A ncora una stagione di cui andare fieri. Grandi nomi, allestimenti prestigiosi, temi importanti. Il Teatro Chiabrera si conferma la punta di diamante della politica culturale di Savona e lo fa proponendo un cartellone fitto di appuntamenti capaci di coinvolgere, sempre di più, fasce di pubblico differenti. Il lavoro svolto dal direttore Roberto Bosi ha tenuto conto del multiforme mondo del teatro italiano. Ci sono dunque i classici, gli attori di primo piano, pagine più accessibili alternate a testi di maggior impegno, ma anche serate che non mancheranno di far discutere (Gherardo Colombo che “processa” Cavour). Ma non c’è solo la prosa. Di straordinario rilievo, per la qualità degli artisti invitati, è la stagione musicale. Non vogliamo far torto a nessuno citando questo o quello, ma ad una semplice scorsa del programma, sarà evidente l’altissimo livello delle proposte. Ancora una stagione di cui andare fieri, dicevamo. Una stagione che vuole confermare ai Savonesi quanto la cultura stia a cuore all’Amministrazione Comunale, che la considera bene primario tra i beni immateriali di cui si occupa. La cultura fa volare Savona, recita il fortunato slogan che da anni ci accompagna. E quest’anno, anche grazie al Teatro Chiabrera, Savona volerà ancora più in alto. Il Sindaco Federico Berruti L’assessore alla cultura Ferdinando Molteni La stagione si compone di cinque rassegne per ottantuno rappresentazioni con la presenza di due spettacoli che ne “internazionalizzano” il profilo e che potranno vedersi in regione solo a Savona. Saranno ospiti, infatti, per la prima volta, i celebri Momix e il “re” dei trasformisti Arturo Brachetti. La compagnia americana guidata da Moses Pendleton presenterà “Remix”, un “best” che festeggia i loro trent’anni di vita. Passando per “Passion”, “Sun Flower Moon” fino a “Bothanica” e con tre nuove coreografie, il gruppo di ballerini acrobati ci stupirà con mondi colorati, straordinari costumi, giochi di luce e ombra, il tutto accompagnato da un immancabile tocco di ironia. Dopo “Change”, in cartellone a Londra per tre mesi, il nuovo spettacolo di Arturo Brachetti, “Ciak, si gira!” è atteso a dicembre e gennaio a Parigi al Théatre des Folies Bergère prima e dopo una lunga tournée italiana. Dichiarato omaggio al mondo del cinema, Brachetti si cimenterà con oltre sessanta personaggi trasformandosi da Zorro a Mary Poppins, da Nosferatu a Quasimodo, evocando il mondo di Fellini e concludendo con una sfilata di protagonisti dei grandi film hollywoodiani, da Charlie Chaplin a Harry Potter, non senza un’escursione nel mondo delle ombre cinesi. Accanto a questi due appuntamenti, sta, al centro cronologico della stagione, “Aggiungi un posto a tavola”, la più internazionale delle produzioni della “ditta” Garinei e Giovannini. La commedia musicale italiana “par exellance” ha avuto oltre cinquanta versioni straniere e con le musiche di Armando Trovajoli e le scene di Giulio Coltellacci continua ad essere ammirata per la freschezza e la complessità dell’allestimento. Questa volta, a vestire con simpatia e determinazione i panni di Don Silvestro, è chiamato Gianluca Guidi. La stagione di prosa inizia con un dittico che avvicina due grandi titoli della tradizione sottoposti ad una forte reinvenzione registica. Dopo il caloroso successo dello scorso anno, torna Leo Gullotta nelle shakespeariane “Le allegre comari di Windsor” e Fabio Grossi mette in moto uno spettacolo festoso e pittoresco, incalzante e con molta musica, con un Falstaff (un Gullotta imbottito e barbuto!) controcorrente, originale, ingenuo mentre Gabriele Lavia riprende il suo amato Molière (dopo “Don Giovanni” e “L’avaro”) con “Il malato immaginario”, una commedia di acre divertimento che ha accompagnato il grande drammaturgo francese alla morte e che sembra dedicata a coloro che hanno più paura di vivere che, appunto, di morire. Tutti gli altri titoli si dispongono tra Novecento storico e contemporaneità. Allontanandosi dalla più conosciuta edizione di Tullio Kezich, Tato Russo, a capo di una nutrita compagnia attoriale, propone una sua messa in scena del pirandelliano “Il fu Mattia Pascal”. Dell’inesauribile romanzo, l’attore napoletano centra il tema del viaggio “all’interno” dei sé alla scoperta, oggi sappiamo mai definitiva, della propria, “vera”, identità. Grande serata di festa ed esempio magistrale della tradizione comica napoletana ci consegnano Carlo Giuffrè e Angela Pagano ne “I casi sono due”. Scritta nel 1941 da Armando Curcio, la commedia, dopo due ore di franco divertimento tra battute, scambi di persona, equivoci, mantiene nel finale il suo retrogusto agrodolce sulla “paternità” delusa. E’ del 1946, invece, “Un ispettore in casa Birling” di J. B. Priestley, uno degli spettacoli più apprezzati della scorsa stagione. Che succede in una rispettabile famiglia di alto milieu economico all’arrivo di un ispettore che cerca di chiarire un caso di omicidio di una giovane donna? La commedia, tra thriller e dramma borghese, si avvale della regia cinematografica di Giancarlo Sepe e della formidabile e consumata esperienza di Paolo Ferrari e Andrea Giordana. Nel 1960 appare “L’appartamento”, uno dei film più fortunati di Billy Wilder con Jack Lemmon e Shirley MacLaine. Edoardo Erba e Massimo Dapporto ne hanno curato, la scorso anno, un originale adattamento teatrale che ne ha conservato tutto il lucido cinismo, il divertimento delle battute e delle situazioni paradossali fino alla lieta conclusione. Se Massimo Dapporto è perfetto nei panni dell’impiegatuccio C.C. Buxter che sa virare dalle piccole vigliaccherie iniziali all’orgoglio del rifiuto e alla consapevolezza finale, piacevole sorpresa è la gradevole e fresca performance della Fran di Benedicta Boccoli. Giorgio Gaber è stato nostro ospite per l’ultima volta nel 1997 con un recital che prevedeva parte dell’urticante “E pensare che c’era il pensiero”, famoso per canzoni quali “Qualcuno era comunista”, “Destra-Sinistra”, ma anche per “Un uomo e una donna” e “Quando sarò capace di amare”. Quale migliore occasione per invitare Maddalena Crippa, reduce dai colossali “Demoni” di Peter Stein, che ha riproposto lo spettacolo dimostrando, con un’altra sensibilità, quella femminile, la forza intatta e così contemporanea degli interrogativi gaberiani? In ultimo Angelo Longoni ci racconta una storia d’oggi. Un uomo politico ha ucciso in un incidente stradale ed è fuggito. Di qui la sorprendente negoziazione con la vedova “borgatara”, una strepitosa Amanda Sandrelli, dal finale scontato: vince chi parte “Col piede giusto” (2009). Seppur condotta con toni comici, la pièce è una spregiudicata riflessione sulla neoclasse dirigente (solo essa?) disposta a tutto pur di non perdere il potere. Continua l’offerta per il mondo della scuola superiore con, accanto a “Il fu Mattia Pascal”, il “Cirano” di Corrado D’Elia, uno spettacolo “cult” giunto oltre le mille repliche, omaggio all’indomabile energia e anticonformismo così cari al mondo giovanile e l’emozionante viaggio di Lucilla Giagnoni attraverso la Commedia dantesca. Nel ciclo del “teatrogiovani” si è dato più spazio ad alcuni temi problematici: la legalità con il reading di Neri Marcorè su testi di Roberto Saviano, la libertà di stampa e il controllo dei mezzi di comunicazione con Ottavia Piccolo e il suo omaggio a Anna Politkovskaja scritto da Stefano Massini, il valore del lavoro con Giuseppe Battiston e Gianmaria Testa nel testo di Andrea Bajani e l’identità della nostra nazione, così come si è venuta costituendo in questo secolo e mezzo, con la inconsueta partecipazione di Gherardo Colombo nelle vesti di “pubblico ministero” contro un Cavour che, però, saprà ben difendersi dall’accusa di aver realizzato una nazione che nessuno voleva e che, nella scrittura, si avvale delle penne prestigiose di Corrado Augias e Giorgio Ruffolo. A Maurizio Crozza resta da dimostrare, da par suo, che il nostro è il paese dei “Fenomeni” e a Gino Paoli di essere un amatissimo “evergreen”. Dopo il riuscito esperimento della scorsa stagione, Corrado Abbati propone un altro musical americano, “Hello Dolly!” che, per il contenuto, vedove che si risposano felicemente..., si appaia ad un nuovo allestimento della celebre “Vedova allegra” leháriana. Rarità è, invece, “La bajadera” di Kálmán con la musica dell’ungherese che, in un ambiente esotico-indiano che molto colpì Vienna nel 1921, alterna i valzer tipici dell’operetta al foxtrot e allo shimmy. Il trittico dedicato alla danza è interamente su musica russa, così come la prima compagnia, il Balletto di Mosca “La Classique” con il suo coreografo Alexander Vorotnikov in un nuovo allestimento de “Il lago dei cigni”. A seguire la scintillante “Shéhérazade” di Rimskij-Korsakov coreografata da Fredy Franzutti per il Balletto del Sud con la lussuosa partecipazione di Luciana Savignano nella parte della Regina dei Mari. E per concludere, dopo la “Giulietta e Romeo” di Prokofiev coreografata da Fabrizio Monteverde nel 2008, a dimostrazione della inesauribile vitalità della tragedia shakespeariana, un “Romeo e Giulietta” completamente diverso, firmato da Giorgio Madia con il Balletto di Milano su musica di Čajkovskij, in un collage di grande interesse che vede, attorno all’Ouverture-Fantasia anche parti di altre opere e sinfonie. La stagione musicale mantiene il suo consueto alto profilo. Oltre al recupero del concerto di Krystian Zimerman, dedicato a Chopin, altri concerti monografici: l’olandese Ronald Brautigam, oggi tra i maggiori specialisti e che ha in corso l’incisione integrale delle sonate, in un tutto Beethoven “popolare” dal “Chiaro di luna” alla “Waldstein” e all’”Appassionata”, Michele Campanella, lisztiano di valore internazionale con circa tremila concerti dedicati al celebre ungherese, per un recital dedicato all’Italia del “Secondo Anno di Pellegrinaggio” per il bicentenario della nascita dell’artista e la vicina Academia Montis Regalis, tra le formazioni specialiste del barocco con strumenti originali, in un omaggio a Bach tra concerti per violino, per due clavicembali e la famosa badinerie dalla Seconda Suite. Ma Liszt sarà anche il protagonista del concerto di Khatia Buniatishvili, giovane leonessa del pianismo internazionale, BBC New Generation Artist e protetta da Gidon Kremer e Martha Argerich, con la temibile Sonata in si minore, Giuseppe Albanese, ormai una realtà italiana affermata, ritorna per il Secondo Concerto di Chopin con l’Orchestra Filarmonica di Sofia impegnata anche nella “Pastorale“ di Beethoven e la “nostra” Linda Campanella con Massimiliano Damerini, in una raffinata “liederabend”, ci consente di onorare, con originalità, le ricorrenze anniversarie di Schumann, Chopin e Mahler. Due sono, quest’anno, i “gioielli” della stagione. Due artisti di nazionalità lontane, ma uniti dal desiderio di scoprire nuove vie alla tradizione musicale e che propongono programmi non troppo dissimili. Il violoncellista Mario Brunello, unico italiano a vincere il Premio Čajkovskij (1986), in un programma che lustra il grande repertorio ottocentesco tra Beethoven e Brahms è accompagnato da Andrea Lucchesini che si è appena fatto da noi ammirare in recital. Viktoria Mullova, anch’essa Premio Čajkovskij (1982), è una delle più celebrate violiniste sulla scena internazionale passando, con il suo Stradivari “Falk”, dal repertorio romantico alle collaborazioni jazzistiche allo studio del violino barocco per eseguire Bach. Il programma, a sottolineare lo spirito di ricerca dell’artista, la vede accompagnata dal fortepianista Kristian Bezuidenhout e presenta la sua ultima incisione delle sonate di Beethoven. IL DIRETTORE DEL TEATRO Roberto Bosi STAGIONE DI PROSA 12-13-14 Novembre TEATRO ELISEO “Le allegre comari di Windsor” di W. Shakespeare 15 23-24-25 Novembre COMPAGNIA LAVIA/ TEATRO STABILE DELL’UMBRIA “Il malato immaginario” di Molière 30 Novembre/1-2 Dicembre INDIE OCCIDENTALI “Col piede giusto” di A. Longoni 17 11-12 Gennaio (studenti) TEATRI POSSIBILI “Cirano di Bergerac” di E. Rostand 18-19-20 Gennaio DIANA OR.I.S. “I casi sono due” di A. Curcio 1-2-3 Febbraio IL SISTINA “Aggiungi un posto a tavola” di Garinei e Giovannini 7-8 Febbraio (studenti) FONDAZIONE TPE “Vergine Madre” dalla “Divina Commedia” di Dante Alighieri 15-16-17 Febbraio ANTHEIA “L’appartamento” di Wilder-Diamond 33 14-15-16 Marzo TIEFFE TEATRO MILANO “E pensare che c’era il pensiero” di Gaber-Luporini 35 19-20 Marzo (fuori abbonamento) MURCIANO INIZIATIVE/ JUST POUR RIRE FRANCE “Brachetti, ciak si gira!” di A. Brachetti 37 19 13-14-15 Dicembre BIS TREMILA “Un ispettore in casa Birling” di J.B. Priestley 21 4 8-9-10 Marzo 9-10 Marzo (studenti) COMPAGNIA TATO RUSSO “Il fu Mattia Pascal” di L. Pirandello 23 25 27 29 31 TEATROGIOVANI 21 Novembre NERI MARCORE’/EUGENIO ALLEGRI “Terra padre” di R. Saviano 41 4 Dicembre MAURIZIO CROZZA “Fenomeni” di M. Crozza 43 14-15-16 Gennaio (fuori abbonamento) MOMIX “Remix” di M. Pendleton 45 25 Gennaio (fuori abbonamento) Gino Paoli “Live in teatro 2010/2011” 47 26 Gennaio OTTAVIA PICCOLO “Donna non rieducabile” di S. Massini 49 22 Febbraio GIUSEPPE BATTISTON/GIANMARIA TESTA “18 mila giorni” di A. Bajani 51 14 Marzo MADDALENA CRIPPA “E pensare che c’era il pensiero” di Gaber-Luporini 53 1 Aprile GHERARDO COLOMBO “Processo a Cavour” di C. Augias e G. Ruffolo 55 MUSICA E BALLETTO 20 Novembre RONALD BRAUTIGAM 59 3 Dicembre (recupero del concerto del 30 gennaio, compreso nell’abbonamento alla stagione 2009/2010) KRYSTIAN ZIMERMAN 61 18 Dicembre ORCHESTRA FILARMONICA DI SOFIA/ ALEXEI KORNIENKO/GIUSEPPE ALBANESE 63 19 Dicembre (fuori abbonamento) CORA “SISTER” ARMSTRONG & EARL BYNUM GOSPEL SINGERS 65 21 Dicembre BALLETTO DI MOSCA “La Classique” “Il lago dei cigni” di P. I. Čajkovskij 67 22 Dicembre LINDA CAMPANELLA/ MASSIMILIANO DAMERINI 69 8 Gennaio MARIO BRUNELLO/ANDREA LUCCHESINI 71 22 Gennaio BALLETTO DEL SUD “Shéhérazade” di N. Rimskij-Korsakov 73 29 Gennaio MICHELE CAMPANELLA 75 5 Febbraio ACADEMIA MONTIS REGALIS 77 19 Febbraio KHATIA BUNIATISHVILI 79 5 Marzo VIKTORIA MULLOVA/ KRISTIAN BEZUIDENHOUT 81 12 Marzo BALLETTO DI MILANO “Romeo e Giulietta”, musiche di P.I. Čajkovskij 83 STAGIONE D’OPERETTA 16 Dicembre COMPAGNIA CORRADO ABBATI “Hello Dolly!” di J. Herman 87 21 Gennaio COMPAGNIA CORRADO ABBATI “La vedova allegra” di F. Lehár 89 4 Marzo COMPAGNIA ITALIANA DI OPERETTA “La bajadera” di E. Kálmán 91 teatro ragazzi 93 teatro dell’opera giocosa 95 orchestra sinfonica di savona 95 informazioni generali 99 Calendario 12-13-14 Novembre 16 Dicembre TEATRO ELISEO “Le allegre comari di Windsor” di W. Shakespeare COMPAGNIA CORRADO ABBATI “Hello Dolly!” di J. Herman 20 Novembre RONALD BRAUTIGAM 21 Novembre 8 18 Dicembre ORCHESTRA FILARMONICA DI SOFIA/ ALEXEI KORNIENKO/GIUSEPPE ALBANESE 19 Dicembre (fuori abbonamento) NERI MARCORE’/EUGENIO ALLEGRI “Terra padre” dai racconti di R. Saviano CORA “SISTER” ARMSTRONG & EARL BYNUM GOSPEL SINGERS 23-24-25 Novembre 21 Dicembre COMPAGNIA LAVIA/ TEATRO STABILE DELL’UMBRIA “Il malato immaginario” di Molière 30 Novembre1-2 Dicembre INDIE OCCIDENTALI “Col piede giusto” di A. Longoni 3 Dicembre KRYSTIAN ZIMERMAN 4 Dicembre BALLETTO DI MOSCA “La Classique” “Il lago dei cigni” di P. I. Čajkovskij 22 Dicembre LINDA CAMPANELLA/ MASSIMILIANO DAMERINI 8 Gennaio MARIO BRUNELLO/ANDREA LUCCHESINI 11-12 Gennaio (studenti) MAURIZIO CROZZA “Fenomeni” di M. Crozza TEATRI POSSIBILI “Cirano di Bergerac” di E. Rostand 13-14-15 Dicembre 14-15-16 Gennaio (fuori abbonamento) BIS TREMILA “Un ispettore in casa Birling” di J.B. Priestley MOMIX “Remix” di M. Pendleton 18-19-20 Gennaio DIANA OR.I.S. “I casi sono due” di A. Curcio 21 Gennaio 22 Febbraio COMPAGNIA CORRADO ABBATI “La vedova allegra” di F. Lehár GIUSEPPE BATTISTON/GIANMARIA TESTA “18 mila giorni” di A. Bajani 22 Gennaio 4 Marzo BALLETTO DEL SUD “Shéhérazade” di N. Rimskij-Korsakov 25 Gennaio gino paoli “Live in teatro 2010/2011” 26 Gennaio 10 19 Febbraio KHATIA BUNIATISHVILI OTTAVIA PICCOLO “Donna non rieducabile” di S. Massini 29 Gennaio MICHELE CAMPANELLA 1-2-3 Febbraio IL SISTINA “Aggiungi un posto a tavola” di Garinei e Giovannini 5 Febbraio ACADEMIA MONTIS REGALIS 7-8 Febbraio (studenti) COMPAGNIA ITALIANA DI OPERETTA “La bajadera” di E. Kalmán 5 Marzo VIKTORIA MULLOVA/KRISTIAN BEZUIDENHOUT 8-9-10 Marzo 9-10 Marzo (studenti) COMPAGNIA TATO RUSSO “Il fu Mattia Pascal” di L. Pirandello 12 Marzo BALLETTO DI MILANO “Romeo e Giulietta”, musiche di P.I. Čajkovskij 14-15-16 Marzo TIEFFE TEATRO MILANO “E pensare che c’era il pensiero” di Gaber-Luporini FONDAZIONE TPE “Vergine Madre” dalla “Divina Commedia” di Dante Alighieri 19-20 Marzo (fuori abbonamento) 15-16-17 Febbraio 1 Aprile ANTHEIA “L’appartamento” di B. Wilder e I.A.L. Diamond MURCIANO INIZIATIVE/JUST POUR RIRE FRANCE “Brachetti, ciak si gira!” GHERARDO COLOMBO “Processo a Cavour” di C. Augias e G. Ruffolo Stagione di Prosa 2010/11 12-13-14 Novembre, ore 21 TEATRO ELISEO “Le allegre comari di Windsor” di William Shakespeare traduzione e adattamento di Fabio Grossi e Simonetta Traversetti con Leo Gullotta e con Alessandro Baldinotti, Paolo Lorimer, Mirella Mazzaranghi, Fabio Pasquini musiche di Germano Mazzocchetti regia di Fabio Grossi 14 Fu per volontà della Regina Elisabetta I che il Bardo riesumò Sir John Falstaff, fatto morire nella sua precedente opera, “Enrico V”: nacque così “Le allegre comari di Windsor”. Ad accreditare questo aneddoto fu infatti John Dennis, che lo riferì nel 1702. La smania della regina, come precisò pochi anni dopo un altro attento cronista shakespeariano, Nicholas Rowe, derivava da un suo divertito “invaghimento” per la poderosa figura comica di Falstaff; invaghimento che le istillò il desiderio di vederlo in un altro dramma, e per di più innamorato. Sicché, per non venir meno al “diktat” dell’imperiosa Elisabetta, Shakespeare avrebbe, non già “resuscitato” Falstaff, che è moderno espediente da soapopera, ma escogitato l’ intreccio narrativo delle “Allegre comari” collocandone la vicenda in un tempo immediatamente precedente alla morte del cavaliere, raccontata da Mistress Quickly, altro personaggio riproposto, nell’ “Enrico V”. Anche questa nostra edizione, benché passati parecchi secoli, nasce sotto l’occhio vigile e severo della grande Regina: intrighi, scherzi e maramaldate, sfileranno così secondo il divertito gusto shakespeariano. Protagonista della vicenda è Sir John con le sue esuberanti smargiassate da guascone, la sua sovrabbondante figura, la sua pletorica simpatia cialtrona, il suo amore per la crapula e il bicchiere e la sua irresistibile, endemica disonestà viziosa e bonaria. Con gli occhi di oggi, lo considereremmo un diverso, sia per verbo che per figura, un avverso al presupposto bigotto di una società borghese. Ma la tessitura della commedia stessa, va oltre l’apparenza e, per andar al di là del detto che “l’apparenza inganna”, proprio d’inganni e scherzi, per lo più perfidi, questa è avviluppata. Vi si racconta di una società, che vive sotto l’occhio della Corte, dove il dileggio l’uno dell’altro dei componenti della comunità, fa da quotidiano passatempo: la protervia della condizione di nascita e dello svolgersi dei fatti della vita d’ognuno la farà da presupposto dominante. Tanto pronti ad impugnar le spade, a difesa di supposti e ridicoli onori, quanto a deporle per sostituirli con boccali di vin di Spagna, al fin inconscio di proporsi come innocue prede di chi del borseggio fa scopo di vita. Un ventaglio di più svariata umanità la farà da protagonista della vicenda: il bonario benestante, il meschino geloso, lo scaltro pedante, il servo scimunito, il pavido baciapile, l’ampolloso bottegaio, l’antipatico saccente. Ma su tutti trionferanno le donne, le Comari, che con furbizia e lungimirante intelligenza, collocheranno in maniera indolore per la comunità, la parola fine alla vicenda. Quindi, amori e amanti, guasconi maldestri e burocrati vacui, mariti gelosi e golosi mercanti, mercenari allettanti ed infingardi, ci racconteranno la storia che, come nelle migliori tradizioni teatrali, verrà in alcuni parti rafforzata dalla partitura musicale, sottolineando di volta in volta momenti o comici, o grotteschi, o romantici. Alla fine, l’amore giovanile uscirà trionfante, la smania tardiva gabbata, in un turbinio, ammantato da magiche visioni, che concluderà riportando nelle proprie case i protagonisti, lasciando il Nostro Grasso e Grosso personaggio principale a tirar le fila di una vita vissuta ai margini, ma con l’onor d’una filosofica consapevolezza. (Fabio Grossi) Stagione di Prosa 15 23-24-25 Novembre, ore 21 COMPAGNIA LAVIA/TEATRO STABILE DELL’UMBRIA “Il malato immaginario” di Molière con Gabriele Lavia e con Pietro Biondi, Gianni De Lellis, Giorgio Crisafi, Barbara Begala, Mauro Mandolini, Vittorio Vannutelli, Giuia Galiani, Andrea Macaluso, Michele Demaria, Lucia Lavia, Livia Vannutelli regia di Gabriele Lavia Dopo la felice esperienza con “L’avaro”, Gabriele Lavia torna ad un altro testo simbolo della produzione di Molière, a lui particolarmente congeniale per qualità della drammaturgia e spessore dei personaggi. “Il malato immaginario” è una commedia composta nel 1673. Intesa dal suo autore come una farsa, è inframmezzata da intermezzi musicali e balletti giustapposti alla commedia, inseriti all’unico scopo di compiacere i gusti di Luigi XIV, lasciando però intatta la struttura dell’opera. Da molti ritenuto il capolavoro assoluto del teatro di Molière, “Il malato immaginario” narra le disavventure di un ipocondriaco Argante, padre di una bella figlia, marito di una donna opportunista e fedifraga e vittima di uno sciame di dottorini-avvoltoi salassatori e ciarlatani. I guai cominciano quando, con un patto di matrimonio arbitrariamente siglato, Argante promette la figlia in moglie ad un giovane quanto babbeo dottorino di fresca laurea, in modo da potersi garantire un sereno (...e gratuito) futuro di consulti e ricette. L’ostilità della figlia, segretamente innamorata di Cléante, e la calcolata ingerenza della moglie, algida esecutrice di un piano truffaldino, finiscono per spingere il povero Argante in una fitta trama di inganni, equivoci, burle e finzioni, giocate - per lo più - sulla sua stessa burbera ed inguaribile ingenuità. Ipocondriaco sino a rasentare la follia, Argante vive di medici e medicine, spiando ossessivamente in se stesso i sintomi di tutte le possibili malattie. Su questa base scattano i meccanismi classici della commedia: una moglie avida, una figlia il cui amore è contrastato salvo poi trionfare al momento buono in un immancabile lieto fine, un gruppo di untuosi ed infidi dottori che si nascondono dietro grandi paroloni in “latinorum”, un fratello savio e una cameriera fedele e astuta come tradizione vuole. La stessa tradizione che, commettendo forse una forzatura, ha accomunato la malattia con la vecchiezza identificando di conseguenza il ruolo del Malato con un attore anziano o addirittura vecchio, mentre Molière lo scrive per se stesso, quindi per un uomo sui cinquant’anni. Il 17 febbraio del 1673 Molière, che interpretava Argante, portò a termine la rappresentazione di questa commedia nonostante il suo grave stato di salute, morendo infine poche ore dopo. Stagione di Prosa 17 30 Novembre/1-2 Dicembre, ore 21 INDIE OCCIDENTALI “Col piede giusto” di Angelo Longoni con Amanda Sandrelli, Blas Roca Rey, Eleonora Ivone, Simone Colombari regia di Angelo Longon 18 Una notte di pioggia, un temporale. Una strada provinciale, buia, poco battuta. Un uomo al volante della sua auto. Un altro uomo a piedi che attraversa la strada. Un incidente. Il guidatore dell’auto è terrorizzato e fugge. Un gesto incivile sempre più frequente nel nostro paese fino a diventare negli ultimi anni l’emblema stesso della disumanizzazione dei tempi che stiamo vivendo. Ma cosa c’è dietro la fuga dalle proprie responsabilità? Non sempre si tratta di emarginati, ubriachi, extracomunitari o delinquenti abituati a scappare a causa di una vita vissuta al limite dell’illegalità. Cosa succede quando a fuggire è una persona per bene? Un esponente dell’élite sociale ed economica del paese. Un uomo che ha tutto dalla vita: una moglie, dei figli, una posizione elevata, un ruolo politico. Da un incipit tragico prende il via una commedia che, seppur con toni comici, porta alla riflessione intorno ad una classe dirigente che non si ferma di fronte a nulla pur di salvaguardare se stessa, che rende tutto calpestabile e negoziabile, contrapposta ad un rappresentante debole della società, che riesce a trasformare persino “l’imperdonabile” in un mezzo per raggiungere i propri vantaggi. In una serie di capovolgimenti di fronti, di imbrogli e di finzioni i protagonisti della storia mettono in scena una versione della propria anima e anche il suo contrario, mossi in modo alterno dalla sincerità dei propri sentimenti e dalla volontà di usarli allo scopo di ottenere vantaggi. Allestiranno un gioco di strategie e alleanze che metterà in evidenza il fatto che, alla fine, a vincere, in questo sistema sociale, è sempre chi appartiene al gruppo più forte e strutturato, chi ha gli appoggi migliori e chi ha i mezzi per resistere agli urti della vita. “Col piede giusto” è una commedia all’italiana graffiante che riesce a cogliere i vizi e i difetti del nostro paese sottolineandoli con una risata. Stagione di Prosa 19 13-14-15 Dicembre, ore 21 BIS TREMILA “Un ispettore in casa Birling” di John Boynton Priestley con Paolo Ferrari e Andrea Giordana regia di Giancarlo Sepe 20 In Inghilterra nel 1912 la famiglia Birling festeggia il proprio benessere finanziario e il fidanzamento della figlia Sheila con un giovane industriale. Bussano alla porta: un ispettore di polizia deve porre delle domande al capo famiglia. Un inizio folgorante per una commedia a carattere giallo, piena di suspense. Il poliziotto mette in crisi la serata, la famiglia, gli affari, il fidanzamento e tutto il resto. Sulla storia aleggia la morte violenta di una giovane donna. Ecco una “combine” che non ha eguali nel teatro del Novecento di cui John Boynton Priestley è un rappresentante esemplare: thriller e dramma borghese. Le ipocrisie dell’alta società che si mischiano al disagio del ceto meno abbiente, che soccombe; le colpe che si materializzano e diventano spauracchi agli occhi della famiglia Birling che prova a scaricare le proprie responsabilità. Un interrogatorio poliziesco che dura un’intera notte e, non risparmiando niente e nessuno, innesca una serie di colpi di scena alla Hitchcock. Una sarabanda surreale e velenosa che non conosce sosta e che ha termine alle prime luci dell’alba, cambiando ogni volta il nome dell’assassino. “Un ispettore in casa Birling”, considerato oramai un classico del teatro inglese, ottenne grandi successi a metà degli anni Quaranta a Londra, Parigi, New York. In Italia venne messo in scena per la prima volta nel 1947 da Orazio Costa con Salvo Randone e successivamente negli anni Ottanta dalla Compagnia Tieri-Lojodice. Questa edizione è stata tra i maggiori successi teatrali della scorsa stagione. “Una bellissima confezione regalo approntata con gusto squisito ed ironico aplomb dal regista Giancarlo Sepe per un attuale revival di questo piccolo capolavoro. Dove, tra mirabili luci e splendido concertato d’assieme, brilla per intelligenza il protagonista Paolo Ferrari accanto ad un magnetico Andrea Giordana.” (Enrico Groppali, “Il Giornale”). “Un Paolo Ferrari di straordinaria, raffinata bravura e leggerezza disegna un ispettore angosciante, ma non inquietante nella sua fermezza di scavo dell’anima degli indiziati, tutti colpevoli di superficialità e cinismo. L’ottimo Andrea Giordana è il padre dallo svagato, feroce opportunismo, avido, ipocrita, superficiale. Uno spettacolo che è un intelligente intrattenimento, carico di suspense e non privo di spunti di riflessione, un po’ giallo e un po’ dramma borghese” (Magda Poli, “Il Corriere della Sera”). Stagione di Prosa 21 11-12 Gennaio, ore 10 (studenti) TEATRI POSSIBILI “Cirano di Bergerac” di Edmond Rostand traduzione di Franco Cuomo con Corrado D’Elia adattamento e regia di Corrado D’Elia 22 Più di 150 mila spettatori, oltre mille repliche in tutta Italia in tredici anni: sono i numeri del successo di “Cirano di Bergerac”, il classico di Edmond Rostand portato in scena dalla Compagnia Teatri Possibili, con la regia di Corrado d’Elia. Uno spettacolo diventato nel tempo un vero e proprio manifesto generazionale e un cult anche nel teatro italiano. È ancora Corrado d’Elia (vincitore del Premio Internazionale Pirandello 2009) a interpretare l’indomito guascone dal lunghissimo naso e dalla irresistibile vitalità e a raccontare del suo amore non corrisposto per Rossana, invaghitasi invece di Cristiano, bello ma privo di qualsiasi spirito. Con momenti di intensa fisicità e nella maniera asciutta, veloce, visionaria che contraddistingue le produzioni della Compagnia Teatri Possibili, si torna a raccontare la magnifica storia di Cirano, uomo eroico e virtuoso, insuperabile nella spada e nella parola, la cui diversità e il rifiuto di farsi imprigionare dalle convenzioni sociali, dall’asservimento politico e culturale, dal conformismo ideologico e dal potere, viene pagata con la morte. Svestito delle piume del romanticismo e delle facili rime, tradotto in prosa, questo Cirano affascina per la fedeltà irremovibile ai suoi sogni, il suo amore per la libertà e l’anticonformismo che sempre lo contraddistingue, rendendolo finalmente figura umana concreta e, soprattutto, contemporanea. “La bella compagnia dei Teatri Possibili guidata dal giovane attore e regista Corrado d’Elia, propone una versione quanto mai vivace e fresca del famoso ‘Cirano’ di Rostand. Non è un capolavoro ‘Cirano’, ma la vicenda del romantico spadaccino dal grande naso e dal cuore d’oro continua a rimanere tra le più gradite dal grande pubblico. Il merito di d’Elia è di essere riuscito a raccontarcelo togliendole il più possibile quel che di polveroso ha addosso imprimendo allo spettacolo un ritmo veloce e dinamico. Compiendo gli opportuni tagli, cancellando quasi tutti i troppo zuccherosi versi, ne ammodernizza l’impianto e ne fa quasi un ritratto generazionale. Abiti dunque contemporanei e niente più barocca scenografia, ma una semplice pedana inclinata che può servire ad ogni uso. Giovani gli attori, tutti si prodigano con ardore ed entusiasmo. Con la variante che alcuni di essi, con buoni risultati, ruotano nei ruoli principali. Compreso lo stesso d’Elia che nella replica da noi vista era nel ruolo del protagonista. Un Cirano il suo pensoso e umanissimo.” (Domenico Rigotti, “Avvenire”). Stagione di Prosa 23 18-19-20 Gennaio, ore 21 DIANA OR.I.S “I casi sono due” di Armando Curcio con Carlo Giuffrè e Angela Pagano regia di Carlo Giuffrè 24 “Fra le tante commedie che sto recitando da più di 30 anni, da quando cioè ho una mia Compagnia (nei primi 10 anni assieme a mio fratello Aldo e poi da solo), non saprei proprio dire quale sia quella che è piaciuta di più al pubblico. Ho ricevuto nel 1999 l’ambito premio “Renato Simoni” la cui motivazione fra l’altro dice: «Sempre più forti e quasi esclusivi con il sopraggiungere della maturità, si sono fatti in lui l’impegno e la responsabilità di custode della grande tradizione napoletana». Ed ecco quindi la mirabile serie di spettacoli destinati a restaurare un repertorio otto-novecentesco con accento nobile da Scarpetta a Curcio, e a mantenere vivo nella coscienza e nel cuore degli spettatori, con un marchio costante e inconfondibile di intelligenza critico-storica, il patrimonio di questo meraviglioso repertorio. Ho recitato sei commedie di Eduardo, di Armando Curcio ne ho realizzate tre: “A che servono questi quattrini”, “La fortuna con la effe maiuscola” (scritta con Eduardo) e “I casi sono due”, che fu – nel 1982 - la prima commedia realizzata con la Diana OR.I.S. di Lucio Mirra, che produce ormai i miei spettacoli da 30 anni. Fu un inizio travolgente, piacque molto a Federico Fellini, che vide lo spettacolo tre volte e scrisse fra l’altro: «Ecco il teatro quello vero che funziona da sempre, come una bella festa fra vecchi amici con cui stai subito bene” (Carlo Giuffrè). La commedia, già ripresa con successo nel 1992, nella scorsa stagione ha avuto un grandissimo numero di spettatori. Risate a go-go tra macchiette, colpi di scena ed esilaranti battute garantiscono, infatti, più di due ore di sano divertimento. La trama si snoda attorno alle vicende del barone Ottavio, interpretato da Carlo Giuffré, e di sua moglie Aspasia (Angela Pagano). I due, prossimi ormai alla vecchiaia, soffrono per la mancanza di un erede. Mentre la donna indirizza tutto il suo amore verso il cane Medoro, l’uomo mette un investigatore sulle tracce di un figlio avuto in gioventù con una ballerina di cabaret. Da questo momento in poi tra battute e scambi di persona, speranze e colpi di scena, la trama si intreccia tra personaggi, tipicamente caratterizzati, e situazioni divertenti. Sul finire sarà una ‘voglia di cotica’ a sciogliere il tutto, dando il via ad una agrodolce riflessione conclusiva sulla vita e sulla caducità delle cose terrene. “Quasi inutile sottolineare la suprema bravura dei protagonisti che mettono in campo, oltre al fascino personale...un baule senza fondo di tecniche, accorgimenti, sottigliezze e, per contro, platealità attoriali oggi introvabili. Nell’ingarbugliare le situazioni, calcando sul classico gioco degli equivoci, i due ‘mostri’, rappresentanti di rango della tradizione comica napoletana, sono davvero esemplari” (Rita Sala, “Il Messaggero”). “Attorniato da una compagnia di ottimi attori, Giuffrè distilla la purezza di uno spettacolo senza sbavature, pieno di grazia e di sapienza artigianale, come se tra le sue mani quasi senza fatica, si materializzasse tutta la magia della scena. Regalandoci ancora una volta una serata di grande teatro” (Sara Chiappori, “La Repubblica”). Stagione di Prosa 25 1-2-3 Febbraio, ore 21 IL SISTINA “Aggiungi un posto a tavola” Commedia musicale di Garinei e Giovannini scritta con Iaia Fiastri musiche di Armando Trovajoli scene e costumi di Giulio Coltellacci coreografie di Gino Landi con Gianluca Guidi, Enzo Garinei, Marisa Laurito, Marco Simeoli e Valentina Cenni regia originale di Pietro Garinei e Sandro Giovannini ripresa teatrale di Johnny Dorelli 26 Dopo lo straordinario successo ottenuto nella passata stagione torna in scena, prodotto dal Sistina, “Aggiungi un posto a tavola”, uno degli spettacoli più amati di Garinei e Giovannini. Diventato oramai un classico del teatro italiano, è stato rappresentato per la prima volta nel 1974 ed è nato dalla penna di Garinei e Giovannini con la collaborazione di Iaia Fiastri e dalla partitura di Armando Trovajoli. Spettacolo unico e particolarissimo trova il suo successo, oltre che nelle invenzioni del testo e delle musiche, nella perfetta macchina teatrale inventata da Giulio Coltellacci che firmò scene e costumi. La canonica, la piazza con il sagrato, l’Arca si succedono in maniera continua grazie ai due girevoli che danno vita a cambiscena che spesso hanno strappato l’applauso a “scena aperta”. In questa versione ritroviamo le coreografie di Gino Landi, tra i più apprezzati e conosciuti coreografi italiani e storico collaboratore della ditta G&G e autore delle coreografie originali. La regia è quella originale di Garinei e Giovannini rimessa in scena da Johnny Dorelli. Fin dalla sua prima rappresentazione ha conquistato il cuore del pubblico che ha applaudito i suoi personaggi in ogni angolo del mondo. Rarissimo caso di commedia veramente internazionale è stata rappresentata in oltre 50 versioni dalla Russia all’Inghilterra, dal Brasile alla Spagna, dall’Austria all’Argentina e poi in Messico e in Perù. La storia, liberamente ispirata a “After me the deluge” di David Forrest, narra le avventure di Don Silvestro e del suo paese, scelti da Dio per costruire una nuova arca e salvarsi dal secondo diluvio universale. Ma non tutto è così semplice: un sindaco tirchio e invidioso, Clementina, la sua giovane figlia innamorata, Toto, il giovane campagnolo e Consolazione, la donna di vita redenta dall’amore sono le variabili che producono divertimento e risate per le oltre due ore di spettacolo. In questa edizione Gianluca Guidi, attore e cantante di talento che il pubblico italiano ben conosce e apprezza, indosserà, con naturalezza, la tonaca di Don Silvestro portandogli in dote la sua innata simpatia e comunicatività. Nel ruolo del Sindaco Crispino torna Enzo Garinei con la sua inarrestabile verve. Consolazione avrà la simpatia, la carica vitale e ironica di Marisa Laurito, Marco Simeoli, sarà l’ingenuo e focoso Toto. Valentina Cenni vestirà gli innamorati panni di Clementina mentre Titta Graziano interpreta Ortensia la “severa” moglie del Sindaco Crispino e Andrea Carli quelli dell’austero Cardinale Consalvo. Uno spettacolo, questo, che, certamente, sarà ancora una volta capace di “rapire” gli spettatori per portarli in un fantastico mondo fatto di musica e risate. “Il successo puntuale di un titolo ripreso due volte in Italia e rappresentato in molte piazze straniere, ha premiato l’intatto smalto del tutto...con il condimento di battute comiche a getto continuo, belle canzoni (una delizia le musiche di Armando Trovajoli), personaggi esilaranti e felici...Applausi lunghi e calorosissimi per tutti.” (Rita Sala, “Il Messaggero”) Stagione di Prosa 27 7-8 Febbraio, ore 10 (studenti) FONDAZIONE TEATRO PIEMONTE EUROPA “Vergine Madre” Canti, commenti e immagini dalla “Divina Commedia” di Dante Alighieri un progetto di Lucilla Giagnoni con Lucilla Giagnoni musiche originali di Paolo Pizzimenti Premio Persefone 2007 alla drammaturgia 28 “Vergine madre, figlia del tuo figlio, umile e alta più che creatura”, con questa preghiera a Maria Dante apre il XXXIII° Canto del Paradiso e con questo stesso incipit Lucilla Giagnoni sceglie di iniziare il suo viaggio nella Commedia attraverso sei tappe di un pellegrinaggio ”nel mezzo del cammin di nostra vita”. La prima tappa è Il Viaggio (Inferno I), la partenza stessa del poeta perduto nella selva, poi c’è La Donna (Inferno V), ossia Francesca da Rimini, e poi l’Uomo (Inferno XXVI), Ulisse protagonista del folle volo per amor di conoscenza, il Padre (Inferno XXXIII), Ugolino e i suoi figli, la Bambina (Paradiso III), Piccarda Donati, e naturalmente la Madre (Paradiso XXXIII), la Vergine Maria che chiude il cerchio e disegna appieno una famiglia con tutte le figure necessarie. La lettura svela storie di uomini e di donne e la realtà quotidiana ce le fa vedere quanto mai attuali e vicine, a dispetto dei secoli che ci separano da loro. La parola dantesca sembra fatta apposta per essere detta ad alta voce; nel momento in cui viene condivisa da una comunità in ascolto, il pubblico di un teatro, una classe, un gruppo di amici, trova un nuovo senso e il corpo dell’attore gli regala la fisicità. Dante è un poeta che ci è famigliare, soprattutto i canti scelti nello spettacolo sono quelli che si conoscono meglio di altri, le terzine che risuonano nella memoria, che fanno parte delle discussioni scolastiche, che piace citare e ricordare. Dietro allo studio della metrica e delle figure retoriche, dei livelli di conoscenza e di lettura, dentro a Dante ci sono contenuti che non possono lasciare indifferenti. E lo spettacolo, con la sua pienezza di musiche, luci, colori ci conduce all’interno di riflessioni più ampie, ci comunica la passione di Lucilla Giagnoni per Dante, ci permette di condividerla. “Sono parole incantatorie, quelle della Divina Commedia, parole taumaturgiche, rituali. Eternamente ripetute come le preghiere. Dalla lettura dei canti scaturiscono storie. Il lato oscuro di Ulisse, l’aspetto meraviglioso e terribile del padre, la santità dei bambini, la lussuria di tutte le donne, la grandezza della madre... un percorso ricco, sorprendente e, soprattutto, confortante. Come la preghiera. La poesia e l’arte sono una tregua per gli affanni degli uomini. A cantare e raccontare storie è una donna. Perché più spesso sono le donne a pronunciare, senza mediazioni, il desiderio di pace. Shéhérazade si salva “raccontando”. E perché sicuramente l’anima ha una voce femminile”. (Lucilla Giagnoni) Lucilla Giagnoni, di terra toscana, ha curato la sua formazione d’attrice presso la Bottega Teatrale di Gassman. Dal 1986 al 2002 è interprete degli spettacoli del Laboratorio Teatro Settimo. Si susseguono spettacoli e premi e nel 1995 inizia anche il lavoro di regia. Autrice di trasmissioni radiofoniche e televisive, insegna narrazione alla Scuola Holden di Torino. “Vergine Madre” è stato trasmesso su Rai Due Palcoscenico. Stagione di Prosa 29 15-16-17 Febbraio, ore 21 ANTHEIA “L’appartamento” di Billy Wilder e I.A.L. Diamond adattamento di Edoardo Erba e Massimo Dapporto con Massimo Dapporto, Benedicta Boccoli regia di Patrick Rossi Gastaldi 30 C.C. «Bud» Buxter (Massimo Dapporto), impiegato ambizioso di una grande società di assicurazioni, sa mettersi bene in luce con i propri superiori prestando ai più libertini…il suo appartamento. Spera così in una fulminante carriera. Paga il prezzo di piccoli disagi che scaturiscono in gags esilaranti con vicini e colleghi. La voce si sparge fino ai piani alti dell’azienda e finalmente può lasciare a J. D. Sheldrake, il grande direttore, campo libero nel suo appartamento. Ma, sorpresa delle sorprese, apprende a malincuore che la gentile accompagnatrice del suo capo è proprio la donna dei suoi sogni: Fran Kubelik (Benedicta Boccoli) gentile, discreta, ricercatissima, inarrivabile «ragazza dell’ascensore». A questo punto Bud dovrà prendere la decisione della sua vita: perdere l’amore o il lavoro. Può l’amore vincere sulla carriera? Si, questa commedia, lucida, cinica, amara e divertente del grande Billy Wilder dà una risposta affermativa pur mettendo a nudo una società e un mondo del lavoro basati sull’ambizione, il denaro e la costante ricerca di un miglioramento sociale. I «piccoli disagi» diventano però «grandi rinunce», quando si parla d’Amore, e allora libero spazio al lieto fine in barba ai soldi, alla carriera e al successo. In senso metaforico «l’appartamento» potrebbe essere sottotitolato «come riconquistare l’innocenza perduta». Ho volutamente lasciato l’ambientazione negli anni ‘60, così come nel film, vincitore di ben cinque premi Oscar, come se riconquista, innocenza, candore, etica e amore fossero valori del passato. Sarà vero? A voi l’ardua sentenza.” (Patrick Rossi Gastaldi) “Un film dolceamaro famosissimo...che diventa uno spettacolo teatrale gradevole e divertente grazie a un drammaturgo brillante come Edoardo Erba e a un attore che sa condividere il rischio...È in scena con grandissimo successo ‘L’appartamento’ che ha in Massimo Dapporto un interprete perfetto, ironico e autoironico, uomo comune un po’ vigliacco che sa però trovare alla fine l’orgoglio e la consapevolezza di dire di no, di girare pagina, e in Benedicta Boccoli, la fiducia e la credulità e l’onestà di una ragazza perbene meglio ancora se, come nel caso, di gamba lunga”. (Maria Grazia Gregori “Delteatro.it”) Stagione di Prosa 31 8-9-10 Marzo, ore 21 9-10 Marzo, ore 10 (studenti) COMPAGNIA TATO RUSSO “Il fu Mattia Pascal” di Luigi Pirandello adattamento teatrale di Tato Russo con Tato Russo e con Katia Terlizzi, Renato Di Rienzo, Marina Lorenzi regia di Tato Russo 32 Dopo la fortunata edizione di Tullio Kezich, già ospitata a Teatro negli anni scorsi, debutta in questa stagione un nuovo adattamento del celebre romanzo pirandelliano firmato da Tato Russo a capo di una nutrita compagnia di quattordici elementi. Una nuova sfida per l’attore e capocomico napoletano che, dopo gli apprezzati allestimenti shakespeariani e le creazioni di “musicals” italiani, si confronta con il grande girgentino. “Una delle poche cose, anzi forse la sola ch’io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal. E me ne approfittavo. Ogni qual volta qualcuno de’ miei amici o conoscenti dimostrava d’aver perduto il senno fino al punto di venire da me per qualche consiglio o suggerimento, mi stringevo nelle spalle, socchiudevo gli occhi e gli rispondevo: ‘Io mi chiamo Mattia Pascal”. Ma cosa corrisponde a un semplice nome proprio? È questa la domanda alla quale intende rispondere il protagonista del romanzo di Pirandello che così inizia il suo viaggio attraverso i vari modi d’apparire di se stesso a se stesso e agli altri, il viaggio tra gli intrighi di una vita moltiplicata forse all’infinito che ci impedisce, tra convenzioni e compromessi, di capire chi siamo veramente, alla ricerca dell’Es, dell’altra parte di sé, o della propria vera identità. Morire per vivere una vita diversa. Ritrovare, attraverso mille morti, la propria unica ragione d’esistere. Scoprire la propria vera identità al di là delle convenzioni che ci hanno formato. Insomma, viaggiare a ritroso dei sé o dei risultati di sé abbandonando la scorza delle apparenze per tentare una scoperta definitiva del proprio io. Questo il viaggio di Mattia Pascal, nell’abisso della contraddizione tra essere ed apparire. La riduzione in commedia tralascia la tecnica della narrazione propria del romanzo e trasferisce il racconto ad una dimensione teatrale. Liberandosi dalla pesantezza d’una proposta troppo vincolata alla struttura letteraria, la versione proposta fa sua la materia del testo per riscriverla in commedia nello stesso linguaggio drammaturgico che sarebbe stato di Pirandello nello sforzo palese e riuscito di una costruzione per il teatro, alla maniera che, probabilmente, avrebbe operata lo stesso autore del romanzo nel momento in cui avesse scelto di trasferirlo in commedia. Il romanzo sembra così recuperato e acquisito al repertorio delle commedie del Nostro. Mattia Pascal è Tato Russo nel doppio ruolo di Mattia Pascal e Adriano Meis, ma anche gli altri personaggi che concorrono alla sua vicenda si rincorrono nella storia, interpretata così dagli stessi attori in identità e personaggi diversi, quasi a scegliere di non chiarire affatto, nello spettro delle rassomiglianze, la distinzione tra i vari aspetti della realtà. Mattia e i suoi coinquilini della storia muoiono tutti per rincontrarsi identici nella storia di Adriano Meis e rivivere poi in quella nuova di Pascal. Stagione di Prosa 33 14-15-16 Marzo, ore 21 TIEFFE Teatro Milano in collaborazione con la Fondazione Giorgio Gaber “E pensare che c’era il pensiero” di Giorgio Gaber e Sandro Luporini con Maddalena Crippa Massimiliano Gagliardi, pianoforte regia di Emanuela Giordano Dopo la fortunata esperienza di “Sboom”, Maddalena Crippa torna in città confrontandosi con uno spettacolo culto per molte generazioni:, un titolo che segna, insieme ad altri grandi titoli gaberiani, un preciso spartiacque sul fare e pensare teatro e che rappresenta forse il punto più alto dell’opera della coppia. “Quello che sembrava fosse un inarrestabile processo rivoluzionario sul piano delle coscienze, prima ancora che su quello storico e politico, comincia a mostrare i suoi limiti, le sue incertezze, i suoi tentativi un po’ patetici di nascondere contraddizioni sempre più evidenti. L’appiattimento dell’individuo preconizzato dai vari Adorno e Marcuse, è qui presentissimo. Si comincia ad avvertire un senso di impotenza, di incapacità a contrapporre istanze diverse al modello americano e alla sua trionfale avanzata. Si percepisce il disagio di una sconfitta collettiva che ci ostiniamo ancora a non voler riconoscere come tale”. (Giorgio Gaber e Sandro Luporini). “Dal primo istante mi è stato chiaro che in quanto donna non avrei mai potuto, ma soprattutto non avrei mai voluto, rifare Gaber” dice Maddalena Crippa. Prima donna che si avvicina all’universo gaberiano per interpretare un “repertorio tanto originale quanto maschile”, Maddalena Crippa non si sottrae alla sfida e anzi sottolinea la novità di un nuovo approccio che passa attraverso “un altro punto di vista, un’altra sensibilità”. Un Gaber riletto al femminile, che mantiene tutta la forza delle sue parole, che ancora oggi ci fa riflettere perché capace di interrogarsi, di scendere nel privato o aprirsi al sociale, di “stare” nel presente, riuscendo a decifrarlo e persino ad anticiparlo, mettendosi in gioco in prima persona in una costante ricerca. “Proprio nell’onestà di questa ricerca – dice ancora Maddalena Crippa - che a tratti diventa perfino corrosiva, e nel bisogno di condividerla sta il punto di contatto con me, con noi, con l’oggi”. “Per non cedere – afferma Emanuela Giordano, regista dello spettacolo – per continuare ad allenare la coscienza, non arrendersi alla paura di amori sempre più fragili, di desideri sempre più tiepidi, di ideali che a solo pronunciarli ci sentiamo ormai ridicoli”. “Consideriamolo un tabù infranto. Giorgio Gaber al femminile non si era mai visto né ascoltato...Maddalena Crippa ha offerto da donna, e quindi da abusiva virtuale, una delle più fantastiche, struggenti riletture del mondo poetico e civile di Gaber....Al di là del vertice di bravura e al di là delle emozioni che l’attrice sparge in platea col supporto vocale di un eccellente trio femminile, la sua interpretazione ha ancora un merito. Riesce a toccare il cuore poetico di Gaber estraendone non soltanto i malumori e le scottature, ma portandoci il soffio di una profezia mai smentita insieme all’attualità di un pensiero che, universale nel suo pessimismo, non potrà più essere né maschile né femminile”. (Sandro Cappelletto, “La Stampa”) Stagione di Prosa 35 19-20 Marzo, ore 21 (fuori abbonamento) in collaborazione con Ad Arte Spettacoli Srl MURCIANO INIZIATIVE/ JUST POUR RIRE FRANCE “Brachetti, ciak si gira!” di Arturo Brachetti con Arturo Brachetti regia di Serge Denoncourt Dopo alcuni anni di assenza come tuttosolista del suo spettacolo, Brachetti ritorna nel ruolo di mattatore in un “One Man Show” che racchiude il meglio del suo repertorio, per creare uno show dal divertimento mitragliante di sorprese, come già nel “Uomo dai 1000 volti”, e in “Change”, lo spettacolo che è stato in cartellone a Londra per 3 mesi. La nuova tournée “Ciak si gira!”, in cartellone da questa stagione teatrale, parte dall’Italia, si trasferisce in dicembre e gennaio a Parigi al Thèatre des “Folies Bergère”, dove il pubblico francese lo sta aspettando con grande impazienza e tornerà nei teatri italiani nei primi mesi del 2011 per proseguire poi nuovamente in Europa. “Ciak si gira!”: frase magica che evoca il momento in cui l’artefice del cinema crea il sogno, è il titolo con il quale l’artefice Brachetti ci porta in un sorprendente viaggio nell’universo cinema. In una serie di numeri, momenti teatrali ed evocativi, con una nuova ambientazione scenografica, Arturo rivive il suo amore per la settima arte e cerca di riportare la meraviglia degli effetti speciali e delle magie del cinema in uno spettacolo dal vivo dove vola, sparisce si trasforma da solo in una sessantina di personaggi. Lo spettacolo ha inizio con un enorme televisore in cui Arturo interpreta, con cambi fulminei di costume, i personaggi che popolavano i film del pomeriggio TV, quelli che tutti noi abbiamo visto e amato fin da piccoli: Zorro, Mary Poppins, Maciste, Crudelia De Mon, cowboys, corsari e avventurieri. Arturo, ricordandosi di quando ancora adolescente al museo del cinema fu catturato dalla sezione Horror, improvvisamente crea, dal vivo, un divertentissimo delirio di incontri, dove il prete esorcista si trova faccia a faccia con Nosferatu, servito dal becchino di turno. Il mostro di Halloween, dopo aver fatto a pezzi la bimba indemoniata, perde letteralmente la testa per un fantasma birichino… Brachetti racconta e fa rivivere con trasformazioni e cambi di truccatura lampo, tutti i personaggi più famosi, quelli che lo impressionarono molto fin dalle sue primissime uscite al cinema: da Baby Jane ai musicals…, ma anche la storia di Lon Chaney che, chiamato anche lui l’uomo dai 1000 volti, fu il pioniere dei trucchi facciali di personaggi diventati icone, come il Fantasma dell’Opera, Quasimodo e Fu-Manchu. Nello spettacolo si alternano anche momenti più intimi, in cui Arturo crea le sue ombre cinesi, immaginandole come il più antico cartone animato del mondo, oppure si cimenta con il cappello del nonno con il quale si trasformava, da piccolo in decine di personaggi, ed offre al pubblico un numero di fantasia dove “con nulla si fa tutto”. L’evocazione del mondo di Fellini chiude la prima parte dello spettacolo, come massimo connubio tra invenzione scenica e evocazione onirica. Questo pezzo teatrale era già uno di momenti più toccanti e visualmente inventivi in precedenti show di Brachetti. La seconda parte dello spettacolo è quasi interamente dedicata ai grandi film hollywoodiani con una parata di personaggi da fare invidia a una cineteca: Charlie Chaplin, Gene Kelly, King Kong, Liza Minnelli, Gollum, Harry Potter, Carmen Miranda, E.T., Darth Vader, e molti, molti altri, in uno zapping cinematografico esilarante e sorprendente che regala emozioni e sogni di cui noi in fondo abbiamo sempre bisogno, ma che facciamo fatica a rivivere nella vita reale. Stagione di Prosa 37 38 Teatro Giovani 2010/11 21 Novembre, ore 21 Teatro dell’Archivolto NERI MARCORÈ/EUGENIO ALLEGRI “Terra padre” dai racconti di Roberto Saviano regia di Giorgio Gallione 40 “Terra Padre” è una lettura scenica che intreccia storie di denuncia e che racconta patologie ed eroismi del nostro paese; un’esplorazione nel materiale narrativo, anche inedito, del dopo “Gomorra”. Roberto Saviano ha scritto infatti in questi anni, oltre a numerosi articoli di taglio civile e giornalistico, anche alcuni racconti, di grande impatto emotivo e politico, che ha voluto affidare all’Archivolto e alla cura di Giorgio Gallione per verificarne l’efficacia teatrale. Sono, ad oggi, due storie e alcuni brevi appunti narrativi che si collocano nello stesso universo letterario di “Gomorra” e che affrontano storie del Sud e dell’Italia contemporanea. Vicende emblematiche di ribellione e dolore che intrecciano umanità e controinformazione svelando, attraverso la fascinazione del narrare, i destini di un’umanità senza nome, meschina o eroica, che si incrocia e confligge con le potenti e talvolta arcaiche strutture del potere e della politica. I due racconti sono “La terra padre” e “L’anello”. “La terra padre” è una sorta di racconto di formazione, in cui il protagonista ricorda la sua adolescenza, la scelta di laurearsi in filosofia “per non decidere al posto di nessuno”, il difficile rapporto con il padre, l’episodio dell’iniziazione all’uso della pistola. Ne “L’anello”, invece, un oggetto comune diventa un simbolo, un codice che permette a una ragazza settentrionale di partecipare a una festa di matrimonio senza essere “disturbata”. I due attori, accompagnati dalla musica di Mario Arcari, danno voce a questi testi, un materiale forte e ringhioso, commosso e partecipe che conferma la grande intelligenza, il talento e la partecipazione umana di Saviano ai destini e alle vicende della sua terra. “Poetica e violenta, come solo la scrittura può essere, mentre diventa suono, mormorio, grido o sparo di pistola...Vestiti con l’abito scuro, davanti al leggio, circondati da una trincea di pietre e di lampadine, perché è di una guerra che si racconta, i due attori si alternano nell’accompagnare il pubblico nell’universo lontano di Gricignano d’Aversa” (Elena Nieddu, “Il Secolo XIX”). Teatro Giovani 41 4 Dicembre, ore 21 ITC2000 MAURIZIO CROZZA “Fenomeni” di Maurizio Crozza, Vittorio Grattarola, Alessandro Robecchi, Andrea Zalone, Francesco Freyrie, Luca Bottura collaborazione ai testi Federico Taddia musicista in scena Silvano Belfiore “Siamo un paese di “fenomeni”. Riusciamo a fare solo le cose difficili... le cose facili ci annoiano... Per esempio, prendi la Freccia Rossa: 3 ore e mezzo per andare da Milano a Roma. Grazie alle ferrovie italiane, sulla tratta Milano-Roma, il treno adesso vince sull’aereo. Purtroppo, invece, sulla tratta Milano-Voghera, il treno perde ancora sulla bicicletta...” Maurizio Crozza torna in teatro con un nuovo spettacolo che ha al centro il nostro paese, i suoi protagonisti e le sue vittime. Una fenomenologia contemporanea graffiante e mutevole che segue, giorno per giorno, l’evolversi malinconico delle notizie. Monologhi, musiche, personaggi celebri e non, in un affollarsi di storie che raccontano un’Italia che non vedremo mai in televisione. Accompagnato dal musicista Silvano Belfiore, il comico genovese ci regala un’inedita occasione di riflessione su ciò che ci circonda. Maurizio Crozza si diploma alla Scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova e prosegue la sua carriera con il Teatro dell’Archivolto di Genova, dove forma il gruppo dei Broncoviz. Acquisisce popolarità in televisione nei programmi satirici di Raitre “Avanzi” e “Tunnel”, nei programmi della Gialappa’s Band e nella trasmissione demenziale “Hollywood Party” (in onda su Rai Radio 3). Dal 2001 al 2004 è trasformista di punta nelle trasmissioni “Quelli che... il calcio” e la “Grande notte del lunedì sera”, presentate da Simona Ventura. Nel 2005 Adriano Celentano lo vuole nel suo discusso programma “Rockpolitik”. Nel 2006 esordisce come show-man e autore di un nuovo programma su La7, ironicamente intitolato “Crozza Italia”. Dal 2007 cura e interpreta stabilmente la copertina del programma su Raitre “Ballarò”. Teatro Giovani 43 14-15 Gennaio, ore 21 (fuori abbonamento) 16 Gennaio, ore 16,30 e ore 21 (fuori abbonamento) in collaborazione con Ad Arte Spettacoli Srl Julio Alvarez-Duetto 2000 MOMIX “Remix” The best of Momix ideato e diretto da Moses Pendleton per il 30° anniversario dell’attività codirettore artistico Cynthia Quinn con Heather Magee, Nicole Loizides, Paula Rivera, Yasmine Lee, Rebecca Rasmussen, Samuel Beckman, David Dillow, Steven Marshall, Brian Simerson, Jared Wootan direttori tecnici Gianni Melis, Fabrizio Pezzotti, Corrado Verini costumi Phoebe Katzin, Moses Pendleton, Cynthia Quinn sculture ed attrezzi Alan Boeding e Marty Ponte luci Joshua Starbuck, Howell Binkley, Moses Pendleton 44 Conosciuta nel mondo intero per le sue opere di eccezionale inventiva e bellezza, Momix è una compagnia di balleriniillusionisti diretta da Moses Pendleton. La sua fama è legata alla capacità di evocare un mondo di immagini surreali facendo interagire corpi umani, costumi, attrezzi, giochi di luce. La compagnia prende il nome da un assolo ideato da Pendleton - al tempo membro dei Pilobolus Dance Theatre - per i Giochi Olimpici invernali di Lake Placid nel 1980. Nel corso degli anni la formazione e le dimensioni del gruppo hanno subito diversi mutamenti, ma è rimasto intatto l’impegno a contribuire allo sviluppo dell’arte della danza divertendo il pubblico. Nel 1992 Momix presenta “Passion”, che diventa in breve tempo un successo mondiale. Si tratta di uno spettacolo ideato sulla colonna sonora del film di Martin Scorsese “L’ultima tentazione di Cristo”, di Peter Gabriel. Lo stesso anno la celebre squadra di Baseball, San Francisco Giants, affida a Momix la realizzazione di una coreografia per un’inaugurazione. Darà nascita al nuovo spettacolo chiamato, appunto, “Baseball” (1994). Nel 1996 debutta a Milano lo spettacolo “Supermomix”. Nel 2001 la compagnia presenta la prima mondiale dello spettacolo “Opus Cactus” al Joyce Theatre di New York, osannato dalla critica mondiale. Record assoluto di pubblico nei paesi dove è stato rappresentato in questi ultimi anni. Nel 2005, in occasione del venticinquesimo anniversario della compagnia, Moses Pendleton presenta “Sun Flower Moon”, un gioco di sovvertimenti e di seduzioni visuali concentrate, in cui affascinanti oggetti cosmici guizzano e fluttuano in un metafisico Mare lunare. Ultimo in ordine di tempo lo spettacolo “Bothanica” (2009). La compagnia ha spesso realizzato progetti speciali e televisivi ed è apparsa anche in Italia in produzioni RAI. Oltre alle annuali apparizioni al Joyce di New York, la compagnia si esibisce in tutto il mondo effettuando tournées in Canada, Americhe ed Europa. Con “Remix”, il loro ultimo spettacolo, ennesimo capolavoro dell’eclettico Moses Pendleton, curatore anche di luci e costumi, i Momix festeggiano 30 anni di attività. I pezzi più significativi, originali e suggestivi tratti dalle storiche produzioni si alternano a tre nuove creazioni: “Baths of Caracalla”, “If you need somebody” e “Duets”. Da “Momix Classic” a “Bothanica”, passando per “Passion”, “Opus Cactus”, “Sun Flower Moon” e “Supermomix”, il gruppo di ballerini acrobati ci racconta la sua formidabile storia. Teatro Giovani 45 25 Gennaio, ore 21 International Music and Arts GINO PAOLI “Live in teatro 2010/2011” con Riccardo Cavalieri, chitarre, Marco Caudai, basso, Dario Picone, tastiere e pianoforte, Vittorio Riva, batteria, Salvatore Piedepalumbo, fisarmonica 46 GINO PAOLI compone e canta da oltre cinquant’anni (per la precisione: “La gatta” è del 1960, ma le prime incisioni di pezzi non suoi sono del 1959). Pochi sanno presentarsi al pubblico, in teatro o in tv, con la sobrietà, il distacco e l’eleganza che gli sono abituali. Ha scritto canzoni che resteranno nel patrimonio della musica leggera non solo italiana (“Senza fine”, il ritratto di Ornella Vanoni dopo il primo incontro, ha fatto il giro del mondo e figura nel repertorio di molte orchestre). Ha superato la boa dei cinque decenni passati sui palcoscenici e nelle sale d’incisione e come interprete ci ha fatto conoscere le canzoni di Manuel Serrat, Jacques Brel, Piero Ciampi, Leo Ferré e Charles Aznavour. Ha aiutato a muovere i primi passi canori a Luigi Tenco, Lucio Dalla, Fabrizio De André e Zucchero, tra gli altri. Cos’altro chiedere alla carriera, per chi ha iniziato come pittore e disegnatore pubblicitario tra i carruggi di Genova (tra Pegli, Boccadasse e la Foce non poteva che nascere “Sassi”) e in seguito si è trovato a fare il capostipite dei cantautori genovesi pur essendo nato a Monfalcone (1934) e trapiantato in fasce nel capoluogo ligure? La canzone è stata per Paoli la maniera di esprimere desideri, domande, melanconie, emozioni, ribellioni e chiedersi dei perché. Dopo cinquant’anni di carriera, espone il viso segnato dalle rughe che sanno di vita vissuta e di lupo di mare (il mare è sempre presente nelle sue canzoni). Ora è un artista che ha fatto pace con se stesso, oltre che con l’amore, le donne e la quotidianità ma sa graffiare ancora come i gatti che ama. Dove sta il segreto di Gino Paoli? L’uomo e il cantante non sono facili al primo impatto. Lui è consapevole che gli hanno cucito addosso per tanti anni la fama di scontroso e irritabile (un po’ lunatico di sicuro lo è, almeno come tutti i liguri, anche quelli di adozione). L’uomo, checché se ne dica, si è sempre concesso agli altri quando c’era una giusta causa da difendere, anche se a lui non piacciono le bandiere e le verità di una parte sola. Ha aiutato Emergency di Gino Strada, ha cantato contro l’embargo economico a Cuba, ha organizzato concerti per la popolazione colpita da un’alluvione a Stava, è stato testimonial di una campagna contro le mine da guerra. Lo ha sempre fatto con parsimonia, discrezione, contro le mode, fuori dai branchi che non frequenta. La spiegazione della durata artistica di Paoli sta nel suo stile, rimasto uguale negli anni, capace di rinnovarsi nelle sonorità e negli arrangiamenti grazie a raffinati collaboratori in epoche diverse come Michele Torpedine e Beppe Vessicchio. Si può chiudere questo ritratto con le parole dello stesso Paoli che lo descrivono meglio di qualunque altro: «Non ho mai vissuto o agito in maniera diversa da quello che sentivo. La mia carriera di cantautore è stata una battaglia dall’inizio alla fine, nel senso che non ho mai concesso niente, non mi sono mai venduto, non ho mai tentato di avere qualcosa che non mi spettasse, non ho mai cercato di ottenere qualcosa con altri mezzi se non con ciò che scrivevo e cantavo, neanche un sorriso facevo per paura che sembrasse una maniera per vendermi. Io voglio esere amato per quello che sono, non per quello che sembro» (dal libro “Noi due, una lunga storia”, 2004). Questa onestà umana e artistica dev’essere arrivata al pubblico, a quello che lo segue da mezzo secolo e a quello che si è rinnovato di generazione in generazione. Il pubblico lo ama come si amano i grandi artisti che fanno epoca. (Aldo Garzia) Nel corso della serata verranno riproposti i brani più amati, quelli celebrati nella raccolta “Senza Fine”, uscita lo scorso anno a coronamento di un percorso artistico davvero straordinario. Teatro Giovani 47 26 Gennaio, ore 21 La Contemporanea OTTAVIA PICCOLO “Donna non rieducabile” Omaggio a Anna Politkovskaja di Stefano Massini Floraleda Sacchi, arpa regia di Silvano Piccardi 48 Dopo il bellissimo “Processo a Dio”, Ottavia Piccolo torna nuovamente con un testo di Stefano Massini che ha adattato in forma teatrale brani autobiografici e articoli di Anna Politkovskaja, la giornalista russa trovata morta il 7 ottobre 2006 nell’androne della sua casa moscovita, uccisa da quattro colpi di arma da fuoco. “Dopo il crollo del Regime sovietico, la Russia sembrava avviata verso una nuova democrazia. L’assassinio di Anna Politkovskaja ha allungato un’ombra terribile su questa illusione. Anna non era una militante politica, era una giornalista. Una giornalista e una donna, senza alcuna mira di potere o altro, se non quello di portare avanti, con tenacia e determinazione, il proprio mestiere. Il suo fu uno sguardo aperto, senza prevenzioni né compromessi, su quanto avveniva nel suo paese, partendo dalla lontana Cecenia, per arrivare a incontrare i momenti più terribili della recente storia russa (dalla strage al Teatro Dubrovka di Mosca, a quella nella scuola di Beslan). Se il vecchio potere sovietico, per imporre il proprio controllo su ogni forma di dissenso o, più semplicemente, di libero pensiero, si sentiva in dovere di costruire leggi, tribunali e processi speciali, che legittimassero in qualche modo l’accanimento repressivo, istituzionalizzandolo, il nuovo sistema di potere, per eliminare la presenza scomoda del “punto di vista” libero di questa donna, ha agito come un qualsiasi potere mafioso, affidandosi clandestinamente a dei sicari, a dei killer senza volto. Come nell’Argentina dei colonnelli (dove gli oppositori venivano fatti “sparire”, senza che ufficialmente nessuno ne dovesse rispondere), anche nel caso di Anna Politkovskaja, chi godeva della sua eliminazione, poteva nel contempo mostrarsi con le mani formalmente “pulite”. La vita di Anna è diventata qualcosa di unico e di emblematico, in cui la vicenda personale e professionale ha finito con l’assumere di per sé un meta-significato, un valore simbolico di qualcosa che ancora sembra sfuggire alla comprensione e alla coscienza contemporanea... Anna si riteneva, ed era, una “giornalista”. Punto. Un ruolo sempre più scomodo nella “società della comunicazione” e del controllo mediatico delle coscienze: in questa “civiltà”, fare cronaca, pura e semplice e sincera cronaca, significa essere già in prima linea, esposti quindi a tutte le forme di rappresaglia, dalla più indiretta, silenziosa e segreta, alla più mirata e tragica. Affrontando il testo di Stefano Massini, mi resi conto che non si trattava di mettere in scena il “personaggio” di Anna Politkovskaja, né, tanto meno, di farne un’eroina da feuilleton politico. Si trattava al contrario di restituire al pubblico, nella forma più diretta, più semplice, più anti-retorica possibile, il senso della scelta di verità, compiuta da una giornalista che volle andare a vedere dentro gli eventi, per restituircene, con sguardo limpido e coraggioso, personaggi e vicende. Mettere in scena uno sguardo, quindi: questo il compito mio e di Ottavia. Suggerendo il contesto realistico, evocando la persona attraverso le sue testimonianze, ricreando la condizione di solitudine che mano a mano la circondò, fino a soffocarla. E Ottavia Piccolo ha dato voce allo smarrimento, all’orrore, alla dignità e anche all’ironia di questa donna indifesa e tenace, con il rigore e l’intensa partecipazione di una attrice che in quei valori di libertà si identifica fino in fondo”. (Silvano Piccardi) Teatro Giovani 49 22 Febbraio, ore 21 Produzioni Fuorivia/Teatro Stabile di Torino GIUSEPPE BATTISTON/GIANMARIA TESTA “18 mila giorni. Il pitone” di Andrea Bajani musiche originali di Gianmaria Testa regia di Giorgio Gallione 50 Diciottomila giorni corrispondono a 50 anni. È curioso come la prospettiva e il senso del tempo possano cambiare a seconda del criterio col quale lo si organizzi: gli anni o i giorni. Il pitone è un animale che prima se ne sta buono e ti prende le misure e poi, quando ha raggiunto la tua stessa lunghezza o la tua stessa forza, ti fa fuori. Lo spettacolo parte da qui: dal tempo e da una metafora. Protagonista un uomo di 50 anni che perde il lavoro. Riflessioni personali e epocali si intrecciano a sottolineare come in soli 18 mila giorni siano radicalmente mutate le prospettive e le aspettative sociali in Italia. Dalla dignità del lavoro del gruista della “Chiave a stella” di Primo Levi, da un’epoca in cui il lavoro era un diritto e elemento fondante dell’umana dignità, al trionfo dell’odierno precariato, divenuto persino forma più o meno palese di ricatto sociale. Protagonista Giuseppe Battiston, pluripremiato attore del nostro cinema e del nostro teatro (per il monologo “Orson Welles’ Roast” ha vinto il Premio Hystrio, l’Eti-Olimpici del Teatro e il Premio UBU come miglior attore italiano). Accanto a lui, a fare da contrappunto musicale, il cantautore Gianmaria Testa, non nuovo a incursioni nel teatro e a collaborazioni con altri artisti (“Guarda che luna!” dedicato a Fred Buscaglione con Stefano Bollani, la Banda Osiris ed Enrico Rava o “Chisciotte e gli invincibili” con Erri De Luca e Gabriele Mirabassi) che comporrà canzoni nuove e inedite apposta per questo spettacolo. Il testo, originale, sarà dello scrittore Andrea Bajani, autore di romanzi e repertages, spesso dedicati al tema del lavoro o a indagare il sociale (“Cordiali Saluti”, “Mi spezzo, ma non mi impiego”, “Domani niente scuola”). “C’è stato un momento in cui ci siamo svegliati, e ci siamo resi conto che quello che prima avevamo non c’era più, si era volatilizzato. Come tornare a casa, cercarsi il portafoglio dentro la tasca e sentire che dentro la tasca c’è un vuoto dove prima era pieno. Si resta così, con un senso di tradimento che brucia. Perché quello che ferisce di più, oltre al furto, è il non essersi accorti di nulla, l’inganno di una mano che si infila, ti deruba, e poi se ne va via impunita. Ecco, io quando penso a che cosa è successo al lavoro in Italia, e dunque all’Italia, penso a quella stessa sensazione di tradimento. Com’è possibile, mi chiedo ogni volta, che dopo tanti anni un giorno ci siamo svegliati, e quello che avevamo dato per scontato – il lavoro – non c’era più, si era volatilizzato? Com’è successo che un giorno ci siamo svegliati e il lavoro, da diritto che era, era diventato una concessione, e ciascuno era disposto a sbranare il vicino pur di salvarsi? Com’è successo che l’Italia una mattina si è svegliata, e tutto quel che aveva messo da parte non c’era più?” (Andrea Bajani) Teatro Giovani 51 14 Marzo, ore 21 Tieffe Teatro Milano in collaborazione con la Fondazione Giorgio Gaber MADDALENA CRIPPA “E pensare che c’era il pensiero” di Giorgio Gaber e Sandro Luporini Massimiliano Gagliardi, pianoforte regia di Emanuela Giordano Dopo la fortunata esperienza di “Sboom”, Maddalena Crippa torna in città confrontandosi con uno spettacolo culto per molte generazioni:, un titolo che segna, insieme ad altri grandi titoli gaberiani, un preciso spartiacque sul fare e pensare teatro e che rappresenta forse il punto più alto dell’opera della coppia. 52 “Quello che sembrava fosse un inarrestabile processo rivoluzionario sul piano delle coscienze, prima ancora che su quello storico e politico, comincia a mostrare i suoi limiti, le sue incertezze, i suoi tentativi un po’ patetici di nascondere contraddizioni sempre più evidenti. L’appiattimento dell’individuo preconizzato dai vari Adorno e Marcuse, è qui presentissimo. Si comincia ad avvertire un senso di impotenza, di incapacità a contrapporre istanze diverse al modello americano e alla sua trionfale avanzata. Si percepisce il disagio di una sconfitta collettiva che ci ostiniamo ancora a non voler riconoscere come tale.” (Giorgio Gaber e Sandro Luporini). “Dal primo istante mi è stato chiaro che in quanto donna non avrei mai potuto, ma soprattutto non avrei mai voluto, rifare Gaber” dice Maddalena Crippa. Prima donna che si avvicina all’universo gaberiano per interpretare un “repertorio tanto originale quanto maschile”, Maddalena Crippa non si sottrae alla sfida e anzi sottolinea la novità di un nuovo approccio che passa attraverso “un altro punto di vista, un’altra sensibilità”. Un Gaber riletto al femminile, che mantiene tutta la forza delle sue parole, che ancora oggi ci fa riflettere perché capace di interrogarsi, di scendere nel privato o aprirsi al sociale, di “stare” nel presente, riuscendo a decifrarlo e persino ad anticiparlo, mettendosi in gioco in prima persona in una costante ricerca. “Proprio nell’onestà di questa ricerca – dice ancora Maddalena Crippa - che a tratti diventa perfino corrosiva, e nel bisogno di condividerla sta il punto di contatto con me, con noi, con l’oggi”. “Per non cedere – afferma Emanuela Giordano, regista dello spettacolo – per continuare ad allenare la coscienza, non arrendersi alla paura di amori sempre più fragili, di desideri sempre più tiepidi, di ideali che a solo pronunciarli ci sentiamo ormai ridicoli”. “Consideriamolo un tabù infranto. Giorgio Gaber al femminile non si era mai visto né ascoltato...Maddalena Crippa ha offerto da donna, e quindi da abusiva virtuale, una delle più fantastiche, struggenti riletture del mondo poetico e civile di Gaber....Al di là del vertice di bravura e al di là delle emozioni che l’attrice sparge in platea col supporto vocale di un eccellente trio femminile, la sua interpretazione ha ancora un merito. Riesce a toccare il cuore poetico di Gaber estraendone non soltanto i malumori e le scottature, ma portandoci il soffio di una profezia mai smentita insieme all’attualità di un pensiero che, universale nel suo pessimismo, non potrà più essere né maschile né femminile”. (Sandro Cappelletto, “La Stampa”) Teatro Giovani 53 1 Aprile, ore 21 Promo Music GHERARDO COLOMBO “Processo a Cavour” di Corrado Augias e Giorgio Ruffolo e con Ruggero Cara e Martina Galletta regia di Ruggero Cara 54 Il conte Camillo Benso di Cavour è messo alla sbarra per aver, con colpevole leggerezza, favorito o quanto meno non impedito l’unificazione di un paese che non possedeva i requisiti politici, etnici, culturali per affrontare responsabilmente un tale profonda modificazione. Colpevole di aver scritto in una lettera a Rattazzi “L’unità d’Italia? una corbelleria: ma ogni tanto la storia fa delle corbellerie”. Secondo qualcuno il Risorgimento fu addirittura il suo soliloquio. Ma è così? L’accusa concentrerà la sua requisitoria su tre punti portanti e importanti anche per la collocazione geografica nonché per i momenti in cui i fatti contestati si svolsero. Milano e Venezia. Cosa furono le cinque giornate di Milano, un “diavolezzo” come lo chiamò il Cattaneo? Oppure la dimostrazione della volontà di un popolo? Quanto meno della sua élite? E la resistenza accanita di Venezia – gli atti di eroismo che spinsero il maresciallo Radetzky a presentare le armi agli insorti dopo la conquista della città, che cosa rappresentò? La questione meridionale: l’accusa sosterrà che aver riunito alla corona sabauda un Mezzogiorno di cui si ignorava tutto, fu gesto sconsiderato. Produrrà le lettere degli ufficiali piemontesi piene di sorpresa di fronte alle condizioni di vita di quelle popolazioni, i rapporti sgomenti al Parlamento del Regno. E la spedizione di Garibaldi, detta dei Mille, che cosa fu se non un atto d’aggressione nei confronti di un Regno legittimo in clamorosa violazione al diritto delle genti, come allora si diceva? La questione romana. Aver sottratto Roma al Papa non fu anch’esso gesto sconsiderato dal punto di vista religioso, ma anche civile e politico? L’accusa esibirà le lettere, le suppliche di Pio IX ai regnanti d’Europa già durante l’esilio a Gaeta nei mesi febbrili della Repubblica Romana del 1849. Lo sconcerto, il dolore, l’ira dell’uomo e del pontefice. Come ribatterà Cavour? Le accuse sono pesanti, ma la sua difesa dispone di ottime frecce. I richiami saranno alla storia culturale, alla lingua, alle aspirazioni profonde quanto meno delle élite, al sogno lungamente delineato fin dal XIII secolo con Dante, e poi Machiavelli e Guicciardini. Ma avranno peso anche le ragioni economiche: quei piccoli regni erano già allora esigui rispetto alle potenzialità del nascente capitalismo europeo. Lasciati a se stessi avrebbero finito per soffocare. E che cosa dire delle tremende condizioni di arretratezza in cui l’amministrazione pontificia aveva tenuto per secoli la popolazione di Roma? Belli ne ha dato una descrizione terribilmente efficace. Il finale rimane aperto e vedrà, forse, la vittoria (ai punti, se si vuole) della difesa sull’accusa, con una chiusura affidata ad uno dei grandi poemi risorgimentali. In scena tre attori, due uomini e una donna: l’accusa, Cavour che si difenderà da solo e ...l’Italia. Una giovane e brava attrice, rivestita dal tricolore come nei varietà di una volta, interromperà, di tanto in tanto, i due contendenti per prendere lei la parola in prima persona: voi state raccontando la mia vita, dirà, dovete ascoltare la mia versione della storia. L’Italia si avvarrà, infatti, di foto, documenti filmati e sonori (le canzoni, l’opera lirica), versi e brevi estratti da opere risorgimentali per appoggiarvi la sua appassionata ricostruzione dei fatti. Gherardo Colombo è un magistrato divenuto famoso per aver condotto o contribuito a inchieste celebri quali la scoperta della Loggia P2, il delitto Giorgio Ambrosoli, i processi Imi-Sir/Lodo Mondadori/Sme e l’inchiesta “Mani pulite”. Dal 2007, dimessosi dal servizio, si impegna nell’educazione alla legalità nelle scuole, attraverso incontri con studenti di tutta Italia, e proprio per tale attività ha ricevuto il Premio Nazionale Cultura della Pace 2008. Nel settembre 2009 viene nominato presidente della casa editrice Garzanti Libri. Teatro Giovani 55 Musica e Balletto 2010/11 20 Novembre, ore 21 RONALD BRAUTIGAM, pianoforte BEETHOVEN Sonata n. 11 in si bem. magg. op. 22 Sonata n. 21 in do magg. op. 53 “Waldstein” Sonata n. 14 in do diesis min op. 27 n. 2 “Chiaro di luna” Sonata n. 23 in fa min. op. 57 “Appassionata” 58 RONALD BRAUTIGAM, nato ad Amsterdam, studia dapprima con Jan Wijn al Conservatorio “Sweelinck” della sua città, con John Bingham a Londra e con Rudolf Serkin negli USA. Nel 1984 ottiene la più alta distinzione olandese, il “Muziekprijs”. Da allora l’artista ha suonato con moltissime orchestre europee e la direzione di Bernard Haitink, Riccardo Chailly, Charles Dutoit, Edo de Waart, Ivan Fischer, Christopher Hogwood, Bruno Weil, Andrew Parrott e Philippe Herreweghe. Ha partecipato anche al Festival di Salisburgo con il Concertgebouw Amsterdam e la direzione di Frans Brüggen. L’interprete dedica una considerevole parte della propria attività alla musica da camera. Ha effettuate molte registrazioni discografiche con la violinista Isabelle van Keulen ( Mozart-Šostakovič, Poulenc, Fauré, Grieg, Sibelius e Elgar) ed è ospite privilegiato dei più prestigiosi Festival di musica da camera del mondo. Si dedica con particolare interesse al fortepiano e, grazie alle sue collaborazioni con Ton Koopman e Frans Brüggen, Brautigam ha suonato con l’Orchestre des Champs-Elysées,The 18th-Century Orchestra, la Freiburger Barockorchester, Tafelmusik, The Orchestra of The Age of Enlightment. Per la Casa discografica BIS ha registrato oltre trenta titoli tra cui l’integrale delle sonate di Haydn e Mozart al fortepiano e sta portando avanti l’integrale delle sonate di Beethoven al fortepiano, edizione, giunta all’ottavo volume, che si pone come quella di riferimento. È stato premiato con due Edison Award, tre Diapason D’Or e otto Choc du Monde de la Musique. Nel 2010 ha vinto il prestigioso “Midem Classical Award” per la registrazione del Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra di Beethoven. Musica e Balletto 59 3 Dicembre, ore 21 (recupero del concerto del 30 gennaio compreso nell’abbonamento alla stagione 2009/10) KRYSTIAN ZIMERMAN, pianoforte CHOPIN Notturno in fa diesis magg. op. 15 n. 2 Sonata n. 2 in si bem. min. op. 35 Scherzo n. 2 in si bem. min. op. 31 Sonata n. 3 in si min. op. 58 Barcarola in fa diesis mag. op. 60 60 KRYSTIAN ZIMERMAN proviene da una famiglia legata alla musica da una lunga tradizione. Ha fatto i primi passi sotto la supervisione del padre e a sette anni ha cominciato a studiare sistematicamente con Andrzej Jasinski, al Conservatorio di Katowice, dove, quattordici anni dopo, si è diplomato. La vittoria del Grand Prix al Concorso Chopin del 1975, a diciotto anni, gli ha aperto le porte di una brillante carriera internazionale. Nel 1976 Arthur Rubinstein lo invita a Parigi e l’incontro influenzerà durevolmente lo sviluppo del giovane pianista. Nel 1977 suona per la prima volta negli Stati Uniti e in Giappone. Nel 1985 vince il premio dell’Accademia Chigiana di Siena quale miglior giovane musicista dell’anno e nel 1994 il premio della Fondazione Leonie-Sonning a Copenhagen. Nella sua trentennale carriera ha suonato in tutto il mondo sotto la direzione di Bernstein, Karajan, Abbado, Ozawa, Giulini, Muti, Maazel, Previn, Boulez, Mehta, Haitink, Rattle e collaborando con Gidon Kremer, Kyung-Wha Chung, Yehudi Menuhin. Ha avuto anche l’opportunità di conoscere i maestri della generazione precedente: Claudio Arrau, Arturo Benedetti Michelangeli, Arthur Rubinstein, Sviatoslav Richter, che hanno avuto tutti una grande influenza sulla sua formazione musicale. Il repertorio di Zimerman comprende, fra l’altro, opere di Chopin, Liszt, Schubert, Brahms, Grieg, Bartok, Ravel, Debussy nonché musica da camera di Franck e Szymanowski. Nelle ultime dieci stagioni, da quando ha deciso di viaggiare con il suo pianoforte, è riuscito ad abituare il suo pubblico e le società artistiche a questa insolita prassi. Con dei dispositivi tecnici da lui escogitati ha reso possibile portare in tour il proprio strumento permettendogli di eliminare o di ridurre al minimo tutto ciò che potrebbe distrarlo da questioni puramente musicali. Il pianoforte non è la sua sola passione: è sempre stato un abilissimo organista e inoltre l’aver frequentato molti tra i più prestigiosi direttori d’orchestra dei nostri tempi gli ha permesso di approfondire la sua conoscenza della direzione d’orchestra. Si è posto il limite di cinquanta concerti all’anno ed ha un’aderenza totale alla sua professione: organizza personalmente la gestione della sua carriera, studia l’acustica delle sale da concerti, le ultimissime tecnologie di registrazione e della costruzione degli strumenti. Ha sviluppato un analogo approccio nei confronti della registrazione discografica, processo di cui si occupa nella sua totalità. Durante i trenta anni di collaborazione con la Deutsche Grammophon, ha inciso 22 dischi che hanno ricevuto importanti premi. Nel 1999 ha registrato i Concerti di Chopin con un’orchestra costituita appositamente per questo progetto, la Polish Festival Orchestra, con la quale ha fatto una lunga tournée in Europa e America per commemorare il centocinquantesimo anniversario della morte di Chopin. Successivamente ha registrato il Concerto per pianoforte n. 1 di Brahms con i Berliner Philharmoniker diretti da Sir Simon Rattle, ricevendo critiche assai lusinghiere. Tra le esecuzioni storiche che lo hanno posto per sempre nell’olimpo della musica classica, ci sono quella con i Wiener Philharmoniker il 10 febbraio 1985, la sua interpretazione del Concerto per pianoforte di Robert Schumann sotto la direzione di Herbert von Karajan e i Berliner Philharmoniker, e i Concerti n. 3, 4 e 5 di Beethoven sotto la direzione di Leonard Bernstein e i Wiener Philharmoniker. Musica e Balletto 61 18 Dicembre, ore 21 ORCHESTRA FILARMONICA DI SOFIA ALEXEI KORNIENKO, direttore GIUSEPPE ALBANESE, pianoforte NICOLAI Le Allegre Comari di Windsor. Ouverture CHOPIN Concerto n. 2 in fa min. op. 21 per pf. e orch. BEETHOVEN Sinfonia n. 6 in fa magg. op. 68 “Pastorale” 62 L’ORCHESTRA FILARMONICA DI SOFIA è in attività da oltre ottanta anni. Fondata nel 1928 da Sasha Popov quale espressione dell’Accademia Musicale, dal 1945 è un organismo statale e la principale formazione musicale del suo paese. Moltissime le sue tournée estere in Europa e nel mondo. Nel corso degli anni l’Orchestra ha suonato con Sviatoslav Richter, David Oistrakh, Karel Ancerl, Mstislav Rostropovich, Krystof Penderecki. Vasta la discografia che comprende decine di dischi dai grandi autori della tradizione classica, da Beethoven e Brahms a Mahler, del quale ha inciso l’integrale delle sinfonie dirette da Emil Tabakov (per l’etichetta Capriccio e Capriola sono uscite circa cinquanta registrazioni) a lavori di compositori bulgari con particolare cura per le registrazioni d’opera che vedono la collaborazione di grandi artisti quali Gena Dimitrova, Anna Tomova-Sintova, Raina Kabaivanska, Nicolai Giaurov. ALEXEI KORNIENKO ha studiato pianoforte e direzione al Conservatorio di Mosca dove si è diplomato e nel 1986 è stato nominato professore di pianoforte. Nel 1990 è diventato direttore musicale del Collegium Musicum Carinthia e nel 1995 direttore ospite della Orchestra Filarmonica di Mosca. Nel 2001 è stato nominato direttore artistico del Worthersee Festival, nel 2005 direttore musicale dell’Orchestra della Radiotelevisione Statale di Mosca e dal 2009 è Direttore Principale dell’Orchestra Filarmonica di Sofia. Negli ultimi anni la sua attività direttoriale si è incrementata in modo esponenziale sia in Europa che nel resto del mondo dirigendo, tra le altre, l’Orchestra Sinfonica di Zagabria, l’Orchestra Nazionale Ucraina di Kiev, la Royal Philharmonic Orchestra di Londra e l’Orchestra Sinfonica di Monaco e partecipando al Festival di Salisburgo, delle Fiandre, di Bregenz, di Francoforte e di Lubiana. Kornienko è riconosciuto come membro della élite dei grandi direttori russi della “generazione di mezzo”, ma è anche apprezzato per la sua qualità interpretativa nel dirigere in particolare la musica contemporanea: a livello internazionale è costantemente invitato a dirigere le prime esecuzioni assolute di nuove composizioni di particolare difficoltà. GIUSEPPE ALBANESE, diplomato presso il Conservatorio di Pesaro, si è perfezionato presso l’Accademia Pianistica Internazionale “Incontri col Maestro” di Imola sotto la guida di Franco Scala e Piero Rattalino conseguendovi nel 2003 il diploma con il titolo onorifico di “Master”, la qualifica più alta rilasciata da tale istituzione. Vince nel 1997 il Premio Venezia e ottiene alla 54ª edizione del Concorso Internazionale Busoni di Bolzano il “Premio speciale per la migliore esecuzione dell’opera contemporanea”. Nel 2003 si aggiudica il primo premio al Concorso Internazionale Vendome Prize. Si esibisce come solista suonando presso prestigiosi Teatri in Italia (San Carlo di Napoli, Maggio Musicale Fiorentino, La Fenice di Venezia, Comunale di Bologna, Auditorium Parco della Musica e Opera di Roma, Auditorium Verdi di Milano, Lingotto di Torino) ed all’estero (Metropolitan Museum e Steinway Hall di New York, Konzerthaus di Berlino, Mozarteum di Salisburgo, Salle Cortot di Parigi, St.-Martin-in-the-Fields a Londra, Gulbenkian di Lisbona, Teatro della Musica Araba de Il Cairo).Vanta collaborazioni con direttori d’orchestra di livello internazionale, tra cui Conlon, Humburg, Jurowski, Kovatchev, Lombard, Nanut, Netopil, Pehlivanian. Musica e Balletto 63 19 Dicembre, ore 21 (fuori abbonamento) CORA “SISTER” ARMSTRONG & EARL BYNUM GOSPEL SINGERS GOSPELS & SPIRITUALS Cora Harvey Armstrong, “Sister Armstrong”, è una tra le più interessanti voci femminili gospel della East Coast. Cantante solista e pianista è attiva sulla scena artistica da oltre trent’anni e ha codiretto l’importante gruppo “Virginia State Gospel Ensemble” per tre anni, realizzando nel 1977 l’album “Everyday With Jesus”. Nell’ultimo decennio ha insegnato voce e piano a livello internazionale ed ha collaborato con prestigiosi cori quali il “Bethel Music Ministry” ed il “Full Deliverance”. EARL BYNUM, produttore, autore, insegnante, direttore del famoso “Virginia Mass Choir”, torna in Italia con la sua storica formazione con la quale contribuisce alla diffusione della musica gospel grazie alla ricchezza del proprio talento musicale. Il suo è un gospel contemporaneo, ma saldamente ancorato alla più autentica tradizione afroamericana. Nella sua lunga e proficua attività concertistica ha avuto occasione di aprire gli spettacoli di importanti artisti quali Kirk Franklin e Richard Smallwood. Bynum e il suo gruppo sono stati insigniti dell’importante riconoscimento “Group of the Year” e “Best Ensemble” agli Hampton Roads e WBSK Music Awards. e negli ultimi anni hanno tenuto centinaia di concerti sia in USA che in Europa dove sono uno dei gruppi gospel più conosciuti ed apprezzati. 64 65 Musica e Balletto 21 Dicembre, ore 21 BALLETTO DI MOSCA “La Classique” “Il lago dei cigni” di P. I. Čajkovskij coreografie di Alexandr Vorotnikov 66 Fondato nel 1990, il BALLETTO DI MOSCA “La Classique”, annovera fra le sue file danzatori di notevole tecnica classicoaccademica provenienti dai maggiori teatri russi, dal Teatro Bolshoj di Mosca al Marinskij di San Pietroburgo, da Kiev a Odessa ed altri. Sempre molto richiesto, l’ensemble compie regolarmente tour internazionali di successo, in paesi quali Gran Bretagna, Francia, Spagna, Italia, Austria, Norvegia, Israele, Thailandia, Taiwan, Cina, Giappone, Australia, Egitto e Marocco. Composta da una cinquantina di elementi fra corpo di ballo, solisti e primi ballerini la compagnia, la cui direzione artistica è affidata a Elik Melikov, vanta in repertorio tutti i grandi capolavori, dalla Trilogia Čajkovskijana a Giselle, Cenerentola, La Bajadera, Paquita, Don Chisciotte e Coppelia. La Compagnia, sotto l’egida del Dipartimento della Cultura della Città di Mosca – Moskoncert, in Italia non ha bisogno di molte presentazioni. Ormai conosciuta dopo anni di tourneé, la Compagnia infatti può vantare un pubblico fidelizzato sia per l’alta qualità delle messinscena dei propri spettacoli sia per le étoiles di grande professionalità. Tra queste rinnova la propria presenza la stella Nadejda Ivanova, vera punta di diamante della Compagnia, affiancata per la prima volta da ospiti di fama e dai primi ballerini, solisti e corpo di ballo. La compagnia si pone nel solco della secolare tradizione della danse d’école ma, grazie alle coreografie di Alexander Vorotnikov, la libera dai ridondanti e obsoleti “manierismi” per riproporla rinnovata e adatta al pubblico odierno che, se ama la tradizione, nel contempo predilige mises en scène più agili e moderne. Torna dopo gli apprezzati “Giselle” e “Lo Schiaccianoci” delle scorse stagioni. “Il Lago dei cigni” fu rappresentato per la prima volta al Bolshoj nel 1877, ma la coreografia di Julius Wenzel Reisinger non fu all’altezza né delle musiche né dei tratti elegiaci richiesti dalla delicatezza della trama. Per assistere alla versione, oggi considerata come assoluto riferimento, si dovette attendere il 1895, grazie alla cooperazione tra il coreografo francese Marius Petipa, che firmò il I° e il III° atto, e il russo Lev Ivanov cui spettarono gli eterei “atti bianchi” (II° e IV° atto); un diamante incastonato nel già preziosissimo lavoro di Petipa e Ivanov si deve alla ballerina milanese Pierina Legnani, la quale, alla rinnovata “prima” del balletto presso il Teatro Marinskij di San Pietroburgo, diede sfoggio della propria abilità tecnica introducendo nell’assolo di Odile, il cigno nero, i celeberrimi 32 fouettées consecutivi. Musica e Balletto 67 22 Dicembre, ore 21 LINDA CAMPANELLA, soprano MASSIMILIANO DAMERINI, pianoforte CHOPIN 3 Mazurke (arr. P. Viardot) 4 Canti Polacchi dall’op. 74 SCHUMANN Frauenliebe und -leben op. 42 SCHUBERT 2 Lieder: Die Forelle D550, Gretchen am Spinnrade D118 MAHLER 4 Lieder da “Des Knaben Wunderhorn” STRAUSS 3 Lieder: Morgen op. 27 n.4, Wiegenlied op. 41 n. 1, Zueignung op. 10 n. 1 68 LINDA CAMPANELLA si è diplomata brillantemente sia in pianoforte, sotto la guida di Walter Ferrato presso il Conservatorio di Genova, che in canto sotto la guida di Franca Mattiucci presso il Conservatorio di Alessandria. Ha perfezionato lo studio del suo repertorio seguendo corsi con Renata Scotto, Rockwell Blake, Robert Kettelson. La sua carriera professionistica l’ha portata a cantare in alcuni dei principali teatri in Italia e all’estero, dove ha interpretato i principali ruoli del suo repertorio che corrisponde a quello del soprano lirico-leggero di coloratura. Intensa l’attività d’incisione discografica soprattutto in ambito barocco con prime esecuzioni di Paisiello (“Socrate immaginario”), Vivaldi (“Il Giustino”), Scarlatti (“Oratorio della Santissima Trinità”), Galuppi (“L’amante di tutte”), Stradella (“La Doriclea”). Notevole il suo repertorio nell’ambito della liederistica: dai lieder mozartiani a Berg passando per i romantici e tardo romantici tedeschi, spagnoli, francesi. È apprezzatissima anche nel repertorio sacro e in quello della musica contemporanea. Alcuni importanti compositori (Possio, Correggia, Morricone, Acker, Yanov-Yanovsky …), hanno scritto per lei alcune pagine o ruoli di opere. È stata protagonista dell’esecuzione e incisione in prima mondiale dell’”Agnese” di Paër, insieme a “I Barocchisti” diretti da Diego Fasolis. Nella corrente stagione è stata protagonista femminile ne “La Cambiale di Matrimonio” all’Opera Giocosa di Savona e sarà Norina nel “Don Pasquale” per il Festival Donizettiano di Bergamo e a Novara. MASSIMILIANO DAMERINI, genovese, ha compiuto gli studi musicali nella sua città, sotto la guida di Alfredo They e di Martha Del Vecchio, diplomandosi in pianoforte e composizione. Considerato uno degli interpreti più rappresentativi della sua generazione, ha suonato in alcuni dei più importanti teatri e sale da concerto del mondo dalla Konzerthaus di Vienna al Barbican Hall di Londra, dal Teatro Alla Scala di Milano al Teatro Colón di Buenos Aires, dall’Herkules Saal di Monaco, all’Auditorio Nacional di Madrid, ecc., collaborando in qualità di solista con prestigiose orchestre e partecipando a festival internazionali, tra i quali, Maggio Musicale Fiorentino, Biennale di Venezia, Festival dei Due Mondi di Spoleto, Berliner Festwochen. Oltre ad innumerevoli registrazioni per varie reti radiotelevisive europee ed americane, ha inciso per molte etichette discografiche tra le quali EMI, Ricordi-BMG, Warner, Naxos. Attualmente sta curando per la Arts l’incisione integrale delle Sonate di Schubert. Moltissime le opere pianistiche a lui dedicate da autori tra cui Gaslini, Gentilucci, Donatoni, Vacchi, Sciarrino. Molto generosa nei suoi confronti la critica nazionale ed internazionale. La critica italiana gli ha conferito il prestigioso Premio Abbiati nel 1992 quale concertista dell’anno e nel 2006 per l’ esecuzione di “Ausklang” per pianoforte e orchestra di Helmut Lachenmann con l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI a Torino. Musica e Balletto 69 8 Gennaio, ore 21 MARIO BRUNELLO, violoncello ANDREA LUCCHESINI, pianoforte BEETHOVEN Sonata n. 1 in fa magg. op. 5 n. 1 BRAHMS Sonata n. 2 in fa magg. op. 99 SCHUBERT Sonata in la min. D 821 “Arpeggione” BEETHOVEN Sonata n. 5 in re magg. op. 102 n. 2 70 MARIO BRUNELLO è uno dei nomi più significativi del panorama musicale mondiale. Nel 1986 è il primo artista italiano a vincere il Concorso Čajkovskij di Mosca che lo proietta sulla scena internazionale. Viene invitato dalle più prestigiose orchestre, tra le quali London Philharmonic, Royal Philharmonic, Münchner Philharmoniker, Philadelphia Orchestra, Mahler Chamber Orchestra, Orchestre National de France, NHK Symphony di Tokyo, Filarmonica della Scala, Accademia di Santa Cecilia; lavora con direttori quali Gergiev, Mehta, Muti, Temirkanov, Chailly, Koopman, Ozawa, Gatti, Chung e Abbado, che negli anni lo ha invitato a suonare con l’Orchestra del Festival di Lucerna e con l’Orchestra Mozart, sia come solista che come direttore. Brunello si presenta sempre più di frequente nella doppia veste di direttore e solista dal 1994, anno di fondazione dell’Orchestra d’Archi Italiana, con la quale ha una intensa attività sia in Italia che all’estero. Nell’ambito della musica da camera Brunello collabora con celebri artisti, tra i quali Kremer, Argerich, Zimmermann, Bashmet, Pollini, Lucchesini, Afanassiev e i Quartetti Borodin e Alban Berg. L’ampia discografia include, tra l’altro, le Suites di Bach, le Sonate di Brahms, Beethoven, Chopin e opere contemporanee per violoncello solo. Brunello ha studiato con Adriano Vendramelli, perfezionandosi in seguito con Antonio Janigro. Alle sue molteplici attività concertistiche, affianca quella di direttore artistico del Premio Borciani e del Festival del Quartetto di Reggio Emilia. È stato nominato Accademico di Santa Cecilia. Suona un prezioso violoncello Maggini del 1600, appartenuto a Franco Rossi. ANDREA LUCCHESINI, formatosi alla scuola di Maria Tipo, si impone all’attenzione internazionale nel 1983 con la vittoria al Concorso “Dino Ciani”, presso il Teatro alla Scala di Milano. Da allora ha suonato con le più prestigiose orchestre, collaborando con direttori quali Abbado, Bychkov, Chailly, Dutoit, Gatti, Gelmetti, Harding, Sinopoli. Nel 1994 gli viene conferito il prestigioso Premio “Accademia Chigiana”, cui si è aggiunto, nel 1995, il Premio della Critica “Abbiati”. Nel 2001 ha eseguito la nuova Sonata per pianoforte di Luciano Berio in prima mondiale a Zurigo, proseguendo così una felice collaborazione che aveva preso l’avvio con il Concerto II “Echoing curves” dello stesso Autore, eseguito da Lucchesini in tutto il mondo e registrato con la London Symphony per la BMG. L’integrale live delle Sonate per pianoforte di Beethoven, incisa per la Stradivarius, ha avuto il riconoscimento di disco del mese nell’agosto 2004 da Fonoforum. Nel 2007 è uscita per l’etichetta inglese Avie Records l’integrale delle opere per piano solo di Luciano Berio che ha ricevuto importanti riconoscimenti dalla critica, tra cui le 5 stelle del BBC Music Magazine, Gramophone, International Record Review, il Premio come miglior disco dell’anno Classic Voice 2007 ed è stato nominato tra i tre migliori dischi di musica contemporanea del 2007 alla prestigiosa manifestazione Cannes Musica Award 2008. Nel 2010 è uscito, sempre per la Avie Records, un CD dedicato agli Improvvisi di Schubert. Già vice direttore della Scuola di Musica di Fiesole accanto a Piero Farulli, nel settembre 2008 ne diviene direttore. Dal giugno 2008 è anche Accademico di Santa Cecilia. Musica e Balletto 71 22 Gennaio, ore 21 BALLETTO DEL SUD “Shéhérazade” musica di N. Rimskij-Korsakov con la partecipazione di Luciana Savignano coreografie di Fredy Franzutti 72 Il “Balletto del Sud” nasce nel 1995 fondato e diretto dal coreografo italiano Fredy Franzutti, ospite del Teatro Bolshoj di Mosca, dell’Opera di Roma, dell’Opera di Montecarlo e di Bilbao, di prestigiosi festival d’opera e balletto internazionali e di numerosi eventi televisivi RAI. La compagnia, che presenta un organico composto da sedici solisti di elevato livello tecnico in grado di alternarsi nei ruoli principali, si è arricchita di un repertorio di venticinque produzioni comprendente i grandi titoli della tradizione classica coreografati da Fredy Franzutti e impreziositi dalla partecipazione di numerose etoilès ospiti come Carla Fracci, Lindsay Kemp, Alessandro Molin, Xiomara Reyes. Le molteplici tournèes nel territorio nazionale annoverano importanti teatri e festival (La Versiliana, Il Vittoriale, Vignale, Bologna ). La compagnia ha partecipato, inoltre, a numerose produzioni d’opera lirica, tra le altre, al ROF di Pesaro, al Teatro Lirico di Cagliari, al Teatro Bellini di Catania, a Montecarlo. Vittoria Ottolenghi ha invitato il Balletto del Sud a molte maratone internazionali di danza da lei organizzate come quella al Mittelfest di Cividale del Friuli su musiche di Luciano Berio. Tra le trasmissioni televisive che hanno visto protagonista la compagnia si possono citare: “Festa della Repubblica Italiana”, “Una Voce per Padre Pio”, “Concerto di Capodanno”. L’attività del Balletto del Sud si è arricchita di collaborazioni con orchestre, compositori, musicisti e direttori (Lorin Maazel, Richard Bonynge, Karl Martin), scenografi (Francesco Palma, Alfredo Troisi, Ferruccio Villagrossi), attori (Giorgio Albertazzi, Ugo Pagliai, Arnoldo Foà) e conduttori (Michele Mirabella) che hanno contribuito al successo riconosciuto dalla critica e dal pubblico. Carla Fracci ha spesso invitato Franzutti al Teatro dell’Opera di Roma per le coreografie di vari balletti e, nel 2007, per “Aida” alle Terme di Caracalla. Originale e meditata, la versione di Franzutti non si rifà al libretto che Alexandre Benois compilò nel 1910 per il coreografo Michael Fokine impegnato con i Balletts Russes di Diaghilev (il lavoro andò in scena all’Opera di Parigi con interpreti Ida Rubinstein, Nijinski e addirittura Enrico Cecchetti). Franzutti, infatti, ha inteso tener conto delle annotazioni che lo stesso Rimskij-Korsakov appuntò sulla partitura, indicando chiaramente a quali fiabe delle “Mille e una notte” aveva inteso ispirarsi. La scelta di Franzutti ha quindi riportato l’azione ad un più stretto collegamento con lo spirito originale della composizione che, non nata per il balletto, possiede in sé una forza evocativa fiabesca quanto mai esplicita, che risulta invitante nel sollecitare la vena creativa di chi possiede il “genio” della coreografia. Il primo quadro si riferisce ai viaggi di Sinibad il Marinaio, il quale vide isole fantastiche ed ebbe avventure rese celebri anche da un ciclo di films. E come non pensare alla multicolore giovinezza di Rimskij-Korsakov stesso, marinaio, giramondo, dilettante di sensazioni, generico cultore di orientalismi, e di nazionalismo sonoro…(Bortolotto). Il secondo è ispirato alle vicende del Principe Kalandar, che corrisponde alla storia di Aladino e della sua lampada magica. Il terzo quadro, “Il giovane Corsaro e la giovane principessa”, è una scena d’amore. E il quarto, “Festa a Baghdad”, si conclude con una grande esplosione di colori e di danze e con un naufragio (sul tema del primo quadro); la nave viene trasportata da una tempesta sugli scogli sovrastati dalla statua dorata di un idolo; e infine Shéhérazade torna, a chiudere il ciclo di fiabe del poema, che sarà, poi, ignara e incolpevole fonte di tanto kitsch orientale. Musica e Balletto 73 29 Gennaio, ore 21 MICHELE CAMPANELLA, pianoforte LISZT Ballata n. 2 in si min. Due Leggende: -San Francesco d’Assisi che predica agli uccelli -San Francesco di Paola che cammina sulle onde Années de Pèlerinage: Deuxième Année: Italie 74 Considerato internazionalmente uno dei maggiori virtuosi e interpreti lisztiani, MICHELE CAMPANELLA ha affrontato in oltre quarant’anni di attività molte tra le principali pagine della letteratura pianistica. La Società “Franz Liszt” di Budapest gli ha conferito il Gran Prix du Disque nel 1976, 1977 e nel 1998, quest’ultimo per l’incisione “Franz Liszt - The Great Transcriptions I-II” edita dalla Philips. Nel 1986 il Ministero della Cultura ungherese gli ha conferito la medaglia ai “meriti lisztiani”, così come l’American Liszt Society nel 2002. Formatosi alla scuola pianistica napoletana di Vincenzo Vitale, Michele Campanella è un artista di temperamento assai versatile. Questa sua caratteristica lo ha portato ad avvicinare autori quali Clementi, Weber, Poulenc, Busoni Rossini, Brahms, Ravel e Liszt, di cui ha recentemente inciso un’antologia di Parafrasi, primo grande capitolo di un’importante serie dedicata all’opera lisztiana. La sua discografia comprende incisioni per etichette quali Emi (Ravel), Philips (Liszt, Saint-Saëns), Foné (Chopin), PYE (Liszt, Čajkovskij), Fonit Cetra (Busoni), Nuova Era (Čajkovskij, Liszt, Musorgskij, Balakirev), Musikstrasse (Rossini), P&P (Brahms, Liszt, Scarlatti), Niccolò (Schumann). Nell’estate del 2005 è stata pubblicata dal Rossini Opera Festival la registrazione della “Petite Messe Solennelle” di Rossini diretta da Campanella a Pesaro. Ha suonato con le principali orchestre europee e statunitensi, collaborando con direttori quali Abbado, Gelmetti, Inbal, Mackerras, Mehta, Muti, Prêtre, Salonen, Sawallisch, Schippers, Soudant, Thielemann. È frequentemente invitato in paesi quali Australia, Russia, Gran Bretagna, Cina, Argentina ed è stato ospite dei festival internazionali di Lucerna, Vienna, Praga, Berlino e Pesaro (Rossini Opera Festival). Negli anni ’90 è stato al fianco di Salvatore Accardo e Rocco Filippini, quali partner ideali per affrontare i capolavori della musica da camera. Spiccano tra gli ultimi importanti traguardi l’esecuzione di tutti i concerti di Beethoven e Mozart, e l’integrale della musica per pianoforte di Brahms. Negli anni recenti si è molto sviluppata l’attività di Michele Campanella in veste di direttore -solista con le più prestigiose orchestre italiane, come l’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, l’Orchestra della Toscana, l’Orchestra da Camera di Padova e del Veneto, I Filarmonici di Verona, l’Orchestra Haydn di Bolzano e Trento. Da sottolineare il repertorio: Ravel, Fauré, Poulenc, Franck, Saint-Saëns, Schumann, Weber, Liszt, oltre a Mozart e Beethoven. Si dedica con passione all’insegnamento: è titolare della cattedra di pianoforte all’Accademia Chigiana di Siena dal 1986 e per otto anni ha tenuto corsi di perfezionamento a Ravello. Attualmente è direttore del Centro Studi pianistici Vincenzo Vitale presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, centro che vede corsi di perfezionamento tenuti da Massimo e Stefania Bertucci, Laura De Fusco, Monica Leone e Campanella stesso. È stato insignito dei prestigiosi riconoscimenti della “Fondazione Premio Napoli” e della “Fondazione Guido e Roberto Cortese”. È membro dell’Accademia di Santa Cecilia, dell’Accademia Filarmonica Romana, dell’Accademia Cherubini di Firenze. Michele Campanella ha in repertorio 137 brani di Liszt e può documentare, sino ad oggi, poco meno di tremila esecuzioni pubbliche di questi brani. Torna a Savona dopo un recital lisztiano del 1987 e uno beethoveniano con Salvatore Accardo del 1996. Musica e Balletto 75 5 Febbraio, ore 21 ACADEMIA MONTIS REGALIS Fiorella Andriani, flauto solista Francesco D’Orazio, violino solista Mariangiola Martello, clavicembalo solista Giorgio Tabacco, clavicembalo solista Raul Orellana, violino, Paola Nervi, violino, Pasquale Lepore, viola Marco Testori, violoncello, Roberto Bevilacqua, contrabbasso BACH Concerto in la min. per violino e archi BWV 1041 Concerto in do min. per due clavicembali e archi BWV 1060 Concerto in mi magg. per violino e archi BWV 1042 Suite n. 2 in si min. per flauto, archi e continuo BWV 1067 Concerto in do min. per due clavicembali e archi BWV 1062 Nel 1994 la Fondazione Academia Montis Regalis diede vita a Mondovì ai Corsi di Formazione Orchestrale Barocca e Classica, con la finalità di offrire a giovani musicisti italiani e stranieri interessati al repertorio sei-settecentesco la possibilità di fare un’esperienza unica nel suo genere in Italia. Nacque così l’orchestra con strumenti originali Academia Montis Regalis, che dall’anno della sua fondazione è regolarmente diretta dai più importanti specialisti internazionali nel campo della musica antica: Ton Koopman, Jordi Savall, Christopher Hogwood, Reinhardt Goebel, Monica Huggett, Luigi Mangiocavallo, Enrico Gatti, Alessandro De Marchi e molti altri ancora. Fin dall’inizio, l’Academia Montis Regalis all’attività formativa ha affiancato quella concertistica riscuotendo positivi consensi. Negli anni successivi l’Orchestra ha iniziato un importante progetto discografico con la casa francese OPUS 111, con la quale ha realizzato fino ad ora una decina di cd. L’Orchestra è divenuta oggi una realtà professionale tra le più apprezzate a livello nazionale e internazionale, con presenze regolari presso alcune importanti Istituzioni concertistiche e Festival quali Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma, Rassegna “Musica e Poesia a San Maurizio” di Milano, Amici della Musica di Perugia, di Firenze e di Padova, GOG di Genova, MITO SettembreMusica, Teatro dell’Opera di Lille, Teatro Municipale di Losanna, Festival di Montreux, Teatro degli Champs-Elysées di Parigi, Teatro di Poissy, Teatro dell’Opera di Halle e di Innsbruck. Molti sono inoltre i riconoscimenti ottenuti in campo internazionale per quanto concerne l’attività discografica: Diapason d’Or, Choc Musique, Gramophone Choice. Da alcuni anni l’Academia Montis Regalis ha affidato il ruolo di direttore principale ad Alessandro De Marchi, con il quale sta partecipando a un importante progetto discografico finanziato dall’Istituto per i Beni Musicali in Piemonte (Vivaldi Edition) che prevede l’incisione dei manoscritti vivaldiani conservati presso la Biblioteca Nazionale di Torino. Il primo cd della collezione, “Juditha Triumphans”, ha riscosso un successo straordinario in tutto il mondo: a questa prima incisione se ne sono aggiunte altre quattro fra cui “Orlando Finto Pazzo” e una serie di concerti per violino e archi realizzati con Enrico Onofri. Parallelamente ha iniziato un progetto che prevede tre cd dedicati all’oratorio: “San Giovanni Battista” di Stradella, “Trionfo del Tempo e del Disinganno” di Händel e “Davidis pugna et victoria” di Alessandro Scarlatti. Dal 2010 è l’orchestra residente del prestigioso Festival Internazionale di Innsbruck. Nel 2005 l’Academia Montis Regalis ha ricevuto il “Premio Abbiati”, uno dei maggiori premi della critica nazionale, per la sua attività rivolta alla valorizzazione della musica antica. Musica e Balletto 77 19 Febbraio, ore 21 KHATIA BUNIATISHVILI pianoforte LISZT Sonata in si min. CHOPIN Ballata n. 4 in fa min. op. 52 Scherzo n. 1 in si min. op. 20 Scherzo n. 2 in si bem. min. op. 31 Scherzo n. 3 in do diesis min. op. 39 STRAVINSKIJ Trois Mouvements de Pétrouchka 78 Nata nel 1987 a Tbilisi, KHATIA BUNIATISHVILI è cresciuta in Georgia. Ha iniziato lo studio del pianoforte sotto la guida della madre: il suo talento è stato riconosciuto prestissimo e, all’età di sei anni, ha debuttato in concerto con un’orchestra. In seguito è stata invitata ad esibirsi in Svizzera, Paesi Bassi, Francia, Germania, Belgio, Italia, Austria, Russia, Israele, Stati Uniti. Khatia Buniatishvili ha vinto il Concorso Horowitz di Kiev e la Borsa di Studio “Elizabeth Leonskaja” nel 2003. Al Concorso Pianistico di Tbilisi dello stesso anno ha conosciuto Oleg Maisenberg, che l’ha convinta a trasferirsi all’Accademia Musicale di Vienna. Nel 2008, in occasione del Concorso Arthur Rubinstein, si è contraddistinta come Miglior Interprete di Chopin ed ‘Audience Favourite’. Khatia Buniatishvili si è esibita con la Filarmonica di Israele, la Filarmonica di San Pietroburgo, l’Orchestra da Camera UBS del Festival di Verbier (Chopin, Concerto per pianoforte n. 2), la Deutsche Kammerphilharmonie Bremen diretta da Paavo Järvi, la NDR Sinfonie Orchester di Hannover ed Amburgo, le Orchestre di Lucerna e Düsseldorf, l’Orchestra di Filadelfia e Larry Foster. Molto presto apparirà anche con la Filarmonica di Rotterdam diretta da Andrey Boreyko. è spesso ospite dei festival più prestigiosi: Dubrovnik, Gerusalemme, Lockenhaus, Tbilisi, il Festival Pianistico della Ruhr, il Progetto Martha Argerich a Lugano, il Festival de La Roque d’Anthéron (dove ha debuttato con grandissimo successo nel 2008), le Folles Journées di Tokyo, ecc. In recital è apparsa a Londra (Wigmore Hall), Parigi, Lione, Zurigo, Torino, Firenze, Amsterdam, Vienna, Praga. Per due stagioni, dal 2009, è “BBC New Generation Artist” e nel 2010 ha ricevuto un “Borletti – Buitoni Trust Award”, tra i massimi premi internazionali per i giovani artisti emergenti. Musica e Balletto 79 5 Marzo,ore 21 VIKTORIA MULLOVA, violino KRISTIAN BEZUIDENHOUT, fortepiano BEETHOVEN Sonata n. 3 in mi bem. magg. op. 12 n. 3 Sonata n. 4 in la min. op. 23 Sonata n. 9 in la magg. op. 47 “Kreutzer” 80 “VIKTORIA MULLOVA è forse la più elegante, raffinata e dolcemente espressiva violinista del mondo” (The Chicago Tribune, agosto 2005). Ha studiato presso la Scuola Centrale di Musica di Mosca ed il Conservatorio della stessa città. Il suo straordinario talento si è imposto all’attenzione internazionale quando, nel 1980, ha vinto il Primo Premio al Concorso Sibelius a Helsinki e, nel 1982, la Medaglia d’Oro al Concorso Čajkovskij. Da allora ha suonato con le migliori orchestre e i più prestigiosi direttori e ha partecipato ai più importanti festival internazionali. È famosa in tutto il mondo per la sua eccezionale versatilità e integrità musicale: i suoi interessi spaziano dal barocco al classico, fino alle tendenze e improvvisazioni d’avanguardia. La passione per il repertorio barocco eseguito secondo la prassi del tempo l’ha portata a collaborare con The Orchestra of the Age of Enlightenment, il Giardino Armonico, Venice Baroque e con l’Orchestre Révolutionnaire et Romantique. Nelle prossime due stagioni, Viktoria suonerà in sei concerti alla Wiener Konzerthaus a riconoscimento del suo eclettismo musicale. In recital collabora regolarmente con Katia Labèque e recentemente ha formato un duo con il fortepianista Kristian Bezuidenhout, con cui esegue musiche di Schubert e Beethoven. A loro si unirà successivamente il violoncellista Pieter Wispelwey per un tour europeo. Contemporaneamente porterà avanti i suoi recital bachiani con Ottavio Dantone. Le sue numerose registrazioni per la Philips Classics hanno ricevuto importanti riconoscimenti, ma nel 2005 Viktoria Mullova, sempre alla ricerca di territori da esplorare, ha iniziato a collaborare con la Onyx Classics, casa discografica di recente costituzione, per presentare una serie di nuove incisioni tra cui un programma dedicato ai Concerti di Vivaldi con il Giardino Armonico diretto da Giovanni Antonini. A questa registrazione è stato assegnato il prestigioso Diapason d’Or per il 2005. Ha registrato anche due dischi con il Mullova Ensemble (Concerti di Bach e Ottetto di Schubert), un recital con Katia Labèque, le Sonate per violino e clavicembalo di J.S. Bach con Ottavio Dantone, le Sonate e Partite per violino solo di J.S. Bach e, con Kristian Bezuidenhout, due Sonate di Beethoven. Suona sul suo Stradivari “Jules Falk” del 1723 e su un Guadagnini del 1750. KRISTIAN BEZUIDENHOUT, sudafricano, ha iniziato i suoi studi in Australia e li ha completati alla americana Eastman School of Music. La sua carriera internazionale ha inizio con la vittoria del Primo Premio nel 2001 al “Bruges Fortepiano Competition”. Da allora ha suonato con prestigiose orchestre quali Freiburger Baroque Orchestra, The Orchestra of 18th Century, Concerto Köln, The Chamber Orchestra of Europe, Collegium Vocale Gent, Handel & Haydn Society collaborando con artisti quali Brüggen, Hogwood, Herreweghe. Passa dall’esecuzione al fortepiano al piano moderno, al clavicembalo. Ha suonato, tra l’altro, a Boston, Bruges, San Pietroburgo, Venezia, Utrecht, al Festival Chopin di Varsavia, al Mostly Mozart di New York e a Tanglewood. Ha una collaborazione con Petra Mllejans, direttore artistico della Freiburger Baroque Orchestra con la quale ha inciso un disco con le sonate di Mozart per la Harmonia Mundi e con Viktoria Mullova con la quale ha inciso un disco con due sonate di Beethoven per la Onyx. Tra gli ultimi impegni concerti con The Orchestra of 18th Century e con Les Arts Florissants. È professore ospite alla Eastman School of Music e alla Schola Cantorum di Basilea. Musica e Balletto 81 12 Marzo, ore 21 BALLETTO DI MILANO “Romeo e Giulietta” dall’omonima tragedia di William Shakespeare musiche di P. I. Čajkovskij con Martin Zanotti e Teresa Molino coreografie di Giorgio Madia Dopo la “Giulietta e Romeo” coreografata da Fabrizio Monteverde sulla musica di Prokofiev del 2008, ecco ora, a dimostrazione della inesauribile vitalità della tragedia shakespeariana, un “Romeo e Giulietta” completamente diverso, firmato da Giorgio Madia su musiche di Čajkovskij. 82 Ospite per la prima volta in città, il Balletto di Milano, fondato da Renata Bestetti e Aldo Masella, diretto da Carlo Pesta, opera da circa vent’anni anche in ambito internazionale in Svizzera, Francia, Russia (al Teatro Bolshoj). Tra le produzioni più importanti, “Bolero” (2004) con le coreografie di Ruben Celiberti e Grazia Galante, “Amor di Tango” (2005) con le musiche di Carlos Gardel e Astor Piazzola, “Red WoMa” e “Red Passion” (2006) di Cristiano Fagioli. Il Balletto di Milano vanta un nucleo stabile di danzatori accuratamente selezionati provenienti dalle migliori scuole e accademie, in grado di coniugare ad una tecnica impeccabile notevole versatilità e indubbia capacità espressiva. Molti sono i grandi artisti e coreografi ospitati nella storia della Compagnia tra cui spiccano nomi importanti del panorama internazionale come Carla Fracci, Oriella Dorella, Alla Ossipenko, Serge Manguette, Marco Pierin, Alessandro Molin, Gheorghe Iancu, Loris Gay, Vittorio Biagi, Giuseppe Carbone, Micha Van Hoecke. Giorgio Madia si è diplomato nel 1984 presso la Scuola di Ballo del Teatro alla Scala. È stato ballerino solista al Béjart’ Ballet Lausanne, Pennsylvania Ballet, San Francisco Ballet, Aterballetto e Züricher Ballet. Nel 1988 è stato scelto da Nureyev come partner nel “Le Chant du compagnon errant” di Béjart. Ha collaborato con il Balletto di Toscana ed è stato direttore del balletto della Volksoper di Vienna. Ha vinto tre volte consecutivamente il Gold Mask Critics Award: nel 2006 per la produzione di “La bella addormentata”, nel 2007 per la migliore direzione con “Cinderella” e nel 2008 con “Les Contes d’Hoffmann”. “Nella creazione degli spettacoli ho sempre dato spazio alla mia fantasia sottraendomi a formule teatrali definite. Tuttavia in Romeo e Giulietta mi affascinava l’opera originale: testo e rappresentazione scenica. Ho cercato quindi una terza via. Il linguaggio della danza, come diceva Béjart, non deve esprimere concetti molto complicati ma solo i più semplici: vita, morte, guerra, amore, tristezza e gioia. Il dramma di Romeo e Giulietta, come nell’immaginario collettivo, è per me l’archetipo, l’icona, dell’amore perfetto anche se (o proprio perché) in contrasto con la società e con il mondo. Quindi la chiave della mia interpretazione ha richiesto, seppur nella tradizione del testo, la ricomposizione temporale degli eventi: una storia che parte dal culmine del dramma e si snoda con lo scopo di enfatizzare l’icona. I contrasti di vita e morte, amore e guerra, giorno e notte, sono evocati dai colori bianco e nero in uno scenario che, secondo la semplicità del teatro elisabettiano, rinuncia a pesanti strutture scenografiche e si avvale di attori interpreti di più ruoli.” (Giorgio Madia). La partitura musicale è interamente di Čajkovskij: oltre all’ouverture-fantasia che il musicista aveva dedicato al capolavoro shakespeariano nel 1869, qui presentata anche nelle versioni e completamenti, anche inediti, del 1879 e 1880, ci sono brani dalle musiche di scena di “Hamlet” op. 67a, di “La fanciulla di neve” op. 12, della Sinfonia n. 3 op. 29, della Suite n. 1 per orchestra op. 43. Stagione d’Operetta 83 Stagione d’Operetta 2010/2011 16 Dicembre, ore 21 COMPAGNIA CORRADO ABBATI “Hello Dolly!” Libretto di Michael Stewart Musiche e liriche di Jerry Herman con Corrado Abbati regia di Corrado Abbati “Hello Dolly!” è una pietra miliare del teatro musicale leggero e, benché sia nata oltreoceano, ha una forte impronta europea che le deriva dall’avere nel copione una importante fonte letteraria così come era successo mezzo secolo prima per “La Vedova Allegra” di Franz Lehàr. Le due vedove hanno in comune non pochi elementi: la figura intraprendente e autorevole di una grande protagonista, la gran baldoria di colpi di scena e di equivoci, l’esuberanza del galop di Herman che evoca il can can di Lèhar, il forte potere di reminiscenza immediata della musica. Le due Vedove sono unite anche da un destino che ha come comune denominatore il grande successo e la straripante popolarità. Si pensi che la produzione originale di “Hello Dolly!” a Broadway fu lo spettacolo di più lunga tenitura superando l’allora record di “My Fair Lady”. Questo sicuramente grazie alla briosa commedia, ma anche, e soprattutto, al forte segno melodico della musica di Herman che si impone subito nella memoria del pubblico. Ecco dunque che la canzone, cordiale e ammiccante, “Hello Dolly!”, il pubblico se la porta dietro tornando a casa. E allora come affrontare questa simpatica, esuberante, straripante Dolly? Con fantasia e allegria perché il pubblico possa portare a casa non solo i famosi motivi musicali, ma anche il brio dei dialoghi, lo sfarzo dei costumi, l’eleganza delle scene, l’energia delle coreografie e, perché no, la bravura degli interpreti. Dolly Levi è un’affascinante vedova, sensale di matrimoni, che, stanca di essere sola, decide di riprendere marito. L’uomo che le interessa è un suo cliente, Orazio Vandergelder, un ricco parsimonioso commerciante di mezza età, proprietario di un negozio di mangimi dove lavorano i due giovani commessi Barnaby e Cornelio, anche loro alla ricerca dell’anima gemella. Orazio, che è ostile alle nozze della nipote Ermenegarda con il giovane Ambrogio, la cui professione di pittore è per lui sinonimo di povertà, si rivolge a Dolly, perché conduca la ragazza lontana dal suo innamorato. Dolly è pronta ad aiutare Orazio prendendosi cura della nipote Ermengarda, ma apprende che lui ha intenzione di andare a New York per chiedere la mano della graziosa modista Irene Mallow. Dolly decide, allora, di mandare all’aria questo proposito di fidanzamento: se Orazio deve sposare una donna, questa sarà lei. Inizia così una divertente serie di colpi di scena grazie ai quali Dolly mette in atto un geniale piano che mette a posto tutto e tutti. Orazio si converte così all’idea che il denaro non è l’unico scopo della vita ed accetta il matrimonio di Ermenegarda con Ambrogio, mentre i due commessi trovano la felicità l’uno tra le braccia di Irene, l’altro tra quelle della sua amica Minnie, ma soprattutto Dolly fa cadere ai suoi piedi il “nuovo” Orazio. Stagione d’Operetta 87 21 Gennaio, ore 21 COMPAGNIA CORRADO ABBATI “La vedova allegra” Libretto di Viktor Léon e Leo Stein Musica di Franz Lehár con Corrado Abbati regia di Corrado Abbati 88 Centocinquanta fa, nel 1861, il commediografo e librettista francese Henri Meilhac (lo stesso di “Carmen” di Bizet), scrisse un piacevole vaudeville che però divenne famosissimo solo grazie alla musica di Franz Lehár: era nata “La Vedova Allegra”. “Non si offenda, ma questa non è musica”. Questa frase, dettata dallo stesso Lehár, appariva incisa sulle medaglie omaggio che la direzione del teatro “An der Wien” offrì durante la trecentesima replica de “La Vedova Allegra”: una rivincita che il musicista volle concedersi nei confronti della direzione del teatro stesso e dei critici che la sera della prima gli avevano rivolto lo scettico e non lungimirante apprezzamento. Ma forse avevano ragione. “La Vedova Allegra” non è musica, è molto di più: è una emozione, una esperienza sensitiva che si stampa a lungo nella memoria di chi l’ascolta. “La Vedova Allegra” è un capolavoro di genuina ispirazione dove i protagonisti sono coinvolti in un vorticoso e divertente scambio di coppie, di promesse, di sospetti e di rivelazioni. Un parapiglia che, come è naturale che sia in una operetta, al termine si ricompone nel migliore dei modi con il matrimonio fra la bella vedova Anna Glavari e l’aitante diplomatico Danilo. Così al finale tutti cantano la celeberrima marcetta “È scabroso le donne studiar!” in una Parigi elegante e spensierata come elegante e spensierata vuole essere questa edizione dove si va da Maxim, si danno nomi capricciosi alle donnine che allietano le serate piccanti dei diplomatici, si cantano valzer pervasi da un erotismo scintillante, si ballano indemoniati can can e si ama in assoluta gaiezza in una atmosfera gioiosa e contagiosa che assimila attori e pubblico. Ed è in questa sinergia che l’operetta vola sulle ali del canto, della danza, della prosa, della maschera, del gesto facendosi teatro perfetto o, in modo meno presuntuoso, perfettamente teatrale. E dopo 150 anni la storia della vedova allegra è ancora qui fra di noi ed è ancora oggi uno degli spettacoli più rappresentati al mondo, cosa è successo? Nulla nella partitura di Lèhar, molto in noi che abbiamo capito che si può tranquillamente accettare la dimensione intellettuale della nostalgia che sa renderci più sereni. (Corrado Abbati) All’ambasciata del Pontevedro a Parigi, c’è grande fermento. Sta arrivando la Signora Anna Glavari, giovane vedova del ricchissimo banchiere di corte. L’ambasciatore, il Barone Zeta, ha ricevuto l’incarico di trovare un marito pontevedrino alla vedova e questo per conservare i milioni di dote della signora in patria. Infatti se la signora Glavari passasse a seconde nozze con un francese, il suo capitale lascerebbe la Banca Nazionale Pontevedrina e per il Pontevedro sarebbe la rovina economica. Njegus, cancelliere dell’ambasciata, è un po’ troppo pasticcione per una simile impresa, ma c’è il conte Danilo che potrebbe andare benissimo. Njegus e Zeta tentano di convincerlo, ma lui non ne vuole sapere. Tra Danilo e Anna c’era stata una storia d’amore finita male a causa della famiglia di Danilo. Da parte sua la vedova, pur amando Danilo, non lo vuole dimostrare e fa di tutto per farlo ingelosire. Frattanto si snoda un’altra storia d’amore che vede protagonisti Valencienne, giovane mogliettina di Zeta, e Camillo de Rossillon, un diplomatico francese che la corteggia con assiduità. I due si danno convegno in un chiosco. Li sta per sorprendere il barone Zeta quando Njegus riesce a fare uscire per tempo Valencienne ed a sostituirla con Anna. La vedova sorpresa con Camillo! Tutti sono sconvolti, Danilo furioso abbandona la festa. Tutto ormai sembra compromesso, ma Njegus, vero Deus ex-machina, riesce a sciogliere gli equivoci e a far confessare ad Anna e Danilo il loro reciproco amore. La patria è salva. D’ora in poi la signora Glavari non sarà più “La vedova allegra”, ma la felice consorte del conte Danilo Danilowitch. Stagione d’Operetta 89 4 Marzo, ore 21 COMPAGNIA ITALIANA DI OPERETTA “La Bajadera” Libretto di J. Brammer e A. Grünwald Musica di Emmerich Kálmán con Umberto Scida, Elena D’Angelo e Armando Carini direttore Orlando Puljn regia di Serge Manguette Composta nel 1921, quest’operetta dal sapore esotico-indiano ebbe un successo straordinario con quattrocentocinquanta rappresentazioni consecutive solo a Vienna. Nel 1922 è interpretata a Berlino da Mizzi Günther; in Italia quaranta compagnie l’hanno in repertorio; a Parigi è scelta per inaugurare il lussuoso teatro Mogador, negli Stati Uniti si chiamerà “Yankee Princess”. A Kálmán piace il libretto di Brammer e Grünwald. Mesi di lavoro a Ischl lo occupano tenacemente e la famosa romanza “O Bajadere” è il primo brano composto, con facile spontaneità. “La bajdera” è un prodotto degli Anni Venti e, accanto ai valzer, non può fare a meno di muoversi anche a tempo di shimmy e di fox-trot. 90 Odette Darimond, stella dei palcoscenici parigini sta replicando con grande successo l’operetta “La Bajadera” al Teatro Chatelet. Il Principe indiano Radjami, amante della “vie parisienne” da ormai molti anni, incuriosito dalla fama di Odette si reca a teatro per ammirarla in scena e se ne innamora all’istante. Nelle altre sale del teatro, Napoleone, un buffo personaggio, corteggia senza tregua Marietta, sposata con l’ormai impacciato e noioso Luigi Filippo raccontandole dei suoi viaggi (immaginari) in India e della sua grande amicizia con il principe Radjami. Marietta chiede dunque a Napoleone di presentare lei ed il marito al Principe e, per una serie di eventi, questo accade durante una festa nella residenza di quest’ultimo. Nel frattempo il principe Radjami chiede a Odette di sposarlo, ma lei, seppur innamorata, lo rifiuta per orgoglio. Ci si ritrova a teatro, tempo dopo. Napoleone e Marietta sono diventati una coppia ma, ahimè, esattamente come erano lei e Luigi Filippo, annoiati e stufi. Il principe Radjami frequenta tutte le sere il teatro per vedere la donna che gli ha spezzato il cuore. Sarà il capo-claque Pimprinette che, assieme al direttore del teatro, organizzerà il lieto fine tra il Principe e la Bajadera grazie ad un coinvolgente stratagemma. Stagione d’Operetta 91 . adw it teatro ragazzi 2011 27 Gennaio, ore 21, 28 Gennaio ore 10 in occasione del “Giorno della Memoria” PANDEMONIUM TEATRO di Bergamo “La Bambola Bionda e la Bambola Bruna” Una fiaba racconta l’Olocausto ai bambini testo e regia di Lisa Ferrari con Giulia Manzini e Chiara Carrara indicato per le famiglie e le scuole elementari 9 Febbraio, ore 10 ACCADEMIA PERDUTA di Ravenna “I musicanti di Brema” di Giampiero Pizzol e Claudio Casadio con Maurizio Casali, Mariolina Coppola, Lucia Puechler, Paola Bardarelli indicato per le scuole elementari 14 Febbraio, ore 10 TEATRO CITTA’ MURATA di Como “Chiamatemi Cirano!” indicato per le scuole elementari 24 Marzo, ore 10, 25 Marzo, ore 9,30 e 10,45 TEATRO DEL BURATTO di Milano “Giocagiocattolo” testo di Beatrice Masini con Marialuisa Casatta, Irene Dobrilla, Nadia Milani, Elena Veggetti (Elena Giussani) indicato per le scuole materne e la 1a classe delle scuole elementari 31 Marzo, ore 10 ACCADEMIA PERDUTA di Ravenna “L’Orchetto” di Suzanne Lebeau con Claudio Casadio e Daniela Piccari indicato per il II° ciclo elementare e medie 24 Febbraio, ore 10 drammaturgia e regia di Giorgio Scaramuzzino con Giorgio Scaramuzzino e Francesca Biasetton TEATRO DELL’ARCHIVOLTO di Genova “Abbecedario” indicato per le scuole materne e la 1a classe delle scuole elementari drammaturgia e regia di Daniela Nicosia con Vania Bortot e Labros Mangheras 13 Aprile, ore 10 25 Febbraio, ore 10 di e con Michele Eynard e Enzo Valeri Peruta indicato per il II° ciclo elementare e la 1a e la 2a classe delle scuole medie CA’ LUOGO D’ARTE di Reggio Emilia “Fiabe italiane” raccolte dalle tradizioni popolari italiane testo di Marina Allegri con Francesca Bizzarri e Dario Eduardo De Falco indicato per le scuole elementari 3 Marzo, ore 10 COMPAGNIA LA PULCE di Bergamo “Bit Generation” indicato per la 4° e 5° classe delle scuole elementari e medie 14 Aprile, ore 10 TEATRO LA PICCIONAIA di Vicenza “La danza delle api” testo di Carlo Presotto, Titino Carrara, Paola Rossi con Carlo Presotto e Matteo Balbo CA’ LUOGO D’ARTE di Reggio Emilia “Il racconto del pane” di Marina Allegri indicato per le scuole elementari indicato per il II° ciclo elementare e medie LA CITTA’ DEL TEATROFONDAZIONE SIPARIO TOSCANA “Sette note in fuga” con Alberto Branca, Massimiliano Grazioli e Zeno Bercini 7 Marzo, ore 10 ADW srl - www.adw.it - www.adweditori.it - [email protected] Villa Oxilia Via Verdi 5, 17047 Vado Ligure (SV) - tel. 019 21 600 66 Palazzo della Nuova Borsa Via Dante 2/4, 16121 Genova - tel. 010 86 889 98 testo e regia di Vania Pucci con Vania Pucci immagini eseguite dal vivo da Licio Esposito 11 Aprile, ore 10, 12 Aprile, ore 9,30 e 10,45 TIB TEATRO di Belluno “Il volo di Icaro” Le vitamine A, D, W sono indispensabili per realizzare progetti di comunicazione per grandi e piccole aziende. Advertising, Design, Web, Editoria, sono le competenze con le quali avveriamo i desideri dei nostri clienti. Rendendoli sempre felici. Le vitamine, se assunte periodicamente, aiutano a vincere. GIALLO MARE MINIMAL TEATRO di Empoli “AccaDueO” testo e regia di Stefano Andreoli con Elisa Carnelli, Marco Continanza e Davide Marranchelli indicato per il II° ciclo elementare e medie ADW, VITAMINE PER I TUOI PROGETTI. 22 Marzo, ore 10 3 Maggio, ore 10, 4 Maggio, ore 9,30 e 10,45 FONDAZIONE TEATRORAGAZZI E GIOVANI di Torino di Fabrizio Cassanelli, Donatella Diamanti “La favola della bellezza” e Letizia Pardi di Pasquale Buonarota, Alessandro Pisci e Lucio Diana con Pasquale Buonarota e Alessandro Pisci indicato per le scuole elementari con Chiara Pistoia e Francesca Pompeo indicato per le scuole materne e il I° ciclo delle scuole elementari 93 Musiche di Bachelet, Cimara, Fauré, Hahn, Respighi, Tirindelli, Toscanini, Tosti, Zandonai 12 ottobre ore 10.15 anteprima scuole 14-16 ottobre ore 20.30 “DON PASQUALE” Dramma buffo in tre atti Libretto di Giovanni Ruffini da “Ser Marcantonio” di Angelo Anelli Musica di Gaetano Donizetti con Domenico Colaianni / Sergio Vitale / Aldo Caputo / Gabriella Costa / Carlo Prunali Direttore Aldo Sisillo Regia Michele Mirabella Assistente alla regia Antonio Petris Scene Mauro Pagano Costumi Greta Podestà Maestro del Coro Gianluca Ascheri Orchestra Sinfonica di Sanremo Coro Lirico e Voci Bianche “P.Mascagni” di Savona Allestimento della Fondazione Teatro Comunale di Modena 22 ottobre ore 11 anteprima scuole 23 ottobre ore 20.30 “LA CAMBIALE DI MATRIMONIO” Farsa comica in atto unico Libretto di Gaetano Rossi da “La cambiale di matrimonio” di Camillo Federici Musica di Gioachino Rossini con Salvatore Grigoli / Linda Campanella / Leonardo Alaimo / Domenico Colaianni / Carlo Prunali/ Dionisia Divico Direttore Giovanni Di Stefano Ideazione dello spazio scenico e regia Elisabetta Courir Orchestra Sinfonica di Savonaa Nuovo allestimento del Teatro dell’Opera Giocosa Stagione invernale orchestra sinfonica di savona 2010 Stagione autunnale te atro dell’ opera giocosa 2010 2 ottOBRE ore 21 Anna Caterina Antonacci, soprano Donald Sulzen, pianoforte 9 ottOBRE ore 21 Oratorio di Nostra Signora di Castello Ensemble Voxonus Paolo Venturino, direttore del coro Filippo Maria Bressan, direttore Musiche di Vivaldi, Galuppi, Palestrina, Frescobaldi 28 novembre ore 16.30 Teatro Chiabrera Orchestra Sinfonica di Savona Pietro Borgonovo, direttore Pietro Fabbri, voce recitante e regia Prokofiev, Pierino e il lupo (in forma scenica) Šostakovič, Sinfonia da camera, per archi, op. 110a 10-11 dicembre ore 21 Teatro Chiabrera Orchestra Sinfonica di Savona Giovani Stars Carlo Chiddemi, direttore La voce rapita, favola musicale 30 dicembre ore 21 Teatro Chiabrera Orchestra Sinfonica di Savona Giuseppe Garbarino, direttore Concerto di Fine Anno 95 96 Abbonamenti BIGLIETTERIA Dall’11 ottobre l’orario di biglietteria è, dal lunedì al sabato (escluse le festività), dalle ore 10 alle 12 e dalle 16 alle 19 e un’ora prima degli spettacoli. Per informazioni e prenotazioni telefoniche: tel. 019820409. Per prenotazioni via fax: tel. 0194519200 INTERNET è possibile confermare ed acquistare gli abbonamenti e i biglietti della stagione artistica direttamente dal sito www. teatrochiabrera.it secondo le date specificate per ciascuna rassegna. è possibile prenotare i biglietti della stagione artistica utilizzando l’indirizzo e-mail [email protected] TEATROBUS Per tutti gli spettacoli serali in abbonamento della stagione di Prosa e d’Operetta è in funzione un servizio gratuito di andata e ritorno tra il Teatro Chiabrera e le fermate indicate sul territorio con appositi segnali. Stagione di Prosa ABBONAMENTI: La biglietteria del Teatro effettuerà la conferma degli abbonamenti dall’11 al 20 ottobre (escluso il 17). Il 21 e 22 ottobre sarà possibile, per tutti coloro che hanno confermato con riserva di cambiamento, avere la prelazione di scelta sui posti rimasti disponibili nelle serate. Il 23 ottobre inizierà la vendita dei nuovi abbonamenti. Il 28 ottobre inizierà la vendita dei nuovi abbonamenti per 4 spettacoli a turno libero. PREZZI: Abbonamento: Poltrona di platea, balconata e palco Gallerie numerate Euro 225 Euro 155 Ridotto giovani fino a 26 anniEuro 110 Ridotto giovani fino a 26 anni Euro 80 Gli abbonati alla stagione di prosa a 9 spettacoli potranno acquistare l’abbonamento numerato a posto unico a 5 spettacoli del Teatrogiovani (21/11, 04/12, 26/1, 22/2, 01/4) al prezzo di Euro 55. Abbonamento a 4 spettacoli a turno libero. Gli abbonati, al momento dell’acquisto, dovranno farsi assegnare il posto per gli spettacoli: “L’appartamento”, “Un ispettore in casa Birling”, “I casi sono due” e, a scelta, tra “Col piede giusto”, “Le allegre comari di Windsor” e “Il malato immaginario” Poltrona di platea, balconata e palco Euro 90 Gallerie numerate Euro 55 Abbonamento mattutino a 3 spettacoli. Posto unico Euro 20 Abbonamento a 4 spettacoli riservato ai giovani fino a 26 anni (“Le allegre comari di Windsor”, “Il malato immaginario”, “I casi sono due” e “Il fu Mattia Pascal”. Per chi avesse acquistato l’abbonamento mattutino, “Il fu Mattia Pascal” è sostituito con “Col piede giusto”). Si potrà scegliere all’interno dei turni. Poltrona di platea, balconata e palco Euro 35 Gallerie numerate Euro 25 Biglietto singolo spettacolo: Poltrona di platea, balconata e palco Gallerie numerate Posto unico rapp. mattutine Euro 26 Euro 19 Euro 10 Ridotto giovani fino a 26 anni Ridotto giovani fino a 26 anni Euro 15 Euro 11 Spettacolo “Aggiungi un posto a tavola”: Poltrona di platea Euro 26 + 4 prev. Galleria numerata Euro 19 + 3 prev. Ridotto giovani fino a 26 anni Ridotto giovani fino a 26 anni Euro 15 + 3 prev. Euro 11 + 3 prev. Spettacolo “Brachetti, ciak si gira!”: Poltrona di platea Euro 40 + 4 prev. Prima galleria Euro 27 + 3 prev. Poltrona di balconata e di palco Seconda galleria Euro 33 + 3 prev. Euro 20 + 3 prev. Vendita biglietti: Spettacolo “Le allegre comari di Windsor”: dal 06/11/10 Tutti gli altri spettacoli: acquisto in biglietteria e on-line dal 15/11/2010 - prenotazione telefonica e e-mail dal 16/11/2010 99 TeatroGiovani ABBONAMENTI La biglietteria del Teatro effettuerà la conferma degli abbonamenti dall’11 al 20 ottobre (escluso il 17). Il 21 e 22 ottobre sarà possibile, per coloro che hanno confermato con riserva di cambiamento, avere la prelazione di scelta sui posti rimasti disponibili. Il 25 ottobre inizierà la vendita dei nuovi abbonamenti. Il 6 e 8 novembre l’abbonato dovrà farsi assegnare il posto per lo spettacolo “E pensare che c’era il pensiero” compreso anche nella stagione di prosa. Potrà scegliere tra le rappresentazioni del 14-15-16 marzo. PREZZI: Abbonamento : Poltrona di platea, balconata e palco Euro 75 Gallerie numerate Euro 55 Abbonamento riservato ai giovani fino a 26 anni per gli spettacoli del Teatrogiovani e per 4 spettacoli compresi nella stagione di prosa(“Le allegre comari di Windsor”, “Il malato immaginario”, “I casi sono due” e “Il fu Mattia Pascal”. Per chi avesse acquistato l’abbonamento mattutino, “Il fu Mattia Pascal” è sostituito con “Col piede giusto”). Si potrà scegliere all’interno dei turni. Poltrona di platea, balconata e palco 100 Euro 85 Singolo spettacolo serale: Poltrona di platea, balconata e palco Euro 18 Spettacolo “Fenomeni” e “E pensare che c’era il pensiero”: Poltrona di platea, balconata e palco Euro 26 Spettacolo “Remix”: Poltrona di platea Euro 40 + 4 prev. Prima galleria Euro 27 + 3 prev. Concerto Gino Paoli: Poltrona di platea Euro 50 + 5 prev. Prima galleria Euro 23 + 2 prev. Gallerie numerate Euro 60 Gallerie numerate Euro 15 Gallerie numerate Euro 19 Poltrona di balconata e di palco Seconda galleria Euro 33 + 3 prev. Euro 20 + 3 prev. Poltrona di balconata e di palco Seconda galleria Euro 37 + 3 prev. Euro 23 + 2 prev. Vendita biglietti: acquisto in biglietteria e on-line dal 15/11/2010 - prenotazione telefonica e e-mail dal 16/11/2010 musica e balletto ABBONAMENTI: La biglietteria del Teatro effettuerà la conferma degli abbonamenti dall’11 al 20 ottobre (escluso il 17). Il 21 e 22 ottobre sarà possibile, per tutti coloro che hanno confermato con riserva di cambiamento, avere la prelazione di scelta sui posti rimasti disponibili. Il 27 ottobre inizierà la vendita dei nuovi abbonamenti. PREZZI: Abbonamento musica e balletto Posto unico Euro 100 Abbonamento musica Posto unico Euro 80 Abbonamento balletto Posto unico Euro 45 Associazioni musicali Euro 85 Ridotto giovani fino a 26 annI Euro 50 Associazioni Musicali Euro 65 Ridotto giovani fino a 26 anni Euro 35 Scuole di danza Euro 30 Ridotto giovani fino a 26 anni Euro 25 Biglietto singolo concerto: Posto unico Euro 15 Ridotto giovani fino a 26 anni Posto unico concerto Zimerman, Orchestra Sofia e Mullova Euro 20 Ridotto giovani fino a 26 anni Biglietto singolo balletto: Posto unico Euro 20 Scuole di danza Euro 15 Ridotto giovani fino a 26 anni Vendita biglietti: acquisto in biglietteria e on-line dal 15/11/10 - prenotazione telefonica e e-mail dal 16/11/10 Euro 10 Euro 10 Euro 12 101 operetta ABBONAMENTI La biglietteria del Teatro effettuerà la conferma degli abbonamenti dal 25 novembre al 1° dicembre (escluso il 28 novembre). Il 2 dicembre sarà possibile, per coloro che hanno confermato con riserva di cambiamento, avere la prelazione di scelta sui posti rimasti disponibili. Il 3 dicembre inizierà la vendita dei nuovi abbonamenti. PREZZI: Abbonamento: Poltrona di platea Singolo spettacolo: Poltrona di platea Euro 50 Gallerie numerate Euro 35 Euro 20 Gallerie numerate Euro 15 Vendita biglietti per tutti gli spettacoli: acquisto in biglietteria e on-line dal 12/10/10 - prenotazione telefonica e e-mail dall’11/12/10 teatroragazzi ABBONAMENTI: Entro il 15 novembre tutte le scuole interessate faranno avere al Teatro le richieste numeriche e i turni desiderati a mezzo fax (0194519200) o e-mail ([email protected]) unitamente al nominativo dell’insegnante a cui fare riferimento. I posti saranno assegnati d’ufficio, secondo i criteri applicati nelle scorse stagioni, dando la precedenza alle scuole della città solo nel caso che la disponibilità risultasse inferiore alle richieste. Gli abbonamenti assegnati dovranno essere ritirati dal 1 al 10 dicembre. La vendita di singoli abbonamenti a posto numerato inizierà l’11dicembre alle ore 10. 102 PREZZI: Per le scuole elementari sono previsti due turni in abbonamento, A e B. Ogni turno si compone di 5 spettacoli a data prefissata con posto unico numerato al prezzo di Euro 15. Il turno A comprende: 09/02, 25/02, 07/03, 22/03, 14/04. Il turno B comprende: 14/02, 24/02, 03/03, 31/03, 13/04. Per le scuole medie sono previsti due tipi di abbonamento. Il turno C1 si compone di 5 spettacoli a data prefissata con posto unico numerato al prezzo di Euro 15. Il turno C1 comprende: 14/02, 24/02, 03/03, 31/03, 13/04. Il turno C2 si compone di 3 spettacoli a data prefissata con posto unico numerato al presso di Euro 10. Il turno C2 comprende: 14/02, 03/03 e 13/04. Per le scuole materne sono previsti tre turni in abbonamento, D, E e F. Ogni turno si compone di 3 spettacoli a data prefissata con posto unico numerato al prezzo di Euro 10. Il turno D comprende: 24/03, 11/04, 03/05. Il turno E comprende: 25/03, 12/04, 04/05 alle ore 9.30. Il turno F comprende: 25/03, 12/04, 04/05 alle ore 10.45. Lo spettacolo serale del 27 gennaio è ad ingresso gratuito ed è rivolto in particolare alle famiglie. E’ obbligatoria la prenotazione del posto ed il ritiro del biglietto a partire dal 1 dicembre 2010. Lo spettacolo mattutino del 28 gennaio è ad ingresso gratuito ed è rivolto in particolare alla scuola elementare. E’ obbligatoria la prenotazione del posto a partire dal 1 dicembre 2010. L’assegnazione avverrà, sulla base delle richieste pervenute, in ragione proporzionale alle singole scuole in modo da assicurare la presenza dei vari istituti cittadini. BIGLIETTI: Le richieste di acquisto devono pervenire solo a partire dal 2 dicembre 2010. Se inviate in data precedente non saranno prese in esame. Dalla data indicata sarà possibile acquistare i biglietti per tutti gli spettacoli in programma. La prenotazione potrà avvenire per fax o e-mail. Per l’assegnazione dei posti varrà l’ordine cronologico di presentazione della richiesta. Singolo spettacolo posto unico numerato Euro 4. TEATRO DELL’OPERA GIOCOSA Per informazioni: www.operagiocosa.it ORCHESTRA SINFONICA DI SAVONA Per informazioni: www.orchestrasavona.it La Direzione del Teatro si riserva la facoltà di modificare il programma per cause tecniche e di forza maggiore. 103 104 Credits DESIGN ADW s.r.l. • Villa Oxilia • Via Verdi 5, 17047 Vado Ligure (SV) • tel. 019 21 600 66 • Palazzo della Nuova Borsa • Via Dante 2/4, 16121 Genova • tel. 010 86 889 98 • www.adw.it • [email protected] Photo copertina Fulvio Rosso • pag. 16 Gianluca Angeli, pag. 24 Tommaso Le Pera, pag.36 Paolo Ranzani, pag. 30 Bepi Caroli, pag. 50 (a destra) Bertrand Desprez, pag. 58 Marco Borggreve, pag. 72 Fabio Serino, pag. 80 (a sinistra) Sasha Gusov • Stampa Tipograf - Savona