Anno 4 - N. 1/2/3 - Dicembre 2014 - Registrazione n. 336 del 20 Dicembre 2010 Tribunale di Trapani. Distribuzione gratuita
Quadrimestrale di Cultura, Finanza, Economia, Identità e Valori
Vincenzo Nuzzo
nuovo
Presidente
della “Don Rizzo”
La straordinaria
avventura
del “banchiere
con un cuore”
SOMMARIO
•
3 • Lettera aperta del Presidente
Tutti insieme per una banca più grande e più forte
•
14 • Le dimore aristocratiche a Palermo nel
Settecento
17 • La “centralità del socio”
• 18 • Partanna. Una scommessa in cui credere
•
•
5 • Lettera aperta Direttore Generale
Un esercizio di democrazia
•
7 • L’editoriale
“Sempre accanto a te”
La banca e le filiali
•
8 • Vincenzo Nuzzo nuovo presidente della
“Don Rizzo”
10 • Palermo - La Banca Don Rizzo si rifà il look
• 12 • Un modo differente di essere nel territorio
•
Il territorio in collaborazione con il Dipartimento
Culture e Società dell’Università di Palermo
13
Banca e Università: positivo e utile
condividere un cammino di crescita
•
•
Il mondo delle BCC
20 • Banca del Centroveneto
• 22 • Per il socio assoluta centralità ed attenzione
•
L’economia e la finanza
23 • L’effettiva tutela del risparmiatore
• 24 • Agricoltura: Per superare la crisi puntare su
•
qualità e competitività
24 • La campagna abbandonata
• 25 • Trapani - Un posto di rilievo per l’olivicoltura
• 26 • Mobile banking:la tua “app” è servita
•
BCC Don Rizzo news
28 • La Banca Don Rizzo all’Oleide
• 30 • La Don Rizzo per lo sviluppo e la salvaguardia
•
del territorio
Periodico QUADRIMESTRALE
DI INFORMAZIONE DELLA
BANCA DON RIZZO
Anno 4, n. 1/2/3, Dicembre 2014
DIRETTORE RESPONSABILE
Benedetto Barranca
[email protected]
COMITATO DI DIREZIONE
Vincenzo Nuzzo, Presidente Banca Don Rizzo
Carmelo Guido, Direttore Generale Banca Don Rizzo
Mario Melodia, Presidente Centro Studi Don Rizzo
Massimiliano Marafon Pecoraro, Ricercatore presso il Dipartimento di Cultura e Società dell’Università degli Studi di Palermo
Raffaele Mazzeo, Coordinatore Nazionale AMDAF
Enrico Stellino, Ufficio marketing Banca Don Rizzo
Salvatore Cartuccio, Ufficio marketing Banca Don Rizzo
Hanno collaborato
Salvatore Cartuccio, Gianfranco Criscenti, Marcello Ingrassia,
Rossella Navarra, Caterina Orlando, Oreste Orlando,
Massimiliano Marafon Pecoraro, Domenico Surdi,
Valeria Lo Grasso, Nicola La Rocca
Redazione
Banca Don Rizzo - Ufficio marketing e comunicazione
Via Stefano Polizzi, 13, 91011 Alcamo (Tp)
Grafica ed impaginazione
ADA Comunicazione - Salvatore Cartuccio
Fotografie di Giuseppe Accurso
Stampa
Litotipografia Abate Michele, Paceco (TP)
In copertina: Palermo, Palazzo Alliata di Pietratagliata, Sala
da Ballo (Ex Camerone)
N.B. La rivista pubblica solo gli articoli commissionati.
I dati relativi ai destinatari della Rivista vengono utilizzati
esclusivamente per l’invio della pubblicazione e non vengono
ceduti a terzi per nessun motivo.
Resta ferma la possibilità per l’interessato di esercitare i
diritti di cui all’articolo 13 della legge 675/96.
32 • Assegnati i “Saturno 2014”
• 32 • A Federica Lipari e Giuseppe Navarra il
•
“Premio Speciale Pietro Cammarata”
33 • Nino Corrao è in pensione
• 33 • Pietro Ferrantelli ha compiuto 100 anni
• 33 • Lombardo Bikes miglior stand a expobici 2014
• 34 • Elodie Hache trionfa ad Alcamo
• 35 • Il Santuario Maria SS. della Misericordia a
•
Valderice
•
36 • D.L. 231/2001 - Un seminario formativo per
meglio tutelare i soci della banca
•
37 • ALCART 2014 Il pubblico ha apprezzato
Tanti giovani e famiglie presenti
•
38 • Nuoveimpressioni 2014: sei anni di arte al
Collegio dei Gesuiti
•
39 • Premiati gli studenti soci o figli di soci della
Banca Don Rizzo
•
40 • Informazione, formazione, stage aziendali,
studi e ricerche
•
42 • La straordinaria avventura del “banchiere
con un cuore”
•
44 • “Bisogna saper fare del bene ed essere
disposti a rischiare”
Lettera aperta del Presidente
Tutti insieme
per una banca
più grande e più forte
è la prima volta che, nelle vesti di presidente della Banca, mi
rivolgo, attraverso le pagine della nostra rivista, alle lettrici
ed ai lettori. Del resto non poteva essere diversamente
visto che questo è il primo numero che esce dopo la
competizione elettorale di domenica 11 maggio 2014
quando i soci sono stati chiamati a rinnovare le cariche
sociali per il prossimo triennio.
Ed è da quella esperienza che voglio partire per ringraziare,
ancora una volta, quanti mi hanno voluto onorare
della loro collaborazione ed del loro sostegno in una
battaglia non facile, ma che, alla fine, ci ha visti vincenti;
e, poi, per puntualizzare alcuni punti del programma
che, come illustrato in campagna elettorale, puntano
fondamentalmente a mettere in condizione la Banca di
fare un salto in avanti.
Non nascondo che il nostro è un progetto ambizioso,
soprattutto in presenza delle difficoltà che la crisi
economica determina per tutti noi, ma sono fiducioso
perché l’esito della citata assemblea di maggio mi ha
messo a fianco, nel Consiglio di Amministrazione della
Banca, delle eccellenti persone, formando tutti insieme una
squadra monolitica che ha passione ed orgoglio di servire
una causa comune: la difesa del patrimonio rappresentato
dalla Don Rizzo. E questo nostro intendimento, per
esempio, si è concretizzato già in una delle nostre prime
scelte, condivisa anche dai vice presidenti: la riduzione dei
nostri compensi del 70%.
Sin dal momento del mio insediamento, poi, ho detto
a chiare lettere che mi considero un presidente di
transizione, ma ho anche detto altrettanto chiaramente
che non avere l’ambizione di conservare la poltrona non
significa rinunciare a lasciare, come si dice, il segno.
Personalmente, infatti, coltivo un sogno: lasciare, alla
scadenza del mandato, una banca più snella, più veloce,
più agile, più interattiva, più legata al territorio. E in questa
prospettiva voglio impegnarmi, unitamente al Consiglio di
Amministrazione, ai dirigenti ed ai dipendenti dell’istituto,
per rendere tutti i processi bancari, nonostante i vincoli
esistenti, più comprensibili a tutti, e la banca più accessibile
e, soprattutto, più grande e più forte.
L’art. 2 dello Statuto della Don Rizzo stabilisce, tra i principi
ispiratori, che la Banca persegua “il miglioramento delle
condizioni morali, culturali ed economiche” dei soci e delle
Banca Don Rizzo
2014
Vincenzo Nuzzo Presidente Banca Don Rizzo
comunità locali, e promuova “lo sviluppo della cooperazione,
l’educazione al risparmio e alla previdenza, nonché la coesione e
la crescita responsabile e sostenibile del territorio nel quale opera”.
Credo, allora, di non esagerare se dico che per realizzare
gli obiettivi dello Statuto occorre rendere la banca più
grande e più forte perché solo una banca grande e forte
potrà aiutare i soci, le famiglie, il territorio a crescere
culturalmente ed economicamente.
Per fare questo, però, occorre che nessuno si tiri fuori e che
tutti svolgano il proprio ruolo: amministratori, dirigenti e
dipendenti della Banca, ma anche i soci.
Questi ultimi sono stati coinvolti attraverso le Consulte:
quattro (Alcamo - Palermo - Partinico – Valderice) già
attive dallo scorso 5 novembre; una quinta (Partanna) sarà
quanto prima nominata.
Tra i compiti delle Consulte prioritario è “svolgere attività
di relazione e contatto con i soci dell’area territoriale del
distretto, interpretando le loro esigenze da rappresentare
al CdA”. Ed ho scritto che questo è un compito prioritario
perché il rapporto con i soci è fondamentale se vogliamo
perseguire l’obiettivo di rendere la Banca più grande e più
forte: possiamo riuscirci, lo ribadisco, solo se diventiamo tutti
attori protagonisti e non solo dei semplici fruitori di servizi.
Mi ritengo un uomo aperto al dialogo e, quindi, aperta sarà
sempre la porta del mio ufficio. A me piace tanto ascoltare,
parlare. Sono infatti convinto che l’ascolto ed il confronto
delle idee produrranno, nell’ovvio rispetto dei ruolo, le
decisioni più iDonee alla soluzione dei problemi e le scelte
più efficaci nell’interesse della nostra istituzione, la Banca
Don Rizzo, che tutti amiamo e di cui tutti siamo orgogliosi,
e che io, per bontà vostra, mi onoro di presiedere.
3
Lettera aperta del Direttore Generale
Un esercizio
di democrazia
"Posso
richiedere il mio
prestito personale
comodamente
da casa?"
E’ la nuova soluzione dedicata ai clienti delle Banche di Credito
Cooperativo che ti permette di richiedere il tuo finanziamento
Crediper quando vuoi e da dove vuoi, comodamente da casa
o dal tuo ufficio, nell’orario che preferisci.
Inoltrare la tua richiesta è davvero facile: scegli
l’importo che desideri e la rata su misura per le tue
esigenze compilando il form on-line, è semplice e
veloce.
Banca Don Rizzo
Questo nono numero della nostra rivista aziendale
giunge dopo alcuni avvenimenti che, personalmente,
considero estremamente importanti per la vita della
Banca. Intendo riferirmi, in particolare, al rinnovo del
Consiglio di Amministrazione, con l’elezione del nuovo
presidente nella persona del dott. Vincenzo Nuzzo, ed
alla inaugurazione, nell’ordine a luglio e ad ottobre,
delle nuove sedi delle Agenzie di Palermo e di Partanna.
Ovviamente troverete, nelle pagine successive, ampi
articoli sui fatti citati, e quindi non mi soffermerò a
raccontarli. Ma ad essi mi piace fare riferimento per
sottolineare alcuni concetti che sono l’essenza stessa
dell’essere una Banca di Credito Cooperativo.
E cominciamo dall’assemblea di domenica 11
maggio 2014 quando più di 1.600 soci-elettori hanno
deliberato la composizione del nuovo Consiglio di
Amministrazione e del nuovo Collegio sindacale.
Come da sempre succede ogni tre anni, ancora una
volta i soci hanno avuto la possibilità di vivere in prima
persona la regola “una testa-un voto”, regola recepita
dall’art. 25 del nostro Statuto che, per l’appunto,
stabilisce che “ogni socio ha un voto, qualunque sia il
numero delle azioni a lui intestate”.
Ricordare questo particolare non è superfluo né
casuale, ma sostanziale. Il principio “una testa-un voto”,
infatti, è il primo dei punti fondanti di una società
cooperativa quale è la nostra Banca.
Praticare questo diritto diventa un vero esercizio di
democrazia che consente al singolo socio di concorrere
al governo dell’azienda ed anche, in assemblea e
non solo, di avere la possibilità di relazionarsi e di
confrontarsi vis a vis con gli amministratori. Così una
Banca di Credito Cooperativo, come la Don Rizzo, è di
per sé, come dice il Direttore Generale di Federcasse,
Sergio Gatti, “dimostrazione di protagonismo, spazio di
partecipazione, luogo di responsabilità diffusa: tutto
il contrario del banale e anonimo rapporto fornitorecliente, della concentrazione del potere di decidere
tutto in poche mani lontane”.
Ed il protagonismo dei Soci lega la Banca al territorio.
La Banca ha, per Statuto, “lo scopo di favorire i soci”
e per raggiungere questa finalità non può non
promuovere la crescita del territorio dove il socio
2014
Carmelo Guido Direttore Generale Banca Don Rizzo
vive ed opera. E il primo passo è certamente quello di
essere presenti fisicamente nel territorio attraverso le
Agenzie.
In questa ottica la Banca Don Rizzo, mentre c’è chi va via,
ha scelto non solo di rimanere ma di potenziare la sua
presenza nell’area della Sicilia Occidentale arrivando,
oggi, a contare 17 sportelli distribuiti in sedici comuni,
4100 soci, circa 50.000 clienti, cinquecento milioni di
raccolta, trecento milioni di impieghi, di cui il 97% nel
territorio.
E non si è trattato solo di far lievitare i numeri perché,
come sempre, si è pensato anche alla qualità degli
interventi. Così, negli ultimi anni, la Banca Don Rizzo
ha fatto investimenti strutturali in nove filiali, non
trascurando le infrastrutture e ribadendo la sua
vocazione storica a guardare ai servizi.
In ordine di tempo gli ultimi “rinnovi” hanno
riguardato Palermo e Partanna dove è stata effettuata
una operazione di restyling e di ammodernamento
che ha consegnato a soci e clienti ambienti più
accessibili e più gradevoli e soprattutto in grado di
garantire riservatezza nell’utilizzo dei servizi bancari
ed efficienza rispetto alle esigenze ed ai bisogni
dell’utenza.
Le filiali di Palermo e di Partanna rappresentano,
insomma, la concretizzazione del nostro essere
“Banche differenti” perché ci consentono di stare dove
c’è bisogno, a contatto diretto, cioè, della gente, delle
famiglie, dei commercianti, degli artigiani, delle imprese.
E questo non può che inorgoglirci e darci nuovi impulsi
per raggiungere altri importanti traguardi.
5
L’editoriale
Sempre accanto a te
di Benedetto Barranca
Quando, qualche mese fa, il presidente della Banca Don
Rizzo, Vincenzo Nuzzo, mi ha chiesto la disponibilità
ad assumere l’incarico di direttore responsabile della
rivista, due motivazioni mi hanno spinto a dire di si:
una affettiva, l’altra professionale.
Sono cliente della “Don Rizzo” da oltre quarant’anni e,
quindi, se così si può dire, mi è “compagna” da una
vita. Sono diventato grande, insomma, con la “Don
Rizzo”. E questo significa che tra noi c’è stata, e c’è,
fiducia e rispetto. L’incarico di oggi conferma questa
mia convinzione e, pertanto, sono felice di poter dare
un mio modestissimo contributo al consolidamento
dell’immagine positiva che la banca già vanta.
Altro aspetto è quello professionale.
Ho scritto per diverse testate, ho diretto periodici e
quotidiani televisivi, ho lavorato in Uffici Stampa, non
ho mai diretto un giornale aziendale. Tutto ciò significa
che con questa pubblicazione comincio una nuova
esperienza, una nuova prova, una sorta di nuova
scommessa. Se, poi, questo avviene con il giornale
della “mia” banca, la Don Rizzo, allora ti senti carico di
maggiori responsabilità ma anche più motivato.
Doveroso, allora, è il mio grazie al presidente,
al Direttore Generale ed a tutto il Consiglio di
Amministrazione della Banca per la fiducia accordatami
e per l’opportunità offertami di vivere questa nuova
avventura umana e professionale.
Ma lasciamo le sensazioni personali per entrare nel
vivo del tema: fare il periodico della Banca Don Rizzo.
“Sempre accanto a te”: è il claim della Don Rizzo. E
negli anni la Banca ha sempre dato prova della sua
vocazione a stare a fianco dei soci, dei clienti, delle
famiglie, delle imprese e del territorio in generale con
l’obiettivo prioritario di sostenere l’economia reale e di
favorire processi di sviluppo sostenibile e duraturo con
comportamenti proattivi e tempestivi. E tutto questo
perchè la Don Rizzo, per dirla con il Direttore Generale
di Federcasse, Sergio Gatti, è stata “costruita dal basso,
costruita da chi la usa, usata da chi ad essa si affida e
affida i propri soldi e i propri sogni. Interpretata da chi
la amministra e da chi vi lavora. Persone consapevoli,
preparate, razionalmente (e un po’ emozionalmente)
coinvolte. Una banca che cresce se fa crescere i suoi
proprietari e clienti. Che respira al loro ritmo”.
Una banca, dice sempre Sergio Gatti con riferimento
Banca Don Rizzo
2014
alle BCC, che lavora e programma “mettendoci la
faccia”, cercando, attraverso le sue agenzie, il contatto
fisico con il territorio, non puntando quindi a
dematerializzare il rapporto con le persone.
E in questo metterci la faccia, un ruolo, sicuramente, lo
ha assolto, e lo assolve, il periodico che la Banca stessa
ha voluto per i soci, per i clienti e per quanti, più in
generale, possono avere interesse a conoscere quello
che l’azienda fa e propone.
In questa ottica la rivista, recuperando la precedente
esperienza e con qualche variazione grafica,
continuerà, come è ovvio che sia, a raccontare la
Banca, ma darà anche spazio ai problemi economici,
alla storia, alla cultura del territorio. Così, con
questo numero (e lo citiamo solo per fare qualche
esemplificazione), apriamo una collaborazione con il
Dipartimento Culture e Società dell’Università degli
Studi di Palermo che offre al lettore uno spicchio
di storia dell’isola e del suo capoluogo attraverso la
ricostruzione della storia del Rococò siciliano presente
in alcune dimore palermitane: Palzzo Butera, Palazzo
Termine Pietratagliata, Palazzo Aiutamicristo, Palazzo
Valguarnera Ganci.
Continueremo a confrontarci con altre esperienze di
Credito Cooperativo attraverso la presentazione della
storia e delle attività di BCC che operano in altre parti
d’Italia (in questo numero ospitiamo la Banca del
Centroveneto), così come daremo conto degli indirizzi
di politica economica e bancaria che Federcasse, a
livello nazionale e regionale, propone.
Daremo conto, ancora, delle iniziative e delle proposte
del Centro Studi Don Rizzo, cominciando con una
intervista al presidente Mario Melodia sulle linee
generali di programmazione per il prossimo triennio.
E ci occuperemo dell’Associazione Giovani della Don
Rizzo a partire dal racconto del recente incontro con
Domenick Scaglione.
Insomma, convinti che l’informazione, il confronto e
la circolazione di idee è fondamentale per la crescita,
il periodico vuole dare un sostanziale contributo
al successo della “grande scommessa”, come dice il
Direttore Generale Carmelo Guido, che ha già prodotto
una comunità di oltre 4000 soci e cinquantamila
clienti, diventando “un esempio vivente di democrazia
economica”.
7
La banca e le filiali
Vincenzo Nuzzo nuovo
presidente della “Don Rizzo”
attenzione al sociale; nuove iniziative per le attività
produttive.
Lo scorso 19 maggio, poi, in occasione della prima
riunione del nuovo Consiglio di Amministrazione, sono
state attribuite le cariche sociale e nominati i componenti
del Comitato Esecutivo.
Per la carica di vice presidente vicario è stato nominato
Mario Melodia, affiancato dall’altro nuovo vice presidente
Gregorio Bongiorno.
Il Consiglio, inoltre, ha designato i componenti del
Comitato Esecutivo: Vito Asta (presidente), Giuseppe
Varvaro (vice Presidente), Francesco Fundarò, Pietro Lipari
ed Emilio Lombardo ed ha nominato Amministratore
indipendente, Maurizio Bambina, al fine di assicurare una
corretta valutazione delle operazioni in tema delle attività
di rischio e conflitti di interesse.
di Salvatore Cartuccio
Vincenzo Nuzzo è il nuovo presidente della Banca Don
Rizzo Credito Cooperativo della Sicilia Occidentale per il
triennio 2014-2017. A chiamarlo al nuovo incarico è stata
l’assemblea dei soci che, lo scorso 11 maggio, nell’aula
magna dell’Istituto Tecnico Statale “G. Caruso” di Alcamo,
ha approvato il bilancio 2013 e rinnovato le cariche sociali.
Nuzzo ha ottenuto 785 preferenze su un totale di 1.665
votanti (circa il 43% dei 3.912 aventi diritto).
Nato ad Alcamo nel 1944, il neo presidente è laureato in
Scienze Biologiche ed ha svolto la sua attività professionale
operando all’interno di una multinazionale farmaceutica e
ricoprendo vari incarichi dirigenziali fino ai massimi vertici
nei territori della Sicilia, della Campania e della Puglia.
Nel Consiglio di Amministrazione della Banca Don Rizzo
è entrato, per la prima volta, nel 2005 ed ha ricoperto la
carica di Consigliere.
Rieletto nel 2008 e nel 2011 è stato nominato vice
presidente vicario e, per statuto, è diventato anche
presidente del Centro Studi Don Rizzo. Ha mantenuto le
due cariche per tutta la durata del mandato: 2011- 2014.
Eletto, nella stessa occasione dell’11 maggio, anche il
nuovo Consiglio di Amministrazione. A farne parte sono i
riconfermati Vito Asta, Gregorio Bongiorno, Mario Melodia
e Giuseppe Varvaro; ed i volti nuovi: Maurizio Bambina,
Francesco Fundarò, Pietro Lipari ed Emilio Lombardo.
Per quanto riguarda il Collegio dei sindaci, è stato
riconfermato presidente Gianfranco Cassarà. Neo eletti
sindaci effettivi sono risultati: Stefano Gallo e Vincenzo
De Luca; sindaci supplementi: Vincenzo Cardella e Matteo
Palazzolo.
In alto da sinistra: Maurizio Bambina; Gianfranco Cassarà; Francesco Fundarò; Vito Asta. In basso da sinistra: Emilio Lombardo; Gregorio Bongiorno; Pietro Lipari;
Francesco Paolo Leone; Mario Melodia; Vincenzo Nuzzo; Carmelo Guido; Stefano Gallo; Giuseppe Varvaro.
8
Banca Don Rizzo
Soddisfatto Vincenzo Nuzzo che, subito dopo la
proclamazione dell’esito delle votazioni, ha sottolineato
la significativa partecipazione della compagine sociale
alle scelte per la gestione della Banca. “Ciò denota - ha
detto - un forte spirito di appartenenza dei nostri soci ed
è una grande dimostrazione di democrazia, che è anche
la filosofia che da oltre 100 anni caratterizza la vita della
Banca Don Rizzo e, in generale, di tutte le Banche di
Credito Cooperativo”.
La Banca, che opera attraverso 17 filiali nelle province
di Trapani, di Palermo e di Agrigento, ha dimostrato una
buona capacità di tenuta nonostante la crisi dei mercati
finanziari e dell’economia reale, “riuscendo - ha rimarcato
Vincenzo Nuzzo - a restare accanto alle famiglie e alle
aziende in un momento difficile, sostenenDone l’attività
attraverso il credito”.
Il neo presidente, ancora, ha voluto ringraziare, tutta la
struttura della Banca per la preziosa collaborazione offerta
per la riuscita dell’evento ed ha detto di ritenere che “la
fiducia accordatami è frutto di un progetto che i Soci
hanno accettato”.
Tra le prime mosse, come annunciato: la riduzione del
compenso per il presidente della Banca, da 70 mila euro è
stato portato a 30 mila euro; la costituzione di un’apposita
unità operativa al servizio dei soci; l’offerta di finanziamenti
alle famiglie con piani flessibili e personalizzati; maggiore
2014
9
La banca e le filiali
Palermo
La Banca Don Rizzo si rifà il look
Gli spazi della nuova Agenzia di via Edmondo De Amicis, 19,
assicurano ai clienti ambienti accessibili e gradevoli e massima
comodità e riservatezza nell’utilizzo di tutti i servizi bancari
Il taglio del nastro. Da sinistra: L’assessore regionale al Turismo, Michela Stancheris; il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando; il presidente della Banca Don Rizzo, Vincenzo Nuzzo.
Inaugurata, venerdì 25 luglio 2014,
la nuova agenzia della Banca Don
Rizzo di via Edmondo De Amicis, 19, a
Palermo. Alla cerimonia, a sottolineare
l’importante ruolo che la Banca Don
Rizzo ha svolto e continua a svolgere
nel capoluogo siciliano per lo sviluppo
del territorio, sono intervenuti
l’assessore regionale al Turismo, Sport
e Spettacolo, Michela Stancheris, ed il
sindaco di Palermo, Leoluca Orlando.
Hanno presenziato, tra gli altri: il
presidente ed il Direttore Generale della
Federazione Siciliana delle Banche di
Credito Cooperativo, rispettivamente
Antonino Albano e Nicola Culicchia, il
presidente del Centro Studi Don Rizzo,
Mario Melodia, il Direttore Generale
della Banca Don Rizzo, Carmelo Guido,
i vice direttori, Francesco Leone e
Giuseppe Cammarata con l’intero
management, ed i componenti del
Consiglio di Amministrazione e del
Collegio Sindacale.
La nuova sede palermitana della “Don
Rizzo” si caratterizza per il look, frutto
dell’attento lavoro di progettazione e
di arredamento curato dalla società
Dreika, che ha trasformato gli spazi in
un ambiente accessibile e gradevole
10
in cui accogliere i soci ed i clienti.
Lo stile adottato è un omaggio al
Teatro Massimo e nel quale elementi
neoclassici si fonDono a decori floreali
in stile Liberty. Sono stati ripresi, in
chiave contemporanea, lo splendido
soffitto decorato del salottino reale,
le bordature sabbiate delle grandi
vetrate ed altri piccoli dettagli tutti
da scoprire. La suddivisione, poi,
delle diverse aree in isole assicura
la massima comodità e riservatezza
nell’utilizzare tutti i servizi bancari, quali
operazioni di cassa, titoli e consulenza.
Insomma la politica perseguita
Banca Don Rizzo
dalla Banca Don Rizzo ha centrato
nel capoluogo siciliano l’obiettivo
di sempre: offrire, anche attraverso
ambienti accoglienti e funzionali,
risposte e servizi efficienti e vicini alle
esigenze ed ai bisogni dell’utenza e
del territorio.
E su Palermo la Banca Don Rizzo è
stata, ed è, molto attenta. Per citare un
dettaglio, ricordato in occasione della
cerimonia dal suo presidente, Vincenzo
Nuzzo, nel capoluogo siciliano la “Don
Rizzo” ha un portafoglio di raccolta
risparmio di circa 14 milioni di euro a
fronte di un impegno di investimenti
di oltre 19 milioni. Una situazione, si
può dire, già in linea con l’auspicio
formulato nel corso della benedizione
2014
dei locali da Don Rosario Francolino,
responsabile della parrocchia San
Luigi Gonzaga: “Il mio augurio – ha
detto - è che questa nuova realtà non
sia semplicemente un ufficio, ma sia
un luogo dove si crea speranza e dove
si dialoga con il territorio”.
Sempre sul concetto di speranza, di
attenzione e di legame con il territorio
si è soffermato anche il presidente
Nuzzo, sottolineando che proprio l’art.
2 dello Statuto Sociale stabilisce che
la Banca Don Rizzo si ispiri ai “principi
cooperativi della mutualità senza fini di
speculazione privata”, impegnandola
a perseguire “il miglioramento
delle condizioni morali, culturali ed
economiche dei soci e delle comunità
11
locali promuovendo lo sviluppo
della cooperazione e l’educazione al
risparmio e alla previdenza, nonché
la coesione sociale e la crescita
responsabile e sostenibile del territorio
nel quale opera”.
Il presidente Nuzzo ha voluto,
infine, ringraziare calorosamente
gli esponenti delle varie istituzioni
ed
associazioni
presenti
alla
manifestazione, gli architetti Michele
Salamone e Francesco Pappalardo, la
responsabile della filiale palermitana,
Caterina Orlando, il suo staff di
collaboratori, e quanti, dipendenti
della Banca e non, hanno contribuito
in modo encomiabile alla riuscita della
manifestazione.
La banca e le filiali
Il territorio in collaborazione con il Dipartimento Culture e Società dell’Università di Palermo
Un modo differente
di essere nel territorio
Banca e Università: positivo e utile
condividere un cammino di crescita
di Caterina Orlando
preposto Agenzia Banca Don Rizzo di Palermo
Una banca di Credito Cooperativo si fonda su alcuni cardini
fondamentali ed imprescindibili quali il mutualismo, l’assenza
di uno scopo di lucro, il principio di “una testa un voto”
e il localismo; per questo è stato complesso inserirsi in un
contesto, come quello del capoluogo siciliano, che ci vede
differenti perché più radicati sostanzialmente nel territorio
rispetto ai grandi colossi bancari che goDono di ampia
rinomanza e di un’immediata riconoscibilità. In questi anni
(ne sono passati tre da quando sono nell’agenzia di Palermo)
il nostro lavoro, in aggiunta a quello istituzionale, è stato,
quindi, anche quello di promuovere, di diffondere e di farci
interpreti, con il nostro modus operandi, di tali principi. E
questo perché vogliamo che i soci si riconoscano come parte
integrante della nostra realtà e non soltanto come clienti di
una banca. Ci ha gratificato, e ci gratifica, pertanto, constatare
che chi si approccia per la prima volta ai nostri sportelli scopra
un banca che riesce ad associare un’ indispensabile efficienza,
professionalità, modernità e competitività ad una umanità
e capacità di tessere rapporti interpersonali che possono
sopravvivere soltanto in una realtà radicata nel territorio
come la nostra.
Ora, l’acquisto e la ristrutturazione dei nuovi locali costituisce,
al contempo, un punto di arrivo ed un punto di partenza; da
un lato, infatti, ha celebrato gli importanti obiettivi e risultati
raggiunti con l’impegno di tutti e dall’altro ha aperto il varco
ad una nuova pagina della realtà della “Don Rizzo” a Palermo,
incentrata su una rivalutazione del modo di fare banca, dei
profili professionali e dell’ approccio alla clientela.
Gli ambienti sono stati realizzati in modo tale che ogni
postazione, di sportello e di consulenza, garantisce al cliente
assoluta discrezione attraverso un meccanismo di porte
scorrevoli e una netta separazione degli ambienti, studiati
per essere funzionali ed insieme comodi ed accoglienti. Ciò
consente a ciascun operatore di concentrarsi sul cliente e di
dedicargli tutto il tempo di cui ha bisogno in assoluta privacy e
fornendo, già a partire dallo sportello, un’ assistenza completa
volta a soddisfare tutte le sue esigenze o aspirazioni.
Nella filiale, costruita in tempi brevissimi e servendosi di
preziosa manovalanza locale, l’architetto ha anche voluto
inserire un omaggio alla città di Palermo, decorando il soffitto
della sala di attesa con un motivo floreale estrapolato da una
decorazione del teatro Massimo di Palermo. Proprio questo
richiamo a uno dei teatri più importanti d’Europa e del Mondo,
che a prima vista può apparire un mero dettaglio, ci ricorda
invece la Sicilia delle eccellenze, nel teatro, nella musica, nella
letteratura. Eccellenze che ci ispirano ogni giorno, ci ricordano
uomini ed opere di cui andare fieri ed un territorio difficile
sul quale, però, abbiamo l’ opportunità, oltre che il dovere, di
investire per promuoverlo e per salvaguardarlo.
Anche per questo l’ inaugurazione ci ha visti, tutti insieme,
fieri di questa realtà bancaria, che sentiamo sempre più
nostra e sempre più importante, ed ha visto i miei colleghi
di filiale felici di rappresentare la Don Rizzo di Palermo, e
oggi rende me, Caterina Orlando, preposto dell’ agenzia di
Palermo, orgogliosa di raccontare la storia, il presente ed il
futuro della nostra banca.
12
Banca Don Rizzo
A colloquio con il direttore Maria Concetta Di Natale
Cominciamo con una battuta che può apparire
scontata, ma non lo è assolutamente: come vede la
collaborazione, che nasce con queste pagine, tra il
Dipartimento “Culture e Società”che lei dirige e la
Banca di Credito Cooperativo Don Rizzo?
Conosco la sensibilità culturale della BCC Don Rizzo di
Alcamo dal lontano 1978, quando, ancora con il nome
di “Cassa Rurale e Artigiana Don Rizzo”, promuoveva
il Convegno sulla “Tutela dei Beni Culturali di Alcamo
in rapporto alla situazione siciliana”, che, curato dal
Prof. Giuseppe La Monica, si tenne il 17 giugno nella
“Sala delle Assemblee” della Banca. Allora presentai
al Convegno i risultati delle mie capillari ricerche sul
campo relative allo “Stato di conservazione della
pittura alcamese”. Fu quella l’occasione in cui entrai per
la prima volta in contatto con la Banca ed ebbi modo
di visitare tutte le Chiese della città, accompagnata
dall’infaticabile Piero Mistretta, verificando la situazione
conservativa dei dipinti dopo il terremoto del1968.
Dopo questo Convegno partecipai a quello voluto
sempre dalla Banca che si svolse nella stessa sede il 7
maggio 1979 su “Alcamo nella Storia”, curato dal Prof.
Giuseppe Cottone, segno inequivocabile dell’interesse
e dell’attenzione al patrimonio storico-artistico del
territorio alcamese.
Diverse altre sono state negli anni le occasioni di
frequentazione con la Banca, che ha sostenuto le
ricerche confluite in pubblicazioni di studiosi alcamesi
come l’infaticabile e benemerito Mons. Vincenzo
Regina, fino all’edizione del volume dedicato a
Giuseppe Renda, pittore della fine del XVIII secolo, che
ho scritto nel 2004 insieme ai Proff. Roberto Calia e
Maurizio Vitella e che ha consentito di far conoscere
e valorizzare un artista locale dai modi delicati e
accattivanti. Dopo tali premesse non posso che
accogliere con entusiasmo un’auspicabile prossima
collaborazione tra il Dipartimento “Culture e Società”
dell’Università degli Studi di Palermo e la Banca di
Credito Cooperativo Don Rizzo.
Una BCC fa del legame con il territorio una delle
sue ragion d’essere: ci può essere sinergia tra una
azione di studio e di ricerca storico-culturale, come
la vostra, e quella creditizia di una BCC, nel nostro
caso la Don Rizzo, in un ottica di sviluppo delle
nostre aree?
2014
13
Avendo già esplicitato il concreto
rapporto tra la Banca e il suo
territorio,
una
collaborazione
Dipartimento di
diretta con l’Università potrà
Culture e Società
utilmente consentire e promuovere
uno sviluppo nelle ricerche scientifiche con ricadute
certamente positive.
è in generale auspicabile che in Italia le Istituzioni
investano in quelli che sono i due maggiori settori di
sviluppo economico, la cultura e il turismo. In quest’ottica
la condivisione di un cammino di crescita fra ricerca e
finanza può soltanto essere non solo positivo, ma anche
estremamente utile. Superato, speriamo presto, questo
momento di crisi è auspicabile che proprio le Banche
possano essere di supporto concreto alla ricerca e alla
salvaguardia del patrimonio culturale.
Come pensate di articolare il vostro intervento?
Ritengo che si possa ipotizzare una convenzione tra il
Dipartimento Culture e Società dell’Università degli
Studi di Palermo e il Centro Studi Don Rizzo, strumento
culturale della Banca, per articolare mirati progetti
scientifici che coinvolgano il territorio e promuovano la
ricerca sul campo.
Quali saranno i campi di ricerca?
Pittura, scultura, architettura, ma anche museologia,
storia del collezionismo, conservazione, restauro e
soprattutto gli studi su i più svariati settori delle arti
decorative che, come in tutta la Sicilia, consentono
alla produzione artistica locale di essere non solo
caratteristica e caratterizzante ma spesso anche
emergente nel panorama del territorio. Non è casuale,
peraltro, che ad Alcamo sia aperto al pubblico l’
interessante Museo d’Arte Sacra della Chiesa Madre che
offre ricche e varie collezioni di opere d’arte o che nella
cittadina fiorisse una particolare di lavorazione della
ceroplastica. In entrambi i due casi scelti ad esempio
sono state realizzate pubblicazioni tematiche in cui
non è, ancora una volta, mancato il contributo della
Banca. Per gli studi e le ricerche sulle arti decorative
punto di riferimento potrà essere l’Osservatorio per le
Arti Decorative in Italia “Maria Accascina”, strumento
scientifico del Dipartimento Culture e Società, che
potrà consentire puntuali approfondimenti specialistici
su diversi settori artistici di primaria importanza nel
territorio alcamese.
D
Cu
Il territorio
in collaborazione
con il Dipartimento Culture e Società dell’Università di Palermo
La
banca e le
filiali
Le dimore aristocratiche
a Palermo nel Settecento
di Massimiliano Marafon Pecoraro
Università degli Studi di Palermo
Palermo, Palazzo Alliata di Pietratagliata, Sala da ballo (ex camerone)
Nel 1735 Carlo III di Borbone, incoronato a Palermo, apre una
nuova pagina della storia siciliana. Dopo cinque anni di governo
sabaudo e quattordici di dominazione austriaca la Sicilia, a seguito
degli stravolgimenti europei relativi alla guerra di successione
polacca, rientra nell’orbita spagnola. Per l’ennesima volta dall’inizio
del secolo, mentre l’isola assiste a un cambio di dominazione,
l’aristocrazia palermitana partecipa all’incoronazione del nuovo
monarca con la speranza di mantenere gli antichi diritti e i
numerosi privilegi. La costituzione di un regno indipendente,
anche se nelle mani del figlio del re di Spagna, inoltre, fa
intravedere la possibilità che sia Palermo ad esserne la capitale.
La città si prepara così ad accogliere con fasto e magniloquenza
Don Carlos che il 3 luglio è incoronato in cattedrale. Il re, tuttavia,
dopo pochi mesi riparte per Napoli, che elegge capitale del
regno e sede della corte, deludendo le aspettative dei Siciliani.
L’aristocrazia gradisce comunque il ritorno di una dinastia legata
alla corte di Madrid, che le concederà grande spazio negli affari
di stato. Intorno alla metà del Settecento, dopo poco più di un
ventennio di governo borbonico, la nobiltà siciliana è presente
politicamente a Napoli e nella dirigenza dell’esercito, detiene le
alte cariche ecclesiastiche dell’isola ma, soprattutto, grazie alla
moratoria decennale sul pagamento dei debiti ottenuta con un
decreto vicereale è salda economicamente.
Ristabilitosi, quindi, un assetto politico solido, destinato a
perdurare fino all’Unità d’Italia, alla nobiltà palermitana, ormai
rinvigorita, non rimaneva altro che la gestione degli ingenti
patrimoni, frutto di una economia latifondista di stampo feudale.
La classe nobiliare apriva così la ricchissima stagione edificatoria
intramoenia ed extramoenia che farà di Palermo uno dei centri
più importanti del Rococò italiano. La città, capitale fin dall’epoca
normanna, aveva mantenuto il primato fra i centri urbani della
Sicilia anche durante la dominazione spagnola (1415-1713),
accogliendo il potere politico e amministrativo dell’isola, gestito
sia dal vicerè sia dal parlamento siciliano.
Tagliata fuori dai giochi diplomatici del panorama politico
europeo, l’aristocrazia palermitana si consolava in una
ostentazione quasi ossessiva, con particolare riguardo ai temi
mitologici, utilizzati a scopo araldico-celebrativo. Architetti,
muratori, falegnami, pittori e stuccatori, nell’accontentare le
continue richieste della committenza, sono impegnati per
decenni nei numerosi cantieri sparsi per la città in un perfetto
lavoro di squadra. Queste equipe riescono a realizzare pregevoli
composizioni decorative, concepite modernamente, grazie
alle quali il Rococò siciliano può reggere il confronto a livello
nazionale, sia pure in ritardo. Sulla non eccelsa qualità della
pittura siciliana settecentesca non vi sono dubbi; nessun pittore
14
Banca Don Rizzo
dell’isola, infatti, eguagliò mai, per esempio, la produzione
veneta. Eccetto che per alcuni artisti di buona mano, tra i quali
spicca Vito D’Anna, il panorama pittorico isolano è alquanto
mediocre. Tuttavia le partiture architettoniche che accolgono
gli affreschi si inseriscono qualitativamente a buon diritto fra
le coeve realizzazioni italiane grazie soprattutto all’uso dello
stucco. Tali partiture potevano anch’esse ottenersi attraverso
la tecnica pittorica a fresco o talvolta, ma molto raramente,
essere in legno dipinto e dorato. La felice e ricca stagione
rococò è quindi merito non soltanto dei pittori ma soprattutto
degli architetti, i quali concepivano, oltre all’organizzazione
dello spazio, la decorazione interna degli ambienti. Essi stessi,
inoltre, spesso dirigevano i lavori stando a stretto contatto con
gli artisti e gli artigiani i quali tramandavano una esperienza
ormai centenaria. Decenni prima, infatti, la fastosa decorazione
delle chiese barocche con il tripudio di marmi mischi, trabischi
e rabischi era stata realizzata grazie alla compartecipazione di
architetti, scultori, marmorari e intarsiatori.
Tralasciando gli straordinari interni chiesastici ci limitiamo
in questa sede a citare quelli delle dimore, a carattere
prevalentemente profano esaminanDone alcuni dei più
rappresentativi. Gran parte degli interventi decorativi si
svilupparono dalla metà del XVIII secolo in poi, quando i nuovi
palazzi, appena ultimati nella struttura, dovevano essere abbelliti
secondo lo stile dell’epoca. Le famiglie, che non potevano
economicamente intraprendere la costruzione di nuove
abitazioni, si limitavano a rimodernare le vecchie, conferendo
loro interni riccamente decorati secondo le mode del tempo.
Non è questo il caso di Palazzo Butera, sicuramente una delle
più estese e lussuose dimore del XVIII secolo a Palermo. Il suo
nucleo originario fu il risultato della trasformazione di un
“tenimento di case” acquistato nel 1692 dai duchi Branciforte,
rappresentanti della più antica e potente aristocrazia siciliana.
In seguito al matrimonio nel 1718 tra il duca Ercole Michele e
Caterina Branciforte e Ventimiglia, ultima erede del titolo di
Butera, il palazzo acquisì l’attuale denominazione. Complesse e
stratificate furono le trasformazioni degli interni, disposti ancora
oggi secondo criteri distributivi settecenteschi. Dall’elegante
scalone in marmo rosso si accede al piano nobile che ha inizio
con la sala, luogo di celebrazione del casato e importante
ambiente di rappresentanza. In questa stanza trionfano, nel
soffitto lo stemma Branciforte e alle pareti i ritratti dei membri
della famiglia, mentre sui sovrapporta campeggiano le vedute
dipinte dei numerosi feudi di proprietà dei principi di Butera.
Addentrandosi poi negli estesi saloni enfilade prospettanti sulla
Marina si percepisce ancora lo sfarzo e la magniloquenza della
dimora. Secondo alcune indagini documentarie, diverse furono
le fasi di ristrutturazione degli interni, numerosi gli artisti e gli
artigiani che vi presero parte.
Negli anni Sessanta del Settecento si apriva anche il cantiere
per la decorazione di Palazzo Termine Pietratagliata, prestigioso
edificio costruito alla fine del XV secolo dalla famiglia Termine,
rimodernato allora internamente secondo il gusto del tempo.
Intorno alla metà del XVIII secolo il palazzo è venduto da Antonio
Termine a Giovanbattista Marassi, duca delle Pietratagliate, per
passare, insieme al titolo ducale, in seguito a Luigi Alliata che
ne aveva sposato la figlia Maria Cirilla. Al Marassi si deve la fase
decorativa di gusto rococò che ancora oggi spicca nonostante
gli interventi del XIX secolo e quelli neomedievali che nel primo
ventennio del XX secolo diedero nuova veste al palazzo. Nel
1748 il duca aveva disposto rilevanti modifiche dell’immobile
affidando il progetto a Francesco Ferrigno, il quale però non
arriva a concepire i nuovi apparati decorativi frutto dei lavori
degli anni Sessanta. Il primo cantiere, infatti, non aveva
riguardato sostanzialmente l’appartamento da parata, eccetto
che per un’ipotesi di ampliamento. È nel 1761, invece, che
Giovan Battista Marassi decide di accrescere il prestigio della
dimora affidando a Giovanni Del Frago un massiccio intervento
decorativo al fine di ammodernare e abbellire il piano nobile del
palazzo I numerosi ritrovamenti documentari ci consegnano
tutti i particolari di entrambi gli interventi, sia quello del 1748,
sia quello del 1761-62 dove è presente Vito D’Anna, come si
evince tra l’atro dalla firma nell’affresco del salone da ballo
abbellita in vista dei festeggiamenti nuziali da tenersi proprio
negli ambienti di rappresentanza, dove sarebbe passata gran
parte dell’aristocrazia palermitana e dove campeggia il più
grande lampadario di murano del settecento in Europa.
Palermo,
Palazzo Alliata di Pietratagliata, veduta della torre dalla corte interna
2014
15
Il territorio
in collaborazione
con il Dipartimento Culture e Società dell’Università di Palermo
La
banca e le
filiali
Altra dimora palermitana tardo medievale
con ambienti di gusto rococò è Palazzo
Ajutamicristoove nella sala da ballo
compare un grande affresco di Giuseppe
Crestadoro raffigurante la gloria del
principe virtuoso. La figura del principe
si riferisce certamente a Giovanni Aloisio
Moncada principe di Paternò, Grande di
Spagna e Pari del Regno, committente
di quei lavori di ampliamento e
ammodernamento della seconda metà
del Settecento. La dimora quattrocentesca,
già stravolta dagli interventi della fine del
Cinquecento, era nuovamente oggetto
di un ammodernamento secondo le
mode del tempo e gli autori furono alcuni
tra i più importanti protagonisti della
cultura artistica del momento.Ritroviamo
Giovanni del Frago, autore dell’intervento
di Palazzo Termine Pietratagliata
assieme ai più noti architetti Gigante e
Marvuglia, protagonisti della transizione
fra Rococò e Neoclassicismo a Palermo.
Nel soffitto della sala da ballo la partitura
architettonica a stucco che accoglie
l’affresco centrale presenta motivi rocaille
sottili, aerei e molto raffinati, così da far risaltare il fondo bianco. È questo uno dei casi più
rappresentativi del Rococò in Sicilia dove il linguaggio tardo barocco è ormai superato
a vantaggio dello stile d’ispirazione francese che, tuttavia, in quegli anni in Europa era
ormai superato. L’apertura dello spazio centrale contiene al suo interno la scena, mentre
nei campi che la contornano sono rappresentati scorci di una architettura continua che
si dispiega lungo tutto il soffitto. L’intenzione è quella di creare un’unica dimensione al
di sopra della partitura a stucco dove nel cielo, che sovrasta le architetture, si celebra la
“gloria”. Le architetture stesse divengono così il punto di raccordo tra soffitto e pareti e
fanno da base al cielo che serve per accentuare un certo verticalismo illusionistico. Molto
interessante è l’inserimento della fascia di raccordo fra la volta e le pareti che testimonia
il timido aggiornamento da parte di Andrea Gigante alle nuove istanze neoclassiche.
Completa il tutto un pavimento maiolicato policromo stilisticamente coerente col resto
della decorazione dell’ambiente.
Analizzando alcuni esempi di decorazione del XVIII secolo nelle dimore siciliane è
d’obbligo citare Palazzo Valguarnera Gangi a Palermo, sicuramente il più rappresentativo
caso di decorazione settecentesca nell’isola. Il soffitto sfondato a doppio guscio della sua
galleria, immortalata da Luchino Visconti nel Gattopardo, rimane un unicum in Sicilia.
Pietro Valguarnera grazie al matrimonio con la nipote Marianna, figlia di Francesco
Saverio principe di Valguarnera, entra in possesso del titolo e si accinge a commissionare
importanti interventi di ristrutturazione del palazzo. I primi cantieri si aprono nel 1754
anche se è nel 1757 che i lavori si intensificano grazie alla presenza di Andrea Gigante,
giovane architetto trapanese appena giunto nella capitale vicereale Questi si occupa
dell’ampliamento su piazza dei Vespri dove viene realizzata la galleria degli specchi
sopraccitata, ambiente che più di ogni altro testimonia l’importanza della dimora.
Interamente decorata nelle pareti da pitture ed eleganti apparati lignei su grandi porzioni
di specchi è un tripudio di fasto e ricchezza, accentuata dalle imperanti dorature che
rivestono gran parte della superficie parietale. Gigante deve aver seguito le indicazioni
della committenza intenzionata a ottenere una evidente ostentazione del lusso, come
si evince dalla decorazione dei due gabinetti che si trovano oltre la parete di fondo
della galleria. Qui si trovano motivi d’ispirazione cinese inseriti in un affastellato sistema
decorativo rococò a testimoniare l’aggiornamento della committenza siciliana nei
confronti del coevo panorama europeo. Nell doppio soffitto della galleria, come abbiamo
già detto unico nel suo genere, illusione e realtà si mescolano in un complesso sistema
di traforature che sfondano realmente verso l’alto; gli sfondati prospettici, fino ad ora
ottenuti con la pittura, si concretizzano al fine di trasformare in reale un’immagine illusoria.
In alto: Palermo, Palazzo Ajutamicristo, Sala da ballo (ex camerone);
sotto: Palermo, Palazzo Valguarnera Gangi, Galleria
In basso a sinistra: Palermo, Palazzo Valguarnera Gangi, Particolare del soffitto della galleria;
a destra: Palermo, Palazzo Butera, veduta della sala d’ingresso.
16
Banca Don Rizzo
La “centralità del socio”
La “Centralità del socio” è la sottolineatura ricorrente in ogni
intervento pubblico di Vincenzo Nuzzo e di Carmelo Guido,
nell’ordine presidente e direttore della Banca Don Rizzo. E
questo, dicono i due, non solo perché il socio è il proprietario
della Banca, e in quanto tale ne elegge gli amministratori e,
quindi, ne determina l’indirizzo amministrativo e strategico,
ma anche perché ne è cliente e di conseguenza interlocutore
privilegiato e, quindi, un patrimonio da custodire, da sviluppare
e da valorizzare.
Come fare?
La scelta della Banca Don Rizzo è stata quella di percorrere due
strategie per rendere sempre attivo e propositivo il rapporto
banca-soci: la consultazione e la partecipazione diretta.
La prima ha avuto una sua esemplificazione nella indagine,
attraverso delle interviste, che hanno dato la parola ai soci per
raccogliere spunti e suggerimenti sulle strategie da mettere in
campo per il futuro della banca. L’indicazione, quasi unanime, è
stata quella di privilegiare lo sviluppo economico del territorio
e la formazione degli operatori economici in particolare. La
seconda, quella della partecipazione diretta dei soci nella vita
della Banca, si è concretizzata con la nomina delle Consulte
territoriali. Ne sono state individuate 5 in corrispondenza
di altrettante aree in cui la Banca opera: Palermo, Partinico,
Alcamo, Valderice, Partanna.
Le prime quattro sono state già nominate ed ufficializzate lo
scorso 1 ottobre, in occasione della presentazione del Bilancio
sociale 2013, mentre la quinta (Partanna) deve essere nominata.
Ma come sono composte e quali compiti assumeranno le
Consulte?
Ciascuna consulta conta da 3 a 5 membri, compreso il
presidente, nominati dal Consiglio di Amministrazione della
Banca e scelti tra i soci residenti nei Comuni compresi nell’area
territoriale del distretto ed in rappresentanza dei vari settori
economici e culturali del territorio.
Saranno una sorta di trade-union tra la Banca ed il territorio in
quanto sono chiamate a:
1svolgere attività di relazione e contatto con i soci dell’area
territoriale del distretto, interpretando le loro esigenze da
rappresentare al CdA;
2.raccogliere nuove idee e proposte per manifestazioni sociali
territoriali;
3.convocare momenti di incontro con la propria base sociale;
4.suggerire al C.d.A. iniziative nel campo dello sviluppo affari,
in particolare nella promozione del credito, ma anche sul lato
della raccolta del risparmio e della fornitura ai Soci e clienti di
servizi finanziari e altri servizi;
5.diventare soci attivi nella proposizione sul territorio della Banca.
2014
I componenti delle Consulte
Area territoriale di Alcamo
(Alcamo, Castellammare del Golfo e Calatafimi)
presidente
Camillo Navarra
(Castellammare del Golfo);
componenti
Vitalba Agnello (Alcamo)
Gina Cammarata (Alcamo)
Gaetano Di Gaetano (Alcamo)
Filippo Cangemi (Calatafimi Segesta)
Area territoriale di Palermo
(Palermo, Terrasini e Carini)
presidente
Raffaele Mazzeo (Palermo)
componenti
Lorenzo Genova (Carini)
Vincenzo Alamia (Carini)
Faro Gaglio (Terrasini)
Area territoriale di Partinico
(Partinico, Montelepre, Trappeto, Balestrate
e Camporeale)
presidente
Giuseppe Speciale (Partinico)
componenti
Gaspare Valenti (Balestrate)
Bartolomeo Parrino (Partinico)
Vincenzo Giacone (Camporeale)
Onofrio Amato (Trappeto)
Area territoriale di Valderice
(Valderice e Casa Santa)
presidente
Francesco Catalano (Erice)
componenti
Serena Pollina (Valderice)
Giuseppe Lombardo (Buseto Palizzolo)
Rosario Oddo (Valderice)
Piero Ivan Miceli (Valderice)
17
dei nuovi locali della filiale di Partanna
La banca e le filiali
della Banca Don Rizzo.
PA RTA N N A • V I A G RA M S C I , 1 2/ 1 4
Partanna:
Una scommessa in cui credere
l’intervento del Direttore Generale della Federazione
Siciliana delle Banche di Credito Cooperativo, dott. Nicola
Culicchia, il quale ha voluto sottolineare l’importanza
dell’investimento fatto dalla Banca Don Rizzo. “Questo
investimento - ha detto - è un segnale importante per
il territorio perché da continuità al progetto del Credito
Cooperativo che tanto ha dato a Partanna nel passato e
che tanto sicuramente ci aspettiamo che ne darà perchè
è nei nostri valori, nel nostro modo di essere banca, nel
nostro DNA sostenere le famiglie, le piccole e medie
imprese, il territorio”.
Tanti i presenti alla manifestazione con Don Mario
Giammarinaro che ha benedetto i locali dopo il
tradizionale taglio del nastro.
La rinnovata sede presenta un look ormai ricorrente
nelle agenzie della Don Rizzo: ambienti accessibili e
gradevoli, suddivisione degli spazi in isole per garantire
efficienza, comodità e riservatezza nell’utilizzo da parte
dei clienti dei diversi servizi bancari: operazioni di cassa,
titoli, consulenza, ecc. E, ancora, a sottolineare il legame
“Il fatto che la Banca Don Rizzo rimane nel territorio a
fianco di questa collettività e di per sé un fatto meritorio,
visto che altre banche cominciano ad emigrare per andare
nelle grandi città”: lo ha detto il sindaco di Partanna, Nicolò
Catania, intervenendo, lo scorso venerdì 24 ottobre, alla
inaugurazione della rinnovata sede della filiale di via
Gramsci, 12/14. E il tema della presenza e del legame
con il territorio della Banca Don Rizzo è stato più volte
ribadito. Lo ha fatto, per fare qualche citazione, il sindaco
di Alcamo, Sebastiano Bonventre, sostenendo che per
questa sua specificità la Banca Don Rizzo, come tutte le
Banche di Credito Cooperativo, è “differente” dagli altri
istituti di credito “perché ha il pregio di conoscere meglio
le persone e di investire su di esse”; lo ha sottolineato il
presidente del Consiglio comunale di Partanna, Massimo
Cangemi, esprimendo “apprezzamento per questa nuova
fase che la “Don Rizzo” sta aprendo a Partanna e nel
territorio” con l’auspicio che “sia occasione per un rilancio
pieno sul piano socio-economico dell’area interessata”.
E legato alla valorizzazione del territorio è stato anche
18
Banca Don Rizzo
www.bancadonrizzo.it
il Direttore Generale
Carmelo Guido
il Presidente
Vincenzo Nuzzo
Gli ambienti cambiano, le relazioni restano
e l’attenzione della banca per la città, per arredare i locali
sono state scelte alcune immagini scattate da Francesco
Santini e che riproducono i monumenti artisticamente e
storicamente più significativi di Partanna.
Insomma la Banca Don Rizzo, a Partanna, ha fatto
le cose come si deve perché, ha detto il presidente
Vincenzo Nuzzo, “in questo territorio credo moltissimo”.
Poi ha aggiunto: “L’altro giorno, parlando con il Direttore
Generale, facevamo il conto delle banche che si stanno
trasferendo dall’area della Sicilia Occidentale e citavamo
Buseto Palizzolo, Alcamo, Calatafimi Segesta e Giardinello.
Noi qui, invece, vogliamo restare, vogliamo continuare ad
investire per ampliare, come una robusta quercia, il nostro
apparato radicale ed essere sempre più presenti e forti.
Ma la Banca sarà forte solo se i soci ci staranno accanto, e
con la banca anche il territorio sarà più forte”. Sulla stessa
lunghezza d’onda il concetto espresso dal vice presidente
vicario della Banca e presidente del Centro Studi Don
Rizzo, Mario Melodia, che ha spiegato con riferimento alle
scelte della Banca in questo periodo di crisi: “Le vigne si
piantano quando il vino costa poco e questa è la vostra
vigna, la nostra vigna e di quelli che vi lavorano”. Come a
dire: solo l’impegno unitario nel coltivare la stessa vigna
può portare buoni frutti.
Ed all’unità di intenti ha fatto riferimento il Direttore
2014
Generale della Don Rizzo, Carmelo Guido, riprendendo
una sollecitazione venuta dal preposto dell’agenzia
di Partanna, Andrea Ingargiola, che ha richiesto una
immagine di Don Giuseppe Rizzo per il suo ufficio.
“è una intuizione importante - ha detto - perché
l’immagine di Don Rizzo ricorda il fondatore della Banca
ma anche l’insieme dei valori sui quali questa si fonda,
ed è importante che una comunità si riconosca attorno
ad una persona”.
“La grande scommessa - ha continuato - è stata quella
di creare una comunità: la Banca, il Centro Studi,
l’Associazione Giovani e le tante altre iniziative che
abbiamo portato avanti, insieme alla grande apertura
fatta al territorio perché il nostro istituto diventasse
un esempio vivente di democrazia economica con
4.100 soci. Ed è questo che ci differenzia dalle altre
banche”.
Poi un ringraziamento da parte del Direttore Generale
ai 128 dipendenti ed al CdA della Banca che, ha detto,
per Partanna “ha avuto l’intuizione ed il coraggio di
guardare lontano, cosa non facile in tempi di crisi,
ma ha avuto anche tanta ponderatezza”. E, ancora, un
ringraziamento per l’on. Vincenzino Culicchia, assente
alla manifestazione perché impegnato altrove, per
quanto ha fatto nel campo del Credito Cooperativo.
19
La
banca delle
e le filiali
Il mondo
BCC
Banca del Centroveneto
La BCC di Costozza di Longare, in provincia di Vicenza,
distante geograficamente ma vicina nel modo di lavorare
di Mariano Bonatto
posto in Italia per fatturato nelle esportazioni, trainate
soprattutto dal settore metalmeccanico, tessile e orafo.
Quest’ultimo somma nel capoluogo Berico oltre un
terzo del totale delle esportazioni di oreficeria, facendo
di Vicenza la capitale italiana della lavorazione dell’oro.
Banca del Centroveneto si trova in provincia di Vicenza
e precisamente a Costozza di Longare.
Il nome Longare deriva da Longaria, un termine locale
con cui si individua una lingua di terreno stretta con un
centro abitato in posizione allungata tra fiume e monte.
Lasciando Vicenza alle spalle, a sud della città s‘incontra
un paesaggio incorniciato ad est dal colli Euganei e
a nord- ovest dalle Prealpi vicentine. Proseguendo in
questo itinerario s’incontra Longare.
É in questo paesaggio che sorge Banca del Centroveneto,
fondata nel 1896 come Cassa Rurale di Costozza con lo
spirito del microcredito, generata nella sacrestia della
Chiesa di Costozza. Tale nascita è frutto della volontà
di pochissimi soci, per lo più agricoltori coadiuvati dai
parroci e dagli ambienti religiosi. Nel corso degli anni
’70 e ancor più negli anni ’80 la Banca ha registrato
un’incredibile espansione, per giungere alla prima
fusione nel 1982 assumendo la denominazione Cassa
Rurale ed Artigiana di Costozza e Tramonte-Praglia.
Accolgo con piacere la proposta del vostro Direttore
Generale dr. Carmelo Guido di presentarvi la Banca che da
un anno ho l’onore di guidare, Banca del Centroveneto.
Una banca a voi distante geograficamente, ma
sicuramente vicina e unita nel modo di lavorare.
Comincio intanto con il presentarmi. Mi chiamo
Mariano Bonatto, ho 57 anni e lavoro da 37 anni nel
mondo del Credito Cooperativo. Ho accettato il
nuovo incarico di Direttore Generale di Banca del
Centroveneto nel dicembre scorso, con l’entusiasmo
e l’emozione che derivano dalla consapevolezza che
essere manager vuol dire assumersi la responsabilità
di guidare l’azienda e di sviluppare le competenze per
operare in modo efficace ed efficiente; essere direttore
nel Credito Cooperativo significa però fare questo in
modo “differente” e più completo, non dimenticando
mai la centralità e il primato della persona.
Passo ora a contestualizzarvi la nostra banca. Ci troviamo
nel nord-est d’Italia, più precisamente nel Veneto a
Vicenza, definita “la città del Palladio” grazie ai numerosi
contributi architettonici di Andrea Palladio. Vicenza
è tra i più importanti centri industriali ed economici
italiani, cuore di una provincia ricca di piccole e medie
imprese il cui tessuto produttivo registra da anni il terzo
20
Banca Don Rizzo
che fotografa i diversi aspetti che caratterizzano
l’attività estera dell’azienda al fine di individuare i
punti di debolezza e di forza. I contenuti si sintetizzano
nei seguenti punti focali: analisi dell’azienda e il
suo orientamento verso i mercati esteri, struttura
dell’azienda ed organizzazione, prodotti e servizi,
marketing operativo, contrattualistica, pagamenti
logistica e dogana
Ma la nostra non è solo una banca rivolta alle imprese,
è una banca locale attenta alle esigenze della comunità
e delle famiglie. L’ultimo progetto a loro dedicato è il
“progetto My baby”. Con la nostra banca, un bimbo
non nasce solo con la camicia, ma anche con il fondo
pensione. L’iniziativa è rivolta a tutti i neogenitori,
che riceveranno il benvenuto al nuovo nato con un
pacchetto composto da un Libretto di deposito senza
spese e l’apertura gratuita di un fondo pensione con il
primo versamento di 50 euro a carico banca. Attraverso
questa iniziativa Banca del Centroveneto pone la
propria attenzione al futuro dei più piccoli e lo realizza
attraverso fatti concreti dedicando importanti risorse
ad un progetto educativo, che sta già raccogliendo
importanti consensi e partecipazione.
Concludo la breve panoramica della nostra Banca,
ringraziando il dott. Carmelo Guido per lo spazio che
ci ha riservato nella vostra rivista aziendale, auspicando
magari a future collaborazioni. Consci che ci accomuna
la stessa vocazione e natura, facciamo banca in modo
differente, viviamo la rara esperienza della democrazia
economica in una logica di imprenditorialità, non ci
limitiamo a cercare la massimizzazione dei profitti (o la
minimizzazione dei costi) come le banche commerciali,
ma la nostra ragion d’essere si trova nell’assicurazione di
un vantaggio ai soci e alle comunità locali.
Nel 1996 l’Istituto amplia il proprio raggio d’azione,
accorpando la Banca di Credito Cooperativo di
Grantorto, e assume l’attuale denominazione di Banca
del Centroveneto, proprio ad indicare la centralità del
credito nei confronti del territorio di appartenenza.
Oggi, conta n. 19 filiali, dislocate nelle province di
Vicenza e Padova e occupa 185 collaboratori validi e
preparati, che costituiscono una grande squadra al
servizio dei nostri clienti e delle comunità dove la
Banca opera.
Sinora vi ho raccontato dove siamo e chi siamo, ora
passo a raccontarvi cosa facciamo e dove vogliamo
andare.
Banca del Centroveneto amministra 981 milioni, 818
milioni raccolta diretta e 163 milioni raccolta indiretta.
Gli impieghi totali sono pari a 604 milioni, godendo
di un patrimonio netto pari a 84 milioni. Il patrimonio
di vigilanza ammonta a 101 milioni a fronte di attività
di rischio ponderate per 564 milioni. L’utile d’esercizio
2013 risulta pari a 1.151.000 euro.
La nostra Banca sta promuovendo una politica
indirizzata ad un forte sviluppo commerciale. Abbiamo
organizzato diversi convegni formativi rivolti ai
nostri soci e clienti, che approfondiscono tematiche
importanti che contiamo possano dare un impulso alla
nostra economia.
Abbiamo discusso di credito agevolato attraverso
la finanziaria regionale Veneto Sviluppo, di Leasing,
Factoring e consulenza aziendale. Un altro ciclo di
incontri molto partecipati sono stati quelli che hanno
affrontato tematiche estere, esigenza molto sentita
per il contesto che respiriamo. Ultimo convegno
organizzato quello del 29 settembre, dove abbiamo
presentato il progetto Check up estero. Uno strumento
2014
21
La
banca delle
e le filiali
Il mondo
BCC
L’economia e la finanza
Per il socio assoluta
centralità ed attenzione
L’effettiva tutela
del risparmiatore
Il presidente Flavio Stecca spiega la filosofia d’azione e le iniziative
sociali della banca
di Flavio Stecca
Al socio vengono riconosciuti benefici e vantaggi che
rispecchiano la politica aziendale intrapresa, come ad
esempio condizioni particolarmente favorevoli contenute
in un cosiddetto “pacchetto soci”, molto apprezzato dalla
compagine sociale.
Ma a favore dei nostri Soci le iniziative sono molteplici
e diversificate: penso ad esempio al nostro periodico
“L’Accento” rivista che dal 2000 informa, aggiorna e tiene
vivo il contatto e la relazione tra l’Istituto ed i propri Soci.
Mi piace ricordare poi l’organizzazione dei viaggi sociali,
momenti di coesione e svago ma anche di arricchimento
culturale; l’assegnazione di Borse di studio per soci e figli
di soci che si sono contraddistinti nella carriera scolastica.
Penso ancora alla copertura sanitaria riservata ai nostri
soci da Vita amica, ente assistenziale nella forma di mutua
e allo “Spazio Soci” un portale on line dove i Soci Bcc
possono incontrarsi virtualmente per lo scambio di beni
e servizi, beneficiando di speciali scontistiche.
Nella profonda convinzione che le nostre Banche di
Credito Cooperativo sono in grado di contribuire alla
tenuta economica e sociale del territorio, facendo leva
sulle potenzialità del modello di banca mutualistica e
locale, concludo questo mio intervento porgendo da
parte mia e del Consiglio di Amministrazione un sentito
ringraziamento per averci ospitati nella Vostra rivista
aziendale.
La mia storia con Banca del Centroveneto parte da lontano,
la mia iscrizione a Libro Soci risale infatti al 18.01.1990 ed
oggi ho l’onore di esserne il Presidente. Nel ruolo che
sto ora ricoprendo sono stato facilitato dall’esperienza
maturata in tanti anni di Banca prima come Consigliere,
poi come Vice Presidente Vicario che mi ha consentito di
conoscere a fondo le dinamiche amministrative, oltre che
il territorio in cui la Banca opera.
Svolgo questo importante incarico con entusiasmo, ma
allo stesso tempo con grande senso di responsabilità.
Stessi principi che dal 2013 caratterizzano il mio ruolo di
Consigliere di Amministrazione della Federazione Veneta.
Per l’esperienza acquisita anche a livello federativo, sono
assolutamente convinto che nello scenario di difficoltà
che stiamo vivendo, la nostra rete deve essere più forte,
ma anche più consapevole e responsabile, preservando i
principi cooperativistici ed il vincolo della mutualità che
caratterizzano la sua essenza.
La nostra Banca è ben consapevole di quanto sforzo
stiano sopportando i nostri artigiani, commercianti,
imprenditori e famiglie, per superare questo periodo di
persistente criticità e, forte di una solidità conquistata
con un grande lavoro, continuerà ad essere vicina con
correttezza di comportamenti, coerenza e rispetto degli
impegni.
Banca del Centroveneto può, nel panorama regionale,
essere considerata una Banca con buone potenzialità,
anche se questo va visto in ottica di continue valutazioni
e necessari adeguamenti del modello distributivo e del
modello di vendita, offrendo prodotti tradizionali, ma
anche proposte nuove ed innovative.
L’obiettivo che comunque deve essere perseguito con
convinzione è rappresentato dalle politiche di sviluppo
virtuoso nei confronti del socio e su questo principio
fondamentale il Consiglio di Amministrazione si è
impegnato e si sta impegnando da anni, attribuendo al
socio assoluta centralità ed attenzione, in piena coerenza
al principio identitario rappresentato ancora oggi dal
protagonismo dei propri soci.
Per questo, nel corrente esercizio, è stata avviata
un’importante operazione di ampliamento della base
sociale, con conseguente aumento della dotazione
patrimoniale per rafforzare ulteriormente la ns. Banca
a vantaggio delle comunità locali nei territori di ns.
riferimento.
Da sinistra: Mariano Bonatto; Flavio Stecca.
22
Banca Don Rizzo
La direttiva MiFID e il ruolo del contatto diretto tra chi intende
investire e l’operatore bancario
di Marcello Ingrassia
Gli ormai storici default dei primi anni di
questo secolo hanno messo in evidenza
la debolezza del risparmiatore, esposto
alla perdita dei suoi averi in seguito a
manovre, più o meno lecite, di governi o
aziende a cui aveva prestato il suo denaro.
Prestito che era stato effettuato tramite
l’intermediario di fiducia, tipicamente la
banca.
In questa palese situazione di disparità,
spesso seguita da lunghi e costosi
contenziosi, gli organi internazionali
deputati hanno inteso porre un freno con
l’emanazione di numerose norme, fra cui
la più importante è certamente la direttiva
MiFID, nelle sue varie declinazioni.
Questa impone che il risparmiatore venga
informato di tutte le sfaccettature relative
al suo investimento, che risponda ad un
articolato questionario affinché siano
valutate le sue conoscenze finanziarie
e la distribuzione del suo reddito, la sua
propensione al rischio ed altri aspetti
giudicati rilevanti.
A diversi anni dall’entrata in vigore della
normativa, non ci sembra che lo scopo sia
stato raggiunto.
Sorvoliamo sulla reticenza con cui i
risparmiatori affrontano domande sul
loro reddito e sul complessivo bilancio
familiare. Sorvoliamo sulle difficoltà con
cui si approccia un contratto di deposito
titoli, a sua volta preceduto da un precontratto, entrambi infarciti di caveat e
di clausole che richieDono una firma di
approvazione specifica. Sorvoliamo su
tante altre cose e facciamo un piccolo
esempio: in tv iniziano a bombardare il
risparmiatore di annunci sull’imminente
collocamento di azioni di una nota
2014
azienda, per dirne una, che distribuisce
energia elettrica. Bene, ogni collocamento
è corredato di un prospetto informativo
destinato ad informare il risparmiatore di
ogni aspetto relativo al suo investimento,
con tutti i rischi che comporta e gli scenari
di possibile evoluzione dell’investimento.
Il risparmiatore che aderisce al
collocamento dichiara di averne preso
visione e, così debitamente informato,
procede all’acquisto.
Peccato che ogni prospetto informativo
sia costituito da oltre 500 pagine stampate
a caratteri minuti e con una prosa che
nulla ha a che fare con i migliori esempi
di narrativa.
E’ chiaro che nessuno leggerà mai questo
squallido romanzo senza trama, col
risultato che la completa informazione
prevista dalla MiFID si traduce nella
completa disinformazione. Un successo
23
completo sulla carta, un fallimento
concreto nella realtà.
Si capisce quindi come sia fondamentale
il ruolo dell’operatore a contatto con
il risparmiatore. Come siano centrali
la sua capacità di sintetizzare i punti
salienti di un’operazione, la sua capacità
d’interpretare le necessità contingenti,
la sua bravura nell’adattare il linguaggio
economico al livello conoscitivo di chi ha
di fronte, la sua onestà nel rappresentare
i rischi dell’investimento, facendo sempre
presente che non esistono alti rendimenti
senza rischi altrettanto elevati.
Come Banca che opera in strettissimo
legame al territorio ed alla sua gente,
abbiamo una grande responsabilità
ed una grande opportunità per farci
apprezzare. MiFID non riesce a difendere
il consumatore, ma la nostra Banca può
farlo.
L’economia e la finanza
Agricoltura: Per superare
la crisi puntare
su qualità e competitività
Trapani.
Un posto di rilievo
per l’olivicoltura
di Gianfranco Criscenti
L’agricoltura – che nel Trapanese è
fondamentalmente sinonimo di viticoltura
- è obbligata, per non soccombere,
a intraprendere una strada virtuosa:
puntare su qualità e competitività. Non
ci sono altre vie percorribili per uscire
dalla situazione di stallo generata da una
crisi che ha raggiunto, negli ultimi anni,
il massimo storico sfiorando il punto di
non ritorno. Quando le spese superano
i profitti, per non morire, bisogna, subito
correre ai ripari.
“Le misure che potrebbero realmente
migliorare la competitività del settore
vitivinicolo
siciliano
consentendo
alle imprese di realizzare efficienza
produttiva ed efficacia nelle strategie
di mercato sono quelle relative alla
ristrutturazione e riconversione dei vigneti,
all’ammodernamento delle tecnologie
enologiche e alla promozione sui mercati
al consumo, come appunto dimostrano
gli ottimi risultati conseguiti da alcune
imprese siciliane”. Lo sostengono Simona
Bacarella e Giulia Nicoletti, consulenti del
Consorzio regionale per la ricerca applicata
e la sperimentazione.
La viticoltura rappresenta l’asse portante
dell’agricoltura trapanese in quanto il
territorio ha una superficie vitata per uva
da vino di circa 66.500 ettari, pari al 57,50%
della superficie siciliana. Le uve bianche
coprono 51.500 ettari; le nere 15.000. Le
principali varietà coltivate sono: il catarratto
bianco comune per il 39%, il catarratto
bianco lucido per il 6%, il nero d’avola
per l’8%, l’inzolia per il 6%. Si collocano
all’incirca al 5% grecanico e syrah; sono
sotto al 4% merlot, trebbiano, cabernet
e zibibbo. Le uve di qualità, dunque,
sono ancor’oggi le meno coltivate. Negli
ultimi anni i viticoltori hanno cominciato
una lenta, ma progressiva, inversione di
tendenza puntando sulle uve da vino
pregiate; le uniche ad avere un prezzo
di mercato lusinghiero, anche se ancora
molto ridotto.
Bisogna andare indietro di un decennio
per capire le cause di questa gravissima
crisi: la viticoltura siciliana e quella della
provincia di Trapani hanno ottenuto negli
anni che vanno dal 1995 al 2004 risultati
ottimali per i viticoltori, con riscontri
economici positivi determinati soprattutto
dall’avere saputo produrre uve di qualità
per l’ottenimento di vini eccezionali. Nel
2005 inizia il calvario del prezzo delle uve
da vino con un abbassamento anomalo
che trova riscontro anche nel Governo
nazionale che riconosce, nello stesso anno,
lo stato di crisi del prezzo delle uve da vino
e la presenza del cartello dei prezzi (gli
speculatori controllano i prezzi al ribasso
a danno dei produttori). Ed è singolare il
fatto che, in questi ultimi anni, malgrado
siano diminuite le superfici vitate a causa
di estirpazioni fisiologiche, di estirpazioni
per abbanDono di superfici vitate ed è
diminuita la produzione di uva anche per
la massiccia adesione alla vendemmia
verde e per la presenza di malattie quali la
Peronospera e l’Oidio, la quantità di vino
prodotto non è diminuita. E’ ricomparsa la
sofisticazione?
Certe anomalie - per usare un eufemismo renDono vani gli sforzi per il miglioramento
della qualità, come i riconoscimenti
di vini D.O.C., fra cui anche da poco la
DOC Sicilia, le strade del vino etc., unico
modo per conquistare i mercati mondiali
attraverso la collocazione di bottiglie di
vino rappresentative della nostra cultura e
della nostra storia.
“La nostra categoria - spiega Giuseppe
Pellegrino, presidente dell’Ordine dei
dottori agronomi e dei dottori forestali
della provincia di Trapani - in questi
anni, sia da liberi professionisti che da
dipendenti pubblici, ha contribuito a
ristrutturare le aziende agricole e a creare
la cultura della produzione di qualità
partecipando al riconoscimento della rete
dei vini D.O.C., delle D.O.P. per gli oli, le
strade del vino etc., tutti strumenti iDonei
per seguire l’unica strada del riscatto che
è quella del confronto con il mercato e la
La campagna abbanDonata
“Chi ha amministrato questa isola? Non l’ha amministrata la politica? Dove sono le strade, i servizi, le infrastrutture,
l’acqua potabile nelle aziende agricole? Il territorio rurale è stato abbanDonato per una scelta politica precisa circa
cinquant’anni fa e oggi ne piangiamo le conseguenze”: lo ha detto il presidente regionale di Confagricoltura, Ettore
Pottino, intervenendo, lo scorso ottobre, al Forum organizzato dal Centro Pio La Torre sul tema “L’agricoltura tra
sviluppo e legalità: dal PSR alla lotta contro le agromafie”. Ma, sempre per Pottino, una prospettiva oggi c’è: “Ora
stiamo cercando di recuperare grazie ad una visione europea ed io ringrazio di essere europeo perché è grazie alla
visione europea che forse c’è possibilità di riscatto per questa isola”.
24
Banca Don Rizzo
(G.C.)
Nel Trapanese, oltre alla viticoltura, riveste un posto di tutto
riguardo l’olivicoltura da olio e da mensa. Gli ulivi occupano una
superficie di 18.300 ettari. Negli 85 frantoi ogni anno vengono
molite 42.000 tonnellate di olive . Cultivar: nocellare del Belice da olio e da mensa ( 72% ) olive da mensa della Sicilia; oglialora,
biancolilla, cerasuola, giarraffa e buscionetto. In provincia ci
sono due Dop: Nocellara del Belice e Valli Trapanesi. L’olio del
trapanese, di ottima qualità, si vende prevalentemente su scala
nazionale (65%); il 30% viene piazzato a livello locale. Solo il 5%
si esporta all’estero.
La cerealicoltura della provincia di Trapani è interessata quasi
totalmente da grano duro con una produzione di circa 500.000
quintali. I molini a grano duro presenti in provincia hanno una
capacità potenziale di circa 245.600 quintali. La rimanente
quantità di 255.000 quintali è gestita dai centri di stoccaggio,
una decina in tutto.
Stentato, nonostante l’ottimo livello di qualità, a trovare
mercati remunerativi i meloni (gialli e d’inverno), venduti
prevalentemente in Campania.
La sezione operativa di Dattilo (Paceco) per assistenza tecnica
dell’assessorato regionale all’Agricoltura, in collaborazione con
la facoltà di Agraria dell’Università di Palermo, ha avviato, in via
sperimentale, la produzione di un melone a medio – lunga
conservazione, con l’obiettivo di esportare il prodotto negli
Stati Uniti. E sempre in via sperimentale, si stanno sviluppando,
nelle campagne di Buseto Palizzolo, le coltivazioni di mele,
frutto di piccole dimensioni, rispetto al prodotto trentino, ma,
tuttavia, abbastanza gustoso.
Sono infine destinati a diffondersi i cosiddetto mercati del
contadino, dove i consumatori possono acquistare i prodotti
agricoli direttamente dal produttore, con un duplice vantaggio:
la certezza di mangiare sano e anche si spendere qualche euro
in meno.
collocazione delle bottiglie di vino e olio in Italia e nel mondo.
Malgrado le strutture di trasformazione realizzate negli ultimi
decenni con fondi pubblici, anche Comunitari, e l’avvenuta
ristrutturazione soprattutto dei vigneti per produrre vini di qualità
abbia raggiunto livelli ottimali, il prezzo dei prodotti agricoli non
riesce a coprire i costi di produzione pari a circa € 2500 – 3000
su ettaro per il vigneto contro una produzione di uva che in
questi anni raggiunge € 1500 - 2000 su ettaro; di conseguenza
molti produttori stanno procedendo alla estirpazione dei vigneti
creando anche un rilevante problema ambientale (immaginate la
Sicilia e la provincia di Trapani senza questo patrimonio di verde)”.
Per Pellegrino, “sicuramente la crisi è aggravata dall’ingresso
di prodotti non di qualità, vino, olio, grano duro provenienti da
paesi extracomunitari a causa di un controllo forse non adeguato
delle autorità competenti e dalle contraffazioni di prodotti anche
siciliani. E’indispensabile per noi, continuare a valorizzare le nostre
produzioni di qualità attraverso la valorizzazione delle D.O.C. dei
vini, quali: Marsala, Alcamo, Erice, Salaparuta, Pantelleria, Delia
Nivolelli, la valorizzazione delle D.O.P. degli oli, Valle del Belice e
Valli Trapanesi e intensificare gli sforzi per conquistare i mercati
internazionali inserendo il nostro territorio e la nostra storia dentro
le bottiglie di vino e di olio. Le potenzialità affinchè l’agricoltura
siciliana possa affermarsi e produrre reddito ci sono tutte se si
riesce a smantellare il cartello e a fare in modo che le strutture che
hanno ottenuto fondi pubblici siano incoraggiate e “controllate”
a partecipare agli accordi di filiera che ad Asti o in altre parti
d’Italia si ripetono ogni anno (I viticoltori del Moscato D’Asti non
possono ricevere meno di € 7.000,00 ad ettaro), mentre in Sicilia
rimangono enunciazioni”.
“In conclusione - afferma Pellegrino - si sta verificando un
grande problema sociale con l’abbanDono di numerose
aziende vitivinicole, olivicole e cerealicole e sono a rischio circa
25.000 posti di lavoro nel solo settore vitivinicolo e altrettanti
per l’indotto, senza considerare il settore cerealicolo e olivicolo.
Purtroppo questo dramma sociale per almeno dieci volte più
grande di quello di Termini Imerese non ha trovato riscontro e
attenzione nella stampa regionale e nazionale e nemmeno nei
rispettivi governi”.
2014
25
L’economia e la finanza
Mobile banking:
la tua ‘app’ è servita
di Oreste Orlando
di applicazioni mobili adatte ad effettuare operazioni
come bonifici- giroconti-ricariche-visualizzazione di
saldi e movimenti.
La Banca Don Rizzo, da sempre attenta alle esigenze
della clientela ed alle innovazioni, non si è tirata
indietro arricchendo i canali InBank WEB ed InBank
mobile con la InBankapp con lo scopo di rendere
l’esperienza utente ancora più semplice ed intuitiva
ed aggiungere nuove funzionalità utili al cliente in
mobilità.
InBankapp, distribuita alle banche di Credito
Cooperativo partner della società Phoenix Informatica
Bancaria, ha suscitato fin da subito notevole interesse,
testimoniato anche dalle classifiche delle App gratuite
di iTunes Store, che ha visto InBank al terzo posto nella
categoria “Finanza” e stabilmente tra le prime 200 nella
categoria assoluta.
Banche quindi sempre più a portata di mano dei clienti
che apprezzano i vantaggi di velocità e comodità di
smartphone e tablet e la loro semplicità di utilizzo.
Il futuro che ci aspetta è quello di una banca sempre
più multicanale, che non significa distanza con la
clientela ma al contrario sviluppare tecnologie che
incrementino i momenti di contatto tra il cliente e la
banca, e rivalorizzare il dialogo con le persone e con il
territorio, vero e storico punto di forza.
Considerare lo smartphone come “l’estensione
naturale del proprio braccio” non è una esagerazione
visto che, come ci mostrano studi statistici condotto
in diversi paesi tra studenti e lavoratori tra i 18 ed i
30 anni, l’utilizzo dello smartphone oramai è parte
integrante della routine quotidiana. Più di un terzo
delle persone intervistate, infatti, dice di utilizzare lo
smartphone in bagno, a letto, mentre si veste e/o si
lava i denti, controllando email e foto, accedendo ai
social network oppure giocando.
Negli ultimi anni le vendite dei telefoni smartphone
ha raggiunto e superato la soglia delle vendite dei
personal computer.
Con l’arrivo degli smartphone, è cambiato
profondamente anche il modo di fare comunicazione
e marketing delle società, dimostrando come lo
smartphone sia divenuto un canale preferenziale
per raggiungere la propria clientela e offrire i propri
servizi, tramite le applicazioni scaricabili dagli appositi
negozi virtuali.
Anche le banche hanno dovuto adeguarsi al “mondo
mobile”, progredendo nella loro politica di offrire i
principali servizi web. Dopo lo sviluppo dell’home
banking con accesso al browser, il passaggio al mobile
non si è concretizzato solamente per l’accesso al sito
di internet banking, ma si è spinto avanti per il rilascio
26
Banca Don Rizzo
BCC Don Rizzo news
La Banca Don Rizzo all’Oleide
di Valeria Lo Grasso e Nicola La Rocca
Scorrono nitide le immagini… ai nostri occhi un piccolo
comune, ai piedi del monte Subasio, estende la sua
superfice tra collina, pianura e montagna. Uno dei
borghi più belli d’Italia, non a caso, definita da Cesare
“Splendidissima Colonia Julia”, Spello è annoverata anche
per il suo bene più prezioso: gli ulivi, nonché la produzione
dell’eccellente olio extra vergine d’oliva. è da questo che
è nata l’idea di celebrarne il valore in forma quasi “epica”,
mettendo in piedi una manifestazione degna di tanta
importanza. è stata la Banca di Credito Cooperativo di
Spello e Bettona, ad organizzare, per il secondo anno
consecutivo, un evento considerato occasione di incontro
e di confronto tra le BCC italiane sui temi dell’economia
agroalimentare e della tradizione gastronomica e culinaria:
“Oleide”. Viene così data la grande opportunità anche ai
produttori di olio, nonché di prodotti tipici agroalimentari,
di promuovere le aziende dei territori di appartenenza. Un
invito per le piccole imprese a farsi spazio, a fare “rete”, per
fronteggiare la crisi! Passa il messaggio forte ed incisivo
che i “piccoli” hanno la possibilità di sopravvivere in un
mondo di “giganti”, ma è necessario imparare a lavorare
insieme! è essenziale sfruttare il territorio per renderci
identificabili, nonché mettere a rete le risorse ed andare al
di là dei propri confini!
Oleide diventa quasi una sfida per far conoscere le
eccellenze dei vari territori d’Italia, per far sì che le piccole
realtà locali possano competere con le grandi imprese
globali.
E così, nei giorni dal 14 al 16 novembre, il “Villaggio Oleide”
diventa il cuore di Spello, tanto più luogo di incontri e
di cooperazione tra le BCC ed i piccoli imprenditori.
Ogni BCC, con il suo stand espositivo, offre ai visitatori la
possibilità di conoscere, degustare ed acquistare i prodotti
tipici dei vari territori italiani. Quest’anno il leitmotiv è la
“Disfida della Bruschetta”, una vera e propria gara tra le
BCC presenti, nonché tra i migliori oli extravergine italiani
dei territori di appartenenza delle stesse. E’ Peppe Bigazzi,
noto critico culinario, a decretare come vincitore la BCC
che meglio avrà saputo valorizzare i prodotti tipici del
territorio, utilizzando l’olio della zona di provenienza.
Neofita ed ignara all’iniziativa che si svolge tra le colline
umbre, la Banca Don Rizzo decide di parteciparvi per la
prima volta, affidanDone l’organizzazione a due dei suoi
dipendenti ed assicurando una significativa presenza
con il Presidente e due componenti del consiglio di
amministrazione.
Un furgone viaggia in mare, fino a Napoli, carico di prodotti
agroalimentari rappresentativi della nostra terra ed in
28
Banca Don Rizzo
“di fare Banca” rispetto ai grandi colossi che tentano,
invano, di schiacciarci.
“La mia Banca è differente per forza”: tutte le BCC
impegnate a gareggiare, cimentandosi nella preparazione
di piatti culinari, tipici del territorio di provenienza. Ecco
la nostra Banca, che con due dipendenti ed il Presidente
del C.d.A., che ha mostrato grande capacità di mettersi
in gioco, sale sul podio assicurandosi un secondo posto!
Oleide è stato anche questo!
Non vi è dubbio che tutto questo è stato possibile grazie
all’impegno ed alla bravura della BCC di Spello e Bettona
che è stata impeccabile nell’ospitalità e nell’accoglienza,
raggiungendo l’obiettivo predominante che è quello di
legare sempre di più le BCC tra di loro affinché le stesse
possano essere salde sul territorio, rimanendo vicine agli
imprenditori locali verso un cammino di sviluppo e di
crescita.
Un grazie infine alle aziende che hanno messo a
disposizione i loro prodotti, tanto apprezzati dai visitatori
di Oleide, veicolo della nostra cultura tanto amata anche a
tavola e che ci piace qui ricordare: Antico Frantoio Vallone,
Azienda Agricola Valentina Blunda, Panificio Rizzo, Biopek,
Enologica Cassarà, Pasticceria Maria Grammatico.
particolare dell’intero territorio nel quale la Banca opera.
Lo stand allestito ad “Oleide” diventa espressione vivida
delle nostre colture, mostra mercato delle ricchezze
agroalimentari che le nostre zone offrono e non di meno
manifestazione di tradizioni e cultura. Protagonista
principale è ovviamente l’olio, quello prodotto nelle
nostre zone, premiato come il più buono tra tutti quelli
presentati e degustati alla manifestazione.
Insieme all’olio troneggiano il pane nero di Castelvetrano,
i formaggi ovini di Gibellina, il “bianco d’Alcamo” e la
caratteristica “frutta di martorana”. Questi prodotti, con i
loro profumi e sapori, diventano veicolo del calore della
nostra terra. Si innesca in quei giorni un meccanismo
di interazione e di reciprocità, e meglio ancora di
cooperazione, tra i produttori ed i dipendenti delle BCC.
Si crea un clima gioviale, collaborativo e di apertura
incondizionata tra le BCC che palesa quelli che sono i veri
valori ed i principi morali che stanno alla base del Credito
Cooperativo.
è un gioco di squadra ad Oleide, è il luogo in cui si fondono
insieme le diverse parti del nostro Paese esplicitando
l’unione, la solidarietà e lo spirito collaborativo che rende
indiscutibilmente unico ed inconfondibile il nostro modo
2014
29
BCC Don Rizzo news
Presentato ai soci ed al pubblico il Bilancio sociale 2013 della Banca
La Don Rizzo per lo sviluppo
e la salvaguardia del territorio
Quindi il presidente ha citato alcuni degli interventi
nel sociale della “Don Rizzo”. Per fare qualche citazione:
dall’impegno con “I Girasoli Onlus” per il progetto di
ippoterapia al sostegno alle iniziative di solidarietà
dell’Associazione Giovani Banca Don Rizzo (raccolta fondi
a favore della Diocesi Fianarantsoan del Madagascara
e del progetto “Diamo le mani a Josephine”); dalle
sponsorizzazioni alle attività informative e formative, come
il percorso sulla legalità; e ancora, dal sostegno alle attività
sportive, culturali e del tempo libero alle iniziative nel
campo della sanità e dell’assistenza sociale.
Nel dare, poi, il saluto ai soci, in particolare a quelli nuovi,
Nuzzo ha sottolineato il ruolo insostituibile che essi
rivestono nella vita della Banca, stimolando tutti a tenere
alto “l’orgoglio dell’appartenenza ed il piacere di essere
socio e cliente della Don Rizzo”. Ed ha continuato: “Stateci
vicini, parlateci, perchè a noi piace ascoltare, capire. Siamo,
infatti, convinti che solo così possiamo intervenire per
soddisfare meglio le vostre esigenze e quelle del territorio”.
E l’immagine della quercia, evocata da Nuzzo, è piaciuta al
presidente della Federazione siciliana delle BCC, Antonio
Albano, che l’ha ripresa per sottolineare il rapporto
“simbiotico tra il Credito Cooperativo ed il territorio”.
“E’ necessario, però - ha detto - che le Banche di Credito
Cooperativo non assumano grandi dimensioni perché
questo le svuoterebbe di quel particolare e fondamentale
Ammonta a 330,3 milioni di euro la raccolta diretta e 40,3
milioni di euro quella indiretta; 325,2 milioni di euro gli
impieghi con la clientela e quasi tutti concentrati nella zona
di competenza; quattromila soci e 128 dipendenti: sono
alcuni dei numeri snocciolati dal presidente, Enzo Nuzzo,
e dal Direttore Generale, Carmelo Guido, in occasione
della presentazione del “Bilancio Sociale e di Missione
2013” all’assemblea dei soci svoltasi, lo scorso 1 ottobre, al
Centro Congressi “Marconi” di Alcamo. Un appuntamento
quest’ultimo partecipato perché particolarmente sentito
in quanto, come ha detto il presidente Nuzzo, “il bilancio
sociale è lo strumento che rende visibile la Banca e tutto
ciò che essa fa per il territorio, quel territorio in cui affonda
le radici e lo salvaguarda come fa la quercia tenendo
compatto il terreno”.
“La nostra Banca - ha continuato - è legata alla comunità
locale da un’alleanza con il territorio che nasce nel momento
stesso in cui Don Giuseppe Rizzo avvia in Alcamo la
pubblicazione del periodico locale “Il Granellino” che anticipa
di qualche mese il via al microcredito con la fondazione, nel
1902, della Cassa Rurale ed Operaia di Prestiti “L’Assunta”. Con
quello spirito e con quella vocazione, attraverso l’attività
creditizia e la destinazione annuale di una parte degli utili
della gestione, continuiamo a promuove il benessere delle
nostre comunità locali e, quindi, il loro sviluppo economico,
sociale e culturale”.
Da sinistra: Sebastiano Bonventre; Carmelo Guido; Vincenzo Nuzzo; Antonio Albano; Mario Melodia.
30
Banca Don Rizzo
è comunità, perché solo se sapremo essere comunità la
Banca Don Rizzo avrà un senso per esistere e riuscirà a farlo;
è potenza, vicinanza, centralità del socio.”
Quello della “centralità del socio” è “un sentimento molto
forte” per chi, come noi, vive la “Don Rizzo” e proprio per
questo l’istituto, ha ricordato il direttore, ha fatto una
indagine tra i soci per capire quali sono le loro aspettative.
“Due - ha detto - le direttrici che i soci ci hanno chiesto di
seguire: sviluppo economico e formazione. E sono queste ha concluso - le strade che noi percorreremo”.
E alle indicazioni dei soci farà riferimento anche il Centro
Studi Don Rizzo che, ha detto il suo nuovo presidente,
Mario Melodia, ha già predisposto un bozza di programma,
per il prossimo triennio, centrato appunto sulla formazione
e sullo sviluppo del territorio, avendo come riferimento
particolare tre focus: Agricoltura, Turismo e Beni Culturali”.
Nel corso dell’incontro, come riferiamo a parte, sono state
presentate le Consulte soci, è stato dato il benvenuto ai
nuovi arrivati, sono stati consegnati i premi di studio ai
soci e loro figli ed è stata effettuata la premiazione dei 12
classificati al concorso fotografico 2013 “Identità siciliana”.
rapporto con il territorio che è nel loro essere”. Del resto, ha
precisato Albano, “il localismo delle BCC trova una sintesi
più alta, ed in grado di competere a tutti i livelli, nel sistema
a rete del Credito Cooperativo italiano di cui fanno parte.”
Anche il sindaco di Alcamo, Sebastiano Bonventre, ha
parlato, portando all’assemblea il saluto della città, della
tipicità della Banca Don Rizzo “frutto - ha detto - di una storia
particolare caratterizzata dal contatto e dalla conoscenza
diretta delle persone. “Se perdiamo questo filo – ha aggiunto
– ci trasformiamo in altra cosa”. In questo quadro, allora, il
sindaco Bonventre ha chiesto alla Banca anche di “rischiare
di più per fa crescere il territorio”.
Un saluto particolare lo ha rivolto, il direttore Carmelo
Guido, ai primi nuovi soci di Montevago e di Partanna e,
in generale, della Valle del Belice. Ma il suo benvenuto è
stato, come era naturale che fosse, per tutti i nuovi soci, per
i giovani e per i componenti delle Consulte.
Poi la riflessione sul Credito Cooperativo che, ha sottolineato
Guido, rappresenta il terzo gruppo bancario italiano con
quasi 400 BCC: “Non siamo cose da poco”, ha commentato.
Quindi l’attenzione sulla Sicilia Occidentale, che è l’ambito
territoriale in cui opera la Banca Don Rizzo. “Viviamo - ha
detto - in un contesto che si sta caratterizzando per tre
elementi: desertificazione, impoverimento, abbanDono”.
“Tra il 2013 e il 2014 - ha aggiunto - registriamo la chiusura
di diversi sportelli di alcune banche nazionali, come per
esempio nei Comuni di Trappeto, Giardinello, Partanna ed
Alcamo. Ciò vuol dire che c’è chi sta andando via. E se il
sistema bancario lascia un territorio, quest’ultimo, come è
naturale che sia, si impoverisce.”
La Don Rizzo è rimasta al suo posto, anzi ha rafforzato la sua
presenza. Ma che cosa è, si è chiesto il direttore Guido, la
Banca Don Rizzo?
“è democrazia economica - ha spiegato - perché ogni socio
vale un voto, indipendentemente dalle quote sottoscritte;
è libertà dal bisogno, perché il credito aiuta a liberarsi
dal bisogno, ad elevarsi socialmente e ad avere dignità;
2014
31
BCC Don Rizzo news
Assegnati i “Saturno 2014”
Nino Corrao è in pensione
Conclusa a San Vito lo Capo, lo scorso 19 e 20 settembre e
nell’ambito delle manifestazioni “Aspettando il Cous Cous
Fest”, l’undicesima edizione del Premio Saturno. L’iniziativa,
che ha avuto il sostegno della Banca Don Rizzo, è stata
promossa da Telesud, in collaborazione con la Camera
di Commercio di Trapani, e destinata a personalità che
si sono distinte nel mondo della cultura, dell’economia,
della legalità e dello sport. Le statuette saturnee sono
andate a “Oleificio Barbera” di Custonaci, a “I Pretti resort” di
Favignana, a Tony Lombardo coiffer marsalese, al “Baglio
Santacroce” di Valderice ed alle aziende: “Ittica Salvatore
Billeci” di San Vito Lo Capo, Fratelli Genco, Sigel, Basile e On
Off. Il premio alla cultura è stato assegnato al senatore
Corradino Mineo, ex direttore di Rainews24.
Dopo 34 anni di servizio nelle sedi di Alcamo, Camporeale e Castellammare
del Golfo, è andato in pensione Nino Corrao, apprezzato dipendente della
Banca Don Rizzo.
A Nino i migliori auguri dagli Amministratori, dalla direzione e dagli ormai
ex colleghi della Banca e dalla nostra redazione per un futuro ancora ricco
di soddisfazioni e, particolarmente, di salute.
Nella foto, da sinistra: il Direttore Generale Carmelo Guido, Nino Corrao e il
presidente della Banca, Vincenzo Nuzzo, durante il momento del “congedo”.
Pietro Ferrantelli ha compiuto 100 anni
Prima della consegna dei riconoscimenti, la sera del 19,
sono intervenuti il presidente di Telesud Massimo Marino, il
vicepresidente della Camera di Commercio Luigi Giacalone,
il sindaco di San Vito Lo Capo Matteo Rizzo, ed il vescovo
di Trapani, monsignor Pietro Maria Fragnelli, attraverso un
messaggio letto dal parroco di San Vito Lo Capo.
La manifestazione è stata trasmessa in diretta su Telesud,
sul Lcn 118 e seguita, sempre in diretta, da Radio 102.
Nella foto in alto: il presidente della Banca Don Rizzo, dott.
Vincenzo Nuzzo, mentre premia il rappresentante de “I Pretti
resort” di Favignana, Aldo Bua.
Il signor Pietro Ferrantelli, socio
della Banca Don Rizzo da oltre
cinquant’anni, ha tagliato il
traguardo dei cento anni di vita.
Per l’occasione è stato festeggiato
dalla famiglia e dalla Banca ed il
Direttore Generale, dott. Carmelo
Guido, gli ha consegnato una
targa ricordo per sottolinearne
l’attaccamento e la fedeltà alla BCC.
Nella foto, il dott. Carmelo Guido e
la famiglia Ferrantelli.
A Federica Lipari e Giuseppe Navarra
il “Premio Speciale Pietro Cammarata”
Lombardo Bikes
miglior stand a expobici 2014
è stato assegnato, ex equo, a Federica Lipari ed a Giuseppe
Navarra il “Premio Speciale Pietro Cammarata” 2014. La
motivazione è legata alle tesi di laurea dei due che, ha
spiegato il Direttore Generale della Don Rizzo, Carmelo
Guido, offrono un contributo per “possibili sviluppi
economici concreti nel territorio”.
Nel dettaglio, Federica Lipari, laurea in “Statistica
per l’analisi dei dati”, ha discusso la tesi: Performance
economiche delle aziende agricole siciliane censite nella
banca dati RICA; Giuseppe Navarra, laurea magistrale in
“Imprenditorialità e qualità per il sistema agro alimentare”,
la tesi: Viticoltura biologica - i costi di produzione e di
trasformazione in un’area del trapanese.
Il “Premio Cammarata” ricorda un consigliere della
“Don Rizzo”, prematuramente scomparso, che tutti
rimpiangono per le sue doti umane e professionali e
per l’impegno con cui ha operato per nove anni nella
gestione dell’Istituto.
Premio per “miglior stand” alla Lombardo Bikes di Buseto Palizzolo, in
provincia di Trapani, nell’ambito di ExpoBici 2014, la maggiore fiera
italiana del settore che si svolge ogni anno, a settembre, a Padova. Il
premio è stato assegnato dalla giuria tecnica del magazine specializzato
Bike4trade ed è stato ritirato da Emilio Lombardo, amministratore
delegato dell’azienda.
“Da sempre cerchiamo di innovare nel campo della produzione di
biciclette - ha spiegato Emilio Lombardo - e ora l’azienda, che conduco
con i miei fratelli Francesco e Giuseppe, ha voluto cambiare anche la sua
immagine in un evento importante come l’ExpoBici.
Così, dopo 60 anni di successi, ancora una volta Cicli Lombardo pone
l’accento sul suo ruolo protagonista del made in Italy e sprona anche i
suoi rivenditori a coglierne lo spunto per ripensare la loro esposizione
in negozio”.
La progettazione dello stand è stata ispirata dal pensiero “green”, per
rappresentare e cogliere gli elementi vitali del mondo: cielo, terra, acqua
e con un occhio di riguardo alle metropoli.
Nella foto, da sinistra: Vincenzo Nuzzo, Federica Lipari, Carmelo Guido
e Giuseppe Navarra.
32
Banca Don Rizzo
2014
33
BCC Don Rizzo news
Il presidente Francesco Bambina mentre legge la motivazione dell’assegnazione all’Arma dei Carabinieri del
Premio Internazionale per la Cultura “Vissi d’Arte - Città di Alcamo” 2014, ritirato dal Col. Fernando Nazzaro
34
Elodie Hache
immagini, suoni, parole
Nell’occasione mons. Gaspare Gruppuso
presenterà il volume
All’indirizzo di benvenuto di Antonella
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

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Catanese, portavoce de Il Sol.Co., sono
seguiti gli interventi del Sindaco diValderice,
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avv. Mino Spezia; di Don Francesco Pirrera,
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neo parroco della chiesa Cristo Re e Rettore
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del Santuario oggetto di studio, e del prof.
 
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Francesco Melia, che - oltre ad illustrare
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le attività del Centro Studi “Don Rizzo” di
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Alcamo (è il Coordinatore delle attività
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culturali), rifacendosi alla tradizione socio
culturale dell’epoca, ha fatto cogliere alcuni
parallelismi tra la committenza di opere
d’arte praticata, a partire dal primi decenni
del Settecento, nell’ex agro ericino e nel
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territorio alcamese.


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La presentazione del volume, frutto
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della riflessione storico-teologica e della

 
 



conoscenza personale (risalente agli anni
della prima vocazione sacerdotale) di di Valderice, degno di essere conosciuto
mons. Gaspare Gruppuso - già parroco e valorizzato.
della Chiesa Madre di Alcamo, ora titolare A conclusione della serata, agli intervenuti
VENERDÌ 14 NOVEMBRE 2014 - ORE 18.30
della Cattedrale San Lorenzo Martire di non potevano mancare i ringraziamenti.
MOLINO EXCELSIOR
Trapani -, ha avuto naturale corollario, La pubblicazione si aggiunge ad altri
prima, nella lettura di brani narrativi due volumi della stessa collana editoriale,
affidati all’interpretazione, tra gli altri, di firmati dagli stessi autori: La chiesa Maria
Rosalba Santoro e Giovanni Barbera, attori SS. della Purità a Valderice e Valderice, guida
di consumata esperienza teatrale; poi, illustrata. Siccome tutti i salmi finiscono...
nella proiezione su maxischermo di alcuni “in gloria”, la degustazione di croccanti
video aventi per oggetto il patrimonio sfince è servita a dare un tocco di diverso,
artistico-monumentale e paesaggistico gustoso sapore all’evento.
 
La Sala Convegni del Molino Excelsior
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affollata fino all’inverosimile,
con
ascoltatori
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in piedi e fuori dalla
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questo il pubblico
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partecipato
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a SERATA VALDERICE,
evento
svoltosi
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sera del 14 novembre,
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fronte ad un pubblico
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è avvenuta la presentazione del volume
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Valderice, edito da Il Sol.Co.,
l’Associazione
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di volontariato che
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svantaggiati
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comuni dell’ex agro
ericino.
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questa attività -  ragione
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sua esistenza -, l’associazione interagisce
in modo efficace con la variegata realtà
socio-culturale operante nel territorio.
La pubblicazione, della quale sono autori
Giovanni A. Barraco e Vincenzo Perugini,
avviene sulla scia di analoghe iniziative
assunte dal sodalizio negli ultimi anni. Come
riportato in uno dei risvolti di copertina,
l’ultima pubblicazione - facendo conoscere
una delle principali bellezze architettoniche
del territorio - “dà un contributo non
effimero alla crescita della comunità”.

giornalista Cetti Gentile Amenta,
all’ortopedico fisioterapista, Luca
Scalisi e al past governatore
del Distretto 2110 del Rotary
International, Maurizio Triscari.
Il Premio Internazionale per la Cultura
“Vissi d’Arte - Città di Alcamo” 2014 è
andato all’Arma dei Carabinieri (lo ha
ritirato il Comandante Provinciale dei
Carabinieri, Col. Fernando Nazzaro)
e al Direttore Generale dell’ISMETT
(Istituto Mediterraneo per i Trapianti
e Terapie ad Alta Specializzazione) di
Palermo, Bruno Gridelli.
Nel corso della serata, mons. Pietro
Maria Fragnelli, Vescovo della Diocesi
di Trapani, e mons. Domenico
Mogavero, Vescovo della Diocesi di
Mazara del Vallo, sono stati nominati
Soci Onorari dell’Associazione Amici
della Musica di Alcamo.
La manifestazione, presentata dalla
giornalista e conduttrice televisiva
Paola Zanoni, è stata aperta, con
l’inno nazionale, dalla Corale “San
Sebastiano” della Polizia Municipale
di Palermo.
Serata Valderice
Il Santuario Maria SS.
della Misericordia a Valderice

Banca Don Rizzo una storica
sostenitrice, hanno partecipato
46 cantanti di 16 nazioni diverse.
Insomma, nonostante la crisi
economica abbia destato qualche
paura, l’appuntamento con il “bel
canto” ad Alcamo ha centrato un
nuovo successo. E questo va a
merito degli sponsor, della locale
Associazione Amici della Musica e del
suo presidente Francesco Bambina
che non si sono mai risparmiati per
dare continuità ad un appuntamento
che ha fatto della patria di Ciullo, e
ormai da 17 anni, una delle capitali
internazionali della musica lirica.
Tra le novità di questa ultima edizione
l’assegnazione del Premio Speciale
della Critica istituito in memoria di
Amalia Vascone Sammartino ed
assegnato dall’apposita commissione
(Aldo Mattina - Giornale di Sicilia - CT;
Pietro Misuraca - La Repubblica - Pa;
Alessandra Sciortino - La Repubblica
- Pa) al soprano Elodie Hache.
Altra novità, il Premio Ciullo d’Alcamo
- Conad Prize: è stato assegnato alla
alderiCe

La francese Elodie Hache (soprano)
ha vinto la diciassettesima edizione
del Concorso internazionale per
cantanti lirici “Città di Alcamo”
organizzato dall’Associazione Amici
della Musica, dal 2 al 5 ottobre 2014,
presso il Teatro Cielo d’Alcamo. Il
secondo posto è andato al tenore
Mohamed Lagha Amadi (Tunisia);
terza classificata l’italiana Eva
Corbetta (soprano). I premi sono stati
offerti, nell’ordine, dalle ditte: Conad,
Gioielli Parrino di Alcamo, Messana
Girolamo di Alcamo. Le borse di
studio offerte dai Club service locali
(Rotary, Lions, FIDAPA e Kiwanis)
sono andate rispettivamente: al
soprano Jieun Kuk (Corea del Sud); al
baritono Weilin Fu (Cina); al soprano
canadese, Ellen Wieser; al soprano
del Camerun, Suzanne Taffot.
La giuria tecnica è stata presieduta
dal celebre soprano texano Alice
Terrell Cuberli, coadiuvata dal
celebre baritono Silvano Carroli e dal
direttore di cori Aldo Danieli.
Alla manifestazione, che ha nella
omune di

Elodie Hache trionfa ad Alcamo
Un volume, edito da Il Sol.Co., è opera di G.A. Barraco
e V.VPerugini
C

Al soprano francese la XVII edizione del Concorso internazionale
per cantanti lirici
FOTO A SINISTRA: Vincenzo Perugini (autore), Giovanni Barbera, Giovanni Barraco (autore) e Rosalba Santoro.
FOTO A DESTRA: Tavolo relatori: da sx padre Francesco Pirrera (parroco santuario Maria SS della Misericordia, mons. Gaspare Gruppuso parroco cattedrale
di Trapani, Mino Spezia sindaco di Valderice e il “nostro” Francesco Melia.
Banca Don Rizzo
2014
35
BCC Don Rizzo news
D.L. 231/2001 - Un seminario
formativo per meglio
tutelare i soci della banca
ALCART 2014
Il pubblico ha apprezzato
Tanti giovani e famiglie presenti
nomina di un Organismo di vigilanza, che supervisioni
l’applicazione del modello, ed il controllo dei vari processi
da parte dei dirigenti interni responsabili, permette alle
Banca di non subire sanzioni e/o condanne in quanto
persona giuridica”.
Ma attenzione, ha chiarito l’avv. Domenico Amoroso,
“non esiste un modello organizzativo tipo”. “Esso va
costruito - ha continuato - con riferimento alla singola
realtà aziendale per essere in grado di presidiare tutte le
aree di rischio verificate” e se necessario, nel tempo, va
adeguato alle nuove situazioni che possono presentarsi.
Da qui la necessità dell’aggiornamento.
Ma quali sono, per una banca, le aree di rischio più
ricorrenti?
Oggi, ha esemplificato l’avv. Amoroso, sono le aree del
riciclaggio e del terrorismo internazionale quelle più
ricorrenti.
Nella foto alcuni dei partecipanti al seminario con i relatori.
Da sinistra, in primo piano: Vito Asta, Gregorio Bongiorno,
Pietro Lipari, Domenico Amoroso, Vincenzo Nuzzo, Claudio
Zini, Gianfranco Cassarà; in seconda fila: Giuseppe Varvaro,
Maurizio Bambina e Francesco Fundarò.
Giornata di studio per il C.d.A. ed il personale direttivo
della Banca Don Rizzo con un seminario formativo
affidato a due esperti, il primo per l’aspetto legislativo,
l’altro per quello organizzativo: l’avv. Domenico
Amoroso e l’ing. Claudio Zini. L’incontro, svoltosi lo
scorso 27 ottobre nel salone delle conferenze della “Don
Rizzo” e voluto fortemente dal presidente Vincenzo
Nuzzo, ha avuto come obiettivo quello di affinare talune
competenze per meglio tutelare, come ci ha spiegato
a margine dell’incontro l’ing. Zini, “i proprietari della
Banca, cioè i soci”.
Oggetto di approfondimento il Decreto legislativo
231/2001 che può metter in crisi una Banca perché
questa diventa, in quanto persona giuridica, soggetta a
condanna nel caso di reati commessi da personale che
lavora o sotto le sue dipendenze o che semplicemente
collabora, tipo agenti di commercio o altro, producendo
un interesse o un vantaggio per la Banca.
Come può tutelarsi la Banca da questo rischio?
“Attraverso l’adozione di un modello di organizzazione ci ha detto l’ing. Zini - posto a presidio della commissione
del reato. L’adozione del modello organizzativo, la
36
Banca Don Rizzo
Particolarmente soddisfacente la risposta del pubblico
alla quinta edizione del festival della cultura e della
legalità ad Alcamo, denominato ALCART 2014.
L’iniziativa, sostenuta anche dalla Banca Don Rizzo, ha
avuto come linea guida il claim su cui si è basata la
pubblicizzazione dell’evento stesso: “Coltiva-menti”.
L’associazione Kepos, fondatrice dell’evento, si è avvalsa
dell’aiuto dell’associazione Creattiva, di Libera, Run e
del media partner Alqamah.it.
La manifestazione si è svolta ad agosto, da giovedì 21
a domenica 24, benchè la preparazione e i laboratori
creativi siano partiti nei due mesi precedenti (inglese,
arabo, fotografia, chitarra). L’obiettivo, di anno in anno
affinato e rivisto per essere reso sempre più adatto
al territorio e alle sue esigenze, è stato ancora una
volta quello di offrire un contenitore culturale per la
creatività, l’arte e l’imprenditoria locale e al contempo
poter garantire uno spettacolo per il pubblico di qualità
e spessore culturale. In questa ottica è stato riproposto
il format consueto della presentazione dei libri come
avvio della giornata di eventi, cui hanno fatto seguito
spettacoli di musica da intrattenimento, spettacoli
teatrali e, a chiusura di giornata, concerti di musica dal
vivo con artisti del panorama regionale e nazionale,
come Crifiu e Vallanzaska.
In quei giorni Piazza Bagolino, con il suo parco suburbano e la sua villetta comunale, si è riempita di giovani e di
famiglie che hanno preso parte ai diversi momenti dell’evento, con l’organizzazione che ha puntato molto sulla
valorizzazione del parco suburbano, un polmone della città che risulta spesso degradato e dimenticato.
Agli eventi culturali e al ricco programma di incontri e concerti si è aggiunta la possibilità di visitare mostre
pittoriche di artisti locali e una mostra fotografica realizzata dai partecipanti al laboratorio di fotografia svoltosi
nelle settimane precedenti l’evento. E, ancora: stand di artigianato ed editoria ed istallazioni artistiche realizzate
dai volontari che hanno arricchito l’evento di colore e arte.
2014
37
BCC Don Rizzo news
Nuoveimpressioni 2014:
sei anni di arte
al Collegio dei Gesuiti
di Domenico Surdi
Anche quest’anno il festival Nuoveimpressioni ha
suscitato grande interesse di critica e pubblico, portando
ad Alcamo diverse migliaia di giovani nelle calde serate
tra l’11 ed il 13 agosto scorso. Nuoveimpressioni è
un festival di arti e culture contemporanee ideato
ed organizzato dall’associazione Koinè, giunto ormai
alla sesta edizione e concepito come un contenitore
capace di mostrare al pubblico artisti provenienti da
diverse discipline: arti visive, fotografia, teatro, musica,
cinema e letteratura.
Ospitato nella splendida cornice dell’ex Collegio dei
Gesuiti di Alcamo, il festival rappresenta ogni anno
un momento di crescita culturale e di collaborazione
tra mondi apparentemente privi di punti di contatto.
L’evento, infatti, ha permesso di creare negli anni una
proficua sinergia tra realtà professionali, imprenditoriali
e culturali, secondo un modello che vede, tra gli
obiettivi, la concreta promozione di tutte le risorse
territorio.
Anche quest’anno, fra l’altro, vi è stata la proficua
collaborazione tra l’associazione Koinè e la Banca
Don Rizzo e l’associazione Giovani Don Rizzo: l’istituto
ha, infatti, ancora una volta, sposato l’iniziativa
coglienDone a pieno lo spirito. Emerge, così, la validità
di un modello di promozione “reale” delle risorse umane,
prima ancora che naturalistiche o, come si dice, del
territorio, esclusivamente mirato alla crescita culturale
dell’intero tessuto sociale. Un modello che ormai ha
dimostrato negli anni di saper camminare sulle proprie
gambe grazie al sempre più utile contributo (non solo
economico) dei privati, rendendo evidentemente
recessivo il vecchio sistema basato sull’impiego, talora
irragionevole, di ingenti risorse pubbliche.
Il cast artistico dell’edizione 2014 di sicuro è stato fra
i migliori tra le manifestazioni ad ingresso gratuito
avendo ospitato le migliori band del panorama
indipendente italiano e non. Nove band in tre giorni,
fra gli altri “Lo Stato Sociale”, “Maria Antonietta”, “Ninos
du Brasil”, il francese “Sandro Joyeux” con la sua
band multi-etnica. Da sempre Nuove Impressioni ha
intercettato quelle realtà artistiche che subito dopo
hanno ottenuto riconoscimenti di pubblico e di critica,
come i “Perturbazione” che dopo l’esibizione ad Alcamo
hanno partecipato a SanRemo 2014 o i BettiBersantini,
finalisti al prossimo Premio Tenco 2014.
38
Banca Don Rizzo
Premiati gli studenti
soci o figli di soci
della Banca Don Rizzo
Consegnati, lo scorso 1 ottobre, e durante l’assemblea
per la presentazione del bilancio sociale 2013, i premi
agli studenti soci o figli di soci della Banca Don Rizzo.
Questi nel dettaglio i nomi dei premiati per il
conseguimento con il massimo dei voti e la lode:
-della laurea (tra parentesi è indicato il tipo di
laurea): Luigi Pipitone (Medicina e Chirurgia);
Giuseppe Buscemi (Chitarra); Nicolò Parrino
(Scienze Geologiche); Roberta Cardella (Scienze
della Formazione); Vita Lombardo (Scienze Naturali);
Vitalba Calamia (Scienze economiche e Finanziarie);
Silvia Bologna (Medicina e Chirurgia); Francesco
Balistreri (Medicina e Chirurgia); Giuseppe Navarra
(Imprenditorialità e qualità per il sistema agro
alimentare); Federica Zagarella (Architettura);
Marianna Amodeo (Ostetricia); Anna Rita Filippi
(Statistica ed analisi dei dati); Manuela Messina
(Lingue Moderna e Traduzione per le Relazioni
Internazionali); Sofia Barbera (Giurisprudenza); Marco
Speciale (Maturità Scientifica); Federico Cruciata
(ODontoiatria e Protesi Dentaria); Maria Chiara
Trovato (Biodiversità); Marina Allegro (Medicina
e Chirurgia); Daniele Pitò (Infermieristica); Noemi
Maria Gallo (Ostetricia); Antonella Benenati (Scienze
per la Conservazione ed il Restauro); Sergio Bastone
(Medicina e Chirurgia); Federica Lipari (Statistica
per l’analisi dei dati); Alessandra Asaro (Lingue e
Letterature Moderne dell’Occidente e dell’Oriente);
Silvia Giorlando (Lettere e Filosofia); Valentina Crimì
(Ingegneria Edile-Architettura); Maria Faraci (Lettere
Classiche); Benedetto Pirrello (Scienze e Tecnologie
Agrarie); Fabio Corrao (Medicina e Chirurgia); Daniela
Gioè (Medicina e Chirurgia); Alessia Adamo (Biologia
Molecolare e Cellulare); Francesca Corrao (Lettere
Moderne); Alice Guido (Studi storico-artistici).
-della maturità scientifica: Giuseppe Alesi; Giuseppe
Chiarelli; Emanuele Filippi; Davide Renda; Maria
Rosaria Ruisi; Simona Odisseo;
-della maturità classica: Miriam Sciarrino; Alessandra
Pirrello; Chiara Pirrone;
-della licenza media: Martina Messana; Davide
Filippi; Giada Grillo; Olga Accardo.
2014
39
BCC Don Rizzo news
Mario Melodia, nuovo presidente del Centro Studi Don Rizzo,
indica i campi di azione del prossimo triennio.
IL NUOVO CONSIGLIO
DIRETTIVO
Informazione, formazione,
stage aziendali, studi e ricerche
Questi i componenti del nuovo Consiglio
Direttivo del Centro Studi Don Rizzo per il
triennio 2014-2017:
presidente
Agricoltura, Turismo e Beni Culturali. Da soli costituiscono
il volano della nostra economia e per questo pensiamo di
dare un nostro contributo perché possano implementarsi.
Non vogliamo, però, cercare di rendicontare quanto fino
ad oggi è stato fatto, pensiamo invece di individuare,
ove possibile, il quadro in cui si collocheranno nel medio
e lungo periodo per aiutare quelli che operano nei diversi
settori a precedere e governarne meglio lo sviluppo.
Ovviamente questo è un programma di base che sono
certo sarà arricchito dal contributo dei soci e del direttivo
del Centro Studi, ma che già indica, ritengo, in modo chiaro
la volontà di tutti noi di offrire un contributo concreto
perchè questo territorio possa crescere culturalmente ed
economicamente.
Mario Melodia
vice presidente
Antonio Spezia
s o v r a i n t e n d e n t e at t i v i tà c u lt u r a l i
Roberto Calia
consiglieri
Andrea Ruvolo
(Responsabile programmazione attività)
Grazia Mulè (Aiuto programmazione attività)
Benedetto Barranca
(Responsabile Comunicazione)
Un progetto ambizioso che avrà pure dei costi.
Come pensate di affrontarli?
Informazione, formazione, stage aziendali, studi
e ricerche: sono le quattro direttrici sulle quali si
muoveranno le attività del Centro Studi Don Rizzo nel
triennio 2014-2017. “Abbiamo individuato - ci dice il neo
presidente Mario Melodia - un percorso che, nello spirito
dello statuto del Centro Studi Don Rizzo e in continuità
con le precedenti gestioni e con le indicazioni che ci
hanno dato i soci della Banca, intende offrire delle
occasioni di informazione e di formazione mirate da un
lato a sostenere ed implementare la preparazione dei
singoli soggetti e dall’altro a proporre e stimolare nuove
opportunità di sviluppo del nostro territorio”.
Mario Melodia, che nelle vesti di vice presidente della
Banca Don Rizzo, ha assunto, come vuole lo statuto,
anche la carica di presidente del Centro Studi, mostra
già di avere le idee chiare con un progetto che individua,
per i prossimi tre anni, anche i campi di interesse delle
attività programmate, “che mi auguro - precisa - saranno
implementate con il contributo dei componenti il
Consiglio direttivo e dei soci del Centro Studi”.
Gli incontri di informazione, secondo il piano delle attività
proposte dal presidente Melodia, “saranno centrati in
maniera preponderante, anche se non esclusiva, sui
temi della gestione e della cultura di impresa, ed anche
le attività di formazione saranno attinenti all’area della
gestione aziendale e del management.”
“Noi - aggiunge - pensiamo di realizzare, nel triennio,
dodici incontri di informazione della durata di 4 ore
ciascuno e cinque corsi di formazione variamente
articolati in termine di organizzazione e di ore. In
particolare abbiamo pensato ad un corso di “Contabilità e
Finanza Aziendale”, ad uno di “Marketing e Comunicazione”
e ad uno di “Management e sviluppo”. Collateralmente
abbiamo ritenuto opportuno offrire contenuti formativi
in aree di supporto indispensabili quali la conoscenza
della lingua inglese e l’informatica, quest’ultima con un
particolare focus sui temi che sempre più costituiranno
un’area strategica di supporto e sviluppo per le piccole
e medie imprese (cloud computing, social media). Ecco,
allora, la proposta di un corso di “Lingua Inglese” ed uno
di “informatica”.
Paola Maggio
(Responsabile rapporti con Enti e Istituzioni)
In linea si massima abbiamo una previsione di spesa per
le attività già programmate per il prossimo triennio, ma
va ancora definita nei dettagli. Ricercheremo, comunque
e ove possibile, autonomamente le risorse necessarie ma
pensiamo anche di utilizzare i fondi interprofessionali
paritetici, istituiti con la legge 338/2000 e nati
operativamente nel 2003, atteso che la Banca aderisce già
ad un fondo paritetico interprofessionale e che è possibile
utilizzare le disponibilità di questo fondo almeno per le
attività destinate all’organico dell’Istituto.
Antonio Coppola (Responsabile attività Sociali)
Giuseppe Navarra (Tesoriere)
Daniele Rescio (Coordinamento Operativo)
Francesca Fundarò
(Aiuto programmazione attività)
Michelangelo Salomone (Attività Culturali)
Lorella Di Giovanni (Rapporti con le Aziende)
Francesco Melia
(Coordinamento attività Culturali)
A chi vi rivolgerete con queste iniziative?
Destinatari sono le persone fisiche, le persone giuridiche, gli
Enti, le Associazioni e le scuole superiori. Ovviamente i corsi
saranno gratuiti per i soci del Centro Studi e della Banca e
per gli imprenditori e i dipendenti di aziende clienti della
Don Rizzo, così come per i dipendenti della banca e loro
figli. Per tutti gli altri sarà richiesto un contributo forfettario.
Raffaele Mazzeo
(Responsabile Analisi Ricerca e Studio)
revisori
Michele Ruvolo
Vincenzo Eterno
Anna Paratore
Parliamo di studi e ricerche, altro ambito di interesse
del suo programma.
In linea con i dettami dello Statuto e al fine di promuovere
analisi, ricerche o studi, da realizzare direttamente e/o
indirettamente, sono state individuate tre forti tematiche
che rappresentano tre ambiti di grande interesse ed
incidenza nello sviluppo e nell’economia del territorio:
40
Banca Don Rizzo
supplenti
Mirko Di Maria
Antonino Messana
2014
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BCC Don Rizzo news
La straordinaria avventura
del “banchiere con un cuore”
L’animo religioso
di Domenick Scaglione
Incontrando più volte e leggendo la biografia
del dott. Domenick Scaglione voluta dal fratello
ins. Vito Scaglione, mi imbatto in una forte
personalità di uomo che partendo dalla semplice
vita vissuta da fanciullo a Partinico arriva ai
vertici della finanza mondiale a New York.
Ogni volta che ci incontriamo mi ricorda le
parole in latino dell’antico rito della Messa
“Hoc est enim corpus meum” dicendomi: mi
ricordi in questo santissimo momento.
Ed è in questa richiesta che viene a galla la
radice di autentica e profonda fede cristiana,
forse ancora pre-conciliare.
Le radici di questa formazion Revisori e del
dott. Scaglione sono:
1)la sua famiglia e la mamma Agata;
2)gli anni trascorsi nell’Istituto San Martino
delle Scale da orfano e povero;
3)il Seminario Arcivescovile di Monreale.
Questa formazione lo ha portato a lavorare
per la finanza mondiale senza dimenticare
i poveri e le varie istituzioni beneficale (vedi
Fondazione in Albania).
Pertanto penso che pur essendo diventato
il banchiere dott. Scaglione, in lui è rimasto
dentro il fanciullino di cui parla il poeta
Giovanni Pascoli e l’uomo credente che si lascia
guidare dalla Divina Provvidenza e vede in
tutto la compagnia di Dio nel pellegrinaggio
della vita.
Essendo un autentico partinicese è devotissimo
alla MaDonna del Ponte, la quale quando
lui reciterà alla fine della vita “Nunc dimittis
servum tuum, Domine” gli spalancherà quelle
porte meravigliose del
Paradiso simboleggiate
dalle porte bronzee
che lui ha Donato
alla Chiesa Madre di
Partinico in memoria
della mamma Agata.
“Domenick Scaglione: da Partinico a Wall Strett. La
straordinaria avventura umana di un figlio della Sicilia
che ha vissuto il mondo della finanza internazionale”:
è il titolo del volume scritto da Vito Scaglione e
sponsorizzato dalla Banca Don Rizzo, dal Centro Studi
Don Rizzo e dell’Associazione Giovani Banca Don Rizzo;
una pubblicazione alla cui stesura ha collaborato il prof.
Gino Geraci, mentre per la pubblicazione si è speso,
con grande e sincero impegno, Giuseppe Varvaro,
componente del Consiglio di Amministrazione della
Banca Don Rizzo.
Il libro, presentato lo scorso 18 ottobre nel salone delle
capriate del Palazzo dei Carmelitani a Partinico, racconta
una storia che ha il sapore dell’irreale, della favola, ma
che favola non è. Tutto è vero: dalla miseria dei primi
anni di vita di Domenick ai successi della maturità,
dall’acciottolato di via Scalisi in Partinico ai marmi dei
fastosi saloni della finanza mondiale, dal lavoro nella
sartoria di famiglia a New Jork all’ingresso tra i quadri
direttivi, fino alla vicepresidenza, della Chase Manhattan
Bank a fianco di David Rockefeller.
E la storia la ricostruisce Vito, fratello
di Domenick, utilizzando documenti
di famiglia e carte ufficiali, nonché
quegli articoli di giornali attraverso i
quali, dalla sua abitazione di Partinico,
ha seguito, passo dopo passo, l’ascesa
verso il successo del congiunto. Ma
il libro riporta anche testimonianze
che aiutano a comprendere l’animo
di Domenick: citiamo, per tutte, la
lettera “firmata con il suo sangue”
dell’amico d’infanzia e compagno di
studi Vincenzo Fedele.
All’inizio le vicende della vita
accomunano il destino di Domenick
e Vito e il libro appare una sorta
di racconto autobiografico: è il
periodo in cui, come ha ribadito
più volte Domenick, il fratello gli fu
amico, compagno di giochi, padre e
protettore.
Più in particolare, la prima parte del
libro è la storia della famiglia Scaglione,
della emigrazione (1903) dei nonni di
Domenick, del rientro (1922) in Italia di
papà Vito e mamma Agata con i primi
due figli (Francesco e Paolo) entrambi
nati in America, della nascita degli altri
5 figli (Natale, Salvatore, Fedela, Vito e,
nel 1933, Domenick); poi la malattia
di papà Vito (1934) e, due anni dopo,
la morte dello stesso e l’inizio di una
vita vissuta con dignità ma in miseria,
fino alla decisione, dopo la seconda
guerra mondiale, di ritornare in
America: mamma Agata nel 1950 e
Domenick nel 1951. Vito, di tre anni
più grande, non ebbe il passaporto e
dovette restare a Partinico.
Il distacco tra Vito e Domenick (insieme
avevano frequentato l’orfanotrofio di
San Martino delle Scale) è solo fisico:
il libro racconta di un amore e di un
attaccamento tra tutti i componenti
della famiglia che la lontananza
rafforza, non “fa dimenticare” come
cantava Domenico Modugno.
Vito, poi, segue da lontano
l’eccezionale carriera del fratello e
sogna, un giorno, di poterla raccontare;
sogna di far conoscere, soprattutto, le
doti umane di Domenick, la sua Fede
in Dio, il suo altruismo, il suo amore
per la “madre patria”, la sua vocazione
ad aiutare chi ha bisogno. Lui, Vito,
che sul piano professionale ha fatto
il maestro di scuola elementare,
sa quanto è importante proporre
ai giovani, ed in genere alla gente,
“buoni esempi” e, questa volta, lo fa
raccontando la vita del fratello perchè
la “vita” di Domenick è costellata di
“buoni esempi”.
La“bontà”di Domenick è frequentemente
sottolineata nel libro: è il “banchiere
strano”, il “banchiere con un cuore”.
E viene citato il giornalista Marcello
Cimino che, sul quotidiano palermitano
“L’Ora” del 25 maggio 1978, in un
suo articolo uscito con il titolo “San
Domenick dei banchieri e il diavolo”
scrive: “E’ difficile che un banchiere
possa mai diventare santo della Chiesa,
ma se uno ce ne è mai stato “candidato”
alla beatificazione, questi è lui”.
A Domenick Scaglione, insomma e da
più parti, vengono riconosciute tante
opere buone a favore di chi ha avuto
bisogno e viene visto protagonista
di tanti eventi straordinari che Vito
racconta con dovizia di particolari
ma soprattutto con la semplicità di
un linguaggio capace di catturarti al
punto che smetti di leggere quando
arrivi all’ultima pagina, caratteristica,
quest’ultima, che fa apprezzare la
pubblicazione.
Pag. precedente in alto: Da sinistra: il presidente
Vincenzo Nuzzo e Domenick Scaglione. In basso:
Il tavolo della presidenza, da sinistra: Carmelo
Guido, Vincenzo Nuzzo, Giuseppe Varvaro,
Domenick Scaglione, Salvo Lo Biundo, Mario
Melodia, Gino Geraci e Benedetto Barranca.
A sinistra: Giuseppe Varvaro, componente del
C.d.A. della Don Rizzo, il presidente Vincenzo
Nuzzo e Domenick Scaglione
In alto: Una panoramica della sala
In alto a destra: Giuseppe Varvaro e Domenick Scaglione.
Mons. Salvatore Salvia
Arciprete di Partinico
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Banca Don Rizzo
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BCC Don Rizzo news
L’esortazione di Domenick Scaglione ai giovani della
Banca Don Rizzo
“Bisogna saper fare del bene
ed essere disposti a rischiare”
di Rossella Navarra
“L’uomo veramente grande è colui
che fa sentire grande ogni altro
uomo”, dice un vecchio adagio
inglese. E proprio durante l’incontro
che si è tenuto, lunedì 20 ottobre,
presso la Sala Conferenze della Banca
“Don Rizzo” di Alcamo, Domenick
Scaglione ci ha fatto sentire un
po’ tutti grandi, mostrando una
considerevole sensibilità d’animo.
In quella occasione Scaglione
ha voluto incontrare il Consiglio
di Amministrazione della Banca,
guidato dal presidente Vincenzo
Nuzzo e dal Direttore Generale
Carmelo Guido, ed i componenti
dell’Associazione Giovani Banca Don
Rizzo accompagnati dal presidente
Gaspare De Blasi e dal vicepresidente
Giuseppe Navarra.
Originario
di
Partinico
(PA),
Domenick, ultimo di sette figli, a
soli 4 anni rimane orfano di padre
e, data l’estrema povertà in cui
versa la famiglia, viene portato in
un orfanotrofio a S. Martino delle
Scale. Il distacco dalla famiglia e, in
particolar modo, dalla madre, ad
un’età così tenera, segna la sua intera
esistenza, ma non gli impedisce di
diventare un “eroe nazionale”.
Se gli anni passati presso
l’orfanotrofio di padre Luigi Ardesi
lasciano una ferita dolente in
Domenick Scaglione, gli permettono
però di imparare le virtù più belle
cui un essere umano può aspirare:
umiltà, onestà, amore per Dio e per
il prossimo.
A Partinico frequenta le scuole
elementari pubbliche, poi la madre,
desiderando che il figlio diventasse
un sacerdote, lo manda a Monreale
nel Seminario Arcivescovile. Qui,
però, la permanenza è breve:
un’epidemia di tifo lo costringe a far
rientro a casa perchè malato. Riesce
a salvarsi e, quindi, continua i suoi
studi nel Ginnasio-Liceo di Partinico.
Per ovvie necessità, una volta
diplomato, nel 1951 viene richiamato
dalla madre negli Stati Uniti. Lavora
di giorno e studia la sera e nel tempo
libero si diletta a cantare nei teatri di
Brooklyn, dove è molto apprezzato
per la sua bellissima voce da tenore.
Nel frattempo consegue la laurea in
“Finanziamenti Internazionali” con il
massimo dei voti.
Domenick si rende subito conto che
la carriera bancaria può permettergli
di fare del bene e con questo obiettivo
crea una fondazione umanitaria per
l’infanzia abbanDonata.
Non partinicese, non siciliano né
tantomeno italiano, Mimì Scaglione
si può semplicemente definire un
“uomo di Chiesa”, nel senso più
ampio del termine.
Certo il suo inserimento nel mondo
finanziario americano non è
semplice, come racconta lui stesso.
Molte, infatti, sono le difficoltà
da superare, perchè essendo un
“italiano” non è visto di buon occhio
dai “colleghi americani”.
Nel
1970,
quando
diviene
vicepresidente
della
Chase
Manhattan Bank, si impegna ad
aiutare, con generosi prestiti, le
Nazioni più bisognose tra cui l’Italia,
di cui conosce, tra gli altri, l’allora
presidente del Consiglio, On. Giulio
Andreotti. E per la sua disponibilità
a soccorrere chi aveva bisogno, da
più parti, lo chiamano il “banchiere
strano” o il “banchiere con un cuore”
o, ancora, il “banchiere Santo”.
“Il denaro non da’ la felicità ma
permette di aiutare tante persone in
difficoltà”, principio ricorrente nel suo
modus vivendi e messo in pratica
nell’esercizio della sua professione
che lo ha reso un uomo di grande
intelligenza e carità.
Al termine dell’incontro, Domenick
Scaglione si rivolge soprattutto ai
giovani e, con tono pieno di fiducia,
conclude: “Bisogna saper fare del
bene ma bisogna anche essere
disposti a rischiare! Siate generosi
nell’amare il prossimo, nell’aiutare
chi ha veramente bisogno!” “Sono
soddisfazioni sublimi - continua Siate coraggiosi, siate il prossimo!”
Parola di Mimì Scaglione.
Alcune rappresentanti dell’Associazione Giovani
Banca Don Rizzo presenti all’incontro con
Domenick Scaglione.
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Banca Don Rizzo
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Quadrimestrale di Cultura, Finanza, Economia