Testo del ritiro spirituale pasquale del 3 Aprile 2010
Libretto dell’eterna sapienza
Enrico Suso
 Durante la sua prima fuga da se stesso uno spirito indisciplinato si era perso nei
sentieri della dissomiglianza.
Allora gli venne incontro in una ineffabile
apparizione spirituale l’eterna Sapienza e attraverso la dolcezza e l’amarezza lo
attirò sul retto sentiero della Verità divina. Immergendosi nella meditazione di
questo meraviglioso cammino così parlò a Dio: Amabile, tenero Signore, fin
dall’infanzia il mio spirito ha cercato non so cosa, con una brama sitibonda,
Signore, ma che cosa sia non l’ho ancora capito. Signore, ho cercato senza
sosta per molti anni e non ho ancora potuto conquistarla perché non so che
cosa sia; eppure è qualcosa che attira a sé il mio cuore e la mia anima e senza
la quale non potrò mai trovare la vera pace.
 Signore volevo cercarla nei primi giorni della mia infanzia, quando la vidi agire
davanti a me nelle creature, ma più la cercavo meno la trovavo, più mi
avvicinavo, più, nello stesso tempo, me ne allontanavo.
 Infatti da ogni immagine che entrava in me, prima ancora che io l’avessi
conosciuta del tutto, o prima che di essa mi fossi impossessato e avessi trovato
in essa la quiete, udivo queste parole: “Questo non è quel che cerchi!” E
sempre e sempre in ogni cosa sentivo questo impulso.
 Signore, ora il mio cuore brama ardentemente quel bene che avrebbe voluto e
più di una volta ha provato ciò che non è, Signore, ma ciò che è ancora non lo
sa. Oh, amato Signore dei cieli, che cos’è, com’è fatto ciò che così
misteriosamente gioca in me?
 Risposta dell’Eterna Sapienza: Non lo riconosci? Eppure ti ha abbracciato
amorevolmente, ti ha spesso sbarrato la via, finché non è riuscito a conquistarti
interamente per sé.
 Servo: Signore, non l’ho mai visto, non l’ho mai udito, non so cosa sia.
 Eter. Sap.: Ciò non è senza perché: la causa è la tua familiarità con le creature
e l’estraneità di ciò che gioca in te. Ma ora spalanca i tuoi occhi interiori e
guarda chi sono io. Sono io, l’Eterna Sapienza, io che ti ho scelto per me,
stringendoti nell’abbraccio della mia eterna Provvidenza. Ti ho spesso sbarrato
la strada ogni volta che ti saresti separato da me, se t’avessi abbandonato. Tu
hai sempre trovato resistenza, in tutte le cose; questo il segno più sicuro che
testimonia ai miei eletti che io li ho scelti per me.
 Servo: O Dio, perché non ti sei manifestato a me molto prima? Come hai potuto
rimandare per tanto tempo! Per quali faticose vie ho dovuto trascinarmi!
 Eter. Sap.: Se l’avessi fatto, tu non avresti riconosciuto il mio bene così
intensamente come ora.
 Servo: Oh Bene senza fine, con quale dolcezza ti diffondi in me! Quando io non
ero ancora, tu mi desti l’essere; quando mi ero diviso da te, tu non volesti
separarti da me; quando io volevo sfuggirti, tu mi hai trattenuto come un
prigioniero.
 È davvero beato l’uomo che tu previeni con un amore grande da non lasciare
che si quieti finché non cerca la sua pace che in te.
 Lascia, lascia, amato Signore che la mia misera anima ti dica una parola,
perché il mio cuore troppo pieno non può più restare da solo; non c’è nessuno
in questo vasto mondo presso il quale possa dissetarlo se non presso di te,
tenero, eletto, amato Signore e fratello!
 Signore tu solo vedi e conosci la natura d’un cuore che ama e sai che nessuno
può amare ciò che non può conoscere in alcun modo. E poiché ormai non devo
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amare che te, concedimi di conoscerti ancora meglio, perché io possa amarti
totalmente.
Eter. Sap.: Se vuoi contemplarmi nella mia divinità increata, devi imparare a
conoscermi e ad amarmi nella mia umanità sofferente, poiché questo è il
cammino più rapido verso l’eterna beatitudine.
Il mio insondabile amore si mostra nella grande amarezza della mia passione,
come il sole si manifesta nel suo splendore, come la bella rosa nel suo profumo
e come il potente fuoco nel suo calore ardente. Ascolta dunque devotamente
con quanto amore ho sofferto per te.
Servo: Signore, nel mio cuore c’è una grande meraviglia: amorevole Signore, io
cerco soprattutto la tua divinità e tu mi offri la tua umanità; io volevo la tua
dolcezza, tu mi presenti la tua amarezza. Io volevo tutto suggere da te, tu mi
insegni a lottare. Ah Signore, cosa intendi con ciò?
Eter. Sap.: Nessuno può giungere alla maestà divina né alla straordinaria
dolcezza, se prima non è attratto dall’immagine della mia umana amarezza.
Quanto più in alto si sale, senza aver attraversato la mia umanità, tanto più in
basso si cade. La mia umanità è la via che bisogna percorrere, la mia passione
è la porta attraverso la quale bisogna passare se si vuole giungere a ciò che tu
cerchi.
Respingi dunque la meschinità del tuo cuore ed entra con me nell’arena degli
incrollabili cavalieri, poiché mal si addice al servo la mollezza quando il Signore
dà prova di valore in combattimento. Io voglio rivestire te con la mia armatura,
perché dovrai sopportare secondo le tue forze tutti i miei dolori.
Nel tuo cuore devi portare con fermezza il mio martirio con l’amore di un tenero
cuore materno. Tu troverai molti cattivi giudici della tua vita di pietà, così il tuo
modo di vivere divino sarà dileggiato come una pazzia da chi vive in modo
umano. Il tuo corpo impreparato sarà flagellato dalla vita dura e rigorosa; con
disprezzo sarai incoronato con la mortificazione della tua vita santa. Poi,
quando avrai abbandonato la tua propria volontà e rinuncerai a te stesso e sarai
libero in tutte le cose da tutte le creature, che potrebbero fuorviarti dalla tua
eterna salvezza, sarai condotto fuori con me sulla compassionevole via della
croce, come un moribondo che va e che non ha più niente a che fare con questo
mondo.
Servo: Tutto il mio essere trema a queste parole, Signore, e come potrò
sopportare tutto ciò? Tenero Signore, devo dirti una cosa: nella tua eterna
sapienza non potevi trovare, per tenermi con te e per dimostrarmi il tuo amore,
qualche altro modo che avrebbe risparmiato a te la tua grande sofferenza e a
me l’amara partecipazione alla tua passione? Come mi sembrano strani i tuoi
decreti!
Eter. Sap.: Nessuno deve scrutare l’insondabile abisso dei miei segreti, in cui
decido tutte le cose secondo la mia eterna provvidenza, perché nessuno può
comprenderlo. In esso era il potere di ciò che è accaduto e il potere di molte
altre cose che non accadranno mai. Sappi tuttavia che nell’ordine della
creazione , quello delle cose emanate, non poteva esserci modo migliore.
La sequela della mia passione non deve spaventarti; infatti colui al quale Dio
diventa intimo, tanto da fargli sentire lieve la sofferenza, non può lamentarsi.
Nessuno gioisce in me di più per la dolcezza straordinaria di colui che vive con
me la più dura amarezza. Nessuno si lamenta di più per l’amarezza della scorza
di colui che ignora l’intima dolcezza del gheriglio. Chi ha un buon aiuto, ha già
vinto per metà.
Servo: Signore, le tue parole di consolazione mi hanno dato tanto coraggio che
in te mi sembra di poter fare e soffrire qualunque cosa. È per questo che
desidero che tu mi dischiuda totalmente il tesoro della tua passione, e che tu
me ne parli ancora.
 Servo: Su coraggio, anima mia, distaccato completamente da ogni esteriorità e
immergiti in un raccolto silenzio di vera interiorità, affinché tu, con tutte le tue
forze, ti confonda e ti smarrisca nel deserto selvaggio di un insondabile cuore,
sulle late rocce della miseria meditata, e tu abbia a gridare, con tutto il tuo
cuore consumato dal dolore, e che questo grido, travalicando monti e valli,
attraversando l’aria, irrompa nel cielo fino al cospetto di tutta la schiera celeste.
 Ti devi donarmi liberamente te stesso e tutto ciò che possiedi e non
riprendertelo più; devi astenerti dal toccare tutto ciò che non è necessario: così
che le tue mani siano veramente inchiodate alla mia croce; devi darti con gioia
alle buone opere e rimanere in esse tenacemente: così il tuo piede sinistro è
davvero inchiodato; fissa in me costantemente e saldamente il tuo spirito
incostante e i tuoi pensieri dispersi: così il tuo piede destro è inchiodato alla mia
croce. Le tue forze spirituali e corporali non devono infiacchirsi nella tepidezza:
esse devono, come le mie braccia, essere stirate e tese al mio servizio. Il tuo
debole corpo deve affaticarsi spesso con esercizi spirituali, a lode del mio corpo
divino, e rendersi incapace di soddisfare i propri desideri. Talune sofferenze
sconosciute ti spingono verso di me, verso il duro braccio della mia croce, con
l’aiuto della quale diventerai amorevole e sanguinante come me.
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