Diocesi di Novara Ufficio per la Famiglia e la Pastorale Familiare CRESCERE DENTRO si no do PER APRIR AL STRO MON SUSSIDIO DI PREGHIERA PER LE FAMIGLIE CHE ACCOMPAGNANO IL CAMMINO SINODALE Diocesi di Novara Ufficio per la Famiglia e la Pastorale Familiare CRESCERE DENTRO si no do PER APRIR AL STRO MON SUSSIDIO DI PREGHIERA PER LE FAMIGLIE CHE ACCOMPAGNANO IL CAMMINO SINODALE I DIECI VERBI DELLA FAMIGLIA Carissimi, i dieci verbi che tessono il filo d’oro di questo piccolo libro di preghiere sono come le Dieci Parole della Legge del Signore, che è “lampada sui nostri passi e guida sul nostro cammino” (Sal 118,105). In traduzione moderna, vogliono essere come i “comandamenti” della famiglia, perché i comandamenti sono le “istruzioni” che ci illuminano e ci guidano nel sapere della vita, nell’entusiasmante e faticoso mestiere di vivere. I comandamenti vanno prima pregati che praticati, o meglio vanno pregati, per diventare sale e sapore della pratica quotidiana. Infatti, la forma verbale indica un’azione, che non invita solo a fare, ma all’agire che costruisce la sapienza della vita. I primi sono i cinque verbi provengono dal n. 24 dell’Evangelii Gaudium di Papa Francesco: prendere l’iniziativa, coinvolgersi, accompagnare, portare frutto e festeggiare. Sono le cinque azioni della Chiesa “in uscita” e della famiglia “aperta”. Esprimono l’eloquenza dei gesti, che rendono la casa e la Chiesa non ripiegate su se stesse, ma aperte al mondo. La famiglia, come la Chiesa, ha bisogno di tenere la porta aperta, la soglia bassa, anzi di uscire e passare attraverso la porta per andare verso il mondo e per lasciare entrare il mondo, superando il suo regime di “appartamento”. I secondi cinque sono il canovaccio del XXI Sinodo della Diocesi di Novara: desiderare, concepire, mettere al mondo, prendersi cura e lasciar andare. Sono come le cinque note del verbo “generare” che 2 non consiste solo nel dare la vita, ma nel donargli anche un senso per vivere. Essi vengono dall’esperienza più intima della coppia e della famiglia, che è generativa in se stessa e nella generazione dei figli. È precisamente pregando questi verbi che la famiglia insegna alla Chiesa a non essere sterile, ma madre feconda. La Chiesa ha bisogno della famiglia non solo per avere nuovi figli, ma per imparare la grammatica umana per generare figli di Dio autentici. Per iscrivere in loro il volto di Gesù di Nazareth. Ecco allora tra le vostre mani un piccolo libretto da tenere sul co- modino, da portare con sé andando al lavoro, con cui pregare insieme in casa, per imparare la grammatica di una vita generativa e capace di irradiarsi nel mondo. Auguro a tutti coloro che lo pregheranno, anzi a tutti coloro che attraverso questo libretto pregheranno con le loro labbra e loderanno con il loro cuore, di conquistare lo slancio e la passione per la vita. Vi abbraccio con affetto 3 PRESENTAZIONE L’anno pastorale appena iniziato sarà un tempo particolarmente importante e significativo per la nostra Diocesi che sta vivendo il XXI Sinodo della Chiesa di Novara. Sinodo significa “camminare insieme” e il nostro Vescovo ci invita a camminare con un obiettivo ben preciso: immaginare la Chiesa di domani. Una Chiesa “in uscita” che si apra al mondo per trasmettere con rinnovata energia la bellezza e la gioia del Vangelo e dell’incontro con Gesù Risorto. Sarà un cammino in cui ognuno è invitato a dare il proprio contributo. Ciò vale in particolare per la famiglia perché chiamata ad essere una via fondamentale per rendere concreta e visibile la Chiesa che desideriamo: ospitale, bella, fedele, luminosa, attraente, capace di fare entrare con forza il profumo di Cristo nella storia. Molte saranno le attività che caratterizzeranno il percorso sinodale così da prendere speditamente il passo per “camminare insieme” con l’obiettivo di generare la Chiesa di domani. Ma, come ha indicato il Vescovo; “Generare, prima di essere un atto, è un dono, prima di essere un compito, è uno stile”. E allora i frutti del nostro camminare saranno tanto più buoni e ricchi quanto più verrà accompagnato da una viva preghiera di invocazione a Dio perché ci mostri la via da prendere per i prossimi anni. Proprio da questa convinzione, e sulla base dell’esperienza vissuta in occasione dell’Incontro Mondiale delle Famiglie del 2012, nasce questo sussidio di preghiera. Vuole essere uno strumento grazie al quale, anche le famiglie, con i tempi e ritmi propri, possano ritrovare occasioni 4 e spazi di preghiera, in mezzo alla frenesia della vita quotidiana, per accompagnare il Sinodo. Il sussidio si articola in 10 momenti di preghiera, 1 o 2 al mese da novembre a maggio, ritmati dai 5 verbi indicati da Papa Francesco per descrivere il suo sogno sulla Chiesa “in uscita” (prendere l’iniziativa, coinvolgersi, accompagnare, fruttificare, festeggiare) e dai 5 verbi usati dal nostro Vescovo nell’omelia del Giovedì Santo (desiderare, concepire, mettere al mondo, prendersi cura, lasciar andare). Il sussidio nasce con una modalità “sinodale” in quanto frutto della comunione e collaborazione tra l’Ufficio Famiglia diocesano e le associazioni e i movimenti che in diocesi si occupano di famiglia. Proprio per questo ogni momento della preghiera sarà portatore di una sensibilità o attenzione ai differenti aspetti della realtà familiare. Ogni momento di preghiera è composto da varie “proposte” (segni, Parola di Dio, preghiere insieme) che possono essere prese tutte o in parte anche in considerazione delle esigenze famigliari (la presenza di bambini, più famiglie che si ritrovano a pregare insieme, …). Anche il giorno scelto è solo indicativo. L’importante è il senso di comunione che questo percorso può creare tra le famiglie e con la nostra Chiesa locale, elevando a Dio come in un’unica voce la nostra preghiera per questo importante momento a cui siamo chiamati noi cristiani. 5 PREGHIERA PER IL SINODO Vieni, Spirito creatore e santificante, tu che sei la vita nuova e la libertà dell’amore. Accendi la luce nelle nostre menti, scuoti il torpore dai nostri cuori, conduci i credenti che “camminano insieme” a sognare la Chiesa di domani perché sia una Chiesa “in uscita” che annuncia la gioia del Vangelo, la carità a servizio dei poveri, la divina leggerezza della speranza. Guidaci, Gesù Maestro e Buon pastore, tu che sei la via che porta alla verità e alla vita. Apri davanti a noi strade nuove e belle, per essere ospitali con gli uomini e le donne, creare famiglie ricche di affetti e ascolto, sognare con i giovani un mondo migliore. Chiamaci a essere discepoli coraggiosi e forti, insegnaci uno stile di corresponsabilità perché la nostra Chiesa sia casa e scuola di comunione. Guardaci con benevolenza, Padre della tenerezza, tu che sei l’origine e lo splendore della creazione. Genera la nostra Chiesa a immagine della Trinità, perché sappia desiderare con un cuore grande, concepire il futuro con gesti e parole, mettere al mondo la bellezza della vita nuova, prendersi cura di ogni dolore e sofferenza, lasciar andare i suoi figli nella città e nel mondo come testimoni lieti della gioia del Vangelo. Amen. + Franco Giulio Brambilla Vescovo di Novara 6 SPIEGAZIONE DEL SEGNO Ognuno dei dieci momenti di preghiera inizierà con due gesti che si ripeteranno sempre uguali. ACCENSIONE DI UN LUMINO: il primo gesto è l’accensione di un lumino. La luce rappresenta la fede che siamo chiamati a mantenere sempre viva e a comunicare e testimoniare a tutte le persone che ci sono vicine e che incontriamo nella nostra vita. INVOCAZIONE ALLO SPIRITO SANTO: il secondo gesto è la preghiera di invocazione allo Spirito Santo. A lui chiediamo di illuminare le nostre menti e i nostri cuori perché possiamo lasciarci accendere ed entusiasmare dall’amore di Dio e trovare la fantasia per sognare la Chiesa di domani, una Chiesa capace sempre di più di annunciare la gioia del Vangelo e di gesti di amore concreti nei confronti degli uomini del nostro tempo. INVOCAZIONE ALLO SPIRITO SANTO Vieni o Spirito Creatore, visita le nostre menti, riempi della tua grazia i cuori che hai creato. O dolce Consolatore, dono del Padre altissimo, acqua viva, fuoco, amore, santo crisma dell’anima. Dito della mano di Dio, promesso dal Salvatore, irradia i tuoi sette doni, suscita in noi la parola. Sii luce all’intelletto, fiamma ardente nel cuore; sana le nostre ferite col balsamo del tuo amore. Difendici dal nemico, reca in dono la pace, la tua guida invincibile ci preservi dal male. Luce d’eterna sapienza, svelaci il grande mistero di Dio Padre e del Figlio uniti in un solo Amore. Amen 7 PRENDERE L’INIZIATIVA NOVEMBRE - 3° GIOVEDÌ Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. ACCENSIONE DEL LUMINO Mentre si accende il lumino si recita la preghiera di invocazione allo Spirito Santo (pag. 7). LETTURA (Lc 10, 25-37) 25 Ed ecco, un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova e chie- se: “Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?”. disse: “Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?”. 26 27 Gesù gli Costui ri- spose: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il tuo prossimo come te stesso”. 29 28 Gli disse: “Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai”. Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: “E chi è il mio prossi- mo?”. 30 Gesù riprese: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. 31 Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre. 32 Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. 33 Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto vide e ne ebbe compassione. 34 Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in albergo e si prese cura di lui. 35 Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno. 36 Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?”. 37 Quello rispose: “Chi ha avuto compassione di lui”. Gesù gli disse: “Va’ e anche tu fa’ così”. 8 COMMENTO E RIFLESSIONE L’accoglienza della persona nella parabola del Buon Samaritano. Nel nostro mondo frenetico ed individualista la parabola del buon samaritano, può aiutarci a comprendere meglio l’accoglienza, cambiare la nostra vita, per fermarci accanto a chi soffre e “prenderci cura”. Il samaritano è in viaggio, ed ha sicuramente una meta da raggiungere. Nonostante questo, decide di fermarsi accanto all’uomo che soffre e di prendersene cura; decide, innanzitutto, di ospitarlo, di fargli spazio nel proprio cuore. Da questo ‘stare accanto’ e ‘fare spazio’ scaturisce la compassione, che si esprime poi nella condivisione dei problemi e delle sofferenze dell’altro. È per questo che il samaritano non si limita a fasciare le ferite: si accorge che questo non basta e non esita a cambiare i suoi programmi. Carica l’uomo sul suo asino, lo porta all’albergo, passa la notte con lui e riparte solo quando è sicuro che egli avrà tutto ciò di cui ha bisogno. “Non basta dare un vestito, una casa, un tetto, occorre dare un lembo della nostra vita, perché il tetto da solo non copre, come la minestra non scalda se non è data con tenerezza” (Tonino Bello, Con viscere di Misericordia, Messaggero, Padova 2006). Si tratta quindi di passare dalla pura ‘assistenza’ all’amicizia e alla fraternità autentica. Per fare questo, però, dobbiamo essere disposti a metterci in gioco nelle nostre presunte sicurezze, spalancare le finestre della nostra casa, aprire la porta non solo per far entrare l’altro ma per uscire, lasciarci ospitare e condividere le vite altrui. Non è un caso che nella parabola il termine ‘prossimo’ venga utilizzato con due significati complementari e si adatti ad entrambi i protagonisti: tutti e due devono accogliere e lasciarsi accogliere dall’altro. In altre parole: è necessario essere disponibili a lasciarsi cambiare dall’altro. La famiglia è il luogo ideale dell’accoglienza, in particolare verso i piccoli: i bambini propri, quelli che il Signore dona, e quelli incontrati lungo 9 il cammino, che l’Amore di Dio non vuole che si perdano. L’affido familiare rappresenta, nelle sue diverse forme, una manifestazione importante di accoglienza, che ha in sé motivazioni molto profonde, che vanno oltre il ‘fare’ nella direzione della gratuità e dell’amore. Occorre ‘dilatare la propria vita fino ai confini della vita dell’altro’, cioè del bambino concreto che accogliamo in casa, fino ad amarne tutta la storia, la sua famiglia, la sua diversità. Questo atteggiamento ci educa al ‘non possesso’, che è il vero amore di un padre e di una madre. L’affido è poi un’esperienza possibile per qualunque famiglia: la famiglia, infatti, per sua natura è capace di accogliere senza tornaconto, senza calcolo. Nell’incontro con i giovani dell’Umbria Papa Francesco il 4 ottobre 2013 ad Assisi ha detto: “[...] ci sono le diverse forme di accoglienza: l’affido, l’adozione, le case-famiglia di vari tipi… La fantasia - mi permetto la parola - la fantasia dello Spirito Santo è infinita, ma è anche molto concreta!”. PRENDERE L’INIZIATIVA 10 PREGHIERA Preghiera per ottenere la carità in famiglia Ottienici, Gesù, per intercessione della tua santissima Madre, di san Giuseppe e di san Paolo, d’avere in famiglia una “carità magnanima”, che ci renda capaci di donarci gli uni gli altri con vero affetto, anche quando, come risposta, avessimo ingratitudine e rifiuto. “Una carità benigna” che ci aiuti ad imitare, nell’amore oblativo, il Cristo crocifisso, come chiede il tuo Apostolo a noi, coniugi cristiani. “Una carità non invidiosa” che, perciò, sappia scoprire e godere dei doni spirituali di cui è ricco colui / colei che il Padre ha scelto come nostro compagno/a di vita. Una carità che ci faccia accogliere, ogni giorno, i nostri familiari come dono di Dio e ci faccia evitare d’inseguire sogni fantastici d’una famiglia ideale (che non esiste). “Una carità che, come quella di Paolo, non si vanti né si gonfi”, ma tutto attribuisca alla grazia del Signore. “Una carità che non manchi di rispetto” per nessun membro della famiglia; e che anche in colui o in colei che avesse sbagliato in modo gravissimo, sappia scorgere l’immagine di Dio, sappia vedere il volto di Cristo. “Una carità che non cerchi il proprio interesse” ma quello degli altri familiari, sapendo che tutti ci sono stati affidati dal Pastore supremo; una carità che perciò «si sforzi di piacere a tutti in tutto, senza cercare l’utile proprio ma quello di tutti, perché giungano alla salvezza». E se qualche volta, malgrado i propositi, la nostra “carità (come quella di Paolo) si adirasse”, fa’ che questa ira sia rivolta al peccato, non al peccatore, in modo che la correzione sia percepita da chi la riceve, come un gesto d’amore. Quando, poi, dovessimo ricevere del male da qualcuno dei nostri familiari, ti preghiamo d’ottenerci “una carità che non ne tenga conto”, imitandoti, Gesù, quando, crocifisso, hai donato te stesso alla Chiesa 11 per renderla santa ed immacolata. Signore, fa’ che la nostra carità ci faccia vivere la beatitudine di chi “soffre per ogni ingiustizia”. Ottienici, in positivo, come genitori ed educatori, d’edificare insieme “la civiltà dell’amore”, con l’impegno a far di tutto perché i nostri figli siano sempre “buoni cristiani e buoni cittadini”. Fa’ che siamo sempre più capaci d’ispirarci alla solidarietà, alla tolleranza, comprensione, misericordia, indulgenza e alla capacità di perdonare. Fa’ che diventiamo aperti all’amore per il prossimo, perché si oppongano alla spirale dell’odio. Gesù, fa’ che “la nostra carità si compiaccia sempre e solo della verità”, che sei tu, o Signore. Facci capaci di testimoniare con la nostra vita familiare “lo splendore della tua Verità”, perché altri scoprano gli ideali evangelici che rendono bella ogni vita. Rendici disponibili a dividere la nostra felicità con gli altri, aprendo la nostra casa all’accoglienza preoccupandoci degli “altri” delle loro gioie e dei loro dolori, come dei nostri. Vorremmo, infine, che “la nostra carità, come quella di Paolo, arrivasse a coprire tutto, a credere in tutti, a sperare sempre, e a sopportare ogni difficoltà”, soprattutto in famiglia, per vivere, così, la beatitudine promessa ai misericordiosi e ottenere, a nostra volta, la tua infinita misericordia. Così anche noi, come l’Apostolo, potremo dire ai nostri figli, ai nostri nipoti e a nostri vicini: «Fatevi nostri imitatori (nella carità), come noi lo siamo di Cristo». Amen. Padre Nostro (si può recitare tenendosi per mano) 12 PREGHIERA CONCLUSIVA Fa’, o Signore, che nella nostra casa, quando si parla, sempre ci si guardi negli occhi e si cerchi di crescere insieme; non si sia mai soli o nell’indifferenza o nella noia; i problemi degli altri non siano sconosciuti o ignorati; chi è nel bisogno possa entrare e sia il benvenuto; il lavoro sia importante, ma non più importante della gioia; il cibo sia momento di gioia insieme e di parola; il riposo sia la pace del cuore oltre che del corpo; la ricchezza più grande sia la gioia di essere insieme; il più debole sia il centro della casa; il più piccolo ed il più vecchio siano i più amati; il domani non faccia paura, perché Dio è sempre vicino; ogni gesto sia ricco di significato; si renda grazie a Dio per tutto ciò che la vita offre e che il Suo amore ci ha dato; non si abbia paura di essere onesti e di soffrire per gli altri; il Crocifisso esposto in casa non sia un portafortuna, ma ricordi tutto questo; la Parrocchia e la Chiesa siano sempre l’orizzonte più ampio; la volontà di Dio sia fatta, così che ciascuno segua la sua vocazione, la strada indicatagli dal Signore. (Mentre si recita questa benedizione si fa il segno della croce) Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna. Amen. 13 COINVOLGERSI DICEMBRE - 1° GIOVEDÌ Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. ACCENSIONE DEL LUMINO Mentre si accende il lumino si recita la preghiera di invocazione allo Spirito Santo (pag. 7). LETTURA (Gv 13, 12-15) 12 Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? 13 Maestro e il Signore e dite bene, perché lo sono. Voi mi chiamate il 14 Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni agli altri. 15 Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi.» COINVOLGERSI 14 COMMENTO E RIFLESSIONE Questo brano di vangelo che troviamo solo in Giovanni sostituisce il racconto dell’Eucarestia. Gesù si dona ai suoi non solo a parole, ma in modo vero e concreto. Il nostro coinvolgerci parte da Gesù che per primo si è donato a ciascuno di noi, Gesù per compiere questo servizio si è tolto le vesti, forse anche noi dobbiamo spogliarci di qualcosa per metterci accanto agli altri, che cosa dobbiamo togliere ……? Con questo gesto Gesù si abbassa, compie un vero segno di umiltà; e noi? Con le nostre mani, con i nostri piedi e le nostre labbra dobbiamo sentirci coinvolti nell’annunciare il Vangelo nelle nostre case, a chiunque incontriamo lungo il nostro cammino e negli ambienti che frequentiamo. PREGHIERA DI RISONANZA Il parroco di un paese della Francia dopo la guerra si era dato da fare per ricostruire la chiesa che era stata seriemente danneggiata. Al momento della riapertura della chiesa l’artista, a cui era stato affidato il compito di restaurare il crocefisso, non fece in tempo a terminare il lavoro: al crocifisso mancavano le mani e i piedi, allora il parroco lo collocò ugualmente sull’altare, coprendolo con un panno. Quando la chiesa fu piena di fedeli, il crocefisso fu scoperto. Sul petto portava un cartello con la scritta: “LE MIE MANI E I MIEI PIEDI SIETE VOI “ Tutti i presenti recitano la preghiera che segue. Cristo non ha mani: ha soltanto le nostre mani per compiere oggi le sue opere. 15 Cristo non ha piedi: ha soltanto i nostri piedi per andare oggi incontro agli uomini. Cristo non ha voce ha soltanto la nostra voce per parlare oggi di sé. Cristo non ha forze: ha soltanto le nostre forze per condurre gli uomini a sé. Cristo non ha più Vangeli che essi leggano ancora: ma ciò che facciamo in parole e opere è l’Evangelo che lo Spirito sta scrivendo. Padre Nostro (si può recitare tenendosi per mano) PREGHIERA CONCLUSIVA Prendi o Signore, e accetta tutta la mia libertà, la mia memoria, la mia intelligenza e tutta la mia volontà, tutto ciò che ho e possiedo; tu me lo hai dato, a te, Signore, lo ridono; tutto è tuo, di tutto disponi secondo la tua volontà: dammi solo il tuo amore e la tua grazia; e questo mi basta. Amen. (Mentre si recita questa benedizione si fa il segno della croce) Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna. Amen. 16 ACCOMPAGNARE DICEMBRE - 3° GIOVEDÌ Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. ACCENSIONE DEL LUMINO Mentre si accende il lumino si recita la preghiera di invocazione allo Spirito Santo (pag. 7). LETTURA (Lc 2, 41-50) 41 I suoi genitori si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. 42 Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la con- suetudine della festa. 43 Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. 44 Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; 45 non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. 46 Dopo tre giorni lo trovarono nel Tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. 47 E tutti quelli che l’u- divano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. 48 Al vederlo restarono stupiti, e sua Madre gli disse: “Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo”. 49 Ed egli rispose loro: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. 50 Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. 17 COMMENTO E RIFLESSIONE Maria, insieme a Giuseppe, ci insegna cosa significa “accompagnare”. Come coppia, dopo avere accettato di accogliere il grande mistero della nascita di Gesù, sperimentano il ruolo di ogni genitore: “accompagnare” i figli nella crescita fisica e spirituale, nel divenire da bambini a uomini. L’evangelista Luca evidenzia l’ansia di Maria e Giuseppe che, dopo essersi accorti della mancanza di Gesù, lo cercano per ben tre giorni e, trovatolo, gli pongono semplicemente una domanda “… perché ci hai fatto questo? Tuo padre ed io ti cercavamo angosciati …” e di fronte ad una risposta che non comprendono, manifestano fiducia verso il Figlio permettendogli di compiere la volontà del Padre. Per Maria e Giuseppe sarebbe forse stato più facile sgridarlo e riportarlo a casa promettendo castighi. Loro invece accettano senza comprendere, rispettano la libertà del Figlio di realizzare i progetti del Padre. Il primo luogo dove sperimentare l’ “accompagnare” è la famiglia. Gli sposi sono chiamati ad accompagnarsi a vicenda, evitando atteggiamenti di chiusura e rispettando l’uno i sogni dell’altro; i genitori sono chiamati ad accompagnare i figli nella crescita, non solo fisica, nel divenire uomini e nel costruire la propria identità; i figli sono chiamati ad accompagnare i genitori nell’età adulta e nella vecchiaia. Sperimentiamo inoltre il compito di accompagnare bambini, ragazzi, giovani, adulti, … che incontriamo in diversi ambiti. Anche in questo caso accompagnare significa in primo luogo rispettare la libertà dell’altro che può anche arrivare a scegliere strade diverse rispetto a quelle che noi proponiamo. Dobbiamo quindi abbandonare l’egoismo che ci tiene legati gli uni agli altri in modo “chiuso” e “limitante” per permetterci e permettere di sperimentare la libertà, concessa dal Padre per Amore. Possiamo quindi dire che per “accompagnare” occorre prima di tutto amare. 18 PREGHIERA DI RISONANZA Ognuno dei presenti legge una preghiera. Ti affidiamo Signore i sacerdoti, i catechisti, gli educatori e quanti sono impegnati nel compito di accompagnare bambini, giovani e ragazzi nella conoscenza di Te. Ti chiediamo di sostenerli affinché possano essere presenze significative per le persone loro affidate. Ti affidiamo Signore i genitori, impegnati nell’accompagnare i figli nel discernimento del bene dal male. Ti chiediamo che possano essere, con l’aiuto di Maria, guide sicure e presenze significative per i figli. Ti affidiamo Signore tutti gli sposi, possano essere sostegno l’uno per l’altro nel rispetto della libertà, per diventare strumenti di cui potrai avvalerti per realizzare i tuoi progetti di Amore. Dona a tutti Signore il “gusto del cammino”, il coraggio di stare sempre per strada, la strada dove Tu ci incontri nei nostri desideri, nelle gioie, nelle attese, nei sogni. Padre Nostro (si può recitare tenendosi per mano) 19 PREGHIERA CONCLUSIVA Signore, nel tuo immenso e misterioso disegno di amore, chiami alcuni ad essere famiglia, altri al ministero sacerdotale e alla vita consacrata. Aiutaci ad accompagnare i nostri figli e ogni giovane delle nostre comunità, nella scelta della strada che dà gioia, perché il volto di Cristo, segnato dal mistero della Croce, sia incarnato nelle parole, nei gesti e nella vita di ogni credente. (Mentre si recita questa benedizione si fa il segno della croce) Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna. Amen. ACCOMPAGNARE 20 FRUTTIFICARE GENNAIO - 3° GIOVEDÌ Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. ACCENSIONE DEL LUMINO Mentre si accende il lumino si recita la preghiera di invocazione allo Spirito Santo (pag. 7). LETTURA (Mt 25, 14-30) 14 Avverrà infatti come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. 15 A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. 16 Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. 17 due, ne guadagnò altri due. Così anche quello che ne aveva ricevuti 18 Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. 19 Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. 20 Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti, e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. 21 “Bene, servo buono e fedele - gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. 22 Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. 23 “Bene, servo buono e fedele - gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. 24 Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. 25 Ho avuto paura e sono andato 21 a nascondere il tuo talento sotterra: ecco ciò che è tuo”. 26 Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; 27 avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. 28 Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. 29 Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. 30 E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”. COMMENTO E RIFLESSIONE Tra le parabole di Gesù, quella dei talenti è una delle più conosciute ed è anche una di quelle da cui emerge, in modo inequivocabile, il vero volto di Dio. Una delle cose che più influiscono nella nostra vita è l’idea che ci facciamo di Dio. Sono tante le persone oggi come allora che hanno una visione distorta di Dio. Il Dio di Gesù non è un padrepadrone, non è un tiranno. E’ un genitore forte ma tenero, esigente ma affettuoso, che non vuole essere servito, ma che si pone al servizio dei figli, che vuole aiutarli a crescere, a diventare uomini e donne in pienezza, capaci di somigliargli e di collaborare attivamente alla sua attività fondamentale: promuovere e coltivare vita e amore. A narrare la parabola dei talenti è Matteo. Un uomo, prima di partire per un viaggio, affida ai servi il suo ingente patrimonio. A uno consegna cinque talenti, a un altro due e a un terzo uno. Non è cosa da poco: un talento corrispondeva a una trentina di chili d’oro. Il che la dice lunga sulla fiducia che questa persona così importante, forse un re, nutriva nei confronti dei suoi dipendenti. Matteo parla di “consegnare”, ovvero “dare senza riprendere”. Il che significa che il padrone non ha chiesto ai funzionari di custodire i suoi beni, ma li ha trasferiti proprio a loro. A questo punto, il primo e il secondo 22 corrono a investirli, e riescono a raddoppiarli. Il terzo, invece, sceglie di sotterrarli. Passa del tempo e un giorno il signore torna a casa e convoca i servi lodando il comportamento dei primi due e non apprezzando per niente quello del terzo. Li loda con lo stesso termine, “bene”, utilizzato dal Dio della creazione nel contemplare la sua opera. E si dimostra molto generoso; non pretende la restituzione dei soldi, né tantomeno gli interessi maturati, ma addirittura li invita a prendere parte alla sua gioia. Ma ecco arrivare il funzionario che aveva ricevuto un talento. Lui è convinto che il suo signore sia un uomo duro, che miete dove non ha seminato. Ecco: s’è costruito un’immagine del suo padrone che in nessun modo è rispondente a quella reale. Come tanti cristiani continuano a pensare a un Dio giudice, e non al vero Dio misericordioso che ha fiducia negli uomini. Questi cristiani finiscono così con il trascorrere la loro esistenza nell’angoscia, in quanto sono fermi al timore di Dio, al timore di sbagliare, al timore di commettere peccati, e ciò, di conseguenza, impedisce loro di realizzarsi. Il servo che ha fatto una buca per nascondere il tesoro è dominato dalla paura, paura di accogliere il dono come tale, come qualcosa che abbatte la logica del mio/tuo, e così, per non correre rischi, si affida alla giurisprudenza rabbinica secondo cui chi, avuto del denaro, lo sotterrava, era liberato da ogni responsabilità e, anche in caso di furto, non era tenuto a risarcirlo. Ma così facendo, non credendo alla generosità del suo padrone e nemmeno alla fiducia che questi gli aveva accordato, dimostra di essere rimasto “servo”. E si merita i severi rimproveri del suo re che lo definisce “malvagio e pigro” e gli toglie quell’unico talento per darlo a colui che già ne aveva dieci. Le parole di Gesù sono inequivocabili: “A chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha”. Fuor di metafora: a chi produce amore, verrà data una ancor più grande capacità d’amare; ma chi non produce amore, piano piano fa diven- 23 tare sterile anche quella che ha: più si ama e più si viene resi capaci di amare. Gesù vuole traghettare i suoi discepoli da una condizione di obbedienza a una di libertà, dall’essere servi di Dio, come Mosè aveva imposto, a figli di Dio, a partecipanti al banchetto del Regno. Gesù è venuto e per farci capire che i credenti devono basare il loro cammino terreno non sulla paura di Dio, ma sull’amore. Il Dio che Gesù ci presenta è un Dio che non chiede ma dona, un Dio che non se ne sta lassù, assiso in trono per farsi servire, ma scende al livello dell’uomo ponendosi totalmente al suo servizio: “Colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servitore, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti”. (Mt 20, 25.-28). Ma se è un errore sprecare la propria vita, scegliere un’egoistica tranquillità, non avere alcun desiderio di cambiare, è altrettanto vero che è un errore altrettanto grave, e altrettanto frequente, il farla fruttare solo per se stessi, esclusivamente per il proprio tornaconto. Il Regno dei cieli inizierà quando ognuno di noi, non importa se piccoli o grandi, se forti o deboli, uscirà dalla grettezza del ripiegamento su se stesso, per aprirsi alla carità, all’impegno a favore dei poveri. FRUTTIFICARE 24 PREGHIERA DI RISONANZA Si ripete ad ogni strofa il ritornello: Solo in Dio riposa l’anima mia Solo in Dio il mio cuore riposa, da lui viene la mia speranza, è mia rupe e salvezza lui solo, la mia roccia: io più non vacillo. Fino a quando vorrete scagliarvi contro un uomo, voi tutti insieme, per abbatterlo come un muro, come muro sbrecciato e cadente? Dalla cima lo vogliono abbattere! Si compiacciono a dire menzogne, con la bocca proclamano il bene, ma nel cuore non pensan che male. Solo in Dio il mio cuore riposa da lui viene la mia speranza è mia rupe e mia salvezza lui solo, la mia roccia: io più non vacillo. La mia gloria e salvezza è Dio, il mio saldo rifugio e difesa: in lui sempre confida, o popolo, ed effondi in lui il tuo cuore. Dio è nostro rifugio per sempre: sono un soffio i figli dell’uomo e illusione i potenti del mondo: 25 a pesarli, insieme, sono aria. Non vogliate affidarvi alla forza, le rapine non portano frutto: pur se abbonda la vostra ricchezza mai ponete in essa il cuore. Un oracolo ha detto il Signore, due ne ascolto: che Dio è potenza, e che egli ripaga in grazia ogni uomo per quello che opera. Si ripete ad ogni preghiera: Ascoltaci o Signore O Padre, che affidi alle mani dell’uomo tutti i beni della creazione e della grazia, fa’ che la nostra buona volontà moltiplichi i frutti della tua provvidenza; rendici sempre operosi e vigilanti in attesa del tuo giorno, nella speranza di sentirci chiamare servi buoni e fedeli, e così entrare nella gioia del tuo regno. Ti preghiamo Perché in ogni famiglia sappiamo vicendevolmente aiutarci ad accogliere il Suo grande dono d’Amore e a viverlo nel quotidiano a servizio dei fratelli consapevoli che sarà l’amore tra noi il segno che tu sei presente nella nostra vita. Ti preghiamo Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa’ che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci dia la forza perché’ anche noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma affidarci totalmente a te vivendo la Tua Parola. Ti preghiamo Padre Nostro (si può recitare tenendosi per mano) 26 PREGHIERA CONCLUSIVA Avverrà come di un uomo e di una donna che, partendo per il loro viaggio, Dio chiamò nella sua casa e a questi consegnò i suoi beni. Diede loro il talento della Parola e benedisse il senso dell’udito affinché fossero capaci di riconoscere nelle parole dell’uomo la Parola di Dio. Diede loro il talento dell’Eucarestia e benedisse il senso del gusto con cui avrebbero assaporato l’essenza della vita. Consegnò ai due il talento della Carità e benedisse il senso della vista con cui avrebbero guardato il mondo e scoperto la statura dell’amore di Dio. Diede loro il talento della Comunione e benedisse il senso del tatto con cui avrebbero abbracciato gli uomini e le cose. Infine nelle loro mani mise il talento della Fede e benedisse il senso dell’olfatto con cui avrebbero sentito il profumo della Terra e del Cielo ogni giorno e ogni notte della vita. I due partirono con i cinque talenti e la promessa di impegnarli perché fruttificassero. Oggi Dio ti attende, o famiglia, serva buona e fedele. Se saprai essere fedele nel poco, se non sarai pigra, se vincerai la voglia di sotterrare “al sicuro” i tuoi talenti, se avrai il coraggio di sporcarti le mani e investire i Suoi doni, prenderai parte alla gioia del Padre tuo che è buono e ti ama. (Mentre si recita questa benedizione si fa il segno della croce) Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna. Amen. 27 FESTEGGIARE FEBBRAIO - 1° GIOVEDÌ Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. ACCENSIONE DEL LUMINO Mentre si accende il lumino si recita la preghiera di invocazione allo Spirito Santo (pag. 7). LETTURA (Gv 2, 1-11) 1 Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la ma- dre di Gesù. 2 Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. 3 Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno vino”. 4 E Gesù le rispose: “Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora”. 5 Sua madre disse ai servitori: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”. 6 Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. 7 E Gesù disse loro: “Riempite d’acqua le anfore”; e le riempirono fino all’orlo. 8 Disse loro di nuovo: “Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto”. Ed essi gliene portarono. 9 Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto - il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua - chiamò lo sposo 10 e gli disse: “Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora”. 11 Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui. 28 COMMENTO E RIFLESSIONE Festeggiare trent’anni di matrimonio è stata l’occasione per esprimere la nostra gratitudine verso Dio assieme a quanti, parenti e amici, hanno fatto un tratto di strada con noi. D’accordo con i nostri quattro figli, abbiamo deciso di rinunciare ai regali e di proporre agli invitati di dare un contributo per due progetti di promozione umana in America Latina. L’idea è piaciuta e la festa è stata un vero successo. Quando, salutato l’ultimo invitato, abbiamo vuotato il cesto che avevamo allestito, abbiamo gioito ancora di più: frutto della raccolta erano diverse migliaia di franchi. (Esperienza di M.B.B.-Svizzera) FESTEGGIARE 29 PREGHIERA DI RISONANZA Vivendo un po’ il proposito di essere sempre in festa perché faccio la volontà di Dio, ho compreso che questa festa ha un prezzo: essere la volontà di Dio del presente potando, tagliando radicalmente tutto ciò che non è volontà di Dio in quell’attimo. Voltar decisamente pagina; far l’attuale volontà di Dio senza nemmeno il ricordo della precedente. Esser tutta lì nella volontà di Dio. Sì, perché, cosi facendo, è una potatura continua con un gettito di vita continuo che nel soprannaturale si manifesta come gettito di gioia. Gioia zampillante per me e per quanti incontro. (Sempre in festa - Chiara Lubich) Padre Nostro (si può recitare tenendosi per mano) PREGHIERA CONCLUSIVA Ora lascia o Signore che io vada in pace perché ho visto le tue meraviglie. Il tuo popolo in festa per le strade correrà a portare le tue meraviglie. (Mentre si recita questa benedizione si fa il segno della croce) Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna. Amen. 30 DESIDERARE FEBBRAIO - 3° GIOVEDÌ Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. ACCENSIONE DEL LUMINO Mentre si accende il lumino si recita la preghiera di invocazione allo Spirito Santo (pag. 7). LETTURA (Lc 22, 14-20) 14 Quando venne l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, 15 e disse loro: “Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, 16 perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio”. 17 E, ricevuto un calice, rese grazie e disse: “Prendetelo e fatelo passare tra voi, 18 perché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio”. 19 Poi, preso il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: “Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me”. 20 E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi”. 31 COMMENTO E RIFLESSIONE Che cosa desidera Gesù, il figlio di Dio? Una cosa semplice e profondamente umana: condividere con noi la mensa, la vita, la quotidianità. Per ogni famiglia spezzare insieme il pane di ogni giorno, le gioie e i sacrifici, i momenti felici e quelli difficili, significa assecondare il desiderio di Gesù e invitarlo a sedersi in mezzo a noi. La nostra casa diventa allora luogo dove tutti, lontani e vicini, possono trovare riparo e ristoro durante il cammino della vita. PREGHIERA DI RISONANZA Viene aggiunta una sedia vuota al tavolo o si fa idealmente posto per una persona. Ogni membro della famiglia si alterna nella lettura. Dal Salmo 127 Beato chi teme il Signore e cammina nelle sue vie. Della fatica delle tue mani ti nutrirai, sarai felice e avrai ogni bene. La tua sposa come vite feconda nell’intimità della tua casa; i tuoi figli come virgulti d’ulivo intorno alla tua mensa. Ecco com’è benedetto l’uomo che teme il Signore. Ti benedica il Signore da Sion. Possa tu vedere il bene di Gerusalemme tutti i giorni della tua vita! Possa tu vedere i figli dei tuoi figli! Pace su Israele! 32 Padre Nostro (si può recitare tenendosi per mano) PREGHIERA CONCLUSIVA Santifica, o Padre, con il tuo Spirito gli affetti che animano le nostre famiglie; fa che l’amore vicendevole e sincero dei genitori e la dedizione devota e riconoscente dei figli trovino principio e sostegno nel sacrificio di Cristo. ll Signore ci benedica e ci custodisca. Mostri a noi la Sua faccia e abbia di noi Misericordia. Volga a noi il Suo sguardo e ci dia Pace. Il Signore ci Benedica. Amen. (Al termine si fa il segno della croce) DESIDERARE 33 CONCEPIRE MARZO - 1° GIOVEDÌ Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. ACCENSIONE DEL LUMINO Mentre si accende il lumino si recita la preghiera di invocazione allo Spirito Santo (pag. 7). LETTURA (BRANI BIBLICI) Lettore 1 Mentre la notte era giunta a metà del suo corso e il silenzio avvolgeva ogni cosa, la Tua Parola, Signore, è scesa dal trono regale. Lettore 2 E noi vi proclamiamo la Buona Novella, la promessa fatta ai padri. Dio l’ha adempiuta per noi, loro figli, facendo risorgere Gesù, come sta scritto nel salmo secondo: “Tu sei mio Figlio, io oggi ti ho generato” . Lettore 1 E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. E noi abbiamo visto la sua gloria. Lettore 2 A quanti lo accolsero diede il potere di diventare Figli di Dio, a coloro, cioè, che credono nel suo nome, i quali non da volontà di sangue, né da volontà di carne, né da volontà di uomo ma da Dio furono generati. Tutti Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi 34 per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto; nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia. TESTI PER LA RIFLESSIONE Lettore 1 O Signore, che cosa è l’uomo perché te ne ricordi, il Figlio dell’Uomo, perché te ne curi? Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto ai suoi piedi. Tutti O Signore, che cosa è l’uomo? Lettore 2 Tu mi scruti e mi conosci, o Signore, penetri da lontano i miei pensieri... Sei tu che hai creato le mie viscere E mi hai tessuto nel grembo di mia madre. Non ti erano nascoste le mie ossa Quando venivo formato nel segreto... Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi E tutto era scritto nel tuo libro. I miei giorni erano fissati Quando ancora non ne esisteva uno... O Signore, guidami sulla via della vita. che il Concepito, cioè il bambino nella fase del suo primo sviluppo, - fragile e forte, invisibile all’occhio umano e spettacolare all’occhio della scienza, l’embrione umano - si presenti davanti alla nostra mente e con fare innocente e tenero, fiducioso e felice, Lettore 1 Immaginiamo ora, in questo momento, 35 Tutti ci interpelli: “E Tu chi dici che io sia?” Tu sei mio fratello! Il mio piccolo fratello, il mio più piccolo fratello...” PREGHIERA DI RISONANZA Ad ogni invocazione ripetiamo: Ascoltaci Signore Perché i giovani si aprano con generosità e fiducia alla vocazione cristiana del matrimonio, preghiamo. Per l’unità e la santità della famiglia, preghiamo. Perché emergano le forze in campo culturale-sociale-politico in grado di promuovere efficacemente la tutela della vita umana e di rimuovere le cause della povertà e del disagio particolarmente nel tempo della vita prenatale e dell’infanzia, della malattia e del declino che spesso sono la causa di gravi scelte contro la vita, preghiamo. Per la “guarigione” delle giovani famiglie tentate dalla paura di concepire e generare, di accogliere la vita ed educare i figli, preghiamo. Per affidare a Maria “incomparabile modello di accoglienza e cura della vita”, cui “è affidata l’intera causa della vita” ogni progetto ed iniziativa a favore della vita, preghiamo. Padre Nostro (si può recitare tenendosi per mano) PREGHIERA CONCLUSIVA Lettore 1 La vita è bellezza, ammirala. Lettore 2 La vita è un’opportunità, coglila. Tutti La vita è beatitudine, assaporala. Lettore 1 La vita è un sogno, fanne una realtà. Lettore 2 La vita è una sfida, affrontala. 36 Tutti La vita è un dovere, compilo. Lettore 1 La vita è un gioco, giocalo. Lettore 2 La vita è preziosa, abbine cura. Tutti La vita è una ricchezza, conservala. Lettore 1 La vita è amore, donala. Lettore 2 La vita è un mistero, scoprilo. Tutti La vita è promessa, adempila. Lettore 1 La vita è tristezza, superala. Lettore 2 La vita è un inno, cantalo. Tutti La vita è una lotta, accettala. Lettore 1 La vita è un’avventura, rischiala. Lettore 2 La vita è felicità, meritala. Tutti La vita è la vita, difendila. (Mentre si recita questa benedizione si fa il segno della croce) Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna. Amen. CONCEPIRE 37 METTERE AL MONDO MARZO - 3° GIOVEDÌ Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. ACCENSIONE DEL LUMINO Mentre si accende il lumino si recita la preghiera di invocazione allo Spirito Santo (pag. 7). LETTURA (Lc 2, 8-12) 8 C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. 9 Un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande timore, 10 ma l’angelo disse loro: “Non te- mete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: 11 oggi, nella città di Davide, è nato per voi un salvatore, che è Cristo Signore. 12 Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”. COMMENTO E RIFLESSIONE La scena descritta da Luca in questo testo riguarda un gruppo di pastori che vegliavano il loro gregge durante la notte; persone impegnate nella loro abituale attività, colte in un momento della loro esistenza descritto anche attraverso il contributo delle tenebre, che rimandano, in ogni tempo, a situazioni non del tutto conoscibili, incerte, insicure, confuse e problematiche. In questa scena siamo chiamati a contemplare un Dio che si è fatto piccolo e indifeso, che è venuto al mondo e che chiede di essere accolto dalle nostre mani e di comunicare al nostro cuore. È un Dio che manifesta la sua passione per l’uomo e la simpatia che l’ha spinto a condividere la sua condizione, rendendolo solidale con la 38 debolezza e fragilità umana. È un Dio così piccolo da esporsi al rifiuto: è la vulnerabilità dell’amore, che non può non rispettare la libertà. Ma a quanti lo accolgono così com’è, dà il “potere di diventare figli di Dio”. È Dio che apre la via del cammino dell’uomo, che gli dà un futuro, o meglio, una speranza, ma l’opera di Dio si produce sempre nel buio e l’uomo può conoscerla solo mediante la fede. Anche la maternità è un miracolo che inizia nella notte: nasce da un incontro e da un desiderio, è una spinta senza remore, senza risparmio, senza calcolo, è un dono di sé a fondo perduto ed una smania di infinito. E il figlio che nasce, che viene al mondo, è una freccia viva scoccata avanti nel futuro, che rende la vita umana “interminabile” poiché da se stessa non può arrivare a conoscere il compimento di quella speranza che sta ai suoi inizi. PREGHIERA DI RISONANZA Signore rendici sempre attenti ai bisogni delle persone e delle famiglie che ci poni accanto; fa che siamo capaci di capire i loro dubbi, le loro difficoltà e i loro problemi. Non permettere che la tua luce e la tua Verità vengano oscurate anche per colpa della nostra indifferenza. La maternità è sempre un dono che due genitori ricevono da Dio e la loro disponibilità a realizzare il progetto divino li rende partecipi alla continuazione dell’opera creatrice di Dio; aiuta le coppie di sposi perché non rinuncino mai a questa collaborazione. Il mondo contemporaneo ha paura di accogliere la novità della nascita di un bambino temendo più le difficoltà che non i grandi benefici che ne derivano; Maria, madre di Dio ci aiuti a rispondere con lo stesso umile e coraggioso SI’ di cui Lei è stata capace. “Mettere al mondo” … una assunzione di impegno per tutta la vita, una responsabilità per accogliere ed educare un figlio fidandoci dell’aiuto di Dio; possa l’impegno dei genitori essere sempre supportato dalla 39 tua presenza soprattutto nei momenti in cui la sofferenza e le difficoltà fanno prevalere il nostro egoismo. Aiuta o Signore quelle coppie che non hanno potuto avere figli o che hanno avuto la sofferenza di perdere un figlio, ma anche quelle che senza rendersi conto della gravità di tale scelta hanno deciso di non proseguire una gravidanza; fa che possano trovare il nostro conforto e che nel loro futuro possa ripresentarsi la possibilità di accogliere la vita. Padre Nostro (si può recitare tenendosi per mano) PREGHIERA CONCLUSIVA O Signore, aiutaci ad essere testimoni del valore della vita per convincere a cambiare rotta tutti coloro che nel nostro mondo tormentato pensano solo a sé stessi; accogliere un bambino è un’esperienza unica che insegna ad aiutare e rispettare l’altro, soprattutto chi è più piccolo e indifeso, a farsene carico e a condividere con lui i valori in cui crediamo. Fa che come i pastori sappiamo vincere la paura per trasformare il buio della notte nel giorno di luce che inizia con una nuova vita! (Mentre si recita questa benedizione si fa il segno della croce) Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna. Amen. METTERE AL MONDO 40 PRENDERSI CURA APRILE - 3° GIOVEDÌ Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. ACCENSIONE DEL LUMINO Mentre si accende il lumino si recita la preghiera di invocazione allo Spirito Santo (pag. 7). LETTURA (Lc 4, 38-39) 38 Uscito dalla sinagoga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Si- mone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. 39 Si chinò su di lei, comandò alla febbre, e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva. COMMENTO E RIFLESSIONE Gesù si trova a Cafarnao, città in cui abitava il suo amico Pietro, che spesso lo ospitava nella sua casa. Gesù è stato a pregare nella sinagoga, come ogni giorno. Anche noi vogliamo pregare come lui ogni giorno, come ora facciamo insieme: la preghiera è il pane che ci nutre e ci dà gioia. Appena Gesù entra nella casa di Simone gli presentano la suocera del discepolo che giaceva sul letto malata, e lo pregano per lei. Ed Egli si china su di lei, minaccia la febbre perché la lasci, e quell’anziana donna guarisce. Tutta la vita di Gesù è stata un chinarsi sui poveri, sui deboli, i malati e, in questa famiglia, su di un’anziana. Tanti oggi sono gli anziani che soffrono sul letto della solitudine e della malattia. Sono fragili nel corpo e nella mente e restano bloccati nella tristezza, in giorni vuoti e nell’attesa di una triste fine. Quando viene guarita, la suocera di Pietro ritrova vita e forza, al punto che “… la donna cominciò a servirli”. La sua vita è di nuovo utile, importante, le sue 41 mani possono aiutare: è lei ora che si può prendere cura di Gesù. E’ il miracolo che accade a tanti anziani la cui vita, anche se debole, è forte nell’amore, in saggezza e preghiera. Essi sono un segno di memoria e di unità nella famiglia e nella casa. “Gli anziani e la loro preghiera sono una ricchezza”, ricorda Papa Francesco. L’anziana guarita e rinata mostra che tutti, anche se deboli o piccoli, abbiamo nel cuore e tra le mani la forza di amare, servire e di prenderci cura degli altri, specialmente di chi è malato o in difficoltà. Noi chiediamo al Signore di poter ripetere questo miracolo nella nostra famiglia, nella nostra casa, nei luoghi della nostra vita di ogni giorno. Gesù ci aiuti a prenderci cura di chi è anziano, debole, malato perché tutti possano ricevere una nuova vita e una nuova speranza. PREGHIERA DI RISONANZA Durante le invocazioni ogni membro della famiglia può scrivere su di un foglietto il nome di una persona / situazione che vuole ricordare e aiutare, con un impegno per quella settimana (ricordarlo nella preghiera, fare una visita, dare un piccolo aiuto concreto, aiutare con un dono/ offerta,…) da compiere insieme o personalmente, o per i bambini aiutati dai genitori. I foglietti possono essere conservati in un luogo caro e significativo per la famiglia. Preghiamo insieme: “O Signore, proteggi la vita di tutti” Signore Gesù, che hai lasciato venire a te i bambini, proteggili nella loro debolezza, liberali dalla miseria e dal male, sii per loro padre e maestro. Preghiamo O Signore Gesù, che hai affidato tua Madre al discepolo amato Giovanni, non permettere che tanti anziani vivano nella solitudine e nella miseria, liberali dalla loro sofferenza, sii per loro un padre e un sostegno. Preghiamo O Signore Gesù, che hai guarito tanti malati, accogli quanti soffrono 42 per la malattia, consolali e guariscili, sii per loro un medico e fratello. Preghiamo O Signore Gesù, che hai ascoltato la preghiera dei mendicanti, volgiti a quanti sono nel bisogno e nel dolore, liberali da ogni male, tu che sei la nostra ricchezza, per ora e per sempre. Amen. Padre Nostro (si può recitare tenendosi per mano) PREGHIERA CONCLUSIVA O Signore, che ti sei commosso innanzi al dolore degli uomini, concedi anche a noi tutti di imparare da te a consolare chi soffre, per vincere il male con la forza dell’amore e conoscere la beatitudine della misericordia. Amen. (Mentre si recita questa benedizione si fa il segno della croce) Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna. Amen. PRENDERSI CURA 43 LASCIAR ANDARE MAGGIO - 1° GIOVEDÌ Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. ACCENSIONE DEL LUMINO Mentre si accende il lumino si recita la preghiera di invocazione allo Spirito Santo (pag. 7). LETTURA (Mc 10, 17-27) 17 Mentre andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”. 18 Gesù gli disse: “Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: 19 non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”. 20 Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza”. 21 Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: “Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!”. 22 Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni. 23 Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi disce- poli: “Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!”. 24 I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: “Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! 25 È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”. 26 Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: “E chi può essere salvato?”. 27 Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: “Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio”. 44 COMMENTO E RIFLESSIONE Un tale, incurante delle buone maniere, vede Gesù passare e si mette a correre per poterlo incontrare. Non si corre per strada, questo lo sanno tutti, sicuramente anche questo signore che, essendo ricco, doveva anche essere una persona conosciuta e in vista. Eppure lui non si vergogna neanche un po’. Doveva aver aspettato tanto Gesù e non gli sarà sembrato vero vederlo passare proprio in quel momento. Avrà pensato: “Se non lo prendo adesso, magari mi sfugge e non lo raggiungo più!” E la domanda che doveva fare a Gesù era proprio questione di vita o di morte. Per la precisione era questione di “vita eterna”, di quella vita che una volta iniziata non finisce più, quindi ancora più importante della vita che tutti noi conosciamo su questa terra. Gesù, in queste cose, era la massima autorità del tempo! Quel tale non aveva le domande banali che abbiamo tutti: non chiedeva di avere qualcosa da mangiare, quello l’aveva già, e neppure di andare bene a scuola o di trovare lavoro. Lui chiedeva proprio come fare ad avere la vita eterna! Che gioia sentirsi dare da Gesù la risposta che sperava: rispettare i comandamenti verso gli altri, dal non uccidere all’obbedire a mamma e papà. Certo gli sarebbe forse piaciuto che Gesù gli avesse detto che bastava andare in chiesa, a catechismo e dire bene le preghiere, tutte cose in cui lui era il primo della classe, ma anche con gli altri comandamenti se la cavava bene: a parte quando qualche volta litigava con qualcuno (a chi non capitava?) gli sembrava di essere buono con tutti. Stava già cominciando a rallegrarsi, a guardarsi intorno per imprimersi bene nella memoria tutti gli altri che non avrebbero mai ottenuto la vita eterna, quando Gesù lo spiazza completamente! Lo guarda, e si vede che proprio gli vuole un gran bene, che lo vorrebbe tra i suoi amici più stretti, non per la sua bravura, ma perché non ha capito niente! E gli dice: «Lascia andare, smetti di preoccuparti di te stesso, di calcolare quante azioni buone devi fare per avere la vita eterna, e donati agli altri: sarà Dio a prendersi cura di te! Lascia andare! Lascia tutte le 45 cose che possiedi, non lasciare che loro possiedano te! Lascia andare, perché c’è più gioia nel dare che nel ricevere! Lascia andare perché Dio basta e tutto il resto è superfluo! Lascia andare anche le persone a cui vuoi bene perché Dio le ama ancora più di quanto tu possa amarle! Lasciale andare e non voler essere tu la cosa più importante della loro vita, perché non sarai tu a salvarle! Lascia andare perché la ricchezza è la sfortuna più grande che possa capitare. Lascia andare, perché se la tua vita è piena di cose non ci sarà posto per me! Lascia andare perché non si possiede se non ciò che si dona, perché solo così ciò che è veramente importante non si perderà mai. Le cose si perdono, ma le capacità no: l’amore, la misericordia, la compassione, la tenerezza, la passione, l’entusiasmo… più ne dai più si moltiplicano! Allora non dovrai aspettare dopo la morte per avere la vita eterna, ma comincerai già da ora a vivere una vita piena” Eh no! Gesù, così non vale! Quel tale, un po’ come noi, pensava che bastasse essere un po’ buoni, fare un po’ di carità ai bambini poveri, andare a Messa alla domenica, ma tu stai dicendo che dobbiamo cambiare totalmente il nostro modo di pensare. Non siamo noi che guadagniamo la vita eterna con le nostre opere buone, ma tu ce l’hai già data a piene mani, dobbiamo solo fare spazio in noi per riceverla. Quel tale forse avrebbe voluto essere capace di fidarsi di più, ma non ce l’ha fatta e se n’è andato più triste di quando è arrivato. Ora gli sembrava che tutti i suoi sforzi per essere bravo non erano serviti a nulla. Che peccato. Se fosse rimasto ancora un po’ ti avrebbe sentito dire che è difficile per tutti fidarsi di Dio, che nessuno ce la può fare da solo, ma che Dio ci sta accanto per aiutarci, perché per Dio nulla è impossibile. Forse si sarebbe fatto coraggio e avrebbe riprovato! PREGHIERA DI RISONANZA Signore, aiutaci ad avere tanta fiducia in te, nella certezza che c’è più gioia nel dare che nel ricevere (Ap 20,35). Se fossimo capaci di intuire anche solo un po’ dell’amore immenso con cui Tu ci ami non avremmo 46 nessun timore nel donare noi stessi ai nostri fratelli. Aiutaci a cominciare dalle piccole cose, sostienici quando vacilliamo e fa che non ci stanchiamo mai di ricominciare! Ciascuno pensa a qualcosa che può donare ad un altro membro della famiglia - un po’ d’ascolto, tempo da passare insieme, un gioco a cui l’altro tiene particolarmente… - lo scrive su di un biglietto e… lo dona realmente! Padre Nostro (si può recitare tenendosi per mano) PREGHIERA CONCLUSIVA Preghiamo: infiamma, o Padre, i nostri cuori con lo Spirito del tuo amore, perché pensiamo e operiamo secondo la tua volontà e ti amiamo nei fratelli con sincerità di cuore, donandoci gratuitamente come tu ti sei donato a noi. Per Cristo nostro Signore. Amen. (Mentre si recita questa benedizione si fa il segno della croce) Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna. Amen. LASCIAR ANDARE 47 INDICE 48 I DIECI VERBI DELLA FAMIGLIA pag 2 PRESENTAZIONE pag 4 PREGHIERA PER IL SINODO pag 6 SPIEGAZIONE DEL SEGNO pag 7 PRENDERE L’INIZIATIVA pag 8 COINVOLGERSI pag 14 ACCOMPAGNARE pag 17 FRUTTIFICARE pag 21 FESTEGGIARE pag 28 DESIDERARE pag 31 CONCEPIRE pag 34 METTERE AL MONDO pag 38 PRENDERSI CURA pag 41 LASCIAR ANDARE pag 44 Associazione difendere la vita con Maria UFFICIO PER LA FAMIGLIA Cursillos di Cristianità in Italia Famiglie Nuove stampato in proprio Movimento dei Focolari