Camus Genet Houellebecq Scheler Tolstoj Tomizza L Irina Amioska Lev Tolstoj e la rinascita morale François Villon Camus e l’angoscia dell’esistere Juan Cruz Vargas Llosa, entre lágrimas y ovaciones, habla ante la Academia sueca Mario Lepore Tomizza e la profondità dei sentimenti CRONACHE DELL’ALDIQUÀ Il diavolo s’annida in Vaticano LA FIERA LIBRARIA - Anno XXX - Nº 273 - DICEMBRE 2010 ÚLTIMAS NOVEDADES Diccionario de americansmos VIENT DE PARAÎTRE Prix Goncourt 2010 Genet, «mauvais garçon» de la scène littéraire française LE ULTIME NOVITÀ Scheler e l’eterno LA F IE RA LIBRAR IA - ANNO XXX - Nº 273 - D ICEMBR E 2010 LA FIERA LIBRARIA Mensile d’informazione bibliografica, politica e culturale SOMMARIO Le Penseur de Notre-Dame de Paris Direttore responsabile Luigi Castiglione Vicedirettore Massimo Ubaldi Art Director Valérie Larbaud Amministrazione Laura Castelli Iscr. Registro della Stampa e Tribunale di Roma nº 278/1981 Copyright & Protezione dei dati ex art 10 legge 675/1996 Amministrazione Via Alatri, 30 00171 ROMA / Italia Centro direttivo europeo email: [email protected] Sede rappresentanza spagnola [email protected] Anno XXX - Nº 273 - Dicembre 2010 IN PRIMO PIANO Lev Tolstoj e la rinascita morale di Irina Amioska Camus et le refus des abstractions di François Villon Vargas Llosa habla, entre lágrimas, ante la Academia sueca di Juan Cruz Storia d’Italia degli anni ottanta Tomizza, richiamo del corpo e profondità dei sentimenti CRONACA DELL’ALDIQUÀ Il diavolo s’annida in Vaticano Barricate di fuoco Nuove rivelazioni sulla pedofilia ecclesiastica ÚLTIMAS NOVEDADES Diccionario de americanismos Aranguren, Filofosia y vida intelectual ¿Isabel II, chantajes o manipulación del poder? El doctor Zhivago, el «último cuplé» de Borís Pasternak VIENT DE PARAÎTRE Prix Goncourt 2010 Jean Genet et l’absurde par Jacques Petit Boris Vian dans la Pléiade LE ULTIME NOVITÀ Scheler e l’eterno La nascita dell’astrologia Lupi / Velina o calciatore? Tariffe inserzioni pubblicitarie, p. 34 3 5 7 10 11 17 18 20 22 23 24 25 26 27 29 30 32 33 ANNO XXX - LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010 Lev Nikolayevich Tolstoj e la rinascita morale IN PRIMO PIANO N on è facile addentrarsi in Tolstoj senza conoscerne la sua «filoofia della storia». Fu uno dei problemi cardini del suo pensiero e per tutta la vita cercherà di fornirne una risposta. Nel 1846 – secondo una testimonianza – Tolstoj afferma che «la storia non è altro che una raccolta di fiabe e futili inezie, infarcite con un mucchio di cifre superflue e di nomi propri». In Guerra e pace esprime la convinzione che esista una «legge naturale» la quale determina la vita degli uomini, ma che essi – incapaci di comprenderla – rappresentino la storia come una successione di libere scelte di cui attribuiscono le responsabilità a «grandi uomini» dotati di eroiche virtù o terribili vizi. Secondo Tolstoj, non sono i Napoleone o gli zar – così sicuri di sé – a fare la storia: essi sono solamente dei fantocci, mentre chi ha realmente parte nella storia ignora la propria importanza: «Lʼuomo che sostiene una parte negli avvenimenti storici non ne capisce mai l'importanza». A tal riguardo, ha scritto un commentatore: «per Tolstoj non ci sono protagonisti, perché quelli che sanno o possono sapere – cioè i detentori del potere, i capi rivoluzionari – non fanno, e invece gli esecutori – cioè i combattenti, i sicari, ecc. – fanno ma non sanno». La seconda parte dell'epilogo di Guerra e pace la chiude con un esempio in cui paragona la rivoluzione copernicana ad una ipotetica rivoluzione storica: « Noi non avvertiamo il moto della terra ma, ammettendone l'immobilità, giungiamo ad un as-surdo, mentre ammettendone il moto, che pur non avvertiamo, giungiamo a formulare leggi, così per la storia la nuova teoria dice: “È vero, noi non avvertiamo la nostra dipendenza ma, ammettendo la nostra li-bertà, giungiamo ad un assurdo mentre, riconoscendo la nostra dipendenza dal mondo esterno dallo spazio e dalla causalità arriviamo a scoprire leggi”. Nel primo caso era necessario rinunziare alla sensazione della immobilità nello spazio ed 3 ti che la storia mostri le prove di come guerre e violenze abbiano sempre causato immense catastrofi e di come, invece, la realizzazione, in linea con il Vangelo, di ideali di pace e di tolleranza vada considerato il vero indice di progresso – la vera forza e la vera Storia – dell'umanità: accettare l'idea di un movimento che non avvertiamo; nel caso presente è ugualmente necessario rinunziare al concetto di libertà ed ammettere una dipendenza di cui non ci rendiamo conto sensibilmente.» Tolstoj, in fondo, riconosce che l'incapacità di capire e determinare gli eventi sia la logica conclusione dell'ignoranza dell'infinita varietà dei rapporti umani. Se avessimo questa consapevolezza non potremmo considerare gli esseri umani eroi od esseri spregevoli, ma dovremmo sottometterci al-la inevitabile necessità. Egli riconosce quindi la preminenza dell'esperienza soggettiva, della vita vissuta con le sue emozioni. E qui si manifesta metaforicamente lo stesso contrasto che si evidenzia tra il Tolstoj che descrive la molteplicità della vita e la sua visione della storia in cui la libertà umana va disintegrandosi ed anche lo stesso contrasto tra il romanziere ed il successivo moralista e propugnatore di un sentire unico tratto dal mondo contadino e dal Vangelo. Dopo la conversione egli riterrà infat- Al termine della sua vita, tra settembre e novembre del 1910, Tolstoj rinuncerà alla possibilità di conoscere le leggi della storia:dell'Assoluto. Tolstoj svi-luppa in sé la fede che solo la vera arte possa redimere l'umanità e, a questa tesi, dedica, ormai settantenne, il lungo saggio Che cos'è l'arte? (1897), in cui afferma «L'arte deve sopprimere la violenza. [...] deve fare in modo che i sentimenti di fraternità e amore per il prossimo, oggi accessibili solamente agli uomini migliori della società, diventino sentimenti abituali, istintivi in tutti. [...] La destinazione dell'arte [...] è di tradurre dalla sfera della ragione alla sfera del sentimento la verità che il bene della gente è nell'unione e di instaurare in luogo della violenza attuale quel regno di Dio, cioè quell'amore che si presenta a noi tutti come fine supremo della vita dell'umanità.[17] » Nel 1870 Tolstoj si dedica allo studio del greco antico e vi si appassiona. Nel 1875, mentre lavora alla stesura di Anna Karenina, elabora alcuni saggi di carattere religioso (rimasti incompiuti): Sul significato della religione cristiana, Sulla vita al di fuori del tempo e dello spazio, Sull'anima e la vita di essa al di fuori della vita a noi nota e intelligibile. Nel 1877 comincia a scrivere Definizione della religione in quanto fede e un Catechismo cristiano che rimangono anch'essi incompiuti. Intanto legge alacremente opere di teologia cristiana e di critica neotestamentaria. Nel 1879 studia con sistematicità filologica i quattro Vangeli. Scrive nuovi saggi di carattere religioso, segnati da elementi polemici verso l'ortodossia: La Chiesa e lo Stato, Di chi siamo noi: di 4 ANNO XXX - LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010 IN PRIMO PIANO Dio o del Diavolo?, Cosa può fare e cosa non può fare un cristiano. Nel 1880 si dedica interamente al lavoro critico-filologico sui Vangeli canonici. È divorato da un intenso zelo esegetico: «Procuratemi o compratemi a qualsiasi prezzo, o mandatemi dalla biblioteca o addirittura... rubate un libro o dei libri dai quali si possa sapere qualcosa dei più antichi testi greci dei quattro Vangeli, su tutte le omissioni, le aggiunte, le varianti che vi sono state fatte.» Victor Lebrun, amico e discepolo di Tolstoj, disse una sera al maestro: «Proprio ieri pensavo a Dio, e pensavo anche che non si può determinarlo con nozioni positive, poiché ognuna di esse è una nozione umana. Non ci sono che nozioni negative che possono essere precise [...] Di modo che non è preciso dire che Dio è lʼAmore e la ragione. Amore e ragione sono qualità umane». Tolstoj gli rispose: «Sì, sì. È esattissimo, solo che lʼamore e la ragione ci uniscono a Dio. [...]». Commenta Lebrun, nelle sue memorie: « Dopo questa confessione non restava il minimo dubbio sullʼassenza totale di misticismo nel modo di vedere del Maestro. Egli dice verso la fine del suo articolo “Della religione e della morale”: «La religione è lo stabilirsi di un rapporto cosciente verso Dio o verso lʼUniverso». Il Dio di Tolstoj non è altro che lʼUniverso, considerato nella sua distesa sconfinata e nella sua essenza inaccessibile alle nostre investigazioni. Però, per Tolstoj, lʼUniverso ci era superiore e ci imponeva dei doveri, mentre che per i dotti materialisti questo Universo non era che il giuoco delle forze cieche nella materia morta, ed eravamo noi ad avere dei diritti sullʼUniverso e nessun dovere. E, come quasi sempre, era Tolstoj ad avere ragione; perché per la nostra intelligenza umana non esistono che due punti di vista sullʼUniverso: il punto di vista egocentrico (come nellʼantica astronomia era esistito per lunghi secoli il punto di vista geocentrico), o il punto di vista cosmocentrico. Occorre forse provare che il primo è sprovvisto del minimo senso comune? Che cosa si può immaginare di più stupido che il credere che lʼUniverso esista per placare i nostri desideri? Questa è stata la prima rivelazione di cui vado debitore a Tolstoj.» Per Tolstoj bisogna recuperare l'originaria fede di cui parlava Gesù: «l'interiore inevitabilità d'un convincimento, che diviene fondamento della vita». Invece il clero ha insegnato a pensare la fede come uno «sforzo della volontà» che il credente – dando grande importanza ai miracoli – deve esercitare su di sé per aderire ad una dottrina dogmatica. Tolstoj si rifà solo e semplicemente al Vangelo, a ciò che Gesù ha detto di sé: «Che cos'è Cristo, Dio o Uomo? Egli è ciò che ha detto: ha detto di essere il Figlio di Dio; ha detto di essere il Figlio dell'Uomo. Egli ha detto: "io sono ciò che vi dico: io sono la via e la verità". Dunque: Egli è ciò che ha detto di Sé. Ma quando hanno voluto riassumere tutto in una definizione, allora ne sono scaturiti sacrilegio, menzogne e stupidità: Se egli fosse stato ciò che si è detto di Lui, l'avrebbe saputo dire. [...] Egli ci ha insegnato questo con le Sue parole, con la Sua vita , con la Sua morte.» Inoltre Tolstoj si chiede se le religioni non abbiano insito l'«inganno intenzionale che c'è in ogni religione. Anzi, vien da chie-dersi se questa non sia proprio la caratteristica esclusiva di ciò che si chiama religione: proprio questo elemento d'invenzione consapevole, in cui c'è una mezza fede non fredda, ma poetica, esaltante. Quest'invenzione c'è in Maometto, in Paolo. In Cristo non c'è. Di questo l'hanno calunniato. Di lui non si sarebbe potuto fare una religione se non ci fosse stata l'invenzione della resurrezione e il principale inventore Paolo.» Per meglio inquadrare il pensiero religioso di Tolstoj, non è marginale riferire quanto egli dichiarò al convegno di Firenze del 1891: «Come vedete, miei illustri colleghi, i miei principi hanno la loro base nell'Evangelo e perciò ho potuto accettare il lusinghiero invito a questa conferenza e ben volentieri sono venuto qui in mezzo a voi per trattare del modo di condurre la religione cristiana alle primitive sue fonti, pure e limpide, e di ricostruire una Chiesa unica che la esplichi e rappresenti, trasformando e fondendo amorevolmente tutte le chiese cristiane esistenti... Io applaudo dunque alla proposta di fondere le chiese cristiane in una sola che abbia per capo il Papa di Roma e per base la sua organizzazione esteriore nella formula cavouriana e per fondamento del suo pensiero le massime di Cristo e dell'Evangelo.» A questo punto la rottura con la fede ortodossa (a quel tempo molto compromessa con il potere) non si farà attendere ed il 22 febbraio 1901 Tolstoj verrà scomunicato. Successivamente egli si pentì di certi suoi estremismi: «Mi sono accorto che spesso ho avuto torto a calcare la mano, con troppa poca prudenza contro la fede altrui». È quindi soprattutto nella dimensione etica che si superano le divisioni tra le varie fedi cristiane, che invece nei contenuti di fede rimangono separate. Per Tolstoj, la fede, nel Vangelo, è da intendersi come aderenza nel profondo: Gesù suscitava nelle persone, con la saggezza e la bontà dei suoi discorsi, una conversione etica razionale e spontanea, e non un'adesione timorosa a delle norme puramente formali come quelle dei farisei; la fede autentica è quella che rigenera l'esistenza dell'individuo trasformandola in un gioioso servizio d'amore verso Dio e il prossimo. Tolstoj credeva fermamente che la rinascita morale potesse inverarsi solo a partire dall'animo dell'uomo – non attraverso le rivoluzioni sociali – e che l'autentica vita interiore fosse quella vissuta dalle masse popolari, dal mužik. Nell'opera di Tolstoj il massimo esempio di religiosità popolare è Platon Karataev (Guerra e Pace, libro IV, parte prima): Irina Robeskaya ANNO XXX - LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010 Camus et le refus de toutes les abstractions A lbert Camus fait ses études à Alger. À l'école communale, il est remarqué en 1923 par son instituteur, Louis Germain, qui lui donne des leçons gratuites et l'inscrit en 1924 sur la liste des candidats aux bourses, malgré la défiance de sa grand-mère qui souhaitait qu'il gagnât sa vie au plus tôt. Camus gardera une grande reconnaissance à Louis Germain et lui dédiera son discours de prix Nobel11. Reçu, Camus peut entrer comme demi-pensionnaire au lycée Bugeaud (désormais lycée Émir Abdel-Kader). «J'avais honte de ma pauvreté et de ma famille [...] Auparavant, tout le monde était comme moi et la pauvreté me paraissait l'air même de ce monde. Au lycée, je connus la comparaison », se souviendra-t-il. Il commence à cette époque à pratiquer le football et se fait une réputation de gardien de but. Mais, à la suite de ses crachements de sang, les médecins diagnostiquent en 1930 une tuberculose et il doit faire un bref séjour à l'hôpital Mustapha. Son oncle, voltairien et anarchiste, et sa tante Acault, qui tiennent une boucherie dans la rue Michelet, l'hébergent ensuite, rue du Languedoc, où il peut disposer d'une chambre. Camus est ensuite encouragé par Jean Grenier — qui lui fera découvrir Nietzsche. En 1934, il épouse Simone Hié: «J'ai envie de me marier, de me suicider, ou de m'abonner à L'Illustration. Un geste désespéré, quoi...». En 1935, il commence l'écriture de L'Envers et l'endroit, qui sera publié deux ans plus tard par Edmond Charlot. À Alger, il fonde le «Théâtre du Travai»l, qu'il remplace en 1937 par le «Théâtre de l'Équipe», où la première pièce jouée est une adaptation du roman de Malraux. Dans le même temps il quitte le Parti communiste, auquel il avait adhéré deux ans plus tôt. Il entre au journal Alger Républicain, organe du Front populaire, créé par Pascal Pia. Son enquête Misère de la Kabylie aura un écho retentissant. En 1940, le Gouvernement Général de l'Algérie interdit le journal. Cette même année, il se marie à Francine Faure. Ils s'installent à Paris où Albert travaille com-me secrétaire de rédaction à «Paris-Soir» IN PRIMO PIANO sous l'égide de Pascal Pia. Il fonde aussi la revue «Rivage» et fait la connaissance de Malraux. Durant cette période, il fait paraître le roman L'Étranger (1942) qui est publié par Gallimard sur l'instance de Malraux et l'essai Le Mythe de Sisyphe (1942) dans lesquels il expose sa philosophie. Selon sa propre classification, ces œuvres appartiennent au «cycle de l'absurde» — cycle qu'il complétera par les pièces de théâtre Le Malentendu et Caligula (1941). En 1943, il est lecteur chez Gallimard et prend la direction de «Combat» lorsque Pascal Pia est appelé à d'autres fonctions dans la Résistance. En 1944, il rencontre André Gide et un peu plus tard Jean-Paul Sartre, avec qui il se lie d'amitié. Le 8 août 1945, il est le seul intellectuel occidental à dénoncer l'usage de la bombe atomique deux jours après les bombardements atomiques de Hiroshima et Nagasaki dans un éditorial resté célèbre, dans «Combat». En 1945, à l'initiative de François Mauriac, il signe une pétition, afin de demander au général de Gaulle la grâce de Robert Brasillach, personnalité intellectuelle connue pour son activité collaborationniste pendant la Seconde Guerre mondiale. En 1946, Camus se lie d'amitié avec René Char. Il part la même année aux État-Unis et de retour en France il publie une série d'article contre l'expansion-nisme soviétique: coup d'État de Prague et anathème contre Tito (1948) En 1957, alors âgé de 44 ans, Camus reçoit le prix Nobel de littérature pour «l'ensemble d'une œuvre qui met en lumière les problèmes se posant de nos jours à la conscience des hommes.» En octobre 1951, la publication de L'homme révolté provoque de violentes polémiques où Camus est attaqué à sa gauche. La rupture avec Sartre a lieu en 1952, après la publication dans «Les Temps modernes» de l'article de Jeanson qui reproche à la révolte de Camus d'être «délibérément statique». En 1956, à Alger, il lance son «Appel pour la trêve civile», tandis que 5 dehors sont proférées à son encontre des menaces de mort. Son plaidoyer pacifique pour une solution équitable du conflit est alors très mal compris, ce qui lui vaudra de rester méconnu de son vivant par ses compatriotes pieds-noirs en Algérie puis, après l'indépendance, par les Algé-riens qui lui ont reproché de ne pas avoir milité pour cette indépendance. Haï par les défenseurs de l'Algérie fran-çaise, il sera forcé de partir d'Alger sous protection. Toujours en 1956, il publie La Chute, livre pessimiste dans lequel il s'en prend à l'existentialisme sans pour autant s'épargner lui-même. Il démissionne de l'Unesco pour protester contre l'admission de l'Espagne franquiste. C'est un an plus tard, en 1957, qu'il reçoit le prix Nobel de littérature. Interrogé à Stockholm par un étudiant musulman originaire d'Algérie, sur le caractère juste de la lutte pour l'indépendance menée par le F.L.N. en dépit des attentats terroristes frappant les populations civiles, il répond clairement : «Si j'avais à choisir entre cette justice et ma mère, je choisirais encore ma mère.» Cette phrase, souvent déformée, lui sera souvent reprochée. Il suffit pourtant de rappeler d'une part que Camus vénérait sa mère, d'autre part que celle-ci vivait alors à Alger dans un quartier très populaire particulièrement exposé aux risques d'attentats. Si Albert Camus ne milita pas pour l'indépendance, il dénonça en revanche à la fois l'injustice faite aux musulmans et la caricature du pied noir exploiteur, et souhaitait la fin du système colonial mais avec une Algérie toujours française ne reniant pas finalement les siens. Pour ce qui est du communisme, il 6 ANNO XXX proteste contre la répression sanglante des révoltes de Berlin-Est (juin 1953) et contre l'expansionnisme communiste à Budapest (septembre 1956). Le 4 janvier 1960, en revenant de Lourmarin (Vaucluse), par la Nationale 6 (trajet de Lyon à Paris), au lieu-dit Le Petit-Villeblevin, dans l'Yonne, Albert Camus trouve la mort dans un accident de voiture à bord d'une Facel Vega conduite par son ami Michel Gallimard, le neveu de l'éditeur Gaston, qui perd également la vie. La voiture quitte la route et percute un premier arbre puis s'enroule autour d'un second, parmi la rangée qui la borde. Les journaux de l'époque évoquent une vitesse excessive (180 km/h), un malaise du conducteur, ou plus vraisemblablement, l'éclatement d'un pneu. L'écrivain René Étiemble déclara: «J'ai longtemps enquêté et j'avais les preuves que cette Facel Vega était un cercueil. J'ai cherché en vain un journal qui veuille publier mon article... » En marge des courants philosophiques, Albert Camus s'est opposé au christianisme, au marxisme et à l'existentialisme. Il n'a cessé de lutter contre toutes les idéologies et les abstractions qui détournent de l'humain. En ce sens, il incarne une des plus hautes consciences morales du XX siècle — l'humanisme de ses écrits ayant été forgé dans l'expérience des pires moments de l'espèce humaine. Le 19 novembre 2009, le quotidien «Le Monde» affirme que le président Nicolas Sarkozy envisage de faire transférer les restes d'Albert Camus au Panthéon. Dès le lendemain, son fils, Jean Camus, s'oppose à ce transfert, craignant une récu-pération politique. Sa fille, Catherine Camus, ne se prononce pas. «L'absurde naît de cette confrontation entre l'appel humain et le silence déraisonnable du monde». Dans cette phrase est concentrée la puissance d'un conflit, d'une confrontation qui supporte et emporte l'œuvre de Camus. Deux forces qui s'opposent : l'appel humain à connaître sa raison d'être et l'absence de réponse du milieu où il se trouve. L'homme vivant dans un monde dont il ne comprend pas le sens, dont il ignore tout, jusqu'à sa raison d'être. L'appel humain, c'est la quête d'une cohérence, or pour Camus il n'y a pas de réponse à cette demande de sens. Tout au moins n'y a-t-il pas de réponse satisfaisante, car la seule qui pourrait satisfaire l'écrivain devrait avoir une dimension humaine : «Je ne puis comprendre qu'en termes humains »21. Ainsi les religions qui définissent nos - LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010 IN PRIMO PIANO origines, qui créent du sens, qui posent un cadre, n'offrent pas de réponse pour l'homme absurde : « Je ne sais pas si ce monde a un sens qui le dépasse. Mais je sais que je ne connais pas ce sens et qu'il m'est impossible pour le moment de le connaître. Que signifie pour moi une signification hors de ma condition?». L'homme absurde n'accepte pas de perspectives divines. Il veut des réponses humaines. L'absurde n'est pas un savoir, c'est un état acquis par la confrontation consciente de deux forces. Maintenir cet état demande une lucidité et nécessite un travail, l'absurde c'est la conscience toujours maintenue d'une « fracture entre le monde et mon esprit » écrit Camus dans Le Mythe de Sisyphe. Ainsi l'homme absurde doit s'obstiner à ne pas écouter les prophètes (c'est-à-dire avoir as-sez d'imagination pour ne pas croire aveuglément à leur représentation de l'enfer ou du paradis) et à ne faire intervenir que ce qui est certain, et si rien ne l'est, «ceci du moins est une certitude ». L'homme absurde ne pourrait s'é-chapper de son état qu'en niant l'une des forces contradictoires qui le fait naître : trouver un sens à ce qui est ou faire taire l'appel humain. Or aucune de ces solutions n'est réalisable. Oui, il faut maintenir l'absurde, ne pas tenter de le résoudre, car l'absurde génère une puissance qui se réalise dans la révolte. La révolte, voici la manière de vivre l'absurde. La révolte c'est connaître notre destin fatal et néanmoins l'affronter, c'est l'intelligence aux prises avec le silence déraisonnable du monde, c'est le condamné à mort qui refuse le suicide. C'est pourquoi Camus écrit: «L'une des seules positions philosophiques cohérentes, c'est ainsi la révolte». La révolte c'est aussi s'offrir un énor-me champ de possibilités d'actions. Car si l'homme absurde se prive d'une vie éternelle, il se libère des contraintes imposées par un improbable futur et y gagne en liberté d'action. Plus le futur se restreint et plus les possibilités d'actions «hic et nunc» sont grandes. Et ainsi l'homme absurde jouit d'une liberté profonde. L'homme absurde habite un monde dans lequel il doit accepter que «tout l'être s'emploie à ne rien achever», mais un monde dont il est le maître. Et à Camus, qui fait de Sisyphe le héros absurde, d'écrire: «Il faut imaginer Sisyphe heureux.» Bien que Camus réfute les religions parce que «on n'y trouve aucune problématique réelle, toutes les réponses étant données en une fois22», et qu'il n'ac-corde aucune importance au futur : « il n'y a pas de lendemain», sa révolte n'en est pas pour autant amorale. «La solidarité des hommes se fonde sur le mouvement de révolte et celui-ci, à son tour, ne trouve de justification que dans cette complicité». Tout n'est pas permis dans la révolte, la pensée de Camus est humaniste, les hommes se révoltent contre la mort, contre l'injustice et tentent de « se retrouver dans la seule valeur qui puisse les sauver du nihilisme, la longue complicité des hommes aux prises avec leur destin». En effet, Camus pose à la révolte de l'homme une condition : sa propre limite. La révolte de Camus n'est pas contre tous et contre tout. Et Camus d'écrire: «La fin justifie les moyens? Cela est possible. Mais qui justifie la fin? À cette question, que la pensée historique laisse pendante, la révolte répond: les moyens». François Villon ANNO XXX - LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010 IN PRIMO PIANO El Premio Nobel de literatura Mario Vargas Llosa habla, entre lágrimas y ovaciones, ante la Academia Sueca M ario Vargas Llosa ha convertido esta noche una carta de batalla sobre su vida y su vocación literaria en un discurso que le hizo llorar a él mismo cuando abordó la figura de su mujer, Patricia. «El Perú es Patricia, la prima de naricita respingada y carácter indomable con la que tuve la fortuna de casarme hace 45 años». Ahí el Nobel, que había recorrido en su discurso su descubrimiento de la lectura a los cinco años, sus lecturas de poemas con su madre, los libros de Flaubert y Faulkner, la política, los nacionalismos y otros fanatismos, así como la decepción ante la Revolución Cubana y otros acontecimientos que marcaron el siglo XX, prorrumpió en lágrimas y ya leyó, interrumpiéndose a sí mismo con la voz quebrada por la emoción, todo un párrafo de homenaje a su familia: «Sin ella mi vida se hubiera disuelto hace tiempo en un torbellino caótico y no hubieran nacido Álvaro, Gonzalo, Morgana, ni los seis nietos que nos prolongan y alegran la existencia. Ella hace todo y todo lo hace bien». Totalmente repuesto de una afonía, pero con los efectos aún del hematoma que le causó ayer una caída, Vargas Llosa ha ofrecido hoy su discurso titulado Elogio de la lectura y la ficción ante la Academia Sueca en el marco de la ceremonia de entrega del Premio Nobel de Literatura de 2010. El escritor ha comenzado a hablar a las 17.33 y ha acabado 48 minutos más tarde. Ese momento emocionante de su discurso se reflejó en su mujer, sus hijos, sus parientes cercanos, sus nietos, su agente literaria, Carmen Balcells, su traductor al sueco, Peter Landelius, todo el mundo lloró al mismo tiempo que Vargas Llosa. Su discurso, dijo su compañero de pupitre en los años cuarenta de Lima, José Miguel Oviedo, fue «el discurso»; Balcells nos dijo «es la mejor manera de terminar mi vida»; la agente literaria que descubrió a Mario hace 50 años se secaba las lágrimas al final del acto más emotivo de su relación con el autor de La Casa Verde. Su hijo Álvaro, de los pocos que había leído el discurso de su padre, nos dijo que en esta alocución del Nobel «está el espejo de su alma, la esencia de Mario Vargas Llosa, su pensamiento ético y también su estatura sentimental». Patricia no conocía el discurso; lo escuchó esta noche por primera vez. «Está conmovida hasta los huesos», ha dicho Álvaro. «Ahora ya ve que son obvias las razones por las que mi padre no se lo dejó leer». Ese párrafo va a marcar ahora la historia de un discurso que por otra parte constituye la explicación más breve pero también más emocionante de la trayectoria de Mario Vargas Llosa. El escritor, que esta noche se sorprendía a sí mismo de haber llorado («¡Yo que 7 nunca lo hago!»), explicó que «igual que escribir, leer es protestar contra las insuficiencias de la vida»; «que la vida de la fantasía es más rica que la de la rutina cotidiana...» Reconoció que el espanto de nuestra época es el fanatismo, los terroristas suicidas, la multiplicación de armas de destrucción masiva: «Enfrentándonos a los fanáticos homicidas defendemos nuestro derecho a soñar y a hacer nuestros sueños realidad...» Expresó su decepción «del estatismo y el colectivismo»; «mi tránsito hacia el demócrata y el liberal que soy — que trato de ser — fue largo, difícil, y se llevó a cabo despacio y a raíz de episodios como la conversión de la Revolución Cubana, que me había entusiasmado al principio, al modelo autoritario y vertical de la Unión Soviética». Contó como descubrió a América Latina en París, leyendo a Borges, a Paz, a Cortázar, a García Márquez, a Fuentes, a Cabrera Infante, a Rulfo, a Onetti, a Carpentier, a Edwards, a Donoso y a muchos otros. Expresó su esperanza de que ahora América Latina deje «por fin de ser el continente del futuro y pase a serlo del presente». Explicó que no se siente extranjero en ningún sitio: «Quiero a España tanto como al Perú y mi deuda es tan grande como el agradecimiento que le tengo». «Jamás he sentido la menor incompatibilidad entre ser peruano y tener un pasaporte español porque siempre he sentido que España y el Perú son el anverso y el reverso de una misma cosa, y no sólo en mi pequeña persona, también en realidades esenciales como la historia, la lengua y la cultura». Abominó de los nacionalismos; mostró su convicción de que la emancipación de los indígenas americanos «sigue siendo una asignatura pendiente» y que «no hay una sola excepción a este oprobio»; y, en fin, el Nobel agradeció a amigos como Carlos Barral y Carmen Barcells y a tantos otros «que se desvivieron porque mis historias tuvieran lectores». 8 - LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010 STUDI PUCCINIANI ANNO XXX RASSEGNA SULLA MUSICA E SUL TEATRO MUSICALE NELL'EPOCA DI GIACOMO PUCCINI Annuale, fondata nel 1998 a cura del Centro studi Giacomo Puccini, diretta da VIRGILIO BERNARDO - MICHELE GIRARDI E ARTHUR GROOS Questo fascicolo affronta i seguenti argomenti:il genere sinfonico italiano intorno al 1890 (col complemento del facsimile del manoscritto della prima composizione sinfonica pucciniana); la storia dalla Messa a 4 voci di Puccini; aspetti particolari di singole opere, come l'aria di disperazione in Manon Lescaut o lʼautenticità delle componenti americane della Fanciulla del West (con l'integrazione delle interviste rilasciate dall'autore a New York). Propone quindi la traduzione inglese del libretto di Madama Butterfly rivisitata nel teatro Takarazuka. This issue examines the following topics: the Italian symphonic genre around 1890 (accompanied by a reproduction of Puccini's manuscript for his first symphonic composition); the history of Puccini's Messa a 4 voci; specific aspects of individual works such as the air of desperation in Manon Lescaut or the authenticity of the American components in Fanciulla del West (with a supplement of Puccini's interviews in New York). The issue finally presents the English translation of Madam Butterfly's libretto revisited in the Takarazuka theatre. STUDI PUCCINIANI - Rassegna sulla musica e sul teatro musicale nell'epoca di Giacomo puccini - Annuale, fondata nel 1998 a cura del Centro Studi Giacomo Puccini, diretta da Virgilio Bernardoni, Michele Girardi e Arthur Groos - 2010, cm 17 x 24, 202 pagine con 24 figg. n.t., 33 es. mus. n.t. e 1 tav. f.t. a colori - € 30. CASA EDITRICE LEO S. OLSCHKI Casella Postale 66 - Firenze - P.O. Box 66 - 50123 Firenze Italy email: celso@olschki. it - [email protected] - INTERNET: www.olschki.it Tel. (+) 39 055.65.30.684 - Fax (+39) 055.65.30.214 ANNO XXX - LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010 IN PRIMO PIANO «Escribir es una manera de vivir». Entre los asistentes a la ceremonia, además, estuvieron su amigo el artista peruano Fernando de Szyszlo. También ha acudido toda su familia, incluidos sus nietos adolescentes, así como la ministra de Cultura de España, Ángeles González Sinde, el de Perú, Juan Osio, y la directora del Cervantes, Carmen Caffarel. También estuvieron presentes la mayoría de sus editores extranjeros y su editora en lengua española, Pilar Reyes, directora de Alfaguara. Expresó su amor a Barcelona — donde vivió cinco años a comienzos de los años setenta — y a España y, como no, a Perú: «El Perú es para mí una Arequipa donde nací pero nunca viví, una ciudad de mi madre, mis abuelos y mis tíos me enseñaron a conocer a través de sus recuerdos y añoranzas...» y por esa vía Vargas Llosa, desde «el paraíso de la infancia» desembocó en ese párrafo que le hizo llorar: «El Perú es Patricia». Patricia, la prima «tan generosa que, hasta cuando cree que me riñe, me hace el mejor de los elogios: 'Mario, para lo único que tú sirves es para escribir.» Una ovación tremenda alivió al Nobel de sus lágrimas. Más adelante dijo con Flaubert: «Escribir es una manera de vivir». De eso trató su discurso. Y una última recomendación: «La nuestra será siempre, por fortuna, una historia inconclusa. Por eso tenemos que seguir soñando, leyendo y escribiendo, la más eficaz manera que hayamos encontrado de aliviar nuestra condición perecedera, de derrotar la carcoma del tiempo y de convertir en posible lo imposible». Ovación, con todos de pie. Abrazos entre lágrimas. Reconocimiento muy merecido. Juan Cruz 9 Quel che Agostino d’Ippona insegna agli uomini d’oggi Pioniere in un territorio che a molti secoli di distanza Freud avrebbe sondato in profondità, Agostino d'Ippona» uno dei più grandi teologi della chiesa delle origini — ha coniugato le Sacre Scritture con la ricerca filosofica dell'auto-conoscenza, esaminando la questione dell'io dal punto di vista teologico. In questo agile volume, Stephen A. Cooper introduce i lettori alla vita e all'opera di Agostino, in particolare alle Confessioni, odissea di un'anima che cerca la propria strada tra smarrimenti di sé e ritrovamenti per arrivare a Dio. Oltre millecinquecento anni dopo la sua conversione — intesa anche come radicale cambiamento attraverso quale il soggetto muta fino a superare la propria natura — continua a parlarci. Stephen A. Cooper, Agostino d'Ippona... per chi non ha tempo, pp. 224. Claudiana Editrice, f.to cm 14,5 x 21, euro 15. Cod. 978-88-7016-838-9 Stephen A. Cooper insegna Scienze religiose presso il Franklin and Marshall College di Lancaster in Pennsylvania, USA L'arrivo della luce elettrica, del telefono e del cinematografo La guerra di Libia, le battaglie politiche tra liberali, radicali, cattolici e socialisti I sogni irrealizzati della strada per la Francia e della ferrovia in Alta valle Daniele Archittu, I giornali raccontano (Storia e cronache della Val Pellice - 1910/1914), Claudiana Editrice, 2010, cartonato, pp. 292, € 24. CLAUDIANA EDITRICE 10 Storia d’Italia degli anni ottanta ANNO XXX - LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010 STORIOGRAFIA Quando eravamo moderni Il decennio della «degenerazione morale» o quello dell'ultima modernità italiana? Da tempo si discute di un periodo recente della nostra storia al quale si guarda ora con nostalgia ora con disprezzo. In realtà gli anni ottanta sono anni di modernizzazione economica e sociale, anni in cui la società italiana abbandona rapidamente i caratteri dei decenni precedenti, l’economia prende forme più vicine a quelle a noi contemporanee: si affermano nuovi soggetti economici che pongono al centro il rapporto con il territorio, dalle piccole imprese alle reti dei distretti industriali. Soprattutto, si afferma compiutamente una società con uno spirito nuovo nella quale segnano il passo la ricerca della libertà individuale, la fine delle ideologie politiche, il perseguimento della soddisfazione personale attraverso la realizzazione professionale e il guadagno. Tutto questo in un contesto europeo e internazionale in cui gli eventi e i processi storici che si svolgono al di là delle frontiere entrano per la prima volta a viva forza nel dibattito politico e nell’opinione pubblica. Gervasoni ricostruisce la vivacità dell'Italia di quegli anni guardando ai processi economici e a quelli aggregativi, ai consumi, alle culture di massa, dall'audiovisivo alla musica; una società meno diseguale e più disincantata nei confronti delle grandi idealità collettive e pub- bliche, in cui la politica, portatrice di senso, capace di mutare la storia, fece di tutto per rallentare la corsa trovandosi per molti versi estranea al mutamento e all'accelerazione dei tempi. «Gli anni ottanta — scrive l'autore — nel loro essere miscela di nuovo e di vecchio, di continuità e di rottura, di splendore e di miserie, furono l'ultimo vero decennio del Novecento e il primo del xxi secolo: il punto di passaggio e di transizione tra due universi socio-culturali molto diversi, in cui si sovrapposero fenomeni novecenteschi in dissoluzione con stimoli del secolo che stava per aprirsi». (red.) Marco Gervasoni, Storia d’Italia degli anni ottanta (quando eravamo moderni), Marsilio Editori, 2010, pagine. 256, €16, 20. MARITAIN OPERE (VOLUMI SINGOLI) Primato dello spirituale Pref. di Giorgio Campanini Pagine 296, € 18 Da Bergson a Tommaso d’Aquino (Saggi di metafisica e di morale) Pagine. 240, € 16 Antimoderno (Rinascita del tomismo e libertà intellettuale) Pagine 264, € 16 Il Dottore angelico A cura di Luigi Castiglione Pagine 168, € 13 Léon Bloy, pellegrino dell’Assoluto A cura di Luigi Castiglione Pagine 160, € 13 La tragedia delle democrazie logos Presentazione di Raimondo Spiazzi Pagine 112, € 13 ANNO XXX - LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010 IN PRIMO PIANO 11 Il richiamo del corpo e la profondità dei sentimenti FULVIO TOMIZZA, «SCRITTORE DI FRONTIERA» N asce nel 1935 da una famiglia della piccola borghesia a Giurizzani presso a Materada (in croato Juricani), uno dei villaggi della penisola istriana, dove i suoi genitori erano proprietari di piccoli appezzamenti agricoli e si dedicavano con alterna fortuna a varie attività commerciali. In possesso di una naturale predisposizione nello scrivere e da una precoce senso dello spazio e per le arti figurative, ottenuta la maturità classica si trasferisce temporaneamente a Belgrado e a Lubiana e incomincia a lavorare occupandosi sia di teatro che di cinema. Nel 1954, la Zona B del Territorio Libero di Trieste, con inclusa Materada, passa sotto lʼamministrazione iugoslava e Tomizza, appena ventenne, benché legato alla sua terra da un sentimento d'appartenenza quasi viscerale, si trasferisce a Trieste dove risiederà per tutta la vita. La nostalgica lontananza dalla sua amata parrocchia di Materada, lo porta nel 1966 a pubblicare la raccolta Trilogia istriana che comprende i romanzi La ragazza di Petrovia (1963), Il bosco delle acacie (1966) e il suo primo romanzo Materada (1960). Gli ultimi anni della sua vita, però, li vive nella natia Materada e una volta scomparso, la locale comunità nazionale italiana gli intitolerà la propria sede sociale, con annesso teatrino. Questi romanzi con le loro pagine di epica contadina inseriscono il giovane Tomizza nella variegata corrente europea degli scrittori di frontiera, e sono l'inizio di una estesa opera narrativa il cui tema costante è la perdita d'identità dei profughi istriani, al centro di complessi intrecci geopolitici, istituzionali e ideologici. Pubblica altri romanzi, alcuni sospesi tra la fantasia e la realtà quali L'albero dei sogni (1969), con il quale vince nello stesso anno il Premio Viareggio, altri vicini alla ricostruzione storica, si veda L'ereditiera veneziana (1989). In mezzo a questi due romanzi c'è una vasta narrativa, tra cui si ricorda La torre capovolta (1971), La città di Miriam (1972), L'amicizia (1980) e Il male viene dal Nord (1984). Con La miglior vita (1977) si aggiudica nello stesso anno il prestigioso Premio Strega. Nel 2007 viene pubblicato Vera Verk, un dramma inedito in tre tempi (Ibiskos Editrice Risolo), ambientato nel 1930 in un paesino del Carso istriano. Il dramma è andato in scena per la prima volta nel 1963 a Trieste. Tra i protagonisti Paola Borboni, Fosco Giacchetti, Marisa Fabbri. Questa tragedia rusticana, che per certi versi può far pensare al Verismo di fine Ottocento o alle grandi — dove amore e morte, colpa ed espiazione si legano indissolubilmente una allʼaltra —, va in realtà inserita in un momento peculiare del teatro europeo del Secondo Novecento. È il momento in cui si incontrano le opere del Neorealismo italiana con le fortune di Brecht in tutta Europa, gli studi antropologici con la psicanalisi freudiana, il teatro del Grande Attore con la rinascita dellʼAvanguardia: il tutto sullo sfondo di una sentita rivalutazione delle proprie tradizioni. Curatore dell'opera è Paolo Quazzolo (docente di drammaturgia). In La città di Miriam (riproposto ora da Marsilio Editori, pp. 176, € 12.50) Il richiamo del corpo e la profondità del sentimento nel grande romanzo di uno dei più siginificativi interpreti della letteratura italiana e triestina del secondo Novecento Conosciuto soprattutto come scrittore e poeta del «mondo dei confini», dell'elegia contadina e di una prosa lirica musicale e intima, con La città di Miriam — Premio Fiera Letteraria 1972, e terzo capitolo della trilogia sul personaggio di Stefano Marcovich — Fulvio Tomizza per la prima volta esce dalle atmosfere dello «scrittore di frontiera», calando il suo protagonista, profugo dall'Istria, nella Trieste «città autunnale», «città delle cupole dei platani», ospite presso la famiglia dei Cohen, la cui figlia Miriam diventerà sua moglie. Nonostante l'amore sincero e forte per Mi- riam, la natura di Marcovich lo sollecita a continue avventure extraconiugali, ma proprio sull'alternarsi «dell'amor sacro e dell'amor profano», sul comunque inscindibile legame fisico e spirituale tra Miriam e Stefano, Tomizza costruisce una piccola favola moderna sullʼuomo e la sua natura, sulle dinamiche della vita di coppia, sulla forza del sentimento che alla fine riesce ad averla vinta sul richiamo del corpo. (ml) 12 ANNO XXX - LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010 EDITRICE OLSCHKI / Novità I LUMI E LA IN THE LIGHT OF THE ANGELS P rimo studio organico sulle operazioni angeliche nella Com-media, questo libro colloca l'angelologia dantesca nel dibattito teologico e filosofico del XIII secolo sulla natura e funzioni delle sostanze separate. Evidenziando l'originale fusione di tradizioni classiche e patristiche nel disegno provvidenziale del poema, argomenta la centralità degli angeli nel sistema eticocosmologico del poema e nella sua strategia narrativa, aprendo nuove prospettive interpretative di figure come il «messo» celeste; gli angeli purgatoriali; Beatrice. As the first organic study on angelic operations in the Divine Comedy, this book puts Dante's angelology within the XIII century theological and philosophical debate on the nature and functions of separate substances. Highlighting the original fusion of classical and patristic traditions within the providential outline of the poem, it argues the centrality of angels inthe Comedy's ethical-cosmological system and narrative strategy, opening new interpretations«of figures such as the ÇHeavenly Messenger»; the Purgatory angels; and Beatrice. Susanna Barsella, In the Light of the Angel's. Angelology and cosmology in Dante’s divina commedia - Biblioteca dell’Archivum Romanicum. Serie I, vol. 370, 2010, cm 17 x 24, XVI-214 pagine. English Text. € 23. RIVOLUZIONE FRANCESE I n questo bilancio politico, storiografico, filosofico e critico-letterario sono soprattutto affrontate due questioni: secondo quali modalità il discorso italiano del Novecento ha usufruito, sul piano sia simbolico che teorico e pratico, di questi due grandi momenti della modernità francese e europea? E di converso, in che modo i grandi cambiamenti politici e culturali del XX secolo hanno trasformato la percezione dei Lumi e della Rivoluzione in settori chiave della cultura italiana? This political, historical, philosophical and literary assessment addresses mainly two issues: in what way did 20th century Italian discourse benefit - on a symbolic as well as theoretical and practical level — from these two great moments of French and European modernity? And conversely, how did the major cultural and political changes of the 20th century transform the perception of the Enlightenment and the Revolution in key areas of Italian culture? Dans ce bilan historique, philoso-phique et littéraire sont abordées deux questions: comment le discours italien du XX aussi bien symbolique que théorique et pratique, ces deux grands moments de la importants changements culturels et politiques du XX a-til remis en jeu? I lumi e la rivoluzione francese nel dibattito italiano del XX secolo / Les lumières et la Révolution française dans le débat italien du XX s. Atti del Convegno internazionale di studi. Musée de la Révolution française, Vizille (Isdère), 27-28 settembre 2007. A cura di Gilles Bertrand e Enzo Neppi (Mais Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux. Studi, vol. 20 2010, cm 17 x 24, 316 pp. con 1 fig. n.t. € 32. I IL MOVIMENTO IMMOBILE E LA FISIOLOGIA l metodo grafico, nato in Germania nei laboratori di fisiologia, fu portato a maturità nella seconda metà del XIX secolo al Collège de France da E.J. Marey e dal suo meno noto successore C. E. François Franck. La fisiologia come disciplina autonoma si strutturava così sulla base di un tentativo di geometrizzazione e immobilizzazione visuale del movimento vitale. In questo saggio si espongono i successi e gli scacchi di questo programma di ricerca ricostruendo i momenti salienti della biografia scientifica dei due fisiologi. The graphic method in physiology, invented in Germany, was brought to maturity in the second half of the nineteenth century in France by E.-J. Marey and his lesser known successor François-Franck. Physiology as an autonomous discipline was structured on the basis of immobilization and geometrization of vital movement. In this essay the successes and drawbacks of this research programme are outlined by reconstructing the highlights of the two physiologists’ scientific biographies. Liborio Dibattista, Il movimento immobile e la fisiologia di E.-J. Marey e c.e. François-Franck (18-681921). Biblioteca di storia della scienza, vol. 54, 2010, cm 17x24, XVI-340 pagine con 113 figg. n.t. e 2 tavv. f.t, € 35. ANNO XXX CLAUDEL Opere a cura di Luigi Castiglione Giovanna d’Arco al rogo Il libro di Cristoforo Colombo Il festino della saggezza La messa laggiù Signore, insegnaci a pregare Il simbolismo di La Salette Cinque grandi odi Processionale per salutare il secolo nuovo logos Amo la Bibbia 13 - LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010 INTERVALLO MAX SCHELER L’eterno nell’uomo Questʼopera è giustamente considerata uno dei principali contributi della filosofia della religione del nostro secolo. Lʼoggetto principale nʼè infatti «il divino come assolutamente esistente e santo» e lʼassioma fondamentale è quello «dellʼoriginarietà e inderivabilità dellʼesperienza religiosa». Con ciò Scheler si oppone a tutti i tentativi, compiuti soprattutto ad opera dellʼIlluminismo dal ʻ700 in poi, di spiegare la religione partendo da fattori estrareligiosi. Per lui lʼuomo è per essenza «teomorfo», cioè ha la sua perfezione, la sua forma in Dio. Tutte le teorie che deducono la religione dalla psiche umana (psicologismo), dalla natura fisica (materialismo), dalla cultura umana (storicismo),sono errate, per ché non capiscono lʼessenza dellʼuomo e il significato ultimo della realtà, il cui fondamento è in Dio. Un ampia introduzione (oltre cento pagine) di Ubaldo Pellegrino, dellʼUniversità di Padova (che lʼha anche tradotto e per il primo) arricchisce il volume. . Max Scheler, Lʼeterno nellʼuomo, A cura di U- baldo Pellegrino, Logos, Roma, pagine 468, € 36. MARCEL Il declino della saggezza A differenza di Sartre che in un’intervista-testamento dichiarava apertamente il fallimento del propensiero con la rinunzia alla stessa dualità fenomenologica dell’«essere-in-sé» e dell’«essere-per-sé», Marcel nel suo «Testamento filosofico» del 1969, rinnovava il suo rifiuto alla linea del «cogito» e la preferenza per la «filosofia itinerante». Il presente volume è un documento fra i più luminosi di quest’impegno, ma non si tratta di accettare una filosofia, bensì di progettare una «ripresa» – per dirla con un’espressione kierkegaardiana – ossia di un «ri-torno al fondamento», al fondamento», secondo l’espressione di Heidegger che gode le simpatie del Marcel per il quale – con ottimismo davvero invidiabile — la denuncia dell’«oblio dell’essere» ed il richiamo all’«essere dell’essente» sfugge alla risoluzione nichilistica del principio d’immanenza. Gabriel Marcel, Il declino della saggezza, Logos, Roma, pp. 128, € 10. CLAUDEL Giovanna d’Arco al rogo Concepito come «oratorio», il testo di Paul Claudel, Giovanna dʼArco al rogo. sviluppa, in un crescendo altamente drammatico, una visione di Giovanna nellʼimminenza del supplizio. Sul rogo ella rivive gli episodi più salienti della sua vita: lʼinfanzia a Domremy, la lotta contro gli inglesi, lʼentrata del re a Rheims, il tradimento dei chierici, lʼaccusa di stregoneria, la condanna al rogo. Musicato da Honegger — che nʼè riuscito a rendere, con una sorprendente coloritura orchestrale, lʼesuberanza mistica, popolaresca e truculenta del linguaggio claudeliano — questʼoratorio drammatico in Italia è stato rappresentato allʼAdriano di Roma il 20 dicembre 1942 (dir. B. Molinari), alla Scala di Milano il 4 aprile 1947 (dir. Paul Sacher), al San Carlo di Napoli il 5 dicembre 1953 (prot. I. Bergman, reg. R. Rossellini, che nel 1954 ne ha anche realizzato una versione cinematografica), il 15/17 aprile 1984 nellʼauditorio dellʼAc- cademia di Santa Cecilia (dir. G. Albrecht, prot. Barbara Sukowa) ed al Teatro Verdi di Firenze... Edizioni Logos, Roma, testo originale a fronte, a cura di Luigi Castiglione, pagine 128, ill., € 16. 14 ANNO XXX - LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010 EDIZIONI MEDITERRANEE IL MANDALA CONTRO IL CANCRO Daniela Respini Nella prima parte del libro l'Autrice affronta un itinerario per il mondo alla scoperta di come il Mandala sia stato utilizzato praticamente fin dagli albori dell'umanità. Questo libro, però, nasce dalla voglia di raccontare l'esperienza personale della dottoressa Respini con le persone ammalate di cancro e del loro incontro con il Mandala. Per questa ragione, la seconda parte del volume comprende una breve descrizione della psiconcologia, una branca complessa della psicologia che studia e affronta le problematiche psicologiche connesse alla malattia oncologica. Una disciplina che va oltre la persona afflitta dalla malattia, tenendo in grande considerazione anche il contesto, dalla famiglia allʼequipe curante. Segue poi una descrizione delle caratteristiche delle persone ammalate di cancro, in particolare della condizione psicologica sociale e culturale di chi viene a sapere dall'esperienza diretta fatta nel Day Hospital di Oncologia medica dell'Unità Operativa Complessa dell'Ospeda-le G. Di Maria di Avola (SR), con le persone in trattamento antineoplastico e con quelle che si trovavano a casa perché alla fine del loro percorso di vita in quanto incurabili. E lì che l'Autrice ha sperimentato una Mandala, che ha come fine ultimo quello di accompagnare la persona malata di cancro al raggiungimento dell'armonia e dunque alla guarigione della propria anima. Conclude il libro una panoramica sul-le terapie alternative e complementari che possono integrarsi con gli approcci tradizionali, per garantire una qualitˆ di vita dignitosa e il pieno rispetto della persona. Daniela Respini, Il Mandala contro il cancroI. Edizioni Mediterraanee, 2010, pp. 144, 78 foto a colori,€ 17, 50. IL CODICE DIVINO DELLʼAMORE Kazuo Murakami «Il genere umano, nel XXI secolo, si trova ad affrontare sfide impossibili da vincere solo grazie alla scienza o alla religione. Dobbiamo unire il nostro sapere spirituale alle conoscenze scientifiche se vogliamo sconfiggere la sofferenza. Il libro di Kazuo Murakami ci avvicina a questo traguardo». SUA SANTITÀ IL DALAI LAMA Gli ultimi studi compiuti da ricercatori come Murakami hanno rivelato, invece, che i geni cambiano in risposta a diversi fattori. È vero che l'ereditarietà influisce sulle qualità e sulle abilità individuali, ma, sebbene questi tratti siano trasmessi geneticamente, i nostri geni sono dotati anche di un «interruttore on/off» che può attivarli. L'«interruttore» viene azionato, per esempio, dall'eserciziofisico, dall'ambiente, dall'atteggiamento mentale e addirittura anche dalla risata (Murakami ha dimostrato che essa riduce significativamente i livelli di zucchero nel sangue dei diabetici dopo i pasti). Imparare quindi ad attivare geni positivi e a disattivare quelli negativi può aprire infinite possibilità per espandere il potenziale umano. Ma lo scienziato giapponese si sofferma anche a riflettere sul sorprendente meccanismo della vita, perfetto, misterioso, controllato dal nostro codice genetico, e conclude che un ordine tanto superbo non può essere frutto di una mera coincidenza. Dietro l'armonia del mondo deve esserci qualcosa di«dio» e che lui, da scienziato, definisce «Qualcosa di Grande», un'ori-gine comune a tutto l'esistente che va rispettata trattando con dignità la vita in ogni sua forma. Kazuo Murakami, Il Codice divino dellʼamore, Vincitore del Max Planck Awardper la Ricerca, Edizioni Medi-ter-ranee, pp. 128 pagine, 10 foto a colori, € 12,50. LO YOGA DELLʼAMORE Jean Herbert Le gesta di Krishna La ricerca dello sviluppo spirituale (yoga, sadhanaun'arte, ha perciò regole ristrette che le Scritture sacre descrivono con una minuzia e una precisione probabilmente ineguagliate. Ordinando metodicamente ciò che riferiscono in merito i numerosi testi sacri, Herbert ne trae un profondo insegnamento, quello della via del Bhakti Yoga, lo Yoga dell'Amore. L'autore descrive dettagliatamente ogni ostacolo con cui si scontra chi si vuol impegnare sulla strada spirituale, e il modo di superarlo in modo pratico. Il mito di Krishna costituisce un vero manuale ,minuzioso e preciso, per colui che vuole seguire fino in fondo la via dell'Amore divino, e il colto e documentato saggio di Herbert, affrontandolo dal punto di vista yogico, costituisce quindi un prezioso strumento di riflessione e di meditazione. Jean Herbert LO YOGA DELLʼA-MORE (Le gesta di Krishna), Edizioni Mediterranee, 2010, pp. 144, 10 disegni, € 14,50. Jean Herbert (1896-1980), che nel 1946 ha fondato la collana «Spiritualités vivantes» dell'editore francese Albin Michel, ha dedicato la maggior parte della sua vita a divulgare in Occidente i tesori delle saggezze orientali e in particolar modo dell'India. La sua opera di autore e di editore ha influenzato intere generazioni. Edizioni Mediterranee, 2010, pp. 144, 10 disegni, € 14,50. ANNO XXX - LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010 Cronache dall’ALDIQUÀ Politica e politicherie Il diavolo sʼannida in Vaticano Barricate di fuoco Nuovi files sul Vaticano: resistenze nell'inchiesta pedofilia Papa, anno devastato da abusi Pornografia e turismo sessuale devastano bimbi L'anno sacerdotale che si sta concludendo ha "sconvolto" il Papa e la Chiesa che sono venuti a conoscenza della "dimensione per noi inimmaginabile" degli abusi "commessi da sacerdoti contro i minori", abusi che "stravolgono il sacramento al suo contrario: sotto il manto del sacro feriscono profondamente la persona umana nella sua infanzia e le recano un danno per tutta la vita". Lo ha detto il Papa nel discorso alla Curia in occasione degli auguri natalizi. Il "volto della Chiesa è coperto di polvere", "il suo vestito è strappato" a causa degli abusi di sacerdoti contro i bambini. E il Papa, davanti alla Curia riunita, invita a "accogliere questa umiliazione come una esortazione alla verità e una chiamata al rinnovamento". E invita a "ringraziare di cuore tutti coloro che si impegnano per aiutare le vittime e per ridare loro la fiducia nella Chiesa, la capacità di credere al suo messaggio". Il Papa ha invitato la Chiesa a chiedersi dove ha sbagliato e come formare sacerdoti immuni da questo peccato e crimine. "Dobbiamo interrogarci - ha detto - su che cosa possiamo fare per riparare il più possibile l'ingiustizia avvenuta. Dobbiamo chiederci che cosa era sbagliato nel nostro annuncio, nell'intero nostro modo di configurare l'essere cristiano, così che una tale cosa potesse accadere. Dobbiamo trovare una nuova risolutezza nella fede e nel bene. Dobbiamo essere capaci di penitenza. Dobbiamo sforzarci di tentare tutto il possibile, nella preparazione al sacerdozio, perché una tale cosa non possa più succedere. Ô questo anche il luogo per ringraziare di cuore tutti coloro che si impegnano per aiutare le vittime e per ridare loro la fiducia nella Chiesa, la capacità di credere al suo messaggio. Nei miei incontri con le vittime di questo peccato, - ha aggiunto - ho sempre trovato anche persone che, con grande dedizione, stanno a fianco di chi soffre e ha subito danno. Ô questa l'occasione per ringraziare anche i tanti buoni sacerdoti che trasmettono in umiltà e fedeltà la bontà del Signore e, in mezzo alle devastazioni, sono testimoni dlla bellezza non perduta del sacerdozio". "Mercato della pornografia", "turismo sessuale", "droga", sono mali che con forza crescente nuocciono al mondo. Lo ha denunciato il Papa nel discorso alla Curia: "la devastazione psicologica di bambini - ha detto - in cui persone umane sono ridotte ad articolo di mercato, è uno spaventoso segno dei tempi". E il turismo sessuale minaccia "una intera generazione". Ne ha parlato a proposito del "contesto" in cui sono stati commessi abusi di preti su bimbi, peccato che resta di "particolare gravità" e per cui la Chiesa ha "responsabilità". 15 16 ANNO XXX - LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010 POLITICA E POLITICHERIE Una vittoria di Pirro con la benedizione di Bertone? Il Politichiere Il demonio s’annida in Vaticano ANNO XXX - LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010 Il vescovo vicario di Blogna: «Il demonio può an-nidarsi anche nel mondo del web, dei social network e soprattutto di Facebook», ma per il sensitivo Alocchi che previde la fine di Sara Scazzi, Yara è stata assassinata «da un uomo che ne era ossessionato'». Yara, ricerche si concentrano a Mapello Impiegato un cane che arriva dalla Svizzera (AdnKronos). «Dietro a episodi come la scomparsa di Yara Gambirasio c'è una mens demoniaca». Lo dice all'Adnkronos monsignor Ernesto Vecchi, riferendosi alla ragazzina tredicenne scomparsa venerdì da Brembate. Il vescovo vicario di Bologna spiega che bisogna dimenticare le immagini tradizionali e ormai superate del diavolo che fa spavento, con coda e occhi infuocati. «Il demonio — dice — è bello, benvestito e affascinante. Gli risulta facile trarre in inganno chi non è abbastanza forte da resistergli. Si tratta di unʼentità trasversale, che può trovarsi ovunque in ogni situazione e, al giorno d'oggi, può annidarsi anche nel mondo del web, dei social network e soprattutto di Facebook». Un diavolo moderno quindi, digitale e sempre in agguato, di cui «è facile avvertire la presenza se si pensa ai tragici episodi degli ultimi mesi'». E proprio alla recente sparizione di Yara fa riferimento Monsignor Vecchi, quando conclude dicendo: «Il responsabile della scomparsa di una ragazzina innocente deve essere guidato da una mente demoniaca». Il Vescovo Vecchi ha ragione, ha ragione, ma il demonio sʼannida anche, e soprattutto, in Vaticano 17 PROPOSTE Le chiavi di Roma Alla Fiera della Media e Piccola Editoria «Piu' libri Piu' Liberi», tenutasi a Roma nei primi di novembre, il libro di Costantino D'Orazio Le chiavi per aprire 99 luoghi segreti di Roma (Palombi Editori) è risultato il più venduto, superando anche i titoli di grandi star dellʼattuale narrativa. Uscito il 2 dicembre in libreria, il volume ha gia' venduto un totale di 3000 copie, con riordini giornalieri da parte delle librerie che superano le 100 copie. *** Da Verdi a Pavarotti I momenti più significativi della musica italiana. Ma anche una riflessione «sociale» sui generi che hanno segnato la memoria musicale d'Italia, dall'Unità ad oggi. A studiarli è il saggio di Paolo Prato «La musica italiana. Una storia sociale dall'Unità a oggi», pubblicato da Donzelli editore. L'autore propone un lungo viaggio da Verdi a Pavarotti, da Mina a De Andre', da Morricone alla Pausini. Un percorso che si snoda attraverso i generi musicali, tra classica, lirica, canzone, rock, jazz, musica di tradizione orale, da ballo, per il cinema. Un itinerario, insomma, che dimostra come la musica abbia contribuito a plasmare un'idea di Italia tra note e melodie. Un'idea, per di più, che si è basata su un un dialogo costante con la cultura, i consumi e il tempo libero. Un dialogo tanto ricco e originale da offrire l'opportunità alla musica di rappresentare il Belpaese insime alle altre «eccellenze tricolori» come la cucina, la moda, i beni artistici. il libro ripercorre, inoltre, i momenti principali delle diverse culture e sottoculture musicali delle istituzioni e degli eventi, dei luoghi pubblici e privati (circoli, teatri, caffè, discoteche) che hanno visto la nascita di alcuni fenomeni musicali e decretato la morte di altri. La ricognizione a tutto campo, impreziosita da un apparato iconografico, tenta infine di rispondere alla domanda se esista o meno uno specifico spazio culturale e mentale denominato «italianità in musica». *** 18 ANNO XXX - LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010 Pirro nella capitale dellʼItalia unita Barricata di fuooco a Roma, assalti blindati. Scontri in via del Corso e a Montecitorio Prima i cortei poi il cuore di Roma de-vastato dai teppisti che hanno trasformato il centro della città in un campo di bat-taglia. Scontri con le forze dell'ordine, barricate in fiamme, blindati assaltati, atti di vandalismo che hanno reso il salotto della Capitale teatro di una guerriglia senza quartiere. È l'istantanea della giornata di protesta contro la fiducia ottenuta dal go-verno. Scene che a tratti ricordano quelle di violenza degli anni ʻ70. Il bilancio è di oltre cento feriti, 57 tra le forze dell'ordine e 62 tra i manifestanti, dei quali 40 medicati sui luoghi degli scontri e 22 portati in ospedale. Alla fine sono 41 i fermati, tutti accusati di violenza, resistenza, devastazione e uso di armi improprie. Tutti ragazzi giovanissimi, romani e qualche napoletano, poca politica in testa ma molte azioni di violenza urbana nel curriculum: risse in strada e da stadio, vite difficili di borgata. Cappuccio e sciarpe neri, quasi nuovi black bloc, hanno seminato il panico per ore trasformando il centro in un'inedita Beirut capitolina. E il sindaco Alemanno in serata parla di «violenza gratuita, vergognosa e senza giustificazioni»: lo fa da Piazza del Popolo, il gioiello di Valadier trasformato in un fronte di guerra. Fori, l'accensione di fumogeni e cori contro il Governo. Ma le avvisaglie che la protesta poteva essere più dura ci sono state prima davanti al Senato e poi nei pressi della Camera: dal corteo a più riprese si sono staccati gruppetti di ra-gazzi col volto travisato da sciarpe nere e cappuccio nero che hanno lanciato bottiglie e petardi contro i blindati. Alcuni sacchetti di letame e poi fumogeni e bombe carta in via degli Astalli, una strada proprio dietro palazzo Grazioli. Davanti al Senato ancora petardi, bombe carta, vernice co-lorata e fumogeni. Il tentato assalto ad alcuni blindati con pale e mattoni, presi da un camioncino, provoca la prima carica della polizia. Da qui in poi è la cronaca di un giorno di violenza inaudita. I nuovi black bloc si staccano dal corteo e in poche centinaia seminano terrore e devastazione. Ovunque passano sfondano le vetrate di banche, danneggiano auto, sradicano segnali stradali e li usano come ariete contro le vetrine. Percorrono il lungotevere incendiando cassonetti e raccogliendo 'armi' improvvisate. Poi arrivano a piazza del Popolo, diretti a Montecitorio, e a via del Corso si scatena la 'battaglia' urbana con l'assalto a tre blindati della Guardia di Finanza a colpi di bottiglie, bastoni, pietre. E mazze vengono usate per malmenare i finanzieri che sono a bordo. Uno dei militari, in una delle tante foto scattate in questa giornata di violenza, è ritratto inginocchiato a terra, quasi sopraffatto da alcuni giovani, con la pistola d'ordinanza impugnata nella mano destra. Per difenderla dai manifestanti che volevano sottrargliela, spiegano fonti delle Fiamme gialle. Il fuamo dei lacrimogeni e dei petardi invade via del Corso e le vie dello shopping ormai deserte con i negozianti asserragliati dentro e turisti e romani che fuggono. «Sembrava la guerra civile», ha detto una commessa di un ne-gozio di abbigliamento. I teppisti addirittura erigono una barricata con cassonetti, fioriere, sedie tavolini dei bar di lusso di Piazza del Popolo. Poi le danno fuoco e creano una barriera di fiamme tra loro e i blindati che avanzano e spazzano via tutto. I «black bloc» si ritirano a piazzale Flaminio e un gruppetto «viola» il Pincio e dalla celebre terrazza lancia sassi contro tutto e tutti. Piazza del Popolo viene sigillata dai blindati, il Tridente, cioé le tre strade che si irradiano dalla piazza, cuore del centro storico, è isolato: l'atmosfera è surreale, quasi da coprifuoco. Il piccolo corteo di violenti si muove infine verso il Lungotevere e Prati seminando ancora devastazione. Il Governo ce l'ha fatta, ma la «vittoria» di Berlusconi è stata accompagnata da un'onda di protesta che ha attraversato tutto il Paese e nella Capitale si è trasformata in uno Tsunami con un pesante bilancio di danni (ammontano a circa 450 mila euro secondo l'Ama, l'azienda municipale ambiente) e feriti (40 manifestanti e 50 agenti). Una protesta che partita da studenti e ricercatori contro il ddl di riforma del sistema universitario, all'esame del Parlamento, ha arruolato oggi il malcontento e le rivendicazioni di altre categorie. E così a fianco degli universitari hanno marciato a Roma i lavoratori precari, Lʼanima di Basile Presso la libreria del Teatro India di Roma è stata presentata l'opera prima di Francesco Basile, la silloge poetica intitolata «Anima». Durante la serata, interverrà lo scrittore americano Roy Doliner e il giovane autore leggerà alcune poesie estrapolate dal libro, accompagnate dalle note del chitarrista londinese Patrick Freeman. Ad allietare la serata, una degustazione offerta dall' azienda Ciomod, produttrice del cioccolato di Modica. Il libro raccoglie le poesie composte in dieci anni di «irregolare attivita'» ed è accompagnato dalla prestigiosa prefazione di Roy Doliner, il saggista autore de «I misteri della Sistina'» (Rizzoli). «Leggere le poesie di Basile —osserva Doliner — è come ascoltare i ritmi delle onde del mare siciliano, godere il suo profumo mischiato con quello delle zagare e sentire il suo sale sulla pelle». Una metafora dellʼesistenza I versi sono intrisi di passione, di amore e appartenenza verso la sua terra, «di verità ed emozioni eterne… parole che risuonano con un tono spirituale». La Sicilia, dimora lirica di questa raccolta, incanta e cattura il poeta, si fa «musa ispiratrice'», compagna e madre affettuosa. Un amore, appassionato e malinconico insieme, che muove il poeta, ne illumina i versi, li scalda e li rende carnali: ricordi che si fondono e si confondono con gli scenari, i luoghi, la natura e i profumi di una terra vissuta come metafora dell'esistenza. Itinerario poetico «In questa raccolta di 65 poesie tutto e' autobiografico e tutto ogni singola parola o verso ha un forte valore personale, spiega l'autore - le poesie sono un poʼ come istantanee di vita vissuta filtrate attraverso la propria lente personale e poi affidate ad un foglio, che le conserva e le mostra a chi vorra' dedicare il proprio tempo soffermandosi per un attimo su di esse». La presentazione - pensata come sintesi di note, teatro e versi - si inserisce nell'ambito di un suggestivo «itinerario poetico» che, partendo dallʼestremo sud della Sicilia, è giunto fino a Roma. ANNO XXX i terremotati dell'Aquila, gli abitanti di Terzigno esasperati da un'emer- genza rifiuti che é diventata normalità in quelle zone. A Milano le vetrine della sede del Pdl in viale Monza sono state tempestate dal lancio di uova e vernice da parte di un gruppo di studenti mentre altri manifestanti hanno fatto un blitz a Piazza Affari esponendo uno striscione con l'imperativa scritta «Siete un'accozzaglia di affaristi razzisti, dovete darci il denaro»; alcune secchiate di vernice verde e fumogeni sono stati lanciate anche contro la filiale di Banca Mediolanum; il vice sindaco Riccardo De Corato ha quantificato in almeno 200 mila euro i danni provocati in - LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010 la pista dell'aeroporto e il porto. A Cagliari si è concluso con un grande happening in piazza del Carmine la manifestazione degli studenti universitari e delle superiori alla quale hanno preso parte anche delegazioni di operai in lotta per la conservazione del posti di lavoro e i pastori del Movimento sardo con le caratteristiche bandiere gialle e azzurre. Cortei anche a Bari, dove due cortei hanno attraversato la città all'insegna dello slogan «Voi bloccate il nostro futuro, noi blocchiamo la città», a Catania, Messina, Trieste. Occupati i rettorati alla Federico II di Napoli e nell'ateneo fiorentino. A Siena uno striscione con la BERNANOS OPERE (Volumi singoli) Il signor Ouine città dai manifestanti. A Torino alcune migliaia di studenti delle scuole superiori e delle università hanno sfilato per le vie del centro; un presidio di ricercatori e professori dell'Università e del Poli-tecnico ha stazionato davanti a palazzo Carignano, sede del primo Parlamento italiano, mentre altri manifestanti hanno occupato i binari della stazione di Porta Nuova, dopo aver effettuato un lancio di uova, pietre e fumogeni contro una sede del Pdl. A Genova un corteo di circa 500 studenti, dopo aver percorso le stra-de limitrofe agli scali dei traghetti, ha occupato il varco portuale di Ponte Etiopia al porto di Sampierdarena e viale Canepa mentre a Venezia la protesta è salita sul Ponte di Rialto. Momenti di tensione a Modena: alla manifestazione autorizzata si è aggiunta quella dei centri sociali tra cui il Guernica di Modena, con qualche centinaia di giovani che già in stazione hanno tentato di occupare i binari. Blocchi del traffico a intermittenza, sotto le due torri, a Bologna. Tre cortei di studenti a Palermo per il terzo «Blocchiamo tutto day»; paralizzato il capoluogo siciliano dove ricercatori e docenti ha bloccato il rettorato e gruppi di manifestanti hanno occupato i binari della sta-zione, scritta «Sì alla scuola, no alla guerra» è stato esposto per circa dieci minuti dalla sommità della Torre del Mangia, in piazza del Campo. Lo svincolo di Cosenza nord dell'auto-strada A3 SalernoReggio Calabria è stato bloccato da un gruppo di studenti dell'Università della Calabria. E pure all'estero il dissenso contro la riforma degli atenei promossa dal Mi-nistro Gelmini si è fatto sentire: a Parigi una cinquantina di ragazzi italiani ha manifestato nei pressi del consolato d'Italia. Il centro storico di Roma è stato devastato dalla violenza dei black bloc infiltratisi oggi tra i manifestanti, ma dopo aver visionato il rapporto sugli scontri della questura di Roma, il ministro dell'Interno Roberto Ma-roni, ha promosso il dispositivo di ordine pubblico messo in campo dal questore Francesco Tagliente. Attra-verso il capo della polizia Antonio Manganelli, Maroni ha espresso a Tagliente ed a tutte le donne e gli uomini delle forze dell'ordine impegnate oggi «il proprio apprezzamento per l'equilibrio e l'oculata gestione dimostrata in tutte le fasi della manifestazione». Poteva infatti andare peggio. «Se non c'erano i blindati li avremmo visti arrivare qui con i martelli e i picconi", ha spiegato al ministro mentre a Montecitorio seguiva le Con una nota di Albert Béguin I Rinoceronti, 2 -Pp. 304, € 20 La gioia Con una nota di Ferdinando Castelli I Rinoceronti, 4 - Pp. 256, € 18 Una visione cattolica del reale (Satana e noi) Buc, 61 - Pp. 296, € 20 Sotto il sole di Satana Nuova storia di Mouchette I dialoghi delle carmelitane Il cammino di Cruz-das-almas Diario della guerra di Spagna Scandalo della verità Domenico l’incendiario I ragazzi umiliati logos In preparazione l’Opera omnia 19 20 fasi convulse del voto di fiducia e contemporaneamente si teneva in-formato sulle notizie degli scontri di piazza che via via diventavano più preoccupanti. Le informative arrivate si sono rilevate esatte: obiettivo di parte dei manifestanti era proprio quello di fare blitz violenti nei palazzi del potere. «Bene quindi — ha detto Maroni — hanno fatto il prefetto ed il questore ad organizzare un dispositivo così robusto. Giovani, chiamiamoli così, sono infatti ar-rivati in corso Rinascimento con un furgone da dove hanno tirato fuori picconi, mattoni e bastoni. Poi hanno iniziato a picconare i blindati e i poliziotti». Quanto alle bombe carta, ha aggiunto, «sono bombe vere che possono fare male e chi le lancia è un criminale e non un giovane che manifesta». La Camera, il Senato, Palazzo Chigi, i luoghi istituzionali sono stati preservati dalle violenze, i lavori parlamentari non sono stati interrotti e questo, ha ragionato il titolare del Viminale, è un risultato da non sottovalutare ed un obiettivo raggiunto. Certo, la situazione era obiettivamente difficile da gestire, le devastazioni sono state massicce, ma l'azione «equilibrata» delle forze dell'ordine ha evitato guai peggiori ed il bilancio finale è di una cinquantina di agenti rimasti contusi ai quali Maroni ha espresso «un pensiero di particolare solidarietà». Sono comunque tanti i segnali che preoccupano il ministro e che a qualcuno fa pensare ad un ritorno agli anni '70. Con quella di oggi sono tre le manifestazioni nelle ultime settimane a Roma sfociate in atti di violenza. Sono inoltre di ieri gli scontri, sempre nella Capitale, alla presentazione del libro del segretario della Cisl, Raffaele Bonanni. C'é, insomma, un "clima pesante" nel Paese che non lascia tranquillo Maroni. LA RUSSA, 50 FERITI TRA FORZE ORDINE - «Negli scontri di oggi a Roma ci sono stato cinquanta feriti tra le forze dell'ordine». Lo ha dichiarato il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. «Qualcuno di più — ha detto il ministro — piuttosto che qualcuno di meno». «Oggi c'é stata una sorta di raduno nazionale di tutti coloro che avevano il preciso obiettivo non di manifestare una protesta, un'opinione, ma di attaccare le forze dell'ordine, di impedire il legittimo percorso dell' attività parlamentare», ha aggiunto La Russa. Le forze di polizia, oggi a Roma, «hanno risposto benissimo e faccio i complimenti a tutti: al ministro dell'Interno, al prefetto, al questore, al comandante dei Carabinieri. Meno male che è stata approntata una tutela delle libertà istituzionali, altrimenti avremmo avuto dentro la Camera e dentro il Senato la violenza». Lo ha detto il ministro della Difesa Ignazio La Russa, parlando con i giornalisti a Piazza del Popolo. È stato necessario chiudere i portoni di questi palazzi... Non era maai successo...» ANNO XXX - LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010 Nuovi file sul Vaticano resistenze nell'inchiesta pedofilia Il Vaticano collabora poco sullo scandalo pedofilia. I suoi dirigenti — scrive Anna Lisa rapanna — «tutti sulla settantina» descritti come inetti nell'utilizzare le nuove tecnologie e per questo definiti «tecnofobici». Alte gerarchie che continuano a manifestare «residui di sentimenti antisemiti» e la diplomazia che si basa su uomini di poca esperienza. Il tornado Wikileaks raggiunge così anche Oltretevere che immediatamente si trincera dietro la gravità della diffusione e ne condanna con forza la diffusione sottolineando tuttavia che si tratta di «opinioni». Il colpo è duro, stando ai documenti diffusi da Wikileaks, nei quali il Vaticano è giudicato tiepido, resistente, poco collaborativo. La Santa Sede ha lamentato inoltre, si legge, la mancanza di rispetto per la sua sovranita' nelle richieste di coinvolgimento e per questo si dice essere ''seccato'' con il governo irlandese. «Le richieste della commissione Murphy hanno offeso molti in Vaticano [...] sono state interpretate come un affronto alla sovranità della Santa Sede. I responsabili vaticani sono rimasti seccati dal fatto che il governo irlandese non si sia impegnato perché la commissione seguisse le procedure standard nelle comunicazioni con la Città del Vaticano», si legge nel dispaccio del 26 febbraio 2010 siglato dall'ambasciatore americano presso la Santa Sede Miguel H. Diaz e pubblicato dal «Guardian». Di poco rispetto per la sovranità pontificia si parla anche in un precedente messaggio che, con riferimento allo scandalo pedofilia che investì il clero degli Stati Uniti nel 2002, l'allora segretario di Stato pontificio, card. Angelo Sodano, «si lamentò» con l'ambasciatore degli Stati Uniti presso la Santa Sede, James Nicholson, per le cause intentate negli Usa contro il Vaticano, esortando il suo interlocutore ad aiutare la Santa Sede a difendere la sua sovranità, rivela uno dei file riportato dal New York Times. Mentre in un altro cable dell'ambasciata Usa presso la Santa Sede del 2002 si parla di esponenti della gerarchia vaticana che continuano a manifestare «residui di sentimenti antisemiti» malgrado i «molti progressi» compiuti sotto il pontificato di Giovanni Paolo II nelle relazioni tra il Vaticano e gli ebrei. Le rivelazioni non risparmiano nessuno: nel 2008 il Vaticano aderì alla proposta americana per «un addestramento congiunto con Fbi e antiterrorismo Usa» per fronteggiare le minacce di al Qaida al papa e alla Città del Vaticano. Nel 2004, inoltre, Joseph Ratzinger ancora cardinale espresse scetticispo èper l'adesione della Turchia islamica all'Ue differenziandosi così dalla posizione di neutralità assunta dal Va-ticano sulla questione. Tre anni fa, invece, l'intervento di Benedetto XVI contribuì alla liberazione di 15 marinai britannici catturati in Iran. Opinioni o critiche, nei file riservati l'approccio è senza dubbio al Vaticano come Stato: del suo numero due, il cardinal Tarcisio Bertone, si dice essere uno «yes man» che non ha esperienza diplomatica, mentre «la maggior parte dei vertici, tutti uomini in genere sulla settantina — si sottolinea — non capiscono i moderni media». «Cardinali tecnofobici e Santa Sede in preda all'ignoranza sulle comunicazioni del XXI secolo». Da Oltretevere la reazione è affidata ad un comunicato di poche righe ma non per questo meno risoluta nel denunciare lʼ«estrema gravità» della divulgazione dei dispacci e sottolineare che la loro «attendibilità va valutata con riserva e molta prudenza». ANNO XXX - LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010 21 ÚLTIMAS NOVEDADES 22 ANNO XXX - LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010 Argentina Espagna Perú Todas las voces de América en el Diccionario de americanismos Con casi 2.400 páginas, 70.000 voces y más de 120.000 acepciones, ve la luz el Diccionario de Americanismos de la Real Academia de la Lengua (RAE). Una obra de referencia, editada por Santillana, que recoge todo el léxico americano y muestra las diferencias existentes entre la lengua que se habla en cada país. Según explicó el director de la RAE, Víctor García de la Concha, este diccionario es para todo el ámbito americano y recoge palabras "que siendo de uso común tienen en la región de América un significado distinto del que tienen en el español". Como ejemplo citó el termino "banqueta" que en España es un asiento y en México significa acera. En sus páginas han trabajado las veintidós Academias asociadas en colaboración con 300 lexicógrafos y académicos de las 22 instituciones que conforman ASALE, y un equipo de redacción en Madrid, bajo la dirección de su secretario general, el lingüista Humberto López Morales. Este diccionario, que sale al mercado con un precio en España de 75 euros y 75 dólares en América, se ocupa desde los Estados Unidos hasta países del extremo sur del continente como Chile o Argentina. Además es un diccionario "actual" pues abarca los últimos 50 años. En palabras de Humberto Morales, este diccionario carece de "propósito normativo" (no da pautas para hablar o escribir) sino que es un diccionario "usual" que recoge términos, sea cual sea su significado-- que se manejan con mayor y menor frecuencia en la actualidad. En este sentido Morales apuntó que esperan que los términos que no han tenido lugar en este diccionario, puedan quedar reflejados, en el futuro, en los diccionarios nacionales de cada uno de los países participantes. El diccionario se presenta con una «Guía del Consultor» en la que se explica la estructura de esta obra, y en donde cada acepción está organizada por ámbitos semánticos y frecuencia de uso. Asimismo se incluyen marcas geográficas de todas las acepciones, sinónimos y variantes de cada una de las voces, y por primera vez, locuciones, frases proverbiales, fórmulas de tratamiento, etimología y procedencia de la palabra en la mayoría de las voces. En esta misma línea, el diccionario también incluye etnias indígenas vivas de Hispanoamérica, gentilicios americanos, lenguas indígenas vivas y siglas hispanoamericanas de más uso. Fue el XII Congreso (San Juan de Puerto Rico, 2002) donde se acordó otorgar un nuevo estatuto al Diccionario de americanismos, sentando así las bases de su realización final. Aunque ha sido una labor "muy trabajosa y dilatada en el tiempo", según subraya Humberto Morales, todo el trabajo realizado no ha podido tener ni "mayor ni menor recompensa". MISTERIOSO El inspector Paul Hjelm se enfrenta a un proceso de disciplina interno, con acusaciones de racismo incluidas, por disparar a un extranjero durante un secuestro con rehenes. Su impulsiva actua-ción no ha sido entendida y, a pesar de que le ha convertido en un héroe mediático, ha desbaratado su carrera. De pronto, una singular propuesta del superintendente Jan-Olov Hultin le sacará de la pesadilla: en lugar del cese de sus funciones, Hultin propone unirse a un grupo de investigadores de élite a los que denomina Grupo A. La invitación no podía llegar en un mejor momento para Paul, que se integra en el grupo y comienza a investigar el asesinato de dos empresarios de las altas esferas, muertos de la misma forma, con dos balas en la cabeza y sin rastro de casquillos. Pese a que algunas pistas apuntan a la implicación de la mafia estonia, las investigaciones se centran en el hallazgo de una cinta con una curiosa grabación del Misterioso de Thelonius Monk hallada en el lugar del crimen… ¿Qué relación tie-ne con los asesinatos y de qué forma podría conducirles al asesino? Arne Dahl utiliza recursos de gran nivel, un estilo rico, de registros variados, un grado de reflexión moral e intelectual y un estupendo sentido del humor. Pero, ante todo, Misterioso es un auténtico thriller: duro, emocionante, sorprendente y lleno de acción. Arne Dahl, Misterioso, Ediciones Destino, 2010, pág. 350, € 18,50. ANNO XXX - LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010 Diálogos mayores de Buda [Dhīga Nikāya], Traducción del pāli, introducción y notas de Carmen Dragonetti, Fernando Tola, Trotta, 2010, páRecién divorciada de su quinto marido y completamente ginas. 176, € 14. arruinada, la perfecta y glaLa presente edición ofrece la murosa vida de Olivia Uriarte se está yendo a pique. Con la traducción del pāli al español intención de evitar el inminente de los primeros tres Suttas del declive, Olivia traza un plan mi- Dīgha Nikāya, texto budista nucioso para provocar su mu- que forma parte del Sutta erte… o mejor dicho, su ase- Pitaka, primera parte del Casinato. Un lujoso velero en non Budista de la secta Themitad del océano y ocho invita- ravāda del Budismo indio más dos muy especiales: aquellos antiguo, y que constituye nuesque, por oscuras razones del tra principal fuente para el pasado, estarían dispuestos a conocimiento de la doctrina del asestar el último golpe sin Budismo e, indudablemente, la más interesante y valiosa. dudarlo. El Dīgha Nikāya es uno de Olivia ha dejado todo dispuesto para su gran fi nal, inclu- los textos más importantes del idas aquellas pistas que deberá Canon Pāli por su extensión, seguir su hermana Ágata para riqueza de ideas, amplitud con resolver correctamente el rom- que expone las doctrinas budpecabezas. Una tarea liberado- istas e incluso las no-budistas ra que la empujará a empezar contemporáneas de Buda (code nuevo sin el peso de la som- mo las de los llamados por Buda «Maestros del Error», bra de su hermana. entre los cuales se encontraInvitación a un asesinato supone una vuelta de tuerca a ban los materialistas, los amolas clásicas novelas de detec- ralistas, los escépticos y los detives en un escenario social terministas), información que dominado por los nuevos ricos. nos proporciona sobre las conUna obra repleta de humor diciones sociales, costumbres exquisito, ingenio, y una trama y creencias de la época, datos que juega con el lector y lanza históricos que suministra y ticonstantes guiños a los aman- pos humanos que aparecen en tes de Agatha Christie, Conan sus páginas. Con respecto a las repetiDoyle y Hitchc ciones de frases y párrafos, que constituyen una característica esencial del estilo no sólo de estos diálogos, sino del Canon Pāli en general, se ha adoptado el criterio de mantenerlas todas, pues de este modo no se pierde el especial sabor que tienen estos textos gracias a ellas. Carmen Posadas, Invitación a un asesinato, Planeta, 2010, 368 páginas,€ 21,50. José Luis L. Aranguren, Filosofía y vida intelectual: textos fundamentales. Edición de Carlos Gómez, 2010. Las Obras Completas de José Luis L. Aranguren, publicadas en esta misma Editorial, comprenden seis amplios y densos tomos. Mas al estudioso, y al lector en general, puede serle de utilidad contar en un solo volumen con una presentación de las líneas de fuerza de ese pensamiento a través de sus textos, lo que, llegado el caso, permitirá más tarde, al interesado o al investigador, proseguir sus búsquedas. Para ello, el editor de este libro, Carlos Gómez, ha conjugado los criterios sistemático y cronológico, al destacar ante todo, conforme a los temas recurrentes del propio Aranguren, tres campos fundamentales de interés: «La religión y las actitudes religiosas», «La ética y la vida moral» y «La política y el oficio del intelectual». En los textos seleccionados, en general de carácter amplio, se plantean las tesis centrales de cada obra, mientras que su interna ordenación cronológica permite seguir la evolución del pensamiento de Aranguren, sus reelaboraciones e inflexiones, así como el —a veces, muy notorio— cambio de acento, dentro de un mismo interés. A esos tres grandes apartados se agrega un segundo trío temático: «Escritos autobiográficos», «Crítica literaria y otros escritos» y, finalmente, los «Escritos de intervención» en la vida pública, cuyo pulso Aranguren siguió siempre atento y vigilante a través de su intensa labor intelectual. Un estudio introductorio en el que se analiza la pluralidad de ese legado filosófico, a cargo del propio Carlos Gómez, y la reproducción, co-mo epílogo, del excelente testimonio biográfico-intelectual constituido por la amplia «conversación» que José Luis Aranguren mantuvo, en 1992, con Javier Muguerza, completan este volumen. 23 J. Mª. Nieto Ibáñez, Cristianismo y profecías de Apolo, Los oráculos paganos en la Patrística griega (siglos II-V), Trotta, 2010, págs. 224, € 22. Dos culturas y dos religiones, la que nace y la que muere, la cristiana y la pagana, se enfrentan por imponer las verdades proféticas de sus dioses. Tras una larga partida, Apolo cede ante Cristo y acaba por certificar su triunfo. Una religión como la cristiana, que basaba su existencia en el cumplimiento de las profecías veterotestamentarias, no alcanzará su victoria última y definitiva hasta que reciba el refrendo de los oráculos griegos. Este libro pretende exponer las etapas de esta lucha y de esta polémica sobre los oráculos paganos en los primeros textos cristianos. Se traducen y analizan los ciento veinticuatro oráculos griegos contenidos en estas fuentes, desde el Pastor de Hermas, una de las últimas manifestaciones de la literatura apostólica, hasta Teodoreto de Ciro y Cirilo de Alejandría, en el siglo V, pasando por diferentes autores patrísticos, como Taciano, Orígenes, Clemente, Dídimo el Ciego, Gregorio de Nacianzo, Gregorio de Nisa, Filostorgio, Juan Crisóstomo, Sócrates de Constantinopla, y, en especial, Eusebio de Cesarea, entre otros. 24 ANNO XXX - LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010 ¿Isabel II, chantajes o manipulación del poder? La historiadora Isabel Burdiel publica la primera biografía completa sobre la reina Isabel II e introduce nuevos elementos para el debate político. Bajo el título Isabel II, una biografía (1830-1904) (Taurus), la autora muestra el origen de la moder-nidad y la monarquía y cómo llegó a la Corte un «monstruo político». «Isabel II fue una persona maltratada que luego se convirtió en maltratadora", explicó en una entrevista con Europa Press, la autora, catedrática de Historia Contemporánea en la Universidad de Valencia y autora de numerosos trabajos sobre la historia política y cultural del liberalismo del siglo XIX. Isabel Burdiel publicó, en 2004, su libro Isabel II y emprendió una revisión histórica acerca de los inicios de la monarquía constitucional que ha completado gracias a la investigación en el archivo de la Reina María Cristina, que incluye más de un millón de documentos y que el Estado ha comprado por un "dineral". Según esta historiadora, la educación de la Reina fue breve y rudimentaria, para poder «manejarla mejor» y fue un proyecto de su madre, María Cristina, reina gobernadora hasta 1840, una mujer «inteligentísima» con una gran visión «para los negocios». «Isabel II lo pasó muy mal, era una mujer maltratada, que luego se convirtió en una gran maltratadora y una manipuladora de los políticos, que supo jugar con sus ambiciones y flaquezas», ha explicado la autora. Al acabar su formación, Isabel tenía lagunas y enormes carencias, no sólo respecto de los aspectos escolares (ortografía, aritmética, idiomas) sino también de las normas de educación y buenos modales. Le faltaba disciplina, y abandonó los estudios a los trece años. Años después su vida no mejoró, y sus relaciones extramatrimoniales y las desavenencias con su marido eran conocidas por «Utilizaron su vida personal para desprestigiarla», alega la autora. En este sentido, sus relaciones personales, combinadas con sus prerrogativas constitucionales, daban lugar a intervenciones en el proceso político, fruto de chantajes y manipulación. Los moderados, por su lado, aprovechaban la mala reputación de la reina para echar abajo su imagen pública y ejercer un control total de la corona. Y detrás de esta maraña de intereses, estaba la amenaza constante de revolución. Para la autora, esta biografía, en la que ha trabajado durante una década, demuestra cómo todo se "desmorona" todo cuando no existe un »consenso» entre los partidos para las cuestiones básicas de un país y refleja las intrigas y los pactos que desarrollan los diferentes partidos políticos para asentarse en el poder. En este sentido, Burdiel indica que en un momento de crisis como el actual, es necesario que los grandes partidos «pacten unos mínimos básicos, sobre todo en materia de política económica» y no se convierta a la economía en una arma arrojadiza. Isabel II pasó sus últimos años encerrada en el Palacio de Castilla. Sólo salía a comer pasteles en un establecimiento de moda o asistir a algún oficio religioso. «Durante todos aquellos años, demostró ser una auténtica exiliada, sin el menor interés por París, sin hablar nunca bien francés, comiendo y viviendo siempre a la española, rodeada de antiguos servidores». ALFAGARRA TODO ES SILENCIO NOVEDADES Cuando al hablar te juegas la vida, todo es silencio En la costa atlántica, hubo un tiempo en que las redes del contrabando, reconvertidas al narcotráfico, alcanzaron tanta influencia que estuvieron muy cerca de controlarlo todo: el poder social, las instituciones, la vida de sus gentes. Fins, Leda y Brinco exploran la costa a la búsqueda de lo que el mar arroja tras algún naufragio, el mar es para ellos un espacio de continuo descubrimiento. El destino de estos jóvenes estará marcado por la sombra odiosa y fascinante a un tiempo del omnipresente Mariscal, dueño de casi todo en Brétema. Manuel Rivas, con una prosa incisiva que tan pronto es mar en calma como embravecido, da forma a un universo fronterizo en el que los silencios van moldeando a cada uno de los protagonistas. Una novela que relata cómo los círculos del crimen rodean y corrompen, no siempre con éxito, el extraño duende de la condición humana. Manuel Rivas, Todo es silencio, Alfagarra, 2010, Págs. 256, $ 65. LA OTRA PLAYA Antonio y Marta se reúnen con un matrimonio amigo para mirar las diapositivas del viaje de una pareja desconocida. Pero vivir la existencia de otros no calma el malestar de la propia. Antonio siente que ya no ama a su mujer y que está “fuera de lugar” en casi todo: lo único que lo apasiona es sacar fotos. Perturbado, sale por la ciudad con su cámara a cuestas. Le llama la atención una joven y la fotografía con insistencia. La muchacha se convierte en una obsesión y en el punto de partida de un periplo en el que una casa en la playa, un escritor de novelas de terror y el enigma eterno de la muerte jugarán un papel clave. Entretenida, tierna, llena de suspenso, guiños y cándidos gags, La otra playa es una novela de entramado perfecto, en la que una súbita atracción es la llave para desmontar las trampas de la memoria y reconciliarse con las relaciones familiares y el amor. «Una novela muy original, sutil, conmovedora. Magníficamente construida, la sorprendente historia va revelando sus misterios a medida que se avanza en la lectura. Posee ese encanto irresistible de los buenos espectáculos de magia». Rosa Montero «Pocas veces me he internado en una novela como en ésta, con el placer de explorar terra incógnita, sin prever lo que el autor me prepara, y con la certeza de que, sea lo que fuere, me sorprenderá gratamente». Edgardo Cozarinsky «Todos aceptamos la otra vida. La manera de relacionarnos con ella es un misterio que sólo se explica en los sueños o en las buenas novelas. Estamos en este último caso, y estamos también, cómo no, ante el relato de un sueño». Juan Cruz Ruiz ANNO XXX - LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010 El doctor Zhivago, el «último cuplé» de Borís Pasternak 25 PRIMERA TRADUCCIÓN DIRECTA DEL RUSO hasta Madrid para presentar esta traducción acompañado de Elena Pasternak, especialista en la obra y Anastasia Pasternak, biznieta del autor. Galaxia Gutenberg/Círculo de lectores publica en España la primera traducción directa del ruso de El doctor Zhivago de Borís Pasternak, una de las grandes novelas rusas del siglo XX. Para Evgueni Pasternak, hijo de Borís Pasternak, El doctor Zhivago fue el "último cuplé" de su padre y el "resultado de toda una vida". esta historia describe a una persona que no necesita "bienes materiales" y sólo en "aras de su espiritualidad" puede sacrificar su vida en pos de toda la humanidad. "Y los problemas planteados Durante la presentación, Evgue- siguen estando vigentes y alguni Pasternak ha relatado "las nas veces son lamentablemente peripecias" y el "destino trágico" reales", ha precisado Pasternak. de su padre cuando fue nominado por la Academia sueca para la En este sentido, la biznieta del concesión del Nobel, que final- autor ha destacado el poso de mente recibió en 1958, pero que Cristianismo que ha dejado la tuvo que rechazar por presiones obra para las nuevas generapolíticas. ciones, pero no desde el punto de vista de los "antiguos preceptos" En este sentido, Pasternak ha sino desde un "carácter humanexplicado que el "escándalo políti- ista" o un "enfoque natural". co" que se desató tras la concesión del Nobel y su posterior recPara Marta Rebón, traductora hazo, dejó "huellas profundas e de El doctor Zhivago, esta obra es inesperadas para el colectivo como una "biblia de la ficción" y europeo" tras una "persecución obra "dificilísima de traducir" que injusta". sigue vive por su "autenticidad desbordante". "Habla de todo Casi treinta años después, en aquello que convulsiona el alma 1989, la Academia sueca entregó humana: amor, ideología, historia, al hijo de Borís Pasternak y a su religión y naturaleza", concluye familia la medalla de oro y el Rebón. dinero correspondiente al Nobel en un intento de dignificar la obra del escritor y saldar una deuda histórica. Esta monumental obra, de casi 800 páginas, narra la épica historia de amor entre Yuri Andréyevich y Lara, articulada en el Preguntado por las semejanzas tiempo de las revoluciones rusas, la Gran Guerra y el advenimiento entre el libro y la película de David Lean protagonizada por Omar de un nuevo orden. Sharif, Evgueni Pasternak ha Además, esta obra se publica aclarado que el film "no tiene nada ahora cuando se cumplen cin- que ver con la novela". cuenta años de la muerte Borís Pasternak. La gran literatura rusa "siempre ha aspirado a escribir la existencia del hombre como si plasmara la existencia de toda la humanidad", subraya Evgueni Pasternak, quien ha viajado Según Evgueni Pasternak, lo "sustancial" de El doctor Zhivago es cómo se refleja a través de una persona "socialmente innecesaria" que el destino puede cambiar y "cómo puede cambiar el destino del mundo". Asimismo, ha precisado que VIENT DE PARAÎTRE / FRANCE 26 ANNO XXX - LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010 PRIX GONCOURT 2010 Les jurés du célèbre prix littéraire ont élu Michel Houellebecq, l'observateur le plus aigu de notre société. C'est la première fois qu'un sociologue est lauréat. Car Michel Houellebecq est sociologue, au même titre qu'il est ingénieur agronome informaticien, chanteur... et écrivain — sottolinea zxxxxx — Depuis son premier roman, publié il y a seize ans, Extension du domaine de la lutte, il n'a cessé d'écrire sur la réalité sociale et il excelle dans ce rôle. C'est sans doute pour ce miroir sur leur existence, leur vie professionnelle et leur vie intime, que les lecteurs ont plébiscité La carte et le territoire : 200 000 exemplaires vendus. Sans doute le romancier n'aurait-il pas un tel succès s'il ne visait juste. Son hypersensibilité capte les frémissements du monde. Avec d'autres mots, il aboutit aux mêmes conclusions que les médecins des âmes. Ainsi - coïncidence ou air du temps ? - l'état dépressif des personnages d'Extension du domaine de la lutte renvoie-t-il directement aux travaux d'Alain Ehrenberg sur La fatigue d'être soi. Lorsque l'anthropologue écrit : "Quel que soit le domaine envisagé (entreprise, école, famille), le monde a changé de règles. (...) chacun doit endurer la charge de s'adapter en permanence à un monde instable, provisoire, fait de flux et de trajectoires en dents de scie", on croit lire le portrait clin Sa carrière littéraire commence dès l'âge de vingt ans, âge auquel il commence à fréquenter différents cercles poétiques. En 1985, il rencontre Michel Bulteau, directeur de la Nouvelle Revue de Paris, qui, le premier, publie ses poèmes; c'est le début d'une amitié indéfectible. Ce dernier lui propose également de participer à la collection des LE MYTHE DE MARILYN Marilyn était un mythe de son vivant mais sa mort prématurée a encore nourri son mystère. Le livre Fragments, édité par Bernard Comment et Stanley Buchthal (Éditions du Seuil) permet dʼatteindre la réalité du mythe de Marilyn Monroe, de découvrir la sensibilité exacerbée, la véritable créativité, qui se cachaient derrière lʼimage de la blonde pulpeuse à laquelle on voulut à tout prix — les studios dʼHol-lywood les premiers— la réduire à tout prix. On découvrira dans ce livre, en exclusivité, les textes de lʼactrice: fragments, notes, poèmes, correspondance surtout, et même recettes de cuisine… Tous ces documents nous révèlent la grâce dʼun être fragile, sujet à une perpétuelle introspection. Jean Genet et l’absurde ANNO XXX - LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010 27 Cocteau et Sartre encensaisent ce mauvais garçon de la scène littéraire française; Mauriac le qualifiait simplement dʼexcrémantiel N é de père inconnu (son nom était Blanc selon les archives de l'Assistance publique) et abandonné à la naissance par sa mère, le jeune Jean Genet est envoyé dans une famille nourricière du Morvan (Alligny-en-Morvan). Cette région, véritable «laiterie» de la France au début xxe siècle, regroupe alors une grande proportion des familles mandatées par l'Assistance publique pour recueillir et élever les enfants abandonnés de la IIIe République. La famille adoptive de Genet lui offre l'éducation communale, une vache à lait douce et aimante, un environnement protégé. L'enfant y est heureux, bon élève et enfant de chœur, mais réservé et taciturne. De cette époque remontent les premiers émois masculins de Genet, en la personne du petit Lou Culafroy — qui deviendra plus tard «Divine», héros et ensuite héroïne de Notre-Dame-desFleurs — ainsi que d'hommes plus âgés, braconniers de passage ou marginaux égarés. Il obtient la meilleure note de sa commune au certificat d'études primaires Il commet son premier vol à l'âge de dix ans. C'est l'acte fondateur de la mythologie de Genet qui, fustigé pour son acte, donne un change très existentialiste en sanctifiant son geste, revendiquant ainsi une asocialité profonde. Il fugue et, à treize ans, est séparé d'office de sa famille d'adoption pour suivre une formation de typographe. Fuguant à nouveau, il est enfermé dans la colonie pénitentiaire de Mettray, où se cristallisent ses tentations homosexuelles ainsi que toute la liturgie de domination/soumission, la hiérarchie masculine et virile et la féodalité brutale qui en découlent à ses yeux. Il quitte les lieux à dix-huit ans, s'engage dans la légion étrangère. Il découvre pour la première fois l'Afrique du Nord, le Proche-Orient, qui lui laissent une très for-te impression de par les passions qui y règnent, le charisme mâle et volontaire de ses habitants. Revenu à Paris, vivant de petits larcins (dont le vol de livres), Genet fréquente plusieurs prisons, dont la maison d'arrêt de Fresnes. Il y écrit ses premiers poèmes et ses quelques ébauches de roman, sans ces- se reprises, refondues, rejetées. Genet est un perfectionniste, un éternel insatisfait, un obsédé de la beauté du mot. Lui qui sacralise le geste, la signification de l'acte, n'admet la viabilité du verbe que lorsque il est beau, puissant, racé. Ses premiers romans paraissent. Censurés, car jugés pornographiques, ils se distribuent sous le manteau. Le Journal du voleur décrit ses errances adolescentes hors de France. Le Miracle de la rose met en parallèle ses années de prison et sa fascination pour un assassin avec ses années à la colonie de Mettray. Notre-Dame-desFleurs évoque l'enfance et les créatures ambiguës de la nuit homosexuelle parisienne du Paris d'avant-guerre — il s'agit probablement du premier roman mettant en scène les aventures d'un travesti. Dans Pompes funèbres (1947), Genet propose une vision homo-érotisée d'Hitler, ainsi qu'un regard trouble sur les rapports qu'entretiennent la violence nazie et l'attirance sexuelle. Il adopte dans le même ouvrage une partie du point de vue de la Milice et pointe la fascination de celle-ci pour la mise en scène du culte du corps et de la virilité développés par le nazisme. Cela ne fait pas pour autant de Genet un thuriféraire du régime nazi ou de la collaboration. Tout d'abord, il écrit ce texte afin de pratiquer un travail de deuil : son ami, Jean Décarnin, résistant communiste, vient d'être assassiné par un milicien. Pompes funèbres s'ouvre sur l'enterrement de Décarnin. Genet se réfugie ensuite dans un cinéma où des scènes d'actualité montrent l'arrestation d'un milicien. Il ne peut alors faire le deuil de son ami, ni accepter la vindicte selon lui hypocrite des bourgeois contre les miliciens. Il décide donc d'écrire un livre du point de vue de celui qui a tué son ami. Provocateur et scandaleux, il cherche à déclencher chez le lecteur, après la guerre, une prise de conscience extrême de l'extraordinaire séduction du mal. C'est d'ailleurs la raison pour laquelle Cocteau et Sartre voyaient en lui un morali-ste alors que Mauriac se contentait de le qualifier d'«excrémentiel». En montrant à la société le spectacle de sa propre fange, Genet accule le bourgeois dont l'ordre est régi par une violence normée (la peine de mort en étant le point culminant) : il voit dans la défaite de 1940 une occasion d'inverser les termes de cette violence, de faire du bourreau une victime méprisable. C'est sous ce prisme qu'il faut lire ces lignes1 sur l'Allemagne nazie : «Il est naturel que cette piraterie, le banditisme le plus fou qu'était l'Allemagne hitlérienne provoque la haine des braves gens, mais en moi l'admiration profonde et la sympathie. Quand un jour, je vis derrière un parapet tirer sur les Français les soldats allemands, j'eus honte soudain de n'être pas avec eux, épaulant mon fusil et mourant à leurs côtés […]. Je note encore qu'au centre du tourbillon qui précède — et enveloppe presque — l'instant de la jouissance, tourbillon plus enivrant quelquefois que la jouissance elle-même, la plus belle image érotique, la plus grave, celle vers quoi tout tendait, préparée par une sorte de fête intérieure, m'était offerte par un beau soldat allemand en costume noir de tankiste». Par ailleurs, Pompes funèbres est une analyse des fantasmes morbides qu'engendre l'ensemble des appareillages militaires, avec un démontage complexe de ces fantasmes (cf. Petite Mystique de Jean Genet, pp. 79-88 sur les liens de Genet avec la Résistance (il porta des messages pour celle-ci), la milice et le vocabulaire érotisant des collaborateurs. Cocteau et Sartre encensent ce mauvais garçon de la scène littéraire française et le considèrent comme le génie de leur temps. Cocteau le sauve de la prison à perpétuité (à la troisième condamnation, quel que soit le motif de cette condamnation, le criminel risquait la relégation au bagne, à perpétuité) et Sartre écrit une œuvre sur lui (Saint Genet, comédien et martyr), en faisant l'«exemplum» de sa philosophie existentialiste. Ce livre déprimera profondément Genet et l'empêchera d'écrire, à ses propres dires, pendant près de dix ans tant sa «mécanique cérébrale y était décortiquée» (Genet faisant ici allusion à la théorie des «tourniquetisme» développée par Sartre à son sujet). Genet, au faîte de sa gloire parisienne, fréquente Sartre, Simone de Beauvoir, Alberto Giacometti, Henri Matisse, Bras- 28 saï. Il entame une carrière de dramaturge ; précédées par sa réputation et son odeur de scandale, ses pièces, montées par les plus grands metteurs en scène, sont des succès. Ainsi, Roger Blin monte Les Nègres puis Les Paravents. Les Paravents, jouée au début des années 1960, prend violemment position contre le colonialisme français et prend fait et cause pour les indépendances, alors même que la France est en pleine guerre d'Algérie. Le propos de Genet se fait de plus en plus engagé. Il élève la voix contre la tyrannie blanche, la domination occidentale, l'état déplorable dans lequel la France abandonne ses anciennes colonies. Il se lance dans la rédaction d'un journal intitulé Le Captif amoureux, publié en 1986, quelques mois après sa mort. Dans le même temps, le suicide de son compagnon, Abdallah Bentaga (qui lui a notamment inspiré le poème Le Funambule), ainsi que sa toxicomanie aux barbituriques, mettent à mal son mode de vie d'errance. Genet, jusqu'à la fin, vit dans des chambres d'hôtel sordides, souvent près des gares, ne voyageant qu'avec une petite valise remplie de lettres de ses amis et de manuscrits. Le 15 avril 1986, rongé par un cancer de la gorge, l'écrivain fait une mauvaise chute la nuit dans une chambre d'hôtel parisien et se tue. Jean Genet vient de mourir comme il avait vécu, dans l'errance et la solitude. Il est enseveli au vieux cimetière espagnol de Larache au Maroc. Mais il sétait aussi consacré aussi à des combats politiques, en dénoncant l'hypocrisie de la bourgeoisie fran-çaise... Jacques Petit ANNO XXX - LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010 Infréquentables qu'il a créée aux éditions du Rocher. C'est ainsi que Michel Houellebecq publie en 1991 la biographie de Howard P. Lovecraft, "Contre le monde, contre la vie". Il intègre l'Assemblée Nationale en tant que secrétaire administratif. La même année paraît "Rester vivant" aux éditions de la Différence, puis chez le même éditeur, en 1992, le premier recueil de poèmes : «La Poursuite du bonheur», qui obtient le prix Tristan Tzara. Il fait la connaissance de Marie-Pierre Gauthier. En 1994, Maurice Nadeau édite «Extension du domaine de la lutte», son premier roman, actuellement traduit en plusieurs langues, qui le fait connaître à un public plus large. Il collabore à de nombreuses revues (L'Atelier du roman, Perpendiculaires, dont il est ensuite exclu, Les Inrockuptibles). Depuis 1996, Michel Houellebecq est publié par Flammarion, où Raphaël Sorin est son éditeur. Son deuxième recueil de poèmes, «Le Sens du combat», obtient le prix de Flore 1996. «Rester vivant» et «La Poursuite du bonheur», remaniée pour l'occasion, sont réédités en un seul volume en 1997. En 1998, il reçoit le Grand Prix national des Lettres Jeunes Talents pour l'ensemble de son oeuvre. «Interventions», recueil de textes critiques et de chroniques, et «Les Particules élémentaires», son second roman traduit en plus de 25 langues et lauréat du prix Novembre, paraissent simultanément. Il épouse Marie-Pierre la même année. En 1999, il co-adapte avec Philippe Harel «Extension du domaine de la»lutte» au cinéma, que ce dernier met en scène. Il publie un nouveau recueil de poèmes, «Renaissance». Au printemps 2000 sort sous le label Tricatel un disque, «Présence humaine», où ses poèmes, lus par lui-même, sont mis en musique par Bertrand Burgalat. Lanzarote, un recueil-coffret de textes et de photographies, paraît chez Flammarion au printemps 2000. Michel Hou-ellebecq réside pendant quelques années en Irlande,dans une maison baptisée «The White House», dans le comté de Cork, où il a écrit en grande partie son troisième roman, «Plateforme».Il s'installe ensuite en Espagne. Là, il écrit «La possibilité d'une île», qui paraît le 31 août 2005, en France et presque simultanément en Allemagne, Italie, Espagne... Ce livre obtient le Prix Interallié 2005. Le 4 septembre 2010 parait «La carte et le territoire» aux éditions Flammarion. En novembre 2010, Michel Houellebecq se voit attribuer le Prix Goncourt pour cette oeuvre. *** Le monde de Michel Houellebecq: le rhum-gingembre, les cigarettes, Monoprix, Jimi Hendrix, Neil Young, Franz Schubert, Françoise Hardy, Léonard Cohen, Brian Wilson & les Beach Boys, David Crosby. Les mythologies de Roland Barthes Le livre de Roland Barthes, Mythologies (édité par les Éditions du Seuil, 2010), en contient lʼintégralité du texte des Mythologies et environ 120 illustrations. Parues en 1957, les Mythologies de Roland Barthes constituent un cas à part dans lʼédition: depuis plus de cinquante ans, elles ont eu des centaines de milliers de lecteurs; attachées à saisir une époque, elles nʼont pourtant pas pris une ride. Bref, les Mythologies sont désormais inscrites dans notre patrimoine littéraire. Pourquoi illustrer les Mythologies? Avant tout parce que leur objet est très souvent visuel. On sait lʼintérêt que Barthes portait à la photographie. Son regard sur la presse ( «Paris-Match», «Elle»), la publicité, etc. est tout aussi omniprésent dans le livre. Ce volume entend donc donner à voir lʼunivers visuel de Barthes, le texte caché en quelque sorte. Le résultat est fort, surprenant, parfois drôle. ANNO XXX - LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010 ÉDITIONS LAFFONT Siegfried Lenz, Pavillons, Traduit de lʼallemand par Frédéric Weinmann, Editions Robert Laffont, 2010, pages 270, € 19. Henry Neff, vingt-quatre ans, est muté au bureau des objets trouvés de la compagnie de chemins de fer. Henry ne veut pas faire carrière, il aime vivre en marge des exigences sociales et se satisfait du compagnonnage des objets égarés. Ils « stimulent lʼimagination », explique-t-il à ses collègues médusés. Certains de ses objets se voient tirés de lʼexil par leur propriétaire. Ils deviennent alors de minuscules tranches de vie, prétextes à des saynètes pour lesquelles Henry joue le rôle de metteur en scène. Un jour, Henry rapporte sa sacoche à Fédor Lagutin. Mathématicien de haut niveau originaire de lʼOural, Fédor est invité à un colloque par lʼuniversité. Henry est charmé par lʼallemand désuet de Fédor qui, de son côté, se laisse volontiers entraîner par lʼaffection débonnaire dʼHenry. Cette amitié est la première intrusion de la réalité dans lʼunivers dʼHenry. Fédor est issu dʼune population de paisibles nomades, respectueux des autres et dʼune scrupuleuse politesse. Quant aux mathématiques, elles ont érigé entre le quotidien et lui une barrière dʼaimables relations intellectuelles. Comment pourrait-il comprendre ces motards qui le battent et lʼinsultent parce quʼil est russe ? Comment serait-il armé face aux propos racistes de ses voisins ? Fédor fuit lʼAllemagne, laissant Henry en colère. Au travail, des fissures se forment dans la bulle imaginaire dʼHenry : Paula, sa col lègue, souffre dʼaimer un mari qui la délaisse; Albert, vieux garçon dévoué à son père, est menacé de chômage. Et Barbara, cette sœur quʼil a toujours considérée comme un pilier, est déchirée par la fuite de Fédor. Peu à peu Henry pressent que chaque être abrite une oasis. À lʼimage de ces propriétaires chérissant des objets anodins pour eux irremplaçables, Paula, Barbara, Fédor, Albert sʼacharnent à maintenir lʼespérance, la fidélité et lʼamitié. Gardien des objets, Henry accepterat-il de comprendre quʼil peut quʼil doit être lʼun de ces gardiens anonymes de la meilleure part de lʼhomme ? Biographie Siegfried Lenz naît le 17 mars 1926, en Prusse-O-rientale, dans l'actuelle Pologne. À l'âge de treize ans, il est inscrit aux Jeunesses hitlériennes et, en 1943, il se voit contraint d'interrompre ses études pour s'engager dans la marine nationale. Sommé de participer à l'exécution d'un de ses camarades, il déserte et se réfugie au Danemark. À la fin de la guerre, il est fait prisonnier par les troupes d'occupation. Très vite libéré, il devient journaliste à Die Welt, alors contrôlé par les forces britanniques. Puis il se tourne vers l'écriture. La leçon dʼAllemand, paru en Allemagne en 1968, le place dʼemblée aux côtés des plus grands écrivains allemands. Aux éditions Robert Laffont, il a publié La Leçon d'allemand (collection« Pavillons», 1996 et 2001; « Pavillons poche»,2009), Le dernier bateau (collection «Pavillons», 2001; «Pavillons poche », 2011) et Une minute de silence (collection « Pavillons », 2009). BORIS VIAN DANS LA PLÉIADE Boris Vian, ŒUVRES ROMANESQUES COMPLÈTES, I, II, BIBLIOTHÈQUE DE LA PLÉIADE, 2768 p. - 100,00 € Cela commence bien pour Vian, lʼécrivain. Queneau aime Vercoquin et le plancton. Gallimard accepte ce premier roman puis un deuxième, LʼÉcume des jours. Sartre reçoit lʼauteur aux Temps modernes, où paraîtront ses Chroniques du Menteur. Jʼirai cracher sur vos tombes fait scandale – un vrai scandale, du premier coup, celui que tant dʼartistes attendent en vain toute leur vie… Et pourtant, cela ne prend pas. Les seuls romans de Vian qui connaissent le succès de son vivant sont ceux quʼil signe Sullivan. Les autres ne trouvent pas leur public. Le dernier, LʼArrachecœur, sept ans à peine après Vercoquin, est un ultime échec. Vian en conclut que sa destinée ne sera pas littéraire. Il renonce au roman. Sa célébrité est alors à son comble, pour dʼautres raisons. « Oh ! je fais dans pas mal de choses, nʼadjudant ; ingénieur, auteur, traducteur, musicien, journaliste, interprète, jazzologue, et maintenant directeur artistique dʼune maison de disques. — Ouais… je vois… » répond lʼadjudant, « bon à tout, bon à rien… » Le personnage de Vian – trompinette, tourniquette et cor à gidouille – prend beaucoup de place, il est vrai, jusquʼà masquer en partie son œuvre. Résultat : au lendemain de sa mort prématurée, la plupart de ses livres « littéraires » sont introuvables. Le succès viendra plus tard, au rythme des rééditions posthumes, et il sera accompagné dʼune certaine reconnaissance. Mais prend-on vraiment lʼécrivain au sérieux ? Lʼimaginaire de Vian déconcertait ses contemporains. On a parfois lʼimpression, aujourdʼhui, que son humour embar- 29 rasse les nôtres. Cʼest ainsi ; Vian trouvait le sérieux risible et voyait dans le rire une chose sérieuse. Dans son arbre généalogique littéraire figurent les noms de Rabelais, Swift, Carroll, Jarry, Queneau. Cette édition réunit les romans, les nouvelles et les scénarios de Boris Vian, ainsi quʼun choix de textes brefs qui, bien que non fictionnels (encore que certaines chroniques soient fort « romancées »), éclairent son univers imaginaire. Précisément, à quoi ressemblet-il, cet univers ? À un monde parallèle au nôtre et communiquant avec lui, doté de son langage propre, irréductible aux catégories convenues (fantastique, science-fiction), aussi contrasté que le désert à rayures de LʼAutomne à Pékin, mais concerté, cohérent, à la fois poétique et réel : « lʼhistoire est entièrement vraie, puisque je lʼai imaginée dʼun bout à lʼautre. Sa réalisation matérielle proprement dite consiste essentiellement en une projection de la réalité en atmosphère biaise et chauffée, sur un plan de référence irrégulièrement ondulé et présentant de la distorsion. » Langage dʼingénieur, mais il cache une définition du récit poétique, au service de thèmes graves – la difficulté dʼêtre, lʼusure de toute chose, lʼangoisse de la mort – qui chez Vian sont transfigurés par la magie du rêve. ŒUVRES ROMANESQUES COMPLÈTES, I, II [2010]. Coffret de deux volumes vendus ensemble. Édition publiée sous la direction de Marc Lapprand, 2768 pages sous couv. ill., 105 x 170 mm. Collection Bibliothèque de la Pléiade, Gallimard. ULTIME NOVITÀ / ITALIA 30 ANNO XXX - LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010 LA PRIMA IMPAREGGIABILE TRADUZIONE MAX SCHELER / L’ETERNO NELL’UOMO Questʼopera è giustamente considerata uno dei principali contributi della filosofia della religione del nostro secolo. Lʼoggetto principale di « Lʼeterno nellʼuomo » è infatti « il divino come assolutamente esistente e santo » e lʼassioma fondamentale è quello « dellʼoriginarietà e inderivabilità dellʼesperienza religiosa ». Con ciò Scheler si oppone a tutti i tentativi, compiuti soprattutto ad opera dellʼIlluminismo dal ʻ700 in poi, di spiegare la religione partendo da fattori extrareligiosi. Per Scheler lʼuomo è per essenza « teomorfo », cioè ha la sua perfezione, la sua forma in Dio. Per lui quindi tutte le teorie che deducono la religione dalla psiche umana (psicologismo), dalla natura fisica (materialismo), dalla cultura umana (storicismo), sono errate, perché non capiscono lʼessenza dellʼuomo e il significato ultimo della realtà, il cui fondamento è in Dio. Ubaldo Pellegrino, dellʼUniversità di Padova, in unʼampia introduzione richiama quali influssi si siano esercitati su Scheler per lo sviluppo del suo pensiero, per puntualizzare poi il rapporto religione-etica, la struttura essenziale della religione, il rapporto religione-metafìsica, quello cristianesimo-filosofìa, per giungere infine ad evidenziare il perché della svolta anticristiana dellʼultimo Scheler. Max Scheler, Lʼeterno nellʼuomo, Logos, Saggio introduttivo di Ubaldo Pellegrino dellʼUniversità di Padova, pagine 468, €. EDITORIALE PANTHEON [email protected] ANNO XXX Primato dello spirituale Libro polemico, a ben guardare, anche nel clima culturale degli anni ʻ70, in relazione a quello che è stato chiamato – con probabile, anche se implicito e forse inconsapevole riferimento proprio a Maritain – il «primato del temporale». Ma la breve stagione di questa teologia politica imperniata sul «primato del temporale», soprattutto se ciò - LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010 sia inteso nel senso riduttivo di una lettura esclusivamente politica del Vangelo, si è forse già conclusa, non senza lasciare ampi spazi vuoti nella cultura politica dei cattolici; mentre si profila, nella prospettiva degli anni ʻ80, un cristianesimo «più religioso», e forse più intimistico, se non del tutto disimpegnato rispetto alle realta terrestri. In questo contesto la rilettura del libro può offrire ancora oggi utili punti di riferimento per il recupero di un «primato dello spirituale» che non sʼidentifichi con una religiosità astratta e disincarnata ma sia sempre sorretto da una robusta attenzione alla storia (dalla prefazione di Giorgio Campanini). Jacques Maritain, Primato dello spirituale, Traduzione di Gianpietro Dore e Marina Longo (Annessi), Prefazione di Giorgio Campanini, Edizioni Logos, pp. 296, € 23. Esprit / Une revue dans lʼhistoire - 1932-2010 Revue mensuelle indépendante fondée en 1932 par Emmanuel Mounier, Esprit est une revue d'idées engagée dans son temps. Elle s'efforce d'illustrer une approche généraliste de notre présent, entre la culture médiatique et les études savantes. Généraliste et soucieuse de l'intérêt général, elle se consacre à décrypter les évolutions de la politique, de la société et de culture, en France et dans le monde. Sous-titrée depuis sa fondation "revue internationale", Esprit s'est toujours intéressée à ce qui se passe hors de l'hexagone et a tissé de nombreux liens avec des réseaux intellectuels à l'étranger. Son travail n'est donc pas pris de court dans le contexte de mondialisation, qui exige de penser autrement les liens entre l'esprit européen, les valeurs occidentales et le reste du monde. Chaque numéro est construit autour d'un dossier, suivi d'un choix varié d'articles ainsi que d'un "journal" consacré à des textes brefs, plus subjectifs, parfois polémiques. Un panorama de l'actualité éditoriale ("librairie") offre quelques repères dans l'abondance de livres et de revues de parution récente. A distance de l'actualité immédiate, l'histoire d'une revue comme Esprit est rythmée par des événements successifs et des convictions. Pour saisir la continuité de ces engagements, un historique, disponible à partir du lien ci-contre, retrace les grandes séquences, les équipes et les grandes figures qui ont marqué son histoire. UBALDINI -ASTROLABIO NOVITÀ 31 Melodia L'insignificanza della letteratura specifica sulla melodia, soprattutto rispetto al corpo imponente di scritti dedicati all'armonia, o anche al ritmo o all'orchestrazione o alla forma, dà la misura, ancor più che nel suo «Trattato di armonia», della fecondità del metodo storicizzante di de la Motte, che non produce un trattato sulla melodia, astrattamente intesa, bensì studia come si manifesta, come si struttura, come viene inventata la conduzione melodica in varie epoche (dal canto gregoriano ai nostri giorni) e in vari contesti (dalla musica reservata alla canzone popolare viennese), analizzandone le occorrenze più significative in mae-stri di alto rango. Nel ʻlibro da leggere e da studiareʼ lʼautore propone al lettore diversi esercizi che correda con molte soluzioni personali e raccomanda sempre di lavorare per conto proprio prima di esaminare i suoi Versuche, i suoi ʻsaggiʼ, invitando il lettore a criticare, discutere e correggere i suoi ʻtentativiʼ di analisi. Diether de la Motte, Melodia (Un libro da leggere e studiare), a cura di Maurizio Giani, Astrolabio-Ubaldini, 2010, pp.456, € 34. Genitori adottivi Questo quarto volume della collana dedicata ai genitori «Cento e un bambino» intende approfondire alcune questioni sul significato che l'esperienza dell'adozione assume nel vissuto emotivo di tutti coloro che ne sono coinvolti: bambini, genitori, operatori. Cosa significa adottare un figlio? Fare posto a un bambino nato da altri genitori, che ha vissuto esperienze dolorose e, spesso, traumatiche? Cosa vuol dire, per un bambino, essere separato dalla famiglia di origine e, a volte, interrompere i rapporti con il paese natale? Quali difficoltà può incontrare a scuola? I contributi presenti nei diversi capitoli del libro tracciano un percorso che porta a creare nuovi legami e affetti familiari. Autori vari, Genitori adottivi (L'esperienza del bambino, gli aspetti giuridici, il padre adottivo: costruire i nuovi legami familiari) a cura di Fiamma Buranelli, Patrizia Gatti e Emanuela Quagliata, Astrolabio-Ubaldinii, 2010, pp. 176, € 11. Il focusing in psicoterapia Il focusing, meglio noto come metodo esperienziale, non è esattamente una terapia, quanto piuttosto una modalità di attenzione introspettiva corporea che può essere applicata a varie forme di psicoterapia e anche un processo che parte dal corpo e avviene al margine fra conscio e inconscio. In questo senso, il focusing è utile a chi vi si sottopone, che impara a esperire somaticamente pensieri ed emozioni che spesso rimangono a un livello più superficiale di coscienza, a sentire quindi il corpo «dallʼinterno», ed è utile al terapeuta, cui permette di calibrare lʼintervento sulla singola persona e di riequilibrarlo in ogni momento della seduta a seconda delle esigenze. La prima parte del libro ruota attorno al focusing e ne illustra in maniera molto concreta il procedimento: vengono riportati stralci di sedute e illustrati i vari passi del processo con commenti dettagliati. La seconda parte si concentra sul modo in cui altri approcci terapeutici possano e debbano essere adattati e modificati per lavorare sulla zona fra conscio e inconscio, dando ognuno il suo specifico apporto. Eugene T. Gendlin, Il focusing in psicoterapia (Introduzione al metodo esperienziale), Astrolabio-Ubaldini, 2010, pp.380, €32. 32 Stanislao Niervo, Il prato, Marsio Edditori, 2010, pp. 224, € 1250. «Il prato in fondo al mare è un racconto-labirinto e nello stesso tempo un itinerario magico, un'inquietante metafora che prende l'aspetto di un giallo, di un racconto di mare, di un'inchiesta giornalistica» Cesare Garboli 4 marzo 1861: parte da Palermo il battello a vapore Ercole, con a bordo Ippolito Nievo, in viaggio verso Napoli per riportare i documenti della spedizione garibaldina dei Mille cui aveva preso parte. Ma la nave Ercole nel corso di una violenta tempesta scompare nel nulla. Nessun superstite, nessuna traccia, nessuna inchiesta che riesca a capire cosa è accaduto. 5 marzo 1961: in occasione del centenario della scomparsa di Ippolito Nievo, Stanisalo, suo pronipote, viene abbagliato da un flash, che interpreta come un invito a riaprire le indagini su quella morte misteriosa. Stanislao Nievo dedica dieci anni della sua vita a raccogliere i materiali utili per ricostruire le fila di questo capitolo di storia patria. Così la vicenda di Nievo si sdoppia e si aggroviglia in tante storie diverse, e le ricerche non sono meno avventurose e romanzesche della fine leggendaria del vascello Ercole. Pubblicato nel 1974, il romanzo è il Premio Campiello 1975. 5 marzo 2011: centocinquantesimo anniversario della morte di Ippolito Nievo. ANNO XXX - LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010 Gianni Canova, Cinemania (10 anni 100 film: il cinema italiano del nuovo millennio, Marsilio Editori, 2010, pp. 288, € 19,50 ll cinema italiano è tutt'altro che morto: paragonato ad altre cinematografie sta benissimo e fa quotidianamente discutere. Basti pensare alle polemiche su I cento passi di Marco Tullio Giordana, Gomorra di Matteo Garrone o Baarìa di Giuseppe Tornatore. Lontano da ogni tentativo di costruire gerarchie o cataloghi esaustivi, Gianni Canova propone una lettura del cinema italiano attraverso l'analisi critica di 100 film attentamente selezionati. Mettendo da parte il criterio delle "privatissime predilezioni del critico", l'autore discute le opere che «da più di un punto di vista appaiono imprescindibili per capire il rapporto che il cinema italiano del nuovo millennio Jens Christian Grøndhal, Quattro giorni di marzo, Traduzione di M. Valeria D'Avino, Marsilio Editori, 2010, pp. 384. € 20. Durante un viaggio di lavoro all'estero Ingrid Dreyer viene raggiunta da una telefonata della polizia di Copenaghen: suo figlio, quindici anni, è stato arrestato per avere aggredito un ragazzo straniero. Mentre il treno notturno procede nell'oscurità per riportarla a casa, Ingrid si lascia andare ai ricordi. Divisa tra vergogna, paura e collera, e colma di rimorsi, riflette sulla propria vita e le proprie scelte, sul rapporto con l'ex-marito, l'amante, e soprattutto sulle figure della madre e della nonna. Tre generazioni di donne con il desiderio di ottenere qualcosa di divers LA NASCITA DELL'ASTROLOGIA Da tempo atteso, questo ambizioso libro di Campion delinea lʼevoluzione dellʼastrologia a partire dalle culture neolitiche e dalle grandi civiltà mesopotamica, egizia ed ebraica fino al mondo greco romano e agli inizi del cristianesimo. Esaminando i reperti archeologici e i documenti testuali del mondo antico, testimoni di trenta millenni di cultura, Campion illustra la visione mutevole dei rapporti dellʼumanità con il cosmo. Assolutamente innovativo per approccio e profondità di sguardo, il testo non mira a essere definitivo, ma include aree normalmente escluse dai testi di storia dell'astrologia, come l'India e la cultura egizia ed ebraica. Si propone quindi come una storia dell'astrologia in Occidente, e sfida l'idea accreditata che l'astrologia sia stata inventata dai Greci, esplorando la possibilità di una sua origine nelle religioni del Vicino Oriente. Nicholas Campion, La nascita dell'astrologia (Nel mondo antico e classico), AstrolabioUbaldini, 2010, pp. 400, € 39. Liza Marklund, Finché morte non ci separi, Traduzione di Laura Cangemi, Marsilio Editori, 2010, pagine 480, 2ª ed., € 19. In una notte di giugno qualcuno uccide il poliziotto David Lindholm nel suo letto: un colpo alla testa e uno al ventre. La moglie Julia è in stato di shock, il figlio di quattro anni scomparso. Ed è su Julia che si concentrano tutti i sospetti. Ma è davvero così? Edmondo De Amicis, Impressioni di Roma, con una nota di Gabriella Romani, Marsilio Editori, 2010, pp.xxx, € x. Al fianco dei bersaglieri De Amicis dà prova di un brillantssimo estro giornalistico descrivendo l'ingresso a Roma, le emozioni della gente, la gioia di un sogno che finalmente si realizza: Roma diventa Capitale d'Italia. Giulio Giorello, Senza Dio (Del buon uso dell'ateismo, Longanesi, 2010, pp. 240, € 15. Come vivere, agire, lottare, morire quando si può contare solo su se stessi? È la sfida cruciale per un nuovo Illuminismo, inteso non solo come difesa di fronte al dispotismo, ma come compagno di strada anche per coloro che ancora avvertono il bisogno dʼamore a cui un tempo si dava il nome di Dio. Da «ateo protestante», lʼautore di questo libro non mira a dimostrare che Dio non cʼè ma a definire lʼorizzonte di unʼesistenza senza Dio. Una vita, quindi, che ANNO XXX senza Dio. Una vita, quindi, che prescinda da qualsiasi forma di sottomissione al divino, rifiutando rassegnazione e reverenza, ritrovando il piacere della sperimentazione nella scienza e nellʼarte, e riscoprendo infine il gusto della libertà, soprattutto quando essa appare eccessiva alle burocrazie di qualsiasi «chiesa». Un ateismo non dogmatico che può essere utilizzato persino da ogni credente stanco della furia dei vari fondamentalismi che hanno sostituito al dono della Grazia del Signore il paesaggio desolato della repressione e dellʼintolleranza. James Patterson, L'ottava confessione, Traduzione di Annamaria Biavasco e Valentina Guani, Longanesi, 2010, pp. 304, € 17.60. È una mattina come tante, a San Francisco, e Cindy Thomas sta dirigendosi verso la redazione del Chronicle quando qualcosa attira la sua attenzione. Una piccola folla di barboni disperati si accalca intorno a un mucchio di stracci, che a unʼocchiata più attenta si rivela un uomo, o meglio quel che ne resta, visto che è stato picchiato selvaggiamente e finito con numerosi colpi di pistola al volto. Lʼistinto di cronista di Cindy si risveglia, insieme allʼangoscia per una fine così orribile. Ma nessuno sa dirle chi fosse realmente il morto. I disperati che aiutava, e che ora piangono la sua morte, lo chiamavano Bagman Jesus, e tutti hanno una bella storia su di lui da raccontare. Ma allora chi poteva volergli tanto male da fargli questo? Cindy chiama subito la sua amica Lindsay Boxer della Omicidi, ma Lidsay non può dedicare troppe energie a un caso di così basso profilo. Gli alti vertici infatti la stanno pressando, perché il jet set della città è percorso da una scia di morte. I primi sono stati Isa ed Ethan Bailey, belli, ricchi, sani, felici, trovati cadaveri nella loro villa hollywodiana. Nessun segno di effrazione, nessuna impronta e soprattutto nessuna traccia di violenza sui corpi. E lʼelenco - LA FIERA LIBRARIA - N. 273 - DICEMBRE 2010 prescinda da qualsiasi forma di sottomissione al divino, rifiutando rassegnazione e reverenza, ritrovando il piacere della sperimentazione nella scienza e nellʼarte, e riscoprendo infine il gusto della libertà, soprattutto quando essa appare eccessiva alle burocrazie di qualsiasi «chiesa». Un ateismo non dogmatico che può essere utilizzato persino da ogni credente stanco della furia dei vari fondamentalismi che hanno sostituito al dono della Grazia del Signore il desolato della paesaggio repressione e dellʼintolleranza. Lars Kepler, Lʼesecutore, Traduzione di Alessandro Bassini, Monica Corbetta e Barbara Fagnoni, Longanesi, pp. 576, € 18,60, Si chiama Joona Linna ed è di origini finlandesi, ma da anni ormai Stoccolma è la sua casa. È stato in ogni vicolo, viale e piazza. Ma Joona Linna non è mai stato in quellʼappartamento elegante e lussuoso, da cui proviene una musica struggente e rarefatta. Joona Linna non è mai stato nel salottino dellʼappartamento: è lʼunica stanza totalmente spoglia, priva di arredamento, senza soprammobili, insolitamente vuota. A parte il corpo. Lʼuomo è come sospeso a pochi centimetri dal pavimento e sembra ondeggiare nellʼaria seguendo il placido suono del violino, mescolato al ronzio indolente delle mosche. Aveva ragione il collega che lʼha chiamato sulla scena del delitto: cʼè qualcosa di inspiegabile. Il cadavere sembra fluttuare nel nulla. Omicidio o suicidio? Da ispettore della squadra omicidi, Joona Linna sa che le apparenze sono soltanto apparenze. 33 Gordiano Lupi Velina o Calciatore, altro che scrittore! Italia, paese di apparenza dove pullulano “tuttologi” televisivi e «scrittori panettoni» Gordiano Lupi, “vecchio scrittore di provincia, imbiancato nellʼunderground», con Velina o Calciatore, altro che scrittore! (Edizioni Historica, 2010, pp.118, sip.) ha voluto togliersi qualche sassolino dalle scarpe. E lo ha fatto sparando a zero sul mondo dellʼeditoria e facendo nomi e cognomi di parecchi «scrittori italiani inutili» che proliferano nei salotti televisivi. Ma non solo, un capitolo è dedicato al nuovo mestiere del Duemila: lʼeditor, che taglia, cuce, inventa, sa cosa chiede il pubblico, lo stile che va di moda. «Gli scrittori mica servono, complicano solo la vita, meno sono bravi meglio è». Il libro è scritto in uno stile che rispecchia il toscano parlato dalla gente di strada, quella che pontifica al bar sulle rovesciate di Totti e sulle sconfitte della Fiorentina. Gordiano Lupi ha preso a prestito quella lingua sgrammaticata ma diretta: uno stile viscerale che «vomiti rabbia e disprezzo sulle pagine bianche». Gordiano Lupi vuole scuotere il lettore verso una lettura consapevole e non dettata da mere operazioni commerciali come i tanti “libri di comici, di veline, di calciatori, di squallidi mezzibusti televisivi, di commentatori in doppiopetto, di tuttologi…» «Tu pensa se un giorno mi svegliassi e fossi Baricco. Oh, che fortuna, potrei fare davvero quello che mi pare. Prima di tutto me ne andrei a leggere Fenoglio a Torino, che tu guarda Baricco che legge Fenoglio è un poʼ come un ateo che sgrana il rosario, ma mica mi fermerei qui, no davvero. Sai quante gliene direi a tutti quei critici che non leggono i miei libri, ché io sono Baricco mica uno scrittore da poco. Io ho scritto Seta, la più grande presa in giro che mai lettore contemporaneo abbia avuto tra le mani, ma proprio per questo ho diritto a una critica seria e i critici mi devono criticare fino in fondo. Se fossi Baricco pubblicherei il mio ultimo libro con quattro copertine diverse e magari al posto delle pagine scritte ci metterei le figurine dei calciatori così la gente lo compra e dopo ci fa la collezione. Se fossi Baricco scriverei un romanzo su un supereroe cieco che mangia panini al Mac Donald e ha una tenera storia dʼamore con una divoratrice di Big Mac». Fabri / Incontro al Parco delle terme Non nellʼinferno, né nel limbo o nel paradiso si situano i personaggi fabbriani. Ma, qui, in questa terra. Vivi, doloranti, carnali. Non pallide larve. Uomini che soffrono, che si tormentano, chʼanelano alla grazia. O che già ne vivono. Santi in divenire. O in atto. Sempre comunque nellʼinquieta ricerca, come direbbe Papini, dʼuna verità vera. Perciò quello fabbriano si configura come teatro dellʼuomo che vuol anzitutto veder chiaro nella trama del proprio destino, che tende a liberarsi dalle pastoie della colpa, che non sʼacquieta di fronte allʼambiguità, allʼin-giustizia,allʼipocrisia; dellʼuomo che vuol con accanimento evadere dalle paludi dʼuna società in decomposizione, svincolarsi dalle suggestioni del sogno, risvegliarsi alla luce dʼuna vita autentica; dellʼuomo che aspira alla fraternità nellʼamore, alla comprensione più totale nella giustizia, allʼunica salvazione possibile con lʼadesione al messaggio di Cristo... Diego Fabri, Incontro al Parco delle Terme, Logos, pp.120, € 16 «la FIERA», PER SEMPRE E PER TUTTI SCHEDE / NOVITÀ GRATIS (senza limiti) PUBBLICITÀ TABELLARE 2010 1 pagina cm. 25 x 36 € 300 1/2 pagina cm. 25 x 18 € 150 la FIERA è per sempre ...«la Fiera» è nata (trent’anni fa) dall’amore per il libro, per i libri. Ciò non significa che non abbia bisogna di un pur minimo contributo finanziario da parte degli Editori (o d’altri)... Anche il costo della «pubblicità» (v. «tariffario» nella colonna accanto) è semplicemente simbolico confrontato soprattutto con riviste cartacee di bassissima tiratura (e circolanti quasi esclusivamente tra i cosiddetti «operatori culturali», i. e. soprattutto gli stessi editori), e che «passano» di mese in mese, gettati via; la Fiera invece non passa mai, tutti i «fascicoli» (per così dire), vengono conservati, restano sempre on line, e sono sempre consultabili, visibili... 1/2 pagina cm. 36 x 12,5 € 150 1 colonna 25 x 6 € 75 1 colonna 25x4,6 «SPECIALI» 4 PAGINE, € 800 Grafici (foto e testo) forniti.