LE SETTE PAROLE
Testi per la Processione del Venerdì Santo 2012
RITI D'INIZIO
Il Vescovo:
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Amen.
La carità di Dio, effusa nei cuori e manifestata a noi dalla croce del Redentore,
sia con tutti voi.
E con il tuo spirito.
Fratelli e sorelle carissimi qui presenti, e voi tutti, che per mezzo della radio diocesana siete in comunione con noi, unitevi a Cristo, percorrendo insieme con Lui l'itinerario del dolore.
Camminando insieme, in comunione con le parrocchie della città e della diocesi, ci metteremo in
ascolto delle parole e del grido del Cristo morente sulla croce, riassunto delle grida e delle invocazione
dei crocifissi della terra.
Dopo questa introduzione il Vescovo prosegue:
Preghiamo.
Guarda con amore, Padre, questa tua famiglia,
per la quale il Signore nostro Gesù Cristo
non esitò a consegnarsi nelle mani dei nemici
e a subire il supplizio della croce.
Per Cristo nostro Signore.
Amen.
Oppure:
Dio onnipotente ed eterno,
che hai dato come modello agli uomini
il Cristo tuo Figlio, nostro Salvatore,
fatto uomo e umiliato fino alla morte di croce,
fa’ che abbiamo sempre presente
il grande insegnamento della sua passione,
per partecipare alla gloria della risurrezione.
Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
Amen.
INIZIO DELLA PROCESSIONE
Il diacono:
Perché la processione sia ordinata ci disporremo dietro la Croce
che apre il corteo in file di quattro in questo ordine:
tutti i fedeli laici,
seguiranno le religiose e i religiosi;
[i chierichetti delle parrocchie],
i seminaristi,
il clero,
i parroci della città,
il capitolo della cattedrale,
mons. Vescovo
che porta la reliquia della sacra Spina,
le autorità.
Avviamoci in pace.
2
PRIMA PAROLA
“Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”
(Lc 23,33)
LA SCRITTURA
1L
Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero Gesù e i malfattori, uno a destra e
l’altro a sinistra. Gesù diceva: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”.
LETTURE DEL NOSTRO TEMPO
2L
Da Vita activa di Hannah Arendt
Il perdono è l’esatto opposto della vendetta. Questa può essere prevista e anche calcolata, l’atto
del perdonare, invece, non può mai essere previsto; è la sola reazione che agisca in maniera
inaspettata e che quindi ha in sé, pure essendo una reazione, qualcosa del carattere originale
dell’azione. Perdonare, in altre parole, è la sola reazione, che non si limita a re-agire ma agisce
in maniera nuova e inaspettata. […] Anche questo fu chiaramente riconosciuto da Gesù, ed è la
ragione della convinzione corrente che solo l’amore ha il potere di perdonare. Infatti l’amore
permette una visione eccezionalmente chiara per discernere chi viene perdonato, proprio perché
è indifferente a ciò che la persona amata può essere, come pure alle sue realizzazioni, fallimenti
e trasgressioni.
MEDITAZIONE
2L
Il perdono è la volontà di “dare un’altra possibilità” alla persona che ti ha fatto un torto o che ha
deluso le tue aspettative. Ciò avviene solo se ami profondamente quella persona e decidi di
“andare oltre” a quello che ha fatto; ciò è possibile solo se tu che perdoni, ti sforzi di mantenere
lo sguardo sull’uomo da perdonare e non ti concentri sul male che ti ha inflitto.
Perdonare è sforzarsi di dare futuro, rompere la catena della rivalsa, per lasciare che una nuova
storia possa accadere tra le persone; la vera trasgressione è il perdono senza se e senza ma,
profondamente gratuito.
INVOCAZIONI
1L
T
Perdona il tuo popolo, o Dio.
Perdona il tuo popolo, o Dio.
1. Riconcilia le tue Chiese divise.
2. Ridona armonia alle nostre città e alle nostre famiglie.
CANTO
3
SECONDA PAROLA
“In verità ti dico oggi sarai con me in Paradiso”
(Lc 23,43)
LA SCRITTURA
1L
Uno dei ladri crocifissi con lui, disse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Gli
rispose: "In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso”.
LETTURE DEL NOSTRO TEMPO
2L
Da Il cuore del mondo di Hans Urs Von Balthasar
Nessuno sa in che modo la notte dell’inferno del Sabato si è trasformata nella luce del mattino
di Pasqua. Siamo stati trasportati dormienti, noi tutti, sulle ali al di sopra dell’abisso, dormienti,
abbiamo ricevuto la grazia della Pasqua. […] Chi può descrivere che cosa significhi che il
Signore è Spirito? Spirito è la realtà invisibile che per un attimo si mostra come tutto il visibile.
Lo Spirito è il profumo invisibile del Paradiso che è sorto in mezzo a noi. Spirito è la grande ala
invisibile che si riconosce al soffio dell’aria e all’improvvisa gioia che ci sopraffà quando anche
solo una piuma ci sfiora. Spirito è il Paraclito, il consolatore.
MEDITAZIONE
3L
La maggior parte della gente, quando pensa al Paradiso, si immagina un mondo pacifico dove
vivere l’eternità. Altre persone pensano che non esista nemmeno. La nostra fede ci dice che una
parte di Paradiso è possibile viverla anche in terra: lo Spirito rende visibile ciò che è invisibile;
esso è il soffio d’aria in una giornata di primavera, l’amico che consola nel momento del
bisogno, il sorriso che illumina la giornata, il Sole dopo la tempesta, un’oasi in mezzo al
deserto, la caramella che aspetta un bambino, il sogno che non vorresti finisse mai. “Oggi sarai
con me in Paradiso” non rimanda solo e direttamente alla morte, ma è appello possibile al nostro
quotidiano.
INVOCAZIONI
1L
T
Ricordati di noi, Signore, nel tuo regno.
Ricordati di noi, Signore, nel tuo regno.
1. Manda il tuo Spirito per rinnovare il mondo.
2. Donaci una fede forte in te, che fai degli ultimi i primi.
CANTO
4
TERZA PAROLA
“Figlio ecco tua madre, madre ecco tuo figlio”
(Gv 19,27)
LA SCRITTURA
1L
Gesù, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna,
ecco tuo figlio!”.
LETTURE DEL NOSTRO TEMPO
1L
Da In nome della madre di Erri De Luca
“Fa’ che non sia bello, non susciti invidie. Ascolta la preghiera alla rovescia della tua serva. […]
[O Dio,] promettimi questo: che non lo sedurrai nei suoi vent’anni, come facesti con Geremia,
anche lui conosciuto da te mentre era ancora in grembo. Nei vent’anni è un sollievo ardere per
un’idea, per un impulso di verità e giustizia. Non sia quello il tempo del suo richiamo. Non sia
prima dei trenta, prima che sia uomo compiuto, di scelte meditate. Allora se sarà ancora ferma
la tua volontà che me l’ha messo in grembo, te l’offrirò io stessa, come fece Anna, madre di
Samuele. Lei lo portò dopo i tre anni, a me concedi i trenta [ …]”.
Gesù apre gli occhi nel palmo di mano che gli regge la testa. [ …]
“Dormi? Sì, dormi, […]domani vedrai la prima luce della tua vita e avrai di fianco la tua prima
ombra”.
MEDITAZIONE
Maria è come tutti noi, un po' gelosa dei regali che Dio ci ha fatto. Nelle parole poetiche della
letteratura, che prova a ipotizzarne i pensieri nascosti, Maria chiede a Dio di non chiamare Gesù
prima dei suoi trent’anni. La Madre, però, sa che un giorno il Figlio, che gli è stato donato,
ritornerà al Padre: in lei anche questa coscienza diventa obbedienza.
Anche a noi è chiesto di non considerare con egoismo i doni che Dio ci ha concesso, ma di
condividerli con chi ci sta accanto.
Maria ha accettato la volontà di Dio quando le sono stati affidati, come figli, prima Gesù e poi
l’apostolo Giovanni, segno dell’intera umanità affidata alla Chiesa.
Anche la Chiesa, come Maria, è quel grembo che porta in sé e genera il Cristo.
INVOCAZIONI
1L
T
Santa Maria, prega per noi.
Santa Maria, prega per noi.
1. Per noi ella vede morire
il dolce suo Figlio,
solo, nell'ultima ora.
2. Fa' che arda il mio cuore
nell’amare il Cristo Dio,
per essergli gradito.
CANTO
5
QUARTA PAROLA
“Ho sete”
(Gv 19,27)
LA SCRITTURA
1L.
Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: “Ho sete”.
LETTURE DEL NOSTRO TEMPO
2L
Come tutti di Carlo Betocchi
Anch’io salii le scale del mio non sapere,
anch’io come te, come l’altro, come molti
non avevo parola che dicesse il possibile
(entro il credibile, entro quel che è da credere,
e non è mio, è di tutti); eppure mi son fatto
così, uno che parla a stormi di versi
affamati di verità, come passeri nel gelo
d’inverno, come tutti i beati poveri, tutti
i santi beati che hanno lasciato se stessi
per trovare l’Altro, il vero, il solo sapiente.
MEDITAZIONE
3L
Ogni uomo in un particolare momento della sua vita conosce l’esperienza amara di sentirsi
disperato, abbandonato; non ha forze e si accartoccia, secco, in un annichilimento che sembra
ridurlo all’insignificanza di una foglia. La fame e la sete non sono solo un bisogno fisico, ma
diventano occasione per riconoscere una dipendenza.
Come il Cristo dissanguato, coperto e bruciante di ferite grida sulla croce supplicando il Padre,
così l’uomo grida, si sente perduto e privo di senso.
È Dio che risponde alla sete dei suoi figli, ma alla stesso tempo si presenta ad essi sotto le
spoglie di una persona assetata che chiede qualcosa che hanno da dare: la fiducia in Dio.
INVOCAZIONI
1L
T
Ha sete di te, Signore, l’anima mia.
Ha sete di te, Signore, l’anima mia.
1. O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco.
2. A te anela la mia carne, come terra deserta, arida, senz’acqua.
CANTO
CANTO
6
QUINTA PAROLA
“Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato”
(Mc 15,34)
LA SCRITTURA
1L
Alle tre, Gesù gridò a gran voce: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”.
LETTURE DEL NOSTRO TEMPO
2L
Da Il mondo come volontà e rappresentazione di Arthur Schopenhauer.
Ogni volere proviene da un bisogno, cioè da una privazione, da una sofferenza. La
soddisfazione vi mette un termine; ma per un desiderio che viene soddisfatto, ce ne sono dieci
almeno che debbono esser contrariati; per di più, ogni forma di desiderio sembra non aver mai
fine, e le esigenze tendono all’infinito: la soddisfazione è breve e avaramente misurata. […]
Nessun voto realizzato può dare una soddisfazione duratura e inalterabile; è come l’elemosina
che si getta a un mendicante, che gli salva la vita oggi per prolungare i suoi tormenti sino
all’indomani.
[…] Volere e aspirare: questa è la loro essenza; una sete inestinguibile. […] Ma supponiamo per
un momento che alla volontà venisse a mancare un oggetto: subito la volontà cadrebbe nel
vuoto spaventoso della noia. Gli uomini, ricacciati nell’inferno di dolori e supplizi, non
trovarono che restasse, per il cielo, niente all’infuori della noia.
MEDITAZIONE
3L
La sentita sofferenza che opprime Gesù in croce, quando pronuncia queste parole, è emblema e
sottolineatura della percezione della mancanza inspiegabile del Padre; è palese il desiderio di
volerlo al suo fianco ed il bisogno di essere ascoltato. In alcune correnti del pensiero filosofico
contemporaneo sembrerebbe non esistere una realtà, un oggetto in grado di darci una
soddisfazione durevole nel tempo. Il desiderio profondo dell’uomo viene presentato
come un’elemosina che prolunga oggi la vita del mendicante, ma che lascia intatta la disfatta del
domani.
Il Figlio di Dio prova la paura della morte e chiede aiuto; sembrerebbe esser vinto, ben lontano
dal Gesù consolatore degli oppressi, che si preoccupa del ladrone e della propria Madre; ma
solo così, vivendo la vita come dono sin dentro la morte, ha potuto dare un senso al desiderio di
felicità insito in ogni uomo. E in quella paura, in quella lontananza, nel mistero, ritrova il Padre.
INVOCAZIONI
1L
T
Ascolta, o Dio, la nostra preghiera.
Ascolta, o Dio, la nostra preghiera.
1. Hai detto, o Dio dei padri, che il tuo nome è: “Io sono”,
non allontanarti dal dolore del mondo, ma ascolta ancora il grido della nostra oppressione.
2. L’angelo ha chiamato il tuo Figlio, “Emanuele – Dio con noi”,
ricordati che in lui hai condiviso la nostra stessa morte.
7
SESTA PAROLA
“Tutto è compiuto”
(Gv 19,30)
LA SCRITTURA
1L
Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: “È compiuto!”. E, chinato il capo, consegnò lo spirito.
LETTURE DEL NOSTRO TEMPO
2L
Da I misteri di Chaeles Peguy
Gridò più di un dannato la spaventosa angoscia,
Clamore che stonò come bestemmia divina,
È che il Figlio di Dio sapeva!
Gridò come se Dio stesso avesse peccato come noi;
Come se perfino Dio si fosse disperato;
O clamore culminante, eterno e valevole.
I ladroni non urlavano che un urlo umano.
Così i ladroni non gettarono che un grido che si
Spense nella notte.
E lui gettò il grido che risuonerà sempre,eternamente
sempre; il grido che non si spegnerà mai,
eternamente.
In nessuna notte.
In nessuna notte del tempo e dell' eternità.
MEDITAZIONE
3L
Abbiamo chiesto ai nostri nonni, cosa significhi per loro la parola pronunciata da Gesù in punto
di morte: “Tutto è compiuto”. Hanno pensato subito alla fine della vita… La loro riflessione è
andata poi ad un altro “compimento”: le tracce che di loro resteranno a noi: l’amore, l’amicizia,
i momenti belli passati assieme e tutto ciò che ci hanno insegnato.
Anche nel caso del Signore Gesù le sue parole non significano: “Finito!”, ma appunto
“Compiuto!”, “Realizzato!”.
Con la morte si è conclusa la sua esperienza terrena, realizzata in pienezza, e il vuoto lasciato
dalla sua assenza sarà riempito dagli insegnamenti e dai valori consegnati in eredità all’umanità:
da uno Spirito promesso e inviato all’alba della Chiesa.
INVOCAZIONI
1L
T
Sia fatta, o Dio, la tua volontà.
Sia fatta, o Dio, la tua volontà.
1. Fa’ che arriviamo alla piena conoscenza del tuo Figlio, dell'uomo perfetto, fino a raggiungere
la misura della pienezza di Cristo.
2. Porta a compimento in noi, o Dio, ogni opera buona che hai in noi iniziato.
CANTO
8
SETTIMA PAROLA
“Padre nelle tue mani affido il mio Spirito”
(Lc 23,43)
LA SCRITTURA
1L Gesù, gridando a gran voce, disse: “Padre,nelle tue mani consegno il mio spirito”. (Lc 23,44)
LETTURE DEL NOSTRO TEMPO
2L
Da Poesie di Alda Merini
Dio
l’unica ombra
che mi rimane dentro
la traccia nascosta
del mio abbandono
io uomo
ora assomiglio a te
e lascio la mia
tenera terra i venti
per seguire te
mia unica montagna
MEDITAZIONE
3L
Gesù affida la sua vita nelle mani del Padre. Ritorna così a lui con l’intenzione di riscattare e
salvare la sua gente, che è tutta l’umanità. A noi vengono donati gli strumenti, la forza e la rotta
perché possiamo giungere alla pienezza che ci è promessa: seguire Lui, come se fosse l’unica
montagna, la fonte di salvezza.
Gesù dimostra la fiducia che ha nei confronti del Padre e la morte è vista, non come dolore, ma
come un nuovo risveglio. Anche noi affidiamo la nostra vita nelle mani del Padre poiché è
scritto: “Si entra nella vita e se ne esce nella stessa maniera”.
INVOCAZIONI
1L
T
dal Salmo 31
Alle tue mani, o Dio, affido la mia vita.
Alle tue mani, o Dio, affido la mia vita.
1. In te, Signore, mi sono rifugiato, mai sarò deluso;
difendimi per la tua giustizia.
2. Io dicevo, nel mio sgomento:
“Sono escluso dalla tua presenza”.
Tu invece hai ascoltato la voce della mia preghiera
quando a te gridavo aiuto.
CANTO
9
IN CATTEDRALE
LETTURA
Mc 15,42-
47
il Diacono:
Dal Vangelo secondo Marco
Venuta ormai la sera, poiché era la Parasceve, cioè la vigilia del sabato, Giuseppe d’Arimatea,
membro autorevole del sinedrio, che aspettava anch'egli il regno di Dio, con coraggio andò da
Pilato e chiese il corpo di Gesù. Pilato si meravigliò che fosse già morto e, chiamato il
centurione, gli domandò se era morto da tempo. Informato dal centurione, concesse la salma a
Giuseppe. Egli allora, comprato un lenzuolo, lo depose dalla croce, lo avvolse con il lenzuolo e
lo mise in un sepolcro scavato nella roccia. Poi fece rotolare una pietra all'entrata del sepolcro.
Maria di Màgdala e Maria madre di Ioses stavano a osservare dove veniva posto.
OMELIA DEL VESCOVO
Giunti in Cattedrale il Vescovo detta la meditazione.
COLLETTA PER LA TERRA SANTA
Quindi il Diacono invita alla colletta per i Luoghi Santi:
Mentre si raccolgono offerte da destinare alle comunità cristiane della Terra Santa, si alzi un’ardente
implorazione: per la pace e la giustizia, per il perdono reciproco e per il rispetto della vita.
E fede e speranza non si spengano nelle comunità cristiane della Terra di Gesù.
Mentre si fa la raccolta si esegue un canto. Terminata la colletta si conclude la celebrazione con la Supplica e la
Benedizione.
SUPPLICA
Vescovo:
La Chiesa commemora con immenso amore la morte del Cristo, dal cui fianco squarciato è scaturita la
vita del mondo. Uniti ai nostri fratelli di fede, sparsi su tutta la terra, rivolgiamo al Padre la nostra
umile preghiera.
Diacono:
Preghiamo insieme e diciamo: Per la morte del tuo Figlio, ascoltaci, Signore.
L’assemblea ripete ad ogni invocazione:
Per la morte del tuo Figlio, ascoltaci, Signore.
10
Diacono:
1. Raduna in unità la tua Chiesa
sparsa su tutta la terra.
2. Proteggi e sostieni il papa Benedetto
e il nostro Vescovo Dante.
3. Santifica i ministri del Vangelo
e tutto il popolo cristiano.
4. Libera il mondo dalla guerra
e da ogni disordine.
5. Allontana le malattie,
scaccia la fame dei popoli
e rendi giustizia agli oppressi.
6. Concedi la salute agli ammalati,
ai moribondi la salvezza eterna
e ai defunti la felicità senza fine.
BENEDIZIONE
Diacono:
Abbiamo commemorato la morte del Signore. Ma il cammino della Pasqua non è ancora compiuto.
Domani notte annunceremo la risurrezione di Cristo celebrando la grande Veglia Pasquale, centro e
cardine di tutto l'anno liturgico. Monsignor Vescovo la presiederà in cattedrale alle ore 21,30.
Ora il Vescovo ci benedirà con quella che la tradizione vuole sia una spina della corona del Signore.
Il Vescovo si porta all'altare e in piedi riceve la reliquia dal diacono, quindi rivolto all'assemblea dice l'orazione sopra il
popolo:
Scenda, Signore, la tua benedizione su questo popolo
che tu hai riscattato con la morte del tuo Figlio;
venga il perdono e la consolazione;
si accresca la fede,
si rafforzi la certezza
della redenzione eterna.
Per Cristo nostro Signore.
Amen.
Il Vescovo benedice l’assemblea senza dire nulla, mentre si esegue il canto finale.
Dopo la benedizione, riposta la reliquia, fatta la genuflessione alla croce, si torna in sacrestia.
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1 - “Ho sete”