www.parrocchiarosio.it LA FONTANA del villaggio [email protected] Anno XXIII n° 3 luglio-agosto-settembre 2012 SOMMARIO Editoriale Parola del parroco pag. 2 Vita di Chiesa Cardinal Martini pag. 4 Anno della Fede pag.6 Lettera pastorale pag.8 Papa in Libano pag.9 Diaconato permanente pag.10 Nuovo vicario pag.12 Norme sulla cremazione pag.13 Vita di parrocchia Addolorata pag.16 Conferenza Castelli pag.17 Gruppi d'ascolto pag.19 Saluto Suor Valentina pag.22 Vita d'oratorio Jump! Vacanze estive Pellegrinaggi Gruppi Gruppo missionario Cultura Anagrafe pag.29 pag.25 pag.28 pag.31 pag.32 pag.34 BOLLETTINO DELLA PARROCCHIA SS. NAZARO E CELSO - AROSIO “LA PAROLA DEL PARROCO” L’11 ottobre si è aperta la Porta della Fede. Stiamo vivendo un anno estremamente importante, che ci deve togliere dalle sacche del dubbio e della critica vuota e ci deve dare lo slancio della Fede che fa bella la vita. Troverete in questo numero un articolo che commenta il Motu Proprio del Papa, dal titolo “Porta Fidei” (La porta della fede) e un altro che commenta la Lettera Pastorale dell’Arcivescovo Scola: “Alla scoperta del Dio vicino”. Quindi qui non devo fare commenti, ma un paio di osservazioni: a) La secolarizzazione, cioè pensare che la vita si esaurisca qui sulla terra e poi non ci sia più nulla (e che prende anche il nome di nichilismo, relativismo, materialismo, pensiero debole, cultura dominante, ecc.), è penetrata più o meno anche tra i cristiani, i quali non negano la vita oltre la morte, ma arrischiano di vivere attenti solo all’oggi dimenticando di fatto la vita eterna. Di conseguenza si prega poco, non si frequenta la Chiesa, ci si preoccupa solo dei soldi ecc. b) Vedere la fede e, di conseguenza la Chiesa, come un supermercato dove ognuno prende solo quello che gli interessa, sia come insegnamenti, sia come morale. Quali sono dunque i traguardi da raggiungere? 1. Una fede soprannaturale, che incontra Cristo, che vive di Dio e dei valori divini, eterni. 2. Una fede oggettiva con la capacità di chiedersi che cosa Dio vuole; Non una fede soggettiva dove ognuno “si inventa” i valori. Non “io la penso così”, ma “Gesù Cristo la pensa così” e “la Chiesa cattolica la pensa così”. Faremo grandi e magnifiche scoperte e ritroveremo il gusto di valori che non tramontano. La prossima benedizione natalizia delle famiglie vuole significare anche una ventata di fede che entra nelle nostre case e le consacra all’ospite divino che è Cristo. Don Angelo VITA DI CHIESA " Q UE LLE M AN I DI FRATELLI" L'ULTIMO INCONTRO TRA I L C AR DI N AL M AR T I N I E BENEDETTO XVI È un video girato con un cellulare. Dura un pugno di secondi. Risale a giugno, quando Benedetto XVI venne a Milano e, lontano dalle telecamere, incontrò per l’ultima volta il cardinale Martini... Vale la pena di andarlo a guardare. Dunque, in una stanza dell’arcivescovado di Milano Carlo Maria Martini attende il Papa. Si è alzato in piedi per salutarlo, sforzo che gli deve essere costato grande fatica. Il Papa arriva. Martini allunga la mano destra a prendere quella di Benedetto. Ma questi gli va incontro di slancio, col calore con cui si stringe un amico che non si vede da tanto. Invece che prendere semplicemente la mano del cardinale, Benedetto alza la sua ad afferrarlo per la spalla, e poi a serrarlo a sé. Il volto elegante di Martini – già come, nella sofferenza, scomposto e reso altro da quello che ricordavamo – si china su quello del Papa. Qui non si vede bene: Martini gli bacia la guancia, oppure gli sussurra qualcosa? Ma ciò che è bello osservare è il gioco silenzioso delle mani... Ma cosa permette un abbraccio così, quando, passati gli ottanta, due uomini si ritrovano uno di fronte all'altro, ben conoscendosi nelle passioni e nei limiti di ognuno? Non basta una generosità vaga, un buonismo che chiuda gli occhi sulle incomprensioni. C’è qualcosa di più in quell'abbracciare l’uno, e attaccarsi l’altro. C’è il riconoscere reciproco, nella faccia dell’altro, un testimone. Un ritrovarsi a ottantacinque anni vecchi fratelli, e cercatori dello stesso tesoro. C’è Cristo in quell'abbraccio, nel gioco di quelle mani segnate dal tempo. E questa è - al di là di tutti i suoi peccati - la Chiesa: Cristo portato fra gli uomini con la propria povera faccia, vasi di creta eppure riempiti misteriosamente di oro. Questa - con tutti i suoi peccati - è la Chiesa. La cui essenza stranamente sfugge ai più acuti indagatori di Vatileaks. C’è dell’altro, nella Chiesa, che non è misurabile nei termini con cui si pesa un partito, un’ideologia o una multinazionale. Guardateli quei due vecchi, e come Martini sembra ancorarsi a Benedetto. C’è un altro lì dietro, testimone e garante: di un amore umanamente incomprensibile, che dura per sempre, che non tradisce, che ostinatamente perdona. tratto dall'articolo di Marina Corradi apparso su “Avvenire” del 6 settembre 2012 AN N O DE LLA F E DE “La “porta della fede” (cfr At 14,27) che introduce alla vita di comunione con Dio e permette l’ingresso nella sua Chiesa è sempre aperta per noi. È possibile oltrepassare quella soglia quando la Parola di Dio viene annunciata e il cuore si lascia plasmare dalla grazia che trasforma. Attraversare quella porta comporta immettersi in un cammino che dura tutta la vita ”. Queste le frasi iniziali del motu propriu con cui il Santo Padre Benedetto XVI ha indetto l’apertura dell’ Anno della Fede per il periodo intercorrente tra l’11 ottobre 2012 e il 24 novembre 2013. Un periodo di profonda meditazione per la Chiesa tutta, ma non solo, per riscoprire le basi della fede in Cristo, Nostro Signore. Una fede che, purtroppo, come ricorda lo stesso Santo Padre, è in questi tempi sempre più spesso svuotata del significato ultraterreno; e considerata soltanto per le conseguenze “ sociali, culturali, e politiche”, che da essa promanano, contribuendo così ad acuire quella crisi di coscienza che ha ormai travolto tutto l’Occidente. Se, d’altronde, noi Cristiani siamo le lucerne del mondo, come può il mondo essere illuminato se la nostra fede si spegne? Come può il mondo giungere alla salvezza, se noi smettiamo di testimoniare l’annuncio che porta alla salvezza? Come può la Samaritana attingere al pozzo della vita eterna, se il discepolo di Cristo è impegnato solo ad attingere l’acqua dal pozzo scavato nella terra? Queste sono le preoccupazioni che devono colpire ognuno di noi, e che debbono indirizzarci verso una nuova evangelizzazione della realtà circostante, ormai avviluppata ad uno sterile materialismo che umilia l’umana natura; e che pare quasi rischiare un ritorno alla bestialità dei paganesimi precedenti l’Annuncio della Buona Novella, portato ai confini del mondo grazie al sangue di tanti e tanti martiri, che la Santa Sposa di Cristo porta sul proprio manto come fossero i più belli tra i gioielli. Possiamo forse rimanere muti, di fronte alla grazia ricevuta da parte del Signore? No, naturalmente! E allora si proclami la fede; si dica nella luce ciò che viene proclamato nelle tenebre; si predichi dai tetti ciò ch’è ascoltato nell’orecchio: questo è il proposito per cui il Santo Padre ha proclamato l’Anno della Fede, simbolicamente a cinquant’anni dall’apertura del Concilio Vaticano II, evento rilevantissimo all’interno della storia della Chiesa. Un evento che è stato purtroppo spesso incompreso, e in seguito al quale Paolo VI, nel ’67, fu portato a proclamare il primo “Anno della Fede”, proprio per porre l’accento sulla necessità di mantenersi saldi nella testimonianza di salvezza e per statuire che, contrariamente a quanto sosteneva parte del popolo di Dio, troppo interessato alle istanze sociali e troppo poco all’Annuncio del Verbo, il Cristianesimo non può e non deve ridursi ad una semplice organizzazione di volontariato, ma deve piuttosto essere, attraverso la Sposa di Cristo, testimone di trascendenza. Testimone sempre e comunque, anche nelle situazioni più difficili; memore del sacrificio del Golgota, ripetuto in ogni Messa, in ogni celebrazione eucaristica. E allora riscopriamo in questo Anno l’importanza del Depositum Fidei, della Tradizione, della liturgia, e, soprattutto, dell’Eucarestia, "il culmine verso cui tende l'azione della Chiesa e insieme la fonte da cui promana tutta la sua energia". E allora, come Maria, saremo beati, perché avremo creduto. Giuseppe Colombo ALLA SCOPERTA DEL DIO VICINO LETTERA PASTORALE DELL'ARCIVESCOVO Lettera pastorale, uno dei tanti modi con cui la Chiesa, nella nostra diocesi nella persona dell’arcivescovo Angelo Scola, comunica con i suoi fedeli. E quest’anno, in un periodo di forte crisi di valori morali ma anche di pesanti sacrifici economici, il nostro arcivescovo esorta tutti noi ad andare “Alla scoperta del Dio vicino”, un Dio che è sempre vicino a tutti noi, che attende solo un nostro cenno per accoglierci come suoi figli, quali del resto siamo. Scoprire Dio, o anche ritrovarlo, non è poi così difficile, gli strumenti li abbiamo tutti, dobbiamo solamente “concentrarci sul nostro rapporto con Gesù”. Per molti sarà sicuramente una vera scoperta, per chi magari ha sempre vissuto nella convinzione di bastare a se stesso oppure per chi semplicemente non ha mai avuto l’occasione di condividere la propria vita con Dio. Per altri invece sarà una riscoperta, un riavvicinarsi all’amore che il Signore ci dà sempre e comunque, qualunque siano le nostre debolezze. I modi di scoprire o riscoprire Gesù, che questa lettera ci espone possono essere straordinariamente semplici come la preghiera, semplice e diretta sia in maniera personale che in famiglia, oppure un momento di silenzio e di meditazione, in un tempo dove pare che per il per silenzio non ci sia più spazio. Ma possono essere anche più strutturati come la frequentazione del Catechismo a tutte le età o dei Gruppi di Ascolto, strumenti quanto mai fondamentali per la crescita della nostra fede. Dio è per tutti, come ci ricorda il nostro Cardinale, e davanti a tutti si dona con benevolenza; basta riscoprire l’essenza della nostra fede (non a caso l’anno pastorale ha come tema centrale proprio la Fede), senza vergognarsi di nulla anzi, testimoniando con le parole e con i fatti in che cosa crediamo. Cristian Brambilla VIAGGIO APOSTOLICO DI BENEDETTO XVI IN LIBANO La breve visita di Benedetto XVI in Libano, tra il 14 e il 16 settembre, è stata importante per il piccolo Paese mediorientale e in generale per tutta la Chiesa di quella parte del mondo. Ma non solo. Nei suoi discorsi il Santo Padre ha spesso posto in evidenza come il Libano sia un esempio di convivenza, che dimostra “a tutto il Medio Oriente e al resto del mondo” la possibilità di un “dialogo rispettoso tra i cristiani e i loro fratelli di altre religioni” sullo stesso territorio nazionale. E proprio durante la permanenza in Libano del Papa il mondo guardava con preoccupazione alla Siria, Paese confinante in cui l'auspicata pace è ancora lontana. In Libano convivono da secoli cristiani (maroniti, ortodossi, cattolici, armeni, copti, caldei) e musulmani (sunniti, sciiti e ismaeliti), e questa mescolanza, sia etnica che religiosa, è inserita nella Costituzione, non come un limite, ma come un elemento caratterizzante il popolo stesso. Ai giovani musulmani, radunati fianco a fianco a quelli cristiani in una sorta di “miniGMG” mediorientale, Benedetto XVI ha detto: «[...]Vi ringrazio per la vostra presenza che è così importante. Voi siete con i giovani cristiani il futuro di questo meraviglioso Paese e dell’insieme del Medio Oriente. Cercate di costruirlo insieme! E quando sarete adulti, continuate a vivere la concordia nell’unità con i cristiani. Poiché la bellezza del Libano si trova in questa bella simbiosi. Bisogna che l’intero Medio Oriente, guardando voi, comprenda che i musulmani e i cristiani, l’Islam e il Cristianesimo, possono vivere insieme senza odio, nel rispetto del credo di ciascuno, per costruire insieme una società libera e umana. È tempo che musulmani e cristiani si uniscano per mettere fine alla violenza e alle guerre». Un messaggio che anche noi dobbiamo ascoltare per imparare a convivere con gli altri. Nick DIACONATO PERMANENTE, UNA RISORSA PER LA C H I E SA RIPRISTINATO 25 ANNI FA IN DIOCESI UN MINISTERO CHE HA ORIGINI ANTICHE. Il 25° anniversario del ripristino nella Diocesi di Milano del Diaconato permanente è stato celebrato con una festa domenica 23 settembre presso il Seminario di Venegono. All’incontro è intervenuto il Vicario generale, monsignor Mario Delpini. Sono stati invitati i diaconi, le loro famiglie, le loro comunità, tutte le altre comunità, i presbiteri, i consacrati e le consacrate. È stato accolto ufficialmente anche il nuovo Rettore del Diaconato, don Giuseppe Como, che sostituisce don Luca Bressan, recentemente giunto a termine dell’incarico. È stato un anniversario importante per i diaconi permanenti ambrosiani, che festeggiano i 25 anni del ripristino del loro ministero nella nostra Diocesi. Era infatti il 17 settembre 1987 quando il cardinale Carlo Maria Martini lo istituì ufficialmente con Decreto arcivescovile. Sono passati cinque lustri, il cammino è stato lungo e a tratti faticoso per cercare di delineare la vera identità del diacono e comprendere sempre più a fondo la sua collocazione ecclesiale. Il diaconato permanente è uno dei frutti del Concilio Vaticano II, il quale ha affidato alle singole diocesi il compito di decidere se reintrodurlo dopo la sua scomparsa alla fine del primo millennio cristiano. La Chiesa di Milano non è stata tra le prime in Italia a ripristinare il diaconato; in Lombardia è stata preceduta da Brescia, che ha iniziato nel 1982. Il cardinale Martini, che ha deciso il ripristino in Diocesi, ne parlava come di una decisione presa - diciamo così - “sulla fiducia”: fiducia nella Chiesa che a sua volta ha interpretato la volontà di Gesù e fiducia nelle scelte del Vaticano II. Il diacono è un ministro ordinato, cioè riceve il sacramento dell’Ordine nel suo primo grado. Si pone così al servizio della Chiesa, collaborando con il vescovo e con i presbiteri, come “icona vivente di Cristo servo”, per richiamare a tutti i battezzati la vocazione al servizio. Tre ambiti definiscono l’attività del diacono: la Parola, la liturgia e la carità. Concretamente, il diacono è impegnato nella catechesi e nella preparazione ai sacramenti; svolge un servizio nelle celebrazioni liturgiche, in particolare proclamando il Vangelo e amministrando il Battesimo; anima la vita di carità delle comunità cristiane, spesso nell’ambito della Caritas o della pastorale della salute, accanto ai poveri, ai sofferenti, agli emarginati. Dal 1990 nella nostra Diocesi sono stati ordinati 120 diaconi permanenti. A questi, il 29 settembre se ne sono aggiunti altri 7, di cui 6 sposati e padri di famiglia. I diaconi sono nella maggior parte sposati, e mettere insieme le due vocazioni non è facile. Si tratta di un impegno non solo del diacono, ma anche della moglie e un po’ di tutta la famiglia, occorre ricreare nuovi equilibri. L’esperienza mostra come la vita del diacono e della sua sposa diventi più complessa, ma anche più ricca. Paradossalmente la vita coniugale deve sopportare maggiori fatiche, ma trova anche energie nuove e insospettate. La chiamata diaconale è rivolta a tutti, specialmente a chi, già presente nel mondo del lavoro e spesso anche della famiglia, si sente attirato dal Signore a compatire con gli ultimi, ad accostarsi a loro per meglio vivere il comandamento dell'amore. Nella speranza di nuove e feconde vocazioni diaconali, un affettuoso saluto, Antonio Mottana, diacono NUOVO VICARIO PER LA ZONA PASTORALE DI MONZA: PADRE PATRIZIO GARASCIA Padre Patrizio Garascia è nato a Bernate Ticino (Mi) il 14 febbraio 1960. Ordinato prete il 9 giugno 1984, è stato vicario parrocchiale a S.Nicolao de la Flue. Dal 1990 è tra gli Oblati Missionari. Dal 2006 è Superiore degli Oblati Missionari (Rho). Le sua nomina è diventata effettiva il 29 giugno, festa dei SS. Pietro e Paolo. L'annuncio della nomina è avvenuto la mattina del Giovedì Santo, durante la Messa Crismale in Duomo. Padre Patrizio è stato ospite della nostra Parrocchia in occasione della Missione al Popolo del 1995. Ricorda con affetto quell’esperienza quando incontrò i molti giovani arosiani. CR E M AZ I O N E : FACCIAMO CHIAREZZA Per una serie di motivi, che non stiamo a elencare, si va diffondendo sempre più anche da noi l’uso della cremazione, talvolta con alcune scelte che la Chiesa non approva. Utilizzando il nuovo rituale romano, vediamo di farci qualche ragionamento. Inizia così: “La Chiesa cattolica ha sempre preferito la sepoltura del corpo dei defunti come forma più idonea a esprimere la pietà dei fedeli verso coloro che sono passati da questo mondo al Padre, e a favorire il ricordo e la preghiera di suffragio da parte di familiari e amici. Attraverso la pratica della sepoltura nei cimiteri, la comunità cristiana – facendo memoria della morte, sepoltura e risurrezione del Signore – onora il corpo del cristiano, diventato nel Battesimo tempio dello Spirito Santo e destinato alla risurrezione. Simboli, riti e luoghi della sepoltura esprimono dunque la cura e il rispetto dei cristiani per i defunti e soprattutto la fede nella risurrezione dei corpi. Tuttavia, in assenza di motivazioni contrarie alla fede, la Chiesa non si oppone alla cremazione”. Esprime poi motivate perplessità di fronte alla prassi di spargere le ceneri: “La prassi di spargere le ceneri in natura, oppure di conservarle in luoghi diversi dal cimitero, come ad esempio, nelle abitazioni private, solleva non poche domande e perplessità”. I motivi sono facili da capire: il caso di spargimento delle ceneri esprime una concezione panteistica (cioè: tutto è Dio) o naturalistica (cioè: fuori dalla natura sensibile non esiste nulla). Nel caso di conservazione in casa si impedisce alla comunità la preghiera sul defunto e il suo ricordo. Il rituale poi insiste sulla visione cristiana: 1. Fede nella risurrezione dei morti. La dottrina tradizionale ci ricorda che al momento della morte l’anima va incontro a Dio. Alla fine anche i corpi rivivranno, come è stato per Gesù. 2. Dignità del corpo. Il corpo, mediante il Battesimo, è diventato tempio dello Spirito Santo. Questa eccelsa dignità viene conservata anche dopo la morte. Ricordiamo che al funerale la salma viene incensata proprio ricordando questa dignità regale. Questo spiega anche il culto delle reliquie. 3. Cimiteri: luogo della memoria. Fin dai primi tempi le tombe degli apostoli e dei martiri sono state contrassegnate con i nomi e i simboli della memoria e della risurrezione. I cimiteri divennero luoghi di culto e di pellegrinaggio. Mantenere viva la memoria dei defunti e ricordarsi di loro è per le persone in lutto una consolazione e un aiuto. 3. Cimiteri: luogo della testimonianza della risurrezione. La potenza della risurrezione oltrepassa ogni limite umano e non è ostacolata dalle modalità di sepoltura. Tuttavia, non solo la celebrazione delle esequie, ma anche le forme di sepoltura e gli stessi cimiteri devono testimoniare la fede in Dio e la speranza della risurrezione. Vengo poi date le opportune indicazioni pastorali, cioè di comportamento. Riportiamo le più importanti: 1. La Chiesa raccomanda vivamente che si conservi la pia consuetudine di seppellire i corpi dei defunti. La Chiesa permette la cremazione se tale scelta non mette in dubbio la fede nella risurrezione (Catechismo Chiesa Cattolica n. 2301) 2. Il fedele che abbia scelto la cremazione, nello spirito di cui sopra, ha diritto alle esequie ecclesiastiche […] 3. La celebrazione liturgica delle esequie preceda la cremazione […] 4. […] 5. Anche nel caso della cremazione, dopo le esequie il sacerdote, il diacono o il laico incaricato accompagnino il feretro […] 6. La cremazione si ritiene conclusa solo al momento della deposizione dell’urna nel cimitero. Pertanto, se i familiari lo desiderano e ciò è possibile, il sacerdote, il diacono o il laico incaricato si rendano disponibili per la preghiera di benedizione del sepolcro al momento della deposizione dell’urna con le ceneri. In caso contrario siano i familiari o gli amici ad accompagnare questo ultimo atto con la preghiera cristiana. Sempre nello stile della fede nella risurrezione mi sento in dovere di aggiungere: 1. È mancanza di rispetto per gli altri defunti portare via i fiori dalle loro tombe per depositarli sulle proprie. Inoltre il peccato di furto non è una forma di suffragio, ma di prepotenza e di esibizione di fronte alla gente. 2. È buona cosa visitare i cimiteri, ma sempre pregando. 3. Cosa ancora più grande è partecipare alle Messe, perché, mentre al cimitero ci sono i resti mortali, a Messa – per la Comunione dei Santi – ci si incontra in modo invisibile, ma reale, con i propri defunti che sono in Dio. 4. E a loro suffragio far celebrare Ss. Messe. Don Angelo VITA DI PARROCCHIA FESTA DELL'ADDOLORATA UN OSSIMORO CHE SPIEGA LA VITA Chi per lavoro o per passione letteraria ha una qualche dimestichezza con le figure retoriche potrà dire che il titolo di questa articolo è un ossimoro (ossia l'accostamento di due parole che esprimono concetti opposti). Ma non si tratta solo di un titolo...il problema è che la Parrocchia di Arosio vive in settembre quello che a prima vista pare proprio un ossimoro, un paradosso. Può infatti una festa, con i suoi momenti di gioia, risate, cucina, musica... essere intitolata a Maria Addolorata? Proprio a Lei, la Mater dolorosa, quella che sta "iuxta crucem" davanti al Figlio morto? Non sembra una contraddizione in termini? Non è forse vero che quando festeggiamo, anche in famiglia o con gli amici, preferiamo dimenticare (per un po' di tempo almeno) ciò che ci dà dispiacere o ci fa soffrire? Cosa c'entra la festa col dolore? Qui sta la profonda conoscenza del cuore umano propria di Cristo e dei suoi, i cristiani. La festa dell'Addolorata ci sembra rispondere che si può vivere la festa senza dimenticare nulla, nemmeno il dolore e la morte. Proprio così: durante le due settimane dei festeggiamenti in onore dell'Addolorata la comunità ha vissuto tanti momenti di festa che non hanno avuto bisogno di dimenticare nulla. Abbiamo ricordato la cara suor Regina con la fiaccolata da Erba, abbiamo festeggiato don Angelo con i suoi 45 anni di Messa, abbiamo cantato con le "Varie età" dell'oratorio, mangiato prelibatezze grazie alla cucina, pensato agli ammalati, fatto il karaoke, ci siamo commossi di fronte alla testimonianza di una guarigione inspiegabile di Lourdes....Insomma un periodo vissuto intensamente. E senza dimenticare nessun aspetto della vita: da quelli lieti e giocosi a quelli seri e dolorosi. Solo con Cristo, infatti, si può vivere una festa, anzi una vita così: che non dimentica nulla della realtà e tutto abbraccia, perché tutto è abbracciato da Dio. Chi vive così sperimenta la pace. La pace – Claudel lo farà dire ad Anna Vercors di fronte al cadavere della figlia Violaine nell’"Annuncio a Maria" – "chi la conosce, sa che gioia e dolore in parti uguali la compongono". Pino DANILA CASTELLI AD AROSIO Il suo nome a molte persone potrebbe non dire nulla, ma Danila Castelli è la 68° persona che il Bureau Medical di Lourdes ha dichiarato protagonista di una guarigione inspiegabile: almeno in base alle cognizioni fin qui acquisite dalla patologia medica. Abbiamo avuto il privilegio di averla qui ad Arosio il 12 settembre nell’ambito delle iniziative culturali e liturgiche che hanno accompagnato lo svolgersi della Festa della Madonna Addolorata, compatrona della nostra Parrocchia. Di fronte ad un nutrito pubblico, Danila, che è anche Sorella di Carità dell’Unitalsi, era accompagnata da don Emilio Carrera, parroco di San Lanfranco a Pavia e sacerdote unitalsiano. Nel corso della serata Danila ci ha raccontato l’esperienza della sua malattia, l’angoscia che l’ha accompagnata nel prenderne coscienza, anche in considerazione della sua giovane età e dei figli ancora in tenera età, e della gioia per la successiva ed inaspettata guarigione. Nell’esposizione è emersa la sua granitica fede in Dio, attraverso l’affidamento a Maria, nonostante le terribili sofferenze causate, oltre che dal male, anche dai numerosi interventi chirurgici ai quali si è dovuta sottoporre, che l’hanno mutilata nel fisico ancor prima che nel morale. Il personale “calvario” di Danila ha avuto inizio nel 1981 e si è protratto per otto lunghissimi anni, fino al mese di maggio 1989 quando, insperatamente, ha potuto sentirsi accarezzata da Maria; quello che sembrava dovesse essere il suo ultimo pellegrinaggio, si è rivelato invece l’inizio della sua testimonianza di fede. Ha avuto quindi inizio la rigorosissima indagine condotta dal Bureau Medical che si è conclusa con la comunicazione mediante la quale, il 10 febbraio 2012, è stato dato mandato al vescovo di Lourdes e Tarbes Mons Jacques Perrier di comunicarne gli esiti a Mons. Giovanni Giudici, vescovo di Pavia. Egli a sua volta ne ha dato comunicazione alla diocesi, di fatto ufficializzando la straordinarietà della guarigione. Don Emilio Carrera ha poi contribuito a spiegare il “messaggio di Lourdes e di Bernadette” attraverso il racconto di alcune significative esperienze vissute durante i pellegrinaggi Unitalsi, che da 40 anni lo vedono splendido animatore liturgico, oltre che “compagno di viaggio”, di tantissimi ammalati con i quali sa condividere empaticamente il peso della malattia, nella preghiera, ma anche nella gioia. Ha sottolineato la bellezza del pellegrinaggio a Lourdes e le grandi ricchezze ed opportunità di crescita spirituale che ne otterrebbero tanti adolescenti e giovani delle nostre comunità cristiane, se vi partecipassero in spirito di servizio, assistendo ammalati e disabili. A questo scopo ci sono UNITALSI ed analoghe associazioni. Sarebbe bello che anche tra i ragazzi della nostra parrocchia uscissero nuove dame e barellieri. Gianni Giussani ANNO DELLA FEDE: E TU CHE COSA FAI? Papa Benedetto XVI chiama la Chiesa cattolica a celebrare l’Anno della Fede in occasione del cinquantesimo anniversario del Concilio Ecumenico Vaticano II. E chiede a tutti una seria riflessione sulla propria fede. Ognuno di noi deve sentirsi chiamato in causa, in quanto abbiamo varcato la soglia della fede diventando cristiani con il dono del Battesimo. Ma attraversare quella porta significa immettersi in un cammino che dura tutta la vita. E allora lasciamoci guidare dal nostro Papa che ci invita ad una autentica conversione, e non sprechiamo questa opportunità che ci viene offerta. A che punto è la mia fede? È ferma ancora a quando ho ricevuto i sacramenti dell’iniziazione cristiana? Quanto coinvolge la mia vita? Il cardinal Biffi, in un piccolo libretto intitolato: “ La fortuna di appartenergli. Lettera confidenziale ai credenti” (che varrebbe la pena di leggere) ci svela un segreto: “Grande è la fortuna di essere cristiani […]”. E noi questa fortuna spesso la sciupiamo. Per tornare all’Anno della Fede, la nostra Parrocchia, già da anni (1995), ci fornisce un valido aiuto per accrescere la nostra fede proponendo i Gruppi d’Ascolto della Parola, i famosi GDA; ma ancora forse non sono conosciuti , visto il numero esiguo delle persone che vi partecipano. Che cosa sono i GDA? Sono degli incontri per avvicinarci alla Parola di Dio. Come si svolgono? Si legge un brano della Bibbia, che viene spiegato dall’animatore e successivamente i partecipanti discutono, commentano, pregano. Quest’anno leggeremo dei brani del vangelo di Marco che ci mirano a farci riflettere sulla nostra fede. Il tutto si svolge in un clima conviviale. Dove si tengono? In tutto il paese, in casa di una persona che ospita. Sotto trovi l’elenco delle case e degli animatori: cerca quella più vicina a casa tua. ANIMATORE FAMIGLIA OSPITANTE I N DI R I Z Z O Suor Michela Carla Bramani Sandra Nespoli Cristina Mottana Fiora Torricelli Sandra Nespoli Bianca Tagliabue Umberto Clerici Eugenio Borsini Laura Nespoli Laura Nespoli Via Gramsci 5 Domenico Rava Felice Caslini Via Brianza 6 Giovanna Ballabio Cristina Mottana Francesco Terraneo Via Trento 12 Giampiero Nicolini Via Oberdan 1 Stefano Cazzaniga via Oberdan 84/c Cascina S.Isidoro 79 Via Grazioli 5/a Via Lambro 4 Via Don Guanella 3 Perché nelle case e non in Parrocchia? Entrare nella fede è entrare in una casa , in una dimora che ci faccia essere “di casa”, familiari di chi incontriamo. Anche questo è un modo per fare comunità. Quando si tengono? Una volta al mese, solitamente il terzo giovedì , iniziando da ottobre per sette incontri che durano circa un’ora (dalle 21 alle 22). Come ci si iscrive? Contattando l’animatore, o chi ospita, o presentandosi direttamente: non aver paura, sarai il benvenuto. Posso scegliere il gruppo che voglio? Sì, puoi andare dove vuoi, magari insieme ad un amico. I GDA sono solo per donne? Assolutamente no, approfondire la Parola è un invito che Gesù fa a tutti i suoi discepoli; gli uomini si facciano coraggio e partecipino. Ma io già collaboro in Parrocchia, non basta questo? A maggior ragione un collaboratore non può non approfondire la propria fede, seguendo l’invito del Papa. Da genitore, come faccio ad aiutare i miei bambini a crescere nella fede, se ho smesso da anni questo cammino? I GdA possono esserti utili per il tuo cammino di fede. Accogliamo con gioia l’invito del Papa come una grande opportunità che ci viene data per far crescere la nostra fede nel Signore Risorto dedicando a noi stessi una sera al mese , un’ora al mese. È troppo ? Riflettiamo. Gesù aspetta il nostro “sì”; troppe volte riceve da noi un “no”! Don Angelo e il CPP CI SCRIVE SUOR VALENTINA Ciao a tutti, reverendo don Angelo buongiorno!!! Avevo promesso nel mese di luglio che vi avrei scritto da Settimo Milanese, ed eccomi qui!!! Che dire? Sono all’inizio di un’esperienza nuova; i volti da conoscere sono molti, i nomi pure, grande è il paese con le sue due frazioni. Ho cominciato questa nuova esperienza di comunità, direi molto allargata. Le chiese sono quattro, gli oratori tre e le scuole dell’infanzia non ne parliamo. Proprio oggi, memoria degli angeli custodi, c’era la benedizione dei piccoli della scuola dell’infanzia come non tornare per un attimo ad Arosio, ai tanti piccoli, al loro vociare che mi faceva da sottofondo nelle mie lunghe giornate di studio. Come non salutare le maestre e tutto il personale e tutte le mamme e i papà che tanto lavorano per la scuola, da qui tutto il mio sostegno e il mio bene! Lì con voi sono stata due anni, pochi ma anche no, sono stati due anni intensi che mi hanno aiutato molto a capire che c’è da ritornare bambini. È urgente che impariamo a stupirci e a meravigliarci proprio come loro perché il Signore ogni giorno vuole scrivere con noi la storia d’amore più appassionata che l’uomo può vivere. Questo lo auguro in particolare ai giovani, salutando di cuore don Pietro e Laura, è necessario oggi più che mai fermarsi, stare, contemplare le sue opere meravigliose e grandiose che prima di tutto siamo noi. Siamo insieme anche lontani perché chi ci unisce è Lui che scruta e conosce tutti i cuori. Scusate… avevo promesso a Nick qualcosa di serio e strappa lacrime… e quindi… va beh… Sono qui sto cercando di ambientarmi, di guardarmi intorno e di mettere le mani in pasta, come sapete quando si mettono le mani in parrocchia da fare ce n’è eccome!!! La comunità pastorale è molto vivace, di giovani ce ne sono molti. In comunità siamo in tre: io, suor AngelaCarla (la sorella servente) e suor GiovannaRosa. Stiamo imparando a conoscerci, tutte e tre siamo impegnate in diversi settori della comunità pastorale; io mi occupo della pastorale giovanile e comincerò da metà ottobre il centro di ascolto alla Caritas, questo per me è un servizio nuovo che sono certa sarà occasione nuovamente per crescere nella carità. E poi… poi il resto lo conoscerò. Sono contenta di questo nuovo inizio, non perché non mi piacesse stare lì… anzi, sono contenta perché davvero ho la certezza che per me questa è un’opportunità per crescere nella carità e nella fede. Il card. Scola nella lettera pastorale ricorda il noi della fede, quanto è importante e significativo fare memoria grata della ricchezza ricevuta in parrocchia e quanto ci è di stimolo per approfondire ancora di più l’incontro personale ed unico con Cristo. Tanti sono i doni ricevuti ad Arosio e non mancherò di sfruttarli al meglio perché sia Lui ad essere annunciato anche in questo nuovo posto e con le persone che mi farà incontrare. Uniti in Lui, un bacio grande a tutti i piccoli della scuola dell’infanzia, Mi raccomando, tenete da conto sr Michela e sr Luciana. Un grande saluto Un grande grazie Sr Vale VITA D'ORATORIO JUMP! IL SALTO DELLA FEDE IL TEMA PER IL CAMMINO ORATORIANO NELL'ANNO DELLA FEDE C’è un salto che dobbiamo fare perché corrisponde ad una chiamata che ci viene da Colui che ci ama. È il salto della fede, di chi corre incontro al Signore Gesù perché ha sentito la sua voce. È un salto coraggioso che è segno di una scelta risoluta, che riempie il cuore di gioia. Questo salto per i ragazzi dei nostri oratori, in quest’Anno della fede che il Papa ha voluto per la Chiesa, diventa per noi un grido forte: «JUMP!». Prepariamo i ragazzi a fare questo salto, sproniamoli e animiamoli con tutto l’entusiasmo che la nostra fede sa generare e sa trasmettere, dicendo loro: «Salta! Fidati! Balza in piedi, fai “jump!”, come quel cieco sulla strada che parte da Gerico, come Bartimeo, e vieni da Gesù, insieme ai tuoi compagni; chiedigli con fiducia quello che hai nel cuore, non dare nulla per scontato, prega con semplicità, e vedrai che ci sarà una risposta che vale la tua felicità: anche a te Gesù dirà: “Va’, la tua fede ti ha salvato”». Insieme, con la fede che condividiamo nell’unico Dio, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, rinnoveremo la nostra scelta di seguire il Signore lungo la strada che lui va tracciando per noi. L’incontro con il Signore Gesù sarà il cuore di questo Anno oratoriano 2012-2013, che coincide sostanzialmente con l’Anno della fede voluto da Papa Benedetto XVI «per riscoprire la gioia nel credere e ritrovare l’entusiasmo nel comunicare la fede». Anche nei nostri oratori vivremo questo impegno trasmettendo «i contenuti della fede professata, celebrata, vissuta e pregata», e riflettendo con i più giovani «sullo stesso atto con cui si crede», perché insieme, a qualsiasi generazione apparteniamo, possiamo professare la nostra fede. VACANZE ESTIVE RAGAZZI 2012 Con questo testo vi vorrei raccontare delle vacanze che si sono svolte quest’anno a Maranza in Trentino con l’oratorio. Anche se gli iscritti erano diminuiti molto rispetto all’anno scorso, eravamo comunque un gruppo abbastanza “forte” e affiatato. All’interno del nostro gruppo non c’erano distinzioni: sì, c’erano quelli che sopportavano gli scherzi, quelli facilmente irascibili, ragazzi brillanti e quelli un po’ meno, ma eravamo tutti amici e tutti pronti ad aiutarci, soprattutto gli animatori, le mamme e Laura. La giornata era fatta di gite. Io personalmente le ho trovate belle perché, anche se non amo camminare, non erano particolarmente difficili: alcune gite sono state fatte in bicicletta, altre a piedi e in funivia, ma quella che più mi ha colpito è stata quella a Castel Rodengo. C’erano spazi dedicati alla preghiera, altri a giochi insieme; e la sera, dopo aver sparecchiato, pregato e giocato, ci si ritirava nelle camere per giocare oppure per dormire. Spesso i padroni di casa si lamentavano, ma noi siamo ragazzi!! A mio parere, dovevano avere più pazienza. Grazie a questa magnifica esperienza ho scoperto che non bisogna esitare o avere paura o non avere voglia. Un’occasione così è imperdibile!! Giulia VACANZA ADO 2012 Quest'anno ad adolescenti e 18/19enni di Arosio, Carugo e Inverigo è stato proposto un soggiorno di una settimana in Val Senales, in provincia di Bolzano. Siamo partiti il 22 luglio, alloggiavamo in un hotel con piscina, campi da tennis, da calcio, da basket e da pallavolo. Quando non eravamo impegnati in gite sulle splendide montagne che ci circondavano, abbiamo giocato a palla battaglietta (con le regole di Arosio); gli animatori hanno anche organizzato dei gioconi: guerra con le cerbottane, “mokiller”, il gioco horror al buio, la caccia al tesoro... Il resto della giornata prevedeva riflessioni (divisi in gruppi per fasce di età). Tutte le sere ci trovavamo tutti in un’aula per giochi molto divertenti. È stata una bella esperienza. Erica, Marghe, Matteo e Sara CAMPUS CALCIO STELLA AZZURRA Nella settimana dal 19 al 26 agosto 2012 si è svolto il campus calcio estivo Luca Paleari organizzato dai dirigenti del settore giovanile della Stella Azzurra e da alcuni genitori che hanno collaborato con impegno all’iniziativa. L’esperienza è avvenuta a Fraciscio, dove i piccoli atleti nati negli anni che vanno dal 2001 al 2004 si sono prestati con entusiasmo a giornate molto impegnative. Fare sport comprende anche un’educazione allo sport stesso: infatti i nostri allenatori, Adriano Marelli, Alberto Bestetti, Maurizio Delli Carri e Michaela Roncaglio, si sono fortemente impegnati affinché i ragazzi trovassero nella fatica dell’allenamento e nel gioco un’occasione di incontro e condivisione. Ai quotidiani allenamenti, mattutini e pomeridiani, sono stati affiancati momenti di riflessione e preghiera. Questi ultimi hanno valorizzato la figura di Gesù, una figura amica, grazie alla quale abbiamo l’opportunità di vivere momenti come questo nella giusta luce, la luce della Fede. Un ringraziamento va a tutti gli adulti che hanno collaborato affinché questi giorni fossero costruttivi e piacevoli, in particolare al nostro cuoco Gerry Pozzoli e all’aiuto-cuoco Salvatore Delli Carri, socio-fondatore della nostra società sportiva. Oltre a tutte le presenze adulte, un ringraziamento speciale è sicuramente da indirizzare alla presenza dei piccoli atleti, che con gioia, entusiasmo e partecipazione hanno reso possibile quest’esperienza, che si spera riceverà ancora tanto successo nei prossimi anni. Tea VACANZA GIOVANI UPG Anche i giovani vanno in vacanza con l'oratorio? Sì, anche loro. Quest'estate dal 30 luglio al 6 agosto il gruppo giovani dell'Unità di Pastorale Giovanile, guidato da don Pietro, si è diretto in Piemonte, a Sant'Anna di Vinadio, in un angolo delle Alpi Marittime situato tra le valli Stura, Gesso e Tinèe. Ragazze e ragazzi di Arosio, Carugo e Inverigo insieme in una, come sempre, faticosa autogestione in una delle case annesse al bellissimo santuario (nella foto qui sotto) hanno trascorso giorni splendidi tra le montagne di Vinadio che hanno regalato bellissimi panorami di giorno e bellissime stellate la notte; bagni nei laghi di alta montagna ma anche una puntata al mare di Nizza, per non farsi mancare nulla! Il tutto condito da risate, canti, e balli serali... Ovviamente ci sono stati gli appuntamenti giornalieri con la preghiera (lodi, compieta, riflessione sul Vangelo della messa domenicale, celebrata poi, come atto conclusivo della vacanza, nel santuario con la partecipazione dei pellegrini). Sicuramente un'esperienza nuova e ricca di spunti che ci aiuterà a ripartire con il nuovo anno più uniti. La vacanza giovani è il segno che l’unità pastorale giovanile può esistere, basta solo volerlo! Annalisa PELLEGRINAGGI SIAMO ANDATI: A MEDJUGORJE «MARIA, REGINA DELL’AMORE E DELLA PACE» Sabato 18 agosto, alle 5.15, con un gruppo di parrocchiani e don Angelo, iniziamo il tanto atteso viaggio itinerante lungo la penisola balcanica. Visitiamo il tempio nazionale dedicato a Maria Madre e Regina a Monte Grisa, poi su un trenino elettrico e a piedi, le grotte di Postonja. Dopo aver celebrato, nel santuario mariano di Tersatto (luogo in cui sostò per tre anni la casa della Madonna, ora a Loreto), la S. Messa e l’apertura del pellegrinaggio, ammirato i colori della flora, dei laghi e delle cascate, del parco nazionale di Plitvice, il 20 agosto arriviamo a Medjugorje. In quel luogo abbiamo vissuto momenti di intensa commozione: siamo saliti al Podbrdo (la collina delle apparizioni). Sul sentiero della salita ci sono dei pannelli di bronzo raffiguranti i misteri del Rosario. Incamminandoci verso l'alto, con fatica, perché il sentiero è disseminato di grosse pietre, abbiamo pregato il rosario soffermandoci davanti ad ogni pannello e preparandoci ad incontrare, al termine della salita, la statua della Regina della Pace, posta sul luogo delle prime apparizioni. Nel pomeriggio abbiamo visitato la chiesa di Medjugorje, dedicata a San Giacomo apostolo, santo protettore dei pellegrini. Nel piazzale retrostante la parrocchia c'è l'altare esterno dove abbiamo partecipato alla S. Messa e al Rosario. Il giorno dopo abbiamo proseguito il nostro viaggio visitando Mostar, Dubrovnik e Lipica. Fuori programma siamo passati da Redipuglia, dove, con grande emozione, don Angelo ha trovato, al sacrario militare, la targhetta con il nome dello zio Romeo, caduto nella prima guerra mondiale. In serata rientro ad Arosio stanchi, ma con il cuore pieno di gratitudine alla Madonna per questa bella esperienza e per i suoi messaggi che sono una scuola di preghiera, fede, amore e pace. - Enrica e Pietro - A L O UR DE S «BEATA TE MARIA, POICHÉ HAI CREDUTO» Meglio di così non poteva andare il pellegrinaggio diocesano a Lourdes: anzi, è andato benissimo. Anche il tempo ci è stato bastevolmente propizio. E furono due giorni di intensa preghiera e di vicinanza cordiale agli ammalati: Lourdes è la città della sofferenza. Siamo stati presenti alle SS. Messe celebrate dal nostro Cardinale nella basilica di S. Pio X e alla Grotta delle apparizioni, alla recita delle Lodi nella Chiesa di S. Bernadette. Abbiamo toccato con mano come l’Arcivescovo nelle omelie ha saputo abbandonare le sue vesti di maestro e di teologo, per fare pulsare il suo cuore di padre: commovente e stupendo. Ci dispiace solo che don Angelo, per diversi motivi, non fosse con noi: sicuramente anche lui sarebbe stato coinvolto dall’atmosfera intensamente umana e sentitamente religiosa; ne valeva veramente la pena. Alla Grotta di Massabielle abbiamo ricordato tutta la nostra Comunità parrocchiale, deponendo nelle mani della Madonna i disagi e le sofferenze, ma particolarmente le speranze di tutti. Un grazie sincero a Padre Davide che ha condiviso con noi questa bella esperienza. - I pellegrini - AN DR E M O : A C O LLE D O N B O SCO 13 OTTOBRE‘12 Nel mese missionario e dedicato alla Madonna del Rosario andremo a visitare i luoghi dove è nato san Giovanni Bosco e a riscoprire le origini della sua straordinaria personalità e della sua opera diffusa in tutto il mondo. “La gioia è la più bella creatura uscita dalle mani di Dio dopo l’amore” (Don Bosco) A ROMA 9-10-11 NOVEMBRE ’12 Con la nostra corale per il convegno nazionale Scholae Cantorum, con udienza del S. Padre in Aula Paolo VI. PELLEGRINARE NELL’ANNO DELLA FEDE Stiamo organizzando per l’Anno della Fede un pellegrinaggio in Terra Santa, nel prossimo aprile 2013. Il pellegrinaggio oggi può diventare l’occasione per riorientare il proprio cammino di fede, per conoscere le nuove culture e contemplare la bellezza del creato. Alla scoperta delle radici cristiane, aperti al dialogo con ogni uomo “siamo invitati a guardare alla vita e alla storia come a un pellegrinaggio verso il Padre… L’esistenza è un cammino verso una patria promessa… (Carlo Maria Martini) GRUPPI GRUPPO MISSIONARIO Tempo fa abbiamo inviato, in collaborazione con un altro gruppo di volontariato, scatoloni di indumenti al carcere di Velletri (vicino a Roma). Abbiamo ricevuto dalla Suora che ne aveva fatto richiesta una lettera di ringraziamento commovente che desideriamo fare conoscere: Adesso che siamo tornati dalle vacanze, eccomi a voi per ringraziare le persone che ci hanno fatto pervenire “l’enorme dono”. Con il vostro aiuto abbiamo cooperato ad asciugare molte lacrime e abbiamo potuto vedere nel volto di “tanti crocefissi”un sorriso. Vi ho disturbato con “amorosa violenza” per vestire, come dice padre Turoldo, l’ignudo, per essere dentro l’ultima beatitudine, quella che conclude la storia del mondo. Perché il mondo termina così “venite benedetti dal Padre mio e possedete il Regno: perché ebbi fame e […] ero ignudo e voi mi vestiste”. L’urlo del povero, ha detto Paolo VI, è tanto grande da raggiungere il cielo; allora facciamogli strada. Sono orgogliosa di avere amici aperti al mondo nel suo continuo divenire e lieti di servire il Signore anche in un cammino fragile e fallibile. Che ci siano sempre tante persone come voi, che in un momento della loro vita decidono di “fermarsi” accanto a persone ferite, umiliate e disperate, e di sporcarsi le mani mettendosi “gratuitamente” al loro servizio. Continuiamo a ricoprire con la veste dell’AMORE anche le persone che incontriamo nella loro nudità e nella loro vergogna perché si sentano protette. GRAZIE a tutti, il Signore è lì con VOI. “Dove due o tre sono insieme nel nome mio, lì ci sono anch’io”. Vi abbraccio tutti Sorella Michela S.M.R. CULTURA “Don Camillo” rispose con voce pacata il Cristo “Non ti lasciare suggestionare dal cinema e dai giornali. Non è vero che Dio ha bisogno degli uomini: sono gli uomini che hanno bisogno di Dio. La luce esiste anche in un mondo di ciechi. È stato detto ‘hanno gli occhi e non vedono’; la luce non si spegne se gli occhi non la vedono.” “Signore: perché quella ragazza si comporta così? Perché per ottenere una cosa che potrebbe facilmente avere soltanto se chiedesse, deve estorcerla, carpirla, rubarla, rapinarla?” “Perché, come tanti giovani, è dominata dalla paura d’essere giudicata una ragazza onesta. È la nuova ipocrisia: un tempo i disonesti tentavano disperatamente d’essere considerati onesti. Oggi gli onesti tentano disperatamente d’essere considerati disonesti.” Don Camillo spalancò le braccia: “Signore, cos’è questo vento di pazzia? Non è forse che il cerchio sta per chiudersi e il mondo corre verso la sua rapida autodistruzione?” “Don Camillo, perché tanto pessimismo? Allora il mio sacrificio sarebbe stato inutile? La mia missione fra gli uomini sarebbe dunque fallita perché la malvagità degli uomini è più forte della bontà di Dio?” “No, Signore. Io intendevo soltanto dire che oggi la gente crede soltanto in ciò che vede e tocca. Ma esistono cose essenziali che non si vedono e non si toccano: amore, bontà, pietà, onestà, pudore, speranza. E fede. Cose senza le quali non si può vivere. Questa è l’autodistruzione di cui parlavo. L’uomo, mi pare, sta distruggendo tutto il suo patrimonio spirituale. L’unica vera ricchezza che, in migliaia di secoli, aveva accumulato. Un giorno non lontano si ritroverà esattamente come il bruto delle caverne. Le caverne saranno alti grattacieli pieni di macchine meravigliose, ma lo spirito dell’uomo sarà quello del bruto delle caverne. “Signore: la gente paventa le armi terrificanti che disintegrano uomini e cose. Ma io credo che soltanto esse potranno ridare all’uomo la sua ricchezza. Perché distruggeranno tutto e l’uomo, liberato dalla schiavitù dei beni terreni cercherà nuovamente Dio. E lo ritroverà e ricostruirà il patrimonio spirituale che oggi sta finendo di distruggere. Signore, se questo è ciò che accadrà, cosa possiamo fare noi?” Il Cristo sorrise. “Ciò che fa il contadino quando il fiume travolge gli argini e invade i campi: bisogna salvare il seme. Quando il fiume sarà rientrato nel suo alveo, la terra riemergerà e il sole l’asciugherà. Se il contadino avrà salvato il seme, potrà gettarlo sulla terra resa ancor più fertile dal limo del fiume, e il seme fruttificherà, e le spighe turgide e dorate daranno agli uomini pane, vita e speranza. “Bisogna salvare il seme: la fede. Don Camillo, bisogna aiutare chi possiede ancora la fede a mantenerla intatta. Il deserto spirituale si estende ogni giorno di più; ogni giorno nuove anime inaridiscono perché abbandonate dalla fede." Giovannino Guareschi in “È di moda il ruggito della pecora”, pubblicato su Oggi n. 45 del 10 novembre 1966 ANAGRAFE NATI ALLA VITA DIVINA 04.04.2012 05.08.2012 25. Merolla Giosuè 25.03.2012 05.08.2012 26. Besana Gabriele 06.06.2012 02.09.2012 27. Moglia Lorenzo 23.04.2012 02.09.2012 SPOSATI IN CRISTO nato il battezzato il 17. Sala Pietro 22.04.2011 24.06.2012 18. Cattaneo Gaia 09.04.2012 01.07.2012 19. Corbetta Gaia 20.02.2012 01.07.2012 20. Pozzoli Andrea 07.03.2012 01.07.2012 21. Motta Emma 29.03.2012 01.07.2012 22. Zennaro Aila 12.04.2012 08.07.2012 23. Caporali Azzurra 23.04.2012 15.07.2012 24. Corbetta Danilo 4. Savino Angelo / Marotta Angela 14.07.2012 5. Bugatti Daniele / Moncada Laura 20.07.2012 6. Lucon Omar / Zaniboni Michela 21.07.2012 7. D’Ambra Roberto / Bosisio Lidia 28.07.2012 8. Ronchi Marco / Nobile Anna 08.09.2012 9. Maramani Jar / Ognibene Stefania 10.09.2012 10. Aquilia Roberto / Palma Federica 15.09.2012 CHIAMATI DAL PADRE Il anni 22. Cerati Maria 21.06.2012 83 23. Nicoletti Maria 22.06.2012 75 24. Pozzoli Beniamino 25.06.2012 73 25. Bellotti Giovanna 29.06.2012 82 26. Arrigoni Amleto 04.07.2012 86 27. Colombo Albertina 19.07.2012 86 28. Sandon Lucia 21.07.2012 92 29. Mascheroni Giansandro 27.07.2012 70 30. Turati Annamaria 22.08.2012 31. Sacco Lorenzo 27.08.2012 32. Brambilla Mario 30.08.2012 33. Spinelli Susanna 10.09.2012 53 93 76 75 Per la realizzazione di questo bollettino ringraziamo: REDAZIONE Don Angelo, Giuseppe Colombo, Nicola Pensa, Alessandra Pozzoli, Virginia Tanzi COPERTINA Giorgio Sala IMPAGINAZIONE Nicola Pensa STAMPA Chiara Amabile FASCICOLAZIONE Giampiero Longoni ANAGRAFE Fiora Torricelli HANNO COLLABORATO A QUESTO NUMERO don Angelo, Giuseppe Colombo, Cristian Brambilla, Nicola Pensa, Antonio Mottana, Pino Proserpio, Gianni Giussani, Suor Valentina Dissimile, Giulia Bestetti, Erica Trabattoni, Margherita Roner, Matteo Proserpio, Sara Dall'Ozzo, Mattea Rinaldi, Annalisa Borsini Per inviare articoli o commenti usare la mail [email protected] “La Fontana del Villaggio” può essere ritirata agli ingressi della chiesa. Nessuno è obbligato a fare abbonamenti o a dare offerte. Le persone sensibili alla vita della Parrocchia tengano comunque in considerazione i costi che abbiamo. Per cui chi vuole dare un’offerta fa un’opera di bene e la può versare, anche “una tantum”, in busta chiusa da mettere nelle cassette della chiesa, con una scritta che permetta di identificare la destinazione dell’offerta. Grazie!