivo, che pure non abbiamo, del 2001. Allora, per farla breve, lei dice: ‘Rallentamento dell’espansione, però sui temi dei servizi sociali siamo andati oltre il 4,7 e quindi state tranquilli che per i poveri interveniamo, ci saranno i servizi sociali’. 61 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 La faccio breve, io penso che con questi dati arriveremo al massimo al dato del consuntivo 2001. E sono pronto a pagarle una colazione alla fu mensa, al Savini, se questa mia affermazione sarà sbagliata! Ripeto, noi arriveremo con questi aumenti al massimo a quanto abbiamo già speso”. Al massimo! Ma ho l’impressione che sui servizi sociali quest’anno, con l’assestamento di Bilancio, siamo già oltre i dati che voi mettete nel Preventivo 2002. Non solo, poi lei parla di traffico e ambiente. ‘Grandi scelte: traffico e ambiente’. Però mette le mani avanti e subito all’inizio della sua relazione sulla spesa corrente lei dice che c’è stato l’aumento della bolletta elettrica. Quindi, “non potete aspettarvi molto perché c’è questa benedetta bolletta elettrica”. Quindi, cosa succede? Che gli aumenti previsti per il traffico e l’ambiente di fatto sono già bruciati in gran parte dalla bolletta elettrica. Questo dovrebbe portarci a riflettere seriamente su questo discorso della spesa per l’energia elettrica. Uno, perché noi dovremmo essere in prima fila nel risparmio energetico e, due, perché noi dobbiamo in qualche misura risolvere il problema con l’AEM. Perché, nessuno lo dice, ma è già così nei fatti, noi come Comune potremmo già essere “cliente idoneo”, perché l’interpretazione che 62 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 viene data ormai della definizione di ‘cliente idoneo’ porta a dire che anche il Comune, visto che vi è un collegamento funzionale tra i punti di consumo dei diversi edifici del Comune, può andare ad acquistare la corrente sul mercato libero, e noi abbiamo un consumo che ci permette di avere la qualifica di ‘cliente idoneo’. Se ne sta parlando in sede ANCI, ma è già così, l’Autorità vi confermerebbe questo. Questo vuol dire risparmiare un 10% sulla bolletta. Almeno questi sono i calcoli stante i dati dell’Autorità. Seconda cosa, noi abbiamo questa illuminazione pubblica che costa l’ira di Dio, perché è stata aumentata l’illuminazione, molte migliaia di punti luce in più, però l’AEM potrebbe farci una opzione tariffaria favorevole per l‘illuminazione pubblica, che ridurrebbe la nostra spesa per l’energia elettrica. Addirittura io arrivo a dire che se noi mettessimo a gara il servizio dell’illuminazione pubblica – cosa che potremmo fare subito - noi risparmieremmo assai! Io credo al mercato su questo punto. Io sono convintissimo, faccio anche il nome, che SOLE, la società dell’ENEL, verrebbe subito a Milano facendoci pagare (anche qui una scommessa di una colazione al Savini) un 30% 63 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 in meno di quello che... Questa è la seconda colazione che le offro perché vinco. Allora io mi domando se non dobbiamo farla fuori con l’AEM, perché è vero che noi, nel momento in cui scegliamo AEM, diamo poi i soldi all’AEM, fai gli utili, e gli utili ritornano al Comune. Ma, innanzitutto, noi siamo al 51% in AEM e poi gli utili l’AEM se li deve conquistare dimostrando capacità imprenditoriale sul mercato e non a spese del Comune. Il tempo è tiranno, ma ruberò qualche minuto al consigliere Ottolenghi che non è intervenuto. Dov’è che fa il ‘sofista’? Quando parla di ‘svolta’, Assessore. ‘Bilancio di continuità e di svolta’. La svolta dov’è? Non è neanche una svoltina! Si tira avanti dritto come se ci fosse davanti un’autostrada. Lei dice ‘La svolta avviene perché la macchina organizzativa del Comune si è riorganizzata’. Però (lo diceva già il consigliere Molinaro, non spendo una parola in più) si incassa di meno, questo perché abbiamo una capacità di accertamento e di riscossione inferiore a quanto dovremmo invece possedere. 64 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Due, io non capisco perché diminuiscono gli affitti e i proventi patrimoniali. Perché qui c’è un problema. Adesso non c’è la Lega, io non voglio infierire sugli assenti, però ogni tanto anche la Lega meriterebbe di essere spazzolata pesantemente e anche l’assessore Pagliarini, che pure è simpatico! Cioè non può l’assessore Pagliarini presentarsi in Commissione e non aver letto nessun pezzo di carta e poi con una battuta dire: “Eh, ma ho i miei funzionari che provvedono”! Poi a farci un discorso nel 2002 che bisogna informatizzare il Demanio Comunale. La Lega è arrivata al Governo di questa città dicendo: ‘Noi porteremo la pulizia…’. ‘Mani Pulite’ ha voluto dire: ‘Anche il Demanio pubblico è gestito in maniera clientelare, facciamo subito l’informatizzazione del Demanio’. Siamo, dal ‘93 al 2002, a 9 anni dopo, per la precisione, e Pagliarini ci dice: ‘Ma, sì, faremo qualcosa’. Neanche ha promesso l’informatizzazione, ‘faremo qualcosa per sistemare le carte perché il Demanio è pieno di carta’. Ecco, quindi, che svolta è questa, Assessore? Le parole hanno un peso! Questa non è neanche una svoltina. Ripeto, qui tirate dritto, è una linea retta che va avanti su una cattiva gestione dell’Amministrazione. 65 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Poi sul discorso degli investimenti, anche qui, io sono, nonostante la parentesi di quattro anni della Consiliatura scorsa, uno dei vecchi. La strada del piano degli investimenti in sede di Bilancio Preventivo diventa la grande propaganda. E allora, siccome lei è onesto intellettualmente, io mi aspettavo che nella parte sugli investimenti ripetesse quello che ha detto nell’intervista al ‘Corriere della Sera’, ripeto le parole: ‘Credo che a Milano, dopo il cavalcavia Kennedy, non si sia costruito più nulla’… Rubo qualche minuto al consigliere Ottolenghi, Presidente”. Il Presidente così risponde: “Basta che poi lo si comunichi al consigliere Ottolenghi…”. Il consigliere Colombo così riprende: “Non si preoccupi, gliene parlo io, siamo compagni, abbiamo… È comunismo! Quindi, Professore, lei già risponde alla domanda di Rizzo con questa dichiarazione al ‘Corriere della Sera’. Seconda cosa, lei dovrebbe anche aggiungere che con gli introiti della vendita delle Municipalizzate, di una parte dell’AEM, della Centrale del Latte, delle Farmacie, per un totale di 900 e passa 66 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 miliardi, noi non siamo riusciti a fare nessuna grande opera, che rimanga come il segno del passaggio di questa Amministrazione nella Città. Dovrebbe aggiungere che nel corso di quest’anno non verrà messa sul mercato la SEA, visto che Fossa dice che se ne parlerà nel 2003. Poi questo non lo dovrebbe dire lei, ma lo dovrebbe dire il Sindaco. Sui temi del traffico, più che i poteri speciali, il Sindaco dovrebbe chiedere i finanziamenti speciali. Perché, da quello che risulta dalle dichiarazioni dell’Assessore Goggi in Commissione, la MM4 e MM5 sono ancora al blocco e rimarranno ancora al blocco nel 2002. Quindi io credo che c’è un po’ del sofista anche sul discorso degli investimenti in conto capitale, perché sono grandi annunci che però, in maniera eclatante, evidenziano una grande propaganda. Vengo alla seconda citazione e poi chiudo perché non voglio esagerare. Lei fa una bellissima citazione in cui dice fondamentalmente: ‘L’economia è il regno dei mezzi, è l’arte dei mezzi; la politica è l’arte dei fini’, denunciando quasi una mancanza di riflessione collettiva sul tema dei fini. Non è suo compito, lei si è sempre dichiarato Assessore tecnico, però è compito del Consiglio che 67 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 deve fare la grande operazione di indirizzo e di controllo ed è compito del Sindaco e della sua Amministrazione. Io credo che il Sindaco un fine l’abbia ben presentato in questi anni. Lui non crede a un Comune che svolga tutta una serie di funzioni. Credo che il Sindaco (non vorrei male interpretare i suoi pensieri) abbia davvero in mente un Comune minimo che chiede sempre meno tasse, che offre anche sempre meno servizi perché i servizi li offrirà il mercato. Questa mi pare la direzione di marcia di questa Amministrazione: ‘La politica decide nella direzione’, mi pare che il Sindaco abbia dato questa direzione. L’Assessore mi pare che faccia delle affermazioni che in qualche misura invitano a riflettere, perché dice: ‘State attenti, perché non è che stanno molto insieme (pagina 30 della sua relazione) l’espansione della spesa corrente con la riduzione del carico fiscale. Dobbiamo vigilare attentamente perché siamo già a un punto critico, più di così non ce la facciamo’. Ma poi, come giustamente richiamava anche la consigliera Adamo, nelle pagine iniziali della sua relazione l’Assessore dice un po’ come la vede su questo punto, e dice: ‘Non è detto che maggiore spesa pubblica coincida con maggiore benessere collettivo’; poi mi 68 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 pare che presenti il Comune del futuro come un Comune che avrà funzioni di programmazione, sorveglianza e di regolazione. Io mi domando subito se questo Comune non è un po’ troppo poco… è qualcosa di più rispetto al Comune minimo del Sindaco, però è un Comune che è poco più di un authority. Al di là del fatto che svolge questa attività di programmazione, sorveglianza e regolazione, ‘è già un’attività importante’, lo dice l’Assessore, ‘sono compiti gravosi che richiedono qualità e richiedono anche una mole di lavoro notevole’; io mi domando se il Comune, che deve perseguire il bene comune, che vuol dire il bene di tutti, non soltanto delle lobby, non soltanto dei soggetti già organizzati, può limitarsi ad essere così…”. Il Presidente invita il consigliere Colombo a concludere l’intervento. Il consigliere Colombo così riprende: “Cinque minuti glieli rubo, adesso finisco. Cioè se il Comune può permettersi di non svolgere una attività anche di gestione, non solo nei settori che non hanno rilevanza industriale, quindi servizi sociali e cultura, ma anche negli altri settori”. Il Presidente così interviene: 69 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 “Ha già usufruito di cinque minuti...”. Il consigliere Colombo così riprende: “Finisco, finisco. Ma poi mi domando: qualunque funzione facciamo poi svolgere a questo Comune, se lo stesso non debba in qualche misura utilizzare per svolgere queste funzioni anche gli utili che gli provengono da attività fatte sul versante imprenditoriale Ecco, io mi domando se su questa domanda non dovrebbero riflettere di più. Anche perché su queste domande c’è un’assenza di riflessione e noi – noi - avremmo il compito di affrontarle. Grazie”. Il Presidente così interviene: “Il consigliere Ottolenghi, quando interverrà, avrà nove minuti e mezzo a disposizione”. Durante l’intervento del consigliere Colombo sono entrati in aula i consiglieri Salvini e Pillitteri: i presenti sono, pertanto, 46. Il Presidente dà la parola al consigliere Masseroli. Il consigliere Masseroli così interviene: “Grazie, Presidente, questa per me è la prima volta in cui in qualche modo partecipo a questa liturgia del Bilancio e, se devo 70 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 essere sincero, è piuttosto deprimente perché - io sono cattolico- è un po’ una di quelle liturgie in cui il contenuto ormai è dimenticato, per cui la forma diventa vuota e senza interesse, tant’è che ciascuno di noi vomita quello che ha pensato, ma non si chiama dibattito questa cosa qui”. Fuori microfono interviene un Consigliere non meglio identificato, le cui parole non risultano peraltro, comprensibili. Il consigliere Masseroli così riprende: “No, parlo per tutti e parlo anche per me. Parlo per tutti, compreso quel che riguarda me. Come dire: non definisco quello che stiamo facendo un dibattito, ciascuno si prenda la propria responsabilità di quello che stiamo facendo ma, tant’è, è così. È la prima volta che vi partecipo e, appunto, è abbastanza deludente. Siamo a Milano, penso che sia una occasione grande questo dibattito che avremmo potuto fare e che, sostanzialmente non stiamo facendo molto. Fuori microfono interviene un Consigliere non meglio identificato, le cui parole non risultano peraltro, comprensibili. Il consigliere Masseroli così riprende: 71 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 “No, non ce l’ho con te, non sto attaccando nessuno in quel che sto dicendo. Sto solo facendo una valutazione del lavoro che insieme abbiamo compiuto, a partire dalle Commissioni fatte insieme, essendo la prima volta, come valutazione, spero di non abituarmi a questo livello che mi aspettavo più alto, non dei contenuti e delle cose dette, ma dell’aspettativa che c’è in ciascuno di noi di quello che si può dire. Non c’è tanta aspettativa da parte di nessuno, da parte neanche di chi, come sto per dire, forse ritiene che questo Consiglio debba avere un ruolo rilevante. Ma così è. La prima considerazione che faccio sul Bilancio riguarda la scelta che noi come Maggioranza abbiamo fatto. Noi abbiamo fatto una scelta di adesione piena al lavoro della Giunta, senza, per questo, sentirci minimamente sotto ricatto. Io non so e non mi interessa sapere che posizioni avrebbe preso il Sindaco se noi avessimo scelto di fare 2 mila emendamenti. Non mi interessa, perché per noi è stata una scelta politica. Ci sentiamo rappresentati da questo Sindaco e da questa Giunta, sebbene un po’ assente questa sera. Ci sentiamo rappresentati, probabilmente l’Opposizione non si sente rappresentata, sentendoci noi rappresentati stimiamo il lavoro che la 72 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Giunta ha fatto e quindi riteniamo più utile aderire a questo lavoro, a questa limatura fatta, piuttosto che venire a ritoccare qualche piccola cosa che potrebbe interessarci e che potrebbe anche essere magari una bella idea. Quindi, per questo non presenteremo nessun emendamento. Questo per me, che sono qui da qualche mese, è una novità politica, credo che lo sia anche rispetto, da quel che ho sentito, alla Consiliatura precedente. È una novità politica ritenere che la compattezza tra Giunta e Maggioranza possa far sì che a Milano si tenti di portare un Governo costruttivo, un Governo che sia utile alla gente, ai cittadini, che attiri le industrie, che faccia sì che la gente che vive in condizioni disagiate possa essere contenta di essere a Milano. Questa per noi è una scelta politica – ‘per noi’, dico, di Maggioranza e ci aspettiamo un analogo approccio dalla Giunta. Per noi è stato un passo avanti, sicuramente il Sindaco e la Giunta hanno ricevuto questo passo avanti. Non so cosa avremmo portato a casa sinceramente se avessimo fatto una battaglia di altra natura, forse niente, non lo so, o forse qualche piccola cosa. Ma non mi interessa questo. Mi interessa questa partita di cui sto parlando. Mi aspetto che 73 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 sia una corrispondenza biunivoca, a partire da quei piccoli progetti che ciascuno di noi ha in tasca, che non ha tirato fuori durante questa discussione di Bilancio, ma che sicuramente andrà a portare a ciascun Assessore perché si possa tentare di realizzare, perché non è solo la visione di ciascun Assessore che è sufficiente al Governo della Città. A questo proposito consentitemi qualche considerazione sul lavoro della Commissione Bilancio: è stato articolato, complesso, lungo. Non tutti gli Assessori (mi spiace che non ci siano) hanno dimostrato una Uguale disponibilità e interesse al lavoro, quasi fosse superfluo –appunto, la liturgia di cui sopra -. Tutti noi confermiamo la nostra disponibilità e decisione di esercitare il nostro ruolo di indirizzo e controllo, tornando sulla provocazione di Colombo di poc’anzi. Mi sarebbe piaciuto (magari lo fa) mettere giù delle pagelline, se mi è consentito, per il lavoro fatto. Non so, forse lo farò. Poi una digressione sugli strumenti che ci sono stati consegnati. Le informazioni che ci sono state portate, sono state di varia natura, molto spesso superficiali, certamente non approfondite, certamente non omogenee tra Assessore e Assessore. Anche sulle informazioni che hanno portato durante le Commi ssioni, io qualche considerazione 74 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 appunto la voglio fare. Sicuramente la prima è di natura, diciamo, di costruttività del lavoro che insieme si fa nelle Commissioni. Il lavoro delle Commissioni costa. Noi stiamo tagliando il Bilancio, ma il lavoro delle Commissioni costa. Allora dev’essere utile. Sennò sarei anche tentato di non farlo. La seconda considerazione è di carattere più, diciamo, tecnologico: noi abbiamo avuto in mano l’altro giorno un plico così; è difficile andare a consultare e a capire di cosa stiamo parlando con un plico di materiale di questa entità. Oggi esistono sistemi informativi che le aziende usano da anni che consentono di navigare i dati, di capire i dati come informazioni. Il consigliere Rutelli ha parlato in ogni Commissione - fino al mio esaurimento personale - del Bilancio sociale. Il Bilancio sociale, per quello che ho potuto capire, è una riaggregazione delle voci di Bilancio in funzione di una logica particolare, appunto quella sociale. A Milano è impossibile. Penso che in qualsiasi altro Comune sia impossibile. Basterebbe fare un piccolo investimento - è il mio mestiere, io faccio questo lavoro, è per questo che mi soffermo un attimino di più - sui sistemi informativi. Siamo nel 2002, penso che Milano potrebbe fare uno sforzo in modo da essere 75 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 anche su questo all’avanguardia. Se vogliamo considerare il lavoro comune e, come dire, gli uffici come un’azienda, bisogna che gli strumenti aziendali siano forniti. Credo anche che contenuti di carattere politico abbiano la fondamentale necessità di queste informazioni, sennò sono superficiali, sennò sono istintivi, mancano di sostanza. Quindi, una proposta che mi sento di fare (non farò emendamenti) sicuramente è questa: dotiamoci di sistemi informativi che ci consentano di leggere l’informazione. Non ce li abbiamo! Tutte le aziende ce li hanno. È necessario un minimo investimento cosicché Rutelli possa leggere il Bilancio sociale e io possa dire cosa penso del Bilancio sociale così come dice lui. Si è parlato anche di un Bilancio con una spesa corrente bloccata. Bisogna dire, come ha detto l’assessore Talamona, del resto, che comunque la spesa corrente anche in questo caso è cresciuta. Noi esprimiamo una piena condivisione di quello che ha fatto il Sindaco, come ho detto prima, e la Giunta, in ottemperanza alla Legge Finanziaria, che viene dal nostro Governo, che ha mirato a definire quel 6% di cui tanto abbiamo parlato. Anche in questo Milano si è 76 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 posta come eccellenza e come esempio. Rischiava di non esserlo, e su questo la Maggioranza si è presa la propria responsabilità. Ma io credo che ci sia una cosa ancora più importante sull’aspetto delle risorse, cioè che la miglior risorsa di cui Milano dispone non è finanziaria, ma è la gente che vi abita, è la risorsa umana. Per questo, essendo la risorsa umana la prima risorsa, abbiamo accolto con grande soddisfazione la decisione presa dal Sindaco e dall’assessore Carrubba di continuare la loro collaborazione. L’eventuale perdita dell’Assessore alla Cultura (mi spiace che non ci sia) sarebbe stato un sacrificio ben più significativo della riduzione della spesa corrente che ha dovuto subire. La risorsa umana di cui Milano dispone sono innanzitutto i suoi cittadini. La storia lo dimostra: riteniamo vitale per questo l’ingresso sempre più pesante del privato nella risposta al bisogno pubblico. È questa l’impostazione culturale ed economica che per noi va sotto il nome di sussidiarietà. Il consigliere Adamo purtroppo è uscita. Ma quando lei chiede: ‘Qual è l’idea che avete di welfare?’. La mia idea di welfare passa dalla sussidiarietà. È stata proprio l’Italia, e Milano in particolare, il luogo dove la risposta al bisogno di assistenza, sanità, 77 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 scuola e università nacque da realtà che svolgevano la funzione sociale e pubblica, pur non essendo affatto entità dell’amministrazione statale e dell’articolazione territoriale dello Stato stesso. Le università, gli ospedali, le opere di assistenza sono nate in Italia come no profit ‘ante literam’, non riconducibili al Comune, ma fondate da privati che non avevano fine di lucro. Università come La Cattolica o la Bocconi forniscono oggi certamente servizi di pubblica utilità. Ma i grandi ospedali italiani fanno la stessa cosa e nascono da iniziative di ordini religiosi non dello Stato. Per iniziativa privata sono nate le Banche Popolari, la Casse di Risparmio, che sono oggi fondazioni, che hanno ancora oggi al centro della loro struttura quello che si chiama comitato di beneficenza, non è un caso. Sono nate anche le Casse Rurali dalla gente, dal popolo, legate al territorio. Va aggiunto un esempio importante che riguarda l’ospedale ‘Maggiore’ di Milano: oggi l’ospedale ‘Maggiore’ di Milano è ancora il più grande proprietario terriero della provincia; i cittadini milanesi per secoli hanno riconosciuto in questa istituzione qualcosa che realizzava, che incarnava un bene comune, e quindi hanno dato donazioni ed eredità a questa realtà. In definitiva ci sono segni tangibili delle realizzazioni 78 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 per opera di un pubblico non statale che ha dato il via ad un’autentica welfare society. Questa è la nostra risposta alla domanda che prima veniva fatta dalla consigliera Adamo. Il Comune, credo, deve riattivare questo circolo virtuoso per cui la gente si sente invogliata a dare il proprio per qualcosa che costruisce per tutti. Deve riattivare questo circolo virtuoso di collaborazione tra pubblico e privato, assumendo innanzitutto il ruolo di facilitatore di quella iniziativa privata che risponde al bisogno pubblico. L’eliminazione dell’articolo 4 bis del regolamento dell’ICI, di cui l’altro giorno abbiamo parlato, è un piccolo segno di questa concezione politica che noi abbiamo. Abbiamo voluto togliere questo articolo per questa concezione, perché ci premeva non buttar via il bambino con l’acqua sporca, sebbene di acqua sporca ce ne sia; ma il bambino è più importante di questo. E permettetemi anche di fare il nome di un Assessore di questa Giunta (anche lui stasera non c’è) perché l’esemplificazione attualizzi il concetto che ho appena detto. Mi pare personalmente che il tentativo dell’assessore Simini di rispondere alle enormi richieste di asili nido, vada in questa direzione. L’ho già detto in Commissione. È 79 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 una sfida di cambiamento di mentalità e di approccio rispetto a quello che vorrebbe tutto centrato sullo Stato o sul Comune, e mi sembra che stia già dando i primi risultati. Ma è una sfida che accogliamo e i risultati li vedremo, se non ci saranno li discuteremo, discuteremo del motivo per cui non ci sono. Sono certo che ci saranno. Fino a 10-15 anni fa il termine ‘sussidiarietà’ era sepolto, era relegato nelle pieghe della dottrina della Chiesa, sembrava un tentativo della Chiesa non riuscito. Oggi siamo d’accordo in molti, mi sembra, seppure di diverso orientamento politico, sull’idea di un pubblico non statale che nasce, come detto, proprio dalle profonde radici dell’esperienza popolare italiana, cioè della sussidiarietà. Milano può essere il laboratorio nazionale, e non solo, della rinascita di questa che per me è una strategia politica. Ma voglio spingermi oltre, vista l’occasione che il dibattito rappresenta, così avevo scritto, ma lo credo ancora. Proprio in questi giorni il Consiglio dei Ministri sta iniziando a studiare una definizione giuridica del no profit, ne stanno parlando, perché in Italia non esiste ancora questa cosa. Da questo punto di vista i Paesi del nord Europa e del nord America, quindi non del terzo mondo, sono avanti anni luce 80 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 da noi. Il servizio alla persona di pubblica utilità, là sono sistemi misti, dove esistono diverse tipologie, profit, priva to non a fini di lucro e statale. In questi Paesi le aziende no profit sono classificate come realtà che non distribuiscono utili, qualunque sia il loro patrimonio o il loro reddito. Non sono appena il volontariato, sono le realtà che non distribuiscono utili, cioè che usano gli utili per rinvestirli nel servizio che stanno fornendo alla Città. Questo è il nostro concetto di no profit, non nessun profitto ma molto profitto reinvestito, con l’obiettivo di una maggiore efficacia ed efficienza del servizio. Gli esempi americani ci vengono in soccorso. Uno per tutti: la Medio Credit di Rochester(?) ha 25 mila dipendenti, è uno dei punti di riferimento mondiali a livello di sanità, ed è appunto una no profit. Allora, e vengo al punto, credo si possa iniziare…” Fuori microfono interviene un Consigliere non meglio identificato, le cui parole non risultano peraltro, comprensibili. Il consigliere Masseroli così riprende: 81 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 “Per cortesia, Antoniazzi… Vengo al punto. Credo si possa iniziare a ragionare su un’ipotesi un po’ hard, la definisco, nessuno l’ha mai fatta. Fuori microfono interviene un Consigliere non meglio identificato, le cui parole non risultano peraltro, comprensibili. Il consigliere Masseroli così riprende: “Antoniazzi, quando tocca a te parlare sarò lieto di ascoltare e spero che tu dica cose interessanti. Mentre parlo non mi interrompere! Se vuoi interrompere, vai fuori, per cortesia, sto parlando!. Allora fammi parlare! Quando tocca a te ti ascolterò con interesse. E vengo a questa ipotesi che è appena un’idea. Perché non pensare ad una ridefinizione delle utility’s milanesi in ottica no profit? Il liberalismo spinto all’inglese dà segni di fallimento dal punto di vista soprattutto della risposta al cittadino. La corsa alla vendita del patrimonio pubblico alla lunga non premia, e l’Argentina lo dimostra. Il mercato delle utility’s territoriali, oggi in gran subbuglio, andrà probabilmente verso comunque una situazione di oligopolio e non di 82 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 monopolio, eventualmente situazioni locali. Credo che questa del no profit sia una strada che possa non mettere in conflitto l’esigenza di crescere di queste aziende, perché sennò muoiono, con l’efficienza della risposta al cittadino, con l’efficienza e l’efficacia della risposta all’utenza. Certamente questo potrebbe riattivare quel meccanismo virtuoso di donazioni di cui sopra, che oggi non c’è più, perché oggi nessuno dà più niente a nessuno, forse danno qualcosa alla Chiesa, chi si fida ancora. Certo, per ora è solo all’idea - voglio finire - ma va…”. Il Presidente così avverte: “No, è due minuti oltre il tempo, Consigliere”. Il consigliere Masseroli così risponde: “Sì, fa niente”. Il Presidente così ribatte: “Quindi deve finire, non ‘voglio finire’!”. Il consigliere Masseroli così seguita: “Certo che per ora è solo un’idea, ma va approfondita, ne va verificata la fattibilità, non l’ho potuto fare. È un’idea, ma ho voluto dirla! Intanto andando a vedere dove una soluzione del genere 83 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 funziona ed esiste, ad esempio, a New York. Il sistema di trasporto di New York ha presente al suo interno delle realtà no profit che funzionano, credo meglio della nostra ATM. Anche qui Milano potrebbe essere il primo esempio di un grande passaggio culturale e politico. Ma sono temi su cui presto torneremo, trattando le problematiche particolari delle varie aziende cui il Comune partecipa, dall’AEM alla ATM. Con la liberalizzazione dei trasporti che presto avverrà, alla Sogemi, dove credo che debbano entrare sicuramente gli operatori di settore, alla società delle…”. Il Presidente così redarguisce: “Consigliere, mi tocca farla terminare!”. Il consigliere Masseroli così seguita: “…che ha un business enorme, alla Milano Serravalle, solo per fare qualche esempio”. Il Presidente così redarguisce: “Consigliere, mi tocca farla terminare!”. Il consigliere Masseroli così riprende: “Manca un minuto! A questo proposito…”. 84 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Il Presidente così interviene: ”Allora vorrei sapere se il consigliere Garocchio o il consigliere Gambitta cedono parte del loro tempo al consigliere Masseroli; è l’unico modo per farla continuare”. Il consigliere Masseroli così risponde: “Sì, credo di sì”. Il Presidente così ripete: “Allora, dato che il consigliere Garocchio le cede parte del suo tempo, continui, ha un minuto”. Il consigliere Masseroli così riprende: “A questo proposito delle società di cui sto parlando, appunto, non so - e mi spiace non sapere - quale strategia ci sia sotto la holding di cui ha parlato ‘Il Giornale’ l’altro giorno. Se non si tratta di una bufala giornalistica, come sembra, questa holding che terrà sotto tutte le aziende di Milano, se non si tratta di una bufala, avrò il piacere di invitare il Presidente designato alla Commissione Bilancio perché ci dia qualche delucidazione perché ho interesse anch’io di esprimere qualche contenuto in proposito. 85 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Tornando allo specifico del Bilancio, riteniamo condivisibili i progetti del piano triennale e il contenuto e la priorità che ne hanno. Anche qui l’ingresso dei privati lo riteniamo fondamentale. L’approccio del…” Il Presidente così avverte: “Consigliere, è terminato il minuto, le devo togliere la parola!”. Il consigliere Masseroli così ribatte: “No, io le chiedo…”. Il Presidente così redarguisce: “Consigliere, non è possibile, bisogna anche saper stare nei tempi. Quindi non mi costringa a toglierle la parola! O dice una frase e chiude l’intervento oppure le tolgo la parola. Non posso fare altrimenti, consigliere Masseroli”. Il consigliere Masseroli così replica: “Ho finito! Ma io non lo so, ci sono delle sedute…”. Il Presidente così ribatte: “Sono passati cinque minuti!”. Il consigliere Masseroli così riprende: 86 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 “…dove non si parla di niente tutte le sere, quando dobbiamo parlare di qualcosa lasciateci terminare”! Il Presidente così interviene: “Consigliere Masseroli, le tolgo la parola. Signori ha parlato per 20 minuti, se ogni Consigliere..!”. Fuori microfono interviene un Consigliere non meglio identificato, le cui parole non risultano peraltro, comprensibili. Il Presidente così riprende: “Guardi, io sono della terza repubblica e faccio così! Va bene?”. Indi dà la parola al consigliere Rutelli. Il consigliere Rutelli così interviene: “Con piacere, se il Presidente me lo consente, visto che prima c’è stato l’omaggio del consigliere Garocchio, se il Presidente me lo consente, lascio 30 secondi del mio intervento a Masseroli, così finisce la frase”. Il Presidente così interviene: “Però concedo 30 secondi”. Indi dà la parola al consigliere Masseroli. Il consigliere Masseroli così conclude: 87 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 “La ringrazio. Sintetizzando dico che voteremo il Bilancio e useremo il nostro compito di indirizzo e controllo che abbiamo. Fine”. Durante l’intervento del consigliere Masseroli è entrato in aula l’assessore Zampaglione. Il Presidente dà la parola al consigliere Rutelli. Il consigliere Rutelli così interviene: “Allora, è la prima volta che mi trovo nella condizione di partecipare alla discussione sul Bilancio della mia città. Ho ragionato in queste settimane sul significato di questa esperienza. In particolare mi sono posto in queste settimane una domanda: mi sarebbe davvero molto piaciuto potermi trovare in una condizione nella quale invece di peregrinare tra Commissioni e Commissioni dove ascoltare da ciascun Assessore la logica contabile della propria spesa, mi sarebbe piaciuto trovarmi in una condizione diversa. In un solo incontro, magari qui in Consiglio Comunale, magari con un bello schermo dove venivano proiettate una serie di cifre normalizzate che ci consentissero non di identificare volumi in verticale con una frantumazione, non solo quantitativa, ma anche con una frantumazione logica della spesa, trovarsi invece in una situazione dove, sommate tra di loro le cifre in 88 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 orizzontale in rapporto evidentemente a gruppi sociali, a categorie di utenti, avessimo la possibilità di capire i nostri 3 mila 700 miliardi dove vanno in termini di decisione. Io credo che questa sarà una cosa possibile. Io credo che forse ce la potremmo anche fare. Masseroli dice che io l’ho estenuato nelle Commissioni, ma è stato un massaggio positivo, reciproco, perché…”. Fuori microfono interviene un Consigliere non meglio identificato, le cui parole non risultano peraltro, comprensibili. Il consigliere Rutelli così prosegue: “Massaggio, massaggio, massaggio! Anche perché se, io mi auguro, la Presidenza, come ha lodevolmente fatto per l’anno ‘97/’99, lo realizzerà anche in prospettiva, magari con degli accorgimenti che mi sono permesso di avanzare, pensate che bellezza potersi trovare qui in Consiglio Comunale ed avere la chiara indicazione, non verticale ma orizzontale, del processo di spesa. Questo, allora, ci consentirebbe in maniera immediata di non dover fare estenuanti discussioni, ma di avere la dimensione oggettiva che risponde a una serie di questioni poste peraltro in questa stessa aula da una serie di persone. Non a caso l’assessore Talamona, persona esperta e amabile, lui stesso nella 89 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 sua relazione ha detto che sarebbe utile avere dei parametri di valutazione delle performance di spesa. Allora da questo punto di vista noi avremmo, in quest’ottica, la possibilità di avere questi parametri in rapporto non alle divisioni, per cui non assisteremmo alla lite tra Assessori, ma, al contrario, a una riflessione non contabile ma politica sulle priorità. E non ci troveremmo nelle condizioni in cui il nostro Sindaco si è trovato, per far quadrare il cerchio, nel dire: ‘O si vota o me ne vado’. Bene, signori, io credo che sarete d’accordo con me nel dire che il nostro lavoro ci lega su tre livelli. Il primo livello è la leadership del nostro Sindaco. E se le regole della democrazia valgono, e io le rispetto come penso tutti quanti voi, se il Sindaco ha avuto i voti che ha avuto, ha la leadership di questa Città. Io personalmente gliela riconosco la leadership di questa Città. Ma, dopo aver detto che gliela riconosco, non vuol dire che la condivido. Infatti opero perché il punto di vista dei cittadini milanesi si modifichi. Però ciò non mi rende impossibile capire che questa leadership che lui ha è una leadership oggettiva. 90 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Però, signor Sindaco, mi permetta di fare una piccola osservazione. Pensavo di farle, in occasione di questo Bilancio, un dono perché lei è persona a me simpatica e ho trovato la possibilità di realizzare questo mio desiderio. Le regalerò questo libretto, pubblicato da una serie di direttori d’orchestra, ovvero non responsabili di condominio, come molti qui dicono lei essere, ma io mi auguro che lei diventi invece un direttore di orchestra e non un coordinatore di condominio. Però, attenzione, perché lei possa diventare un direttore d’orchestra – e lei mi pare ami anche la musica - qui ci sono i migliori direttori d’orchestra del pianeta che danno dei consigli a chi si trova nella sua situazione, partendo dalla loro esperienza, e dicono che la leadership va condivisa con passione. Ma per ottenere delle prestazioni eccellenti e veramente eccezionali bisogna condividere le relazioni con il gruppo. Allora, io la prego, non consideri solo la Giunta il suo gruppo, non consideri solo la Maggioranza il suo gruppo, ma consideri anche il suo gruppo tutta la Città, anche coloro che non l’hanno votata. Questo sta a significare che qui dentro, in quest’aula, pur rispettando che non c’è più in quest’aula il Governo della Città, perché in quest’aula c’è 91 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 solo la politica di indirizzo e di controllo, ma il Governo della Città sta in Giunta. Io questo lo accetto perché è legge del mio Paese e quindi sono perfettamente d’accordo sul fatto che qui, in quest’aula, si può solo fare un’azione di indirizzo e di controllo. Ed è per questo che alcune volte io non mi trovo d’accordo con alcuni colleghi dell’Opposizione, ma non per questo non mi sento profondamente leale nei confronti del rapporto con l’Opposizione. È proprio per questo che se qualcuno mi dovesse chiedere perché non ho presentato e non presento degli emendamenti, è perché fondamentalmente non ho la responsabilità del Bilancio. Ho la responsabilità di azioni di indirizzo ed è per questo che ho scelto di presentare solo degli ordini del giorno e non degli emendamenti. Però, vede, signor Sindaco, se lei vuole davvero essere ricordato, non solo da chi l’ha votata ma anche da chi non l’ha votata, in modo positivo, non può non dare ragione alle osservazioni che faceva poc’anzi Rizzo. Perché quando Basilio Rizzo diceva: ‘È opportuno che un Bilancio non sia solo uno strumento amministrativo, ma sia anche uno strumento politico’, vuol dire – vuol dire – che non deve essere solo interpretato, ripeto, frantumando la spesa per 92 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Assessorati, non deve essere centrato sugli Assessorati, ma deve essere centrato sulle categorie di cittadini. Allora quando impareremo a leggere, perché ne avremo la possibilità, in questo senso Masseroli ha ragione quando dice che ci dobbiamo munire di un sistema informatizzato che ci consenta di capire dove vanno i 3 mila 700 miliardi, cioè quali sono le categorie che vengono più privilegiate, fino a quando noi continueremo a leggerlocon la frantumazione della spesa, e il vertice della spesa sarà per Assessorati, non avremo l’idea precisa di quali sono i reali beneficiari della spesa, i privilegiati e i non privilegiati, cioè dove sono le priorità. Oggi possiamo solo fare un discorso di priorità per Assessorati. Ma gli Assessorati non sono i cittadini. È per cittadinanza che va letto un Bilancio, ma non ne abbiamo ancora la possibilità, anche se, lodevolmente, la Presidenza del Consiglio nel 1997 ha avviato questo tipo di percorso ed io mi auguro che rapidamente possa completare il suo percorso per poterci mettere tutti nella condizione di fare un ragionamento diverso sul Bilancio. Quindi sentire il parere degli stecolder(?), sia consuntivo che preventivo, quindi superare l’organizzazione per direzioni e servizi e 93 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 articolarlo per zone e per portatori d’interesse, quindi inserire parametri di valutazione delle performance di spesa, quindi garantire il confront o tra obiettivi preventivati e quelli realizzati. Fino a quando non avremo questa possibilità, non saremo nella condizione di una reale efficienza ed efficacia di controllo della spesa. Siamo in una situazione di controllo contabile della spesa, ma non è detto che il controllo contabile sia sinonimo di controllo politico. Questa è una grande differenza, tant’è che l’unico sistema di controllo politico che é stato scelto è il 6%. Allora, e concludo, da un lato noi abbiamo la verticalità della dimensione dell’efficienza e del risultato, si tratta di domandarsi se questa dimensione dell’efficienza e del risultato si coniuga solo con la dimensione del partecipazione. consenso Io credo o che anche con debba la dimensione coniugarsi sia della con la partecipazione che con il consenso. Allora, per poter fare partecipare il cittadino, bisogna dargli le informazioni, solo così quel consenso che ci restituirà sarà un consenso davvero legittimo. Grazie”. 94 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Durante l’intervento del consigliere Rutelli è entrato in aula il consigliere Fiano; ne sono usciti i consiglieri Parlanti e Gilardelli: i presenti sono, pertanto, 45. Il Presidente dà la parola al consigliere Salvini. Il consigliere Salvini così interviene: “La Lega Nord ritiene che il Bilancio presentato da questa Giunta sia il migliore possibile, stante l’attuale situazione economico – finanziaria. Dichiara il suo voto favorevole nella certezza che dall’anno prossimo dal Governo di Roma ci sarà più elasticità nei confronti degli Enti locali, soprattutto quelli più virtuosi come il Comune di Milano”. Il Presidente dà la parola al consigliere Bossi Emilia Moratti. Il consigliere Bossi Emilia Moratti così interviene: “La ringrazio, Presidente, e chiedo scusa perché anche per me è la prima volta, come diceva ieri il consigliere Baruffi. Ma io sono qui a rappresentare un Gruppo a cui fa capo un Partito Ecologista e una Lista Civica. Quindi al Partito Ecologista io devo una visione coerente dell’uso delle risorse di questa Amministrazione e alla Lista Civica io devo la possibilità di comunicare ai cittadini tutto questo. Quindi, 95 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 anche se con un po’ di inesperienza e d’ingenuità, io ho cercato di adempiere a questo compito, ma effettivamente non è stato facile. Io ritengo il Bilancio come un modello economico a supporto, a conferma, e ad analisi di una architettura progettuale sottostante. Per questo deve in qualche modo mettere in evidenza proprio la coerenza nell’uso delle risorse e deve evidenziare se ci sono ridondanze, confusioni o conflitti. Le ridondanze sapete cosa sono, una ripetizione d’informazione. I conflitti sono quando due agenti diversi vogliono la stessa risorsa. Le confusioni sono una cosa un po’ mista, cioè qualcosa per cui la mancanza di informazione fa pensare che due agenti diversi stiano attendendo alla stessa risorsa. Ma non è così. È solo che manca informazione e non lo sanno. Non sanno che strutturando meglio una risorsa ci sarebbe pane per tutti. Ecco, io tutto questo pensavo quando affrontavo la lettura dei libroni che sono arrivati pochi giorni fa effettivamente: sono arrivati quelli azzurri, quelli verdini e poi quelli bianchi enormi; e mi venivano in mente le parole di Marco Vitale, che avevo accolto con dispetto – devo dire - leggendole sul ‘Corriere della Sera’, perché diceva che, in pratica, il Bilancio è un modello matematico perfetto, blindato, 96 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 indiscutibile. ‘Si può discutere un progetto di Governo ma non il Bilancio che ad esso è associato’, diceva Marco Vitale. Questo mi indispettiva. Però, dopo che non ho potuto, dalle aride cifre dei libroni, evincere quello che ci stava sotto, appunto, la coerenza nell’uso di quelle risorse che si proponeva il Bilancio, ma devo dire che un po’ all’arida visione di Marco Vitale dovevo dare ragione. E me ne dispiace moltissimo. Mi immaginavano appunto, come il collega Masseroli, che il Comune potesse avere risorse tali da strutturare meglio, proprio dal punto di vista dell’informazione, la visione del Bilancio. Guardate che non bisogna arrivare a cose molto sofisticate, ma già proprio graficamente (mi dispiace dirlo perché la gentilezza anche dei dirigenti, del Ragioniere Capo Penco, che è stato così disponibile veramente, non vorrei che fosse offeso da questa mia critica), ma è veramente difficile districarsi prima di tutto per la mole eccessiva di informa zioni non strutturate, ma addirittura anche per l’impostazione tipografica di questo, è difficile capire le varie categorie. Poi naturalmente, come diceva Masseroli, ci sono modi per rendere possibile quello che il dottor Penco cercava di farci capire, cioè che bisogna leggerlo interpolando i dati, seguendo un percorso 97 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 logico, che non è facile a chi si trova tutta questa mole per la prima volta, ma neanche a quello che se la trova per la seconda e la terza a quanto ho capito, quando ho visto i miei colleghi più anziani sfogliare sequenzialmente questi libroni alla ricerca affannosa di dati. Allora ho pensato: ‘Beh, se fanno così anche loro, vuol dire che veramente manca di strutture, non sono io che non ho capito le chiavi di ricerca’. Questo è un peccato perché così il nostro contributo si riduce, si riduce notevolmente. Perché, checché ne pensasse Marco Vitale o anche checché se ne pensi che questa sia solo una liturgia, invece questo momento è molto importante. Il consigliere Masseroli diceva: ‘Ci sono le società che già fanno questo’. Certo, ma io vi dico, ne ho parlato anche in Università, sono disponibili anche le strutture universitarie, si possono creare sia dei linguaggi particolari come degli ipertesti, ma soprattutto cercare di leggerlo potendolo tagliare a fette questo Bilancio e vederlo da tanti punti di vista. Cosicché uno che è interessato al verde affetti e segua tutto questo percorso; uno che è interessato all’infanzia affetti e segua tutto questo percorso, e così via. 98 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Insomma, io mi sono trovata nelle condizioni di una che si trova in una grande biblioteca in cui i fogli sono ammassati sui ripiani, ma si capisce che sono dei libri, ma la disperazione è che non hai il tempo e la modalità per raccoglierli. Quindi io ho rinunciato ad esprimere valutazioni quantitative. A questo punto, quello che ho potuto evincerne è solo una considerazione di carattere politico: ho avuto la conferma che dal Bilancio a supporto del progetto di governo esce una Città considerata per funzioni di lavoro e non dedicata alla vita dei suoi cittadini. Ho avuto la conferma che quello che è stato coraggiosamente dichiarato dal Sindaco, cioè che considera questo Comune come un’azienda, è vero, ma anche – ahimè – purtroppo un’azienda un po’ cicala, che guadagna sulle dismissioni dei beni mobili ed immobili, oppure sui provvedimenti punitivi, repressivi, come le multe. Io sono rimasta molto colpita dal fatto che anche l’Assessore avesse notato che una delle grosse fonti di introito sono le multe, le contravvenzioni. Mai me lo sarei aspettata, davvero! Ma questa è una mala-economia, è il senso di qualcosa che non funziona nel sistema e che viene controllato, represso… Ha un costo anche la repressione. 99 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Naturalmente bisognerebbe vedere, e mi va bene che vengano assunti vigili e guardie in più perché si dà lavoro in più, però, se uno vuol fare i conti dal punto di vista economico, bisognerebbe vedere cosa costa il controllo e la repressione per avere questi introiti. Quindi questa non è la buona economia che io vorrei dal Comune . Naturalmente mi spaventa ancora di più la dismissione dei beni immobili o delle attività dedite ai servizi, la dismissione man mano dell’AEM, delle Farmacie e della Centrale del Latte. Questi sono beni che entrano in Bilancio una volta e poi non entrano più se poi erodi sempre di più la tua partecipazione anche nelle società che hai mano mano quotato in Borsa o se addirittura le dismetti del tutto. Io penso invece che l’economia di un Comune dovrebbe tendere prima di tutto a un sano pareggio, chiaramente, che facesse da volano al profitto poi individuale della Città. D’altra parte raggiungere un sano pareggio può essere fatto con altre considerazioni. Sicuramente, come ho già detto qualche volta, il Comune ha la forza dei grandi numeri, quindi quando pensa a servizi è veramente molto appetibile nel mondo dell’economia nuova. Quello che io ho già detto tante volte, che mi è stata rimproverata come cosa assolutamente 100 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 utopistica, che si potrebbe scendere via via nel biglietto dell’ATM, perché l’ATM potrebbe essere fonte di guadagno, di guadagno dando informazioni semplicemente, perché ha così grandi numeri di utenti che da questo punto di vista è molto appetibile dall’economia nuova. Beh, ho avuto il piacere proprio ieri di leggere che Hannover l’ha fatto. A dispetto di quanto mi diceva De Corato una volta, che pur vuol mettere il monitor, ma per controllare, sui mezzi pubblici, beh, ad Hannover ne hanno messi addirittura due di monitor che forniscono informazioni sui mezzi pubblici. Tra l’altro, non so come, ma il progetto, che è chiaramente finanziato anche dallo Stato e da altri Enti, è costato solo 4 miliardi, che non è proprio molto, e ha innescato un grande mercato di possibili utili per la municipalizzata che fa capo a questo. Quindi c’è la possibilità di fare un po’ pagare dei servizi, ma c’è anche da richiedere il coraggio di rinunciare a volte a dei guadagni. Voglio dire anche con esempi piccoli. Ad esempio: il guadagno che facciamo permettendo che si mettano le antenne per la Telefonia Mobile in prossimità delle scuole e sui campi sportivi di proprietà del Comune, beh, questo è un 101 guadagno a cui dovremmo Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 coraggiosamente rinunciare in nome del principio di precauzione per la salute dei nostri bambini. Perché questa Amministrazione deve essere una Amministrazione che pensa alla vita dei suoi cittadini, non solo agli introiti. Naturalmente, come Martinelli, sono molto preoccupata delle dismissioni nell’ambito della cultura, dismissioni (scusate) di spesa, per adesso non abbiamo pensato di vendere i musei! Beh, soprattutto dal punto di vista della cultura scientifica, una cultura scientifica che va riguardata anche nel momento della formazione e non solo della produzione di ricerca scientifica. Avremmo l’occasione davvero di avere anche noi la nostra villetta, abbiamo anche delle collocazioni fisiche già pronte. La Città delle Scienze, che ci è stata esposta progettualmente dal Museo di Storia Naturale, sarebbe una grande occasione: comprenderebbe dal recupero del Planetario già da un certo punto di vista avviato delle Serre di Palazzo Dugnani, che sono state terminate come recupero murario, ma devono essere arredate di funzioni per poterle adoperare come laboratori per i bambini. Ecco, queste sono occasioni che dobbiamo cogliere. Le Serre di Palazzo Dugnani ci sono costati 2 miliardi e passa di ristrutturazione muraria, 102 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 manca un miliardo e due per adoperarle; ecco, su questo coraggiosamente dobbiamo investire. Certo, come vi ho detto, non ho saputo leggere i numeri, quindi non ho capito perché 300 milioni venivano tolti dal Bilancio del Museo di Storia Naturale, appunto, per rimanere nell’argomento in cui eravamo, per scendere in un esempio, e 100 e passa sono all’Ansaldo… Non ho capito strutturate bene come. Ecco, mi manca tutta questa possibilità di capire. Però penso che uno sforzo su qualche centinaio di milioni si può fare. Si possono porre i dubbi quando sono decine e decine di miliardi, ma su questo, visto che siamo molto carenti, bisogna farlo. Anche se non si vede l’immediato ritorno, che poi non è vero, perché i musei si sa che in altre città europee e non europee rendono. Quindi non abbiamo paura di queste cose. Anche investire nell’aggregazione giovanile deve essere fatto con maggiore realtà di finalità. Perché fare la Fabbrica del Vapore per soggetti che già in qualche modo avrebbero avuto alloggio da altre parti per le loro attività, non è questo il modo di risolvere. Poi ovviamente bisogna pensare ad altri capitoli non contemplati, come le donne, come i bambini, ma veramente. 103 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Ragionare, ovviamente, sulle spese da fare a proposito del traffico, ma che non credo che siano da pareggiare con ticket di entrata, sempre con questo tipo di atteggiamento repressivo. Credo che debba essere costruttiva la politica che sottende a un Bilancio che vuole pensare veramente alla vita dei suoi cittadini. Non si capisce come mai non si prendano veramente misure, a proposito del traffico, visto che i valori sappiamo che sono assolutamente al di sopra dei limiti sopportabili. Abbiamo 5 o 6 volte la soglia cancerogena nel benzopirene, l’ho già detto un’altra volta, perché su questo non si cerca di investire? Certo, bisogna investire anche dei mancati guadagni. Questo è un altro modo di Bilancio sociale, come si diceva prima. Un numero soltanto vorrei citare con precisione e sono l’1,758 milioni di Euro che ci vengono dal trasferimento di capitali dall’Unione Europea per i finanziamenti sugli investimenti. Ecco, questo mi sembra un numero molto basso. Io credo che non abbiamo saputo accedere bene a questi stanziamenti. Grazie.” 104 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Durante l’intervento del consigliere Bossi Emilia Moratti è entrato in aula il consigliere Cormio; ne sono usciti i consiglieri Giobbi e Lucini: i presenti sono, pertanto, 44. Il Presidente dà la parola al consigliere Tinelli. Il consigliere Tinelli così interviene: “La ringrazio, Presidente. Volevo ringraziare seriamente anche l’intervento del consigliere Masseroli che, per quanto io non condivida, ha ridato un po’ di calore e un po’ di forma a questo dibattito. Anche se ha citato esempi, secondo me, assolutamente fallimentari, quali la sanità e i servizi sociali degli states, perché è notoriamente risaputo in tutto il mondo che sono i peggiori appunto del mondo! Ma mi piaceva l’idea di vedere in chiaro le iniziative che vengono proposte ai giornali da parte del governo della Città, di riuscire a dare il proprio contributo, la propria idea per riuscire a far sì che questa sia una cosa collettiva che nasca dal dibattito dei rappresentanti eletti della Città. Temo, però, che non abbia capito neanche questo il consigliere Masseroli, lui è un soldato e deve obbedire, non può dire nient’altro che sì. 105 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Bene, come ogni anno ci troviamo di fronte al provvedimento più importante della vita della comunità. Le scelte di programmazione e strategia passano attraverso il Bilancio Preventivo che relaziona sullo stato di salute dell’Amministrazione e imposta il lavoro futuro. Come ogni anno la discussione sulle linee programmatiche agli investimenti diventa un’occasione per il confronto su cosa ognuno di noi intenda prioritario per la nostra Città. Quindi, al di là di ogni differenza politica, ciò che nella quotidianità dei rappresentanti, di noi, eletti dai cittadini, sia di immediato bisogno o meno, cosa cioè debba essere finanziato immediatamente e cosa invece possa aspettare. Ebbene, quest’anno, invece, il Bilancio viene presentato blindato, calato dall’alto, imposto alla città dai suoi rappresentanti. Vero è che anche gli anni passati, soprattutto per le linee definiamole - di forza della Giunta, era intoccabile. Ma il dibattito dell’aula, il libero confronto tra le proposte di ogni Consigliere, permetteva aggiustamenti e contributi, spesso piccoli spostamenti, qualche volta risorse consistenti che davano un senso a tutti noi di partecipazione nell’amministrazione della Città. Ma soprattutto davano 106 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 un reale riscontro al ruolo che siamo chiamati a svolgere e per il quale veniamo anche in qualche forma retribuiti. Quest’anno quella perversa interpretazione di liberismo, capitalismo, applicata ad una ancor più deviante interpretazione delle regole della democrazia e della partecipazione, che solo il nostro Paese e qualche altro Stato governato da oligarchie e dittatori del quarto mondo conosce, e che passa sotto il nome di ‘berlusconismo’, ovvero: ‘ho ricevuto il mandato direttamente dall’onnipotente e ogni cosa che dico e faccio è diretta espressione di volontà superiori, non discutibili, non criticabili, ma veri e propri dogmi e punti di fede’! Quest’anno, dicevo, grazie a questa convinzione da Re Sole o, secondo alcune dichiarazioni alla stampa, da Re Mida, il Bilancio viene decretato dal Sindaco immodificabile, vero e proprio libretto di istruzioni per i soldati della Maggioranza, e delle Opposizioni chi se ne deve fregare! Il librone con le tavole delle leggi non può essere interpretato a favore delle regole della democrazia, perché il protagonista di questa bruttissima Soap Opera che si chiama ‘berlusconismo a Milano’, oggi si è svegliato così. 107 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Il suo personale governo della Città, ancorché non criticabile, non è assolutamente modificabile. Stop. Capire a cosa servano a questo punto Consiglieri Comunali e Giunta diventa, secondo me, prioritario, siamo solo, credo, inutile zavorra e spese aggiuntive alla comunità. Questo modo, malato mi verrebbe da dire, sicuramente inquietante, di intendere la gestione di una Amministrazione pubblica è – ne sono convinto - profondamente umiliante per Milano. Al di là di questi anni di mediocre gestione della Città da parte della Destra, di grandi annunci, enormi spese, malagestione delle entrate e ordinaria onnipotenza, ciò che rimane a Milano sono piazza Cadorna, con il simpatico tentativo di emulazione di Mirò, il suo bel movimento all’operosità meneghina che obbliga l’Amministrazione a pagare per i prossimi 50 anni a venire chi ha ideato questo monumento per garantirci la costante e precisa manutenzione; oltre ben inteso - alle altre centinaia di milioni, 400 e rotti quest’anno, necessari a manutenere la piazza nel suo totale. La Stazione Centrale con quella oscena branda che entrerà anch’essa nel lungo elenco di opere provvisorie definitive, altamente 108 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 costose, per essere portate alla loro più consona destinazione, e cioè in discarica. Quell’incredibile opera destinata a sostituire la provvisoria chiusura de La Sca la, quell’enorme instabile cattedrale nel deserto che – ed è facile prevederlo - a breve perderà l’attenzione dovuta alla novità per passare piano piano nell’oblio. La vendita del gioiello di casa, l’AEM, con un ricavo incredibilmente modesto e assolutame nte non corrispondente al valore della municipalizzata. Glli eterni lavori stradali, incubo del traffico e della quiete cittadina per asfaltare, asfaltare ed asfaltare ogni via milanese per poi riaprire i cantieri, scavi, buche, distruggere l’asfalto per annodare il sottosuolo con cavi e fibre ottiche superate dall’evoluzione della comunicazione, superate dalle aspettative di chi si è abbonato a questo nuovo servizio e dopo mesi di inutile attesa, senza avere avuto beneficio alcuno, ha disdetto tutto, signori, per tornare alla buona, vecchia e sana linea telefonica di sempre. La mania di emulazione del grande Sindaco di oltreoceano, l’idea incredibile di considerare Milano alla stregua di New York, gli slogan 109 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 importati come prodotto da lanciare nella Città della moda, questa violenza espressiva, ostica, che non ci è mai appartenuta, impostaci come nuova tendenza a colpi di propaganda ipocrita e demagogica. La tolleranza zero applicata per ogni foruncolo del quotidiano, usata come facile strumento di immediato consenso per far dimenticare i reali problemi strutturali e ben più seri della città. La lenta e irreversibile agonia di Milano, costretta in una morsa incredibile di traffico e di “malaria”, avvelenata costantemente per l’indifferenza, l’incapacità e l’arroganza di chi gestisce la Città come un’azienda – ahimè - vicina al fallimento, al collasso capace di negare anche l’evidenza, capace di giustificare il veleno che uccide ogni giorno gli abitanti di Milano nel nome di chi sa poi quale presunto efficientismo che consentirebbe alla Città di continuare a operare. Operare cosa se il traffico impedisce spostamenti rapidi? Se la cappa di smog rende la Città così invivibile che l’esodo verso l’hinterland è costantemente in crescita. Se i servizi della Città sono sempre più dequalificati, costosi e inefficienti. La propaganda, come quella distribuita con migliaia di depliant, cartelloni e lettere dell’ATM che invita a sopportare un piccolo – a loro dire - aumento dei costi in 110 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 funzione di un servizio efficiente, moderno, non convince, signori, non convince nessuno quando poi ci si scontra con la realtà. Basta pensare all’accattivante locandina che racconta ai milanesi come i portatori di handicap fisici hanno completo accesso ai mezzi pubblici, alla metropolitana. Propaganda degna della campagna pubblicitaria dei vari maghi, dei vari guaritori, dei vari indovini, credo. Questo è il segno concreto del passaggio del Sindaco, Re Sole o Re Mida, Albertini, nella Città di Milano. Questo è l’inviolabile Bilancio che ci obbliga a digerire per il quinto anno consecutivo. Il futuro non si prospetta certo migliore vista l’appostazione di Bilanci, tagli del Governo che questa volta non sollevano scandalo come quando, in forma decisamente minore – sottolineo minore–, venivano proposti da altri Governi. Le uscite sono aggravate dall’aumento del costo dell’energia elettrica che non ci viene più ceduta a prezzo di favore come prima della svendita del 49% dell’AEM, tanto che per compensare la maggiore spesa che deve sostenere ATM, signori, abbiamo aumentato il costo dei biglietti! Solo nel settore idrico integrato il Bilancio di quest’anno è gravato per quasi il 60% dalle sole spese per l’energia elettrica. Le utility’s, le 111 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 aziende che fanno utility’s, che devono poi rinvestire i soldi per il bene sociale della comunità, caro il mio consigliere Masseroli, erano la AEM, che forniva 150-200 miliardi cash ogni anno a questo Comune e che adesso non lo fa più. E con quei 150–200 miliardi si facevano altre cose, venivano reinvestiti. Quelle erano le aziende delle utility’s che dovevamo conservare. Adesso l’unica azienda di utility’s che ha questo Comune è la Polizia Municipale con i 200 miliardi che deve fornire ogni anno di contravvenzioni. Miliardi anche quest’anno per consulenze esterne. E qui colgo l’occasione per ricordare nuovamente alla Giunta, poiché il ‘city manager’ non è presente in aula, che ho chiesto che mi venisse indicato settore per settore quante e quali consulenze hanno utilizzato per il 2001 e con quale metodo si sono selezionate le collaborazioni. Questo, come ho scritto nella richiesta inviata, era per avere precisi dati in occasione di questo dibattito, del dibattito sul Bilancio. Sto ancora aspettando. Questa è la trasparenza del nostro Comune, che nell’era dell’informatica si spera qualcuno riesca a mettere mano ai tastini e a 112 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 informarmi. Miliardi anche quest’anno e nei prossimi due, più o meno 500 si parla, tra svincoli e raccordi per collegare le autostrade alla Gronda Nord che procede, nonostante la cittadinanza non la voglia, nonostante il volume del traffico sia già a livelli ingestibili, prosegue con incredibile tenacia e caparbietà la costruzione di questa tangenziale cittadina. A tale proposito permettetemi di citare chi opposizione ha sempre fatto. Vedete, Assessori, amici e colleghi che vi apprestate a votare questa delibera, io leggo che l’assetto previsto del sistema viabilistico fa riferimento alle indicazioni contenute nel PRG ed ai successivi approfondimenti sviluppati in occasione degli studi per il nuovo piano della mobilità, per i programmi di riqualificazione urbana e per la strada interquartiere nord. Se andiamo a leggere l’assetto viabilistico previsto in quella zona, si fa riferimento all’accesso all’area dal sistema autostradale che viene, attraverso gli svincoli dell’autostrada Torino–Venezia, di Fiorenza e di Cormano, da Fiorenza raggiungendo la circonvallazione. Questa - l’ho detto e l’ho letta tante volte e le dico onestamente - non è la prima volta, e non mi meraviglia, ma questa si chiama da un pezzo ‘gronda nord’. 113 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Ecco perché io dico con molta onestà che non si è fatta un’operazione, ripeto, per quello che riguarda la viabilità, del tutto chiara e trasparente, anche perché voi scrivete nella delibera che questo ruolo urbano della strada interquartiere nord viene rafforzata dalla prevista ultimazione della Rho-Monza. Io ho detto poc’anzi che non c’è più bisogno della Gronda Nord. Questo non lo dico a lei, lo dico a tutti i grandi fautori della Gronda Nord. Ormai la gronda è stata fatta ed è la Rho-Monza. Quando sarà ultimata la Rho-Monza non ci sarà più necessità di questa benedetta strada interquartiere nord, che io chiamo ‘gronda nord’, e che l’Assessore insieme agli altri chiamano strada interquartiere nord, perché ci sarà la Rho-Monza che collegherà grossomodo la stessa zona nord - nord ovest di Milano per la quale era prevista la gronda. Quindi, che necessità c’è se voi mi scrivete nella stessa delibera che questo ruolo urbano verrà rafforzato dalla Rho-Monza? Evidentemente è qualcosa che qualcuno ha chiesto e che continua a chiedere ed evidentemente di fronte a queste richieste non si può dire di no. Per cui anche qui, in maniera surrettizia, si fa rientrare. 114 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Per fortuna noi potremo votare per parti separate, avendo in questo Consiglio Comunale, una storia che non è di oggi, né di ieri, ma di diversi anni, di posizioni chiare che noi abbiamo preso su quelle ipotesi. Noi voteremo contro l’ipotesi viabilistica, ripeto, perché quella ipotesi era l’ipotesi del podestà del 1930, quando in quella zona si andavano a fare delle belle scampagnate, oggi in quella zona c’è un ospedale, ci sono degli insediamenti. ‘Sarebbe un non senso oggi riproporlo anche perché, ripeto, c’è già la Rho-Monza, quindi vedo perché noi dovremmo andare a fare questa non ulteriore operazione’, - consigliere Riccardo De Corato, discussione sul Bilancio di Previsione del Consiglio Comunale 1997, febbraio/marzo-. Non ho avuto il tempo di trovare un’altra chicca, un’altra delle famose dichiarazioni di chi l’Opposizione la sapeva fare, di chi è coerente con le idee, lineare, sempre di voto a Bilancio. Era una battaglia annosa del nostro Vicesindaco che lamentava come, per far quadrare il Bilancio e pareggiare le uscite con le entrate, si ricorresse ad uno stratagemma insopportabile, punitivo, ingiusto nei confronti dei cittadini che era l’aumento di previsione delle entrate provenienti 115 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 dalle contravvenzioni. Sì, le multe sono diventate una delle fonti di maggior reddito di Milano. Concludo, Presidente. I vigili sostituiscono le entrate che una volta provenivano da AEM, i Ghisa sono diventati la S.p.A. del futuro, i milanesi senza parcheggi e senza provvedimenti per limitare e migliorare il traffico, sono limoni da spremere per mantenere il primato di Re Mida. Re Mida per quei quattro fortunati, Sindaco, ma Attila per tutto il resto della cittadinanza. Questo rappresenta questo Bilancio, il suo modello – suo, del Sindaco di Milano – quello che io credo sia solo propaganda per nascondere il vuoto di idee, la mediocrità grigia e “paciarotta” ben rappresentata dai goffi piccioni di Piazza del Duomo di cui la Destra è portatrice. Gliel’ho già detto una volta Sindaco, mi dispiace che non sia adesso qui, ma mi devo ripetere: solo chiacchiere e distintivo. Ma chi ne pagherà le conseguenze sono purtroppo i cittadini di Milano, anche quelli che siete riusciti ad incantare come si fa con i serpenti”. Durante l’intervento del consigliere Tinelli è uscito dall’aula il consigliere Carugo: i presenti sono, pertanto, 43. Il Presidente dà la parola al consigliere Garocchio. 116 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Il consigliere Garocchio così interviene: “Io avrei potuto lasciare più del mio tempo di quello che ho lasciato a Masseroli, perché il mio è un intervento molto conciso. Io credo che nei miei lunghi anni di Consigli Comunali e quindi di discussioni attorno al Bilancio ogni anno, raramente mi è capitato, non mi ricordo quasi che sia successo, un fatto che accade adesso, e cioè che ci sia un anticipo della discussione tecnica sulla dimensione politica del problema. Io mi sarei aspettato questa sera, non rimprovero nessuno, l’ascolto per capire che cosa fare delle diverse posizioni politiche sul Bilancio e poi, in sede di emendamenti, il dibattito tecnico. Non è vero per tutti, perché ho sentito dall’Opposizione anche qualche intervento politico proprio. Allora, io credo che il Bilancio, comunque sia, è sempre stato nel tempo, salvo fatti eccezionali che allora accaddero (terrorismo o altro), è sempre stata la sintesi maggiormente espressiva del comportamento di una Maggioranza e di un Governo della Città. E’ sempre stato così. E io credo che da qui dobbiamo partire. Il confronto tra Maggioranza e Opposizione, che certamente è un confronto anche sulle scelte tecniche, e su questo noi della 117 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Maggioranza ci siamo stati a lungo nell’esaminare il Bilancio, come mi pare abbia cercato di spiegare Masseroli. Perché politicamente abbiamo scelto (come diremo in dichiarazione di voto) di dire di sì? Non perché abbiamo il cervello all’ammasso. Non perché dobbiamo ubbidire a qualcuno, ma perché vi sono delle convinzioni. Tra queste convinzioni c’erano, per quanto riguarda me e la Forza che rappresento, almeno tre punti essenziali. Il primo era che non vi fossero tagli o ridimensionamenti dell’apparato sociale, dei servizi sociali. Non ci sono stati. Sui servizi sociali faremo un discorso politico perché io credo che sia tempo di ragionare su questo aspetto del Governo della Città o delle città e credo che i servizi sociali in futuro, più che ad un Assessorato vadano affidati alla Città, a una Fondazione che rappresenti tutta la Città. Ma avremo tempo di discutere su questo punto. Allora, sull’aspetto dei servizi sociali, che per noi era determinante, il Bilancio è più che accettabile. Il secondo punto era che - per le nostre scelte almeno, per le cose che ho detto prima- il Bilancio sintetizza la linea politica di una Giunta e di una Maggioranza. Ciò che ci interessava è che questa linea 118 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 politica fosse liberista. Io non sono né contento, ma neanche preoccupato di un decisionismo eccessivo laddove ci fosse; certo, interverrei, sarei preoccupato di una linea statalista del Governo di questa Città. Secondo me il Bilancio è l’espressione di una linea liberista. Terzo punto per cui diremo di sì: questa linea liberista, nei suoi limiti, il tempo la giudicherà, è la linea del Governo della Maggioranza di questo Paese. E a me interessava in modo particolare che questo Bilancio fosse anche l’espressione nel suo insieme della Maggioranza che governa il Paese. Poiché questi tre punti che ho d etto, soprattutto gli ultimi due, sono politicamente rispettati nell’espressione di questo Bilancio, questa è la ragione sostanziale per cui un Partito come il nostro dice di sì”. Durante l’intervento del consigliere Garocchio sono entrati in aula i consiglieri Giudice e Baruffi; ne è uscito il Sindaco: i presenti sono, pertanto, 44. Il Presidente dà la parola al consigliere Antoniazzi. Il consigliere Antoniazzi così interviene: 119 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 “Signor Presidente e signori Consiglieri, anch’io avrei voluto e vorrei, come ha espresso bene all’inizio del suo intervento il consigliere Masseroli, un dibattito vero, un dibattito approfondito. Prendo la sua come un impegno per la prossima volta, non solo fra un anno quando discuteremo il prossimo Bilancio, ma anche un impegno per quando affrontiamo dei problemi significativi, accordandoci per fare dei dibattiti politici che abbiano la dignità di questo nome. Devo dire che siamo venuti in questa sede, invece, con molte preoccupazioni in senso contrario. Queste parole che sono corse sui giornali della ‘blindatura’, altre affermazioni che abbiamo sentito andavano in questo senso. Avremmo desiderato, mi sembra che anche Garocchio ne accennasse poco fa, un intervento politico in questa sede. Anch’io non voglio fare rimproveri, ma mi sembrava importante capire quali strategie, quali scelte erano state fatte, quali prospettive avevamo davanti e su quali criteri si erano fondate anche le scelte di carattere contabile. Io penso che la discussione sul Bilancio sia uno dei problemi, uno dei doveri, uno dei compiti più importanti che è rimasto al Consiglio, senza pensare a slogan che oggi circolano come quello del 120 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Bilancio partecipato. Noi, però, penseremmo a quella che è sempre stata la tradizione e quello che è il compito, io credo, di Istituzioni come le nostre: un normale esercizio di democrazia fra Maggioranza e Minoranza per vedere se ci sono delle cose che si possono migliorare, proposte che magari non passano adesso ma possono essere accolte almeno nello spirito; prospettive che si possono aprire domani. Per esempio, non penso tanto che la Maggioranza sarà disponibile a modificare oggi le cifre, ma penso al fatto che durante l’anno potrebbero avvenire dei fatti nuovi. Si è avanzato un discorso di incostituzionalità rispetto a dei limiti imposti dal Governo, il famoso 6%. Abbiamo letto - noi leggiamo giornali, la nostra maggior fonte di informazione sulle attività comunali- che il 6% è stato applicato immediatamente, ma poi dovrà essere considerato al livello del consuntivo. Quindi nel corso dell’anno potrebbero verificarsi degli spazi. La stessa Giunta parla di nuove e possibili alienazioni. Un discorso che ci sarebbe piaciuto non dico sviluppare totalmente, ma almeno accennare, perché non è che si tratti di questione secondaria 121 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 per la politica del Comune, e sulla base di questi elementi incominciare a fare qualche ragionamento. Io mi permetto in questa sede anche di fare una riflessione che ho accennato la settimana scorsa sul Corriere: mi sembra che la politica finanziaria del Bilancio del Comune sia stata impostata in questi anni soprattutto sul problema di alienazioni che servivano, dovevano servire poi per investimenti anche significativi della nostra Città. Ritengo però che in grandi organizzazioni come nel Comune di Milano, ma non solo nel Comune di Milano, il problema delle spese di gestione continua ad essere il problema principale. Gli investimenti sappiamo che avvengono una tantum, e bisogna trovare questi finanziamenti che d’altra parte si trovano limitatamente nella Città di Milano. Perché di tutto l’elenco delle opere scritte dai nostri Assessori, penso per esempio a quella dei trasporti, sappiamo bene che la stragrande maggioranza verranno da fonti governativi e dipenderà dal Governo se ci finanziano un secondo passante, se ci finanziano un metrò, se ci finanziano una tranvia... Tant’è vero che si fa una tranvia perché ce l’hanno finanziata, e forse era meno importante, e magari non ci finanziano un metrò che invece è più importante. Però sulla 122 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 spesa corrente io vedo una debolezza di impostazione da parte del Comune. Non c’è un’attenzione allo sviluppo delle entrate correnti che permettono poi delle spese adeguate di gestione. Vedo qui l’elemento di debolezza di questo Bilancio. Non è solamente il vincolo del 6%. Mi sembra un problema più strutturale. Ero scandalizzato, da laureato in Economia e Commercio, quando si parlava della possibile vendita del 30% delle azioni della SEA che si ipotizzava di ridurre l’ICI perché quelle erano delle entrate straordinarie. Ridurre l’ICI un anno, poi cosa portava? L’anno dopo l’aumentavamo ancora, o avevamo una permanente diminuzione delle entrate correnti? A me sembrava veramente una questione che non era logica. Ecco perché mi sembrerebbe una problematica da affrontare in sede di dibattito di Bilancio. Poi, certo, noi avremo tanti problemi, che adesso non voglio qui elencare; tra l’altro abbiamo pensato domani di incontrare Associazioni, Enti e Organizzazioni rappresentative della Città, domani e dopodomani, di ogni tipo e di ogni posizione politica, ma per poterci confrontare dovrei fare un elenco su tante questioni che a noi stanno 123 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 a cuore e avremo occasione quando illustreremo gli ordini del giorno che rappresentano un po’ un nostro programma al riguardo. Ma un’osservazione la vorrei fare e mi sembra che in parte sia stata fatta anche in particolare da Masseroli. Io avrei voluto chiedere una relazione su come vanno le nostre aziende partecipate. Ci vengono consegnati i bilanci, però l’Amministrazione dovrebbe svolgere una funzione, che non so come chiamarla, di supervisione, non voglio chiamarla di controllo perché potrebbe essere una cosa indebita rispetto ad altri organismi, ma una supervisione. Una relazione annuale che potrebbe essere anche collegata al Bilancio, per dire come vanno le nostre aziende, le nostre società, i nostri enti, se vanno bene o male, che cosa ci attendiamo da questi Enti, anche per quanto riguarda le entrate ma anche le loro prospettive, a me sembrerebbe importante. Da questo punto di vista anch’io sono rimasto piuttosto meravigliato, non so usare il vocabolo preciso, il verbo più adeguato, ma un po’ scioccato dal fatto di venire a sapere che si fa una holding, una strana cosa nuova, fra tanti Enti - questa è veramente una cosa del tutto nuova, mai vista- una h olding tra queste aziende! Tra l’altro 124 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 io penso che questo dovrebbe passare da un dibattito, almeno così stando lo statuto, del Comune di Milano. Capisco che si può dire che queste sono società che hanno il Consiglio di Amministrazione e decidono autonomamente, però per il discorso che facevo, mi sembrerebbe necessaria una nostra supervisione. Dove ci porta questa questione? Quali saranno le decisioni, i capitali, gli investimenti di questa holding? Le partecipazioni saranno fatte senza il controllo del Consiglio Comunale? Sembrerebbe indubbiamente molto strano. Gradirei una relazione su questo argomento da parte dell’assessore Talamona. Vengo all’ultimo argomento. Chiedo scusa al consigliere Masseroli, sa bene che sono in genere un tipo pacato, non sono uno che…”. Fuori microfono interviene un Consigliere non meglio identificato, le cui parole non risultano peraltro, comprensibili. Il consigliere Antoniazzi così prosegue: “Ma tu hai toccato un tasto di una problematica che, come tu ben sai, a me sta a cuore, penso di conoscere un po’ per esperienza, per pratica, per passione anche della cultura storica della nostra Città, 125 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 conosco bene questa storia. Per me è inaccettabile il modo con cui tu hai affrontato questo problema. Se tu metti stato sociale verso sussidiarietà, tu mi avrai –almeno me personalmente – sempre contro. Se tu dici che lo stato sociale è una cosa importante - e adesso te lo dico e ti spiego il perché - e poi dici che è importante anche il principio della sussidiarietà e vediamo oggi come si può declinare meglio, come un sistema più misto, tenendo conto di limiti che si sono sicuramente verificati, in eccessi di statalismo, in eccessi di burocrazia, in eccessi di non partecipazione, come si può creare un sistema associativo anche più libero, su questo mi trovi totalmente d’accordo. Ma lo stato sociale guarda che è stato la condizione attraverso cui masse di milioni e milioni di persone hanno potuto partecipare alla democrazia! Se non ci fossero i diritti sociali ed economici tutti i lavoratori non avrebbero mai partecipato alla democrazia: vuol dire le pensioni, vuol dire le case popolari, vuol dire tutte quelle realtà che, certo, per carità, non le ha fatte solamente lo Stato e solamente il Comune, le ha fatte l’insieme della società. Però è una questione fondamentale riconosciuta dalla Costituzione, e guai se tornassimo indietro da questi principi e da questi diritti. 126 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Detto questo, io ritengo che la sussidiarietà sia un principio importantissimo che noi dobbiamo declinare oggi in forme nuove: la realtà sociale. Non ho il tempo per farlo, ma certamente oggi siamo di fronte a delle realtà nuove che richiedono risposte nuove. E su questo ben venga un dibattito, mi sembra che lo proponesse Garocchio, questo potrebbe essere uno di quei dibattiti da fare seriamente in questa sede. E allora sarei ben lieto di poter partecipare e di misurarmi con Masseroli. Chiedo ancora scusa se sono stato prima un po’ intrusivo, ma era per passione rispetto ad una tematica che mi sta effettivamente a cuore e su cui, se non vogliamo fare da nessuna delle parti le posizioni di bandiera, ma vogliamo confrontarci seriamente, io credo che le possibilità di lavorare ci siano e positivamente anche per il nostro Comune. Grazie”. Il Presidente dà la parola al consigliere Gambitta. Il consigliere Gambitta così interviene: “Signor Presidente, colleghi Consiglieri, si è svolto un approfondito dibattito sul Bilancio di Previsione che costituisce certamente lo strumento attraverso il quale l’Amministrazione, il 127 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Sindaco, la Maggioranza esplicitano la volontà di operare. Indicano al Consiglio e anche alla cittadinanza quali sono gli indirizzi, i propositi, gli scopi, i fini che si intendono raggiungere. Questo strumento fondamentale del Comune è giusto, è legittimo che sia oggetto di una approfondita discussione, anche di diverse valutazioni. È chiaro che la visione della Maggioranza può distinguersi da quella della Minoranza; se però il dibattito viene contenuto, viene svolto nei termini propositivi, credo che sia un arricchimento per tutti e soprattutto per il bene della Città. Su questo Bilancio si sono indicate, si sono dette diverse definizioni, la più ricorrente è stata di un Bilancio ‘blindato’, di un Bilancio calato dall’alto, di un Bilancio quasi accettato passivamente. Ebbene, non è così. Questo Bilancio si deve definire il Bilancio della coerenza, il Bilancio della serietà e della sobrietà. Questo Bilancio è coerente col programma elettorale della Casa delle Libertà, è coerente col programma elettorale comunale, è coerente col programma elettorale governativo. Certo, si capisce che la discussione sul Bilancio può essere anche oggetto o mezzo per far conoscere alcune idee che magari non 128 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 sono state sufficientemente capite, parlo delle idee della Minoranza in occasione elettorale, tuttavia bisogna sempre riconoscere che la coerenza alla fine paga. Questo Bilancio è stato predisposto in un momento particolare. Troppo in fretta ci siamo dimenticati delle vicende che negli ultimi mesi hanno angustiato quanti avevano responsabilità di governo. I fatti dell’11 settembre sembrano quasi un ricordo lontano, invece hanno profondamente inciso anche nella determinazione di alcuni provvedimenti che il Comune oggi è tenuto anche ad osservare, parlo della Legge Finanziaria. Il contenimento della spesa che è stato oggetto negli ultimi anni, credo, di serrati dibattiti, non è un qualcosa di capriccioso, risponde a un’esigenza precisa, risponde a un’esigenza di dovere; se si vuole garantire un progresso civile per il Paese, non si può pensare che si può scrivere solo sui giornali che ci sono gli sprechi solo per una mania propagandistica e si demonizza, invece, il momento in cui si assumono dei provvedimenti che cercano di limitare quantomeno i danni che questi cosiddetti ‘sprechi’ possono arrecare. 129 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Allora, dicevo, questo Bilancio è il bilancio della coerenza per queste linee, e questa Maggioranza lo condivide, lo ha condiviso, ma soprattutto ha partecipato alla sua formazione. L’Assessore Talamona può ben testimoniare che nelle 21 sedute di Commissione Bilancio che si sono fatte, le argomentazioni che venivano poste trovavano tutte una risposta. Non c’è stata la blindatura della discussione. E allora, se questo è vero, cioè se questo lavoro si è affrontato con determinazione, direi anche con serietà, dove le Minoranze, in sede di Commissione, hanno avuto il grande ruolo di partecipare, anche di avanzare delle proposte, delle critiche e penso che qualcuna di queste sia stato oggetto anche di esame, di considerazione da parte dell’Assessore e magari la troviamo anche inserita nel progetto di Bilancio, a questo punto ne deriva automaticamente la mancanza di presentazione di emendamenti, la necessità di presentazione di emendamenti da parte della Maggioranza. Francamente avrei pensato che anche la Minoranza si facesse carico di queste valutazioni e mi auguro che il numero di emendamenti che saranno presentati sarà tale da consentirci, come diceva prima Antoniazzi, un sereno confronto oltre che questa vicenda di esame, di valutazione del 130 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Bilancio, anche per i lavori che ci attendono nei prossimi mesi e che probabilmente costituiscono la vera essenza del nostro lavoro. Perché se è vero che i compiti del Consiglio, le competenze del Consiglio sono quelle di indirizzo e di controllo, allora a noi spetta, sì, il compito di verificare che il Bilancio venga attuato nelle sue linee corrette, di verificare che le applicazioni contenute nel Bilancio siano realiste. Certo, ho sentito anche delle espressioni da parte di qualche collega che francamente non mi convincono. È stato persino detto che il Bilancio dovrebbe essere un atto compartecipativo con la Città. Beh, francamente a me sembra un po’ troppo. Io credo che se il Consiglio vuole avere quell’autorevolezza che giustamente reclama, quella forza di rappresentatività che spetta di diritto, deve avere anche la forza di farsi carico di intercettare quelle che sono le istanze che provengono dalla città, di interpretare i bisogni della cittadinanza, di tradurli poi in proposte amministrative. Io, Presidente, non aggiungo altro, devo fare solo una considerazione: quando si vuole inserire qualche elemento un po’ di contrasto, che apparentemente può esserci, è sempre un fatto dannoso. Si è voluto richiamare in questo dibattito la Previsione di 131 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 Bilancio riservato alla Cultura. Qui forse una parola va spesa. Questa Amministrazione nei 4 anni passati credo che avesse rivolto a questo Settore grande cura, e se oggi possiamo orgogliosamente dire che Milano è la capitale della Cultura, che a Milano il progresso è legato alla Cultura, certamente lo si deve all’impegno che questa Amministrazione, questo Sindaco ha rivolto negli anni passati a questo Settore. Questa volta probabilmente c’erano anche prioritariamente altre esigenze che meritavano un’attenzione più puntuale, particolare, quelle esigenze che dalla Maggioranza e dalla Minoranza sono state qui espressamente indicate, quelle della difesa della povertà, del solidalismo… Beh, si è fatto un piccolo sacrificio in questo Settore, ma non credo francamente che si sia toccata, come dire, l’efficienza vera di tutto quanto riguarda il Settore Cultura. Grazie”. Durante l’intervento del consigliere Gambitta è entrato in aula il consigliere Ottolenghi: i presenti sono, pertanto, 45. Il Presidente così interviene: “È terminato il dibattito generale. Adesso ci dovrebbe essere la replica dell’Assessore Talamona, ma, per consentirgli di farla in 132 Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 maniera organica ed esauriente, la svolgerà lunedì in apertura di seduta. Voglio comunicare che il Consigliere Bianco di Forza Italia entra a far parte della Commissione Sicurezza. Abbiamo terminato il dibattito generale, possiamo quindi aggiornare la seduta a lunedì per la replica e l’inizio dell’esame degli emendamenti che, ricordo, hanno il termine di venerdì prossimo alle ore 9.00. Detto ciò, possiamo sciogliere questa seduta e augurare buona serata”. 133