Poste Italiane SpA Spedizione in abb.to postale
D. L. 353/2003
(conv. in L. 27/02/04 n. 46) Art. 1
comma 1 - DCB Cagliari
SETTIMANALE DIOCESANO
A N N O X I N .47-48
Papa Francesco
2
Attualità
3
DI
CAGLIARI
Diocesi
DOMENICA
12
21
DICEMBRE
2014
Cultura
15
Il Messaggio
per la Giornata
della Pace
Un impegno
deciso contro
la corruzione
La Dedicazione
della chiesa
di Santa Lucia
La lingua sarda
e la tradizione
religiosa
l testo del Papa
quest’anno ha per
Ititolo
“Non più
resentate dal
Governo una serie di
P
norme per rinforzare la
ons. Miglio ha
presieduto il Rito
M
liturgico lo scorso 13
a pietà popolare è
una risorsa preziosa
L
per la trasmissione
schiavi, ma fratelli”
lotta al crimine
dicembre
della fede
EDITORIALE
Si è fatto povero per noi
di + Arrigo Miglio
Conoscete infatti la grazia del Signore nostro
Gesù Cristo: da ricco che era si è fatto povero per
voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della
sua povertà" (2 Cor 8,9).
La parola povertà fa parte da sempre del
vocabolario natalizio, e richiama
principalmente l'attenzione sulla povertà
materiale in cui si è trovata a Betlemme la
santa famiglia venuta da Nazaret, quando per
Maria si compirono i giorni del parto e non
trovò di meglio che una mangiatoia dove
adagiare il suo bambino. La tradizione natalizia
si esprime con particolare dolcezza nei canti,
che mettono in evidenza la tenerezza materna
di Maria, la premura discreta di S. Giuseppe e
soprattutto la povertà estrema in cui è
avvenuta la nascita di Gesù. Non è difficile
intuire quale fosse la condizione di una
famiglia partita da Nazaret verso Betlemme per
il censimento, poi fuggita in Egitto a motivo
della ferocia di Erode, quindi nuovamente in
viaggio per tornare prima in Giudea poi
finalmente a Nazaret. Ma ciò che ha colpito in
modo speciale la tradizione popolare è anche
un altro tipo di povertà: quella di un Dio
onnipotente che diventa creatura fragile e
limitata. La povertà esteriore di Betlemme e di
Nazaret non fa altro che sottolineare la vera
povertà cui Dio ha voluto sottoporsi.
Veramente la tradizione popolare natalizia ha
colto nel segno, mettendo in evidenza il cuore
del messaggio che ci viene dal Natale di Gesù:
Dio ha voluto farsi povero. Se la povertà
materiale del Bambino di Betlemme ci
commuove ogni anno e ci apre il cuore a
rinnovare il "miracolo di Natale" (come
avviene sulla scalinata di Bonaria), l'altra
povertà, quella di un Dio che diventa debole e
fragile creatura, ci interpella e ci mette in crisi,
proprio a motivo della strada che Dio ha deciso
di seguire per venire a salvare l'uomo. La forza
di Dio si manifesta nella sua debolezza! Una
scelta paradossale di Dio, che di colpo mette in
ridicolo tutte le nostre pretese di superiorità,
di supremazia, di prestigio, di potere da
esercitare sugli altri, e ci aiuta a capire come
mai ogni volta che proviamo a risolvere i nostri
problemi e quelli della società con un tipo di
forza che schiaccia il più debole non
raggiungiamo mai risultati veri e duraturi.
Il messaggio di Natale è una Parola che bussa e
chiede di entrare in tutta la nostra vita e in
quella di ogni società che desideri essere
realmente a misura d'uomo. Questa Parola ci
dice che la vera forza per risollevarci si trova
nella nostra disponibilità a condividere la
povertà dei più deboli, mettendo loro al primo
posto e misurando su di loro ogni progetto di
crescita umana, culturale e sociale. Questo è il
senso dell'attesa particolarmente viva
nell'atmosfera natalizia. C'è attesa di bontà,
che significa possibilità di essere ascoltati e
compresi, di guardarsi reciprocamente con
occhi diversi nonostante le tensioni, i
problemi, le divisioni. Possibile che il mondo
per camminare abbia sempre bisogno di
minacce e di paure? A Natale si può almeno
intuire che la bontà di Dio incarnata nel
Bambino di Betlemme è ben più forte della
ferocia di Erode. C'è anche molta attesa di
solidarietà, e a Natale si scopre ancora una
volta che la solidarietà più forte e più efficace è
proprio quella che nasce dalla condivisione di
sofferenze e povertà, ed è possibile, perché Dio
per primo ha voluto essere pienamente solidale
con noi.
€ 1.00
Natale. Il Messaggio dell’Arcivescovo
Fare spazio
al Figlio di Dio
“La povertà esteriore di Betlemme e di Nazaret sottolinea la
vera povertà cui Dio ha voluto sottoporsi. Il messaggio di
Natale è una Parola che bussa e chiede di entrare in tutta la
nostra vita e in quella di ogni società. Questa Parola ci dice
che la vera forza per risollevarci si trova nella nostra
disponibilità a condividere la povertà dei più deboli,
mettendo loro al primo posto e misurando su di loro ogni
progetto di crescita umana, culturale e sociale”
Il Direttore, la redazione e i collaboratori augurano ai lettori
Buon Natale e Felice Anno Nuovo
Il Portico riprenderà le pubblicazioni domenica 4 gennaio 2015
Giovani
5 Cagliari
L’impegno di fede
del matrimonio
cristiano
7
L’incontro
del Movimento
per la Vita
San Pio X
11 Parrocchie 13
La Mostra
sui Miracoli
Eucaristici
Il SS. Nome di Maria
ha celebrato
i suoi 50 anni
Attualità
2
domenica
21 dicembre 2014
Vivere la fraternità per
costruire la vera pace
“Non più schiavi, ma fratelli” è il titolo del Messaggio di Papa Francesco per la XLVII
Giornata Mondiale della Pace. Pubblichiamo alcuni passaggi del testo pontificio
l tema che ho scelto per il presente
messaggio richiama la Lettera di
san Paolo a Filemone, nella quale
l’Apostolo chiede al suo collaboratore
di accogliere Onesimo, già schiavo
dello stesso Filemone e ora diventato
cristiano e, quindi, secondo Paolo,
meritevole di essere considerato un
fratello. Così scrive l’Apostolo delle
genti: «E’ stato separato da te per un
momento: perché tu lo riavessi per
sempre; non più però come schiavo,
ma molto più che schiavo, come
fratello carissimo» (Fm 15-16).
Onesimo è diventato fratello di
Filemone diventando cristiano. Così la
conversione a Cristo, l’inizio di una
vita di discepolato in Cristo,
costituisce una nuova nascita (cfr 2
Cor 5,17; 1 Pt 1,3) che rigenera la
fraternità quale vincolo fondante
della vita familiare e basamento della
vita sociale […]
La fraternità esprime anche la
molteplicità e la differenza che esiste
tra i fratelli, pur legati per nascita e
aventi la stessa natura e la stessa
dignità. In quanto fratelli e sorelle,
quindi, tutte le persone sono per
natura in relazione con le altre, dalle
quali si differenziano ma con cui
condividono la stessa origine, natura
e dignità. E’ in forza di ciò che la
fraternità costituisce la rete di
relazioni fondamentali per la
costruzione della famiglia umana
creata da Dio.
I
I molteplici volti della schiavitù
ieri e oggi
3. Oggi, a seguito di un’evoluzione
positiva della coscienza dell’umanità,
la schiavitù, reato di lesa umanità, è
stata formalmente abolita nel mondo.
Il diritto di ogni persona a non essere
tenuta in stato di schiavitù o servitù è
stato riconosciuto nel diritto
internazionale come norma
inderogabile.
Eppure, malgrado la comunità
internazionale abbia adottato
numerosi accordi al fine di porre un
termine alla schiavitù in tutte le sue
forme e avviato diverse strategie per
combattere questo fenomeno, ancora
oggi milioni di persone – bambini,
uomini e donne di ogni età – vengono
private della libertà e costrette a
vivere in condizioni assimilabili a
quelle della schiavitù.
Penso a tanti lavoratori e lavoratrici,
anche minori, asserviti nei diversi
settori, a livello formale e informale,
dal lavoro domestico a quello
agricolo, da quello nell’industria
manifatturiera a quello minerario,
tanto nei Paesi in cui la legislazione
del lavoro non è conforme alle norme
e agli standard minimi internazionali,
quanto, sia pure illegalmente, in
quelli la cui legislazione tutela il
lavoratore.
Penso anche alle condizioni di vita di
molti migranti che, nel loro
drammatico tragitto, soffrono la fame,
vengono privati della libertà,
spogliati dei loro beni o abusati
fisicamente e sessualmente.
Penso a quelli tra di loro che, giunti a
destinazione dopo un viaggio
durissimo e dominato dalla paura e
dall’insicurezza, sono detenuti in
condizioni a volte disumane. Penso a
quelli tra loro che le diverse
circostanze sociali, politiche ed
economiche spingono alla
clandestinità, e a quelli che, per
rimanere nella legalità, accettano di
vivere e lavorare in condizioni
indegne, specie quando le legislazioni
nazionali creano o consentono una
dipendenza strutturale del lavoratore
migrante rispetto al datore di lavoro,
ad esempio condizionando la legalità
del soggiorno al contratto di lavoro…
Sì, penso al "lavoro schiavo".
Penso alle persone costrette a
prostituirsi, tra cui ci sono molti
minori, ed alle schiave e agli schiavi
sessuali; alle donne forzate a sposarsi,
a quelle vendute in vista del
matrimonio o a quelle trasmesse in
successione ad un familiare alla morte
del marito senza che abbiano il diritto
di dare o non dare il proprio consenso.
Non posso non pensare a quanti,
minori e adulti, sono fatti oggetto di
traffico e di mercimonio per l’espianto
di organi, per essere arruolati come
soldati, per l’accattonaggio, per
attività illegali come la produzione o
vendita di stupefacenti, o per forme
mascherate di adozione
internazionale.
Penso infine a tutti coloro che
vengono rapiti e tenuti in cattività da
gruppi terroristici, asserviti ai loro
scopi come combattenti o, soprattutto
per quanto riguarda le ragazze e le
donne, come schiave sessuali. Tanti di
loro spariscono, alcuni vengono
venduti più volte, seviziati, mutilati, o
uccisi.
Alcune cause profonde della schiavitù
4. Oggi come ieri, alla radice della
schiavitù si trova una concezione della
persona umana che ammette la
possibilità di trattarla come un
oggetto. Quando il peccato corrompe
il cuore dell’uomo e lo allontana dal
suo Creatore e dai suoi simili, questi
ultimi non sono più percepiti come
esseri di pari dignità, come fratelli e
sorelle in umanità, ma vengono visti
come oggetti. La persona umana,
creata ad immagine e somiglianza di
Dio, con la forza, l’inganno o la
costrizione fisica o psicologica viene
privata della libertà, mercificata,
ridotta a proprietà di qualcuno; viene
trattata come un mezzo e non come
un fine.
Accanto a questa causa ontologica –
rifiuto dell’umanità nell’altro –, altre
cause concorrono a spiegare le forme
contemporanee di schiavitù.
Tra queste, penso anzitutto alla
povertà, al sottosviluppo e
all’esclusione, specialmente quando
essi si combinano con il mancato
accesso all’educazione o con una
realtà caratterizzata da scarse, se non
inesistenti, opportunità di lavoro […]
Anche la corruzione di coloro che sono
disposti a tutto per arricchirsi va
annoverata tra le cause della
schiavitù. Infatti, l’asservimento ed il
traffico delle persone umane
richiedono una complicità che spesso
passa attraverso la corruzione degli
intermediari, di alcuni membri delle
forze dell’ordine o di altri attori statali
o di istituzioni diverse, civili e militari
[…]
Altre cause della schiavitù sono i
conflitti armati, le violenze, la
criminalità e il terrorismo.
Un impegno comune per sconfiggere
la schiavitù
5. Spesso, osservando il fenomeno
della tratta delle persone, del traffico
illegale dei migranti e di altri volti
conosciuti e sconosciuti della
schiavitù, si ha l’impressione che esso
abbia luogo nell’indifferenza
generale.
Se questo è, purtroppo, in gran parte
vero, vorrei ricordare l’enorme lavoro
Chiesa e Stato Italiano:
uniti per il bene comune
L’incontro ufficiale tra Papa Francesco e Matteo Renzi ha avuto tra i temi principali
l’attuale crisi economica, l’educazione dei giovani e il quadro politico internazionale
l primo incontro ufficiale tra Papa
Francesco e Matteo Renzi si è svolto il 13 dicembre, in un «clima sereno e cordiale» come dichiarato dalla nota della Sala Stampa della Santa
Sede.
Il Premier, giunto in Vaticano insieme
alla sua famiglia, era accompagnato
da una delegazione formata dal Ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, e da
Graziano Delrio, Sottosegretario alla
Presidenza del Consiglio.
Nel corso dell’incontro, come reso
noto sempre dalla Nota della Sala
Stampa, il dialogo si è sviluppato sui
I
temi della giustizia sociale, soffermandosi in particolare «sull’attuale
contesto segnato da persistenti difficoltà di natura economica e sociale,
con conseguenze negative soprattutto per l’occupazione dei giovani.
Inoltre, si è convenuto sull’importanza dell’educazione per promuovere il futuro delle nuove generazioni».
Sono stati presi in esame inoltre «alcuni temi di politica internazionale e
si è condivisa la grave preoccupazione specialmente per il progressivo
peggioramento dei conflitti nell’area
mediorientale».
Questi mesi sono stati caratterizzati
dalla Presidenza italiana dell’Unione
Europea, nel corso dell’incontro tra il
Santo Padre e Matteo Renzi «si è ribadita l’importanza dei temi affrontati
dal Santo Padre in occasione del suo
recente intervento al Parlamento Europeo di Strasburgo. Essi risultano
fondamentali per l’armonico sviluppo dei popoli europei».
Entrambe le Parti hanno poi rinnovato «l’impegno a proseguire nella mutua cooperazione per risolvere alcune
problematiche di natura bilaterale».
I.P.
silenzioso che molte congregazioni
religiose, specialmente femminili,
portano avanti da tanti anni in favore
delle vittime. […] L’azione delle
congregazioni religiose si articola
principalmente intorno a tre opere: il
soccorso alle vittime, la loro
riabilitazione sotto il profilo
psicologico e formativo e la loro
reintegrazione nella società di
destinazione o di origine.
[…] Occorre anche un triplice
impegno a livello istituzionale di
prevenzione, di protezione delle
vittime e di azione giudiziaria nei
confronti dei responsabili.
Inoltre, come le organizzazioni
criminali utilizzano reti globali per
raggiungere i loro scopi, così l’azione
per sconfiggere questo fenomeno
richiede uno sforzo comune e
altrettanto globale da parte dei diversi
attori che compongono la società.
Gli Stati dovrebbero vigilare affinché
le proprie legislazioni nazionali sulle
migrazioni, sul lavoro, sulle adozioni,
sulla delocalizzazione delle imprese e
sulla commercializzazione di prodotti
realizzati mediante lo sfruttamento
del lavoro siano realmente rispettose
della dignità della persona. […]
Le organizzazioni intergovernative,
conformemente al principio di
sussidiarietà, sono chiamate ad
attuare iniziative coordinate per
combattere le reti transnazionali del
crimine organizzato che gestiscono la
tratta delle persone umane ed il
traffico illegale dei migranti.
Le imprese, infatti, hanno il dovere di
garantire ai loro impiegati condizioni
di lavoro dignitose e stipendi
adeguati, ma anche di vigilare affinché
forme di asservimento o traffico di
persone umane non abbiano luogo
nelle catene di distribuzione. Alla
responsabilità sociale dell’impresa si
accompagna poi la responsabilità
sociale del consumatore. Infatti,
ciascuna persona dovrebbe avere la
consapevolezza che «acquistare è
sempre un atto morale, oltre che
economico».
Le organizzazioni della società civile,
dal canto loro, hanno il compito di
sensibilizzare e stimolare le coscienze
sui passi necessari a contrastare e
sradicare la cultura dell’asservimento.
Globalizzare la fraternità, non la
schiavitù né l’indifferenza
6. Nella sua opera di «annuncio della
verità dell’amore di Cristo nella
società», la Chiesa si impegna
costantemente nelle azioni di
carattere caritativo a partire dalla
verità sull’uomo. Essa ha il compito di
mostrare a tutti il cammino verso la
conversione, che induca a cambiare lo
sguardo verso il prossimo, a
riconoscere nell’altro, chiunque sia,
un fratello e una sorella in umanità, a
riconoscerne la dignità intrinseca
nella verità e nella libertà.
domenica
21 dicembre 2014
Norme più incisive
contro la corruzione
Il Governo ha dato il via libera ad un disegno di legge che ha tra i punti principali la
confisca dei beni, l’inasprimento della pena e l’aumento dei tempi di prescrizione
ncora una volta il Governo
interviene per porre un argine al
fenomeno deleterio e
ciclicamente ricorrente della
corruzione, che come una metastasi
tende a proliferare nel sistema dei
rapporti tra la pubblica
amministrazione e le imprese,
alterando il corretto svolgimento
delle procedure per l'affidamento
delle commesse pubbliche e per il
rilascio delle concessioni e delle
autorizzazioni. Venerdì scorso, infatti,
il Consiglio dei Ministri, su proposta di
quello della Giustizia Orlando, ha
predisposto un pacchetto di norme
destinate a essere inserite nel più
generale disegno di legge di riforma
della normativa penale sostanziale e
processuale.
In estrema sintesi, le misure
predisposte dall'esecutivo prevedono
innanzitutto un inasprimento delle
sanzioni per il reato di corruzione: la
pena minima passerebbe a 6 anni e
quella massima a 10. L'incremento
della pena determinerebbe
automaticamente anche un
prolungamento del tempo necessario
al maturare della prescrizione, mentre
A
n EVENTI. La Conferenza promossa a Cagliari dal Ministero per i Beni Culturali
La cultura del Mediterraneo
La valorizzazione del patrimonio culturale immateriale
come via per il dialogo tra i popoli e lo sviluppo
sostenibile al centro dei lavori dell’incontro
iversità culturale, dialogo
interculturale e
patrimonio culturale
immateriale: sono stati questi i
temi al centro della Conferenza
internazionale, organizzata dal
Ministero dei beni e delle
attività culturali e del turismo,
che si è tenuta venerdì e sabato
scorso a Cagliari nell’hotel
Regina Margherita. L’evento,
promosso nell’ambito del
semestre di Presidenza italiana
del Consiglio dell’Unione
europea, ha avuto fra gli ospiti i
rappresentanti istituzionali e i
massimi esperti del settore
provenienti dall’Europa e dagli
stati del Nordafrica che si
affacciano sul Mar
Mediterraneo.
Ad aprire la conferenza è stata
Francesca Barracciu,
Sottosegretario di Stato, che
nel suo intervento ha
sottolineato:“la città di Cagliari
è stata scelta come simbolico
centro geografico e culturale
del Mediterraneo, per una
conferenza il cui scopo è
richiamare l’attenzione su
quante potenzialità e quali
possibilità queste eredità
culturali possono offrire per
garantire una crescita sociale ed
economica”.
A seguire si sono svolte tre
sessioni di lavoro, dedicate
rispettivamente alla diversità
culturale e al dialogo
interculturale nei programmi e
nelle azioni degli organismi
nazionali, sovranazionali e
internazionali, al patrimonio
immateriale come strumento di
identità, dialogo e sviluppo, e
alle storie di successo nei
D
3
Attualità
programmi di cooperazione e
dialogo interculturale. Gli
interventi dei relatori si sono
succeduti passando dai riti sacri alla
musica tradizionale, dalla dieta
mediterranea all’artigianato, dal
folklore ai riti del Carnevale. Tutti
con un unico filo conduttore: la
tutela del patrimonio culturale
immateriale del Mediterraneo quale
volano per il dialogo politico e lo
sviluppo sostenibile.
Particolarmente apprezzato è stato
l’intervento del professor Aldo
Natale Terrin, già docente
all’Università Cattolica di Milano e
all’Università di Urbino e
attualmente docente all’Istituto
Superiore di Scienze Religiose
“Euromediterraneo” di Tempio
Pausania. Nell’introdurre la
sessione sul patrimonio culturale
immateriale quale strumento di
identità, dialogo e sviluppo, il
professor Terrin, affrontando il tema
sulle origini della cultura, si è
soffermato sui riti e sul sacrificio
rituale nelle epoche più antiche,
affermando che all’origine “rito,
religione e cultura si mescolano,
senza alcuna distinzione, così come
sembra essere stato all’inizio della
cultura del Mediterraneo, con il
ditirambo, il canto corale in onore
del dio Dioniso”. Quale studioso
delle religioni orientali, al termine
del suo intervento Terrin non ha
tralasciato una comparazione tra le
antiche esperienze rituali dell’area
mediterranea con quelle alla base
della ritualità hindu.
Per concludere la due giorni, sabato
mattina si è tenuta a Palazzo
Viceregio la sessione politica con i
sottosegretari alla Cultura e i
delegati ministeriali in
rappresentanza degli Stati
dell’Unione europea e di Marocco,
Tunisia, Algeria ed Egitto, per
condividere e rafforzare obiettivi,
strumenti e programmi per il
periodo 2014-2020.
Soddisfatta per la riuscita
dell’evento, il Sottosegretario
Francesca Barracciu ha tenuto a
precisare che “nel semestre italiano
di Presidenza del Consiglio
dell’Unione europea, che si avvia al
termine, in più occasioni si è
ribadita la necessità di porre in
cima all’agenda politica
continentale il tema dei beni
culturali e del turismo come fattori
di crescita economica ed
occupazionale. Il Mediterraneo, in
particolare, rappresenta da millenni
un crogiuolo di culture e tradizioni
immateriali che possono garantire
sviluppo, lavoro e dialogo per la
pace tra i Paesi europei ed africani
che vi si affacciano”. E, sotto questo
profilo, la Sardegna, centro
geografico del Mare Nostrum e,
quindi, luogo simbolo ideale scelto
per mettere a confronto esperienze
e progettualità al fine di stimolare
ed indirizzare le decisioni politiche
dei prossimi anni, potrebbe giocare
un ruolo importante.
Franco Camba
con l'aumento della pena minima si
vuole anche evitare che il processo si
possa concludere, scegliendo il
patteggiamento, con l'applicazione di
pene ritenute troppo modeste rispetto
alla gravità del reato socialmente
percepita.
La nuova normativa proposta dal
Governo intende inoltre migliorare lo
strumento della cosiddetta "confisca
allargata", che ha già ottenuto
significativi risultati nella lotta alla
criminalità organizzata: al riguardo si
prevede che il provvedimento
ablatorio conservi la sua efficacia
anche qualora nei successivi gradi di
impugnazione sopravvenga una causa
estintiva del reato oggetto di
accertamento.
Ancora, si prevede che l'imputato, per
poter chiedere il patteggiamento o la
condanna a una pena predeterminata,
debba restituire l'integrale
ammontare del prezzo o del profitto
del reato contestatogli, venendo meno
in caso contrario l'ammissibilità della
richiesta di definizione anticipata del
giudizio e questo allo scopo di
assicurare che il profitto ricavato da
questi delitti così odiosi sia sempre
oggetto di recupero a fini di confisca.
Non è certo la prima volta che i
governi sono costretti a occuparsi del
tema della corruzione, quasi sempre
sulla spinta emotiva di fatti di cronaca
sconcertanti, come, in questo caso, lo
scandalo delle cooperative romane. È
ancora fresco il ricordo del ddl
anticorruzione predisposto dal
governo Monti e approvato a ottobre
del 2012. Il più delle volte lo
strumento che si utilizza per dare una
risposta immediata al clamore sociale
suscitato dai reati (non solo in tema di
corruzione, sì pensi anche alle
violenze private nelle varie forme
possibili) è quello dell' aggravamento
delle pene, che peraltro sembra
rispondere più all'esigenza di placare
lo sdegno popolare immediato che a
quella di delineare una politica
criminale equilibrata ed efficiente. E
ogni volta risuona attuale il monito di
Cesare Beccaria, che affermava che
"la certezza di un castigo, benché
moderato, farà sempre una maggiore
impressione che non il timore di un
altro più terribile, unito colla
speranza dell' impunità; perché i
mali, anche minimi, quando sono
certi, spaventano sempre gli animi
umani". In tal senso le misure di
Monti del 2012 apparivano forse più
originali, più articolate (a prescindere
da ogni valutazione in termini di
efficacia) perché tentavano di agire
anche sul versante della formazione,
soprattutto del personale della
pubblica amministrazione e su quello
della prevenzione interna.
Condivisibile appare invece il
rafforzamento della misura della
confisca dei proventi del reato,
evitando di lasciarla in balia delle
eventuali prescrizioni o di
provvedimenti indulgenziali,
consentendo il recupero giudiziale
delle somme anche
indipendentemente dal
perseguimento dell' obiettivo di
punizione del reo.
E senza dimenticare che, al di là dello
strumento della repressione penale,
pur indispensabile, è l'educazione
delle coscienze il primo presidio a
sostegno della rettitudine dei
comportamenti.
Luigi Murtas
n IL FATTO
Si dimentica troppo spesso
la tutela della privacy
a privacy è un valore oppure no? Ogni cittadino ha diritto a non
vedersi oltraggiato sulle pagine dei giornali? Oppure questi concetti
sono validi solo nei corsi di aggiornamento per addetti ai lavori?
Da tempo se ne parla, soprattutto perché oggi è consuetudine ben
radicata mettere gli affari propri sulla pubblica piazza (meglio se
virtuale). Lo spunto per capire come l’involuzione si stia facendo sempre
più marcata viene offerta dalla vicenda del piccolo Loris, il bimbo di 8
anni, il cui corpo a novembre è stato rinvenuto cadavere nelle campagne
del ragusano, in Sicilia.
Dal momento del ritrovamento la sovraesposizione mediatica della
vicenda ha raggiunto picchi altissimi: telecamere accese giorno e notte
sul piccolo centro agricolo siciliano e su uomini e mezzi delle forze
dell’ordine impegnati a trovare la verità sulla morte del piccolo.
Se le indagini vanno fatte nel modo più scrupoloso possibile il rilievo dato
alla vicenda è spropositato: abitanti, inquirenti, avvocati e altri personaggi
quotidianamente sotto il fuoco incrociato di inviati e conduttori.
È dai tempi del piccolo Alfredino Rampi, (siamo nel 1981 quando il
bimbo 6 anni morì dentro ad un pozzo artesiano dopo tre giorni di
tentativi per riportarlo in superficie) che la tv ha colto la valenza
strategica della copertura mediatica di vicende tristi e dolorose.
Troppi casi eclatanti, come il delitto di Cogne o quello di via Poma a
Roma, hanno riempito le giornate di molti che (bontà loro) non
avevano null’altro da fare che stare incollati alla tv per seguire le
spiegazioni sugli ultimi particolari del delitto, anche a suon di plastici.
Gli economisti insegnano che è la domanda a creare l’offerta: se certe
vicende hanno seguito è perché a qualcuno piacciono.
Per evitare che i palinsesti vengano invasi da lugubri episodi di cronaca
basterebbe scegliere altro. Così i conduttori avrebbero meno introiti
pubblicitari derivanti dagli share, i protagonisti un po’ più di privacy e
qualche migliaia di euro in meno per la loro presenza in tv (con la quale
ci si può anche pagare la parcella dell’avvocato) e magari non si
arriverebbe alla condanna preventiva dei presunti responsabili, come
accade oggi per la giovane mamma di Loris. “Famiglia Cristiana” ha
ammonito sulla pericolosità delle parole pronunciate da detenuti sulla
povera madre di Loris (“Deve morire come il figlio”), quindi a loro dire
già colpevole, e perciò sottoposta ad isolamento in carcere.
A volte chi foraggia certe scelte comunicative distorte ne è in qualche
modo anche complice.
I.P.
L
Chiesa
4
domenica
21 dicembre 2014
LE PIETRE
Il Santo Padre
ha celebrato
la festa
della Madonna
di Guadalupe
ll’Angelus il Santo Padre si è
soffermato in modo particolare
sul tema della gioia, che nella
tradizione caratterizza la III
Domenica di Avvento, detta appunto
“Gaudete”.
«Il cuore dell’uomo desidera la gioia –
ha affermato Papa Francesco - tutti
desideriamo la gioia, ogni famiglia,
ogni popolo aspira alla felicità. Ma
qual è la gioia che il cristiano è
chiamato a vivere e a testimoniare? E’
quella che viene dalla vicinanza di
Dio, dalla sua presenza nella nostra
vita. Da quando Gesù è entrato nella
storia, con la sua nascita a Betlemme,
l’umanità ha ricevuto il germe del
Regno di Dio, come un terreno che
riceve il seme, promessa del futuro
raccolto. Non occorre più cercare
altrove! Gesù è venuto a portare la
gioia a tutti e per sempre. Non si
tratta di una gioia soltanto sperata o
rinviata al paradiso: qui sulla terra
siamo tristi ma in paradiso saremo
gioiosi. No! Non è questa ma una
gioia già reale e sperimentabile ora,
perché Gesù stesso è la nostra gioia, e
con Gesù la gioia di casa, Lui è vivo, è
il Risorto, e opera in noi e tra noi
specialmente con la Parola e i
Sacramenti».
Il Pontefice ha invitato tutti i credenti
ad essere «missionari della gioia» nel
proprio ambiente di vita: « Non si è
mai sentito di un santo triste o di una
santa con la faccia funebre. Mai si è
sentito questo! Sarebbe un
controsenso. Il cristiano è una
persona che ha il cuore ricolmo di
pace perché sa porre la sua gioia nel
Signore anche quando attraversa i
momenti difficili della vita. Avere fede
non significa non avere momenti
difficili ma avere la forza di affrontarli
sapendo che non siamo soli. E questa
Accogliere il Signore
per testimoniare la gioia
A
In settimana è stato diffuso il Messaggio rivolto ai
partecipanti al Convegno Europeo di Pastorale
Giovanile e si è tenuta l’Udienza con l’Unione
Italiana Ciechi e ipovedenti
è la pace che Dio dona ai suoi figli».
Al temine dell’Angelus Papa Francesco
ha benedetto i “Bambinelli” portati,
secondo la consuetudine, dai bambini
del Centro Oratori Romani, e ha
invitato tutti all’impegno
dell’orazione donando anche uno
speciale libretto di preghiere.
In settimana è stato diffuso il
Messaggio del Santo Padre ai
partecipanti al IV Convegno Europeo
di Pastorale Giovanile promosso dal
Pontificio Consiglio per i Laici insieme
al Consiglio delle Conferenze
Episcopali Europee. I giovani, ha
mostrato Papa Francesco, «hanno
bisogno di questo servizio: di adulti e
coetanei maturi nella fede che li
accompagnino nel loro cammino,
aiutandoli a trovare la strada che
conduce a Cristo. Ben più che nella
promozione di una serie di attività per
i giovani, questa pastorale consiste
nel camminare con loro,
accompagnandoli personalmente nei
contesti complessi e a volte difficili in
cui sono immersi».
Una dimensione essenziale da
coltivare con i giovani è quella
vocazionale: «La pastorale giovanile è
chiamata a proporre ai giovani un
cammino di discernimento
vocazionale, per prepararsi a seguire
Gesù sulla via della vita coniugale e
familiare oppure su quella di una
speciale consacrazione al servizio del
Regno di Dio».
In occasione della festa della
Madonna di Guadalupe, Patrona
dell’America Latina, il Papa ha
presieduto la S. Messa nella Basilica
di San Pietro, animata dai canti della
“Missa Criolla”. Papa Francesco
nell’omelia ha approfondito il
messaggio del Magnificat: « Nelle
meraviglie che il Signore ha realizzato
in Maria, Ella riconosce lo stile e il
modo di agire di suo Figlio nella
storia della salvezza. Sconvolgendo i
giudizi mondani, distruggendo gli
idoli del potere, della ricchezza, del
successo a tutti i costi, denunciando
l’autosufficienza, la superbia e i
messianismi secolarizzati che
allontanano da Dio, il cantico
mariano confessa che Dio si compiace
nel sovvertire le ideologie e le
gerarchie mondane». Il Papa ha
chiesto alla Vergine di condurre tutti
«incontro al suo Figlio, Gesù Cristo,
Nostro Signore, presente nella
Chiesa, nella sua sacramentalità,
specialmente nell’Eucaristia,
presente nel tesoro della sua Parola e
nei suoi insegnamenti, presente nel
santo popolo fedele di Dio, presente
in quelli che soffrono e negli umili di
cuore».
Sempre in settimana il Papa ha
ricevuto in udienza il Consiglio
Nazionale dell’Unione Italiana dei
Ciechi e degli Ipovedenti, in occasione
della Festa di Santa Lucia,
sottolineando come tutti siamo fatti «
per relazionarci, per completarci,
aiutarci, accompagnarci, sostenerci a
vicenda», e come «la presenza delle
persone disabili provoca tutti a fare
comunità, anzi, ad essere comunità,
ad accoglierci a vicenda con i nostri
limiti».
Roberto Piredda
La gioia di uscire per cercare i fratelli
e le sorelle che sono lontani: questa
è la gioia della Chiesa. Lì la Chiesa
diventa madre, diventa feconda:
Quando la Chiesa non fa questo,
quando la Chiesa si ferma in se
stessa, si chiude in se stessa, forse si
è ben organizzata, un organigramma
perfetto, tutto a posto, tutto pulito,
ma manca gioia, manca festa, manca
pace, e così diventa una Chiesa
sfiduciata, ansiosa, triste, una
Chiesa che ha più di zitella che di
madre, e questa Chiesa non serve, è
una Chiesa da museo. La gioia della
Chiesa è partorire; la gioia della
Chiesa è uscire da se stessa per dare
vita; la gioia della Chiesa è andare a
cercare quelle pecore che sono
smarrite; la gioia della Chiesa è
I vertici della comunità
cristiana malaysiana sono in
rivolta per la profanazione di
centinaia di copie della Bibbia sequestrate a inizio anno e poi
restituite il mese scorso -,
perpetrata dalle autorità
musulmane dello Stato di
Selangor. Le 321 copie sono
state riconsegnate ai cristiani
di Sarawak con impressa una
"scritta" di "avvertimento": i
libri sacri contenenti la parola
"Allah", al centro di una
annosa controversia nel Paese
asiatico, "non dovranno più
tornare nello Stato di
Selangor".
proprio quella tenerezza del pastore,
la tenerezza della madre.
Il Signore ci dia la grazia di lavorare,
essere cristiani gioiosi nella
fecondità della madre Chiesa e ci
guardi dal cadere nell’atteggiamento
di questi cristiani tristi, impazienti,
sfiduciati, ansiosi, che hanno tutto
perfetto nella Chiesa, ma non hanno
‘bambini’. Che il Signore ci consoli
con la consolazione di una Chiesa
madre che esce da se stessa e ci
consoli con la consolazione della
tenerezza di Gesù e la sua
misericordia nel perdono dei nostri
peccati.
È tanta la vicinanza che Dio si
presenta qui come una mamma,
come una mamma che dialoga con il
suo bambino. Dio fa così. È la
tenerezza di Dio. E’ tanto vicino a noi
che si esprime con questa tenerezza:
la tenerezza di una mamma.
Dio ci ama gratuitamente come una
mamma il suo bambino. Noi, tante
volte, per essere sicuri, vogliamo
controllare la grazia e nella storia e
anche nella nostra vita abbiamo la
tentazione di mercificare la grazia. E
così questa verità tanto bella della
vicinanza di Dio scivola in una
Nove membri della comunità
indigena degli tzeltales sono
stati ordinati diaconi
permanenti nella comunità di
Guadalupe Paxilhá, comune di
Chilo. La celebrazione è stata
presieduta da Mons. Arizmendi
Esquivel. “La celebrazione è
stata molto bella e ci ha
riempito di molta speranza,
perché il poter di nuovo
celebrare l'ordinazione di
diaconi permanenti è una
benedizione per la diocesi" ha
detto Mons. Arizmendi. Dopo la
messa ha spiegato: "Dopo 14
anni questa è la prima volta
che ordiniamo diaconi
permanenti, con tutti i
permessi della Santa Sede, e
con questa fiducia seguiranno
altre ordinazioni, non di massa,
ma esaminando candidato per
candidato".
n SIERRA LEONE
Camilliani indiani
contro l’ebola
n THAILANDIA
Missionari al lavoro
per i più deboli
9 dicembre 2014
La vicinanza di Dio
Ordinati 9 diaconi
permanenti indigeni
Mentre il virus dell’ebola
continua a seminare paura e
morte, sono già tanti i
volontari che hanno messo la
loro vita a rischio e continuano
ad essere a disposizione. Tra
questi, i religiosi Camilliani che
con la loro task force sono già
intervenuti in Sierra Leone. Ora
anche altri religiosi del team
indiano sono pronti ad
impegnarsi in prima linea.
Quattro andranno in Sierra
Leone dopo una settimana di
formazione a Roma. La task
force è nel Paese africano, a
Makeni, dove ha aperto la
strada per una maggiore e
prolungata presenza nell’area.
La grazia della misericordia
Io mi domando quale sia la
consolazione della Chiesa. Così come
quando una persona è consolata
quando sente la misericordia e il
perdono del Signore, la Chiesa fa
festa, è felice quando esce da se
stessa. Nel Vangelo, quel pastore che
esce, va a cercare quella pecora
smarrita, poteva fare il conto di un
buon commerciante: ma, 99, se ne
perde una non c’è problema; il
bilancio… Guadagni, perdite… Ma
va bene, possiamo andare così. No,
ha cuore di pastore, esce a cercarla
finché la trova e lì fa festa, è gioioso.
Profanate centinaia
di Bibbie
n MESSICO
n LE OMELIE DEL PAPA A SANTA MARTA
La vera consolazione
n MALESIA
contabilità spirituale: ‘No, io faccio
questo perché questo mi darà 300
giorni di grazia … Io faccio
quell’altro perché questo mi darà
questo, e così accumulo grazia’. Ma
cos’è la grazia? Una merce? E così,
sembra di sì. Sembra di sì. E nella
storia questa vicinanza di Dio al suo
popolo è stata tradita per questo
atteggiamento nostro, egoista, di
voler controllare la grazia,
mercificarla.
San Paolo reagisce con forza contro
questa spiritualità della legge. ‘Io
sono giusto se faccio questo, questo,
questo. Se non faccio questo non
sono giusto’. Ma tu sei giusto perché
Dio ti si è avvicinato, perché Dio ti
carezza, perché Dio ti dice queste
cose belle con tenerezza: questa è la
giustizia nostra, questa vicinanza di
Dio, questa tenerezza, questo amore.
Anche a rischio di sembrarci ridicolo
il nostro Dio è tanto buono. Se noi
avessimo il coraggio di aprire il
nostro cuore a questa tenerezza di
Dio, quanta libertà spirituale
avremmo! Quanta! Oggi, se avete un
po’ di tempo, a casa vostra, prendete
la Bibbia: Isaia, capitolo 41, dal
versetto 13 al 20, sette versetti. E
leggetelo. Questa tenerezza di Dio,
questo Dio che ci canta a ognuno di
noi la ninna nanna, come una
mamma.
11 dicembre 2014
Padre Adriano Pelosin,
missionario del PIME da 36
anni in Thailandia, opera nella
chiesa di San Marco a Pathum
thani, dove vengono assistiti
bambini abbandonati e delle
baraccopoli, oltre agli anziani.
Con l’aiuto di due suore, tre
laici, e spesso con parecchi
volontari, lavora in quattro
baraccopoli.
Sono state ricostruite o
riparate 17 case rovinate
dall’alluvione di due anni fa o
abbandonate. Ogni mattina
viene data la colazione a 163
bambini dell’asilo e delle
elementari, una volta alla
settimana, viene dato un pasto
caldo a circa 30 anziani,
soprattutto anziane.
domenica
21 dicembre 2014
5
Giovani
Istituzioni. L’inaugurazione dell’Anno Accademico dell’Università di Cagliari
Investire nella cultura per sostenere i giovani
T
raccia un bilancio, Giovanni
Melis. Dell’ultimo anno e non
solo. E smentisce le
speculazioni sugli ultimi mesi di
mandato (in scadenza a maggio)
come rettore dell’Università di
Cagliari: «Progetti futuri? Sulla
stampa appaiono, ma non mi
risultano. Vado via prima? Non mi
risulta nulla di tutto
questo. Anzi, sto
lavorando al
budget del
prossimo anno».
Parole decise,
pronunciate nei
giorni scorsi in
occasione
dell’inaugurazione
ufficiale del nuovo anno
accademico, cerimonia restaurata
dopo anni di sospensione proprio
dal rettore economista per
informare periodicamente il
territorio sullo stato dell’arte
nell’ateneo cagliaritano.
Che il mandato di Melis sia stato
segnato da anni di crisi e riforme è
cosa nota. Il Magnifico lo ribadisce:
«Operiamo in uno scenario
regionale e nazionale di
grandissima difficoltà. Prosegue la
politica dei tagli del ministero,
anche se un po’ attenuata, e
affrontiamo una premialità punitiva
che non aiuta».
Sono tre le criticità fondamentali
dell’ateneo
cagliaritano: la
fragilità del sistema
economicoproduttivo che offre
pochi margini di
collaborazione; il
basso livello di
reddito del
territorio che
impone altrettanto
bassi livelli di
tassazione e minori
risorse per
l’ateneo; il deficit
di preparazione
degli studenti in
ingresso che inficia
la regolarità degli
studi. Dati alla
mano, il rettore si
sofferma su una
delle voci più
dolenti, la
diminuzione delle
immatricolazioni,
contenuta quest’anno intorno
all’1% per le nuove matricole ma
decisamente più sensibile sul totale
degli studenti, con picchi per fuori
corsi e fuori sede. Sul punto Melis
rivendica gli aiuti per il diritto allo
studio: «Circa il 20% degli studenti
è esonerato dalle tasse per merito e
reddito. Abbiamo introdotto esoneri
anche per i “figli della crisi”, coloro i
cui genitori hanno perso il lavoro,
per i migliori
diplomati.
Inoltre, grazie
alla stabilità
economicofinanziaria del
nostro ateneo
abbiamo investito
un milione di euro
in collaborazione
con la Fondazione
Banco di
Sardegna a favore
degli idonei non
beneficiari».
Melis snocciola
Vivere con gioia
la chiamata
al matrimonio
e statistiche continuano a
ripeterlo: ci si sposa sempre di
meno e sempre meno in chiesa.
Sarà per la crisi economica, per la
precarietà del lavoro o per la
crescente deresponsabilizzazione di
cui vengono tacciati i giovani d’oggi.
Noi de Il Portico abbiamo deciso di
andare controcorrente e di parlare di
chi, invece, si sposa e lo fa da
giovane. Come ha scritto Mons.
Arrigo Miglio negli Orientamenti
Pastorali per il 2014/15 “il ruolo
della famiglia va rimesso in primo
piano”. Per questo abbiamo raccolto
le testimonianze di due giovani
coppie di sposi che hanno deciso di
raccontare la loro esperienza al
nostro settimanale.
Mattia e Valentina Olisterno sono due
novelli sposi: hanno celebrato le loro
nozze nello scorso settembre. Hanno
25 e 24 anni e si sono conosciuti nel
2006. “A quei tempi la Fede era
praticamente assente- raccontano i
due- fino a quando, nel 2008,
abbiamo partecipato ad
un’esperienza di evangelizzazione”.
Ma la strada da percorrere era ancora
lunga. “Nonostante avessimo
L
intrapreso un cammino non
sapevamo che direzione far prendere
al nostro rapporto- continuano- che
non era proprio un fidanzamento
cristiano. La vera conversione è
avvenuta due anni fa e in momenti
diversi”. Per Valentina questo è
avvenuto durante una catechesi sui
vizi e le virtù: “Era quello che il mio
cuore stava aspettando. Da tempo
avevo il desiderio di essere una
cristiana al cento per cento e di
vivere un fidanzamento casto e
fondato sull’amore di Gesù. Dopo
qualche mese anche Mattia è arrivato
alla stessa conclusione e così,
insieme, abbiamo intrapreso il
cammino verso un fidanzamento
cristiano, aiutati da una guida
spirituale”. Dopo qualche tempo
arriva il desiderio di sposarsi. “Non
avevamo niente in mano: gli studi
ancora da terminare e il lavoro era
solo occasionale. Quella del
Matrimonio era un’idea folle a livello
razionale, ma ci siamo affidati alla
Provvidenza. Ci siamo chiesti spesso
se fosse la cosa giusta da fare. In
molti ci hanno ostacolato e non ci
hanno preso sul serio, pensando di
poi le note positive. Nel 2014 sono
stati attivati 157 concorsi per
personale docente e 15 per
personale amministrativo. Procede
il programma edilizio che riguarda
Monserrato e la clinica Macciotta,
rallentato dalla «poca elasticità
della burocrazia». Sul fronte della
didattica migliorano i servizi con
l’attivazione di nuovi laboratori e
l’ampliamento degli orari delle
biblioteche. Si estendono anche le
relazioni internazionali con la
sempre più viva mobilità
studentesca (816 studenti in uscita,
500 in arrivo) e il recente
accreditamento da parte dell’Ufficio
centrale per gli istituti di Confucio
di Pechino per la creazione di una
“Aula Confucio”, che fornirà mezzi e
personale per lo studio del cinese.
Motivo di vanto è anche il rientro
dell’Università di Cagliari tra i primi
500 atenei del mondo nella
classifica di Shangai (solo 21 le sedi
italiane in graduatoria).
Inaugurazione senza festa ma per il
personale amministrativo non c’è
nulla da festeggiare. Poco prima
dell’inizio della cerimonia
d’inaugurazione, davanti a Palazzo
Belgrano è montata la protesta
delle diverse sigle sindacali contro
la gestione Melis. “Non un fulmine a
ciel sereno - spiegano - ma una
posizione manifesta e diffusa da
anni”. I motivi sono diversi:
“Personale ridotto, salari ristretti,
aggiornamento professionale quasi
azzerato e un’organizzazione del
lavoro penalizzante, ecco il quadro
che l’amministrazione universitaria
ha creato negli ultimi cinque anni”.
La replica del rettore non si è fatta
attendere: «Capisco il disagio del
personale ma non ho bloccato io i
rinnovi contrattuali e tolto spazio
alla concertazione. Sono le norme
che l’hanno imposto. Abbiamo
evitato che la struttura venisse
travolta dalle norme ministeriali.
Da dipendente, ne avrei preso atto
positivamente».
Matteo Mazzuzzi
scoraggiarci, ma tutte queste prove
hanno concorso alla grazia del
sacramento”. E così è arrivato il
giorno delle nozze. “Quel giorno è
stato il compimento del progetto
d’amore che Dio ha sempre pensato
per noi. In tanti hanno contribuito in
modi diversi ma soprattutto abbiamo
avuto l’accompagnamento con la
preghiera da parte di tante persone”.
E adesso? “Un lavoro fisso non ce
l’abbiamo, né una casa di nostra
proprietà, ma siamo convinti – e ne
rendiamo testimonianza perché lo
viviamo- che Dio è Padre e provvede
ad ogni nostra necessità: noi
facciamo il possibile; dove noi non
arriviamo interviene Lui”.
Simone e Marta Farci, lui 29 anni e lei
26, genitori di due bambini, Giaele e
Mattia, si sono sposati nel luglio del
2011.
“La scelta di sposarci giovani è nata
dal desiderio di gioia piena che
entrambi avevamo nel cuore che il
Signore ha benedetto indicandoci la
via da seguire per realizzarlo: il
Matrimonio. Ci è stato consigliato di
cercare prima il regno di Dio e la sua
giustizia e il resto sarebbe stato
un’aggiunta. Quando si fa esperienza
che solo Gesù può promettere e
realizzare cose grandi allora non si
può far altro che vivere con Lui”.
Tutto facile? Per niente. “Questo ha
significato molte cose. Mettere da
parte l’egoismo per amare con
gratuità, consapevoli che Dio ci ama
più di quanto possiamo farlo noi;
così, dopo anni di fidanzamento “fai
da te” abbiamo sentito la necessità
di fare un cammino di fede e di
accompagnamento spirituale.
Abbiamo fatto entrare Gesù nella
nostra storia: quella personale, prima
di tutto, per risanare le ferite, mettere
pace nelle preoccupazioni e nelle
ansie e fare chiarezza nelle relazioni,
con la nostra famiglia, con i nostri
amici. Questo ha necessitato una vera
conversione e la fiducia in Dio e in chi
ci accompagnava”. Come avete messo
in pratica queste parole? “Per esempio
decidendo di sposarci prima della
laurea di Marta, prima del lavoro
sicuro di Simone; scegliendo di essere
aperti alla Vita senza se e senza ma e
accogliere Giaele mentre Marta si
laureava; affidando a Dio il desiderio
di Marta di diventare una pediatra, e
accogliendo Mattia dopo pochi mesi
dall’inizio della scuola di
specializzazione, dopo neanche un
anno dalla nascita di Giaele”. E oggi?
“Ogni nostra scelta è fatta alla luce
del confronto con la Parola, anche se
con fatica. Cerchiamo di essere aperti
BREVI
n SABATO 20
Incontro regionale
sulla scuola
Sabato 20 alle 10 nella Casa di
spiritualità delle Suore di San
Giuseppe a Donigala Fenughedu
(OR) è previsto l’Incontro
regionale dei responsabili
diocesani e dei rappresentanti
del mondo scolastico della
Sardegna d’ispirazione cristiana.
L’iniziativa è della commissione
regionale per l’educazione, la
scuola e l’università della
Conferenza Episcopale Sarda.
“L’attenzione dei Vescovi della
Sardegna al mondo
dell’educazione, della scuola e
dell’Università – scrive
monsignor Antonello Mura,
vescovo d’Ogliastra e delegato
per il mondo della scuola per la
Ces - vuole continuare ad essere
incoraggiante e fecondo. Il
convegno persegue le seguenti
finalità: l’attualità del nostro
servizio al mondo della scuola in
Sardegna; la verifica delle
tematiche e delle problematiche
attuali e sulle quali lavorare per
un coordinamento efficace e
rappresentativo, anche nei
confronti del mondo
istituzionale. L’intento generale
è di rinnovare il nostro slancio
per il bene del mondo della
scuola e dell’educazione, anche
a nome delle nostre comunità
cristiane, guardando in
prospettiva il convegno
ecclesiale nazionale di Firenze
2015 e al tema di un nuovo
umanesimo in Cristo Gesù”.
n SOLIDARIETÀ
Il Miracolo di Natale
Sabato 20 dalle 9 alle 21 nella
scalinata di Bonaria a Cagliari si
rinnova per il 18° anno “Il
miracolo di Natale”. Per 12 ore
chi lo vorrà di fare un regalo a
chi ne ha più bisogno. Quanto
raccolto verrà poi trasportato
con un Tir al Centro Diocesano di
Assistenza in via Po.
ai fratelli e prestare servizio per
rendere ciò che abbiamo ricevuto, per
questo seguiamo un gruppo di ragazzi
in parrocchia. Arriviamo a fine serata
stanchi morti ma ringraziamo Dio,
guardando la Croce, per il dono della
vita. Desideriamo una vita santa,
fatta di quotidianità, ma piena di Dio.
Oggi ci ritroviamo con due bambini di
21 e 5 mesi, con il lavoro e una casa:
non la consideriamo un’aggiunta, ma
una sovrabbondanza”.
Marta conclude: “Una cosa simpatica
è che poco prima di sposarci Simone
aveva detto che avrebbe voluto
almeno tre figli prima dei 30 anni…
Siamo a quota due e mancano alcuni
mesi al suo trentesimo compleanno.
Attenzione a ciò che si chiede a Dio!”
(ride, ndr).
Alla faccia di chi dice che “bisogna
aspettare tempi migliori”.
Susanna Mocci
domenica
21 dicembre 2014
7
Cagliari
Il Vangelo della vita è un dono per l’umanità
A Cagliari si è svolto il Corso
di formazione per i volontari
del Movimento per la Vita.
L’invito di Carlo Casini a favore
della cultura dell’accoglienza
l convegno del Centro di aiuto alla
vita (CAV), è stato ospitato nella
piccola sala conferenze
dell’ospedale Santissima Trinità di
Cagliari; ma non sono di basso rilievo
gli ospiti che hanno partecipato a
questa due giorni di incontri e
confronti: la vita, d’altronde, non è
cosa da poco. “Questo corso di
formazione”, spiega la dott. ssa
Maria Stella Leone, “aveva come
obiettivi quello di incontrare quelli
che sono già operatori di un centro di
aiuto alla vita, per aggiornarli, ma
anche di incontrare persone esterne,
curiose di conoscere i centri di aiuto
alla vita, e stanno pensando di
diventarne volontari. In questo
modo abbiamo ottenuto che
entrambi hanno conosciuto, o
rivisto, il presidente on. Carlo Casini,
e i vari CAV hanno avuto modo di
potersi confrontare in una tavola
rotonda, esprimendo i punti di forza
e di criticità dei loro centri. Dopo
questa prima “infarinatura”, su cosa
sono i centri di aiuto alla vita, grazie
anche a Bruna Rigoni, responsabile
dei CAV italiani, abbiamo capito qual
è la funzione di questi, con delle
esperienze concrete portate con
molta empatia; la seconda giornata è
stata incentrata sulla necessità di
incontrare le donne nei luoghi dove
si trovano, perché una donna magari
non si avvicina ad un CAV, o perché
non lo conosce, o perché ha dei
pregiudizi; si cerca quindi di rompere
questo circolo vizioso, e incontrare le
donne sul web, oppure nei consultori
o negli ospedali dove noi possiamo
fare il vero e proprio ospedale da
campo per queste persone, che
abbiamo ribadito vanno approcciate
con metodo.
Quindi è stato spiegato come lavora
l’operatore di un centro, e quali cose
NON fa, perché non ci si improvvisa a
parlare con una donna che sta per
I
abortire, altrimenti si rischia di
portare danni invece che benefici”.
Una vera e propria missione, quindi,
che deve essere però vissuta con
molta preparazione e
professionalità: in gioco, c’è la vita
di una donna e di suo figlio. “Sono
intervenuti anche dei giovani
relatori, che rappresentano le
generazioni che si stanno formando
adesso, che si sono già formate e
sono pronte a lavorare nel
movimento per la vita e nei centri di
aiuto alla vita. Abbiamo incontrato il
dott. Tony Persico, responsabile
dell’equipe dei giovani del
movimento per la vita italiano,
un’esperta di comunicazione che è la
dott. ssa Giovanna Sedda, operatrice
CAV anche lei; entrambi ci hanno
fatto capire il valore della
comunicazione, e come deve essere
fatta una comunicazione efficace per
non incappare in grossolani errori da
parte degli operatori, soprattutto per
non giudicare la donna che sta
pensando di abortire.
Il volontariato cav in ospedale l’ho
esposto io (dott. ssa Maria Stella
Leone), anche per ringraziare quelle
strutture, in particolare il SS. Trinità,
che si dimostrano sensibili al dialogo
con la donna, perché la paziente non
sia un numero, ma sia seguita nelle
sue problematiche e non si senta più
sola, ma veramente compresa.
Ringraziamo il primario, la dott. ssa
Eleonora Coccollone, che ha mandato
in sua rappresentanza la dott. ssa
Caterina Tronci, perché ha dimostrato
davvero questa grande sensibilità nei
confronti delle sue pazienti, e vuole
un reparto dove la legge 194 sia
applicata nelle sue parti positive,
quelle che dicono che la donna
andrebbe salvata, e salvare la donna
significa salvare il bambino”. Come
detto dalla dott. ssa Leone,
presidente dell’MPV di Cagliari, tra
gli interventi più significativi bisogna
certamente citare quello dell’on.
Carlo Casini, presidente dell’MPV
italiano, che ha anche rilasciato
un’intervista a questo giornale, che
vi proporremo nel prossimo numero;
intanto rivediamo alcuni passaggi
fondamentali del suo intervento al
convegno: “Ora più di prima i centri
n DONNE AL TRAGUARDO n TEATRO LIRICO
Premiate le finaliste
Marilena Maccioni di Villaputzu, si è
aggiudicata il primo premio del
concorso Donna al Traguardo
dell’anno 2014. A pari merito, la
giuria ha assegnato il riconoscimento
a Claudia Erriu di Cagliari. Per la
sezione Raccontiamo le donne
dedicata agli scrittori e alle scrittrici
migliori. Premiate Nora Alba di
Cagliari e Valentina Falcioni di Milano.
“Gli stivaletti” di Čajkovskij
Dal 19 al 30 dicembre in scena “Gli
stivaletti” di Čajkovskij. I costumi
sono Vjacheslav Okunev, la regia
diYuri Alexandrov, le luci di Irina
Vtornikova e la coreografia è di
Nadezda Kalinina. A dirigere
l’Orchestra e il Coro del Teatro Lirico
di Cagliari sarà Donato Renzetti, il
maestro preparatore del coro è
Gaetano Mastroiaco.
LOURDES
O DI
PUNT DEGNA
R
78 UN
DAL 19ENTO IN SA URALI,
IM
CULT
RIFER I VIAGGI I RESPIRO
PER GIOSI E D LE
RELI SPIRITUA
PELLEGRINAGGI PAOLINI
157° anniversario della 1a Apparizione
9 - 12 FEBBRAIO 2015
Volo speciale diretto da Cagliari
• UNICO RAPPRESENTANTE DEI PAOLINI IN SARDEGNA •
Per informazioni e prenotazioni:
CAGLIARI - V.LE S. AVENDRACE 181
TEL. 070.288978 - 070.280279
FAX 070.281784
E-mail: [email protected]
Sito internet : www.sardivetviaggi.it
di aiuto alla vita fanno un lavoro
prezioso e indispensabile per aiutare
le vite umane, e in questo modo si
cambia il mondo, lo si fa nuovo;
rimane comunque il problema di una
legge che non riconosce il diritto alla
vita fin dal suo concepimento. Si
vuole difendere la vita non contro la
donna, ma insieme ad essa,
sostenendola nelle difficoltà. C’è
anche il problema della pillola del
giorno dopo, che può avere effetti
abortivi in alcuni casi. Bisogna invece
seguire l’esempio luminoso di Chiara
Corbella Petrillo che ha rinunciato a
delle cure per portare avanti una
gravidanza. È importante riprendere
l’insegnamento dell’Evangelium
vitae di Giovanni Paolo II; è assai
significativa la preghiera finale di
questa enciclica. Si tratta di
cooperare tutti insieme per la cultura
della vita, l’aiuto per la vita non è
un’associazione tra le altre ma
l’espressione di un’attenzione per la
vita dell’intera comunità cristiana e
civile”.
Un contributo importante lo ha dato
anche Bruna Rigoni, responsabile dei
CAV italiani: “Il primo segnale
importante è amare le donne che
sono in attesa dei bambini e sono in
difficoltà. Serve molta discrezione e
riservatezza nel trattare i vari casi.
Sono da accompagnare anche le
donne che hanno abortito e che
portano la sofferenza per questo
gesto, ne portano il peso; decidono
di confidarsi e hanno bisogno di
aiuto. Ormai si lavora sempre di più
anche con le donne straniere,
bisogna conoscere la loro cultura per
poterle aiutare. Servono quindi
sempre più persone impegnate in
questo settore, e i volontari devono
essere preparati, non aver timore di
intervenire nel territorio. Si deve
valorizzare in molti casi la possibilità
dell’adozione. Il CAV non sono le
quattro mura, ma le persone che ci
credono e che portano la cultura
della bellezza della vita, ovunque si
trovano. Non si deve trascurare il
ruolo degli uomini, dei padri, che
vanno ugualmente educati a
difendere e prendersi cura della vita”.
Insomma, facciamoci avanti, c’è la
vita da difendere, la vita di migliaia
di bambini: non possiamo ignorarli.
Marco Scano
n DOMENICA
n ALLA MARINA
n 28-30 DICEMBRE
Come ogni terza del mese, domenica è
prevista la pubblicazione di quattro
pagine sul quotidiano Avvenire.
Congiuntamente a “Il Portico”, l’inserto
contribuisce a riflettere sui temi che
stanno maggiormente a cuore ai lettori.
Le modalità di ricezione sono disponibili
sul sito www.chiesadicagliari.
L’iniziativa consente di diffondere a livello
regionale le notizie della Diocesi.
Fino a domenica è visitabile la Mostra
"Nell'occhio di chi guarda", nei locali di
via Napoli 62 a Cagliari. L’associazione
Libriforas, guidata dalla direzione
artistica di Evelise Obinu e Ignazio
Fulghesu porta nel cuore della Marina 54
tavole di 18 illustratori Sardi. Una mostra
che mira alla presentazione di una
proposta che sia davvero rappresentativa
delle differenti realtà dell’Illustrazione.
La Pastorale Giovanile della Diocesi di
Alghero-Bosa, in collaborazione con il
Centro pastorale “P.G. Frassati ”
organizzano dal 28 al 30 dicembre la
Lectio residenziale per giovani guidata dal
Vescovo di Alghero Bosa, mons. Mauro
Maria Morfino. Per adesioni e informazioni
contattare il numero 079.975209, oppure
079.986131. o inviare un’e-mail a:
[email protected].
“Cagliari Avvenire Mese”
Mostra di illustratori sardi
Lectio divina per giovani
Parola di Dio
8
domenica
21 dicembre 2014
IV domenica di Avvento (Anno B)
di Michele Antonio Corona
’ultima domenica di Avvento
presenta una delle pagine
evangeliche più note:
l’annunciazione a Maria.
Pittori, scultori e letterati hanno
fissato questa scena in una miriade
di pose e di atteggiamenti: dallo
stupore alla devozione, dalla paura
alla familiarità, dall’accoglienza
all’incredulità. Ogni artista ha
posto nel proprio capolavoro un
po’ di se stesso e interpretato il
testo secondo la propria ottica.
Forse, il compito di colui che
medita una pagina biblica è proprio
sentirsi parte di quella Parola e reagire di conseguenza. La presenza
dell’angelo nella scena è
direttamente rivolta a Maria, quale
destinataria del messaggio. Alcuni
padri della Chiesa, commentando
questo brano, sottolineavano il
sentimento di attesa – consapevole
o meno – del mondo e dell’intera
creazione alla risposta della
giovane galilea. ‘Tutto il creato
attendeva con trepidazione
l’eccomi di Maria e la sua
accoglienza della volontà di Dio.
Alla sua risposta positiva si esultò
con lodi e inni al Creatore’. In
questa visione mistica si può e si
deve inserire l’esultanza per ogni
‘eccomi’ dell’uomo e della donna.
Entrare nel flusso del progetto di
Dio non è iniziativa intima e
personalistica, ma si situa in una
dinamica globale. La risposta alla
chiamata è sempre a servizio della
comunità, della Chiesa, del mondo.
Maria si rende disponibile ad un
progetto che investirà tutti. La
narrazione, con le sue precisazioni
geografiche, sembra una sorta di
videata satellitare su un luogo
preciso. Dalla visione dell’intero
globo l’immagine si avvicina
sempre più fino a raggiungere quel
piccolo villaggio della Galilea,
chiamato Nazareth. L’appellativo
di ‘città’ non è in ordine alla sua
importanza demografica, bensì alla
centralità che questo luogo avrà
nella storia della salvezza. I
vangeli apocrifi, che si soffermano
su questa scena (Protovangelo di
Giacomo, Pseudo-Matteo, armeno,
Libro sulla natività di Maria, …),
riportano una miriade di
particolari devozionali e morali: la
vergine pregava, oppure si trovava
presso una fonte d’acqua, oppure
filava paramenti sacerdotali. Il
Vangelo di Luca è, come al solito,
molto sobrio di annotazioni
circostanziali, ma si dilunga a
caratterizzare gli interlocutori e
mostrare il loro intimo. Questa
pagina del terzo vangelo fotografa
in modo mirabile quale sia
l’atteggiamento umano davanti
alla chiamata divina. Essere turbati
non significa rifiutare l’iniziativa di
Dio, ma porre se stessi in un
atteggiamento di apertura e
verifica delle proprie disponibilità.
In questo senso può essere
considerata la domanda di Maria:
‘Come avverrà questo, poiché non
conosco uomo?’. Apparentemente
essa corrisponde all’obiezione di
Zaccaria: ‘Come potrò mai
conoscere questo? Io sono vecchio
e mia moglie è avanti negli anni’. Il
vecchio sacerdote replica – anche a
livello grammaticale – ponendo
l’evento annunciato come oggetto
della propria conoscenza. Pone se
stesso come soggetto della frase e
come protagonista della
realizzazione dell’annuncio.
Zaccaria riporta un’obiezione a
partire da se stesso e dalle sue
impossibilità senili. Non è pieno di
stupore per l’annuncio, ma annota
la propria inadeguatezza. Maria, al
contrario, nella sua domanda pone
l’evento come soggetto della frase,
esaltando l’iniziativa divina. Il suo
dubbio è capire la modalità
attraverso cui questa parola possa
L
Il Signore
è con te
avverarsi, ma non dubita della sua
realizzazione. L’angelo, infatti, le
spiega, in modo misterioso, come
avverrà l’esecuzione della Parola
divina attraverso la formula
veterotestamentaria della discesa
dello spirito (come sui giudici e i
profeti) e la distesa del
mantello/ombra operata da Dio (sui
suoi protetti). Porre sotto la propria
ombra era il gesto del difensore dei
deboli e dei miseri (anawim) davanti
alla forza prepotente dei violenti e
degli oppressori. Maria è donna,
vergine e promessa sposa, perciò
sublime esempio di soggetto in
attesa di difesa, di garanzia, di
sicurezza. L’angelo testimonia
l’interesse di Dio per Maria e, con lei,
per ogni persona che si mette sotto il
suo manto ed accoglie la sua Parola.
Scriveva Prudenzio (IV-V sec. d.C.):
‘Un fuoco mite lo genera, non la
carne, non il sangue di un padre. La
potenza di Dio rende sposa una
vergine non toccata dal talamo,
attraverso il suo grembo casto, con il
suo soffio puro. Il mistero di questa
nascita ordina che si creda che Cristo,
nato così, sia Dio. Perché, incredulo,
scuoti la tua testa? Un angelo lo ha
annunciato con le sue labbra. La
Vergine benedetta al messaggio del
messo luminoso ha creduto e perciò,
fiduciosa, ha concepito Cristo. Egli
viene agli uomini di fede e il cuore
che esita con fede irresoluta lo
disprezza, rifiutandogli questo
onore’.
Dal
Vangelo
secondo
Luca
Lc 1, 26-38
In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città
della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa
di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine
si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallègrati, piena di
grazia: il Signore è con te».
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che
senso avesse un saluto come questo.
L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato
grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla
luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio
dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo
padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe
e il suo regno non avrà fine».
Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo,
poiché non conosco uomo?».
Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la
potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui
che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco,
Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito
anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era
detta sterile: nulla è impossibile a Dio».
Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me
secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.
domenica
21 dicembre 2014
9
Vita cristiana
Toccare con mano
la bontà di Dio
Attraverso una catechesi di Benedetto XVI riviviamo la storia della celebrazione del Natale
L’esperienza carica di stupore di San Francesco ci indica la via per incontrare il Mistero
er comprendere meglio il
significato del Natale del
Signore vorrei fare un breve
cenno all’origine storica di questa
solennità. Infatti, l’Anno liturgico
della Chiesa non si è sviluppato
inizialmente partendo dalla nascita
di Cristo, ma dalla fede nella sua
risurrezione. Perciò la festa più
antica della cristianità non è il
Natale, ma è la Pasqua; la
risurrezione di Cristo fonda la fede
cristiana, è alla base dell’annuncio
del Vangelo e fa nascere la Chiesa.
Quindi essere cristiani significa
vivere in maniera pasquale,
facendoci coinvolgere nel dinamismo
che è originato dal Battesimo e che
porta a morire al peccato per vivere
con Dio (cfr Rm 6,4).
Il primo ad affermare con chiarezza
che Gesù nacque il 25 dicembre è
stato Ippolito di Roma, nel suo
commento al Libro del profeta
Daniele, scritto verso il 204. Qualche
esegeta nota, poi, che in quel giorno
si celebrava la festa della
Dedicazione del Tempio di
Gerusalemme, istituita da Giuda
Maccabeo nel 164 avanti Cristo. La
P
coincidenza di date verrebbe allora a
significare che con Gesù, apparso
come luce di Dio nella notte, si
realizza veramente la consacrazione
del tempio, l’Avvento di Dio su
questa terra.
Nella cristianità la festa del Natale
ha assunto una forma definita nel IV
secolo, quando essa prese il posto
della festa romana del “Sol invictus”,
il sole invincibile; si mise così in
evidenza che la nascita di Cristo è la
vittoria della vera luce sulle tenebre
del male e del peccato. Tuttavia, la
particolare e intensa atmosfera
spirituale che circonda il Natale si è
sviluppata nel Medioevo, grazie a
san Francesco d’Assisi, che era
profondamente innamorato
dell’uomo Gesù, del Dio-con-noi. Il
suo primo biografo, Tommaso da
Celano, nella Vita seconda racconta
che san Francesco «Al di sopra di
tutte le altre solennità celebrava con
ineffabile premura il Natale del
Bambino Gesù, e chiamava festa
delle feste il giorno in cui Dio, fatto
piccolo infante, aveva succhiato a un
seno umano» (Fonti Francescane, n.
199, p. 492). Da questa particolare
RISCRITTURE
Beata tu che hai creduto
’angelo, che annunziava il mistero, volle garantirne la veridicità con
una prova e annunziò alla vergine Maria la maternità di una donna
vecchia e sterile, per dimostrare così che a Dio è possibile tutto ciò che
vuole. Appena Maria ebbe udito ciò, si avviò in fretta verso la montagna,
non perché fosse incredula della profezia o incerta dell'annunzio o
dubitasse della prova, ma perché era lieta della promessa e desiderosa di
compiere devotamente un servizio, con lo slancio che le veniva dall'intima
gioia. Dove ormai, ricolma di Dio, poteva affrettarsi ad andare se non verso
l'alto? La grazia dello Spirito Santo non comporta lentezze.
Subito si fanno sentire i benefici della venuta di Maria e della presenza del
Signore. Infatti «appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, esultò il
bambino nel seno di lei, ed ella fu ricolma di Spirito Santo» (cfr. Lc 1, 41).
Si deve fare attenzione alla scelta delle singole parole e al loro significato.
Elisabetta udì per prima la voce, ma Giovanni percepì per primo la grazia;
essa udì secondo l'ordine della natura, egli esultò in virtù del mistero; essa
sentì l'arrivo di Maria, egli del Signore; la donna l'arrivo della donna, il
bambino l'arrivo del bambino. Esse
parlano delle grazie ricevute, essi nel
seno delle loro madri realizzano la grazia
e il mistero della misericordia a profitto
delle madri stesse: e queste per un
duplice miracolo profetizzano sotto
l'ispirazione dei figli che portano.
Del figlio si dice che esultò, della madre
che fu ricolma di Spirito Santo. Non fu
prima la madre a essere ricolma dello
Spirito, ma fu il figlio, ripieno di Spirito
Santo, a ricolmare anche la madre.
Esultò Giovanni, esultò anche lo spirito
di Maria. Ma mentre di Elisabetta si dice
che fu ricolma di Spirito santo allorché
Giovanni esultò, di Maria, che già era
ricolma di Spirito santo, si dice che allora
il suo spirito esultò. Colui che è incomprensibile, operava in modo
incomprensibile nella madre. L'una, Elisabetta, fu ripiena di Spirito Santo
dopo la concezione, Maria invece prima della concezione.
«Beata — disse — tu che hai creduto» (cfr. Lc 1, 45). Ma beati anche voi che
avete udito e creduto: ogni anima che crede concepisce e genera il Verbo di
Dio e riconosce le sue opere.
Sia in ciascuno l'anima di Maria per magnificare il Signore; sia in ciascuno
lo spirito di Maria per esultare in Dio. Se c'è una sola madre di Cristo
secondo la carne, secondo la fede, invece, Cristo è il frutto di tutti, poiché
ogni anima riceve il Verbo di Dio, purché, immacolata e immune da vizi,
custodisca la castità con intemerato pudore. Ogni anima, che potrà
mantenersi così, magnifica il Signore come magnificò il Signore l'anima di
Maria, e il suo spirito esultò in Dio salvatore.
Come avete potuto leggere anche altrove: «Magnificate il Signore con me»
(cfr. Sal 33, 4), il Signore è magnificato non perché la parola umana possa
aggiungere qualcosa alla grandezza del Signore, ma perché egli viene
magnificato in noi. Cristo è l'immagine di Dio: perciò l'anima che compie
opere giuste e pie magnifica l'immagine di Dio a somiglianza della quale è
stata creata, e mentre la magnifica, partecipa in certo modo alla sua
grandezza e si eleva.
Dal «Commento su san Luca» di sant'Ambrogio, vescovo
(2, 19. 22-23. 26-27; CCL 14, 39-42)
L
devozione al mistero
dell’Incarnazione ebbe origine la
famosa celebrazione del Natale a
Greccio. Essa, probabilmente, fu
ispirata a san Francesco dal suo
pellegrinaggio in Terra Santa e dal
presepe di Santa Maria Maggiore in
Roma. Ciò che animava il Poverello di
Assisi era il desiderio di
sperimentare in maniera concreta,
viva e attuale l’umile grandezza
dell’evento della nascita del
Bambino Gesù e di comunicarne la
gioia a tutti.
Nella prima biografia, Tommaso da
Celano parla della notte del presepe
di Greccio in un modo vivo e
toccante, offrendo un contributo
decisivo alla diffusione della
tradizione natalizia più bella, quella
del presepe. La notte di Greccio,
infatti, ha ridonato alla cristianità
l’intensità e la bellezza della festa
del Natale, e ha educato il Popolo di
Dio a coglierne il messaggio più
autentico, il particolare calore, e ad
amare ed adorare l’umanità di Cristo.
Tale particolare approccio al Natale
ha offerto alla fede cristiana una
nuova dimensione. La Pasqua aveva
concentrato l’attenzione sulla
potenza di Dio che vince la morte,
inaugura la vita nuova e insegna a
sperare nel mondo che verrà. Con
san Francesco e il suo presepe
venivano messi in evidenza l’amore
inerme di Dio, la sua umiltà e la sua
benignità, che nell’Incarnazione del
Verbo si manifesta agli uomini per
insegnare un nuovo modo di vivere e
di amare.
Il Celano racconta che, in quella
notte di Natale, fu concessa a
Francesco la grazia di una visione
meravigliosa. Vide giacere immobile
nella mangiatoia un piccolo
bambino, che fu risvegliato dal
sonno proprio dalla vicinanza di
Francesco. E aggiunge: «Né questa
visione discordava dai fatti perché, a
opera della sua grazia che agiva per
mezzo del suo santo servo Francesco,
il fanciullo Gesù fu risuscitato nel
cuore di molti, che l’avevano
dimenticato, e fu impresso
profondamente nella loro memoria
amorosa» (Vita prima, op. cit., n. 86,
p. 307). Grazie a san Francesco, il
popolo cristiano ha potuto percepire
che a Natale Dio è davvero diventato
l’“Emmanuele”, il Dio-con-noi, dal
quale non ci separa alcuna barriera e
alcuna lontananza. In quel Bambino,
Dio è diventato così prossimo a
ciascuno di noi, così vicino, che
possiamo dargli del tu e intrattenere
con lui un rapporto confidenziale di
profondo affetto, così come facciamo
con un neonato.
In quel Bambino, infatti, si
manifesta Dio-Amore: Dio viene
senza armi, senza la forza, perché
non intende conquistare, per così
dire, dall’esterno, ma intende
piuttosto essere accolto dall’uomo
nella libertà; Dio si fa Bambino
inerme per vincere la superbia, la
violenza, la brama di possesso
dell’uomo. In Gesù Dio ha assunto
questa condizione povera e
disarmante per vincerci con l’amore e
condurci alla nostra vera identità.
Non dobbiamo dimenticare che il
titolo più grande di Gesù Cristo è
proprio quello di “Figlio”, Figlio di
Dio; la dignità divina viene indicata
con un termine, che prolunga il
riferimento all’umile condizione
della mangiatoia di Betlemme, pur
corrispondendo in maniera unica
alla sua divinità, che è la divinità del
“Figlio”.
La sua condizione di Bambino ci
indica, inoltre, come possiamo
incontrare Dio e godere della Sua
presenza. E’ alla luce del Natale che
possiamo comprendere le parole di
Gesù: «Se non vi convertirete e non
diventerete come i bambini, non
entrerete nel regno dei cieli» (Mt
18,3). Chi non ha capito il mistero
del Natale, non ha capito l’elemento
decisivo dell’esistenza cristiana. Chi
non accoglie Gesù con cuore di
bambino, non può entrare nel regno
dei cieli: questo è quanto Francesco
ha voluto ricordare alla cristianità
del suo tempo e di tutti tempi, fino
ad oggi. Preghiamo il Padre perché
conceda al nostro cuore quella
semplicità che riconosce nel
Bambino il Signore, proprio come
fece Francesco a Greccio. Allora
potrebbe succedere anche a noi
quanto Tommaso da Celano –
riferendosi all’esperienza dei pastori
nella Notte Santa (cfr Lc 2,20) racconta a proposito di quanti furono
presenti all’evento di Greccio:
“ciascuno se ne tornò a casa sua
pieno di ineffabile gioia” (Vita prima,
op. cit., n. 86, p. 479).
Benedetto XVI
Udienza Generale, 23 dicembre 2009
PORTICO DELLA FEDE
In cammino verso Firenze 2015
Con questo numero de Il Portico,
dopo aver fatto conoscere
l’esortazione “Evangelii Gaudium” di
Papa Francesco, in continuità con il
suo magistero apriamo un altro
genere di riflessione e lo facciamo a
partire dai lavori in preparazione del
prossimo Convegno di Firenze.
Infatti, il 9 novembre 2014, in
occasione della Dedicazione della
basilica di San Giovanni in Laterano,
è stata pubblicata da parte della
Conferenza Episcopale Italiana la
Traccia di lavoro in preparazione al 5°
Convegno ecclesiale che si terrà a
Firenze il prossimo 9-15 novembre
del 2015. Ma che cosa è un Convegno
Ecclesiale Nazionale? È un
appuntamento importante che la
Chiesa Italiana ha istituito, nel dopo
Concilio, per fare il punto della
situazione relativamente
all’evangelizzazione nel nostro
Paese, e così disporre una verifica
degli Orientamenti dati nei vari
documenti pubblicati per indirizzare
la pastorale di un decennio: l’ultimo
riguardante il decennio 2010-2020
ha come titolo: “Educare alla vita
buona del vangelo” e per il quale si
sta ancora lavorando.
Vi sono già stati altri quattro
Convegni Ecclesiali Nazionali che di
volta in volta si sono svolti in diverse
città italiane, scelte quale simbolo
dei contenuti che progressivamente
si mettevano a fuoco. Per dovere di
cronaca, li percorriamo:
“Evangelizzazione e promozione
Umana” svoltosi a Roma nel 1976;
“Riconciliazione cristiana e comunità
degli uomini”, svoltosi a Loreto nel
1985; “Il Vangelo della carità per una
nuova società in Italia” svoltosi a
Palermo nel 1995; “Testimoni di Gesù
speranza del mondo” svoltosi a
Verona nel 2006.
Dunque ogni Convegno ha scadenza
decennale ma si svolge dopo cinque
anni dalla pubblicazione dei piani e
degli orientamenti pastorali che i
Vescovi dettano alle Chiese per un
lavoro efficace e proficuo, certi di
essere guidati dall’azione dello
Spirito di Gesù Risorto.
Dunque anche il prossimo Convegno
ecclesiale che ha per titolo “In Gesù
Cristo il nuovo umanesimo”, si
svolgerà a Firenze patria
dell’umanesimo, per confrontarsi
sul cammino realizzato, pertanto le
varie Chiese che operano ogni giorno
nel territorio nazionale per
promuovere la divulgazione del
Vangelo e renderlo prossimo alle
persone, si incontreranno per
riflettere, discutere e trarre
ispirazione per il prossimo futuro,
perché il vangelo di Gesù renda piena
la vita e le dia nuovo significato.
Tutte le Diocesi in questo anno di
preparazione predisporranno lavori,
elaboreranno documenti,
produrranno materiali per mettere in
evidenza i punti forti e i punti deboli
della propria pastorale su tutti i
campi di azione.
Esse dovranno riflettere su quali
ambiti sono impegnate, quali i campi
di intervento nei quali intendono
impegnarsi, quali soggetti saranno
coinvolti, quali iniziative potranno
promuovere in quel territorio, quali
criticità e difficoltà si incontrano per
diffondere il vangelo, dunque i valori
e i disvalori presenti in quel
determinato territorio e quali azioni
si pensa di dover attivare per
contrastare ogni forma di male che
compromette la realizzazione di una
vita buona alla luce del Vangelo.
In questa nuova rubrica
percorreremo la Traccia data per
poter iniziare questi lavori e lo
facciamo a partire dalla stessa
presentazione che ha per titolo “Il
tempo della gratitudine e del
discernimento”Perché la gratitudine?
Perché il discernimento?
Perché sin dall’ «Invito» a convenire a
Firenze emanato lo scorso anno, le
moltissime testimonianze,
suggerimenti, e raccomandazioni
sono giunte numerose e lasciano ben
sperare per un cammino fecondo. Il
discernimento perché c’è da vagliare,
vigilare, e trattenere tutto ciò che è
buono e che giunge da ogni parte, al
punto che è possibile portare il
proprio contributo e le proprie
proposte anche attraverso la rete
(www.firenze2015.it), che noi
trascriviamo perché tutti possano
preparare, accompagnare i lavori del
Convegno, e “assaporare il gusto
dell’essere Chiesa, qui e oggi, in Italia.
Maria Grazia Pau
Idee
10
I risultati dell’indagine sulle malattie cardiovascolari fatta
da Cittadinanzattiva e dal Tribunale per i diritti del malato
Vicini ai malati di cuore
ell'ambito della campagna
“Mi sta a cuore”
Cittadinanzattiva e la rete del
Tribunale per i Diritti del Malato ha
presentato nei giorni scorsi a
Cagliari i dati relativi all’indagine
“Malattie cardiovascolari e
cerebrovascolari, accesso ai servizi
ed ai percorsi di cura” effettuata
dall'Associazione presso le ASL di
Cagliari e Oristano e l'Azienda.
Ospedaliera “G. Brotzu”.
All’indagine, che rappresenta una
raccolta di contributi ed esperienze
locali, hanno partecipato a livello
nazionale16 aziende sanitarie
locali e ospedaliere. "Le malattie
cardiovascolari sono tra le
patologie più diffuse nei Paesi
industrializzati - spiega Franca
N
Pretta Sagredin, Coordinatrice
regionale della Rete del Tribunale
per i Diritti del Malato di
Cittadinanzattiva - e costituiscono
oggi la principale causa di morte
nell'Unione Europea. Sono da
ritenersi inoltre tra le maggiori
cause di infermità di lunga durata e
di abbandono del lavoro. E'
tuttavia possibile prevenire e
curare modificando dannosi stili di
vita, correggendo condizioni
patologiche che possono
predisporne l’insorgenza seguendo
percorsi assistenziali adeguati
all’interno dei quali i vari servizi,
anche di diverso livello,
collaborano in rete tra loro”.
All'incontro a Cagliari presso la
sede dell'Associazione sono
intervenuti tra gli altri Luisa
Campana, Segretaria regionale
Cittadinanzattiva Sardegna; Giulia
Mannella, quale rappresentante di
Cittadinanzattiva nazionale e
responsabile del progetto “Mi Sta a
Cuore”; Carlo Lai, responsabile
Cardiologia UTIC SS. Trinità Cagliari
e Maurizio Melis, Direttore della
S.C. Neurologia e Stroke Unit
(centri di cura per l’ictus in
emergenza) dell'Azienda
Ospedaliera Brotzu di Cagliari.
“Anche la bozza del Piano Sanitario
domenica
21 dicembre 2014
Nazionale 2011-2013 in merito alle
malattie cardiovascolari –
prosegue - sottolinea come si
debba promuovere la prevenzione
anche attraverso la
sensibilizzazione della popolazione
sui fattori di rischio;
l’individuazione precoce dei
soggetti affetti da cardiopatia per
evitarne l’aggravamento e gli
eventi acuti. E' inoltre essenziale
identificare i pazienti a maggior
rischio per sviluppare modelli di
intervento".Nel mese di novembre i
volontari del Tribunale dei diritti
del Malato di Cittadinanzattiva
sono stati impegnati in attività di
informazione e sensibilizzazione
dei cittadini su tutto il territorio
regionale.“Le informazioni
dell’indagine – dettaglia mostrano la necessità di un Piano
nazionale di programmazione degli
interventi socio-sanitari in
quest'area per superare la
frammentazione dei servizi e dei
diritti per i cittadini affetti da
patologie cardio e
cerebrovascolari. In caso di
Lo spettacolo teatrale
andato in scena
nell’ex Vetreria
racconta una storia
d’amore ambientata nella
Sardegna degli anni ‘20
nella quale ci si distacca
dalla cultura della “balentia”
enato Pierpaoli, bancario e
Lucia Mallus, insegnante,
sono sposati da 31 anni ed
hanno una grande passione in
comune per il teatro. Renato,
negli anni '70, recitava in "Quelli
dalle labbra bianche", di
Francesco Masala, con la nascente
Cooperativa Teatro di Sardegna,
Lucia, negli anni '90, iniziava a
occuparsi di Teatro Educazione,
portando avanti diversi laboratori
teatrali con i suoi alunni e nel
2007 ricevono “Il Sipario
d'Argento” alla Rassegna
Nazionale del Teatro della Scuola
a Serra San Quirico, nelle Marche.
Frequentano anche il laboratorio
teatrale della Compagnia Cajka, di
Francesco Origo e nel 2005, dopo
un corso con Valerio Binasco,
iniziano a scrivere a quattro mani.
Da questa esperienza nasce il loro
primo spettacolo, ispirato a una
storia vera: una storia d'amore
che sa di antico ma che è capace di
slegarsi dai vecchi codici della
balentia per aprirsi a risvolti
impensati.
Questa la genesi de “Il vino più
buono”, spettacolo andato in
scena sabato scorso alla Vetreria
di Pirri, con una buona presenza di
pubblico.
La messa in scena, realizzata con
il contributo di Giuliano Pornasio,
assistente alla regia e Giovanni
Schirru alle luci, è particolare con
al centro i dialoghi tra i due
personaggi.
“Ciò mi ha colpito, quando Lucia
ha cominciato a raccontare di
questa storia – afferma Renato –
sono le scelte così particolari dei
personaggi, che mi hanno portato
a pensare come il protagonista
dovesse avere delle motivazioni
molto forti per decidere di lasciare
il mondo nel quale viveva, in un
periodo come quello nel quale è
ambientata la vicenda (siamo
negli anni ’20 del secolo scorso,
n.d.r.). Oggi come allora siamo
portati ad ascoltare e a dare voce
a chi vince, ma non si conosce il
dolore di chi non appare. Mi sono
quindi chiesto “Soffre forse di
meno costui o costei, oppure ha
motivazioni meno forti?”. Ho fatto
poi riferimento poi alla nostra
esperienza personale e, entrando
dentro le cose, mi sono reso conto
emergenze, come ad esempio per
infarto o ictus, è fondamentale la
capacità di effettuare una diagnosi
tempestiva e condurre il paziente
nella struttura più idonea”. Le
segnalazioni effetuate dai cittadini
al servizio di consulenza,
informazione e tutela del Tribunale
per i diritti del malato, mostrano
che le principali problematiche
nelle cure e servizi per le patologie
cardio e cerebro vascolari,
riguardano le lunghe liste di attesa
per esami diagnostici e quelle
relative alle visite specialistiche
cardiologiche. Alcune aziende
ospedaliere e sanitarie coinvolte
nell’indagine hanno avviato
protocolli condivisi sulle attività
previste per il riconoscimento dei
sintomi dell’ictus da parte dei
medici di medicina generale, medici
di continuità assistenziale, medici e
infermieri ospedalieri, personale
dei mezzi di soccorso. Tra le realtà
intervistate al Sud solo l'Azienda
Ospedaliera Brotzu di Cagliari si è
dotata di protocollo scritto.
Maria Luisa Secchi
In onda su
Radio Kalaritana
Frequenze in FM: 95,000
97,500 - 99,900
102,200 - 104,000
R
Una storia
di coraggio:
“Il vino buono”
di Roberto Comparetti
che le motivazioni del
protagonista sono poi di tutti.
Ognuno di noi ha una sua vita, un
suo percorso che spesso rimane
nascosto senza essere raccontato,
magari frutto di una storia molto
forte, che andrà comunque a
condizionare le scelte future.
Mettere in evidenza questo
percorso, capire cosa c’è nascosto
dietro a ciò che ognuno di noi fa,
per me è diventato importante ed
essenziale: è come entrare
nell’anima delle persone e
interrogarmi, insieme a loro, se
sia proprio così la vita: è una cosa
banale oppure no?”.
Un testo che mette faccia a faccia i
due protagonisti, in una ricerca
del senso della vita, rievocando
un passato forse lontano, ma che
poi ha risvolti più che mai attuali.
“Lo spettacolo – afferma Lucia –
nasce da una storia vera della
quale sono venuta a conoscenza
negli anni ’90. Ne sono rimasta
affascinata ed ho scritto un testo,
nel quale si narra la vita di un
uomo che di fronte ad una prova
dolorosa fa una scelta
controcorrente, rispetto
all’ambiente e al tempo nel quale
il fatto si è verificato. Avevo
pensato al racconto come a un
testo per affabulazione teatrale,
poi però lo scritto è rimasto nei
cassetti per diverso tempo”.
Nel 2005 un fatto spinge i coniugi
a riprendere in mano il testo. “In
quell’anno – riprende ancora
Lucia – abbiamo frequentato il
laboratorio guidato da Valerio
Binasco e quell’esperienza
teatrale è stata così forte che ci
siamo ricoperti come coppia,
sicuramente, ma anche come
artisti. Il primo desiderio, una
volta ritornati a casa, è stato
quello di riprendere il vecchio
testo, fino a quel momento solo
mio, e rivederlo a quattro mani.
Ciò che ha caratterizzato il lavoro
di revisione è stato quello di
essere l’uno per l’altra correzione
reciproca, e in questa scrittura
creativa abbiamo scoperto che il
nostro amore poteva diventare
creativo, tanto che il lavoro
teatrale presentato è la sintesi del
pensiero di ciascuno di noi due”.
Non un testo in cui emergono
delle individualità quanto un
copione frutto di condivisione, nel
quale le vicende del personaggio
principale in fuga da una realtà
che avrebbe messo a repentaglio
non solo la sua vita e quella dei
suoi cari ma dell’intera comunità,
diventano il pretesto per
raccontare i dubbi, le angosce di
chi fa scelte controcorrente,
spesso non comprese.
La storia e la sua messa in scena
evidenziano come alcune scelte
siano davvero in controtendenza:
il personaggio lascia tutto per
dare certezze a se e alla sua
famiglia, e pace alla comunità di
origine, ma permette anche ai due
curatori del testo di riscoprire la
loro passione di attori e di
coniugi. Davvero merce rara di
questi tempi.
Oggi parliamo di… arte e fede
Le chiese Villasor
(Terenzio Puddu)
Domenica 21 dicembre ore 18.10
Lunedì 22 dicembre ore 8.30
Cantantibus organis
Ascolto guidato alle interpretazioni
organistiche bachiane
di Marie-Claire Alain
(a cura di Andrea Sarigu)
Domenica 21 dicembre
ore 21.30
Oggi parliamo di… comunicazione
Il brand del Natale
A cura di Simone Bellisai
Martedì 23 dicembre ore 19.10
Mercoledì 24 dicembre ore 8.30
L’ora di Nicodemo
Bibbia e Liturgia
Il culto del cristiano
A cura di Goffredo Boselli.
Monaco di Bose
Mercoledì 24 dicembre 21.40
Oggi parliamo con…
Don Marco Lai
Direttore Caritas
Mercoledì 24 dicembre 19.10
Giovedì 25 dicembre ore 08.30
Kalaritana ecclesia
Informazione ecclesiale diocesana Dal lunedì al sabato 9.30 e 16.30
Zoom Sardegna
La notizia nel particolare
Dal lunedì al venerdì 11.30 / 17.30
Lampada ai miei passi
Commento al Vangelo
quotidiano (22 - 28 dicembre)
a cura di don Davide Piras
(29 dicembre - 4 gennaio)
a cura di don Emanuele Mameli
Dal lunedì al venerdì 5.15 / 6.45 /
21.00
Sabato 5.15 / 6.45 / (21.00 vangelo
domenicale)
Domenica 5.15 / 6.45 / 21.00
Oggi è già domani
Nel cuore della notte con
lo sguardo verso il nuovo giorno
(A cura di don Giulio Madeddu)
Al termine sarà possibile ascoltare le
cantate Sacre di Bach.
Ogni giorno alle 00.01 circa
domenica
21 dicembre 2014
11
Diocesi
“La nostra meta deve essere l’Infinito”
Fino al 21 dicembre a San Pio X si può visitare la Mostra sui
Miracoli Eucaristici ideata dal Servo di Dio Carlo Acutis
ino a domenica 21
nell’Oratorio della Parrocchia
S. Pio X è esposta una mostra
dal titolo “I Miracoli Eucaristici nel
mondo”. Si tratta della Mostra
Internazionale ideata e progettata
dal Servo di Dio Carlo Acutis (nella
foto).
E’ composta da 72 pannelli
rappresentanti 143 miracoli
eucaristici avvenuti in tutto il
mondo, con una rassegna
fotografica e indicazioni storiche.
Carlo Acutis è un adolescente della
Diocesi di Milano che muore l’11
ottobre del 2006, a soli 15 anni, a
causa di una leucemia fulminante.
È un ragazzo speciale perché da
quando ha ricevuto la Prima
Comunione a 7 anni partecipa
pressoché quotidianamente alla
Santa Messa e non manca di
sostare in preghiera davanti al
Tabernacolo. Ugualmente ha una
grande devozione mariana, per cui
non manca di recitare ogni giorno
il rosario. Colpisce in lui l’abilità
nel campo dell’informatica,
dimostrando una competenza pari
a coloro che hanno compiuto studi
universitari.
Perciò si interessa alla
programmazione dei computer, al
montaggio dei film, alla creazione
dei siti web, alla redazione di
giornalini; e, inoltre, collabora nel
volontariato a favore dei più
bisognosi. Di lui sono note alcune
affermazioni che colpiscono per la
profondità spirituale, come quando
dice: “La nostra Meta deve essere
l’Infinito, non il finito. L’Infinito è
la nostra Patria. Da sempre siamo
attesi in cielo”. E anche: “Tutti
nascono come originali ma molti
muoiono come fotocopie”,
aggiungendo che per orientarsi
verso questa meta e non “morire
come fotocopie” la nostra bussola
deve essere la Parola di Dio, con
F
cui dobbiamo confrontarci
costantemente. Riguardo
all’Eucaristia egli si chiede come
mai capita di vedere lunghe file di
persone per andare a vedere un
concerto rock o un film ma non si
vedono le stesse file di fronte a
Gesù Eucaristia.
Per lui le persone non si rendono
conto di quello che perdono,
altrimenti le chiese sarebbero
talmente piene che non vi si
riuscirebbe ad entrare. Infatti,
nell’Eucaristia Gesù è presente allo
stesso modo di come era presente
duemila anni fa ai tempi degli
apostoli.
Allora la gente per vederlo era
obbligata a spostarsi
continuamente, mentre noi siamo
molto più fortunati perché lo
possiamo trovare in qualsiasi chiesa
vicino a casa. Dice: “Gerusalemme
l’abbiamo sotto casa”.
L’idea della mostra risale al 2002
quando, visitando le esposizioni
del Meeting di Rimini, decide di
prepararne una sui Miracoli
Eucaristici riconosciuti dalla
Chiesa. In questo lavoro, che si è
protrae per due anni e mezzo,
coinvolge anche i suoi familiari,
facendosi accompagnare per
visitare di persona molti luoghi in
cui sono avvenuti i miracoli.
Pian piano in questi anni la mostra
si è diffusa in Italia e in tutto il
mondo. Negli Stati Uniti è stata
ospitata in migliaia di parrocchie e
in oltre 100 Università. Promossa
da alcune Conferenze Episcopali tra
cui quella filippina, argentina,
vietnamita, è giunta perfino in
Cina e in Indonesia. Visitando la
Mostra si possono raccogliere
notizie provenienti da tante parti
del mondo sui miracoli, alcuni
molto conosciuti e altri meno,
avvenuti in Argentina, Austria,
Belgio, Colombia, Croazia, Egitto,
Francia, Germania, India, Isola
della Martinica, Isola della
Reunion, Italia, Messico, Olanda,
Perù, Polonia, Portogallo, Spagna,
Svizzera, Venezuela. Alcuni
pannelli sono dedicati ai Santi
Mistici e l’Eucaristia, alla Madonna
e l’Eucaristia e alle Comunioni
prodigiose.
Tra i vari miracoli sono indicati
anche quelli avvenuti a Buenos
Aires nella parrocchia di Santa
Maria nel 1992, 1994 e 1996. Il
Professor Ricardo Castanon Gomez
racconta di come fu chiamato
dall’allora Arcivescovo di Buenos
Aires, l’attuale Papa Francesco, per
analizzare il miracolo del 15 agosto
1996. Per l’Italia sono descritti i
miracoli di Alatri (1240), Asti
(1535), Bolsena (1264), Lanciano
(750), S. Chiara d’Assisi (1240),
Rimini (1227), Salzano (1517),
Siena (1730), Torino (1453, 1640)
e altri ancora. Un pannello è
dedicato al miracolo di Mogoro del
1604, descritto dallo storico Pietro
M. Cossu.
È una mostra interessante perché
ricca di informazioni e di immagini
ma è anche singolare perché ideata
da un ragazzo dei nostri tempi, di
appena 15 anni, certamente
ispirato, che è diventato modello di
fede per giovani e adulti.
Giovanni Ligas
BREVI
n IN LIBRERIA
La vita consacrata
secondo Papa Francesco
Nell’annunciare l’Anno dedicato
alla vita consacrata e in diverse
occasioni, papa Francesco ha
rilevato che la radicalità è
richiesta a tutti i cristiani, ma i
religiosi sono chiamati a seguire
il Signore in maniera speciale.
«Sono uomini e donne che
possano svegliare il mondo – ha
sottolineato – la vita consacrata
è profezia». Dio,
ha detto ancora,
«ci chiede di
uscire dal nido
che ci contiene
ed essere inviati
nelle frontiere
del mondo,
evitando la
tentazione di
addomesticarle.
Questo è il modo
più concreto di imitare il
Signore». I diversi testi di
Francesco proposti da G. Vigini,
vogliono offrire a sacerdoti,
religiose/i e persone consacrate
un contributo singolare per
approfondire e meditare su tanti
aspetti legati alla vita
consacrata e su quello che la
Chiesa si attende dalle persone
consacrate per una nuova
testimonianza del Vangelo nella
società. “La gioia di servire.
Sacerdozio e vita consacrata”, di
Papa Francesco, a cura di
Giuliano Vigini, edizioni San
Paolo
n TERRAMALA
Capodanno in preghiera
Nel Monastero delle Carmelitane
Scalze di Terramala a Quartu S.
Elena, il 31 Dicembre si potrà vivere
la chiusura dell'anno adorando,
lodando e ringraziando il Signore e
affidando a Lui l'inizio del nuovo.
Alle 23.00 ci sarà l'Adorazione
Eucaristica con il canto del Te Deum
e alle 24.00 la S. Messa di Maria SS.
Madre di Dio. Possono partecipare
tutti coloro che lo desiderano.
Diocesi
12
domenica
21 dicembre 2014
Gioia per la Dedicazione della chiesa
impegno per vivere il Battesimo
Il 13 dicembre, in occasione della festa patronale, si è svolto il Rito di Dedicazione della chiesa di Santa Lucia a Cagliari
Per la comunità, spiega don Massimo Noli, si tratta di un punto di arrivo e di partenza, per evangelizzare il quartiere
abato scorso si è svolta a Cagliari
la celebrazione di dedicazione
della chiesa di Santa Lucia, nel
quartiere di San Benedetto, intitolata
alla martire siracusana. “Insieme con
il Consiglio Pastorale e il Comitato di
Santa Lucia – spiega il parroco, don
Massimo Noli – circa un anno fa
abbiamo deciso di prepararci in
maniera adeguata alla dedicazione
della nostra chiesa alla Santa morta
durante le persecuzioni di Diocleziano
a Siracusa. L’idea è nata dalla
celebrazione dei 60 anni dalla
fondazione”. Nel 1933 fu Monsignor
Ernesto Piovella a voler erigere in
città la parrocchia di San Benedetto
nell’omonima chiesetta. “Nel tempo
tuttavia il quartiere è cresciuto –
prosegue - come pure il numero degli
abitanti e fu quindi necessario
costruire una nuova chiesa più grande
e più accogliente. Nel 1948 le famiglie
Sanjust e Aymerich donarono il
terreno per l'edificazione e nel 1957
Monsignor Botto la benedisse e la
inaugurò. Fu proprio lui a volerla
dedicare a Santa Lucia in quanto
l’antica chiesa che si trovava nel rione
della Marina venne distrutta”. Da qui
l’origine dei due nomi: parrocchia di
San Benedetto e chiesa di Santa
Lucia. “Nel 1999 il mio predecessore,
monsignor Pietro Meledina – spiega aveva provveduto a predisporre
l’adeguamento del Presbiterio
secondo le nuove Norme Liturgiche.
Ultimamente abbiamo completato tali
restauri. Si è così giunti a voler
dedicare solennemente questa chiesa,
in passato infatti era stato consacrato
solo l’altare dove si celebra
l’Eucarestia. Possiamo quindi parlare
di un punto d’arrivo di una storia che
era cominciata nell’ottobre del 1933,
per questa nostra comunità
S
parrocchiale, e di uno di partenza.
Vogliamo dare una nuova immagine di
parrocchia per aprirci meglio al
quartiere”. Contestualmente nasce un
nuovo progetto pastorale. La
dedicazione della chiesa celebrata il
13 di dicembre scorso, è stata
preceduta infatti dalla prima visita
pastorale canonica dell’Arcivescovo,
Mons. Miglio. “ Prima di tutto è nostro
desiderio investire sull’Oratorio –
dettaglia il parroco - che accoglie
oltre 100 bambini ed è gestito
direttamente dalle famiglie. La
particolarità è che queste famiglie
attirano altre famiglie e quindi
l’oratorio è vissuto come luogo di
aggregazione e conoscenza. Al
momento accogliamo i giovanissimi
del post cresima ma non manca
l’attenzione anche verso la Pastorale
della terza età”. Il rito della
dedicazione della chiesa è molto
suggestivo. Inizia all’esterno. Il
vescovo apre lui stesso le porte della
chiesa invitando i fedeli a prendere
possesso del loro luogo di culto. Dopo
il saluto, benedice l’acqua per
aspergere il popolo in segno di
penitenza e in ricordo del Battesimo. I
ministri recano al vescovo, che sta in
piedi, il recipiente con l’acqua. Il
vescovo invita quindi alla preghiera e
accompagnato dai diaconi, percorre la
navata della chiesa e asperge con
l’acqua benedetta il popolo. Quindi
asperge l’altare. Dopo l’aspersione il
vescovo ritorna alla sede e terminato
il canto, stando in piedi e a mani
giunte pronuncia una preghiera.
Segue la Liturgia della Parola e dopo
l’omelia e la professione di fede, ha
luogo la lunga preghiera di
dedicazione. Si procede poi con il
Canto delle Litanie. A questo punto il
vescovo unge con il Crisma l’altare e
BREVI
n MARINA
Successo per
la Minimaratona
Successo per la prima edizione
della Minimaratona a Stafetta
che nel pomeriggio dell’8
dicembre nel Quartiere Marina .
Nelle strade dello storico rione,
in cui ha operato la Beata Suor
Giuseppina Nicoli, che nel
periodo post bellico si prendeva
cura di quei ragazzi noti come “is
piccioccus de crobi” (i ragazzi
della cesta), si è costruito un
percorso per una manifestazione
sportiva completamente
dedicata alle famiglie e agli
amici affinché vivessero con
leggerezza un’importante
occasione per muoversi a piedi e
in buona compagnia. Alla Festa
Sportiva hanno partecipato ben
dodici “squadre amici” e tre
“squadre famiglia” di cinque
componenti ciascuna. L’iniziativa
è stata realizzata dal Comitato
Provinciale di Cagliari del Centro
Sportivo Italiano, dalla
Pastorale Giovani della Diocesi di
Cagliari, dall’Associazione “Suor
Giuseppina Nicoli” e
dall’Associazione “Centro
Commerciale Naturale Consorzio
Cagliari - Centro Storico”, in
ricordo della Beata Suor
Giuseppina Nicoli.
n 20 DICEMBRE
Ad Oristano
XXVIII Marcia per la Pace
le croci. Subito dopo si svolge il rito
dell’incensazione che sta ad indicare
la preghiera di tutta la comunità che
sale verso Dio. Chiude il rito della
dedicazione la Liturgia Eucaristica. “Ci
siamo preparati a questo evento –
spiega don Massimo - con delle
apposite catechesi dedicate ciascuna
proprio al rito della dedicazione.
Voglio evidenziare un aspetto secondo
me molto importante e che va al di là
del Rito, cioè che ogni fedele riscopra
la propria vocazione battesimale e
condivida la propria fede con tutti
coloro che vengono in questa chiesa a
pregare. Con questo nuovo cammino
pastorale speriamo di coinvolgere
prima di tutto i giovani. Abbiamo per
questo promosso delle iniziative
anche a livello diocesano con la
Pastorale giovanile. Tra l’altro
disponiamo anche di una sala adibita
a teatro e spesso organizziamo delle
recite e dei momenti ricreativi e ludici.
Bisogna essere capaci di dimostrare
creatività e proporre delle nuove idee
- conclude”.
Maria Luisa Secchi
Oristano ospita sabato, a partire
dalle 16, la XXVIII edizione della
Marcia della Pace, organizzata
dalla Diocesi di Ales - Terralba,
alla quale aderisce la
delegazione della Caritas
Regionale, l’Ufficio Regionale
della Pastorale Sociale e del
Lavoro. Tema scelto ”Per i
Cristiani Pace”, ed avrà come
ospite padre Pierbattista
Pizzaballa, custode della Terra
Santa. Aderisce anche la Tavola
Sarda della Pace che promuove
la Marcia Gesturi-Laconi.
domenica
21 dicembre 2014
13
Diocesi
Ricorrenze. La Parrocchia del SS. Nome di Maria ha celebrato l’anniversario di fondazione
BREVI
La Palma, una storia lunga cinquant’anni
n APPUNTAMENTI
Servi e Serve
dello Spirito Santo
ommossa partecipazione ai
festeggiamenti del
cinquantesimo anniversario
della fondazione della Chiesa del
Santissimo Nome di Maria svoltisi
da domenica 7 a domenica 14
dicembre nella parrocchia che
abbraccia i due quartieri
cagliaritani, “La Palma” e “del
Sole”.
La Parrocchia, guidata dal parroco
Padre Domenico Orlando e il viceparroco, Padre Saul Masquinto, ha
dato vita ad una fitta agenda di
appuntamenti sia di carattere
religioso che sociale che ha
richiesto un mese di
organizzazione. “Sono molto
contento” ha commentato durante i
festeggiamenti Padre Domenico. “La
soddisfazione è tanta e, tra le altre
cose, abbiamo realizzato un libretto
di una trentina di pagine dal titolo
‘Giubileo della Parrocchia del
Santissimo Nome di Maria dal 1964
al 2014’ a cui oltre a me hanno
collaborato Simona Carta e
Domenico Marras (entrambi membri
del Consiglio pastorale della
Parrocchia) e una consacrata delle
Missionarie Figlie di Santa Maria
Immacolata. Questo libretto
ripercorre, ha proseguito, tutto il
periodo storico a partire da quando
utilizzavamo la chiesetta delle
Saline ad oggi. I libretti sono stati
distribuiti alle famiglie della
parrocchia e quelli rimasti sono a
disposizione”.
Risulta emblematica l’anima della
forma della Chiesa. A questo
proposito nel libretto si legge “La
chiesa intitolata al Santissimo
Nome di Maria venne finita di
costruire nel 1979 e aveva già
iscritta una vocazione: quella di
fungere da cerniera tra le comunità
dei due quartieri, popolare uno,
residenziale di lusso l’altro, due
quartieri che non dialogavano tra di
loro e che era divisi da barriere
economiche e culturali. La scelta
del luogo dove erigere la chiesa è
Anche quest’anno a ridosso della
festività dell’Immacolata
Concezione è stata celebrata la
Messa organizzata dalla
Comunità Servi e Serve dello
Spirito Santo (associazione
pubblica di fedeli di diritto
diocesano eretta
dall’Arcivescovo di Cagliari con
decreto del 15.09.2006). Nel
corso della Messa nella Casa
d’accoglienza vocazionale
“Vergine dei Poveri” in via
Guerrazzi, 61 a Quartu
Sant’Elena si sono rinnovate le
consacrazioni alla Vergine Maria
con la preghiera del Montfort e
la consegna della medaglia
miracolosa fatta coniare dalla
Santa Vergine a S. Caterina
Labourè, una religiosa francese
della Compagnia delle Figlie
della Carità. La consacrazione al
Cuore Immacolato di Maria è
libera e aperta a tutti e rafforza il
servizio alla Madonna, come suoi
discepoli, per collaborare con Lei
al piano di salvezza. Significa
farsi suo strumento per portare
l’amore di Dio nel mondo e
testimoniare con la vita il
Vangelo. Alla fine della
celebrazione il momento
dell’immersione delle mani
nell’acqua di Banneux dove
ancora oggi si trova una piccola
sorgente che la Madonna aveva
indicato nel 1933 in occasione di
una sua apparizione
(riconosciuta dalla Chiesa) ad
una bambina in Belgio e che
aveva detto fosse riservata per
tutte le nazioni e per gli
ammalati. A seguire un momento
di agape per condividere un
pasto in fraternità. Il calendario
settimanale degli incontri di
preghiera con le indicazioni delle
parrocchie di Cagliari e provincia
in cui si svolgono è scaricabile
sul sito internet
http://servieservedellospiritosa
nto.wordpress.com.
A. C.
C
già una dichiarazione
d’intenti: la periferia direbbe oggi papa
Francesco - in mezzo
alle case popolari,
come volontà di
costruire “ponti” a
partire dai più poveri
ed emarginati. Non è la
chiesa dei ricchi,
dunque, ma la chiesa
che accoglie tutti. La
sua forma ha un’anima,
voluta dai progettisti
Vittorio Porru e Paolo
Lixi, è questa forma è
la “tenda”, come
presenza di Dio in
mezzo al suo popolo.
La chiesa-tenda vuole
essere un segno
leggibile della
presenza cristiana nel
quartiere, discreto e
non invadente.” Tra i
diversi fiori
all’occhiello della
manifestazione una
mostra fotografica che
consta di oltre 250
scatti che hanno
immortalato la storia
della parrocchia e delle
sue molteplici realtà.
“Le foto fanno parte
dell’archivio parrocchiale e la
maggior parte sono state scattate
dal fotografo Mariano Marras”
prosegue Padre Domenico. “Ho visto
la gente commuoversi perché in
quelle semplici immagini ha potuto
anche riconoscere parenti che non
ci sono più. Oltre alle fotografie è
disponibile su offerta libera un dvd
con base musicale”. Non è mancato
il dialogo e il dibattito durante la
conferenza “Confronto tra
Cristianesimo e Islamismo” dove si
sono presi in esame i punti di
contatto e di divisone tra Islam e
Cristianesimo. Meritano anche un
cenno a parte la processione dell’8
dicembre, solennità
dell’Immacolata Concezione di
Maria. “Mi piacerebbe che
diventasse un appuntamento
abituale dell’8 dicembre con un
rosario itinerante per toccare tutte
quelle vie non attraversate dalla
processione che si effettua in
occasione della Festa patronale. Ci
tengo infine a precisare, ha
concluso Padre Domenico, che ogni
seconda domenica del mese alle 18
celebriamo la Messa per gli
ammalati con la recita di una
speciale preghiera davanti a Gesù
Eucaristia e dove ognuno può
portare le sue intenzioni”.
Impossibile dimenticare le diverse
realtà che operano all’interno della
parrocchia: le Comunità
Neocatecumenali, gli Scout, il
Rinnovamento dello Spirito,
l’Azione Cattolica e il Movimento
Giovanile, oltre ai lettori e al
gruppo Ministri della Comunione. I
festeggiamenti del cinquantesimo
anno di fondazione della Chiesa
sono stati anche l’occasione di
diffusione di un libro sul venerabile
Giuseppe Frassinetti, fondatore
della Congregazione dei Figli di
Santa Maria Immacolata.
Alessia Corbu
Diocesi
14
L’ingresso a Siliqua
di don Davide Cannella
La comunità ha accolto il suo
nuovo parroco, che sottolinea
l’importanza dell’ascolto
e del lavoro con i giovani
unedì 8 dicembre don Davide
Cannella ha fatto l'ingresso come
nuovo parroco di Siliqua,
accompagnato dall'Arcivescovo
Arrigo Miglio.
L'evento è stato caratterizzato da una
grande emozione da parte del
giovane sacerdote. È infatti il suo
primo incarico a guida di una
comunità parrocchiale.
Ordinato sacerdote l'11 settembre
2010, don Davide proviene da
un'esperienza di quattro anni come
vice-parroco nella comunità di San
Pietro ad Assemini, affiancato a don
Marco Orrù. Attualmente svolge la sua
attività di insegnante di religione
cattolica all'Istituto Tecnico
Commerciale “Giua” nella sede di
Assemini.
L'esperienza nella parrocchia di San
Pietro lo ha visto impegnato nelle
diverse attività legate ai ragazzi e ai
giovani non solo a livello oratoriale,
come l'organizzazione dei grest e dei
campi scuola, ma anche con le giovani
famiglie e le coppie di fidanzati in
preparazione al matrimonio.
“L'accoglienza da parte della
popolazione è stata affettuosissima,
racconta don Davide. Probabilmente
anche legata al diverso tempo
trascorso tra la nomina da parte
dell'Arcivescovo e l'ingresso,
evidentemente caricati anche dalla
curiosità di conoscere il nuovo
parroco. Una bella dimostrazione di
accoglienza, vicinanza e
partecipazione è stata dimostrata
anche dall'amministrazione
comunale nella persona del Sindaco
che da subito si è reso disponibile ad
ogni necessità”.
Ogni sacerdote chiamato alla guida di
una comunità, all'inizio del suo
ministero mette sempre dei punti
fermi su ciò che ritiene urgente
realizzare per farla crescere nella fede
e nella comunione.
“Porrò grande attenzione
all'accoglienza nei riguardi di tutti
rendendomi disponibile all'ascolto,
assicura don Cannella. Soprattutto
nel mio caso, alla prima esperienza da
parroco, penso sia la modalità più
giusta per interfacciarsi con la nuova
realtà a me affidata. Ascoltare,
accogliere e capire il percorso che ha
svolto la comunità fino ad oggi per
poter ripartire, fortificando ancor di
più le basi del cammino di fede.
Una particolare attenzione sarà
L
dedicata all'aspetto giovanile,
riprende il neo-parroco, a partire dai
bambini, passando per i ragazzi del
post-cresima, arrivando ai giovani e
alle neo famiglie”.
Don Davide ho completato gli studi
teologici a Roma con la stesura della
tesi per il baccalaureato e
l'esperienza dell'insegnamento della
religione cattolica nelle scuole.
“In quel periodo ho potuto constatare
come nella nostra isola ancora
vengono difesi i valori della
spiritualità e della religiosità
popolare. Roma è un modo
estremamente aperto. Capitava
spesso che diversi studenti non
cristiani si avvalessero della
frequenza dell'ora di religione
cattolica e i cristiani battezzati
decidessero contrariamente”.
Un aspetto che tocca in largo raggio
tutti i paesi della nostra isola è quello
della mancanza di lavoro. Una vera e
propria piaga del nostro territorio.
“Di certo non può bastare rispondere
ad una problematica simile in modo
forse troppo semplicistico con un
“vedrai che tutto si sistemerà”, spiega
don Davide Cannella. Molto spesso il
rischio è quello di pensare al
sacerdote come ad uno dalla risposta
pronta a tutte le domande e
necessità, ma nostro compito è quello
di andare incontro alle esigenze non
solo a livello economico, ma anche
come disponibilità a livello personale.
Risulterebbe inutile semplificare il
tutto con una preghiera e la speranza,
ma a questa si deve accostare l'azione
concreta in stretta collaborazione con
le istituzione preposte. È vero, il
Signore guida la storia, ma a noi il
compito di impegnarci a far
fruttificare le nostre capacità per il
bene di ognuno.
Fabio Figus
domenica
21 dicembre 2014
Caritas, celebrare il Natale
servendo chi ha bisogno
“Il nostro desiderio, ha
spiegato don Marco Lai, è
quello di offrire alle persone
in difficoltà un segno
concreto di speranza”
n dicembre ricco di eventi per
vivere appieno e lo stile
Caritas il Natale che si
avvicina, al fianco di chi ha bisogno
di aiuto esattamente come nel resto
dell’anno.
Come in passato, anche per le
festività del 2014 la Caritas
diocesana di Cagliari ha previsto
una serie di appuntamenti per
condividere e testimoniare il senso
di aiuto, accoglienza del prossimo
che si vive in città. «Il filo rosso che
lega le iniziative natalizie è, come
dice Papa Francesco, la centralità
della persona», spiega don Marco
Lai, direttore della Caritas
diocesana. «La Chiesa è
costantemente attenta al contesto
dei poveri, che si allarga ogni anno
di più per colpa di una crisi che non
sembra voler cessare. Il Natale,
però, è un segno di speranza
concreta: per questo vogliamo
viverlo in una dimensione di
solidarietà e dialogo continuo
insieme alle tante persone che
gravitano intorno alla Caritas,
senza distinzione di nazionalità,
religione o cultura». Con la Chiesa
cagliaritana in prima linea, grazie
anche alla costante attenzione
dimostrata da Mons. Arrigo Miglio
al tema della carità. Sarà proprio
l’Arcivescovo a inaugurare le
attività natalizie con la
celebrazione della Santa Messa di
Natale prevista per mercoledì 17
(alle ore 11) nel Centro diocesano
di assistenza di via Po, in presenza
dei volontari e operatori Caritas.
Altro appuntamento, divenuto
ormai consuetudine del periodo
natalizio, è la presentazione del
Dossier diocesano sulle povertà,
fissata per venerdì 19 nella sede
della Fondazione Banco di
Sardegna a Cagliari (via San
Salvatore da Horta, ore 16). Il
documento, curato dalla Caritas
diocesana, serve per fare il punto
della situazione relativa agli
interventi sul territorio nel 2014,
grazie anche al buon operato delle
diverse Caritas parrocchiali. Sono
U
previsti gli interventi di Mons.
Miglio, dello stesso don Marco Lai e
del direttore dell’Area studi Caritas,
prof. Francesco Manca.
Sabato 20 dicembre la Caritas sarà
impegnata su due fronti: in
mattinata a Oristano si terrà la
ventottesima edizione della “Marcia
della Pace”, organizzata dalla
Diocesi di Ales-Terralba, evento che
tradizionalmente unisce il mondo
ecclesiale (grazie al contributo di
associazioni e organismi come,
appunto, Caritas Sardegna) e
quello del volontariato.
Contemporaneamente (dalle 9 fino
alle 21), sulla scalinata della
Basilica di N.S. di Bonaria si
svolgerà il “Miracolo di Natale”,
manifestazione benefica ideata dal
conduttore televisivo Gennaro
Longobardi in collaborazione con la
Caritas. L’annuale raccolta
(soltanto generi alimentari e
giocattoli, niente denaro), giunta
al diciottesimo appuntamento,
servirà a incrementare le riserve
del Centro diocesano di assistenza
di via Po.
Il clou del calendario di eventi
natalizi targati Caritas sarà la
giornata di lunedì 22. In mattinata,
nei locali del Seminario
Arcivescovile di Cagliari (inizio alle
ore 10), Mons. Miglio incontrerà
una folta rappresentanza di
immigrati provenienti da alcuni
centri di assistenza Caritas. Sarà
un’occasione di far conoscere il
significato cristiano del Natale e
delle tradizioni a esso connesse, in
un clima di scambio religioso e
culturale con piccoli gesti di
condivisione e augurio:
l’Arcivescovo spiegherà
l’importanza e la storia del Natale,
alla presenza delle autorità civili
cittadine (il sindaco Massimo Zedda
e il Prefetto, dott. Alessio Giuffrida,
oltre a un’ampia rappresentanza
consolare). «Saranno presenti
cittadini di oltre venti nazionalità
diverse, rappresentanti di Islam e
Chiesa Ortodossa e autorità. Il tutto
nel segno della convivenza pacifica
– spiega ancora don Marco Lai –,
con la città di Cagliari che potrebbe
essere un buon laboratorio di
dialogo, pace e solidarietà, in piena
sussidiarietà con gli uffici di
Politiche Sociali dei vari enti
locali». Nel pomeriggio (inizio alle
18), invece, Mons. Miglio celebrerà
la Messa di Natale nel Centro
Comunale di Solidarietà Giovanni
Paolo II, alla presenza dei volontari
e degli ospiti della struttura.
Novità importanti, infine, per
quanto riguarda la cena di Natale: a
differenza degli altri anni, quando
agli utenti della mensa di viale
Sant’Ignazio erano consegnati i
“cestini” con le vivande, per il
Natale 2014 la Caritas vorrebbe
servire un pasto caldo, in
continuità con il calendario
“feriale”. «Vorremmo tenere aperto
per cena anche a Capodanno –
spiega Andrea Nicolotti, referente
del servizio Mensa - diversamente
dal passato. Anche per questo,
eventualmente, saremo contenti di
poter contare sull’aiuto di nuovi
volontari».
Francesco Aresu
domenica
21 dicembre 2014
15
Diocesi
DETTO TRA NOI
Sul tema della valorizzazione
della lingua sarda
i Vescovi isolani sono intervenuti
in occasione della riunione
dello scorso 21 ottobre,
richiamando la sua importanza
come risorsa
per la trasmissione della fede
Una cosa è la pietà popolare
altra cosa è parlare
di Messa in limba.
Per la liturgia esistono norme
precise, perchè si tratta di un
patrimonio prezioso che va
amministrato curando
la comunione ecclesiale
Un recente convegno svoltosi ad
Oristano, promosso in collaborazione
col Circolo Sardo “Su Nuraghe” di
Biella, ha ravvivato il dibattito
sull’uso della limba nelle diverse
espressioni della preghiera e della
pietà popolare, e, secondo alcuni,
anche nella liturgia vera e propria,
chiedendo la Messa in limba.
Al convegno è giunto anche un
messaggio da Roma con l’augurio e
l’incoraggiamento di Papa Francesco, a
firma del Segretario di Stato Cardinale
Parolin. Esattamente il telegramma
vaticano dice:
«In occasione del convegno organizzato
dal Circolo Culturale “Su Nuraghe” di
Biella e patrocinato da diverse realtà
dell’Isola, che si tiene ad Oristano nei
giorni 15 e 16 novembre, sul tema:
“Pregare in sardo in Sardegna e dentro e
fuori dall’Isola”, Sua Santità Papa
Francesco rivolge il suo cordiale e
beneaugurante saluto, esprimendo vivo
apprezzamento per la lodevole iniziativa
volta a riflettere sui valori tradizionali
della cultura sarda ed esorta a
proseguire il fruttuoso scambio di beni
umani e spirituali per un sempre più
incisivo impegno nella comunità
ecclesiale e nella società civile. Il Santo
Padre invoca su codesta Regione dalle
profonde radici cristiane, la celeste
protezione della Madonna di Bonaria e,
mentre chiede di pregare a sostegno del
suo ministero petrino, imparte di cuore
a Vostra Eccellenza, al Presidente del
Circolo, agli organizzatori, ai relatori e a
tutti i partecipanti l’implorata
benedizione apostolica, propiziatrice di
fecondo cammino sulla via del bene,
estendendola volentieri all’intera
arcidiocesi».
Già lo scorso 21 ottobre i vescovi della
Conferenza Episcopale Sarda si erano
espressi con parole simili,
incoraggiando la ricerca e
specialmente la prosecuzione delle
traduzioni dei testi biblici:
«L’uso della lingua sarda in alcune
celebrazioni e nella pietà popolare.
Ritenendola una risorsa straordinaria
anche per la trasmissione della fede
s’intende ridare slancio a un’azione
incisiva di una sua valorizzazione,
riprendendo con vigore un percorso che
negli ultimi tempi aveva avuto un certo
rallentamento. Si lavorerà su due
versanti principali.
Il primo mira a un’organica raccolta del
patrimonio di canti, di testi sacri e
preghiere finora in uso nelle diverse
parti della Sardegna. Testi che
appartengono alla ricca tradizione della
pietà popolare e che ben si possono
inserire nella liturgia, anche
eucaristica, e nelle molteplici forme
della tradizionale pietà popolare
(novene, processioni…). Verranno
promosse anche iniziative per la
produzione di nuovi testi, canti e
preghiere che accompagnino i diversi
09-1964, che ai nn. 40-43, tratta delle
traduzioni dei testi liturgici. Lo stesso
Consilium in data 25-01-1969 pubblicò
un’altra istruzione su “La traduzione
dei testi liturgici” (assai ampia: 43
numeri) per guidare nel lavoro di
traduzione. Al n. 39 dice: “La
traduzione provvisoria deve essere
approvata dalla Commissione liturgica
della Conferenza Episcopale. Infine, in
data 5-6-1976 la Congregazione dei
Sacramenti e per il culto divino
indirizzò una lettera ai Presidenti delle
Conferenze episcopali nazionali, nella
quale è scritto: “Spetta alle Conferenze
episcopali sia decidere di introdurre
nella liturgia i dialetti e le parlate
proprie ed esclusive di una località.
Questa affermazione tende a limitare il
numero delle lingue liturgiche
particolari”. Il Concilio Plenario Sardo
al n. 100 su lingua sarda nella liturgia
dice: “Pertanto, nel rispetto e
nell’osservanza delle attuali norme e
disposizioni liturgiche, è possibile
utilizzare la lingua sarda, con canti e
testi opportunamente scelti, in alcuni
momenti celebrativi e di preghiera,
oltre che in occasioni particolari della
vita delle nostre comunità. Andranno,
inoltre, studiati con serietà culturali e
con adeguata competenza teologica e
pastorale, possibili, ulteriori
ampliamenti della sua utilizzazione
nella liturgia. Ciò dovrà essere fatto
nello spirito di valorizzazione del
patrimonio trasmessoci dalle
generazioni precedenti, di ricerca di
una più incarnata comunicazione della
fede nella realtà quotidiana della
popolazione sarda, e di sincera
comunione ecclesiale”. Volutamente
non si è parlato di Messa in limba, non
essendo la proposta conforme alle
norme in materia».
Gli spazi attualmente a disposizione
per l’uso della limba, nelle sue diverse
espressioni, non sono pochi e
riguardano i vari momenti della pietà
popolare, compresi i canti che si
possono utilizzare anche per la liturgia
negli spazi previsti, fatto salvo il testo
dell’Ordinario della Messa e dei
Sacramenti. Eventuali passi ulteriori
dipenderanno non solo dalle
necessarie autorizzazioni della Chiesa
ma anche dal progresso e dalla qualità
delle traduzioni, nonché dalla cura di
tutta la cultura linguistica sarda in
generale. Esiste anche il problema
delle nuove generazioni, che non
sempre conoscono adeguatamente la
limba, senza dimenticare i turisti,
italiani e stranieri.
Infine, fanno ancora notare Mons.
Tiddia e altri vescovi, la liturgia è fatta
per unire e per far crescere la
comunione, pertanto sarebbe
contraddittorio che diventasse
occasione di diatribe o peggio di
divisioni.
I.P.
Lingua sarda
e tradizione
cristiana
momenti in cui si articola la ricca
liturgia della Chiesa.
Il secondo versante riguarda la
traduzione in lingua sarda dei testi
biblici, passo indispensabile per avviare
un cammino che porti a dare uno spazio
maggiore alla lingua sarda nella
liturgia.
A tal fine saranno costituite due
commissioni, che lavoreranno in stretta
sinergia: la prima lavorerà sul versante
più strettamente liturgico-teologico e la
seconda, composta da esperti in lingua
e cultura sarda, coordinerà la
traduzione dei testi biblici.
Vescovo delegato per questo lavoro
continuerà ad essere Monsignor Antioco
Piseddu, che periodicamente informerà
la Conferenza Episcopale Sarda, alla
quale spetta il compito di dare al lavoro
la propria valutazione, prima di
inoltrare la domanda alle istanze
superiori».
Dunque una cosa è la pietà popolare,
altra cosa è parlare di Messa in limba.
Per la liturgia esistono norme precise,
poiché si tratta di un patrimonio
prezioso della Chiesa che va
amministrato con somma cura nella
piena comunione ecclesiale. A questo
proposito Mons. Tiddia, arcivescovo
emerito di Oristano, già presidente
della CES e già segretario del Concilio
Plenario Sardo, fa osservare:
«La traduzione dei testi della Messa
nelle lingue parlate è stata autorizzata
dal Vaticano II nella Costituzione
Sacrosanctum Concilium n. 36, dove è
detto: “Tali decisioni (dei Vescovi)
devono essere approvate ossia
confermate dalla Sede apostolica. La
traduzione del testo latino in lingua
nazionale da usarsi nella liturgia deve
essere approvata dalla competente
autorità ecclesiastica territoriale di cui
sopra”. È stata poi pubblicata dal
Consilium per la riforma liturgica
l’Istruzione “Inter Oecumenici” del 26-
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Il Natale riempie
tanti vuoti
Se ci giriamo attorno e
osserviamo attentamente la
storia contemporanea, ci
rendiamo conto prima di tutto
che c’è tanto bene che non fa
notizia.
Persone oneste, tante impegnate
nel volontariato, gente
attaccata ai sani principi,
insomma tanti aspetti positivi di
cui non si occupano, se non
raramente, gli organi di
informazione e i programmi
televisivi, che invece ci
propinano ore ed ore di
discussioni su fatti di cronaca
nera recenti e passati. A fronte di
tutti questi mali e misfatti di
ogni genere, ripeto: non
possiamo dimenticare il tanto
bene che è nel mondo. Davvero
eloquente il proverbio che
recita: “fa più rumore un albero
che cade di una foresta che
cresce”. Detto questo, non
possiamo tacere che il mondo è
quasi avvolto da una coltre di
nebbia che offusca il bene
mentre mette in risalto il tanto
male che affligge la nostra
società.
Certamente al mondo manca la
pace (quanti focolai di guerra e
quante spese inimmaginabili per
gli armamenti!); manca l’amore
(vedi il continuo aumento di
separazioni, divorzi, chiusura
alla vita, litigi e violenze di ogni
genere); manca il perdono
(quanta gente rancorosa, quanti
se la legano al dito, quanti
tolgono per anni il saluto a chi
ha loro recato anche il più
piccolo torto); manca la gioia
(quanta gente inquieta e triste si
incontra per strada, si chiude in
se stessa, si lascia distruggere
dalla tristezza); manca la
speranza (l’uomo di oggi, a torto
o a ragione, ha smarrito la
fiducia in tutto e in tutti e troppi
hanno smesso di sognare).
Ebbene, nel Natale Cristo viene
in questo mondo per portarci il
dono della Sua presenza e
perché Lui (e Lui solo!) è la pace,
l’amore, il perdono, la gioia e la
speranza.
Tagore affermava: “guardi le
spine soltanto colui che ha occhi
per vedere le rose”. Il pessimista,
con l’occhio e col pensiero,
finisce per vedere tutto nero.
Gesù viene a portare nei nostri
cuori e nelle nostre case questi
don i preziosi.
Prepariamoci pertanto a vivere
questo tempo di grazia, andando
incontro con gioia al Signore che
viene. Non abbiamo paura di
scomodarci. Non restiamo
rinchiusi nei nostri piccoli o
grandi egoismi. Fidiamoci di
Gesù: Lui è il Salvatore del
mondo, il nostro Re, il nostro
Pastore, il nostro Fratello
maggiore che, in Lui, ci fa tutti
figli del Padre.
Buttiamo via tutto con una bella
Confessione e facciamo entrare
l’Amico che non ci tradisce,
l’unico che ci ama come Lui solo
è capace di amare: fino a dare la
vita per ciascuno di noi! L’unico
che riempie i tanti vuoti che ci
siamo creati o che la società ci
ha imposto, illudendoci. L’unico
che pur essendo Dio, non si fa
servire ma serve e cerca
appassionatamente che tutti gli
uomini siano salvi e raggiungano
la conoscenza della verità.
Dunque: apriamo, anzi
spalanchiamo le porte a Cristo,
come ci invitava a fare S.
Giovanni Paolo II dando inizio al
suo pontificato. Solo allora sarà
vero Natale….per tutti, e i nostri
vuoti interiori saranno
traboccanti di gioia.
Don Tore Ruggiu
Papa Francesco
16
domenica
21 dicembre 2014
Fedeli alla verità
vicini alle persone
curiosità
SETTIMANALE DIOCESANO
DI CAGLIARI
Registrazione Tribunale Cagliari
n. 13 del 13 aprile 2004
Direttore responsabile
Roberto Piredda
Francesco ha commentato i lavori del Sinodo sulla Famiglia: “I documenti
ufficiali sono tre, il Messaggio e la Relazione finali e il discorso del Papa”
esidero ripartire proprio
dall’Assemblea sinodale dello
scorso mese di ottobre, che
aveva questo tema: “Le sfide
pastorali sulla famiglia nel contesto
della nuova evangelizzazione”. E’
importante ricordare come si è
svolta e che cosa ha prodotto, come
è andata e che cosa ha prodotto.
Durante il Sinodo i media hanno
fatto il loro lavoro – c’era molta
attesa, molta attenzione – e li
ringraziamo perché lo hanno fatto
anche con abbondanza. Tante
notizie, tante! Questo è stato
possibile grazie alla Sala Stampa,
che ogni giorno ha fatto un briefing.
Ma spesso la visione dei media era
un po’ nello stile delle cronache
sportive, o politiche: si parlava
spesso di due squadre, pro e contro,
conservatori e progressisti,
eccetera.
Oggi vorrei raccontare quello che è
stato il Sinodo.
Anzitutto io ho chiesto ai Padri
sinodali di parlare con franchezza e
coraggio e di ascoltare con umiltà,
dire con coraggio tutto quello che
avevano nel cuore. Nel Sinodo non
c’è stata censura previa, ma ognuno
poteva - di più doveva - dire quello
che aveva nel cuore, quello che
pensava sinceramente. “Ma, questo
farà discussione”. E’ vero, abbiamo
sentito come hanno discusso gli
Apostoli. Dice il testo: è uscita una
forte discussione. Gli Apostoli si
sgridavano fra loro, perché
cercavano la volontà di Dio sui
pagani, se potevano entrare in
Chiesa o no. Era una cosa nuova.
Sempre, quando si cerca la volontà
di Dio, in un’assemblea sinodale, ci
sono diversi punti di vista e c’è la
discussione e questo non è una cosa
brutta! Sempre che si faccia con
umiltà e con animo di servizio
all’assemblea dei fratelli. Sarebbe
stata una cosa cattiva la censura
previa. No, no, ognuno doveva dire
quello che pensava. Dopo la
Relazione iniziale del Card. Erdö, c’è
stato un primo momento,
fondamentale, nel quale tutti i Padri
D
hanno potuto parlare, e tutti hanno
ascoltato. Ed era edificante
quell’atteggiamento di ascolto che
avevano i Padri. Un momento di
grande libertà, in cui ciascuno ha
esposto il suo pensiero con parresia
e con fiducia. Alla base degli
interventi c’era lo “Strumento di
lavoro”, frutto della precedente
consultazione di tutta la Chiesa. E
qui dobbiamo ringraziare la
Segreteria del Sinodo per il grande
lavoro che ha fatto sia prima che
durante l’Assemblea. Davvero sono
stati bravissimi.
Nessun intervento ha messo in
discussione le verità fondamentali
del Sacramento del Matrimonio,
cioè: l’indissolubilità, l’unità, la
fedeltà e l’apertura alla vita (cfr
Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et
spes, 48; Codice di Diritto Canonico,
1055-1056). Questo non è stato
toccato.
Tutti gli interventi sono stati raccolti
e così si è giunti al secondo
momento, cioè una bozza che si
chiama Relazione dopo la
discussione. Anche questa Relazione
è stata svolta dal Cardinale Erdö,
articolata in tre punti: l’ascolto del
contesto e delle sfide della famiglia;
lo sguardo fisso su Cristo e il
Vangelo della famiglia; il confronto
con le prospettive pastorali.
Su questa prima proposta di sintesi
si è svolta la discussione nei gruppi,
che è stato il terzo momento. I
gruppi, come sempre, erano divisi
per lingue, perché è meglio così, si
comunica meglio: italiano, inglese,
spagnolo e francese. Ogni gruppo
alla fine del suo lavoro ha
presentato una relazione, e tutte le
relazioni dei gruppi sono state
subito pubblicate. Tutto è stato
dato, per la trasparenza perché si
sapesse quello che accadeva.
A quel punto – è il quarto momento
– una commissione ha esaminato
tutti i suggerimenti emersi dai
gruppi linguistici ed è stata fatta la
Relazione finale, che ha mantenuto
lo schema precedente – ascolto
della realtà, sguardo al Vangelo e
Editore
Associazione culturale “Il Portico”
via Mons. Cogoni, 9 Cagliari
impegno
pastorale – ma ha
cercato di
recepire il frutto
dalle discussioni
nei gruppi. Come
sempre, è stato
approvato anche
un Messaggio
finale del Sinodo,
più breve e più
divulgativo
rispetto alla
Relazione.
Questo è stato lo
svolgimento
dell’Assemblea
sinodale. Alcuni
di voi possono
chiedermi:
“Hanno litigato i Padri?”. Ma, non so
se hanno litigato, ma che hanno
parlato forte, sì, davvero. E questa è
la libertà, è proprio la libertà che
c’è nella Chiesa. Tutto è avvenuto
“cum Petro et sub Petro”, cioè con la
presenza del Papa, che è garanzia
per tutti di libertà e di fiducia, e
garanzia dell’ortodossia. E alla fine
con un mio intervento ho dato una
lettura sintetica dell’esperienza
sinodale.
Dunque, i documenti ufficiali usciti
dal Sinodo sono tre: il Messaggio
finale, la Relazione finale e il
discorso finale del Papa. Non ce ne
sono altri.
La Relazione finale, che è stata il
punto di arrivo di tutta la riflessione
delle Diocesi fino a quel momento,
ieri è stata pubblicata e viene
inviata alle Conferenze Episcopali,
che la discuteranno in vista della
prossima Assemblea, quella
Ordinaria, nell’ottobre 2015. Dico
che ieri è stata pubblicata - era già
stata pubblicata -, ma ieri è stata
pubblicata con le domande rivolte
alle Conferenze Episcopali e così
diventa proprio Lineamenta del
prossimo Sinodo.
Dobbiamo sapere che il Sinodo non è
un parlamento, viene il
rappresentante di questa Chiesa, di
questa Chiesa, di questa Chiesa…
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No, non è questo. Viene il
rappresentante, sì, ma la struttura
non è parlamentare, è totalmente
diversa. Il Sinodo è uno spazio
protetto affinché lo Spirito Santo
possa operare; non c’è stato scontro
tra fazioni, come in parlamento dove
questo è lecito, ma un confronto tra
i Vescovi, che è venuto dopo un
lungo lavoro di preparazione e che
ora proseguirà in un altro lavoro, per
il bene delle famiglie, della Chiesa e
della società.
E’ un processo, è il normale
cammino sinodale. Ora questa
Relatio torna nelle Chiese
particolari e così continua in esse il
lavoro di preghiera, riflessione e
discussione fraterna al fine di
preparare la prossima Assemblea.
Questo è il Sinodo dei Vescovi. Lo
affidiamo alla protezione della
Vergine nostra Madre. Che Lei ci
aiuti a seguire la volontà di Dio
prendendo le decisioni pastorali che
aiutino di più e meglio la famiglia. Vi
chiedo di accompagnare questo
percorso sinodale fino al prossimo
Sinodo con la preghiera. Che il
Signore ci illumini, ci faccia andare
verso la maturità di quello che,
come Sinodo, dobbiamo dire a tutte
le Chiese. E su questo è importante
la vostra preghiera.
Udienza Generale, 10 dicembre 2014
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Il Portico del 21/12/2014