Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
SEDUTA DEL CONSIGLIO COMUNALE DEL 27 FEBBRAIO 2002
Presiede Giovanni Marra - Presidente del Consiglio
Partecipa il Vicesegretario Generale Dr.ssa Liuba Guatteri
------Il Presidente
dispone si proceda all’appello nominale.
Sono presenti il Sindaco Gabriele Albertini e i consiglieri:
ADAMO, ANTONIAZZI, BALDASSARRE, BIANCO, CAPUTO, CARLINO,
CARUGO, CIABÒ, CICCIONI, COLOMBO, CORMIO, DE ALBERTIS, DI
MARTINO, FANZAGO, FARINA, GAMBITTA, GAROCCHIO, GILARDELLI,
LUCINI,
MAIO,
MARRA,
MASCARETTI,
MATTIOLI,
MOLINARO,
MOLTENI, PALMERI, PENNISI, RICCI, RIZZO, RUTELLI, SPIROLAZZI,
TERZI, TESTORI, TINELLI, VAGLIATI.
Sono assenti i consiglieri:
ALBERTINI RICCARDO, BARUFFI, BASSI, BERETTA, BIANCHI DI
LAVAGNA, BOSSI EMILIA MORATTI, BOSSI UMBERTO, DALLA CHIESA,
DE PASQUALE, FERRARA, FIANO, GIOBBI, GIUDICE, MARTINELLI,
MASSARI, MASSEROLI, OCCHI, OTTOLENGHI, PARLANTI, PILLITTERI,
RIZZI, SALVINI, SANTOMAURO, TRISCARI, UGLIANO, in numero di
25.
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E’ altresì presente l’assessore Talamona.
Hanno giustificato l’assenza i consiglieri Bossi Umberto, De
Pasquale.
Essendo, pertanto, presenti il Sindaco Gabriele Albertini e n. 35
Consiglieri, alle ore 17,34 il Presidente dichiara valida la seduta.
Nomina scrutatori i consiglieri Bianco, Carugo, Spirolazzi.
Entrano in aula i consiglieri Rizzi e Ferrara: i presenti
sono, pertanto, 38.
Il Presidente così interviene:
“Nella seduta di ieri avremmo dovuto votare le mozioni
sull’handicap, ma sono state rinviate ad oggi proprio per permettere
ai Gruppi politici di formulare una mozione unanimemente condivisa.
Quindi, siccome questa mozione è stata formulata, io la porrei, se
viene depositata, immediatamente in votazione.
Facciamo una cosa, depositiamola, così la pongo in votazione, le
firme possono essere aggiunte anche dopo”.
Pone indi in votazione la mozione urgente, a firma del
consigliere Molteni ed altri, che si allega.
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Dal sistema di votazione elettronico risulta che hanno partecipato
alla votazione n. 38 Consiglieri, come da documento n. 1, che si
allega.
Al riscontro dei voti, risulta approvata all’unanimità.
Il Presidente ne fa la proclamazione.
--N/89 – BILANCIO DI PREVISIONE 2002, PLURIENNALE PER IL
TRIENNIO
2002/2004
E
RELAZIONE
PREVISIONALE
E
PROGRAMMATICA.
Il Presidente invita il Consiglio a procedere alla trattazione
dell’argomento in oggetto, di cui alla proposta di deliberazione che si
allega e già notificata ai Consiglieri comunali, illustrata nella seduta
del 18 febbraio 2002, il cui dibattito è iniziato nella seduta del 26
febbraio 2002.
Indi dispone si prosegua con il dibattito.
Dà quindi la parola al consigliere Fanzago.
Il consigliere Fanzago così interviene:
“Per questo intervento sul Bilancio prenderò spunto da alcuni
passaggi della relazione dell’Assessore e da alcuni interventi ascoltati
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in Aula per rilanciare dei temi che credo debbano essere presi in
considerazione proprio oggi che si affronta appunto l’argomento del
Bilancio. Una relazione, quella dell’Assessore che, dopo averla letta,
alterna rivendicazioni di un ruolo importante del Comune con altri
punti, invece, in cui si rileva un atteggiamento assai più remissivo
accompagnato da tiepide rivendicazioni, come quando l’Assessore
stesso cita la ‘crescente e decisiva applicazione del principio di
sussidiarietà nell’ambito nazionale locale con particolare riguardo al
decentramento di molte funzioni e nella prospettiva di un equilibrato
federalismo fiscale’. Questo è il primo spunto.
Oggi
ho
scoperto
che
è
diventato
‘equilibrato’
questo
federalismo fiscale, ieri veniva usato come clava con il quale si colpiva
il
Governo
dell’Ulivo,
sbraitando
un
federalismo
assoluto
ed
incondizionato. Oppure come quando, citando uno dei tanti Nobel
nella relazione, con il metodo di programmazione dal basso, mi chiedo
se l’aumento del biglietto del tram, ad esempio, chiedere risorse agli
utenti anziché a tutti i cittadini, rientri in una prospettiva di partire dal
basso, cioè dagli utenti dei mezzi pubblici e dei servizi.
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Come giustamente lei, Assessore, ci fa notare, il Bilancio non è
staccato dalle scelte politiche. Poi afferma: ‘la ricchezza della Città sta
crescendo’, ma è evidente che questa affermazione dipende molto da
quale visione di Città avete: c’è una Città nascosta che non sta
crescendo, che si sta lentamente ma inesorabilmente separando,
perché è esclusa da questo sviluppo.
Il collega Triscari nel suo intervento ha affermato: ‘prima non è
stato fatto niente’. Anche qui dipende da come si valuta quello che è
stato fatto. Se quello che è stato fatto dopo è stato fatto bene, vedi il
Teatro Arcimboldi, vedi la manutenzione delle attrezzature per il
superamento delle barriere architettoniche della metropolitana,
ancora ieri erano sui giornali; vedi Rogoredo, un bellissimo quartiere
cablato dove con un pulsante potresti andare in Giappone, ma per
andare all’asilo, ahimè, devi prendere un pullman, perché hanno
pensato a tutto, ma non all’asilo, dove sei collegato con il mondo, in
un contesto virtuale, ma se non ci fosse la parrocchia che offre i locali
per poter usufruire di un diritto, come quello della tutela della salute,
sei costretto a prendere l’autobus per raggiungere l’ambulatorio
perché – ahimè - non hanno pensato che aumentando gli insediamenti
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poteva esserci bisogno di altre strutture sanitarie, una soluzione tra
l’altro assolutamente inadeguata perché difficilme nte accessibile.
Insomma un bellissimo quartiere ma estremamente carente di
infrastrutture.
Ora, forse dobbiamo ricordare ai colleghi, ed anche a lei signor
Assessore, mi permetto, considerati i suoi ripetuti accenni polemici
con le politiche economiche dei governi precedenti, che se oggi l’Italia
è in Europa è solo e grazie al Governo Prodi e alla politica del
Centrosinistra, e non certo per Tremonti, per Martino, per Bossi che
per
l’Europa
non
hanno
mai
espresso
un
grande
senso
di
appartenenza. Oggi casomai l’Europa ci guarda con sconcerto, perché
il nostro Ministro degli Esteri lascia il Governo dopo appena 6 mesi di
attività. Forse oggi l’Europa è preoccupata per le leggi sulla giustizia,
sul falso in Bilancio e sulle rogatorie internazionali, e sappiamo chi
dobbiamo ringraziare di questo.
Io non so se il governatore della Regione Lombardia ridarà ai
cittadini milanesi e lombardi l’aumento dell’IRPEF, deciso dalla sua
Giunta, per ripianare il buco, reale questo, della sanità, provocato
dall’aumento della spesa procurato dalla sua stessa Giunta. Sono
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certo che Prodi l’ha fatto con il contributo chiesto per entrare in
Europa.
La consigliera Giobbi nel suo intervento dice ‘si poteva fare di
più’. Ma chi vi ha impedito di fare di più. Abbiate il coraggio di dirlo,
come quando accusavate il Centrosinistra di non dare risorse. ‘Roma
ladrona’, qualcuno diceva, ed oggi è a Roma e sostiene lo
strangolamento del Bilancio dei Comuni d’Italia. Non basta fermare
che questo blocco di trasferimenti, come dice lei, Assessore, vi ha
posto alcuni problemi e altri ne porrà in futuro…”
Il Presidente così interviene:
“Chiedo scusa un attimo: signori colleghi, se fosse possibile
abbassare perlomeno il tono di voce, non chiedo il silenzio, non ho
questa presunzione, però abbassare il tono di voce faciliterebbe
sicuramente sia il collega Fanzago che l’assessore Talamona nel loro
lavoro”.
Indi dà la parola al consigliere Fanzago.
Il consigliere Fanzago così riprende:
“Non basta affermare che questo blocco di trasferimenti vi ha
posto alcuni problemi ed altri ne porrà in futuro, signor Sindaco e
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signor Assessore, siate soldati nei loro confronti e difendete gli
interessi della Città che rappresentate.
Come si può dire ‘si poteva fare di più’? Questa Giunta è quella
che ha avuto più risorse a disposizione di tante altre che si sono
succedute nell’Amministrazione della Città, perché ha venduto AEM,
Farmacie, Centrale del Latte, per un totale di 1880 miliardi. Le risorse
quindi le avevate, la gente forse oggi si chiede dove siano finite.
Oggi si sarebbe potuto fare di più, se da Roma, dal Governo
centrale dello Stato, si fosse dato seguito al processo di devoluzione
iniziato nei fatti dal Centrosinistra, invece si è decisa una brusca
frenata, una sterzata proprio nello strumento più importante della vita
di una Amministrazione locale, quello che l’Assessore definisce nel
momento fondamentale di un certo senso solenne per le definizioni
delle scelte politico – amministrative, cioè il Bilancio del Comune,
andando nei fatti con questa scelta in contrasto con la nuova
disposizione del Titolo V della Costituzione, costringendo il Comune
con la sua Giunta omogenea, per appartenenza politica, a presentare
un Bilancio di ordinaria amministrazione, ponendosi nei confronti del
Governo centrale in un atteggiamento di sottomissione passiva,
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
comprensibile solo per questo aspetto, quello della omogeneità di
schieramento, non certo per la difesa degli interessi della Città, anzi,
un atteggiamento assolutamente pericoloso e in contrasto con la
situazione di Milano.
Perché pericoloso? Perché con l’emergenza ambientale Milano
non può più aspettare, non deve aspettare perché è a rischio la salute
dei bambini e degli anziani a causa del traffico congestionato e
caotico, senza che si veda una politica seria di interventi. Anzi, nel
Bilancio ci si applaude perché si prevede un aumento delle entrate
delle multe di 50 miliardi rispetto al 2002.
Io personalmente queste, le multe, le considero una sconfitta,
perché rappresentano un aumento degli atteggiamenti illegali, quindi
significa una sconfitta del senso civico della Città, non certo un
obiettivo raggiunto con la maggior presenza del personale di
vigilanza. Questo avrebbe dovuto scoraggiare le contravvenzioni del
Codice Civile invece che aumentarle. Questo aumento tra l’altro non
sembra neanche pagarsi con l’aumento delle multe, l’aumento del
numero dei vigili. O addirittura si prendono in giro i cittadini
invitandoli a portare al mare i bambini, come ha fatto il Ministro della
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Salute. Sarebbe poi il caso che ci facciate sapere se decidete di
applicare l’idea del Sindaco del ticket d’ingresso, non credo se ne parli
nel Bilancio, o prevarrà invece il buon senso di qualche altro
Assessore che non ha da subito sposato questa idea.
Perché è pericoloso questo atteggiamento? Perché è a rischio
l’abitabilità
di
Milano.
Perché
gli
affitti,
Assessore,
stanno
aumentando. Oggi la Città che sta crescendo, quella che lei ha così
definito, quella parte di Città da lei individuata, ha deciso di investire
nell’immobile perché la Borsa non garantisce più i guadagni di ieri ed
in questa strategia chi è a rischio sono le persone anziane e i nuclei
familiari deboli, grazie ad una flessibilità del lavoro e non nel lavoro,
fasce di popolazione che non riescono più a sostenere i costi sempre
in aumento degli affitti. Ed il Comune di Milano cosa fa per la politica
della casa? Dice alla Città: ‘scusate, avremmo potuto fare di più, ma
l’Europa, le Torri di New York, la congiuntura…’. Intanto non investe in
una politica di risposta efficace a questo problema né migliora la
gestione scandalosa, ripeto, scandalosa, del patrimonio immobiliare
del Comune. E i cittadini, quelli che abitano in questi quartieri,
interamente affidati alla gestione di pericolose presenze malavitose, si
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
stanno accorgendo di questo atteggiamento remissivo o assente del
Comune di Milano.
Perché è pericoloso? Perché è ormai evidente che per dare una
risposta decisiva ed incisiva alla domanda relativa ai posti negli asili
nido, nelle scuole materne, non si può più sperare che il privato
intervenga, perché il privato, se non guadagna, non entra. E questi
servizi non offrono certo margini di guadagno certi, a meno che non
chiedano rette elevate che come per gli affitti graveranno comunque
sulle famiglie.
Pericoloso questo atteggiamento perché se ci si affida ad appalti
a ribasso per risparmiare, l’assistenza domiciliare per anziani disabili
sarà sempre meno efficiente, offrirà un livello di qualità scarso sia in
termini qualitativi che quantitativi, come lo è oggi quella che viene
erogata dal Comune. Un servizio che dati i costi estremamente
contenuti vede un continuo tourn over di operatori, che non
garantisce
certo
un
elemento
importante
come
la
continuità,
ingrediente necessario per questo delicato servizio, e magari invece si
investono risorse in servizi per anziani che non hanno ancora misurato
una efficacia ed efficienza completa e confrontata con un rapporto
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
serio e trasparente tra costi e benefici, affidandosi esclusivamente a
proclami di qualche autorità esterna al Comune sugli organi di
stampa.
Pericoloso perché il taglio della spesa comporta inevitabilmente,
comunque lo si voglia vedere, una riduzione dei servizi territoriali: i
nuclei zonali handicap erano 9 e ora sono 5; il piano agli “IS” era
triennale ora è annuale; gli assegni terapeutici per gli anziani sono
dimezzati.
Pericoloso perché nulla si dice alla Regione Lombardia, che
nasconde, non inserendoli nel piano socio sanitario, i fondi stabiliti per
la legge sull’assistenza. E di questa carenza il Comune cosa fa? Taglia
gli assegni terapeutici per gli anziani, com’è nel Bilancio, strumento
comunque utile perché gestito dai servizi, una spesa controllata,
termine che piace a qualche Consigliere di Maggioranza, ma che
evidentemente non è stato tenuto conto. Una spesa controllata
prevista all’interno di un progetto stabilito dall’assistente sociale e non
dato a pioggia, con una lettera di accompagnamento che ha un sapore
fastidioso di propaganda.
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Un altro aspetto alquanto problematico è quello relativo al
liberismo che il mio Capogruppo ha definito ‘aggressivo’ della Casa
delle Libertà, richiamato in più di un passaggio nella sua relazione,
signor Assessore, così come l’ha definito appunto il mio Capogruppo.
Per questo argomento anch’io mi aiuto con una citazione che
leggo, per essere più preciso. Il documento dice: ‘Ma su queste
condizioni, quelle dell’industrializzazione nuove della società, si è
malauguratamente - usa proprio questo termine, Assessore instaurato un sistema che considerava il profitto come motivo
essenziale del progresso economico, la concorrenza come legge
suprema dell’economia, la proprietà privata dei mezzi di produzione
come diritto assoluto, senza limiti né obblighi sociali corrispondenti.
Tale liberismo senza freni – avete capito bene, il documento che cito
dice tale liberismo senza freni - conduceva alla dittatura a buon diritto
denunciata come generatrice dell’imperialismo internazionale del
denaro. Non si condanneranno mai abbastanza simili abusi ricordando
ancora una volta solennemente che
dell’uomo’.
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l’economia è al servizio
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Questo documento che ho citato non è né il programma politico
di Bertinotti, con tutto rispetto per questo politico italiano, né quello
dell’amico Daniele Farina. Questo è un documento della Chiesa, del 26
marzo del ’67, è un’enciclica di Paolo VI, si chiama ‘Populorum
progressio’, e quello che denunciava il liberismo era Pio XI. Quindi la
nostra critica viene da lontano, signor Assessore, ed ognuno ha i suoi
testi di riferimento e di approfondimento.
L’opera
di
esternalizzazione
che
lei
indica
come
‘opera
necessaria per ottenere economie di gestione e quindi ridurre
progressivamente il volume della spesa corrente’, è in contrasto con i
contenuti del documento che ho citato perché è naturalmente
coerente con quello sostenuto dal Presidente Formigoni per la Sanità,
dove i servizi non sono più un diritto ma una merce.
Voi credete veramente che questo Bilancio concorre a delineare
il ruolo di Milano e della Lombardia, e dunque dell’Italia in un più
vasto contesto nazionale ed europeo? Per questo vi chiedo, e le
chiedo signor Assessore e signor Sindaco, siete veramente convinti
che questo Bilancio, non quello delle intenzioni della propaganda
dell’annuncio, serva per rilanciare il ruolo dell’Italia nel continente? O
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
forse oggi la Città vi chiede di essere più coraggiosi nei confronti di chi
blocca le risorse al Comune, destinate per poter avviare una seria
politica di rilancio complessivo per il bene di Milano e di chi la abita, e
non
la
consuma
solamente?
Altrimenti,
signor
Assessore,
fondamentalmente ciò che darà diritti in questa Città sarà il fatto di
essere utenti solvibili e attivi. Questo darà identità, nella misura in cui
si è in grado di usare la Città, usare i suoi servizi, pagarli, si avrà
un’identità di cittadinanza. Gli altri, l’altra Città che non si sta
sviluppando, saranno esclusi, perché nessuno si interesserà di chi non
può, non riesce ad essere consumatore solvibile e fruibile”.
Durante l’intervento del consigliere Fanzago sono entrati
in
aula
i
consiglieri
Parlanti,
Albertini
Riccardo,
Occhi,
Masseroli, Triscari; ne è uscito il consigliere Cormio: i presenti
sono, pertanto, 42.
Il Presidente dà la parola al consigliere Carlino.
Il consigliere Carlino così interviene:
“Sarò breve e i minuti restanti li cederò al consigliere Ciccioni.
Renzo Cianfanelli, corrispondente estero del ‘Corriere della Sera’, in
un articolo dal titolo: ‘La metropoli e il degrado’ apparso oggi, così
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
scrive: ‘La prima cosa che colpisce il viaggiatore che arriva a Milano,
dopo un’assenza di parecchi mesi, è la trascuratezza, per non dire la
sconcezza, e poi il rumore insopportabile, l’aria irrespirabile, perché
nessuno ha il coraggio di dire che i peggiori inquinatori sono i motori
delle auto e i motorini’, e così di seguito”.
Nel discutere il Bilancio di previsione per l’anno in corso non si
può
non
esprimere
un
giudizio
che
riguarda
l’attività
dell’Amministrazione Albertini in questo primo stralcio del secondo
mandato, giudizio che parte però da quanto è accaduto nel primo
mandato. Delle 5 priorità e delle 20 proposte annunciate da Albertini,
all’inizio del suo percorso, il programma si chiamava ‘Milano riparte’,
poco o nulla è stato fatto... Sindaco, però potrebbe anche ascoltarmi,
eh… Ciò che emerge con chiarezza è che il Sindaco ha punt ualmente
assolto i suoi impegni nei confronti dei poteri forti e dei Gruppi di
interesse che l’hanno scelto, imposto e fatto votare. L’attività svolta
con assiduità e puntualità è stata quella del rilascio delle licenze
edilizie per cementificare ulteriormente la Città, ma tra le priorità a
suo tempo avanzate: ambiente, traffico e sicurezza, si sono
trasformate in vere e proprie emergenze totalmente fuori controllo.
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Questa Città sta vivendo un’emergenza ambiente che si
intreccia strettamente con le questioni del traffico, della mobilità e
della sosta. La Città appare quotidianamente come un agglomerato
inquinato, caotico e congestionato. L’altissimo grado di inquinamento
acustico ed atmosferico e la sosta selvaggia sono il risultato
dell’assenza di iniziative, la mancanza di una qualità della vita
accettabile ne è l’immediata conseguenza. Questa Città sta vivendo
un’emergenza: diritti, sicurezza, solidarietà.
I diritti dei giovani, degli anziani, delle nuove nazionalità sono
regolarmente trascurati, per non dire calpestati. L’impegno contro le
nuove povertà e l’emarginazione è inesistente all’interno della politica
dell’Amministrazione. Se qualcosa viene fatto è grazie all’impegno
soltanto del volontariato.
In questo quadro il Bilancio di previsione presentato, il cui unico
vanto è quello di avere rispettato le previste compatibilità, appare
come un’operazione ragionieristica, priva di idee, contenuti e
prospettive per la Città, con l’aggiunta che, oltre alla salvaguardia
degli interessi forti, emerge, con l’impressionante ammontare di spese
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
per incarichi, collaborazioni, consulenze e prestazioni professionali,
una vena clientelare a degna celebrazione dei 10 anni di Tangentopoli.
Se è vergognoso per l’Amministrazione che un giornalista del
Corriere della Sera arrivi a definire Milano ‘trascurata e sconcia’, è
bene che il Sindaco Albertini sappia, nel caso non se ne fosse accorto,
che sabato scorso al Palavobis si è messa in cammino una grande
forza di opposizione che presto chiederà conto del proprio operato
anche all’Amministrazione di questa Città”.
Il Presidente dà la parola al consigliere Ciccioni.
Il consigliere Ciccioni così interviene:
“Io mi ricollego, assessore Talamona, a quanto ho detto ieri e
volevo passare alla disamina di alcuni punti sui quali tra l’altro vorrei
che lei potesse, nelle sue risposte, considerare l’opportunità di dirmi il
suo pensiero. Volevo parlarle delle entrate ordinarie, in particolare di
quelle tributarie.
Nel 2001 la previsione era di 400 milioni di Euro, nel 2002 di
395. Io mi sono detto: ma come mai? Di fronte a quello che si può
chiamare un rafforzamento dell’attività di controllo, peraltro al
mantenimento dell’aliquota, come mai abbiamo una diminuzione di
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
questi 5 milioni di Euro rispetto al 2001? Mi sono detto: non sarà
certo perché è diminuita la base imponibile. Io credo che non abbiamo
di fronte a noi l’esodo di alcuni fabbricati, insomma, mi perdoni la
battuta. Oppure mi sono chiesto: sarà che le precedenti basi
imponibili erano un poco errate? Nell’economia del condominio
Comune qual è la risposta? Perché una delle cose importanti, che non
è in mie mani, ma che probabilmente si può produrre e far circolare, è
avere l’elenco delle proprietà comunali.
Alle entrate straordinarie sono a chiederle questo: la previsione
del 2001 rispetto al 2002 nel campo delle alienazioni immobiliari
diverse, ha una differenza del 70%, vale a dire prevediamo un
ingresso in più di circa il 70%? Io vorrei conoscere i dettagli, cioè
conoscere qual è la valutazione globale del patrimonio immobiliare
alienabile. Quanto rimane da alienare? Quanto si potrà vendere?
Perché, mi piacerebbe saperlo insomma, avere più chiarezza in questo
punto.
Allo stesso modo, parlando di cessione di valori immobiliari,
abbiamo nel 2002 una previsione di 590 milioni di Euro e nel 2001 di
568. Ma cosa sono: azioni, obbligazioni? E qual è la valutazione
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
complessiva del patrimonio immobiliare, alienabile, si intende? Io
credo che se facciamo la somma di queste ultime due voci di cui ho
parlato, pari a circa mille milioni di Euro, si tratta del 61%, 61,4 c’è
scritto qua, degli investimenti del 2002, una cifra estremamente
pesante.
E veniamo alla Legge Finanziaria, alla Legge del 28 dicembre
scorso. Alla pagina 4 della sua relazione al Bilancio di previsione si
scrive:
‘attribuisce
agli
enti
locali
una
discrezionalità
circa
l’applicazione dell’ammortamento economico sui beni patrimoniali’.
Questa discrezionalità di cui si parla a me sembra che nelle sue
previsioni si siano tradotte nel semplicissimo ammortamento zero.
Perché in nessuna delle funzioni di cui al titolo 1, spese correnti,
figura alcuna cifra. Per quello che ricordo, le aziende private che
cominciano a non fare ammortamenti sono sulla via del fallimento.
Allora l’aver preso proprio così alla lettera quella che è l’indicazione
della legge mi mette un attimo sul chi vive. Secondo lei è una prassi
giudiziosa, la si può definire così? Io credo che all’interno di
un’azienda privata, come in qualche modo poi qualcuno vanta di saper
governare, come si governa in un’azienda privata, una cosa del
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
genere non solo non sarebbe ammessa ma sarebbe quasi vista come
un illecito.
Nelle spese correnti ho trovato una questione probabilmente di
errore, ma vorrei che lei me la spiegasse, a pagina 31 della relazione
viene riportato un va lore di 1722,4 milioni di Euro, mentre a pagina
53 del Bilancio di previsione abbiamo 1743,9. Mi piacerebbe capire
che cosa significa, se è un mero errore oppure in qualche modo
bisogna che lei ci spieghi di più.
Io ho voluto in qualche modo fare anche delle domande, oltre
ad avere espresso delle opinioni ieri, Assessore, perché non ho
trovato quella chiarezza espressiva anche nel modo di presentare il
Bilancio che qualcuno dice dovrebbe essere, appunto, a prova di tutti,
a prova del cittadino comune, perché la massima chiarezza dovrebbe
improntare questa documentazione. Se può, quando può rispondermi,
le sarò grato”.
Il Presidente dà la parola al consigliere Molinaro.
Il consigliere Molinaro così interviene:
“Signor Sindaco, Signori Consiglieri, la discussione del Bilancio
preventivo
è
la
discussione
principale
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dell’organo
politico
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amministrativo rappresentato dall’assemblea del Consiglio Comunale.
In questo caso per la prima volta affrontiamo nel secondo mandato
del Sindaco, il Bilancio in Euro. Questo credo che sia un aspetto molto
importante perché, proprio in Europa, l’Italia ha recentemente avuto
la piena approvazione dei risultati che ha realizzato nel rispetto del
patto di stabilità che la impegnano a ridurre fino all’azzeramento il
disavanzo pubblico nonché a rientrare dal debito accumulato negli
scorsi decenni.
L’assessore Talamona nella sua relazione ha riconosciuto un
dato importante: ‘l’Italia è stato l’unico tra i maggiori Paesi
partecipanti all’Unione Europea, economica e monetaria, che nel 2001
ha rispettato pienamente i vincoli che ne discendono per la nostra
finanza pubblica ed ha raggiunto un tasso di crescita dell’economia
superiore a quello della Germania e della Francia. Una bella differenza
tra queste parole e quelle del Ministro Tremonti sul buco lasciato dal
Governo dell’Ulivo.
Dalla Finanziaria infatti emergono le verità dei conti pubblici che
migliorano di 8600 milioni di Euro con un aumento delle entrate
correnti di 10443 milioni di Euro e una flessione della spesa per
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
interessi di 4270 milioni di Euro. Tutto questo frutto, senza dubbio,
delle politiche di Bilancio adottate dal Centrosinistra a partire dal
1996. Timide appaiono nella relazione dell’assessore Talamona le
analisi e i giudizi sulle disposizioni che la Finanziaria ha imposto agli
Enti locali… Mi sto rivolgendo al Sindaco e all’Assessore... Dicevo,
Assessore, che timide appaiono nella sua relazione le analisi e i giudizi
sulle disposizioni che la Finanziaria ha imposto agli Enti locali.
Va ricordato che queste norme contrastano con il processo di
decentramento amministrativo avviato da tempo, che ha avuto il suo
culmine nella modifica del titolo V della Costituzione, attuato con la
Legge 3/2001, confermata dal referendum dell’autunno scorso.
Elemento qualificante di tale riforma è la modifica dell’articolo
119 della Costituzione che, nella sua nuova versione, stabilisce
l’autonomia finanziaria di entrata e spesa anche per i Comuni e le
Città
metropolitane;.
la
disposizione
a
loro
favore,
della
compartecipazione al gettito dei tributi erariali riferibile al loro
territorio, risorse con le quali i Comuni e le Città metropolitane
debbono essere messe in condizione di finanziare integralmente le
funzioni pubbliche loro attribuite.
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Ricordo a tale proposito che la Destra, ora al Governo, si è
presentata in ordine sparso all’appuntamento referendario, ma che
comunque contestava quelle riforme ritenendole poco federaliste. I
vincoli
della
Finanziaria
2002
tradiscono
proprio
il
processo
federalista, imponendo norme restrittive ai Bilanci dei Comuni
secondo una impostazione neocentralista, romanocentrica, in chiara
contraddizione con i proclami della Destra che anche a Milano ha fatto
nel corso di questi anni: Milano Comune virtuoso, con il tetto del 6%
quale aumento degli impegni di spesa per il 2002 rispetto al 2000.
Tutto questo potrebbe avere contraccolpi negativi, penalizzando
la crescita e lo sviluppo della Città, determinando nuove incertezze sui
Bilanci degli Enti locali, bloccando il processo federalista avviato da
anni,
da
noi sostenuto e rivendicato anche dai predecessori
dell’assessore Talamona e dal Sindaco Albertini, a gran voce, però,
solo fino a quando c’era il Governo dell’Ulivo. Un Sindaco, che io
penso un po’ capriccioso, perché rivendicando poteri speciali non ha
avuto poi le risorse per attuare le scelte che il Governo di Destra, con
la Finanziaria, limitandone la capacità di spesa dell’Amministrazione e
24
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
di Milano rende difficile la realizzazione di quegli obiettivi e anche dei
poteri speciali che sono stati rivendicati a gran voce.
Ora, vorrei fare un’analisi più approfondita del Bilancio e delle
politiche attuate dalla Destra a Milano negli ultimi 5 anni. Emergono
aspetti singolari sulla capacità di spesa e sulle politiche di
contenimento della stessa. Intanto un dato: quanto ha questo
Comune effettivamente in cassa? E’ una domanda. Perché se
l’operazione di ‘SWAP’ frutterà 35 milioni di Euro, vuol dire che il
Comune dovrebbe avere disponibili circa un miliardo di Euro da
utilizzare per gli investimenti. Per quali ragioni per finanziare gli
investimenti si prevedono ulteriori alienazioni mobiliari per 589 milioni
di Euro e immobiliari per 403 milioni? E di quali alienazioni si parla?
Non c’è traccia nella relazione dell’Assessore. Penso di escludere la
SEA,
che
si
presenta
come
un’azienda
svuotata
di
capacità
manageriali e con il Bilancio peggiore della sua storia, grazie alla
concentrazione di tutti i poteri sull’attuale Presidente Fossa che, a mio
parere, non merita certamente la riconferma in questo ruolo. Forse si
parla dell’AEM? Ma in questo caso si apre un problema di rilevanza
nazionale, perché l’AEM, con l’acquisizione prossima della rete ENEL,
25
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
sarà proprietaria di tutta la rete elettrica di Milano. E la cessione della
maggioranza azionaria trasferirà in mani private il monopolio locale
dell’energia elettrica. E, visto e considerato l’articolo 35 della
Finanziaria, si pongono questioni molto serie anche per la presunta
volontà liberalizzatrice della Destra milanese nel momento in cui vuole
cedere anche la proprietà della rete dell’acqua, o meglio ancora del
servizio idrico integrato, ai privati. Perché questa è l’operazione che
appare dalle dichiarazioni dell’assessore Talamona alla stampa.
Ma poi questa strategia di Bilancio stride con la politica del
risanamento. Stride tutta l’impalcatura politica di questo Bilancio che
incrementa la spesa corrente, sottraendo con artifici contabili risorse
che dovrebbero essere destinate agli investimenti, come gli oneri di
urbanizzazione, riduce l’indebitamento solo per incrementare la spesa
corrente
e
sposta
negli
investimenti
spese
che
invece
sono
tipicamente della parte corrente e che servono al buon funzionamento
degli uffici o delle scuole, come ad esempio le spese per i nuovi arredi
o per gli incarichi professionali per progetti.
Questo degli oneri di urbanizzazione è un mistero dalla lettura
della relazione, perché a pagina 9 della relazione si dice che l’87%
26
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
delle entrate è destinato alla manutenzione ordinaria e quindi si
trasferisce la parte di oneri nelle spese correnti. Mentre a pagina 60,
sempre
della
stessa
relazione,
la
copertura
finanziaria
degli
investimenti si realizza con un mix che prevede anche gli oneri di
urbanizzazione. Quindi, spiegatemi questa contraddizione, per quali
ragioni all’inizio della relazione sono destinati alla spesa corrente, alla
fine della relazione sono destinati alla copertura finanziaria degli
investimenti.
Poi è venuto il tempo di capire per quali ragioni la spesa
corrente aumenta tutti gli anni nonostante le dismissioni, le
esternalizzazioni. Leggiamo il dato sul personale del Comune di
Milano, che ha perso negli ultimi due anni centinaia di dipendenti, non
per il normale tourn over non reintegrato, ma centinaia di dipendenti
assegnati in parte allo Stato, i bidelli, in parte all’azienda di refezione
scolastica, in parte alla fondazione delle scuole civiche. Tutte queste
sono spese correnti tolte dal Bilancio ordinario del Comune di Milano.
Quale vantaggio ne è derivato in termini di risparmi e
razionalizzazioni? Non è dato sapere dalla lettura del Bilancio. La
verità è che i 46 servizi, i 197 centri di costo, le 14 direzioni centrali
27
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
non hanno contributo al miglioramento dell’efficienza complessiva del
Comune di Milano in termini organizzativi, che non ha mai affrontato
coraggiosamente una riforma, quella sì, veramente, della macchina
burocratico–organizzativa del Comune orientata al territorio, al
decentramento delle funzioni e attività amministrative, anzi, siamo al
paradosso che l’Assessore federalista Pagliarini vuole accentrare tutti i
dipendenti
del
Comune
in
un’unica
cittadella
amministrativa,
invertendo così anche il corso della storia.
Io qui mi rivolgo al Sindaco: di quale Comune e Azienda parla il
Sindaco? Le aziende decentrano, si deverticalizzano, lavorano per
matrici organizzative, superano le logiche tayloristiche. Noi, invece,
riconcentriamo tutto in una unica cittadella amministrativa. Mi
spiegate la razionalità di questa ipotesi strategica del Comune di
Milano? Me la spiegate soprattutto in funzione dell’interesse dei
cittadini, dell’efficienza della macchina organizzativa, della capacità di
risposta dell’Amministrazione Comunale alle esigenze di servizio della
Città.
Tutto questo non c’è nella relazione, non c’è nei dati che
conosciamo, sono nelle intenzioni dichiarate dai diversi amministratori
28
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
del Comune. A noi spetta cercare di mettere insieme tutti questi dati,
tutti questi elementi, per capire qual è la direzione di marcia di questa
Amministrazione. E mi pare di capire che la direzione di marcia non
sia proprio chiara.
Da questo punto di vista, il primo Bilancio dell’era Talamona – e
il primo Bilancio del secondo mandato del Sindaco Albertini incrementa del 30% le tariffe dell’ATM, riduce le entrate nella
pubblicità, mentre tutti i cittadini vedono, e anche noi Consiglieri,
l’abusivismo che invade la Città in tutti gli spazi, in tutti gli angoli;
ormai questa Città è un grande spot pubblicitario, non c’è più rispetto
di nessuno spazio di questa Città, si coprono le opere d’arte, si
coprono i caselli daziari; si coprono gli interventi di manutenzione
ordinaria, che potrebbero durare una settimana, con mesi e mesi di
tabelloni pubblicitari, senza che il Comune di Milano ne tragga una lira
di vantaggio, anzi, si riducono sempre di più le entrate, eppure c’è
un’esplosione incredibile di pubblicità.
È il Bilancio delle contravvenzioni, che raggiungono e quasi
superano le entrate derivanti dai canoni di concessione dei servizi
affidati all’AEM e all’ATM. Io non ho trovato, insomma, quella politica
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
virtuosa di cui il Sindaco si è fatto paladino almeno a parole. Nei fatti
poche sono le novità, concentrate tutte nel linguaggio retorico dei
“vigliacchetti”, rivolto ai Consiglieri della Maggioranza, e nell’orgoglio
militare a cui il Sindaco ha richiamato i Consiglieri perché in questo
dibattito si escluda qualsiasi possibilità di dialogo e di confronto, sulle
scelte,
sugli
indirizzi,
sulle
direttrici
di
marcia
di
questa
Amministrazione.
Questo credo sia l’elemento fondamentale che ha caratterizzato
il dibattito del Bilancio in queste settimane, cioè un nuovo tentativo,
un ulteriore tentativo di ridurre lo spazio, i margini della discussione,
del confronto, della capacità di mettere sul tavolo le idee e verificare
se, anche dal contributo di idee e di proposte che può venire dal
Consiglio Comunale, si possa andare verso una strada più efficiente,
più efficace, più capace di rispondere alle esigenze di questa Città in
rapido mutamento. Una Città che vede l’Amministrazione Comunale,
nel suo Bilancio preventivo, mantenere sostanzialmente i livelli di
spesa che da circa un decennio vedono caratterizzare il Bilancio di
questa Città.
30
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Per riprendere l’assessore Talamona, che nella sua relazione
introduttiva faceva due citazioni che non ha letto, volevo leggere un
pezzettino di citazione di un libro di Foucault ‘Sorvegliare e Punire’,
che regalai al Sindaco in una occasione particolare. Dice ad un certo
punto nel capitolo ‘Disciplina’: ‘L’uomo macchina di Lametrì è insieme
una riduzione materialistica dell’anima e una teoria generale
dell’addestramento e, al loro centro, regna la nozione di docilità che
congiunge al corpo analizzabile il corpo manipolabile. E’ docile un
corpo che può essere sottomesso, che può essere utilizzato, che può
essere trasformato e perfezionato. I famosi automi da parte loro non
erano solamente un modo di illustrare l’organismo, erano anche
manichini politici, modelli ridotti di potere, ossessione di Federico II,
Re minuzioso delle piccole macchine, dei reggimenti ben addestrati e
delle lunghe esercitazioni’.”
Durante l’intervento del consigliere Molinaro sono entrati
in aula i consiglieri Martinelli, Santomauro, Beretta, Massari,
Giobbi, Ugliano; ne sono usciti i consiglieri Terzi, Farina,
Testori: i presenti sono, pertanto, 45.
Il Presidente dà la parola al consigliere Rizzo.
31
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Il consigliere Rizzo così interviene:
“Io sarò ripetitivo e come ogni volta che si affronta il Bilancio
dico che l’unico Bilancio che a me sta a cuore è quello tra le
aspettative dei cittadini e le risposte che come Amministrazione siamo
in grado di dare.
Allora bisogna partire dalla domanda se a Milano si sta meglio o
si sta peggio. Se la qualità della vita, si pensi all’ambiente, è
migliorata o è in via di peggioramento, se le classifiche de Il Sole 24
Ore, che hanno visto retrocedere la nostra Città, sono opera di cattopara-pre-comunisti, non so come dirlo e invece sono una riflessione
su quella che è la situazione della Città. Se è vero che a Milano
abbiamo 50 mila persone che vivono con 300 Euro al mese e 300 mila
hanno entrate insufficienti rispetto a quello che è il costo della vita. Se
è migliorata o peggiorata l’opera di integrazione degli immigrati. E se
questa questione, che per noi è una questione vitale, viene più gestita
per creare contrapposizioni fra milanesi, gli uni contro gli altri, o se
invece è stata affrontata e risolta. Immigrati che come hanno chiesto
in una loro manifestazione di questi giorni, che io ho considerato di
grande intelligenza, non possono essere considerati solo forza lavoro
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
ma non uomini, per cui per lavorare vanno bene, per vivere devono
essere nascosti, cancellati, eliminati. Non vorrei che la disputa che è
nata sulle questioni della cultura sia stato un modo demagogico per
rifarsi una sorta di immagine solidaristica quando in verità gli
interlocutori di riferimento di questa Amministrazione sono i ceti
medio alti e gli interessi forti, perché questo devo pensare. Mi accorgo
che se c’è bisogno di fare qualcosa alla Bicocca la si fa in fretta, anche
se non sempre bene, mentre allo Stadera non si fa nulla; se i
problemi del centro vengono affrontati e quelli delle periferie no,
perché in periferia si vive oggi peggio di prima, allora dobbiamo dire,
dobbiamo credere, dobbiamo ritenere che non abbiamo solo bisogni
fisici, la qualità della vita è un fatto importante e credo che non
dobbiamo considerare così poco gli anziani e i deboli da pensare che
per loro sia più importante una michetta e non invece talvolta avere la
possibilità di visitare un museo, assistere ad uno spettacolo, riempirsi
di cultura. Non si può accettare questa contraddizione.
Per questo io penso che avrebbe dovuto parlare il Sindaco, non
perché lo vogliamo tediare o chiedergli di fare cose che non ha
intenzione di fare, ma perché il Bilancio è qualcosa di più importante
33
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
che un conto, che un resoco nto economico. E’ una riflessione sulla
vita della Città. Ecco perché non si può accettare l’idea di un Bilancio
bloccato, perché è contraddittorio con la socialità, con la discussione,
con la partecipazione, con i commenti, con il raccogliere quello che
pensano i cittadini su questo.
Quindi per noi non è uno slogan parlare di Bilancio partecipato,
è una esigenza per governare meglio. Per questo io non posso
chiedere all’assessore Talamona, che è sempre squisito anche nelle
sue simpatie nel rivolgersi a noi, conto di tutto questo. Del resto
l’assessore Talamona con molta ironia ha già firmato la sua
dichiarazione di resa su questi argomenti con la prefazione che ha
scritto. Ha citato ‘L’età della cavalleria è finita, le è succeduta quella
dei sofisti, dei calcolatori e degli economisti’. E poi ha detto ‘la gloria
dell’Europa si è oscurata per sempre’. Mi pare che sia questo. Del
resto l’assessore Talamona, anche qui, mette le mani avanti quando
dice: “Ma siamo così sicuri che è la spesa pubblica che decide del
miglioramento della qualità dei cittadini”? Anche se subito dopo
abilmente elogia la programmazione, la capacità di controllo e così
via.
34
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Quindi, ci voleva questa discussione generale. Ma io non mi
sottrarrò all’esame del Bilancio e comincerò come tant i altri hanno
fatto, sinceramente ringraziando l’Assessore, il Presidente della
Commissione, che spesso con noi ha condiviso l’esigenza di avere dei
materiali più chiari e più utili a formarci un parere e un’opinione e,
come sempre, gli uffici, che ci hanno sempre risposto positivamente a
qualsiasi richiesta di chiarimento e di approfondimento.
Non vorrei ancora una volta che la disputa avvenuta sulla
questione della cultura, finisse anche per nascondere l’esigenza, che
non c’è stata, di una battaglia a fondo in nome del federalismo e
dell’autonomia contro questo limite del 6%, che è una profonda
ingiustizia nei confronti della nostra Amministrazione.
In passato qualunque governo fosse seduto su quei banchi
partiva,
nella
sua
riflessione,
in
sede
di
Bilanci o,
con
una
rivendicazione di maggiore autonomia e quasi di rivendicazione, che è
l’essenza della democrazia, il conflitto tra i diversi poteri, la dialettica
tra i diversi poteri e si diceva sempre – ed erano tutti d’accordo quelli
che erano qui – che bisognava rivendicare maggiore capacità di
35
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
autonomia da parte dei Comuni. Perché questa sudditanza acritica alla
questione del 6%?…
Fuori
microfono
interviene
un
Consigliere
non
meglio
identificato, le cui parole non risultano peraltro, comprensibili.
Il consigliere Rizzo così riprende:
“Ma anche prima c’erano le leggi dello Stato, e si aveva il
coraggio di dire, si organizzavano le delegazioni dei Sindaci, si
organizzavano le delegazioni dei cittadini che andavano a discutere e
rivendicavano al Governo dei cambiamenti. Perché questo non si fa
più?
Vado avanti. Il materiale che ci è stato fornito (ho detto che è
interessante dal punto di vista…) è un Bilancio utile a capire cosa
accadrà in questa Città o per qualche verso, al di là delle volontà
soggettive, è mistificatorio? Vedete, se gli investimenti reali sono in
questi ultimi anni regolarmente il doppio di quanto è previsto, quanti
dei 2400 milioni di Euro, che oggi sono previsti in termini di
investimento, si tradurranno in reali opere per questa Città? Ad
esempio, si parla adesso di dismissioni immobiliari per 400 milioni di
Euro, quanti saranno in realtà, se l’anno scorso erano previsti 500
36
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
miliardi di lire e in realtà sono solo diventati 50 miliardi di lire?
Vedete, fare un Bilancio in cui si danno delle cifre, che poi non si
verificano a consuntivo, rischia di dare un’impressione diversa, è
propaganda, non è un Bilancio reale e concreto, utile per capire la
realtà. Se tutto si fonda sulla vendita immobiliare di quali azioni, ce lo
direte, della SEA, dell’AEM, di una neonata società dell’acqua, non lo
so, per 590 milioni di Euro, ma il Presidente Fossa dice che la SEA non
si può vendere prima del 2003, la AEM mi pare che non siamo nella
condizione di poterlo fare, dove verranno reperiti questi fondi? O
vengono messi lì per poter dire che faremo quanto in realtà sappiamo
già che non potremo fare?
Allora io faccio una prima richiesta: perché non facciamo –
permettetemi la similitudine - una sorta di semestrale di questo
Comune, al termine del quale ogni 6 mesi diciamo: avevamo detto
che avremmo speso queste cifre, in realtà ne abbiamo spese finora
queste. E alla fine dell’anno, con la stessa enfasi con la quale
dichiariamo i programmi, diciamo con realismo quanto concretamente
di quei programmi abbiamo fatto. Io vorrei sapere, ad esempio,
quante opere pubbliche sono delle ripetenti, intendendo con questo
37
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
termine opere pubbliche che comparivano due anni fa, l’anno scorso,
quest’anno e ripetutamente vengono messe e non vengono mai fatte,
però quando si fanno le conferenze stampa si dice: abbiamo
approvato questi bilanci.
Se vogliamo tornare sulle privatizzazioni. Io voglio fare questa
riflessione, questa proposta: mi darete prima o poi un conto tra
quanto abbiamo risparmiato in termini di mutui, certo, abbiamo
rinegoziato i mutui, abbiamo risparmiato, messo però sul piatto della
bilancia dall’altra parte quanto abbiamo incassato in meno in termini
di dividendi e quanto abbiamo pagato in più in termini di energia
elettrica che abbiamo pagato alla S.p.A. privata? Siamo così sicuri che
aver risparmiato su quel tasso del 6% non sia molto di meno di
quanto ci sarebbe rivenuto in termini di vantaggi se avessimo avuto
ancora in mano l’Azienda Energetica Municipale? Non è che pretendo
di dire ‘ho ragione io’, ho la modesta pretesa di chiedere: fatemi
questo conto! Perché ogni volta vediamo, in ogni tipo di attività, che
salta fuori che l’ATM spende di più perché deve pagare l’energia
elettrica, questo spende di più perché deve pagare l’energia elettrica,
di dividendi ne incassiamo la metà quando potremmo incassarne il
38
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
doppio, alla fin fine c’è questo pareggio o abbiamo fatto una grande
operazione per un obiettivo diverso da quello che poi viene
presentato?
Su Milano Ristorazione, consentitemi anche questo, perché ci
dite che non possiamo avere la ideologia della statalizzazione, però
non si può avere neanche l’ideologia della privatizzazione. Io mi sento
abbastanza neutro e laico nei confronti di questa riflessione. Però vi
chiedo: qualcuno mi fa il conto e me lo propone se avere sostituito al
nostro servizio mensa la Società Milano Ristorazione ci ha fatto
risparmiare o no? Atteso che la mia bambina non mi dice che si
mangia meglio rispetto a prima, anzi.
Sul cablaggio, io ho avuto la fortuna di avere tra le mani il
Bilancio di Metroweb e parla di mille chilometri di fibra depositata
nell’anno 2001, non di fibra, scusate, di cavo. So che esiste una
disposizione secondo la quale ad ogni metro deve essere pagata
all’Amministrazione Comunale 50 mila lire, mi riferisco a vecchie lire.
Se la mia laurea non l’ho rubata, ma basterebbe la scuola elementare,
la moltiplicazione di queste cifre fa 50 miliardi di lire, perché ce ne
sono solo 6 in Bilancio? Il tempo è tiranno quindi devo andare di
39
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
corsa. Se nelle entrate del pagamento dei servizi dei cittadini sono
molto ma molto aumentate, cosa significa dire che non si aumentano
le tasse? Perché, vedete, se io pago meno tasse oppure non aumento
le tasse, ma aumento le tariffe, in termini di servizi, spendo
comunque di più. Non vorrei che poi ci ritrovassimo nella situazione
del Ministro Sirchia che dice: “non si può dare di più, non si
aumentano le tasse, però si fa pagare la Sanità”. Vedete, si determina
quindi la tassa più odiosa, perché le tasse si pagano in rapporto al
reddito, il ticket è lo stesso per chi sta bene e per chi sta male, quindi
è la tassa più odiosa perché si ricade con la stessa cifra su persone
che hanno delle entrate diverse.
Voglio concludere e restare nel tempo. Quando parlo di un
Bilancio politico complessivo, ormai sono passati 4 anni, se penso alla
politica dell’immigrazione dovrei dirne 9, di persone che la pensano in
questo modo, che non vedono di buon occhio gli immigrati, e i risultati
non mi pare che siano di un grande miglioramento nella condizione
dei nostri quartieri. Ma pensiamo a questo: quando verrà ricordata
questa Amministrazione, mi aiutate a dire di che cosa ci ricorderemo?
C’è una grande opera pubblica fatta da questa Amministrazione?
40
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Forse dovrei dire l’Alba di luce. C’è qualche altro progetto sociale che
è stato portato avanti da questa Amministrazione o alla fine, quando
qualcuno farà una tesi di laurea su questi ultimi anni dovrà ricordare
soltanto la svendita dell’AEM, l’audace colpo dei soliti ignoti sul
cablaggio, la storia di E-biscom e dintorni, oppure l’affare SEAArgentina? È questo che questa Amministrazione lascia alle future
generazioni, è questa la Milano che ricorderà le Giunte Albertini?
Datemi una ragione per ricordarmi di qualcosa almeno di positivo”.
Durante l’intervento del consigliere Rizzo è entrato in
aula l’assessore Predolin.
Il Presidente dà la parola al consigliere Ricci.
Il consigliere Ricci così interviene:
“Anch’io parto da questa domanda che ha posto il consigliere
Rizzo, se a Milano si sta meglio o se a Milano si sta peggio. Penso che
pochi mesi fa abbiano risposto gli elettori milanesi, quindi credo che
vada da sé la risposta, consigliere.
Il Bilancio costituisce un momento fondamentale e solenne per
la definizione delle scelte politiche e amministrative del Comune,
41
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
l’auspicio è quello di un dibattito costruttivo nell’interesse superiore
della nostra Città.
Il traguardo, spero comune e condiviso, deve essere quello
dell’efficienza, della competitività, che devono essere condizioni
indispensabili per lo sviluppo economico e sociale e per la crescita
civile e culturale di Milano. Questo Bilancio è il primo Bilancio che
nasce sotto il segno dell’Europa, è il primo ad essere espresso in Euro
ed è il primo ad essere costruito entro i limiti del patto di stabilità, a
cui si riferiscono sia il Trattato di Maastricht che quello di Amsterdam.
Nonostante gli effetti negativi dell’attuale fase in cui si trova il ciclo
economico mondiale, a seguito dell’attacco alle Twin Towers dell’11
settembre, l’Italia è stato l’unico Paese dell’unione economica e
monetaria europea che nel 2001 ha rispettato pienamente i vincoli
raggiungendo un tasso di crescita dell’economia superiore a quello di
Germania e Francia.
Relativamente al Comune di Milano, l’Amministrazione Albertini
ha affrontato criticità come il territorio, l’ambiente, il traffico e le
grandi opere infrastrutturali di mobilità e comunicazione, ereditate
dalle passate gestioni, con rilevantissimi interventi ed investimenti
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
che devono assolutamente proseguire e perseguire con celerità. La
costruzione del Bilancio è avvenuta attraverso un procedimento lungo
e approfondito, realmente condiviso che si è articolato nel rispetto di
vincoli fissati dalla Legge Finanziaria.
Questo Bilancio rappresenta naturalmente un momento di
continuità rispetto al perseguimento di quegli obiettivi strategici che
hanno caratterizzato questa Amministrazione nel mandato elettorale
precedente, come ad esempio la riduzione del costo di indebitamento,
con l’estinzione anticipata e la rinegoziazione dei mutui.
Così procedendo Milano è di fatto divenuto il primo Comune
italiano che ha aderito al patto di stabilità. Uno dei principi cardini
confermato anche in questo Bilancio è quello di avere mantenuto una
bassa previsione fiscale, infatti nessuna nuova imposta è stata
introdotta e nessuna imposta, tra quelle vigenti, è stata aumentata.
Tra i maggiori Comuni italiani Milano rimane la Città che applica l’Ici
più bassa, ha mantenuto la tassa dello smaltimento dei rifiuti invariata
e non applica l’addizionale IRPEF, imposta che oggi viene applicata
circa da un terzo dei Comuni italiani.
43
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Le scelte politiche amministrative dell’Amministrazione Albertini
hanno prodotto risorse ed economie che hanno permesso di investire
diversi miliardi nella realizzazione di opere pubbliche giungendo di
conseguenza
alla
creazione
di
migliaia
di
posti
di
lavoro
e
incrementando di fatto il PIL. Le ben note privatizzazioni di AEM,
Farmacie Comunali e Centrale del Latte sono stati gli strumenti utili
per la diminuzione dell’indebitamento che ha permesso così di liberare
importanti risorse per la spesa corrente, che crescendo ha potuto
perseguire il raggiungimento degli obiettivi e dei programmi di
governo cittadini.
Ciò che mi preme sottolineare del Bilancio 2002 è l’aumento
della spesa corrente che passa dai 679 milioni di Euro del 2001 agli
attuali 712 milioni di Euro, con un incremento di circa il 5%, tutto
questo nonostante i vincoli imposti dalla Finanziaria 2002. Si
continuerà nello sforzo che ci ha portato in questi anni al recupero di
situazioni di morosità e di evasione fiscale prestando sempre
particolare attenzione alla gestione delle aziende a partecipazione
comunale per garantire maggiori entrate.
44
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
A
tale
fine
mi
preme
ricordare
che
nel
’97,
all’inizio
dell’Amministrazione Albertini, queste aziende producevano Bilanci in
perdita. Si è consolidata in questo Bilancio l’attenzione ai servizi
sociali,
ai
servizi
educativi
e
all’ambiente
che
registrano
un
incremento superiore al 4,7% rispetto al Bilancio precedente.
Negli ultimi 4 anni infine sono stati fatti investimenti per circa
2720 milioni di Euro e per quest’anno si prevedono circa 1413 milioni
di Euro, dei quali circa 2 terzi andranno per opere pubbliche
individuate nei settori dei trasporti, dell’ambiente e del traffico;
investimenti che verranno finanziati con gli introiti delle dismissioni
del patrimonio immobiliare, con la gestione di partecipazione
mobiliare, con l’utilizzo dei proventi degli oneri di urbanizzazione e con
l’accensione di mutui sempre nel rispetto del piano di stabilità interno.
Questo Bilancio è il risultato di uno sforzo comune, in un
momento non facile, che raggiungerà certamente gli obiettivi fissati
da questa Amministrazione.
Augurando a tutti i miei colleghi buon lavoro, auspico che
questo momento di discussione – confronto sia costruttivo e utile
nell’interesse della nostra Città”.
45
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Il Presidente dà la parola al consigliere Adamo.
Il consigliere Adamo così interviene:
“Vorrei porre una domanda preliminare a cui vorrei una risposta,
anche dopo, non faccio la pre giudiziale, che tutte le sedute apro una
pregiudiziale. Non riesco a capire quando questa assemblea vede i
Bilanci preventivi e consuntivi della A.S.L.? In quale occasione noi
siamo messi in grado di conoscere il Bilancio preventivo e consuntivo
della A.S. L., visto che noi dovremmo, come Consiglio, avere le
funzioni che fuori Milano hanno le assemblee dei Comuni, mi chiedevo
quando avviene questo passaggio o se probabilmente nel dibattito di
recepimento della legge il Comune ha delegato alla Giunta, perché è
un’informazione utile quella di conoscere qual è il Bilancio della A.S.L.
del Comune di Milano nella nostra discussione. Perché c’è un intreccio
forte per quanto riguarda la spesa sociale ed eventuali dismissioni,
eventuali tagli nel comparto sanitario, soprattutto per alcuni servizi,
rischiano di avere una ripercussione poi sul bisogno che ricade sul
Comune, che varrebbe la pena sempre di monitorare come fenomeno.
Ma per entrare nel merito. Questo Bilancio è il risultato di un
percorso piuttosto accidentato quest’anno rispetto alla situazione del
46
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
quadro nazionale che si è poi intrecciata con una situazione un po’
problematica a livello locale, come abbiamo già avuto modo di dire.
Sulla Finanziaria hanno già detto molti colleghi. Una Finanziaria su cui
noi abbiamo espresso un giudizio negativo, soprattutto per quello che
non fa più che per quello che fa, anche la Finanziaria nazionale,
qualcuno ne ha parlato anche con toni enfatici, ma secondo me più
che una Finanziaria cattiva è una Finanziaria piatta, che non fa delle
politiche attive di investimento, non interviene sul Mezzogiorno, cioè
dove non si intravvedono delle linee di intervento e di sviluppo per il
Paese. Ma non voglio aprire questa discussione se non accennarla per
un po’ di sintonia con le scelte del Bilancio poi locale. Cioè una
Finanziaria che sceglie poco. L’unica cosa che sceglie è di fare questa
manovra di contenimento della spesa dei Comuni. L’elemento, come
dire, anticostituzionale, è già stato sollevato, però la cosa sembra a
mio avviso ancora più assurda perché è il primo anno, credo,
assessore Talamona, che i Comuni affrontano un Bilancio a processo
di trasferimento completato delle funzioni di autonomia nei tributi.
Cosa voglio dire? Con anche la parte riguardante l’IRPEF oggi i
Comuni possono contare su entrate autonome per l’85% circa della
47
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
composizione del loro Bilancio, a fronte di anni di governi di
Centrosinistra che su questo (il collega Molinaro ha chiamato
federalismo fiscale) autonomismo, ognuno usi le parole che vuole, è
stato un impegno programmatico dei governi di Centrosinistra portato
a compimento. Non c’è più niente, diciamo così, che può essere dato
ai Comuni per renderli autonomi nella gestione del loro Bilancio.
Bene, quando si è finito questo trasferimento, per cui il processo
si è concluso e i Comuni avevano quindi gli strumenti per dispiegare al
massimo le loro scelte di politiche di Bilancio, beh, il governo
reintroduce dei vincoli, io non so, chiedo ai funzionari che sono qui
presenti, al Ragionare Capo, all’Assessore, se mi sbaglio, ma mi
sembra che il modo fittizio si rintroduca qualcosa che assomiglia
molto alla Tesoreria Unica, cioè all’idea che la finanza dei Comuni fa
parte di una finanza nazionale globale che deve essere governata dal
Centro. Credo che appunto fossero parecchi anni che non si vedeva
più una cosa così diretta contro l’autonomia dei Comuni.
L’autonomia politica (non ne faccio una questione formale)
consiste nel fatto che io decido la politica di entrata, decido la politica
di spesa, rispondo ai miei cittadini se sono stato nel patto di stabilità,
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
se ho voluto fare una politica di pressione fiscale per andare a un
certo tipo di spesa o meno. Ne rispondo io perché sono un ente
costituzionale, autonomo, che non dovrei essere gerarchicamente
soggetto a nessun altro degli enti costituzionali. Non è andata così.
Io devo dire che spiace aver visto il Sindaco (è già stato detto)
così veemente nel rivendicare i poteri speciali, così assente nel
momento in cui tutti i Sindaci, attraverso l’Anci, tutti i Sindaci delle
grandi Città che andavano in Parlamento, dal Governo per chiedere di
emendare la Finanziaria su questo punto.
Signor Sindaco, non poteva usare anche in questo caso la sua
lettera nel cassetto, questa sua misteriosa lettera che un giorno o
l’altro mi vorrà far vedere, per cortesia, che lei tiene nel cassetto e
che ogni tanto minaccia di tirar fuori? Non poteva farla pesare in un
momento in cui veniva attaccata l’autonomia impositiva, l’autonomia
di Bilancio del suo Comune? Mi permetta, è stato battuto dal Sindaco
di Sanremo, che come lei sa è diventato il santo protettore dei
Comuni d’Italia da qualche giorno a questa parte, e Sanremo, dove
del tutto casualmente viene eletto Scajola, ci ha permesso di avere
non solo il decreto di proroga per cui possiamo discutere il nostro
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Bilancio adesso e non dobbiamo strangolarci entro il 28…, cioè entro
oggi a licenziarlo, ma ha ottenuto una cosa molto più importante, che
è una piccola modifica interpretativa delle voci che concorrono a
determinare il 6% delle spese per beni e servizi e ha coperto un po’,
mi si permetta, i piccoli artifizi su cui è stato costruito, artifizi a fin di
bene naturalmente, Assessore, su cui è stato costruito questo Bilancio
per stare dentro a questo “stramaledetto” 6%. Quindi Sanremo batte
Milano 1 a 0 e non so Scajola chi batte, ognuno veda qual è il Ministro
di riferimento di questa… Bossi, campione del federalismo, è battuto
dal Ministro degli Interni. Questo dovrebbe aprire qualche riflessione,
almeno nei soldati della Lega, che non vedo presenti ma che qualche
problema di coerenza dovrebbero porselo.
E badate, colleghi, che non è vero che in questo Bilancio non ci
sono dei tagli, perché noi non possiamo fare come fa il governo e
guardare lo “speso” del 2000, noi dobbiamo guardare il 2001. Allora,
se è vero che siamo stati dentro al 6%, è anche vero che sul 2001,
per quanto conosciamo noi, del preventivo e del consolidato un punto
o due di tagli noi in questo comparto noi li registriamo e vengono
sparsi con un metodo, proprio come direbbe quel brutto sindacalese,
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
‘spalmati’ su tante voci, per cui non salta all’occhio, non si vede bene,
con qualche mezzuccio. I Farc, Assessore, io la prego di una cosa, non
si vanti di tagliare i Farc…! No, lei si vanta nella sua relazione di
tagliare i Farc, perché come in tutte le cose c’è Farc e Farc. La
informo, perché sicuramente non gliel’ha detto nessuno, perché
l’assessore Simini ha altro da fare in questi giorni e probabilmente
aveva altro da fare anche prima; allora, se lei mi annulla, come ha
fatto, i Farc per le scuole, le nostre scuole materne, gli taglia il Farc e
mette lire zero, le nostre scuole materne che già si fanno comprare la
carta igienica dai genitori, non so cos’altro potranno farsi comprare
dai genitori. Non hanno quelle due lire che servono per un pennarello,
un foglio, etc. Se lei mi taglia il Farc dei musei, i musei chiudono. Se
lei mi taglia il Farc delle case di riposo per anziani, le case di riposo
per anziani… Quindi c’è Farc e Farc, lei non confonda il Farc con le
spese di rappresentanza agli Assessori. Tagli quelle lì, ma vada a
vedere, Farc per Farc, qual è la funzione del Farc. Altro mezzuccio…
Assessore, se non posso parlare nemmeno con lei, il Sindaco non mi
ascolta, il Presidente neanche, pure essendo una signora di mezza
età, dovrei essere un po’ più interessante, mi scusi, Assessore!
51
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Altra cosa, si prende 1 miliardo dalle spese correnti per gli
arredi, che sono quelle che servono per: “ho rotto un banco, ho rotto
l’armadio, mi serve una fotocopiatrice” (parlo sempre del nostro
sistema dei servizi scolastici), per diminuire le spese in uscita si mette
in conto capitale, ma in conto capitale, Assessore, io la informo anche
di questo, perché sono sicura che non gliel’hanno spiegato, vuol dire
che quando una nostra scuola, e qui ci sono dentro anche tutte le
scuole statali, che come lei sa aspettano gli arredi dal Comune di
Milano, almeno la fascia dell’obbligo. Quando una scuola deve
cambiare la fotocopiatrice o ha tre banchi rotti, aspetta la gara CEE,
perché se lei mi mette questa cifra in conto capitale, noi facciamo ogni
tanto gli stock conto capitale – gare per comprare tutti i mobili, per i
grandi rinnovi, ma se lei mi mette questa cifra qui, che è quella
dell’emergenza quotidiana, che è quella da cui passa quel decoro e
quell’accoglienza per cui poi voi venite qui a dirci che sono meglio le
scuole private. Le scuole pubbliche spesso hanno un’accoglienza non
molto decorosa proprio per questo. Se lei mi fa questa piccola
operazione, che naturalmente la Ragioneria le fa, perché se il suo
input è stato: “ragazzi bisogna stare nel 6%, vedete un po’ come
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
fare”, loro che sono bravi ragazzi, mamma chiama, loro hanno fatto la
loro operazione. Ma qualche scelta andava fatta. Io ho fatto degli
esempi molto micro, perché mi riferivo a come è stato costruito
l’occultamento del taglio, insomma. Invece sul fronte delle entrate
non si fanno scelte. Ha già detto Molinaro, non voglio ripetere.
La domanda, però, Assessore, è questa, siccome a noi interessa
discutere di politica: se non ci fosse stato il taglio – scusi il gioco che
le propongo – se non ci fosse stato il vincolo del governo, che Bilancio
ci avrebbe portato? O, se vogliamo essere meno ipotetici, cioè
passare dal periodo ipotetico della irrealtà a quello della realtà: l’anno
prossimo che Bilancio pensa di fare, Assessore? Cioè, quali linee di
tendenza noi possiamo intravvedere, perché l’anno prossimo se a
Roma rifanno la stessa storia e lei non ci dice come pensa di
governare le entrate o le uscite, il Ragioniere Capo e tutti i suoi
collaboratori non ce la fanno mica più a farle questo lavoretto di
quest’anno, che lei chiama con eufemismo ‘Bilancio di transizione’.
Dobbiamo capire dove stiamo andando e, in particolare, io sono
interessata naturalmente a chiederle che tipo di welfare locale lei ha
in mente?
53
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
In realtà lei si avventura timidamente, perché non sarebbe il
suo ruolo, ma il Sindaco non ci ha fatto la relazione di Bilancio, quindi
possiamo solo leggere la sua relazione, lei timidamente si avventura
in un ragionamento, per cui a differenza di quanto hanno detto
Molinaro e altri, che l’hanno accusata di essere troppo timido nei
confronti del governo, lei molto modestamente dice che non è timido
nei confronti del governo, lei è proprio d’accordo. Cioè pensa che il
fulcro del programma del Centrodestra sia il taglio delle uscite e
quindi lei non ha nessun bisogno di porsi il problema di come
recuperare entrate, ha bisogno solo di tagliare le uscite. Questo lei ce
lo dice con garbo, ma ce lo dice. Su questo le consiglierei di essere un
po’ più cauto, perché lei dice a parità di gioco tra politiche (diciamo
così, banalizziamo) liberiste e politiche socialdemocratiche, se
guardiamo i grandi Paesi poi alla fine della fiera gli indicatori del
benessere sono gli stessi. A parte che alla gente non interessano gli
indicatori del benessere, interessano le proprie storie personali. Se io
appartengo a un ceto medio, border line, e lei mi toglie la rete della
protezione sociale, io passo la vita da border line, cioè mi basta niente
e scivolo in quella fascia che lei dice: “noi trascuriamo perché… i
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
poveri”. Ma non voglio fare con lei una discussione per il fatto che io
sono di Centrosinistra e lei è di Centrodestra. Ça va sans dire che lei
sostiene queste cose, anche se la invito ad essere più cauto perché
come ha visto negli Stati Uniti, Torri Gemelle o non, hanno fatto un
ribaltone di 180 gradi e hanno deciso che lo Stato è meglio che
intervenga, che faccia investimenti, che sostenga le imprese. Però,
detto questo, io le dico, Assessore, noi al di là di quello che pensiamo,
io come centrosinistra e lei come centrodestra, abbiamo una
questione, che è il welfare locale dove noi dobbiamo mettere
immediatamente – questione di pochissimo - in campo due strumenti
che sono i LEA (cioè i livelli essenziali di assistenza) e l’ISE, cioè come
andiamo a definire le fasce per far pagare a chi le cose. Quindi, noi
dobbiamo
decidere
non
una
esternalizzazione
non
governata,
strisciante, dobbiamo decidere che welfare vogliamo, per quali
categorie, come lo facciamo pagare e a chi. Questo dibattito non è più
rinviabile”.
Durante l’intervento del consigliere Adamo è entrato in
aula
il
consigliere
Bossi
Emilia
Moratti;
ne
sono
usciti
consiglieri Martinelli e Rizzio: i presenti sono, pertanto, 44.
55
i
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Sono entrati in aula gli assessori Brandirali e Gallera.
Il Presidente dà la parola al consigliere Colombo.
Il consigliere Colombo così interviene:
“Signor Presidente, signor Sindaco, signor Assessore, come
dicevano i classici, bisogna parlare a braccio, ‘tenerem verba
sequentur’. Quindi inizio con la prima “res” su cui vorrei dire delle
parole. Io credo che il dibattito sul Bilancio ci costringe ad affrontare
di petto la questione istituzionale che non è più rinviabile. Cosa
intendo per questione istituzionale? Il rapporto tra Sindaco, Giunta e
Consiglio. Perché (la faccio breve per ragioni di tempo) il Consiglio
rischia di essere ridotto definitivamente all’assemblea condominiale. E
chi ha questa esperienza periodica dell’assemblea condominiale sa che
il Bilancio consuntivo nell’assemblea condominiale ruba un’ora e
mezza, perché in cinque minuti l’amministratore lo presenta, poi c’è
l’intervento della signora nevrotica del terzo piano, poi c’è il ragioniere
in pensione che non ha perso il vizio e quindi fa le pulci alle voci di
spesa… In un’ora e mezza si risolve tutto e poi si fa anche insieme il
preventivo dell’anno successivo. O, se non vi piace l’esempio
dell’assemblea condominiale (però non sono io ad aver scelto il
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
condominio come metafora della Città di Milano), il Consiglio
Comunale rischia di essere l’assemblea annuale dei soci della S.p.A.. E
cosa succede all’assemblea annuale dei soci della S.p.A.? Arriva
l’amministratore delegato, anche lì illustrazione della relazione, c’è il
solito Pierino che interviene - mi ricordo un mitico intervento del
consigliere Rizzo, azionista della Cogefar, in un’assemblea del ’93,
quando il consigliere Rizzo chiese all’amministratore delegato se
avevano pagato le tangenti, e avevano pagato le tangenti (così
torniamo sul disco rso di ‘Mani Pulite’, che è il discorso di questi giorni)
- e poi in un’ora e mezza anche lì tutti a casa.
Io mi domando se noi non dobbiamo cogliere l’occasione di
questo dibattito per porre finalmente la questione dell’assetto
istituzionale, del rapport o Giunta–Sindaco e Consiglio. Anche perché
stamattina io sono andato a rileggere il Testo Unico e mi pare che lì le
parole sono chiare. L’articolo 42 dice: ‘Spetta al Consiglio il compito –
direi l’alto compito - di indirizzo e di controllo’, e fa l’elenco degli atti
fondamentali tra cui c’è l’atto fondamentale per eccellenza che è il
Bilancio. E poi l’articolo 50: ‘Il Sindaco ha il compito di amministrare
dopo che il Consiglio Comunale ha fatto il Bilancio’.
57
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Allora io mi domando perché non si riesce ad elevare quest’aula
a questo livello e perché quest’aula non riesce a svolgere questo
altissimo compito di indirizzo e di controllo. Quando si dice ‘indirizzo e
controllo’ si dice il massimo che si può fare in una Città: dare la
direzione, dare la linea.
Io
credo che noi dovremmo, Destra e Sinistra insieme,
Maggioranza e Minoranza insieme, approfondire questo aspetto
perché a me pare che noi dobbiamo arrivare ad una proposta (che
deve diventare anche proposta di Legge) in cui si sgancia il percorso
del Sindaco dal percorso del Consiglio Comunale. Perché le cose non
funzionano? Perché, allora, c’è il Bilancio che viene portato, blindato,
e
la
Maggioranza
non
presenta
neanche
un
emendamento,
sbagliando, perché il nostro compito è quello dell’indirizzo e del
controllo e quindi di fare le nostre proposte? Perché il Sindaco ha
questa benedetta lettera e quindi ricatta politicamente il Consiglio, la
sua Maggioranza in primis, ma poi il Consiglio in toto, dicendo: ‘Se
non approvate, se non fate quello che dico io, si va a casa tutti
quanti’. Io credo che noi dobbiamo uscir fuori… Poi che cosa succede?
Nel secondo mandato il Sindaco – se è un Sindaco di personalità come
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
il nostro- può addirittura imporre il controllo sulle liste e spulciare chi
si
è
comportato
in
maniera
troppo
dialettica
nei
confronti
dell’Amministrazione. Noi dobbiamo sganciare il percorso del Sindaco
dal percorso del Consiglio Comunale, in modo che il Sindaco viene
eletto direttamente e svolge il suo compito (articolo 50 del Testo
Unico) e il Consiglio Comunale viene eletto direttamente, mantenendo
anche questo premio di maggioranza per chi vince (anche se su
questo si potrebbe aprire una discussione) e c’è questo continuo
rapporto dialettico tra il Sindaco e il suo Consiglio. Direi che si tratta
di riproporre a livello comunale il modello americano: lì il rapporto è
Presidente–Congresso. Il Presidente eletto va in Congresso a chiedere
al Congresso se è d’accordo sulle Leggi, e il Congresso molte volte lo
rimanda indietro.
C’è da studiare questo meccani smo in modo da evitare questo
ricatto politico che il Sindaco fa nei confronti della sua Maggioranza e
in generale nei confronti del Consiglio, che impedisce al Consiglio di
svolgere il suo ruolo. Perché altrimenti, se non si va su questa strada,
a mio avviso (a me fa sempre un po’ impressione quando si parla del
modello presidenziale perché ho subito una reazione istintiva),
59
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
guardate, però, che se non si adotta questo meccanismo, il
meccanismo
è quello del podestà o quello che il professor Lumi
chiamava del ‘buonapartismo spicciolo’. E guardate che sicuramente
la situazione attuale è decisamente inferiore allo stesso dettato del
Testo Unico numero 267. Quindi, colleghi, secondo me o adesso o mai
più, perché non possiamo continuare ad andare avanti in questa
maniera.
Vengo adesso al discorso più strettamente di Bilancio (il tempo
è tiranno, sarò veloce), partirei anch’io dalle citazioni perché ho capito
fin dai tempi dell’università che il professor Talomona bisogna
interpretarlo a partire dalle citazioni, non da quello che poi dice
quando deve fare l’economista. Ma il suo vero pensiero viene fuori
dalle citazioni. E la prima citazione che è stata ricordata ‘non è più il
tempo dei cavalieri’, lui si riferisce – non al cavaliere – al cavaliere
quello che va alla ricerca del Santo Graal, vero? Assessore, ma lei mi
tradisce con il Presidente?! No, dicevo, professore, in breve, siccome
stiamo arrivando al punto del Bilancio, ho detto che il professor
Talamona lo si capisce, il suo vero pensiero, dalle citazioni, questo fin
dalle lezioni. E cosa dice in quella prima citazione, bisogna impararle
60
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
tutte e due, ha ragione, non solo la prima ma anche la seconda. La
prima citazione dice: ‘Non è più il tempo dei cavalieri’ – e non si
riferisce tanto al cavaliere.., ma al cavaliere dell’infinito, quello che va
alla ricerca del Santo Graal - ‘è il tempo dei sofisti, dei calcolatori,
degli economisti’. Io leggo questa citazione come un atto di umiltà. Io
sono un’economista, mi avvalgo dei calcolatori e tento di far quadrare
i conti con la razionalità economica. Però c’è un po’ anche del sofista,
mi permetta, in questa relazione che ho letto attentamente,
soprattutto in tre passaggi dove intendo per ‘sofista’ letteralmente
quello
che
fa
un
ragionamento
ingannevole,
o
meglio
un
ragionamento che punta alla utilità e non alla verità. Ma questo
ragionamento ingannevole lei lo fa almeno in tre punti, laddove dice,
primo punto, che noi ci troviamo di fronte a un Bilancio che non è
caratterizzato dai tagli ma da un rallentamento dell’espansione della
spesa. Io credo che, invece, ci sia uno stallo rispetto ai dati del 2001
e rispetto anche al consuntivo, che pure non abbiamo, del 2001.
Allora, per farla breve, lei dice: ‘Rallentamento dell’espansione, però
sui temi dei servizi sociali siamo andati oltre il 4,7 e quindi state
tranquilli che per i poveri interveniamo, ci saranno i servizi sociali’.
61
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
La faccio breve, io penso che con questi dati arriveremo al
massimo al dato del consuntivo 2001. E sono pronto a pagarle una
colazione alla fu mensa, al Savini, se questa mia affermazione sarà
sbagliata! Ripeto, noi arriveremo con questi aumenti al massimo a
quanto abbiamo già speso”. Al massimo! Ma ho l’impressione che sui
servizi sociali quest’anno, con l’assestamento di Bilancio, siamo già
oltre i dati che voi mettete nel Preventivo 2002. Non solo, poi lei parla
di traffico e ambiente. ‘Grandi scelte: traffico e ambiente’. Però mette
le mani avanti e subito all’inizio della sua relazione sulla spesa
corrente lei dice che c’è stato l’aumento della bolletta elettrica.
Quindi, “non potete aspettarvi molto perché c’è questa benedetta
bolletta elettrica”. Quindi, cosa succede? Che gli aumenti previsti per
il traffico e l’ambiente di fatto sono già bruciati in gran parte dalla
bolletta elettrica. Questo dovrebbe portarci a riflettere seriamente su
questo discorso della spesa per l’energia elettrica. Uno, perché noi
dovremmo essere in prima fila nel risparmio energetico e, due, perché
noi dobbiamo in qualche misura risolvere il problema con l’AEM.
Perché, nessuno lo dice, ma è già così nei fatti, noi come Comune
potremmo già essere “cliente idoneo”, perché l’interpretazione che
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
viene data ormai della definizione di ‘cliente idoneo’ porta a dire che
anche il Comune, visto che vi è un collegamento funzionale tra i punti
di consumo dei diversi edifici del Comune, può andare ad acquistare la
corrente sul mercato libero, e noi abbiamo un consumo che ci
permette di avere la qualifica di ‘cliente idoneo’. Se ne sta parlando in
sede ANCI, ma è già così, l’Autorità vi confermerebbe questo. Questo
vuol dire risparmiare un 10% sulla bolletta. Almeno questi sono i
calcoli stante i dati dell’Autorità.
Seconda cosa, noi abbiamo questa illuminazione pubblica che
costa l’ira di Dio, perché è stata aumentata l’illuminazione, molte
migliaia di punti luce in più, però l’AEM potrebbe farci una opzione
tariffaria favorevole per l‘illuminazione pubblica, che ridurrebbe la
nostra spesa per l’energia elettrica. Addirittura io arrivo a dire che se
noi mettessimo a gara il servizio dell’illuminazione pubblica – cosa che
potremmo fare subito - noi risparmieremmo assai! Io credo al
mercato su questo punto. Io sono convintissimo, faccio anche il nome,
che SOLE, la società dell’ENEL, verrebbe subito a Milano facendoci
pagare (anche qui una scommessa di una colazione al Savini) un 30%
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
in meno di quello che... Questa è la seconda colazione che le offro
perché vinco.
Allora io mi domando se non dobbiamo farla fuori con l’AEM,
perché è vero che noi, nel momento in cui scegliamo AEM, diamo poi i
soldi all’AEM, fai gli utili, e gli utili ritornano al Comune. Ma,
innanzitutto, noi siamo al 51% in AEM e poi gli utili l’AEM se li deve
conquistare dimostrando capacità imprenditoriale sul mercato e non a
spese del Comune.
Il tempo è tiranno, ma ruberò qualche minuto al consigliere
Ottolenghi che non è intervenuto.
Dov’è che fa il ‘sofista’? Quando parla di ‘svolta’, Assessore.
‘Bilancio di continuità e di svolta’. La svolta dov’è? Non è neanche una
svoltina! Si tira avanti dritto come se ci fosse davanti un’autostrada.
Lei dice ‘La svolta avviene perché la macchina organizzativa del
Comune si è riorganizzata’. Però (lo diceva già il consigliere Molinaro,
non spendo una parola in più) si incassa di meno, questo perché
abbiamo una capacità di accertamento e di riscossione inferiore a
quanto dovremmo invece possedere.
64
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Due, io non capisco perché diminuiscono gli affitti e i proventi
patrimoniali. Perché qui c’è un problema. Adesso non c’è la Lega, io
non voglio infierire sugli assenti, però ogni tanto anche la Lega
meriterebbe di essere spazzolata pesantemente e anche l’assessore
Pagliarini, che pure è simpatico! Cioè non può l’assessore Pagliarini
presentarsi in Commissione e non aver letto nessun pezzo di carta e
poi con una battuta dire: “Eh, ma ho i miei funzionari che
provvedono”!
Poi
a
farci
un
discorso
nel
2002
che
bisogna
informatizzare il Demanio Comunale. La Lega è arrivata al Governo di
questa città dicendo: ‘Noi porteremo la pulizia…’. ‘Mani Pulite’ ha
voluto dire: ‘Anche il Demanio pubblico è gestito in maniera
clientelare, facciamo subito l’informatizzazione del Demanio’.
Siamo, dal ‘93 al 2002, a 9 anni dopo, per la precisione, e
Pagliarini ci dice: ‘Ma, sì, faremo qualcosa’. Neanche ha promesso
l’informatizzazione, ‘faremo qualcosa per sistemare le carte perché il
Demanio è pieno di carta’. Ecco, quindi, che svolta è questa,
Assessore? Le parole hanno un peso! Questa non è neanche una
svoltina. Ripeto, qui tirate dritto, è una linea retta che va avanti su
una cattiva gestione dell’Amministrazione.
65
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Poi sul discorso degli investimenti, anche qui, io sono,
nonostante la parentesi di quattro anni della Consiliatura scorsa, uno
dei vecchi. La strada del piano degli investimenti in sede di Bilancio
Preventivo diventa la grande propaganda. E allora, siccome lei è
onesto intellettualmente, io mi aspettavo che nella parte sugli
investimenti ripetesse quello che ha detto nell’intervista al ‘Corriere
della Sera’, ripeto le parole: ‘Credo che a Milano, dopo il cavalcavia
Kennedy, non si sia costruito più nulla’… Rubo qualche minuto al
consigliere Ottolenghi, Presidente”.
Il Presidente così risponde:
“Basta che poi lo si comunichi al consigliere Ottolenghi…”.
Il consigliere Colombo così riprende:
“Non si preoccupi, gliene parlo io, siamo compagni, abbiamo… È
comunismo!
Quindi, Professore, lei già risponde alla domanda di Rizzo con
questa dichiarazione al ‘Corriere della Sera’.
Seconda cosa, lei dovrebbe anche aggiungere che con gli introiti
della vendita delle Municipalizzate, di una parte dell’AEM, della
Centrale del Latte, delle Farmacie, per un totale di 900 e passa
66
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
miliardi, noi non siamo riusciti a fare nessuna grande opera, che
rimanga come il segno del passaggio di questa Amministrazione nella
Città. Dovrebbe aggiungere che nel corso di quest’anno non verrà
messa sul mercato la SEA, visto che Fossa dice che se ne parlerà nel
2003. Poi questo non lo dovrebbe dire lei, ma lo dovrebbe dire il
Sindaco. Sui temi del traffico, più che i poteri speciali, il Sindaco
dovrebbe chiedere i finanziamenti speciali. Perché, da quello che
risulta dalle dichiarazioni dell’Assessore Goggi in Commissione, la
MM4 e MM5 sono ancora al blocco e rimarranno ancora al blocco nel
2002. Quindi io credo che c’è un po’ del sofista anche sul discorso
degli investimenti in conto capitale, perché sono grandi annunci che
però, in maniera eclatante, evidenziano una grande propaganda.
Vengo alla seconda citazione e poi chiudo perché non voglio
esagerare.
Lei
fa
una
bellissima
citazione
in
cui
dice
fondamentalmente: ‘L’economia è il regno dei mezzi, è l’arte dei
mezzi; la politica è l’arte dei fini’, denunciando quasi una mancanza di
riflessione collettiva sul tema dei fini. Non è suo compito, lei si è
sempre dichiarato Assessore tecnico, però è compito del Consiglio che
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
deve fare la grande operazione di indirizzo e di controllo ed è compito
del Sindaco e della sua Amministrazione.
Io credo che il Sindaco un fine l’abbia ben presentato in questi
anni. Lui non crede a un Comune che svolga tutta una serie di
funzioni. Credo che il Sindaco (non vorrei male interpretare i suoi
pensieri) abbia davvero in mente un Comune minimo che chiede
sempre meno tasse, che offre anche sempre meno servizi perché i
servizi li offrirà il mercato. Questa mi pare la direzione di marcia di
questa Amministrazione: ‘La politica decide nella direzione’, mi pare
che il Sindaco abbia dato questa direzione. L’Assessore mi pare che
faccia delle affermazioni che in qualche misura invitano a riflettere,
perché dice: ‘State attenti, perché non è che stanno molto insieme
(pagina 30 della sua relazione) l’espansione della spesa corrente con
la riduzione del carico fiscale. Dobbiamo vigilare attentamente perché
siamo già a un punto critico, più di così non ce la facciamo’.
Ma poi, come giustamente richiamava anche la consigliera
Adamo, nelle pagine iniziali della sua relazione l’Assessore dice un po’
come la vede su questo punto, e dice: ‘Non è detto che maggiore
spesa pubblica coincida con maggiore benessere collettivo’; poi mi
68
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
pare che presenti il Comune
del futuro come un Comune che avrà
funzioni di programmazione, sorveglianza e di regolazione. Io mi
domando subito se questo Comune non è un po’ troppo poco… è
qualcosa di più rispetto al Comune minimo del Sindaco, però è un
Comune che è poco più di un authority. Al di là del fatto che svolge
questa attività di programmazione, sorveglianza e regolazione, ‘è già
un’attività importante’, lo dice l’Assessore, ‘sono compiti gravosi che
richiedono qualità e richiedono anche una mole di lavoro notevole’; io
mi domando se il Comune, che deve perseguire il bene comune, che
vuol dire il bene di tutti, non soltanto delle lobby, non soltanto dei
soggetti già organizzati, può limitarsi ad essere così…”.
Il Presidente invita il consigliere Colombo a concludere l’intervento.
Il consigliere Colombo così riprende:
“Cinque minuti glieli rubo, adesso finisco.
Cioè se il Comune può permettersi di non svolgere una attività
anche di gestione, non solo nei settori che non hanno rilevanza
industriale, quindi servizi sociali e cultura, ma anche negli altri
settori”.
Il Presidente così interviene:
69
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
“Ha già usufruito di cinque minuti...”.
Il consigliere Colombo così riprende:
“Finisco, finisco. Ma poi mi domando: qualunque funzione facciamo
poi svolgere a questo Comune, se lo stesso non debba in qualche
misura utilizzare per svolgere queste funzioni anche gli utili che gli
provengono da attività fatte sul versante imprenditoriale Ecco, io mi
domando se su questa domanda non dovrebbero riflettere di più.
Anche perché su queste domande c’è un’assenza di riflessione e noi –
noi - avremmo il compito di affrontarle. Grazie”.
Il Presidente così interviene:
“Il consigliere Ottolenghi, quando interverrà, avrà nove minuti e
mezzo a disposizione”.
Durante l’intervento del consigliere Colombo sono entrati
in aula i consiglieri Salvini e Pillitteri: i presenti sono, pertanto,
46.
Il Presidente dà la parola al consigliere Masseroli.
Il consigliere Masseroli così interviene:
“Grazie, Presidente, questa per me è la prima volta in cui in
qualche modo partecipo a questa liturgia del Bilancio e, se devo
70
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
essere sincero, è piuttosto deprimente perché - io sono cattolico- è un
po’ una di quelle liturgie in cui il contenuto ormai è dimenticato, per
cui la forma diventa vuota e senza interesse, tant’è che ciascuno di
noi vomita quello che ha pensato, ma non si chiama dibattito questa
cosa qui”.
Fuori
microfono
interviene
un
Consigliere
non
meglio
identificato, le cui parole non risultano peraltro, comprensibili.
Il consigliere Masseroli così riprende:
“No, parlo per tutti e parlo anche per me. Parlo per tutti,
compreso quel che riguarda me. Come dire: non definisco quello che
stiamo
facendo
un
dibattito,
ciascuno
si
prenda
la
propria
responsabilità di quello che stiamo facendo ma, tant’è, è così. È la
prima volta che vi partecipo e, appunto, è abbastanza deludente.
Siamo a Milano, penso che sia una occasione grande questo dibattito
che avremmo potuto fare e che, sostanzialmente non stiamo facendo
molto.
Fuori
microfono
interviene
un
Consigliere
non
meglio
identificato, le cui parole non risultano peraltro, comprensibili.
Il consigliere Masseroli così riprende:
71
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
“No, non ce l’ho con te, non sto attaccando nessuno in quel che
sto dicendo. Sto solo facendo una valutazione del lavoro che insieme
abbiamo compiuto, a partire dalle Commissioni fatte insieme, essendo
la prima volta, come valutazione, spero di non abituarmi a questo
livello che mi aspettavo più alto, non dei contenuti e delle cose dette,
ma dell’aspettativa che c’è in ciascuno di noi di quello che si può dire.
Non c’è tanta aspettativa da parte di nessuno, da parte neanche di
chi, come sto per dire, forse ritiene che questo Consiglio debba avere
un ruolo rilevante. Ma così è.
La prima considerazione che faccio sul Bilancio riguarda la scelta
che noi come Maggioranza abbiamo fatto. Noi abbiamo fatto una
scelta di adesione piena al lavoro della Giunta, senza, per questo,
sentirci minimamente sotto ricatto. Io non so e non mi interessa
sapere che posizioni avrebbe preso il Sindaco se noi avessimo scelto
di fare 2 mila emendamenti. Non mi interessa, perché per noi è stata
una scelta politica. Ci sentiamo rappresentati da questo Sindaco e da
questa Giunta, sebbene un po’ assente questa sera. Ci sentiamo
rappresentati,
probabilmente
l’Opposizione
non
si
sente
rappresentata, sentendoci noi rappresentati stimiamo il lavoro che la
72
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Giunta ha fatto e quindi riteniamo più utile aderire a questo lavoro, a
questa limatura fatta, piuttosto che venire a ritoccare qualche piccola
cosa che potrebbe interessarci e che potrebbe anche essere magari
una bella idea.
Quindi, per questo non presenteremo nessun emendamento.
Questo per me, che sono qui da qualche mese, è una novità politica,
credo che lo sia anche rispetto, da quel che ho sentito, alla
Consiliatura precedente. È una novità politica ritenere che la
compattezza tra Giunta e Maggioranza possa far sì che a Milano si
tenti di portare un Governo costruttivo, un Governo che sia utile alla
gente, ai cittadini, che attiri le industrie, che faccia sì che la gente che
vive in condizioni disagiate possa essere contenta di essere a Milano.
Questa per noi è una scelta politica – ‘per noi’, dico, di Maggioranza e ci aspettiamo un analogo approccio dalla Giunta. Per noi è stato un
passo avanti, sicuramente il Sindaco e la Giunta hanno ricevuto
questo passo avanti. Non so cosa avremmo portato a casa
sinceramente se avessimo fatto una battaglia di altra natura, forse
niente, non lo so, o forse qualche piccola cosa. Ma non mi interessa
questo. Mi interessa questa partita di cui sto parlando. Mi aspetto che
73
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
sia una corrispondenza biunivoca, a partire da quei piccoli progetti che
ciascuno di noi ha in tasca, che non ha tirato fuori durante questa
discussione di Bilancio, ma che sicuramente andrà a portare a ciascun
Assessore perché si possa tentare di realizzare, perché non è solo la
visione di ciascun Assessore che è sufficiente al Governo della Città.
A questo proposito consentitemi qualche considerazione sul
lavoro della Commissione Bilancio: è stato articolato, complesso,
lungo. Non tutti gli Assessori (mi spiace che non ci siano) hanno
dimostrato una Uguale disponibilità e interesse al lavoro, quasi fosse
superfluo –appunto, la liturgia di cui sopra -. Tutti noi confermiamo la
nostra disponibilità e decisione di esercitare il nostro ruolo di indirizzo
e controllo, tornando sulla provocazione di Colombo di poc’anzi. Mi
sarebbe piaciuto (magari lo fa) mettere giù delle pagelline, se mi è
consentito, per il lavoro fatto. Non so, forse lo farò.
Poi una digressione sugli strumenti che ci sono stati consegnati.
Le informazioni che ci sono state portate, sono state di varia natura,
molto spesso superficiali, certamente non approfondite, certamente
non omogenee tra Assessore e Assessore. Anche sulle informazioni
che hanno portato durante le Commi ssioni, io qualche considerazione
74
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
appunto la voglio fare. Sicuramente la prima è di natura, diciamo, di
costruttività del lavoro che insieme si fa nelle Commissioni. Il lavoro
delle Commissioni costa. Noi stiamo tagliando il Bilancio, ma il lavoro
delle Commissioni costa. Allora dev’essere utile. Sennò sarei anche
tentato di non farlo.
La
seconda
considerazione
è
di
carattere
più,
diciamo,
tecnologico: noi abbiamo avuto in mano l’altro giorno un plico così; è
difficile andare a consultare e a capire di cosa stiamo parlando con un
plico di materiale di questa entità. Oggi esistono sistemi informativi
che le aziende usano da anni che consentono di navigare i dati, di
capire i dati come informazioni. Il consigliere Rutelli ha parlato in ogni
Commissione - fino al mio esaurimento personale - del Bilancio
sociale. Il Bilancio sociale, per quello che ho potuto capire, è una
riaggregazione delle voci di Bilancio in funzione di una logica
particolare, appunto quella sociale. A Milano è impossibile. Penso che
in qualsiasi altro Comune sia impossibile. Basterebbe fare un piccolo
investimento - è il mio mestiere, io faccio questo lavoro, è per questo
che mi soffermo un attimino di più - sui sistemi informativi. Siamo nel
2002, penso che Milano potrebbe fare uno sforzo in modo da essere
75
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
anche su questo all’avanguardia. Se vogliamo considerare il lavoro
comune e, come dire, gli uffici come un’azienda, bisogna che gli
strumenti aziendali siano forniti. Credo anche che contenuti di
carattere politico abbiano la fondamentale necessità di queste
informazioni, sennò sono superficiali, sennò sono istintivi, mancano di
sostanza.
Quindi,
una
proposta
che
mi
sento
di
fare
(non
farò
emendamenti) sicuramente è questa: dotiamoci di sistemi informativi
che ci consentano di leggere l’informazione. Non ce li abbiamo! Tutte
le aziende ce li hanno. È necessario un minimo investimento cosicché
Rutelli possa leggere il Bilancio sociale e io possa dire cosa penso del
Bilancio sociale così come dice lui.
Si è parlato anche di un Bilancio con una spesa corrente
bloccata. Bisogna dire, come ha detto l’assessore Talamona, del resto,
che comunque la spesa corrente anche in questo caso è cresciuta. Noi
esprimiamo una piena condivisione di quello che ha fatto il Sindaco,
come ho detto prima, e la Giunta, in ottemperanza alla Legge
Finanziaria, che viene dal nostro Governo, che ha mirato a definire
quel 6% di cui tanto abbiamo parlato. Anche in questo Milano si è
76
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
posta come eccellenza e come esempio. Rischiava di non esserlo, e su
questo la Maggioranza si è presa la propria responsabilità. Ma io credo
che ci sia una cosa ancora più importante sull’aspetto delle risorse,
cioè che la miglior risorsa di cui Milano dispone non è finanziaria, ma
è la gente che vi abita, è la risorsa umana. Per questo, essendo la
risorsa umana la prima risorsa, abbiamo accolto con grande
soddisfazione la decisione presa dal Sindaco e dall’assessore Carrubba
di continuare la loro collaborazione. L’eventuale perdita dell’Assessore
alla Cultura (mi spiace che non ci sia) sarebbe stato un sacrificio ben
più significativo della riduzione della spesa corrente che ha dovuto
subire.
La risorsa umana di cui Milano dispone sono innanzitutto i suoi
cittadini. La storia lo dimostra: riteniamo vitale per questo l’ingresso
sempre più pesante del privato nella risposta al bisogno pubblico. È
questa l’impostazione culturale ed economica che per noi va sotto il
nome di sussidiarietà. Il consigliere Adamo purtroppo è uscita. Ma
quando lei chiede: ‘Qual è l’idea che avete di welfare?’. La mia idea di
welfare passa dalla sussidiarietà. È stata proprio l’Italia, e Milano in
particolare, il luogo dove la risposta al bisogno di assistenza, sanità,
77
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
scuola e università nacque da realtà che svolgevano la funzione
sociale e pubblica, pur non essendo affatto entità dell’amministrazione
statale e dell’articolazione territoriale dello Stato stesso. Le università,
gli ospedali, le opere di assistenza sono nate in Italia come no profit
‘ante literam’, non riconducibili al Comune, ma fondate da privati che
non avevano fine di lucro. Università come La Cattolica o la Bocconi
forniscono oggi certamente servizi di pubblica utilità. Ma i grandi
ospedali italiani fanno la stessa cosa e nascono da iniziative di ordini
religiosi non dello Stato. Per iniziativa privata sono nate le Banche
Popolari, la Casse di Risparmio, che sono oggi fondazioni, che hanno
ancora oggi al centro della loro struttura quello che si chiama
comitato di beneficenza, non è un caso. Sono nate anche le Casse
Rurali dalla gente, dal popolo, legate al territorio. Va aggiunto un
esempio importante che riguarda l’ospedale ‘Maggiore’ di Milano: oggi
l’ospedale ‘Maggiore’ di Milano è ancora il più grande proprietario
terriero della provincia; i cittadini milanesi per secoli hanno
riconosciuto in questa istituzione qualcosa che realizzava, che
incarnava un bene comune, e quindi hanno dato donazioni ed eredità
a questa realtà. In definitiva ci sono segni tangibili delle realizzazioni
78
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
per opera di un pubblico non statale che ha dato il via ad un’autentica
welfare society. Questa è la nostra risposta alla domanda che prima
veniva fatta dalla consigliera Adamo.
Il Comune, credo, deve riattivare questo circolo virtuoso per cui
la gente si sente invogliata a dare il proprio per qualcosa che
costruisce per tutti. Deve riattivare questo circolo virtuoso di
collaborazione tra pubblico e privato, assumendo innanzitutto il ruolo
di facilitatore di quella iniziativa privata che risponde al bisogno
pubblico. L’eliminazione dell’articolo 4 bis del regolamento dell’ICI, di
cui l’altro giorno abbiamo parlato, è un piccolo segno di questa
concezione politica che noi abbiamo. Abbiamo voluto togliere questo
articolo per questa concezione, perché ci premeva non buttar via il
bambino con l’acqua sporca, sebbene di acqua sporca ce ne sia; ma il
bambino è più importante di questo.
E permettetemi anche di fare il nome di un Assessore di questa
Giunta (anche lui stasera non c’è) perché l’esemplificazione attualizzi
il concetto che ho appena detto. Mi pare personalmente che il
tentativo dell’assessore Simini di rispondere alle enormi richieste di
asili nido, vada in questa direzione. L’ho già detto in Commissione. È
79
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
una sfida di cambiamento di mentalità e di approccio rispetto a quello
che vorrebbe tutto centrato sullo Stato o sul Comune, e mi sembra
che stia già dando i primi risultati. Ma è una sfida che accogliamo e i
risultati li vedremo, se non ci saranno li discuteremo, discuteremo del
motivo per cui non ci sono. Sono certo che ci saranno.
Fino a 10-15 anni fa il termine ‘sussidiarietà’ era sepolto, era
relegato nelle pieghe della dottrina della Chiesa, sembrava un
tentativo della Chiesa non riuscito. Oggi siamo d’accordo in molti, mi
sembra, seppure di diverso orientamento politico, sull’idea di un
pubblico non statale che nasce, come detto, proprio dalle profonde
radici dell’esperienza popolare italiana, cioè della sussidiarietà. Milano
può essere il laboratorio nazionale, e non solo, della rinascita di
questa che per me è una strategia politica.
Ma voglio spingermi oltre, vista l’occasione che il dibattito
rappresenta, così avevo scritto, ma lo credo ancora. Proprio in questi
giorni il Consiglio dei Ministri sta iniziando a studiare una definizione
giuridica del no profit, ne stanno parlando, perché in Italia non esiste
ancora questa cosa. Da questo punto di vista i Paesi del nord Europa e
del nord America, quindi non del terzo mondo, sono avanti anni luce
80
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
da noi. Il servizio alla persona di pubblica utilità, là sono sistemi misti,
dove esistono diverse tipologie, profit, priva to non a fini di lucro e
statale. In questi Paesi le aziende no profit sono classificate come
realtà che non distribuiscono utili, qualunque sia il loro patrimonio o il
loro reddito. Non sono appena il volontariato, sono le realtà che non
distribuiscono utili, cioè che usano gli utili per rinvestirli nel servizio
che stanno fornendo alla Città. Questo è il nostro concetto di no profit,
non nessun profitto ma molto profitto reinvestito, con l’obiettivo di
una maggiore efficacia ed efficienza del servizio. Gli esempi americani
ci vengono in soccorso. Uno per tutti: la Medio Credit di Rochester(?)
ha 25 mila dipendenti, è uno dei punti di riferimento mondiali a livello
di sanità, ed è appunto una no profit. Allora, e vengo al punto, credo
si possa iniziare…”
Fuori
microfono
interviene
un
Consigliere
non
meglio
identificato, le cui parole non risultano peraltro, comprensibili.
Il consigliere Masseroli così riprende:
81
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
“Per cortesia, Antoniazzi… Vengo al punto. Credo si possa
iniziare a ragionare su un’ipotesi un po’ hard, la definisco, nessuno
l’ha mai fatta.
Fuori
microfono
interviene
un
Consigliere
non
meglio
identificato, le cui parole non risultano peraltro, comprensibili.
Il consigliere Masseroli così riprende:
“Antoniazzi, quando tocca a te parlare sarò lieto di ascoltare e
spero
che
tu
dica
cose
interessanti.
Mentre
parlo
non
mi
interrompere! Se vuoi interrompere, vai fuori, per cortesia, sto
parlando!.
Allora fammi parlare! Quando tocca a te ti ascolterò con
interesse.
E vengo a questa ipotesi che è appena un’idea. Perché non
pensare ad una ridefinizione delle utility’s milanesi in ottica no profit?
Il liberalismo spinto all’inglese dà segni di fallimento dal punto di vista
soprattutto della risposta al cittadino. La corsa alla vendita del
patrimonio pubblico alla lunga non premia, e l’Argentina lo dimostra.
Il mercato delle utility’s territoriali, oggi in gran subbuglio, andrà
probabilmente verso comunque una situazione di oligopolio e non di
82
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
monopolio, eventualmente situazioni locali. Credo che questa del no
profit sia una strada che possa non mettere in conflitto l’esigenza di
crescere di queste aziende, perché sennò muoiono, con l’efficienza
della risposta al cittadino, con l’efficienza e l’efficacia della risposta
all’utenza. Certamente questo potrebbe riattivare quel meccanismo
virtuoso di donazioni di cui sopra, che oggi non c’è più, perché oggi
nessuno dà più niente a nessuno, forse danno qualcosa alla Chiesa,
chi si fida ancora. Certo, per ora è solo all’idea - voglio finire - ma
va…”.
Il Presidente così avverte:
“No, è due minuti oltre il tempo, Consigliere”.
Il consigliere Masseroli così risponde:
“Sì, fa niente”.
Il Presidente così ribatte:
“Quindi deve finire, non ‘voglio finire’!”.
Il consigliere Masseroli così seguita:
“Certo che per ora è solo un’idea, ma va approfondita, ne va
verificata la fattibilità, non l’ho potuto fare. È un’idea, ma ho voluto
dirla! Intanto andando a vedere dove una soluzione del genere
83
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
funziona ed esiste, ad esempio, a New York. Il sistema di trasporto di
New York ha presente al suo interno delle realtà no profit che
funzionano, credo meglio della nostra ATM. Anche qui Milano potrebbe
essere il primo esempio di un grande passaggio culturale e politico.
Ma sono temi su cui presto torneremo, trattando le problematiche
particolari delle varie aziende cui il Comune partecipa, dall’AEM alla
ATM.
Con la liberalizzazione dei trasporti che presto avverrà, alla
Sogemi, dove credo che debbano entrare sicuramente gli operatori di
settore, alla società delle…”.
Il Presidente così redarguisce:
“Consigliere, mi tocca farla terminare!”.
Il consigliere Masseroli così seguita:
“…che ha un business enorme, alla Milano Serravalle, solo per
fare qualche esempio”.
Il Presidente così redarguisce:
“Consigliere, mi tocca farla terminare!”.
Il consigliere Masseroli così riprende:
“Manca un minuto! A questo proposito…”.
84
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Il Presidente così interviene:
”Allora vorrei sapere se il consigliere Garocchio o il consigliere
Gambitta cedono parte del loro tempo al consigliere Masseroli; è
l’unico modo per farla continuare”.
Il consigliere Masseroli così risponde:
“Sì, credo di sì”.
Il Presidente così ripete:
“Allora, dato che il consigliere Garocchio le cede parte del suo
tempo, continui, ha un minuto”.
Il consigliere Masseroli così riprende:
“A questo proposito delle società di cui sto parlando, appunto,
non so - e mi spiace non sapere - quale strategia ci sia sotto la
holding di cui ha parlato ‘Il Giornale’ l’altro giorno. Se non si tratta di
una bufala giornalistica, come sembra, questa holding che terrà sotto
tutte le aziende di Milano, se non si tratta di una bufala, avrò il
piacere di invitare il Presidente designato alla Commissione Bilancio
perché ci dia qualche delucidazione perché ho interesse anch’io di
esprimere qualche contenuto in proposito.
85
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Tornando allo specifico del Bilancio, riteniamo condivisibili i
progetti del piano triennale e il contenuto e la priorità che ne hanno.
Anche qui l’ingresso dei privati lo riteniamo fondamentale.
L’approccio del…”
Il Presidente così avverte:
“Consigliere, è terminato il minuto, le devo togliere la parola!”.
Il consigliere Masseroli così ribatte:
“No, io le chiedo…”.
Il Presidente così redarguisce:
“Consigliere, non è possibile, bisogna anche saper stare nei
tempi. Quindi non mi costringa a toglierle la parola! O dice una frase e
chiude l’intervento oppure le tolgo la parola. Non posso fare
altrimenti, consigliere Masseroli”.
Il consigliere Masseroli così replica:
“Ho finito! Ma io non lo so, ci sono delle sedute…”.
Il Presidente così ribatte:
“Sono passati cinque minuti!”.
Il consigliere Masseroli così riprende:
86
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
“…dove non si parla di niente tutte le sere, quando dobbiamo
parlare di qualcosa lasciateci terminare”!
Il Presidente così interviene:
“Consigliere Masseroli, le tolgo la parola.
Signori ha parlato per 20 minuti, se ogni Consigliere..!”.
Fuori
microfono
interviene
un
Consigliere
non
meglio
identificato, le cui parole non risultano peraltro, comprensibili.
Il Presidente così riprende:
“Guardi, io sono della terza repubblica e faccio così! Va bene?”.
Indi dà la parola al consigliere Rutelli.
Il consigliere Rutelli così interviene:
“Con piacere, se il Presidente me lo consente, visto che prima
c’è stato l’omaggio del consigliere Garocchio, se il Presidente me lo
consente, lascio 30 secondi del mio intervento a Masseroli, così finisce
la frase”.
Il Presidente così interviene:
“Però concedo 30 secondi”.
Indi dà la parola al consigliere Masseroli.
Il consigliere Masseroli così conclude:
87
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
“La ringrazio. Sintetizzando dico che voteremo il Bilancio e
useremo il nostro compito di indirizzo e controllo che abbiamo. Fine”.
Durante l’intervento del consigliere Masseroli è entrato in
aula l’assessore Zampaglione.
Il Presidente dà la parola al consigliere Rutelli.
Il consigliere Rutelli così interviene:
“Allora, è la prima volta che mi trovo nella condizione di
partecipare alla discussione sul Bilancio della mia città. Ho ragionato
in queste settimane sul significato di questa esperienza. In particolare
mi sono posto in queste settimane una domanda: mi sarebbe davvero
molto piaciuto potermi trovare in una condizione nella quale invece di
peregrinare tra Commissioni e Commissioni dove ascoltare da ciascun
Assessore la logica contabile della propria spesa, mi sarebbe piaciuto
trovarmi in una condizione diversa. In un solo incontro, magari qui in
Consiglio Comunale, magari con un bello schermo dove venivano
proiettate una serie di cifre normalizzate che ci consentissero non di
identificare volumi in verticale con una frantumazione, non solo
quantitativa, ma anche con una frantumazione logica della spesa,
trovarsi invece in una situazione dove, sommate tra di loro le cifre in
88
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
orizzontale in rapporto evidentemente a gruppi sociali, a categorie di
utenti, avessimo la possibilità di capire i nostri 3 mila 700 miliardi
dove vanno in termini di decisione.
Io credo che questa sarà una cosa possibile. Io credo che forse
ce la potremmo anche fare. Masseroli dice che io l’ho estenuato nelle
Commissioni, ma è stato un massaggio positivo, reciproco, perché…”.
Fuori
microfono
interviene
un
Consigliere
non
meglio
identificato, le cui parole non risultano peraltro, comprensibili.
Il consigliere Rutelli così prosegue:
“Massaggio, massaggio, massaggio! Anche perché se, io mi
auguro, la Presidenza, come ha lodevolmente fatto per l’anno ‘97/’99,
lo realizzerà anche in prospettiva, magari con degli accorgimenti che
mi sono permesso di avanzare, pensate che bellezza potersi trovare
qui in Consiglio Comunale ed avere la chiara indicazione, non verticale
ma orizzontale, del processo di spesa. Questo, allora, ci consentirebbe
in maniera immediata di non dover fare estenuanti discussioni, ma di
avere la dimensione oggettiva che risponde a una serie di questioni
poste peraltro in questa stessa aula da una serie di persone. Non a
caso l’assessore Talamona, persona esperta e amabile, lui stesso nella
89
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
sua relazione ha detto che sarebbe utile avere dei parametri di
valutazione delle performance di spesa.
Allora da questo punto di vista noi avremmo, in quest’ottica, la
possibilità di avere questi parametri in rapporto non alle divisioni, per
cui non assisteremmo alla lite tra Assessori, ma, al contrario, a una
riflessione non contabile ma politica sulle priorità. E non ci
troveremmo nelle condizioni in cui il nostro Sindaco si è trovato, per
far quadrare il cerchio, nel dire: ‘O si vota o me ne vado’.
Bene, signori, io credo che sarete d’accordo con me nel dire che
il nostro lavoro ci lega su tre livelli. Il primo livello è la leadership del
nostro Sindaco. E se le regole della democrazia valgono, e io le
rispetto come penso tutti quanti voi, se il Sindaco ha avuto i voti che
ha avuto, ha la leadership di questa Città. Io personalmente gliela
riconosco la leadership di questa Città. Ma, dopo aver detto che gliela
riconosco, non vuol dire che la condivido. Infatti opero perché il punto
di vista dei cittadini milanesi si modifichi. Però ciò non mi rende
impossibile capire che questa leadership che lui ha è una leadership
oggettiva.
90
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Però,
signor
Sindaco,
mi
permetta
di
fare
una
piccola
osservazione. Pensavo di farle, in occasione di questo Bilancio, un
dono perché lei è persona a me simpatica e ho trovato la possibilità di
realizzare questo mio desiderio. Le regalerò questo libretto, pubblicato
da una serie di direttori d’orchestra, ovvero non responsabili di
condominio, come molti qui dicono lei essere, ma io mi auguro che lei
diventi invece un direttore di orchestra e non un coordinatore di
condominio. Però, attenzione, perché lei possa diventare un direttore
d’orchestra – e lei mi pare ami anche la musica - qui ci sono i migliori
direttori d’orchestra del pianeta che danno dei consigli a chi si trova
nella sua situazione, partendo dalla loro esperienza, e dicono che la
leadership va condivisa con passione. Ma per ottenere delle
prestazioni eccellenti e veramente eccezionali bisogna condividere le
relazioni con il gruppo.
Allora, io la prego, non consideri solo la Giunta il suo gruppo,
non consideri solo la Maggioranza il suo gruppo, ma consideri anche il
suo gruppo tutta la Città, anche coloro che non l’hanno votata. Questo
sta a significare che qui dentro, in quest’aula, pur rispettando che non
c’è più in quest’aula il Governo della Città, perché in quest’aula c’è
91
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
solo la politica di indirizzo e di controllo, ma il Governo della Città sta
in Giunta. Io questo lo accetto perché è legge del mio Paese e quindi
sono perfettamente d’accordo sul fatto che qui, in quest’aula, si può
solo fare un’azione di indirizzo e di controllo. Ed è per questo che
alcune
volte
io
non
mi
trovo
d’accordo
con
alcuni
colleghi
dell’Opposizione, ma non per questo non mi sento profondamente
leale nei confronti del rapporto con l’Opposizione.
È proprio per questo che se qualcuno mi dovesse chiedere
perché non ho presentato e non presento degli emendamenti, è
perché fondamentalmente non ho la responsabilità del Bilancio. Ho la
responsabilità di azioni di indirizzo ed è per questo che ho scelto di
presentare solo degli ordini del giorno e non degli emendamenti.
Però, vede, signor Sindaco, se lei vuole davvero essere
ricordato, non solo da chi l’ha votata ma anche da chi non l’ha votata,
in modo positivo, non può non dare ragione alle osservazioni che
faceva poc’anzi Rizzo. Perché quando Basilio Rizzo diceva: ‘È
opportuno che un Bilancio non sia solo uno strumento amministrativo,
ma sia anche uno strumento politico’, vuol dire – vuol dire – che non
deve essere solo interpretato, ripeto, frantumando la spesa per
92
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Assessorati, non deve essere centrato sugli Assessorati, ma deve
essere centrato sulle categorie di cittadini. Allora quando impareremo
a leggere, perché ne avremo la possibilità, in questo senso Masseroli
ha ragione quando dice che ci dobbiamo munire di un sistema
informatizzato che ci consenta di capire dove vanno i 3 mila 700
miliardi, cioè quali sono le categorie che vengono più privilegiate, fino
a quando noi continueremo a leggerlocon la frantumazione della
spesa, e il vertice della spesa sarà per Assessorati, non avremo l’idea
precisa di quali sono i reali beneficiari della spesa, i privilegiati e i non
privilegiati, cioè dove sono le priorità.
Oggi possiamo solo fare un discorso di priorità per Assessorati.
Ma gli Assessorati non sono i cittadini. È per cittadinanza che va letto
un Bilancio, ma non ne abbiamo ancora la possibilità, anche se,
lodevolmente, la Presidenza del Consiglio nel 1997 ha avviato questo
tipo di percorso ed io mi auguro che rapidamente possa completare il
suo percorso per poterci mettere tutti nella condizione di fare un
ragionamento diverso sul Bilancio.
Quindi sentire il parere degli stecolder(?), sia consuntivo che
preventivo, quindi superare l’organizzazione per direzioni e servizi e
93
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
articolarlo per zone e per portatori d’interesse, quindi inserire
parametri di valutazione delle performance di spesa, quindi garantire
il confront o tra obiettivi preventivati e quelli realizzati.
Fino a quando non avremo questa possibilità, non saremo nella
condizione di una reale efficienza ed efficacia di controllo della spesa.
Siamo in una situazione di controllo contabile della spesa, ma non è
detto che il controllo contabile sia sinonimo di controllo politico.
Questa è una grande differenza, tant’è che l’unico sistema di controllo
politico che é stato scelto è il 6%.
Allora, e concludo, da un lato noi abbiamo la verticalità della
dimensione dell’efficienza e del risultato, si tratta di domandarsi se
questa dimensione dell’efficienza e del risultato si coniuga solo con la
dimensione
del
partecipazione.
consenso
Io
credo
o
che
anche
con
debba
la
dimensione
coniugarsi
sia
della
con
la
partecipazione che con il consenso. Allora, per poter fare partecipare il
cittadino, bisogna dargli le informazioni, solo così quel consenso che ci
restituirà sarà un consenso davvero legittimo. Grazie”.
94
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Durante l’intervento del consigliere Rutelli è entrato in
aula il consigliere Fiano; ne sono usciti i consiglieri Parlanti e
Gilardelli: i presenti sono, pertanto, 45.
Il Presidente dà la parola al consigliere Salvini.
Il consigliere Salvini così interviene:
“La Lega Nord ritiene che il Bilancio presentato da questa Giunta
sia il migliore possibile, stante l’attuale situazione economico –
finanziaria. Dichiara il suo voto favorevole nella certezza che dall’anno
prossimo dal Governo di Roma ci sarà più elasticità nei confronti degli
Enti locali, soprattutto quelli più virtuosi come il Comune di Milano”.
Il Presidente dà la parola al consigliere Bossi Emilia Moratti.
Il consigliere Bossi Emilia Moratti così interviene:
“La ringrazio, Presidente, e chiedo scusa perché anche per me è
la prima volta, come diceva ieri il consigliere Baruffi. Ma io sono qui a
rappresentare un Gruppo a cui fa capo un Partito Ecologista e una
Lista Civica. Quindi al Partito Ecologista io devo una visione coerente
dell’uso delle risorse di questa Amministrazione e alla Lista Civica io
devo la possibilità di comunicare ai cittadini tutto questo. Quindi,
95
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
anche se con un po’ di inesperienza e d’ingenuità, io ho cercato di
adempiere a questo compito, ma effettivamente non è stato facile.
Io ritengo il Bilancio come un modello economico a supporto, a
conferma, e ad analisi di una architettura progettuale sottostante. Per
questo deve in qualche modo mettere in evidenza proprio la coerenza
nell’uso delle risorse e deve evidenziare se ci sono ridondanze,
confusioni o conflitti. Le ridondanze sapete cosa sono, una ripetizione
d’informazione. I conflitti sono quando due agenti diversi vogliono la
stessa risorsa. Le confusioni sono una cosa un po’ mista, cioè
qualcosa per cui la mancanza di informazione fa pensare che due
agenti diversi stiano attendendo alla stessa risorsa. Ma non è così. È
solo che manca informazione e non lo sanno. Non sanno che
strutturando meglio una risorsa ci sarebbe pane per tutti.
Ecco, io tutto questo pensavo quando affrontavo la lettura dei
libroni che sono arrivati pochi giorni fa effettivamente: sono arrivati
quelli azzurri, quelli verdini e poi quelli bianchi enormi; e mi venivano
in mente le parole di Marco Vitale, che avevo accolto con dispetto –
devo dire - leggendole sul ‘Corriere della Sera’, perché diceva che, in
pratica,
il Bilancio è un modello matematico perfetto, blindato,
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
indiscutibile. ‘Si può discutere un progetto di Governo ma non il
Bilancio che ad esso è associato’, diceva Marco Vitale. Questo mi
indispettiva. Però, dopo che non ho potuto, dalle aride cifre dei libroni,
evincere quello che ci stava sotto, appunto, la coerenza nell’uso di
quelle risorse che si proponeva il Bilancio, ma devo dire che un po’
all’arida visione di Marco Vitale dovevo dare ragione. E me ne dispiace
moltissimo. Mi immaginavano appunto, come il collega Masseroli, che
il Comune potesse avere risorse tali da strutturare meglio, proprio dal
punto di vista dell’informazione, la visione del Bilancio.
Guardate che non bisogna arrivare a cose molto sofisticate, ma
già proprio graficamente (mi dispiace dirlo perché la gentilezza anche
dei dirigenti, del Ragioniere Capo Penco, che è stato così disponibile
veramente, non vorrei che fosse offeso da questa mia critica), ma è
veramente difficile districarsi prima di tutto per la mole eccessiva di
informa zioni non strutturate, ma addirittura anche per l’impostazione
tipografica di questo, è difficile capire le varie categorie.
Poi naturalmente, come diceva Masseroli, ci sono modi per
rendere possibile quello che il dottor Penco cercava di farci capire,
cioè che bisogna leggerlo interpolando i dati, seguendo un percorso
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
logico, che non è facile a chi si trova tutta questa mole per la prima
volta, ma neanche a quello che se la trova per la seconda e la terza a
quanto ho capito, quando ho visto i miei colleghi più anziani sfogliare
sequenzialmente questi libroni alla ricerca affannosa di dati.
Allora ho pensato: ‘Beh, se fanno così anche loro, vuol dire che
veramente manca di strutture, non sono io che non ho capito le chiavi
di ricerca’. Questo è un peccato perché così il nostro contributo si
riduce, si riduce notevolmente. Perché, checché ne pensasse Marco
Vitale o anche checché se ne pensi che questa sia solo una liturgia,
invece questo momento è molto importante. Il consigliere Masseroli
diceva: ‘Ci sono le società che già fanno questo’. Certo, ma io vi dico,
ne ho parlato anche in Università, sono disponibili anche le strutture
universitarie, si possono creare sia dei linguaggi particolari come degli
ipertesti, ma soprattutto cercare di leggerlo potendolo tagliare a fette
questo Bilancio e vederlo da tanti punti di vista. Cosicché uno che è
interessato al verde affetti e segua tutto questo percorso; uno che è
interessato all’infanzia affetti e segua tutto questo percorso, e così
via.
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Insomma, io mi sono trovata nelle condizioni di una che si trova
in una grande biblioteca in cui i fogli sono ammassati sui ripiani, ma si
capisce che sono dei libri, ma la disperazione è che non hai il tempo e
la modalità per raccoglierli. Quindi io ho rinunciato ad esprimere
valutazioni quantitative.
A questo punto, quello che ho potuto evincerne è solo una
considerazione di carattere politico: ho avuto la conferma che dal
Bilancio a supporto del progetto di governo esce una Città considerata
per funzioni di lavoro e non dedicata alla vita dei suoi cittadini. Ho
avuto la conferma che quello che è stato coraggiosamente dichiarato
dal Sindaco, cioè che considera questo Comune come un’azienda, è
vero, ma anche – ahimè – purtroppo un’azienda un po’ cicala, che
guadagna sulle dismissioni dei beni mobili ed immobili, oppure sui
provvedimenti punitivi, repressivi, come le multe.
Io sono rimasta molto colpita dal fatto che anche l’Assessore
avesse notato che una delle grosse fonti di introito sono le multe, le
contravvenzioni. Mai me lo sarei aspettata, davvero! Ma questa è una
mala-economia, è il senso di qualcosa che non funziona nel sistema e
che viene controllato, represso… Ha un costo anche la repressione.
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Naturalmente bisognerebbe vedere, e mi va bene che vengano
assunti vigili e guardie in più perché si dà lavoro in più, però, se uno
vuol fare i conti dal punto di vista economico, bisognerebbe vedere
cosa costa il controllo e la repressione per avere questi introiti. Quindi
questa non è la buona economia che io vorrei dal Comune .
Naturalmente mi spaventa ancora di più la dismissione dei beni
immobili o delle attività dedite ai servizi, la dismissione man mano
dell’AEM, delle Farmacie e della Centrale del Latte. Questi sono beni
che entrano in Bilancio una volta e poi non entrano più se poi erodi
sempre di più la tua partecipazione anche nelle società che hai mano
mano quotato in Borsa o se addirittura le dismetti del tutto.
Io penso invece che l’economia di un Comune dovrebbe tendere
prima di tutto a un sano pareggio, chiaramente, che facesse da
volano al profitto poi individuale della Città. D’altra parte raggiungere
un
sano
pareggio
può
essere
fatto
con
altre
considerazioni.
Sicuramente, come ho già detto qualche volta, il Comune ha la forza
dei grandi numeri, quindi quando pensa a servizi è veramente molto
appetibile nel mondo dell’economia nuova. Quello che io ho già detto
tante volte, che mi è stata rimproverata come cosa assolutamente
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
utopistica, che si potrebbe scendere via via nel biglietto dell’ATM,
perché l’ATM potrebbe essere fonte di guadagno, di guadagno dando
informazioni semplicemente, perché ha così grandi numeri di utenti
che da questo punto di vista è molto appetibile dall’economia nuova.
Beh, ho avuto il piacere proprio ieri di leggere che Hannover l’ha fatto.
A dispetto di quanto mi diceva De Corato una volta, che pur vuol
mettere il monitor, ma per controllare, sui mezzi pubblici, beh, ad
Hannover ne hanno messi addirittura due di monitor che forniscono
informazioni sui mezzi pubblici. Tra l’altro, non so come, ma il
progetto, che è chiaramente finanziato anche dallo Stato e da altri
Enti, è costato solo 4 miliardi, che non è proprio molto, e ha innescato
un grande mercato di possibili utili per la municipalizzata che fa capo
a questo.
Quindi c’è la possibilità di fare un po’ pagare dei servizi, ma c’è
anche da richiedere il coraggio di rinunciare a volte a dei guadagni.
Voglio dire anche con esempi piccoli. Ad esempio: il guadagno che
facciamo permettendo che si mettano le antenne per la Telefonia
Mobile in prossimità delle scuole e sui campi sportivi di proprietà del
Comune,
beh,
questo
è
un
101
guadagno
a
cui
dovremmo
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
coraggiosamente rinunciare in nome del principio di precauzione per
la salute dei nostri bambini. Perché questa Amministrazione deve
essere una Amministrazione che pensa alla vita dei suoi cittadini, non
solo agli introiti.
Naturalmente, come Martinelli, sono molto preoccupata delle
dismissioni nell’ambito della cultura, dismissioni (scusate) di spesa,
per adesso non abbiamo pensato di vendere i musei! Beh, soprattutto
dal punto di vista della cultura scientifica, una cultura scientifica che
va riguardata anche nel momento della formazione e non solo della
produzione di ricerca scientifica. Avremmo l’occasione davvero di
avere anche noi la nostra villetta, abbiamo anche delle collocazioni
fisiche già pronte. La Città delle Scienze, che ci è stata esposta
progettualmente dal Museo di Storia Naturale, sarebbe una grande
occasione: comprenderebbe dal recupero del Planetario già da un
certo punto di vista avviato delle Serre di Palazzo Dugnani, che sono
state terminate come recupero murario, ma devono essere arredate di
funzioni per poterle adoperare come laboratori per i bambini. Ecco,
queste sono occasioni che dobbiamo cogliere. Le Serre di Palazzo
Dugnani ci sono costati 2 miliardi e passa di ristrutturazione muraria,
102
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
manca
un
miliardo
e
due
per
adoperarle;
ecco,
su
questo
coraggiosamente dobbiamo investire.
Certo, come vi ho detto, non ho saputo leggere i numeri, quindi
non ho capito perché 300 milioni venivano tolti dal Bilancio del Museo
di Storia Naturale, appunto, per rimanere nell’argomento in cui
eravamo, per scendere in un esempio, e 100 e passa sono
all’Ansaldo… Non ho capito strutturate bene come.
Ecco, mi manca tutta questa possibilità di capire. Però penso
che uno sforzo su qualche centinaio di milioni si può fare. Si possono
porre i dubbi quando sono decine e decine di miliardi, ma su questo,
visto che siamo molto carenti, bisogna farlo. Anche se non si vede
l’immediato ritorno, che poi non è vero, perché i musei si sa che in
altre città europee e non europee rendono. Quindi non abbiamo paura
di queste cose. Anche investire nell’aggregazione giovanile deve
essere fatto con maggiore realtà di finalità. Perché fare la Fabbrica del
Vapore per soggetti che già in qualche modo avrebbero avuto alloggio
da altre parti per le loro attività, non è questo il modo di risolvere.
Poi
ovviamente
bisogna
pensare
ad
altri
capitoli
non
contemplati, come le donne, come i bambini, ma veramente.
103
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Ragionare, ovviamente, sulle spese da fare a proposito del traffico,
ma che non credo che siano da pareggiare con ticket di entrata,
sempre con questo tipo di atteggiamento repressivo.
Credo che debba essere costruttiva la politica che sottende a un
Bilancio che vuole pensare veramente alla vita dei suoi cittadini. Non
si capisce come mai non si prendano veramente misure, a proposito
del traffico, visto che i valori sappiamo che sono assolutamente al di
sopra dei limiti sopportabili. Abbiamo 5 o 6 volte la soglia
cancerogena nel benzopirene, l’ho già detto un’altra volta, perché su
questo non si cerca di investire? Certo, bisogna investire anche dei
mancati guadagni. Questo è un altro modo di Bilancio sociale, come si
diceva prima.
Un numero soltanto vorrei citare con precisione e sono l’1,758
milioni di Euro che ci vengono dal trasferimento di capitali dall’Unione
Europea per i finanziamenti sugli investimenti. Ecco, questo mi
sembra un numero molto basso. Io credo che non abbiamo saputo
accedere bene a questi stanziamenti. Grazie.”
104
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Durante l’intervento del consigliere Bossi Emilia Moratti è
entrato in aula il consigliere Cormio; ne sono usciti i consiglieri
Giobbi e Lucini: i presenti sono, pertanto, 44.
Il Presidente dà la parola al consigliere Tinelli.
Il consigliere Tinelli così interviene:
“La ringrazio, Presidente. Volevo ringraziare seriamente anche
l’intervento del consigliere Masseroli che, per quanto io non condivida,
ha ridato un po’ di calore e un po’ di forma a questo dibattito. Anche
se ha citato esempi, secondo me, assolutamente fallimentari, quali la
sanità e i servizi sociali degli states, perché è notoriamente risaputo in
tutto il mondo che sono i peggiori appunto del mondo! Ma mi piaceva
l’idea di vedere in chiaro le iniziative che vengono proposte ai giornali
da parte del governo della Città, di riuscire a dare il proprio
contributo, la propria idea per riuscire a far sì che questa sia una cosa
collettiva che nasca dal dibattito dei rappresentanti eletti della Città.
Temo, però, che non abbia capito neanche questo il consigliere
Masseroli, lui è un soldato e deve obbedire, non può dire nient’altro
che sì.
105
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Bene, come ogni anno ci troviamo di fronte al provvedimento
più importante della vita della comunità. Le scelte di programmazione
e strategia passano attraverso il Bilancio Preventivo che relaziona
sullo stato di salute dell’Amministrazione e imposta il lavoro futuro.
Come ogni anno la discussione sulle linee programmatiche agli
investimenti diventa un’occasione per il confronto su cosa ognuno di
noi intenda prioritario per la nostra Città. Quindi, al di là di ogni
differenza politica, ciò che nella quotidianità dei rappresentanti, di noi,
eletti dai cittadini, sia di immediato bisogno o meno, cosa cioè debba
essere finanziato immediatamente e cosa invece possa aspettare.
Ebbene,
quest’anno,
invece,
il
Bilancio
viene
presentato
blindato, calato dall’alto, imposto alla città dai suoi rappresentanti.
Vero è che anche gli anni passati, soprattutto per le linee definiamole - di forza della Giunta, era intoccabile. Ma il dibattito
dell’aula, il libero confronto tra le proposte di ogni Consigliere,
permetteva aggiustamenti e contributi, spesso piccoli spostamenti,
qualche volta risorse consistenti che davano un senso a tutti noi di
partecipazione nell’amministrazione della Città. Ma soprattutto davano
106
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
un reale riscontro al ruolo che siamo chiamati a svolgere e per il quale
veniamo anche in qualche forma retribuiti.
Quest’anno
quella
perversa
interpretazione
di
liberismo,
capitalismo, applicata ad una ancor più deviante interpretazione delle
regole della democrazia e della partecipazione, che solo il nostro
Paese e qualche altro Stato governato da oligarchie e dittatori del
quarto mondo conosce, e che passa sotto il nome di ‘berlusconismo’,
ovvero: ‘ho ricevuto il mandato direttamente dall’onnipotente e ogni
cosa che dico e faccio è diretta espressione di volontà superiori, non
discutibili, non criticabili, ma veri e propri dogmi e punti di fede’!
Quest’anno, dicevo, grazie a questa convinzione da Re Sole o,
secondo alcune dichiarazioni alla stampa,
da Re Mida, il Bilancio
viene decretato dal Sindaco immodificabile, vero e proprio libretto di
istruzioni per i soldati della Maggioranza, e delle Opposizioni chi se ne
deve fregare! Il librone con le tavole delle leggi non può essere
interpretato a favore delle regole della democrazia, perché il
protagonista di questa bruttissima Soap Opera che si chiama
‘berlusconismo a Milano’, oggi si è svegliato così.
107
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Il suo personale governo della Città, ancorché non criticabile,
non è assolutamente modificabile. Stop. Capire a cosa servano a
questo punto Consiglieri Comunali e Giunta diventa, secondo me,
prioritario, siamo solo, credo, inutile zavorra e spese aggiuntive alla
comunità.
Questo modo, malato mi verrebbe da dire, sicuramente
inquietante, di intendere la gestione di una Amministrazione pubblica
è – ne sono convinto - profondamente umiliante per Milano.
Al di là di questi anni di mediocre gestione della Città da parte
della Destra, di grandi annunci, enormi spese, malagestione delle
entrate e ordinaria onnipotenza, ciò che rimane a Milano sono piazza
Cadorna, con il simpatico tentativo di emulazione di Mirò, il suo bel
movimento all’operosità meneghina che obbliga l’Amministrazione a
pagare per i prossimi 50 anni a venire chi ha ideato questo
monumento per garantirci la costante e precisa manutenzione; oltre ben inteso - alle altre centinaia di milioni, 400 e rotti quest’anno,
necessari a manutenere la piazza nel suo totale.
La Stazione Centrale con quella oscena branda che entrerà
anch’essa nel lungo elenco di opere provvisorie definitive, altamente
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
costose, per essere portate alla loro più consona destinazione, e cioè
in discarica.
Quell’incredibile opera destinata a sostituire la provvisoria
chiusura de La Sca la, quell’enorme instabile cattedrale nel deserto che
– ed è facile prevederlo - a breve perderà l’attenzione dovuta alla
novità per passare piano piano nell’oblio.
La vendita del gioiello di casa, l’AEM, con un ricavo incredibilmente
modesto
e
assolutame nte non corrispondente al valore della
municipalizzata.
Glli eterni lavori stradali, incubo
del traffico e della quiete
cittadina per asfaltare, asfaltare ed asfaltare ogni via milanese per poi
riaprire i cantieri, scavi, buche, distruggere l’asfalto per annodare il
sottosuolo con cavi e fibre ottiche superate dall’evoluzione della
comunicazione, superate dalle aspettative di chi si è abbonato a
questo nuovo servizio e dopo mesi di inutile attesa, senza avere avuto
beneficio alcuno, ha disdetto tutto, signori, per tornare alla buona,
vecchia e sana linea telefonica di sempre.
La mania di emulazione del grande Sindaco di oltreoceano, l’idea
incredibile di considerare Milano alla stregua di New York, gli slogan
109
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
importati come prodotto da lanciare nella Città della moda, questa
violenza espressiva, ostica, che non ci è mai appartenuta, impostaci
come nuova tendenza a colpi di propaganda ipocrita e demagogica. La
tolleranza zero applicata per ogni foruncolo del quotidiano, usata
come facile strumento di immediato consenso per far dimenticare i
reali problemi strutturali e ben più seri della città.
La lenta e irreversibile agonia di Milano, costretta in una morsa
incredibile di traffico e di “malaria”, avvelenata costantemente per
l’indifferenza, l’incapacità e l’arroganza di chi gestisce la Città come
un’azienda – ahimè - vicina al fallimento, al collasso capace di negare
anche l’evidenza, capace di giustificare il veleno che uccide ogni
giorno gli abitanti di Milano nel nome di chi sa poi quale presunto
efficientismo che consentirebbe alla Città di continuare a operare.
Operare cosa se il traffico impedisce spostamenti rapidi? Se la cappa
di smog rende la Città così invivibile che l’esodo verso l’hinterland è
costantemente in crescita. Se i servizi della Città sono sempre più
dequalificati, costosi e inefficienti. La propaganda, come quella
distribuita con migliaia di depliant, cartelloni e lettere dell’ATM che
invita a sopportare un piccolo – a loro dire - aumento dei costi in
110
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
funzione di un servizio efficiente, moderno, non convince, signori, non
convince nessuno quando poi ci si scontra con la realtà. Basta pensare
all’accattivante locandina che racconta ai milanesi come i portatori di
handicap fisici hanno completo accesso ai mezzi pubblici, alla
metropolitana. Propaganda degna della campagna pubblicitaria dei
vari maghi, dei vari guaritori, dei vari indovini, credo.
Questo è il segno concreto del passaggio del Sindaco, Re Sole o
Re Mida, Albertini, nella Città di Milano. Questo è l’inviolabile Bilancio
che ci obbliga a digerire per il quinto anno consecutivo.
Il futuro non si prospetta certo migliore vista l’appostazione di
Bilanci, tagli del Governo che questa volta non sollevano scandalo
come quando, in forma decisamente minore – sottolineo minore–,
venivano proposti da altri Governi. Le uscite sono aggravate
dall’aumento del costo dell’energia elettrica che non ci viene più
ceduta a prezzo di favore come prima della svendita del 49%
dell’AEM, tanto che per compensare la maggiore spesa che deve
sostenere ATM, signori, abbiamo aumentato il costo dei biglietti! Solo
nel settore idrico integrato il Bilancio di quest’anno è gravato per
quasi il 60% dalle sole spese per l’energia elettrica. Le utility’s, le
111
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
aziende che fanno utility’s, che devono poi rinvestire i soldi per il bene
sociale della comunità, caro il mio consigliere Masseroli, erano la AEM,
che forniva 150-200 miliardi cash ogni anno a questo Comune e che
adesso non lo fa più. E con quei 150–200 miliardi si facevano altre
cose, venivano reinvestiti. Quelle erano le aziende delle utility’s che
dovevamo conservare.
Adesso l’unica azienda di utility’s che ha questo Comune è la
Polizia Municipale con i 200 miliardi che deve fornire ogni anno di
contravvenzioni.
Miliardi anche quest’anno per consulenze esterne. E qui colgo
l’occasione per ricordare nuovamente alla Giunta, poiché il ‘city
manager’ non è presente in aula, che ho chiesto che mi venisse
indicato settore per settore quante e quali consulenze hanno utilizzato
per il 2001 e con quale metodo si sono selezionate le collaborazioni.
Questo, come ho scritto nella richiesta inviata, era per avere precisi
dati in occasione di questo dibattito, del dibattito sul Bilancio. Sto
ancora aspettando.
Questa è la trasparenza del nostro Comune, che nell’era
dell’informatica si spera qualcuno riesca a mettere mano ai tastini e a
112
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
informarmi. Miliardi anche quest’anno e nei prossimi due, più o meno
500 si parla, tra svincoli e raccordi per collegare le autostrade alla
Gronda Nord che procede, nonostante la cittadinanza non la voglia,
nonostante il volume del traffico sia già a livelli ingestibili, prosegue
con incredibile tenacia e caparbietà la costruzione di questa
tangenziale cittadina. A tale proposito permettetemi di citare chi
opposizione ha sempre fatto.
Vedete, Assessori, amici e colleghi che vi apprestate a votare
questa delibera, io leggo che l’assetto previsto del sistema viabilistico
fa riferimento alle indicazioni contenute nel PRG ed ai successivi
approfondimenti sviluppati in occasione degli studi per il nuovo piano
della mobilità, per i programmi di riqualificazione urbana e per la
strada interquartiere nord. Se andiamo a leggere l’assetto viabilistico
previsto in quella zona, si fa riferimento all’accesso all’area dal
sistema autostradale che viene, attraverso gli svincoli dell’autostrada
Torino–Venezia, di Fiorenza e di Cormano, da Fiorenza raggiungendo
la circonvallazione. Questa - l’ho detto e l’ho letta tante volte e le dico
onestamente - non è la prima volta, e non mi meraviglia, ma questa
si chiama da un pezzo ‘gronda nord’.
113
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Ecco perché io dico con molta onestà che non si è fatta
un’operazione, ripeto, per quello che riguarda la viabilità, del tutto
chiara e trasparente, anche perché voi scrivete nella delibera che
questo ruolo urbano della strada interquartiere nord viene rafforzata
dalla prevista ultimazione della Rho-Monza. Io ho detto poc’anzi che
non c’è più bisogno della Gronda Nord. Questo non lo dico a lei, lo
dico a tutti i grandi fautori della Gronda Nord. Ormai la gronda è stata
fatta ed è la Rho-Monza. Quando sarà ultimata la Rho-Monza non ci
sarà più necessità di questa benedetta strada interquartiere nord, che
io chiamo ‘gronda nord’, e che l’Assessore insieme agli altri chiamano
strada interquartiere nord, perché ci sarà la Rho-Monza che collegherà
grossomodo la stessa zona nord - nord ovest di Milano per la quale
era prevista la gronda.
Quindi, che necessità c’è se voi mi scrivete nella stessa delibera
che
questo
ruolo
urbano
verrà
rafforzato
dalla
Rho-Monza?
Evidentemente è qualcosa che qualcuno ha chiesto e che continua a
chiedere ed evidentemente di fronte a queste richieste non si può dire
di no. Per cui anche qui, in maniera surrettizia, si fa rientrare.
114
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Per fortuna noi potremo votare per parti separate, avendo in
questo Consiglio Comunale, una storia che non è di oggi, né di ieri,
ma di diversi anni, di posizioni chiare che noi abbiamo preso su quelle
ipotesi. Noi voteremo contro l’ipotesi viabilistica, ripeto, perché quella
ipotesi era l’ipotesi del podestà del 1930, quando in quella zona si
andavano a fare delle belle scampagnate, oggi in quella zona c’è un
ospedale, ci sono degli insediamenti. ‘Sarebbe un non senso oggi
riproporlo anche perché, ripeto, c’è già la Rho-Monza, quindi
vedo
perché
noi
dovremmo
andare
a
fare
questa
non
ulteriore
operazione’, - consigliere Riccardo De Corato, discussione sul Bilancio
di Previsione del Consiglio Comunale 1997, febbraio/marzo-.
Non ho avuto il tempo di trovare un’altra chicca, un’altra delle
famose dichiarazioni di chi l’Opposizione la sapeva fare, di chi è
coerente con le idee, lineare, sempre di voto a Bilancio. Era una
battaglia annosa del nostro Vicesindaco che lamentava come, per far
quadrare il Bilancio e pareggiare le uscite con le entrate, si ricorresse
ad uno stratagemma insopportabile, punitivo, ingiusto nei confronti
dei cittadini che era l’aumento di previsione delle entrate provenienti
115
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
dalle contravvenzioni. Sì, le multe sono diventate una delle fonti di
maggior reddito di Milano.
Concludo, Presidente. I vigili sostituiscono le entrate che una
volta provenivano da AEM, i Ghisa sono diventati la S.p.A. del futuro, i
milanesi senza parcheggi e senza provvedimenti per limitare e
migliorare il traffico, sono limoni da spremere per mantenere il
primato di Re Mida. Re Mida per quei quattro fortunati, Sindaco, ma
Attila per tutto il resto della cittadinanza. Questo rappresenta questo
Bilancio, il suo modello – suo, del Sindaco di Milano – quello che io
credo sia solo propaganda per nascondere il vuoto di idee, la
mediocrità grigia e “paciarotta” ben rappresentata dai goffi piccioni di
Piazza del Duomo di cui la Destra è portatrice. Gliel’ho già detto una
volta Sindaco, mi dispiace che non sia adesso qui, ma mi devo
ripetere: solo chiacchiere e distintivo. Ma chi ne pagherà le
conseguenze sono purtroppo i cittadini di Milano, anche quelli che
siete riusciti ad incantare come si fa con i serpenti”.
Durante
l’intervento
del
consigliere
Tinelli
è
uscito
dall’aula il consigliere Carugo: i presenti sono, pertanto, 43.
Il Presidente dà la parola al consigliere Garocchio.
116
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Il consigliere Garocchio così interviene:
“Io avrei potuto lasciare più del mio tempo di quello che ho
lasciato a Masseroli, perché il mio è un intervento molto conciso. Io
credo che nei miei lunghi anni di Consigli Comunali e quindi di
discussioni attorno al Bilancio ogni anno, raramente mi è capitato, non
mi ricordo quasi che sia successo, un fatto che accade adesso, e cioè
che ci sia un anticipo della discussione tecnica sulla dimensione
politica del problema. Io mi sarei aspettato questa sera, non
rimprovero nessuno, l’ascolto per capire che cosa fare delle diverse
posizioni politiche sul Bilancio e poi, in sede di emendamenti, il
dibattito
tecnico.
Non
è
vero
per
tutti,
perché
ho
sentito
dall’Opposizione anche qualche intervento politico proprio.
Allora, io credo che il Bilancio, comunque sia, è sempre stato
nel tempo, salvo fatti eccezionali che allora accaddero (terrorismo o
altro), è sempre stata la sintesi maggiormente espressiva del
comportamento di una Maggioranza e di un Governo della Città. E’
sempre stato così. E io credo che da qui dobbiamo partire. Il
confronto tra Maggioranza e Opposizione, che certamente è un
confronto anche sulle scelte tecniche, e su questo noi della
117
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Maggioranza ci siamo stati a lungo nell’esaminare il Bilancio, come mi
pare abbia cercato di spiegare Masseroli. Perché politicamente
abbiamo scelto (come diremo in dichiarazione di voto) di dire di sì?
Non perché abbiamo il cervello all’ammasso. Non perché dobbiamo
ubbidire a qualcuno, ma perché vi sono delle convinzioni. Tra queste
convinzioni
c’erano,
per
quanto
riguarda
me
e
la
Forza
che
rappresento, almeno tre punti essenziali. Il primo era che non vi
fossero tagli o ridimensionamenti dell’apparato sociale, dei servizi
sociali. Non ci sono stati. Sui servizi sociali faremo un discorso politico
perché io credo che sia tempo di ragionare su questo aspetto del
Governo della Città o delle città e credo che i servizi sociali in futuro,
più che ad un Assessorato vadano affidati alla Città, a una Fondazione
che rappresenti tutta la Città. Ma avremo tempo di discutere su
questo punto.
Allora,
sull’aspetto
dei
servizi
sociali,
che
per
noi
era
determinante, il Bilancio è più che accettabile.
Il secondo punto era che - per le nostre scelte almeno, per le
cose che ho detto prima- il Bilancio sintetizza la linea politica di una
Giunta e di una Maggioranza. Ciò che ci interessava è che questa linea
118
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
politica fosse liberista. Io non sono né contento, ma neanche
preoccupato di un decisionismo eccessivo laddove ci fosse; certo,
interverrei, sarei preoccupato di una linea statalista del Governo di
questa Città. Secondo me il Bilancio è l’espressione di una linea
liberista.
Terzo punto per cui diremo di sì: questa linea liberista, nei suoi
limiti, il tempo la giudicherà, è la linea del Governo della Maggioranza
di questo Paese. E a me interessava in modo particolare che questo
Bilancio fosse anche l’espressione nel suo insieme della Maggioranza
che governa il Paese. Poiché questi tre punti che ho d etto, soprattutto
gli ultimi due, sono politicamente rispettati nell’espressione di questo
Bilancio, questa è la ragione sostanziale per cui un Partito come il
nostro dice di sì”.
Durante
l’intervento
del
consigliere
Garocchio
sono
entrati in aula i consiglieri Giudice e Baruffi; ne è uscito il
Sindaco: i presenti sono, pertanto, 44.
Il Presidente dà la parola al consigliere Antoniazzi.
Il consigliere Antoniazzi così interviene:
119
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
“Signor Presidente e signori Consiglieri, anch’io avrei voluto e
vorrei, come ha espresso bene all’inizio del suo intervento il
consigliere Masseroli, un dibattito vero, un dibattito approfondito.
Prendo la sua come un impegno per la prossima volta, non solo fra un
anno quando discuteremo il prossimo Bilancio, ma anche un impegno
per quando affrontiamo dei problemi significativi, accordandoci per
fare dei dibattiti politici che abbiano la dignità di questo nome.
Devo dire che siamo venuti in questa sede, invece, con molte
preoccupazioni in senso contrario. Queste parole che sono corse sui
giornali della ‘blindatura’, altre affermazioni che abbiamo sentito
andavano in questo senso. Avremmo desiderato, mi sembra che
anche Garocchio ne accennasse poco fa, un intervento politico in
questa sede. Anch’io non voglio fare rimproveri, ma mi sembrava
importante capire quali strategie, quali scelte erano state fatte, quali
prospettive avevamo davanti e su quali criteri si erano fondate anche
le scelte di carattere contabile.
Io penso che la discussione sul Bilancio sia uno dei problemi,
uno dei doveri, uno dei compiti più importanti che è rimasto al
Consiglio, senza pensare a slogan che oggi circolano come quello del
120
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Bilancio partecipato. Noi, però, penseremmo a quella che è sempre
stata la tradizione e quello che è il compito, io credo, di Istituzioni
come le nostre: un normale esercizio di democrazia fra Maggioranza e
Minoranza per vedere se ci sono delle cose che si possono migliorare,
proposte che magari non passano adesso ma possono essere accolte
almeno nello spirito; prospettive che si possono aprire domani.
Per esempio, non penso tanto che la Maggioranza sarà
disponibile a modificare oggi le cifre, ma penso al fatto che durante
l’anno potrebbero avvenire dei fatti nuovi. Si è avanzato un discorso
di incostituzionalità rispetto a dei limiti imposti dal Governo, il famoso
6%. Abbiamo letto - noi leggiamo giornali, la nostra maggior fonte di
informazione sulle attività comunali- che il 6% è stato applicato
immediatamente, ma poi dovrà essere considerato al livello del
consuntivo. Quindi nel corso dell’anno potrebbero verificarsi degli
spazi.
La stessa Giunta parla di nuove e possibili alienazioni. Un
discorso che ci sarebbe piaciuto non dico sviluppare totalmente, ma
almeno accennare, perché non è che si tratti di questione secondaria
121
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
per la politica del Comune, e sulla base di questi elementi
incominciare a fare qualche ragionamento.
Io mi permetto in questa sede anche di fare una riflessione che
ho accennato la settimana scorsa sul Corriere: mi sembra che la
politica finanziaria del Bilancio del Comune sia stata impostata in
questi anni soprattutto sul problema di alienazioni che servivano,
dovevano servire poi per investimenti anche significativi della nostra
Città. Ritengo però che in grandi organizzazioni come nel Comune di
Milano, ma non solo nel Comune di Milano, il problema delle spese di
gestione continua ad essere il problema principale. Gli investimenti
sappiamo che avvengono una tantum, e bisogna trovare questi
finanziamenti che d’altra parte si trovano limitatamente nella Città di
Milano. Perché di tutto l’elenco delle opere scritte dai nostri Assessori,
penso per esempio a quella dei trasporti, sappiamo bene che la
stragrande maggioranza verranno da fonti governativi e dipenderà dal
Governo se ci finanziano un secondo passante, se ci finanziano un
metrò, se ci finanziano una tranvia... Tant’è vero che si fa una tranvia
perché ce l’hanno finanziata, e forse era meno importante, e magari
non ci finanziano un metrò che invece è più importante. Però sulla
122
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
spesa corrente io vedo una debolezza di impostazione da parte del
Comune. Non c’è un’attenzione allo sviluppo delle entrate correnti che
permettono poi delle spese adeguate di gestione. Vedo qui l’elemento
di debolezza di questo Bilancio. Non è solamente il vincolo del 6%. Mi
sembra un problema più strutturale. Ero scandalizzato, da laureato in
Economia e Commercio, quando si parlava della possibile vendita del
30% delle azioni della SEA che si ipotizzava di ridurre l’ICI perché
quelle erano delle entrate straordinarie. Ridurre l’ICI un anno, poi
cosa portava? L’anno dopo l’aumentavamo ancora, o avevamo una
permanente diminuzione delle entrate correnti? A me sembrava
veramente una questione che non era logica. Ecco perché mi
sembrerebbe una problematica da affrontare in sede di dibattito di
Bilancio.
Poi, certo, noi avremo tanti problemi, che adesso non voglio qui
elencare;
tra
l’altro
abbiamo
pensato
domani
di
incontrare
Associazioni, Enti e Organizzazioni rappresentative della Città, domani
e dopodomani, di ogni tipo e di ogni posizione politica, ma per poterci
confrontare dovrei fare un elenco su tante questioni che a noi stanno
123
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
a cuore e avremo occasione quando illustreremo gli ordini del giorno
che rappresentano un po’ un nostro programma al riguardo.
Ma un’osservazione la vorrei fare e mi sembra che in parte sia
stata fatta anche in particolare da Masseroli. Io avrei voluto chiedere
una relazione su come vanno le nostre aziende partecipate. Ci
vengono consegnati i bilanci, però l’Amministrazione dovrebbe
svolgere una funzione, che non so come chiamarla, di supervisione,
non voglio chiamarla di controllo perché potrebbe essere una cosa
indebita rispetto ad altri organismi, ma una supervisione.
Una relazione annuale che potrebbe essere anche collegata al
Bilancio, per dire come vanno le nostre aziende, le nostre società, i
nostri enti, se vanno bene o male, che cosa ci attendiamo da questi
Enti, anche per quanto riguarda le entrate ma anche le loro
prospettive, a me sembrerebbe importante.
Da questo punto di vista anch’io sono rimasto piuttosto
meravigliato, non so usare il vocabolo preciso, il verbo più adeguato,
ma un po’ scioccato dal fatto di venire a sapere che si fa una holding,
una strana cosa nuova, fra tanti Enti - questa è veramente una cosa
del tutto nuova, mai vista- una h olding tra queste aziende! Tra l’altro
124
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
io penso che questo dovrebbe passare da un dibattito, almeno così
stando lo statuto, del Comune di Milano. Capisco che si può dire che
queste sono società che hanno il Consiglio di Amministrazione e
decidono autonomamente, però per il discorso che facevo, mi
sembrerebbe necessaria una nostra supervisione. Dove ci porta
questa questione? Quali saranno le decisioni, i capitali, gli investimenti
di questa holding? Le partecipazioni saranno fatte senza il controllo
del Consiglio Comunale? Sembrerebbe indubbiamente molto strano.
Gradirei una relazione su questo argomento da parte dell’assessore
Talamona.
Vengo
all’ultimo
argomento.
Chiedo
scusa
al
consigliere
Masseroli, sa bene che sono in genere un tipo pacato, non sono uno
che…”.
Fuori
microfono
interviene
un
Consigliere
non
meglio
identificato, le cui parole non risultano peraltro, comprensibili.
Il consigliere Antoniazzi così prosegue:
“Ma tu hai toccato un tasto di una problematica che, come tu
ben sai, a me sta a cuore, penso di conoscere un po’ per esperienza,
per pratica, per passione anche della cultura storica della nostra Città,
125
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
conosco bene questa storia. Per me è inaccettabile il modo con cui tu
hai affrontato questo problema. Se tu metti stato sociale verso
sussidiarietà, tu mi avrai –almeno me personalmente – sempre
contro. Se tu dici che lo stato sociale è una cosa importante - e
adesso te lo dico e ti spiego il perché - e poi dici che è importante
anche il principio della sussidiarietà e vediamo oggi come si può
declinare meglio, come un sistema più misto, tenendo conto di limiti
che si sono sicuramente verificati, in eccessi di statalismo, in eccessi
di burocrazia, in eccessi di non partecipazione, come si può creare un
sistema associativo anche più libero, su questo mi trovi totalmente
d’accordo. Ma lo stato sociale guarda che è stato la condizione
attraverso cui masse di milioni e milioni di persone hanno potuto
partecipare alla democrazia! Se non ci fossero i diritti sociali ed
economici tutti i lavoratori non avrebbero mai partecipato alla
democrazia: vuol dire le pensioni, vuol dire le case popolari, vuol dire
tutte quelle realtà che, certo, per carità, non le ha fatte solamente lo
Stato e solamente il Comune, le ha fatte l’insieme della società. Però
è una questione fondamentale riconosciuta dalla Costituzione, e guai
se tornassimo indietro da questi principi e da questi diritti.
126
Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Detto questo, io ritengo che la sussidiarietà sia un principio
importantissimo che noi dobbiamo declinare oggi in forme nuove: la
realtà sociale. Non ho il tempo per farlo, ma certamente oggi siamo di
fronte a delle realtà nuove che richiedono risposte nuove. E su questo
ben venga un dibattito, mi sembra che lo proponesse Garocchio,
questo potrebbe essere uno di quei dibattiti da fare seriamente in
questa sede. E allora sarei ben lieto di poter partecipare e di
misurarmi con Masseroli.
Chiedo ancora scusa se sono stato prima un po’ intrusivo, ma
era per passione rispetto ad una tematica che mi sta effettivamente a
cuore e su cui, se non vogliamo fare da nessuna delle parti le
posizioni di bandiera, ma vogliamo confrontarci seriamente, io credo
che le possibilità di lavorare ci siano e positivamente anche per il
nostro Comune. Grazie”.
Il Presidente dà la parola al consigliere Gambitta.
Il consigliere Gambitta così interviene:
“Signor
Presidente,
colleghi
Consiglieri,
si
è
svolto
un
approfondito dibattito sul Bilancio di Previsione che costituisce
certamente lo strumento attraverso il quale l’Amministrazione, il
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Sindaco, la Maggioranza esplicitano la volontà di operare. Indicano al
Consiglio e anche alla cittadinanza quali sono gli indirizzi, i propositi,
gli scopi, i fini che si intendono raggiungere.
Questo strumento fondamentale del Comune è giusto, è
legittimo che sia oggetto di una approfondita discussione, anche di
diverse valutazioni. È chiaro che la visione della Maggioranza può
distinguersi da quella della Minoranza; se però il dibattito viene
contenuto, viene svolto nei termini propositivi, credo che sia un
arricchimento per tutti e soprattutto per il bene della Città.
Su questo Bilancio si sono indicate, si sono dette diverse
definizioni, la più ricorrente è stata di un Bilancio ‘blindato’, di un
Bilancio calato dall’alto, di un Bilancio quasi accettato passivamente.
Ebbene, non è così. Questo Bilancio si deve definire il Bilancio della
coerenza, il Bilancio della serietà e della sobrietà. Questo Bilancio è
coerente col programma elettorale della Casa delle Libertà, è coerente
col programma elettorale comunale, è coerente col programma
elettorale governativo.
Certo, si capisce che la discussione sul Bilancio può essere
anche oggetto o mezzo per far conoscere alcune idee che magari non
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
sono state sufficientemente capite, parlo delle idee della Minoranza in
occasione elettorale, tuttavia bisogna sempre riconoscere che la
coerenza alla fine paga.
Questo Bilancio è stato predisposto in un momento particolare.
Troppo in fretta ci siamo dimenticati delle vicende che negli ultimi
mesi hanno angustiato quanti avevano responsabilità di governo. I
fatti dell’11 settembre sembrano quasi un ricordo lontano, invece
hanno profondamente inciso anche nella determinazione di alcuni
provvedimenti che il Comune oggi è tenuto anche ad osservare, parlo
della Legge Finanziaria.
Il contenimento della spesa che è stato oggetto negli ultimi
anni, credo, di serrati dibattiti, non è un qualcosa di capriccioso,
risponde a un’esigenza precisa, risponde a un’esigenza di dovere; se
si vuole garantire un progresso civile per il Paese, non si può pensare
che si può scrivere solo sui giornali che ci sono gli sprechi solo per una
mania propagandistica e si demonizza, invece, il momento in cui si
assumono dei provvedimenti che cercano di limitare quantomeno i
danni che questi cosiddetti ‘sprechi’ possono arrecare.
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Allora, dicevo, questo Bilancio è il bilancio della coerenza per
queste linee, e questa Maggioranza lo condivide, lo ha condiviso, ma
soprattutto ha partecipato alla sua formazione. L’Assessore Talamona
può ben testimoniare che nelle 21 sedute di Commissione Bilancio che
si sono fatte, le argomentazioni che venivano poste trovavano tutte
una risposta. Non c’è stata la blindatura della discussione.
E allora, se questo è vero, cioè se questo lavoro si è affrontato
con determinazione, direi anche con serietà, dove le Minoranze, in
sede di Commissione, hanno avuto il grande ruolo di partecipare,
anche di avanzare delle proposte, delle critiche e penso che qualcuna
di queste sia stato oggetto anche di esame, di considerazione da parte
dell’Assessore e magari la troviamo anche inserita nel progetto di
Bilancio, a questo punto ne deriva automaticamente la mancanza di
presentazione di emendamenti, la necessità di presentazione di
emendamenti da parte della Maggioranza. Francamente avrei pensato
che anche la Minoranza si facesse carico di queste valutazioni e mi
auguro che il numero di emendamenti che saranno presentati sarà
tale da consentirci, come diceva prima Antoniazzi, un sereno
confronto oltre che questa vicenda di esame, di valutazione del
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Bilancio, anche per i lavori che ci attendono nei prossimi mesi e che
probabilmente costituiscono la vera essenza del nostro lavoro. Perché
se è vero che i compiti del Consiglio, le competenze del Consiglio sono
quelle di indirizzo e di controllo, allora a noi spetta, sì, il compito di
verificare che il Bilancio venga attuato nelle sue linee corrette, di
verificare che le applicazioni contenute nel Bilancio siano realiste.
Certo, ho sentito anche delle espressioni da parte di qualche
collega che francamente non mi convincono. È stato persino detto che
il Bilancio dovrebbe essere un atto compartecipativo con la Città. Beh,
francamente a me sembra un po’ troppo. Io credo che se il Consiglio
vuole avere quell’autorevolezza che giustamente reclama, quella forza
di rappresentatività che spetta di diritto, deve avere anche la forza di
farsi carico di intercettare quelle che sono le istanze che provengono
dalla città, di interpretare i bisogni della cittadinanza, di tradurli poi in
proposte amministrative.
Io, Presidente, non aggiungo altro, devo fare solo una
considerazione: quando si vuole inserire qualche elemento un po’ di
contrasto, che apparentemente può esserci, è sempre un fatto
dannoso. Si è voluto richiamare in questo dibattito la Previsione di
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
Bilancio riservato alla Cultura. Qui forse una parola va spesa. Questa
Amministrazione nei 4 anni passati credo che avesse rivolto a questo
Settore grande cura, e se oggi possiamo orgogliosamente dire che
Milano è la capitale della Cultura, che a Milano il progresso è legato
alla
Cultura,
certamente
lo
si
deve
all’impegno
che
questa
Amministrazione, questo Sindaco ha rivolto negli anni passati a
questo Settore.
Questa volta probabilmente c’erano anche prioritariamente altre
esigenze che meritavano un’attenzione più puntuale, particolare,
quelle esigenze che dalla Maggioranza e dalla Minoranza sono state
qui espressamente indicate, quelle della difesa della povertà, del
solidalismo… Beh, si è fatto un piccolo sacrificio in questo Settore, ma
non credo francamente che si sia toccata, come dire, l’efficienza vera
di tutto quanto riguarda il Settore Cultura. Grazie”.
Durante l’intervento del consigliere Gambitta è entrato in
aula il consigliere Ottolenghi: i presenti sono, pertanto, 45.
Il Presidente così interviene:
“È terminato il dibattito generale. Adesso ci dovrebbe essere la
replica dell’Assessore Talamona, ma, per consentirgli di farla in
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002
maniera organica ed esauriente, la svolgerà lunedì in apertura di
seduta.
Voglio comunicare che il Consigliere Bianco di Forza Italia entra
a far parte della Commissione Sicurezza.
Abbiamo terminato il dibattito generale, possiamo quindi
aggiornare la seduta a lunedì per la replica e l’inizio dell’esame degli
emendamenti che, ricordo, hanno il termine di venerdì prossimo alle
ore 9.00.
Detto ciò, possiamo sciogliere questa seduta e augurare buona
serata”.
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Seduta consiliare del 27 febbraio 2002 1 SEDUTA DEL CONSIGLIO