Tu sei la mia forza, altro io non ho. Tu sei la mia pace, la mia libertà.
Niente nella vita ci separerà, so che la Tua mano forte non mi lascerà,
so che da ogni male Tu mi libererai e nel Tuo perdono vivrò.
Padre della vita noi crediamo in Te, Figlio salvatore noi speriamo in Te.
Spirito d’amore vieni in mezzo a noi, Tu da ogni strada ci raduni in unità
e per mille strade poi dove Tu vorrai, noi saremo il seme di Dio.
E sono solo un uomo
Io lo so Signore che vengo da lontano, prima nel pensiero e poi nella Tua mano; io
mi rendo conto che Tu sei la mia vita, e non mi sembra vero di pregarti così.
Padre d’ogni uomo, non t’ho visto mai; Spirito di vita e nacque da una donna;
Figlio mio fratello, e sono solo un uomo, eppure io capisco che Tu sei Verità
E imparerò a guardare tutto il mondo con gli occhi trasparenti di un bambino e,
insegnerò a chiamarti Padre nostro ad ogni figlio che diventa uomo. (2v.)
Io lo so Signore che Tu mi sei vicino, luce alla mia mente, guida al mio cammino;
mano che sorregge, sguardo che perdona e, non mi sembra vero che Tu esista così.
Dove nasce amore, Tu sei la sorgente, dove c’è una croce, Tu sei la speranza, dove
il tempo ha fine, Tu sei vita eterna e, so che posso sempre contare su di Te.
E accoglierò la vita come un dono, e avrò il coraggio di morire anch’io, e incontro
a Te verrò col mio fratello che non si sente amato da nessuno. (2v.)
Canoni
Misericordias domini, in aeternum cantabo.
Niente ti turbi, niente ti spaventi, chi ha Dio niente gli manca.
Niente ti turbi, niente ti spaventi, solo Dio basta.
Ubi caritas et amor, ubi caritas Deus ibi est.
In manos tuas Pater, commendo spiritum meum.
In manos tuas Pater, commendo spiritum meum.
Tu sei Re, tu sei Re, sei Re Gesù.
Noi eleviamo i nostri cuori, noi eleviam le mostre mani,
rivolte verso il tuo trono, lodando Te
VIA CRUCIS
DEL VENERDÌ SANTO
La passione di Gesù
secondo il Vangelo di Luca
I Stazione
GESÙ NEL GETSEMANI (Lc 22, 39-51)
Uscito se ne andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo
seguirono. Giunto sul luogo, disse loro: "Pregate, per non entrare in tentazione".
Poi si allontanò da loro quasi un tiro di sasso e, inginocchiatosi, pregava: "Padre, se
vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua
volontà". Gli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo. In preda all’angoscia,
pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che
cadevano a terra. Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che
dormivano per la tristezza. E disse loro: "Perché dormite? Alzatevi e pregate, per
non entrare in tentazione".
Mentre egli ancora parlava, ecco una turba di gente; li precedeva colui che si
chiamava Giuda, uno dei Dodici, e si accostò a Gesù per baciarlo. Gesù gli disse:
"Giuda, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo?". Allora quelli che eran con lui,
vedendo ciò che stava per accadere, dissero: "Signore, dobbiamo colpire con la
spada?". E uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio
destro. Ma Gesù intervenne dicendo: "Lasciate, basta così!". E toccandogli
l’orecchio, lo guarì.
Riflessione a cura dei sacerdoti
O Dio, vera luce della nostra coscienza,
in te solo sappiamo ciò che è bene;
il tuo Spirito ci salvi dall’oscura notte del male
in cui nessuno può operare,
perché camminiamo come figli della luce
sulle orme del tuo Cristo.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
Antifona in canto
II Stazione
GESÙ È CATTURATO E ARRESTATO (Lc 23,52-54)
Poi Gesù disse a coloro che gli eran venuti contro, sommi sacerdoti, capi delle
guardie del tempio e anziani: "Siete usciti con spade e bastoni come contro un
brigante? Ogni giorno ero con voi nel tempio e non avete steso le mani contro di
me; ma questa è la vostra ora, è l'impero delle tenebre".
Dopo averlo preso, lo condussero via e lo fecero entrare nella casa del sommo
sacerdote. Pietro lo seguiva da lontano.
Noi ci sentiamo chiamati ogni giorno a rinnovare le nostre scelte davanti al
Signore, con la nostra criticità e consapevolezza, cercando di fare sempre il bene
anche andando contro al pensiero comune.
“Perché il male trionfi è sufficiente che gli uomini di bene rinuncino
all’azione”.
CANTI
La Stella Polare
Ho bisogno di incontrarti nel mio
cuore di trovare Te, di stare insieme
a Te: unico riferimento del mio
andare, unica ragione Tu, unico
sostegno Tu. Al centro del mio cuore
ci sei solo Tu
Anche il cielo gira intorno e non ha
pace, ma c’è un punto fermo è
quella stella là. La stella polare è
fissa ed è la sola, la stella polare Tu,
la stella sicura Tu. Al centro del mio
cuore ci sei solo Tu.
Tutto ruota intorno a Te, in
funzione di Te,
e poi non importa il come, il dove e
il se.
Amatevi fratelli
Amatevi fratelli come io ho amato
voi: avrete la mia gioia che nessuno
vi toglierà. Avremo la sua gioia che
nessuno ci toglierà
Vivrete insieme uniti
come il Padre è unito a me:
avrete la mia vita, se l'amore sarà con
Che Tu splenda sempre al centro del
mio cuore,il significato allora sarai
Tu, quello che farò sarà soltanto
amore. Unico sostegno Tu, la stella
polare Tu,Al centro del mio cuore ci
sei solo Tu.
Ti seguirò
Ti seguirò, ti seguirò, o Signore,
e nella tua strada camminerò.
1. Ti seguirò nella via dell'amore
e donerò al mondo la vita.
2. Ti seguirò nella via del dolore
e la tua croce ci salverà.
3. Ti seguirò nella via della gioia
e la tua luce ci guiderà.
voi. Avremo la sua vita, se l'amore
sarà con noi.
Vi dico queste parole
perché abbiate in voi la gioia.
Sarete miei amici se l'amore sarà con
voi. saremo suoi amici se l'amore
sarà con noi.
Symbolum 77
Tu sei la mia vita altro io non ho. Tu sei la mia strada, la mia verità. Nella Tua
parola io camminerò finché avrò respiro, fino a quando Tu vorrai.
Non avrò paura, sai, se Tu sei con me. Io ti prego: resta con me.
Credo in Te, Signore, nato da Maria, Figlio Eterno e Santo, uomo come noi.
Morto per amore, vivo in mezzo a noi, una cosa sola con il Padre e con i tuoi
fino a quando, io lo so, tu ritornerai per aprirci il regno di Dio.
dalla croce nasce l´eroismo di Massimiliamo Kolbe,
dalla croce nasce la meravigliosa carità di Madre Teresa di Calcutta,
dalla croce nasce il coraggio di Giovanni Paolo II,
dalla croce nasce la rivoluzione dell´amore:
per questo la croce non è la morte di Dio,
ma è la nascita del suo Amore nel mondo."
Domande per la riflessione
E per ciascuno di noi cosa nasce dalla croce di Cristo?
Abbiamo anche noi una "nostra croce"?
Che cosa nasce di nuovo dalla "nostra croce"?
Come attualizzare e contestualizzare alla nostra realtà l' esperienza
di croce?
X Stazione
LA SEPOLTURA (Lc 23, 50-56)
C’era un uomo di nome Giuseppe, membro del sinedrio, persona buona e giusta.
Non aveva aderito alla decisione e all’operato degli altri. Egli era di Arimatèa, una
città dei Giudei, e aspettava il regno di Dio. Si presentò a Pilato e chiese il corpo di
Gesù. Lo calò dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo depose in una tomba
scavata nella roccia, nella quale nessuno era stato ancora deposto. Era il giorno
della parascève e già splendevano le luci del sabato. Le donne che erano venute con
Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono la tomba e come era stato
deposto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli
profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo secondo il comandamento.
Riflessione a cura del gruppo Scout AGESCI
Il coraggio di...
Di non tacere la verità.
Di inventare una via di scampo.
Di educare gli ultimi.
Di non abbandonare il proprio popolo.
Di dare la vita per la salvezza di un uomo.
Di dare la vita per la libertà.
Di combattere la mafia
Di …
...fare come Giuseppe di Arimatea, che ,nonostante facesse parte del Sinedrio, non
ha seguito la massa ma ha deciso autonomamente di NON aderire alla scelta
comoda dei tanti, sporcandosi lui stesso le mani per portare avanti la propria idea.
Sporcarsi le mani come Giorgio la Pira, Madre Teresa, Peppino Impastato, Don
Peppe Diana, Falcone, Borsellino e tanti altri che in tempi più recenti hanno
portato avanti attivamente e in prima persona ciò in cui credevano.
Riflessione a cura dei catechisti
"Attorno è notte, i soldati arrivano alla luce delle lanterne che si riflette sulle
armature. Vengono a prendere Gesù come se fosse un bandito, anche Giuda lo
assale come se fosse un delinquente e lo attira a sé afferrandolo con violenta
decisione. La sua mano sembra quella di un bandito, mentre Gesù si discosta col
viso. E´ pericoloso, da togliere di mezzo al più presto perché non si veda quel viso
che interroga. E´ lo scandalo insopportabile di un Dio che si è fatto uomo e che
adesso si sacrifica per l´umanità. E Giuda, tragico paradosso, lo tradisce proprio
riconoscendo il suo maestro come tale; con un bacio, simbolo di questo amore di
cui lui non ha capito nulla. Una forza disperata lo sospinge, la forza più intensa di
colui che non ragiona più perché ha paura ..
Gesù arretra sotto l´urto di Guida, non ricambia l´abbraccio. Proprio Gesù, che
aveva allargato le braccia a tutti e sulla croce le tenderà ancora per raccogliere in
unità, qui si rifiuta. Ancora oggi Gesù è tradito da mille iscariota che non esitano a
sacrificare innocenti tra la violenza e la menzogna."
Rit. Aiutaci, Signore, a portare la luce nelle tenebre.
Dobbiamo sostituire alle forze del corpo quelle dell'anima. La debolezza più
grande della violenza sta proprio nel fatto che essa produce quello che vuole
eliminare: invece di far diminuire il male lo accresce. Rit.
Con la violenza tu puoi uccidere chi ti odia, ma non uccidere l'odio. Rit
Ripagare violenza con violenza moltiplica solo la violenza e fa calare sul mondo
una notte ancor più nera di quanto già è. Rit.
Solo la luce può scacciare la notte, solo l'amore può scacciare l'odio. Rit...
III Stazione
GESÙ RINNEGATO DA PIETRO (Lc 22, 54-62)
Siccome avevano acceso un fuoco in mezzo al cortile e si erano seduti attorno,
anche Pietro si sedette in mezzo a loro. Vedutolo seduto presso la fiamma, una
serva fissandolo disse: "Anche questi era con lui". Ma egli negò dicendo: "Donna,
non lo conosco!". Poco dopo un altro lo vide e disse: "Anche tu sei di loro!". Ma
Pietro rispose: "No, non lo sono!". Passata circa un'ora, un altro insisteva: "In
verità, anche questo era con lui; è anche lui un Galileo". Ma Pietro disse: "O uomo,
non so quello che dici". E in quell'istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò.
Allora il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle parole che il
Signore gli aveva detto: "Prima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte". E,
uscito, pianse amaramente.
Riflessione a cura delle famiglie
Guardai a lungo i Suoi occhi...
Avevo un ottimo rapporto con il Signore. Gli chiedevo delle cose, conversavo con
lui, lo lodavo, lo ringraziavo...
Ma avevo sempre la sgradevole sensazione che lui volesse che lo guardassi negli
occhi... E io non lo facevo. Gli parlavo, ma distoglievo lo sguardo quando sentivo
che mi stava guardando.
Distoglievo sempre lo sguardo. E sapevo perché. Avevo paura. Pensavo che avrei
trovato nei suoi occhi l'accusa di un qualche peccato di cui non mi ero pentito.
Pensavo che avrei trovato una richiesta nei suoi occhi: ci sarebbe stato qualcosa
che lui voleva da me, e che io non volevo dargli.
Un giorno finalmente mi feci coraggio e guardai. Non c'era nessuna accusa. Non
c'era nessuna richiesta. Gli occhi dicevano solo: "Ti amo". Guardai a lungo in
quegli occhi. Li scrutai. Ma il solo messaggio era: "Ti amo". Ed io uscii e, come
Pietro, piansi.
chiodo. Inizia ora un vero e proprio momento di agonia. Il corpo, nello sfinimento
della debolezza, si abbandona accasciato, manca il respiro. Per dar tregua allo
spasimo delle spalle e al fiato che manca, prende come appoggio il chiodo dei
piedi e si solleva. È un lento spengersi.
TU ED IO
Signore, tu esisti
Sei l’eterno, il certo,
l’Esistente da sempre.
Io sono il fragile
Il pronto a tradirti
Il pronto a rimetterti in discussione
Ma tu sei Dio.
Tu mi hai fatto simile a te
Gesù, nell’agonia della croce hai avuto il coraggio dell’amore verso i nemici, verso
chi ti intimava di scendere dalla croce, verso coloro che hanno mostrato il totale
disprezzo nei tuoi confronti e nei confronti di ciascuna persona umana; insegna
anche a noi a saper amare incondizionatamente senza misura.
Quante strade dovrò percorrere
Per diventare sicuro di te,
quante notti insonni
dovrò passare per entrare
nella pienezza con te.
Io fatico, continuo a faticare,
tu però continui a essere il Dio
sicuro, misericordioso, paziente
anche con me.
Ernesto Oliviero – da “Meditazioni per il nuovo millennio”
…era stato bello aver seguito Gesù fino ad ora, era bello che l’amore contasse più
della legge e che l’uomo contasse più del sabato, era bello che due spiccioli di una
vedova contassero più delle ricchezze e che nessuno scagliasse pietre su chi aveva
sbagliato, era bello sapere di un padre che ogni mattina attendeva il ritorno di un
giovane figlio. Era bello e vibrava il cuore quando parlava; speravamo che fosse
lui a far riposare nell’erba il lupo e l’agnello. Con lui il cuore ci ardeva. Ma poi il
cuore ha rallentato i suoi battiti di fronte a quella croce, a quel volto solcato dalle
lacrime e sangue, a quegli sputi e all’ironia dei forti. Noi uomini fuggiamo di
fronte al dolore, una fuga simile a quella di Pilato che se ne lava le mani, di Pietro
che dice “Ti seguirò fino alla morte” e poco dopo afferma di non conoscerlo, di
Giuda che ama più il suo obiettivo rivoluzionario che Gesù, del Cireneo con una
croce da sopportare senza mai abbracciarla...
Luigi Verdi – da “La realtà sa di pane”
Asciugami gli occhi
Di lacrime non spese,
toglimi la solitudine
inventata dalla paura
donami una volontà
Preghiera:
Gesù, Tu hai scelto di sopportare tutto questo per noi. Hai scelto di unirti alla croce,
strumento di morte, per testimoniare l’ amore che supera ogni male;insegna anche
a noi l’amore della fedeltà e della perseveranza che vince ogni dolore.
Gesù, Tu hai accolto l’invocazione del peccatore che ha ammesso le proprie colpe;
insegna anche a noi l’amore del perdono a chi ci ritratta il proprio male.
IX Stazione
GESÙ MUORE SULLA CROCE (Lc 23, 44-49)
Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino
alle tre del pomeriggio. Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a
gran voce, disse: "Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito". Detto questo
spirò. Visto ciò che era accaduto, il centurione glorificava Dio: "Veramente
quest’uomo era giusto". Anche tutte le folle che erano accorse a questo spettacolo,
ripensando a quanto era accaduto, se ne tornavano percuotendosi il petto. Tutti i
suoi conoscenti assistevano da lontano e così le donne che lo avevano seguito fin
dalla Galilea, osservando questi avvenimenti.
Riflessione a cura della Parrocchia B. V Maria Immacolata
"L´uomo stoltamente ha pensato: Dio è morto!
Ma se muore Dio, chi ci darà ancora la vita?
Se muore Dio, che cos´è la vita?
La vita è Amore!
Allora la croce non è la morte di Dio
ma è il momento in cui si spezza la fragile
crosta dell´umanità presa da Dio e parte
l´inondazione d´amore che rinnova l´umanità.
Dalla croce nasce la vita nuova di Saulo,
dalla croce nasce la conversione di Agostino,
dalla croce nasce la povertà felice di Francesco d´Assisi,
dalla croce nasce la bontà irradiante di Vincenzo de´ Paoli;
la tua croce;
e sulle tue spalle, ormai libere,
le croci di tutti gli uomini,
di ieri, di oggi, di sempre.
Signore, ti preghiamo:
perché tu sia sempre con noi e noi con te,
nella tua croce le nostre croci,
perché uno sia il peso dell'umana fatica,
uno l'amore che lo sostiene;
uno il cammino del dolore
che, nella fede e nella speranza,
diviene, per tua grazia,
sentiero di comunione, di pace e di salvezza.
CANTO: TI SEGUIRO’
tenace come il fuoco.
Mescola di nuovo
La mia polvere,
soffiaci come allora
e risveglia
la mia volontà stordita
che riposa senza vita
nel fondo del cuore.
Giunga il chiaro giorno
In cui tu Dio
Lotti con me,
e mi spingi a scegliere.
Riapri il mio cammino
E fallo prodigio come
Il mio giardino
A primavera.
Luigi Verdi – da “Il domani avrà i tuoi occhi”
VIII Stazione
LA CROCIFISSIONE (Lc 23, 33-43)
Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a
destra e l'altro a sinistra. Gesù diceva: "Padre, perdonali, perché non sanno quello
che fanno". Dopo essersi poi divise le sue vesti, le tirarono a sorte. Il popolo stava
a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: "Ha salvato gli altri, salvi se stesso,
se è il Cristo di Dio, il suo eletto". Anche i soldati lo schernivano, e gli si
accostavano per porgergli dell'aceto, e dicevano: "Se tu sei il re dei Giudei, salva te
stesso". C'era anche una scritta, sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei.
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: "Non sei tu il Cristo? Salva te
stesso e anche noi!". Ma l'altro lo rimproverava: "Neanche tu hai timore di Dio e
sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le
nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male". E aggiunse: "Gesù, ricordati
di me quando entrerai nel tuo regno". Gli rispose: "In verità ti dico, oggi sarai con
me nel paradiso".
Riflessione a cura dei seminaristi
Riflessione sull’immagine: Giunti sul Calvario, strappano a Gesù la tunica, lo
distendono a terra, nella polvere e nella ghiaia che impastano le sue ferite.
L'afferrano per le braccia e lo stirano a forza sul patibolo. Un chiodo lungo,
quadrato e appuntito, è presentato sul polso: soltanto in quel punto infatti si
sarebbe potuto reggere il peso del corpo. Così per entrambe le braccia. Poi è il
momento di agganciare il patibolo alla sommità dello stipite. Le spalle oramai
piagate dalla flagellazione sono costrette a strisciare sul legno ruvido ed infine
anche i piedi vengono fissati al legno, il sinistro sopra il destro, con un solo
IV Stazione
GESÙ DAVANTI AL SINEDRIO (Lc 22, 63-71)
Frattanto gli uomini che avevano in custodia Gesù lo schernivano e lo
percuotevano, lo bendavano e gli dicevano: "Indovina: chi ti ha colpito?". E molti
altri insulti dicevano contro di lui.
Appena fu giorno, si riunì il consiglio degli anziani del popolo, con i sommi
sacerdoti e gli scribi; lo condussero davanti al sinedrio e gli dissero: "Se tu sei il
Cristo, diccelo". Gesù rispose: "Anche se ve lo dico, non mi crederete; se vi
interrogo, non mi risponderete. Ma da questo momento starà il Figlio dell'uomo
seduto alla destra della potenza di Dio". Allora tutti esclamarono: "Tu dunque sei
il Figlio di Dio?". Ed egli disse loro: "Lo dite voi stessi: io lo sono". Risposero:
"Che bisogno abbiamo ancora di testimonianza? L'abbiamo udito noi stessi dalla
sua bocca".
Riflessione a cura di due coniugi
Gesù è davanti al Sinedrio, il consiglio degli anziani del popolo, dei sommi
sacerdoti e degli scribi: tutti custodi della Legge, della tradizione, delle regole;
regole da osservare e applicare, sempre, con inflessibilità. Legge che Dio aveva
dato per l’uomo, per renderlo più libero, ma che ora diviene un peso, viene
imposta, è diventata una gabbia, dove l’uomo può restare imprigionato. Il loro
ruolo di custodi è diventato un dovere, un potere, il potere religioso. Vedono forse
solo la Legge, e non si accorgono più dell’uomo.
E c’è Gesù davanti a loro, che invece vede prima l’uomo, va oltre la Legge,
non deve custodire e conservare nulla, dice parole di libertà, di verità, di amore, e
mette in crisi il castello di sicurezze abitato da loro, e loro se lo sentono insidiato,
in pericolo, sono indignati, scandalizzati.
Lo interrogano, ma sono troppo sicuri della loro verità per ascoltarne le risposte,
per capire, per dare posto al nuovo che Gesù ha portato: e lui, questo uomo mite,
il Cristo, il Messia, il Figlio di Dio, lui che pronuncia parole di libertà che sono
più grandi della Legge; e loro sono ancora più chiusi, non c’è dialogo, non c’è
ascolto, lo giudicano: “Ha bestemmiato”. Gesù invece risponde con fermezza,
senza arroganza, senza giudizio. Si lascia giudicare.
Neanche noi giudichiamo quegli uomini. Forse erano troppo sicuri di sé,
forse avevano idolatrato la Legge, forse credevano di difendere quel Dio e quella
Religione di cui si sentivano doverosamente custodi. Certo non avevano il cuore
aperto all’ascolto dell’altro, i loro occhi non erano capaci di vedere, le loro
orecchie di ascoltare, le loro bocche di dialogare.
Nel corso dei secoli e ancora oggi, quante volte il potere religioso, delle
varie Religioni, delle varie Chiese, della stessa nostra Chiesa, si è posto con
durezza, inflessibilità, incomprensione, intolleranza, giudizio, condanna, verso
qualcuno che aveva occhi diversi per vedere, un cuore più attento per amare, in
cui soffiava un vento di libertà e di novità? Quanti sinedri si sono riuniti?!
E allora, ancora una volta non giudichiamo, ma chiediamo a Dio, al Signore
di tutto e di tutti, che ci faccia capaci di ascoltarci a vicenda, che ci faccia
guardare negli occhi reciprocamente, che ci faccia accettare le nostre diversità,
istanze, desideri, speranze, che tolga dai nostri cuori potere e ribellione, che ci
faccia capaci di dialogare, sempre, e tutti, ci faccia obbedienti a Lui, unico
Signore. Amen.
V Stazione
E siamo John Cassavetes
Siamo i dentisti di Los Angeles
Ed adoriamo il potere come te
Prepariamo le aragoste per chi viene a colazione
Prepariamo piani misteriosi
Appena ne cogliamo l’occasione
La logica spietata del profitto
o chissà cosa ci fa figli
dell’Impero Culturale Occidentale
Meno male che qualcuno
o che qualcosa ci punisce
Arriva un investigatore
Ci deduce l’anima
La nostra cognizione del dolore illumina.
“La nostra cognizione del dolore illumina”.
Come dire che una logica estrema di conservare il potere porta a non vedere la
verità e l’uomo. Viene da chiedersi, alla luce di questo Vangelo, quali sono oggi
quelle persone che noi schiacciamo, uccidiamo in nome delle nostre logiche di
potere.
Come Pilato anche noi forse difendiamo il nostro status quo a costo di imporci
sugli altri. Quante volte etichettiamo, emarginiamo, giudichiamo...
Preghiamo in questa Via Crucis anche per loro, perché il Signore conosce e ha
provato la loro sofferenza, e per noi, perché Gesù Cristo, come dice la canzone, ci
illumini.
VII Stazione
GESÙ DERISO DA ERODE (Lc 23, 7-12)
GESÙ E AIUTATO DAL CIRENEO (Lc 23, 26-32)
Pilato, saputo che apparteneva alla giurisdizione di Erode, lo mandò da Erode che
in quei giorni si trovava anch'egli a Gerusalemme.
Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto, perché da molto tempo desiderava vederlo
per averne sentito parlare e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. Lo
interrogò con molte domande, ma Gesù non gli rispose nulla. C'erano là anche i
sommi sacerdoti e gli scribi, e lo accusavano con insistenza. Allora Erode, con i
suoi soldati, lo insultò e lo schernì, poi lo rivestì di una splendida veste e lo
rimandò a Pilato. In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici; prima infatti
c'era stata inimicizia tra loro.
Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirène che veniva dalla
campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù. Lo seguiva una
gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di
lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: "Figlie di Gerusalemme, non
piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Ecco, verranno giorni
nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle
che non hanno allattato.Allora cominceranno a dire ai monti: Cadete su di noi!
e ai colli:Copriteci! Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno
secco?". Venivano condotti insieme con lui anche due malfattori per essere
giustiziati.
Riflessione a cura dell’ Azione Cattolica
Riflessione a cura dell’Unitalsi
La passione e la condanna a morte di Gesù iniziano e si decidono nei palazzi del
potere: il sinedrio, in cui il servizio religioso dei sacerdoti è stato trasformato in
potere autoritario e assolutistico; il pretorio, in cui Ponzio Pilato, per conto
Gesù,
sulle spalle del Cireneo,
Gesù chiede proprio di crescere, mettersi in gioco, usare occhi nuovi...
Ecco che invece, l’Elite, le autorità, non riesce a cogliere questo cambiamento e
quindi, spaventato cerca di eliminarne la fonte. L’Elite vuole mantenere il suo
status quo ed il popolo -quello stesso popolo che osannava Gesù all’ingresso a
Gerusalemme- si è lasciato convincere dall’autorità che nessuna cosa può essere
“cambiata”. Interessante, in questo senso, notare come nel versetto subito
precedente a questo brano l’Evangelista Luca ricordi che in questa occasione
Pilato ed Erode diventarono amici, quando prima “vi era inimicizia tra loro”:
come dire che il potere, quando deve mantenere il suo status quo, non guarda più
in faccia a nessuno.
Ci piaceva concludere questa nostra riflessione ascoltando una canzone,
“Colombo” dei Baustelle. Abbiamo scelto questa canzone perché è ambientata
nell’America degli anni ’50 dei telefilm del Tenente Colombo; la canzone racconta
come in queste storie gli assassini non siano mai persone che hanno agito per
rabbia o per impulso, ma siano tutti esponenti dell’elite sociale di allora che freddamente e metodicamente- uccidono per soldi, gloria, mantenere od aumentare
il proprio potere. E, di contro, questo investigatore, un uomo semplice, quasi un
“poveraccio”, non è tanto il “vendicatore” o il “fustigatore” dei colpevoli, ma
anzi con calma, silenzio e forse un po’ di affetto cerca di riportare la Verità e il
valore per la persona proprio lì dove questa era schiacciata dalle logiche di potere.
Il ritornello della canzone dice, infatti, “la nostra cognizione del dolore illumina”.
COLOMBO (Baustelle)
Siamo architetti ricchi di Bel Air
E vecchie dive del noir
Abbiamo ville
Abbiamo cadillac
Ed uccidiamo per soldi come te
Puoi controllare i nostri alibi
Siamo eleganti e sereni
Siamo avvocati rispettabili
E ci inchiniamo al denaro come te
Ci annoiamo, abbiamo mogli e amanti
Abbiamo tanti amici
A guardarli bene, tutti vermi
che siamo costretti a eliminare
La logica spietata del profitto
o chissà cosa ci fa figli
dell’Impero Culturale Occidentale
Meno male che qualcuno o che qualcosa ci punisce
Arriva un investigatore, ci deduce l’anima
La nostra cognizione del dolore illumina
Siamo scrittori in crisi a Beverly Hills
dell’impero Romano, esercita il suo potere di procuratore e governatore; il palazzo
di Erode Antipa, tetrarca della Galilea, cortigiano e spia che aspira al titolo di re.
Egli è pronto al compromesso con il sinedrio, da cui parte la richiesta di mandare
a morte Gesù, e a superare l’inimicizia con Pilato, dopo l’arresto di Gesù nel
Getsemani.
Fu l'invidia a portare i membri del sinedrio a voler uccidere Gesù. « Che
facciamo? Questo uomo fa molti miracoli. Se lo lasciamo così, tutti crederanno in
lui » ( 23 ). Anche Pilato “sapeva bene che i prìncipi dei sacerdoti glielo avevano
consegnato per invidia “ ( 24 ). Essi non potevano certo chiedergli di confermare
la sentenza di una condanna religiosa! Avrebbero perso la reputazione presso il
popolo, che era tutto dalla parte di Gesù. Occorreva dimostrare invece che Egli
era un cattivo cittadino, un sedizioso, un ribelle. Solo i romani, infatti, avrebbero
potuto condannare Gesù al supplizio della croce: la morte di coloro che, spirando
“sollevati da terra”, sono destinati a essere, come gli schiavi e i peggiori
delinquenti, maledetti per l'eternità: sarebbe stato il modo migliore per cancellare
la buona reputazione della sua persona e distruggere l'idea che alcuni si erano fatti
di Lui come Messia. Gesù viene colpito con le armi della menzogna e
dell'oltraggio. Pur di ottenerne la morte infamante, i nemici ricorrono a tutti gli
espedienti. Lo accusano quale sobillatore, negatore del tributo a Cesare, aspirante
ad un regale soglio terreno.
Erode, dal canto suo, godette al vedere Gesù, non certo per fede o per desiderio di
conversione, ma per curiosità e vanità, perché sperava che il Signore avrebbe
operato qualche miracolo: dopo averne fatti tanti alla richiesta della più minuta
plebe, non ne avrebbe negato almeno uno al desiderio di un re! Colpisce il
silenzio di Gesù di fronte agli atteggiamenti di odio, di invidia, di accuse insistenti.
Il nostro senso della giustizia si ribella: via, Gesù, rispondi alle accuse che ti
fanno, in fondo i veri peccatori sono loro, e tu lo sai bene, conosci il loro cuore, la
loro malizia! Egli non apre bocca, come agnello condotto al macello (Is 53,7): è
come uno che non sente e non risponde (Sal 38,14).
Alle molte parole dell’uomo, il Figlio dell’uomo non risponde nulla. Il silenzio di
Dio è la Sua risposta alla cattiveria dell’uomo. Tace infatti non per indifferenza o
per superiorità, ma per compassione verso chi Lo accusa.
“Tace per non condannare, muore per non uccidere, è giustiziato per non
giudicare, non denuncia nessuno per annunciare a tutti il perdono.” Con il Suo
silenzio porta su di sé la nostra morte e dà per noi la vita.
Gesù rende vani tutti i desideri e le aspettative di Erode. E questo perché i
miracoli Dio li accorda non all'altezza della casta, ma all'umiltà della fede; non
per divertire i potenti, ma per convertire i peccatori. Perché l'umiltà dispone del
potere di Dio, mentre l'orgoglio e la lussuria chiudono il Suo cuore.
Gesù non negò ad Erode solo la grazia di vedere le sue opere, ma anche quella
di udire la sua voce. Del resto a che sarebbe servito il rispondere a chi non cercava
per credere, ma per trastullarsi? Quel Dio di misericordia, che ad un semplice
desiderio del cieco-nato, ad un'umile preghiera della Samaritana, si era fatto
conoscere, con tanta bontà, come figlio di Dio e salvatore del mondo, si rese
impenetrabile ad un Erode, che pretendeva conoscerlo per le vie dell'astuzia.
Mentre Dio si rivela e si fa conoscere dai semplici, dagli umili, dai piccoli che
lo cercano come principio della loro salvezza eterna, si rende inaccessibile ai falsi
sapienti del mondo: « Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché
hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti, e le hai rivelate ai piccoli » ( 22 ).
L'orgoglio di Erode dovette rimanere molto ferito al vedersi da Gesù non
degnato di un miracolo, nemmeno d'una parola; e questo alla presenza di tutta la
sua corte. Per coprire l'affronto ricevuto, finse che Gesù fosse, più che reo, un
insensato, meritevole più di disprezzo che di castigo. Gesù è riconosciuto dal
potere come re: un re innocuo per Pilato e pazzo per Erode, che si prende
scherno di Lui vestendolo con la veste bianca, abito del re o del candidato al
trono, ma anche divisa propria — in quel tempo — dei matti; coprendolo con un
manto di porpora, prima di riconsegnarlo a Pilato, che appare a sua volta
dispiaciuto di mandare a morte un innocente, ma che si lascia vincere e convincere
dalla “ragion di stato”, dalla preoccupazione di non perdere il proprio prestigio e
potere.
Tacendo, Gesù ci insegna la libertà di non fare niente per ostentazione, innanzi a
chiunque, per essere veduti o per rispetto umano.
Non ci avrebbe stupito se
Gesù avesse castigato Erode, mentre ci meraviglia che Gesù tace. Un miracolo –
questo – che possiamo fare anche noi.
A Gesù veniva chiesto un miracolo di
onnipotenza, e di fatto Egli lo fa, di umiltà e di sofferenza, ma Erode e la corte non
lo riconoscono.
Erode non è mosso dal desiderio di convertirsi, o dalla obbedienza alla verità, ma
dalla voglia di vedere cose straordinarie. “Sperava di vedere qualche segno fatto
da Lui” (Lc 23,8).
Spesso il brivido religioso interessa più della fede.
Gesù, a nostro esempio, mostra di non dipendere da alcuna autorità secolare. Ci
insegna a non fare caso ai pregiudizi del mondo.
E’ grande l’idolatria del potere che attanaglia il cuore di molti e cancella
dall’anima ogni pietà, ogni sentimento, ogni umanità. Capita forse anche a noi di
nasconderci dietro la scelta degli altri o dietro la “piega” di certi avvenimenti,
abdicando alla nostra libertà di coscienza.
Si parla spesso della “carenza d’identità” negli ambienti che frequentiamo o in cui
siamo impegnati. E’ difficile fare una scelta “contro”, sfidando le critiche e la
solitudine, sorretti solo dalla libertà e dalla verità che proviene dal Vangelo. Anche
i cristiani saranno sempre perseguitati per motivi politici. Ma il loro martirio non
sarà testimonianza di Gesù se non renderà evidente la loro innocenza politica.
Deve essere chiaro, come per Gesù, che non contendono il potere a Cesare.
La condotta di Erode lasciò l'affare nel medesimo stato e Pilato nelle stesse
perplessità, eppure Erode e Pilato, grazie a Gesù, divengono amici. Gesù realizza
il Suo Regno amando i nemici, facendo del bene a chi Lo odia, benedicendo chi Lo
maledice e pregando per chi Lo maltratta.
La regalità di Dio, Padre di tutti, consiste nel rendere amici i Suoi figli. La sua
sovranità, che “non è di questo mondo “ rappresenta una specie molto diversa di
potere, non si afferma con il dominio degli avvenimenti, ma con l’amore che da la
Vita.
Signore, insegnaci a vincere l'odio con l'Amore, a preferire il silenzio al clamore
delle dispute, a lottare contro le ingiustizie, scegliendo di subirle piuttosto che
provocarle.
VI Stazione
GESÙ GIUDICATO DA PILATO (Lc 23, 13-25)
Pilato, riuniti i sommi sacerdoti, le autorità e il popolo, disse: "Mi avete portato
quest'uomo come sobillatore del popolo; ecco, l'ho esaminato davanti a voi, ma non
ho trovato in lui nessuna colpa di quelle di cui lo accusate; e neanche Erode, infatti
ce l'ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. Perciò, dopo
averlo severamente castigato, lo rilascerò". Ma essi si misero a gridare tutti
insieme: "A morte costui! Dacci libero Barabba!". Questi era stato messo in carcere
per una sommossa scoppiata in città e per omicidio.
Pilato parlò loro di nuovo, volendo rilasciare Gesù. Ma essi urlavano:
"Crocifiggilo, crocifiggilo!". Ed egli, per la terza volta, disse loro: "Ma che male ha
fatto costui? Non ho trovato nulla in lui che meriti la morte. Lo castigherò
severamente e poi lo rilascerò". Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che
venisse crocifisso; e le loro grida crescevano. Pilato allora decise che la loro
richiesta fosse eseguita. Rilasciò colui che era stato messo in carcere per sommossa
e omicidio e che essi richiedevano, e abbandonò Gesù alla loro volontà.
Riflessione a cura dei giovani
Nella sesta stazione, cari fratelli e care sorelle, leggiamo di Pilato e di Gesù, che per citare lo stesso Evangelista- era additato “come agitatore del popolo”.
La scena che questo brano ci presenta è una scena che comincia con tre
protagonisti ma che finisce con due: vediamo da una parte “le autorità e il
popolo”, dall’altra Gesù e poi c’è Pilato che, inizialmente si interpone tra i due,
ma che -alla fine di questo brano- “decide” e si schiera. Dire che Pilato è un
indifferente o che si è lavato le mani è, per quanto indubbiamente vero, forse un po’
troppo semplicistico.
Ci pare interessante notare che in questo brano c’è un elemento di rottura, che
stona a prima lettura: è la Verità. Pilato sa e dice la Verità. Eppure non agisce
secondo Verità. Ma perché questa Verità spaventa Pilato, le autorità ed il popolo?
Perché Gesù non vuole sovvertire il potere, non fomenta una rivoluzione ma usa un
linguaggio nuovo, e -col silenzio disarmante della Verità- vuole cambiare non il
potere ma l’ottica con cui il potere vede il mondo.
Perché, come dice don Luigi Verdi, “si cresce (nel senso di mettersi in gioco e
maturare) ma non si cambia (nel senso rivoluzionare tutto dall’oggi al domani)“. E
Scarica

239_Via Crucis 2010