AMICI DI DON ORIONE
Mensile del Piccolo Cottolengo di Don Orione Genova
prendimi con garbo
e con amore;
non farmi sentire
freddo…
lascia che io ti ami.
Spedizione in a.p.
art. 2, comma 20/c
legge n. 662/96
Filiale di Bergamo
Anno XXXVII
N. 10 - Dicembre 1997
2
MOTIVI
3
‘ AMARCI
CONOSCERCI E
a natale iddio ci dice che…
sciaccaluga: lasciò mille lire e più
noi siamo fortunati
se aiutiamo la vita
D
al mese per farsi della congregazione
icendo “noi” mi riferisco a tutti colore che operano in favore dei sofferenti e di chi è nel bisogno. E dicendo “fortunati” intendo che abbiamo
l’opportunità d compiere il meglio di quanto possa
essere fatto da creatura umana. Sono pensieri che
porto dentro e che non sono mai riuscito ad esprimere efficacemente e, forse, non riuscirò nemmeno
ora, ma trovo importante comunicarli in qualche modo, perché la loro forza di verità può procurare condivisione e reazioni benefiche.
I mass media, con il proposito di meravigliare per
attirare l’attenzione, ci rubano a noi stessi ed ai valori fondamentali. Ci convincono che è importante andare sullo spazio, navigare su Internet, essere fenomeni nel proprio campo, sbalordire con le trovate.
Non importa il prodotto, ma come viene offerto, non
conta essere in se stessi, ma sulla bocca degli altri.
Chi non entra nei super viene lasciato indietro e chi
non lavora per la perfezione, perde tempo. E il peggio è che questa mentalità non è riferita solo alle cose, ma anche agli uomini, e si smania per vivere sopra la norma, perdendo così il senso del feriale, del
minuscolo, del limite. Ciò che è imperfetto non ha
diritto d’esistere e, se si è a tempo, lo si sopprime,
anche tra gli uomini, e, quando non si può, lo si dimentica e si allontana.
Si son fatti e si continuano a fare un gran numero
di ragionamenti sulla liceità dell’aborto, ma non si arriverà a capo di nulla, se non si accetta che la vita non
è nostra, che neppure noi ci apparteniamo e che è
ben altro Chi ha in mano le fila di ogni esistenza. A
noi tocca ammirare ed adorare, cioè accettare con
profondo rispetto quanto troviamo, a cominciare da
noi stessi, convinti che ogni essere raggiungerà il
porto verso cui è diretto… È vero che tante realtà e
situazioni ci turbano, a volte fino ad essere tentati di
mollare ogni speranza, ma non possiamo scartare
con leggerezza la buona notizia o vangelo che ci offre la chiave di lettura di tanto mistero. Ci dice che il
male, qualsiasi male, non viene da Dio, ma dalla malizia dell’uomo che ha inquinato anche la natura, provocando i mali fisici. Ci assicura, però, che Dio non se
n’è disinteressato, anzi, mandando il proprio Figlio
Gesù, a condividere il nostro destino, ha messo in
moto il recupero del mondo e dell’umanità, un recupero che sarà totale e definitivo alla fine del tempo.
Questo, pertanto, e non altro è il compito di ogni
creatura razionale, di camminare rettamente secondo l’insegnamento e l’esempio di Gesù, e di aiutare
lcune suore, all’opera di
spegnimento, riportarono lesioni da scottature e il Direttore spirituale, don Enrico
Sciaccaluga, accorso al salvataggio nelle corsie più invase
dal fuoco, veniva investito e sepolto dai materiali del tetto che
gli precipitarono addosso: per
un vero miracolo poté essere
“A
i deboli e gli incapaci ad
arrivare in fondo al proprio destino terreno,
dopo il quale Dio si assumerà, in prima persona, il compito di mettere le cose a posto, in modo
che nessuno soffra ingiustamente e tutti godano la
gioia del dovere compiuto e dell’innocenza tribolata.
In questo senso ho parlato della nostra fortuna, se
aiutiamo il cieco a camminare, se asciughiamo le lacrime degli sconfortati, se doniamo dignità fisica,
umana e morale a chi ne è incapace. Ci poniamo così al centro del cuore del mondo, che anela a continuare la propria corsa, anche prescindendo da considerazioni strettamente religiose. Coltivare una pianta, soccorrere un gattino in pericolo e, soprattutto,
fornire qualche motivo di speranza ad un povero
cencio d’uomo è mettersi dentro all’ingranaggio dell’essere e del valore. Tutto il resto servirà, ma è meno
e dopo, come ci risulta chiaro, quando ad aver bisogno siamo noi.
Per chi ha fede, poi, (e a chi non l’ha, tocca darsi
una seria ragione), soprattutto a Natale, queste considerazioni fanno parte dei principi primi della vita.
Un Dio infinitamente perfetto ed autosufficiente, che
decide di prendersi cura degli uomini, tanto da farsi
uno di noi, non ci convince del nostro valore assoluto, rispetto a tutte le altre realtà? E il modo con cui
realizza il suo piano sottolinea ancor più questo fatto:
nasce povero, privilegiando l’essere-uomo sull’avere; nasce piccolo, percorrendo e sacralizzando le
tappe della gestazione e della crescita; si fa Maestro
degli uomini, noncurante delle avversità e delle persecuzioni dei cattivi e dei prepotenti; si lascia sacrificare sulla croce, per restituire dignità e vita che neppure la morte può sottrarre all’uomo, perché è Figlio
di Dio, fonte della vita.
È la meditazione che facevo guardando e adorando il Bambino Gesù, l’Emmanuele, cioè Dio con noi
e per noi, mentre Gli parlavo dei sacerdoti, delle
suore, dei medici, degli infermieri, di tutti gli operatori, dei volontari, degli Amici e dei benefattori, di
quanti ci aiutano a servire la vita. Egli, piccolo e impotente, rispondeva: “quello che fate a queste mie
sorelle e a questi miei fratelli più bisognosi, lo fate a
me” (Mt 25, 40).
Ricordare questa verità mi sembra l’augurio natalizio più bello per tutti.
Don NINO ZANICHELLI
INCONTRI
estratto dalle macerie semiasfittico e grondante sangue per le
ferite al capo”. È una testimonianza del Prof. Isola, lasciataci
in un suo prezioso libretto intitolato La mia spada di guerra
ove narra vicende belliche ed il
bombardamento del Paverano
(il 15 novembre 1944).
L’episodio ci dice di come il
nostro don Sciaccaluga fosse
partecipe non spettatore delle
vicende tristi di quel momento.
È stata una visita alla vecchia
sorella suor Maria Lucina delle
Piccole Suore Missionarie della
Carità a farci pensare di aggiungere ancora qualcosa a quanto
scritto lo scorso mese su questo
mensile.
Domenica 21 dicembre 1997
raduno amici a paverano
Celebrerà la S. Messa e presiederà la successiva assemblea il Direttore Generale dell’Opera di Don Orione
Don ROBERTO SIMIONATO
Nel clima di festa, evidenziato anche dalla pesca di beneficenza missionaria allestita nel salone, ascolteremo alcune notizie della nostra grande famiglia e ci scambieremo i tradizionali auguri
per il S. Natale ed il Nuovo Anno che da qui desideriamo estendere a tutti gli Amici lettori.
Ricordiamo a chi vorrà concludere con il pranzo, la necessità di prenotarsi almeno tre giorni
prima: Tel. 5229334.
6ª edizione “il natale secondo te”
Concorso natalizio nazionale di Minipresepi – Disegni – Collages – Temi – Poesie – Fantasie
Natalizie – Acquerelli – Tempere ed altro… indetto dal Gruppo culturale “Il Chicco”
Regolamento
• Il concorso è rivolto agli alunni delle Scuole Materne, Elementari e Medie.
• La partecipazione è gratuita.
• I Lavori, di soggetto natalizio, possono essere individuali o di gruppo.
• Il concorrente può presentare uno o più lavori.
• Il minipresepe può essere di qualsiasi materiale (legno, creta, sughero, carta, stoffa, ecc.).
• Non saranno ammesse quelle opere non ritenute idonee.
• Entro 30 giorni dalla premiazione i lavori dovranno essere ritirati.
• Il quotidiano “Il Secolo XIX” seguirà le vicende del Concorso.
• I minipresepi non dovranno superare la misura di cm 30x40 e i tabelloni murali non oltre 80x60.
• I lavori esposti (durante tutto Dicembre e Gennaio nella Galleria del Presepio) saranno esaminati da una competente Commissione il cui giudizio è inappellabile.
• La premiazione avverrà al Teatro Don Orione di Camaldoli sabato 31 gennaio 1998, ore 15, alla presenza di autorità cittadine.
• Il lavori, muniti di nome, cognome, indirizzo, telefono, classe; dovranno pervenire entro il 24
Dicembre 1997 alla Segreteria Concorso Natalizio “Il Natale secondo te” – Via P. Berghini 250,
16132 Genova (tel. 010/82.17.90).
• I premi consisteranno in Coppe, Targhe e altri riconoscimenti.
• Diplomi di partecipazione a tutti i concorrenti.
Suor Lucina è messa piuttosto male, ma ancora lucida: era
la più piccola degli undici figli
ed è rimasta l’unica ancora in vita.
Il padre Emanuele ebbe prima un modesto negozio di pasticceria poi una vetrina di macchine fotografiche e occhiali.
La madre Giuseppina Segale, morta nel dicembre 1960,
era casalinga.
Degli undici figli che crebbero “all’onor del mondo”, come
si diceva a quei tempi, tre si
consacrarono nella famiglia di
don Orione: don Enrico, suor
M. Tarcisia e suor M. Lucina.
Ricorda come fosse adesso il
giorno in cui, nel 1931, don
Orione stesso andò a prendersi
il suo Enrico. Pranzò con loro e
prima di partire volle rinnovare
la consacrazione della famiglia
al Sacro Cuore.
S’è detto dell’adolescenza
tra gli scout, dell’impegno in
parrocchia, della sua andata in
guerra nel 1918. Quando lasciò
il lavoro la ditta gli aveva fatto
omaggio di un Longines, un
orologio d’argento con dedica.
Che don Enrico fosse caro a
don Orione lo dice anche una
bella foto che lo ritrae in ginocchio, mentre il Padre, in partenza per l’America latina gli tiene
Don sterpi, don sciaccaluga,
don nicco…
una mano sulla testa.
Facente funzioni
di Direttore prima
ancora di essere
sacerdote,
nel
1933, al Piccolo
Cottolengo di Genova; ricordato da
don Orione – l’abbiamo riportato
nell’articolo precedente – l’ultima sera della sua
vita con il biglietto di Sanremo
scritto poco prima di morire il
12 marzo 1940; don Sciaccaluga lo rivediamo già nella foto
dei partecipanti al Primo Capitolo Generale, tenutosi nell’agosto dello stesso anno allorché don Carlo Sterpi fu acclamato all’unanimità primo successore di don Orione.
Tornò per sei anni nelle case
di Genova per riorganizzare il
settore economico-amministrativo coadiuvato da tanti bravi affezionatissimi professionisti i cui
nomi restano indelebili nella
memoria riconoscente di tutta
la famiglia religiosa. Ne citiamo
solo qualcuno come Giuseppe
Gambaro, Avv. Giovanni Revelli, Conte Agostino Ravano, Gr.
Uff. Aldo Gardini, Avv. Renato
Gaeta, Notaio Comm. Luigi
Chiarella, Prof. Armando Colombo, Gen. Comm. Eugenio
Beaud, Comm. Rag. Mario Vaccari, Sen. Antonio Boggiano Pico, Avv. Domingo Rapallo…
Nel Capitolo Generale del
1946, allorché a don Sterpi ammalato successe nel governo
dell’Opera don Carlo Pensa,
don Enrico Sciaccaluga fu eletto Economo Generale di tutta la
Congregazione e vi restò per
lunghi anni fino al 1969.
È interessante, almeno per curiosità, vedere l’ambito che gli
fu assegnato in quella sua prima
elezione ad Economo Generale.
“All’Economo Generale tramite il Direttore Provinciale, si
devono consegnare i testamenti, gli atti di donazione, di vendi-
don orione in partenza
per l’america latina,
la mano sulla testa
di don Sciaccaluga…
ta, i contratti di affittanza, mezzadrie, ecc… relativi ai beni immobili e mobili della Congregazione; i resoconti economici
delle Case delle Provincie… A
lui vanno indirizzate le annuali
proposte di donazioni, lasciti,
ecc., eventuali proposte di vendita, permuta, i preventivi e i
progetti di costruzioni e di acquisti straordinari.
Esercita il controllo di tutte le
amministrazioni locali. Egli deve
essere messo al corrente per le
eventuali vertenze riguardanti
le proprietà ed i beni delle Case.
A lui è affidata l’amministrazione di Case e Cascine dipendenti direttamente dal Consiglio Generalizio”.
E dite se vi pare poco!
Terminato il suo ufficio che lo
tenne residente presso la curia
generalizia in Roma, tornò a
Genova per guidare, come Direttore, il Piccolo Cottolengo di
Camaldoli finché le forze glielo
consentirono. Evidentemente
in questa rimpatriata dovette
subire l’assedio affettuoso di
tanti cari vecchi amici e benefattori.
Fu proprio a Camaldoli che
chiuse la sua esistenza alla invidiabile età di 95 anni, confortato da una visita filiale dell’attuale Direttore Generale don Roberto Simionato.
Lesto, pio, silenzioso, arrivava dappertutto, conosceva tutti,
specialmente nella sua Genova,
ove ancora oggi tanti sono gli
estimatori che lo ricordano con
ammirata amicizia.
Aveva proprio visto bene
don Orione quando gli dette fiducia, come ci ricorda una memoria del tempo con la quale ci
piace chiudere.
Don Orione dunque in una
“buona notte” ai suoi chierici la
sera del 26 marzo 1934 racconta del suo viaggio a Roma per la
canonizzazione di San Giusep-
pe Benedetto Cottolengo.
Fa dei cenni interessanti sul
suo chierico Sciaccaluga. Stralciamo qua e là: “…sono andato
alla stazione in attesa del treno
per Roma. C’era con me il Chierico Sciaccaluga che ha molto
buon spirito e lavora molto per
il Piccolo Cottolengo; e vorrei
che tutti aveste lo spirito che ha
quel chierico, che ha lasciato un
impiego molto lucroso di circa
mille lire e più al mese per farsi
della Congregazione…” (Sciac-
caluga deve prendere un altro
treno ed arriva a Roma sul tardi).
Riprende così il racconto di
don Orione:
“A mezzanotte arrivò anche
il chierico Sciaccaluga che mi fa
anche un po’ da segretario.
È un bravo chierico che fa anche da direttore al Piccolo Cottolengo. Ci sono là, in quella
Casa anche dei sacerdoti di
buon spirito, santi per la pietà,
ma non hanno le attitudini che
ha invece quel chierico…”.
LE NOSTRE SORELLE
Cinquantesimi di “grazia”
I
l 5 ottobre sei nostre suore
sono state affettuosamente
circondate dalla comunità per
festeggiare i 50º di professione
religiosa. Si tratta di Suor M.
Ancilla , Suor. M. Dulcedo Crucis, Suor. M. Epifania, Suor M.
Egidia, Suor M. Gerarda e Suor
M. Primina. La festicciola “laica” si è svolta nella solita semplicità; del resto il sentimento
di riconoscenza espresso dai
presenti era ben poca cosa se
rapportato a quanti, in oltre 50
anni di servizio, hanno beneficiato delle loro premure. Come
era giusto il momento più intenso è stato vissuto durante la
S. Messa celebrata dal Direttore, Don Nino, alle ore 10.
“È una grande “grazia”,
cioè dono, – ha esordito – poter ringraziare Dio di questa
predilezione, quella della chiamata alla perfezione…
È un giorno di ringraziamento a Dio che ci pensa… ci predilige, ci segue, ci sostiene.
Grazie per la vocazione in genere e per quella orionina in
specie… il dono di poterLo
servire nei fratelli più bisognosi.
È un giorno di consuntivo:
quanti sì di generosità, quanti
no di rinuncia, quanto bene
(preghiere… servizio d’amore
a Gesù); ma non di arrivo. Lo
spirito ha il potere di rinnovarsi
in ciò che più vale: la pazienza,
l’offerta, la lode a Dio. Bisogna
essere sempre in cammino,
perché il meglio deve ancora
venire.
È un giorno di preghiera vocazionale: che Dio ci mandi il
sostituto cui consegnare il
campo da coltivare; le vocazioni sono figlie dell’amore genuino di Dio.
Con l’avanzare dell’età e
l’indebolirsi delle forze veniamo normalmente emarginati
le nostre sei suore
– in grigio – che
hanno festeggiato
il 50º di professione
religiosa.
dal mondo produttivo; non siamo più utili o, forse, anche di
peso. Per fortuna i valori umani
e spirituali non vanno di pari
passo, anzi. Quando abbiamo
poco o niente da dare, quando
siamo meno considerati, è proprio allora che Dio si compiace
di agire in noi e, rinvigorendo
la nostra fragilità, compie quei
miracoli che solo Lui sa fare.
È l’augurio che, a nome di
tutta la famiglia Orionina, desideriamo rinnovare a queste sorelle più grandi, il cui cammino
si è svolto in buona parte in
tempi difficili. È curioso, ma
proprio nella povertà e tra i sacrifici nascevano più vocazioni!
6
MOVIMENTO LAIC ALE ORIONINO
il laico orionino oggi
D
al 9 al 12 ottobre si è tenuto a Roma, alle pendici
di Rocca di Papa di fronte a
Castel Gandolfo, il primo Convegno internazionale del Movimento Laicale Orionino. Il convegno, che si è aperto con il
motto paolino, tanto caro a
don Orione, “Instaurare omnia
in Christo”, si prefiggeva come
obiettivo primario l’approfondimento della conoscenza del
carisma orionino.
Laici e religiosi di diversa
nazione, cultura e impegno si
sono riuniti per far emergere
l’identikit del laico orionino in
vista della formulazione di una
carta di comunione del M.L.O.
atta a definirne i contenuti, lo
stile e la spiritualità, in modo
da poter creare sintonia e collegamento tra i vari gruppi di
laici che si ritrovano e si riconoscono nel carisma del fondatore. Da Genova eravamo presenti nel nutrito numero di circa sessanta persone, rappresentative dei diversi gruppi
che operano nel Piccolo Cottolengo.
Il convegno può ritenersi un
esplicito riconoscimento della
missione propria del laicato:
non più delegata, conferita o
di supplenza, ma missione originata dal battesimo. Lo stesso
Concilio vede il laico come cristiano impegnato nel mondo
in forza del battesimo e non di
una semplice delega da parte
dei religiosi.
Infatti, dopo il Concilio Vaticano II, la chiesa ha maturato
una coscienza più viva della
sua natura missionaria, a cui
sono chiamati non solo i sacerdoti e religiosi, ma tutti i battezzati: tra tutti i fedeli in forza
del battesimo esiste una vera
uguaglianza nella dignità e nel-
alcuni dei genovesi e della
provincia religiosa s.
Benedetto che hanno
partecipato a roma alla
nascita ufficilae del
movimento laicale orionino.
l’agire, in modo che ognuno di
noi (presbiteri, religiosi e laici)
è chiamato a cooperare all’edificazione della chiesa, corpo di
Cristo e alla sua missione evangelizzatrice, secondo le possibilità e i compiti di ciascuno.
Attualmente esiste una
maggiore comunione e collaborazione tra laici, clero e religiosi, che tuttavia è determinata almeno in parte dalla progressiva riduzione del numero
di preti e che prevede in futuro
un aumento del numero di
persone impegnate attivamente e responsabilmente all’interno e fuori delle chiese. Rimane
che il coinvolgimento attivo e
responsabile dei laici non deve
essere attuato per la mancanza
di presbiteri, ma come riconoscimento della loro dignità e
della loro corresponsabilità e
quindi come missione.
I laici non vogliono essere
considerati “ruota di scorta”
della chiesa e delle congrega-
zioni religiose ma desiderano
cooperare e camminare insieme per operare alla creazione
di un mondo senza confini e
frontiere. Oggi più che ieri, i
laici, devono essere attivi e responsabili.
Si impone così la necessità
di una definizione del ruolo del
laico che deve essere proprio e
distinto da quello religioso e
clericale. I laici vivono nel mondo, il campo proprio della loro
attività è la realtà vasta e complicata della politica, dell’evidenza sociale, dell’economia,
del lavoro professionale, della
famiglia, dell’educazione dei
figli. Per i laici il mondo è l’ambito e il mezzo per realizzare la
propria vocazione cristiana.
Spetta a loro edificare una degna città dell’uomo sulla strada
tracciata da Cristo. Infatti, ciò
che innanzitutto qualifica il laicato cattolico è la sua capacità
di rendere presente Cristo nel
mondo e in ogni luogo essi si
trovino, edificando un mondo
più giusto e fraterno.
Don Orione ha visto oltre i
tempi, intuendo fin dall’inizio
della sua opera l’importanza e
la necessità del contributo di
un apostolato laicale. Il progetto del M.L.O. è antico: nasce,
si può dire, nella mente del
giovane Orione che, ancora
chierico, nel seminario di Tortona, si preoccupava della
creazione degli oratori per l’educazione dei più giovani, motivando i laici all’apostolato in
forma diretta recandosi con loro a far visita ai malati e alle famiglie povere per portare un
po’ d’amore e di aiuto.
Don Orione da sempre si
circondò ed ebbe fiducia nei
laici, nei quali vedeva realizzata
la sua idea di tenersi a contatto
spirituale con i giovani e con
tutte le persone che la Divina
Provvidenza gli avrebbe fatto
incontrare durante il suo cammino. Naturalmente anche per
l’M.L.O. ci sono voluti diversi
anni d’esperienza, durante i
quali già operavano, nell’ombra delle opere orionine, i laici
uniti dall’unico ideale di seguire Cristo nell’itinerario orionino
condividendone il carisma e lo
spirito.
Tuttavia il Convegno ci ha
fatto accorgere che per dare
testimonianza della nostra fe-
de con lo specifico del laico
orionino, per poter vivere al
meglio questo carisma di laici,
abbiamo bisogno di formazione permanente e di disponibilità al servizio. Solo così, con la
testimonianza di vita e vivendo
secondo gli esempi di Don
Orione potremmo fare in modo che molte altre persone conoscano e si impregnino nel
carisma orionino, lo vivano e
trasformino il mondo dal di
dentro, così da collaborare allo
“Instaurare omnia in Christo”.
Non può essere diversamente
per chi intende diventare figlio
di un fondatore che non si è limitato a dire “Signore, Signore”, ma si è rimboccato le maniche e si è caricato i poveri
sulle spalle.
Annamaria Mozzone
COSTRUIAMO
INSIEME
nuova
apparecchiatura
di radiologia
Fondo precedente
Lire 38.770.000
Gli Amici di Gigetto Gusmani, in sua memoria
11.890.000
FAUSTINI Margherita
50.000
REBOSIO MARTINI Annaurelia,
in memoria dei propri defunti
50.000
STAIOLO Ines, in memoria di Giancarlo Gandoglia
20.000
PANSECCHI ENNIO, in memoria della mamma
100.000
GANDOLFO Eugenio
20.000
ROSSI Mario, in memoria della mogli Lydia
50.000
Totale
Lire 50.950.000
PROGETTO ED UC ATIVO
vita al von pauer
l centro Von Pauer offre la
possibilità di trascorrere ore
liete in compagnia di molti
ospiti, delle animatrici e del
personale infermieristico ed
ausiliario.
La giornata al centro inizia
con una calda e gustosa prima
colazione, a cui seguono le varie attività, a seconda della attitudini di ogni singola persona.
C’è chi, come me, lavora a maglia per fare oggetti utili e di diverso genere, c’è chi ritaglia,
c’è chi disegna; alcuni giocano
I
momenti di festa
al Von Pauer.
alle carte, altri con la tombola o
cimentandosi in un divertente
cruciverba. Chi ama la lettura
può trovare libri di ogni genere.
Verso mezzogiorno si consuma il pranzo nella sala soggiorno e dopo un breve e dovuto
riposo si ricominciano i lavori
che terminano con la merenda
delle ore 16, per proseguire il
pomeriggio, coaudiuvate dalla
signorina Michaela, cantando
le più belle canzoni della musica italiana. Mentre Michaela
suona la chitarra ecco a voi Valentina e Isabella cimentarsi in
balli che rallegrano l’ambiente.
Così si attende l’ora del rientro a casa sapendo che il gior-
no dopo ci attenderà un’altra
giornata di “fatica”, ma anche
di gioia pensando che incontreremo gli amici. Vogliamo anche ricordare la nostra cara
suora Deodata che impartisce
la S. Comunione e ci aiuta a vivere momenti di preghiera insieme.
Rachele Vignolo
Tirocinio al Paverano
Q
uando oltrepassando la
soglia dell’Istituto del Piccolo Cottolengo si imbocca il
primo corridoio, si nota immediatamente, sulla parete sinistra, l’immagine di don Luigi
Orione che sembra citare la frase accanto a lui scritta: “Nel più
misero degli uomini brilla l’immagine di Dio”. La riflessione
inizia da questa frase perché
essa è profonda e profondamente vera. Sembra inspiegabile eppure si inizia a riflettere
a ciò che si ha, alle persone che
ci circondano ma anche a se
stessi, allo stile della propria vita e via via i pensieri, le riflessioni si infoltiscono e convergono in una sorta di piccolo
autoesame. Questo è
quanto è successo a me
dinnanzi all’imponente figura di don Orione. Il mio
pensiero si è poi soffermato su tutte le pazienti che si
trovano nei diversi reparti
costrette a una vita che in
fondo è per lo più obbligata e forzata.
Ciò nonostante devo
ammettere che proprio da
queste pazienti ho ricevuto
molto; esse, parlo delle signore che costituiscono i
reparti di don Nicco, santa
Caterina e don Orione si
sono rivelate socievoli, affettuose e assai loquaci.
Ognuna di loro anche se all’inizio appare come la più
accanita delle custodi dei
propri ricordi, in realtà dopo
una breve presentazione e richiesta di collaborazione si dimostra assai disponibile.
Ci si inoltra così in una piacevole chiacchierata in cui
spesso mi vengono raccontati
monumenti, piatti tipici, usi e
costumi delle diverse regioni di
appartenenza. Non mancano
neppure le piccole confidenze;
si parla del passato, della famiglia dell’oggi e dei piccoli desideri che ancora ognuna di loro
possiede.
Al termine della chiacchierata molte signore sono stanche
ma anche liete e mi salutano
con un buffetto sulla guancia e
la richiesta di una nuova visita.
Io che al Paverano sono arrivata un po’ per caso, sono una
tirocinante della Facoltà di
Scienze dell’Educazione. Il mio
compito è compilare delle
schede di raccolta informazioni
per i reparti don Nicco e santa
Caterina. Il lavoro mi è stato indubbiamente agevolato dalla
simpatica collaborazione delle
stesse pazienti e dalle competenti infermiere che nonostante le molteplici incombenze si
sono rivelate pronte a dar sempre una mano.
Il lavoro ultimato dovrà assumere una concretezza dalla
quale si potrà ricavare maggiore qualità per l’assistenza dell’anziano. Va ricordato infatti
che tale progetto denominato il Progetto Educativo
del Piccolo Cottolengo Genovese è stato pensato
mesi fa e presentato ufficialmente al Convegno di
Studio: “Progetto Educativo e qualità dell’Assistenza” svoltosi in data 17
maggio 1997 e portato
avanti da un team professionalmente competente.
I risultati elaborati e studiati saranno pertanto una
tappa obbligata dalla quale si otterrà un più ampio
numero di informazioni sulla valutazione multidimensionale nonché sull’assistenza all’anziano, soffermandosi prevalentemente
sull’aspetto qualitativo.
9
SPECIALE BRASILE
Al primo posto la vita
A
d Araguaina, città di
130.000 abitanti, Brasile
Nord, regione di Tocantinopolis, è stato inaugurato il 28 settembre l’Hospital Maternidade
Dom Orione, iniziato nel 1972,
subito in funzione ai livelli possibili, e terminato in questi mesi.
Una struttura moderna,
grandissima se si pensa che occupa 11.800 mq, distribuiti su 4
ali, rispettivamente per la Medicina generale, la Pediatria, la
Ostetricia, e la Chirurgia generale con 4 sale chirurgiche. Dispone di due depositi d’acqua
di 250.000 litri ciascuno e gruppi elettrogeni con luci di emergenza per le sale operatorie.
L’ospedale ha un Centro
Ematologico per le trasfusioni,
un Laboratorio per analisi cliniche, reparti di radiologia, Ultrasuonografia…
Vi lavorano 50 medici e 100
tra infermieri e personale ausiliario.
I costi? Fanno fatica Padre
Ademar, Direttore dell’Ospedale e Padre Giovanni Grossholz
(italiano), economo. Ma con noi
lo devono dire e lo dicono: intorno ai 17 miliardi.
Tutti pagati? Tutti ancora no!
In quest’opera anche Genova figura nell’elenco dei 4.000
benefattori e non certo in seconda fila… Il nome di alcuni
munifici genovesi figura in una
lapide scoperta dal Nunzio
Apostolico e dal Direttore Generale la mattina dell’inaugurazione.
Nomi non possiamo farne
perché non autorizzati dalla discrezione. Li sa il Signore.
Attorno a quest’opera monumentale, una costellazione di
opere orionine:
– La parrocchia Sacro Cuore
di Gesù con 50.000 anime e
quella di San Sebastiano con
30.000;
– Il “Colegio Santa Cruz”
con i suoi 1.500 alunni;
– Dall’Asilo al Liceo (sta
aprendosi a Corsi Universitari);
– Due scuole Parrocchiali tenute dalle nostre Suore, per un
totale di 1.200 bambini…
– La vigilia dell’inaugurazione dell’Ospedale fu benedetto,
lì a fianco, il Seminario intitolato
all’orionino P. Pattarello: 16 postulanti orionini. Li sostengono
economicamente i padrini e le
madrine del Seminario.
Ma torniamo all’Ospedale.
Nel 1972 si pensò ad un monumento a Don Orione nel centenario della nascita. Non un
monumento in bronzo, ma
un’opera di carità, su una terra
dove i nostri primi missionari arrivarono a metà degli anni ‘50.
Araguaina c’era, ma i suoi abitanti non arrivavano a 300 persone. Non acqua, non luce, solo capanne rustiche dette
“palhocas”: fecero loro la prima
Cappella condividendo una vita
dura e di inenarrabili sacrifici,
facendo da preti, da muratori,
da medici.
Scrivendo, la fantasia va lontano e la penna corre, col rischio di non dire la cosa più importante e che caratterizza la
in attesa
dalla sera prima…
scelta di fondo fatta in questi
anni: la maternità.
Chi scrive dovette chiedere
spiegazione su un fatto curioso.
La sera della domenica cominciarono ad arrivare davanti all’Ospedale (di domenica è chiuso e funziona solo per il Pronto
Soccorso) alcune donne, anche
di giovane età fino ad una quindicina d’anni, evidentemente in
stato interessante. A far che? A
mettersi in fila per essere le prime, la mattina del lunedì, alle 7,
all’ora di apertura: una visita, un
ricovero o forse il ricovero preparto.
Qualche famigliare preparava un giaciglio; alcuni appesero
delle amache e vi adagiarono le
persone più fragili. In attesa
dell’alba: i poveri sanno aspettare.
Va detto allora tutto d’un fiato che le nascite nell’Ospedale
Maternità sono in media da 12
a 15 al giorno superando le 300
al mese.
Dall’inizio ad oggi, dato che
la Maternità interessa anche un
vasto territorio oltre la città, vi
sono nati non meno di 50.000
bambini.
Nascite normali, nascite a rischio, nascite (neonati anzitempo) ad altissimo rischio.
Attrezzature modernissime
lieto evento.
quali si trovano in Italia solo in
qualche ospedale specializzato.
Un inno alla vita.
Tutto per il bambino, tutto
per la vita in un clima sereno.
Ci ha colpito un
cartoncino nella
saletta destinata al
dopo-parto: una
scritta verde attorno ad un neonato
e ad un festone a
fiori. Dice più di
tante parole e lo
vogliamo trascrivere qui, a sintesi di
tutti: “Até hoie, eu vivi em um
lugar quentinho e aconchegante…”. “Io fino ad oggi ho vissuto in un p osticin o caldo e comodo, dove mi trovavo a contatto solo con mia madre, sent end o per ò l ’a mo r e di t ut t i
quelli che mi attendevano. Ora
s o n o a p p e n a n a t o e t u c h e in
questo momen to mi accudisci
mi prendi tra le tue mani prima
ancora di mia madre che mi ha
protetto durante nove mesi. Per
questo ti chiedo: prendimi con
garbo e con amore; non farmi
sentire freddo. Io sto nelle tue
mani con la certezza che siano
pulite. Tu sai che io sono indifeso e ho bisogno di protezione
contro i b atte ri e i maltrattamenti. Domani me ne andrò sazio e felice grazie a te, sicuro di
portare impresso nel mio cuore
le carezze e le attenzioni che tu
mi hai donato. Lascia che io ti
ami”!
d.A.V.
CRONAC A
“Suor Plautilla, sarai d’esempio
nel nostro cammino”
esta grande domenica 5 ottobre per le Beniamine: il
loro reparto viene ribattezzato
con il nome di Suor Maria Plautilla, religiosa orionina vissuta
nella prima metà del nostro secolo, per la quale è in corso il
processo di beatificazione. Per
l’occasione le ragazze di Suor
Laetare, con il loro consueto
entusiasmo e la bravura che le
contraddistingue, hanno dato
F
le beniamine al termine
della rappresentazione
su suor M. PLautilla
con alcuni nipoti e…
la superiora generale
delle suore di don Orione,
suor M. Ortensia.
vita ad una rappresentazione
teatrale dedicata alla figura di
questa suora di Don Orione.
Una donna umile e mite ed al
tempo stesso volitiva e coraggiosa nella sua vocazione al
Paverano:
benedizione della targa
nel reparto “suor M. Plautilla.
servizio dei più deboli e poveri.
Le ragazze tratteggiano sulla
scena i fatti più rilevanti della vita di Suor Plautilla, al secolo Lucia Cavallo, inquadrandoli nel
contesto storico dell’epoca, caratterizzato da profondi contrasti e tensioni politiche e sociali
che avrebbero portato al secondo conflitto mondiale. In
questo contesto vediamo Lucia, dapprima ragazza, modello
per le amiche, instancabile e
scrupolosa nel suo lavoro, poco
incline a distrazioni e divertimenti, ma profondamente devota nella preghiera; poi giovane suora, a Tortona prima ed a
Genova, al Paverano, poi.
Cosa c’è di tanto speciale in
questa giovane donna, dalle
umili origini contadine, per poter parlare di santità? Dagli
scambi di battute delle nostra
attrici emergono i tratti di una
persona eccezionalmente buo-
na, capace di spargere bene intorno a sé, di offrire quanto di
meglio potesse dare, quanto di
più bello, in ogni sua azione, in
ogni piccolo gesto del vivere
quotidiano: per tutti una luce,
un esempio, una persona a cui
voler stare accanto. le ragazze
ce la presentano così: con le
sue bambine, con le ammalate,
in chiesa, con le consorelle.
Sono brave le Beniamine
sulla scena, impegnate, pronte,
partecipi; e ben confezionato
tutto lo spettacolo, con i costumi scelti con cura (gli abiti delle
suore sono quelli dell’epoca), i
roata chiusani:
il sindaco commenta
l’avvenuta intitolazione
di una strada a
suor M. plautilla.
commenti musicali, le voci fuori
campo e le diapositive proiettate a sottolineare i momenti
salienti. Bello anche il dialogo
fra le due croniste a supportare
tutto il racconto: la voce giovane di Patrizia e quella matura di
Adriana che rivela un sorprendente charme da vera attrice. Il
finale regala un momento di
commozione: Suor Plautilla in
punto di morte attorniata dalle
sue bambine dalle quali prende congedo con un abbraccio.
Fragorosi e meritati gli applausi da parte di una platea attenta e numerosa che vantava,
tra l’altro, la presenza di un
gruppo (un centinaio di persone) di Roata Chiusani, piccolo
paese in provincia di Cuneo,
che a Suor Plautilla ha dato i
natali. C’erano alcuni nipoti e
pronipoti della Serva di Dio,
che, al termine della rappresentazione, insieme al Direttore
del Piccolo Cottolengo, Don
Zanichelli, e alle Beniamine al
completo, hanno posato su
palco per una foto ricordo.
Tutti i presenti si sono poi
riuniti in chiesa per la S. Messa
concelebrata da Don Nino e
dal Parroco di Roata, nipote di
Suor Lucia che, visibilmente
contento, ha manifestato la sua
gioia per la giornata trascorsa
al Paverano ed ha invitato
quanti lo desiderassero, a ricambiare la visita in quel di Cuneo.
È seguita, all’ingresso del reparto, la benedizione della targa accanto alla quale una scritta dice: “Suor Plautilla, sarai
d’esempio nel nostro cammino” ed infine, in un salone tirato a lucido come non mai e reso più allegro ed accogliente
da festoni e tanti fiori, un simpatico rinfresco ha concluso in
bellezza un’intensa giornata di
festa.
Festa che è continuata, la
domenica dopo, al paesello
natio di Suor Plautilla. Non potevano certo rifiutare il caldo invito del Parroco di Roata! E poi
c’era da vedere la casa dove la
Serva di Dio è nata e l’intitolazione di una strada da parte del
Sindaco, presente praticamente tutta la cittadinanza, quasi ad
una sagra paesana.
roata chiusani (cn):
targa ricordo sul muro
della casa dove nacque
suor M. Plautilla.
Giornata nazionale
dell’anziano
S
e è vero che l’anziano è
spesso dimenticato, allora
non sfugga l’importanza della
Giornata Nazionale a lui dedicata, trascurata dai mass media ma proprio per questo a
noi cara, nel tentativo di fare
cultura. L’obiettivo è il recupero del senno e della sapienza
che la persona in terza o quarta età possiede, unito al senso
dell’eterno che si rinnova nell’ascoltare e nel tramandare.
La presenza del Sindaco, il
19 ottobre in occasione del
“super nonno ’97”, ci rincuora,
nella speranza che la città di
Genova, popolata come si sa
da numerosi nonni, diventi
sempre più sensibile ai problemi di quest’età. Presente anche durante la celebrazione
della S. Messa, il Sindaco ha
gradito l’espressione di Don
Nino che lo ha accolto come
rappresentante
dell’intera
città, verso la quale il Piccolo
Cottolengo intende aprirsi,
con solidarietà e senso civile.
La mattinata si è conclusa
con la rassegna del Coro Monte Bianco, orgoglio della genovesità e vessillo del buon canto. Nel pomeriggio è avvenuta
i due super nonni insieme al
sindaco durante il concerto.
l’assegnazione del
premio Supernonno
’97,
con
due autorevoli destinatari:
Liana Millu,
scrittrice, e
Paolo Emilio Taviani, senatore a vita. Ma
è per noi significativa la presenza premiata dei nostri nonni, con autorevoli rappresentanti del Villaggio della Carità
di Camaldoli, della casa di Santa Caterina, del Centro Von
Pauer, dell’Istituto Paverano e
di Castagna.
Ma, nello spirito di genovesità cui già si è accennato, erano presenti nonni anche dell’Emanuele Brignole, del David Chiossone, del Doria, del
Centro Sociale di Castelletto,
dello Scaniglia Tubino, del Riviera Medical Residence e di
Villa Carmen di Varazze. Per
non dimenticare la partecipazione dei “Super Nonni” delle
Associazioni AUSER, Associazione Nazionale Arma Aeronautica, Associazione Nazionale Alpini, Associazione Nazionale Atleti Azzurri d’Italia,
Associazione Nazionale Bersaglieri, che ha visto premiato il
Un angelo… agli Angeli Custodi
G
il momento della
premiazione del super nonno.
Cappellano Militare Padre Sebastiano Ferrari, Associazione
Nazionale Capitani Marittimi,
Unione
Italiana
Ciechi,
E.N.P.A., Associazione Panificatori di Genova e Provincia e
infine l’A.C.O.S. (Associazione
Cattolica Operatori Sanitari),
rappresentata dalla signora
Maria Canestrari.
L’augurio è che questa manifestazione, nello spirito con
cui è stata organizzata, possa
valere a restituire all’anziano
un ruolo difficile nell’era della
comunicazione, e cioè quello
di depositario di quella tradizione senza la quale ogni progresso rischia di essere vano.
R.F.
Il coro “monte bianco” esegue
il suo nutrito repertorio.
li angeli non si vedono, e
poi, come si sa, non fanno
rumore. A ben guardare, però,
due ali possono spuntare, persino a Paverano… sembra questo il senso dell’intervento di
Don Nino, che ha voluto celebrare l’Eucarestia nel reparto
Angeli Custodi per solennizzare, anche spiritualmente ,
un’occasione particolare.
Anna Giambruno, il nostro
angelo appunto, è stata insignita di un premio molto parti-
colare, a riconoscenza dei suoi
56 anni di fedeltà all’Opera di
Don Orione. Solo cinque persone in tutto il mondo hanno
ricevuto questa onorificenza
dalla voce e dalle mani del Direttore Generale dell’Opera
Don Orione, Don Roberto Simionato, nell’ambito delle manifestazioni che hanno visto la
nascita ufficiale del Movimento
Laicale Orionino, il 12 ottobre
scorso.
Anna, che non aveva potuto
essere presente, ha rimandato
i festeggiamenti nel luogo a lei
più congeniale, il reparto delle
sue bambine. Prendendo tra le
mani l’attestato e la preziosa
statuetta con la reliquia di Don
Orione ha dichiarato di voler
continuare nel cammino sin qui
fatto, giustificando la sua scelta
in questo modo: se sono venuta al Paverano quando avevo
bisogno di ricevere, ora riman-
anna riceve
il riconoscimento da
don nino zanichelli.
go al Paverano, nella speranza
di dare. Ma vuoi morire al Cottolengo, qualcuno le ha chiesto? Certamente, lei risponde,
dove ho imparato a vivere voglio imparare anche a morire.
Grazie, cara Anna, e continua così!
R.F.
Camaldoli: Don Sergio e Don Pasquale
partono, arriva Don Francesco
ate da bere agli assetati,
da mangiare agli affamati… e possibilmente… una
pizza! Questo potrebbe essere
in breve il motto di Don Pasquale che, dopo pochi anni e
tante iniziative (ultima la pizzeria al Sassello), lascia Camaldoli
e parte per Copparo (FE). Che
dire? Grazie Don Pasquale, so-
“D
don pasquale careddu.
prattutto per la tua spontaneità
e per le cose che hai saputo costruire. Sapremo farne buon
uso.
Su Don Sergio scrive il Direttore del Villaggio della Carità
Don Luigi: “Don Sergio Tombari, grande benefattore della famiglia di Camaldoli dove, a più
riprese, ha profuso il meglio di
sé, vivendo intelligentemente
con i collaboratori e con orioni-
na carità tra gli ospiti, nostri padroni, e noi, loro servitori. Martedì 7 ottobre ci ha lasciato, con
non poca nostalgia, e si è trasferito a Fano (PS), sua città d’origine, dove, nella casa di spiritualità di Villa S. Biagio continuerà generosamente a dare il
meglio di sé, nello spirito di
Don Orione”.
E intanto arriva Don Francesco Bonomi, della cui ordinazione sacerdotale si è parlato nel
numero scorso. Che altro dire?
Sicuramente Don Pasquale e
Don Sergio hanno lasciato un
grosso spazio da riempire, ma
basta il giovane sorriso di Don
Francesco per darci la certezza
che saranno ben rimpiazzati nel
cuore dei nostri ragazzi.
Don Sergio Tombari.
La provvidenza si veste da
signora
l direttore dell’Istituto Artigianelli di Venezia, con una
punta di orgoglio, ci ha confidato che proprio sopra l’ingresso
c’è una stanza che “porta bene”. In essa sono stati ospitati
per qualche periodo gli allora
patriarchi Roncalli e Luciani, poi
entrambi divenuti Papa. Dato
che, al momento, vi era alloggiato Don Corona, non si è capito se volesse essere un augurio o altro. Propendiamo per
qualcosa d’altro.…
Era l’introduzione semiseria
per una “chicca” che voleva regalarci in anteprima: “una notizia che neanche il mio direttore
provinciale ancora sa” – altra
frecciatina. Il fatto è remoto, ma
la testimonianza risale solo alla
fine dello scorso anno.
Nel 1923 si prospetta la possibilità di acquistare l’Istituto Artigianelli di Venezia dove Don
Orione ha già, fino dal 1919,
per la benevola chiamata del
Patriarca Card. La Fontaine, il
“Manin” e l’Orfanotrofio. Don
Orione prende il treno e va: mal
che vada visiterà gli altri due
istituti. Chi ha dimestichezza col
nostro Beato sa che la situazione economica sua e dell’Opera
non è mai stata florida. Figurarsi poi in un periodo che risente
ancora dei postumi della grande guerra e vede la nascita di
numerose altre realizzazioni in
Italia e nell’America del Sud, in
I
uno dei due chiostri degli
”artigianelli” di venezia.
conseguenza del suo primo
viaggio.
Dopo la fermata di Vicenza
Don Orione riceve la visita di
una signora che gli consegna
una busta. All’interno è contenuta la cifra esatta necessaria
per l’acquisto degli “Artigianelli”, una struttura imponente su
quattro piani, due chiostri, una
chiesa… a Venezia. Il minimo
che si possa fare è ringraziare la
generosissima benefattrice,
pensa il sacerdote piemontese
che è un cultore della gratitudine. Ed eccolo percorrere tutto il
treno, vagone per vagone,
scomparto per scomparto. La
stazione dopo Vicenza è ancora
lontana, il treno non si è fermato, non ha nemmeno rallentato,
eppure della signora neanche
l’ombra. Si è letteralmente volatilizzata.
Quando, a gennaio del
1939, teneva all’Università Cattolica di Milano la conferenza
“La c’è la Provvidenza” Don
Orione sapeva bene di cosa
parlava, avendola sperimentata
in tantissime occasioni. Non so
se vi sia correlazione fra la “santità” di una persona ed il manifestarsi della Provvidenza; nemmeno se si fosse santi lo si potrebbe sapere! Certo è che Gesù ci invita a non preoccuparci
di cosa mangeremo o con che
cosa ci vestiremo, poiché il Padre, come provvede ai campi
ed agli uccelli, così provvederà
anche a noi. Forse basterebbe
avessimo questa certezza. Don
Orione non ha fatto calcoli; un
Cardinale lo chiama e lui va,
cioè si rende disponibile. Il resto arriva in modo provvidenziale… ”il resto vi darà dato in
sovrappiù”.
Rio S. Martino (TV)
Il 50º dello “zio prete”
È
un giorno importante e di
festa grande il 28 settembre
per la comunità parrocchiale di
Rio S. Martino! Oggi infatti Don
Gerardo Durante, loro parrocchiano, festeggia il 50º anniversario della sua Ordinazione sacerdotale. Per i suoi cari e per
tutti egli è lo “zio prete”!
L’accoglienza è festosa: la
chiesa parrocchiale addobbata
a festa, il coro al completo, i
suoi confratelli venuti da lontano, la chiesa gremita da parenti
e conoscenti… e lui emozionatissimo che celebra l’Eucarestia
come se fosse la prima volta!
“Cari amici, sapete che sono
di poche parole: sono sempre
stato così. Però iniziando questa S. Messa non posso fare a
meno di invitarvi a ringraziare
con me il Signore… non mi basterà l’eternità per benedire il
Signore!”.
E al saluto finale della Celebrazione dà a tutti un “arrivederci al 2000!”.
Amministrativi a Venezia
D
al 2 al 5 ottobre i collaboratori amministrativi dell’Opera di Don Orione in Italia
si sono incontrati a Venezia per
partecipare ad un corso di aggiornamento. Folto e agguerrito il numero, una settantina,
di cui oltre un settimo di Genova; qualificata la presenza dei
relatori come dei Religiosi con
l’economo generale e i tre
economi provinciali.
L’argomento che ha goduto
della maggiore attenzione
– anche perché riguardava tutti i settori – è stato un esame
della legge sulla privacy che
sarà per molti aspetti gioia e
dolori del nostro futuro lavorare.
Splendida Venezia, come
sempre; ottima l’accoglienza
dell’Istituto Artigianelli, alle
Zattere, che ci ha ospitato: una
menzione speciale la merita la
bonomia del suo attuale direttore.
La parte turistica comprendeva la visita alle isole di Burano, Murano e S. Francesco (e
un pensiero è corso al terremoto che interessa anche Assisi). Alla domenica mattina però
alcuni genovesi ai quali non interessava l’argomento del
giorno, alzandosi per tempo,
hanno voluto rivedere alla luce
del sole piazza S. Marco, il
ponte di Rialto e quello di legno, detto anche dell’Accademia. Sono rientrati
per partecipare alla S. Messa, celebrata nella bella
chiesa dell’Istituto, che ha concluso la “tre giorni”.
Oltre che occasione di aggiornamento, è stato pu-
re momento di conoscenza e
di amicizia. Tant’è che, guardando gli altri convenuti, si
commentava: “C’era anche a
Tortona, lo scorso anno”. Corre
l’obbligo di un saluto, quindi,
di uno scambio di idee o d’una
battuta veloce; pur in realtà diverse e distanti, siamo colleghi,
accomunati da un denominatore comune: Don Orione.
li, Suor M. Caterina, Prof. Luigi
Daneo, Sig.a Concetta Palau, Sig.
Gaudenzio Silvano, Sig. Emilio
Graffione, Don Valerio Rossi,
Sig.a Adele Simoni Ghio, Sig.a
Maria Bernardi, Suor M. Bambina
Restelli, Sig.a Enrica Celesia, Sig.
Arnaldo Dapueto, Sig. Pietro Sacchettini, Sig. Alessandro Cabella,
Sig. Luigi Conte, Suor M. Apollonia, Sig. Giuseppe Malerba, Sig.a
Hilda Barabino Ved. Galbiati,
Sig.a Gilda Foresti Ved. Ruggeri,
Sig. Salvatore Viacava, Sig.a Luigia Ferrando, Sig. Salvatore Massidda, Sig. Umberto Vallebona,
Sig. Giovanni Valle, Sig.a Tilla
Acuti Ved. Vegezzi, Don Dalmazio
Albertazzi, Avv. Luigi Peirano, Sig.
Primo Guglielmi, Sig.a Maria Carenini, Sig. Felice Boffardi, Sig.
Luigi Conti, Suor M. Imelda, Sig.a
Giacinta Andruetto Ved. Corio,
Sig. Pietro Crotti, Prof. Innocenzo
Prigione, Dott. Agostino Avanzini, Don Igino Tessari, Sig.a Angela Badano, Sig.a Angiolina Solari
Ved. Lanata, Sig. Pietro Barisione,
Ins. Valentina Brolis, Sig. Giovanni
Bertello, Sig. Gildo Martini, Sig.
Tommaso Canepa, Sig. Federico
Revello, Sig.a Alda De Benedetti
Ved. Armanino, Sig.a Anna Losi,
Don Giuseppe Bertuzzo, Padre
Mario Zabelli, Dott. Ettore Mel,
Suor M. Consolata Giacomini,
Sig. Francesco Mora, Mons. Secondo Chiocca, Avv. Aldo Baraggioli, Sig Giacomo Fabre Repetto, Sig.a Maria Riva, Sig.a Bianca
Maria Rosso, Sig.a Lina Viglienzone Antico, Comm. Enrico Solari,
Dr. Esterino Chittolini, Sig. Mario
Epis, Sig. Onorino Bruzzo, Suor
M. Liliana Celano, Sig.a Aurelia
Pasini, Sig. Luigi Santagata, Sig.
Vito Veri, Dott. Arturo Brizzolesi,
Sig.a Ester Lanata, Sig.a Agnese
gruppo quasi al completo
degli “amministrativi” del
piccolo cottolengo genovese.
IN MEMORIA
Raccomandiamo alle preghiere dei nostri lettori gli amici, i benefattori e gli assistiti mancati da
poco o dei quali ricorre l’anniversario della morte: Sig. Enrico A.
Rossi, Sig.a Costanza Mora, Sig.
Giuseppe Tamellini, Don Umberto Valeri, Dott. Giuseppe Avanzino, Prof.ssa Iole Taralli, Sig.a Giuseppina Segale Ved. Sciaccaluga,
Sig.a Marianna Vespa Ved. Micangeli, Suor M. Esterina, Dr. Silvio
Patrone, Sig. Leopoldo Bordo,
Sig.a Eugenia De Martini, Don
Luciano Pesce Maineri, Sig.a Giuseppina Giovanna Galiani, Sig.a
Itala Mescoli in Chiarella, Sig. Giacomo Maciocco, Sig. Enrichetto
Sciaccaluga, Sig.a Ancilla Carenini, Dr. Giovanni Cucinotta, Sig.a
Evelina Crispino Ved. Gargani,
Sig.a Giulia Anselmi Foroni, Ing.
Pietro Della Casa, Sig.a Giuseppina Massa, Sig. Guglielmo Monta-
Isola, Sig. Giacomo Delpino,
Sig.a Emilia Ansaldo, Fratel Giuseppe Danna, Sig. Luca Bertorello, Sig. Angelo Fontana, Don Italo
Galli, Sig.a Maria Ernesta Onardi,
Don Francesco Ricci, Don Domenico Del Rosso, Ing. Pierangelo
Bergalli, Comm. Pietro Gotelli,
Sig.a Costanza Viganego Malerba, Sig.a Romana Girardi, Mons.
Francesco Canessa, Sig.a Clementina Orione Ved. Borgna, Sig.
Emilio Grasso, Sig.a Adele Ventre
Ved. Bianchi, Sig.a Rosa Righi
Ved. Gerli, Suor M. Passio, Sig.
Battista Schiavini, Sig. Nicolò Antonio Ebridi, Don Giuseppe Zambarbieri, Sig. Leonardo Procopio,
Sig. Emilio Massardo, SIg. Giovanni Garbino, Sig. Albino Lini-
mento, Sig.a Pia Bisagni, Sig. Gio
Batta Paravagna, Sig. Antonio
Zingariello, Sig.a Maria Battistuz,
Sig.a Teresina Dan, Sig.a Elena
Talice, Sig.a Iris Laurentini, Sig.a
Maria Zinicola, Sig.a Emilia Dapelo, Sig.a Vittoria Bonechi, Sig.a
Adelaide Ferrera, Sig.a Emma Veneranda Fiocchi, Sig.a Ada Tiscornia.
COME AIU TARE IL PICCOLO COTTOLENGO
2
MOTIVI
INCONTRI
6
3
‘ AMARCI
CONOSCERCI E
LE NOSTRE SORELLE
MOVIMENTO LAIC ALE ORIONINO
AULE (L. 1.000.000)
(concorre all’ordinaria manutenzione delle sedi del Piccolo Cottolengo)
BORSA MISSIONARIA (L. 500.000)
(concorre all’acquisto di materiale - protesi, carrozzelle etc. - per le missioni)
COSTRUIAMO
INSIEME
CRONAC A
BORSA FARMACEUTICA (L. 350.000)
(concorre all’acquisto di medicinali, protesi e presidi sanitari ai nostri ospiti)
BORSA DI STUDIO (L. 200.000)
(concorre a mantenere agli studi chi si prepara alla vita religiosa)
- BEATO DON ORIONE - la Sig.a Luigia Accame
BORSA DI PANE (L. 150.000)
(integra la retta di chi non riesce ad arrivare alla quota stabilita)
LETTINI (L. 100.000)
(per la biancheria e il vestiario degli ospiti)
- ROSA SARTORIO CURLO - la Sig.a Graziella Semeria
- PIETRO e MATILDE - i Nonni
- MARIA MASSA Ved. RATTAZZI - le Zelatrici della Parrocchia di S. Pio X - Genova
BANCHI (L. 50.000)
(serve per l’acquisto e il riordino delle suppellettili)
- ANNA MARIA, VINCENZO e EMILIA - la Sig.a Assunta Anna Vardé in Mannella
- FERDINANDO GALLO - i cugini Giulia e Alberto Gallo
- BIANCA GATTINO MAZZINI - le Sigg.e Silvia Chinaglia e Luciana Traverso
- BEATO DON ORIONE - il Sig. Renato Giomarelli
- GIORGIO BORGHESE - i genitori Mario e Minerva Moglione
PER DONAZIONI E LASCITI
Siccome avvengono degli inconvenienti nella
procedura del disbrigo della pratica, si prega
usare esclusivamente la seguente dicitura:
«Lascio alla PROVINCIA RELIGIOSA SAN BENEDETTO DI DON ORIONE con sede in Genova - Via Paverano 55 - per l'assistenza degli
anziani, ammalati, handicappati e per l'educazione e la riabilitazione dei giovani, in favore
del dipendente PICCOLO COTTOLENGO DI
DON ORIONE IN GENOVA».
Rivista inviata a nome dei nostri assistiti
in omaggio a benefattori, simpatizzanti, amici
e a quanti ne facciano richiesta.
16143 GENOVA - Via Paverano, 55 - Tel. 5229.1
- Conto Cor. Post. N. 00201160
Autorizz. della Cancelleria del Trib. di Tortona
in data 26-6-'61 - n. 42 del Reg.
Direttore: Don NINO ZANICHELLI
Responsabile: Sac. Carlo Matricardi
Progetto grafico e impaginazione: Anna Mauri
Stampa: Litonova s.r.l. - Gorle (Bergamo)
Realizzazione a cura della
Editrice Velar s.p.a. - Gorle (Bergamo)
IN MEMORIA
COME AIU TARE IL PICCOLO COTTOLENGO
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AMICI dicembre 97 - Il Piccolo Cottolengo Genovese