Commissione Internazionale del Carisma
Elementi chiave
Salvatoriani
Carisma
Missione
Spiritualità
Identità
Numero Uno
Famiglia Salvatoriana
Roma, Italia
A tutti i Salvatoriani e Salvatoriane
Religiosi e laici
Cari salvatoriani,
Noi membri della commissione internazionale del carisma SDS
siamo felici di presentare i risultati del nostro lavoro in cui
abbiamo espresso in modo semplice e sintetizzato quello che
noi crediamo essere il nostro carisma, la nostra missione, la
nostra spiritualità e la nostra identità.
L’obiettivo del nostro lavoro è stato l’espressione di una
risposta a quello che sinceramente speriamo evochi in voi un
rinnovato spirito salvatoriano per il futuro.
Questo è reso possibile grazie ai tanti contributi delle tre
branche della Famiglia Salvatoriana. Abbiamo in gran parte
cercato di incorporare queste raccomandazioni all’interno di un
rapporto sulle parole chiave.
Il nostro grazie va anche a tutti voi per il vostro interesse e la
vostra sollecitudine. In questo libretto pubblichiamo anche sette
articoli che ci aiutano a capire meglio il carisma salvatoriano e
la spiritualità salvatoriana.
Siete invitati a rifflettere sull’intero contenuto alla luce della
nostra vita salvatoriana, che condividiamo.
Speriamo di aver contribuito a un’espansione della vita
salvatoriana a livello mondiale come un concreto punto di
partenza per il lavoro della Commissione internazionale riunita
sul Carisma composta di membri provenienti dalle tre branche
della famiglia salvatoriana.
Con affetto nel Salvatore
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La commissione internazionale sul Carisma:
Donald Skwor, USA;
Arno Boesing, Br;
Thomas Malal, RDC;
Friedrich Emde, Ds;
Krzysztof Wons, PL;
Paul Portland, USA;
Sister Carol Thresher, Cong SDS;
Ermes Luparia, Laico SDS;
Mario Agudelo, Generalato.
Roma
11 aprile 2002
3
CONTENUTO
Gli elementi chiave
- Carisma salvatoriano
- Missione salvatoriana
- Spiritualità salvatoriana
- Identità salvatoriana
Avvertimenti
- Note a piè di pagina 1
- Note a piè di pagina 2
- Note a piè di pagina 3
- Note a piè di pagina 4
- Note a piè di pagina 5
- Note a piè di pagina 6
Abbreviazioni
Visione apostolica di Francesco Jordan
Una luce per vivere nel nuovo millennio
a cura di Carol Leah Thresher SDS
Note di riferimento
Lo spirito della Società
A cura di Leonard F. Gerke SDS
Il credo salvatoriano
a cura di Donald P. Skwor SDS
Il carisma di P. Jordan:
Una sfida alla laicità di oggi
a cura di Marco E. Luparia SDS
Spiritualità Salvatoriana:
Un concetto vasto e globale
a cura di Arno Boesing SDS
Fiducia nella divina provvidenza:
Il principale tema conduttore nel diario spirituale
di P. Francesco Jordan
a cura di P. Stefano Horn SDS
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IL CARISMA, LA MISSIONE,
LA SPIRITUALITÀ E L’IDENTITÀ
SALVATORIANA
Introduzione
Noi Salvatoriani, uomini e donne, religiosi, religiose e laici,
descriviamo il nostro carisma, missione, spiritualità, ed identità
a partire dall’affermazione che questi elementi sono in intima
relazione l’uno con l’altro. Il carisma e la missione sono come
due facce della stessa medaglia che si esprimono nella
spiritualità. L’identità è l’insieme delle speci. che caratteristiche
salvatoriane che riconosciamo in noi stessi e per le quali siamo
riconosciuti dagli altri.
Per iniziare abbiamo concordato sulle seguenti descrizioni
dinamiche dei termini:
Carisma è un dono specifico dato dallo Spirito Santo a una
persona o ad un gruppo a bene. cio degli altri, affinchè Dio sia
meglio conosciuto ed amato.
Missione è quella dimensione del carisma per la quale, colui
che riceve il dono, viene inviato a condividerlo con gli altri.
Spiritualità è la modalità dinamica con la quale una persona
o una comunità vive il suo carisma specifico e la missione affidatagli da Dio.
Identità è quello che siamo per noi stessi e come ci vedono
gli altri. Questa è l’incarnazione del nostro carisma, missione e
spiritualità.
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Carisma Salvatoriano
Il carisma fondante è il dono specifico dello Spirito Santo
dato a Padre Jordan per la Chiesa e per il mondo. Esso è
radicato specialmente in quattro testi biblici che sono la chiave
della sua vita e opera. Essi sono il nocciolo del carisma che
Padre Jordan ha comunicato a tutti noi Salvatoriani.
1. Giovanni 17,3
“Questa è la vita eterna: che conoscano Te, l’unico vero Dio,
e colui che hai mandato, Gesù Cristo”.
2. Matteo 28,19-20
“Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni,
battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito
Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho
comandato. Ecco io sarò con voi tutti i giorni, finono alla fine del
mondo”.
3. Marco 16,15
“Gesù disse loro: ‘Andate in tutto il mondo e predicate il
Vangelo ad ogni creatura.
4. Daniele 12,3
“I saggi risplenderanno come lo splendore del firrmamento;
coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno
come stelle per sempre”.
Gli elementi chiave trovati in questi testi fondanti
per i quali siamo chiamati e resi capaci sono:
vivere la vita eterna
conoscere l’unico vero Dio e colui che Egli ha mandato Gesù
Cristo
seguire le orme degli Apostoli
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fare discepoli in tutte le nazioni
guidare gli altri alla verità eterna e alla giustizia
proclamare l’universalità del messaggio di Cristo
essere capaci di discernere i segni dei tempi
Missione Salvatoriana
Noi Salvatoriani siamo chiamati ed inviati in missione per
annunciare, attraverso la nostra vita e le nostre azioni, il
messaggio del Vangelo, così come è contenuto negli elementi
chiave del carisma.
fare conoscere il Salvatore
lavorare per la pienezza di vita che è la salvezza
guidare gli altri a riconoscere l’esistenza di Dio
sostenerci reciprocamente nel nostro impegno apostolico
coinvolgere altri nella missione
dare risalto al ruolo dell’apostolo laico
proclamare il messaggio a tutte le genti, ovunque ed in ogni
tempo, e fare questo in qualunque modo e con qualunque
mezzo l’amore di Cristo ci ispira.
Spiritualità Salvatoriana
La Spiritualità Salvatoriana è il modo in cui noi Salvatoriani
esprimiamo il nostro carisma e missione concretamente giorno
per giorno.
Elementi specifici di questa spiritualità sono:
conoscere Dio, che è sperimentare Dio come il centro della
nostra vita
con dare nella Divina Provvidenza
vivere la santità come vocazione ed aiutando gli altri a fare lo
stesso
manifestare la bontà e l’amore di Dio (Tt 3,4)
essere persone di preghiera
essere poveri in spirito
avere zelo apostolico
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vivere la verità, la giustizia, la solidarietà e la fedeltà
essere disponibili alla croce per amore della missione
amare tutti senza esclusione
seguire l’esempio di Maria facendo sì che il Salvatore sia
conosciuto
amare la Chiesa
vivere la semplicità dei figli e delle figlie di Dio
Identità Salvatoriana
Noi ci identi. chiamo come Salvatoriani nel modo in cui
viviamo il nostro carisma, missione e spiritualità, sia
individualmente che come comunità. Noi siamo uniti in un
mutuo impegno per essere espressione incarnata di questi
elementi chiave attraverso i quali gli altri sono in grado di identi.
carci come Salvatoriani.
Commissione Internazionale del Carisma,
Roma –
16 Giugno 2001
FONTI SALVATORIANE
Avvertimenti
Le citazioni scritturali sono prese da “la nuova Bibbia americana”, Catholic
Publishers, Inc., New York, 1979.
Le citazioni marcate “SD” sono prese dal diario spirituale di P. Francesco
Maria della Croce Jordan, tradotto dall’originale da Sr. Miriam Cerletty SDS,
Salvator Mundi, Roma, Italia, 1981.
Le citazioni marcate EA sono prese da ”Exhortations and Admonitions” di
P. Francesco Maria della Croce Jordan tradotto da P. Winfrid Herbst SDS,
nella seconda edizione, pubblicato da Società del Divin Salvatore, 1946.
Le citazioni marcate SDS CONS sono prese da “Costituzioni della Società del
Divin Salvatore”, 1994.
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Nota a piè di pagina 1.
Le fonti che sostengono “Giovanni 17,3 sono prese da: SDS CONS. 101;
103; 104; 201; 202-231.
Rule 1888 – Glorifica e annuncia Dio (CTS, DSS 1, 81).
Lüthen 1882 - Annuncia a tutti le salvifiche verità della fede (ATS, DSS IV,
39).
EA (Apostolato) 5 – Dobbiamo far conoscere il Salvatore del mondo a tutti
(EA, Apostolato, no. 5).
Statutes, 1881 – Il nostro più santo redentore s’incarnò ... per salvarci.
Uno dei compiti che dette ai suoi Apostoli era quello di salvare l’umanità (ATS,
DSS II, 101).
Regola 1884 – Lo scopo della Società è difendere, diffondere ed
estendere il regno di Dio attraverso l’istruzione religiosa (“institutio religiosa”)
(CTS, DSS I, 35).
SD I, 118 – L’obiettivo è popolarizzare le verità teologiche e renderle
accessibili alla gente (16 marzo 1878).
SDS II, 70 – Non riposare finchè tutti non conoscano Gesù Salvatore e gli
servano (See. SD I, 182; II, 1).
SD I, 3 – Conoscenza e insegnamento [See. EA (Apostolato) 5].
SD II, 12 – Io sono qui, mandami per Te, per le anime, per la Chiesa di
Dio.
SD I 12 – O Signore, O Padre, O Dio e Creatore, non devono, quelle che
camminano nella spaventosa notte del paganesimo, conoscere la tua bontà e
la tua misericordia? Ahimè! mio Creatore e Dio, la mia anima è in ansia per la
tua gloria e per le anime.
Lüthen 1882 – Realizzando la sua missione, la Società deve
effettivamente mettere in pratica il desiderio ardente di questo sacro cuore di
Gesù, portando all’umanità la conoscenza dell’unico vero Dio, che possan
avere vita eterna, d’accordo con la memorabile espressione di Cristo nella
sua grande preghiera sacerdotale, che ha proferito la vigilia della sua
passione. Da questo lavoro dovrebbe scaturire un nuovo respiro per l’intera
Chiesa. Sarà un autentico rinnovamento della coscienza cristiana in tutti i
settori della vita ecclesiàle. (ATS, DSS IV, 53-54).
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SD I, 82 – Sforzati e dàtti molto da fare per la conoscenza della Verità.
Soppesa le parole: “per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e
nell’ombra della morte”.
ATS 1880 – La Società deve lavorare con grande zelo verso un tipo di
educazione religiosa che realmente ricostruisca lo spirito; che dia la luce alla
coscienza religiosa; che produca un discernimento nella razionalità delle
verità religiose e una conoscenza fondamentale delle prove per le stesse
(Folded Manuscript. DSS II, 69).
Smyrna Draft 1880 – L’obiettivo di questa Società è che i membri lavorino
e si sforzino e che intensamente si dedichino, con l’istruzione, la formazione e
l’insegnamento, in qualsiasi posto del mondo, dove la grande gloria di Dio lo
richieda, secondo le parole del nostro Signore Gesù: Andate a tutte le genti e
insegnate (ATS, DSS XX, II, 8).
Der Missionär 1881 – La Società si augura anche di istruire e animare i
Cristiani cattolici af. nchè difendano la nostra santa fede coraggiosamente e
con abilità. I sacerdoti non dovrebbero essere contenti della cura tradizionale
delle anime nelle scuole e nella Chiesa, ma dovrebbero applicare altri metodi
di rinnovamento spirituale. (N. I, p. 22).
Rule 1882 – Il proposito della Società Apostolica Istruttiva è di diffondere,
difendere e rafforzare la fede dovunque nel mondo secondo la disposizione
della Divina Provvidenza. Di qui, attraverso l’esercizio del magistero della
Chiesa in forma scritta e orale, l’intenzione di fare in modo che tutte le
persone pervengano alla piena conoscenza del vero Dio e di colui che ha
mandato, Gesù Cristo, e che conducano una vita santa e che salvino la loro
anima. (ATS, DSS I, 21).
Rule 1888 – Se il regno di Dio sta per arrivare a tutti noi, sarà necessario
che quelli chiamati da Dio guidino la gente verso la felicità e la vita eterna.
(CTS, DSS IV, 113).
SD I, 78 – Spesso penso che la maggior parte degli uomini Che si
perdono, vanno perduti per mancanza d’insegnamento” (Curato d’Ars).
SD II, 1 – Finchè c’è un solo uomo sulla terra che non conosce e non Ama
sopra ogni cosa Dio, non t’è permesso riposare un momento. Finchè Dio non
è glorificato dappertutto, non t’è permesso riposare un momento.
EA (Apostolato) 157 – Dovremmo far conoscere il Salvatore del mondo a
tutti.
ATS 1880 – La Società Apostolica Istruttiva cerca ancora una volta di
introdurre i giusti principi religiosi nel campo della stampa; cerca di rompere
sempre più il dominio del sensuale, dell’ef. mero, della mondanità rampante; e
accende una traccia per una più seria direzione religiosa. (DSS II, 71 – 73).
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Rule 1878 – Essi devono insegnare ed allenare gli studenti dal carattere
irreprensibile di ogni popolo, nazione e lingua, cosicchè diventino il sale della
terra. (SC, DSS II, 13).
Statutes 1881 – In questa Società studenti e professionisti, preti e laici
mettono insieme le forze in un’associazione spirituale con l’obiettivo di aiutare
la Chiesa di Dio nella diffusione, nella difesa e nell’animazione della fede in
parole e azioni. (ATS, DSS II, 101).
Lüthen 1882 – L’ATS mette l’accento sull’apostolato laico; rammenta agli
assistenti, agli insegnanti, ai genitori e alle persone d’alto rango, gli obblighi
del loro apostolato; rammenta agli studenti l’importanza che la scienza ha per
il regno di Dio. (ATS, DSS IV, 49 – 50).
SD I, 202 - ... “La Creatura, fidando con tutte le forze nell’ aiuto di Dio
Onnipotente, ma per nulla negli uomini, sottomette tutto il mondo, cioè tutti gli
uomini presenti e futuri alla sua potestà, affinché conoscano Lui, lo amino e lo
servano, e salvino se stessi”.
Rule 1884, De Apostolatu – Insegna a tutte le nazioni, specialmente ai
bambini a conoscere il vero Dio e Colui che Egli ha mandato, Gesù Cristo,
ecc. (ATS, DSS I, 53).
Pfeiffer, Pancratius – Durante la sua [di P. Jordan] visita in Terra Santa,
mentre visitava il Monte Libano, si affacciarono alla sua mente le parole del
Salvatore: “Questa è la vita eterna: che tutti possano conoscere Te il vero Dio
e Colui che tu hai mandato, Gesù Cristo. Ed egli [Jordan] pregava e diceva:
“si’, Eterno Padre, il lavoro che devo trovare è quello di far conoscere Te e
Colui che hai mandato, Gesù Cristo”. (I Salvatoriani, Roma, Società del Divin
Salvatore, 1942, p. 57).
(Nota: non c’è dubbio che questa esperienza della “cima della montagna”
esprime tutto ció in cui credeva il fondatore e l’ha fatto l’uomo che era.
Mettiamo da parte ora se quella particolare cima del monte è finzione o realtà.
Per Jordan era simbolica. Era come Mosè sul Monte Sinai. Era come Martin
Luther King, Jr. che fece anche lui un sogno sulla cima di un monte in cima ad
un monte.)
Pfeiffer, Pancratius – Ciò che preoccupava il reverendo Fondatore più di
tutto era la trasmissione dell’educazione religiosa e dell’istruzione religiosa.
Procedette con l’idea che l’ignoranza religiosa era una delle cause principali
della degenerazione religiosa. A causa di questo volle insegnare e illuminare,
in questo modo, a guardare all’obiettivo finale...Per questa ragione denominò
la sua Società “La Società Instruttiva” (Annales, SDS, Vol. 1, p. 211).
Pfeiffer Pancratius – Il proposito di questa Società è difendere, propagare
ed estendere il regno di Dio attraverso l’istruzione religiosa. L’espressione
“institutione religiosa” è stampata in corsivo, nella versione originale – un fatto
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da notare. Ci voleva uno sforzo per chiarire con enfasi, che tipo di istituzione,
che tipo di istruzione voleva significare.
Pfeiffer Pancratius – “Instructivum” indica qualcosa di istruttivo a causa
della sua vera natura. In questo senso parliamo di eventi, esperienze,
conferenze, e simili, che sono istruttivi, cioè capaci di insegnarci qualcosa.
(Annales. SDS. Vol. I,p. 213).
Nota a piè di pagina 2.
Qui i testi di Matteo e Marco possono essere messi a piè di pagina con la
stessa fonte. Ma speciale attenzione bisogna dedicare ai due. In Matteo il
mandato è chiaro: “insegnare”. Comunque in Marco il mandato è universale:
“andate in tutto il mondo.”* Se tenete a mente questa distinzione, citiamo le
fonti seguenti:
SDS CONS. – 101,103,104,201,202,203,303,306,310,313,315,321,
327.
Fonti Salvatoriane:
Lüthen, 1882 – Annunciate a tutti le verità salvi. che della fede (ATS, DSS
IV, 399).
EA (Apostolate) 5 – Dovremmo far conoscere il Salvatore a tutte le genti.
(EA, Apostolate, no. 5).
Statutes, 1881 – Il Santissimo Redentore si è incarnato...per salvarci. Un
compito che ha dato ai suoi apostoli è quello di salvare l’umanità. (ATS, DSS
II, 101).
Smyrna Draft 1880 – Andate, insegnate alle genti, istruite, educate e
insegnate loro (ATS, DSS, XX II, 8).
SD III 20 – Oh! Volesse il cielo, che io arda sempre d’amore verso di Te,
ed accenda tutti.
SD II, 12 – Eccomi, mandami – per Te, per le anime, per la Chiesa di Dio.
SD I, 192 – Per la gloria di Dio e la salvezza delle anime, ho intenzione E
voglio, a costo di qualsiasi sacrificio, anche della propria vita, propagare e
promuovere la Società e nel nome del Signore agire secondo il fine della
stessa Società.
Smyrna Draft, 1880 – L’obiettivo di questa Società è che i membri lavorino
e si sforzino e che intensamente si dedichino con l’istruzione, la formazione e
l’insegnamento, in qualsiasi posto del mondo, dove la grande gloria di Dio lo
12
richieda, secondo le parole del nostro Signore Gesù: “Andate a tutte le genti e
insegnate”. (ATS, DSS XX, II, 8).
Rule 1882 – Il proposito della Società Apostolica Istruttiva è diffondere,
difendere e rafforzare la fede cattolica ovunque nel mondo secondo le
disposizioni della Divina Provvidenza. Di qui, attraverso l’esercizio dell
“magisterio ecclesiastico”, in forma sia scritta che orale, l’intenzione di fare in
modo che tutti giungano alla piena conoscenza dell’unico vero Dio e colui che
ha mandato, Gesù Cristo, e che conducano una vita santa e che salvino le
loro anime. (ATS, DSS, 121).
Rule 1888 – Se il regno di Dio sta per arrivare a noi, è necessario che
quelli che sono chiamati da Dio guidino le persone alla felicità e alla vita
eterna. (CTS, DSS IV, 113).
SD I, 138 – Guarda i santi Apostoli mentre solcano l’universo,
evangelizzando tutti.
SD II, 1 – Finchè c’è un uomo sulla terra che non conosce Dio e non ama
sopra ogni cosa Dio, non t’è permesso riposare un momento. Finchè Dio non
sia glorificato dappertutto, non t’è permesso riposare un momento.
EA (Apostolato) 157 – Dovremmo far conoscere il Salvatore a tutti.
EA (Universalità) 147 - Ora il nostro compito, il compito della nostra
Società è l’omnibus et ubique. È un punto molto importante. E se voi vi
allontanate da questo, decadrete dallo spirito della Società.
Rule 1878 – Bisogna insegnare agli studenti dal carattere irreprensibile, di
ogni popolo, nazione e lingua, cosicchè diventino il sale della terra. (SC, DSS
II, 13).
Statutes 1881 – In questa Società studenti e professionisti, preti e laici, si
uniscono in una santa associazione con l’obiettivo di aiutare la Chiesa di Dio
nella diffusione, difesa e animazione della fede, nelle parole e nelle azioni.
(ATS, DSS II, 101).
Appello 1882 – La Società Apostolica Istruttiva perciò, si rivolge ai cattolici
di tutte le nazioni, con l’appello di incoraggiarli a sostenere i suoi sforzi. (ATS,
DSS IV, 59).
SD I, 202 – “La Creatura, fidando con tutte le forze nell’aiuto di Dio
Onnipotente, ma per nulla negli uomini, sottomette tutto il mondo, cioè tutti gli
uomini presenti e future alla sua potestà, affinché conoscano Lui, lo amino e
lo servano, e salvino se stessi”.
13
Rule 1884 – Caro amato, insegna alle nazioni, specialmente ai piccoli, a
conoscere il vero Dio e Colui che ha mandato, Gesù Cristo, ecc. (ATS, DSS
1,53).
Ea (Apostolato) 153 – Stiamo seguendo i passi di Gesù Cristo. Cerchiamo
di estendere il suo regno, cerchiamo di diventare come gli Apostoli.
Cerchiamo di diffondere gli insegnamenti annunciati dagli Apostoli.
Nota a piè di pagina 3.
Fonti che sostengono Daniele 12:3:
SDS CONS: 104, 105, 108, 202, 203, 205, 302, 303, 310, 311, 313, 315,
323, 327.
Fonti Salvatoriane:
SD I, 158a – “I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento;
coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle
per sempre.” (Dan. 12:3).
(Nota: Questa citazione contenuta nel Diario Spirituale nel 1880, apparve
sulla copertina dello statuto della Società Apostolica Istruttiva nel 1881. Parla
più direttamente di Jordan, l’uomo giusto. Descrive un uomo che s’interessava
dei poveri, degli emarginati, degli oppressi).
SD II, 30 – Sia la Società una falange compatta e solida e si dedichi Tutta
al fine prefisso sopra. Ogni membro si dedichi allo stesso fine. (DSS II, 30,55).
SD I, 186 – Chi non arde non accende.
Lüthen 1881 – Anima tutte le forze attive della chiesa (ATS DSS IV, 2122).
Lüthen 1882 – Da questo lavoro dovrebbe scaturire un nuovo respiro di
vita per l’intera Chiesa. Sarà un autentico rinnovamento della coscienza
cristiana in tutti i settori della vita ecclesiale. (ATS, DSS IV, 54).
Rule 1882 – Lasceranno dietro tutte le cose e lavoreranno là dove la
grande gloria di Dio e la salvezza delle anime aspettano ognuno di noi. (ATS,
DSS I, 21).
Manoscritto, 1880 – I nostri tempi richiedono un tipo d’istruzione religiosa
completamente diversa da quella dei tempi passati e pacifici. Questa
temporale, fondamentale, ragionevole istruzione religiosa forma la
responsabilità principale della sezione pedagogica della Società Apostolica.
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Per questo ogni opportunità e ogni mezzo che piacciono a Dio saranno
utilizzati nella scuola e nella chiesa.
(Nota: da tener presente che prima Jordan espone l’emergente coscienza
religiosa come responsabilità principale della Società, e solo all’interno dei
parametri di questa istruzione egli sperimenta tutti i modi e gli strumenti che
l’amore di Dio ispira). (In Schneble, 10).
ATS 1880 - ...la creazione di una propria stampa unendo le forze
cattoliche in tutto il mondo... stabilendo istituti religiosi, orfanotrofi,...direzione
di ritiri e missioni popolari, educazione della famiglia, missioni straniere,
associazioni e movimenti. (DSS II, 71 –73).
SD I,33 - Guardati da ogni affezione. Piuttosto lascia che il tuo lavoro sia
breve . Comunque, sii molto amabile comprensivo e compassionevole con i
poveri, gli ammalati, gli umiliati e gli abbandonati.
EA (Apostolate) 153 – Stiamo seguendo i passi di Gesù Cristo. Cerchiamo
di estendere il suo regno. Cerchiamo di diventare come gli Apostoli.
Cerchiamo di diffondere gli insegnamenti annunciati dagli Apostoli.
EA (Povertà) 73 – Contemplate il divin Maestro. È nato povero. Se
desideriamo seguire il Divin Salvatore... diventiamo poveri!
Nota a piè di pagina 4.
Elementi chiave del carisma: Vedi citazioni in una delle note a piè di
pagina di cui sopra.
Vedi anche il commento alla Costituzione della Società del Divin
Salvatore, Commissione internazionale del Carisma, 1999, p. 28, No. 4; p. 4748, No. 1 e 2.
Nota a piè di pagina 5.
Missione salvatoriana: Vedi citazioni nella Nota a piè di pagina 2 di cui
sopra.
Vedi anche il commento alle Costituzioni pp. 28 e 29, No. 5; pp. 81 – 83,
No. 1 e 2.
Nota a piè di pagina 6.
Spiritualità salvatoriana:
SDS CONS. 104, 105, 107, 108, 201, 202, 301, 302, 309, 310, 311, 314,
321, 323, 326, 327, 401, 402, 403, 404.
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Vedi anche il commento alla Costituzione, pp. 99 – 100.
Fonti Salvatoriane
Rule 1884 – La regola e la vita di questo Ordine è osservare il santo
Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo. (Vedi. DSS I, 31).
SD I, 164 – Signore in Te spero, non sarò confuso in eterno! Da Te,
Signore, spero tutto! Da Te aspetto tutto; spero e confido unicamente in Te.
SP n, 29 – Confida fermamente nel Signore; chiama Lui (Vedi Il
Testamento).
EA (preghiere) 18 – Diventa uomo di preghiera.
Il Testamento 5 – Siate sempre veri e fedeli figli della Santa Madre Chiesa
Romana; insegnate ciò che ella insegna, credete ciò che ella crede e
detestate quanto ella detesta.
SD I, 70 – Ama sempre più la santa Chiesa Cattolica, non evitare fatica o
sofferenza per questa Madre preziosa.
SD IV, 107 – Sii desideroso di condurre un’autentica vita cristiana e
trasforma gli altri.
SD I, 138 – Guarda i santi Apostoli mentre solcano l’universo,
evangelizzando tutti.
EA (Amore fraterno) 154 – E precisamente noi che abbiamo il dovere di
imitare gli Apostoli dovremmo prendere in considerazione seriamente cosa ha
comandato il Divin Salvatore, l’amore.
EA (Unità) 226 – Egli (Gesù) è il nostro modello.
EA (Zelo) 187 – Pensa a ció che il Salvatore ha fatto di sè. Che cosa
hanno fatto gli Apostoli.
Lüthen 1881 – I membri sono quelli che seguendo l’esempio dei santi
apostoli, rinunciano a tutte le cose terrene e per il bene di Dio si vincolano
esclusivamente alla Società e si dedicano a questo santo e meritevole
proposito. (ATS, DSS IV, 22).
EA (Spirito) 134 – È nostro compito vivere quanto più è possibile nello
spirito di Gesù Cristo e seguire i Santi Apostoli.
Rule 1882 – Dato che, comunque, senza sforzo per la loro personale
Perfezione, nessun frutto si puó attendere dal loro lavoro nella vigna del
Signore, sono portati a fare progressi nel cammino verso la santità. Fa perciò
16
conoscere loro che tutto il nostro progresso è il lavoro della grazia divina che
loro mostrano in preghiera incessante, implorano per sè stessi il Padre della
luce. (ATS, DSS I, 22).
Rule 1882 – La Società è consacrata al cuore Sacro di Gesù. È posta
sotto il patrocinio della beata Vergine Maria, la Regina degli Apostoli, S.
Michele... e i santi Apostoli. (ATS, DSS I, 22).
Ea (Spirito) 131 – Riflettete spesso che voi siete chiamati da una Società
che ha per compito di riprodurre L’imagine di Crsito e degli Apostoli e di
abbandonare tutto per quanto è possibile.
SD I, 111 – In Te o Signore ho sperato. Non sarò mai confuso.
SD I, 45 - Sii grato perchè Dio è grato impégnati per i poveri.
SD II, 22 – Anche se mi ammazza, ancora spererò in Lui. (Giobbe 69).
EA (Fede) 4 – Vivi come uomo di fede e diventa completamente fermo e
forte nella fede.
Rule 1882 - Essi si tratteranno con gentilezza, si sosterranno a vicenda
con pazienza e accetteranno la correzione da un confratello in tutta umiltà.
(ATS, DSS I, 26).
EA (Apostolato) 157 – Dovremmo far conoscere il Salvatore a tutte le
genti... Ma ci uniamo intimamente con Dio.
EA (Amore fraterno) 102 – Noi dobbiamo essere un cuor solo e un’ anima
sola. Per noi è un compito specifico l’essere uniti.
ABBREVIAZIONI
ATS
Società Apostolica Istruttiva
Cons
Costituzione della Società del Divin Salvatore
Cts
Società Cattolica Istruttiva
Dss
Documenta et Studia Salvatoriana
Ea
Exhortations and Admonitions
P or pp Pagina o pagine
R
Regola
SD
Diario spirituale
17
VISIONE APOSTOLICA
DI FRANCESCO JORDAN
UNA LUCE PER LA VITA
DEL NUOVO MILLENIO
A cura di
Carol Leah Thresher SDS
Prefazione
Oggi la famiglia salvatoriana si trova in un’importante
congiuntura nella realizzazione della visione apostolica del suo
fondatore, Francesco Maria della Croce Jordan. Dopo molti
anni in cui era ristretta nelle due canoniche Congregazioni
Religiose (La Società del Divin Salvatore e le Suore del Divin
Salvatore), il ramo laico dell’organizzazione ha messo radici. In
numerosi paesi ha fatto passi da gigante sia dal punto di vista
dei membri che da quello dello stato giuridico indipendente.
Mentre le strutture speci. che dell’organizzazione laica variano
da paese a paese, non c’è dubbio che attraverso la sua
esistenza uomini e donne laiche abbiano incominciato a
partecipare pienamente al carisma e alla missione salvatoriana.
Ora il sogno apostolico del Fondatore sta per essere realizzato
attraverso il mondo.1
La sfida presentata dallo spirito di Dio nel carisma
salvatoriano è sia la domanda che l’aggiornamento. Comunque,
il suo impatto attuale dipende da come viviamo oggigiorno noi
Salvatoriani il suo dono. Il carisma risponderà ai bisogni di oggi,
solo se riscopriamo e reinterpretiamo il suo dono alla luce del
nostro contesto storico. Questo è in che modo siamo fedeli alla
nostra vocazione. Io credo che la reinterpretazione fatta da tutti
noi, nei nostri diversi modi di vivere in. uirà sulla Chiesa e nel
mondo. Provocherà anche una grossa consapevolezza della
natura radicale e contemporanea della visione di P. Jordan per
tutti i cristiani.
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Introduzione
Giovanni Battista Jordan nasce il 16 giugno 1848 [,] in un
piccolo villaggio della Germania. Pochi immaginavano che
questo povero ragazzino, figlio di Lorenzo Jordan e Notburga
Peters, sarebbe diventato un prete, e ancor meno, un
Fondatore. Nessuno sognava che portava dentro di sè una luce
per tutti i cristiani di quel tempo e del futuro. Giovanni Battista,
più tardi noto con il suo nome religioso, Francesco Maria della
Croce, sognò un’attività apostolica in cui le persone di tutto il
mondo e di tutti i livelli della società potessero unire i loro sforzi
per l’evangelizzazione di tutti.
Oggi la visione di P. Jordan ha preso piede in tutto il mondo
nella famiglia salvatoriana. Quelli fra noi che appartengono al
gruppo hanno la responsabilità di trasformare il sogno in realtà.
Attraverso noi il dono dello Spirito Santo diventerà oggi attivo e
fruttuoso nel mondo. Lo spirito di Dio agisce all’interno della
storia con l’obiettivo di comunicare messaggi importanti. Il
nostro carisma salvatoriano contiene propositi significativi per i
nostri tempi. Nel sogno di P. Jordan è costruita una visione
apostolica che ha potere e qualità vitali per noi individui come
per la Chiesa e la grande società in questo nuovo millennio.
Esso presenta una visione olistica, universale e non
ammaestrata. Per questo, è una luce per la missione cristiana
nel mondo moderno e post-moderno. Offre un’alternativa
radicata nel Vangelo che è sempre nuovo e sempre buona
novella.2
Una visione olistica
La ricerca di un signi. cato nella vita è una caratteristica
molto forte nei nostri giorni. Man mano che ci trasferiamo nel
nuovo millennio, l’umanità cerca risposte autentiche tra le
numerose risposte offerte dai falsi profeti del nostro tempo. Uno
dei tracciati chiaramente perseguiti oggi è quello della
spiritualità. Paradossalmente, una società che dichiara la morte
di Dio, si trova in una ricerca spirituale frantumata. La gente
non può sopportare le false divisioni introdotte dal secolarismo.
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Lo spirito umano ha sete di una energia olistica che può
unificare la vita. Una persona frammentata è facilmente
disorientata quando si trova Confrontato con il ritmo frenetico
della vita. Ne risultano stress e depressione. Poco a poco, la
vita perde il suo significato. Ecco perchè oggi vediamo così
tanti tentativi di creare spiritualità che integrino le vita delle
persone. Le istituzioni religiose tradizionali non sono viste più
da tanti come sostenitrici di questa forza integrante. Ecco
perchè gruppi come il movimento della New Age sono così
popolari. Essi tentano di creare una nuova integrazione
spirituale, selezionando simboli ed elementi dalle tante diverse
tradizioni religio se. Questa ricerca rivela il profondo bisogno di
una esperienza religiosa olistica capace di risanare le ferite
della nostra frammentazione e alleviare il dolore del nostro
vuoto.
La visione apostolica di P. Jordan nasce da una profonda
saggezza che sa che la vita avrà signi. cato solo quando è
radicata in Dio che è la sorgente di tutta la vita. Ecco perchè
Giovanni 17,3 è il fondamento biblico della spiritualità di Jordan.
E questa è la vita eterna: che conoscano Te, l’unico vero Dio e
Colui che hai mandato, Gesù Cristo. Basato su questa
esperienza fondamentale dell’unico vero Dio, P. Jordan
olisticamente viveva la sua missione nella Chiesa e nel mondo.
Questa è la visione che ci trasmette e che attraverso noi
trasmette al nostro mondo. La passione apostolica e la ricerca
della santità sono una cosa sola. Insieme creano sacra energia
capace di vincere le frammentazioni della vita come anche
l’alienazione causata dal soggettivismo e dall’esperienza
religiosa puramente personalizzata .3 Noi tamponiamo i buchi
con questo potere integrante quando la nostra radice è piantata
fermamente nel Dio della vita. Il vuoto darà il via ad una
solitudine vibrante da cui nasce la vera solidarietà. Poi siamo
capaci di raggiungere obiettivi attraverso le barriere che ci
separano gli uni dagli altri. Poi siamo capaci di impegnarci nella
costruzione di una giusta società
Quando viviamo il nostro carisma salvatoriano, abbiamo
qualcosa da offrire al mondo che cerca. È ciò che lo Spirito
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Santo libera dentro di noi. La vita ha un significato e il
messaggio del Vangelo è centrato sulla vita. Quando le nostre
energie sgorgano dalla fonte di una vera vita, le nostre azioni si
riconducono all’unità, non alla frammentazione. Noi crediamo
che Giovanni 17,3 ci si presenta con la chiave d’oro della
spiritualità che risponde ai bisogni di oggi. P. Jordan fortemente
desiderava che ogni persona potesse sperimentare la vita di
Dio. Sapeva che gli esseri umani hanno bisogno di conoscere
profondamente Dio con l’obiettivo di essere completi, sani e
perciò, salvi. Jordan non poteva riposare mentre la gente era
ancora persa nei viali bui e nelle risposte false.4 Egli ci insegna
che quando abbiamo radici nel vero Dio, sperimentiamo la
santa energia di Dio che ci ravviva per diventare evangelizzatori
del nuovo millennio.5
Una Visione Universale
Il villaggio globale è un termine usato oggi per parlare della
nostra esperienza di vita. Descrive un mondo in cui possiamo
guardare la vita e la morte veri. carsi in ogni angolo del globo,
come se stesse accadendo nel cortile posteriore del nostro
vicino. La comunicazione tecnologica è avanzata a tal punto
che niente è fuori della sua portata. Di conseguenza, la vita è
diventata uno sport per spettatori che puó essere vista dai
divani dei nostri soggiorni e dagli schermi del computer.
Possiamo sapere ogni cosa senza dover essere coinvolti in
qualcosa. Così, possiamo restare sicuri e isolati dietro le porte
chiuse dei nostri mondi miopi. Il pregiudizio impesta in questa
calda atmosfera di casa, la paura cresce. Diventiamo sempre
meno desiderosi di aprire le nostre porte e impegnare la gente
nel mondo reale. La realtà virtuale prende il posto
dell’esperienza carne e sangue.
La globalizzazione gestisce l’economia del nostro villaggio
globale. I capitali forniscono le lenti attraverso le quali la realtà
è vista e interpretata. Il mercato generale di Hong Kong vacilla
e gli operai dell’acciaio a S. Paulo sono licenziati. Il Fondo
Monetario Internazionale e i grandi azionisti, come George
Sores, determinano la politica interna nei paesi dove i governi
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nazionali sono spesso senza potere. La Coca-Cola si presenta
come un segno della vera fedeltà perchè è capace di essere lì
per te addirittura nell’angolo più remoto del globo. La pubblicità
presenta la bella faccia della globalizzazione che copre con
l’ombra del suo occhio nero la crescente povertà e l’esclusione
umana che l’accompagna.
La visione apostolica di P. Jordan è globale, ma la lente che
usa è quella di Dio e non quella di un imprenditore.6
L’universalità e il carisma salvatoriano sono fondati sull’amore
gratuito di Dio che ci coinvolge nella vita. Invece di essere meri
spettatori siamo partecipanti. L’approccio con Dio ci insegna
che tutti i popoli e tutte le nazioni devono essere rispettati. Tutti
hanno diritto ad una vita piena.7 Ogni tentativo di esclusione
deve essere sostituito dall’amore abbastanza grande da
abbracciare l’universo.8 I pregiudizi devono essere identificati e
superati attraverso un processo di conversione cosicchè tutte le
persone abbiano accesso alla pienezza della vita. La vita del
pianeta deve essere anche valutata e promossa con amorevoli
cure.
L’amore inclusivo è un elemento essenziale nel nostro
carisma salvatoriano. Quando lo viviamo, diciamo al nostro
mondo nel nuovo millennio che la vita nel nostro villaggio
globale deve essere promossa. Tutti i nostri vicini sono degni di
rispetto e non dovrebbero essere esclusi o emarginati per
nessuna ragione. L’individualismo non deve essere la fonte del
nostro modo di vedere il mondo. L’amore universale di Dio ci
mette in legami di parentela l’uno con l’altro. Possiamo vedere
che la visione apostolica di P. Jordan offre una chiara
alternativa al nostro competitivo mondo “cane-mangia-cane”.
Con questo il nostro villaggio diventerà un luogo dove la dignità
e la solidarietà sono vivi e stanno bene nella vita dei nostri
giorni.
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Una visione inculturata
La saggezza convenzionale proclama che tutto è relativo.
Secondo questa falsa saggezza, i valori permanenti non
esistono più. Ogni cosa, inclusa la vita, è un buttar via. Con
questo l’impegno e la fedeltà sono fuori moda e i vecchi valori
sono vissuti tra persone o gruppi che non si adeguano alla vita
moderna. È vero che oggi le cose cambiano in un modo
rapidissimo. Nemmeno gli esperti possono andare al passo con
tutte le cose. Di fronte a questo fatto, alcuni si arrendono e
passano da un capriccio all’altro. Altri, si affannano e lasciano
che la vita passi loro accanto.
La felicità immediata e la grati. cazione di un istante sono
sopravvalutate. I bambini del nuovo millennio sono spesso
incapaci di aspettare qualcosa, e soffrono per un obiettivo a
lungo termine. È normale correre via da ciò che è difficile nelle
relazioni, nel lavoro, o in qualsiasi altro campo.
Alla luce di questa realtà, Francesco Jordan si presenta con
una visione inculturata che dà senso alla vita.9 Ci mostra i due
poli necessari con l’obiettivo di discernere il sentiero dei valori
del Vangelo. Egli parla della verità divina ed eterna del Vangelo
che scorre partendo dall’unico vero Dio. 10Impariamo da Dio che
la vita non è un getta-via. L’altro polo necessario per il
discernimento è la creatività e la flessibiltà nell’uso di “tutti i
modi e tutti i mezzi che l’amore di Dio ispira.”11 Il Fondatore ci
insegna che annunciare il Vangelo è una priorità che non
cambia ma che il modo in cui il messaggio è comunicato deve
essere aggiornato. Dobbiamo usare mezzi e strumenti che
emergono dal momento storico e culturale in cui viviamo.
Credere nei valori eterni è s. dare il concetto secondo cui ogni
cosa è relativa. P. Jordan non si tira indietro quando si trova di
fronte alla sfida del suo proietto. L’inculturazione del Vangelo
richiede sensibilità, creatività e coraggio per confrontarsi con la
profonda resistenza che sempre accompagna questo lavoro.12
Ogni cosa si intraprende e persino si abbraccia per la causa di
Cristo13
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Vivere il carisma salvatoriano è testimonianza per il mondo
che la vita è un valore permanente. Non può essere calpestata
sotto i piedi ne può essere buttata nell’immondizia. Quando
abbracciamo la vita con fermezza ci apriamo a molte nuove
possibilità creative. Si presentano modi di essere in missione
che non si possono neanche immaginare. Non abbiamo più
paura di camminare a grandi passi in questo nuovo cammino
con l’obiettivo di aggiornare il messaggio del Vangelo. Questa è
la fedeltà creativa. Quando viviamo in questo modo il nostro
approccio alla missione s. da la cultura mentre allo stesso
tempo incoraggia i semi della verità all’interno, e cresce. Il
nuovo millennio sarà solo evangelizzato attraverso questa
coraggiosa e ancora rispettosa dinamica, chiamata
inculturazione.
Conclusione
Dato che Giovanni Battista Jordan era un uomo toccato
profondamente dalla realtà sofferta delle persone, si sentiva
mosso dallo Spirito Santo per dare una risposta apostolica.
Possiamo essere certi che questa risposta che è presente nel
nostro carisma di base, mantiene energia suf. ciente oggi e
anche nei secoli a venire. Attraverso questa risposta possiamo
camminare nella direzione della pienezza della vita per
ciascuno di noi. Una vita più autentica e più radicale del nostro
carisma salvatoriano dovrebbe essere una luce per tutte le
persone nel nuovo millennio. È importante rispondere con
generosità ed entusiasmo. Questo farà succedere le cose.14
Oggi, preghiamo come P. Jordan fece nei primi anni del suo
tentativo apostolico: “O sole di giustizia, illumina ed infiamma in
tal modo la mia anima, che i suoi passi siano come luce
mattutina che poi cresce fino a giorno pieno.” SD I 54,4.
(Note)
1. per le descrizioni della piena visione di Jordan vedi gli statuti di Smyrna del 31
luglio 1880 trasposto in “Famiglia Salvatoriana”, Joint Bulletin del Generalato
Salvatoriano No. 1 – 8 dicembre 8, 1984 Primi Statuti e regolamenti dell’organizzazone
trovata a Mailings I e II pubblicato dal Generalato Salvatoriano SDS –W Generalato
1979.
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2. La Società espletando il suo compito, aiuta ad compiere nel modo più effettivo…
l’obiettivo che tutti possono riconoscere il solo vero Dio e possedere la vita eterna.. .e
che molte anime possano essere svegliate dalla loro indifferenza…e inoltre, da questo
impegno una nuova brezza fresca toccherà l’intero organismo della Chiesa Cattolica; ci
sarà un rinnovo della coscienza cattolica in tutti i livelli della vita; per le comunità
abbandonate proverà un inestimabile appoggio, per il lavoro pastorale ben organizzato,
sarà un forte sostegno…Si potranno trovare , perció, molti preti e persone laiche che si
impegnano completamente a questa idea nella vita e nella proprietà, con tutto se stessi!
Possano studenti e persone istruite non allontanarsi da questa alleanza con la gente
comune! Possano le associazioni esistenti e le unioni radunare nel cuore di questa
Società, con l’obiettivo di essere ispirati lì con lo spirito giusto, lo spirito di amore
fraterno e unità, lo spirito di rinuncia e sacri. cio! Possano gli addetti alla stampa cercare
di convogliare questo spirito con quello personale, o addirittura dare tutto se stesso
completamente alla Società. Possa l’intero mondo cattolico prendere parte in questa
nuova creazione, dal professore alla domestica, dal capo di famiglia alla serva, dal
maestro all’apprendista, affinchè questo spirito, possa riempire la Chiesa e la scuola,
l’Università e il Parlamento, il luogo di lavoro e la camera della famiglia, che
dappertutto, tutti si uniscano al Fondatore della Società sotto il motto: “Ogno cosa con
Dio e per Dio per il bene del nostro prossimo!” La Società Apostolica Istruttiva 1881
DSS IV 17 – 34, traduzione Mailing I – c – I –p.1 –19.
3 “Oh potessi convertire l’intero mondo! Io spero che Dio ci permetta di lavorare e
soffrire molto per lui. Facci diventare santi… Vi esorto a diventare seriamente e
profondamente pieni di genuino zelo e spirito apostolico…Apostolato! Apostolato! Facci
lasciare il futuro per il Signore. Lasciaci andare avanti costantemente, a cercare la
santità:la nostra e quella degli altri. Cosi’, coraggio e fiducia.! … P. Jordan a Madre
Maria nel 1883 e nel 1885, Lettera Dialogo, Studia de historia salvatoriana Section 1.2.
pp 11 e 19.
4 “Finchè c’è una persona sulla terra che non conosce Dio e non lo ama al di sopra
di ogni cosa, non osar concederti un attimo di riposo.” Francesco Maria della Croce
Jordan, Diario sprituale (SD) II 1.
5 “Dovremmo far conoscere il Salvatore a tutte le persone…Dovremmo unirci a Lui.
Ma per questo è necessario che noi ci … uniamo intimamente con Dio. Se desiderate
far giustizia con questo compito, se desiderate diventare apostoli, se volete compiere
grandi opere, allora diventate persone di preghiera.” Esortazioni e ammonimenti di P.
Franceso Jordan (EA) p. 181.
6 “Una Società che aiuti il povero e l’ammalato, e l’emarginato sia in una Parrocchia
o nel mondo intero.” SD I 140.
7 “Come la Società non è limitata per quanto riguarda il posto, cosi’ non è limitata
per certe classi di persone. Dobbiamo lavorare tra colti ed ignoranti, tra persone civili e
persone incivili. Nessuna nazione , nessun popolo, nessuna classe è esclusa. È di tale
importanza che lo devi imparare bene a memoria. Da ciò ne segue che tu devi stare
assolutamente all’erta contro il concentrarti lì dove i migliori risultati si possono
ottenere…” EA 171.
8 “Con noi nessuna nazione è esclusa. …Tra noi, come membri della Società non
ci deve essere una nazione! Tutti dobbiamo essere fratelli.”. EA 171 – 172 “Crescere
costantemente, aumentare, diffondersi dappertutto! Abbracciare e rinnovare l’universo.!”
Madre Maria degli Apostoli nel diario spirituale in Poesia, Studia de Historia
Salvatoriana No. 2 Sezione 2,11 MM p.
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9 L’inculturazione è l’incontro tra il Vangelo e una cultura particolare: la
cristianizzazione della cultura e la “acculturazione” della cristianità (Anthony Gittens).
Secondo Marcelo Azeveo è la “relazione dinamica tra il messaggio cristiano e la cultura
o le culture; un’inserzione della vita cristiana nella cultura; un processo permanente di
interazione reciproca e critica e di assimilazione tra loro.” M. de C. Azevedo,
Inculturazione e la s. da della modernità (Roma, Università Gregoriana, 1982) p. 11.
10 “O uomo, quando mediti e contempli le cose divine, compi la funzione degli
angeli!” SD I 82.
11 Regolamenti e Costituzione della Società Cattolica Istruttiva 1886 Capitolo 1 No:
3, DSS I pp. 47-74.
12 “Accettare gli umori delle persone con cui stai parlando: sii tutte le cose per tutti,
cosicchè possa guadagnare tutti.” Sd I 15.
13 Nessun sacri. cio, nessuna croce, nessuna desolazione, nessun giudizio,
nessuna tentazione, oh! Assolutamente niente può essere troppo difficile con l’aiuto
della grazia di Dio. Io posso fare tutte le cose in Lui che mi rafforza. Non lasciare che
tradimento, infedeltà, freddezza, abuso facciano diminuire il tuo zelo.
14 “Credi, abbi . ducia, spera, lavora – devi condurre tutti a Cristo.” SD I 192
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LO SPIRITO DELLA SOCIETÀ
A cura di
Leonardo F. Gerke SDS.
Alcune riflessioni proposte durante la riunione salvatoriana a
Lanham, 8 dicembre 1965 da P. Leonard F. Gerke SDS
Prenderei un appunto nell’imitazione di Cristo da Thomas à
Kempis “Preferisco sentire nel cuore la compunzione che
saperla definire.” Trasferendo questo nel tema del nostro
argomento, possiamo ugualmente dire: “Vorrei vivere il vero
spirito della Società piuttosto che essere capace ridefinirlo”.
Non ci sono dubbi che è della massima importanza che noi
membri della comunità salvatoriana, veramente possediamo e
addirittura conserviamo e approfondiamo questo autentico
spirito e la spiritualità del nostro apostolato salvatoriano, o, che
è la stessa cosa, lo spirito del nostro Fondatore.
P. Jordan non si è mai stancato di insistere ad esortare che
tutti i suoi figli (e le sue figlie) devono essere sempre impregnati
del vero spirito della Società, lo spirito del Fondatore.
Nonostante la sua completa sincerità e la sua profonda umiltà –
o piuttosto a causa di questo – egli era incrollabilmente
convinto della sua divina vocazione che lo ha posto in essere,
che orienta e ispira l‘Istituto Apostolico Salvatoriano mondiale e
che questo Istituto deve sempre rimanere vero nella sua
ispirazione e nel suo orientamento che Dio ha dato attraverso
Lui.
Nella sua ultima volontà e nel suo testamento, Madre Maria
lascia in eredità questo impegno sullo spirito del Fondatore alle
sue figlie: “Umilmente io spero... che le mie buone Sorelle
continueranno con il santo zelo a santificare se stesse lottando
sempre per fare il bene per tutti, restando sempre ferme sullo
spirito del Fondatore della Società del Divin Salvatore.”
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All’insistenza della voce del Fondatore e della Fondatrice
possiamo aggiungere la voce di Papa Paolo, che circa un anno
fa , indirizzandosi ad un gruppo di vari capitoli generali che
allora si tenevano a Roma, sollecitava come essenziale per
ogni Istituto Religioso di mantenere vivo il genuino e vitale
spirito del loro Fondatore.
A giudicare dalle occasionali osservazioni delle persone –
che a volte sembra che ci conoscano meglio che noi stessi –
possiamo sentirci grati e rassicurati che in qualsiasi modo
operiamo, abbiamo uno spirito di carattere “Salvatoriano”.
Comunque, sebbene è senza dubbio più importante avere e
vivere il vero spirito salvatoriano che essere capaci di metterlo
in parole, è di grande importanza anche esprimere, formulare e
definire questo vero spirito e carattere autentico della nostra
vita e dell’apostolato salvatoriano. È importante specialmente
oggi, nella presente congiuntura della Chiesa e della Società
per due motivi:
Prima di tutto, il contatto vivo con il Fondatore e le origini
della Società stanno diventando sempre più tenui, nel senso
che tutti i membri della prima congregazione più vicini al
Fondatore se ne sono andati. E così diventa imperativo
cristallizzare e formulare dietro le linee generali delle
Costituzioni, l’ispirazione dell’inizio – lo spirito del Fondatore dare forma e vitalizzare le generazioni a venire, specialmente
con l’obiettivo di dare chiari e sicuri orientamenti a tutti quelli
che sono chiamati a guidare i giovani che la Divina provvidenza
conduce a noi.
Secondo, è tempo di ammodernamento e aggiornamento
nella vita dell’intera Chiesa di Cristo; solo oggi il Concilio
Vaticano II ha terminato il suo tremendo lavoro di ricerca ed
esposizione delle linee per questo “aggiornamento”. E l’uomo
che dava impeto a questo enorme compito, il grande Papa
Govanni, dette anche il suo orientamento essenziale: la Chiesa
deve guardare se stessa alla luce delle sue origini e cerca di
vedere, e vedere molto chiaramente, le caratteristiche e la
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semplice bellezza della sua faccia così come viene fuori dalle
mani del suo divin Fondatore. Nello sforzo, grosso, di portare la
Società come parte della Chiesa all’aggiornamento, è
ugualmente importante che ci rinnoviamo piuttosto che ci
trasformiamo - che il nostro aggiornamento non sia in ogni
modo contrario alla prima ispirazione e allo spirito del
Fondatore, ma piuttosto , al di fuori dello spirito che ci dà, un
escogitare i modi e gli strumenti per esprimere quell’ispirazione
in pienezza, con più vitalità, più effettivamente nel contesto del
nostro tempo e del nostro mondo – un mondo che a meno di
cento anni dal diciannovesimo secolo, è ancora così
profondamente diverso.
Lo spirito della Società o del suo Fondatore;
Il tema è difficile e immenso. Con l’obiettivo di essere giusti,
vorremmo dover esaminare tre fonti principali.
1. L’uomo Giovanni Battista Jordan, che diventó poi
Francesco Maria della Croce, che sotto la chiamata di Dio e
sotto le indicazioni concepite da Dio, fondò e diresse la Società
Salvatoriana, la sua vita e la sua statura spirituale,
specialmente il segreto interiore della sua vita, il movente
principale della sua spiritualità.
2. L’Istituzione nel suo divenire e nella sua crescita, si
sviluppa in qualcosa di completamente diverso dalla sua prima
concezione strutturale, e ancora continua ad impersonare
l’orientamento originale e lo spirito che aveva dalla nascita.
3. Le Costituzioni, specialmente il primo capitolo, dove
l’obiettivo essenziale e il proposito, la vera natura e
l’orientamento apostolico della Società sono incarnati; e ancora
attraverso le varie successive formulazioni, l’obiettivo, il
proposito e lo spirito rimangono gli stessi.
Se si chiede di esprimere, quanto più brevemente possibile,
lo spirito caratteristico della Società Salvatoriana, direi questo:
29
Essere l’incarnazione e lo strumento del grandioso,
universale e sicuro amore di Dio come apparve nell’amore
umano e nella gentilezza, nella benignitas et humanitas, di Dio
nostro Salvatore.
E io l’elaborerei un poco nel modo seguente:
Un amore apostolico, che non è molto preocupato nel
distinguere la propria santificazione, dal amore salvifico e
santificatore per gli altri, ma che piutosto vede questo doppio
proposito come il vero obiettivo esattamente così come l’amore
di Cristo per il Padre è stato lo stesso amore con il quale dette
se stesso a noi e persino fino alla morte sulla croce.
Un amore universale, che rifiuta di conoscere ogni limite nel
principio o nell’orientamento, come anche nei modi e nei mezzi,
riconoscendo solo un limite (che non è un limite), l’ispirazione
dell’amore di Cristo; e all’interno di quell’ispirazione, una
completa apertura e prontezza ai concreti richiami della Divina
Provvidenza - così come i sicuri atti salfivici concreti di Cristo e i
modi sono stati pronti a rispondere alla chiamata e alla volontà
di suo Padre.
Un amore completamente impegnato, completamente e
interamente “totaliter ac prorsus”, dedicato, devoto e
consacrato al lavoro dell’amore sicuro di Cristo, senza riserve,
senza tirarsi indietro dal rischio o dal pericolo, avendo fiducia
nella grazia e presenza di Cristo che ci dettò il paradosso che
perdere o rischiare la nostra vita è proteggerla.
Un vero amore umano – caldo, personale, impegnato,
coinvolto, - addirittura cosi umano e genuinamente personale
come era l’infinito amore di Dio incarnato nel Salvatore, che
mentre andava di qua e di là a fare del bene, in qualche modo
faceva veramente suoi i problemi, le malattie, le sofferenze e le
preocupazion della gente, e che “prendeva su di Sè le nostre
infermità per guarirci.”
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Un umile, dimentico amore servile, che non conosce nè
pretese nè accondiscendenza, che non conosce motivi di ogni
forma di ingrandimento di sè, sia individuale che collettivo;
pronto perfino a prendere lavori che forse gli altri rifiutano di
fare se non abbastanza grandi; pronto ad incominciare dove gli
altri continuano a mietere il raccolto e il credito; pronto a portare
la conoscenza e l’amore di Cristo nella classe di catechismo
come pure agli studenti di un collegio; desidera solo essere di
aiuto e servizio, per portare l’amore salvifico di Cristo cose
come viene. Il Divin Salvatore non è venuto per essere servito,
ma per servire, per essere d’aiuto, non nella dispensazione
delle benendizioni per le folle più numerose possibili, ma
venendo giù per i gradini e camminando tra gli ammalati lungo il
sentiero e lasciando il suo amore, la sua benedizine e la mano
guaritrice su ciascuno, cosicchè ognuno possa capire quanto
era conosciuto, e quanto era amato.
Ora resta il compito di scegliere, comunque brevemente,
come lo Spirito di Francesco Jordan, e di qui lo spirito
essenziale della Fondazione Salvatoriana.
La vita di P. Jordan, l’uomo e il suo lavoro, sono pieni di
paradossi. Sebbene nato in un umile ceppo contadino e sempre
mantenendo molto della semplicità genuina dell’artigiano che
era una volta, concepì un piano con cui sperava e desiderava di
portare l’amore salvifico di Cristo a tutto il mondo. La sua
formazione naturale era la materia prima di cui sono fatti le
grandi guide umane e gli organizzatori. Era impressionabile,
zelante, sensibile, e generoso; a volte entusiasta, e anche
impetuoso, esitante e diffidente. Era timido e piuttosto
imbarazzato in compagnia con gli altri, spesso insicuro per
come dovevano essere fatte le cose – e malgrado ciò, diventò
un Fondatore. Era ben conscio dei propri limiti e delle
deficienze; ma ebbe il coraggio di incominciare la formazione di
un Istituto Apostolico, visualizzato su grandi proporzioni. E,
contro tutti i disaccordi, egli mantenne questa ispirazione e
questo piano con una perseveranza veramente tenace.
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La domanda sorge inevitabile: ”Come può quest’uomo venire
a concepire l’idea di diventare il Fondatore, l’ispiratore e
l’organizzatore di un Istituto Apostolico a livello mondiale? La
risposta è che non fu lui in realtà a concepire questo piano; fu
Dio che lo chiamò, incominciando con il misterioso segno della
colomba bianca durante la sua Prima Comunione all’età di
dodici anni. Fu Dio che così lo scelse e lo condusse per il Suo
strano cammino verso il sacerdozio. Fu Dio che formò la
compassione naturale per il povero, nato al di fuori
dell’ambiente familiare, e lo rese profondo con ciò che gli fece
vedere durante i suoi viaggi come artigiano per tutta la
Germania, in una bruciante sollecitudine apostolica, in un
desiderio tremendo di aiutare le persone nelle loro malattie più
gravi e nei loro bisogni: il non sapere o il non sapere bene, il
non amare o l’amare poco “l’unico vero Dio” che, intorno al
periodo della sua Ordinazione, gli dette la preparazione finale
attraverso un periodo di lotta interiore, di sofferenza intensa e
purificatrice, che con tono acuto fece eco nelle intime note del
suo Diario.
Anche prima della sua ordinazione, lo inquietava l’idea di
fondare un qualche tipo di progetto apostolico comunitario.
Cosciente della sua fragilità umana e ancora di più della sua
indegnità di fronte a Dio, cercò di sfuggire alla chiamata,
lottando con Dio nella preghiera. Ma quando finalmente non
poté sottrarsi alla profonda convinzione che Dio realmente lo
stava chiamando, si mise nelle sue mani dandosi a lui senza
riserve, con assoluta e indiscutibile fiducia e amore e da quel
momento niente lo poté più fermare.
Qui, credo che abbiamo la fonte e la spiegazione
dell’attitudine interiore e dell’azione esterna: l’assoluta
convinzione che fu stato scelto e chiamato, malgrado inadatto,
a essere lo strumento o l’utensile, per dare forma a
un’organizzazione apostolica, uno strumento o un arnese del
piano salvifico e amorevole della provvidenza di Dio. P. Jordan
mai pensò a se stesso come l’agente principale o il fattore
determinante; tutte le iniziative le ha lasciate a Dio, e a Dio ha
dato la gloria. Fu Dio che dette i mezzi e la forza, mandò il
32
successo o il fallimento; non aveva che un impegno: catturare il
significato di Dio, andare dentro al piano di Dio, sottomettersi e
perseverare in umiltà e confidenza. Non aveva che un timore:
l’ansioso timore di incrociare la provvidenza di Dio, o persino di
andare contro la volontà di Dio. Non aveva che un’ambizione:
essere usato da Dio come strumento per la salvezza del
mondo. Ultimamente, non aveva che una preghiera: “Sia fatto
di me secondo la tua volontà”
Queste due qualità: il suo bruciante zelo apostolico e la
prontezza umile e senza riserve di essere soltanto uno
strumento nelle mani di Dio, lo faceva particolarmente adatto
agli occhi di Dio a essere un fondatore religioso, nonostante
chiunque avrebbe potuto dire della sua inadeguatezza umana.
E quando essi gli facevano notare qualcosa, addirittura in
faccia, non si offendeva, ma replicava con zelo e con inconscia
sincerità: “Ma non vedi che Dio sceglie gli strumenti più
inadeguati per il suo divino proposito?”
Al di là di queste due fondamentali attitudini – l’ardente
amore apostolico e il desiderio di aiutare, e l’umile convinzione
di essere stato scelto come strumento del amore salvifico e
della provvidenza di Dio – arginano l’universalità
dell’orientamento, l’umiltà e la modestia di approccio verso la
calorosa e amorevole prontezza di aiutare e servire, che il
Fondatore impresse nella sua fondazione.
Universalità dell’obiettivo apostolico e proposito:
vivere con profondo assorbimento nel piano di Dio e nella
Provvidenza. P. Francesco non desiderò nulla di più o di meno
che aiutare a compiere il desiderio di Dio che “Tutti gli uomini
siano salvi e vengano a conoscenza della verità.” Chi era lui
che doveva porre limiti al suo servizio o alla salvifica universale
volontà di Dio? Chi era colui che sceglieva solo qualche modo o
forma di apostolato e così stringeva l’espressione
dell’universale e salvifica volontà di Dio? Chi era lui che
restringeva la missione del suo Istituto solo ad alcune terre o
classi di gente? No, il suo lavoro deve essere significativo per
33
tutte le persone ovunque, “omnibus et ubique”, la sua famiglia
deve accogliere i membri di tutto il mondo, senza
discriminazione di razza o colore o classe; i suoi figli e le sue
figlie devono essere pronte e desiderose di fare qualsiasi cosa,
usare ogni mezzo, cercare ogni modo in cui l’amore salvifico di
Cristo possa ispirare, che, nel concreto, sarebbe indicato dalla
Divina Provvidenza – per obbedienza alla chiamata della
Chiesa, per i bisogni nel tempo e nello spazio, per il numero e
la qualità dei membri disponibili, per i mezzi a disposizione.
Non fu in primo luogo la chiara visione di una struttura certa
e definita o di una organizzazione che ispiró P. Jordan – fu
prima di tutto la visione di un tremendo impulso e proposito
d’amore apostolico; che ogni uomo debba conoscere l’unico
vero Dio e il solo Salvatore che ha mandato, Gesù Cristo. Per
questo, c’è vita eterna e salvezza.
Come per l’attuale realizzazione organizzata di questa
visione e di quest’obiettivo – fu di nuovo attraverso la sua umile
e pronta apertura alla Divina Provvidenza lavorando attraverso
eventi, l’intervento della Chiesa, opposizioni e difficoltà che la
cornice finale di una Società Religiosa, o piuttosto di due
Congregazioni, e il nuovo nome venne fuori dal primo tentativo
di realizzare il suo Istituto Apostolico nella più grande vasta e
sciolta organizzazione della Società Apostolica Istruttiva.
Un breve sguardo alla Società Apostolica Istruttiva indicherà
la larghezza e il respiro dell’obiettivo apostolico di P: Francesco
Jordan ed anche il coraggio che la sua umile fiducia verso La
Divina
Provvidenza
gli
dava.
Significava
essere
un’organizzazione sciolta ma comprensiva di persone di tutti i
ranghi sociali; sacerdoti e uomini e donne laiche, insegnanti
istruiti e e scrittori come anche la gente comune. L’intera
Società doveva essere divisa in tre gradi:
Il primo grado: il nucleo constituito da uomini e donne
interamente impegnate che possano legarsi con voti privati al
perfetto inseguimento di Cristo nei passi degli Apostoli; essi
lavorerebbero in un apostolato sia sotto l’obbedienza del
34
Direttore generale, sia in isolamento, sia vivendo insieme per la
direzione del lavoro e per l’educazione dei preti e dei
missionari. È ciò che noi oggi chiamiamo un’Istituto Secolare.
Il secondo grado: Intellettuali cattolici, che per mezzo di una
pubblicazione scientifica collaborerebbero per l’obiettivo
apostolico della Società a livello accademico. Il “Nuntius
Romanus” era l’organo, a quel tempo pubblicato per pochi anni,
per questa collaborazione pianificata.
Il terzo grado: ognuno dei fedeli che si vuole unire. “Der
Missionär”, una pubblicazione mensile dalla forma di una rivista
religiosa, era largamente considerata come lo strumento di
contatto con questi membri. D’altra parte, dovevano essere resi
consapevoli della loro vocazione e dignità cristiana, e d’altra
parte, essi sarebbero veri aiutanti della Società, contribuendo al
suo obiettivo apostolico universale con la preghiera e
specialmente con la testimonianza della loro vita pienamente
cristiana.
Non si può sbagliare nel vedere quanto grande, perspicace e
di lunga portata era questa concezione - anticipando forme e
enfasi che oggi sono diventate parte della vita di Cristo e
dell’orientamento, ma che erano nuove e sorprendenti a quel
tempo. Pressioni dalle autorità della Chiesa, mancanza di
risposte ai suoi appelli per i membri e molte difficoltà hanno
subito coinvolto P. Jordan nella struttura dell’organizzazione,
trasformando il suo Istituto in una vera Congregazione
Religiosa, e cambiandogli addirittura il nome due volte. Alcuni
hanno visto questa incertezza e questo aspetto annaspante e
hanno insinuato che egli non conosceva bene il suo obiettivo;
ma l’impegno del Fondatore era di cercare e fare la volontà di
Dio di cui era strumento.
Comunque, anche se ha dovuto cambiare l’nquadramento e
riformulare e modificare le Costituzioni del suo Istituto,
l’ispirazione universale apostolica e l’orientamento restarono
identici; mantenne e difese come elemento essenziale del
lavoro per cui Dio lo aveva chaimato. Lo difese
35
dagl’incomprensibili attacchi dall’esterno e dalle critiche
dall’interno. Questa universalità era una delle ragioni per cui
scelse Roma, il cuore del mondo cattolico, come città natale e
centro della Società, insistendo che rimasse sempre lì. Questa
universalità era l’impegno che lo ha fatto peregrinare di nazione
in nazione, da una fondazione al altra, con il rischio di perdere
le sue forze. Voleva vedere la sua Società fondata su basi
mondiali prima della sua morte. “Non allontanatevi mai da
questa universalità. È questo il mio desiderio più profondo, che
vorrei vedere saldamente fondato prima della mia morte.
Cercate sempre di non concentravi dove maggiore è il
successo. Ovunque ci sono anime dobbiamo lavorare. E questo
ve lo vorrei lasciare come un’eredità. Non vi allontanare mai da
questo...” .Questa universalità,”Omnibus et ubique” deve
contare sempre come una caratteristica essenziale della
Società.”
È stato detto, e non senza ragione, che questa universalità o
questo orientamento e obiettivo, non sono fatte, umanamente
parlando, per l’efficienza e il successo, ma P. Jordan rifiutava di
permettere tali umane considerazioni, comunque valide in se
stesse, di agire da opportunista nel suo proposito generale
ispirato dall’universale volontà salvifica di Dio e del Salvatore
del mondo. Cedendo tutte le inziative che riguardano la sfera
attuale e la forma del lavoro apostolico alla Provvidenza di Dio,
egli pose la sua speranza e fiducia di successo nell’aiuto e la
benedizione di Dio. E questo doveva sempre rimanere così
nella sua Società: “Considera come costante eredità la fiducia
nella Provvidenza divina, come una madre amorevole, Dio si
prenderà sempre cura di te. Riponi la tua fiducia solo in Dio, Lui
combatterà per te come un eroe potente nelle battaglie. Guai a
te se riponi la tua fiducia negli uomini o nei ricchi.”
Rifiutando di fare considerazioni puramente umane, e
mantenendo la profonda convinzione che egli e la sua Società
servivano solo come strumenti dell’amore salvifico di Dio, mise
in guardia contro l’”eresia del successo”, contro il desiderio di
”arrivare troppo in alto”, contro i modelli della grandezza e
l’importanza meramente umane. Poneva in rilievo quella
36
semplicità e quella mancanza di pretese, quella sincera umiltà
(non solo individuale ma anche umiltà collettiva) che dovevano
caratterizzare la Società Salvatoriana – quell’umiltà e
ordinarietà che una volta illustró con il paragone dei passeri e
dei pavoni.
P. Pancrazio e altri che hanno vissuto durante quei primi
anni con il venerabile Fondatore riconducono tutto questo nella
frase di S. Paolo a Tito, che è un vero motto salvatoriano: “la
bontà umana e la benevolenza di Dio nostro Salvatore” –
essere incarnato e riapparire in ciascuno che porta il suo nome.
Non ci puó essere dubbio che l’amorevole meditazione sul
nome finale della nostra Società del Divin Salvatore contribuì a
questa formulazione o espressione del genuino spirito
salvatoriano.
E possiamo essere veramente grati perche così siamo
condotti dal santo Fondatore al vero centro, a Cristo, il
Salvatore del mondo, come nostra ispirazione finale.
Ma è sempre P. Francesco Giovanni Battista Jordan, la sua
vita e il suo spirito, che ci spingono al Divin Salvatore, così
come Giovanni il Battista indirizzó i suoi discepoli verso il
Grande che doveva arrivare.
Robert Secourt, nella sua breve biografia su P. Francesco
Jordan,
in riferimento a quanto detto, ha scritto le seguenti righe sotili e
illuminanti: “Il segreto del successo di P. Jordan nel trascinare e
sostenere persone integrandoli in una sola famiglia era il calore
e la forza della sua preghiera fiduciosa, la sua benevolenza
paterna, e il suo zelo ardente per le anime. “Benignitas et
humanitas” - la bontà e la benevolenza del Salvatore, come
dice S. Paolo, è lo spirito in cui il Salvatoriano è guidato e da
cui lui deve essere guidato. È ciò che P. Francesco cercò di
insegnare a quelli che hanno cercato di vivere la propria strada
nella vita, e non è tanto l’apprezzamento del suo
apprendimento, della sua predica, che stimola il Salvatoriano
con gioia, ma piuttosto la speranza che, attraverso lui, anche se
37
debolmente, la bontà e la benevolenza del Maestro possa
brillare.”
Per concludere, allora, possiamo dire questo: è vero che
molte delle formulazioni verbali in cui P. Jordan cercó di
esprimere lo spirito e l’ispirazione salvatoriani non sono molto
originali, ma spesso luoghi comuni e persino stereotipi. Con
uno sguardo superficiale, essi possono, a volte, nascondere
piuttosto che rivelare il calore interiore e la grande sincerità e
l’impegno, che non sbagliano mai nel percepire quelli che lo
hanno ascoltato nelle sue “Esortazioni”. E ció che è vero del
modo in cui formulava le sue idee sulla vita spirituale è anche
vero per molte delle regole individuali che lui ci dette; in questo
è un figlio del suo tempo, del 19° secolo. Ma lo spirito
apostolico con cui visse e l’ispirazione salvatoriana che instillò
nel suo lavoro sono senza tempo e saranno sempre attuali,
perchè sono cosi essenzialmente Cristiani ed anche cosi
veramente Cattolici.
Una decina d’anni fa a Roma, conobbi un certo P. Aquilino, il
promotore della causa di Madre Francesca Streitel con cui P.
Jordan ha cercato, senza successo, di realizzare la prima
fondazione di una comunità di suore all’interno della Società
Apostolica Istruttiva. P. Aquilino conosceva bene la vita e il
lavoro del nostro Fondatore. Quando una volta ho espresso
dispiacere e impazienza per la lentezza del processo di
beatificazione, dette questa risposta che mi è rimasta
profondamente impressa: “Dio sa cosa sta facendo; può ben
essere che sta salvando la canonizzazione di P. Francesco
Jordan affinchè sia un’ispirazione speciale per qualche futuro
periodo di rinovamento nella Chiesa.
Almeno per la sua Famiglia Salvatoriana P. Francesco può e
deve servire come ispirazione nel periodo post - conciliare a cui
lo spirito salvatoriano e l’orientamento si adattano bene.
L’enfasi per l’amore universale, per servire e stimolare l’amore
del Salvatore come la base del lavoro apostolico – l’enfasi sulla
testimonianza, in una vita di dedicato amore, al amore salvifico
di Cristo – la disponibilità compassionevole ai bisogni
38
dell’umanità – il desiderio (nella prima concezione della Società
Apostolica Istruttiva) di coinvolgere anche i laci nel compito
apostolico della salvezza e la santificazione del mondo – tutto
corrispondeva così bene ai nuovi orientamenti e alle attitudini
del Concilio Vaticano II: quell’amore aperto, continuo,
compassionevole, pastorale, umile, incarnato, caloroso e
comprensivo e servizievole (lo spirito di Papa Giovanni – lo
spirito di P. Francesco della Croce), l‘infinito salvifico amore di
Dio incarnato nell’”umana bontà e benignità di nostro Dio e
Salvatore. “
[Ristampato dal periodico della Provincia USA, Educatore Salvatoriano,
Volume 2, Numero 1 ottobre 1966]
39
IL CREDO SALVATORIANO
Composto da
Donald P. Skwor, SDS,
e apparso nel suo articolo “Dieci anni dopo : una chiamata
all’azione” per inclusione nel Libro dell’anno giubilare, 8
dicembre 1982
Come comunità di cristiani che hanno fatto la loro
professione religiosa, cerchiamo la perfezione della carità
seguendo il Salvatore come hanno fatto gli Apostoli, avendo
come nostra regola di vita il Vangelo di Gesù Cristo.
Lottiamo per servire tutte le persone nella semplicità e
nell’umiltà, adattando noi stessi ai bisogni di tutti, così rendendo
visibile al mondo la bontà e la benignità di Dio nostro Salvatore.
Così, le nostre vite danno gloria a Dio condividendo la
missione salvifica di Cristo e testimoniando la presenza vivente
del suo amore incarnato.
Impegnato nell’universale volontà salvifica di Dio il nostro
obiettivo apostolico è di proclamare a tutte le persone e
dappertutto il mistero di salvezza in Gesù Cristo Salvatore del
mondo. Perciò il nostro obiettivo è specificamente missionario
nel carattere e nello spirito, proclamando la presenza del regno
di Dio già qui sulla terra.
Capiamo il nostro ruolo missionario come partecipazione alla
missione universale della Chiesa, seguendo il mandato di Gesù
di uscire nel mondo intero, insegnando a tutte le nazioni.
Perciò noi ci manteniamo pronti e desiderosi di servire la
gente di ogni classe, cultura e razza. Per adempiere a questo
proposito ci teniamo liberi da ogni impegno che limiterebbe la
40
nostra disponibilità, in tal modo assicurando una risposta più
adeguata ai bisogni del popolo di Dio.
Fedeli alle intenzioni del Fondatore, P. Francesco della
Croce Jordan, vediamo che il nostro compito è la “teologia”,
“parlare di Dio” in modo da rendere le persone capaci di vivere
e di agire con convinzione alla luce del messaggio cristiano
nella società di oggi.
Così intendiamo la teologia come un “servizio”, dicendo la
verità senza timori e imparzialmente, senza considerazione
verso la politica e la moda.
Così noi ci impegniamo nel lavoro con l’esempio, con la
parola scritta e orale, e con tutti i modi e gli strumenti che
l’amore di Cristo ispira per la diffusione, l’approfondimento e il
rafforzamento della fede cristiana.
Siamo preparati ad impegnarci nell’apostolato sia quello
comunitario che quello individuale, se sono puramente
Salvatoriani, e a unire gli sforzi con religiosi, preti, e laici.
Cerchiamo di cooperare nei tentativi ecumenici e ci uniamo
alle persone di buona volontà nella promozione della giustizia
sociale e il progresso spirituale e temporale di tutti.
Mentre restiamo aperti a tanti tipi di lavoro apostolico e
manteniamo la flessibilità di strumenti nell’esercizio del nostro
lavoro, tendiamo a scegliere quelli che sono specificamente
evangelizzanti e che permettano una comunicazione a tu per
tu.
Teniamo a mente l’ammonimento del nostro Fondatore, noi
”facciamo attenzione che non ci sia nessuna utile opportunità
nell’annunciare ed insegnare la dottrina di Dio a tutti,
pubblicamente e di casa in casa.”
Quando i bisogni del popolo di Dio lo richiedono, o dove la
domanda della Chiesa locale richiede la nostra assistenza,
41
rispondiamo volentieri a queste indicazioni della Divina
Provvidenza che parla attraverso la chiamata dell’intera Chiesa
e attraverso i segni dei tempi.
Ma non cerchiamo di non restare più di quanto è necessario
nella condizioni di ausiliari.
Piuttosto preferiamo rimanere liberi di andare dove il bisogno
è grande e dove i nostri speciali talenti possono essere
impiegati per la gloria di Dio, il servizio della Chiesa e le
molteplici necessità dei nostri seguaci.
Riconosciamo come missione speciale del Fondatore, e così
anche della nostra Società, un approccio missionario diretto alla
proclamazione della parola di Dio.
Così ci vediamo come missionari nel vero senso della
parola, liberi dagli impegni istituzionali, desiderosi di fare passi
laddove gli altri non possono o non osano, pronti a sopportare
lo scherno e la sofferenza, e a porre la nostra fiducia solo in
Colui che è la nostra unica speranza.
Seguendo le orme degli Apostoli, non cerchiamo niente per
noi stessi. Rigettiamo le false certezze del mondo
contemporaneo che potrebbero condurci via dalla vita radicale
del Vangelo.
Siamo pronti a mettere da parte la proprietà, l’abbondanza,
la pubblica stima, lo status sociale, ecc., e a cercare la nostra
sicurezza nella vita del messaggio del Vangelo in sè.
Così vediamo la nostra vita salvatoriana come apostolica
perchè è un’espressione dell’amore di Cristo che sprona a
consumare noi stessi per la salvezza dei nostri seguaci,
fiduciosi che in tal modo noi stessi cresciamo continuamente
nell’unione con Dio.
Crediamo di incontrare Cristo e realizzare la sua presenza
tra i nostri confratelli, in quelli che noi serviamo, e specialmente
42
tra i bisognosi. Come comunità di discepoli radunati nel nome di
Cristo, cerchiamo di riflettere la sua viva presenza in ciascuno
di noi attraverso il rispetto l’uno per l’altro.
Crediamo che ciascuno di noi sia dotato da Dio di doni
speciali che dobbiamo mettere a servizio del popolo di Dio.
Noi perció ci sforziamo nella mutua comprensione,
nell’offerta della nostra accettazione, nel amore e sostegno
l’uno per l’altro, per conseguire l’adempimento di sè nel servizio
di Cristo come un prerequisito per il compimento della missione
della Società.
Donald P. Skwor, SDS
1 novembre 1979
43
IL CARISMA DI PADRE JORDAN,
UNA SFIDA PER I LAICI OGGI
Tracce per una Teologia dell’Azione Apostolica
Secondo Convegno Internazionale
di Spiritualità Salvatoriana
(Cracow, 5-8 Dicembre 1996)
1. Introduzione
L’invito ad intervenire a questo Convegno per la seconda
volta, è venuto a cadere in un momento di grande travaglio
interiore. Il dilagante e malefico influsso dei mass-media nel
mondo occidentale costringe chiunque cada tra le sue spire a
subire terribili contraccolpi: sul piano psicologico, sul piano
intellettuale e sul piano spirituale.
Il male si insinua nelle famiglie cristiane e sotto le croci dei
nostri campanili. E mentre le campane suonano a festa, a noi
non rimane che raccogliere le macerie delle anime, spesso
chiedendoci infantilmente il perché di ciò. Una penosa
sensazione di impotenza mi ha lasciato spesso prostrato e
pieno di sterile senso di ribellione.
In questo contesto si è fatto strada dentro di me il desiderio
di ricercare segni e strumenti da offrire al Popolo di Dio che
dessero concretezza all’annuncio del Vangelo. Gesù ordina ai
demòni di abbandonare i malcapitati posseduti, non si limita ad
osservare i fatti. Gesù caccia i mercanti dal tempio, non subisce
i farisaici compromessi.
Queste due icone evangeliche saranno il nostro punto di
partenza, il nostro riferimento a Cristo Pastore, al Cristo buono
e benevolente con i deboli e gli oppressi, severo con chi
44
opprime e scandalizza. Molto di quanto andavo ricercando ho
visto attualizzato nello spirito apostolico di Padre Jordan. Vi ho
visto molte similitudini tra quanto avvenne nel suo tempo e
quanto accade oggi nel nostro. La sua vocazione, matura
all’ombra delle ingiustizie sociali e del degrado spirituale, forse
proprio in quel contesto si deve attingere la risposta sull’origine
di tanto zelo. I tempi oggi ci richiamano ad un analogo impegno.
Ed il degrado morale e spirituale devono vedere moltiplicati gli
sforzi degli uomini di buona volontà a rispondere con vigore
rinnovato alle sfide del tempo.
Nella sintesi offerta a coloro che cercano risposte sulla
specificità del carisma salvatoriano abbiamo risposto: è
l’apostolato “24 ore su 24” e con ogni mezzo. Oggi dobbiamo
aggiungere “costi quel che costi”.
Scopriamo questo perno, nascosto tra le righe del Diario del
Fondatore quando egli parla della croce. Il primo esilio, appena
fatto sacerdote, e le grandi limitazioni imposte al clero a causa
della “kulturkampf” (sottomissione della Chiesa alla ragione di
stato materialista di Bismark), devono avergli fatto capire
prestissimo che il proprio Calvario poteva essere nascosto
dietro ogni angolo.
La stessa diffidenza della Chiesa di Roma di fronte alle sue
intenzioni lo aveva temprato ad affrontare la peggiore delle
persecuzioni: “quella di coloro che più amava”. Il sottotitolo,
forse anche troppo impegnativo, rappresenta più un desiderio
che una chiarezza di vedute. Il vostro giudizio dirà fino a dove
mi sarò spinto.
45
2. Il periodo storico in cui ha vissuto ed operato il
Fondatore
Erano fondamentalmente due i fattori importanti con cui si
dovette confrontare la Chiesa, e quindi anche Padre Jordan, in
quel periodo: la secolarizzazione e la “kulturkampf”.
All’inizio del secolo diciannovesimo, sotto Napoleone, quasi
tutti i monasteri furono trasformati in istituti secolari. Le
Congregazioni vennero disciolte e le proprietà venero
confiscate dallo Stato oppure liquidate.
Impedito alla Chiesa l’esercizio della cura pastorale, fu
automaticamente distrutta la fiorente cultura monastica. Lo
Stato Prussiano, diventato sempre più potente durante tutto il
secolo, intraprese una politica di aperto conflitto con la Chiesa
Cattolica. Fu a questa aperta ostilità che venne dato il nome di
“kulturkampf”.
Furono emesse leggi che misero alla prova duramente la
stabilità e l’influenza della Chiesa, fino ad arrivare ad una
ingerenza sfacciata dello Stato sulle stesse pratiche e concrete
attività pastorali.
Inoltre, tutto ciò, avvenne in un periodo storico costellato da
rapidissimi cambiamenti sociali. In particolare fu la Rivoluzione
Industriale la causa di destabilizzazione in Germania come lo
era stata in altri Paesi d’Europa. Il progresso scientifico aveva
favorito il progresso tecnologico ed il processo di
industrializzazione. Molti giovani lasciarono il loro villaggio ed
andarono in cerca di lavoro nelle città sempre più legate
all’industria. Così il modello di vita tradizionale incentrato sulle
attività agricole e sui piccoli commerci, fu rapidamente
sostituito. In Germania, come in Inghilterra, emerse una nuova
classe operaia e con essa nuove forme di disagio sociale e
povertà. A causa delle restrizioni imposte dallo Stato, la Chiesa
incontrò delle difficoltà non solo per la propria attività pastorale,
ma anche nel cercare di fare fronte al crescente dilagare di
fenomeni di povertà urbana.
46
Era difficile dare delle risposte credibili sul piano della fede a
coloro
i quali si scontravano quotidianamente con i problemi concreti
della fame e dell’abiezione. E deve essere stato proprio
l’incontro con la realtà urbana, con i suoi ghetti, con la sua
malvagità ad instillare in Jordan il seme fecondo del riscatto
sociale e spirituale di tutti, dai semplici e reietti, ai ricchi chiusi
nella solitudine e nei pericoli spirituali delle loro torri d’avorio.
a) Jordan e la ribellione ai mali del suo tempo
Il Diario Spirituale del Fondatore inizia con queste parole di
fuoco: “Chi mai starà contro di me, se il Signore è con me?
Convertitevi, voi popoli all’eterno Padre, al santo e giusto Dio.
Voi avete provocato e avete rigettato il vostro Creatore. Alzatevi
e non indugiate, perché il Signore è vicino! Il Giudice
onnipotente, in giusta ira, si è seduto sul suo trono per
giudicare i popoli che calpestano la sua sposa acquistata con
sangue prezioso! Convertitevi popoli e nazioni, perché il
Signore giudicherà le generazioni. E tu Germania, perché sfidi il
tuo Dio, perché disprezzi la tua sposa preziosa? Con ira
veemente Egli pronuncerà il suo s. Giudizio su di te” (D.S. I, 1
Luglio 1875)
Innanzitutto una sottolineatura importantissima. Questa
pagina del Diario venne scritta quando Jordan non era ancora
sacerdote, per la precisione tre anni prima della sua
ordinazione.
Sono parole tonanti e di dura condanna che non lasciano
alcuna possibilità di appello. Il Dio tradito scatenerà la sua
vendetta contro coloro che hanno calpestato Lui e la sua
Chiesa.
Non è possibile iniziare un Diario Spirituale, egli era sempre
chierico, se non fosse per la profonda ferita che aveva lasciato
nel suo cuore il peregrinare da una città all’altra della Germania
industrializzata. Lo stesso suo ideale deve avere attinto
notevolmente da questa triste esperienza. La lotta all’ignoranza
47
religiosa doveva inglobare necessariamente la lotta
all’ignoranza culturale. Come è possibile stampare giornali e
“buone ed edificanti letture” per chi non è capace a leggere e
scrivere? L’ignoranza in senso lato è il pilastro su cui si fondano
le ingiustizie sociali, l’ignoranza religiosa è il pilastro su cui si
fondava la strumentalizzazione del materialismo di varia natura.
Più avanti, sempre nel Diario, egli fa specifico riferimento ad
alcune conseguenze della situazione che si era creata. Lo fa
con una splendida sintesi di sensibilità sociale ed ispirazione
spirituale:
“Perché, o uomo, cerchi la patria in terra straniera! Perché o
uomo, cerchi di piacere a coloro con i quali non puoi restare!
Dirigi dunque in alto il tuo sguardo, dove gli amici eterni
continuamente ti mostrano la patria celeste! Cerca di piacere a
Colui con il quale puoi rimanere sempre.” (D.S. II, 2 Luglio
1875)
Chi sono coloro che cercano la patria in terra straniera se
non gli emigranti? Chi sono coloro che cercano di piacere a
quelli con cui non possono restare, se non i poveri in confronto
ai ricchi? L’attacco veemente contro la Germania miscredente
non potrebbe essere oggi riferito a tutte le nazioni occidentali e
più che mai alle potenze economiche? Va da sé concludere che
la sua posizione nei confronti delle ingiustizie sociali era
tutt’altro che secondaria. Anzi possiamo dire che la promozione
sociale era sempre magistralmente coniugata con la
promozione spirituale.
3. Le sfide del mondo moderno
Le sfide a cui il mondo moderno costringe il cristiano del
Terzo Millennio, pur essendoci delle analogie, come ho
accennato, non possono essere paragonate al passato.
L’evoluzione tecnologica, il potere dei mass-media che operano
sempre più in forma multimediale, hanno moltiplicato
vertiginosamente la possibilità invasiva di coloro che hanno
come unico obiettivo la massificazione intellettuale e la
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distruzione morale degli individui. La Chiesa si trova così a
dover fare fronte alla morale di coloro che vogliono detenere il
potere schiacciando la dignità delle persone, riducendoli in
nuove schiavitù: quella intellettuale e quella spirituale. Esse
sono le peggiori, perchè sono mimetizzate in una aura di falsa
libertà e falsa solidarietà. Vediamo alcuni punti.
a) Nel sociale e nell’economia
Il liberismo
Oggi i ricchi sono sempre più ricchi ed i poveri sempre più
poveri. I ricchi dettano le leggi e regolano le norme del mercato
a cui i poveri si devono adattare diventando sempre più poveri.
Questo clima di falsa libertà viene chiamato “liberismo”. È il
clima di libero mercato dove tutti possono arrivare a tutto, è il
clima della libera competizione dove vige il motto “mors tua vita
mea”.
È la tomba della libertà e della solidarietà. Non c’è posto per
le necessità di chi ti vive vicino se è in gioco la sopravvivenza.
Le pagine del Vangelo sono piene di riferimenti ai ricchi che
sono sempre più ricchi e non si curano dei poveri se non nella
misura di garantire loro la sopravvivenza.
La dittatura dei mass-media
Una conseguenza diretta del liberismo è stato l’avvento dello
strapotere dei media. Con un potere incoercibile i mass-media
dilagano con ogni mezzo portando prevalentemente messaggi
pieni di disvalori e di ideologie consumistiche. Non è più l’uomo
reale a dettare le proprie esigenze, ma è l’uomo “virtuale”
creato ad immagine delle leggi di mercato, il nuovo idolo
imperante.
In questa sorta di idolatria di se stessi, ognuno presenta
laddove può, il suo dio personale, fatto di narcisismi e di
49
edonismi di varia natura, che ovviamente si scontreranno, come
in un’arena, con il resto del “pantheon” dei saccenti.
L’uomo comune, quello che stava tanto a cuore a Padre
Jordan, l’uomo sbandato intellettualmente e spiritualmente,
viene messo all’angolo e subisce colpi su colpi senza che
alcuno intervenga a difenderlo.
Una propria dittatura quindi, da cui sembra non esserci
alcuna via di uscita se non facendo appello ad una radicalità
evangelica che impone al cristiano l’adesione senza mezze
misure.
Padre Luca Brandolini un giorno in una lezione disse una
frase che mi colpì tantissimo: “Le omelie si preparano con la
Bibbia ed il giornale”. Ciò è verissimo, la gente ha bisogno di
vedere calata nel quotidiano quella che da sempre e per
eccellenza è la “Parola di Dio”.
Lo sfrenato consumismo
Sotto l’influsso dell’ideologia liberista la corsa all’avere
piuttosto che all’essere, diventa un atto incoercibile. Purtroppo
va detto che anche i nostri giovani migliori sono impregnati da
questa nefasta ideologia. Le famiglie non riescono più a tenere
a freno la situazione e cadono in un vortice sempre più
profondo loro malgrado. Non c’è più posto per Dio, a meno di
ridurre anche Lui a mero oggetto di consumo, limitato nel tempo
e nella sua parte più formale.
I Sacramenti quindi vengono più “consumati” che vissuti
giorno per giorno. In una specie di schizofrenia il luogo dello
Spirito ha i suoi spazi momentanei da cui ci si stacca per aprire
nuove parentesi paritarie: il ragazzo o la ragazza, il gruppo di
amici, la moda, la droga.
La mattina si canta in Chiesa ed il pomeriggio si trasgredisce,
convinti che a dettare le regole, in fondo è solo l’individuo.
50
Le nuove povertà
Ed ecco allora affacciarsi le nuove povertà, quelle che nessuno
riconosce da solo e che fa fatica ad intravedere quando altri le
rappresentano. Non sono certo le povertà conosciute nei Centri
Caritas. Queste ultime sono per lo più povertà economiche.
Dobbiamo invece parlare delle povertà intellettuali, delle
povertà morali e delle povertà spirituali.
In questa ottica i ricchi ed i poveri sono sullo stesso piano.
Un ricco può essere molto povero ed un povero molto ricco.
Splendida ed originalissima intuizione quella di Jordan che si
rifiuta di dividere il mondo in “santi” e “santificatori”. I ricchi e
benestanti spesso sono più dalla parte dei santificatori, ovvero
sono posti tra quelli che si perderanno.
“No, questo non deve accadere!”. Mi sembra di sentirlo
gridare. Tutti si devono salvare, anche i ricchi, anzi a loro che
sfoggiano le loro ricchezze, materiali ed intellettuali, spetta
l’incombenza di metterle a profitto degli altri. Loro che hanno
ricevuto i talenti devono saperli restituire ed essere polo di
educazione religiosa per tutti coloro che ruotano nella loro sfera
esistenziale, anche come dipendenti. Ciò va molto oltre le
buone intenzioni ed il bene-agire. Si tratta di entrare in un
apostolato attivo che mette tutti sullo stesso piano: il povero
evangelizza il ricco ed il ricco evangelizza il povero non
secondo quello che “ha” materialmente, ma secondo quello che
“è” spiritualmente.
Ciò non vuol dire che la povertà economica debba essere
sottovalutata. Semplicemente deve essere considerata alla pari
di tutte le altre. Si eviterà così il rischio di riempire solo gli
stomaci e non le anime. Gesù stesso durante la sua
predicazione di massa si prendeva cura del benessere fisico di
coloro che lo ascoltavano. Noi dobbiamo fare altrettanto: “Pane
e Parola”.
51
b) Nella morale
La morale è ormai ridotta a pura morale individuale. Ognuno
si costruisce le proprie regole sia sul piano della stretta
convivenza civile, che sul piano individuale. Il riferimento
comune rappresenta una indicazione di massima a cui ci si
deve attenere, non tanto perché ci si perde, quanto per non
incorrere in sanzioni. Laddove non vi sono sanzioni, quella
diventa una zona franca dove si può spaziare con le proprie
libertà, anche se ciò comporta danno a qualcun altro. Il
problema non è “non fare del male, ma non essere perseguito”.
Le varie statistiche, tra cui anche quelle promosse dalla
Santa Sede, confermano quanto vado dicendo. Il piano etico è
andato completamente sconvolto e tutti possono fare tutto, fino
a collassare personalmente o a far collassare i sistemi di
convivenza.
Gli anziani non sono più un punto di riferimento per i
giovani.. Non sono più la saggezza impersonificata, le guide
certe del che fare. Spesso sono i primi diseducatori, sono i
primi a non credere che l’eredità più preziosa, dopo quella
spirituale, è quella morale (molto vicina alla prima). Diventano
dei veri sacerdoti degli idoli imperanti: successo, sesso, denaro.
Rimangono addirittura sconcertati quando figlio o nipoti si
dedicano al volontariato o ad opere umanitarie. Dove non si
guadagna nulla, il tempo è perso!
4. Nella vita spirituale
Siamo andati avanti in crescendo. Ecco allora la ferita più
profonda e più nascosta, quella che al giorno d’oggi si fa
sempre più fatica a riconoscere. Mille operazioni, in cui ci
sembra falsamente di riempirci, sono disponibili sotto varie
forme. Alla fine sono chimere che lasciano prostrati, disperati.
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Il dilagare della teomania
L’atteggiamento dell’uomo che sempre di più crede di poter
fare a meno di Dio, ha messo in atto un processo di
autodeificazione, creando uno smisurato pantheon. Un
pantheon gerarchizzato dove ognuno, dal più potente al più
misero, dal più colto al più ignorante, può godere di una propria
porzione di deità.
Questa teomania è talmente spessa e visibile, che
impressiona l’osservatore attento. I vari portatori di verità, in
fondo, sono solo dei “coppieri” che vanno a versare il vino
laddove la coppa è alzata. Questi sono gli dei mercificati del
nostro tempo, l’alternativa all’unico vero Dio che viene negato in
ogni dove.
Il misconoscimento di satana
Troppo poco si parla del demonio e per quel poco se ne
parla male. Tutti lo sanno, la più grande tentazione del demonio
è convincere della sua inesistenza. Ma oggi ci troviamo di
fronte ad una nuova mutazione satanica che è quella
dell’utilizzazione del sacro a propri fini. Il sacro, o presunto tale,
viene sbandierato come buono e desiderabile, ma solo nella
misura in cui esso si confà alle esigenze personali
dell’individuo. Ognuno può avere degli spazi sacri, avere i
propri riti, il proprio dio.
Il demonio oggi fa sorridere, ma chi crede veramente in Dio
sa quanto sia rischioso sottovalutarlo. I Padri della Chiesa non
mancano mai di fare menzione, nel loro magistero spirituale,
alle nefande conseguenze del sottovalutare l’azione demolitrice
di satana nei confronti dell’anima. Oggi nell’apostolato
dobbiamo fare i conti anche con questa componente, con tutti i
rischi che ne conseguono.
53
5. La risposta da dare agli uomini
Oggi il mondo si trova in uno stato di tale abiezione che una
dichiarazione, senza azione, rischia di dissolversi nello spazio
di un secondo. “Che fare?”, è la domanda assillante che deve
avere macerato Padre Jordan. Forse è proprio questa stessa
domanda che lo ha portato a fondare la Congregazione
dandole un marcato spirito apostolico, che vuol dire fondata
prevalentemente sull’azione. È proprio perché in quanto
salvatoriani siamo improntati sull’azione, che dobbiamo sapere
noi stessi, prima degli altri, che cosa fare di fronte a questa
situazione, quale risposte dare a chi ci chiede aiuto.
a) Di fronte alle ingiustizie
Nel momento in cui sto scrivendo questo lavoro, tutta la
Società del Divin Salvatore è unita ai confratelli colombiani per
la vicenda del sequestro di Padre Restrepo. La Colombia è un
paese lacerato da mille contraddizioni e la povertà è dilagante.
In un clima di illegittimità vengono perpetrate le peggiori
angherie nei confronti dei più deboli. Probabilmente il nostro
confratello si era posto in prima linea contro il sopruso e la
violenza, e questo atteggiamento aveva dato fastidio a
qualcuno. Armato solo del Vangelo e della fede in Dio e nella
Provvidenza, si è opposto come poteva al mondo dell’interesse.
Schierandosi a favore dei poveri e dei deboli.
In una sola parola, ha reso credibile per tutti i Salvatoriani
“l’opzione per i poveri”, dichiarata nell’ultimo Capitolo Generale
della SDS. Non solo una dichiarazione di principio, ma Vangelo
vivo “costi quel che costi”. Il Vangelo è contro il sopruso e
l’ingiustizia, fornisce a tutti, violentatori e violentati, gli strumenti
di conversione.
Non è possibile fare ciò, se si sta in silenzio. Il silenzio non
apparteneva agli Apostoli, come non era stato per Giovanni il
Battista.. Essere apostoli significa dare voce e gridare a più non
posso l’amore di Dio per gli ultimi e l’urgenza della conversione
per quelli che sono i primi su questa terra. In questa ottica il
54
silenzio o il compromesso assumono inevitabilmente il carattere
di connivenza e complicità. Fatta salva, ovviamente, una certa
pedagogia pastorale che spesso richiede tempi opportuni di
maturazione. Ma quanto avviene in Colombia, avviene anche
sotto i nostri occhi, nei nostri paesi. E non sono solo i
delinquenti a perpetrare le ingiustizie, anche lo Stato di diritto
talvolta diventa iniquo ed ingiusto. Che fare? Come
testimoniare il nostro credo? Da che parte stare?
Sul “come” si può sicuramente discutere, ma sul “che cosa”
fare, no! Ogni offesa alla dignità dell’uomo in quanto creatura
fatta ad immagine e somiglianza di Dio, ogni offesa alla vita ed
ai suoi principi, non può che essere denunciata senza mezzi
termini. E non valgono per questa veemenza le accuse di
integralismo, che sono la facile obiezione di chi vuole difendere
gli interessi dei potenti. La denuncia vale per tutti, anche per
coloro i quali dietro la loro povertà ripropongono, in piccolo e
secondo i loro mezzi, quello che i grandi ostentano in maniera
appariscente. L’ingiustizia non ha un nome preciso, varia di
volta in volta, e di volta in volta deve essere demistificata.
Solo così l’icona evangelica del Gesù silenzioso di fronte alle
accuse del Sinedrio e di Pilato si fa vera. Gesù era silenzioso
per se stesso, ma le parole gli uscivano a fiumi per gli altri. Allo
stesso modo dobbiamo fare noi.
b) Di fronte agli attacchi dei mass-media
Padre Jordan aveva capito perfettamente quanto fossero
potenti i mass-media e quanto fosse necessario utilizzarli a fini
apostolici. La buona stampa, una stampa moderna, che
utilizzasse gli strumenti della diffusione per fare arrivare
ovunque la Parola di Dio. Ma si era molto lontani dalle
possibilità attuali. Oggi i mass-media sono arrivati ad un livello
di invasività così dirompente che non basta più invocare una
azione di contenimento uguale e contraria. La stampa cattolica
è prospera in tutti i sensi, centinaia di migliaia di edizioni per
milioni di libri di buona letteratura cattolica, quotidiani,
settimanali, mensili, editi in varie lingue; emittenti radiofoniche e
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televisive. La domanda d’obbligo: è sufficiente tutto ciò? È
sufficiente mettere su di una bancarella un libro che forse andrà
a rifinire la già ricca biblioteca di qualche buon cristiano? Chi
altri lo acquisterà? Quali sono le possibilità di conversione di chi
è già caduto nella fatale attrazione di una televisione che offre
sicuramente programmi più allettanti? Potremmo avere
l’emittente televisiva più potente del mondo, ma se non si
agisce precedentemente sull’orecchio del ricevente, non serve
a nulla. Ecco allora che l’azione come è stata quella di Cristo
nella prima predicazione, è quella della denuncia prima che
della promozione.
Prima di tutto i falsi e negativi messaggi dei mass-media
asserviti alla logica del mercato e del consumismo, vanno
demistificati con chiarezza. Senza mezzi termini e senza paura.
La televisione, come tutti i mezzi moderni di comunicazione,
non è di per se stessa negativa, dipende dall’uso che se ne fa.
È quindi l’uso che deve essere selettivamente colpito, affinchè
coloro che si fanno risucchiare l’anima sappiano poi difendersi
e sappiano per che cosa optare.
Ma davvero degli Apostoli moderni non hanno proprio nulla
da dire sui contenuti dei mass-media? Non hanno nulla da dire
a quei fedeli, che pian piano, ma inesorabilmente non
crederanno più alle loro parole, perché crederanno a quelle più
comode e suadenti di qualche “talk-show man”. Un apostolo
deve sapersi confrontare oggi anche con questa realtà ed
imparare a non subirla passivamente. Deve saper dare parole
di vera libertà e di speranza.
c) Di fronte alla cultura neo-barbara
Le manifestazioni di barbarie, spacciate per modernismo e
progresso, sono talmente alla portata di tutti che è inutile fare
tanti esempi. Basta prendere un qualunque testo di bio-etica,
oppure sfogliare i giornali per renderci conto che mai l’umanità
ha raggiunto un tale livello di orrori. Né valgono le obiezioni
degli storici sui fatti di ferocia di cui sono costellati i secoli
precedenti. Infatti non è il fatto in se stesso ad essere mutato,
quanto il come viene agito, viste le possibilità distruttive
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derivanti dall’evoluzione dell’uomo. Per questo motivo dico che
non si è mai vista tanta ferocia e necrofilia come al giorno
d’oggi.
La cosa gravissima, poi, è che in maniera sottile e perversa
questa ferocia viene alimentata, mimetizzandola in contenuti
che sembrano dire il contrario. Per fare un esempio: in
televisione è ormai normale vedere delitti o atti di violenza
inaudita in diretta. Il giornalista affermerà che usa il suo diritto di
cronaca per fare in modo che questo non accada più. Il risultato
vero sarà invece che il vasto pubblico si sta desensibilizzando
alla vera violenza, diventando suscettibile di diventare attore in
qualunque momento. Pensiamo ai piccoli, ai bambini.
Comunque la ferocia non è solo della violenza esplicita. Vi è
anche un altro tipo di violenza, ad esempio quella del diritto. In
questi giorni in Italia abbiamo assistito ad una vicenda
emblematica. Una famiglia povera, ma dignitosa, si è vista
strappare sei dei nove figli dall’assistente sociale che li ha
affidati ad un Istituto Religioso di Suore. Non voglio soffermarmi
su quanto costeranno allo Stato questi bambini e quanto
sarebbe stato meno dispendioso dare un congruo sussidio alla
famiglia per tenerla unita, voglio invece sottolineare
l’opportunità che avevano le religiose di testimoniare il Vangelo
quantomeno con la non complicità, se non l’opposizione a
questa aberrazione e barbarie dei giudici. Una ferma azione di
condanna ed una energica presa di posizione evangelica
avrebbe sortito benefici effetti per tutti a partire dalla famiglia,
fino ad arrivare al sistema giudiziario. Anche qui i “senza voce”
non possono essere definiti apostoli. Meno che mai i conniventi.
Se vogliamo in ogni angolo della nostra città possiamo
assistere a questi fatti barbari in tutti i sensi. La loro denuncia è
il minimo dell’azione apostolica che rende credibile il Vangelo a
tutti.
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6. Il rapporto tra Religiosi e Laici Salvatoriani
L’unità di intenti tra religiosi e laici è stata la punta di lancia
dell’ideale apostolico di Padre Jordan. Oggi, per coloro che
sono nati dopo il Concilio Vaticano II o per quelli che lo hanno
vissuto come passaggio, non fa nessun scalpore una
affermazione di questo tipo, ma se pensiamo che stiamo
parlando di una intuizione vecchia di cento anni, le cose
cambiano.
Il rapporto non era gerarchico e non lo è neanche ora, visto
che in tutte le delibere dei Generalati si parla della promozione
di un Movimento Laicale Salvatoriano e della sua evoluzione in
senso autonomo.
Il termine ideale che si è trovato è quello di Famiglia
Salvatoriana, questo è un termine adulto che si confà
pienamente alle aspettative del laicato, anch’esso molto più
maturo rispetto al passato.
Il Laicato Salvatoriano si riconosce molto più nell’azione
apostolica piuttosto che nella, pur benemerita, vita mistica.
Pregare ed agire nel mondo, facendo del posto di lavoro, della
scuola, del Parlamento, dell’officina, ecc., luoghi di
evangelizzazione, è un ideale veramente originale. Questa
prospettiva non deve essere confusa con il coinvolgimento
attivo in politica, come ad esempio in Comunione e Liberazione
o con i movimenti politici legati alla Teologia della Liberazione.
La prospettiva salvatoriana è quella di sentirsi soggetti politici
che nella loro situazione di vita vivono, testimoniano il loro
essere cristiani ed il loro amore per Cristo.
È molto più facile unirsi a questo o quel movimento politico o di
promozione sociale, che farsi annunciatori di Cristo con le sole
armi del Vangelo e la propria identità. Vedremo nei prossimi
paragrafi che cosa significa essere attivi in senso evangelico.
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a) Uniti nell’apostolato attivo
Se non è intenzione del Movimento Laico Salvatoriano
quello di strutturarsi come un partito politico di ispirazione
cristiana, né come una sorta di organizzazione parasindacale, il
concetto di unità deve essere considerato in una accezione
molto particolare.
Il capitolo della Voce di Padre Jordan sull’unità è veramente
illuminante. Innanzitutto l’unità viene vista solo in una chiave
essenzialmente apostolica, ovvero operativa.
Solo all’inizio rileviamo la radice ontologica di dove si vuole
arrivare: “Con forze unite, con il desiderio di santificarsi e
santificare gli altri, di sostenersi a vicenda fisicamente e
spiritualmente, che gioia!” (Voce di P. J., p.148)
Anche se questa affermazione viene riferita alla nascente
Congregazione, nulla ci vieta di allargarla alla situazione attuale
della Società che vede presenti anche i Laici.
L’obiettivo quindi è quello di santificare e santificarsi, questo
è il perno dell’unità. Lo era allora, lo è più che mai oggi, vista la
consistenza delle sfide moderne.
Stabilito l’obiettivo cominciano le varie esortazioni operative:
“Se fossimo fortemente uniti ed offrissimo la nostra propria
volontà in sacrificio a Do, se marciassimo come compatta
falange contro l’inferno e tutti i nemici, che cosa non
otterremmo!” (Voce di P. J., p.149)
E poi ancora:
“Per conservare questa unità, questa concordia, questa pace
è necessario soprattutto che ognuno adempia bene al suo
lavoro coscienziosamente.” (Voce di P. J., p.150)
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Quindi: “Se è difettoso un solo membro spesso deve soffrire
l’intero organismo, come nel corpo umano”. (Ib.)
Un’altra esortazione valida per tutti è quella alla fiducia
reciproca ed alla correzione fraterna, di cui si fa sempre meno
uso. Si passa dall’omertà alla critica feroce:
“Un altro punto è questo: se uno crede che ci sia poca
fiducia verso di lui, deve andare proprio da colui al quale
interessa la cosa (parlare apertamente in modo che sia chiarita
e l’inconveniente sanato)” (Voce di P. J., p.152)
Il calore con cui Padre Jordan si riferisce al tema dell’unità la
dice lunga sulla importanza da lui riposta su questo tema. È
vero, è verissimo, una Chiesa disunita è una Chiesa fragile,
facile preda del maligno, è una Chiesa incapace di opere sante,
anche se le idee espresse dal singolo o dal gruppo sono sante
in se stesse.
Se nella pastorale il tema dell’unità richiama alla comunione
di tutti con il vescovo, sia presbiteri che laici, nell’attività
pastorale va avanti ugualmente grazie al resto della comunità
docente.
Non è la stessa cosa nell’attività apostolica. Essendo le
opere apostoliche inizialmente embrionali, la mancanza di unità
ha una valenza fortemente demolitrice su di esse, fino ad
arrivare, mancando la correzione, alla loro totale distruzione.
laici credono molto nell’unità ed intendono attuarla con ogni
mezzo anche il più doloroso. Si aspettano molto dai loro
pastori. Non c’è scandalo più grande che vedere i loro pastori
disuniti, non c’è sconcerto più grande del popolo di Dio che
vedersi oggetto di una azione pastorale ambigua,
contraddittoria o quel che è peggio, di una anti-pastorale.
Allora l’insegnamento del nostro Fondatore dice che tutti
siamo possibili oggetti di correzione fraterna, paritariamente
davanti a Dio. Nell’azione apostolica, che sia svolta da due
religiosi, un religioso ed un laico, oppure due laici, la fratellanza
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in Cristo impone che il clima di unità deve essere
assolutamente mantenuto e la correzione fraterna d’obbligo,
secondo i principio della fraternità cristiana, il principio della
reciprocità: Dice San Paolo: “Ricordatevi dei vostri capi, i quali
vi hanno annunziato la Parola di Dio; considerando
attentamente l’esito del loro tenore di vita, imitatene la fede” (Eb
13,7)
b ) Pronti alla lotta senza quartiere
Il nemico è astuto e forte, la potenza dei mezzi messi in
campo non lascia spazio a tante elucubrazioni. Padre Jordan
anche se era mite di sentimenti, diventava un leone quando
l’obiettivo era la salvezza delle anime.
I mezzi di informazione di allora erano limitati per tutti, anzi
se dovessimo veder la cosa con gli occhi di oggi possiamo dire
che la Chiesa di allora aveva più possibilità dei privati. Oggi i
rapporti di forza sono ribaltati.
Pur con una cospicua produzione, la stampa cristiana sta
diventando sempre più oggetto di attenzione degli addetti ai
lavori e meno mezzo di apostolato e strumento di conversione
di massa. L’invasione della cattiva cultura, il liberismo
galoppante, lo sfascio dei valori anche minimi, richiede un
impegno massiccio di nuovi apostoli. La lotta è veramente
senza quartiere. Diventa impellente elaborare nuovi strumenti
per una azione evangelica di massa a cui si associa una azione
di sostegno capillare.
Ma la prima azione di chi vuole essere seguace di Cristo,
passa oggi attraverso il vaglio della propria ri-evangelizzazione.
La lotta senza quartiere contro il maligno richiede uno sforzo ed
una assenza di compromessi tale che senza la forza del
Vangelo vissuto e testimoniato, ogni opera risulterebbe vana. I
mezzi, che la Provvidenza metterà a disposizione, verranno poi,
allorchè il cuore e la mente saranno pronti a recepire i segni
dello Spirito.
61
Il nemico, sia esso nei mass-media, nella politica, nella
cultura, deve essere affrontato con delle armi che siano pari. Il
silenzio di fronte a coloro che gridano a gran voce non è
un’arma, ma un segno di complicità e di paura. Occorre allora
gridare a gran voce il Vangelo per essere sentiti. C’è chi dice
che è suffciente fare nel silenzio, basta testimoniare. Altri
invocano solo la piazza.
Come il sacramento è “segno e strumento”, ed il segno
sacramentale è fatto di “parole e gesti”, alla stessa maniera
l’azione apostolica, che implica la lotta contro il maligno, non
può essere solo gesto o solo parole. Il laicato chiede di opporsi
alle provocazioni del mondo dando voce e corpo all’azione dello
spirito, gridando e testimoniando l’amore per Cristo Salvatore e
per le anime da salvare.
c) Rifiuto dei compromessi
Se fosse vissuto oggi Padre Jordan, se avesse respirato
l’aria di mobilitazione generale che vive la Chiesa postconciliare, avrebbe esultato di gioia e sicuramente si sarebbe
messo alla testa della sua compagine.
Tra le armi più affilate che il mondo utilizza per smantellare
la forza della Chiesa vi è il compromesso sotto varie forme: il
compromesso con la politica, il compromesso con i mezzi di
informazione, il compromesso con la gestione della cultura e
così via. È lecito chiederci se questa è una cosa buona? Io
credo che lo sia.
Quando qualcuno tenta di vivere pienamente il Vangelo e le
sue indicazioni, viene subito tacciato di integralismo.
L’integralismo non viene visto di buon occhio neanche dalla
stessa Chiesa Cattolica. L’analogia con l’integralismo isalamico
getta una luce fosca sui fautori di questa linea evangelica.
Chi scrive pur non potendosi definire integralista, non può
fare a meno di rimanere colpito dalle scelte coraggiose di
alcuni, troppo pochi purtroppo rispetto ala grande massa di
62
cristiani. E ancora non posso fare a meno di pensare che
l’opzione evangelica sia alla fine assolutamente integralista..
Pur con tutta la dolcezza dell’invito, non lascia via di uscita.
Padre Jordan offrendo ai laici una strada fino allora intrapresa
solo dai religiosi, in fondo precorreva un impegno che oggi
potrebbe essere definito integralista. Il ricco che si prende cura
dell’educazione religiosa dei suoi domestici, il proprietario della
fabbrica che pone attenzione all’istruzione religiosa dei suoi
dipendenti, ma anche il contrario, il domestico che si fa
interprete del Vangelo davanti al suo datore di lavoro e l’operaio
di fronte al padrone, visti nell’ottica di allora equivalgono a
quanto alcuni movimenti hanno realizzato un secolo dopo (ad
esempio neo-catecumenali).
Anche i laici di oggi, come quelli di allora, non possono che
vedere e rimanere affascinati da questa proposta
marcatamente evangelica in cui non esistono mezze misure.
Diverse sono però le modalità di raggiungere gli obiettivi
prefissi che richiedono, secondo il principio di realtà, tempi e
modalità dilatati, ovvero il saper attendere e soffrire. Infatti non
è compromesso aspettare che il nostro interlocutore maturi le
proprie scelte e le proprie decisioni, che raggiunga nei tempi di
Dio, la propria conversione. Forse in questo tempo si deve
saper accettare quanto può venire di buono da una situazione o
da una persona in cammino.
L’opzione salvatoriana rimane però una opzione radicale fin
dal suo principio, qui sta la sua forza e qui sta la sua novità:
saper conciliare i tempi, i modi e l’assenza di compromessi.
d) Pronti all’estremo sacrificio
Così scriveva Padre Jordan a proposito del sacrificio
nell’apostolato: “Se vogliamo cose grandi, dobbiamo essere
preparati a seguire il Salvatore non soltanto sul Tabor, ma . no
al Calvario” (Voce di P. J., p. 237)
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A questa affermazione grave e potente segue poi quella che
viene riportata anche nel Diario Spirituale: “Solo all’ombra della
Croce crescono le grandi opere di Dio” (D. S., p. 153)
Se non è facile pensare al sacrificio nell’apostolato,
figuriamoci poi se è possibile pensare all’estremo sacrificio. Le
frasi di Padre Jordan, riportate sopra, non lasciano dubbi su
come egli avesse ben compreso il messaggio di Gesù a
proposito della sequela. I Santi Apostoli ed i Santi Discepoli sui
quali si è fondata la Santa Chiesa, lo avevano capito alla stessa
maniera. Non c’è apostolato efficace se non si parte da questa
propensione d’animo, essere pronti anche all’estremo sacrificio.
Senza di questa le decisioni soggiacciono alle leggi della
psiche che sono notoriamente economicistiche, ovvero le leggi
della minor spesa e del minor sforzo. Nell’apostolato questa è
la posizione della fuga e della paura. La razionalità penserà ad
imbellettare ed a dare una spiegazione logica alla nostra
incapacità di metterci totalmente alla sequela di Cristo.
Padre Jordan ha rischiato la vita! Non davanti al plotone di
esecuzione o per mano di uomini violenti, ma spendendo tutto
di sé, fino all’ultimo sprazzo di energia in suo possesso. Fino ad
arrivare ad esaurirsi per amore di Cristo. Non è anche questo
estremo sacrificio? Non è stramazzato al suolo fulminato da un
infarto solo per la forza del suo cuore, ma il resto era stato
speso tutto.
La capacità di sopportare la sofferenza era notevole, ma non
infinita. Essa traspare vivamente nelle parole del Diario e ne da
una immagine tenera e sublime, sicuramente di un uomo molto
amato e prediletto dal Signore.
7. La Chiesa del futuro, o è la Chiesa martire o è il
nulla.
Associare i Laici alla Chiesa martire, quando siamo avvezzi
a ricordare i martiri solo nella Liturgia delle Ore, fa veramente
sorridere. Questo è quello che è avvenuto quando al Convegno
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Internazionale per la Postulazione di Padre Jordan ripresi il
tema di questo paragrafo. Molti Padri sorrisero e pensarono ad
una qualche mia esaltazione Eppure nulla mi è più chiaro oggi.
Di fronte agli attacchi del maligno non rimane che la sequela di
Cristo sulla Croce per dare, come agli inizi del cristianesimo,
forza alla nostra azione evangelizzatrice. Il sangue dei martiri
ha sostituito milioni di omelie stantie e scontate. Tutti lo sanno,
ma è scomodo testimoniarlo.
Lo aveva capito invece molto bene Papa Giovanni Paolo II
quando aveva deciso di andare a Sarajevo. I laici, il popolo di
Dio, erano tutti con lui, il clero (il Vaticano) lo ha frenato.
Perché? Si dice per evitare un eventuale spargimento di
sangue di persone innocenti nello stadio di Sarajevo.
Mentre si voleva evitare questo, migliaia di persone
continuavano a morire silenziosamente per mano dei cecchini o
per i bombardamenti. Morivano senza testimoniare nulla. Non
sapevano forse coloro che sarebbero accorsi per stare vicino al
loro Papa, il rischio che avrebbero corso? Certamente si, ma
volevano stare insieme al Santo Padre e forse morire con lui,
dando un senso anche al loro martirio. Se qualcuno ci avesse
detto: “Fratello, il tuo sangue farà finire questa atroce guerra”,
quanti si sarebbero fatti avanti? Il nostro Papa, forse lo aveva
già pensato. Mi piace crederlo, perché è il mio Pastore, perché
il successore di Pietro deve essere coraggioso alla stessa
maniera, e in fondo perché, come avrebbe detto Jordan, “lo
amo tantissimo”.
65
SPIRITUALITÀ SALVATORIANA
UN CONCETTO PIÙ VASTO
ED INCLUSIVO
CHE ALTRI CONCETTI
A cura di
Arno Boesing SDS
Conoscere e vivere la spiritualità specifica dell’Istituto
Religioso è fondamentale per l’efficacia della sua missione nella
Chiesa e nel mondo. La mancanza di vigorosa spiritualità
indebolisce nei membri il senso dell’appartenenza e spesso
rende impossibili gli sforzi per l’unione. Durante la sua vita, P.
Francesco Jordan stesso, si dolse perchè molti Salvatoriani
invece di approfondire e vivere la spiritualità della Società,
cercavano fuori ed erano ispirati da altri Istituti Religiosi.1
Se noi Salvatoriani vogliamo rinnovare la nostra vita e la
nostra missione, è assolutamente necessario per noi scoprire,
approfondire ed amare la nostra spiritualità. Tutto il nostro
lavoro di rinnovo sarà di poco valore se non è guidato da una
spiritualità che sia specificamente la propria. Negli “annales
SDS”, il secondo superiore generale salvatoriano, P. Pancratius
Pfeiffer, scrisse e pubblicò alcune riflessioni sulla spiritualità
salvatoriana.2 Da allora, più per il danno della nostra identità
salvatoriana come pure per la vita del nostro carisma, della
spiritualità e della missione, molto poco è stato fatto per
elucidare chiarire e sistematizzare la comprensione della nostra
specifica spiritualità salvatoriana. In realtà è molto difficile
essere fedeli a una missione e incarnare una spiritualità che è
poco nota. Un religioso senza una chiara consapevolezza della
sua missione è un religioso senza identità.
Per motivi personali, mi piacerebbe condividere con l’intera
Famiglia Salvatoriana (donne e uomini, laici e religiosi) alcune
delle riflessioni che hanno preso piede all’interno della
66
Commissione Internazionale del Carisma in Roma. Ciò che
condivido qui è il risultato di anni di ricerca e di studio da parte
del CIS (Commissione Inter - Salvatoriana).3 Ovviamente,
questo articolo è un riassunto che richiederà ulteriori sviluppi e
approfondimenti.
1. Spiritualità cristiana
La spiritualità cristiana è un vasto argomento. Include molti
aspetti e molte sfide che derivano dalla vita e dal messaggio di
Gesù Cristo. È difficile o addirittura impossibile, definirlo. In più,
ogni definizione risulterebbe inadeguata Ciò che si può fare,
tuttavia, è descriverlo in vari modi. Abbiamo molta familiarità
con alcune delle classiche descrizioni della spiritualità:
Identificazione con la volontà del Padre
Vita condotta dallo Spirito
Vita di grazia
Seguire Gesù Cristo
Queste e altre descrizioni sono certamente corrette, sebbene
incomplete. Esse descrivono aspetti complementari. Per essere
autentici, ogni descrizione della spiritualità Cristiana deve
incominciare sempre con il seguire Gesù. In effetti è Gesù che
ci rivela il Padre. È Gesù che ci manda lo Spirito Santo... .
D’altra parte, Gesù si presenta come la Via da seguire, la Verità
che deve essere accettata e la Vita che deve essere vissuta. La
spiritualità cristiana trae origine nel Battesimo e consiste,
essenzialmente, nella crescente identificazione con Cristo nel
suo mistero pasquale.
Le attuali esigenze nel seguire Gesù, si fanno sentire
all’interno della storia e all’interno degli eventi che
concretamente caratterizzano l’esistenza umana. In questo
senso, la spiritualità cristiana è storica e fondata sulla realtà
vissuta dalle persone. Gli eventi della vita puntano sui valori
evangelici che, nella vita reale, indicano la via per seguire
Gesù. A causa della diversità dell’esperienza storica, diversi
67
valori ed enfasi emergono come importanti. Ció risulta nelle
diverse spiritualità in tempi diversi e in posti diversi.
Cosi’ all’interno della stessa spiritualità cristiana, è possibile
per diverse spiritualità elevarsi, anche se, fondamentalmente
esiste solo una spiritualità cristiana ispirata da Gesù Cristo.
Ogni giorno, in ogni situazione concreta, sperimentiamo la
chiamata alla conversione in modi diversi. Così, sorgono diversi
sentieri che portano a seguire Gesù Cristo. In questo senso,
all’interno della singola spiritualità cristiana, esistono diverse
specifiche spiritualità cristiane. Non sono essenzialmente
diverse l’una dall’altra, poichè hanno la stessa origine e identità.
I Vangeli ci mostrano che Gesù stesso presenta i suoi
seguaci con due modi diversi di seguirlo. Gli Apostoli sono
chiamati a seguirlo più intimamente, lasciando ogni cosa:
professione, famiglia, beni... . Gli altri discepoli lo devono
seguire mentre restano nel mondo, con le loro famiglie,
praticando le loro professioni, ecc. Le persone con diversi stili di
vita e diversi impegni, vivono la stessa spiritualità fondamentale
in modi diversi. Così parliamo di una spiritualità contemplativa,
di una spiritualità matrimoniale, di una spiritualità misionaria
apostolica...
2. Spiritualità salvatoriana
Con un fondamento nella spiritualità cristiana, come pure nei
valori propri della vita religiosa, in particolar modo gli specifici
valori salvatoriani, possiamo parlare anche della spiritualità
salvatoriana. Il nostro Fondatore percepì la necessità di una
missione speciale nella vita della Chiesa e per questa ragione
fondò la Famiglia Salvatoriana. La spiritualità salvatoriana in sè,
sussiste nella misura in cui espletiamo il nostro carisma
salvatoriano e la nostra missione. Man mano che il carisma e la
missione si trovano alla base, si nutrono e caratterizzano la
nostra vita spirituale, si può parlare di una spiritualità
salvatoriana. Nella misura in cui il carisma salvatoriano e la
missione penetrano nella vita apostolica e spirituale,
68
costituiamo una comunità cristiana con la sua specifica
spiritualità.
Come il carisma e la missione, la spiritualità salvatoriana è
anche un concetto vasto che include tanti altri concetti. Se ne
può parlare usando cinque punti base di riferimento:
1. Cristo nostro modello
2. Essere Salvatoriano
3. Azione salvatoriana
4. Metodologia salvatoriana
5. Amore inclusivo (Universalità)
2.1 Cristo Salvatore, nostro modello
La spiritualità salvatoriana è totalmente incentrata in Cristo
Gesù, Colui che è consacrato (Cristo) per essere il Salvatore
Gesù. P. Jordan è molto chiaro quando afferma, “Egli (Cristo
Gesù) è il nostro consigliere”.4 Ed insiste: “ lascia che questo sia
il nostro motto: Devo diventare come il mio modello divino”5
L’Ispirazione , il modello della nostra spiritualità salvatoriana
è Cristo Salvatore. Per noi, Lui è il Cristo; cioè l’unto, colui che
è stato consacrato, colui che è stato mandato per essere Gesù,
cioè il Salvatore. È il nostro esempio, per eccellenza, Colui che
ispira la nostra via nell’essere e nel fare. Egli ci rivela l’immenso
amore del Padre che desidera che tutti siano salvati.6 In Lui si
rivela la gloria di Dio Salvatore. “ La Parola si fece carne e
venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria,
gloria come di Unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità”.7
È Gesù Salvatore che integra tutti gli elementi
dell’esperienza umana, garantendo la nostra unità. In Lui e con
Lui, scopriamo la nostra identità salvatoriana. Da Lui impariamo
a dare noi stessi con amore: “Ma spogliò se stesso assumendo
la condizione di servo e diventando simile agli uomini, apparso
in forma umana.”8 Alla luce della sua missione come Salvatore,
diventò povero, casto , obbediente, e ha formato una comunità
con i suoi Apostoli. Ha liberato se stesso dalle possibili catene,
69
indirizzando la sua intera vita verso la sua missione di salvare
tutte le persone.9 Con l’obiettivo di trovare la forza per essere
fedele fino alla fine, cercò di restare in unione costante con il
Padre, anche trascorrendo intere notti in preghiera.10
Ispirati dal nostro consigliere Gesù Cristo, e attraverso
l’amore salvifico del Padre rivelato in Lui, ci impegniamo
attraverso la professione dei consigli evangelici, assumendoci
la sua vita di povertà, castità obbedienza e apostolato.11
Seguendo il suo esempio, cerchiamo di mantenere un sano
equilibrio tra contemplazione e azione.12 Chiamati, attratti e
finalmente affascinati da Lui, ci impegniamo in una vita di fede
71 e servizio all’interno della comunità, sempre alla luce della
missione del nostro Salvatore.13
Nello sforzo quotidiano di incarnare l’esempio di Cristo
Salvatore, troviamo in Maria, la Madre del Salvatore e Regina
degli Apostoli, come pure negli Apostoli stessi, esempi preziosi
e intercessori.14 Con Maria, l’umile Serva del Signore, piena di
grazia, glorifichiamo Dio per le meraviglie che ha realizzato nel
profondo del nostro essere.15 Maria e i santi Apostoli, unti dallo
Spirito Santo, ci ispirano a seguire il Salvatore.16 Con loro
esclamiamo nella pienezza del nostro essere. “Il Padre ha
mandato il Figlio come Salvatore del mondo”.17
2.2. L’essere del Salvatore – Il nostro essere Salvatoriano
Seguendo l’esempio di Cristo Salvatore, il centro primario
della spiritualità salvatoriana è la rivelazione di Dio Salvatore18
nella totalità del nostro essere e della nostra azione. Ogni cosa
dovrebbe proclamare l’amore di Dio Salvatore, poichè è questo
soprattutto che siamo chiamati ad incarnare nella nostra vita
quotidiana e comunitaria.
Riferendosi alla missione salvatoriana, il Fondatore parla
della proclamazione della gloria di Dio.19 Si riferisce
continuamente alla gloria di Dio nel suo Diario spirituale.20 Spinti
dallo Spirito Santo, siamo chiamati a glorificare dappertutto, Dio
il Padre, suo Figlio Gesù Cristo, e lo Spirito Santo.21 In altre
70
parole, siamo chiamati “a rivelare a tutti e a glorificare
dappertutto Dio il Padre, suo Figlio Gesù e lo Spirito Santo”.22
Parlando ai laici della Società, Jordan afferma la stessa cosa in
una lingua più accessibile a loro. “...aspiriamo a rivelare Dio al
mondo, Uno e Trino. Il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo.”23
Gesù Cristo il nostro modello, non solo rivela il Padre
attraverso le sue parole e le sue azioni ma anche attraverso il
suo intero modo di vivere e di agire. Ogni cosa in Lui rivela
l’amore di Dio il Salvatore. Qualsiasi cosa sia o faccia mira alla
realizzazione della sua missione. “Io ti ho glorificato sopra la
terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare.”24 Non solo
rivela il Padre nelle sue attitudini ma è anche la rivelazione
personale del Padre. “Se conoscete me, conoscerete anche il
Padre.”25 “...chi vede me, vede Colui che mi ha mandato”26 Gesù
è uno col Padre. “io sono nel Padre e il Padre è in me.” 27 Noi,
come persone caratterizzate da una sete per l’assoluto nel Dio
Salvatore, siamo chiamati a seguire Gesù il Salvatore e
proclamare a tutti il suo amore salvifico e liberatore.
Così come il nostro modello, Cristo Salvatore, che è uno con il
Padre, noi siamo chiamati a scoprire l’integrazione della nostra
intera persona nella contemplazione e nell’azione, spogliandoci
di tutto ciò che non è eterno, di tutto ció che non riflette il nostro
divino modello. Solo in questo modo saremo segni viventi
dell’amore salvifico di Dio, capace di attrarre gli altri a Lui e alla
sua missione. “ Come tu Padre sei in Me e Io in Te siano
anch’essi in noi una cosa sola perchè il mondo creda che tu mi
hai mandato.”28 Infatti, l’effettività della nostra missione
salvatoriana nel mondo dipende dalle nostre capacità pratiche
nell’essere segni rivelatori dell’amore di Dio Salvatore. “Nella
sua grande grazia il Divin Salvatore ci ha chiamati a diventare
immagini di Lui stesso, a diventare quanto più possibile simili a
Lui... a diventare santi”.29
È commovente vedere come P. Francesco Jordan spinga se
stesso a vivere tutto ciò che ci raccomanda. Si autoincoraggia.
“Guarda ogni cosa alla luce della fede. Fà che in qualsiasi cosa
che pensi, dici, e fai, sii guidato dalla fede. Vivere proprio con la
71
fede.”30 È consapevole che la liberazione personale è il risultato
combinato dell’azione di Dio e dei nostri sforzi umani.. Per
questa ragione, sollecita i primi membri della Società: “Siate
uomini di preghiera”.31 “Imitate perciò il Salvatore, siate uomini
di preghiera. ..Con questo darete gloria a Dio. I nostri tempi
hanno bisogno di uomini di preghiera...”32 In più per se stesso
propone sette ore di preghiera quotidiana.33 Con questa
esperienza profonda di Dio come punto di partenza, si capisce
l’ardente zelo apostolico del nostro Fondatore.34
2.3. L’azione del Salvatore – L’azione salvatoriana
La nostra azione apostolica o il nostro apostolato prende la
sua ispirazione dall’azione di Cristo Salvatore, che viene per
concedere la vita eterna in abbondanza a tutti.35 P. Jordan
punta su Gesù e dice: “Pensa a quello che il Salvatore ha fatto
per la salvezza delle anime. Pensa a come i santi Apostoli in
modo particolare S. Paolo abbiano lavorato per la salvezza
delle anime.36 “Con obbiettivo di realizzare il regno di Dio, è
necessario che quelli che Dio ha chiamato ad abbandonare
ogni cosa, che veramente proclamino Gesù Cristo attraverso le
loro parole e la testimonianza della loro vita.”37 In un’altra
occasione il Fondatore insiste per se stesso: “...cosicchè tutti
possano essere impregnati della tua sacra dottrina e che io alla
fine, bruciando con la tua carità, possa versare la mia vita per
Te, cioè, per la tua gloria. Amen.”38 Seguendo il Signore, i nostri
grossi sforzi dovrebbero riflettere la duplice dimensione della
proclamazione della salvezza: rivelare Dio Salvatore nella
pienezza del nostro essere attraverso la testimonianza e
l’azione; e salvare, per liberare; cioè fare in modo che la vita sia
perpetua, eterna.
Prima di proporci la nostra missione, Jordan insiste per se
stesso: “Non dimenticare le meravigliose opere di Dio... In tutte
le tue azioni e nel tuo comportamento, significativo o no, lascia
che il tuo motto–guida sia: Tutto per la grande gloria di Dio...e
per la salvezza delle anime.”39 E si rivolge anche a noi: “Siamo
chiamati a lavorare per la salvezza delle anime. E come
72
possiamo lavorare se non abbiamo zelo?...Siamo chiamati per
essere il sale della terra e la luce del mondo”40
L’obiettivo della nostra missione salvatoriana è la salvezza o
la liberazione della persona umana. In altre parole, la vita
eterna; cioè vita che incomincia qui e ora, e trascende la vita
terrena.”Questa è la vita eterna: che conoscano Te, l’unico vero
Dio, e Colui che hai mandato, Gesù Cristo.”41 “Colui che crede
ha la vita eterna”.42 Cristo Salvatore ci dimostra che la vita
eterna ha luogo non solo attraverso le “opere” ma anche
attraverso la conoscenza;43 cioè, essere quello che si butta
nell’azione. Con l’intera Chiesa, facciamo in modo che il
Salvatore e il suo salvifico messaggio sia conosciuto da tutti,
cosicchè incarnandolo possano possedere la vita eterna.
L’azione del Salvatore è caratterizzato da un triplice sforzo:
discernimento della volontà del Padre, con l’obiettivo di rivelarlo
attraverso la sua missione, rivelazione del Padre e del suo
salvifico amore per tutti; e sensibilità alla sofferenza umana,
specialmente tra gli emarginati dalla società.
Seguendo l’esempio del nostro modello, Gesù Cristo,
Salvatore del mondo, la nostra predica incomincia
dall’esperienza vissuta. “quello che abbiamo veduto e udito, noi
lo annunziamo anche a voi, perchè anche voi siate in
comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col
Figlio Gesù Cristo.”44 Perchè “noi vedemmo la sua gloria, gloria
come di Unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità”45
Man mano che incarniamo i valori del Vangelo nella nostra
vita, seguendo l’esempio del Salvatore, necessariamente li
radiamo agli altri. Allo stesso modo, per la sua propria natura è
lievito che fermenta e luce che illumina.46
L’esempio degli Apostoli, nel loro tempo, era radicato nella
vita di Gesù nei nostri giorni, siamo chiamati ad evangelizzare
attraverso la nostra vita e il nostro lavoro, mostrando a tutte le
persone la bontà e l’amore di Dio per tutti.47
73
Possiamo capire perchè P. Jordan insisteva così spesso
sulla completa disponibilità, sullo zelo apostolico e sull’amore
che salva. “Perciò di nuovo, vi raccomando zelo per le anime”48
Il vero zelo apostolico prende la sua ispirazione e il suo
nutrimento dall’esperienza dell’amore di un Dio che salva qui e
adesso. “Anche se parlo le lingue..., ho il potere della
profezia..., distribuisco i miei beni agli affamati..., consegno il
mio corpo per essere bruciato, se non ho amore, non guadagno
niente.”49 L’esempio del nostro modello, Gesù Cristo, ci chiama
anche ad una speciale attenzione per il povero e per quelli nel
bisogno: “Quando vediamo i poveri, gli abbandonati, il più
piccolo degli uomini, dobbiamo vedere in lui un ‘anima
immortale per la quale Cristo morì e ha lasciato cadere l’ultima
goccia del suo sangue.”50
2.4 La Metodologia del Salvatore - La nostra metodologia
L’approccio che dovrebbe caratterizzare la nostra vita e
l’apostolato trova anche la sua ispirazione nel nostro modello
Gesù Cristo. “Possa ognuno di voi essere capace di dire, non
importa dove si trovi, ció che S. Paolo disse di sè: ’Vi esorto
dunque, fatevi miei imitatori.’51 Così eserciterete un grande
potere di attrazione.52
Se si leggono gli scritti di P. Jordan che si riferiscono alla
missione
salvatoriana,
notiamo
una
caratteristica
impressionante: la chiamata insistente a formare persone laiche
ad essere apostoli o coinvolgere sempre più persone.53
Guardando al futuro del suo gruppo, egli immagina: “Oh santi
Apostoli, affrettatevi attraverso il mondo, ed evangelizzatelo
tutto! Oh, zelo inscrutabile! Quante volte sei stato disprezzato e
messo da parte con la scusa che tu significhi qualcosa solo per
i pochi eletti!54 Nella persona di Gesù Cristo, il Padre rivela al
mondo il suo immenso salvifico amore. Gesù si è incarnato per
rivelare la bontà e l’amore di Dio Salvatore per tutte le
persone.55
Siamo chiamati per seguire l’esempio del Salvatore, usando
lo stesso approccio che Lui, il nostro maestro e Signore, ha
74
usato. Colui che è la luce del mondo,56 ci dice anche:”Voi siete
la luce del mondo...”57 Sappiamo che Gesù non ha scelto di
agire da solo. Dall’inizio della sua vita pubblica, chiama persone
che lo seguano e che siano suoi discepoli. Chiama, persuade,
motiva, e prepara le persone. E fa di loro i suoi seguaci, guide e
successori per continuare la sua missione. Gesù chiama i
dodici, che imparino da lui. Essi vanno da lui. Egli insegna,
forma e li manda avanti.58 Li previene contro ogni inevitabile
persecuzine.59 Li incoraggia a parlare apertamente senza
timore.60 Egli dice loro semplicemente che per seguirlo è
necessario negarsi a se stessi.61 Li manda avanti come suoi
rappresentanti.62
E confida loro la sua missione.63 E poi continua ad
accompagnarli attraverso il suo Spirito, che insegna tutta la
verità.64 La più importante metodologia di Gesù che siamo
chiamati ad apprendere è l’apprezzamento e l’amore della
persona umana. È la persona che è al centro della sua predica,
a cui dirige tutta la sua azione salvifica. Con i suoi discepoli,
Gesù ha creato una comunità che era incentrata in lui come
persona. Egli, Gesù, è il centro di gravità nelle vite dei discepoli,
il loro destino e il loro stile di vita. È sopratutto attraverso la sua
esperienza vissuta che forma i suoi discepoli. Proponendo il
regno di Dio, Gesù si presenta come l’esempio da seguire.
Proponendo le beatitudini,65 esprime la propria esperienza e la
spiritualità Nella sua missione con la gente, Gesù insegna,
cura, ha compassione, perdona...Anche se la sua vita è piena
di queste attività formative dirette verso la gente in generale e
specialmente verso il povero, non abbandona la specifica
formazione degli Apostoli. Mette da parte una buona porzione
del suo tempo per l’istruzione e l’allenamento, dando loro
speciali spiegazioni.66 Gesù educa non solo insegnando ma
anche con il suo modo di essere Maestro.67 Gesù non nasconde
i requisiti esatti che propone per quelli che lo seguono. Chiede
che essi non siano solo studenti ma anche servi, seguendo
l’esempio del maestro.68 Egli chiede impegno nel seguirlo,69
nell’incertezza,70 attraverso i giudizi71 e ovunque voglia andare.72
La fede rappresenta un valore fondamentale per Gesù. “E
non essere più incredulo ma credente... Beati quelli che pur non
75
avendo visto crederanno!”73 E in un’altra occasione: ”Perchè
avete paura uomini di poca fede?”74 La preghiera costituisce un
elemento centrale nella relazione di Gesù con il Padre e con gli
uomini. Insegna ai discepoli a pregare come Lui prega.75 Il
grande comandamento tra i seguaci di Gesù è l’amore:
“Rimanete nel mio amore”76 “Non c’è amore più grande che
questo: perdere la propria vita per quella di un amico.”77 Gesù
deve sempre essere il primo amore nella vita del discepolo.78
Questo implica rinunce, addirittura la croce. “Se qualcuno vuole
venire dietro di me rinneghi se stesso...”.79
Ispirati dall’esempio del Salvatore e dei suoi Apostoli, che
sono impegnati nella formazione di discepoli che lavorino con
loro ed eventualmente nella loro missione, anche noi siamo
chiamati ad assumere questa caratteristica nella nostra
missione salvatoriana. Dobbiamo coinvolgere gli altri80 facendo
uso delle stesse dinamiche del Maestro,81 applicando la sua
metodologia con l’obiettivo di guidare gli altri ad un impegno.
Perció come Salvatoriani, religiosi e laici, non possiamo agire
da soli o in isolamento. Abbiamo bisogno di unire le nostre
energie, 82 coinvolgere83 e formare gli altri con l’obiettivo di
attivare la loro partecipazione e comunione.
Jordan ci invita ad annunciare il Salvatore e la salvezza,
lasciandoci ispirare dalla “Carità di Cristo”,84 permettendo a noi
stessi di essere contagiati dall’amore che salva. In questo,
capiamo perchè P.Jordan insiste così tanto sull’amore come
elemento fondamentale nella nostra spiritualità.85 Per questa
ragione, comprendiamo anche la grande fiducia di P. Jordan
nella Divina Provvidenza come anche la sua fiducia negli altri,
affidando loro delle responsabilità. Potremmo vedere le
persone attraverso gli occhi del Salvatore, insegnare come ha
insegnato Lui, coinvolgere loro come ha coinvolto Lui,
evangelizzare come ha evangelizzato Lui, usando gli approcci
che ha usato Lui.
76
2.5 L’amore inclusivo del Salvatore – Il nostro amore
inclusivo
Lo spirito del Salvatore si basa su un amore inclusivo che
desidera la salvezza per ciascuno. Questo amore inclusivo o
universale è una caratteristica basilare della nostra spiritualità
salvatoriana. La gloria di Dio è la salvezza di tutti gli uomini e di
tutte le donne. Ciò che è importante è la persona che deve
essere salvata. “Ma l’amore, posso dire, dovrebbe essere come
quello di una madre verso un figlio. Deve essere vero, pronto
per fare sacrifici, paziente, attento, ....Deve abbracciare tutto...
Se il nostro amore è da Dio, allora dobbiamo amare tutti....
L’amore universale è specialmente e specificamente per la
nostra Società”86 “Cristo è morto per tutti; e per questo, la nostra
Società possiede un carattere universale....87 “Perciò, aprite
largamente i vostri cuori e sforzatevi di essere in tutto, con
l’obiettivo di vincere tutto per Cristo.”88
Così ispirati dall’amore di Cristo che salva,89 cerchiamo di
includere persone, senza distinzione di razza, colore, classe,
nazionalità o attività apostolica, non sempre “nostra”. Ne risulta,
che accogliamo ogni attività, che corrisponde ai reali bisogni
della Chiesa e della gente. Nel fare questo, siamo attenti alle
circostanze concrete del tempo e del luogo, optando sempre
per “i piccoli”90 , cioè, i poveri. La nostra vita apostolica è
guidata dalla bontà e dall’amore di Dio per tutti, rivelato nella
persona del Salvatore.91 Questo aiuta ad essere fedeli
all’insistente istanza del Fondatore che emerge dalla profondità
del cuore apostolico: “Voglia Dio che possa salvare tutti!”92 “in
tutti i modi e con tutti i mezzi.”93 Ognuno dovrebbe essere
esecutore della trasformazione, accogliere tutti, fare uso di tutti i
modi e di tutti i mezzi che l’amore di Cristo ispira.94
Perciò siamo chiamati a lavorare per la liberazione e la
salvezza di tutte le persone senza distinzione, ed anche in tutta
la sua dimensione. Perchè questo accada, dovremmo includere
tutti; cioè il più grande numero possibile. Avvolti dall’amore di
Cristo che salva, cerchiamo di sviluppare dinamicamente tutte
le possibilità di vita permanente, (eterna). Per questo lavoriamo
77
sempre per la pienezza di tutta la persona umana. Siamo
aperti a tutti e in principio facciamo uso di tutti i modi e i mezzi
che l’amore di Cristo ispira.95 Nella misura in cui sappiamo
relativizzare tutto quello che non è per la gloria di Dio e la
salvezza del mondo, siamo segnati dalla semplicità di vita. Più
cresciamo nei valori eterni, più semplici diventiamo. Questo
richiede il costante rigetto dei valori contrari, così proclamati ed
esaltati dal mondo che ci circonda. La fedeltà alla missione
richiede il suo prezzo nella sofferenza. “Il nostro santo
Redentore si è incarnato, ha assunto una vita di sofferenza, ha
accettato una passione dolorosa e la morte con l’obiettivo di
salvarci. E la sola missione che confida ai suoi Apostoli è la
salvezza degli esseri umani”96
Qui, vediamo la chiave per comprendere l’ascetismo della
croce così caratteristica nella vita e nel lavoro di P. Jordan. È
convinto che “le opere di Dio prosperano solo all’ombra della
croce”97 Per lui la croce è una potente espressione d’amore
salvifico e uno strumento di liberazione.98 In verità la croce è
una condizione indispensabile per seguire Cristo. “Se qualcuno
vuole venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua
croce e mi segua,”99 È il prezzo dell’amore più grande.100
L’amore e la croce viaggiano insieme e si complementano a
vicenda.. Entrambi sono inerenti alla vita ed entrambi sono
strumenti di salvezza. Quanto più uno ama la vita e quanto più
soffre quando è minacciata o soppressa, tanto meno sente il
peso della propria sofferenza. L’amore libera. Il mio giogo è
dolce e il mio fardello è leggero”101
Note
1 “Ogni istituto ha il proprio spirito; e proprio quando qualcuno devia da esso, si
trova sulla strada sbagliata. Un albero di mele non è un albero di pere. E un
francescano non è un domenicano, un Gesuita non è un trappista.” (EA, p. 94)
2 Salvatorianer Chronik, anno 3°, numero 3, 1 maggio 1919 e seguenti.
3 CIS (collaborazione inter – salvatoriana): Questo è il nuovo nome del CIP
(Collaborazione inter – provinciale). Con l’inizio dell’associazione del Divin Salvatore (I
Salvatoriani Laici), il nome fu cambiato durante l’assemblea generale, nel novembre
78
1990. CIS rappresenta gli sforzi della collaborazione delle quattro unità nel
Brasile:Associazione del Divin Salvatore;Suore del Divin Salvatore – Provincia di S.
Paolo Suore del Divin Salvatore –Provincia di Santa Caterina; e Società del Divin
Salvatore Padri e Fratelli.
4 EA “Er ist unser Vorbild”. Questa frase è stata lasciata fuori dalla traduzione in
inglese ma si può trovare nell’originale “Worte und Ermahnungen”, 1938, p. 189.
5 EA p. 13
6 “Questo è buono e giusto, e Dio nostro Salvatore si compiace di questo, poichè
vuole che tutti siano salvati e che vengano alla conoscenza della verità” (1Tim. 2:3-4) 7
Giov. 1:14
8 Fil 2:7
9 “Con l’obiettivo di essere totalmente libero e di dedicare se stesso interamente
alla sua missione, come Salvatore, Gesù si liberò da tutto ciò che in un modo o
nell’altro, potesse impedire o limitare la sua totale disponibilità” Vedi CO SDS, 1984,
105.
10 Mt. 14:23; 26:36; Mar. 1:35; Giov. 6:14
11 Constitutiones SDS, Capitolo 3
12 Ibidem, 501.
13 Ibidem, 403.
14 Ibidem , 304.
16 Giov. 20:21; Atti 2; CO SDS 101,102
17 1 Giov. 4:14
18 1Tm. 1:1; 2:3; 4;10; Ef. 5:23; Fil. 3:20; Tito. 1:3; 2:10; 3:4
19 Societas Cattolica (1878), DSS II, p. 13; SAI (Smina), 1880; Provisorische
Satzungen (Donauwörth),1880, A-1, DSS II, p. 69; Die Apostoliche Lehrgesellschaft,
oder Societas Apostolica instructiva – Ihr wesen und ihre Bedeutung, B. Lüthen, 1881,
pp 11.14, DSS IV, pp 29.31; Regulae Imo. Gradui Societatis Apostolicae Instructivae
Accomodatae, 1882, p. 3, DSS I, p. 21; Regulae et Constitutiones Societatis Catholicae
Instructivae, 1886, pp 3-4; DSS I, pp 49 – 50; Die katholische Lehrgesellschaft
(Societas Catholica Instructiva), 1888, p. 3.11, DSS IV, pp 105.113; Constitutiones
Societatis Catholicae Instructivae , 1891, I, 3, pp 1-2. … .
20 SD II 3; 53,5; 56,4; 67,4-5; 119,1; 149,5; 186,7; 192,1,3…
21 Regulae et Constitutiones Societatis Catholicae Instructivae, 1886, pp3-4, DSS I
p. 49-50
22 Ibidem
79
23 Die Catholische Lehrgesellschaft (Societas Cattolica Instructiva), 1888, DSS IV
p. 105
24 Giov. 17:4
25 Giov. 14:7
26 Giov. 12:45. Vedi Giov. 14, 9-10
27 Giov. 14:11
29 EA p. 12-13
30 SD I 136,5-6
31 EA p.21
32 Ibidem, p. 22
33 SD I 197,6-12; 198,1-5
34 SD, II 1,1-6; 2,1-5
35 Giov. 10:10
36 EA , p. 124
37 Die Katholische Lehrgesellschaft (Societas Cattolica Instructiva), 1888, p. 11;
DSS IV p. 133
38 SD I 120,3
39 SD I 67,2-5
40 EAF p. 124
41 Giov. 17:3
42 Giov. 6:47; Vedi Giov. 5:24
43 Il significato biblico del termine “conoscenza” connota un’esperienza vissuta.”
Giov. 17:3
44 1 Giov. 1:3
45 Giov. 1:14; Vedi sd II 2,3
46 Vedi Mt. 5:13-16; 13-33. Giov. 8:12
47 Tito 3:1-7
48 EA p. 124-125
49 1 Cor. 13: 1-13
80
50 EA p. 124
51 1 Cor 4:16
52 EA p. 164
53 Der Missionär, 1881, anno I, N. 2, pp. 10-13
54 SD I 128, 6-7
56 Gv 8: 12
57 Gv 5: 14
58 Mt 10:1-41
59 Mt 10: 17-25
60 Mt 10: 26-36
61 Mt 19: 37-39
62 Mt 10: 40-42
63 “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni…” Mt. 28: 18-20. “Andate a tutto
il mondo e proclamate il Vangelo a tutte le creature.” Mc 16:15.
64 Gv 16: 13-14
65 Mt 5:3-12
66 Mc 4:3-28
67 Gv 13:4-20
68 Mt 10:24-25
69 Mt 11:29-30
70 Lc 9:57-58
71 Lc 22:22-28
72 Gv 12:26
73 Gv 20:24-29
74 Mt 8:26
75 Mt 6:5-12; Lc 11.1-4
76 Gv 15:9
77 Gv 15:3
81
78 Mt 11:37-39
79 Mc 8:34
80 Der Missionär, anno 1, N. 2, Ottobre 1881, pp 10-13
81 “Seguendo l’esempio di Gesù Cristo e i Santi Apostoli” Regulae et Normae
Communes Primi Ordinis Societatis Catholicae Instructivae , 1884, p7; DSS I p 35. Si
riteneva questa espressione in ognuna delle ultime edizioni della nostra regola di vita.
82 Provisorische Satzungen, (Donauwörth), DSS II, A-1, p. 69.
83 Der Missionär, anno 1, N2, ottobre 1881, pp 18-13
84 1 Cor 13:1-13
85 “Questo amore universale è speciale e specifico per la nostra Società.” EA, p.
100
86 Ibidem
87 P. Pancratius Pfeiffer SDS, “ Pater Jordan und seine Gründungen“, p. 291
88 Ibidem
89 1 Corinti 13:1-13
90 Regola dell’Apostolato, Regula et Normae Communes Primi Ordinis Societatis
Catholicae Instructivae, 1884, DSS I, pp33 –34. Negli scritti di Jordan, il termine
“Parvulis” (I piccoli) non si riferisce solo ai bambini ma piuttosto ad ogni emarginato
della società; per esempio i poveri. Molte antiche traduzioni dal portoghese, dal
tedesco, e dall’inglese hanno usato la parola “bambini” restringendo così la nostra
comprensione. Guarda anche: Mt 11:5; 18”-3; 19:3;1:14-20; Gal. 4:3; 1Tess. 2:7
91 Tt 3:4; 1 Tim 4:10
93 “Omnes” “Omnibus”, “omnibus rationibus et mediis”
94 P. Pancrazio Pfeiffer SDS , Annales SDS ,1919, Vol. I, pp 211 e seg.
95 Regulae et Constitutiones Societatis Catholicae Instructivae, 1886, pp 3-4, DSS
I, pp 49-50
96 Statuten der Apostolischen Lehrgesellschaft, 1881, p 3, DSS II, p 101
97 SD I 163,6
98 SD I 179, 3-5; 180,1-4
99 Mc 8:34-38
100 Gv 15:13
101 Mt 11:30
82
FIDUCIA NELLA DIVINA PROVVIDENZA
IL PRINCIPALE TEMA CONDUTTORE
NEL DIARIO SPIRITUALE
DI P. FRANCESCO JORDAN
A cura di
P. Stefano Horn, SDS
La Divina Provvidenza – in questa espressione per P.
Jordan è nascosto il credo in un Dio che cura, in un Dio che
ascolta e risponde, che ci prende su di sè e che è qualcuno di
cui possiamo permetterci di fidarci, come un bambino ripone la
sua fiducia in sua madre. Questo è un credo che può
trasformare momenti di tensione della vita in un’esperienza
reale. Nella vita di Tatjana Goritscheva incontriamo
un’esperienza di essere toccata da Dio, un tatto che la
induceva a credere in Lui. Ella afferma che lei, una donna di
ventisei anni, che non ha mai pregato, non ha mai visitato una
Chiesa o letto il Vangelo e che recita il Padre nostro come un
esercizio di meditazione, ma senza emozione, senza
espressione. “Ma Dio ha sentito addirittura queste fredde
parole! Il Dio personale mi ha ascoltato. E mi ha risposto. – Fu il
mio primo discorso con Dio. Fu un’esperienza molto forte che
non mi aspettavo. Più di tutto fu la sensazione di essere amata,
e fu la prima volta in vita mia.”
1. Esperienze di questo tipo non sono narrate nel Diario
Spirituale. Ma illuminano, danno densità alle parole instabili,
alle parole piene di sorpresa, con gioia traboccante. Parole che
leggiamo senza emozione, ma che in P. Jordan producevano
tanto stupore a causa della presenza di Dio: provvidenza –
provvidenza! Nella vita del nostro Fondatore, raramente
troviamo momenti in cui avrebbe aperto se stesso agli altri, per
dirci come Dio lo ha toccato. È solo dopo la sua morte, da parte
della gente del suo villaggio, che i suoi confratelli sono venuti a
conscenza della sua visione durante la prima comunione, che
ha cambiato il giovane Giovanni Battista. I rapporti sulle
straordinarie esperienze della cofondatrice della prima
83
comunità di suore, Sr. Petra Streitel, egli li categorizzó
criticamente come “sogni”. Ma un giorno, riferi al giovane
confratello P. Pancratius Pfeiffer le prime esprienze: come Dio
lo ascoltava, e come pregava con confidenza. E P. Otto
Hopfenmüller deve aver acoltato da lui la stupefacente storia
dall’inizio della fondazione, quando ricevette nella festa di
Maria, Ausilatrice dei Cristiani (1883), una gran parte di denaro
di cui aveva bisogno.
All’inizio del 1887 nel Diario spirituale, si ricordó
dell’esperienza di J. B. Cottolengo, con la sua “Piccola Casa”.
Cottolengo affittó questa casa nel 1827 in un sobborgo di
Torino, Valdocco. Dieci anni dopo, già vi abitavano 1500
persone, che vivevano ai margini dell’umana esistenza e ai
margini della società, ma senza che il Cottolengo s’affidassi agli
introiti, o investendo denaro per questo. P. Francesco scrive nel
suo Diario Spirituale: “La loro provvigione è la provvidenza di
Dio che provvede per loro.” Il loro sostegno è la loro
conffidenza in questa sua provvidenza”. (193,4). Sembra
comunque, che non stia parlando della sua Piccola Casa, ma
che stia avendo la visione di un programma per se stesso e i
suoi confratelli. È il momento in cui il numero dei confratelli
spiccò un salto e balzó nel 1885 da trenta a più di settantadue.
P. Francesco si mise nelle mani della Provvidenza come
Cottolengo, i cui principi aveva scritti brevemente prima. Il 18
marzo 1901, si ricordó delle irrefutabili esperienze, nel
momento in cui chiamò se stesso a riflettere sulla fiducia: “che
rende sicuro e facile ciò che sembra impossibile, che apre il
cielo, da cui vengono incredibili prove, che l’intero mondo dei
miscredenti ha rovesciato. (2,-28-,2).
Se non possiamo trovare la descrizione delle esperienze
spirituali nel Diario Spirituale, come possiamo capire allora in
modo profondo cosa significa per Jordan la Divina
Provvidenza? Un modo possibile per capirla può essere
leggere le note nel Diario Spirituale alla luce della sua vita.
Questo ci offre nello stesso tempo il vantaggio, di essere capaci
di gustare qualcosa della crescita spirituale e della maturità del
nostro Fondatore. Del nostro Fondatore? Non sarebbe meglio
84
dire: di Jordan? Perchè il Diario spirituale già incomincia ad
essere scritto nel 1875 nel tempo in cui Jordan fa gli studi di
Teologia a Friburgo.
2. Il Diario Spirituale incomincia esattamente nel momento in
cui lo studente Jordan vede acutamente come la Germania e
l’Europa si stanno allontanando via da Cristo e dalla Chiesa, e
nel momento in cui è scioccato dal richiamo di Dio di resistere
allo sviluppo e alla chiamata delle persone alla conversione. In
questa prima ora della sua chiamata, troviamo così una parola
della fiducia vittoriosa di Jordan, che suona nella parola di
Paolo, l’Apostolo: ”Chi sarà contro di me se Dio è con me?”
(1,6). Solo alcuni mesi dopo questa visita di “grazia” (1,5), verso
la fine del 1875, Jordan si trova in una profonda oscurità, in un
sentimento di estrema solitudine e danno, che spinge lui in
agonia a gridare: “Signore, salvami o muoio” (7,2). La forza di
persistere la trovò nel Salmo, le parole che l’accompagneranno
come nessun’altra parola, durante la sua intera vita: “Speravi in
Domino, non confundar in aeternum” –“In te , o Signore ho
sperato, non sarò mai confuso” (7,8; Salmo 30,2).
Due anni dopo questo primo periodo, per la prima volta la
gioia splende nel Diario Spirituale per la sua fede nella Divina
Provvidenza. Jordan estrapola questo da una meditazione di
Chaignon su I Tre Re: “ Come sarò felice se ripongo la mia
fiducia in Dio, perchè la sua Provvidenza non mi fa mai fallire
nelle mie azioni, mi previene dai guai prima di caderci dentro.”
(45,2) Al di fuori di questa meditazione come punto di partenza,
più tardi si svilupperà con P. Francesco una delle più importanti
intuizioni nell’Amore provvidenziale di Dio. Ma anche in questo
momento Jordan sperimenta ansia. Al’inizio del 1878, quando
si stava avvicinando all’ordinazione degli ordini Maggiori,
cresceva in lui, la convinzione, che era chiamato a fondare una
comunità apostolica. Prevedeva che tipo di difficoltà e dolore
sarebbero arrivati su di lui (84,2). Teme il futuro, le dure prove e
i pericoli, che sembrano impossibili da superare (94, 5;95, 1;
27.2.1878). Sappiamo dalle esperienze di Sant’Ignazio in
Manresa quanto possa essere terribile e pieno di pericoli
spirituali questo timore per il futuro. Poco prima di questa dura
85
prova, Jordan trovò una parola di Ignazio, nella meditazione di
Segneri, comunque con una strana modificazione (P.
Timotheus Edwein disse in modo prudente” che si tratta di una
usuale semplificazione ascetica”): “Riempiti con ogni possibile
zelo, come se non vorresti avere niente da sperare da Dio; ma
poi spera in Dio per ogni cosa, come se al contrario non avessi
niente di questo zelo.” Questa parola può condurre ad uno zelo
pericoloso e all’attivismo se lo si capisse come se lo zelo
umano (e questo senza la speranza nell’aiuto di Dio), fosse il
primo e il più importante. Ma tale pericolo non è visibile con
Jordan. Era capace di attaccarsi alle parole degli Apostoli Pietro
e Paolo, che ha interiorizzato brevemente prima: “Deus
superbis resistit, humilibus autem dat gratiam” (Dio resiste agli
orgogliosi, comunque garantisce il suo favore agli umili” 1 Pt
5,5). “Idem Dominus omnium, dives in omnes qui invocant
illum” (“lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che
l’invocano” Rm 10,12).
3. Il 13 marzo 1880, il giorno in cui Jordan mise il suo Diario
spirituale nella tomba di nostro Signore a Gerusalemme,
incomincia per lui un nuovo periodo; un periodo che lo
arricchirà di nuove espe-rienze spirituali. Queste esperienze
approfondiranno la sua fiducia nella Divina Provvidenza. Ora è
sicuro della sua vocazione e vuole andare a lavorare
immediatamente. Sicuramente [,] si rese conto che era un atto
della Provvidenza il potersi incontrare nelle settimane
precedenti diverse volte con l’importante e santo missionario
Guglielmo Massaja e che quest’uomo riconosceva la vocazione
di Jordan come ispirata da Dio. In questi giorni a Gerusalemme,
Jordan si rallegrò, dicendo: “rifiutare ogni oscurità, mantenere
un cuore gioioso e allegro e “espletare quel lavoro che Dio
vuole, appena possibile” Avere una profonda fiducia e un cuore
gioioso malgrado le grandi sofferenze” (152*, 4; vedi 152*, 2).
Voleva procedere con energia. Quando tornò a Roma, dovette
permettere di essere messo in guardia “per aspettare il
momento della Provvidenza” (159* , 3). Le regole spirituali che
scrive ora trattano interamente i temi della chiamata, la
predicazione apostolica e l’obbedienza a Dio; il tema della
fiducia nella Divina Provvidenza non è ancora integrato. Ma poi
86
lo assume su di sè nelle sue riflessioni spirituali. Formula
semplici parole, che per lui avranno sempre un grande
significato, Un primo, lo prese da Chaignon (160, 29: “ C’è un
mezzo semplice per ottenere qualcosa dalla bontà di Dio. È
sperare con ferma fiducia che egli adempierà la Sua promessa
e poi agire in questa fiducia.” Il nostro Fondatore guarderà le
garanzie di Dio sempre forti e molto decisive nelle promesse,
con le quali può ricordare Dio, quel Dio nel quale ha confidato.
Così osa nei dieci anni successivi di stabilire un patto con Dio.
Già nel testo seguente nel Diario (160,4) cita Isaia (40, 31) e
reinterpreta la citazione nel senso di Mc 9,22: “Si potes credere,
omnia possibilia sunt credenti:- - qui sperant in Domino
mutabunt fortitudinem - -(propriam in divinam) - -.” “Molte volte
lo spirito cattivo ha cercato di ucciderlo gettandolo nel fuoco e
nell’acqua. Abbi pietà di noi e aiutaci, se ti è possibile!” Cercare
una nuova forza in una situazione di stanchezza e di
appiattimento interiore: solo colui che crede e ha fiducia in Dio
ci riesce. Invece delle sue deboli forze esaurite, scambierà
queste con la forza divina.
Qualcosa sta incominciando ad essere melodia, che per il
nostro Fondatore sarà ancora più chiara: la convinzione che per
un atto di fiducia, si prende parte in tutta la potente forza di Dio.
E già nelle pagine successive, di nuovo sottolinea la Divina
Provvidenza e la fiducia. La Provvidenza di Dio non ci lascia
sperare invano. (162, 2; guarda 1Pt 5,7). La fiducia è espressa,
quando afferma che la Provvidenza di Dio curerà e sarà di
supporto specialmente per quelli che la ripongono in Dio. Lo
stesso testo è sottolineato e derivato dal Salmo 50,15: “la
nostra sola fiducia indurrà Dio a venirci in aiuto e salvarci...”
(162, 2-6). Anche la visione spirituale sarà formulata più tardi in
un modo ancor più decisivo da P. Francesco: più grossa e più
forte è la fiducia, più stupefacente è la Provvidenza Divina.
È con queste considerazioni e attitudini di fiducia che Jordan
nel 1881 incomincia gli approcci per la fondazione della
Società. Ma già nelle prime settimane dopo questa, all’inizio del
1882, emersero seri problemi – già il 3 marrzo 1882, il
Fondatore è costretto a spiegare e difendere il titolo “Società
87
Apostolica Istruttiva”: Nemmeno una temporanea approvazione
come istituzione diocesana si garantisce per la fondazione di
Jordan. In quel periodo, comunque, egli sta avendo delle
esperienze mistiche che gli dimostravano l’attenta presenza di
Dio. Egli sperimenta una visione degli Apostoli, che comunque
non riflette nel Diario Spirituale. Ma molto più efficaci sono le
parole, che può connettere a sè e a la sua fondazione:
“Dimostrerò alla Chiesa che il lavoro è mio, dice l’Onnipotente”
(166,3).
Alla fine del primo periodo della fondazione, che trova il suo
culmine nei voti del Fondatore la domenica della Passione
1883, troviamo una preghiera magnifica sulla fiducia: “Oh
grandezza incommensurabile e onnipotenza di Dio, oh, dammi
una fede così grande e così ferma e fiducia come una persona
può possibilmente avere con Te e attraverso Te. Oh, riconosco
la mia nullità, ma con Te o Signore, posso fare tante cose. Oh,
che Tu possa vivere in me; lasciami morire e vivere di Te; lascia
morire in me qualunque cosa che nasconda il Tuo lavoro in me,
proprio come Tu vorrai. Due anni dopo, tutto è sottoposto ad
interrogatorio , un’altra volta. P. Francesco della Croce perde
nel settembre 1885 la direzione della comunità delle Suore e
cosi’ il ramo femminile della società. Mesi dopo questo evento,
anche il ramo maschile è in pericolo. Comunque, durante questi
mesi, cerca la profonda certezza relativa alla sua vocazione. Da
questo momento in poi, combatte in una preghiera senza fine,
per essere in grado di dare vita ad una famiglia, santa per
Cristo, favorevole per Dio e di essere capace di offrirgli una
volta per tutte, in cielo un numero incommensurabile di Santi e
a Dio figli e figlie favorevoli. (184, 4 – 185 ,3).
Condensa la sua vocazione in una singola espressione, che
è piena di profondo stupore, con gratitudine e fiducia:”La Divina
Provvidenza mi creò” (185, 4)
4. A questo punto fermiamoci un attimo, per guardare
indietro e capire molto profondamente, cosa vediamo se
mettiamo in relazione il Diario Spirituale con la vita del nostro
Fondatore.
88
L’esperienza spirituale e la sicurezza di un’unica vocazione e
missione da parte di Dio è decisiva per lui. Questo è già
espresso nelle prime parole del suo Diario Spirituale quando
sente per la prima volta la missione di creare una comunità
apostolica. Questo si riferisce all’esperienza della sensazione di
cui si parla sopra. È un’esperienza che lo tocca nel profondo
dell’anima e che lo trasforma ma che nello stesso tempo è
ancora vaga. Questa esperienza giungerà alla luce e alla
certezza attraverso un lungo processso di dubbi e di
discernimento. Dopo dieci anni di tale esperienza spirituale e di
esame – di esame su se stesso come pure di esame da parte
della Chiesa. La Provvidenza di Dio significa essere sicuri che
Dio provvede amore e di essere scelti da Dio sin dall’inizio: “La
Divina Provvidenza mi ha creato”.
Questa sicurezza essenziale cresceva sul fondamento della
fede. Qui appare un secondo elemento essenziale. La chiamata
e la missione che Jordan sperimentò, che lo guidò alla
meditazione più profonda sulle vie della Divina Provvidenza e
sulle vie di fiducia nel Dio providente. Il contenuto del Diario
Spirituale non sono in ultima analisi i frutti della lettura spirituale
e della meditazione. Mostra come il nostro Fondatore si nutri
sempre nelle sfide e nei limiti della sua vita. Si riconosce anche
nei suoi discorsi, quanto profondamente è permeato dalla sua
fiducia e quanto più sta cercando di trasmetterla ai suoi
confratelli.
Tali meditazioni sull’azione provvidenziale di Dio danno molti
frutti naturalmente in una vita di fiducia e di fede, che si provano
nei compiti e nelle circostanze quotidiane ed anche nelle grosse
sfide, nei disappunti e nelle dure prove. In questo modo, anche
il Diario Spirituale sta diventando di pagina in pagina sempre
più lo specchio di sempre più audace fiducia in Dio. Qualcuno
potrebbe addirittura dire: più il Diario spirituale progredisce, più
forte la linea fondamentale della vita spirituale del Fondatore
viene alla luce. Naturalmente, non fa sempre del suo Diario la
testimonianza della sua preghiera e della sua fiducia. È
sorprendente, per esempio, che il dramma dell’essere stato
89
rimosso come Fondatore dalla comunità femminile non lascia
tracce nel suo Diario Spirituale. È solo da una lettera che
conosciamo, che invocava Dio, sicuro che lo avrebbe ascoltato,
nel momento in cui il superiore ecclesiastico si rifiutó di
ascoltarlo. Ma ci sono tracce di altre situazioni di bisogno nel
Diario Spirituale, che rendono visibili come il credo nell’amore
provvidenziale di Dio è più profondamente compreso da P.
Francesco, specialmente in tali momenti. Solo un esempio.
Quando invece della definitiva approvazione della Società da
parte del Decretum Laudis, che essi aspettavano, si ordinò una
nuova visita, che inizió il sedici o diciassette agosto 1894, il
Fondatore invocò Gesù Cristo come Salvatore della sua
comunità. Il ventise agosto scrisse una preghiera nel suo diario:
“O Salvatore, abbi pietà di noi. Sii il nostro Salvatore!” (210,1).
Poco più tardi, incoraggió se stesso semplicemente a
continuare, nonostante tutto, e scrisse: “Credi, spera, abbi .
ducia, ama, e progredisci” (211, 3 – dopo il ventesimo). Dopo il
sedici novembre, P. Francesco viene informato del risultato
della sua visita. Uno dei risultati è che non solo non gli era più
permesso per quel tempo ma anche per un periodo
indeterminato di dirigere la comunità da solo e di essere il
principale responsabile, ma riceveva P. Meddi come consigliere
e direttore. Questo padre assunse il suo dovere a metà
dicembre. Ma è esattamente ora, durante gli ultimi giorni del
tempo dell’Avvento di quell’anno , che il Fondatore riceve un
nuovo meraviglioso colpo che riguardava la sua missione
apostolica e la sua fiducia nel Dio della Provvidenza.
Iniziò un nuovo libretto nel suo Diario Spirituale con il triplice
appello apostolico a se stesso, che conosciamo così bene
(20.12.94: 2, -1 -, 1 –3). In questo appello, scrive le sue
citazioni su S. Francesco Saverio, nel 1882 o nel 1883, nel
programma della sua vita: “Finchè saprò d’un angolo del mondo
dove Dio non sia amato, io non potrò gustare un istante di
riposo. (S. Francesco Saverio”) (166,6). Lo stesso giorno,
rinnova il patto con il suo Creatore. E mosso verso una fiducia
come è dimonstrato da una serie di note scritte il giorno
succesivo. Leggiamo parole che potrebbero sgorgere anche
90
dalla fiducia di un bambino “Stringiti intimamente
all’Immensurabile e costringelo ad aiutarti. Cerca tutto da couli
che può dare e che vuole!”(2, -3-4). O l’intenzione della stessa
data “Armati con ogni mezzo, segnatamente con la
partecipazione all’onnipotenza di Dio per mezzo di una
gigantesca fiducia in Dio”. (2, -7-3).
Una quarta considerazione. Ci sono anche esperienze
spirituali e movimenti che sono delineabili nel Diario Spirituale,
ma non vincolati ad uno speciale evento o ad una notevole
sfida nella sua vita. Uno di questi momenti è descritto cosi da P.
Timoteo Edwein: “Una volta ogni tanto, il Signore garantisce al
suo Servo Francesco della Croce la grazia dell’esperienza della
sua vocazione in un modo radicale. Era per lui come se un
lampo divino stesse brillando in modo intenso al di sopra del
paesaggio della sua vita quotidiana apostolica. Tale grazia la
ottenne il 17 novembre 1898”. Al di fuori di questo momento
non solo crebbe una nuova densa versione del suo programma
di vita, ma nello stesso tempo anche un approfondimentio della
sua fiducia, basato sulle parole della Sacra Scrittura, e
culminante nella parola: “A quelli che credono, tutte le cose
sono possibili” (1,-16–1 e 1–15–1- 3). Allo stesso modo appare,
anche inaspettatamente, il giorno di Ognissanti 1891 il patto tra
l’Onnipotente e la sua infima creatura”, che desidera di essere
addirittura più “uno strumento della “Divina Provvidenza” e che
ha fiducia “con tutte le sue possibilità nell’aiuto
dell’Onnipotente” (204, 2; 202, 4).
5.Ma dopo questa introduzione biografica, dobbiamo cercare
di cogliere come il Fondatore si immerga nell’amorosa
Provvidenza di Dio. Dobbiamo cercare di vedere quali
dimensioni del mistero divino siano colte dalla sua fede e dalla
sua comprensione di credente e in che modo questo forma la
sua fiducia.
Egli usa la colorita immagine di una bilancia: il piatto della
provvidenza divina va verso l’alto nella misura in cui l’altro
piatto si abbassa sotto il peso di una forte fiducia. (2,-9,-6). Più
incondizionata sia la nostra fiducia, più ricca, più grande e più
91
fertile sarà la nostra vita, fondata sulla Provvidenza di Dio.
L’amore provvidenziale di Dio si sta così realizzando in sè
all’interno di un evento totalmente dinamico, in un continuo
dialogo di fiducia e amore. P. Francesco delinea questo
specialmente dai Salmi e dalle parole del nuovo Testamento.
“Riponiamo la nostra fiducia in Dio in tutto ciò che ci riguarda”,
dice mentre cita 1Pt 5:7, “La sua Provvidenza non ci lascerà
sperare invano””. “La nostra fiducia da sola già indurrebbe Dio a
venirci in aiuto e a salvarci, perchè la nostra fiducia gli da Gloria
e gli mostra che conosciamo il Suo nome”. Questo aggiunge
quando cita Sal 91, 14 e 50, 15 (162, 2 – 6; guarda la
composizione del testo del 17.2.98: 2, - 15 -, 1 – 6). Dio non
solo chiama e manda, ma ascolta anche le preghiere di fiducia.
Così Jordan è in grado di incoraggiare se stesso per gettarsi
completamente nelle mani di Dio (37, 2) e di attaccarsi
intimamente all’Infinito (2, -3--, 3). Perchè la Provvidenza di Dio
è, come P. Francesco dice nel suo Testamento Spirituale,
come una madre che nutre i propri bambini.
Il nostro Fondatore si appoggia con decisione alle promesse
di Dio, quando egli esorta sé stesso: “Considera tutte le
promesse, impegni e giuramenti che Dio Onnipotente ha fatto a
coloro che credono, confidano e pregano! Abramo, Mosé( 2,-8,2). L’espressione più audace della sua intima spiritualità si
evidenzia nel “Patto tra l’ Onnipotente e la più umile delle sue
creature”. (Festa di Tutti i Santi 1891) Il paragrafo nel quale egli
menziona le azioni di Dio principalmente formulato come una
richiesta fiduciosa a Dio per ottenere grazie più grandi. Ma la
sua fiducia in sé stesso è così grande, così piena di fermezza
che egli sa che in qualche modo le mani di Dio sono legate. Egli
donerà a Dio queste grazie, specialmente il dono di una grande
santità e il dono di convertirsi in un utile strumento della sua
provvidenza. (204, 1-2).
Inoltre, diventa chiaro, che per Franceso la Provvidenza di
Dio punta su una sempre più grossa diffusione del regno di Dio.
Così prega, afinchè Dio viva in lui. (168, 5). Dio lo condurrà a
prendere parte della passione redentrice di Cristo (2, 17 -,2; 2, 16 -,2) In questo modo, anche la fiducia è ingrandita: si
92
trasforma in nostalgia apostolica per la salvezza di tutti, il
dedicarsi a loro, alla fiducia apostolica, speranza e preghiera
per tutti. Tutto questo di nuovo è espresso nel migliore dei modi
nel patto. Mentre il nostro Fondatore pieno di fiducia prega, che
Dio possa garantirgli la santità, la sua intera lotta punta a
diventare uno strumento benedetto della Divina Provvidenza,
del suo divino progetto di salvezza. In questa attesa, P.
Francesco sta coraggiosamento rompendo tutti i limiti. Si sente
spinto da Dio a sottomettere l’intera terra al Regno di Dio, a
condurre tutte le persone alla conoscenza, all’amore al servizio
per Dio e così alla loro salvezza. Sicuramente, soprattutto ha
fiducia che Dio gli garantisca la grazia, prenda in pieno la sua
posizione nel piano della salvezza. Ma allo stesso tempo, la
sua fiducia è ingrandita per abbracciare tutti i popoli. La sua
preghiera si trasforma in un balbettamento pieno di fiducia: “
Tutti, tutti, oh tutti!” (2, - 34 -, 2; 2, 12-, 2 – 5 9).
Se P. Francesco spesso è solo capace di parlare con
balbuzie sulla Provvidenza di Dio, questa balbuzie, tuttavia, è
piena di fede, di esperienza spirituale e specialmente anche di
gioia: “Oh, sempre fiducia nel Signore; perche Lui è onnipotente
e ti aiuterà!” “Oh santa fiducia, come rendi facili le cose! O
Santa Provvidenza”! Secondo una parola di S. Bernardo, la
fiducia significa per lui prendere parte all’onnipotenza di Dio,
contro cui tutti i cattivi poteri sono senza potere. Ció significa
che la propria debolezza è scambiata nel potere divino (160, 4;
164, 7). Più o meno la sera prima della fondazione, Sul Monte
Carmelo, il 14 aprile 1880, scrisse:...anche se ogni cosa
sembra persa, Dio non ti abbandonerà e neppure la sua cara
Madre” (155*,5). Dopo molte ore nere e dopo molte tempeste,
incoraggia se stesso il 17 gennaio, 1906 con le parole: “Fiducia
nell’onnipotente Signore che governa la Società e la protegge”
(2, -95 -, , 2). E quando non è più capace di scrivere, dirà pieno
di gratitudine e fiducia: “Il buon Signore è cosi’ buono! La
Provvidenza ha le sue vie. Solo uno le puó rendere sicure da
ogni contrasto; “Le tue vie non sono le mie vie”; molti hanno
perso la loro pazienza e si sono fermati a metà; se uno ci passa
attraverso, alla fine una soluzione è data” (Parole del servo di
Dio P. Jordan nel suo letto di morte, N. 2).
93
[Le citazioni dal Diario Sprituale sono prese la maggior parte
dalla traduzione di Sr. Miriam Cerletty, Roma 1981.]
94
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Commissione interànazionale del carisma