Pino
Ammendola
in
“Carabinieri
si nasce”
2010
“L’Anno dei
Cosmati” a
Civita
Castellana
13° Mini
Festival
Città di
Viterbo.
I vincitori
Re
Carnevale
“ ‘O Puccio”
di Civita
Castellana
Campo de’ fiori
2
SOMMARIO
Editoriale:
La scuola del rispetto................................3
L’intervista:
Pino Ammendola...................................4-5
Curriculum vitae:
Fabrizia Verardo.......................................6
Cinema News:
La Principessa e il ranocchio......................7
Il nuovo regolamento europeo sul
trasporto ferroviario.............................8
Roberto Marino: “Versi di un ottantenne”....................................................9
Per ogni viso il giusto occhiale...........11
Roma che se n’è andata:
Piazza Navona........................................12
Le ragazze di Piazza di Spagna..........13
1210-2010: “ L’Anno dei Cosmati”14-15
Suonare Suonare:
Mamma, mi compri una chitarra?........16-17
Ecologia e ambiente:
L’accordo sul clima: nulla di fatto.............18
Come eravamo:
Ariecco Carnevale...................................19
Una “Fabrica” di ricordi:
“Epifania tutte le feste te porti via”..........20
Associazione “Gli Angeli di
Lorenzo”..............................................21
13° Mini Festival Città di Viterbo..22-23
Le guide di Campo de’ fiori:
Capranica. .............................................24
La stra-ordinaria bellezza dell’essere.................................................25
Bellezze di Tarquinia...........................26
Ass. Artistica IVNA:
Walter Togni..........................................28
Gli isolatori sismici..............................29
Il santo più amato da papa
Ratzinger.............................................30
Il Fumetto:
Fate Stay Night.......................................31
La storia del cimitero di Civita
Castellana............................................32
La rubrica dei
perchè..................................................33
Le storie di Max:
Massimo Ranieri.....................................34
Fazendas e Fazendeiros......................35
Il mondo del Jazz:
Il jazz in Italia........................................36
A.C. di Fabrica di Roma.......................37
Premiazione concorso “Presepe dell’anno”.................................................37
Per ricordare l’autiere Fiorino
Marinozzi.............................................38
Ronciglione città d’arte e di cultura..39
Numero Unico......................................40
Aspettando Carnevale.........................41
Nati, matrimoni e deceduti dell’anno
2009 di Corchiano...............................42
Nel cuore ............................................43
L’angolo del Bon Ton:
Il party di Carnevale...............................44
Il primo libro di Letizia Chlelli............45
“La Sacra Famiglia” di Eraldo
Bigarelli................................................45
Agenda ...........................................46-47
Curiosità .............................................48
I nostri amici ......................................49
Messaggi.........................................50-51
Roma com’era.....................................52
Album dei ricordi....53-54-55-56-57-58-59
Annunci Gratuiti ............................60-61
Oroscopo..............................................62
Selezione Offerte Immobiliari.......63-64
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Campo de’ fiori
di Sandro Anselmi
La scuola del rispetto
Le famiglie e la scuola sono le colonne portanti dell’educazione dei giovani, e quella ricevuta nell’età evolutiva è determinante per la formazione dell’individuo e
basilare per una società civile.
Noi ci definiamo una società evoluta, ma se insistiamo,
senza un briciolo di pudore, a giustificare ciò che in
altri tempi sarebbe stato definito delinquenziale, e per
questo, punito, non vedremo mai alcun cambiamento!
In questo disorientamento generale, che investe totalmente i valori quali la dignità, la giustizia, il rispetto del
prossimo ed il senso stesso della libertà, dove viene
sempre elevato il ruolo del più forte sul più debole, dove
l’aggressività, la sopraffazione sono le “regole” del
vivere, è arduo dare dei riferimenti e ristabilire ciò che
è bene e ciò che è male.
La famiglia e la scuola debbono ritrovare le figure dei
“genitori” e degli “insegnanti”, quelli veri!
Quelle figure alle quali i giovani debbono rapportarsi
come si conviene, con il desiderio di imparare e la gioia
di rispettare!
Rivolgersi a loro in maniera diretta, paritaria, usare
disinvoltura ed a volte sufficienza, svilisce il ruolo di
modelli che non sono più, perciò, i punti di riferimento!
Proprio per quei ragazzi che hanno la sfortuna di avere
una famiglia debole, è necessaria una scuola forte, che
non insegni solo cultura, ma anche socialità, e, sopratutto, insegni il rispetto delle regole per un buon vivere
civile.
Ma come si fa ad accettare che a ragazzi che aggrediscono un loro coetaneo disabile, venga prescritto un
programma di riabilitazione nei servizi sociali, in luogo
di un giusto processo ed altrettanto giusta condanna?
Anche se a me fa male immaginare la loro reclusione e
vorrei non succedesse mai, mi riesce difficile comprendere l’efficacia dell’alternativa, ma voglio comunque sperare che questa li faccia crescere, con la consapevolezza e la coscienza di cambiare, fare chiarezza
con se stessi, e ritrovare la giusta serenità in questa
furibonda tempesta.
3
Campo de’ fiori
4
“Non si ride dei Carabinieri, ma si ride con i Carabinieri”
PINO AMMENDOLA
Indossa la divisa al Teatro Ghione di Roma
Un teatro a due passi dal Vaticano, una
bomboniera nel centro di Roma: al Teatro
Ghione ritorna in scena una commedia
divertentissima scritta, diretta e recitata
da Pino Ammendola: “Carabinieri si
nasce”. E’ l’occasione per passare una
serata del nuovo anno in spensieratezza e
per salutare un amico che seguiamo con
piacere da molti anni. Ci accoglie con la
sua solita simpatia e positività nei salottini del teatro.
Pino finalmente si torna a ridere con
un testo scritto personalmente… “ Si,
e devo dire che questo è un testo che
vuole essere anche un manifesto di simpatia nei confronti dei Carabinieri che fanno
parte del nostro immaginario collettivo,
ricordiamo il “Maresciallo” De Sica ed i suoi
personaggi, il giovane Carabiniere di Pane
Amore e Fantasia, non dimenticando tutte
le infinite serie televisive. Il pubblico si
diverte moltissimo, strizza l’occhio al
nostro modo di giocare. Non si ride dei
Carabinieri ma si ride con i Carabinieri.
Nella storia ci sono queste quattro tipolo-
gie diverse di esseri umani: due romani,
un napoletano ed
un veneto che si
ritrovano insieme
nella notte di
Capodanno,
in
una piccola tenenza di un’ isola
sperduta”.
Pino Ammendola e Sandro Alessi
Partiamo da qui
per parlare del
tuo curriculum
infinito di artista. Nato nel
‘51 a Napoli,
dopo
molta
gavetta negli
anni ‘60 e precisamente
nel
1964 approdi al
cinema
vero
c
o
n
“Operazione
San Gennaro”.
”Devo ammettere
che fu una fortunosa apparizione
in un film che
ebbe un successo
enorme. Io facevo
un piccolissimo
ruolo, però questo fatto mi fece stare vicino a Manfredi, Totò, Senta Berger e per
me questo significava in quel momento
trasformare i miei sogni in realtà.
Trasferitomi a Roma feci poi tanto teatro,
doppiaggio, radio, insomma tanto di tutto.
Un biennio importante fu quello del
‘95/‘96. Galli e Capone scrissero “Uomini
sull’orlo di una crisi di nervi” spettacolo teatrale di grandissimo successo. Anzi
devo dire che Capone l’ha scritta su di me.
Io mi ero appena separato ed avevo ripreso l’abitudine di giocare a Poker ogni lunedì a casa mia. Ed una sera che era seduto
al tavolo anche lui, gli venne in mente
questa idea, la scrisse e la portammo in
scena a teatro.”
Sulle ali del grande successo hai creduto tanto all’idea di cominciare un
vero e proprio sequel… “Si, decisi di
scrivere qualche altra commedia simile,
perché avevo capito che raccontare il disagio maschile era sicuramente una cosa
vincente. Devo dire che sono stato molto
fortunato ed aiutato dal successo del pubblico che è venuto sempre numeroso a
vedere Uomini stregati dalla Luna
(‘96/‘97) con Francesca Nunzi, Uomini
targati Eva (‘97/‘98) con Eva Grimaldi”.
Coppie in multiproprietà (‘01/‘02),
Caporali Coraggiosi (‘03/‘04) sono alcu-
Campo de’ fiori
ne delle altre commedie scritte ed interpretate dal nostro.
Anche tuo figlio sta seguendo le orme
dell’attore… ”Mio figlio fa il giovane attore e si sta laureando in regia al DAMS. Ha
cominciato nel cinema dove ha fatto
Rubini da giovane nel film di Salvatores
Denti, ha poi lavorato in alcune fiction
televisive, dalla Squadra a Don Matteo a
Carabinieri ed in teatro ha avuto maestri
quali Barbareschi e Lavia”.
Ricordiamo le sue numerose apparizioni
sul piccolo schermo Caro Maestro(1995),
Ladri si diventa (1998), La Squadra
(1999), Tequila e Bonetti (2000), Don
Matteo 2 (2001), Provaci ancora Prof
1(2004) e 2 (2006), Due Imbroglioni e
mezzo (2006).Per cinque anni di seguito
è stato responsabile dello spazio comico in
Sereno Variabile su Rai 2. Due spettacoli di successo sono stati portati anche
sul grande schermo Uomini sull’orlo di una
crisi di nervi (1994) con Claudia Koll e
Uomini stregati dalla luna (2000) con
Mariagrazia Cucinotta e Megan Gale. “Non
tutti sanno però che in Svezia ho fatto un
film di grandissimo successo che ha raggiunto il secondo incasso di sempre in
quella nazione…
5
A questo punto vorrei che tu
dessi un consiglio ai giovani che
si avvicinano al mondo del teatro.
”Consiglio di lavorare tantissimo e di
mettersi insieme, perché la forza di
creare un gruppo con delle proprie
regole e la voglia di crearsi un futuro,
ti permette di essere padrone del tuo
tempo e del tuo lavoro dall’inizio. Un
piccolo gruppo può vincere quelle difficoltà economiche che ci sono nel
teatro e può arrivare al successo.
E’ molto importante
mettersi insieme, riconoscersi, trovarsi della
stessa qualità e lavorare
verso una direzione.
Questo è vincente!”
Uniamo a questi consigli un augurio di
un fortunato 2010 a Pino Ammendola
ed ai nostri lettori.
Sandro Alessi
Alcune foto di scena
Patrizia Pezza, altra protagonista di “Carabinieri si nasce”
e Pino Ammendola
Campo de’ fiori
6
CURRICULUM VITAE
FABRIZIA VERARDO
Nativa di Fondi, la 22enne cantante laziale
ha già alle spalle anni di gavetta. Dopo
aver frequentato con profitto il Corso di
Dizione Cinematografica e Televisiva presso l’Agenzia Casting Due di Roma, vanta
esperienze anche come indossatrice. Fin
da piccola rivolge però le sue attenzioni al
canto e frequenta la scuola di Claudia
Arvati, già collaboratrice di Amici,
Vessicchio, Beitti, Bennato e frequentatrice
del
Festival
di
Sanremo.
Contemporaneamente prende lezioni di
tecnica vocale da Marco Blanchi, e viene
scelta nella scuderia di Silvestro Longo,
che dallo scorso Settembre ne cura tutti gli
aspetti artistici. Guidata dal maestro, arriva terza al concorso “Ugola D’Oro 2009”
svoltosi negli ultimi mesi del 2009 al Gilda
di Roma e si presenta alle selezioni nazionali de “I Raccomadati”, noto programma RAI. Dopo aver partecipato come cantante a Rai – Futura e avuto un piccolo
ruolo in “Tutti pazzi per amore 2”, (RAI
1) ha partecipato alle selezioni del Grande
Fratello 10. Ora è pronta a spiccare il volo
e per questo nuovo anno si propone con
un brano pop scritto per lei da
Longo e Russo dal titolo
“L’Ultima Favola”, che sicuramente ascolteremo alla radio.
Bella, brava, simpatica e volitiva:
ci sono tutti gli ingredienti perché
Fabrizia Verardo arrivi quanto
prima al grande successo. In
bocca al lupo!
Sandro Alessi
Fabrizia Verardo e Sandro Alessi
Campo de’ fiori
7
La principessa e il ranocchio
The Princess and the
Frog,
USA,
2009.
Genere:
animazione;
regia: Ron Clements;
sceneggiatura:
Ron
Clements,
Rob
Edwards, Greg Erb,
John Musker, Jason
di
Oremland, Don Hall;
Maria Cristina
voci di (versione origiCaponi
nale): Oprah Winfrey,
John Goodman, Keith David, Jim
Cummings, Jenifer Lewis, Anika Noni
Rose,
Bruno Campos,
Ritchie
Montgomery, Jennifer Cody, MichaelPeter
Bartlett,
Leon
Wooley,
Terrence Howard, Angela Bassett,
Kwesi Boakye, Elizabeth M. Dampier,
Breanna Brooks, Michael Colyar,
Jerry Kernion;
montaggio: Jeff
Draheim; scenografia: James Aaron
Finch; musica: Randy Newman; distribuzione: Walt Disney; durata: 97 minuti.
Ne La principessa e il ranocchio, la solerte
cameriera di colore, Tiana, e il principe
spiantato Naveen potrebbero offrire il
destro a una possibile reinterpretazione
della classica definizione “incompatibilità
di carattere” in amore.
In effetti, tanto l’una cerca disperatamente di raggranellare una piccola fortuna per
esaudire il desiderio di possedere un piccolo ristorante, tanto l’altro ha le tasche
bucate da squattrinato costantemente in
bolletta, dal momento che sperpera i soldi
in divertimenti e donne, e si sa come
vanno queste cose: “Bacco, tabacco e
Venere riducono l’uomo in cenere”.
Sembrerebbe proprio che la fatica di essere autentici abbia mietuto le sue prime vittime! Tuttavia, le regole dell’attrazione tra
due persone a volte seguono strani disegni
e così due esseri totalmente agli antipodi
si possono trovare catapultati sulla stessa,
metaforica, barca.
È proprio quello che avviene a Tiana e
Naveen.
Quando il giovane rampollo di una nota
famiglia reale viene trasformato in ranocchio dall’ambiguo dottor Facilier e dai suoi
“amici dell’Aldilà”, la giovane seppur disgustata prova a spezzare l’incantesimo con
uno smack dispensatore di vitalità cosmica.
Peccato che il bacio non ottenga i risultati
sperati; anzi, la matassa si fa ancora più
complicata giacché anche la povera Tiana
viene tramutata in rana.
Come recita un antico proverbio “Chi ben
comincia è a metà dell’opera”, pertanto
pianificare strategicamente un’ambientazione esotica come New Orleans anni ’20
per un gioiellino quale La principessa e il
ranocchio, non può non contribuire a dar
luogo a un’ottima pellicola di animazione.
Con questa pellicola la Disney regala nuovamente tempo, energie e molta fatica a
una dispendiosa tecnica come quella del
2D che sembrava ormai relegata in soffitta, dopo i fasti dell’elaborazione e animazione in grafica 3D, balzati da qualche
tempo agli onori del pubblico planetario. Il
prevalere del passato sul presente si
potrebbe scorgere altresì nelle maglie
testuali di una vecchia favola dei fratelli
Grimm dal titolo Il principe ranocchio.
Eppure, a questo punto, avviene l’imprevedibile in grado di buttare all’aria una
narrazione ben collaudata.
Si allentano così gli stretti nodi narrativi e
si procede a briglie sciolte,
immettendo un pizzico d’imprevedibilità nella rete costituita
dagli spazi consueti, per cui
Tiana invece di far ritornare umano il ranocchio/principe
Naveen,
diviene a sua volta un piccolo anfibio verdastro
secernente
muco.
Nell’epoca dell’elezione dell’afroamericano Barack Obama alla
carica di Presidente degli Stati
Uniti d’America, la Major di
Topolino e Paperino incorona
principessa del reame di
Cartoonia una bellissima cameriera di colore.
Effetto del pensiero Political cor-
rect?
Può anche darsi, ma almeno permette di
infrangere il sospetto o illusione parallela
per cui solo fanciulle dai riccioli d’oro e
sguardo turchino possono ambire al trono
e, soprattutto, a un giovane sovrano
degno dello scettro di comando.
Naturalmente parlando di un classico prodotto pensato e creato appositamente a
misura di bambino, dobbiamo tenere a
mente che La principessa e il ranocchio
può essere equiparato a un pacchetto all
inclusive comprendente il fascino (banale)
di una morale edificante, canzonette jazz
piuttosto orecchiabili che s’imprimono fino
alla radice del nostro essere e, per finire,
un abbraccio corale di amabili comprimari
come ad esempio il coccodrillo trombettista Louis, la lucciola innamorata Ray e la
centenaria regina Voodoo Mamma Odie.
Tutto ciò in perfetto stile Disney.
8
Campo de’ fiori
IL NUOVO REGOLAMENTO EUROPEO
SUL TRASPORTO FERROVIARIO
Il 3 dicembre scorso è
entrato in vigore il
r e g o l a m e n t o
1371/2007 del Parlamento Europeo e del
Consiglio
del
23/10/2007 che ha
sancito nuovi diritti e
di Ilaria Becchetti obblighi dei passeggeri del trasporto ferroviario. Val la pena ricordare che il regolamento in questione, come ogni altro
emesso dalle Istituzioni europee, è obbligatorio in tutti i suoi elementi ed è direttamente applicabile in ciascuno degli Stati
membri. Non v’è dunque bisogno di alcuna norma attuativa interna ed è già legge
nel nostro paese come in tutti gli altri ventisei stati dell’Unione Europea.
Lo scopo di questo atto normativo è di tutelare i diritti
dei passeggeri nel trasporto
ferroviario e di migliorare la
qualità dei servizi.
Il regolamento rafforza il diritto dei passeggeri a ottenere un risarcimento
quando i loro bagagli vengono smarriti o danneggiati (fino a circa 1.285
euro per ogni bagaglio).
Lo stesso diritto è previsto nel caso in cui
il viaggio venga cancellato o subisca un
ritardo. In questi casi il risarcimento minimo ammonta al 25% del prezzo del
biglietto per ritardi da una a due ore e al
50% del prezzo del biglietto per ritardi
superiori alle due ore.
L’atto inoltre attribuisce ai passeggeri delle
ferrovie il diritto di essere informati in
modo esauriente, prima e durante il loro
viaggio, ad esempio, in merito ad eventuali ritardi, agevola l’acquisto dei biglietti
ferroviari ed obbliga le società ferroviarie a
istituire un sistema per il trattamento delle
denunce relative ai diritti e agli obblighi
contemplati dal regolamento.
Il sistema ferroviario europeo
vanta più di otto miliardi di
utenti l’anno.
L’intento di questo nuovo atto è
anche quello di aumentarne ancor di
più la quota di mercato rispetto ad
altri sistemi di trasporto.
Un passaggio importante del testo riguarda le persone con disabilità e le persone a mobilità ridotta, ai cui il regolamento dedica un capo apposito.
È stabilito anzitutto che questi soggetti
hanno diritto al pari degli altri cittadini alla libera circolazione, alla libertà
di scelta e alla non discriminazione.
Quest’ultima viene garantita fornendo
ogni più ampia assistenza all’interessato sia a bordo che fuori dal treno, in
particolare per ciò che riguarda l’accessibilità delle stazioni, delle banchine, del
materiale rotabile e degli altri servizi.
Per informazioni più dettagliate si rimanda
al testo del regolamento, disponibile su
internet in italiano, ricordando altresì che
le imprese ferroviarie, i gestori delle stazioni e i tour operator sono tenuti ad informare i passeggeri in merito ai diritti e agli
obblighi previsti dal regolamento.
Campo de’ fiori
9
Roberto Marino:
“Versi di un ottantenne”
Un velo di malinconia attraversa molti dei
suoi componimenti, dettata, probabilmente, dall’età avanzata e dalla solitudine che
lo circonda, soprattutto dopo la morte dell’amatissima moglie.
Trentasei ne ho letti, tutti firmati Roberto
Marino, raccolti in un piccolo fascicolo, rilegato in maniera rustica e intitolato “Versi
di un ottantenne”.
Ha da sette anni, infatti, superato l’ottavo
decennio della sua vita il signor Roberto,
originario di Laureana Cilento, ma da
molto tempo ormai residente a Salerno,
dove ora abita insieme ad una delle sue
due figlie. Trascorre le sue giornate componendo versi e ha definito quel traguardo
della sua vita così: “Un gomitolo verde
di ricordi/tenuti stretti dalla nostalgia” (Ottant’anni).
Le sue poesie hanno un tocco di classicità,
in linea con la sua laurea in lettere e il
lavoro che per anni ha svolto: insegnante
di letteratura italiana nelle scuole superiori. Echi di classicità greca, trasportati nel
suo mondo.
Poesie brevi, ma che racchiudono grandi
significati e abbracciano profonde verità.
Piccole perle di saggezza, come il componimento intitolato La speranza, che recita così: “Non c’è morente/che non
dissimuli/in qualche speranza di
vita/l’opprimente
angoscia/della
morte”.
O ancora Sarai vecchio: “Sarai vecchio
quando/non toccheranno più il tuo
cuore/il sorriso gioioso di un bambino/né un albero fiorito a primavera”.
Spesso affronta l’argomento della morte e
il sentimento della tristezza e vede la vita
in questo modo: “Il guizzo di una stella
cadente:/un’illusione di luce/tra due
muraglie di tenebre” (La vita).
Tutte meriterebbero di essere riportate,
ma una mi ha colpito in particolar modo e
voglio qui riproporvela.
Vermiglie rose è il titolo, e mi ha attratto per la sua velata e garbata passionalità
e per la singolare metafora con la quale il
poeta accosta le rose appassite al capo
chino del Cristo crocifisso.
Un’immagine davvero particolare, tanto
più che, come mi riferisce sua nipote Rita,
il signor Roberto si professa ateo! In
fondo, forse, la speranza di un aldilà in cui
poter riabbracciare sua moglie, esiste
anche per lui!
Ma il sig. Roberto ama da sempre scrivere
ed infatti, oltre a componimenti poetici ha
pubblicato finora diversi libri di vario genere: La lotta per la terra nell’ex stato di Novi
(1982), Medicina e magia. Segreti e rimedi in due manoscritti salernitani del ‘700
(1991), Il dialetto cilentano nei proverbi
(2004), Un fidanzamento contrastato
(2006). Studi e ricerche a sua firma sono
apparsi in alcuni volumi collettanei: Guida
alla storia di Salerno (1892), a cura di
Alfonso Leone e Giovanni Vitolo; Storia del
Vallo di Diano (1985), vol. III a cura di
Pasquale Villani; Il Mezzogiorno preunitario (1988), a cua di Angelo Massafra;
Economia, società, politica in un comune
meridianale. San Gregorio Magno tra XVIII
e XX secolo (1991), a cura di Michela
Sessa; La rivoluzione del 1799 in provincia
di Salerno (1999), a cura di Italo Gallo. Ha
curato, con Mario Themelly, l’edizione
della Cronaca manoscritta di Antonio
Stassano (1996).
Roberto Marino non è solo un uomo di
grande sensibilità, come si può ben vedere leggendo le sue poesie, ma è anche un
uomo di grande cultura e dedito allo studio, come dimostrano i suoi libri.
di Ermelinda Benedetti
Roberto Marino
Vermiglie rose
Vermiglie rose ancora non dischiuse,
vogliose labbra protese ad un bacio,
presto vi piegherete sullo stelo,
volto di Cristo chino sulla Croce.
Ma la rossa vostra fragranza nel mio
cuore viva rimarrà a ricordare
la bella bocca che vi ebbe in dono
La copertina del suo breve racconto dedicato
alla moglie, che raffigura uno scorcio di
Moio della Civitella
Campo de’ fiori
11
Per ogni viso il giusto occhiale
...continua dal numero 65
Diamante
CARATTERISTICHE: visi a
forma di diamante sono
stretti nella zona degli
occhi e nella zona delle
mascelle, e gli zigomi di
solito si presentano ossuti
e pronunciati. Questa è la forma di viso
più rara.
OCCHIALI CONSIGLIATI: occhiali ovali,
quadrati o leggermente curvati, attenueranno il contorno spigoloso del viso
Assicurarsi che il modello non sia più
largo della parte superiore degli zigomi.
Molto bene anche occhiali glasant (senza
la montatura intorno). Per evidenziare gli
occhi e mostrare le guance provate montature che abbiano la linea della traversa
superiore pronunciata o ricca di dettagli,
oppure provate montature glasant.
Rettangolare
CARATTERISTICHE: il viso
rettangolare oblungo è più
lungo che largo, ha una
lunga linea della guancia e
alcune volte un naso allungato fronte e mascelle
stretta, zigomi ravvicinati.
OCCHIALI CONSIGLIATI: gli occhiali devono accorciare la lunghezza del viso. Per
far apparire il viso più corto e più proporzionato, provate delle montature che
abbiano una profondità verticale, un
ponte basso per accorciare il naso e astine
decorate o con colori contrastanti per
aumentarne la larghezza. Da preferire
quindi occhiali con montatura stretta e
lenti alte oppure con linea orizzontale
accentuata di forma rotonda o quadrata, il
ponte basso accorcia l’area tra fronte e
naso.
Quadrato
CARATTERISTICHE: questo
viso presenta una mascella
forte, una fronte alta e pronunciata e zigomi larghi.
OCCHIALI CONSIGLIATI:
gli occhiali devo ammorbidire il taglio facciale quadrato, benissimo
quindi occhiali con montatura orizzontale
sottile rotonda, ovale o a goccia.
LA PELLE
Chiara Indicate montature leggere o con
un tocco di colore come il rosa o l’ambra.
Montature tartarugate stanno bene sulla
pelle chiara (evitando colori troppo scuri)
ma montature trasparenti, blu o verdi tendono a togliere colore alle guance.
Indicati colori tenui o caldi, meglio se di
spessore leggero o semi opache se di
spessore più considerevole, evitare il
metallo dorato.
Scura Pelli olivastre, mediterranee, con
capelli scuri stanno benissimo con montature argento, oro, colorate, tendenzialmente chiare ma attenzione al nero, che
potrebbe appesantire.
Molto scura Montature chiare per generare contrasto, colori freddi o caldi, ma
decisi. Bene i modelli in metallo, ma evitare il nero.
I CAPELLI
Mossi o ricci Sono accentuati da forme
delicate, meglio ancora senza la montatura o colori translucidi.
Molto ricci Scegliere una montatura che
segue la linea dei propri capelli. Si consigliano anche forme piccole.
Corti Montature geometriche o rotondeggianti stanno meglio.
Molto corti Colori pieni e forme particolari, anche esagerati. Molto bene i model-
li con decori vistosi.
Lunghi Provare le montature sia con i
capelli legati che sciolti, perché la differenza di acconciatura potrebbe cambiare
l’abbinamento ottimale.
COLORE
Biondi Preferire colori scuri e caldi per
creare contrasto, verde blu, marrone,
nero, tartaruga. Evitare colori chiari e
freddi, che farebbero apparire il viso scialbo e pallido.
Castani o Rossi Preferire montature
verdi, blu, marrone e tartaruga solo se
accendono il viso di colore, per chi a
capelli rossi evitare rosso e arancione.
Evitare colori neutri che rendono il viso
anonimo e slavato, bianco, giallo chiaro,
beige, avana, cammello.
Neri Va bene un po’ tutta la gamma cromatica anche il trasparente. Evitare montature con fantasie troppo accentuate che
conferiscono aspetto volgare.
Brizzolati Benissimo colori decisi e caldi,
tra cui il bordeaux, ma anche in tinta,
come argentato o canna di fucile. Evitare
bianco, giallo chiaro, oro, beige, avana,
cammello.
Prima dell’acquisto di un occhiale da vista
o da sole, leggete bene queste norme,
magari fotocopiate l’articolo, poi andate in
un nostro centro, e fatevi conquistare dall’occhiale che semplicemente vi piace di
più e sentite più “vostro”: state comprando un accessorio che farà parte integrante del vostro “look”, e per l’estetica, per la
vostra estetica, non esistono regole superiori al vostro gusto!
Paolo BALZAMO Responsabile Formazione
ed Informazione Centri Ottici Lisi &
Bartolomei www.lisi-bartolomei.com
Campo de’ fiori
12
Roma che se n’è andata: luoghi, figure, personaggi
Piazza Navona,
magica scenografia a cielo aperto
... continua dal numero
65
Il destino della piazza
mutò radicalmente
allorquando Innocenzo
X,
Giovanni
Battista
Pamphilj,
1644 - 1655, sull’area
occupata da alcune
di Riccardo Consoli case di proprietà
della sua famiglia,
fece costruire l’imponente Palazzo
Pamphilj, con il grande Stemma costituito
da tre gigli sopra una colomba con un
ramo di ulivo nel becco.
Il palazzo fu la residenza di uno dei personaggi più famosi di Roma, Donna Olimpia
Maidalchini Pamphilj, soprannominata da
Pasquino “Pimpaccia di piazza Navona”,
appellativo derivante dal personaggio di
una commedia seicentesca della Roma
barocca, tale “Pimpa”, poiché, come questa, dispotica, furba, presuntuosa e spregiudicata.
Donna Olimpia, viterbese di nascita, venne
ad abitare nel palazzo di Piazza Navona
dopo essersi sposata con Pamphilio
Pamphilj, una residenza ricca di mirabili
affreschi di Pietro da Cortona e da una galleria del Borromini; rimasta vedova, la
nobildonna riuscì ad accumulare tante ricchezze da divenire la padrona di Roma,
specie dopo che il cognato Giovanni
Battista indossò la tiara.
Nel 1647 Innocenzo X dispose una più
degna sistemazione di Piazza Navona con
la costruzione di una importante fontana
al centro, in sostituzione della semplice
vasca quadrilatera preesistente; per questo motivo fece condurre su questo sito
buona parte dell’acqua del condotto
dell’Acqua Vergine, a conferma della grande importanza che il pontefice attribuiva
all’opera.
Il progetto in un primo momento fu affidato al Borromini, ma Gian Lorenzo
Bernini, allora in disgrazia presso il papa o,
più esattamente, presso Donna Olimpia,
riuscì a riguadagnare il favore della potente donna ed a soppiantare il rivale con uno
stratagemma: fece pervenire a Donna
Olimpia un mirabile modellino della fontana realizzato in argento. Il pontefice,
avendolo visto occasionalmente, ne rimase entusiasta e trasmise l’ordine al Bernini.
A parere del cronista dell’epoca il modello
piacque proprio perché era fuso in argento ma, soprattutto, perché lo stesso fu
lasciato in regalo all’avida “Pimpaccia”.
La presenza dell’obelisco sulla fontana fu
richiesta espressamente dallo stesso pontefice e le iscrizioni in geroglifici sulle quali
appare il nome di Domiziano, provano che
quell’obelisco era originariamente ubicato
presso il Tempio di Iside, successivamente
trasferito da Massenzio nel suo Circo.
La Fontana dei Fiumi, inaugurata nel 1651,
realizzata grazie ai proventi delle tasse su
pane, vino e altri generi di consumo, è
senza dubbio uno dei monumenti più belli
e famosi della Roma barocca. Quattro statue di marmo bianco, alte cinque metri,
situate su masse sporgenti di travertino
attorno al monolite, rappresentano quattro
fiumi: il Nilo, il Rio della Plata, il Gange e il
Danubio. Lo Stemma araldico della famiglia papale decora la roccia piramidale dell’obelisco. Singolare poi l’iscrizione voluta
da Innocenzo X: “salubre amenità a chi
passeggia, bevanda a chi ha sete, esca a
chi medita“.
La chiesa di Santa Agnese in Agone si dice
sia stata costruita sul luogo in cui, nell’anno 304 d.C., fu martirizzata la giovane
Agnese, rea di avere rifiutato il figlio del
prefetto di Roma e quindi denunciata
come cristiana; la struttura più antica risale all’VIII secolo e, più volte ricostruita, nel
1652, fu sostituita dalla maestosa chiesa
che oggi possiamo ammirare dove il
Borromini vi lavorò dal 1653 al 1657.
Le altre due fontane che ornano Piazza
Navona sono la Fontana del Moro, realiz-
zata nel 1574 sotto il pontificato di
Gregorio XIII, circondata da una balaustrata in travertino e da dodici colonnine
allo scopo di “… defendere et salvare
dette opere dalla carrette e cocchi, che
potrebbero mandarla a ruina … “ e la
Fontana del Nettuno, anticamente detta
dei “Calderari” per la presenza nella zona
di botteghe di fabbricanti di catini e vasi di
rame, la cui figura centrale è il Nettuno
con il tridente impegnato a difendersi da
una piovra che lo avvinghia alle gambe.
Il 23 giugno 1652, per volere di Innocenzo
X e di sua cognata Donna Olimpia, venne
inaugurata una grande manifestazione che
rese famosa Piazza Navona. Quel giorno,
infatti, furono chiusi tutti gli scarichi delle
tre fontane allo scopo di far debordare
l’acqua fino e coprire la parte centrale
della piazza, si formava in tal modo il c.d.
“lago di Piazza Navona”.
Nobili e poveracci qui si divertivano attraversando la piazza a cavallo o in carrozza
o sguazzandoci sopra, il “lago di Piazza
Navona” divenne una consuetudine estiva
e per quasi due secoli, il sabato e la domenica del mese di agosto, la piazza si allagava, finché, nel 1866, Pio IX, Giovanni
Maria Mastai Ferretti, ordinò la sospensione del divertimento.
Dopo il 1870, divenuta Roma capitale
d’Italia, Piazza Navona venne pavimentata
e fu costruito il marciapiede centrale a
schiena d’asino, in tal modo la piazza
Campo de’ fiori
divenne convessa da concava che era,
rendendo impossibile un eventuale ripristino del lago. Quella particolare manifestazione venne sospesa, ma l’animazione di
Piazza Navona continuò e, come sopra
ricordato, nel periodo natalizio, la stessa si
riempie di bancarelle, giocattoli, “Befane”
e “Babbi Natale”, quasi a non voler abbandonare il senso di gioco e l’allegria che per
secoli l’hanno accompagnata.
All’epoca di Giuseppe Gioachino Belli nella
piazza si teneva con regolarità il mercato,
come il poeta ricorda nel sonetto del 20
marzo 1834 dal titolo: Er mercato de piazza Navona
Ch’er mercoledì a mmercato, ggente mie,
/ sce siino ferravecchi e scatolari, / rigattieri, spazzini, bbicchierari, / stracciaroli e
ttant’antre marcanzie,
nun c’è ggnente da dì. Ma ste scanzìe / de
libbri, e sti libbracci, e sti libbrari, / che cce
vienghen’ a ffà? ccosa sc’impari / da tanti
libbri e ttante libbrarie?
Tu pijja un libbro a ppanza vòta, e ddoppo / che ll’hai tienuto per cquarc’ora in
mano, / dimme s’hai fame o ss’hai maggnato troppo.
Che ppredicava a la Missione er prete? /
“Li libbri non zò rrobba da cristiano: / fijji,
per ccarità, nnu li leggete”.
All’epoca del Belli a Piazza Navona, il mer-
coledì, oltre al consueto mercato alimentare, poi spostato a Campo de’ Fiori, si svolgeva il mercato degli oggetti usati, ma
anche dei libri.
Quest’ultimo sarà poi trasferito prima a
Piazza del Paradiso e quindi a Piazza
Borghese; le considerazioni espresse
appaiono chiaramente riferite ad un qualsiasi popolano desideroso di celebrare il
13
trionfo dell’ignoranza, “ … i libbri non zò
rrobba da cristiano … “ come raccomanda
quel prete invitando il popolino a non leggere in forza di un preciso piano delle
autorità ecclesiastiche romane che, come
noto, a quel tempo, erano più politiche che
religiose.
Le ragazze di Piazza di Spagna
Sarte d’Alta Moda per le passerelle degli anni ‘70
Che coincidenza!!! L’altro
taglio ed i vari particogiorno in un canale privalari degli abiti.
to, stavano trasmettendo
Le collezioni che preun film del 1952 “Le
sentavamo alle sfilate
ragazze di Piazza di
di Roma, erano eccelSpagna” ed oggi in un caslenti e lussuose con un
setto, che non aprivo da
“lusso” quasi dimentimolto tempo, in casa di
cato; l’adrenalina in
mia madre, ritrovo una
noi sarte, artefici del
foto datata 1970, che mi
lavoro, ogni volta che
ritrae insieme ad alcune
una
indossatrice
ragazze, nella celeberrima
entrava in passerella,
scalinata, proprio come le
saliva alle stelle.
sartine di quel film.
Concludendo posso
In quel periodo abitavo a
dire che buon sangue
Roma e lavoravo in una
non mente, essendo
grande sartoria di Alta
nipote
di
Lucia
Moda in via Gregoriana, la
Francola che è stata la
via delle grandi firme.
più famosa sarta di
Che nostalgia!!! Anche se
Fabrica di Roma e dininizialmente odiavo il lavotorni negli anni ‘50, ‘60
ro della sarta perché mi
e ‘70.
Anna Francola, la prima a sinistra seduta; con alcune colleghe sulla scalinata di Piazza
era stato imposto, nel
A mio avviso, l’abito è
di Spagna nel 1970
tempo invece ho iniziato
come il nome; lo fa
L’Alta
Moda
in
quegli anni, era all’apice del
ad apprezzarlo e amarlo; mi dava verabello chi lo porta………… naturalmente
suo splendore; non conosceva crisi, si sfimente grandi soddisfazioni, specialmente
con eleganza!!!
lava nei saloni dei più grandi Hotel.
quando vedevo l’abito da me confezionato
Ogni stilista, presentava personalmente i
primeggiare sulle pagine dei quotidiani più
Anna Francola
modelli, illustrando il tipo di tessuto, il
importanti di Roma.
14
Campo de’ fiori
1210 - 2010: LÊanno dei Cosmati
Ricorre lÊottavo centenario della realizzazione
del Duomo di Civita Castellana
Civita Castellana. L’ anno appena iniziato
riveste un significato particolarmente
importante per Civita Castellana in quanto
ricorre l’ ottavo centenario della realizzazione del Duomo dei Cosmati (12102010). Un evento che capita ogni cento
anni e la Curia vescovile, in stretta collaborazione con l’ Amministrazione comunale, sta allestendo una serie di manifestazioni con l’ intento di rendere un doveroso
riconoscimento ad uno dei monumenti più
significativi e importanti realizzati dalla
famosa famiglia dei Cosmati, di cui la città
si fregia. Com’è noto la Cattedrale, dedicata a S. Maria Maggiore, è stata costruita su
un antico edificio preesistente e conserva
le reliquie dei
santi
Patroni,
Marciano
e
Giovanni. Mentre
il portico, peraltro
restaurato
un
paio di anni orsono,
mantiene
intatto l’ aspetto
romanico, l’ interno è stato trasformato intorno
al 1740 dall’architetto Gaetano Fabrizi, su commissione dell’ allora
vescovo, Francesco Maria Tenderini. Infatti inizialmente l’ interno era diviso in
tre navate, mentre attualmente è costituito da un’ unica
navata. Il portico, unico nel suo genere,
ritenuto la più importante opera dei maestri Cosmati, è stato una novità in tutta
l’architettura romana medioevale. Di notevole pregio anche lo splendido pavimento
interno in mosaico classico e i due portali.
Il Duomo dei Cosmati, insieme al Forte
Sangallo, al cui interno è allestito il Museo
Archeologico dell’ Agro Falisco, rappresenta uno dei gioielli storici, architettonici e
culturali di Civita Castellana. Per questo
motivo la ricorrenza dell’ ottavo centenario
del Duomo è un’ occasione unica, alla
quale giustamente l’Amministrazione
comunale, che ha intitolato con apposita
delibera consiliare il 2010 “Anno dei
Cosmati”, e la Curia vescovile intendono
dargli il meritato risalto. Un apposito comitato, di cui fa parte anche l’ architetto
Paolo Portoghesi, oltre naturalmente al
vescovo, Romano Rossi, e al sindaco
Gianluca Angelelli, sta lavorando per allestire una conferenza che vedrà la partecipazione di illustri relatori italiani e stranieri, prevista per il mese di settembre, in
occasione delle festività patronali. E’ al
lavoro un altro comitato cittadino, sempre
in stretta collaborazione con la Curia
Vescovile e con l’ Amministrazione comunale, che sta coordinando una serie di
avvenimenti e conferenze che vedono
coinvolti l’ Istituto Statale d’ Arte
“U.Midossi”, studiosi, associazioni, ProLoco, artigiani, commercianti, centri sociali anziani e altre attività cittadine, per dare
all’ evento un ruolo importante per il rilancio turistico e culturale di Civita Castellana.
Le manifestazioni si sono aperte con
l’ 11^ Rassegna di Canto Corale che
si è tenuta presso la Cattedrale,
organizzata dalla Parrocchia di S.
Maria Maggiore, con il patrocinio del
comune di Civita Castellana a cui
hanno preso parte il Coro Polifonico
Don Giuseppe Bellamaria, diretto dal
M° Laura Ammannato, al pianoforte
M° Enrico Mazzoni, e il Coro
Polifonico di Calvi dell’Umbria (Tr),
diretto dal M° Marta Lombardo, che,
come ormai è tradizione, ha visto la partecipazione di un numeroso pubblico.
Mario Sardi
L’XI Concerto dell’Epifania ha aperto l’ “Anno dei Cosmati”
Il Coro Polifonico Don Giuseppe Bellamaria,
diretto dal M° Laura Ammannato
Il Coro Polifonico di Calvi dell’Umbria,
diretto dal M° Marta Lombardo
Campo de’ fiori
15
Lunedì 11 gennaio presso la Sala Consiliare del Comune di Civita Castellana
Presentato il logo dell’Anno dei Cosmati
Ideato dall’alunna dell’Istituto da’arte “U. Midossi” , Beatrice Di Gaetano
Il Logo scelto dal comitato che verrà utilizzato per l' Anno dei Cosmati è stato realizzato da Beatrice Di Gaetano, di Civita
Castellana, classe 4A dell' Istituto Statale
D' arte "U. Midossi" - Sezione Disegno
Industriale
Il Vescovo della Diocesi, Romano Rossi, e il Sindaco di Civita Castellana, Gianluca
Angelelli, hanno dato il via alle celebrazioni per l’Anno dei Cosmati, lunedì 11 gennaio, presso l’aula consiliare del comune. Nella sala, gremita di alunni del l’Istituto
Statale d’Arte “Midossi”, è stato presentato ufficialmente il logo che rappresenterà le
celebrazioni per l’ottavo centenario della cattedrale. Disegnato da Beatrice Di Gaetano,
il logo, raffigurante un particolare dei mosaici del duomo, ha vinto il concorso indetto tra gli alunni di “Industria e design” dell’Istituto d’arte. Circa
sessanta disegni erano stati creati dai ragazzi delle classi II, III, IV e V della sezione
A, supervisionati dagli insegnanti Gino Tonni, Anna Coppola e Novella Cremonini.
“Siamo molto contenti di questa iniziativa presa dai ragazzi - ha affermato il Vescovo il desiderio è quello che la Diocesi, in questo anno, riscopra il valore della cattedrale,
che è una metafora della Chiesa, segno di partecipazione e dell’attaccamento a Dio, e
soprattutto speriamo che ci sia una convergenza dei giovani.” Dopo l’apertura del
Vescovo ha preso la parola anche il Sindaco che ha voluto ricordare i motivi che hanno
spinto il comune e la curia a dedicare l’anno 2010 ai Cosmati: “L’obiettivo che ci siamo
posti è in primo luogo la celebrazione culturale ed artistica del duomo, ma anche la
promozione turistica di Civita Castellana. Civita, a mio avviso, non si riconosce nelle
sue bellezze artistiche, da questo punto di vista è stata sempre poco “sfruttata”.
L’anno dei Cosmati è un’opportunità non solo per l’espansione dell’immagine di Civita,
ma anche per la riscoperta da parte dei cittadini di essere una comunità con un passato storico e culturale importante. E abbiamo voluto che fosse l’Istituto d’Arte a fornire il logo perché è la scuola più antica e importante di Civita e siamo molto contenti del lavoro svolto dai ragazzi”. In conclusione, prima che avesse inizio la premiazione, anche il preside dell’Isa Midossi, Franco Chiericoni, ha salutato i presenti: “Siamo
molto grati che l’amministrazione ci abbia dato questa opportunità: è un’occasione per
far vedere ciò che l’Istituto d’arte può fare e che la ceramica non è l’unica direzione in
cui ci muoviamo.”
A sx il logo ideato da Chiara Onori
- di Nepi - 5A - Sezione Disegno
Industriale ISA, che si è classificata seconda
Il Vescovo della
Diocesi di Civita
Castellana, S. E.
Romano Rossi ed
il Sindaco
Gianluca Angelelli
A dx il logo ideato da Roberta
Addazio - di Castel S. Elia - 3A Sezione Disegno Industriale ISA,
che si è classificata terza
Un momento della proiezione del logo, nella sala Consiliare del Comune
di Civita Castellana
Da sx: Il preside dell’Istituto d’ Arte “U. Midossi” di Civita
Castellana, Franco Chiericoni, il Sindaco Gianluca Angelelli, le tre
ragazze finaliste del concorso e il parroco della Cattedrale, don
Maurizio Medici.
L’ideatrice del
logo prescelto,
Beatrice Di
Gaetano, con il
sindaco
Gianluca
Angelelli ed il
Prof. Giorgio
Felini
Campo de’ fiori
16
di Carlo Cattani
Raimundo
Rodulfo
M am m a m icom priuna chitarra? (parte 10)
Natale a Miami !
Lo scorso mese vi ho introdotto
alla conoscenza di un musicista
davvero sopraffino : RAIMUNDO RODULFO, compositore e
chitarrista,
da
Maracay,
Venezuela, ma da alcuni anni
residente nel sud della Florida,
Miami .
Nelle righe che seguiranno
,come anche
nel prossimo
numero, vi propongo un’intervista che ho realizzato con l’artista Venezuelano, autore, nel
periodo 2000-2008, di tre cd,
”DREAMS”, “THE DREAMS CONCERTO “ e il più recente “MARE
ET TERRA”: una scrittura musicale complessiva di costante,
pregevole, qualità, dove note
di
musica classica, scintille
rock, fremiti jazz, si rincorrono
nella grande riserva della musica progressive!
E, dunque, si scansino le fronde
delle palme in quel di
Miami……è fra noi Raimundo
Rodulfo!
Carlo : Ciao Raimundo, finalmente, dopo anni che ci scriviamo, ora sono orgoglioso di presentarti alla platea di Campo
De’ Fiori …… tanto per iniziare, come
ricordi gli “inizi” della tua attività di musicista?
Raimundo: un pensiero sicuramente
rivolto a mia madre: è sempre stata una
grande sostenitrice dei miei sogni..e quello della musica ERA GRANDE (!) , dei
miei progetti…… e di ogni obiettivo che ho
perseguito nella mia vita …. mi ha sempre
incoraggiato, ispirato e aiutato a costruire
la mia musica, la carriera artistica e professionale!
Carlo: da quanto tempo risiedi a Miami e
quali motivi ti hanno spinto a lasciare la
tua terra, il Venezuela?
Raimundo: mi sono trasferito negli Stati
Uniti con la mia famiglia circa sette anni fa,
per motivi sia personali che professionali.
Qui ho trovato migliori opportunità sotto
Raimundo sullo scoglio
molti profili …economici, professionali,
artistici ecc …. Amo
il Venezuela ma
sono assolutamente in disaccordo con le
modifiche che ha subito nel corso degli
ultimi 11 anni in termini di democrazia e
libertà.
Inoltre, adoro la Florida del sud: è un
posto meraviglioso per vivere e lavorare.
Mi piacciono le spiagge, la gente, la vita
notturna, il divertimento, e le sue splendide città!
Carlo: come hai iniziato a suonare la chitarra?
Raimundo: spontaneamente, cercando
di imitare i suoni ……..inizialmente, ne
usciva un gran caos!
Carlo: la tua prima chitarra?
Raimundo: mi ricordo di una chitarra
acustica e di una elettrica…… le devo a
mia madre ……strumenti per principianti
…ma poco importava che fossero strumenti economici….andavano bene per iniziare e mi pare fossero cinesi.
I miei primi strumenti “affidabili” furono
una chitarra classica Yamaha, che ho passato a mio figlio, e un’elettrica vintage
Gibson Flying V del 1969, che, sempre
mia madre, mi regalò in occasione del mio
compleanno per i 15 anni….. ce l’ho ancora!
Carlo: hai avuto degli insegnanti?
Raimundo: fondamentalmente sono un
autodidatta ….da giovanissimo, avevo 14
anni, ho preso qualche lezione da un
amico, gran suonatore di chitarra, che mi
ha fornito i rudimenti ….poi verso i 17
anni sono andato a lezione, serie, di chitarra classica ma non ho continuato a
lungo perché ……..era l’ora di iniziare a
frequentare l’Università.
Campo de’ fiori
Vivevo in Venezuela, a quell’epoca, ed ho
conseguito una laurea in Ingegneria
Elettronica presso la “National Polytechnic
University “ …….. durante tutto il periodo
degli studi,circa 6 anni, ho suonato raramente dal vivo…..penso di aver preso
parte a 3 o 4 show.
Durante quegli anni, però, composi della
musica che, successivamente, ho ripreso
per realizzare buona parte dei primi due
albums.
Carlo: quali sono stati i tuoi primi approcci nel “professionismo” musicale e le difficoltà di organizzare un gruppo ?
Raimundo:….la militanza in un paio di
gruppi rock e un breve periodo passato in
una jazz band come bassista……per quanto riguarda le difficoltà di mettere insieme
una band, posso dirti che ne incontro più
ora che sono “grande “ rispetto a quando
ero un ragazzino.
Allora, cercavo solo di divertirmi suonando con un gruppo di amici e al tempo
stesso tentando di migliorare, reciprocamente, le nostre capacità, imparando
qualcosa di nuovo ogni giorno.
Mettere insieme una band era facile: il
livello di aspettativa non era così alto in
termini di capacità e il senso dell’amicizia
prevaleva.
17
Un Raimundo giovanissimo alla “ guida” della sua Gibson Flying V del 1969
Ora, che prendo le
cose più sul serio, mi
devo confrontare con
le preoccupazioni e le
responsabilità di un
“adulto ” che tiene
una famiglia, un lavoro
e responsabilità di altro
tipo: ho necessità di
essere più concreto ed
esigente con me stesso
e gli altri musicisti con i
quali collaboro. Quando riascolto vecchi
nastri, cose che suonavo 20 anni fa,
non
posso non ricordare il
divertimento che c’era
dietro…..
le
belle
ragazze che venivano a
vederci suonare, l’atmosfera di costante
divertimento, le feste e
le tante volte che ero
troppo “brillo” per guidare e tornare a casa
dopo le prove.
Carlo: beh,allora raccontami un aneddoto
da “quei giorni” spensierati …
Raimundo: vediamo
un
po’….ah
si
questo….dunque,
eravamo a metà degli
anni ‘80, con la mia
rock band dell’epoca si
doveva suonare in un
pub abbastanza fuori
città, così abbiamo preso tutti i nostri strumenti e li abbiamo caricati in una piccola
automobile appartenente alla fidanzata del
cantante. In quel viaggio (maledetto)
ogni piccola cosa che poteva andare storto ….andò storto!
Una volta giunti sul posto, ci comunicarono che il concerto era stato annullato
per ragioni non ricordo….le cose continuarono ad andare storte…. il cantante litigò con la sua ragazza e lei, inizialmente,
ci piantò lì …..quando riuscimmo a convincerla di riportarci a casa, la sua macchina
le prese il posto…lasciandoci a piedi
….abbiamo trascorso una giornata intera
alla ricerca di un carro attrezzi e un meccanico, abbiamo finito i pochi soldi che a
quel tempo avevamo nelle tasche e non
trovammo un posto per trascorrere la
notte, qualcuno tra noi ebbe anche il
tempo di ammalarsi …mi ricordo, oggi ne
rido ma allora fu davvero drammatico, di
noi che prendavamo un autobus carichi
delle nostre chitarre, le borse e tutto il
resto degli attrezzi…..davvero goffi e
ingombranti direi una situazione da film
….da commedia!
www.raimundorodulfo.com
www.facebook.com/ raimundorodulfo
continua sul prossimo numero ....
Campo de’ fiori
18
Ecologia e Ambiente
L’accordo sul clima: nulla di fatto
di Giovanni
Francola
Anche questa volta a
vincere sono stati gli
interessi di ogni singola nazione, infatti
dal
vertice
di
Copenhagen esce un
accordo non vincolante.
Così tutti i buoni propositi di fissare dei
tetti di emissioni o di
portare ad un accordo condiviso e firmato da entrambi le
nazioni sfuma.
In poche parole resta sulla carta l’obiettivo
di contenere di 2 gradi centigradi l’aumento della temperatura media planetaria.
Per quanto riguarda l’impegno finanziario
verso i paesi più poveri, si prevedono 30
miliardi di dollari per il triennio 20102013, per poi allargare a 100 miliardi di
dollari l’anno dal 2030 in poi.
A mio avviso sono solo parole, per rinviare ancora una volta un problema che ogni
anno assume forme e dimensioni allarmanti per non dire irreversibili.
La ragione di tutto questo, è nel fatto che
le nazioni in via di sviluppo
non intendono arrestare in
nessun modo la grande corsa
avviata, tanto meno sottostare a patti vincolanti e
restrittivi.
Anche il presidente degli Stati Uniti,
ammette che c’è ancora molta strada da
fare.
Infatti si intravede all’orizzonte la possibilità di un altro vertice, questa volta molto
probabilmente a Bonn nel mese di giugno,
per poi preparare l’appuntamento a
dicembre prossimo che vedrà come prota-
gonista Città del Messico.
Ma Obama sa benissimo che la legge sulle
emissioni di gas- serra è ancora ferma al
Senato americano, senza grandi possibilità
di superare la ferma opposizione repubblicana, così per non tirare ulteriormente
frecciate all’opposizione ha dovuto annacquare il documento finale lasciando di non
poco delusi ambientalisti e non.
Al di là di ogni accordo raggiunto, rimane
una legittima domanda:
riusciranno i Capi di Stato nei
prossimi anni a imboccare la
strada giusta per ridisegnare
uno sviluppo più sostenibile
avviando così la terza era
industriale, prima ancora che
sia troppo tardi?
Di sicuro le scelte di oggi saranno le risposte concrete per le prossime generazioni,
quindi non resta che sperare ad un lavoro
condiviso da parte di tutte le nazioni e
maggiore impegno non solo ad alti vertici,
ma anche dal basso, dalle più banali azioni quotidiane di ogni uno di noi, che spesso e volentieri sono indispensabili per un
vero cambiamento planetario.
Campo de’ fiori
19
Come eravamo
Ritorna puntuale ogni
anno, ritorna lungo,
ritorna corto, quest’anno dura un mese esatto, il calendario dice
così. Certamente non è
la durata del Carnevale
a renderlo più o meno
di Alessandro Soli
caratteristico, più o
meno burlone o pazzerello. Diversi fattori concorrono alla sua
buona riuscita: in primis il fattore meteorologico, che ne condiziona il regolare
svolgimento, poi l’andamento dell’economia, che, quest’anno limiterà le spese dei
carri allegorici , costumi e mascherate (un
grande aiuto lo darà il “riciclo”, tanto di
moda oggi in ogni settore). Non ultimo,
ma pur sempre determinante, la buona
volontà dei partecipanti e degli organizzatori. Quello che non cambia negli anni, e
che rende unico il Carnevale in generale, e
quello “civitonico” in particolare, è lo spirito che pervade la nostra cittadina in questo periodo dell’anno.
Poco tempo? Allora ecco sarte e
mamme in spasmodiche azioni di
taglio e cucito. Pochi soldi? “Che je
fa? Ce mascheramo lo stesso, aripijamo ‘a mascherata de tre anni fa,
casomai je famo ‘na modifica!
E si piove? Aò si piove, ce ne ‘nnamo
tutti a ballà, che ce frega tanto ce
divertimo lo stesso”. Queste frasi sono
senza tempo, possono appartenere ai
nostri giovani, ma sono le stesse che pronunciavamo noi anni addietro. Ricordo i
carnevali degli anni Sessanta-Settanta,
quando l’economia civitonica cavalcava
quel boom economico che aveva investito
tutta la penisola. Ogni azienda costruiva il
suo carro allegorico, non si badava a
spese: dai carri venivano lanciati verso gli
spettatori quintali di coriandoli, frittelloni,
scroccafusi, frappe, (tutto rigorosamente
fatto in casa), e facevano la gioia specialmente dei “forestieri”, che scoprivano cibi
mai gustati, mentre assistevano al
Carnevale più vero e più pazzo del viterbese. Non vorrei ripetermi, avendo trattato altre volte questo argomento, ma
debbo assolutamente ricordare ancora i
Ariecco Carnevale
simboli del nostro carnevale, da “
Maggichetto e Bommetta”, da “Miretto a
Giuvanni ‘o barese”, da “Melorobbi a
Cacarazzi” da Enzo Brunelli alla Tribù dei
Zingari, ai più recenti Peppe Rossi e Gildo
Cecchini. Quando enumero di seguito questi personaggi, sono consapevole di aver
dimenticato sicuramente qualcuno, non
me ne vogliate, sono il primo a chiedervi
scusa, ma i ricordi sono tali e tanti e l’emozione, che mi attanaglia nel parlarne,
mi rende ancora più smemorato. Non
Vorrei chiudere con una riflessione personale, che spero non sia presa come motivo polemico. Quello di allora era un
sano divertimento, fatto di sbronze
da vino casereccio, sbornie di breve
durata, quello passava la casa, e
quello il civitonico prendeva. Non ci
sono più le ballette di borotalco buttate
addosso alle signore, che lì per lì si arrabbiavano, per poi tornare a sorridere dopo
essersi “sgrullate” il vestito. Oggi come
allora sono rimasti gli eterni corian-
Civita Castellana - 1960 - “Gli dei dell’Olimpo”
da sx: Flavio, Valerio e Umberto Mozzicarelli, ..... ,
Giovanni Mozzicarelli, Enzo Proietti, ......
posso non citare, però, l’araldo per eccellenza del Carnevale di Civita Castellana,
colui che per decenni ha aperto le sfilate,
con uno stile nobile, ed una signorilità
unica: ”Mario Gallina“ al secolo Mario
Corteselli. Era lui il catalizzatore della
festa, l’imbonitore del nostro prodotto, che
dopo i “cessi”, faceva conoscere Civita
Castellana anche per il suo Carnevale.
doli, ma purtroppo sono cambiate le
sbronze, che rovinano il fisico ai
nostri giovani, che non passano subito e vanificano gli sforzi di chi vuol
che il carnevale rimanga motivo di
festa e divertimento.
E allora .”Semel in anno licet insanire”, pe’
dilla alla civitonica “ Armeno ‘na vòrda
all’anno, fatice divertì! “.
20
Campo de’ fiori
Una “Fabrica” di ricordi
Personaggi, storie ed immagini di Fabrica di Roma
Epifania, tutte le feste te porti via
La sera del 6 gennaio
era, per tradizione, l’ultima nella quale ci si
riuniva con i familiari ed
i vicini per giocare alla
tombola.
Quel lungo periodo di
festa che era iniziato
di
con
la chiusura delle
Sandro Anselmi
scuole per le vacanze
natalizie, ed era passato per Capodanno fino ad arrivare alla
Befana, era il più bello dell’anno.
La gioia di ricevere i poveri regali, le
mance per il sermone, la calza della
Befana riempita soltanto di dolcetti fatti in
casa e due o tre arance, era sempre grande ed appagante.
Tutto era bello! In quelle sere un goccio di vino in più, faceva evocare ai
nonni vecchi racconti, che affascinavano noi piccoli uditori.
Tra i tanti, quello sicuramente più inquietante era un detto popolare, che dava
retta ad una vecchia credenza, secondo il
quale si doveva adagiare sulla brace
ardente del camino una foglia di ulivo per
vedere se, con il calore, si fosse rovesciata.
Se questo avveniva significava che si viveva, almeno, per un altro anno; se la foglia,
invece, restava ferma fino a bruciarsi, il
destino era segnato!
Immaginate con quanta paura si ripetesse
ogni anno questo rito e, mentre a turno,
come in una roulette russa, si eseguiva la
prova, il cuore in tumulto sperava nel risultato salvifico.
Allora noi piccoli, impauriti, ascoltavamo
quasi tremanti la voce della nonna che
recitava: “Epifania tutte le feste te porti
via, tu che veni ogn’anno ogn’anno,
dimme si campo fino a ‘n antr’anno”.
Quanti anni sono passati e quante persone hanno visto bruciare la loro ultima
foglia di ulivo …
Spero, per tutti quelli che ci credono, che
possano vederne tante e tante ancora, e
che il fuoco
serva solo a
Epifania
dare calore
alla loro vita.
tutte le feste te porti
“
via, tu che
veni ogn’anno ogn’anno
dimme si campo
fino a ‘n’antr’anno
”
Campo de’ fiori
21
Associazione “Gli Angeli di Lorenzo”
Corchiano raccoglie fondi per una autoambulanza
Martedì 5 Gennaio, presso il Palazzo San
Valentino di Corchiano si è tenuta la giornata di solidarietà organizzata dal Comune
di Corchiano, con il patrocinio della
Presidenza della Provincia di Viterbo,
l’Associazione Pro Loco, l’Associazione
Arnies no profit, a sostegno del Comitato
“Gli Angeli di Lorenzo”.
Alla conferenza hanno fatto il loro intervento il Dott. Bengasi Battisti, sindaco di
Corchiano, l’avv. Renato Fratini, presidente del comitato, l’Assessore Provinciale
Angelo Cappelli, la Dott.ssa Drusiani del
Comitato di Civita Castellana della C.R.I. e
Mauro Barzellotti, padre del piccolo
Lorenzo.
Il 13 Luglio 2009, a Corchiano, è venuto a
mancare tragicamente il piccolo Lorenzo
Barzellotti.
Purtroppo, il ritardo dei soccorsi, dovuto
anche ad una scarsa conoscenza del terri-
torio, come precisato da Mauro Barzellotti,
ha limitato le possibilità di salvargli la vita.
E’ proprio in seguito a questa drammatica
esperienza che i parenti e gli amici del piccolo Lorenzo hanno dato vita al comitato
“Gli Angeli di Lorenzo” che si propone di
realizzare , a Corchiano, un progetto che
preveda la presenza di un presidio sanitario di primo intervento, dotato di un’ambulanza ben attrezzata per poter intervenire
a favore di tutta la popolazione.
Il comitato “Gli Angeli di Lorenzo” si sta
muovendo, quindi, per raccogliere i fondi
necessari per l’acquisto di un’autoambulanza che, donata alla Croce Rossa Italiana
e da essa gestita, possa operare 24 ore su
24, con l’aiuto dei volontari di Corchiano,
che hanno già dato la
propria adesione al
corso formativo di
base, organizzato dal
Comitato della C.R.I.
di Civita Castellana.
Il comitato “Gli Angeli
di Lorenzo”, con il
prezioso contributo
del
Comune
di
Corchiano,
della
Parrocchia e di tutte
le Associazioni presenti nel Comune
stesso, allo scopo di
accelerare la raccolta
della somma necessaria all’acquisto del-
l’autoambulanza, ha invitato tutti i concittadini a contribuire, ognuno secondo le
proprie possibilità, utilizzando i conti aperti presso il Banco di Brescia Spa- cod
IBAN IT 65 G 03500 73050
000000013000 e presso la Banca di
Credito Cooperativo di Ronciglione – cod
IBAN IT 19 B 08778 73050
000004318360.
Il comitato informa che il costo di una
nuova autoambulanza ammonta a
circa € 60mila e che i contributi raccolti
ad oggi ammontano a € 15mila.
Ringrazia, inoltre, coloro che hanno contribuito, e quelli che in seguito vorranno contribuire, a sostegno di questa grande iniziativa.
Campo de’ fiori
22
TUTTI
I VINCITORI DEI TANTISSIMI PREMI ASSEGNATI
13° MINI FESTIVAL “CITTÀ
DI
Maria Vittoria Oliverio si aggiudica il Premio della Critica di
VITERBO”
Campo de’ fiori
Tutti i giovani partecipanti
Solito “tutto esaurito” – domenica, 13
Dicembre 2009 – al Teatro San Leonardo
di Viterbo, dove è andata in scena la serata finale della 13° edizione del Mini
Festival “Città di Viterbo”, kermesse musicale per concorrenti tra i 6 ed i 18 anni
(divisi
in
tre
categorie),
che
l’Associazione “Omniarts” – media
partner Campo de’ Fiori, Corriere di
Viterbo,
EtruriaEventi.com,
Il
Messaggero, Il Nuovo Corriere
Viterbese, Melting Pot, Nuovo
Viterbo Oggi, Radio Verde, Tuscia in
Jazz, UnoNotizie.it – ha organizzato con
il patrocinio ed il contributo della
Provincia di Viterbo e dei Comuni di
Viterbo,
Civita
Castellana
e
Ronciglione, e che ha fatto parte degli
eventi di promozione della solidarietà portati avanti da “Viterbo con Amore”.
Dopo aver fatto un lavoro mica da ridere,
la giuria di qualità – presieduta dal giovane tenore Antonio Poli, e che vedeva tra i
suoi componenti musicisti, direttori d’orchestra, critici musicali e cantanti pop e
lirici – ha emesso, con lucidità e competenza, i seguenti “verdetti”:
Cat. 6-10 anni:
Desirée Giove (10 anni, Faleria), con il
brano “Pure sentire” (Elisa);
Beatrice Piciollo (9 anni, Bagnoregio),
con il brano “Sincerità” (Arysa);
Lucrezia Bani (7 anni, Roma), con il
brano “Mamma” (C. Villa).
Cat. 11-14 anni:
Davide Valeri (12 anni, Villa San
Giovanni in Tuscia), con il brano “Cose che
dimentico” (C. e F. De André);
Maria Vittoria
Oliverio (13 anni,
Roma), con il
brano “E se domani” (Mina);
Gianmarco
Piccini (12 anni,
Blera),
con
il
brano “Il regalo
più grande” (T.
Ferro).
pochi ragazzi si sono difesi alla stragrande… È curioso che i vincitori provengano
tutti/e non proprio da metropoli…
Desirée Giove ha preso le misure in semi
Cat. 15-18 anni:
Chiara
Saveri
(18
anni,
Tre
Croci),
con
il
brano “Notturno”
(M. Martini);
Alessia Angiulli
(17 anni, Roma),
Da sx: il presentatore Pierluigi Alberti, Desirèe Giove,
con il brano “Fa
Chiara Saveri , Davide Valeri e Paolo Moricoli
che non sia mai”
(Eramo
e
finale e poi ha piazzato un’esibizione da
Passavanti);
“grande”… Davide Valeri non “canta” le
Ileana Baldassi (15 anni, Fabrica di
canzoni di De André; in quei momenti lui
Roma), con il brano “Today” (L’Aura).
“è” Fabrizio De André: se esiste la reincarnazione, lo spirito di Faber è dentro questo
Ancora una volta la musica italiana l’ha
ragazzino… Nella categoria dei grandi è
fatta da padrone…
stata una battaglia a quattro che ha messo
Comprensibilmente, data la fascia d’età
in difficoltà la giuria, poi ha vinto Chiara
interessata, le ragazze sono state protagoSaveri, quella che più ha saputo emozioniste dal punto di vista numerico, ma i
Campo de’ fiori
nare il pubblico…L’organizzazione ha poi
assegnato il “Premio simpatia” ad
Alessandro Dentico, il civitonico Michael
Jackson di 8 anni, che ha divertito tutti
cantando e ballando sulle note di
“Thriller”…
Il mensile “Campo de’ fiori” ha poi
assegnato i suoi “premi speciali”.
Abbiamo scelto di far aprire la serata dall’inno della Viterbese Calcio che è cantato
dal “nostro” Mirko Andreoli ed è stato
scritto da due nostri grandi amici: Giorgio
Sdinami e Gianfranco Pirroni.
Hanno preso parte allo spettacolo, per dar
fiato ai concorrenti ed alla giuria, “vecchie
glorie” (si fa per dire!) del Mini Festival,
come Beatrice Burchiani (l’aspettiamo
presto su ben altri palcoscenici…),
FedericoLive, Chiara Lucaccioni e
Luca Tallevi.
Gradito ospite è stato il bravissimo, giovane Mago StefanClod (15 anni, di
Tuscania), intermezzo ideale per la nostra
musica, che non mancheremo di invitare
Marco Antonangeli in arte Markosong’s
premia Maria Vittoria Oliverio con il
Premio della Critica, offerto da
Campo de’ fiori
Beatrice Piciollo si aggiudica il Premio
voce più Originale
ovunque canteremo. Infine, Antonello
Giovanni Budano (cantautore e leader
della “Costa Volpara) ha dimostrato perché
fa da “angelo custode” dei giovani cantanti durante il concorso cantando – per la
prima volta – forse l’unico brano pop della
sua produzione. Come sempre rapido ed
incisivo è stato l’intervento di Pino
Genovese (Presidente di “Viterbo con
Amore”), che ha presentato la campagna
di solidarietà dell’Associazione per il
2009/2010; ha un po’ sragionato chiamando “angeli” gli Scout del Viterbo 4 che stavano vendendo i biglietti della solidarietà
ma, d’altronde, l’età avanza e fa anche di
questi scherzi...! La serata è stata presentata, al solito, da Pierluigi Alberti con la
supervisione del sottoscritto. Ai primi tre
classificati di ogni categoria è andato
il trofeo con l’esclusivo logo del Mini
Festival “Città di Viterbo” e ricariche
telefoniche offerte da Tuscia Eventi;
Tuscia in Jazz, invece, darà ai primi
tre classificati della cat. 3 la possibilità di partecipare, gratuitamente, ai
suoi stage formativi estivi. Il primo
della categoria dei “grandi” potrà,
23
inoltre, incidere un CD demo in una
sala di registrazione professionale.
Dei premi speciali offerti da Campo de’
Fiori e da Personal Style abbiamo già parlato. Ringraziamo di cuore gli sponsor che
hanno reso possibile la manifestazione:
Flaminia Ceramiche, Gruppo Servizi
Ambientali,
Veteres,
P.S.A.,
Opel
Alessandro Dentico
di Civita Castellana
rivelazione
del Mini Festival
Alessandro Dentico, la giovane
promessa di Civita Castellana, che
ha interpretato il brano “Thriller”
di Michael Jackson, ha strappato
al pubblico presente in sala una
lunghissima standing ovation grazie anche alla sua forte simpatia,
per la quale è stato premiato.
Alessandro ha anche altre qualità
artistiche che esprimeranno
presto il suo grande talento.
Alessia Angiulli riceve il Premio per
la miglior interpretazione
Ciminauto,
Siderplast,
Pizzeria
Il
Monastero e Porter Tavern. Arrivederci
all’anno prossimo… a meno di sorprese
molto presto!
p. Ass. OMNIARTS
Paolo Moricoli
Alessandro Dentico riceve il Premio Simpatia
Campo de’ fiori
24
Le guide di Campo de’ fiori
Capranica è un grazioso comune della
provincia di Viterbo,
da non confondere
con
Capranica
Prenestina, altrettanto
splendido borgo in
provincia di Roma. Si
trova tra i monti
di Ermelinda
Cimini
e
i
colli
Benedetti
Sabatini, su una rocca
tufacea d’origine vulcanica, che domina la
Cassia, a circa 370 metri di altitudine sul
livello del mare. Con 6.505 abitanti, è
situata al 55 km dal Grande Raccordo
Anulare e dista circa 23 km dal suo
capoluogo. È uno dei comuni italiani attraversati dall’antica via Francigena.
STORIA Capranica è una cittadina di fondazione etrusca, successivamente conquistata dai romani che vi stabilirono un presidio militare, vuoi per la vicinanza con
l’importante città di Sutri, vuoi per la
splendida ed amena posizione, vuoi per il
clima invidiabile e la ricchezza di boschi e
di acque. Furono essi, poi, a fondare a
nord di Capranica, un altro centro, chiamato Vico Matrino: il suo territorio era
attraversato dalla Via Cassia, importante
arteria che collegava (ed ancora collega)
Roma con Viterbo, così da consentire il
veloce transito delle merci qui prodotte e
smerciate nei centri maggiori. Al crollo
della potenza di Roma i barbari invasero
anche queste zone, distrussero Vico
Matrino e ne dispersero la popolazione; le
case dell’antico centro, abbandonate e
diroccate, divennero presto un rifugio per
i pastori, che vi si stabilirono poi definitivamente con i loro greggi di capre, le cui
stalle, dette caprarecce, diedero il
nome al nuovo abitato.
Nel X secolo Capranica fu concessa dall’imperatore Ottone III al monastero dei
Santi Alessio e Bonifacio sull’Aventino;
sempre nel Medioevo, Capranica costituì
un importante presidio della Santa Sede
ma ebbe a soffrire nei secoli diverse invasioni: vi giunsero i Longobardi ed i Franchi
(da qui passò Carlo Magno, che poi a
Roma sarebbe stato incoronato imperatore); fu terrorizzata da briganti e dalle trup-
pe dei signori feudali che ne disputarono il
possesso
alla
Santa
Sede.
Nel 1305 fa la sua apparizione nel borgo la
famiglia Anguillara, che ne farà uno dei più
importanti dell’epoca. Nel 1337, sotto Orso
degli Anguillara, soggiornò a Capranica
Francesco Petrarca. Orso, uno dei personaggi più notevoli della sua casata, fu
l’unico conte a risiedere stabilmente nel
castello. In questo periodo, venne ampliata la rocca da dove i conti pianificavano le
loro scorribande. Infatti, in quel periodo e
in seguito, soprattutto sotto il conte
Everso, Capranica espanderà la sua
influenza sui territori circostanti e verrà
coinvolta nella guerra che i conti combatterono contro i Prefetti di Vico per tutto il
XIV secolo. L’ultimo conte degno di nota è
appunto Everso che, nel 1435, combatterà
a fianco di Papa Eugenio IV per cacciare
l’ultimo prefetto Giacomo di Vico e i suoi
due figli Menelao e Securanza. Nel 1465 i
successori di Everso, Deifobo e Francesco,
venuti alle armi con Papa Paolo II, provocarono la sollevazione di Capranica e dei
borghi controllati e, in seguito, la caduta
degli Anguillara, il 7 luglio dello stesso
anno. Papa Paolo II, dopo aver
distrutto il castello facendone
rimanere solo una torre, donerà a Capranica un cardinale
governatore che farà del borgo
il capoluogo del governatorato.
Sotto i cardinali-governatori il
paese venne ampliato e,
soprattutto prima del 1700, vi
furono costruiti i palazzi più
importanti. L’ultimo di questi fu
il cardinale Alderano Cybo, poi,
a partire dal 1676, il governatorato fu affidato a governatori laici, che si succedettero per
circa un secolo, fino alla conquista napoleonica.
In epoca moderna le vicende
di Capranica non raggiunsero i
drammatici vertici vissuti dei
paesi circostanti. Fu conquistata dalle truppe francesi e si
adeguò alla nuova gestione
amministrativa, abbastanza
apprezzata, se si esclude l’abi-
tudine alla leva forzata, la partecipazione
alle imprese militari del nuovo ed intraprendente governo e la deportazione degli
oppositori e degli affezionati all’Ancien
Régime. Anche la comunità di Capranica
eresse il proprio Albero della Libertà,
abbattuto nel 1799, e l’aquila dorata, pacificamente trasportata nel Duomo. Nel
1831 Papa Leone XII tolse a Capranica il
titolo di capoluogo. Più tardi, conquistata
dalle armate guidate dal Principe di
Sassonia, Capranica avrà un suo governo
provvisorio del quale faranno parte distinti
membri della borghesia locale. Vi passerà Mazzini, diretto a Roma, che ne
conserverà un vivido ricordo; ed infine
le milizie del Re d’Italia vi entreranno il 17
settembre 1870. Dopo l’Unità d’Italia il
paese seguì le vicende dell’intera provincia. Durante la Seconda guerra mondiale
fu più volte colpita dalle bombe, soprattutto lo scalo ferroviario principale.
continua sul prossimo numero …
Campo de’ fiori
25
La stra-ordinaria bellezza dell’essere
Nel rinnovato tentativo di indicare
l’essere,
prima
ancora di poterlo
insegnare,
il
docente si immedesima con lo
sguardo tra il
curioso e l’attonito
dello studente, per
tentare di guardadel Prof.
re con i suoi occhi
Massimo Marsicola
un evento che non
vede.
Non è mica uno scherzo parlare dell’essere! Anzi, può buttarla sullo
scherzo chi, come me, non vuole perdersi neppure una sfumatura della
continua sua manifestazione. Ma per
coloro che si avvicinano per la prima
volta a questo tema non c’è niente su
cui scherzare. Hanno ragione.
“Essere” è la più grande e importante
parola che il linguaggio potesse concepire. E’ un abisso entro il quale
bisogna entrare. Una vertigine senza
la quale non senti il sapore della vita.
E’ il luogo della perenne riserva di verità
cui l’uomo attinge. E’ il fondo che permane al mutare delle cose che passano. E’
l’origine, il principio, il fondamento, l’eterno; è Dio. Ora, però, bisogna pur dire che
non è solo questo.
Se fosse soltanto questo, tutti converranno con me, che sarebbe un infinito che,
tutto sommato, grazie proprio ai suoi
caratteri, mi accompagna anche se io fossi
distratto e immerso, come tanti, nelle pieghe della umana esistenza.
Il fatto è che l’essere, pur essendo unitario ed unico, appare articolato in Essere
originale(Dio); essere originario (il mondoambiente); essere determinato (il mondo
antropico); essere agente (l’uomo).
L’essere originario, il mondo ambiente,
oltre ad essere il luogo di esercizio dello
spirito, è la “porta dell’essere”.
E’ il pertugio attraverso il quale, chiunque
voglia andare incontro all’essere, deve
passare. In tal senso, il mondo è necessario. Esso è il suolo dove, venuto al mondo,
metti piede. E’ il suolo che ti sostiene mentre compi i tuoi atti. E’ il suolo da cui dipar-
ti una volta terminato il tuo tempo. Ma
costituisce il suolo ove appoggiare i piedi
per risalire, passo dopo passo, all’essere
originale.
A questo la vita serve. Occorre dire infatti,
che tutto ciò che non è Dio è nella forma
dell’essere altro da sé: appartiene a ciò
che transita. Appartiene a ciò il cui destino
è transitare pur avendo in sé l’essere.
Infatti: è per transitare. In modo da potersi distinguere da ciò che è per permanere.
E’ per questo che l’uomo, ogni singolo
uomo, è chiamato a costruire il suo destino, a partire dallo spirito, come un edificio
che sia tutt’uno con l’Essere: quello destinato a non passare. Già ad immergersi
nell’Essere originale ci sarebbe da perdersi. E’ un infinito che comprende, come
idea, l’intero mondo dei finiti. Ci si trova
dinanzi ad una bellezza insostenibile,
incomparabile. Ma anche se ci soffermassimo a guardare l’essere originario, ci
sarebbe da perdersi. Le meraviglie della
natura. Molto meno suggestivo, a dire il
vero, è il mondo degli artefatti, quello
creato dall’uomo: caotico, rumoroso,
inquinato.. Un mondo, voglio ricordarlo
ancora, che è stato costruito sulla manipolazione dell’ente, attraverso la scienza e la
tecnica, senza aver prima conosciuto l’essere. Non c’è da stupirsi dunque se l’essere determinato, tra tutti, è il meno bello.
Ed è quello che provoca nell’uomo il
malessere. Ma da chi è stato costituito
l’essere
determinato?
Dall’uomo.
Dall’essere agente. Elemento distintivo del
quale è l’atto. E l’atto ha come sostrato l’elemento psicologico come impalcatura
strumentale; l’elemento logico come operatività interiore e l’elemento pedagogico
come applicazione.
L’essere dell’uomo è tutto questo. Anzi, di
più. Cosa vuol dire, infatti, sostrato psicologico? E che significano le altre due determinazioni? Sono le tre dimensioni spirituali che nella loro successione e circolarità,
definiscono il suo carattere più proprio. Un
essere capace di pensare e di agire sulla
base di una propria, libera determinazione. Ma dov’è la novità?
La novità è che mediante gli atti che compie esternamente, in relazione agli altri e
al mondo, edifica il suo mondo interiore,
spirituale. E nel mentre che edifica il suo
mondo spirituale, i suoi atti assumono una
sempre maggiore valenza esterna.
E il corpo che ruolo ha in tutto questo? Il
corpo ha il ruolo di rendere individuo la
persona e individuo mobile, capace di fare,
l’essere agente. Individuo riconoscibile a
cui ricondurre i suoi atti.
Ma occorre sottolineare che il corpo
risponde a leggi diverse da quelle cui
risponde lo spirito. E poiché è lo spirito che
presiede a ogni atto, è necessario che il
corpo si adegui a ciò che lo spirito chiede.
Dalla dualità spirito-carne si deve giungere alla monodualità funzionale, dove pensiero, parola ed opera sono in perfetta
armonia e coerenza. Solo sulla base di
questa coerenza l’essere agente diviene
veramente libero.
Libero di gustare la bellezza del creato,
libero di rispettare il creato, libero di vivere in armonia col creato. L’ecologia
comincia con l’egologia: la scienza da
me scritta che delinea una nuova
antropologia. Si rispetta il mondo
ambiente se si è capaci prima, di
rispettare se stessi, facendo cioè
pulizia dentro e fuori di sè.
E per poter rispettare se stessi bisogna essere liberi. Liberi di non metire
a se stessi; liberi da ogni sorta di ipocrisia. Libero di costruire artefatti in
armonia con l’essere originario. Una
volta libera, la persona si accorgerà
di essere stata liberata; e sarà uomo.
Nel senso che avrà finalmente raggiunto la
sua natura più propria, la sua umanità.
Raggiunta la propria umanità se ne innamorerà e ne avrà cura. Solo allora sarà
libero, persino e specialmente, di esibire la
straordinaria bellezza del suo essere.
Vasto assortimento di vini pregiati
Campo de’ fiori
26
STREPITOSO SUCCESSO PER IL CALENDARIO
“BELLEZZE DI TARQUINIA”
PRESENTATO IL 30 DICEMBRE NELLA SALA DEL CONSIGLIO COMUNALE
Strepitoso successo per il calendario
“Bellezze di Tarquinia”, ideato dal Gruppo
Ideaviva diretto da Francesco Vigliarolo.
L’iniziativa è stata presentata ufficialmente
mercoledì 30 Dicembre, nella sala del consiglio comunale, alla presenza di un folto e
attento pubblico. Durante la serata sono
stati proiettati dei filmati che hanno illustrato il backstage del calendario, gli aneddoti e le varie fasi del progetto. Il momento clou è stato quando ha fatto ingresso
nella sala una gigantesca torta, opera dei
maestri gelatai della “Boutique del gelato”,
sulla quale era riprodotta la copertina del
calendario. “E’ stata un’ esperienza bellissima- ha detto la giovane modella
Emanuela Poleggi, Miss Tarquinia in cari-
ca- inoltre abbiamo messo in
evidenza le bellezze della mia
città e questo mi rende particolarmente orgogliosa. Tutto il
Gruppo Ideaviva mi ha aiutato
ed é stato facile collaborare con
loro”. Nel calendario c’è anche
una pagina dedicata alle Miss
Tarquinia elette nel passato.
Infatti, in sala era presente
Laura Ciuffatelli, Miss Tarquinia
2003, oggi mamma di due
splendidi bambini, che ha salutato il pubblico. Il calendario ha
ottenuto il patrocinio del
Comune
di
Tarquinia
e
dell’Università Agraria. “Si tratta di un prodotto di qualità -ha detto l’assessore
Giancarlo Capitani- un’iniziativa partita dai
giovani che andava seguita come si doveva”. Il calendario è scaricabile gratuitamente dal sito www.bellezzeditarquinia.it
ed è stato stampato in edizione limitata. In
breve sta diventando un oggetto molto
ricercato dai collezionisti. “Il calendario è
un veicolo per fare pubblicità a Tarquinia dice Francesco Vigliarolo- veloce e moderno e serve a far conoscere ai giovani la
storia e la cultura della città. Ringrazio in
particolare i genitori di Emanuela perché
hanno avuto fiducia nel nostro gruppo
composto da professionisti”. Il progetto di
Francesco Vigliarolo, e stato messo a
punto grazie alle acconciature di Roberto
Bernabei per “New Style parrucchieri &
make up”. Il trucco è stato curato da
Pamela Federici e Maria Josè Cannaò, le
foto sono state realizzate da Vincenzo
Quondam. Le pose e il portamento sono
state curate dalla modella e indossatrice
Garmy Sall.
Campo de’ fiori
28
Associazione Artistica Ivna
Artisti di Vignanello, Vallerano, Corchiano, Civita Castellana condividono l’arte
WALTER TOGNI PREMIATO PER LA SCULTURA ALLA FLORENCE BIENNALE
Internazionale D’ARTE CONTEMPORANEA a Fortezza da Basso Firenze
La Biennale: innumerevoli sensazioni ed emozioni, una rapsodia della
creatività umana da
parte di coloro che,
muniti di talento e abilità, fanno della loro vita
una
consacrazione
a cura della
all’arte.
Prof.ssa
L’arte contemporanea:
Maria Cristina
mille sfaccettature di
Bigarelli
colori, forme, tecniche,
materiali, tonalità.
Firenze: culla di cultura, la più florida e
classica irradiante nel mondo.
Fortezza da Basso: forma pentagonale
compresa nell’ambito di vestigia trecentesche fiorentine, la cui origine rinascimentale la rende atta a centro di cultura quale
attualmente è, nella sua simbolica e concreta disposizione ad accogliere “dialogo”
e “innovazione di idee” della contemporaneità.
In questi ambienti vetusti e nella variegata e vivace atmosfera di contemporaneità,
il ”Premio Internazionale “Lorenzo il
Magnifico” è stato assegnato a
Walter Togni il 13 Dicembre ultimo scorso, dalla prestigiosa giuria internazionale
della Biennale.
Il VicePresidente dell’Associazione
artistica IVNA è stato premiato per la SCULTURA. La sua
partecipazione alla VII edizione del 2009, è stata veramente proficua e gratificante come riconoscimento
dell’innovazione espressa
con le sue opere scultoree.
Si è classificato al 4°
posto su più di 650 artisti
appartenenti ai vari settori d’arte di varia
espressione e origine,
provenienti da 78 paesi
presenti e lo possiamo
considerare primo come
scultore italiano. Il suo
Talento, il suo ingegno,
la sua Padronanza, che
Walter Togni ha della
Materia, il suo sentire la
realtà attraverso le emozioni e la creatività del
tutto personali lo avvalorano e lo pongono tra gli
Scultori più meritevoli
all’ Esposizione Internazionale dell’Arte. Togni
ha Voce nell’ambito del
Panorama Artistico di respiro
e suggerimento internazioWalter Togni ed alcune sue opere
nali. Togni è attualmente
alla Ribalta dei Tempi che con
Determinazione e Passione si impegna
artisticamente per il Futuro. Vignanellese,
Artista di vena e di parentado, Maestro
d’Arte, Versatile, Comunicativo decide di
intraprendere il viaggio nei meandri
Il momento della Premiazione
Da dx: WALTER TOGNI con EMILIE CUMMINGS prima classificata nella scultura
dell’Arte Contemporanea dopo aver lavorato tenacemente e valentemente per anni.
La sua enfasi comunicativa si basa sulla
ricerca in ambito creativo di un dialogo
adeguato alla simultaneità del nostro
tempo. Alla Biennale si distingue per
le sue doti scultoree che raffrontano
contraddizioni, percorsi opposti in
opere realizzate, alcune delle quali
dal titolo “La Verità”, “Tettonica” e
“Tunnel”. Fa la conoscenza di tanti artisti del momento presenti all’eccezionale
esposizione, tra cui quella con Shu Yong,
originario di Hunan cinese, presentatosi a
Fortezza da Basso con alcuni suoi dipinti
della serie dedicata ai “Chinese Myths”,
Miti Cinesi e ospite d’onore alla Biennale
insieme alla juogoslava Marina Abramovic
nota fin dagli anni ’70 per le sue tipicità
nell’ambito di una personale ricerca sui
limiti della fisicità umana. Entrambi premiati con “Lorenzo il Magnifico alla carriera” 2009. Da quel magico momento Walter
Togni è entrato nella rosa degli artisti scultorei dell’ avanguardia contemporanea!
Campo de’ fiori
29
Sperimentati già in America, Giappone e Nuova Zelanda con ottimi risultati
PROTEGGIAMO LE NOSTRE CASE: GLI ISOLATORI SISMICI
Grandi benefici per le costruzioni
L’isolamento sismico
degli edifici nasce verso
l’inizio degli anni ‘80
come una tecnica fortemente innovativa del
settore dell’Ingegneria
Antisismica, orientata
ad ottenere prestazioni
strutturali notevolmendi Francesco Peri te superiori a quelle
conseguibili in costruArchitetto
zioni progettate secondo i criteri antisismici
ordinari. Nel corso degli anni ‘80 e nei
primi anni ‘90 si è avuto un significativo
sviluppo sia di studi e ricerche teoriche che
di applicazioni ad edifici, essenzialmente di
nuova costruzione.
Numerose strutture isolate sono state realizzate negli USA, in Giappone e in Nuova
Zelanda. In Italia, pur essendo molto
vivo il dibattito scientifico, le applicazioni realizzate sono ancora poche
(circa una ventina).
Un vero collaudo in sito, che ha dato un
impulso all’utilizzo dei sistemi di isolamento, si è avuto nei recenti eventi sismici di
Northridge (1994) e Kobe (1995). In questi casi i risultati ottenuti sono stati esaltanti.
Gli isolatori sono essenzialmente di due
direzione verticale; i secondi, costituiti tipi1. sotto l’azione del sisma l’edificio si
camente da leghe nichel-titanio, presentamuove come un blocco rigido al di sopra
no la capacità, di ripristinare la propria
degli isolatori, nei quali viene concentrata
forma
originale
attraverso una trasformazione della
struttura cristallina
che si verifica all’interno della lega. Tali
dispositivi posseggono buone capacità
dissipative e capacità di ricentraggio del
sistema anche dopo
eventi sismici impegnativi.
Quindi, per isolamento sismico di un
edificio (più precisamente “isolamento
sismico alla base”)
si intende, l’inserimento
tra
la
struttura e le sue
Isolatori usati nella Scuola Angeli di San Giuliano
fondazioni di questi
dispositivi
quasi tutta la deformazione. Ciò consente
molto flessibili orizzontalmente, anche se
di evitare il danno non solo agli elementi
rigidi in direzione verticale. In altre parole
strutturali, ma anche agli elementi non
il suddetto sistema consente di ridurre
strutturali, come, ad esempio, le tamponala trasmissione del moto del suolo
ture.
alla struttura in elevazione disaccopAltri vantaggi si presentano nei riguardi
piando il moto
della funzionalità della costruzione, che
della sovrastrutcon l’utilizzo dei sistemi di isolamento non
tura da quello
porterebbe interruzioni d’uso.
del terreno.
L’utilizzo degli isoC’è da aggiungere che la minore acceleralatori sismici porta
zione è accompagnata dalla minore percealla struttura intezione dell’evento sismico all’interno dell’eressata i seguenti
dificio.
benefici:
La maggiore peculiarità dell’isola- la sensibile
mento alla base degli edifici è dunriduzione delle
que la possibilità di eliminare comaccelerazioni
pletamente, o quantomeno ridurre
trasmesse
dal
sensibilmente, i danni a tutte le parti
sisma alla strutstrutturali e non strutturali degli editura, e quindi:
fici e a tutto ciò che gli edifici con1. minori forze
tengono.
sulla struttura: la
Questo ultimo aspetto è importantissimo
struttura “si lascia
per gli edifici che devono rimanere operaspostare”
quasi
tivi dopo un violento terremoto, ad esemcome un blocco
pio gli ospedali o i centri operativi per la
rigido, così si evita
gestione dell’emergenza (caserme dei
non solo il collasso
Vigili del Fuoco), oppure per tutti quegli
La struttura isolata trasla ma rimane compatta
dell’edificio,
ma
edifici il cui contenuto ha un valore molto
anche il dannegsuperiore a quello degli edifici stessi
tipi: quelli elastomerici e quelli basati
giamento degli elementi strutturali,
(musei). Ampiamente noto è l’esempio
sulle leghe a memoria di forma (LMF).
soprattutto pilastri;
dell’ospedale USC di Los Angeles, dove
I primi, sono costituiti da strati di gomma
2. le minori accelerazioni subite consentonon solo l’edificio (ovviamente isolato alla
no di evitare danni a ciò che è contenuto
(aventi la funzione di dissipare, disaccopbase) non riportò danni strutturali, ma
all’interno dell’edificio, e quindi di mantepiare il moto e mantenere spostamenti
durante l’evento sismico non si ruppe
nerne la funzionalità anche a seguito di un
accettabili) alternati a lamine in acciaio
neanche una bottiglia, mentre un altro
terremoto violento;
(aventi la funzione di mantenere una
ospedale a qualche chilometro riportò seri
- la riduzione degli spostamenti d’inbuona resistenza allo schiacciamento), che
danni alle attrezzature contenute.
terpiano:
ne rendono trascurabile la deformabilità in
Campo de’ fiori
30
Chi è San Bonaventura da Bagnoregio
IL SANTO PIU’ AMATO DA PAPA RATZINGER
Parigi e la sua Università nel 1236 (IV° parte)
...continua dal numero 65
In questo periodo
arriva
a
Parigi
Bonaventura
da
Bagnoregio. Un nome
qualsiasi, una provenienza da un borgo
qualsiasi
dell’Italia
centrale, ma tanta
voglia di bere alla
fonte del sapere, di
fare una onorata cardi Secondiano Zeroli riera (e non certo nel
senso che diamo noi
oggi all’espressione!). Eccolo dunque iscriversi alla facoltà delle Arti, della durata di
cinque anni (poi, nel quarantatrè si iscriverà a Teologia).
Ma vediamo preliminarmente come funzionavano in quel tempo la facoltà in questione, quali erano i diversi titoli rilasciati e
quale la vita che si conduceva all’interno
dell’Università.
Lo studente della facoltà delle Arti frequentava per cinque anni le lezioni d’un maestro, responsabile del regolare andamento
dei suoi studi di fronte alla facoltà.
Terminato il quinquennio, lo studente
sosteneva un esame di fronte a una commissione formata dai maestri della facoltà,esame in cui si teneva conto della carriera scolastica del candidato e del grado della
sua preparazione. Riceveva così, ad esame
superato, un titolo di bachelier. Per due
anni il bachelier insegnava, dopo veniva
nominato maître, teneva la lezione inaugurale, quindi se continuava ad insegnare era
considerato un maestro actu regens, altrimenti era posto tra i magistri non regentes.
La carriera del maître ès Arts era così terminata. Più lungo invece il tirocinio per
diventare maestro di Teologia. Lo studio
della Arti costituiva soltanto una prima serie
di nozioni, il futuro teologo continuava ad
approfondire gli studi di filosofia, data l’insufficienza del suo insegnamento nella
facoltà delle Arti, e vi aggiungeva quello
della Teologia. Studia circa otto anni
Teologia, sostiene un rigoroso esame al
cospetto di sette maestri, superato questo
esame viene nominato bachelier biblique,
col compito di iniziare il suo insegnamento,
della durata prima di in anno, poi di due,
con una orazione inaugurale sulla Sacra
Scrittura. Il corso si chiude col commento a
due libri della Bibbia. Il baccelliere biblico
passa poi a commentare le sentenze: due
libri ogni anno prima, tutti e quattro i libri in
un solo anno, poi. Superata questa prova il
baccelliere sentenziario diventa baccelliere
formato, in seguito ad altre prove della
durata complessiva di due anni: una disputa pubblica detta aulica (in aula episcopi),
un’altra a vespro, un terza in estate, nelle
aule della Sorbona, una disputa quod libet
come ultima. Il cancelliere dell’Università lo
nomina quindi maestro. Cogliamo ora in
azione questi baccellieri, questi maestri. Il
baccelliere biblico legge, a suo piacere, due
libri della Bibbia, e ne espone il senso letterale; il baccelliere sentenziario legge e commenta le sentenze di Pietro Lombardo,
lavoro al quanto impegnativo, al quale
spesso si dedicavano anche i maestri. Il
maestro che legge la Bibbia, solleva problemi, arricchisce la sua cultura. E’ il maestro
che legge, il maestro che ha il diritto di
determinare, cioè di dare la soluzione di un
determinato problema. Talora il maestro
scrive i suoi commenti, talora si serve delle
reportationes degli scolari, cioè degli
appunti presi da costoro durante le lezioni.
I maestri medievali si cimentano nella lettura; lettura che è commento, sforzo di formare l’intelligenza attraverso lo studio del
pensiero altrui; lettura che stimola alla
meditazione. Ecco quindi nascere le note o
glosse, prima forma di commento organico
ad
un’opera,
intelligenza del
suo significato
nel senso più
pieno
della
parola. Dalla lettura o lectio
nasce la quaestio, il problema.
Si sollevano dei
dubbi, i punti
oscuri sollecitano l’intelligenza
perché non si contenti di acquetarsi dietro
l’autorità di coloro che precedentemente
hanno dato una soluzione ad un problema,
soluzione che ora non soddisfa più. I maestri non intendono trasformarsi in dottori di
memoria, intendono invece conoscere il
vero, giustificarlo di fronte alla propria ed
altrui intelligenza. Ecco perché la lectio sfocia necessariamente nella quaestio, nel
problema, procedimento che diventerà così
abituale, che sottoforma di problemi si
faranno tutte le trattazioni. Non si tratterà
più di risolvere un problema controverso,
un dubbio iniziale che ha dato avvio alla
ricerca. Si presentano sottoforma di questioni anche verità certissime. La quaestio
darà luogo alle quaestiones disputatae ordinarie. Ecco un maestro fissare un problema
in un giorno stabilito: studenti, baccellieri,
maestri vi parteciperanno. La disputa è un
torneo d’intelligenze. Il maestro è assistito
dal suo baccelliere. Ecco i maestri porre
delle soluzioni, fare delle osservazioni, lo
stesso fanno i baccellieri, lo stesso gli studenti. Il baccelliere indica la soluzione. Un
copioso materiale è stato preparato: obiezioni, risposte, osservazioni pro e contro. Il
maestro, il primo giorno in cui poteva tene-
re la sua lezione, riordinava questa massa
di osservazioni, chiariva il problema storicamente, teoreticamente, dava la soluzione
allo stesso problema, rispondeva alle obiezioni. La dottrina esatta viene così determinata d’autorità. Un complesso di dispute
ordinarie poteva poi dar luogo a determinate questioni disputate, organicamente raccolte dal maestro. Le questioni disputate
così raccolte e fissate non sono quindi un
resoconto stenografico delle dispute, ma
l’elaborazione del maestro, anche se non
mancano esempi di questioni disputate a
noi tramandate sottoforma di reportationes, in cui sono visibili gli altrui interventi in
maniera più evidente. Distinte dalle dispute
ordinarie sono quelle dette quodlibetali o
dequodlibet. Per due volte all’anno, approssimandosi Natale e Pasqua, i maestri accettano una pubblica disputa. Chiunque può
proporre un problema; il maestro è tenuto
a rispondere. Anche qui abbiamo maestri,
baccellieri, studenti, curiosi, che pongono i
problemi, i più vari, i più insidiosi. Anche qui
il maestro dovrà determinare le questioni
solevate, ponendo ordine nello obiezioni,
vagliando il pro e il contro.
Lectio, glossa, expositio, quaestio: il tirocinio delle intelligenze non aveva soste. C’è
posto per le indagini personali, c’è posto
per il contributo altrui, contributo razionale,
contributo anche di autorità, autorità che è
in fondo ragione, ragione che il maestro
deve sforzarsi di mettere in luce, se egli
vuole effettivamente istruire, persuadere.
Gli antichi si citano, si discutono; i viventi si
discutono, non si citano, si discutono le dottrine, non si nominano le persone. Ecco
abbondare “quidem”, ecco citarsi i maestri
solenni anonimamente. Citare un vivente
era troppo, significava dargli quelle autorità
che solo gli antichi possono avere. Ecco
perché tante volte è difficile individuare i
pensatori che vengono discussi.
Giornata di studi intensa. In essa c’era
anche posto per il “sermone”. I maestri,
innanzi agli altri maestri, baccellieri, studenti, illustrano la parola divina, nei giorni
e nelle chiese stabilite dai regolamenti universitari. Di mattina il maestro inizia il suo
sermone, nel pomeriggio lo svolge con la
collatio, una conferenza che completa l’argomento iniziato nella mattinata. Queste
collationes hanno una grande importanza
dottrinale. Sono prediche di uomini colti ad
uomini colti, vere opere d’arte; vi si trova lo
spirito di pietà e di devozione che anima l’etica francescana; vi si ritrova la stessa dottrina divenuta cibo corrente. Abbiamo così
delineato, piuttosto sommariamente, gli
aspetti più generali dell’andamento della
vita universitaria a Parigi, nel periodo che ci
interessa.
continua sul prossimo numero...
Campo de’ fiori
31
“Il Fumetto”
LETTERATURA PER IMMAGINI CHE EMOZIONA
FATE STAY NIGHT di TYPE-MOON e Dat Nishiwaki
edito da StarComics – 7 volumi, in corso
Magico e fantastico. E
proprio la magia è parte
integrante di questo
manga, dove determinate persone lottano
per conquistare il Santo
Graal. Tra questi, troviamo Shiro Emiya, l’unico
sopravvissuto di uno
spaventoso
incendio
di
che inghiottì centinaia di
Daniele Vessella
persone, tra cui tutta la
sua famiglia. Dopo quella tragedia, fu adottato dal suo salvatore,
un mago, che da quel momento iniziò a
rappresentare un modello per lui. Un
modello di giustizia, tanto forte che il
ragazzo vorrebbe diventare come lui e per
far questo si prodiga nell’aiutare il prossimo in tutti i modi. Ma suo malgrado viene
coinvolto in una guerra non sua, una guerra dove bisogna uccidere per non rimanere uccisi. Al fianco di Emiya c’è Saber, formidabile guerriera del passato richiamata
dalla magia del ragazzo. In seguito si rivolgerà a lui dicendo di essere la sua Servant,
ed Emiya il suo Master. E proprio Saber lo
aiuterà nella lotta mortale per il Santo
Graal, contro eroi del passato che li vede
protagonisti grazie ai poteri della magia
facendoli reincarnare in presenze tangibili
e mettendoli al servizio dei propri Master.
La storia affonda le sue radici nel genere a
cui fa riferimento, prendendo a piene mani
idee da altri manga. Ma, pur non brillando per l’originalità, l’intreccio
degli eventi è buono e ci sono spunti
che vanno al di là della pura azione.
La psicologia del protagonista, Emiya, non
ti fa immedesimare con lui: uno
che non farebbe mai del male a
una mosca, può partecipare a
una guerra dove uccidi o muori?
No. L’istinto di sopravvivenza
dell’uomo è talmente forte che in
ogni situazione cerca in tutti i
modi di sopravvivere, Emiya questo non ce l’ha e, quindi, lo sento
un po’ distante da noi. In compenso, i comprimari sono caratterizzati in modo eccellente con
un background bello forte ed è
grazie a loro se la trama gira
mettendo degli ingranaggi che
non fanno attrito tra loro. Lo stile
non dà giusto merito alla storia,
le espressioni sono troppo simili
le une dalle altre… certe volte
non si capisce lo stato d’animo
dei personaggi e, per un mezzo
che comunica soprattutto attraverso le immagini, è grave.
Nonostante queste pecche, lo
reputo un buon fumetto che si
legge bene, dove la trama fila
senza intoppi e più si prosegue
con la lettura più la storia diventa intrigante. Certo, non sarà un
capolavoro né pretende di esserlo, è un manga che intrattiene facendoti
passare un’oretta diversa dal solito. Una
cosa è certa, Fate Stay Night è un manga
che sa coinvolgere, unendo numerosi elementi: azione, fantasy, magia, misticismo,
amore, illusioni, miti storici...
Lascio
l’indirizzo
del
mio
blog:
http://danielevessella.blogspot.com/
Campo de’ fiori
32
LA STORIA DEL CIMITERO
DI CIVITA CASTELLANA
... continua dal numero 64
Il 6 Aprile 1862, è una data fondamentale ai fini della nostra trattazione, ma per
comprendere la sua importanza storica e
culturale, è necessario risalire ancora
indietro nel tempo, esattamente al 13
Novembre 1718, quando Mons.
Giovanni Francesco TENDERINI,
(1668-1740), viene eletto Vescovo della
Diocesi di Civita Castellana, Orte e Gallese.
Mons. Tenderini, (1718-1740), non fu soltanto il protagonista di un rinnovato e incisivo apostolato religioso, ma il promotore
di importanti iniziative pubbliche e sociali,
retaggio della sua formazione religiosa in
quanto appartenente all’Ordine dei Padri
Gesuiti: la fondazione nel 1736 delle
Scuole del Seminario; nel 1737, l’apertura
dell’Istituto per Fanciulli abbandonati,
retto dalle Maestre Pie Venerini; nel 1735,
l’indiscusso protagonista e promotore dei
restauri della Cattedrale di Santa Maria
Maggiore; nel 1730, realizzò il primo
Cimitero Pubblico di Civita Castellana;
potenziò l’Ospedale Andosilla e, infine,
attivò tutta una serie di Confraternite
Religiose per la conduzione e gestione di
tutti gli organismi sociali e religiosi sopra
citati.
Il 1730 è l’anno in cui viene costituito il
primo Cimitero Pubblico di Civita
Castellana nel terreno attiguo alla
Cattedrale di Santa Maria Maggiore, da cui
trae lo stesso nome, per porre termine
all’usanza di seppellire i defunti nella stessa Chiesa, pratica che stava determinando
notevoli problemi sanitari visti gli spazi
interni angusti, ormai insufficienti e al collasso, considerando che vi trovavano
sepoltura non soltanto i notabili cittadini e
il popolo, ma gli stessi detenuti del reclusorio del Forte Sangallo.
L’area destinata al Cimitero è quella
occupata attualmente dal campo
sportivo del circolo Anspi di via San
Gratiliano.
Il controllo dell’importante struttura, all’avanguardia per i tempi in quanto precede
la data fondamentale di istituzione dei
Cimiteri avvenuta nel 1802 con l’Editto di
Napoleone Bonaparte detto di Saint Cloud,
fu affidata dal Vescovo Tenderini alla
Confraternita Segreta dell’”Orazione e
Morte”, a cui spettava la gestione tecnica
dello stesso Cimitero di Santa Maria
Maggiore, la sepoltura dei defunti, la celebrazione delle messe e di tutte le manifestazioni da tenersi nel mese di Novembre
di ogni anno.
La Confraternita venne, infatti, fondata nel
1735 in occasione dell’avvio dei restauri
della cattedrale ed era diretta, come da
statuto, da un “Governatore” laico, da un
“Guardiano” nominato dal Vescovo tra i
suoi Sacerdoti, da un “Segretario” verbalizzatore delle varie riunioni, da un
“Tesoriere” e da quattordici consiglieri
scelti tra la popolazione locale.
La Confraternita fu attiva dal 1735 fino al
1893, quando il Cimitero di San Giorgio
venne definitivamente soppresso e trasferito nel Convento di San Lorenzo, nel sito
attuale.
Il 6 Aprile 1862, infatti, nel Palazzo
Comunale venne celebrata una
importante
riunione
della
Confraternita avente per oggetto la
creazione di un nuovo Cimitero, dato
che quello di San Giorgio era divenuto insufficiente e venne scelto come
sito quello di San Lorenzo dei Padri
Conventuali, ritenuto il più idoneo
data la lontananza dal centro abitato
e considerata la presenza della
Chiesa di San lorenzo per l’ufficio
delle celebrazioni religiose.
Il preciso e minuzioso rendiconto della
seduta ci permette di conoscere i suoi
componenti:
Don
Felice
Conti,
Governatore, Don Giovanni Domenico
Caprinozzi, Guardiano, Don Giuseppe
Pasquetti, Don Giulio De Carolis,
Ferdinando Giunti, Guardiano laico, Aurelio
Cancilla, Francesco Maria Scopetti,
Marciano del Priore, Salvatore Bellovini,
Zenobio Zoppetti, Angelo Menichelli,
Benvenuto Paolelli, Pasquale Conti, Nelli
Tommaso, Paolelli Pancrazio, Pietro
Cassieri e Giovanni Battista Montanari.
Lo stesso verbale ci informa che la
Confraternita era finanziata annualmente
dal
Comune
con
36
Lire
e
dall’Amministrazione
dell’Ospedale
Andosilla con 10 Lire.
Provvedevano alla sepoltura dei Defunti, a
turno, cinque Confratelli detti “Fratelli
Tumulanti” a cui spettava tutta l’organizzazione del Funerale: la celebrazione della
Santa Messa nella Chiesa di San Giorgio o
San Giovanni Battista, il corteo e la definitiva sepoltura, con particolare riguardo
all’aspetto religioso e di umana pietà.
C’è un passo del verbale che merita una
particolare attenzione e riguarda l’Ufficio
della sepoltura dei Bambini Defunti, considerata per i tempi l’elevata mortalità infantile: soltanto un Confratello, scelto tra i più
devoti, era addetto al particolare compito
e veniva stipendiato con cinque baiocchi
annui data la gravosità del compito stesso.
La Confraternita dell’”Orazione e
Morte” per oltre due secoli, ha provveduto alla gestione del Cimitero Cittadino,
quando nel 1893 viene definitivamente
sciolta.
continua sul prossimo numero ...
Enea Cisbani
Campo de’ fiori
33
La rubrica
dei perchè
Perché la via lattea è chiamata così?
Chi vive in città non ha la fortuna di poter godere a pieno dello spettacolo rappresentato dal cielo notturno e dalla miriade di stelle che dalla sua oscurità fanno capolino con l’affascinante radiazione luminosa, a causa della quantità di luce artificiale
prodotta dall’illuminazione pubblica.
Alzando gli occhi al cielo nel buoio della notte si può non notare una lunga scia bianca, chiamata Via Lattea, la galassia al cui interno trova posto il Sistema Solare.
Benché dalla Terra appaia come un corridoio bianco più o meno regolare, la Via Lattea
ha forma circolare con dei lunghi bracci a spirale.
In molti modi si è cercato di spiegare l’origine del suo nome ed uno è questo: secondo la mitologia greca la Via Lattea con circa 200 miliardi di stelle sarebbe il latte del
seno di Giunone.
Perché “chi si accontenta gode”? Perché si dice “botte da orbi”?
In italiano si suole far ricorso a
questa famosa frase quando
vogliamo far capire a qualcuno che
l’essere avidi, il volere sempre
qualcosa in più di ciò che si possiede, il non fermarsi mai a godere
delle cose (o delle persone) che ci
circondano, sono cose che non ci
renderanno mai felici.
Infatti, solo chi si accontenta di ciò
che ha, non bramando sempre
qualcosa di più, potrà godere di
quello che è a sua disposizione.
L’espressione italiana ‘botte da orbi’ simboleggia una
rissa o, in generale, un evento nel quale si è arrivati alle
mani e in maniera piuttosto pesante...
L’espressione nasce dal
fatto che un orbo, un
cieco, se deve alzare le
mani lo fa senza - purtroppo per lui - poter
vedere chi ne subirà le
conseguenze. In conclusione sembrerebbe quindi che un non vedente
possa, in maniera figurata s’intende, eccedere
oltre ogni limite.
Campo de’ fiori
34
di
e
i
r
o
t
Le s x
Ma
Chi
è
Giovanni
Calone? E’ un bambino
napoletano
esile e pallido, quarto di otto figli, con
una
grandissima
passione per la
musica e grandi doti
naturali.
Pochi,
di Sandro Anselmi
forse, sanno che
questo è il nome di battesimo del noto
Massimo Ranieri. Nel quartiere di Santa
Lucia, cuore della città, tutti lo conoscono
per i lavoretti occasionali che svolge: “strillone” di giornali, aiutante barista che consegna gli ordini a domicilio, ma soprattutto per la sua voce intonata e potente, visto
che canta ogni qualvolta gliene viene data
l’opportunità. Sarà proprio la consegna di
una consumazione per una cliente particolare di un negozio di coiffeur ad offrirgli
l’occasione della svolta. Mara Del Rio,
affermata cantante del momento, si trovava a Napoli per lavoro, quando il suo parrucchiere di fiducia le segnala il talentuoso
tredicenne. Lo chiama per una colazione
alla cantante e lei approfitta per snetirlo
cantare. Giovanni, prima le dice timidamente di non poterlo fare perché non
accompagnato da alcun strumento, ma poi
si lascia convincere, interpretando tre
brani: T’amo e t’amerò di Peppino
Gagliardi, Serenata a Margellina di Sergio
Bruni e Core ‘ngrato, con una straordinaria
imitazione degli strumenti musicali, ricorda
la Del Rio. La cantante rimane molto ben
impressionata e si dà immediatamente da
fare. Contatta il discografico De Paolis,
che a sua volta chiama il maestro Gianni
Aterrano. Poi, tornata a Roma, lo propone
ad Ezio Radaelli, per il Cantagiro del ’64,
vinto poi da Gianni Morandi con In ginocchio da te, al quale però Massimo non può
partecipare perché il maestro Aterrano, nel
frattempo, aveva fatto firmare al padre del
talento, ancora minorenne, un contratto
con la casa discografica napoletana Zeus,
secondo il quale doveva incidere otto pezzi
Massimo Ranieri
divisi in quattro quarantacinque giri. I
brani sono scritti da grandi autori e cantanti del momento, che ruotano intorno
all’etichetta Zeus: Peppino Russo, Peppino
Gagliardi, Emilio Campassi, Eddi Monetti e
Gaetano Amendola. Il maestro Aterrano,
poi, gli assegna il primo nome d’arte di
Gianni Rock. Vengono pubblicati tutti nel
’64, dietro un compenso di cinquantamila
lire l’uno. Il primo, con in copertina semplicemente uno scorcio di cielo, è Lassù
qualcuno mi ama, che contiene anche Un
ragazzo come me, molto vicino allo stile di
Morandi, stella del momento. Segue
Preghiera, che dà finalmente un volto al
giovane cantante, grazie alla foto stampata in copertina.
Tocca poi a Se mi aspetti stasera di
Peppino Gagliardi e Tanti auguri señora.
Certo, i dischi hanno successo solo in
ambito napoletano, ma il piccolo Gianni
Rock riesce a farsi notare da un impresario che lo aggrega al seguito di Sergio
Bruni in una tournèe americana, durante
la quale il noto cantante, spesso, ha difficoltà ad iniziare il concerto, visto il calore
che il pubblico manifesta al quattordicenne quasi sconosciuto. Tornato a Napoli,
continua a cantare nei locali, ma gli si presenta un’altra grande opportunità. Il musicista e cantante Enrico Polito lo nota e gli
propone un provino a Milano per la CGD,
lo ingaggia subito e lo rimette completamente a nuovo.
continua sul prossimo numero...
Campo de’ fiori
35
Fazendas e Fazendeiros
La dura vita degli immigrati italiani in America
continua dal numero 65
Gli immigrati che
erano impiegati nel
lavoro di mezzadria
avevano un tenore di
vita superiore agli
altri,infatti non erano
soggetti a multe,alle
di
sorveglianze da parte
Francesca Pelinga
del fiscal, all’orario
obbligato del lavoro,si chiamavano agregados, e questo fu, probabilmente, l’incarico che ebbero Pietro e gli altri in quanto
nella fazenda vi era anche una masseria
di maiali a loro affidata.
Ad ogni famiglia venivano assegnate in
media dalle due alle tremila piante di
caffè, la paga in natura era costituita dai
prodotti che l’immigrato otteneva col suo
lavoro nell’appezzamento di terreno assegnatogli dal padrone, più i cereali che in
molte fazendas i padroni consentivano di
coltivare tra i filari di caffè.
La cura del cafezal era un lavoro considerevole: una prima pulizia del terreno
veniva fatta con la zappa, quando dopo il
raccolto che si faceva alla fine di Maggio o
gli inizi di Giugno,(durava dai quattro ai sei
mesi) le erbe e le graminacee di ogni tipo
che erano cresciute ad altezza d ‘uomo,
(durante la stagione delle piogge crescevano a vista d’occhio) ed era un lavoro
lungo e faticoso, anche perché ogni uomo
dai 14 anni in su era incaricato della pulizia di circa mille piante di caffè su un terreno abbastanza esteso. Una seconda
pulizia veniva fatta per piantare riso o
mais, ed infine prima del raccolto si doveva pulire con il rastrello il terreno perché
non si perdessero i frutti caduti.
L’immigrato riceveva oltre la paga in natura, un compenso monetario proporzionale
alla quantità di caffè raccolta costituito da
una cifra fissa per ogni cinquanta litri di
caffè.
Quindi, più numerose erano le famiglie,
maggiore era la quantità di caffè raccolto.
Il capofamiglia raccoglieva sopra una
scala le parti alte della pianta del caffè, la
moglie le parti medie, i bambini quelle
basse. Il pasto principale era eguale tutti
i giorni costituito da minestra di riso con
traversata in condizioni igieniche terribili e
acqua di fagioli e pane di farina di mais.
la dura vita nella fazenda facevano molte
Maddalena si era accorta che una
vittime. Fu grazie a padre Giuseppe
volta lessati, i fagioli venivano buttaMarchetti che fondò a San Paolo nel 1895
ti, quindi prese coraggio e andò dalla
l’Orfanatrofio Cristoforo Colombo, che gli
padrona a protestare dicendo che in
orfani degli immigrati trovarono un posto
Italia i fagioli si mangiavano, non si
dove stare. Padre Giuseppe fu aiutato ecobuttavano, spiegò anche come si cucinanomicamente dal Commissariato dell’imva dalle nostre parti, la padrona la ascoltò
migrazione e dal Regio Consolato
e le chiese di insegnare a cucinare alle
Generale.
donne della fazenda. La domenica si manL’orfanatrofio appena aperto ospitava circa
giava un po’ di carne di maiale o di pollo,
duecento bambini. Nel 1901 ci fu poi l’istiqualche volta carne di vacca, il tutto contuzione dei maestri agenti che avevano il
dito con il lardo, raramente si mangiava il pane italiano perché il grano
costava troppo.
Nella fazenda le condizioni di vita dal punto di
vista igienico erano terribili, con mosche, zanzare,
moscerini e il terrore dell’anaconda, serpente che
poteva mangiare anche i
bambini.
Purtroppo la
Maddalena Giovanetti e Pietro Mossi, due civitonici
piccola Teresa di quasi
immigrati in America, una lunga storia...
due
anni,
figlia
di
Giacomo e Domenica non
riuscì a sopravvivere, così come i piccoli
compito di mettere a capo delle scuole più
gemelli Oliviero e Sempione.
importanti, persone che potessero rappreMancavano medici che provvedessero
sentare degnamente il nome italiano e che
all’assistenza dei coloni italiani disseminati
fossero in grado di impartire un istruzione
in estensioni vastissime. Per colmare queprimaria.
sta
lacuna
il
Commissariato
Ne furono nominati otto, ma i centri colodell’Immigrazione pensò di inviare nelle
niali erano lontani ed isolati, perciò anche
località dove vi era maggiore deficienza
questa istituzione cessò.
sanitaria, dei medici agenti, e ne furono
Gli immigrati cominciarono a capire che il
nominati due, uno a Encando (Rio Grande
Brasile non era la terra promessa e cercado Sul) l’altro a Timbò (Santa Caterina).
rono di uscire dalla fazenda per ritornare
Ben poca cosa. Nonostante gli stenti e il
in patria o per cercare un lavoro migliore,
duro lavoro, le famiglie dei civitonici si
ma i fazenderos cercarono di opporsi con
allargarono, nacquero nell’ Aprile del 1903
ogni mezzo a questo esodo e trovarono un
a Piracicaba Elvira,figlia di Maddalena e
arma potente nei termini del contratto
Pietro, nel mese di Maggio Teresa figlia di
agrario il quale stabiliva che la disdetta
Giacomo e Domenica, e Antonia figlia di
doveva avvenire trenta giorni prima delAnna e Giovanni. Nel 1904 Luigi figlio di
l’anno agrario, imponendo all’immigrato,
Giovanni e Giuseppa, infine nel 1906 nacin caso di uscita, il pagamento di una
que Giulio figlio di Giacomo e Domenica.
indennità euguale alla metà del salario di
Dopo il parto mori la moglie di Giovanni
una annata.
Angelelli e il bambino fu affidato alle cure
Nel 1908 i civitonici ritornarono a casa,
della famiglia Pistola.
Giacomo Pistola si comperò un pezzo di
In Brasile vi erano molti orfani perché la
terra ed emigrò l’anno dopo per l’America
del Nord, questa volta da solo, Giovanni
Angelelli andò a lavorare a Ventimiglia
nelle ferrovie, Pietro e Maddalena che dall’avventura del Brasile ne erano usciti
emancipati, avviarono una piccola impresa
di trasporto con i somari e fornivano le
ceramiche di Civita e dintorni di fascine da
ardere per i forni.
Quando qualcuno domandava a
Pietro come fosse stata la sua avventura brasiliana, lui rispondeva “La
Merica è qui”.
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o scrivi a
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di Riccardo Consoli
... continua dal numero 65
Come sovente succede nel mondo dei giovani, questi divieti determinarono una
sorta di trasferimento di quelle masse giovanili verso l’Umbria dove si tenevano concerti gratuiti, in buona sostanza una sorta
di passaggio dal Rock al Jazz.
Ebbe così inizio un vero e proprio esodo
con centinaia di utilitarie stracolme, lunghe file di autostoppisti, treni con migliaia
di viaggiatori, ma nessuno avrebbe potuto
immaginare ciò che sarebbe accaduto a
Perugia nel luglio del 1974 allorquando, a
causa di un evento del tutto imprevisto,
migliaia di giovani si spostarono dalla
Riviera Romagnola per approdare in
Umbria e qui ascoltare Jazz, musica che
ben presto avrebbero apprezzato essendosi resi conto di quanto questa potesse
essere coinvolgente.
Quell’anno erano sei le giornate umbre
con un cartellone di tutto rispetto che
comprendeva protagonisti dei vari stili tra
cui Gerry Mulligan e Gianni Basso con
le Big Bands di Thad Jones e Mel
Lewis, Horace Silver, Charles Mingus
e Gil Evans, Keith Jarrett, Sam Rivers,
Mario Schiano e Anthony Braxton;
tutti insieme per offrire a quella moltitudine di giovani la possibilità di conoscere ed
apprezzare il Jazz, una musica fino a quel
momento ignorata.
L’esperienza di Umbria Jazz fu per molti
anche il mezzo per scoprire un mondo sconosciuto fino ad allora, infatti, l’universo
giovanile aveva avuto il Rock come elemento catalizzante nella misura in cui, tren’anni prima, le musiche delle Big Bands
alla Benny Goodman avevano costituito
l’elemento catalizzante per i “teen-agers”
dell’epoca in cui era stato coniato il termine Swing Craze - follia per lo Swing
per definire una musica anticonformista.
E’ del tutto evidente che le citate situazioni furono oggettivamente ben diverse, ma
di quanto accadde a Umbria Jazz si
sarebbe dovuto tenerne conto e la imprevista migrazione dal Rock al Jazz, che
culminò in quella occasione, avrebbe
determinato conseguenze che con tutta
evidenza si sarebbero appalesate negli
anni successivi.
In Italia si verificò un flusso di fruitori di
Jazz di tipo completamente diverso da
quelli che erano stati nei decenni precedenti contribuendo alla diffusione di questa musica anche nei più lontani centri
della penisola; così l’epoca dei piccoli
Club assiduamente frequentati da pochi
appartenenti a ristrette cerchie, visse il
particolare momento di radicale trasformazione creando quelle condizioni indispensabili perché il Jazz, potesse finalmente
assumere quella dignità che gli spettava a
pieno titolo.
Abbiamo già visto come il Jazz, fino alla
fine degli anni sessanta, inizio anni settanta fosse stato un fatto limitato a piccoli
gruppi di appassionati costituiti per la
maggior parte da persone non più giovanissime e, quindi, legate agli stili
Jazzistici più classici.
Molti di questi, parafrasando il titolo di un
famoso brano di Duke Ellington, potevano affermare:
“ … se non c’è lo swing non ci può essere
Jazz … ”
“ … it Don’t Mean A Thing If It Ain’t Got
That Swing … ”,
ma, nel frattempo, assumevano sempre
maggiore importanza le forme più moderne del Jazz, il Pop di
Charlie Parker e il raffinato Cool Jazz influenzarono non poco la maggior parte dei Jazzmen
italiani.
Ricordiamo alcuni fra i
più importanti, Gianni
Basso,
Oscar
Valdambrini
e
Armando
Trovajoli
che, alla fine degli anni
quaranta, aveva rappresentato l’Italia a Parigi e
che, nel prosieguo, creò
una prestigiosa orchestra nella quale trovarono posto i migliori solisti
italiani
come
Nini
Rosso, Nino Culasso,
Baldo Panfili, Dino
Piana,
Mario
Pezzotta, Attilio Donadio, i fratelli
Berto e Franco Pisano, Alceo Guatelli,
Eraldo Volontà, Gualdo Masetti,
Sergio Fanni, Hengel Gualdi, oltre ai
pianisti Renato Sellani e Franco Intra
quest’ultimo ascoltato da chi scrive con i
suoi Menestrelli del Jazz in una indimenticabile serata al Lido dei Ciclopi di
Acitrezza e ancora quel Gil Cuppini alla
batteria che nel 1958 aveva suonato nella
International Youth Band in rappresentanza del Jazz italiano al Festival
Jazz di Newport.
Con loro debbono essere ancora ricordati
musicisti prestigiosi che hanno rappresentato del tutto degnamente e qualcuno in
maniera superlativa il mondo del Jazz italiano come Carlo Loffredo, Franco
Cerri, Lino Patruno, Giorgio Azzolini,
Giancarlo Barigozzi, Franco Mojoli,
Luciano Fineschi, Romano Mussolini
e con questi Lilian Terry, l’unica JazzSinger italiana anche se nata in Egitto.
Protegge i tuoi valori
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Campo de’ fiori
37
Tesseramento dell’Azione Cattolica di Fabrica di Roma
Quest’anno le tessere sono state benedette
Il giorno 20 dicembre 2009 si è svolto il
consueto tesseramento annuale per i componenti dell’Azione Cattolica di Fabrica di
Roma. Quest’anno è stato deciso di benedire le tessere durante la Santa Messa
delle ore 10.00 presso il Duomo. Il presidente dell’A.C. locale, Dott.ssa Maria
Vittoria Patera, ha letto durante la messa,
un brano tratto dal progetto formativo
dell’Azione Cattolica Italiana del quale
riporto il testo: ”...L’incontro con Cristo
cambia la vita. Nessuno di noi, però,
ha raggiunto il Cristo da solo, né
direttamente, né una volta per sempre.
L’incontro vero col Signore si rende
possibile soltanto attraverso persone
e occasioni precise; in una parola
attraverso la mediazione della
Chiesa: la sua liturgia, le sue molte
vocazioni, la sua tradizione.”
L’esistenza cristiana ha una naturale
dimensione ecclesiale: la comunità
non si aggiunge come un di più alla
nostra personale vita cristiana, ma vi
si intreccia profondamente, rivelandoci che non possiamo essere cristiani da soli. La missione della Chiesa,
iniziata con gli apostoli, continua in
questo tempo grazie ai discepoli di
oggi: anche grazie a noi, cristiani
laici, nella misura in cui il cuore vive
la serena consapevolezza del dono
ricevuto e risponde con fedeltà alla
chiamata a vivere questo tempo per
trasmettere la luce della fede.
Chiediamo a Dio di ravvivare in noi il
servizio all’evangelizzazione, di rafforzare in noi l’impegno a favore
della promozione della vita e della
dignità di ogni persona, a favore
della famiglia, della cura educativa
verso le nuove generazioni, della
carità verso i più poveri.
Chiediamo a Dio di accompagnare nel
loro servizio i nostri assistenti e tutti
i Presbiteri che alimentano la vita
spirituale ed il senso apostolico della
nostra Associazione, promovendone
l’unità e la comunione ecclesiale.
Il Parroco Don Terzilio Paoletti ha poi
benedetto le tessere con le seguenti parole: “Padre misericordioso, Tu che hai
mandato il Tuo Figlio per riconciliare
gli uomini con Te e tra loro e doni lo
Spirito Santo perché il tuo popolo sia
segno e strumento di un amore premuroso ed infaticabile, benedici quanti
esprimono, attraverso queste tessere, un impegno di
vita al servizio della
Tua Chiesa; fa’ che
siano
testimoni
della novità di vita
del Vangelo e collaborino alla costruzione di una comunità cristiana che
sia segno vivo del
Tuo amore e luogo
di accoglienza premurosa per ogni
persona. Per Cristo Nostro Signore.
Amen.”. Nella foto in basso, scattata poco
dopo la cerimonia, si vedono alcuni componenti del gruppo dell’A.C. di Fabrica, la
presidente del gruppo Dott.ssa Maria
Vittoria Patera, il papà del presidente, prof.
Vittorio Patera (mio insegnante agli inizi
degli anni ’60) il quale ha curato gli aspetti formali del tesseramento.
A tutti i componenti dell’A.C. di Fabrica,
nonché a quelli della nostra Diocesi e di
tutte le Diocesi d’Italia, vanno i miei personali auguri, associati a quelli della redazione del nostro periodico “ Campo de’
fiori”, nel proseguire con serenità e successo i proponimenti dell’Azione Cattolica.
Arnaldo Ricci
Civita Castellana - Concorso “Presepe dell’anno 2009”
Premiati i vincitori
Il giorno 8 Gennaio presso gli uffici dell’area
socio-culturale e sportiva si sono svolte le
premiazioni del concorso “Presepe dell’anno
2009”.
Ecco i nomi dei vincitori:
1. Carlo Fontana
2. Parrocchia “S. Luigi Gonzaga”
3. Cuomo Domenica
4. Parrocchia “Cuore Immacolato di Maria e
S. Lorenzo”
La graduatoria riguardante le scuole è invece la seguente:
1. Circolo Didattico “ F. Petrarca” - Scuola
Primaria “Don Bosco” classi 5°A e 5°B
2. Circolo Didattico “F. Petrarca” - Scuola
Primaria “G. Rodari” classi 3°C e 4°C
3. Istituto Comprensivo “XXV” Aprile
Scuola Primaria classe 5°A
4. Istituto Comprensivo “XXV Aprile”
Scuola Infanzia “A. Gramsci”
Tutti i partecipanti al concorso con l'Ass. Letizia Gasperini ed il Sindaco Gianluca Angelelli
Campo de’ fiori
38
Per ricordare l’autiere Fiorino Marinozzi
... uno dei seicentomila ...
non si udivano urla di ordini in tedesco
corpo non era più abituato al cibo
come sempre; la porta d’ingresso della
abbondante!....”
baracca, dove era alloggiato zi’ Fiorino,
Zi’ Fiorino rimase, insieme al suo gruppo,
insieme ad una ottantina di suoi commiliper alcuni giorni nascosto nei boschi,
toni, non venne spalancata di colpo.
dopodiché, scrutando sempre quella straRaccontava mio zio “……..Un nostro serda, lui ed i suoi compagni si accertarono
gente maggiore anziano ruppe il silenzio di
che il flusso di soldati tedeschi fosse terAgli inizi del 1945 si
tomba che si era creato……e disse in diaminato. Quella strada era diventata deserpercepiva già la
di Arnaldo Ricci
….uajò….stimme
accuorletto
napoletano:
ta. Controllarono ancora per due giorni la
sconfitta
della
[email protected]
ti…………che
sfaccimme
e
silensituazione, poi all’improvviso videro transiGermania.
zio!..........Dopo un po’ un mio collega
tare dei camion strani, mai visti prima;
Diceva zi‘ Fiorino “ormai le strutture induautiere aprì la porta di tavole e vide che
avevano una grossa stella sul cofano del
striali tedesche erano tutte bombardafuori non c’era nessuno…..allora uscimmo
motore; erano americani!
te……..non ci portavano più a lavorare nei
tutti all’aperto…..…con la temperatura
Di colpo si precipitarono attraverso la picvari stabilimenti……….nelle vicinanze di
poco superiore allo zero……... e ci accorcola scarpata, incontro a quell’autocolonna
Stoccarda non esistevano più industrie in
gemmo che i nostri colleghi delle altre
americana di lunghezza indeterminata.
piedi……ci portavano a lavorare solo per
trenta baracche che costituivano il campo,
L’autocolonna proseguiva veloce mentre
sgombrare le macerie……..ed estrarre da
stavano uscendo anche loro con un’ealcuni soldati americani fecero cenno di
esse i morti……ho visto immagini indescrispressione
saluto. Dopo circa una mezz’ora che scordi disorienrevano i camion, si fermò sul ciglio della
tato stupostrada una jeep con a bordo due ufficiali
re……….”
americani ed un tenente colonnello italiaIl 30 aprile
no dei bersaglieri, con la divisa logora;
1945,
la
anche lui evidentemente un IMI.
scena veriIl Ten. Col. disse: “Ancora un po’ di pazienficatasi nel
za ragazzi……una ventina di automezzi
c a m p o
dietro…….vi sono alcuni camion adibiti alla
raccolta degli ex IMI…….fermatevi li dove
dove
era
siete ed aspettate…….mi raccomando
mio zio, era
aspettate!!!…”
analoga in
Dopo circa quindici minuti arrivarono quei
tutti i campi
camion zeppi di ex IMI e salirono a bordo.
di prigionia
In ogni autocarro vi erano due soldati
in Germaamericani ed una massa indefinita di ex
nia, a preIMI. I due soldati offrirono a zi’ Fiorino ed
scindere
al suo gruppo, delle scatolette di carne
dalla nazioamericana, credendo che fossero, ovvianalità delle
mente affamati;
loro spiegarono che
persone
erano giorni che mangiavano abbondanterecluse.
mente in quella fattoria, dove avevano troNon si savato rifugio. Gli americani, evidentemente
peva cosa
Una foto del 1945 di una città tedesca appena bombardata dagli Anglo Americani
non capivano e continuavano a porgere
fare;
si
continuamente carne in scatola e tavolette
capiva che bisognava approfittare
vibili.
di cioccolato.
per scappare ma non si sapeva dove
Non era facile, per i nostri militari, trasforandare. “……Ci dividemmo in gruppi di
mati in lavoratori civili, capire bene la
continua sul prossimo numero …
quindici persone…….e ci nascondemmo
situazione, anche se era tutto percepibile.
nei boschi………ogni tanto
Solo chi aveva imparato la lingua tedesca
andavamo a scrutare una
poteva meglio capire come comportarsi.
strada asfaltata….sempre
Chi ha una certa cultura, sa bene che
ben nascosti………vedevaprima di riuscire ad imparare una lingua
mo passare soldati tedestraniera, bisogna prima conoscere l’italiaschi in completa disfatta e
no e fra i nostri militari di truppa, erano
con
le
divise
pochi quelli che lo conoscevano bene.
logore…….militari tedeschi
Chi ha vissuto quelle situazioni sa benissimischiati a civili…vecchi,
mo che la sveglia era alle ore 05,00 per
bambini, donne disperatutti gli internati. “……Già alle ore 04,45 si
te…….uomini ridotti peggio
sentivano degli ordini in tedesco che un
di noi……..…avevamo trosottufficiale
anziano
dava
alle
vato una fattoria abbandoguardie….anche loro anziane…….i giovani
nata con alcune mucche e
soldati tedeschi erano tutti impiegati sui
qualche maiale…….fu l’ocvari campi di battaglia…”
casione
per
Periferia di Stoccarda ore 05.00 del
sfamarci……dopo man30 aprile 1945: i nostri militari si stavagiato, molti si sentirono Una foto di un campo di baracche IMI in Germania, la mattina
no alzando dalle loro brande di legno,
male….….il
nostro
del 30 aprile 1945
come tutte le mattine; stranamente però
...continua dal n. 65
La fine
della guerra
Campo de’ fiori
39
Ronciglione città d’arte e di cultura
Pubblicata la raccolta delle opere premiate nelle ultime quattro edizioni del Premio Letterario Nazionale “Il Roncio d’Oro”
Egregio il lavoro che anche quest’anno ha realizzato il Centro di Ricerche e
Studi di Ronciglione, grazie, in particolar modo, all’impegno dell’infaticabile
Maria Cangani, che è sempre in prima linea.
E’ stata pubblicata, infatti, la raccolta di tutte le opere che hanno partecipato
tra il 2006 e il 2009 al premio letterario nazionale “Roncio d’oro”, corredata
di tutte le foto dei premiati. Insieme al libro è possibile acquistare anche
il calendario dell’anno 2010, ricco di immagini di Ronciglione, dipinti e testi
di pittori e scrittori locali. Numerose sono le iniziative culturali, artistiche e di
spettacolo che vengono promosse in questo paese, grazie anche agli spazi che
sono stati creati. Ricordiamo il Palazzo delle Maestranze, da poco completamente restaurato, e che ospita continuamente mostre di pittura, e il Teatro
Ettore Petrolini.
Ammirevole è il lavoro che il Centro di Ricerche svolge per valorizzare la cittadina laziale. Speriamo che possa essere d’esempio a tanti altri paesi, affinché
non vadano mai trascurate, ma impreziosite le ricchezze locali.
Grazie a Maria Cangani, sono venuta a conoscenza di una interessante iniziativa promossa dalla Gestin Coop di Ronciglione e non solo: “Libri randagi”,
attraverso la quale è possibile lasciare presso il punto
vendita della cittadina libri
già letti, per farli girare, e
prenderne altri lasciati da
qualche altro amante della
lettura.
Per maggiori informazioni su
questa e tante altre utili iniziative, consultare il sito.
Ermelinda Benedetti
A cosa serve un libro oggi? Che domanda, lo sappiamo tutti a cosa serve un libro! I libri sono nutrimento e piacere, dunque per
chi li compra, e magari li legge, i libri sono come un alimento, cibo per l’anima; ma purtroppo il libro è un prodotto apprezzato e
acquistato quotidianamente da pochissimi italiani.
Quindi possiamo tranquillamente affermare che il mercato del libro è un mercato molto marginale e allora ci chiediamo: perché la
grande distribuzione ha voluto fortemente accaparrarsene anche la vendita? Sicuramente non per un discorso di fatturato, ma per
trasformare il libro in prodotto “civetta”.
La grande distribuzione, infatti, propone sempre il libro con prezzo scontato, così da indurre la clientela a pensare che se acquista
un prodotto come il libro, con il prezzo imposto, ad un prezzo più basso, anche tutti gli altri prodotti hanno un prezzo conveniente.
Quindi il libro, più che un prodotto da vendere, diventa un prodotto da utilizzare come richiamo, sminuendo il suo vero
valore. La libreria, piccola o media, vive invece della vendita del libro e cerca di curare non solo lo smercio, ma anche
la scelta, l’assortimento, la qualità del prodotto stesso, e soprattutto il rapporto con il cliente, “possibile” acquirente. La vendita di un libro va accompagnata da tutta una serie di accortezze, di cui la
grande distribuzione non potrà mai avvalersi.
Dunque le librerie sono una grande risorsa che può continuare a vivere anche e soprattutto per volere di chi ama leggere e ha nel cuore il futuro del libro.
Questa volta vi consiglio di leggere l’ultimo di Fabio Volo, Il tempo che vorrei, ironico e profondo, dove ognuno di noi ritrova un po’ anche la sua vita, e l’ultimo di Cristina Comencini, Quando
la notte, un bellissimo romanzo sulla fragilità femminile ed un incontro attraverso il quale si mette
in discussione tutta la vita della protagonista. Buona lettura!
Il tempo che vorrei di Fabio Volo
Quando la notte di Cristina Comencini
40
Campo de’ fiori
Quando si viaggiava senza fretta
Nella semplice ed espressiva stampa del ‘700 che ci presenta l’entrata ad
est di Civita Castellana con il ponte sul Treia, i dirupi sopra i quali sorge l’attuale fabbrica di Ceramica Coletta, e il magnifico arco tuttora conservato,
possiamo cogliere un attimo del tempo di allora.
Nessuna preoccupazione per la fretta, nessun limite per lo spazio
o il sorpasso; sembra che ci sia tempo per tutti, dato che il lento
dondolare dei somarelli permette ai viaggiatori di procedere lentamente a piedi.
“Erano tempi felici in cui si ignoravano le
ebbrezze della velocità supersonica e ci si accontentava di fare la strada da Roma a Civita in due
giorni, senza il pericolo di vedersi piombare a 100
all’ora un calesse, una biga o una vettura della
posta.”
I sorpassi di quei tempi erano regolati da soste necessarie per rompere la monotonia del viaggio con due chiacchierate, o magari, fermarsi alla prima osteria per farsi un partitella o bersi un quartino, mentre i cavalli tenevano anch’essi giustamente il muso entro la sacchetta della saporita biada. I viaggiatori di quei tempi imparavano a conoscere veramente luoghi e persone ove si recavano, non erano
turisti frettolosi che in termine di poche ore si dichiaravano soddisfatti di aver visto e contemplato città e paesi; essi
avevano tutto il tempo e l’agio di poter vivere in un certo senso la vita stessa dei luoghi dove si recavano.
Ritornando a guardare la stampa del ‘700, facciamo osservare che la Flaminia nei tempi di
Roma non passava direttamente entro Civita C., ma provenendo da Stabia si inoltrava vicino
alla valle del Tevere per risalire poi verso la località Sassacci. Le entrate a Civita C. erano
4 e si possono tuttora vedere. L’entrata a nord passava dietro il Forte e si congiungeva
con il Ponte Terrano da cui partiva la strada per Faleri e Viterbo. Esistevano poi una porta a
via delle Mole, dove si possono vedere ancor oggi i cardini ed i frammenti, un’altra a via delle
Piagge, e quella che si apriva sulla variante della Flaminia. Tutte queste porte erano sempre
ben munite e difese, con posti di guardia, e in tempi di emergenza con truppe scelte. All’ora
dell’Ave Maria esse venivano regolarmente chiuse, e chi ne rimaneva fuori era da considerarsi un brigante o un individuo che doveva rendere conto alla giustizia.
La costruzione del
Ponte Clementino
nel 1712 rivoluzionò in un certo
senso la possibilità di accesso a
Civita C., favorì il
collegamento con
la Sabina e riportò
la variante direttamente alla Via
Flaminia nei pressi di Borghetto,
dove esisteva un
importante incrocio con servizio di
posta e assistenza.
Campo de’ fiori
41
Aspettando Carnevale...
Sant’Antonio Abate dà inizio alle feste
A Corchiano
Il 17 Febbraio,
Sua Eccellenza il
Vescovo Divo
Zadi benedice gli
animali dopo la
Messa in onore di
Sant’Antonio
Abate, loro protettore.
La festa religiosa coincide con l’apertura del Carnevale.
L’antico rito cristiano serviva, e serve tuttora, a propiziare la
protezione del bestiame, indispensabile per l’economia
delle famiglie contadine.
E intanto...
A Civita Castellana, in Piazza
Matteotti (foto a sx) e a Fabrica
di Roma, in Piazzale Garibaldi
(foto a dx), sono stati esposti i
rispettivi Re Carnevale,
che verranno bruciati la sera di
Martedì Grasso, giorno di
chiusura del Carnevale.
A Ronciglione poi
A Nepi invece...
Il 17 Gennaio, i carri allegorici hanno
già fatto la loro prima uscita per le
vie del paese!
La tradizionale corsa dei
cavalli a vuoto chiuderà il 16
Febbraio l’antico Carnevale
della cittadina, con il suo 310°
Corso di Gala, che si aprirà il
6 Febbraio.
Campo de’ fiori
42
Nati
27.01.09 Giulia Pistola
29.01.09 Antonella Samson
15.02.09 Amna Chaudry
17.02.09 Gaia Pilera
18.02.09 Thomas Todini
28.02.09 Cristian Cau
03.03.09 Irene Ortenzi
10.03.09 Denis Andrei Bibiloc
14.03.09 Emanuele Lisi
17.03.09 Andrea Ortenzi
07.04.09 Michele Lilli
14.04.09 Anna Maria Isanti
17.04.09 Giorgia Nesta
22.04.09 Taha Derram
12.05.09 Davide Nardi
31.05.09 Maliha Golam
18.06.09 Francesco Marchegiani
18.06.09 Vanessa Manechini
28.06.09 Giorgia Prosperi
11.07.09 Robert Adrian Ion
16.07.09 Lorenzo Di Benedetto
21.07.09 Andrea Carbonari
22.07.09 Eduard Nechifor
30.07.09 Taiba Fatmah Shahzad
03.08.09 Davide Carrer
12.08.09 Francesca Zampini
22.08.09 Michela Pilera
27.08.09 Irene Magrini
29.08.09 Viola Petrucci
07.09.09 Ramona Giuliana Colici
22.09.09 Rachele Vessella
25.09.09 Riccardo Lonia
29.10.09
31.10.09
15.11.09
16.11.09
02.12.09
04.12.09
28.12.09
Federico De Mattia
Fausto Nardi
Samuele Papini
Francesco Pedica
Samuele Achilli
Martina Vitali
Shaan Ahmed Mr. Mushtaq
Matrimoni
Giordano Porri –Elisabetta Boria
Giovanni Nardi – Roberta Benedetti
Ilario Spiriti – Manola Chiacchiararelli
Gheorghita Ion – Larisa Elena Hurbea
Gianluca Boldrini – Maria Pia Rita
Daniele Arcangeli – Francesca Stefani
Emanuele Pratini –Simona D’Ubaldo
Gianluca Caccia – Tamara Cardigliano
Orlando Tosti – Cristina Prosperi
Andrea Segato – Eleonora Spiriti
Maurizio Pedica – Tatiana De Santis
Sandro Boncompagni – Daniela Capogrossi
Marco Cagnetti – Maria Grazia Leccisi
Stefano Stradella – Federica Cotronè
Stefano Ginesi – Flavia Giovannetti
Dario Passarelli – Silvia Falcione
Fabio Peciaroli – Tiziana Funari
Edoardo Benedetti – Barbara Malec
Gianluca Mancini – Roberta Valentina Salera
Luciano Ruco – Alessia Pecoraro
Andrea Montanini – Silvia Ciaccioni
Antonio Zampini – Romina Fiordelmondo
Donato Scorzosi – Tiziana Massa
Marco Mengoli – Nunzia Liardo
Gian Tobia Sbarra – Xhensila Zizaj
Cor
Nat chian
i, m
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dell
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o 20
09
Deceduti
Agostini Lucia
Agostini Norma
Antonini Palma
Bacchiocchi Angelo
Bartoloni Anna Maria
Cagnetti Giuseppe
Campana Iolanda
Caporuscio Vittorio
Caria Beatrice
Carosi Alceste
Carrer Antonio
Cotronè Famiano
Crescenzi Colomba
Crescenzi Euriade
Curti Giuseppe
Damiani Giulia
Evangelisti Astrina
Fiaschetti Francesco
Fiaschetti Pia
Francescangeli Enrico
Francescangeli Mario
Giulianelli Sergio
Grassi Pasquina
Gregori Maria
Marchegiani Raffaele
Moretti Anna
Nardi Antonia
Natili Leda
Ortenzi Giuseppe
Panunzi Vincenza
Piacitelli Roberto
Pilera Adriana
Placidi Nisida
Prosperi Elena
Ridolfi Antonia
Sampaolesi Maria
Sbarra Augusta
Sciarrini Silvio
Segato Maria Chiara
Totonelli Maria
Vessella Francesco
Volpi Roberto
Zannetti Angelo
Campo de’ fiori
43
Nel cuore
Al nostro
affezionato amico e
lettore
Quirino Capelli,
scomparso il
31 Dicembre 2009,
va il nostro
ricordo, unito
a quello
dei familiari.
Il 14 Dicembre 2009 veniva a mancare
l’angioletto Cristian Cipriani, al Bambin
Gesù di Roma.
Lo ricordano tutti per i grandi occhi
azzurri e per il suo dolce sorriso.
Era soprannominato CRI CRI.
La famiglia ha
raccolto offerte,
in luogo di fiori,
che sono state
devolute
all’Associazione
Italiana Sindrome Shwachman, dalla quale
era affetto il piccolo Cristian.
Sabato 9 Gennaio è venuto a mancare
Giuseppe Quadraroli, il papà del nostro collaboratore Erminio. Tutta la redazione e quanti lo
conoscevano si uniscono al dolore dei familiari.
La tua scomparsa ci ha lasciati senza
parole. I tuoi occhi grandi e la tua
allegria rimarranno sempre nei nostri
ricordi. Ciao Maria Chiara...
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44
L’angolo del Bon Ton
IL PARTY DI CARNEVALE
Tutti i segreti per una festa impeccabile
di Letizia Chilelli
«Quant’è bella giovinezza,
Che si fugge tuttavia!
Chi vuol essere lieto,
sia:
Di doman non c’è certezza »
(Lorenzo de’ Medici,
Canti Carnascialeschi,
Canzona di Bacco)
Gennaio, tempo di Carnevale, tempo di
feste e di divertimento, vediamo quindi
come organizzare un “Party di Carnevale”.
Prima di tutto sarà necessario stabilire
senza errori il rapporto tra il nostro spazio
a disposizione e il numero di invitati che
parteciperanno alla festa, ad esempio se
abbiamo a disposizione una sala di circa
80-90 metri quadri di spazio è bene non
invitare più di 15 persone, questo sarà
importante anche per il nostro servizio,
infatti con più di 15 invitati è consigliabile
l’aiuto di almeno un cameriere.
Predisporremo nella sala sedie e poltrone
in modo tale che con una certa rotazione,
possano permettere agli ospiti di sedersi,
anche se come si sa, chi viene invitato ad
un party, per giunta in maschera, dovrà
necessariamente prepararsi a rimanere in
piedi per quasi tutta la festa.
I tavoli saranno posizionati contro il muro
e saranno ricoperti con tovaglie che toccheranno il pavimento.
Prepareremo dei punti di appoggio per
piatti e bicchieri sporchi che segnaleremo
ai nostri ospiti ricoprendoli con delle tovagliette di servizio .
Decoreremo la stanza con festoni, coriandoli, stelle filanti e con dei cappellini che
verranno poi distribuiti agli amici in ricordo
della serata.
La parola d’ordine è colore, quindi
tutto dovrà essere allegro e festoso,
dalle tovaglie, rigorosamente in tessuto, ai
tovaglioli di carta, i piatti dovranno essere
di ceramica ed i bicchieri di vetro, meglio
se colorati (so che questo non farà piacere a chi poi dovrà lavare il tutto!!!).
Molto importante da ricordare è che se si
deciderà di organizzare la festa in terrazza,
in veranda o in giardino (freddo permettendo) è da tener presente che il mal
tempo potrebbe “auto-invitarsi” quindi è
necessario poter disporre dello spazio
coperto, assicuriamoci quindi che tutti gli
invitati possano usufruire di questo eventuale spazio senza costrizioni.
L’orario per l’inizio della festa si dovrà
aggirare intorno alle 18.30 in modo che
alle 19.00 circa si possa servire anche l’aperitivo.
Al tavolo dell’aperitivo
predisporremo:
Martini
Rosso,
Bianco, Dry, aperitivi
alcolici, poco alcolici,
analcolici,
bibite,
acqua minerale liscia
e gassata; posizioneremo il tutto al centro
del tavolo, mentre ai
lati disporremo i bicchieri adatti per tutte
le bevande.
Non dovranno mancare i secchielli per il
ghiaccio con le relative pinze.
Vicino ai bicchieri metteremo dei piattini
che conterranno fettine di arancia e di
limone e piccole ciotole con olive, patatine, noccioline, salatini..
Dopo l’aperitivo inviteremo i nostri amici al
tavolo buffet vero e proprio.
Il tavolo verrà preparato in questo modo:
al centro piatti e posate, forchette e cucchiai, severamente vietato il coltello (i
commensali mangeranno in piedi quindi
tutto dovrà essere già predisposto per
essere mangiato senza difficoltà).
Ai lati del tavolo adageremo rigorosamente in piatti da portata, insalatiere e vassoi
muniti di pinze o posate di servizio: tartine
salate, insalata russa, insalata di riso, lingua farcita, frittelloni con pecorino, panini
imbottiti con salumi vari, tranci di pizza,
focaccine, torte salate, supplì, fritto
misto….
Per un “dolce fine pasto” utilizzeremo il
tavolo che abbiamo appena descritto,
dopo però che tutti i nostri ospiti si siano
serviti e abbiano finito di mangiare (intorno alle 22 circa), sparecchieremo quindi il
tutto e faremo spazio, al centro del tavolo,
ai vassoi dei dolci che conterranno: pizzacce Viterbesi, scroccafusi, frappe, castagnole, cicerchata umbra, cioccolatini, pasticceria migon, bombe, ciambelline all’anice..
Graditissime saranno anche le macedonie
di frutta e la sangria che serviremo rispettivamente in coppe e caraffe che posizioneremo ai lati del tavolo mentre al centro
vicino ai vassoi con i dolci
(preferibilmente ai lati degli stessi) adageremo
coppette, posate e piattini per potersi servire.
Sul tavolo-bar precedentemente allestito
per l’aperitivo saranno presenti solo liquori, vino e acqua.
Il primo servizio agli ospiti spetta al padrone di casa, poi ognuno farà da sè.
Per la mescita dello spumante o dello
Champagne, sarà il padrone di casa a
stappare le bottiglie e a servire il primo
giro per poi riporre la bottiglia nel secchiello del ghiaccio.
La cena sarà piacevolmente accompagnata da musica di sottofondo che non dovrà
mai impedire la conversazione a causa del
volume troppo alto; verso le 22.30-23.00
spazio alle danze con le tipiche musiche di
Carnevale!!!
Chiudo questo articolo con un proverbio
latino che i Romani solevano dire durante
il periodo di Carnevale: “Semel in anno
licet insanire (una volta all’anno è
lecito impazzire)”, ed un consiglio:
bevete responsabilmente in modo da
impazzire solo di divertimento,musica e tanta allegria!
Campo de’ fiori
45
Il primo libro di Letizia Chilelli
Dedicato alla nonna, raccoglie consigli e rimedi naturali
La nostra collaboratrice, l’amica Letizia Chilelli,
che da anni cura sulla nostra rivista
una rubrica sui vini e sul bon ton,
ci ha regalato una copia della sua prima opera,
che è stata per lei “catartica”,
come ci ha confessato.
Letizia ha, infatti, scritto questo suo primo libro a
seguito della morte della nonna, suo grande
punto di riferimento, alla quale è stato dedicato.
Dopo una breve, intensa prefazione, racconta di
aver trovato in un suo diario ricette e consigli
naturali tanto utili da applicare
per la buona salute.
Preziosissima guida per chi crede nei rimedi
offerti dalla natura senza dover ricorrere
ai medicinali,
ci auguriamo possa essere la prima
di una lunga serie, vista la passione
profusa per questa edizione.
RECENSIONE POETICA SUL DIPINTO DI ERALDO BIGARELLI
“ LA SACRA FAMIGLIA”
ESPOSTO NELLA CHIESA DI SAN GIOVANNI IN VIGNANELLO DAL 5 DICEMBRE 2009 AL 15 GENNAIO 2010
Chi sono io?
La Sacra Famiglia di Eraldo Bigarelli
Chi ascolto?
Cosa vedo e da chi imparo sin da piccolo!
Sarei allo sbando senza dei legami ben saldi.
La famiglia.
Un riparo, un luogo dove il calore umano e l’amore viscerale si esaltano.
Un dono prezioso.
Ogni nostra famiglia rappresenta il giusto rifugio, in cui trovare il dovuto conforto,
affinchè, si possa crescere con serenità ed
affrontare la vita con determinazione e con quella sicurezza necessaria per superare
le prove, le avversità che la vita stessa ci propina.
La famiglia per eccellenza, il sommo esempio, viene divinamente espresso in questa
raffigurazione pittorica.
La sacra famiglia.
Maria la madre, Giuseppe il padre, infine Gesù, ora bambino, dopo Re e Salvatore.
Maria, il primo baluardo, la donna, la madre votata per il figlio.
Giuseppe, il padre, le mura di cinta, la difesa ad oltranza.
Gesù, il figlio di Dio, la sua prima creazione, l’energia fatta uomo, un compito il suo
estremamente delicato.
Si nota altresì umiltà da questo quadro, che riprende fedelmente gli eventi esposti
nelle sacre scritture.
E che è testimonianza del messaggio divino del creatore che identifica lo scopo della
vita, nella semplicità.
Il creatore ci invita quindi a vivere con semplicità, ricordandoci chi siamo e che la
vita, senza un punto di riferimento quale la fede, diviene sterile ed improduttiva.
L’idea di sobrietà, di assennatezza, rappresentata in questo quadro, racchiude infine una incontenibile qualità.
La potenza di Dio, il quale ci mostra inconfutabilmente, la bellezza di esistere.
Alfredo Mercutello
Campo de’ fiori
46
AGENDA
Tutti gli appuntamenti più importanti
Carnevale Civitonico –
Programma
17 Gennaio Domenica - Ore 16,00 Piazza Matteotti: Apertura Gran Carnevale 2010 con la collaborazione della Banda Musicale
“Banda Città di Civita Castellana”. -“SCOPRIAMO O’ PUCCIO” Opera realizzata a cura dell’Associazione Carnevale di Civita Castellana.
A seguire a cura dei “CATAMMELLESI DOC” Sagra del Frittellone. A cura dell’Associazione Carnevale: Frappe, Scroccafusi e… Musica.
31 Gennaio Domenica - Ore 14,30 Piazza della Liberazione: SFILATA DI CARRI ALLEGORICI
6/7 Febbraio - Week End di Carnevale. Raduno Camperisti organizzato dal “Camper Club Alto Lazio” di Civita Castellana.
7 Febbraio Domenica - Ore 14,30 Piazza della Liberazione: SFILATA DI CARRI ALLEGORICI
11 Febbraio Giovedì - Ore 14,30 Il Carnevale dei Bambini, festa in Piazza Matteotti con giocolieri ed intrattenimenti per i più
piccoli e stand enogastronomici di prodotti locali.
14 Febbraio Domenica - Ore 14,30 Piazza della Liberazione: SFILATA DI CARRI ALLEGORICI
16 Febbraio Martedì - Ore 17,30 Piazza Matteotti, Grande festa di chiusura del Carnevale -Intrattenimento musicale con DJ
Ore 19,00 Apertura stand enogastronimici. Ore 21,00 Proclamazione Vincitori “Concorso Carnevale 2010”. Ore 22,00 “ROGO DI
RE CARNEVALE”
20 Febbraio Sabato -Ore 10,00 Piazza Matteotti Aula Consiliare “Estrazione Lotteria Carnevale 2010” (I° premio Ford KA) a cura
dell’Associazione Carnevale di Civita Castellana. Ore 16,00 Piazza Matteotti Aula Consiliare “Consegna Premi Speciali Carnevale 2010”.
A seguire rinfresco di chiusura offerto dall’Associazione Carnevale di Civita Castellana “Cin Cin al Carnevale 2011”.
NB: Il programma può essere suscettibile di variazioni.
ORDINE DI SFILATA
31 Gennaio
7 Febbraio
14 Febbraio
1. Orto Funaro: O forno de Chiarina
2. Play Boy: Minnye & Topolino
3. Biffe: Con il tocco sopra a’ capa ape
Biffe s’è laureata
4. Egizia: Tra le fiamme e le scintille … il
gruppo Egizia fa faville
5. Scroffusi: Nella lussuria semo cascati e
l’andri vizi l’avemo lasciati
6. O Zucchero Filato: La giostra e i giostrai
7. Biacio: Pe sarvà sto carnevale avemo
dovuto chiamà Austin Powers
8. Carusielli: “O carusiello fa o tuareg
d’inverno e dice no al carnevale moderno”
9. Indiani: Sherk Fiona e Ciuchino se so
bevuti tutto o vino
10. Rosina: Ballando sotto le stelle Rosina
e le blu belle
11. Gazibo: Dal Colosseo a Piazza
Liberazione ecco Gazibo con tutta la
legione: Ave Cesare
12. Gardens: Con Crudelia Orazio e
Gaspare maledetti … arriva la carica dei
101 ai giardinetti
13. Jamaicano: Forza gente cartelle in
mano, giocate a tombola cò o Gruppo
Jamaicano
14. Cugini: Sognando Marylin a Civita
15. Forchettoni: Sfilano gli elfi i maghi e i
grifoni nel bosco incantato dei forchettoni
16. Catarì: Catarì nun è più quella de
prima … s’è beccata la suina
17. Tucano: Ve pareva de no, ma è ancora attuale ecco avvoi nababbonatale!!
18. Ngè trippa pe’ gatti: Gira che te rigira
semo tutti sonati
19. Cindy: Dal burundi a timbuctù …
Cindy dall’Africa nun torna più!
Maschere libere
Vela
1. Jamaicano: Forza gente cartelle in
mano, giocate a tombola cò o Gruppo
Jamaicano
2. Catarì: Catarì nun è più quella de
prima … s’è beccata la suina
3. Tucano: Ve pareva de no, ma è ancora
attuale ecco avvoi nababbonatale!!
4. Ngè trippa pe’ gatti: Gira che te rigira
semo tutti sonati
5. Forchettoni: Sfilano gli elfi i maghi e i
grifoni nel bosco incantato dei forchettoni
6. Cugini: Sognando Marylin a Civita
7. Cindy: Dal burundi a timbuctù … Cindy
dall’Africa nun torna più!
8. Orto Funaro: O forno de Chiarina
9. Play Boy: Minnye & Topolino
10. Scroffusi: Nella lussuria semo cascati
e l’andri vizi l’avemo lasciati
11. Biffe: Con il tocco sopra a’ capa ape
Biffe s’è laureata
12. Egizia: Tra le fiamme e le scintille … il
gruppo Egizia fa faville
13. Biacio: Pe sarvà sto carnevale avemo
dovuto chiamà Austin Powers
14. O Zucchero Filato: La giostra e i giostrai
15. Rosina: Ballando sotto le stelle Rosina
e le blu belle
16. Carusielli: “O carusiello fa o tuareg
d’inverno e dice no al carnevale moderno”
17. Indiani: Sherk Fiona e Ciuchino se so
bevuti tutto o vino
18. Gazibo: Dal Colosseo a Piazza
Liberazione ecco Gazibo con tutta la
legione: Ave Cesare
19. Gardens: Con Crudelia Orazio e
Gaspare maledetti … arriva la
carica dei 101 ai giardinetti
Maschere libere
Vela
1. Biacio: Pe sarvà sto carnevale
avemo dovuto chiamà Austin Powers
2. Carusielli: “O carusiello fa o tuareg
d’inverno e dice no al carnevale moderno”
3. Indiani: Sherk Fiona e Ciuchino se so
bevuti tutto o vino
4. Gazibo: Dal Colosseo a Piazza
Liberazione ecco Gazibo con tutta la
legione: Ave Cesare
5. Rosina: Ballando sotto le stelle Rosina
e le blu belle
6. O Zucchero Filato: La giostra e i giostrai
7. Gardens: Con Crudelia Orazio e
Gaspare maledetti … arriva la carica dei
101 ai giardinetti
8. Jamaicano: Forza gente cartelle in
mano, giocate a tombola cò o Gruppo
Jamaicano
9. Catarì: Catarì nun è più quella de
prima … s’è beccata la suina
10. Forchettoni: Sfilano gli elfi i maghi e i
grifoni nel bosco incantato dei forchettoni
11. Tucano: Ve pareva de no, ma è ancora attuale ecco avvoi nababbonatale!!
12. Ngè trippa pe’ gatti: Gira che te rigira
semo tutti sonati
13. Cindy: Dal burundi a timbuctù …
Cindy dall’Africa nun torna più!
14. Cugini: Sognando Marylin a Civita
15. Scroffusi: Nella lussuria semo cascati
e l’andri vizi l’avemo lasciati
16. Orto Funaro: O forno de Chiarina
17. Play Boy: Minnye & Topolino
18. Biffe: Con il tocco sopra a’ capa ape
Biffe s’è laureata
19. Egizia: Tra le fiamme e le scintille … il
gruppo Egizia fa faville
Maschere libere
Vela
Campo de’ fiori
AGENDA
47
Tutti gli appuntamenti più importanti
Giovedì 11 Febbraio 2010, in seno al
Carnevale dei Bambini, verrà premiato
il bambino più buono dell’anno 2009.
Grazie alle segnalazioni dei nostri lettori,
abbiamo potuto scegliere il primo
vincitore, il cui nome verrà reso noto
durante la manifestazione.
Campo de’ fiori vuole riconoscere,
con l’istituzione di questo premio,
la bontà, qualità questa assai rara per i
nostri giorni, ed incentivare i bambini a
comportarsi con educazione e rispetto.
Un raggio di sole in mezzo
a tante nuvole...
Campo de’ fiori
48
C
à
t
i
s
urio
La grande mela
Che mela ragazzi!!! Una mela da guinnes dei
primati per le sue caratteristiche decisamente
fuori dal normale. Essa è, infatti, il doppio di una
comune mela, come si può ben vedere dalla foto
qui a lato. Ha una circonferenza di 35 cm e
pesa ben 560 gr! Siamo rimasti tutti a bocca
aperta e intanto Federico pensa: “Ma come faccio a mangiarla???”...
Campo de’ fiori
Briciola l’ho trovata in Agosto che vagava per le campagne
della provincia di Viterbo. Aveva un collarino…. Persa?
Abbandonata? Chi lo sa…. So solo che nessuno l’ha cercata e per lei non ho mai visto nessun appello su internet. L’ho
portata nella mia campagna dove vivono alcuni gatti (sterilizzati) a cui do da mangiare, era libera, se ne andava in giro e tornava per la pappa. A volte si incontrava e giocava col cane di
mio figlio che io qualche volta portavo con me...insomma…mi
sembrava contenta e felice di vedermi quando arrivavo, in quanto non abito lì. Ora l’ho fatta sterilizzare e per i giorni di degenza le ho trovato uno stallo da una signora che ha parecchi cani
in casa sua.Briciola stava benissimo, andava d’accordo con
maschi e femmine anche se con le femmine un po’ meno. Lei è
solare….non dà mai nessun problema….felice di essere
al mondo. Finito lo stallo l’ho riportata in campagna…e qui sta il problema!!! Non ha più
voglia di mangiare né uscire, se ne sta triste nella cuccia che le ho preparato…., io l’ho capita: lei vuole stare a contatto con gli altri suoi simili, o avere una casa dove ricevere coccole e carezze. In campagna è sola per la maggior parte della giornata e la notte; i gatti non
le bastano…e io non posso farle compagnia non abitando lì. Ho pensato che un cane così
merita qualcosa di più, ho paura che scappi e non torni più, e magari chissà quale fine
potrebbe fare… Ho paura per lei perché in giro mettono veleno per le volpi…..e poi voglio
che torni ad essere felice con una famiglia che la faccia sentire parte di loro. Briciola ha un
anno, è di taglia media, si trova in provincia di Viterbo e si affida con foglio di adozione
esclusivamente ad amanti animali disposti ai controlli. Per info: Marisa 3480686773 itplatform.datamana gement@philips. com - GIORGIO: 3388994640
Sono 2 piccoli
5 Cuccioli
cagnotti
meticci di 3
maschietti
mesi circa
uno più bello
taglia
dell’altro...
medio/piccola
sono stati
in mezzo alla
abbandonati,
campagna di
senza pudore,
Civita
nell’androne di
Castellana AL
un palazzo ... Dopo la visita veterinaria di
FREDDO!!!
rito e i vaccini, si trovano in stallo da una
Facciamo
nostra volontaria e sonoa pronti per l’adoziopresto Una
ne... a Civita Castellana (Viterbo) Lazio
casa per
Troviamo loro il caldo di una famiglia
sempre!
affettuosa. Tel. 3391123663
3391123663
Yorkina e Stellina, meraviglie di
taglia piccola hanno sofferto tanto.
Cercano casa per ricevere e dare
tanto calore.
Regalo cucciolo femmina di
meticcio, nato il 25 novembre 2009. Piccola taglia, tutto marrone!
E’ dolcissimo!!! Tel. 329.1243929.
49
IMPORTANTE:
UN DALMATA DA ADOTTARE!!!
Ciao a tutti! Spero che possiate
aiutarmi! i miei genitori l’estate
scorsa hanno salvato un dalmata
dall’autostrada ma adesso non
possono più tenerlo in casa.
Vorremmo regalarlo ad una famiglia affettuosa, magari con dei
bambini. Si chiama Lucky, è un
maschio e ha circa 10 mesi! Se
non riusciamo a trovargli una casa
i miei saranno costretti a lasciarlo
in un canile, ed è una cosa che mi
fa piangere ogni volta che ci
penso! Se qualcuno di voi è sinceramente interessato ad accoglierlo
e ad amarlo, vi prego fatevi avanti! E’ davvero meraviglioso! Il
cane si trova a Cerveteri in
Provincia di Roma. Chiamare
VALERIA
(dopo le ore
15.00) allo 06/99206788
oppure
al
3338446125
PALLINO
Smarrito Fiocco
Zona Industriale di
Civita Castellana
Meticcio taglia piccola,
bianco, a pelo lungo con
macchia nera sul muso.
Sandra 339.6914095.
Volpinetto fulvo, maschio, giovane dal pelo morbidissimo, simpaticissimo e vivace.
Cerca casa ...
Rita 339.1123663.
La Redazione di Campo de’ fiori si associa agli auguri
Tanti auguri per i tuoi 50 anni che festeggi il 30
dicembre, anni molto ben portati forse perchè vicino a te c’è una donna come me!!!!!!!
Auguri da chi ti ama e ti sta accanto da metà dei
tuoi anni, e dal nostro più grande e prezioso gioiello.
Auguri per tanti anni ancora!
Il piccolo Edoardo
Vettori ha festeggiato nei giorni scorsi, il
suo quinto compleanno. Molti gli auguri
giunti, che si sono
uniti a quelli dei genitori, dei nonni paterni
e materni, dei cugini e
dei parenti tutti.
Mario Sardi
Ronciglione.
Tanti auguri a Lorella di
Caprarola che festeggia 50 anni,
dal marito, i figli, il padre, la suocera e la cognata.
Tantissimi auguri a Cristina che il
9 dicembre ha conseguito la laurea magistrale in “Studi storici,
critici e teorici sul cinema e gli
audiovisivi” con la votazione di
110 e lode! Orgogliosi del traTanti auguri di
guardo da lei conseguito, papà
buon compleanno
Fabrizio, mamma Ida, Marilena, “Giallo” per i tuoi
papi Elio e il suo fidanzato
29 anni, da una
Massimo le augurano un futuro
persona che ti
radioso! Auguri alla nostra collaboratrice da
vuole veramente
tutta la Redazione
bene.
Priscilla
e
Virginia
Scarnati
danno il
benvenuto al
loro fratellino
Mario che è nato il 5 ottobre e gli
augurano Buon Natale!!!!
Happy birthday a
Emily Tombesi che
compie 5 anni il 17
febbraio, da Matteo
il tuo fratellio,
mamma, papà, nanny
Patricia, nonno
Mimmo, zia Clara,
zio Stefano, nonno
Sandro, nonna
Erminia e zio
Massimo.
Tantissimi auguri al nostro
amico collaboratore Erminio
Quadraroli e alla sua signora
Romina per la nascita della piccola
Elisa, da tutta la Redazione.
Tanti auguri ad Alberto che
il 4 Gennaio ha festeggiato
il compleanno.
Tanti auguri a nonno Elio!
Una persona speciale come te
meriterebbe di essere
festeggiata tutti i giorni.
Buon Compleanno! Alessandra,
Francesca, Ilvana, Carla,
Salvatore e… One!
Valentino Rossi augura buon
compleanno al piccolo
Mattia Pilera di Corchiano
che ha compiuto
6 anni il 4 Gennaio.
Tantissimi auguri a
Greta che il
9 Gennaio compie il
suo primo anno di
vita, dalla sorellina
Giorgia!
Tanti auguri a Benedetta che
compie 1 anno
il 2 Febbraio
da Chiara, Diletta, nonna, zia
Maria Rita
e zio Luca.
Guarda il cielo
e fai un puntino,il resto è
tutto il bene
ke ti vogliamo...tantissimi
auguri a Maria
Stella
Benedetti che
il 20 Gennaio
compie 18 anni. Auguroni da: Veronica,
Rita, Martina, Marco, Simone
e Alessio
Grazie ai miei ragazzi! Vi auguro un anno
combattente e vincente! Sempre insieme!
Il vostro maestro Joseph Gun!!
52
Campo de’ fiori
Roma com’era
Roma, terrazza
dell’Hotel Hassler
a Trinità dei
Monti.
13 Dicembre
1959.
L’affascinante
attore
americano,
Gregory Peck,
si lascia
fotografare
mentre si gode
lo splendido
panorama della
capitale italiana.
Campo de’ fiori
53
Album dei ricordi
Campo de’ fiori
Fabrica di Roma - 1959. Prima fila, da sx: Tommaso Monfeli, Domenico
Anselmi, Silvano Ghirighini.Fila centrale, da sx: Angelo Alessi,
Franco Bernacchi, Giancarlo Picchietti. Fila in alto,
secondo da sx: Sandro Mecarelli.i.
Campo de’ fiori
Carbognano -1957. Piero Pastorelli.
Campo de’ fiori
Fabrica di Roma.
Anni ‘70.
Da sx:
Antonio Bianchini e
Carlo Pacelli.
54
Campo de’ fiori
Album d
Campo de’ fiori
Civita Castellana
1960
“Tribù de zingari”
Da sx:
Enzo Proietti,
Leone Lorenzin ,
Osferto Vittori,
Giovanni Bellizzi,
Valerio
Mozzicarelli
Campo de’ fiori
Civita Castellana - 1960 - “Il sacerdote degli Dei” Mario Corteselli (Gallina)
Campo de’ fiori
55
dei ricordi
Campo de’ fiori
Carnevale anni ‘70 - “il giro di ppepparello” - foto di Carlo Alberto Carluccio
1
3
2
Campo de’ fiori
Civita Castellana 1975
Da sx: Fabio Mozzicarelli, Oscar (Genzano)
Campo de’ fiori
Civita Castellana 1960 - “Gli Dei dell'Olimpo”
1. Vincenzo Tarducci, 2. Leone Lorenzin, 3. Umberto Mozzicarelli
Campo de’ fiori
56
Album d
Campo de’ fiori
Civita Castelanna - II° elementare - Giugno 1982 - Maestra Maria Bruna Alessandri.
In alto da sx: Federica Calabrese, Tama Nelli, Alessandro ..., Cristina Baldassini, Alessandro Lanzi, Katiuscia ..., Stefano Paolelli,
Barbara Barboni, Carlo Capozzucchi, Silvia Dionisi, Giogio Morbidelli.
In basso da sx: Stefano ..., Riccardo Sablone, Alessio De Angelis, Carmine Urciuoli, Roberta ..., Diana Farina, Roberto ...,
Riccardo Luzzetti, ......., Daniele Mancini, Tamara De Angelis.
2
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1
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5
Campo de’ fiori
7
Campo de’ fiori
Nozze d’Oro coniugi Giovanni e Maria Smargiassi. 1. Anna Smargiassi, 2. Primo Smargiassi, 3. Secondo Smargiassi, 4. Prudenzio Smargiassi,
5. Iole Smargiassi, 6. Maria Massaccesi, 7. Coniugi Rossi, 8. Leone Lorenzin, 9. Angelina ...., 10. Danila Rossi.
Campo de’ fiori
57
dei ricordi
Campo de’ fiori
Civita Castellana - Febbraio ‘56.
Da sx: Carla ..., Primo Rossi, Patrizia Fantera
Servizio di leva - 1962. Foto del Sig. Rinaldo Massaccesi (al centro).
Campo de’ fiori
11
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1
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4
Fabrica di Roma - Carnevale 1960. 1. Gianni (di Carbognano), 2. Silvana Stefanucci, 3. Gianna Massaccesi, 4. Rina Tabacchini,
5. Palmira Sciarrini, 6. Carmelita Marinelli, 7. Annunziatina Stefanucci, 8. Giovanni Costantini, 9. Goisuè Mecarelli, 10. Carmelita Massaccesi,
11. Roberta Grassi, 12. Maria Pia Balzi.
Campo de’ fiori
58
Album d
2
1
3
Campo de’ fiori
Corchiano - fine anni 60. Festa da ballo: 1. Enrica Giustini, 2. Anna Maria Benedetti, 3. Albino Cotronè.
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Campo de’ fiori
Corchiano - 1958. Asilo parrocchiale. 1. Andreina Carosi, 2. Giovanna Sciardiglia, 3.Dina Prosperi , 4. Teresa Ricci, 5. Ennio Orlandi,
6. Anna Maria D’Achille, 7. Anna Magrini, 8. Vittoria Mecarelli, 9. Loredana Barzellotti, 10. Ivana Campana, 11. Mario Sciardiglia,
12. Annunziata Bernabei, 13. Erminia Strassera, 14. Anna Maria Crescenzi, 15. Daniela Meconi, 16. Ovidio Profili, 17. Giacinta Vestri, 18.
Gianguglielmo Strassera, 19. Fulvio Lucchesi, 20. Antonia Ridolfi, 21. Pierina Sciardiglia, 22. Suor Apollonia, 23. Suor Eva, 24. Suor Rosina.
Campo de’ fiori
59
dei ricordi
Campo de’ fiori
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4
7
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2
1
14
Corchiano - anno scolastico 1968/1969.
1. Antonella Achilli, 2. Maria Teresa
Strassera, 3. Bruna De Angeli, 4. Maria
Antonia Papini, 5. Ester Giustozzi,
6.Carla Profili, 7. Annalisa Petrucci,
8. Stefania Piergentili, 9. Mara Alessi,
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Campo de’ fiori
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Oroscopo
di Gennaio
by Cosmo
ARIETE Preparati ad un
anno ricco di cambiamenti e
belle novità. In amore troverete serenità ed equilibrio,
conciliando la voglia di libertà con la necessità di avere
accanto qualcuno di cui fidarsi. Nel lavoro
potrete avere problemi a comunicare e esprimere i vostri pensieri e perplessità.
TORO Grandi cambiamenti
e rinnovamenti sono in vista.
In campo amoroso, continuano situazioni che non vi
piacciono molto, non sopportate e pazientate sempre, sperando che la
situazione migliori da sé, datevi da fare. Il
lavoro darà ottimi risultati. Circondatevi di
persone fidate a cui delegare parte del lavoro, altrimenti vi procurerà stress.
GEMELLI Gennaio si apre
all’insegna dell’amore e delle
conferme, per un futuro
roseo e sereno. Siate pazienti e propositivi. Il lavoro
occuperà gran parte delle
vostre energie. Cercare di mantenere la
calma necessaria per affrontare avversità e
gli sgambetti dei colleghi.
CANCRO Iniziate il nuovo
anno all’insegna della concentrazione e dell’impegno,
perché in ogni ambito della
vita è richiesta attenzione e
cautela. In amore dovete essere gentili e
affettuosi con il partner. Cercate di migliorare il dialogo di coppia. Cautela e astuzia
anche nel lavoro per evitare le insidie nascoste e aggirare delle difficoltà senza problemi.
LEONE Gennaio è davvero
un mese pienissimo di impegni, tanto che vi sentirete
soffocar. Questi impegni
andranno un po’ a scapito
della salute: potrete avere
problemi respiratori e stress. In amore siate
un po’ meno scontati: i rapporti hanno bisogno di novità. Sul lavoro tenete a freno l’istinto.
VERGINE Piccole tensioni e
malumori irrisolti, si ripresentano. È giunto il momento di risolvere tutto e ritrovare la meritata serenità. Uno
stato emotivo agitato, farà
avere incomprensione con il partner.
Rischierete di essere insopportabili a causa
della vostra insicurezza e titubanza. Sarete
brillanti ed originali, invece, nel lavoro, ed
avrete grande possibilità a livello professionale. Attenzione, però, alle insidie nascoste.
BILANCIA Partite con il
piede giusto! La forma fisica
è ottima, al massimo qualche
lieve raffreddore di stagione.
Questo però non affievolirà il
vostro spirito intraprendente
e allegro, che, in amore, lpuò scuotere anche
i rapporti più solidi. Meglio parlare chiaro con
il partner e capire bene cosa si vuole. In
campo professionale sarete metodici e attenti, ma non strafate per non perdere concentrazione e rovinare quanto state facendo.
SCORPIONE
Logica,
pazienza, intuito e coraggio.
Queste semplici “regole” servono a contenere il vostro
esuberante carattere ed evitare così di fare danni. In
ambito amoroso, non bisogna forzare un
cambiamento ed essere precipitosi. Tutto
scorre tranquillo da sé. Qualche grana in
ambito lavorativo: c’è uno scoglio da supera-
re che richiede lavoro e applicazione costante, ma alla fine permetterà di raggiungere
l’obiettivo prefissato.
SAGITTARIO Continua la
voglia di fare. In amore questo avrà riscontri più che
positivi. Energici e affettuosi, organizzerete momenti
romantici. La disponibilità
mancherà invece in ambito lavorativo, dove
potrete essere accusati di essere ostili e poco
collaborativi.
CAPRICORNO Tenete a
freno il vostro istinto. Meglio
pazientare e tollerare alcune
situazioni che essere avventati. Questo vale anche nei
rapporti di coppia: occorre
uno sforzo di comprensione nei confronti del
partner e tutto procederà perfettamente.
Gennaio sarà un mese ricco di impegni e
lavoro, da svolgere con attenzione e meticolosità estrema: in ballo vi è la vostra carriera
e la reputazione. Questa situazione creerà
tensioni nei rapporti con gli altri.
ACQUARIO Siete esigenti
ed ambiziosi in ogni ambito.
In amore sarete insistenti e
istintivi, rischiando di essere
considerati egoista. La stessa accusa vi può essere fatta
anche in seno ai rapporti con familiari stretti
e parenti. In ambito lavorativo misurate bene
le mosse da fare e presto vedrete realizzarsi
i vostri progetti.
PESCI Iil nuovo anno inizia
con una grande carica, da
rigettare all’interno dei rapporti di coppia, familiari e del
lavoro. Grazie all’appoggio
del partner riuscirete a trarre vantaggio da
una situazione inizialmente complicata e ostile. Ottimi risultati anche in ambito lavorativo.
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