AMICI DI DON ORIONE Mensile del Piccolo Cottolengo di Don Orione Genova prendimi con garbo e con amore; non farmi sentire freddo… lascia che io ti ami. Spedizione in a.p. art. 2, comma 20/c legge n. 662/96 Filiale di Bergamo Anno XXXVII N. 10 - Dicembre 1997 2 MOTIVI 3 ‘ AMARCI CONOSCERCI E a natale iddio ci dice che… sciaccaluga: lasciò mille lire e più noi siamo fortunati se aiutiamo la vita D al mese per farsi della congregazione icendo “noi” mi riferisco a tutti colore che operano in favore dei sofferenti e di chi è nel bisogno. E dicendo “fortunati” intendo che abbiamo l’opportunità d compiere il meglio di quanto possa essere fatto da creatura umana. Sono pensieri che porto dentro e che non sono mai riuscito ad esprimere efficacemente e, forse, non riuscirò nemmeno ora, ma trovo importante comunicarli in qualche modo, perché la loro forza di verità può procurare condivisione e reazioni benefiche. I mass media, con il proposito di meravigliare per attirare l’attenzione, ci rubano a noi stessi ed ai valori fondamentali. Ci convincono che è importante andare sullo spazio, navigare su Internet, essere fenomeni nel proprio campo, sbalordire con le trovate. Non importa il prodotto, ma come viene offerto, non conta essere in se stessi, ma sulla bocca degli altri. Chi non entra nei super viene lasciato indietro e chi non lavora per la perfezione, perde tempo. E il peggio è che questa mentalità non è riferita solo alle cose, ma anche agli uomini, e si smania per vivere sopra la norma, perdendo così il senso del feriale, del minuscolo, del limite. Ciò che è imperfetto non ha diritto d’esistere e, se si è a tempo, lo si sopprime, anche tra gli uomini, e, quando non si può, lo si dimentica e si allontana. Si son fatti e si continuano a fare un gran numero di ragionamenti sulla liceità dell’aborto, ma non si arriverà a capo di nulla, se non si accetta che la vita non è nostra, che neppure noi ci apparteniamo e che è ben altro Chi ha in mano le fila di ogni esistenza. A noi tocca ammirare ed adorare, cioè accettare con profondo rispetto quanto troviamo, a cominciare da noi stessi, convinti che ogni essere raggiungerà il porto verso cui è diretto… È vero che tante realtà e situazioni ci turbano, a volte fino ad essere tentati di mollare ogni speranza, ma non possiamo scartare con leggerezza la buona notizia o vangelo che ci offre la chiave di lettura di tanto mistero. Ci dice che il male, qualsiasi male, non viene da Dio, ma dalla malizia dell’uomo che ha inquinato anche la natura, provocando i mali fisici. Ci assicura, però, che Dio non se n’è disinteressato, anzi, mandando il proprio Figlio Gesù, a condividere il nostro destino, ha messo in moto il recupero del mondo e dell’umanità, un recupero che sarà totale e definitivo alla fine del tempo. Questo, pertanto, e non altro è il compito di ogni creatura razionale, di camminare rettamente secondo l’insegnamento e l’esempio di Gesù, e di aiutare lcune suore, all’opera di spegnimento, riportarono lesioni da scottature e il Direttore spirituale, don Enrico Sciaccaluga, accorso al salvataggio nelle corsie più invase dal fuoco, veniva investito e sepolto dai materiali del tetto che gli precipitarono addosso: per un vero miracolo poté essere “A i deboli e gli incapaci ad arrivare in fondo al proprio destino terreno, dopo il quale Dio si assumerà, in prima persona, il compito di mettere le cose a posto, in modo che nessuno soffra ingiustamente e tutti godano la gioia del dovere compiuto e dell’innocenza tribolata. In questo senso ho parlato della nostra fortuna, se aiutiamo il cieco a camminare, se asciughiamo le lacrime degli sconfortati, se doniamo dignità fisica, umana e morale a chi ne è incapace. Ci poniamo così al centro del cuore del mondo, che anela a continuare la propria corsa, anche prescindendo da considerazioni strettamente religiose. Coltivare una pianta, soccorrere un gattino in pericolo e, soprattutto, fornire qualche motivo di speranza ad un povero cencio d’uomo è mettersi dentro all’ingranaggio dell’essere e del valore. Tutto il resto servirà, ma è meno e dopo, come ci risulta chiaro, quando ad aver bisogno siamo noi. Per chi ha fede, poi, (e a chi non l’ha, tocca darsi una seria ragione), soprattutto a Natale, queste considerazioni fanno parte dei principi primi della vita. Un Dio infinitamente perfetto ed autosufficiente, che decide di prendersi cura degli uomini, tanto da farsi uno di noi, non ci convince del nostro valore assoluto, rispetto a tutte le altre realtà? E il modo con cui realizza il suo piano sottolinea ancor più questo fatto: nasce povero, privilegiando l’essere-uomo sull’avere; nasce piccolo, percorrendo e sacralizzando le tappe della gestazione e della crescita; si fa Maestro degli uomini, noncurante delle avversità e delle persecuzioni dei cattivi e dei prepotenti; si lascia sacrificare sulla croce, per restituire dignità e vita che neppure la morte può sottrarre all’uomo, perché è Figlio di Dio, fonte della vita. È la meditazione che facevo guardando e adorando il Bambino Gesù, l’Emmanuele, cioè Dio con noi e per noi, mentre Gli parlavo dei sacerdoti, delle suore, dei medici, degli infermieri, di tutti gli operatori, dei volontari, degli Amici e dei benefattori, di quanti ci aiutano a servire la vita. Egli, piccolo e impotente, rispondeva: “quello che fate a queste mie sorelle e a questi miei fratelli più bisognosi, lo fate a me” (Mt 25, 40). Ricordare questa verità mi sembra l’augurio natalizio più bello per tutti. Don NINO ZANICHELLI INCONTRI estratto dalle macerie semiasfittico e grondante sangue per le ferite al capo”. È una testimonianza del Prof. Isola, lasciataci in un suo prezioso libretto intitolato La mia spada di guerra ove narra vicende belliche ed il bombardamento del Paverano (il 15 novembre 1944). L’episodio ci dice di come il nostro don Sciaccaluga fosse partecipe non spettatore delle vicende tristi di quel momento. È stata una visita alla vecchia sorella suor Maria Lucina delle Piccole Suore Missionarie della Carità a farci pensare di aggiungere ancora qualcosa a quanto scritto lo scorso mese su questo mensile. Domenica 21 dicembre 1997 raduno amici a paverano Celebrerà la S. Messa e presiederà la successiva assemblea il Direttore Generale dell’Opera di Don Orione Don ROBERTO SIMIONATO Nel clima di festa, evidenziato anche dalla pesca di beneficenza missionaria allestita nel salone, ascolteremo alcune notizie della nostra grande famiglia e ci scambieremo i tradizionali auguri per il S. Natale ed il Nuovo Anno che da qui desideriamo estendere a tutti gli Amici lettori. Ricordiamo a chi vorrà concludere con il pranzo, la necessità di prenotarsi almeno tre giorni prima: Tel. 5229334. 6ª edizione “il natale secondo te” Concorso natalizio nazionale di Minipresepi – Disegni – Collages – Temi – Poesie – Fantasie Natalizie – Acquerelli – Tempere ed altro… indetto dal Gruppo culturale “Il Chicco” Regolamento • Il concorso è rivolto agli alunni delle Scuole Materne, Elementari e Medie. • La partecipazione è gratuita. • I Lavori, di soggetto natalizio, possono essere individuali o di gruppo. • Il concorrente può presentare uno o più lavori. • Il minipresepe può essere di qualsiasi materiale (legno, creta, sughero, carta, stoffa, ecc.). • Non saranno ammesse quelle opere non ritenute idonee. • Entro 30 giorni dalla premiazione i lavori dovranno essere ritirati. • Il quotidiano “Il Secolo XIX” seguirà le vicende del Concorso. • I minipresepi non dovranno superare la misura di cm 30x40 e i tabelloni murali non oltre 80x60. • I lavori esposti (durante tutto Dicembre e Gennaio nella Galleria del Presepio) saranno esaminati da una competente Commissione il cui giudizio è inappellabile. • La premiazione avverrà al Teatro Don Orione di Camaldoli sabato 31 gennaio 1998, ore 15, alla presenza di autorità cittadine. • Il lavori, muniti di nome, cognome, indirizzo, telefono, classe; dovranno pervenire entro il 24 Dicembre 1997 alla Segreteria Concorso Natalizio “Il Natale secondo te” – Via P. Berghini 250, 16132 Genova (tel. 010/82.17.90). • I premi consisteranno in Coppe, Targhe e altri riconoscimenti. • Diplomi di partecipazione a tutti i concorrenti. Suor Lucina è messa piuttosto male, ma ancora lucida: era la più piccola degli undici figli ed è rimasta l’unica ancora in vita. Il padre Emanuele ebbe prima un modesto negozio di pasticceria poi una vetrina di macchine fotografiche e occhiali. La madre Giuseppina Segale, morta nel dicembre 1960, era casalinga. Degli undici figli che crebbero “all’onor del mondo”, come si diceva a quei tempi, tre si consacrarono nella famiglia di don Orione: don Enrico, suor M. Tarcisia e suor M. Lucina. Ricorda come fosse adesso il giorno in cui, nel 1931, don Orione stesso andò a prendersi il suo Enrico. Pranzò con loro e prima di partire volle rinnovare la consacrazione della famiglia al Sacro Cuore. S’è detto dell’adolescenza tra gli scout, dell’impegno in parrocchia, della sua andata in guerra nel 1918. Quando lasciò il lavoro la ditta gli aveva fatto omaggio di un Longines, un orologio d’argento con dedica. Che don Enrico fosse caro a don Orione lo dice anche una bella foto che lo ritrae in ginocchio, mentre il Padre, in partenza per l’America latina gli tiene Don sterpi, don sciaccaluga, don nicco… una mano sulla testa. Facente funzioni di Direttore prima ancora di essere sacerdote, nel 1933, al Piccolo Cottolengo di Genova; ricordato da don Orione – l’abbiamo riportato nell’articolo precedente – l’ultima sera della sua vita con il biglietto di Sanremo scritto poco prima di morire il 12 marzo 1940; don Sciaccaluga lo rivediamo già nella foto dei partecipanti al Primo Capitolo Generale, tenutosi nell’agosto dello stesso anno allorché don Carlo Sterpi fu acclamato all’unanimità primo successore di don Orione. Tornò per sei anni nelle case di Genova per riorganizzare il settore economico-amministrativo coadiuvato da tanti bravi affezionatissimi professionisti i cui nomi restano indelebili nella memoria riconoscente di tutta la famiglia religiosa. Ne citiamo solo qualcuno come Giuseppe Gambaro, Avv. Giovanni Revelli, Conte Agostino Ravano, Gr. Uff. Aldo Gardini, Avv. Renato Gaeta, Notaio Comm. Luigi Chiarella, Prof. Armando Colombo, Gen. Comm. Eugenio Beaud, Comm. Rag. Mario Vaccari, Sen. Antonio Boggiano Pico, Avv. Domingo Rapallo… Nel Capitolo Generale del 1946, allorché a don Sterpi ammalato successe nel governo dell’Opera don Carlo Pensa, don Enrico Sciaccaluga fu eletto Economo Generale di tutta la Congregazione e vi restò per lunghi anni fino al 1969. È interessante, almeno per curiosità, vedere l’ambito che gli fu assegnato in quella sua prima elezione ad Economo Generale. “All’Economo Generale tramite il Direttore Provinciale, si devono consegnare i testamenti, gli atti di donazione, di vendi- don orione in partenza per l’america latina, la mano sulla testa di don Sciaccaluga… ta, i contratti di affittanza, mezzadrie, ecc… relativi ai beni immobili e mobili della Congregazione; i resoconti economici delle Case delle Provincie… A lui vanno indirizzate le annuali proposte di donazioni, lasciti, ecc., eventuali proposte di vendita, permuta, i preventivi e i progetti di costruzioni e di acquisti straordinari. Esercita il controllo di tutte le amministrazioni locali. Egli deve essere messo al corrente per le eventuali vertenze riguardanti le proprietà ed i beni delle Case. A lui è affidata l’amministrazione di Case e Cascine dipendenti direttamente dal Consiglio Generalizio”. E dite se vi pare poco! Terminato il suo ufficio che lo tenne residente presso la curia generalizia in Roma, tornò a Genova per guidare, come Direttore, il Piccolo Cottolengo di Camaldoli finché le forze glielo consentirono. Evidentemente in questa rimpatriata dovette subire l’assedio affettuoso di tanti cari vecchi amici e benefattori. Fu proprio a Camaldoli che chiuse la sua esistenza alla invidiabile età di 95 anni, confortato da una visita filiale dell’attuale Direttore Generale don Roberto Simionato. Lesto, pio, silenzioso, arrivava dappertutto, conosceva tutti, specialmente nella sua Genova, ove ancora oggi tanti sono gli estimatori che lo ricordano con ammirata amicizia. Aveva proprio visto bene don Orione quando gli dette fiducia, come ci ricorda una memoria del tempo con la quale ci piace chiudere. Don Orione dunque in una “buona notte” ai suoi chierici la sera del 26 marzo 1934 racconta del suo viaggio a Roma per la canonizzazione di San Giusep- pe Benedetto Cottolengo. Fa dei cenni interessanti sul suo chierico Sciaccaluga. Stralciamo qua e là: “…sono andato alla stazione in attesa del treno per Roma. C’era con me il Chierico Sciaccaluga che ha molto buon spirito e lavora molto per il Piccolo Cottolengo; e vorrei che tutti aveste lo spirito che ha quel chierico, che ha lasciato un impiego molto lucroso di circa mille lire e più al mese per farsi della Congregazione…” (Sciac- caluga deve prendere un altro treno ed arriva a Roma sul tardi). Riprende così il racconto di don Orione: “A mezzanotte arrivò anche il chierico Sciaccaluga che mi fa anche un po’ da segretario. È un bravo chierico che fa anche da direttore al Piccolo Cottolengo. Ci sono là, in quella Casa anche dei sacerdoti di buon spirito, santi per la pietà, ma non hanno le attitudini che ha invece quel chierico…”. LE NOSTRE SORELLE Cinquantesimi di “grazia” I l 5 ottobre sei nostre suore sono state affettuosamente circondate dalla comunità per festeggiare i 50º di professione religiosa. Si tratta di Suor M. Ancilla , Suor. M. Dulcedo Crucis, Suor. M. Epifania, Suor M. Egidia, Suor M. Gerarda e Suor M. Primina. La festicciola “laica” si è svolta nella solita semplicità; del resto il sentimento di riconoscenza espresso dai presenti era ben poca cosa se rapportato a quanti, in oltre 50 anni di servizio, hanno beneficiato delle loro premure. Come era giusto il momento più intenso è stato vissuto durante la S. Messa celebrata dal Direttore, Don Nino, alle ore 10. “È una grande “grazia”, cioè dono, – ha esordito – poter ringraziare Dio di questa predilezione, quella della chiamata alla perfezione… È un giorno di ringraziamento a Dio che ci pensa… ci predilige, ci segue, ci sostiene. Grazie per la vocazione in genere e per quella orionina in specie… il dono di poterLo servire nei fratelli più bisognosi. È un giorno di consuntivo: quanti sì di generosità, quanti no di rinuncia, quanto bene (preghiere… servizio d’amore a Gesù); ma non di arrivo. Lo spirito ha il potere di rinnovarsi in ciò che più vale: la pazienza, l’offerta, la lode a Dio. Bisogna essere sempre in cammino, perché il meglio deve ancora venire. È un giorno di preghiera vocazionale: che Dio ci mandi il sostituto cui consegnare il campo da coltivare; le vocazioni sono figlie dell’amore genuino di Dio. Con l’avanzare dell’età e l’indebolirsi delle forze veniamo normalmente emarginati le nostre sei suore – in grigio – che hanno festeggiato il 50º di professione religiosa. dal mondo produttivo; non siamo più utili o, forse, anche di peso. Per fortuna i valori umani e spirituali non vanno di pari passo, anzi. Quando abbiamo poco o niente da dare, quando siamo meno considerati, è proprio allora che Dio si compiace di agire in noi e, rinvigorendo la nostra fragilità, compie quei miracoli che solo Lui sa fare. È l’augurio che, a nome di tutta la famiglia Orionina, desideriamo rinnovare a queste sorelle più grandi, il cui cammino si è svolto in buona parte in tempi difficili. È curioso, ma proprio nella povertà e tra i sacrifici nascevano più vocazioni! 6 MOVIMENTO LAIC ALE ORIONINO il laico orionino oggi D al 9 al 12 ottobre si è tenuto a Roma, alle pendici di Rocca di Papa di fronte a Castel Gandolfo, il primo Convegno internazionale del Movimento Laicale Orionino. Il convegno, che si è aperto con il motto paolino, tanto caro a don Orione, “Instaurare omnia in Christo”, si prefiggeva come obiettivo primario l’approfondimento della conoscenza del carisma orionino. Laici e religiosi di diversa nazione, cultura e impegno si sono riuniti per far emergere l’identikit del laico orionino in vista della formulazione di una carta di comunione del M.L.O. atta a definirne i contenuti, lo stile e la spiritualità, in modo da poter creare sintonia e collegamento tra i vari gruppi di laici che si ritrovano e si riconoscono nel carisma del fondatore. Da Genova eravamo presenti nel nutrito numero di circa sessanta persone, rappresentative dei diversi gruppi che operano nel Piccolo Cottolengo. Il convegno può ritenersi un esplicito riconoscimento della missione propria del laicato: non più delegata, conferita o di supplenza, ma missione originata dal battesimo. Lo stesso Concilio vede il laico come cristiano impegnato nel mondo in forza del battesimo e non di una semplice delega da parte dei religiosi. Infatti, dopo il Concilio Vaticano II, la chiesa ha maturato una coscienza più viva della sua natura missionaria, a cui sono chiamati non solo i sacerdoti e religiosi, ma tutti i battezzati: tra tutti i fedeli in forza del battesimo esiste una vera uguaglianza nella dignità e nel- alcuni dei genovesi e della provincia religiosa s. Benedetto che hanno partecipato a roma alla nascita ufficilae del movimento laicale orionino. l’agire, in modo che ognuno di noi (presbiteri, religiosi e laici) è chiamato a cooperare all’edificazione della chiesa, corpo di Cristo e alla sua missione evangelizzatrice, secondo le possibilità e i compiti di ciascuno. Attualmente esiste una maggiore comunione e collaborazione tra laici, clero e religiosi, che tuttavia è determinata almeno in parte dalla progressiva riduzione del numero di preti e che prevede in futuro un aumento del numero di persone impegnate attivamente e responsabilmente all’interno e fuori delle chiese. Rimane che il coinvolgimento attivo e responsabile dei laici non deve essere attuato per la mancanza di presbiteri, ma come riconoscimento della loro dignità e della loro corresponsabilità e quindi come missione. I laici non vogliono essere considerati “ruota di scorta” della chiesa e delle congrega- zioni religiose ma desiderano cooperare e camminare insieme per operare alla creazione di un mondo senza confini e frontiere. Oggi più che ieri, i laici, devono essere attivi e responsabili. Si impone così la necessità di una definizione del ruolo del laico che deve essere proprio e distinto da quello religioso e clericale. I laici vivono nel mondo, il campo proprio della loro attività è la realtà vasta e complicata della politica, dell’evidenza sociale, dell’economia, del lavoro professionale, della famiglia, dell’educazione dei figli. Per i laici il mondo è l’ambito e il mezzo per realizzare la propria vocazione cristiana. Spetta a loro edificare una degna città dell’uomo sulla strada tracciata da Cristo. Infatti, ciò che innanzitutto qualifica il laicato cattolico è la sua capacità di rendere presente Cristo nel mondo e in ogni luogo essi si trovino, edificando un mondo più giusto e fraterno. Don Orione ha visto oltre i tempi, intuendo fin dall’inizio della sua opera l’importanza e la necessità del contributo di un apostolato laicale. Il progetto del M.L.O. è antico: nasce, si può dire, nella mente del giovane Orione che, ancora chierico, nel seminario di Tortona, si preoccupava della creazione degli oratori per l’educazione dei più giovani, motivando i laici all’apostolato in forma diretta recandosi con loro a far visita ai malati e alle famiglie povere per portare un po’ d’amore e di aiuto. Don Orione da sempre si circondò ed ebbe fiducia nei laici, nei quali vedeva realizzata la sua idea di tenersi a contatto spirituale con i giovani e con tutte le persone che la Divina Provvidenza gli avrebbe fatto incontrare durante il suo cammino. Naturalmente anche per l’M.L.O. ci sono voluti diversi anni d’esperienza, durante i quali già operavano, nell’ombra delle opere orionine, i laici uniti dall’unico ideale di seguire Cristo nell’itinerario orionino condividendone il carisma e lo spirito. Tuttavia il Convegno ci ha fatto accorgere che per dare testimonianza della nostra fe- de con lo specifico del laico orionino, per poter vivere al meglio questo carisma di laici, abbiamo bisogno di formazione permanente e di disponibilità al servizio. Solo così, con la testimonianza di vita e vivendo secondo gli esempi di Don Orione potremmo fare in modo che molte altre persone conoscano e si impregnino nel carisma orionino, lo vivano e trasformino il mondo dal di dentro, così da collaborare allo “Instaurare omnia in Christo”. Non può essere diversamente per chi intende diventare figlio di un fondatore che non si è limitato a dire “Signore, Signore”, ma si è rimboccato le maniche e si è caricato i poveri sulle spalle. Annamaria Mozzone COSTRUIAMO INSIEME nuova apparecchiatura di radiologia Fondo precedente Lire 38.770.000 Gli Amici di Gigetto Gusmani, in sua memoria 11.890.000 FAUSTINI Margherita 50.000 REBOSIO MARTINI Annaurelia, in memoria dei propri defunti 50.000 STAIOLO Ines, in memoria di Giancarlo Gandoglia 20.000 PANSECCHI ENNIO, in memoria della mamma 100.000 GANDOLFO Eugenio 20.000 ROSSI Mario, in memoria della mogli Lydia 50.000 Totale Lire 50.950.000 PROGETTO ED UC ATIVO vita al von pauer l centro Von Pauer offre la possibilità di trascorrere ore liete in compagnia di molti ospiti, delle animatrici e del personale infermieristico ed ausiliario. La giornata al centro inizia con una calda e gustosa prima colazione, a cui seguono le varie attività, a seconda della attitudini di ogni singola persona. C’è chi, come me, lavora a maglia per fare oggetti utili e di diverso genere, c’è chi ritaglia, c’è chi disegna; alcuni giocano I momenti di festa al Von Pauer. alle carte, altri con la tombola o cimentandosi in un divertente cruciverba. Chi ama la lettura può trovare libri di ogni genere. Verso mezzogiorno si consuma il pranzo nella sala soggiorno e dopo un breve e dovuto riposo si ricominciano i lavori che terminano con la merenda delle ore 16, per proseguire il pomeriggio, coaudiuvate dalla signorina Michaela, cantando le più belle canzoni della musica italiana. Mentre Michaela suona la chitarra ecco a voi Valentina e Isabella cimentarsi in balli che rallegrano l’ambiente. Così si attende l’ora del rientro a casa sapendo che il gior- no dopo ci attenderà un’altra giornata di “fatica”, ma anche di gioia pensando che incontreremo gli amici. Vogliamo anche ricordare la nostra cara suora Deodata che impartisce la S. Comunione e ci aiuta a vivere momenti di preghiera insieme. Rachele Vignolo Tirocinio al Paverano Q uando oltrepassando la soglia dell’Istituto del Piccolo Cottolengo si imbocca il primo corridoio, si nota immediatamente, sulla parete sinistra, l’immagine di don Luigi Orione che sembra citare la frase accanto a lui scritta: “Nel più misero degli uomini brilla l’immagine di Dio”. La riflessione inizia da questa frase perché essa è profonda e profondamente vera. Sembra inspiegabile eppure si inizia a riflettere a ciò che si ha, alle persone che ci circondano ma anche a se stessi, allo stile della propria vita e via via i pensieri, le riflessioni si infoltiscono e convergono in una sorta di piccolo autoesame. Questo è quanto è successo a me dinnanzi all’imponente figura di don Orione. Il mio pensiero si è poi soffermato su tutte le pazienti che si trovano nei diversi reparti costrette a una vita che in fondo è per lo più obbligata e forzata. Ciò nonostante devo ammettere che proprio da queste pazienti ho ricevuto molto; esse, parlo delle signore che costituiscono i reparti di don Nicco, santa Caterina e don Orione si sono rivelate socievoli, affettuose e assai loquaci. Ognuna di loro anche se all’inizio appare come la più accanita delle custodi dei propri ricordi, in realtà dopo una breve presentazione e richiesta di collaborazione si dimostra assai disponibile. Ci si inoltra così in una piacevole chiacchierata in cui spesso mi vengono raccontati monumenti, piatti tipici, usi e costumi delle diverse regioni di appartenenza. Non mancano neppure le piccole confidenze; si parla del passato, della famiglia dell’oggi e dei piccoli desideri che ancora ognuna di loro possiede. Al termine della chiacchierata molte signore sono stanche ma anche liete e mi salutano con un buffetto sulla guancia e la richiesta di una nuova visita. Io che al Paverano sono arrivata un po’ per caso, sono una tirocinante della Facoltà di Scienze dell’Educazione. Il mio compito è compilare delle schede di raccolta informazioni per i reparti don Nicco e santa Caterina. Il lavoro mi è stato indubbiamente agevolato dalla simpatica collaborazione delle stesse pazienti e dalle competenti infermiere che nonostante le molteplici incombenze si sono rivelate pronte a dar sempre una mano. Il lavoro ultimato dovrà assumere una concretezza dalla quale si potrà ricavare maggiore qualità per l’assistenza dell’anziano. Va ricordato infatti che tale progetto denominato il Progetto Educativo del Piccolo Cottolengo Genovese è stato pensato mesi fa e presentato ufficialmente al Convegno di Studio: “Progetto Educativo e qualità dell’Assistenza” svoltosi in data 17 maggio 1997 e portato avanti da un team professionalmente competente. I risultati elaborati e studiati saranno pertanto una tappa obbligata dalla quale si otterrà un più ampio numero di informazioni sulla valutazione multidimensionale nonché sull’assistenza all’anziano, soffermandosi prevalentemente sull’aspetto qualitativo. 9 SPECIALE BRASILE Al primo posto la vita A d Araguaina, città di 130.000 abitanti, Brasile Nord, regione di Tocantinopolis, è stato inaugurato il 28 settembre l’Hospital Maternidade Dom Orione, iniziato nel 1972, subito in funzione ai livelli possibili, e terminato in questi mesi. Una struttura moderna, grandissima se si pensa che occupa 11.800 mq, distribuiti su 4 ali, rispettivamente per la Medicina generale, la Pediatria, la Ostetricia, e la Chirurgia generale con 4 sale chirurgiche. Dispone di due depositi d’acqua di 250.000 litri ciascuno e gruppi elettrogeni con luci di emergenza per le sale operatorie. L’ospedale ha un Centro Ematologico per le trasfusioni, un Laboratorio per analisi cliniche, reparti di radiologia, Ultrasuonografia… Vi lavorano 50 medici e 100 tra infermieri e personale ausiliario. I costi? Fanno fatica Padre Ademar, Direttore dell’Ospedale e Padre Giovanni Grossholz (italiano), economo. Ma con noi lo devono dire e lo dicono: intorno ai 17 miliardi. Tutti pagati? Tutti ancora no! In quest’opera anche Genova figura nell’elenco dei 4.000 benefattori e non certo in seconda fila… Il nome di alcuni munifici genovesi figura in una lapide scoperta dal Nunzio Apostolico e dal Direttore Generale la mattina dell’inaugurazione. Nomi non possiamo farne perché non autorizzati dalla discrezione. Li sa il Signore. Attorno a quest’opera monumentale, una costellazione di opere orionine: – La parrocchia Sacro Cuore di Gesù con 50.000 anime e quella di San Sebastiano con 30.000; – Il “Colegio Santa Cruz” con i suoi 1.500 alunni; – Dall’Asilo al Liceo (sta aprendosi a Corsi Universitari); – Due scuole Parrocchiali tenute dalle nostre Suore, per un totale di 1.200 bambini… – La vigilia dell’inaugurazione dell’Ospedale fu benedetto, lì a fianco, il Seminario intitolato all’orionino P. Pattarello: 16 postulanti orionini. Li sostengono economicamente i padrini e le madrine del Seminario. Ma torniamo all’Ospedale. Nel 1972 si pensò ad un monumento a Don Orione nel centenario della nascita. Non un monumento in bronzo, ma un’opera di carità, su una terra dove i nostri primi missionari arrivarono a metà degli anni ‘50. Araguaina c’era, ma i suoi abitanti non arrivavano a 300 persone. Non acqua, non luce, solo capanne rustiche dette “palhocas”: fecero loro la prima Cappella condividendo una vita dura e di inenarrabili sacrifici, facendo da preti, da muratori, da medici. Scrivendo, la fantasia va lontano e la penna corre, col rischio di non dire la cosa più importante e che caratterizza la in attesa dalla sera prima… scelta di fondo fatta in questi anni: la maternità. Chi scrive dovette chiedere spiegazione su un fatto curioso. La sera della domenica cominciarono ad arrivare davanti all’Ospedale (di domenica è chiuso e funziona solo per il Pronto Soccorso) alcune donne, anche di giovane età fino ad una quindicina d’anni, evidentemente in stato interessante. A far che? A mettersi in fila per essere le prime, la mattina del lunedì, alle 7, all’ora di apertura: una visita, un ricovero o forse il ricovero preparto. Qualche famigliare preparava un giaciglio; alcuni appesero delle amache e vi adagiarono le persone più fragili. In attesa dell’alba: i poveri sanno aspettare. Va detto allora tutto d’un fiato che le nascite nell’Ospedale Maternità sono in media da 12 a 15 al giorno superando le 300 al mese. Dall’inizio ad oggi, dato che la Maternità interessa anche un vasto territorio oltre la città, vi sono nati non meno di 50.000 bambini. Nascite normali, nascite a rischio, nascite (neonati anzitempo) ad altissimo rischio. Attrezzature modernissime lieto evento. quali si trovano in Italia solo in qualche ospedale specializzato. Un inno alla vita. Tutto per il bambino, tutto per la vita in un clima sereno. Ci ha colpito un cartoncino nella saletta destinata al dopo-parto: una scritta verde attorno ad un neonato e ad un festone a fiori. Dice più di tante parole e lo vogliamo trascrivere qui, a sintesi di tutti: “Até hoie, eu vivi em um lugar quentinho e aconchegante…”. “Io fino ad oggi ho vissuto in un p osticin o caldo e comodo, dove mi trovavo a contatto solo con mia madre, sent end o per ò l ’a mo r e di t ut t i quelli che mi attendevano. Ora s o n o a p p e n a n a t o e t u c h e in questo momen to mi accudisci mi prendi tra le tue mani prima ancora di mia madre che mi ha protetto durante nove mesi. Per questo ti chiedo: prendimi con garbo e con amore; non farmi sentire freddo. Io sto nelle tue mani con la certezza che siano pulite. Tu sai che io sono indifeso e ho bisogno di protezione contro i b atte ri e i maltrattamenti. Domani me ne andrò sazio e felice grazie a te, sicuro di portare impresso nel mio cuore le carezze e le attenzioni che tu mi hai donato. Lascia che io ti ami”! d.A.V. CRONAC A “Suor Plautilla, sarai d’esempio nel nostro cammino” esta grande domenica 5 ottobre per le Beniamine: il loro reparto viene ribattezzato con il nome di Suor Maria Plautilla, religiosa orionina vissuta nella prima metà del nostro secolo, per la quale è in corso il processo di beatificazione. Per l’occasione le ragazze di Suor Laetare, con il loro consueto entusiasmo e la bravura che le contraddistingue, hanno dato F le beniamine al termine della rappresentazione su suor M. PLautilla con alcuni nipoti e… la superiora generale delle suore di don Orione, suor M. Ortensia. vita ad una rappresentazione teatrale dedicata alla figura di questa suora di Don Orione. Una donna umile e mite ed al tempo stesso volitiva e coraggiosa nella sua vocazione al Paverano: benedizione della targa nel reparto “suor M. Plautilla. servizio dei più deboli e poveri. Le ragazze tratteggiano sulla scena i fatti più rilevanti della vita di Suor Plautilla, al secolo Lucia Cavallo, inquadrandoli nel contesto storico dell’epoca, caratterizzato da profondi contrasti e tensioni politiche e sociali che avrebbero portato al secondo conflitto mondiale. In questo contesto vediamo Lucia, dapprima ragazza, modello per le amiche, instancabile e scrupolosa nel suo lavoro, poco incline a distrazioni e divertimenti, ma profondamente devota nella preghiera; poi giovane suora, a Tortona prima ed a Genova, al Paverano, poi. Cosa c’è di tanto speciale in questa giovane donna, dalle umili origini contadine, per poter parlare di santità? Dagli scambi di battute delle nostra attrici emergono i tratti di una persona eccezionalmente buo- na, capace di spargere bene intorno a sé, di offrire quanto di meglio potesse dare, quanto di più bello, in ogni sua azione, in ogni piccolo gesto del vivere quotidiano: per tutti una luce, un esempio, una persona a cui voler stare accanto. le ragazze ce la presentano così: con le sue bambine, con le ammalate, in chiesa, con le consorelle. Sono brave le Beniamine sulla scena, impegnate, pronte, partecipi; e ben confezionato tutto lo spettacolo, con i costumi scelti con cura (gli abiti delle suore sono quelli dell’epoca), i roata chiusani: il sindaco commenta l’avvenuta intitolazione di una strada a suor M. plautilla. commenti musicali, le voci fuori campo e le diapositive proiettate a sottolineare i momenti salienti. Bello anche il dialogo fra le due croniste a supportare tutto il racconto: la voce giovane di Patrizia e quella matura di Adriana che rivela un sorprendente charme da vera attrice. Il finale regala un momento di commozione: Suor Plautilla in punto di morte attorniata dalle sue bambine dalle quali prende congedo con un abbraccio. Fragorosi e meritati gli applausi da parte di una platea attenta e numerosa che vantava, tra l’altro, la presenza di un gruppo (un centinaio di persone) di Roata Chiusani, piccolo paese in provincia di Cuneo, che a Suor Plautilla ha dato i natali. C’erano alcuni nipoti e pronipoti della Serva di Dio, che, al termine della rappresentazione, insieme al Direttore del Piccolo Cottolengo, Don Zanichelli, e alle Beniamine al completo, hanno posato su palco per una foto ricordo. Tutti i presenti si sono poi riuniti in chiesa per la S. Messa concelebrata da Don Nino e dal Parroco di Roata, nipote di Suor Lucia che, visibilmente contento, ha manifestato la sua gioia per la giornata trascorsa al Paverano ed ha invitato quanti lo desiderassero, a ricambiare la visita in quel di Cuneo. È seguita, all’ingresso del reparto, la benedizione della targa accanto alla quale una scritta dice: “Suor Plautilla, sarai d’esempio nel nostro cammino” ed infine, in un salone tirato a lucido come non mai e reso più allegro ed accogliente da festoni e tanti fiori, un simpatico rinfresco ha concluso in bellezza un’intensa giornata di festa. Festa che è continuata, la domenica dopo, al paesello natio di Suor Plautilla. Non potevano certo rifiutare il caldo invito del Parroco di Roata! E poi c’era da vedere la casa dove la Serva di Dio è nata e l’intitolazione di una strada da parte del Sindaco, presente praticamente tutta la cittadinanza, quasi ad una sagra paesana. roata chiusani (cn): targa ricordo sul muro della casa dove nacque suor M. Plautilla. Giornata nazionale dell’anziano S e è vero che l’anziano è spesso dimenticato, allora non sfugga l’importanza della Giornata Nazionale a lui dedicata, trascurata dai mass media ma proprio per questo a noi cara, nel tentativo di fare cultura. L’obiettivo è il recupero del senno e della sapienza che la persona in terza o quarta età possiede, unito al senso dell’eterno che si rinnova nell’ascoltare e nel tramandare. La presenza del Sindaco, il 19 ottobre in occasione del “super nonno ’97”, ci rincuora, nella speranza che la città di Genova, popolata come si sa da numerosi nonni, diventi sempre più sensibile ai problemi di quest’età. Presente anche durante la celebrazione della S. Messa, il Sindaco ha gradito l’espressione di Don Nino che lo ha accolto come rappresentante dell’intera città, verso la quale il Piccolo Cottolengo intende aprirsi, con solidarietà e senso civile. La mattinata si è conclusa con la rassegna del Coro Monte Bianco, orgoglio della genovesità e vessillo del buon canto. Nel pomeriggio è avvenuta i due super nonni insieme al sindaco durante il concerto. l’assegnazione del premio Supernonno ’97, con due autorevoli destinatari: Liana Millu, scrittrice, e Paolo Emilio Taviani, senatore a vita. Ma è per noi significativa la presenza premiata dei nostri nonni, con autorevoli rappresentanti del Villaggio della Carità di Camaldoli, della casa di Santa Caterina, del Centro Von Pauer, dell’Istituto Paverano e di Castagna. Ma, nello spirito di genovesità cui già si è accennato, erano presenti nonni anche dell’Emanuele Brignole, del David Chiossone, del Doria, del Centro Sociale di Castelletto, dello Scaniglia Tubino, del Riviera Medical Residence e di Villa Carmen di Varazze. Per non dimenticare la partecipazione dei “Super Nonni” delle Associazioni AUSER, Associazione Nazionale Arma Aeronautica, Associazione Nazionale Alpini, Associazione Nazionale Atleti Azzurri d’Italia, Associazione Nazionale Bersaglieri, che ha visto premiato il Un angelo… agli Angeli Custodi G il momento della premiazione del super nonno. Cappellano Militare Padre Sebastiano Ferrari, Associazione Nazionale Capitani Marittimi, Unione Italiana Ciechi, E.N.P.A., Associazione Panificatori di Genova e Provincia e infine l’A.C.O.S. (Associazione Cattolica Operatori Sanitari), rappresentata dalla signora Maria Canestrari. L’augurio è che questa manifestazione, nello spirito con cui è stata organizzata, possa valere a restituire all’anziano un ruolo difficile nell’era della comunicazione, e cioè quello di depositario di quella tradizione senza la quale ogni progresso rischia di essere vano. R.F. Il coro “monte bianco” esegue il suo nutrito repertorio. li angeli non si vedono, e poi, come si sa, non fanno rumore. A ben guardare, però, due ali possono spuntare, persino a Paverano… sembra questo il senso dell’intervento di Don Nino, che ha voluto celebrare l’Eucarestia nel reparto Angeli Custodi per solennizzare, anche spiritualmente , un’occasione particolare. Anna Giambruno, il nostro angelo appunto, è stata insignita di un premio molto parti- colare, a riconoscenza dei suoi 56 anni di fedeltà all’Opera di Don Orione. Solo cinque persone in tutto il mondo hanno ricevuto questa onorificenza dalla voce e dalle mani del Direttore Generale dell’Opera Don Orione, Don Roberto Simionato, nell’ambito delle manifestazioni che hanno visto la nascita ufficiale del Movimento Laicale Orionino, il 12 ottobre scorso. Anna, che non aveva potuto essere presente, ha rimandato i festeggiamenti nel luogo a lei più congeniale, il reparto delle sue bambine. Prendendo tra le mani l’attestato e la preziosa statuetta con la reliquia di Don Orione ha dichiarato di voler continuare nel cammino sin qui fatto, giustificando la sua scelta in questo modo: se sono venuta al Paverano quando avevo bisogno di ricevere, ora riman- anna riceve il riconoscimento da don nino zanichelli. go al Paverano, nella speranza di dare. Ma vuoi morire al Cottolengo, qualcuno le ha chiesto? Certamente, lei risponde, dove ho imparato a vivere voglio imparare anche a morire. Grazie, cara Anna, e continua così! R.F. Camaldoli: Don Sergio e Don Pasquale partono, arriva Don Francesco ate da bere agli assetati, da mangiare agli affamati… e possibilmente… una pizza! Questo potrebbe essere in breve il motto di Don Pasquale che, dopo pochi anni e tante iniziative (ultima la pizzeria al Sassello), lascia Camaldoli e parte per Copparo (FE). Che dire? Grazie Don Pasquale, so- “D don pasquale careddu. prattutto per la tua spontaneità e per le cose che hai saputo costruire. Sapremo farne buon uso. Su Don Sergio scrive il Direttore del Villaggio della Carità Don Luigi: “Don Sergio Tombari, grande benefattore della famiglia di Camaldoli dove, a più riprese, ha profuso il meglio di sé, vivendo intelligentemente con i collaboratori e con orioni- na carità tra gli ospiti, nostri padroni, e noi, loro servitori. Martedì 7 ottobre ci ha lasciato, con non poca nostalgia, e si è trasferito a Fano (PS), sua città d’origine, dove, nella casa di spiritualità di Villa S. Biagio continuerà generosamente a dare il meglio di sé, nello spirito di Don Orione”. E intanto arriva Don Francesco Bonomi, della cui ordinazione sacerdotale si è parlato nel numero scorso. Che altro dire? Sicuramente Don Pasquale e Don Sergio hanno lasciato un grosso spazio da riempire, ma basta il giovane sorriso di Don Francesco per darci la certezza che saranno ben rimpiazzati nel cuore dei nostri ragazzi. Don Sergio Tombari. La provvidenza si veste da signora l direttore dell’Istituto Artigianelli di Venezia, con una punta di orgoglio, ci ha confidato che proprio sopra l’ingresso c’è una stanza che “porta bene”. In essa sono stati ospitati per qualche periodo gli allora patriarchi Roncalli e Luciani, poi entrambi divenuti Papa. Dato che, al momento, vi era alloggiato Don Corona, non si è capito se volesse essere un augurio o altro. Propendiamo per qualcosa d’altro.… Era l’introduzione semiseria per una “chicca” che voleva regalarci in anteprima: “una notizia che neanche il mio direttore provinciale ancora sa” – altra frecciatina. Il fatto è remoto, ma la testimonianza risale solo alla fine dello scorso anno. Nel 1923 si prospetta la possibilità di acquistare l’Istituto Artigianelli di Venezia dove Don Orione ha già, fino dal 1919, per la benevola chiamata del Patriarca Card. La Fontaine, il “Manin” e l’Orfanotrofio. Don Orione prende il treno e va: mal che vada visiterà gli altri due istituti. Chi ha dimestichezza col nostro Beato sa che la situazione economica sua e dell’Opera non è mai stata florida. Figurarsi poi in un periodo che risente ancora dei postumi della grande guerra e vede la nascita di numerose altre realizzazioni in Italia e nell’America del Sud, in I uno dei due chiostri degli ”artigianelli” di venezia. conseguenza del suo primo viaggio. Dopo la fermata di Vicenza Don Orione riceve la visita di una signora che gli consegna una busta. All’interno è contenuta la cifra esatta necessaria per l’acquisto degli “Artigianelli”, una struttura imponente su quattro piani, due chiostri, una chiesa… a Venezia. Il minimo che si possa fare è ringraziare la generosissima benefattrice, pensa il sacerdote piemontese che è un cultore della gratitudine. Ed eccolo percorrere tutto il treno, vagone per vagone, scomparto per scomparto. La stazione dopo Vicenza è ancora lontana, il treno non si è fermato, non ha nemmeno rallentato, eppure della signora neanche l’ombra. Si è letteralmente volatilizzata. Quando, a gennaio del 1939, teneva all’Università Cattolica di Milano la conferenza “La c’è la Provvidenza” Don Orione sapeva bene di cosa parlava, avendola sperimentata in tantissime occasioni. Non so se vi sia correlazione fra la “santità” di una persona ed il manifestarsi della Provvidenza; nemmeno se si fosse santi lo si potrebbe sapere! Certo è che Gesù ci invita a non preoccuparci di cosa mangeremo o con che cosa ci vestiremo, poiché il Padre, come provvede ai campi ed agli uccelli, così provvederà anche a noi. Forse basterebbe avessimo questa certezza. Don Orione non ha fatto calcoli; un Cardinale lo chiama e lui va, cioè si rende disponibile. Il resto arriva in modo provvidenziale… ”il resto vi darà dato in sovrappiù”. Rio S. Martino (TV) Il 50º dello “zio prete” È un giorno importante e di festa grande il 28 settembre per la comunità parrocchiale di Rio S. Martino! Oggi infatti Don Gerardo Durante, loro parrocchiano, festeggia il 50º anniversario della sua Ordinazione sacerdotale. Per i suoi cari e per tutti egli è lo “zio prete”! L’accoglienza è festosa: la chiesa parrocchiale addobbata a festa, il coro al completo, i suoi confratelli venuti da lontano, la chiesa gremita da parenti e conoscenti… e lui emozionatissimo che celebra l’Eucarestia come se fosse la prima volta! “Cari amici, sapete che sono di poche parole: sono sempre stato così. Però iniziando questa S. Messa non posso fare a meno di invitarvi a ringraziare con me il Signore… non mi basterà l’eternità per benedire il Signore!”. E al saluto finale della Celebrazione dà a tutti un “arrivederci al 2000!”. Amministrativi a Venezia D al 2 al 5 ottobre i collaboratori amministrativi dell’Opera di Don Orione in Italia si sono incontrati a Venezia per partecipare ad un corso di aggiornamento. Folto e agguerrito il numero, una settantina, di cui oltre un settimo di Genova; qualificata la presenza dei relatori come dei Religiosi con l’economo generale e i tre economi provinciali. L’argomento che ha goduto della maggiore attenzione – anche perché riguardava tutti i settori – è stato un esame della legge sulla privacy che sarà per molti aspetti gioia e dolori del nostro futuro lavorare. Splendida Venezia, come sempre; ottima l’accoglienza dell’Istituto Artigianelli, alle Zattere, che ci ha ospitato: una menzione speciale la merita la bonomia del suo attuale direttore. La parte turistica comprendeva la visita alle isole di Burano, Murano e S. Francesco (e un pensiero è corso al terremoto che interessa anche Assisi). Alla domenica mattina però alcuni genovesi ai quali non interessava l’argomento del giorno, alzandosi per tempo, hanno voluto rivedere alla luce del sole piazza S. Marco, il ponte di Rialto e quello di legno, detto anche dell’Accademia. Sono rientrati per partecipare alla S. Messa, celebrata nella bella chiesa dell’Istituto, che ha concluso la “tre giorni”. Oltre che occasione di aggiornamento, è stato pu- re momento di conoscenza e di amicizia. Tant’è che, guardando gli altri convenuti, si commentava: “C’era anche a Tortona, lo scorso anno”. Corre l’obbligo di un saluto, quindi, di uno scambio di idee o d’una battuta veloce; pur in realtà diverse e distanti, siamo colleghi, accomunati da un denominatore comune: Don Orione. li, Suor M. Caterina, Prof. Luigi Daneo, Sig.a Concetta Palau, Sig. Gaudenzio Silvano, Sig. Emilio Graffione, Don Valerio Rossi, Sig.a Adele Simoni Ghio, Sig.a Maria Bernardi, Suor M. Bambina Restelli, Sig.a Enrica Celesia, Sig. Arnaldo Dapueto, Sig. Pietro Sacchettini, Sig. Alessandro Cabella, Sig. Luigi Conte, Suor M. Apollonia, Sig. Giuseppe Malerba, Sig.a Hilda Barabino Ved. Galbiati, Sig.a Gilda Foresti Ved. Ruggeri, Sig. Salvatore Viacava, Sig.a Luigia Ferrando, Sig. Salvatore Massidda, Sig. Umberto Vallebona, Sig. Giovanni Valle, Sig.a Tilla Acuti Ved. Vegezzi, Don Dalmazio Albertazzi, Avv. Luigi Peirano, Sig. Primo Guglielmi, Sig.a Maria Carenini, Sig. Felice Boffardi, Sig. Luigi Conti, Suor M. Imelda, Sig.a Giacinta Andruetto Ved. Corio, Sig. Pietro Crotti, Prof. Innocenzo Prigione, Dott. Agostino Avanzini, Don Igino Tessari, Sig.a Angela Badano, Sig.a Angiolina Solari Ved. Lanata, Sig. Pietro Barisione, Ins. Valentina Brolis, Sig. Giovanni Bertello, Sig. Gildo Martini, Sig. Tommaso Canepa, Sig. Federico Revello, Sig.a Alda De Benedetti Ved. Armanino, Sig.a Anna Losi, Don Giuseppe Bertuzzo, Padre Mario Zabelli, Dott. Ettore Mel, Suor M. Consolata Giacomini, Sig. Francesco Mora, Mons. Secondo Chiocca, Avv. Aldo Baraggioli, Sig Giacomo Fabre Repetto, Sig.a Maria Riva, Sig.a Bianca Maria Rosso, Sig.a Lina Viglienzone Antico, Comm. Enrico Solari, Dr. Esterino Chittolini, Sig. Mario Epis, Sig. Onorino Bruzzo, Suor M. Liliana Celano, Sig.a Aurelia Pasini, Sig. Luigi Santagata, Sig. Vito Veri, Dott. Arturo Brizzolesi, Sig.a Ester Lanata, Sig.a Agnese gruppo quasi al completo degli “amministrativi” del piccolo cottolengo genovese. IN MEMORIA Raccomandiamo alle preghiere dei nostri lettori gli amici, i benefattori e gli assistiti mancati da poco o dei quali ricorre l’anniversario della morte: Sig. Enrico A. Rossi, Sig.a Costanza Mora, Sig. Giuseppe Tamellini, Don Umberto Valeri, Dott. Giuseppe Avanzino, Prof.ssa Iole Taralli, Sig.a Giuseppina Segale Ved. Sciaccaluga, Sig.a Marianna Vespa Ved. Micangeli, Suor M. Esterina, Dr. Silvio Patrone, Sig. Leopoldo Bordo, Sig.a Eugenia De Martini, Don Luciano Pesce Maineri, Sig.a Giuseppina Giovanna Galiani, Sig.a Itala Mescoli in Chiarella, Sig. Giacomo Maciocco, Sig. Enrichetto Sciaccaluga, Sig.a Ancilla Carenini, Dr. Giovanni Cucinotta, Sig.a Evelina Crispino Ved. Gargani, Sig.a Giulia Anselmi Foroni, Ing. Pietro Della Casa, Sig.a Giuseppina Massa, Sig. Guglielmo Monta- Isola, Sig. Giacomo Delpino, Sig.a Emilia Ansaldo, Fratel Giuseppe Danna, Sig. Luca Bertorello, Sig. Angelo Fontana, Don Italo Galli, Sig.a Maria Ernesta Onardi, Don Francesco Ricci, Don Domenico Del Rosso, Ing. Pierangelo Bergalli, Comm. Pietro Gotelli, Sig.a Costanza Viganego Malerba, Sig.a Romana Girardi, Mons. Francesco Canessa, Sig.a Clementina Orione Ved. Borgna, Sig. Emilio Grasso, Sig.a Adele Ventre Ved. Bianchi, Sig.a Rosa Righi Ved. Gerli, Suor M. Passio, Sig. Battista Schiavini, Sig. Nicolò Antonio Ebridi, Don Giuseppe Zambarbieri, Sig. Leonardo Procopio, Sig. Emilio Massardo, SIg. Giovanni Garbino, Sig. Albino Lini- mento, Sig.a Pia Bisagni, Sig. Gio Batta Paravagna, Sig. Antonio Zingariello, Sig.a Maria Battistuz, Sig.a Teresina Dan, Sig.a Elena Talice, Sig.a Iris Laurentini, Sig.a Maria Zinicola, Sig.a Emilia Dapelo, Sig.a Vittoria Bonechi, Sig.a Adelaide Ferrera, Sig.a Emma Veneranda Fiocchi, Sig.a Ada Tiscornia. COME AIU TARE IL PICCOLO COTTOLENGO 2 MOTIVI INCONTRI 6 3 ‘ AMARCI CONOSCERCI E LE NOSTRE SORELLE MOVIMENTO LAIC ALE ORIONINO AULE (L. 1.000.000) (concorre all’ordinaria manutenzione delle sedi del Piccolo Cottolengo) BORSA MISSIONARIA (L. 500.000) (concorre all’acquisto di materiale - protesi, carrozzelle etc. - per le missioni) COSTRUIAMO INSIEME CRONAC A BORSA FARMACEUTICA (L. 350.000) (concorre all’acquisto di medicinali, protesi e presidi sanitari ai nostri ospiti) BORSA DI STUDIO (L. 200.000) (concorre a mantenere agli studi chi si prepara alla vita religiosa) - BEATO DON ORIONE - la Sig.a Luigia Accame BORSA DI PANE (L. 150.000) (integra la retta di chi non riesce ad arrivare alla quota stabilita) LETTINI (L. 100.000) (per la biancheria e il vestiario degli ospiti) - ROSA SARTORIO CURLO - la Sig.a Graziella Semeria - PIETRO e MATILDE - i Nonni - MARIA MASSA Ved. RATTAZZI - le Zelatrici della Parrocchia di S. Pio X - Genova BANCHI (L. 50.000) (serve per l’acquisto e il riordino delle suppellettili) - ANNA MARIA, VINCENZO e EMILIA - la Sig.a Assunta Anna Vardé in Mannella - FERDINANDO GALLO - i cugini Giulia e Alberto Gallo - BIANCA GATTINO MAZZINI - le Sigg.e Silvia Chinaglia e Luciana Traverso - BEATO DON ORIONE - il Sig. Renato Giomarelli - GIORGIO BORGHESE - i genitori Mario e Minerva Moglione PER DONAZIONI E LASCITI Siccome avvengono degli inconvenienti nella procedura del disbrigo della pratica, si prega usare esclusivamente la seguente dicitura: «Lascio alla PROVINCIA RELIGIOSA SAN BENEDETTO DI DON ORIONE con sede in Genova - Via Paverano 55 - per l'assistenza degli anziani, ammalati, handicappati e per l'educazione e la riabilitazione dei giovani, in favore del dipendente PICCOLO COTTOLENGO DI DON ORIONE IN GENOVA». Rivista inviata a nome dei nostri assistiti in omaggio a benefattori, simpatizzanti, amici e a quanti ne facciano richiesta. 16143 GENOVA - Via Paverano, 55 - Tel. 5229.1 - Conto Cor. Post. N. 00201160 Autorizz. della Cancelleria del Trib. di Tortona in data 26-6-'61 - n. 42 del Reg. Direttore: Don NINO ZANICHELLI Responsabile: Sac. Carlo Matricardi Progetto grafico e impaginazione: Anna Mauri Stampa: Litonova s.r.l. - Gorle (Bergamo) Realizzazione a cura della Editrice Velar s.p.a. - Gorle (Bergamo) IN MEMORIA COME AIU TARE IL PICCOLO COTTOLENGO