Poste Italiane s.p.a.
Spedizione in Abbonamento Postale
D.L. 353/2003 (conv. In L. 27/02/2004 nº 46)
art. 1, comma 2, DCB Bergamo
Anno XLIV - N. 3
Marzo 2005
Spedito nel mese di marzo 2005
Le Manidella
Provvidenza
DonOrione eiGenovesi
da
DonOrione eiGenovesi
2005 anno della Eucaristia
Eucaristia: sacramento del Figlio
2
U
MOTIVI
n altro capolavoro dell’apostolo S.Giovanni,
oltre il discorso di addio del Signore, è il capitolo 6 del suo vangelo, il discorso eucaristico. Lo definirei un talk show, una conversazione,
un dibattito spettacolare in diretta. Il dialogo,
quasi concitato, è prova che il tema toccava un
nervo scoperto.
Vediamolo insieme.
Gesù ha sfamato miracolosamente più di cinquemila uomini che si sono limitati a mangiare
senza porsi alcuna domanda. Cristo si ritira, ma
prima ordina di raccogliere tutto il pane avanzato,
anche sbocconcellato, perché nulla vada perduto.
Dopo un miracolo così principesco perché fermarsi alle briciole, ai crostini dimenticati a terra?
Sono proprio queste anomalie che permettono di
capire il messaggio che si vuol far passare. Alcune
righe più avanti Gesù dirà: “Questa è la volontà di
colui che mi ha mandato che io non perda nulla di
quanto egli mi ha dato...”. Se si preoccupa del
pane, come non si preoccuperà degli uomini? I discepoli, lasciato Gesù, decidono di raggiungere
la cittadina di Cafarnao via mare. Durante la notte, per il vento impetuoso e improvviso, stanno
per affondare quando vedono Gesù camminare
sulle acque. Credutolo un fantasma si spaventano
ancora di più, ma il Signore li rassicura: “Sono io,
non temete”. Non sarebbe stato di molta consolazione per i discepoli saperlo. Va tradotto: IO
SONO, che è il nome proprio di Dio. Infatti, declinando a Mosè le sue generalità, Dio dice:”Mi
chiamo IO SONO”. Una affermazione del genere
rassicura gli apostoli, ma nello stesso tempo dà
valore al discorso che segue. Infatti se il discorso
lo fa un “sono io”, mi può fare anche piacere. Ma
se lo fa “IO SONO”, cambia tutto, vuol dire che
qui c’è Gesù\Dio che si impegna, e le sue parole
durano in eterno.
Cristo rinfaccia agli interlocutori l’incapacità,
l’indolenza o la malizia loro di non porsi domande, ma di fermarsi all’immediato soddisfacimento
dei loro desideri. È un atteggiamento che anche
noi assumiamo: quello di fermarci ad interpretazioni di comodo, che di solito abbassano l’orizzonte, allentano la tensione costruttiva.
“Io sono il pane vivo”. Il pane che dà la vita, la
nutre e la sviluppa, che solo Dio può dare. Gli
ebrei nella loro marcia di rientro in patria, si portavano dietro, custodita religiosamente, un po’ di
quella manna che li aveva sottratti a morte certa.
Ma per poco. Gesù incoraggia a vedere in quella
un segno del vero pane, che dà vita vera perché
non conosce tramonto.
“Il Figlio dell’uomo vi darà il pane che dura per
la vita eterna “.
Il verbo “dare, donare”, in certi contesti, significa dare la vita, sacrificarsi per qualcuno o qualcosa. C’è sottesa cioè la dottrina del sacrificio di
Gesù. A me piace però sentirmelo negli orecchi
leggendo due pagine della mia storia, che è poi la
storia di tutti. “Mangerai il pane col sudore della
tua fronte”. Secoli dopo Gesù sembra dire che il
pane non me lo devo più sudare io perché me lo
dà lui. Non sarà una esegesi attendibile, ma mi
commuove lo stesso. L’altra pagina è quella del figlio prodigo. È alla fame, vive con e come un porco e: “Quanti servi in casa di mio padre hanno pane in abbondanza!”. E ancora la voce di Gesù che
insinua: “Dai, su, non aver timore: te ne do io del
pane, vieni da me”.
E non è finito.
Gesù, il suo sacramento eucaristico, la comunione, la santa messa tracima di meraviglia.
Per quattro volte Gesù afferma di essere lui il
pane disceso dal cielo e per quattro volte – e, anche queste parole vorrei sentirmele suonare alte e
sonore – “Io lo risusciterò nell’ultimo giorno!”.
Mi fa specie, quell’ultimo. Mi sarei accontentato di “io lo risusciterò”. No! Quando ti sembrerà
di aver perso l’ultima corsa io ti risusciterò. Ultimo: dopo non c’è più niente, dopo non c’è più
nessuno: ultimo. Ebbene “lo ti risusciterò”.
C’è un momento che mi lascia sconcertato ed
3
è quando nei cimiteri comunali di alcune città,
dalle chiese o dagli ospedali, forzatamente ad
orari stabiliti, arrivano le salme. È tutto ciò che rimane di una persona amata, stimata, desiderata.
Abbiamo pianto tutte le nostre lacrime, abbiamo
fatto fatica a staccarci e adesso la bara non fa in
tempo di arrivare che già sbaraccano tutti i fiori, li
affastellano nell’obitorio, assieme a tanti altri che
poi sistemeranno con comodo, senza il contorno
di occhi lucidi. Te ne puoi anche andare, tanto
quel che avverrà non ti riguarderà più. Orrido. Ma
fa attenzione: appena ti riscuoti senti la voce: “Lo
risusciterò io nell’ultimo giorno”.
La messa.
Benedetto sei tu Signore dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane. È il pane di sudore
che mi hai dato: sa tanto di sale! È il pane della
nostalgia: ondeggiava dorato tra le messi, è stato
macinato e impastato di lacrime. Prese il pane, lo
spezzò, lo diede ai suoi discepoli e disse: “Prendete e mangiatene tutti: è il mio corpo offerto in
sacrificio per voi”. Ci ho già pensato io: vai tranquillo.
G.C.
Domenica 20 marzo, ore 10
Raduno Pasquale a Paverano
INCONTRI
Presiederà la funzione religiosa e la successiva assemblea il Rev.mo
DON GERMANO CORONA
Direttore del Piccolo Cottolengo Genovese
Nella cornice di festa, preludio alla settimana santa, fra palme ed ulivi ci scambieremo l'augurio di risorgere un giorno come Gesù, esercitandoci oggi a rinascere dalle rovine dei nostri
piccoli e grandi egoismi. È il sentimento che volentieri estendiamo a tutti i nostri lettori.
Chi desidera fermarsi a pranzo ricordi di prenotarsi almeno tre giorni prima al Tel. 0105229334.
Buona Pasqua
Spiritualità marzolina
CON GLI ATTI DEGLI APOSTOLI
4 e 18 marzo, ore 20,30 a Paverano, salone San Lorenzo
AMÒ FINO ALLA FINE
18- 20 marzo – Ritiro a Quezzi, presso le suore. È necessario prenotarsi al Tel. 010821789
@
Posta elettronica
Preghiamo i possessori di posta elettronica di inviare un e-mail a [email protected],
per facilitare la comunicazione.
4
PENSIERI
5
STUNDAIU
Vita al Cottolengo: la mia camera.
“Valmorbia, un nome – e ora
nella scialba memoria, terra
dove non annotta”.
Chiesa di
San Giovanni
Battista
Ricordiamo che, partecipando a questa iniziativa, il nome dell’offerente, la cifra e il nome dell’eventuale persona che si intende ricordare saranno scritti su apposite cartoline (foto a lato) ed inserite in una nicchia murata nell’abside. Per le offerte
oltre i 500 € è prevista la scritta su lapidi di marmo, che saranno collocate sulle pareti della chiesa, del nome di un proprio caro o di se stessi. Nella rubrica detti nomi appariranno in neretto.
Presso il Credito Bergamasco di via Ayroli è stato aperto il conto corrente bancario ABI 3336
CAB 01401 n. 12605, intestato al Piccolo Cottolengo di Don Orione e finalizzato alla ristrutturazione della chiesa.
Fondo precedente
CAVALLINI Angelo
RAVETTINO Luciano e PENDIBENE Germana
PAGANO Ondina, a ricordo di Alida e Ortensia
Don MARIO GHIAZZA - i medici di Paverano
Clara
CARRARA SANTUCCI Cecilia, a ricordo del dr. Giorgio Santucci
MARTINI Santina Gerardi
PELLEGATTI Arianna, a ricordo del padre Ferruccio
CABONA Carmen Lagomarsino
SBURLATI VIGNOLO Giovanna, a ricordo di Angela Faggioli
AMICI DEL PRESEPIO DI CAMPO LIGURE
ANTOLA Antonietta
BORZONE MORERA Gabriella, grata a Don Orione, grande Santo protettore
CALVI Graziella, a ricordo della carissima Cicci Porati
Totale
a citazione è da “Valmorbia”, una poesia in “Ossi
L
di seppia”, di Eugenio Montale. Attraversai più volte la valle
bagnata dal Leno per andare
al Pasubio. Su uno sperone di
roccia c’è incisa la poesia che
ha per titolo quel nome. Mi
sono chiesto perché, nati sulla
battigia, tipi come Montale, i
generali Cantore e Caviglia,
durante la grande guerra, fossero destinati su dei picchi.
Forse perché lì il cielo delle
vette tocca l’orizzonte del mare. Una parola cara a Montale
era”stundaiu”. Indica il genovese doc, un misto di orgoglio, di timidezza, di diffidenza, una pratica quotidiana del
mugugno; è l’uomo sornionamente navigato, seduto sulla
sponda del fiume o su uno
scoglio che rivive i casi della
vita bofonchiando.
La mia camera: “terra dove
non annotta”.
Quando entro in camera, il
mio mondo cambia. Lascio
fuori tutto e stacco. Oltre l’uscio, a destra, c’è una stampa
di un “Ecce Homo”. Più avanti, in una cornice funebre, un
quadretto con tutte le quattordici stazioni della Via Crucis. Come facciano a starci tutte in breve spazio è merito del
compositore. Poi ho un Crocifisso di legno, senza croce:
l’ho quasi rubato a Don Santino, un prete che qualche giorno dopo ha reso l’anima a Dio.
Più avanti un barometro. Ho
COSTRUIAMO
INSIEME
nei progetti quello di affiancargli uno specchio per accertarmi di essermi alzato con la
luna giusta. Dopo la finestra
c’è l’armadio parlante. È un
mobile sgangherato, di stile
indefinibile, tenuto in piedi da
zeppe e spessori. Sente il
tempo e durante la notte parla, scricchiola, sembra si stiracchi. Sulla fiancata sinistra, assicurata con filo di ferro, una
terracotta di Carola Dufour.
Era all’entrata di un condominio. Quando hanno deciso di
ripulire le scale, in virtù della
tolleranza, le diedero il benservito e al suo posto misero
una porcheria. Mario, che
amabilmente chiamo “stundaiu”, l’ha salvata e, seguen-
do i suggerimenti della sua signora Ines, me l’ha regalata. È
una Madonnina con un faccino da bambola e tiene il bambinello in un modo che non sai
come faccia quel bimbo a non
cascare per terra. Dalla
espressione che gli traspare in
volto una qualche preoccupazione ce l’ha anche lui. Quando mi volto sul fianco lo guardo e gli sorrido ammiccando,
quasi per dirgli che, ancora
per una volta, gli è andata bene. Poi ho un’altra Madonna,
in una cornice da baraccone. È
quella classica del Ferruzzi.
Lei, il bambino, se lo tiene ben
stretto al seno e lui ci sta da
dio perché dorme beato. Come vorrei fare pure io, ma io
mi prillo e riprillo: non annotta
mai!
Anticipando chi mi consiglierebbe un sonnifero, dico
della scrivania. Prima di planare da me quella ha fatto il giro
del Cottolengo. Sopra ha uno
scaffaletto da ridere. Ci tengo
una dozzina di libri e libricini,
fogli, quadernetti, santini di
morti. Ogni tanto passo in rassegna quei scartafacci, ma mi
viene subito il magone: troppi
ricordi. Nel ripiano basso ho
diversi volumi di Guareschi.
Non mi stanco mai di leggerli,
non per le buffe vicende di
Don Camillo e Peppone, ma
perché sono pervasi di bonaria saggezza. In uno di essi vi è
il racconto di Giacomo Dacò,
un bestione di contadino che
ha terrorizzato moglie e cinque figli. Questi, appena possono, vanno a far famiglia, ma
il più lontano possibile. Passano gli anni e lei viene a morire.
Prima di spirare si fa aprire
l’anta dell’armadio che ha in
faccia: c’è la divisa di quando
il figlio minore era ufficiale del
regio esercito. Rimasta sola
col suo uomo, la spazzolava
tutti i giorni, sembrandole in
tal modo di avere ancora con
sé le sue creature. Sul comodino un ritaglio di giornale con
una frase di Natalia Ginzburg,
scrittrice nota per l’arte e per
la fede politica. Il dolore però
l’ha fatta ancora più grande.
Ella si ritrova, varcati gli anni
furenti, a dover accudire alla
figliola gravemente inferma.
Per pudore usa la terza persona, ma è di sé che scrive così:
“L’infermità della figlia le impedisce di pensare alla propria morte tranquillamente.
Tuttavia ha fiducia nella prov-
€ 166.935,28
100,00
50,00
50,00
750,00
10,00
60,00
50,00
30,00
30,00
25,00
100,00
300,00
20,00
50,00
€ 168.560,28
videnza, nell’affetto degli altri
suoi figli, negli angeli custodi.
Benché in modo caotico, tormentato e discontinuo, crede
in Dio”.
La mia camera, le mie carabattole! Guardo e leggo di
donne e madonne che hanno
portato in grembo il mondo;
penso al loro amore selvaggio, senza leggi e misure.
Finché ci sarà una madre
Dio si innamorerà sempre del
mondo.
G. C.
BUFFO...
opo la tragedia delle 2 Torri: 11 sett. 2001 ed il mareD
moto: 26 dic. 2004
“Come ha potuto Dio permettere che avvenisse una sciagura dei genere?”.
La risposta che ha dato Jane
Clacson, ragazza orfana a causa
della tragedia delle Twin
Towers, ad una Tv americana è
estremamente profonda e intelligente: (valida anche per la tragedia del maremoto n.d.r.).
“Io credo che Dio sia profondamente rattristato da questo,
proprio come lo siamo noi, ma
per anni noi gli abbiamo detto
di andarsene dalle nostre scuole, di andarsene dal nostro governo, di andarsene dalle nostre vite.
Ed essendo Lui quel gentiluomo che è, io credo che Egli
con calma si sia fatto da parte,
anche se continua ad amarci,
nonostante tutto!
Come possiamo sperare di
notare che Dio ci dona ogni
giorno la Sua benedizione e la
Sua protezione se Gli diciamo:
“lasciaci soli”? ( ... )
Considerando i recenti avvenimenti... attacchi terroristici,
sparatorie nelle scuole... ecc.
penso che tutto sia cominciato
quando 15 anni fa Madeline
Murray O’Hare ha ottenuto che
non fosse più consentita alcuna
preghiera nelle nostre scuole
americane e le abbiamo detto
OK.
Poi qualcuno ha detto: “è
meglio non leggere la Bibbia
nelle scuole”... (la stessa Bibbia
che dice, Tu non ucciderai, Tu
non ruberai, ama il tuo prossimo come te stesso) e noi gli abbiamo detto OK.
Poi, il dottor Benjamin Spock
ha detto che noi non dovremmo sculacciare i nostri figli se si
comportano male perché la loro personalità viene deviata e
potremmo arrecare danno alla
loro autostima,
e noi abbiamo
detto “un esperto sa di cosa sta
parlando” e così
abbiamo detto OK.
Poi, qualcuno ha
detto che sarebbe
opportuno che gli insegnanti e i
presidi non puniscano i nostri figli quando si comportano male,
e noi abbiamo detto OK.
Poi alcuni politici hanno detto: “Non è importante ciò che
facciamo in privato purché facciamo il nostro lavoro” e d’accordo con loro, noi abbiamo
detto OK.
Poi qualcuno ha detto: “Il
presepe non deve offendere le minoranze”, così nel famoso museo
Madame Tussaud di
Londra al posto di
Maria e Giuseppe
hanno messo la
Spice girl Victoria
e Beckham e noi
abbiamo detto OK.
Poi qualcuno ha detto:
“Stampiamo riviste con fotografie di donne nude e chiamiamo tutto ciò “salutare apprezzamento per la bellezza del corpo femminile”. E noi gli abbiamo detto OK.
Ora ci chiediamo come mai i
nostri figli non hanno coscienza
e non sanno distinguere ciò che
è giusto da ciò che è sbagliato.
12 marzo: nostalgia
a nostalgia è un sentimento che cresce con l’età e le
L
esperienze piacevoli che l’hanno fecondata. Sebbene pascoli su prati ormai inariditi, rievoca con gioia serena i trascorsi,
talvolta inumidendo gli occhi.
Da taluni il 12 marzo è visto,
oggi, già prospettiva nostalgica. Dopo 65 anni di onorato
servizio va in pensione, tutto
perché ha la sfortuna di cadere
in quaresima ed i Superiori dell’Opera orionina hanno chiesto
ed ottenuto di festeggiare il loro santo Fondatore il 16 maggio, anniversario della canonizzazione.
Ovviamente non è detto la
si pensi tutti allo stesso modo:
quando mai? C’è il pratico, teso al concreto, la cui lavagna
mentale non mantiene traccia
della labile linea gessata, e l’incerto, al quale la doppia festività esorcizza il dubbio. Nel
cuore del nostalgico si annidano studi sul numero, coincidenze più o meno forzate,
rapporti profondi fra lo
stesso e la propria vita privata.
Diciamo si possa parlare di intensa devozione alla figura di
Don Orione, se insinuare amore non fosse troppo ardito.
Magari, come sovente accade,
si è solo confuso la persona col
numero; ma si intendeva la
medesima cosa, forse.
O forse, nei più ricchi d’anni
e di contiguità con lo “stratega
della carità”, c’è la presunzione di un maggior approfondimento del suo carisma, di una
adesione totale a quello spendersi illimitato
per l’uomo
più misero.
Una condivisione di
cui ora
pare
non
vi
Probabilmente, se ci pensiamo
bene, noi raccogliamo ciò che
abbiamo seminato”.
Buffo... come è semplice per
la gente gettare Dio nell’immondizia e meravigliarsi perché
il mondo stia andando alla rovina!
Buffo... come crediamo a
quello che dicono i giornali, ma
contestiamo ciò che dice la Bibbia.
Buffo... come tutti vogliono
andare in Paradiso, ma al tempo stesso non vogliono credere, pensare e fare niente di ciò
che dice la Bibbia.
Buffo... come si mandino migliaia di barzellette che si propagano come un incendio, ma
quando si incomincia a mandare messaggi che riguardano il
Signore, le persone ci pensano
due volte a scambiarseli.
Buffo... come tutto ciò che è
indecente, scabroso, volgare e
osceno circoli liberamente
ovunque mentre le discussioni
pubblicate su Dio siano state
soppresse a scuola o sul posto
di lavoro.
Buffo... come a Natale nelle
scuole la recita per i genitori
non possa più essere sulla natività ed al suo posto venga proposta una favola di Walt Disney.
Buffo... come si stia a casa
dal lavoro per una festività religiosa, e non si conosca nemmeno quale sia la ricorrenza.
Buffo... come qualcuno possa infervorarsi tanto per Cristo
la domenica, mentre è di fatto
un cristiano invisibile durante il
resto della settimana.
Buffo... che quando inoltri
questo messaggio tu non ne dia
una copia a molti di quelli che
sono nella tua lista degli indirizzi perché non sei sicuro del loro
credo o di cosa penseranno di
te per il fatto di averglielo mandato.
Buffo... come posso essere
più preoccupato di ciò che pensa la gente di me piuttosto che
di ciò che Dio pensa di me. Lo
disse un giorno anche Don Bosco ad un gruppo di seminaristi
di Roma.
Stai pensando? Questa pagina, passala ad altri, se pensi che
lo meriti. Sennò, semplicemente buttala: nessuno saprà mai
che lo hai fatto e non ti succederà niente di male!
sia sentore, o quanto meno è
talmente ristretta da suggerire
piccola isola, piuttosto di ampio movimento in cammino.
Fatte salve felici eccezioni non
si avverte più l’ansia d’inventarsi il bene. Siamo diventati
sedentari, comodi e … travianti. La nostalgia probabilmente
non riguarda il 12 marzo o, per
lo meno, non soltanto esso.
È un po’ come quando – i
lettori più longevi ricorderanno – il ramoscello d’ulivo dorato cessò di accompagnare il
bollettino pasquale. Credemmo ci mancasse quel simbolo,
e ci parve
tanto. Poi
ci accor-
gemmo che era scomparso chi
lo confezionava, e cioè il “Laboratorio Mater Divinae Providentiae”. Era un manipolo di
donne diuturnamente impegnate a supportare il Piccolo
Cottolengo per ogni necessità,
cadenzandone i ritmi con attenzioni testimonianza d’affetto, gioia nel contribuire ad una
crescita difficile ma continua,
speranza in un domani meno
povero. Erano invecchiate come lo scorrere del tempo sancisce, e morte, senza riuscire a
darsi una eredità con elementi
giovani.
Qualcuno potrebbe immaginare un pizzico di pessimismo ed in effetti, a chi credeva
nel servizio specifico, la sua
cessazione creava
un vuoto apparentemente incolmabile. Sarebbe bastato
però allargare la visuale frenando l’impazienza per realizzare come, sulle rovine di una
forma ormai non più consona
al sentire comune, stesse nascendo e strutturandosi una
delle attuali realtà portanti: il
volontariato. Così, pur confessando un’afflizione nostalgica,
mi auguro essa si trasformi in
un sentimento di compassione
verso il prossimo capace di
elevarlo o almeno sorreggerlo
e, soprattutto, interiorizzato
consenta di vivere in maniera
degna i due giorni – lunghi
quanto Dio vorrà – antecedenti il tramonto.
8
CRONAC A
Presepio vivente - Natale 2004
2004 è per noi un anno memorabile: è l’anno della Canonizzazione del nostro Padre
Fondatore San Luigi Orione.
A questa circostanza abbiamo voluto legare la realizzazione del presepio sia nei nostri
Reparti che di quello Vivente
che abbiamo celebrato il 9
Gennaio 2005.
Molto curati i presepi dei
singoli reparti particolarmente
quello degli Angeli Custodi
realizzato con materiale molto
povero – carta, cartoncino, e
colori – realizzato dalle ospiti
sotto la guida attenta della loro educatrice Marina Sacchini.
Sono apparsi poi, sulle pareti e fuori il reparto, quadri di
presepio molto interessanti
per composizione e materiale
accessibile a tutti senza il bisogno di grandi spese ma solo di
grande amore a Gesù, ricercato con cura.
Al Presepio Vivente hanno
collaborato un po’ tutti i settori del nostro glorioso Paverano. Falegnami, elettricisti, ingegnosi personaggi abituati a
socializzare come Andrea che
ha realizzato paesaggi caratteristici con relativo mulino a
Il
1. Presepio vivente al Paverano.
Il soldato romano annuncia l’obbligo
del censimento...
2. ...al quale aderiscono anche
Giuseppe e Maria.
3. In questa condizione di precarietà
nasce Gesù, il messia promesso...
4. ...atteso dagli stranieri
dal cuore puro...
5. ...temuto dal suo popolo
e da chi lo rappresenta.
6. Questo ed altro ha incorniciato in
musica l’angelico coro...
7. ...per un pubblico attento
e interessato.
vento, animatrici, educatrici,
cantanti e sonatori, volontari e
volontarie e una gran moltitu-
dine di spettatori provenienti
dalla città e dagli Istituti di Camaldoli, Castagna e Bogliasco.
Una nota di stima meritano i
figuranti di Bogliasco, molto
ben coscienti delle loro parti
quali osti, artigiani e perfino
San Giuseppe.
L’apparizione della Madonna, Loredana Giulianino, sull’a-
sino che proveniva da Nazaret
con San Giuseppe ha lasciato
tutti incantati.
Un araldo, un soldato romano con tanto di corazza, Piero
Zanfretta, ha gridato a tutti
l’obbligo del censimento: “dato a Roma l’anno 375 dalla fondazione di Roma” ha detto.
Tutte le Animatrici avevano
un loro specifico compito:
Maestro del Coro - Stefania
Caneva, guida di pastori - Annalisa Serra ed Elisa Simonelli,
fotografa di scena - Patrizia
Megazzini, guida di angioletti
e re magi giunti a cavallo dal
lontano Oriente con turbanti e
corone regali - Lucia Pugliares,
e la Madonna - Loredana - visitata e salutata con maestria
dall’angelo Barbara Angelina
che nel sogno si presentò anche a San Giuseppe, e Susanna
Risso attenta alla cura dei vestiti degli attori del nostro Reparto Don Sterpi. Assente Laura Crovetti - la creatrice, con le
maestranze, della sceneggiatura perché ammalata.
La manifestazione religiosa
si è svolta in modo perfetto anche per aver organizzato, per
lo svolgimento del mistero, un
percorso delimitato dalle transenne che il Comune di Genova ci ha benevolmente messe a
disposizione.
Alla fine, dopo un pensiero
del nostro Signor Direttore,
tutti i presenti, ed erano proprio tanti, si sono fatti processione e hanno potuto rivivere
ciò che Don Orione faceva al
termine dei suoi presepi viventi, il Bacio al Bambino Gesù.
Non solo cavalli e asino ma
anche altri animali hanno voluto essere al presepio vivente:
galline, conigli e papere del Signor Giuseppe Di Prima.
È giusto ringraziare: la Società Ippica del Bardigiano che
ha voluto gratuitamente partecipare con tre cavalli e l’asino i
cui cavalieri hanno poi eseguito l’atto dei Re Magi, e Mario
Quagliuzzi realizzatore della illuminazione natalizia nel Paverano, nella Parrocchia e nella
casa San Benedetto.
Per chi volesse rivivere il nostro Presepio Vivente lo potrà
fare per merito dell’operatore
Andrea Carrea che ne ha curato la ripresa in collaborazione
con il tecnico audio video Salvatore di Fabio.
Don Ferdinando Dall’Ovo
Splendide icone a Castagna.
Venite e vedete.
utta la Comunità di Castagna, sacerdoti e ospiti, sente
il dovere di un grazie sincero ai
coniugi Castellano Giuseppe e
Cossu Luciana, per il dono stupendo delle cinque icone che
oggi adornano il presbiterio
della nostra chiesa.
Colori che ti riempiono gli
occhi, immagini che testimoniano la fede e ti riempiono l’anima. Tutti i giorni ora, grazie a
quelle immagini, brillano ai nostri sguardi i doni di Dio alla
sua creatura: dono dell’Eucarestia, dono della Parola, dono
T
là un’idea, raccolta immediatamente dalla signora Luciana...
E per il Natale 2003 il presbiterio si arricchiva del Cristo Parola e del Cristo che affida a S.
Giovanni sua Madre.
giunte di S. Pietro e di S. Luigi
Orione, attesa quest’ultima
con tanta curiosità... e quando,
finalmente, è giunta ha appagato pienamente tutti.
Certamente non ci sdebite-
La visione del presbiterio
era decisamente migliorata ma
restavano ancora due fasce di
bianco... “senza impegno, se
fosse possibile....” (con tanta
sfacciataggine abbiamo continuata la richiesta).
Ed ecco, oggi, Natale 2004,
il presbiterio è veramente
completo con le due icone ag-
remo mai con questi coniugi
meravigliosi, ma lasciateci ancora dire: grazie Luciana e grazie Giuseppe per la gioia che ci
avete donato con la vostra
opera pittorica. È li tutti i giorni davanti ai nostri occhi, specchio della fede cristiana.
di una Madre, dono della Chiesa in S. Pietro e dono di un Carisma in S. Luigi Orione.
Quadri che Luciana e Giuseppe hanno dipinto con amore, dedicandovi tanto del loro
tempo, per farne dono a questa chiesa del Don Orione di
Castagna dove tutti i giorni ci
ritroviamo nella preghiera.
Don Fiorenzo aveva richiesto l’icona dell’Eucarestia, sistemata nel presbiterio per la
Pasqua del 2003, ma lo spazio
vuoto sulla parete era ancora
tanto e Don Parodi ha buttato
Villa Rosetta
Don Orione
Sul Golfo Paradiso
luogo ideale a prezzi familiari
per ferie e vacanze.
SCRIVETECI:
Amici di Don Orione
via Cellini, 22 - 16143 Genova
oppure e-mail:
[email protected]
Abbassia de San Niccolò do Boschetto
Messa Zeneize
EPIFANIA DU SEGNÔ - ZEUGGIA SEI DE ZENÂ DO DOIMILLAÇINQUE
giorno dell’Epifania del Signore è stato uno di quei
“giorni” che segnano una data
che rimarrà storica per l’insigne
ed antica Abbazia Benedettina
di San Nicolò del Boschetto,
oggi Opera di Don Orione.
Nel giorno della “manifestazione” del Signore alle ore
17 è stata celebrata, per la prima volta nella storia dell’Abbazia, la “messa Zeneize” dal
Rettore del Santuario di N. S.
Regina della Vittoria (Giovi)
Don Sandro Carbone, concelebrante il Direttore di Quarto
Castagna, Don Alberto Parodi.
La Santa Messa è stata preceduta dalla cerimonia della
consegna degli attestati e delle medaglie, quale segno di ri-
Il
conoscenza ai bravissimi presepisti che, nel ricordo del loro
grande amico e presepista
Don Mario Gatti, sacerdote
orionino, recentemente tornato alla casa del Padre, hanno
espresso e realizzato il desiderio di sentirlo ancora vicino, allestendo una magnifica “mostra” di presepi, denominata
“IL NATALE SECONDO TE” 9°
edizione.
La mostra dei presepi e
quella di “ Don Luigi Orione e
i Genovesi”, inaugurata il 7 novembre u.s., esposte nella navata centrale della chiesa abbaziale del Boschetto, sono
state visitate da moltissime
persone, gruppi, associazioni,
scolaresche, riscuotendo un
vero e significativo successo,
mentre è aumentata sempre
più la conoscenza dell’Antica
Abbazia, soprattutto con la
gentile accoglienza dei visitatori, guidati da persone preparate e sempre disponibili, come ad ogni domenica pomeriggio, a cui rivolgiamo viva riconoscenza.
A felice coronamento della
significativa giornata, ha avuto
un ruolo di grande rilievo la
presenza della Corale UNITRE,
diretta dai Maestri Franco e
Mario Zambelli con un applauditissimo concerto. La Corale
ha pure animato la S. Messa
con canti anche dialettali. Tutta la manifestazione è stata
presentata e felicemente condotta dalla bravissima Matilde
Gazzo.
Erano presenti, dando lettura dei testi liturgici della
Messa in dialetto genovese, la
gentile Sig.ra Maria Viez ed il
vicepresidente della benemerita “A Compagna” Prof. Franco Bampi.
È stata data la parola al presidente
dell’Associazione
“Amici del Boschetto” Giovanni Masi, che ha rivolto sentite parole di accoglienza e di
saluto ai numerosi amici presenti (alcune centinaia) e di ringraziamento a quanti hanno
collaborato
(Associazione
“Amici del Boschetto - Amici
presepisti - Volontari ed ex-al-
lievi orionini) per la riuscitissima e partecipata manifestazione.
A questo punto della mia
“cronaca”, sento vivo il desiderio di parlare, ai lettori della
rivista “Amici di Don Orione”
di quel grandioso ed atteso
avvenimento che è ststa la celebrazione della Santa “MESSA ZENEIZE”, seguita con
particolare attenzione, con
commozione e con vivo sentimento religioso.
I fedeli presenti nella chiesa
abbaziale, per la circostanza
sufficientemente riscaldata,
hanno potuto seguire la S.
Messa e le parti tradotte in
“zeneize” attraverso un grazioso libretto, sponsorizzato
dall’Associazione “amici del
Boschetto” e dall’Associazione Insegnanti “Maria Boer”.
Il libretto a pg. 17 riporta alcune notizie storiche dell’ab-
bazia redatte dalla Prof. Anna
Maria Caminata.
Segue una “Breve guida alla lettura del genovese” a cura
dei prof. Franco Bampi e Daniele Caviglia. Il libretto molto
apprezzato, è stato donato a
tutti i presenti a ricordo dell’indimenticabile giornata, chiusa
con un rinfresco augurale.
Il celebrante Don Sandro
Carbone, nella sua omelia pronunciata in “zeneize” e seguita con moltissima attenzione e
religioso silenzio, ha commentato con passione ed entusiasmo il Vangelo dell’Epifania
“Lettûa da-o Vangelo segondo Matê”.
Riporto fedelmente alcune
sue espressioni: “ Veddei,
questa seia niatri semmu orgogliusi de ese chi a di Messa in
te questa Gexa dell’Abbassia
do Boschetto. Pensae quanti
monaci durante i seculi, chi
14 IN MEMORIA
Don Antonio Ruggeri
Si è spento nel primo pomeriggio del 31 gennaio a 90 anni
di età e 65 di sacerdozio.
Originario di Pescina (AQ)
era compaesano di Secondino
e Romoletto Tranquilli; in particolare del secondo fu amico.
Su di essi scrisse un libro testimonianza nel 1981 ove risaltavano i rapporti fra Secondino,
in arte Ignazio Silone, e Don
Orione.
Don Antonio sentì sempre
la paternità di Don Orione,
tanto da volerla raccontare
ancora lo scorso anno nella sala Montale del Carlo Felice ad
un uditorio interessato al quale cercò di trasmettere la propria intima commozione nel
rievocarla. Ma era nella bonarietà del tratto che si esprimeva al meglio. D’abitudine chiedeva di te, dei tuoi … ecco, ti
veniva da pensare, così doveva comportarsi quel padre acquisito.
Cosa ricordare di Don An-
dentro, giurnu e notte han
pregou…”
Don Sandro Carbone ha poi
concluso dicendo:
“Amen e bun-na Epifania a
tutti”, formulando una preghiera, affinché il Boschetto
possa ritornare ad essere luogo di preghiera e di adorazione, come una volta a Betlemme.
Pertanto auguriamoci a vicenda, amici lettori, che ancora altre volte, nel raccoglimento della chiesa abbaziale di
San Nicolò del Boschetto, si
possa innalzare al Signore un
canto ed una preghiera tutta e
soltanto in “zeneize”.
Il presidente dell’associazione
“Amici del Boschetto”
Giovanni Masi
tonio? La fedeltà ad una scelta
di vita, la gratitudine dimostrata nei fatti a chi gli aveva voluto bene e, per certi aspetti, la
consapevolezza d’esser stato
salvato da devianze non impossibili. Per questo non cessò
mai di lavorare, felice di contribuire con ogni mezzo alla diffusione della spiritualità orionina, non ultimo né meno importante l’esempio d’un vivere sereno.
Ci è caro concludere questo
accenno di ricordo con un suo
“breve colloquio col Signore”
che illumina la parabola discendente del vivere.
“Tu sai, Signore, che ho
sempre cercato, in tutti i modi,
e durante tutti questi anni, dal
1965 ad oggi, di instaurare un
clima di famiglia tra i confratelli, e a me sembra di esservi riuscito, almeno in parte, con la
collaborazione di quanti sono
vissuti con me, ma certo, con il
Tuo aiuto che ho sempre chiesto ogni giorno.
Ognuno, del resto, ha il proprio carattere, il proprio temperamento, i suoi punti di vista, ma con tatto, prudenza e
sacrificio, si può vivere serenamente da fratelli!
DEO GRATIAS “
Raccomandiamo alle preghiera dei nostri lettori gli amici, i benefattori e gli assistiti
mancati da poco o dei quali ricorre l’anniversario della morte: sig. Marcello Casale, sig.a
Margherita Pelissetti Losi, suor
M. Bennata, prof. Vittorio Mela, dott. Luigi Bozzo, sig.a Pasqualina Ferretti ved. Matricardi, sig. Pilade Gramolazzi, sig.
Giuseppe Peruzzo, sig. Federico Pisotti, sig. Ferruccio Pellegrini, avv. Giovanni Revelli,
sig.a Emanuela Barattieri Costermanelli, sig.a Renata Gallimberti, sig. Roberto Sciutti,
sig.a Maria Chiappini, don Pietro Parola, sig. Francesco Garaventa, don Giuseppe Risi,
sig.a Maria Moresco ved. Podestà, sig. Archimede Corsanego, sig.a Adelina Ebridi, sig.
Ferdinando Olive, sig. Rosa
Carlotta Bruno, don Giovanni
Carminati, sig. Alfredo Sismondi, sig.a Giuseppina Martini in
Varale, sig.a Mafalda Giovanelli ved. Falzone, prof. Cristina
Cipelletti Zannoni, sig.a Anna
Maria Sammito, sig.a Flaminia
Zanuso, sig.a Grazietta Musco,
sig. Emanuele Solimano, sig.a
Maria Cristina Dapelo, don Roberto Risi, suor M. Candida,
sig. Pier Angelo Cau, sig.a San-
ta Scattolini Tarabotto, sig. Ermanno Trumpy, sig. Riccardo
De Lorenzi, mons. José Carlos
Dos Santos, sig. Giovanni Perlo, sig. Pierino Vercesi, sig. Umberto Gennari, don Giovanni
Rubinelli, sig. Alfredo Servo,
sig. Agostino Sciaccaluga, sig.
Giovanni Gotelli, sig.a Lina Poletti Levra, sig.a Elena Carbone
ved. Chiarella, sig.a Caterina
Bottaro ved. Parodi, sig. Ettore
Ronconi, sig.a Santa Miragliotta, sig.a Giuseppina Buratti
ved. Vaccari, sig.a Angela Canessa, ing. Ottonello, sig.a
Giovanna Bruzzone, c.te Agostino Ravano, sig.a Ernestina
Bigliatti in Fontana, don Aldo
Gardini, sig.a Iolanda Bernocco, sig. Biagio Farese, sig. Ferdinando Viviano, sig.a Renata
Gadolla ved. Perria, sig.a Anna
De Veris Grossi, cav. Raffaele
Ramognini, sig.a Giulia Boschi
ved. Ursomando, sig.a Maria
Calciati ved. Giganti, sig. Angelo Assereto, sig. Michele
Manfreda, sig.a Maria Vanzetto ved. Durante, sig.a Maria
Angela Orione, sig.a Maria Teresa Armanino, dott. Iris Falchi
Bottale, sig. Roberto Caminati,
sig. Mario Busti, sig.a Elvira
Sciaccaluga, sig. Costantino
Dagnino, sig. Bartolomeo Ca-
stel, avv. Claudio Bellavita,
sig.a Giuseppina Porta, don
Giuseppe Ghio, sig. Pietro
Paolo Vassallo, sig.a Francesca
Filippone, sig.a Anna Vallebona, sig.a Bice Riboli ved. Rossi,
don Francesco Pitto, sig.a Teresa Pol, sig.a Rosa Colli, sig.
Carlo Bellini, sig. Giovanni Rosso, sig.a Adele Traversa, sig.a
Emilia Massardo, sig.a Clotilde
Arbocò ved. Lagorio, sig.
Gianni Marconi, sig. Agostino
Negro, comm. Attilio Bruzzone, sig. Giuseppe Giorgio Infantolino, rag. Luigi Francesco
Calcagno, sig.a Maria Simbula, coad. Luigi Carminati, suor
M. Adriana, sig.a Maria Bignone, sig.a Maria Gonizzi, sig.a
Irene Casazza, sig.a Maria Gabriella Alfonso, sig.a Maria Denegri, sig. Angelo Andrea Gotelli, suor M. Sira, suor M. Anselma, sig. Giorgio Dapelo,
sig. Alfredo Murgano, sig.
Paolo Pagano, sig.a Amelia
Maddalena Bazzurro, sig. Angelo Zanone, sig.a Maria Ferretti, sig.a Rosalba Bosio, sig.a
Trieste Natalina Marzoppini,
sig.a Antonia Davì, sig.a Maria
Garibotti, sig.a Silvia Azzarone, sig.a Dolcissima Leonelli,
sig.a Angela Maria Montes
ved. Bergonzi.
16
COME AIU TARE IL PICCOLO COTTOLENGO
AULE (Euro 500) (concorre all’ordinaria manutenzione delle sedi dei Piccoli Cottolengo)
- LUIGI SECCHI e M. TERESA ROVERSI - il sig. Cesare Secchi
BORSA MISSIONARIA (Euro 250)
(concorre all’acquisto di materiale - protesi, carrozzelle, ecc. - per le missioni)
- ROMILDA PIETRAFRACCIA SANGUINETI - il figlio ing. Manlio
- MARIA EUGENIA PIETRAFRACCIA - il fratello ing. Manlio
BORSA FARMACEUTICA (Euro 200)
(concorre all’acquisto di medicinali, protesi e presidi sanitari ai nostri ospiti)
- Avv. CARLO DA MOLO - il sig. Giorgio Gardella
- Dott. LORENZO PALAU - il sig. Giorgio Gardella
BORSA DI STUDIO (Euro 100)
(concorre a mantenere agli studi chi si prepara alla vita religiosa)
- TAVERNA - GARINO - i sigg.i Paolo Taverna e Giuseppina Garino
- G.B. e MARIA GAGGERO - la figlia Pina
- MARIO BORRA - i sigg.i Damiano Bianchi e Caterina Marsano
- San LUIGI ORIONE - la sig.a Anna Maria Guggino Biaggi
BORSA DI PANE (Euro 75,00)
(integra la retta di chi non riesce ad arrivare alla quota stabilita)
- San LUIGI ORIONE - i sigg.i Annita Galvani e Flavio Rapetti
- DOMENICO e MARIA - i sigg.i Damiano Bianchi e Caterina Marsano
LETTINI (Euro 100) (per la biancheria e il vestiario degli ospiti)
- San LUIGI ORIONE - la sig.a Giovanna Marta Bettine
- PAOLO e DOMENICO - la sig.a Maria Grazia Giordano in Mazzitelli
- GIUSEPPINA FONTANAROSA - la sig.a Maria Rosa Odone
- Coniugi NOVARINI - il figlio dott. Gaetano
- ROSA CURLO SARTORIO - la sig.a Graziella Curlo Semeria
- San LUIGI ORIONE - il sig. Francesco Rossi
- San LUIGI ORIONE - (2) la sig.a Maria Scuderi
- San LUIGI ORIONE - i sigg.i Mario Lucchetti e Celestina Bettini
- San LUIGI ORIONE - il sig. Rosolino Di Maggio
- San LUIGI ORIONE - il sig. Umberto Nobili
- ANGELO DEMICHELI - il dr. Giampiero Carcheri
- San LUIGI ORIONE - la sig.a Vittorina Guidetti
- San LUIGI ORIONE - la sig.a Fiorella Odone
- NINO IULA - la sig.a Isa Di Noia Iula
BANCHI (Euro 25) (serve per l’acquisto e il riordino delle suppellettili)
- Mamma LUISA - la sig.a Rosanna Migliorini
- San LUIGI ORIONE - la sig.a Maria Luisa Nasturzio
- San LUIGI ORIONE - i sigg.i Giacomino Galleano e Lucia Bellocchio
PER DONAZIONI E LASCITI
Chi volesse disporre di donazioni, lasciti o
espressioni di liberalità a favore dell’Istituto è
pregato di farlo usando esclusivamente la seguente dicitura: «Lascio (o Dono) alla Provincia
Religiosa San Benedetto – Piccolo Cottolengo
di Don Orione con sede in Genova - Via Paverano 55 - per le proprie finalità caritative e assistenziali in Genova. Per maggiori informazioni
e/o chiarimenti rivolgersi all’Ufficio Tecnico Successioni: telefoni 010/5229343 - 010/5229313.
Rivista inviata a nome dei nostri assistiti
in omaggio a benefattori, simpatizzanti, amici
e a quanti ne facciano richiesta.
16143 GENOVA - Via Paverano, 55
Tel. 010/5229.1 - Conto Cor. Post. N. 00201160
Autorizz. della Cancelleria del Trib. di Tortona
in data 26-6-'61 - n. 42 del Reg.
Direttore: Don GERMANO CORONA
([email protected])
Responsabile: Sac. Carlo Matricardi
Realizzazione a cura della
Editrice Velar - Gorle (Bergamo)
Scarica

daLeManidella Provvidenza LeManidella Provvidenza