Poste Italiane s.p.a. Spedizione in Abbonamento Postale D.L. 353/2003 (conv. In L. 27/02/2004 nº 46) art. 1, comma 2, DCB Bergamo Anno XLIV - N. 3 Marzo 2005 Spedito nel mese di marzo 2005 Le Manidella Provvidenza DonOrione eiGenovesi da DonOrione eiGenovesi 2005 anno della Eucaristia Eucaristia: sacramento del Figlio 2 U MOTIVI n altro capolavoro dell’apostolo S.Giovanni, oltre il discorso di addio del Signore, è il capitolo 6 del suo vangelo, il discorso eucaristico. Lo definirei un talk show, una conversazione, un dibattito spettacolare in diretta. Il dialogo, quasi concitato, è prova che il tema toccava un nervo scoperto. Vediamolo insieme. Gesù ha sfamato miracolosamente più di cinquemila uomini che si sono limitati a mangiare senza porsi alcuna domanda. Cristo si ritira, ma prima ordina di raccogliere tutto il pane avanzato, anche sbocconcellato, perché nulla vada perduto. Dopo un miracolo così principesco perché fermarsi alle briciole, ai crostini dimenticati a terra? Sono proprio queste anomalie che permettono di capire il messaggio che si vuol far passare. Alcune righe più avanti Gesù dirà: “Questa è la volontà di colui che mi ha mandato che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato...”. Se si preoccupa del pane, come non si preoccuperà degli uomini? I discepoli, lasciato Gesù, decidono di raggiungere la cittadina di Cafarnao via mare. Durante la notte, per il vento impetuoso e improvviso, stanno per affondare quando vedono Gesù camminare sulle acque. Credutolo un fantasma si spaventano ancora di più, ma il Signore li rassicura: “Sono io, non temete”. Non sarebbe stato di molta consolazione per i discepoli saperlo. Va tradotto: IO SONO, che è il nome proprio di Dio. Infatti, declinando a Mosè le sue generalità, Dio dice:”Mi chiamo IO SONO”. Una affermazione del genere rassicura gli apostoli, ma nello stesso tempo dà valore al discorso che segue. Infatti se il discorso lo fa un “sono io”, mi può fare anche piacere. Ma se lo fa “IO SONO”, cambia tutto, vuol dire che qui c’è Gesù\Dio che si impegna, e le sue parole durano in eterno. Cristo rinfaccia agli interlocutori l’incapacità, l’indolenza o la malizia loro di non porsi domande, ma di fermarsi all’immediato soddisfacimento dei loro desideri. È un atteggiamento che anche noi assumiamo: quello di fermarci ad interpretazioni di comodo, che di solito abbassano l’orizzonte, allentano la tensione costruttiva. “Io sono il pane vivo”. Il pane che dà la vita, la nutre e la sviluppa, che solo Dio può dare. Gli ebrei nella loro marcia di rientro in patria, si portavano dietro, custodita religiosamente, un po’ di quella manna che li aveva sottratti a morte certa. Ma per poco. Gesù incoraggia a vedere in quella un segno del vero pane, che dà vita vera perché non conosce tramonto. “Il Figlio dell’uomo vi darà il pane che dura per la vita eterna “. Il verbo “dare, donare”, in certi contesti, significa dare la vita, sacrificarsi per qualcuno o qualcosa. C’è sottesa cioè la dottrina del sacrificio di Gesù. A me piace però sentirmelo negli orecchi leggendo due pagine della mia storia, che è poi la storia di tutti. “Mangerai il pane col sudore della tua fronte”. Secoli dopo Gesù sembra dire che il pane non me lo devo più sudare io perché me lo dà lui. Non sarà una esegesi attendibile, ma mi commuove lo stesso. L’altra pagina è quella del figlio prodigo. È alla fame, vive con e come un porco e: “Quanti servi in casa di mio padre hanno pane in abbondanza!”. E ancora la voce di Gesù che insinua: “Dai, su, non aver timore: te ne do io del pane, vieni da me”. E non è finito. Gesù, il suo sacramento eucaristico, la comunione, la santa messa tracima di meraviglia. Per quattro volte Gesù afferma di essere lui il pane disceso dal cielo e per quattro volte – e, anche queste parole vorrei sentirmele suonare alte e sonore – “Io lo risusciterò nell’ultimo giorno!”. Mi fa specie, quell’ultimo. Mi sarei accontentato di “io lo risusciterò”. No! Quando ti sembrerà di aver perso l’ultima corsa io ti risusciterò. Ultimo: dopo non c’è più niente, dopo non c’è più nessuno: ultimo. Ebbene “lo ti risusciterò”. C’è un momento che mi lascia sconcertato ed 3 è quando nei cimiteri comunali di alcune città, dalle chiese o dagli ospedali, forzatamente ad orari stabiliti, arrivano le salme. È tutto ciò che rimane di una persona amata, stimata, desiderata. Abbiamo pianto tutte le nostre lacrime, abbiamo fatto fatica a staccarci e adesso la bara non fa in tempo di arrivare che già sbaraccano tutti i fiori, li affastellano nell’obitorio, assieme a tanti altri che poi sistemeranno con comodo, senza il contorno di occhi lucidi. Te ne puoi anche andare, tanto quel che avverrà non ti riguarderà più. Orrido. Ma fa attenzione: appena ti riscuoti senti la voce: “Lo risusciterò io nell’ultimo giorno”. La messa. Benedetto sei tu Signore dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane. È il pane di sudore che mi hai dato: sa tanto di sale! È il pane della nostalgia: ondeggiava dorato tra le messi, è stato macinato e impastato di lacrime. Prese il pane, lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli e disse: “Prendete e mangiatene tutti: è il mio corpo offerto in sacrificio per voi”. Ci ho già pensato io: vai tranquillo. G.C. Domenica 20 marzo, ore 10 Raduno Pasquale a Paverano INCONTRI Presiederà la funzione religiosa e la successiva assemblea il Rev.mo DON GERMANO CORONA Direttore del Piccolo Cottolengo Genovese Nella cornice di festa, preludio alla settimana santa, fra palme ed ulivi ci scambieremo l'augurio di risorgere un giorno come Gesù, esercitandoci oggi a rinascere dalle rovine dei nostri piccoli e grandi egoismi. È il sentimento che volentieri estendiamo a tutti i nostri lettori. Chi desidera fermarsi a pranzo ricordi di prenotarsi almeno tre giorni prima al Tel. 0105229334. Buona Pasqua Spiritualità marzolina CON GLI ATTI DEGLI APOSTOLI 4 e 18 marzo, ore 20,30 a Paverano, salone San Lorenzo AMÒ FINO ALLA FINE 18- 20 marzo – Ritiro a Quezzi, presso le suore. È necessario prenotarsi al Tel. 010821789 @ Posta elettronica Preghiamo i possessori di posta elettronica di inviare un e-mail a [email protected], per facilitare la comunicazione. 4 PENSIERI 5 STUNDAIU Vita al Cottolengo: la mia camera. “Valmorbia, un nome – e ora nella scialba memoria, terra dove non annotta”. Chiesa di San Giovanni Battista Ricordiamo che, partecipando a questa iniziativa, il nome dell’offerente, la cifra e il nome dell’eventuale persona che si intende ricordare saranno scritti su apposite cartoline (foto a lato) ed inserite in una nicchia murata nell’abside. Per le offerte oltre i 500 € è prevista la scritta su lapidi di marmo, che saranno collocate sulle pareti della chiesa, del nome di un proprio caro o di se stessi. Nella rubrica detti nomi appariranno in neretto. Presso il Credito Bergamasco di via Ayroli è stato aperto il conto corrente bancario ABI 3336 CAB 01401 n. 12605, intestato al Piccolo Cottolengo di Don Orione e finalizzato alla ristrutturazione della chiesa. Fondo precedente CAVALLINI Angelo RAVETTINO Luciano e PENDIBENE Germana PAGANO Ondina, a ricordo di Alida e Ortensia Don MARIO GHIAZZA - i medici di Paverano Clara CARRARA SANTUCCI Cecilia, a ricordo del dr. Giorgio Santucci MARTINI Santina Gerardi PELLEGATTI Arianna, a ricordo del padre Ferruccio CABONA Carmen Lagomarsino SBURLATI VIGNOLO Giovanna, a ricordo di Angela Faggioli AMICI DEL PRESEPIO DI CAMPO LIGURE ANTOLA Antonietta BORZONE MORERA Gabriella, grata a Don Orione, grande Santo protettore CALVI Graziella, a ricordo della carissima Cicci Porati Totale a citazione è da “Valmorbia”, una poesia in “Ossi L di seppia”, di Eugenio Montale. Attraversai più volte la valle bagnata dal Leno per andare al Pasubio. Su uno sperone di roccia c’è incisa la poesia che ha per titolo quel nome. Mi sono chiesto perché, nati sulla battigia, tipi come Montale, i generali Cantore e Caviglia, durante la grande guerra, fossero destinati su dei picchi. Forse perché lì il cielo delle vette tocca l’orizzonte del mare. Una parola cara a Montale era”stundaiu”. Indica il genovese doc, un misto di orgoglio, di timidezza, di diffidenza, una pratica quotidiana del mugugno; è l’uomo sornionamente navigato, seduto sulla sponda del fiume o su uno scoglio che rivive i casi della vita bofonchiando. La mia camera: “terra dove non annotta”. Quando entro in camera, il mio mondo cambia. Lascio fuori tutto e stacco. Oltre l’uscio, a destra, c’è una stampa di un “Ecce Homo”. Più avanti, in una cornice funebre, un quadretto con tutte le quattordici stazioni della Via Crucis. Come facciano a starci tutte in breve spazio è merito del compositore. Poi ho un Crocifisso di legno, senza croce: l’ho quasi rubato a Don Santino, un prete che qualche giorno dopo ha reso l’anima a Dio. Più avanti un barometro. Ho COSTRUIAMO INSIEME nei progetti quello di affiancargli uno specchio per accertarmi di essermi alzato con la luna giusta. Dopo la finestra c’è l’armadio parlante. È un mobile sgangherato, di stile indefinibile, tenuto in piedi da zeppe e spessori. Sente il tempo e durante la notte parla, scricchiola, sembra si stiracchi. Sulla fiancata sinistra, assicurata con filo di ferro, una terracotta di Carola Dufour. Era all’entrata di un condominio. Quando hanno deciso di ripulire le scale, in virtù della tolleranza, le diedero il benservito e al suo posto misero una porcheria. Mario, che amabilmente chiamo “stundaiu”, l’ha salvata e, seguen- do i suggerimenti della sua signora Ines, me l’ha regalata. È una Madonnina con un faccino da bambola e tiene il bambinello in un modo che non sai come faccia quel bimbo a non cascare per terra. Dalla espressione che gli traspare in volto una qualche preoccupazione ce l’ha anche lui. Quando mi volto sul fianco lo guardo e gli sorrido ammiccando, quasi per dirgli che, ancora per una volta, gli è andata bene. Poi ho un’altra Madonna, in una cornice da baraccone. È quella classica del Ferruzzi. Lei, il bambino, se lo tiene ben stretto al seno e lui ci sta da dio perché dorme beato. Come vorrei fare pure io, ma io mi prillo e riprillo: non annotta mai! Anticipando chi mi consiglierebbe un sonnifero, dico della scrivania. Prima di planare da me quella ha fatto il giro del Cottolengo. Sopra ha uno scaffaletto da ridere. Ci tengo una dozzina di libri e libricini, fogli, quadernetti, santini di morti. Ogni tanto passo in rassegna quei scartafacci, ma mi viene subito il magone: troppi ricordi. Nel ripiano basso ho diversi volumi di Guareschi. Non mi stanco mai di leggerli, non per le buffe vicende di Don Camillo e Peppone, ma perché sono pervasi di bonaria saggezza. In uno di essi vi è il racconto di Giacomo Dacò, un bestione di contadino che ha terrorizzato moglie e cinque figli. Questi, appena possono, vanno a far famiglia, ma il più lontano possibile. Passano gli anni e lei viene a morire. Prima di spirare si fa aprire l’anta dell’armadio che ha in faccia: c’è la divisa di quando il figlio minore era ufficiale del regio esercito. Rimasta sola col suo uomo, la spazzolava tutti i giorni, sembrandole in tal modo di avere ancora con sé le sue creature. Sul comodino un ritaglio di giornale con una frase di Natalia Ginzburg, scrittrice nota per l’arte e per la fede politica. Il dolore però l’ha fatta ancora più grande. Ella si ritrova, varcati gli anni furenti, a dover accudire alla figliola gravemente inferma. Per pudore usa la terza persona, ma è di sé che scrive così: “L’infermità della figlia le impedisce di pensare alla propria morte tranquillamente. Tuttavia ha fiducia nella prov- € 166.935,28 100,00 50,00 50,00 750,00 10,00 60,00 50,00 30,00 30,00 25,00 100,00 300,00 20,00 50,00 € 168.560,28 videnza, nell’affetto degli altri suoi figli, negli angeli custodi. Benché in modo caotico, tormentato e discontinuo, crede in Dio”. La mia camera, le mie carabattole! Guardo e leggo di donne e madonne che hanno portato in grembo il mondo; penso al loro amore selvaggio, senza leggi e misure. Finché ci sarà una madre Dio si innamorerà sempre del mondo. G. C. BUFFO... opo la tragedia delle 2 Torri: 11 sett. 2001 ed il mareD moto: 26 dic. 2004 “Come ha potuto Dio permettere che avvenisse una sciagura dei genere?”. La risposta che ha dato Jane Clacson, ragazza orfana a causa della tragedia delle Twin Towers, ad una Tv americana è estremamente profonda e intelligente: (valida anche per la tragedia del maremoto n.d.r.). “Io credo che Dio sia profondamente rattristato da questo, proprio come lo siamo noi, ma per anni noi gli abbiamo detto di andarsene dalle nostre scuole, di andarsene dal nostro governo, di andarsene dalle nostre vite. Ed essendo Lui quel gentiluomo che è, io credo che Egli con calma si sia fatto da parte, anche se continua ad amarci, nonostante tutto! Come possiamo sperare di notare che Dio ci dona ogni giorno la Sua benedizione e la Sua protezione se Gli diciamo: “lasciaci soli”? ( ... ) Considerando i recenti avvenimenti... attacchi terroristici, sparatorie nelle scuole... ecc. penso che tutto sia cominciato quando 15 anni fa Madeline Murray O’Hare ha ottenuto che non fosse più consentita alcuna preghiera nelle nostre scuole americane e le abbiamo detto OK. Poi qualcuno ha detto: “è meglio non leggere la Bibbia nelle scuole”... (la stessa Bibbia che dice, Tu non ucciderai, Tu non ruberai, ama il tuo prossimo come te stesso) e noi gli abbiamo detto OK. Poi, il dottor Benjamin Spock ha detto che noi non dovremmo sculacciare i nostri figli se si comportano male perché la loro personalità viene deviata e potremmo arrecare danno alla loro autostima, e noi abbiamo detto “un esperto sa di cosa sta parlando” e così abbiamo detto OK. Poi, qualcuno ha detto che sarebbe opportuno che gli insegnanti e i presidi non puniscano i nostri figli quando si comportano male, e noi abbiamo detto OK. Poi alcuni politici hanno detto: “Non è importante ciò che facciamo in privato purché facciamo il nostro lavoro” e d’accordo con loro, noi abbiamo detto OK. Poi qualcuno ha detto: “Il presepe non deve offendere le minoranze”, così nel famoso museo Madame Tussaud di Londra al posto di Maria e Giuseppe hanno messo la Spice girl Victoria e Beckham e noi abbiamo detto OK. Poi qualcuno ha detto: “Stampiamo riviste con fotografie di donne nude e chiamiamo tutto ciò “salutare apprezzamento per la bellezza del corpo femminile”. E noi gli abbiamo detto OK. Ora ci chiediamo come mai i nostri figli non hanno coscienza e non sanno distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. 12 marzo: nostalgia a nostalgia è un sentimento che cresce con l’età e le L esperienze piacevoli che l’hanno fecondata. Sebbene pascoli su prati ormai inariditi, rievoca con gioia serena i trascorsi, talvolta inumidendo gli occhi. Da taluni il 12 marzo è visto, oggi, già prospettiva nostalgica. Dopo 65 anni di onorato servizio va in pensione, tutto perché ha la sfortuna di cadere in quaresima ed i Superiori dell’Opera orionina hanno chiesto ed ottenuto di festeggiare il loro santo Fondatore il 16 maggio, anniversario della canonizzazione. Ovviamente non è detto la si pensi tutti allo stesso modo: quando mai? C’è il pratico, teso al concreto, la cui lavagna mentale non mantiene traccia della labile linea gessata, e l’incerto, al quale la doppia festività esorcizza il dubbio. Nel cuore del nostalgico si annidano studi sul numero, coincidenze più o meno forzate, rapporti profondi fra lo stesso e la propria vita privata. Diciamo si possa parlare di intensa devozione alla figura di Don Orione, se insinuare amore non fosse troppo ardito. Magari, come sovente accade, si è solo confuso la persona col numero; ma si intendeva la medesima cosa, forse. O forse, nei più ricchi d’anni e di contiguità con lo “stratega della carità”, c’è la presunzione di un maggior approfondimento del suo carisma, di una adesione totale a quello spendersi illimitato per l’uomo più misero. Una condivisione di cui ora pare non vi Probabilmente, se ci pensiamo bene, noi raccogliamo ciò che abbiamo seminato”. Buffo... come è semplice per la gente gettare Dio nell’immondizia e meravigliarsi perché il mondo stia andando alla rovina! Buffo... come crediamo a quello che dicono i giornali, ma contestiamo ciò che dice la Bibbia. Buffo... come tutti vogliono andare in Paradiso, ma al tempo stesso non vogliono credere, pensare e fare niente di ciò che dice la Bibbia. Buffo... come si mandino migliaia di barzellette che si propagano come un incendio, ma quando si incomincia a mandare messaggi che riguardano il Signore, le persone ci pensano due volte a scambiarseli. Buffo... come tutto ciò che è indecente, scabroso, volgare e osceno circoli liberamente ovunque mentre le discussioni pubblicate su Dio siano state soppresse a scuola o sul posto di lavoro. Buffo... come a Natale nelle scuole la recita per i genitori non possa più essere sulla natività ed al suo posto venga proposta una favola di Walt Disney. Buffo... come si stia a casa dal lavoro per una festività religiosa, e non si conosca nemmeno quale sia la ricorrenza. Buffo... come qualcuno possa infervorarsi tanto per Cristo la domenica, mentre è di fatto un cristiano invisibile durante il resto della settimana. Buffo... che quando inoltri questo messaggio tu non ne dia una copia a molti di quelli che sono nella tua lista degli indirizzi perché non sei sicuro del loro credo o di cosa penseranno di te per il fatto di averglielo mandato. Buffo... come posso essere più preoccupato di ciò che pensa la gente di me piuttosto che di ciò che Dio pensa di me. Lo disse un giorno anche Don Bosco ad un gruppo di seminaristi di Roma. Stai pensando? Questa pagina, passala ad altri, se pensi che lo meriti. Sennò, semplicemente buttala: nessuno saprà mai che lo hai fatto e non ti succederà niente di male! sia sentore, o quanto meno è talmente ristretta da suggerire piccola isola, piuttosto di ampio movimento in cammino. Fatte salve felici eccezioni non si avverte più l’ansia d’inventarsi il bene. Siamo diventati sedentari, comodi e … travianti. La nostalgia probabilmente non riguarda il 12 marzo o, per lo meno, non soltanto esso. È un po’ come quando – i lettori più longevi ricorderanno – il ramoscello d’ulivo dorato cessò di accompagnare il bollettino pasquale. Credemmo ci mancasse quel simbolo, e ci parve tanto. Poi ci accor- gemmo che era scomparso chi lo confezionava, e cioè il “Laboratorio Mater Divinae Providentiae”. Era un manipolo di donne diuturnamente impegnate a supportare il Piccolo Cottolengo per ogni necessità, cadenzandone i ritmi con attenzioni testimonianza d’affetto, gioia nel contribuire ad una crescita difficile ma continua, speranza in un domani meno povero. Erano invecchiate come lo scorrere del tempo sancisce, e morte, senza riuscire a darsi una eredità con elementi giovani. Qualcuno potrebbe immaginare un pizzico di pessimismo ed in effetti, a chi credeva nel servizio specifico, la sua cessazione creava un vuoto apparentemente incolmabile. Sarebbe bastato però allargare la visuale frenando l’impazienza per realizzare come, sulle rovine di una forma ormai non più consona al sentire comune, stesse nascendo e strutturandosi una delle attuali realtà portanti: il volontariato. Così, pur confessando un’afflizione nostalgica, mi auguro essa si trasformi in un sentimento di compassione verso il prossimo capace di elevarlo o almeno sorreggerlo e, soprattutto, interiorizzato consenta di vivere in maniera degna i due giorni – lunghi quanto Dio vorrà – antecedenti il tramonto. 8 CRONAC A Presepio vivente - Natale 2004 2004 è per noi un anno memorabile: è l’anno della Canonizzazione del nostro Padre Fondatore San Luigi Orione. A questa circostanza abbiamo voluto legare la realizzazione del presepio sia nei nostri Reparti che di quello Vivente che abbiamo celebrato il 9 Gennaio 2005. Molto curati i presepi dei singoli reparti particolarmente quello degli Angeli Custodi realizzato con materiale molto povero – carta, cartoncino, e colori – realizzato dalle ospiti sotto la guida attenta della loro educatrice Marina Sacchini. Sono apparsi poi, sulle pareti e fuori il reparto, quadri di presepio molto interessanti per composizione e materiale accessibile a tutti senza il bisogno di grandi spese ma solo di grande amore a Gesù, ricercato con cura. Al Presepio Vivente hanno collaborato un po’ tutti i settori del nostro glorioso Paverano. Falegnami, elettricisti, ingegnosi personaggi abituati a socializzare come Andrea che ha realizzato paesaggi caratteristici con relativo mulino a Il 1. Presepio vivente al Paverano. Il soldato romano annuncia l’obbligo del censimento... 2. ...al quale aderiscono anche Giuseppe e Maria. 3. In questa condizione di precarietà nasce Gesù, il messia promesso... 4. ...atteso dagli stranieri dal cuore puro... 5. ...temuto dal suo popolo e da chi lo rappresenta. 6. Questo ed altro ha incorniciato in musica l’angelico coro... 7. ...per un pubblico attento e interessato. vento, animatrici, educatrici, cantanti e sonatori, volontari e volontarie e una gran moltitu- dine di spettatori provenienti dalla città e dagli Istituti di Camaldoli, Castagna e Bogliasco. Una nota di stima meritano i figuranti di Bogliasco, molto ben coscienti delle loro parti quali osti, artigiani e perfino San Giuseppe. L’apparizione della Madonna, Loredana Giulianino, sull’a- sino che proveniva da Nazaret con San Giuseppe ha lasciato tutti incantati. Un araldo, un soldato romano con tanto di corazza, Piero Zanfretta, ha gridato a tutti l’obbligo del censimento: “dato a Roma l’anno 375 dalla fondazione di Roma” ha detto. Tutte le Animatrici avevano un loro specifico compito: Maestro del Coro - Stefania Caneva, guida di pastori - Annalisa Serra ed Elisa Simonelli, fotografa di scena - Patrizia Megazzini, guida di angioletti e re magi giunti a cavallo dal lontano Oriente con turbanti e corone regali - Lucia Pugliares, e la Madonna - Loredana - visitata e salutata con maestria dall’angelo Barbara Angelina che nel sogno si presentò anche a San Giuseppe, e Susanna Risso attenta alla cura dei vestiti degli attori del nostro Reparto Don Sterpi. Assente Laura Crovetti - la creatrice, con le maestranze, della sceneggiatura perché ammalata. La manifestazione religiosa si è svolta in modo perfetto anche per aver organizzato, per lo svolgimento del mistero, un percorso delimitato dalle transenne che il Comune di Genova ci ha benevolmente messe a disposizione. Alla fine, dopo un pensiero del nostro Signor Direttore, tutti i presenti, ed erano proprio tanti, si sono fatti processione e hanno potuto rivivere ciò che Don Orione faceva al termine dei suoi presepi viventi, il Bacio al Bambino Gesù. Non solo cavalli e asino ma anche altri animali hanno voluto essere al presepio vivente: galline, conigli e papere del Signor Giuseppe Di Prima. È giusto ringraziare: la Società Ippica del Bardigiano che ha voluto gratuitamente partecipare con tre cavalli e l’asino i cui cavalieri hanno poi eseguito l’atto dei Re Magi, e Mario Quagliuzzi realizzatore della illuminazione natalizia nel Paverano, nella Parrocchia e nella casa San Benedetto. Per chi volesse rivivere il nostro Presepio Vivente lo potrà fare per merito dell’operatore Andrea Carrea che ne ha curato la ripresa in collaborazione con il tecnico audio video Salvatore di Fabio. Don Ferdinando Dall’Ovo Splendide icone a Castagna. Venite e vedete. utta la Comunità di Castagna, sacerdoti e ospiti, sente il dovere di un grazie sincero ai coniugi Castellano Giuseppe e Cossu Luciana, per il dono stupendo delle cinque icone che oggi adornano il presbiterio della nostra chiesa. Colori che ti riempiono gli occhi, immagini che testimoniano la fede e ti riempiono l’anima. Tutti i giorni ora, grazie a quelle immagini, brillano ai nostri sguardi i doni di Dio alla sua creatura: dono dell’Eucarestia, dono della Parola, dono T là un’idea, raccolta immediatamente dalla signora Luciana... E per il Natale 2003 il presbiterio si arricchiva del Cristo Parola e del Cristo che affida a S. Giovanni sua Madre. giunte di S. Pietro e di S. Luigi Orione, attesa quest’ultima con tanta curiosità... e quando, finalmente, è giunta ha appagato pienamente tutti. Certamente non ci sdebite- La visione del presbiterio era decisamente migliorata ma restavano ancora due fasce di bianco... “senza impegno, se fosse possibile....” (con tanta sfacciataggine abbiamo continuata la richiesta). Ed ecco, oggi, Natale 2004, il presbiterio è veramente completo con le due icone ag- remo mai con questi coniugi meravigliosi, ma lasciateci ancora dire: grazie Luciana e grazie Giuseppe per la gioia che ci avete donato con la vostra opera pittorica. È li tutti i giorni davanti ai nostri occhi, specchio della fede cristiana. di una Madre, dono della Chiesa in S. Pietro e dono di un Carisma in S. Luigi Orione. Quadri che Luciana e Giuseppe hanno dipinto con amore, dedicandovi tanto del loro tempo, per farne dono a questa chiesa del Don Orione di Castagna dove tutti i giorni ci ritroviamo nella preghiera. Don Fiorenzo aveva richiesto l’icona dell’Eucarestia, sistemata nel presbiterio per la Pasqua del 2003, ma lo spazio vuoto sulla parete era ancora tanto e Don Parodi ha buttato Villa Rosetta Don Orione Sul Golfo Paradiso luogo ideale a prezzi familiari per ferie e vacanze. SCRIVETECI: Amici di Don Orione via Cellini, 22 - 16143 Genova oppure e-mail: [email protected] Abbassia de San Niccolò do Boschetto Messa Zeneize EPIFANIA DU SEGNÔ - ZEUGGIA SEI DE ZENÂ DO DOIMILLAÇINQUE giorno dell’Epifania del Signore è stato uno di quei “giorni” che segnano una data che rimarrà storica per l’insigne ed antica Abbazia Benedettina di San Nicolò del Boschetto, oggi Opera di Don Orione. Nel giorno della “manifestazione” del Signore alle ore 17 è stata celebrata, per la prima volta nella storia dell’Abbazia, la “messa Zeneize” dal Rettore del Santuario di N. S. Regina della Vittoria (Giovi) Don Sandro Carbone, concelebrante il Direttore di Quarto Castagna, Don Alberto Parodi. La Santa Messa è stata preceduta dalla cerimonia della consegna degli attestati e delle medaglie, quale segno di ri- Il conoscenza ai bravissimi presepisti che, nel ricordo del loro grande amico e presepista Don Mario Gatti, sacerdote orionino, recentemente tornato alla casa del Padre, hanno espresso e realizzato il desiderio di sentirlo ancora vicino, allestendo una magnifica “mostra” di presepi, denominata “IL NATALE SECONDO TE” 9° edizione. La mostra dei presepi e quella di “ Don Luigi Orione e i Genovesi”, inaugurata il 7 novembre u.s., esposte nella navata centrale della chiesa abbaziale del Boschetto, sono state visitate da moltissime persone, gruppi, associazioni, scolaresche, riscuotendo un vero e significativo successo, mentre è aumentata sempre più la conoscenza dell’Antica Abbazia, soprattutto con la gentile accoglienza dei visitatori, guidati da persone preparate e sempre disponibili, come ad ogni domenica pomeriggio, a cui rivolgiamo viva riconoscenza. A felice coronamento della significativa giornata, ha avuto un ruolo di grande rilievo la presenza della Corale UNITRE, diretta dai Maestri Franco e Mario Zambelli con un applauditissimo concerto. La Corale ha pure animato la S. Messa con canti anche dialettali. Tutta la manifestazione è stata presentata e felicemente condotta dalla bravissima Matilde Gazzo. Erano presenti, dando lettura dei testi liturgici della Messa in dialetto genovese, la gentile Sig.ra Maria Viez ed il vicepresidente della benemerita “A Compagna” Prof. Franco Bampi. È stata data la parola al presidente dell’Associazione “Amici del Boschetto” Giovanni Masi, che ha rivolto sentite parole di accoglienza e di saluto ai numerosi amici presenti (alcune centinaia) e di ringraziamento a quanti hanno collaborato (Associazione “Amici del Boschetto - Amici presepisti - Volontari ed ex-al- lievi orionini) per la riuscitissima e partecipata manifestazione. A questo punto della mia “cronaca”, sento vivo il desiderio di parlare, ai lettori della rivista “Amici di Don Orione” di quel grandioso ed atteso avvenimento che è ststa la celebrazione della Santa “MESSA ZENEIZE”, seguita con particolare attenzione, con commozione e con vivo sentimento religioso. I fedeli presenti nella chiesa abbaziale, per la circostanza sufficientemente riscaldata, hanno potuto seguire la S. Messa e le parti tradotte in “zeneize” attraverso un grazioso libretto, sponsorizzato dall’Associazione “amici del Boschetto” e dall’Associazione Insegnanti “Maria Boer”. Il libretto a pg. 17 riporta alcune notizie storiche dell’ab- bazia redatte dalla Prof. Anna Maria Caminata. Segue una “Breve guida alla lettura del genovese” a cura dei prof. Franco Bampi e Daniele Caviglia. Il libretto molto apprezzato, è stato donato a tutti i presenti a ricordo dell’indimenticabile giornata, chiusa con un rinfresco augurale. Il celebrante Don Sandro Carbone, nella sua omelia pronunciata in “zeneize” e seguita con moltissima attenzione e religioso silenzio, ha commentato con passione ed entusiasmo il Vangelo dell’Epifania “Lettûa da-o Vangelo segondo Matê”. Riporto fedelmente alcune sue espressioni: “ Veddei, questa seia niatri semmu orgogliusi de ese chi a di Messa in te questa Gexa dell’Abbassia do Boschetto. Pensae quanti monaci durante i seculi, chi 14 IN MEMORIA Don Antonio Ruggeri Si è spento nel primo pomeriggio del 31 gennaio a 90 anni di età e 65 di sacerdozio. Originario di Pescina (AQ) era compaesano di Secondino e Romoletto Tranquilli; in particolare del secondo fu amico. Su di essi scrisse un libro testimonianza nel 1981 ove risaltavano i rapporti fra Secondino, in arte Ignazio Silone, e Don Orione. Don Antonio sentì sempre la paternità di Don Orione, tanto da volerla raccontare ancora lo scorso anno nella sala Montale del Carlo Felice ad un uditorio interessato al quale cercò di trasmettere la propria intima commozione nel rievocarla. Ma era nella bonarietà del tratto che si esprimeva al meglio. D’abitudine chiedeva di te, dei tuoi … ecco, ti veniva da pensare, così doveva comportarsi quel padre acquisito. Cosa ricordare di Don An- dentro, giurnu e notte han pregou…” Don Sandro Carbone ha poi concluso dicendo: “Amen e bun-na Epifania a tutti”, formulando una preghiera, affinché il Boschetto possa ritornare ad essere luogo di preghiera e di adorazione, come una volta a Betlemme. Pertanto auguriamoci a vicenda, amici lettori, che ancora altre volte, nel raccoglimento della chiesa abbaziale di San Nicolò del Boschetto, si possa innalzare al Signore un canto ed una preghiera tutta e soltanto in “zeneize”. Il presidente dell’associazione “Amici del Boschetto” Giovanni Masi tonio? La fedeltà ad una scelta di vita, la gratitudine dimostrata nei fatti a chi gli aveva voluto bene e, per certi aspetti, la consapevolezza d’esser stato salvato da devianze non impossibili. Per questo non cessò mai di lavorare, felice di contribuire con ogni mezzo alla diffusione della spiritualità orionina, non ultimo né meno importante l’esempio d’un vivere sereno. Ci è caro concludere questo accenno di ricordo con un suo “breve colloquio col Signore” che illumina la parabola discendente del vivere. “Tu sai, Signore, che ho sempre cercato, in tutti i modi, e durante tutti questi anni, dal 1965 ad oggi, di instaurare un clima di famiglia tra i confratelli, e a me sembra di esservi riuscito, almeno in parte, con la collaborazione di quanti sono vissuti con me, ma certo, con il Tuo aiuto che ho sempre chiesto ogni giorno. Ognuno, del resto, ha il proprio carattere, il proprio temperamento, i suoi punti di vista, ma con tatto, prudenza e sacrificio, si può vivere serenamente da fratelli! DEO GRATIAS “ Raccomandiamo alle preghiera dei nostri lettori gli amici, i benefattori e gli assistiti mancati da poco o dei quali ricorre l’anniversario della morte: sig. Marcello Casale, sig.a Margherita Pelissetti Losi, suor M. Bennata, prof. Vittorio Mela, dott. Luigi Bozzo, sig.a Pasqualina Ferretti ved. Matricardi, sig. Pilade Gramolazzi, sig. Giuseppe Peruzzo, sig. Federico Pisotti, sig. Ferruccio Pellegrini, avv. Giovanni Revelli, sig.a Emanuela Barattieri Costermanelli, sig.a Renata Gallimberti, sig. Roberto Sciutti, sig.a Maria Chiappini, don Pietro Parola, sig. Francesco Garaventa, don Giuseppe Risi, sig.a Maria Moresco ved. Podestà, sig. Archimede Corsanego, sig.a Adelina Ebridi, sig. Ferdinando Olive, sig. Rosa Carlotta Bruno, don Giovanni Carminati, sig. Alfredo Sismondi, sig.a Giuseppina Martini in Varale, sig.a Mafalda Giovanelli ved. Falzone, prof. Cristina Cipelletti Zannoni, sig.a Anna Maria Sammito, sig.a Flaminia Zanuso, sig.a Grazietta Musco, sig. Emanuele Solimano, sig.a Maria Cristina Dapelo, don Roberto Risi, suor M. Candida, sig. Pier Angelo Cau, sig.a San- ta Scattolini Tarabotto, sig. Ermanno Trumpy, sig. Riccardo De Lorenzi, mons. José Carlos Dos Santos, sig. Giovanni Perlo, sig. Pierino Vercesi, sig. Umberto Gennari, don Giovanni Rubinelli, sig. Alfredo Servo, sig. Agostino Sciaccaluga, sig. Giovanni Gotelli, sig.a Lina Poletti Levra, sig.a Elena Carbone ved. Chiarella, sig.a Caterina Bottaro ved. Parodi, sig. Ettore Ronconi, sig.a Santa Miragliotta, sig.a Giuseppina Buratti ved. Vaccari, sig.a Angela Canessa, ing. Ottonello, sig.a Giovanna Bruzzone, c.te Agostino Ravano, sig.a Ernestina Bigliatti in Fontana, don Aldo Gardini, sig.a Iolanda Bernocco, sig. Biagio Farese, sig. Ferdinando Viviano, sig.a Renata Gadolla ved. Perria, sig.a Anna De Veris Grossi, cav. Raffaele Ramognini, sig.a Giulia Boschi ved. Ursomando, sig.a Maria Calciati ved. Giganti, sig. Angelo Assereto, sig. Michele Manfreda, sig.a Maria Vanzetto ved. Durante, sig.a Maria Angela Orione, sig.a Maria Teresa Armanino, dott. Iris Falchi Bottale, sig. Roberto Caminati, sig. Mario Busti, sig.a Elvira Sciaccaluga, sig. Costantino Dagnino, sig. Bartolomeo Ca- stel, avv. Claudio Bellavita, sig.a Giuseppina Porta, don Giuseppe Ghio, sig. Pietro Paolo Vassallo, sig.a Francesca Filippone, sig.a Anna Vallebona, sig.a Bice Riboli ved. Rossi, don Francesco Pitto, sig.a Teresa Pol, sig.a Rosa Colli, sig. Carlo Bellini, sig. Giovanni Rosso, sig.a Adele Traversa, sig.a Emilia Massardo, sig.a Clotilde Arbocò ved. Lagorio, sig. Gianni Marconi, sig. Agostino Negro, comm. Attilio Bruzzone, sig. Giuseppe Giorgio Infantolino, rag. Luigi Francesco Calcagno, sig.a Maria Simbula, coad. Luigi Carminati, suor M. Adriana, sig.a Maria Bignone, sig.a Maria Gonizzi, sig.a Irene Casazza, sig.a Maria Gabriella Alfonso, sig.a Maria Denegri, sig. Angelo Andrea Gotelli, suor M. Sira, suor M. Anselma, sig. Giorgio Dapelo, sig. Alfredo Murgano, sig. Paolo Pagano, sig.a Amelia Maddalena Bazzurro, sig. Angelo Zanone, sig.a Maria Ferretti, sig.a Rosalba Bosio, sig.a Trieste Natalina Marzoppini, sig.a Antonia Davì, sig.a Maria Garibotti, sig.a Silvia Azzarone, sig.a Dolcissima Leonelli, sig.a Angela Maria Montes ved. Bergonzi. 16 COME AIU TARE IL PICCOLO COTTOLENGO AULE (Euro 500) (concorre all’ordinaria manutenzione delle sedi dei Piccoli Cottolengo) - LUIGI SECCHI e M. TERESA ROVERSI - il sig. Cesare Secchi BORSA MISSIONARIA (Euro 250) (concorre all’acquisto di materiale - protesi, carrozzelle, ecc. - per le missioni) - ROMILDA PIETRAFRACCIA SANGUINETI - il figlio ing. Manlio - MARIA EUGENIA PIETRAFRACCIA - il fratello ing. Manlio BORSA FARMACEUTICA (Euro 200) (concorre all’acquisto di medicinali, protesi e presidi sanitari ai nostri ospiti) - Avv. CARLO DA MOLO - il sig. Giorgio Gardella - Dott. LORENZO PALAU - il sig. Giorgio Gardella BORSA DI STUDIO (Euro 100) (concorre a mantenere agli studi chi si prepara alla vita religiosa) - TAVERNA - GARINO - i sigg.i Paolo Taverna e Giuseppina Garino - G.B. e MARIA GAGGERO - la figlia Pina - MARIO BORRA - i sigg.i Damiano Bianchi e Caterina Marsano - San LUIGI ORIONE - la sig.a Anna Maria Guggino Biaggi BORSA DI PANE (Euro 75,00) (integra la retta di chi non riesce ad arrivare alla quota stabilita) - San LUIGI ORIONE - i sigg.i Annita Galvani e Flavio Rapetti - DOMENICO e MARIA - i sigg.i Damiano Bianchi e Caterina Marsano LETTINI (Euro 100) (per la biancheria e il vestiario degli ospiti) - San LUIGI ORIONE - la sig.a Giovanna Marta Bettine - PAOLO e DOMENICO - la sig.a Maria Grazia Giordano in Mazzitelli - GIUSEPPINA FONTANAROSA - la sig.a Maria Rosa Odone - Coniugi NOVARINI - il figlio dott. Gaetano - ROSA CURLO SARTORIO - la sig.a Graziella Curlo Semeria - San LUIGI ORIONE - il sig. Francesco Rossi - San LUIGI ORIONE - (2) la sig.a Maria Scuderi - San LUIGI ORIONE - i sigg.i Mario Lucchetti e Celestina Bettini - San LUIGI ORIONE - il sig. Rosolino Di Maggio - San LUIGI ORIONE - il sig. Umberto Nobili - ANGELO DEMICHELI - il dr. Giampiero Carcheri - San LUIGI ORIONE - la sig.a Vittorina Guidetti - San LUIGI ORIONE - la sig.a Fiorella Odone - NINO IULA - la sig.a Isa Di Noia Iula BANCHI (Euro 25) (serve per l’acquisto e il riordino delle suppellettili) - Mamma LUISA - la sig.a Rosanna Migliorini - San LUIGI ORIONE - la sig.a Maria Luisa Nasturzio - San LUIGI ORIONE - i sigg.i Giacomino Galleano e Lucia Bellocchio PER DONAZIONI E LASCITI Chi volesse disporre di donazioni, lasciti o espressioni di liberalità a favore dell’Istituto è pregato di farlo usando esclusivamente la seguente dicitura: «Lascio (o Dono) alla Provincia Religiosa San Benedetto – Piccolo Cottolengo di Don Orione con sede in Genova - Via Paverano 55 - per le proprie finalità caritative e assistenziali in Genova. Per maggiori informazioni e/o chiarimenti rivolgersi all’Ufficio Tecnico Successioni: telefoni 010/5229343 - 010/5229313. Rivista inviata a nome dei nostri assistiti in omaggio a benefattori, simpatizzanti, amici e a quanti ne facciano richiesta. 16143 GENOVA - Via Paverano, 55 Tel. 010/5229.1 - Conto Cor. Post. N. 00201160 Autorizz. della Cancelleria del Trib. di Tortona in data 26-6-'61 - n. 42 del Reg. Direttore: Don GERMANO CORONA ([email protected]) Responsabile: Sac. Carlo Matricardi Realizzazione a cura della Editrice Velar - Gorle (Bergamo)