RUDOLPH GENTILE E MOVIEMAX PRESENTANO UN FILM DI FEDERICO ZAMPAGLIONE www.nerobifamiliare.it DAL 13 APRILE NEI CINEMA Quando meno te lo aspetti tutto può cambiare... CLAUDIA LUCA EMILIO ANNA GERINI LIONELLO DE MARCHI MARCELLO ADRIANO ERNESTO MAX CINZIA GIANNINI MAHIEUX GIUSTI LEONE SOGGETTO E SCENEGGIATURA RUDOLPH GENTILE E FEDERICO ZAMPAGLIONE CON LE MUSICHE DEI TIROMANCINO rC PUNTI DI VISTA CINEMA TELEVISIONE RADIO TEATRO INFORMAZIONE Nuova Serie - Anno 77 Numero 4 Aprile 2007 In copertina Mr. Bean e Le casalinghe disperate Ozpetek, Brizzi e Scamarcio: il nostro tris d’assi per sbancare il botteghino Dario Edoardo Viganò CAPOREDATTORE d Rivista del Cinematografo DIRETTORE RESPONSABILE Marina Sanna REDAZIONE Diego Giuliani, Federico Pontiggia EVVIVA IL TRICOLORE! Cinema italiano alla riscossa. Dopo un gennaio in chiaroscuro, a febbraio la produzione tricolore ha suonato la carica, realizzando – come ricorda nelle sue “pillole” Morando Morandini – un risultato storico: Italia al 50% di quota mercato (con 8 titoli) contro il 42% di quello americano. Evento più unico che raro: non capitava da 25 anni, e c’è da andarne giustamente fieri. Da plaudire i due principali artefici di questo made in Italy senza rivali: Ferzan Ozpetek, con il corale Saturno contro, e Fausto Brizzi, che con il “newquel” Notte prima degli esami oggi ha centrato uno stratosferico bis al botteghino. Titoli acchiappa-spettatori ai quali in marzo si è unito il sequel di Tre metri sopra il cielo: Ho voglia di te ha sbaragliato il record per gli incassi al primo giorno di programmazione, nonché consacrato Riccardo Scamarcio a Re Mida del cinema nazionale. Proprio Scamarcio potrebbe essere il portabandiera dell’Italia sulla Croisette, con due titoli in predicato per la 60ma edizione del festival di Cannes: Mio fratello è figlio unico di Daniele Luchetti, in cui ci trasporta nelle lotte politiche degli anni ’70 con Elio Germano, e Go Go Tales girato a Cinecittà da Abel Ferrara. Se i volti dietro e davanti la macchina da presa non ci mancano, la spinta decisiva per la rinascita del nostro sistema cinema deve venire dalla legislazione: l’auspicata riforma verrà alla luce in Parlamento, con l’obiettivo – sottolinea la presidente della Commissione Cultura Vittoria Franco – di garantire “da un lato la tutela degli autori e dall’altro la libera fruizione dei contenuti cinematografici in un ambiente aperto come internet”. Da evidenziare anche il fondamentale contributo della Direzione Generale Cinema del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, che nel 2006 ha stanziato 34,5 milioni per i lungometraggi di interesse culturale e 11,7 milioni per le opere prime e seconde, con 96 titoli finanziati tra lungo, cortometraggi e sceneggiature. Di buona salute gode anche il panorama festivaliero, che in tutta la penisola offre appuntamenti imperdibili per cinefili e appassionati. A cavallo tra marzo e aprile, l’Alba Film Festival ospita, tra gli altri, Sidney Pollack e Barbara Albert, mentre l’ottavo Festival del Cinema Europeo di Lecce dedica ad aprile una ghiotta retrospettiva al greco Theo Anghelopoulos e un omaggio a Valeria Golino. CONTATTI [email protected] [email protected] [email protected] ART DIRECTOR Alessandro Palmieri HANNO COLLABORATO Andrea Agostini, Marco Aimone, Francesco Alò, Paolo Augenti, Pietro Coccia, Ermanno Comuzio, Silvio Danese, Pierluigi Frassineti, Cesare Frioni, Luca Malavasi, Massimo Monteleone, Franco Montini, Morando Morandini, Luca Pellegrini, Giorgia Priolo, Angela Prudenzi, Sabrina Ramacci, Cristina Scognamillo, Alessandro Scotti, Franco Silvi, Boris Sollazzo, Marco Spagnoli, Chiara Tagliaferri, Paolo Travisi, Chiara Ugolini REGISTRAZIONE AL TRIBUNALE DI ROMA N. 380 del 25 luglio 1986 STAMPA Società Tipografica Romana S.r.l. Via Carpi 19 - 00040 Pomezia (RM) Finita di stampare il 27 Marzo 2007 MARKETING E ADVERTISING Eureka! S.r.l. Via L. Tolstoi, 49 - 20146 Milano Fax: 02-45497366 - Cell. 335-5428.710 e-mail: [email protected] DISTRIBUTORE ESCLUSIVO Pieroni Distribuzioni S.r.l. - Viale Vittorio Veneto, 28 - 20124 Milano ABBONAMENTI ABBONAMENTO PER L’ITALIA (10 numeri) 30,00 euro ABBONAMENTO PER L’ESTERO (10 numeri) euro 110,00 SERVIZIO CORTESIA Direct Channel S.r.l. – Milano Tel. 02-252007.200 Fax 02-252007.333 [email protected] PROPRIETA’ ED EDITORE E d S ENTE dello SPETTACOLO PRESIDENTE Dario Edoardo Viganò DIRETTORE Antonio Urrata COMUNICAZIONE E SVILUPPO Franco Conta COORDINAMENTO SEGRETERIA Livia Fiorentino DIREZIONE E AMMINISTRAZIONE Via G. Palombini, 6 - 00165 Roma Tel. 06-663.74.55 - Fax 06-663.73.21 [email protected] Associato all'USPI Unione Stampa Periodica Italiana Iniziativa realizzata con il contributo della Direzione Generale Cinema – Ministero per i Beni e le Attività Culturali sommario Numero 4 > Aprile 2007 Servizi 18 Arturo Brachetti vs. Edward Norton Sfida fra titani a colpi di illusionismi. Fra cinema e teatro, alla scoperta di una magia che ha stregato anche i Lumière, Fellini, Woody Allen… (Marina Sanna) 22 Io, l’altro A tu per tu con il Raoul Bova produttore: “Ora a Cuba per Ridley Scott. Ma il vero sogno è il salto alla regia” (Cristina Scognamillo) 24 Italia e Spagna di piombo Pennacchi, Luchetti, Huerga: un Fasciocomunista e due registi a confronto, per riflettere sul ’77 e dintorni (Diego Giuliani, Federico Pontiggia) 30 Zingaretti c’est moi Gli ingredienti del successo di Filippo La Mantia: cuoco-fotoreporter che ha ispirato l’ex Montalbano in Tutte le donne della mia vita (Chiara Ugolini) 35 Casi da manuale: Il Dr. Sheperd di Grey's Anatomy Speciale 35 Non aprite quella porta (seconda parte) Casalinghe agguerrite, becchini filosofi e medici senza pietà. Anatomia dei casi clinici seriali, incominciando da Rowan Atkinson, alias Mr. Bean (Hanno collaborato: Andrea Agostini, Pierluigi Frassineti, Federico Pontiggia, Angela Prudenzi, Sabrina Ramacci, Cristina Scognamillo, Chiara Tagliaferri. A cura di Marina Sanna) Settembre 2006 RdC 7 sommario Numero 4 > Aprile 2007 I film 54 58 59 59 60 60 61 62 63 63 64 64 66 67 67 67 68 Centochiodi L’amore e il piacere 7 km da Gerusalemme Un ponte per Terabithia Le vite degli altri Quello che gli uomini non dicono L’isola 300 Il colore della libertà Bordertown L’ombra del potere La masseria delle allodole Red Road I racconti di Terramare Liscio The Illusionist Sunshine (Francesco Alò, Silvio Danese, Diego Giuliani, Massimo Monteleone, Luca Pellegrini, Federico Pontiggia, Angela Prudenzi, Cristina Scognamillo, Boris Sollazzo, Marco Spagnoli) Le rubriche 10 Tutto di tutto News, festival, protagonisti e fornelli (Andrea Agostini, Marcello Giannotti, Massimo Monteleone, Morando Morandini, Chiara Ugolini) 72 Dvd & Satellite Il samurai Zatoichi e l’horror a tempo di musical (Alessandro Scotti, Federico Pontiggia) 78 Inside Cinema Adotta un film (e cura una star) (Franco Montini, Marco Spagnoli) 80 Libri Kubrick, Almodóvar & gli altri (Luca Malavasi, Giorgia Priolo, Paolo Travisi) 82 Colonne sonore Il canto di Eastwood e le novità (Ermanno Comuzio, Federico Pontiggia) 8 RdC Settembre 2006 18 Jessica Biel e gli illusionisti Settembre 2006 RdC 8 TuttoDiTutto Ultimissime in pillole dal pianeta cinema: tendenze, news, divi e fornelli A cura di Diego Giuliani chi fa cosa di Andrea Agostini Favino Goes to Hollywood Pierfrancesco Favino ritrova l’America, ma questa volta in buona compagnia. Baciato dalla fortuna di Una notte al museo, l’attore romano di Saturno contro e Romanzo criminale torna a misurarsi con un blockbuster. La sua definitiva consacrazione oltreoceano potrebbe arrivare grazie al Principe Caspian, sequel del fortunato fantasy Le cronache di Narnia, lo scorso anno campione al box office. Accanto a lui, nel ruolo del generale Glozelle per cui pare sia stato preferito a Stefano Accorsi, dovrebbe esserci anche Sergio Castellitto nei panni del diretto e cattivissimo superiore. Al servizio di Coppola Julia senza paura Matt Dillon per Francis Ford Coppola. E’ un ritorno in pompa magna quello dell’attore: dopo l’Oscar vinto con Crash, Dillon interpreterà Tetro, saga familiare prodotta e diretta dal regista italoamericano. Un dramma corale, sulla falsariga del Padrino, per raccontare la storia di una famiglia argentina di immigrati e i conflitti che coinvolgono le varie generazioni. Le riprese, scrive Variety, inizieranno entro la fine dell’anno a Buenos Aires. Poker d’assi per un esordiente. Sarà Julia Roberts – accanto a Emily Watson, Carrie Ann-Moss e la nuova star Ryan Reynolds - la protagonista di Fireflies in the Garden, scritto e diretto da Dennis Lee. Il giovane ha alle spalle un solo corto (Jesus Henry Christ) ma grazie al dramma – in parte autobiografico - sul lutto di una famiglia colpita da una tragedia inaspettata, ha fatto colpo sulla star hollywoodiana. Le riprese sono previste entro la fine del mese. Lanciatissimo Forest Whitaker regna sovrano. Fresco di Oscar come miglior attore, Forest L’ultimo re di Scozia affiancherà Kate Beckinsale, Guy Pearce e la piccola Dakota Fanning nel drammatico Winged Creatures. Prodotto da Robert Salerno (21 Grammi), il film racconta i destini incrociati di quattro persone, sopravvissute a un brutale omicidio avvenuto in un ristorante. Il film sarà diretto da Rown Woods (Little Fish con Cate Blanchett). Il primo ciak a fine aprile. 10 RdC Aprile 2007 Il successo di Una notte al museo ha lanciato l’attore di Saturno contro anche in America FOTO: PIETRO COCCIA TuttoDiTutto Morandini in pillole Quello che gli altri non dicono: riflessioni e note a posteriori di un critico DOC di Morando Morandini > 1 Marzo E’ una barzelletta più che un aneddoto. Si racconta che Papa Paolo VI ricevette in udienza il famoso jazzista Louis D. Armstrong (1900-71) e gli domandò se avesse figli. Satchmo rispose: “No, purtroppo. Ma mia moglie ed io ci siamo molto divertiti nel cercare di averne”. > 2 Marzo Qualcuno disse che l’antisemitismo è il > 3 Marzo Un esempio di umorismo ebraico, raccontato – o inventato? – da Woody Allen. E’ una storiella russa. L’ufficiale al fronte: “E’ venuto il momento. Combatteremo corpo a corpo, uomo contro uomo”. Tra i suoi soldati c’è un ebreo: “La prego signore, mi indichi il mio uomo. Forse riesco a mettermi d’accordo”. > 4 Marzo Il Sole 24 Ore ha dato oggi la notizia con grande evidenza: nel febbraio 2007 gli 8 film italiani in distribuzione hanno rastrellato il 50% degli incassi, superando quelli degli 11 film statunitensi che hanno raccolto il 42%. Non succedeva da venticinque anni. Cioè dal 1982 (46% contro il 32%). Il sorpasso è dovuto soprattutto a Notte prima degli esami oggi di Fausto Brizzi e a Saturno contro di Ferzan Ozpetek. La gente di cinema preferisce dare queste notizie in base agli incassi (poco più di 22 milioni di euro contro 18 milioni e mezzo). Non siamo inclini alle presenze: 3.693.958 biglietti venduti contro 3.084.599. > 6 Marzo Nel disperato tentativo di mettere un po’ d’ordine nel mio archivio, con un rude processo di eliminazione di ritagli inutili, ho trovato un appunto su una serie di coincidenze funebri. Mario Bava morì nel 1980, lo stesso giorno di Hitchcock. Lucio Fulci morì nel 1996, lo stesso giorno di Kieslowski. Riccardo Freda morì a 89 anni il 21 dicembre 1999 tre giorni dopo Robert Bresson che ne aveva 92, ma le due notizie e i necrologi uscirono sui giornali lo stesso 22 dicembre. > 8 Marzo Volete una chiave per capire meglio il cinema di Giuseppe Tornatore? Cercate di vedere in cassetta Il camorrista (1986) e date un’occhiata alla sua durata: 2 ore e 45 minuti. Almeno nella storia del cinema italiano non c’è un altro giovane regista - aveva meno di trent’anni – che abbia esordito con un lungometraggio così lungo e dispendioso. Quattro miliardi di lire, dicevano. Il 1° dicembre 1986 la mia recensione sul Giorno cominciava così: “In che strano paese viviamo: gran baccano, urla e furore per Il caso Moro, silenzio di ovatta per Il camorrista”. Poche righe dopo: “Eppure il quadro dell’Italia politica e civile che offre è ben più desolante e angoscioso di quello tracciato da Il caso Moro...”. > 10 Marzo Ho ritrovato un vecchio, ingiallito appunto sui giudizi dati negli anni ’40 e ’50 dal CCC (Centro Cattolico Cinematografico) ai film di quattro grandi registi italiani. De Sica: Sciuscià, Miracolo a Milano, Il giudizio universale (adulti), I bambini ci guardano, Ladri di biciclette, Umberto D. (adulti con riserva), Stazione Termini, L’oro di Napoli, La ciociara (sconsigliabile). Fellini: La strada (per adulti), Lo sceicco bianco, I vitelloni, Il bidone, Le notti di Cabiria (adulti con riserva), La dolce vita (escluso). Rossellini: Francesco giullare di Dio (parrocchiale), Roma città aperta, Paisà, Stromboli, Viaggio in Italia (adulti), Europa ’51 (adulti con riserva), Amore, Germania anno zero (escluso). Visconti: La terra trema, Bellissima, Le notti bianche (adulti con riserva), Senso (sconsigliabile), Ossessione, Rocco e i suoi fratelli (escluso). 12 RdC Aprile 2007 Voglia di Grecia Theo Anghelopoulos al Festival di Lecce. Protagonista con le sue opere e il convegno del SNCCI Il cinema greco, i suoi autori, i film rappresentativi di una cinematografia sempre da scoprire. Un maestro per tutti, Theo Anghelopoulos. Sarà proprio l’assolata penisola del Mediterraneo, attraverso le pellicole dei suoi registi, la protagonista dell’ottava edizione del Festival del Cinema Europeo di Lecce (17-22 aprile). Ad Anghelopoulos, che sarà presente al festival, sarà dedicato un omaggio nella sezione “Protagonisti del Cinema Europeo”, con una retrospettiva delle sue opere più significative. Tra i titoli che si potranno vedere a Lecce e che saranno presentati dallo stesso autore: I giorni del ‘36 , Paesaggio nella nebbia, Il passo sospeso della cicogna, Lo sguardo di Ulisse, L’eternità e un giorno, La sorgente del fiume. Il regista sarà anche al centro di un convegno, il 19 aprile, organizzato dal Sindacato Nazionale dei Critici Cinematografici. Coordinata dal presidente del SNCCI Bruno Torri, la tavola rotonda alla presenza del regista percorrerà le linee guida dell’opera di Anghelopoulos, con interventi di Vito Attolini, Vincenzo Camerino, Amedeo Pagani e Umberto Rossi. All’interno della sezione “Cinema euromediterraneo” che quest’anno indirizza il proprio interesse proprio alla Grecia, saranno proiettati: Brides di Pantelis Voulgaris, Dying in Athens di Nikos Panayotopoulos, Balkanizater di Sotiris Goritsas, The Zero Years di Nikos Nikolaidis, Uranya di Costas Kapakas, Soul Kicking di Yannis Economidis. Le pellicole saranno presentate dagli stessi autori. appuntamenti socialismo degli imbecilli. Sartre – per il quale, se l’ebreo non esistesse, l’antisemita lo inventerebbe – replicò: “L’antisemitismo è lo snobismo dei poveri”. E aggiunse: “E’ l’antisemita che fa l’ebreo, e l’ebreo è un uomo che altri considerano ebreo”. TuttoDiTutto f> IL PERSONAGGIO Nome Giorgio Panariello Provenienza Massa Carrara Il film d’esordio Bagnomaria Il miglior film Ti amo in tutte le lingue del mondo L’ultimo film Notte prima degli esami oggi > LE SPECIALITA’ VI edizione festival competitivo incentrato sul tema della ricerca esistenziale dell’uomo contemporaneo. Il programma prevede due omaggi all’austriaca Barbara Albert e all’indonesiano Garin Nugroho. Sidney Pollack sarà ospite e protagonista di una retrospettiva. FAR EAST FILM Sito web www.fareastfilm.com Dove Udine, Italia Quando 20-28 aprile Resp. Sabrina Baracetti tel. (0432) 299545 fax. (0432) 229815 Spaghetti alle vongole Zuppa al farro Apro il frigo e quel che c’è c’è 墍> LA SCELTA “Quando ero ragazzo ho frequentato l’Istituto Alberghiero e lì ho imparato a cucinare. In realtà studiavo per fare il segretario di albergo, ma ogni tanto facevo qualche incursione in cucina”. A Giorgio Panariello finita la scuola avevano consigliato di fare un mestiere a contatto con il pubblico, ha cominciato come cameriere, è finito come comico, sempre in tournée e in giro per l’Italia. Da buon toscano ama i sapori forti: la bistecca fiorentina, il coniglio in umido o le pappardelle al cinghiale, che gli procura il cugino cacciatore. Tutto annaffiato da buon Chianti, ma il comico non è solo una buona forchetta, se la cava piuttosto bene anche ai fornelli. “Stando spesso fuori casa uno deve imparare ad arrangiarsi. La mia regola è chiedere sempre, la curiosità è il motore che mi spinge a mettermi ai fornelli. Cucina toscana, certo ma soprattutto di mare, poi quello che amo di più è aprire il frigo e con quello che trovo creare”. 14 RdC Aprile 2007 E-mail [email protected] IX edizione del festival, a cura del Centro Espressioni Cinematografiche, sul cinema dell’Estremo Oriente (Hong Kong, Giappone, Cina, Corea del Sud, Thailandia, Taiwan, Singapore, Filippine). Anteprime assolute, omaggi, retrospettive, incontri con attori e registi. CORTOONS Sito web www.cortoons.it Dove Roma, Italia Quando 13-15 aprile Resp. Alessandro d’Urso tel. (06) 45436533 fax. (06) 538205 E-mail [email protected] IV edizione del “Festival di Corti di Animazione”, organizzato da Cortitalia. Tre le sezioni: concorso (in 4 categorie) per i film provenienti da 20 paesi, seminari di Computer Animation per studenti e retrospettive. AMSTERDAM FANTASTIC FILM FESTIVAL Sito web www.afff.nl Dove Amsterdam, Paesi Bassi Quando 18-25 aprile Resp. Jan Doense tel. (0031-20) 6794875 fax. (0031-20) 4702696 E-mail [email protected] XXIII edizione del festival competitivo dedicato ai generi: fantascienza, fantasy, horror, thriller, cult-movies. Previsti anche cortometraggi, una retrospettiva e un programma apposito per bambini. TRENTOFILMFESTIVAL MONTAGNA, ESPLORAZIONE, AVVENTURA Sito web www.trentofestival.it Dove Trento, Italia Quando 28 aprile - 6 maggio Resp. Maurizio Nichetti tel. (0461) 986120 fax. (0461) 237832 E-mail [email protected] PHILADELPHIA FILM FESTIVAL Sito web www.phillyfests.com Dove Filadelfia (Pennsylvania), USA Quando 5-18 aprile Resp. Thom Cardwell tel. (001-267) 7659700 E-mail [email protected] XVI edizione del festival competitivo che presenta oltre un centinaio di film di ogni genere e durata (indipendenti americani, documentari e cortometraggi). SCHERMI D’AMORE - VERONA FILM FESTIVAL Sito web www.schermidamore.it Dove Verona, Italia Quando 26 aprile - 6 maggio Resp. Paolo Romano, Giancarlo Beltrame tel. (045) 8005348 fax. (045) 593762 E-mail veronafilmfestival@comune. verona.it LV edizione della più antica manifestazione a concorso sull’ambiente-montagna, compresi alpinismo, sport, editoria del settore e tutela dell’ambiente. Presenta opere documentaristiche e di fiction. Prevista una proiezione speciale di La febbre dell’oro di Chaplin, musicata dal vivo. VISIONS DU REEL - FESTIVAL INTERNATIONAL DE CINEMA Sito web www.visionsdureel.ch Dove Nyon, Svizzera Quando 20-26 aprile Resp. Jean Perret tel. (0041-22) 3654455 fax. (0041-22) 3654450 E-mail [email protected] XIII edizione per la vetrina della produzione documentaristica di tutto il mondo, comprese le opere di studenti e autodidatti. Ha carattere competitivo. XI edizione del festival del cinema sentimentale e mélo, ospitato dalla città di Giulietta e Romeo e del melodramma musicale. Oltre al concorso internazionale sono previsti omaggi, rassegne e retrospettive. CHICAGO LATINO FILM FESTIVAL Sito web www.latinoculturalcenter.org /filmfest/ Dove Chicago (Illinois), USA Quando 13-25 aprile Resp. Carolina Posse Emiliani tel. (001-312) 4311330 fax. (001-312) 3448030 E-mail [email protected] XXIII edizione del festival che presenta più di 100 film e video di ogni genere, che riflettono le diversità della cultura latina fra i vari paesi (Spagna, Portogallo, Stati Uniti e America Latina). EUROPEAN MEDIA ART FESTIVAL Sito web www.emaf.de Dove Osnabrück, Germania Quando 25-29 aprile Resp. Alfred Rotert tel. (0049-541) 21658 fax. (0049-541) 28327 E-mail [email protected] XX edizione del festival competitivo che presenta gli aspetti innovativi e sperimentali dell’odierna arte multimediale. Il programma internazionale di cinema e video spazia dall’avanguardia all’animazione digitale, dai lavori televisivi ai cortometraggi. festival del mese di Massimo Monteleone divi al fornello di Chiara Ugolini ALBA INTERNATIONAL FILM FESTIVAL Sito web www.albafilmfestival.com Dove Alba (CN), Italia Quando 29 marzo – 4 aprile Resp. Luciano Barisone tel. (011) 4361912 E-mail [email protected] cosa faresti pur di mantenere un segreto? TuttoDiTutto [ Il grande schermo a tu per tu. Ovvero finta intervista a personaggi realmente esistiti. Al cinema I PROTAGONISTI DI MARCELLO GIANNOTTI ] Il personaggio Calvero Il film Luci della ribalta Il regista Charlie Chaplin L’attore Charlie Chaplin “Sa che oggi conta solo la televisione? Cinema e teatro esistono perché esiste la televisione. E il mio vecchio film non lo fanno più vedere…” 16 RdC Aprile 2007 Calvero (Charlie Chaplin) è un comico che ha perso talento e successo. Salva dal suicidio Terry (Claire Bloom), una ballerina affetta da una paralisi psicosomatica, e le fa riassaporare la voglia di vivere e di esibirsi. Il ritorno della ragazza sulle scene coincide con il nuovo insuccesso di Calvero che, malgrado l’amore di Terry, preferisce farsi da parte. Prima di morire, però, riesce ad ottenere l’ultimo trionfo teatrale. Riflessione di Chaplin sulla vecchiaia e sulla vita, Luci della ribalta contiene riferimenti autobiografici. Nel cast compaiono molti componenti della famiglia Chaplin, in ruoli più o meno importanti, e Buster Keaton, in un indimenticabile numero finale con Calvero. Il film, a causa dell’avversione degli Usa a Chaplin, uscì a Los Angeles solo nel 1972, anno in cui l’Academy attribuì un Oscar tardivo alla colonna sonora composta da Chaplin con Ray Rasch e Larry Russell, una delle più celebri musiche della storia del cinema. Studi di Cinecittà: secondo la mia fonte segreta dovrebbe essere all’ingresso dello studio 5. Lo vedo in lontananza: è proprio Calvero, aria ironica da gran signore. Parla con alcune ragazzine, in fila per partecipare all’ennesima edizione di un reality televisivo di successo. Scusi, Calvero, posso farle qualche domanda? Mi spiace, signore, ma dovrà attendere. E poi chi è lei? E come sa che mi chiamo Calvero? Ho pianto davanti a Luci della ribalta, ricordo ancora il sapore delle mie lacrime… Quel film, amico mio, non lo fanno più in televisione. Sa che oggi conta solo la televisione. Il cinema e il teatro esistono solo perché esiste la televisione. Cosa vuole che conti quel vecchio film? No, non dica così, Calvero. Quando sento dire queste cose io mi sento male… Coraggio, amico, non soffra tanto per così poco. Non ne vale la pena, non c’è niente da fare. Io ho provato per tanti anni a parlare con questi ragazzini che vogliono entrare dentro quella dannata scatola: ricordo la prima edizione di questo orribile programma, mi infilavo dentro lo studio e li prendevo ad uno ad uno: “Dovreste vergognarvi, comportarvi così…”. Gli spiegavo che non c’è arte nel voler apparire in televisione, che non devono sperare di ballare come scolaretti ammaestrati, non devono aspirare a cantare come tutti gli altri. Qualcuno mi ha preso per un pazzo pericoloso, qualcun altro pensava che fossi un impresario. Gli dicevo che per diventare artisti occorre coraggio e immaginazione. Un giorno ad una ragazza molto carina che mi chiedeva come avrebbe potuto conquistare il pubblico dissi che il pubblico è come un mostro senza la testa e che non si sa da quale parte si volterà. Mi guardò un po’ inebetita e mi rispose: “Se mi fai diventare famosa vengo a casa tua”. E lei? Oh, io ho raggiunto un’età in cui un’amicizia platonica può essere mantenuta sul più alto livello morale. Mi spiace, davvero, Calvero, che sia finita così. Mi spiace per lei, per la sua arte. Senta, dica un po’… mi lamento, forse? Ma una vita del genere, un mondo in cui la televisione conta più di tutto il resto, è orribile, non mi dica che non se ne rende conto… La vita è meravigliosa solo se non se ne ha paura. E lei, Calvero, è felice di trovarsi qui a vedere questi quattro disgraziati che sbraitano per conquistare un punto in più di share? Non ha nostalgia del palcoscenico? Non mi sono mai sentito meglio, mio caro. Ma è incredibile! E poi mi tolga una curiosità: cosa ci fa qua dentro? Il tempo è un grande autore, trova sempre un finale perfetto. Due anni fa mi sono sposato con la produttrice di questo show, una vecchia riccona che non mi fa mancare niente. So che lo faccio solo per interesse, recito ma non mento a me stesso. Per un uomo della mia età la verità è tutto e, se possibile, anche un po’ di dignità. Io recito. E tutto il mondo è un palcoscenico, questa è la mia vita. Ma sua moglie non si accorge di niente? Non capisce che è tutta una finzione? So domare la vecchia, con un pizzicotto e un complimento vado avanti. E mi diverto un mondo, rido come un pazzo, molto più di prima. Sa come si dice? Tutto per una risata. WARNER BROS. PICTURES E CATTLEYA PRESENTANO ELIO GERMANO RICCARDO SCAMARCIO MIO FRATELLO È FIGLIO UNICO UN FILM DI DANIELE LUCHETTI ANGELA FINOCCHIARO E CON LUCA ZINGARETTI WARNER BROS. PICTURES E CATTLEYA PRESENTANO UNA CO-PRODUZIONE ITALIA – FRANCIA CATTLEYA BABE FILMS “MIO FRATELLO È FIGLIO UNICO” UN FILM DI DANIELE LUCHETTI ELIO GERMANO RICCARDO SCAMARCIO ANGELA FINOCCHIARO MASSIMO POPOLIZIO ASCANIO CELESTINI DIANE FLERI ALBA ROHRWACHER VITTORIO EMANUELE PROPIZIO ANNA BONAIUTO E CON LUCA ZINGARETTI SOGGETTO E SCENEGGIATURA SANDRO PETRAGLIA STEFANO RULLI E DANIELE LUCHETTI TRATTO DALL’OPERA IL FASCIOCOMUNISTA DI ANTONIO PENNACCHI EDITA DALLA ARNOLDO MONDADORI EDITORE AIUTO REGISTA E CASTING GIANNI COSTANTINO SCENOGRAFIA FRANCESCO FRIGERI COSTUMI MARIA RITA BARBERA DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA CLAUDIO COLLEPICCOLO SUONO BRUNO PUPPARO MONTAGGIO MIRCO GARRONE MUSICHE FRANCO PIERSANTI PRODUTTORE ESECUTIVO BRUNO RIDOLFI PRODUTTORE ESECUTIVO CATTLEYA MATTEO DE LAURENTIIS PRODUTTORE DELEGATO GINA GARDINI PRODOTTO DA RICCARDO TOZZI GIOVANNI STABILINI MARCO CHIMENZ REGIA DI DANIELE LUCHETTI CON LA PARTECIPAZIONE DI www.yahoo.it/miofratello 20 APRILE 18 RdC Aprile 2007 PRIMO PIANO VOLA E DANZA NELL’ARIA SIMULANDO la campionessa del nuoto sincronizzato Esther Williams. Canta, ride, si tramuta in Barbie, King Kong, Liza Minelli, Judy Garland, Giulietta Masina. Il palcoscenico di Arturo Brachetti è il bosco del Mago di Oz in cui lo spettatore si perde ben oltre le due ore di spettacolo. Un balocco gigante, che ricorda Il castello errante di Howl di Hayao Myazaki (re dell’animazione giapponese), da cui escono marionette, samurai, fiori e grandi protagonisti del cinema. Siamo di fronte ai prodigi di un artista unico nel panorama internazionale, capace di coniugare velocità, intelligenza, talento e trasformismo: il più grande illusionista del nostro secolo. Mentre Brachetti polverizza ogni record della storia del teatro italiano, registrando il tutto esaurito Poco trucco e niente inganno: così Arturo Brachetti ipnotizza il pubblico con il suo show, mentre in sala arriva The Illusionist con il magnifico Edward Norton DI MARINA SANNA Edward Norton in The Illusionist, a sinistra Arturo Brachetti Aprile 2007 RdC 19 PRIMO PIANO Norton e Jessica Biel in The Illusionist. Nella pagina accanto Brachetti e i suoi numeri da trasformista (e noi lo sappiamo bene, per vederlo abbiamo dovuto rivolgerci al decano della magia Franco Silvi), nelle sale arriva finalmente il film The Illusionist di Neil Burger, tratto dal libro Eisenheim the Illusionist di Steven Milhauser. Meno farraginoso e amaro di The Prestige di Christopher Nolan, in cui la rivalità tra i due prestigiatori (Christian Bale e Hugh Jackman) è senza esclusione di colpi, The Illusionist (vedi recensione pag. 67) è una storia d’amore e un gioco di specchi. A Edward Norton basta uno sguardo per ritrovare e far innamorare per sempre la bella Sophie (Jessica Biel). Ma alla fine vince il mago o l’immaginazione? L’interrogativo rimbalza dalla faccia di Paul scelta che si è rivelata fondamentale per lo sviluppo della mia vocazione artistica. Perché? Quando ero in seminario, non giocando a pallone, facevo soprattutto il proiezionista. Ogni settimana proiettavamo almeno un film hollywoodiano, e io lo vedevo due volte: la prima con il prete (n.d.r. don Silvio Mantelli) per testare la qualità della pellicola, essere sicuri che non ci fossero scene osé, troppi sbaciucchiamenti. La seconda in cabina. Quanti ne hai visti? Una media di 40 all’anno per circa sette anni. Il tuo amore per il cinema è ancora vivo? Ci vado appena posso. Mi ha colpito molto "Quando ero in seminario, non giocando a pallone, vedevo moltissimi film" dice l'Houdin italiano Giamatti, capo della polizia nella Vienna di fine ottocento, a quella di chi guarda. Coincidenza o no, l’interesse per la magia è un fenomeno che attraversa in modo trasversale cinema, teatro, narrativa, televisione e fumettistica (vedi box pag 21). Per il torinese Brachetti tutto è incominciato in una cabina di proiezione, fino ad allora le sue passioni erano state teatrini e marionette. Brachetti, poi che cosa è successo? Mio padre mi ha mandato in seminario, 20 RdC Aprile 2007 Diario di uno scandalo: Judi Dench è straordinaria. Mi piacciono i colpi di scena, quando non sai se quello che vedi è reale o immaginato. I tuoi preferiti? Dipende dallo stato d’animo, in alcuni momenti rivedo volentieri Amarcord, Il ladro, il cuoco, suo moglie e l’amante. In altri Mary Poppins, Being John Malkovich, Se mi lasci ti cancello o Beautiful Mind. A breve distanza da The Prestige, ecco un altro film su un mago:The Illusionist. Coincidenza? L’interesse per la magia è ricorrente e risale a tempi antichi. Non ho ancora visto The Illusionist ma The Prestige mi è piaciuto molto. La fine è esagerata, quasi fantascientifica, però ho trovato interessante la sceneggiatura, il punto di vista su ciò che c’è dietro il trucco. Quello che la gente vuole vedere. Nel tuo spettacolo, L’uomo dai 1000 volti, il teatro si fonde col cinema. E non solo a livello scenografico. Oltre alla mia passione per il cinema è merito del regista con cui lavoro sempre, Serge Denoncourt. Abbiamo le stesse idee e gusti. Ci stimoliamo a vicenda. E’ vero che i maestri a cui ti ispiri sono italiani? Tutto ciò che faccio nello spettacolo è permeato di arte italiana. Il numero del cappello è ripreso da Tabarrino (n.d.r. Tabarrino di Val Guardesca, XVII sec., celebre giocoliere di Parigi che si fece conoscere con il numero del “cappello parlante”). Mi ispiro a Giovanni Campi (dei primi del 1700) incantatore di animali immaginari, primo artista a presentare ad un pubblico europeo uno spettacolo di ombre orientali create con le mani; a Fregoli (1867-1936): il più grande trasformista di tutti i tempi, che ha portato il cinematografo agli italiani. Amico dei fratelli Lumière, finiva lo show con piccoli FOTO: PASCALITO-PARIS filmati autoprodotti, e poi Fellini... Proprio a Fellini dedichi un omaggio particolarmente toccante, l’hai conosciuto? Purtroppo no, quando ho scritto quel pezzo su di lui e l’ho portato in scena Fellini è morto. Diceva di me, alla mia amica Mariangela D’Abbraccio, che ero l’ultimo clown. Un grandissimo complimento. Se dovessi scegliere un mago diresti Robert Houdin o Harry Houdini? Non ho dubbi: Houdin. Ha inventato l’illusionismo contemporaneo, ha riscattato la figura del mago dai teatrini di corte e dalle piazze portandolo sui boulevard. A differenza di Houdini non rincorreva il sensazionalismo, non dimentichiamo che questo signore rubò il cognome a Houdin e aggiunse la i. Come se io mi chiamassi Fregoletti. Sei stato in tournée quasi in tutto il mondo. Manca solo Broadway… Nel 2008 sarò in Cina e in Corea, poi nella seconda metà dell’anno dovrei andare a Londra. Gli inglesi sono entusiasti dello spettacolo. Broadway è il mio sogno… forse si realizzerà grazie a un incontro speciale avvenuto il 25 dicembre di due anni fa. Con chi? Woody Allen! Ero in scena a Parigi, dovevo fare due spettacoli nello stesso giorno e non avevo molta voglia, era Natale. Il direttore di sala mi disse che tra il pubblico c’era lui. Non ci credevo, invece era lì con la famiglia. Ha visto il recital, è venuto in camerino, abbiamo fatto la foto insieme, ha sorriso, è stato molto discreto. Due giorni dopo ha chiamato la mia produzione e ha detto che se un giorno avessi deciso di andare a Broadway mi avrebbe fatto da padrino. E’ vero che ti servono solo due secondi per cambiare costume? Sì quando sono “truccato”. Se invece sono “nudo”, cioè in calzamaglia, per rivestirmi completamente ci metto 5/6 secondi. Il trucco? Ho una grande organizzazione alle spalle. E’ un po’ come per la Ferrari: quando cambiano le ruote alla macchina in tempo record. Ho solo due assistenti ma il lavoro di squadra è simile. Quanto tempo ti serve per prepararti allo spettacolo? Poco, circa due ore. Metto insieme i miei giochi di prestigio, controllo le luci e i microfoni. Poi mi isolo, ho un camerino che si chiama siesta dove dormo o mi rilasso al telefono. In quei giorni il mio corpo si trasforma: quando arrivo al trucco mi passano il dolore al ginocchio, le allergie, e la voglia di andare sul palcoscenico diventa più forte di tutto. Ogni mago ha un personaggio, tu ne hai centinaia. I miei sono solo schizzetti, è proprio la schizofrenia teatrale che mi appassiona di più. Il viaggio nell’umanità che faccio ogni sera mi serve insieme come seduta psicanalitica e parco giochi. Qual è il vero Arturo? E’ un bambino che vola, si trasforma, e la mamma non lo becca mai. MAGHI DELLO SCHERMO Da Méliès a Houdini e Orson Welles: il legame tra cinema e prestigiatori è antico La parola chiave è illusione. Lo sapeva bene Georges Méliès, proprietario del Teatro Robert Houdin, in origine bottega del più grande illusionista di tutti i tempi. Cinema e magia si legano strettamente fin dall’inizio: Orson Welles dedica al tema del falso e dell’illusione F for Fake in cui suggerisce allo spettatore, in forma documentaristica (!), che la sua opera non sia altro che un gioco di prestigio (passatempo a cui del resto si dedicava con impegno), il numero di un attore che recita la parte del mago (allusione esplicita a Robert Houdin). A Houdin, inventore tra l’altro della lievitazione, si ispira un altro personaggio: l’ungherese Eric Wiss, che conosciamo come Harry Houdini. Padre dell’escapologia, più genericamente chiamata “evasione”, attore e regista, in uno dei trucchi più celebri si faceva ammanettare e chiudere in un baule, nascosto da una tenda. In pochi minuti si liberava e al suo posto c’era invece la moglie e assistente Bess. Lo stesso esperimento è ripreso in The Prestige di Christopher Nolan, e lo tenta, rischiando grosso, l’ex iena e prestigiatore Marco Berry in Danger su Italia 1. Corsi e ricorsi storici? Quale sia la risposta però non ha nulla a che vedere con alchimia, cabala, esoterismo o stregonerie di altro genere. Al posto di universi paralleli e armadi che si aprono su altri mondi, qui c’è l’uomo e la sua destrezza. Proprio Houdini, grazie alla abilità nella prestidigitazione (dal latino prestis digitus: muovere velocemente le dita), diventò famoso per aver smascherato medium e parapsicologi che avevano ingannato la polizia e molti scienziati. M.S. (Si ringraziano per la preziosa collaborazione: Marco Aimone, Antonello Sanna, Franco Silvi e Fulvio Steiner) Hugh Jackman in The Prestige Aprile 2007 RdC 21 IL PERSONAGGIO IL FASCINO DISCRETO DI BOVA L’esperienza americana, quella produttiva (per una nobile causa). Ora dietro la macchina da presa? In sintesi il Raoul pensiero DI CRISTINA SCOGNAMILLO PRODUTTORE Letto il soggetto di Io e l’altro mi sono subito appassionato. Si trattava di una pellicola a costo bassissimo e ho deciso di finanziarlo personalmente rinunciando al mio compenso di attore. E’ in America che ho imparato questo sano principio. Anche lì c’è un cinema indipendente che esiste grazie agli sforzi di persone motivate... e così anche noi abbiamo unito le forze: una scommessa, per dimostrare che pur non avendo finanziamenti e supporti ministeriali è possibile realizzare opere in cui si crede. REGISTA? Il desiderio di poter dirigere mi intriga. Non lo posso negare. Nella mia vita ho sempre assunto l’atteggiamento di chi attende l’occasione per intraprendere un percorso, senza provocarla... Infatti sia alla recitazione che a questa mia prima esperienza produttiva sono arrivato per una serie di alchimie e segnali, nella maniera più spontanea possibile e quando accadrà lo stesso per una regia IO, L’ALTRO Due amici, due pescatori. Uno italiano, Giuseppe (Raoul Bova), l’altro tunisino, Yousef (Giovanni Martorana). I due vivono sulla loro pelle la cosiddetta guerra di civiltà. Lontani dalla terra, in mezzo al mare, si abbatte su di loro un sospetto che viene dalla terraferma devastata dalla guerra. Distribuito dalla 20th Century Fox Io, l’altro è diretto da Mohsen Melliti. 22 RdC Aprile 2007 sicuramente non mi tirerò indietro. AMERICA Sono contento di confrontarmi con il mercato cinematografico Usa poiché mi offre la possibilità di avere a disposizione un numero maggiore di progetti da poter valutare e su cui lavorare. Ora sto girando a Puerto Rico The Company, prodotto da Ridley Scott per la regia di Mikael Salomon sulla guerra fredda dove interpreto un comandante della milizia cubana. DIVERSITA’ E RAZZISMO Io, l’altro, storia di amicizia come scambio di conoscenza. La diversità culturale è anche il poter considerare un punto di vista diverso dal proprio in entrambi i sensi, lo scontro che si genera fra i due personaggi ha più una implicazione psicologica che culturale e apre la strada alla “redenzione” e al perdono. Credo che il razzismo si fondi sulla legge del sospetto, della paura dell’altro e il messaggio che forse traspare da questo film è come lo scontro fra i due protagonisti assume un significato universale dove la diversità diviene concettuale, psicologica dove il razzismo diventa una forma di difesa del nostro essere unici... ritrovo molto di me stesso in questo film. L’INFLUENZA DEI MEDIA Il cinema, la televisione, la radio raccontano delle storie, e ogni storia racconta la sua verità e trasmette delle sensazioni, non saprei giudicare se i mezzi di comunicazione possano “influenzarci”, indubbiamente ci possono indirizzare verso un certo tipo di percorso o ragionamento... io tento sempre di personalizzare ed interpretare le notizie sulla base della mia interiorità. FOTO: PIETRO COCCIA S chivo e riservato, Raoul Bova ha sempre guardato al proprio mestiere con determinazione e umiltà. Non ha mai dichiarato, né fatto trasparire tra le righe il suo essere “arrivato”. Eppure è tra i pochi interpreti italiani ad aver percorso da subito la strada del cinema, della televisione e del teatro. Ora (anzi già da ieri) anche in America, a Hollywood. In Alien vs. Predator di Paul W.S. Anderson, protagonista della serie tv What About Brian, senza contare i nuovi progetti. E oggi anche produttore di un film di cui si è subito innamorato: Io, l’altro. Ecco come si racconta. Adesso un’opera prodotta da Ridley Scott. Sono un comandante cubano durante la Guerra Fredda Aprile 2007 RdC 23 ANNI DI PIOMBO '77E DI Le barricate di Scamarcio e Germano e l'antifranchismo di Daniel Bruhl. Due film per riaccendere ‘‘ La storia ha spaccato famiglie in camerati e compagni ’’ 24 RdC Aprile 2007 MIO FRATELLO E’ FIGLIO UNICO di Daniele Luchetti “Il mio film si distacca da Il fasciocomunista, ha perso parte della connotazione politica in favore dell’umanità dei singoli personaggi, con un dolore e un senso di esclusione meno presenti nel libro. Sarebbe stato un errore illustrare un romanzo riuscito: parto da lì, ma per riflettere la mia esperienza di vita”. A parlare è Daniele Luchetti, regista di Mio fratello è figlio unico, liberamente ispirato al Fasciocomunista di Antonio Pennacchi. In predicato per la Croisette - per Luchetti sarebbe la terza volta -, il film è stato tenuto a battesimo dall’iPod: “Durante una riunione di produzione, giocherellavo con l’mp3, ho ascoltato la canzone omonima di Rino Gaetano, ed ecco il titolo. Solo dopo ho scoperto che stava anche in Lavorare con lentezza, ma non ho voluto vedere il film per non esserne influenzato”. NTORNI dibattito e riflessione DI FEDERICO PONTIGGIA E DIEGO GIULIANI SALVADOR di Manuel Huerga “L’attualità di Salvador è nella cronaca di tutti i giorni. Guantanamo, Cina, Stati Uniti: quanta gente ancora oggi finisce in carcere per le sue idee?”. Salvador è Salvador Puig Antich, ultimo militante anarchico giustiziato durante il Franchismo col barbaro metodo della garrota: un perno a vite, destinato giro dopo giro a perforare lentamente la nuca. A più di trent’anni da allora, la sua storia torna alla ribalta con un film dello spagnolo Manuel Huerga, ora in Italia dopo una scia di premi, che portano da Cannes a Istanbul, passando per Goteborg e New York. Perché tornare a parlare della dittatura? Molti personaggi chiave del Franchismo sono confluiti nelle istituzioni democratiche senza soluzione di continuità. In alcune regioni governano ancora impunemente e il risultato è una ‘‘ Oggi come ieri si finisce in carcere per le idee ’’ Aprile 2007 RdC 25 ANNI DI PIOMBO Protagonisti sono due fratelli nell’Italia a cavallo tra anni ’60 e ’70: due figli unici? Accio si sente solo per esclusione: è la pecora nera della famiglia ed è fascista; il comunista Manrico è il prediletto dei genitori e della Storia. Ma anche lui è figlio unico. Solo una contrapposizione fraterna? I due fratelli riflettono le anime diverse del Paese: da una parte, legato alla tradizione e all’onore prebellici; dall’altra, desideroso di cambiamento e valori nuovi. Una spaccatura che ci sarà sempre, tra nord e sud, destra e sinistra... Ma il film non sceglie… Mi hanno aiutato molto le parole di Cechov: “Un artista non deve mai prendere posizione politica”. Mio fratello è figlio unico non parla di politica, ma di persone che fanno politica. Qual è l’ottica? E’ l’unità di fratellanza emotiva a prevalere: si tratta di una scissione voluta dalla storia, non dai sentimenti. In altre opere, il fascista è un mostro, mentre il Riccardo Scamarcio è Manrico in Mio fratello è figlio unico. Accanto una scena di Salvador compagno ha sempre ragione, qui vorrei che non fosse così. Stilisticamente come la rifletti? Ho girato – cosa per me nuova cercando un’impressione di freschezza, verità e spontaneità. A Elio Germano (Accio), Riccardo Scamarcio (Manrico) e gli altri ho chiesto di evitare vezzi e stereotipi recitativi, e di ricorrere alle loro esperienze emotive. Ho eliminato gli attriti del set, non gli ho mai detto dove fosse la macchina da presa. E all’operatore dicevo: ora succederà qualcosa davanti a te, riprendila come fosse un documentario. Spero che lo spettatore si senta di fronte a eventi emotivamente autentici, e che lo stile passi in secondo piano. Come ti sei preparato? Con documentari e fotografie d’epoca, ma poi ho capito che rischiavo di illustrare qualcos’altro. Ho chiesto a scenografi e costumisti di mantenere solo oggetti e pettinature che fossero credibili anche oggi: volevo che il film sembrasse contemporaneo. E il lavoro con gli attori? La sceneggiatura scritta con Rulli e Petraglia mi lasciava ampi margini di improvvisazione: ho accolto molte suggestioni dagli attori. Diciamo che li ho lasciati liberi di fare quello che volevo. BOMBACARTA PENN Il Fasciocomunista del libro esiste davvero. Abita a Latina, ma non andatelo a cercare: mena più del L’Italia anni ’70 vista da Pennacchi. Simile anche la Spagna di Huerga 26 RdC Aprile 2007 pericolosa tendenza a minimizzare la violenza di quegli anni. Molti giovani non sanno nulla della dittatura e questo film è soprattutto per loro. Perché sappiano quali rischi si nascondono dietro a tanti slogan, urlati oggi dall’estrema destra spagnola. Perdonare si può, dimenticare no. Chi era Salvador Puig Antich? Un giovane come tanti, che ha avuto la sfortuna di essere anarchico. E’ stato subito chiaro che era un capro espiatorio, ma proprio per la sua fede politica, neanche la sinistra si è schierata al suo fianco. L’esecuzione è stata una vendetta di Stato per l’attentato a Carrero Blanco, che era avvenuto poco prima. Ancora oggi, soprattutto in Catalogna, viene considerato un simbolo e una bandiera della libertà. Che cosa ricorda di quel periodo? Quando Salvador è stato giustiziato avevo 17 anni. Si è trattato di un passaggio fondamentale per la maturazione della mia coscienza politica. Vedere cosa era capitato a un ragazzo a me così vicino, quasi coetaneo e per di più della stessa città, mi ha aperto gli ACCHI suo “Accio”, e ne ha davvero per tutti “Dovrei mangiare il pollo con le posate, ma non ci riesco: per gli spaghetti uso ancora cucchiaio e forchetta. Sono e resto un operaio, della classe loro me ne sbatto”. Siano spaghetti o pollo, di certo peli sulla lingua ad Antonio Pennacchi non ne rimangono. Classe 1950, sposato con due figli, non si è mai mosso da Latina: iscritto al MSI da ragazzo, ne viene allontanato, aderisce ai marxistileninisti di Servire il popolo, poi: PSI, CGIL, UIL, PCI, ancora CGIL, da cui viene espulso nel 1983. Dopo la laurea, a 44 anni, sfruttando la cassa integrazione, esordisce nella letteratura nel ’94 con Mammut, pubblicato dopo 55 rifiuti da 33 editori (cambiava il titolo…). Del 2003 è Il fasciocomunista, a cui Daniele Luchetti si è “liberamente ispirato” per Mio fratello è figlio unico. Pennacchi, di quale classe parla? Di quanti hanno il bollino e la patente per dire: “Io faccio cultura”. Hanno codici e occhi su quanto fosse pericoloso anche soltanto dire la propria. Che fine ha fatto la passione politica degli anni ‘70? In Occidente è del tutto svanita e credo per due motivi. Da una parte il benessere materiale, che priva i giovani della spinta a combattere per nuovi traguardi. Dall’altra lo svilimento della democrazia, che dietro a nomi come Bush maschera nuove forme di dittatura. Rispetto agli anni ‘70 è poi cresciuto un individualismo esasperato. Salvador rapinava banche e metteva bombe per la classe operaia. Oggi ci si espone soltanto per sé stessi. Come ha reagito la Spagna al film? La destra lo ha bollato come apologia di un terrorista. Il film ha però anche riacceso il dibattito e la speranza che venga riaperto il processo e fatta giustizia sulla morte di Salvador. La pena di morte è ancora un tema così attuale? Finché anche soltanto una persona verrà giustiziata, sì. comportamenti diversi rispetto alla fabbrica, dove la gente le cose se le dice in faccia. E’ un problema di classe: il mondo della cultura appartiene a un’altra classe. Anzi, non il mondo della cultura: l’industria culturale. Veniamo al film. Si sono messi a lavorare sulla roba mia senza che ne sapessi niente. È vero, avevo venduto i diritti a Mondadori, che glieli ha passati: è colpa mia non essermi tutelato. L’ho saputo dai giornali: ho chiamato Cattleya, ho parlato con il produttore Riccardo Tozzi, Il mio giudizio sarebbe forzatamente comparativo, per questo alla proiezione ho portato mia moglie, che come i miei figli non mi legge. Comunque non mi è dispiaciuto, l’attore che fa Accio da piccolo e il rumorista sono sublimi: se andrà in concorso a Cannes, potrebbe vincere. In famiglia no, chi la legge? Con questi libri i soldi ce li faranno i miei figli forse, sicuramente i miei nipoti, di certo non io: e che bip, con tutto l’amore per i miei figli e nipoti… Fama da attaccabrighe, suffragata da varie denunce, “Quando ho saputo che iniziavano i casting, mi sono presentato come comparsa. Il risultato è buono: a Cannes potrebbe anche vincere” invano ho cercato Luchetti. Passano due anni, dai quotidiani locali vengo a sapere che a Latina stanno facendo i provini per le comparse. Mi presento lì, mi metto in fila, e mi chiedono: “Lei che parte pensa di fare?”. “Quella del testa di bip”, gli ho detto. Poi l’ha visto, che ne pensa? c’è del compiacimento nell’essere bastian contrario? C’è orgoglio e fierezza, ma anche tanto dolore. E’ la solitudine la norma della mia produzione creativa. Perché se devo scrivere una cosa che hanno già scritto tutti gli altri, che bip la scrivo a fa’? Risparmio la carta. F. P. Aprile 2007 RdC 27 TENDENZE cinema da chef La cucina povera di Filippo La Mantia: ex fotoreporter con trascorsi all’Ucciardone, che con le sue ricette ha ispirato Zingaretti (e Tutte le donne della mia vita) DI CHIARA UGOLINI A destra lo chef Luca Zingaretti in Tutte le donne della mia vita. In chiusura Ricky Tognazzi e Vanessa Incontrada 30 RdC Aprile 2007 A tu per tu con lo chef Filippo La Mantia, che ci porta nel suo favoloso mondo di sapori. Ora anche sullo schermo, in “odorama” per Tutte le donne della mia vita, diretto da Simona Izzo con Luca Zingaretti ai fornelli. Cominciamo dall’inizio. Come è nata la collaborazione per Tutte le donne della mia vita? Naturalmente durante una cena. Il produttore del film mi aveva invitato a cucinare a casa sua. C’era anche il soggettista, che è rimasto colpito da me. Non mi importa dello status del cuoco, né di rincorrere le stelle Michelin. Rispetto agli chef navigati, cucinare resta per me un gioco. Significa recuperare le tradizioni, il mondo femminile dell’infanzia. I profumi della cucina di mia madre mi sono entrati dentro e a 42 anni mi sono ritrovato a Roma e sono diventato cuoco. I critici dicono che la mia cucina è “femmina” perché non uso cipolla, aglio e burro, ma prediligo i profumi. Così che quando un uomo e una donna si baciano, dopo aver cenato da me, nelle loro bocche c’è solo profumo. Quanto le assomiglia Davide, il personaggio di Luca Zingaretti? C’è molto di mio, ma non solo. Simona si è ispirata alla cultura di gourmet del suocero, Ugo Tognazzi, condendola con aspetti di altri chef. Il risultato è un cuoco stellato, per cui sono stati contattati cuochi come Heinz Beck e Moreno Cedroni. Quello che si vede nel film è un mondo culinario di provette ed esperimenti, in forte contrasto con una cucina più carnale come la mia, a cui Davide approda col ritorno in Sicilia. E poi ci sono le mie mani. Zingaretti è un attore fantastico, ma in alcune scene in cui scoccia il cous cous è troppo violento, ci voleva più una carezza. La filosofia del film, “una cucina che nutre il corpo e l’anima”, è quindi un po’ la sua? Mai dimenticare che il cibo serve per nutrirci. Non capisco chi promuove quello scomposto. Sono favorevole Aprile 2007 RdC 31 TENDENZE all’invenzione purché porti a qualcosa di nutriente, buono, che inneschi ricordi e raccolga tutti intorno a un tavolo. L’evoluzione della mia cucina è nel rispetto del corpo, perché non usa soffritti ma solo aromi come agrumi e mandorle. Gli esperti dicono che per star bene se ne dovrebbero consumare quattro al giorno. E’ vero che il cinema le è stato di ispirazione per nuove ricette? Sono stato dieci giorni a Stromboli sul set del film e con Zingaretti e la troupe ho realizzato i miei piatti, che sono piatti dell’orto e del campo, da cucina povera. Le mie ricette nascono così: se trovo il finocchietto o un fiore di campo vado al mercato a cercare un pescato particolare. Sul set ho creato un latte di mandorla che ricorda quello materno: mandorla pestata nel mortaio con gelsomino, cannella, pistacchio e latte di mucca. E poi anche un dolce che ho battezzato Iddu, come viene chiamato il vulcano di Stromboli: iddu, cioè lui e basta. Prima di diventare cuoco è stato per molti anni fotoreporter di mafia. Poi per un errore giudiziario è finito in carcere, all’Ucciardone, finché Giovanni Falcone ha riconosciuto la sua innocenza. Questa sua prima vita sarebbe un ottimo spunto cinematografico… A maggio uscirà Maqeda, un libro che racconta questa storia, e chissà che non ne venga un film. Servirebbe però una produzione importante, perché si parla di violenza, di morti di mafia. Se potessi sceglierei Michele Placido perché è il regista giusto per raccontare quell’ambiente: anni Settanta, criminali, polizia, Palermo. C’è tanta storia, ma ci vogliono un buon soggettista e un buon regista per un buon lavoro di qualità. TRE CIAK IN PADELLA Le vere star del futuro portano il grembiule e il cappello bianco Le riviste di tendenza li danno come rockstar del futuro, stilisti di domani, dj della nuova era. Gli chef detteranno davvero stili e mode nell’immediato tempo a venire? Certo è che dalla commedia italiana al remake e al cartoon, al cinema stanno per arrivare molte storie di cuochi. > NO RESERVATIONS Remake del tedesco Ricette d’amore con Sergio Castellitto nei panni di un cuoco italiano. Una chef di Manhattan, rinomata e perfezionista, si ritrova spodestata da un sous-chef molto più libero e inventivo. Allo stesso tempo deve anche occuparsi, senza esperienza né ispirazione, della nipotina di nove anni. Al posto di compagna storica Stefania (Michela Cescon) e la gourmet Isabella (Rosalinda Cementano). E’ nella sua terra d’origine, la Sicilia, che riuscirà a riconciliarsi con se stesso, la cucina e il passato. Un viaggio sensoriale dal Piemonte a Stromboli. In sala dal 30 marzo. > RATATOUILLE Castellitto, la versione americana prevede Aaron Eckhart, mentre Catherine Zeta-Jones è la chef dai modi difficili e Abigail Breslin di Little Miss Sunshine la nipotina. Leggende metropolitane vogliono la Zeta-Jones apprendista in incognito per perfezionare lo stile ai fornelli. Con la cuffietta in testa sembra che nessuno l’abbia scoperta, ma secondo un tabloid inglese alcuni clienti sarebbero andati a dirle “quanto somigliasse ad un’attrice di Hollywood”. Morirebbe pur di diventare uno chef. Remy è un topolino della campagna francese, ha la passione per le cose buone e il sogno di diventare un cuoco. Lascia la provincia per trasferirsi a Parigi, nei sotterranei di uno dei più importanti ristoranti della città. Ogni tanto fa capolino in sala, si avvicina di soppiatto al carrello dei > TUTTE LE DONNE DELLA MIA VITA “Sono stato dieci giorni sul set. Realizzavo i miei piatti col finocchietto e i fiori di campo” 32 RdC Aprile 2007 Simona Izzo ha scritto (con Ricky Tognazzi e Graziano Diana) e diretto una commedia corale che ha per protagonista Luca Zingaretti, chef pluripremiato e donnaiolo, con l’allergia ad impegnarsi. Quando il proprietario del ristorante in cui lavora decide di licenziarlo, entra in crisi e va a ricercare le donne della sua vita. Tutte impegnate a dimenticarlo: Monica (Vanessa Incontrada), madre di suo figlio, ora fidanzata col suo ex aiuto (Tognazzi), sua madre Diletta (Lisa Gastoni), la formaggi e proprio mentre il cameriere li declama ai clienti una signora caccia un urlo: “C’è un topo!”. La vita è dura per Remy: ogni giorno rischia una coltellata, un mestolo in testa. Le cose sembrano cambiare quando per lo chef Gusteau crea una zuppa che viene elogiata dai critici di tutto il mondo. Scritto e diretto da Brad Bird (premio Oscar per Gli incredibili), il cartoon esce quest’estate negli Stati Uniti e in autunno in Italia. (C.U.) UNA NUOVA ERA DELLA COMUNICAZIONE All Technology in sinergia con i propri partner sviluppa soluzioni tecnologicamente avanzate volte a migliorare la comunicazione business to consumer. Vetrine interattive, Touch Screen di ampi formati (32 e 42 pollici) Schermi pubblicitari interattivi Soluzioni infopoint integrate Totem inox per esterni Display industriali da incasso Pannelli rotativi (rotor) per interni ed esterni T. 02.45.86.31.41 - F. 02.45.86.77.99 - [email protected] - www.alltechnology.it SPECIALE NON APRITE QUELLA PORTA Dr. House, Grey’s Anatomy e molto altro: la seconda parte delle serie che fanno furore. Tra camici (poco) immacolati, bisturi taglienti e casalinghe serpenti DI ANDREA AGOSTINI, PIERLUIGI FRASSINETI, FEDERICO PONTIGGIA, ANGELA PRUDENZI, SABRINA RAMACCI, CRISTINA SCOGNAMILLO E CHIARA TAGLIAFERRI A CURA DI MARINA SANNA 2 Aprile 2007 RdC 35 CASI CLI Che cosa hanno in comune Rowan Atkinson, Le casalinghe disperate, Nip/Tuck eSix Feet Under? DI MARINA SANNA 36 RdC Aprile 2007 BEAN E GLI ALTRI PIU’ CHE UN CASO CLINICO NICI Scopritelo con noi Rowan Atkinson è un caso disperato. Lo avevamo lasciato a Los Angeles, inviato dalla Royal National Gallery di Londra per presentare al pubblico un famoso dipinto americano. Il titolo del film, che segnava l’esordio del personaggio di Bean sul grande schermo dopo una serie tv di cinque anni, era L’ultima catastrofe. Rowan Atkinson ne combinava di tutti i colori, sporcando il quadro in maniera irreparabile, inventando un discorso incomprensibile (praticamente muto) ma uscendone, come sempre, quasi vincente. A distanza di dieci anni eccolo di ritorno con una storia intelligente e ben scritta: in questa nuova versione (Mr. Bean’s Holiday diretta da Steve Bendelack) infarcita di gag, equivoci e trovate metacinematografiche, il catastrofico ometto si è aggiudicato il primo premio della lotteria (organizzata dalla parrocchia del quartiere). E indovinate un po’ che cosa ha vinto? Una settimana di vacanza nel sud della Francia e una videocamera nuova di zecca. Però la notizia è un’altra: il soggiorno è sulla Costa Azzurra, a Cannes, proprio durante il Festival del cinema. Rowan Atkinson è diabolico, bravissimo anche Willem Dafoe che interpreta un regista dall’ego spropositato (e qui i riferimenti si sprecano...). Mr. Bean è semplicemente irresistibile con le sue improbabili prodezze, proprio come lo sono Meredith, romantica specializzanda in medicina (ah, l’amore!) di Grey’s Anatomy, le bellissime Casalinghe che di serie in serie diventano sempre più disperate (quando la voce fuori campo funziona…), il misogino e brillante Gregory House che fa furore (ma Grey’s Anatomy sta tentando il sorpasso e attendiamo con ansia le nuove puntate in dvd). Sono tutti personaggi eroici, che indossino il camice oppure no, dalla brutta Betty che spopola in ogni luogo del pianeta alla surreale, geniale, famiglia di becchini di Six Feet Under, ai prodigiosi dissacratori di corpi e vizi americani Christian Troy e Sean McNamara, chirurghi di Nip/Tuck. Una volta incominciata la visione diventerete anche voi casi clinici: irrimediabilmente serial dipendenti. Aprile 2007 RdC 37 PROTAGONISTI E CARATTERISTICHE EROI IN CAMICE E [NON] Quando l’individualismo si fa ospedaliero: dal Dr. House (in borghese) a Grey’s, lo stetoscopio è simbolo di onnipotenza DI PIERLUIGI FRASSINETI Identikit del campione. Attualmente l’eroe televisivo ha un camice bianco e corre lungo le corsie dell’ospedale con uno stetoscopio al collo. Solo il Dr. House (Hugh Laurie), il pluridecorato (da premi e pubblico) e caustico medico che impazza su Italia 1, ha un incedere claudicante e non indossa la divisa: se lo può permettere, dall’alto di una sapienza infinita e di una scorta di battute da Oscar della sceneggiatura seriale. Gregory House porta a malapena lo stetoscopio e si imbottisce di vicodin, un antidolorifico. Gregory House è una sorta di Carmelo Bene che ha fatto il giuramento di Ippocrate, pur se in qualche episodio c’è chi arriva a dubitarne. Ma è anch’egli un eroe: aiuta gli uomini e risolve sempre i casi di puntata, alla stregua di un moderno Perry Mason. Ed eroi sono anche i personaggi di E.R. - oramai al lumicino ma pur sempre una delle serie più innovative del panorama televisivo degli ultimi quindici anni - e quelli di Grey’s Anatomy, eroi minori perché ancora praticanti, quasi naufraghi alla Lost in un ospedale dove tutti si aspettano di vederli soccombere. A modo loro, lo sono McNamara e Troy di Nip/Tuck: eroi magari un po’ troppo epicurei, alle prese con la superficie degli uomini e delle donne e con casi al limite del realismo. Medici vs. Heroes. Insomma, si tratta di eroi molto umani, troppo umani. Immaginate che cosa potrebbero pensare di loro i personaggi di Heroes, uno dei fenomeni serial-televisivi più recenti (è della NBC e ha sfondato ogni record nella fascia serale dell’emittente). Heroes è una delle serie che più sconfina nel mondo dei Ali Larter e Tawny Cypress in Heroes comics (Jeph Loeb, uno degli autori, ha lavorato a Smallville, Lost e ai fumetti della Marvel Comics e DC Comics). Racconta le vicende di una dozzina di personaggi sparsi per il mondo e dotati, a loro insaputa, di poteri eccezionali che metteranno a servizio dell’umanità, minacciata dalla catastrofe. Misteri e trame nell’ombra, come nel più classico dei noir soprannaturali, ma anche traiettorie umane laceranti e ipnotiche: l’ossessione per il volo di Peter, quella per l’alterazione del continuum spazio-temporale di Hiro, “otaku” (maniaco dei manga e dei fumetti) di Tokio, quella per la sostanziale Solitari o in equipe, scettici o interessati: in prima linea i paladini tv 38 RdC Aprile 2007 Patrick Dempsey alias dottor Stranamore; nella pagina accanto, Ellen Pompeo e T.R. Knight: gli specializzandi di Grey’s Anatomy invulnerabilità di Claire, cheerleader texana, in grado di guarire all’istante ogni ferita. Scontro titanico, dunque, fra superpoteri piazzati nei corpi e nelle menti di impiegati, drogati, esibizioniste, bambini (Heroes) contro sale di chirurgia che sembrano uscite da Star-Trek (Grey’s) e l’infinito potere del medico (Dr. House), che decide di vita e di morte. Deontologia. Attenti, però, l’eroe in camice bianco ha un tallone d’Achille: spesso delude nel trattamento dei malati, gli manca il rispetto per l’Uomo ed è invece fanatico del morbo, del processo della malattia. Nelle serie moderne ciò che fa acqua è proprio la deontologia medica. In Dr. House il rapporto con la malattia e col paziente è decisamente malato: Gregory - semiparalizzato, brutale, decisionista - combatte eternamente contro la sua malattia interiore. In Grey’s prevalgono le dinamiche interne, ed i casi di puntata non sono che tappe verso lo svezzamento professionale dei nostri personaggi. Certo, le lacrime e il dolore non mancano, ma fanno parte della scorta di sentimenti che non può mancare ad una splendida serie full-optional come quella sui tirocinanti di Seattle. Valorosi o egoisti? Mentre gli Heroes pensano solo all’umanità, i nostri eroi in camice bianco sono esageratamente concentrati su se stessi. Il loro eroismo somiglia pericolosamente all’egoismo. In una società in cui il benessere è vissuto non come mèta ma come prerequisito, il sogno non è più sociale ma progetto di autoaffermazione individuale. Queste serie tv - prodotti cangianti, polimediali, “moderno specchio dei tempi” - ce lo dicono esplicitamente, presentando eroi ed antieroi nello stesso cono di luce dell’individualità, perfetti interpreti dei nuovi equilibri. E allora è meglio un medico onnipotente per cui il paziente è solo uno strumento o il vecchio Dr. Kildare? O quel dottor Manson/Alberto Lupo de La Cittadella sensibile ed empatico, ma tanto famoso da venire invitato, fuori dallo schermo, nei veri convegni medici? Nessuno dei due poteva contare sulle battute formidabili di Gregory House, né sapeva combattere nell’arena ospedaliera come Meredith Grey. Eppure erano lo stesso - e lo confermano gli ascolti dell’epoca, l’affetto del pubblico, la longevità dei personaggi - dei gran padreterni. Aprile 2007 RdC 39 GREY'S ANATOMY L’ESORDIO “Un mese fa, alla facoltà di medicina, i medici erano i vostri professori. Adesso i medici siete voi. I sette anni come specializzandi in chirurgia saranno i più belli ed i più brutti della vostra vita: verrete messi sotto pressione. Guardatevi attorno, salutate i vostri concorrenti: otto di voi passeranno a una specializzazione più facile, cinque di voi non reggeranno alla pressione e a due di voi verrà chiesto di andarsene. Questa è la vostra arena!” Che partenza bruciante al Seattle Grace Hospital, dove vige il coprifuoco per i giovani e ambiziosi tirocinanti tra i quali siamo invitati a seguire la voce narrante della dolce ma tenace Meredith Grey! Una specie di dichiarazione di guerra, che Miranda Bailey detta “la nazista”, medico responsabile dei novellini, rende ancor più minacciosa con la sua legge: “Ho cinque regole. Regola n. 1, non perdete tempo a fare i ruffiani: vi odio e tanto non cambierete le cose...”. Così, i cinque si ritrovano sul fronte immediatamente. Ma, attenzione, stiamo parlando di un buon ospedale di Seattle, mica del pronto soccorso del Bronx. I pazienti sono in fondo il problema minore, al Grace. MEREDITH E GLI ALTRI Meredith Grey, impersonata da Ellen Pompeo (Prova prendermi, Daredevil), è il tirocinante che appare in pole position: ha una storia con l’affascinante Dr. Sheperd (Patrick Dempsey), davanti al quale crolla ogni velleità di equidistanza professionale, ma è anche figlia di un chirurgo mitico: la madre Ellis Grey, precocemente malata di Alzheimer, che ha dato il suo nome a una nuova tecnica operatoria. Cristina Yang (Sandra Oh, canadese di origini coreane, per due anni di seguito il premio come miglior attrice non protagonista di una serie tv), immediatamente competitiva, ambiziosa. Nei suoi piani di scalata incontra il dott. Burke (Isaiah Washington) con cui vive una storia d’amore piuttosto conflittuale. Alex Karev (Justin Chambers) forse il più grigio dei cinque, ma capace di far fuori per un errore un paziente (per cui viene bollato con il marchio “licenza di uccidere”) e mettersi con la bella Izzie... LA REGINA DEL Ovvero: come sopravvivere in corsia da specializzandi. Con un cast stellare, ottimi dialoghi e musica azzeccata. Ma attenzione al cambio di stagione… DI PIERLUIGI FRASSINETI 40 RdC Aprile 2007 Isobel ‘Izzie’ Stevens (Katharine Heighl, di origini tedesche) ex-modella, sexy ed insicura, capace di slanci generosi e di ritirate nell’ombra. Ma è lei che apre, nella terza serie, una clinica gratuita assieme al cerbero dal cuore d’oro, Miranda Bailey. George O’Malley (T.R. Knight) timido ed introverso tirocinante, disposto ad entrare subito in empatia con Meredith e Izzie, ma anche con i suoi nuovi pazienti. LA FORZA E’ CON LORO Con Grey’s Anatomy assistiamo ad un nuovo, dirompente fenomeno seriale. Cast stellare per efficacia e varietà; cura minimale in scrittura, nelle riprese e nella confezione (alcuni passaggi sono da manuale, e in ogni puntata, come in Dr. House, c’è almeno un dialogo che non vorresti mai dimenticare); la musica azzeccata e pop (il titolo degli episodi è ispirato alle canzoni, e all’interno della serie non mancano i pezzi famosi); un linguaggio visuale certo non innovativo, ma che imprime una solida ritmica, e un linguaggio verbale straordinariamente ricco e trendy, tanto da fare immediatamente breccia nel lessico quotidiano del pubblico americano. Tutto questo ha fatto sì che Grey’s sia diventata la serie più decorata (oltre 50 premi di settore) e più vista fra le consorelle americane. Ma attenzione al cambio di stagione... 2007: TERZA STAGIONE PER I TIROCINANTI E’ quella che potrebbe risultare la più delicata. Le storie dei nostri neomedici si sono intrecciate a tal punto da richiedere new-entry di personaggi, mentre il vecchio capo Richard Webber (James Pickens Jr.) andrà in pensione e verrà tallonato, per ottenere il suo posto, dai giovani rampanti Sloan, Burke e Sheperd. La realtà della serie sta cambiando notevolmente poiché dall’instabilità iniziale (sempre creativa, in tv come al cinema) l’arena di Grey’s sta trasformandosi in teatro di battaglie di posizione, forse troppo morbide e corrette per continuare a sedurre lo stesso pubblico. Insomma, che sia cominciata l’involuzione che porterà la regina delle serie tv a diventare una soap? LE SERIE Aprile 2007 RdC 41 DR. HOUSE Sela Ward alias Stacy con Hugh Laurie/Gregory House DOCTOR NO 42 RdC Aprile 2007 Antipatico, cinico, dipendente dai medicinali. Non ama curare i malati, ma vuole sconfiggere le malattie. Ecco l’idolo delle donne DI CRISTINA SCOGNAMILLO “BUON GIORNO MALATI... E BUON giorno anche ai loro cari. Tanto per non perdere tempo con inutili ciance io sono il Dottor Gregory House, potete chiamarmi Greg. Sono uno dei tre medici di servizio in clinica stamattina. Io sono un abilitato: un diagnosta cronicamente annoiato con duplice specializzazione in malattie infettive e nefrologia, nonché l’unico medico che lavora qui contro la sua volontà. È così, no? Ma niente paura! Per molti di voi per fare il mio lavoro basterebbe una scimmia con una scatola d’aspirina. Ah... a proposito... se siete particolarmente seccanti mi vedrete prendere questo: è Vicodin. È mio non potete averlo... oh no... non ho il problema del controllo del dolore è proprio il dolore il mio problema. Ma chi lo sa, magari mi sbaglio... forse sono troppo impasticcato. Allora chi sceglie me? E... chi preferisce aspettare uno degli altri due? Ok, va bene, io sono alla uno se cambiate idea”. Si presenta da solo il Dr. Gregory House (Hugh Laurie), ai suoi malati. Non porta il camice, non è mai in corsia, non parla con i pazienti, né tanto meno con i congiunti. Non chiedetegli commiserazione, non ve la darà. Non sperate che vi dica una parola dolce solo per farvi sentire meglio, non ne è capace. Non aprite il vostro cuore, rischiereste un brutto colpo. Nessuna pietà!, sembra essere il motto del Dr. Gregory House. La verità, Lisa Cuddy (Lisa Eldstein) cordiale, quella scientifica e quella morale, simpatica ma che esige il rigoroso sembra essere la sua parola d’ordine. E’ rispetto delle regole, non fa altro che scorbutico, cinico, non ha maniere, è bacchettare House ma che è sempre convinto che tutti i pazienti mentano, è pronta, però, a difendere. Criticato, ma dipendente cronico dalle medicine rispettato e amato dalla sua equipe, (l’ormai famoso Vicodin e questa sua idolatrato dal pubblico televisivo, House dipendenza nel corso delle puntate gli è il medico che ha soppiantato i vari procurerà non poche noie. Compresa la Clooney di E.R., che non ha eguali in galera?) e, se non bastasse è pure zoppo Grey’s Anatomy e nemmeno in Nip/Tuck. (causa un infarto). Ecco il ritratto di un E’ un personaggio fuori dalla norma. medico specializzato in diagnostica, Merito del successo (degli autori e dello nefrologia e malattie stesso Laurie) è la sua infettive che ha dato il faccia, il suo sguardo, HUGH LAURIE MILIONARIO? suo nome alla serie tv il suo modo di fare, il a La 4 serie si farà, tanto per ideata da Bryan Singer. suo temperamento. cominciare. In dvd si possono House non ama curare Non è bello ma piace trovare la 1a e la 2a stagione. In tv i malati, vuole (anche al suo capo la terza, ma bisogna aspettare l’autunno per capire se House sconfiggere le malattie Lisa), non è gentile ma andrà in galera. Nel frattempo e preferisce uscire dalla si batte fino alla morte Hugh Laurie diventa più ricco con sua tana solo per casi pur di salvare una vita, un cospicuo aumento. Si vocifera estremamente rari e ha un carattere molto di 300mila dollari a episodio. molto difficili. La sua è forte. E’ ironico e La Morrison e Spencer, alias una sfida continua, sarcastico. Ma è anche Cameron e Chase, fidanzati fin dal pilot avrebbero ufficializzato una corsa contro il uno che soffre, in famiglia la propria unione! tempo. Provocazione è zoppica, dipende dalle ciò che applica ai suoi medicine. E’ solo, “sottoposti”, mettendoli in perenne mangia panini e non è sofisticato. Ama competizione. Del suo staff fanno parte la musica, vede le serie televisive (The l’immunologa Cameron (Jennifer O.C. e General Hospital) ed è tifoso di Morrison), il neurologo Foreman baseball. Un medico che tutti (Omar Epps, già medico in E.R.) e il vorrebbero incontrare perché è tanto giovane Chase (Jesse Spencer) esperto di risolutivo quanto affascinante. E se è terapia intensiva. Ha un solo vero scorbutico e cinico poco importa. Può amico, l’oncologo Wilson (Robert Sean essere come tanti di noi, ma essere come Leonard). E poi c’è il direttore sanitario lui risulta impossibile. Aprile 2007 RdC 43 DESPERATE HOUSEWIVES CASALINGHE ALLA RISCOSSA Altro che disperate: con ironia e profondità riflettono sulla vita (dall’alto) e fanno l’occhiolino ad American Beauty e Sex & the City. Per dare voce a pensieri al femminile (e Meredith Grey ne sa qualcosa…) DI ANDREA AGOSTINI 44 RdC Aprile 2007 “MI CHIAMO LESTER BURNHAM. Questo è il mio quartiere, questa è la mia strada, questa è la mia vita. Ho quarantadue anni, fra meno di un anno... sarò morto”. Ecco, prendete l’incipit di American Beauty, trasferite il set a Wisteria Lane e levate di mezzo Kevin Spacey. Le sue riflessioni sono troppo profonde e sincere per appartenere al genere maschile. Non prendiamoci in giro. Se c’è qualcuno in grado di farlo, allora deve essere una donna. Moderna, riflessiva, intelligente, un tantino disperata. Meglio ancora se casalinga. Professione bistrattata e che più di ogni altra merita una rivincita. Le Desperate Housewives - Casalinghe Disperate (ma in inglese “desperate” può significare anche “disposte a tutto”) sono quattro, anzi erano cinque. Perché una di loro, Mary Alice, all’inizio della prima puntata si spara con garbo un colpo in testa. Eva Longoria, Felicity Huffman, Marcia Cross, Teri Hatcher e Nicolette Sheridan INTERNO DONNA Ovvia, omologata e irrilevante: ma la casalinga è davvero così? DI CHIARA TAGLIAFERRI Una certezza italiana (ma non solo), sociologica e antropologica insieme, è quella per cui nulla al mondo esiste di più ovvio, omologato e irrilevante di una casalinga. “Quella di Treviso” è stata immortalata da Nanni Moretti in Sogni d’oro, ma è la casalinga di Voghera a essere diventata l’emblema della donna “doxa”, media, prevedibile nelle opinioni, nella complessiva percezione della vita. E’ come se nella parola “casalinga” fossero contenuti tutta una serie di elementi cromatici intorno al grigio, sonorità attutite se non spente, temperature tiepide e gusti generici. Se però entriamo nelle esistenze di queste casalinghe, oscillando tra le cronache recenti e le narrazioni letterarie e cinematografiche, ci accorgiamo che le cose non sono come sembrano. Grace Metalius ha 32 anni quando, nel 1956, pubblica Peyton Place. Vive in campagna, in un paesino del New England che, nella versione cinematografica del romanzo, confinerà “a nord con la fede, a est con la speranza, a ovest con la carità e a sud con quel che resta”. Ed è in “quel che resta” che Grace decide di andare a guardare. Così, fra piatti da lavare, 3 figli, un marito distratto e parecchi bicchieri nasce Peyton Place, antesignano di Wisteria Lane dove si muoveranno, Aprile 2007 RdC 45 DESPERATE HOUSEWIVES 50 anni più tardi, altre casalinghe, disperate ma molto alla moda. E’ la lacerazione del sogno anni ’50, quella commessa da Grace, che trova la chiave d’accesso al lato più oscuro della natura umana. Ovviamente, la fine di quella che fu definita una “pandora in blue jeans” è facilmente immaginabile: lo scandalo e la fama, due blockbuster e la serie tv tratti dal romanzo, i soldi, il divorzio, un nuovo matrimonio e svariate relazioni, il tutto innaffiato da crisi d’insicurezza, debiti e alcool, fino alla morte, a 39 anni, per cirrosi epatica. Il romanzo ha venduto più di 20 milioni di copie, e c’è da scommettere che una è stata acquistata da Mark Cherry autore di Desperate Housewives, una Peyton Place sotto acido. Nessuno esce vivo dal sobborgo di Wisteria Lane: le madri, tra il nevrotico e il depresso, hanno messo al mondo figli sociopatici e incidentalmente assassini, d’altro canto i mariti sono stupidi e fedifraghi, killer, truffatori e spacciatori all’occorrenza. Con questo parterre de roi ci sta che le casalinghe siano imbevute di un egoismo che farebbe impallidire la crudeltà materna di Joan Crawford, e che cerchino distrazioni in giardinieri minorenni o farmacisti ancora più psicolabili dei mariti. Offrono episodi di cattiveria spicciola, a tratti di patetica mediocrità, ma non si può non amarle quando tra un poker e una casa bruciata per scoraggiare una rivale in amore, si ritrovano – novelle streghe di Eastwick – a vestire l’amica suicida e a notare con sottile perfidia che loro l’avevano sempre immaginato: dichiarava una taglia 42 ma le etichette non mentono: era una 46! La Hatcher con James Denton 46 RdC Aprile 2007 Doug Savant baciato dalla Longoria E diventa in quel momento la voce narrante della serie. Le altre sono Lynette, Susan, Bree e Gabrielle. Belle, intelligenti, pronte a tutto per difendere prima le apparenze, poi la famiglia. Ma non è sempre oro quello IN ONDA FINO AL 2011? che luccica, e Un nuovo contratto per il dietro le villette creatore di Desperate color pastello e i Housewives, Marc Cherry che ha giardini tosati alla firmato con ABC Televison per perfezione si altri quattro anni. Tutto questo, nascondono paure, salvo ovviamente ascolti e disponibilità del cast, farebbe insicurezze, prevedere la produzione di misteri. Ne sa almeno altre sette stagioni. qualcosa Mary Disponibili in dvd prima e Alice che dall’alto seconda stagione, un gioco per segue le peripezie pc dove poter entrare nei delle amiche, dà segreti delle casalinghe e interagire con loro. voce ai loro pensieri, tira le somme alla fine della giornata. Le sue parole sono le vere protagoniste della serie: anticipano gli eventi, insinuano senza svelare, prendono per mano le quattro disperate e le accompagnano nelle loro disavventure. Ma non solo. La lezione del film di Sam Mendes - e ancor prima di Viale del Tramonto di Billy Wilder - viene studiata e applicata alla perfezione. Rare volte la voce fuori campo aveva assunto un ruolo così importante in un serial televisivo e le donne, nel piccolo schermo, erano apparse così vere, tormentate, umane. Una sorta di consacrazione: la voce fuori campo diviene spesso l’unico, sincero strumento con cui le donne possono parlare con la p maiuscola, fare a pezzi Alle prese con mariti killer e truffatori, il gentil sesso si consola tra poker e cattiveria spicciola gli uomini con ironia e sarcasmo, ricucire le proprie vite appellandosi alla solidarietà femminile. Si ribaltano i ruoli, il sesso debole diventa il sesso forte. E la formula funziona. Basta dare un’occhiata agli ascolti di Grey’s Anatomy, dove la voce fuori campo di Meredith Grey elargisce consigli così preziosi e saggi che meriterebbero di essere raccolti in un libro. Ci avevano già provato Ally McBeal nell’omonima serie e la Carrie di Sex & the City qualche anno fa. Ma era solo l’inizio: l’avvocatessa in carriera rimuginava sulle sue disgrazie lavorativosentimentali e tutto ciò che le passava per la testa veniva mostrato sullo schermo. La voce fuori campo di Carrie invece, riassumeva il contenuto della sua rubrica sul New York Star: riflessioni sulle relazioni, il sesso, l’emancipazione delle donne. Le casalinghe disperate, secondo alcuni, sono il seguito ideale di Sex & the City: le trentenni in carriera disperate perché non trovavano marito ora sono disperate (e quasi quarantenni) perché l’hanno trovato. E forse la voce di Mary Alice è quella di una Carrie cresciuta, che parla di amori, passioni, ma anche famiglia, figli, morte. Della vita, insomma, a 360 gradi. Una cozza di successo Brutta, unta e “vincente”: Ugly Betty spopola in tutto il mondo. Il segreto? Chiedetelo a Verga DI FEDERICO PONTIGGIA 14,3 milioni di spettatori negli Usa, 3 milioni e il 29% di share al pomeriggio in Spagna, l’interprete della versione indiana Mona Singh proiettata nel pantheon di Bollywood, e tutto questo per una bruttina poco stagionata, con apparecchio ai denti, capello bisunto d’ordinanza e abbigliamento improbabile. Brutta è dir poco, una cozza totale: Betty la fea, (Betty la cozza), titolo dell’originaria telenovela colombiana, da cui è stato tratto un format pluri-esportato con enorme successo. Prodotta da Salma Hayek, l’Ugly Betty versione yankee ha sconvolto i palinsesti statunitensi – va in onda sulla ABC - con America Ferrera (premiata al Sundance per Le donne vere hanno le curve) nei panni di Betty, ragazza intelligente ma zero attraente catapultata nell’effimero mondo della moda. Se il termine di paragone a posteriori pare essere Il diavolo veste Prada, la serie non tralascia l’attualità: per esplicito interessamento della Hayek, Ugly Betty – doppio Golden Globe 2007 per la miglior serie comica e l’interprete femminile - si apre a temi sociali ed economici, quali l’immigrazione clandestina. Obiettivo dichiarato: facilitare dal piccolo schermo l’integrazione della popolazione latinoamericana residente negli Stati Uniti. D’altronde, ha detto tra serio e faceto la Hayek, “Betty è in tutto e per tutto una minoranza: è donna, latino-americana e non ha il look giusto”. Cambiano i titoli Yo soy Bea in Spagna, Innamorati a Berlino in Germania, Non c’è nessuno come Jassie in India – ma invariato rimane l’appeal di questa Cenerentola post-moderna che, come 30 anni fa Sonia Braga nella serie Dancin’ Days o Anne Hathaway nel recente Diavolo, troverà infine successo e amore (il bel capo, più a suo agio tra le lenzuola che dietro una scrivania…). Pigiando sul pedale dell’identificazione, la serie è assurta a fenomeno mediatico globale, scomodando ovunque sociologi, psicologi e opinion leader, chiamati a interrogarsi sul fascino davvero discreto di una “cozza” catodica, avis rara nella voliera edonistica del piccolo schermo. Dunque, la ragione del successo? Mutatis mutandis, dalla cozza all’ostrica, quella dell’ideale verghiano: “Il tenace attaccamento di quella povera gente allo scoglio sul quale la fortuna li ha lasciati cadere, mentre seminava principi di qua e duchesse di là, questa rassegnazione coraggiosa ad una vita di stenti, questa religione della famiglia, che si riverbera sul mestiere, sulla casa, e sui sassi che la circondano”. Che dire, il Verismo è sbarcato in tv… America Ferrera, cenerentola (ma solo in video) postmoderna BETTY IN TRICOLORE A settembre la serie su Italia 1, in attesa della versione italiana targata Rai Identico il format declinato in 70 Paesi, il culebrón (sinonimo di telenovela) Yo soy Betty la fea può vantare la cifra-record di 500 puntate. A quando in Italia? Ugly Betty arriverà a settembre in prima serata su Italia 1. Nel frattempo, l’anteprima di Ugly Betty sarà in cartellone al V Telefilm Festival, dall’11 al 13 maggio a Milano. Non solo, la società colombiana della soap originaria ha venduto il format all’europea Grundy e sono in corso trattative con Rai Fiction per fare di Yo soy Betty, la Fea la nuova serie daily di RaiUno per il 2008. Paolo Terracciano capo degli autori e Alberto Bader produttore creativo, la sceneggiatura per 334 puntate è già pronta. Aprile 2007 RdC 47 SIX FEET UNDER MEMORIE DAL SOTTOSUOLO Morte e miracoli di una moderna famiglia Addams. Becchini di successo, ma “precocemente” pensionati DI SABRINA RAMACCI ALAN BALL, OSCAR PER LA sceneggiatura di American Beauty, non ha mai avuto dubbi: “Six Feet Under ha una struttura precisa, 5 stagioni, non una puntata di più”, nonostante il successo planetario. Sul sito ufficiale si può scaricare l’epigrafe alla serie: Six Feet Under 2001-2005, i protagonisti ricordano. Questa sì che è coerenza! Le vicende della famiglia Fisher, a due anni dalla messa in onda dell’ultima puntata, ancora fanno discutere. Alan Ball, regista e produttore, con la serie 48 RdC Aprile 2007 (le prime quattro stagioni sono disponibili in dvd) da lui ideata e prodotta dalla HBO, sapeva di avere in mano un cult. Sette Emmy Awards e tre Golden Globe hanno siglato la genialità dell’idea. La famiglia Fisher è residente a Los Angeles e da generazioni è proprietaria di un’impresa di pompe funebri. Nathaniel Fisher muore di incidente stradale nel corso della prima puntata, i due figli maschi, Dave e Nate, ereditano l’attività; il primo è omosessuale e ossessionato Il cast al completo delle strampalate avventure di Six Feet Under cappella funebre di casa Fisher. Da qui l’evolversi della storia: intrecci, tensioni, rapporti con le persone legate ai membri della famiglia. Tutto normale? No. Lo ripetono spesso i Fisher: siamo strani. E come potrebbe essere diversamente? Quando si convive con il senso di disperazione che lascia attoniti di fronte alla morte, le ancore di salvezza sono necessarie e, spesso, un po’ surreali. La ricerca della quiete psicologica è vissuta attraverso la religione e la spiritualità. Questo aspetto è in pieno contrasto con alcune, improvvise, scelte dissolute: il sesso, la droga, la menzogna, l’infedeltà. Ed è sostenuta dai dialoghi: aggressivi e commoventi, nevrotici e pieni di nonsense. Estremi che si sfiorano e si confrontano. Non a caso la struttura narrativa della serie è circolare: ognuno dei personaggi compie un percorso di nascita, morte e rinascita esistenziale. Un ciclo vitale di cui Alan Ball ha lasciato una chiara traccia. In rete, infatti, si trovano le date di morte di ciascuno dei personaggi: Claire morirà a 101 anni, Dave nel 2044 durante un pic-nic e così via. Si tratta di spoiler che non avranno mai conferma nella realtà di un set, ma che soddisfano il principale bisogno dello spettatore appassionato di serie: ottenere risposte su cosa accade dopo la fine di un programma. Con questo espediente Ball ha permesso al pubblico di elaborare il distacco dai personaggi, mettendo online un finale che fornisce l’ideale ultimo istante di una vita. Del resto: quando la morte è il tuo business, come può essere la tua vita? dal lavoro, il secondo è uno spirito libero che non accetta le regole. Ruth, moglie devota e madre inappuntabile, è in preda a crisi isteriche e rivela una parte di sé insospettabile per i figli. Claire, la sorella più piccola, studia in un liceo, ed è la coscienza cinica e creativa di questa moderna famiglia Addams. La struttura si ripete inalterata nel corso delle stagioni. Ogni puntata si apre con il racconto degli ultimi attimi di vita di una persona, il cui corpo finirà, inesorabilmente, nella Struttura circolare con dialoghi aggressivi e commoventi, nevrotici e pieni di nonsense Malati d’ufficio Meschini e alienati: è il gruppo di The Office. Un must inglese pluripremiato in cui vi riconoscerete In quell’ufficio sembrano tutti pazzi e anche crudeli, cinici ed egoisti. Sono un po’ bruttarelli e decisamente sfigati. Sono uno stereotipo, la summa dei difetti del popolo inglese, e dunque? Finiscono in televisione, sulla BBC, in prima serata, e per due anni sono il must assoluto. The Office scardina il plot di una serie classica ed è così geniale da finire sul podio dei Golden Globe del 2004 come “Miglior Tv Comedy”, l’unica prodotta in Inghilterra a vincere l’ambito premio in 25 anni. Due stagioni e qualche speciale, il tutto nato da un’idea di Ricky Gervais e Stephen Merchant che hanno doppiato il successo con Extras, sitcom coprodotta dalla BBC e dalla HBO. The Office è ambientato a Slough, nell’estrema periferia di Londra, il cielo è perennemente grigio, il quartiere è disseminato di palazzi squallidi. L’ufficio è come l’esterno, c’è solo qualche pianta finta e una luce al neon. Una troupe della BBC è inviata alla Wernhan Hogg, un’azienda che produce e vende carta, per intervistarne i dipendenti e produrre un documentario. Da qui lo stile mockumentary della serie, tra uno sketch e l’altro si alternano le interviste e i commenti presuntuosi e squallidi del “boss all’inferno”, il capoufficio Dave Brent (interpretato dall’autore e comico Ricky Gervais). Brent si considera un uomo di successo, un uomo del Rinascimento con due grandi passioni: la filosofia e la musica. In realtà è banale e goffo, racconta barzellette che non fanno ridere nessuno. Crede di essere amato ma tutti lo odiano. I dipendenti sopportano con imbarazzo e insieme a lui tollerano Gareth Keenan (Mackenzie Crook), un tenente nel Territorial Army che mette il cellulare nel fodero della pistola che non ha più. Pur essendo l’apoteosi del politicamente scorretto Brent si confronta con il politicamente corretto dei suoi futuri capi, malvagi e molto più pericolosi di lui. The Office mette a nudo le meschinità degli uomini e la natura banale e alienante dei lavori in ufficio, così bene da suscitare una S.R. profonda disperazione. Aprile 2007 RdC 49 NIP/TUCK AMERICA AI FERRI CORTI Gli States a cuore aperto sul tavolo operatorio della “bellezza”. Per il più libero, dissacrante (e chirurgico) dei serial DI ANGELA PRUDENZI NIP/TUCK, CIOE’ PIZZICARE E PIEGARE. O meglio sollevare e rimboccare. Che è poi l’arte in cui sono specialisti Christian Troy e Sean McNamara, i chirurghi plastici protagonisti della serie ospedaliera più audace e avanzata della tv americana. Maghi della lisciatura di rughe e dell’assottigliamento dei ventri, i due esercitano a Miami, città dove esibire corpi e visi perfetti vale più di un buon lavoro. E allora via a lifting, liposuzioni e trapianti in un crescendo esponenziale con l’unico intento di vendersi al meglio. Uomini e donne puntano tutti allo stesso obiettivo: godere dei piaceri finché è possibile, ma con l’occhio attento a chiudere l’affare della vita, che sia il matrimonio con partner straricco o un contratto miliardario. Cinismo e indifferenza l’abito indossato da “primari” e comprimari, pena cadute emotive che nessuno si può permettere. Questa è l’America, baby. Cuore duro e portafoglio gonfio finché la realtà non bussa alla porta e ti strappa di dosso gli abiti di lusso: muscoli perfetti e pelle liscia, a ben guardare, sono solcati da innumerevoli e profonde cicatrici. Christian, il più cinico dei signori del bisturi, passa da una donna all’altra eppure è maledettamente solo e disperato, forse persino inconsciamente innamorato del collega e amico; Sean, quello che per tacitare la coscienza quattro volte al mese opera gratis pazienti indigenti affetti da gravi malformazioni, ha l’amore di una donna però gli tocca in sorte un figlio con un handicap fisico. In mezzo tradimenti e riconciliazioni, cinismo e freddezza, ricatti e depressione. Un ritratto, lucido e spietato, del Paese con il più alto concentrato di contraddizioni: all’esterno forte e potente, dentro debole e irrisolto. Ma Nip/Tuck è anche la quintessenza della libertà che una serie può raggiungere. Ogni singolo episodio va oltre, ignora ogni forma di censura e mostra ciò che di solito non si osa, 50 RdC Aprile 2007 Julian McMahon e Dylan Walsh: i dottori di Nip/Tuck. Nella pagina accanto, guest star: Kelly Carlson e Alanis Morissette traffico di organi umani compreso. Dove compreso non è da intendersi come tema alluso con riferimenti più o meno espliciti. No, qua se si parla di reni strappati a ignare vittime, si fanno vedere i tagli e il dolore, come si mostrano senza riserve gli interventi ANCORA TRE STAGIONI di chirurgia plastica. Un nuovo contratto di tre anni Il tutto condito da per il creatore di Nip/Tuck. Ryan battute micidiali che Murphy ha infatti firmato un strappano il sorriso. nuovo accordo con FX, 20th Se lo shock per lo Century Fox Television e Fox spettatore neofita Broadcasting Co. che prevede che lavori alla fortunata serie all’inizio è forte, basta per almeno altre 3 stagioni. Non poco per capire che il solo ma grazie al nuovo (finto) mancato contratto la quinta stagione controllo è la chiave sarà composta da 22 episodi e per criticare una non più 13 o 15. società inadatta a gestire le proprie scelte individuali e collettive. Ci si può rifare la faccia, difficilmente l’anima. Non è quindi un caso se, partito in sordina, alla quinta stagione Nip/Tuck è diventato di culto con divi del cinema che fanno la fila per un’apparizione. Alec Baldwin, Anne Heche, Kathleen Turner, Brooke Shields, Kelly Carlson, Alanis Morissette hanno già fatto il loro ingresso come guest star pagando dazio alla cattiveria degli sceneggiatori. Sul set è ora attesa la divina Nicole Kidman che, pare, per l’occasione sfoggerà di nuovo un naso alla Virginia Woolf. Sotto a chi tocca dunque, la sala operatoria è aperta 24 ore su 24. Basta pagare. Aprile 2007 RdC 51 MEDICINA GENERALE SALUTE ALL’ITALIANA Raccontare la sanità nel bene e nel male. E’ la sfida nostrana, con un occhio a E.R. e una fan d’eccezione: il ministro Livia Turco DI ANDREA AGOSTINI “E’ SEMPRE MEGLIO PARTIRE Andrea Di Stefano, in alto a destra gli autori Mario Cristiani e Donatella Diamanti da un cliché che arrivarci”. Donatella Diamanti e Mario Cristiani, autrice e sceneggiatore di Medicina Generale, si appellano ad una massima di Alfred Hitchcock per rispondere alle recensioni “frettolose”. Perché dopo la prima puntata della serie i critici hanno sparato a zero: è la brutta copia di E.R. Loro non ci stanno e i numeri gli danno ragione: un anno di ricerca a contatto con dottori e pazienti, quattordici episodi diretti da Renato De Maria e Luca Ribuoli, un pubblico affezionato (sei milioni di telespettatori) ed una tifosa d’eccezione: il ministro della salute Livia Turco. Che in una lettera al Presidente Rai Claudio Petruccioli si è congratulata per la “sensibilità e gli spaccati di vita vera” che ha ritrovato nella serie tv. Noi però non ci tiriamo indietro (ma solo per provocazione). Perché un’altra serie ambientata negli ospedali? Donatella: E allora perché altri “Parliamo del paese attraverso la fiction, visto che gli altri non lo fanno” 52 RdC Aprile 2007 polizieschi? L’ospedale è un microcosmo di umanità e mai come ora la sanità in Italia è al centro dell’attenzione pubblica. Mario: Sono i produttori che richiedono questo tipo di prodotto. Noi cerchiamo solamente di realizzarlo nel migliore dei modi. La storia d’amore tra il dottore Giacomo e l’infermiera Anna è uno stereotipo? Forse è vero, ma nasce dalla realtà. Come non pensare alla storia tra il dottor Ross e l’infermiera Hathaway di E.R… Donatella: Medici in prima linea fa parte dell’immaginario collettivo, da quello si parte prendendo il meglio. Ma il sistema ospedaliero americano è diverso dal nostro. Mario: Abbiamo scelto il reparto di medicina generale, luogo per eccellenza dell’investigazione medica, dove un corpo funziona un po’ come il luogo di un delitto: i sintomi sono gli indizi, e da quelli partono le investigazioni. (n.d.r. e quando si parla di indagini, loro due sono più che attendibili. Alle spalle otto serie de La squadra, una delle migliori - e più longeve - serie poliziesche realizzate in Italia. Una palestra di scrittura importantissima: i risultati si ritrovano anche in Medicina Generale, dove pure i personaggi secondari sono ricchi di sfumature). Mario: Fin dai tempi de La Squadra cerchiamo di raccontare il paese attraverso la fiction, visto che l’informazione deputata non lo fa. La nostra è una sfida: raccontare la sanità pubblica, dove spesso i dottori sono impegnati più a far quadrare il bilancio che alla salute dei pazienti. A questo punto la domanda sorge spontanea. Non è che prima o poi i casi raccontati ne La Squadra finiranno nel reparto di Medicina Generale? Mario (ride): In realtà l’abbiamo fatto, una volta sola. Abbiamo trattato lo stesso caso, dal punto di vista dei dottori e dei poliziotti. Ma nessuno, finora, se n’è accorto. 7967,9;@6--6?79646;065(3<:,653@:(3,+<730*(;065696;/,9;9(5:-,96-;/0:4(;,90(30::;90*;3@796/0)0;,+ Punto critico: manuale per DA NON in PERDERE ☺☺☺☺☺ CAPOLAVORO ☺☺☺☺ sopravvivere alle uscite sala ☺☺☺ BUONO ☺☺ DISCRETO ☺ DELUDENTE IN SALA CENTO CHIODI Ermanno Olmi dà l’addio al cinema di finzione. Con un toccante testamento morale REGIA Con Genere Distr. Durata ERMANNO OLMI Raz Degan, Luna Bendandi Drammatico, colore Mikado 92’ “…Prima di iniziare le riprese sapevo che questo sarebbe stato il mio ultimo film narrativo di messa in scena…. la conseguenza di una mia trasformazione guadagnata con gli anni vissuti e che ora mi orienta verso altri scopi del vivere, in questo mio prezioso tempo che è l’età avanzata...”: Olmi ha dunque scelto di allontanarsi per sempre dal cinema di finzione. Una dichiarazione laconica, frutto di una scelta certamente sofferta ma serena, che in un altro contesto sarebbe valsa la pena lasciare ben custodita nella sfera del privato, se non fosse che è lo stesso regista ad affidarla a sorpresa al press book preparato per i giornalisti in occasione dell’uscita di cento chiodi. E non a caso, perché si tratta di un’opera particolare, intimamente legata alla volontaria uscita di scena di Olmi. cento chiodi racconta infatti di uno stimato professore di filosofia in crisi di identità e in aperto scontro con tutto ciò che la cultura ha rappresentato per lui fino a quel momento, determinato ad abbandonare l’insegnamento. Viatico al racconto una frase di Raymond Klibansky posta in apertura: “Ma i libri, pur necessari, non parlano da soli…”. Parole che rimandano immediatamente a una critica del sapere, dimentico di chi è chiamato a dar vita a quelle stesse parole, cioè l’uomo. Così il professore, interpretato da Raz Degan, nel folgorante inizio ambientato nella Biblioteca Universitaria di Bologna, decide di liberarsi di un passato speso a ricercare la Verità e ferma con i chiodi al pavimento cento rari e preziosi testi di contenuto religioso. E’ il suo modo di dire basta e inchiodare, letteralmente e metaforicamente, gli studi e le scienze alle loro responsabilità e allo stesso tempo di fissarli in modo che non possano seguirlo là dove andrà. Dal gesto di apparente follia prende le mosse una storia simbolica, complessa, fortemente stratificata nella sua apparente semplicità. Il cui cuore pulsante è rappresentato dall’incontro del protagonista con la comunità che CRITICA ALLA SOCIETA’, RIBELLIONE E RECUPERO DEI VALORI PER IL PROFESSORE RAZ DEGAN 54 RdC Aprile 2007 iFilmDelMese Aprile 2007 RdC 55 iFilmDelMese IL CUORE PULSANTE E’ LA SCOPERTA DELLA COMUNITA’ DI UN PICCOLO BORGO SULLE RIVE DEL PO anima un piccolo borgo sulle rive del Po. Gente semplice, non contaminata da culture false e mistificatrici, che sembra vivere ancora in uno stato di pre-civiltà. Gli uomini e le donne che il professore conosce sono la personificazione della natura naturale costruita sui cicli della vita: le stagioni, gli amori, il cibo, la morte. In questo ambiente, dove peraltro capita per caso, il giovane trova una valida conferma al suo atto criminoso: il sapere è una sovrastruttura opprimente e condizionante, la civiltà uno strumento di sopraffazione dei più deboli. Nella piccola enclave il Professore è accolto come un Messia parimenti in grado di illuminare come risolvere problemi materiali in un rapporto di reciproco scambio: parole contro gesti, insegnamenti contro 56 RdC Aprile 2007 legna per ristrutturare il casolare dove dorme. Insieme bevono il vino, mentre l’ex docente racconta il miracolo delle nozze di Cana. C’è anche l’incontro con una moderna Maddalena, fornaia che si intuisce di passati facili costumi ora sinceramente innamorata del misterioso straniero. E non manca il sacrificio come atto finale, con il Professore che pur di aiutare i nuovi amici mette la polizia sulle sue tracce. Ma cos’è realmente cento chiodi? Una parabola? Una critica alla società che non è più in sintonia con la natura? Un invito alla ribellione? Un giudizio sulle forme in cui si attua il cristianesimo oggi? Un pamphlet morale e non certo moralista? cento chiodi è questo e altro. Atto di accusa contro il consumismo. Invito al recupero dei veri valori. Smascheramento del mito della falsa felicità su cui sembra costruito il destino di molti. E inoltre è silenzio, il magico e significante non rumore del fiume che scorre, della pioggia che scende. Un silenzio che si trasforma in un urlo: quello dell’uomo che ha il dovere di utilizzare gli strumenti della conoscenza per opporsi al degrado ambientale, alle guerre, alla perdita dei valori. E allora appare chiaro che cento chiodi è anche un film testamento, un’opera che per l’Olmi che ha intenzione di lasciare il cinema non può non rivelarsi definitiva. cento chiodi tuttavia, oltre alla ricchezza di testo e sottotesto, contiene anche un ulteriore elemento prezioso relativo allo stile. Si apre come un film tradizionale costruito su una regia che rispecchia gli intenti narrativi, e nella parte sul Po diventa invece naturalistico, al limite del documentario. Quel documentario cui l’autore dice di voler tornare. Un genere più consono a quello che è l’Olmi di oggi: un artista che ha portato a termine un percorso e sta per iniziarne uno nuovo. Sicuramente non meno ricco e sorprendente. ANGELA PRUDENZI ☺☺☺ iFilmDelMese ANTEPRIMA L’AMORE E IL PIACERE Girotondo sentimentale di Ceylan. Perfetta la sua analisi della crisi di coppia Il titolo italiano è lo stesso di un mediocre film di Roger Vadim dei primi anni ’60, dalla pièce di Schnitzler Girotondo, a cui attinse Max Ophuls per l’elegante, prezioso La ronde (1950). La catena dell’amor alterno, in fuga libera, capriccioso, inafferrabile, dell’opera di Schnitzler, riguarda in fondo anche l’avvicendamento delle emozioni private di una coppia nel quarto lungometraggio di Nuri Bilge Ceylan, cronaca di un amore, anzi di un disamore, che riprende e poi ribalta le convenzioni e le aspettative dello spettatore. Essenziale, perfetta analisi della separazione coniugale e L’INAZIONE E’ VERITA’ NELL’IMMOBILE AVVENTURA DEI PROTAGONISTI 58 RdC Aprile 2007 dei suoi paradossi, è il quarto lungometraggio del regista che vinse, con Uzak, una Palma a Cannes. La cinepresa aspetta tutto il tempo necessario davanti agli attori che vivono le classiche situazioni di ogni coppia: la fine dell’intesa senza un vero perché, le parole dette al momento sbagliato, le separazioni inspiegabili d’estate, nel sole bruciante sulla pelle bagnata dal mare, e le ricongiunzioni inspiegabili d’inverno, nella neve che confonde il cuore e la mente. Il girotondo è intorno al mondo dell’instabilità e della precarietà degli investimenti sentimentali. Se fossimo in Occidente bisognerebbe aggiungere che la malattia viene dall’infezione dello scambio, dall’estensione del libero mercato alle pulsioni umane. Forse, ci REGIA Con Genere Distr. Durata NURI BILGE CEYLAN Ebru Ceylan, Nuri Bilge Ceylan Drammatico, colore Bim 97’ siamo anche in Turchia. I protagonisti sono professionisti borghesi. Il titolo originale, Iklimer, significa “I climi”, e si riferisce agli spostamenti interiori di Isà, insegnante universitario, e Bahar, produttrice televisiva, ma anche all’ultima vacanza sulle coste turche e al nuovo incerto incontro in una gelida cittadina. Un’ora e mezzo di cinema d’immobile avventura, in cui l’inazione è verità, con una scena di sesso grottesca e riuscita, tra i divani e una tavolo del salotto, fotografia delle contraddizioni tra il corpo e la mente quando ciò che si desidera è piuttosto oscuro e insieme piuttosto semplice: far l’amore. I burloni lo chiamano “alla turca”. SILVIO DANESE ☺☺☺☺ 7 KM DA GERUSALEMME Viaggio interiore alla ricerca di se stessi. Ma anche ponte ideale tra Oriente e Occidente REGIA Con Genere Distr. Durata CLAUDIO MALAPONTI Luca Ward, Alessandro Haber Drammatico, colore Mediafilm 108’ Un uomo comune, un viaggio inaspettato, una serie di incontri, uno straordinario: quello con Gesù. Che sia reale o meno, non ha importanza. L’importanza è ritrovare se stessi. Compiere un cammino che porti a scoprire (o riscoprire) qualcosa di profondo che sembrava essere perduto per sempre. Questa in estrema sintesi la chiave di lettura di 7 km da Gerusalemme, il film di Claudio Malaponti con Luca Ward, Alessandro Haber, Alessandro Etrusco e Rosalinda Celentano, tratto dall’omonimo romanzo di Pino Farinotti (ed. San Paolo). Un libro che ha ottenuto numerosi riconoscimenti di critica e pubblico e i cui diritti per i paesi arabi sono stati acquistati proprio in occasione del film dal produttore locale, Nabil Toumeh. La storia è quella di Alessandro Forte (Luca Ward) un pubblicitario in crisi, inquieto che si trova quasi per caso (destino?) a IN USCITA UN INCONTRO CON GESU’ CHE DIVENTA MOTIVO DI RIFLESSIONE partire per Gerusalemme. E’ tra la sabbia e le dune dell’arido deserto, sulla strada che porta a Emmaus, che incontra un uomo che gli dice di essere Gesù. Alessandro non gli crede, pensa piuttosto che sia un artista di strada. Comincia a fargli molte domande… Girato in Siria, in zone che fino a quel momento erano interdette alle troupe del nostro paese, come l’aeroporto per esempio, il film di Malaponti è interessante specie per il tentativo di costruire un ideale ponte tra Oriente e Occidente in un particolare e delicato periodo (la produzione risale al 2005). CRISTINA SCOGNAMILLO ☺☺ UN PONTE PER TERABITHIA IN SALA Fantasy a metà fra Narnia e Creature del cielo. Non mancano le contaminazioni new age REGIA Con Genere Distr. Durata GABOR CSUPO Josh Hutcherson, AnnaSophia Robb Fantastico, colore Moviemax 95’ Una sorta di Le cronache di Narnia in versione ridotta e non epicaspettacolare, con più realtà quotidiana e uno spiritualismo “new age” al posto del simbolismo cristiano. Dagli stessi produttori, Un ponte per Terabithia di Gabor Csupo è tratto dal romanzo di Katherine Paterson (1977). Jess e Lesley sono due 13enni. Lui disegna visioni fantasy, lei ha una fervida immaginazione. Sono vicini di casa e subiscono il bullismo a scuola. Con l’amicizia e nasce anche Terabithia, il bosco vicino casa che trasfigurano con la bacchetta magica del pensiero. Al posto dell’armadio, qui l’accesso è un NELLA RICETTA DI GABOR CSUPO MENO EPICA E PIU’ REALISMO guado da superare aggrappati a una corda. Nel regno immaginario i due si sentono un re e una regina. S’imbattono in un bestiario di troll, giganti, insetti-guerrieri, ma il regista usa col contagocce la visionarietà da Tolkien e Lewis. Sottolinea invece la forza interiore che scaturisce dall’amicizia, capace di animare i disegni di Jess, vincere le avversità concrete ed entrare in sintonia con la Natura: “Chiudi gli occhi e spalanca la mente”, dice all’amico. Più che Narnia, il film ricorda Creature del cielo di Peter Jackson. E Csupo aveva già coinvolto i piccoli Rugrats in un’avventura iniziatica nel bosco. L’evento tragico di Un ponte per Terabithia non annulla il lieto fine che riconcilia realtà e fantasia. E’ lei, nella scena in chiesa, a raccogliere in una borsa l’azzurro raggio di luce che filtra dalla finestra… MASSIMO MONTELEONE ☺☺ Aprile 2007 RdC 59 iFilmDelMese IN USCITA LE VITE DEGLI ALTRI Dalla Germania un sorprendente esordio sulla Stasi, premiato subito con l’Oscar IN USCITA QUELLO CHE GLI UOMINI NON DICONO Sperimentazione che ricorda Truffaut REGIA Con Genere Distr. Durata REGIA Con Genere Distr. Durata FLORIAN HENCKEL Ulrich Muhe, Martina Gedeck Drammatico, colore 01 Distribution 137’ Ostalgie canaglia. Da Goodbye Lenin a Benvenuto Stalin. Dopo una scorpacciata di film in cui avevamo assaggiato la mitologia dell’ex Germania Est fra Trabant e Wartburg, arriva Le vite degli altri, storia d’amore ai tempi della Stasi scritta e diretta dal sorprendente esordiente Florian Henckel von Donnersmarck. Giovane affamato di letteratura, coltissimo, non aveva alcuna esperienza con la macchina da presa. In 7 mesi, da Locarno a Los Angeles, consensi plebiscitari di pubblico e critica e il trionfo agli European Film Awards e all’Oscar come miglior film straniero. Inaspettato ma meritato. Sceneggiatura tonda e definita, senza sorprese. Più della storia è la narrazione, nazionalpopolare nel senso più alto del termine, a colpire. Le emozioni e i sentimenti sfiorano il didascalismo, ma con lo stile e l’intensità di un Pasternak. Influssi più letterari che cinematografici, regia pulita, mai presuntuosa né pretenziosa. Protagonista è uno scrittore, Georg Dreyman (Sebastian Koch, nazista “buono” in Black Book), punta di diamante della cultura DDR. Ha tutto: successo, amore, amici. O almeno così sembra. Il suo più caro amico e 60 RdC Aprile 2007 maestro, Jerska (Volkmart Keinert), è sulla lista nera del governo. La stupenda compagna, l’attrice ChristaMarie Sieland (una sempre più interessante Martina Gedeck, ormai diva non solo tedesca) è depressa. Lui è sotto sorveglianza, nonostante l’amicizia con la first lady Margot Hoenecker, “Miss Comitato Centrale”, moglie e sodale del dittatore del proletariato Erich. Sulle tracce dell’artista c’è Gerd Wiesler (Ulrich Muhe, straordinario), mastino esperto delle vite degli altri. L’oscuro spione e l’eroe buono: storie parallele e speculari. Insieme prenderanno consapevolezza di sé: il primo a livello umano, il secondo politico. Su di loro l’ombra di quella polizia segreta, la Stasi, il più efficiente sistema di controllo sociale della storia. Centomila effettivi, duecentomila informatori, una persona ogni sei abitanti dedito alla delazione occasionale (leggete C’era una volta la DDR di Anne Funder): la quotidianità del male. Amore, morte, ingiustizia, dolore: ingredienti eterni. Ben mescolati dal giovane cineasta tedesco che cade solo in un finale adorabilmente retorico. Rimane dentro una frase rivolta a Dreyman, la cui arte è sterile dalla caduta del muro. “Dura vivere in questo presente, vero? Nulla in cui credere, nulla a cui ribellarsi”. Ostalgie canaglia. Appunto. REGIA PULITA E SENZA PRETESE. L’INTENSITA’ DI PASTERNAK RIECHEGGIA NELLA STORIA NICOLE GARCIA Jean-Pierre Bacri, Vincent Lindon Commedia, colore Lucky Red 130’ L’uomo della solitudine. Cosi il paleontologo Mathieu, uno dei protagonisti di Quello che gli uomini non dicono, dell’attrice e regista Nicole Garcia, ha ribattezzato i resti umani trovati durante una spedizione in Antartide. Perché ha sfidato il freddo e camminato per giorni sulla banchisa prima di soccombere? Forse a spingerlo un irrefrenabile desiderio di stare solo con se stesso. Roba di milioni di anni fa. Nella Francia di oggi le cose si sono ribaltate. I sette personaggi messi in scena da Garcia appaiono infinitamente più soli del loro antenato preistorico. Si muovono qua e là a caccia di un contatto vero cercato nel successo, nel sogno di un’amicizia ormai spenta, in una fuga adolescenziale, nel sesso, ma senza dare un senso alla propria vita. La pienezza è una bolla di sapone, si salva solo chi ha compassione, in primis per se stesso. Se il ritratto è spietato, si chiude però con la corsa sulla spiaggia dell’undicenne Charlie, felice di aver ricostituito l’unità familiare. La sua gioia è la stessa del piccolo Antoine Doinel dei truffautiani Quattrocento colpi, apertamente citato. Per la sofferenza ci sarà tempo, l’età adulta è ancora lontana. Garcia non è autrice che ama sperimentare visivamente, il suo resta un cinema dei sentimenti e privilegia i personaggi. Non certo un limite, quando a servirla sono attori di provata bravura tra i quali spicca l’impareggiabile Jean-Pierre Bacri. BORIS SOLLAZZO ANGELA PRUDENZI ☺☺☺☺ ☺☺☺ ANTEPRIMA L’ISOLA Nell’espiazione di un eremita le contraddizioni dell’oggi. Lounguine da applauso Peccati e miracoli. Sui primi agisce il senso di colpa. I secondi sono frutto, inspiegabile, della natura o della grazia. Nella fisicità di un ambiente ostile, freddo, quasi monocromatico come una delle isole Solovetsky, nel Mar Bianco, sulle quali sono depositati piccoli monasteri ortodossi, si dipana un evento metafisico avulso dal mondo, dalla logica, immerso nel fato. Oltre quindici anni dopo Taxi Blues, Pavel Lounguine riacchiappa il suo attore d’allora, Pyotr Mamonov, e lo trasporta in un universo gelido e lontano, un’Isola, appunto, luogo dello spirito e laboratorio della natura umana, ove la fede è messa alla prova, OPERA ARIDA E CONTEMPLATIVA, RICCA DI SPLENDIDE INTUIZIONI la superstizione s’affianca alla religione, la vita e la morte appena scalfiscono lo scorrere del tempo, il susseguirsi delle liturgie, i silenzi profondi, gli incontri fortuiti, le stranezze di un uomo. Questi è Anatoly: nel 1942 i nazisti, catturatolo, lo obbligarono ad uccidere per poter vivere; 34 anni più tardi lui stesso è diventato un monaco-eremita ortodosso che rifiuta la comunità, vive nel suo “inferno” per scontare il peccato passato, si affanna a scavare, anche in se stesso, per trovare un senso alla continuità del vivere. Sull’isola crescono i contrasti, che sono quelli tipici dell’hortus conclusus: chi segue la “regola” non ha il “dono” e chi ne è al di fuori, compie, spesso anche rifiutandole, azioni sovrannaturali. Il potere messianico si REGIA Con Genere Distr. Durata PAVEL LOUNGUINE Pyotr Mamonov, Dmitri Dyuzhev Drammatico, colore Metacinema 112’ sposa, in Padre Anatoly, con l’insensatezza dei suoi comportamenti, che però affascinano, nel dubbio, monaci e laici. Come, da un peccatore, possono scaturire guarigioni sante? Lounguine semina intuizioni splendide in quest’opera arida e contemplativa, presentata in antepima al Festival Tertio Millennio, in cui le nostre attuali contraddizioni sono puntualizzate dal lento procedere dei simboli e delle non-risposte. Se non quella che scrive la morte dello stesso Anatoly, accuratamente preparata: quando la sua felix culpa sparirà, sarà per lui il momento di lasciare il mondo e di incontrare, finalmente, Dio. Una sintesi mistica e una ragione terrena. LUCA PELLEGRINI ☺☺☺☺ Marzo 2007 RdC 61 iFilmDelMese IN SALA 300 Dal fumetto culto di Frank Miller, un apologo della libertà. Leggendario Ispirato al fumetto dell’autore di culto Frank Miller, 300 potrebbe rivelarsi una delle principali sorprese cinematografiche del 2007. Diretto dal regista pubblicitario Zack Snyder, all’esordio qualche anno fa col sorprendente L’alba dei morti viventi, è incentrato sulla sanguinosa battaglia delle Termopili, dove la tradizione vuole che un milione di persiani furono fermati da un gruppo di spartani guidati dal loro re Leonida. Fedele al fumetto, ma al tempo stesso molto originale nell’equilibrata contaminazione tra suggestioni classiche ed estetica postmoderna, 300 sorprende per il suo approccio “forte”, rispettoso della FELICE SINTESI FRA IL SIGNORE DEGLI ANELLI E IL GLADIATORE 62 RdC Aprile 2007 visione del regista e incurante di logiche commerciali più facili. Non, quindi, una versione “edulcorata” dei temi presenti nel lavoro di Miller, ma una rielaborazione originale e visivamente molto intensa. Una produzione dall’identità precisa, dominata dagli stessi colori desaturati che richiamano le tavole dei fumetti su cui svettano i protagonisti dalle marcate caratteristiche fisiche, al punto da assurgere allo status di icone. Leonida, interpretato dallo scultoreo Gerard Butler, e sua moglie, la regina Gorgo (Lena Headey) la cui bellezza esprime al tempo stesso grande dignità e innegabile fascino, sono i protagonisti assoluti di questa storia che – lontano da banalizzazioni su possibili paragoni con il presente – resta soprattutto un toccante apologo sui sacrifici da REGIA Con Genere Distr. Durata ZACK SNYDER Gerard Butler, Lena Headey Live-Action, colore Warner Bros. 117’ compiere in difesa della libertà. Il film sembra nascere da una lungimirante sintesi di pellicole come Il Signore degli Anelli e Il Gladiatore, dove l’intrattenimento e l’azione si sviluppano parallelamente a storie forti, dense di tematiche universali come etica, passione, tradimento, onore, dignità, rispetto e amore. Un capolavoro del cinema di genere in cui una spiccata visionarietà si fonde alla perfezione col gusto e il rispetto della classicità. Una battaglia trasfigurata in mito secondo una sensibilità moderna, rispettosa, fortunatamente, della lezione del passato dove quello che vede lo spettatore non è la storia delle Termopili, bensì la loro leggenda. MARCO SPAGNOLI ☺☺☺ IL COLORE DELLA LIBERTA’ Mandela segreto fra pubblico e privato. Il ritratto di Bille August si perde nell’indecisione REGIA Con Genere Distr. Durata BILLE AUGUST Dennis Haysbert, Joseph Fiennes Drammatico, colore Istituto Luce 117’ Multinazionali farmaceutiche, diamanti insanguinati, dittatori sanguinari. Dalla fabbrica del finto politicamente impegnato, questa volta salta fuori addirittura il poco noto rapporto fra il leader sudafricano Nelson Mandela e il carceriere bianco che lo seguì per ben 17 anni. Un toccante e profondissimo incontro fra opposti, che proprio in questo trova paradossalmente il suo limite. Dopo Edward Zwick, Kevin MacDonald e il recente Gregory Nava di Bordertown, la scelta di Bille August sembra confermare la presunzione che storie tanto forti non necessitino o quasi di una regia. Il danese melenso della Casa degli spiriti fa però il suo compitino. E’ pulito, ordinato, anzi fin troppo ordinario: non calca troppo la mano, evita le banalizzazioni in agguato, ma di osare proprio non se la sente. Il risultato è un campo medio fra il sociale di un Sud Africa in cambiamento e il privato IN SALA IL RISULTATO E’ UN CAMPO MEDIO CHE MANCA DI EMOZIONE E PROFONDITA’ dei protagonisti, a cui finisce per mancare sia il respiro politico che l’introspezione. Dennis Haysbert, star nera della serie tv 24, avrebbe anche le carte in regola per un buon Mandela. Come per l’ufficiale bianco Joseph Fiennes, il suo personaggio resta però soffocato dalla piattezza di dialoghi e sceneggiatura. Quello che resta è una storia interessantissima, a cui mancano però emozioni e guida decisa. Riponiamo le speranze nel libro: Nelson Mandela, da nemico a fratello di James Gregory e Bob Graham, edito da Sperling & Kupfer. DIEGO GIULIANI ☺☺ BORDERTOWN IN SALA Lopez e Banderas a briglia sciolta. Da una storia-shock, un action come tanti REGIA Con Genere Distr. Durata GREGORY NAVA Jennifer Lopez, Antonio Banderas Azione, colore Medusa 112’ La notizia buona è che la storia è di quelle fortissime: il taciuto massacro di oltre 400 donne, violentate e uccise dal 1993 fra il Chihuahua e Ciudad Juarez, al confine tra Messico e Stati Uniti. La polizia insabbia, le autorità minimizzano e c’è pure l’ombra delle multinazionali, che cavalcano il degrado economico e sociale con le “maquilladoras”, fabbriche dello sfruttamento dove immigrate da tutto il paese producono in batteria per l’Occidente ricco. La notizia brutta è che a dirigere è Gregory Nava: semisconosciuto regista televisivo, che trasforma una potentissima denuncia in un action qualsiasi. Non si aiuta con la sceneggiatura (da lui stesso scritta), ma non lo aiutano neanche gli attori. Che ALL’ATTRICE IL RUOLO DI UNA REPORTER CHE SI DIMENA COME LARA CROFT IN TOMB RAIDER Jennifer Lopez sia una reporter americana inviata a far luce sul caso, lo deduciamo soltanto dalla macchina fotografica che porta al collo. Per il resto corre, si dimena e, per la sua samaritana dal cuore tenero e i modi bruschi, sembra più che altro ispirarsi alla Lara Croft di Tomb Raider. Antonio Banderas prova a metterci una pezza: avendo sentito puzza di bruciato, all’inizio aveva gentilmente declinato. Poi un accorato appello delle madri delle vittime l’ha convinto a partecipare. Impegno e ruolo sono però a scartamento ridotto: fa il possibile, ma il canovaccio è quello e il suo direttore di giornale è relegato a strumentale sponda della reporter militante che il film dovrebbe incoronare. Dovrebbe. DIEGO GIULIANI ☺ Aprile 2007 RdC 63 iFilmDelMese IN SALA L’OMBRA DEL POTERE Belle atmosfere e qualche ingenuità. De Niro attacca la Cia senza darlo a vedere ANTEPRIMA LA MASSERIA DELLE ALLODOLE Taviani coraggiosi in salsa televisiva REGIA Con Genere Distr. Durata REGIA Con Genere Distr. Durata ROBERT DE NIRO Matt Damon, Angelina Jolie, Alec Baldwin Drammatico, colore Medusa 167’ Denuncia, ironia, classe, ambizione. Persino un Matt Damon perfetto nella sua inespressività di sempre. Non manca niente a L’ombra del potere di Robert De Niro. La delusione di chi da lui si aspettava un attacco frontale alla Cia non rende giustizia al film: thriller politico, intelligente e sofisticato, che pecca piuttosto in struttura e ambizione. I troppi flashback disorientano la spettatore, portandolo avanti e indietro dalla Baia dei Porci del ’61 alla Yale degli anni ’40. Seguirlo è stancante e 167 minuti sono davvero troppi. Sbagliato è però misurarne la riuscita nelle rivelazioni sugli scheletri negli armadi dell’Agenzia. La forza di De Niro è anzi proprio quella di vestire la sua critica di normalità. Senza gridarlo, né darlo quasi a vedere, affida le bordate a una spy story di atmosfere, che lambisce l’affresco sociale. Più che indagare sulla Cia in sé, la assume come prisma per misurare follie e disumanità di un sistema e un quadro sociopolitico, quello della Guerra Fredda, che si vanno delineando sullo sfondo. A Matt Damon il ruolo di Caronte in questo viaggio tra pubblico e privato: promettente studente di Yale, reclutato dall’agenzia all’alba della 64 RdC Aprile 2007 seconda Guerra Mondiale e poi sacrificatosi a scapito della sua stessa vita e famiglia. Per una volta sorretto nel ruolo dalla sua espressione immota, è la personificazione dell’impiegatuccio di mezza tacca, quasi invisibile tanto è anonimo nel suo agire e vestire. Il prezzo da pagare per la carriera è l’archiviazione di qualsiasi scrupolo e affetto, ma lui non sembra fare una piega. Emblematica ed esilarante è anzi l’impassibilità alle pesanti avance di Angelina Jolie, che al primo incontro la costringe a chiedergli stupita: “Problemi con le donne, Mr. Wilson?”. Mentre come lei (che sposerà per convenzione) escono sane le altre donne a cui si accompagna (senza convinzione), malata e perversa fino al midollo appare la Cia che si delinea sullo sfondo: un corpo settario e senza scrupoli, che al cancro del mondo in blocchi risponde con la terapia dell’esclusione e del maschio autoritarismo. Insieme alla filiazione naturale con l’utero ricco della società e gli ambienti della massoneria, emblematica è una battuta che si riserva De Niro, nel ruolo del generale Sullivan: “Niente negri, nessun ebreo e pochi cattolici – dice, illustrando la composizione della neonata agenzia -. Ma giusto perché io sono cattolico”. LA FORZA DELLA DENUNCIA E’ NEL VESTIRLA DI NORMALITA’ PAOLO E VITTORIO TAVIANI Patz Vega, Alessandro Preziosi Drammatico, colore 01 Distribution 122’ 1894-96: il sultano ottomano Abdul Hamid II comincia un genocidio sistematico contro la minoranza armena. 1914-15: i Giovani Turchi, fanatica avanguardia fascista, ne segue l’esempio con ferocia inaudita. Milioni di Armeni, spesso alto borghesi ricchi e colti, e perciò odiati, vengono torturati, trucidati. Un olocausto dimenticato e non ancora riconosciuto dal governo turco. Questo il centro narrativo del documentatissimo La masseria delle allodole, in cui i fratelli Taviani, grazie ad una vasta coproduzione europea, raccontano la storia di una famiglia distrutta dall’odio razziale e amori impossibili, quelli dei “turchi” Alessandro Preziosi e Moritz Bleitzbreu (bravi come anche Mohammed Bakri) con la bellissima “armena” Paz Vega. Un film forse schiacciato da ambizioni e proporzioni troppo grandi (budget di 9.6 milioni di euro). La cui struttura della narrazione e dei dialoghi, da fiction tv, contrasta con alcune immagini epiche e molto cinematografiche (la sfiancante marcia nel deserto degli armeni). Un’opera incompleta e incompiuta che va comunque applaudita per la scelta di un tema condannato all’oblio da una memoria storica opportunista. Ricordando che neanche bravi e sensibili cineasti come Atom Egoyan (Ararat) e Robert Guédiguian (Le voyage en Armenie), pur facendo meglio, sono riusciti a raccontare questa tragedia con pienezza. Perché fotografare il male assoluto può bruciare la pellicola. DIEGO GIULIANI BORIS SOLLAZZO ☺☺☺ ☺☺ www.opus.it Uno spot è pubblicità. Uno spot al cinema è spettacolo. La pubblicità al cinema fa spettacolo. OPUS PROCLAMA SpA - Via G.B. Pirelli, 30 - 20124 Milano - Tel. +39 02.67.143.1 - Fax +39 02.67.07.64.33/31 - E-mail: [email protected] Sede di Roma - Via Umberto Boccioni, 4 - interno 2 - 00197 Roma - Tel. +39 06.80.91.48.1 - Fax +39 06.80.91.48.50 - E-mail: [email protected] iFilmDelMese IN SALA RED ROAD Vittime e carnefici in Scozia. Per un bel debutto “guidato” da Lars Von Trier Una compagnia di nove attori che impersonano gli stessi personaggi, riprese in digitale, troupe fissa, a cambiare le città della Scozia che fanno da sfondo alle vicende. Queste le regole imposte da Lars Von Trier ai registi chiamati a realizzare un trittico sulla solitudine e il disagio denominato Advanced Party. Andrea Arnold, vincitrice di un Oscar nel 2004 con il corto Wasp, è la prima ad aver accettato la scommessa e sfruttato al meglio le direttive, arrivando a strappare con Red Road il Premio della Giuria all’ultimo festival di Cannes. Carta vincente la protagonista principale Jackie, una SULLA SCIA DI LOACH, UN INNO AGLI SCONFITTI PREMIATO A CANNES 66 RdC Aprile 2007 donna dotata di una personalità talmente forte e complessa da rimanere attaccata alla pelle una volta usciti dalla sala. Jackie ha un lavoro particolare: da monitor collegati con l’esterno sorveglia ogni angolo di una Glasgow cupa e strapazzata dalla miseria. Giorni e notti davanti allo schermo finché nel volto di un uomo sembra riconoscere il pirata della strada che, pochi anni prima, le ha ucciso il marito e l’adorata bambina. L’intuizione è giusta, si tratta proprio dell’assassino uscito dal carcere per buona condotta. Allora Jackie comincia a seguirlo, a piedi e con le telecamere, spingendosi fino alla seduzione dell’uomo con il quale fa l’amore per poi accusarlo di stupro. Ma Jackie non ha fatto i conti con l’umanità che alberga in lei e quello REGIA Con Genere Distr. Durata ANDREA ARNOLD Tony Curran, Kate Dickie Drammatico, colore Fandango 113’ che sembrava un film sulla vendetta si trasforma in un’esplorazione della solitudine e dell’isolamento che lascia aperto un interrogativo su tutti: sono maggiori le responsabilità personali o quelle della società? Il perdono scelto da Jackie nel finale dimostra che il singolo ha infinite possibilità di riscattarsi, ma il mondo intorno non sempre è in grado di ascoltare grida di sofferenza e richieste di aiuto. Vittime e carnefici di Red Road finiscono in questo modo per somigliarsi, uniti da quel medesimo senso di sconfitta che affratella ad esempio i tanti eroi delle opere di Loach. Un esordio che lascia il segno dunque. Una regista di cui si sentirà certamente parlare. ANGELA PRUDENZI ☺☺☺ IN SALA LISCIO Laura Morante canterina. In “piccolo” “Musica piacevole e semplice”: questo è per il regista Claudio Antonini Liscio, premiato nella sezione Alice nella città della Festa di Roma. Una commedia agrodolce, interpretata da Laura Morante, cantante - ed è la terza volta, sul set - di una variopinta orchestra di liscio, fondata dal padre Orfeo, che ha un rapporto conflittuale con il figlio Raul (Umberto Morelli), un dodicenne con saggezza e acutezza da adulto, sempre pronto a stigmatizzare la promiscuità della madre. Non c’è molto altro da dire, il film (nel cast anche Antonio Catania) è piccolo - a partire dal budget -, onesto, semplice e forse un po’ inutile. Comunque sia, vai col Liscio! FEDERICO PONTIGGIA ☺☺ IN USCITA ANTEPRIMA I RACCONTI DI TERRAMARE THE ILLUSIONIST Miyazaki Jr. perde il confronto col padre Hayao Gran numero di Edward Norton. Chapeau! Dopo Scoop di Allen e The Prestige di Nolan, il 2006 sforna il terzo film di magia: The Illusionist, scritto – a partire dal racconto Eisenheim the Illusionist di Steven Millhauser – e diretto da Neil Burger, già apprezzato per il docmock Interview with the Assassin. Anche qui la magia lega, elude e trascende la liaison realtàfinzione con l’illusionista per amore (la diletta contessa Jessica Biel) Edward Norton, mago da non crederci – i suoi trucchi li deve al cinema, questa la vera magia! – nella Vienna di fine XIX secolo. Ottimi interpreti – c’è anche l’ispettore Paul Giamatti – e raffinato score di Philip Glass, The Illusionist fa la magia. FEDERICO PONTIGGIA ☺☺☺ REGIA Genere Distr. Durata TRATTI E STILE SONO GLI STESSI. MANCANO PERO’ GUIZZO E SPESSORE GORO MIYAZAKI Animazione, colore Lucky Red 115’ In un mondo antico che ha i tratti del medioevo fantastico l’equilibrio è rotto dal progetto negativo di un’entità misteriosa. Qualcuno ha aperto la porta di comunicazione tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Bisogna fermarlo. Deciderà tutto lo scontro tra due maghi: Sparviero, che crede che la vita abbia senso solo se interrotta dalla morte, e Cob, che cerca ossessivamente l’immortalità. In mezzo a loro Arren, schizofrenico e parricida, la dolce sacerdotessa Tenar e la giovane Therru, misteriosa orfana con una marcia in più. Povero Goro Miyazaki. Il suo I racconti di Terramare sembra una brutta copia delle opere del padre-maestro Hayao. I personaggi hanno facce i cui connotati abbiamo visto, identici, nelle opere del genitore, da Laputa a Il castello errante di Howl. E torna fin troppo spesso anche la melma nerastra tanto importante per Miyazaki padre come simbolo dell’inquinamento fisico e morale dei suoi eroi. Dal punto di vista tematico il discorso non cambia: il relativismo morale tanto geniale in Hayao diventa semplicistica ambiguità nel figlio. Va bene la scuola del calco per imparare il mestiere ma Goro dovrebbe ricordarsi che per emanciparsi dovrà uccidere artisticamente il padre. FRANCESCO ALO’ ☺☺ Aprile 2007 RdC 67 iFilmDelMese ANTEPRIMA SUNSHINE Fantascienza filosofica che ammicca a Kubrick e Tarkovskij. Firmata Danny Boyle Cinquanta anni nel futuro, il Sole sta per spegnersi. Un gruppo di astronauti viene inviato per scagliare un enorme ordigno nucleare nel cuore della stella e donare così nuova speranza al genere umano. Un po’ Solaris, un po’ 2001 Odissea nello Spazio, Sunshine rappresenta forse il progetto più ambizioso dell’autore di Trainspotting e The Beach. Un film di fantascienza dall’impianto classico, in cui Danny Boyle immette suggestioni e inquietudini di natura molto personale. Il confronto con il Sole non è soltanto di natura scientifica o fisica. Mano a mano che ci si avvicina al centro del sistema solare, qualcosa di impalpabile ORIGINALITA’ E FORZA VISIVA SONO ANCHE NELL’APPROCCIO ONIRICO 68 RdC Aprile 2007 sembra pervadere gli astronauti alle prese con una missione impossibile. Lontano dalla retorica della fantascienza stile “conquista del West”, Boyle si rifà a Kubrick e a Tarkovskij per raccontare il complesso incontro tra l’uomo e la quiete del cosmo. Nel silenzio dello spazio, al cospetto del Sole che muore, si rivelano segreti e addensano nuovi misteri, mentre gli astronauti si trovano alle prese con qualcosa di razionalmente incomprensibile, ma intuibile sotto il profilo spirituale. E’ questo afflato misticheggiante a rendere Sunshine molto interessante dal punto di vista cinematografico e filosofico. I raggi del Sole morente portano con sé messaggi impenetrabili, evocando un senso di contemplazione e di attesa, dalla forte valenza trascendente. REGIA Con Genere Distr. Durata DANNY BOYLE Cillian Murphy, Chris Evans Fantascienza, colore 20th Century Fox 117’ Spettacolare e claustrofobico nel suo inevitabile confronto tra l’astronave e l’universo infinito che la circonda, Sunshine è un film di fantascienza carico di emozioni. Un crescendo emotivo che culmina in un finale a sorpresa dove Boyle, con il suo stile visivo unico, dà vita a una narrazione insolita in cui un elemento onirico e per certi versi “acido” prende forma e sostanza in una minaccia estrema e apparentemente inspiegabile. Finzione, realtà, ossessione e sogno caratterizzano Sunshine come un film estremamente originale, in cui l’ansia della salvezza per il genere umano si confonde volutamente con un’inquietudine esistenziale dalla vocazione quasi ancestrale. MARCO SPAGNOLI ☺☺☺ $99,6238%%/,&2 ,1)5$67587785(/20%$5'(6S$ LQDFFRUGRFRQ5HJLRQH/RPEDUGLD ,QWHQGH SURPXRYHUH DWWUDYHUVR LO VRVWHJQR DOO¶DYYLR DOO¶DPSOLDPHQWR R DOOD ORFDOL]]D]LRQHGLDWWLYLWjLPSUHQGLWRULDOLORVYLOXSSRGLXQ32/2&,1($8',29,68$/( RVVLD GL XQ SROR LQGXVWULDOH DUWLJLDQDOH H GL VHUYL]L RSHUDQWL QHL VHWWRUL FLQH DXGLR H YLGHRLQJHQHUDOH ,O3RORVDUjORFDOL]]DWRQHOO¶H[6WDELOLPHQWR0DQLIDWWXUD7DEDFFKLLQYLDOH)XOYLR7HVWL D0LODQR ,Q SDUWLFRODUH QHO 32/2 &,1($8',29,68$/( VDUDQQR D GLVSRVL]LRQH VSD]L D FDQRQH FDOPLHUDWR SHU XQD VXSHUILFLH FRPSOHVVLYD GL FLUFD PT DOO¶LQWHUQR GL XQ FRPSDUWR GL QXRYD WUDVIRUPD]LRQH GL FLUFD PT WRWDOL GHVWLQDWL DG DFFRJOLHUH QXRYH DWWLYLWj LPSUHQGLWRULDOL R DWWLYLWj JLj RSHUDQWL QHO VHWWRUH LQHUHQWH OD UHDOL]]D]LRQH GL SURGRWWL ILQDOL R LQWHUPHGL DIIHUHQWL DOOD ILOLHUD FLQHDXGLRYLVXDOH VWUXWWXUHGLVXSSRUWRDOODSURGX]LRQHHRDOODGLYXOJD]LRQHGLVSHFLILFLWjGHOVHWWRUHHV WHDWUL GL SRVD VSD]L GHGLFDWL D SURLH]LRQL HVSRVL]LRQL HG HYHQWL SXEEOLFL HWF DVVRFLD]LRQL LQ TXDOVLDVL IRUPD FRVWLWXLWH DYHQWL FDUDWWHULVWLFKH FDWDOL]]DWULFL ULVSHWWR DTXHVWRVHWWRUH ,19,7$ OHLPSUHVHLQIRUPDVLQJRODRDVVRFLDWDHROHDVVRFLD]LRQLGLFXLVRSUDDPDQLIHVWDUHLO SURSULR LQWHUHVVH DOOD SUHVHQWD]LRQH GL SURJHWWL GL LQYHVWLPHQWR VXOO¶DUHD LQGLYLGXDWD /DSUHVHQWD]LRQHGHOODGRPDQGDQRQYLQFRODHQRQLPSHJQDLOVRJJHWWRFKHODSURSRQH /HSURSRVWHGRYUDQQRSHUYHQLUHHQWURLOPDJJLRXWLOL]]DQGRHVFOXVLYDPHQWHOHVFKHGH GLVSRQLELOLSUHVVRLOVLWRZZZLOVSDLWDOODVH]LRQH,QIUDVWUXWWXUH±0DQLIDWWXUD7DEDFFKLDFXL VLULPDQGDSHULOWHVWRLQWHJUDOHGHOSUHVHQWHDYYLVR ,QIRUPD]LRQLHFKLDULPHQWL ,QIUDVWUXWWXUH/RPEDUGH6S$ 7HO )D[ HPDLOXIILFLRJDUH#LOVSDLW OK Telecomando Homevideo, musica, industria e letteratura: novità e bilanci dal cinema DVD Inside Cinema Libri Colonne sonore I B U C IPN ER TUTTI I GUSTI ione di Dal Labirinto del Fauno alla collez Nightmare: suspense e terrore in dvd Aprile 2007 RdC 71 telecomando DVD Inside Cinema Libri di Alessandro Scotti Musical, maestri! Scorsese, Forman, Mankiewicz: in monster box la storia di un genere. Da Bulli e pupe e West Side Story alla prima volta di Yenti e Barbra Streisand La Fox attinge agli archivi MGM e recupera cent’anni di cinema da major. Un ricco cofanetto celebra il musical, il genere più tipicamente hollywoodiano: 6 film, di cui due per la prima volta in dvd, e un libro sulla storia del musical (oltre a un calice da champagne). MUSICAL MONSTER BOX Genere d’evasione per eccellenza, NEW YORK, NEW YORK il music comedy affonda le sue origini nel teatro di cui fa suoi i YENTI percorsi - dalla commedia WEST SIDE STORY all’avventura - e di cui fonde HAIR elementi eterogenei, dal burlesco BULLI E PUPE alla farsa, tutti sempre IL VIOLINISTA SUL accomunati dall’immancabile TETTO happy-end. New York e Broadway Distr. 20th Century Fox sono la culla geografica del musical: da qui prende il via una tradizione che già a partire dai primi decenni del secolo scorso iniziò ad essere esportata in Europa, raggiungendo prima i teatri londinesi e conquistando subito dopo l’intero continente. Espressione del sogno americano, il musical è, fra i generi, il più codificato. Ai suoi attori impone straordinaria versatilità: non basta saper recitare, l’attore è il perno su cui ruota lo spettacolo, da lui dipendono successi e fiaschi. Accanto a loro, i musicisti. Grandi nomi come Gershwin, Berlin, Porter, fino a Bernstein e Lloyd hanno contribuito al successo del musical attraverso i decenni. Le opere del Monster Box fanno rivivere cast d’eccezione e musiche memorabili attraverso i decenni: Bulli e pupe (1955), di Joseph L. Mankiewicz, con Frank Sinatra e Marlon Brando; West Side Story (1961), adattamento del dramma di Giulietta e Romeo, in versione cinematografica di Robert Wise e Jerome Robbins premiato da dieci Oscar; negli anni Settanta Il violinista sul tetto di Norman Jewison e Hair di Milos Forman, coi suoi indimenticabili pezzi musicali (Aquarius, Hair, I Got Life, Let the Sunshine In) e le tematiche della contestazione e della guerra in Vietnam; e il celeberrimo New York, New York diretto da Scorsese nel ’77 con Liza Minnelli. La carrellata si conclude nei primi anni ’80 con Yenti (per la prima volta in dvd) esordio dietro la macchina da presa di Barbra Streisand. Nella galleria dei tanti volti noti, anche quelli di Marlon Brando e Liza Minnelli 72 RdC Aprile 2007 Colonne sonore Aprile 2007 RdC 73 telecomando DVD Inside Cinema Libri Colonne sonore (Tele) visioni THE SHIELD STAGIONE 1 Rashomon come nuovo Il capolavoro di Kurosawa restaurato e rimasterizzato. A più di 50 anni dall’Oscar Lo slogan è “Conscience is a killer”: la coscienza è assassina. Come dire: guai se la Squadra d’Assalto avesse anche il più discreto degli scrupoli. Il gruppo di Vic Mackey è una specie di “squadra antiscippo” dal grilletto (troppo) facile. Alla sua terza stagione (in dvd), e alla quinta via etere, ha già fatto incetta di premi. Soltanto in Italia contiamo due forum con 60.000 visitatori. Sono lontani i tempi dei serial “non allineati”: oggi, per far breccia, il “politicamente conveniente” è mascherato da “politicamente scorretto”. DISTR. SONY Regia Akira Kurosawa Con Toshirô Mifune, Machiko Kyô, Masayuki Mori Genere Drammatico Distr. Dolmen Difficile a credersi, ma capita che un monumento del cinema approdi soltanto ora, degnamente, al dvd. E’ il caso di Rashomon, che esce in versione completamente restaurata e rimasterizzata. Arrivò in Occidente nel ’51, pressochè sconosciuto e dopo aver superato l’ostracismo dei produttori che lo avevano escluso dalla lista dei film da esportare. E divenne immediatamente una leggenda. Leone d’Oro a Venezia e Oscar come miglior film straniero nello stesso anno: Kurosawa aprì, con Rashomon, la strada al cinema orientale. La vicenda, tratta da due racconti di Akutagawa degli anni ’10, è quella dell’omicidio di un samurai e dello stupro di sua moglie. La vicenda è narrata dai tre punti di vista dei protagonisti e da quello di un osservatore. Kurosawa, con impareggiabile abilità, disegna una parabola sulla relatività della verità. Gli extra fanno onore a questa edizione: un’intervista a Ugo Volli sulla mendacità delle immagini, un’introduzione storica di Maria Roberta Novielli dell’Università di Venezia e un raffronto fra il film e i racconti da cui è tratto. Imperdibile. Da non perdere anche per gli extra: interviste, analisi storica e non solo 74 RdC Aprile 2007 CRIMINAL MINDS In dvd la serie creata da Jeff Davis nel 2005 e trasmessa in Italia prima da Fox Crime e poi da Rai2. In un’America ossessionata dal “prevenire è meglio che curare” l’Unità di Analisi Comportamentale è un dipartimento dell’FBI che analizza le menti più pericolose del paese. 7 membri (loro stessi da analisi) lavorano in squadra per 22 puntate. “Profilo”, “probabilità”, “intervento preventivo” sono le parole d’ordine con cui la tv americana scheda il genere umano... La messa in onda della seconda stagione è prevista nel 2007. DISTR. WARNER HOME VIDEO Freschi di sala IL VENTO CHE ACCAREZZA L’ERBA Loach torna ai tempi di Michael Collins per interrogarsi sulle cruente divisioni fra rivoluzionari e riformisti nell’Irlanda degli anni ’20. Una tragedia moderna con il respiro dell’attualità. Palma d’Oro a Cannes 2006. DISTR. 01 DISTRIBUTION IL LABIRINTO DEL FAUNO Nella Spagna del ’44, con le ultime frange di resistenza soggiogate dall’esercito franchista, una bambina trova rifugio immaginario in un mondo fantastico. Film 3 volte premio Oscar del messicano Guillermo Del Toro. DISTR. VIDEA CDE NATALE A NEW YORK Il primo cinepanettone senza Boldi in versione light e doppio disco. Uno è interamente dedicato a backstage, speciale e tanti altri extra. Alla location del film è ispirato un concorso: in palio 10 viaggi a New York. DISTR. FILMAURO Zatoichi mon amour Omaggio al samurai che ha ispirato Kitano. In 4 dvd e una lezione di cinema giapponese Quattro film di Kenji Misuri sulla figura mitica di Zatoichi: massaggiatore cieco e infallibile spadaccino. Fino all’ultimo di Takeshi Kitano, i film a lui dedicati dal cinema giapponese non si contano. Questi rappresentano però il recupero di una tradizione che vide il suo momento d’oro fra gli anni ’60 e i primi’70. Quella secondo cui, nel Giappone premoderno, i massaggiatori dovessero essere ciechi per salvaguardare la pudicizia dei loro clienti. Samurai nell’animo, Zatoichi è anche un amante del gioco d’azzardo e un discreto baro. L’ambientazione è quella del diciannovesimo secolo, sullo sfondo di villaggi sopraffatti dal terrore. La cecità ha sviluppato in lui sensi che gli permettono di “vedere” l’invisibile e di essere infallibile nel reagire alle minacce. Questi i quattro titoli, venduti separatamente in lingua originale con sottotitoli in italiano: Combatti, Zatoichi combatti; La storia di Zatoichi; Zatoichi il benefattore; Zatoichi e il giocatore di scacchi. DISTR. DOLMEN Vecchie glorie CACCIA FATALE In Italia col titolo La pericolosa partita, è il capostipite assoluto dei film sadici, impeccabilmente lugubre nel suo bianconero del ’32, con una sceneggiatura a prova di bomba di James Creelman. La storia, da un racconto di Connell, è quella di un nobile folle che fa naufragare le imbarcazioni che transitano al largo della sua isola deserta. Il conte Zaroff utilizza poi i naufraghi come prede nelle sue battute. Nel ruolo della preda, gli viene opposto un altro cacciatore accanito, in una partita che durerà un’intera notte. Ispirazione di due remake, è inebriante ancora oggi. LA COSTA DEI BARBARI SHIRLEY TEMPLE COLLECTION La costa dei barbari è la left coast americana della metà dell’800. San Francisco è lorda, nebbiosa e frenetica, tenuta in vita dalla caccia all’oro. Fra minatori, poco di buono e biscazzieri, sbarca una giovane destinata a maritarsi con uno fra i più ricchi cercatori d’oro. L’uomo però è morto e si trova così a fare da specchietto per le allodole fra i tavoli del Bella Donna: è l’inizio della rivalità fra l’avido gestore del casino e un onesto minatore. Primo western di Hawks (che ne prese le distanze), con una fotografia da antologia e la prima apparizione di David Niven. In disco singolo o doppio cofanetto un monumentale omaggio a Shirley Temple. La nuova uscita completa l’edizione dedicata dalla Fox alla filmografia integrale dell’enfant prodige, premio Oscar per La mascotte dell’aeroporto. Per la prima volta anche a colori, vengono qui riproposti sei titoli della celebre “riccioli d’oro”. Il primo volume comprende Dietro l’angolo, Capitan Gennaio, Susanna e Le giubbe rosse. Il secondo: La reginetta dei monelli, Il piccolo colonnello e La piccola ribelle. DISTR. SONY DISTR. ERMITAGE DISTR. 20TH CENTURY FOX Monumenti del rock Hendrix privato Jagger, Clapton & gli altri: gli amici raccontano 18 settembre 1970. A soli 28 anni muore a Londra Jimi Hendrix, una delle tre J. Le altre due seguono a ruota: Janis Joplin 16 giorni e Jim Morrison nove mesi dopo. In edizione deluxe, due dischi su vita e carriera di uno dei più grandi chitarristi rock. Lo raccontano testimonianze di familiari e amici come Eric Clapton, Mick Jagger, Pete Townshend e Little Richard. L’irriverente e visionario innovatore della psichedelica, ci appare così timido nella vita privata. Con la sua mitica Fender Stratocaster torna a farci sognare dai trionfi di Monterey e Woodstock alla solitudine degli ultimi giorni. DISTR. WARNER HOME VIDEO Aprile 2007 RdC 75 telecomando DVD Inside Cinema Libri Colonne sonore GIARDINI IN AUTUNNO Pare che Iosseliani si trovasse casualmente al ministero della cultura francese durante il passaggio di consegne fra Jack Lang e il successore Francois Leotard. La genesi del film è qui: fra le stanze svuotate in fretta, i facchini che si intascano quello che possono e un uomo che perde i privilegi. Al personaggio accade quindi che con la carica perde anche l’amore (interessato), per riscoprire i piaceri della vita. C’è eco di Fellini e di Buñuel e il film è arricchito da un documentario di Julie Bertuccelli sul regista. Meravigliosamente delicato. DISTR. DOLMEN Occhio all’horror Nightmare, The Grudge e gli inediti di Tsukamoto: tanti modi di dire paura COFANETTO THE GRUDGE > THE GRUDGE > THE GRUDGE 2 Distr. 01 Distribution COFANETTO NIGHTMARE > NIGHTMARE – DAL PROFONDO DELLA NOTTE > NIGHTMARE 2 – LA RIVINCITA > NIGHTMARE 3 – I GUERRIERI DEL SOGNO > NIGHTMARE 4 – IL NON RISVEGLIO > NIGHTMARE 5 – IL MITO > NIGHTMARE 6 – LA FINE > NIGHTMARE NUOVO INCUBO Distr. Eagle Pictures NUOVE USCITE TSUKAMOTO > NIGHTMARE DETECTIVE > HIRUKO THE GOBLIN Distr. Minerva Rarovideo Dal disagio all’inquietudine, dall’inquietudine alla paura, dalla paura al terrore. Un crescendo di emozioni che inquietano e alimentano il contraddittorio desiderio di andare avanti, di vedere di più. Il cinema, negli ultimi anni, ne ha prodotto esempi eccellenti. Dal Giappone: The Grudge (remake americano di un classico nipponico) prodotto dal re del genere Sam Raimi e il suo sequel The Grudge 2, entrambi diretti da Takashi Shimizu. Il primo disco del cofanetto, fra gli extra, annovera il prequel The Silk. Una maledizione contagia tutti coloro che vengono in contatto con il luogo dove qualcuno è deceduto in preda alla rabbia. La maledizione diventa epidemia in The Grudge 2. Melange di elementi che cercano di soddisfare oriente e occidente in un gioco d’equilibrio fra cultura nipponica del non detto e americana dell’esplicitazione a tutti i costi. Ricchi gli extra con interviste agli attori, backstage e tour delle location. Made in USA sono i sette film della serie Nightmare, prodotti a distanza ravvicinata negli anni ’80 e ora raccolti in un unico cofanetto. Solo il primo, Nightmare – Dal profondo della notte, e l’ultimo, Nightmare – Nuovo incubo, portano la firma di Wes Craven, ma in tutti l’icona di Robert Englund alias Freddy Kruger trasforma il sogno americano in incubo. La distorsione della realtà in immaginario e viceversa è uno dei temi prediletti dal maestro del cyber-horror Shinya Tsukamoto di cui escono ora gli inediti Hiruko – The Goblin e Nightmare Detective. FILM IN ORBITA SUGGERIMENTI TV DALLA GALASSIA SATELLITARE 76 RdC Aprile 2007 SHINOBI - LA SPADA CONTRO IL CUORE Il cult manga Basilisk fa da palinsesto all’adattamento di Shimoyama Ten. Siamo nei primi del ‘600 nel periodo Tokugawa, quando lo Shogun Nakobo istituisce un torneo dove i migliori ninja di clan rivali si affrontano fino ad eliminarsi a vicenda. Ai suoi piani si oppone però il legame fra due di loro. Collector’s Edition in doppio disco, con versione originale sottotitolata e audio italiano Dolby Digital. Nel secondo disco un documentario sugli effetti speciali, uno speciale sulle armi, backstage e un raffronto fra girato e storyboard. DISTR. DOLMEN A CURA DI FEDERICO PONTIGGIA MIAMI VICE THE QUEEN SYRIANA (Mediaset Premium) Abbandonati solarità e abiti pastello del serial, il Miami Vice grande schermo di Mann si fa disperato con i detective Farrell e Foxx. Fotografia in HD da mille e una notte, e Gong Li cubana da urlo. (Mediaset Premium) Tanto di cappello a Sua Maestà Helen Mirren, più realista della Regina Elisabetta II. Strameritato premio Oscar per la sua interpretazione, e per il pubblico insospettabili inclinazioni monarchiche. (Sky) Dalla vera storia di un agente Cia in Medioriente, l’accusa di Clooney e Soderbergh, che puntano il dito su oro nero, Occidente e terrorismo. Scomodo e necessario: alla coscienza degli Usa. © Premio Oscar per il Miglior Film in Lingua Straniera. Vincitore di 3 European Film Awards (Miglior Film, Migliore Attore, Migliore Sceneggiatura) SÈSTITO MARTINA GEDECK ULRICH MÜHE SEBASTIAN KOCH ULRICH TUKUR Le Vite degli Altri SCRITTO E DIRETTO DA FLORIAN HENCKEL VON DONNERSMARCK U N A P R O D U Z I O N E W I E D E M A N N & B E R G P R O D U C T I O N S I N C O P R O D U Z I O N E C O N B AY E R I S C H E R R U N D F U N K A RT E C R E A D O F I L M U N F I L M D I F L O R I A N H E N C K E L VO N D O N N E R S M A R C K M A RT I N A G E D E C K U L R I C H M Ü H E S E B A S T I A N KO C H U L R I C H T U K U R T H O M A S T H I E M E H A N S - U W E B AU E R H E R B E RT K N AU P C A S T I N G S I M O N E B Ä R D I R E T T O R E D I P R O D U Z I O N E TO M S T E R N I T Z K E S U O N O A R N O W I L M S M O N TA G G I O S U O N O C H R I S TO P H VO N S C H Ö N B U R G M I S S A G G I O H U B E RT U S R AT H T R U C C O A N N E T T S C H U L Z E S A B I N E S C H U M A N N C O S T U M I G A B R I E L E B I N D E R S C E N O G R A F I A S I L K E B U H R M U S I C A G A B R I E L YA R E D S T É P H A N E M O U C H A D I R E T T O R E D E L L A F O T O G R A F I A H A G E N B O G DA N S K I M O N TA G G I O PAT R I C I A R O M M E L R E S P O N S A B I L I E D I T O R I A L I C L AU D I A G L A D Z I E J E W S K I H U B E RT VO N S P R E T I M O N I K A L O B KOW I C Z A N D R E A S S C H R E I T M Ü L L E R C O P R O D U T T O R I D I R K H A M M F L O R I A N H E N C K E L VO N D O N N E R S M A R C K P R O D U T T O R I Q U I R I N B E R G M A X W I E D E M A N N S C R I T T O E D I R E T T O D A F L O R I A N H E N C K E L VO N D O N N E R S M A R C K DAL 6 APRILE AL CINEMA CON IL SOSTEGNO DI www.01distribution.it telecomando DVD Inside Cinema Libri Colonne sonore ECONOMIA DEI MEDIA DI FRANCO MONTINI Adotta il film Preacquistare un biglietto che favorisca la distribuzione in sala. La nuova strategia per “portare il cinema agli spettatori” Ogni anno l’Anica, l’associazione che raggruppa la maggior parte degli imprenditori del settore audiovisivo, pubblica un catalogo dedicato alla produzione cinematografica nazionale, che comprende l’elenco, con relativi credits e sinossi, di tutti i film italiani della stagione. Ogni anno sono sempre più di una decina i titoli inediti che non sono riusciti a trovare visibilità e spazio in sala. Solo con riferimento alle ultime due annate, complice un sostanzioso taglio ai fondi per la distribuzione dei film prodotti con l’intervento dello Stato, si contano una trentina di film in 78 RdC Aprile 2007 attesa di uno sbocco sul mercato. Fra questi anche pellicole dirette da registi di provata professionalità e film premiati in manifestazioni internazionali, come I guardiani delle nuvole di Luciano Odorisio, vincitore nel 2005 del festival de Il Cairo. Per reagire a questa situazione, è nata una innovativa iniziativa, SelfCinema, che si propone di favorire la distribuzione di film di qualità, attraverso il coinvolgimento dei cinefili. “Se la distribuzione non porta i film agli spettatori, gli spettatori diventano distribuzione” è lo slogan che sintetizza efficacemente e chiarisce subito il meccanismo ideato. La SelfCinema contatta cioè appassionati e cinefili, invitandoli a preacquistare il biglietto per un certo film, privo di distribuzione. L’acquisto, per La prospettiva che si apre è l’uscita di molti titoli congelati da anni. Il primo è L’estate di mio fratello un importo di 6 euro, si può effettuare con carta di credito attraverso il sito www.selfcinema.it o in una serie di locali e librerie il cui elenco è visionabile sul sito. L’acquirente riceve un tagliando, che alla cassa del cinema dà diritto a un regolare biglietto. Si costituisce così un fondo, una sorta di minimo garantito, utile per persuadere gli esercenti a concedere al film almeno una settimana di programmazione. Il primo film adottato dalla SelfCinema è L’estate di mio fratello di Pietro Reggiani, che, già presentato in numerosi festival, ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti a cominciare dalla menzione speciale del Tribeca Film Festival di Robert De Niro e la menzione speciale del Festival di Montreal per le opere prime. Ambientato all’inizio degli anni settanta, L’estate di mio fratello racconta le emozioni e le fantasie di Sergio, un bambino di nove anni, coinvolto nella crisi familiare dei genitori e nell’attesa dell’arrivo di un indesiderato fratellino. Il fatto che, per un aborto spontaneo, il nascituro non verrà mai alla luce, determina in Sergio spaventosi sensi di colpa. Per evitare che L’estate di mio fratello restasse ignoto al pubblico, la produzione Nuvola Film ha deciso di inventarsi questa nuova strategia che ha immediatamente suscitato un discreto interesse. Nei primi giorni di prevendita ha raccolto 10mila euro, che non sono affatto pochi, considerando la scarsa attitudine degli spettatori italiani ad acquistare cinema in rete, e, grazie ai contatti avviati con alcuni singoli esercenti, il progetto di far uscire il film in qualche città sembra già sul punto di concretizzarsi almeno per ciò che riguarda Roma, Milano, Torino, Verona, Padova, Bologna, Firenze, Benevento e Cosenza, dove le adesioni sono state sufficientemente numerose. La speranza è che se il risultato in questa prima fase sarà incoraggiante, il film potrà successivamente camminare sulla proprie gambe e spingerà altre sale a proiettarlo. “La SelfCinema, del resto assicurano i responsabili - è un’associazione senza fini di lucro, formata da volontari appassionati, il cui unico scopo è dare visibilità ad una serie di film, che, come L’estate di mio fratello, meriterebbero ben altre attenzioni. Per questo motivo se la SelfCinema non riuscisse a distribuire il film nelle sale di una città, tutti coloro che vi abitano e hanno preacquistato un biglietto entro giugno saranno rimborsati”. Se l’iniziativa, che in qualche modo si ricollega ad un’analoga esperienza legata alla distribuzione, lo scorso anno, del film Tu devi essere il lupo di Vittorio Moroni, avesse successo, si aprirebbero inedite possibilità anche per molti altri film italiani attualmente “congelati”. CAST & CREW DI MARCO SPAGNOLI Un medico sul set Antonio M. Severini Da Fellini a Volonté: gli incontri ravvicinati di un E.R. de’ noantri Per quasi 40 anni Antonio Maria Severini è stato il medico personale di alcuni dei nomi più illustri del cinema e della cultura italiana. Non in privato, ma sempre nell’ambito pubblico e al Nuovo Regina Margherita di Roma in particolare. Fra i suoi tanti pazienti Fellini, Volonté, Moravia, Guttuso, Mastroianni. Nanni Moretti lo ha addirittura citato in Caro Diario. È lui il dottore che, nella realtà, ha diagnosticato la malattia al regista. Come è arrivato al mondo del cinema? Un giorno ho operato il direttore della fotografia Mario Vulpiani. Per ringraziarmi mi ha invitato a casa di Marco Ferreri ad Ansedonia. Lui stava girando Il seme dell’uomo con Anne Wiazemsky, moglie di Jean-Luc Godard, che per gelosia tentò di suicidarsi. Io sono intervenuto e le ho salvato la vita. Altri interventi rocamboleschi? Una volta Jean-Paul Sartre ha avuto una crisi al ristorante sotto casa mia. A chiamarmi è stato il proprietario. ISTRUZIONI PER L’USO Da qui alla Grolla Speciale di Saint Vincent come “medico del cinema italiano”. Come ha fatto? Sono diventato amico di Ferreri e delle persone che lavoravano con lui. Con Volonté ho poi ho frequentato la sezione del PCI di Vicolo del Cinque. Diciamo che la mia “fortuna” si è basata sul passaparola. La sua impressione dei set? Una noia mortale. Tutti si comportano come se stessero costruendo la “E’ iniziato tutto quando ho salvato la vita alla moglie di Godard” Cappella Sistina. La cosa più bella è quello che gira intorno alla lavorazione. Un consiglio a chi vuole fare il suo lavoro? Mai dirsi: “Dio mio sto curando Marcello Mastroianni!”. Grandi artisti o fruttivendoli, per il medico sono tutti uguali. Indirizzi e raccomandazioni, per provarci senza fare una brutta fine INVITO A CENA CON FIDEL Al Festival di Cuba con Volonté, Severini è stato ospite a cena da Fidel Castro. Fra i commensali ricevuti dal lider maximo anche la figlia di Che Guevara, Jack Lemmon, Harry Belafonte e Isabel Allende. GIAN MARIA CHI? Accompagnando Volonté dopo un intervento in Sardegna, vengono fermati da due ragazze che guardano Severini e gli dicono: “Ma lei è…” chiedono a lui l’autografo e ignorano del tutto l’attore. ORME ROSSE Severini sta scrivendo il libro Orme Rosse, ispirato al film di Ford: “Mi identifico col medico di quella diligenza assediata. Resto un comunista che crede in certi valori, quando si prende cura degli altri”. Aprile 2007 RdC 79 telecomando DVD Inside Cinema Libri Colonne sonore Geografie dello schermo Dalla costruzione dell’immagine a quella della sceneggiatura. Capire l’architettura delle emozioni Da non perdere a cura di Giorgia Priolo DIZIONARIO SNOB DEL CINEMA David Kamp e Lawrence Levi, ed. Sellerio, € 10,00 Che cosa distingue il “Patito di Cinema” dal “Cinefilo Snob”? Secondo gli arguti autori di questo brillante libretto, mentre il primo è un simpatico entusiasta alla Scorsese, che prova gioia a vedere e condividere i film con gli altri, il cinefilo “custodisce gelosamente il proprio esoterico sapere” perché gode non tanto a vedere i film quanto a saperne più degli altri. Se appartenete a quest’ultima categoria forse non siete dotati di grande autoironia, ma troverete comunque interessanti conferme delle vostre passioni. Per tutti gli altri, questo piccolo dizionario a metà tra il libro di cinema e la satira sociale, sarà una divertente occasione per ampliare le proprie conoscenze cinematografiche. 80 RdC Aprile 2007 INTERPRETAZIONE TRA MONDI Il pensiero figurale di David Lynch Pierluigi Basso Fossali, ed. ETS, € 28,00 Più artista globale che cineasta puro, idolatrato come un genio o rifiutato come un astruso fabbricatore di macchine narrative incomprensibili, Lynch continua a dividere il pubblico, quello che va a vedere i suoi film e quello che ci rinuncia ormai in partenza dopo essersi perso tra i meandri della sua Lost Highway. Se la visione di Mulholland Drive o INLAND EMPIRE vi ha smosso qualcosa di misterioso e affascinante dentro, ma vi sentite frustrati perché non riuscite a “capire”, non potete perdere questo ponderoso ma completo e interessantissimo saggio del semiotico Fossali. Se siete tra i fans, beh, allora è veramente il testo imperdibile e “definitivo”. ATLANTE DELLE EMOZIONI Atlante delle emozioni Giuliana Bruno, ed. Bruno Mondadori, Milano, 2006 € 58,00 L’immagine in movimento nel suo rapporto con lo spazio vissuto, attraversato, rappresentato, con la geografia materica e al tempo stesso illusoria dei suoi racconti e con l’architettura degli spazi di visione: questi i nodi principali al centro di uno dei libri più originali e innovativi mai scritti sull’argomento, Atlante delle emozioni, uscito nel 2002 negli Stati Uniti dove l’autrice, Giuliana Bruno, insegna ad Harvard, e oggi finalmente tradotto – in una bella edizione illustrata – per la Bruno Mondadori. In sei capitoli la Bruno esplora l’intreccio complesso della “psicogeografia personale e al tempo stesso sociale” che il cinema – luogo di spazializzazione del tempo e di temporalizzazione dello spazio – edifica, è il caso di dire, nel suo rapporto con la realtà e il “senso dello spazio” dello spettatore, mantenendo viva la relazione con altri campi visivi, in particolare l’architettura e la cultura del viaggio, l’arte della memoria e della mappatura. Dalla geografia delle sale alla dimensione aptica e tattile dell’immagine, dallo studio dell’emozionalità connessa al movimento dell’immagine fino alla valorizzazione del rapporto tra topografia del cinema e costruzione degli affetti, il volume costruisce un’architettura complessa, ricca di punti di fuga teorici e di sorprendenti connessioni culturali. Da cui emerge soprattutto un’inedita messa a fuoco del rapporto tra schermo e spettatore, e dei molti dialoghi, più o meno sotterranei, che ogni singola visione libera e rinnova. LUCA MALAVASI PEDRO ALMODÓVAR Vite non convenzionali e inconfessabili pulsioni nel cinema “esagerato” del più internazionale regista spagnolo Jean-Max Méjean, ed. Gremese, € 20,00 Un bel volume illustrato che ripercorre la vita e la carriera cinematografica di Pedro Almodóvar dagli inizi di Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio all’Oscar sfiorato con Volver. Ne esce un ritratto non inedito ma ben tratteggiato del regista spagnolo più irriverente e audace, ma anche capace di sfornare capolavori che mettono d’accordo critica e pubblico. Méjean vede il cinema di Almodóvar non solo come prodotto dei miti bizzarri e delle visioni surreali dell’autore, ma anche come un inno alla sensuale vitalità delle donne, madri, sorelle, amanti che illuminano sempre di più i suoi capolavori. C’ERA UNA SVOLTA Scrivere il cinema, sentirsi appagati dalle storie che ci racconta, emozionarsi alla visione di un film che ci avvolge di effimera felicità. Con C’era una svolta Alessandro Bencivenni, scrittore per cinema e tv, ci invita a “leggere” una pellicola partendo dalla sua anima, la sceneggiatura. C’era una svolta Non un manuale per aspiranti Alessandro sceneggiatori. Anzi. Un saggio che Bencivenni, fa della scrittura un punto di ed. Le Mani, partenza per conoscere il cinema Genova, 2006 in profondità. “Uno sceneggiatore € 15,00 dev’essere uno scrittore mancato”, diceva Mario Monicelli allo stesso Bencivenni, collaboratore alla sceneggiatura de Le rose del deserto, ultima opera del maestro. Partendo dall’analisi di alcuni film, capolavori e non, l’autore prende in esame la struttura del racconto, svelandoci i segreti di una scrittura perfetta, almeno nella composizione. Nella sceneggiatura però non è possibile applicare regole assolute. Esistono solo dei principi con cui ogni autore deve confrontarsi. Ad ogni capitolo del libro, Bencivenni affronta le fasi che costituiscono l’ossatura del racconto. I dialoghi, i personaggi, la psicologia, il finale. Poi si confronta con i generi (la fantascienza, la commedia, il thriller), con lo sguardo del critico distaccato ed allo stesso tempo del cinefilo appassionato. Un’attenzione particolare è rivolta al cinema di Truffaut, che più di tutti ha unito realtà, la sua personale, e finzione. Un ricco capitolo, inoltre, è dedicato alla struttura di E.R., la più popolare delle serie tv americane. Sceneggiatura a parte, il lavoro di Bencivenni è una dichiarazione d’amore verso la bellezza del racconto cinetelevisivo. PAOLO TRAVISI STANLEY KUBRICK - RAPINA A MANO ARMATA Roberto Curti, ed. Lindau, € 14,00 Pur essendo il suo terzo film, Rapina a mano armata è giustamente considerato l’inizio della carriera autoriale di Stanley Kubrick. Un film che sotto la struttura e la pelle del noir contiene come un’incubatrice i temi portanti dell’universo kubrickiano. Uno tra tutti la lotta dei protagonisti contro un mondo estraneo e ostile che rifugge alla razionalità, lo scacco dell’uomo sconfitto dai meccanismi che ha creato credendo di poterli dominare. Roberto Curti propone un’analisi approfondita di questo primo capolavoro kubrickiano: smontando ogni sequenza ci rivela gli infiniti piani di lettura dell’opera e compone un’indagine appassionante alle radici del genio. Aprile 2007 RdC 81 telecomando DVD Inside Cinema Libri Colonne sonore di Ermanno Comuzio Visto da vicino LETTERE DA IWO JIMA Il canto di Eastwood. Per le vittime di ogni guerra Di Clint Eastwood Musica Kyle Eastwood Per tutti i gusti SCRIVIMI UNA CANZONE Travolgente lo score, con Hugh Grant e Drew Barrymore impegnati di ugola in Way Back Into Love di Adam Schlesinger. Tra ammiccamenti a gruppi ’80 quali Wham! e Duran Duran, il vero mattatore è Grant: Pop! Goes My Heart… 82 RdC Aprile 2007 Si era mai visto e sentito un film di guerra made in USA senza squilli di trombe e rulli di tamburo? Lettere da Iwo Jima ne è del tutto privo e costituisce un risultato singolare. Non ce n’è traccia, perché alle rumorose sottolineature delle azioni guerresche il regista ha preferito la riflessione dolorosa. La colonna sonora è firmata da suo figlio Kyle insieme all’amico Michael Stevens (Kyle, classe 1969, è polistrumentista blues: l’amore per il jazz gliel’ha trasmesso Clint). Il fatto è che è il papà ad aver ispirato Kyle, già suo collaboratore per la musica del gemellato Flags of Our Fathers, firmata dal regista. In quel film, visto dalla parte degli americani, c’erano due momenti distinti: la sanguinosa conquista dell’isola e il successivo sfruttamento propagandistico della vittoria, con canzoni patriottiche ed esecuzioni bandistiche di Irving Berlin, Artie Shaw, Jule Styne, John Philip Sousa; ma il commento vero e proprio era costituito da interventi di pianoforte e di chitarra intimisti, crepuscolari. Per il “controcampo” di Lettere da Iwo Jima la musica, scarna, è solo di commento. “Banzai!” urlano gli irriducibili giapponesi, ma la musica che segue ce li fa considerare vittime degne di pietà. Si noti: nessuna caratterizzazione geografica, nessun ricorso a stilemi orientali. Non ci sono “musi gialli”, qui, ci sono solo uomini. E poi il tema principale esposto nel pianoforte ricorda tanto, nell’attacco, le prime note del Wiegenlied (op. 49, n. 4) di Brahms. Una ninna-nanna, insomma: non si tratta dell’esaltazione della morte eroica, bensì dell’immensa pietà con cui Eastwood considera quanti sono costretti a farsi la guerra. di Federico Pontiggia THE ILLUSIONIST Philip Glass straordinario. E non è ovvio, si pensi alla deludente partitura di Diario di uno scandalo. Qui invece ci porta sinfonico nella Vienna di fine ‘800, facendo sue le atmosfere e l’illusionismo di Norton. Magico! NERO BIFAMILIARE Il primo amore non si scorda mai: Federico Zampaglione con i Tiromancino firma anche la OST del suo esordio al cinema, con nove inediti tra cui L’alba di domani. Stile consueto, ma più ritmo in batteria e testi sofferti. www.kiaceed.it Sicura di sé. La nuova Kia cee’d fa il suo esordio in grande stile. Accattivante nel design, comoda, con climatizzatore manuale, è l’unica in Europa talmente sicura della sua perfezione, da darti 7 anni di garanzia. E’ tua con motori 1.4 e 1.6 benzina e 1.6 CRDI VGT da 90 e 115 cv. 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