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L conca
COPIA GRATUITA
Periodico del Centro culturale Conca Fallata www.laconca.org
numero 2 - febbraio 2009 - anno XVII - Tribunale di Milano, reg. n. 410 del 22.6.96
didascalia
Sgombero e occupazione
del Centro Sociale COX 18
(a pag. 2)
Parco Ticinello chiama Consiglio di Zona
Sembra che il parco del Ticinello sia una landa deserta di un altro pianeta. Non se ne parla. Non esiste. Tutta
la gente che bazzica nel parco, che partecipa numerosa
alle varie feste, non si preoccupa del destino di questo
polmone di verde. Il Comitato per il Parco ha scelto da
tempo un atteggiamento di prudente e rassegnato silenzio, sotto la spada di Damocle dello sfratto esecutivo
dalla cascina Campazzo, pendente sulla testa di Falappi.
Il Consiglio di zona, lo abbiamo già detto nel numero di
gennaio, tace. Ma lo sa il Presidente Ferrari che in questa parte della zona di sua competenza ci sono quasi
900.000 mq di fertile terreno agricolo che da 26 anni attendono di essere trasformati in parco agricolo urbano?
Chiediamo al CdZ5 un’impennata di orgoglio, perché la
gente s’accorga che lì ancora qualcuno vuole fare il suo
mestiere. Sig. Presidente, signori Consiglieri, chiedete
con una squillante interrogazione unitaria al baldo Assessore allo Sviluppo del Territorio, ing. Carlo Masseroli
dov’è finito il Progetto del Parco Ticinello. La risposta è
scontata : dirà che sta trattando con Ligresti. Appunto,
risposta scontata e monotona, la stessa da due anni a
questa parte. Ma voi insistete, chiamatelo in Zona per
un consiglio straordinario, a furor di popolo, (anche se il
popolo, a dire il vero, s’infuria per ben altro). Torchiatelo
e fategli confessare che cosa sta trattando col Finanziere. Il Consiglio di Zona deve avere voce su questioni di
questa rilevanza!
Noi crediamo di sapere cosa bolle nel pentolone, l’abbiamo detto altre volte. Ma vorremmo sentirlo dall’Assessore. Noi pensiamo in sintesi che tutto ruoti intorno
al nuovo PGT (Piano di Gestione del Territorio, che sostituisce il vecchio Piano Regolatore) del Comune di Milano e ai possibili conflitti fra questo e gli altri strumenti
di pianificazione del territorio gestiti dalla Provincia (in
particolare i PCU, Piani di Cintura Urbana). Quest’ultima, governata dal centrosinistra, ha idee diverse circa
lo sviluppo del territorio ed il centrodestra aspetta le
prossime elezioni provinciali per conquistare anche la
Provincia. Dopo, il centrodestra, che governa anche la
Regione, avrà tutto il potere possibile concentrato nelle sue mani. I grandi speculatori non avranno argini e la
cementificazione del verde potrà dilagare. Ma fino alle
elezioni provinciali tutto dovrebbe restare fermo.
Sulle patinate brochures intitolate “Milano verso il suo
futuro” Masseroli millanta che il nuovo PGT si ispira alle
esigenze dei cittadini, interpretate attraverso un paziente
ascolto. Balle! Masseroli, giusto il 30 gennaio scorso, ha
attaccato pesantemente i Comitati della zona Garibaldi,
rei di aver fermato una speculazione della Imco, un’altra
società di Ligresti. Altro che ascolto dei cittadini ! Quelli che si fanno veramente ascoltare, come sempre, sono
lorsignori che hanno i quattrini. Sono loro che da dietro
le quinte influenzano e finanziano la Milano del futuro.
Siamo certi che la gente, se potesse veramente sapere
e parlare, vorrebbe per la nostra città un altro futuro. E i
Consigli di Zona dovrebbero appunto dar voce alla gente.
Dentro questo panorama inquietante una notizia di cronaca. Notizia tardiva anche perché le nostre fonti, in seguito al silenzio del Comitato per il Parco, sono in parte
inaridite.
Lo scorso ottobre la Premafin Finanziaria, società di Ligresti, proprietaria di circa la metà dei terreni del parco
ha fatto l’ennesimo ricorso in Cassazione, questa volta contro la sentenza della Corte di Appello di Milano
del maggio 2008, che aveva confermato la sentenza di
primo grado, intimando alla Premafin la cessione al Comune di quei terreni(le famigerate aree d’oro) al prezzo
politico stabilito ai tempi storici del Piano Casa, opportu-
namente rivalutato, e il pagamento di ingenti danni al
Comune stesso. C’è poco da gioire, comunque. Ligresti non molla. All’orizzonte si profilano altre soluzioni
al posto del parco agricolo urbano e noi torniamo a
chiedere un consiglio di zona straordinario sul futuro
urbanistico della nostra zona, con la partecipazione
dell’assessore Masseroli.
2 la conca
numero 2 • febbraio 2009
Chi occupa preoccupa: il caso del centro sociale Cox 18
di Alessandro Santini
L’ultimo mese è stato molto movimentato per
gli attivisti e L’ultimo mese è stato molto movimentato per gli attivisti e i frequentatori del
centro sociale “Cox 18” in via Conchetta, ai limiti
della zona 5. Il centro, culturalmente molto attivo, è formato da tre realtà separate ed indipendenti: oltre alla zona bar c’è infatti una storica
libreria, la “Calusca”, fondata da Primo Moroni
nel ’72 e l’archivio da egli stesso creato e costituito da testimonianze dei grandi movimenti
culturali che, a partire dalla fine degli anni ’60
si sono avvicendati sulla scena milanese e che
hanno sicuramente contribuito alla formazione della Milano del presente. L’archivio, come
tutto il centro sociale, è liberamente fruibile da
chiunque ed è un patrimonio culturale davvero
imponente, fatto di volantini, lettere, documenti, immagini e giornali autoprodotti tra gli anni
’70 ed oggi. Il centro sembrerebbe rappresentare una realtà molto importante per il quartiere
e per tutta la città, tuttavia, circa un anno fa,
quando il comune “si è accorto” che avrebbe
potuto perdere la proprietà dei locali del centro,
ha intentato una causa di sfratto che sarebbe diventato esecutivo a giugno di quest’anno. Il 22
gennaio, con qualche mese di anticipo, le forze
dell’ordine vengono incaricate dello sgombero
del centro, che riesce nonostante le proteste, le
manifestazioni spontanee e gli appelli di tantissimi milanesi, fra i quali molti concittadini illustri, che avevano a cuore la situazione. Per molto tempo non si è riusciti a capire chi avesse ordinato lo sgombero. Prefettura e comune hanno
continuato ad attribuirsi la responsabilità; probabilmente l’ordine è arrivato dalla prefettura
ma essendo il comune proprietario dei locali, è
difficile pensare che non abbia avuto voce in capitolo. Dopo 3 settimane di incontri, raccolta firme, sensibilizzazione, quelli che erano il motore
organizzativo del centro, insieme ad altri ragazzi
dei centri sociali, hanno deciso di forzare i sigilli
alle porte e di entrare nuovamente nel centro.
Incontriamo Roberto, attivista del Cox 18 legato in particolare alla libreria la “Calusca”.
Domanda Quali sono i rapporti che il Cox 18 ha
con la zona?
Risposta I rapporti sono stati sempre ottimi, da
quando siamo arrivati qui, nel 1992, abbiamo
cercato di limitare gli eventuali disagi che un
centro sociale potrebbe portare al vicinato insonorizzando completamente il locale bar, dove si svolgono concerti e feste.
D. Quali sono le attività che il centro propone?
R. Il centro è formato da tre realtà differenti e indipendenti tra loro, c’è un locale in cui vengono
organizzati concerti, attività teatrali, dibattiti;
c’è poi la libreria che è stata trasferita qui da Primo Moroni su invito del centro sociale ma che
Le Quattro Corti
di Marinella Fila
Il titolo può evocare ricordi medioevali ma, in
verità, parla di un viaggio più recente.
Sì perché si tratta di un viaggio fatto da delle
persone che volevano riconquistare il Tempo.
In un’epoca dove tutto e tutti vanno di fretta,
nel 2006, nasce, dalla volontà di tre donne convinte che il tempo fosse prezioso, la Banca del
Tempo Quattro Corti.
Il tempo è denaro, il tempo fugge, il tempo delle mele… ed allora perché non scambiarselo!
Si tratta proprio di questo, scambiarsi il tempo.
Chi durante la propria vita non ha avuto bisogno di una baby sitter, di lezioni di informatica, di inglese, di schiarirsi le idee o altro? Non
sempre ci si può permettere di pagare corsi o
servizi.
Tutte le banche del tempo nascono da questi
bisogni e i loro soci si scambiano disponibilità
offrendo il proprio tempo e la gioia di esserci.
È un meccanismo semplice, lo hanno usato ai tempi dei tempi i nostri vecchi nei cortili e nelle corti.
La signora Rosina rimaneva senza zucchero e
lo chiedeva alla sua vicina Carla che a sua volta
chiedeva ad un’altra vicina, la Rina, se poteva
andare a prenderle la medicina in farmacia
e così, per tanti anni è esistito lo scambio tra
buon vicinato.
Tutto questo non esiste più; ci si chiude ben
bene in casa non aprendo a nessuno.
Sfido chiunque a descrivere la faccia del proprio vicino, magari è anche straniero.
La banca del tempo invece no, apre le porte al
vicino che si chiami Carmelo o Mustapha’. Apre
le porte al buon vicinato. Amed chiede un po’
di zucchero a Giovanna che chiede a Nicola di
ripararle una persiana che chiede a Aisha una
torta che chiede…
Che chiede l’amore e il rispetto dell’altro. Che
chiede sì un aiuto ma soprattutto fiducia e
comprensione.
Torniamo al nostro viaggio, un viaggio che va
condiviso con gli altri perché non amiamo i
viaggi in solitario.
In questi anni, come Quattro corti, abbiamo
scambiato del tempo con i nostri soci offrendo
baby sitter, cat o dog sitter, abbiamo innaffiato piantine e dato lezioni di informatica ma
soprattutto abbiamo aperto il nostro tempo a
laboratori per i bambini a Natale, costruendo
alberelli, presepi o bigliettini d’auguri con il riciclaggio o leggendo favole. Abbiamo organizzato merende all’Arci Nido, mercatini dell’usato un po’ per autofinanziarci e un po’ per farci
conoscere in quartiere. Tutti gli anni organizziamo i “dopo scuola” tenuti da socie maestre
materne ed elementari e, da quest’anno, si è
Periodico del Centro Culturale Conca Fallata
Casella Postale 13028 - 20130 Milano
Direttore responsabile: Flaminio Soncini
Stampa: Tipografia Il Guado – Corbetta (Mi)
Reg. al Tribunale di Milano n. 410 del 22.6.1996
c.f. 971824400156, p. iva 12051280159
non è la libreria del centro sociale e poi c’è l’archivio, che è aperto a tutti quelli che ne hanno
bisogno, studenti, studiosi o semplici curiosi.
D. E la zona viene coinvolta nelle attività che
proponete?
R. Il centro offre diverse opportunità alle persone che vivono in zona. Prima di tutto, gli spazi
del centro sono messi a disposizione di chiunque voglia organizzare una festa di compleanno, un’assemblea o un dibattito e non voglia, o
non possa spendere un sacco di soldi, ognuno
può lasciare un contributo per le spese che
dobbiamo affrontare. Altre iniziative coinvolgono direttamente la zona, vengono organizzate
cene e, una volta al mese, un mercatino di prodotti biologici nella via che unisce via Torricelli
a via Conchetta. Abbiamo poi collaborato con la
scuola di via Brunacci nella pubblicazione di un
libretto e siamo sempre stati sensibili ai problemi del quartiere, ad esempio difendendo il parco Baravalle dalla speculazione edilizia.
D. Quali sono state le reazioni dei vicini quando
è arrivato lo sgombero?
R. I vicini hanno dimostrato di essere solidali
nei nostri confronti, chi partecipando alle manifestazioni o firmando le petizioni, chi appendendo ai propri balconi striscioni a favore del
Centro, come avevamo chiesto sul nostro blog.
Il nostro rientro, venerdì scorso, è stato salutato con molta allegria e un sacco di persone che
non erano mai entrate qui, anche della zona,
sono venute a trovarci.
D. Qual è il futuro del Cox 18?
R. Per il momento, l’unica cosa che possiamo
fare è stare pronti per un eventuale altro sgombero. Il centro vuole comunque essere aperto
a tutti, come sempre, e lo sarà il più possibile,
finché la situazione non cambia.
Il nostro giornale cerca da sempre di descrivere
le questioni che riguardano la zona riportandole ai lettori così come queste si presentano agli
occhi di chi scrive, saranno loro a dare un giudizio e a farsi un’idea.
Anche in questo caso non ci interessa tanto
schierarci a favore di chi occupa uno stabile
del comune o di chi sgombera un centro che
racchiude al suo interno una parte consistente
della storia della zona e dei suoi abitanti.
La riflessione deve però essere affrontata in
maniera critica ed è necessario chiedersi se la
chiusura di una realtà come quella del Cox 18
sia o meno un bene per la vivibilità ed il futuro
del quartiere.
In realtà a noi sembra che le scelte fatte dalle
autorità abbiano voluto dare solo una dimostrazione di forza a tutte quelle altre realtà nella
stessa situazione e spostare nel contempo l’attenzione dell’opinione pubblica da altre questioni ben più importanti che la giunta Moratti
non riesce a risolvere.
unita una logopedista. Il motto del laboratorio
è: “giocando si impara”. Un’altra nostra socia
ha tenuto un breve corso alle insegnanti della materna per imparare a raccontare le fiabe.
Ne avrei ancora da raccontare delle belle… ma
il tempo stringe. Se ne volete sapere di più la
nostra “banca del tempo 4 corti” vi aspetta,
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giovedì, apertura segreteria, dalle 18 alle 19
per avere informazioni.
Noi ci ritroviamo ogni primo e terzo venerdì del
mese. Ceniamo tutti insieme e ci raccontiamo
quello che per noi è importante. Come nei tempi
della Rosina intorno a una tavola imbandita, a
chiacchierare e a reinventare un modo per usare
il nostro Tempo. La prossima riunione-aperitivo è fissata per per venerdì 6 marzo dalle ore
19.00. Grazie a tutti per la partecipazione.
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Hanno collaborato a questo numero: Antonio Capoduro, Cristina Carli, Gabriele Cigognini,
Marinella Fila, Luca Gandolfi, Guglielmo Landi, Alessandro Pezzoni,
Alessandro Santini, Aldo Ugliano, Gabriella Valassina, Vittore Vezzoli, Stefano Zorzoli, Daniela Zucchi
Le fotografie sono di Leonardo Brogioni e Archivio La Conca
www.laconca.org
Pubblicità: Lina 3282484197 - Jolanda 0289305217
Informazioni: tel. 0289300806 - 028266815
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Spaventa, Stadera, Pezzotti, Boeri, Torretta,
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e Gratosoglio; presso il Consiglio di zona 5;
presso la Biblioteca Chiesa Rossa,
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Aderente alla Rete dei Comitati Milanesi
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la conca
numero 2 • febbraio 2009
3
Gratosoglio a un punto di svolta?
Intervista collettiva a Ettore Brusatori (Gratosoglio Informa), Padre Eugenio (vicario della parrocchia Maria madre della Chiesa) e Livio Manera (portavoce del Comitato di quartiere)
La crisi della partecipazione e l’unità delle associazioni
di Vittore Vezzoli
Il 16 dicembre dell’anno scorso tutte le 16 associazioni attive al Gratosoglio
prendono una decisione clamorosa e senza precedenti: dichiarano di non
partecipare alla riunione del Comitato di attuazione e di controllo del contratto di quartiere Gratosoglio, prevista il 19 dello stesso mese. A loro giudizio, infatti, il Comitato è “solo l’occasione di formalizzazione di decisioni già prese”.
Per capire è necessario un passo indietro e riassumere ciò che è successo.
A giugno del 2008 le associazioni mandano al Laboratorio di quartiere, al Comune e all’Aler una lettera in cui denunciano l’aggravarsi della
questione sociale e sintetizzano le loro proposte in 5 punti: assegnazione degli alloggi in modo da evitare ghetti; ripristino delle portinerie;
rilancio delle azioni sociali con un progetto integrato a lungo termine;
contrasto all’abusivismo; coinvolgimento delle associazioni del quartiere nella gestione degli spazi sociali, dal Cam alle palestre.
Vuoi perché il problema denunciato è reale, vuoi perché l’unità tra tutte le associazioni è un fatto rilevante, in un primo tempo sembra che
qualcosa si muova. Ai primi di luglio si riunisce il Tavolo territoriale del
contratto di quartiere e il 17 luglio il Laboratorio in un suo documento
riassume la discussione e fa sostanzialmente propri i 5 punti già indicati
dalle associazioni. Dopo un successivo incontro, sempre a luglio, del
Comitato di attuazione e di controllo, con la partecipazione del Comune
e dell’Aler, tutti si aspettavano una vigorosa ripresa delle attività dopo
la pausa estiva, ma non succede praticamente nulla.
A novembre le associazioni tornano alla carica chiedendo incontri in quartiere per affrontare con i cittadini i temi sollevati e per conoscere le risposte del Comune e dell’Aler. Ancora nessun incontro e nessuna risposta.
A metà dicembre arriva invece la convocazione, per il 19 dello stesso
mese, del Comitato di attuazione e di controllo.
Le 16 associazioni a questo punto, non corrono con il cappello in mano
ma, “avendo constatato l’assenza di incontri in quartiere sui temi proposti”, decidono di non partecipare alla riunione che avrebbe il solo fine
di “ascoltare le decisioni già prese”.
I ritardi, le cose malfatte e alcuni rimedi
La cattiva gestione del Comune e dell’Aler dei rapporti con i cittadini fa
tutt’uno, com’è ovvio, con la cattiva gestione dei lavori. Non si tratta solo di
ritardi su ritardi, più volte segnalati da La conca, ma anche di cose malfatte.
Tra queste Manera sottolinea la “paurosa” situazione degli appalti.
Al lotto 3 della ristrutturazione in corso, una delle ditte del consorzio
d’imprese che ha vinto la gara, incaricata di comprare i materiali, “si è
dileguata” fermando i lavori. Ed è solo un esempio.
Generali sono le critiche al Comune e all’Aler per l’assegnazione degli alloggi,
che non a caso figura tra i 5 punti prioritari segnalati dalle associazioni.
Padre Eugenio non si stanca di ripetere che anche in questo caso è necessaria una politica di lungo respiro inquadrata in una visione d’insieme. “Occorre prendere atto”, dice, “che la situazione sociale non dipende solo da un servizio, ma bisogna rimettere in circolo una comunità
mista, dove le persone in difficoltà siano vicine ai giovani, che invece
sono espulsi e vanno ad abitare fuori città.”
Manera conferma che occorre un visione d’insieme, ma lamenta che si
faccia l’opposto, rincorrendo solo l’emergenza. “Mandano al Gratosoglio quelli che hanno la residenza coatta, col risultato che alcune cantine sono diventate il ricettacolo dei motorini rubati.”
Brusatori ritiene che anche i punteggi per l’assegnazione degli alloggi hanno
spesso effetti negativi. Le graduatorie privilegiano chi è uscito dal carcere o il
tossicodipendente che lascia la comunità. Se tale regola non è ben gestita, possono nascere dannose concentrazioni del disagio. “Una famiglia senza problemi ha meno punteggio e la famiglia che ha un figlio che comincia a guadagnare
in modo adeguato si vede aumentare l’affitto in modo esponenziale.” Questo,
secondo Brusatori, non sempre va bene perché impedisce la creazione di un
Non era mai successo prima. É un punto di svolta. La partecipazione
dei cittadini, che avrebbe dovuto essere uno dei cardini dei contratti di
quartiere, è arrivata a uno snodo importante.
Per questo La conca ha voluto sentire il giudizio di Ettore Brusatori,
consigliere di Zona e coordinatore dell’associazione Gratosoglio informa, di Padre Eugenio, vicario della parrocchia Maria madre della Chiesa e responsabile della scuola popolare I care e infine di Livio Manera,
portavoce del Comitato di quartiere e presenza storica nelle vicende del
Gratosoglio fin dai suoi inizi.
Rompe il ghiaccio padre Eugenio, che richiama subito l’aspetto positivo
delle vicende sopra riassunte: l’unità tra le 16 associazioni che operano
nel quartiere e l’ampia condivisione sulle priorità da affrontare. “È stato
faticoso, ma è stato un successo.”
Padre Eugenio sottolinea il silenzio delle istituzioni, malgrado alcune
aperture a luglio che lasciavano qualche speranza. Non solo la ripresa autunnale ha registrato il sostanziale silenzio delle istituzioni, ma la lettera
che convocava il Comitato di attuazione e di controllo per il 19 dicembre
non prevedeva neppure la discussione dei punti richiesti salvo, ricorda
padre Eugenio, qualcosa sui custodi sociali. “Abbiamo quindi deciso di
far sentire con forza la nostra voce. La partecipazione ha delle regole: se
ci sono punti sui quali si lavora è necessario che ci siano risposte.”
Perciò padre Eugenio ribadisce che la decisione unanime di non partecipare all’incontro “non vuole essere un abbandono definitivo, ma un
modo forte per marcare la necessità di un vero dialogo”.
Ettore Brusatori concorda con padre Eugenio, sopra tutto per quanto
riguarda l’importanza dell’unità raggiunta tra le associazioni del quartiere. Ammette un errore: aver scritto nel comunicato “che il contratto
di quartiere Gratosoglio è fallito.“ Questa non è la parola giusta. Vero
è che il contratto è in crisi, per le ragioni già denunciate da padre Eugenio, ragioni che ci hanno portato all’attuale “braccio di ferro”. Brusatori
aggiunge un altro aspetto negativo: “I referenti dell’Aler sono cambiati
3 volte, e ogni volta abbiamo dovuto ripresentare il lavoro svolto. Con
l’ultima gestione”, concede Brusatori, “si sono fatti passi in avanti. Ora
con Maggioni abbiamo una gestione più aperta al sociale.” (L’ultimo
cambio della guardia, lo ricordiamo ai lettori, avvenne di necessità perché i responsabili Aler del contratto di quartiere Gratosoglio sono rimasti impigliati in inchieste giudiziarie tuttora in corso.)
Le difficoltà del Gratosoglio, secondo Brusatori, hanno però radici anche a livello nazionale, dove prevale la tendenza a considerare le periferie “come un ghetto.” Al contrario “devono essere sottolineati i valori
presenti nei quartieri popolari, come la solidarietà e la presenza di forze
sociali, di intelligenze e di organizzazioni.”
Anche Livio Manera concorda con i precedenti interventi. Niente da dire:
la ritrovata unità tra le associazioni del quartiere è la positiva novità di
questa stagione.
Di suo Manera ricorda gli inizi della storia del contratto, quando la partecipazione dei cittadini era più viva e riusciva a incidere sulla situazione,
a partire dalla ormai famosa fiaccolata del 25 febbraio 2004 che, in zona
Cesarini, strappò i finanziamenti per la ristrutturazione del lotto Nord.
Secondo Manera, all’inizio, con Salvador (il primo e forse il miglior referente Aler per il contratto, nda) le associazioni hanno potuto fare rilievi
sullo stato delle cose e sui problemi sociali, e hanno raggiunto soluzioni
condivise. Poi le cose sono deteriorate.
“Molto fumo”, commenta Manera. E aggiunge: “Per 2 anni il Laboratorio di quartiere ha agito in solitudine, inviando i verbali delle riunioni
dei cittadini, ma non ricevendo segnali di risposta.”
Sempre in tema di partecipazione, Brusatori osserva “che è stato un
errore culturale incaricare un’agenzia di relazioni pubbliche (la MR di
Paolo Bortolussi, nda) a curare i rapporti con i cittadini. Il loro lavoro è
stato quello di vendere il contratto di quartiere. È una soluzione inadatta a gestire un progetto sociale.”
L’assenza di dialogo e la frustrazione di ogni volontà di partecipazione
dei cittadini è la causa di ritardi, di sprechi e di disagi sociali.
Nel vuoto che si crea trovano anche spazio iniziative di dubbia utilità che dividono i cittadini, come quella di una parte degli inquilini del lotto 3 che il 9
febbraio ha pensato bene di isolarsi in una specie di riunione di condominio.
corpo sociale misto e favorisce la ghettizzazione delle periferie. Non è scontato che le assegnazioni debbano per forza applicare in modo pedestre le regole
esistenti. Si poteva e si può fare di meglio. Infatti è stata fin qui colpevolmente
trascurata la possibilità di adattare i criteri di assegnazione alle concrete necessità. Possibilità prevista dalla legge che regola i contratti di quartiere.
La discussione ha portato alla luce altri punti specifici e non ha trascurato il lotto Sud, rimasto escluso dai finanziamenti del contratto. L’Aler
avrebbe dovuto provvedere con i normali strumenti di manutenzione,
ma così non è stato. Dal 2006, infatti, l’Aler non fa più la programmazione triennale della manutenzione ordinaria e straordinaria del lotto Sud.
Il risultato è un continuo degrado. I disagi maggiori, più volte denunciati
anche da La conca, riguardano principalmente le infiltrazioni d’acqua, le
strade sconnesse, le canne fumarie e i gazebo.
Un altro punto segnalato riguarda il mancato inizio del piano paesaggistico per il quale il contratto di quartiere ha stanziato 2 milioni e 630 mila
euri. Questo piano non prevede solo interventi di bellezza (da non buttare
via), ma riguarda anche cose concrete come i parchi gioco e la viabilità.
Inoltre il piano paesaggistico di fatto porterebbe vantaggi anche al lotto
Sud, con un compenso, molto parziale, all’esclusione dal contratto.
Ebbene, se l’Aler non si muove, c’è il rischio che questi soldi vadano persi.
La Regione, infatti, sta monitorando tutti i contratti di quartiere in corso,
con la dichiarata intenzione di togliere i finanziamenti ai lavori non ancora
cominciati. Lo stesso rischio lo corre anche la casa per giovani coppie.
Che fare? Ripartire subito dai 5 punti indicati dalle associazioni, a cominciare dal ripristino delle portinerie, un provvedimento che, secondo
il parere concorde dei presenti, in molti casi sarebbe facilmente realizzabile e avrebbe sempre un risultato positivo.
Ripartire dai 5 punti, ma con la partecipazione dei cittadini, attraverso assemblee pubbliche che affrontino
gli argomenti concreti e accelerino
le iniziative e i lavori. Questo oggi si
può e si deve fare. Tutto è difficile,
ma dobbiamo almeno tentare.
La crisi dei rapporti dell’Aler e del Comune con i cittadini è grave ma forse, proprio perché grave, è arrivata a
un punto di svolta. Riproviamoci.
Questa ci sembra l’opinione convergente degli intervistati, ed è
anche la speranza de La conca.
Dopo aver chiuso questa intervista collettiva, apprendiamo che
mercoledì 25 febbraio è convoca-
ta una riunione del Laboratorio di quartiere con la partecipazione del
dottor Giovanni Daverio, direttore delle politiche della famiglia del Comune di Milano e dell’architetta Patrizia Di Girolamo, responsabile del
servizio contratti di quartiere del Comune.
Sarà discusso il 3° dei punti prioritari segnalati dalle associazioni, quello che chiede “l’immediato rilancio e implementazione –finanziamento
pluriennale- delle azioni sociali già in atto e nascita di un progetto integrato a lungo termine”.
Ci auguriamo che presto seguano incontri specifici anche sugli altri punti segnalati dalle associazioni e che, sopra tutto, seguano fatti concreti.
La fermezza e l’unità delle 16 associazioni ci hanno portato a un punto
di svolta? Se son rose fioriranno.
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I 5 punti della questione sociale del Gratosoglio
1. Assegnazione comunale degli alloggi Aler con criteri di disomogeneità dei ceti di riferimento (in termini di reddito e condizioni familiari), evitando la ghettizzazione di fatto degli abitanti e
dell’intero quartiere.
2. Ripristino di tutte le portinerie del quartiere, integrandone le funzioni con altre adatte ad un piano di servizi sociali e controllo del
territorio.
3. Immediato rilancio e implementazione - finanziamento pluriennale - delle azioni sociali già in atto e nascita di un progetto
integrato a lungo termine, che affronti le problematiche future del
quartiere e il suo sicuro cambiamento, privilegiando le azioni nate
all’interno del Gratosoglio.
4. Realizzazione di un piano che affronti e risolva in modo organico
e responsabile il problema dell’abusivismo nei suoi vari risvolti e
aspetti legali, sociali e criminali.
5. Coinvolgimento delle organizzazioni di quartiere nel progetto e
gestione degli spazi sociali già in funzione in quartiere – Cam, campi sportivi, palestre e scuole- e di quelli previsti e operativi in futuro.
Ecco le 16 associazioni del Gratosoglio che a giugno dell’anno scorso
hanno firmato i 5 punti
Associazione Antigua, Viviam cent’anni, Associazione sportiva parrocchiale La Fenice, Agesci gruppo scout Mi98, Ccte Zona 5, Nuova società, Comitato di quartiere, Gratosoglio Informa, Lo Scrigno,
Oratorio Maria madre della Chiesa, Parrocchie di Maria madre della
Chiesa e di San Barnaba, Scuola popolare I care, Sunia, Spi-Cgil,
Usb San Barnaba.
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LA PARTECIPAZIONE
DELLA CITTADINANZA
NELLE POLITICHE
SOCIALI URBANE
Con questo titolo la Caritas Ambrosiana,
organizza un convegno sulle esperienze
dei contratti di quartiere a Milano. L’incontro si terrà nel teatro della chiesa di
San Lorenzo giovedì 26 marzo, dalle 9.30
alle 17.30.
4 la conca
numero 2 • febbraio 2009
linea diretta con palazzo marino
a cura di Aldo Ugliano - Consigliere Comunale del Partito Democratico
Case pubbliche vuote in Zona 5,
lo scandalo continua
Mi sono occupato nel numero scorso dello
scandaloso caso delle 40 case comunali
nuove e mai assegnate che sono state costruite in via Pescara in località Ronchetto
delle Rane. Se ci guardiamo però intorno
ci accorgiamo che, nella nostra zona, il fenomeno degli alloggi pubblici inutilizzati è
molto vasto.
Infatti in via De Andrè, nel pressi del Bocciodromo, sono ormai terminati ben 224
alloggi di edilizia residenziale pubblica, che
però saranno assegnati a giovani coppie
e comunque a famiglie che hanno un reddito tale da poter sopportare un canone
“moderato” così come stabilito dalle leggi
regionali.
Gli uffici del Settore Demanio del Comune di Milano mi informano che per questi
alloggi sono già state effettuate 39 preassegnazioni ma queste famiglie non possono accedere alla casa loro assegnata per
il motivo che si sono registrati ritardi nella
definizione della graduatoria ad hoc e che
l’impresa costruttrice deve ancora terminare gli ultimi ritocchi prima che il Settore
Demanio possa prendere “in carico”, come
si suol dire, gli immobili. Lo stesso accade
per le restanti 185 famiglie.
In questi giorni alcuni inquilini del quartiere Chiesa Rossa mi hanno contattato
per informarmi di una vicenda relativa al
pagamento della tassa rifiuti. Mi sono stati
forniti gli elenchi degli alloggi ed esaminandoli gli inquilini mi hanno fatto notare che
sono ben 68 gli immobili vuoti in questo
quartiere. Ho subito presentato una interrogazione alla Giunta per sapere quali sono
i motivi che impediscono l’assegnazione di
queste case, se cioè la responsabilità ricada sulla Romeo Gestioni SpA per mancata
segnalazione al settore assegnazione alloggi, oppure se la ragione sta nel fatto che
il Comune di Milano ha deciso, in base alla
nuova legge regionale sull’ERP, l’alienazione di questi immobili per poter realizzare
il più alto valore economico vendendoli
all’asta a prezzo di mercato, così come si
appresta a fare per gli innumerevoli box e
motobox con il primo lotto di vendite affidato al Fondo Bancario Immobiliare.
Ma l’elenco delle case vuote non finisce
qui. Infatti prosegue con il civico 11 di via
Palmieri, di proprietà Aler. Lì un immobile
con 63 alloggi da ristrutturare giace in stato
di fermo cantiere da oltre tre anni. Questo
accade per tre ordini di ragioni. in primo luogo il fallimento dell’azienda aggiudicataria
dell’appalto, la seconda ragione risiede nella farraginosità delle procedure della legge
sugli appalti ed infine perché solo nei mesi
scorsi è stato possibile ripetere l’asta di assegnazione dei lavori ad una nuova società.
Nuova società che avrebbe dovuto iniziare
i lavori a gennaio di quest’anno, ma che
per ora non si è ancora fatta vedere, salvo
qualche saltuario intervento di una scarsa
rappresentanza di due o tre lavoratori che
girano un po’ spaesati nel caseggiato.
Vi è inoltre da segnalare che al quartiere
Stadera ci sono da ristrutturare ancora
540 alloggi per completare i lavori edilizi
del Contratto di Quartiere. Per questi alloggi non ci sono ancora i finanziamenti ed
i tempi rischiano di allungarsi all’infinito.
Molti di questi alloggi sono vuoti, come in
uno stabile di via Barrili, dove in un intero
cortile di un centinaio di alloggi ne sono occupati solo tre.
Una situazione paradossale che richiede un
impegno straordinario che però non mi pare di poter riscontrare negli attuali Assessori del Comune di Milano, impegnati come
sono a raccontare alla stampa di faraonici
piani di costruzioni di case – che chissà
quando e se si realizzeranno – lasciandone
invece, come sin qui documentato, centinaia in stato di abbandono o inutilizzate.
Da anni nella nostra città il bando per l’assegnazione delle case popolari supera la
quota di 13/14.000 famiglie in lista di attesa. E’ assurdo che di fronte a questi numeri
il Comune si permetta un atteggiamento
che si situa a metà tra la colpevole inerzia e
la irresponsabilità.
Purtroppo a Milano non si indigna più nessuno. La stampa si limita a registrare quanto succede senza farne motivo di pressione
sull’opinione pubblica e senza che si riesca
a suscitare, per reazione, qualche impulso
di iniziativa nella Giunta Comunale.
Cara Milano, quando ti libererai di questi
parolai?
Pubblichiamo comunicato stampa della CGIL in relazione alla vicende dell’ITIS Feltrinelli
Al Feltrinelli cambio di guardia
È durato tre mesi il braccio di ferro che ha
contrapposto da un lato la Dirigente Crocetta Calabrese e dall’altro la maggioranza del
Collegio Docenti, degli studenti e la Flc-Cgil di
Milano.
La contestazione, esplosa sull’adattamento
del calendario scolastico si è subito estesa
ai metodi conflittuali messi in atto dalla Dirigente nella gestione della scuola e del personale , ai difficili rapporti con gli studenti, ed è
sfociata in una pubblica denuncia dinanzi alle
autorità presenti ai festeggiamenti per il centenario del Feltrinelli.
La Flc-Cgil ha cercato sin dall’inizio una soluzione equilibrata che riportasse chiarezza nel
rispetto delle norme contrattuali e di legge,
percorrendo tutte le strade istituzionali previste : dai ripetuti colloqui con la stessa Dirigente al tentativo di conciliazione nella sede
del Collegio Regionale, dalle assemblee alla
delegazione in Provveditorato, per finire allo
sciopero che ha visto un’altissima adesione
dei docenti oltre il 70%.
Di fronte alle posizioni ingiustificate di netta
chiusura della Dirigente e alle sue contraddit-
torie decisioni, arrivate persino a contrapporre
Collegio Docenti a Consiglio d’istituto, al sindacato e ai docenti della scuola non rimaneva
che chiedere alla Direzione Regionale un’indagine ispettiva a carico della Dirigente.
Chiusa l’ispezione, oggi l’epilogo col cambio
di guardia della Dirigente e la conclusione
d’una vicenda che poteva essere affrontata diversamente senza contrapposizioni e chiusure preconcette ma tenendo sempre aperta la
porta al dialogo e al confronto costruttivo con
tutte le componenti scolastiche.
Ripresa del dialogo, ripristino di un clima collaborativo e soprattutto una funzione di garanzia nell’applicazione delle norme contrattuali e di legge è quanto verrà chiesto al nuovo
Dirigente Scolastico Reggente, prof.Roberto
Proietto, nominato ieri dalla Direzione Scolastica Regionale.
La Flc-Cgil di Milano si dichiara sin d’ora disponibile, nel rispetto dei ruoli e delle diverse responsabilità, a dare la propria collaborazione
per rilanciare il “Feltrinelli” , da un secolo patrimonio storico di tutta la città di Milano.
FLC-CGIL di Milano
Scandaloso: l’assessore Croci non si presenta
al C.d.Z. 5 straordinario sulla sicurezza stradale
di Luca Gandolfi - consigliere di zona 5 (Di Pietro Italia dei Valori)
Quasi quattro mesi fa, durante il C.d.Z. 5 del
23.10.2008, i consiglieri di opposizione presentavano una formale richiesta di seduta straordinaria
e monotematica del C.d.Z. 5 per trattare il grave
problema della sicurezza stradale di via dei Missaglia e viale Cermenate dopo i tragici incidenti
avvenuti durante l’estate.
L’Art. 7 del Regolamento del Decentramento stabilisce che la seduta straordinaria debba avvenire entro
15 giorni da quando è stata presentata la richiesta
scritta. Abbiamo invece dovuto attendere quasi
quattro mesi, pur di venire incontro alle esigenze
e agli impegni dell’Assessore alla Mobilità del Comune di Milano, Edoardo Croci. Disponibilità che si
è fatta attendere, ma che finalmente era stata data
e il C.d.Z. 5 straordinario veniva convocato per il 13
febbraio 2009.
La sera del 13 febbraio però, all’apertura dei lavori
del Consiglio di Zona 5 straordinario sulla sicurezza stradale di via dei Missaglia e viale Cermenate,
il Presidente del C.d.Z. 5 comunicava che l’Assessore aveva fatto sapere in giornata che non avrebbe
potuto essere presente a causa di “urgenti e improrogabili impegni”. Lo stesso Presidente leggeva
una breve lettera in cui esprime “il suo disappunto
e quello dell’intero C.d.Z. 5 per l’importante opportunità mancata”.
Il C.d.Z. 5 straordinario tanto atteso doveva quindi
svolgersi privo del principale interlocutore politico
che era stato chiamato per dare delle risposte. Presenti alla serata solo i rappresentanti del Comando
di Zona 5 della Polizia Locale e i tecnici dei Settori
del Comune competenti per materia. Non tutti, a
dire il vero. Perché anche in questo caso, all’ultimo
momento il dott. Gatti aveva fatto sapere di non poter essere presente. Unico tecnico presente, quindi,
rimaneva il dott. Stefano Mondani del Settore Mobilità e Ambiente.
La scandalosa e grave assenza dell’assessore ha
pesato su tutto lo svolgimento del Consiglio straordinario. Stupore e sgomento per la clamorosa
assenza anche da parte dei cittadini, tra cui vogliamo ricordare erano presenti anche i parenti e gli
amici delle due bambine che hanno perso la vita in
via dei Missaglia.
Proprio gli interventi dei cittadini sono stati i momenti più significativi di tutta la serata.
La signora Zacchetti ha esordito dicendo che dopo
tutti questi mesi di attesa pensava che finalmente
avrebbe visto l’assessore Croci. Ha poi mostrato
la foto di Margherita, la bambina di 8 anni tragicamente morta il 15 luglio, investita mentre attraversava la strada da un motociclista che percorreva
ad altissima velocità via dei Missaglia. La domenica prima del Consiglio straordinario Margherita
avrebbe compiuto 9 anni, insieme al suo fratello
gemello, Lorenzo. Davanti alla torta di compleanno
con le nove candeline quest’anno mancava uno dei
due festeggiati. Ad oggi sono state raccolte 2.222
firme per chiedere degli interventi concreti per via
STUDIO
dei Missaglia, a partire dalla realizzazione della
passerella ciclopedonale in prossimità del Centro
Vismara.
A seguire, è intervenuta la signora Fiore, madre di
Valentina, la ragazza investita il 23 settembre in
prossimità dell’incrocio tra via dei Missaglia e via
Selvanesco da un’auto che andava a velocità pazzesca. La madre di Valentina si è detta amareggiata e molto delusa dall’assenza dell’assessore. E al
grande assente ha chiesto di fare qualcosa e il perché fino ad oggi non sia ancora stato fatto nulla.
Insieme ad altri cittadini ha costituito un Comitato
affinché vengano presi tutti gli accorgimenti tecnici utili a far si che in futuro non si ripetano altri
incidenti mortali in via dei Missaglia, in particolare
chiedono la realizzazione di rotonde utili a regolare meglio alcuni incroci e a indurre gli automobilisti a moderare la velocità.
Il dott. Mondani del Settore Mobilità e Ambiente ha illustrato le diapositive del Programma per
“Attraversamenti Pedonali Sicuri” che riportava
la data del 13.02.2009, quindi predisposto proprio per l’occasione del C.d.Z. 5 straordinario. Un
programma che riguarda tutta la città e con pochi
interventi. Nella nostra Zona 5 solo 4, tutti in prossimità delle scuole di via Tabacchi e via Gentilino.
Troppo poco.
Per quanto concerne via dei Missaglia ha informato che si trova al quarto posto delle strade più
pericolose a livello cittadino e proprio per questo
è stata inserita tra le 14 priorità di intervento. Per
quanto riguarda la passerella ciclopedonale ha
spiegato che il suo Settore ne condivide la necessità, ma il costo è importante e l’assessore deve
decidere. Sulle rotatorie invece stanno ancora
valutandone l’opportunità. Ha però annunciato
che a breve vi saranno degli interventi all’incrocio Missaglia-Selvanesco: verrà chiusa l’apertura
dello spartitraffico e chiuso anche lo sbocco di via
Selvanesco su via dei Missaglia. Provvedimento
che è certamente positivo, ma che poteva e doveva essere adottato fin dall’aprile del 2007, cioè da
quando proprio il sottoscritto lo chiedeva in una
ISTANZA con richiesta di provvedimenti urgenti,
con tanto di significativa documentazione fotografica che mostrava un quasi-incidente.
Due anni per chiudere uno spartitraffico? È questo
il significato di “urgenza” secondo il Comune? Che
l’assessore abbia il coraggio di assumersi le sue
responsabilità e venga in Consiglio di Zona a dirci
che gli ci sono voluti ben due anni per decidere di
chiudere un incrocio con dei blocchi di cemento.
Un assessore che non sa o non vuole assumersi
le sue responsabilità politiche di fronte ai cittadini nelle sedi istituzionali non ha più il diritto di
ricoprire quel ruolo.
Chiediamo all’assessore Croci di compiere un ultimo gesto di onestà intellettuale e di responsabilità: le sue dimissioni. Se non ne è capace, allora
che sia il Sindaco a revocargli l’incarico.
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la conca
numero 2 • febbraio 2009
Notizie dalla provincia
a cura di Alessandro Pezzoni - Consigliere Provinciale Sinistra Democratica
La Carta Giovani è una realtà
Nell’aprile 2008 la Conca annunciava il
“progetto” della “carta giovani” della
Provincia di Milano,
rivolto alle migliaia di giovani che risiedono sul territorio provinciale.
Oggi la “CARTA GIOVANI” è una realtà.
La Provincia di Milano tramite l’Assessorato Politiche giovanili e partecipazione, (assessora Irma Dioli), mette a disposizioni
100.000 tessere “carta giovani” per tutti coloro che risiedono nella Provincia di Milano
in età compresa tra i 15 e i 25 anni.
La carta offre agevolazioni, sconti e servizi
in tutte le realtà che interessano i giovani.
Non solo in Italia, con i suoi 3.700 punti
convenzionati, ma in Europa, nei 41 paesi comunitari e non, sono circa 100.000 i
punti convenzionati, potranno usufruire di
servizi agevolati nell’ambito del TURISMO
del TEMPO LIBERO della FORMAZIONE e
della CULTURA con particolare riferimento
a musei, teatri, cinema, concerti, mostre e
festival vari.
La “carta giovani” avrà validità fino al 31 dicembre 2010. e potrà essere ritirata presso
gli uffici preposti dai comuni convenzionati,
tutte le informazioni sul sito www.cartagiovani.it .
Le finalità che hanno ispirato la Provincia
di Milano a collaborare con l’Associazione
Carta Giovani (riconosciuta con decreto del
Ministero dell’Interno e iscritta nel Registro
delle Associazioni nazionali di promozione
sociale) sono quelle di incoraggiare la MOBILITA’ facilitare l’accesso alla CULTURA
e promuovere e favorire l’INTEGRAZIONE
CULTURALE E SOCIALE fra i giovani attraverso la loro attiva partecipazione.
La “CARTA GIOVANI” è nominativa e personale, riconosciuta in 41 paesi europei è utilizzata oggi da circa 4 milioni di giovani, che
ottengono nei 100.000 punti convenzionati, sconti, servizi e agevolazioni. Oltre a questo, i possessori potranno partecipare alle
iniziative nazionali ed europee sostenute
dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione
Europea, un’occasione importante e unica.
Iscriversi all’Associazione Carta Giovani
può essere un’esperienza positiva, sono
tante le iniziative che permetteranno ai giovani della nostra provincia di contattare altri giovani di altre province e soprattutto di
altri paesi innescando quindi un meccanismo di scambio culturale estremamente importante per la crescita e per la conoscenza.
Immaginiamo solo l’importanza che riveste
lo scambiarsi impressioni ed esperienze in
lingue diverse con possibilità di partecipare
ad eventi culturali, ma non solo, anche le attività sportive sono fonte di richiamo come
“LO SPORT IN NATURA” con l’obiettivo di
promuovere la pratica sportiva soprattutto
nelle “aree naturali protette” e con lo scopo
di fare conoscere i 23 Parchi Regionali lombardi. Sono 14 gli sport proposti, si va dalla
mountain-bike alla canoa, dalla equitazione al rafting ecc. una vera e propria Olimpiade ecologica.
Sono centinaia i giovani di altri paesi che
nei mesi estivi passano le vacanze nella nostra Regione e nella nostra Provincia.
Altra importante realtà a cui i giovani fanno riferimento è il C.T.S. (Centro Turistico
Studentesco e Giovanile). Ogni anno circa
200.000 giovani viaggiano grazie all’esperienza del C.T.S. ma anche per le tariffe
scontate riservate ai possessori di “carta
giovani”.
Importanti le Vacanze Studio e Natura, forme “alternative” che riscuotono sempre più
successo.
Si possono scegliere vacanze studio
all’estero con lo scopo di conoscere le lingue, le flore e le faune, progetti di educazione ambientale o semplicemente di studio e
conoscenza varia.
Si aggiungano agevolazioni per l’acquisto di libri, per la visita ai musei o mostre,
nell’informatica, nell’abbigliamento, per
l’acquisto di occhiali da vista o da sole, nel
frequentare i Fitness First e i teatri e altro
ancora, molte possibilità di risparmio
L’invito quindi che faccio ai giovani compresi fra i 15 e i 25 anni è d’informarsi sul sito
riportato sopra e di valutare con attenzione
le possibilità che vi si offrono.
Presso gli uffici della Provincia, ai numeri
telefonici 0277402450 – 2332 avrete tutte le informazioni utili anche tramite mail:
[email protected]
5
NO INCENERITORE: IL COMITATO RILANCIA
di Daniela Zucchi
Il 6 febbraio il comitato NO INCENERITORE si è
nuovamente riunito ed ha deciso di riprendere
l’iniziativa con la consegna delle 4 350 firme raccolte al Sindaco, alla Provincia e alla Regione. Per
rendere la protesta più incisiva saranno presi contatti con le associazioni degli agricoltori che operano nel Parco agricolo sud Milano.
Aldo Ugliano e Sandro Pezzoni hanno illustrato lo
stato dei fatti.
Il piano rifiuti predisposto dalla Provincia è stato definitivamente approvato dalla Regione il
26 gennaio.
In estrema sintesi la Regione vuole il potenziamento degli impianti esistenti a causa della previsione
di incremento di rifiuti. La frase ricorrente dei favorevoli all’incenerimento è stata “non vogliamo fare
la fine di Napoli”, e pertanto ben vengano nuovi
impianti.
Dal canto suo la Provincia di Milano persegue la
strada della riduzione alla fonte dei rifiuti e dell’aumento della raccolta differenziata. È comunque
necessaria la chiusura dell’inceneritore di Sesto
San Giovanni, obsoleto e di vecchia generazione,
e la sua sostituzione con un nuovo impianto tecnologicamente avanzato. Su questo c’è stata una serie di incontri con i comuni consorziati di Sesto San
Giovanni, Pioltello, Cologno e Segrate. Il Consorzio
per la realizzazione dell’impianto si è allargato ed
ora ne fa parte anche l’Amsa.
Contemporaneamente però il Comune di Milano
insiste affinché Amsa possa costruirne un altro,
tutto suo, destinato a cadere nel Parco agricolo
sud, in Zona 5, tra il carcere di Opera e il depuratore di Ronchetto delle Rane.
I Comuni più vicini (Opera, Pieve Emanuele e
Rozzano), sebbene di orientamento politico
tra loro differente, sono decisamente contrari
a tale inceneritore.
Il Parco Sud negli ultimi anni, e soprattutto in questa zona, ha vissuto una vera e propria presa d’assalto. Fette importanti di attività agricole hanno
cessato l’attività perché i proprietari non hanno
rinnovato i contratti agrari. Le cascine all’interno
dell’area del Comune di Milano sono 69. Di queste
32 non hanno più attività agricole e non per caso
sono quelle delle grandi proprietà fondiarie.
Nel frattempo nella Zona 5, e non solo, si sta verificando un’importante “unità d’intenti” per una
iniziativa riguardante “la città e la campagna” che
vede insieme i partiti, i movimenti, le associazioni
e tutti coloro che hanno a cuore il destino dell’agricoltura in Milano.
In questo quadro va sottolineata la meritoria posizione del Sindaco Moratti che vuole fortemente la
reintroduzione della raccolta dell’umido a Milano.
Posizione mal digerita dall’Amsa.
Lo scorso 6 giugno l’Assessore Cadeo e l’Amsa
hanno presentato il progetto per la sperimentazione della raccolta dell’umido, sperimentazione che
costerà 151.000 Euro e riguarda 3 zone della città
per circa 45/50.000 abitanti. La sperimentazione
sarà fatta per i primi sei mesi di quest’anno. L’Am-
CIRCUITO ZONA 5 A TEATRO CON LA CONCA
sa conta di ricavarne elementi utili per decidere se
estendere ulteriormente la raccolta dell’umido.
Dobbiamo notare che la contrapposizione tra
Comune e azienda municipalizzata rifiuti si sta
ripetendo anche a Modena ed in altre realtà. Si
tratta di una contrapposizione che vede attore la
potente la lobby degli inceneritori. Notiamo come
non sempre il profitto (quello che oggi le aziende
municipalizzate sono chiamate a realizzare) sia
compatibile con gli interessi dei cittadini.
In occasione della presentazione della sperimentazione sulla raccolta dell’umido, finalmente,
l’Amsa ha parlato con interesse degli impianti TMB
(trattamento meccanico biologico), già funzionanti a Bolzano e a Monaco di Baviera dove, oltre al
compost per colture, dall’umido viene prodotto
metano che viene immesso direttamente nella
rete cittadina. Il procedimento denominato “digestione anaerobica” consentirebbe di aumentare la
redditività dell’umido in modo da diminuire le spese di raccolta e rendere conveniente il tutto.
Questo trattamento, che anche Torino intende
attuare, tramite un sistema di vagliatura e divisione dei materiali, elimina infatti parte della
non sempre ben attuata raccolta differenziata
per molta parte dei rifiuti.
Il Comitato no inceneritore ha sempre sostenuto
che altre forme di smaltimento sono possibili e che
sia necessario un serio esame di tutte le ipotesi.
Un altro punto sul quale riflettere è il reale fabbisogno della Provincia. Nel piano di previsione per il
2011 si parla 600 mila tonnellate che corrispondono a 400 mila reali più 200 mila di margine di sicurezza. Il dato tuttavia appare sovrastimato in quanto non tiene conto della nuova Provincia di Monza,
che toglierebbe 150 mila tonnellate di rifiuti.
Con un impianto di TMB (che smaltirebbe circa 150
mila tonnellate) la costruzione di un altro inceneritore sarebbe quindi inutile.
Va sottolineato inoltre che la crisi economica
incide anche sui rifiuti: non diminuiscono quelli di origine alimentare, ma gli altri subiscono
un vistoso calo.
Forse sarebbe bene anche rivedere le ipotesi di
crescita del fabbisogno che sembrano sovrastimate.
Al termine della riunione è prevalsa la linea di cercare di raggiungere l’obiettivo di scongiurare l’ipotesi che l’eventuale inceneritore sia localizzato
nell’area del Parco Agricolo Sud Milano.
Va tenuto presente che tutti i presenti hanno comunque espresso forti perplessità sulla necessità
di costruire un nuovo impianto.
Vi comunicheremo le date della consegna delle
firme.
Apprendiamo ora che la Regione Lombardia
torna all’attacco con un emendamento, già approvato in Commissione Territorio, che prevede edilizia sociale e impianti di pubblica utilità
(leggere inceneritori) nei parchi agricoli. Però
rassicuriamoci, l’emendamento prevede che
sarà vietato autorizzare “attività che creano disagio”. Ci dà più fastidio un kebap o in inceneritore? Cosa ne pensano i nostri lettori?
6 la conca
Una via al mese
numero 2 • febbraio 2009
a cura di Antonio Capoduro
notizie in breve
MILANO-MORTARA,
SOLO I TRENI SI MUOVONO
È ridisceso il silenzio sulla questione
di Gabriele Cigognini
via Francesco Borromini
La via Francesco Borromini è una breve strada residenziale che unisce via Zamenhof
a viale Tibaldi, quasi parallela a via Meda.
Sulla via Borromini prospetta la chiesa della
Beata Vergine di Caravaggio.
Francesco Borromini, uno dei principali
esponenti dell’architettura barocca, nacque
il 25 settembre 1599 a Bissone (Svizzera),
col nome di Francesco Castelli.
Figlio di uno scalpellino, ha iniziato la carriera come intagliatore di pietre, ma ben presto
si trasferisce a Milano, per studiare e ricevere un apprendimento nei lavori del cantiere
del Duomo.
Nel 1619 approda a Roma e al cognome Castelli aggiunge Boromino o Boromini, forse
un omaggio alla famiglia Borromeo dai cui
feudi proviene. Per differenziarsi dai numerosi Castelli presenti a Roma, inizia a firmarsi definitivamente Francesco Borromini a
partire dal 1629, anno della morte di Carlo
Maderno, suo lontano parente.
Proprio per il Maderno aveva cominciato a
lavorare come primo assistente nei cantieri della basilica di San Pietro in Vaticano, di
Sant’Andrea della Valle e di Palazzo Barberini.
Con la morte del Maderno, le ambizioni
del Borromini a venir nominato architetto
delle fabbriche sono deluse dalla nomina
di Lorenzo Bernini. Quest’ultimo, ancora
immaturo architetto, conferma Borromini
suo primo assistente delegandogli la resa
progettuale e strutturale delle proprie idee
e disegni. Questa felice collaborazione si
può notare nei disegni di Palazzo Barberini,
in particolare l’elegantissimo scalone elicoidale interno al palazzo.
Nel 1634 vede la luce la sua prima opera: la
realizzazione della chiesa di San Carlo alle
Quattro Fontane e dell’annesso convento.
La piccola chiesa con pianta ellittica è caratterizzata da un’apertura formata da quattro
grandi nicchie intorno al setto murario per
creare un effetto continuo e ondulato in
mezzo a superfici concave e convesse. Bellissima la cupola ovale che offre un impres-
sionante effetto di altezza.
Tra il 1637 e il 1640 ha preso parte ai lavori
della Casa professa e all’Oratorio dei Filippini nella cui facciata, alla convessità della
campata centrale dell’ordine inferiore corrisponde, nell’ordine superiore, la concavità
della nicchia, di chiara derivazione bramantesca.
Nel 1642 inizia i lavori a Sant’Ivo alla Sapienza, la chiesa annessa all’antico studio romano, l’attuale università. La pianta
stellare, formata dall’unione di due triangoli equilateri, deriva dalla stilizzazione
dell’ape, emblema della famiglia Barberini.
Nel 1646 il Papa Innocenzo X affida a Borromini il rinnovo dell’interno della Basilica di
San Giovanni Laterano. Per non abbattere
le antiche strutture murarie, compie un lavoro di ammodernamento costruendo, con
pazienza certosina e secondo il suo stile,
finestre ovali e altri dettagli.
Sempre a partire dallo stesso anno realizza
la facciata del Collegio di Propaganda Fide,
con finestre inquadrate da modanature
plastiche e colonne di ordine gigante. Per
l’annessa cappella dei Re Magi disegnò una
volta ribassata percorsa da larghe costole a
rilievo che si incrociano diagonalmente inquadrando un esagono con l’emblema dello
Spirito Santo.
La facciata di Sant’Agnese in Agone è stata completamente stravolta, ampliata per
includere alcune parti dell’attiguo palazzo
Pamphili, guadagnando così dello spazio
per le due torri campanarie, ciascuna delle
quali ha un orologio, come in San Pietro:
uno per l’ora di Roma, l’altro per il tempo
ultramontano, ossia l’ora europea.
Dopo la morte di Papa Innocenzo X, Borromini ha un periodo di crisi.
Il 3 agosto 1667, già sofferente di disturbi
nervosi e di depressioni, l’architetto Borromini è portato a suicidarsi gettandosi sulla
propria spada, prima di terminare la cappella Falconieri nella basilica di San Giovanni
Battista dei Fiorentini. Per sua espressa volontà è stato sepolto nella tomba di famiglia
di Carlo Maderno.
No, non si lascino ingannare dal titolo i nostri lettori. Non è che le ferrovie hanno risolto i noti
ed abituali ritardi e disservizi. I ritardi continuano e i disservizi anche e a breve, tranquilli, non
rischiamo nessun rimedio. Diciamo che solo i treni si muovono al fine di mettere in risalto per
contrasto l’immobilità delle istituzioni nell’affrontare gli altrettanto noti problemi originati dal
potenziamento della linea ferroviaria Milano-Mortara.
Nei mesi scorsi il Comune di Milano, uscendo da un lungo letargo prese posizione sposando
sostanzialmente le tesi dei cittadini che abitano lungo il tratto urbano della ferrovia e del comitato che li rappresenta. Sul numero di dicembre esprimevamo qualche dubbio circa la genuinità e l’efficacia di quella presa di posizione che terminava con un invito a riesaminare ed
approfondire gli aspetti controversi. A quanto se ne sa, l’invito non è stato raccolto. Gli invitati
(Regione Lombardia e RFI) hanno fatto orecchio da mercante. Ovviamente saremmo lieti di
essere smentiti. Ma se tanto mi da tanto, non c’è da scommetterci. E la situazione è stata così
intesa anche dal Comitato Ferrovia Milano-Mortara delle zone 4,5 e 6, il quale sta elaborando
coi propri esperti uno studio organico della situazione, corredato di una proposta di soluzione
che contempla l’adozione di meccanismi antivibrazione e la costruzione di un tunnel fonoassorbente, il tutto tecnicamente argomentato, in vista di una possibile azione legale. Come
dire: fidarsi è bene, ma...
Tuttavia, poiché la speranza è l’ultima a morire e le leggi della politica sono più misteriose di
quelle che governano il traffico ferroviario italiano, può darsi che, a dispetto delle apparenze,
qualcosa sotto sotto si muova. Se così fosse e inaspettatamente dovesse emergere una soluzione positiva, i primi ad esserne contenti sarebbero, ovviamente, coloro che abitano lungo
la ferrovia e poi anche tutti noi, perchè vorrebbe dire che una volta tanto le amministrazioni
locali hanno fatto gli interessi di cittadini comuni e non dei soliti noti. Ci credete?)
LE MALEPIANTE
Lo scempio della potatura
di Gabriele Cigognini
Mi è capitata l’avventura, ma per quel che sto per scrivere dovrei dire la disavventura, di veder
la potatura di un filare di arbusti – e sottolineo e preciso, arbusti appositamente piantati da
non so quale amministrazione, Comune o Provincia in ogni caso; e non rovi o arbusti spontanei - lungo l’Alzaia Naviglio Pavese, eseguita per mezzo di quelle seghe circolari che ruotano
all’estremità di un braccio meccanico. Risultato: un massacro. Quei poveri arbusti sono stati
conciati talmente male che quel che ne è rimasto si presenta sotto forma di spuntoni spezzati,
scorticati, lacerati e informi. Si, va bene, si dirà, gli arbusti ricresceranno e questo sistema di
potatura consente di risparmiare quattrini. Sarà, ma chiedo, è proprio indispensabile ridurre
a una simile devastazione degli arbusti per potarli, come se fossero malepiante da debellare,
possibile che non ci siano altri sistemi meno brutali ed ugualmente economici? La potatura
dovrebbe servire a conservarli ed abbellirli e non credo che maltrattarli li faccia ricrescere più
belli e più sani.
Di ingiurie all’ambiente già dobbiamo subirne tante che non è il caso di aggiungerne altre se
proprio non è necessario, spendendoci dei soldi per giunta (che, non dimentichiamolo, dei
nostri soldi si tratta).
Il dubbio che questo genere di cose non sia fatto a dovere aumenta quando si passa dalla
potatura degli arbusti a quella degli alberi. Ma avete visto ad esempio, come hanno ridotto
gli alberi del parco dei Missaglia, quello di fianco all’ Esselunga per intenderci: le chiome dei
pioppi “storici” sono state completamente eliminate e in molti casi è rimasto solo il tronco
principale e neanche tutto intero, con buona pace dell’ombra di cui avremmo potuto godere
d’estate. Anche qui si dirà che quei pioppi erano vecchi e malati, col rischio che crollassero in
testa a qualche malcapitato. Storie, almeno i rami e i tronchi segati in pezzi che mi è capitato
di veder caricare sugli automezzi dei potatori, erano pieni, voglio dire senza buchi, compatti e
sani. La conferma di quel che sto affermando l’ho avuta dagli stessi operai addetti alla potatura che stavano tagliando un grande albero, all’incirca un paio di metri di diametro, sull’Alzaia.
Alla domanda come mai stessero tagliando un albero così grande e bello e palesemente sano, la risposta fu: “Lo sappiamo anche noi che è sano, ma noi facciamo quel che ci dicono di
fare, bisognerebbe chiederlo a chi ci ha ordinato il lavoro. Dalla sola incastellatura (chioma,
ndr) ricaveremo 6 tonnellate di legna”. Ma insomma questi stavano potando o facendo legna?
E’ dunque questo il meccanismo, che chi pota si tiene la legna per poi rivendersela? Se così fosse, i potatori avrebbero tutto l’interesse di tagliare quanto più possibile senza andare
troppo per il sottile e senza badare più di tanto a quello che resta. E infatti questa è proprio
l’impressione che si riceve guardando al risultato della loro opera. Altro che malepiante!!!
Gli alberi hanno una loro struttura, se si tagliano i rami principali, certo poi ricrescono ancora,
ma non più com’erano prima, bensì più piccoli e più deboli, e l’armonia della forma originaria
va perdura. In parole povere, ricrescono più deboli e più brutti. E allora, ancora una volta chiedo se l’uso di questi sistemi è proprio indispensabile. Quanto al risparmio che questo modo di
operare consentirebbe, siamo sicuri che alla lunga sia proprio così? E anche se fosse, ne vale
davvero la pena?
Se poi si volesse proprio debellare delle malepiante, beh non ci sarebbe che l’imbarazzo della
scelta, ma non si tratterebbe di specie vegetali.
Costi Mario
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la conca
numero 2 • febbraio 2009
UN LIBRO POCO BIANCO
Presentato alla stampa il 9 febbraio un libo bianco che documenta il degrado dell’area dei Navigli
di Gabriella Valassina
Lettere, documenti, fotografie, verbali, e anche
un breve filmato di ciò che succede sulle sponde dei Navigli durante il fine settimana. Nel Libro bianco c’è tutto ciò che può essere utile per
informare e per mostrare come si è trasformato
un quartiere non più a misura di chi vi abita, ma
pensato per un solo tipo di divertimento: quello
della frequentazione dei locali serali.
Tutto è racchiuso in un DVD che è stato presentato in conferenza stampa il 9 di febbraio. Sembra impossibile che dentro un piccolo dischetto
sia presente il lavoro che ci ha occupato molte
ore libere per diversi mesi.
Dopo l’estate, quando le passeggiate serali e
notturne ci hanno sempre più convinto di quanta poca attenzione sia oggetto il quartiere e di
quante promesse non siano state mantenute,
abbiamo deciso di rendere tutto ciò accessibile
a chi vuole essere informato e capire le ragioni
del degrado, delle proteste e dell’impossibilità, in
questa situazione, di realizzare una vera riqualificazione delle vie d’acqua ancora presenti nella
nostra città.
Percorrendo le strade dei locali, abbiamo contato 210 esercizi pubblici, ristoranti, pub, bar,
kebab, pizzerie ... In alcuni punti non esistono
altri esercizi commerciali, in Ascanio Sforza
solo 12 negozi sopravvivono, mentre 30 sono
gli esercizi pubblici dalle molte vetrine presenti
con barconi e dehors.
Mancano completamente i servizi essenziali
per i residenti ma anche per chi vuole visitare di
giorno i cortili, i caratteristici luoghi che hanno
reso famoso il quartiere, i piccoli atelier degli
artisti e i negozi di rigattieri e antiquari che cercano di mantenere vivi questi luoghi.
Sono presenti le denunce di chi di mattina si
trova con la propria auto segnata da chi di sera
non sa rispettare luoghi e cose, di chi non riesce a rientrare a casa, dei vigili del fuoco che a
fatica attraversano le strade occupate da tavolini e auto mal parcheggiate.
Esistono norme, regolamenti e leggi che puntualmente non sono rispettati. Ci sono lettere
inviate a tutti gli enti responsabili della gestione che non hanno ancora avuto una risposta.
Ci sono contenziosi tra Comune e gestori dei
barconi siti nel Naviglio Pavese, che sembrerebbe non paghino l’occupazione del suolo
pubblico perché gli affitti chiesti dall’Amministrazione sono troppo alti o perché nessuno si
è preoccupato di chiedere un corrispettivo in
denaro.
Nessuno controlla i rumori e gli schiamazzi di
chi si attarda nelle strade oltre le ore consentite
e temiamo che il Piano di Zonizzazione acustica
che l’Amministrazione sta predisponendo non
verrà incontro alle esigenze dei cittadini.
In questo Libro Bianco, ma in realtà il colore che
lo contraddistingue è il grigio di un paesaggio
mal gestito e non valorizzato nelle sue componenti ambientali e culturali, sono presenti tutte
le situazioni che dovrebbero essere risanate.
Nel frattempo è stato chiuso lo spazio dei libri
di Primo Moroni, la libreria “la Calusca”, uno
dei pochi luoghi del quartiere dove i giovani e i
non più giovani potevano trovare alternative al
bicchiere di birra e allo sballo per forza.
lettere al giornale
PER LA Sicurezza a famagosta
Gentilissimo Assessore Riccardo De Corato,
sono un abitante della Zona 5 e sono preoccupato di quello che sta accadendo
all’esterno della fermata della metropolitana Famagosta nelle ore che vanno circa dalle 16 alle 18.30. Qui infatti si sono verificati
numerosi furti (regolarmente denunciati ai
vigili) a danno di persone anziane. Le chiedo
se non sia il caso di predisporre il presidio
di un vigile in luogo quantomeno nell’orario
più critico.
I migliori saluti
Ambrogio Leonardo
PER VALENTINA
Egregio Direttore,
mi chiamo Silvia Fiore, sono la mamma di
Valentina, deceduta il 23 settembre 2008 in
seguito ad un incidente avvenuto nel famigerato incrocio di Via Dei Missaglia con via
Selvanesco.
Oltre a mia figlia è deceduto il suo fidanzato
e la persona alla guida dell’auto sulla quale
viaggiavano è attualmente in coma, sono
stati investiti da un’auto che viaggiava a forte velocità.
Sono convinta che lei è a conoscenza del
problema di Via Dei Missaglia, nella quale
sono accaduti vari incidenti mortali negli
ultimi anni.
In onore di Valentina abbiamo creato un
comitato e stiamo costituendo una associazione che ha come primo obiettivo quello
di sensibilizzare l’opinione pubblica riguardo alle problematiche relative alla viabilità
in seno ai problemi di pericolosità da essa
causati.
In occasione dell’incontro del 13.02 p.v.,
presso il consiglio di zona 5, gradiremmo
poter essere invitati per discutere sull’argomento.
Le rendo noto che il medesimo testo è stato
inviato all’Assessore alla mobilità e ai Consiglieri di Zona 5 del Comune di Milano, se
volesse presenziare anche lei all’incontro,
ne avremmo piacere, considerato che è un
problema che tocca particolarmente il vs.
quartiere.
La ringrazio anticipatamente.
Distinti saluti
Silvia Fiore
Indirizzo mail associazione
fioreametista@ yahoo.it
Tel. 338 3043930
Gentile signora Fiore in un articolo su questo numero de La conca riferiamo di quanto
è successo in Consiglia di zona e dell’assenza dell’Assessore della giunta Moratti.
Poiché crediamo che le questioni da Lei sollevate meritino un’attenzione particolare
cercheremo, nei prossimi numeri, di informare i nostri lettori.
PROMESSE NON MANTENUTE PER IL NIDO
DI VIA PALMIERI
Se fossi il sindaco di Milano sarei molto fiera di un nido come quello di via Palmieri: i
bambini stanno bene, i genitori sono contenti, sembra un’isola felice inserita in una
realtà difficile.
Se fossi il sindaco mi farei fotografare in
mezzo a questi bimbi che sono la dimostrazione di come un gruppo di educatrici capaci sappia rendere felici le giornate dei piccoli
anche in presenza di risorse limitate.
Se fossi il sindaco di Milano... avrei reso
questo posto speciale un luogo di cui essere fiera, infatti io non sono il sindaco...
Il nido cade a pezzi, il cortile è lastricato di pietra e gli interni sono fatiscenti, per aggiustare la serratura del cancello d’ingresso l’anno
scorso abbiamo dovuto raccogliere le firme.
A nulla sono servite le nostre richieste, a
nulla è servito l’intervento di un consigliere
comunale. Le persone mandate da comune
e Aler a verificare la situazione del cortile
hanno persino avuto il coraggio di sostenere che ai bambini facesse bene ferirsi sul
selciato perchè teorie educative sostengono che così la prossima volta staranno più
attenti. Mi dispiace per i loro figli!
Bene dopo queste illuminanti conversazioni
l’assesore Moioli a giugno, aveva garantito
che i lavori di risistemazione del cortile del
nido sarebbe iniziati a settembre. Mi sa che
il meraviglioso cortile è rimasto seppellito
sotto la neve perchè noi non l’abbiamo visto.
Sa cosa le dico Sindaco è meglio che non
si faccia vedere perchè il vuoto delle vostre
promesse è vergognoso!
Michela Marcianò,
mamma di Tommaso Geremia
7
Calcio dilettantistico e giovanile:
l’attività della Savorelli 1937
di Stefano Zorzoli
Buongiorno a tutti gli sportivi! Per i lettori de
“La Conca”, ecco l’ormai tradizionale aggiornamento sulle attività della Savorelli 1937, che
utilizza il Centro sportivo “Enrico Cappelli” di
piazza Caduti del Lavoro, nelle adiacenze di viale Tibaldi.
Con grande fatica e con l’impegno di tanti volontari appassionati di sport, le società di calcio dilettantistiche hanno liberato i propri campi dalla
neve abbondantemente caduta nel mese di gennaio. I campionati dilettantistici e giovanili sono
così riusciti a riprendere le attività, anche se si è
inevitabilmente accumulato qualche recupero,
da giocare nell’arco del mese di febbraio. Alla
data del 15 febbraio 2009, facciamo allora il punto sulle categorie nelle quali sono impegnate le
squadre della Savorelli (Seconda Categoria; Juniores, Allievi e Giovanissimi provinciali).
Seconda Categoria – La classifica del girone R, in
cui giocano i biancorossi, è in un certo senso “falsata” dai recuperi ancora da effettuare. La capolista Gaggiano ha infatti 37 punti, ma ha giocato 19
partite, mentre le inseguitrici, tra cui la Savorelli,
ne hanno giocate solo 17 o 18. Quello che è vero
è che purtroppo la Savorelli ha passato un gran
brutto mese di gennaio, con un’infilata di pareggi
e sconfitte che l’hanno condotta a perdere la testa
della classifica. I mister Lorusso e Ruberto sono
chiamati a suonare la carica, affinché i ragazzi tornino a esprimere l’ottimo gioco messo in mostra
prima della sosta natalizia. Ricordiamo che in questo Campionato è prevista una promozione secca
in Prima Categoria e una seconda promozione
dopo i play-off che saranno giocati tra le quattro
squadre classificatesi dal secondo al quinto posto.
Ecco le prossime partite in casa della Savorelli.
Domenica 1° marzo 2009 alle 14:30 contro la
Freccia Azzurra.
Domenica 22 marzo 2009 alle 14:30 contro il
Lorenteggio.
Domenica 5 aprile 2009 alle 15:30 contro il Tecnoteam Nuova Rozzano.
Domenica 26 aprile 2009 alle 15:30 contro
l’Aprile 81.
Juniores Provinciali – Nel girone B, il momentaccio della capolista Mottese, vincitrice delle prime 10 partite consecutive, ha inaspettatamen-
te riaperto i giochi verso le finali provinciali. La
Mottese è ancora in testa con 35 punti ma sente
le inseguitrici ormai molto vicine. Purtroppo la
Savorelli Juniores di Sante Biasi non riesce a
darsi una precisa identità di gioco e ha più volte mancato un deciso avvicinamento alla vetta
della classifica. Soprattutto la difesa è un vero
disastro, sia dal punto di vista tecnico sia in termini di attenzione, e non sempre gli attaccanti
riescono a rimediare. Ecco le prossime partite in
casa della Savorelli, il sabato alle ore 18:00.
7 marzo 2009 contro La Spezia.
21 marzo 2009 contro il Casorate Primo.
4 aprile 2009 contro il Noviglio.
25 aprile 2009 contro il Valleambrosia (ultima
giornata di campionato).
Allievi e Giovanissimi - Ecco la situazione delle
squadre Savorelli (ricordiamo che Allievi e Giovanissimi giocano la domenica mattina):
Allievi 1992 (girone F): sesto posto, con 5 vittorie, 3 pareggi e 3 sconfitte;
Allievi “B” 1993 (girone N): ottavo posto, con 4
vittorie, 2 pareggi e 8 sconfitte;
Giovanissimi 1994 (girone F): terzo posto, con 8
vittorie, 2 pareggi e 2 sconfitte;
Giovanissimi “B” 1995 (girone O): settimo posto con 6 vittorie, un pareggio e 9 sconfitte.
Come anticipato nello scorso numero del giornale,
anche la sezione Scuola calcio ha iniziato la propria attività, che per la Savorelli vuol dire tre squadre Esordienti (anni 1996 e 1997) e diverse squadre Pulcini (1998, 1999 e 2000). Queste squadre
giocano il Torneo Invernale non competitivo della
FIGC il sabato pomeriggio a partire dalle 14:30.
Dal punto di vista delle attività per i più piccoli, la Savorelli insieme al proprio main sponsor
Mediaset Premium ha già avviato l’organizzazione della seconda edizione della Boing Cup,
per i bambini nati negli anni 1999 e 2000: la
manifestazione si svolgerà il 30 maggio 2009
coinvolgendo anche squadre professionistiche.
Infine, ricordiamo che presso le strutture della
Savorelli sono disponibili tre campi di calcetto
in materiale sintetico, di cui due coperti, e il
campo a 11 giocatori in nuovissima erba sintetica, utilizzabile in orizzontale anche per partite
a 7 giocatori. Per informazioni e prenotazioni il
numero è 02-89511889.
Arrivederci a tutti gli sportivi!
INIZIATIVE DEL CENTRO CULTURALE
CONCA FALLATA
INCONTRI
Venerdì 6 marzo ore 21.00
VOCE E RESPIRO
ESPRESSIONE MUSICALE
a cura di LAURA PECO - musicista ed esperta in didattica musicale
Esperienza della propria voce come occasione di equilibrio, conoscenza di sé,
dell’altro e come fonte di benessere. Potenzialità della propria voce, canto in coro,
avvio graduale e piacevole alla conoscenza della musica
si consiglia abbigliamento comodo per prove di respirazione
VENERDÌ 20 marzo ore 21
LE ENERGIE ALTERNATIVE
Il sole, l’acqua e il vento… ma non solo!
Esistono energie rinnovabili che ci permetteranno
di progettare un futuro migliore e meno inquinato?
Relatore: Prof. EMILIO DEL GIUDICE - Docente di Fisica Nucleare
PRESSO LA CASA DELLA PACE - CENTRO COMUNITARIO G. PUECHER – VIA DINI 7
(Vicinanze piazza Abbiategrasso capolinea MM2 – tram 3-15 / bus 79)
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8 la conca
numero 2 • febbraio 2009
Comitato soci coop Rogoredo-PiazzaLodi
Le prossime feste
con il Comitato soci coop
Tempo di feste organizzate
dal Comitato soci coop Rogoredo PiazzaLodi
Giovedì 26 febbraio
presso il Circolo Mondini di Rogoredo, via Freikofel
Carnevale dei bambini
spettacolo clownistico dalle ore 16.30 alle 18.30
******
Sempre presso il grande salone del Circolo Mondini
Domenica 8 Marzo
con inizio alle ore 15
Festa della Donna
cabaret e musica con il cantastorie
Franco Trincale (Ambrogino d’Oro 2008)
Al termine rinfresco
e un omaggio alle signore presenti
Assessora alla Pace
Casa della Pace è un luogo di confronto ed elaborazione di politiche di pace dove progettare, coordinare,
svolgere azioni positive di pace mediante incontri convegni, dibattiti, mostre e attività rivolte in primo luogo
alle giovani generazioni, capaci di influire concretamente sul mondo futuro
Gli spazi di questa struttura, in conformità al regolamento, sono a disposizione delle associazioni
presenti sul territorio della zona 5
In programma:
Premio “Casa della Pace”
Casa della Pace della Provincia di Milano istituisce la prima edizione del Premio “Casa della
Pace”, finalizzato a promuovere, attraverso un riconoscimento ufficiale, la cultura della pace
e della solidarietà, le politiche dei diritti umani, della tolleranza, della nonviolenza, dell’educazione e promozione di progetti di cooperazione e promozione allo sviluppo. Attraverso questo
premio l’Amministrazione provinciale intende dare visibilità a quei soggetti che si sono impegnati sul territorio rispetto al tema della pace e dei diritti umani.
Al Premio Casa della Pace possono concorrere enti, scuole o classi, associazioni e organizzazioni culturali, onlus e ong., che abbiano avviato azioni concrete di sensibilizzazione e
di promozione di buone pratiche sociali sul tema della pace e dei diritti umani e che abbiano
realizzato il progetto e/o l’opera nell’anno 2008.
Per partecipare è sufficiente inviare la proposte di candidatura e i relativi allegati presso l’Assessorato alla Pace della Provincia di Milano.
Le domande di partecipazione dovranno essere spedite o consegnate a mano entro e non
oltre il entro 16 marzo 2009 (farà fede la data del timbro postale).
Per informazioni: http://temi.provincia.mi.it/casadellapace/ Ufficio Pace: 02 7740
5906/4477 Casa della Pace: 02 847477 271/236.
5 marzo: Alle ore 21 l’associazione Intercultura organizza una serata sui soggiorni scolastici
all’estero.
Per informazioni: [email protected] 02 847477271
18 - 28 marzo: Ipsia Milano presenta la mostra fotografica “Quel che resta” realizzata dalla
fotografa romana freelance, Francesca Mancini. Uno sguardo reale e approfondito sulla situazione del Kosovo e della Serbia a 10 anni dai bombardamenti Nato e a un anno dall’indipendenza. Inaugurazione con tavola rotonda il 18 marzo alle ore 18.
Per informazioni: [email protected] Orario di apertura: lun – ven, ore 10 – 17, Sab
– dom su prenotazione per gruppi 02 847477271
24 e 28 marzo: l’associazione Bambini in Romania presenta il progetto di volontariato internazionale in Romania. Gli incontri sono aperti a chiunque sia interessato. Negli stessi giorni
avverrà la selezione dei volontari che desiderano partecipare ai campi estivi in Romania.
Per informazioni: [email protected]
Per nformazioni: 02 8474 77271 (236) - [email protected]
Casa della Pace - v. Ulisse Dini, 7 - 20142 - Milano Telefono 02 84 74 77 271 (265)
Fax 02 89 500 610 - [email protected] http://temi.provincia.milano.it/casadellapace/it/index.asp
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Sgombero e occupazione del centro Sociale coX 18 (a