CIRCOLARE ANTA
Dicembre 2012: Dopo il muro, le sabbie mobili
…………Passato questo annus horribilis, le prospettive non sono certo rosee, sia
in generale per l'Italia sia nel settore termotecnico in particolare.
L'Italia in generale sta sbattendo contro il muro dell'aritmetica. Qualcuno va fino
alla Bocconi per studiare economia ma il fondamento è quanto mai semplice e
basta la quinta elementare fatta bene per capirlo: ricavi – spese = guadagno. Se
voglio continuare a produrre e generare guadagni, devo "investire" una parte dei
guadagni, cioè non spenderli per la vita di tutti i giorni ma per costruire gli
strumenti di lavoro e di produzione di domani. Una volta bastava fronteggiare il
degrado dei mezzi di produzione ora occorre anche mantenersi costantemente
aggiornati ad un mondo in continua evoluzione. Lo stato è quasi tutto "consumo
di tutti i giorni" e continua a sottrarre buona parte dei guadagni a chi produce per
spenderli in attività di tutti i giorni (la cosiddetta "spesa corrente"). Se si esagera
nel togliere guadagni a chi produce, non riuscendo più a dedicare abbastanza
guadagni agli investimenti, questi rallenterà e genererà meno guadagni. Lo stato
incasserà meno tasse ed allora pretenderà percentuali più alti dei guadagni di chi
produce… e il ciclo si ripete e si avvita. Così un po' alla volta muoiono sia chi
produce reddito sia lo stato. Come un cane dissanguato dalle troppe zecche.
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E' esattamente la via che ha imboccato l'Italia nel 2012, quella del declino
economico.
Non solo. Stiamo annegando nelle sabbie mobili dei regolamenti.
Come uno cerca di fare qualcosa, sbatte contro un numero impressionate
di regolamenti, ognuno dei quali prevede una serie di leggi (nazionali,
regionali, provinciali, comunali…) e norme tecniche attuative, un "iter",
una "domanda", un’ "istruttoria", un immancabile "costo della pratica",
una "conferenza di servizi", …
Tornando alla metafora del cane e delle zecche, non solo le zecche stanno
dissanguando il cane ma pretendono pure che stia bello fermo e, se per
caso vuole alzare una zampa, lo può fare solo rispettando le direttive delle
zecche, in modo che il loro succhiare non sia minimamente (neanche
"presumibilmente", principio di precauzione...) disturbato.
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A volte le zecche hanno pure l'impudenza di dire che lo fanno per il bene
del cane: attento a muoverti disordinatamente, potresti farti del male….
Hanno anche l'impudenza di voler dire cosa il cane deve fare per
sopravvivere e trovare cibo… Se poi il cane si permette di dire la sua gli
diranno che in democrazia conta il numero di voti: purtroppo il numero
delle zecche supera di solito il numero dei cani…
Tutto ciò vale anche in termotecnica: stiamo annegando nelle sabbie
mobili di regolamenti complicati, scoordinati, finalizzati a salvare
l'universo o, più modestamente, soddisfare la lobby di turno che è riuscita
a tirare la giacchetta giusta.
Tutto ciò lo dico non per lamentarmi ma perché la prima condizione per
uscire da un guaio è proprio capire e rendersi conto in che razza di guaio
si è finiti. I guai che ora lamentiamo "vengono da lontano" e sono il
risultato di un accumulo pluridecennale di errori ed orrori. In questo modo
ci siamo lentamente assuefatti ed abbiamo lasciato correre cose incredibili,
per quieto vivere. Ora ne paghiamo le conseguenze con gli interessi.
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Come se ne esce? Semplificando e tagliando sistematicamente tutti i
regolamenti.
Ma soprattutto ognuno di noi queste cose deve dirle pacatamente ma
fermamente. Al politichino o al funzionario di turno che vanta l'ennesimo
regolamento locale occorre dirgli "se ne può fare a meno" e quando una
cosa è storta bisogna dire che è storta non che è "diversamente dritta".
Una delle grosse difficoltà nella modifica delle leggi italiane è il
complesso di "Fonzie": non riusciva a dire quella maledetta parola "ho
sb…. sbag… ". Era davvero un caso che Fonzarelli fosse un oriundo
italiano? A questo però dobbiamo aggiungere una seconda difficoltà: gli
italiani sono tutti bravi a dire fra di loro, in privato, che qualcun'altro ha
sbagliato. Un po' meno a dirlo in pubblico, magari in presenza dell'autore.
E' il caso di farsi coraggio e dire pubblicamente ciò che si pensa,
altrimenti si merita di rimanere nelle sabbie mobili. In un recente
convegno, in Friuli, c'erano funzionari regionali in platea e mi sono
permesso di dire che "la valutazione ambientale è un po' come giudicare il
minestrone contando fagioli, piselli, carote, …", che è prevalentemente un
doppione della valutazione energetica e che prima di complicarsi
ulteriormente la vita sarebbe meglio prima riuscire a fare decentemente la
valutazione energetica. I funzionari sono andati via arrabbiati. Se gli
succedesse più spesso in pubblico……..
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L’Italia è in declino
… o in rapida decadenza …
Nel seguito alcune note per cercare di darsi una scossa
e non cedere all’assuefazione imperante.
Più tardi si corregge la rotta, più difficile sarà la risalita.
Se non si corregge la rotta, l’impatto sarà duro e non è
detto che ci sarà una risalita dopo.
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I muri
Il benessere attuale è figlio del lavoro delle generazioni del
dopoguerra e della disponibilità ed utilizzo di tanta energia.
Il troppo benessere ci ha però viziato: abbiamo talmente tanto «lardo»
che negli ultimi decenni ci siamo permessi troppe volte di prendere
decisioni sulla base di meri giochi di parole, senza pensare che ci sono
dei principi fondamentali che obbediscono alla semplice aritmetica e
non perdonano.
Anche se facciamo finta di ignorare questi principi, l’unica
conseguenza è che andremo a sbattere contro un muro
impenetrabile, tanto più violentemente quanto più a lungo avremo
ignorato le conseguenze delle nostre decisioni avventate.
•Si possono fare tutti discorsi che si vogliono ma il primo principio della
termodinamica non è modificabile per legge.
•Altrettanto implacabilmente non esistono minestre gratuite: prima o
dopo il conto si paga così come 1 + 1 fa 2.
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Il muro economico
• Quando lo stato spende un Euro, i Cittadini dovranno
ripagarlo, maggiorato con gli interessi ed il costo di
«amministrazione».
• Quando lo stato si indebita sposta semplicemente il
pagamento alla generazione successiva.
lo stato preleva già ben oltre il 50% della ricchezza prodotta dai
Cittadini e non gli basta: il 100% non è lontano… lì ci si ferma…
• Se ad un’azienda si toglie la maggior parte dei guadagni
lordi, questa non può certo investire ed in un contesto
competitivo come quello odierno, a lungo termine è
destinata a soccombere.
Con queste premesse, constatato ciò che viene deciso….
… ma qui dobbiamo occuparci di termotecnica …
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Il muro energetico
Da lungo tempo si predica l’uso delle fonti rinnovabili, che sarebbero la
salvezza del mondo.
L’uso di fonti rinnovabili è naturalmente il benvenuto, a condizione che
consenta una riduzione dell’utilizzo delle risorse non rinnovabili.
Occorre però anche ricordarsi che benessere e sviluppo tecnologico sono
basati sull’uso massiccio di grandi quantità di energia, sempre disponibile:
quale processo produttivo accetterebbe di funzionare secondo i capricci
della rete?
Occorre anche ricordarsi che viviamo in un’economia di mercato, pur
zavorrata da innumerevoli prescrizioni dirigistiche. In un economia di
mercato le iniziative valide si sviluppano spontaneamente. Altre iniziative
possono svilupparsi solo a calci nel sedere, pagate dai contribuenti.
Quale industria può stare sul mercato con costi dell’energia maggiori dei
suoi concorrenti?
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Un esempio: il fotovoltaico
Sono stati elargiti incentivi esagerati a questa «fonte» energetica,
ignorando colpevolmente due muri:
•Il pagamento degli incentivi costa 6 miliardi di Euro all’anno. Facendo
qualche semplice divisione € 6.000.000.000 / 60.000.000 di italiani fa 100 euro/italiano
all'anno, compresi pensionati, disoccupati, giovani …
– € 6.000.000.000 / 40.000 = 150.000 condomini di 16 appartamenti che potevano
GRATIS essere equipaggiati di sistemi di termoregolazione e contabilizzazione,
sostituzione caldaia e qualche opere di coibentazione ogni anno = i soldi per risanare
energeticamente 150.000 condomini/anno x 16 alloggi/condominio x 20 anni = 48
milioni di alloggi risanati gratis …
– € 6.000.000.000 / 30.000 = 200.000 posti di lavoro finanziabili gratis per 20 anni, cioè il
dedotto occupazionale (anziché l'indotto) del settore
•La rete italiana, nelle ore vuote assorbe circa 9 GW. Siccome ci sono già circa
8 GW installati di soli pannelli fotovoltaici, nelle ore vuote (una domenica di
maggio o di settembre) cosa vogliamo aggiungere?
Per capire quanto sopra per tempo bastava l’aritmetica delle elementari, non
serviva aver frequentato la Bocconi o qualche Politecnico.
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Il risultato…
• Enormi risorse impiegate in maniera improduttiva invece che
per produrre lavoro e risparmio energetico: occorrerebbe
introdurre il concetto di «risparmio energetico evitato»
• Distrutta la strategia di copertura della richiesta degli utenti
della rete elettrica aggiungendo all’anarchia intrinseca delle
utenze una categoria di generatori anarchici.
• Fuga dall’Italia delle industrie energivore a causa degli alti
prezzi dell’energia elettrica
• Ridotta la convenienza economica del ricorso alle pompe di
calore per l’aumento del componente A3 della tariffa elettrica
• Gli utenti della rete costretti a remunerare investimenti
speculativi internazionali
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Ma non sono solo muri…
Non solo stiamo andando a sbattere contro alcuni «muri»
Un secondo grave problema sono le «sabbie mobili».
Per «sabbie mobili» si intende il fatto che qualsiasi iniziativa che
voglia essere legale mette in modo una valanga infinita di
procedure, richieste di autorizzazione, regolamenti tali da
scoraggiare chiunque.
Prima dello sviluppo dell’informatica si poteva «passare
inosservati». Ora la mania degli incroci sta rendendo effettiva
una ragnatela inestricabile. Una volta si poteva decidere di fare
«sciopero bianco» applicando alla lettera tutti i regolamenti.
Ora la regolamentzione sta diventando uno sciopero bianco
continuo.
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Serve tutto ciò ?
Prendiamo il DPR 59/09. Se dicessimo:
•Per i nuovi edifici
– rispettare EP limite e fabbisogni di energia utile per
raffrescamento;
– indicare i consumi previsti, da incrociare con i
consumi in esercizio (vedi archivio ispezioni più
avanti)
•Per gli edifici esistenti rispettare il rendimento
minimo se si interviene sugli impianti e le
trasmittanze limite se si interviene sulle strutture.
… non basterebbe?
Tutto il resto a cosa serve davvero?
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Serve tutto ciò ?
Prendiamo il Testo Unico dell’ambiente nella
parte che riguarda gli impianti civili…
Se si dicesse:
«ogni impianto termico deve essere dotato di un
sistema di evacuazione dei prodotti della
combustione, con sbocco sopra il tetto dell’edificio,
progettato da un tecnico abilitato;
Il limite per l’emissione del CO è ...
Il limite per l’emissione dele polveri è…»
Il resto a cosa serve?
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Serve tutto ciò?
Per l’ispezione degli impianti, se si dicesse:
Almeno ogni due anni il responsabile fa effettuare un controllo dell’impianto termico.
Contestualmente si compila il rapporto di controllo tecnico e la pagina del libretto con
i consumi.
Alla regione si trasmette:
•impianto sicuro si/no;
•consumi dell’ultimo periodo, superficie o volume serviti.
(ma questo potrebbe essere fatto in automatico dai distributori…)
La regione:
•Fa ispezionare gli impianti ove ci siano problemi di sicurezza
•Elabora i dati ed estrae il 10% di impianti con i consumi specifici più alti:
a questi chiede di fare una diagnosi energetica nel giro di 12 mesi.
•Elabora i dati ed invita gli impianti i cui consumi superano di oltre il 30% il valore a
progetto ad effettuare una diagnosi energetica nel giro di 12 mesi.
Serve davvero altro?
A cosa servono questionari con decine se non centinaia di campi?!
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Gli incentivi…
Perché fare regolamenti complicati perché lo Stato ci paghi con i
nostri soldi delle opere già di per se convenienti?
Sappiamo già cosa fare con i nostri soldi. Il problema sono
soprattutto i finanziamenti.
Chi dovrebbe finanziare le imprese utili prestando il capitale
necessario sono le banche: queste chiedono garanzie
elevatissime.
Se si scrivesse: lo stato crea un fondo di garanzia al quale si può
fare riferimento per ottenere i finanziamenti per realizzare le
opere previste in diagnosi energetiche sottoscritte da
professionisti abilitati con connessa assunzione di responsabilità?
… forse si otterrebbe un «effetto leva»
un po’ più sano di ciò che abbiamo visto in giro recentemente…
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L’allegato III del Dlgs 28/2001
Perché rimane in vigore un testo che pone degli
obiettivi semplicemente impossibili da
realizzare, fatti salvi alcuni casi particolari a
soluzione obbligata?
Perché rimane un vigore un testo che pone
come obiettivo ciò che è un mezzo?
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L’incontinenza legislativa
Non solo le leggi sono tante e pretendono di regolamentare tutto.
Ciò che è fatto a livello statale viene rifatto a livello regionale,
provinciale, comunale, …. (fra l’altro, rifare ciò che è già fatto costa…)
Un giretto sul sito www.itaca.org è molto istruttivo.
Nella pagina «SPECIALE NORME REGIONALI: SOSTENIBILITA'
ENERGETICA E AMBIENTALE "
http://www.itaca.org/speciale_sostenibile.asp
sono raccolte le leggi regionali finora emanate: sono alcune centinaia…
Proprio sul sito della "Associazione federale delle Regioni e Province
Autonome" si legge in rosso: "Al fine di aggiornare il più possibile il
quadro normativo pubblicato, si invita a segnalare eventuali ulteriori
norme regionali"
… anche loro si sono persi nella loro stessa regolamentazione.
Le Regioni hanno la facoltà di legiferare. E’ opportuno che lo facciano?
E’ opportuno se oltretutto il 95% è copiato dalla legge statale?
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Leggi incomprensibili per sudditi
Nell’era dell’informatica perché occorre leggere:
Al decreto legislativo 29 dicembre 2011, n. 228, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) all'articolo 2, il comma 8 è abrogato;
b) all'articolo 5, comma 2, lettera c), è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Ciascuna di tali opere è
corredata del relativo codice unico di progetto previsto dall'articolo 11 della legge 16 gennaio 2003, n.
3, e l'elenco è trasmesso a cura del Ministero competente alla banca dati delle amministrazioni
pubbliche istituita dall'articolo 13 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, contestualmente alla
trasmissione del Documento al CIPE, ai sensi dell'articolo 2, commi 5 e 6».
Non è più semplice ripubblicare una nuova versione
di una legge in due copie:
•Una con l’evidenziazione delle revisioni
(cancellazioni ed aggiunte)
•L’altra come versione risultante pulita…
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La soluzione…
La legislazione va semplificata
L'obbiettivo potrebbe essere chiamato
«la decimazione delle leggi esistenti»
Questo termine deriva da un'usanza terribile
dei romani e di alcuni eserciti durante la prima guerra mondiale: come
punizione per atti di codardia
veniva ucciso un soldato a caso ogni dieci.
Oggi significa "ridurre fortemente"
Dovrebbe essere inteso qui come
«riduzione ad un decimo»
e non come riduzione di un decimo
delle leggi esistenti
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Perché continua il declino?
… forse perché c’è un conflitto di interesse.
Come fa lo stato ad incentivare il risparmio energetico quando lucra sulle accise?
… forse perché qualche legislatore pensa di dover salvare il mondo
Ma non si è mai trovato di fronte ad un foglio di carta bianco a dover applicare la
legge che lui stesso ha scritto
… forse perché qualche legislatore non è esattamente addentro la
materia che tratta ed è facile preda di «tirate per la giacchetta»
… forse perché da parte degli operatori del settore c’è
molta assuefazione ed occorrerebbe qualche volta
scuotersi ed esprimere chiaramente che così non va
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Le sabbie mobili (ovvero la regolamentazione