Diocesi di Novara
Ufficio per la Famiglia e la Pastorale Familiare
CRESCERE DENTRO
si no do
PER APRIR
AL
STRO MON
SUSSIDIO DI PREGHIERA PER LE FAMIGLIE
CHE ACCOMPAGNANO IL CAMMINO SINODALE
Diocesi di Novara
Ufficio per la Famiglia e la Pastorale Familiare
CRESCERE DENTRO
si no do
PER APRIR
AL
STRO MON
SUSSIDIO DI PREGHIERA PER LE FAMIGLIE
CHE ACCOMPAGNANO IL CAMMINO SINODALE
I DIECI VERBI DELLA FAMIGLIA
Carissimi,
i dieci verbi che tessono il filo d’oro di questo piccolo libro di
preghiere sono come le Dieci Parole della Legge del Signore, che è
“lampada sui nostri passi e guida sul nostro cammino” (Sal 118,105).
In traduzione moderna, vogliono essere come i “comandamenti” della
famiglia, perché i comandamenti sono le “istruzioni” che ci illuminano e
ci guidano nel sapere della vita, nell’entusiasmante e faticoso mestiere
di vivere. I comandamenti vanno prima pregati che praticati, o meglio
vanno pregati, per diventare sale e sapore della pratica quotidiana.
Infatti, la forma verbale indica un’azione, che non invita solo a fare, ma
all’agire che costruisce la sapienza della vita.
I primi sono i cinque verbi provengono dal n. 24 dell’Evangelii
Gaudium di Papa Francesco: prendere l’iniziativa, coinvolgersi, accompagnare, portare frutto e festeggiare. Sono le cinque azioni della
Chiesa “in uscita” e della famiglia “aperta”. Esprimono l’eloquenza dei
gesti, che rendono la casa e la Chiesa non ripiegate su se stesse, ma
aperte al mondo. La famiglia, come la Chiesa, ha bisogno di tenere
la porta aperta, la soglia bassa, anzi di uscire e passare attraverso la
porta per andare verso il mondo e per lasciare entrare il mondo, superando il suo regime di “appartamento”.
I secondi cinque sono il canovaccio del XXI Sinodo della Diocesi
di Novara: desiderare, concepire, mettere al mondo, prendersi cura e
lasciar andare. Sono come le cinque note del verbo “generare” che
2
non consiste solo nel dare la vita, ma nel donargli anche un senso per
vivere. Essi vengono dall’esperienza più intima della coppia e della
famiglia, che è generativa in se stessa e nella generazione dei figli. È
precisamente pregando questi verbi che la famiglia insegna alla Chiesa a non essere sterile, ma madre feconda. La Chiesa ha bisogno della
famiglia non solo per avere nuovi figli, ma per imparare la grammatica
umana per generare figli di Dio autentici. Per iscrivere in loro il volto di
Gesù di Nazareth.
Ecco allora tra le vostre mani un piccolo libretto da tenere sul co-
modino, da portare con sé andando al lavoro, con cui pregare insieme
in casa, per imparare la grammatica di una vita generativa e capace
di irradiarsi nel mondo. Auguro a tutti coloro che lo pregheranno, anzi
a tutti coloro che attraverso questo libretto pregheranno con le loro
labbra e loderanno con il loro cuore, di conquistare lo slancio e la passione per la vita.
Vi abbraccio con affetto
3
PRESENTAZIONE
L’anno pastorale appena iniziato sarà un tempo particolarmente importante e significativo per la nostra Diocesi che sta vivendo il XXI Sinodo
della Chiesa di Novara.
Sinodo significa “camminare insieme” e il nostro Vescovo ci invita a
camminare con un obiettivo ben preciso: immaginare la Chiesa di domani. Una Chiesa “in uscita” che si apra al mondo per trasmettere con
rinnovata energia la bellezza e la gioia del Vangelo e dell’incontro con
Gesù Risorto.
Sarà un cammino in cui ognuno è invitato a dare il proprio contributo.
Ciò vale in particolare per la famiglia perché chiamata ad essere una
via fondamentale per rendere concreta e visibile la Chiesa che desideriamo: ospitale, bella, fedele, luminosa, attraente, capace di fare
entrare con forza il profumo di Cristo nella storia.
Molte saranno le attività che caratterizzeranno il percorso sinodale
così da prendere speditamente il passo per “camminare insieme” con
l’obiettivo di generare la Chiesa di domani. Ma, come ha indicato il Vescovo; “Generare, prima di essere un atto, è un dono, prima di essere
un compito, è uno stile”. E allora i frutti del nostro camminare saranno
tanto più buoni e ricchi quanto più verrà accompagnato da una viva
preghiera di invocazione a Dio perché ci mostri la via da prendere per
i prossimi anni.
Proprio da questa convinzione, e sulla base dell’esperienza vissuta in
occasione dell’Incontro Mondiale delle Famiglie del 2012, nasce questo sussidio di preghiera. Vuole essere uno strumento grazie al quale,
anche le famiglie, con i tempi e ritmi propri, possano ritrovare occasioni
4
e spazi di preghiera, in mezzo alla frenesia della vita quotidiana, per
accompagnare il Sinodo.
Il sussidio si articola in 10 momenti di preghiera, 1 o 2 al mese da novembre a maggio, ritmati dai 5 verbi indicati da Papa Francesco per
descrivere il suo sogno sulla Chiesa “in uscita” (prendere l’iniziativa,
coinvolgersi, accompagnare, fruttificare, festeggiare) e dai 5 verbi usati
dal nostro Vescovo nell’omelia del Giovedì Santo (desiderare, concepire, mettere al mondo, prendersi cura, lasciar andare).
Il sussidio nasce con una modalità “sinodale” in quanto frutto della comunione e collaborazione tra l’Ufficio Famiglia diocesano e le associazioni e i movimenti che in diocesi si occupano di famiglia. Proprio per
questo ogni momento della preghiera sarà portatore di una sensibilità
o attenzione ai differenti aspetti della realtà familiare.
Ogni momento di preghiera è composto da varie “proposte” (segni,
Parola di Dio, preghiere insieme) che possono essere prese tutte o in
parte anche in considerazione delle esigenze famigliari (la presenza
di bambini, più famiglie che si ritrovano a pregare insieme, …). Anche
il giorno scelto è solo indicativo. L’importante è il senso di comunione
che questo percorso può creare tra le famiglie e con la nostra Chiesa
locale, elevando a Dio come in un’unica voce la nostra preghiera per
questo importante momento a cui siamo chiamati noi cristiani.
5
PREGHIERA PER IL SINODO
Vieni, Spirito creatore e santificante,
tu che sei la vita nuova e la libertà dell’amore.
Accendi la luce nelle nostre menti,
scuoti il torpore dai nostri cuori,
conduci i credenti che “camminano insieme”
a sognare la Chiesa di domani
perché sia una Chiesa “in uscita”
che annuncia la gioia del Vangelo,
la carità a servizio dei poveri,
la divina leggerezza della speranza.
Guidaci, Gesù Maestro e Buon pastore,
tu che sei la via che porta alla verità e alla vita.
Apri davanti a noi strade nuove e belle,
per essere ospitali con gli uomini e le donne,
creare famiglie ricche di affetti e ascolto,
sognare con i giovani un mondo migliore.
Chiamaci a essere discepoli coraggiosi e forti,
insegnaci uno stile di corresponsabilità
perché la nostra Chiesa sia casa e scuola di comunione.
Guardaci con benevolenza, Padre della tenerezza,
tu che sei l’origine e lo splendore della creazione.
Genera la nostra Chiesa a immagine della Trinità,
perché sappia desiderare con un cuore grande,
concepire il futuro con gesti e parole,
mettere al mondo la bellezza della vita nuova,
prendersi cura di ogni dolore e sofferenza,
lasciar andare i suoi figli nella città e nel mondo
come testimoni lieti della gioia del Vangelo.
Amen.
+ Franco Giulio Brambilla
Vescovo di Novara
6
SPIEGAZIONE DEL SEGNO
Ognuno dei dieci momenti di preghiera inizierà con due gesti che si
ripeteranno sempre uguali.
ACCENSIONE DI UN LUMINO:
il primo gesto è l’accensione di un
lumino. La luce rappresenta la fede che siamo chiamati a mantenere
sempre viva e a comunicare e testimoniare a tutte le persone che ci
sono vicine e che incontriamo nella nostra vita.
INVOCAZIONE ALLO SPIRITO SANTO:
il secondo gesto è la preghiera di invocazione allo Spirito Santo. A lui chiediamo di illuminare
le nostre menti e i nostri cuori perché possiamo lasciarci accendere
ed entusiasmare dall’amore di Dio e trovare la fantasia per sognare la
Chiesa di domani, una Chiesa capace sempre di più di annunciare la
gioia del Vangelo e di gesti di amore concreti nei confronti degli uomini
del nostro tempo.
INVOCAZIONE ALLO SPIRITO SANTO
Vieni o Spirito Creatore,
visita le nostre menti,
riempi della tua grazia i cuori che hai creato.
O dolce Consolatore,
dono del Padre altissimo,
acqua viva, fuoco, amore, santo crisma dell’anima.
Dito della mano di Dio,
promesso dal Salvatore,
irradia i tuoi sette doni, suscita in noi la parola.
Sii luce all’intelletto,
fiamma ardente nel cuore;
sana le nostre ferite col balsamo del tuo amore.
Difendici dal nemico,
reca in dono la pace,
la tua guida invincibile ci preservi dal male.
Luce d’eterna sapienza,
svelaci il grande mistero
di Dio Padre e del Figlio uniti in un solo Amore.
Amen
7
PRENDERE L’INIZIATIVA
NOVEMBRE - 3° GIOVEDÌ
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
ACCENSIONE DEL LUMINO Mentre si accende il lumino si recita la
preghiera di invocazione allo Spirito Santo (pag. 7).
LETTURA (Lc 10, 25-37)
25
Ed ecco, un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova e chie-
se: “Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?”.
disse: “Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?”.
26
27
Gesù gli
Costui ri-
spose: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua
anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il tuo prossimo
come te stesso”.
29
28
Gli disse: “Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai”.
Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: “E chi è il mio prossi-
mo?”. 30 Gesù riprese: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico
e cadde nelle mani dei briganti che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto.
31
Per caso,
un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide
passò oltre. 32 Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre.
33
Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto vide
e ne ebbe compassione. 34 Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in albergo
e si prese cura di lui. 35 Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede
all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo
pagherò al mio ritorno. 36 Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo
di colui che è caduto nelle mani dei briganti?”.
37
Quello rispose: “Chi
ha avuto compassione di lui”. Gesù gli disse: “Va’ e anche tu fa’ così”.
8
COMMENTO E RIFLESSIONE
L’accoglienza della persona nella parabola del Buon Samaritano.
Nel nostro mondo frenetico ed individualista la parabola del buon samaritano, può aiutarci a comprendere meglio l’accoglienza, cambiare
la nostra vita, per fermarci accanto a chi soffre e “prenderci cura”.
Il samaritano è in viaggio, ed ha sicuramente una meta da raggiungere. Nonostante questo, decide di fermarsi accanto all’uomo che soffre
e di prendersene cura; decide, innanzitutto, di ospitarlo, di fargli spazio
nel proprio cuore. Da questo ‘stare accanto’ e ‘fare spazio’ scaturisce
la compassione, che si esprime poi nella condivisione dei problemi e
delle sofferenze dell’altro.
È per questo che il samaritano non si limita a fasciare le ferite: si accorge che questo non basta e non esita a cambiare i suoi programmi.
Carica l’uomo sul suo asino, lo porta all’albergo, passa la notte con lui
e riparte solo quando è sicuro che egli avrà tutto ciò di cui ha bisogno.
“Non basta dare un vestito, una casa, un tetto, occorre dare un lembo
della nostra vita, perché il tetto da solo non copre, come la minestra
non scalda se non è data con tenerezza” (Tonino Bello, Con viscere di
Misericordia, Messaggero, Padova 2006).
Si tratta quindi di passare dalla pura ‘assistenza’ all’amicizia e alla fraternità autentica. Per fare questo, però, dobbiamo essere disposti a
metterci in gioco nelle nostre presunte sicurezze, spalancare le finestre della nostra casa, aprire la porta non solo per far entrare l’altro
ma per uscire, lasciarci ospitare e condividere le vite altrui. Non è un
caso che nella parabola il termine ‘prossimo’ venga utilizzato con due
significati complementari e si adatti ad entrambi i protagonisti: tutti e
due devono accogliere e lasciarsi accogliere dall’altro.
In altre parole: è necessario essere disponibili a lasciarsi cambiare
dall’altro.
La famiglia è il luogo ideale dell’accoglienza, in particolare verso i piccoli: i bambini propri, quelli che il Signore dona, e quelli incontrati lungo
9
il cammino, che l’Amore di Dio non vuole che si perdano.
L’affido familiare rappresenta, nelle sue diverse forme, una manifestazione importante di accoglienza, che ha in sé motivazioni molto profonde, che vanno oltre il ‘fare’ nella direzione della gratuità e dell’amore.
Occorre ‘dilatare la propria vita fino ai confini della vita dell’altro’, cioè
del bambino concreto che accogliamo in casa, fino ad amarne tutta la
storia, la sua famiglia, la sua diversità. Questo atteggiamento ci educa
al ‘non possesso’, che è il vero amore di un padre e di una madre. L’affido è poi un’esperienza possibile per qualunque famiglia: la famiglia,
infatti, per sua natura è capace di accogliere senza tornaconto, senza
calcolo.
Nell’incontro con i giovani dell’Umbria Papa Francesco il 4 ottobre
2013 ad Assisi ha detto: “[...] ci sono le diverse forme di accoglienza:
l’affido, l’adozione, le case-famiglia di vari tipi… La fantasia - mi permetto la parola - la fantasia dello Spirito Santo è infinita, ma è anche
molto concreta!”.
PRENDERE L’INIZIATIVA
10
PREGHIERA
Preghiera per ottenere la carità in famiglia
Ottienici, Gesù, per intercessione della tua santissima Madre, di san
Giuseppe e di san Paolo, d’avere in famiglia una “carità magnanima”,
che ci renda capaci di donarci gli uni gli altri con vero affetto, anche
quando, come risposta, avessimo ingratitudine e rifiuto.
“Una carità benigna” che ci aiuti ad imitare, nell’amore oblativo, il Cristo crocifisso, come chiede il tuo Apostolo a noi, coniugi cristiani.
“Una carità non invidiosa” che, perciò, sappia scoprire e godere dei
doni spirituali di cui è ricco colui / colei che il Padre ha scelto come
nostro compagno/a di vita. Una carità che ci faccia accogliere, ogni
giorno, i nostri familiari come dono di Dio e ci faccia evitare d’inseguire
sogni fantastici d’una famiglia ideale (che non esiste).
“Una carità che, come quella di Paolo, non si vanti né si gonfi”, ma tutto
attribuisca alla grazia del Signore.
“Una carità che non manchi di rispetto” per nessun membro della famiglia; e che anche in colui o in colei che avesse sbagliato in modo
gravissimo, sappia scorgere l’immagine di Dio, sappia vedere il volto
di Cristo.
“Una carità che non cerchi il proprio interesse” ma quello degli altri familiari, sapendo che tutti ci sono stati affidati dal Pastore supremo; una
carità che perciò «si sforzi di piacere a tutti in tutto, senza cercare l’utile
proprio ma quello di tutti, perché giungano alla salvezza».
E se qualche volta, malgrado i propositi, la nostra “carità (come quella
di Paolo) si adirasse”, fa’ che questa ira sia rivolta al peccato, non al
peccatore, in modo che la correzione sia percepita da chi la riceve,
come un gesto d’amore.
Quando, poi, dovessimo ricevere del male da qualcuno dei nostri familiari, ti preghiamo d’ottenerci “una carità che non ne tenga conto”,
imitandoti, Gesù, quando, crocifisso, hai donato te stesso alla Chiesa
11
per renderla santa ed immacolata.
Signore, fa’ che la nostra carità ci faccia vivere la beatitudine di chi
“soffre per ogni ingiustizia”. Ottienici, in positivo, come genitori ed educatori, d’edificare insieme “la civiltà dell’amore”, con l’impegno a far di
tutto perché i nostri figli siano sempre “buoni cristiani e buoni cittadini”.
Fa’ che siamo sempre più capaci d’ispirarci alla solidarietà, alla tolleranza, comprensione, misericordia, indulgenza e alla capacità di perdonare.
Fa’ che diventiamo aperti all’amore per il prossimo, perché si oppongano alla spirale dell’odio. Gesù, fa’ che “la nostra carità si compiaccia
sempre e solo della verità”, che sei tu, o Signore. Facci capaci di testimoniare con la nostra vita familiare “lo splendore della tua Verità”,
perché altri scoprano gli ideali evangelici che rendono bella ogni vita.
Rendici disponibili a dividere la nostra felicità con gli altri, aprendo la
nostra casa all’accoglienza preoccupandoci degli “altri” delle loro gioie
e dei loro dolori, come dei nostri.
Vorremmo, infine, che “la nostra carità, come quella di Paolo, arrivasse a coprire tutto, a credere in tutti, a sperare sempre, e a sopportare
ogni difficoltà”, soprattutto in famiglia, per vivere, così, la beatitudine
promessa ai misericordiosi e ottenere, a nostra volta, la tua infinita
misericordia.
Così anche noi, come l’Apostolo, potremo dire ai nostri figli, ai nostri
nipoti e a nostri vicini: «Fatevi nostri imitatori (nella carità), come noi lo
siamo di Cristo». Amen.
Padre Nostro (si può recitare tenendosi per mano)
12
PREGHIERA CONCLUSIVA
Fa’, o Signore, che nella nostra casa,
quando si parla, sempre ci si guardi negli occhi
e si cerchi di crescere insieme;
non si sia mai soli o nell’indifferenza o nella noia;
i problemi degli altri non siano sconosciuti o ignorati;
chi è nel bisogno possa entrare e sia il benvenuto;
il lavoro sia importante, ma non più importante della gioia;
il cibo sia momento di gioia insieme e di parola;
il riposo sia la pace del cuore oltre che del corpo;
la ricchezza più grande sia la gioia di essere insieme;
il più debole sia il centro della casa;
il più piccolo ed il più vecchio siano i più amati;
il domani non faccia paura, perché Dio è sempre vicino;
ogni gesto sia ricco di significato;
si renda grazie a Dio per tutto ciò che la vita offre e che il Suo amore
ci ha dato;
non si abbia paura di essere onesti e di soffrire per gli altri;
il Crocifisso esposto in casa non sia un portafortuna, ma ricordi tutto
questo;
la Parrocchia e la Chiesa siano sempre l’orizzonte più ampio;
la volontà di Dio sia fatta, così che ciascuno segua la sua vocazione,
la strada indicatagli dal Signore.
(Mentre si recita questa benedizione si fa il segno della croce)
Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita
eterna. Amen.
13
COINVOLGERSI
DICEMBRE - 1° GIOVEDÌ
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
ACCENSIONE DEL LUMINO Mentre si accende il lumino si recita la
preghiera di invocazione allo Spirito Santo (pag. 7).
LETTURA (Gv 13, 12-15)
12
Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo
e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi?
13
Maestro e il Signore e dite bene, perché lo sono.
Voi mi chiamate il
14
Se dunque io, il
Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavarvi i
piedi gli uni agli altri. 15 Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi
facciate come io ho fatto a voi.»
COINVOLGERSI
14
COMMENTO E RIFLESSIONE
Questo brano di vangelo che troviamo solo in Giovanni sostituisce il
racconto dell’Eucarestia. Gesù si dona ai suoi non solo a parole, ma in
modo vero e concreto.
Il nostro coinvolgerci parte da Gesù che per primo si è donato a ciascuno di noi, Gesù per compiere questo servizio si è tolto le vesti,
forse anche noi dobbiamo spogliarci di qualcosa per metterci accanto
agli altri, che cosa dobbiamo togliere ……? Con questo gesto Gesù si
abbassa, compie un vero segno di umiltà; e noi?
Con le nostre mani, con i nostri piedi e le nostre labbra dobbiamo sentirci coinvolti nell’annunciare il Vangelo nelle nostre case, a chiunque
incontriamo lungo il nostro cammino e negli ambienti che frequentiamo.
PREGHIERA DI RISONANZA
Il parroco di un paese della Francia dopo la guerra si era dato da fare
per ricostruire la chiesa che era stata seriemente danneggiata. Al momento della riapertura della chiesa l’artista, a cui era stato affidato il
compito di restaurare il crocefisso, non fece in tempo a terminare il
lavoro: al crocifisso mancavano le mani e i piedi, allora il parroco lo
collocò ugualmente sull’altare, coprendolo con un panno.
Quando la chiesa fu piena di fedeli, il crocefisso fu scoperto. Sul petto
portava un cartello con la scritta: “LE MIE MANI E I MIEI PIEDI SIETE
VOI “
Tutti i presenti recitano la preghiera che segue.
Cristo non ha mani:
ha soltanto le nostre mani
per compiere oggi le sue opere.
15
Cristo non ha piedi:
ha soltanto i nostri piedi
per andare oggi incontro agli uomini.
Cristo non ha voce
ha soltanto la nostra voce
per parlare oggi di sé.
Cristo non ha forze:
ha soltanto le nostre forze
per condurre gli uomini a sé.
Cristo non ha più Vangeli che essi leggano ancora:
ma ciò che facciamo in parole e opere
è l’Evangelo che lo Spirito sta scrivendo.
Padre Nostro (si può recitare tenendosi per mano)
PREGHIERA CONCLUSIVA
Prendi o Signore, e accetta tutta la mia libertà,
la mia memoria, la mia intelligenza
e tutta la mia volontà, tutto ciò che ho e possiedo;
tu me lo hai dato, a te, Signore, lo ridono;
tutto è tuo, di tutto disponi secondo la tua volontà:
dammi solo il tuo amore e la tua grazia; e questo mi basta. Amen.
(Mentre si recita questa benedizione si fa il segno della croce)
Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita
eterna. Amen.
16
ACCOMPAGNARE
DICEMBRE - 3° GIOVEDÌ
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
ACCENSIONE DEL LUMINO Mentre si accende il lumino si recita la
preghiera di invocazione allo Spirito Santo (pag. 7).
LETTURA (Lc 2, 41-50)
41
I suoi genitori si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di
Pasqua.
42
Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la con-
suetudine della festa.
43
Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la
via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i
genitori se ne accorgessero. 44 Credendo che egli fosse nella comitiva,
fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e
i conoscenti; 45 non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
46
Dopo tre giorni lo trovarono nel Tempio, seduto in mezzo
ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava.
47
E tutti quelli che l’u-
divano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
48
Al vederlo restarono stupiti, e sua Madre gli disse: “Figlio, perché ci
hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo”.
49
Ed egli rispose loro: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io
devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. 50 Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
17
COMMENTO E RIFLESSIONE
Maria, insieme a Giuseppe, ci insegna cosa significa “accompagnare”. Come coppia, dopo avere accettato di accogliere il grande mistero
della nascita di Gesù, sperimentano il ruolo di ogni genitore: “accompagnare” i figli nella crescita fisica e spirituale, nel divenire da bambini
a uomini.
L’evangelista Luca evidenzia l’ansia di Maria e Giuseppe che, dopo
essersi accorti della mancanza di Gesù, lo cercano per ben tre giorni e,
trovatolo, gli pongono semplicemente una domanda “… perché ci hai
fatto questo? Tuo padre ed io ti cercavamo angosciati …” e di fronte ad
una risposta che non comprendono, manifestano fiducia verso il Figlio
permettendogli di compiere la volontà del Padre.
Per Maria e Giuseppe sarebbe forse stato più facile sgridarlo e riportarlo a casa promettendo castighi. Loro invece accettano senza comprendere, rispettano la libertà del Figlio di realizzare i progetti del Padre.
Il primo luogo dove sperimentare l’ “accompagnare” è la famiglia. Gli
sposi sono chiamati ad accompagnarsi a vicenda, evitando atteggiamenti di chiusura e rispettando l’uno i sogni dell’altro; i genitori sono
chiamati ad accompagnare i figli nella crescita, non solo fisica, nel divenire uomini e nel costruire la propria identità; i figli sono chiamati ad
accompagnare i genitori nell’età adulta e nella vecchiaia.
Sperimentiamo inoltre il compito di accompagnare bambini, ragazzi,
giovani, adulti, … che incontriamo in diversi ambiti. Anche in questo
caso accompagnare significa in primo luogo rispettare la libertà dell’altro che può anche arrivare a scegliere strade diverse rispetto a quelle
che noi proponiamo.
Dobbiamo quindi abbandonare l’egoismo che ci tiene legati gli uni agli
altri in modo “chiuso” e “limitante” per permetterci e permettere di sperimentare la libertà, concessa dal Padre per Amore. Possiamo quindi
dire che per “accompagnare” occorre prima di tutto amare.
18
PREGHIERA DI RISONANZA
Ognuno dei presenti legge una preghiera.
Ti affidiamo Signore i sacerdoti, i catechisti, gli educatori e quanti sono
impegnati nel compito di accompagnare bambini, giovani e ragazzi
nella conoscenza di Te. Ti chiediamo di sostenerli affinché possano
essere presenze significative per le persone loro affidate.
Ti affidiamo Signore i genitori, impegnati nell’accompagnare i figli nel
discernimento del bene dal male. Ti chiediamo che possano essere,
con l’aiuto di Maria, guide sicure e presenze significative per i figli.
Ti affidiamo Signore tutti gli sposi, possano essere sostegno l’uno per
l’altro nel rispetto della libertà, per diventare strumenti di cui potrai avvalerti per realizzare i tuoi progetti di Amore.
Dona a tutti Signore il “gusto del cammino”, il coraggio di stare sempre
per strada, la strada dove Tu ci incontri nei nostri desideri, nelle gioie,
nelle attese, nei sogni.
Padre Nostro (si può recitare tenendosi per mano)
19
PREGHIERA CONCLUSIVA
Signore, nel tuo immenso e misterioso disegno di amore, chiami alcuni
ad essere famiglia, altri al ministero sacerdotale e alla vita consacrata.
Aiutaci ad accompagnare i nostri figli e ogni giovane delle nostre comunità, nella scelta della strada che dà gioia, perché il volto di Cristo,
segnato dal mistero della Croce, sia incarnato nelle parole, nei gesti e
nella vita di ogni credente.
(Mentre si recita questa benedizione si fa il segno della croce)
Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita
eterna. Amen.
ACCOMPAGNARE
20
FRUTTIFICARE
GENNAIO - 3° GIOVEDÌ
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
ACCENSIONE DEL LUMINO Mentre si accende il lumino si recita la
preghiera di invocazione allo Spirito Santo (pag. 7).
LETTURA (Mt 25, 14-30)
14
Avverrà infatti come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò
i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. 15 A uno diede cinque talenti, a
un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì.
16
Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti, andò a impiegarli, e
ne guadagnò altri cinque.
17
due, ne guadagnò altri due.
Così anche quello che ne aveva ricevuti
18
Colui invece che aveva ricevuto un solo
talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del
suo padrone. 19 Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle
regolare i conti con loro. 20 Si presentò colui che aveva ricevuto cinque
talenti, e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato
cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”.
21
“Bene, servo
buono e fedele - gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco,
ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
22
Si
presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi
hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. 23 “Bene,
servo buono e fedele - gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel
poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.
24
Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e
disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. 25 Ho avuto paura e sono andato
21
a nascondere il tuo talento sotterra: ecco ciò che è tuo”.
26
Il padrone
gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho
seminato e raccolgo dove non ho sparso;
27
avresti dovuto affidare il
mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse. 28 Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti.
29
Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi
non ha, verrà tolto anche quello che ha.
30
E il servo inutile gettatelo
fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.
COMMENTO E RIFLESSIONE
Tra le parabole di Gesù, quella dei talenti è una delle più conosciute
ed è anche una di quelle da cui emerge, in modo inequivocabile, il
vero volto di Dio. Una delle cose che più influiscono nella nostra vita è
l’idea che ci facciamo di Dio. Sono tante le persone oggi come allora
che hanno una visione distorta di Dio. Il Dio di Gesù non è un padrepadrone, non è un tiranno. E’ un genitore forte ma tenero, esigente ma
affettuoso, che non vuole essere servito, ma che si pone al servizio
dei figli, che vuole aiutarli a crescere, a diventare uomini e donne in
pienezza, capaci di somigliargli e di collaborare attivamente alla sua
attività fondamentale: promuovere e coltivare vita e amore.
A narrare la parabola dei talenti è Matteo.
Un uomo, prima di partire per un viaggio, affida ai servi il suo ingente
patrimonio. A uno consegna cinque talenti, a un altro due e a un terzo
uno. Non è cosa da poco: un talento corrispondeva a una trentina di
chili d’oro. Il che la dice lunga sulla fiducia che questa persona così importante, forse un re, nutriva nei confronti dei suoi dipendenti. Matteo
parla di “consegnare”, ovvero “dare senza riprendere”. Il che significa
che il padrone non ha chiesto ai funzionari di custodire i suoi beni,
ma li ha trasferiti proprio a loro. A questo punto, il primo e il secondo
22
corrono a investirli, e riescono a raddoppiarli. Il terzo, invece, sceglie
di sotterrarli.
Passa del tempo e un giorno il signore torna a casa e convoca i servi
lodando il comportamento dei primi due e non apprezzando per niente
quello del terzo. Li loda con lo stesso termine, “bene”, utilizzato dal
Dio della creazione nel contemplare la sua opera. E si dimostra molto
generoso; non pretende la restituzione dei soldi, né tantomeno gli interessi maturati, ma addirittura li invita a prendere parte alla sua gioia.
Ma ecco arrivare il funzionario che aveva ricevuto un talento. Lui è convinto che il suo signore sia un uomo duro, che miete dove non ha seminato. Ecco: s’è costruito un’immagine del suo padrone che in nessun
modo è rispondente a quella reale. Come tanti cristiani continuano a
pensare a un Dio giudice, e non al vero Dio misericordioso che ha fiducia negli uomini. Questi cristiani finiscono così con il trascorrere la loro
esistenza nell’angoscia, in quanto sono fermi al timore di Dio, al timore
di sbagliare, al timore di commettere peccati, e ciò, di conseguenza,
impedisce loro di realizzarsi. Il servo che ha fatto una buca per nascondere il tesoro è dominato dalla paura, paura di accogliere il dono come
tale, come qualcosa che abbatte la logica del mio/tuo, e così, per non
correre rischi, si affida alla giurisprudenza rabbinica secondo cui chi,
avuto del denaro, lo sotterrava, era liberato da ogni responsabilità e,
anche in caso di furto, non era tenuto a risarcirlo. Ma così facendo, non
credendo alla generosità del suo padrone e nemmeno alla fiducia che
questi gli aveva accordato, dimostra di essere rimasto “servo”. E si merita i severi rimproveri del suo re che lo definisce “malvagio e pigro” e
gli toglie quell’unico talento per darlo a colui che già ne aveva dieci. Le
parole di Gesù sono inequivocabili: “A chiunque ha, verrà dato e sarà
nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha”.
Fuor di metafora: a chi produce amore, verrà data una ancor più grande capacità d’amare; ma chi non produce amore, piano piano fa diven-
23
tare sterile anche quella che ha: più si ama e più si viene resi capaci
di amare. Gesù vuole traghettare i suoi discepoli da una condizione di
obbedienza a una di libertà, dall’essere servi di Dio, come Mosè aveva
imposto, a figli di Dio, a partecipanti al banchetto del Regno. Gesù è
venuto e per farci capire che i credenti devono basare il loro cammino
terreno non sulla paura di Dio, ma sull’amore.
Il Dio che Gesù ci presenta è un Dio che non chiede ma dona, un Dio
che non se ne sta lassù, assiso in trono per farsi servire, ma scende al
livello dell’uomo ponendosi totalmente al suo servizio: “Colui che vorrà
diventare grande tra voi, si farà vostro servitore, e colui che vorrà essere il primo tra voi, si farà vostro schiavo; appunto come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua
vita in riscatto per molti”. (Mt 20, 25.-28). Ma se è un errore sprecare la
propria vita, scegliere un’egoistica tranquillità, non avere alcun desiderio di cambiare, è altrettanto vero che è un errore altrettanto grave, e
altrettanto frequente, il farla fruttare solo per se stessi, esclusivamente
per il proprio tornaconto. Il Regno dei cieli inizierà quando ognuno di
noi, non importa se piccoli o grandi, se forti o deboli, uscirà dalla grettezza del ripiegamento su se stesso, per aprirsi alla carità, all’impegno
a favore dei poveri.
FRUTTIFICARE
24
PREGHIERA DI RISONANZA
Si ripete ad ogni strofa il ritornello: Solo in Dio riposa l’anima mia
Solo in Dio il mio cuore riposa,
da lui viene la mia speranza,
è mia rupe e salvezza lui solo,
la mia roccia: io più non vacillo.
Fino a quando vorrete scagliarvi
contro un uomo, voi tutti insieme,
per abbatterlo come un muro,
come muro sbrecciato e cadente?
Dalla cima lo vogliono abbattere!
Si compiacciono a dire menzogne,
con la bocca proclamano il bene,
ma nel cuore non pensan che male.
Solo in Dio il mio cuore riposa
da lui viene la mia speranza
è mia rupe e mia salvezza lui solo,
la mia roccia: io più non vacillo.
La mia gloria e salvezza è Dio,
il mio saldo rifugio e difesa:
in lui sempre confida, o popolo,
ed effondi in lui il tuo cuore.
Dio è nostro rifugio per sempre:
sono un soffio i figli dell’uomo
e illusione i potenti del mondo:
25
a pesarli, insieme, sono aria.
Non vogliate affidarvi alla forza,
le rapine non portano frutto:
pur se abbonda la vostra ricchezza
mai ponete in essa il cuore.
Un oracolo ha detto il Signore,
due ne ascolto: che Dio è potenza,
e che egli ripaga in grazia
ogni uomo per quello che opera.
Si ripete ad ogni preghiera: Ascoltaci o Signore
O Padre, che affidi alle mani dell’uomo tutti i beni della creazione e
della grazia, fa’ che la nostra buona volontà moltiplichi i frutti della tua
provvidenza; rendici sempre operosi e vigilanti in attesa del tuo giorno,
nella speranza di sentirci chiamare servi buoni e fedeli, e così entrare
nella gioia del tuo regno. Ti preghiamo
Perché in ogni famiglia sappiamo vicendevolmente aiutarci ad accogliere il Suo grande dono d’Amore e a viverlo nel quotidiano a servizio
dei fratelli consapevoli che sarà l’amore tra noi il segno che tu sei presente nella nostra vita. Ti preghiamo
Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere
meglio la volontà del Padre. Fa’ che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci dia la forza perché’ anche noi, come Maria, tua Madre, possiamo
non solo ascoltare ma affidarci totalmente a te vivendo la Tua Parola.
Ti preghiamo
Padre Nostro (si può recitare tenendosi per mano)
26
PREGHIERA CONCLUSIVA
Avverrà come di un uomo e di una donna che, partendo per il loro viaggio, Dio chiamò nella sua casa e a questi consegnò i suoi beni.
Diede loro il talento della Parola e benedisse il senso dell’udito affinché
fossero capaci di riconoscere nelle parole dell’uomo la Parola di Dio.
Diede loro il talento dell’Eucarestia e benedisse il senso del gusto con
cui avrebbero assaporato l’essenza della vita.
Consegnò ai due il talento della Carità e benedisse il senso della vista
con cui avrebbero guardato il mondo e scoperto la statura dell’amore
di Dio.
Diede loro il talento della Comunione e benedisse il senso del tatto con
cui avrebbero abbracciato gli uomini e le cose.
Infine nelle loro mani mise il talento della Fede e benedisse il senso
dell’olfatto con cui avrebbero sentito il profumo della Terra e del Cielo
ogni giorno e ogni notte della vita.
I due partirono con i cinque talenti e la promessa di impegnarli perché
fruttificassero.
Oggi Dio ti attende, o famiglia, serva buona e fedele. Se saprai essere
fedele nel poco, se non sarai pigra, se vincerai la voglia di sotterrare “al
sicuro” i tuoi talenti, se avrai il coraggio di sporcarti le mani e investire
i Suoi doni, prenderai parte alla gioia del Padre tuo che è buono e ti
ama.
(Mentre si recita questa benedizione si fa il segno della croce)
Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita
eterna. Amen.
27
FESTEGGIARE
FEBBRAIO - 1° GIOVEDÌ
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
ACCENSIONE DEL LUMINO Mentre si accende il lumino si recita la
preghiera di invocazione allo Spirito Santo (pag. 7).
LETTURA (Gv 2, 1-11)
1
Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la ma-
dre di Gesù. 2 Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
3
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno
vino”.
4
E Gesù le rispose: “Donna, che vuoi da me? Non è ancora
giunta la mia ora”.
5
Sua madre disse ai servitori: “Qualsiasi cosa vi
dica, fatela”.
6
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei,
contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri.
7
E Gesù disse loro:
“Riempite d’acqua le anfore”; e le riempirono fino all’orlo. 8 Disse loro
di nuovo: “Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto”.
Ed essi gliene portarono.
9
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata
vino, colui che dirigeva il banchetto - il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua - chiamò
lo sposo 10 e gli disse: “Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e,
quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto
da parte il vino buono finora”.
11
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli
manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
28
COMMENTO E RIFLESSIONE
Festeggiare trent’anni di matrimonio è stata l’occasione per esprimere
la nostra gratitudine verso Dio assieme a quanti, parenti e amici, hanno fatto un tratto di strada con noi. D’accordo con i nostri quattro figli,
abbiamo deciso di rinunciare ai regali e di proporre agli invitati di dare
un contributo per due progetti di promozione umana in America Latina.
L’idea è piaciuta e la festa è stata un vero successo. Quando, salutato
l’ultimo invitato, abbiamo vuotato il cesto che avevamo allestito, abbiamo gioito ancora di più: frutto della raccolta erano diverse migliaia di
franchi.
(Esperienza di M.B.B.-Svizzera)
FESTEGGIARE
29
PREGHIERA DI RISONANZA
Vivendo un po’ il proposito di essere sempre in festa perché faccio la
volontà di Dio, ho compreso che questa festa ha un prezzo: essere la
volontà di Dio del presente potando, tagliando radicalmente tutto ciò
che non è volontà di Dio in quell’attimo. Voltar decisamente pagina;
far l’attuale volontà di Dio senza nemmeno il ricordo della precedente.
Esser tutta lì nella volontà di Dio. Sì, perché, cosi facendo, è una potatura continua con un gettito di vita continuo che nel soprannaturale si
manifesta come gettito di gioia. Gioia zampillante per me e per quanti
incontro.
(Sempre in festa - Chiara Lubich)
Padre Nostro (si può recitare tenendosi per mano)
PREGHIERA CONCLUSIVA
Ora lascia o Signore che io vada in pace
perché ho visto le tue meraviglie.
Il tuo popolo in festa per le strade correrà
a portare le tue meraviglie.
(Mentre si recita questa benedizione si fa il segno della croce)
Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita
eterna. Amen.
30
DESIDERARE
FEBBRAIO - 3° GIOVEDÌ
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
ACCENSIONE DEL LUMINO Mentre si accende il lumino si recita la
preghiera di invocazione allo Spirito Santo (pag. 7).
LETTURA (Lc 22, 14-20)
14
Quando venne l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui,
15
e disse loro: “Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi,
prima della mia passione,
16
perché io vi dico: non la mangerò più,
finché essa non si compia nel regno di Dio”.
17
E, ricevuto un calice,
rese grazie e disse: “Prendetelo e fatelo passare tra voi,
18
perché io
vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché
non verrà il regno di Dio”.
19
Poi, preso il pane, rese grazie, lo spezzò
e lo diede loro dicendo: “Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate
questo in memoria di me”. 20 E, dopo aver cenato, fece lo stesso con
il calice dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue,
che è versato per voi”.
31
COMMENTO E RIFLESSIONE
Che cosa desidera Gesù, il figlio di Dio? Una cosa semplice e profondamente umana: condividere con noi la mensa, la vita, la quotidianità.
Per ogni famiglia spezzare insieme il pane di ogni giorno, le gioie e i
sacrifici, i momenti felici e quelli difficili, significa assecondare il desiderio di Gesù e invitarlo a sedersi in mezzo a noi. La nostra casa diventa
allora luogo dove tutti, lontani e vicini, possono trovare riparo e ristoro
durante il cammino della vita.
PREGHIERA DI RISONANZA
Viene aggiunta una sedia vuota al tavolo o si fa idealmente posto per
una persona. Ogni membro della famiglia si alterna nella lettura.
Dal Salmo 127
Beato chi teme il Signore
e cammina nelle sue vie.
Della fatica delle tue mani ti nutrirai,
sarai felice e avrai ogni bene.
La tua sposa come vite feconda
nell’intimità della tua casa;
i tuoi figli come virgulti d’ulivo
intorno alla tua mensa.
Ecco com’è benedetto
l’uomo che teme il Signore.
Ti benedica il Signore da Sion.
Possa tu vedere il bene di Gerusalemme
tutti i giorni della tua vita!
Possa tu vedere i figli dei tuoi figli!
Pace su Israele!
32
Padre Nostro (si può recitare tenendosi per mano)
PREGHIERA CONCLUSIVA
Santifica, o Padre, con il tuo Spirito gli affetti che animano le nostre famiglie; fa che l’amore vicendevole e sincero dei genitori e la dedizione
devota e riconoscente dei figli trovino principio e sostegno nel sacrificio
di Cristo.
ll Signore ci benedica e ci custodisca.
Mostri a noi la Sua faccia e abbia di noi Misericordia.
Volga a noi il Suo sguardo e ci dia Pace.
Il Signore ci Benedica. Amen.
(Al termine si fa il segno della croce)
DESIDERARE
33
CONCEPIRE
MARZO - 1° GIOVEDÌ
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
ACCENSIONE DEL LUMINO Mentre si accende il lumino si recita la
preghiera di invocazione allo Spirito Santo (pag. 7).
LETTURA (BRANI BIBLICI)
Lettore 1
Mentre la notte era giunta a metà del suo corso e il silenzio avvolgeva
ogni cosa, la Tua Parola, Signore, è scesa dal trono regale. Lettore 2
E noi vi proclamiamo la Buona Novella, la promessa fatta ai padri. Dio
l’ha adempiuta per noi, loro figli, facendo risorgere Gesù, come sta
scritto nel salmo secondo:
“Tu sei mio Figlio, io oggi ti ho generato” .
Lettore 1
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. E noi abbiamo visto la sua gloria.
Lettore 2
A quanti lo accolsero diede il potere di diventare Figli di Dio, a coloro,
cioè, che credono nel suo nome, i quali non da volontà di sangue, né
da volontà di carne, né da volontà di uomo ma da Dio furono generati.
Tutti
Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha
benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci ha
scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati
al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi
34
per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà. E
questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio
diletto; nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la
remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia.
TESTI PER LA RIFLESSIONE
Lettore 1 O Signore,
che cosa è l’uomo perché te ne ricordi,
il Figlio dell’Uomo, perché te ne curi?
Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto ai suoi piedi.
Tutti
O Signore, che cosa è l’uomo?
Lettore 2 Tu mi scruti e mi conosci, o Signore,
penetri da lontano i miei pensieri...
Sei tu che hai creato le mie viscere
E mi hai tessuto nel grembo di mia madre.
Non ti erano nascoste le mie ossa
Quando venivo formato nel segreto...
Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi
E tutto era scritto nel tuo libro.
I miei giorni erano fissati
Quando ancora non ne esisteva uno...
O Signore, guidami sulla via della vita.
che il Concepito,
cioè il bambino nella fase del suo primo sviluppo,
- fragile e forte, invisibile all’occhio umano
e spettacolare all’occhio della scienza,
l’embrione umano -
si presenti davanti alla nostra mente
e con fare innocente e tenero, fiducioso e felice,
Lettore 1 Immaginiamo ora, in questo momento,
35
Tutti
ci interpelli: “E Tu chi dici che io sia?”
Tu sei mio fratello!
Il mio piccolo fratello,
il mio più piccolo fratello...”
PREGHIERA DI RISONANZA
Ad ogni invocazione ripetiamo: Ascoltaci Signore
Perché i giovani si aprano con generosità e fiducia alla vocazione cristiana del matrimonio, preghiamo.
Per l’unità e la santità della famiglia, preghiamo.
Perché emergano le forze in campo culturale-sociale-politico in grado
di promuovere efficacemente la tutela della vita umana e di rimuovere
le cause della povertà e del disagio particolarmente nel tempo della
vita prenatale e dell’infanzia, della malattia e del declino che spesso
sono la causa di gravi scelte contro la vita, preghiamo.
Per la “guarigione” delle giovani famiglie tentate dalla paura di concepire e generare, di accogliere la vita ed educare i figli, preghiamo.
Per affidare a Maria “incomparabile modello di accoglienza e cura della
vita”, cui “è affidata l’intera causa della vita” ogni progetto ed iniziativa
a favore della vita, preghiamo.
Padre Nostro (si può recitare tenendosi per mano)
PREGHIERA CONCLUSIVA
Lettore 1 La vita è bellezza, ammirala.
Lettore 2 La vita è un’opportunità, coglila.
Tutti
La vita è beatitudine, assaporala.
Lettore 1 La vita è un sogno, fanne una realtà.
Lettore 2 La vita è una sfida, affrontala.
36
Tutti
La vita è un dovere, compilo.
Lettore 1 La vita è un gioco, giocalo.
Lettore 2 La vita è preziosa, abbine cura.
Tutti
La vita è una ricchezza, conservala.
Lettore 1 La vita è amore, donala.
Lettore 2 La vita è un mistero, scoprilo.
Tutti
La vita è promessa, adempila.
Lettore 1 La vita è tristezza, superala.
Lettore 2 La vita è un inno, cantalo.
Tutti
La vita è una lotta, accettala.
Lettore 1 La vita è un’avventura, rischiala.
Lettore 2 La vita è felicità, meritala.
Tutti
La vita è la vita, difendila.
(Mentre si recita questa benedizione si fa il segno della croce)
Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita
eterna. Amen.
CONCEPIRE
37
METTERE AL MONDO
MARZO - 3° GIOVEDÌ
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
ACCENSIONE DEL LUMINO Mentre si accende il lumino si recita la
preghiera di invocazione allo Spirito Santo (pag. 7).
LETTURA (Lc 2, 8-12)
8
C’erano in quella regione alcuni pastori che, pernottando all’aperto,
vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro gregge. 9 Un angelo
del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce.
Essi furono presi da grande timore,
10
ma l’angelo disse loro: “Non te-
mete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo:
11
oggi, nella città di Davide, è nato per voi un salvatore, che è Cristo
Signore.
12
Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in
fasce, adagiato in una mangiatoia”.
COMMENTO E RIFLESSIONE
La scena descritta da Luca in questo testo riguarda un gruppo di pastori che vegliavano il loro gregge durante la notte; persone impegnate
nella loro abituale attività, colte in un momento della loro esistenza
descritto anche attraverso il contributo delle tenebre, che rimandano,
in ogni tempo, a situazioni non del tutto conoscibili, incerte, insicure,
confuse e problematiche.
In questa scena siamo chiamati a contemplare un Dio che si è fatto piccolo e indifeso, che è venuto al mondo e che chiede di essere accolto
dalle nostre mani e di comunicare al nostro cuore.
È un Dio che manifesta la sua passione per l’uomo e la simpatia che
l’ha spinto a condividere la sua condizione, rendendolo solidale con la
38
debolezza e fragilità umana.
È un Dio così piccolo da esporsi al rifiuto: è la vulnerabilità dell’amore,
che non può non rispettare la libertà. Ma a quanti lo accolgono così
com’è, dà il “potere di diventare figli di Dio”.
È Dio che apre la via del cammino dell’uomo, che gli dà un futuro, o
meglio, una speranza, ma l’opera di Dio si produce sempre nel buio e
l’uomo può conoscerla solo mediante la fede.
Anche la maternità è un miracolo che inizia nella notte: nasce da un
incontro e da un desiderio, è una spinta senza remore, senza risparmio, senza calcolo, è un dono di sé a fondo perduto ed una smania di
infinito.
E il figlio che nasce, che viene al mondo, è una freccia viva scoccata
avanti nel futuro, che rende la vita umana “interminabile” poiché da se
stessa non può arrivare a conoscere il compimento di quella speranza
che sta ai suoi inizi.
PREGHIERA DI RISONANZA
Signore rendici sempre attenti ai bisogni delle persone e delle famiglie
che ci poni accanto; fa che siamo capaci di capire i loro dubbi, le loro
difficoltà e i loro problemi. Non permettere che la tua luce e la tua Verità
vengano oscurate anche per colpa della nostra indifferenza.
La maternità è sempre un dono che due genitori ricevono da Dio e la
loro disponibilità a realizzare il progetto divino li rende partecipi alla
continuazione dell’opera creatrice di Dio; aiuta le coppie di sposi perché non rinuncino mai a questa collaborazione.
Il mondo contemporaneo ha paura di accogliere la novità della nascita
di un bambino temendo più le difficoltà che non i grandi benefici che
ne derivano; Maria, madre di Dio ci aiuti a rispondere con lo stesso
umile e coraggioso SI’ di cui Lei è stata capace.
“Mettere al mondo” … una assunzione di impegno per tutta la vita, una
responsabilità per accogliere ed educare un figlio fidandoci dell’aiuto
di Dio; possa l’impegno dei genitori essere sempre supportato dalla
39
tua presenza soprattutto nei momenti in cui la sofferenza e le difficoltà
fanno prevalere il nostro egoismo.
Aiuta o Signore quelle coppie che non hanno potuto avere figli o che hanno avuto la sofferenza di perdere un figlio, ma anche quelle che
senza rendersi conto della gravità di tale scelta hanno deciso di non
proseguire una gravidanza; fa che possano trovare il nostro conforto e
che nel loro futuro possa ripresentarsi la possibilità di accogliere la vita.
Padre Nostro (si può recitare tenendosi per mano)
PREGHIERA CONCLUSIVA
O Signore, aiutaci ad essere testimoni del valore della vita per convincere a cambiare rotta tutti coloro che nel nostro mondo tormentato
pensano solo a sé stessi; accogliere un bambino è un’esperienza unica
che insegna ad aiutare e rispettare l’altro, soprattutto chi è più piccolo
e indifeso, a farsene carico e a condividere con lui i valori in cui crediamo. Fa che come i pastori sappiamo vincere la paura per trasformare
il buio della notte nel giorno di luce che inizia con una nuova vita!
(Mentre si recita questa benedizione si fa il segno della croce)
Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita
eterna. Amen.
METTERE AL MONDO
40
PRENDERSI CURA
APRILE - 3° GIOVEDÌ
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
ACCENSIONE DEL LUMINO Mentre si accende il lumino si recita la
preghiera di invocazione allo Spirito Santo (pag. 7).
LETTURA (Lc 4, 38-39)
38
Uscito dalla sinagoga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Si-
mone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei.
39
Si
chinò su di lei, comandò alla febbre, e la febbre la lasciò. E subito si
alzò in piedi e li serviva.
COMMENTO E RIFLESSIONE
Gesù si trova a Cafarnao, città in cui abitava il suo amico Pietro, che
spesso lo ospitava nella sua casa. Gesù è stato a pregare nella sinagoga, come ogni giorno. Anche noi vogliamo pregare come lui ogni
giorno, come ora facciamo insieme: la preghiera è il pane che ci nutre
e ci dà gioia. Appena Gesù entra nella casa di Simone gli presentano
la suocera del discepolo che giaceva sul letto malata, e lo pregano
per lei. Ed Egli si china su di lei, minaccia la febbre perché la lasci, e
quell’anziana donna guarisce. Tutta la vita di Gesù è stata un chinarsi
sui poveri, sui deboli, i malati e, in questa famiglia, su di un’anziana.
Tanti oggi sono gli anziani che soffrono sul letto della solitudine e della
malattia. Sono fragili nel corpo e nella mente e restano bloccati nella
tristezza, in giorni vuoti e nell’attesa di una triste fine. Quando viene
guarita, la suocera di Pietro ritrova vita e forza, al punto che “… la donna cominciò a servirli”. La sua vita è di nuovo utile, importante, le sue
41
mani possono aiutare: è lei ora che si può prendere cura di Gesù. E’ il
miracolo che accade a tanti anziani la cui vita, anche se debole, è forte
nell’amore, in saggezza e preghiera. Essi sono un segno di memoria e
di unità nella famiglia e nella casa. “Gli anziani e la loro preghiera sono
una ricchezza”, ricorda Papa Francesco. L’anziana guarita e rinata
mostra che tutti, anche se deboli o piccoli, abbiamo nel cuore e tra le
mani la forza di amare, servire e di prenderci cura degli altri, specialmente di chi è malato o in difficoltà. Noi chiediamo al Signore di poter
ripetere questo miracolo nella nostra famiglia, nella nostra casa, nei
luoghi della nostra vita di ogni giorno. Gesù ci aiuti a prenderci cura di
chi è anziano, debole, malato perché tutti possano ricevere una nuova
vita e una nuova speranza.
PREGHIERA DI RISONANZA
Durante le invocazioni ogni membro della famiglia può scrivere su di
un foglietto il nome di una persona / situazione che vuole ricordare e
aiutare, con un impegno per quella settimana (ricordarlo nella preghiera, fare una visita, dare un piccolo aiuto concreto, aiutare con un dono/
offerta,…) da compiere insieme o personalmente, o per i bambini aiutati dai genitori. I foglietti possono essere conservati in un luogo caro e
significativo per la famiglia.
Preghiamo insieme: “O Signore, proteggi la vita di tutti”
Signore Gesù, che hai lasciato venire a te i bambini, proteggili nella
loro debolezza, liberali dalla miseria e dal male, sii per loro padre e
maestro. Preghiamo
O Signore Gesù, che hai affidato tua Madre al discepolo amato Giovanni, non permettere che tanti anziani vivano nella solitudine e nella
miseria, liberali dalla loro sofferenza, sii per loro un padre e un sostegno. Preghiamo
O Signore Gesù, che hai guarito tanti malati, accogli quanti soffrono
42
per la malattia, consolali e guariscili, sii per loro un medico e fratello.
Preghiamo
O Signore Gesù, che hai ascoltato la preghiera dei mendicanti, volgiti
a quanti sono nel bisogno e nel dolore, liberali da ogni male, tu che sei
la nostra ricchezza, per ora e per sempre. Amen.
Padre Nostro (si può recitare tenendosi per mano)
PREGHIERA CONCLUSIVA
O Signore, che ti sei commosso innanzi al dolore degli uomini,
concedi anche a noi tutti di imparare da te a consolare chi soffre,
per vincere il male con la forza dell’amore
e conoscere la beatitudine della misericordia.
Amen.
(Mentre si recita questa benedizione si fa il segno della croce)
Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita
eterna. Amen.
PRENDERSI CURA
43
LASCIAR ANDARE
MAGGIO - 1° GIOVEDÌ
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
ACCENSIONE DEL LUMINO Mentre si accende il lumino si recita la
preghiera di invocazione allo Spirito Santo (pag. 7).
LETTURA (Mc 10, 17-27)
17
Mentre andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi
in ginocchio davanti a lui, gli domandò: “Maestro buono, che cosa devo
fare per avere in eredità la vita eterna?”.
18
Gesù gli disse: “Perché mi
chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti:
19
non uccidere, non commettere adulterio, non rubare,
non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”.
20
Egli allora gli disse: “Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin
dalla mia giovinezza”.
21
Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò
e gli disse: “Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai
poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!”. 22 Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti
molti beni.
23
Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi disce-
poli: “Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare
nel regno di Dio!”. 24 I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma
Gesù riprese e disse loro: “Figli, quanto è difficile entrare nel regno di
Dio! 25 È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un
ricco entri nel regno di Dio”. 26 Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro:
“E chi può essere salvato?”.
27
Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse:
“Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio”.
44
COMMENTO E RIFLESSIONE
Un tale, incurante delle buone maniere, vede Gesù passare e si mette a correre per poterlo incontrare. Non si corre per strada, questo
lo sanno tutti, sicuramente anche questo signore che, essendo ricco,
doveva anche essere una persona conosciuta e in vista. Eppure lui
non si vergogna neanche un po’. Doveva aver aspettato tanto Gesù e
non gli sarà sembrato vero vederlo passare proprio in quel momento.
Avrà pensato: “Se non lo prendo adesso, magari mi sfugge e non lo
raggiungo più!”
E la domanda che doveva fare a Gesù era proprio questione di vita
o di morte. Per la precisione era questione di “vita eterna”, di quella
vita che una volta iniziata non finisce più, quindi ancora più importante
della vita che tutti noi conosciamo su questa terra. Gesù, in queste
cose, era la massima autorità del tempo! Quel tale non aveva le domande banali che abbiamo tutti: non chiedeva di avere qualcosa da
mangiare, quello l’aveva già, e neppure di andare bene a scuola o di
trovare lavoro. Lui chiedeva proprio come fare ad avere la vita eterna!
Che gioia sentirsi dare da Gesù la risposta che sperava: rispettare i
comandamenti verso gli altri, dal non uccidere all’obbedire a mamma
e papà. Certo gli sarebbe forse piaciuto che Gesù gli avesse detto che
bastava andare in chiesa, a catechismo e dire bene le preghiere, tutte
cose in cui lui era il primo della classe, ma anche con gli altri comandamenti se la cavava bene: a parte quando qualche volta litigava con
qualcuno (a chi non capitava?) gli sembrava di essere buono con tutti.
Stava già cominciando a rallegrarsi, a guardarsi intorno per imprimersi
bene nella memoria tutti gli altri che non avrebbero mai ottenuto la vita
eterna, quando Gesù lo spiazza completamente! Lo guarda, e si vede
che proprio gli vuole un gran bene, che lo vorrebbe tra i suoi amici più
stretti, non per la sua bravura, ma perché non ha capito niente! E gli
dice: «Lascia andare, smetti di preoccuparti di te stesso, di calcolare
quante azioni buone devi fare per avere la vita eterna, e donati agli
altri: sarà Dio a prendersi cura di te! Lascia andare! Lascia tutte le
45
cose che possiedi, non lasciare che loro possiedano te! Lascia andare,
perché c’è più gioia nel dare che nel ricevere! Lascia andare perché
Dio basta e tutto il resto è superfluo! Lascia andare anche le persone a
cui vuoi bene perché Dio le ama ancora più di quanto tu possa amarle!
Lasciale andare e non voler essere tu la cosa più importante della loro
vita, perché non sarai tu a salvarle! Lascia andare perché la ricchezza
è la sfortuna più grande che possa capitare. Lascia andare, perché se
la tua vita è piena di cose non ci sarà posto per me! Lascia andare perché non si possiede se non ciò che si dona, perché solo così ciò che
è veramente importante non si perderà mai. Le cose si perdono, ma
le capacità no: l’amore, la misericordia, la compassione, la tenerezza,
la passione, l’entusiasmo… più ne dai più si moltiplicano! Allora non
dovrai aspettare dopo la morte per avere la vita eterna, ma comincerai
già da ora a vivere una vita piena”
Eh no! Gesù, così non vale! Quel tale, un po’ come noi, pensava che
bastasse essere un po’ buoni, fare un po’ di carità ai bambini poveri,
andare a Messa alla domenica, ma tu stai dicendo che dobbiamo cambiare totalmente il nostro modo di pensare. Non siamo noi che guadagniamo la vita eterna con le nostre opere buone, ma tu ce l’hai già data
a piene mani, dobbiamo solo fare spazio in noi per riceverla. Quel tale
forse avrebbe voluto essere capace di fidarsi di più, ma non ce l’ha
fatta e se n’è andato più triste di quando è arrivato. Ora gli sembrava
che tutti i suoi sforzi per essere bravo non erano serviti a nulla. Che
peccato. Se fosse rimasto ancora un po’ ti avrebbe sentito dire che è
difficile per tutti fidarsi di Dio, che nessuno ce la può fare da solo, ma
che Dio ci sta accanto per aiutarci, perché per Dio nulla è impossibile.
Forse si sarebbe fatto coraggio e avrebbe riprovato!
PREGHIERA DI RISONANZA
Signore, aiutaci ad avere tanta fiducia in te, nella certezza che c’è più
gioia nel dare che nel ricevere (Ap 20,35). Se fossimo capaci di intuire
anche solo un po’ dell’amore immenso con cui Tu ci ami non avremmo
46
nessun timore nel donare noi stessi ai nostri fratelli. Aiutaci a cominciare dalle piccole cose, sostienici quando vacilliamo e fa che non ci
stanchiamo mai di ricominciare!
Ciascuno pensa a qualcosa che può donare ad un altro membro della
famiglia - un po’ d’ascolto, tempo da passare insieme, un gioco a cui
l’altro tiene particolarmente… - lo scrive su di un biglietto e… lo dona
realmente!
Padre Nostro (si può recitare tenendosi per mano)
PREGHIERA CONCLUSIVA
Preghiamo: infiamma, o Padre, i nostri cuori con lo Spirito del tuo amore, perché pensiamo e operiamo secondo la tua volontà e ti amiamo
nei fratelli con sincerità di cuore, donandoci gratuitamente come tu ti
sei donato a noi. Per Cristo nostro Signore. Amen.
(Mentre si recita questa benedizione si fa il segno della croce)
Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita
eterna. Amen.
LASCIAR ANDARE
47
INDICE
48
I DIECI VERBI DELLA FAMIGLIA
pag 2
PRESENTAZIONE
pag 4
PREGHIERA PER IL SINODO
pag 6
SPIEGAZIONE DEL SEGNO
pag 7
PRENDERE L’INIZIATIVA
pag 8
COINVOLGERSI
pag 14
ACCOMPAGNARE
pag 17
FRUTTIFICARE
pag 21
FESTEGGIARE
pag 28
DESIDERARE
pag 31
CONCEPIRE
pag 34
METTERE AL MONDO
pag 38
PRENDERSI CURA
pag 41
LASCIAR ANDARE
pag 44
Associazione
difendere la vita
con Maria
UFFICIO PER LA FAMIGLIA
Cursillos di Cristianità
in Italia
Famiglie Nuove
stampato in proprio
Movimento dei Focolari
Scarica

PER APRIR siALnoSTRO MON