Tu sei la mia forza, altro io non ho. Tu sei la mia pace, la mia libertà. Niente nella vita ci separerà, so che la Tua mano forte non mi lascerà, so che da ogni male Tu mi libererai e nel Tuo perdono vivrò. Padre della vita noi crediamo in Te, Figlio salvatore noi speriamo in Te. Spirito d’amore vieni in mezzo a noi, Tu da ogni strada ci raduni in unità e per mille strade poi dove Tu vorrai, noi saremo il seme di Dio. E sono solo un uomo Io lo so Signore che vengo da lontano, prima nel pensiero e poi nella Tua mano; io mi rendo conto che Tu sei la mia vita, e non mi sembra vero di pregarti così. Padre d’ogni uomo, non t’ho visto mai; Spirito di vita e nacque da una donna; Figlio mio fratello, e sono solo un uomo, eppure io capisco che Tu sei Verità E imparerò a guardare tutto il mondo con gli occhi trasparenti di un bambino e, insegnerò a chiamarti Padre nostro ad ogni figlio che diventa uomo. (2v.) Io lo so Signore che Tu mi sei vicino, luce alla mia mente, guida al mio cammino; mano che sorregge, sguardo che perdona e, non mi sembra vero che Tu esista così. Dove nasce amore, Tu sei la sorgente, dove c’è una croce, Tu sei la speranza, dove il tempo ha fine, Tu sei vita eterna e, so che posso sempre contare su di Te. E accoglierò la vita come un dono, e avrò il coraggio di morire anch’io, e incontro a Te verrò col mio fratello che non si sente amato da nessuno. (2v.) Canoni Misericordias domini, in aeternum cantabo. Niente ti turbi, niente ti spaventi, chi ha Dio niente gli manca. Niente ti turbi, niente ti spaventi, solo Dio basta. Ubi caritas et amor, ubi caritas Deus ibi est. In manos tuas Pater, commendo spiritum meum. In manos tuas Pater, commendo spiritum meum. Tu sei Re, tu sei Re, sei Re Gesù. Noi eleviamo i nostri cuori, noi eleviam le mostre mani, rivolte verso il tuo trono, lodando Te VIA CRUCIS DEL VENERDÌ SANTO La passione di Gesù secondo il Vangelo di Luca I Stazione GESÙ NEL GETSEMANI (Lc 22, 39-51) Uscito se ne andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. Giunto sul luogo, disse loro: "Pregate, per non entrare in tentazione". Poi si allontanò da loro quasi un tiro di sasso e, inginocchiatosi, pregava: "Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà". Gli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo. In preda all’angoscia, pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra. Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. E disse loro: "Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione". Mentre egli ancora parlava, ecco una turba di gente; li precedeva colui che si chiamava Giuda, uno dei Dodici, e si accostò a Gesù per baciarlo. Gesù gli disse: "Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo?". Allora quelli che eran con lui, vedendo ciò che stava per accadere, dissero: "Signore, dobbiamo colpire con la spada?". E uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio destro. Ma Gesù intervenne dicendo: "Lasciate, basta così!". E toccandogli l’orecchio, lo guarì. Riflessione a cura dei sacerdoti O Dio, vera luce della nostra coscienza, in te solo sappiamo ciò che è bene; il tuo Spirito ci salvi dall’oscura notte del male in cui nessuno può operare, perché camminiamo come figli della luce sulle orme del tuo Cristo. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Antifona in canto II Stazione GESÙ È CATTURATO E ARRESTATO (Lc 23,52-54) Poi Gesù disse a coloro che gli eran venuti contro, sommi sacerdoti, capi delle guardie del tempio e anziani: "Siete usciti con spade e bastoni come contro un brigante? Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete steso le mani contro di me; ma questa è la vostra ora, è l'impero delle tenebre". Dopo averlo preso, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano. Noi ci sentiamo chiamati ogni giorno a rinnovare le nostre scelte davanti al Signore, con la nostra criticità e consapevolezza, cercando di fare sempre il bene anche andando contro al pensiero comune. “Perché il male trionfi è sufficiente che gli uomini di bene rinuncino all’azione”. CANTI La Stella Polare Ho bisogno di incontrarti nel mio cuore di trovare Te, di stare insieme a Te: unico riferimento del mio andare, unica ragione Tu, unico sostegno Tu. Al centro del mio cuore ci sei solo Tu Anche il cielo gira intorno e non ha pace, ma c’è un punto fermo è quella stella là. La stella polare è fissa ed è la sola, la stella polare Tu, la stella sicura Tu. Al centro del mio cuore ci sei solo Tu. Tutto ruota intorno a Te, in funzione di Te, e poi non importa il come, il dove e il se. Amatevi fratelli Amatevi fratelli come io ho amato voi: avrete la mia gioia che nessuno vi toglierà. Avremo la sua gioia che nessuno ci toglierà Vivrete insieme uniti come il Padre è unito a me: avrete la mia vita, se l'amore sarà con Che Tu splenda sempre al centro del mio cuore,il significato allora sarai Tu, quello che farò sarà soltanto amore. Unico sostegno Tu, la stella polare Tu,Al centro del mio cuore ci sei solo Tu. Ti seguirò Ti seguirò, ti seguirò, o Signore, e nella tua strada camminerò. 1. Ti seguirò nella via dell'amore e donerò al mondo la vita. 2. Ti seguirò nella via del dolore e la tua croce ci salverà. 3. Ti seguirò nella via della gioia e la tua luce ci guiderà. voi. Avremo la sua vita, se l'amore sarà con noi. Vi dico queste parole perché abbiate in voi la gioia. Sarete miei amici se l'amore sarà con voi. saremo suoi amici se l'amore sarà con noi. Symbolum 77 Tu sei la mia vita altro io non ho. Tu sei la mia strada, la mia verità. Nella Tua parola io camminerò finché avrò respiro, fino a quando Tu vorrai. Non avrò paura, sai, se Tu sei con me. Io ti prego: resta con me. Credo in Te, Signore, nato da Maria, Figlio Eterno e Santo, uomo come noi. Morto per amore, vivo in mezzo a noi, una cosa sola con il Padre e con i tuoi fino a quando, io lo so, tu ritornerai per aprirci il regno di Dio. dalla croce nasce l´eroismo di Massimiliamo Kolbe, dalla croce nasce la meravigliosa carità di Madre Teresa di Calcutta, dalla croce nasce il coraggio di Giovanni Paolo II, dalla croce nasce la rivoluzione dell´amore: per questo la croce non è la morte di Dio, ma è la nascita del suo Amore nel mondo." Domande per la riflessione E per ciascuno di noi cosa nasce dalla croce di Cristo? Abbiamo anche noi una "nostra croce"? Che cosa nasce di nuovo dalla "nostra croce"? Come attualizzare e contestualizzare alla nostra realtà l' esperienza di croce? X Stazione LA SEPOLTURA (Lc 23, 50-56) C’era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, persona buona e giusta. Non aveva aderito alla decisione e all’operato degli altri. Egli era di Arimatèa, una città dei Giudei, e aspettava il regno di Dio. Si presentò a Pilato e chiese il corpo di Gesù. Lo calò dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo depose in una tomba scavata nella roccia, nella quale nessuno era stato ancora deposto. Era il giorno della parascève e già splendevano le luci del sabato. Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono la tomba e come era stato deposto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo secondo il comandamento. Riflessione a cura del gruppo Scout AGESCI Il coraggio di... Di non tacere la verità. Di inventare una via di scampo. Di educare gli ultimi. Di non abbandonare il proprio popolo. Di dare la vita per la salvezza di un uomo. Di dare la vita per la libertà. Di combattere la mafia Di … ...fare come Giuseppe di Arimatea, che ,nonostante facesse parte del Sinedrio, non ha seguito la massa ma ha deciso autonomamente di NON aderire alla scelta comoda dei tanti, sporcandosi lui stesso le mani per portare avanti la propria idea. Sporcarsi le mani come Giorgio la Pira, Madre Teresa, Peppino Impastato, Don Peppe Diana, Falcone, Borsellino e tanti altri che in tempi più recenti hanno portato avanti attivamente e in prima persona ciò in cui credevano. Riflessione a cura dei catechisti "Attorno è notte, i soldati arrivano alla luce delle lanterne che si riflette sulle armature. Vengono a prendere Gesù come se fosse un bandito, anche Giuda lo assale come se fosse un delinquente e lo attira a sé afferrandolo con violenta decisione. La sua mano sembra quella di un bandito, mentre Gesù si discosta col viso. E´ pericoloso, da togliere di mezzo al più presto perché non si veda quel viso che interroga. E´ lo scandalo insopportabile di un Dio che si è fatto uomo e che adesso si sacrifica per l´umanità. E Giuda, tragico paradosso, lo tradisce proprio riconoscendo il suo maestro come tale; con un bacio, simbolo di questo amore di cui lui non ha capito nulla. Una forza disperata lo sospinge, la forza più intensa di colui che non ragiona più perché ha paura .. Gesù arretra sotto l´urto di Guida, non ricambia l´abbraccio. Proprio Gesù, che aveva allargato le braccia a tutti e sulla croce le tenderà ancora per raccogliere in unità, qui si rifiuta. Ancora oggi Gesù è tradito da mille iscariota che non esitano a sacrificare innocenti tra la violenza e la menzogna." Rit. Aiutaci, Signore, a portare la luce nelle tenebre. Dobbiamo sostituire alle forze del corpo quelle dell'anima. La debolezza più grande della violenza sta proprio nel fatto che essa produce quello che vuole eliminare: invece di far diminuire il male lo accresce. Rit. Con la violenza tu puoi uccidere chi ti odia, ma non uccidere l'odio. Rit Ripagare violenza con violenza moltiplica solo la violenza e fa calare sul mondo una notte ancor più nera di quanto già è. Rit. Solo la luce può scacciare la notte, solo l'amore può scacciare l'odio. Rit... III Stazione GESÙ RINNEGATO DA PIETRO (Lc 22, 54-62) Siccome avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno, anche Pietro si sedette in mezzo a loro. Vedutolo seduto presso la fiamma, una serva fissandolo disse: "Anche questi era con lui". Ma egli negò dicendo: "Donna, non lo conosco!". Poco dopo un altro lo vide e disse: "Anche tu sei di loro!". Ma Pietro rispose: "No, non lo sono!". Passata circa un'ora, un altro insisteva: "In verità, anche questo era con lui; è anche lui un Galileo". Ma Pietro disse: "O uomo, non so quello che dici". E in quell'istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle parole che il Signore gli aveva detto: "Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte". E, uscito, pianse amaramente. Riflessione a cura delle famiglie Guardai a lungo i Suoi occhi... Avevo un ottimo rapporto con il Signore. Gli chiedevo delle cose, conversavo con lui, lo lodavo, lo ringraziavo... Ma avevo sempre la sgradevole sensazione che lui volesse che lo guardassi negli occhi... E io non lo facevo. Gli parlavo, ma distoglievo lo sguardo quando sentivo che mi stava guardando. Distoglievo sempre lo sguardo. E sapevo perché. Avevo paura. Pensavo che avrei trovato nei suoi occhi l'accusa di un qualche peccato di cui non mi ero pentito. Pensavo che avrei trovato una richiesta nei suoi occhi: ci sarebbe stato qualcosa che lui voleva da me, e che io non volevo dargli. Un giorno finalmente mi feci coraggio e guardai. Non c'era nessuna accusa. Non c'era nessuna richiesta. Gli occhi dicevano solo: "Ti amo". Guardai a lungo in quegli occhi. Li scrutai. Ma il solo messaggio era: "Ti amo". Ed io uscii e, come Pietro, piansi. chiodo. Inizia ora un vero e proprio momento di agonia. Il corpo, nello sfinimento della debolezza, si abbandona accasciato, manca il respiro. Per dar tregua allo spasimo delle spalle e al fiato che manca, prende come appoggio il chiodo dei piedi e si solleva. È un lento spengersi. TU ED IO Signore, tu esisti Sei l’eterno, il certo, l’Esistente da sempre. Io sono il fragile Il pronto a tradirti Il pronto a rimetterti in discussione Ma tu sei Dio. Tu mi hai fatto simile a te Gesù, nell’agonia della croce hai avuto il coraggio dell’amore verso i nemici, verso chi ti intimava di scendere dalla croce, verso coloro che hanno mostrato il totale disprezzo nei tuoi confronti e nei confronti di ciascuna persona umana; insegna anche a noi a saper amare incondizionatamente senza misura. Quante strade dovrò percorrere Per diventare sicuro di te, quante notti insonni dovrò passare per entrare nella pienezza con te. Io fatico, continuo a faticare, tu però continui a essere il Dio sicuro, misericordioso, paziente anche con me. Ernesto Oliviero – da “Meditazioni per il nuovo millennio” …era stato bello aver seguito Gesù fino ad ora, era bello che l’amore contasse più della legge e che l’uomo contasse più del sabato, era bello che due spiccioli di una vedova contassero più delle ricchezze e che nessuno scagliasse pietre su chi aveva sbagliato, era bello sapere di un padre che ogni mattina attendeva il ritorno di un giovane figlio. Era bello e vibrava il cuore quando parlava; speravamo che fosse lui a far riposare nell’erba il lupo e l’agnello. Con lui il cuore ci ardeva. Ma poi il cuore ha rallentato i suoi battiti di fronte a quella croce, a quel volto solcato dalle lacrime e sangue, a quegli sputi e all’ironia dei forti. Noi uomini fuggiamo di fronte al dolore, una fuga simile a quella di Pilato che se ne lava le mani, di Pietro che dice “Ti seguirò fino alla morte” e poco dopo afferma di non conoscerlo, di Giuda che ama più il suo obiettivo rivoluzionario che Gesù, del Cireneo con una croce da sopportare senza mai abbracciarla... Luigi Verdi – da “La realtà sa di pane” Asciugami gli occhi Di lacrime non spese, toglimi la solitudine inventata dalla paura donami una volontà Preghiera: Gesù, Tu hai scelto di sopportare tutto questo per noi. Hai scelto di unirti alla croce, strumento di morte, per testimoniare l’ amore che supera ogni male;insegna anche a noi l’amore della fedeltà e della perseveranza che vince ogni dolore. Gesù, Tu hai accolto l’invocazione del peccatore che ha ammesso le proprie colpe; insegna anche a noi l’amore del perdono a chi ci ritratta il proprio male. IX Stazione GESÙ MUORE SULLA CROCE (Lc 23, 44-49) Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito". Detto questo spirò. Visto ciò che era accaduto, il centurione glorificava Dio: "Veramente quest’uomo era giusto". Anche tutte le folle che erano accorse a questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornavano percuotendosi il petto. Tutti i suoi conoscenti assistevano da lontano e così le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, osservando questi avvenimenti. Riflessione a cura della Parrocchia B. V Maria Immacolata "L´uomo stoltamente ha pensato: Dio è morto! Ma se muore Dio, chi ci darà ancora la vita? Se muore Dio, che cos´è la vita? La vita è Amore! Allora la croce non è la morte di Dio ma è il momento in cui si spezza la fragile crosta dell´umanità presa da Dio e parte l´inondazione d´amore che rinnova l´umanità. Dalla croce nasce la vita nuova di Saulo, dalla croce nasce la conversione di Agostino, dalla croce nasce la povertà felice di Francesco d´Assisi, dalla croce nasce la bontà irradiante di Vincenzo de´ Paoli; la tua croce; e sulle tue spalle, ormai libere, le croci di tutti gli uomini, di ieri, di oggi, di sempre. Signore, ti preghiamo: perché tu sia sempre con noi e noi con te, nella tua croce le nostre croci, perché uno sia il peso dell'umana fatica, uno l'amore che lo sostiene; uno il cammino del dolore che, nella fede e nella speranza, diviene, per tua grazia, sentiero di comunione, di pace e di salvezza. CANTO: TI SEGUIRO’ tenace come il fuoco. Mescola di nuovo La mia polvere, soffiaci come allora e risveglia la mia volontà stordita che riposa senza vita nel fondo del cuore. Giunga il chiaro giorno In cui tu Dio Lotti con me, e mi spingi a scegliere. Riapri il mio cammino E fallo prodigio come Il mio giardino A primavera. Luigi Verdi – da “Il domani avrà i tuoi occhi” VIII Stazione LA CROCIFISSIONE (Lc 23, 33-43) Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l'altro a sinistra. Gesù diceva: "Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno". Dopo essersi poi divise le sue vesti, le tirarono a sorte. Il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: "Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto". Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell'aceto, e dicevano: "Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso". C'era anche una scritta, sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei. Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: "Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!". Ma l'altro lo rimproverava: "Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male". E aggiunse: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno". Gli rispose: "In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso". Riflessione a cura dei seminaristi Riflessione sull’immagine: Giunti sul Calvario, strappano a Gesù la tunica, lo distendono a terra, nella polvere e nella ghiaia che impastano le sue ferite. L'afferrano per le braccia e lo stirano a forza sul patibolo. Un chiodo lungo, quadrato e appuntito, è presentato sul polso: soltanto in quel punto infatti si sarebbe potuto reggere il peso del corpo. Così per entrambe le braccia. Poi è il momento di agganciare il patibolo alla sommità dello stipite. Le spalle oramai piagate dalla flagellazione sono costrette a strisciare sul legno ruvido ed infine anche i piedi vengono fissati al legno, il sinistro sopra il destro, con un solo IV Stazione GESÙ DAVANTI AL SINEDRIO (Lc 22, 63-71) Frattanto gli uomini che avevano in custodia Gesù lo schernivano e lo percuotevano, lo bendavano e gli dicevano: "Indovina: chi ti ha colpito?". E molti altri insulti dicevano contro di lui. Appena fu giorno, si riunì il consiglio degli anziani del popolo, con i sommi sacerdoti e gli scribi; lo condussero davanti al sinedrio e gli dissero: "Se tu sei il Cristo, diccelo". Gesù rispose: "Anche se ve lo dico, non mi crederete; se vi interrogo, non mi risponderete. Ma da questo momento starà il Figlio dell'uomo seduto alla destra della potenza di Dio". Allora tutti esclamarono: "Tu dunque sei il Figlio di Dio?". Ed egli disse loro: "Lo dite voi stessi: io lo sono". Risposero: "Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? L'abbiamo udito noi stessi dalla sua bocca". Riflessione a cura di due coniugi Gesù è davanti al Sinedrio, il consiglio degli anziani del popolo, dei sommi sacerdoti e degli scribi: tutti custodi della Legge, della tradizione, delle regole; regole da osservare e applicare, sempre, con inflessibilità. Legge che Dio aveva dato per l’uomo, per renderlo più libero, ma che ora diviene un peso, viene imposta, è diventata una gabbia, dove l’uomo può restare imprigionato. Il loro ruolo di custodi è diventato un dovere, un potere, il potere religioso. Vedono forse solo la Legge, e non si accorgono più dell’uomo. E c’è Gesù davanti a loro, che invece vede prima l’uomo, va oltre la Legge, non deve custodire e conservare nulla, dice parole di libertà, di verità, di amore, e mette in crisi il castello di sicurezze abitato da loro, e loro se lo sentono insidiato, in pericolo, sono indignati, scandalizzati. Lo interrogano, ma sono troppo sicuri della loro verità per ascoltarne le risposte, per capire, per dare posto al nuovo che Gesù ha portato: e lui, questo uomo mite, il Cristo, il Messia, il Figlio di Dio, lui che pronuncia parole di libertà che sono più grandi della Legge; e loro sono ancora più chiusi, non c’è dialogo, non c’è ascolto, lo giudicano: “Ha bestemmiato”. Gesù invece risponde con fermezza, senza arroganza, senza giudizio. Si lascia giudicare. Neanche noi giudichiamo quegli uomini. Forse erano troppo sicuri di sé, forse avevano idolatrato la Legge, forse credevano di difendere quel Dio e quella Religione di cui si sentivano doverosamente custodi. Certo non avevano il cuore aperto all’ascolto dell’altro, i loro occhi non erano capaci di vedere, le loro orecchie di ascoltare, le loro bocche di dialogare. Nel corso dei secoli e ancora oggi, quante volte il potere religioso, delle varie Religioni, delle varie Chiese, della stessa nostra Chiesa, si è posto con durezza, inflessibilità, incomprensione, intolleranza, giudizio, condanna, verso qualcuno che aveva occhi diversi per vedere, un cuore più attento per amare, in cui soffiava un vento di libertà e di novità? Quanti sinedri si sono riuniti?! E allora, ancora una volta non giudichiamo, ma chiediamo a Dio, al Signore di tutto e di tutti, che ci faccia capaci di ascoltarci a vicenda, che ci faccia guardare negli occhi reciprocamente, che ci faccia accettare le nostre diversità, istanze, desideri, speranze, che tolga dai nostri cuori potere e ribellione, che ci faccia capaci di dialogare, sempre, e tutti, ci faccia obbedienti a Lui, unico Signore. Amen. V Stazione E siamo John Cassavetes Siamo i dentisti di Los Angeles Ed adoriamo il potere come te Prepariamo le aragoste per chi viene a colazione Prepariamo piani misteriosi Appena ne cogliamo l’occasione La logica spietata del profitto o chissà cosa ci fa figli dell’Impero Culturale Occidentale Meno male che qualcuno o che qualcosa ci punisce Arriva un investigatore Ci deduce l’anima La nostra cognizione del dolore illumina. “La nostra cognizione del dolore illumina”. Come dire che una logica estrema di conservare il potere porta a non vedere la verità e l’uomo. Viene da chiedersi, alla luce di questo Vangelo, quali sono oggi quelle persone che noi schiacciamo, uccidiamo in nome delle nostre logiche di potere. Come Pilato anche noi forse difendiamo il nostro status quo a costo di imporci sugli altri. Quante volte etichettiamo, emarginiamo, giudichiamo... Preghiamo in questa Via Crucis anche per loro, perché il Signore conosce e ha provato la loro sofferenza, e per noi, perché Gesù Cristo, come dice la canzone, ci illumini. VII Stazione GESÙ DERISO DA ERODE (Lc 23, 7-12) GESÙ E AIUTATO DAL CIRENEO (Lc 23, 26-32) Pilato, saputo che apparteneva alla giurisdizione di Erode, lo mandò da Erode che in quei giorni si trovava anch'egli a Gerusalemme. Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto, perché da molto tempo desiderava vederlo per averne sentito parlare e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. Lo interrogò con molte domande, ma Gesù non gli rispose nulla. C'erano là anche i sommi sacerdoti e gli scribi, e lo accusavano con insistenza. Allora Erode, con i suoi soldati, lo insultò e lo schernì, poi lo rivestì di una splendida veste e lo rimandò a Pilato. In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici; prima infatti c'era stata inimicizia tra loro. Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirène che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: "Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato.Allora cominceranno a dire ai monti: Cadete su di noi! e ai colli:Copriteci! Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?". Venivano condotti insieme con lui anche due malfattori per essere giustiziati. Riflessione a cura dell’ Azione Cattolica Riflessione a cura dell’Unitalsi La passione e la condanna a morte di Gesù iniziano e si decidono nei palazzi del potere: il sinedrio, in cui il servizio religioso dei sacerdoti è stato trasformato in potere autoritario e assolutistico; il pretorio, in cui Ponzio Pilato, per conto Gesù, sulle spalle del Cireneo, Gesù chiede proprio di crescere, mettersi in gioco, usare occhi nuovi... Ecco che invece, l’Elite, le autorità, non riesce a cogliere questo cambiamento e quindi, spaventato cerca di eliminarne la fonte. L’Elite vuole mantenere il suo status quo ed il popolo -quello stesso popolo che osannava Gesù all’ingresso a Gerusalemme- si è lasciato convincere dall’autorità che nessuna cosa può essere “cambiata”. Interessante, in questo senso, notare come nel versetto subito precedente a questo brano l’Evangelista Luca ricordi che in questa occasione Pilato ed Erode diventarono amici, quando prima “vi era inimicizia tra loro”: come dire che il potere, quando deve mantenere il suo status quo, non guarda più in faccia a nessuno. Ci piaceva concludere questa nostra riflessione ascoltando una canzone, “Colombo” dei Baustelle. Abbiamo scelto questa canzone perché è ambientata nell’America degli anni ’50 dei telefilm del Tenente Colombo; la canzone racconta come in queste storie gli assassini non siano mai persone che hanno agito per rabbia o per impulso, ma siano tutti esponenti dell’elite sociale di allora che freddamente e metodicamente- uccidono per soldi, gloria, mantenere od aumentare il proprio potere. E, di contro, questo investigatore, un uomo semplice, quasi un “poveraccio”, non è tanto il “vendicatore” o il “fustigatore” dei colpevoli, ma anzi con calma, silenzio e forse un po’ di affetto cerca di riportare la Verità e il valore per la persona proprio lì dove questa era schiacciata dalle logiche di potere. Il ritornello della canzone dice, infatti, “la nostra cognizione del dolore illumina”. COLOMBO (Baustelle) Siamo architetti ricchi di Bel Air E vecchie dive del noir Abbiamo ville Abbiamo cadillac Ed uccidiamo per soldi come te Puoi controllare i nostri alibi Siamo eleganti e sereni Siamo avvocati rispettabili E ci inchiniamo al denaro come te Ci annoiamo, abbiamo mogli e amanti Abbiamo tanti amici A guardarli bene, tutti vermi che siamo costretti a eliminare La logica spietata del profitto o chissà cosa ci fa figli dell’Impero Culturale Occidentale Meno male che qualcuno o che qualcosa ci punisce Arriva un investigatore, ci deduce l’anima La nostra cognizione del dolore illumina Siamo scrittori in crisi a Beverly Hills dell’impero Romano, esercita il suo potere di procuratore e governatore; il palazzo di Erode Antipa, tetrarca della Galilea, cortigiano e spia che aspira al titolo di re. Egli è pronto al compromesso con il sinedrio, da cui parte la richiesta di mandare a morte Gesù, e a superare l’inimicizia con Pilato, dopo l’arresto di Gesù nel Getsemani. Fu l'invidia a portare i membri del sinedrio a voler uccidere Gesù. « Che facciamo? Questo uomo fa molti miracoli. Se lo lasciamo così, tutti crederanno in lui » ( 23 ). Anche Pilato “sapeva bene che i prìncipi dei sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia “ ( 24 ). Essi non potevano certo chiedergli di confermare la sentenza di una condanna religiosa! Avrebbero perso la reputazione presso il popolo, che era tutto dalla parte di Gesù. Occorreva dimostrare invece che Egli era un cattivo cittadino, un sedizioso, un ribelle. Solo i romani, infatti, avrebbero potuto condannare Gesù al supplizio della croce: la morte di coloro che, spirando “sollevati da terra”, sono destinati a essere, come gli schiavi e i peggiori delinquenti, maledetti per l'eternità: sarebbe stato il modo migliore per cancellare la buona reputazione della sua persona e distruggere l'idea che alcuni si erano fatti di Lui come Messia. Gesù viene colpito con le armi della menzogna e dell'oltraggio. Pur di ottenerne la morte infamante, i nemici ricorrono a tutti gli espedienti. Lo accusano quale sobillatore, negatore del tributo a Cesare, aspirante ad un regale soglio terreno. Erode, dal canto suo, godette al vedere Gesù, non certo per fede o per desiderio di conversione, ma per curiosità e vanità, perché sperava che il Signore avrebbe operato qualche miracolo: dopo averne fatti tanti alla richiesta della più minuta plebe, non ne avrebbe negato almeno uno al desiderio di un re! Colpisce il silenzio di Gesù di fronte agli atteggiamenti di odio, di invidia, di accuse insistenti. Il nostro senso della giustizia si ribella: via, Gesù, rispondi alle accuse che ti fanno, in fondo i veri peccatori sono loro, e tu lo sai bene, conosci il loro cuore, la loro malizia! Egli non apre bocca, come agnello condotto al macello (Is 53,7): è come uno che non sente e non risponde (Sal 38,14). Alle molte parole dell’uomo, il Figlio dell’uomo non risponde nulla. Il silenzio di Dio è la Sua risposta alla cattiveria dell’uomo. Tace infatti non per indifferenza o per superiorità, ma per compassione verso chi Lo accusa. “Tace per non condannare, muore per non uccidere, è giustiziato per non giudicare, non denuncia nessuno per annunciare a tutti il perdono.” Con il Suo silenzio porta su di sé la nostra morte e dà per noi la vita. Gesù rende vani tutti i desideri e le aspettative di Erode. E questo perché i miracoli Dio li accorda non all'altezza della casta, ma all'umiltà della fede; non per divertire i potenti, ma per convertire i peccatori. Perché l'umiltà dispone del potere di Dio, mentre l'orgoglio e la lussuria chiudono il Suo cuore. Gesù non negò ad Erode solo la grazia di vedere le sue opere, ma anche quella di udire la sua voce. Del resto a che sarebbe servito il rispondere a chi non cercava per credere, ma per trastullarsi? Quel Dio di misericordia, che ad un semplice desiderio del cieco-nato, ad un'umile preghiera della Samaritana, si era fatto conoscere, con tanta bontà, come figlio di Dio e salvatore del mondo, si rese impenetrabile ad un Erode, che pretendeva conoscerlo per le vie dell'astuzia. Mentre Dio si rivela e si fa conoscere dai semplici, dagli umili, dai piccoli che lo cercano come principio della loro salvezza eterna, si rende inaccessibile ai falsi sapienti del mondo: « Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti, e le hai rivelate ai piccoli » ( 22 ). L'orgoglio di Erode dovette rimanere molto ferito al vedersi da Gesù non degnato di un miracolo, nemmeno d'una parola; e questo alla presenza di tutta la sua corte. Per coprire l'affronto ricevuto, finse che Gesù fosse, più che reo, un insensato, meritevole più di disprezzo che di castigo. Gesù è riconosciuto dal potere come re: un re innocuo per Pilato e pazzo per Erode, che si prende scherno di Lui vestendolo con la veste bianca, abito del re o del candidato al trono, ma anche divisa propria — in quel tempo — dei matti; coprendolo con un manto di porpora, prima di riconsegnarlo a Pilato, che appare a sua volta dispiaciuto di mandare a morte un innocente, ma che si lascia vincere e convincere dalla “ragion di stato”, dalla preoccupazione di non perdere il proprio prestigio e potere. Tacendo, Gesù ci insegna la libertà di non fare niente per ostentazione, innanzi a chiunque, per essere veduti o per rispetto umano. Non ci avrebbe stupito se Gesù avesse castigato Erode, mentre ci meraviglia che Gesù tace. Un miracolo – questo – che possiamo fare anche noi. A Gesù veniva chiesto un miracolo di onnipotenza, e di fatto Egli lo fa, di umiltà e di sofferenza, ma Erode e la corte non lo riconoscono. Erode non è mosso dal desiderio di convertirsi, o dalla obbedienza alla verità, ma dalla voglia di vedere cose straordinarie. “Sperava di vedere qualche segno fatto da Lui” (Lc 23,8). Spesso il brivido religioso interessa più della fede. Gesù, a nostro esempio, mostra di non dipendere da alcuna autorità secolare. Ci insegna a non fare caso ai pregiudizi del mondo. E’ grande l’idolatria del potere che attanaglia il cuore di molti e cancella dall’anima ogni pietà, ogni sentimento, ogni umanità. Capita forse anche a noi di nasconderci dietro la scelta degli altri o dietro la “piega” di certi avvenimenti, abdicando alla nostra libertà di coscienza. Si parla spesso della “carenza d’identità” negli ambienti che frequentiamo o in cui siamo impegnati. E’ difficile fare una scelta “contro”, sfidando le critiche e la solitudine, sorretti solo dalla libertà e dalla verità che proviene dal Vangelo. Anche i cristiani saranno sempre perseguitati per motivi politici. Ma il loro martirio non sarà testimonianza di Gesù se non renderà evidente la loro innocenza politica. Deve essere chiaro, come per Gesù, che non contendono il potere a Cesare. La condotta di Erode lasciò l'affare nel medesimo stato e Pilato nelle stesse perplessità, eppure Erode e Pilato, grazie a Gesù, divengono amici. Gesù realizza il Suo Regno amando i nemici, facendo del bene a chi Lo odia, benedicendo chi Lo maledice e pregando per chi Lo maltratta. La regalità di Dio, Padre di tutti, consiste nel rendere amici i Suoi figli. La sua sovranità, che “non è di questo mondo “ rappresenta una specie molto diversa di potere, non si afferma con il dominio degli avvenimenti, ma con l’amore che da la Vita. Signore, insegnaci a vincere l'odio con l'Amore, a preferire il silenzio al clamore delle dispute, a lottare contro le ingiustizie, scegliendo di subirle piuttosto che provocarle. VI Stazione GESÙ GIUDICATO DA PILATO (Lc 23, 13-25) Pilato, riuniti i sommi sacerdoti, le autorità e il popolo, disse: "Mi avete portato quest'uomo come sobillatore del popolo; ecco, l'ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in lui nessuna colpa di quelle di cui lo accusate; e neanche Erode, infatti ce l'ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. Perciò, dopo averlo severamente castigato, lo rilascerò". Ma essi si misero a gridare tutti insieme: "A morte costui! Dacci libero Barabba!". Questi era stato messo in carcere per una sommossa scoppiata in città e per omicidio. Pilato parlò loro di nuovo, volendo rilasciare Gesù. Ma essi urlavano: "Crocifiggilo, crocifiggilo!". Ed egli, per la terza volta, disse loro: "Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato nulla in lui che meriti la morte. Lo castigherò severamente e poi lo rilascerò". Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso; e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta fosse eseguita. Rilasciò colui che era stato messo in carcere per sommossa e omicidio e che essi richiedevano, e abbandonò Gesù alla loro volontà. Riflessione a cura dei giovani Nella sesta stazione, cari fratelli e care sorelle, leggiamo di Pilato e di Gesù, che per citare lo stesso Evangelista- era additato “come agitatore del popolo”. La scena che questo brano ci presenta è una scena che comincia con tre protagonisti ma che finisce con due: vediamo da una parte “le autorità e il popolo”, dall’altra Gesù e poi c’è Pilato che, inizialmente si interpone tra i due, ma che -alla fine di questo brano- “decide” e si schiera. Dire che Pilato è un indifferente o che si è lavato le mani è, per quanto indubbiamente vero, forse un po’ troppo semplicistico. Ci pare interessante notare che in questo brano c’è un elemento di rottura, che stona a prima lettura: è la Verità. Pilato sa e dice la Verità. Eppure non agisce secondo Verità. Ma perché questa Verità spaventa Pilato, le autorità ed il popolo? Perché Gesù non vuole sovvertire il potere, non fomenta una rivoluzione ma usa un linguaggio nuovo, e -col silenzio disarmante della Verità- vuole cambiare non il potere ma l’ottica con cui il potere vede il mondo. Perché, come dice don Luigi Verdi, “si cresce (nel senso di mettersi in gioco e maturare) ma non si cambia (nel senso rivoluzionare tutto dall’oggi al domani)“. E