Commissione Internazionale del Carisma Elementi chiave Salvatoriani Carisma Missione Spiritualità Identità Numero Uno Famiglia Salvatoriana Roma, Italia A tutti i Salvatoriani e Salvatoriane Religiosi e laici Cari salvatoriani, Noi membri della commissione internazionale del carisma SDS siamo felici di presentare i risultati del nostro lavoro in cui abbiamo espresso in modo semplice e sintetizzato quello che noi crediamo essere il nostro carisma, la nostra missione, la nostra spiritualità e la nostra identità. L’obiettivo del nostro lavoro è stato l’espressione di una risposta a quello che sinceramente speriamo evochi in voi un rinnovato spirito salvatoriano per il futuro. Questo è reso possibile grazie ai tanti contributi delle tre branche della Famiglia Salvatoriana. Abbiamo in gran parte cercato di incorporare queste raccomandazioni all’interno di un rapporto sulle parole chiave. Il nostro grazie va anche a tutti voi per il vostro interesse e la vostra sollecitudine. In questo libretto pubblichiamo anche sette articoli che ci aiutano a capire meglio il carisma salvatoriano e la spiritualità salvatoriana. Siete invitati a rifflettere sull’intero contenuto alla luce della nostra vita salvatoriana, che condividiamo. Speriamo di aver contribuito a un’espansione della vita salvatoriana a livello mondiale come un concreto punto di partenza per il lavoro della Commissione internazionale riunita sul Carisma composta di membri provenienti dalle tre branche della famiglia salvatoriana. Con affetto nel Salvatore 2 La commissione internazionale sul Carisma: Donald Skwor, USA; Arno Boesing, Br; Thomas Malal, RDC; Friedrich Emde, Ds; Krzysztof Wons, PL; Paul Portland, USA; Sister Carol Thresher, Cong SDS; Ermes Luparia, Laico SDS; Mario Agudelo, Generalato. Roma 11 aprile 2002 3 CONTENUTO Gli elementi chiave - Carisma salvatoriano - Missione salvatoriana - Spiritualità salvatoriana - Identità salvatoriana Avvertimenti - Note a piè di pagina 1 - Note a piè di pagina 2 - Note a piè di pagina 3 - Note a piè di pagina 4 - Note a piè di pagina 5 - Note a piè di pagina 6 Abbreviazioni Visione apostolica di Francesco Jordan Una luce per vivere nel nuovo millennio a cura di Carol Leah Thresher SDS Note di riferimento Lo spirito della Società A cura di Leonard F. Gerke SDS Il credo salvatoriano a cura di Donald P. Skwor SDS Il carisma di P. Jordan: Una sfida alla laicità di oggi a cura di Marco E. Luparia SDS Spiritualità Salvatoriana: Un concetto vasto e globale a cura di Arno Boesing SDS Fiducia nella divina provvidenza: Il principale tema conduttore nel diario spirituale di P. Francesco Jordan a cura di P. Stefano Horn SDS 4 IL CARISMA, LA MISSIONE, LA SPIRITUALITÀ E L’IDENTITÀ SALVATORIANA Introduzione Noi Salvatoriani, uomini e donne, religiosi, religiose e laici, descriviamo il nostro carisma, missione, spiritualità, ed identità a partire dall’affermazione che questi elementi sono in intima relazione l’uno con l’altro. Il carisma e la missione sono come due facce della stessa medaglia che si esprimono nella spiritualità. L’identità è l’insieme delle speci. che caratteristiche salvatoriane che riconosciamo in noi stessi e per le quali siamo riconosciuti dagli altri. Per iniziare abbiamo concordato sulle seguenti descrizioni dinamiche dei termini: Carisma è un dono specifico dato dallo Spirito Santo a una persona o ad un gruppo a bene. cio degli altri, affinchè Dio sia meglio conosciuto ed amato. Missione è quella dimensione del carisma per la quale, colui che riceve il dono, viene inviato a condividerlo con gli altri. Spiritualità è la modalità dinamica con la quale una persona o una comunità vive il suo carisma specifico e la missione affidatagli da Dio. Identità è quello che siamo per noi stessi e come ci vedono gli altri. Questa è l’incarnazione del nostro carisma, missione e spiritualità. 5 Carisma Salvatoriano Il carisma fondante è il dono specifico dello Spirito Santo dato a Padre Jordan per la Chiesa e per il mondo. Esso è radicato specialmente in quattro testi biblici che sono la chiave della sua vita e opera. Essi sono il nocciolo del carisma che Padre Jordan ha comunicato a tutti noi Salvatoriani. 1. Giovanni 17,3 “Questa è la vita eterna: che conoscano Te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo”. 2. Matteo 28,19-20 “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco io sarò con voi tutti i giorni, finono alla fine del mondo”. 3. Marco 16,15 “Gesù disse loro: ‘Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. 4. Daniele 12,3 “I saggi risplenderanno come lo splendore del firrmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come stelle per sempre”. Gli elementi chiave trovati in questi testi fondanti per i quali siamo chiamati e resi capaci sono: vivere la vita eterna conoscere l’unico vero Dio e colui che Egli ha mandato Gesù Cristo seguire le orme degli Apostoli 6 fare discepoli in tutte le nazioni guidare gli altri alla verità eterna e alla giustizia proclamare l’universalità del messaggio di Cristo essere capaci di discernere i segni dei tempi Missione Salvatoriana Noi Salvatoriani siamo chiamati ed inviati in missione per annunciare, attraverso la nostra vita e le nostre azioni, il messaggio del Vangelo, così come è contenuto negli elementi chiave del carisma. fare conoscere il Salvatore lavorare per la pienezza di vita che è la salvezza guidare gli altri a riconoscere l’esistenza di Dio sostenerci reciprocamente nel nostro impegno apostolico coinvolgere altri nella missione dare risalto al ruolo dell’apostolo laico proclamare il messaggio a tutte le genti, ovunque ed in ogni tempo, e fare questo in qualunque modo e con qualunque mezzo l’amore di Cristo ci ispira. Spiritualità Salvatoriana La Spiritualità Salvatoriana è il modo in cui noi Salvatoriani esprimiamo il nostro carisma e missione concretamente giorno per giorno. Elementi specifici di questa spiritualità sono: conoscere Dio, che è sperimentare Dio come il centro della nostra vita con dare nella Divina Provvidenza vivere la santità come vocazione ed aiutando gli altri a fare lo stesso manifestare la bontà e l’amore di Dio (Tt 3,4) essere persone di preghiera essere poveri in spirito avere zelo apostolico 7 vivere la verità, la giustizia, la solidarietà e la fedeltà essere disponibili alla croce per amore della missione amare tutti senza esclusione seguire l’esempio di Maria facendo sì che il Salvatore sia conosciuto amare la Chiesa vivere la semplicità dei figli e delle figlie di Dio Identità Salvatoriana Noi ci identi. chiamo come Salvatoriani nel modo in cui viviamo il nostro carisma, missione e spiritualità, sia individualmente che come comunità. Noi siamo uniti in un mutuo impegno per essere espressione incarnata di questi elementi chiave attraverso i quali gli altri sono in grado di identi. carci come Salvatoriani. Commissione Internazionale del Carisma, Roma – 16 Giugno 2001 FONTI SALVATORIANE Avvertimenti Le citazioni scritturali sono prese da “la nuova Bibbia americana”, Catholic Publishers, Inc., New York, 1979. Le citazioni marcate “SD” sono prese dal diario spirituale di P. Francesco Maria della Croce Jordan, tradotto dall’originale da Sr. Miriam Cerletty SDS, Salvator Mundi, Roma, Italia, 1981. Le citazioni marcate EA sono prese da ”Exhortations and Admonitions” di P. Francesco Maria della Croce Jordan tradotto da P. Winfrid Herbst SDS, nella seconda edizione, pubblicato da Società del Divin Salvatore, 1946. Le citazioni marcate SDS CONS sono prese da “Costituzioni della Società del Divin Salvatore”, 1994. 8 Nota a piè di pagina 1. Le fonti che sostengono “Giovanni 17,3 sono prese da: SDS CONS. 101; 103; 104; 201; 202-231. Rule 1888 – Glorifica e annuncia Dio (CTS, DSS 1, 81). Lüthen 1882 - Annuncia a tutti le salvifiche verità della fede (ATS, DSS IV, 39). EA (Apostolato) 5 – Dobbiamo far conoscere il Salvatore del mondo a tutti (EA, Apostolato, no. 5). Statutes, 1881 – Il nostro più santo redentore s’incarnò ... per salvarci. Uno dei compiti che dette ai suoi Apostoli era quello di salvare l’umanità (ATS, DSS II, 101). Regola 1884 – Lo scopo della Società è difendere, diffondere ed estendere il regno di Dio attraverso l’istruzione religiosa (“institutio religiosa”) (CTS, DSS I, 35). SD I, 118 – L’obiettivo è popolarizzare le verità teologiche e renderle accessibili alla gente (16 marzo 1878). SDS II, 70 – Non riposare finchè tutti non conoscano Gesù Salvatore e gli servano (See. SD I, 182; II, 1). SD I, 3 – Conoscenza e insegnamento [See. EA (Apostolato) 5]. SD II, 12 – Io sono qui, mandami per Te, per le anime, per la Chiesa di Dio. SD I 12 – O Signore, O Padre, O Dio e Creatore, non devono, quelle che camminano nella spaventosa notte del paganesimo, conoscere la tua bontà e la tua misericordia? Ahimè! mio Creatore e Dio, la mia anima è in ansia per la tua gloria e per le anime. Lüthen 1882 – Realizzando la sua missione, la Società deve effettivamente mettere in pratica il desiderio ardente di questo sacro cuore di Gesù, portando all’umanità la conoscenza dell’unico vero Dio, che possan avere vita eterna, d’accordo con la memorabile espressione di Cristo nella sua grande preghiera sacerdotale, che ha proferito la vigilia della sua passione. Da questo lavoro dovrebbe scaturire un nuovo respiro per l’intera Chiesa. Sarà un autentico rinnovamento della coscienza cristiana in tutti i settori della vita ecclesiàle. (ATS, DSS IV, 53-54). 9 SD I, 82 – Sforzati e dàtti molto da fare per la conoscenza della Verità. Soppesa le parole: “per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell’ombra della morte”. ATS 1880 – La Società deve lavorare con grande zelo verso un tipo di educazione religiosa che realmente ricostruisca lo spirito; che dia la luce alla coscienza religiosa; che produca un discernimento nella razionalità delle verità religiose e una conoscenza fondamentale delle prove per le stesse (Folded Manuscript. DSS II, 69). Smyrna Draft 1880 – L’obiettivo di questa Società è che i membri lavorino e si sforzino e che intensamente si dedichino, con l’istruzione, la formazione e l’insegnamento, in qualsiasi posto del mondo, dove la grande gloria di Dio lo richieda, secondo le parole del nostro Signore Gesù: Andate a tutte le genti e insegnate (ATS, DSS XX, II, 8). Der Missionär 1881 – La Società si augura anche di istruire e animare i Cristiani cattolici af. nchè difendano la nostra santa fede coraggiosamente e con abilità. I sacerdoti non dovrebbero essere contenti della cura tradizionale delle anime nelle scuole e nella Chiesa, ma dovrebbero applicare altri metodi di rinnovamento spirituale. (N. I, p. 22). Rule 1882 – Il proposito della Società Apostolica Istruttiva è di diffondere, difendere e rafforzare la fede dovunque nel mondo secondo la disposizione della Divina Provvidenza. Di qui, attraverso l’esercizio del magistero della Chiesa in forma scritta e orale, l’intenzione di fare in modo che tutte le persone pervengano alla piena conoscenza del vero Dio e di colui che ha mandato, Gesù Cristo, e che conducano una vita santa e che salvino la loro anima. (ATS, DSS I, 21). Rule 1888 – Se il regno di Dio sta per arrivare a tutti noi, sarà necessario che quelli chiamati da Dio guidino la gente verso la felicità e la vita eterna. (CTS, DSS IV, 113). SD I, 78 – Spesso penso che la maggior parte degli uomini Che si perdono, vanno perduti per mancanza d’insegnamento” (Curato d’Ars). SD II, 1 – Finchè c’è un solo uomo sulla terra che non conosce e non Ama sopra ogni cosa Dio, non t’è permesso riposare un momento. Finchè Dio non è glorificato dappertutto, non t’è permesso riposare un momento. EA (Apostolato) 157 – Dovremmo far conoscere il Salvatore del mondo a tutti. ATS 1880 – La Società Apostolica Istruttiva cerca ancora una volta di introdurre i giusti principi religiosi nel campo della stampa; cerca di rompere sempre più il dominio del sensuale, dell’ef. mero, della mondanità rampante; e accende una traccia per una più seria direzione religiosa. (DSS II, 71 – 73). 10 Rule 1878 – Essi devono insegnare ed allenare gli studenti dal carattere irreprensibile di ogni popolo, nazione e lingua, cosicchè diventino il sale della terra. (SC, DSS II, 13). Statutes 1881 – In questa Società studenti e professionisti, preti e laici mettono insieme le forze in un’associazione spirituale con l’obiettivo di aiutare la Chiesa di Dio nella diffusione, nella difesa e nell’animazione della fede in parole e azioni. (ATS, DSS II, 101). Lüthen 1882 – L’ATS mette l’accento sull’apostolato laico; rammenta agli assistenti, agli insegnanti, ai genitori e alle persone d’alto rango, gli obblighi del loro apostolato; rammenta agli studenti l’importanza che la scienza ha per il regno di Dio. (ATS, DSS IV, 49 – 50). SD I, 202 - ... “La Creatura, fidando con tutte le forze nell’ aiuto di Dio Onnipotente, ma per nulla negli uomini, sottomette tutto il mondo, cioè tutti gli uomini presenti e futuri alla sua potestà, affinché conoscano Lui, lo amino e lo servano, e salvino se stessi”. Rule 1884, De Apostolatu – Insegna a tutte le nazioni, specialmente ai bambini a conoscere il vero Dio e Colui che Egli ha mandato, Gesù Cristo, ecc. (ATS, DSS I, 53). Pfeiffer, Pancratius – Durante la sua [di P. Jordan] visita in Terra Santa, mentre visitava il Monte Libano, si affacciarono alla sua mente le parole del Salvatore: “Questa è la vita eterna: che tutti possano conoscere Te il vero Dio e Colui che tu hai mandato, Gesù Cristo. Ed egli [Jordan] pregava e diceva: “si’, Eterno Padre, il lavoro che devo trovare è quello di far conoscere Te e Colui che hai mandato, Gesù Cristo”. (I Salvatoriani, Roma, Società del Divin Salvatore, 1942, p. 57). (Nota: non c’è dubbio che questa esperienza della “cima della montagna” esprime tutto ció in cui credeva il fondatore e l’ha fatto l’uomo che era. Mettiamo da parte ora se quella particolare cima del monte è finzione o realtà. Per Jordan era simbolica. Era come Mosè sul Monte Sinai. Era come Martin Luther King, Jr. che fece anche lui un sogno sulla cima di un monte in cima ad un monte.) Pfeiffer, Pancratius – Ciò che preoccupava il reverendo Fondatore più di tutto era la trasmissione dell’educazione religiosa e dell’istruzione religiosa. Procedette con l’idea che l’ignoranza religiosa era una delle cause principali della degenerazione religiosa. A causa di questo volle insegnare e illuminare, in questo modo, a guardare all’obiettivo finale...Per questa ragione denominò la sua Società “La Società Instruttiva” (Annales, SDS, Vol. 1, p. 211). Pfeiffer Pancratius – Il proposito di questa Società è difendere, propagare ed estendere il regno di Dio attraverso l’istruzione religiosa. L’espressione “institutione religiosa” è stampata in corsivo, nella versione originale – un fatto 11 da notare. Ci voleva uno sforzo per chiarire con enfasi, che tipo di istituzione, che tipo di istruzione voleva significare. Pfeiffer Pancratius – “Instructivum” indica qualcosa di istruttivo a causa della sua vera natura. In questo senso parliamo di eventi, esperienze, conferenze, e simili, che sono istruttivi, cioè capaci di insegnarci qualcosa. (Annales. SDS. Vol. I,p. 213). Nota a piè di pagina 2. Qui i testi di Matteo e Marco possono essere messi a piè di pagina con la stessa fonte. Ma speciale attenzione bisogna dedicare ai due. In Matteo il mandato è chiaro: “insegnare”. Comunque in Marco il mandato è universale: “andate in tutto il mondo.”* Se tenete a mente questa distinzione, citiamo le fonti seguenti: SDS CONS. – 101,103,104,201,202,203,303,306,310,313,315,321, 327. Fonti Salvatoriane: Lüthen, 1882 – Annunciate a tutti le verità salvi. che della fede (ATS, DSS IV, 399). EA (Apostolate) 5 – Dovremmo far conoscere il Salvatore a tutte le genti. (EA, Apostolate, no. 5). Statutes, 1881 – Il Santissimo Redentore si è incarnato...per salvarci. Un compito che ha dato ai suoi apostoli è quello di salvare l’umanità. (ATS, DSS II, 101). Smyrna Draft 1880 – Andate, insegnate alle genti, istruite, educate e insegnate loro (ATS, DSS, XX II, 8). SD III 20 – Oh! Volesse il cielo, che io arda sempre d’amore verso di Te, ed accenda tutti. SD II, 12 – Eccomi, mandami – per Te, per le anime, per la Chiesa di Dio. SD I, 192 – Per la gloria di Dio e la salvezza delle anime, ho intenzione E voglio, a costo di qualsiasi sacrificio, anche della propria vita, propagare e promuovere la Società e nel nome del Signore agire secondo il fine della stessa Società. Smyrna Draft, 1880 – L’obiettivo di questa Società è che i membri lavorino e si sforzino e che intensamente si dedichino con l’istruzione, la formazione e l’insegnamento, in qualsiasi posto del mondo, dove la grande gloria di Dio lo 12 richieda, secondo le parole del nostro Signore Gesù: “Andate a tutte le genti e insegnate”. (ATS, DSS XX, II, 8). Rule 1882 – Il proposito della Società Apostolica Istruttiva è diffondere, difendere e rafforzare la fede cattolica ovunque nel mondo secondo le disposizioni della Divina Provvidenza. Di qui, attraverso l’esercizio dell “magisterio ecclesiastico”, in forma sia scritta che orale, l’intenzione di fare in modo che tutti giungano alla piena conoscenza dell’unico vero Dio e colui che ha mandato, Gesù Cristo, e che conducano una vita santa e che salvino le loro anime. (ATS, DSS, 121). Rule 1888 – Se il regno di Dio sta per arrivare a noi, è necessario che quelli che sono chiamati da Dio guidino le persone alla felicità e alla vita eterna. (CTS, DSS IV, 113). SD I, 138 – Guarda i santi Apostoli mentre solcano l’universo, evangelizzando tutti. SD II, 1 – Finchè c’è un uomo sulla terra che non conosce Dio e non ama sopra ogni cosa Dio, non t’è permesso riposare un momento. Finchè Dio non sia glorificato dappertutto, non t’è permesso riposare un momento. EA (Apostolato) 157 – Dovremmo far conoscere il Salvatore a tutti. EA (Universalità) 147 - Ora il nostro compito, il compito della nostra Società è l’omnibus et ubique. È un punto molto importante. E se voi vi allontanate da questo, decadrete dallo spirito della Società. Rule 1878 – Bisogna insegnare agli studenti dal carattere irreprensibile, di ogni popolo, nazione e lingua, cosicchè diventino il sale della terra. (SC, DSS II, 13). Statutes 1881 – In questa Società studenti e professionisti, preti e laici, si uniscono in una santa associazione con l’obiettivo di aiutare la Chiesa di Dio nella diffusione, difesa e animazione della fede, nelle parole e nelle azioni. (ATS, DSS II, 101). Appello 1882 – La Società Apostolica Istruttiva perciò, si rivolge ai cattolici di tutte le nazioni, con l’appello di incoraggiarli a sostenere i suoi sforzi. (ATS, DSS IV, 59). SD I, 202 – “La Creatura, fidando con tutte le forze nell’aiuto di Dio Onnipotente, ma per nulla negli uomini, sottomette tutto il mondo, cioè tutti gli uomini presenti e future alla sua potestà, affinché conoscano Lui, lo amino e lo servano, e salvino se stessi”. 13 Rule 1884 – Caro amato, insegna alle nazioni, specialmente ai piccoli, a conoscere il vero Dio e Colui che ha mandato, Gesù Cristo, ecc. (ATS, DSS 1,53). Ea (Apostolato) 153 – Stiamo seguendo i passi di Gesù Cristo. Cerchiamo di estendere il suo regno, cerchiamo di diventare come gli Apostoli. Cerchiamo di diffondere gli insegnamenti annunciati dagli Apostoli. Nota a piè di pagina 3. Fonti che sostengono Daniele 12:3: SDS CONS: 104, 105, 108, 202, 203, 205, 302, 303, 310, 311, 313, 315, 323, 327. Fonti Salvatoriane: SD I, 158a – “I saggi risplenderanno come lo splendore del firmamento; coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come le stelle per sempre.” (Dan. 12:3). (Nota: Questa citazione contenuta nel Diario Spirituale nel 1880, apparve sulla copertina dello statuto della Società Apostolica Istruttiva nel 1881. Parla più direttamente di Jordan, l’uomo giusto. Descrive un uomo che s’interessava dei poveri, degli emarginati, degli oppressi). SD II, 30 – Sia la Società una falange compatta e solida e si dedichi Tutta al fine prefisso sopra. Ogni membro si dedichi allo stesso fine. (DSS II, 30,55). SD I, 186 – Chi non arde non accende. Lüthen 1881 – Anima tutte le forze attive della chiesa (ATS DSS IV, 2122). Lüthen 1882 – Da questo lavoro dovrebbe scaturire un nuovo respiro di vita per l’intera Chiesa. Sarà un autentico rinnovamento della coscienza cristiana in tutti i settori della vita ecclesiale. (ATS, DSS IV, 54). Rule 1882 – Lasceranno dietro tutte le cose e lavoreranno là dove la grande gloria di Dio e la salvezza delle anime aspettano ognuno di noi. (ATS, DSS I, 21). Manoscritto, 1880 – I nostri tempi richiedono un tipo d’istruzione religiosa completamente diversa da quella dei tempi passati e pacifici. Questa temporale, fondamentale, ragionevole istruzione religiosa forma la responsabilità principale della sezione pedagogica della Società Apostolica. 14 Per questo ogni opportunità e ogni mezzo che piacciono a Dio saranno utilizzati nella scuola e nella chiesa. (Nota: da tener presente che prima Jordan espone l’emergente coscienza religiosa come responsabilità principale della Società, e solo all’interno dei parametri di questa istruzione egli sperimenta tutti i modi e gli strumenti che l’amore di Dio ispira). (In Schneble, 10). ATS 1880 - ...la creazione di una propria stampa unendo le forze cattoliche in tutto il mondo... stabilendo istituti religiosi, orfanotrofi,...direzione di ritiri e missioni popolari, educazione della famiglia, missioni straniere, associazioni e movimenti. (DSS II, 71 –73). SD I,33 - Guardati da ogni affezione. Piuttosto lascia che il tuo lavoro sia breve . Comunque, sii molto amabile comprensivo e compassionevole con i poveri, gli ammalati, gli umiliati e gli abbandonati. EA (Apostolate) 153 – Stiamo seguendo i passi di Gesù Cristo. Cerchiamo di estendere il suo regno. Cerchiamo di diventare come gli Apostoli. Cerchiamo di diffondere gli insegnamenti annunciati dagli Apostoli. EA (Povertà) 73 – Contemplate il divin Maestro. È nato povero. Se desideriamo seguire il Divin Salvatore... diventiamo poveri! Nota a piè di pagina 4. Elementi chiave del carisma: Vedi citazioni in una delle note a piè di pagina di cui sopra. Vedi anche il commento alla Costituzione della Società del Divin Salvatore, Commissione internazionale del Carisma, 1999, p. 28, No. 4; p. 4748, No. 1 e 2. Nota a piè di pagina 5. Missione salvatoriana: Vedi citazioni nella Nota a piè di pagina 2 di cui sopra. Vedi anche il commento alle Costituzioni pp. 28 e 29, No. 5; pp. 81 – 83, No. 1 e 2. Nota a piè di pagina 6. Spiritualità salvatoriana: SDS CONS. 104, 105, 107, 108, 201, 202, 301, 302, 309, 310, 311, 314, 321, 323, 326, 327, 401, 402, 403, 404. 15 Vedi anche il commento alla Costituzione, pp. 99 – 100. Fonti Salvatoriane Rule 1884 – La regola e la vita di questo Ordine è osservare il santo Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo. (Vedi. DSS I, 31). SD I, 164 – Signore in Te spero, non sarò confuso in eterno! Da Te, Signore, spero tutto! Da Te aspetto tutto; spero e confido unicamente in Te. SP n, 29 – Confida fermamente nel Signore; chiama Lui (Vedi Il Testamento). EA (preghiere) 18 – Diventa uomo di preghiera. Il Testamento 5 – Siate sempre veri e fedeli figli della Santa Madre Chiesa Romana; insegnate ciò che ella insegna, credete ciò che ella crede e detestate quanto ella detesta. SD I, 70 – Ama sempre più la santa Chiesa Cattolica, non evitare fatica o sofferenza per questa Madre preziosa. SD IV, 107 – Sii desideroso di condurre un’autentica vita cristiana e trasforma gli altri. SD I, 138 – Guarda i santi Apostoli mentre solcano l’universo, evangelizzando tutti. EA (Amore fraterno) 154 – E precisamente noi che abbiamo il dovere di imitare gli Apostoli dovremmo prendere in considerazione seriamente cosa ha comandato il Divin Salvatore, l’amore. EA (Unità) 226 – Egli (Gesù) è il nostro modello. EA (Zelo) 187 – Pensa a ció che il Salvatore ha fatto di sè. Che cosa hanno fatto gli Apostoli. Lüthen 1881 – I membri sono quelli che seguendo l’esempio dei santi apostoli, rinunciano a tutte le cose terrene e per il bene di Dio si vincolano esclusivamente alla Società e si dedicano a questo santo e meritevole proposito. (ATS, DSS IV, 22). EA (Spirito) 134 – È nostro compito vivere quanto più è possibile nello spirito di Gesù Cristo e seguire i Santi Apostoli. Rule 1882 – Dato che, comunque, senza sforzo per la loro personale Perfezione, nessun frutto si puó attendere dal loro lavoro nella vigna del Signore, sono portati a fare progressi nel cammino verso la santità. Fa perciò 16 conoscere loro che tutto il nostro progresso è il lavoro della grazia divina che loro mostrano in preghiera incessante, implorano per sè stessi il Padre della luce. (ATS, DSS I, 22). Rule 1882 – La Società è consacrata al cuore Sacro di Gesù. È posta sotto il patrocinio della beata Vergine Maria, la Regina degli Apostoli, S. Michele... e i santi Apostoli. (ATS, DSS I, 22). Ea (Spirito) 131 – Riflettete spesso che voi siete chiamati da una Società che ha per compito di riprodurre L’imagine di Crsito e degli Apostoli e di abbandonare tutto per quanto è possibile. SD I, 111 – In Te o Signore ho sperato. Non sarò mai confuso. SD I, 45 - Sii grato perchè Dio è grato impégnati per i poveri. SD II, 22 – Anche se mi ammazza, ancora spererò in Lui. (Giobbe 69). EA (Fede) 4 – Vivi come uomo di fede e diventa completamente fermo e forte nella fede. Rule 1882 - Essi si tratteranno con gentilezza, si sosterranno a vicenda con pazienza e accetteranno la correzione da un confratello in tutta umiltà. (ATS, DSS I, 26). EA (Apostolato) 157 – Dovremmo far conoscere il Salvatore a tutte le genti... Ma ci uniamo intimamente con Dio. EA (Amore fraterno) 102 – Noi dobbiamo essere un cuor solo e un’ anima sola. Per noi è un compito specifico l’essere uniti. ABBREVIAZIONI ATS Società Apostolica Istruttiva Cons Costituzione della Società del Divin Salvatore Cts Società Cattolica Istruttiva Dss Documenta et Studia Salvatoriana Ea Exhortations and Admonitions P or pp Pagina o pagine R Regola SD Diario spirituale 17 VISIONE APOSTOLICA DI FRANCESCO JORDAN UNA LUCE PER LA VITA DEL NUOVO MILLENIO A cura di Carol Leah Thresher SDS Prefazione Oggi la famiglia salvatoriana si trova in un’importante congiuntura nella realizzazione della visione apostolica del suo fondatore, Francesco Maria della Croce Jordan. Dopo molti anni in cui era ristretta nelle due canoniche Congregazioni Religiose (La Società del Divin Salvatore e le Suore del Divin Salvatore), il ramo laico dell’organizzazione ha messo radici. In numerosi paesi ha fatto passi da gigante sia dal punto di vista dei membri che da quello dello stato giuridico indipendente. Mentre le strutture speci. che dell’organizzazione laica variano da paese a paese, non c’è dubbio che attraverso la sua esistenza uomini e donne laiche abbiano incominciato a partecipare pienamente al carisma e alla missione salvatoriana. Ora il sogno apostolico del Fondatore sta per essere realizzato attraverso il mondo.1 La sfida presentata dallo spirito di Dio nel carisma salvatoriano è sia la domanda che l’aggiornamento. Comunque, il suo impatto attuale dipende da come viviamo oggigiorno noi Salvatoriani il suo dono. Il carisma risponderà ai bisogni di oggi, solo se riscopriamo e reinterpretiamo il suo dono alla luce del nostro contesto storico. Questo è in che modo siamo fedeli alla nostra vocazione. Io credo che la reinterpretazione fatta da tutti noi, nei nostri diversi modi di vivere in. uirà sulla Chiesa e nel mondo. Provocherà anche una grossa consapevolezza della natura radicale e contemporanea della visione di P. Jordan per tutti i cristiani. 18 Introduzione Giovanni Battista Jordan nasce il 16 giugno 1848 [,] in un piccolo villaggio della Germania. Pochi immaginavano che questo povero ragazzino, figlio di Lorenzo Jordan e Notburga Peters, sarebbe diventato un prete, e ancor meno, un Fondatore. Nessuno sognava che portava dentro di sè una luce per tutti i cristiani di quel tempo e del futuro. Giovanni Battista, più tardi noto con il suo nome religioso, Francesco Maria della Croce, sognò un’attività apostolica in cui le persone di tutto il mondo e di tutti i livelli della società potessero unire i loro sforzi per l’evangelizzazione di tutti. Oggi la visione di P. Jordan ha preso piede in tutto il mondo nella famiglia salvatoriana. Quelli fra noi che appartengono al gruppo hanno la responsabilità di trasformare il sogno in realtà. Attraverso noi il dono dello Spirito Santo diventerà oggi attivo e fruttuoso nel mondo. Lo spirito di Dio agisce all’interno della storia con l’obiettivo di comunicare messaggi importanti. Il nostro carisma salvatoriano contiene propositi significativi per i nostri tempi. Nel sogno di P. Jordan è costruita una visione apostolica che ha potere e qualità vitali per noi individui come per la Chiesa e la grande società in questo nuovo millennio. Esso presenta una visione olistica, universale e non ammaestrata. Per questo, è una luce per la missione cristiana nel mondo moderno e post-moderno. Offre un’alternativa radicata nel Vangelo che è sempre nuovo e sempre buona novella.2 Una visione olistica La ricerca di un signi. cato nella vita è una caratteristica molto forte nei nostri giorni. Man mano che ci trasferiamo nel nuovo millennio, l’umanità cerca risposte autentiche tra le numerose risposte offerte dai falsi profeti del nostro tempo. Uno dei tracciati chiaramente perseguiti oggi è quello della spiritualità. Paradossalmente, una società che dichiara la morte di Dio, si trova in una ricerca spirituale frantumata. La gente non può sopportare le false divisioni introdotte dal secolarismo. 19 Lo spirito umano ha sete di una energia olistica che può unificare la vita. Una persona frammentata è facilmente disorientata quando si trova Confrontato con il ritmo frenetico della vita. Ne risultano stress e depressione. Poco a poco, la vita perde il suo significato. Ecco perchè oggi vediamo così tanti tentativi di creare spiritualità che integrino le vita delle persone. Le istituzioni religiose tradizionali non sono viste più da tanti come sostenitrici di questa forza integrante. Ecco perchè gruppi come il movimento della New Age sono così popolari. Essi tentano di creare una nuova integrazione spirituale, selezionando simboli ed elementi dalle tante diverse tradizioni religio se. Questa ricerca rivela il profondo bisogno di una esperienza religiosa olistica capace di risanare le ferite della nostra frammentazione e alleviare il dolore del nostro vuoto. La visione apostolica di P. Jordan nasce da una profonda saggezza che sa che la vita avrà signi. cato solo quando è radicata in Dio che è la sorgente di tutta la vita. Ecco perchè Giovanni 17,3 è il fondamento biblico della spiritualità di Jordan. E questa è la vita eterna: che conoscano Te, l’unico vero Dio e Colui che hai mandato, Gesù Cristo. Basato su questa esperienza fondamentale dell’unico vero Dio, P. Jordan olisticamente viveva la sua missione nella Chiesa e nel mondo. Questa è la visione che ci trasmette e che attraverso noi trasmette al nostro mondo. La passione apostolica e la ricerca della santità sono una cosa sola. Insieme creano sacra energia capace di vincere le frammentazioni della vita come anche l’alienazione causata dal soggettivismo e dall’esperienza religiosa puramente personalizzata .3 Noi tamponiamo i buchi con questo potere integrante quando la nostra radice è piantata fermamente nel Dio della vita. Il vuoto darà il via ad una solitudine vibrante da cui nasce la vera solidarietà. Poi siamo capaci di raggiungere obiettivi attraverso le barriere che ci separano gli uni dagli altri. Poi siamo capaci di impegnarci nella costruzione di una giusta società Quando viviamo il nostro carisma salvatoriano, abbiamo qualcosa da offrire al mondo che cerca. È ciò che lo Spirito 20 Santo libera dentro di noi. La vita ha un significato e il messaggio del Vangelo è centrato sulla vita. Quando le nostre energie sgorgano dalla fonte di una vera vita, le nostre azioni si riconducono all’unità, non alla frammentazione. Noi crediamo che Giovanni 17,3 ci si presenta con la chiave d’oro della spiritualità che risponde ai bisogni di oggi. P. Jordan fortemente desiderava che ogni persona potesse sperimentare la vita di Dio. Sapeva che gli esseri umani hanno bisogno di conoscere profondamente Dio con l’obiettivo di essere completi, sani e perciò, salvi. Jordan non poteva riposare mentre la gente era ancora persa nei viali bui e nelle risposte false.4 Egli ci insegna che quando abbiamo radici nel vero Dio, sperimentiamo la santa energia di Dio che ci ravviva per diventare evangelizzatori del nuovo millennio.5 Una Visione Universale Il villaggio globale è un termine usato oggi per parlare della nostra esperienza di vita. Descrive un mondo in cui possiamo guardare la vita e la morte veri. carsi in ogni angolo del globo, come se stesse accadendo nel cortile posteriore del nostro vicino. La comunicazione tecnologica è avanzata a tal punto che niente è fuori della sua portata. Di conseguenza, la vita è diventata uno sport per spettatori che puó essere vista dai divani dei nostri soggiorni e dagli schermi del computer. Possiamo sapere ogni cosa senza dover essere coinvolti in qualcosa. Così, possiamo restare sicuri e isolati dietro le porte chiuse dei nostri mondi miopi. Il pregiudizio impesta in questa calda atmosfera di casa, la paura cresce. Diventiamo sempre meno desiderosi di aprire le nostre porte e impegnare la gente nel mondo reale. La realtà virtuale prende il posto dell’esperienza carne e sangue. La globalizzazione gestisce l’economia del nostro villaggio globale. I capitali forniscono le lenti attraverso le quali la realtà è vista e interpretata. Il mercato generale di Hong Kong vacilla e gli operai dell’acciaio a S. Paulo sono licenziati. Il Fondo Monetario Internazionale e i grandi azionisti, come George Sores, determinano la politica interna nei paesi dove i governi 21 nazionali sono spesso senza potere. La Coca-Cola si presenta come un segno della vera fedeltà perchè è capace di essere lì per te addirittura nell’angolo più remoto del globo. La pubblicità presenta la bella faccia della globalizzazione che copre con l’ombra del suo occhio nero la crescente povertà e l’esclusione umana che l’accompagna. La visione apostolica di P. Jordan è globale, ma la lente che usa è quella di Dio e non quella di un imprenditore.6 L’universalità e il carisma salvatoriano sono fondati sull’amore gratuito di Dio che ci coinvolge nella vita. Invece di essere meri spettatori siamo partecipanti. L’approccio con Dio ci insegna che tutti i popoli e tutte le nazioni devono essere rispettati. Tutti hanno diritto ad una vita piena.7 Ogni tentativo di esclusione deve essere sostituito dall’amore abbastanza grande da abbracciare l’universo.8 I pregiudizi devono essere identificati e superati attraverso un processo di conversione cosicchè tutte le persone abbiano accesso alla pienezza della vita. La vita del pianeta deve essere anche valutata e promossa con amorevoli cure. L’amore inclusivo è un elemento essenziale nel nostro carisma salvatoriano. Quando lo viviamo, diciamo al nostro mondo nel nuovo millennio che la vita nel nostro villaggio globale deve essere promossa. Tutti i nostri vicini sono degni di rispetto e non dovrebbero essere esclusi o emarginati per nessuna ragione. L’individualismo non deve essere la fonte del nostro modo di vedere il mondo. L’amore universale di Dio ci mette in legami di parentela l’uno con l’altro. Possiamo vedere che la visione apostolica di P. Jordan offre una chiara alternativa al nostro competitivo mondo “cane-mangia-cane”. Con questo il nostro villaggio diventerà un luogo dove la dignità e la solidarietà sono vivi e stanno bene nella vita dei nostri giorni. 22 Una visione inculturata La saggezza convenzionale proclama che tutto è relativo. Secondo questa falsa saggezza, i valori permanenti non esistono più. Ogni cosa, inclusa la vita, è un buttar via. Con questo l’impegno e la fedeltà sono fuori moda e i vecchi valori sono vissuti tra persone o gruppi che non si adeguano alla vita moderna. È vero che oggi le cose cambiano in un modo rapidissimo. Nemmeno gli esperti possono andare al passo con tutte le cose. Di fronte a questo fatto, alcuni si arrendono e passano da un capriccio all’altro. Altri, si affannano e lasciano che la vita passi loro accanto. La felicità immediata e la grati. cazione di un istante sono sopravvalutate. I bambini del nuovo millennio sono spesso incapaci di aspettare qualcosa, e soffrono per un obiettivo a lungo termine. È normale correre via da ciò che è difficile nelle relazioni, nel lavoro, o in qualsiasi altro campo. Alla luce di questa realtà, Francesco Jordan si presenta con una visione inculturata che dà senso alla vita.9 Ci mostra i due poli necessari con l’obiettivo di discernere il sentiero dei valori del Vangelo. Egli parla della verità divina ed eterna del Vangelo che scorre partendo dall’unico vero Dio. 10Impariamo da Dio che la vita non è un getta-via. L’altro polo necessario per il discernimento è la creatività e la flessibiltà nell’uso di “tutti i modi e tutti i mezzi che l’amore di Dio ispira.”11 Il Fondatore ci insegna che annunciare il Vangelo è una priorità che non cambia ma che il modo in cui il messaggio è comunicato deve essere aggiornato. Dobbiamo usare mezzi e strumenti che emergono dal momento storico e culturale in cui viviamo. Credere nei valori eterni è s. dare il concetto secondo cui ogni cosa è relativa. P. Jordan non si tira indietro quando si trova di fronte alla sfida del suo proietto. L’inculturazione del Vangelo richiede sensibilità, creatività e coraggio per confrontarsi con la profonda resistenza che sempre accompagna questo lavoro.12 Ogni cosa si intraprende e persino si abbraccia per la causa di Cristo13 23 Vivere il carisma salvatoriano è testimonianza per il mondo che la vita è un valore permanente. Non può essere calpestata sotto i piedi ne può essere buttata nell’immondizia. Quando abbracciamo la vita con fermezza ci apriamo a molte nuove possibilità creative. Si presentano modi di essere in missione che non si possono neanche immaginare. Non abbiamo più paura di camminare a grandi passi in questo nuovo cammino con l’obiettivo di aggiornare il messaggio del Vangelo. Questa è la fedeltà creativa. Quando viviamo in questo modo il nostro approccio alla missione s. da la cultura mentre allo stesso tempo incoraggia i semi della verità all’interno, e cresce. Il nuovo millennio sarà solo evangelizzato attraverso questa coraggiosa e ancora rispettosa dinamica, chiamata inculturazione. Conclusione Dato che Giovanni Battista Jordan era un uomo toccato profondamente dalla realtà sofferta delle persone, si sentiva mosso dallo Spirito Santo per dare una risposta apostolica. Possiamo essere certi che questa risposta che è presente nel nostro carisma di base, mantiene energia suf. ciente oggi e anche nei secoli a venire. Attraverso questa risposta possiamo camminare nella direzione della pienezza della vita per ciascuno di noi. Una vita più autentica e più radicale del nostro carisma salvatoriano dovrebbe essere una luce per tutte le persone nel nuovo millennio. È importante rispondere con generosità ed entusiasmo. Questo farà succedere le cose.14 Oggi, preghiamo come P. Jordan fece nei primi anni del suo tentativo apostolico: “O sole di giustizia, illumina ed infiamma in tal modo la mia anima, che i suoi passi siano come luce mattutina che poi cresce fino a giorno pieno.” SD I 54,4. (Note) 1. per le descrizioni della piena visione di Jordan vedi gli statuti di Smyrna del 31 luglio 1880 trasposto in “Famiglia Salvatoriana”, Joint Bulletin del Generalato Salvatoriano No. 1 – 8 dicembre 8, 1984 Primi Statuti e regolamenti dell’organizzazone trovata a Mailings I e II pubblicato dal Generalato Salvatoriano SDS –W Generalato 1979. 24 2. La Società espletando il suo compito, aiuta ad compiere nel modo più effettivo… l’obiettivo che tutti possono riconoscere il solo vero Dio e possedere la vita eterna.. .e che molte anime possano essere svegliate dalla loro indifferenza…e inoltre, da questo impegno una nuova brezza fresca toccherà l’intero organismo della Chiesa Cattolica; ci sarà un rinnovo della coscienza cattolica in tutti i livelli della vita; per le comunità abbandonate proverà un inestimabile appoggio, per il lavoro pastorale ben organizzato, sarà un forte sostegno…Si potranno trovare , perció, molti preti e persone laiche che si impegnano completamente a questa idea nella vita e nella proprietà, con tutto se stessi! Possano studenti e persone istruite non allontanarsi da questa alleanza con la gente comune! Possano le associazioni esistenti e le unioni radunare nel cuore di questa Società, con l’obiettivo di essere ispirati lì con lo spirito giusto, lo spirito di amore fraterno e unità, lo spirito di rinuncia e sacri. cio! Possano gli addetti alla stampa cercare di convogliare questo spirito con quello personale, o addirittura dare tutto se stesso completamente alla Società. Possa l’intero mondo cattolico prendere parte in questa nuova creazione, dal professore alla domestica, dal capo di famiglia alla serva, dal maestro all’apprendista, affinchè questo spirito, possa riempire la Chiesa e la scuola, l’Università e il Parlamento, il luogo di lavoro e la camera della famiglia, che dappertutto, tutti si uniscano al Fondatore della Società sotto il motto: “Ogno cosa con Dio e per Dio per il bene del nostro prossimo!” La Società Apostolica Istruttiva 1881 DSS IV 17 – 34, traduzione Mailing I – c – I –p.1 –19. 3 “Oh potessi convertire l’intero mondo! Io spero che Dio ci permetta di lavorare e soffrire molto per lui. Facci diventare santi… Vi esorto a diventare seriamente e profondamente pieni di genuino zelo e spirito apostolico…Apostolato! Apostolato! Facci lasciare il futuro per il Signore. Lasciaci andare avanti costantemente, a cercare la santità:la nostra e quella degli altri. Cosi’, coraggio e fiducia.! … P. Jordan a Madre Maria nel 1883 e nel 1885, Lettera Dialogo, Studia de historia salvatoriana Section 1.2. pp 11 e 19. 4 “Finchè c’è una persona sulla terra che non conosce Dio e non lo ama al di sopra di ogni cosa, non osar concederti un attimo di riposo.” Francesco Maria della Croce Jordan, Diario sprituale (SD) II 1. 5 “Dovremmo far conoscere il Salvatore a tutte le persone…Dovremmo unirci a Lui. Ma per questo è necessario che noi ci … uniamo intimamente con Dio. Se desiderate far giustizia con questo compito, se desiderate diventare apostoli, se volete compiere grandi opere, allora diventate persone di preghiera.” Esortazioni e ammonimenti di P. Franceso Jordan (EA) p. 181. 6 “Una Società che aiuti il povero e l’ammalato, e l’emarginato sia in una Parrocchia o nel mondo intero.” SD I 140. 7 “Come la Società non è limitata per quanto riguarda il posto, cosi’ non è limitata per certe classi di persone. Dobbiamo lavorare tra colti ed ignoranti, tra persone civili e persone incivili. Nessuna nazione , nessun popolo, nessuna classe è esclusa. È di tale importanza che lo devi imparare bene a memoria. Da ciò ne segue che tu devi stare assolutamente all’erta contro il concentrarti lì dove i migliori risultati si possono ottenere…” EA 171. 8 “Con noi nessuna nazione è esclusa. …Tra noi, come membri della Società non ci deve essere una nazione! Tutti dobbiamo essere fratelli.”. EA 171 – 172 “Crescere costantemente, aumentare, diffondersi dappertutto! Abbracciare e rinnovare l’universo.!” Madre Maria degli Apostoli nel diario spirituale in Poesia, Studia de Historia Salvatoriana No. 2 Sezione 2,11 MM p. 25 9 L’inculturazione è l’incontro tra il Vangelo e una cultura particolare: la cristianizzazione della cultura e la “acculturazione” della cristianità (Anthony Gittens). Secondo Marcelo Azeveo è la “relazione dinamica tra il messaggio cristiano e la cultura o le culture; un’inserzione della vita cristiana nella cultura; un processo permanente di interazione reciproca e critica e di assimilazione tra loro.” M. de C. Azevedo, Inculturazione e la s. da della modernità (Roma, Università Gregoriana, 1982) p. 11. 10 “O uomo, quando mediti e contempli le cose divine, compi la funzione degli angeli!” SD I 82. 11 Regolamenti e Costituzione della Società Cattolica Istruttiva 1886 Capitolo 1 No: 3, DSS I pp. 47-74. 12 “Accettare gli umori delle persone con cui stai parlando: sii tutte le cose per tutti, cosicchè possa guadagnare tutti.” Sd I 15. 13 Nessun sacri. cio, nessuna croce, nessuna desolazione, nessun giudizio, nessuna tentazione, oh! Assolutamente niente può essere troppo difficile con l’aiuto della grazia di Dio. Io posso fare tutte le cose in Lui che mi rafforza. Non lasciare che tradimento, infedeltà, freddezza, abuso facciano diminuire il tuo zelo. 14 “Credi, abbi . ducia, spera, lavora – devi condurre tutti a Cristo.” SD I 192 26 LO SPIRITO DELLA SOCIETÀ A cura di Leonardo F. Gerke SDS. Alcune riflessioni proposte durante la riunione salvatoriana a Lanham, 8 dicembre 1965 da P. Leonard F. Gerke SDS Prenderei un appunto nell’imitazione di Cristo da Thomas à Kempis “Preferisco sentire nel cuore la compunzione che saperla definire.” Trasferendo questo nel tema del nostro argomento, possiamo ugualmente dire: “Vorrei vivere il vero spirito della Società piuttosto che essere capace ridefinirlo”. Non ci sono dubbi che è della massima importanza che noi membri della comunità salvatoriana, veramente possediamo e addirittura conserviamo e approfondiamo questo autentico spirito e la spiritualità del nostro apostolato salvatoriano, o, che è la stessa cosa, lo spirito del nostro Fondatore. P. Jordan non si è mai stancato di insistere ad esortare che tutti i suoi figli (e le sue figlie) devono essere sempre impregnati del vero spirito della Società, lo spirito del Fondatore. Nonostante la sua completa sincerità e la sua profonda umiltà – o piuttosto a causa di questo – egli era incrollabilmente convinto della sua divina vocazione che lo ha posto in essere, che orienta e ispira l‘Istituto Apostolico Salvatoriano mondiale e che questo Istituto deve sempre rimanere vero nella sua ispirazione e nel suo orientamento che Dio ha dato attraverso Lui. Nella sua ultima volontà e nel suo testamento, Madre Maria lascia in eredità questo impegno sullo spirito del Fondatore alle sue figlie: “Umilmente io spero... che le mie buone Sorelle continueranno con il santo zelo a santificare se stesse lottando sempre per fare il bene per tutti, restando sempre ferme sullo spirito del Fondatore della Società del Divin Salvatore.” 27 All’insistenza della voce del Fondatore e della Fondatrice possiamo aggiungere la voce di Papa Paolo, che circa un anno fa , indirizzandosi ad un gruppo di vari capitoli generali che allora si tenevano a Roma, sollecitava come essenziale per ogni Istituto Religioso di mantenere vivo il genuino e vitale spirito del loro Fondatore. A giudicare dalle occasionali osservazioni delle persone – che a volte sembra che ci conoscano meglio che noi stessi – possiamo sentirci grati e rassicurati che in qualsiasi modo operiamo, abbiamo uno spirito di carattere “Salvatoriano”. Comunque, sebbene è senza dubbio più importante avere e vivere il vero spirito salvatoriano che essere capaci di metterlo in parole, è di grande importanza anche esprimere, formulare e definire questo vero spirito e carattere autentico della nostra vita e dell’apostolato salvatoriano. È importante specialmente oggi, nella presente congiuntura della Chiesa e della Società per due motivi: Prima di tutto, il contatto vivo con il Fondatore e le origini della Società stanno diventando sempre più tenui, nel senso che tutti i membri della prima congregazione più vicini al Fondatore se ne sono andati. E così diventa imperativo cristallizzare e formulare dietro le linee generali delle Costituzioni, l’ispirazione dell’inizio – lo spirito del Fondatore dare forma e vitalizzare le generazioni a venire, specialmente con l’obiettivo di dare chiari e sicuri orientamenti a tutti quelli che sono chiamati a guidare i giovani che la Divina provvidenza conduce a noi. Secondo, è tempo di ammodernamento e aggiornamento nella vita dell’intera Chiesa di Cristo; solo oggi il Concilio Vaticano II ha terminato il suo tremendo lavoro di ricerca ed esposizione delle linee per questo “aggiornamento”. E l’uomo che dava impeto a questo enorme compito, il grande Papa Govanni, dette anche il suo orientamento essenziale: la Chiesa deve guardare se stessa alla luce delle sue origini e cerca di vedere, e vedere molto chiaramente, le caratteristiche e la 28 semplice bellezza della sua faccia così come viene fuori dalle mani del suo divin Fondatore. Nello sforzo, grosso, di portare la Società come parte della Chiesa all’aggiornamento, è ugualmente importante che ci rinnoviamo piuttosto che ci trasformiamo - che il nostro aggiornamento non sia in ogni modo contrario alla prima ispirazione e allo spirito del Fondatore, ma piuttosto , al di fuori dello spirito che ci dà, un escogitare i modi e gli strumenti per esprimere quell’ispirazione in pienezza, con più vitalità, più effettivamente nel contesto del nostro tempo e del nostro mondo – un mondo che a meno di cento anni dal diciannovesimo secolo, è ancora così profondamente diverso. Lo spirito della Società o del suo Fondatore; Il tema è difficile e immenso. Con l’obiettivo di essere giusti, vorremmo dover esaminare tre fonti principali. 1. L’uomo Giovanni Battista Jordan, che diventó poi Francesco Maria della Croce, che sotto la chiamata di Dio e sotto le indicazioni concepite da Dio, fondò e diresse la Società Salvatoriana, la sua vita e la sua statura spirituale, specialmente il segreto interiore della sua vita, il movente principale della sua spiritualità. 2. L’Istituzione nel suo divenire e nella sua crescita, si sviluppa in qualcosa di completamente diverso dalla sua prima concezione strutturale, e ancora continua ad impersonare l’orientamento originale e lo spirito che aveva dalla nascita. 3. Le Costituzioni, specialmente il primo capitolo, dove l’obiettivo essenziale e il proposito, la vera natura e l’orientamento apostolico della Società sono incarnati; e ancora attraverso le varie successive formulazioni, l’obiettivo, il proposito e lo spirito rimangono gli stessi. Se si chiede di esprimere, quanto più brevemente possibile, lo spirito caratteristico della Società Salvatoriana, direi questo: 29 Essere l’incarnazione e lo strumento del grandioso, universale e sicuro amore di Dio come apparve nell’amore umano e nella gentilezza, nella benignitas et humanitas, di Dio nostro Salvatore. E io l’elaborerei un poco nel modo seguente: Un amore apostolico, che non è molto preocupato nel distinguere la propria santificazione, dal amore salvifico e santificatore per gli altri, ma che piutosto vede questo doppio proposito come il vero obiettivo esattamente così come l’amore di Cristo per il Padre è stato lo stesso amore con il quale dette se stesso a noi e persino fino alla morte sulla croce. Un amore universale, che rifiuta di conoscere ogni limite nel principio o nell’orientamento, come anche nei modi e nei mezzi, riconoscendo solo un limite (che non è un limite), l’ispirazione dell’amore di Cristo; e all’interno di quell’ispirazione, una completa apertura e prontezza ai concreti richiami della Divina Provvidenza - così come i sicuri atti salfivici concreti di Cristo e i modi sono stati pronti a rispondere alla chiamata e alla volontà di suo Padre. Un amore completamente impegnato, completamente e interamente “totaliter ac prorsus”, dedicato, devoto e consacrato al lavoro dell’amore sicuro di Cristo, senza riserve, senza tirarsi indietro dal rischio o dal pericolo, avendo fiducia nella grazia e presenza di Cristo che ci dettò il paradosso che perdere o rischiare la nostra vita è proteggerla. Un vero amore umano – caldo, personale, impegnato, coinvolto, - addirittura cosi umano e genuinamente personale come era l’infinito amore di Dio incarnato nel Salvatore, che mentre andava di qua e di là a fare del bene, in qualche modo faceva veramente suoi i problemi, le malattie, le sofferenze e le preocupazion della gente, e che “prendeva su di Sè le nostre infermità per guarirci.” 30 Un umile, dimentico amore servile, che non conosce nè pretese nè accondiscendenza, che non conosce motivi di ogni forma di ingrandimento di sè, sia individuale che collettivo; pronto perfino a prendere lavori che forse gli altri rifiutano di fare se non abbastanza grandi; pronto ad incominciare dove gli altri continuano a mietere il raccolto e il credito; pronto a portare la conoscenza e l’amore di Cristo nella classe di catechismo come pure agli studenti di un collegio; desidera solo essere di aiuto e servizio, per portare l’amore salvifico di Cristo cose come viene. Il Divin Salvatore non è venuto per essere servito, ma per servire, per essere d’aiuto, non nella dispensazione delle benendizioni per le folle più numerose possibili, ma venendo giù per i gradini e camminando tra gli ammalati lungo il sentiero e lasciando il suo amore, la sua benedizine e la mano guaritrice su ciascuno, cosicchè ognuno possa capire quanto era conosciuto, e quanto era amato. Ora resta il compito di scegliere, comunque brevemente, come lo Spirito di Francesco Jordan, e di qui lo spirito essenziale della Fondazione Salvatoriana. La vita di P. Jordan, l’uomo e il suo lavoro, sono pieni di paradossi. Sebbene nato in un umile ceppo contadino e sempre mantenendo molto della semplicità genuina dell’artigiano che era una volta, concepì un piano con cui sperava e desiderava di portare l’amore salvifico di Cristo a tutto il mondo. La sua formazione naturale era la materia prima di cui sono fatti le grandi guide umane e gli organizzatori. Era impressionabile, zelante, sensibile, e generoso; a volte entusiasta, e anche impetuoso, esitante e diffidente. Era timido e piuttosto imbarazzato in compagnia con gli altri, spesso insicuro per come dovevano essere fatte le cose – e malgrado ciò, diventò un Fondatore. Era ben conscio dei propri limiti e delle deficienze; ma ebbe il coraggio di incominciare la formazione di un Istituto Apostolico, visualizzato su grandi proporzioni. E, contro tutti i disaccordi, egli mantenne questa ispirazione e questo piano con una perseveranza veramente tenace. 31 La domanda sorge inevitabile: ”Come può quest’uomo venire a concepire l’idea di diventare il Fondatore, l’ispiratore e l’organizzatore di un Istituto Apostolico a livello mondiale? La risposta è che non fu lui in realtà a concepire questo piano; fu Dio che lo chiamò, incominciando con il misterioso segno della colomba bianca durante la sua Prima Comunione all’età di dodici anni. Fu Dio che così lo scelse e lo condusse per il Suo strano cammino verso il sacerdozio. Fu Dio che formò la compassione naturale per il povero, nato al di fuori dell’ambiente familiare, e lo rese profondo con ciò che gli fece vedere durante i suoi viaggi come artigiano per tutta la Germania, in una bruciante sollecitudine apostolica, in un desiderio tremendo di aiutare le persone nelle loro malattie più gravi e nei loro bisogni: il non sapere o il non sapere bene, il non amare o l’amare poco “l’unico vero Dio” che, intorno al periodo della sua Ordinazione, gli dette la preparazione finale attraverso un periodo di lotta interiore, di sofferenza intensa e purificatrice, che con tono acuto fece eco nelle intime note del suo Diario. Anche prima della sua ordinazione, lo inquietava l’idea di fondare un qualche tipo di progetto apostolico comunitario. Cosciente della sua fragilità umana e ancora di più della sua indegnità di fronte a Dio, cercò di sfuggire alla chiamata, lottando con Dio nella preghiera. Ma quando finalmente non poté sottrarsi alla profonda convinzione che Dio realmente lo stava chiamando, si mise nelle sue mani dandosi a lui senza riserve, con assoluta e indiscutibile fiducia e amore e da quel momento niente lo poté più fermare. Qui, credo che abbiamo la fonte e la spiegazione dell’attitudine interiore e dell’azione esterna: l’assoluta convinzione che fu stato scelto e chiamato, malgrado inadatto, a essere lo strumento o l’utensile, per dare forma a un’organizzazione apostolica, uno strumento o un arnese del piano salvifico e amorevole della provvidenza di Dio. P. Jordan mai pensò a se stesso come l’agente principale o il fattore determinante; tutte le iniziative le ha lasciate a Dio, e a Dio ha dato la gloria. Fu Dio che dette i mezzi e la forza, mandò il 32 successo o il fallimento; non aveva che un impegno: catturare il significato di Dio, andare dentro al piano di Dio, sottomettersi e perseverare in umiltà e confidenza. Non aveva che un timore: l’ansioso timore di incrociare la provvidenza di Dio, o persino di andare contro la volontà di Dio. Non aveva che un’ambizione: essere usato da Dio come strumento per la salvezza del mondo. Ultimamente, non aveva che una preghiera: “Sia fatto di me secondo la tua volontà” Queste due qualità: il suo bruciante zelo apostolico e la prontezza umile e senza riserve di essere soltanto uno strumento nelle mani di Dio, lo faceva particolarmente adatto agli occhi di Dio a essere un fondatore religioso, nonostante chiunque avrebbe potuto dire della sua inadeguatezza umana. E quando essi gli facevano notare qualcosa, addirittura in faccia, non si offendeva, ma replicava con zelo e con inconscia sincerità: “Ma non vedi che Dio sceglie gli strumenti più inadeguati per il suo divino proposito?” Al di là di queste due fondamentali attitudini – l’ardente amore apostolico e il desiderio di aiutare, e l’umile convinzione di essere stato scelto come strumento del amore salvifico e della provvidenza di Dio – arginano l’universalità dell’orientamento, l’umiltà e la modestia di approccio verso la calorosa e amorevole prontezza di aiutare e servire, che il Fondatore impresse nella sua fondazione. Universalità dell’obiettivo apostolico e proposito: vivere con profondo assorbimento nel piano di Dio e nella Provvidenza. P. Francesco non desiderò nulla di più o di meno che aiutare a compiere il desiderio di Dio che “Tutti gli uomini siano salvi e vengano a conoscenza della verità.” Chi era lui che doveva porre limiti al suo servizio o alla salvifica universale volontà di Dio? Chi era colui che sceglieva solo qualche modo o forma di apostolato e così stringeva l’espressione dell’universale e salvifica volontà di Dio? Chi era lui che restringeva la missione del suo Istituto solo ad alcune terre o classi di gente? No, il suo lavoro deve essere significativo per 33 tutte le persone ovunque, “omnibus et ubique”, la sua famiglia deve accogliere i membri di tutto il mondo, senza discriminazione di razza o colore o classe; i suoi figli e le sue figlie devono essere pronte e desiderose di fare qualsiasi cosa, usare ogni mezzo, cercare ogni modo in cui l’amore salvifico di Cristo possa ispirare, che, nel concreto, sarebbe indicato dalla Divina Provvidenza – per obbedienza alla chiamata della Chiesa, per i bisogni nel tempo e nello spazio, per il numero e la qualità dei membri disponibili, per i mezzi a disposizione. Non fu in primo luogo la chiara visione di una struttura certa e definita o di una organizzazione che ispiró P. Jordan – fu prima di tutto la visione di un tremendo impulso e proposito d’amore apostolico; che ogni uomo debba conoscere l’unico vero Dio e il solo Salvatore che ha mandato, Gesù Cristo. Per questo, c’è vita eterna e salvezza. Come per l’attuale realizzazione organizzata di questa visione e di quest’obiettivo – fu di nuovo attraverso la sua umile e pronta apertura alla Divina Provvidenza lavorando attraverso eventi, l’intervento della Chiesa, opposizioni e difficoltà che la cornice finale di una Società Religiosa, o piuttosto di due Congregazioni, e il nuovo nome venne fuori dal primo tentativo di realizzare il suo Istituto Apostolico nella più grande vasta e sciolta organizzazione della Società Apostolica Istruttiva. Un breve sguardo alla Società Apostolica Istruttiva indicherà la larghezza e il respiro dell’obiettivo apostolico di P: Francesco Jordan ed anche il coraggio che la sua umile fiducia verso La Divina Provvidenza gli dava. Significava essere un’organizzazione sciolta ma comprensiva di persone di tutti i ranghi sociali; sacerdoti e uomini e donne laiche, insegnanti istruiti e e scrittori come anche la gente comune. L’intera Società doveva essere divisa in tre gradi: Il primo grado: il nucleo constituito da uomini e donne interamente impegnate che possano legarsi con voti privati al perfetto inseguimento di Cristo nei passi degli Apostoli; essi lavorerebbero in un apostolato sia sotto l’obbedienza del 34 Direttore generale, sia in isolamento, sia vivendo insieme per la direzione del lavoro e per l’educazione dei preti e dei missionari. È ciò che noi oggi chiamiamo un’Istituto Secolare. Il secondo grado: Intellettuali cattolici, che per mezzo di una pubblicazione scientifica collaborerebbero per l’obiettivo apostolico della Società a livello accademico. Il “Nuntius Romanus” era l’organo, a quel tempo pubblicato per pochi anni, per questa collaborazione pianificata. Il terzo grado: ognuno dei fedeli che si vuole unire. “Der Missionär”, una pubblicazione mensile dalla forma di una rivista religiosa, era largamente considerata come lo strumento di contatto con questi membri. D’altra parte, dovevano essere resi consapevoli della loro vocazione e dignità cristiana, e d’altra parte, essi sarebbero veri aiutanti della Società, contribuendo al suo obiettivo apostolico universale con la preghiera e specialmente con la testimonianza della loro vita pienamente cristiana. Non si può sbagliare nel vedere quanto grande, perspicace e di lunga portata era questa concezione - anticipando forme e enfasi che oggi sono diventate parte della vita di Cristo e dell’orientamento, ma che erano nuove e sorprendenti a quel tempo. Pressioni dalle autorità della Chiesa, mancanza di risposte ai suoi appelli per i membri e molte difficoltà hanno subito coinvolto P. Jordan nella struttura dell’organizzazione, trasformando il suo Istituto in una vera Congregazione Religiosa, e cambiandogli addirittura il nome due volte. Alcuni hanno visto questa incertezza e questo aspetto annaspante e hanno insinuato che egli non conosceva bene il suo obiettivo; ma l’impegno del Fondatore era di cercare e fare la volontà di Dio di cui era strumento. Comunque, anche se ha dovuto cambiare l’nquadramento e riformulare e modificare le Costituzioni del suo Istituto, l’ispirazione universale apostolica e l’orientamento restarono identici; mantenne e difese come elemento essenziale del lavoro per cui Dio lo aveva chaimato. Lo difese 35 dagl’incomprensibili attacchi dall’esterno e dalle critiche dall’interno. Questa universalità era una delle ragioni per cui scelse Roma, il cuore del mondo cattolico, come città natale e centro della Società, insistendo che rimasse sempre lì. Questa universalità era l’impegno che lo ha fatto peregrinare di nazione in nazione, da una fondazione al altra, con il rischio di perdere le sue forze. Voleva vedere la sua Società fondata su basi mondiali prima della sua morte. “Non allontanatevi mai da questa universalità. È questo il mio desiderio più profondo, che vorrei vedere saldamente fondato prima della mia morte. Cercate sempre di non concentravi dove maggiore è il successo. Ovunque ci sono anime dobbiamo lavorare. E questo ve lo vorrei lasciare come un’eredità. Non vi allontanare mai da questo...” .Questa universalità,”Omnibus et ubique” deve contare sempre come una caratteristica essenziale della Società.” È stato detto, e non senza ragione, che questa universalità o questo orientamento e obiettivo, non sono fatte, umanamente parlando, per l’efficienza e il successo, ma P. Jordan rifiutava di permettere tali umane considerazioni, comunque valide in se stesse, di agire da opportunista nel suo proposito generale ispirato dall’universale volontà salvifica di Dio e del Salvatore del mondo. Cedendo tutte le inziative che riguardano la sfera attuale e la forma del lavoro apostolico alla Provvidenza di Dio, egli pose la sua speranza e fiducia di successo nell’aiuto e la benedizione di Dio. E questo doveva sempre rimanere così nella sua Società: “Considera come costante eredità la fiducia nella Provvidenza divina, come una madre amorevole, Dio si prenderà sempre cura di te. Riponi la tua fiducia solo in Dio, Lui combatterà per te come un eroe potente nelle battaglie. Guai a te se riponi la tua fiducia negli uomini o nei ricchi.” Rifiutando di fare considerazioni puramente umane, e mantenendo la profonda convinzione che egli e la sua Società servivano solo come strumenti dell’amore salvifico di Dio, mise in guardia contro l’”eresia del successo”, contro il desiderio di ”arrivare troppo in alto”, contro i modelli della grandezza e l’importanza meramente umane. Poneva in rilievo quella 36 semplicità e quella mancanza di pretese, quella sincera umiltà (non solo individuale ma anche umiltà collettiva) che dovevano caratterizzare la Società Salvatoriana – quell’umiltà e ordinarietà che una volta illustró con il paragone dei passeri e dei pavoni. P. Pancrazio e altri che hanno vissuto durante quei primi anni con il venerabile Fondatore riconducono tutto questo nella frase di S. Paolo a Tito, che è un vero motto salvatoriano: “la bontà umana e la benevolenza di Dio nostro Salvatore” – essere incarnato e riapparire in ciascuno che porta il suo nome. Non ci puó essere dubbio che l’amorevole meditazione sul nome finale della nostra Società del Divin Salvatore contribuì a questa formulazione o espressione del genuino spirito salvatoriano. E possiamo essere veramente grati perche così siamo condotti dal santo Fondatore al vero centro, a Cristo, il Salvatore del mondo, come nostra ispirazione finale. Ma è sempre P. Francesco Giovanni Battista Jordan, la sua vita e il suo spirito, che ci spingono al Divin Salvatore, così come Giovanni il Battista indirizzó i suoi discepoli verso il Grande che doveva arrivare. Robert Secourt, nella sua breve biografia su P. Francesco Jordan, in riferimento a quanto detto, ha scritto le seguenti righe sotili e illuminanti: “Il segreto del successo di P. Jordan nel trascinare e sostenere persone integrandoli in una sola famiglia era il calore e la forza della sua preghiera fiduciosa, la sua benevolenza paterna, e il suo zelo ardente per le anime. “Benignitas et humanitas” - la bontà e la benevolenza del Salvatore, come dice S. Paolo, è lo spirito in cui il Salvatoriano è guidato e da cui lui deve essere guidato. È ciò che P. Francesco cercò di insegnare a quelli che hanno cercato di vivere la propria strada nella vita, e non è tanto l’apprezzamento del suo apprendimento, della sua predica, che stimola il Salvatoriano con gioia, ma piuttosto la speranza che, attraverso lui, anche se 37 debolmente, la bontà e la benevolenza del Maestro possa brillare.” Per concludere, allora, possiamo dire questo: è vero che molte delle formulazioni verbali in cui P. Jordan cercó di esprimere lo spirito e l’ispirazione salvatoriani non sono molto originali, ma spesso luoghi comuni e persino stereotipi. Con uno sguardo superficiale, essi possono, a volte, nascondere piuttosto che rivelare il calore interiore e la grande sincerità e l’impegno, che non sbagliano mai nel percepire quelli che lo hanno ascoltato nelle sue “Esortazioni”. E ció che è vero del modo in cui formulava le sue idee sulla vita spirituale è anche vero per molte delle regole individuali che lui ci dette; in questo è un figlio del suo tempo, del 19° secolo. Ma lo spirito apostolico con cui visse e l’ispirazione salvatoriana che instillò nel suo lavoro sono senza tempo e saranno sempre attuali, perchè sono cosi essenzialmente Cristiani ed anche cosi veramente Cattolici. Una decina d’anni fa a Roma, conobbi un certo P. Aquilino, il promotore della causa di Madre Francesca Streitel con cui P. Jordan ha cercato, senza successo, di realizzare la prima fondazione di una comunità di suore all’interno della Società Apostolica Istruttiva. P. Aquilino conosceva bene la vita e il lavoro del nostro Fondatore. Quando una volta ho espresso dispiacere e impazienza per la lentezza del processo di beatificazione, dette questa risposta che mi è rimasta profondamente impressa: “Dio sa cosa sta facendo; può ben essere che sta salvando la canonizzazione di P. Francesco Jordan affinchè sia un’ispirazione speciale per qualche futuro periodo di rinovamento nella Chiesa. Almeno per la sua Famiglia Salvatoriana P. Francesco può e deve servire come ispirazione nel periodo post - conciliare a cui lo spirito salvatoriano e l’orientamento si adattano bene. L’enfasi per l’amore universale, per servire e stimolare l’amore del Salvatore come la base del lavoro apostolico – l’enfasi sulla testimonianza, in una vita di dedicato amore, al amore salvifico di Cristo – la disponibilità compassionevole ai bisogni 38 dell’umanità – il desiderio (nella prima concezione della Società Apostolica Istruttiva) di coinvolgere anche i laci nel compito apostolico della salvezza e la santificazione del mondo – tutto corrispondeva così bene ai nuovi orientamenti e alle attitudini del Concilio Vaticano II: quell’amore aperto, continuo, compassionevole, pastorale, umile, incarnato, caloroso e comprensivo e servizievole (lo spirito di Papa Giovanni – lo spirito di P. Francesco della Croce), l‘infinito salvifico amore di Dio incarnato nell’”umana bontà e benignità di nostro Dio e Salvatore. “ [Ristampato dal periodico della Provincia USA, Educatore Salvatoriano, Volume 2, Numero 1 ottobre 1966] 39 IL CREDO SALVATORIANO Composto da Donald P. Skwor, SDS, e apparso nel suo articolo “Dieci anni dopo : una chiamata all’azione” per inclusione nel Libro dell’anno giubilare, 8 dicembre 1982 Come comunità di cristiani che hanno fatto la loro professione religiosa, cerchiamo la perfezione della carità seguendo il Salvatore come hanno fatto gli Apostoli, avendo come nostra regola di vita il Vangelo di Gesù Cristo. Lottiamo per servire tutte le persone nella semplicità e nell’umiltà, adattando noi stessi ai bisogni di tutti, così rendendo visibile al mondo la bontà e la benignità di Dio nostro Salvatore. Così, le nostre vite danno gloria a Dio condividendo la missione salvifica di Cristo e testimoniando la presenza vivente del suo amore incarnato. Impegnato nell’universale volontà salvifica di Dio il nostro obiettivo apostolico è di proclamare a tutte le persone e dappertutto il mistero di salvezza in Gesù Cristo Salvatore del mondo. Perciò il nostro obiettivo è specificamente missionario nel carattere e nello spirito, proclamando la presenza del regno di Dio già qui sulla terra. Capiamo il nostro ruolo missionario come partecipazione alla missione universale della Chiesa, seguendo il mandato di Gesù di uscire nel mondo intero, insegnando a tutte le nazioni. Perciò noi ci manteniamo pronti e desiderosi di servire la gente di ogni classe, cultura e razza. Per adempiere a questo proposito ci teniamo liberi da ogni impegno che limiterebbe la 40 nostra disponibilità, in tal modo assicurando una risposta più adeguata ai bisogni del popolo di Dio. Fedeli alle intenzioni del Fondatore, P. Francesco della Croce Jordan, vediamo che il nostro compito è la “teologia”, “parlare di Dio” in modo da rendere le persone capaci di vivere e di agire con convinzione alla luce del messaggio cristiano nella società di oggi. Così intendiamo la teologia come un “servizio”, dicendo la verità senza timori e imparzialmente, senza considerazione verso la politica e la moda. Così noi ci impegniamo nel lavoro con l’esempio, con la parola scritta e orale, e con tutti i modi e gli strumenti che l’amore di Cristo ispira per la diffusione, l’approfondimento e il rafforzamento della fede cristiana. Siamo preparati ad impegnarci nell’apostolato sia quello comunitario che quello individuale, se sono puramente Salvatoriani, e a unire gli sforzi con religiosi, preti, e laici. Cerchiamo di cooperare nei tentativi ecumenici e ci uniamo alle persone di buona volontà nella promozione della giustizia sociale e il progresso spirituale e temporale di tutti. Mentre restiamo aperti a tanti tipi di lavoro apostolico e manteniamo la flessibilità di strumenti nell’esercizio del nostro lavoro, tendiamo a scegliere quelli che sono specificamente evangelizzanti e che permettano una comunicazione a tu per tu. Teniamo a mente l’ammonimento del nostro Fondatore, noi ”facciamo attenzione che non ci sia nessuna utile opportunità nell’annunciare ed insegnare la dottrina di Dio a tutti, pubblicamente e di casa in casa.” Quando i bisogni del popolo di Dio lo richiedono, o dove la domanda della Chiesa locale richiede la nostra assistenza, 41 rispondiamo volentieri a queste indicazioni della Divina Provvidenza che parla attraverso la chiamata dell’intera Chiesa e attraverso i segni dei tempi. Ma non cerchiamo di non restare più di quanto è necessario nella condizioni di ausiliari. Piuttosto preferiamo rimanere liberi di andare dove il bisogno è grande e dove i nostri speciali talenti possono essere impiegati per la gloria di Dio, il servizio della Chiesa e le molteplici necessità dei nostri seguaci. Riconosciamo come missione speciale del Fondatore, e così anche della nostra Società, un approccio missionario diretto alla proclamazione della parola di Dio. Così ci vediamo come missionari nel vero senso della parola, liberi dagli impegni istituzionali, desiderosi di fare passi laddove gli altri non possono o non osano, pronti a sopportare lo scherno e la sofferenza, e a porre la nostra fiducia solo in Colui che è la nostra unica speranza. Seguendo le orme degli Apostoli, non cerchiamo niente per noi stessi. Rigettiamo le false certezze del mondo contemporaneo che potrebbero condurci via dalla vita radicale del Vangelo. Siamo pronti a mettere da parte la proprietà, l’abbondanza, la pubblica stima, lo status sociale, ecc., e a cercare la nostra sicurezza nella vita del messaggio del Vangelo in sè. Così vediamo la nostra vita salvatoriana come apostolica perchè è un’espressione dell’amore di Cristo che sprona a consumare noi stessi per la salvezza dei nostri seguaci, fiduciosi che in tal modo noi stessi cresciamo continuamente nell’unione con Dio. Crediamo di incontrare Cristo e realizzare la sua presenza tra i nostri confratelli, in quelli che noi serviamo, e specialmente 42 tra i bisognosi. Come comunità di discepoli radunati nel nome di Cristo, cerchiamo di riflettere la sua viva presenza in ciascuno di noi attraverso il rispetto l’uno per l’altro. Crediamo che ciascuno di noi sia dotato da Dio di doni speciali che dobbiamo mettere a servizio del popolo di Dio. Noi perció ci sforziamo nella mutua comprensione, nell’offerta della nostra accettazione, nel amore e sostegno l’uno per l’altro, per conseguire l’adempimento di sè nel servizio di Cristo come un prerequisito per il compimento della missione della Società. Donald P. Skwor, SDS 1 novembre 1979 43 IL CARISMA DI PADRE JORDAN, UNA SFIDA PER I LAICI OGGI Tracce per una Teologia dell’Azione Apostolica Secondo Convegno Internazionale di Spiritualità Salvatoriana (Cracow, 5-8 Dicembre 1996) 1. Introduzione L’invito ad intervenire a questo Convegno per la seconda volta, è venuto a cadere in un momento di grande travaglio interiore. Il dilagante e malefico influsso dei mass-media nel mondo occidentale costringe chiunque cada tra le sue spire a subire terribili contraccolpi: sul piano psicologico, sul piano intellettuale e sul piano spirituale. Il male si insinua nelle famiglie cristiane e sotto le croci dei nostri campanili. E mentre le campane suonano a festa, a noi non rimane che raccogliere le macerie delle anime, spesso chiedendoci infantilmente il perché di ciò. Una penosa sensazione di impotenza mi ha lasciato spesso prostrato e pieno di sterile senso di ribellione. In questo contesto si è fatto strada dentro di me il desiderio di ricercare segni e strumenti da offrire al Popolo di Dio che dessero concretezza all’annuncio del Vangelo. Gesù ordina ai demòni di abbandonare i malcapitati posseduti, non si limita ad osservare i fatti. Gesù caccia i mercanti dal tempio, non subisce i farisaici compromessi. Queste due icone evangeliche saranno il nostro punto di partenza, il nostro riferimento a Cristo Pastore, al Cristo buono e benevolente con i deboli e gli oppressi, severo con chi 44 opprime e scandalizza. Molto di quanto andavo ricercando ho visto attualizzato nello spirito apostolico di Padre Jordan. Vi ho visto molte similitudini tra quanto avvenne nel suo tempo e quanto accade oggi nel nostro. La sua vocazione, matura all’ombra delle ingiustizie sociali e del degrado spirituale, forse proprio in quel contesto si deve attingere la risposta sull’origine di tanto zelo. I tempi oggi ci richiamano ad un analogo impegno. Ed il degrado morale e spirituale devono vedere moltiplicati gli sforzi degli uomini di buona volontà a rispondere con vigore rinnovato alle sfide del tempo. Nella sintesi offerta a coloro che cercano risposte sulla specificità del carisma salvatoriano abbiamo risposto: è l’apostolato “24 ore su 24” e con ogni mezzo. Oggi dobbiamo aggiungere “costi quel che costi”. Scopriamo questo perno, nascosto tra le righe del Diario del Fondatore quando egli parla della croce. Il primo esilio, appena fatto sacerdote, e le grandi limitazioni imposte al clero a causa della “kulturkampf” (sottomissione della Chiesa alla ragione di stato materialista di Bismark), devono avergli fatto capire prestissimo che il proprio Calvario poteva essere nascosto dietro ogni angolo. La stessa diffidenza della Chiesa di Roma di fronte alle sue intenzioni lo aveva temprato ad affrontare la peggiore delle persecuzioni: “quella di coloro che più amava”. Il sottotitolo, forse anche troppo impegnativo, rappresenta più un desiderio che una chiarezza di vedute. Il vostro giudizio dirà fino a dove mi sarò spinto. 45 2. Il periodo storico in cui ha vissuto ed operato il Fondatore Erano fondamentalmente due i fattori importanti con cui si dovette confrontare la Chiesa, e quindi anche Padre Jordan, in quel periodo: la secolarizzazione e la “kulturkampf”. All’inizio del secolo diciannovesimo, sotto Napoleone, quasi tutti i monasteri furono trasformati in istituti secolari. Le Congregazioni vennero disciolte e le proprietà venero confiscate dallo Stato oppure liquidate. Impedito alla Chiesa l’esercizio della cura pastorale, fu automaticamente distrutta la fiorente cultura monastica. Lo Stato Prussiano, diventato sempre più potente durante tutto il secolo, intraprese una politica di aperto conflitto con la Chiesa Cattolica. Fu a questa aperta ostilità che venne dato il nome di “kulturkampf”. Furono emesse leggi che misero alla prova duramente la stabilità e l’influenza della Chiesa, fino ad arrivare ad una ingerenza sfacciata dello Stato sulle stesse pratiche e concrete attività pastorali. Inoltre, tutto ciò, avvenne in un periodo storico costellato da rapidissimi cambiamenti sociali. In particolare fu la Rivoluzione Industriale la causa di destabilizzazione in Germania come lo era stata in altri Paesi d’Europa. Il progresso scientifico aveva favorito il progresso tecnologico ed il processo di industrializzazione. Molti giovani lasciarono il loro villaggio ed andarono in cerca di lavoro nelle città sempre più legate all’industria. Così il modello di vita tradizionale incentrato sulle attività agricole e sui piccoli commerci, fu rapidamente sostituito. In Germania, come in Inghilterra, emerse una nuova classe operaia e con essa nuove forme di disagio sociale e povertà. A causa delle restrizioni imposte dallo Stato, la Chiesa incontrò delle difficoltà non solo per la propria attività pastorale, ma anche nel cercare di fare fronte al crescente dilagare di fenomeni di povertà urbana. 46 Era difficile dare delle risposte credibili sul piano della fede a coloro i quali si scontravano quotidianamente con i problemi concreti della fame e dell’abiezione. E deve essere stato proprio l’incontro con la realtà urbana, con i suoi ghetti, con la sua malvagità ad instillare in Jordan il seme fecondo del riscatto sociale e spirituale di tutti, dai semplici e reietti, ai ricchi chiusi nella solitudine e nei pericoli spirituali delle loro torri d’avorio. a) Jordan e la ribellione ai mali del suo tempo Il Diario Spirituale del Fondatore inizia con queste parole di fuoco: “Chi mai starà contro di me, se il Signore è con me? Convertitevi, voi popoli all’eterno Padre, al santo e giusto Dio. Voi avete provocato e avete rigettato il vostro Creatore. Alzatevi e non indugiate, perché il Signore è vicino! Il Giudice onnipotente, in giusta ira, si è seduto sul suo trono per giudicare i popoli che calpestano la sua sposa acquistata con sangue prezioso! Convertitevi popoli e nazioni, perché il Signore giudicherà le generazioni. E tu Germania, perché sfidi il tuo Dio, perché disprezzi la tua sposa preziosa? Con ira veemente Egli pronuncerà il suo s. Giudizio su di te” (D.S. I, 1 Luglio 1875) Innanzitutto una sottolineatura importantissima. Questa pagina del Diario venne scritta quando Jordan non era ancora sacerdote, per la precisione tre anni prima della sua ordinazione. Sono parole tonanti e di dura condanna che non lasciano alcuna possibilità di appello. Il Dio tradito scatenerà la sua vendetta contro coloro che hanno calpestato Lui e la sua Chiesa. Non è possibile iniziare un Diario Spirituale, egli era sempre chierico, se non fosse per la profonda ferita che aveva lasciato nel suo cuore il peregrinare da una città all’altra della Germania industrializzata. Lo stesso suo ideale deve avere attinto notevolmente da questa triste esperienza. La lotta all’ignoranza 47 religiosa doveva inglobare necessariamente la lotta all’ignoranza culturale. Come è possibile stampare giornali e “buone ed edificanti letture” per chi non è capace a leggere e scrivere? L’ignoranza in senso lato è il pilastro su cui si fondano le ingiustizie sociali, l’ignoranza religiosa è il pilastro su cui si fondava la strumentalizzazione del materialismo di varia natura. Più avanti, sempre nel Diario, egli fa specifico riferimento ad alcune conseguenze della situazione che si era creata. Lo fa con una splendida sintesi di sensibilità sociale ed ispirazione spirituale: “Perché, o uomo, cerchi la patria in terra straniera! Perché o uomo, cerchi di piacere a coloro con i quali non puoi restare! Dirigi dunque in alto il tuo sguardo, dove gli amici eterni continuamente ti mostrano la patria celeste! Cerca di piacere a Colui con il quale puoi rimanere sempre.” (D.S. II, 2 Luglio 1875) Chi sono coloro che cercano la patria in terra straniera se non gli emigranti? Chi sono coloro che cercano di piacere a quelli con cui non possono restare, se non i poveri in confronto ai ricchi? L’attacco veemente contro la Germania miscredente non potrebbe essere oggi riferito a tutte le nazioni occidentali e più che mai alle potenze economiche? Va da sé concludere che la sua posizione nei confronti delle ingiustizie sociali era tutt’altro che secondaria. Anzi possiamo dire che la promozione sociale era sempre magistralmente coniugata con la promozione spirituale. 3. Le sfide del mondo moderno Le sfide a cui il mondo moderno costringe il cristiano del Terzo Millennio, pur essendoci delle analogie, come ho accennato, non possono essere paragonate al passato. L’evoluzione tecnologica, il potere dei mass-media che operano sempre più in forma multimediale, hanno moltiplicato vertiginosamente la possibilità invasiva di coloro che hanno come unico obiettivo la massificazione intellettuale e la 48 distruzione morale degli individui. La Chiesa si trova così a dover fare fronte alla morale di coloro che vogliono detenere il potere schiacciando la dignità delle persone, riducendoli in nuove schiavitù: quella intellettuale e quella spirituale. Esse sono le peggiori, perchè sono mimetizzate in una aura di falsa libertà e falsa solidarietà. Vediamo alcuni punti. a) Nel sociale e nell’economia Il liberismo Oggi i ricchi sono sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri. I ricchi dettano le leggi e regolano le norme del mercato a cui i poveri si devono adattare diventando sempre più poveri. Questo clima di falsa libertà viene chiamato “liberismo”. È il clima di libero mercato dove tutti possono arrivare a tutto, è il clima della libera competizione dove vige il motto “mors tua vita mea”. È la tomba della libertà e della solidarietà. Non c’è posto per le necessità di chi ti vive vicino se è in gioco la sopravvivenza. Le pagine del Vangelo sono piene di riferimenti ai ricchi che sono sempre più ricchi e non si curano dei poveri se non nella misura di garantire loro la sopravvivenza. La dittatura dei mass-media Una conseguenza diretta del liberismo è stato l’avvento dello strapotere dei media. Con un potere incoercibile i mass-media dilagano con ogni mezzo portando prevalentemente messaggi pieni di disvalori e di ideologie consumistiche. Non è più l’uomo reale a dettare le proprie esigenze, ma è l’uomo “virtuale” creato ad immagine delle leggi di mercato, il nuovo idolo imperante. In questa sorta di idolatria di se stessi, ognuno presenta laddove può, il suo dio personale, fatto di narcisismi e di 49 edonismi di varia natura, che ovviamente si scontreranno, come in un’arena, con il resto del “pantheon” dei saccenti. L’uomo comune, quello che stava tanto a cuore a Padre Jordan, l’uomo sbandato intellettualmente e spiritualmente, viene messo all’angolo e subisce colpi su colpi senza che alcuno intervenga a difenderlo. Una propria dittatura quindi, da cui sembra non esserci alcuna via di uscita se non facendo appello ad una radicalità evangelica che impone al cristiano l’adesione senza mezze misure. Padre Luca Brandolini un giorno in una lezione disse una frase che mi colpì tantissimo: “Le omelie si preparano con la Bibbia ed il giornale”. Ciò è verissimo, la gente ha bisogno di vedere calata nel quotidiano quella che da sempre e per eccellenza è la “Parola di Dio”. Lo sfrenato consumismo Sotto l’influsso dell’ideologia liberista la corsa all’avere piuttosto che all’essere, diventa un atto incoercibile. Purtroppo va detto che anche i nostri giovani migliori sono impregnati da questa nefasta ideologia. Le famiglie non riescono più a tenere a freno la situazione e cadono in un vortice sempre più profondo loro malgrado. Non c’è più posto per Dio, a meno di ridurre anche Lui a mero oggetto di consumo, limitato nel tempo e nella sua parte più formale. I Sacramenti quindi vengono più “consumati” che vissuti giorno per giorno. In una specie di schizofrenia il luogo dello Spirito ha i suoi spazi momentanei da cui ci si stacca per aprire nuove parentesi paritarie: il ragazzo o la ragazza, il gruppo di amici, la moda, la droga. La mattina si canta in Chiesa ed il pomeriggio si trasgredisce, convinti che a dettare le regole, in fondo è solo l’individuo. 50 Le nuove povertà Ed ecco allora affacciarsi le nuove povertà, quelle che nessuno riconosce da solo e che fa fatica ad intravedere quando altri le rappresentano. Non sono certo le povertà conosciute nei Centri Caritas. Queste ultime sono per lo più povertà economiche. Dobbiamo invece parlare delle povertà intellettuali, delle povertà morali e delle povertà spirituali. In questa ottica i ricchi ed i poveri sono sullo stesso piano. Un ricco può essere molto povero ed un povero molto ricco. Splendida ed originalissima intuizione quella di Jordan che si rifiuta di dividere il mondo in “santi” e “santificatori”. I ricchi e benestanti spesso sono più dalla parte dei santificatori, ovvero sono posti tra quelli che si perderanno. “No, questo non deve accadere!”. Mi sembra di sentirlo gridare. Tutti si devono salvare, anche i ricchi, anzi a loro che sfoggiano le loro ricchezze, materiali ed intellettuali, spetta l’incombenza di metterle a profitto degli altri. Loro che hanno ricevuto i talenti devono saperli restituire ed essere polo di educazione religiosa per tutti coloro che ruotano nella loro sfera esistenziale, anche come dipendenti. Ciò va molto oltre le buone intenzioni ed il bene-agire. Si tratta di entrare in un apostolato attivo che mette tutti sullo stesso piano: il povero evangelizza il ricco ed il ricco evangelizza il povero non secondo quello che “ha” materialmente, ma secondo quello che “è” spiritualmente. Ciò non vuol dire che la povertà economica debba essere sottovalutata. Semplicemente deve essere considerata alla pari di tutte le altre. Si eviterà così il rischio di riempire solo gli stomaci e non le anime. Gesù stesso durante la sua predicazione di massa si prendeva cura del benessere fisico di coloro che lo ascoltavano. Noi dobbiamo fare altrettanto: “Pane e Parola”. 51 b) Nella morale La morale è ormai ridotta a pura morale individuale. Ognuno si costruisce le proprie regole sia sul piano della stretta convivenza civile, che sul piano individuale. Il riferimento comune rappresenta una indicazione di massima a cui ci si deve attenere, non tanto perché ci si perde, quanto per non incorrere in sanzioni. Laddove non vi sono sanzioni, quella diventa una zona franca dove si può spaziare con le proprie libertà, anche se ciò comporta danno a qualcun altro. Il problema non è “non fare del male, ma non essere perseguito”. Le varie statistiche, tra cui anche quelle promosse dalla Santa Sede, confermano quanto vado dicendo. Il piano etico è andato completamente sconvolto e tutti possono fare tutto, fino a collassare personalmente o a far collassare i sistemi di convivenza. Gli anziani non sono più un punto di riferimento per i giovani.. Non sono più la saggezza impersonificata, le guide certe del che fare. Spesso sono i primi diseducatori, sono i primi a non credere che l’eredità più preziosa, dopo quella spirituale, è quella morale (molto vicina alla prima). Diventano dei veri sacerdoti degli idoli imperanti: successo, sesso, denaro. Rimangono addirittura sconcertati quando figlio o nipoti si dedicano al volontariato o ad opere umanitarie. Dove non si guadagna nulla, il tempo è perso! 4. Nella vita spirituale Siamo andati avanti in crescendo. Ecco allora la ferita più profonda e più nascosta, quella che al giorno d’oggi si fa sempre più fatica a riconoscere. Mille operazioni, in cui ci sembra falsamente di riempirci, sono disponibili sotto varie forme. Alla fine sono chimere che lasciano prostrati, disperati. 52 Il dilagare della teomania L’atteggiamento dell’uomo che sempre di più crede di poter fare a meno di Dio, ha messo in atto un processo di autodeificazione, creando uno smisurato pantheon. Un pantheon gerarchizzato dove ognuno, dal più potente al più misero, dal più colto al più ignorante, può godere di una propria porzione di deità. Questa teomania è talmente spessa e visibile, che impressiona l’osservatore attento. I vari portatori di verità, in fondo, sono solo dei “coppieri” che vanno a versare il vino laddove la coppa è alzata. Questi sono gli dei mercificati del nostro tempo, l’alternativa all’unico vero Dio che viene negato in ogni dove. Il misconoscimento di satana Troppo poco si parla del demonio e per quel poco se ne parla male. Tutti lo sanno, la più grande tentazione del demonio è convincere della sua inesistenza. Ma oggi ci troviamo di fronte ad una nuova mutazione satanica che è quella dell’utilizzazione del sacro a propri fini. Il sacro, o presunto tale, viene sbandierato come buono e desiderabile, ma solo nella misura in cui esso si confà alle esigenze personali dell’individuo. Ognuno può avere degli spazi sacri, avere i propri riti, il proprio dio. Il demonio oggi fa sorridere, ma chi crede veramente in Dio sa quanto sia rischioso sottovalutarlo. I Padri della Chiesa non mancano mai di fare menzione, nel loro magistero spirituale, alle nefande conseguenze del sottovalutare l’azione demolitrice di satana nei confronti dell’anima. Oggi nell’apostolato dobbiamo fare i conti anche con questa componente, con tutti i rischi che ne conseguono. 53 5. La risposta da dare agli uomini Oggi il mondo si trova in uno stato di tale abiezione che una dichiarazione, senza azione, rischia di dissolversi nello spazio di un secondo. “Che fare?”, è la domanda assillante che deve avere macerato Padre Jordan. Forse è proprio questa stessa domanda che lo ha portato a fondare la Congregazione dandole un marcato spirito apostolico, che vuol dire fondata prevalentemente sull’azione. È proprio perché in quanto salvatoriani siamo improntati sull’azione, che dobbiamo sapere noi stessi, prima degli altri, che cosa fare di fronte a questa situazione, quale risposte dare a chi ci chiede aiuto. a) Di fronte alle ingiustizie Nel momento in cui sto scrivendo questo lavoro, tutta la Società del Divin Salvatore è unita ai confratelli colombiani per la vicenda del sequestro di Padre Restrepo. La Colombia è un paese lacerato da mille contraddizioni e la povertà è dilagante. In un clima di illegittimità vengono perpetrate le peggiori angherie nei confronti dei più deboli. Probabilmente il nostro confratello si era posto in prima linea contro il sopruso e la violenza, e questo atteggiamento aveva dato fastidio a qualcuno. Armato solo del Vangelo e della fede in Dio e nella Provvidenza, si è opposto come poteva al mondo dell’interesse. Schierandosi a favore dei poveri e dei deboli. In una sola parola, ha reso credibile per tutti i Salvatoriani “l’opzione per i poveri”, dichiarata nell’ultimo Capitolo Generale della SDS. Non solo una dichiarazione di principio, ma Vangelo vivo “costi quel che costi”. Il Vangelo è contro il sopruso e l’ingiustizia, fornisce a tutti, violentatori e violentati, gli strumenti di conversione. Non è possibile fare ciò, se si sta in silenzio. Il silenzio non apparteneva agli Apostoli, come non era stato per Giovanni il Battista.. Essere apostoli significa dare voce e gridare a più non posso l’amore di Dio per gli ultimi e l’urgenza della conversione per quelli che sono i primi su questa terra. In questa ottica il 54 silenzio o il compromesso assumono inevitabilmente il carattere di connivenza e complicità. Fatta salva, ovviamente, una certa pedagogia pastorale che spesso richiede tempi opportuni di maturazione. Ma quanto avviene in Colombia, avviene anche sotto i nostri occhi, nei nostri paesi. E non sono solo i delinquenti a perpetrare le ingiustizie, anche lo Stato di diritto talvolta diventa iniquo ed ingiusto. Che fare? Come testimoniare il nostro credo? Da che parte stare? Sul “come” si può sicuramente discutere, ma sul “che cosa” fare, no! Ogni offesa alla dignità dell’uomo in quanto creatura fatta ad immagine e somiglianza di Dio, ogni offesa alla vita ed ai suoi principi, non può che essere denunciata senza mezzi termini. E non valgono per questa veemenza le accuse di integralismo, che sono la facile obiezione di chi vuole difendere gli interessi dei potenti. La denuncia vale per tutti, anche per coloro i quali dietro la loro povertà ripropongono, in piccolo e secondo i loro mezzi, quello che i grandi ostentano in maniera appariscente. L’ingiustizia non ha un nome preciso, varia di volta in volta, e di volta in volta deve essere demistificata. Solo così l’icona evangelica del Gesù silenzioso di fronte alle accuse del Sinedrio e di Pilato si fa vera. Gesù era silenzioso per se stesso, ma le parole gli uscivano a fiumi per gli altri. Allo stesso modo dobbiamo fare noi. b) Di fronte agli attacchi dei mass-media Padre Jordan aveva capito perfettamente quanto fossero potenti i mass-media e quanto fosse necessario utilizzarli a fini apostolici. La buona stampa, una stampa moderna, che utilizzasse gli strumenti della diffusione per fare arrivare ovunque la Parola di Dio. Ma si era molto lontani dalle possibilità attuali. Oggi i mass-media sono arrivati ad un livello di invasività così dirompente che non basta più invocare una azione di contenimento uguale e contraria. La stampa cattolica è prospera in tutti i sensi, centinaia di migliaia di edizioni per milioni di libri di buona letteratura cattolica, quotidiani, settimanali, mensili, editi in varie lingue; emittenti radiofoniche e 55 televisive. La domanda d’obbligo: è sufficiente tutto ciò? È sufficiente mettere su di una bancarella un libro che forse andrà a rifinire la già ricca biblioteca di qualche buon cristiano? Chi altri lo acquisterà? Quali sono le possibilità di conversione di chi è già caduto nella fatale attrazione di una televisione che offre sicuramente programmi più allettanti? Potremmo avere l’emittente televisiva più potente del mondo, ma se non si agisce precedentemente sull’orecchio del ricevente, non serve a nulla. Ecco allora che l’azione come è stata quella di Cristo nella prima predicazione, è quella della denuncia prima che della promozione. Prima di tutto i falsi e negativi messaggi dei mass-media asserviti alla logica del mercato e del consumismo, vanno demistificati con chiarezza. Senza mezzi termini e senza paura. La televisione, come tutti i mezzi moderni di comunicazione, non è di per se stessa negativa, dipende dall’uso che se ne fa. È quindi l’uso che deve essere selettivamente colpito, affinchè coloro che si fanno risucchiare l’anima sappiano poi difendersi e sappiano per che cosa optare. Ma davvero degli Apostoli moderni non hanno proprio nulla da dire sui contenuti dei mass-media? Non hanno nulla da dire a quei fedeli, che pian piano, ma inesorabilmente non crederanno più alle loro parole, perché crederanno a quelle più comode e suadenti di qualche “talk-show man”. Un apostolo deve sapersi confrontare oggi anche con questa realtà ed imparare a non subirla passivamente. Deve saper dare parole di vera libertà e di speranza. c) Di fronte alla cultura neo-barbara Le manifestazioni di barbarie, spacciate per modernismo e progresso, sono talmente alla portata di tutti che è inutile fare tanti esempi. Basta prendere un qualunque testo di bio-etica, oppure sfogliare i giornali per renderci conto che mai l’umanità ha raggiunto un tale livello di orrori. Né valgono le obiezioni degli storici sui fatti di ferocia di cui sono costellati i secoli precedenti. Infatti non è il fatto in se stesso ad essere mutato, quanto il come viene agito, viste le possibilità distruttive 56 derivanti dall’evoluzione dell’uomo. Per questo motivo dico che non si è mai vista tanta ferocia e necrofilia come al giorno d’oggi. La cosa gravissima, poi, è che in maniera sottile e perversa questa ferocia viene alimentata, mimetizzandola in contenuti che sembrano dire il contrario. Per fare un esempio: in televisione è ormai normale vedere delitti o atti di violenza inaudita in diretta. Il giornalista affermerà che usa il suo diritto di cronaca per fare in modo che questo non accada più. Il risultato vero sarà invece che il vasto pubblico si sta desensibilizzando alla vera violenza, diventando suscettibile di diventare attore in qualunque momento. Pensiamo ai piccoli, ai bambini. Comunque la ferocia non è solo della violenza esplicita. Vi è anche un altro tipo di violenza, ad esempio quella del diritto. In questi giorni in Italia abbiamo assistito ad una vicenda emblematica. Una famiglia povera, ma dignitosa, si è vista strappare sei dei nove figli dall’assistente sociale che li ha affidati ad un Istituto Religioso di Suore. Non voglio soffermarmi su quanto costeranno allo Stato questi bambini e quanto sarebbe stato meno dispendioso dare un congruo sussidio alla famiglia per tenerla unita, voglio invece sottolineare l’opportunità che avevano le religiose di testimoniare il Vangelo quantomeno con la non complicità, se non l’opposizione a questa aberrazione e barbarie dei giudici. Una ferma azione di condanna ed una energica presa di posizione evangelica avrebbe sortito benefici effetti per tutti a partire dalla famiglia, fino ad arrivare al sistema giudiziario. Anche qui i “senza voce” non possono essere definiti apostoli. Meno che mai i conniventi. Se vogliamo in ogni angolo della nostra città possiamo assistere a questi fatti barbari in tutti i sensi. La loro denuncia è il minimo dell’azione apostolica che rende credibile il Vangelo a tutti. 57 6. Il rapporto tra Religiosi e Laici Salvatoriani L’unità di intenti tra religiosi e laici è stata la punta di lancia dell’ideale apostolico di Padre Jordan. Oggi, per coloro che sono nati dopo il Concilio Vaticano II o per quelli che lo hanno vissuto come passaggio, non fa nessun scalpore una affermazione di questo tipo, ma se pensiamo che stiamo parlando di una intuizione vecchia di cento anni, le cose cambiano. Il rapporto non era gerarchico e non lo è neanche ora, visto che in tutte le delibere dei Generalati si parla della promozione di un Movimento Laicale Salvatoriano e della sua evoluzione in senso autonomo. Il termine ideale che si è trovato è quello di Famiglia Salvatoriana, questo è un termine adulto che si confà pienamente alle aspettative del laicato, anch’esso molto più maturo rispetto al passato. Il Laicato Salvatoriano si riconosce molto più nell’azione apostolica piuttosto che nella, pur benemerita, vita mistica. Pregare ed agire nel mondo, facendo del posto di lavoro, della scuola, del Parlamento, dell’officina, ecc., luoghi di evangelizzazione, è un ideale veramente originale. Questa prospettiva non deve essere confusa con il coinvolgimento attivo in politica, come ad esempio in Comunione e Liberazione o con i movimenti politici legati alla Teologia della Liberazione. La prospettiva salvatoriana è quella di sentirsi soggetti politici che nella loro situazione di vita vivono, testimoniano il loro essere cristiani ed il loro amore per Cristo. È molto più facile unirsi a questo o quel movimento politico o di promozione sociale, che farsi annunciatori di Cristo con le sole armi del Vangelo e la propria identità. Vedremo nei prossimi paragrafi che cosa significa essere attivi in senso evangelico. 58 a) Uniti nell’apostolato attivo Se non è intenzione del Movimento Laico Salvatoriano quello di strutturarsi come un partito politico di ispirazione cristiana, né come una sorta di organizzazione parasindacale, il concetto di unità deve essere considerato in una accezione molto particolare. Il capitolo della Voce di Padre Jordan sull’unità è veramente illuminante. Innanzitutto l’unità viene vista solo in una chiave essenzialmente apostolica, ovvero operativa. Solo all’inizio rileviamo la radice ontologica di dove si vuole arrivare: “Con forze unite, con il desiderio di santificarsi e santificare gli altri, di sostenersi a vicenda fisicamente e spiritualmente, che gioia!” (Voce di P. J., p.148) Anche se questa affermazione viene riferita alla nascente Congregazione, nulla ci vieta di allargarla alla situazione attuale della Società che vede presenti anche i Laici. L’obiettivo quindi è quello di santificare e santificarsi, questo è il perno dell’unità. Lo era allora, lo è più che mai oggi, vista la consistenza delle sfide moderne. Stabilito l’obiettivo cominciano le varie esortazioni operative: “Se fossimo fortemente uniti ed offrissimo la nostra propria volontà in sacrificio a Do, se marciassimo come compatta falange contro l’inferno e tutti i nemici, che cosa non otterremmo!” (Voce di P. J., p.149) E poi ancora: “Per conservare questa unità, questa concordia, questa pace è necessario soprattutto che ognuno adempia bene al suo lavoro coscienziosamente.” (Voce di P. J., p.150) 59 Quindi: “Se è difettoso un solo membro spesso deve soffrire l’intero organismo, come nel corpo umano”. (Ib.) Un’altra esortazione valida per tutti è quella alla fiducia reciproca ed alla correzione fraterna, di cui si fa sempre meno uso. Si passa dall’omertà alla critica feroce: “Un altro punto è questo: se uno crede che ci sia poca fiducia verso di lui, deve andare proprio da colui al quale interessa la cosa (parlare apertamente in modo che sia chiarita e l’inconveniente sanato)” (Voce di P. J., p.152) Il calore con cui Padre Jordan si riferisce al tema dell’unità la dice lunga sulla importanza da lui riposta su questo tema. È vero, è verissimo, una Chiesa disunita è una Chiesa fragile, facile preda del maligno, è una Chiesa incapace di opere sante, anche se le idee espresse dal singolo o dal gruppo sono sante in se stesse. Se nella pastorale il tema dell’unità richiama alla comunione di tutti con il vescovo, sia presbiteri che laici, nell’attività pastorale va avanti ugualmente grazie al resto della comunità docente. Non è la stessa cosa nell’attività apostolica. Essendo le opere apostoliche inizialmente embrionali, la mancanza di unità ha una valenza fortemente demolitrice su di esse, fino ad arrivare, mancando la correzione, alla loro totale distruzione. laici credono molto nell’unità ed intendono attuarla con ogni mezzo anche il più doloroso. Si aspettano molto dai loro pastori. Non c’è scandalo più grande che vedere i loro pastori disuniti, non c’è sconcerto più grande del popolo di Dio che vedersi oggetto di una azione pastorale ambigua, contraddittoria o quel che è peggio, di una anti-pastorale. Allora l’insegnamento del nostro Fondatore dice che tutti siamo possibili oggetti di correzione fraterna, paritariamente davanti a Dio. Nell’azione apostolica, che sia svolta da due religiosi, un religioso ed un laico, oppure due laici, la fratellanza 60 in Cristo impone che il clima di unità deve essere assolutamente mantenuto e la correzione fraterna d’obbligo, secondo i principio della fraternità cristiana, il principio della reciprocità: Dice San Paolo: “Ricordatevi dei vostri capi, i quali vi hanno annunziato la Parola di Dio; considerando attentamente l’esito del loro tenore di vita, imitatene la fede” (Eb 13,7) b ) Pronti alla lotta senza quartiere Il nemico è astuto e forte, la potenza dei mezzi messi in campo non lascia spazio a tante elucubrazioni. Padre Jordan anche se era mite di sentimenti, diventava un leone quando l’obiettivo era la salvezza delle anime. I mezzi di informazione di allora erano limitati per tutti, anzi se dovessimo veder la cosa con gli occhi di oggi possiamo dire che la Chiesa di allora aveva più possibilità dei privati. Oggi i rapporti di forza sono ribaltati. Pur con una cospicua produzione, la stampa cristiana sta diventando sempre più oggetto di attenzione degli addetti ai lavori e meno mezzo di apostolato e strumento di conversione di massa. L’invasione della cattiva cultura, il liberismo galoppante, lo sfascio dei valori anche minimi, richiede un impegno massiccio di nuovi apostoli. La lotta è veramente senza quartiere. Diventa impellente elaborare nuovi strumenti per una azione evangelica di massa a cui si associa una azione di sostegno capillare. Ma la prima azione di chi vuole essere seguace di Cristo, passa oggi attraverso il vaglio della propria ri-evangelizzazione. La lotta senza quartiere contro il maligno richiede uno sforzo ed una assenza di compromessi tale che senza la forza del Vangelo vissuto e testimoniato, ogni opera risulterebbe vana. I mezzi, che la Provvidenza metterà a disposizione, verranno poi, allorchè il cuore e la mente saranno pronti a recepire i segni dello Spirito. 61 Il nemico, sia esso nei mass-media, nella politica, nella cultura, deve essere affrontato con delle armi che siano pari. Il silenzio di fronte a coloro che gridano a gran voce non è un’arma, ma un segno di complicità e di paura. Occorre allora gridare a gran voce il Vangelo per essere sentiti. C’è chi dice che è suffciente fare nel silenzio, basta testimoniare. Altri invocano solo la piazza. Come il sacramento è “segno e strumento”, ed il segno sacramentale è fatto di “parole e gesti”, alla stessa maniera l’azione apostolica, che implica la lotta contro il maligno, non può essere solo gesto o solo parole. Il laicato chiede di opporsi alle provocazioni del mondo dando voce e corpo all’azione dello spirito, gridando e testimoniando l’amore per Cristo Salvatore e per le anime da salvare. c) Rifiuto dei compromessi Se fosse vissuto oggi Padre Jordan, se avesse respirato l’aria di mobilitazione generale che vive la Chiesa postconciliare, avrebbe esultato di gioia e sicuramente si sarebbe messo alla testa della sua compagine. Tra le armi più affilate che il mondo utilizza per smantellare la forza della Chiesa vi è il compromesso sotto varie forme: il compromesso con la politica, il compromesso con i mezzi di informazione, il compromesso con la gestione della cultura e così via. È lecito chiederci se questa è una cosa buona? Io credo che lo sia. Quando qualcuno tenta di vivere pienamente il Vangelo e le sue indicazioni, viene subito tacciato di integralismo. L’integralismo non viene visto di buon occhio neanche dalla stessa Chiesa Cattolica. L’analogia con l’integralismo isalamico getta una luce fosca sui fautori di questa linea evangelica. Chi scrive pur non potendosi definire integralista, non può fare a meno di rimanere colpito dalle scelte coraggiose di alcuni, troppo pochi purtroppo rispetto ala grande massa di 62 cristiani. E ancora non posso fare a meno di pensare che l’opzione evangelica sia alla fine assolutamente integralista.. Pur con tutta la dolcezza dell’invito, non lascia via di uscita. Padre Jordan offrendo ai laici una strada fino allora intrapresa solo dai religiosi, in fondo precorreva un impegno che oggi potrebbe essere definito integralista. Il ricco che si prende cura dell’educazione religiosa dei suoi domestici, il proprietario della fabbrica che pone attenzione all’istruzione religiosa dei suoi dipendenti, ma anche il contrario, il domestico che si fa interprete del Vangelo davanti al suo datore di lavoro e l’operaio di fronte al padrone, visti nell’ottica di allora equivalgono a quanto alcuni movimenti hanno realizzato un secolo dopo (ad esempio neo-catecumenali). Anche i laici di oggi, come quelli di allora, non possono che vedere e rimanere affascinati da questa proposta marcatamente evangelica in cui non esistono mezze misure. Diverse sono però le modalità di raggiungere gli obiettivi prefissi che richiedono, secondo il principio di realtà, tempi e modalità dilatati, ovvero il saper attendere e soffrire. Infatti non è compromesso aspettare che il nostro interlocutore maturi le proprie scelte e le proprie decisioni, che raggiunga nei tempi di Dio, la propria conversione. Forse in questo tempo si deve saper accettare quanto può venire di buono da una situazione o da una persona in cammino. L’opzione salvatoriana rimane però una opzione radicale fin dal suo principio, qui sta la sua forza e qui sta la sua novità: saper conciliare i tempi, i modi e l’assenza di compromessi. d) Pronti all’estremo sacrificio Così scriveva Padre Jordan a proposito del sacrificio nell’apostolato: “Se vogliamo cose grandi, dobbiamo essere preparati a seguire il Salvatore non soltanto sul Tabor, ma . no al Calvario” (Voce di P. J., p. 237) 63 A questa affermazione grave e potente segue poi quella che viene riportata anche nel Diario Spirituale: “Solo all’ombra della Croce crescono le grandi opere di Dio” (D. S., p. 153) Se non è facile pensare al sacrificio nell’apostolato, figuriamoci poi se è possibile pensare all’estremo sacrificio. Le frasi di Padre Jordan, riportate sopra, non lasciano dubbi su come egli avesse ben compreso il messaggio di Gesù a proposito della sequela. I Santi Apostoli ed i Santi Discepoli sui quali si è fondata la Santa Chiesa, lo avevano capito alla stessa maniera. Non c’è apostolato efficace se non si parte da questa propensione d’animo, essere pronti anche all’estremo sacrificio. Senza di questa le decisioni soggiacciono alle leggi della psiche che sono notoriamente economicistiche, ovvero le leggi della minor spesa e del minor sforzo. Nell’apostolato questa è la posizione della fuga e della paura. La razionalità penserà ad imbellettare ed a dare una spiegazione logica alla nostra incapacità di metterci totalmente alla sequela di Cristo. Padre Jordan ha rischiato la vita! Non davanti al plotone di esecuzione o per mano di uomini violenti, ma spendendo tutto di sé, fino all’ultimo sprazzo di energia in suo possesso. Fino ad arrivare ad esaurirsi per amore di Cristo. Non è anche questo estremo sacrificio? Non è stramazzato al suolo fulminato da un infarto solo per la forza del suo cuore, ma il resto era stato speso tutto. La capacità di sopportare la sofferenza era notevole, ma non infinita. Essa traspare vivamente nelle parole del Diario e ne da una immagine tenera e sublime, sicuramente di un uomo molto amato e prediletto dal Signore. 7. La Chiesa del futuro, o è la Chiesa martire o è il nulla. Associare i Laici alla Chiesa martire, quando siamo avvezzi a ricordare i martiri solo nella Liturgia delle Ore, fa veramente sorridere. Questo è quello che è avvenuto quando al Convegno 64 Internazionale per la Postulazione di Padre Jordan ripresi il tema di questo paragrafo. Molti Padri sorrisero e pensarono ad una qualche mia esaltazione Eppure nulla mi è più chiaro oggi. Di fronte agli attacchi del maligno non rimane che la sequela di Cristo sulla Croce per dare, come agli inizi del cristianesimo, forza alla nostra azione evangelizzatrice. Il sangue dei martiri ha sostituito milioni di omelie stantie e scontate. Tutti lo sanno, ma è scomodo testimoniarlo. Lo aveva capito invece molto bene Papa Giovanni Paolo II quando aveva deciso di andare a Sarajevo. I laici, il popolo di Dio, erano tutti con lui, il clero (il Vaticano) lo ha frenato. Perché? Si dice per evitare un eventuale spargimento di sangue di persone innocenti nello stadio di Sarajevo. Mentre si voleva evitare questo, migliaia di persone continuavano a morire silenziosamente per mano dei cecchini o per i bombardamenti. Morivano senza testimoniare nulla. Non sapevano forse coloro che sarebbero accorsi per stare vicino al loro Papa, il rischio che avrebbero corso? Certamente si, ma volevano stare insieme al Santo Padre e forse morire con lui, dando un senso anche al loro martirio. Se qualcuno ci avesse detto: “Fratello, il tuo sangue farà finire questa atroce guerra”, quanti si sarebbero fatti avanti? Il nostro Papa, forse lo aveva già pensato. Mi piace crederlo, perché è il mio Pastore, perché il successore di Pietro deve essere coraggioso alla stessa maniera, e in fondo perché, come avrebbe detto Jordan, “lo amo tantissimo”. 65 SPIRITUALITÀ SALVATORIANA UN CONCETTO PIÙ VASTO ED INCLUSIVO CHE ALTRI CONCETTI A cura di Arno Boesing SDS Conoscere e vivere la spiritualità specifica dell’Istituto Religioso è fondamentale per l’efficacia della sua missione nella Chiesa e nel mondo. La mancanza di vigorosa spiritualità indebolisce nei membri il senso dell’appartenenza e spesso rende impossibili gli sforzi per l’unione. Durante la sua vita, P. Francesco Jordan stesso, si dolse perchè molti Salvatoriani invece di approfondire e vivere la spiritualità della Società, cercavano fuori ed erano ispirati da altri Istituti Religiosi.1 Se noi Salvatoriani vogliamo rinnovare la nostra vita e la nostra missione, è assolutamente necessario per noi scoprire, approfondire ed amare la nostra spiritualità. Tutto il nostro lavoro di rinnovo sarà di poco valore se non è guidato da una spiritualità che sia specificamente la propria. Negli “annales SDS”, il secondo superiore generale salvatoriano, P. Pancratius Pfeiffer, scrisse e pubblicò alcune riflessioni sulla spiritualità salvatoriana.2 Da allora, più per il danno della nostra identità salvatoriana come pure per la vita del nostro carisma, della spiritualità e della missione, molto poco è stato fatto per elucidare chiarire e sistematizzare la comprensione della nostra specifica spiritualità salvatoriana. In realtà è molto difficile essere fedeli a una missione e incarnare una spiritualità che è poco nota. Un religioso senza una chiara consapevolezza della sua missione è un religioso senza identità. Per motivi personali, mi piacerebbe condividere con l’intera Famiglia Salvatoriana (donne e uomini, laici e religiosi) alcune delle riflessioni che hanno preso piede all’interno della 66 Commissione Internazionale del Carisma in Roma. Ciò che condivido qui è il risultato di anni di ricerca e di studio da parte del CIS (Commissione Inter - Salvatoriana).3 Ovviamente, questo articolo è un riassunto che richiederà ulteriori sviluppi e approfondimenti. 1. Spiritualità cristiana La spiritualità cristiana è un vasto argomento. Include molti aspetti e molte sfide che derivano dalla vita e dal messaggio di Gesù Cristo. È difficile o addirittura impossibile, definirlo. In più, ogni definizione risulterebbe inadeguata Ciò che si può fare, tuttavia, è descriverlo in vari modi. Abbiamo molta familiarità con alcune delle classiche descrizioni della spiritualità: Identificazione con la volontà del Padre Vita condotta dallo Spirito Vita di grazia Seguire Gesù Cristo Queste e altre descrizioni sono certamente corrette, sebbene incomplete. Esse descrivono aspetti complementari. Per essere autentici, ogni descrizione della spiritualità Cristiana deve incominciare sempre con il seguire Gesù. In effetti è Gesù che ci rivela il Padre. È Gesù che ci manda lo Spirito Santo... . D’altra parte, Gesù si presenta come la Via da seguire, la Verità che deve essere accettata e la Vita che deve essere vissuta. La spiritualità cristiana trae origine nel Battesimo e consiste, essenzialmente, nella crescente identificazione con Cristo nel suo mistero pasquale. Le attuali esigenze nel seguire Gesù, si fanno sentire all’interno della storia e all’interno degli eventi che concretamente caratterizzano l’esistenza umana. In questo senso, la spiritualità cristiana è storica e fondata sulla realtà vissuta dalle persone. Gli eventi della vita puntano sui valori evangelici che, nella vita reale, indicano la via per seguire Gesù. A causa della diversità dell’esperienza storica, diversi 67 valori ed enfasi emergono come importanti. Ció risulta nelle diverse spiritualità in tempi diversi e in posti diversi. Cosi’ all’interno della stessa spiritualità cristiana, è possibile per diverse spiritualità elevarsi, anche se, fondamentalmente esiste solo una spiritualità cristiana ispirata da Gesù Cristo. Ogni giorno, in ogni situazione concreta, sperimentiamo la chiamata alla conversione in modi diversi. Così, sorgono diversi sentieri che portano a seguire Gesù Cristo. In questo senso, all’interno della singola spiritualità cristiana, esistono diverse specifiche spiritualità cristiane. Non sono essenzialmente diverse l’una dall’altra, poichè hanno la stessa origine e identità. I Vangeli ci mostrano che Gesù stesso presenta i suoi seguaci con due modi diversi di seguirlo. Gli Apostoli sono chiamati a seguirlo più intimamente, lasciando ogni cosa: professione, famiglia, beni... . Gli altri discepoli lo devono seguire mentre restano nel mondo, con le loro famiglie, praticando le loro professioni, ecc. Le persone con diversi stili di vita e diversi impegni, vivono la stessa spiritualità fondamentale in modi diversi. Così parliamo di una spiritualità contemplativa, di una spiritualità matrimoniale, di una spiritualità misionaria apostolica... 2. Spiritualità salvatoriana Con un fondamento nella spiritualità cristiana, come pure nei valori propri della vita religiosa, in particolar modo gli specifici valori salvatoriani, possiamo parlare anche della spiritualità salvatoriana. Il nostro Fondatore percepì la necessità di una missione speciale nella vita della Chiesa e per questa ragione fondò la Famiglia Salvatoriana. La spiritualità salvatoriana in sè, sussiste nella misura in cui espletiamo il nostro carisma salvatoriano e la nostra missione. Man mano che il carisma e la missione si trovano alla base, si nutrono e caratterizzano la nostra vita spirituale, si può parlare di una spiritualità salvatoriana. Nella misura in cui il carisma salvatoriano e la missione penetrano nella vita apostolica e spirituale, 68 costituiamo una comunità cristiana con la sua specifica spiritualità. Come il carisma e la missione, la spiritualità salvatoriana è anche un concetto vasto che include tanti altri concetti. Se ne può parlare usando cinque punti base di riferimento: 1. Cristo nostro modello 2. Essere Salvatoriano 3. Azione salvatoriana 4. Metodologia salvatoriana 5. Amore inclusivo (Universalità) 2.1 Cristo Salvatore, nostro modello La spiritualità salvatoriana è totalmente incentrata in Cristo Gesù, Colui che è consacrato (Cristo) per essere il Salvatore Gesù. P. Jordan è molto chiaro quando afferma, “Egli (Cristo Gesù) è il nostro consigliere”.4 Ed insiste: “ lascia che questo sia il nostro motto: Devo diventare come il mio modello divino”5 L’Ispirazione , il modello della nostra spiritualità salvatoriana è Cristo Salvatore. Per noi, Lui è il Cristo; cioè l’unto, colui che è stato consacrato, colui che è stato mandato per essere Gesù, cioè il Salvatore. È il nostro esempio, per eccellenza, Colui che ispira la nostra via nell’essere e nel fare. Egli ci rivela l’immenso amore del Padre che desidera che tutti siano salvati.6 In Lui si rivela la gloria di Dio Salvatore. “ La Parola si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di Unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità”.7 È Gesù Salvatore che integra tutti gli elementi dell’esperienza umana, garantendo la nostra unità. In Lui e con Lui, scopriamo la nostra identità salvatoriana. Da Lui impariamo a dare noi stessi con amore: “Ma spogliò se stesso assumendo la condizione di servo e diventando simile agli uomini, apparso in forma umana.”8 Alla luce della sua missione come Salvatore, diventò povero, casto , obbediente, e ha formato una comunità con i suoi Apostoli. Ha liberato se stesso dalle possibili catene, 69 indirizzando la sua intera vita verso la sua missione di salvare tutte le persone.9 Con l’obiettivo di trovare la forza per essere fedele fino alla fine, cercò di restare in unione costante con il Padre, anche trascorrendo intere notti in preghiera.10 Ispirati dal nostro consigliere Gesù Cristo, e attraverso l’amore salvifico del Padre rivelato in Lui, ci impegniamo attraverso la professione dei consigli evangelici, assumendoci la sua vita di povertà, castità obbedienza e apostolato.11 Seguendo il suo esempio, cerchiamo di mantenere un sano equilibrio tra contemplazione e azione.12 Chiamati, attratti e finalmente affascinati da Lui, ci impegniamo in una vita di fede 71 e servizio all’interno della comunità, sempre alla luce della missione del nostro Salvatore.13 Nello sforzo quotidiano di incarnare l’esempio di Cristo Salvatore, troviamo in Maria, la Madre del Salvatore e Regina degli Apostoli, come pure negli Apostoli stessi, esempi preziosi e intercessori.14 Con Maria, l’umile Serva del Signore, piena di grazia, glorifichiamo Dio per le meraviglie che ha realizzato nel profondo del nostro essere.15 Maria e i santi Apostoli, unti dallo Spirito Santo, ci ispirano a seguire il Salvatore.16 Con loro esclamiamo nella pienezza del nostro essere. “Il Padre ha mandato il Figlio come Salvatore del mondo”.17 2.2. L’essere del Salvatore – Il nostro essere Salvatoriano Seguendo l’esempio di Cristo Salvatore, il centro primario della spiritualità salvatoriana è la rivelazione di Dio Salvatore18 nella totalità del nostro essere e della nostra azione. Ogni cosa dovrebbe proclamare l’amore di Dio Salvatore, poichè è questo soprattutto che siamo chiamati ad incarnare nella nostra vita quotidiana e comunitaria. Riferendosi alla missione salvatoriana, il Fondatore parla della proclamazione della gloria di Dio.19 Si riferisce continuamente alla gloria di Dio nel suo Diario spirituale.20 Spinti dallo Spirito Santo, siamo chiamati a glorificare dappertutto, Dio il Padre, suo Figlio Gesù Cristo, e lo Spirito Santo.21 In altre 70 parole, siamo chiamati “a rivelare a tutti e a glorificare dappertutto Dio il Padre, suo Figlio Gesù e lo Spirito Santo”.22 Parlando ai laici della Società, Jordan afferma la stessa cosa in una lingua più accessibile a loro. “...aspiriamo a rivelare Dio al mondo, Uno e Trino. Il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo.”23 Gesù Cristo il nostro modello, non solo rivela il Padre attraverso le sue parole e le sue azioni ma anche attraverso il suo intero modo di vivere e di agire. Ogni cosa in Lui rivela l’amore di Dio il Salvatore. Qualsiasi cosa sia o faccia mira alla realizzazione della sua missione. “Io ti ho glorificato sopra la terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare.”24 Non solo rivela il Padre nelle sue attitudini ma è anche la rivelazione personale del Padre. “Se conoscete me, conoscerete anche il Padre.”25 “...chi vede me, vede Colui che mi ha mandato”26 Gesù è uno col Padre. “io sono nel Padre e il Padre è in me.” 27 Noi, come persone caratterizzate da una sete per l’assoluto nel Dio Salvatore, siamo chiamati a seguire Gesù il Salvatore e proclamare a tutti il suo amore salvifico e liberatore. Così come il nostro modello, Cristo Salvatore, che è uno con il Padre, noi siamo chiamati a scoprire l’integrazione della nostra intera persona nella contemplazione e nell’azione, spogliandoci di tutto ciò che non è eterno, di tutto ció che non riflette il nostro divino modello. Solo in questo modo saremo segni viventi dell’amore salvifico di Dio, capace di attrarre gli altri a Lui e alla sua missione. “ Come tu Padre sei in Me e Io in Te siano anch’essi in noi una cosa sola perchè il mondo creda che tu mi hai mandato.”28 Infatti, l’effettività della nostra missione salvatoriana nel mondo dipende dalle nostre capacità pratiche nell’essere segni rivelatori dell’amore di Dio Salvatore. “Nella sua grande grazia il Divin Salvatore ci ha chiamati a diventare immagini di Lui stesso, a diventare quanto più possibile simili a Lui... a diventare santi”.29 È commovente vedere come P. Francesco Jordan spinga se stesso a vivere tutto ciò che ci raccomanda. Si autoincoraggia. “Guarda ogni cosa alla luce della fede. Fà che in qualsiasi cosa che pensi, dici, e fai, sii guidato dalla fede. Vivere proprio con la 71 fede.”30 È consapevole che la liberazione personale è il risultato combinato dell’azione di Dio e dei nostri sforzi umani.. Per questa ragione, sollecita i primi membri della Società: “Siate uomini di preghiera”.31 “Imitate perciò il Salvatore, siate uomini di preghiera. ..Con questo darete gloria a Dio. I nostri tempi hanno bisogno di uomini di preghiera...”32 In più per se stesso propone sette ore di preghiera quotidiana.33 Con questa esperienza profonda di Dio come punto di partenza, si capisce l’ardente zelo apostolico del nostro Fondatore.34 2.3. L’azione del Salvatore – L’azione salvatoriana La nostra azione apostolica o il nostro apostolato prende la sua ispirazione dall’azione di Cristo Salvatore, che viene per concedere la vita eterna in abbondanza a tutti.35 P. Jordan punta su Gesù e dice: “Pensa a quello che il Salvatore ha fatto per la salvezza delle anime. Pensa a come i santi Apostoli in modo particolare S. Paolo abbiano lavorato per la salvezza delle anime.36 “Con obbiettivo di realizzare il regno di Dio, è necessario che quelli che Dio ha chiamato ad abbandonare ogni cosa, che veramente proclamino Gesù Cristo attraverso le loro parole e la testimonianza della loro vita.”37 In un’altra occasione il Fondatore insiste per se stesso: “...cosicchè tutti possano essere impregnati della tua sacra dottrina e che io alla fine, bruciando con la tua carità, possa versare la mia vita per Te, cioè, per la tua gloria. Amen.”38 Seguendo il Signore, i nostri grossi sforzi dovrebbero riflettere la duplice dimensione della proclamazione della salvezza: rivelare Dio Salvatore nella pienezza del nostro essere attraverso la testimonianza e l’azione; e salvare, per liberare; cioè fare in modo che la vita sia perpetua, eterna. Prima di proporci la nostra missione, Jordan insiste per se stesso: “Non dimenticare le meravigliose opere di Dio... In tutte le tue azioni e nel tuo comportamento, significativo o no, lascia che il tuo motto–guida sia: Tutto per la grande gloria di Dio...e per la salvezza delle anime.”39 E si rivolge anche a noi: “Siamo chiamati a lavorare per la salvezza delle anime. E come 72 possiamo lavorare se non abbiamo zelo?...Siamo chiamati per essere il sale della terra e la luce del mondo”40 L’obiettivo della nostra missione salvatoriana è la salvezza o la liberazione della persona umana. In altre parole, la vita eterna; cioè vita che incomincia qui e ora, e trascende la vita terrena.”Questa è la vita eterna: che conoscano Te, l’unico vero Dio, e Colui che hai mandato, Gesù Cristo.”41 “Colui che crede ha la vita eterna”.42 Cristo Salvatore ci dimostra che la vita eterna ha luogo non solo attraverso le “opere” ma anche attraverso la conoscenza;43 cioè, essere quello che si butta nell’azione. Con l’intera Chiesa, facciamo in modo che il Salvatore e il suo salvifico messaggio sia conosciuto da tutti, cosicchè incarnandolo possano possedere la vita eterna. L’azione del Salvatore è caratterizzato da un triplice sforzo: discernimento della volontà del Padre, con l’obiettivo di rivelarlo attraverso la sua missione, rivelazione del Padre e del suo salvifico amore per tutti; e sensibilità alla sofferenza umana, specialmente tra gli emarginati dalla società. Seguendo l’esempio del nostro modello, Gesù Cristo, Salvatore del mondo, la nostra predica incomincia dall’esperienza vissuta. “quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perchè anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio Gesù Cristo.”44 Perchè “noi vedemmo la sua gloria, gloria come di Unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità”45 Man mano che incarniamo i valori del Vangelo nella nostra vita, seguendo l’esempio del Salvatore, necessariamente li radiamo agli altri. Allo stesso modo, per la sua propria natura è lievito che fermenta e luce che illumina.46 L’esempio degli Apostoli, nel loro tempo, era radicato nella vita di Gesù nei nostri giorni, siamo chiamati ad evangelizzare attraverso la nostra vita e il nostro lavoro, mostrando a tutte le persone la bontà e l’amore di Dio per tutti.47 73 Possiamo capire perchè P. Jordan insisteva così spesso sulla completa disponibilità, sullo zelo apostolico e sull’amore che salva. “Perciò di nuovo, vi raccomando zelo per le anime”48 Il vero zelo apostolico prende la sua ispirazione e il suo nutrimento dall’esperienza dell’amore di un Dio che salva qui e adesso. “Anche se parlo le lingue..., ho il potere della profezia..., distribuisco i miei beni agli affamati..., consegno il mio corpo per essere bruciato, se non ho amore, non guadagno niente.”49 L’esempio del nostro modello, Gesù Cristo, ci chiama anche ad una speciale attenzione per il povero e per quelli nel bisogno: “Quando vediamo i poveri, gli abbandonati, il più piccolo degli uomini, dobbiamo vedere in lui un ‘anima immortale per la quale Cristo morì e ha lasciato cadere l’ultima goccia del suo sangue.”50 2.4 La Metodologia del Salvatore - La nostra metodologia L’approccio che dovrebbe caratterizzare la nostra vita e l’apostolato trova anche la sua ispirazione nel nostro modello Gesù Cristo. “Possa ognuno di voi essere capace di dire, non importa dove si trovi, ció che S. Paolo disse di sè: ’Vi esorto dunque, fatevi miei imitatori.’51 Così eserciterete un grande potere di attrazione.52 Se si leggono gli scritti di P. Jordan che si riferiscono alla missione salvatoriana, notiamo una caratteristica impressionante: la chiamata insistente a formare persone laiche ad essere apostoli o coinvolgere sempre più persone.53 Guardando al futuro del suo gruppo, egli immagina: “Oh santi Apostoli, affrettatevi attraverso il mondo, ed evangelizzatelo tutto! Oh, zelo inscrutabile! Quante volte sei stato disprezzato e messo da parte con la scusa che tu significhi qualcosa solo per i pochi eletti!54 Nella persona di Gesù Cristo, il Padre rivela al mondo il suo immenso salvifico amore. Gesù si è incarnato per rivelare la bontà e l’amore di Dio Salvatore per tutte le persone.55 Siamo chiamati per seguire l’esempio del Salvatore, usando lo stesso approccio che Lui, il nostro maestro e Signore, ha 74 usato. Colui che è la luce del mondo,56 ci dice anche:”Voi siete la luce del mondo...”57 Sappiamo che Gesù non ha scelto di agire da solo. Dall’inizio della sua vita pubblica, chiama persone che lo seguano e che siano suoi discepoli. Chiama, persuade, motiva, e prepara le persone. E fa di loro i suoi seguaci, guide e successori per continuare la sua missione. Gesù chiama i dodici, che imparino da lui. Essi vanno da lui. Egli insegna, forma e li manda avanti.58 Li previene contro ogni inevitabile persecuzine.59 Li incoraggia a parlare apertamente senza timore.60 Egli dice loro semplicemente che per seguirlo è necessario negarsi a se stessi.61 Li manda avanti come suoi rappresentanti.62 E confida loro la sua missione.63 E poi continua ad accompagnarli attraverso il suo Spirito, che insegna tutta la verità.64 La più importante metodologia di Gesù che siamo chiamati ad apprendere è l’apprezzamento e l’amore della persona umana. È la persona che è al centro della sua predica, a cui dirige tutta la sua azione salvifica. Con i suoi discepoli, Gesù ha creato una comunità che era incentrata in lui come persona. Egli, Gesù, è il centro di gravità nelle vite dei discepoli, il loro destino e il loro stile di vita. È sopratutto attraverso la sua esperienza vissuta che forma i suoi discepoli. Proponendo il regno di Dio, Gesù si presenta come l’esempio da seguire. Proponendo le beatitudini,65 esprime la propria esperienza e la spiritualità Nella sua missione con la gente, Gesù insegna, cura, ha compassione, perdona...Anche se la sua vita è piena di queste attività formative dirette verso la gente in generale e specialmente verso il povero, non abbandona la specifica formazione degli Apostoli. Mette da parte una buona porzione del suo tempo per l’istruzione e l’allenamento, dando loro speciali spiegazioni.66 Gesù educa non solo insegnando ma anche con il suo modo di essere Maestro.67 Gesù non nasconde i requisiti esatti che propone per quelli che lo seguono. Chiede che essi non siano solo studenti ma anche servi, seguendo l’esempio del maestro.68 Egli chiede impegno nel seguirlo,69 nell’incertezza,70 attraverso i giudizi71 e ovunque voglia andare.72 La fede rappresenta un valore fondamentale per Gesù. “E non essere più incredulo ma credente... Beati quelli che pur non 75 avendo visto crederanno!”73 E in un’altra occasione: ”Perchè avete paura uomini di poca fede?”74 La preghiera costituisce un elemento centrale nella relazione di Gesù con il Padre e con gli uomini. Insegna ai discepoli a pregare come Lui prega.75 Il grande comandamento tra i seguaci di Gesù è l’amore: “Rimanete nel mio amore”76 “Non c’è amore più grande che questo: perdere la propria vita per quella di un amico.”77 Gesù deve sempre essere il primo amore nella vita del discepolo.78 Questo implica rinunce, addirittura la croce. “Se qualcuno vuole venire dietro di me rinneghi se stesso...”.79 Ispirati dall’esempio del Salvatore e dei suoi Apostoli, che sono impegnati nella formazione di discepoli che lavorino con loro ed eventualmente nella loro missione, anche noi siamo chiamati ad assumere questa caratteristica nella nostra missione salvatoriana. Dobbiamo coinvolgere gli altri80 facendo uso delle stesse dinamiche del Maestro,81 applicando la sua metodologia con l’obiettivo di guidare gli altri ad un impegno. Perció come Salvatoriani, religiosi e laici, non possiamo agire da soli o in isolamento. Abbiamo bisogno di unire le nostre energie, 82 coinvolgere83 e formare gli altri con l’obiettivo di attivare la loro partecipazione e comunione. Jordan ci invita ad annunciare il Salvatore e la salvezza, lasciandoci ispirare dalla “Carità di Cristo”,84 permettendo a noi stessi di essere contagiati dall’amore che salva. In questo, capiamo perchè P.Jordan insiste così tanto sull’amore come elemento fondamentale nella nostra spiritualità.85 Per questa ragione, comprendiamo anche la grande fiducia di P. Jordan nella Divina Provvidenza come anche la sua fiducia negli altri, affidando loro delle responsabilità. Potremmo vedere le persone attraverso gli occhi del Salvatore, insegnare come ha insegnato Lui, coinvolgere loro come ha coinvolto Lui, evangelizzare come ha evangelizzato Lui, usando gli approcci che ha usato Lui. 76 2.5 L’amore inclusivo del Salvatore – Il nostro amore inclusivo Lo spirito del Salvatore si basa su un amore inclusivo che desidera la salvezza per ciascuno. Questo amore inclusivo o universale è una caratteristica basilare della nostra spiritualità salvatoriana. La gloria di Dio è la salvezza di tutti gli uomini e di tutte le donne. Ciò che è importante è la persona che deve essere salvata. “Ma l’amore, posso dire, dovrebbe essere come quello di una madre verso un figlio. Deve essere vero, pronto per fare sacrifici, paziente, attento, ....Deve abbracciare tutto... Se il nostro amore è da Dio, allora dobbiamo amare tutti.... L’amore universale è specialmente e specificamente per la nostra Società”86 “Cristo è morto per tutti; e per questo, la nostra Società possiede un carattere universale....87 “Perciò, aprite largamente i vostri cuori e sforzatevi di essere in tutto, con l’obiettivo di vincere tutto per Cristo.”88 Così ispirati dall’amore di Cristo che salva,89 cerchiamo di includere persone, senza distinzione di razza, colore, classe, nazionalità o attività apostolica, non sempre “nostra”. Ne risulta, che accogliamo ogni attività, che corrisponde ai reali bisogni della Chiesa e della gente. Nel fare questo, siamo attenti alle circostanze concrete del tempo e del luogo, optando sempre per “i piccoli”90 , cioè, i poveri. La nostra vita apostolica è guidata dalla bontà e dall’amore di Dio per tutti, rivelato nella persona del Salvatore.91 Questo aiuta ad essere fedeli all’insistente istanza del Fondatore che emerge dalla profondità del cuore apostolico: “Voglia Dio che possa salvare tutti!”92 “in tutti i modi e con tutti i mezzi.”93 Ognuno dovrebbe essere esecutore della trasformazione, accogliere tutti, fare uso di tutti i modi e di tutti i mezzi che l’amore di Cristo ispira.94 Perciò siamo chiamati a lavorare per la liberazione e la salvezza di tutte le persone senza distinzione, ed anche in tutta la sua dimensione. Perchè questo accada, dovremmo includere tutti; cioè il più grande numero possibile. Avvolti dall’amore di Cristo che salva, cerchiamo di sviluppare dinamicamente tutte le possibilità di vita permanente, (eterna). Per questo lavoriamo 77 sempre per la pienezza di tutta la persona umana. Siamo aperti a tutti e in principio facciamo uso di tutti i modi e i mezzi che l’amore di Cristo ispira.95 Nella misura in cui sappiamo relativizzare tutto quello che non è per la gloria di Dio e la salvezza del mondo, siamo segnati dalla semplicità di vita. Più cresciamo nei valori eterni, più semplici diventiamo. Questo richiede il costante rigetto dei valori contrari, così proclamati ed esaltati dal mondo che ci circonda. La fedeltà alla missione richiede il suo prezzo nella sofferenza. “Il nostro santo Redentore si è incarnato, ha assunto una vita di sofferenza, ha accettato una passione dolorosa e la morte con l’obiettivo di salvarci. E la sola missione che confida ai suoi Apostoli è la salvezza degli esseri umani”96 Qui, vediamo la chiave per comprendere l’ascetismo della croce così caratteristica nella vita e nel lavoro di P. Jordan. È convinto che “le opere di Dio prosperano solo all’ombra della croce”97 Per lui la croce è una potente espressione d’amore salvifico e uno strumento di liberazione.98 In verità la croce è una condizione indispensabile per seguire Cristo. “Se qualcuno vuole venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua,”99 È il prezzo dell’amore più grande.100 L’amore e la croce viaggiano insieme e si complementano a vicenda.. Entrambi sono inerenti alla vita ed entrambi sono strumenti di salvezza. Quanto più uno ama la vita e quanto più soffre quando è minacciata o soppressa, tanto meno sente il peso della propria sofferenza. L’amore libera. Il mio giogo è dolce e il mio fardello è leggero”101 Note 1 “Ogni istituto ha il proprio spirito; e proprio quando qualcuno devia da esso, si trova sulla strada sbagliata. Un albero di mele non è un albero di pere. E un francescano non è un domenicano, un Gesuita non è un trappista.” (EA, p. 94) 2 Salvatorianer Chronik, anno 3°, numero 3, 1 maggio 1919 e seguenti. 3 CIS (collaborazione inter – salvatoriana): Questo è il nuovo nome del CIP (Collaborazione inter – provinciale). Con l’inizio dell’associazione del Divin Salvatore (I Salvatoriani Laici), il nome fu cambiato durante l’assemblea generale, nel novembre 78 1990. CIS rappresenta gli sforzi della collaborazione delle quattro unità nel Brasile:Associazione del Divin Salvatore;Suore del Divin Salvatore – Provincia di S. Paolo Suore del Divin Salvatore –Provincia di Santa Caterina; e Società del Divin Salvatore Padri e Fratelli. 4 EA “Er ist unser Vorbild”. Questa frase è stata lasciata fuori dalla traduzione in inglese ma si può trovare nell’originale “Worte und Ermahnungen”, 1938, p. 189. 5 EA p. 13 6 “Questo è buono e giusto, e Dio nostro Salvatore si compiace di questo, poichè vuole che tutti siano salvati e che vengano alla conoscenza della verità” (1Tim. 2:3-4) 7 Giov. 1:14 8 Fil 2:7 9 “Con l’obiettivo di essere totalmente libero e di dedicare se stesso interamente alla sua missione, come Salvatore, Gesù si liberò da tutto ciò che in un modo o nell’altro, potesse impedire o limitare la sua totale disponibilità” Vedi CO SDS, 1984, 105. 10 Mt. 14:23; 26:36; Mar. 1:35; Giov. 6:14 11 Constitutiones SDS, Capitolo 3 12 Ibidem, 501. 13 Ibidem, 403. 14 Ibidem , 304. 16 Giov. 20:21; Atti 2; CO SDS 101,102 17 1 Giov. 4:14 18 1Tm. 1:1; 2:3; 4;10; Ef. 5:23; Fil. 3:20; Tito. 1:3; 2:10; 3:4 19 Societas Cattolica (1878), DSS II, p. 13; SAI (Smina), 1880; Provisorische Satzungen (Donauwörth),1880, A-1, DSS II, p. 69; Die Apostoliche Lehrgesellschaft, oder Societas Apostolica instructiva – Ihr wesen und ihre Bedeutung, B. Lüthen, 1881, pp 11.14, DSS IV, pp 29.31; Regulae Imo. Gradui Societatis Apostolicae Instructivae Accomodatae, 1882, p. 3, DSS I, p. 21; Regulae et Constitutiones Societatis Catholicae Instructivae, 1886, pp 3-4; DSS I, pp 49 – 50; Die katholische Lehrgesellschaft (Societas Catholica Instructiva), 1888, p. 3.11, DSS IV, pp 105.113; Constitutiones Societatis Catholicae Instructivae , 1891, I, 3, pp 1-2. … . 20 SD II 3; 53,5; 56,4; 67,4-5; 119,1; 149,5; 186,7; 192,1,3… 21 Regulae et Constitutiones Societatis Catholicae Instructivae, 1886, pp3-4, DSS I p. 49-50 22 Ibidem 79 23 Die Catholische Lehrgesellschaft (Societas Cattolica Instructiva), 1888, DSS IV p. 105 24 Giov. 17:4 25 Giov. 14:7 26 Giov. 12:45. Vedi Giov. 14, 9-10 27 Giov. 14:11 29 EA p. 12-13 30 SD I 136,5-6 31 EA p.21 32 Ibidem, p. 22 33 SD I 197,6-12; 198,1-5 34 SD, II 1,1-6; 2,1-5 35 Giov. 10:10 36 EA , p. 124 37 Die Katholische Lehrgesellschaft (Societas Cattolica Instructiva), 1888, p. 11; DSS IV p. 133 38 SD I 120,3 39 SD I 67,2-5 40 EAF p. 124 41 Giov. 17:3 42 Giov. 6:47; Vedi Giov. 5:24 43 Il significato biblico del termine “conoscenza” connota un’esperienza vissuta.” Giov. 17:3 44 1 Giov. 1:3 45 Giov. 1:14; Vedi sd II 2,3 46 Vedi Mt. 5:13-16; 13-33. Giov. 8:12 47 Tito 3:1-7 48 EA p. 124-125 49 1 Cor. 13: 1-13 80 50 EA p. 124 51 1 Cor 4:16 52 EA p. 164 53 Der Missionär, 1881, anno I, N. 2, pp. 10-13 54 SD I 128, 6-7 56 Gv 8: 12 57 Gv 5: 14 58 Mt 10:1-41 59 Mt 10: 17-25 60 Mt 10: 26-36 61 Mt 19: 37-39 62 Mt 10: 40-42 63 “Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni…” Mt. 28: 18-20. “Andate a tutto il mondo e proclamate il Vangelo a tutte le creature.” Mc 16:15. 64 Gv 16: 13-14 65 Mt 5:3-12 66 Mc 4:3-28 67 Gv 13:4-20 68 Mt 10:24-25 69 Mt 11:29-30 70 Lc 9:57-58 71 Lc 22:22-28 72 Gv 12:26 73 Gv 20:24-29 74 Mt 8:26 75 Mt 6:5-12; Lc 11.1-4 76 Gv 15:9 77 Gv 15:3 81 78 Mt 11:37-39 79 Mc 8:34 80 Der Missionär, anno 1, N. 2, Ottobre 1881, pp 10-13 81 “Seguendo l’esempio di Gesù Cristo e i Santi Apostoli” Regulae et Normae Communes Primi Ordinis Societatis Catholicae Instructivae , 1884, p7; DSS I p 35. Si riteneva questa espressione in ognuna delle ultime edizioni della nostra regola di vita. 82 Provisorische Satzungen, (Donauwörth), DSS II, A-1, p. 69. 83 Der Missionär, anno 1, N2, ottobre 1881, pp 18-13 84 1 Cor 13:1-13 85 “Questo amore universale è speciale e specifico per la nostra Società.” EA, p. 100 86 Ibidem 87 P. Pancratius Pfeiffer SDS, “ Pater Jordan und seine Gründungen“, p. 291 88 Ibidem 89 1 Corinti 13:1-13 90 Regola dell’Apostolato, Regula et Normae Communes Primi Ordinis Societatis Catholicae Instructivae, 1884, DSS I, pp33 –34. Negli scritti di Jordan, il termine “Parvulis” (I piccoli) non si riferisce solo ai bambini ma piuttosto ad ogni emarginato della società; per esempio i poveri. Molte antiche traduzioni dal portoghese, dal tedesco, e dall’inglese hanno usato la parola “bambini” restringendo così la nostra comprensione. Guarda anche: Mt 11:5; 18”-3; 19:3;1:14-20; Gal. 4:3; 1Tess. 2:7 91 Tt 3:4; 1 Tim 4:10 93 “Omnes” “Omnibus”, “omnibus rationibus et mediis” 94 P. Pancrazio Pfeiffer SDS , Annales SDS ,1919, Vol. I, pp 211 e seg. 95 Regulae et Constitutiones Societatis Catholicae Instructivae, 1886, pp 3-4, DSS I, pp 49-50 96 Statuten der Apostolischen Lehrgesellschaft, 1881, p 3, DSS II, p 101 97 SD I 163,6 98 SD I 179, 3-5; 180,1-4 99 Mc 8:34-38 100 Gv 15:13 101 Mt 11:30 82 FIDUCIA NELLA DIVINA PROVVIDENZA IL PRINCIPALE TEMA CONDUTTORE NEL DIARIO SPIRITUALE DI P. FRANCESCO JORDAN A cura di P. Stefano Horn, SDS La Divina Provvidenza – in questa espressione per P. Jordan è nascosto il credo in un Dio che cura, in un Dio che ascolta e risponde, che ci prende su di sè e che è qualcuno di cui possiamo permetterci di fidarci, come un bambino ripone la sua fiducia in sua madre. Questo è un credo che può trasformare momenti di tensione della vita in un’esperienza reale. Nella vita di Tatjana Goritscheva incontriamo un’esperienza di essere toccata da Dio, un tatto che la induceva a credere in Lui. Ella afferma che lei, una donna di ventisei anni, che non ha mai pregato, non ha mai visitato una Chiesa o letto il Vangelo e che recita il Padre nostro come un esercizio di meditazione, ma senza emozione, senza espressione. “Ma Dio ha sentito addirittura queste fredde parole! Il Dio personale mi ha ascoltato. E mi ha risposto. – Fu il mio primo discorso con Dio. Fu un’esperienza molto forte che non mi aspettavo. Più di tutto fu la sensazione di essere amata, e fu la prima volta in vita mia.” 1. Esperienze di questo tipo non sono narrate nel Diario Spirituale. Ma illuminano, danno densità alle parole instabili, alle parole piene di sorpresa, con gioia traboccante. Parole che leggiamo senza emozione, ma che in P. Jordan producevano tanto stupore a causa della presenza di Dio: provvidenza – provvidenza! Nella vita del nostro Fondatore, raramente troviamo momenti in cui avrebbe aperto se stesso agli altri, per dirci come Dio lo ha toccato. È solo dopo la sua morte, da parte della gente del suo villaggio, che i suoi confratelli sono venuti a conscenza della sua visione durante la prima comunione, che ha cambiato il giovane Giovanni Battista. I rapporti sulle straordinarie esperienze della cofondatrice della prima 83 comunità di suore, Sr. Petra Streitel, egli li categorizzó criticamente come “sogni”. Ma un giorno, riferi al giovane confratello P. Pancratius Pfeiffer le prime esprienze: come Dio lo ascoltava, e come pregava con confidenza. E P. Otto Hopfenmüller deve aver acoltato da lui la stupefacente storia dall’inizio della fondazione, quando ricevette nella festa di Maria, Ausilatrice dei Cristiani (1883), una gran parte di denaro di cui aveva bisogno. All’inizio del 1887 nel Diario spirituale, si ricordó dell’esperienza di J. B. Cottolengo, con la sua “Piccola Casa”. Cottolengo affittó questa casa nel 1827 in un sobborgo di Torino, Valdocco. Dieci anni dopo, già vi abitavano 1500 persone, che vivevano ai margini dell’umana esistenza e ai margini della società, ma senza che il Cottolengo s’affidassi agli introiti, o investendo denaro per questo. P. Francesco scrive nel suo Diario Spirituale: “La loro provvigione è la provvidenza di Dio che provvede per loro.” Il loro sostegno è la loro conffidenza in questa sua provvidenza”. (193,4). Sembra comunque, che non stia parlando della sua Piccola Casa, ma che stia avendo la visione di un programma per se stesso e i suoi confratelli. È il momento in cui il numero dei confratelli spiccò un salto e balzó nel 1885 da trenta a più di settantadue. P. Francesco si mise nelle mani della Provvidenza come Cottolengo, i cui principi aveva scritti brevemente prima. Il 18 marzo 1901, si ricordó delle irrefutabili esperienze, nel momento in cui chiamò se stesso a riflettere sulla fiducia: “che rende sicuro e facile ciò che sembra impossibile, che apre il cielo, da cui vengono incredibili prove, che l’intero mondo dei miscredenti ha rovesciato. (2,-28-,2). Se non possiamo trovare la descrizione delle esperienze spirituali nel Diario Spirituale, come possiamo capire allora in modo profondo cosa significa per Jordan la Divina Provvidenza? Un modo possibile per capirla può essere leggere le note nel Diario Spirituale alla luce della sua vita. Questo ci offre nello stesso tempo il vantaggio, di essere capaci di gustare qualcosa della crescita spirituale e della maturità del nostro Fondatore. Del nostro Fondatore? Non sarebbe meglio 84 dire: di Jordan? Perchè il Diario spirituale già incomincia ad essere scritto nel 1875 nel tempo in cui Jordan fa gli studi di Teologia a Friburgo. 2. Il Diario Spirituale incomincia esattamente nel momento in cui lo studente Jordan vede acutamente come la Germania e l’Europa si stanno allontanando via da Cristo e dalla Chiesa, e nel momento in cui è scioccato dal richiamo di Dio di resistere allo sviluppo e alla chiamata delle persone alla conversione. In questa prima ora della sua chiamata, troviamo così una parola della fiducia vittoriosa di Jordan, che suona nella parola di Paolo, l’Apostolo: ”Chi sarà contro di me se Dio è con me?” (1,6). Solo alcuni mesi dopo questa visita di “grazia” (1,5), verso la fine del 1875, Jordan si trova in una profonda oscurità, in un sentimento di estrema solitudine e danno, che spinge lui in agonia a gridare: “Signore, salvami o muoio” (7,2). La forza di persistere la trovò nel Salmo, le parole che l’accompagneranno come nessun’altra parola, durante la sua intera vita: “Speravi in Domino, non confundar in aeternum” –“In te , o Signore ho sperato, non sarò mai confuso” (7,8; Salmo 30,2). Due anni dopo questo primo periodo, per la prima volta la gioia splende nel Diario Spirituale per la sua fede nella Divina Provvidenza. Jordan estrapola questo da una meditazione di Chaignon su I Tre Re: “ Come sarò felice se ripongo la mia fiducia in Dio, perchè la sua Provvidenza non mi fa mai fallire nelle mie azioni, mi previene dai guai prima di caderci dentro.” (45,2) Al di fuori di questa meditazione come punto di partenza, più tardi si svilupperà con P. Francesco una delle più importanti intuizioni nell’Amore provvidenziale di Dio. Ma anche in questo momento Jordan sperimenta ansia. Al’inizio del 1878, quando si stava avvicinando all’ordinazione degli ordini Maggiori, cresceva in lui, la convinzione, che era chiamato a fondare una comunità apostolica. Prevedeva che tipo di difficoltà e dolore sarebbero arrivati su di lui (84,2). Teme il futuro, le dure prove e i pericoli, che sembrano impossibili da superare (94, 5;95, 1; 27.2.1878). Sappiamo dalle esperienze di Sant’Ignazio in Manresa quanto possa essere terribile e pieno di pericoli spirituali questo timore per il futuro. Poco prima di questa dura 85 prova, Jordan trovò una parola di Ignazio, nella meditazione di Segneri, comunque con una strana modificazione (P. Timotheus Edwein disse in modo prudente” che si tratta di una usuale semplificazione ascetica”): “Riempiti con ogni possibile zelo, come se non vorresti avere niente da sperare da Dio; ma poi spera in Dio per ogni cosa, come se al contrario non avessi niente di questo zelo.” Questa parola può condurre ad uno zelo pericoloso e all’attivismo se lo si capisse come se lo zelo umano (e questo senza la speranza nell’aiuto di Dio), fosse il primo e il più importante. Ma tale pericolo non è visibile con Jordan. Era capace di attaccarsi alle parole degli Apostoli Pietro e Paolo, che ha interiorizzato brevemente prima: “Deus superbis resistit, humilibus autem dat gratiam” (Dio resiste agli orgogliosi, comunque garantisce il suo favore agli umili” 1 Pt 5,5). “Idem Dominus omnium, dives in omnes qui invocant illum” (“lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che l’invocano” Rm 10,12). 3. Il 13 marzo 1880, il giorno in cui Jordan mise il suo Diario spirituale nella tomba di nostro Signore a Gerusalemme, incomincia per lui un nuovo periodo; un periodo che lo arricchirà di nuove espe-rienze spirituali. Queste esperienze approfondiranno la sua fiducia nella Divina Provvidenza. Ora è sicuro della sua vocazione e vuole andare a lavorare immediatamente. Sicuramente [,] si rese conto che era un atto della Provvidenza il potersi incontrare nelle settimane precedenti diverse volte con l’importante e santo missionario Guglielmo Massaja e che quest’uomo riconosceva la vocazione di Jordan come ispirata da Dio. In questi giorni a Gerusalemme, Jordan si rallegrò, dicendo: “rifiutare ogni oscurità, mantenere un cuore gioioso e allegro e “espletare quel lavoro che Dio vuole, appena possibile” Avere una profonda fiducia e un cuore gioioso malgrado le grandi sofferenze” (152*, 4; vedi 152*, 2). Voleva procedere con energia. Quando tornò a Roma, dovette permettere di essere messo in guardia “per aspettare il momento della Provvidenza” (159* , 3). Le regole spirituali che scrive ora trattano interamente i temi della chiamata, la predicazione apostolica e l’obbedienza a Dio; il tema della fiducia nella Divina Provvidenza non è ancora integrato. Ma poi 86 lo assume su di sè nelle sue riflessioni spirituali. Formula semplici parole, che per lui avranno sempre un grande significato, Un primo, lo prese da Chaignon (160, 29: “ C’è un mezzo semplice per ottenere qualcosa dalla bontà di Dio. È sperare con ferma fiducia che egli adempierà la Sua promessa e poi agire in questa fiducia.” Il nostro Fondatore guarderà le garanzie di Dio sempre forti e molto decisive nelle promesse, con le quali può ricordare Dio, quel Dio nel quale ha confidato. Così osa nei dieci anni successivi di stabilire un patto con Dio. Già nel testo seguente nel Diario (160,4) cita Isaia (40, 31) e reinterpreta la citazione nel senso di Mc 9,22: “Si potes credere, omnia possibilia sunt credenti:- - qui sperant in Domino mutabunt fortitudinem - -(propriam in divinam) - -.” “Molte volte lo spirito cattivo ha cercato di ucciderlo gettandolo nel fuoco e nell’acqua. Abbi pietà di noi e aiutaci, se ti è possibile!” Cercare una nuova forza in una situazione di stanchezza e di appiattimento interiore: solo colui che crede e ha fiducia in Dio ci riesce. Invece delle sue deboli forze esaurite, scambierà queste con la forza divina. Qualcosa sta incominciando ad essere melodia, che per il nostro Fondatore sarà ancora più chiara: la convinzione che per un atto di fiducia, si prende parte in tutta la potente forza di Dio. E già nelle pagine successive, di nuovo sottolinea la Divina Provvidenza e la fiducia. La Provvidenza di Dio non ci lascia sperare invano. (162, 2; guarda 1Pt 5,7). La fiducia è espressa, quando afferma che la Provvidenza di Dio curerà e sarà di supporto specialmente per quelli che la ripongono in Dio. Lo stesso testo è sottolineato e derivato dal Salmo 50,15: “la nostra sola fiducia indurrà Dio a venirci in aiuto e salvarci...” (162, 2-6). Anche la visione spirituale sarà formulata più tardi in un modo ancor più decisivo da P. Francesco: più grossa e più forte è la fiducia, più stupefacente è la Provvidenza Divina. È con queste considerazioni e attitudini di fiducia che Jordan nel 1881 incomincia gli approcci per la fondazione della Società. Ma già nelle prime settimane dopo questa, all’inizio del 1882, emersero seri problemi – già il 3 marrzo 1882, il Fondatore è costretto a spiegare e difendere il titolo “Società 87 Apostolica Istruttiva”: Nemmeno una temporanea approvazione come istituzione diocesana si garantisce per la fondazione di Jordan. In quel periodo, comunque, egli sta avendo delle esperienze mistiche che gli dimostravano l’attenta presenza di Dio. Egli sperimenta una visione degli Apostoli, che comunque non riflette nel Diario Spirituale. Ma molto più efficaci sono le parole, che può connettere a sè e a la sua fondazione: “Dimostrerò alla Chiesa che il lavoro è mio, dice l’Onnipotente” (166,3). Alla fine del primo periodo della fondazione, che trova il suo culmine nei voti del Fondatore la domenica della Passione 1883, troviamo una preghiera magnifica sulla fiducia: “Oh grandezza incommensurabile e onnipotenza di Dio, oh, dammi una fede così grande e così ferma e fiducia come una persona può possibilmente avere con Te e attraverso Te. Oh, riconosco la mia nullità, ma con Te o Signore, posso fare tante cose. Oh, che Tu possa vivere in me; lasciami morire e vivere di Te; lascia morire in me qualunque cosa che nasconda il Tuo lavoro in me, proprio come Tu vorrai. Due anni dopo, tutto è sottoposto ad interrogatorio , un’altra volta. P. Francesco della Croce perde nel settembre 1885 la direzione della comunità delle Suore e cosi’ il ramo femminile della società. Mesi dopo questo evento, anche il ramo maschile è in pericolo. Comunque, durante questi mesi, cerca la profonda certezza relativa alla sua vocazione. Da questo momento in poi, combatte in una preghiera senza fine, per essere in grado di dare vita ad una famiglia, santa per Cristo, favorevole per Dio e di essere capace di offrirgli una volta per tutte, in cielo un numero incommensurabile di Santi e a Dio figli e figlie favorevoli. (184, 4 – 185 ,3). Condensa la sua vocazione in una singola espressione, che è piena di profondo stupore, con gratitudine e fiducia:”La Divina Provvidenza mi creò” (185, 4) 4. A questo punto fermiamoci un attimo, per guardare indietro e capire molto profondamente, cosa vediamo se mettiamo in relazione il Diario Spirituale con la vita del nostro Fondatore. 88 L’esperienza spirituale e la sicurezza di un’unica vocazione e missione da parte di Dio è decisiva per lui. Questo è già espresso nelle prime parole del suo Diario Spirituale quando sente per la prima volta la missione di creare una comunità apostolica. Questo si riferisce all’esperienza della sensazione di cui si parla sopra. È un’esperienza che lo tocca nel profondo dell’anima e che lo trasforma ma che nello stesso tempo è ancora vaga. Questa esperienza giungerà alla luce e alla certezza attraverso un lungo processso di dubbi e di discernimento. Dopo dieci anni di tale esperienza spirituale e di esame – di esame su se stesso come pure di esame da parte della Chiesa. La Provvidenza di Dio significa essere sicuri che Dio provvede amore e di essere scelti da Dio sin dall’inizio: “La Divina Provvidenza mi ha creato”. Questa sicurezza essenziale cresceva sul fondamento della fede. Qui appare un secondo elemento essenziale. La chiamata e la missione che Jordan sperimentò, che lo guidò alla meditazione più profonda sulle vie della Divina Provvidenza e sulle vie di fiducia nel Dio providente. Il contenuto del Diario Spirituale non sono in ultima analisi i frutti della lettura spirituale e della meditazione. Mostra come il nostro Fondatore si nutri sempre nelle sfide e nei limiti della sua vita. Si riconosce anche nei suoi discorsi, quanto profondamente è permeato dalla sua fiducia e quanto più sta cercando di trasmetterla ai suoi confratelli. Tali meditazioni sull’azione provvidenziale di Dio danno molti frutti naturalmente in una vita di fiducia e di fede, che si provano nei compiti e nelle circostanze quotidiane ed anche nelle grosse sfide, nei disappunti e nelle dure prove. In questo modo, anche il Diario Spirituale sta diventando di pagina in pagina sempre più lo specchio di sempre più audace fiducia in Dio. Qualcuno potrebbe addirittura dire: più il Diario spirituale progredisce, più forte la linea fondamentale della vita spirituale del Fondatore viene alla luce. Naturalmente, non fa sempre del suo Diario la testimonianza della sua preghiera e della sua fiducia. È sorprendente, per esempio, che il dramma dell’essere stato 89 rimosso come Fondatore dalla comunità femminile non lascia tracce nel suo Diario Spirituale. È solo da una lettera che conosciamo, che invocava Dio, sicuro che lo avrebbe ascoltato, nel momento in cui il superiore ecclesiastico si rifiutó di ascoltarlo. Ma ci sono tracce di altre situazioni di bisogno nel Diario Spirituale, che rendono visibili come il credo nell’amore provvidenziale di Dio è più profondamente compreso da P. Francesco, specialmente in tali momenti. Solo un esempio. Quando invece della definitiva approvazione della Società da parte del Decretum Laudis, che essi aspettavano, si ordinò una nuova visita, che inizió il sedici o diciassette agosto 1894, il Fondatore invocò Gesù Cristo come Salvatore della sua comunità. Il ventise agosto scrisse una preghiera nel suo diario: “O Salvatore, abbi pietà di noi. Sii il nostro Salvatore!” (210,1). Poco più tardi, incoraggió se stesso semplicemente a continuare, nonostante tutto, e scrisse: “Credi, spera, abbi . ducia, ama, e progredisci” (211, 3 – dopo il ventesimo). Dopo il sedici novembre, P. Francesco viene informato del risultato della sua visita. Uno dei risultati è che non solo non gli era più permesso per quel tempo ma anche per un periodo indeterminato di dirigere la comunità da solo e di essere il principale responsabile, ma riceveva P. Meddi come consigliere e direttore. Questo padre assunse il suo dovere a metà dicembre. Ma è esattamente ora, durante gli ultimi giorni del tempo dell’Avvento di quell’anno , che il Fondatore riceve un nuovo meraviglioso colpo che riguardava la sua missione apostolica e la sua fiducia nel Dio della Provvidenza. Iniziò un nuovo libretto nel suo Diario Spirituale con il triplice appello apostolico a se stesso, che conosciamo così bene (20.12.94: 2, -1 -, 1 –3). In questo appello, scrive le sue citazioni su S. Francesco Saverio, nel 1882 o nel 1883, nel programma della sua vita: “Finchè saprò d’un angolo del mondo dove Dio non sia amato, io non potrò gustare un istante di riposo. (S. Francesco Saverio”) (166,6). Lo stesso giorno, rinnova il patto con il suo Creatore. E mosso verso una fiducia come è dimonstrato da una serie di note scritte il giorno succesivo. Leggiamo parole che potrebbero sgorgere anche 90 dalla fiducia di un bambino “Stringiti intimamente all’Immensurabile e costringelo ad aiutarti. Cerca tutto da couli che può dare e che vuole!”(2, -3-4). O l’intenzione della stessa data “Armati con ogni mezzo, segnatamente con la partecipazione all’onnipotenza di Dio per mezzo di una gigantesca fiducia in Dio”. (2, -7-3). Una quarta considerazione. Ci sono anche esperienze spirituali e movimenti che sono delineabili nel Diario Spirituale, ma non vincolati ad uno speciale evento o ad una notevole sfida nella sua vita. Uno di questi momenti è descritto cosi da P. Timoteo Edwein: “Una volta ogni tanto, il Signore garantisce al suo Servo Francesco della Croce la grazia dell’esperienza della sua vocazione in un modo radicale. Era per lui come se un lampo divino stesse brillando in modo intenso al di sopra del paesaggio della sua vita quotidiana apostolica. Tale grazia la ottenne il 17 novembre 1898”. Al di fuori di questo momento non solo crebbe una nuova densa versione del suo programma di vita, ma nello stesso tempo anche un approfondimentio della sua fiducia, basato sulle parole della Sacra Scrittura, e culminante nella parola: “A quelli che credono, tutte le cose sono possibili” (1,-16–1 e 1–15–1- 3). Allo stesso modo appare, anche inaspettatamente, il giorno di Ognissanti 1891 il patto tra l’Onnipotente e la sua infima creatura”, che desidera di essere addirittura più “uno strumento della “Divina Provvidenza” e che ha fiducia “con tutte le sue possibilità nell’aiuto dell’Onnipotente” (204, 2; 202, 4). 5.Ma dopo questa introduzione biografica, dobbiamo cercare di cogliere come il Fondatore si immerga nell’amorosa Provvidenza di Dio. Dobbiamo cercare di vedere quali dimensioni del mistero divino siano colte dalla sua fede e dalla sua comprensione di credente e in che modo questo forma la sua fiducia. Egli usa la colorita immagine di una bilancia: il piatto della provvidenza divina va verso l’alto nella misura in cui l’altro piatto si abbassa sotto il peso di una forte fiducia. (2,-9,-6). Più incondizionata sia la nostra fiducia, più ricca, più grande e più 91 fertile sarà la nostra vita, fondata sulla Provvidenza di Dio. L’amore provvidenziale di Dio si sta così realizzando in sè all’interno di un evento totalmente dinamico, in un continuo dialogo di fiducia e amore. P. Francesco delinea questo specialmente dai Salmi e dalle parole del nuovo Testamento. “Riponiamo la nostra fiducia in Dio in tutto ciò che ci riguarda”, dice mentre cita 1Pt 5:7, “La sua Provvidenza non ci lascerà sperare invano””. “La nostra fiducia da sola già indurrebbe Dio a venirci in aiuto e a salvarci, perchè la nostra fiducia gli da Gloria e gli mostra che conosciamo il Suo nome”. Questo aggiunge quando cita Sal 91, 14 e 50, 15 (162, 2 – 6; guarda la composizione del testo del 17.2.98: 2, - 15 -, 1 – 6). Dio non solo chiama e manda, ma ascolta anche le preghiere di fiducia. Così Jordan è in grado di incoraggiare se stesso per gettarsi completamente nelle mani di Dio (37, 2) e di attaccarsi intimamente all’Infinito (2, -3--, 3). Perchè la Provvidenza di Dio è, come P. Francesco dice nel suo Testamento Spirituale, come una madre che nutre i propri bambini. Il nostro Fondatore si appoggia con decisione alle promesse di Dio, quando egli esorta sé stesso: “Considera tutte le promesse, impegni e giuramenti che Dio Onnipotente ha fatto a coloro che credono, confidano e pregano! Abramo, Mosé( 2,-8,2). L’espressione più audace della sua intima spiritualità si evidenzia nel “Patto tra l’ Onnipotente e la più umile delle sue creature”. (Festa di Tutti i Santi 1891) Il paragrafo nel quale egli menziona le azioni di Dio principalmente formulato come una richiesta fiduciosa a Dio per ottenere grazie più grandi. Ma la sua fiducia in sé stesso è così grande, così piena di fermezza che egli sa che in qualche modo le mani di Dio sono legate. Egli donerà a Dio queste grazie, specialmente il dono di una grande santità e il dono di convertirsi in un utile strumento della sua provvidenza. (204, 1-2). Inoltre, diventa chiaro, che per Franceso la Provvidenza di Dio punta su una sempre più grossa diffusione del regno di Dio. Così prega, afinchè Dio viva in lui. (168, 5). Dio lo condurrà a prendere parte della passione redentrice di Cristo (2, 17 -,2; 2, 16 -,2) In questo modo, anche la fiducia è ingrandita: si 92 trasforma in nostalgia apostolica per la salvezza di tutti, il dedicarsi a loro, alla fiducia apostolica, speranza e preghiera per tutti. Tutto questo di nuovo è espresso nel migliore dei modi nel patto. Mentre il nostro Fondatore pieno di fiducia prega, che Dio possa garantirgli la santità, la sua intera lotta punta a diventare uno strumento benedetto della Divina Provvidenza, del suo divino progetto di salvezza. In questa attesa, P. Francesco sta coraggiosamento rompendo tutti i limiti. Si sente spinto da Dio a sottomettere l’intera terra al Regno di Dio, a condurre tutte le persone alla conoscenza, all’amore al servizio per Dio e così alla loro salvezza. Sicuramente, soprattutto ha fiducia che Dio gli garantisca la grazia, prenda in pieno la sua posizione nel piano della salvezza. Ma allo stesso tempo, la sua fiducia è ingrandita per abbracciare tutti i popoli. La sua preghiera si trasforma in un balbettamento pieno di fiducia: “ Tutti, tutti, oh tutti!” (2, - 34 -, 2; 2, 12-, 2 – 5 9). Se P. Francesco spesso è solo capace di parlare con balbuzie sulla Provvidenza di Dio, questa balbuzie, tuttavia, è piena di fede, di esperienza spirituale e specialmente anche di gioia: “Oh, sempre fiducia nel Signore; perche Lui è onnipotente e ti aiuterà!” “Oh santa fiducia, come rendi facili le cose! O Santa Provvidenza”! Secondo una parola di S. Bernardo, la fiducia significa per lui prendere parte all’onnipotenza di Dio, contro cui tutti i cattivi poteri sono senza potere. Ció significa che la propria debolezza è scambiata nel potere divino (160, 4; 164, 7). Più o meno la sera prima della fondazione, Sul Monte Carmelo, il 14 aprile 1880, scrisse:...anche se ogni cosa sembra persa, Dio non ti abbandonerà e neppure la sua cara Madre” (155*,5). Dopo molte ore nere e dopo molte tempeste, incoraggia se stesso il 17 gennaio, 1906 con le parole: “Fiducia nell’onnipotente Signore che governa la Società e la protegge” (2, -95 -, , 2). E quando non è più capace di scrivere, dirà pieno di gratitudine e fiducia: “Il buon Signore è cosi’ buono! La Provvidenza ha le sue vie. Solo uno le puó rendere sicure da ogni contrasto; “Le tue vie non sono le mie vie”; molti hanno perso la loro pazienza e si sono fermati a metà; se uno ci passa attraverso, alla fine una soluzione è data” (Parole del servo di Dio P. Jordan nel suo letto di morte, N. 2). 93 [Le citazioni dal Diario Sprituale sono prese la maggior parte dalla traduzione di Sr. Miriam Cerletty, Roma 1981.] 94