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LA FONTANA
del villaggio
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Anno XXIII n° 3
luglio-agosto-settembre 2012
SOMMARIO
Editoriale
Parola del parroco
pag. 2
Vita di Chiesa
Cardinal Martini
pag. 4
Anno della Fede
pag.6
Lettera pastorale
pag.8
Papa in Libano
pag.9
Diaconato permanente
pag.10
Nuovo vicario
pag.12
Norme sulla cremazione
pag.13
Vita di parrocchia
Addolorata
pag.16
Conferenza Castelli
pag.17
Gruppi d'ascolto
pag.19
Saluto Suor Valentina pag.22
Vita d'oratorio
Jump!
Vacanze estive
Pellegrinaggi
Gruppi
Gruppo missionario
Cultura
Anagrafe
pag.29
pag.25
pag.28
pag.31
pag.32
pag.34
BOLLETTINO DELLA PARROCCHIA SS. NAZARO E CELSO - AROSIO
“LA PAROLA DEL PARROCO”
L’11 ottobre si è aperta la
Porta della Fede. Stiamo
vivendo un anno
estremamente importante, che
ci deve togliere dalle sacche
del dubbio e della critica
vuota e ci deve dare lo
slancio della Fede che fa
bella la vita. Troverete in
questo numero un articolo che
commenta il Motu Proprio del
Papa, dal titolo “Porta Fidei”
(La porta della fede) e un
altro che commenta la
Lettera Pastorale dell’Arcivescovo Scola: “Alla
scoperta del Dio vicino”. Quindi qui non devo
fare commenti, ma un paio di osservazioni:
a) La secolarizzazione, cioè pensare che la
vita si esaurisca qui sulla terra e poi non ci
sia più nulla (e che prende anche il nome di
nichilismo, relativismo, materialismo, pensiero
debole, cultura dominante, ecc.), è penetrata
più o meno anche tra i cristiani, i quali non
negano la vita oltre la morte, ma arrischiano
di vivere attenti solo all’oggi dimenticando di
fatto la vita eterna. Di conseguenza si prega
poco, non si frequenta la Chiesa, ci si
preoccupa solo dei soldi ecc.
b) Vedere la fede e, di conseguenza la Chiesa,
come un supermercato dove ognuno prende solo
quello che gli interessa, sia come insegnamenti,
sia come morale.
Quali sono dunque i traguardi da raggiungere?
1. Una fede soprannaturale, che incontra
Cristo, che vive di Dio e dei valori divini, eterni.
2. Una fede oggettiva con la capacità di
chiedersi che cosa Dio vuole;
Non una fede soggettiva dove ognuno “si
inventa” i valori. Non “io la penso così”, ma
“Gesù Cristo la pensa così” e “la Chiesa
cattolica la pensa così”.
Faremo grandi e magnifiche scoperte e
ritroveremo il gusto di valori che non
tramontano.
La prossima benedizione natalizia delle
famiglie vuole significare anche una ventata
di fede che entra nelle nostre case e le
consacra
all’ospite
divino che
è Cristo.
Don Angelo
VITA DI CHIESA
" Q UE LLE M AN I DI
FRATELLI"
L'ULTIMO INCONTRO
TRA
I L C AR DI N AL M AR T I N I
E BENEDETTO XVI
È un video girato con un
cellulare. Dura un pugno
di secondi. Risale a
giugno,
quando
Benedetto XVI venne a
Milano e, lontano dalle
telecamere, incontrò per
l’ultima volta il cardinale
Martini...
Vale la pena di andarlo a
guardare. Dunque, in una
stanza dell’arcivescovado
di Milano Carlo Maria
Martini attende il Papa. Si
è alzato in piedi per
salutarlo, sforzo che gli
deve
essere
costato
grande fatica. Il Papa
arriva. Martini allunga la
mano destra a prendere
quella di Benedetto.
Ma questi gli va incontro di
slancio, col calore con cui si
stringe un amico che non si
vede da tanto. Invece che
prendere semplicemente la
mano
del
cardinale,
Benedetto alza la sua ad
afferrarlo per la spalla, e poi
a serrarlo a sé. Il volto
elegante di Martini – già
come,
nella
sofferenza,
scomposto e reso altro da
quello che ricordavamo – si
china su quello del Papa. Qui
non si vede bene: Martini gli
bacia la guancia, oppure gli
sussurra qualcosa?
Ma ciò che è bello osservare
è il gioco silenzioso delle
mani...
Ma
cosa
permette
un
abbraccio
così,
quando,
passati gli ottanta, due
uomini si ritrovano uno di
fronte
all'altro,
ben
conoscendosi nelle passioni e
nei limiti di ognuno? Non
basta una generosità vaga, un
buonismo che chiuda gli
occhi sulle incomprensioni.
C’è qualcosa di più in
quell'abbracciare
l’uno,
e
attaccarsi l’altro. C’è il
riconoscere reciproco, nella
faccia dell’altro, un testimone.
Un ritrovarsi a ottantacinque
anni
vecchi
fratelli,
e
cercatori dello stesso tesoro.
C’è Cristo in quell'abbraccio,
nel gioco di quelle mani
segnate dal tempo.
E questa è - al di là di tutti i
suoi peccati - la Chiesa:
Cristo portato fra gli uomini
con la propria povera faccia,
vasi di creta eppure riempiti
misteriosamente
di
oro.
Questa - con tutti i suoi
peccati - è la Chiesa. La cui
essenza stranamente sfugge
ai più acuti indagatori di
Vatileaks. C’è dell’altro, nella
Chiesa, che non è misurabile
nei termini con cui si pesa un
partito, un’ideologia o una
multinazionale.
Guardateli
quei due vecchi, e come
Martini sembra ancorarsi a
Benedetto. C’è un altro lì
dietro, testimone e garante: di
un
amore
umanamente
incomprensibile, che dura per
sempre, che non tradisce, che
ostinatamente perdona.
tratto dall'articolo
di Marina Corradi
apparso su “Avvenire”
del 6 settembre 2012
AN N O DE LLA F E DE
“La “porta della fede” (cfr At 14,27) che introduce alla vita
di comunione con Dio e permette l’ingresso nella sua Chiesa è
sempre aperta per noi. È possibile oltrepassare quella soglia
quando la Parola di Dio viene annunciata e il cuore si lascia
plasmare dalla grazia che trasforma. Attraversare quella porta
comporta immettersi in un cammino che dura tutta la vita ”.
Queste le frasi iniziali del motu propriu con cui il Santo Padre
Benedetto XVI ha indetto l’apertura dell’ Anno della Fede per il
periodo intercorrente tra l’11 ottobre 2012 e il 24 novembre 2013.
Un periodo di profonda meditazione per la Chiesa tutta, ma non
solo, per riscoprire le basi della fede in Cristo, Nostro Signore.
Una fede che, purtroppo, come ricorda lo stesso Santo Padre, è in
questi tempi sempre più spesso svuotata del significato
ultraterreno; e considerata soltanto per le conseguenze “ sociali,
culturali, e politiche”, che da essa promanano, contribuendo così
ad acuire quella crisi di coscienza che ha ormai travolto tutto
l’Occidente.
Se, d’altronde, noi Cristiani siamo le lucerne del mondo, come
può il mondo essere illuminato se la nostra fede si spegne? Come
può il mondo giungere alla salvezza, se noi smettiamo di
testimoniare l’annuncio che porta alla salvezza? Come può la
Samaritana attingere al pozzo della vita eterna, se il discepolo di
Cristo è impegnato solo ad attingere l’acqua dal pozzo scavato
nella terra?
Queste sono le preoccupazioni che devono colpire ognuno di
noi, e che debbono indirizzarci verso una nuova evangelizzazione
della realtà circostante, ormai avviluppata ad uno sterile
materialismo che umilia l’umana natura; e che pare quasi rischiare
un ritorno alla bestialità dei paganesimi precedenti l’Annuncio
della Buona Novella, portato ai confini del mondo grazie al sangue
di tanti e tanti martiri, che la Santa Sposa di Cristo porta sul
proprio manto come fossero i più belli tra i gioielli.
Possiamo forse rimanere muti, di fronte alla grazia ricevuta da
parte del Signore? No, naturalmente! E allora si proclami la fede; si
dica nella luce ciò che viene proclamato nelle tenebre; si predichi
dai tetti ciò ch’è ascoltato nell’orecchio: questo è il proposito per
cui il Santo Padre ha proclamato l’Anno della Fede,
simbolicamente a cinquant’anni dall’apertura del Concilio Vaticano
II, evento rilevantissimo all’interno della storia della Chiesa. Un
evento che è stato purtroppo spesso incompreso, e in seguito al
quale Paolo VI, nel ’67, fu portato a proclamare il primo “Anno
della Fede”, proprio per porre l’accento sulla necessità di
mantenersi saldi nella testimonianza di salvezza e per statuire che,
contrariamente a quanto sosteneva parte del popolo di Dio, troppo
interessato alle istanze sociali e troppo poco all’Annuncio del
Verbo, il Cristianesimo non può e non deve ridursi ad una semplice
organizzazione di volontariato, ma deve piuttosto essere, attraverso
la Sposa di Cristo, testimone di trascendenza. Testimone sempre e
comunque, anche nelle situazioni più difficili; memore del
sacrificio del Golgota, ripetuto in ogni Messa, in ogni celebrazione
eucaristica.
E allora riscopriamo in questo Anno l’importanza del Depositum
Fidei, della Tradizione, della liturgia, e, soprattutto, dell’Eucarestia,
"il culmine verso cui tende l'azione della Chiesa e insieme la fonte
da cui promana tutta la sua energia".
E allora, come Maria, saremo beati, perché avremo creduto.
Giuseppe Colombo
ALLA SCOPERTA DEL DIO VICINO
LETTERA PASTORALE DELL'ARCIVESCOVO
Lettera pastorale, uno dei tanti modi con cui la Chiesa, nella nostra
diocesi nella persona dell’arcivescovo Angelo Scola, comunica con i
suoi fedeli. E quest’anno, in un periodo di forte crisi di valori morali
ma anche di pesanti sacrifici economici, il nostro arcivescovo esorta
tutti noi ad andare “Alla scoperta del Dio vicino”, un Dio che è
sempre vicino a tutti noi, che attende solo un nostro cenno per
accoglierci come suoi figli, quali del resto siamo.
Scoprire Dio, o anche ritrovarlo, non è poi così difficile, gli strumenti
li abbiamo tutti, dobbiamo solamente “concentrarci sul nostro
rapporto con Gesù”.
Per molti sarà sicuramente una vera scoperta, per chi magari ha
sempre vissuto nella convinzione di bastare a se stesso oppure per chi
semplicemente non ha mai avuto l’occasione di condividere la propria
vita con Dio. Per altri invece sarà una riscoperta, un riavvicinarsi
all’amore che il Signore ci dà sempre e comunque, qualunque siano le
nostre debolezze.
I modi di scoprire o riscoprire Gesù, che questa lettera ci espone
possono essere straordinariamente semplici come la preghiera,
semplice e diretta sia in maniera personale che in famiglia, oppure un
momento di silenzio e di meditazione, in un tempo dove pare che per
il per silenzio non ci sia più spazio. Ma possono essere anche più
strutturati come la frequentazione del Catechismo a tutte le età o dei
Gruppi di Ascolto, strumenti quanto mai fondamentali per la crescita
della nostra fede.
Dio è per tutti, come ci ricorda il nostro Cardinale, e davanti a tutti si
dona con benevolenza; basta riscoprire l’essenza della nostra fede
(non a caso l’anno pastorale ha come tema centrale proprio la Fede),
senza vergognarsi di nulla anzi, testimoniando con le parole e con i
fatti in che cosa crediamo.
Cristian Brambilla
VIAGGIO APOSTOLICO DI BENEDETTO XVI IN LIBANO
La breve visita di Benedetto XVI in Libano, tra il 14 e il 16 settembre,
è stata importante per il piccolo Paese mediorientale e in generale per
tutta la Chiesa di quella parte del mondo.
Ma non solo. Nei suoi discorsi il Santo Padre ha spesso posto in
evidenza come il Libano sia un esempio di convivenza, che dimostra “a
tutto il Medio Oriente e al resto del mondo” la possibilità di un
“dialogo rispettoso tra i cristiani e i loro fratelli di altre religioni” sullo
stesso territorio nazionale.
E proprio durante la permanenza in Libano del Papa il mondo
guardava con preoccupazione alla Siria, Paese confinante in cui
l'auspicata pace è ancora lontana.
In Libano convivono da secoli cristiani (maroniti, ortodossi, cattolici,
armeni, copti, caldei) e musulmani (sunniti, sciiti e ismaeliti), e questa
mescolanza, sia etnica che religiosa, è inserita nella Costituzione, non
come un limite, ma come un elemento caratterizzante il popolo stesso.
Ai giovani musulmani, radunati fianco a fianco a quelli cristiani in una
sorta di “miniGMG” mediorientale, Benedetto XVI ha detto:
«[...]Vi ringrazio per la vostra presenza che è così importante. Voi siete
con i giovani cristiani il futuro di questo meraviglioso Paese e
dell’insieme del Medio Oriente. Cercate di costruirlo insieme! E
quando sarete adulti, continuate a vivere la concordia nell’unità con i
cristiani. Poiché la bellezza del Libano si trova in questa bella simbiosi.
Bisogna che l’intero Medio Oriente, guardando voi, comprenda che i
musulmani e i cristiani, l’Islam e il Cristianesimo, possono vivere
insieme senza odio, nel rispetto del credo di ciascuno, per costruire
insieme una società libera e umana. È tempo che musulmani e cristiani
si uniscano per mettere fine alla violenza e alle guerre».
Un messaggio che anche noi dobbiamo ascoltare per imparare a
convivere con gli altri.
Nick
DIACONATO PERMANENTE, UNA RISORSA PER LA
C H I E SA
RIPRISTINATO 25 ANNI FA IN DIOCESI UN
MINISTERO CHE HA ORIGINI ANTICHE.
Il 25° anniversario del ripristino nella Diocesi di Milano del
Diaconato permanente è stato celebrato con una festa domenica
23 settembre presso il Seminario di Venegono. All’incontro è
intervenuto il Vicario generale, monsignor Mario Delpini. Sono
stati invitati i diaconi, le loro famiglie, le loro comunità, tutte le
altre comunità, i presbiteri, i consacrati e le consacrate. È stato
accolto ufficialmente anche il nuovo Rettore del Diaconato, don
Giuseppe Como, che sostituisce don Luca Bressan, recentemente
giunto a termine dell’incarico.
È stato un anniversario importante per i diaconi permanenti
ambrosiani, che festeggiano i 25 anni del ripristino del loro
ministero nella nostra Diocesi. Era infatti il 17 settembre 1987
quando il cardinale Carlo Maria Martini lo istituì ufficialmente con
Decreto arcivescovile. Sono passati cinque lustri, il cammino è
stato lungo e a tratti faticoso per cercare di delineare la vera
identità del diacono e comprendere sempre più a fondo la sua
collocazione ecclesiale.
Il diaconato permanente è uno dei frutti del Concilio Vaticano II,
il quale ha affidato alle singole diocesi il compito di decidere se
reintrodurlo dopo la sua scomparsa alla fine del primo millennio
cristiano. La Chiesa di Milano non è stata tra le prime in Italia a
ripristinare il diaconato; in Lombardia è stata preceduta da
Brescia, che ha iniziato nel 1982. Il cardinale Martini, che ha
deciso il ripristino in Diocesi, ne parlava come di una decisione
presa - diciamo così - “sulla fiducia”: fiducia nella Chiesa che a sua
volta ha interpretato la volontà di Gesù e fiducia nelle scelte del
Vaticano II.
Il diacono è un ministro ordinato, cioè riceve il sacramento
dell’Ordine nel suo primo grado. Si pone così al servizio della
Chiesa, collaborando con il vescovo e con i presbiteri, come
“icona vivente di Cristo servo”, per richiamare a tutti i battezzati
la vocazione al servizio. Tre ambiti definiscono l’attività del
diacono: la Parola, la liturgia e la carità. Concretamente, il diacono
è impegnato nella catechesi e nella preparazione ai sacramenti;
svolge un servizio nelle celebrazioni liturgiche, in particolare
proclamando il Vangelo e amministrando il Battesimo; anima la
vita di carità delle comunità cristiane, spesso nell’ambito della
Caritas o della pastorale della salute, accanto ai poveri, ai
sofferenti, agli emarginati.
Dal 1990 nella nostra Diocesi sono stati ordinati 120 diaconi
permanenti. A questi, il 29 settembre se ne sono aggiunti altri 7,
di cui 6 sposati e padri di famiglia.
I diaconi sono nella maggior parte sposati, e mettere insieme le
due vocazioni non è facile. Si tratta di un impegno non solo del
diacono, ma anche della moglie e un po’ di tutta la famiglia,
occorre ricreare nuovi equilibri. L’esperienza mostra come la vita
del diacono e della sua sposa diventi più complessa, ma anche più
ricca. Paradossalmente la vita coniugale deve sopportare maggiori
fatiche, ma trova anche energie nuove e insospettate.
La chiamata diaconale è rivolta a tutti, specialmente a chi, già
presente nel mondo del lavoro e spesso anche della famiglia, si
sente attirato dal Signore a compatire con gli ultimi, ad accostarsi
a loro per meglio vivere il comandamento dell'amore.
Nella speranza di nuove e feconde vocazioni diaconali, un affettuoso saluto,
Antonio Mottana, diacono
NUOVO VICARIO PER LA ZONA PASTORALE DI
MONZA: PADRE PATRIZIO GARASCIA
Padre Patrizio Garascia è nato a Bernate Ticino (Mi) il 14
febbraio 1960.
Ordinato prete il 9 giugno 1984, è stato vicario parrocchiale a
S.Nicolao de la Flue. Dal 1990 è tra gli Oblati Missionari. Dal
2006 è Superiore degli Oblati Missionari (Rho).
Le sua nomina è diventata effettiva il 29 giugno, festa dei SS.
Pietro e Paolo.
L'annuncio della nomina è avvenuto la mattina del Giovedì Santo,
durante la Messa Crismale in Duomo.
Padre Patrizio è stato ospite della nostra Parrocchia in occasione
della Missione al Popolo del 1995. Ricorda con affetto
quell’esperienza quando incontrò i molti giovani arosiani.
CR E M AZ I O N E :
FACCIAMO CHIAREZZA
Per una serie di motivi, che non
stiamo a elencare, si va
diffondendo sempre più anche
da noi l’uso della cremazione,
talvolta con alcune scelte che la
Chiesa non approva.
Utilizzando il nuovo rituale
romano, vediamo di farci
qualche ragionamento. Inizia
così:
“La Chiesa cattolica ha
sempre preferito la sepoltura del corpo dei defunti come
forma più idonea a esprimere la pietà dei fedeli verso coloro
che sono passati da questo mondo al Padre, e a favorire il
ricordo e la preghiera di suffragio da parte di familiari e
amici. Attraverso la pratica della sepoltura nei cimiteri, la
comunità cristiana – facendo memoria della morte,
sepoltura e risurrezione del Signore – onora il corpo del
cristiano, diventato nel Battesimo tempio dello Spirito Santo
e destinato alla risurrezione. Simboli, riti e luoghi della
sepoltura esprimono dunque la cura e il rispetto dei cristiani
per i defunti e soprattutto la fede nella risurrezione dei corpi.
Tuttavia, in assenza di motivazioni contrarie alla fede, la
Chiesa non si oppone alla cremazione”.
Esprime poi motivate perplessità di fronte alla prassi di spargere
le ceneri: “La prassi di spargere le ceneri in natura, oppure di
conservarle in luoghi diversi dal cimitero, come ad esempio,
nelle abitazioni private, solleva non poche domande e
perplessità”. I motivi sono facili da capire: il caso di spargimento
delle ceneri esprime una concezione panteistica (cioè: tutto è Dio)
o naturalistica (cioè: fuori dalla natura sensibile non esiste nulla).
Nel caso di conservazione in casa si impedisce alla comunità la
preghiera sul defunto e il suo ricordo.
Il rituale poi insiste sulla visione cristiana:
1. Fede nella risurrezione dei morti. La dottrina tradizionale ci
ricorda che al momento della morte l’anima va incontro a Dio.
Alla fine anche i corpi rivivranno, come è stato per Gesù.
2. Dignità del corpo. Il corpo, mediante il Battesimo, è diventato
tempio dello Spirito Santo. Questa eccelsa dignità viene
conservata anche dopo la morte. Ricordiamo che al funerale la
salma viene incensata proprio ricordando questa dignità regale.
Questo spiega anche il culto delle reliquie.
3. Cimiteri: luogo della memoria. Fin dai primi tempi le tombe
degli apostoli e dei martiri sono state contrassegnate con i nomi e
i simboli della memoria e della risurrezione. I cimiteri divennero
luoghi di culto e di pellegrinaggio. Mantenere viva la memoria dei
defunti e ricordarsi di loro è per le persone in lutto una
consolazione e un aiuto.
3. Cimiteri: luogo della testimonianza della risurrezione. La
potenza della risurrezione oltrepassa ogni limite umano e non è
ostacolata dalle modalità di sepoltura. Tuttavia, non solo la
celebrazione delle esequie, ma anche le forme di sepoltura e gli
stessi cimiteri devono testimoniare la fede in Dio e la speranza
della risurrezione.
Vengo poi date le opportune indicazioni pastorali, cioè di
comportamento. Riportiamo le più importanti:
1. La Chiesa raccomanda vivamente che si conservi la pia
consuetudine di seppellire i corpi dei defunti. La Chiesa permette
la cremazione se tale scelta non mette in dubbio la fede nella
risurrezione (Catechismo Chiesa Cattolica n. 2301)
2. Il fedele che abbia scelto la cremazione, nello spirito di cui
sopra, ha diritto alle esequie ecclesiastiche […]
3. La celebrazione liturgica delle esequie preceda la cremazione
[…]
4. […] 5. Anche nel caso della cremazione, dopo le esequie il
sacerdote, il diacono o il laico incaricato accompagnino il feretro
[…]
6. La cremazione si ritiene conclusa solo al momento della
deposizione dell’urna nel cimitero. Pertanto, se i familiari lo
desiderano e ciò è possibile, il sacerdote, il diacono o il laico
incaricato si rendano disponibili per la preghiera di benedizione
del sepolcro al momento della deposizione dell’urna con le ceneri.
In caso contrario siano i familiari o gli amici ad accompagnare
questo ultimo atto con la preghiera cristiana.
Sempre nello stile della fede nella
risurrezione mi sento in dovere di
aggiungere:
1. È mancanza di rispetto per gli altri
defunti portare via i fiori dalle loro
tombe per depositarli sulle proprie.
Inoltre il peccato di furto non è una
forma di suffragio, ma di prepotenza
e di esibizione di fronte alla gente.
2. È buona cosa visitare i cimiteri,
ma sempre pregando.
3. Cosa ancora più grande è partecipare alle Messe, perché,
mentre al cimitero ci sono i resti mortali, a Messa – per la
Comunione dei Santi – ci si incontra in modo invisibile, ma reale,
con i propri defunti che sono in Dio.
4. E a loro suffragio far celebrare Ss. Messe.
Don Angelo
VITA DI PARROCCHIA
FESTA DELL'ADDOLORATA
UN OSSIMORO CHE SPIEGA LA VITA
Chi per lavoro o per passione letteraria ha una qualche
dimestichezza con le figure retoriche potrà dire che il titolo di
questa articolo è un ossimoro (ossia l'accostamento di due parole
che esprimono concetti opposti). Ma non si tratta solo di un
titolo...il problema è che la Parrocchia di Arosio vive in settembre
quello che a prima vista pare proprio un ossimoro, un paradosso.
Può infatti una festa, con i suoi momenti di gioia, risate, cucina,
musica... essere intitolata a Maria Addolorata? Proprio a Lei,
la Mater dolorosa, quella che sta "iuxta crucem" davanti al Figlio
morto?
Non sembra una contraddizione in termini? Non è forse vero
che quando festeggiamo, anche in famiglia o con gli amici,
preferiamo dimenticare (per un po' di tempo almeno) ciò che ci
dà dispiacere o ci fa soffrire? Cosa c'entra la festa col dolore?
Qui sta la profonda conoscenza del cuore umano propria di
Cristo e dei suoi, i cristiani.
La festa dell'Addolorata ci sembra rispondere che si può vivere la
festa senza dimenticare nulla, nemmeno il dolore e la morte.
Proprio così: durante le due settimane dei festeggiamenti in
onore dell'Addolorata la comunità ha vissuto tanti momenti di
festa che non hanno avuto bisogno di dimenticare nulla. Abbiamo
ricordato la cara suor Regina con la fiaccolata da Erba, abbiamo
festeggiato don Angelo con i suoi 45 anni di Messa, abbiamo
cantato con le "Varie età" dell'oratorio, mangiato prelibatezze
grazie alla cucina, pensato agli ammalati, fatto il karaoke, ci siamo
commossi di fronte alla testimonianza di una guarigione
inspiegabile di Lourdes....Insomma un periodo vissuto
intensamente. E senza dimenticare nessun aspetto della vita: da
quelli lieti e giocosi a quelli seri e dolorosi. Solo con Cristo,
infatti, si può vivere una festa, anzi una vita così: che non
dimentica nulla della realtà e tutto abbraccia, perché tutto è
abbracciato da Dio.
Chi vive così sperimenta la pace.
La pace – Claudel lo farà dire ad Anna Vercors di fronte al
cadavere della figlia Violaine nell’"Annuncio a Maria" – "chi la
conosce, sa che gioia e dolore in parti uguali la compongono".
Pino
DANILA CASTELLI AD AROSIO
Il suo nome a molte persone potrebbe non dire nulla, ma Danila
Castelli è la 68° persona che il Bureau Medical di Lourdes ha
dichiarato protagonista di una guarigione inspiegabile: almeno in
base alle cognizioni fin qui acquisite dalla patologia medica.
Abbiamo avuto il privilegio di averla qui ad Arosio il 12 settembre
nell’ambito delle iniziative culturali e liturgiche che hanno
accompagnato lo svolgersi della Festa della Madonna Addolorata,
compatrona della nostra Parrocchia.
Di fronte ad un nutrito pubblico, Danila, che è anche Sorella di
Carità dell’Unitalsi, era accompagnata da don Emilio Carrera,
parroco di San Lanfranco a Pavia e sacerdote unitalsiano.
Nel corso della serata Danila ci ha raccontato l’esperienza della
sua malattia, l’angoscia che l’ha accompagnata nel prenderne
coscienza, anche in considerazione della sua giovane età e dei figli
ancora in tenera età, e della gioia per la successiva ed inaspettata
guarigione.
Nell’esposizione è emersa la sua granitica fede in Dio, attraverso
l’affidamento a Maria, nonostante le terribili sofferenze causate,
oltre che dal male, anche dai numerosi interventi chirurgici ai
quali si è dovuta sottoporre, che l’hanno mutilata nel fisico ancor
prima che nel morale. Il personale “calvario” di Danila ha avuto
inizio nel 1981 e si è protratto per otto lunghissimi anni, fino al
mese di maggio 1989 quando, insperatamente, ha potuto sentirsi
accarezzata da Maria; quello che sembrava dovesse essere il suo
ultimo pellegrinaggio, si è rivelato invece l’inizio della sua
testimonianza di fede.
Ha avuto quindi inizio la rigorosissima indagine condotta dal
Bureau Medical che si è conclusa con la comunicazione mediante
la quale, il 10 febbraio 2012, è stato dato mandato al vescovo di
Lourdes e Tarbes Mons Jacques Perrier di comunicarne gli esiti a
Mons. Giovanni Giudici, vescovo di Pavia. Egli a sua volta ne ha
dato comunicazione alla diocesi, di fatto ufficializzando la
straordinarietà della guarigione.
Don Emilio Carrera ha poi contribuito a spiegare il “messaggio
di Lourdes e di Bernadette” attraverso il racconto di alcune
significative esperienze vissute durante i pellegrinaggi Unitalsi,
che da 40 anni lo vedono splendido animatore liturgico, oltre che
“compagno di viaggio”, di tantissimi ammalati con i quali sa
condividere empaticamente il peso della malattia, nella preghiera,
ma anche nella gioia. Ha sottolineato la bellezza del
pellegrinaggio a Lourdes e le grandi ricchezze ed opportunità di
crescita spirituale che ne otterrebbero tanti adolescenti e giovani
delle nostre comunità cristiane, se vi partecipassero in spirito di
servizio, assistendo ammalati e disabili. A questo scopo ci sono
UNITALSI ed analoghe associazioni. Sarebbe bello che anche tra
i ragazzi della nostra parrocchia uscissero nuove dame e barellieri.
Gianni Giussani
ANNO DELLA FEDE:
E TU CHE COSA FAI?
Papa Benedetto XVI chiama la Chiesa cattolica a celebrare l’Anno
della Fede in occasione del cinquantesimo anniversario del
Concilio Ecumenico Vaticano II. E chiede a tutti una seria
riflessione sulla propria fede.
Ognuno di noi deve sentirsi chiamato in causa, in quanto
abbiamo varcato la soglia della fede diventando cristiani con il
dono del Battesimo. Ma attraversare quella porta significa
immettersi in un cammino che dura tutta la vita.
E allora lasciamoci guidare dal nostro Papa che ci invita ad una
autentica conversione, e non sprechiamo questa opportunità che
ci viene offerta.
A che punto è la mia fede?
È ferma ancora a quando ho ricevuto i sacramenti
dell’iniziazione cristiana?
Quanto coinvolge la mia vita?
Il cardinal Biffi, in un piccolo libretto intitolato: “ La fortuna di
appartenergli. Lettera confidenziale ai credenti” (che varrebbe la
pena di leggere) ci svela un segreto: “Grande è la fortuna di essere
cristiani […]”. E noi questa fortuna spesso la sciupiamo.
Per tornare all’Anno della Fede, la nostra Parrocchia, già da anni
(1995), ci fornisce un valido aiuto per accrescere la nostra fede
proponendo i Gruppi d’Ascolto della Parola, i famosi GDA; ma
ancora forse non sono conosciuti , visto il numero esiguo delle
persone che vi partecipano.
Che cosa sono i GDA? Sono degli incontri per avvicinarci alla
Parola di Dio.
Come si svolgono? Si legge un brano della Bibbia, che viene
spiegato dall’animatore e successivamente i partecipanti
discutono, commentano, pregano. Quest’anno leggeremo dei
brani del vangelo di Marco che ci mirano a farci riflettere sulla
nostra fede. Il tutto si svolge in un clima conviviale.
Dove si tengono? In tutto il paese, in casa di una persona che
ospita. Sotto trovi l’elenco delle case e degli animatori: cerca
quella più vicina a casa tua.
ANIMATORE
FAMIGLIA
OSPITANTE
I N DI R I Z Z O
Suor Michela
Carla Bramani
Sandra Nespoli
Cristina Mottana
Fiora Torricelli
Sandra Nespoli
Bianca Tagliabue
Umberto Clerici
Eugenio Borsini
Laura Nespoli
Laura Nespoli
Via Gramsci 5
Domenico Rava
Felice Caslini
Via Brianza 6
Giovanna Ballabio
Cristina Mottana
Francesco Terraneo
Via Trento 12
Giampiero Nicolini
Via Oberdan 1
Stefano Cazzaniga
via Oberdan 84/c
Cascina S.Isidoro 79
Via Grazioli 5/a
Via Lambro 4
Via Don Guanella 3
Perché nelle case e non in Parrocchia? Entrare nella fede è
entrare in una casa , in una dimora che ci faccia essere “di casa”,
familiari di chi incontriamo. Anche questo è un modo per fare
comunità.
Quando si tengono? Una volta al mese, solitamente il terzo
giovedì , iniziando da ottobre per sette incontri che durano circa
un’ora (dalle 21 alle 22).
Come ci si iscrive? Contattando l’animatore, o chi ospita, o
presentandosi direttamente: non aver paura, sarai il benvenuto.
Posso scegliere il gruppo che voglio? Sì, puoi andare dove
vuoi, magari insieme ad un amico.
I GDA sono solo per donne? Assolutamente no, approfondire la
Parola è un invito che Gesù fa a tutti i suoi discepoli; gli uomini si
facciano coraggio e partecipino.
Ma io già collaboro in Parrocchia, non basta questo? A
maggior ragione un collaboratore non può non approfondire la
propria fede, seguendo l’invito del Papa.
Da genitore, come faccio ad aiutare i miei bambini a
crescere nella fede, se ho smesso da anni questo cammino?
I GdA possono esserti utili per il tuo cammino di fede.
Accogliamo con gioia l’invito del Papa come una grande
opportunità che ci viene data per far crescere la nostra fede nel
Signore Risorto dedicando a noi stessi una sera al mese , un’ora al
mese. È troppo ? Riflettiamo. Gesù aspetta il nostro “sì”; troppe
volte riceve da noi un “no”!
Don Angelo e il CPP
CI SCRIVE SUOR VALENTINA
Ciao a tutti, reverendo don Angelo
buongiorno!!!
Avevo promesso nel mese di luglio
che vi avrei scritto da Settimo
Milanese, ed eccomi qui!!! Che dire?
Sono all’inizio di un’esperienza
nuova; i volti da conoscere sono
molti, i nomi pure, grande è il paese
con le sue due frazioni. Ho cominciato questa nuova
esperienza di comunità, direi molto allargata. Le chiese
sono quattro, gli oratori tre e le scuole dell’infanzia non ne
parliamo.
Proprio oggi, memoria degli angeli custodi, c’era la
benedizione dei piccoli della scuola dell’infanzia come non
tornare per un attimo ad Arosio, ai tanti piccoli, al loro
vociare che mi faceva da sottofondo nelle mie lunghe
giornate di studio. Come non salutare le maestre e tutto il
personale e tutte le mamme e i papà che tanto lavorano per
la scuola, da qui tutto il mio sostegno e il mio bene! Lì con
voi sono stata due anni, pochi ma anche no, sono stati due
anni intensi che mi hanno aiutato molto a capire che c’è da
ritornare bambini. È urgente che impariamo a stupirci e a
meravigliarci proprio come loro perché il Signore ogni
giorno vuole scrivere con noi la storia d’amore più
appassionata che l’uomo può vivere. Questo lo auguro in
particolare ai giovani, salutando di cuore don Pietro e
Laura, è necessario oggi più che mai fermarsi, stare,
contemplare le sue opere meravigliose e grandiose che
prima di tutto siamo noi. Siamo insieme anche lontani
perché chi ci unisce è Lui che scruta e conosce tutti i cuori.
Scusate… avevo promesso a Nick qualcosa di serio e
strappa lacrime… e quindi… va beh…
Sono qui sto cercando di ambientarmi, di guardarmi
intorno e di mettere le mani in pasta, come sapete quando
si mettono le mani in parrocchia da fare ce n’è eccome!!! La
comunità pastorale è molto vivace, di giovani ce ne sono
molti. In comunità siamo in tre: io, suor AngelaCarla (la
sorella servente) e suor GiovannaRosa. Stiamo imparando a
conoscerci, tutte e tre siamo impegnate in diversi settori
della comunità pastorale; io mi occupo della pastorale
giovanile e comincerò da metà ottobre il centro di ascolto
alla Caritas, questo per me è un servizio nuovo che sono
certa sarà occasione nuovamente per crescere nella carità.
E poi… poi il resto lo conoscerò. Sono contenta di questo
nuovo inizio, non perché non mi piacesse stare lì… anzi,
sono contenta perché davvero ho la certezza che per me
questa è un’opportunità per crescere nella carità e nella
fede. Il card. Scola nella lettera pastorale ricorda il noi della
fede, quanto è importante e significativo fare memoria
grata della ricchezza ricevuta in parrocchia e quanto ci è di
stimolo per approfondire ancora di più l’incontro
personale ed unico con Cristo. Tanti sono i doni ricevuti ad
Arosio e non mancherò di sfruttarli al meglio perché sia
Lui ad essere annunciato anche in questo nuovo posto e
con le persone che mi farà incontrare. Uniti in Lui, un
bacio grande a tutti i piccoli della scuola dell’infanzia, Mi
raccomando, tenete da conto sr Michela e sr Luciana.
Un grande saluto
Un grande grazie
Sr Vale
VITA D'ORATORIO
JUMP! IL SALTO DELLA FEDE
IL TEMA PER IL CAMMINO ORATORIANO NELL'ANNO
DELLA FEDE
C’è un salto che dobbiamo fare perché corrisponde ad una
chiamata che ci viene da Colui che ci ama. È il salto della fede, di chi
corre incontro al Signore Gesù perché ha sentito la sua voce. È un
salto coraggioso che è segno di una scelta risoluta, che riempie il
cuore di gioia. Questo salto per i ragazzi dei nostri oratori, in
quest’Anno della fede che il Papa ha voluto per la Chiesa, diventa
per noi un grido forte: «JUMP!».
Prepariamo i ragazzi a fare questo salto, sproniamoli e animiamoli
con tutto l’entusiasmo che la nostra fede sa generare e sa
trasmettere, dicendo loro: «Salta! Fidati! Balza in piedi, fai “jump!”,
come quel cieco sulla strada che parte da Gerico, come Bartimeo, e
vieni da Gesù, insieme ai tuoi compagni; chiedigli con fiducia quello
che hai nel cuore, non dare nulla per scontato, prega con semplicità,
e vedrai che ci sarà una risposta che vale la tua felicità: anche a te
Gesù dirà: “Va’, la tua fede ti ha salvato”». Insieme, con la fede che
condividiamo nell’unico Dio, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo,
rinnoveremo la nostra scelta di seguire il Signore lungo la strada che
lui va tracciando per noi.
L’incontro con il Signore Gesù sarà il cuore di questo Anno
oratoriano 2012-2013, che coincide sostanzialmente con l’Anno
della fede voluto da Papa Benedetto XVI «per riscoprire la gioia nel
credere e ritrovare l’entusiasmo nel comunicare la fede».
Anche nei nostri oratori vivremo questo impegno trasmettendo «i
contenuti della fede professata, celebrata, vissuta e pregata», e
riflettendo con i più giovani «sullo stesso atto con cui si crede»,
perché insieme, a qualsiasi generazione apparteniamo, possiamo
professare la nostra fede.
VACANZE ESTIVE RAGAZZI 2012
Con questo testo vi vorrei raccontare delle vacanze che si sono svolte
quest’anno a Maranza in Trentino con l’oratorio. Anche se gli iscritti erano
diminuiti molto rispetto all’anno scorso, eravamo comunque un gruppo
abbastanza “forte” e affiatato. All’interno del nostro gruppo non c’erano
distinzioni: sì, c’erano quelli che sopportavano gli scherzi, quelli facilmente
irascibili, ragazzi brillanti e quelli un po’ meno, ma eravamo tutti amici e tutti
pronti ad aiutarci, soprattutto gli animatori, le mamme e Laura. La giornata
era fatta di gite. Io personalmente le ho trovate belle perché, anche se non
amo camminare, non erano particolarmente difficili: alcune gite sono state
fatte in bicicletta, altre a piedi e in funivia, ma quella che più mi ha colpito è
stata quella a Castel Rodengo. C’erano spazi dedicati alla preghiera, altri a
giochi insieme; e la sera, dopo aver sparecchiato, pregato e giocato, ci si
ritirava nelle camere per giocare oppure per dormire. Spesso i padroni di
casa si lamentavano, ma noi siamo ragazzi!! A mio parere, dovevano avere
più pazienza. Grazie a questa magnifica esperienza ho scoperto che non
bisogna esitare o avere paura o non avere voglia. Un’occasione così è
imperdibile!!
Giulia
VACANZA ADO 2012
Quest'anno ad adolescenti e 18/19enni di Arosio, Carugo e Inverigo è
stato proposto un soggiorno di una settimana in Val Senales, in provincia di
Bolzano.
Siamo partiti il 22 luglio, alloggiavamo in un hotel con piscina, campi da
tennis, da calcio, da basket e da pallavolo.
Quando non eravamo impegnati in gite sulle splendide montagne che ci
circondavano, abbiamo giocato a palla battaglietta (con le regole di Arosio);
gli animatori hanno anche organizzato dei gioconi: guerra con le cerbottane,
“mokiller”, il gioco horror al buio, la caccia al tesoro...
Il resto della giornata prevedeva riflessioni (divisi in gruppi per fasce di età).
Tutte le sere ci trovavamo tutti in un’aula per giochi molto divertenti.
È stata una bella esperienza.
Erica, Marghe, Matteo e Sara
CAMPUS CALCIO STELLA AZZURRA
Nella settimana dal 19 al 26 agosto
2012 si è svolto il campus calcio
estivo Luca Paleari organizzato dai
dirigenti del settore giovanile della
Stella Azzurra e da alcuni genitori
che hanno collaborato con
impegno all’iniziativa.
L’esperienza
è
avvenuta
a
Fraciscio, dove i piccoli atleti nati negli anni che vanno dal 2001 al
2004 si sono prestati con entusiasmo a giornate molto
impegnative.
Fare sport comprende anche un’educazione allo sport stesso:
infatti i nostri allenatori, Adriano Marelli, Alberto Bestetti,
Maurizio Delli Carri e Michaela Roncaglio, si sono fortemente
impegnati affinché i ragazzi trovassero nella fatica
dell’allenamento e nel gioco un’occasione di incontro e
condivisione.
Ai quotidiani allenamenti, mattutini e pomeridiani, sono stati
affiancati momenti di riflessione e preghiera. Questi ultimi hanno
valorizzato la figura di Gesù, una figura amica, grazie alla quale
abbiamo l’opportunità di vivere momenti come questo nella
giusta luce, la luce della Fede.
Un ringraziamento va a tutti gli adulti che hanno collaborato
affinché questi giorni fossero costruttivi e piacevoli, in particolare
al nostro cuoco Gerry Pozzoli e all’aiuto-cuoco Salvatore Delli
Carri, socio-fondatore della nostra società sportiva.
Oltre a tutte le presenze adulte, un ringraziamento speciale è
sicuramente da indirizzare alla presenza dei piccoli atleti, che con
gioia, entusiasmo e partecipazione hanno reso possibile
quest’esperienza, che si spera riceverà ancora tanto successo nei
prossimi anni.
Tea
VACANZA GIOVANI UPG
Anche i giovani vanno in vacanza con l'oratorio? Sì, anche loro.
Quest'estate dal 30 luglio al 6 agosto il gruppo giovani dell'Unità
di Pastorale Giovanile, guidato da don Pietro, si è diretto in
Piemonte, a Sant'Anna di Vinadio, in un angolo delle Alpi
Marittime situato tra le valli Stura, Gesso e Tinèe.
Ragazze e ragazzi di Arosio, Carugo e Inverigo insieme in una,
come sempre, faticosa autogestione in una delle case annesse al
bellissimo santuario (nella foto qui sotto) hanno trascorso giorni
splendidi tra le montagne di Vinadio che hanno regalato bellissimi
panorami di giorno e bellissime stellate la notte; bagni nei laghi di
alta montagna ma anche una puntata al mare di Nizza, per non
farsi mancare nulla! Il tutto condito da risate, canti, e balli serali...
Ovviamente ci sono stati gli appuntamenti giornalieri con la
preghiera (lodi, compieta, riflessione sul Vangelo della messa
domenicale, celebrata poi, come atto conclusivo della vacanza, nel
santuario con la partecipazione dei pellegrini).
Sicuramente un'esperienza nuova e ricca di spunti che ci aiuterà a
ripartire con il nuovo anno più uniti.
La vacanza giovani è il segno che l’unità pastorale giovanile può
esistere, basta solo volerlo!
Annalisa
PELLEGRINAGGI
SIAMO ANDATI:
A MEDJUGORJE
«MARIA, REGINA DELL’AMORE E DELLA PACE»
Sabato 18 agosto, alle 5.15, con un gruppo di parrocchiani e don Angelo,
iniziamo il tanto atteso viaggio itinerante lungo la penisola balcanica.
Visitiamo il tempio nazionale dedicato a Maria Madre e Regina a Monte
Grisa, poi su un trenino elettrico e a piedi, le grotte di Postonja. Dopo aver
celebrato, nel santuario mariano di Tersatto (luogo in cui sostò per tre anni
la casa della Madonna, ora a Loreto), la S. Messa e l’apertura del
pellegrinaggio, ammirato i colori della flora, dei laghi e delle cascate, del
parco nazionale di Plitvice, il 20 agosto arriviamo a Medjugorje. In quel
luogo abbiamo vissuto momenti di intensa commozione: siamo saliti al
Podbrdo (la collina delle apparizioni). Sul sentiero della salita ci sono dei
pannelli di bronzo raffiguranti i misteri del Rosario. Incamminandoci verso
l'alto, con fatica, perché il sentiero è disseminato di grosse pietre, abbiamo
pregato il rosario soffermandoci davanti ad ogni pannello e preparandoci ad
incontrare, al termine della salita, la statua della Regina della Pace, posta sul
luogo delle prime apparizioni. Nel pomeriggio abbiamo visitato la chiesa di
Medjugorje, dedicata a San Giacomo apostolo, santo protettore dei
pellegrini. Nel piazzale retrostante la parrocchia c'è l'altare esterno dove
abbiamo partecipato alla S. Messa e al Rosario. Il giorno dopo abbiamo
proseguito il nostro viaggio visitando Mostar, Dubrovnik e Lipica. Fuori
programma siamo passati da Redipuglia, dove, con grande emozione, don
Angelo ha trovato, al sacrario militare, la targhetta con il nome dello zio
Romeo, caduto nella prima guerra mondiale. In serata rientro ad Arosio
stanchi, ma con il cuore pieno di gratitudine alla Madonna per questa bella
esperienza e per i suoi messaggi che sono una scuola di preghiera, fede,
amore e pace.
- Enrica e Pietro -
A L O UR DE S
«BEATA TE MARIA, POICHÉ HAI CREDUTO»
Meglio di così non poteva
andare
il
pellegrinaggio
diocesano a Lourdes: anzi, è
andato benissimo. Anche il
tempo ci è stato bastevolmente
propizio. E furono due giorni di
intensa preghiera e di vicinanza
cordiale agli ammalati: Lourdes è
la città della sofferenza. Siamo
stati presenti alle SS. Messe
celebrate dal nostro Cardinale
nella basilica di S. Pio X e alla
Grotta delle apparizioni, alla
recita delle Lodi nella Chiesa di S.
Bernadette.
Abbiamo toccato con mano
come l’Arcivescovo nelle omelie ha saputo abbandonare le sue vesti di
maestro e di teologo, per fare pulsare il suo cuore di padre: commovente
e stupendo.
Ci dispiace solo che don Angelo, per diversi motivi, non fosse con noi:
sicuramente anche lui sarebbe stato coinvolto dall’atmosfera
intensamente umana e sentitamente religiosa; ne valeva veramente la
pena. Alla Grotta di Massabielle abbiamo ricordato tutta la nostra
Comunità parrocchiale, deponendo nelle mani della Madonna i disagi e
le sofferenze, ma particolarmente le speranze di tutti.
Un grazie sincero a Padre Davide che ha condiviso con noi questa bella
esperienza.
- I pellegrini -
AN DR E M O :
A C O LLE D O N B O SCO
13 OTTOBRE‘12
Nel mese missionario e dedicato alla
Madonna del Rosario andremo a
visitare i luoghi dove è nato san
Giovanni Bosco e a riscoprire le origini
della sua straordinaria personalità e
della sua opera diffusa in tutto il
mondo. “La gioia è la più bella creatura
uscita dalle mani di Dio dopo l’amore”
(Don Bosco)
A ROMA 9-10-11 NOVEMBRE ’12
Con la nostra corale per il convegno nazionale Scholae
Cantorum, con udienza del S. Padre in Aula Paolo VI.
PELLEGRINARE NELL’ANNO DELLA FEDE
Stiamo organizzando per l’Anno della
Fede un pellegrinaggio in Terra Santa,
nel prossimo aprile 2013. Il pellegrinaggio
oggi può diventare l’occasione per
riorientare il proprio cammino di fede, per
conoscere le nuove culture e contemplare
la bellezza del creato. Alla scoperta delle
radici cristiane, aperti al dialogo con ogni
uomo “siamo invitati a guardare alla vita e
alla storia come a un pellegrinaggio verso
il Padre… L’esistenza è un cammino verso una patria
promessa… (Carlo Maria Martini)
GRUPPI
GRUPPO MISSIONARIO
Tempo fa abbiamo inviato, in collaborazione
con un altro gruppo di volontariato, scatoloni
di indumenti al carcere di Velletri (vicino a
Roma).
Abbiamo ricevuto dalla Suora che ne aveva
fatto richiesta una lettera di ringraziamento
commovente che desideriamo fare conoscere:
Adesso che siamo tornati dalle vacanze, eccomi a voi
per ringraziare le persone che ci hanno fatto pervenire
“l’enorme dono”. Con il vostro aiuto abbiamo
cooperato ad asciugare molte lacrime e abbiamo potuto vedere nel volto di
“tanti crocefissi”un sorriso.
Vi ho disturbato con “amorosa violenza” per vestire, come dice padre
Turoldo, l’ignudo, per essere dentro l’ultima beatitudine, quella che conclude
la storia del mondo. Perché il mondo termina così “venite benedetti dal Padre
mio e possedete il Regno: perché ebbi fame e […] ero ignudo e voi mi vestiste”.
L’urlo del povero, ha detto Paolo VI, è tanto grande da raggiungere il cielo;
allora facciamogli strada. Sono orgogliosa di avere amici aperti al mondo nel
suo continuo divenire e lieti di servire il Signore anche in un cammino fragile e
fallibile. Che ci siano sempre tante persone come voi, che in un momento della
loro vita decidono di “fermarsi” accanto a persone ferite, umiliate e disperate,
e di sporcarsi le mani mettendosi “gratuitamente” al loro servizio.
Continuiamo a ricoprire con la veste dell’AMORE anche le persone che
incontriamo nella loro nudità e nella loro vergogna perché si sentano protette.
GRAZIE a tutti, il Signore è lì con VOI. “Dove due o tre sono insieme
nel nome mio, lì ci sono anch’io”.
Vi abbraccio tutti
Sorella Michela S.M.R.
CULTURA
“Don Camillo” rispose con voce
pacata il Cristo “Non ti lasciare
suggestionare dal cinema e dai
giornali. Non è vero che Dio ha
bisogno degli uomini: sono gli
uomini che hanno bisogno di
Dio. La luce esiste anche in un
mondo di ciechi. È stato detto
‘hanno gli occhi e non vedono’;
la luce non si spegne se gli occhi
non la vedono.”
“Signore: perché quella ragazza
si comporta così? Perché per
ottenere una cosa che potrebbe
facilmente avere soltanto se
chiedesse, deve estorcerla, carpirla, rubarla, rapinarla?”
“Perché, come tanti giovani, è dominata dalla paura d’essere
giudicata una ragazza onesta. È la nuova ipocrisia: un tempo i
disonesti tentavano disperatamente d’essere considerati onesti.
Oggi gli onesti tentano disperatamente d’essere considerati
disonesti.”
Don Camillo spalancò le braccia:
“Signore, cos’è questo vento di pazzia? Non è forse che il cerchio
sta per chiudersi e il mondo corre verso la sua rapida
autodistruzione?”
“Don Camillo, perché tanto pessimismo? Allora il mio sacrificio
sarebbe stato inutile? La mia missione fra gli uomini sarebbe
dunque fallita perché la malvagità degli uomini è più forte della
bontà di Dio?”
“No, Signore. Io intendevo soltanto dire che oggi la gente crede
soltanto in ciò che vede e tocca. Ma esistono cose essenziali che
non si vedono e non si toccano: amore, bontà, pietà, onestà,
pudore, speranza. E fede. Cose senza le quali non si può vivere.
Questa è l’autodistruzione di cui parlavo. L’uomo, mi pare, sta
distruggendo tutto il suo patrimonio spirituale. L’unica vera
ricchezza che, in migliaia di secoli, aveva accumulato. Un giorno
non lontano si ritroverà esattamente come il bruto delle caverne.
Le caverne saranno alti grattacieli pieni di macchine meravigliose,
ma lo spirito dell’uomo sarà quello del bruto delle caverne.
“Signore: la gente paventa le armi terrificanti che disintegrano
uomini e cose. Ma io credo che soltanto esse potranno ridare
all’uomo la sua ricchezza. Perché distruggeranno tutto e l’uomo,
liberato dalla schiavitù dei beni terreni cercherà nuovamente Dio.
E lo ritroverà e ricostruirà il patrimonio spirituale che oggi sta
finendo di distruggere. Signore, se questo è ciò che accadrà, cosa
possiamo fare noi?”
Il Cristo sorrise.
“Ciò che fa il contadino quando il fiume travolge gli argini e
invade i campi: bisogna salvare il seme. Quando il fiume sarà
rientrato nel suo alveo, la terra riemergerà e il sole l’asciugherà. Se
il contadino avrà salvato il seme, potrà gettarlo sulla terra resa
ancor più fertile dal limo del fiume, e il seme fruttificherà, e le
spighe turgide e dorate daranno agli uomini pane, vita e speranza.
“Bisogna salvare il seme: la fede. Don Camillo, bisogna aiutare
chi possiede ancora la fede a mantenerla intatta. Il deserto
spirituale si estende ogni giorno di più; ogni giorno nuove anime
inaridiscono perché abbandonate dalla fede."
Giovannino Guareschi
in “È di moda il ruggito della pecora”,
pubblicato su Oggi n. 45 del 10 novembre 1966
ANAGRAFE
NATI ALLA VITA
DIVINA
04.04.2012 05.08.2012
25. Merolla Giosuè
25.03.2012 05.08.2012
26. Besana Gabriele
06.06.2012 02.09.2012
27. Moglia Lorenzo
23.04.2012 02.09.2012
SPOSATI IN CRISTO
nato il
battezzato il
17. Sala Pietro
22.04.2011 24.06.2012
18. Cattaneo Gaia
09.04.2012 01.07.2012
19. Corbetta Gaia
20.02.2012 01.07.2012
20. Pozzoli Andrea
07.03.2012 01.07.2012
21. Motta Emma
29.03.2012 01.07.2012
22. Zennaro Aila
12.04.2012 08.07.2012
23. Caporali Azzurra
23.04.2012 15.07.2012
24. Corbetta Danilo
4. Savino Angelo / Marotta
Angela 14.07.2012
5. Bugatti Daniele / Moncada
Laura 20.07.2012
6. Lucon Omar / Zaniboni
Michela 21.07.2012
7. D’Ambra Roberto / Bosisio
Lidia 28.07.2012
8. Ronchi Marco / Nobile Anna
08.09.2012
9. Maramani Jar / Ognibene
Stefania 10.09.2012
10. Aquilia Roberto / Palma
Federica 15.09.2012
CHIAMATI DAL
PADRE
Il
anni
22. Cerati Maria
21.06.2012
83
23. Nicoletti Maria
22.06.2012
75
24. Pozzoli Beniamino
25.06.2012
73
25. Bellotti Giovanna
29.06.2012
82
26. Arrigoni Amleto
04.07.2012
86
27. Colombo Albertina
19.07.2012
86
28. Sandon Lucia
21.07.2012
92
29. Mascheroni Giansandro
27.07.2012
70
30. Turati Annamaria
22.08.2012
31. Sacco Lorenzo
27.08.2012
32. Brambilla Mario
30.08.2012
33. Spinelli Susanna
10.09.2012
53
93
76
75
Per la realizzazione di
questo bollettino
ringraziamo:
REDAZIONE
Don Angelo,
Giuseppe Colombo,
Nicola Pensa,
Alessandra Pozzoli,
Virginia Tanzi
COPERTINA
Giorgio Sala
IMPAGINAZIONE
Nicola Pensa
STAMPA
Chiara Amabile
FASCICOLAZIONE
Giampiero Longoni
ANAGRAFE
Fiora Torricelli
HANNO COLLABORATO
A QUESTO NUMERO
don
Angelo,
Giuseppe
Colombo, Cristian Brambilla,
Nicola
Pensa,
Antonio
Mottana,
Pino
Proserpio,
Gianni
Giussani,
Suor
Valentina Dissimile, Giulia
Bestetti,
Erica
Trabattoni,
Margherita Roner, Matteo
Proserpio, Sara Dall'Ozzo,
Mattea
Rinaldi,
Annalisa
Borsini
Per inviare articoli o commenti usare la mail
[email protected]
“La Fontana del Villaggio” può essere ritirata agli ingressi
della chiesa. Nessuno è obbligato a fare abbonamenti o a
dare offerte. Le persone sensibili alla vita della Parrocchia
tengano comunque in considerazione i costi che abbiamo.
Per cui chi vuole dare un’offerta fa un’opera di bene e la può
versare, anche “una tantum”, in busta chiusa da mettere nelle
cassette della chiesa, con una scritta che permetta di
identificare la destinazione dell’offerta. Grazie!
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La Fontana del Villaggio