Camus Genet Houellebecq Scheler Tolstoj Tomizza
L
Irina Amioska
Lev Tolstoj e la rinascita morale
François Villon
Camus e l’angoscia dell’esistere
Juan Cruz
Vargas Llosa, entre lágrimas y ovaciones,
habla ante la Academia sueca
Mario Lepore
Tomizza e la profondità dei sentimenti
CRONACHE DELL’ALDIQUÀ
Il diavolo s’annida in Vaticano
LA FIERA LIBRARIA - Anno XXX - Nº 273 - DICEMBRE 2010
ÚLTIMAS NOVEDADES
Diccionario de americansmos
VIENT DE PARAÎTRE
Prix Goncourt 2010
Genet, «mauvais garçon»
de la scène littéraire française
LE ULTIME NOVITÀ
Scheler e l’eterno
LA F IE RA LIBRAR IA - ANNO XXX - Nº 273 - D ICEMBR E 2010
LA FIERA LIBRARIA
Mensile d’informazione bibliografica,
politica e culturale
SOMMARIO
Le Penseur de Notre-Dame de Paris
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Anno XXX - Nº 273
- Dicembre 2010
IN PRIMO PIANO
Lev Tolstoj e la rinascita morale
di Irina Amioska
Camus et le refus des abstractions
di François Villon
Vargas Llosa habla, entre lágrimas,
ante la Academia sueca
di Juan Cruz
Storia d’Italia degli anni ottanta
Tomizza, richiamo del corpo
e profondità dei sentimenti
CRONACA DELL’ALDIQUÀ
Il diavolo s’annida in Vaticano
Barricate di fuoco
Nuove rivelazioni sulla pedofilia
ecclesiastica
ÚLTIMAS NOVEDADES
Diccionario de americanismos
Aranguren, Filofosia y vida intelectual
¿Isabel II, chantajes
o manipulación del poder?
El doctor Zhivago, el «último cuplé»
de Borís Pasternak
VIENT DE PARAÎTRE
Prix Goncourt 2010
Jean Genet et l’absurde
par Jacques Petit
Boris Vian dans la Pléiade
LE ULTIME NOVITÀ
Scheler e l’eterno
La nascita dell’astrologia
Lupi / Velina o calciatore?
Tariffe inserzioni pubblicitarie, p. 34
3
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ANNO XXX
- LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010
Lev Nikolayevich Tolstoj
e la rinascita morale
IN PRIMO PIANO
N
on è facile addentrarsi in
Tolstoj senza conoscerne la
sua «filoofia della storia». Fu
uno dei problemi cardini del suo pensiero e per tutta la vita cercherà di
fornirne una risposta.
Nel 1846 – secondo una testimonianza – Tolstoj afferma che «la storia
non è altro che una raccolta di fiabe e
futili inezie, infarcite con un mucchio di
cifre superflue e di nomi propri».
In Guerra e pace esprime la convinzione che esista una «legge naturale» la quale determina la vita degli
uomini, ma che essi – incapaci di comprenderla – rappresentino la storia come una successione di libere scelte di
cui attribuiscono le responsabilità a
«grandi uomini» dotati di eroiche virtù
o terribili vizi.
Secondo Tolstoj, non sono i Napoleone o gli zar – così sicuri di sé – a
fare la storia: essi sono solamente dei
fantocci, mentre chi ha realmente parte
nella storia ignora la propria importanza: «Lʼuomo che sostiene una parte
negli avvenimenti storici non ne capisce mai l'importanza». A tal riguardo,
ha scritto un commentatore: «per Tolstoj non ci sono protagonisti, perché
quelli che sanno o possono sapere –
cioè i detentori del potere, i capi rivoluzionari – non fanno, e invece gli esecutori – cioè i combattenti, i sicari, ecc.
– fanno ma non sanno».
La seconda parte dell'epilogo di
Guerra e pace la chiude con un esempio in cui paragona la rivoluzione
copernicana ad una ipotetica rivoluzione storica: « Noi non avvertiamo il
moto della terra ma, ammettendone
l'immobilità, giungiamo ad un as-surdo,
mentre ammettendone il moto, che pur
non avvertiamo, giungiamo a formulare
leggi, così per la storia la nuova teoria
dice: “È vero, noi non avvertiamo la
nostra dipendenza ma, ammettendo la
nostra li-bertà, giungiamo ad un assurdo mentre, riconoscendo la nostra
dipendenza dal mondo esterno dallo
spazio e dalla causalità arriviamo a
scoprire leggi”. Nel primo caso era
necessario rinunziare alla sensazione
della immobilità nello spazio ed
3
ti che la storia mostri le prove di come
guerre e violenze abbiano sempre causato immense catastrofi e di come, invece, la realizzazione, in linea con il
Vangelo, di ideali di pace e di tolleranza
vada considerato il vero indice di progresso – la vera forza e la vera Storia –
dell'umanità:
accettare l'idea di un movimento che
non avvertiamo; nel caso presente è
ugualmente necessario rinunziare al
concetto di libertà ed ammettere una
dipendenza di cui non ci rendiamo conto
sensibilmente.»
Tolstoj, in fondo, riconosce che l'incapacità di capire e determinare gli eventi
sia la logica conclusione dell'ignoranza
dell'infinita varietà dei rapporti umani.
Se avessimo questa consapevolezza
non potremmo considerare gli esseri
umani eroi od esseri spregevoli, ma
dovremmo sottometterci al-la inevitabile
necessità. Egli riconosce quindi la preminenza dell'esperienza soggettiva,
della vita vissuta con le sue emozioni. E
qui si manifesta metaforicamente lo
stesso contrasto che si evidenzia tra il
Tolstoj che descrive la molteplicità della
vita e la sua visione della storia in cui la
libertà umana va disintegrandosi ed
anche lo stesso contrasto tra il
romanziere ed il successivo moralista e
propugnatore di un sentire unico tratto
dal mondo contadino e dal Vangelo.
Dopo la conversione egli riterrà infat-
Al termine della sua vita, tra settembre e novembre del 1910, Tolstoj rinuncerà alla possibilità di conoscere le
leggi della storia:dell'Assoluto. Tolstoj
svi-luppa in sé la fede che solo la vera
arte possa redimere l'umanità e, a
questa tesi, dedica, ormai settantenne,
il lungo saggio Che cos'è l'arte? (1897),
in cui afferma «L'arte deve sopprimere
la violenza. [...] deve fare in modo che i
sentimenti di fraternità e amore per il
prossimo, oggi accessibili solamente
agli uomini migliori della società,
diventino sentimenti abituali, istintivi in
tutti. [...] La destinazione dell'arte [...] è
di tradurre dalla sfera della ragione alla
sfera del sentimento la verità che il
bene della gente è nell'unione e di
instaurare in luogo della violenza
attuale quel regno di Dio, cioè quell'amore che si presenta a noi tutti come
fine supremo della vita dell'umanità.[17] »
Nel 1870 Tolstoj si dedica allo studio
del greco antico e vi si appassiona.
Nel 1875, mentre lavora alla stesura
di Anna Karenina, elabora alcuni saggi
di carattere religioso (rimasti incompiuti): Sul significato della religione cristiana, Sulla vita al di fuori del tempo e
dello spazio, Sull'anima e la vita di essa
al di fuori della vita a noi nota e intelligibile.
Nel 1877 comincia a scrivere Definizione della religione in quanto fede e un
Catechismo cristiano che rimangono
anch'essi incompiuti. Intanto legge
alacremente opere di teologia cristiana
e di critica neotestamentaria.
Nel 1879 studia con sistematicità filologica i quattro Vangeli. Scrive nuovi
saggi di carattere religioso, segnati da
elementi polemici verso l'ortodossia: La
Chiesa e lo Stato, Di chi siamo noi: di
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ANNO XXX
- LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010
IN PRIMO PIANO
Dio o del Diavolo?, Cosa può fare e
cosa non può fare un cristiano.
Nel 1880 si dedica interamente al
lavoro critico-filologico sui Vangeli
canonici. È divorato da un intenso zelo
esegetico: «Procuratemi o compratemi
a qualsiasi prezzo, o mandatemi dalla
biblioteca o addirittura... rubate un libro
o dei libri dai quali si possa sapere
qualcosa dei più antichi testi greci dei
quattro Vangeli, su tutte le omissioni, le
aggiunte, le varianti che vi sono state
fatte.»
Victor Lebrun, amico e discepolo di
Tolstoj, disse una sera al maestro:
«Proprio ieri pensavo a Dio, e pensavo
anche che non si può determinarlo con
nozioni positive, poiché ognuna di
esse è una nozione umana. Non ci
sono che nozioni negative che possono essere precise [...] Di modo che
non è preciso dire che Dio è lʼAmore e
la ragione. Amore e ragione sono qualità umane».
Tolstoj gli rispose: «Sì, sì. È esattissimo, solo che lʼamore e la ragione ci
uniscono a Dio. [...]».
Commenta Lebrun, nelle sue memorie: « Dopo questa confessione non
restava il minimo dubbio sullʼassenza
totale di misticismo nel modo di vedere
del Maestro. Egli dice verso la fine del
suo articolo “Della religione e della
morale”: «La religione è lo stabilirsi di
un rapporto cosciente verso Dio o
verso lʼUniverso».
Il Dio di Tolstoj non è altro che
lʼUniverso, considerato nella sua distesa sconfinata e nella sua essenza
inaccessibile alle nostre investigazioni.
Però, per Tolstoj, lʼUniverso ci era
superiore e ci imponeva dei doveri,
mentre che per i dotti materialisti
questo Universo non era che il giuoco
delle forze cieche nella materia morta,
ed eravamo noi ad avere dei diritti
sullʼUniverso e nessun dovere.
E, come quasi sempre, era Tolstoj
ad avere ragione; perché per la nostra
intelligenza umana non esistono che
due punti di vista sullʼUniverso: il punto
di vista egocentrico (come nellʼantica
astronomia era esistito per lunghi secoli il punto di vista geocentrico), o il
punto di vista cosmocentrico. Occorre
forse provare che il primo è sprovvisto
del minimo senso comune? Che cosa
si può immaginare di più stupido che il
credere che lʼUniverso esista per
placare i nostri desideri? Questa è
stata la prima rivelazione di cui vado
debitore a Tolstoj.»
Per Tolstoj bisogna recuperare l'originaria fede di cui parlava Gesù:
«l'interiore inevitabilità d'un convincimento, che diviene fondamento della
vita».
Invece il clero ha insegnato a pensare la fede come uno «sforzo della volontà» che il credente – dando grande
importanza ai miracoli – deve esercitare
su di sé per aderire ad una dottrina dogmatica.
Tolstoj si rifà solo e semplicemente al
Vangelo, a ciò che Gesù ha detto di sé:
«Che cos'è Cristo, Dio o Uomo? Egli è
ciò che ha detto: ha detto di essere il
Figlio di Dio; ha detto di essere il Figlio
dell'Uomo. Egli ha detto: "io sono ciò
che vi dico: io sono la via e la verità".
Dunque: Egli è ciò che ha detto di Sé.
Ma quando hanno voluto riassumere
tutto in una definizione, allora ne sono
scaturiti sacrilegio, menzogne e stupidità: Se egli fosse stato ciò che si è detto
di Lui, l'avrebbe saputo dire. [...] Egli ci
ha insegnato questo con le Sue parole,
con la Sua vita , con la Sua morte.»
Inoltre Tolstoj si chiede se le religioni
non abbiano insito l'«inganno intenzionale che c'è in ogni religione. Anzi,
vien da chie-dersi se questa non sia
proprio la caratteristica esclusiva di ciò
che si chiama religione: proprio questo
elemento d'invenzione consapevole, in
cui c'è una mezza fede non fredda, ma
poetica, esaltante. Quest'invenzione c'è
in Maometto, in Paolo. In Cristo non c'è.
Di questo l'hanno calunniato. Di lui non
si sarebbe potuto fare una religione se
non ci fosse stata l'invenzione della resurrezione e il principale inventore Paolo.» Per meglio inquadrare il pensiero
religioso di Tolstoj, non è marginale
riferire quanto egli dichiarò al convegno
di Firenze del 1891: «Come vedete,
miei illustri colleghi, i miei principi hanno la loro base nell'Evangelo e perciò
ho potuto accettare il lusinghiero invito
a questa conferenza e ben volentieri
sono venuto qui in mezzo a voi per trattare del modo di condurre la religione
cristiana alle primitive sue fonti, pure e
limpide, e di ricostruire una Chiesa unica che la esplichi e rappresenti, trasformando e fondendo amorevolmente tutte
le chiese cristiane esistenti... Io applaudo dunque alla proposta di fondere le
chiese cristiane in una sola che abbia
per capo il Papa di Roma e per base la
sua organizzazione esteriore nella formula cavouriana e per fondamento del
suo pensiero le massime di Cristo e
dell'Evangelo.»
A questo punto la rottura con la fede
ortodossa (a quel tempo molto compromessa con il potere) non si farà attendere ed il 22 febbraio 1901 Tolstoj verrà
scomunicato.
Successivamente egli si pentì di certi
suoi estremismi: «Mi sono accorto che
spesso ho avuto torto a calcare la
mano, con troppa poca prudenza contro
la fede altrui».
È quindi soprattutto nella dimensione
etica che si superano le divisioni tra le
varie fedi cristiane, che invece nei contenuti di fede rimangono separate.
Per Tolstoj, la fede, nel Vangelo, è da
intendersi come aderenza nel profondo:
Gesù suscitava nelle persone, con la
saggezza e la bontà dei suoi discorsi,
una conversione etica razionale e spontanea, e non un'adesione timorosa a
delle norme puramente formali come
quelle dei farisei; la fede autentica è
quella che rigenera l'esistenza dell'individuo trasformandola in un gioioso
servizio d'amore verso Dio e il prossimo.
Tolstoj credeva fermamente che la
rinascita morale potesse inverarsi solo a
partire dall'animo dell'uomo – non attraverso le rivoluzioni sociali – e che
l'autentica vita interiore fosse quella vissuta dalle masse popolari, dal mužik.
Nell'opera di Tolstoj il massimo esempio di religiosità popolare è Platon
Karataev (Guerra e Pace, libro IV, parte
prima):
Irina Robeskaya
ANNO XXX
- LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010
Camus et le refus de toutes
les abstractions
A
lbert Camus fait ses études à
Alger. À l'école communale, il
est remarqué en 1923 par son
instituteur, Louis Germain, qui lui donne des leçons gratuites et l'inscrit en
1924 sur la liste des candidats aux
bourses, malgré la défiance de sa
grand-mère qui souhaitait qu'il gagnât
sa vie au plus tôt. Camus gardera une
grande reconnaissance à Louis Germain et lui dédiera son discours de prix
Nobel11. Reçu, Camus peut entrer
comme demi-pensionnaire au lycée
Bugeaud (désormais lycée Émir Abdel-Kader). «J'avais honte de ma pauvreté et de ma famille [...] Auparavant,
tout le monde était comme moi et la
pauvreté me paraissait l'air même de
ce monde. Au lycée, je connus la comparaison », se souviendra-t-il. Il commence à cette époque à pratiquer le
football et se fait une réputation de gardien de but. Mais, à la suite de ses
crachements de sang, les médecins
diagnostiquent en 1930 une tuberculose et il doit faire un bref séjour à
l'hôpital Mustapha. Son oncle, voltairien et anarchiste, et sa tante Acault,
qui tiennent une boucherie dans la rue
Michelet, l'hébergent ensuite, rue du
Languedoc, où il peut disposer d'une
chambre. Camus est ensuite encouragé par Jean Grenier — qui lui fera découvrir Nietzsche.
En 1934, il épouse Simone Hié: «J'ai
envie de me marier, de me suicider, ou
de m'abonner à L'Illustration. Un geste
désespéré, quoi...». En 1935, il commence l'écriture de L'Envers et
l'endroit, qui sera publié deux ans plus
tard par Edmond Charlot. À Alger, il
fonde le «Théâtre du Travai»l, qu'il
remplace en 1937 par le «Théâtre de
l'Équipe», où la première pièce jouée
est une adaptation du roman de
Malraux. Dans le même temps il quitte
le Parti communiste, auquel il avait
adhéré deux ans plus tôt. Il entre au
journal Alger Républicain, organe du
Front populaire, créé par Pascal Pia.
Son enquête Misère de la Kabylie aura
un écho retentissant. En 1940, le
Gouvernement Général de l'Algérie
interdit le journal. Cette même année, il
se marie à Francine Faure. Ils s'installent à Paris où Albert travaille com-me
secrétaire de rédaction à «Paris-Soir»
IN PRIMO PIANO
sous l'égide de Pascal Pia. Il fonde aussi la revue «Rivage» et fait
la connaissance de Malraux.
Durant cette période, il fait paraître le roman L'Étranger (1942)
qui est publié par Gallimard sur
l'instance de Malraux et l'essai Le
Mythe de Sisyphe (1942) dans
lesquels il expose sa philosophie.
Selon sa propre classification,
ces œuvres appartiennent au
«cycle de l'absurde» — cycle qu'il
complétera par les pièces de
théâtre Le Malentendu et Caligula (1941).
En 1943, il est lecteur chez Gallimard et prend la direction de «Combat» lorsque Pascal Pia est appelé à
d'autres fonctions dans la Résistance.
En 1944, il rencontre André Gide et
un peu plus tard Jean-Paul Sartre,
avec qui il se lie d'amitié. Le 8 août
1945, il est le seul intellectuel occidental à dénoncer l'usage de la bombe
atomique deux jours après les bombardements atomiques de Hiroshima
et Nagasaki dans un éditorial resté
célèbre, dans «Combat».
En 1945, à l'initiative de François
Mauriac, il signe une pétition, afin de
demander au général de Gaulle la
grâce de Robert Brasillach, personnalité intellectuelle connue pour son activité collaborationniste pendant la
Seconde Guerre mondiale.
En 1946, Camus se lie d'amitié avec
René Char. Il part la même année aux
État-Unis et de retour en France il publie une série d'article contre l'expansion-nisme soviétique: coup d'État de
Prague et anathème contre Tito (1948)
En 1957, alors âgé de 44 ans,
Camus reçoit le prix Nobel de littérature pour «l'ensemble d'une œuvre qui
met en lumière les problèmes se
posant de nos jours à la conscience
des hommes.»
En octobre 1951, la publication de
L'homme révolté provoque de violentes polémiques où Camus est attaqué à sa gauche. La rupture avec Sartre a lieu en 1952, après la publication
dans «Les Temps modernes» de l'article de Jeanson qui reproche à la
révolte de Camus d'être «délibérément
statique».
En 1956, à Alger, il lance son «Appel pour la trêve civile», tandis que
5
dehors sont proférées à son encontre
des menaces de mort.
Son plaidoyer pacifique pour une solution équitable du conflit est alors très
mal compris, ce qui lui vaudra de rester
méconnu de son vivant par ses compatriotes pieds-noirs en Algérie puis, après l'indépendance, par les Algé-riens
qui lui ont reproché de ne pas avoir milité pour cette indépendance. Haï par
les défenseurs de l'Algérie fran-çaise, il
sera forcé de partir d'Alger sous protection. Toujours en 1956, il publie La
Chute, livre pessimiste dans lequel il
s'en prend à l'existentialisme sans pour
autant s'épargner lui-même. Il démissionne de l'Unesco pour protester contre l'admission de l'Espagne franquiste.
C'est un an plus tard, en 1957, qu'il
reçoit le prix Nobel de littérature.
Interrogé à Stockholm par un étudiant
musulman originaire d'Algérie, sur le
caractère juste de la lutte pour l'indépendance menée par le F.L.N. en dépit des attentats terroristes frappant les
populations civiles, il répond clairement : «Si j'avais à choisir entre cette
justice et ma mère, je choisirais encore
ma mère.» Cette phrase, souvent déformée, lui sera souvent reprochée. Il
suffit pourtant de rappeler d'une part
que Camus vénérait sa mère, d'autre
part que celle-ci vivait alors à Alger
dans un quartier très populaire particulièrement exposé aux risques d'attentats. Si Albert Camus ne milita pas pour
l'indépendance, il dénonça en revanche à la fois l'injustice faite aux musulmans et la caricature du pied noir exploiteur, et souhaitait la fin du système
colonial mais avec une Algérie toujours
française ne reniant pas finalement les
siens.
Pour ce qui est du communisme, il
6
ANNO XXX
proteste contre la répression sanglante des révoltes de Berlin-Est (juin
1953) et contre l'expansionnisme communiste à Budapest (septembre
1956).
Le 4 janvier 1960, en revenant de
Lourmarin (Vaucluse), par la Nationale
6 (trajet de Lyon à Paris), au lieu-dit Le
Petit-Villeblevin, dans l'Yonne, Albert
Camus trouve la mort dans un accident de voiture à bord d'une Facel
Vega conduite par son ami Michel
Gallimard, le neveu de l'éditeur Gaston, qui perd également la vie. La voiture quitte la route et percute un premier arbre puis s'enroule autour d'un
second, parmi la rangée qui la borde.
Les journaux de l'époque évoquent
une vitesse excessive (180 km/h), un
malaise du conducteur, ou plus vraisemblablement, l'éclatement d'un
pneu. L'écrivain René Étiemble déclara: «J'ai longtemps enquêté et j'avais
les preuves que cette Facel Vega était
un cercueil. J'ai cherché en vain un
journal qui veuille publier mon article... »
En marge des courants philosophiques, Albert Camus s'est opposé au
christianisme, au marxisme et à
l'existentialisme. Il n'a cessé de lutter
contre toutes les idéologies et les abstractions qui détournent de l'humain.
En ce sens, il incarne une des plus
hautes consciences morales du
XX siècle — l'humanisme de ses écrits
ayant été forgé dans l'expérience des
pires moments de l'espèce humaine.
Le 19 novembre 2009, le quotidien
«Le Monde» affirme que le président
Nicolas Sarkozy envisage de faire
transférer les restes d'Albert Camus
au Panthéon. Dès le lendemain, son
fils, Jean Camus, s'oppose à ce transfert, craignant une récu-pération politique. Sa fille, Catherine Camus, ne se
prononce pas.
«L'absurde naît de cette confrontation entre l'appel humain et le silence
déraisonnable du monde». Dans cette
phrase est concentrée la puissance
d'un conflit, d'une confrontation qui
supporte et emporte l'œuvre de
Camus. Deux forces qui s'opposent :
l'appel humain à connaître sa raison
d'être et l'absence de réponse du
milieu où il se trouve. L'homme vivant
dans un monde dont il ne comprend
pas le sens, dont il ignore tout, jusqu'à
sa raison d'être.
L'appel humain, c'est la quête d'une
cohérence, or pour Camus il n'y a pas
de réponse à cette demande de sens.
Tout au moins n'y a-t-il pas de réponse
satisfaisante, car la seule qui pourrait
satisfaire l'écrivain devrait avoir une
dimension humaine : «Je ne puis comprendre qu'en termes humains »21.
Ainsi les religions qui définissent nos
- LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010
IN PRIMO PIANO
origines, qui créent du sens, qui posent un
cadre, n'offrent pas de réponse pour
l'homme absurde : « Je ne sais pas si ce
monde a un sens qui le dépasse. Mais je
sais que je ne connais pas ce sens et qu'il
m'est impossible pour le moment de le
connaître. Que signifie pour moi une signification hors de ma condition?». L'homme
absurde n'accepte pas de perspectives
divines. Il veut des réponses humaines.
L'absurde n'est pas un savoir, c'est un
état acquis par la confrontation consciente
de deux forces. Maintenir cet état
demande une lucidité et nécessite un travail, l'absurde c'est la conscience toujours
maintenue d'une « fracture entre le monde
et mon esprit » écrit Camus dans Le
Mythe de Sisyphe. Ainsi l'homme absurde
doit s'obstiner à ne pas écouter les
prophètes (c'est-à-dire avoir as-sez
d'imagination pour ne pas croire aveuglément à leur représentation de l'enfer ou du
paradis) et à ne faire intervenir que ce qui
est certain, et si rien ne l'est, «ceci du
moins est une certitude ».
L'homme absurde ne pourrait s'é-chapper de son état qu'en niant l'une des
forces contradictoires qui le fait naître :
trouver un sens à ce qui est ou faire taire
l'appel humain. Or aucune de ces solutions n'est réalisable.
Oui, il faut maintenir l'absurde, ne pas
tenter de le résoudre, car l'absurde génère
une puissance qui se réalise dans la
révolte. La révolte, voici la manière de
vivre l'absurde. La révolte c'est connaître
notre destin fatal et néanmoins l'affronter,
c'est l'intelligence aux prises avec le
silence déraisonnable du monde, c'est le
condamné à mort qui refuse le suicide.
C'est pourquoi Camus écrit: «L'une des
seules positions philosophiques cohérentes, c'est ainsi la révolte».
La révolte c'est aussi s'offrir un énor-me
champ de possibilités d'actions. Car si
l'homme absurde se prive d'une vie
éternelle, il se libère des contraintes
imposées par un improbable futur et
y gagne en liberté d'action. Plus le
futur se restreint et plus les possibilités d'actions «hic et nunc» sont
grandes. Et ainsi l'homme absurde
jouit d'une liberté profonde. L'homme
absurde habite un monde dans lequel
il doit accepter que «tout l'être s'emploie à ne rien achever», mais un
monde dont il est le maître. Et à
Camus, qui fait de Sisyphe le héros
absurde, d'écrire: «Il faut imaginer
Sisyphe heureux.»
Bien que Camus réfute les religions parce que «on n'y trouve
aucune problématique réelle, toutes
les réponses étant données en une
fois22», et qu'il n'ac-corde aucune
importance au futur : « il n'y a pas de
lendemain», sa révolte n'en est pas
pour autant amorale. «La solidarité
des hommes se fonde sur le mouvement de révolte et celui-ci, à son tour,
ne trouve de justification que dans
cette complicité». Tout n'est pas permis dans la révolte, la pensée de
Camus est humaniste, les hommes
se révoltent contre la mort, contre
l'injustice et tentent de « se retrouver
dans la seule valeur qui puisse les
sauver du nihilisme, la longue complicité des hommes aux prises avec
leur destin».
En effet, Camus pose à la révolte
de l'homme une condition : sa propre
limite. La révolte de Camus n'est pas
contre tous et contre tout. Et Camus
d'écrire: «La fin justifie les moyens?
Cela est possible. Mais qui justifie la
fin? À cette question, que la pensée
historique laisse pendante, la révolte
répond: les moyens».
François Villon
ANNO XXX
- LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010
IN PRIMO PIANO
El Premio Nobel de literatura Mario
Vargas Llosa habla, entre lágrimas
y ovaciones, ante la Academia Sueca
M
ario Vargas Llosa ha convertido esta noche una carta de
batalla sobre su vida y su
vocación literaria en un discurso que le
hizo llorar a él mismo cuando abordó la
figura de su mujer, Patricia. «El Perú
es Patricia, la prima de naricita respingada y carácter indomable con la que
tuve la fortuna de casarme hace 45
años». Ahí el Nobel, que había recorrido en su discurso su descubrimiento
de la lectura a los cinco años, sus lecturas de poemas con su madre, los
libros de Flaubert y Faulkner, la política, los nacionalismos y otros fanatismos, así como la decepción ante la
Revolución Cubana y otros acontecimientos que marcaron el siglo XX,
prorrumpió en lágrimas y ya leyó, interrumpiéndose a sí mismo con la voz
quebrada por la emoción, todo un párrafo de homenaje a su familia: «Sin
ella mi vida se hubiera disuelto hace
tiempo en un torbellino caótico y no
hubieran nacido Álvaro, Gonzalo, Morgana, ni los seis nietos que nos prolongan y alegran la existencia. Ella
hace todo y todo lo hace bien».
Totalmente repuesto de una afonía,
pero con los efectos aún del hematoma que le causó ayer una caída,
Vargas Llosa ha ofrecido hoy su discurso titulado Elogio de la lectura y la
ficción ante la Academia Sueca en el
marco de la ceremonia de entrega del
Premio Nobel de Literatura de 2010. El
escritor ha comenzado a hablar a las
17.33 y ha acabado 48 minutos más
tarde.
Ese momento emocionante de su
discurso se reflejó en su mujer, sus
hijos, sus parientes cercanos, sus nietos, su agente literaria, Carmen Balcells, su traductor al sueco, Peter Landelius, todo el mundo lloró al mismo
tiempo que Vargas Llosa. Su discurso,
dijo su compañero de pupitre en los
años cuarenta de Lima, José Miguel Oviedo, fue «el discurso»; Balcells nos
dijo «es la mejor manera de terminar mi
vida»; la agente literaria que descubrió
a Mario hace 50 años se secaba las
lágrimas al final del acto más emotivo
de su relación con el autor de La Casa
Verde.
Su hijo Álvaro, de los pocos que había leído el discurso de su padre, nos
dijo que en esta alocución del Nobel
«está el espejo de su alma, la esencia
de Mario Vargas Llosa, su pensamiento
ético y también su estatura sentimental». Patricia no conocía el discurso; lo
escuchó esta noche por primera vez.
«Está conmovida hasta los huesos», ha
dicho Álvaro. «Ahora ya ve que son
obvias las razones por las que mi padre
no se lo dejó leer».
Ese párrafo va a marcar ahora la historia de un discurso que por otra parte
constituye la explicación más breve
pero también más emocionante de la
trayectoria de Mario Vargas Llosa. El
escritor, que esta noche se sorprendía
a sí mismo de haber llorado («¡Yo que
7
nunca lo hago!»), explicó que «igual
que escribir, leer es protestar contra las
insuficiencias de la vida»; «que la vida
de la fantasía es más rica que la de la
rutina cotidiana...» Reconoció que el
espanto de nuestra época es el fanatismo, los terroristas suicidas, la multiplicación de armas de destrucción
masiva: «Enfrentándonos a los fanáticos homicidas defendemos nuestro
derecho a soñar y a hacer nuestros
sueños realidad...» Expresó su decepción «del estatismo y el colectivismo»;
«mi tránsito hacia el demócrata y el liberal que soy — que trato de ser — fue
largo, difícil, y se llevó a cabo despacio
y a raíz de episodios como la conversión de la Revolución Cubana, que me
había entusiasmado al principio, al
modelo autoritario y vertical de la Unión
Soviética».
Contó como descubrió a América Latina en París, leyendo a Borges, a Paz,
a Cortázar, a García Márquez, a Fuentes, a Cabrera Infante, a Rulfo, a Onetti, a Carpentier, a Edwards, a Donoso y a muchos otros. Expresó su
esperanza de que ahora América Latina deje «por fin de ser el continente del
futuro y pase a serlo del presente».
Explicó que no se siente extranjero en
ningún sitio: «Quiero a España tanto
como al Perú y mi deuda es tan grande
como el agradecimiento que le tengo».
«Jamás he sentido la menor incompatibilidad entre ser peruano y tener un
pasaporte español porque siempre he
sentido que España y el Perú son el
anverso y el reverso de una misma
cosa, y no sólo en mi pequeña persona, también en realidades esenciales
como la historia, la lengua y la cultura».
Abominó de los nacionalismos;
mostró su convicción de que la emancipación de los indígenas americanos
«sigue siendo una asignatura pendiente» y que «no hay una sola excepción a este oprobio»; y, en fin, el Nobel
agradeció a amigos como Carlos Barral
y Carmen Barcells y a tantos otros
«que se desvivieron porque mis historias tuvieran lectores».
8
- LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010
STUDI PUCCINIANI
ANNO XXX
RASSEGNA SULLA MUSICA E SUL TEATRO MUSICALE
NELL'EPOCA DI GIACOMO PUCCINI
Annuale, fondata nel 1998 a cura del Centro studi Giacomo Puccini,
diretta da VIRGILIO BERNARDO - MICHELE GIRARDI E ARTHUR GROOS
Questo fascicolo affronta i seguenti argomenti:il genere sinfonico italiano intorno al 1890 (col complemento del facsimile del
manoscritto della prima composizione sinfonica pucciniana); la
storia dalla Messa a 4 voci di Puccini; aspetti particolari di singole
opere, come l'aria di disperazione in Manon Lescaut o
lʼautenticità delle componenti americane della Fanciulla del West
(con l'integrazione delle interviste rilasciate dall'autore a New
York). Propone quindi la traduzione inglese del libretto di
Madama Butterfly rivisitata nel teatro Takarazuka.
This issue examines the following topics: the Italian symphonic genre around 1890
(accompanied by a reproduction of Puccini's manuscript for his first symphonic composition); the history of Puccini's Messa a 4 voci; specific aspects of individual works
such as the air of desperation in Manon Lescaut or the authenticity of the American
components in Fanciulla del West (with a supplement of Puccini's interviews in New
York). The issue finally presents the English translation of Madam Butterfly's libretto
revisited in the Takarazuka theatre.
STUDI PUCCINIANI - Rassegna sulla musica e sul teatro musicale nell'epoca
di Giacomo puccini - Annuale, fondata nel 1998 a cura del Centro Studi
Giacomo Puccini, diretta da Virgilio Bernardoni, Michele Girardi e Arthur Groos
- 2010, cm 17 x 24, 202 pagine con 24 figg. n.t., 33 es. mus. n.t. e 1 tav. f.t. a colori - € 30.
CASA EDITRICE LEO S. OLSCHKI
Casella Postale 66 - Firenze - P.O. Box 66 - 50123 Firenze Italy
email: celso@olschki. it - [email protected]
- INTERNET: www.olschki.it
Tel. (+) 39 055.65.30.684 - Fax (+39) 055.65.30.214
ANNO XXX
- LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010
IN PRIMO PIANO
«Escribir es una manera de vivir».
Entre los asistentes a la ceremonia,
además, estuvieron su amigo el artista
peruano Fernando de Szyszlo. También ha acudido toda su familia, incluidos sus nietos adolescentes, así como
la ministra de Cultura de España,
Ángeles González Sinde, el de Perú,
Juan Osio, y la directora del Cervantes, Carmen Caffarel. También
estuvieron presentes la mayoría de sus
editores extranjeros y su editora en
lengua española, Pilar Reyes, directora
de Alfaguara.
Expresó su amor a Barcelona —
donde vivió cinco años a comienzos de
los años setenta — y a España y, como
no, a Perú: «El Perú es para mí una
Arequipa donde nací pero nunca viví,
una ciudad de mi madre, mis abuelos y
mis tíos me enseñaron a conocer a
través de sus recuerdos y añoranzas...» y por esa vía Vargas Llosa,
desde «el paraíso de la infancia»
desembocó en ese párrafo que le hizo
llorar: «El Perú es Patricia». Patricia, la
prima «tan generosa que, hasta cuando cree que me riñe, me hace el mejor
de los elogios: 'Mario, para lo único
que tú sirves es para escribir.»
Una ovación tremenda alivió al
Nobel de sus lágrimas.
Más adelante dijo con Flaubert:
«Escribir es una manera de vivir». De
eso trató su discurso. Y una última
recomendación: «La nuestra será
siempre, por fortuna, una historia inconclusa. Por eso tenemos que seguir
soñando, leyendo y escribiendo, la
más eficaz manera que hayamos
encontrado de aliviar nuestra condición
perecedera, de derrotar la carcoma del
tiempo y de convertir en posible lo
imposible». Ovación, con todos de pie.
Abrazos entre lágrimas. Reconocimiento muy merecido.
Juan Cruz
9
Quel che Agostino d’Ippona
insegna agli uomini d’oggi
Pioniere in un territorio che a molti secoli di distanza Freud
avrebbe sondato in profondità, Agostino d'Ippona» uno dei più
grandi teologi della chiesa delle origini
— ha coniugato le Sacre Scritture con
la ricerca filosofica dell'auto-conoscenza, esaminando la questione dell'io dal
punto di vista teologico.
In questo agile volume, Stephen A.
Cooper introduce i lettori alla vita e
all'opera di Agostino, in particolare alle
Confessioni, odissea di un'anima che
cerca la propria strada tra smarrimenti di sé e ritrovamenti per arrivare a
Dio.
Oltre millecinquecento anni dopo la
sua conversione — intesa anche come radicale cambiamento
attraverso quale il soggetto muta fino a superare la propria
natura — continua a parlarci.
Stephen A. Cooper, Agostino d'Ippona... per chi non ha tempo,
pp. 224. Claudiana Editrice, f.to cm 14,5 x 21, euro 15.
Cod. 978-88-7016-838-9
Stephen A. Cooper insegna Scienze religiose presso il Franklin
and Marshall College di Lancaster in Pennsylvania, USA
L'arrivo della luce elettrica, del telefono
e del cinematografo
La guerra di Libia, le battaglie politiche
tra liberali, radicali, cattolici e socialisti
I sogni irrealizzati della strada per la
Francia e della ferrovia in Alta valle
Daniele Archittu, I giornali raccontano (Storia e cronache della Val
Pellice - 1910/1914), Claudiana Editrice, 2010, cartonato, pp. 292, € 24.
CLAUDIANA EDITRICE
10
Storia d’Italia
degli anni ottanta
ANNO XXX
- LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010
STORIOGRAFIA
Quando eravamo moderni
Il decennio della «degenerazione morale» o quello dell'ultima modernità italiana?
Da tempo si discute di un
periodo recente della nostra storia al quale si guarda ora con
nostalgia ora con disprezzo.
In realtà gli anni ottanta sono
anni di modernizzazione economica e sociale, anni in cui la
società italiana abbandona rapidamente i caratteri dei decenni
precedenti, l’economia prende
forme più vicine a quelle a noi
contemporanee: si affermano
nuovi soggetti economici che
pongono al centro il rapporto
con il territorio, dalle piccole
imprese alle reti dei distretti
industriali.
Soprattutto, si afferma compiutamente una società con uno
spirito nuovo nella quale segnano il passo la ricerca della libertà individuale, la fine delle
ideologie politiche, il perseguimento della soddisfazione personale attraverso la realizzazione professionale e il guadagno.
Tutto questo in un contesto
europeo e internazionale in cui
gli eventi e i processi storici che
si svolgono al di là delle frontiere entrano per la prima volta
a viva forza nel dibattito politico e nell’opinione pubblica.
Gervasoni ricostruisce la vivacità dell'Italia di quegli anni
guardando ai processi economici e a quelli aggregativi, ai consumi, alle culture di massa, dall'audiovisivo alla musica; una
società meno diseguale e più
disincantata nei confronti delle
grandi idealità collettive e pub-
bliche, in cui la politica, portatrice di senso, capace di mutare la storia, fece di tutto per
rallentare la corsa trovandosi
per molti versi estranea al mutamento e all'accelerazione dei
tempi.
«Gli anni ottanta — scrive
l'autore — nel loro essere miscela di nuovo e di vecchio, di
continuità e di rottura, di
splendore e di miserie, furono
l'ultimo vero decennio del
Novecento e il primo del xxi
secolo: il punto di passaggio e
di transizione tra due universi
socio-culturali molto diversi,
in cui si sovrapposero fenomeni novecenteschi in dissoluzione con stimoli del secolo che stava per aprirsi». (red.)
Marco Gervasoni, Storia
d’Italia degli anni ottanta
(quando eravamo moderni),
Marsilio Editori, 2010, pagine.
256, €16, 20.
MARITAIN
OPERE (VOLUMI SINGOLI)
Primato dello spirituale
Pref. di Giorgio Campanini
Pagine 296, € 18
Da Bergson
a Tommaso d’Aquino
(Saggi di metafisica e di morale)
Pagine. 240, € 16
Antimoderno (Rinascita
del tomismo e libertà intellettuale)
Pagine 264, € 16
Il Dottore angelico
A cura di Luigi Castiglione
Pagine 168, € 13
Léon Bloy, pellegrino
dell’Assoluto
A cura di Luigi Castiglione
Pagine 160, € 13
La tragedia
delle democrazie
logos
Presentazione di Raimondo Spiazzi
Pagine 112, € 13
ANNO XXX
- LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010
IN PRIMO PIANO
11
Il richiamo del corpo e la
profondità dei sentimenti
FULVIO TOMIZZA, «SCRITTORE DI FRONTIERA»
N
asce nel 1935 da una famiglia
della piccola borghesia a
Giurizzani presso a Materada
(in croato Juricani), uno dei villaggi
della penisola istriana, dove i suoi genitori erano proprietari di piccoli appezzamenti agricoli e si dedicavano con
alterna fortuna a varie attività commerciali.
In possesso di una naturale predisposizione nello scrivere e da una precoce senso dello spazio e per le arti
figurative, ottenuta la maturità classica
si trasferisce temporaneamente a
Belgrado e a Lubiana e incomincia a
lavorare occupandosi sia di teatro che
di cinema.
Nel 1954, la Zona B del Territorio
Libero di Trieste, con inclusa Materada, passa sotto lʼamministrazione
iugoslava e Tomizza, appena ventenne, benché legato alla sua terra da
un sentimento d'appartenenza quasi
viscerale, si trasferisce a Trieste dove
risiederà per tutta la vita. La nostalgica
lontananza dalla sua amata parrocchia
di Materada, lo porta nel 1966 a pubblicare la raccolta Trilogia istriana che
comprende i romanzi La ragazza di
Petrovia (1963), Il bosco delle acacie
(1966) e il suo primo romanzo
Materada (1960). Gli ultimi anni della
sua vita, però, li vive nella natia
Materada e una volta scomparso, la
locale comunità nazionale italiana gli
intitolerà la propria sede sociale, con
annesso teatrino.
Questi romanzi con le loro pagine di
epica contadina inseriscono il giovane
Tomizza nella variegata corrente europea degli scrittori di frontiera, e sono
l'inizio di una estesa opera narrativa il
cui tema costante è la perdita d'identità dei profughi istriani, al centro di
complessi intrecci geopolitici, istituzionali e ideologici. Pubblica altri romanzi, alcuni sospesi tra la fantasia e
la realtà quali L'albero dei sogni
(1969), con il quale vince nello stesso
anno il Premio Viareggio, altri vicini
alla ricostruzione storica, si veda
L'ereditiera veneziana (1989). In
mezzo a questi due romanzi c'è una
vasta narrativa, tra cui si ricorda La torre
capovolta (1971), La città di Miriam
(1972), L'amicizia (1980) e Il male viene
dal Nord (1984). Con La miglior vita
(1977) si aggiudica nello stesso anno il
prestigioso Premio Strega.
Nel 2007 viene pubblicato Vera Verk,
un dramma inedito in tre tempi (Ibiskos
Editrice Risolo), ambientato nel 1930 in
un paesino del Carso istriano. Il dramma è andato in scena per la prima volta
nel 1963 a Trieste. Tra i protagonisti
Paola Borboni, Fosco Giacchetti, Marisa
Fabbri. Questa tragedia rusticana, che
per certi versi può far pensare al
Verismo di fine Ottocento o alle grandi
— dove amore e morte, colpa ed espiazione si legano indissolubilmente una
allʼaltra —, va in realtà inserita in un
momento peculiare del teatro europeo
del Secondo Novecento. È il momento
in cui si incontrano le opere del Neorealismo italiana con le fortune di Brecht
in tutta Europa, gli studi antropologici
con la psicanalisi freudiana, il teatro del
Grande Attore con la rinascita dellʼAvanguardia: il tutto sullo sfondo di una
sentita rivalutazione delle proprie
tradizioni. Curatore dell'opera è Paolo
Quazzolo (docente di drammaturgia).
In La città di Miriam (riproposto ora
da Marsilio Editori, pp. 176, € 12.50) Il
richiamo del corpo e la profondità del
sentimento nel grande romanzo di uno
dei più siginificativi interpreti della letteratura italiana e triestina del secondo
Novecento Conosciuto soprattutto come
scrittore e poeta del «mondo dei confini», dell'elegia contadina e di una prosa
lirica musicale e intima, con La città di
Miriam — Premio Fiera Letteraria 1972,
e terzo capitolo della trilogia sul personaggio di Stefano Marcovich — Fulvio
Tomizza per la prima volta esce dalle
atmosfere dello «scrittore di frontiera»,
calando il suo protagonista, profugo dall'Istria, nella Trieste «città autunnale»,
«città delle cupole dei platani», ospite
presso la famiglia dei Cohen, la cui figlia
Miriam diventerà sua moglie. Nonostante l'amore sincero e forte per Mi-
riam, la natura di Marcovich lo sollecita
a continue avventure extraconiugali, ma
proprio sull'alternarsi «dell'amor sacro e
dell'amor profano», sul comunque inscindibile legame fisico e spirituale tra
Miriam e Stefano, Tomizza costruisce
una piccola favola moderna sullʼuomo e
la sua natura, sulle dinamiche della vita
di coppia, sulla forza del sentimento che
alla fine riesce ad averla vinta sul richiamo del corpo. (ml)
12
ANNO XXX
- LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010
EDITRICE OLSCHKI / Novità
I LUMI E LA
IN THE LIGHT
OF THE ANGELS
P
rimo studio organico sulle operazioni angeliche nella Com-media,
questo libro colloca l'angelologia dantesca nel dibattito teologico e filosofico
del XIII secolo sulla natura e funzioni
delle sostanze separate. Evidenziando
l'originale fusione di tradizioni classiche e patristiche nel disegno provvidenziale del poema, argomenta la centralità degli angeli nel sistema eticocosmologico del poema e nella sua
strategia narrativa, aprendo nuove
prospettive interpretative di figure
come il «messo» celeste; gli angeli purgatoriali; Beatrice.
As the first organic study on angelic
operations in the Divine Comedy, this
book puts Dante's angelology within the
XIII century theological and philosophical debate on the nature and functions
of separate substances. Highlighting the
original fusion of classical and patristic
traditions within the providential outline of the poem, it argues the centrality
of angels inthe Comedy's ethical-cosmological system and narrative strategy, opening new interpretations«of figures such as the ÇHeavenly Messenger»; the Purgatory angels; and
Beatrice.
Susanna Barsella, In the Light
of the Angel's. Angelology and
cosmology in Dante’s divina
commedia - Biblioteca dell’Archivum Romanicum. Serie I, vol. 370, 2010, cm 17 x
24, XVI-214 pagine. English
Text. € 23.
RIVOLUZIONE FRANCESE
I
n questo bilancio politico, storiografico, filosofico e critico-letterario sono soprattutto affrontate due
questioni: secondo quali modalità il
discorso italiano del Novecento ha
usufruito, sul piano sia simbolico che
teorico e pratico, di questi due grandi
momenti della modernità francese e
europea? E di converso, in che modo
i grandi cambiamenti politici e culturali del XX secolo hanno trasformato la percezione dei Lumi e della
Rivoluzione in settori chiave della
cultura italiana?
This political, historical, philosophical and literary
assessment addresses mainly two issues: in what
way did 20th century Italian discourse benefit - on a
symbolic as well as theoretical and practical level
— from these two great moments of French and
European modernity? And conversely, how did the
major cultural and political changes of the 20th century transform the perception of the Enlightenment
and the Revolution in key areas of Italian culture?
Dans ce bilan historique, philoso-phique et littéraire
sont abordées deux questions: comment le discours
italien du XX aussi bien symbolique que théorique
et pratique, ces deux grands moments de la importants changements culturels et politiques du XX a-til remis en jeu?
I lumi e la rivoluzione francese nel dibattito italiano del XX
secolo / Les lumières et la Révolution française dans le
débat italien du XX s.
Atti del Convegno internazionale di studi. Musée de la Révolution française, Vizille (Isdère), 27-28 settembre 2007. A
cura di Gilles Bertrand e
Enzo Neppi (Mais Gabinetto
Scientifico Letterario G.P.
Vieusseux. Studi, vol. 20 2010,
cm 17 x 24, 316 pp. con 1 fig.
n.t. € 32.
I
IL MOVIMENTO
IMMOBILE
E LA FISIOLOGIA
l metodo grafico, nato in Germania
nei laboratori di fisiologia, fu portato a maturità nella seconda metà del
XIX secolo al Collège de France da E.J. Marey e dal suo meno noto successore C. E. François Franck. La fisiologia come disciplina autonoma si strutturava così sulla base di un tentativo di
geometrizzazione e immobilizzazione
visuale del movimento vitale. In
questo saggio si espongono i successi
e gli scacchi di questo programma di
ricerca ricostruendo i momenti salienti
della biografia scientifica dei due fisiologi.
The graphic method in physiology, invented in Germany, was brought to
maturity in the second half of the nineteenth century in France by E.-J.
Marey and his lesser known successor
François-Franck. Physiology as an
autonomous discipline was structured
on the basis of immobilization and
geometrization of vital movement. In
this essay the successes and drawbacks
of this research programme are outlined by reconstructing the highlights
of the two physiologists’ scientific
biographies.
Liborio Dibattista, Il movimento immobile e la fisiologia di E.-J. Marey e c.e.
François-Franck (18-681921). Biblioteca di storia
della scienza, vol. 54, 2010,
cm 17x24, XVI-340 pagine
con 113 figg. n.t. e 2 tavv. f.t,
€ 35.
ANNO XXX
CLAUDEL
Opere a cura
di Luigi Castiglione
Giovanna d’Arco al rogo
Il libro di Cristoforo Colombo
Il festino della saggezza
La messa laggiù
Signore, insegnaci a pregare
Il simbolismo di La Salette
Cinque grandi odi
Processionale
per salutare
il secolo nuovo
logos
Amo la Bibbia
13
- LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010
INTERVALLO
MAX SCHELER
L’eterno
nell’uomo
Questʼopera è giustamente considerata uno
dei principali contributi
della filosofia della religione del nostro secolo.
Lʼoggetto principale nʼè
infatti «il divino come assolutamente esistente e
santo» e lʼassioma fondamentale è quello «dellʼoriginarietà e inderivabilità dellʼesperienza religiosa».
Con ciò Scheler si
oppone a tutti i tentativi,
compiuti soprattutto ad
opera dellʼIlluminismo
dal ʻ700 in poi, di spiegare la religione partendo da fattori estrareligiosi. Per lui lʼuomo è
per essenza «teomorfo», cioè ha la sua perfezione, la sua forma in
Dio. Tutte le teorie che
deducono la religione
dalla psiche umana (psicologismo), dalla natura
fisica (materialismo),
dalla cultura umana (storicismo),sono errate, per
ché non capiscono lʼessenza dellʼuomo e il significato ultimo della realtà, il cui fondamento è
in Dio.
Un ampia introduzione (oltre cento pagine)
di Ubaldo Pellegrino,
dellʼUniversità di Padova (che lʼha anche
tradotto e per il primo)
arricchisce il volume.
.
Max
Scheler,
Lʼeterno nellʼuomo, A cura di U-
baldo Pellegrino,
Logos, Roma, pagine 468, € 36.
MARCEL
Il declino
della saggezza
A differenza di Sartre
che in un’intervista-testamento dichiarava apertamente il fallimento del
propensiero con la rinunzia alla stessa dualità fenomenologica dell’«essere-in-sé» e dell’«essere-per-sé», Marcel nel
suo «Testamento filosofico» del 1969, rinnovava il suo rifiuto alla linea
del «cogito» e la preferenza per la «filosofia
itinerante».
Il presente volume è
un documento fra i più
luminosi di quest’impegno, ma non si tratta di
accettare una filosofia,
bensì di progettare una
«ripresa» – per dirla con
un’espressione kierkegaardiana – ossia di un
«ri-torno al fondamento», al fondamento», secondo l’espressione di
Heidegger che gode le
simpatie del Marcel per
il quale – con ottimismo
davvero invidiabile — la
denuncia dell’«oblio dell’essere» ed il richiamo
all’«essere dell’essente»
sfugge alla risoluzione
nichilistica del principio
d’immanenza.
Gabriel Marcel, Il declino della saggezza, Logos, Roma, pp.
128, € 10.
CLAUDEL
Giovanna
d’Arco al rogo
Concepito
come
«oratorio», il testo di
Paul Claudel, Giovanna
dʼArco al rogo. sviluppa, in un crescendo altamente drammatico, una
visione di Giovanna nellʼimminenza del supplizio.
Sul rogo ella rivive gli
episodi più salienti della
sua vita: lʼinfanzia a
Domremy, la lotta contro
gli inglesi, lʼentrata del
re a Rheims, il tradimento dei chierici, lʼaccusa
di stregoneria, la condanna al rogo.
Musicato da Honegger — che nʼè riuscito a
rendere, con una sorprendente coloritura orchestrale, lʼesuberanza
mistica, popolaresca e
truculenta del linguaggio
claudeliano — questʼoratorio drammatico in
Italia è stato rappresentato allʼAdriano di Roma
il 20 dicembre 1942 (dir.
B. Molinari), alla Scala
di Milano il 4 aprile 1947
(dir. Paul Sacher), al
San Carlo di Napoli il 5
dicembre 1953 (prot. I.
Bergman, reg. R. Rossellini, che nel 1954 ne
ha anche realizzato una
versione cinematografica), il 15/17 aprile 1984
nellʼauditorio dellʼAc-
cademia di Santa Cecilia (dir. G. Albrecht,
prot. Barbara Sukowa)
ed al Teatro Verdi di
Firenze...
Edizioni Logos,
Roma, testo originale a fronte, a cura
di Luigi Castiglione, pagine 128, ill.,
€ 16.
14
ANNO XXX
- LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010
EDIZIONI MEDITERRANEE
IL MANDALA
CONTRO
IL CANCRO
Daniela Respini
Nella prima parte del libro l'Autrice
affronta un itinerario per il mondo alla
scoperta di come il Mandala sia stato
utilizzato praticamente fin dagli albori
dell'umanità. Questo libro, però, nasce
dalla voglia di raccontare l'esperienza
personale della dottoressa Respini con
le persone ammalate di cancro e del
loro incontro con il Mandala. Per questa ragione, la seconda parte del volume comprende una breve descrizione
della psiconcologia, una branca complessa della psicologia che studia e
affronta le problematiche psicologiche
connesse alla malattia oncologica.
Una disciplina che va oltre la persona
afflitta dalla malattia, tenendo in grande considerazione anche il contesto,
dalla famiglia allʼequipe curante. Segue poi una descrizione delle caratteristiche delle persone ammalate di cancro, in particolare della condizione psicologica sociale e culturale di chi viene
a sapere dall'esperienza diretta fatta
nel Day Hospital di Oncologia medica
dell'Unità Operativa Complessa dell'Ospeda-le G. Di Maria di Avola (SR), con
le persone in trattamento antineoplastico e con quelle che si trovavano a
casa perché alla fine del loro percorso
di vita in quanto incurabili. E lì che
l'Autrice ha sperimentato una Mandala,
che ha come fine ultimo quello di
accompagnare la persona malata di
cancro al raggiungimento dell'armonia
e dunque alla guarigione della propria
anima. Conclude il libro una panoramica sul-le terapie alternative e complementari che possono integrarsi con gli
approcci tradizionali, per garantire una
qualitˆ di vita dignitosa e il pieno rispetto della persona.
Daniela Respini, Il Mandala
contro il cancroI. Edizioni
Mediterraanee, 2010, pp. 144,
78 foto a colori,€ 17, 50.
IL CODICE
DIVINO
DELLʼAMORE
Kazuo Murakami
«Il genere umano, nel XXI secolo, si
trova ad affrontare sfide impossibili da
vincere solo grazie alla scienza o alla religione. Dobbiamo unire il nostro sapere
spirituale alle conoscenze scientifiche se
vogliamo sconfiggere la sofferenza. Il libro di Kazuo Murakami ci avvicina a questo traguardo».
SUA SANTITÀ IL DALAI LAMA
Gli ultimi studi compiuti da ricercatori
come Murakami hanno rivelato, invece,
che i geni cambiano in risposta a diversi
fattori. È vero che l'ereditarietà influisce
sulle qualità e sulle abilità individuali, ma,
sebbene questi tratti siano trasmessi
geneticamente, i nostri geni sono dotati
anche di un «interruttore on/off» che può
attivarli.
L'«interruttore» viene azionato, per
esempio, dall'eserciziofisico, dall'ambiente, dall'atteggiamento mentale e
addirittura anche dalla risata (Murakami
ha dimostrato che essa riduce significativamente i livelli di zucchero nel sangue
dei diabetici dopo i pasti).
Imparare quindi ad attivare geni positivi e a disattivare quelli negativi può
aprire infinite possibilità per espandere il
potenziale umano.
Ma lo scienziato giapponese si sofferma anche a riflettere sul sorprendente
meccanismo della vita, perfetto, misterioso, controllato dal nostro codice
genetico, e conclude che un ordine tanto
superbo non può essere frutto di una
mera coincidenza.
Dietro l'armonia del mondo deve
esserci qualcosa di«dio» e che lui, da
scienziato, definisce «Qualcosa di
Grande», un'ori-gine comune a tutto
l'esistente che va rispettata trattando con
dignità la vita in ogni sua forma.
Kazuo Murakami, Il Codice
divino dellʼamore, Vincitore del
Max Planck Awardper la Ricerca,
Edizioni Medi-ter-ranee, pp. 128
pagine, 10 foto a colori, € 12,50.
LO YOGA
DELLʼAMORE
Jean Herbert
Le gesta di Krishna
La ricerca dello sviluppo spirituale
(yoga, sadhanaun'arte, ha perciò regole
ristrette che le Scritture sacre descrivono con una minuzia e una precisione probabilmente ineguagliate. Ordinando metodicamente ciò che riferiscono in merito i numerosi testi sacri,
Herbert ne trae un profondo insegnamento, quello della via del Bhakti Yoga,
lo Yoga dell'Amore.
L'autore descrive dettagliatamente ogni
ostacolo con cui si scontra chi si vuol
impegnare sulla strada spirituale, e il
modo di superarlo in modo pratico.
Il mito di Krishna costituisce un vero
manuale ,minuzioso e preciso, per colui
che vuole seguire fino in fondo la via
dell'Amore divino, e il colto e documentato saggio di Herbert, affrontandolo dal
punto di vista yogico, costituisce quindi
un prezioso strumento di riflessione e di
meditazione.
Jean Herbert LO YOGA DELLʼA-MORE (Le gesta di Krishna),
Edizioni Mediterranee, 2010, pp.
144, 10 disegni, € 14,50.
Jean Herbert (1896-1980), che nel 1946
ha fondato la collana «Spiritualités
vivantes» dell'editore francese Albin
Michel, ha dedicato la maggior parte
della sua vita a divulgare in Occidente i
tesori delle saggezze orientali e in particolar modo dell'India. La sua opera di
autore e di editore ha influenzato intere
generazioni.
Edizioni Mediterranee, 2010,
pp. 144, 10 disegni, € 14,50.
ANNO XXX
- LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010
Cronache dall’ALDIQUÀ
Politica e politicherie
Il diavolo sʼannida in Vaticano
Barricate di fuoco
Nuovi files sul Vaticano: resistenze
nell'inchiesta pedofilia
Papa, anno devastato da abusi
Pornografia e turismo sessuale devastano bimbi
L'anno sacerdotale che si sta concludendo ha "sconvolto" il Papa e la Chiesa che
sono venuti a conoscenza della "dimensione per noi inimmaginabile" degli abusi
"commessi da sacerdoti contro i minori", abusi che "stravolgono il sacramento al suo
contrario: sotto il manto del sacro feriscono profondamente la persona umana nella sua
infanzia e le recano un danno per tutta la vita". Lo ha detto il Papa nel discorso alla
Curia in occasione degli auguri natalizi.
Il "volto della Chiesa è coperto di polvere", "il suo vestito è strappato" a causa degli
abusi di sacerdoti contro i bambini. E il Papa, davanti alla Curia riunita, invita a
"accogliere questa umiliazione come una esortazione alla verità e una chiamata al rinnovamento". E invita a "ringraziare di cuore tutti coloro che si impegnano per aiutare le
vittime e per ridare loro la fiducia nella Chiesa, la capacità di credere al suo messaggio". Il Papa ha invitato la Chiesa a chiedersi dove ha sbagliato e
come formare sacerdoti immuni da questo peccato e crimine.
"Dobbiamo interrogarci - ha detto - su che cosa possiamo fare per
riparare il più possibile l'ingiustizia avvenuta. Dobbiamo chiederci
che cosa era sbagliato nel nostro annuncio, nell'intero nostro
modo di configurare l'essere cristiano, così che una tale cosa
potesse accadere. Dobbiamo trovare una nuova risolutezza nella
fede e nel bene. Dobbiamo essere capaci di penitenza. Dobbiamo
sforzarci di tentare tutto il possibile, nella preparazione al sacerdozio, perché una tale cosa non possa più succedere. Ô questo
anche il luogo per ringraziare di cuore tutti coloro che si impegnano per aiutare le vittime e per ridare loro la fiducia nella Chiesa,
la capacità di credere al suo messaggio. Nei miei incontri con le
vittime di questo peccato, - ha aggiunto - ho sempre trovato anche
persone che, con grande dedizione, stanno a fianco di chi soffre
e ha subito danno. Ô questa l'occasione per ringraziare anche i
tanti buoni sacerdoti che trasmettono in umiltà e fedeltà la bontà del Signore e, in
mezzo alle devastazioni, sono testimoni dlla bellezza non perduta del sacerdozio".
"Mercato della pornografia", "turismo sessuale", "droga", sono mali che con forza
crescente nuocciono al mondo. Lo ha denunciato il Papa nel discorso alla Curia: "la
devastazione psicologica di bambini - ha detto - in cui persone umane sono ridotte ad
articolo di mercato, è uno spaventoso segno dei tempi". E il turismo sessuale minaccia
"una intera generazione". Ne ha parlato a proposito del "contesto" in cui sono stati
commessi abusi di preti su bimbi, peccato che resta di "particolare gravità" e per cui la
Chiesa ha "responsabilità".
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ANNO XXX
- LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010
POLITICA E POLITICHERIE
Una vittoria di Pirro con la
benedizione di Bertone?
Il Politichiere
Il demonio s’annida
in Vaticano
ANNO XXX
- LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010
Il vescovo vicario di Blogna: «Il
demonio può an-nidarsi anche
nel mondo del web, dei social
network e soprattutto di Facebook», ma per il sensitivo Alocchi che previde la fine di Sara
Scazzi, Yara è stata assassinata
«da un uomo che ne era ossessionato'». Yara, ricerche si concentrano a Mapello Impiegato un
cane che arriva dalla Svizzera
(AdnKronos).
«Dietro a episodi come la
scomparsa di Yara Gambirasio
c'è una mens demoniaca». Lo
dice all'Adnkronos monsignor
Ernesto Vecchi, riferendosi alla
ragazzina tredicenne scomparsa venerdì da Brembate.
Il vescovo vicario di Bologna
spiega che bisogna dimenticare le
immagini tradizionali e ormai
superate del diavolo che fa
spavento, con coda e occhi infuocati.
«Il demonio — dice — è bello, benvestito e affascinante. Gli risulta facile
trarre in inganno chi non è abbastanza forte da resistergli. Si tratta di
unʼentità trasversale, che può trovarsi
ovunque in ogni situazione e, al
giorno d'oggi, può annidarsi anche
nel mondo del web, dei social network
e soprattutto di Facebook».
Un diavolo moderno quindi, digitale
e sempre in agguato, di cui «è facile
avvertire la presenza se si pensa ai
tragici episodi degli ultimi
mesi'». E proprio alla recente
sparizione di Yara fa riferimento Monsignor Vecchi, quando
conclude dicendo: «Il responsabile della scomparsa di una
ragazzina innocente deve
essere guidato da una mente
demoniaca».
Il Vescovo Vecchi ha
ragione, ha ragione, ma il
demonio sʼannida anche,
e soprattutto, in Vaticano
17
PROPOSTE
Le chiavi di Roma
Alla Fiera della Media e Piccola
Editoria «Piu' libri Piu' Liberi», tenutasi
a Roma nei primi di novembre, il libro
di Costantino D'Orazio Le chiavi per
aprire 99 luoghi segreti di Roma
(Palombi Editori) è risultato il più
venduto, superando anche i titoli di
grandi star dellʼattuale narrativa. Uscito
il 2 dicembre in libreria, il volume ha
gia' venduto un totale di 3000 copie,
con riordini giornalieri da parte delle
librerie che superano le 100 copie.
***
Da Verdi a Pavarotti
I momenti più significativi della musica
italiana. Ma anche una riflessione
«sociale» sui generi che hanno
segnato la memoria musicale d'Italia,
dall'Unità ad oggi. A studiarli è il saggio
di Paolo Prato «La musica italiana.
Una storia sociale dall'Unità a oggi»,
pubblicato da Donzelli editore.
L'autore propone un lungo viaggio da
Verdi a Pavarotti, da Mina a De Andre',
da Morricone alla Pausini. Un percorso
che si snoda attraverso i generi
musicali, tra classica, lirica, canzone,
rock, jazz, musica di tradizione orale,
da ballo, per il cinema. Un itinerario,
insomma, che dimostra come la musica abbia contribuito a plasmare un'idea
di Italia tra note e melodie. Un'idea, per
di più, che si è basata su un un dialogo
costante con la cultura, i consumi e il
tempo libero. Un dialogo tanto ricco e
originale da offrire l'opportunità alla
musica di rappresentare il Belpaese
insime alle altre «eccellenze tricolori»
come la cucina, la moda, i beni artistici.
il libro ripercorre, inoltre, i momenti
principali delle diverse culture e
sottoculture musicali delle istituzioni e
degli eventi, dei luoghi pubblici e privati
(circoli, teatri, caffè, discoteche) che
hanno visto la nascita di alcuni
fenomeni musicali e decretato la morte
di altri. La ricognizione a tutto campo,
impreziosita da un apparato
iconografico, tenta infine di rispondere
alla domanda se esista o meno uno
specifico spazio culturale e mentale
denominato «italianità in musica».
***
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ANNO XXX
- LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010
Pirro nella capitale dellʼItalia unita
Barricata di fuooco a Roma,
assalti blindati. Scontri in via
del Corso e a Montecitorio
Prima i cortei poi il cuore di Roma de-vastato dai teppisti che hanno trasformato il centro della città in un campo di bat-taglia. Scontri
con le forze dell'ordine, barricate in fiamme,
blindati assaltati, atti di vandalismo che hanno
reso il salotto della Capitale teatro di una
guerriglia senza quartiere. È l'istantanea della
giornata di protesta contro la fiducia ottenuta
dal go-verno. Scene che a tratti ricordano
quelle di violenza degli anni ʻ70. Il bilancio è di
oltre cento feriti, 57 tra le forze dell'ordine e 62
tra i manifestanti, dei quali 40 medicati sui
luoghi degli scontri e 22 portati in ospedale.
Alla fine sono 41 i fermati, tutti accusati di violenza, resistenza, devastazione e uso di armi
improprie. Tutti ragazzi giovanissimi, romani e
qualche napoletano, poca politica in testa ma
molte azioni di violenza urbana nel curriculum:
risse in strada e da stadio, vite difficili di borgata. Cappuccio e sciarpe neri, quasi nuovi
black bloc, hanno seminato il panico per ore
trasformando il centro in un'inedita Beirut
capitolina. E il sindaco Alemanno in serata
parla di «violenza gratuita, vergognosa e
senza giustificazioni»: lo fa da Piazza del
Popolo, il gioiello di Valadier trasformato in un
fronte di guerra.
Fori, l'accensione di fumogeni e cori contro
il Governo. Ma le avvisaglie che la protesta
poteva essere più dura ci sono state prima
davanti al Senato e poi nei pressi della
Camera: dal corteo a più riprese si sono staccati gruppetti di ra-gazzi col volto travisato da
sciarpe nere e cappuccio nero che hanno lanciato bottiglie e petardi contro i blindati. Alcuni
sacchetti di letame e poi fumogeni e bombe
carta in via degli Astalli, una strada proprio
dietro palazzo Grazioli. Davanti al Senato
ancora petardi, bombe carta, vernice co-lorata
e fumogeni. Il tentato assalto ad alcuni blindati
con pale e mattoni, presi da un camioncino,
provoca la prima carica della polizia. Da qui in
poi è la cronaca di un giorno di violenza inaudita. I nuovi black bloc si staccano dal corteo
e in poche centinaia seminano terrore e devastazione. Ovunque passano sfondano le
vetrate di banche, danneggiano auto, sradicano segnali stradali e li usano come ariete
contro le vetrine. Percorrono il lungotevere
incendiando cassonetti e raccogliendo 'armi'
improvvisate. Poi arrivano a piazza del Popolo,
diretti a Montecitorio, e a via del Corso si scatena la 'battaglia' urbana con l'assalto a tre blindati della Guardia di Finanza a colpi di bottiglie,
bastoni, pietre.
E mazze vengono usate per malmenare i
finanzieri che sono a bordo. Uno dei militari, in
una delle tante foto scattate in questa giornata
di violenza, è ritratto inginocchiato a terra,
quasi sopraffatto da alcuni giovani, con la pistola d'ordinanza impugnata nella mano destra.
Per difenderla dai manifestanti che volevano
sottrargliela, spiegano fonti delle Fiamme
gialle.
Il fuamo dei lacrimogeni e dei petardi invade
via del Corso e le vie dello shopping ormai
deserte con i negozianti asserragliati dentro e
turisti e romani che fuggono. «Sembrava la
guerra civile», ha detto una commessa di un
ne-gozio di abbigliamento. I teppisti addirittura
erigono una barricata con cassonetti, fioriere,
sedie tavolini dei bar di lusso di Piazza del
Popolo. Poi le danno fuoco e creano una barriera di fiamme tra loro e i blindati che avanzano
e spazzano via tutto. I «black bloc» si ritirano a
piazzale Flaminio e un gruppetto «viola» il Pincio e dalla celebre terrazza lancia sassi contro
tutto e tutti. Piazza del Popolo viene sigillata dai
blindati, il Tridente, cioé le tre strade che si irradiano dalla piazza, cuore del centro storico, è
isolato: l'atmosfera è surreale, quasi da coprifuoco. Il piccolo corteo di violenti si muove
infine verso il Lungotevere e Prati seminando
ancora devastazione.
Il Governo ce l'ha fatta, ma la «vittoria» di
Berlusconi è stata accompagnata da un'onda di
protesta che ha attraversato tutto il Paese e
nella Capitale si è trasformata in uno Tsunami
con un pesante bilancio di danni (ammontano a
circa 450 mila euro secondo l'Ama, l'azienda
municipale ambiente) e feriti (40 manifestanti e
50 agenti). Una protesta che partita da studenti e ricercatori contro il ddl di riforma del sistema
universitario, all'esame del Parlamento, ha
arruolato oggi il malcontento e le rivendicazioni
di altre categorie. E così a fianco degli universitari hanno marciato a Roma i lavoratori precari,
Lʼanima di Basile
Presso la libreria del Teatro India di Roma
è stata presentata l'opera prima di
Francesco Basile, la silloge poetica
intitolata «Anima». Durante la serata,
interverrà lo scrittore americano Roy
Doliner e il giovane autore leggerà
alcune poesie estrapolate dal libro,
accompagnate dalle note del chitarrista
londinese Patrick Freeman. Ad allietare
la serata, una degustazione offerta
dall' azienda Ciomod, produttrice del cioccolato di Modica. Il libro raccoglie le poesie composte in dieci anni di «irregolare
attivita'» ed è accompagnato dalla
prestigiosa prefazione di Roy Doliner, il
saggista autore de «I misteri della
Sistina'» (Rizzoli). «Leggere le poesie di
Basile —osserva Doliner — è come
ascoltare i ritmi delle onde del mare
siciliano, godere il suo profumo mischiato
con quello delle zagare e sentire il suo
sale sulla pelle».
Una metafora
dellʼesistenza
I versi sono intrisi di passione, di amore
e appartenenza verso la sua terra, «di
verità ed emozioni eterne… parole che
risuonano con un tono spirituale». La
Sicilia, dimora lirica di questa raccolta,
incanta e cattura il poeta, si fa «musa
ispiratrice'», compagna e madre
affettuosa. Un amore, appassionato e
malinconico insieme, che muove il poeta,
ne illumina i versi, li scalda e li rende
carnali: ricordi che si fondono e si
confondono con gli scenari, i luoghi, la
natura e i profumi di una terra vissuta
come metafora
dell'esistenza.
Itinerario
poetico
«In questa raccolta di 65 poesie tutto e'
autobiografico e tutto ogni singola parola
o verso ha un forte valore personale, spiega l'autore - le poesie sono un poʼ
come istantanee di vita vissuta filtrate
attraverso la propria lente personale e poi
affidate ad un foglio, che le conserva e le
mostra a chi vorra' dedicare il proprio
tempo soffermandosi per un attimo su di
esse». La presentazione - pensata come
sintesi di note, teatro e versi - si inserisce
nell'ambito di un suggestivo «itinerario
poetico» che, partendo dallʼestremo sud
della Sicilia, è giunto fino a Roma.
ANNO XXX
i terremotati dell'Aquila, gli abitanti di
Terzigno esasperati da un'emer-
genza rifiuti che é diventata normalità in quelle zone.
A Milano le vetrine della sede
del Pdl in viale Monza sono state
tempestate dal lancio di uova e
vernice da parte di un gruppo di
studenti mentre altri manifestanti
hanno fatto un blitz a Piazza Affari esponendo uno striscione
con l'imperativa scritta «Siete
un'accozzaglia di affaristi razzisti,
dovete darci il denaro»; alcune
secchiate di vernice verde e fumogeni sono stati lanciate anche
contro la filiale di Banca Mediolanum; il vice sindaco Riccardo De
Corato ha quantificato in almeno
200 mila euro i danni provocati in
- LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010
la pista dell'aeroporto e il porto.
A Cagliari si è concluso con un
grande happening in piazza del
Carmine la manifestazione degli
studenti universitari e delle superiori alla quale hanno preso parte
anche delegazioni di operai in
lotta per la conservazione del
posti di lavoro e i pastori del
Movimento sardo con le caratteristiche bandiere gialle e azzurre.
Cortei anche a Bari, dove due
cortei hanno attraversato la città
all'insegna dello slogan «Voi bloccate il nostro futuro, noi blocchiamo la città», a Catania, Messina,
Trieste. Occupati i rettorati alla
Federico II di Napoli e nell'ateneo
fiorentino.
A Siena uno striscione con la
BERNANOS
OPERE (Volumi singoli)
Il signor Ouine
città dai manifestanti.
A Torino alcune migliaia di studenti delle scuole superiori e
delle università hanno sfilato per
le vie del centro; un presidio di
ricercatori e professori dell'Università e del Poli-tecnico ha
stazionato davanti a palazzo
Carignano, sede del primo Parlamento italiano, mentre altri
manifestanti hanno occupato i
binari della stazione di Porta
Nuova, dopo aver effettuato un
lancio di uova, pietre e fumogeni
contro una sede del Pdl.
A Genova un corteo di circa
500 studenti, dopo aver percorso
le stra-de limitrofe agli scali dei
traghetti, ha occupato il varco
portuale di Ponte Etiopia al porto
di Sampierdarena e viale Canepa
mentre a Venezia la protesta è
salita sul Ponte di Rialto.
Momenti di tensione a Modena:
alla manifestazione autorizzata si
è aggiunta quella dei centri
sociali tra cui il Guernica di
Modena, con qualche centinaia di
giovani che già in stazione hanno
tentato di occupare i binari.
Blocchi del traffico a intermittenza, sotto le due torri, a Bologna.
Tre cortei di studenti a
Palermo per il terzo «Blocchiamo
tutto day»; paralizzato il capoluogo siciliano dove ricercatori e
docenti ha bloccato il rettorato e
gruppi di manifestanti hanno
occupato i binari della sta-zione,
scritta «Sì alla scuola, no alla
guerra» è stato esposto per circa
dieci minuti dalla sommità della
Torre del Mangia, in piazza del
Campo. Lo svincolo di Cosenza
nord dell'auto-strada A3 SalernoReggio Calabria è stato bloccato
da un gruppo di studenti
dell'Università della Calabria. E
pure all'estero il dissenso contro
la riforma degli atenei promossa
dal Mi-nistro Gelmini si è fatto
sentire: a Parigi una cinquantina
di ragazzi italiani ha manifestato
nei pressi del consolato d'Italia.
Il centro storico di Roma è
stato devastato dalla violenza dei
black bloc infiltratisi oggi tra i
manifestanti, ma dopo aver
visionato il rapporto sugli scontri
della questura di Roma, il ministro
dell'Interno Roberto Ma-roni, ha
promosso il dispositivo di ordine
pubblico messo in campo dal
questore Francesco Tagliente.
Attra-verso il capo della polizia
Antonio Manganelli, Maroni ha
espresso a Tagliente ed a tutte le
donne e gli uomini delle forze dell'ordine impegnate oggi «il proprio
apprezzamento per l'equilibrio e
l'oculata gestione dimostrata in
tutte le fasi della manifestazione».
Poteva infatti andare peggio. «Se
non c'erano i blindati li avremmo
visti arrivare qui con i martelli e i
picconi", ha spiegato al ministro
mentre a Montecitorio seguiva le
Con una nota di Albert Béguin
I Rinoceronti, 2 -Pp. 304, € 20
La gioia
Con una nota di Ferdinando Castelli
I Rinoceronti, 4 - Pp. 256, € 18
Una visione cattolica
del reale (Satana e noi)
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Sotto il sole di Satana
Nuova storia di Mouchette
I dialoghi delle carmelitane
Il cammino di Cruz-das-almas
Diario della guerra di Spagna
Scandalo della verità
Domenico l’incendiario
I ragazzi umiliati
logos
In preparazione l’Opera
omnia
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fasi convulse del voto di fiducia e contemporaneamente si teneva in-formato sulle
notizie degli scontri di piazza che via via
diventavano più preoccupanti.
Le informative arrivate si sono rilevate
esatte: obiettivo di parte dei manifestanti
era proprio quello di fare blitz violenti nei
palazzi del potere. «Bene quindi — ha
detto Maroni — hanno fatto il prefetto ed il
questore ad organizzare un dispositivo
così robusto. Giovani, chiamiamoli così,
sono infatti ar-rivati in corso Rinascimento
con un furgone da dove hanno tirato fuori
picconi, mattoni e bastoni.
Poi hanno iniziato a picconare i blindati
e i poliziotti». Quanto alle bombe carta, ha
aggiunto, «sono bombe vere che possono
fare male e chi le lancia è un criminale e
non un giovane che manifesta».
La Camera, il Senato, Palazzo Chigi, i
luoghi istituzionali sono stati preservati
dalle violenze, i lavori parlamentari non
sono stati interrotti e questo, ha ragionato
il titolare del Viminale, è un risultato da
non sottovalutare ed un obiettivo raggiunto. Certo, la situazione era obiettivamente
difficile da gestire, le devastazioni sono
state massicce, ma l'azione «equilibrata»
delle forze dell'ordine ha evitato guai peggiori ed il bilancio finale è di una cinquantina di agenti rimasti contusi ai quali
Maroni ha espresso «un pensiero di particolare solidarietà».
Sono comunque tanti i segnali che preoccupano il ministro e che a qualcuno fa
pensare ad un ritorno agli anni '70. Con
quella di oggi sono tre le manifestazioni
nelle ultime settimane a Roma sfociate in
atti di violenza. Sono inoltre di ieri gli scontri, sempre nella Capitale, alla presentazione del libro del segretario della Cisl,
Raffaele Bonanni. C'é, insomma, un
"clima pesante" nel Paese che non lascia
tranquillo Maroni.
LA RUSSA, 50 FERITI TRA FORZE
ORDINE - «Negli scontri di oggi a Roma ci
sono stato cinquanta feriti tra le forze dell'ordine». Lo ha dichiarato il ministro della
Difesa, Ignazio La Russa. «Qualcuno di
più — ha detto il ministro — piuttosto che
qualcuno di meno». «Oggi c'é stata una
sorta di raduno nazionale di tutti coloro
che avevano il preciso obiettivo non di
manifestare una protesta, un'opinione, ma
di attaccare le forze dell'ordine, di
impedire il legittimo percorso dell' attività
parlamentare», ha aggiunto La Russa.
Le forze di polizia, oggi a Roma,
«hanno risposto benissimo e faccio i complimenti a tutti: al ministro dell'Interno, al
prefetto, al questore, al comandante dei
Carabinieri. Meno male che è stata
approntata una tutela delle libertà istituzionali, altrimenti avremmo avuto dentro
la Camera e dentro il Senato la violenza».
Lo ha detto il ministro della Difesa
Ignazio La Russa, parlando con i giornalisti a Piazza del Popolo. È stato necessario chiudere i portoni di questi palazzi...
Non era maai successo...»
ANNO XXX
- LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010
Nuovi file sul Vaticano resistenze
nell'inchiesta pedofilia
Il Vaticano collabora poco sullo scandalo pedofilia. I suoi dirigenti —
scrive Anna Lisa rapanna — «tutti sulla settantina» descritti come inetti
nell'utilizzare le nuove tecnologie e per questo definiti «tecnofobici». Alte
gerarchie che continuano a manifestare «residui di sentimenti antisemiti» e la diplomazia che si basa su uomini di poca esperienza. Il tornado
Wikileaks raggiunge così anche Oltretevere che immediatamente si trincera dietro la gravità della diffusione e ne condanna con forza la diffusione sottolineando tuttavia che si tratta di «opinioni».
Il colpo è duro, stando ai documenti diffusi da Wikileaks, nei quali il
Vaticano è giudicato tiepido, resistente, poco collaborativo.
La Santa Sede ha lamentato inoltre, si legge, la mancanza di rispetto
per la sua sovranita' nelle richieste di coinvolgimento e per questo si dice
essere ''seccato'' con il governo irlandese.
«Le richieste della commissione Murphy hanno offeso molti in
Vaticano [...] sono state interpretate come un affronto alla sovranità
della Santa Sede. I responsabili vaticani sono rimasti seccati dal
fatto che il governo irlandese non si sia impegnato perché la commissione seguisse le procedure standard nelle comunicazioni con
la Città del Vaticano», si legge nel dispaccio del 26 febbraio 2010 siglato
dall'ambasciatore americano presso la Santa Sede Miguel H. Diaz e
pubblicato dal «Guardian». Di poco rispetto per la sovranità pontificia si
parla anche in un precedente messaggio che, con riferimento allo scandalo pedofilia che investì il clero degli Stati Uniti nel 2002, l'allora segretario di Stato pontificio, card. Angelo Sodano, «si lamentò» con
l'ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede, James Nicholson,
per le cause intentate negli Usa contro il Vaticano, esortando il suo interlocutore ad aiutare la Santa Sede a difendere la sua sovranità, rivela uno
dei file riportato dal New York Times.
Mentre in un altro cable dell'ambasciata Usa presso la Santa Sede del
2002 si parla di esponenti della gerarchia vaticana che continuano a
manifestare «residui di sentimenti antisemiti» malgrado i «molti progressi» compiuti sotto il pontificato di Giovanni Paolo II nelle relazioni tra il
Vaticano e gli ebrei.
Le rivelazioni non risparmiano nessuno: nel 2008 il Vaticano aderì alla
proposta americana per «un addestramento congiunto con Fbi e
antiterrorismo Usa» per fronteggiare le minacce di al Qaida al papa
e alla Città del Vaticano.
Nel 2004, inoltre, Joseph Ratzinger ancora cardinale espresse
scetticispo èper l'adesione della Turchia islamica all'Ue differenziandosi così dalla posizione di neutralità assunta dal Va-ticano
sulla questione.
Tre anni fa, invece, l'intervento di Benedetto XVI contribuì alla liberazione di 15 marinai britannici catturati in Iran.
Opinioni o critiche, nei file riservati l'approccio è senza dubbio al
Vaticano come Stato: del suo numero due, il cardinal Tarcisio Bertone,
si dice essere uno «yes man» che non ha esperienza diplomatica,
mentre «la maggior parte dei vertici, tutti uomini in genere sulla settantina — si sottolinea — non capiscono i moderni media».
«Cardinali tecnofobici e Santa Sede in preda all'ignoranza sulle comunicazioni del XXI secolo».
Da Oltretevere la reazione è affidata ad un comunicato di poche righe
ma non per questo meno risoluta nel denunciare lʼ«estrema gravità»
della divulgazione dei dispacci e sottolineare che la loro «attendibilità va
valutata con riserva e molta prudenza».
ANNO XXX
- LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010
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ÚLTIMAS NOVEDADES
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ANNO XXX
- LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010
Argentina
Espagna
Perú
Todas las voces de América en el
Diccionario de americanismos
Con casi 2.400 páginas, 70.000 voces y más de 120.000 acepciones, ve la luz
el Diccionario de Americanismos de la Real Academia de la Lengua (RAE). Una obra
de referencia, editada por Santillana, que recoge todo el léxico americano y muestra
las diferencias existentes entre la lengua que se habla en cada país.
Según explicó el director de la RAE, Víctor García de la Concha, este diccionario es
para todo el ámbito americano y recoge palabras "que siendo de uso común tienen en
la región de América un significado distinto del que tienen en el español". Como ejemplo citó el termino "banqueta" que en España es un asiento y en México significa acera.
En sus páginas han trabajado las veintidós Academias asociadas en colaboración
con 300 lexicógrafos y académicos de las 22 instituciones que conforman ASALE, y un
equipo de redacción en Madrid, bajo la dirección de su secretario general, el
lingüista Humberto López Morales.
Este diccionario, que sale al mercado con un precio en España de 75 euros y 75
dólares en América, se ocupa desde los Estados Unidos hasta países del extremo sur
del continente como Chile o Argentina. Además es un diccionario "actual" pues abarca los últimos 50 años. En palabras de Humberto Morales, este diccionario carece de
"propósito normativo" (no da pautas para hablar o escribir) sino que es un diccionario
"usual" que recoge términos, sea cual sea su significado-- que se manejan con mayor
y menor frecuencia en la actualidad. En este sentido Morales apuntó que esperan que
los términos que no han tenido lugar en este diccionario, puedan quedar reflejados, en
el futuro, en los diccionarios nacionales de cada uno de los países participantes.
El diccionario se presenta con una «Guía del Consultor» en la que se explica la
estructura de esta obra, y en donde cada acepción está organizada por ámbitos
semánticos y frecuencia de uso. Asimismo se incluyen marcas geográficas de todas
las acepciones, sinónimos y variantes de cada una de las voces, y por primera vez,
locuciones, frases proverbiales, fórmulas de tratamiento, etimología y procedencia de
la palabra en la mayoría de las voces. En esta misma línea, el diccionario también
incluye etnias indígenas vivas de Hispanoamérica, gentilicios americanos, lenguas
indígenas vivas y siglas hispanoamericanas de más uso. Fue el XII Congreso (San
Juan de Puerto Rico, 2002) donde se acordó otorgar un nuevo estatuto al Diccionario
de americanismos, sentando así las bases de su realización final. Aunque ha sido una
labor "muy trabajosa y dilatada en el tiempo", según subraya Humberto Morales, todo
el trabajo realizado no ha podido tener ni "mayor ni menor recompensa".
MISTERIOSO
El inspector Paul Hjelm
se enfrenta a un proceso
de disciplina interno, con
acusaciones de racismo
incluidas, por disparar a un
extranjero durante un
secuestro con rehenes. Su
impulsiva actua-ción no ha
sido entendida y, a pesar
de que le ha convertido en
un héroe mediático, ha
desbaratado su carrera. De
pronto, una singular propuesta del superintendente
Jan-Olov Hultin le sacará
de la pesadilla: en lugar del
cese de sus funciones,
Hultin propone unirse a un
grupo de investigadores de
élite a los que denomina
Grupo A. La invitación no
podía llegar en un mejor
momento para Paul, que
se integra en el grupo y
comienza a investigar el
asesinato de dos empresarios de las altas esferas,
muertos de la misma
forma, con dos balas en la
cabeza y sin rastro de
casquillos. Pese a que algunas pistas apuntan a la
implicación de la mafia estonia, las investigaciones
se centran en el hallazgo
de una cinta con una curiosa grabación del Misterioso de Thelonius Monk
hallada en el lugar del crimen… ¿Qué relación tie-ne
con los asesinatos y de qué
forma podría conducirles al
asesino?
Arne Dahl utiliza recursos
de gran nivel, un estilo rico,
de registros variados, un
grado de reflexión moral e
intelectual y un estupendo
sentido del humor. Pero,
ante todo, Misterioso es un
auténtico thriller: duro, emocionante, sorprendente y
lleno de acción.
Arne Dahl, Misterioso,
Ediciones Destino, 2010,
pág. 350, € 18,50.
ANNO XXX
- LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010
Diálogos mayores de Buda
[Dhīga Nikāya], Traducción
del pāli, introducción y notas
de Carmen Dragonetti, Fernando
Tola, Trotta, 2010, páRecién divorciada de su
quinto marido y completamente ginas. 176, € 14.
arruinada, la perfecta y glaLa presente edición ofrece la
murosa vida de Olivia Uriarte
se está yendo a pique. Con la traducción del pāli al español
intención de evitar el inminente de los primeros tres Suttas del
declive, Olivia traza un plan mi- Dīgha Nikāya, texto budista
nucioso para provocar su mu- que forma parte del Sutta
erte… o mejor dicho, su ase- Pitaka, primera parte del Casinato. Un lujoso velero en non Budista de la secta Themitad del océano y ocho invita- ravāda del Budismo indio más
dos muy especiales: aquellos antiguo, y que constituye nuesque, por oscuras razones del tra principal fuente para el
pasado, estarían dispuestos a conocimiento de la doctrina del
asestar el último golpe sin Budismo e, indudablemente, la
más interesante y valiosa.
dudarlo.
El Dīgha Nikāya es uno de
Olivia ha dejado todo dispuesto para su gran fi nal, inclu- los textos más importantes del
idas aquellas pistas que deberá Canon Pāli por su extensión,
seguir su hermana Ágata para riqueza de ideas, amplitud con
resolver correctamente el rom- que expone las doctrinas budpecabezas. Una tarea liberado- istas e incluso las no-budistas
ra que la empujará a empezar contemporáneas de Buda (code nuevo sin el peso de la som- mo las de los llamados por
Buda «Maestros del Error»,
bra de su hermana.
entre
los cuales se encontraInvitación a un asesinato
supone una vuelta de tuerca a ban los materialistas, los amolas clásicas novelas de detec- ralistas, los escépticos y los detives en un escenario social terministas), información que
dominado por los nuevos ricos. nos proporciona sobre las conUna obra repleta de humor diciones sociales, costumbres
exquisito, ingenio, y una trama y creencias de la época, datos
que juega con el lector y lanza históricos que suministra y ticonstantes guiños a los aman- pos humanos que aparecen en
tes de Agatha Christie, Conan sus páginas.
Con respecto a las repetiDoyle y Hitchc
ciones de frases y párrafos,
que constituyen una característica esencial del estilo no sólo
de estos diálogos, sino del
Canon Pāli en general, se ha
adoptado el criterio de mantenerlas todas, pues de este modo
no se pierde el especial sabor
que tienen estos textos gracias
a ellas.
Carmen Posadas, Invitación a un asesinato, Planeta,
2010, 368 páginas,€ 21,50.
José Luis L. Aranguren,
Filosofía y vida intelectual:
textos fundamentales. Edición de Carlos Gómez, 2010.
Las Obras Completas de
José Luis L. Aranguren, publicadas en esta misma Editorial,
comprenden seis amplios y
densos tomos. Mas al estudioso, y al lector en general,
puede serle de utilidad contar
en un solo volumen con una
presentación de las líneas de
fuerza de ese pensamiento a
través de sus textos, lo que,
llegado el caso, permitirá más
tarde, al interesado o al investigador, proseguir sus búsquedas. Para ello, el editor de este
libro, Carlos Gómez, ha conjugado los criterios sistemático y
cronológico, al destacar ante
todo, conforme a los temas
recurrentes del propio Aranguren, tres campos fundamentales de interés: «La religión y
las actitudes religiosas», «La
ética y la vida moral» y «La
política y el oficio del intelectual».
En los textos seleccionados,
en general de carácter amplio,
se plantean las tesis centrales
de cada obra, mientras que su
interna ordenación cronológica
permite seguir la evolución del
pensamiento de Aranguren,
sus reelaboraciones e inflexiones, así como el —a veces,
muy notorio— cambio de acento, dentro de un mismo interés.
A esos tres grandes apartados
se agrega un segundo trío
temático: «Escritos autobiográficos», «Crítica literaria y otros
escritos» y, finalmente, los «Escritos de intervención» en la
vida pública, cuyo pulso Aranguren siguió siempre atento y
vigilante a través de su intensa
labor intelectual.
Un estudio introductorio en
el que se analiza la pluralidad
de ese legado filosófico, a
cargo del propio Carlos Gómez, y la reproducción, co-mo
epílogo, del excelente testimonio biográfico-intelectual constituido por la amplia «conversación» que José Luis Aranguren mantuvo, en 1992, con
Javier Muguerza, completan
este volumen.
23
J. Mª. Nieto Ibáñez, Cristianismo y profecías de Apolo,
Los oráculos paganos en la
Patrística griega (siglos II-V),
Trotta, 2010, págs. 224, € 22.
Dos culturas y dos religiones,
la que nace y la que muere, la
cristiana y la pagana, se enfrentan por imponer las verdades
proféticas de sus dioses. Tras
una larga partida, Apolo cede
ante Cristo y acaba por certificar
su triunfo. Una religión como la
cristiana, que basaba su existencia en el cumplimiento de las
profecías veterotestamentarias,
no alcanzará su victoria última y
definitiva hasta que reciba el
refrendo de los oráculos griegos.
Este libro pretende exponer
las etapas de esta lucha y de
esta polémica sobre los oráculos paganos en los primeros textos cristianos. Se traducen y
analizan los ciento veinticuatro
oráculos griegos contenidos en
estas fuentes, desde el Pastor
de Hermas, una de las últimas
manifestaciones de la literatura
apostólica, hasta Teodoreto de
Ciro y Cirilo de Alejandría, en el
siglo V, pasando por diferentes
autores patrísticos, como Taciano, Orígenes, Clemente, Dídimo el Ciego, Gregorio de
Nacianzo, Gregorio de Nisa, Filostorgio, Juan Crisóstomo, Sócrates de Constantinopla, y, en
especial, Eusebio de Cesarea,
entre otros.
24
ANNO XXX
- LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010
¿Isabel II, chantajes
o manipulación del poder?
La historiadora Isabel Burdiel publica la
primera biografía completa sobre la reina
Isabel II e introduce nuevos elementos
para el debate político. Bajo el título Isabel
II, una biografía (1830-1904) (Taurus), la
autora muestra el origen de la moder-nidad
y la monarquía y cómo llegó a la Corte un
«monstruo político».
«Isabel II fue una persona maltratada que
luego se convirtió en maltratadora", explicó
en una entrevista con Europa Press, la
autora, catedrática de Historia Contemporánea en la Universidad de Valencia y autora de numerosos trabajos sobre la historia política y cultural del liberalismo del siglo
XIX.
Isabel Burdiel publicó, en 2004, su libro Isabel II y emprendió
una revisión histórica acerca de los inicios de la monarquía constitucional que ha completado gracias a la investigación en el
archivo de la Reina María Cristina, que incluye más de un millón
de documentos y que el Estado ha comprado por un "dineral".
Según esta historiadora, la educación de la Reina fue breve y
rudimentaria, para poder «manejarla mejor» y fue un proyecto de
su madre, María Cristina, reina gobernadora hasta 1840, una mujer «inteligentísima» con una gran visión «para los negocios».
«Isabel II lo pasó muy mal, era una mujer maltratada, que luego
se convirtió en una gran maltratadora y una manipuladora de los
políticos, que supo jugar con sus ambiciones y flaquezas», ha
explicado la autora.
Al acabar su formación, Isabel tenía lagunas y enormes carencias, no sólo respecto de los aspectos escolares (ortografía, aritmética, idiomas) sino también de las normas de educación y
buenos modales. Le faltaba disciplina, y abandonó los estudios a
los trece años.
Años después su vida no mejoró, y sus relaciones extramatrimoniales y las desavenencias con su marido eran conocidas por
«Utilizaron su vida personal para desprestigiarla», alega la autora.
En este sentido, sus relaciones personales, combinadas con
sus prerrogativas constitucionales, daban lugar a intervenciones
en el proceso político, fruto de chantajes y manipulación. Los
moderados, por su lado, aprovechaban la mala reputación de la
reina para echar abajo su imagen pública y ejercer un control total
de la corona. Y detrás de esta maraña de intereses, estaba la
amenaza constante de revolución.
Para la autora, esta biografía, en la que ha trabajado durante
una década, demuestra cómo todo se "desmorona" todo cuando
no existe un »consenso» entre los partidos para las cuestiones
básicas de un país y refleja las intrigas y los pactos que desarrollan los diferentes partidos políticos para asentarse en el poder.
En este sentido, Burdiel indica que en un momento de crisis
como el actual, es necesario que los grandes partidos «pacten
unos mínimos básicos, sobre todo en materia de política económica» y no se convierta a la economía en una arma arrojadiza.
Isabel II pasó sus últimos años encerrada en el Palacio de
Castilla. Sólo salía a comer pasteles en un establecimiento de
moda o asistir a algún oficio religioso. «Durante todos aquellos
años, demostró ser una auténtica exiliada, sin el menor interés
por París, sin hablar nunca bien francés, comiendo y viviendo
siempre a la española, rodeada de antiguos servidores».
ALFAGARRA
TODO ES SILENCIO
NOVEDADES
Cuando al hablar te juegas la vida, todo es silencio
En la costa atlántica, hubo un tiempo en que las redes del
contrabando, reconvertidas al narcotráfico, alcanzaron tanta
influencia que estuvieron muy cerca de controlarlo todo: el
poder social, las instituciones, la vida de sus gentes.
Fins, Leda y Brinco exploran la costa a la búsqueda de lo
que el mar arroja tras algún naufragio, el mar es para ellos un
espacio de continuo descubrimiento. El destino de estos
jóvenes estará marcado por la sombra odiosa y fascinante a
un tiempo del omnipresente Mariscal, dueño de casi todo en
Brétema.
Manuel Rivas, con una prosa incisiva que tan pronto es
mar en calma como embravecido, da forma a un universo
fronterizo en el que los silencios van moldeando a cada uno
de los protagonistas. Una novela que relata cómo los círculos
del crimen rodean y corrompen, no siempre con éxito, el
extraño duende de la condición humana.
Manuel Rivas, Todo es silencio, Alfagarra, 2010,
Págs. 256, $ 65.
LA OTRA PLAYA
Antonio y Marta se reúnen con un matrimonio amigo para
mirar las diapositivas del viaje de una pareja desconocida.
Pero vivir la existencia de otros no calma el malestar de la
propia. Antonio siente que ya no ama a su mujer y que está
“fuera de lugar” en casi todo: lo único que lo apasiona es
sacar fotos. Perturbado, sale por la ciudad con su cámara a
cuestas. Le llama la atención una joven y la fotografía con
insistencia. La muchacha se convierte en una obsesión y en el
punto de partida de un periplo en el que una casa en la playa,
un escritor de novelas de terror y el enigma eterno de la
muerte jugarán un papel clave.
Entretenida, tierna, llena de suspenso, guiños y cándidos
gags, La otra playa es una novela de entramado perfecto, en
la que una súbita atracción es la llave para desmontar las
trampas de la memoria y reconciliarse con las relaciones
familiares y el amor.
«Una novela muy original, sutil, conmovedora.
Magníficamente construida, la sorprendente historia va revelando
sus misterios a medida que se avanza en la lectura. Posee ese
encanto irresistible de los buenos espectáculos de magia».
Rosa Montero
«Pocas veces me he internado en una novela como en ésta, con
el placer de explorar terra incógnita, sin prever lo que el autor me
prepara, y con la certeza de que, sea lo que fuere, me sorprenderá
gratamente».
Edgardo Cozarinsky
«Todos aceptamos la otra vida. La manera de relacionarnos con
ella es un misterio que sólo se explica en los sueños o en las buenas novelas. Estamos en este último caso, y estamos también,
cómo no, ante el relato de un sueño».
Juan Cruz Ruiz
ANNO XXX
- LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010
El doctor Zhivago, el «último
cuplé» de Borís Pasternak
25
PRIMERA TRADUCCIÓN DIRECTA DEL RUSO
hasta Madrid para presentar esta
traducción acompañado de Elena
Pasternak, especialista en la obra
y Anastasia Pasternak, biznieta
del autor.
Galaxia Gutenberg/Círculo de
lectores publica en España la
primera traducción directa del
ruso de El doctor Zhivago de
Borís Pasternak, una de las
grandes novelas rusas del siglo
XX. Para Evgueni Pasternak, hijo
de Borís Pasternak, El doctor
Zhivago fue el "último cuplé" de
su padre y el "resultado de toda
una vida".
esta historia describe a una persona que no necesita "bienes
materiales" y sólo en "aras de su
espiritualidad" puede sacrificar su
vida en pos de toda la humanidad.
"Y los problemas planteados
Durante la presentación, Evgue- siguen estando vigentes y alguni Pasternak ha relatado "las nas veces son lamentablemente
peripecias" y el "destino trágico" reales", ha precisado Pasternak.
de su padre cuando fue nominado
por la Academia sueca para la
En este sentido, la biznieta del
concesión del Nobel, que final- autor ha destacado el poso de
mente recibió en 1958, pero que Cristianismo que ha dejado la
tuvo que rechazar por presiones obra para las nuevas generapolíticas.
ciones, pero no desde el punto de
vista de los "antiguos preceptos"
En este sentido, Pasternak ha sino desde un "carácter humanexplicado que el "escándalo políti- ista" o un "enfoque natural".
co" que se desató tras la concesión del Nobel y su posterior recPara Marta Rebón, traductora
hazo, dejó "huellas profundas e de El doctor Zhivago, esta obra es
inesperadas para el colectivo como una "biblia de la ficción" y
europeo" tras una "persecución obra "dificilísima de traducir" que
injusta".
sigue vive por su "autenticidad
desbordante". "Habla de todo
Casi treinta años después, en aquello que convulsiona el alma
1989, la Academia sueca entregó humana: amor, ideología, historia,
al hijo de Borís Pasternak y a su religión y naturaleza", concluye
familia la medalla de oro y el Rebón.
dinero correspondiente al Nobel
en un intento de dignificar la obra
del escritor y saldar una deuda
histórica.
Esta monumental obra, de casi
800 páginas, narra la épica historia de amor entre Yuri Andréyevich y Lara, articulada en el
Preguntado por las semejanzas
tiempo de las revoluciones rusas,
la Gran Guerra y el advenimiento entre el libro y la película de David
Lean protagonizada por Omar
de un nuevo orden.
Sharif, Evgueni Pasternak ha
Además, esta obra se publica aclarado que el film "no tiene nada
ahora cuando se cumplen cin- que ver con la novela".
cuenta años de la muerte Borís
Pasternak.
La gran literatura rusa "siempre
ha aspirado a escribir la existencia del hombre como si plasmara
la existencia de toda la
humanidad", subraya Evgueni
Pasternak, quien ha viajado
Según Evgueni Pasternak, lo
"sustancial" de El doctor Zhivago
es cómo se refleja a través de una
persona "socialmente innecesaria"
que el destino puede cambiar y
"cómo puede cambiar el destino
del mundo".
Asimismo, ha precisado que
VIENT DE PARAÎTRE / FRANCE
26
ANNO XXX
- LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010
PRIX GONCOURT 2010
Les jurés du célèbre prix littéraire ont élu Michel Houellebecq, l'observateur le plus
aigu de notre société.
C'est la première fois qu'un sociologue est lauréat. Car Michel Houellebecq est sociologue, au même titre qu'il est ingénieur agronome informaticien, chanteur... et écrivain
— sottolinea zxxxxx — Depuis son premier roman, publié il y a seize ans, Extension du
domaine de la lutte, il n'a cessé d'écrire sur la réalité sociale et il excelle dans ce rôle.
C'est sans doute pour ce miroir sur leur existence, leur vie professionnelle et leur vie
intime, que les lecteurs ont plébiscité La carte et le territoire : 200 000 exemplaires vendus.
Sans doute le romancier n'aurait-il pas un tel succès s'il ne visait juste. Son hypersensibilité capte les frémissements du monde. Avec d'autres mots, il aboutit aux mêmes
conclusions que les médecins des âmes. Ainsi - coïncidence ou air du temps ? - l'état
dépressif des personnages d'Extension du domaine de la lutte renvoie-t-il directement
aux travaux d'Alain Ehrenberg sur La fatigue d'être soi. Lorsque l'anthropologue écrit :
"Quel que soit le domaine envisagé (entreprise, école, famille), le monde a changé de
règles. (...) chacun doit endurer la charge de s'adapter en permanence à un monde
instable, provisoire, fait de flux et de trajectoires en dents de scie", on croit lire le portrait clin
Sa carrière littéraire commence dès l'âge de vingt ans, âge auquel il commence à
fréquenter différents cercles poétiques. En 1985, il rencontre Michel Bulteau, directeur
de la Nouvelle Revue de Paris, qui, le premier, publie ses poèmes; c'est le début d'une
amitié indéfectible. Ce dernier lui propose également de participer à la collection des
LE MYTHE
DE MARILYN
Marilyn était un mythe
de son vivant mais sa
mort prématurée a encore
nourri son mystère.
Le livre Fragments, édité par Bernard Comment et Stanley Buchthal
(Éditions du Seuil) permet
dʼatteindre la réalité du
mythe de Marilyn Monroe,
de découvrir la sensibilité
exacerbée, la véritable
créativité, qui se cachaient
derrière lʼimage de la
blonde pulpeuse à laquelle on voulut à tout prix —
les studios dʼHol-lywood
les premiers— la réduire à
tout prix.
On découvrira dans ce
livre, en exclusivité, les
textes de lʼactrice: fragments, notes, poèmes,
correspondance surtout,
et même recettes de cuisine…
Tous ces documents
nous révèlent la grâce
dʼun être fragile, sujet à
une perpétuelle introspection.
Jean Genet et l’absurde
ANNO XXX
- LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010
27
Cocteau et Sartre encensaisent ce mauvais garçon
de la scène littéraire française; Mauriac le qualifiait
simplement dʼexcrémantiel
N
é de père inconnu (son nom était
Blanc selon les archives de
l'Assistance publique) et abandonné à la
naissance par sa mère, le jeune Jean
Genet est envoyé dans une famille nourricière du Morvan (Alligny-en-Morvan).
Cette région, véritable «laiterie» de la
France au début xxe siècle, regroupe
alors une grande proportion des familles
mandatées par l'Assistance publique pour
recueillir et élever les enfants abandonnés de la IIIe République.
La famille adoptive de Genet lui offre
l'éducation communale, une vache à lait
douce et aimante, un environnement protégé. L'enfant y est heureux, bon élève et
enfant de chœur, mais réservé et taciturne. De cette époque remontent les premiers émois masculins de Genet, en la
personne du petit Lou Culafroy — qui
deviendra plus tard «Divine», héros et
ensuite héroïne de Notre-Dame-desFleurs — ainsi que d'hommes plus âgés,
braconniers de passage ou marginaux
égarés. Il obtient la meilleure note de sa
commune au certificat d'études primaires
Il commet son premier vol à l'âge de dix
ans. C'est l'acte fondateur de la mythologie de Genet qui, fustigé pour son acte,
donne un change très existentialiste en
sanctifiant son geste, revendiquant ainsi
une asocialité profonde. Il fugue et, à treize ans, est séparé d'office de sa famille
d'adoption pour suivre une formation de
typographe. Fuguant à nouveau, il est
enfermé dans la colonie pénitentiaire de
Mettray, où se cristallisent ses tentations
homosexuelles ainsi que toute la liturgie
de domination/soumission, la hiérarchie
masculine et virile et la féodalité brutale
qui en découlent à ses yeux.
Il quitte les lieux à dix-huit ans, s'engage dans la légion étrangère. Il découvre
pour la première fois l'Afrique du Nord, le
Proche-Orient, qui lui laissent une très
for-te impression de par les passions qui
y règnent, le charisme mâle et volontaire
de ses habitants. Revenu à Paris, vivant
de petits larcins (dont le vol de livres),
Genet fréquente plusieurs prisons, dont la
maison d'arrêt de Fresnes.
Il y écrit ses premiers poèmes et ses
quelques ébauches de roman, sans ces-
se reprises, refondues, rejetées. Genet est
un perfectionniste, un éternel insatisfait, un
obsédé de la beauté du mot. Lui qui sacralise le geste, la signification de l'acte,
n'admet la viabilité du verbe que lorsque il
est beau, puissant, racé.
Ses premiers romans paraissent. Censurés, car jugés pornographiques, ils se distribuent sous le manteau. Le Journal du
voleur décrit ses errances adolescentes
hors de France. Le Miracle de la rose met
en parallèle ses années de prison et sa fascination pour un assassin avec ses années
à la colonie de Mettray. Notre-Dame-desFleurs évoque l'enfance et les créatures
ambiguës de la nuit homosexuelle parisienne du Paris d'avant-guerre — il s'agit
probablement du premier roman mettant
en scène les aventures d'un travesti.
Dans Pompes funèbres (1947), Genet propose une vision homo-érotisée d'Hitler,
ainsi qu'un regard trouble sur les rapports
qu'entretiennent la violence nazie et l'attirance sexuelle.
Il adopte dans le même ouvrage une partie du point de vue de la Milice et pointe la
fascination de celle-ci pour la mise en
scène du culte du corps et de la virilité
développés par le nazisme. Cela ne fait
pas pour autant de Genet un thuriféraire
du régime nazi ou de la collaboration. Tout
d'abord, il écrit ce texte afin de pratiquer un
travail de deuil : son ami, Jean Décarnin,
résistant communiste, vient d'être assassiné par un milicien. Pompes funèbres
s'ouvre sur l'enterrement de Décarnin.
Genet se réfugie ensuite dans un cinéma
où des scènes d'actualité montrent
l'arrestation d'un milicien. Il ne peut alors
faire le deuil de son ami, ni accepter la vindicte selon lui hypocrite des bourgeois contre les miliciens. Il décide donc d'écrire un
livre du point de vue de celui qui a tué son
ami. Provocateur et scandaleux, il cherche
à déclencher chez le lecteur, après la
guerre, une prise de conscience extrême
de l'extraordinaire séduction du mal.
C'est d'ailleurs la raison pour laquelle
Cocteau et Sartre voyaient en lui un
morali-ste alors que Mauriac se contentait
de le qualifier d'«excrémentiel». En montrant à la société le spectacle de sa propre
fange, Genet accule le bourgeois dont l'ordre est régi par une violence normée (la
peine de mort en étant le point culminant) :
il voit dans la défaite de 1940 une occasion
d'inverser les termes de cette violence, de
faire du bourreau une victime méprisable.
C'est sous ce prisme qu'il faut lire ces
lignes1 sur l'Allemagne nazie :
«Il est naturel que cette piraterie, le banditisme le plus fou qu'était l'Allemagne hitlérienne provoque la haine des braves
gens, mais en moi l'admiration profonde et
la sympathie. Quand un jour, je vis derrière
un parapet tirer sur les Français les soldats
allemands, j'eus honte soudain de n'être
pas avec eux, épaulant mon fusil et
mourant à leurs côtés […]. Je note encore
qu'au centre du tourbillon qui précède — et
enveloppe presque — l'instant de la jouissance, tourbillon plus enivrant quelquefois
que la jouissance elle-même, la plus belle
image érotique, la plus grave, celle vers
quoi tout tendait, préparée par une sorte de
fête intérieure, m'était offerte par un beau
soldat allemand en costume noir de
tankiste».
Par ailleurs, Pompes funèbres est une
analyse des fantasmes morbides qu'engendre l'ensemble des appareillages militaires, avec un démontage complexe de
ces fantasmes (cf. Petite Mystique de Jean
Genet, pp. 79-88 sur les liens de Genet
avec la Résistance (il porta des messages
pour celle-ci), la milice et le vocabulaire
érotisant des collaborateurs.
Cocteau et Sartre encensent ce mauvais garçon de la scène littéraire
française et le considèrent comme le
génie de leur temps. Cocteau le sauve de
la prison à perpétuité (à la troisième condamnation, quel que soit le motif de cette
condamnation, le criminel risquait la relégation au bagne, à perpétuité) et Sartre
écrit une œuvre sur lui (Saint Genet, comédien et martyr), en faisant l'«exemplum» de
sa philosophie existentialiste. Ce livre
déprimera profondément Genet et l'empêchera d'écrire, à ses propres dires, pendant
près de dix ans tant sa «mécanique cérébrale y était décortiquée» (Genet faisant
ici allusion à la théorie des «tourniquetisme» développée par Sartre à son sujet).
Genet, au faîte de sa gloire parisienne,
fréquente Sartre, Simone de Beauvoir,
Alberto Giacometti, Henri Matisse, Bras-
28
saï. Il entame une carrière de dramaturge ; précédées par sa réputation et son
odeur de scandale, ses pièces, montées
par les plus grands metteurs en scène,
sont des succès. Ainsi, Roger Blin monte
Les Nègres puis Les Paravents. Les
Paravents, jouée au début des années
1960, prend violemment position contre le
colonialisme français et prend fait et
cause pour les indépendances, alors même que la France est en pleine guerre
d'Algérie.
Le propos de Genet se fait de plus en
plus engagé. Il élève la voix contre la tyrannie blanche, la domination occidentale,
l'état déplorable dans lequel la France
abandonne ses anciennes colonies. Il se
lance dans la rédaction d'un journal intitulé
Le Captif amoureux, publié en 1986,
quelques mois après sa mort.
Dans le même temps, le suicide de son
compagnon, Abdallah Bentaga (qui lui a
notamment inspiré le poème Le Funambule), ainsi que sa toxicomanie aux barbituriques, mettent à mal son mode de vie
d'errance. Genet, jusqu'à la fin, vit dans
des chambres d'hôtel sordides, souvent
près des gares, ne voyageant qu'avec une
petite valise remplie de lettres de ses amis
et de manuscrits.
Le 15 avril 1986, rongé par un cancer
de la gorge, l'écrivain fait une mauvaise
chute la nuit dans une chambre d'hôtel
parisien et se tue. Jean Genet vient de
mourir comme il avait vécu, dans l'errance
et la solitude. Il est enseveli au vieux
cimetière espagnol de Larache au Maroc.
Mais il sétait aussi consacré aussi à
des combats politiques, en dénoncant
l'hypocrisie de la bourgeoisie fran-çaise...
Jacques Petit
ANNO XXX
- LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010
Infréquentables qu'il a créée aux éditions du Rocher. C'est ainsi que Michel
Houellebecq publie en 1991 la biographie de Howard P. Lovecraft, "Contre le
monde, contre la vie". Il intègre l'Assemblée Nationale en tant que secrétaire
administratif. La même année paraît "Rester vivant" aux éditions de la
Différence, puis chez le même éditeur, en 1992,
le premier recueil de poèmes : «La Poursuite du bonheur», qui obtient le prix
Tristan Tzara. Il fait la connaissance de Marie-Pierre Gauthier.
En 1994, Maurice Nadeau édite «Extension du domaine de la lutte», son premier roman, actuellement traduit en plusieurs langues, qui le fait connaître à un
public plus large. Il collabore à de nombreuses revues (L'Atelier du roman,
Perpendiculaires, dont il est ensuite exclu, Les Inrockuptibles). Depuis 1996,
Michel Houellebecq est publié par Flammarion, où Raphaël Sorin est son éditeur. Son deuxième recueil de poèmes, «Le Sens du combat», obtient le prix
de Flore 1996. «Rester vivant» et «La Poursuite du bonheur», remaniée pour
l'occasion, sont réédités en un seul volume en 1997. En 1998, il reçoit le Grand
Prix national des Lettres Jeunes Talents pour l'ensemble de son oeuvre.
«Interventions», recueil de textes critiques et de chroniques, et «Les Particules
élémentaires», son second roman traduit en plus de 25 langues et lauréat du
prix Novembre, paraissent simultanément. Il épouse Marie-Pierre la même
année. En 1999, il co-adapte avec Philippe Harel «Extension du domaine de
la»lutte» au cinéma, que ce dernier met en scène. Il publie un nouveau recueil
de poèmes, «Renaissance». Au printemps 2000 sort sous le label Tricatel un
disque, «Présence humaine», où ses poèmes, lus par lui-même, sont mis en
musique par Bertrand Burgalat. Lanzarote, un recueil-coffret de textes et de
photographies, paraît chez Flammarion au printemps 2000. Michel Hou-ellebecq réside pendant quelques années en Irlande,dans une maison baptisée
«The White House», dans le comté de Cork, où il a écrit en grande partie son
troisième roman, «Plateforme».Il s'installe ensuite en Espagne.
Là, il écrit «La possibilité d'une île», qui paraît le 31 août 2005, en France et
presque simultanément en Allemagne, Italie, Espagne...
Ce livre obtient le Prix Interallié 2005.
Le 4 septembre 2010 parait «La carte et le territoire» aux éditions
Flammarion. En novembre 2010, Michel Houellebecq se voit attribuer le Prix
Goncourt pour cette oeuvre.
***
Le monde de Michel Houellebecq: le rhum-gingembre, les cigarettes,
Monoprix, Jimi Hendrix, Neil Young, Franz Schubert, Françoise Hardy, Léonard
Cohen, Brian Wilson & les Beach Boys, David Crosby.
Les mythologies de Roland Barthes
Le livre de Roland Barthes, Mythologies (édité par les Éditions du Seuil,
2010), en contient lʼintégralité du texte des Mythologies et environ 120 illustrations.
Parues en 1957, les Mythologies de Roland Barthes constituent un cas à
part dans lʼédition: depuis plus de cinquante ans, elles ont eu des centaines de
milliers de lecteurs; attachées à saisir une époque, elles nʼont pourtant pas pris
une ride. Bref, les Mythologies sont désormais inscrites dans notre patrimoine
littéraire.
Pourquoi illustrer les Mythologies? Avant tout parce que leur objet est très
souvent visuel. On sait lʼintérêt que Barthes portait à la photographie. Son
regard sur la presse ( «Paris-Match», «Elle»), la publicité, etc. est tout aussi
omniprésent dans le livre. Ce volume entend donc donner à voir lʼunivers
visuel de Barthes, le texte caché en quelque sorte.
Le résultat est fort, surprenant, parfois drôle.
ANNO XXX
- LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010
ÉDITIONS LAFFONT
Siegfried Lenz, Pavillons, Traduit de lʼallemand
par Frédéric Weinmann,
Editions Robert Laffont,
2010, pages 270, € 19.
Henry Neff, vingt-quatre
ans, est muté au bureau des
objets trouvés de la compagnie de chemins de fer. Henry
ne veut pas faire carrière, il
aime vivre en marge des exigences sociales et se satisfait du compagnonnage des
objets égarés. Ils « stimulent
lʼimagination », explique-t-il à
ses collègues médusés. Certains de ses objets se voient
tirés de lʼexil par leur propriétaire. Ils deviennent alors de
minuscules tranches de vie,
prétextes à des saynètes
pour lesquelles Henry joue le
rôle de metteur en scène.
Un jour, Henry rapporte sa
sacoche à Fédor Lagutin.
Mathématicien de haut niveau originaire de lʼOural,
Fédor est invité à un colloque par lʼuniversité. Henry
est charmé par lʼallemand
désuet de Fédor qui, de son
côté, se laisse volontiers
entraîner par lʼaffection
débonnaire dʼHenry.
Cette amitié est la première intrusion de la réalité
dans lʼunivers dʼHenry. Fédor
est issu dʼune population de
paisibles nomades, respectueux des autres et dʼune
scrupuleuse politesse. Quant
aux mathématiques, elles
ont érigé entre le quotidien et
lui une barrière dʼaimables
relations intellectuelles.
Comment pourrait-il comprendre ces motards qui le
battent et lʼinsultent parce
quʼil est russe ? Comment
serait-il armé face aux propos racistes de ses voisins ?
Fédor fuit lʼAllemagne, laissant Henry en colère.
Au travail, des fissures se
forment dans la bulle imaginaire dʼHenry : Paula, sa col
lègue, souffre dʼaimer un
mari qui la délaisse; Albert,
vieux garçon dévoué à son
père, est menacé de chômage.
Et Barbara, cette sœur
quʼil a toujours considérée
comme un pilier, est déchirée
par la fuite de Fédor.
Peu à peu Henry pressent
que chaque être abrite une
oasis. À lʼimage de ces propriétaires chérissant des
objets anodins pour eux irremplaçables, Paula, Barbara, Fédor, Albert sʼacharnent à maintenir lʼespérance,
la fidélité et lʼamitié. Gardien
des objets, Henry accepterat-il de comprendre quʼil peut quʼil doit être lʼun de ces gardiens anonymes de la meilleure part de lʼhomme ?
Biographie
Siegfried Lenz naît le 17
mars 1926, en Prusse-O-rientale, dans l'actuelle Pologne. À
l'âge de treize ans, il est inscrit
aux Jeunesses hitlériennes et,
en 1943, il se voit contraint
d'interrompre ses études pour
s'engager dans la marine
nationale. Sommé de participer
à l'exécution d'un de ses camarades, il déserte et se réfugie au
Danemark. À la fin de la guerre,
il est fait prisonnier par les
troupes d'occupation. Très vite
libéré, il devient journaliste à
Die Welt, alors contrôlé par les
forces britanniques. Puis il se
tourne vers l'écriture. La leçon
dʼAllemand, paru en Allemagne
en 1968, le place dʼemblée aux
côtés des plus grands écrivains
allemands. Aux éditions Robert
Laffont, il a publié La Leçon
d'allemand (collection« Pavillons», 1996 et 2001; « Pavillons
poche»,2009), Le dernier bateau (collection «Pavillons»,
2001; «Pavillons poche », 2011)
et Une minute de silence (collection « Pavillons », 2009).
BORIS VIAN DANS LA
PLÉIADE
Boris Vian, ŒUVRES ROMANESQUES COMPLÈTES,
I, II, BIBLIOTHÈQUE DE LA
PLÉIADE, 2768 p. - 100,00 €
Cela commence bien pour
Vian, lʼécrivain. Queneau aime
Vercoquin et le plancton.
Gallimard accepte ce premier
roman puis un deuxième,
LʼÉcume des jours. Sartre
reçoit lʼauteur aux Temps modernes, où paraîtront ses
Chroniques du Menteur. Jʼirai
cracher sur vos tombes fait
scandale – un vrai scandale,
du premier coup, celui que tant
dʼartistes attendent en vain
toute leur vie… Et pourtant,
cela ne prend pas. Les seuls
romans de Vian qui connaissent le succès de son vivant
sont ceux quʼil signe Sullivan.
Les autres ne trouvent pas leur
public. Le dernier, LʼArrachecœur, sept ans à peine après
Vercoquin, est un ultime
échec. Vian en conclut que sa
destinée ne sera pas littéraire.
Il renonce au roman.
Sa célébrité est alors à son
comble, pour dʼautres raisons.
« Oh ! je fais dans pas mal de
choses,
nʼadjudant
;
ingénieur, auteur, traducteur,
musicien, journaliste, interprète, jazzologue, et maintenant directeur artistique
dʼune maison de disques. —
Ouais… je vois… » répond
lʼadjudant, « bon à tout, bon à
rien… » Le personnage de
Vian – trompinette, tourniquette et cor à gidouille –
prend beaucoup de place, il
est vrai, jusquʼà masquer en
partie son œuvre. Résultat : au
lendemain de sa mort prématurée, la plupart de ses
livres « littéraires » sont introuvables. Le succès viendra plus
tard, au rythme des rééditions
posthumes, et il sera accompagné dʼune certaine reconnaissance. Mais prend-on vraiment lʼécrivain au sérieux ?
Lʼimaginaire de Vian déconcertait ses contemporains. On a
parfois lʼimpression, aujourdʼhui, que son humour embar-
29
rasse les nôtres. Cʼest ainsi ;
Vian trouvait le sérieux risible et
voyait dans le rire une chose
sérieuse. Dans son arbre
généalogique littéraire figurent
les noms de Rabelais, Swift,
Carroll, Jarry, Queneau.
Cette édition réunit les
romans, les nouvelles et les
scénarios de Boris Vian, ainsi
quʼun choix de textes brefs qui,
bien que non fictionnels (encore
que certaines chroniques soient
fort « romancées »), éclairent
son
univers
imaginaire.
Précisément, à quoi ressemblet-il, cet univers ? À un monde
parallèle au nôtre et communiquant avec lui, doté de son langage propre, irréductible aux
catégories convenues (fantastique, science-fiction), aussi
contrasté que le désert à
rayures de LʼAutomne à Pékin,
mais concerté, cohérent, à la
fois poétique et réel : « lʼhistoire
est entièrement vraie, puisque je
lʼai imaginée dʼun bout à lʼautre.
Sa réalisation matérielle proprement dite consiste essentiellement en une projection de la
réalité en atmosphère biaise et
chauffée, sur un plan de
référence
irrégulièrement
ondulé et présentant de la distorsion. » Langage dʼingénieur,
mais il cache une définition du
récit poétique, au service de
thèmes graves – la difficulté
dʼêtre, lʼusure de toute chose,
lʼangoisse de la mort – qui chez
Vian sont transfigurés par la
magie du rêve.
ŒUVRES ROMANESQUES
COMPLÈTES, I, II [2010].
Coffret de deux volumes vendus ensemble. Édition publiée
sous la direction de Marc Lapprand, 2768 pages sous couv.
ill., 105 x 170 mm. Collection
Bibliothèque de la Pléiade,
Gallimard.
ULTIME NOVITÀ / ITALIA
30
ANNO XXX
- LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010
LA PRIMA IMPAREGGIABILE TRADUZIONE
MAX SCHELER / L’ETERNO
NELL’UOMO
Questʼopera è giustamente considerata uno dei principali contributi della filosofia della religione del nostro secolo. Lʼoggetto principale di « Lʼeterno nellʼuomo » è infatti « il divino come assolutamente esistente e santo » e lʼassioma fondamentale è quello « dellʼoriginarietà e inderivabilità dellʼesperienza religiosa ». Con ciò
Scheler si oppone a tutti i tentativi, compiuti soprattutto ad opera
dellʼIlluminismo dal ʻ700 in poi, di spiegare la religione partendo da
fattori extrareligiosi. Per Scheler lʼuomo è per essenza « teomorfo », cioè ha la sua perfezione, la sua forma in Dio. Per lui quindi
tutte le teorie che deducono la religione dalla psiche umana (psicologismo), dalla natura fisica (materialismo), dalla cultura umana
(storicismo), sono errate, perché non capiscono lʼessenza dellʼuomo e il significato ultimo della realtà, il cui fondamento è in Dio.
Ubaldo Pellegrino, dellʼUniversità di Padova, in unʼampia introduzione richiama quali influssi si siano esercitati su Scheler per lo
sviluppo del suo pensiero, per puntualizzare poi il rapporto religione-etica, la struttura essenziale della religione, il rapporto religione-metafìsica, quello cristianesimo-filosofìa, per giungere infine
ad evidenziare il perché della svolta anticristiana dellʼultimo
Scheler.
Max Scheler, Lʼeterno nellʼuomo, Logos, Saggio introduttivo di Ubaldo
Pellegrino dellʼUniversità di Padova, pagine 468, €.
EDITORIALE
PANTHEON
[email protected]
ANNO XXX
Primato dello
spirituale
Libro polemico, a ben
guardare, anche nel clima culturale degli anni ʻ70, in
relazione a quello che è stato
chiamato – con probabile,
anche se implicito e forse
inconsapevole riferimento proprio a Maritain – il «primato del
temporale». Ma la breve stagione di questa teologia politica
imperniata sul «primato del
temporale», soprattutto se ciò
- LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010
sia inteso nel senso riduttivo di
una lettura esclusivamente
politica del Vangelo, si è forse
già conclusa, non senza lasciare ampi spazi vuoti nella cultura
politica dei cattolici; mentre si
profila, nella prospettiva degli
anni ʻ80, un cristianesimo «più
religioso», e forse più intimistico, se non del tutto disimpegnato rispetto alle realta terrestri. In
questo contesto la rilettura del
libro può offrire ancora oggi utili
punti di riferimento per il recupero di un «primato dello spirituale» che non sʼidentifichi con
una religiosità astratta e disincarnata ma sia sempre sorretto
da una robusta attenzione alla
storia (dalla prefazione di
Giorgio Campanini).
Jacques Maritain, Primato
dello spirituale, Traduzione di
Gianpietro Dore e Marina
Longo (Annessi), Prefazione
di Giorgio Campanini, Edizioni Logos, pp. 296, € 23.
Esprit / Une revue dans
lʼhistoire - 1932-2010
Revue mensuelle indépendante fondée en 1932 par
Emmanuel Mounier, Esprit est une revue d'idées
engagée dans son temps. Elle s'efforce d'illustrer une
approche généraliste de notre présent, entre la culture
médiatique et les études savantes. Généraliste et
soucieuse de l'intérêt général, elle se consacre à
décrypter les évolutions de la politique, de la société et
de culture, en France et dans le monde.
Sous-titrée depuis sa fondation "revue internationale",
Esprit s'est toujours intéressée à ce qui se passe hors de
l'hexagone et a tissé de nombreux liens avec des
réseaux intellectuels à l'étranger. Son travail n'est donc
pas pris de court dans le contexte de mondialisation, qui
exige de penser autrement les liens entre l'esprit
européen, les valeurs occidentales et le reste du monde.
Chaque numéro est construit autour d'un dossier, suivi
d'un choix varié d'articles ainsi que d'un "journal" consacré à des textes brefs, plus subjectifs, parfois
polémiques. Un panorama de l'actualité éditoriale
("librairie") offre quelques repères dans l'abondance de
livres et de revues de parution récente.
A distance de l'actualité immédiate, l'histoire d'une
revue comme Esprit est rythmée par des événements
successifs et des convictions. Pour saisir la continuité de
ces engagements, un historique, disponible à partir du
lien ci-contre, retrace les grandes séquences, les
équipes et les grandes figures qui ont marqué son histoire.
UBALDINI
-ASTROLABIO
NOVITÀ
31
Melodia
L'insignificanza della letteratura specifica sulla melodia,
soprattutto rispetto al corpo imponente di scritti dedicati all'armonia, o anche al ritmo o all'orchestrazione o alla forma, dà la
misura, ancor più che nel suo «Trattato di armonia», della
fecondità del metodo storicizzante di de la Motte, che non produce un trattato sulla melodia, astrattamente intesa, bensì
studia come si manifesta, come si struttura, come viene inventata la conduzione melodica in varie epoche (dal canto gregoriano ai nostri giorni) e in vari contesti (dalla musica reservata
alla canzone popolare viennese), analizzandone le occorrenze più significative in mae-stri di alto rango. Nel ʻlibro da leggere e da studiareʼ lʼautore propone al lettore diversi esercizi
che correda con molte soluzioni personali e raccomanda sempre di lavorare per conto proprio prima di esaminare i
suoi Versuche, i suoi ʻsaggiʼ, invitando il lettore a criticare, discutere e correggere i suoi ʻtentativiʼ di analisi.
Diether de la Motte, Melodia (Un libro da leggere e studiare), a cura di Maurizio Giani, Astrolabio-Ubaldini, 2010,
pp.456, € 34.
Genitori adottivi
Questo quarto volume della collana dedicata ai genitori
«Cento e un bambino» intende approfondire alcune questioni
sul significato che l'esperienza dell'adozione assume nel vissuto emotivo di tutti coloro che ne sono coinvolti: bambini,
genitori, operatori. Cosa significa adottare un figlio? Fare
posto a un bambino nato da altri genitori, che ha vissuto esperienze dolorose e, spesso, traumatiche? Cosa vuol dire, per
un bambino, essere separato dalla famiglia di origine e, a
volte, interrompere i rapporti con il paese natale? Quali difficoltà può incontrare a scuola? I contributi presenti nei diversi
capitoli del libro tracciano un percorso che porta a creare
nuovi legami e affetti familiari.
Autori vari, Genitori adottivi (L'esperienza del bambino, gli
aspetti giuridici, il padre adottivo: costruire i nuovi legami
familiari) a cura di Fiamma Buranelli, Patrizia Gatti e Emanuela
Quagliata, Astrolabio-Ubaldinii, 2010, pp. 176, € 11.
Il focusing in psicoterapia
Il focusing, meglio noto come metodo esperienziale, non è
esattamente una terapia, quanto piuttosto una modalità di
attenzione introspettiva corporea che può essere applicata a
varie forme di psicoterapia e anche un processo che parte dal
corpo e avviene al margine fra conscio e inconscio. In questo
senso, il focusing è utile a chi vi si sottopone, che impara a
esperire somaticamente pensieri ed emozioni che spesso
rimangono a un livello più superficiale di coscienza, a sentire
quindi il corpo «dallʼinterno», ed è utile al terapeuta, cui permette di calibrare lʼintervento sulla singola persona e di riequilibrarlo in ogni momento della seduta a seconda delle esigenze. La prima parte del libro ruota attorno al focusing e ne illustra in maniera molto concreta il procedimento: vengono riportati stralci di sedute e illustrati i vari passi del processo con
commenti dettagliati. La seconda parte si concentra sul modo
in cui altri approcci terapeutici possano e debbano essere
adattati e modificati per lavorare sulla zona fra conscio e
inconscio, dando ognuno il suo specifico apporto.
Eugene T. Gendlin, Il focusing in psicoterapia (Introduzione al metodo esperienziale), Astrolabio-Ubaldini, 2010,
pp.380, €32.
32
Stanislao Niervo, Il prato,
Marsio Edditori, 2010, pp.
224, € 1250.
«Il prato in fondo al mare è
un racconto-labirinto e nello
stesso tempo un itinerario
magico, un'inquietante metafora che prende l'aspetto di un
giallo, di un racconto di mare, di
un'inchiesta
giornalistica»
Cesare Garboli 4 marzo 1861:
parte da Palermo il battello a
vapore Ercole, con a bordo
Ippolito Nievo, in viaggio verso
Napoli per riportare i documenti
della spedizione garibaldina dei
Mille cui aveva preso parte. Ma
la nave Ercole nel corso di una
violenta tempesta scompare
nel nulla. Nessun superstite,
nessuna traccia, nessuna inchiesta che riesca a capire cosa è
accaduto. 5 marzo 1961: in
occasione del centenario della
scomparsa di Ippolito Nievo,
Stanisalo, suo pronipote, viene
abbagliato da un flash, che
interpreta come un invito a
riaprire le indagini su quella
morte misteriosa. Stanislao
Nievo dedica dieci anni della
sua vita a raccogliere i materiali
utili per ricostruire le fila di
questo capitolo di storia patria.
Così la vicenda di Nievo si
sdoppia e si aggroviglia in tante
storie diverse, e le ricerche non
sono meno avventurose e
romanzesche della fine leggendaria del vascello Ercole.
Pubblicato nel 1974, il romanzo
è il Premio Campiello 1975. 5
marzo 2011: centocinquantesimo anniversario della morte di
Ippolito Nievo.
ANNO XXX
- LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010
Gianni Canova, Cinemania
(10 anni 100 film: il cinema
italiano del nuovo millennio,
Marsilio Editori, 2010, pp.
288, € 19,50
ll cinema italiano è tutt'altro
che morto: paragonato ad altre
cinematografie sta benissimo e
fa quotidianamente discutere.
Basti pensare alle polemiche su
I cento passi di Marco Tullio
Giordana, Gomorra di Matteo
Garrone o Baarìa di Giuseppe
Tornatore. Lontano da ogni tentativo di costruire gerarchie o
cataloghi esaustivi, Gianni
Canova propone una lettura del
cinema italiano attraverso
l'analisi critica di 100 film attentamente selezionati. Mettendo
da parte il criterio delle "privatissime predilezioni del critico",
l'autore discute le opere che
«da più di un punto di vista
appaiono imprescindibili per
capire il rapporto che il cinema
italiano del nuovo millennio
Jens Christian Grøndhal,
Quattro giorni di marzo,
Traduzione di M. Valeria
D'Avino, Marsilio Editori,
2010, pp. 384. € 20.
Durante un viaggio di lavoro
all'estero Ingrid Dreyer viene
raggiunta da una telefonata
della polizia di Copenaghen:
suo figlio, quindici anni, è stato
arrestato per avere aggredito
un ragazzo straniero. Mentre il
treno notturno procede nell'oscurità per riportarla a casa,
Ingrid si lascia andare ai ricordi. Divisa tra vergogna, paura
e collera, e colma di rimorsi,
riflette sulla propria vita e le
proprie scelte, sul rapporto
con l'ex-marito, l'amante, e
soprattutto sulle figure della
madre e della nonna. Tre generazioni di donne con il
desiderio di ottenere qualcosa
di divers
LA NASCITA DELL'ASTROLOGIA
Da tempo atteso, questo ambizioso libro di Campion
delinea lʼevoluzione dellʼastrologia a partire dalle culture
neolitiche e dalle grandi civiltà mesopotamica, egizia ed
ebraica fino al mondo greco romano e agli inizi del cristianesimo. Esaminando i reperti archeologici e i documenti testuali del mondo antico, testimoni di trenta millenni di cultura, Campion illustra la visione mutevole dei
rapporti dellʼumanità con il cosmo. Assolutamente innovativo per approccio e profondità di sguardo, il testo non
mira a essere definitivo, ma include aree normalmente
escluse dai testi di storia dell'astrologia, come l'India e la
cultura egizia ed ebraica. Si propone quindi come una
storia dell'astrologia in Occidente, e sfida l'idea accreditata che l'astrologia sia stata inventata dai Greci, esplorando la possibilità di una sua origine nelle religioni del
Vicino Oriente.
Nicholas Campion, La nascita dell'astrologia (Nel mondo antico e classico), AstrolabioUbaldini, 2010, pp. 400, € 39.
Liza Marklund, Finché morte non ci separi, Traduzione
di Laura Cangemi, Marsilio Editori, 2010, pagine 480, 2ª
ed., € 19.
In una notte di giugno qualcuno uccide il poliziotto David
Lindholm nel suo letto: un colpo
alla testa e uno al ventre. La
moglie Julia è in stato di shock,
il figlio di quattro anni scomparso. Ed è su Julia che si concentrano tutti i sospetti. Ma è
davvero così?
Edmondo De Amicis, Impressioni di Roma, con una
nota di Gabriella Romani,
Marsilio Editori, 2010, pp.xxx,
€ x.
Al fianco dei bersaglieri De
Amicis dà prova di un brillantssimo estro giornalistico
descrivendo l'ingresso a Roma,
le emozioni della gente, la gioia
di un sogno che finalmente si
realizza: Roma diventa Capitale
d'Italia.
Giulio Giorello, Senza Dio
(Del buon uso dell'ateismo,
Longanesi, 2010, pp. 240, €
15.
Come vivere, agire, lottare,
morire quando si può contare
solo su se stessi? È la sfida cruciale per un nuovo Illuminismo,
inteso non solo come difesa di
fronte al dispotismo, ma come
compagno di strada anche per
coloro che ancora avvertono il
bisogno dʼamore a cui un tempo
si dava il nome di Dio. Da «ateo
protestante», lʼautore di questo
libro non mira a dimostrare che
Dio non cʼè ma a definire
lʼorizzonte di unʼesistenza
senza Dio. Una vita, quindi, che
ANNO XXX
senza Dio. Una vita, quindi,
che prescinda da qualsiasi
forma di sottomissione al divino, rifiutando rassegnazione e
reverenza, ritrovando il piacere
della sperimentazione nella
scienza e nellʼarte, e riscoprendo infine il gusto della libertà,
soprattutto
quando
essa
appare eccessiva alle burocrazie di qualsiasi «chiesa». Un
ateismo non dogmatico che
può essere utilizzato persino
da ogni credente stanco della
furia dei vari fondamentalismi
che hanno sostituito al dono
della Grazia del Signore il paesaggio desolato della repressione e dellʼintolleranza.
James Patterson, L'ottava
confessione,
Traduzione
di Annamaria Biavasco e
Valentina Guani, Longanesi,
2010, pp. 304, € 17.60.
È una mattina come tante, a
San Francisco, e Cindy
Thomas sta dirigendosi verso
la redazione del Chronicle
quando qualcosa attira la sua
attenzione. Una piccola folla di
barboni disperati si accalca
intorno a un mucchio di stracci,
che a unʼocchiata più attenta si
rivela un uomo, o meglio quel
che ne resta, visto che è stato
picchiato selvaggiamente e
finito con numerosi colpi di pistola al volto. Lʼistinto di cronista
di Cindy si risveglia, insieme
allʼangoscia per una fine così
orribile. Ma nessuno sa dirle
chi fosse realmente il morto. I
disperati che aiutava, e che ora
piangono la sua morte, lo chiamavano Bagman Jesus, e tutti
hanno una bella storia su di lui
da raccontare. Ma allora chi
poteva volergli tanto male da
fargli questo? Cindy chiama
subito la sua amica Lindsay
Boxer della Omicidi, ma Lidsay
non può dedicare troppe
energie a un caso di così
basso profilo. Gli alti vertici
infatti la stanno pressando,
perché il jet set della città è
percorso da una scia di morte.
I primi sono stati Isa ed Ethan
Bailey, belli, ricchi, sani, felici,
trovati cadaveri nella loro villa
hollywodiana. Nessun segno di
effrazione, nessuna impronta e
soprattutto nessuna traccia di
violenza sui corpi. E lʼelenco
- LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010
prescinda da qualsiasi forma di
sottomissione al divino, rifiutando rassegnazione e reverenza,
ritrovando il piacere della sperimentazione nella scienza e nellʼarte, e riscoprendo infine il
gusto della libertà, soprattutto
quando essa appare eccessiva
alle burocrazie di qualsiasi
«chiesa». Un ateismo non dogmatico che può essere utilizzato
persino da ogni credente stanco
della furia dei vari fondamentalismi che hanno sostituito al
dono della Grazia del Signore il
desolato
della
paesaggio
repressione e dellʼintolleranza.
Lars Kepler, Lʼesecutore,
Traduzione di Alessandro
Bassini, Monica Corbetta e
Barbara Fagnoni, Longanesi,
pp. 576, € 18,60,
Si chiama Joona Linna ed è
di origini finlandesi, ma da anni
ormai Stoccolma è la sua casa.
È stato in ogni vicolo, viale e
piazza. Ma Joona Linna non è
mai stato in quellʼappartamento
elegante e lussuoso, da cui
proviene una musica struggente
e rarefatta. Joona Linna non è
mai stato nel salottino dellʼappartamento: è lʼunica stanza
totalmente spoglia, priva di
arredamento, senza soprammobili, insolitamente vuota. A
parte il corpo. Lʼuomo è come
sospeso a pochi centimetri dal
pavimento e sembra ondeggiare nellʼaria seguendo il placido
suono del violino, mescolato al
ronzio indolente delle mosche.
Aveva ragione il collega che lʼha
chiamato sulla scena del delitto:
cʼè qualcosa di inspiegabile. Il
cadavere sembra fluttuare nel
nulla. Omicidio o suicidio? Da
ispettore della squadra omicidi,
Joona Linna sa che le apparenze sono soltanto apparenze.
33
Gordiano Lupi
Velina o Calciatore,
altro che scrittore!
Italia, paese di apparenza dove pullulano “tuttologi” televisivi e «scrittori panettoni»
Gordiano Lupi, “vecchio scrittore di provincia, imbiancato
nellʼunderground», con Velina o Calciatore, altro che scrittore!
(Edizioni Historica, 2010, pp.118, sip.) ha voluto togliersi qualche sassolino dalle scarpe. E lo ha fatto sparando a zero sul
mondo dellʼeditoria e facendo nomi e cognomi di parecchi
«scrittori italiani inutili» che proliferano nei salotti televisivi. Ma
non solo, un capitolo è dedicato al nuovo mestiere del Duemila: lʼeditor, che taglia, cuce, inventa, sa cosa chiede il pubblico, lo stile che va di moda. «Gli scrittori mica servono, complicano solo la vita, meno sono bravi meglio è».
Il libro è scritto in uno stile che rispecchia il toscano parlato dalla gente di strada, quella che pontifica al bar sulle rovesciate di Totti e sulle sconfitte della Fiorentina. Gordiano Lupi
ha preso a prestito quella lingua sgrammaticata ma diretta:
uno stile viscerale che «vomiti rabbia e disprezzo sulle pagine
bianche».
Gordiano Lupi vuole scuotere il lettore verso una lettura
consapevole e non dettata da mere operazioni commerciali
come i tanti “libri di comici, di veline, di calciatori, di squallidi
mezzibusti televisivi, di commentatori in doppiopetto, di tuttologi…»
«Tu pensa se un giorno mi svegliassi e fossi Baricco. Oh,
che fortuna, potrei fare davvero quello che mi pare. Prima di
tutto me ne andrei a leggere Fenoglio a Torino, che tu guarda
Baricco che legge Fenoglio è un poʼ come un ateo che sgrana
il rosario, ma mica mi fermerei qui, no davvero. Sai quante
gliene direi a tutti quei critici che non leggono i miei libri, ché
io sono Baricco mica uno scrittore da poco. Io ho scritto Seta,
la più grande presa in giro che mai lettore contemporaneo
abbia avuto tra le mani, ma proprio per questo ho diritto a una
critica seria e i critici mi devono criticare fino in fondo. Se fossi
Baricco pubblicherei il mio ultimo libro con quattro copertine
diverse e magari al posto delle pagine scritte ci metterei le figurine dei calciatori così la gente lo compra e dopo ci fa la
collezione. Se fossi Baricco scriverei un romanzo su un supereroe cieco che mangia panini al Mac Donald e ha una tenera storia dʼamore con una divoratrice di Big Mac».
Fabri / Incontro al Parco delle terme
Non nellʼinferno, né nel limbo o nel paradiso si situano i personaggi fabbriani. Ma, qui,
in questa terra. Vivi, doloranti, carnali. Non pallide larve. Uomini che soffrono, che si tormentano, chʼanelano alla grazia. O che già ne vivono. Santi in divenire. O in atto.
Sempre comunque nellʼinquieta ricerca, come direbbe Papini, dʼuna verità vera. Perciò
quello fabbriano si configura come teatro dellʼuomo che vuol anzitutto veder chiaro nella
trama del proprio destino, che tende a liberarsi dalle pastoie della colpa, che non
sʼacquieta di fronte allʼambiguità, allʼin-giustizia,allʼipocrisia; dellʼuomo che vuol con
accanimento evadere dalle paludi dʼuna società in decomposizione, svincolarsi dalle
suggestioni del sogno, risvegliarsi alla luce dʼuna vita autentica; dellʼuomo che aspira
alla fraternità nellʼamore, alla comprensione più totale nella giustizia, allʼunica salvazione
possibile con lʼadesione al messaggio di Cristo...
Diego Fabri, Incontro al Parco delle Terme, Logos, pp.120, € 16
«la FIERA»,
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TABELLARE 2010
1 pagina
cm. 25 x 36
€ 300
1/2 pagina
cm. 25 x 18
€ 150
la FIERA è per sempre
...«la Fiera» è nata (trent’anni fa) dall’amore per il
libro, per i libri. Ciò non significa che non abbia
bisogna di un pur minimo contributo finanziario da
parte degli Editori (o d’altri)... Anche il costo della
«pubblicità» (v. «tariffario» nella colonna accanto) è semplicemente simbolico confrontato soprattutto con riviste cartacee di bassissima tiratura (e
circolanti quasi esclusivamente tra i cosiddetti
«operatori culturali», i. e. soprattutto gli stessi editori), e che «passano» di mese in mese, gettati via;
la Fiera invece non passa mai, tutti i «fascicoli»
(per così dire), vengono conservati, restano sempre
on line, e sono sempre consultabili, visibili...
1/2 pagina
cm. 36 x 12,5
€ 150
1 colonna
25 x 6
€ 75
1 colonna
25x4,6
«SPECIALI»
4 PAGINE, € 800
Grafici (foto e testo)
forniti.
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Dicembre 2010 - lafieralibraria