1
Mistero buffo inviato Marco più altro materile,
brani e presentazioni
I GRAMMELOTTE - completi da rivedere presentazioni
VARIANTE 1- AL PROLOGO: GUERRA NEL GOLFO
VARIANTE 2
GESù BAMBINO VARIE EDIZIONI
Giullarata popolare
ATTORE “Mistero” è il termine usato già nel II, III
secolo dopo Cristo per indicare uno spettacolo,
una rappresentazione sacra.
Ancora oggi, durante la messa, sentiamo il
sacerdote che declama: “Nel primo mistero
glorioso... nel secondo mistero...”, e via dicendo,
Mistero vuol dire dunque: rappresentazione sacra;
mistero buffo vuol dire: spettacolo grottesco.
Chi ha inventato il mistero buffo è stato il popolo.
Fin dai primi secoli dopo Cristo il popolo si
divertiva, e non era solo un divertimento, a
muovere, a giocare, come si diceva, spettacoli in
forma ironico-grottesca, proprio perché per il
popolo, il teatro, specie il teatro grottesco, è
sempre stato il mezzo primo d’espressione, di
comunicazione, ma anche di provocazione e di
agitazione delle idee. Il teatro era il giornale
parlato e drammatizzato del popolo.
ROSA FRESCA AULENTISSIMA
2
Per quanto riguarda la nostra storia, o meglio la
storia del nostro popolo, uno dei testi primi del
teatro comico-grottesco, satirico, è Rosa fresca
aulentissima di Ciullo (o Cielo) d’Alcamo.
Ebbene, perché noi vogliamo parlare di questo
testo? Perché è il testo più mistificato che si
conosca nella storia della nostra letteratura, in
quanto mistificato è sempre stato il modo di
presentarcelo.
Al liceo, al ginnasio, quando ci propongono
quest’opera, ci fanno la più grossa truffa che si sia
mai messa in opera in tutta la storia della scuola.
Prima di tutto ci fanno credere che sia un testo
scritto da un autore aristocratico, che, pur usando
il volgare, ha voluto dimostrare d’essere talmente
dotato da tramutare “il fango in oro”. È riuscito
cioè a scrivere un’opera d’arte: grazie alla grazia
di cui solo un poeta aristocratico come lui poteva
essere intriso. Tanto da far giungere un tema così
triviale, così rozzo come un dialogo “d’amore
carnale”, a livelli straordinari di poesia “culta”,
propria della “classe superiore”!
Ecco, dentro questo sforzo di farci passare
quest’opera come momento ispirato di un autore
aristocratico, ci è capitato dentro quasi tutto,
diciamo tutte le capriole e i salti mortali dei sacri
autori borghesi dei testi scolastici, dal De Sanctis
al D’Ovidio. Dirò che il primo a fare un gioco di
3
truffa è stato Dante Alighieri. Infatti, più o meno
esplicitamente, nel suo De Vulgari Eloquentia,
dice con una certa sufficienza che “... d’accordo,
c’è pure qualche crudezza in questo “contrasto”,
qualche rozzezza, ma certamente l’autore è un
erudito, un colto”.
Non parliamo poi di cosa hanno detto gli studiosi verso il
Settecento e l’Ottocento a proposito dell’origine “culta”
di questo testo; il massimo è successo naturalmente sotto
il fascismo, ma anche poco prima non si scherzava. Lo
stesso Croce, Benedetto Croce, il filosofo liberale, dice
che indubbiamente si tratta di un autore aristocratico
poiché la poesia del popolo è un fatto meccanico, cioè a
dire “è un fatto di ripetizione pedestre”. Il popolo, si sa,
non è capace di creare, di elevarsi al di sopra di quello
che è la banalità, la brutalità, il volgare, e quindi riesce al
massimo a copiare “meccanicamente”; da qui il senso di
“meccanico”. Solo l’autore aristocratico, colto e evoluto,
ha la possibilità di sviluppare artisticamente un tema
qualsivoglia. Il popolo, bue e becero, al massimo riesce a
fare delle imitazioni. Basta, tutto lì.
4
A buttare all’aria tutta questa bella impostazione
sono arrivati due mascalzoni, nel senso cordiale
naturalmente della parola, mascalzoni per la
cultura borghese e aristocratica: un certo Toschi e
un altro che si chiama De Bartholomaeis, due
cattolici, per l’esattezza. Costoro hanno
combinato una vera e propria carognata, cioè
hanno dimostrato che il “contrasto” in questione è
un testo straordinario, ma opera indiscutibilmente
del popolo.
Come? Ecco qua, basta farne l’esame.
Cominciamo col decifrare per bene cosa dice
questa giullarata (poiché quello che parla, è
giullare). Dice: “rosa fresca aulentissima ch’apari
inver’ la state” [rosa fresca e profumata che
appari verso l’estate]. Chi declama questo verso è
un gabelliere, più precisamente uno che come
lavoro si preoccupa di ritirare le gabelle nei
mercati. Oggi in Sicilia si chiamano “bavaresi”
perché pare che l’ultima concessione fosse data
da un re borbonico ai bavaresi; ma anticamente
questi personaggi, che oggi si chiamano, magari,
vigili urbani, si chiamavano in un modo
abbastanza fantasioso: esattamente gru o grue.
Perché? Perché avevano un libro, un registro,
attaccato ad una coscia con una cinghia e quando
dovevano ritirare i soldi per segnare l’introito e il
nome e il cognome di quello che aveva versato il
denaro spettante al padrone per la terra data in
5
affitto, si mettevano in questa posizione
abbastanza
comoda
per scrivere, cioè,
appoggiavano il piede destro al ginocchio sinistro
restando in piedi su di una gamba sola, appunto
come le gru o gli aironi. Ora questo gru o grue si
trova a fare dichiarazione d’amore ad una
ragazza. E come il ragazzo, nascondendosi il libro
che ha sulla coscia con una falda del mantello o
con la sottana, si fa credere nobile e ricco, così
anche la ragazza, che è affacciata ad una finestra,
si fa passare per la figlia del padrone, del
proprietario della casa. In verità si tratta di una
donna di servizio, forse di una sguattera. Da cosa
lo si capisce? Da un’ironia che fa proprio il
ragazzo, che ad un certo punto dice: “di canno [da
quando] ti vististi lo maiuto [vestita di maiuto,
vestita di saio] | bella, da quello jorno so’ feruto
[ferito]”. Il saio era proprio quello dei frati e
anche delle suore, ma qui, in verità, il termine è
canzonatorio: si allude ad una specie di
grembiulone, una “pazienza” appunto, senza
maniche, che, essendo naturalmente apprettata,
evitava alle lavandaie di bagnarsi quando
andavano alla roggia.
Ora, si sa benissimo in quale posizione si mettano
le lavandaie... Oddio, lo sanno le persone che le
hanno viste, le lavandaie. Oggi ci sono le
lavatrici, così una delle cose più belle della natura
non si vede più. Alludo a quelle rotondità
6
oscillanti in moto che le lavandaie offrivano ai
passanti.
Ecco perché il giullare, carogna, dice: “quando ti
vidi nella posizione del lavare... quando avevi
addosso il saio, di te m’innamorai”.
S’innamorò, come dice Brecht, “di quello che il
padreterno creò con grazia maestosa”, io credo,
nel settimo giorno, quello di riposo: giacché gli
occorreva tutta la concentrazione possibile per
fabbricare tanta perfezione dinamica: il perno di
tutto il creato. Dunque: “del tuo perno mi
innamorai”.
Ora conosciamo l’origine sociale dei due
personaggi: la ragazza che millanta la propria
posizione aristocratica e il ragazzo che fa
altrettanto.
Il ragazzo declama: “rosa fresca aulentissima
ch’apari...”: è un linguaggio aulico, raffinato,
proprio di chi vuol farsi passare per nobile. Egli
ne fa una caricatura, ma non fine a se stessa,
vedremo poi la vera ragione.
“Rosa fresca aulentissima ch’apari inver’ la state,
| le donne ti disiano, pulzell’ e maritate”. Cioè, sei
talmente bella che anche le donne, pulzelle e
maritate, vorrebbero fare l’amore con te. Per non
parlare delle vedove! va beh... quelle è risaputo, è
normale.
Ma dico, è una pazzia! Ma pensate voi, a scuola,
il povero professore che dovesse spiegare le cose
7
così come sono dette... “È normale, ragazzi,... nel
Medioevo le donne s’accoppiavano sovente”. Gli
arriva un pernacchio che non finisce mai... di
risate maltrattenute... viene mandato via, cacciato
da tutte le scuole del regno (è proprio il caso di
dire che siamo ancora un regno), e basta, è finito!
Ecco perché il povero insegnante, che fra l’altro
“tiene famiglia”, è costretto a mentire. Notate che
questa preoccupazione di correggere la verità
nasce già al momento di decifrare il soprannome
dell’autore; infatti viene quasi sempre citato nei
testi di scuola non come Ciullo d’Alcamo, ma
come Cielo d’Alcamo.
Attenzione, i lombardi sanno cosa significhi il
termine “ciullo”: senza voler fare della scurrilità,
“ciullo” è il sesso maschile. E notate che anche in
Sicilia m’è capitato, ad Alcamo, di chiedere il
significato di “ciullo”... ah ah ah... giù tutti a
ridere! Ad ogni modo, tornando alla scuola, vi
rendete conto che questo termine deve essere
subito modificato, medicato, portato via, e
naturalmente il professore dice: “C’è un errore”.
Infatti noti ricercatori hanno fatto carte false per
indicare un’altra lettura. Non potevano accettare
un soprannome del genere, altrimenti si
tratterebbe indubbiamente di un giullare, in
quanto quasi tutti i giullari hanno soprannomi
piuttosto pesantucci. Per quanto riguarda il
Ruzante, per esempio, che a nostro avviso si può
8
ben definire “l’ultimo dei giullari”, il suo
soprannome viene da “ruzzare”.
Qualcuno che è di Padova, o delle vicinanze, sa
che “ruzzare” significa “andare con gli animali”:
non a spasso, ma unirsi con gli animali, nelle feste
e nei periodi adatti, preferiti dai medesimi,
naturalmente.
Dunque, non si può dire “ciullo”. Non si può, in
una scuola come la nostra, dove l’ipocrisia e la
morbosità cominciano fin da quando vai all’asilo.
Io sono stato all’asilo, da piccolo s’intende, e mi
ricordo che quando succedeva che una bambina
vedeva un bambino che faceva pipì diceva: “Oh,
guarda!... suora... cos’ha quel bambino li?” “Una
brutta malattia, – rispondeva la maestra, – non
guardare... via, via, fatti il segno della croce!” È
la nostra scuola. E dobbiamo capire il dramma
degli insegnanti.
Ora, “rosa fresca aulentissima ch’apari inver’ la
state | le donne ti disiano, pulzell’ e maritate”.
Come lo risolviamo? Notate che è ancora un
modo di dire, in Sicilia. A Sciacca, per fare un
complimento ad una ragazza si dice: “Bedda tu si,
fighiuzza, che anco altri fighiuzze a tia vurria
’mbrazzari”, anche le altre ragazze vorrebbero
abbracciare te, tanto sei bella. Lo dicono senza
nessuna malignità, ma nella nostra scuola non si
può! E allora che cosa s’inventa? Subito una
virata di sessanta gradi, per poter aggiustare la
9
faccenda. Il professore insegna (e guardate che
queste sono didascalie che trovate in ogni testo):
“non bisogna prendere la forma così, tout court,
bisogna cercare d’individuarla. Cioè: sei talmente
bella che anche le altre donne, pulzelle e maritate,
vorrebbero a te assomigliare. Non vorrebbero te,
ma vorrebbero apparire quale tu sei, bella,
elevata in mezzo a tutte le altre donne”. Così,
subito, il ragazzo o la ragazza imparano
l’ipocrisia e in casa dicono: “Mamma, desidererei
una mela... no, non desidererei nel senso di
volerla mangiare, ma vorrei apparire come la
mela, rotonda e rossa da mordere”.
Ora, andando avanti, si scopre ancora un altro
gioco abbastanza brutale del modulo. Continua il
testo: “tràgemi d’este locora, se t’este a
bolontate... fammi uscire da questo fuoco, se ne
hai volontà, ragazza”, la prega il giovane. E si sa
benissimo come riescano le ragazze a far uscire
dal fuoco e dal desiderio i ragazzi, quando ne
abbiano volontà: ma qui, non si dice niente... sono
cose che non interessano, e si va avanti. C’è
subito la risposta della ragazza, che va giù un
pochettino a piedi giunti e scopre proprio poca
eleganza di modi, infatti si esprime più o meno
così: “Puoi andare ad arare il mare e a seminare al
vento, con me a fare all’amore non ci arriverai
mai. Tutti i soldi, tutti i tesori di questa terra puoi
raccogliere, ma non ci sarà niente da fare con me.
10
Anzi, ti dirò di più, che se tu insisti, io, piuttosto
di accettare di fare l’amore con te, li cavelli
m’aritonno, mi faccio radere i capelli, vado suora,
e così non ti vedo più... ah, come starò bene!” E il
ragazzo risponde: “ah sì? tu ti vai a aritonnere i
cavelli? E allora anch’io mi faccio tondere il
cranio... vado frate... vengo nel tuo convento, ti
confesso... e al momento buono... sgnácchete!”
Lo sgnácchete l’ho aggiunto io, ma è implicito.
La ragazza impallidisce e urla: “Ma sei un
anticristo, sei un essere vergognoso... ma come ti
permetteresti?... Piuttosto di accettare la tua
violenza io mi butto nel mare e mi annego”.
“Ti anneghi? Anch’io... no, non mi annego: mi
butto nel mare anch’io, ti vengo a prendere
laggiù, nel fondo, ti trascino sulla riva, ti stendo
sulla spiaggia e, annegata come sei, sgnácchete!
faccio all’amore”.
“Con me, annegata?”
“Si!”
“Obeau! – esclama la ragazza, con molto candore:
– ma non si prova nessun piacere a fare l’amore
con le annegate!”
Sa già tutto, naturalmente. Una sua cugina era
annegata, è passato uno di lì, s’è guardato intorno
“Io ci provo”... Ha provato... “Donnacore! che
schifezza... meglio il pescespada!”
Ad ogni modo la ragazza profondamente si
scandalizza e lo minaccia: “Senti, se tu ti provi
11
soltanto a farmi violenza, io mi metto ad urlare,
arrivano i miei parenti e ti ammazzeranno di
legnate!”
E il ragazzo risponde sbruffone (non dobbiamo
dimenticare che sta recitando il personaggio del
ricco aristocratico): “Se i tuoi parenti trovanmi
che ti ho appena violentata o che ti sto facendo
violenza, e che mi posson fare? Una defensa
mèttoci di dumili’ agostari (duemila augustari)”.
Cosa vuol dire? L’augustario era la moneta di
Augusto, inteso Federico II. Infatti siamo nel
1231-32, proprio al tempo in cui in Sicilia
governava Federico II di Svevia. Duemila
augustari equivalevano, più o meno, a
settantacinquemila lire odierne.
E che cosa è questa defensa? Fa parte di un
gruppo di leggi promulgate a vantaggio dei nobili,
dei ricchi, dette “leggi melfitane”, volute proprio
da Federico II, per permettere un privilegio
meraviglioso a difesa della persona degli
altolocati.
Così, un ricco poteva violentare tranquillamente
una ragazza; bastava che nel momento in cui il
marito o i parenti scoprivano la cosa, il
violentatore estraesse duemila augustari, li
stendesse vicino al corpo della ragazza violentata,
alzasse le braccia e declamasse: “Viva lo
’mperadore, grazi’ a Deo!” Questo era sufficiente
a salvarlo. Era come avesse detto: “Arimorta!
12
Attenti a voi! Chi mi tocca verrà subito
impiccato”.
Infatti chi toccava l’altolocato che aveva pagato la
defensa veniva immediatamente impiccato, sul
posto, o un po’ più in là.
Ecco che la potete immaginare da voi tutta la
scena.
Grande vantaggio per il violentatore medievale
era dato dal fatto che, allora, le tasche non
facevano parte dei pantaloni. Erano staccate:
erano delle borse che si appendevano alla cintola,
il che poteva permettere una condizione
vantaggiosissima dell’amatore: nudo, ma però con
la borsa. Perché, nel caso: “Ah! mio marito!”
trac... defensa... op... “Arimorta! Ecco i
quattrini!” Naturalmente bisognava avere i soldi
contati, è logico, non si può: “Scusi, aspetti un
attimo... gli spiccioli!... Ha da cambiarmi per
favore?” Subito, subito, lì, veloci! Le madri che
s’interessavano della salute dei propri figlioli, una
madre nobile naturalmente, e ricca, diceva
sempre: “Esci? Hai preso la defensa?” “No no,
vado con gli amici...” “Non si sa mai, magari
incontri...”
Ah, perché la defensa valeva anche per la
violenza a base di coltello. Uno dava una
coltellata a un contadino... zac... defensa! Che
naturalmente
era
minore,
centocinquanta
13
massimo. Se poi ammazzava l’asino insieme al
contadino, allora si faceva cifra tonda.
Ad ogni modo questo vi fa capire quale fosse la
chiave della “legge” del padrone: la brutalità di
una tassa che permetteva di uscire indenni da ogni
violenza compiuta da quelli che detenevano il
potere. Ecco perché non ce lo spiegano mai
questo “pezzo” a scuola.
Mi ricordo che sul mio libro di testo al liceo tutta
questa strofa non esisteva, era stata censurata. Su
altri testi c’era, ma non veniva mai spiegata.
Perché? È logico! Per una ragione molto
semplice: attraverso questo pezzo si scopre chi ha
scritto il testo. Non poteva essere altro che il
popolo.
Il giullare che si presentava sulla piazza scopriva
al popolo quale fosse la sua condizione,
condizione di “cornuto e mazziato”, come dicono
ancora a Napoli: cioè bastonato, oltre che cornuto.
Perché questa legge gli imponeva proprio lo
sberleffo, oltre che il capestro.
Ed altre ce ne erano di queste leggi bastarde.
Quindi il giullare era qualcuno che, nel
Medioevo, era parte del popolo; come dice il
Muratori, il giullare nasceva dal popolo e dal
popolo prendeva la rabbia per ridarla ancora al
popolo mediata dal grottesco, dalla “ragione”,
perché il popolo prendesse coscienza della
propria condizione.
14
Ed è per questo che nel Medioevo ne
ammazzavano con tanta abbondanza di giullari, li
scuoiavano, gli tagliavano la lingua, per non dire
di altri ornamenti. Ma torniamo al “mistero buffo”
vero e proprio.
Foto 1. Sequenza di buffonata.
Ecco, questa è una sequenza di buffonata, cioè
una specie di preparazione agli spettacoli
ironico-grotteschi ai quali partecipava anche il
popolo, truccato e travestito.
Questi erano popolani... li vedete... questo
camuffato addirittura da “mammuttones”. Cos’è il
“mammuttones”? È un’antichissima maschera
mezzo capro mezzo diavolo. In Sardegna ancora
oggi i contadini durante certe feste si vestono con
queste pelli strane, si mettono queste campanelle
e vanno intorno con maschere molto simili a
quelle che si notano nella immagine. Vedete che
sono quasi tutti diavoli. Ecco, questo è un
giullare, questo è il personaggio del jolly, il matto
(allegoria del popolo) e questo è un altro
diavolo... un altro ancora... ecco un’altra
sequenza.
Foto 2. Sequenza di buffonata.
15
Diavoli, streghe e un frate decorativo di
passaggio. Notate un altro particolare: tutti hanno
strumenti per far rumore, perché il gioco del
fracasso, del frastuono, era essenziale in queste
feste. (Indicando un personaggio della lastrina)
Questo ha addirittura un “ciucciué”, o altri nomi
che dànno a Napoli; sono delle membrane di
cuoio che, schiacciate e tirate, emettono dei
pernacchi spaventosi. (Indica un altro
personaggio) Qui c’è un altro con la gamba
alzata, che non ha bisogno di strumenti: questo lo
fa da sé, il rumore, è un naturalista... Questi altri
emettono altri suoni. Questi personaggi
mascherati si riunivano tutti quanti nella piazza e
incominciavano a fare una specie di processo
finto ai nobili, ai potenti, ai ricchi, ai padroni in
genere. Fra i quali c’erano mercanti, imperatori,
strozzini, banchieri... che è poi la stessa cosa.
C’erano anche dei vescovi e dei cardinali.
Non ho mai capito perché, nel Medioevo,
mettessero vescovi e cardinali insieme ai potenti e
ai padroni: sono atteggiamenti del tutto particolari
che non siamo andati a verificare. Naturalmente
erano falsi vescovi, falsi ricchi. Chissà perché, i
ricchi veri non accettavano di giocare con il
popolo. Era gente del popolo che si travestiva; si
organizzava una specie di processo, abbastanza
violento, a base di accuse precise. “Hai fatto
questo, hai sfruttato, hai rubato, hai ammazzato...”
16
Ma il momento avvincente era il finale. Era una
specie d’inferno nel quale venivano precipitati,
con finte pentole piene di finto olio bollente, con
massacri, con scuoiamenti, tutti questi ricchi,
questi signori.
I ricchi, quelli veri, se ne stavano in casa in quei
giorni, perché magari passavano per la strada e...
“Ahiddame!” “Oh scusi, credevo che fosse uno
finto”. Quindi, per evitare di essere presi per
ricchi finti, se ne stavano in casa asserragliati.
Anzi, si dice, lo dice malignamente un grosso
storico, Bloch, che è quel francese alsaziano
ammazzato dai nazisti in quanto comunista,
asserisce Bloch che certamente le persiane con le
imposte sono state inventate in quel periodo per
permettere ai ricchi di poter guardare in piazza
queste manifestazioni, senza essere visti da giù.
Tutta questa gente, questi giullari, questi buffoni,
alla fine della festa entravano in chiesa. La chiesa
nel Medioevo rispettava il significato originale di
ecclesia: cioè, luogo di assemblea. Ebbene,
entravano in quel luogo d’assemblea alla fine
degli otto o undici giorni, tempo di durata di
questa buffonata che si svolgeva di dicembre e
proseguiva la tradizione delle feste Fescennine
romane, il carnevale dei Romani. Entravano
dunque, e ad aspettarli in fondo alla chiesa, sul
transetto, c’era il vescovo. Il vescovo si spogliava
di tutti i paramenti e li offriva al capo dei giullari;
17
il capo dei giullari saliva sul pulpito e
incominciava a tenere una omelia, una predica,
nella chiave esatta delle prediche del vescovo:
cioè, ne faceva l’imitazione. Non soltanto
l’imitazione dei tic, dei moduli, ma di tutto il
discorso di fondo: scopriva cioè tutto il gioco
della mistificazione, dell’ipocrisia: il gioco del
potere.
Ed erano talmente bravi a rifare il verso e
soprattutto l’imitazione dei moduli d’ipocrisia e di
paternalismo, che si racconta che san Zeno da
Verona, che era una persona dabbene, fra l’altro,
fu talmente fregato da un giullare, fu talmente
imitato bene che per sei mesi, ogni volta che
tentava di salire sul pulpito per tenere le proprie
prediche, non riusciva a terminarle; dopo le prime
tre o quattro battute, balbettava e se ne andava.
Succedeva che cominciasse: “Miei cari fedeli, io
qui, umile pastore vi por...” e giù tutti a
sghignazzare. “La pecorella...” “Beee!!”, e il
poveraccio, confuso, doveva andarsene.
Foto 3. “Milites”, Mosaico absidale (secolo XII).
Basilica di Sant’Ambrogio, Milano.
Ora qui, in quest’altra lastrina, ci sono due
personaggi. Sono due milites. È la riproduzione di
un mosaico che si trova in Sant’Ambrogio di
Milano, è un pezzo del mosaico pavimentale di
18
Sant’Ambrogio e neanch’io, che mi ci sono
trovato sotto a fare i rilievi quando facevo
architettura, non mi ero accorto di questo
stupendo pezzo di mosaico. Sono due giullari,
due giullari travestiti da milites, e lo si capisce
dalla caratterizzazione teatrale dei loro gesti.
I milites venivano presi di mira abbastanza
frequentemente anche perché erano quelli più
odiati dal popolo.
Ai milites appartenevano quei professionisti
dell’ordine costituito che noi chiamiamo oggi
questori, commissari. Se con un po’ di fantasia
riuscite a togliere gli abiti medievali e li sostituite
con un abito moderno, vedrete che hanno certe
espressioni abbastanza significative.
Alla vostra sinistra c’è una costruzione: ebbene,
non fa parte dell’impianto scenico, fa parte di
un’altra scena. Infatti tutta questa nostra scena è
inscritta dentro l’arco. Perché dico questo? Perché
evidentemente la costruzione fuori dell’arco è
composta da diversi piani: sono quattro, cinque,
sei piani. Ecco, abbiamo verificato, abbiamo fatto
dei sondaggi, delle verifiche storiche: nel
Medioevo, le questure e i commissariati erano
tutti ad un piano solo. Questo per evitare la
dipsonomia, una malattia che colpisce molte volte
i questori e i commissari: quella facilità, durante
un interrogatorio, di sbagliare nel dare
indicazioni. Sono talmente presi dal movimento
19
agitato, dal gesto, che la sinistra diventa la destra,
la destra la sinistra, per cui dicono: “Esca pure,
quella è la porta”, e indicano le finestra. Questo si
è verificato parecchie volte... nel Medioevo!
A proposito dello scherzare su cose molto serie,
drammatiche, un compagno, ieri, un avvocato, mi
ha scritto dicendo che queste allusioni a fatti
avvenuti ultimamente, risolti con una risata, gli
avevano fatto male. Ebbene, è proprio quello che
volevamo. Cioè, far capire che è quanto permette
e permetteva (è nella tradizione del giullare)
all’attore del popolo, di scalfire le coscienze, di
far rimanere qualcosa di amaro e di bruciato.
L’allusione ai roghi è del tutto casuale.
Se io mi limitassi a raccontare le angherie usando
della chiave “tragica” con una posizione di
retorica o di malinconia o di dramma (quella
tradizionale, per intenderci), muoverei solo
all’indignazione e tutto, immancabilmente,
scivolerebbe come acqua sulla schiena delle oche,
e non rimarrebbe niente.
Mi sono permesso questo inciso perché, spesso,
torna dentro il discorso risentito del perché
“ridere” di cose tanto serie.
È proprio il popolo che ce lo ha insegnato:
ricordiamo, a proposito del popolo, quello che
Mao Tse-tung dice a proposito della satira. Egli
dice che la satira è l’arma più efficace che il
popolo ha avuto tra le mani per far capire a se
20
stesso, dentro la propria cultura, quelle che sono
tutte le storture e le prevaricazioni dei padroni.
Andando avanti con le lastrine, questa immagine
ci fa vedere un’altra rappresentazione sacra,
questa volta drammatica e grottesca insieme.
Foto 4. “Comici ambulanti del secolo XIV”.
Cambrai, Bibliothèque Municipale.
È una rappresentazione nelle Fiandre, intorno al
136o (la data è segnata sul disegno). Osservate,
qui c’è una donna con un agnello in braccio. Ve
lo faccio notare perché verrà di proposito durante
un pezzo della rappresentazione della Strage degli
innocenti.
Andiamo avanti: qui c’è un’altra immagine
abbastanza importante, ed è Anversa 1465,
esattamente l’anno prima dell’editto di Toledo.
Foto 5. Rappresentazione comico-grottesca
nella piazza municipale di Anversa (1465).
Quello di Toledo è l’editto che vietò
definitivamente al popolo di rappresentare i
misteri buffi. E lo capirete già da questa
immagine, il perché di questa censura. Guardate:
qui c’è Gesù Cristo, un attore che rappresenta
Gesù Cristo, qui due sgherri. Qui c’è un
banditore, un altro attore s’intende, e il popolo,
21
sotto, che reagisce, replica alla battuta del
banditore.
E cosa dice il banditore? Urla: “Chi volete sulla
croce? Gesù Cristo o Barabba?” E sotto tutto il
popolo risponde urlando: “Jean Gloughert!!”, che
era il sindaco della città. Capirete che una simile
ironia un po’ pesante, così diretta, non faceva
piacere al sindaco e agli amici suoi... Ecco perché
si incominciò a pensare: “Ma non sarebbe meglio
vietarle?” Una rappresentazione del genere, anzi,
un pochettino più violenta, se vogliamo, è questa:
Foto 6. Una “Passione” rappresentata nella Piazza
del Louvre,
a Parigi (secolo XV).
Parigi, qui siamo nella piazza del Louvre, sempre
intorno allo stesso periodo. Guardate, c’è, in
questo teatrino, Gesù Cristo, un attore che recita
la parte di Gesù Cristo, e altri attori. Qui c’è
Ponzio Pilato con la bacinella già pronta, per
permettergli di lavarsi le mani, e qui ci sono due
vescovi, notate, sono due vescovi cattolici.
Dovrebbero avere un costume almeno ebraico,
no? con degli elementi completamente diversi:
cappelloni “a tonda”, torciglioni, abiti d’un’altra
epoca, completamente diversi, che la gente
conosceva.
22
Invece il popolo, fingendo di non saperne niente
di costumi, ci ha piazzato lì i due vescovi, quasi
veri e nostrani. Cioè a dire: “D’accordo, il fatto è
successo in Palestina, come non detto, d’accordo,
non c’erano ancora i cristiani, quegli altri erano
ebrei, quindi non c’entra niente, erano vescovi
ebrei e, soprattutto, erano di un’altra religione,
un’altra realtà! Sì, ma sempre due vescovi erano,
quelli che hanno insistito tanto perché fosse
mandato in croce Gesù Cristo. Il fatto è che
sempre, in tutti i tempi e in tutte le epoche, i
vescovi stanno dalla parte dei padroni per mettere
in croce i poveri cristi!”
E naturalmente questi discorsi non piacevano ai
vescovi, ai cardinali e neanche al papa, tanto che
decisero di riunirsi a Toledo e dissero: “Basta!
Non dobbiamo più permettere che il popolo
approfitti di questo gioco scenico, che parte dal
sacro, per poi far cadere tutto in burla e in ironia”.
E così vietarono non soltanto di prendere come
pretesto il Vangelo, ma anche la Bibbia.
Foto 7. “La sbornia di Davide”
(da un codice miniato dell’Alto Medioevo).
Ecco un giullare legato alla strumentalizzazione
dei racconti biblici. È la rappresentazione della
famosa sbronza di Davide. Nella Bibbia si
racconta che Davide si beccò una sbronza che
23
durò sette giorni, spaventosa! Durante questa
sbronza se la prese un po’ con tutti: cominciò ad
insultare suo padre, la madre, il padreterno, ma
soprattutto se la prese con i propri sudditi, cioè il
popolo. Diceva più o meno: “Popolo becero,
disgraziato e anche un po’ coglione-, ma perché
credi a tutte queste storie?” E il giullare
riprendeva grottescamente quel personaggio
urlando al pubblico: “Ma davvero credi che il
padreterno sia sceso in terra con tutte le sue
carabattole e abbia detto: “Beh, adesso basta con
queste discussioni sulla divisione dei beni e dei
terreni, faccio io, faccio da me. Ecco, vieni qua
tu, hai la barba, mi piaci, prendi questa corona: tu
fai il re. Tu, vieni qua. È tua moglie? Sei
simpatica, fai la regina. Che faccia da delinquente
che hai tu, tieni... fai l’imperatore. E quello... che
faccia da furbo che ha... Vieni, vieni, to’, fai il
vescovo, vai! A te, guarda, faccio fare il
commerciante. A te, vieni, vieni... guarda, tutto
questo spazio, tutta quella terra che va fino a quel
fiume è tutta roba tua... mi sei simpatico... e
tientela stretta eh!!... Non mollarla mai agli altri, e
falla lavorare per bene... E anche a te, prendi
questa terra... È tuo parente? Bene! così la roba si
tiene unita. Ed ora vediamo un po’... a te darò
tutta la parte sul mare. Il diritto di pesca, invece, è
per te. E voi... laggiù... miseri e striminziti... te e
te e te e te, e anche le vostre mogli, lavorerete per
24
lui, per lui e per lui, e anche per lui, e se vi
lamenterete vi sbatto all’inferno, come è vero che
sono Dio! E lo sono, per Dio!””
Ecco, rappresentazioni di questo genere non
piacevano a quelli che la roba l’avevano per
davvero: quindi si decise, o meglio lo decisero i
vescovi, che qualora un giullare si fosse permesso
di recitare ancora simili obbrobri in mezzo al
popolo, sarebbe stato bruciato immediatamente.
Tuttavia ci fu un tale, un certo Hans Holden (foto
8), famoso giullare tedesco, bravissimo in questo
gioco dell’ubriacatura di Davide, che si permise
di recitare ancora dopo l’editto: lo misero al rogo.
Il poveraccio credeva che i vescovi scherzassero
con la loro minaccia: “Figurati se mi mettono al
rogo!” Ma si sbagliava, i vescovi sono gente
seria, non scherzano mai! Infatti l’hanno bruciato
vivo. Finito lì.
Foto 8. “L’arresto di Hans Holden”.
C’era anche un modo di fare “battage”
pubblicitario, diciamo, agli spettacoli sacri, usato
nel Medioevo. Ancora oggi, in Puglia, durante i
festeggiamenti per San Nicola da Bari, un santo
che veniva dall’Oriente, famoso vescovo, santo,
negro, si celebrano processioni. Ebbene, oggi
questa festa si è ridotta a una sfilata così,
generica, con cartelloni che nel Medioevo
25
servivano ad indicare i pezzi, le scene che
sarebbero state rappresentate la sera stessa. Dietro
c’erano dei “battuti”, ovvero dei flagellanti o
flagellati, che andando intorno si davano delle
pacche della madonna... Non per niente si trattava
di uno spettacolo sacro.
Non solo, ma finito il giro di pubblicità per le
strade e per le piazze della città, si mettevano
intorno al palco dove si svolgeva la
rappresentazione e sottolineavano, indicavano
cantando, urlando, lamentandosi e respirando
perfino coralmente, i tempi drammatici e
grotteschi della rappresentazione. Insisto su
questo particolare perché sentirete intervenire
ogni tanto nelle mie esibizioni indicazioni di
forma di canto corale. Il canto più o meno era
questo, per esempio:
LAUDA DEI BATTUTI
Prototipi: Pordenone,
mantovana.
Brescia,
Ohiohioh bati’, bative! Ehiaiehieh!
(E) compagnon, metìf in scera,
batìf forte e volentera,
n’avi’ doia d’ésti bóti: bative!
no trambìt de ves isbiot(i),
no trambìt le visigade,
Campagna
26
carne rote e disciuncade.
Ohiohioh bati’, bative! Ehiaiehieh!
Chi vol torse salvasion
c’0l se bata de rüscon
col fragel a batascioch,
no fi’ mostra de daf bot: bative!
c’ol Segnor onniputent(e)
foe batüd veritament(e).
Ohiohioh bati’, bative! Ehiaiehieh!
Se vorsi’ tor penitensa
a scuntà la gran sentensa
c’la se proxima a rivare
che niun podrà scampare: bative!
che gnirà de contra a noj,
ohi batemose cunt doj.
Ohiohioh bati’, bative! Ehiaiehieh!
Par salvarghe d’ol pecat
Jesus Xristo foe picat,
’nsu la croze foe ’nciudat,
su la facia g’ foe spüdat: bative!
e l’ased g’ foe dait a bevar
e no gh’era lì ol sant Pedar.
Ohiohioh bati’, bative! Ehiaiehieh!
E vui segnori de l’üsüra,
vui n’avrit malaventüra,
vui c’havit spüat a Xristo
col sciorirve al mal acquisto: bative!
vui c’havit turciat ’m l’uga
i danari a qui(e) che süda.
27
Ohiohioh bati’, bative! Ehiaiehieh!
Ohioihi battete, battetevi! Ehiaieehie!
Compagni, mettetevi in schiera (fila),
battetevi forte e volentieri,
non abbiate doglia (non lamentatevi) di queste
botte: battetevi!
Non tremate d’esser nudi,
non tremate (non abbiate paura) delle frustate che
vescicano
(fanno vesciche, piaghe),
carni rotte e disgiunte (dalle ossa).
Ohioihi battete, battetevi! Ehiaieehie!
Chi vuol prendersi salvezza
che si batta col flagello
con il flagello facendolo schioccare,
non fingete di darvi botte: battetevi!
ché il Signore onnipotente
fu battuto veramente.
Ohioihi battete, battetevi! Ehiaieehie!
Se volete prendere (fare) penitenza
e scontare la grande sentenza
che è prossima ad arrivare
che nessuno potrà scampare: battetevi!
che verrà addosso a noi,
ohi battiamoci con dolore.
Ohioihi battete, battetevi! Ehiaieehie!
Per salvarci dal peccato
Gesù Cristo fu picchiato,
28
sulla croce fu inchiodato,
sulla faccia gli fu sputato: battetevi!
e l’aceto gli fu dato a bere
e non c’era lì San Pietro.
Ohioihi battete, battetevi! Ehiaieehie!
E voi signori dell’usura,
voi ne avrete malaventura,
voi che avete sputato a Cristo
arricchendovi col malacquisto: battetevi!
voi che avete torchiato come (si torchia) l’uva
i denari a quelli che sudano.
Ohioihi battete, battetevi! Ehiaieehie!
Qualche anno fa si è tenuta presso Milano,
all’abbazia di Chiaravalle, una straordinaria
mostra di macchine teatrali. Si trattava di
splendide statue in cui tutti gli arti erano mobili,
articolati, esattamente come nei burattini o nelle
bambole. Il movimento era regolato da una serie
di leve e di ganci che venivano manovrati da un
burattinaio nascosto nell’incavo dietro la statua,
che non era a tutto tondo, ma costruita solo per la
metà anteriore. C’era per esempio una stupenda
Madonna col bambino del 1100 in cui entrambi i
personaggi si muovevano, braccia, tronco, gomiti
e perfino gli occhi, giocando anche sul trucco del
déséquilibre dei burattinai fiamminghi: per
esempio, nell’avambraccio, a bilanciere, a snodo
dentro la mano, c’era un perno, per cui qualsiasi
29
colpo, anche piccolo, faceva roteare la mano sul
polso, prima che ritrovasse il proprio equilibrio
stabile. Qualsiasi piccolo colpo faceva in modo
che le mani, o un’altra parte del corpo, si
muovessero con una grazia straordinaria. Il che
dava l’impressione di qualcosa di vivo.
Con lo stesso principio è stato costruito un altro
pezzo famoso, il Cristo d’Aquileia: non lo si vede
perché è vestito di una tunica che gli ricopre tutto
il corpo, ma, a nudo, è tutto articolato, fino al
collo.
Perché il popolo ricorreva a queste macchine per
rappresentare la divinità, quando metteva in scena
i propri spettacoli? Forse aveva timore di fare atto
di blasfemia, di intaccare la sacralità del
personaggio divino? No! Niente affatto, ciò
avveniva perché l’attore, il comico, voleva che
l’interesse del pubblico fosse accentrato non tanto
verso il divino, ma verso l’uomo: se un attore
fosse entrato prima nel costume di Gesù Cristo si
sarebbe presa tutta l’attenzione, mentre una statua
era soltanto indicativa, emblematica, e l’attore
aveva agio di sviluppare la drammaticità della
condizione umana, sottolinearla maggiormente: la
disperazione, la fame, il dolore.
Ho fatto questo discorso sulle macchine teatrali
perché il pezzo che reciterò ora ne prevede
l’impiego, appunto l’impiego di una macchina
che raffigura la Madonna col bambino in braccio.
30
Con lei abbiamo in scena una donna che tiene in
braccio un agnello, una pazza: ecco perché vi ho
fatto notare prima quell’immagine delle Fiandre
in cui si vede una donna con un agnello in
braccio. È una donna alla quale hanno ammazzato
il bambino durante la strage degli innocenti e ha
trovato in un ovile un agnello, se l’è preso in
braccio e, convinta, va a dire a tutti che quello è il
proprio figlio. L’allegoria è chiara: l’agnello è
l’“Agnus Dei”, il figlio di Dio, quindi questa
donna è anche la Madonna.
Questo
doppio
gioco
del
personaggio
donna-Madonna è molto antico, viene addirittura
dai greci; la donna può permettersi di dire delle
cose che una Madonna vera, un’attrice che
facesse la Madonna, o meglio un attore truccato
da Madonna, come si usava allora, non avrebbe
mai potuto dire. Questa donna bestemmia
addirittura contro Dio, con una violenza
incredibile. Si mette a urlare con quest’agnello in
braccio: “...potevi tenertelo presso di te tuo figlio,
se doveva costarci tanto patimento, tanto dolore!
Verrai a comprendere il dolore degli uomini, tu
che hai voluto subito un cambio a tuo vantaggio,
per una tazzina di sangue tuo hai voluto un fiume
di sangue, mille bambini per uno tuo. Potevi
tenerlo presso di te tuo figlio, se doveva costarci
tanto patimento, tanto dolore! Verrai a capire
anche tu il dolore, la pena degli uomini, la
31
disperazione, il giorno che verrà a morirti tuo
figlio in croce. In quel giorno capirai quale
tremendo castigo hai imposto a tutti gli uomini,
per un peccato, per un errore! Ebbene, sulla terra,
nessun padre, per quanto malvagio, avrebbe avuto
il coraggio di imporlo al proprio figliolo. Per
quanto fosse carogna, questo padre!”
È certo la più grande bestemmia mai udita! È
come dire: “Padre, padreterno, sei la zozza della
zozza! Nessun padre è tanto carogna quanto te”.
E perché tanto odio da parte del popolo verso il
padreterno? L’abbiamo visto prima. Perché il
padreterno è rappresentativo di quello che i
padroni hanno insegnato al popolo, è quello che
ha fatto le divisioni, che ha dato terre, poteri,
privilegi a un certo gruppo di persone, e invece
fastidi, disperazione, sottomissione, umiliazione,
mortificazione all’altra parte del popolo. Ecco
perché Dio è odiato, perché rappresenta i padroni,
è quello che dà le corone, i privilegi; mentre è
amato Gesù Cristo, che è quello che viene sulla
terra a cercare di ridare la primavera. È,
soprattutto, la dignità. Il discorso della dignità è,
in queste storie del popolo, ripetuto quasi a
tormentone, con un’insistenza incredibile. La
dignità.
Andremo ora alla rappresentazione della Strage
degli innocenti. Devo indicarvi soltanto un
particolare: il linguaggio. Il linguaggio, il dialetto,
32
sarebbe meglio dire una lingua, perché è il padano
dei secoli XIII-XV, ma recitato da un attore, il
quale si trovava costretto a cambiare paese ogni
giorno. Oggi era a Brescia, domani a Verona, a
Bergamo ecc. ecc., quindi si trovava a dover
recitare in dialetti completamente diversi l’uno
dall’altro. Erano centinaia i dialetti, e c’era una
grandissima differenziazione, maggiore che
quella attuale, fra un paese e l’altro, per cui il
giullare avrebbe dovuto conoscere centinaia di
dialetti. E allora, che cosa faceva? Ne inventava
uno proprio. Un linguaggio formato da tanti
dialetti, con la possibilità di sostituire parole in
determinati momenti, e quando si trovava
nell’impaccio di non sapere quale parola
scegliere, per far capire qualche cosa, ecco che
subito metteva tre, quattro, cinque sinonimi. C’è
un esempio straordinario: un giullare di Bologna
racconta di una ragazza che si trova ad
abbracciare un uomo che ama. Ma di colpo ne ha
paura. Ha voluto ad ogni costo far l’amore con
lui, ma quando si trova nel momento delicato,
ecco che subito lo allontana e dice: “Non me tocar
a mi, che mi a son zovina, son fiola, tosa son e
garsonetta”. Ha detto tutto: sono ragazza, sono
ragazza, sono ragazza e anche ragazza. Così
ognuno si può scegliere il termine che meglio
comprende. Queste iterazioni le sentirete in
questo spettacolo molte volte, ma sono usate
33
anche ad altro scopo: raddoppiare il momento
poetico e, soprattutto, nel ritmo, ingigantire la
drammaticità. E questa è una cosa sola, unica, del
giullare, del teatro del popolo, cioè, la possibilità
di poter scegliere i suoni più adatti al momento.
Per cui si sente “croz”, “cros”, “crosge” ed è
sempre “croce”, presa da diversi dialetti, per
rendere il momento più adatto al valore scenico.
La rappresentazione è eseguita da un solo
personaggio e poi vi spiegherò il perché. Non è
soltanto un fatto di esibizione, ma c’è una ragione
reale di fondo. Ci sarà il gioco delle statue mobili,
come vi ho già detto, il coro dei battuti, quello
che inizia il canto e a un certo punto, vedrete, c’è
un soldato che viene scannato e muore, e il coro
dei battuti indica l’andamento funebre di un
canto.
34
STRAGE DEGLI INNOCENTI
CORO DEI BATTUTI
Ohioihi bati’, bative!
Ehiaiehieh!
Cont duluri e cont lamenti
par la straze d’innozenti,
innozent mila fiolìt
i han scanà ’me pegurìt,
da le mame stralünade
ol Re Erode i ha scarpadi.
Ohioihi bati’, bative! Ehiaiehieh!
DONNA Sasìn... porch... no tocà ol me fiol.
PRIMO SOLDATO Lasèl andà... mola sto fiol o at
taj le mane... at dag na pesciada in la panza...
mola!
DONNA Nooo! Amàsum a mi pitòst... (Il soldato
le strappa il bambino e glielo uccide). Ahia...
ahaa... at ml’hait amasàt, cupàtt.
PRIMO SOLDATO Oh, t’en chi n’oltra... Férmet
doa at seit, dona... a v’infilzi a tüti e doi... ti e ol
bambin.
MADRE Infìlzegh püra, che mi a preferzo...
SECONDO SOLDATO No far la mata... at seit
anc’mo zùina ti e at hait ol temp de sfurnàn
’n’altra dunzena de bambin... Dam chi quel... fa’
la brava...
MADRE No... giò sti scìampasc de doss.
35
SECONDO SOLDATO Ahio... a te sgagni eh... e
alora cata quest... (schiaffo) e mola stu fagòtt!
MADRE Pità, at pregi... no’l me masàl... at dag tüt
quel che a g’ho...
Il soldato strappa il fardello alla madre e si
ritrova fra le mani un agnello.
SECONDO SOLDATO Ohj, ma se l’è quest? Un
pegurìn, un berìn...?
MADRE Oh sì, non l’è un bambin, a l’è un berìn...
mi ne g’ho gimai aüdi de bambin... no so capaz,
mi. Ohj te pregi, soldat, no masarme sto berìn...
che non l’è anc’mo Pasqua... e at farìet gram
pecat se at m’lo masi!
SECONDO SOLDATO Oh, dona! Ti me vol (voj)
tor par ol de-drio... o ti è mata de cuntra?
MADRE Mi mata? Non che no’l sont mata.
Sopraggiunge un altro soldato.
SECONDO SOLDATO Vegn oltra, làsegh ol
berìn... che quela a l’è vüna che ol s’ha ruersà ol
cervel... par ol dulor che gh’em cupà ol fiolìn.
’S’te cata... moevete, che a’ n’em anc’mò una
gran mügia de scanà(n).
PRIMO SOLDATO Pecia... ch’am vegn de trà sü...
SECONDO SOLDATO Bela forza! At magnet me
na vaca: scigul, muntun saladi e poe... vegn chi al
36
cantun, gh’è ’n’osteria... at fagarò bevar un bel
grapot(o).
PRIMO SOLDATO No, no l’è par ol mangià! a l’è
par stu macel, sta becarìa de fiulìt ch’eni trait in
pie, che ol me s’è ruersà el stomegh.
SECONDO SOLDATO Se ol savevet d’es inscì
delicat, no te dovevet gnì a fà stu mestè d’ol
suldat.
PRIMO SOLDATO Mi eri gnüd suldat par masar
omeni nemisi...
SECONDO SOLDATO E magari per sbatascià
anca-quai dona ruersa sul paion... eh?
PRIMO SOLDATO Bon, se la capitava... ma
semper dona di nemisi...
SECONDO SOLDATO E scanag ol bestiam...
PRIMO SOLDATO Ai nemisi.
SECONDO SOLDATO Brüsagh le case... copagh i
vegi... le gaìne... e i fiulìt. Fiulìt sempar di nemisi.
PRIMO SOLDATO Sì, anca i fiulìt... ma in guera!
In guera non l’è desunor: ag son le trombe che e
sona, i tamburi che i pica e canson de bataja e i
bei paroli d’i capitani a la fin!
SECONDO SOLDATO Oh, anca par sto macel ti
g’avrà d’i bei paroli d’i capitani.
PRIMO SOLDATO Ma chì, as masa d’i inozenti...
SECONDO SOLDATO E perché, in guera no i sont
tüti inozenti? Cosa t’han fait a ti, quei? T’han fait
quajcosa sti poveraz che at copett e at scani col
sonar de trombe? (Sul fondo passa la macchina
37
raffigurante la Madonna col bambino). Ch’am
s’debia sguerciar i ögi se quela no a l’è la Verzen
Maria col so bambin che sem oltra a cercà!
’Ndémegh a press, inanz che la ghe scapa...
moevete che sta volta ag cateremo ol premi, ch’a
l’è groso.
PRIMO SOLDATO No al voj sto premi sgaroso,
sporcelento...
SECONDO SOLDATO Bon, al catarò mi ad zolo.
PRIMO SOLDATO No, ne manco ti ol catarèt...
(Gli sbarra la strada).
SECONDO SOLDATO Ma ti è gnüdo mato?
Làsame pasar, che gh’em l’orden de masarghe ol
so fiol a la Verzen...
PRIMO SOLDATO Ag caghi sü l’örden mi... no
bogiarte de lì loga che at s’ciunchi...
SECONDO SOLDATO Disgrasiad... no t’è an ’mo
capit che se a quel bambin ol resterà in vita, ol
gnirà lü ol re de Galilea, al post d’ol’Erode... che
gl’l’hait dit la profezia, quel!
PRIMO SOLDATO Ag caghi anco sü l’Erode e la
profezia, a mi!
SECONDO SOLDATO At gh’hait besogn de ’ndà
de corpo, miga de stomeg te, alora... Fate in d’un
prat e láseme pasar(e)... che mi no voi perd ol
premi, a mi!
PRIMO SOLDATO No, gh’n’hait abasta de vidè
amazar fiulìt!
38
SECONDO SOLDATO Alora ol sarà pejor par ti!
(Lo trafigge con la spada).
PRIMO SOLDATO Ohia... ch’at m’hait cupat...
disgraziat... at m’hait sfondade le büele.
SECONDO SOLDATO Am rincress... at set stait
impropi un tarloch... mi no vorsevi miga...
PRIMO SOLDATO Am pisa ol sangu da part tüt...
oh mama... mama... indua at sett, mama... ol vegn
scür... hait frec, mama... mama... (Muore).
SECONDO SOLDATO No l’ho cupat mi, quest a
l’era già cadaver in d’ol mument che l’ha
scomenzà a ’vegh pità. “Suldat ch’ol sent pità a
l’è già bela mort cupà”, ol dis anca ol proverbio!
E ’ntant ol m’ha fait perd l’ocasion de catà la
Verzen col bambin.
I battuti cantano una litania funebre., Il soldato
esce trascinandosi via il cadavere del compagno.
Entra la Madonna, o meglio, il manichino della
Madonna. Alle sue spalle entra la pazza.
MADRE No scapìt, Madona... no catèf pagüra che
mi no sont un soldat... sont una dona... una mama
anch mi... col me bambin... Scondìv chi loga
tranqùila, che i suldat i sont andat via... sentève,
pora dona, che n’avit fait d’ol curir... Fèime vardà
ol vostro fiolì. Oh! me l’è bel et culorìt!
Quant temp ol g’ha? Belo, belo... me l’è
alegher... ol rid... bel, belo... ol dev averghe giusta
39
ol temp d’ol me... Me ol g’ha nom? Jesus? L’è un
bel nom: Jesus! Belo belo... Jesulìn... ol g’ha già
doi dencìt... ohi che simpatech... ol me n’ol g’ha
an’mo fait i denci... l’è stait un poch malad ol mes
pasat, ma ades ol sta ben... l’è chì che ol dorma
propi me un angiulin... (Lo chiama) Marco! Ol
g’ha nom Marco... ol dorma propi de güst... Oh
cara, me t’set bel! Set bel anca ti... Marcolin... L’è
anca vera che nojaltre mame a s’em fait in d’una
manera che ol noster fiolìn ol ghe pare ol più belo
de tüti... ol pol averghe anch quai difet, ma nünc
no l’ videm miga.
Ag voj tanto de quel ben a sto bestiolì, che se
m’al purtàsen via a gnirìa mata!
Se ag pensi al grand stremizi che g’ho üt
stamatina, quand che sont andada a la cüna e la
g’ho truvada svoeja, piena de sangu e ol me fiulin
ol gh’era più... Par fortüna che no l’era vera
nagot... che a l’era dömà un sogn, ma mi n’ol
savevi miga che a l’era un sogn, tant che de lì a
poch me sont desvegiada an’mo sota l’impresiun
d’ol sognament, e tüta desesperada che parevi ’na
mata! Sunt andada de föra in d’la cort e g’ho
scomensà a biastemà contra al Segnur. “Deo
tremend e spietàt, – ag criavi, – at l’hait comandat
ti sto ’mazament... a t’hait vorsüd ti sto sacrifizi in
scambi de fag gni giò ol to fiol: mila fiolìt scanat
par vün de ti, un fiüm de sangu par ’na tasina!
T’ol podevet ben tegnil in presa a ti sto fiol, se ag
40
dueva costarghe tanto sacrifìzi a nün pover crist...
Oh, at gnirà a cumprend in fin anca ti se ol voer
di’ crepar de dulor in t’ol dì che gnirà a murit ol
fiol. At gnirà anca a comprend infina co l’è stait
ben grand tremend castigo che t’hait picat a i
omeni in eterno... che niuno patre in su la tera no
g’avarìa gimai üt ol cor de ’mporghe a un so fiol,
(per) quant c’ol füdess malvaz!”
A s’eri lì-lo in dela corte che criavi ste biasteme,
come v’ho dit, quand, de bot, ho voltà là i ögi e,
denter al uvìl, in mez a i pegurì, ho descovrì ol me
bambin che ol piagneva... de sübet ag l’ho
recognosüd... l’hait catat in ti brazi... e ho
scomensà a piangere de consolazio(n)...
“At domandi pardon, Segnor misericurdiös, par
sti brüti paroli che t’hait criati, che mi no le
penzàva miga... che o l’è stait ol diavul, sì, ol è
stait ol diavul, a sugerimei! Ti è tant bon, Segnor,
che ti m’hait salvad ol fiol de mi!... e ti g’ha fait
de manera che toti ol ciapa par on pegurin-berìn
veraz. E anco i soldat no se n’ incorge miga e am
lo làseno campare... Dovarò giüsta stag atenta in
campana in t’ol dì che gnirà la Pasqua, che quel a
l’è ol temp che as masa pegurit-berìn compagn
che incoe bambin.
A gniràn i becari a cercamel... ma mi ag metarò
na scüfieta in testa e ol faserò tüto de pesa... che
as convinze che a l’è un bambin. Ma a pres, de
sübet, a varderò ben che n’ol debian recognosar
41
gimai più par un bambin... anze, ol menarò a
pascolare e ag fagarò ’mparare a magnar l’erba in
manera che ol sembrerà somejerà par tüti un
pegurìn... Imparché ol vegnirà plu fazile, a sto me
fiol, campar de pegura, che non d’omo, in sto
mundo infamat!”
Oh, ol s’è desvegià... ol ride! Vardìt, Madona,
se no l’è bel de catà ol me Marcolin... (La donna
scosta lo scialle e mostra alla Madonna la
pecorella. La Madonna ha un malore). Oh,
Madona, av sentì mal? Fiv forza, no piagnì... che
ol pejor a l’è pasat... Ol andrà tüto a fornì ben,
vedarì... L’è abasta aveg fidücia in la Providenza
che ghe aìda a toti!
CORO Segnor che ti è tanto misericordiös de fag
’gnì la folìa a quei che non sont capaz de tras
foera ol dolor...
MADRE (cullando l’agnello canta)
Nana, nana,
bel bambin de la tua mama.
La Madona la ninava
’tant che i angiuli cantava,
San Giusep in pie ol dormiva,
ol Gesù bambin rideva
e l’Erode ol biastemava,
mila fiolìt in zel volava,
nana nana.
42
TRADUZIONE STRAGE INNOCENTI
STAMPATA
CORO DEI BATTUTI
Ohiohi battete, battetevi!
Eheiaiehieh!
Con dolori e con lamenti
per la strage degli innocenti,
innocenti mille bambini
li hanno scannati come agnellini,
dalle mamme stralunate
re Erode li ha strappati.
Ohiohi battete, battetevi! Ehìaiehieh!
DONNA Assassino... porco... non toccare il mio
bambino.
PRIMO SOLDATO Lascialo andare... molla ’sto
bambino o ti taglio le mani... ti do un calcio nella
pancia... molla!
DONNA Nooo! Ammazza me piuttosto... (Il
soldato le strappa il bambino e glielo uccide).
Ahia... ahaa... me lo hai ammazzato, accoppato.
SECONDO SOLDATO Oh, eccone qui un’altra...
Fermati dove sei, donna... 0 v’infilzo tutte due...
te e il tuo bambino.
MADRE Infilzaci pure, che io preferisco...
SECONDO SOLDATO Non far la matta... sei
ancora giovane tu e hai il tempo di sfornarne
un’altra dozzina di bambini... Dammi qui quello...
fa’ la brava.
MADRE No... giù queste zampacce da dosso.
43
SECONDO SOLDATO Ahia... mordi eh... e allora
prendi questo (schiaffo), e lascia ’sto fagotto!
MADRE Pietà, ti prego... non uccidermelo... ti do
tutto quello che ho.
Il soldato strappa il fardello alla madre e si
ritrova fra le mani un agnello.
SECONDO SOLDATO Oh, ma cos’è questo? Un
pecorino, un agnello...?
MADRE Oh sì, non è un bambino, è un pecorino...
io non ho mai avuto dei bambini... non sono
capace, io. Oh ti prego, soldato, non uccidermi
questo agnello... che non è ancora Pasqua... e
faresti un grande peccato se me lo ammazzi!
SECONDO SOLDATO Oh, donna! Mi vuoi
prendere per il didietro... o forse sei matta?
MADRE Io matta? No che non sono matta!
Sopraggiunge un altro soldato.
Vieni via, lasciale
l’agnello... che quella è una alla quale si è
rovesciato (stravolto) il cervello... dal dolore ché
le abbiamo ucciso il figlio. Cosa ti prende...
muoviti, che ne abbiamo ancora un grande
mucchio da scannare.
PRIMO SOLDATO Aspetta... che mi viene da
vomitare...
SECONDO
SOLDATO
44
SECONDO SOLDATO Bella forza! Mangi come
una vacca: cipolle, montone salato e poi... vieni
qui all’angolo, c’è un’osteria... ti farò bere un bel
grappotto.
PRIMO SOLDATO No, non è per il mangiare! è
per questo macello, questa carneficina di bambini
che abbiamo messo in piedi, che mi si è
rovesciato lo stomaco.
SECONDO SOLDATO Se sapevi di essere così
delicato, non dovevi venir a fare questo mestiere
del soldato.
PRIMO SOLDATO Io ero venuto soldato per
uccidere uomini nemici...
SECONDO SOLDATO E magari anche per sbattere
riversa anche qualche bella donna sul pagliaio...
eh?
PRIMO SOLDATO Beh, se capitava... ma sempre
donna di nemici...
SECONDO SOLDATO E scannargli il bestiame...
PRIMO SOLDATO Dei nemici.
SECONDO SOLDATO Bruciargli le case...
uccidergli i vecchi... le galline e i bambini...
Bambini sempre di nemici.
PRIMO SOLDATO Sì, anche i bambini... ma in
guerra! In guerra non è disonore: ci sono le
trombe che suonano, i tamburi che rullano e
canzoni di battaglia e le belle parole dei capitani
alla fine!
45
SECONDO SOLDATO Oh, anche per questo
macello avrai delle belle parole dai capitani.
PRIMO SOLDATO Ma qui, si ammazzan degli
innocenti...
SECONDO SOLDATO E perché, in guerra non
sono tutti innocenti? Cosa ti hanno fatto a te,
quelli? T’hanno fatto qualche cosa quei poveracci
che uccidi e scanni col suono delle trombe? (Sul
fondo passa la macchina raffigurante la
Madonna col bambino). Che mi si possano
accecare gli occhi se quella non è la Vergine
Maria col suo bambino che stiamo cercando!
Andiamole appresso, prima che ci scappi...
muoviti, che questa volta raccogliamo il premio,
che è grosso.
PRIMO SOLDATO Non lo voglio questo premio
schifoso sporco...
SECONDO SOLDATO Bene, lo raccoglierò
(prenderò) da solo.
PRIMO SOLDATO No, neanche tu lo prenderai...
(Gli sbarra la strada).
SECONDO SOLDATO Ma sei diventato matto?
Lasciami passare, che abbiamo l’ordine di
ammazzare il suo figlio alla Vergine...
PRIMO SOLDATO Ci cago sull’ordine io... non
muoverti da lì o ti stronco...
SECONDO SOLDATO Disgraziato... non hai
ancora capito che se quel bambino resterà in vita,
46
diventerà lui il re di Galilea al posto di Erode...
che gliel’ha detto la profezia, quello!
PRIMO SOLDATO Cago anche su l’Erode e la
profezia, io!
SECONDO SOLDATO Hai bisogno di andar di
corpo, tu, mica di stomaco, allora... Vai in un
prato e lasciami passare... che io non voglio
perdere il premio, io!
PRIMO SOLDATO No, ne ho abbastanza di veder
ammazzare bambini!
SECONDO SOLDATO Allora sarà peggio per te!
(Lo trafigge con la spada).
PRIMO SOLDATO Ahia... che mi hai ucciso...
disgraziato... mi hai sfondato le budella...
SECONDO SOLDATO Mi rincresce... sei stato
proprio un tarlocco (stupido)... io non volevo...
PRIMO SOLDATO Mi piscia il sangue da per
tutto... Oh mamma... mamma... dove sei,
mamma... viene buio... ho freddo, mamma...
mamma... (Muore).
SECONDO SOLDATO Non l’ho ucciso io, questo
era già cadavere nel momento in cui ha
cominciato ad avere pietà. “Soldato che sente
pietà è già bello e morto ammazzato”, lo dice
anche il proverbio! E intanto mi ha fatto perdere
l’occasione di prendere la Vergine col bambino.
I battuti cantano una litania funebre. Il soldato
esce trascinandosi via il cadavere del compagno.
47
Entra la Madonna, o meglio, il manichino della
Madonna. Alle sue spalle entra la pazza.
MADRE Non scappate, Madonna... non abbiate
paura ché io non sono un soldato... sono una
donna... una mamma anch’io... col mio bambino...
Nascondetevi tranquilla, che i soldati sono andati
via... sedetevi, povera donna, che ne avete fatto di
correre... Fatemi guardare il vostro bambino. Oh!
com’è bello e colorito!
Quanto tempo ha? Bello, bello... come è
allegro... ride... bello, bello... deve avere giusto il
tempo del mio...
Come ha nome? Gesù? È un bel nome: Gesù!
Bello, bello... Gesulino... ha già due dentini... ohi
che simpatico... il mio non li ha ancora tutti i
denti... è stato un po’ malato il mese scorso, ma
adesso sta bene... è qui che dorme proprio come
un angioletto... (Lo chiama) Marco! Si chiama
Marco... dorme proprio di gusto... Oh caro, come
sei bello! Sei bello anche tu... Marcolino... È
anche vero che noialtre mamme siamo fatte in una
maniera che il nostro bambino ci sembra il più
bello di tutti... può avere anche qualche difetto,
ma noi non lo vediamo.
Gli voglio tanto di quel bene a questo
bestiolino, che se me lo portassero via diventerei
matta!
48
Se penso al grande spavento che ho avuto
questa mattina, quando sono andata alla culla e
l’ho trovata vuota, piena di sangue e il mio
bambino non c’era più... Per fortuna che non era
vero niente... che era solo un sogno, ma io non
sapevo che era un sogno, tanto che di lì a poco mi
sono svegliata ancora sotto l’impressione del
sogno, e tutta disperata che sembravo una matta!
Sono andata fuori nella corte e ho cominciato a
bestemmiare contro il Signore: “Dio tremendo e
spietato, – gli gridavo, – l’hai comandato tu ’sto
ammazzamento... l’hai voluto tu questo sacrificio
in cambio di far venir giù tuo figlio: mille
bambini scannati per uno di te (uno tuo), un fiume
di sangue per una tazzina! Potevi ben tenerlo
vicino a te ’sto figlio, se doveva costarci tanto
sacrificio a noi poveri cristi... Oh, verrai a capire
alla fine anche tu cosa vuol dire crepare di dolore
nel giorno che verrà a morirti il figlio. Arriverai
anche a capire alla fine che è stato ben grande e
tremendo castigo che hai imposto agli uomini in
eterno... ché nessun padre sulla terra non avrebbe
giammai avuto il cuore d’imporre ciò a un suo
figlio, per quanto fosse malvagio!”
Ero là nel cortile che gridavo queste bestemmie,
come vi ho detto, quando, di colpo, ho voltato là
gli occhi e, dentro l’ovile, in mezzo alle pecore,
ho scoperto il mio bambino che piangeva... subito
49
l’ho riconosciuto... l’ho preso nelle braccia... e ho
cominciato a piangere di consolazione.
“Ti domando perdono, Signore misericordioso,
per queste brutte parole che ti ho gridato, che io
non le pensavo... ché è stato il diavolo sì, è stato il
diavolo a suggerirmele! Tu sei tanto buono,
Signore, che mi hai salvato il figlio di me!... e hai
fatto in modo che tutti lo prendono per un
agnello-pecorino, vero. E anche i soldati non se
ne accorgono, e me lo lasciano campare... Dovrò
giusto stare attenta in campagna il giorno che
verrà la Pasqua, ché quello è il tempo che si
ammazzano agnelli uguale che oggi i bambini.
Verranno i macellai a cercarmelo... ma io gli
metterò una cuffietta in testa e lo fascerò tutto con
le pezze... che si convincano che è un bambino.
Ma appresso, subito, guarderò bene che non lo
debbano riconoscere mai più per un bambino...
anzi, lo porterò a pascolare e gli farò imparare a
mangiare l’erba in modo che sembrerà
assomiglierà (sarà) per tutti un pecorino... Perché
sarà più facile, a questo mio figlio, campare da
pecora, che non da uomo, in questo mondo
infame!”
Oh, si è svegliato... ride! Guardate, Madonna, se
non è bello da cogliere (cogliere come fosse un
fiore) il mio Marcolino... (La donna scosta lo
scialle e mostra alla Madonna la pecorella. La
Madonna ha un malore). Oh, Madonna, vi sentite
50
male? Fatevi forza, non piangete... che il peggio è
passato... Andrà tutto a finir bene, vedrete... Basta
avere fiducia nella Provvidenza che ci aiuta tutti!
CORO Signore, che sei tanto misericordioso da far
venire la follia a quelli che non sono capaci di
tirarsi fuori il dolore...
MADRE (cullando l’agnello canta)
Nanna, nanna,
bel bambino della tua mamma.
La Madonna cullava
intanto che gli angeli cantavano,
San Giuseppe in piedi dormiva,
il Gesù bambino rideva
e l’Erode bestemmiava,
mille: bambini in cielo volavano,
nanna, nanna!
51
Sempre legata al tema della dignità è la Moralità del
cieco e dello storpio. È uno dei temi più famosi e
diffusi nel teatro medievale di tutta Europa; se ne
conoscono versioni un po’ dappertutto: più di una in
Francia (foto 9), nello Hainaut belga. In Italia una
versione celebre, di Andrea della Vigna, è della fine
del Quattrocento.
Foto 9. “Moralité de l’aveugle et du boiteux”
(Moralità del cieco e dello storpio).
Frontespizio di una stampa francese del secolo XVI.
Ebbene, a un certo punto il cieco dice: “Non è
dignità avere le gambe dritte, avere gli occhi che
vedono, dignità è non avere un padrone che ti
sottomette”. La libertà vera è quella di non aver
padroni, non soltanto io, ma vivere in un mondo
dove anche gli altri non abbiano padroni. E questo,
pensate!, intorno al 1200-1300.
Naturalmente, queste sono cose che a scuola non ci
insegnano, perché far sapere ai ragazzini che già nel
Medioevo i poveracci avevano capito certe
dimensioni, il significato dell’essere sfruttato, è
molto pericoloso!
52
MORALITÀ DEL CIECO E DELLO STORPIO
CIECO Aidème, bona zente... fàitme la carità, a mi
che son povareto e desgrasiò, orbo de doj ogi, che, o
meno male, no me podo vardarme, che m’ gavarìa
gran compassion e vegnarìa disperat a amatirme.
STORPIO Ohj zente de core, ahibèt pità de mi che
sont consciat in la manera che an dol vardarme am
senti catar de tanto spaventu che vorarìa scapar de
tüte gambe, se no fusse che sont storpiat de no
moverme se no cönt ol caret.
CIECO Ohj che no podi andà intorna che pichi a
rebatón con la crapa in tüti i culoni e in di cantù...
aidème quajcun.
STORPIO Ohj che no sont pü capaze de gnir via de
sta caregiada, che i me sont s’cepade le rode del
caretì(n), a gnirò a crepare chì loga de fame, se no
m’aìda quajcun.
CIECO Gh’ avevi un sì bravo cagnaso che ol me
scumpagnava... ol m’è scapad arenta a una cagna in
fregula... amanch mi credi che la sia stada femena sta
cagna, che ag vedi miga mi e no podi es seguro...
ch’ol podrìa anch’ess stad un can sporcel viziuso, o
un gato smorbioso che am l’ha fait inamurat, ol me
can.
STORPIO Aìda, aìda... no gh’è njuno che g’abia
quatro rode nove da imprestame pol me caretì? Deo
Segnor, fame la grazia d’averghe quatro rode!
53
CIECO Chi è che s’lamenta che ol vole le rode de
Deo?
STORPIO Sont mi quel, ol sciancat instorpiat coi rodi
s’cepadi.
CIECO Vegna arenta de mi, da sta oltra banda d’la
strada, che vedarò d’aidat... No che no podarò
vedar... almanch d’on miracolo... Ma ben, vedarem!
STORPIO A no podo miga gnì lilò... Deo malediga
toeti i rodi del mundo e a faga gnì quadrade che i no
podan pü andà intorno a rudulà.
CIECO Oh se as poderese far de manera de gnì mi de
drisada infìna a ti... stat seguro, varda, che ag starìa
fin a cargarte in sora a e spale de mi tuto intrego,
salvo le rode e ol caretì! Agh strasfurmarem in t’una
criatura sola de doj che semo... e g’avarìem
satisfasion intramboli. Mi andarìa intorna co i to ogi
de ti e ti co i me gambi de mi.
STORPIO Ohj che pensada! Dei d’averghe on gran
zervelo ti, pign de rode e rodele. Ohj che el Segnur
Deo m’ha fait la grazia de ’mprestarme le rode del to
zervelo per farme andare inturna de novo a dimandar
la carità!
CIECO Sigùta a parlà che me orisunti... vag ben in
sta diresiun?
STORPIO Sì, vegn tranquill che at siet sora la rota
giusta.
CIECO Par no topigar a l’è mejor che am büti gatoni.
Là, a vag semper de drita?
54
STORPIO Pogia un poc de manca... no, esagerat!
Quela a l’è una virada... Büta l’ancura e torna in
drio(drè)... bon... föra i remi, sü le vele... driza,
driza... ben, vegn siguro ades.
CIECO At m’hait catat per un galeon? Slungame una
man quando at sont apres.
STORPIO Ma te ’e slonghi tote e doie e mane! Vegn,
vegn, bel fiolì de la toa mama... ch’ag set... No!...
cramentu... no andar via de deriva... driza a la drita...
Oh, ol me barcon de salvatagio...
CIECO A t’hait catat? A t se’ ti, proprio ti?
STORPIO A sont mi quel, o bel sguercion dori’... fat
imbrasà!
CIECO Ag stait pü in d’la pel d’la contentesa, caro ol
me sturpiat! Vegn che te carego... montame su e
spale...
STORPIO Ag monti sì... rivoltes a l’incontrari... sta’
bas con la s’cena... Issa! Ag son.
CIECO Ohj, no picarme i ginogi in le reni... co ti me
s’cionchi...
STORPIO Perdoname... o l’è la prema voelta co
munti a cavalo, no gh’ sont abitüat. Ohj ti, fag
atension a no sbortolame de soto, me arìcomando.
CIECO Stat seguro che at tegnirò caro, compagn
ch’at füdeset on sach de rape rose. Ti fame da guida
polito pitost... de ne mandarme a pestà i buagne di
vacch.
STORPIO Fagarò atensiù, va’ schiscio: pitosto, no ti
g’ha un fero de casciarte in boca a fag de morso e un
55
para de cinghie de tacarte al colo? Am sarìa più(pi)
fazile a menarte intorna.
CIECO Oh ben: ti m’hait catat par un asin? Ojamì
come te peset! Come ol va che et così pesantu?
STORPIO Camina... scunsüma miga ol fiat... ahrii!
Trota, me bel sguerciot, e fag atension che quand te
tiri l’oregia de manca, ti te duarèt voltar de manca...
e quando tiri...
CIECO Hait capit! Hait capit... sont miga un asen.
Ohj! Boia, bestia, at set trop pesantu!
STORPIO Pesantu mi?... Ma sont ’na pluma... una
parpaja.
CIECO Una parpaja de piombo, che se al lasi burlat
par tera at fait un buso de trovarghe l’acqua
sorgiva... sanguededio! T’hait magnà un incuden de
fero a colasion?
STORPIO A ti se mato, a son doj giorni che no
magno.
CIECO Bon, ma i saran puranco doj mesi che no ti
caghi.
STORPIO Ohj che sberlüsciadi: Deo me vegna a
testimoni... a i sont sie die a pena che no i vag de
corpo.
CIECO Sie die? Doi pasti almanco al giorno ai fano
dodese coverti. San Gerolamo protetor de i fachini, e
son drio a portarme intorna un magaseno de scorta
par un ano de carestia. Am despiase ma mi at
scarego chi loga e ti am fet ol sacrosanto piaser
d’andarte a scarigar ol magasinamento inlegale!
56
STORPIO Fermate, no ’l senti sto fracaso?
CIECO Sì, ol me pare de zente che cria e biastema!
Contra a chi l’è che i vosa?
STORPIO Fait un poc pü in drio che ’ag sciaro de
vardarghe... lilò pogia... Bon, adeso ol vedi... ag
l’han con lü... povaro Cristo.
CIECO Povaro Cristo a chi?
STORPIO A lü, Cristo in la persona... Jesus, fiol de
Deo!
CIECO Fiol de Deo? Lo qual?
STORPIO Come: lo qual? Lo unigo fiol, gniurantu!
Un fiol santisim... e i ghe dise che ol fa robe mirabil,
meravegiose: ol guarise e maladie, le pejor tremende
co gh’è al mundo, a chi e soporta con l’anema
zoiosa. Donca a l’è mejor che sbaracheme de sta
contrada.
CIECO Sbaracar? E par qual reson?
STORPIO Parché mi no podo tor sta condision con
alegresa. I dise che se sto fiol de Deo ol gnise a pasar
de chi loga, mi gnerìa miracolat d’un boto... e ti
anca, a la misma manera... Pensaghe un poc, se
davero ghe cata a tuti e doj la desgrazia de ves
liberadi di nostri desgrazi! D’un boto ag s’trovarìam
in la cundision d’es obligat a tor via un mestier per
impoder campare.
CIECO Mi a digarìa d’andarghe in contra a sto santo,
che ol ghe traga fora de sta sventura malarbeta.
57
STORPIO At dighi de bon? At gnirat miracolat, bon,
e at tocherà crepar de fame... che toeti i te criaran:
“Vagj a lavorar!...”
CIECO Ohj che me cata i sudori fregi in del
pensarghe...
STORPIO “Vagj a lavorar, vagabondo, – i te diserà, –
brasce robade a la galera...” E a perderesmio ol gran
previlez che g’avemo in pari ai siori, ai paroni, de tor
gabela: lori col slongar i truchi de la lege, nojaltri
con la pità. Li doi a gabar cojoni!
CIECO Andemo, scapemo via de sto incontro col
santo, che mi a vòi pitosto morir. Ohj mama de mi...
’ndem... ’ndem de vulada al galop... tachete a e
orege, da guidarme pi lontan che ti pol de sta cità!
Andareni fora anch de Lombardia... Andarem in
Franza o in un sito dove no podarà rivar gimai sto
Jesus fiol de Deo... Andaremo a Roma!...
STORPIO Sta’ calmo, calmo, spiritat matido, che ti
me sgropi in tera...
CIECO Ohi, te pregi, salvame!
STORPIO State bon... che ag salveremo tot doj in
compagnia... no gh’è anc ’mo pericolo, co la
procesion che mena ol santo no la s’è anc’mo
movüda.
CIECO Ag fari cos’è?
STORPIO L’han ligat a una colona... e i è dre’ a
pical. Ohj come i pica, sti scalmanat!...
CIECO Oh poer fiol... perché ol pichen? Cos ol g’ha
fait a lori... sti scalmanat?
58
STORPIO L’è gnì a parlag de ves tüti amorosi,
compagn de tanti fradeli. Ma ti varda ben de no
lasarte miga catar de cumpassion par lü, che o l’è ol
pü gran pericol de ves miraculat.
CIECO No, no... no g’ho compasion... che par mi no
l’è nisün quel Crist... che no ghe l’ho gimai
cognosüdo mi... Ma dime cosa ag fan adeso...
STORPIO Ag spüen adoso... sgarusi purscel, in facia
ag spüen...
CIECO E lü, cosa ol fa... cosa ol dise, sto poraso
santo fiol de Deo?
STORPIO No dise... no ’l parla... no ’l se rebela... e
no i varda miga d’inrabìt, a quei scalmanat...
CIECO E come i varda?
STORPIO I varda con malencunia...
CIECO Oh car fiol... no me dighi pü nagota de quel
che va a süced che mi am senti sgriscì ol stomego... e
freg al core, che g’ho pagüra che abia ves quajcos
che somegia a la compasion.
STORPIO Anch mi am senti ol fiat che am sgiungia
al gargaroz e i sgrisci in d’i brasci... Andem, andem
via de chi loga.
CIECO Sì, ’ndem a serarse in quai lögu dua as poda
fa’ a men de gnì a cugnusar di sti robi dulurusi. Mi
cognoso una hosteria...
STORPIO ’Scolta!
CIECO Cosa?
STORPIO Sto gran frecas... chi a renta.
CIECO No sarà miga ol santo fiol che ariva?
59
STORPIO Oh, Deo grazia, no me farme stremire che
saresimo perdüj... là intorna a la culona non gh’è pü
niuno...
CIECO Ne manco ol Jesus fiol de Deo? Dove i se son
casciadi?
STORPIO I son qua... ecoi che i riva toeti in
procesion.. a semo ruinadi!
CIECO A gh’è chì anco ol santo?
STORPIO Sì, a l’è in d’ol meso... e l’han cargado
d’una crose pesanta, ol poareto!...
CIECO No stat a perderte in compasione...
desbregate pitosto a guidarme in quai lögu indoe ghe
podemo nascondere ai so ögi...
STORPIO Sì, andemo... pogia de drita... cori, cori,
prima che ol ghe poda vardà, sto santo miracoloso.
CIECO Ohi che me sont inzupad in d’una cavegia...
che no sont più capaz de moverme!
STORPIO Te vegna un cancaro, improprio adeso?...
no ti podevi guardare in do te metevi i pie?
CIECO Eh no che no podevo vardare... che mi sont
sguercio e no me podo vedar i pie! Come no i podo?
Sì che i podo vedar... me i vedo! Me vedo i pie... o
che bei doj pie che g’ho! Santi bei... con tuti i didi...
quanti didi? Cinco par pie... e coi ongi grosete e
picinine disgradante in fila... Oh, voi basarve toti, a
un par uno.
STORPIO Mato... staite bon che ti me stravachi.
Ohj... che ti m’ha copad... disgrasio... at podesi tor a
pesciadi... toi! (gli dà una pedata).
60
CIECO Ohj maravegia... ag vedi anca ol ciel... e i
arbori... e le done! (Come se le vedesse passare)
Bele, le done!... Miga tute!
STORPIO Ma sont stait propi mi che t’ho molat la
pesciada? Fame provar de novo: sì... sì... C’ol sia
malarbeto sto giorno... a sont roinat!
CIECO Ol sia benedeto sto fiol santo che ol m’ha
guarit! A vedi quel che no g’ho gimai vedüo in vida
mia... e geri stat grama bestia a vorseme scapar de lü,
che no gh’è roba pi dolza e zoiosa al mondo co valga
la luz.
STORPIO Ol diavol g’habia a menarselo via e con lü,
insema, lo quei ch’ag sont recognisenti... Dueva
propi es tant malarbìo sfortunat de ves vardat da quel
inamoros? A son desesperat! Am tocherà morir de
buele svoie... am magnerìa ste giambe rinsanide bele
crüe, p’ol despet!
CIECO Mato a gero mi, mo ol veghi ben, a scapare
del bon camino par tegnirme su quelo scuro... che
non saveva mi sto gran premio co fuse ol vederghe!
Oh beli i colori coloradi... i ogi de e done... i lavri e
ol rest... beli i formighi e e mosche... e ol sole... ag
podi pü che vegna note par vedeg i stele e gnì a
l’ostaria a descovrir ol color del vin! Deo grazia, fiol
de Deo!
STORPIO Ohj me mi... che ’m tocarà andar de sota a
un padron a südar sangu per magnar... Ohi mala
sventura sventurada sporscela... dovarò ’ndarme
61
intorna a cerciarme un altro santo che ol me faga la
grazia de storpiarme de novo i gareti...
CIECO Fiol de Deo maraviglioso... no gh’è parole né
in volgar né in latino che poderi dì’ co l’è un fium in
piena, la tua pità! Schisciad sota una crose, ti g’ha
anc’mo de giunta tanto amor de pensarghe pur anco
e a desgrasiò de nojalteri disgrasiat!...
62
CIECO Aiutatemi, buona gente... fatemi la carità, a
me che sono povero e disgraziato, orbo di due occhi,
così che, per fortuna, non posso guardarmi, che io
avrei tanta compassione e verrei disperato (mi
dispererei) da ammattirmi.
STORPIO Oh gente di cuore, abbiate pietà di me che
sono conciato in modo tale che nel guardarmi mi
sento prendere da tale spavento che vorrei scappare a
gambe levate, se non fosse che sono storpiato da non
muovermi se non col carretto.
CIECO Ahi che non posso andare intorno che picchio
e ripicchio (a ripetizione) la testa contro tutte le
colonne e nei cantoni... aiutatemi qualcuno.
STORPIO Ohi che non sono più capace di venir via
(uscire fuori) da questa carreggiata, ché mi si son
rotte le ruote del carrettino, e finirò col crepare di
fame in questo luogo, se non mi aiuta qualcuno.
CIECO Avevo un così bravo cagnaccio che mi
accompagnava... mi è scappato dietro a una cagna in
fregola... almeno io credo che sia stata femmina
questa cagna, ché non ci vedo io e non posso esser
sicuro... che potrebbe anche essere stato un cane
porcello vizioso, o un gatto smorfioso che me l’ha
fatto innamorare, il mio cane.
STORPIO Aiuto aiuto... non c’è nessuno che abbia
quattro ruote nuove da imprestarmi per il mio
63
carrettino? Dio Signore, fammi la grazia di avere
quattro ruote!
CIECO Chi è che si lamenta che vuole le ruote di
Dio?
STORPIO Sono io quello, lo sciancato storpiato con
le ruote rotte.
CIECO Vieni vicino a me, da quest’altra parte della
strada, che vedrò di aiutarti... No che non potrò
vedere... a meno d’un miracolo... Beh, vedremo, va’!
STORPIO Non posso venire lì... Dio maledica tutte le
ruote del mondo e le faccia divenire quadrate che
non possano più andare in giro a rotolate.
CIECO Oh se potessi fare in modo di venire io dritto
fino a te... stai sicuro, guarda, che ci starei fino
(perfino) a caricarti sulle mie spalle tutto intero,
salvo (meno) le ruote e il carrettino! Ci
trasformeremmo in una creatura sola da due che
siamo... e avremmo soddisfazione entrambi. Io
andrei in giro con i tuoi occhi di te e tu con le mie
gambe di me.
STORPIO Oh che pensata! Devi avere un gran
cervello tu, pieno di ruote e rotelle. Oh che il
Signore Iddio m’ha fatto la grazia di imprestarmi le
ruote del tuo cervello per farmi andare intorno di
nuovo a domandare la carità!
CIECO Seguita a parlare che mi orizzonto... vado
bene in questa direzione?
STORPIO Sì, vieni tranquillo che sei sulla rotta
giusta.
64
CIECO Per non inciampare è meglio che mi metta a
gattoni (a quattro zampe). Ehilà, vado sempre dritto?
STORPIO Appoggia un po’ a sinistra... no, esagerato!
Quella è una virata... Getta l’ancora e torna
indietro... bene... fuori i remi, su le vele... raddrizza,
raddrizza... bene, vieni sicuro adesso.
CIECO Mi hai preso per un galeone? Allungami una
mano quando ti sono appresso (vicino).
STORPIO Ma te le allungo tutt’e due le mani! Vieni,
vieni, bel bambino della tua mamma, che ci sei...
No! sacramento... non andare via di deriva...
raddrizza a destra... Oh, il mio barcone di
salvataggio...
CIECO Ti ho preso? Sei tu, proprio tu?
STORPIO Sono io quello, o bel guercione dorato...
fatti abbracciare!
CIECO Non sto più nella pelle per la contentezza,
caro il mio storpiato! Vieni che ti carico... montami
sulle spalle...
STORPIO Ci monto sì... rivoltati all’incontrario (di
spalle)... stai basso con la schiena... Issa! Ci sono!
CIECO Ohi, non picchiarmi (piantarmi) i ginocchi
nelle reni... che mi spezzi.
STORPIO Perdonami... è la prima volta che monto a
cavallo, non ci sono abituato. Ohi tu, fai attenzione a
non sbattermi (farmi rotolare) di sotto, mi
raccomando.
CIECO Stai sicuro che ti terrò caro, compagno
(uguale) se tu fossi un sacco di rape rosse. Tu fammi
65
la guida pulito (bene) piuttosto... da non mandarmi a
pestare lo sterco delle vacche.
STORPIO Farò attenzione, va’ schiacciato (rilassato,
tranquillo): piuttosto, non hai un ferro da cacciarti in
bocca che faccia da morso e un paio di cinghie da
attaccarti al collo? Mi sarebbe più facile menarti
(portarti) intorno.
CIECO Oh bene: mi hai preso per un asino? Ohimè
come pesi! Come va che sei così pesante?
STORPIO Cammina... non consumare il fiato... ahrii!
Trotta, mio bel sguerciotto, e fai attenzione che
quando ti tiro l’orecchio di sinistra, tu dovrai girare a
sinistra... e quando tiro...
CIECO Ho capito! Ho capito... non sono mica un
asino. Oh! Boia, bestia, sei troppo pesante!
STORPIO Pesante io?... Ma sono una piuma... una
farfalla!
CIECO Una farfalla di piombo, che se ti lasci cadere
per terra fai un buco da trovare l’acqua sorgiva...
sangue di Dio! Hai mangiato un’incudine di ferro
per colazione?
STORPIO Sei matto, sono due giorni che non
mangio.
CIECO Bene, ma saranno pure due mesi che non
caghi.
STORPIO Oh che spiritosaggine: Dio mi venga
testimone... sono sei giorni appena che non vado di
corpo.
66
CIECO Sei giorni? Due pasti almeno al giorno fanno
dodici coperti. San Gerolamo protettore dei facchini,
sono dietro a portarmi intorno (sto portandomi in
giro) un magazzino di scorte per un anno di carestia.
Mi dispiace ma io ti scarico qui e tu fai il sacrosanto
piacere di andare a scaricare l’immagazzinamento
illegale!
STORPIO Fermati, non senti questo fracasso?
CIECO Sì, mi sembra di gente che grida e che
bestemmia! Contro chi è che gridano?
STORPIO Fatti un po’ più indietro che cercherò di
guardare... appoggia qui... Bene, adesso lo vedo... ce
l’hanno con lui... povero Cristo.
CIECO Povero Cristo a chi?
STORPIO A lui, Cristo nella persona (in persona)...
Gesù, figlio di Dio!
CIECO Figlio di Dio? Quale?
STORPIO Come: quale? L’unico figlio, ignorante!
Un figlio santissimo... e dicono che fa cose mirabili,
meravigliose: guarisce le malattie, le peggiori e
tremende che ci sono al mondo, a chi le sopporta con
anima gioiosa. Dunque è meglio che sbaracchiamo
da questa contrada.
CIECO Sbaraccare? E per quale ragione?
STORPIO Perché non posso accettare questa
condizione con allegria. Dicono che se questo figlio
di Dio venisse a passare da questa parte, io verrei
miracolato di colpo... e tu anche, nella stessa
maniera... Pensaci un po’, se davvero ci capita a tutti
67
e due la disgrazia di essere liberati dalle nostre
disgrazie! Di colpo ci troveremmo nella condizione
d’essere obbligati a prenderci un mestiere per poter
campare.
CIECO Io direi di andare incontro a questo santo, che
ci tiri fuori da questa disgrazia maledetta.
STORPIO Dici davvero? Verrai miracolato, bene, e ti
toccherà crepare di fame... ché tutti ti grideranno:
“Vai a lavorare!...”
CIECO Ohi che mi vengono i sudori freddi nel
pensarci...
STORPIO “Vai a lavorare, vagabondo, – ti diranno, –
braccia rubate alla galera...” E perderemmo il grande
privilegio che abbiamo uguale ai signori, ai padroni,
di prendere la gabella: loro allungando
(ingrandendo) i trucchi della legge, noi con la pietà. I
(tutti e) due a gabbare (imbrogliare) coglioni!
CIECO Andiamo, scappiamo via da questo incontro
con il santo, che io voglio piuttosto morire. Ohi
mamma di me (mia)... andiamo... andiamo di volata
al galoppo... attaccati alle orecchie, (in modo) da
guidarmi il più lontano che tu puoi da questa città!
Andremo fuori anche dalla Lombardia... Andremo in
Francia o in un sito (luogo) dove non potrà arrivare
giammai questo Gesù figlio di Dio... Andremo a
Roma!...
STORPIO Stai fermo, fermo, spiritato ammattito, che
mi cadi in terra...
CIECO Ohi, ti prego, salvami!
68
STORPIO Stai buono... che ci salveremo tutti e due in
compagnia... non c’è ancora pericolo, ché la
processione che mena (accompagna) il santo non si è
ancora mossa.
CIECO Cosa fanno?
STORPIO L’hanno legato a una colonna... e sono
dietro a picchiarlo (stanno picchiandolo). Ohi come
picchiano, ’sti scalmanati!...
CIECO Oh povero figlio... perché lo picchiano? Cosa
gli ha fatto a loro... ’sti scalmanati?
STORPIO È venuto a parlargli di essere tutti amorosi,
uguale a (come) tanti fratelli. Ma tu guarda bene di
non lasciarti prendere da compassione per lui, che è
il più gran pericolo di (per) essere miracolati.
CIECO No, no, non ho compassione... che per me
non è nessuno, quel Cristo... che non l’ho mai
conosciuto io... Ma dimmi cosa gli fanno adesso...
STORPIO Gli sputano addosso... schifosi maiali, in
faccia gli sputano...
CIECO E lui cosa fa... cosa dice, ’sto poveraccio
santo figlio di Dio?
STORPIO Non dice, non parla, non si ribella... e non
li guarda neanche da arrabbiato, quegli scalmanati...
CIECO E come li guarda?
STORPIO Li guarda con malinconia.
CIECO Oh caro figlio... non dirmi più niente di
quello che va succedendo che mi sento stringere lo
stomaco... e freddo al cuore, che ho paura che debba
essere qualcosa che assomiglia alla compassione.
69
STORPIO Anch’io sento il fiato che mi si ferma in
gola e i brividi alle braccia... Andiamo, andiamo via
da qui.
CIECO Sì, andiamo a chiuderci in uno di quei luoghi
dove si possa fare a meno di venire a conoscere
questi fatti dolorosi. Io conosco un’osteria...
STORPIO Ascolta!
CIECO Cosa?
STORPIO Questo gran fracasso... qui vicino.
CIECO Non sarà mica il santo figlio che arriva?
STORPIO Oh, Dio grazia (per grazia di Dio), non mi
far spaventare ché saremmo perduti... là attorno alla
colonna non c’è più nessuno...
CIECO Nemmeno Gesù figlio di Dio? Dove si sono
cacciati?
STORPIO Sono qua... eccoli che arrivano tutti in
processione... siamo rovinati!
CIECO C’è qui anche il santo?
STORPIO Sì, è nel mezzo... e l’hanno caricato di una
croce pesante, poveretto!...
CIECO Non stare a perderti in compassione... sbrigati
piuttosto a guidarmi in qualche luogo dove possiamo
nasconderci ai suoi occhi...
STORPIO Sì, andiamo... appoggia a destra... corri,
corri, prima che ci possa guardare, questo santo
miracoloso...
CIECO Ohi, mi sono azzoppato a una caviglia...
(tanto) che non sono più capace di muovermi.
70
STORPIO Ti venga un cancro, proprio adesso?... non
potevi guardare dove mettevi i piedi?
CIECO Eh no che non potevo guardare... ché io sono
cieco e non mi posso vedere i piedi! Come non
posso? Sì che li posso vedere... me li vedo! Mi vedo
i piedi... o che bei due piedi che ho! Santi belli... con
tutte le dita... quante dita? Cinque per piede... e con
le unghie grossette e piccoline degradanti in fila...
Oh, vi voglio baciare tutte, una per una.
STORPIO Matto... statti (stai) buono che mi rovesci.
Ohi... che mi hai accoppato... disgraziato... se potessi
prenderti a pedate... tieni! (gli dà una pedata).
CIECO Oh meraviglia... vedo anche il cielo... e gli
alberi... e le donne! (Come se le vedesse passare)
Che belle le donne!... Non tutte!
STORPIO Ma sono stato proprio io che ti ho dato la
pedata? Fammi provare di nuovo: sì... sì... Che sia
maledetto questo giorno... sono rovinato!
CIECO Sia benedetto questo figlio santo che mi ha
guarito! Vedo quello che non ho mai visto in vita
mia... ero stato (una) grama bestia a volermene
scappare da lui, ché non c’è cosa più dolce e gioiosa
al mondo che valga la luce.
STORPIO Il diavolo abbia a portarselo via e con lui,
assieme, quelli che gli sono riconoscenti... Dovevo
proprio essere tanto maledetto sfortunato da essere
guardato da quell’innamorato (uomo pieno
d’amore)? Sono disperato! Mi toccherà morire di
71
budelle vuote... mi mangerei queste gambe risanate
belle crude, per il dispetto!
CIECO Matto ero io, adesso lo vedo bene, a scappare
dal buon cammino per tenermi su quello oscuro...
che non sapevo io ’sto gran premio che fosse il
vederci! Oh belli i colori colorati... gli occhi delle
donne... le labbra e il resto... belle le formiche e le
mosche... e il sole... non ne posso più che venga
notte per vedere le stelle e andare all’osteria a
scoprire il colore del vino! Deo gratias, figlio di Dio!
STORPIO Ohimè (Povero me)... ché mi toccherà
andare sotto a un padrone a sudar sangue per
mangiare... Oh mala sventura sventurata e porca...
Dovrò andare intorno a cercarmi un altro santo che
mi faccia la grazia di storpiarmi di nuovo i garretti...
CIECO Figlio di Dio meraviglioso... non ci sono
parole né in volgare né in latino che possano dire
come sia un fiume in piena, la tua pietà! Schiacciato
sotto una croce, hai ancora in aggiunta tanto amore
da pensare perfino alle disgrazie di noialtri
disgraziati!...
72
Foto 10. “La Domenica delle Palme”. Stampa
popolare del secolo XVIII.
Un certo Smith, un inglese, nell’Ottocento ha
raccolto in un volume parecchie rappresentazioni
sacre d’Italia (foto 10). Ecco, questa è l’immagine di
una rappresentazione che ancora oggi si esegue in
Sicilia, esattamente nella Piana dei Greci. Questa
rappresentazione indica tre momenti diversi di una
stessa situazione: l’entrata di Cristo in Gerusalemme
– lo vedete, è il personaggio sotto le frasche, e
tutt’intorno il popolo festante –; Bacco; e infine la
discesa di Dioniso all’inferno. Dioniso è una divinità
greca, di origine tessalico-minoica, di quindici secoli
avanti Cristo. Di lui si racconta che era talmente
preso d’amore per gli uomini che, quando un
demonio venne sulla terra e rubò la primavera per
portarsela all’inferno e godersela tutta per sé, si
sacrificò per gli uomini: salì in groppa a un mulo,
scese all’inferno e pagò di persona, con la propria
vita, pur di permettere agli uomini di riavere la
primavera.
Ebbene, anche Gesù Cristo, quindici secoli dopo, è
quel Dio che viene sulla terra per cercar di ridare la
primavera agli uomini. La primavera, come ho detto
prima, è la dignità: lo stesso tema di un altro pezzo
che vedremo dopo. In mezzo c’è Bacco, il dio
dell’allegrezza, dell’ebbrezza addirittura, dell’andare
in sgangherataggine ed essere felici.
73
Questo incastrare le divinità l’una dentro l’altra,
notate, non è casuale: è una tradizione continua,
nella storia delle religioni di tutti i popoli.
A raccontare questa storia, dunque, abbiamo il
personaggio dell’ubriacone, personaggio-guida di
questa giullarata. Il personaggio racconta come,
andato ad una festa nuziale, si sia ubriacato con il
vino fabbricato, inventato espressamente da Gesù
Cristo. Gesù Cristo, dunque, che diventa Bacco: e
che ad un certo punto viene rappresentato in piedi,
sopra un tavolo, mentre urla a tutti i commensali:
“Imbriaghive, gente, feite alegreza, inciuchive, feit
de bon”. Siate felici, è questo che conta: non
aspettate il paradiso dopo, il paradiso è anche qua
sulla terra. Proprio il contrario di quello che ci
insegnano a dottrina, da ragazzini, quando ci
spiegano che, insomma, bisogna pur sopportare...
siamo in una valle di lacrime... non tutti possono
essere ricchi, c’è chi va bene e chi va male, ma poi
tutto viene compensato dall’altra parte, quando
saremo in cielo... state tranquilli, state buoni e non
rompete le scatole. Questo, più o meno.
Ora, invece, questo Gesù Cristo della giullarata dice:
“Rompete pure le scatole e state in allegria”.
Due sono i personaggi legati a questa
rappresentazione: l’ubriaco e l’angelo. L’angelo,
meglio un arcangelo, vorrebbe raccontare il prologo
di uno spettacolo sacro, dentro i canoni tradizionali;
l’ubriaco, carogna, gli vuol rovinare tutto quanto per
74
raccontare la sbronza che s’è presa durante le nozze
di Cana. L’angelo parla un veneto aristocratico,
elegante, forbito; l’altro in un dialetto campagnolo,
becero, pesante, e fortemente colorito. Eseguo il
pezzo da solo, e non per un eccesso di
esibizionismo: abbiamo provato a recitarlo in due
attori, e abbiamo scoperto che non stava in piedi.
Perché quasi tutti questi testi sono stati scritti per
essere eseguiti da uno solo. I giullari lavoravano
quasi sempre da soli: ce ne rendiamo conto dal fatto
che, nel testo, tutto è alluso attraverso sdoppiamenti,
indicazioni. Cosicché, attraverso questo gioco
dell’immaginazione, tutta la carica di poesia e di
comicità viene raddoppiata.
Proprio come succede davanti al televisore, dove,
per evitare che tu faccia fatica, ti dànno tutti i
particolari: e tu te ne stai lì, un po’ beota, ti puoi
addormentare, digerire, fare i ruttini rotondi... e il
giorno dopo sei pronto per andare a lavorare, libero
di testa e pronto a farti sfruttare di nuovo.6
Qui, invece, bisogna far la fatica di immaginare.
Allora, quando sarò da questa parte della scena
(indica a sinistra), sarò l’angelo, aristocratico, con
bei gesti; quando sarò di là (indica a destra), sarò
l’ubriaco.
(Fino a quando il personaggio dell’angelo rimarrà
in scena, ne verrà proiettata sul fondo l’immagine:
foto 11).
75
Foto 11. Un “angelo”, di Cimabue, Assisi, Triforio
di S. Francesco (fine secolo XIII).
76
LE NOZZE DI CANA
ANGELO (al pubblico) Feite atenzion, brava zente,
che mi voi parlarve de una storia vera, una storia che
l’è cominzada...
UBRIACO Anco mi ve voi contare de ona cioca... de
un’imbriagadura...
ANGELO ’Briagon!...
UBRIACO Voria parlarve...
ANGELO Cito... no parlare!
UBRIACO Ma mi...
ANGELO Cito... debio sprologare mi, che son lo
sprologo! (Al pubblico) Bona zente, tutto quello che
andremo a contare ol sarà tuto vero, tuto recomenzao
dai libri o dai vanzeli. Tuto quelo che l’è sortìo non
elo de fantasia...
UBRIACO Anco mi voi contar, no de fantasia: me
son catat un’imbriagadura si dolza, una cioca
belisima che non me vogio catar gimai plu cioche al
mondo per non desmentegarme de questa cioca
belisima che g’ho adoso adesso... Che l’è una
cioca...
ANGELO ’Briagon!...
UBRIACO Vorria contare...
ANGELO No! Ti non te conti... eh?!
UBRIACO Eh... ma mi...
ANGELO SSSSS!...
UBRIACO Ma mi... no?...
77
ANGELO Bona zente... Tuto quelo che andaremo a
contarve ol sarà tuto vero, tuto o l’è sortìo dei libri o
dei vanzeli. Quel poco che gh’em tacat de
fantasia...GGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGGG
GGGGGGGGGGGGGGGGGGG
UBRIACO (pianissimo) Dopo ve racconto de una
cioca belisima...
ANGELO Oh! imbriagon...
UBRIACO Non fazeva niente... solamente col dido!
ANGELO Nemanco col dido.
UBRIACO Eh, ma non fago rumor col dido!
ANGELO Ti fa’ rumor... rrrrr...
UBRIACO Fago rumor col dido?... Lo fagarò col
servelo... Mi ghe penso... penso... penso... e coi ogi...
e loro i capise!
ANGELO No!
UBRIACO Ma non fago rumor col servelo...
ANGELO Ti fa’ rumor!
UBRIACO Fago rumor col servelo? Boia!... Son
imbriago davero... Maria Vergine!
ANGELO No fiadar!
UBRIACO Come? Non podo fiadar?... Manco col
naso?... A s’cioparò! E...
ANGELO S’ciopa!
UBRIACO Ah... ma... se a s’cioparò a fagarò rumor,
ah!
ANGELO Sssss!
UBRIACO Ma... mi...
78
ANGELO De tuto quelo che andaremo a contare ol
sarà tuto vero, tuto o l’è sortìo dai libri, dai vanzeli:
quel poc che gh’eni tacat de fantasia...
L’ubriaco si avvicina all’angelo e gli strappa una
piuma.
UBRIACO (pianissimo, mimando di far volare la
piuma) Uhi, che bela pluma colorada...
ANGELO ‘Briagon!...
UBRIACO (sussulta e mima di ingoiare la piuma,
tossisce) Eh... ma...
ANGELO Sssss!
UBRIACO Eh, ma mi... non...
ANGELO Tuto quelo che andaremo a contar el sarà
tuto vero, tuto o l’è sortìo dai libri, dai vanzeli...
(L’ubriaco torna vicino all’angelo e gli strappa delle
altre piume, mima l’ammirazione per le medesime, si
fa vento e si pavoneggia. L’angelo se ne accorge)
’Briagon!...
UBRIACO Eh?... (Buttando in alto le piume)
Nevega...
ANGELO Ma ti vol sortir da sto palco?!...
UBRIACO Mi sortarìa volentera se ti me
t’accompagni, che mi no son capaz de tra’ avanti un
pie... ca me stravaco, a me ribalto an grugnarme par
tera... Se ti et tanto bon de compagnarme, dopo mi te
conto de sta cioca belissima...
79
ANGELO No me interesa de questa cioca... Fora!...
Fora!... Te descàsso fora a pesciade, veh!...
UBRIACO Ah! me scasci a pesciade?
ANGELO Sì, a pesciade... Fora!...
UBRIACO Zente!... Avì ascultat? Un anzol ch’el me
vol trar fora a pesciade... a mi! Un anzol!...
(Aggressivo rivolto verso l’angelo) Vegne... vegne,
anzelon... vegne a trarme fora a pesciade, a mi! Che
mi te strapeno ’me ’na gaìna... at strapo i plume a
una a una, anco dal cul... dal di drio... Vegne,
galinon... Vegne!
ANGELO Aìda... No tocarme... Aìda... Sassinoo...
(Fugge).
UBRIACO Sasino a mi?!... Avì scultat?... M’ha dit
asasìno... Mi che sont inscì bon che me sorte bontà
fin’anco dale oregie... che me se spantega par tera,
svisegarghe soravìa... E come podarìa non eser bon
con sta cioca belisima c’hoi catat? Che mi non
imazinava mia che se sarìa finida si ben sta zornada,
ca o l’era cominzada in una manêa malarbeta,
desgrasiada...
Mi s’eri invitado in un matrimonio, un spusalisio,
in un loegu chì tacat arent, che s’ciamen Cana...
Cana... che aposta, dopo, ghe digarano: nozze di
Cana. Mi s’ero invitato... digo... sono arivato...
gh’era già tütu ol banchet per ol spusalizio
impruntat, cun la roba de magnar soravìa... e gh’era
nisün de invitati che füssen sentat a magnare. Geren
tüti in pie ch’oi deveno pesciadi par tera... ch’oi
80
biastemava... O gh’era ol patre de la sposa, davanti a
un muro, col dava testunade... a rebatùn, cativo!...
“Ma cossa è süccess cosa?” dumandi mì... “Oh,
disgrassia...” “A l’è scapat ul sposu?...” “Ul sposu
l’è quelu col biastema più de tüti”. “E cosa l’è
süccessu cus’è?” “Oh, disgrassia... emo discoverto
che una botte intera de vin, un tinasso de vin
impruntat per ul banchet de matrimoni, ul s’è
reversat in aset...” “Oh... oh... tütt el vin in aset?...
Oh, che disgrassia... spusa bagnada a l’è furtünada,
ma bagnada in t’ul aset l’è disgrassiada de
schisciare... de casciare via!...” E tüti che piagneva,
biastemava, la matre de la sposa la se trasciava i
cavej, la sposa la piagneva, ul patre de la spusa dava
testunade a rebatùn süll muro. In quel mentre riva
dent un giùine, un zùvine, un certo Jesus, vün de ghe
dìgono... fiol de Deo, de sovranome. No l’era
sulengo, a no, l’era incumpagnat de la sua mama,
vüna che ghe dìghen la Madona. Gran bela dona!!!
Eveno invitati de riguardo, che rivaven giüsta un pu
de ritard. Apena questa sciura Madona l’è vegnüda a
saver de sto impiastro burdeleri che o gh’era in pie
per sto fatto che s’era roversat el vin en aset, la gh’è
andada visìn al so Jesus, fiol de Deo, e anca de la
Madona, g’ha dit: “Ti che ti è tanto bon, zovin caro,
che te fa’ de robe meravigliose par tüti, varda se te
ha el plaser de traj foera de impiaster burdeleri che i
ha infesciat sta povera zent”. Apena che l’ha parlat
inscì la Madona, tüti, sübit, han vist spuntag,
81
fiorirghe sui laver del Jesus, un suriso inzì dolzu, ma
inzì dolzu in sü sti làver, che se nu te stavet atentu,
par la cumusiun, te se stacava i rudeli di genöcc e
tumburlaven süi didón dei pie. Dolze stu surisu!...
Apena l’ha finì de parlà, stu zovin el g’ha dà un
bazutin sül nas a la sua mama e l’ha dit: “Bon, zente,
podria verghe dodeze sidele impiendide de aqua
ciara e neta?” L’è stat un fülmin, trachete, dodeze
sidele son rivà lì davanti, impiendide d’acqua, che
mi, vedè tuta quel’acqua in un colp sol, me sont sentì
infin male, me pareva de negare... boja!... S’è fai un
silensio che pareva de vesser in gesa al Santus, e stu
Jesus l’ha insciuscicà un po’ cui man, dando de
s’cioch, de tiron cui dit, a s’cioch, e pö l’ha valzà su
una man, cun tri dit sulamente, chi i alter dü i e
tegneva schisciat, e l’ha cuminzat a far di segni
suravìa a l’acqua... di segni che fan solament i fiol de
Deo. Mi, che eri soravìa, che ho dit, l’acqua me fa
impression vardarla, e non vardava, s’eri pugià sora
lì, un po tristansö, e son lì, d’un boto me senti rivà de
dent i böcc del nas un parfüm cume de uva
schisciada, nun pudeva cunfunderse... a l’era vin.
Boja, che vin! Me n’han pasat una broca, g’ho pugià
i lavre, hu mandà giò un gut, boja!... Oh... Oh... beati
del purgatorio che vin!... Bucat apena, amareul in tul
funt, un frizzich frizzantin, saladìn in tul mezz, c’ol
mandava stralüzz de garanza, di barbaj da par tüt,
senza fiur né bave, tri an de stagiunadüra al manco,
anata d’ora! C’ul andava giò sluzigando par ul
82
gargozz a gorgnuà fin in dul stomigh, ul s’e
spenelava un pochetin, ul restava lì do rimpiaz, peu,
gnoch, ol dava un ribasón, turnava indré a rutulùn
giò par ol gargozz, ol rivava fina ai böcc del nas, ol
se spantegava in feura tütt el parfüm... che se pasava
vün anca a cavalo, de cursa, gniuu... bll... “A l’è
primavera!” el vusava! Che vin!... E tüti che
aplaudiva al Jesu, “Bravo Jesus, at sei divino!” E la
Madona!... la Madona, la sua mama de lü, l’andava
in strambula par la sudisfaziun, l’urguglianza de
trovarse un fiolo inscì bravo a tra’ foeura de l’aqua
el vin. De lì un poco sevum tüti inciuchit, imbriagati.
O gh’era la matri de la sposa che la balava, la sposa
o l’era ciultai, ol spos ch’ul saltava, ol patri de la
sposa, davanti a un muro, c’ul dava testunade a
ribatón, cativo... che nessün ol gaveva vertido!... Ol
Jesus a l’era montat in copa a un taulo, in pie, ul
masceva vin par tüti. “Beve’ gente, feit alegria,
inchiuchive, imbriaghive, no aspetì dopo, alegria!...”
E dopo, in d’un colpo el s’è incurgi’ dela sua
mama: “Oh sacra dona! oh Madonna! mama! me sun
smentegat, scüseme, tegnevine un goto anca vui,
bevetne un goto”. “No, no, fiol, grasie, at ringrasi,
ma mi non podi bever, che mi non sono abitüada al
vino, me fa turnà la testa... che dopo disi i
stupidadi”.
“Ma no, mama, no te pò far mal, te menarà
solamente un po’ de alegria! No te pò far mal, sto
83
vino, a l’è vin s’ceto questo, a l’è vin bon... a l’hu fai
me!...”
E peu, a ghe son amò di canaja, malarbeti, che va
intorna a racontare che ol vino a l’è un’invension del
diaol, e l’è pecato, l’è un’invension del diaol
satanazzo... Ma te paresse che se ol vin ol füdesse
un’invension del diaol satanazz, ol Jesus ghe l’avaria
dato de bever a la sua mama? A la sua mama de lü?
Che lü l’è ciapat de tanto amor par le, che mi no
g’ho par tüta la sgnapa de sto mundo! Mi son sicuro
che se el Deo Padre in la persona, invece de
impararghelo al Noè, tanto tempo dopo, sto truco
meravigioso de schisciare l’üga, de trar foeura el
vino, ol ghe l’avesse insegnat subito, fin dal
prinzipio, all’Adamo, subito, prima dell’Eva,
subito!... non saresmo in sto mundo malarbeto,
saresmo tuti in paradiso, salüt! Parché a l’era a basta
che in tul zorno malarbeto che atacato, a renta a
l’Adamo, a l’è arivato el serpentun canaj a cont in
boca la poma e ol diseva: “Magna la poma,
Adamo!... dolze, bone, dolze, rosse, bone le pome!”,
basta ca in quel momento ul Adamo ul gh’aves vüt
tacat, arenta, un bicerot de vin..., uht: l’avrìa catat a
pesciadi tüti i pomi de la terra, e nüm seresmo tüti
salvi in paradiso! O l’è stai lì ol gramo pecat, che i
früti no i era stati creadi par esser magnadi, ma par
eser intorcicadi, schisciadi: che co le pome
schisciade se fa ol bon sidro, coi scirese schisciade
s’fai le bone sgnape dolze, e l’uva... l’è un pecat
84
mortale magnarla! con quela s’dev fa’ el vino! E mi
a son sicuro che per quei che son stati onesti e savi
in vita, in cielo, ol sarà tüto de vin! Biastemio? No
che no biastemio mia! Mi me sont truvat in un
insognamento, morto. Me sunt insugnat una nott de
vesser morto, e me sunt insugnat che me vegneven a
catà, me purtaven foeravia in un lögu tremendu dove
gh’eren tanti basloti fundi e dentar a ogni basloto
gh’era un danat, poverazzo! Incalcao dentar, in pie,
in una rugiassa rusa, un’acquascia rusa che la pareva
sangue, in pie! E mi ho cuminzà a pianser. “O
Deo!... sunt capitat a l’inferno! maledetto che ho fai
pecat!” E intanto che mi piangeva, me strasciaven
foera tüti i pagn de dosso e incuminziava a lavarme,
a sgürarme, a netarme d’una manera che cussì pulito,
coll’acqua sboienta, freda, che ne manco de Pasqua
ne m’era gimai capitat de esser tanto pulito! ’Na
volta ca era ben netat, m’han calat de denter a un
rugias russ, un baslot... glu... glu... glu... in
st’acquascia rusa ca muntava fina ai lavri. Mi ho serà
i lavri, ma una onda, a rebatùn, a l’è rivada e... troc...
m’è ’ndà dentar... dentar in di böcc del nas... uf... a
me ’ndai giò un... gulun... a s’eri in tul paradis!... A
l’era vino! Boia! E de subito ho capit che
meravigiosa invensiun o l’era staita quela del Deo
Padre, per i beati, che erano tüti beati là dentro, che
per non farghe fa’ fadiga ai poveri beati a valzà ogni
volta el gumbit, col bicer col vino a impienir, e
specià de impienisel de novo... i aveva incarcai, tüti i
85
beati, dentar, fina ai oregi, in biceroni de vino, in pie,
fino a la boca, ca l’era basta valzà sü senza fadiga...
valzà ul laver par di’: “Buondì, sciuri” e gluch... e mi
ho cuminzà a cantà: “La mia morosa vorìa ves
voliosa”, glug... glug... Aìda, aneghi, glug... che bel
negare! Glug... glug... galò... ga... lò... glam... glo...
glo...
ANGELO (al pubblico) Fate attenzione, brava gente,
che io voglio parlarvi di una storia vera, una storia
che è cominciata...
UBRIACO Anch’io vi voglio raccontare di una
sbronza... di una ubriacatura...
ANGELO Ubriacone!...
UBRIACO Vorrei parlarvi...
ANGELO Zitto... non parlare!
UBRIACO Ma io...
ANGELO Zitto... devo sprologare io, che sono il
prologo! (Al pubblico) Buona gente, tutto quello che
vi andremo a raccontare sarà tutto vero, tutto
incomincia dai libri e dai vangeli. Tutto quello che è
sortito non è di fantasia...
UBRIACO Anch’io vi voglio raccontare, non di
fantasia: mi sono presa una ubriacatura così dolce,
una ubriacatura bellissima che non voglio più
ubriacarmi al mondo per non dimenticarmi di questa
ubriacatura bellissima che ho addosso adesso. Che è
una ubriacatura...
86
ANGELO Ubriacone!...
UBRIACO Vorrei raccontare...
ANGELO No! Tu non racconti... eh?!
UBRIACO Eh... ma io...
ANGELO Sssss!...
UBRIACO Ma io... no?
ANGELO Buona gente... Tutto quello che andremo a
raccontarvi sarà tutto vero, tutto è sortito dai libri e
dai vangeli. Quel poco che ci abbiamo aggiunto di
fantasia...
UBRIACO (pianissimo) Dopo vi racconto di una
ubriacatura bellissima...
ANGELO Oh! ubriacone...
UBRIACO Non facevo niente... solo col dito.
ANGELO Neanche col dito.
UBRIACO Ma non faccio rumore col dito!
ANGELO Fai rumore... rrrr...
UBRIACO Faccio rumore col dito?!... Beh, lo farò
col cervello... Io penso... penso... penso... e con gli
occhi... e loro capiscono!
ANGELO No!
UBRIACO Ma non faccio rumore col cervello...
ANGELO Fai rumore!
UBRIACO Faccio rumore col cervello? Boia!... Sono
ubriaco davvero... Maria Vergine!
ANGELO Non fiatare!
UBRIACO Come? Non posso fiatare? Nemmeno col
naso?... Scoppierò! E...
ANGELO Scoppia!
87
UBRIACO Ah ma... se scoppio farò rumore, eh!
ANGELO Sssss!
UBRIACO Ma... io...
ANGELO Di tutto quello che andremo a raccontare
sarà tutto vero, tutto è sortito dai libri, dai vangeli:
quel poco che vi abbiamo aggiunto di fantasia...
L’ubriaco si avvicina all’angelo e gli strappa una
piuma.
UBRIACO (pianissimo, mimando di far volare la
piuma) Oh, che bella piuma colorata...
ANGELO Ubriacone!...
UBRIACO (sussulta e mima di ingoiare la piuma,
tossisce) Eh... ma...
ANGELO Sssss...
UBRIACO Eh, ma io... non...
ANGELO Tutto quello che andremo a raccontare sarà
tutto vero, tutto è sortito dai libri, dai vangeli...
(L’ubriaco torna vicino all’angelo e gli strappa delle
altre piume, mima l’ammirazione per le medesime, si
fa vento e si pavoneggia. L’angelo se ne accorge)
Ubriacone!...
UBRIACO Eh?... (Buttando in alto le piume)
Nevica...
ANGELO Ma vuoi sortire da questo palco?!...
UBRIACO Io sortirei volentieri, se tu mi accompagni,
che io non sono capace di tirare (buttare) avanti un
piede... che casco, vado a sbattere il grugno per
88
terra... Se tu sei tanto buono da accompagnarmi, poi
io ti racconto di questa ubriacatura bellissima...
ANGELO Non mi interessa di questa ubriacatura...
Fuori!... Fuori!... Ti caccio fuori a pedate veh!...
UBRIACO Ah! mi cacci a pedate?
ANGELO Sì, a pedate... Fuori!...
UBRIACO Gente!... Avete ascoltato? Un angelo che
mi vuol buttare fuori a pedate... a me! Un angelo...
(Aggressivo rivolto verso l’angelo) Vieni... vieni,
angiolone... vieni a buttarmi fuori a pedate, a me!
Che io ti strappo le penne come a una gallina... ti
strappo le penne a una a una, anche dal culo... dal di
dietro... Vieni, gallinone... Vieni!
ANGELO
Aiuto... Non toccarmi... Aiuto...
Assassino... (Fugge).
UBRIACO Assassino a me?!... Avete ascoltato?... Mi
ha detto assassino... Io che sono così buono che mi
esce bontà anche dalle orecchie... che mi si rovescia
per terra, da scivolarci sopra... E come potrei non
essere buono con questa sbronza bellissima che ho
preso? Che io non immaginavo che sarebbe finita
così bene questa giornata, che era cominciata in
modo maledetto, disgraziato...
Io ero invitato a un matrimonio, uno sposalizio, in
un luogo qui vicino, che chiamano Cana... Cana...
che apposta, dopo, gli diranno: nozze di Cana. Io ero
invitato... dico... sono arrivato... c’era già tutto il
banchetto (tavolo) per lo sposalizio pronto, con la
roba da mangiare sopra... e nessuno degli invitati che
89
fosse seduto a mangiare. Erano tutti in piedi che
davano pedate per terra... che bestemmiavano. C’era
il padre della sposa, davanti ad un muro, che dava
testate... a ripetizione, cattivo!... “Ma cosa è
successo?” chiedo io... “Oh, disgrazia...” “È
scappato lo sposo?...” “Lo sposo è quello che
bestemmia più di tutti”. “E cosa è successo allora?”
“Oh disgrazia... abbiamo scoperto che una botte
intera di vino, un tino di vino preparato per il
banchetto di matrimonio si è mutato in aceto”. “Oh...
oh... tutto il vino in aceto?... Oh, che disgrazia...
sposa bagnata è fortunata, ma bagnata nell’aceto è
disgraziata da schiacciare... da cacciare via!...” E
tutti che piangevano, bestemmiavano, la madre della
sposa si stracciava (strappava) i capelli, la sposa
piangeva, il padre della sposa dava testate a
ripetizione nel muro. In quel mentre arriva dentro un
giovane, un certo Gesù, uno che gli dicono... figlio
di Dio, di soprannome. Non era solo, no, era
accompagnato dalla sua mamma, una che le dicono
(la chiamano) la Madonna. Gran bella donna!!!
Erano invitati di riguardo che arrivavano giusto con
un po’ di ritardo. Appena questa signora Madonna è
venuta a sapere di questo pasticcio che c’era in piedi
(questo fatto) che si era mutato il vino in aceto, è
andata vicino al suo Gesù, figlio di Dio e anche della
Madonna, e gli ha detto: “Tu che sei tanto buono,
giovane caro, che fai delle cose meravigliose per
tutti, guarda se hai il piacere di tirar fuori da questo
90
pasticcio che ha imbarazzato (messo nell’imbarazzo)
questa povera gente”. Appena che ha parlato così la
Madonna, tutti, subito, hanno visto spuntargli,
fiorirgli sulle labbra di Gesù un sorriso così dolce,
ma così dolce su ’ste labbra, che se non stavi attento,
per la commozione, ti si staccavano le rotelle (rotule)
dalle ginocchia e tombolavano (cadevano) sui ditoni
(alluci) dei piedi. Dolce ’sto sorriso!... Appena ha
finito di parlare, questo giovane ha dato un bacettino
sul naso alla sua mamma e ha detto: “Bene, gente,
potrei avere dodici secchie piene di acqua chiara e
pulita?” È stato un fulmine, tracchete, dodici secchie
sono arrivate lì davanti, piene d’acqua, che io, a
vedere tutta quell’acqua in un colpo solo, mi sono
sentito perfino male, mi sembrava di annegare...
boia!... S’è fatto un silenzio che sembrava di essere
in chiesa al Santus, e questo Gesù si è stropicciato un
po’ le mani, dando di schiocco (schioccando le dita),
e poi ha alzato una mano, con tre dita solamente, ché
le altre due le teneva schiacciate (contro il palmo), e
ha cominciato a fare dei segni sopra l’acqua... dei
segni che fanno solamente i figli di Dio. Io, che ero
un po’ in là, che (come) ho detto (prima) l’acqua mi
fa impressione a guardarla, non guardavo, ero
appoggiato sopra lì (in disparte), rattristato, e di
colpo mi sento arrivare dentro i buchi del naso un
profumo come di uva schiacciata, non ci si poteva
confondere... era vino. Boia, che vino! Me n’hanno
passata una brocca, ho appoggiato le labbra, ne ho
91
mandato giù un goccio, boia!... Oh... Oh... beati del
purgatorio che vino!... Abboccato appena,
amarognolo nel fondo, un poco frizzantino, salatino
nel mezzo, che mandava luccichii (rosso) di garanza,
bagliori dappertutto, senza fiori né bave, tre anni di
stagionatura almeno, annata d’oro! Che andava giù
scivolando per il gargarozzo a gorgogliare fin nello
stomaco, si sparpagliava un pochettino, restava lì di
rimpiazzo, poi, gnoch, dava un colpo, tornava
indietro a rotoloni giù per il gargarozzo, arrivava
fino ai buchi del naso, si spargeva fuori tutto il
profumo... che se passava uno anche a cavallo, di
corsa, gniuu... bll... “È primavera!” gridava. Che
vino!... E tutti che applaudivano Gesù, “Bravo Gesù,
sei divino!” E la Madonna!... la Madonna, la sua
mamma di lui, andava in estasi per la soddisfazione,
l’orgoglio di trovarsi un figlio così bravo a tirar fuori
(ottenere) dall’acqua il vino. Di lì a un po’ eravamo
tutti ubriachi. C’era la madre della sposa che ballava,
la sposa era giuliva, lo sposo saltava, il padre della
sposa, davanti a un muro, dava testate a ripetizione,
cattivo... che nessuno lo aveva avvertito!... Gesù era
montato in cima a un tavolo, in piedi, e mesceva
vino per tutti: “Bevete gente, fate allegrezza (siate
allegri), ubriacatevi, non aspettate dopo, allegria!...”
E dopo, di colpo si è accorto della sua mamma:
“Oh sacra donna! oh Madonna! mamma! mi sono
dimenticato, scusatemi, tenete un goccio anche voi,
bevetene un goccio”. “No, no, figliolo, grazie, ti
92
ringrazio, ma io non posso bere, ché io non sono
abituata al vino, mi fa girar la testa... e dopo dico le
stupidaggini”.
“Ma no, mamma, non ti può far male, ti porterà
solamente un po’ di allegria! Non ti può far male,
questo vino, è vino schietto questo, è vino buono...
l’ho fatto io!...”
E poi, ci sono ancora delle canaglie, maledette, che
vanno in giro a raccontare che il vino è
un’invenzione del diavolo, ed è peccato, che è
un’invenzione del diavolo satanasso... Ma ti
parrebbe che se il vino fosse un’invenzione del
diavolo satanasso, Gesù l’avrebbe dato da bere alla
sua mamma? Alla sua mamma di lui? Che lui è preso
da tanto amore per lei, che io non ho per tutta la
grappa di questo mondo! Io sono sicuro che se il Dio
Padre in persona, invece di insegnarglielo al Noè,
tanto tempo dopo, questo trucco meraviglioso di
schiacciare l’uva, di tirar fuori il vino, glielo avesse
insegnato subito, fino dal principio, all’Adamo
subito, prima dell’Eva, subito!... non saremmo in
questo mondo maledetto, saremmo tutti in paradiso,
salute! Perché sarebbe bastato che quel giorno
maledetto che appresso all’Adamo è arrivato il
serpentone canaglia con in bocca la mela e diceva:
“Mangia la mela, Adamo!... dolci, buone, dolci,
rosse, buone le mele!”, sarebbe bastato che in quel
momento l’Adamo avesse avuto vicino un
bicchierotto di vino..., uht: avrebbe preso a pedate
93
tutte le mele della terra, e noi saremmo tutti salvi in
paradiso! È stato lì il gramo peccato, ché i frutti non
erano stati creati per essere mangiati, ma per essere
pestati, schiacciati: che con le mele schiacciate si fa
il buon sidro, con le ciliege schiacciate si fanno le
buone grappe dolci, e l’uva... è un peccato mortale
mangiarla! con quella si deve fare il vino! E io sono
sicuro che per quelli che sono stati onesti e savi in
vita, in cielo, sarà tutto di vino! Bestemmio? No che
non bestemmio no! Io mi sono trovato in sogno
morto. Mi sono sognato una notte di essere morto e
mi sono sognato che mi venivano a prendere, mi
portavano fuori in un luogo tremendo dove c’erano
tanti bacili fondi e dentro a ogni bacile c’era un
dannato, poveretto! Immerso dentro, in piedi, in
un’acquaccia rossa che sembrava sangue, in piedi! E
io ho cominciato a piangere. “Oh Dio!... son capitato
all’inferno! maledetto che ho fatto peccati!” E
intanto che piangevo, mi stracciavano di dosso tutti i
vestiti e incominciavano a lavarmi, strofinarmi, a
pulirmi in una maniera che così pulito, con l’acqua
bollente, fredda, che nemmeno di Pasqua mi era mai
capitato di essere tanto pulito! Una volta che ero
(che sono stato) ben pulito, mi hanno calato dentro a
un’acquaccia rossa, in un gran bacile... glu... glu...
glu... in questa acquaccia rossa che montava (saliva)
fino alle labbra. Io ho chiuso le labbra, ma un’onda,
a ridosso, è arrivata e... troc... m’è andata dentro...
dentro nei buchi del naso... uff... mi è andato giù
94
un... golone (gran sorso)... ero in paradiso!... Era
vino! Boia! E subito ho capito che meravigliosa
invenzione era stata quella del Dio Padre, per i beati,
ché erano tutti beati là dentro, che per non fargli far
fatica ai poveri beati ad alzare ogni volta il gomito
col bicchiere col vino e riempire, aspettare di
riempirselo di nuovo... li aveva immersi tutti i beati,
dentro fino alle orecchie in bicchieroni di vino, in
piedi, fino alla bocca, che bastava alzare su senza
fatica... alzare il labbro per dire: “Buongiorno,
signori!” e gluch... e io ho cominciato a cantare: “La
mia morosa vorrebbe essere vogliosa”, glug... glug...
Aiuto, annego... glug... che bell’annegare! Glug...
glug... galò... ga... lò... glam... glo... glo...
Foto 12. “L’ubriaco”. Affresco parietale di una
chiesa romanica
della Provenza (secolo XI).
Questo è un ubriaco (foto 12), meglio, un giullare
che recita la parte di un ubriaco. È un affresco
databile intorno al 1100, che si trova in una chiesetta
romanica della Provenza: può essere che rappresenti
proprio il pezzo che ho eseguito stasera. Questo testo
è comunque conosciuto in molte lingue e dialetti
diversi: se ne conosce una redazione anche in
Baviera. È una testimonianza di quanto fossero
importanti gli spettacoli e la figura del giullare: come
95
vedete, erano dipinti addirittura sui muri delle
chiese.
Vi reciterò ora un pezzo nuovo che ho recitato solo
due volte, ieri e l’altro ieri. Ma mi fa sempre un po’
d’emozione il riprenderlo, perché è un pezzo di una
difficoltà estrema. Si tratta della Nascita del giullare.
È un pezzo che è legato, nella propria origine,
all’Oriente, ma che noi conosciamo in una versione
di origine siciliana. La Sicilia era legata all’Oriente,
non soltanto da motivi economici e commerciali, ma
anche da ragioni geografico-politiche, e, quindi
culturalmente. Specialmente in quel periodo, 1200,
periodo in cui in Italia si comincia a ritrovare
qualche documento di questo pezzo che io sto per
recitare. Però ce n’è un altro, piuttosto antico, del
quale non si conosce con esattezza la datazione, che
è delle nostre parti, più esattamente brescianocremonese. Il testo ritrovato non era nemmeno
intiero, ma a frammenti. Avevo l’intenzione di
ricostruirlo, ma non avevo il coraggio di impostarlo.
Sono andato in Sicilia proprio l’anno scorso e
abbiamo trovato, nella biblioteca di Ragusa, grazie a
un compagno che ci ha portato, l’intiero testo in
siciliano, straordinario! Di una violenza incredibile,
l’ho anche imparato in siciliano: una lingua che ci
suonerebbe però arcaica, incomprensibile. Ne ho
fatto una traduzione lombarda, che capirete
senz’altro meglio. Che cosa racconta questa
giullarata? Ci troviamo davanti a un giullare il quale
96
racconta che prima di diventare giullare era un
contadino e che fu Cristo a renderlo giullare. Come
mai gli ha imposto questo nuovo mestiere? Aveva
della terra, ma un padrone voleva portargliela via.
Ma io non aggiungerò altro perché ho notato che
tutto quel che dico oltre a questo discorso è inutile,
lo capirete da voi soli. Non vi preoccupate se
all’inizio non capirete alcune frasi, alcune parole: il
senso, i gesti, il suono vi aiuteranno. Attraverso i
gesti e i suoni potrete indovinare il significato che va
correndo dentro questa storia.
97
NASCITA DEL GIULLARE
– Ahh... gent... vegnì chì che gh’è ’l giular! Giular ca
son mi... che fa i salt e ca ’l tràmbula e che... oh...
oh... a u fai rider, ca foi coi alt e fai vedar com’a sont
groli e grosi i balon che vai d’intorna a far guere son
sfigürat, o trai via el pileo e... pffs... soi sengobrà.
Vegnì chì ca è ora e lögu ca’l fa ’l pajasso tütt
inturna, mi a v’insegni, vegna... vegna... Ul fa el
saltin, ul fa el cantin, ul fa i giüghetti! Va’ la lengua
’me la gira! Ah... ah... a l’è un cultell... boja sta’ a
recurdat... Ma mi no a l’era sempar... quest ca voi
contar, come sunt nasüo. Che mi non son nasüo
giular, non son vegnù d’un fiat dal zielo, e, op! e son
rivà chi: “Bondì, bonasera”. No! Mi a son el frai
d’on miracol! Un miracol es fait sü d’ me! Vuri’
credem? U l’è fait! Mi son nasüt vilan. Vilan,
cuntaden propi. U s’eri tristo, alegro, no g’avevi tera,
no! U s’eri rivado a ’ndà a lavurar, paréi a tüti in de
sti vaj, da partütt. E un zorno u jtat vesen ’na
muntagna, ma de piera. U l’era de nissün, u l’hai
saüdo. U dimandat: “No! Nissün veul sta
muntagna!” E mi sunt andai fin su... sun ’dait raspà
cuj ung e hu vist che gh’era un po’ de tera, e hu vist
che gh’era un filolin di aqua co l’andeva da giò de
basso, e alora hu scuminsà a gratare. Son andai a
tacat al fiüm, hu sbrancat inscì ste brasce, hu te
portat la tera, u gh’era i me fjulit, la mia mujer. U l’è
dolza la mia mujer, blanca c’u l’è, u l’ha dü zine
tunde, e l’andar morbido cu l’hai... cu la par ’na
98
giunca ca meuvasse. Oh... l’è bela! Ag voj ben mi, e
voj parlarne. La tera u purtà sü coi brasci! e l’erba,
che fasevet: pfut... e te vegneva sü tütu. E dài ca
l’era belo, l’era tera d’ora! U ciapeva la sapa, u te la
meteva e... zu... te nasseva un arbero. Meravegia, u
l’era sta tera: u l’era un meracol! U andava piopi, u
andava tüti i arbori, a roveri, andava da pertütu. I
andava a semenar ’n la lüna giüsta, mi cunusseva! E
vegniva roba de magnar dulza, bela, bona. U gh’era
zicurìn, u gh’era crodi, u gh’era fazoj, rave, u gh’era
tüto! Par mi, par nüm. O era cuntentu! 0 se balava, e
pö el piueva sempar par di dì e ol sol el brüsava e mi
andava, vegniva, e i lüne ereno giüsti, ne gh’era
gi-mai tropo vento o tropa gruma. U l’era bel! bel! U
l’era tera nostra! Bela u l’era, stu gradùn. E ogni dì,
u ne fazeva üni... la pareva la torre de Babele... bela
cun sti gradi, u l’era ol paradis, ol paradis terestre. Ol
giüri. E tüti i pasava i cuntaden e i diseva:
– Che cü ca ghet... boia, varda! Da na muntagna u
l’ha tirà feura!... Me disgrassià ca nun hai pensat!
E invidia i g’aveva e un die l’è pasat ul padron. Ul
padron de tüta la vale, u la vardà e l’ha dit:
– Du’ l’è ca l’è nassüda sta torre? De chi l’è sta tera?
– Me, – a g’ho dit, – a l’ho faja me con sti mani, u
l’era de nissün.
– De nissün? L’è na parola ca nu gh’è, nissün, a l’è
la mea.
99
– No! nun è la tua! A sunt andà anca in dal nutar,
varda, nu gh’era. U dumandà al prevete, u l’era de
nissün e mi l’ho faita, toco par toco.
– L’è mea, te me l’hai a darme.
– Non poit dar, padron... mi no poi andà sota i altri a
trabajar.
– Mi t’hai paghi! at do denar, dime quanto vo’.
– No! No, non voi denar, no, parché, s’te me dài
denar, dopo a no podo comprar altra tera col dinar
che te me dài e devo andar a lavorar, a trabajar
ancora soto i altri. Non vòi me, no vòi!
– Damela!
– No!
Alura lü l’ha fait una rigulada e l’è ’ndai. El dì
appresso a l’è vegnü el prevete a dumandar.
– L’è del padrun... fa’ el bravo, mola, nun te stai a
far de caprissi, varda che quelo l’è tremendo, l’è
cativu, mola sta tera! In Deo Domini fa’ el bun...
– No! no! – g’ho di’, – no voi, – e g’ho fà anca un
brüt muviment cun la man.
A l’è vegnü el nodaro, u l’è vegnü anca lü, ul
südava, boia, par vegnì sü a truarme:
– Fa’ el bravo, gh’è la lege, sta’ atento che ti nun ti
pode, che ti no...
– No! No! – e g’ho fai anca a lü... u l’è andà via
biastemando. Ul padron non l’ha mia molà, no! U
l’ha cominzà andà a cacia, ul faseva pasà tüti i léguri
da la parte de la mia tera! El ’ndavà a dre con tüti i
cavali e i amisi e ’l me schisciava i sciesi. E in un dì
100
sulamente el m’ha brüsat tüt... u l’era estat... u l’era
secat. E lü l’ha dait feug a tüta la muntagna e ’l m’ha
brüsà tüt, anca i besti brüsà, la ca’ brüsada, ma nun
sunt andaj via! Hu aspeciat... e l’è vegniá a pieuver
de note, e apreso hu scumensà a netar, a polir, a
rimpiantar pal, a remeter roba, repurtar la tera, a
sestemar le piere, a fà gnir giò l’acqua dapartüt,
perché de lì, boja, no me voj movar! E no me son
movüdo!
Solo che un dì a l’è rivado lü, g’aveva a pres tüti i so
suldat, ul rideva, nüm erum nei campi cui fiulit, la
mia mujera e mi; s’erum a lavurar, a trabajar, lì. U
l’è vegnü, l’è descendü da cavalo, ul s’è cavà le
braghe, u l’è vegnü tacat a la mia mujer, u l’hai
catada, u l’hai sbatüda par tera, e g’ha strasciat i
sochi... Mi a vureva meuves, ma i me tegneva i
suldat, e ’l g’ha salta’ a dos, u l’ha faita, u l’ha faita
cume füdess una vaca. Ca mi e i fiulit cui ögi sbarat,
che i vardava e mi a me mueva, me sunt liberat, hu
catait ’na sapa, hu dit:
– Disgrassià!
– Férmat, – m’ha dit me’ mujer, – nol fa’, no i
specian oltre, i specian propi quelo, che te valset el
to baston, par pö coparte. No te hai capit? I veur
coparte e trar via la tera, no i specia altri, lü el debia
pür difenderse, no valse meterse a sbragar con loro.
Ca ti no t’hait onore, ti set povero, set contadin,
vilan, non puoi pensar dignitat, onore, quela è roba
par quei che inn sciuri! ai nobli! Che pö vegn a
101
inrabirse se ghe fan la tosa, se ghe fan la dona, la
mujer, ma ti no! Lassa far. Valse pi tera che l’onor
de ti, de mi, che tüti. Manza son mi, manza per amor
de ti.
E mi, a splanger. Caragnà in sü st’afari, l’hu vardà
tüt, e i fiulit che piagneva... E lori peu i son andà
rigulando content feuravia... u l’era un planger
tremendo! Num se pudeva vardarse a presso vün cu
l’alter, nun se vardava... s’andava per i paes, u te
ciapaven a buciade, a sasade, a piere. Vusaven:
– Oh... beu... ! No g’hai la forza de far feura onor
che nu te g’hai, bestia che te set, la tua mujera a l’ha
incalcada el padron e ti te se’ stait tranquilo par un
mücc de tera, desgrasiò!
E la mia mujer l’andava inturna:
– Pütana, vaca! – u ghe disevan, e i scarpavan.
Nanca in giesa la lassaven pasar. Nissün!
E i fiulit no i podeva ’ndare intorna, tüti eremo lì e
no ghe guardava pü nissün. La mia mujer a l’è
scapada! Mi l’hai pü vidüa; mi no so indue l’è
’ndada, e i fiulit nu me vardava: maladi son vignit,
ne manco i plangeva. E son morti! E mi son restai
sol. Sol cun sta tera! Nun saveva cossa che fare. Una
sera hu ciapai un toc de corda, hu bütà sü una trave,
me la son metüda inturna al colo, hu dit:
– Bon, me lassi andà, adess!
Fo per lassam andà impicatt, u me senti pugià una
manada, a me volti, a gh’è vün co ’na facia smorta,
cui ogi grosi che ’l me dis:
102
– Me dàj un po’ de bevar?
– Ma te par el mument de vegnì a dumandà de bevar
a vün che fa l’ìmpicatt? Boja!
Ul vardi e ’l g’aveva una facia de pover crist anca lü
e vardi e ghe n’era altri doi, anca lor con una facia
patida.
– Va ben, ve darò da bevar, dopo me impichi.
A vo’ a teu par bevar, i vardi ben:
– Pü che bevar, vialtri avì besogn de magnar! Ma mi
l’è tanti dì che nun fai de magnare... U gh’è de farlo,
se vurì.
Hu ciapat un baslot, hu metüd in sul feug, a g’ho fait
scaldare de le fave, e gh’i ho dai, un baslot per ün, e
i magnava! I magnava! Mi no g’aveva voia de
magnar... “Speci che adess i magna e peu me
impichi”. E intanto ch’el magnava, quel cui ög plu
grandi che’l pareva propi un pover crist ul surideva e
ul diseva:
– Brüta storia l’è ti che te vöret impicass! Mi so ben
ul perché t’ol vòi fare. T’è perdü tüt, la mujera, i
fiulit e te g’ha sojament una tera, bon, mi savie ben!
Se füsse in ti no lo vorria fare.
E ’l magnava! E ’l magnava! E peu a la fin l’ha
metüd giò tüt e l’ha dit:
– Ti sai chi son me?
– No! Ma g’ho avüt un dübi che ti te set Jesus Cristo.
– Bon! T’è induinat. Quest l’è Pietro, e’l Marco l’è
quel là.
– Piazer. E cussa fait qua?
103
– Ti te m’hait dait de magnar e mi te do de parlare.
– De parlare? Cussa l’è sta roba?
– Disgrassià, giüsta che t’hai tegnit la tera, giüsta che
non te vòi de padron, giüsta che t’hai üt la forsa de
no molar, giüsta... At vol ben, aite forte, bon! ma t’
manca un qui cos che t’ha d’aver: qua e qua! (fa
segno alla fronte e alla bocca). No star lì atchì in sü
la tera, vai d’intorna e a quei che te tira piere, ti parla
e dighe, faig comprender, e fai de manera che sta
vesciga sgiunfiada ca l’è ol to padron, ti sbüsa cun la
tua lengua e fa’ andar feura l’acqua e ul sier ca vegn
feura a sbrodar marscio. Ti devi schisciare sti
padrun, e i previti e tüti quei che va inturna, i nodari,
i avogador, quei che va d’intorna. No par ben de ti,
par la tua tera, ma par quei che è come ti, ca non han
tera e che non han gnente e che han de soffregare
sojamente, e che non han dignità da vantare. Campar
de servelo, e no de pie!
– Ma noi comprende? Mi non son capaze. Mi g’ho
’na lengua che non se move de rentra, embiscigo de
par tüto e intopigo a ogni parlar... e no g’ho de stil e
g’ho el servelo che u l’è fioco, molo! Come fabia a
far le robe che te diset, andà intorna a parlar co i
altri?
– No arpanza, che ol miracol ’gne adess.
Ul m’ha catat per la crapa, ul m’ha catat visin e peu
’l m’ha dit:
– Jesus Cristo a soi mi che t’ vegna a ti a dat parlar.
E sta lengua u la beuciarà e ’ndrà a schisciar ’me ’na
104
lama da partüto vescighe a far sbrogare, a da’ contra
i padroni e li far schisciare parché i altri i capissa,
parché i altri imprenda e parché i altri i poda rigolar.
Che no è che col rìdare ch’ol padron ul s’ fa
sbragare, che se i ride contra i padron, ol padron, da
montagna ca l’è dijen colina e peu niente ca se
move. Tegne! A t’do un baso che at farà parlare.
E’l m’ha basao sü la boca, lungo el m’ha basao. E de
bot ho sentit la lengua ca sbissava da partüto, e un
zervel c’al se mueva, e tüti i jambi che s’andava in
dar par lori, e sunt andà in mess a la piassa del paes a
vusà:
– Gnìii! Zente! Vegnì chì! Giulare! Ai fao giugar,
giosrare col padron, vesciga granda o l’è e mi de
lengua i vo’ sbüsare! E ve raconto de tüto, come ’l
vien, come ’l vaga e come el Deo nu l’è quelo che ’l
roba! È ’l rubar che pregne e i legi süi libri che son
lor... parlare, parlare. Ehi gente! Ol padron se va a
schisciare! Schisciare! O l’è de schisciare!...
– Oh, gente, venite qui che c’è il giullare! Giullare
son io, che salta e piroetta e che vi fa ridere, che
prende in giro i potenti e vi fa vedere come sono
tronfi e gonfi i palloni che vanno in giro a far guerre
dove noi siamo gli scannati, e ve li faccio sfigurare,
gli tolgo il tappo e... pffs... si sgonfiano. Venite qui
che è l’ora e il luogo che io faccia da pagliaccio, che
vi insegni. Faccio il saltino, faccio la cantatina,
105
faccio i giochetti! Guarda la lingua come gira!
Sembra un coltello, cerca di ricordartelo. Ma io non
sono stato sempre... e questo che vi voglio
raccontare, come sono nato. Non che io non sono
nato giullare, non sono venuto con un soffio dal
cielo e, op! sono arrivato qui: “Buongiorno,
buonasera”. No! Io sono il frutto di un miracolo! Un
miracolo che è stato fatto su di me! Volete credermi?
È così! Io sono nato villano. Villano, contadino
proprio. Ero triste, allegro, non avevo terra, no! Ero
arrivato a lavorare, come tutti in queste valli,
dappertutto. E un giorno sono andato vicino a una
montagna, ma di pietra. Non era di nessuno: io l’ho
saputo. Ho chiesto: “No! Nessuno vuole questa
montagna!” Allora io sono andato fino in cima ho
grattato con le unghie e ho visto che c’era un po’ di
terra, e ho visto che c’era un filino d’acqua che
scendeva, e allora ho cominciato a grattare. Sono
andato in riva al fiume, ho schiantato queste braccia,
ho portato la terra (alla montagna), c’erano i miei
bambini, mia moglie. È dolce mia moglie, bianca che
è, ha due seni tondi, e l’andamento morbido che ha,
che sembra una giovenca quando si muove. Oh! è
bella! Le voglio bene io e voglio parlarne. La terra
ho portato su con le braccia e l’erba (cresceva
velocemente) faceva: pff... e veniva su di tutto. E dài
che era bello, era terra d’oro! Piantavo la zappa e...
pff... nasceva un albero. Meraviglia era, quella terra!
Era un miracolo! C’erano pioppi, roveri e alberi
106
dappertutto. Li seminavo con la luna giusta, io
conoscevo (io sapevo), e cresceva roba da mangiare,
dolce, bella, buona. C’era cicorino, cardi, fagioli,
rape, c’era di tutto. Per me, per noi! Oh, ero
contento! Si ballava, e poi pioveva sempre per dei
giorni e il sole scottava e io andavo venivo, le lune
erano giuste e non c’era mai troppo vento o troppa
nebbia. Era bello! bello! Era terra nostra. Bello era
questo gradinone. Ogni giorno ne facevo uno,
sembrava la torre di Babele, bella con queste
terrazze. Era il paradiso, il paradiso terrestre! Lo
giuro. E tutti i contadini passando dicevano:
– Che culo che hai, boia, guarda: da una pietraia
l’hai tirata fuori! Me disgraziato che non l’ho
pensato!
E avevano invidia. Un giorno è passato il padrone di
tutta la valle, ha guardato e ha detto:
– Da dove è nata questa torre? Di chi è questa terra?
– Mia, – gli ho detto, – l’ho fatta io con queste mani,
non era di nessuno.
– Nessuno? È una parola che non c’è, nessuno, è
mia!
– No! non è la tua! Sono andato anche dal notaio,
non era di nessuno. Ho chiesto al prete, era di
nessuno e io l’ho fatta, pezzo per pezzo.
– È mia, e tu me l’hai a dare.
– Non posso dartela, padrone... io non posso andare
sotto gli altri a lavorare.
– Io te la pago! ti do denaro, dimmi quanto vuoi.
107
– No! No, non voglio denaro, perché, se mi dài i
soldi, poi non posso comprare altra terra coi soldi
che mi dài e devo andare ancora a lavorare sotto agli
altri. Non voglio io, non voglio!
– Dammela!
– No!
Allora lui ha fatto una risata ed è andato. Il giorno
appresso è venuto il prete a domandare.
– È del padrone... fai il bravo, molla, non fare i
capricci, guarda che quello è tremendo, è cattivo,
molla questa terra. In Deo Domino fai il bravo!
– No! no! – gli ho detto, – non voglio, – e gli ho
fatto anche un brutto gesto con la mano.
È venuto il notaio, è arrivato anche lui, sudava, boia,
per venire su a trovarmi.
– Fai il bravo, c’è la legge, stai attento che non puoi,
che tu non...
– No! No! – e ho fatto anche a lui (un brutto gesto
con la mano), è andato via bestemmiando. Il padrone
non ha mollato, no! Ha cominciato ad andare a
caccia, faceva passare tutte le lepri dalla parte della
mia terra! Andava continuamente avanti e indietro
con i cavalli e gli amici a schiacciarmi le siepi. E un
giorno mi ha bruciato tutto... Era estate... era seccato.
Lui ha dato fuoco a tutta la montagna e mi ha
bruciato tutto, anche le bestie bruciate, la casa
bruciata, ma non sono andato via! Ho aspettato... è
cominciato a piovere la notte, e dopo (la pioggia) ho
cominciato a pulire, a ripiantare pali, a sistemare
108
pietre a riportare terra, a far scendere acqua
dappertutto, perché di lì, boia, non mi voglio
muovere! E non mi sono mosso! Solo che un giorno
è arrivato lui, aveva appresso tutti i suoi soldati e
rideva, noi eravamo nei campi coi bambini, mia
moglie e io; stavamo lavorando. È venuto, è sceso da
cavallo, si è tolto i calzoni, è venuto vicino a mia
moglie, l’ha presa, l’ha buttata per terra, le ha
strappato le gonne... Io volevo muovermi, ma i
soldati mi tenevano, e lui le è saltato addosso, l’ha
fatta come fosse una vacca. Che io e i bambini con
gli occhi sbarrati, che guardavano, e io mi muovevo
(con uno strattone) mi sono liberato, ho preso una
zappa e ho detto:
– Disgraziati!
– Fermati, – mi ha detto mia moglie, – non lo fare,
non aspettano altro, aspettano proprio questo: che tu
alzi il tuo bastone, per poi ammazzarti. Non hai
capito? Vogliono ammazzarti e portarti via la terra,
non aspettano altro, lui deve pur difendersi, non vale
mettersi contro di loro, che tu non hai onore, tu sei
povero, sei contadino, villano, non puoi pensare a
onore e dignità, quella è roba per i signori, i nobili!
Che poi si arrabbiano se gli fanno la figlia, se gli
fanno la donna, la moglie, ma tu no! Lascia fare.
Vale più la terra che l’onore di te, di me, più di tutto.
Manza sono io, manza per amore di te.
E io a piangere... piangere su questo affare, ho
guardato tutto e i bambini che piangevano. E loro,
109
col padrone, di colpo sono andati via ridendo
contenti, soddisfatti. Era un piangere tremendo (il
nostro)! Non riuscivamo a guardarci in viso l’un
l’altro. S’andava in paese, ti prendevano a sassate, a
pietre. Gridavano:
– Oh bue! che non hai la forza di difendere il tuo
onore perché non ne hai, bestia che sei, tua moglie
l’ha montata il padrone e tu sei stato tranquillo per
un mucchio di terra, disgraziato!
E mia moglie andava in giro:
– Puttana, vacca! – le dicevano e scappavano.
Neanche in chiesa la lasciavano entrare. Nessuno!
I bambini non potevano andare in giro, tutti erano lì,
e non ci guardava più nessuno. Mia moglie è
scappata! Io non l’ho più vista; io non so dove è
andata. I bambini non mi guardano: sono venuti
ammalati e manco piangevano. Sono morti! Io sono
rimasto solo. Solo con questa terra! Non sapevo cosa
fare. Una sera ho preso un pezzo di corda l’ho
buttato su una trave, me la sono messa intorno al
collo, ho detto:
– Bene, mi lascio andare, adesso!
Faccio per lasciarmi andare, impiccato, quando mi
sento battere una mano sulla spalla, mi volto c’è uno
(e vedo uno) con una faccia pallida, con gli occhi
grandi che mi dice:
– Mi dài un po’ da bere?
– Ma ti sembra il momento di venire a chiedere da
bere a uno che si sta impiccando? Boia!
110
Lo guardo e (vedo che) ci aveva una faccia da
povero cristo anche lui, poi guardo e (vedo che) ce
n’erano altri due, anche loro con una faccia patita.
– Va bene, vi darò da bere e poi mi impicco.
Vado a prendere da bere, li guardo bene:
– Più che bere voialtri avete bisogno di mangiare!
Ma io sono tanti giorni che non faccio da mangiare...
C’è da farlo, se volete.
Ho preso un tegame e ho messo sul fuoco a scaldare
delle fave e gliel’ho date, una ciotola ciascuno, e
mangiavano, mangiavano! Io non avevo voglia di
mangiare... “Aspetto che mangino e poi mi impicco”.
E intanto che mangiava, quello con gli occhi più
grandi, che sembrava proprio un povero cristo,
sorrideva e diceva:
– Brutta storia questa che vuoi impiccarti! Io so bene
perché lo vuoi fare. Hai perso tutto, la moglie, i
bambini e ti è rimasta solo la terra, bene, io so bene!
Se fossi in te non lo vorrei fare (lo farei).
E mangiava! mangiava! Poi alla fine ha appoggiato
tutto e ha detto:
– Tu sai chi sono io?
– No, ma ho avuto il dubbio che tu sei Gesù Cristo.
– Bene! Hai indovinato. Questo è Pietro, e il Marco è
quello là.
– Piacere. E cosa fate qua?
– Tu mi hai dato da mangiare e io ti do da parlare.
– Da parlare? Cos’è questa cosa?
111
– Disgraziato! Giusto che hai tenuto la terra, giusto
che non vuoi padroni, giusto che hai avuto la forza
di non mollare, giusto... Ti voglio bene, sei forte,
buono! Ma ti manca qualche cosa che è giusto che tu
devi avere (abbia): qua e qua (fa segno alla fronte e
alla bocca). Non rimanere qui attaccato a questa
terra, vai in giro e a quelli che ti tirano le pietre digli,
fagli comprendere, e fai in modo che questa vescica
gonfia che è il padrone tu la buchi (possa bucare)
con la lingua, e fai uscire il siero e l’acqua a
sbrodolare marcio. Tu devi schiacciare questi
padroni e i preti e tutti: quelli che gli stanno intorno:
i notai, gli avvocati, eccetera. Non per il bene tuo,
per la tua terra, ma per quelli come te che non hanno
terra, che non hanno niente e che devono soffrire
solamente e che non hanno dignità da vantare.
(Insegna loro a) Campare di cervello e non di piedi!
– Ma non capisci? Io non sono capace, io ho una
lingua che non si muove di dentro (dentro la bocca),
mi intoppo ad ogni parola e non ho stile (dottrina) e
ho il cervello fiacco e molle. Come faccio a fare le
cose che tu dici, e andare in giro a parlare con gli
altri?
– Non preoccuparti che il miracolo viene adesso.
Mi ha preso per la testa, mi ha tirato vicino e poi mi
ha detto:
– Gesù Cristo sono io, che vengo a te a darti la
parola. E questa lingua bucherà e andrà a schiacciare
come una lama vesciche dappertutto e a dar contro ai
112
padroni, e schiacciarli, perché gli altri capiscano,
perché gli altri apprendano, perché gli altri possano
ridere (riderci sopra, sfotterli). Che non è che col
ridere che il padrone si fa sbracare, che se si ride
contro i padroni, il padrone da montagna che è
diviene collina, e poi più niente. Tieni! Ti do un
bacio che ti farà parlare.
Mi ha baciato sulla bocca, a lungo mi ha baciato. E
di colpo ho sentito la lingua che guizzava
dappertutto, e il cervello che si muoveva e tutte le
gambe che andavano da sole, e sono andato in
mezzo alla piazza del paese a gridare:
– Venite gente! Venite qui! C’è qui il giullare! Vi
faccio far satira, giostrare col padrone, che vescica
grande è e io con la lingua la voglio bucare. E vi
racconto di tutto, come viene e come va, e come Dio
non è quello che ruba! È il rubare impunito e le leggi
sui libri che sono loro... parlare, parlare. Ehi gente! Il
padrone si va a schiacciare! Schiacciate! È da
schiacciare!...
Foto 13. “La nascita del villano” (da un manoscritto
del Trecento).
Si tratta di un’immagine tratta da una miniatura. È la
rappresentazione di un pezzo di un famoso giullare:
113
Matazone da Caligano. Matazone è un soprannome
che vuol dire mattacchione (questa volta non è
scurrile, come vedete ci sono delle eccezioni);
Caligano, Carignano, è un paese vicino a Pavia. Il
linguaggio, un dialetto dell’allora territorio di Pavia,
è chiarissimo per noi lombardi; e, dico la verità, ho
provato ad eseguirlo anche in Sicilia, ed arrivavano a
capire tutto. Vedete: lassù c’è un angelo, qui il
padrone, il signore, il signore delle terre, e qui c’è il
contadino, o meglio il villano.
Che cosa succede in questa rappresentazione? È il
momento della consegna, al padrone, del primo
villano creato dal padreterno.
La giullarata racconta dell’uomo che, stanco di
lavorare la terra, dopo sette generazioni, va dal
padreterno e gli dice: “Senti, io non ce la faccio più a
soffrire la fatica in questa maniera, devi alleviare la
mia fatica. Mi avevi promesso che avresti rimediato
in qualche modo!” “Come non ho rimediato?! – dice
il padreterno, – ti ho dato l’asino, il mulo, il cavallo,
il bue...” “Eh sì, ma sempre io devo spingere dietro
l’aratro, – dice l’uomo, – sempre io devo andare a
remondare la stalla, sempre io devo fare i lavori più
bassi, come mettere lo sterco nei campi, mungere,
ammazzare il maiale... Io vorrei che tu mi creassi
qualcuno che mi aiutasse in tutto e per tutto, che mi
sostituisse anzi, e io potrei finalmente riposare!”
“Ah, ma tu vorresti un villano!” “E chi è?” “È
proprio uno di quelli che vorresti tu... D’altra parte
114
non lo puoi conoscere, non l’ho ancora creato!
Vieni, andiamo a crearlo adesso...” E vanno da
Adamo. Appena Adamo vede arrivare il Padreterno
assieme ad un uomo, zac! si mette le mani intorno al
torace e urla: “No, basta, io di costole non ne mollo
più!” “Ecco, va be’, hai ragione anche tu, – dice il
padreterno, – ma cosa posso fare?” In quel momento
passa un asino, e al padreterno viene un’idea: fa un
gesto con le dita, e l’asino si gonfia. Rimane incinto.
Ecco: da questo momento seguo il testo originale. È
Matazone da Caligano che parla. Esiste un testo
stampato in una forma un po’ diversa da questa, che
è stata ricostruita mettendo insieme vari frammenti,
per dare maggiore continuità e logica al testo.
115
LA NASCITA DEL VILLANO
As reconta int’un liber ormai desmentegà, che pasadi
set volt set generasiun del gramo dì de la descasciada
d’ol paradis, l’omo, stüfo desperà per tanta fatiga
che ghe tucava per campà, l’è ’ndait in la presenza
de Deo, in la persona, e l’ha scomensà a piagnì e
’mplural che ghe mandase quajcuno a darghe una
man, a fà i lavur d’la tera che lü, de par lü solengo,
no ghe la faseva pü.
“Ma no ti g’ha sforse i aseni e boj, par quel?” g’ha
respundit Deo.
“Ti g’ha reson, Segnor Pater Noster... ma sora a
l’aratro ghe dobiemo starghe noi altri omeni a sping
’me i danati. E i aseni no i è capaz de podar vigne e
no i riese a imprend a müng i vache per tanto che
gh’insegni. Inscì che innanz ol temp, vegnum veci
noialtri per fatiga e le nostre done sfiorisen, che a
vent’ani le son de già paside”.
Deo, che l’è tanto bon, a sentì sti robi ol s’è fait tor
de cumpasion e la dit in un sospir: “Bon... vardarò de
crearve süi do pie una creatüra che av poda ’gnì giò
a scargarve de sta pena”.
Daspo’ l’è andait de corsa de l’Adamo: “Sent,
Adamo, fam un plager, valza su la camisa che g’ho
de trat foera ’na costula che g’ho besogn par un
speriment”.
Ma l’Adamo, a sentì sta noeva, è s’ciupad a caragnà:
116
“Segnur, pietà che te m’n’è già tolta veuna de
costula per fà nass la mia sposa, l’Eva traditora... Se
adess t’am privet d’un’altra costula anc’mo no
g’n’avrò asè par ingabiarme ol stomego, a me
sboteran foera toti i frataj ’me on capon scanat!”
“Ti g’ha reson anc ti, – l’ha biasegà ol Segnor
gratandose in testa, – as g’ho de fà?”
In quel menter pasava de liloga un aseno e al Segnur
g’hait fülmenà un’idea: che par quel, lü l’è un
vulcan! L’ha fait un segn invers a l’aseno e quel de
bota ol s’è sgiunfà. Pasà i noev mesi, la panza de la
bestia l’era ingrusida de s’ciupà... se sent un gran
frecas, l’asen ol trà una slofa tremenda e con quela
salta foera ol vilan spüsento.
“Ohi che bela natività!”
“Cito ti!” In de quel vegn oltra un tempural dilüvi e
giò acqua reversa a el fiol de l’asino e poe grandina e
tormenta e fülmeni e tüti sul curpason del vilan,
parché ol se faga de sübit coscienza de la vita che
ghe se presenta.
’Na volta che l’è ben netad, riva giò l’angel dol
Signur, ol ciama l’omo e ol ghe dise:
“Par ordine del Segnur, ti, da sto momento, ti serà
patron e magior e lu vilan minor.
Mo est stabilicto et scripto
che sto vilan debia aver par victo
pan de crusca con la scigola crüda
faxoj, fava alesa e spüda.
C’ol debia dormir sora a un pajon
117
che d’ol so stato as faga ben rasón.
Da po’ che lü l’è nato snudo
deighe un toco d’ canovazo crudo
de quei c’as dopra a insacar sarache
parché ol se faga un bel par de brache.
Brache spacà in d’ol mezo e dislasà
che n’ol debia perd trop ol temp in d’ol pisà”.
Si racconta in un libro ormai dimenticato che,
passate sette volte sette generazioni dal gramo
giorno della cacciata dal paradiso, l’uomo, stufo,
disperato per tanta fatica che gli toccava (fare) per
campare, è andato alla presenza di Dio in persona e
ha cominciato a piangere e a implorarlo che gli
mandasse qualcuno a dargli una mano a fare i lavori
della terra che lui da solo non ce la faceva più.
“Ma non hai forse gli asini e i buoi per quello?”, gli
ha risposto Dio.
“Hai ragione, Signore Padre Nostro... ma sopra
l’aratro ci dobbiamo stare noialtri uomini a spingere
come i dannati, e gli asini non sono capaci di potare
vigne e non riescono a imparare a mungere le vacche
per quanto gli insegni. Così che innanzitempo
veniamo vecchi noialtri per fatica e le nostre donne
sfioriscono, che a vent’anni sono già appassite”.
Dio, che è tanto buono, a sentire queste cose si è
fatto prendere dalla compassione e ha detto in un
sospiro: “Bene, vedrò di crearvi sui due piedi una
118
creatura che possa venire giù a scaricarvi da questa
pena”.
Poi è andato di corsa dall’Adamo: “Senti, Adamo,
fammi un piacere, alza la camicia che ho da tirarti
fuori una costola che (ne) ho bisogno per un
esperimento”.
Ma l’Adam0 a sentire questa novità è scoppiato a
piangere:
“Signore, pietà che me ne hai già tolta una di costola
per far nascere la mia sposa, l’Eva traditora... Se
adesso mi privi di un’altra costola ancora non ne
avrò abbastanza per ingabbiarmi lo stomaco, e mi
usciranno fuori tutte le frattaglie come (a) un
cappone scannato”.
“Hai ragione anche tu, – ha biascicato il Signore
grattandosi la testa, – cosa devo fare?”
In quel mentre passava di lì un asino e al Signore gli
è fulminata un’idea: che, per quello, lui è un
vulcano! Ha fatto un segno verso l’asino e quello di
colpo si è gonfiato. Passati i nove mesi, la pancia
della bestia era ingrossata da scoppiare... si sente un
gran fracasso, l’asino tira una scoreggia tremenda e
con quella, salta fuori il villano puzzolente.
“Oh che bella natività!”
“Zitto tu”. In quel (mentre) viene avanti un
temporale diluvio e giù acqua a rovescio sul figlio
dell’asino e poi grandine e tormenta e fulmini e tutti,
sul corpaccione del villano, perché si faccia subito
coscienza della vita che gli si presenta.
119
Una volta che è ben pulito, arriva giù l’angelo del
Signore, chiama l’uomo e gli dice:
“Per ordine del Signore, tu da questo momento sarai
padrone e maggiore e, lui, villano minore.
Ora è stabilito e scritto
che questo villano debba aver per vitto
pane di crusca con la cipolla cruda,
fagioli, fava lessa e sputo.
Che debba dormire sopra un pagliericcio
ché del suo stato si faccia ben ragione.
Dal momento che lui è nato nudo
dategli un pezzo di canovaccio crudo
di quelli che si adoperano per insaccare saracche
perché si faccia un bel paio di braghe.
Braghe spaccate nel mezzo e slacciate
che non debba perdere troppo tempo nel pisciare”.
Sembra proprio di ritrovarci con i padroni di adesso!
Andando in giro per l’Italia, ci capita continuamente
di incontrarci con la realtà di fatto. Per esempio,
siamo arrivati a Verona, e c’erano delle ragazze in
teatro con dei manifesti che avevano anche appeso ai
muri, erano in sciopero. Erano in sciopero perché il
padrone aveva proibito di andare al gabinetto. Cioè,
una sentiva il bisogno... “Scusi, posso?” “No... e
no!” Dovevano andare tutte al gabinetto alle 11,25:
driiiin, e pipì. E chi non aveva bisogno, basta, turno
dopo. Erano in sciopero per ottenere il privilegio di
120
fare pipì quando ne sentivano impellenza. Non so
come sia andata a finire la questione. Però, il
massimo del grottesco rimane il fatto avvenuto alla
Ducati di Bologna, una fabbrica molto grande, di
grande importanza, classe internazionale. Ebbene,
che cosa è successo? I proprietari, lì non c’è “il
padrone”, ma i padroni, hanno deciso di tagliare
corto col tempo concesso per andare al gabinetto.
Chi ci stava sette minuti, chi quattro, no, basta!
Hanno litigato anche con i sindacati, c’è stata una
lotta tremenda, a un certo punto hanno deciso.
Proprio un colpo secco: “Due minuti e trentacinque
secondi sono più che sufficienti per fare i propri
bisogni... in totale”. Ora, detto così, sembra normale,
poi uno pensa: “Beh, avranno fatto degli studi, si
saranno consultati con dei tecnici...” Invece, vi
assicuro, credete alla mia parola, è un record! Due
minuti e trentacinque secondi: un record! Tanto è
vero che gli operai mica vanno così... Si allenano a
casa! Se voi non credete che sia un record provate
personalmente, prendete dei libri interessanti,
aspettate una giornata buona, prendete qualche disco
hawaiano, ve lo consiglio: guiahmun! Aiuta molto.
Ebbene, vedrete, è impossibile! È impossibile,
soprattutto quando tu hai la psicosi del toc... toc...
toc... Sì, perché in ogni gabinetto della Ducati c’è un
orologio. Come uno entra, subito toc... toc... toc...
Ora il tremendo, il grottesco della situazione è che
uno pensa: “Come verrà stabilito il tempo? Quando
121
scatterà?” S’immagina naturalmente che l’operaio
entri nel gabinetto e (mima l’entrata) to... ta... tata...
prende un bel fiato, aaah... come quando uno si butta
nell’acqua gelata e poi... (mima) toc... toc toc toc
(fischio) uhjj... gni... No! neanche per idea: perché, è
logico, se scatta il congegno vuol dire che c’è un
pulsante sotto l’asse, no? e quindi, se uno s’appoggia
all’asse schiaccerà il pulsante e farà scattare
l’orologio marcatempo. Ma il padrone sa che
l’operaio è furbo, svelto, sa che non si appoggerebbe
mai all’asse, ma che se ne starà sulle punte... e non
tocca!... resiste delle ore senza toccare. “Eh no,
allora io ti frego”. Lo scatto non sarà sotto l’asse, ma
sulla maniglia! E appena l’operaio appoggia la mano
sulla maniglia, scatta il congegno elettrico, toc:...
toc... toc... toc... “maledette bretelle che non... orco
giuda... la carta...” (fischio, poi, rivolto alla tazza):
“Scusi per il disturbo”. Allora ecco dove sta il
problema dell’allenamento: bisogna arrivare sciolti
nei movimenti, liberi al massimo... Quindi per prima
cosa: via i pantaloni. I pantaloni già piegati sulla
spalla... stanno anche bene... sembra una mantellina,
no? liberi! la camicia alla bajadera (il tutto è
mimato), se non ci si imbraga, e soprattutto non
incominciare a dire: “Oh Dio... (cerca di coprirsi
davanti)”. Bisogna fregarsene, senza questioni di
pudore cretino.
C’è un grosso studioso tedesco, Otto Weininger, che
ha fatto degli studi straordinari su questo problema:
122
ebbene, hanno scoperto che è l’atteggiamento pudico
che determina negli altri la consapevolezza che uno è
nudo. È logico, uno va in giro così (mima uno che si
copre con le mani i genitali e il sedere) e subito
viene segnato a dito: “Oheu... uno nudo!! Mamma
guarda, uno nudo!” Ma se uno si libera di questa
pudicizia idiota e se ne sta tranquillo, chi se ne frega!
Nudo, bello, tranquillo, sparato... la gente dice: “Oh,
guarda, un conte!”
Ecco allora che l’operaio deve diventare conte,
quando va al gabinetto; e deve imparare anche, oltre
ai ritmi del cottimo, quello del gabinetto. Sono ben
diversi, ma fondamentali (mima saltellando
l’operaio che entra nel gabinetto e si siede) un...
due... tre... Una danza!
Ma torniamo alla storia del villano e sentiamo che
cosa consiglia l’angelo al padrone del villano nel
momento che glielo consegna.
Par insegna d’ol so casat zentil
metighe in spala vanga e badil.
Fal’andà intorna semper a pie biot
che tanto niün ol te dirà nagot.
De zenaro daghe un furcun in spala
e cascialo a remundà la stala.
De febraro fa’ che ol süda nei campi a franger i zol
ma no fat pena se ol g’ha i fiac al col,
123
se ol ’gnirà impiegnid de piaghi e cal,
ag n’avrà vantagio ol to caval
liberat di moschi e di tafan
che toti ’gniràn a stà de casa d’ol vilan.
Ponighe ’na gabela su omnia roba ol faga,
metighe ’na gabela infine a quel che caga.
De carnoval laselo pur balar
e pur cantar che ol s’abia de legrar,
ma poc, che no s’ debia smentegare
co l’è a sto mundo par fatigare.
Anco de marzo falo andar descalzo.
Faghe podar la vigna
c’ol se cati la tigna.
Del mese d’avrile
c’ol stia in d’el ovile
co’ e pegore a dormir,
dormire desvegiato
che ol luvo el s’è afamato.
Se l’afamato luvo vol torse qualche armento
as’ tolga ol vilan pure che mi no me lamento.
Mandalo a ranzar l’erba
de majo con le viole
ma varda che no se perda,
corendo le bele fiole.
Le bele fiole sane,
n’importa se vilane,
fale balar distese
con ti par tutto ol mese:
Das po’ che at ’gnirà noiosa
124
daghela al vilan in sposa,
in sposa già impregnida
che no ’l debia far fadiga.
De zugno a tor scirese fait che ol vilan vaghi,
su i arbori de brugne, de peschi e de mugnaghi,
ma innanz parché no debia sbafarse le più bele
faghe magnar la crusca che ’ag stopi le budele.
De lulio e de l’agosto,
col caldo che at manda a rosto,
per farghe pasar la set
daghe de bévar l’azet
e, s’ol biastema d’inrabiat,
no te casciar de so pecat:
che ol vilan sia bon o malnat
sempr a l’inferno l’è destinat.
D’ol mese de setembre,
par farlo ben destendre,
mandelo a vendemiare
ma innanz fale ben schisciare
che no’l se poda imbriagare.
D’otuber bel, faghe mazà ol purscel
e a lü par premio lasighe i büdel
ma non lasarghe proprio tüte che vien bone
par sacar salsize.
Al vilan laseghe i sanguinazi
che i è venenusi e intosigazi.
I bon parsulti stagni
lasighe a quei vilani
lasegheli da salare,
125
da po’ fali menare
a la casa de ti, che ol sarà un gran bel magnare.
De novembre e ancor dezembre
c’ol fredo no deba ofendre,
par farlo descaldare
mandelo a caminare,
mandelo a taiar legna
e fa’ che speso vegna,
ch’ol vegna carigado
che no ’l gnirà infregiado,
e quando as presa al fogü
casalo in altro lögu,
casalo fora de l’üs
che ol fogo ol rimbambis.
Se fora ol piov de spesa
digh’ che vaga a mesa,
in gesa l’è riparà
e ol podrà anc pregà
pregà per pasatemp
che tanto ghe vegn nient,
che tant no gh’n’avrà salvamént,
che l’anema no ghe l’ha
e ol Deo nol pò scultà.
E come podria aveg l’anema sto vilan bec
se l’è ’gnì foera d’un aseno cun t’un pet?
Ad insegna del suo casato gentile
mettigli in spalla vanga e badile.
126
Fallo andare intorno sempre a piedi nudi
che tanto nessuno dirà niente.
Di gennaio dagli un forcone in spalla
e caccialo a ripulire la stalla.
Di febbraio fai che sudi nei campi a franger le zolle
ma non darti pena se avrà le fiacche al collo,
se verrà pieno di piaghe e calli,
ne avrà vantaggio il tuo cavallo
liberato dalle mosche e dai tafani
che tutti verranno a star di casa dal villano.
Ponigli una gabella (tassa) su ogni cosa faccia,
mettigli una gabella persino a (su) quel che caca.
Di carnevale lascialo pur ballare
e pur cantare che s’abbia da rallegrare,
ma poco, che non si debba dimenticare
che è a ’sto mondo per faticare.
Anche di marzo fallo andare scalzo.
Fagli potare la vigna
che si prenda la tigna.
Nel mese di aprile
che stia all’ovile
con le pecore a dormire
a dormire svegliato (da sveglio)
ché il lupo è affamato!
Se l’affamato lupo vuol prendersi qualche armento
si prenda pure il villano che io non mi lamento.
Mandalo a tagliar l’erba
di maggio con le viole
ma guarda che non si perda (distragga)
127
rincorrendo le belle figliole.
Le belle figliole sane,
non importa se villane,
falle ballar distese
con te per tutto il mese.
Quando poi ti verrà a noia
dàlla al villano in sposa,
in sposa già piena (incinta)
che non debba far fatica.
Di giugno a prender ciliege fai che il villano vada,
sugli alberi di prugne, di pesche e di albicocche,
ma prima, perché non debba mangiarsi le più belle,
fagli mangiar la crusca che gli stoppi (chiuda) le
budelle.
Di luglio e d’agosto,
col caldo che ti manda arrosto,
per fargli passar la sete
dàgli da bere l’aceto
e, se bestemmia arrabbiato
non ti preoccupare dei suoi peccati:
che il villano sia buono o malnato (cattivo)
sempre all’inferno è destinato.
Nel mese di settembre
per farlo ben distendere,
mandalo a vendemmiare
ma prima fagli ben pigiare
affinché non si possa ubriacare.
D’ottobre bello, fagli ammazzare il maiale
e a lui per premio lasciagli le budelle
128
ma non lasciargliele proprio tutte, che vengono
buone (possono servire)
per insaccare salsicce.
Al villano lasciagli i sanguinacci
che sono velenosi e intossicanti.
I buoni prosciutti sodi
lascia a quei villani,
lasciaglieli da salare,
e poi falli portare
alla casa di te (tua), che sarà un gran bel mangiare.
Di novembre e ancor dicembre
affinché il freddo non lo debba offendere,
per farlo riscaldare
mandalo a camminare,
mandalo a tagliar legna
e fa’ che spesso venga (torni),
che venga caricato
che (così) non verrà raffreddato (non si raffredderà),
e quando si avvicina al fuoco
caccialo in un altro luogo,
caccialo fuori dall’uscio,
ché il fuoco lo rimbambisce.
Se fuori piove a dirotto
digli che vada a messa,
in chiesa è riparato
e potrà anche pregare,
pregare per passatempo,
ché tanto non gli viene niente (non ne avrà profitto),
ché tanto non ne avrà salvamento,
129
ché l’anima non ce l’ha
e Dio non lo può ascoltare.
E come potrebbe avere l’anima questo villano becco
(cornuto)
se è venuto fuori da un asino con una scoreggia?
Voglio velocemente soffermarmi su un particolare:
la storia dell’anima. Dice Matazone: “Tu, villano,
non puoi avere un’anima in quanto sei stato partorito
da un asino”. Ebbene, è quasi un consiglio ad
accettare questa condizione, a non accettare l’anima:
poiché l’anima costituisce il pretesto per il più
grosso ricatto che si possa fare. È quanto sostiene
Bonvesin de la Riva nel Rispetto tra l’anima e il
corpo: “Ringrazia Dio, anima, di non avere il sedere,
perché te lo riempirei di pedate: tu sei il mio piombo,
io non posso volare perché mi pesi addosso”. Perché,
questo rifiuto dell’anima? Perché è il più grosso
ricatto cui il padrone possa ricorrere contro di noi.
Nel momento della disperazione uno potrebbe anche
dire: “Ma che me ne frega, un minimo di dignità, io
la coltellata gliela do a questo padrone bastardo!” E
allora il padrone, o il padrone attraverso il prete:
“No! Ferma! Ti vuoi rovinare? Hai sofferto tutta la
vita e adesso che hai la possibilità, tra poco crepi, di
andare in paradiso, perché Gesù Cristo te l’ha detto,
tu sei l’ultimo degli uomini e avrai il regno dei
cieli... Ebbene, vuoi rovinare tutto? Calmati, stai
130
tranquillo, non ribellarti!... e aspetta dopo. Io sì,
perdio, sono rovinato! Io sono il padrone, per la
miseria! E cosa mi ha detto Gesù Cristo? “Tu non
entrerai mai nel regno dei cieli, tu sei come il
cammello (o meglio il cameo, che è la fune delle
navi), che non passerà mai attraverso la cruna di un
ago...” L’hai capita la fregatura? Per forza devo
farmelo qui, un piccolo paradiso. Ed è per questo che
mi do da fare a tenerti sotto, a schiacciarti, a
derubarti: ti porto via anche l’anima, certo! Io voglio
il mio piccolo paradiso, piccolo ma tutto per me,
subito, per il tempo che sto al mondo. Beato te che
ce l’avrai tutto quanto, il paradiso! Dopo, è vero, ma
per l’eternità!...”
Foto 14. “La Resurrezione di Lazzaro” (disegno di
Dario Fo,
da una sinopia rinvenuta nel camposanto di Pisa).
Passiamo ora al miracolo di Lazzaro.
Questo testo è un “cavallo di battaglia” da virtuosi,
perché il giullare si trova a dover eseguire qualcosa
come quindici-sedici personaggi di seguito, senza
indicarne gli spostamenti se non con il corpo:
nemmeno variando la voce, con gli atteggiamenti
soltanto. Quindi è uno di quei testi che costringe chi
lo esegue ad andare un po’ a soggetto, regolandosi
sul ritmo delle risate, dei tempi e dei silenzi del
pubblico. È, in pratica, un canovaccio sul quale
131
dovrò improvvisare di volta in volta. Motivo
dominante del testo è la satira a tutto ciò che
costituisce il “momento mistico”, attraverso
l’esposizione di ciò che il popolo intende
normalmente per “miracolo”. La satira si rivolge
contro l’esibizione del miracolistico, della magia,
dello stregonesco, che è una costante di molte
religioni, compresa la cattolica: il fatto cioè di esibire
il miracolo come un evento soprannaturale, allo
scopo di indicare che, indubbiamente, è Dio che l’ha
eseguito: laddove, all’origine del racconto del
miracolo, predomina il significato di amore e di
attaccamento della divinità al popolo, all’uomo.
Qui, il miracolo è raccontato dal punto di vista del
popolo: tutto è visto e raccontato in funzione di uno
spettacolo eseguito da un grande prestigiatore, un
mago, qualcuno che riesce a fare cose straordinarie e
immensamente divertenti. Nessun accenno a quello
che si pretende ci sia dietro.
In una sinopia del camposanto di Pisa è raffigurata la
resurrezione di Lazzaro. (Sinopia è l’abbozzo che
precede l’esecuzione dell’affresco: strappato
l’affresco per un restauro, è venuto alla luce
l’abbozzo, ben conservato). Lazzaro non appare
neanche: l’attenzione è tutta concentrata, come in
teatro, su una folla di personaggi attoniti, che
esprimono col gesto la meraviglia per il miracolo.
Un elemento grottesco, come grottesca è la
rappresentazione, quasi che teatro e rappresentazione
132
figurativa vadano di pari passo: c’è anche un
personaggio che infila le dita nella borsa di uno
spettatore che gli sta vicino. Approfitta della
meraviglia, dello stupore, del miracolo, per fregargli
i quattrini.
133
RESURREZIONE DI LAZZARO
– Oh scusè! Oh l’è questo ol simiteri, campusanto,
duè che vai a fà ol süscitamento d’ul Lassaro?
– Sì, l’è quest.
– Ah bon.
– On mument, des palanche par entrar.
– Des palanche?
– Fasemo do.
– Doi palanche?! Boja, e parché?
– Parché mi a sont ol guardian d’ol simiteri e vialtri a
vegnìt dentar a impiascicam tütu, a rüinam i sciesi e
a schisciarme l’erba, e mi ho da ves cumpensat de
tüti i fastidi e i scruseri che me impiantì. Doi
palanche o no ’s vede ol miracol.
– Bon! As ben un bel furbasso anca te, va’!
– Doi palanche anca vi altri, e no me importa se avì i
fiolit, a non m’importa, anca quei varden. Sì,
d’acord: mesa palanca. Vai giò disgrassiat dal mür.
Al vol vede ol miracol a gratis, ol fürbaso! As paga,
no?! Doi palanche... no, non hait pagat. Doi
palanche, anca vui doi palanche par ’gnì dentar.
– On bel furbasso quelo! Ol fa i dané coi miracoli.
Ades bisogna ved ’ndua l’è ol Lassaro... Ag sarà ol
nom sü la tomba! L’altra volta son gnit a vede ol
miracol d’un altro, sont stai mezza giurnada a
speciare e pö ol miracolo a me l’hait fait in funda là!
Sunt stait chì cume un babie, un baltroc, a vardag.
Ma sta volta ca so al nom, me sont interesat, a treuvi
134
ol nom in sü la tumba, a sunt ol primo! Lassaro?!...
(cercando) me meti... Lassaro?! me meti davanti a la
tumba, a veuri vede tüt dal prinzipi. Varda!
Lassaro?! E anca se treuvi la tumba cun scrit
Lassaro, ca non son capaze a lezar? Bon! A beh!
Induini! Sto chi. M’è ’ndai mal l’oltra volta, sperom
adesso. Chi ariva intorna? No, non cominzum a
spigner! A sont rivai mi prem, e voi stà davanti! No
m’importa se ti sie piccolo! Queli piccoli vien la
matina presto a torse el posto. Furbo eh! A l’è picolo
e el vegn davanti! A fem la scaleta? I piccoli davanti,
quei lunghi de drio! E peu el piccolo el riva dopo e
l’è cuma s’el füss rivà prima! Non spigner, me fait
andar dentar la tumba! Boia! No m’interessa, stiè
indrio! Eh?! Ah! Le done, anca lor i spigne adesso!
– No ariva? No è ora de sto miracolamento?
– No gh’è un quai vügn ca conoss stu Jesus Cristo,
che ol pò andà a ciamarlo, che nüm sem arivadi, no?
’N se pò aspeciare sempre pai miracoli, no?
– O dit un urari, o rivare, no?
– Cadreghe! Chi vole cadreghe?! Done! Cateve ’na
cadrega! Doi bajochi ’na cadrega! Catè ’na cadrega
par insetarve, done! Che quando gh’è ol
miracolamento e ol santo el fa vegnì feura ul Lassaro
in pie, c’ul parla, ul canta, ul se move, ve catè un tal
stremizio, quant de li a renta, par de dre, andarì
dentra a picar par tera su una bocia, un sas, cu’ la
testa, e restet cupadi! Morti! E ul santo ne fa ün
135
solamente de miracolamento, int un ziorno, eh!
Cateve! Cateve la cadrega! Doi bajochi!
– Ohi, nol pense propri che a fà dané, eh!
– Alora, a gh’è nisün che o vaga...?
– No spigner! No m’interessa!
– No muntar sü le cadreghe! Ah furbo! L’hai vist?
Ol pìculu as piassa sü le cadreghe!
– E non appogiare, eh! cu gh’è la tumba che...
– Ariva? Non ariva!
– Sardele! Dolze le sardele! Doi bajochi le sardele!
Dolze! Brustolide! Bone! Bone le sardele! Che fa
suscitare i morti! Bone! Doi palanche!
– Sardele, sardele, daghen un cartocio al Lazzaro,
ca’l se prepara ul stomego!
– Cito, blasfemo!
– Boni!
– Ul riva! Ul riva! L’è chi!
– Chi l’è? cu l’è?
– Jésus!
– Qual’è?
– Quelo negru? Uh, che ogio cativu!
– Ma no! Quelu l’è ol Marco!
– Quelo de drio?
– Qual’è? Quelo alto?
– No, quel picolin.
– Quel fiulin?
– Quelo lì cun la barbeta.
– Oh ma ’l par un fiulin, boja!
– Varda! Gh’è de dre tüti!
136
– Ohè! Giuvanni! Cugnussi mi el Giuvanni.
Giuvanni! Jesus! Che simpatic co l’è ol Jesus!
– Ohè! Guarda! Gh’è anca la Madona, gh’è tüta la
parentela! Ma ’l và in turno sempar con tüta...? O
là!...
– No ’l lasseno andà in turno solengo, parché a l’è un
po’ mato!
– Jesus! Sempatego! M’ha schiscià l’ögiu!
– Jesus! Jesus, fag ol miracolamento dei pessi e dei
pani come l’altra völta, che i era ’sì boni!
– Cito, blasfemo, sta’ bon!
– Silenzio! In genögio, l’ha fait segn de ’ndà in
genögio, besogna pregà.
– ’Ndue l’è la tumba?
– Eh... l’è quela là.
– Ohia! Varda! L’ha dit de tirà sü ol tumbun!
– Oh, la piera!
– Cittu!
– In genógio, in genógio, sii, giù tùti in genógio, va!
– Ma mi no, no va in genògio parché no ghe credo! 0
bella!
– Cittu!
– Fam vedé.
– No, giò de lì, giò de la cadrega.
– No, lasséme montar che voi vedar!
– Boia I Ohi guarda! L’ha tirà sü ol tombon, o gh’è
’ol morto, ol gh’è dentro! Boja, ol Lassaro, euh che
spüssa, s’o l’è stu tanfo?
– Boja!
137
– Cus’è?
– Cittu!
– Lassém guardà!
– O l’è impienit de vermini, de tafani. Euh! Ol sarà
almanco un mese che l’è morto quelo, ul s’è disfat!
Uh, la carugnada co g’han fai! Uhia che schers! No
ghe la fa stavolta, povaretto!
– De seguro non ghe la fa, non ghe riesse! Imposibil
ca l’è bon a tirar fora! O l’è marscio! Che scherso,
ohh disgrassià! Ghan dit tri dì co l’era morto! O l’è
un mese almanco! Che figüra! Por Jesus!
– Mi digo che l’è capaz eguale! Quel l’è un santo
c’ol fa ol miracolamento anca dopo un mese che l’è
marscio!
– Mi digo che non è capaze!
– Vòi far scomessa?
– E femo scomessa!
– Deh! Doi baiocchi! Tre baiocchi! Diese baiocchi!
Quel che te vol scometer.
– I tegno mi? Ti te fidi? Se fida! Se fidemo tuti?
D’accordo, i tegno mi sti bajochi!
– Bon, ecco, fet atension! Tuti in genogio, silensio!
– Ul cossa ’l fa?
– U l’è lì ch’el prega!
– Cittu! Eh?!
– Ohia! Alzati, Lassaro!
– Oh! Ghe pò dire e anco cantare, sojamente i
vermini che o l’è impienido ven fora!... Alsarse?...
– Cittu! U s’è muntà in genogio!
138
– Chi? Jesus?
– No, Lassaro. Boja, varda!
– Ma va’, impusibil!
– Fa’ vedè!
– Oh varda! ol va, ol va, l’è in pie, ol va, ol va, ol
borla, ol va, ol va, sü, sü, ol va, ol va, l’è in piè!...
– Miracolo! Oeh! Miracolamento! Oh Jesus, dolze
che ti set creatura, ca mi non credeva miga!
– Bravo Jesus!
– Ho vinciü la scumessa, da’ chì. Uehi! Fa’ mia ul
fürbasso!
– Jesus, bravo!
– La mia borsa! Me l’han robada! Lader!
– Bravo Jesus!
– Lader!
– Jesus, bravo! Jesus! Bravo!... Lader...
– Scusi! È questo il cimitero, camposanto, dove
vanno a fare il resuscitamento (resurrezione) del
Lazzaro?
– Si, è questo.
– Ah bene.
– Un momento, dieci soldi per entrare. Dieci soldi?
– Facciamo due.
– Due soldi?! Boia, e perché?
– Perché io sono il guardiano del cimitero e voialtri
venite dentro a schiacciarmi tutto, a rovinarmi le
siepi e a schiacciarmi l’erba, e io devo essere
139
ricompensato di tutti i fastidi e i danni che mi
impiantate. Due soldi o non si vede il miracolo.
– Bene! Sei bene un bel furbacchione anche tu, va’
là!
– Due soldi anche voialtri, e non m’importa se avete
i bambini, non mi importa, anche loro guardano. Sì,
d’accordo: mezzo soldo. Vai giù, disgraziato, dal
muro. Vuol vedere il miracolo gratis, il furbastro! Si
paga, no?! Due soldi... no, non hai pagato. Due
soldi, anche voi due soldi per venire dentro.
– Un bel furbo quello! Fa i soldi con i miracoli.
Adesso bisogna vedere dov’è il Lazzaro... Ci sarà il
nome sulla tomba! L’altra volta sono venuto a
vedere il miracolo di un altro, sono stato mezza
giornata ad aspettare e poi il miracolo me l’hanno
fatto in fondo là! Sono stato qui come un cretino a
guardare. Ma questa volta che so il nome, mi sono
interessato, trovo il nome sulla tomba, sono il primo!
Lazzaro?!... (cercando) mi metto... Lazzaro?! mi
metto davanti alla tomba, e voglio veder tutto
dall’inizio. Guarda! Lazzaro?! E anche se trovo la
tomba con scritto Lazzaro, che non sono capace di
leggere? Va beh! Indovino! Sto qui. M’è andata
male l’altra volta, speriamo adesso (che vada
meglio). Chi sta venendo avanti? No, non
cominciamo a spingere! Sono arrivato io prima, e
voglio stare davanti! Non m’importa se tu sei
piccolo! Quelli piccoli vengono la mattina presto a
prendersi il posto. Furbo, eh! È Piccolo e viene
140
davanti! Facciamo la scaletta? I piccoli davanti,
quelli lunghi di dietro! E poi il piccolo arriva dopo
ed è come se fosse arrivato prima! Non spingere, mi
fai andare dentro la tomba! Boia! Non mi importa,
state indietro. Eh? Ah! Le donne, anche loro
spingono, adesso!
– Non arriva? Non è ora per ’sto miracolo?
– Non c’è qualcuno che conosca questo Gesù Cristo,
che possa andare a chiamarlo, che noi siamo arrivati,
no? Non si può aspettare sempre per i miracoli, no?
– Mettete un orario e rispettatelo, no?
– Seggiole! Chi vuole seggiole? Donne! Prendetevi
una seggiola! Due soldi una sedia! Prendete una
sedia per sedervi, donne! Che quando c’è il miracolo
e il santo fa venir fuori il Lazzaro in piedi, che parla,
canta, si muove, vi prendete uno spavento quando gli
luccicheranno gli occhi (vivi) che andrete a sbattere
di dietro e a picchiare per terra su un sasso con la
testa e resterete ammazzate! Morte! E il santo ne fa
uno solo di miracolo in un giorno. Prendetevi una
sedia! Due soldi!
– Ohi, pensa proprio solo a fare soldi, eh!
– Allora, non c’è nessuno che vada...?
– Non spingere! Non m’interessa!
– Non salire sulle sedie! Ah furbo! Avete visto? Il
piccolo si piazza (in piedi) sulle sedie!
– E non (ti) appoggiare che c’è la tomba (davanti)
che...
– Arriva? Non arriva!
141
– Sardelle! Dolci le sardelle! Due soldi le sardelle?
Dolci! Abbrustolite! Buone! Buone le sardelle! Che
fanno resuscitare i morti! Due soldi!
– (Chiamando) Sardelle, sardelle... danne un
cartoccio al Lazzaro che si prepara lo stomaco!
– Zitto, blasfemo!
– Buoni!
– Arriva! Arriva! È qui!
– Chi è? qual è?
– Gesù!
– Qual è?
– Quello nero? Uh, che occhio cattivo!
– Ma no! Quello è il Marco!
– Quello dietro?
– Qual è? Quello alto?
– No, quello piccolo.
– Quel ragazzino?
– Quello lì con la barbetta.
– Oh, ma sembra un ragazzino, boia!
– Guarda! Ci sono dietro tutti!
– Ohè il Giovanni! Lo conosco io il Giovanni.
(Chiamando) Giovanni! Gesù! Che simpatico che è
Gesù!
– Oh! Guarda! C’è anche la Madonna! C’è tutta la
parentela! Ma va sempre in giro con tutta... (sta
gente)? Oheu!...
– Non lo lasciano andare in giro solo, perché è un
po’ matto!
142
– (Chiamando) Gesù! Simpatico! M’ha schiacciato
l’occhio!
– Gesù! Gesù, facci il miracolo dei pesci e dei pani
come l’altra volta che erano così buoni!
– Zitto! Blasfemo, sta’ buono!
– Silenzio! In ginocchio, ha fatto segno di mettersi in
ginocchio, bisogna pregare.
– Dov’è la tomba?
– Eh... è quella là.
– Oh! Guarda! Ha detto di tirare su il tombone (la
pietra tombale).
– Oh, la pietra!
– Zitto!
– In ginocchio, in ginocchio, su, giù tutti in
ginocchio!
– Io no! Io non mi metto in ginocchio, perché non ci
credo. Oh bella!
– Zitto!
– Fammi vedere.
– No! Giù di lì, giù dalla sedia.
– No! Lasciatemi salire che voglio vedere!
– Boia! Guarda! Hanno alzato la pietra, c’è il morto,
è dentro boia, (è) il Lazzaro che puzza! Cos’è ’sto
tanfo?
– Boia!
– Cos’è?
– Zitto!
– Lasciatemi guardare!
143
– È pieno di vermi, di tafani! Oheu! Sarà almeno un
mese che è morto quello, s’è disfatto! Oh, che
carognata che gli hanno fatto! Uh che scherzo! Non
ce la fa ’sta volta, poveretto!
– Di sicuro non ce la fa, non ci riesce! Impossibile
che sia buono di (che riesca a) tirarlo fuori
(resuscitarlo)! È marcito! Che scherzo! Oh
disgraziati! Gli hanno detto tre giorni che era morto!
È un mese almeno! Che figura! Povero Gesù!
– Io dico che è capace ugualmente! Quello è un
santo che fa il miracolo anche dopo un mese che è
marcito!
– Io dico che non è capace!
– Vuoi far scommessa?
– E facciamo scommessa!
– Sì! Due soldi! Tre soldi! Dieci soldi! Quello che
vuoi scommettere!
– Li tengo io? Ti fidi? Si fida! Ci fidiamo tutti?
D’accordo, li tengo io questi soldi!
– Buoni, ecco, fate attenzione! Tutti in ginocchio,
silenzio!
– Cosa fa?
– È lì che prega.
– Zitto eh!
– Ohia! Alzati, Lazzaro!
– Oh! Glielo può dire e anche cantare, solo i vermi di
cui è pieno vengono fuori!... Alzarsi?..
– Zitto! Si è montato (alzato, messo) in ginocchio!
– Chi? Gesù?
144
– No! Lazzaro! Boia, guarda!
– Ma va’, impossibile!
– Fammi vedere!
– Oh, guarda! Va, va, è in piedi, va, va, cade! Va, va
su, è in piedi!...
– Miracolo! Oh! Miracolamento. Oh Gesù, dolce
creatura che sei, che io non credevo!
– Bravo Gesù!
– Ho vinto la scommessa, dài qui. Uehi! non fare il
furbacchione!
– Gesù, bravo!
– La mia borsa! Me l’hanno rubata! Ladro!
– Bravo Gesù!
– Ladro!
– Gesù, bravo! Gesù! Bravo!... Ladro...
145
E arriviamo a Bonifacio VIII, il papa del tempo di
Dante. Dante lo conosceva bene: lo odiava al punto
che lo mise all’inferno prima ancora che fosse
morto. Un altro che lo odiava, ma in maniera un po’
diversa, era il frate francescano Jacopone da Todi,
pauperista evangelico, un estremista, diremmo oggi.
Era legato a tutto il movimento dei contadini poveri,
soprattutto della sua zona, al punto che, in spregio
alle leggi di prevaricazione imposte da Bonifacio
VIII, che era una bella razza di rapinatore, aveva
gridato in un suo canto: “Ah! Bonifax, che come
putta hai traìto la Ecclesia!” Ahi Bonifacio, che hai
ridotto la Chiesa come una puttana! Bonifacio se la
legò al dito: quando finalmente riuscì a mettere le
mani su Jacopone, che era fra l’altro uno
straordinario uomo di teatro, lo sbatté in galera,
seduto, costretto a rimanere in questa posizione
(indica), mani larghe e piedi legati, per cinque anni,
incatenato sulle proprie feci. E si racconta che dopo
cinque anni. quando uscì grazie alla sopravvenuta
morte del papa, questo povero frate, ancora
giovanissimo, non riusciva più a camminare: era
costretto a trascinarsi in giro piegato in due. Quando,
un anno e mezzo dopo, morì, cercarono di stenderlo
nella cassa da morto: non ce la facevano; ogni volta
che lo stendevano... gnìììì!, tornava alla posizione
originale. Alla fine si sono stufati e lo hanno sepolto
seduto.
146
(dopo jacopone da todi)
Non era comunque il solo ad avere in odio il papa:
già Gioacchino da Fiore, vissuto ancor prima di san
Francesco, che può esser considerato un po’ il padre
di tutti i movimenti ereticali, aveva detto più o meno:
“Se vogliamo dare dignità alla chiesa di Cristo,
dobbiamo distruggere la chiesa. La grande bestia di
Roma, la bestia tremenda di Roma. E per distruggere
la chiesa non ci basta far crollare le mura, i tetti, i
campanili: dobbiamo distruggere chi la governa, il
papa, i vescovi, i cardinali”. Un po’ radicale, come
atteggiamento. Fatto sta che il papa del tempo gli
mandò subito in visita un centinaio di armati che lo
cercarono per le montagne dove viveva,
individuarono grazie ad una spia la grotta in cui
abitava, ma, loro sfortuna, lo trovarono morto:
ancora caldo, ma morto. Era morto due minuti prima
che arrivassero: non si sa se per lo spavento d’aver
visto i soldati che arrivavano, o perché era un po’
carogna e voleva fargli dispetto. Io credo che sia
così: Gioacchino da Fiore era un maligno, molto
maligno.
Foto 15. “Bonifacio VIII”. Ricostruzione da un
codice trecentesco.
Ecco un’immagine di Bonifacio VIII, molto
realistica: lo vediamo usare come sedile il frate
Segalello da Parma. Segalello da Parma era
dell’ordine degli insaccati, così detti perché
vestivano di sacco: un altro estremista, tanto per
147
rimanere all’interno del linguaggio di questi giorni,
che sentiamo così spesso parlare di estremismi di
ambo le parti, di opposti estremismi...
L’estremista che fa da sedile, dunque, era di quelli
che pretendevano che il papa e la chiesa fossero
poveri, estremamente poveri, che tutto venisse
consegnato nelle mani della gente più umile: che “la
dignità della chiesa, – diceva Segalello, – si fondasse
sulla dignità dei poveri”.
Quando tu chiesa hai al tuo interno un povero
disgraziato che muore di fame, sei una chiesa che
non può gloriarsi di essere viva. A proposito del
soprannome (il popolo lo chiamava Segarello):
Segalello era di quelli che predicavano la castità
assoluta, e gli derivava evidentemente dal fatto che
non lo vedessero mai andare a donne. Ebbene,
questo frate dal soprannome quasi da giullare se ne
andava in giro a provocare i contadini: “Ehi, voi, ma
che fate? Giocate? Ah no! Vangate la terra?
Lavorate! E di chi è la terra? Vostra, immagino! No?
Non è vostra? Ma come! Voi lavorate la terra e... Ma
ne avete un profitto?! Che profitto? Ah... una
percentuale così bassa? E come, tutto il resto se lo
tiene il padrone? Il padrone di che cosa! Della terra?
Ah ah ah! C’è un padrone della terra? Voi credete
davvero che sulla Bibbia il tal appezzamento di terra
sia assegnato al tal dei tali... Cretini! Deficienti! La
terra è vostra: loro se la sono fregata, e poi l’han data
148
da lavorare a voi. La terra è di chi la lavora:
chiaro?!”
Pensate, nel Medioevo andare in giro a dire certe
cose: la terra è di chi la lavora! È da pazzi
incoscienti dirlo oggi, figuratevi nel Medioevo!
Infatti l’hanno subito preso e messo sul rogo, lui e
tutta la sua banda di “insaccati”.
Scampò uno solo. Si chiamava fra’ Dolcino, e si
ritirò dalle sue parti, dalle parti di Vercelli: ma
invece di starsene a casa in pace e in silenzio, visto il
rischio che aveva corso, nossignori, andò intorno
ancora a provocare i contadini, a fare il giullare.
Andava e cominciava: “Ehi contadino!... la terra è
tua, tientela, cretino deficiente, la terra è di chi la
lavora...” E i contadini del vercellese, forse per il
fatto che lui parlava il dialetto del luogo e lo
capivano bene, lo guardavano e dicevano: “Eh eh...
che pazzo è quel fra’ Dolcino! Però mica dice delle
cose sceme! Sai, io quasi quasi la terra me la tengo...
No, anzi, la terra la lascio al padrone, io mi tengo il
raccolto!” E da quel giorno, ogni volta che
arrivavano i “dimandati”, li prendevano a sassate. E
cominciarono a strappare anche il contratto, che si
chiamava “angheria”. Sì, il contratto che nel
Medioevo univa i contadini al padrone si chiamava
“angheria”. Allora aveva il solo significato di
contratto: poi la gente ha cominciato a capire, e si è
arricchito di sfumature: “Ah, un’angheria?...”: cioè,
un contratto tra contadino e padrone. Bene,
149
stracciavano questo contratto: ma, sapendo di non
poter resistere da soli, si univano, si associavano l’un
con l’altro: tutti i contadini della zona. Non solo, ma
comprendendo che bisognava allargare l’unione,
perché avesse più forza, si univano con gli artigiani
minori, con i salariati, che nel Medioevo
cominciavano ad esistere in gran numero. Fu così
che giunsero all’organizzazione di una comunità
straordinaria. Fra di loro si chiamavano
“comunitardi”.
Sono i primi comunitardi della storia che
conosciamo: come centro di organizzazione,
avevano la “credenza”. La credenza è oggi in tutta
Italia, dalla Sicilia al Veneto, quell’armadio che
teniamo in casa per riporvi la roba da mangiare. Il
sostantivo deriva evidentemente dal verbo credere:
credere in qualcosa. Credenza: credere nella
comunità, quindi; e queste forme di comunità
avevano cominciato ad esistere dal VI secolo. La
prima “credenza” di cui abbiamo notizia è la
“credenza” nella comunità di Sant’Ambrogio; un
armadio enorme, immenso, tutto fatto a stive, con
tanti sportelli di legno particolari, nei quali si
conservavano i generi alimentari della comunità, il
grano dall’umidità, tutto quanto potesse servire alla
comunità nei periodi di carestia.
Lì a Vercelli, invece, per la divisione dei beni
comuni non si aspettava la carestia: si radunava tutto
quanto e lo si distribuiva a ciascuno secondo il
150
bisogno. Secondo il bisogno, notate bene, non
secondo il lavoro che ciascuno aveva prodotto.
Questo modo di autogovernarsi aveva dato molto
fastidio ai padroni: soprattutto a quelli che si
sentivano “derubati” della terra. Uno in particolare,
il conte del Monferrato, organizzò una spedizione
punitiva, partì con i suoi sbirri, acchiappò un
centinaio di comunitardi e tagliò loro mani e piedi.
Era un vezzo di allora: in Bretagna, duecento anni
prima, i signori avevano fatto lo stesso con i propri
contadini. Mani e piedi tagliati, furono messi a
cavalcioni di asini, e spinti verso la città di Vercelli:
perché i comunitardi si rendessero conto di quel che
capitava ad agire con troppa libertà e “presunzione”.
Quando i comunitardi videro i propri fratelli ridotti e
malconci in questa maniera non si misero a piangere.
Partirono la notte stessa ed arrivarono a Novara
all’improvviso, entrarono in città e fecero un vero e
proprio massacro degli sgherri, dei boia
massacratori: non solo, riuscirono a convincere la
popolazione a rendersi libera e ad organizzarsi a sua
volta in comunità. Con una rapidità incredibile
Oleggio, Pombia, Castelletto Ticino, Arona, tutta la
parte a nord del Lago Maggiore, Domodossola, la
zona verso il Monte Rosa, tutto il Lago d’Otra, la
Valsesia, Varallo, la Val Mastallone, Ivrea, Biella,
Alessandria... insomma, mezza Lombardia e mezzo
Piemonte si ribellarono. Non sapendo più dove
metter le mani, duchi e conti mandarono a Roma un
151
messo che arrivò urlando al papa: “Aiuto, aiuto...
aiutaci tu, per Dio!” Davanti al per Dio, che può fare
il papa? “Per la miseria, per Dio, devo aiutarli...” Per
sua fortuna, e per fortuna dei signori del nord, stava
per imbarcarsi a Brindisi la quarta crociata (quella di
cui noi non sappiamo niente, perché ci viene passata
del tutto sotto silenzio, e per “quarta crociata” ci
contrabbandano quella che in realtà fu la quinta). E
allora fece dire ai crociati dal messo: “Fermi tutti,
scusate, ho sbagliato: gli infedeli non stanno
dall’altra parte del mare, stanno lassù, in Lombardia,
travestiti da contadini ribelli. Via subito!” A marce
forzate ottomila uomini, quasi tutti tedeschi,
arrivarono in Lombardia, si unirono alle truppe del
duca Visconti, dei Modrone, dei Torriani, dei
Borromeo, del conte del Monferrato – c’erano anche
due nuovi personaggi, i Savoia, che proprio allora
cominciavano a farsi strada – e diedero luogo ad un
massacro ferocissimo. Riuscirono a rinchiudere in un
monte presso Biella tremila comunitardi, uomini,
donne, bambini: in un colpo solo li massacrarono
tutti, li bruciarono, li scannarono...
Di questa storia che vi ho così sommariamente
raccontato, sui libri di testo in uso nelle scuole non si
fa cenno. Ed è giusto, d’altra parte: chi organizza la
cultura? Chi decide cosa insegnare? Chi ha
l’interesse a non dare certe informazioni? Il padrone,
la borghesia. Fin che glielo permetteremo, è naturale
che continuino a fare quello che ritengono giusto. Vi
152
immaginate che questi qui, impazziti, si mettano a
raccontare che nel Trecento, in Lombardia e in
Piemonte, ci fu una vera e propria rivoluzione,
durante la quale, nel nome di Cristo, si riuscì a
costituire una comunità in cui tutti erano uguali, si
volevano bene, non si sfruttavano l’un l’altro? C’è la
possibilità che i ragazzini si esaltino e gridino: “Viva
fra’ Dolcino! Abbasso il papa!” E non si può, perdio,
non si può!
Esagero, naturalmente, per amore di polemica:
perché, per la verità, in qualche libro di testo un po’
più avanzato, in qualche scuola di grande tradizione
(il Berchet per esempio, la scuola che frequenta mio
figlio), la notizia si trova. Magari in una nota a pie’
di pagina, che suona così (la cito a memoria): “Fra’
Dolcino, eretico, nel 13o6 fu bruciato vivo insieme
alla sua amica”. Capito? Così i ragazzi imparano che
fra’ Dolcino era eretico in quanto aveva un’amica!
Eseguo adesso la giullarata di Bonifacio VIII. Inizia
con un canto extraliturgico antichissimo, catalano,
esattamente della zona dei Pirenei: durante il canto il
papa si veste per una cerimonia importante. Va
ricordato un vezzo che aveva Bonifacio VIII: quello
di far inchiodare per la lingua dei frati, ai portoni dei
nobili di certe città. Poiché questi frati pauperisti e
legati ai “catari”, ad altri movimenti ereticali,
avevano la cattiva abitudine di andare in giro a parlar
male dei signori: allora il papa li prendeva e zac...
(mima l’atto di inchiodare per la lingua). Non lui
153
personalmente, che anzi aveva orrore del sangue:
aveva degli uomini apposta per questo... Non era un
accentratore.
Un altro episodio che si ricorda di lui, tanto per dare
un’idea di che tipo fosse, è l’orgia che organizzò il
venerdì santo del 1301. Tra le tante processioni che
avevano luogo a Roma quel giorno ce n’era una di
“catari”, che approfittavano dei canti liturgici per
insultare, con battute sottobanco, proprio il papa.
Dicevano: “Gesù Cristo era un povero cristo che se
ne andava in giro senza neanche il mantello: c’è
invece qualcuno che il mantello ce l’ha, e pieno di
pietre preziose. C’è qualcuno che se ne sta in cima a
un trono tutto d’oro, mentre Cristo camminava a
piedi nudi. Cristo, che era Dio, Padreterno, per
essere uomo era sceso in terra: c’è qualcuno che non
è nemmeno uomo, e fa tanto il padreterno, per essere
dio si fa portare in giro su portantine...”
Per la miseria! Bonifacio, che era piuttosto sveglio,
pensò: “Vuoi vedere che ce l’hanno con me? Ah sì?
E io gli faccio lo sfregio!” Organizzò un’orgia
proprio di venerdì santo: chiamò alcune prostitute,
alcune signore di buona famiglia, che spesso è la
stessa cosa, vescovi e cardinali, e pare che tutti
assieme abbiano fatto delle cose proprio turpi e
ignobili. Tanto che tutte le corti d’Europa si
scandalizzarono, anche quella di Enrico III
d’Inghilterra che, secondo i cronisti del tempo, era
un re piuttosto grossier.
154
Dicono infatti che, per far divertire i suoi baroni
durante i banchetti, spegnesse una candela con un
rutto, a tre metri di distanza! Qualcuno aggiunge
addirittura – ma io non ci credo – che riuscisse a
spegnerle addirittura di carambola, cioè facendo il
rutto verso il muro... di sponda... (mima) tac-tac... È
umorismo inglese, di cui non siamo in grado di
cogliere tutte le sottigliezze, naturalmente; dobbiamo
accontentarci, è come il cricket.
155
BONIFACIO VIII
Il giullare recita il personaggio di papa Bonifacio
VIII.
Mima il gesto di pregare e canta
AL JORN DEL JUDICI
PARRÀ QUI AVRÀ FET SERVICI
UN REY VINDRÀ PERPETUAL
VESTIT DE NOSTRA CARN MORTAL
DEL CEL VINDRÀ TOT CERTAMENT
AL JORN...
S’interrompe e si rivolge ad un immaginario chierico
dal quale si fa consegnare la mitria. Riprende a
cantare
ANS QUEL JUDICI NO SERÀ
UN GRAN SEÑAL SA MONSTRARÀ...
(Mima di togliersi la mitria dal capo) Oh! se ol è
pesanto questo! No, andemo... devo andare a
caminare mi... (Finge di afferrare un altro
copricapo) Eh, questo ol è bon... (Se lo caccia in
capo e riprende a cantare)
AL JORN DEL JUDICI...
(S’interrompe) Ol spegio... (Mima di rimirarsi allo
specchio) l’è storto, eh!... Ol guanto! (Riprende a
cantare mimando di infilarsi il guanto. Canta)
ANS QUEL JUDICI NO SERÀ
156
UN GRAN SEÑAL SA MONSTRARÀ...
L’olter... un guanto domà? g’ho do mani, no? no
g’ho ’na mano sola... vòi ch’me la taie? (Canta)
LU SOL PERDRÀ LU RESPLANDOR
LA TERRA TREMERÀ DE POR...
(Ordina) Ol mantelo!... ol mantelon. (Mima di
afferrare un largo, pesante mantello)
AL IORN DEL JUDICI
PARRÀ QUI AVRÀ...
Ohi s’o l’è pesanto questo!... (Cerca di caricarselo
in spalla. Chiede aiuto ai chierici)
PARRÀ QUI AVRÀ FET SERVICI
Spignè ansembio, andemo... (Canto rallentato)
Uhei! volet spignere voialtri?... cantela anco! A
debio far tüto da me?... cantare, spignere, portà ol
mantelo, portà ol capelo... andemo! Fermo e
recomensemo! (Sempre rivolgendosi a chierici
immaginari) E ti, canta: la prima vose! (Canta
fingendo di impostare il canto del chierico)
FET SERVICIII
(Riprende dirigendo col capo)
UN REY VINDRÀ PERPETUAL
Secunda vox. (Indica un altro chierico)
VESTIT DE NOSTRA CARN MORTAL
Terza. (Torna ad indicare il primo chierico)
DEL CEL VINDRÀ TOT CERTAMENT
(S’interrompe scoraggiato) A seit stonat, eh!!!
Demo a spignere ansembia. (Canta salendo in acuto
e blocca di scatto)
157
PER FER DEL SETGLE JUGIAMENT
Chi l’è che monta coi pie sul mantelo?! (Si gira
imbestialito) A te se te, eh? stunat! At faghe tirar sü
per la lengua mi! disgrasiò... no cante e no spigne!...
’demo... All’alleluiatico te parti. (S’interrompe
incredulo) No ’l sa nemanco cosa l’è l’alleluiatico?...
l’alleluiatico l’è quel rìssul ch’as fa con la vose...
’demo...
AL JORN DEL JUDICI
PARRÀ QUI AVRÀ FET SERVICI
(Gorgheggia e tira il manto. Si arresta esausto) Ohi
che mesté de boja fa lu papie! (Dà un ultimo strappo
per caricarsi il manto)
UN REY VINDRÀ PERPETUAL
VESTIT DE NOSTRA CARN MORTAL...
(Di nuovo rivolto a un chierico) L’anelo! (Alza il
tono della voce) L’anelo! (Sempre cantando s’infila
l’anello. Lo rimira e dopo averci alitato sopra nel
gorgheggio) Oh come el sbarluscia! (Ordina)
L’oltro... a l’è grandu questo, a l’è par ul didon.
(Infila l’anello nel pollice, continua a cantare)
DEL CEL VINDRÀ TOT CERTAMENT...
Ol baston! (Gridando) Ol baston... No quel par picà,
andemo... quel col turcicón. (Indica la spirale.
Riprende il canto)
DEL CEL VINDRÀ TOT CERTAMENT...
A semo pronti? a partìsomo eh? Ansembia andemo.
No star a spignere de boto, disgrasiò: te me voi vedar
stravasciado col müson in la mota? Atento ti...
158
Stunat! A femo balansa, avanti: do colpi de balansa
avanti de partir: on, doi, su l’alleluiatico! (Canta)
LOS INFANTS QUI NATS NO SERAN
DINTRE SES MARES CRIDARAN
DIRAN TOT PLOROSAMENT
AJUDANS DEUS OMNIPOTENT
Come canto ben! Dove andì voialtre... dove partì?...
dove va tüta sta zente?... a me impiantì chì da par mi
solengo?... el papie a son! Bonifax me! mia son un
careter...
Chi elo? Chi?... chi è quelo co’ la crose... Jesù?... ah
Cristu!... Jesus Cristo...
Guarda guarda... orcu... com a l’è cunzad...
desgrasiò! Adess cumprendi parché ol ciamen
“pover cristu”... oh boja... ohi come el va inturnu...
Malerbétta!... andemo che mi fa impression a
guardar ste robe... (Finge di rispondere a un chierico
che è di diverso avviso) At dìseto che l’è mejor che
mi ghe vago a preso... che me faga vedar par la zente
che mi son bon, che me fago vedar ad ajudarlo a
portar la croze... magari che tüti me plaudeno, che
dicon “Ca bon ca l’è sto Bonifazio...” Ma sì, fasemo
contenti sti mincioni... andemo. (Finge di spogliarsi)
Dài, toite el mantelon... teinitelo... ol baston... l’è
mejor che adeso vago... Non te crederà... a g’ho i
trembor... Jesus, cum vala?... Jesus, non te me
cognose? a sun Bonifax... Bonifacio, ol papie...
Come chi è lu papie! Andemo... lu pastor... quelo co
lo vien da Pietro, co i àlteri in fila... a no te me
159
ricognose?... Ah, l’è por ol capelon... l’era parché ol
piove... magara... (Rivolto al chierico) ’Egna torme
fora tuto... l’anelo!... No far vedere che g’ho i aneli.
(Mima di farsi spogliare di ogni orpello) No far
veda roba che sbarlüssega... oh a l’è gotico tremendo
quelo! A l’è un originalum... fora le scarpe... fora! El
vol vedar zente a pie bioti, ’demo, fora!!... dame
quai cossa da sbordegar... la tera in facia. (Si strofina
il viso con il fango) Dài, sbordegame tuto: el vor
vedar così! Cosa vo’, l’è mato! (Si rivolge a Cristo)
A te me ricognoset adess? A sont ol fiol de ti... umile
che mi ol so che fai pietà... Jesus... varda, mi me
inginöci devanti a ti... che mi sunt gimai ingenugiat,
che tüti me fa i... Jesus... Jesus... dame a tra’ un
mument, orco! Ma come, mi at parlo, e ti no me dait
ascolto? Benedeto, un po’ de creanza, ecco! Mi at
disevo... (Si arresta come se Cristo l’avesse
interrotto) Mi?... mi... Co hait dito? che mi ho
amazait i fraite?... mi? che ho fait de mal? No è
vera!... I è de robe cative... i so de le busie che trae
intorna i malelengue par gelosia... che...
(Additandolo con foga) Anca de ti m’han dito de
robe... caro! Ma mi no ghe credo miga! Benedeto, a i
cativi, ti sa... (S’inginocchia disperato) Jesus! Jesus,
vardame nei ogi, che mi te vojo ben... che ai fraìte?
ma no, che ghe vojo ben, mi g’ho sempre vorsudo
ben ai fraiti. (Rivolto all’immaginario chierico)
Manda a torme un fraite, svelto! (Al Cristo) Mi ghe
vojo ben... (Al chierico) Dove ti va a trovarli i fraiti?
160
Ma in preson, che gh’è impiegnide!... (Al Cristo)
Jesus, mi... Jesus, guarda un fraite, guarda che bel.
(Mima l’abbraccio e il bacio, volta il viso
disgustato) Che spussa!... (Al Cristo) Jesus, faite
ajdare de mi a portar la crose, che mi son forte, che ti
te fait fadiga... che mi sont abituat... sont un boeu
mi... a porto certi mantelon... laseme... Ciraneo...
fora de le bale... (Mima scacciare il Cireneo e
prendere il suo posto) Mi te ajdi... no, no fag
fadiga... no... no spignere! Jesus, bon... (Viene
scaraventato lontano da una terribile pedata)
Cristu!! Una pesciada a mi?! Bonifax!! Lo Prense!
ah bon... canaja... malnato... Ah, s’ol savese to
padre... disgrasiò! Cap de’ aseni!... Sente, no g’ho
pagüra da ditel che me fa el piazer de vederte
inciudà, ca incoo giüsta am voj ciucare, a voj torme
lo plaser de balare... balare! andà de pütane! parché
sunt Bonifax a mi... prence son! Mantelon, capelo,
baston, aneli... tuti!!! Va’, ’me sbarlüscen... canaja...
Bonifax sun! Cantare! (Se ne va tronfio e impettito
cantando a tutta voce)
AL JORN DEL JUDICI
PARRÀ QUI AVRÀ FET SERVICI
UN REY VINDRÀ PERPETUAL
VESTIT DE NOSTRA CARN MORTAL
DEL CIEL VINDRÀ TOT CERTAMENT
........................
........................
161
Il giullare recita il personaggio di papa Bonifacio
VIII.
Mima il gesto di pregare e canta
IL GIORNO DEL GIUDIZIO
APPARIRÀ COLUI CHE HA CREATO TUTTO
VERRÀ UN RE ETERNO
VESTITO DI NOSTRA CARNE MORTALE
VERRÀ DAL CIELO CERTAMENTE
IL GIORNO...
S’interrompe e si rivolge ad un immaginario chierico
dal quale si fa consegnare la mitria. Riprende a
cantare
COSÌ QUEL GIUDIZIO NON SARÀ
UN GRAN SEGNO SI MOSTRERÀ...
(Mima di togliersi la mitria dal capo) Oh! se è
pesante questo! No, andiamo... devo andare a
camminare, io... (Finge di afferrare un altro
copricapo) Eh, questo va bene... (Se lo caccia in
capo e riprende a cantare)
IL GIORNO DEL GIUDIZIO...
(S’interrompe) Lo specchio... (Mima di rimirarsi
allo specchio) È storto, eh!... Il guanto! (Riprende a
cantare mimando di infilarsi il guanto. Canta)
COSÌ QUEL GIUDIZIO NON SARÀ
UN GRAN SEGNO SI MOSTRERÀ...
162
l’altro... un guanto solo? ho due mani, no? non ho
una mano sola... vuoi che me la tagli? (Canta)
IL SOLE PERDERÀ LO SPLENDORE
LA TERRA TREMERÀ DI PAURA...
(Ordina) Il mantello... il mantellone. (Mima di
afferrare un largo, pesante mantello)
IL GIORNO DEL GIUDIZIO
APPARIRÀ COLUI CHE...
Ohi se è pesante questo!... (Cerca di caricarselo in
spalla. Chiede aiuto ai chierici)
APPARIRÀ COLUI CHE HA CREATO TUTTO
Spingete insieme, andiamo... (Canto rallentato) Ehi!
Volete spingere, voialtri?... Cantatela anche! Devo
far tutto da me?... cantare, spingere, portare il
mantello, portare il cappello... andiamo! Fermi e
ricominciamo! (Sempre rivolgendosi a chierici
immaginari) E tu, canta: la prima voce! (Canta
fingendo di impostare il canto al chierico)
... CREATO TUTTO-O-O
(Riprende dirigendo col capo)
VERRÀ UN RE ETERNO
Seconda voce. (Indica un altro chierico)
VESTITO DI NOSTRA CARNE MORTALE
Terza (Torna ad indicare il primo chierico)
VERRÀ DAL CIELO CERTAMENTE
(S’interrompe scoraggiato) Sei stonato, eh!!!
Mettiamoci a spingere insieme. (Canta salendo in
acuto e blocca di scatto)
PER FARE IL GIUDIZIO FINALE
163
Chi è montato coi piedi sul mantello?! (Si gira
imbestialito) Sei tu, eh?! stonato! Ti faccio tirar su
per la lingua, io! disgraziato... non canta e non
spinge!...
Andiamo...
All’alleluiatico
parti.
(S’interrompe incredulo) Non sa neanche cos’è
l’alleluiatico?... L’alleluiatico è quel ricciolo che si
fa con la voce... Andiamo...
IL GIORNO DEL GIUDIZIO
APPARIRÀ COLUI CHE HA CREATO TUTTO
(Gorgheggia e tira il manto. Si arresta esausto) Ohi
che mestiere da boia fare il papa! (Dà un ultimo
strappo per caricarsi il manto)
VERRÀ UN RE ETERNO
VESTITO DI NOSTRA CARNE MORTALE...
(Di nuovo rivolto a un chierico) L’anello! (Alza il
tono della voce) L’anello! (Sempre cantando s’infila
l’anello. Lo rimira e dopo averci alitato sopra nel
gorgheggio) Oh come luccica! (Ordina) L’altro... È
grande questo, è per il pollice. (Infila l’anello nel
pollice, continua a cantare)
VERRÀ DAL CIELO CERTAMENTE...
Il bastone! (Gridando) Il bastone... non quello per
picchiare, andiamo! quello col torciglione. (Indica la
spirale. Riprende il canto)
VERRÀ DAL CIELO CERTAMENTE...
Siamo pronti? Partiamo, eh? Andiamo insieme. Non
stare a spingere di colpo, disgraziato: vuoi vedermi
stravaccato col muso nel fango? Attento a te,
stonato! Facciamo bilancia, avanti: due colpi di
164
bilancia prima di partire: un, due, su l’alleluiatico!
(Canta)
I BAMBINI CHE NATI NON SARANNO
DENTRO LE LORO MADRI GRIDERANNO
DIRANNO TUTTI PIANGENDO
AIUTACI O DIO ONNIPOTENTE
Come canto bene! Dove andate, voialtri? Dove
partite?... dove va tutta ’sta gente?... M piantate qui
da solo? Sono il papa Bonifacio, io! Non sono mica
un carrettiere...
Chi è? Chi?... chi è quello con la croce... Gesù?...
Ah, Cristo! Gesù Cristo...
Guarda guarda... orco... com’è conciato...
disgraziato! Adesso capisco perché lo chiamano
“povero cristo”... oh boia... ohi come va in giro...
Maledizione! andiamo che mi fa impressione
guardare queste cose... (Finge di rispondere a un
chierico che è di diverso avviso) Dici che è meglio
che gli vada vicino?... che mi faccia vedere dalla
gente che sono buono, che mi faccia vedere ad
aiutarlo a portar la croce... Magari poi tutti mi
applaudono, dicono: “Che buono che è, questo
Bonifacio”... Ma sì, facciamoli contenti ’sti
minchioni... andiamo. (Finge di spogliarsi) Dài,
tieniti il mantello... tenetelo... il bastone... È meglio
che adesso vada. Non ci crederai, mi tremano le
gambe... Gesù, come va?... Gesù, non mi conosci?
Sono Bonifacio... Bonifacio, il papa... Come, chi è il
papa! Andiamo... è il pastore, quello che viene da
165
Pietro, con tutti gli altri di fila... non mi riconosci?
Ah, è per il cappellone... Era perché piove...
Magari... (Rivolto al chierico) Vieni a levarmi via
tutto... l’anello!... non far vedere che ho gli anelli...
(Mima di farsi spogliare di ogni orpello) Non far
vedere roba che luccica... È un fissato tremendo,
quello! un originalone... Fuori, levami le scarpe...
fuori! Vuol vedere la gente a piedi nudi... andiamo,
fuori! Dammi qualcosa per sporcarmi... la terra, in
faccia. (Si strofina il viso con il fango) Dài, sporcami
tutto: vuol vedere così! Cosa vuoi, è matto! (Si
rivolge a Cristo) Mi riconosci adesso? Sono tuo
figlio... Umile, che lo so che faccio pietà. Gesù...
guarda, io m’inginocchio davanti a te... Io che non
mi sono mai inginocchiato, che tutti mi fanno i...
Gesù... Gesù... Ma dammi retta un momento, orco!
Ma come, io ti parlo e tu non mi dài ascolto?
Benedetto, un po’ di creanza, ecco! Ti dicevo... (Si
arresta come se Cristo l’avesse interrotto) Io?... io...
Che hai detto? Che io ho ammazzato i frati?... io?
Che ho fatto del male? Non è vero! Sono cattiverie,
sono tutte bugie che mettono in giro le malelingue,
per gelosia... che... (Additandolo con foga) Anche di
te, m’han detto delle cose! Caro! Ma io non ci credo
mica! Benedetto, sono cattivi lo sai... (S’inginocchia
disperato) Gesù! Gesù, guardami negli occhi, che io
ti voglio bene... che ai frati? ma no, che gli voglio
bene, io ho sempre voluto bene ai frati, io... (Rivolto
all’immaginario chierico) Manda a prendermi un
166
frate, svelto! (Al Cristo) Io gli voglio bene (Al
chierico) Dove vai a trovarli, i frati? Ma in galera,
che è piena!... (Al Cristo) Gesù, io... Gesù, guarda un
frate, guarda che bello... (Mima l’abbraccio e il
bacio, volta il viso disgustato) Che puzza! (Al
Cristo) Gesù, fatti aiutare da me a portar la croce,
che io sono forte, tu ti affatichi... io sono abituato...
sono un bue, io... porto certi mantelloni! lasciami...
Cireneo, fuori dai coglioni!...
(Mima scacciare il Cireneo e prendere il suo posto)
Io ti aiuto... no, non faccio fatica... no... non
spingere! Gesù, buono... (Viene scaraventato
lontano da una terribile pedata) Cristo!! Una pedata
a me?! Bonifacio! Il Principe! Ah, bene... canaglia...
malnato... Oh se lo sapesse tuo padre... disgraziato!
Capo degli asini! Senti, non ho paura a dirtelo che
mi fa piacere vederti inchiodato: che oggi giusto mi
voglio ubriacare, voglio togliermi il piacere di
ballare... ballare! Andare a puttane! Perché sono
Bonifacio, io... Principe, sono! Mantellone, cappello,
bastone, anelli... tutti! Guarda come luccicano...
canaglia... Bonifacio, sono! Cantare! (Se ne va
tronfio e impettito cantando a tutta voce)
IL GIORNO DEL GIUDIZIO
APPARIRÀ COLUI CHE HA CREATO TUTTO
VERRÀ UN RE ETERNO
VESTITO DI NOSTRA CARNE MORTALE
VERRÀ DAL CIELO CERTAMENTE
. . . . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . .
167
..................... ..
168
Testi della Passione
IL MATTOELAMORTE
In una locanda alcuni sfaccendati giocano a carte
con il matto.
MATTO Ol caval sù l’asen, la verzen sora al vizius e
am porti a casa tüto. Ah, ah. Avit sempre üt la
cunvinzion ca mi füs un polastro de spenà vu, eh? E
mo’, com’ la metìu? (Distribuisce le carte).
PRIMO GIOCATORE No a l’è finida anc’mo la
partida... pecia un bot a cantà!
MATTO No, che mi a canto de contra... e a balo...
Ohi che bele carte. Bona sira maiestà, segnor regio,
av despiàse andarme a catar la corona de quel
bastardasc d’ol me amig? (Sbatte una carta sul
tavolo).
SECONDO GIOCATORE Ah ah... at set tumburnà col
regio ca mi ghe pichi l’imperadur!
MATTO Ohi ohi, varda a ti cosa ol me cascia
st’imperadur: ag pichi là quest (si volta di schiena
appoggiando il sedere sul tavolo) e poe de giünta
st’asasin che at copa l’imperadur ’me un porscel.
PRIMO GIOCATORE E mi at stopi l’asasin col
capitani...
169
MATTO E mi at fag vegnir la guera che ol capitani ol
dev partir.
SECONDO GIOCATORE E mi la carestia e ol culera e
la peste che le guere a fan furnì.
MATTO E ti alora tö l’umbrela che sptiù tempesta,
sptiù st’ tempuraj... sptiù piova e delugi... (Ha
bevuto dalla brocca e spruzza tutti quanti).
PRIMO GIOCATORE Ohi desgrasiad d’un Matazon,
at si mat?...
MATTO Eh sì che a son mato ah... se a me ciamit
Matazon, son mato... e a me vincio ’e partide de
tarochi cont al delügi che a omni pestilenza fa fà ol
fagot.
OSTESSA Deighe on taj par piazer de fà sto
burdeleri, che gho zente in d’ol stanzon ch’i è renta
andar a tabola.
MATTO Chi a sont?
OSTESSA No l’sag mi... che no i g’avevi gimai vedùi
chilo’ a Emmaus queili, in la mea lucanda. I ghe dise
i apostoli...
SECONDO GIOCATORE Ah, i sont quei dodes che ag
van intorno al Nazareno.
MATTO Sì: ol Gesù, che ol seria queilo che ol sta in
del mez, vardalo là... ch’ol m’è tant sempatich a mi.
Ohè, Gesù Nazaren, at salüdi! Bon apetit! Hait vist,
ol m’ha schisciad l’oegio... com’ a l’è sempatich!
TERZO GIOCATORE Dodes e vün tredes... o i ’s met
a tabola in tredes, che ag mena sì tanto gram!
170
MATTO Oh, ma se i sont matochi! Pecia che ag fag
’na scaramanza par scasciarghe via ol maloegio.
(Canta)
Tredes a cena scalogna nol mena
maloegio stà quac che at tochi sti ciapp!
(Palpa il sedere all’ostessa).
OSTESSA Staite bon, Matazon, che am fait reversare
l’acqua bujenta!
PRIMO GIOCATORE L’acqua bujenta, cosa an fan
cos’è a queili?
OSTESSA A credi che i se vol lavase i pie.
SECONDO GIOCATORE Lavarse i pie inanze de
magnar? Ohi chi è ’mpropi mati! Matazon, ti at
dobiareset andarghe cont lori che a queili a sont i
compagnon fadi a bela posta par ti.
MATTO A tl’hait dit, ti g’ha rezon: am vencio sta
partida e cont i palanchi che am pagaret vag de là in
d’ol stanzon a bevarmei tüti cont lori... e vui no
vegnì miga, che vui no podit star coi mati e
matazoni, che a sit fiol de putane e de ladroni.
Gli cambiano le carte.
TERZO GIOCATORE Gioega, gioega, che am voi
propi goed sta tua vinciüda.
MATTO A sproposit de ladroni: ’ndua l’è ’ndad a
furnì ol mat che g’l’avevi in mez a i me carti?
SECONDO GIOCATORE Deighe un spec che ol se
poda mirar: at truaret de sübet la facia d’ol to mat...
171
PRIMO GIOCATORE Gioega e no stà perd ’ol temp...
(gioca) cavajer col spadon!
SECONDO GIOCATORE Rejna col baston.
MATTO Strolega col cavron.
TERZO GIOCATORE Ol bambin innozente.
PRIMO GIOCATORE Ol Deo ’nipotente.
MATTO La justizia e la rezon.
SECONDO GIOCATORE Ol furbaso e l’avocat.
TERZO GIOCATORE Ol boja e l’impicat.
MATTO Ol papa e la papesa.
PRIMO GIOCATORE Ol preite che fa mesa.
SECONDO GIOCATORE La vita bela e alegra.
TERZO GIOCATORE La morte bianca e negra.
SECONDO GIOCATORE De carte a gh’ n’et pü: caro
ol me mat ti gh’a perdü.
MATTO Pusibil! Ma come ho fait a perdre?
PRIMO GIOCATORE Com’ l’ha fait?! No ti è bon de
ziogar, ol me car Matazon cojon. Paga mo’, foera ste
palanche!
MATTO M’avit pelat al cumplet, boia d’un goebo...
E di’ che a pensag me pareva d’averghela mi, de
seguro, sta carta de la morte... am regordi che ag
l’avevi chi in d’ol mez.
Sul fondo appare la Morte: una donna bianca con
gli occhi cerchiati di nero.
SECONDO GIOCATORE Ohi mama... chi a l’è quela?
172
Il matto volta le spalle alla Morte. È intento a
contare i soldi.
TERZO GIOCATORE La stria... la morte!
Fuggono tutti meno il matto.
MATTO Sì, la morte, impropi... g’l’aveva mi! Ohi
che frio... ’ndua av sit casciadi tüti? gh’è ol frio
ch’a’m riva in d’i osi. Sarit sta porta... (Sbircia
appena la Morte) Bon dì. Gh’è tüto serad... d’in
dove ol vegne sto infregiamento boia? (Vede la
Morte) Bon dì, bona sira... bona note madama, cont
permes. (Si alza per andarsene) Sicome i me amisi a
sont andatt... (Ha dimenticato i soldi sulla tavola)
Scerché quaidün? La padrona l’è de là in d’ol
stanzun a servig in tavola a i apostul ol baslot de
lavas i pie: se a vorsì andag, no fit di cumplimenti.
Ohi che barbeli!
MORTE No, av rengrazio, ma preferzo de spectare
quinve.
MATTO Bon... se la vol sentarse, la s’toga sta
cadrega... l’è anc’mo calda, che g’l’ho scaldada mi!
Ca scüsa, madama... ma indes che la vardi plü de
renta am somegia d’aveg’la reconosüda n’altra
voelta.
MORTE El sta imposible, ch’eo me sont una ch’as
conose una volta mas solamente.
173
MATTO Ahi sì? una volta mas...? E la g’ha una
parlada de foresta... che la me par toscania... no la è?
La è feraresa? Romana? Trevigiana? De Cicilia? Ne
manco de Cremona? Che i sont i plu foresti de tüti
quei, plus foresti de i lodigiani che i son foresti
infine derento a Lodi! Ab omni manera, madama, am
permetì de dirve che av truvi un poc giò de
caregiada, un poc smortina, de l’ültema voelta che
no ve g’ho cognosüda.
MORTE At dit smorta?
MATTO Sì, no ve ofendit, a spero?
MORTE No, che eo a sont in sempiterna stada
smorta. Che smorto e gli è el meo naturale.
MATTO Smorto al naturale? Ah, eco a chi a ghe
somegia! Vu che somegì spüada a sta figüra ch’è
pintürada sü sta carta!
MORTE Enfacti, ch’eo sont la Morte.
MATTO La Morte? A sit la Morte, a vu? Oh ti varda
la combinasiu’! a l’è la Morte! Bon... piazere... mi a
sont Matazon...
MORTE Te fago pagüra, eh?
MATTO Pagüra a mi? No, che mi a son mato
matazone, e ol san tüti che anco in d’ol ziogo de i
tarochi ol mato no ol g’ha pagüra de la morte. Anze,
de contra la va zercando par far copia maridada, che
insema i venze omnia carta: infin quela d’amore!
MORTE Se no ti g’hai pagura, come l’è che ti tremba
sta giamba?
174
MATTO La giamba? A l’è perché a no l’è mia, sta
giamba chì! Che la mia vera de mi me la g’ho
perdüda in d’ol campo a guerezare... e alora ne g’ho
catada una d’un capitano... che lü a l’era morto e la
soa giamba la svisigava anc’mo viva como la fuese
una coa d’una luzertula cupada. E donca g’l’hait
taiada, sta giamba e m’la sont tacata a mi con la
spüa... che, vardit, ol se comprend ben che no la pò
ess la mia... a l’è plü longa de ona spana che la me fa
’ndà zopo de strambola, a mi! Ohi, güra, che no as
deve trembar de fifa d’enanze a una segnora madona
lustrisema compagna... ’dem, pogia!
MORTE At set bon zentile a nomarme lustrisema e
madona.
MATTO Oh, n’el fag per zerimonia, credime... ca par
mi, a v’al giüri, vu s’et lustrisima e infin simpatiga...
e mi g’hait plazer che vui sit gnüda a trovarme a mi,
che vui me piaziu, tant che av voi pagar de bevar, se
am permetì!
MORTE Ben volentera... Hai dit ch’ eo at plazi a ti?
MATTO Següra! Tüto am piaze de vui: ol parfüm de
grizantemi che gh’i’ indoso, e ol palor smorto de la
facia, che de noialtri as dise: “Dona de carna fina
d’ol color d’la biaca, dona che in d’ol far l’amor no
l’è mai straca”.
MORTE Oh che ’m fait gnire svergognosa, mato che
no seit artro. Niuno me aveva gimai fata rosire in sta
manera.
175
MATTO Rusìt imparché vui sit dona verzine et
purisima: che a l’è vera che pareci omeni vui avit
imbrasad, ma par una voelta sojamente... che niuno
de quei ol meritava de ’gnì a dormì con vui,
strengiüda, che niuno av porta amor sinzer ni stima.
MORTE A l’è vera, niuno me stima.
MATTO Imparché vui set trop modesta e no fet sonar
corni, ni bater tambori a nunziar la vostra vegniuda,
con tüt che sit Rejna... Rejna d’ol mundo! A la
vostra sanità, Rejna!
MORTE Sanità de la Morte? No’ ’ndivino si ti è plu
mato o plu poeta.
MATTO Tuti li dò: imperoché omni poeta a l’è mato,
e al roerso. ’Evìt, smortina, che ol ve darà un poc
d’colur sto vin.
MORTE Oh ch’l’è bon!
MATTO E come n’ol podaria es bon... a l’è isteso
che l’è renta a bef ol Nazareno, in d’ol stanzun de
là... e quel as n’intende e come ad vin... gran
cognosidur l’è, quel!
MORTE Lo qual’è ol Nazareno in fra quei?
MATTO Ol zovin sentad ind’ol mez, quel cont i ogi
grandi e ciari.
MORTE Oh gli è un gran bel’omo, e dolze.
MATTO Sì, a l’è un bel omo, ma no me vorsarì far
’gnir gialuso... no me vorsarì far ol despet de
lasarme de par mi zol par andarghe in compagnia de
lori... che am vegnarìa de planger desesperat!
176
MORTE Ti me vol luzingare oh, furbaso?! (Si toglie
il velo nero).
MATTO Mi luzingar? Luzingar ’na dama che ne
manco de imperador, nemanco de papa no se lasa
menar in sogezion? (La Morte appare con i capelli
biondi). Ohi che bela che ti è co’ sti cavei, che mi
volentera a cataria toti i fior de la tera per butarteli
indoso de covrirte tuta soto un gran mucio, e po’ am
butarìa anc mi a scercarte sota a quel mucio e a
spoiarte de i fior... e de tuto!
MORTE At m’ fait gnir gran calor con ste parole, el
meo mato, e am rincresce caro, che volentera avria
vorsudo starte in compagnia e portarte seco a mi.
MATTO No ti è gnüda par quel, par portarme via con
ti? Ah ah, no set gnüda par mi... ah ah... e mi che am
figurava... obj che a l’è gran ridiculaso sto fato...
bon, am fa major plazer sto scambio, a sont propi
content... ah ah!
MORTE Mo a vego ben che ti eri falzo... bosiardo...
che ti fazevi mostra de amarme par tegnerme bona,
per pagura de la morte... che a sont eo, quela.
MATTO No, no ti g’ha capit, smortina... a mi sont
content imperché vu no v’et gnüda de mi par
interese... no v’et restada in compagnia de mi par ol
mesté de tram foera l’ültem sospir... ma sojamente
imparché mi a ve sont sempatec a vui... a l’è vera?
av sont sempatic me... smortina? Dime. Se l’è ch’av
suced? Che av gota foera i lagroem da i ogi? Oh sta
177
l’è grosa: la mort che la piang... a v’ait purtat ofesa,
a mi?
MORTE No, ti ne me g’hai ofesa... ti m’hai molcido
ol cor sojamente... eo plango par malenconia de quel
fiolo Jesus sì dolze... che elo quel ne tocherà de
tollerme a morir.
MATTO Ah, par lü at set gnüda... Par ol Crist! Ben, a
me rencres anc a mi... por zovin, cont la facia inscì
de bon c’ol g’ha. E par quale azident t’ol menaret
via: maladia de stomec, de cor o curedela?
MORTE Maladia de la croze...
MATTO De la croz? Ol fornirà inciudad? Oh pover
Crist... che n’ol podeva veg n’alter nom plu
sventurat? Sent, smortina: fam un piaser, lasa che mi
ag vaga a visal... c’ol se prepara a sto süplizi
tremend.
MORTE Gli è inutil che t’ l’avisi, imparché sì ’l
conose el sape ben de quand nascìo al mundo che
diman e dobiarà slongarse in croze.
MATTO Ol sape... ol cognos e, de giunta, ol resta lì
loga tranquil a cuntarla sü e ghe surid beat ai so
compagnon? Oh che a l’è mat anc lü pegior de mi,
quel!
MORTE Te l’hait dito... e como no el podaria es
mato, un che l’ama de tanto amor i omeni, imperfino
quei che el meneranno a la croze... imperfino ’l
Giuda che l’anderà a trajrlo?
MATTO Ah, ol sarà ol Giüda? Quel là che e sta in un
cantun a la tabola, che ag farà ol servizi? Ag-varìa
178
scumetüd... Sta facia de giüda! Specia che ag vag là
a darghe un para de sgiafuni a stu maInat... e ag
spüdi in t’un ogio.
MORTE Lasa corir... n’ol val la pena... che a tuti ad
dovarajghe spudarghe in l’ogi, che tuti ag volterano
le spalle quand le vegnerà el momento.
MATTO Tüti? Anc ol sant Pedar...?
MORTE Lo quel par el primo, e tre volte de retorno.
Vien, no stamoce a pensare plu... ’egni! a versarme
el vino che me voio imbriacare... slontanar de sta
trestizia.
MATTO At g’hait rezon... ol meior è averghe la
morte alegra. Donca: bevemo a scaciamagon! Bela
smortina... vegn in alegreza: slazate sto mantel che at
voi vedar ste braze stagne d’ol color d’ la lüna... ohi
che e son bele... e slazet anc ol gibot d’inanz che at
voi lustrarme i ogi con sti to doi pomi d’arzento che
par le stele Diane...
MORTE No, a te pregi, mato... che eo a mi sont
donzela, o garzoneta e me svergogno tuta... che
niuno omo el ma gimai tocata snuda!
MATTO Ma mi no sont omo... mi a sont mato... e no
ghe sarà pecat par la morte far l’amor con un foll
balengo che a song mi quel... no t’g’abia pagura che
mi a smorzerò tüti i lümi... e a un solengo an lasarò...
o andaremo a balar... di bei paseti che at voi
’nsegnar... at voi far cantar de sospiri e de lamenti
inamorosi.
179
traduzione
In una locanda alcuni sfaccendati giocano a carte
con il matto.
MATTO Il cavallo su l’asino, la vergine sul vizioso e
mi porto a casa tutto. Ah ah. Avete sempre avuto la
convinzione che io fossi un pollo da spennare, eh? E
adesso, come la mettete? (Distribuisce le carte).
PRIMO GIOCATORE Non è ancora finita la partita...
aspetta un po’ a (prima di) cantare!
MATTO No, che io invece canto... e ballo... Oh che
belle carte. Buona sera maestà, signor re, vi dispiace
andarmi a prendere la corona di quel bastardaccio
del mio amico? (Sbatte una carta sul tavolo).
SECONDO GIOCATORE Ah ah... ci sei caduto col re,
perché io ci sbatto (sopra) l’imperatore!
MATTO Ohi ohi, guarda cosa mi fa l’imperatore: ci
picchio (ci sbatto sopra) questo (si volta di schiena
appoggiando il sedere sul tavolo) e poi per giunta
quest’assassino che ti ammazza l’imperatore come
un maiale.
PRIMO GIOCATORE E io ti fermo (arresto)
l’assassino col capitano...
MATTO E io ti faccio venir la guerra, così il capitano
deve partire.
180
SECONDO GIOCATORE E io la carestia, il colera e la
peste che fanno terminare la guerra.
MATTO E tu allora prendi l’ombrello che sputo
tempesta, sputo questo temporale... sputo pioggia e
diluvio... (Ha bevuto dalla brocca e spruzza tutti
quanti).
PRIMO GIOCATORE Ohi disgraziato d’un Matazone,
sei matto?...
MATTO Eh sì che sono matto, ah... se mi chiamate
Matazone, sono matto... e io vinco la partita a
tarocchi con il diluvio che fa far fagotto ad ogni
pestilenza.
OSTESSA Smettetela per favore di far bordello
(fracasso), perché c’è gente nello stanzone che sta
per mettersi a tavola.
MATTO Chi sono?
OSTESSA Non lo so... non li ho mai visti qui a
Emmaus quelli lì, nella mia locanda. Li chiamano gli
apostoli...
SECONDO GIOCATORE Ah! Sono quei dodici che
vanno dietro al Nazareno.
MATTO Sì: il Gesù, che sarebbe quello che sta in
mezzo, guardalo là... che a me è tanto simpatico!
Ohè, Gesù Nazareno, ti saluto! Buon appetito! Hai
visto? mi ha schiacciato l’occhio... com’è simpatico!
TERZO GIOCATORE Dodici e uno tredici... oh, si
mettono a tavola in tredici, che porta così male!
MATTO Oh, ma se sono matti! Aspetta che gli faccio
una scaramanzia per scacciargli via il malocchio.
181
(Canta) Tredici a cena scalogna non porta,
malocchio resta tranquillo che io tocco queste
chiappe! (Palpa il sedere all’ostessa).
OSTESSA Stai buono, Matazone, che mi fai
rovesciare l’acqua bollente!
PRIMO GIOCATORE L’acqua bollente! Cosa se ne
fanno quelli?
OSTESSA Credo che vogliano lavarsi i piedi.
SECONDO GIOCATORE Lavarsi i piedi prima di
mangiare? Ohi! Sono proprio matti! Matazone,
dovresti andare con loro che quelli sono i compagni
fatti apposta per te.
MATTO L’hai detto, hai ragione: vinco ’sta partita e
con i soldi che mi pagherete vado di là nello
stanzone a bermeli tutti con loro... e voi non venite,
voi non potete stare con i matti perché siete figli di
puttana e di ladroni.
Gli cambiano le carte.
TERZO GIOCATORE Gioca, gioca che voglio proprio
godermela, questa tua vincita.
MATTO A proposito di ladroni: dove è andato a
finire il matto che avevo fra le mie carte?
SECONDO GIOCATORE Dategli subito uno specchio,
che si possa ammirare: troverai subito la faccia del
tuo matto...
PRIMO GIOCATORE Gioca e non perdere tempo...
(gioca) cavaliere con lo spadone.
182
SECONDO GIOCATORE Regina col bastone.
MATTO Strega col caprone.
TERZO GIOCATORE Il bambino innocente.
PRIMO GIOCATORE Il Dio onnipotente.
MATTO La giustizia e la ragione.
SECONDO GIOCATORE Il furbo e l’avvocato.
TERZO GIOCATORE Il boia e l’impiccato.
MATTO Il papa e la papessa.
PRIMO GIOCATORE Il prete che fa la messa.
SECONDO GIOCATORE La vita bella e allegra.
TERZO GIOCATORE La morte bianca e negra.
SECONDO GIOCATORE Di carte non ne hai più: caro
il mio matto, hai già perso.
MATTO Possibile! Ma come ho fatto a perdere?
PRIMO GIOCATORE Come hai fatto? Non sei capace
di giocare, caro il mio Matazone coglione. Adesso
paga, fuori questi soldi!
MATTO M’avete pelato completamente, boia d’un
gobbo... E dire che a pensarci mi sembrava proprio
di averla io questa carta della morte, mi ricordo che
ce l’avevo qui nel mezzo.
Sul fondo appare la Morte: una donna bianca con
gli occhi cerchiati di nero.
SECONDO GIOCATORE Ohi mamma... chi è quella?
Il matto volta le spalle alla Morte. È intento a
contare i soldi.
183
TERZO GIOCATORE La strega... la morte!
Fuggono tutti meno il matto.
MATTO Sì, la morte! Proprio... ce l’avevo io! Oh che
freddo... dove vi siete cacciati tutti? Ho il freddo che
mi arriva alle ossa. Chiudete quella porta... (Sbircia
appena la Morte) Buon giorno. È tutto chiuso, da
dove viene questo freddo boia? (Vede la Morte)
Buon giorno, buona sera... buona notte, madama,
con permesso. (Si alza per andarsene) Siccome i
miei amici sono andati... (Ha dimenticato i soldi
sulla tavola) Cercate qualcuno? La padrona è di là
nello stanzone a servire in tavola gli apostoli e la
catinella per lavarsi i piedi: se volete andarci, non
fate dei complimenti. Oh che batto i denti!
MORTE No, vi ringrazio, ma io preferisco aspettare
qui.
MATTO Bene, se vuol sedersi si prenda questa sedia,
è ancora calda, l’ho scaldata io! Mi scusi, signora,
ma adesso che la guardo più da vicino mi sembra
d’averla già conosciuta un’altra volta.
MORTE È impossibile, che io sono una che si
conosce una volta sola.
MATTO Ah sì? Una volta sola? E ha una parlata
forestiera, che mi sembra toscana. Non lo è? È
ferrarese? Romana? Trevigiana? Di Sicilia?
Nemmeno di Cremona? Che quelli lì sono i più
184
forestieri di tutti, più forestieri dei lodigiani, che
sono forestieri persino dentro Lodi! Ad ogni modo,
signora, mi permetta di dirle che la trovo un po’ giù
di carreggiata, un po’ pallida, dall’ultima volta che
non l’ho conosciuta.
MORTE Dici che sono pallida?
MATTO Sì, non vi offendete, spero?
MORTE No, io sono eternamente stata pallida. Il
pallore è il mio (colore) naturale.
MATTO Pallida naturale? Ah, ecco a chi
assomigliate! Voi assomigliate sputata a questa
figura dipinta sulla carta!
MORTE Infatti, sono la Morte.
MATTO La Morte? Ah, siete la Morte, voi? Oh
guarda che combinazione! È la Morte! Bene...
piacere... io sono Matazone.
MORTE Ti faccio paura, eh?
MATTO Paura a me? No, io sono matto e lo sanno
tutti anche nel gioco dei tarocchi, che il matto non ha
paura della morte. Anzi, al contrario, la va cercando
per far coppia maritata, che insieme vincono ogni
carta, persino quella d’amore!
MORTE Se non hai paura, com’è che ti trema questa
gamba?
MATTO La gamba? È perché questa gamba non è
mia. La mia vera l’ho persa in un campo a
guerreggiare... e allora ne ho presa una di un
capitano che era morto, e la sua gamba si muoveva
ancora viva come fosse stata la coda di una lucertola
185
ammazzata. E dunque gli ho tagliato questa gamba e
me la sono attaccata da solo, con lo sputo; che,
guardate, si capisce bene che non può essere la mia...
è più lunga di una spanna e mi fa andare zoppo. Ohi!
Sta’ buona (gamba del capitano), che non si deve
avere paura davanti a una signora madonna
illustrissima così... andiamo, appoggia!
MORTE Sei ben gentile a chiamarmi illustrissima e
madonna.
MATTO Oh, non lo faccio per cerimonie, credetemi,
è che per me, lo giuro, voi siete illustrissima e anche
simpatica. E ho piacere che voi siate venuta a
trovarmi, ché voi mi piacete, tanto che vi voglio
pagare da bere, se me lo permettete!
MORTE Ben volentieri! Hai detto che ti piaccio?
MATTO Certo! Tutto mi piace di voi, il profumo di
crisantemi che avete addosso, e il pallore smorto
della faccia, che da noi si dice: “Donna di carne fina
dal colore della biacca, donna che a far l’amore mai
non si stanca”.
MORTE Oh, mi fai diventare vergognosa, matto che
non sei altro, nessuno mi aveva mai fatto arrossire in
questo modo.
MATTO Arrossite perché voi siete donna vergine e
purissima: è vero che parecchi uomini voi avete
abbracciato, ma per una volta sola... ché nessuno di
quelli meritava di venire a dormire stretto a voi, che
nessuno vi porta amore sincero né stima.
MORTE È vero, nessuno mi stima!
186
MATTO Perché voi siete troppo modesta e non fate
suonare corni, né battere tamburi ad annunciare la
vostra venuta, con tutto che siete Regina... Regina
del mondo! Alla vostra salute, Regina!
MORTE Salute della Morte? Non indovino se sei più
matto o più poeta.
MATTO Tutti e due, perché ogni poeta è matto, e
viceversa. Bevete, pallidina, che vi darà un po, di
colore questo vino.
MORTE Oh come è buono!
MATTO E come non potrebbe essere buono? È lo
stesso che sta bevendo il Nazareno, nello stanzone di
là, e quello se ne intende eccome di vino! Gran
conoscitore egli è!
MORTE Qual è il Nazareno fra quelli?
MATTO Il giovane seduto nel mezzo, quello con gli
occhi grandi e chiari.
MORTE Oh, è un gran bell’uomo, e dolce.
MATTO Sì, è un bell’uomo, ma non vorrete
ingelosirmi? Non mi vorrete fare il dispetto di
lasciarmi solo per andare con loro?... ché mi
verrebbe da piangere disperato!
MORTE Mi vuoi lusingare, eh, furbacchione?! (Si
toglie il velo nero).
MATTO Io lusingare? Lusingare una dama che non si
lascia mettere in soggezione né da papi, né da
imperatori? (La Morte appare con i capelli biondi).
Oh! Che bella che sei con questi capelli, che io
volentieri coglierei tutti i fiori della terra per
187
buttarteli addosso da coprirti tutta sotto un gran
mucchio, e poi mi butterei anch’io a cercarti sotto
quel mucchio, e ti spoglierei dei fiori... e di tutto!
MORTE Mi fai venire un gran caldo con queste
parole, caro il mio matto, e mi spiace, ché volentieri
sarei rimasta in tua compagnia e ti avrei portato con
me.
MATTO Non sei venuta per quello? Per portarmi via
con te? Ah! Non sei venuta per me... Ah, ah... E io
che credevo... Oh, è molto ridicolo ’sto fatto, bene!
Mi fa proprio piacere ’sto scambio, sono proprio
contento... Ah, ah.
MORTE Ora vedo che tu eri falso e bugiardo e che
fingevi di amarmi per tenermi buona, per paura della
morte... che sono io, quella.
MATTO Non hai capito, pallidina, io sono contento
perché non sei venuta da me per interesse, non sei
rimasta in mia compagnia per il tuo mestiere di
tirarmi fuori l’ultimo respiro, ma solamente perché
io sono simpatico a voi, non è vero? Vi sono
simpatico io, pallidina? Ditemi, cosa vi succede? ché
vi gocciolano fuori le lacrime dagli occhi? Oh,
questa è grossa, la morte che piange! Vi ho fatto
offesa io?
MORTE No, tu non mi hai offeso, tu mi hai addolcito
il cuore solamente, io piango per malinconia di quel
figlio Gesù (che è) così dolce, che è lui quello che mi
tocca portarmi via a morire.
188
MATTO Ah, per lui sei venuta? Per il Cristo! Bene,
mi spiace proprio, povero giovane, con la faccia così
da buono che ha. E per quale accidente lo porterai
via? Malattia di stomaco? Di cuore? O di polmoni?
MORTE Malattia della croce...
MATTO Della croce? Finirà inchiodato? Oh povero
Cristo, che non poteva avere un altro nome più
sventurato. Senti, pallidina, fammi un piacere, lascia
che io vada ad avvisarlo che si prepari a questo
supplizio tremendo.
MORTE È inutile che tu lo avvisi, perché lui lo sa
già, lo sa da quando è nato che domani dovrà
allungarsi in croce.
MATTO Lo sa e resta lì tranquillo a raccontarla su, e
a sorridere beato coi suoi compagni? Oh, che è matto
anche lui peggio di me!
MORTE L’hai detto... e come non potrebbe essere
matto uno che ama di tanto amore gli uomini,
persino quelli che lo porteranno in croce, persino
Giuda che lo tradirà?
MATTO Ah, sarà il Giuda? Quello là che sta in un
angolo della tavola, che gli farà il servizio? L’avrei
scommesso! Con quella faccia da giuda! Aspetta che
vado di là a dargli un paio di schiaffoni a ’sto
malnato e poi gli sputo in un occhio.
MORTE Lascia correre, non vale la pena, ché a tutti
dovresti sputargli negli occhi, ché tutti gli volteranno
le spalle, quando verrà il momento.
MATTO Tutti? Anche il san Pietro?
189
MORTE Lui per primo e tre volte di seguito. Vieni,
non stiamoci a pensare più, vieni a versarmi del vino
che mi voglio ubriacare, allontanare da ’sta tristezza.
MATTO Hai ragione, è meglio avere la morte allegra.
Dunque: beviamo e scacciamo il magone. Bella
pallidina, vieni che stiamo allegri. Slacciati questo
mantello che voglio vedere queste braccia sode del
color della luna... Oh, come sono belle! E slacciati
anche il giubbetto davanti che voglio vedere e
lucidarmi gli occhi con questi due pomi d’argento
che sembrano le stelle Diane.
MORTE No, ti prego, matto, che io sono signorina e
ragazzina (vergine) e mi vergogno tutta, ché nessun
uomo mi ha mai toccata nuda!
MATTO Ma io non sono un uomo, io sono matto e la
morte non farà peccato a fare l’amore con un matto,
con un folle pazzo come sono io. Non aver paura,
ché io spegnerò tutti i lumi e ne lascerò uno solo, e
andremo a ballare (balleremo) dei bei passetti che ti
voglio insegnare e ti voglio far cantare di sospiri e di
lamenti amorosi.
190
MARIA VIENE A CONOSCERE
DELLA CONDANNA IMPOSTA AL FIGLIO
Maria sta in compagnia di Zoana e per strada
incontra Melia.
MELIA Bon dì Maria.. bon dì Zoana.
MARIA Bon dì Melia, sit ’dré andar a far spesa?
MELIA No, ag l’ho d’ già fatta sta matina... av g’ho
de dive un rob, Zoana.
ZOANA Disìme. Cunt parmes, Maria...
Si appartano e parlano concitate.
MARIA In doe la va tüta sta zente? cosa l’è ’dré a
süced là in funda?
ZOANA Ol sarà quai sponsalizi de seguro...
MELIA Sì, a l’è on sponsalizi... vegni de là improprio
ades.
MARIA Oh ’ndem a vedar, Zoana, che a me piasen
tanto i sponsalizi, a mi. A l’è zovina la sposa? E ol
sposo chi a l’è?
ZOANA No sag mi... a credi col debia es un de
foera...
MELIA ’Dem, Maria, no stit a perd ol tempo co’ i
matrimoni... ’ndemo a casa che g’avem anc’mo de
metarghe l’acqua al fogo per la menestra.
MARIA Specìt, ’scultì. A i è ’dré a biastemà!
ZOANA O i biastemerà par ’legria e contentesa!
191
MARIA No, che me someia... col fagan con rabia:
“stregonaso”, g’han criad... sì g’ho intendìo ben...
’scultì co i va a repét, Contra a chi e g’l’han?
ZOANA Oh, ’des che me ’egn in mente... no l’è per
un sponsalizio, che i vosa, ma contra a ün che l’han
descoverto sta note che ol balava con un cavron che
pö a l’era on diavulo.
MARIA Ah, par quel ag disen: stregonaso?
ZOANA Sì, par quel... ma no femo tardi, Maria...
’ndem a casa che no le son robe da vedar quele, che
ag pod sücedegh de catarse ol malogio.
MARIA A gh’è una crose che la sponta de sora e
teste de la zente! E altre doe crose che spunta adeso!
ZOANA Sì, st’altre a son de doe ladroni...
MARIA Povra zente... i vano a ’ncrosare tüti e trie...
Chi ol sa la mama de lori! E magara le, pora dona,
no lo sa gnanca che i è drie a masarghe ol so fiol de
le.
Sopraggiunge correndo la Maddalena.
MADDALENA Maria! Oh Maria... ol vostro fiol
Jesus...
ZOANA Ma sì, ma sì, ol gh’sa de già le... (A parte)
State cito... ’sgrasiada.
MARIA Cos’ l’è che so de già mi?... ’s l’è capitat al
me fiol?
ZOANA Nagota... cos’ag dovarìa eserghe capitat, o
santa dona? A gh’è dumà che... Ah, no t’avevi dit?
192
Ohj che ’smentegada che sont... m’era gnid via d’ la
testa de ’visarte che lü, ol to fiol, m’aveva dit che no
el vegnarà a casa a magnar a mezdì, che ol g’ha de
’ndare sü la montagna a cuntar parabule.
MARIA A l’è quest che set gnüda a dirme anc’ti?
MADDALENA Sì, quest, Madona.
MARIA Oh, ol sia rengraziad ol Segnore... ti eri
rivada tanto de corsa... cara fiola... che mi n’evi catat
un stremizi de quei... me s’evi già figürat no so miga
quale desgrazia... Come semo stüpide de volte
noaltre mame! Ag femo preoccupade par nagota!
ZOANA Sì, ma anco le, sta balenga, che la ’riva
correndo ’scalmanada par ’gnì a darte ol nunzi de ste
bagatele...
MARIA Bona, Zoana... no starghe a criar adeso... a
l’infine l’è gniuda par farme un plazer d’una
comission... At rengrazi, fiola... come ad ciamat ti,
che mi am pare de cognosarte?
MADDALENA Mi sont la Madalena...
MARIA Madalena? La qual? Quela...
ZOANA Sì, a l’è le... la cortizana. ’Ndem via, Maria,
’ndem a casa... co l’è mejor, che no ghe femo vedar
con zente compagn... no ’l sta ben.
MADDALENA Ma mi no fago pü ol mester.
ZOANA Ol sarà perché no ti trovi plu smorbiosi de
catar... Va’, desvergognada.
MARIA No, no descasarla... povra fiola... se ol me
car Jesus s’la tegne in tanta fiducia de mandam’la a
193
mi a fam di cumision, l’è segn che ades la fa
giüdizi... vera?
MADDALENA Sì, a fag giüdizi ades.
ZOANA Vag a crederghe... la question l’è che ol to
fiol de ti a l’è tropo bono, as lasa catare d’ la
compasion e ol freghen toeti! Ol g’ha sempre
d’intorna un mügio de poltro’... zente senza laoro ni
arte, morti de fame; desgrasiò e putane, compagn a
quela!
MARIA At parlet de cativa ti, Zoana... lü, ol me fiol,
ol dise sempre co l’è par loro, sovra ’gni cosa par
lori, sbandati e sperdüi, che o l’è gnudo a sto mundo
a darghe la speranza.
ZOANA D’acordi, ma at cumprendi che a sta manera
no ol fa un bel vardà... ol se fa parlar a dre’... Con
tuta la zente de bon-levada co gh’è in cità; i cavajeri
e soi dame, i dotori e i siori... che lü cont’ol so fare
zentile savente e ’rudito a s’truarìa de sübet in t’la
manega e averghe onori, farse aidare se ol g’avese
besogn. No, cripante: ol va a meterse co i piogiat
vilan! E de contra a quei!
MARIA Scoltì come i vosa, e i ride... ma no se vede e
crose!
ZOANA A parte che ol podrìa farghe a men de
sparlarghe sempre a dre’ ai prevet e a i prelat... che
quei no gh’la perdonano a niuno.
MARIA Eco de novo e tre crose...
ZOANA Quei un dì a g’la faran pagare! Ag faran
d’ol male!
194
MARIA Fag d’ol male al me fiol? E parché, co l’è sì
bon... no ol fa che d’ol ben a tüti, anco a quei che no
ghe domanda! E tuti i ghe vol ben! Sentit... i son dre’
a sghignasar de novo... un de quei ol dua es borlad
per tera... Tüti ghe vol ben al me fiol... no a l’è vera?
MADDALENA Sì, anco mi ag voi tanto ben!
ZOANA O, ol sconoscemo tüti che spirato ben at voi
ti al so fiol de la Maria!
MADDALENA Mi ne g’ho un amore compagn che
par on fradel par lü! Adeso...
ZOANA Adeso... parché prima donca...?
MARIA Zoana, daghe un taio infina de intormentarla
sta fiola... cos’l’ha t’ha fait... no ti vedi co l’è
smortificada... com l’è che cria tanto... E anco ol
füdese che lè, sta zoina, la aga a tegner un amor par
lü de quei che e done de normale a gh’han par i
omeni, che ghe piase... bon? No a l’è omo sforse ol
m’è fiol, oltra che ves Deo? De omo ol g’ha i ogi, le
man, i pie... e tüto de omo... financo i dulori e
l’alegresa!
Donca ag tocherà a lü, ol me fiol, a decid... co ol
savrà ben lü se fa, quando gnirà ol so mument, se ol
vorerà torsela una sposa. Par mi, quela che lü ol
scernerà, mi ag vurarò ben ’me füdes la mia fiola... E
ag speri tanto ca vegna prest quel dì... che ormai ol
g’ha compit trentatrì ani... e l’è ora che ol meta sü
famegia... Oh che brüt crià che fan là in funda... e
com l’è nera sta croze.
195
Tanto me plazerìa averghe per casa di bambin so’
de lü, de far ziogare, ninar... che mi ne so tante
canzon de cuna... e darghe i vizi... e contarghe
fabole, de quele bele fabole che i finisce sempre
bene... e in zocondia!
ZOANA Sì, ma adeso basta de starte a insognare,
Maria... andemo che da sta banda, no magnemo pü
nemanco a sira...
MARIA No g’ho fame a mi... no ghe descovro la
reson... ma m’è gnit a doso un strencio de stomego...
bisogna proprio che vaghi a vedar cos’ l’è ca va, a là
in funda.
ZOANA No, no te vaghi!... che a sont robe quele co e
fano intrestizia e at menaran un s’ciopamagon par
tüto ol ziorno. Ol to fiol no ol sarà contento... pò es
che in stu momento ol sebia già in la casa e che a te
specia... che ol g’ha fame.
MARIA Ma se ol m’ha mandà a dire che no ’l
vegnarà!
ZOANA Ol pò averghe üt on respensamente. At set
com’è i fioli. Quando te i speci a casa no i torna... e i
retorna quando no i speci miga! E bisogna ves
sempre a pronta cont ol magnar al fogo.
MARIA Sì, ti g’ha reson... andemo... At voret ’gnì
anco ti Madalena, a magnarne una scudela?
MADDALENA Bon voluntera, se no v’ dag
infesciament...
Sul fondo passa la Veronica.
196
MARIA Cos’ l’è capitat a quela dona... co la g’ha un
mantin tuto insenguinat? Ohj bona dona... av set
fada male?
VERONICA No, miga mi... ma un de quei cundanat
che g’han metüo de soto a la crose, lo quelo co a ghe
crìeno stregonaso... e che no l’è stregon, ma santo!...
Santo de seguro, che ol se capisce da i ogi dolzi
ch’ol tene. A g’ho sugad la facia insanguagnenta...
MARIA Oh dona pitosa...
VERONICA ... con sto mantin e gli’ n’è sortit on
miracol... ol m’ha lasad l’emprunta d’la soa figura,
che ol pare un ritrat.
MARIA Fam’lo vedar.
ZOANA No ves curiosa, Maria, che n’ol sta ben.
MARIA No sont curiosa... a senti ch’ol devi vedel.
VERONICA D’acordi, at lo fago vedar, ma in prima
segnat con-t’ol segn de la crose... eco, a l’è ol fiol de
Deo!
MARIA Ol me fiol... ah... a l’è me fiol de mi! (Corre
disperata verso l’esterno).
ZOANA Co t’è fat... benedeta dona!
VERONICA Ma mi no credevi ch’a füs la sua
mama... de quel!
Maria sta in compagnia di Giovanna e per strada
incontra Amelia.
197
Buon giorno Maria... buon giorno
Giovanna...
MARIA Buondì Amelia, state andando a fare la
spesa?
AMELIA No, l’ho già fatta questa mattina... devo
dirvi una cosa, Giovanna.
GIOVANNA Ditemi; con permesso, Maria...
AMELIA
Si appartano e parlano concitate.
MARIA Dove va tutta questa gente? Cosa sta
succedendo là in fondo?
GIOVANNA Sarà qualche sposalizio di sicuro...
AMELIA Sì, è uno sposalizio... vengo di là proprio
adesso.
MARIA Oh, andiamo a vedere, Giovanna, che a me
piacciono tanto i matrimoni. È giovane la sposa? E
lo sposo chi è?
GIOVANNA Io non lo so... credo che debba essere
uno di fuori.
AMELIA Andiamo Maria, non state a perdere tempo
con i matrimoni... andiamo a casa, che dobbiamo
ancora mettere l’acqua sul fuoco per la minestra.
MARIA Aspettate, ascoltate. Stanno bestemmiando!
GIOVANNA Oh, bestemmieranno per allegria e
contentezza...
MARIA No, che mi sembra che lo facciano con
rabbia: “stregone!”, hanno gridato... sì, ho inteso
198
bene... ascoltate che vanno a ripetere. Con chi ce
l’hanno?
GIOVANNA Oh, adesso che mi viene in mente, non è
per uno sposalizio che gridano, ma contro uno che
hanno scoperto questa notte che ballava con un
caprone, che poi era il diavolo.
MARIA Ah, per quello gli dicono stregone?
GIOVANNA Sì, sarà per quello... ma non facciamo
tardi, Maria, andiamo a casa che non sono cose da
vedere quelle, che può succedere di prendersi il
malocchio.
MARIA C’è una croce che spunta sopra le teste della
gente! E altre due croci che spuntano adesso!
GIOVANNA Sì, queste altre sono di due ladroni...
MARIA Povera gente... vanno a crocifiggerli tutti e
tre... chissà la loro mamma! E magari lei, povera
donna non sa neanche che stanno ammazzando suo
figlio.
Sopraggiunge correndo la Maddalena.
MADDALENA Maria! Oh, Maria... vostro figlio
Jesus...
GIOVANNA Ma sì, ma sì, lo sa di già lei... (A parte)
Stai zitta disgraziata.
MARIA Cosa è che so già io? Cosa è capitato a mio
figlio?
GIOVANNA Niente... cosa dovrebbe essergli
capitato, o santa donna? C’è solo che... ah, non te lo
199
avevo detto? Oh, che smemorata che sono... mi era
uscito dalla testa di avvisarti che lui, tuo figlio, mi
aveva detto che non verrà a casa a mangiare a
mezzogiorno perché deve andare sulla montagna a
raccontare parabole.
MARIA È questo che sei venuta a dirmi pure tu?
MADDALENA Sì, questo, Madonna.
MARIA Che sia ringraziato il Signore... eri arrivata
tanto di corsa, cara figlia, che io mi ero presa una
paura di quelle... mi ero già figurata non so mica
quale disgrazia... Come siamo stupide alle volte, noi
altre mamme! Ci preoccupiamo per niente!
GIOVANNA Sì, ma anche lei, questa matta, che
arriva correndo accaldata per venire a darti
l’annuncio di queste stupidaggini.
MARIA Buona, Giovanna... non stare a sgridarla
adesso... infine è venuta per farmi il piacere di una
commissione. Ti ringrazio, figliola... come ti chiami
tu, che mi sembra di conoscerti?
MADDALENA Io sono la Maddalena...
MARIA Maddalena? Quale? Quella...
GIOVANNA Sì, è lei... la cortigiana. Andiamo via,
Maria andiamo a casa, che è meglio che non ci
facciamo vedere con gente simile, che non sta bene.
MADDALENA Ma io non faccio più il mestiere.
GIOVANNA Sarà perché non trovi più sporcaccioni
da prendere... ma va’ via, svergognata.
MARIA No, non cacciarla, povera figliola... se il mio
caro Gesù se la tiene in tanta fiducia da mandarla a
200
me per farmi delle commissioni è segno che adesso
ha messo giudizio, vero?
MADDALENA Sì, faccio giudizio adesso.
GIOVANNA vai a crederle... la questione è che tuo
figlio è troppo buono, si lascia prender dalla
compassione e lo fregano tutti! Ha sempre attorno un
mucchio di poltroni, gente senza lavoro né arte,
morti di fame, disgraziati e puttane... uguali a quella!
MARIA Parli da cattiva tu, Giovanna! Lui, il mio
figlio, dice sempre che è per loro, sopra ogni cosa
per loro, sbandati e sperduti, che è venuto a questo
mondo, per dargli la speranza.
GIOVANNA D’accordo, ma non capisci che in questa
maniera non fa un bel vedere? Si fa parlar dietro...
con tutta la gente bene allevata che c’è in città: i
cavalieri e le loro dame, i dottori, i signori... che lui
con il suo fare gentile, sapiente ed erudito, si
troverebbe subito nella loro manica e avrebbe onori,
farsi aiutare se ne avesse bisogno. No, sacripante: va
a mettersi con i pidocchiosi villani! E contro a
quelli!
MARIA Ascoltate come gridano, e ridono... ma non
si vedono le croci.
GIOVANNA A parte che potrebbe fare a meno di
sparlar sempre dei preti e dei prelati... quelli non la
perdonano a nessuno!
MARIA Ecco di nuovo le tre croci...
GIOVANNA Quelli, un giorno gliela faranno
pagare... gli faranno del male!
201
MARIA Far del male a mio figlio? E perché, che è
così buono... non fa che del bene a tutti, anche a
quelli che non glielo domandano! E tutti gli vogliono
bene! Sentite... stanno sghignazzando di nuovo...
uno di quelli deve essere caduto per terra... Tutti
vogliono bene a mio figlio... non è vero?
MADDALENA Sì, anch’io gli voglio tanto bene!
GIOVANNA Oh lo conosciamo tutti, che ispirato
bene gli vuoi tu, al suo figlio della Maria!
MADDALENA Io non ho un amore uguale che per un
fratello, per lui! Adesso...
GIOVANNA Adesso... perché prima, dunque...?
MARIA Giovanna, smettila infine di tormentarla,
questa figliola... Cosa ti ha fatto?... Non vedi com’è
mortificata? Com’è che gridano tanto? E anche se
fosse che lei, questa giovane, abbia a tenere un
amore per lui, di quello che le donne normali hanno
per gli uomini che gli piacciono... Bene? non è forse
un uomo mio figlio, oltre che essere Dio? Da uomo
ha gli occhi, le mani, i piedi... e tutto da uomo,
finanche i dolori e l’allegria! Dunque toccherà a lui,
a mio figlio, decidere... che saprà bene lui cosa fare,
quando verrà il suo momento, se lui vorrà
prendersela una sposa. Per me, quella che lui
sceglierà, io le vorrò bene come se fosse una mia
figliola. E ci spero tanto che venga presto, quel
giorno... che ormai ha compiuto trentatre anni, ed è
ora che metta su famiglia... Oh che brutto gridare che
fanno là in fondo... E come è nera, questa croce!
202
Tanto mi piacerebbe averci per casa dei bambini suoi
di lui... da far giocare, cullarli... che io ne conosco
tante di canzoni da culla... e dar loro i vizi... e
raccontar loro favole, di quelle belle favole che
finiscono sempre bene, e in giocondità!
GIOVANNA Sì, ma adesso basta di stare a sognare,
Maria... Andiamo, che di questo passo non
mangiamo più nemmeno a sera.
MARIA Non ho fame, io... non ne scopro la
ragione... Ma mi è venuta addosso una stretta di
stomaco... Bisogna proprio che vada a vedere cos’è
che succede, là in fondo.
GIOVANNA No, non vai!... che sono cose, quelle,
che fanno tristezza. Ti porteranno uno strappacuore
per tutto il giorno. Tuo figlio non sarà contento. Può
essere che, in questo momento, lui sia già in casa e
che ci aspetti... che lui ha fame.
MARIA Ma se mi ha mandato a dire che lui non
verrà!
GIOVANNA Lui può avere avuto un ripensamento.
Lo sai come sono i figli. Quando li aspetti a casa non
tornano... e ritornano quando non li aspetti mica! E
bisogna essere sempre pronte, col mangiare sul
fuoco.
MARIA Sì, hai ragione... andiamo. Vuoi venire anche
tu, Maddalena, a mangiare una scodella?
MADDALENA Ben volentieri, se non vi do fastidio...
Sul fondo passa la Veronica.
203
MARIA Cos’è capitato a quella donna, che ha un
tovagliolo tutto insanguinato? Oh buona donna, vi
siete fatta male?
VERONICA No, mica io... ma uno di quei condannati
che hanno messo sotto la croce, quello al quale
gridano stregone... e che non è stregone, ma santo!...
Santo di sicuro, che lo si capisce dagli occhi dolci
che tiene... gli ho asciugato la faccia insanguinata...
MARIA Oh donna pietosa...
VERONICA ... con questo tovagliolo, e ne è sortito
un miracolo... lui mi ha lasciato l’impronta della sua
figura, che sembra un ritratto.
MARIA Fammelo vedere.
GIOVANNA Non essere curiosa, Maria, che non sta
bene.
MARIA Non sono curiosa... sento che devo vederlo.
VERONICA D’accordo, te lo faccio vedere, ma prima
segnati col segno della croce... ecco, è il figlio di
Dio!
MARIA Il mio figlio! Oh, è il mio figlio, di me!
(Corre disperata verso l’esterno).
GIOVANNA Cosa hai fatto... benedetta donna!
VERONICA Ma io non credevo che fosse la sua
mamma... di quello!
204
GIOCO DEL MATTO SOTTO LA CROCE
In scena il matto, soldati e quattro crociatori. Si
stende un lenzuolo dietro al quale Gesù viene fatto
spogliare.
MATTO Done! Ehj done inamorate d’ol Crist, gnit a
lustrarve i ogi... gnit a videl belo snudo ch’ol se
sbiota, ol vostro moroso... doi palanchi par
sguardada, ehnit done... Oh che l’è belo de catà! A
disìu che a l’era ol fiol de Deo: mi am pares col sebia
igual a un altro omo, par tüto cumpagn!... Doi
palanchi, done, par sguardal!
Ag n’è niuna ch’as voia tor sto sfizi par doi
palanchi? Bon, l’è dì de festa incoe... am voi
ruinarme... Vegn chi te, ch’at ol fagarò vidè a
gratis... ohi che smorbia... vegn scià! No perd
st’ocasion... no ti è ti quela, la Madalena tanto
inamorusa de lü che, no truand mantin ni salvieta par
sugarghe i pie, ti g’ li ha sügad con i to cavei? Bon,
peg par vui: che ades, par lege, a duarem cuarcial
coverto in s’ul pecat... con t’un scusarin c’ol
somegiarà a ’na balerina!
L’è a l’ordin ol cap di comichi? Tira su ol telun
che andarem a incomenzare ol spectacol: scena
prima: ol fiol de Deo, gran cavajer cont la corona, ol
monta a cavalo... un bel cavalot de legn par andà a
torneo in giostra. E, par fà che n’ol borla in tera, a
l’inciodarem sora la sela... man e pie!
205
CAPO DEI CROCIATORI Móchela de fà ol paiaso e
egn chì a dag ’na man... tachèghe ’na corda ai pols,
vün par part, c’ol se slonga de polito... ma laseme
sgumbrat e palme, ch’as poda filzaghe i ciodi. Mi ag
picarò in questa de drita, e...
PRIMO CROCIATORE E mi in ’st’oltra. Büteme un
ciodo, che ol martel a g’l’ho del me.
SECONDO CROCIATORE Ohi che ciodasc! A
scumeti che in sete martelade ol pichi dentar tuto?
PRIMO CROCIATORE E mi an farò in sese, at voi
scumet?
SECONDO CROCIATORE D’acordi. Forza, slarghive
vui doi che ag’ metum le ale a st’angiuloto, ch’al
g’abia a volar ’me l’Icaro in d’ol ziel.
TERZO CROCIATORE Trajem insema... insema ho
dit... a m’lo stravachì pian c’ol dev restà in d’ol mez
d’la sela, ol cavajer... un poc püsè a mi... bon, ag son
al segn... propi in d’ol boegio.
SECONDO CROCIATORE Mi no ag son miga, hait
fait i boegi trop destanti... rüsa ti... forza... t’è magnà
la furmagela a sto mesdì? Sforza!
PRIMO CROCIATORE Sì, sforza, va a fornì che ag
sciuncarem i ligaduri de e spale e d’li gumbet.
TERZO CROCIATORE Ti no te casciare, che no e
miga toe le ligadure! Rüsa! Eh eh, sforza!
Lamento di Gesù, contrappunto lamentoso delle
donne.
206
PRIMO CROCIATORE Ohj, hait sentit ol s’cepp?
SECONDO CROCIATORE Sì, no l’è stait bel... a l’è
un s’ciocc col me fa sgrignì i osi... de contra, ol s’è
giüsta slongad de misura: ades ag sont anc mi sora al
boegio.
PRIMO CROCIATORE Bon, tegnit in tir la corda; e ti
valza ol martel che a partisum insembia.
SECONDO CROCIATORE Stag atento a mica picarte i
didi!
Risata degli altri.
TERZO CROCIATORE Slarga sto sciampìn che no te
fag galìtigo, at seguri!... oh ti varda sta man, come la
g’ha impruntat ol rigo de la vita!... a l’è un segn tant
longo che ol parese eghe ol destin de campar anc’mo
sinquant’ani almanco, sto cavajer! Vag a crederghe a
le bagole de ’e strolighe, a ti!
SECONDO CROCIATORE Stopa sta lengua e valza ol
martel...
PRIMO CROCIATORE Son prunt a mi.
TERZO CROCIATORE Daighe alora... Daaighee d’ol
prem bot... (Tonfo). Ohioa ahh! che a sbusa i palmi!
CAPO DEI CROCIATORI (contrappunto dell’urlo di
Cristo) Ohoo, ol tremba da par tüt. Stì calmi.
Daaghee d’ol segund bot... ohaoioaohh! a slargà i
osi!
Ohoh ag spüda ol sangu a gnochi.
Daighe ol terzo boto,
ohahiohoh
207
sto ciod t’ha sverzenat.
Ohoh che e done no ti g’ha dimai sforzat.
El quarto t’ol regala i soldat ohahiohoh
che ti g’hait dit de no masareohahiohoh
e i nemisi ’me fradeli i dovarìa amare.
Ol quinto t’ol manda i vescovi d’la senagoga
ohahiohoh
che ti g’hait dit che i sont falzi e malarbeti,
ohahiohoh
che i toi vescovi i sarà tüti umili e povareti.
Ol sesto l’è ol regalo de i segnoriohahiohoh
che ti g’hait dit che i no anderan in zielo ohahiohoh
e ti g’hait fait l’exemplo del camelo.
Ol setemo t’ol pica i ’mpostoriohahiohoh
che ti g’hait dit che n’ol cunta nagot se i prega
ohahiohoh
che i è boni a fregar mincioni in tera
ma ol Segnor, quel no’l se frega.
PRIMO CROCIATORE Hait venciüd me. At duaret
pagam de bevar, recordes.
SECONDO CROCIATORE Ag bevaremo a la santità
do sto cavajer e a la soa sfortüna! Come av trouvit,
majstà? Av sentit ben saldo in d’i mani, sto destrer?
Bon, alora adeso andaremo in giostra, sanza lanza e
sanza scudo!
CAPO DEI CROCIATORI G’hait slazade le corde dai
polzi? Bravi i me baroni... strenzeghe ben sarada sta
coreza intorna a e spale, che nol debia borlaghe a
208
doso in d’ol tirarlo in pie, sto campion! Daspò, na
volta inciodad i pie a g’la toiaremo...
SECONDO CROCIATORE ’Gnì chi toeti... spüeve in
t’i mani che a gh’em de ’ndrisar l’arbor de la
cucagna! Vialtri ’gnì inanze co e corde e fele pasar
de soravìa a la traversa de tranzet... Vegn scià anca
ti, Matazon: monta in co’ a la scala, pront a tegnil.
MATTO Me dispiase ma mi no podi aidarve: che n’ol
me g’ha fait nagot a mi, quelo...
SECONDO CROCIATORE O balengo! ma nemanco a
nojaltri ol ne g’ha fait nagot... a l’em giüsta incrusat
par pasatem, ah ah, e g’han dait de giünta dese
palanche a testa par ol desturbo... dài, daghe una
man che après at fem l’onur de giügarghe ’na partida
a dadi cun ti...
MATTO Ah bon, se a l’è par ’na partida no me tiri
miga indré! Sont già su la scala, varda... a podì
scomenzà!
PRIMO CROCIATORE Brao! Sem a l’orden toti...?
’ndem alora, rüzem insema, me aricomandi... un
strep longo a la volta. Av dag ol temp:
Ohj izaremo
Ehiee
sto penon de nave
ohoho
par fag de drapo
ohoho
gh’em tacad un mato.
ohoho
Ohj izaremo
Ehiee
sto palon de festa
ohoho
cucagna grosa
ohoho
Gesù Cristo in cofa.
ohoho
209
Ohi che cucagna
Ahaa
che la sbusa ol cielo
ohoho
ag piove sangue
ohoho
patre nostro ol plange.
ohoho
Legrìve, legrìve
Ehee
ch’em trovat chelo bravo
ohoho
c’ol s’è fat s’ciavo
ohoho
par vestirghe da novo.
ohoho
Loeu, a l’è asè; me par che ol stevia ben franco.
Bon... alora tra’ foera i dadi che fem. sta ziogada.
Il matto giocando ai dadi e a tarocchi ha vinto la
tunica di Cristo e le paghe dei “crociatori”.
MATTO Oh se vorsìt toti indré i vost palanchi, mi a
ve i lasi de voluntera, cumpres la culana i uregit,
l’anelo... e varda, ag tachi anc’mo quest.
PRIMO CROCIATORE E par tüta sta roba cus te
vorareset in scambi?
MATTO Quel là...
SECONDO CROCIATORE Ol Cristo?
MATTO Sì, voeri che m’ol lasì stacal via de la crose.
CAPO DEI CROCIATORI Bon: pecia c’ol meura e a
l’è to...
MATTO No, mi ol voeri ades che l’è anc’mo vivo.
PRIMO CROCIATORE Oh mat de tüti i mati... at
voreste che de contra a gh’abium de sfurnì inciodat
tuti nünc e quatar al so rempiaz?
210
MATTO No, no averghe pagüra, che no av capitarà
nagota a vui: abastarà che ag pìcum sü un’olter al so
post, vün de la sua taja, e at vedaret che no
s’incorgerà niün d’ol scambi... che intanto sü la
crose a se insomegen tuti.
PRIMO CROCIATORE Quest l’è anco vera...
inscurtegat in sta manera poe, che ol par un pess in
gratiroela...
CAPO DEI CROCIATORI Ol sarà vera, ma mi no ghe
stago. E poe, chi ti g’avarìat in ment de tacaghe d’ol
rempiaz?
MATTO Ol Giüda!
CAPO DEI CROCIATORI Ol Giüda? Quel...
MATTO Sì, quel so apostul traditor che ol s’è impicat
pendüt per disperaziun al figo de drio a la sces,
sinquanta pas de chì.
CAPO DEI CROCIATORI Mueves, de corsa, andem a
sbiutal che ol g’avarà anc’mo in sacocia i trenta
denari d’ol servisi...
MATTO No, no stit a distürbav... che intant quei i ha
bütad via de sübet in mez a un rosc de spin.
CAPO DEI CROCIATORI ’Me fait a savel ti?
MATTO Ol sago, imparché i g’ho catat mi quei
dinari, vün par vün. Vardì chì che brasi sgurbiat che
am sunt cunsciat...
CAPO DEI CROCIATORI No m’interesa i brazi...
faghe vedè sti dinari. Ohi ohi, e tüti d’arzenti... va’
beli... me i pesa, e i sona...
211
MATTO Bon, tegnìvei, i è i voster anca queli, se
’gnit d’acordi d’ol scambi. Par mi... mi ag sont
d’acordi.
CAPO DEI CROCIATORI Anca nujartri...
MATTO Bon, alora andit de prescia a torve ol Giüda
impicat pendüt, che mi ag pensi a tirà de baso ol
Crist...
PRIMO CROCIATORE E se ariva ol zentürion e at
cata in d’ol scrusamento?
MATTO Ag dirò che a l’è stat una penzada de mi...
che poe sont un mato. E che vui non gh’avet colpa
niuna. Ma no stit chì a perd ol tempo, andit...
CAPO DEI CROCIATORI Sì, sì... andem, e a sperem
che no ghe porten rogna, sti trenta dinari.
MATTO Bon, a l’è fada. Ohi, me par gnanca vera:
sunt inscì cuntento... Gesù, tegn dur, che a l’è rivad
ol salvament... töi e tenaie... ecoe. Ti no l’avareset
gimai dit, ah Gesù, che ol sarese ’gnüd a salvarte
impropri un mato... ah ah... pecia che imprima at
ligarò con sta coreza, ag fagarò in un mument... no
eghe pagura che no te fagarò mal, at fagarò ’gnir giò
dolze ’me na sposa e poe at cargarò in le spale, che a
mi a sont fort me un boe... e via de vulada! At
porterò giò al fiüm, che lì a g’ho un barchet, e cont
quater paladi ol traversum ol fiüm... E prima che
vegna ciaro as truerem beli me ol zol a casa d’un me
amiso stregon c’ol te medegarà e at fagarà guarì in
trì die. No ti voeret? No ti voeret ol stregon...? Bon,
andarem da ol medego onguentari, co a l’è un me
212
amigo fidat anca quelo de mi. Ne manco quelo? Se
te voeret alora? Nagot... no at voeret miga che at
s’ciodi?
Ho capit... at g’hait la convinziun che con sti boeci
in di mani e in di pie, tüt ins’cincà ’n di ligadür ’me
t’han cunsciat, no ti serà pì capaz de andà intorna, ni
de imbucat de par zol. No ti vol star al mundo a
dipend da i olter ’me un disgraziad? G’ho indovinat?
No l’è nemanco par quelo? O sacrabiot... e par qual
razon donca! P’ol sacrifizi? Se te diset cos’è? Ol
salvamento? La redenzion... cos te straparlet cosa? O
poveraz!... asfìdo mi... at g’hait la fever... sent ’me te
bujet...
Bon, ma ades at tiri giò, at quarci ben con la
tonega... chì, perdonam se am, permeti, ma at set un
bel teston... a vores miga es sarvat? At voeret propri
murir su ste trave? sì...? Par ol salvament di omeni...
Oh, questa a l’è de no credarghe!... e poe a i disen
che ol mato a son mi... ma ti am bati de mila pertighe
a vantagio, caro ol me fiol Gesù! E mi che a sont
stait a scanam a ziogar a e carte tüta la note par poe
averghe sta gran bela satisfazion! Ma sacragnon, ti at
set ol fiol de Deo, no? Mi al cognosci ben, fam la
corezion se a sgaro: ben, donca, d’ol mument che ti è
Deo t’ol savaret ben ol resultat che ol gavarà daspò
sto to sacrifizi de crepare incrusat... Mi no son deo e
nemanco profeta: ma m’l’ha cuntad la smortina sta
note, in fra i lagrem, ’me ol ’gnirà a furnì. In prima
at fagarano ’gnir tüto indurat, tüto d’oro, dal có fino
213
ai pie, daspò sti ciodi de fero i t’ei fagarano tuti
d’arzento, i lagrem egnarano tocheti sluzenti de
diamante, ol sangu, che at gota de par tüto ol
s’ciambierano cont una sfilza di rubini sbarlüscenti,
e tüto quest a ti, che t’hait sgulat a parlag d’la
povertà.
De giünta sta tua croze dulurusa e la picheran in da
par tüto: sora ai scudi, sü e bandere de guera... sü e
spade a copar zente, ’me i fudes videli... a copare
parfin in d’ol nome de ti... ti, che t’hait criat che a
semo toti fradeli, che a no se deve masare. Ti g’hait
üt un Giüda giamò?
Bon, ti n’agarà tanti ’me furmighe, de Giüda, a
traìrte e a duvrarte par impagnutà i cojoni!
Dam a tra’... no val la pena...
Eh? No saran tüti traiuri? Bon, fam inqualche nom:
Franzesco ol beat... e poe ol Nicola... san Michel taja
mantel... Domenic... Catarina e Clara... e poe...
d’acordo, metémeg anca questi: ma i saran semper
quater gatt in cunfrunta al nümer di malnat... e anco
quei quater gatt i se trovaran n’altra voelta compagni
che i t’han fait a ti, dopo che i g’avaran schischiadi
de vivi. Ripet, scusa, che questa no la g’ho capida...
Anca se an füdese vün zol... si anca un omo dumà in
tuta la tera degn d’es salvad imparché ol è un giusto,
ol to sacrifizi n’ol sarà stait fait par nagot... Oh no:
no, alora no gh’è più speranza, at zet impropi ol cap
di mat... at set un manicomi intrego! La zola voelta
che ti me g’ha piazüdo, Jesus, l’è stait la voelta che
214
set rivat in gesa che i fasevan mercat e t’è scomenzà
a sfruntà tüti col bastun. Ohi che bel ved... quel l’era
ol to mestè... Miga ol crepà in crose par ol
salvamento! Oh Segnor Segnor... am vegn de
piang... a no créderghe, a piangi d’inrabit...
CAPO DEI CROCIATORI Ohi Matazon, disgraziat!
No tl’hait anc’mo tirà a baso a quel? S’t’hait fait
cos’è infina adeso, a t’hait dormit?
MATTO No che no g’ho dormit... g’ho üt dumà un
ripenzament... A no vojo s’ciodarlo plu sto Cristo... a
l’è mejor ch’ol resta in crose.
CAPO DEI CROCIATORI Oh bravo, e magara adeso
at vorareste indrio tüta la cavagna di ori e di dinari...
ohi che furbaso! ti g’ha mandadi a fare i fachini a
torte sto Giüda impicat sojamente par farte ’na
ridada? No, caro Matazon! Se ti voi indrio la tua
roba, at la duarét venzer de novo a i tarochi! Justa...
a sta zola condizion.
MATTO No, mi no g’ho voia de ziogar. Tegneve
’mpure tüto... dinari, ori, oregini, che mi no ziogarò
gimai plu in sta vita... Ho vinzut par la prema voelta
sta note, e me g’ha bastat... Anco par un omo zol col
sebia degno ol val la pena de morir in croze! O se l’è
mato... l’è mato, ol fiol de Deo!
Picà, picà tüti, l’era ol to mestè, tüti quei che fan
mercat in gesa: lader, balos, impustur e fürbacioni:
foera, picà, picà!
215
In scena il matto, soldati e quattro crociatori. Si
stende un lenzuolo dietro al quale Gesù viene fatto
spogliare.
MATTO Donne! Ehi donne innamorate di Cristo,
venite a lucidarvi gli occhi... venite a vederlo bello
nudo che si spoglia, il vostro innamorato... due
palanche per un’occhiata, venite donne! Oh, è cosi
bello da comprarlo! Dicono che era il figlio di Dio: a
me sembra che sia uguale a un altro uomo, uguale in
tutto!... Due palanche, donne, per guardarlo! Non c’è
nessuna che ha voglia di prendersi questa
soddisfazione per due palanche? Bene, è giorno di
festa oggi... mi voglio rovinare... Vieni qui tu, che te
lo farò vedere gratis... o che smorfiosa... vieni qua!
Non perdere questa occasione... non sei tu quella, la
Maddalena tanto innamorata di lui che, non trovando
né mantello né salvietta per asciugargli i piedi, glieli
ha asciugati con i capelli? Bene, peggio per voi: che
adesso, per legge, dovremo coprirlo, coprirlo sul
posto del peccato... con un grembiulino, da farlo
assomigliare a una ballerina!
È pronto il capo dei comici? Tira su il telone che
andremo ad incominciare lo spettacolo! Scena prima:
il figlio di Dio, gran cavaliere con la corona, monta a
cavallo... un bel cavallo di legno, per andare intorno
in giostra! E per fare che non cada a terra
l’inchioderemo sulla sella... mani e piedi!
216
Smettila di fare il
pagliaccio e vieni qui a darci una mano... attaccagli
una corda ai polsi, una per parte, così si allunga per
bene... ma lasciatemi libere le palme, che si possano
infilzargli i chiodi. Io ci picchierò su questa di
destra, e...
PRIMO CROCIATORE E io quest’altra. Buttatemi un
chiodo che il martello ce l’ho di mio (io).
SECONDO CROCIATORE Oh che chiodaccio!
Scommettiamo che in sette martellate lo picchio
dentro tutto?
PRIMO CROCIATORE E io ce la farei in sei, vuoi
scommettere?
SECONDO
CROCIATORE
D’accordo. Forza,
allargatevi voi due che mettiamo le ali a questo
angioletto (così) che possa volare come Icaro in
cielo.
TERZO CROCIATORE Tiriamo insieme... insieme, ho
detto... me lo rovesciate, piano che deve restare in
mezzo alla sella, il cavaliere... un po’ verso di me...
bene, sono sul segno, proprio sul buco.
SECONDO CROCIATORE Io non ci sono mica, hai
fatto i buchi troppo distanti... tira tu... forza... hai
mangiato il formaggio a mezzogiorno? Forza!
PRIMO CROCIATORE Sì, forza, ma va a finire che
gli romperemo i legamenti delle spalle e dei gomiti.
TERZO CROCIATORE Non ti preoccupare, non sono
mica i tuoi i legamenti, tira! Eh! Eh forza!
CAPO
DEI
CROCIATORI
217
Lamento di Gesù, contrappunto lamentoso delle
donne.
PRIMO CROCIATORE Ohi, avete sentito lo schianto?
SECONDO CROCIATORE Sì, non è stato bello... è
stato uno schiocco che mi fa scricchiolare le ossa...
in cambio, si è giusto allungato di misura: adesso ci
sono anch’io sopra il buco.
PRIMO CROCIATORE Bene, tenete in tiro la corda; e
tu alza il martello, che partiamo insieme.
SECONDO CROCIATORE Stai attento a non
picchiarti le dita.
Risate degli altri.
TERZO CROCIATORE Allarga questo zampino che
non ti faccio il solletico, te l’assicuro... oh, tu guarda
questa mano, come ha segnata la linea della vita: è
un segno tanto lungo che sembrerebbe che avesse il
destino di campare ancora cinquant’anni almeno,
questo cavaliere! Vai a credere alle balle delle
streghe tu!
SECONDO CROCIATORE Ferma la lingua e alza il
martello.
PRIMO CROCIATORE Io sono pronto.
TERZO CROCIATORE Dagli allora... diamogli il
primo colpo... (Tonfo). Ohioa ahh! a bucare le
palme!
218
CAPO DEI CROCIATORI (contrappunto dell’urlo di
Cristo) Ohoo, trema dappertutto. State calmi! Dagli
col secondo tempo... Ohaoioaohh! Ad allargare le
ossa!
Ohoh e gli sputa sangue a fiotti.
Dagli il terzo colpo,
ohahiohoh
questo chiodo t’ha sverginato.
Ohoh e le donne non le ha mai forzate.
Il quarto te lo regalano i soldatiohahiohoh
che gli hai detto di non ammazzareohahiohoh
e i nemici come fratelli dovrebbero amare.
Il quinto te lo mandano i vescovi della sinagoga
ohahiohoh
che gli hai detto che son falsi e maledetti
ohahiohoh
e che i tuoi saranno tutti umili e poveretti
ohahiohoh
Il sesto è il regalo dei signoriohahiohoh
che gli hai detto che non andranno in cielo
ohahiohoh
e gli hai fatto l’esempio del cammello.
Il settimo te lo picchian gli impostoriohahiohoh
che gli hai detto che non conta niente se pregano
ohahiohoh
che sono buoni di fregare i minchioni in terra
ma il Signore, quello non lo si frega.
PRIMO CROCIATORE Ho vinto io. Dovrai pagarmi
da bere, ricordatelo.
219
SECONDO CROCIATORE Berremo alla salute di
questo cavaliere, e alla sua sfortuna! Come vi
trovate, maestà? Ve lo sentite ben saldo nelle mani
questo destriere? Bene, allora adesso andremo in
giostra, senza lancia e senza scudo!
CAPO DEI CROCIATORI Avete slacciato la corda dai
polsi? Bravi i miei baroni... stringete ben chiusa
questa cinghia attorno alle spalle, che non debba
caderci addosso nel tirarlo in piedi, questo
campione! Appresso, una volta inchiodati i piedi,
glielo toglieremo...
SECONDO CROCIATORE Venite tutti qui... sputatevi
sulle mani che abbiamo da raddrizzare l’albero della
cuccagna! Voi venite avanti con le corde e fatele
passare sopra l’asse trasversale... vieni qui anche tu,
Matazone: sali in cima alla scala, pronto a tenerlo.
MATTO Mi dispiace ma io non posso aiutarvi: non
mi ha fatto niente, quello.
SECONDO CROCIATORE O balengo... ma nemmeno
a noialtri non ha fatto niente: l’abbiamo giusto
crocifisso per passatempo, ah, ah, e ci hanno dato
perdipiù dieci palanche a testa per il disturbo... Dài,
dacci una mano, che dopo ti faremo l’onore di
giocare una partita a dadi con te.
MATTO A beh, se è per una partita non mi tiro mica
indietro! Sono già sulla scala, guarda... potete
incominciare!
220
PRIMO CROCIATORE Bravo! Siamo a posto tutti?
Andiamo allora... Tiriamo insieme, mi raccomando,
uno strappo lungo alla volta: vi do il tempo.
Ohi issiamo Ehiee
questo pennone di nave
ohoho
per far da bandiera
ohoho
gli abbiamo attaccato un matto.
ohoho
Ohi issiamo Ehiee
questo palo da festa
ohoho
cuccagna grossa
ohoho
Gesù Cristo in coffa.
ohoho
Ohi che cuccagna
Ahaaa
che buca il cielo
0hoh0
ci piove sangue
ohoho
il padre nostro piange.
ohoho
Rallegratevi, rallegratevi oheee
che abbiamo trovato quel bravo
ohoho
che si è fatto schiavo
ohoho
per vestirci di nuovo.
ohoho
Alt, è abbastanza: mi sembra che sia ben saldo.
Bene, tira fuori i dadi che facciamo una giocata.
Il matto giocando a dadi e a tarocchi ha vinto la
tunica di Cristo e la paga dei crociatori.
MATTO Se volete indietro tutti i vostri soldi io ve li
lascio volentieri, compresa la collana, gli orecchini,
l’anello... e guarda, ci aggiungo anche questo.
221
PRIMO CROCIATORE E per tutta questa roba cosa
vorresti in cambio?
MATTO Quello là...
SECONDO CROCIATORE Il Cristo?
MATTO Sì, voglio che me lo lasciate staccare dalla
croce.
CAPO DEI CROCIATORI Bene: aspetta che muoia ed
è tuo...
MATTO No, lo voglio adesso che è ancora vivo.
PRIMO CROCIATORE Oh matto di tutti i matti...
vorresti che per giunta finissimo tutti noi quattro al
suo posto?
MATTO No, non aver paura che non vi capiterà
niente a voi: basterà che attacchiamo un altro al suo
posto, uno della sua misura, e vedrete che non si
accorgerà nessuno dello scambio... tanto sulla croce
ci assomigliamo tutti.
PRIMO CROCIATORE Questo è anche vero...
scorticato in questa maniera poi, che sembra un
pesce in graticola...
CAPO DEI CROCIATORI Sarà anche vero, ma io non
ci sto. E poi chi avresti in mente di attaccarci al suo
posto?
MATTO Il Giuda!
CAPO DEI CROCIATORI Il Giuda? Quello...
MATTO Sì, quel suo apostolo traditore che si è
impiccato per disperazione al fico dietro la siepe,
cinquanta passi da qui.
222
CAPO DEI CROCIATORI Muovetevi, di corsa,
andiamo a spogliarlo che avrà ancora in saccoccia i
trenta denari del servizio.
MATTO No, non state a disturbarvi... che tanto quelli
li ha buttati via subito in mezzo a un rovo di spini.
CAPO DEI CROCIATORI Come hai fatto a saperlo tu?
MATTO Lo so perché li ho presi io quei denari, uno
per uno. Guardate qui che braccia graffiate che mi
sono conciato.
CAPO DEI CROCIATORI Non m’interessano le
braccia, facci vedere questi denari. Ohi, ohi, e tutti
d’argento... guarda che belli... come pesano... come
suonano...
MATTO Bene, teneteveli, sono vostri anche quelli, se
ci si mette d’accordo per lo scambio. Per me io sono
d’accordo...
CAPO DEI CROCIATORI Anche noialtri.
MATTO Bene, allora andate a prendervi subito il
Giuda impiccato, che ci penso io a tirar giù il Cristo.
PRIMO CROCIATORE E se arriva il centurione e ti
trova nel bel mezzo dello scrociamento?
MATTO Gli dirai che è stata una mia pensata, che
tanto sono un matto. E che voi non avete nessuna
colpa. Ma non state qui a perdere tempo, andate...
CAPO DEI CROCIATORI Sì, sì... andiamo, e
speriamo che non ci portino sfortuna, questi trenta
danari.
MATTO Bene, è fatta. Non mi par neanche vero!
sono così contento... Gesù, tieni duro, che è arrivata
223
la salvezza... prendo le tenaglie, eccole. Tu non lo
avresti detto, eh Gesù, che sarebbe venuto a salvarti
proprio un matto... Ah, ah... aspetta che prima ti
legherò con questa cinghia, farò in un momento...
non aver paura che non ti farò male, ti farò venir giù
dolce come una sposa e poi ti caricherò sulle spalle,
che io sono forte come un bue... e via di volata! Ti
porterò giù al fiume: lì ho una barchetta e con
quattro palate attraverso il fiume. E prima che faccia
chiaro ci troveremo belli come il sole a casa di un
mio amico stregone che ti medicherà e ti farà guarire
in tre giorni. Non vuoi? Non vuoi lo stregone?!
Bene, andremo dal medico degli unguenti, che è un
mio amico fidato anche quello. Niente: non vuoi che
ti schiodi?
Ho capito... hai la convinzione che con questi
buchi nelle mani e nei piedi, tutto schiantato nelle
legature come t’hanno conciato, tu non sarai più
capace di andare in giro né di imboccarti da solo.
Non vuoi stare al mondo a dipendere dagli altri come
un disgraziato? Ho indovinato? Non è neanche per
quello? Oh accidenti... e per quale ragione? Per il
sacrificio? Cosa dici? Cosa? Il salvamento? La
redenzione... Che cosa straparli? Cosa? Oh
poveraccio... sfido io... hai la febbre... senti come
scotti... bene, ma adesso ti tiro giù, ti copro bene con
la tunica... adesso scusami, se permetti sei un bel te
storie... non vuoi essere salvato? Vuoi proprio
morire su questa croce? Sì? Per la salvezza degli
224
uomini... Oh, questa è da non crederci... e poi dicono
che il matto sono io, ma tu mi batti di mille pertiche
di lunghezza, caro il mio figlio Gesù! Ed io che sono
stato a scannarmi giocando alle carte tutta la notte
per poi avere questa gran bella soddisfazione... ma
sacramento, tu sei il figlio di Dio, no? Io lo so bene,
correggimi se sbaglio: bene, dal momento che tu sei
Dio, tu lo sai bene il risultato che avrà il tuo
sacrificio di crepare crocifisso... Io non sono Dio e
neppure profeta: ma me l’ha raccontato la smortina
questa notte, tra le lacrime, come andrà a finire.
Dapprima ti faranno diventare tutto dorato, tutto
d’oro, dalla testa fino ai piedi, poi questi chiodi di
ferro te li faranno tutti d’argento, le lacrime
diventeranno pezzetti lucenti di diamante, il sangue
che ti sgocciola dappertutto lo scambieranno con una
sfilza di rubini luccicanti e tutto questo a te, che ti sei
sgolato a parlar loro della povertà.
Per giunta questa tua croce dolorosa la pianteranno
dappertutto: sopra gli scudi, sulle bandiere da guerra,
sulle spade, per uccidere gente come fossero vitelli,
uccidere nel tuo nome, tu che hai gridato che siamo
tutti fratelli, che non si deve ammazzare. Hai già
avuto un Giuda? Bene, ne avrai tanti come formiche
di Giuda, a tradirti, ad adoperarti per incastrare i
coglioni!
Dammi retta, non vale la pena...
Eh? Non saranno tutti traditori? Bene, fammi
qualche nome: Francesco il beato... e poi il Nicola...
225
san Michele taglia mantello... Domenico... Caterina e
Chiara... e poi... d’accordo, mettiamoci anche questi:
ma saranno sempre quattro gatti in confronto al
numero dei malnati... e anche quei quattro gatti li
tratteranno un’altra volta nello stesso modo che
hanno fatto con te, dopo che li hanno perseguitati da
vivi. Ripeti, scusa, che questa non l’ho capita. Anche
se ce ne fosse uno solo... sì, anche un uomo soltanto
in tutta la terra degno di essere salvato perché è un
giusto, il tuo sacrificio non sarà fatto per niente... Oh
no: allora sei proprio il capo dei matti... sei un
manicomio completo! La sola volta che mi sei
piaciuto, Gesù, è stata la volta che sei arrivato in
chiesa mentre facevano mercato e hai cominciato a
menare tutti col bastone. Ohi che bel vedere... quello
era il tuo mestiere... mica crepare in croce per la
salvezza! Oh Signore Signore... mi viene da
piangere... ma non crederci, piango d’arrabbiato.
CAPO DEI CROCIATORI O Matazone, disgraziato...
non l’hai ancora tirato giù quello? Cosa hai fatto fin
adesso, hai dormito?
MATTO No che non ho dormito, ho avuto solo un
ripensamento... non voglio schiodarlo più questo
Cristo, è meglio che resti in croce.
CAPO DEI CROCIATORI Oh bravo! e magari adesso
vorresti indietro tutti gli ori e i denari... Ohi che
furbastro! Ci hai mandati a fare i facchini, a
prenderti questo Giuda impiccato, soltanto per farti
una risata? No, caro Matazone! Se tu vuoi indietro la
226
tua roba, te la dovrai vincere di nuovo ai tarocchi!
Solo a questa condizione.
MATTO No, io non ho voglia di giocare, tenetevi
pure tutto... denari, ori, orecchini, perché io non
giocherò mai più in questa vita. Ho vinto per la
prima volta questa notte, e mi è bastato... Anche per
un uomo solo che ne sia degno vale la pena di morire
in croce! Oh se è matto... è matto, il figlio di Dio!
Bastonare, bastonare tutti, tutti quelli che fanno
mercato in chiesa, ladri, truffoni, impostori e
furbacchioni. Fuori, bastonare! Bastonare!
227
PASSIONE
MARIA ALLA CROCE
DONNA Andì a fermarla... l’è rent a ’gnì la soa
mama de lü, la beata Maria, no faghel vardà incrusat
’me l’è che ol pare un cavrett inscortegat che cola
sangui a fontanela par tütt ’me na muntagna de nev
in primavera per sti gran ciodi che g’han picat in ti
carni di man e di pie intrames a i osi sfurà...
CORO No feghel vardà!
E no la se vol fermà... a la vegne corendo
desesperada in sül sentié che in quatro no la podemo
tegnir...
UOMO Se in quatro non la tegnì, prové in sinque e in
sie... ei no la pol vegnì, no la pol vardà sto fiolì
intorsegá cumpagn ’me ’na radis d’oliva magnada di
furmighi...
ALTRA DONNA Quarceghe, covrighe almanco la
facia al fiol de Deo, che no l’ posa arecugnosarlo la
soa mama... ag dirém che l’incrusat l’è un oltar, un
foresto... che no l’è ol so fiol de lé!
DONNA Mi a creo che puranco al femo quarcià tütt
con un linzol bianco, al fiol de Deo, la soa mama ol
recognuserà... abasta che ghe sponta de fora un dit
d’un pie o un rìzzul dei cavej, imperché la g’l’hait
fait lé, la sua mama, quei.
UOMO La vegn... l’è chì loga la beata Maria... ag
faria men dulor masala de cultel, pitost che lasag ved
228
ol fioll! Dem un sass de trasmurtila d’un bott, che la
se ruersa per tera, che no la poss vardà...
ALTRO UOMO Stet quacc, fev in là... oh povra dona
che la ciamit beata... e cum la pol es beata con sta
decurasion de quatro ciodi che g’han picat in de la
carna dolorosa a rabatun, cumpagn che a no s’faria a
una lüserta venenusa o a un scurbatt?
DONNA Stì quacc... mantegnì ol fiat che adess sta
dona la scoltarì crià de toeta vos, compagn s’l’aves
squartada ol dulor, ’sgrasiada: dulor de sete culteladi
a spacag ol cor...
UOMO La està lì ferma, la dis nagot... Fit che la
piangia almanco un poc! Fila crìar, ch’el s’abia de
s’ciopar sto gran magon che ghe suféga ol goz.
ALTRA DONNA ’Ntendìu, stu silensi che gran
frecass ghe mena; e nol val cuerciase i uregi. Parla,
parla: dig quai coss, Maria... ohi te pregit.
MARIA Déime ’na scala... a voi montarghe a renta al
me nann... Nan, oh ’l me belo smorto fiol de mi, stait
seguro, me ben, che ’des la riva la toa mama... Come
i t’han combinat sti assasit becari. Maleditt purscel
rugnusi! ’Gnim a cunsciam ol fiol de sta manera!
Cosa ol ’veva fait, sto me tarloch, de véghel inscì a
scann de fav tanto canaja con lü... Ma am burlerì in
ti mani: a vün a vün! Oh m’la pagarì, anc’ duarisi
’gniv in cerca in capp al mund, ’nimal besti sgrasiò!
CRISTO Mama, no stat a criar, mama.
MARIA Sì, sì, at gh’et rason... pardùnam, ol me nan,
sto burdeleri c’ho fait e sti parol d’inrabit che hu dit,
229
ch’l’è stait stu strench dulur de truvate impatacat de
sangu, s’ciuncat chì loga sü ste trave, sbiutat, de bott
pestà... sbusà in de’ i me bej man si delicat, e i pie...
oh i pie, che gota sangu, gota a gota... ohj che dua es
gran mal!
CRISTO No mama, no sta’ a casciat... des, t’el giüri,
no senti pì mal... ol m’ha pasat. No senti pü nagota,
va’ a ca’ mama, te pregi... va’ a ca’!
MARIA Sì, sì anderem a ca’ insema, ’egni sü, a tirat
giò de ste trave... cavarte fora i ciodi piano pian...
dîm un tenaj... ’gnim a dam ’na man... aidém
quaicün...
SOLDATO Ehi dona, o s’te fait lì loga de soravìa a
sta scala? chi v’l’ha dait ol parmes?
MARIA A l’è ol me fiol de mi ch’avit incrusad... al
voi s’ciodal, purtal cun mi a ca’...
SOLDATO A ca’? Ohj che premura, no l’è anc’mo
froll asé, o santa dona, no l’è anc’mo ben stagionat.
Boj, ’pena che ol tira i ültem, av fo un fis’cet e gnì a
teul bela che impachetà, ol vos car zovin... cuntent?
’Gni’ giò ’des.
MARIA No che no’ vegni, no’ lasarò pasà chì loga la
nott ol me fiol de per lü suleng a murime! E vui no
podì miga fam sta preputensa, che mi a son la sua
mama de lü, son la sua mama, mi!
SOLDATO Bon! Des me t’l’hait sgionfade a sufficit,
ohj cara la mia mama de lü: agh farem com quand
a’s croda i pomi, voj vedar? agh’ darò na bela
230
scurlada a sta scala, e ’gnirì giò de stónfete ’me un
bel perot marügu.
CRISTO No, oh te pregi, soldat, che ti è bon e caro!
Fame a mi quel che ti vol: scorla la crose de me
scarparme i carni e le man e i osi, ma a la mia
mama... te pregi, no farghe mal!
SOLDATO Hait sentit, la mia patrona, quant inn i
uri? As g’ho de fà? Per mi l’è ol stess laoro: o
sciabatì vui, e de presia, de sta scala, o mi scorli la
cruse...
MARIA No, no... per carità... pecì che son già giò...
vardì son chì abas la scala.
SOLDATO Oh! l’intendìu al termin sta balada, o
dona benedetta... E no’ vardì a mi, cun sti ogi a
brüsatàm, che mi no ghe n’ho colpa niuna se ol
zovin ol s’ha catat sta posision iscomuda de stag coi
brasc slargadi... ohj che no g’ho pena de vui? che no
cognosi mi, l’isbarluscià di lagreme sanguagnenti
ch’av süda giò di ogi? Sa l’ha estu ori dulor de
madri! Ma ag podi fag nagot... che mi sont comandat
che vaga fina a l’orden sta cundana, sont condanat a
fav murì ol fioll, o ben, de cuntra, lì loga, me
picheran su mi co’ i stes so ciodi.
MARIA O bon suldat curtes, tegnì, av fo un presenti
de quest’anel d’argenti, e de sti uregiti d’ori... tegnì,
in cambi d’un plager ch’am podit cunced.
SOLDATO Ol saria stu plager?
231
MARIA De lasàm netàg via ol sangu, al me fiol, cont
un poc d’acqua e un strasc, de daghen un poc de
’nbiasegass i lavri s’cepat d’la set...
SOLDATO Nagot de pü che sti cialadi?
MARIA Vurarìa anc’mo che catì stu scial e andìt de
suravìa a la scala a metighel inturna a i spale de sota
a i brasc, de aidàl un poc a stà tacat a la cruse...
SOLDATO O dona, ag vursìt mal de cuntra al vost
zovin donca, s’ol vursìt guarnal pì loga in vita a fal
sgranì di sti tremend duluri. Al pagn de vui, faria
mesté ch’ol moera sübet al pü presti, mi!
MARIA Murì? Ol duvrà giüsta ’gnì morto sto car me
dolce? Morte le man, morta la boca e i ogi... morti i
cavej?... Ohj, che m’han tradit... Ohj Gabriel, zovin
de dulza figura, con la toa vose de viola inamorosa
p’ol prim ti, ti m’hait tradit de malorgnon: te set ’gnì
a dime che saria gnü Rejna mi... e beata, jucunda a
cap de toeti i doni. Vàrdum, vàrdeme chì loga me
sont a tochi e sberlüsciada, l’ultima dona al mundo
me sont discoverta! E ti... ti ol savevi in del purtame
ol nünzi deslinguent de fam fiurì in t’el ventar ol
fiolì, col sares gnü a sto bel tron Rejna! Rejna col
fiol zentil e cavajer con doj speroni fait con doj gran
ciodi impiantat ai pie! Perché no te m’l’hait dit
avante ol sogn? Oh mi, te sta’ seguro, mi no avaria
vorsüdo ves pregnida, no gimai a sta cundision,
teut-anc füss gnü el Deo patre in t’ la persona, e no
el piviun colombo so spirito beat a maridame...
232
CRISTO Mama, o che ol dulur ol t’hait trat föra mata
che ti biastemi? Che diset robe senza cognizion?...
Menila a ca’, fradeli, prima che l’abia a rabatarse là
ruersa e strepenada.
UOMO ’Ndem Maria, fait consulat ol fiol de vuj,
lasel in pase.
MARIA No, che no voj! Perdoneme... lasème istà chì
loga arenta de lü, che no dirò pü nanca na parola
incontra de so patre, incontra de njuno. Lasème... oh
feite bon!
CRISTO Hoi de murì, mama... e fag fadiga. Hoi de
lasarme andar, mama, sconsumar ol fiat che me
mantegne... ma con ti chì loga a pres ch’at strazii, no
son capaze, mama... e fo pü gran fadiga...
MARIA Te voj aidar, me ben, oh no casarme via!
Fait che ne sofega insema matri e fiol e che ne mett
imbrasat toecc e doj in una tomba sola.
SOLDATO V’l’ho dit, oh sacra dona! Ghe n’è che un
mezi, se ol vursì fai contentu: masàl de bota. Vuj:
cateve in prescia quela lanza lì loga impugiada, nünc
suldat a farem mostra de miga stag co’ i ogi... ’ndit
de corsa sota via la crose e pichìghe a tüt picà de
punta cun la lanza in del custat a fund in dol gozz, e
de lì a un mument, vedrit, se s’ciunca el Crist, e ol va
a murir. (La Madonna cade a terra) O s’ve pasa? O
s’ l’è svegnuda che no l’ho gnanc tucada?...
UOMO Slonghela lilè... fait pian... e ’nde via
d’intorna che la g’abia a tor fiat...
233
DONNA Quajcosa de recuvrirla... ch’la g’ha i tremuri
del frecc...
ALTRO UOMO Mi g’ho desmentegat la mia gabana.
UOMO Fev in là, aidème e slungala.
ALTRO UOMO E adess stiv quacc, lasela repusà.
MARIA (come in sogno) Chi set lilò, bel zovin,
ch’am par aricugnuset? Cos l’è che at voit de mi?
DONNA La va in strambula, dona smarida... La g’ha
i visiun...
GABRIELE Gabriel, l’angiol de Deo, sont mi quelo,
vergen, ol nünzi d’ol to solengo e delicat amor.
MARIA Torna a slargat i ali, Gabriel, torna indré al
to bel ciel zojoso che no ti g’ha niente a far chì loga
in sta sgarosa tera, in stu turmento mundo. Vaj che
no te se sburdéga i ali de piume culurade ’e zentil
culuri... no ti vedi fango e sangu e buagna, mestà e la
spüsenta d’partüto? Vaj, che no te ne sbreghi i oregi
tant delicat co sto criar desasperato e i plangi e ol
plorar che crese in omnia parte.
Vaj, che ne te se sconsuma i ogi lüminosi a remerar
piaghe e croste e bugnoni, e mosche e i vermeni fora
dai morti squarciadi.
Ti no t’è abitüat, che in d’ol paradis no g’hai rumor
ni plangi, né guere, ni preson, ni omeni impicadi ni
done violade!...
No gh’è ni fam, ni carestia, njuno che süda a
stracabrasci ni fiolì sanza surisi, ni madri smaride e
scurade, njun che pena per pagà ol pecat! Vaj,
Gabriel, vaj...
234
GABRIELE Dona indulurada... che fin ’n’d’ol venter
t’ha scarpada ol patiment, oh, mi ol cognosi ciaro sto
turment che t’hait catat mirand ol segnor zóvin deo
inciudat... in sto mument ’egni a cognusel anc mi, de
pariment.
MARIA Ol cognoset de pariment... de pariment a mi?
Ah l’hait ü ti, Gabriel, in dol venter grosì, al me fiol?
At n’è sgagniat ti i labri par no criar di dulüri ’nd’ol
parturìl? At l’hait nutregat ti? Dait de teta ol latt, ti,
Gabriel?
Hait soffregà ti, quand l’è stait malad con la fever,
i macc de la rosolia e i noti in pie a ninàl c’ol
piangeva pei prem denci? No. Gabriel, si no hait
scuntat ste bagatele, no podet parlà d’aveg ol me
dolori in sto mument.
GABRIELE At gh’hait reson, Maria... perdoname sta
presonzion, che m’l’ha g’ha detat ol strapacore che
g’ho in de dentro, che m’ figürava ves in punta o
omnia patiment.
Ma mi egni recurdat che ol sarà propi sta tua
canzon plangida sanza vose, sto lamento intonat
sanza singülti, sto sacrifizi to e del caro fiol de ti c’ol
farà squarciarse ol ciel, che poda i omeni reversarse
par la prema volta in paradis!
DONNA Andate a fermarla, sta arrivando la sua
mamma di lui, la beata Maria, non fateglielo vedere
incrociato com’è che sembra un capretto scorticato
235
che cola sangue a fontanella dappertutto come una
montagna di neve in primavera, per questi gran
chiodi che gli hanno piantato nelle carni delle mani e
dei piedi, in mezzo alle ossa forate.
CORO Non fateglielo vedere!
Lei non si vuole fermare... arriva correndo
disperata sul sentiero che in quattro non la possiamo
tenere.
UOMO Se in quattro non la tenete, provate in cinque
e in sei... lei non può venire, non può guardare
questo figlio intorcigliato come una radice di olivo
mangiata d’alle formiche.
ALTRA DONNA Nascondetegli, copritegli almeno la
faccia al figlio di Dio, che non possa riconoscerlo la
sua mamma... le diremo che il crocefisso è un altro,
un forestiero... che non è suo figlio di lei.
DONNA Io credo che anche se lo facciamo coprire
tutto con un lenzuolo bianco il figlio di Dio, la sua
mamma lo riconoscerà... basta che gli spunti fuori un
dito di un piede o un ricciolo dei capelli, perché
glieli ha fatti lei, la sua mamma, quelli.
UOMO Viene... è già qui la beata Maria... le farebbe
meno dolore ammazzarla col coltello, piuttosto che
lasciarle vedere il figlio! Datemi un sasso per
tramortirla di colpo, che si rovesci per terra (così)
che non possa guardare...
ALTRO UOMO State quieti, fatevi in là... o povera
donna, che la chiamate beata... e come può essere
beata con questa decorazione di quattro chiodi che
236
gli hanno conficcato nella carne dolorosa, e ribattuto
che uguale non si farebbe a una lucertola velenosa o
ad un pipistrello?
DONNA State quieti, trattenete il fiato che adesso
questa donna l’ascolterete gridare a tutta voce, come
se l’avesse squartata il dolore, sgraziata: dolore di
sette coltellate da spaccarle il cuore.
UOMO Sta là ferma, non dice niente... fate che
pianga almeno un po’! Fatela gridare, che debba
scoppiare questo gran magone che le soffoca la gola!
ALTRA DONNA Ascoltate questo silenzio, che gran
fracasso che porta; e non serve coprirsi le orecchie.
Parla, parla, di’ qualche cosa Maria... oh, ti prego!
MARIA Datemi una scala... voglio salire vicino al
mio bene. Mio bene... oh, mio bello smorto figlio di
me (mio), stai tranquillo mio bene, che adesso arriva
la tua mamma! Come ti hanno combinato questi
assassini, macellai: maledetti, porci rognosi! Venirmi
a conciare il figlio in questa maniera! Cosa vi aveva
fatto questo mio tontolone, d’averlo così in odio, da
(essere) farvi tanto canaglie con lui... ma mi cadrete
nelle mani: a uno a uno! Oh, me la pagherete, anche
se dovessi venirvi a cercare in capo al mondo.
Animali bestie disgraziati!
CRISTO Mamma, non stare a gridare, mamma.
MARIA Sì, sì, hai ragione... perdonami mio bene,
questo baccano che ho fatto e queste parole da
arrabbiata che ho detto, che è stato questo stretto
dolore di trovarti imbrattato di sangue, spezzato qui,
237
su questa trave, denudato, di botte pestato... bucato
nelle mie belle mani così delicate, e i piedi... oh, i
piedi, che gocciolano sangue, goccia a goccia... oh,
dev’essere un gran male!
CRISTO No mamma, non stare a preoccuparti...
adesso, te lo giuro non sento più male... mi è
passato... non sento più niente, va’ a casa mamma, ti
prego, va’ a casa...
MARIA Sì, sì, andremo a casa insieme, vengo su, a
tirarti giù da queste travi, cavarti fuori i chiodi piano,
piano. Datemi una tenaglia... venite a darmi una
mano... aiutatemi qualcuno...!
SOLDATO Ehi, donna, cosa fai lassù sopra alla
scala? Chi ve l’ha dato il permesso?
MARIA È mio figlio di me che avete incrociato
(crocefisso)... voglio schiodarlo, portarlo con me, a
casa...
SOLDATO A casa? Ohi che premura, non è ancora
frollo abbastanza, o santa donna, non è ancora ben
stagionato! Bene, appena tira gli ultimi vi faccio un
fischietto, e venite a prenderlo bello che
impacchettato il vostro caro giovane... Contenta?
Venite giù adesso...
MARIA No che non vengo! Non lascerò passare qui,
in questo luogo la notte a mio figlio, da solo, tutto
solo a morirmi. E voi non potete farmi questa
prepotenza, ché io sono la sua mamma di lui, sono la
sua mamma, io!
238
SOLDATO Bene. Adesso me le hai gonfiate a
sufficienza, cara la mia mamma di lui: faremo come
quando si scrollano le mele, volete vedere? Darò una
bella scrollata a questa scala: e verrete giù a tonfo
come una bella pera matura.
CRISTO No! Oh, ti prego, soldato, che sei buono e
caro! Fai a me quello che vuoi: scrolla la croce fino a
lacerarmi le carni delle mani e le ossa, ma alla mia
mamma... ti prego, non farle male.
SOLDATO Avete sentito, cara mia padrona, quante
sono le ore? Cosa devo fare? Per me è lo stesso
lavoro: o scendete voi, e in fretta da questa scala,
oppure io scrollo la croce.
MARIA No, no... per carità... aspettate che sono già
giù... guardate, sono qui ai piedi della scala.
SOLDATO Oh, l’avete capita alla fine questa ballata,
o donna benedetta... e non guardatemi con questi
occhi da bruciarmi: io non ho colpa alcuna, se il
giovane si è presa questa posizione scomoda di stare
con le braccia allargate... oh che non ho pena di voi?
che non conosco io, il luccichio di lacrime
sanguinanti che vi sudano giù dagli occhi? È ben
questo un dolore di madre! Ma non ci posso far
niente, che io sono comandato che vada fino
all’ordine questa condanna, sono condannato a farvi
morire il figlio, o bene altrimenti, lassù, me
attaccheranno, con gli stessi suoi chiodi.
MARIA O buon soldato cortese, tenete, vi faccio un
presente di questo anello d’argento, e di questi
239
orecchini d’oro... tenete, in cambio di un piacere che
mi potete concedere.
SOLDATO Quale sarebbe questo piacere?
MARIA Di lasciarmi pulir via il sangue, a mio figlio,
con un po’ d’acqua e uno straccio, di dargliene un
po’ per inumidirgli le labbra spaccate dalla sete...
SOLDATO Niente di più di queste sciocchezze?
MARIA Vorrei anche che prendiate questo scialle e
andiate sopra la scala a metterglielo attorno alle
spalle, di sotto le braccia, per aiutarlo un po’ a
restare attaccato alla croce...
SOLDATO O donna, gli volete male al vostro
giovane dunque, se lo volete mantenere più a lungo
in vita a farlo soffrire di questi tremendi dolori. Nei
vostri panni, farei in modo che morisse subito al più
presto, io!
MARIA Morire? Dovrà giusto venire morto questo
caro mio dolce? Morte le mani, morta la bocca e gli
occhi... morti i capelli?... Ohi, che mi hanno tradita...
Oh Gabriele, giovane dalla dolce figura, con la tua
voce da viola innamorante, per primo tu, tu mi hai
tradito da truffatore: sei venuto a dirmi che sarei
diventata Regina io... e beata, felice, in testa a tutte
le donne! Guardami, guardami qui come sono a
pezzi e sfottuta, l’ultima donna al mondo mi sono
scoperta! E tu... tu lo sapevi nel portarmi
“l’annuncio” che fa sciogliere dalla commozione, di
farmi fiorire nel ventre il figlio, che sarei diventata di
questo bel trono Regina! Regina con il figlio gentile
240
e cavaliere con due speroni fatti con due gran chiodi
piantati nei piedi! Perché non me lo hai detto prima
del sogno? Oh, io, stai sicuro, io non avrei voluto
essere riempita, no, giammai a questa condizione,
anche se fosse venuto il Dio padre in persona e non
il piccione colombo suo spirito beato a maritarmi...
CRISTO Mamma, o che il dolore ti ha fatto diventar
matta che bestemmi? Che dici cose senza
cognizione? Portatela a casa, fratelli, prima che
abbia a rovesciarsi là, riversa e stravolta.
UOMO Andiamo Maria, fate consolato (contento) il
figlio di voi, lasciatelo in pace.
MARIA No che non voglio! Perdonatemi...
lasciatemi stare qui vicino a lui, che non dirò più
neanche una parola contro suo Padre, contro
nessuno. Lasciatemi... oh, fate i buoni!
CRISTO Ho da morire, mamma, e faccio fatica! Ho
da lasciarmi andare, mamma, consumare il fiato che
mi mantiene (in vita)... ma con te qui vicino che ti
strazi non sono capace, mamma... e faccio più
fatica...
MARIA Ti voglio aiutare, mio bene, oh, non
cacciarmi via! Fa’ che ci soffochino insieme, madre
e figlio, che ci mettano abbracciati tutti e due in una
tomba sola!
SOLDATO Ve l’ho detto, sacra donna! Non c’è che
un mezzo se volete farlo contento: ammazzarlo di
colpo!... Voi prendete svelta quella lancia laggiù
appoggiata, noi soldati faremo finta di non starci con
241
gli occhi (di non guardare), andate di corsa sotto la
croce e piantategli con tutta forza, di punta, la lancia
nel costato, a fondo nel gozzo, e, di lì a un momento,
vedrete, si schianta il Cristo e va a morire. (La
Madonna cade a terra). Cosa vi succede? Com’è
che è svenuta se non l’ho neanche toccata?
UOMO Allungatela là... fate piano... e andate via
d’attorno, che abbia a prender fiato...
DONNA Qualche cosa per coprirla, che ha i tremiti
del freddo...
ALTRO UOMO Io ho dimenticato il mio mantello...
UOMO Fatevi in là, aiutatemi ad allungarla...
ALTRO UOMO E adesso state quieti e lasciatela
riposare.
MARIA (come in sogno) Chi sei laggiù, bel giovane,
che mi sembra di riconoscerti? Cos’è che vuoi da
me?
DONNA Va sonnambula (parla nel sonno), donna
smarrita... ha le visioni...
GABRIELE Gabriele, l’angelo di Dio, sono io quello,
vergine, il nunzio del tuo solitario e delicato amore.
MARIA Torna ad allargare le ali, Gabriele, torna
indietro al tuo bel cielo gioioso, che non hai niente
da fare in questa schifosa terra, in questo tormentato
mondo. Vai, che non ti si sporchino le ali dalle
piume colorate di gentili colori... non vedi fango e
sangue, sterco di vacca, è tutto una cloaca? Vai, che
non ti si spacchino le orecchie tanto delicate con
questo gridare disperato e i pianti e l’implorare che
242
cresce da ogni parte. Vai, che non ti si consumino gli
occhi luminosi nel rimirare piaghe, croste e bubboni,
e mosche e vermi fuori dai morti squarciati. Tu non
sei abituato, che in paradiso non ci sono rumori né
pianti, né guerre, né prigioni, né uomini impiccati, né
donne violate? Non c’è né fame, né carestia, nessuno
che suda (per il lavoro) a stancarsi le braccia, né
bambini senza sorrisi, né madri smarrite e scure (per
il dolore), nessuno che peni per pagare il peccato
(originale) vai, Gabriel, vai...
GABRIELE Donna addolorata... che perfino nel
ventre t’ha strappato il patimento, oh, io lo conosco
chiaramente questo tormento che ti ha preso
guardando il Signore giovane Dio inchiodato... In
questo momento vengo a conoscerlo anch’io (al) pari
di te.
MARIA Lo conosci al pari mio, pari a me? L’hai
avuto tu, Gabriele, nel ventre ingrossato, il mio
figlio? Hai morso tu le labbra per non gridare di
dolore nel partorirlo? L’hai nutrito tu? Dato il latte
dalla mammella tu, Gabriele? Hai sofferto tu,
quando è stato ammalato con la febbre, le macchie
della rosolia e le notti in piedi a ninnarlo (quando)
che piangeva per i primi denti? No, Gabriele? Se non
hai provato queste bagatelle, non puoi parlare
d’avere il mio dolore in questo momento...
GABRIELE Hai ragione, Maria... perdonami questa
presunzione, che me l’ha dettata lo strappacuore che
ho dentro (tanto) che mi figuravo di essere in cima
243
ad ogni patimento. Ma io vengo a ricordarti che sarà
proprio questa tua canzone, pianta senza voce,
questo lamento intonato senza singhiozzi, questo
sacrificio tuo e del caro figlio di te che farà
squarciare il cielo, che possano gli uomini riversarsi
per la prima volta in paradiso!
Altra Versione
Il primo miracolo di Gesù bambino
Quando in tòl ziélo impiegnìdo de stèle, de bòto, come
fùlmine, l'è 'rivàdo uno stelón meravegióso con 'sto grande
cuùn sbarluscénto de fògo sbarlazàndo tüte le stèle i se
metüe a criàr: "Ohe, 'craménto! Chi l'è?". Al'éra la stella
cometa che vegnìva dall'oriente per dàrghe l'indicasiùn a i
Re Magi.
Gh’éra il primo Re Magio, quello vègio, co' al'éra sü un
caval negro, atènti a l'allegurìa, o' l’éra ingrignàt, un nass a
bèch de catìvo che ól trava sacraménti perchè ól gh'avéa dei
bugnùni sul cül che a ògni selàda: toc!, se ne schisciàvan
quatórdese e biastemava 'mé Dio. A gh’éra il Re Magio
biondo, ciàro, sempàtego ch'ól rideva, col mantelo d'arzento,
muntà sü un cavàl bianco, aténti a l'allegurìa. E appresso a
gh’éra il Re Magio negro che è sü un camèlo griso: un
Magio negro... un negro, ma cussì negro, che contro a 'sto
camèlo griso che montava, pareva più bianco del cavàlo
bianco del Magio biondo. Bèlo de fàcia e tüto ridénte de
quaranta dencióni luzénti e con dòi ögi che sbalusciàva nel
scüro a luminàre. E sémpre sóvra al camèlo andava
cantando. E ól cantava de contìnua, 'sta tiritéra:
244
"Oh che bèl, che bèl, che l'è andare sül camèl!
Che bèl, che bèl!
Un saltèl, do' saltèl sü le goebe dèl camèl!
Oohh che bèl, che bèl el camèl che va a Betlèm,
Sóta el lüm de mila stèl.
La cométa che a cumpàgna
giüsta fin a la capàna
e la Madòna che la nina
el Bambìn che piàgne e frìgna
e Giüsèp che sega, sega.
I angiulìt che i vola e i préga.
L'asinèl e ól boe che i bòfa
el camèl che sgamba e ól sgròpa
balzelóni, vah 'm' el tròta!
Oh che bèl, che bèl, che bèl
che l'è andare sül camèl!
De gran lónga pusé bèl
ch'andar sül cavàl
sul cavàl té scròla i bal
che no' té càpita sul camèl
che bèl, che bèl, che bèl!"
"Baastaa,baastaa! - el vègio Re Magio ól biastemàva - Ma
no' se pòde! O l'è quatro ziórni e quatro nòte col canta che l'è
bèl andare sü 'sto camèl!"
(Il Re Magio negro riprende la tiritera)
"E per fòrsa che mé tóca cantare
245
in sül camèl per farlo andare
perchè se mi no' ghe canto
el camèlo s'indorménta.
S'indorménta, bürla par tèra
s'impantéga e mi stravàco
col camèl che mé sbraga adòso
e ghe rèsto tüto schiscià!
Sì che canto sul camèl!
Oh che bèl, che bèl!
Cossì arìvo a la capàna
co' la Madòna che la nina
San Giüsèp che ól sega ól sega
ól Bambìn che ól frìgna e piàgna
i angiulìt che i vola e i préga.
El camèl che sgròpa e ól tròta
oh che bèl, che bèl, che bèl!
Sóra el camèl bisogna che canto
anca per dàrghe un po' de ritmo
perchè andare sul camèl no' l'è come in gròpa dèl cavàl
che ól cavàl va col galòpo
e ól camèl ól sgamba a tròto
sciàmpe ambàde una d'avanti e l'altra de drìo,
che se no' se dà el bòn témpo
se intupìca de 'na gamba
se scarpüscia e ól và de sciàmba
borletóni el va, se stciànta
e mi, sóta de roèrsa
tüto schisciàto dal camèlo!
Oh che bèl, che bèl, che bèlo!
246
Dàrghe ól ritmo e farlo balàre
che a Betlèm mi vòj arivàre, col camèl.
Oohhee che bèl!
Oohhee che bèl!"
"Basta! - ól crìa desperàto ól vègio Re Magio - Té magno
vivo! Té pélo via tüto el negro e mé magno el bianco de
déntro! Té lo magno intiéro!
Già, l'idéa de far venir anco un Re Magio négro, parchè
doveva èsserghe tüta l'umanità! Poteva mìga tiràrghe aprèso
uno giàldo, rosso, coi balìt?... No, negro! E poe co' 'sti ögi
bianchi c'ól gh'ha, co' la sfèrsula négra in mèso... che quando
gh'è scüro ghe végn rossa ch'el par 'na bèstia feróce. Che
l'altro ziórno sunt andà in campagna, che gh'avéa dèi mè
bisogni, che anca se sont un Re Magio gh'ho i miei bisogni
de fare! A gh’éra scüro, sont andàito in un pràt, mé sont
tirato giò le bràghe... perdonéme se ve la cónto... éro a metà
scrusciàdo sü i ginögi, proprio in quèsta posisiòn, de boto
devànti a mi té vedo 'na bestia, dei denci de bestia, dò ögi...
un leon!
Mé sónt cagà sóra le braghe!
E poe l'éra lü, devànti a mi, che ól cagàva e nol cantava!
L'ünica volta che nol cantava.
Mi son cossì inferocìt, desgrasiò, fra i bugnùni che mé
stciòpa, il che bèl, che bèl, che bèl, i spaventi che mé fa
catàre, son cossì nervoso che, se arìvo a Betlème in 'sta
manèra, stròso il bambìn dentro la culla."
In quèl moménto nel ziélo... woom.. ól stelòn grande de la
cométa ól s'è blocàt. "Cus'è capitàt?"
247
"La s'è fermàda per ciapà un po' el fià!
El voer dì che sèm arivà!
'Rivàti quasi a Betlèm, che bèl, che bèl!"
"Bastaaa! Mi ghe vago da solo a Betlèmme!" Dise desperà ól
Rè Magio vègio, ghe da de spròn al sò cavàlo e ól va via
come un mato e a drìo, sübito, el Re Magio negro a
seguitàrlo e tüti e dòi i va in fondo nèl scüro e i scompàre... i
scompàre ma se sénte sémpre più baso: "Oh che bèl, che
bèl!" - "Basta!" - "Oh che bèl... " - "Basta!" (Porta la voce
quasi a spegnersi sempre più flebile in lontananza) "Oh che
bèl!" - "Basta!!"
Nel ziélo impiegnìdo de stéle, de bòto l'è spontà l'ànzelo
meravegiòso, co' dei cavèi tüti svarulénti de bòcoli che col
vénto i sbanderàva... Un gran cerchión d'oro tacà, inciudàd,
sü la crapa. Vestìdo de séda che col vénto i sbratacàva come
vele slasàde. E de travèrso, chì sül stòmego, 'na grande
svérzula de séda, ciara, granda, con scrito sopra: "Angelo!"
Per quèi che no' capìse subito.
E 'stu angelo, co' 'ste grande ali tüte coloràde, andava vdo
'mé 'na poiàna treménda nel ziélo. El vegnìva giò a pignamorta a raspà la tèra e ól criava:
"Omeni de bòna volontàaauuuaaauvvvv, venì ch'è nato el
redentoreeeeaaaauuuuuuuaaaaaavvv!"
(Mima la picchiata con volo radente dell'angelo)
Con tüti i pastori che se bütàvano per tèra spaventà!
"Oheee... ma té sè mato! Té vo' schisciàrghe? A t'è spaventà
tüti i péguri... che ghe andà via anca el late!"(Mima un'altra
picchiata dell'angelo che per poco non lo travolge)
248
"Almànco té capitàsse d'andàr a sbàtere contra la montagna a
scarcagnàrte el çerción fino al còlo, a spantegàrte tüte le
piüme dapartüto. Ga1inàsso!"
E tüti i pastori ghe diséva: "L'è megliór che catémo quarche
ròba da portar al bambìn ch'è nasùo se no questo ól va avanti
e indrìo, tüta la notte, e ghe sega e ghe ara tüto!" E tüti i ghe
andava con un dono, in processiòn. Chi ghe porta dèl
formàjio, chi che ghe porta un cavrèto, dèi conìli, un altro de
le galìne, e chi ghe porta dèl vino, de l'oli, chi che ghe porta
le póme còte e le torte coi maróni. E po' ghe ne sónt de quèi
che arìvan co' la pulénta apòsta da la bergamàsca. Cu' la
pulénta fumànta de lontan! Roba che, dàrghe de la pulénta a
un bambìn apéna nascìdo, ghe vòl una bèla testa de cojóni! E
lì, a la capàna, tutt'intórno a gh’éra de la gente che faséva dei
baccàni, a gh’éra di quèli che ségava: Vir, vrom, vir, vrom; e
poi quèli che batéva il fèro: pim, toc, toc pem; e gh’éra quèli
co l'ànsema che dava ól fià: "buò, fir, fuòm, fim; e poi quei
che vendéva: végne, végne, de ün, de dòi, chi valza la man
par prim.
"Basta! Vergogna! Tutto 'sto baccàn! 'Sta pòvara dòna, de la
Madòna, so' tre giorni e tre notti che no' la dorme, se pùò far
fracàss in 'sta manéra? Vergogna!" - "Eh, ma noiàltri
vorsémo far el presepio!" E dentro la capàna gh'è tüti che
entra in ginögio coi regali e Sant'Ana cata tüto: "Andì indrìo,
andé a pregàr de fora, dàme qua i regali. Signor Jesus
bambìn ti dovéa nàssere almanco tre volte a la setimàna, chi
farémo una resérva de roba!" Arìva i Re Magi, i se
ingenögia. Gh'è el vègio che el porta el sò regalo, poe el
giovinèto e poe arìva dentro el negro...
249
"Ohi che bèl, che bèl, che bèl!
Ól Bambìn nèl cavagnèl!"
"Foera negro, via, cito! Spavénta no el fiulìn. Canta de
foera!" El vousa el re vègio.
In quel mentre 'riva dentro l'ànzelo, Gabriel, gridando: "Via,
sübeto fuga in Egitto che gh'è ól re Erode che taja le teste ai
bambìn come fuósse funghi." E allora Sant'Anna dise: "Per
piasér gh'ho besògn de tre cavàli e tre carétti per caregàr tüta
'sta roba" - "No, no' gh'è tempo de caregàr, besògna andàr
via sübeto. Via, fuga in Egitto." - "Ah, furbàsso ànzelo, ti
voi catàre tüto ti, eh!" Poi tìren fora l'àseno che no' sta in pìe,
l'è tüto embriàgo, che son tre giorni e tre notti ch'ól bófa per
darghe un po' de calór al bambìn, no' sta drìsso, ól gh'ha la
pànsa quasi par tèra e cominciano a caregàrghe de roba sulla
stciéna, ól va par tèra, slìsséga. La Madonna ól va en gròpa e
San Giüsèppe ghe dise: "Madona dessénde che 'sta bestia ól
crepa!" - "Ma mi no' pòdo desséndere, se la zente no' mé
vede su l'àseno no' capìsse che fémo la fuga in Egitto."
In quèl mentre vién dentro un ànzolo, gridando: "Foera,
foera - dise - baterìa!" - "Come bateria!?"
"Traslòco! Via, scapàre!" - "Dove?" - "Fuga in Egìto!" - "De
già?!" - "Sì, gh'è tüti i soldài de foera che ve çerca." "Aspèta, 'ndemo a tór un carèto - dise Sant'Ana - per
caregàre tüti i regali che gh'han portà." - "Gnente regali, no'
se porta via niénte!"
Dise la Madòna: "Eh no, i mè regali li vòjo cara, i mè regali
per ól fiolìn, che quando devénta grande... " - "Tira foera
l'áseno!" - "Ma no, no - dise San Giusèpe - no' se pòl
250
caregàrlo 'st'áseno, a l'è quatro ziórni e quatro nòti che el
bófa, l'è sfiatà compàgn d'una lugànegha insechìda!"
'Gnìva avante infàti 'sto ásen, inciochì che no'l restava in pìe,
ghe se slargàva i giambi apéna che ól caregàven. Caregàven
tüti i fiaschi, i ótri, caregàven i formàj, pachi e fagòti. E 'sto
ásen: wwumm! Wuwmm! el 'ndava sóto, slargàva i giambi,
la pànscia per tèra. A gh'è la Madòna che monta in còpa al
àsen, insentàda col fiolìn in bráscio.
"Madòna - ghe diséva San Giusépe - ven giò, nol se po'
mòvere, el mòre!" - "Ma no' pòdo caro, chè tüta la zénte l'è
abituà, durante la fuga in Egito, a vedérme che mi son
sentàda in sü l'áseno in fin da la parténsa!" ***
E alóra San Giusèpe ól se mète sóta a l'áseno, caréga l'áseno
in gròpa e van via tüti insémbia. Dòpo do ziórni, trè ziórni,
tüta la sacra famégia 'riva davànte a Jaffa. Jaffa bianca co'
tüte le tóri altìsime, maravagióse. E sübito l'ànzelo ól vola in
ziélo, ól fà un gran cerchio vdo. E l'àseno ól tira sü la testa...
Iiiaaaahhhhhhhhh!
(Imita
il
ragliare
dell'asino)
Pprrrooofffff! Slarga le giàmbe, pom, la pànscia par tèra.
Una lofa dèl cül: pluff! L'ànema de l'àseno la va in ziélo.
La Madòna de in còpa a la bèstia spiràda, la varda: "Pòvara
bèstia... Segno di Dio, voer di' che sémo 'rivàti!"
Van drénto a la cità, tròveno 'na stambèrga, tüto un büso,
che, dèl confronto, la capàna de Betlèm a l'éra 'na réggia.
Giusèpe ól tòpa i büsi. La famégia se mète a dormire.
La matìna sübeto, la Madòna la ciàpa 'na cavàgna, 'na cesta e
la va intórna a cercar pagni de lavare, perchè besógna che
jüta anche le' la faméja. San Giusèpe andava intórna col
martèl, la sega e ciòdi per truà de fare mestè.
251
El fiolìn in mèso a la strada.
La sera la Madòna l'arìva, morta roversàda, con tüta la stcéna
spacàda, róta.
La se sèta ancmò bagnàda, straca. E San Giusèpe vién de
foera imbestià chè no' gh'ha truvà lavór d'un soldo. Se punta
lì col martèl sul tàvul: Ptum! Ptum! Ptum! Ptum! El pica sóra
i didi, che quèla l'è l'üniga manéra de sfogàrse che gh'han i
legnamèe. 'Riva dentro ól Gesù Bambìn col mücc giò dèl
naso, fin sü la bóca, tüto strapenàdo, con le mani vónce, le
braghe de travèrso, sénsa gnanca 'na scarpa ai pìe.
"Mama! A gh'ho fame!"
"Bèla manéra che té gh'è de vegnìr a casa! Invece de
domandàrghe sübet dèl to’' papà, de la tua mama se i son
cunténti, o fategà. Perchè té déve far ti cossì, eh?"
"Eh, mama, ma mi gh'ho fame!"
E la Madòna: "Ma non ti gh'ha vergogna? Proprio ti che té
sèt vegnü apòsta dèl ziélo, che té sèt nasciü al mondo apòsta
per insegnàrghe ai altri a èser bòni, e avérghe amore e
avérghe bòne parole per tüti... e proprio ai primi dòi cristiani
che té ghe déve dar respècto, ti té arìvi a gnanca
saludàrghe!"
E Gesù Bambìn: "Oheu, la madòna!"
Sbianca la Madòna e Giusèpe anche! Se mète a tavola.
"Fiulìn va' a lavàrte i man, nétate i mòcoli dèl naso, mètese
un po' i cavèli a polìto. Va' i bócol... cussì! Fate el segno de
la cróse! No, aspèta, l'è un po' tròpo presto!"
Poe el Bambìn ól dorme. Dorme la Madòna, dorme Giusèp.
La matìna Gesù se desvégia , el resta da per lü, solo, no' gh'è
nisciüno. Alóra se mète sü le braghe, mangia un tòco de
252
pane, va intorno dove che gh'è la strada e vede tüti i bambini
che ziòga: cavalìna, sgiàfa a nascundùn, tòpa falsa...
"Ehi, bambìn! Féme ziogàr anca mi ai vostri ziòghi!" - "Nò!"
- "Vo' sóta mi! Fémo la cavalìna. Anca a la sgiàfa" - "No!
Va' via, Palestina!" - "A córere? Viàltri mé corè drio. Fémo
el ladro. Mi fel ladro?" - "No!" - "Ma perchè?" - "Via,
Palestina! Terün!"
El fiolìn piange. Piange ól Bambìn coi ögi grandi che cola'
gotón de làgrime. E pur de avérghe la posibilità de ziogàr, de
far festa, de far ziògo e fantasia coi altri fiolìt, el fa un
miracolo. Che la sòa mama gh'avéa sémpre dito: "No' far
miràculi intorno, che i té scopre, che se i capisse che ti té sèt
ól fiolìn de Dèo arìva i sbiri de l'Erode e ghe tóca scapàre de
nòvo!"
Lì, in de la piàsa, gh'éra 'na fontana. E tüta intorna la tèra...
de la tèra créta, de quèla che se 'dòpera per fare i matóni.
Jesus Bambìn ól ciàpa sü un pagnòco de tèra e ól comincia
con 'sti didìni a lavuràrla: el fa foera un crapìn d'osèlo poe
tüto el corpascìn con le aletìne, la cóa, poe le piüme, fine,
fine. El cata sü ón bastonsìn per farghe le sciampìne...
"Bambìn, varda che bèl osèlo de mòta che gh'ho fàito! De
tèra l'è!"
"Oh che bravo el Palestina, végne apòsta de lontano per
farghe vedere l'uselìn de mòta... oh bravo!" - "Sì, ma mi sunt
capàze de farlo volare." - "Come?" - "Ghe fo' 'na bufàda." "Fà vedé?"
"Èco! (Soffia con forza) Pfffuuuuu!" e l'uselìn ól dervìse
tüte le piüme e le ali, se desténde, sbate, sbate: ciup, ciup,
253
ciup, ciup, viricip, ciup, viriiii, cip! (Con le sole mani mima
l'uccello che svolazza intorno fino a scomparire nel cielo)
"Bòja, che drago el Palestina! Che stregonàsso! Ohi, l'ha fàit
volàr l'usèl de mòta co' 'na bufàda. De tèra l'éra!" - "No' l'è
miga véra!" - "Com no? L'ho vidù mi!" - "Ma l'è un trüco
vègio 'mé la Madòna: lü l'ha catà un uselìn de quèi inturpicà
che burlà giò da 'n'albero... l'ha catà sü... poe l'ha sguatascià
ne l'àqua... dòpo l'ha sfrugugnà un pochetìn ne la tèra.. poe
l'ha metü sóra la man, gh'ha bufà in tèl cül: brivido... vce,
vce, vce... l'è vulà via!" - "Ma no, l'ho visto mi, l'éra pròpio
de tèra! Dai… Faghe védar, dài Palestina... 'n'altro tòc de
créta, avanti via, möevess... (mima di creare un uccellino)
dai che l'è fato... via co' le alète... Dai, bufa!" - "Spèta!"
"Chi?"
'Riva un fiulòt, un bambìn, co' 'na gran testa tüta risulìt
négher: "Fermo, verificare!"
"Chi sèt?"
"Tomaso!"
"Tomaso? Come no' dito!"(Alza le mani, arreso di fronte
alla consuetudine e al personaggio)
Tomaso ciàpa un ciòdo... sum sum sum... sbüsa l'oselìn de
tèra: "Regolamentare, vai!"
"Aténti che bóffi!" (Soffia) Ppfffuuuuuuuu... (Mima
nuovamente il volo dell'uccellino) cip, cip, cip, cipcipcipcip!
"Vola! L'osèlo vola! Bravo Palestina! Caro come té voeri
bén! Toh, un basin! Ma perchè té se stàit luntàn cossì tanto
témpo? Che giògo che fémo! Adèso ognuno ól fà un osèlo...
e ti, poe, Palestina: pffuuuu!, bófa e fa volar i nostri osèli!"
"Dai Palestina! Che bèl Palestina che té sèt!"
254
E tüti gh'han comincià a far dèi oselón. V'un gh'ha fàit un
panotún tüto tondo co' una côa drissa, con dèe alète quadri,
con un gran crapón che burlàva giò, poe l'ha fàit dò
giambìne, tum... el burla giò... ghe n'ha metü quatro, poe
cinque zampe.
"Ma no' se pòl un osèl de çinque zampe!"
"Se no' stà in pìe... Importante che vola, no?"
Poe 'n'altro, 'na lugànega, una bissa, 'na bissa salàma, con
dodése ali in fila, sénsa la côa, dódese zampe.
"Lè un cagnòtto..."
Poe 'n'altro l'ha fàit un bugugnùn... paréva 'na torta, co' la
testa drissa in mèzo, sénsa còlo, el bèco su sü... e tüte le ali,
tüte scompagnàde, tüte intorno. E sénsa giàmbe.
"No' so se el vola, vedarèm..."
Poe, 'n'altro, gh'avéa fàit dèi oselìn che pareva de le
cagadìne.
Poe 'n'altro un strunsùn.
E l'ultimo, un gato!
"No' se pòl far volare un gato!"
"Se vola quèl strunsùn là, volerà ancha el mé gato!"
"No, ma i gati no' se pòl far volare. Un po' de régola!"
"Mama! El Palestina no' vol far volar el mè gato! (Mima la
madre che si affaccia al balcone e grida:) Fa' volàr sübeto el
gato d'el mè fiòl, Palestina! Se no, vegni giò e té inciòdo!"
(Mima il bambino Gesù che si osserva preoccupato le palme
delle mani)
"Tüti i oselón, tüti in fila!"
"Via, che el bófa!" (Mima il volare strampalato dei vari
uccelli)
255
Pffuuuuu... El pagnutùn: quac, quic, quoc, qua, té, pu, qua,
té.
Pfffeeee... La lugànega: pici, pete, qua, té, ce, che , se, té, pe.
Pfffeeee... La torta: psu, pse, psu.
Pfuuuu... El strunsùn: pce, pque, pte, pci, pce.
El gato! Pfuuu gniaaaaoooo gna gnum gnam! Magna tüti i
osèli dèl ziélo!
"Ohi! Che bèl, che rìdare a stciepapànza!"
"'N'altra uselàda, avanti tüti inséma!" Tüti che fan i osèli.
Végnen anche dai altri quartiéri, tüti i fiolìt. Tüta la piàssa
piéna de fiolìt che fan pastròchi con la tèra, tüte le statuète...
Osèl de tüte le forme e culóri.
I ziòga, i ride, i canta!
Ma in quèl moménto: trac! Se spalanca el portón de la gran
piàssa. E se vede 'parìre un cavalìn negro, tüto bardà, bèlo,
con sóvra, a montàl, un fiolìn tüto rubisón, con dei öci
sbricón, con i cavèli bén petenà... le piüme sül capèlo, vestìt
de velùto e de séta, con un coletón de pisso. E gh'éra dòi
soldati d'aprèso: el sovrastòmego de fèro, piüme anca loro
sul capèl, montà sü dòi cavàli bianchi.
Quèl bambìn l'éra ól fiòl dèl parón de tüta la cità. (Mima il
bambino che, dal cavallo, si rivolge ai ragazzini del
quartiere)
"Ehi fiolìn, che cosa ziogàte?"
"No' far mostra de gnénte, Palestina! Quèlo l'è un
rompicojón. L'è ól fiòl d'ól parón. No' darghe trà. No' darghe
corda, fa' finta de gnénte."
"Mi dite a còssa state a giocare? Pòso giocare co' voiàltri?"
"No!"
256
"E perchè, de gràssia?"
"Cussì! Perchè tüte le volte che noialtri domandémo de
ziogàr con ti, fiòl dèl patrón, coi to’' cavàli per far un zirèto,
ti té dise no! Perchè tüte le volte che vegnémo a casa tua, che
té gh'è de gran ziòghi, té ne fàit descassàre da i to’' sbiri!
Noiàltri adèso gh'avemo un bèl ziògo, el più bèl ziògo dèl
mondo, ma el Palestina, che quèl l'è al cap dèl ziògo, l'è
nostro. Ti té se sióro ma no' té gh'e ól Palestina. Palestina l'è
par noiàltri. Vero Palestina? (Mima di baciare Gesù) Pciu,
pciu! No' té ne andar co' quèlo ah? No' fa el Giuda, ah?!"
"Ma se pòl savére che ziògo l'è?"
"Sì, che té lo digo... Noiàltri fasémo i uselón. Poe ól
Palestina, bófa e i fa volare. Ti vol ziogàre anca ti?"
"Oh sì!"
"Bòn, tira fòra el to’' oselìn, bófaghe sóvra, e vedòm se ti è
bòn de farlo volare!" (Gran sghignazzo corale)
Rosso, inrabìto, co l'éra ól fiolìn dèl padrón, co' i i ögi foera
de la testa. Gh'ha catà 'na lanza dèl soldàt, gh'ha dàit de
spròn al so' cavàl, l'è 'rivàt in mèso ai fiòl criàndo 'mé un
mato:
"Se no' ziògo mi, no' ziogàte gnànca voiàltri!"
Zan, zan, a spacàre coi zòcoli dèl cavàl tüte le stàtue, tüte le
figurine de créta. Tüta par tèra, la tèra spacàda. Coi fiulìt che
piagneva... tiràva bale de mòta; i soldàt coréndo a cavàl,
criava:
"Via! Foera, andìt foera, via! Che el pòl fare quel che el vòl
quèl, parchè l'è ól fiòl dèl padrón!"
257
Le mame che vegnìveno foera de le finestre: "Catìvo! Un
ziògo si bèlo co l'éra. No' costava gnénte... i nostri fiòl i l'éra
conténti, e ti..."
E i soldai: "Via matre! Via, che ve 'riva le lanze!"
Pfium, pfium, ptum, ptum! Tüte le finestre seràde. La piàsa
vòta.
Gh’éra restà soltanto ól fiolìn dèl parón sul so' cavàlo negro,
coi soldati che i rideva. E nesün gh'avéa scorgiùo che gh'éra
restàt ól Bambìn Jesù visìn a la fontàna.. coi ögi grandi,
impegnìdi de làgrime... che ól vardàva verso ól ziélo che el
s'éra impiegnìdo de nìvole.
"Paadreee, paaadreeeee!"
Le nìvole se son dervìde: broomm, proomm, brooommm!
(Mima il padreterno che si affaccia fra le nuvole)
"Se gh'è!" (Rifacendo il tono del bambino, che a fatica
trattiene il pianto)
"Padree, son miii, Jesus..."
"Cosa t'è capitàt, Bambìn?"
"Eehh... quèl fiulìn lì l'è catìvo, chè gh'ha stcepàt tüti i
figurìn de tèra che noialtri gh'avémo fato per ziogàre. G'ha
scarcagnà tüto col so' cavàl e (Piange farfugliando)
guduhntuchetugudutu"
"Ma caro, per 'na stupidàda cusì, té gh'ha de far ciapàre un
spavénto cusì grando a to’' pare? Che so' 'rivàto de volàta, de
l'altra parte de l'univèrso che éro... gh'ho sbüsà quasi dódes
nìvoli, gh'ho tirà sóta dódese cherubini, e mé son stùrta tüto
ól triangolo, che ghe voer una eternità a rimpiasàl a 1'órden!"
"E, ma lü l'è stàit catìvo! Lü l'è ól fiòl dèl parón, gh'ha tüto!
Gh'ha tüti i ziòghi, ma l'istèso, quando gh'ha visto che
258
noialtri éremo conténti, gh'ha... (Singhiozza) ghidi tüte
tuduuhu stcepàdo tüto... ehheeehhhe... e mi gh'avevo tanto
fadigà..."
"Parla ciàro."
"E mi che gh'avevo fàto tanta fatìga de far ól miracolo de far
volar gli oselìni... per avérghe dèi amìsi, per ziogàre
insémbia... che dòpo i mè ciamàva Palestina caro toh un
basìn!... E adèso son de nòvo solo, come prima. Che tüti i
amisi mìi son scapati... ehhhee... (Piange) Gh'ho gran dolore
mi, gh'ho gran dolore patre eeehhheeee..."
"Oh té gh'hàit rasón. A dévo bén dir che ól spacàre, ól
stcepàre sogni e ziòghi de plagér de fantasia, o l'è pròpi ól
pejiór de tüte i viòl! Ma quèlo l'è un fiolìt, caro... cosa devo
fare eh?"(Gesù, prima si lascia sfuggire un sospiro di
pianto, poi, con tono, il più candido e normale possibile)
"Màsalo! (Sorride guardando accativante verso l'alto per
ottenere il consenso del padre) Eh!"
"Ma caro, t'ho mandàt giò apòsta dal çiélo in tèra per
imparàrghe la pace fra i òmeni... parlàrghe d'amore. La
prima volta che quaicün té fa quaicòsa, té voi masàrlo! Té
cominci bén la professiòn, eh?"
"È tròpo? Bòn, alora stórpialo... sguèrcialo... eh? Sguèrcialo
e stórpialo..."
"No, no' se pòl far 'ste cose, caro. No' se pòl comensàr co' la
violénza cussì, eh?"
"No' se pòl? No' té pòl ti? Lo maso mi?"
"E bon, fàit quèl che té pare, che tanto co' ti, no' se pòl
descùtere. Ma non andar intorno a racontàr che so' stado
mi!"
259
Prrooomm, bbrrraaaamm! I nìvuli sfragùglia da partüto e el
Dèo scompare. No' l'è pasàto ól témpo.
De nòvo a gh'è ól fiolìn dèl padron col ride, coi soldàt che i
se sganàsa a rigolà, e ól Bambìn Jesù visìn, c'ól ciàma:
"Patron... fiòl dèl parón!"
"Eh?"
"Eeehhheeeehhhh! (Ride col compiacimento di chi sta per
preparando uno scherzo atroce) Té ridi, ti, eh? T'è fàit tüto
'sto sacrapànte d'intorno... t'è spatascià tüti i statuèti, el
nostro ziògo. E ti sèt conténto, tranquìlo... ti pénsi che
nisciün té faga gnénte, eh? Ti è convènso che no'l può
èserghe nisciün che té castiga al mondo. Gnànca to’' pare,
ah?
E se adèso invece mi té fùlmino?
Té ridi, eh? No' té ghe credi, eh?"
Ffvvuuuooommmmm! Un fulmine treméndo è sortì dai ögi
dèl Jesù Bambìn. (Descrive la terribile fiammata) Una
léngua de fògo! 'Mé 'na bisa-serpénte infiamàda, l'intorcìga
tüto 'sto fiolìn, ól scaravénta, ól revòlta, ól sbate per tèra,
divénta tèra còta come in un forno. Poem! Fumante!!
Tüte le done dai balcón se büta a criàre: "Stregonàso! Cosa ti
gh'ha combenà de treméndo!?"
I soldàt sbianchìdi de spavénto che scapa sui cavàli.
La Madòna, che gh'ha sentìt criàr de lontàn la 'riva de corsa:
"Cos'è succès? Fiulin cos'hàit fa' ti?"
"Gnénte... ho fa' un miracolo. Mio primo miràculo. Varda, l'è
ancora caldo."
"Ma come... l'è un bambìn?! L'è un fiolìn che t'è trasformà in
tèra cota!!! Ma cos t'è fàit cos? Ma perchè?"
260
"Eh! Ma lü l'éra catìvo, cara!"
"No' vòj 'scoltàr scüse! Resüsitalo!"
"Noo!"
"Jesus, obidìse! Pénse a la povera mama de 'sto bambìn... lo
strapacòre che gh'averà...! Resüsitalo!"
"Ma non son capàze madre, mi gh'ho imparà soltanto a
fulminare; no' gh'ho ancora imparàt el resùrgit!"
"No' dir bosìe! Resüsitalo e inprèscia! No' ti capìse che se
'riva i sbiri ghe tóca de scapare de nòvo... mi e to’' patre che
gh'avemo apéna trovà un lavór!"
"Eh, ma però... Èco... no' se pòl fare un miracolo che bisogna
disfarlo sübeto! Bòn, lo resüsito, però co' 'n'a pesciàda..."
Tum! 'N'a pesciàda in tèl cül de tèra. Prum! El bambìn de
carne e òsa torna in pìe. Se tégne i ciàpi in dèi mani... ól
varda intorno spaventàt: "Cuss'è capitàt, cuss'è sucès cos'è?"
E el fiolìn Jesus ghe dise: "Mi sont stàit! Ól miracolo...
fulminà... resüsità! Poe l'è 'rivà la mia mama... Ringrasia la
Madòna! Faghe sübit un fiurèt!
Ma ti, té sénte brüsar ól cül per la pesciàda che té ho dada?
Aténto che gh'é un'alegorìa, eh!
Bòn servìsi per quei che son stremìdi... che derénto le
finestre son nascondüdi per gran pagüra. (Indica in alto
tutt'intorno alla piazza)
Se quèli comìnzeno a penzàre, razonàre, bada bén, che ti, té
deventerà grande a forza di pesciàdi che ti ciàpi! El cülo té
monta, té monta, té monta, té monta: puuummm! E stciòpa!
In eterno senza cülo!
Amen!"
261
IL PRIMO MIRACOLO DI GESU’ BAMBINO
ULTIMO
Quando in tòl ziélo grando e scüro e pién de stèle, de bòto,
come fülmine, l'è 'rivàda la stèla cuméta con 'sto grande cuùn
sbarluscénto de fògo sbarlazàndo 'mé un serpénte immatìdo
cól balo de San Vito… e l'è piombàda deréntro a 'sti lumini
de stèle cupàgn d'ón scurbàt-pipistrèll a spampignà un fròtt
de lùciole stremìde… 'ste pòre stèle i se metüe a criàr: "E ma
chi l'è quèsto? 'Craménto!" E 'sto stelùn spricutàva e ól
tornava indrèe, scumparìva de luntàn, segnàva 'na gran scia
che 1'éra proprio el camìno per i Re Magi.
Infàti a gh'éra tre Regi e Magi che i veniva de luntàn, fin
dèl'oriénte. El pü vègio di tre Magi a l'éra un Rè con tan de
corona d'òra in testa, i cavèli bianchi e una barba grisàda. La
fàcia ingrognìda, un nass a bèch de catìvo che ól biastemàva
e trava sacraménti perchè ól gh'avéa dei bugnùni sul cül che
a ògni selàda: toc!, se schisciàvan de farlo criàre.
A ghe n'éra 'n'altro, zóvane, muntà sü un cavàl bianco, in
testa la corona indóva ghe spontáveno risulìn tüti d'ori e
sótta dòi ögi celèstu e sémpre la bóca gh'avéa un sorìso. E un
terso ghe n'éra, terzo Re Magio muntà sü un camèlo: un
Magio negro... un negro, ma cussì negro, che contro a 'sto
camèlo griso che montava, pareva più bianco dèl cavàlo
bianco dèl Magio biondo. Bèlo de fàcia e tüto ridénte de
quaranta dencióni luzénti e con dòi ögi che sbalusciàva nel
262
scüro a luminàre. E sémpre sóvra al camèlo andava
cantando. E ól cantava de contìnua, 'sta tiritéra:
"Oh che bèl, che bèl, che l'è andare sül camèl!
Che bèl, che bèl!
Un saltèl, do' saltèl sü le goebe dèl camèl!
Oohh che bèl, che bèl el camèl che va a Betlèm,
Sóta el lüm de mila stèl.
La cométa che a cumpàgna
giüsta fin a la capàna
e la Madòna che la nina
el Bambìn che piàgne e frìgna
e Giüsèp che sega, sega.
I angiulìt che i vola e i préga.
L'asinèl e ól boe che i bòfa
el camèl che sgamba e ól sgròpa
balzelóni, vah 'm' el tròta!
Oh che bèl, che bèl, che bèl
che l'è andare sül camèl!
De gran lónga pusé bèl
ch'andar sül cavàl
sul cavàl té scròla i bal
che no' té càpita sul camèl
che bèl, che bèl, che bèl!"
"Baastaa, baastaa! - el vègio Re Magio ól biastemàva - Ma
no' se pòde! O l'è quatro ziórni e quatro nòte cól canta che l'è
bèl andare sü 'sto camèl!"
263
(Il Re Magio negro riprende la tiritera)
"E per fòrsa che mé tóca cantare
in sül camèl per farlo andare
perchè se mi no' ghe canto
el camèlo s'indorménta.
S'indorménta, burla par tèra
s'impantéga e mi stravàco
cól camèl che mé sbraga adòso
e ghe rèsto tüto schiscià!
Sì che canto sul camèl!
Oh che bèl, che bèl!
Cossì arìvo a la capàna
co' la Madòna che la nina
San Giüsèp che ól sega ól sega
ól Bambìn che ól frìgna e piàgna
i angiulìt che i vola e i préga
el camèl che sgròpa e ól tròta
oh che bèl, che bèl, che bèl!
Sóra el camèl bisogna che canto
anca per dàrghe un po' de ritmo
perchè andare sul camèl no' l'è come in gròpa dèl cavàl
che ól cavàl va cól galòpo
e ól camèl ól sgamba a tròto
sciàmpe ambàde una d'avanti e l'altra de drìo,
che se no' se dà el bòn témpo
se intupìca de 'na gamba
se scarpüscia e ól và de sciàmba
borletóni el va, se stciànta
264
e mi, sóta de roèrsa
tüto schisciàto dal camèlo!
Oh che bèl, che bèl, che bèlo!
Dàrghe ól ritmo e farlo balàre
che a Betlèm mi vòj arivàre, cól camèl.
Oohhee che bèl!
Oohhee che bèl!"
"Basta! - ól crìa desperàto ól vègio Re Magio - Té magno
vivo! Té pélo via tüto el negro e mé magno el bianco de
déntro! Té lo magno intiéro!
Già, l'idéa de far venir anco un Re Magio négro, parchè
doveva èsserghe tüta l'umanità! Poteva mìga tiràrghe aprèso
uno giàldo, rosso, coi balìt?... No, negro! E poe co' 'sti ögi
bianchi c' gh'ha, co' la sfèrsula négra in mèso... che quando
gh'è scüro ghe végn rossa ch'el par 'na bèstia feróce. Che
l'altro ziórno sunt andà in campagna, che gh'avéa dèi mè
bisogni un po' de corpo de fare... e mé sont tirato giò le
bràghe... perdonéme se ve la cónto... éro a metà scrusciàdo
sü i ginögi, proprio in quèsta posisiòn, quando té vedo
devànti a mi dò ögi de bèstia!
Mé sónt cagà sóra le braghe!
E poe l'éra lü ch'ól cagàva devànti a mi!
El cagàva ma nól cantava!
L'ünica vólta che nól cantava: "Oh che bèl, che l'è cagar
sénza camèl!"
In quèl moménto la stèla cométa la fa' una svoltàda 'mé un
fülmine e de bòta la se ferma in mèzo al ziélo blucáda.
"Cus'è sucèss cus'è?"
265
E ól negher ghe da la rispòsta con una bèla cantàda:
"La s'è fermàda per ciapà un po' el fià!
El voer dì che sèm arivà!
'Rivàti quasi a Betlèm, che bèl, che bèl!"
Disperà, ól Rè Magio vègio ghe da de spròn al sò cavàlo e ól
va via come un mato e a drìo, sübito, el Re Magio negro a
seguitàrlo e tüti e dòi i va in fondo nèl scüro e i scompare... i
scompàre ma se sénte sémpre più baso: "Oh che bèl, che
bèl!" - "Basta!" - "Oh che bèl... " - "Basta!" (Porta la voce
quasi a spegnersi sempre più flebile in lontananza) "Oh che
bèl!" - "Basta!!"
E poe un gran silénzio!
In quèl, de bòto in dèl ziélo, se vede un grande anzolón che
aparìsse, co' dei cavèi tüti svarulénti de bòcoli che cól vénto i
sbanderàva... Un gran cerchión d'oro tacà, inciudàd, sü la
testa. Vestìdo de séda che cól vénto i sbratacàva come vele
slasàde. E de travèrso, chì sül stòmego, 'na grande svérzula
de séda con scrito sopra: "Angelo!"
Apòsta per quèi che no' capìse subito.
E 'stu angelo, co' 'ste grande ali tüte coloràde, andava vdo
'mé 'na poiàna treménda nel ziélo. El vegnìva giò a pignamorta a raspà la tèra e ól criava:
"Omeni de bòna vólontàaauuuaaauvvvv, venì ch'è nato el
redentoreeeeaaaauuuuuuuaaaaaavvv!"
(Mima la picchiata con volo radente dèll'angelo)
Con tüti i pastori che se bütàvano per tèra spaventà!
266
"Oheee... ma té sè mato! Té vo' schisciàrghe? A t'è spaventà
tüti i péguri... che ghe andà via anca el late!"(Mima un'altra
picchiata dèll'angelo che per poco non lo travolge)
"Almànco té capitàsse d'andàr a sbàtere contra la montagna a
scarcagnàrte el çerción fino al còlo, a spantegàrte tüte le
piüme dapartüto. Ga1inàsso!"
E i pastori se metéveno in camìno per andà a la capàna e ghe
portàveno tüta la roba de magnàre el redentore. E chi ghe
porta dèl formàjio, chi che ghe porta un cavrèto, dèi conìli,
un altro de le galìne, e chi ghe porta dèl vino, de l'óli, chi che
ghe porta le póme còte e le torte coi maróni. E po' ghe ne
sónt de quèi che arìvan co' la pulénta apòsta de la
bergamàsca. Cu' la pulénta fumànta de lontan! Roba che
dàrghe de la pulénta a un bambìn apéna nascìdo, ghe vòl una
bèla testa de cojóni!
Ma i dise: "Bisogna far el presépio!"
Sant'Ana, ne la capàna, metéva a pòsto tüti i dóni che ghe
'rivàva. Che tüta la stala l'éra piéna de roba de magnàre,
l'àsino l'éra tüto covèrto de pachi e fagòti che ghe spontàva
fœra solamente la crapa a mèso sofegà.
La vaca l'éra covèrta che no' se vedeva più. Galìne, formàj,
salami, botisèle dapartüto che paréva d'èsere al merca'!
Arìva i Re Magi, i se ingenögia. Gh'è el vègio che el porta el
sò regalo, poe el giovinèto e poe arìva dentro el negro...
"Ohi che bèl, che bèl, che bèl!
Ól Bambìn nèl cavagnèl!"
"Fœra negro, via, cito! Spavénta no el fiulìn. Canta de fœra!"
el vousa el re vègio.
267
In quèl moménto se sénten i suldài ch'arìven: i suldài che
van in tüte le capàne a védar se l'è nato ól Redentore, per
'masàrlo. E alóra, l'angiolón se para d'inànzi a la capàna in
dove gh'éra la Madòna e ól Gesù Bambìn con un treméndo
sciabolón! Arìva i suldài, e quèl che sta davanti el sé blòca:
"Férma, vardé d'inànz a quèla capàna che sacraménto de
angelo che gh'è lì, via che el ne spaca in dòi! Via, via
scapare!"
E in quèl moménto nèla cità, (mima di battere sul tamburo)
patatum patatum patatum un banditore: "Ehi ascoltè mame,
ascoltè dòne! Chi è che de voiàltre ha fàit nàser in 'sti tre
ziórni un fiulìn pòle èser conténta, parchè ól re Erode ól ha
desidìo de darghe un prémio al pü bèl bambìn che e
nasciüdo. Portélo a la réggia e ól re, al bambìn pü bèlo,
donarà 'na curoncìna co' sü scrito: "Oh come l'è bèl 'sto
bambìn! L'è un putèlo quasi plü bèlo d'ól fiòl de déo!" E
anca la dòna che l'ha purturìto o gh'avarà 'na curóna con
sóvra stampà: "Quèsta l'è la mama che l'ha nascìo 'sto
bambìn, bèl mé Dio!" "Sant'Ana che l'ha 'scoltà 'stò
bordèléri, l'è andàit sübeto de la Madòna: "A gh'è un prémio,
'ndém, porta sübeto ól t'ho fiolìn al concorso." - "No che no'
lo vòjo el premio. Mi no' gh'ho besógno d'avérghe
consolaziùn altri che quèla che gh'ho già avüdo!" "No, no,
gh'ha importànsa! Besógna che ól sàpia tüto el mondo. Ól
premio donà dall'Erode non po' catàrselo 'n'altro fiòl!
Andémo, andémo! Ubbedìse a la tua mama!"
E fan per sortìre ma po' ghe repénsa e i dise: "Aspèta che
andémo a tór dèi nastri per farlo plù bèlo ól nostro bambìn e
268
ti Giusèpe, daghe un ögio al fiulìn e sta aténto che no' ghe
capita quaicòs."
Vano fœra e, sübeto San Giusèpe ól pianta lì de ségare e
dise: "Chì ghe deve èser 'na trápula, mi sénto che gh'è 'na
trápula. Gesù Bambìn, cosa té dìset ti? "
E Gesù Bambìn che l'éra già inteligénte ól fà: " Sì, sì..." e
schìscia l'ögio.
Alóra San Giusèpe ól tira fœra un biciér dove gh'éra dentro
de la ròba négra per pitüràr i cadenàsc. Cunt un penèlo tac,
tac, tac, fa dèi puntini in tüta la fàcia al fiulìn c'ól faséva i
grimàsi p'el galìtico.
"Fermo li!" poe ól se remète a ségar.
Torna Sant'Ana e come la vede ól fiòlin : "Ohaiooh! La
rosolìa!... La rosolìa négra! Quel negro che l'è vegnü dénter
l'ha spaventà ól Bambìn!"
Pœ ciàpa un strascio fru, fru, fri, nèta, nèta, e ól bambìn
devénta tüto netàto, pulito. "Qualchedùn gh'ha pitürà dèi
balìt sül so' facìn dèl Bambìn! Chissà chi l'è stado?" San
Giusèpe che el segàva: "Su nò mi, su nò mi." "Ténto ti, cun
quèla sega, che mi té ségo via quaicòss d'altro, óltre che ai
corna!" Catìva che l'éra Sant'Ana!
Pœ lée e la Madòna van foéra de nòvo a tór dèi inguénti per
darghe un bòn parfümo al fiolìn: "Sta 'ténto che 'ndémo
fœra, varda che se capita quaicòsa al fiolìn la cólpa l'è tùa!"
San Giusèpe apéna che i dò dòni son sortìde fœra, no' sa
cosa fare... Scòrge sü un muro un bestiolìn... tüto rigàdo
giàldo e negro, una avìs, un ape granda, che l'éra pussè come
un vespón. Cata un biciér... Toc... Cól biciér l'imprigiona
269
contro ól muro... presón! Un asèta. Soomm! Ghe tòpa sóra
l'òrlo! (E l'imprigiona nel bicchiere)
(Al bambìn gesù)"Scüsa ma dévo farte dar 'na cagnàda propi
sü la ganàsa. Tum! Ploff! (Indica un immediato rigonfio
sulla guancia del bambino) Adèss, dal'altro parte: Toc!
Ploff! Tum! (Indica un rigonfio che spunta sull'altra
guancia) Tum! In sü la fronte! (Come sopra) La trinità dei
bugnoni!"
Pœ, come non fosse, ritorna a far mostra de ségare. ‘Riva
deréntro Sant'Ana: "Aaahhh Dio! Varda lì. Come l'è
cunsciàto... Ooeehh cos'è capità? Che mostro! Varda lì!"
"Ma no' 'stà a piàgner, l'è ròba che va via quasi sübit, dò
mesi al màsimo!" el dise Giusèpe.
"(Indicando i bernoccoli) Cos'è?" "L'è el dénte dèl
giudìssio!" "De tüte e do parte?" "Sì." "Anca in fronte?"
"Se no' gh'ha in testa lü el giudìssio!"
Piange la Madòna, piange Sant'Ana.
"Che desgràsia proprio adèso, che gh'éra un bèl premio de
guadagnà, doveva capitàrghe 'sti trè dénti dèl giudìssio ! No'
podarémo più portarlo da l’Erode, tanto che l'è mostruoso."
De lì a un poco, fœra per le strade, se sént a piànzere. Se
sénte criàre desperàde de le dòne, tüte matri, coi so' fiulìt
insanguinàti, tajàti a tòchi.
"Aahhaa! A l'éra 'na trápula! L'Erode, apéna sémo stàe ne la
córte, l'ha fàit seràr tüti i porti. E i soldài sunt vegnü deréntro
a masàrghe tüti i fiulìt... 'Na tràpula l'éra! Tüti masàdi!"
Alóra Sant'Ana l'ha capito: l'è andàda par tèra in i ginöegio.
Anca la Madòna. E tüte e dòi criàva: "Grazie Déo, iluminàto
con grande mente de inteligénzia! Ti t'è vorsùo salvàrghe,
270
con quèsta desgràzia finta d'i bognùni, 'sto fiolìn che no'
'rivàse in le sgrinfie de l'Erode. Oho! Che ménte! Che
trovàde che té gh'hai Déo!"
E San Giüsèpe cól segàva de ràbia, cól segàva anca ól
cavalèto, biastemàva: "Cussì, sémpre, sémpre cussì! - el
diséva - Quando un òmo ól gh'ha 'na pensàda de zervèlo, poe
tüti, ringràsien Déo, che no' gh'ha fàit gnénte!"
In quèl mentre vién dentro un anzolo, gridando: "Fœra, fœra
- dise - baterìa!" - "Come bateria!?"
"Traslòco! Via, scapàre!" "Dove?" "Fuga in Egìto!" "De
già?!" "Sì, gh'è tüti i soldài de fœra che ve çerca." "Aspèta,
'ndemo a tór un carèto - dise Sant'Ana - per caregàre tüti i
regali che gh'han portà." "Gnénte regali, no' se porta via
niénte!"
Dise la Madòna: "Eh no, i mè regali li vòjo cara, i mè regali
per ól fiolìn, che quando devénta grande... " " (a San
Giüsèppe) Tira fœra l'áseno!" - "Ma no, no - dise San
Giusèpe - no' se pòl caregàrlo 'st'áseno, a l'è quatro ziórni e
quatro nòti che el bófa, l'è sfiatà compàgn d'una lugànegha
insechìda!"
'Gnìva avante infàti 'sto ásen, inciochì che no'l restava in pìe,
ghe se slargàva i giàmbi apéna che ól caregàven. Caregàven
tüti i fiaschi, i ótri, caregàven i formàj, pachi e fagòti. E 'sto
ásen: wwumm! Wuwmm!, el 'ndava sóto, slargàva i giambi,
la pànscia per tèra. A gh'è la Madòna che monta in còpa al
àsen, insentàda cól fiolìn in bráscio.
"Madòna - ghe diséva San Giusépe - ven gió, nòl sé po'
mòvere… el mòre!" "Ma no' pòdo caro, chè tüta la zénte l'è
271
abituà, durante la fuga in Egito a vedérme che mi son
sentàda in sü l'áseno in fin da la parténsa!"
E alóra San Giusèpe ól se mète sóta a l'áseno, caréga l'áseno
in gròpa e van via tüti insémbia. Dòpo do ziórni, trè ziórni,
tüta la sacra famégia 'riva davànte a Jaffa. Jaffa bianca co'
tüte le tóri altìsime, maravegióse. E sübito l'ànzelo ól vola in
ziélo, ól fà un gran cerchio vdo. E l'àseno ól tira sü la testa...
Iiiaaaahhhhhhhhh!
(Imita
il
ragliare
dell'asino)
Pprrrooofffff! Slarga le giàmbe, POM, la pànscia par tèra.
Una slòfa dèl cül: pluff! L'ànema de l'àseno la va in ziélo.
La Madòna de in còpa a la bèstia spiràda, la varda: "Pòvara
bèstia a l’è morta!... Segno de Dio, voer di' che sémo 'rivàti!"
Van drénto a la cità, tròveno 'na stambèrga, tüto un büso,
che, dèl confronto, la capàna de Betlèm a l'éra 'na réggia.
Giusèpe ól tòpa i büsi. La famégia se mète a dormire.
La matìna sübeto, la Madòna la ciàpa 'na cavàgna, 'na cesta e
la va intórna a cercar pagni de lavare, perchè besógna che
jüta anche lée' la faméja. San Giusèpe andava intórna cól
martèl, la sega e ciòdi per truà de fare mestè.
El fiolìn in mèso a la strada.
La séra la Madòna l'arìva, morta roversàda, con tüta la stcéna
spacàda, róta.
La se sèta ancmò bagnàda, straca. E San Giusèpe vién de
fœra imbestià chè no' gh'ha truvà lavór d'un sóldo. Se punta
1ì cól martèl sul tàvul: Ptum! Ptum! Ptum! Ptum! El pica
sóra i didi, che quèla l'è l'üniga manéra de sfogàrse che
gh'han i legnamèe. 'Riva dentro ól Gesù Bambìn cól mücc
giò dèl naso, fin sü la bóca, tüto strapenàdo, con le mani
vónce, le braghe de travèrso, sénsa gnanca 'na scarpa ai pìe.
272
"Mama! A gh'ho fame!"
"Bèla manéra che té ghé de vegnìr a casa! Invece de
domandàrghe sübet dèl to’' papà, de la tòa mama se i son
cunténti, o fategà... Perchè té déve far cossì, eh?"
"Eh, mama, ma mi gh'ho fame!"
E la Madòna: "Ma non ti gh'ha vergogna? Proprio ti che té
sèt vegnü apòsta dèl ziélo, che té sèt nasciüo al mondo
apòsta per insegnàrghe ai altri a èser bòni… avérghe amore
e avérghe bòne paròle per tüti... e proprio ai primi dòi
cristiani che té ghé déve dar respècto, ti té arìvi a gnanca
saludàrghe!"
E Gesù Bambìn: "Oheu, la madòna!"
Sbianca la Madòna e Giusèpe anco! Se mète a tavóla.
"Fiulìn va' a lavàrte i man, nétate i mòcoli dèl naso, mètese
un po' i cavèli a polìto. Va' i bócol... cussì! Fate el segno de
la cróse! No, aspèta, l'è un po' tròpo presto!"
Oh, Giüsèpe, dighe qualcósa al to’ fiòl… l’é al to’ fiòl anca
lü!! O no?
Chi l’é al mé fiòl?
Pœ el Bambìn ól dorme. Dorme la Madòna, dorme Giusèp.
La matìna Gesù se desvégia, el resta da per lü, sólo, no' gh'è
nisciüno. Alóra se mète sü le braghe, mangia un tòco de
pane, va intorno dove che gh'è la strada e vede tüti i bambini
che ziòga: cavalìna, sgiàfa a nascundùn, tòpa falsa...
"Ehi, bambìn! Féme ziogàr anca mi ai vostri ziòghi!" "Nò!"
"Vo' sóta mi! Fémo la cavalìna. Anca a la sgiàfa" "No! Va'
via, Palestina!" "A córere? Viàltri mé corè drio. Fémo el
ladro. Mi fò ladro?" "No!" "Ma perchè?" "Via, Palestina!
Terün!"
273
El fiolìn piange. Piange ól Bambìn coi ögi grandi che cóla'
gotón de làgrime. E pur de avérghe la posibilità de ziogàr, de
far festa, de far ziògo e fantasia coi altri fiolìt, el fa un
miracólo. Che la sòa mama gh'avéasémpre dito: "No' far
miràculi intorno, che i té scopre, che se i capisse che ti té sèt
ól fiolìn de Dèo arìva i sbiri de l'Erode e ghe tóca scapàre de
nòvo!"
Lì, in de la piàsa, gh'éra 'na fontana. E tüta intorna la tèra...
de la tèra créta, de quèla che se 'dòpera per fare i matóni.
Jesus Bambìn ól ciàpa sü un pagnòco de tèra e ól ‘comincia
con 'sti didìni a lavuràrla: el fa fœra un crapìn d'osèlo poe
tüto el corpascìn con le aletìne, la côa, poe le piüme, fine,
fine. El cata sü ón bastonsìn per farghe le sciampìne...
"Bambìn, varda che bèl osèlo de mòta che gh'ho fàito! De
tèra l'è!"
"Oh che bravo el Palestina, végne apòsta de lontano per
farghe vedere l'uselìn de mòta... oh bravo!" - "Sì, ma mi sunt
capàze de farlo vólare!" "Come?" "Ghe fo' 'na bufàda..."
"Fà vedé?"
"Èco! (Soffia con forza) Pfffuuuuu!" e l'uselìn ól dervìse
tüte le piüme e le ali se desténde, sbate, sbate: ciup, ciup,
ciup, ciup, viricip, ciup, viriiii, cip! (Con le sole mani mima
l'uccello che svolazza intorno fino a scomparire nel cielo)
"Bòja, che drago el Palestina! Che stregonàsso! Ohi, l'ha fàit
volàr l'usèl de mòta co' 'na bufàda. De tèra l'éra!" "No' l'è
miga véra!" "Com no? L'ho vidùo mi!" "Ma l'è un trüco
vègio 'mé la Madòna: lü l'ha catà un uselìn de quèi inturpicà
che l’é burlà giò da 'n'albero... l'ha catà sü... poe l'ha
sguatascià ne l'àqua... dòpo l'ha sfrugugnà un pochetìn ne la
274
tèra.. poe l'ha metü sóra la man, gh'ha bufà in tèl cül:
brivido... vce, vce, vce... l'è vulà via!" "Ma no, l'ho visto
mi, l'éra pròpio de tèra! Dai… Faghe védar, dài Palestina...
'n'altro tòc de créta, avanti via, mœvess... (mima come fosse
Gesù bambino di creare un uccellino) dai che l'è fato... via
co' le alète... Dai, bufa!" - "Spèta!"
"Chi?"
'Riva un fiulòt, un bambìn, co' 'na gran testa tüta risulìt
négher: "Fermo, verificare!"
"Chi sèt?"
"Tomaso!"
"Tomaso? (Alza le mani, arreso di fronte alla consuetudine e
al personaggio) Come no' dito!"
Tomaso ciàpa un ciòdo... sum sum sum... sbüsa l'oselìn de
tèra: "Regolamentare, vai!"
"Aténti che bóffi!" (Soffia) Ppfffuuuuuuuu... (Mima
nuovamente il volo dell'uccellino) cip, cip, cip, cipcipcipcip!
"Vóla! L'osèlo vola! Bravo Palestina! Caro, come té vœri
bén! Toh, un basìn! Ma perchè té se stàit luntàn cossì tanto
témpo? Che giògo che fémo! Adèso ognuno ól fà un osèlo...
e ti, poe, Palestina: pffuuuu!, bófa e fa vólar i nostri osèli!"
"Dai Palestina! Che bèl Palestina che té sèt!" vusa tüti i
fliolìt
E tüti gh'han ‘cominciàt a far dèi oselón. V'un gh'ha fàit un
panotún tüto tondo co' ‘na côa drissa, con dèe alète quadri,
con un gran crapón che burlàva giò, poe l'ha fàit dò
giambìne, tum... el burla giò... ghe n'ha metü quatro, poe
cinque zampe.
"Ma no' se pòl un osèl de çinque zampe!" ól dise Jesus
275
"Se no' stà in pìe... Importante che vola, no?"
Pœ 'n'altro, 'na lugànega, una bissa, 'na bissa salàma, con
dodése ali in fila, sénsa la côa, dódese zampe.
"Lè un cagnòtto..."
Pœ 'n'altro l'ha fàit un bugugnùn... paréva 'na torta, co' la
testa drissa in mèzo, sénsa còlo, el bèco su sü... e tüte le ali,
tüte scompagnàde, tüte intorno. E sénsa giàmbe.
"No' so se el vola, vedarèm..."
Pœ, 'n'altro, gh'avéa fàit dèi oselìn che pareva de le cagadìne.
Pœ 'n'altro un strunsùn.
E l'ultimo, un gato!
"No' se pòl far vólare un gato!"
"Se vola quèl strunsùn là, vólerà ancha el mé gato!"
"No, ma i gati no' se pòl far vólare. Un po' de régóla!"
"Mama! El Palestina no' vól far vólar el mè gato! (Mima la
madre che si affaccia al balcone e grida:) Fa' volàr sübeto el
gato d'el mè fiòl, Palestina! Se no, vegni giò e té inciòdo!"
(Mima il bambino Gesù che si osserva preoccupato le palme
delle mani)
"Tüti i oselón, tüti in fila!"
"Via, che el bófa!" (Esegue una soffiata panoramica e mima
via via il volare strampalato dei vari uccelli)
Pffuuuuu... El pagnutùn: quac, quic, quoc, qua, té, pu, qua,
té.
Pfffeeee... La lugànega: pici, pete, qua, té, ce, che , se, té, pe.
Pfffeeee... La torta: psu, pse, psu. Pfuuuu... El strunsùn: pce,
pque, pte, pci, pce. El gato! Pfuuu gniaaaaoooo gna gnum
gnam! Magna tüti i osèli dèl ziélo!
"Ohi! Che bèl, che rìdare a stciepapànza!"
276
"'N'altra uselàda, avanti tüti inséma!" Tüti che fan i osèli.
Végnen anche dai altri quartiéri, tüti i fiolìt. Tüta la piàssa
piéna de fiolìt che i ziòga, i ride, i canta!... fan pastròchi con
la tèra, tüte le statuète... osèl de tüte le forme e culóri che i
vola.
Ma in quèl moménto: trac! Se spalanca el portón de la gran
piàssa. E se vede 'parìre un cavalìn negro, tüto bardà, bèlo,
con sóvra, a montàl, un fiolìn tüto rubisón, con dei öci
sbricón, con i cavèli bén petenà... le piüme sül capèlo, vestìt
de velùto e de séta, con un coletón de pisso. E gh'éra dòi
sóldati d'aprèso: el sovrastòmego de fèro, piüme anca loro
sul capèl, montà sü dòi cavàli bianchi.
Quèl bambìn l'éra ól fiòl dèl parón de tüta la cità. (Mima il
bambino che, dal cavallo, si rivolge con arroganza ai
ragazzini del quartiere)
"Ehi fiolìn, che cosa ziogàte?"
"No' far mostra de gnénte, Palestina! Quèlo l'è un
rompicojón. L'è ól fiòl d'ól parón. No' darghe trà. No' darghe
corda, fa' finta de gnénte."
"Mé dit a còssa state a jocàndo? Pòso jocàre co' voiàltri?"
"No!"
"E perchè, de gràssia?"
"Cussì! Perchè tüte le vólte che noialtri domandémo de
ziogàr con ti, fiòl dèl patrón, coi to’' cavàli per far un zirèto,
ti té dise no! Perchè tüte le vólte che vegnémo a casa tua, che
té gh'è de gran ziòghi, té ne fàit descassàre da i to’' sbiri!
Noiàltri adèso gh'avémo un bèl ziògo, el più bèl ziògo dèl
mondo, ma el Palestina, che quèl l'è al cap dèl ziògo, l'è
nostro. Ti té se sióro ma no' té gh'e ól Palestina. Palestina l'è
277
par noàltri. Vero Palestina? (Mima di baciare Gesù) Pciu,
pciu! No' té n’andar co' quèlo ah? No' fa el Giuda, ah?!"
"Ma se pòl savére che ziògo l'è?"
"Sì, che té lo digo... Noiàltri fasémo i uselón. Pœ ól
Palestina, bófa e i fa vólare. Ti vól ziogàre anca ti?"
"Oh sì!"
"Bòn, tira fòra el to’' oselìn, bófaghe sóvra, e védom se ti è
bòn de farlo vólare!" (Gran sghignazzo corale)
Rosso, inrabìto, co l'éra ól fiolìn dèl padrón, co' i i ögi fœra
de la testa. Gh'ha catà 'na lanza dèl soldàt, gh'ha dàit de
spròn al so' cavàl, l'è 'rivàt in mèso ai fiòl criàndo 'mé un
mato: "Se no' ziògo mi, no' ziogàte gnànca voàltri!"
Zan, zan, a spacàre coi zòcoli dèl cavàl tüte le stàtue, tüte le
figürine de créta. Tüta la tèra spacàda. Coi fiulìt che
piagneva... tiràva bale de mòta; i soldàt coréndo a cavàl,
criava: "Via! Fœra, andìt fœra, via! Che el pòl fare quel che
el vòl quèl, parchè l'è ól fiòl dèl padrón!"
Le mame che faciàda a le finestre: "Catìvo! Un ziògo si bèlo
co l'éra. No' costava gnénte... i nostri fiòl i l'éra conténti, e
ti..."
E i soldài: "Via matre! Via, che ve 'riva ‘na lanzàda!"
Pfium, pfium, ptum, ptum! Tüte le finestre seràde. La piàsa
vòda.
Gh’éra restà sóltanto ól fiolìn dèl parón sul so' cavàlo negro,
coi sóldati che i rideva. E nisciün gh'avéa scorgiùo che
gh'éra restàt ól Bambìn Jesù visìn a la fontàna.. coi ögi
grandi, impegnìdi de làgrime... che ól vardàva verso ól ziélo
che el s'éra impiegnìdo de nìvole.
(A tutta voce) "Paadreee, paaadreeeee!"
278
Le nìvole se son dervìde: broomm, proomm, brooommm!
(Mima il padreterno che si affaccia fra le nuvole)
"Se gh'è!"
(A fatica trattiene il pianto) "Padree, son miii, Jesus..."
(Amorevole e preoccupato) "Cosa t'è capitàt, Bambìn?"
"Eehh... quèl fiulìn lì l'è catìvo, chè gh'ha s’cepàt tüti i
figurìn de tèra che noialtri gh'avémo fato per ziogàre. G'ha
scarcagnà tüto cól so' cavàl e (piange farfugliando)
guduhntuchetugudutu..."
"Ma caro, per 'na stupidàda cusì, té gh'ha de far ciapàre un
spavénto cusì grando a to’' pare che so' 'rivàto de volàta, de
l'altra parte de l'univèrso che éro? Gh'ho sbüsà quasi dódes
nìvoli, gh'ho tirà sóta dódese cherubini, e mé son stùrta tüto
ól triangolo, che ghe vœr una eternità a rimpiasàl a 1'órden!"
"E, ma lü l'è stàit catìvo! Lü l'è ól fiòl dèl parón, gh'ha tüto!
Gh'ha tüti i ziòghi, ma l'istèso, quando gh'ha visto che
noialtri éremo conténti, gh'ha... (singhiozza) ghidi tüte
tuduuhu s’cepàdo tüto... ehheeehhhe... e mi gh'avéo tanto
fadigà..."
"Parla ciàro."
"E mi che gh'avevo fàto tanta fatìga de far ól miracólo de far
vólar gli oselìni... per avérghe dèi amìsi, per ziogàre
insémbia... che dòpo i mè ciamàva Palestina caro toh un
basìn!... E adèso són de nòvo sólo, come prima. Che tüti i
amisi mìi son scapadi... ehhhee... (Piange) Gh'ho gran dólore
mi, gh'ho gran dólore patre eeehhheeee..."
"Oh té gh'hàit rasón. A dévo bén dir che ól spacàre, ól
s’cepàre sogni e ziòghi de plagér de fantasia, o l'è pròpi ól
pejiór de tüte i viòl! Ma quèlo l'è un fiolìt, caro... cosa devo
279
fare eh?"(Gesù, prima si lascia sfuggire un sospiro di
pianto, poi, con tono, il più candido e normale possibile)
"Màsalo! (Sorride guardando accativante verso l'alto per
ottenere il consenso del padre) Eh!"
"Ma caro, t'ho mandàt giò apòsta dal çiélo in tèra per
imparàrghe la pace fra i òmeni... parlàrghe d'amore. La
prima vólta che quaicün té fa quaicòsa, té voi masàrlo! Té
cominci bén la professiòn, eh?"
"È tròpo? Bòn, alora stórpialo... sguèrcialo... eh? Sguèrcialo
e stórpialo!"
"No, no' se pòl far 'ste robe, caro. No' se pòl comensàr co' la
violénza cussì, eh?"
"No' se pòl? No' té pòl ti? Lo maso mi?"
"E bon, fàit quèl che té pare, che tanto co' ti, no' se pòl
descùtere. Ma non andar intorno a racontàr che so' stado
mi!"
Prrooomm, bbrrraaaamm! I nìvuli sfragùglia da partüto e el
Dèo scompare. No' l'è pasàto ól témpo.
De nòvo a gh'è ól fiolìn dèl padron cól ride, coi soldàt che i
se sganàsa a rigolà, e ól Bambìn Jesù visìn a la fontàna, c'ól
ciàma: "Patron... fiòl dèl parón!"
"Eh?"
(Ride col compiacimento di chi sta preparando uno scherzo
atroce) “Té ridi, ti, eh? T'è fàit tüto 'sto sacrapànte
d'intorno... t'è spatascià tüti i statuèti, té ruinàt el nostro
ziògo. E ti sèt conténto, tranquìlo... ti pénsi che nisciün té
faga gnénte, eh? Ti è convènso che no'l pòle èserghe nisciün
che té castiga al mondo. Gnànca to’' pare, ah? E se adèso
invece mi té fùlmino?... Té ridi, eh? No' té ghe credi, eh?"
280
Ffvvuuuooommmmm! Un fulmine treméndo è sortì dai ögi
dèl Jesù Bambìn. (Descrive la terribile fiammata) Una
léngua de fògo! 'Mé 'na bisa-serpénte infiamàda, l'intorcìga
tüto 'sto fiolìn, ól scaravénta, ól revòlta, ól sbate per tèra,
divénta tèra còta come in un forno. Pœm! Fumante!!
Tüte le done dai balcón se büta a criàre: "Stregonàso! Còssa
ti gh'ha combenà de treméndo!?"
I soldàt sbianchìdi de spavénto che scapa sui cavàli.
La Madòna, che gh'ha sentìt criàr de lontàn la 'riva de corsa:
"Cos'è succès? Fiulin cos'hàit fa' ti?"
"Gnénte... ho fa' un miracólo! Mio primo miràculo! Varda,
l'è ancora caldo."
"Ma come... l'è un bambìn?! L'è un fiolìn che t'è trasformà in
tèra còta!!! Ma cos t'è fàit còs? Ma parchè?"
"Eh! Ma lü l'éra catìvo, cara!"
"No' vòj 'scoltàr scüse! Resüsitalo!"
"Noo!"
"Jesus, obidìse! Pénse a la povéra mama de 'sto bambìn... lo
strapacòre che gh'averà! Resüsitalo!"
"Ma non son capàze mama, mi gh'ho imparà sóltanto a
fulminare; no' gh'ho ancora imparàt el resùrgit!"
281
"No' dir bosìe! Resüsitalo e inprèscia! No' ti capìse che se
'riva i sbiri ghe tóca de scapàre de nòvo... mi e to’' patre che
gh'avémo apéna trovà un lavór!"
(Lamentandosi) "Eh, ma però... Èco... no' se pòl fare un
miracólo che bisogna disfarlo sübeto...! Bòn, lo resüsito,
però co' 'n'a pesciàda..." (Mima di sferrare una terribile
pedata al bambino disteso a terra)
Tum! 'N'a pesciàda in tèl cül de tèra. Prum! El bambìn de
carne e òsa torna in pìe. Se tégne i ciàpi cont i man... ól
varda intorno spaventàt: "Cuss'è capitàt, cuss'è sucès cos'è?"
El fiolìn Jesus ghe dise: "Mi sont stàito! Ól miracólo...
fulminà... resüsità!
Pœ l'è 'rivà la mia mama... Ringràsia la Madòna! Faghe sübit
un fiurèt!
Ma ti... tésénte brüsar ól cül per la pesciàda che t’ ho dàit?
Aténto che gh'é un'alegorìa, eh! Bòn servìsi per quei che son
stremìdi... che derénto le finestre son nascondüdi per gran
pagüra. (Indica in alto tutt'intorno alla piazza) Se quèli
comìnzeno a penzàre, razonàre, bada bén, che ti, té
deventerà grande a forza di pesciàdi che ti ciàpi! El cülo té
monta, té monta, té monta, té monta: puuummm! E s’ciòpa!
In eterno senza cülo!
Amen!"
282
PROLOGHI GRAMMELOT
PROPOSTA PER DARIO NUOVA PRESENTAZIONE
Il GRAMMELOT
LA FAME DELLO ZANNI
Ora, prima di iniziare col Mistero Buffo vero e proprio, mi
permettete di eseguire un salto in avanti nel tempo,
sorpassare il Medioevo vero e proprio e raggiungere il nostro
glorioso Rinascimento. Questo allo scopo di presentarvi il
grammelot.
All’origine e fino a quasi tutto il ‘400, le compagnie di teatro
erano composte da attori dilettanti. Ma nella fine del XV
secolo, cominciàrono a riunirsi in gruppi consociati con
tanto di statuto e contratto. Ebbero subito una certa fortuna,
specie quelle compagnie che godevano della protezione di
nobili e banchieri. Ma ecco che, nella seconda metà del ‘500,
quando esplose la controriforma, l’attacco condotto dalla
Chiesa verso gli intellettuali liberi, colpì duramente anche le
compagnie di attori associati, cioè i teatranti della Commedia
dell’Arte. Costoro furono costretti a una vera e propria
diaspora. Furono centinaia le compagnie che dovettero
emigrare in tutti i paesi d’Europa: Spagna, Germania,
Inghilterra. La maggior quantità di quei teatranti si stabilì
nella Francia. Altri raggiunsero la Russia e perfino i Paesi
Baltici.
È ovvio che la maggior difficoltà éra quella di farsi intendere
dagli abitanti di quei paesi che non conoscevano la nostra
lingua. È vero che i comici dell’arte possedevano doti
insuperabili di gestualità ed erano veri maestri della
283
pantomima ma dovettero creare qualche cosa che
permettesse di comunicare più profondamente il discorso del
gioco satirico e tragico. Cossì utilizzarono (o inventarono?)
il grammelot.
Cominciàrono col impiegare un linguaggio che potremmo
chiamare proto-maccheronico, cioè composto da sproloqui,
apparentemente senza senso compiuto, infarciti di termini
della lingua locale pronunciati con sonorità e timbri
italianeschi. Via via, si perfezionarono fino a impiegare,
oltre una straordinaria gestualità, suoni onomatopeici carichi
di sfondoni lessicali di varie lingue. Questo gioco imponeva
agli spettatori l’impiego di una certa dose di fantasia e
immaginazione che produceva l’insostituibile piacere dello
scoprirsi intelligenti.
In Francia le compagnie dei “Gelosi” e dei “Raccolti” furono
tra le prime a sviluppare questo genere di rappresentazione.
Esibivano maschere dei vari Zanni fra i quali l’Arlecchino
che possiamo bén chiamare il comico, massimo campione
del grammelot.
Cominciàrono col impiegare un linguaggio che potremmo
chiamare proto-maccheronico, cioè composto da sproloqui,
apparentemente senza senso compiuto, infarciti di termini
della lingua locale pronunciati con sonorità e timbri
italianeschi. Via via, si perfezionarono fino a impiegare,
oltre una straordinaria gestualità, suoni onomatopeici carichi
di sfondoni lessicali di varie lingue. Questo gioco imponeva
agli spettatori l’impiego di una certa dose di fantasia e
immaginazione che produceva l’insostituibile piacere dello
scoprirsi intelligenti.
284
In Francia le compagnie dei “Gelosi” e dei “Raccolti” furono
tra le prime a sviluppare questo genere di rappresentazione.
Esibivano maschere dei vari Zanni fra i quali l’Arlecchino
che possiamo bén chiamare il comico, massimo campione
del grammelot.
Il grammelot è una forma onomatopeica di discorso che è
nata con la Commedia dell'Arte e che realizza una tecnica di
espressione che è impostata tutta sul suono, sul gesto,
sull'onomatopeica cioè sull'andamento che fa assomigliare a
parole il linguaggio ma in verità non si tratta di termini esatti
ma soltanto fonicamente simili. (Fa un esempio di
grammelot in francese, E un altro di grammelot in
napoletano rappresentando Pulcinella)
Cossì potrei andare avanti ad indicarvi grammelot in tutte le
lingue e darvi l'impressione che davvero le parli.
Ma andiamo per ordine e iniziamo dal grammelot più antico,
quello dello Zanni. Lo Zanni è il prototipo di tutte le
maschere della Commedia
285
Per questa nuova edizione di "MISTERO BUFFO" 2000
abbiamo creduto opportuno inserire nel prologo dello
spettacolo molti degli avvenimenti che si sono avvicendati
nel nostro Paese in oltre 30 anni di reppliche.
286
Presentazioni che si sono susseguite dal 1969 al 9O
MISTERO BUFFO
trascrizione dello spettacolo del 24 marzo 1991 - Torino
La guerra del Golfo
Mistero Buffo è nato la bèllezza di trent’anni fa. In tutto
questo tempo si sono ripetute migliaia di rappresentazioni.
Come mia abitudine nel prologo sempre accenno agli
avvenimenti e ai fatti di cronaca. Quando, nel 69 scoppiò la
bomba a Milano alla Banca dell’Agricoltura, in Piazza
Fontana, ho improvvisato un intervento in chiave grottesca
sul modo tutt'altro che scentifico su come si stavano
svolgendo le inchieste di polizia. Indagini nella quali si
indovinava chiaramente che all’attimo stesso in cui saltava
per aria la bonca, gli inquirenti avéano già stabilito che i
terroristi non potevano essere che gli anarchici. Ne
arrestarono alcuni. Poi il suicidio - si fa per dire - di
Giüsèppe Pinelli, i processi trasferiti come pacchi per tutto il
sud. Si può dire che ogni settimana ero costretto ad
aggiornare la cronaca. Da quel prologo, è poi nato "Morte
accidentale di un anarchico".
Cosa che m’è accaduta anche abbastanza di recente durante
la guerra del Golfo, sto parlando della prima, quella del ‘91.
Per darvi un’idea chiara dello stile e del genere di
improvvisazione, tra tanti, abbiamo scelto proprio
l’intervento di quèl conflitto con massacro finale annunciato
e realizzato. Eccovelo. Cossì iniziava lo spettacolo:
È più di un mese che siamo in guerra... come ai tempi degli
scontri fra cristiani e mussulmani. Io speravo veramente che
287
si realizzasse in breve tempo una pace definitiva, invece in
IRAQ stanno combattendo ancora, si spara, c'è gente che
crepa; i Curdi stanno scendendo dal nord, stanno occupano
una città dietro l'altra, ci sono gli sciiti che salgono invece
dal sud, c'è Saddam Hussein, che ha buttato del napal e un
po’ di gas nervino che gli éra avanzato dall’ultimo conflitto,
addosso ad intiere comunità di mussulmani non allineati.
D'altra parte certi prodotti bèllici cossì preziosi non si
possono gettare via... bisogna pure adoperarli!
C'è qualche morto in più... ma che ci vuoi fare!
Sorvdo sulla tragedia di questa guerra che, secondo gli
esperti avrebbe dovuto risolversi senza neanche un morto...
doveva essere una guerra tranquilla - ci avéano assicurato uno scontro quasi dimostrativo e invece gli è scappata di
mano... si parla già di oltre centomila caduti solo fra i
militari iracheni, più altrettanti civili morti a Bagdad. E
siamo solo al prologo. In compenso, fra le truppe dei
“nostri”, neanche un ferito lieve. Tutti bene, grazie!
La cosa veramente grottesca è il crescere ogni giorno di
notizie che ci fanno scoprire quante frottole ci abbiano
ammannito a proposito di questa guerra, a cominciare dalla
presentazione del personaggio principale, il cattivo per
antonomasia: Saddam Husseim.
Sia chiaro, questo mostro scannaporci l'abbiamo inventato,
costruito noi, diciamo noi occidentali; senza il nostro aiuto
sarebbe rimasto un piccolo delinquente di provincia, un
criminale da strapazzo. Invece, prima di tutto, grazie agli
aiuti militari che gli sono stati forniti dalla coalizione dei
Paesi civili, ecco che è cresciuto come il servo gigante della
288
lampada di Aladino. Voi sapete che tutti hanno concorso a
vendergli armi, Pentagono in testa, russi, polacchi, perfino la
Repubblica di San Marino.
Fra l'altro siamo venuti a scoprire che, secondo osservatori
militari europei, Saddam Husseim dispone oggi del quarto
esercito, in scala di valori, del mondo... che è proprio una
notizia da scompisciarsi dal ridere, soprattutto quando si
viene a conoscere il particolare che i carri armati che gli
sono stati venduti dai russi non erano di produzione sovietica
ma erano cinesi di scarto. È risaputo che quando in Russia
un carro armato viene male si dice “c'è uscito un carro
armato cinese!”
Ma ad ogni modo la cosa incredibile, è che lui Saddam
Husseim a sua volta si è convinto di possedere davvero il
quarto esercito del mondo, che lo credessero gli altri éra la
classica bufala, detto da lui è da megalomane con camicia di
forza obbligatoria... ed è per questo che lo hanno sollecitato
a buttarsi, con slancio in questa avventura.
D’altra parte, non è la prima volta che i popoli civili
scatenano massacri a scopo redditiziosentolando la bandiera
della liberà, recitando spudoratamente “l’arrivano i nostri!”,
ma facendo molta attenzione ai dividendi e agli interessi
maturati.
Vi ricordate la guerra contro Komeini? (RICHIAMO
FONDO PAGINA - 1-: SI ALLUDE ALLA GUERRA
ESPLOSA ,ALLA FINE DELL’8O (?) TRA IRAN
(KOMEINI) E IRAK (Hussein) conflitto apparentemente
causato da motivi religiosi e territoriali, ma in verità la
ragione è da ricercare nella lotta per l’egemonia dei pozzi
289
petroliferi.) Un milione di morti soltanto. E questa azione a
cui concorsero in primo piano l'America, l'Inghilterra, noi,
ecc... ha fatto si che il grande rais Hussein, poi venisse
logicamente a richiedere il pagamento dell'obolo per il
servizio eseguito. Ma appresso, ‘sto deficiente, si è permesso
anche di occupare il Kuwait come risarcimento dei danni di
guerra subiti dalla sua gente. Giustamente lo abbiamo
mazzolato... pardon, l'hanno mazzolato!
E dire che sono stati proprio i bianchi civili ad allenarlo e a
incitarlo nell’acquisto e nella costruzione degli ordigni
bèllici, a cominciare dall’uso dei gas fulminanti - “oh, chi si
rivedete!” - sono arrivati, come maestri di produzione i
tecnici tedeschi dell’est e dell’ovest, che si sono incontrati
fuori sede per la prima volta a riprendere la loro tradizione di
gasisti... pardon, gasatori. E tutto, guarda caso, pochi mesi
prima dell’unificazione in una sola grande Germania.
Almeno questa guerra è servita a qualche cosa!
Possiamo immaginare di assistere alla lezione su come si
impiegano i gas: “Stai attento, Hussein... dunque: c'è un
catalizzatore, poi abbiamo un gas inerte, un'altro gas inerte,
solo se uniti col catalizzatore funzionano. Vuoi provarlo?...
Va bene, dimmi su chi li buttiamo. I Curdi? Sì! I Curdi
vanno sempre bene, tanto li ammazzi e nessuno dice niente...
al massimo l'ONU fa un rutto di indignazione, non più di
cossì. Attenzione Saddam… il Curdo è là, lo vedi? Buttiamo
la prima bomba... ecco il gas che esce, non fa niente perché è
inerte. Ne buttiamo una seconda, non fa niente perché è
inerte. STAI ATTENTO SADDAM!" "Ah chi???" "Là!
Adesso ci buttiamo il catalizzatore... PUM!... Guarda, guarda
290
come fa il Curdo, lo vedi? Non è un ballo regionale, è che è
un pò ubriaco. Adesso attento alla testina... la inclina...
TON! E' morto! Hai visto? IMPARA!!!" E cossì ha
imparato.
Ma sempre a proposito di frottole straordinarie... la più
criminale si è rivelata quella che ci ha ammannito addirittura
Bush in persona, e io l'ho bevuta, perché non pensavo che
quel Presidente fosse un politico tanto spudorato da venire a
raccontarci una balla di questo genere, balla che certamente
anche voi come mé, l’avrete bevuta. Si tratta, e Busch ci ha
assicurato che éra assolutamente necessario entrare
immediatamente in conflitto, perché se si fosse atteso un
anno a bloccarlo, Saddam Hussein certamente in questo
tempo sarebbe riuscito a realizzare una potentissima bomba
atomica… fatta in casa.
Ebbene, qualche giorno fa, il quotidiano più importante di
New York, il "N.Y. Times", ha realizzato un servizioinchiestae ha interrogato Scianagh, l'ultimo padre della
bomba atomica: “Senta professore - gli hanno chiesto - cosa
ne dice del pericolo che Saddam Hussein possa costruirsi la
bomba atomica?” Lo scienziato ha strabuzzato gli occhi, è
scoppiato in una risata con singhiozzo inarrestabile. Hanno
dovuto portarlo d’urgenza al pronto soccorso!
E quei coglioncioni degli americani invece l'hanno bevuta!
A proposito degli americani e del loro candore, ho da
segnalarvi un fenomeno davvero surreale: prima di questo
discorso sull’atomica mussulmana, Bush poteva raccogliere
un’adesione popolare alla guerra pari al 51% scarso, ma
appena ha tirato fuori, in diretta tv la favola suddetta,
291
l’adesione alla guerra è salita al 90%. Questo vi dice
l'importanza delle frottole, quando sono giocate bene.
Ma la più criminale di tutte, devo ammettere, si è dimostrata
senz'altro la bufala del cormorano; tutti quanti ci siamo
veramente rattristati e indignati di fronte a quella immagine.
Ve lo ricordate? Quel povero fenicottero "strapenato",
inzozzato, lì sulla spiaggia, con il petrolio sparato fuori dai
pozzi ad insozzare il mare, da questi bastardi di iracheni.
Lui, ficcato nel bagnoasciuga, che zampettava. Arrivava
quest'onda aarburante che lo travolgeva. Il bipede: BLOOB,
BLOOB, rispuntava con un occhio tappato, faceva appena in
tempo a respirare che BLOOOB, un'altra onda nera e oleosa
lo incatramava! A 'sto punto sono sbottato, indignato: "Ma
che criminali bastardi!", e tutti quanti ci siamo sentiti
rivoltare lo stomaco. Ebbene, adesso vi posso svelare che éra
tutta una balla, una frottola gigantesca! L’intiera categoria
degli scienziati legati all'ornitologia di tutto il mondo, si
sono indignati. I francesi in particolare su "Le Monde"
hanno pubblicato un articolo dove nel titolo si leggeva:
"Questa fandonia del cormorano non l'accettiamo!"
Perché? Perché di cormorani… di baby cormorano come
quello che ci avéa tanto commosso e indignato, sulle coste
del Kuwait, in gennaio, quando è stata effettuata la ripresa,
non ne esisteva nemmeno uno. Quei trampolieri se ne erano
andati via tutti, già in settembre… e normalmente ritoranno
su quelle coste a maggio. Ma col casino ecologico che c'è
stato lì, figurati se fanno ritorno: non li rivedranno mai più!
E allora ‘sto pellegrino di cormorano da dove è saltato fuori?
Vuoi vedere che è un cormorano in ritardo con l'orario di
292
migrazione? "Scusate, avete visto qualche volatile della mia
specie? Io devo partire, temo di aver perso l’ultimo stormo
migratore.”
No, raccontata cossì la balla non ‘sta in piedi. La verità è che
tutta la sceneggiata truculenta è stata organizzata in grande
stile dai fotografi e operatori televisivi. Ma andiamo per
ordine: qualche settimana prima, vi ricordate, c’è stata la
insozzata di petrolio in mare: un milione e mezzo di barili
buttati cossì, da affogarci miliardi di pesci. In verità,
l’abbiamo saputo appresso, sempre dal New York Times,
l’insozzata di petrolio s’è rivelata molto inferiore, un numero
di barili che non raggiungeva i centomila ma sempre di una
schifezza da criminali si tratta! A ‘sto punto i fotografi e gli
operatori si sono detti: “Qui c’è da fare un bèl servizio!
Magari con una bèlla famiglia di fenicotteri che zampetta
incatramata sulla spiaggia fetente!”. Ma ahimè, il petrolio è
stato buttato a mare solo lassù, nel nord del Kuwait, a
trecentocinquanta miglia da Riad, dove appunto stavano i
nostri operatori. E che fanno i nostri cacciatori di scoop
guerreschi? Salgono su un gommone e a pagaiate risalgono
il mare per tre giorni per poi farsi impallinare come oche di
transito dagli iracheni incazzati? No, neanche ‘sta balla ‘sta
in piedi. In verità la trouppe dei cameramen non si è mossa
dalla spiaggia di Riad, sono andati allo zoo e lì hanno
scoperto che i cormorani, che normalmente sguazzavano nel
laghetto artificiale, avéano tagliato la corda già dai primi
botti. L’unico fenicottero che hanno trovato éra un Mabibu,
che non è della classe dei cormorani, no, è un uccello
trampoliere che vive esclusivamente nell'Asia Minore e in
293
particolare negli acquitrini paludosi di acqua dolce. Come
l’hanno individuato, i cameramen: "Scusi, signor volatiletrampoliere, le spiace venire in spiaggia al posto del
cormorano?" "Ma no! Ma io che c'entro! Io odio il mare!"
"Venga per favore..." Ma questo animale ha degli strani
pennacchi qui in testa… glieli hanno tagliati all'umberta,
cioè alti un dito. Quindi l'hanno portato sulla spiaggia dove
avéano rovesciato un paio di barili di petrolio, hanno
abbrancato il Mabibu e PLOC PLOC, l’hanno intinto a
sguazzo nel bagnasciuga. “Scusi... chiuda la bocca
PIU'PIU'PIU', sorrida... UNO DUE TRE ... ci basta, grazie,
vada pure BLOBLOBLOBLO". E noi tutti, come tanti
boccaloni, ci siamo commossi fino alle lacrime a questa
malandrinata di messa in scena.
Ma la "scommozione", come a dire lo sgonfiamento
emotivo, l’abbiamo provata in seguito a quella
dichiarazione, vi ricordate, di Scwarz Scoop, il generale
abbondante, uno dei più grandi generali del mondo, nel
senso di dimensione e peso, due metri e dieci di altezza
senza tacchi, un quintale e dieci chili senza l'osso, ve lo
ricordate? Quello che arrivava immancabilmente ad ogni
conferenza stampa, simpatico… con quella faccia rubizza,
che a mé tutte le volte veniva voglia di chiedergli "mi dia
quattro etti di filetto, un ossobuco e un pò di carne per il
gatto". Simpatico dicevo… ebbene, alla quarta conferenza
stampa, è apparso stranamente abbacchiato e perplesso.
Cos’era successo? Ce l’ha confidato lui di persona: le rampe
dei missimi dai quali gli iracheni sparavano su Riad, dopo
essere state centrate dalle bombe lanciate dai super caccia
294
americani, riapparivano, come nulla fosse, il giorno dopo.
Ma da dove erano spuntate?!
Lo stesso succedeva con i carri armati. Carri armati che
uscivano non si sa da dove, i bombardieri li puntavano ne
buttavano all’aria una decina, ma ecco che TRACCHETE!,
altri dieci ne apparivano dal nulla. A un certo punto, i
generali della coalizione hanno avuto il sospetto, lui l'ha
detto, che si trattasse di falsi carri armati. Ed éra proprio
cossì: erano tutte sagome di carri armati in vetro resina. E
chi li ha fabbricati questi sè moventi corazzati? NOI! Noi
Italiani! Guardate che siamo dei geni, dei cervelloni
leonardeschi! L’inventore di queste macchine beffarde è un
artigiano di Torino che ha forgiato qualche migliaio di
sagome similcarrarmato, sagome che si spalancano a scatola
e che visti dall’alto, non c’è dubbio, appaiono autentici Tang
d’assalto e sfondamento. Scoperta l’esistenza di tanto genio,
il Comume di Torino ha deciso di inalzare un monumento
all’inventore, nella piazza principale della città. In
quell'occassione c’erano tutte le televisioni del mondo a
intervistarlo! L’hanno letteralmente aggredito con le
telecamere e i microfoni: “Per favore, ci dica come ha potuto
fabbricare carri armati cossì leggeri, agili e facili da
trasportare in gran numero?” “Ecco qua, è semplice! - ha
risposto lui e li ha condotti nell’officina - Ecco, vedete,
questi fogli di pressato sono sagomati per stampa e quindi
affiancati l’un l’altro a mo’ di libro. In ogni carico di camion
ci stanno quaranta carri armati, ed è semplicissimo
rimontarli, basta seguire il libretto di istruzioni allegato: A
con A, B con B, questo va a incastro, quest’altro pezzo si
295
inserisce a chiave, non c’è un bullone né una vite. Tempo di
montaggio 5 minuti. È cossì facile e divertente assemblarli
che gli irachieni lo fanno fare ai bambini delle elementari,
come premio.
Un cronista di Rai 3 ha chiesto: “I piloti, sia inglesi che
americani, giurano che quei carri si muovevano nel deserto.
Come ottenete questo portento?” E il genio risponde: "Basta
una corda molto lunga. Guardi, si lega qua, uno si mette in
una buca e poi tira il carro armato che, leggerissimo, viene
avanti come una slitta." "Sì, ma il calore emanato dal
motore, come lo realizzate?”
Voi sapete che gli attrezzi di rilevamento di cui sono dotati
gli aerei americani, se non registrano l'esistenza del calore
non danno l’ok perché si spari, anzi, emettono una serie di
pernacchi con contrappunto di sghignazzi e l'aereo se ne va!
"È semplice - risponde il maestro dei carri bidone - noi ci
mettiamo una stufetta a serpentina, loro rilevano il calore e
dicono: ah c'è il motore! E sparano razzi e cannonate come
al carnevale di Rio!" "D’accordo, ma come ve la cavate col
frastuono che produce un carro del genere?” “Sempre più
facile! Ci piazziamo dentro una cassetta con tanto di
registrazione di cingoli e motore Leopard BLUUBLUBLU!"
“Incredibile! - esclama l’inviato del New York Times Nessuno dei nostri lettori crederà mai che i piloti della Nato
si siano lasciate imbrogliare da mezzi cossì semplici, quasi
infantili!”
Non v’è mai capitato di dare un’occhiata dentro la cabina
guida di uno di questi mostri bèllici? Nel cruscotto centrale
di questi super jet, c'è una specie di schermo, appaiono tutti i
296
disegnini che si muovono come in un videogame e il pilota
non ‘sta neanche a guardare attraverso il parabrezza ma
segue direttamente l’azione attraverso il cruscotto. C'è una
voce che gli comunica tutti gli elementi, gli dice: "Vai,vai,
stai tranquillo, ecco, ecco, prendi quota, fino a trentacinque
abbassa dodici, ecco rileva, rileva, rileva, la velocità è OK…
va, vai che è una meraviglia, sei splendido, la tua mamma ho
saputo che ‘sta tanto bene, vai vai - e appare la faccia della
mamma che gli manda bacetti - Ti andrebbe una grattatina
sulla nuca? Sì? Procuriamo!" PLOP: una manina spunta dal
cruscotto, viene su leggiadra, gli ammolla degli schiaffeti e
gli torce appena l'orecchio “Oh come mi piace!”
All’istante scatta il segnale d’attenzione e incursione:
TIEIHIE! Ecco, appare l'immagine assonometrica di un
carro armato, anzi due, tre, quattro, e la voce si fa epica:
“Ecco qui il bersaglio è un 113 di 10 tonnellate, cannone 981, c'è, c'è, c'è, eccolo l'ho inquadrato, guarda che c'è! Dai
adesso SCHIACCIA il pulsante rosso! Ci sei! Sei puntato!
SCHIACCIA TI DICO!” Se il pilota è preso da un crac
emotivo, la manina gli afferra il polso e lo costringe a
schiacciare. Parte un razzo tremendo che ha anche una video
camera in testa: tutto intelligente! L’ordigno avanza
inesorabile. Dall'ogiva la radio emette a livelli frastornanti
un canto sul motivo delle Valchirie: “IRACHENO
SCELLERATO, SEI FOTTUTO, SEI FREGATO!"
Obiettivo centrato! PUMPUMPAK! Frammenti di carro vo
per aria, l'aereo risale a quota 2000 con grande impennata…
mentre esplode una risata registrata "AAAHAHAAAA AHA
AHA IIIH!", che si trasforma nell'inno americano.
297
Il pilota e i suoi generali sono raggianti e non sanno d’essere
stati fregati. Hanno sparato razzi del valore di miliardi per
trappole che costano come un giocattolo per poveri
trovatelli! È inutile, noi italici come bidonisti, siamo il
massimo!
298
Eppure, ci sono stati dei fabbricatori di trucchi inglesi, che ci
hanno superato, hanno sorpassato in ingegno anche i
torinesi. Costoro hanno realizzato addirittura un carro armato
di gomma.
Il carro armato gommoso, alla maniera di un preservativo
gigante viene pressato dentro una valigetta di queste
dimensioni... poco più di una ventiquattr’ore. Viene
consegnato all’iracheno addestrato all’uso, l’iracheno
ammaestrato pone la valigetta a terra, estrae dal coperchio
una pompa del tipo “gonfia-gommoni”, col piede preme su e
giù POT POT POT: spunta il carro armato. Dal principio
informe ma che va prendendo il suo assetto sorprendente in
pochi minuti: coi cingoli, la torretta, i cannoni, ch'è il punto
più delicato, che se non si pompa con forza sufficiente il
cannone rimane moscio cossì... e al pilota di lassù potrebbe
nascere qualche sospetto. Ma quando appare il super caccia
bombardiere, l’iracheno pedala come un disperato sulla
pompa PEMPEMPEM TUNTUNTUN ed ecco la canna ritta
come un fallo orgiastico in fase d’orgasmo multiplo!
L’iracheno ha giusto il tempo di gettarsi dentro la fossa di
protezione che parte il razzo e colpisce il bersaglio. C’è il
commento di un pilota americano che è veramente
divertente, dice: "È strano come si comportino questi nuovi
carri armati iracheni, perché non esplodono, non deflagrano
come gli altri russi, cinesi. Non so di che marca siano, che
nazione glieli abbia procurati: come li becchi saltellano qua e
là nel deserto TUM PIM TUM PIM, emettono uno strano
sibilo PIHIIIIIIIIII e scompaiono nel nulla.
299
Versione introduttiva di “Mistero Buffo” eseguita il 24
marzo ‘91.
Qualche giorno dopo, spinto dai nuovi eventi, ho portato
qualche variante al prologo. Eccovela.
Come dicono i francesi, e hanno proprio ragione, questa è
proprio una "drolle de guerre", una guerra da crepar dal
ridere. Il coronamento di questo conflitto da clown è la
scoperta delle galline da combattimento. No, non è un lazzo
buttato lì tanto per stupire a scompiscio gli alleati elettrosupercomputerizzati, hanno davvero adoperato le galline in
guerra. È la prima volta nella storia dell’umanità che
assistiamo alla scesa in campo di pollame guerriero evento
del quale noi tutyti dobbiamo essere molto orgogliosi perché
esse sono razza scelta dei nostri pollai, quindi esultiamo:
(intona l’inno nazionale) Oh polli d’Italia, l’Italia s’è desta!”
Forse le superstiti di questo conflitto riceveranno una croce
particolare di Gladio (richiamo fondo pagina2:
organizzazione clandestina creata, per un probabile colpo di
Stato, con l’apporto dell’ex Capo dello governo, Presidente
Cossiga); quelle che rimarranno vive le vedremo sfilare a
Taranto (NOTA FONDO PAGINA: BASE DELLA
MARINA MILITARE ITALIANA E LUOGO DI
PARTENZA PER IL MEDIORIENTE DEL NOSTRO
CONTINGENTE MILITARE) con le pime al vento e una
croce di ferro penzolante sul petto. Noi staremo lì a salutarle
orgogliosi e ritti sull’attenti ci saranno anche i presidenti vari
che le baceranno.
300
Ma cos’è ‘sta storia del pollame guerresco? È presto detto:
l'avrete visto in uno speciale TV e l’avrete pure letto su “Il
Corriere della Sera” e la “La Repubblica”… non vi racconto
storie: nelle foto si scorgono alcuni marines con una gallina
bianca in mano, razza emiliane e padovane. Ecco perché
dicevo che le croci di guerra verranno tutte dall'Italia: hanno
svuotato interamente le nostre aziende gallinifere, batterie
intiere anche centomila per volta.
Ma veniamo all’utilizzo di questi eroici pennuti. Nella
ripresa televisiva alla quale accennavo, si nota questa gallina
in braccio al marines americano. Il marines calza il suo elmo
regolamentare bén mimetizzato con la rete, tiene sulla fronte
due occhiali uno per vedere con il sole e il vento, l'altro per
vedere di notte con gli infrarossi. Sul frontespizio dell’elmo
spunta una vistosa lampadina che parabola automaticamente
e scruta l'orizzonte. Qui sul petto è appeso un tubo che
contiene una maschera antigas, maschera che fuoriesce e si
spalanca andando a coprire la faccia del marines, il tutto con
un solo scatto. Dai glutei del guerriero partono due briglie
che trascinano una cassetta munita di ruote che agisce
autonomamente spostandosi da una parte all’altra per meglio
spiare al di là delle dune. A completare l’assetto, abbiamo
una bombola di ossigeno qui sotto l’ascella, la riserva
d'acqua appoggiata tra le cosce - serve anche da
raffreddamento agli organi delicati - il metano di dietro, una
riserva di petrolio all’altezza del ginocchio... e anche una
sigaretta già accesa infilata nel bocchettone della maschera
antigas, nel caso uno avesse l’impellenza irresistibile di
301
fumare. Ma ci siamo dimenticati delle galline? No, per
carità! Essa, bipide, ‘sta appollaiata su un pistolone
tremendo che il nostro marines esibisce facendolo scorrere in
avanti da sotto l’ascella destra. Con quello spara dei proiettili
grossi come uova, che esplodono e producono raggi. Il
frastuono è tremendo, ma la nostra gallina da combattimento
rimane costantemente abbrancata alla cassa del caricatore.
Ora mi chiederete, perché il marines si tiene la gallina sul
mitragliatore? Cossì, per scaramanzia? Niente affatto! La
gallina assolve a un grosso impegno. Essa possiede un
istinto straordinario, cioè ha la facoltà di captare da lontano,
lontanissimo anche una bava di gas nervino... se un bastardo
d’iracheno tira una bombola di gas anche a centinaia di metri
di distanza, la gallina WAW WAW WAW, fa un baccano
d'inferno, starnazza, spara uova a grappoli e scagazza,
scusate il termine, ma è un gergo tecnologico militare. Ora la
cosa fa scattare subito l'intelligenza e la percezione del
marines, il quale fra un passo e l'altro... dice AH! IL GAS!
PIUM, schiaccia un bottone, gli parte subito la maschera già
aperta che gli si incolla sul viso. Naturalmente la gallina
entro dieci secondi muore secca. Andiamo, non possiamo
mica dare la maschera anche alle galline! (Fingendo di
rivolgersi a qualcuno del pubblico) Sì, signora… alludevo
proprio al fatto che durante l’ultimo bombardamento a Tel
Aviv all’arrivo dei razzi iracheni che si temeva spargessero
gas letali, si sono distribuite maschere per tutti i cittadini
israeliani ma non se ne sono trovate da destinare ai
palestinesi presenti in città. E anche se lei signora ha
sussurrato appena, l’ho sentita lo stesso. Io ho un orecchio
302
tremendo, lei ha esclamato risentita: “Ah no! Cosa c'entrano
i palestinesi con le galline!” Ha ragione, le galline sono
molto più utili nel conflitto, infatti non servono soltanto a
dare l’allarme per l’arrivo di gas nervino, ma soprattutto
servono per disinnescare le bombe a trappola ficcate nel
terreno. Voi sapete che a Sadam Hussein sono state vendute
mine da quasi tutti i popoli della terra. E quante ne ha
acquistate lui? Diciotto milioni di unità... c'è questo deserto
del Kuwait che è tempestato di mine, è incredibile, non si
può andare in giro. Se uno, mentre va sullsulla superstrada,
che è l’unico percorso ripulito, gli vola via un pacchetto…
guai se si permette d’andare a recuperarlo. Come mette piede
sulla sabbia: PAM!, salta in aria! Per disinnescarle l'appalto
è stato dato ai francesi; avrete visto qualche immagine
televisiva: loro hanno una specie di cannone che spara nel
deserto un aggeggio che srotola una catena lunghissima con
un rostro finale… poi c'è un braccio meccanico che afferra
dall'altro lato la catena e comincia a scuoterla dando ribattoni
terribili, un fracasso d’inferno. Col fracasso tutte le mine di
fabbricazione inglese, francese, russa polacca, svizzera ecc...
PIM PAM PIM PAM saltano per aria che sembra proprio
Piedigrotta, una cosa veramente festosa! Tutte, vi dico tutte
le mine eslpodono... salvo le nostre, le italiane: le Vasella.
Nove milioni gliene abbiamo vendute, nove milioni di mine
VALSELLA: 50% di partecipazione Fiat. Perché sono tanto
richieste e preferite? Perché noi abbiamo bombe
INTELLIGENTI, e non trappole per topi. Le nostre Valsella
quando si fa baccano sbattendo catene non fanno una piega,
anzi, dalla cupola della bomba escono due manine che
303
sbattendo una conto l’altra (mima due braccettine con mani
annesse che sbattendo una contro l’altra, altezza gomito,
eseguo il classico gesto scurrile napoletano). Infatti le
nostre mine saltano per aria soltanto a pressione del piede
umano, sono proprio a misura d'uomo, non per niente noi
abbiamo creato l'umanesimo. Tutti i nostri alleati devono
cominciare a rispettarci come meritiamo perché, d’accordo
che in questa guerra non abbiamo dato un apporto
determinante, soprattutto in materiale umano, ma abbiamo
concorso con materiale meccanico e gallinaceo in
partecipazione straordinaria come nessun popolo al mondo.
Devono piantarla di sfottere e di prendere in giro soprattutto
i nostri ministri quando ci si riunisce al banco, meglio dire al
tavolo, per dividere le situazioni di vantaggio di questa
guerra. Devono piantarla! C'è quèl nostro ministro De
Michelis (HAMO FONDO PAGINA: MINISTRO
SOCIALISTA AL TEMPO DEL GOVERNO CRAXI) che
tutte le volte che arriva: PAAM!, una porta in faccia, che
ormani ha un faccione cossì e ha dovuto dipingersi gli
occhiali sul muso per quanti gliene hanno spiaccicati.
Dobbiamo ammettere che non fa un bèl vedere con quella
testa, con quei capelli impataccati di catrame schifoso, CHE
E' LUI ... IL CORMORANO! E' LUI! Un cormorano
ripieno! Non vi dico di che cosa. (Esegue una pantomima
dove imita la camminata del fenicottero ctarso di catrame)
A proposito, quasi mi stavo dimenticando di raccontarvi di
come i nostri polli vengano impiegati nel far brillare i
micidiali ordigni Valsella seminati nel desero. I nostri polli
304
artificeri con il loro zampettare e col ticchettio del becco
producono lo stesso effetto della pressione di un piede.
Ma andiamo per ordine: per cominciare ‘sti tecnici
spazzamine mettono in funzione elicotteri appositi che
spandono becchime e lì gli iracheni che stanno nelle
buche… cominciano ad andare in crisi: “Ma come! Ci
buttano il becchime per polli?! Va bene sfotterci ma questo è
un pò pesante... abbiamo fame, ma non esageriamo!". Poi,
una volta steso il becchime ecco che arriva la gallineria, cioè
centinaia e centinaia di polli ammassati dentro altri elicotteri
speciali… i famosi "apache Vallespluga". Arrivano:
WWAAAOOO!, si spalanca la pancia di questi elicotteri, e
scaricano piovendo dal cielo galline a stormi che inondano il
deserto, sono affamate, da cinque o sei giorni non toccano
cibo.
Proprio a livello iracheno! E cominciano TI TO’ TI TO’ TO’
PIIM PAAM PIIM PAAM PEEM PEEM!, con il loro
zampettare e col ticchettio del becco producono lo stesso
effetto. Vo dappertutto arrosti, galline fritte, alla diavolo
fragrante! Gli iracheni possono
godere finalmente del loro primo pasto caldo. Buon appetito!
brano tagliato da rosa fresca che forse si può usare altrove.
Ed altre ce n’erano di queste leggi bastarde. Quindi il
giullare éra qualcuno che, nel Medioevo, éra parte del
popolo; come dice il Muratori, il giullare nasceva dal popolo
305
e al popolo, attraverso l’ironia procurava la coscenza della
propria condizione.
Ed è per questo che nel Medioevo ne ammazzavano con
tanta abbandanza di giullari e si emulgavano leggi
persecutorie proprio per loro. Ma torniamo al “Mistero
Buffo” vero e proprio.
questi brani stavano in fondo non so se doppi o no.
controllare
PRESENTAZIONE DEL GRAMMELOT 1 9 7 6
E’ STAMPATO.
La prima pagina é stata usata da Dario per la nuova stesura
de “La fame dello Zanni” di maggio 1998.
Mistero Buffo che recitiamo questa sera è una edizione
completamente nuova per Roma. Noi abbiamo recitato a
Roma cinque o sei edizioni diverse, questa, soprattutto nella
prima parte è una novità: è in grammelot. grammelot è
l'invenzione di suoni, di termini, di gesti messi insieme, che
nel ritmo, nell'andamento, negli stop di chiusura, apertura
ecc..., nella tessitura musicale indica o allude a situazioni, a
fatti, a cose, a oggetti.
ALIULE CHE TAMUSE CHE TA URI A LUNSINGHET
TÉ LI LE BLEM BLUM TU LI LE BLEM BLAM... ecco!
Questo è il classico grammelot dei bambini. Ora il
grammelot è tutto inventato e di volta in volta ogni sera io
mi ritrovo a reinventare suoni e moduli a soggetto per
ricostruire questo fatto. Qualcuno dice che il grammelot che
è nato prima della commedia dell'arte, molti secoli prima... è
qualche cosa che è stato inventato dagli attori per cercare di
306
sfuggire alla censura. Gli sbirri, non so se sapete, ma quando
vengono a vedere il teatro e segnano... notano certe battute,
hanno una specie di codice e riferiscono. Se si parla il
grammelot, cioè se si parla...(fa un esempio)... quello non
riesce più a segnare, non si ritrova più, straccia e dà le
dimissioni... va via dalla polizia. EFFICACISSIMO! Ma non
credo che sia questa la vera ragione. Credo che la vera
ragione del recitare in grammelot sia il rifiuto
dell'accettazione della lingua del potere. Il potere, sapete
benissimo ha sempre inventate delle lingue per imporre la
propria forza, il proprio prestigio sopra le classi inferiori.
Marty, che éra un poeta provenzale del 1200, diceva come
consiglia ad altri poeti: " Bisogna annodare i termini, il
lessico che noi prendiamo dal volgare, cioè dal popolo,
annodare, riprendere termini e radici latine, greche,
comporre una nuova forma, una nuova grammatica, mettere
regole cossì il popolo non riconoscerà più la propria lingua,
si sentirà umiliato, mortificato, ecco lo sapete benissimo...
l'italiano. L'italiano è una lingua nata, costruita, fatta apposta
da una classe sociale contro e sopra tutti i dialetti, le altre
lingue, in modo da comporre una lingua che il popolo non è
più capace di intendere e GLIELO IMPONIAMO QUASI
COME COSA SACRA! Infatti da bambino io credevo che
quando sbagliavo nella sintassi... commettevo un peccato!
Sono andato una volta a confessarmi e ho detto un
congiuntivo sbagliato PERCHE’ QUESTA CONVINZIONE
TÉ LA METTONO PROPRIO NEL CRANIO! E' UN
PECCATO! E' LA RELIGIONE DEL LESSICO! Pensate
che piacere buttare all'aria tutta questa religione, tutti questi
307
dogmi... ogni volta...aiutando in un gioco che il potere non
può rifare... Il più antico come indicazione di grammelot è
quello di Molière. Molière però descrive, da la trama di
questo grammelot, la favola del perché è dovuta al discorso
della censura ... in uno dei momenti in cui venne censurato
duramente a proposito di una sua commedia in quanto il re
Sole, il suo protettore, se ne stava fuori base... ecco che i
vescovi, cardinali, nobili, gli saltarono addosso e gli
impedirono di recitare la parte finale di una sua commedia
che avéa messo in piedi. Esiste veramente la commedia
indicata dalla favola ed è una specie di incastro tra il tartufo
e il don Giovanni. Senza la possibilità di dire determinate
frasi, di portarle sul palcoscenico Molière éra fregato e allora
ricorse ad un comico dell'arte italiano. Si chiamava Scapino,
molto più anziano di Molière... Molière ne parla in due o tre
occasioni con molto affetto. Dice che il suo vero padre, il
suo vero maestro è stato Scapino! Lo prega di usare la
tecnica che i comici dell'arte avéano portato in Francia alla
loro fuga nel 15OO, esattamente al tempo della inquisizione
in Italia. Ecco questo Scapino, si ricordava bene la tecnica
del grammelot... allora ha cominciato a parlare... Dicevo che
Scapino ha introdotto, forse per primo o forse éra il più
bravo.
Questo tipo di recitazione si chiama grammelot, si scrive
gramelotte perché sui giornali ogni tanto scrivono delle cose
che... i critici che... ignoranti... non avete idea!!!
Ricordandosi del grammelot di Scapino, Molière lo chiama e
gli dice " Senti, salvami, cossì freghiamo i censori! Tu fai
tutti i tuoi sproloqui e le tue onomatopeiche. Lo sbirro non
308
riesce a ricopiare... e noi siamo salvi". Scapino che éra già
vecchio "dimmi che cosa devo recitare? Quale personaggio?
Che chiave?" "Allora, tu sei un servo. Ti chiamerai
Scapino...servo... il più grande, più vecchio, più importante
servo di una grande famiglia dove è morto il padre, il figlio
giovane che si è dato alla pazza gioia e non ha avuto il
tempo di imparare tutte le tecniche per entrare a prendere il
potere, deve sostituire il padre, rimpiazzarlo, e non sa niente
e allora ... il grande insegnamento: come si gioca il gioco del
potere." e Scapino dice "Va beh! Volentieri! Grazie!". Allora
Scapino insegna al giovane il modo di muoversi, di parlare,
di gestire. Prima di tutto gli dice "basta le parrucche non si
portano!" sapete che quello éra il tempo delle grandi
parrucche. Re Sole avéa una parrucca enorme, non poteva
neanche far cossì... immensa con riccioli, bigodini, controbigodini ecc... Ebbene dice "no, non devi portare parrucche,
niente parrucca!". Poi c'éra il problema dei dantel, dei pizzi,
pizzi dappertutto che uscivano dalla giacca, dal collo, che
arrivavano su fin qua, poi riscendevano, poi uscivano dalla
camicia... anzi éra molto distinto avere... insomma uno che
viveva pieno di pizzi... non so... pensate voi,éra un
supplizio!! "Niente pizzi neanche!" Poi i mantelli, si
calcolava che la grandezza dei mantelli éra nel giusto
rapporto della posizione e della forza economica e
soprattutto nobiliare di chi li possedeva. Mantelli che per
portarli bisognava avere una forza enorme, trascicare come...
quasi sempre c'erano dei nani. L'origine del nano di corte è
proprio per portare dal di sotto senza essere visti. La
condizione del nano è tremenda perché deve sempre... ce n'è
309
uno della... qui.. che... la cariatide... COMPLIMENTI! Siete
velocissimi! Proprio ieri sera facevo caso che i teatranti
hanno delle specie di sonde... sapete come quando si
assaggia la carne che si adopera una forchetta particolare e ci
sono dei punti dove... e la nostra forchettata sono tre o
quattro battute. Le proviamo per vedere a che punto è il
pubblico... a che punto di cottura è insomma... di
intelligenza!
Allora dicevi, insomma c'erano anche allora... c'erano già i
presidenti che tenevano su... che è un grosso compito... Pare
che sia andato anche questa notte ad incollare i manifesti
sapete. Fa un lavoro incredibile. Fa tutto! Tutto! E' una
cosa...E' qui a Roma che gira per le sezioni, con la
bicicletta...con la canna del... perché i manifesti con cossì e
allora con la canna li tira su... poi va in giro con le trombe...
poco fa è passato di qua con la tromba... ELETTORI!
ELETTORI!... ma non ha niente, lo fa con la mano cossì
ELETTORI! ELETTORI!...Ma che bravo che è...
velocissimo scende dalla macchina, da sotto, c'ha un buco
cossì, non ha la portiera perché... Poi entra c'ha il suo cossì...
ELETTORI! ELETTORI!... E' formidabile!
Allora dicevo che c'erano questi mantelli enormi e ogni
tanto... non vi dico quando c'éra il vento perché éra una cosa
incredibile tenerli cossì tutti i nanetti attaccati cossì...
Allora...eravamo???... Non cossì in modo tronfio, non
parrucche, non pizzi... devi... modesto, grigio negro scuro e
poi pallido, mi raccomando, pallido, sempre su té stesso devi
stare... non so se vi fa venire in mente qualcuno! Poi
importante ... la camminata. IMPORTANTE! Stati attenti...
310
non piega le ginocchia... non so se avete visto nei films, non
ci sono c'ha delle cose dritte... per potersi inchinare e c'ha
questa sofferenza... non gli vedete mai i denti... gli vedete
soltanto un dentino qua. E' una tecnica incredibile... delle ore
davanti allo specchio ... li vedrete tutti questi personaggi...
quelli coi doppi menti qua... beh, quell'altro lo conoscete...
poi...
Tutti i personaggi in fila... c'è anche la brava persona
anche... è veramente una brava persona io dico...
Zaccagnini... che è una brava persona davvero... perché ogni
tanto dice basta! Lo tengon giù, lo tirano... "tu stai qua per
Dio!"... "E no! Ma qui siete degli sozzoni" "Ah! Mé ne frega
niente! Tu stai qua! Stai qua!...Ci abbiamo bisogno della
brava persona!" E" brava persona soltanto perché non ruba!!
Abbiamo una brava persona... perché che ha fatto??? Forse
durante il Vietnam ha detto basta?! "Questo è uno schifo, io
non accetto l'atteggiamento di Moro verso... e poi il
bombardamento... no, no, non c'éra ... éra là. Il fatto del
colpo di stato è forse corso a Roma? Infami! Voglio la
democrazia!" NOO assolutamente, non si è mai visto! Brava
persona soltanto perché quando ha visto rubare... "Cosa fate?
Rubate?... Ah rubate!"
Va beh! Cominciamo Scapino. Scapino che fa il maestro a
questo giovane che deve entrare nel mondo della politica. Il
grammelot è francese, ovvio, quindi quelli che conoscono il
francese saranno handicappati perché cercheranno di seguire
le parole francesi... che non esistono. Cercheranno di capire
" perché ho studiato! Porco cane, non riesco a capire una
parola!" Non capiranno e chiederanno che cosa ho detto a
311
quello vicino che capisce tutto! Infatti non conosce una
parola di francese. Il grammelot.
312
PRESENTAZIONE DEL GRAMMELOT
LA CADUTA DEL POTERE
NON C' E' L A D A T A
E’ STAMPATO.
E arriviamo a Mistero Buffo vero e proprio. Mistero Buffo...
io ho sempre la voglia di farvi un pezzo al di fuori di quello
che è il programma. Pandolfi, vostro concittadino, grosso
partigiano morto qualche anno fa, ha raccolto centinaia di
canovacci. C'è un canovaccio che mi ha sempre molto
sollecitato l'idea di riprenderlo in grammelot. Il grammelot
prima di tutto è una forma di teatro onomatopeica
(s'nterrompe)... c'è qualcuno che bussa... la tenda... è rimasto
fuori...forse nella gabbia delle scimmie...o delle antilopi. Nel
grammelot ogni tanto ci sono parole indicative, ma il capire,
individuare il tema è dovuto ad intelligenza e il rapporto che
c'è tra il giullare, l'attore, e il pubblico, la fantasia. Ora,
fantasia ne avete! Devo dire che la velocità d'antenna che ha
il pubblico romano, non sto a blandirvi per carità... è
veramente eccezionale! Siete superati dai fiorentini e anche
dai napoletani che addirittura ti precedono... si mettono a
raccontare loro... e tu SEI FREGATO! Noi lombardi siamo
un pò più gniucchi... abbiamo la testa schiacciata... sono stati
i Savona che ci hanno... non so se avete mai visto il berretto
che avéano nella... éra cossì (esegue)... schiacciato! Allora,
questo pezzo che cos'è "la morte del potere", un grande
personaggio che ha dentro l'allegoria di un potere che sta
andandosene a rotoli. Molto probabilmente éra stato scritto
apposta per ricordare lo sfranamento dei grandi nobili che
313
ormai erano schiacciati dalla borghesia progressista del
tempo; è un pezzo legato al 500. I vescovi, cardinali ecc...
sono preoccupati di tenere ancora vivo questo potere ma
sentono che gli sta sfuggendo... che sta sradicando. C'è una
porta, della gente entra, esce, ci sono preti, c'è gente con
siringhe, acqua calda, fredda, passa gente che non ha capito
bene, che entra a sproposito, lamenti, la vedova che piange...
l'altra che ride, quell'altro che viene fuori urlando, le liti tra
di loro, lo scannamento... CHI SI PRENDERA' IL
POTERE?... come sgraffignarlo, come sostituirsi, il funerale,
discussione sui soldi, gli ultimi denari, insomma... LA
DEMOCRAZIA CRISTIANA! L'avete capito, no? M'è
venuto in mente perché è proprio preciso identico il
canovaccio nell'indicazione, uguale preciso a quello che sta
succedendo oggi. E' difficile perché il termine è la velocità
di queste entrate, uscite... 'sta bolgia! Ad ogni modo a
soggetto si fa sempre, spero di fare... di cadere in piedi come
è successo ieri.
MISTER
O BUFFO ROMA 11-12-89
BONIFACIO VIII-E’ STAMPATO.
NO
Mi ricordo una delle sue prime apparizioni che avéa stordito
tutti, ché avéa voluto far la messa a tremila e tanti metri...
C'éra una tormenta spaventosa, poi lo hanno pregato di
andar fuori, e ha salvato due o tre cani san Bernardo che si
sono perduti, con la fiaschetta qua, è andato a raspare, éra
314
l'unico che riusciva a muoversi... Ebbene con questa
papalina, che per mé gliela avvitano... ha una vite qua
TRAC... che se l'avvita da solo, oppure gliela dipingono
fresca tutte le mattine... si mette cossì... e gliela dipingono; e
quel pirulino che gli spunta qua è suo personale, anche da
bambino, lui è nato cossì ...EHI PIRULINO! Ché Wojtyla
infatti in polacco vuol dire pirulino. WOJTYLA! Beh,
lasciamolo lì questo uomo straordinario dicevo, che niente
ha a che vedere invece con Bonifacio VIII.Bonifacio VIII si
prepara alla funzione, i chierici tutti in torno ripassano i
pezzi per la vestizione...Lui molto duro, arrogante, severo...
ed ecco che va in processione. Io canto, come naturalmente
nella chiave del canto religioso di Bonifacio VIII, un canto
antico gregoriano del X sec., ed è autentico. E' un canto che
è metà latino e metà, cossì di colpo... di Barcellona, ecco
...Catalano,cossì di colpo non mi ricordavo più il termine
"catalano", catalano che proviene da Alghero,voi sapete che
ad Alghero parlano il catalano ancora oggi. Ecco questo
canto è autentico, dicevo, e voglio sottolineare la
straordinaria abilità con cui io riesco ad emettere suoni, ma
non è casuale, non è determinata soltanto da una mia dote,
no, è dovuta allo studio e esercitata da bambino... io da
bambino, è una cosa che vi svelo adesso per la prima volta,
non l'ho mai detto, cantavo in chiesa, ero proprio il
ragazzino del coro. Poi mi hanno dispensato,non perché non
avessi più la voce adatta, ma perché andavo a soggetto
inventandomi delle parole che mi piacevano di più...e al
prete non piaceva. Va bene, comincio senz'altro.
Bonifacio VIII si prepara per la funzione religiosa:
315
Canto gregoriano interrotto da: "el capelo", "el capelun,
quelo grande","BOIA DESGRASIAAA!!! l'è de fero!! deo
andare in guera a gueregiare!! Dame quelo leggero che devo
andare (cantato) a passeggiare" "speciu...speciu,speciu"
"guanto" "GUANTO!" "l'oltro,no gò una mano sola no, vo
m'là taje???
316
guerra nel golfo
FATTI:
PRESENTAZIONE 1) 2) GOLFO
PRESENTAZIONE ZANNI
1998 27 MAGGIO
PRESENTAZIONE MISTERO BUFFO - Numero 1
GUERRA NEL GOLFO - del 27 /1/1991
Eccomi qua, sono entrato in proscenio addirittura prima che
si aprisse il sipario,
Potete prendere posto con comodo, senza inciampare e senza
calpestare piedi altrui.
Sono veramente distrutto, ho beccato questa notizia della
guerra nel Golfo, come una mazzata e sono rimasto alzato
fino alle quattro e mezza per seguire i servizi delle varie reti.
Ancora stamattina mi sono alzato presto per ascoltare le
ultime notizie; sono stravolto. La cosa che mi ha
maggiormente preoccupato, é il discorso che qualche minuto
fa, a reti unificate, ha tenuto l’Onorevole Cossiga, nostro
Presidente della Repubblica. Discorso che voi avete potuto
evitare, dal momento che eravate già qui in platea. In
chiusura il Presidente augurava buon viaggio ai nostri militari
che stanno partendo con le ultime navi. In particolare si
rivolgeva a quelli che hanno raggiunto le postazioni di
combattimento : “...fatevi onore” - diceva - “...il parlamento
all’unisono si unisce a me nel saluto. Ricordate che voi
rappresentate l’Italia e le Nazioni Unite, in questo conflitto
317
che si realizza con l’intento di proteggere la democrazia e la
libertà di tutto il Mediterraneo.” Per non parlare dei pozzi di
petrolio, aggiungo io.
Già avevo accusato notevole sgomento nei giorni massimi
della tensione quando lo stesso Presidente in un discorso
appassionato, aveva quasi urlato “... per l’Italia si può
morire”, che fa proprio il paio straordinario con “... chi muore
per la patria vissuto ha assai” impeto retorico che certamente
molti di voi ricorderanno pronunciato al ritmo degli
sventolanti gagliardetti. Questo rigurgito patriottardo dove si
esalta la morte come liberazione verso la gloria mi strizza lo
stomaco. Questo clima guerresco, fa sì che uno leggermente
ateo come me, si ritrovi all’istante d’accordo con quanto va
dicendo in questi giorni il Pontefice: cioè sul fatto che ci
troviamo di fronte a una guerra senza ritorno, che non
porterà a nessuna risoluzione definitiva e giusta, che anzi le
cose peggioreranno per quanto riguarda lo spazio in cui si
combatte, per la situazione dei popoli che vi abitano, per la
situazione già disperata di questo Terzo Mondo e che questa
risoluzione del distruggere e punire per educare é una
soluzione da tabula rasa che porterà maggiori lutti di quanti
possiamo immaginare.
Questo discorso, che é stato ripetuto due o tre volte dai
telegiornali, non so se l’avete ascoltato. Ad alcuni parrà
strano che possa essere raccolto da atei, da gente che non é
profondamente religiosa. E invece tu vedi una folla che si
dichiara profondamente cristiana, come Andreotti, per
esempio, che tranquillamente tira fuori con un’ipocrisia
incredibile “...il nostro esercito non si sta cimentando in una
318
guerra, ma partecipa a una operazione di polizia,...”.
Differenza molto sottile. Siccome il furbacchione ricurvo sa
bene che noi abbiamo una costituzione che recita “L’Italia
non può intervenire in un conflitto a meno che non venga
attaccata o aggredita sul proprio suolo o vengano aggrediti i
propri diretti alleati”, ecco qui che ti inventa che noi non
andiamo a insozzarci in una trucida guerra, ma partecipiamo a
una semplice e gioconda operazione di polizia. Operazione di
polizia con qualcosa come 18 tonnellate di esplosivo gettate
in cinque ore, cioè la stessa carica di esplosivo deflagrante
che determinò la storica catastrofe di Hiroshima.
Questo ci dice subito di una situazione disperata; io ho notato
una cosa, e questo mi preoccupa di più, poi smetto,
cominciamo lo spettacolo, non é che questa sera vi tengo il
fervorino, per carità, ma ho bisogno di comunicarvi le ragioni
che mi procurano questa tremenda angoscia che ho addosso:
quello che mi spaventa maggiormente é l’ignoranza, la
mancanza assoluta di informazione che scopro nella gente; ho
sentito alcune persone dire delle cose incredibili. Prima di
tutto non sanno assolutamente nulla del Kuwait, di come é
nato, da chi é governato e dei particolari interessi che gli Stati
Uniti realizzano, con le 7 sorelle, tramite la cogestione dello
sfruttamento del petrolio, fonte principale di ricchezza di quel
paese. E quindi credere che l’intervento così massiccio
dell’esercito, della marina e dell’aviazione degli Stati Uniti,
sia esclusivamente dettato dalla volontà di difendere i diritti
sacrosanti dei sultani e dei loro sudditi. Parliamoci chiaro, noi
non ci mettiamo assolutamente dalla parte di Ussein vero e
proprio tiranno anacronistico, un criminale che ci ricorda i
319
mitici assiri con la loro crudeltà e le loro stragi di memoria
biblica, anzi siamo stati tra i primi a sentirci disgustati per le
famose stragi di curdi a base di gas nervino. Ma chi ha creato
questa specie di Frankestein? Proprio le cosiddette potenze
del capitalismo democratico. Un Frankestein costruito pezzo
per pezzo, fabbricato per salvaguardare gli interessi del tanto
decantato “mondo civile”. Gli si sono elargite sovvenzioni
per miliardi di dollari. Proprio oggi un network svelava la
cifra sborsata dall’America per sostenere la guerra contro
Komeini, é una cifra da fantaeconomia, senza parlare dei
macchinari bellici procurati gratis a questo orrendo burattino.
Noi gli abbiamo fornito gran parte della marina insieme ai
francesi, i tedeschi gli hanno procurato le armi chimiche,
hanno messo a loro disposizione tecnologia e tecnici che gli
insegnassero il funzionamento di questi ordigni da massacro.
Ma ecco che il Frankestein esaltato va a mettere i piedi nel
giardino del petrolio delle 7 sorelle e di Alì Babba. E allora,
no, non si stiamo più: “Frankestein, smonta, go away, torna
sul tuo lettino operatorio, che ti togliamo i chip dal cranio,
cuccia lì.” “Non ubbidisci?” E allora ti organizziamo la
Guerra Santa per la libertà dei sultani e delle loro strepitose
banche svizzere. Ma chi la ordina questa guerra? Chi dà
l’imprimatur? Non gli Stai Uniti, né il Congresso degli Stati
Europei. L’ordine viene dall’ONU, cioè dalla più grande
associazione di popoli civili che sia mai esistita sulla terra.
Alla maniera del tempo delle prime crociate, potremmo
gridare finalmente anche noi “Dio lo vuole”. La frase che
sentiamo ripetere in questi giorni a tormentone dagli uomini
politici e anche dalla gente comune é :”...Noi, paesi liberi,
320
dobbiamo intervenire perché altrimenti l’ONU perderebbe la
sua ragione di esistere. Le risoluzioni dell’ONU devono
assolutamente essere rese attive”. Ebbene fino ad oggi sono
85 le risoluzioni dettate dell’ONU e nessuna di esse é mai
stata tenuta in considerazione. 85: mi ricordo la risoluzione
per il Bangladesh, quella per la Turchia su Cipro,
l’aggressione del Tibet da parte della Cina, i problemi dei
curdi, il massacro nel quale sono stati fatti fuori con un solo
ordigno chimico, 5000 innocenti. Per anni e anni nessuno si é
indignato. Adesso di colpo si scopre che c’é un mostro da far
fuori immediatamente per la libertà. Soprattutto quella di
mercato. Infatti appena scattata l’operazione anti-Frankestein,
ecco che il prezzo del petrolio cala da 30 che era arrivato, a
21, a razzo, perché ormai é roba nostra, finalmente c’é
ritornato in casa. Le borse: un rialzo del 4% dappertutto, oh
che festa, che allegria. Ci siamo, finalmente siamo di nuovo i
padroni dei nostri sacrosanti pozzi. E a ‘sto punto finisco
davvero. Voglio ricordarvi che i bombardamenti in atto su
Bagdad vengono chiamati in gergo NATO “operazione
chirurgica”, si distruggono gli impianti militari ma niente
vittime civili. Ma si sa però, “incidentalmente, qualche
bomba e qualche razzo possono uscire dal contesto, siamo
uomini seppur militari”. Così un commentatore della radio
svizzera da Bagdad ha dichiarato che per questi insignificanti
errori di lancio e tiro si deve già lamentare la morte di
diecimila civili di ogni età e ceto. Tutti, ben s’intende,
musulmani.
Intervento di uno spettatore : “Basta, per favore, siamo venuti
per vedervi recitare, non per ascoltare un comizio”.
321
Mi spiace, signore, di averla irritata, la mia intenzione era
solo di offrire al pubblico alcune osservazioni in forma
satirica, oltre che manifestarvi la mia indignazione per questa
caterva di infami ipocrisie che ci tocca ingoiare ogni giorno a
garganella. Ripeto, mi spiace che lei signore si sia risentito,
ma evidentemente oso indovinare che lei si ritrovi qui, in
questo teatro, per la prima volta ad assistere a un nostro
spettacolo. Altrimenti lei saprebbe bene che da anni noi
mettiamo in scena ogni testo facendolo precedere da una
chiacchierata sulla diretta attualità. Un commento essenziale
per legare la satira della rappresentazione vera e propria con
il grottesco spesso tragico della cronaca dei fatti che stiamo
vivendo. Voglio informarla oltretutto che il nostro non é uno
spettacolo digestivo, dove il pubblico viene, s’allunga
spaparanzato sulla poltrona, e ordina a noi attori comici
“fammi ridere!”. Mi spiace deluderla ma le assicuro che
personalmente sono un cittadino come lei, che oltre a recitare,
ha il diritto di manifestare le proprie idee anche qui sul
palcoscenico, che é il mio spazio naturale. E lei, a sua volta,
ha il diritto di non condividerle, e magari di richiedere la
restituzione del biglietto che ha pagato. Io, ad ogni modo, la
ringrazio di questo suo intervento perché mi dà il pretesto di
sottolineare qual é l’intento del prologo che ho appena
recitato. Ripeto, realizzare un aggancio logico con il testo del
Mistero Buffo vero e proprio e farvi intendere che quello che
stiamo vivendo già si viveva nel Medioevo e nel
Rinascimento. Quindi andiamo a incominciare.
Presentazioni Mistero Buffo
322
Numero 2)
INIZIO SPETTACOLO
II versione 11 maggio 1998
MISTERO BUFFO DEL 24.O3.91 ROMA LA GUERRA
NEL GOLFO
Così, é più di un mese che siamo in guerra, come ai bei
tempi, tra cristiani e musulmani. Io speravo veramente
che si realizzasse una pace definitiva, invece, in IRAQ
stanno combattendo ancora, si sparano, c'è gente che
crepa, i curdi stanno scendendo dal nord, stanno
occupando una città dietro l'altra, ci sono gli sciiti che
salgono invece dal sud, c'è Saddam Hussein, che ha
buttato nel Nepal un po’ di gas nervino che gli era
avanzato. D'altra parte certe cose così preziose non si
possono buttare via... bisogna pure adoperarle...ed è
comprensibile, c'è qualche morto in più...ma ne val la
pena! Poi ci sono anche gli sciamanniti, che è un gruppo
religioso ed anche etnico particolare, proviene dal centro
dell'IRAQ; si riuniscono in bande e girano per la città
issando un palo della luce molto aguzzo, e vanno gridando
"Saddam Hussein ti vogliamo in alto, sempre più in alto",
e via dicendo. Ora, a parte la tragedia di questa guerra
che doveva essere una guerra asettica, senza neanche un
morto... pare che i morti solo tra i militari iracheni
abbiano superato finora il numero di centomila e ci siano
una cosa come centomila morti solo a Bagdad fra i civili.
Dall'altra parte, invece, fra i militari che combattono per
liberarci dal mostro infedele, di morti ce ne sono stati due
o tre; uno, causa un colpo di sole, un altro colpito da un
323
commilitone mentre era intento a fare i propri bisogni:
purtroppo gli spuntava la testa da una duna. Il
particolare che più mi ha colpito è il crescere ogni giorno
di notizie che ci fanno scoprire quante frottole ci abbiano
raccontato a proposito di questo conflitto. Per inciso, va
ricordato che questo personaggio di Saddam Hussein,
l'abbiamo costruito noi, diciamo noi occidentali, ma anche
gli orientali. Senza il nostro aiuto sarebbe rimasto un
piccolo delinquente di provincia, un criminale da
strapazzo. Invece, grazie prima di tutto alle armi che gli si
sono state fornite, é cresciuto fino a dilagare. Voi sapete
che tutti hanno concorso a vendergli armi, compresi i
russi, i polacchi, perfino la Repubblica di San Marino,
oltre che la Svizzera e il Liechtenstein. Fra l'altro siamo
venuti a scoprire che, secondo osservatori militari
europei, Saddam Hussein può disporre oggi del quarto
esercito, in scala di valori, del mondo... che è proprio una
notizia da scompisciarsi dal ridere, soprattutto quando si
viene a sapere che, per esempio, i carri armati russi che
gli sono stati venduti, non erano russi, ma erano cinesi di
scarto. Per capire il loro valore, basti ricordare che
quando in Russia un carro armato viene male, si dice "c'è
uscito un carro armato cinese". Ma ad ogni modo la cosa
incredibile, è che lui, Saddam Hussein, si é davvero
convinto, deficiente, di possedere il quarto esercito del
mondo, che lo credessero gli altri era una bufala, detto da
lui... ed è per questo che lo hanno sollecitato a buttarsi con
slancio in questa avventura. D’altra parte, vi ricordate
della guerra contro Komeini? Un milione di morti
324
soltanto ci sono stati di passaggio... e questa azione a cui
concorsero moltissimo l'America, l'Inghilterra, noi ecc.,
ha fatto sì che il grande rais Frankestein-Hussein poi
venisse logicamente a richiedere il pagamento dell'obolo
per il servizio eseguito. Appresso, questo deficiente, si è
permesso anche di occupare il Kuwait come risarcimento
dei danni di guerra subiti... giustamente lo abbiamo
mazzolato... l'hanno mazzolato. E dire che sono stati
proprio i bianchi civili ad allenarlo e ad incitarlo
nell’acquisto e nella costruzione degli ordigni bellici. Per
esempio, a partire dai gas, dove, guarda caso, sono
arrivati come maestri di produzione, i tecnici tedeschi
dell'est e dell'ovest, che si sono incontrati fuori sede per la
prima volta a riprendere la loro tradizione di gasisti. E
tutto, guarda caso, pochi mesi prima della riunificazione
in una grande Germania. Almeno questa guerra è servita
a qualche cosa.
Possiamo immaginare di assistere alle lezioni su come si
impiegano i gas: "Stai attento, Ussein, dunque: c'è un
catalizzatore, poi abbiamo un gas inerte, un altro gas
inerte. Solo se uniti col catalizzatore funzionano. Vuoi
provarlo?... Va bene, dimmi su chi li buttiamo. I curdi?
Si! I curdi vanno sempre bene, tanto li ammazzi e nessuno
dice niente...al massimo l'ONU fa un rutto di
indignazione, non più di così. Attenzione il curdo è là, lo
vedi? Buttiamo la prima bomba... ecco il gas che esce, non
fa niente perché è inerte, ne buttiamo una seconda, non fa
niente perché è inerte, STAI ATTENTO!! A chi??? Là,
adesso ci buttiamo il catalizzatore ...PUM!...guarda,
325
guarda come fa il curdo, lo vedi? Non è un ballo
folkloristico regionale, è che è un po’ ubriaco. Adesso
attento alla testina... TON! E' morto! Hai visto?
IMPARA!!!” E così ha imparato.
Ma a proposito di frottole straordinarie... la più criminale
si é rivelata quella che ci ha ammannito addirittura Bush
in persona, e io l'ho bevuta, perché non pensavo che Bush
fosse un elemento così screditato da venire a raccontarci
una balla di questo genere. Si tratta, e l'avrete sentita
anche voi, spero, immagino che anche voi ci siate cascati,
come d'altra parte ci sono cascati la bellezza del 75%
degli americani, sul fatto che bisognava per forza
condurre questa guerra, e subito, non si poteva aspettare
un anno, perché entro un anno certamente questo
Saddam Hussein sarebbe riuscito a realizzare una
potentissima bomba atomica fatta in casa... e allora
sarebbero stati guai terribili. Ebbene, quando qualche
giorno fa, il giornale più importante di New York, il
"Times", ha realizzato un servizio di inchiesta, e ha
interrogato Scanagh, l'ultimo padre della bomba atomica,
e gli hanno chiesto "senta, cosa ne dice di questo fatto, del
pericolo che Saddam Hussein possa farsi la bomba
atomica?" Lo scienziato ha strabuzzato gli occhi ed é
scoppiato in una risata con un singhiozzo inarrestabile.
Han dovuto portarlo d’urgenza al Pronto Soccorso. E
questi coglioncioni degli americani l'hanno bevuta”
(risata). A proposito degli americani e del loro candore ho
da segnalarvi un fenomeno davvero surreale. Prima di
questo discorso sull’atomica musulmana Bush poteva
326
raccogliere un’adesione popolare alla guerra pari al 51%
scarso. Ma, appena ha tirato fuori, in diretta TV, la
frottola suddetta, l’adesione alla guerra é salita al 90%.
Questo vi dice l'importanza delle frottole, quando sono
giocate bene. Ma la più criminale di tutte, devo
ammettere, si é dimostrata senz’altro la frottola del
cormorano; tutti quanti ci siamo veramente intristiti e
indignati di fronte a quella foto. Ve lo ricordate? Quel
povero uccello, strepennato e muto, lì sulla spiaggia, con il
petrolio buttato fuori da questi bastardi di iracheni ... lui,
ficcato nel bagnasciuga, arrivava quest'onda questo
BLOOB BLOOB, rispuntava con un occhio tappato,
faceva appena a tempo a respirare che BLOOOB,
un'altra onda di un mare schifoso... che io veramente ho
detto "Ma che criminali bastardi!", e tutti quanti ce la
siamo presa. Ebbene, adesso vi posso svelare che era tutta
una balla, una frottola gigantesca! Tutti gli scienziati
legati all'ornitologia, di tutto il mondo, si sono indignati; i
francesi in particolare su "Le Monde" hanno pubblicato
un articolo dove nel titolo si leggeva: "E’ una fandonia
che non accettiamo", perché? Perché di cormorani, di
baby cormorani, sulle coste del Kuwait, in quel periodo,
gennaio, quando è stata effettuata la ripresa, non ne esiste
più uno ch'è uno: se ne sono andati già via tutti in
settembre!!! E ritornano in maggio. E figurati col casino
che c'è stato lì, se ritornano, chi li vede più!!! E allora ‘sto
pellegrino di cormorano DOVE L'HANNO PRESOOO!
Vuoi vedere che é un cormorano rimasto fuori di orario di
partenza?? “Scusi avete visto dei cormorani... ché io devo
327
emigrare, devo andare al nord, e temo di aver perso
l’ultimo stormo migratore.” No, raccontata così la balla
non sta in piedi. La verità é che fotografi e operatori
televisivi, quando c'è stata la sparata fuori di petrolio nel
nord del Kuwait, vi ricordate? non sapevano chi e cosa
fotografare. C'è stato lo scandalo, si parlava addirittura
di un milione e mezzo di barili. Allora, fotografi e
operatori hanno detto: “qui c’é da fare un bel servizio.
Magari con dei bei fenicotteri imbrattati nel petrolio che
ha impiastrato tutto il mare.” Ma il petrolio é sparato
fuori dai pozzi, lassù, nel nord, a trecentocinquanta miglia
da
Riad,
cioè
dalla
costa
più
prossima.
TRECENTOCINQUANTA MIGLIA! Vi immaginate
questi qua con le macchine da presa, su un gommone, che
remano per trecentocinquanta miglia, per tre giorni, e
quando finalmente arrivano là... chi ti trovano? Gli
iracheni che saltano di gioia e gridano "finalmente
possiamo abbattere un mezzo straniero" PUM PUM sul
gommone, e loro "FERMIII! Noi siamo qui solo per
riprendere il cormorano insozzato!!" "Ma non c'è il
cormoranoooo!" "Ah, si? Peccato!". No, neanche questa
balla sta in piedi. In verità, la troop dei cameramen non si
é mossa da Riad, sono andati allo zoo, e lì anche i
cormorani che c'erano erano scappati, e hanno trovato un
Mabibu, che non è della classe dei cormorani, no, è un
uccello trampoliere fra l'altro, che vive esclusivamente
nell'Asia Minore, e in particolare negli acquitrini paludosi
di acqua dolce. Come l’hanno individuato, i cameramen:
"scusi, signor volatile-trampoliere, le spiace venire al
328
posto del cormorano in spiaggia?" "Ma no! Ma io che
c'entro! Io odio il mare", "Venga per favore..." E
siccome questo animale ha degli strani pennacchi qui in
testa, glieli hanno tagliati all'umberta, cioè alti un dito.
Avete notato che quel cormorano aveva i capelli alla
squatters?! E poi l'hanno pucciato dentro "scusi...chiuda
la bocca PIU'PIU'PIU', sorrida... UNO DUE TRE ... ci
basta, grazie, vada pure BLOBLOBLOBLO". E noi tutti,
come tanti boccaloni, ci siamo commossi fino alle lacrime
a questa malandrinata messa in scena. Ma la commozione
l’abbiamo provata in seguito a quella dichiarazione, vi
ricordate, di Schwarz Scoop, il generale abbondante, uno
dei più grandi generali del mondo, nel senso di
dimensioni, due metri e dieci di altezza senza tacchi, un
quintale e dieci chili senza l'osso, ve lo ricordate? Quello
che veniva sempre, ad ogni conferenza stampa, simpatico
con quella faccia rubizza, che a me tutte le volte mi veniva
voglia di chiedergli "mi dia quattro etti di filetto, un
ossobuco e un po’ di carne per il gatto", simpatico...
A un certo punto ci è mancato, a me manca proprio, è un
vuoto che ho familiare quasi... Ebbene, una volta, alla
quarta conferenza stampa, è arrivato e, invece di essere
vivace come di norma, ci si é mostrato perplesso e
abbacchiato. La ragione l’abbiamo saputa poi, era
causata dal fatto che le rampe dei missili di Hussein che
sparavano appunto i famosi razzi, dopo ogni lancio
sparivano nel nulla. Ogni tanto ne individuavano
qualcuna, la distruggevano, ma ecco che dopo un attimo
ne appariva un’altra e non si capiva da dove fosse
329
spuntata. Lo stesso succedeva con i carri armati. Carri
armati che uscivano non si sa da dove, i bombardieri li
puntavano, ne buttavano all’aria una decina, poi
TRACCHETE, altri dieci che rispuntavano dal nulla. A
un certo punto i generali della coalizione hanno avuto il
sospetto, lui l'ha detto, che si trattasse di falsi carri
armati. Ed era proprio così: erano tutte sagome di carri
armati in vetro resina. E chi li ha fabbricati questi carri
armati?? (risata) NOI! Noi italiani! Guardate che siamo
dei geni, degli extraterrestri!! Il genio in questione é un
artigiano di Torino che ha fabbricato per Hussein qualche
migliaio di sagome. E quando si è saputo a Torino che il
Comune aveva concesso il benestare perché si innalzasse
un monumento al costruttore magico di questi mezzi
cingolati in vetro resina, proprio per ricordarne la
pantagruelica creatività, c'erano tutte le televisioni del
mondo a intervistarlo, è incredibile! L’hanno aggredito
con le telecamere e i microfoni: "Per favore ci sveli come
ha potuto fabbricare carri armati così leggeri, agili e facili
da trasportare in gran numero.” “Ecco qua, é semplice”
ha risposto lui e li ha portati nell’officina: “Ecco, vedete
questi fogli, sono sagomati per stampo su un disegno
diverso per ogni facciata, e quindi affiancati l’un l’altro a
mo’ di libro. In ogni carico di camion ci stanno quaranta
carri armati, ed é semplicissimo rimontarli, basta seguire
il libretto di istruzioni affiancato: A con A, B con B,
questo va a incastro, quest’altro pezzo si inserisce a
chiave, non c’é un bullone né una vite.” E’ così facile e
330
divertente assemblarli che gli iracheni lo fanno fare ai
bambini, come premio.
Ma ad un certo punto, dice l’artigiano monumentato, le
richieste di carri usa e getta erano cresciute a tal punto
che non ci permettevano di farvi fronte. Così abbiamo
spedito le sagome da calco e se li sono fatti da sé, in
quantità esagerata. Ma il cronista della nostra terza rete
chiedeva con insistenza “Ma come fate a muoverli, sono
leggeri sì, ma come vi riesce di farli camminare nel
deserto?” “Basta una corda molto lunga. Guardi si lega
qua, uno si mette in una buca e poi tira il carro armato
che viene avanti come una slitta.” “Sì, ma il calore
emanato dal motore come lo realizzate?” “Voi sapete che
gli attrezzi di rilevamento di cui sono dotati gli aerei
americani, se non rilevano il calore non danno l’ok perché
si spari, anzi emettono una serie di pernacchie con
contrappunto di sghignazzi e l'aereo se ne va”. “E’
semplice” risponde il genio dei carri-bidone, “noi ci
mettiamo una stufetta a serpentina, loro rilevano il calore
e dicono - ah ah c'è il motore e sparano razzi e cannonate
come al carnevale di Rio. “Ma dico, e l'altro, il rumore?”
“Cingoli! Una cassetta con registrazione di cingoli. Gli
stessi
per
il
doppiaggio
al
cinema...
GRUBLUBLUGRUBLUBLU”. Ma come si può pensare
che queste macchine si siano lasciate imbrogliare da mezzi
così semplici... avete visto che razza di rilevatori hanno
dentro: nel cruscotto centrale di questi aerei caccia
bombardieri c'è una specie di schermo, si vedono tutti i
disegnini che si muovono come i videogames e il pilota
331
non sta neanche a guardare attraverso il parabrezza, ma
guarda direttamente il cruscotto e vede meglio tutto. C'è
una voce che gli dà tutti gli elementi, gli dice: “vai, vai ,
stai tranquillo, ecco, ecco, prendi quota, fino a
trentacinque abbassa dodici, ecco rileva, rileva, rileva, la
velocità va bene così come va, ecco stai bene, la tua
mamma ho saputo che stai tanto bene, vai vai” e appare
la faccia della mamma che gli manda. C’é pure una
manina che viene su e gli ammolla degli schiaffetti e gli
torce appena l’orecchio, che gli tanto fa piacere. Poi una
grattatina sulla nuca e “Sei splendido!” Quindi, come per
incanto, appare sullo schermo del videogames l'immagine
assonometrica addirittura di carri armati, delle
costruzioni, di quello da colpire, danno il peso... ecco qui
un carro armato c'è, c'è, c'è, eccolo l'ho inquadrato,
guarda che c'è, dai adesso SCHIACCIA ci sei, sei puntato
SCHIACCIA TI DICO! Se uno è un po’ distratto, la
manina gli afferra la mano e lo costringe a schiacciare...
parte un razzo tremendo che ha anche una video camera
in testa, tutto intelligente, riprende quota, risale ed emette
anche una canzoncina “CARO IRAK, ORA FAI SCIAC,
CON ‘STO RAZZO FAI PUM TRALALA’, SEI
FOTTUTO TU E ALLAH” scoppia, salta tutto per aria,
l'aereo riparte, c'è una risata registrata IIIHAAAA AHA
AHA e suona la valchiria. E’ inutile, noi italici come
bidonisti siamo il massimo. Però ci sono stati dei
fabbricatori di trucchi inglesi, che ci hanno fregato, hanno
fregato i torinesi anche. Infatti hanno realizzato
addirittura un carro armato di gomma. E' una specie di
332
polpettone... in una valigetta così viene costretto, ben
plissettato, tutto c'è il carro armato... Il tecnico bidonista
prende la sua valigetta, inserita fuori dalla valigetta c'è
una pompa di quelle a pedale, si sistema a terra, si
schiaccia su e giù il pedale, viene fuori POP POP POP il
carro armato, cresce e si concretizza coi cingoli, la
torretta, i cannoni, ch'è il punto più delicato, che se non si
pompa con molta forza il cannone rimane moscio così... e
il pilota se ne accorge...Quando arriva l'aereo
PEMPEMPEM TUNTUNTUN dritto come un cannone,
appunto, ed ecco che PRAAAPUUM! Parte il razzo,
colpisce il bersaglio e a ‘sto punto c'è il commento di un
pilota americano che è veramente divertente, dice: “è
strano come si comportino questi nuovi carri armati
iracheni, perché non esplodono, non deflagrano come gli
altri russi cinesi. Non so di che marca siano, che nazione
glieli abbia procurati, perché come li becchi saltellano qua
e là nel deserto TUM PIM TUM PIM ed emettono uno
strano sibilo PIIIIIIIII. Quindi scompaiono nel nulla.”
PROPRIO UNA STRANA GUERRA! Un'altra
situazione davvero grottesca è quella dei preservativi.
C'era il problema di preservare le canne delle
mitragliatrici, dei fucili, delle pistole... perché se l’interno
delle canne si riempiva di sabbia, c'era il pericolo che
l’arma scoppiasse... SPARI... E' PIENO DI SABBIA...
DEFLAGRA... SI SCALDA VELOCISSIMO... e allora su
ogni mezzo da tiro si infilava un preservativo... ed era
strano! Ho visto due o tre fotografie che ci hanno
mostrato i giornalisti francesi di queste armi a ripetizione
333
o a rinculo col preservativo dietro attaccato anche su
mitragliere da venti millimetri, e alcuni preservativi
infilati sui cannoni, non so di che misura, marca e
provenienza. Roba gigantesca, da elefanti. Ma io mi
immagino i primi iracheni che si sono beccati i colpi di
proiettili da questi qua, ancora avvolti nel preservativo,
che per la fretta non stavano a sfilarli TO’... UN
PROIETTILE CON IL CONDOM! E’ inutile, come
dicono i francesi, questa é proprio una “drôle de guerre”,
una guerra da crepar dal ridere. Il coronamento di questo
conflitto da clown é la scoperta delle galline da
combattimento. No, non é un lazzo buttato lì tanto per
stupire a scompiscio. Hanno usato davvero le galline in
guerra...è la prima volta che le vedi combattenti, forse le
superstiti di questa guerra riceveranno una croce
particolare di Gladio ; quelle che rimangono vive le
vedremo sfilare a Taranto, noi staremo a salutare tutti
ritti sull’attenti e ci saranno anche i presidenti vari che le
baceranno. La storia è questa, l'avrete letta sui giornali,
sul Corriere della Sera, ad esempio, sulla Repubblica, non
vi racconto favole: nelle foto allegate si scorgono alcuni
marines con una gallina bianca in mano, fra l'altro solo
galline italiane, ecco perché dicevo che le croci di guerra
verranno tutte dall'Italia; hanno svuotato interamente le
nostre aziende gallinifere, le batterie intiere, anche
centomila per volta. Ma veniamo all’utilizzo di questi
gallinacei. In una ripresa televisiva si nota questa gallina
in braccio al marines americano. Il marines calza il suo
elmo regolamentare ben mimetizzato con la rete, calza
334
sulla fronte due occhiali, uno per vedere con il sole e il
vento, l'altro per vedere di notte con gli infrarossi. Sul
frontespizio dell’elmo spunta una vistosa lampadina che
parabola automaticamente scrutando l'orizzonte. Qui sul
petto é appeso un tubo che contiene una maschera
antigas, maschera che fuoriesce e si spalanca andando a
coprire la faccia del marines, il tutto con un solo scatto.
Dai glutei partono due briglie che trascinano una cassetta
munita di ruote che agisce automaticamente spostandosi
da una parte all’altra per meglio spiare al di là delle dune.
A completare l’arredamento abbiamo una bombola di
ossigeno sotto l’ascella, la riserva d’acqua appoggiata tra
le cosce (serve anche da raffreddamento agli organi
delicati), il metano di dietro, una riserva di petrolio
incollata all’altezza del ginocchio, sull’esterno, e anche
una sigaretta già accesa, infilata nel boccchettone della
maschera antigas, nel caso uno avesse l’impellenza
irresistibile di fumare. Ma ci siamo dimenticati della
gallina? No, per carità! Essa, bipede, sta appollaiata su un
pistolone tremendo, che il nostro marines esibisce
facendolo scorrere in avanti da sotto l’ascella destra. Con
quello spara dei proiettili grossi come uova, che esplodono
e fanno raggi. Il frastuono é tremendo ma la nostra
gallina da combattimento rimane costantemente
abbrancata alla cassa del caricatore. Ora mi chiederete:
“Perché il marines si tiene la gallina sul mitragliatore?
Così, per scaramanzia?” Niente affatto. La gallina assolve
a un grosso impegno. Essa possiede uno straordinario
istinto, cioè ha la facoltà di captare da lontano,
335
lontanissimo anche una bava di gas nervino... se un
bastardo di iracheno tira una bombola di gas, anche a
5km. di distanza, la gallina WAW WAW WAW, fa un
baccano d'inferno, starnazza, spara uova a grappoli e
scagazza, scusate il termine ma é gergo tecnologicomilitare. Ora, la cosa fa scattare subito l'intelligenza e la
percezione del marines, il quale fra un passo e l'altro...
dice AH! IL GAS! PIUM, schiaccia un bottone, gli parte
subito la maschera già aperta che gli si incolla sul viso.
Naturalmente la gallina entro dieci secondi muore secca.
Andiamo, non possiamo mica dare la maschera alla
gallina! Le galline sono come i palestinesi... niente
maschere. (Rivolto a uno del pubblico) Sì signora,
alludevo proprio al fatto che durante l’ultimo
bombardamento a Tel Aviv, all’arrivo dei razzi iracheni
non si son trovate maschere da distribuire ai palestinesi. E
anche lei, signora, con tutto che ha mormorato appena,
l’ho sentita lo stesso. Io ho un orecchio tremendo, lei ha
esclamato risentita: “A no, cosa c’entrano i palestinesi con
le galline!” Ha ragione, le galline sono molto più utili nel
conflitto, infatti non servono soltanto a dare l’allarme per
l’arrivo del gas nervino, ma servono soprattutto per
disinnescare le bombe. Voi sapete che a Saddam Hussein
sono state vendute mine da quasi tutti i popoli della terra.
E quante ne ha acquistate lui? Diciotto milioni di unità.
C’é questo deserto nel Kuwait che é tempestato di mine, é
incredibile, non si può andare in giro. Se uno mentre va
sull’autostrada, che é l’unico percorso ripulito, gli vola via
un pacchetto, guai se si permette di andare a recuperarlo.
336
Come mette piede sulla sabbia PAM! salta per aria. Ora,
per disinnescarle l'appalto è stato dato ai francesi; avrete
visto qualche immagine televisiva: loro hanno una specie
di cannone che spara nel deserto, appunto, una catena
lunghissima con un rostro finale; poi c'è un braccio
meccanico che prende dall'altro lato la catena e comincia
a scuoterla dando ribattoni terribili, un fracasso
d’inferno, col fracasso tutte le mine di fabbricazione
inglese, francese, russa, polacca, svizzera ecc... PIM PAM
PIM PAM saltano per aria che sembra proprio
Piedigrotta PIM PIUM PIM PUM, una cosa veramente
festosa. Tutte, vi dico tutte scoppiano... salvo le nostre, le
italiane, le Valsella. Nove milioni gliene abbiamo vendute,
nove milioni di mine VALSELLA: 50% di partecipazione
Fiat. Perché? Perché noi abbiamo bombe intelligenti, e
non delle trappole per topi. Le nostre Valsella quando si
fa baccano sbattendo catene, non fanno una piega anzi,
dalla cupola della bomba, escono due manine che
sbattendo una contro l’altra eseguono il gesto sfottente
alla napoletana. Infatti le nostre mine saltano per aria
soltanto a pressione del piede umano, sono a misura
d'uomo, non per niente noi abbiamo creato l'umanesimo.
Tutti i nostri alleati devono cominciare a rispettarci come
meritiamo, perché, d’accordo che in questa guerra non
abbiamo offerto un apporto determinante soprattutto in
materiale umano, ma abbiamo concorso con il materiale
meccanico in partecipazione straordinaria come nessun
popolo al mondo. Devono piantarla anche di sfottere e di
prendere in giro i nostri ministri quando ci si riunisce al
337
banco, meglio dire al tavolo, per dividere le situazioni di
vantaggio di questa guerra. Devono piantarla! C'è quel
nostro ministro De Michelis che tutte le volte che arriva...
PAAM una porta in faccia, che ormai ha un faccione così
e ha dovuto dipingersi gli occhiali sulla faccia per quanti
gliene hanno spiccicati. Dobbiamo ammettere che é molto
brutto con quella testa, con quei capelli impataccati di
catrame schifoso , CHE E' LUI ... IL CORMORANO! E'
LUI! Un cormorano ripieno! Non vi dico di che cosa... Ma
mi sono dimenticato di raccontarvi di come le galline
vengono impiegate: prima di tutto col loro ticchettio
producono lo stesso valore della pressione di un piede.
Così, i tecnici spazza-mine buttano le galline sulla sabbia
nel deserto e appena quelle cercano da mangiare
TICTICTIC...PAM! Scoppiano loro e le bombe
intelligenti, fregate! Ma per invogliarle naturalmente a
becchettare bisogna spandere il becchime. Quindi c'è un
elicottero apposito che versa e distribuisce il becchime.
Una scia straordinaria! Questo avveniva già nei primi
tempi quando dovevano formare delle strade per poter
transitare coi carri armati per il deserto minato e c'erano
ancora gli iracheni nelle loro buche in trincea. I tecnici
spazza-mine passavano a volo radente con queste
becchinate
tremende,
disegnavano
lunghe
scie
WWAAAAA e lì gli iracheni che stavano nelle buche
hanno cominciato ad andare in crisi: “Ma come! Ci
buttano il becchime per polli?! Va bene sfotterci ma
questo è un po’ pesante... abbiamo fame ma non
esageriamo!”. Poi, una volta steso il becchime, ecco che
338
arriva la gallineria, cioè centinaia e centinaia di galline
ammassate dentro questi elicotteri speciali che si
chiamano
“apache
Vallespluga”.
Arrivano
e
WWAAAOOO e buttano giù galline, si apre la pancia di
questi elicotteri, piovono galline a stormi che inondano il
deserto, sono affamate, da cinque o sei giorni che non
toccano cibo, proprio a livello iracheno e cominciano TI
TO TI TO TO PIIM PAAM PIIM PAAM PEEM PEEM,
volano quarti di gallina fritta alla diavola fragrante
dappertutto, ed è la prima volta che gli iracheni godono
di un bel pasto caldo. Mi capita spesso che davanti a una
tragedia come questa che stiamo vivendo, di istinto vado a
vedere cosa hanno scritto di situazioni analoghe gli
antichi. In questo caso Aristofane mi é parso il migliore:
sembra faccia esattamente il commento dei fatti e degli
antefatti di questa guerra. Aristofane aveva scritto la
bellezza di quattro opere sulla guerra in particolare "La
Pace", magnifica. L’ho riletta in questi giorni e ho
scoperto i discorsi coi quali si esibivano questi uomini
politici greci con l’intento di coinvolgere Atene nella
guerra che era già in corso ad opera di Sparta. Sono gli
stessi, identici discorsi che abbiamo sentito scodellare a
ripetizione dai nostri politici in questi tempi: “la pace è un
dono sacro e non bisognerebbe mai violarla, ma in questo
momento noi dobbiamo rompere ogni indugio e unirci ai
nostri alleati che altrimenti rischiamo la solita figura di
vigliacchi, di femminucce, scopriamo mancanza di dignità
e di virilità”. Sembra proprio la fotocopia di una delle
tante sparate al parlamento dei nostri politici d’assalto
339
ma ne “La pace”, di Aristofane c’é una variante:
all’improvviso, fra i deputati, si erge un personaggio di
grande autorità: é l’arconte, il gran capo del parlamento
che, dopo aver ascoltato i vari interventi, prende la parola
e urla: “Sì, mi avete convinto e soprattutto commosso.
Questa guerra s’ha da fare. Quindi, cari deputati e
senatori, siete tutti arruolati. Preparatevi a partire per il
campo di battaglia. Avvertite le vostre vedove, pardon,
mogli.” I politici in massa sbiancano in viso: a uno gli
prende un coccolone e muore sul colpo, un altro resta
fulminato e in paralisi totale, altri, in gran numero, se la
fanno addosso, i rimanenti fuggono buttandosi dalle
finestre. Pensate che splendido sarebbe poter fare
altrettanto coi nostri omino politici; dopo i loro discorsi
guerreschi alzarsi e poterli fulminare con un “ok, vi
arruoliamo”... per esempio Spadolini arruolato nei mezzi
da sbarco anfibi, lui proprio un mezzo da sbarco,
sdraiato, i marines sopra con la pagaia che scivolano nel
golfo... oppure Giuliano Ferrara mezzo cingolato con sta'
pancia BOLUBLUBLU, con le bretelle da lancio
TOCCHETA per tirare bombe, oppure Forlani, già
mimetizzato colore neutro, paglierino color sabbia e
sempre talmente giallino che, nudo nel deserto, non lo
vedi più. Poi Craxi non c'è bisogno neanche di mettergli
un elmetto, basta fargli una riga qua (indica il livello delle
sopracciglia), e lui è già corazzato. Quindi, mezzo
terroristico di persuasione occulta, Giulio Andreotti:
basta sollevarlo da una duna e “O mio Dio!” tutti gli
iracheni si arrendono. Fra l'altro avete saputo che
340
Andreotti stava per partire la sera del bombardamento?
Il giorno in cui hanno bombardato Bagdad, l’Onorevole
Giulio alle cinque, nessuno era al corrente che gli
americani si stessero accingendo a questa operazione di
massacro totale, lui personalmente era stato incaricato da
tutti i ministri degli esteri europei di tentare l'ultima
chance, cioè di recarsi da Saddam Hussein e di
convincerlo a nome dell'Europa ecc... l'ha dichiarato lui
stesso. Alle sei era a Ciampino con un aereo speciale che
doveva partire immantinente soltanto che il capo del
controllo ha bloccato l’ordine: “fermi un attimo c'è un
piccolo guasto, un’inezia , è un bullone con vite
particolare che si é ammollato e non troviamo come
sostituirlo all’istante, ma adesso rimediamo, tempo due o
tre ore e si riparte.” Infatti all’una l’aereo é pronto per
prendere il volo, si avvia verso la pista di decollo ma:
“Alt! Fermi tutti! La TV sta dando la notizia proprio in
questo momento del bombardamento di Bagdad. 200
caccia bombardieri al minuto, 5000 tonnellate di esplosivo
in mezz’ora.” E così, causa questo bullone, Andreotti non
ci si é trovato in mezzo. Pensate voi, per un bullone di 3
millimetri, che senza ‘sto pezzo di ferro a vite, lui,
Andreotti, si sarebbe trovato puntuale sulla pista di
Bagdad, con ‘sta tempesta di bombe addosso. Cosa ci
avrebbero restituito di Andreotti? Un cofanetto di
frammenti ricordo. Ora, ditemi voi, a cosa é legata la
storia di un popolo, a un bullone. Bisogna ammetterlo, in
questi tempi la fortuna non ci arride!
341
BRANI IN PIU’
ed è stata la prima volta che gli iracheni hanno avuto il loro
pasto caldo, un pò bruciacchiato ma... Tutte le volte che io
mi ritrovo ad avere davanti una tragedia come è stata quella
della guerra, di istinto vado a vedere cosa hanno scritto di
situazioni analoghe gli antichi, e mi è capitato quest'anno di
trovare oltre che forse il più geniale è Aristofane. Aristofane
avéa scritto la bèllezza di quattro opere sulla guerra in
particolare "La Pace", magnifica, e cosa ho ritrovato?... le
cose di cui non m'ero accorto quando lo avevo letto prima.I
discorsi che fanno questi uomini politici che cercano di
coinvolgere Atene nella guerra che è già iniziata ad opera di
Sparta, sono gli stessi, identici discorsi che abbiamo sentito
fare dai nostri politici "la pace è una cosa sacra e non
bisognerebbe mai violarla, ma in questo momento noi
dobbiamo rompere ogni indugio e unirci ai nostri alleati
perché altrimenti facciamo la figura dei soliti vigliacchi ,
femminucce, non abbiamo dignità, bisogna diventare virili
ecc.". Tutti i discorsi, anche i luoghi comuni, soltanto che
nella "La pace" di Aristofane c'è una personaggio che a un
certo punto urla "MI AVETE COMMOSSO! SIETE
ARRUOLATI TUTTI! e loro, questi politici, uno muore sul
colpo, l'altro ha un coccolone e rimane con la paralisi eterna,
l'altro se la fa addosso due scappano e tre svengono sul
momento. Pensate come sarebbe stato bèllo poter fare lo
stesso coi nostri uomini politici cioè alzarsi e poter dire "Vi
342
arruoliamo", per esempio Spadolini arruolato nei mezzi da
sbarco anfibi, lui proprio un mezzo da sbarco, sdraiato, i
marines sopra con la pagaia che vanno nel golfo... oppure
Giuliano Ferrara mezzo cingolato con sta' pancia
BOLUBLUBLU, con le bretelle da lancio TOCCHETA per
lanciare bombe, oppure Forlani, già mimetizzato colore
neutro paglierino color sabbia e sempre giallino tale che
nudo nel deserto non lo vedi più. FORLANI??? Non c'è! Poi
Craxi non c'è bisogno neanche di mettergli un elmetto basta
fargli una riga qua e lui è già corazzato. Poi, mezzo
terroristico di persuasione occulta, Giulio Andreotti, basta
sollevarlo da una duna IIIHAAAA, tutti si arrendono. Fra
l'altro avete saputo che Andreotti stava per partire la sera del
bombardamento? Il giorno in cui hanno bombardato Bagdad
lui alle cinque, prima non si sapeva ancora che ci sarebbe
stato questo bombardamento, lui éra stato incaricato da tutti i
ministri degli esteri europei e naturalmente anche dai
presidenti di tentare l'ultima chance, cioè di recarsi da
Saddam Husseim e di convincerlo a nome dell'Europa ecc...
e l'ha dichiarato lui stesso. Alle sei éra a Ciampino con un
aereo speciale che doveva partire soltanto che gli hanno
detto "fermi un attimo c'è un piccolo guasto, un' inezia , è un
bullone con vite particolare che si ammollato e non
troviamo come sostituirlo immediatamente ma adesso lo
mandiamo a prendere, tempo due o tre ore ci siamo." All'una
è pronto per partire, lo vengono ad avvertire "no, onorevole,
non si può partire perché Bagdad è sotto il bombardamento
ventimila tonnellate di bombe che stanno buttando gli
americani".Per un bullone, che se non ci fosse stato quel
343
bullone lui éra LA', a BAGDAD, con queste bombe che
arrivavano, non ce lo avrebbero restituito più; pensate a che
cosa è legata la storia di un popolo, a un bullone, siamo
scarognati sapete...una scarogna tremenda!! Ma la cosa che
mi preoccupa davvero, scusate se ve lo dico,e qui vi prego
di credere che il mio è un patema terribile, è la condizione
particolare in cui si trova il nostro presidente, sono
preoccupato, ormai parla solo a ruota libera non lo fermi più.
Dice delle cose...io volevo oggi portare il giornale dove dice
delle cose sconclusionate senza capo nè coda, torna indietro,
va avanti, perde i pezzi, ogni tanto fa dei tic terribili...
Bisogna aiutarlo, non si può lasciarlo cossì da solo. Sono
preoccupato davvero, già dà le medaglie ai fascisti, e fra
poco chiede scusa all'MSI, prima ancora che il giudice abbia
dato la sentenza dice che la P2 sono dei patrioti, anzi
dovremmo iscriverci tutti alla P2 se no siamo fregati. Ma la
cosa che mi preoccupa veramente è quello come ha
cominciato con quel povero giornalista della Roiter che avéa
detto che l'Italia non avéa grande importanza nel conflitto in
quanto avéa partecipato solo collateralmente, e lui s'è
risentito e gli ha dato del figlio di p.... poi ci ha ripensato
dice "non dico neanche che è un figlio di p....perché per
essere un figlio di p. bisognerebbe essere superiore, io andrei
ad offendere la professione più antica del mondo, che è
appunto il figlio di p.", roba dell'altro mondo... Un
presidente che fa tutto un gioco sulle p. le loro origini, la
loro storia, ha fatto un saggio sull'origine dei figli di ... e
delle p.... nella storia dell'umanità. Ma porca di una miseria.
E poi quando ha incominciato ad insultare i giudici, già i
344
giudici è un anno e mezzo che li insulta, ma questi qua
attraverso la costituzione hanno stabilito che éra illegale
entrare in guerra, si è imbestialito, li ha chiamati vigliacchi,
infami, terroristi... gente che ha rischiato di saltare in aria
trenta volte, gli hanno fatto anche degli attentati... gli ha dato
dei terroristi. Poi dice "troppo comodo sbandierare la
costituzione da dietro una scrivania non esposta",... perché ci
sono le scrivanie "esposte" e ci sono quelle "non esposte", ci
sono quelle che vanno per la strada, avete visto quante
scrivanie vanno per la strada, uno pedala con la scrivania...ci
sono anche quelle che vanno sulla neve... E poi dice "un
conto è parlare dietro una scrivania e un conto è da su una
tolda di una nave di battaglia", infatti lui, il presidente parla
solo da su la tolda delle navi. Lui ha una tolda costruita al
quirinale, tutta con delle molle e ci sono dietro dei corazzieri
che gli danno il colpetto, lui è cossì... poi ha un ventilatore
da cinema, quelli col risucchio BOOAAAAAA in modo che
lui sia sempre in disequilibrio come la niche di Sabotracia e
ogni tanto c'è un corazziere con un secchio d'acqua che passa
e GNACCHETTA... CHE MARE OGGI!!! E lui parla solo
da lì.
 MILANO 20.O1.91
LA GUERRA NEL GOLFO-E’ STAMPATO
Io sono felicissimo che questo teatro sia cossì saturo,
esaurito di persone, in quanto sentivo proprio oggi in
televisione un'inchiesta sui teatri in Italia durante la quale si
diceva che i teatri in questo periodo hanno avuto un crollo
sul piano della presenza di pubblico perché qualcuno si sente
345
a disagio,qualcuno teme incidenti... ma il fatto che voi siate
qua mi riempie di soddisfazione anche se nello stesso tempo
sono angosciato come voi per la paura che questa guerra si
stia allargando.Ci sono state persone che si sono risentite per
il prologo che io in questo periodo faccio, legato all'attualità,
anche perché l'attualità è il fondamento principale del nostro
teatro; da sempre il nostro obiettivo è di inserire quello che è
la cronaca nel teatro e meno male che oggi possiamo
parlarne liberamente. C'è stato un tempo che il parlare a
soggetto ci éra impedito, addirittura abbiamo avuto
denunce... c'éra il questore o il commissario che stava in
quinta per verificare che quello che dicevamo corrispondesse
al testo che avéa l'imprimato di Andreotti allora, che éra
ministro dello spettacolo... e che verificava se eravamo
apposto, se avéamo proprio il timbro. Noi abbiamo avuto
una cosa come 40 denunce per gli svicolamenti e quando
uno éra risentito per quello che si diceva non stava neanche a
rimbeccarti direttamente, telefonava alla questura , arrivava
immediatamente il commissario di turno, o se éra in sala,
saliva sul palcoscenico a verificare col copione.
Ora siamo arrivati ad un clima straordinario però, a
proposito della guerra e se éra proprio necessario entrarci a
piedi giunti, il presidente della repubblica Cossiga è
intervenuto l'altro giorno dicendo che è ora che noi si diventi
adulti... in poche parole nel nostro paese si può polemizzare,
dibattere però una volta che il governo ha deciso di
intervenire SILENZIO, NESSUNO ROMPA PIU' LE
SCATOLE, LASCIATECI LAVORARE! Credo che sia
proprio il contrario di quello che è la democrazia, il parlare
346
sempre e il ribadire le proprie opinioni credo sia il
minimo.D'altra parte, e anche Andreotti l'ha detto questa
mattina, "E' ARRIVATO IL MOMENTO DI ... TACERE E
BASTA NON ROMPETECI LE SCATOLE!".E' da un pò
di tempo devo dire che succedono delle cose... per quanto
riguarda il nostro presidente della repubblica, lo sottolineano
tutti i giornali devo dire, anche Montanelli, che addirittura è
arrivato a dire che ha bisogno di uno psichiatra... io non sono
d'accordo, dico che è dovuto al nervosismo come quando ha
incominciato ad insultare i giornalisti i giudici dicendo che
erano dei venduti, dei bottegai, dei giornalisti ha detto delle
cose ignobili, che sono degli infami... Ad ogni modo il fatto
particolare è incominciato quando gli è sfuggito " PER
L'ITALIA SI PUO' ANCHE MORIRE"... che a mé è venuto
subito un brivido lungo la schiena, mi è venuto subito in
mente quando da ragazzino mi insegnavano " CHI PER LA
PATRIA MUOR VISSUTO E' ASSAI" tarappappappete...
D'altra parte è la stessa frase lanciata da Frankestain, voi
sapete chi è Frankestain ... Saddam Hussein è veramente il
classico Frankestain, che non è nato cossì da solo ma è stato
inventato da noi NOI LO ABBIAMO CREATO! Io mi
ricordo gli applausi quando è partito contro Komeini...
FANATICI!! Invece lui avéa i piedi in terra... quando ha
detto tre giorni e Komeini è fottuto ARMI! Gli abbiamo dato
le armi noi! Lo abbiamo allenato noi, gli abbiamo insegnato
come si fa la guerra... NOVE anni è durato e adesso dimostra
che ci sa fare. Lo diceva oggi quel generale di cui i storpio
sempre il nome, diceva "ma scherziamo, non abbiamo mica a
che fare con un cretino... nove anni che... l'abbiamo allenato
347
noi, AVRA' IMPARATO QUALCOSA!! Per forza non ha
tirato fuori ancora le armi , perché diceva ma perché non
intervenite, perché non lanciate nel deserto i vostri marines e
la facciamo finita. La borsa avéa avuto una euforia
incredibile, eravamo arrivati a guadagnare quattro punti,
cinque punti... e adesso cosa aspettate, dice, NON SONO
MICA IL GENERALE KUSTER IO, io fin quando non li ho
spianati, ammorbiditi"... non si dice massacrati, si dice
ammorbiditi ... guardate che il lessico di guerra è
straordinario. A parte che non si dice "andare il guerra" ma
"compiere un'operazione di polizia", ce l'ha insegnato
Andreotti. La mia preoccupazione è questo atteggiamento
che hanno quasi tutti i giornali "chi non è per la guerra è una
femminuccia, un disfattista, in fondo un mammone uno che
fondamentalmente è VILE! Insomma un uomo vero, coi
muscoli , col coraggio è subito per la guerra... interviene per
l'onore, per l'orgoglio di una nazione che non può sempre
rimanere assente davanti ai fatti". Quello che è successo
esattamente a Kabul quando ad un certo punto i russi sono
entrati con le truppe e l'ONU avéa detto alla stessa maniera
BISOGNA INTERVENIRE! NOI ITALIANI SIAMO
INTERVENUTI! E subito Andreotti dice "BISOGNA
PARTIRE" manco una piega!! Cossì ad esempio per il fatto
della Palestina... gli interventi dell'ONU per far rispettare le
leggi internazionali e la libertà e la dignità di un popolo
riguardo la Palestina sono la bèllezza di diciotto! Ma
neanche han fatto UH UH neanche! E quando questo
frankestain ha
ammazzato cinquemila persone in
venticinque minuti, cioè le ha asfissiate col nirvino, donne,
348
bambini, BRACCHETA! C'è stato l'ONU che ha detto... EH
NO! EH NO! E tutti noi abbiamo detto bisogna partire
bisogna bloccarlo... NIENTE!
Questa è una guerra per il petrolio, lo abbiamo visto nel
gioco del salire delle azioni riguardo a quella situazione...
stiamo combattendo per il problema del prezzo,
dell'interesse, del vantaggio e via dicendo e a dimostrazione
c'è un fatto di cronaca: la televisione ha fatto un inchiesta sul
fatto che la gente non gira più con tanto entusiasmo per le
balere, per i night, per i luoghi di divertimento e veniva
mostrata una balera moderna completamente vuota e il
padrone diceva " la gente non ha voglia, non viene a ballare
e a divertirsi... ce n'erano quattro li ho fatti entrare gratis ma
non avéano voglia" e lei cosa dice "E' UNA GUERRA
SCHIFOSA".
C'è un'altra cosa che mi ha angosciato a proposito del valore
di certe frasi, io a malapene ne parlo perché ci sono di mezzo
due piloti che fra l'altro sono di una compagnia di cui ho
visto alcune esibizioni e sono tra i più preparati tecnicamente
a livello mondiale, tant'è vero che hanno battuto in sfide
sull'abilità di colpire un bersaglio, volo in quota ecc... anche
gli americani e perfino gli isdraeliani. Il presidente della
repubblica ha detto "buon viaggio, buon lavoro, fatevi
onore" GGGNNNACCC, la sfiga fino in fondo. Scusate,
forse qualcuno di voi dirà che sono cattivo, ma io temo che
QUELLO LI", non bisogna neanche nominarlo...
MENAGRAMO!!! Ha detto siamo adulti ... POMPETA!
Che quello parte ... "il carrello!!! Porco cane!"... e in volo
subito turbolenza atmosferica... ci sono mille e cinquecento
349
aerei fra inglesi e americani che vo tranquilli NO! c'è una
nube schifosa con scritto PRESIDENT! Le "vacche" si
chiamano, questi aerei che contengono benzina in quantità e
che tranquillamente con una pompa che va a finire nel
serbatoio dell'aereo... l'aereo va, ritorna indietro, gli danno
ancora un pò di benzina... OH! la prima volta nella storia che
si spacca tutto TUM BOOORLOCHE, uno solo che prende e
poi non torna OHHH! Io non dico più niente, ma non lo
nomino più! E imparate a farlo anche voi!
350
Stagione Teatrale 1990/91
Dario Fo in MISTERO BUFFO
Questa sera il Mistero Buffo viene recitato anche a Londra
in lingua arcaica del Galles, a Barcellona da da un attore dei
Comediants in catalano, naturalmente, nella prigione di
Norfolk, in lingua scozzese, da un condannato a 20 anni, a
Bolzano da un attore svizzero di Berna, in Jugoslavia, a
Zagabria in croato, negli Stati Uniti da un famoso fabulatore
negro, in Argentina da Carlos Jampos, in Bolivia da un
attore indio, in Israele sia da un attore palestinese che da un
israelita...e potremmo continuare per qualche pagina con
l'elenco, ma non vogliamo strafare...e non c'è neanche
bisogno di commento.
"Mistero" è il termine usato già nel II° e III° secolo dopo
Cristo per indicare uno spettacolo, una rappresentazione
sacra. Ancora oggi, durante la Messa, sentiamo il sacerdote
che declama: "Nel primo mistero glorioso...nel secondo
mistero..." e via dicendo.
Mistero vuol dire, dunque: rappresentazione sacra.
Mistero buffo vuol dire: spettacolo grottesco.
Chi ha inventato il mistero buffo è stato il popolo.
Fin dai primi secoli dopo Cristo il popolo si divertiva, e non
éra solo un divertimento, a muovere, a giocare, come si
diceva, spettacoli in forma ironico-grottesca, proprio perchè
il teatro , specie il teatro grottesco, è sempre stato il mezzo
351
primo d'espressione popolare, di comunicazione, ma anche
di provocazione e di agitazione delle idee.
I giullari recitavano nei mercati, nei protiri delle chiese, nei
cortili e, qualche volta, addirittura dentro le chiese.
I giullari, e più tardi i comici dell'arte, sono gli inventori e i
perfezionatori del grammelot, termine di origine francese,
coniato dai buffoni-clown-giullari.
I comici dell'arte lo usavano a piene mani, perchè costretti
sia dalla situazione di viaggiatori in mezzo a lingue diverse,
sia dalle leggi censorie che imponevano loro di non recitare
in lingua: al massimo mimare e articolare suoni senza senso
compiuto.
Grammelot sta a significare, appunto, gioco onomatopeico
che è in grado di trasmettere, con l'apporto di gesti, ritmi e
sonorità particolari, un intero discorso compiuto.
Dalla tradizione dei comici dell'arte sono giunte a noi storie
di esibizioni di grandi interpreti del grammelot.
I brani più famosi sono: "La fame dello Zanni, "Arlecchino
che beve la pozione magica" (entrambi in grammelot
bergamasco), "La lezione di Scapino" (detta anche di
Moliere), evidentemente in grammelot francese.
Esiste anche un "Grammelot dell'Avvocato inglese",
caricatura con sproloquio di tipo anglosassonemagniloquente, eseguita dai comici del XVII° secolo.
352
MILANO 20.01.91
DISCORSO DEL GRANDE TECNOCRATE IN
GRAMELO' AMERICANO- E’ STAMPATO.
Io e Franca avéamo pensato di realizzare il solito schema di
"mistero buffo" riguardo il gramelò: "la fame dello Zanni",
poi quello francese legato a scapino e a Molière e poi quello
dell'avvocato inglese che difende lo stupratore. Sono tre
forme diverse ma legate allo stesso spirito, cioè d'ironia e di
satira e soprattutto legate al potere, la spocchia di ogni
potere quando esprime violenza. Ecco si trattava di
realizzare questi due brani di cui il primo, quello francese,
vede Scapino che insegna la tecnica di gestire il potere al
giovane signore che è rimasto orfano ed è un banchiere.
Scapino comincia con la descrizione della parrucca , delle
vesti, del mantello e dell'incedere, del camminare, con un
passaggio riguardo trine e i merletti che portavano i signori,
cossì ampi e cossì sparsi per tutto il corpo, per cui avéano
trine che uscivano ecc... per cui quando andavano a fare pipì
non riuscivano poi ad usare l'estrazione... del mezzo adatto,
uscivano soltanto merletti, se la facevano addosso ma con
grande dignità... per cui esisteva questa stupenda camminata,
nata proprio allora, dell'aristocratico. Il linguaggio éra il
gramelò francese, di cui esistevano soltanto tre termini:
parucche,manteau, e, dentelle, tutti gli altri erano termini
inventati ed éra molto bèllo vedere che in Francia
pensavano che fosse un particolare linguaggio del
cinquecento che éra sfuggito alla loro memoria e alla loro
conoscenza. Poi c'éra quello in inglese. Ma Franca mi ha
suggerito di riprendere un tema legato a vent'anni fa, cioè
353
alla guerra del Vietnam e ci fu un importante personaggio di
origine tedesca che avéa studiato i primi razzi a lunga gittata,
i quali poi saranno inseriti in macchinamenti incredibili, che
in un suo discorso all'università avéa dichiarato che lì stata
l'avvenire anche spirituale degli uomini, che gli uomini
avrebbero cambiato il modo di essere, di esistere, la loro
morale si sarebbe trasformata in conseguenza dell'alta
tecnologia, cioè l'uomo diventava soggetto alla propria
macchina, alla propria invenzione, alla robotica ecc... Questo
stava ad indicare che il Vietnam sarebbe stato schiacciato
inesorabilmente da questi armamenti, che avrebbero
determinato una velocizzazione dei conflitti, cioè la guerra
come partiva éra già finita grazie a questa straordinaria
importanza, cosa che non è stata cossì. Io ho pensato di
riprendere lo stesso tema che è di un'attualità incredibile. C'è
questo grande tecnico, e voi dovete sforzarvi di immaginare
di essere a vostra volta della gente a conoscenza delle
terminologie, immaginate di essere la platea di quella volta
che ascolta questo discorso forbito ricco di questi termini
particolari. Questo simpatico tecnico descrive la tecnologia
della robotica, dei computer, lo svolgimento del cervello
meccanico ecc... poi va a semplificare la nascita dei grandi
macchinamenti di guerra, partendo addirittura dai primordi,
da quando l'uomo ha cominciato a capire che doveva fare
qualche cosa per volare, gli incidenti, poi arriva il motore a
scoppio degli aerei, lì veramente è il colpo di fulmine, lo
scatto, fino agli aerei con razzi e macchinamenti straordinari,
completamente robotizzati e diretti al di fuori del pilota, il
pilota è soltanto un supporto allo svolgimento di un'azione
354
con tutto quello che consegue. Io uso il gramelò, cioè fingo
di parlare inglese, meglio un americano colto da tecnocrate,
tecnologico e voi capirete tutto di questo discorso, a meno
che non ci sia qualcuno che conosce molto bene l'inglese,
l'americano e la tecnologia. Questo è pericoloso perché
cercherà di intendere e di seguire parola per parola quello
che vado dicendo e si perderà nel nulla, invece coloro che
non conoscono assolutamente l'inglese, se seguiranno la
propria fantasia, immaginazione e intuito, capiranno tutto e
spiegheranno quello che io dico a quelli che conoscono
l'inglese. Questa sera è il trionfo dell'ignoranza.
355
PRESENTAZIONE
DEL
TECNOCRATE
1976-E’
STAMPATO.
Come si usa... è stato usato l'antico, si può usare il
grammelot nel teatro legato alla qualità. Anzi parlare delle
cose più vicine a noi anche in senso drammatico... parlare di
guerre, parlare di macchine, parlare di rumori che ci sono
addosso, che ormai abbiamo nella testa, nella memoria e che
sono linguaggio, sono parola anche quello... sono
grammelot. Io mi ricordo... sono stato una volta ad una
lezione di fisica superiore e ho sentito per tutto il pezzo
parlare in grammelot... Ecco il personaggio che mi porta al
grammelot attuale: è un fisico matematico, uno scienziato,
un grande tecnico veramente di classe internazionale di
origine tedesca però vive da molti anni in America e
qualcuno lo chiama Braum. E' un soprannome, non ciarli, è
un altro questo grandissimo tecnico scienziato... tiene una
lezione, un corso per altri scienziati e dimostra come le
macchine, l'evoluzione dal primordiale che ha intuito, capito,
sviluppato, sono arrivati armai al punto tale da essere il
centro della terra, sono il cervello, la macchina, la vera
potenza, la mano che tiene il mondo. C'éra un certo
Kissinger, un imitazione di Sordi lo sapete benissimo...
Questo Kissinger ha detto una frase abbastanza robuante " i
nostri mezzi, la nostra tecnica... il livello che abbiamo
raggiunto... voi vedrete... domineremo il mondo". La moglie
dice basta... ma lui éra convinto... e l'altro, il pensionato
Nixson e il prossimo pensionato Ford, anche quelli, tutti e
due, erano lì vicini e Nixon ha detto "APPLAUDI!2 e Ford...
(batte le mani). E non so se avete visto l'espressione vera di
356
Ford, quello che scende dagli aerei... che arriva l'aereo...
subito FERMA FERMA... ché non è quella la scala e lo
tengono indietro e poi quando c'è la scala...c'è la scala... si
può andare TUM TUM TUM BUTUM BUTUM BUTUM
AH AH AH. E qui a Roma quando arrivò, l'interprete dice il
presidente... éra lì ... il presidente... e lui ha dato la mano
all'interprete... "piacere!" "no! E' quello!" e si è nascosto
dietro la signora Leone... mi perdo sempre... faremo un
pezzo in meno questa sera...no, no, sul biglietto ci sono
tutti... uno cancella ogni pezzo che faccio dice "quello l'ha
fatto??" "va beh! Adesso vediamo, vediamo un pò se li fa
tutti! Perché tutti li voglio stassera, sono qua... contratto"...è
che io non mi ricordo più dove eravamo... Ma si! Eravamo
all'arrivo di Ford, no Kissinger c'éra un'altro, un tale... un
maoista di quelli tremendi, proprio fissati, un certo Tel Tunc,
il quale invece diceva " è vero noi abbiamo meno tecniche,
abbiamo meno mezzi, siamo indietro di anni di ricerche,
abbiamo commesso diversi errori, siamo degli arretrati,
siamo al periodo della pietra rispetto a voi in quanto a
scienza tecnica ecc... ma noi abbiamo un grosso vantaggio
che in ogni nostro lavoro mettiamo sempre L'UOMO AL
PRIMO POSTO!" Ecco ... Oh Dio! Basterebbe l'esempio del
Vietnam, una frase di questo genere Ocimin poteva averla
detta lui tranquillamente ... e l'ha dimostrata soprattutto... e si
sa tutto quello che è successo nel Vietnam con tutta la
grande tecnica, le invenzioni, le infamità, l'aver bruciato
terre che ancora oggi non danno raccolto e non lo daranno
per anni, qualcuno dice per secoli!! Acque addirittura
svuotate del loro elemento fondamentale... sono acque
357
morte!! Anche qui per secoli hanno defogliato, hanno
bruciato, hanno inventato macchine incredibili... suoni che
facevano impazzire il gas TUTTO HANNO ADOPERATO!
Poi alla fine la valigia! Non so se avete notato, ma questo
gesto la fanno già anche qua EH EH! Avete visto con
Umberto che dice " Ma dove andate, ma no!Rimanete... state
qua, la Iuventus vince... neanche la Iuventus non vince più,
gli va tutto male...
Allora il grammelot del tecnico americano che spiega come
si arriverà a guadagnare tutto... e alla fine il risvolto... lo
capirete benissimo! Noterete la grande differenza tra
l'inglese del 500 e questo americano.Io so che voi che siete
sottili avrete molto piacere. Ah come capisco!
358
PRATO 25. 5 91 SITUAZIONE DI
GOVERNO-E’
STAMPATO
Lo spettacolo è Mistero Buffo un genere di rappresentazione
che
viene
dal
medioevo,
"mistero"
significa
rappresentazione, sacra in particolare e "buffo" significa
grottesco, è chiaro da sé solo. Prima di entrare in merito al
Mistero Buffo vero e proprio io, come facevano del resto i
giullari che lo rappresentavano, prendo il pretesto per parlare
della situazione che viviamo, anche per introdurlo su un
livello non distaccato nel tempo ma che sia attuale, legato ai
nostri tempi. Una delle osservazioni che devo fare subito è
una delle più bèlle battute che ho sentito nei tempi, credo che
è da eleggere la più importante in questo secolo quasi... a
proposito della situazione del governo. Avete visto che
questo governo è stato una delle più grosse beffe mai viste, e
l'unica situazione di ricambio, invece delle riforme, hanno
cambiato l'assetto strutturale, cioè i repubblicani sono stati
messi da parte e da chiunque partito è diventato quadrupede
come ha detto qualcuno. Ora questo governo nato con questo
scarto ha determinato una frase veramente straordinaria da
parte del responsabile del partito repubblicano La Malfa, il
quale ha già un padre La Malfa... UGO! Questo La Malfa ha
dimostrato di essere l'uomo più candido che esista in Europa
perchè ad un certo punto ha dichiarato "CREDEVO CHE
ANDREOTTI FOSSE UN UOMO ONESTO!" Uno che
vive da quando è nato vicino a questo governo e che non si
rende conto... insomma è veramente DA FUCILARE!! QUA
AL MURO! "Lei ricorda suo padre che éra già con
359
Andreotti... anche il nonno éra già con Andreotti... ancora
con il governo di Giolitti c'éra Andreotti che portava la
cartellina... già un pò curvo, cominciava già allora , con le
palette di direzione.
360
B O N I F A C I O VIII
M A N C A L A D A T A- E’ STAMPATO.
NO
Andiamo a Bonifacio VIII. Bonifacio VIII éra un figlio di
buona donna che non finiva più, ne avéa fatte di tutti i
colori, avéa rubato, massacrato, bruciato, raso al suolo città,
organizzato spedizioni punitive, torture, tutto avéa fatto!
Avéa perfino rapito il seggio pontificio, l'avéa fregato ad un
altro... sapete Celestino, anima dolce éra sceso dal convento
"Vieni a fare il papa" "No, grazie" "Ma si, vieni"... e poi
l'avéa terrorizzato, più o meno gli avéa fatto "Cretino
quando... ehm... CLOC" più o meno, un pò in sintesi ma è
cossì. Fece stragi, massacri, distrusse città tipo Tortona e
soprattutto organizzò anche all'estero, éra conosciuto anche
all'estero. Il movimento primo che conosciamo dei tessitori,
dei muratori insieme dei contadini, quelli delle Fiandre,
organizzato per combattere contro lo strapotere dei padroni
del tempo. La nascita di una borghesia mercantile che avéa
attraverso le proprie corporazioni strozzato ogni possibilità
di azione di tutti quelli che facevano mestieri cossì detti
minuti , un pò come la storia che precede quella dei ciombi,
quella dei senza braghe e quella del bruco, cioè tutte le lotte
italiane dei tessitori, e come vedremo poi, di fra Dolcino.
Questi tessitori si organizzarono con tanta forza e soprattutto
ragione, coscienza, che riuscirono a stangare il più grosso
esercito che fosse stato messo in campo di quel periodo. Si
trattava addirittura dell'esercito de Speron d'Oro. Gli Speron
d'Oro erano tutti cavaglieri nobili, gente nata per far la
guerra, professionisti della guerra, talmente ricci e importanti
361
che ognuno si éra messo speroni d'oro massiccio... qualcuno
va beh, éra d'argento dorato ma non stiamo a sottolineare.
Gente di guerra, nata per la guerra... presero una legnata, un
esercito completamente distrutto... da chi?? Dai tessitori
operai d'accordo con contadini , gente che non éra abituata a
far la guerra. Ma le trappole , l'ingegno, le invenzioni, la
scaltrezza, le trovate che ebbero, sono degne di un film
comico. Circa diecimila morti durante questa battaglia, quasi
tutti di parte padronale. Bonifacio VIII venne a sapere la
notizia nella notti di natale del 1200, avéa sovvenzionato
questo esercito... c'erano i borbunghi dentro, c'erano i re di
Francia, e anche, naturalmente, i nobili fiamminghi, c'erano
gli inglesi, i bretoni ecc.. ecc... Un esercito colossale! Soldi
ce n'erano dentro! Quando lo venne a sapere ebbe un
coccolone. La notte di natale arrivò velocissimo qualcuno a
cavallo. Éra un nobile che si éra salvato dalla strage, arrivava
dalle Fiandre, avéa sfiancato tre o quattro cavalli, non
dormiva da giorni e giorni, arrivò a Roma, suonarono le
trombe, entrò impolverato, inriconoscibile, grondante di
sudore ed anche di sangue si buttò ai piedi di Bonifacio VIII
che si éra appena alzato... avéa un camicione con un ventre
pieno di cibo e di vino... éra a letto con sua moglie... éra
sposato civilmente, tutti lo sanno... non si poteva sposare in
chiesa. Questo cavagliere si buttò ai piedi di Bonifacio e
Bonifacio appena ebbe la notizia, digrignò i denti, cercò di
bestemiare TOC... rimase bloccato, gli prese un coccolone,
come dite voi a Roma, e non si mosse più. Una leggera bava
gli scese dalla bocca, strabuzzò gli occhi, lo presero, lo
portarono via ingessato. Tutte le domeniche da quel tempo a
362
cinque anni prima del giorno della sua morte, lo portavano
alla mattina della domenica e delle feste comandate al
balcone perché desse la benedizione ai fedeli... gli tiravano
su il braccio, c'éra un tecnico venuto dall'estero e via... vita
piena di interesse per cinque anni. Però prima di arrivare a
quella condizione avéa raso al suolo Cortona, cose che non
studiamo a scuola. E la cosa che mi ha meravigliato quando
sono andato a leggere questa storia dell'assedio di Cortona
messo in piedi dal papa... progressista, non dico
rivoluzionario, di questa popolazione che voleva dignità,
voleva diritti, voleva gestirsi in proprio... sugli spalti chi
trovo?
Jacopone
da
Todi....................................................................................
Un'altro grosso ribèlle, addirittura rivoluzionario, anche se
grottesco del nord, éra Ségarello da Parma. Ségalello o
Ségarello, come volete, il suo vero nome di famiglia éra
Ségalello da Parma, ma siccome all'inizio della sua carriera
di predicatore avéa una verve incredibile, avéa un chiodo
fisso... éra molto giovane, poi cambiò e capì come stavano
veramente le cose, ma un chiodo fisso... nei suoi discorsi
ogni tanto incominciava a dire "Guai a voi cristiani che
pensate al sesso e alla fornicazione e nei vostri pensieri e nei
vostri sogni ci sono sempre gli amplessi, uomini e donne che
siete uno contro l'altro abbracciati, carne nella carne... CHE
E' PECCATO! Voi nell'inferno soffrirete..." Oh la miseria!
Al che il popolo l'ha chiamato SÉGARELLO da Parma. Da
Ségalello... Ségarello. Lui accettò il gioco, éra diventato uno
straordinario giullare, un provocatore, per far prendere
coscienza alla gente andava, per esempio, in mezzo ai
363
contadini e incominciava "Ehi contadino, è bèlla la vita , il
sole, miracolo, tu sei la mano di Dio, per Dio, senza di té
saremmo tutti morti, affamati, a strascicare, a mangiare
radici, e tu ci dai da mangiare, il sole. A proposito del sole,
stai attento che sta venendo giù in verticale che ti spacca la
testa, vai sotto la pianta e riposati un pò che già hai lavorato,
è dall'alba che lavori, per Dio, guarda che bèllezza, hai arato,
seminato, concimato, hai potato, c'è da mangiare per té, per
la tua famiglia... e anche per mé, quando ti vengo a trovare,
grazie.... Eh?? Non m'invita, non m'invita? Come? Devi
lavorare ancora??? Perché, per chi?? Altra terra devi arare...
ma... per il padrone??? Questa è bèlla! Padrone di chi...
della terra... ah! c'è un padrone della terra! La terra è di un
padrone, bèlla questa! Non l'avevo mai sentita. Io avevo letto
la bibbia e non ho mai trovato che una volta il padreterno
abbia consegnato un pezzo di terra a Tizio piuttosto che a
Caio... COGLIONE, T'HAN FREGATO!! Il padrone è un
furbastro di sette cotte, è arrivato prima di té lì, ha messo un
paletto qua, un paletto là... da qui a là è mio, anche da qui a
là è mio, anche lassù fino al fiume ed anche dopo il fiume è
mio. DIO MÉ L'HA DATO E GUAI A CHI MÉ LO
TOCCA! Dio si! Guarda qua il contratto, mé lo ha firmato
lui... come no... sai leggere tu? NO??? Allora cosa parli!
COGLIONE LA TERRA E' DI CHI LA LAVORA!!!".
Pensate, nel medioevo andare in giro a dire ai contadini "la
terra è di chi la lavora", è da deficienti... da pazzi andare a
dirlo ancora oggi ai contadini, pensate nel medioevo. E
l'hanno beccato e l'hanno bruciato vivo e con lui tutta la sua
banda di predicatori detti insaccati. Si vestivano soltanto con
364
un sacco, gli tagliavano gli angoli... qui per la testa OPLA!
Camiciola e via. Uno solo si salvò della banda... frà Dolcino.
Frà Dolcino non éra per niente dolce e gentile, se non altro
nell'aspetto, éra un gigante, una montagna, un "armadio con
la testa", diceva un cronista di quel tempo, e fu la ragione,
dice un'altro cronista, che si salvò frà Dolcino, perché nessun
sbirro ebbe il coraggio di andare ad arrestarlo, potete vederlo
da voi: "FRA' DOLCINO SEI IN ARRESTO!!" "EH???"
"EHM, LA STRADA PER MODENA SCUSI???". Frà
Dolcino si salvò, andò nel trentino, conobbe Margherita da
Trento che divenne la sua donna, una donna straordinaria,
intelligente, i cronisti di parte avversa dicono addirittura che
fosse la più bèlla donna che si fosse vista in Italia in quel
tempo, e con coraggio, con una testardaggine, soprattutto
una perspicacia nelle situazioni. Incredibile! Insieme
andarono e con altri cossì... sobillatori oggi
diremo...provocatori, gente un pò sbandata... andarono fino
in Croazia. In Croazia mossero la presa di coscienza di molta
gente poi vennero ancora in Lombardia esattamente a
Romagnano Sesia, vicino a Novara, vicino a Vercelli anche
che éra la patria di frà Dolcino. In quella zona c'éra stato già
qualche fermento. Quando arrivò frà Dolcino ci fu
addirittura una ribèllione, potremo dire una rivoluzione
senza sbagliare in eccesso. Tutti i tessitori, rieccoli i tessitori,
gli operai organizzati insieme ai muratori, agli artigiani, ai
contadini della zona cacciàrono via i grassi borghesi che
attraverso le corporazioni cercavano di soffocare, sfruttare
fino in fondo questa gente che lavorava con le braccia, fatto
stà che organizzarono la prima comunità che si conosce nella
365
storia. Si chiamavano tutti fra di loro Comunitari. E' la prima
volta che troviamo la credenza per intiero. La credenza è
quell'armadio che abbiamo in cucina tutti quanti, in tutti i
paesi d'Italia, perfino all'estero, in Francia per esempio, in
Spagna si chiama credenza o con altri termini, ma hanno
sempre le stesse radici. La credenza, che viene da credere,
credere in... credenza nella comunità di S. Ambrogio, ecco
una delle prime organizzazioni comunitarie. Questi
comunitari tenevano come fisso per tutti quanti questo
enorme, ideale armadio nel quale si metteva tutto il
mangiare, tutto il raccolto, tutto quello che si éra prodotto e
tutto veniva distribuito, attenti, questo è il particolare
importante, non secondo di quello che uno avéa dato ma a
secondo di quello che uno avéa bisogno. Se uno avéa dato
per dieci persone e avéa bisogno per se solo, riceveva per se
solo. Ancora una cos a importante è il rapporto fra l'uomo e
la donna nella comunità di frà Dolcino. Le donne e gli
uomini si trovavano per la prima volta alla pari. La donna ha
gli stessi diritti e doveri degli uomini. Badate bene in un
tempo in cui come si pensa ancora adesso, non è ancora stata
cancellata questa forma... sapete bene che i dotti della chiesa,
i santi padri della chiesa avéano decretato che l'anima nelle
femmine entra quasi tre mesi dopo l'entrata dell'anima nel
maschio. Sto dicendo quando è feto nel ventre della madre,
arriva l'anima... è maschio, è maschio PLUF... arriva
l'anima... dice è femmina, io non ci vado ah no... e determina
che dobbiamo amare le nostre donne con dignità. Amiamole
come uomini! Amiamole come esseri umani, non come
femmine.Ora un simile modo di vivere avéa fatto interessare
366
moltissimi contadini, servi della gleba, operai e via dicendo,
che arrivarono proprio a fronte di quella zona e i padroni
incominciavano a preoccuparsi, vedevano i contadini e gli
operai sgusciar loro di mano, non potevano più sfruttarli, li
rincorrevano, andavano a prenderli e organizzavano delle
spedizioni punitive. La più grossa fu quella organizzata dal
conte del Monferrato il quale riuscì a beccare un centinaio di
comunitardi vicino a Prato Sesia, li portò a Novara dove
c'éra la Roccaforte appunto del conte e il reggente di questa
roccaforte appunto éra l'arcivescovo di Novara, suo cugino,
che diede ordine di prendere tutti questi comunitardi e far
tagliare loro mani e piedi, mozzarli e poi sconciarci a quella
maniera, ridotti a tronconi furono messi sul dorso di muli,
cavalli e asini e mandati, legati come salami alla volta di
Romagnano Sesia. Quando i fratelli di questi sconciati
videro questo orrore, non bestemiarono, non insultarono,
partirono in silenzio ma con una rabbia tremenda, dice una
canzone di quel tempo che le montagne, i fiumi, le pietre e
gli alberi si mossero insieme, con tal slancio arrivarono a
Novara, entrarono al primo slancio, beccarono tutti gli sbirri,
li ammazzarono e un cronista del tempo racconta che al
tramonto si vide il vescovo di Novara con il suo grande
mantello, la cappa, il cappello, il pastorale, il grande libro
d'oro, salire pian piano verso il cielo, controluce, lentamente
e qualcuno notò che c'éra una corda che lo aiutava... la
repressione fu tremenda, ci fu un massacro, ma il massacro
fu all'inizio proprio per gli imperiali, per gli uomini del papa
ecc... perché le trappole che organizzarono un'altra volta i
dolciniani furono qualche cosa di sorprendente. Per due anni
367
ne presero di santa ragione, poi incominciàrono a capire la
lezione, a organizzare e a girare, fatto stà che dopo tre anni
furono beccati proprio sul monte Rubèllo, monte dei ribèlli,
si chiama ancora oggi cossì, e messi in piazza e squartati
vivi, tanto Margherita da Trento che frà Dolcino e tutti gli
altri. Ora ci riempie il cuore, ci sentiamo fremere e devo dire
che da un pò di tempo siamo bravissimi ad applaudire e
commuoverci davanti alle storie che appartengono al
passato, "i nostri padri si sono sacrificati ma per Dio NE
VALEVA LA PENA!!" Bravi! Bravi! E applaudiamo. Poi
per quanto riguarda noi ci sono dei livelli per cui bisogna
stare attenti. Va mediato. La posizione storica non è
un'attualità concorde con quello che sono i risultati
internazionali. Quello che io vi ho raccontato naturalmente
sui libri di testo di scuola non c'è niente, e io ho raccontato
molto veloce ma è logico, mica son fessi i professori, i
ministri ecc..., andare a raccontare nei libri di testo... Frà
Dolcino éra già un uomo straordinario, il primo
rivoluzionario che lega le lotte di classe alla religione
cristiana primitiva... la prima forma di comunismo ecc...
VIVA FRA' DOLCINO, gridano subito i ragazzini eccitati
ABBASSO IL PAPA! Ed è pericoloso perché è offensivo
per un papa come quello che abbiamo oggi... scherziamo...
no, no, non sto scherzando perché dico, oh, quello éra uno
zozzone ma il nostro è delicato e soprattutto devo dire
spiritoso... Eh? No??... Il fatto della bicicletta voi non l'avete
seguito? Merk, il corridore fiammingo, dopo tante vittorie è
arrivato... la cosa più cara che avéa...è arrivato su coi
calzoncini... e davanti al papa ha detto "Padre accetti la cosa
368
più bèlla che ho" e lui non ha detto "no, grazie non pedalo"...
un altro papa... "no, l'accetti" "Non pedalo!"... "GRAZIE,
BÈLLA!", spiritosissimo, però per mé lui è stato ingenuo
perché è un candido, perché Merk è fiammingo... vuoi
vedere che c'è sotto tutta una cosa atavica di odio verso i
pontefici per via che suo nonno, bisnonno éra tessitore anche
lui ... e allora se io gliela... infatti guardate bene la bicicletta,
adesso non è una malignità a vuoto, la bicicletta ... è forse
una bicicletta di strada quella che gli ha regalato? NO! E'
una bicicletta da pista... sono senza freni... la malignità...
quello va a Castel Gandolfo, poi viene su... troppo! Ma
capite ancora prima che ve l'ho scritto! Lasciatemi almeno la
soddisfazione di dire qualchecosa!... E vede tutto il nastro
della strada che va giù "oh che bèllo... io quasi quasi ci
vado... ", di nascosto perché non vogliono che lui vada fuori
in bicicletta... i preti... "guai se ti vedo eh?" e lui fuori
OPPLA!... La mitria con la visiera... con sotto scritto FIAT...
adesso sappiamo che corre per la Fiat, c'ha un bèl ingaggio
anche... per tutte le lezioni... insomma... e via. Insomma fate
voi a vostra fantasia, io non metto piede, però la cosa
veramente ... e qui non scherziamo... l'altra commovente è
stato il gesto generoso, veramente di grande calore, quando è
sceso tre anni fa dentro la galleria , il tunnel che avéano fatto
per l'autostrada del Sasso, sasso d'Italia , no... Gran Sasso
d'Italia, che hanno bucato... voraggine dentro... che non si sa
dove siano finiti... il ministro dice "adesso vengono,
vengono fuori... son qua TUM TUM... dove siete? Dove
siete?" Chissà dove sono andati a finire... ebbene lui è
sceso... notte di Natale, a dire la messa per i suoi operai, lì in
369
questo antro... una cosa incredibile! Perché se uno non crede
al diavolo ci va... col suo lanternino... oh, ma quello si è
messo il caschetto da minatore bianco e giallo, due chiavi
qua... perché lui al diavolo ci crede! E pensa il coraggio che
ha avuto ad andare in casa del diavolo, col diavolo là in
fondo con la coda, coda lunghissima... Ha avuto il coraggio
di andare a dire la messa per i suoi operai... per i suoi
operai... perché l'impresa che ha fatto il tunnel, la galleria, è
del vaticano... non tutta!... L'85% delle azioni! L'85% delle
azioni sono loro... le cosiddette buone azioni da chiesa! La
voglia che ho, non ne avete idea, di vedere, essere spettatore
a mia volta, perché poi quando immancabilmente, ma tutte le
sere, non si sballa, quando comincio a parlare del papa, io
vede... c'è sempre qualcuno che... proprio lì si vede perché
mentre... non è proprio il caso! La trovo anche una questione
di buon gusto... c'è vicino la moglie che sbaga AH AH...
almeno tu... almeno tu. Ecco allora dicevo che non c'è niente
da fare, non si può pretendere che i padroni scrivano la storia
cossì come dovrebbero, con un minimo di civiltà insomma...
un minimo... il 30% di verità toh! Ma neanche per idea...
mica son fessi AH AH! D'altra parte non c'è niente da fare,
lo diceva anche quel Tse Tung di prima, diceva... "il popolo
è lui che fa la storia... da secoli, con la sua invenzione, le
sofferenze, la rabbia, il problema di sopravvivere", inventa la
storia... ma poi sono i padroni che ce la raccontano! E io lo
immagino sempre un ... un pazzo... un giovane... lo sogno un
giovane, un ragazzo che si mette di notte con un bèl
secchione di vernice a suo piacimento, si metta a scrivere
sulla facciata dell'università DA SEMPRE IL POPOLO FA
370
LA STORIA MA POI SONO I PADRONI CHE CE LA
RACCONTANO! Grande AH AH! E arriva una mattina il
ministro dell'educazione... Malfatti... nome onomatopeico,
notate bene... uno non può sbagliare... ministro
dell'educazione MALFATTI... AH AH... arriva... la borsa
col portafoglio... e mica la lascia in macchina... con
l'ambiente di ladri in cui vivono! E brutto fare il ministro
della DC... non si può più dire NO! NON SONO UN
LADRO! Quando gli dicono LADRO... embè AH AH AH...
e facciamo i compromessi con quelli lì! Malfatti arriva,
quando vede lì... TUM, e lo portano via... no anzi non va via
da solo, arrivano dei giovani di comunione-liberazione ALE'
OP OP OP... Dovete permettermi una malignità... UNA...
non ne ho dette... no! sono tutte cose vere quelle che ho
detto, sacrosante!... Questa invece è una malignità... proprio
una cattiveria cossì, ma fra compagni... tanto per
raccontarla... no prego... siccome prima ho salutato dei
compagni del PCI, non se la prendano, è una... cossì anche
per far buon sangue eh! Non té la prendi, no? E' quello che
ha detto basta? E' il più spiritoso di tutti. E' proprio quello
che noi chiamiamo l'aperto... va beh, dicevo... no...
simpatico... poi té la racconto! Vedrai che ti faranno!...
Allora, dicevo che arrivano TUM TUM i giovani comunione
e liberazione e di dietro c'è uno, un altro giovane che non ha
bén inteso le nuove direttive dei superiori... un giovane della
FGC, anch'io!... uno solo eh? In questo gioco la
preoccupazione del tenere in piedi, salvare, andare a lezione
ma non troppo, sbragare ma per carità che la DC non frani
dappertutto perché se no porco cane è un disastro qui come
371
mettiamo il problema della... una preoccupazione enorme
soprattutto dei dirigenti.
372
presentazione non usata.
BONIFACIO VIII
Bonifacio éra papa al tempo di Dante, che lo conosceva
bene.
Lo odiava al punto che lo mise all'inferno prima ancora che
fosse morto.
Un altro che lo odiava, ma in maniera un po' diversa, éra il
frate francescano Jacopone da Todi, pauperista evangelico,
un estremista, diremmo oggi.
Éra legato al movimento dei contadini poveri, soprattutto
nella sua zona, al punto che, in spregio alle leggi imposte da
Bonifacio VIII, che éra una bèlla razza di rapinatore, avéa
gridato in un suo canto: "Ahi, Bonifax, che come putta ai
traito la Ecclesia!" (Ahi Bonifacio, che hai ridotto la Chiesa
come una puttana!)
Bonifacio se la legò al dito e quando finalmente riuscì a
mettere le mani su Jacopone, che éra tra l'altro uno
straordinario uomo di teatro, lo sbatté in galera, seduto,
costretto a rimanere in quella posizione, mani larghe e piedi
legati, incatenato sulle proprie feci. Si racconta che dopo
cinque anni, quando uscì grazie alla sopravvenuta morte del
papa, questo povero frate, ancora giovanissimo, non riusciva
più a camminare: éra costretto a trascinarsi in giro, piegato in
due. Qunado un anno e mezzo dopo morì, cercarono di
stenderlo nella cassa da morto, a ogni volta che lo
stendevano...gniii! tornava nella posizione originale. Alla
fine, stufi, lo seppellirono seduto.
373
Questa giullarata di Bonifacio VIII vede la chiave del
grottesco impostata sull'idea della vestizione del Pontefice,
che si fa aiutare dai chierici ad effettuare l'addobbo a base di
mantelli, mitrie, drappi ed anelli.
Alla fine ci sarà l'incontro con Gesù.
Classico anacronismo medievale, teso a sottolineare
l'immensa differenza tra i due.
 MILANO 20.01.91- usato da Dario per nuova stesura
di maggio 1998.
374
BOLOGNA 12.O4.91
IL PRIMO MIRACOLO DI GESU' BAMBINO-E’
STAMPATO.
Vi presenterò un brano che non recito da quattro anni, e
l'ultima volta che l'ho recitato è scoppiato uno scandalo.
Esattamente è successo in televisione, vi ricordate ci sono
stati i vescovi che si erano risentiti e volevano cacciare il
"molleggiato" dalla televisione perché avéa esagerato a
chiamarmi in trasmissione. Si tratta del "primo miracolo di
Gesù bambino"... vedo che quasi nessuno lo conosce. Credo
che sia uno dei pezzi più effervescenti, straordinari che si
siano trovati, ed è un brano che è legato ai vangeli apocrifi. I
vangeli apocrifi, come sapete, non sono vangeli proibiti,
come qualcuno erroneamente crede, bensì vangeli esclusi da
quelli definitivi. All'inizio c'éra una cosa come
duecentocinquanta vangeli, ogni zona, ogni gruppo culturale
a partire dall'Asia, Medio Oriente e via dicendo si
formavano, legati alle proprie religioni dei vangeli diversi,
delle cose incredibili... Gesù Cristo che andava in piedi sui
cammelli, che sbranava i leoni, che si metteva a nuotare
sott'acqua, bruciava, ritornava serpente... delle storie
incredibili legate appunto alle varie religioni. Poi si cercò di
mettere un pò d'ordine, di tirar via quelle oltre le righe che
non c'entravano niente e si contraddicevano... ci fu un
famoso concilio, quello di Nicea, in cui arrivarono a
BASTONARSI! Perché ogni gruppo non voleva mollare il
proprio vangelo... i vescovi si sono dati... sapete quel
torciglione, quel pastorale... PRIMA ÉRA DRITTO COSI' a
furia di darselo... si è tutto... e quel cappello che hanno i
375
vescovi... prima éra completo e in ricordo delle legnate si è
spaccato in due, si è aperto a metà... cossì pare, adesso non
ve lo posso dire di sicuro. Fatto stà che si è riusciti a tirarne
fuori una quarantina di vangeli, tant'è vero che ci sono tutte
le chiese del mille, millecento con sculture e bassorilievi
legati ai vangeli apocrifi; se andate a Palermo a Monreale ci
sono immagini di grandissima forza d'arte legati ai vangeli
apocrifi. Uno dei più bei vangeli apocrifi detto di Filippo, c'è
anche uno detto di Tommaso, che riprende la stessa cosa. Io
mi ricordo che quando ci fu questo scandalo furono
pubblicati degli stralci dei vari vangeli su riviste, anche
religiose, cossì che anch'io scoprii degli altri vangeli apocrifi
che non conoscevo. Questa è la storia di Gesù bambino, che
dopo la fuga... vanno verso il nord, arrivano a transitare
lungo il mare, fino a Jaffa... la città dei pompelmi... io so già
che voi pensate alla J di Jaffa, pensate a Jesus, al miracolo
dei pompelmi, non è questo. Il primo miracolo di Gesù
bambino non è stato quello di mettere la J sui pompelmi.
Dunque arriva questa famiglia, in fuga per il fatto di Erode,
vi ricordate che voleva tagliare un pò più di teste del
necessario... arrivano in questa città, sono degli sconosciuti,
sono delle specie di Albanesi di transito...non trovano da
dormire, sono a disagio, lui soprattutto, San Giüsèppe, non
trova da lavorare, questo ragazzino sempre in mezzo alla
strada, sopratutto parlava palestinese stretto e in quella zona
parlavano un'altra lingua araba... non lo capivano, lo
sfottevano, non volevano giocare con lui, lo cacciavano via,
gli gridavano "Palestina" con disprezzo. Questo bambino
soffre umiliazioni... e per farsi coraggio e soprattutto per
376
farsi amare da questi ragazzini, guardate cosa significa il
senso del gioco, decide di fare un miracolo, un piccolo
miracolo che gli riusciva sempre abbastanza bene... quello
di costruire con la terra creta degli uccellini e poi farli
volare... il successo è incredibile! Trasforma da terracotta in
veri degli uccellini stupendi, uccellini di tutte le forme... che
poi i bambini si mettono anche loro a farne... fanno delle
schifezze tremende e a lui tocca farli volare perché se no non
lo applaudono. Ad ogni modo lui ha un
successo INCREDIBILE, lo eleggono capo dei giochi ma
ahimè... in quel momento entra in scena il figlio del padrone,
un prepotente, e siccome non lo lasciano giocare... insomma
lui spacca tutti i giochi allora ... a Gesù bambino girano i
santissimi, le madonne, fa delle cose... fa una cosa
ORRENDA che è ripetuta e riportata in tutti i vangeli
ipocrifi e poi c'è una catarsi e capirete come stanno andando
le cose. Questo momento veramente lirico degli uccelli che
vo, della gioia dei bambini è, credo, uno dei pezzi più bèlli
di tutti i Misteri Buffi che mi sia mai riuscito di mettere in
piedi. Però attenti! Questa storia viene raccontata con un
ritmo, con un andamento che molte volte stravolge. Se voi
provate a leggerli, sono editi da Einaudi, poi c'è stato anche
Marsiglio editori, il Mulino, sembrano la sceneggiatura di un
film. C'è ad esempio la scena iniziale, la prima inquadratura
di questo film: un cielo tempestato di stelle, ad un certo
punto si vede una stella sgangherata con una coda
infiammata che dà degli spintoni a tutti quanti, si fa strada,
naturalmente è la stella cometa, e subito dietro vengono i re
Magi. A parte che questa stella fa spavento... i re Magi la
377
seguono, e naturalmente ci sono tutti e tre, prima il vecchio
che va su un cavallo negro, l'allegoria è importante, poi c'è il
giovane che sorridente va sul cavallo bianco, altra allegoria
importante, poi c'è il negro che invece è... su un cammello
grigio, e questa è un'allegoria chiarissima, il negro sul grigio.
Questo negro sorridente, splendente nel buio della notte...
sono fari i suoi denti, i suoi occhi luminosi... canta! Cosa
deve fare un negro su un cammello grigio, CANTA!
Soltanto che c'è questo vecchio che non ama il canto, non
ama la gioia, che grugnisce, lo insulta... Ad un certo punto
vanno a Betlèmme e naturalmente c'è il momento
dell'incontro con Gesù ma prima c'è il momento della
descrizione nel cielo dell'angelo: c'éra un angelo barocco
pieno di piume, di panneggi che scende in picchiata ad
avvertire i pastori che è nato Gesù, coi pastori che si
spaventano, le pecore che perdono il pelo ed ad un certo
punto sono costretti ad acconsentire e ad andare a portare i
doni per Gesù... questa caciara di questo presepe terribile
intorno... arrivano dentro, c'è anche sant'Anna che raccoglie
tutti i doni e li infastella, copre tutto che non ci stà più dentro
né l'asino né nessuno per tutti i doni, poi arriva il solito
angelo che avverte dell'arrivo dei soldati "bisogna subito
sgombrare... la fuga in Egitto... altrimenti sono guai e Gesù
bambino viene tagliato a pezzi anche lui". C'è questa fuga
con l'innesto di cui vi ho detto, sapete benissimo dell'asino,
la preoccupazione ecc... Il ritmo, il tempo e l'andamento lo
raccoglierete... questo brano spero mi ritorni alla memoria
pezzo per pezzo perchè è terribile, tre anni sono tanti e non
378
ho fatto neanche il ripasso... sono stato un pò ammalato negli
ultimi giorni.
379
380
PRESENTAZIONE TORINO
22 NOVEMBRE 1981-E’ STAMPATO.
....quindi diciamo di potere, dell' Italia del '500. Erano
oltretutto dei banchieri oltre naturalmente che essere duchi e
via dicendo.
Ora nascono le Maone, le Maone sono le carte di credito,
cioè in quel tempo cominciano a essere elargite al pubblico
queste carte di credito, che permettono di trovare gioco in
certi affari straordinari, come quello di partecipare alle
guerre di conquista .
Le guerre di conquista sono sempre state le forme le prime,
prima che entrasse naturalmente.....
.........guerre di conquista condotte da Venezia, Venezia si
ritrova in 10 anni soltanto a decuplicare il proprio territorio.
Conquistano degli spazi nel Libano, poi c'é l'isola di Rodi
che viene conquistata, spazi in Turchia, spazi in Jugoslavia,
fatto stà che ci sono spazi enormi terreni che vengono messi
a profitto, arriva un sacco, una quantità di derrate alimentari
enorme che invade il mercato e gli Zanni che sono i
contadini della valle del Pò si trovano a non poter offrire la
propria merce. Falliscono. Distrutti devono per forza
ricorrere al cambiamento totale del proprio lavoro e si
offrono nelle grandi città come servi, facchini.... i mestieri
più umili, più bassi e le loro donne li seguono e anche loro
accettano di fare le serve e anche le prostitute. Nasce, anzi
381
esplode, un fenomeno di prostituzione in quel tempo in tutte
le grandi città che preoccupa fortemente le Repubbliche, in
particolare la Repubblica di Venezia. La Repubblica di
Venezia, scopre che in quel periodo l'11% della popolazione
é dedita alla prostituzione. Ora é una cifra spaventosa. Se
calcoliamo cossì 11% non fa neanche impressione, ma
bisogna saper fare i conti e leggere le percentuali.
Allora prendiamo la popolazione di Venezia in quel tempo
éra di 120.000 abitanti. 120.000 li tagliamo in due,
prendiamo 60.000 uomini li mettiamo da una parte, 60.000
donne dall'altra (gli uomini si prostituivano anche loro, ma in
un altro modo completamente diverso), poi dobbiamo di
queste 60.000 donne, togliere le vecchie, proprio quelle
decrepite, proprio decrepite da crollare, perché appena
stavano un po' sù andavano bene anche loro. Poi ci sono le
bambine proprio quelle piccole, infanti, ma quelle proprio
piccole piccole, perché già cossì... andavano bene. Poi ci
sono le donne...le suore...non facciamo dell'ironia e
mettiamole da parte. Poi soprattutto abbiamo le ricche, le
nobili che si prostituivano anche loro, ma a prezzi
inacessibili. A questo punto abbiamo una certa quantità di
donne, le donne rimanenti sono proprio l'11% dell'intera
popolazione. Tant'é che c'éra un'espressione tipica a Venezia
fra la gente, fra gli amici cordiali che diceva: "Eeeh! Puta de
tà mare!" Non fatemela tradurre. E l'altro rispondeva:"Sì e la
tua?".
Ecco in questo periodo, in questo tempo ci sono delle
situazioni veramente tragiche, nasce una forma che per
fortuna non é più nella nostra civiltà che sono le crisi
382
economiche. C'éra della gente che crepava addirittura di
fame, che crollava per terra, c'erano delle squadre adibite
proprio a raccogliere la gente che moriva per la strada e chi
ci rimetteva maggiormente erano proprio gli Zanni. Gli
Zanni questi servi, che avéano mestieri avventizzi, che si
trovavano facilmente buttati in mezzo alla strada. Ora il
pezzo che io vado a raccontare é la chiaccherata disperata e
tragica di uno Zanni affamato, uno Zanni che é arrivato ad
una tale disperazione per cui pensa addirittura di mangiarsi
un orecchio, di strapparsi un occhio ingoiarselo, ad un certo
punto pensa di strapparsi un testicolo e altri orpelli
decorativi per la riproduzione e mangiarseli per intero, di
strapparsi un gluteo l'altro gluteo di formare una specie di
panino e di mangiarsi con la mano in mezzo, tutto. E poi di
infirlarsi nel ventre attraverso la bocca, naturalmente, una
mano e strapparsi le budella e dopo averle nettate con
proprietà e di mangiarsele tutte. E poi il massimo della sua
follia arriva quando ha un incubo e nell'incubo si immagina
di vedere un enorme pentolone proprio pieno di acqua già
pronta oppure la riempie lui appresso, non ha importanza,
poi prende un sacco di farina...insomma si prepare una
mangiata spaventosa, un pranzo luculliano si mangia dei
pezzi di pollo, si cucina del pesce, si cucina della carne, e
poi dopo avere ingoiato tutto in un grande minestrone si
rende conto che ha sognato. E lì c'é una trasposizione, un
cambiamento di chiave che é drammatico e grottesco
insieme. Ecco la cosa importante é questa, io fingo di parlare
il dialetto di quel tempo, perché tanto se io parlassi quello
vero, non capireste uguale preciso a quando io fingo di
383
parlarlo, poi soprattutto per i veneziani di quel tempo questo
dialetto éra inesistente, éra come l'arabo, quindi gli attori che
venivano sulla scena, facevano il grammelot, cioé fingevano
di parlare una lingua che onomatopeicamente dava
l'impressione di essere veramente compiuta, si faceva
comprendere molto di più che se non avesse parlato la lingua
vera e coi gesti e gl andamenti raccoglieva tutto il discorso.
Ora questo é una specie di esame per un pubblico da lì si
vede l'intelligenza, la velocità, la sapienza, l'intuito
l'elasticità oppure il piattume, la negatività, l'assoluta
mancanza di fantasia, il vuoto e il diritto di essere ucciso sul
posto.....vedo della gente preoccupata... io non indicherò
con le mani.
384
Fabulazzo osceno
ROMA 24.O3.91 LA PARPAIA TOPOLA
Il pezzo che io vado a raccontare è un pezzo osceno, ma
cossì come intendevano l'osceno nel medioevo, legato alla
sessualità ma altamente poetico. Il titolo è "La parpaia
topola, passera". L'origine di questo fablieu, si chiamano
cossì queste rappresentazioni grottesche legate alla sessualità
che vengono dalla Francia del nord, che poi si sono
sviluppate anche in Provenza e lì hanno avuto una grande
esplosione, poi sono arrivate anche in Italia. Questo pezzo,
un fablieu, che sarebbe una giullarata, tratta di un argomento
scabroso: "parpaia" per i provenzali è la farfalla con un
doppio senso perché è anche il sesso femminile, "parpaia", è
anche onomatopeico, "topola", per chi ha difficoltà a capire,
e poi proprio per i deficienti "passera", cossì capiscono. Il
personaggio principale è il sesso femminile. E' la storia di un
capraio che sta' sull'Alpe, intorno ai mille metri sempre con
capre, con armenti, e siccome non scende mai di lì, è da
quando è in vita che sta lassù è diventato un pò rozzo,
primitivo, e ha difficoltà anche di esprimersi, in quanto
l'allenamento che può fare con le capre e le pecore nel
lessico è un pò limitato, per il fatto che le pecore sono
animali di poche parole e soprattutto di suoni elementari e
basta. Si ritrova anche in inverno a vivere lassù; per sua
fortuna viene a trovarlo ogni tanto un vecchio molto colto e
fuori di testa. E' un misantropo e legato a un risentimento
verso le donne che non si può pesare. Naturalmente da
ragazzo ha avuto delle insoddisfazioni, delle buggerature....
385
odia le donne e va a scaricare il proprio odio addosso a
questo Giavan Pietro che è un candido assoluto. Giavan non
vuol dire Giovanni ma "coglioncione", insomma il suo nome
vero è Coglioncione Pietro. Questo ragazzo si vede investito
da questo vecchio misantropo ossessionato che gli dice "le
donne sono straordinarie ma tu devi stare attento... hanno un
richiamo, nei loro occhi c'è tutto il paradiso, il suono rotondo
delle loro voci, argentine le loro risate, e le movenze sono
accattivanti è pieno di fascino il loro movimento ma
...attento NON ANDARGLI VICINO PERCHE' HANNO
DELLE LAMINE! LA PARPAIA TOPOLA E' UNA
BESTIA INCREDIBILE CHE TI TAGLIA VIA TUTTE LE
DITA
E
ANCHE
GLI
ORPELLI
PER
LA
RIPRODUZIONE." Questo povero ragazzo è terrorizzato di
vedere una donna, e quando vede arrivare una pastora
scappa in mezzo al gregge e finge di essere un cane. Ora
questo povero uomo, cossì solo,isolato,che ha trovato
l'unica persona che lo stia a sentire in questo Giavan Pietro,
sta per morire. Attenti che non è un personaggio qualsiasi,
lui è un ricco, ricchissimo, è padrone di tutta la valle,
padrone di case, palazzi, di fiumi e di laghi, di TUTTO e
lascia tutto quello che possiede a questo Giavan Pietro,
TUTTO!! Cossì che questo diventa una specie di re,
principe, barone e tutte le donne che hanno ragazze da
marito vengono su correndo per l'Alpe per offrire a questo
ragazzo le proprie figlie. Tutte agghindate, bèlle, lui si
terrorizza a vedere tutte queste donne che arrivano e scappa.
In fondo alla valle c'è un prete che ha un nome che è tutto un
programma: si chiama don Faina, voi capite, furbastro, agile,
386
molto simpatico e intelligente ma cinico di un cinismo
ributtante, il quale però ha avuto una fortuna incredibile, ha
avuto la possibilità di fare innamorare di sè la più bèlla
ragazza di tutta la valle. Si chiama Alessia, bèlla, cossì
splendente, con occhi meravigliosi, seducenti, poppe che ...
adesso non stò a descriverla... immaginate! I ragazzi
l'adorano, tutti vorrebbero sposarla ma lei ha ceduto il
proprio spirito e il proprio corpo soltanto a questo prete, di
nascosto fanno all'amore, di questa tresca non si è reso conto
nessuno salvo LA MADRE di lei, che è una donna di un
coraggio terribile che va subito spietatamente decisa verso
questo prete e dice "se vuoi continuare a fare gli affari tuoi
con mia figlia da questo momento devi produrre a lei la
possibilità di coprire il disastro che succederebbe se lo
venisse a sapere la gente. Il DISONORE!! Tu gli devi
procurare un marito di paglia, non importa se basso, grosso,
tonto, idiota, laido, vecchio, giovane, storpio , gobbo...basta
che sia ricco e le dia la possibilità di coprire ogni infamia
che tu le procuri. Soltanto allora potrai approfittare di mia
figlia. Il prete furbo subito ha nella testa l'idea geniale, di
accasare la sua amante con Giavan Pietro, lo chiama con un
trucco giù a valle...lui attraversa tutti i paesi, arriva nel paese
dove c'è la pieve, incontra questa ragazza, preparata ad doc
col faro di luce che le viene dal rosone addosso, una cosa
poetica, meravigliosa, il ragazzo perde la testa e decide di
sposarsi. C'è il matrimonio e vedrete tutti i trucchi, le
infamie organizzate da questo prete che si diverte anche ad
umiliare questo candore assoluto che esiste negli occhi e
nella testa di questo povero ragazzo. Alla fine c'è un
387
risvolto. Invece vi voglio ricordare per chi ama le ricerche ed
è colto in queste cose che tutti gli autori italiani del
medioevo hanno attinto a questa chiave, vi ricordo
Boccaccio, Macchiavelli. Ebbene però qui c'è un salto
verticale rispetto a questi due: mentre questi due hanno
percorso la strada delle mazzolate, delle bastonate contro
questo Giavan Pietro, invece nella favola originale, questa
che vi vado a raccontare, c'è un salto mortale liberatorio
straordinario. A un certo punto il vincitore è proprio lui col
suo candore, grazie anche all'amore straordinario che riesce
a far nascere in questa ragazza che all'inizio invece è dalla
parte del prete. E' uno dei testi nella dimensione oscena, più
poetici che io abbia mai incontrato. Io l'ho trovato nella
prima edizione in francese antico medioevale del mille e
duecento, poi sempre più o meno dello stesso periodo in
provenzale, e vi devo dire che in provenzale e meraviglioso,
con questa armonia, questi timbri tanto che ho deciso che
questa sera ve lo recito in provenzale, e sono sicuro che voi,
grazie a tutti gli addentellati culturali che il popolo romano e
laziale ha avuto con la Provenza, grazie al fatto che ad
Avignone il papa è rimasto per qualche tempo, poi tornando
ha portato avignonesi qua, io so benissimo che a Roma il
provenzale è di casa e voi lo parlate quando siete un pochino
in intimità anche negli inni d'amore... esistono tre o quattro
cantici in provenzale che fanno parte della vostra cultura
come "Roma bèlla" e via dicendo...non è cossì? Forse ho
sbagliato! Ad ogni modo io dei pezzi in provenzale ve li
lascio. Per aiutarvi a comprendere, è uno scherzo che ho
fatto, la parte centrale, la più importante, la recito in
388
lombardo arcaico antico, cossì voi capite tutto più
facilmente. Non vi preoccupate, capirete tutto perché,
questo linguaggio è fortemente onomatopeico e anche dove
non comprenderete i termini esatti, nel senso generale
capirete ogni cosa, grazie anche alla vostra particolare
intelligenza... di centro meridionali.
389
ROMA, 24.03.91
PRESENTAZIONE
BONIFACIO VIII 1 versione (quella originale)
E arriviamo a Bonifacio VIII, è stato uno dei più grandi
personaggi del medioevo uno dei più importanti papi e avéa
suscitato, come tutte le più grandi personalità, apprezzamenti
e rancori feroci. Dante Alighieri, suo contemporaneo, di
certo non avéa molta simpatia per lui tanto che lo scaraventò
all’inferno prima ancora
. Un altro ricordo della violenza di questo papa è il fatto
storico, anche se legato alla memoria popolare, del crimine
condotto a Cesena. A Cesena c'éra un gruppo di cento frati
che contestavano il papa e sopratutto coloro che lo
appoggiavano. Il papa riuscì a farli catturare tutti, ne scelse
sette di loro, i caporioni, li fece inchiodare per la lingua ai
rispettivi portoni della città. Per la lingua , con le mani legate
dietro, la tiritera del cinquecento che cantavano i bambini
ricordava: " PENZOLA PENZOLA COME UN PENDOLO
PAZZO IL FRATE APPESO PER LA LINGUA" ecc... Ora
io, anche grazie alla vostra fantasia vi mostrerò questo papa
che si veste, si addobba, si mette paramenti veramente
lussuosi straordinari... va in processione. Si incontra con
un'altra processione nella quale c'è Gesù Cristo che sotto la
croce se ne sta andando sul monte per essere inchiodato.
Naturalmente questo è un anacronismo di leggenda... io mi
sono informato presso degli storici che mi hanno assicurato
che Gesù Cristo non si è mai incontrato con dei papi. Questo
mi ha messo il cuore in pace! In questa storia un pò folle
390
vediamo Gesù Cristo che vede arrivare il pontefice che si
spoglia , si imbèlletta di porcherie per sembrare veramente
uno straccione, per essere a livello della miseria in cui si
trova Cristo, cerca di farsi bèllo di fronte ai fedeli infilandosi
sotto la croce con Cristo. A Gesù Cristo girano le madonne e
anche i santissimi e sferra una pedata al papa nel coccige,
che da quel giorno si chiamerà OSSO SACRO in ricordo del
piede di Cristo. Ora, io metto subito le mani avanti perché so
che si tende sempre a vedere una specie di parallelo fra
questo papa e il papa attuale. Devo dire che sono vent'anni,
notate bene, che io realizzo questo testo, da allora sono
cambiati già tre papi, uno... due... questo è il quarto, e
ricordo che ogni volta qualcuno cercava di appioppare il
parallelo. A parte che, papa Wojtyla è squisito sul piano
della dimostrazione di senso della pietà; basti pensare come
ha realizzato il suo rapporto con il killer, questo turco
infame, un bastardo, che ha cercato di farlo fuori, quando lui
si trovava addirittura sulla pop-mobile, gli americani
chiamano pop-mobile questa macchina sulla quale ogni tanto
viaggia il papa. Ecco che si stava affacciando dalla popmobile per afferrare un bambino e baciarlo dalle braccia
della madre; voi sapete che questo papa ha una passione per
i bambini... se non ne bacia almeno una quindicina al giorno
sta male. E la velocità con cui esegue questo bacio, avete
visto, sembra la catena di montaggio: solleva il bimbo, lo
bacia e va via. Li butta! Che se non ci fosse sempre vicino a
lui quella squadra di pallacanestro che come li lancia AHO
PEM PEM OP OP sarebbe un disastro. L'altra passione
terribile del pontefice è senz'altro quella di baciare la terra
391
come scende dall'aereo in un paese nuovo: scende le scalette
con precipitazione perché ha l'angoscia del bacio alla terra...
le volte che hanno tentato di fermarlo sono successi dei
disastri, ha portato con sè preti, suore, frati e una volta anche
una guardia svizzera che nel cadere ha infilzato un prete che
stava dall'altra parte. Io mi sono alzato alle sei del mattino
quando ero in Spagna e ho saputo che arrivava il papa per
andarlo a vedere all'arrivo... non tanto per il bacio ma per il
rito in generale. All'aeroporto alle sette del mattino c'erano
un milione di fedeli ad aspettarlo... una cosa infinita....
avéano sfondato anche le transenne, erano entrati
nell'aeroporto sulla pista, c'erano addirittura i cani poliziotto
che aizzati dai poliziotti stessi... o erano i cani che aizzavano
i poliziotti, non si capiva bene... non riuscivano a fermare
questa orda di fedeli, che molte volte erano anche fanatici. I
più erano là fin dalla mattina, guardavano il cielo... anzi
c'erano le nubi, ho visto spuntare questo aereo, anzi il muso
di quest'aereo incredibile, lungo con la papalina in testa
bianco e giallo... c'éra un fanatico vicino a mé che ha
esclamato " COM'E' BÈLLO IL PAPA! COME VOLA
BENE!" "No," io ho detto "guarda che questo è l'aereo del
papa, il papa è dentro." "NO E' LUI!" "Il papa mica ha i
finestrini!" "SE VUOLE SE LI FA!". E' sceso giù sul nastro
il papa, voglio dire l'aereo dove c'éra il papa, per poco non
taglia dodici teste di gente che non si éra inginocchiata in
fretta... è arrivata contro la carlinga la solita scaletta,
chiamala scaletta!
Duecentocinquanta gradini... una
scalinata, per far scendere il papa. Infatti lui si è presentato
per primo come fa sempre, avete notato, TRAC la portiera si
392
apre scende lui bèllissimo con la papalina in testa, gli occhi
cerulei, tutti questi capelli in testa bianchi argentei, il naso
all'insù, la bocca sorridente, un collo taurino i pettorali
disegnatissimi, un addominale splendido, una fascia che
stringeva, il mantello rosso che scende fino ai piedi
SUPERMAN!!! Ha cominciato ad oscillare avanti e indietro
UUUNO DUEEEE, già la gente gridava "IL PAPA
VOLAAA" e tutti i fedeli lo vedevano librarsi per il cielo
con un fumone bianco e giallo che scendeva, usciva da sotto
le sottane a scrivere per il cielo DIOO E ' CON NOII!
PERDIO!! TUN TUN. E invece (c'éra un vescovo cardinale
che è montato sulla coda del mantello e lui, il papa, bloccato!
Se ce ne fosse stato un altro di pontefice al suo posto sarebbe
morto di vergogna, invece il papa senza muovere ha dilatato
il collo TAC ha spaccato la funicella ed è precipitato giù con
una velocità... io non ho mai visto nessuno al mondo
scendere con la velocità veramente straordinaria di questo
pontefice, non so come faccia, coi piedini TATATA, che
gli si gonfia perfino a pallone la sottana...soltanto che ... voi
non avete visto che cosa è successo? Ha avuto un incidente
perché la ripresa televisiva éra in differita, che è una tecnica
che si effettua tutte le volte che si vuole evitare che un
eventuale incidente venga rigettato attraverso le antenne,
attraverso l'etere, a tutti che lo vedono sgomenti. Quindi
registrano, aspettano cinque minuti, poi danno il via... e la
cosa è già purgata, nel caso di un incidente TAC tagliano,
infatti chi ha visto la ripresa in differita si ricorderà che c'éra
una cosa strana: il papa scende la scaletta TARATATATA,
qui prende l'inciampo, fa un cossì, poi TACCHETA in
393
fondo alla scaletta cossì. Cosa è successo nel frattempo? Io,
in verità ero presente e quindi ve lo posso dire: lui scende
velocissimo, prende l'intoppo TA PAM sale cossì poi si
ripiega, cala giù verso il prato coi due incisivi raggiunge il
prato, ara il prato con un solco di due metri e mezzo, quindi
comincia a baciare con tanta voluttà il terreno che la terra ha
cominciato a fremere OH NOOO! Splendido! Eravamo
arrivati al punto in cui il papa solleva il bambino dalle
braccia della donna, la donna avéa vicino il marito, lui cerca
di prendere il bambino, la donna dice "Santità, non vi
offendete non ve lo dò perché voi poi lo buttate!" il papa
dice "NO, io non lo butto" il marito "SI, lei lo butta!". Lui ha
afferrato il bambino, la donna appesa al bambino, anche il
marito appeso al bambino... un grappolo familiare...
RAMBO VII. In quel momento il bastardo killer infame gli
ha sparato! Apposta gli ha sparato di schiena per abbrutirlo,
e la cosa incredibile è che c'è stato quello speaker della
televisione del primo canale, che poi l'hanno cacciato via
dappertutto, che si è messo ad urlare "IL PAPA E ' STATO
COLPITO ALLO SFINTERE!!!", ma si dice il un papa ha
lo sfintere?! IL PAPA HA UN CONDOTTO SACRO!!! E
poi l'incredibile è che l'hanno fotografato da tutte le parti
avete visto quante fotografie di lui che tira col colpo di
pistola; ce nè una dove si vede che lui tranquillamente
punta, un'altra dove lui bagna il grilletto della pistola, il
fumo che esce lui che soffia sul fumo, si mette la fondina
OK! e va via. Poi c'è quella dove ci sono i bulgari... quanti
bulgari erano presenti! Sono loro che hanno organizzato il
colpo e davano le indicazioni al killer idiota. E' uscito il New
394
York Times con una specie di soffietto dentro con una
fotografia immensa, quando éra aperta, di tutta piazza S.
Pietro, una folla incredibile, tanti cerchietti rossi, in ogni
cerchietto un bulgaro: il bulgaro col dito nel naso, coi baffi,
quello che lecca il gelato per non darsi importanza, quello
che ha il gelato e lecca il gelato dell'altro... erano tutti segnali
convenuti naturalmente, poi c'è quello spudorato che dà le
indicazioni dirette ad ALI' ADGGA' "ALI'! ADGGA!
QUELLO!" "AHAAAAA???" "QUELLO! QUELLO
BIANCOOO!" "AHAAAAA????" "NO QUELLO E' UNA
SUORA!". Tanto è vero che ancora oggi quando i bulgari
arrivano alla nostra frontiera gli consegnano sempre
immediatamente un cerchietto rosso.
Torniamo a Bonifacio VIII che si prepara per la sua
orazione, o meglio va in processione, si incontra con Gesù
Cristo... ma c'è un tormentone ed è un frate, meglio dire un
chierico che è sbadato fa dei casini... ehm... scusate fa degli
imbrogli tremendi e soprattutto è stonato e lui lo odia. Io
adesso canto, cioè nel recitare canto anche, canto in
gregoriano. Questa volta non si tratta si un'imitazione oppure
di un gramelò gregoriano, no, è autentico gregoriano e io
posso assicurarvi giacché l'ho imparato da bambino, voi
sapete le cose che i imparano da ragazzini non si
dimenticano mai, e son sempre precise. Io ho avuto la
fortuna, quand'ero ragazzino di essere parte di un coro
famoso, quello della cattedrale del mio paese, ero prima
voce, naturalmente contralto portante, la voce determinante
di tutto il coro ed ero veramente l'orgoglio della chiesa e
tutta la curia mi conosceva .Il cardinale quando veniva
395
voleva vedermi e sentirmi cantare anche da solo... ero un
fenomeno ero la speranza anche mistica della chiesa,
soltanto che crescendo, verso i quattordici anni mi sono
dovuto recare a studiare a Milano e ho incontrato cattive
compagnie, specie marxiste e leniniste, mi hanno traviato, e
il guaio tremendo è che non mi sono ancora pentito!
396
ROMA, 24.03.91 PRESENTAZIONE
BONIFACIO VIII 1 versione (quella originale)
E arriviamo a Bonifacio VIII, è stato uno dei più grandi
personaggi del medioevo uno dei più importanti papi e avéa
suscitato, come tutte le più grandi personalità, apprezzamenti
e rancori feroci. Dante Alighieri, suo contemporaneo, di
certo non avéa molta simpatia per lui tanto che lo scaraventò
all’inferno prima ancora
. Un altro ricordo della violenza di questo papa è il fatto
storico, anche se legato alla memoria popolare, del crimine
condotto a Cesena. A Cesena c'éra un gruppo di cento frati
che contestavano il papa e sopratutto coloro che lo
appoggiavano. Il papa riuscì a farli catturare tutti, ne scelse
sette di loro, i caporioni, li fece inchiodare per la lingua ai
rispettivi portoni della città. Per la lingua , con le mani legate
dietro, la tiritera del cinquecento che cantavano i bambini
ricordava: " PENZOLA PENZOLA COME UN PENDOLO
PAZZO IL FRATE APPESO PER LA LINGUA" ecc... Ora
io, anche grazie alla vostra fantasia vi mostrerò questo papa
che si veste, si addobba, si mette paramenti veramente
lussuosi straordinari... va in processione. Si incontra con
un'altra processione nella quale c'è Gesù Cristo che sotto la
croce se ne sta andando sul monte per essere inchiodato.
Naturalmente questo è un anacronismo di leggenda... io mi
sono informato presso degli storici che mi hanno assicurato
che Gesù Cristo non si è mai incontrato con dei papi. Questo
mi ha messo il cuore in pace! In questa storia un pò folle
397
vediamo Gesù Cristo che vede arrivare il pontefice che si
spoglia , si imbèlletta di porcherie per sembrare veramente
uno straccione, per essere a livello della miseria in cui si
trova Cristo, cerca di farsi bèllo di fronte ai fedeli infilandosi
sotto la croce con Cristo. A Gesù Cristo girano le madonne e
anche i santissimi e sferra una pedata al papa nel coccige,
che da quel giorno si chiamerà OSSO SACRO in ricordo del
piede di Cristo. Ora, io metto subito le mani avanti perché so
che si tende sempre a vedere una specie di parallelo fra
questo papa e il papa attuale. Devo dire che sono vent'anni,
notate bene, che io realizzo questo testo, da allora sono
cambiati già tre papi, uno... due... questo è il quarto, e
ricordo che ogni volta qualcuno cercava di appioppare il
parallelo. A parte che, papa Wojtyla è squisito sul piano
della dimostrazione di senso della pietà; basti pensare come
ha realizzato il suo rapporto con il killer, questo turco
infame, un bastardo, che ha cercato di farlo fuori, quando lui
si trovava addirittura sulla pop-mobile, gli americani
chiamano pop-mobile questa macchina sulla quale ogni tanto
viaggia il papa. Ecco che si stava affacciando dalla popmobile per afferrare un bambino e baciarlo dalle braccia
della madre; voi sapete che questo papa ha una passione per
i bambini... se non ne bacia almeno una quindicina al giorno
sta male. E la velocità con cui esegue questo bacio, avete
visto, sembra la catena di montaggio: solleva il bimbo, lo
bacia e va via. Li butta! Che se non ci fosse sempre vicino a
lui quella squadra di pallacanestro che come li lancia AHO
PEM PEM OP OP sarebbe un disastro. L'altra passione
terribile del pontefice è senz'altro quella di baciare la terra
398
come scende dall'aereo in un paese nuovo: scende le scalette
con precipitazione perché ha l'angoscia del bacio alla terra...
le volte che hanno tentato di fermarlo sono successi dei
disastri, ha portato con sè preti, suore, frati e una volta anche
una guardia svizzera che nel cadere ha infilzato un prete che
stava dall'altra parte. Io mi sono alzato alle sei del mattino
quando ero in Spagna e ho saputo che arrivava il papa per
andarlo a vedere all'arrivo... non tanto per il bacio ma per il
rito in generale. All'aeroporto alle sette del mattino c'erano
un milione di fedeli ad aspettarlo... una cosa infinita....
avéano sfondato anche le transenne, erano entrati
nell'aeroporto sulla pista, c'erano addirittura i cani poliziotto
che aizzati dai poliziotti stessi... o erano i cani che aizzavano
i poliziotti, non si capiva bene... non riuscivano a fermare
questa orda di fedeli, che molte volte erano anche fanatici. I
più erano là fin dalla mattina, guardavano il cielo... anzi
c'erano le nubi, ho visto spuntare questo aereo, anzi il muso
di quest'aereo incredibile, lungo con la papalina in testa
bianco e giallo... c'éra un fanatico vicino a mé che ha
esclamato " COM'E' BÈLLO IL PAPA! COME VOLA
BENE!" "No," io ho detto "guarda che questo è l'aereo del
papa, il papa è dentro." "NO E' LUI!" "Il papa mica ha i
finestrini!" "SE VUOLE SE LI FA!". E' sceso giù sul nastro
il papa, voglio dire l'aereo dove c'éra il papa, per poco non
taglia dodici teste di gente che non si éra inginocchiata in
fretta... è arrivata contro la carlinga la solita scaletta,
chiamala scaletta!
Duecentocinquanta gradini... una
scalinata, per far scendere il papa. Infatti lui si è presentato
per primo come fa sempre, avete notato, TRAC la portiera si
399
apre scende lui bèllissimo con la papalina in testa, gli occhi
cerulei, tutti questi capelli in testa bianchi argentei, il naso
all'insù, la bocca sorridente, un collo taurino i pettorali
disegnatissimi, un addominale splendido, una fascia che
stringeva, il mantello rosso che scende fino ai piedi
SUPERMAN!!! Ha cominciato ad oscillare avanti e indietro
UUUNO DUEEEE, già la gente gridava "IL PAPA
VOLAAA" e tutti i fedeli lo vedevano librarsi per il cielo
con un fumone bianco e giallo che scendeva, usciva da sotto
le sottane a scrivere per il cielo DIOO E ' CON NOII!
PERDIO!! TUN TUN. E invece (c'éra un vescovo cardinale
che è montato sulla coda del mantello e lui, il papa, bloccato!
Se ce ne fosse stato un altro di pontefice al suo posto sarebbe
morto di vergogna, invece il papa senza muovere ha dilatato
il collo TAC ha spaccato la funicella ed è precipitato giù con
una velocità... io non ho mai visto nessuno al mondo
scendere con la velocità veramente straordinaria di questo
pontefice, non so come faccia, coi piedini TATATA, che
gli si gonfia perfino a pallone la sottana...soltanto che ... voi
non avete visto che cosa è successo? Ha avuto un incidente
perché la ripresa televisiva éra in differita, che è una tecnica
che si effettua tutte le volte che si vuole evitare che un
eventuale incidente venga rigettato attraverso le antenne,
attraverso l'etere, a tutti che lo vedono sgomenti. Quindi
registrano, aspettano cinque minuti, poi danno il via... e la
cosa è già purgata, nel caso di un incidente TAC tagliano,
infatti chi ha visto la ripresa in differita si ricorderà che c'éra
una cosa strana: il papa scende la scaletta TARATATATA,
qui prende l'inciampo, fa un cossì, poi TACCHETA in
400
fondo alla scaletta cossì. Cosa è successo nel frattempo? Io,
in verità ero presente e quindi ve lo posso dire: lui scende
velocissimo, prende l'intoppo TA PAM sale cossì poi si
ripiega, cala giù verso il prato coi due incisivi raggiunge il
prato, ara il prato con un solco di due metri e mezzo, quindi
comincia a baciare con tanta voluttà il terreno che la terra ha
cominciato a fremere OH NOOO! Splendido! Eravamo
arrivati al punto in cui il papa solleva il bambino dalle
braccia della donna, la donna avéa vicino il marito, lui cerca
di prendere il bambino, la donna dice "Santità, non vi
offendete non ve lo dò perché voi poi lo buttate!" il papa
dice "NO, io non lo butto" il marito "SI, lei lo butta!". Lui ha
afferrato il bambino, la donna appesa al bambino, anche il
marito appeso al bambino... un grappolo familiare...
RAMBO VII. In quel momento il bastardo killer infame gli
ha sparato! Apposta gli ha sparato di schiena per abbrutirlo,
e la cosa incredibile è che c'è stato quello speaker della
televisione del primo canale, che poi l'hanno cacciato via
dappertutto, che si è messo ad urlare "IL PAPA E ' STATO
COLPITO ALLO SFINTERE!!!", ma si dice il un papa ha
lo sfintere?! IL PAPA HA UN CONDOTTO SACRO!!! E
poi l'incredibile è che l'hanno fotografato da tutte le parti
avete visto quante fotografie di lui che tira col colpo di
pistola; ce nè una dove si vede che lui tranquillamente
punta, un'altra dove lui bagna il grilletto della pistola, il
fumo che esce lui che soffia sul fumo, si mette la fondina
OK! e va via. Poi c'è quella dove ci sono i bulgari... quanti
bulgari erano presenti! Sono loro che hanno organizzato il
colpo e davano le indicazioni al killer idiota. E' uscito il New
401
York Times con una specie di soffietto dentro con una
fotografia immensa, quando éra aperta, di tutta piazza S.
Pietro, una folla incredibile, tanti cerchietti rossi, in ogni
cerchietto un bulgaro: il bulgaro col dito nel naso, coi baffi,
quello che lecca il gelato per non darsi importanza, quello
che ha il gelato e lecca il gelato dell'altro... erano tutti segnali
convenuti naturalmente, poi c'è quello spudorato che dà le
indicazioni dirette ad ALI' ADGGA' "ALI'! ADGGA!
QUELLO!" "AHAAAAA???" "QUELLO! QUELLO
BIANCOOO!" "AHAAAAA????" "NO QUELLO E' UNA
SUORA!". Tanto è vero che ancora oggi quando i bulgari
arrivano alla nostra frontiera gli consegnano sempre
immediatamente un cerchietto rosso.
Torniamo a Bonifacio VIII che si prepara per la sua
orazione, o meglio va in processione, si incontra con Gesù
Cristo... ma c'è un tormentone,@ ed è un frate, meglio dire
un chierico che è sbadato fa dei casini... ehm... scusate fa
degli imbrogli tremendi e soprattutto è stonato e lui lo odia.
Io adesso canto, cioè nel recitare canto anche, canto in
gregoriano. Questa volta non si tratta si un'imitazione oppure
di un gramelò gregoriano, no, è autentico gregoriano e io
posso assicurarvi giacché l'ho imparato da bambino, voi
sapete le cose che i imparano da ragazzini non si
dimenticano mai, e son sempre precise. Io ho avuto la
fortuna, quand'ero ragazzino di essere parte di un coro
famoso, quello della cattedrale del mio paese, ero prima
voce, naturalmente contralto portante, la voce determinante
di tutto il coro ed ero veramente l'orgoglio della chiesa e
tutta la curia mi conosceva .Il cardinale quando veniva
402
voleva vedermi e sentirmi cantare anche da solo... ero un
fenomeno ero la speranza anche mistica della chiesa,
soltanto che crescendo, verso i quattordici anni mi sono
dovuto recare a studiare a Milano e ho incontrato cattive
compagnie, specie marxiste e leniniste, mi hanno traviato, e
il guaio tremendo è che non mi sono ancora pentito!
403
BOLOGNA 12.O4.91
IL PRIMO MIRACOLO DI GESU'
STAMPATO. Corretto il 4/ 2 /99
BAMBINO-E’
Ora vi propongo un brano che qualche anno fa ha suscitato
un vero e proprio scandalo al momento in cui é stato
presentato per la prima volta in televisione. Il responsabile di
questa esibizione, Celentano che avéa chiamato mé e Franca
a recitare pezzi dei Misteri, fu letteralmente aggredito
(verbalmente s’intende) da un gruppo di vescovi attraverso i
loro giornali. Eppure come avéa fatto notare Umberto Eco in
un suo articolo-saggio, quel testo da noi recitato fa parte di
scritti accettati e condivisi dalla chiesa da secoli. Si tratta del
“Miracolo di Gesù Bambino” che fa parte di un famoso
vangelo apocrifo. I vangeli apocrifi, come sapete, non sono
testi blasfemi o proibiti, come qualcuno erroneamente crede,
bensì vangeli esclusi da quelli definitivi.
Nei primi secoli del Cristianesimo esistevano un centinaio di
vangeli diversi. Si può dire che ogni comunità cristiana si
scegliesse e spesso riscrivesse il proprio nuovo testamento.
A partire dal Medio Oriente, passando per l’Africa ,
risalendo per tutta l’Europa fino ai paesi baltici,
s’incontravano gruppi etnici di lingua e cultura diversa che
adattavano al proprio modello di vita la lezione e il verbo di
Cristo: cossì troviamo Cristo nelle vesti di Dioniso e Orfeo,
Cristo che cavalca cammelli e si trasforma in fuoco ,Cristo
assunto in cielo alla guida di un cocchio trainato da quattro
cavalli, Cristo che corre nella steppa cavalcando destrieri
scatenati come un Vandalo, che combatte draghi e sculaccia
404
donne lascive brandendo serpenti. A sto punto, giustamente,
si cercò di mettere un po’ di ordine - si dichiararono scorretti
i vangeli adattati dai Goti e dai Montanisti ritenuti
manipolati da eretici, si cassarono i passi dove Cristo e i suoi
Apostoli distruggevano chiese e città come Unni impazziti.
Fu indetto un primo grande concilio di vescovi a Nicea. Al
culmine del dibattito sull’accettabilità teologica di alcuni
dogmi esplose una vera e propria rissa: gruppi di vescovi si
lanciàrono contro altri santi uomini, brandendo le canne
pastorali che da allora, per i contraccolpi dei botti su teste di
sapienti, si intorcigliarono alla cima cossì come appaiono
ancor oggi.
Ma l’ordine assoluto non fu rispettato, tant’è che molti
vangeli apocrifi hanno continuato a rappresentare fonte di
ispirazione per mosaici, affreschi e bassorilievi di tutto il
Medioevo fino al 1200 e più. Se vi capita di passare per
Palermo, scoprirete nelle varie cattedrali (ad esempio
Monreale) immagini che raccontano ancora nel X e XI
secolo storie fantastiche tratte dai vangeli apocrifi.
Fortunatamente a noi sono giunti anche i testi di questi
racconti epico-favolistici. Fra questi, la storia dell’infanzia di
Gesù e del suo primo miracolo. Questo passo è
splendidamente raccontato nel vangelo di Filippo e in un
altro detto di Tommaso. Ricordo ancora che quando scoppiò
lo scandalo a cui ho accennato furono pubblicati degli stralci
dei vari vangeli su riviste, anche religiose, cossì che anch'io
scoprii degli altri vangeli apocrifi che non conoscevo.
Entrambi i vangeli di Filippo e Tommaso propongono la
storia di Gesù bambino, che dopo la fuga da Betlèmme...
405
vanno verso il nord, arrivano a transitare lungo il mare, fino
a Jaffa... la città dei pompelmi... (rivolgendosi al pubblico
che immancabilmente su questo commento ride) io so già
che voi pensate alla J di Jaffa, pensate a Jesus, al miracolo
dei pompelmi, non è questo. Il primo miracolo di Gesù
bambino non è stato quello di timbrare con una J tutti i
pompelmi della costa palestinese. No, si è trattato di un
miracolo molto più poetico. Dunque, dicevamo, la sacra
famiglia arriva a Jaffa : Madonna, Bambino e Giüsèppe, per
non parlare dell’asino, cercano di sfuggire alla strage
ordinata da Erode, vi ricordate sto fanatico scalmanato che
voleva tagliare più teste del necessario?!! Arrivano in questa
città e si ritrovano nella stessa condizione che oggi vivono
Curdi ed Albanesi...non rimediano un posto da dormire,
sono a disagio, lui soprattutto, San Giüsèppe, non riesce a
trovare un cane che gli offra un lavoro. Ma la difficoltà
maggiore la soffre il ragazzino che si ritrova letteralmente
sbattuto in mezzo alla strada, con difficoltà di comunicare
con gli altri, Gesù parlava palestinese stretto, e quelli di
Jaffa, aramaico imbastardito... non lo capivano, lo
sfottevano, non volevano giocare con lui, lo cacciavano via e
gli gridavano “Palestina” con disprezzo. Sta povera creatura
soffre umiliazioni... e per farsi coraggio e soprattutto farsi
accettare, amare da questi ragazzini del luogo, guardate cosa
significa il senso del gioco, decide di fare un miracolo, un
piccolo miracolo che gli riusciva sempre abbastanza bene...
quello di costruire con la terra creta degli uccellini e poi farli
volare, soffiando loro addosso... il successo é straordinario!
Gesù trasforma la terracotta in passeri, fringuelli e pettirossi
406
stupendi ... coinvolge quindi tutti gli altri ragazzini che, a
loro volta, impastano creta e scodellano incredibili volatili...
in verità, si tratta di schifezze inenarrabili e il guaio è che a
lui tocca dar fiato per farli volare, che se no, non lo
applaudono. Ad ogni modo il piccolo Gesù riscuote un vero
e proprio trionfo, lo eleggono capo dei giochi ma ahimè... in
quel momento entra in scena il figlio del padrone, un
prepotente, pretende di partecipare al gioco dei volatili ma i
ragazzini del quartiere in coro lo rifiutano e lui, per ripicca,
spacca tutte le statuine... a Gesù bambino, girano i
santissimi, le madonne... ha una reazione proprio da Padre
Eterno incavolato... fa una cosa ORRENDA, un gesto che
viene raccontato da tutti i vangeli apocrifi; poi naturalmente
c’è un risvolto, una catarsi mistica, ma non è il caso di
anticiparvela... la verrete a scoprire con la rappresentazione.
Questo spettacolo veramente lirico degli uccelli che vo, della
gioia dei bambini è, credo, una delle più bèlle immagini tra
tutti i Misteri Buffi che mi sia mai riuscito di mettere in
piedi. Però attenti! Questa storia viene raccontata con un
ritmo, con un andamento che molte volte stravolge.
L’inizio della storia si spalanca con una gran cupola di
cattedrale: appare un cielo ricoperto di mosaico blu e d’oro...
all’istante sbuca una grande stella che avanza trascinando
una lunga coda di luce... deraglia, scarta, spintona ogni astro
che incontra sul suo cammino. Naturalmente è la stella
cometa , e subito dietro i Re Magi che da giorni la vanno
seguendo. Apre la carovana il re Magiovecchio che cavalca
un cavallo negro, l’allegoria è importante, appresso lo segue
il giovane re Magio, sorridente sul cavallo bianco, sempre
407
attenti all’allegoria, ultimo è il re Magionegro che cavalca un
cammello grigio, e qui non lasciatevi sfuggire l’allusione
morale... Il negro, anche lui sorridente, splendente nel buio
della notte... sono fari i suoi denti, i suoi occhi luminosi...
canta! Cosa può fare un negro su un cammello grigio nel
deserto sconfinato? CANTA! Il guaio è che appresso gli sta’
il vecchio re Magioingrugnito che non sopporta il canto,
tantomeno a ritmo di un cammello... quindi ha scatti da re
Magionevrastenico e lo insulta. Oltre la stella in cielo appare
un angelo, anzi, un ARCANGELO quasi barocco
sventolante panneggi e sbattente ali piumate come dieci code
di struzzo... un angelo che scende in picchiata ad avvertire
con vocalità di tuono i pastori che è nato Gesù, coi pastori
che si spaventano, gettandosi a terra, le pecore che perdono
il pelo mentre lui grida “ Andate a Betlèmme a onorare il
Redentore” ed ecco i pastori costretti ad ubbidire, si avviano
portando doni per il piccolo Gesù. Nelle vicinanze della
stalla si apre il presepe: una gran folla di credenti, curiosi,
mercanti, venditori ambulanti che offrono di tutto, pecore e
bambini smarriti. All’ingresso della stalla c’è anche
Sant’Anna, nonna del neonato celeste, che raccoglie i doni e
li infastella. Arrivano i Re Magi e di lì a poco anche l’angelo
che ordina “Sloggiate, presto! Stanno arrivando i soldati di
Erode che tagliano teste a più non posso... se acchiappano
anche il Santo Bambino, bisognerà rimandare il presepe e
tutto il cristianesimo all’anno venturo!”
Quindi arriviamo alla fuga con l’innesto di Jaffa, che vi ho
già detto. Andiamo ad incominciare... fate bene attenzione
all’andamento della storia, soprattutto al ritmo e alle
408
situazioni solo accennate. Lasciatevi pure andare smodati
alla risata e alla commozione... è risaputo che la gente ricca
di immaginazione è quella che piange e ride senza ritegno.
stanno sotto B pres. colorate
ci sono dei doppioni, ne ho già eliminati molti
ATTENZIONE: HO DIVISO
I VARI ARGOMENTI
PER COLORE
MISTERO BUFFO VERDE
GRAMMELLOT BLU
GUERRA GOLFO PORPORA
POLITICI ROSSO
LAZZARO VERDE CHIARO
BONIFACIO MARRONE
MARIA ALLA CROCE VERDE ACQUA
GESU’ BAMBINO FUXIA
Roma 20 gennaio 1987 Teatro Tenda
MISTERO BUFFO
Lo spettacolo di questa sera é il Mistero Buffo, esattamente
la seconda parte é il Mistero Buffo nato esattamente 19 anni
fa ci sarà un pezzo recitato da Franca che é proprio della
prima edizione e il primo pezzo che io vado recitando é
409
quello legato ai grammelot. I grammelot voi sapete sono, si
può dire, l'espressione massima della Commedia dell'Arte e
dei comici dell'arte in genere. I comici dell'arte si trovarono
ad un certo punto nel '500 ad essere costretti a sviluppare e
darsi a una ... completa, furono centinaia le piccole e medie
compagnie che dall'Italia furono costrette ad andarsene
altrove, e improvvisarono naturalmente un modo di recitare
per gli stranieri. Inventarono soprattutto un linguaggio che
éra una spece di Italiano maccheronico composto da
centinaia di vocaboli e di termini che facevano alludere a
frasi intiere, addirittura a concetti interi aiutandosi con la
gestualità il suono onomatopeico e qualche parola ogni
tanto.
In Francia la compagnia del 'Raccolti' che fu una delle
prime compagnie a sviluppare questo genere di
rappresentazione, aveva un Arlecchino, proprio l'inventore,
forse principale, del grammelot.
Arlecchino in questo caso éra Tristano Martinelli, recitava in
una specie di francese/bergamasco con dentro un sacco di
suoni che non avevano niente né del francese né del
bergamasco. Il pezzo che vado a recitare all'inizio é proprio
quello legato al grammelot francese ed é detto di Moliére o
di Scopino.
Moliére voi sapete è sicuramente il più grande autore della
Francia, uno dei più grandi del mondo, e aveva come
appoggio straordinario quello del re, il re Sole. Il quale lo
sosteneva sopratutto quando si trovava a Parigi, ma appena
si spostava ed éra costretto molte volte ad uscire dalla
Francia per questioni non soltanto di diplomazia, ma anche
410
di guerra, allora erano guai per Moliére. Moliére si trovava
in un grosso handicap determinato dal fatto di non essere
sostenuto direttamente, sprattutto verso la censura e la
censura éra in mano al clero, allora, e soprattutto ai nobili. In
questo caso, la storia che io vado raccontando, c'é Moliére
che ha messo in piedi una specie di prototipo di due grossi
fatti teatrali cioé sto parlando del 'Tartufo' e sto parlando del
'Don Giovanni'. Il 'Don Giovanni' e il 'Tartufo' sono stati
messi insieme prima ancora di creare i due fatti, in un
personaggio che é il giovane.
Dicevo che Moliére ha messo in piedi questa commedia che
ha come prototipi fondamentali il'Tartufo' e il 'Don
Giovanni'. E' la storia di un giovane, un giovane ricco figlio
di banchieri, il quale si trova con un grosso .....handicap (?)
violento cioé perde il padre, il padre é un banchiere e uomo
politico nello stesso tempo. Un fenomeno legato
esclusivamente alla Francia del XVI secolo anzi XVII secolo
che noi non conosciamo. Da noi, nella nostra politica,
banchieri e naturalmente politici sono completamente
distanti, non si incontrano mai, lo sapete si c'é qualcuno che
ogni tanto si ritrova a dare squilibri sui ponti di Londra per
avere ecceduto nel gioco della politica, o qualcuno al quale
piace il 'caffé forte'. Ebbene questo povero ragazzo si trova
veramente in ginocchio perché deve ...rimontare tutto il
vuoto di conoscenza che ha addosso, cioé... non é stato ...
non si é mai preoccupato di mettersi all'altezza del padre, di
documentarsi, di imparare la tecnica di gestire politica e la
cultura dell'economia. Fatto stà che gli si mette subito alle
calcagne o meglio lo si mette nelle mani di un Gesuita. Pare
411
che nel XVII secolo i Gesuiti fossero maestri di economia e
anche di politica nello stesso tempo, cosa anche questa
legata esclusivamente a quel secolo. Oggi non ne
conosciamo nessuno in particolare, ci h provato un certo
"Marcinkus" Gesiuta, ma ha fatto una figura veramente
schifa. Ora questo gesuita che viene messo in scena fa
scattare
immediatamente
la
censura,
figurati!!
Immediatamente si dice a Moliére "Niente, questa commedia
non s'ha da fare, non la puoi fare." e allora Moliére che éra
un furbo scaltro e soprattutto testardo, pensa di escamotare la
situazione mettendo in scena invece che un gesuita un suo
amico carissimo; anzi il suo maestro Scapino, che éra l'attore
in particolare éra il ruolo dell'attore che recitava tutte le sere,
anzi alternativamente alla compagnia di Moliére, nello stesso
teatro il tetro di Bourgogne éra il teatro del re e tutte e due
avevano, si può dire l'imprimatur della corte. Questo
straordinario attore éra in grado di parlare il grammelot, cioé
fingeva di parlare francese esprimendo soltanto dei suoni per
delle ore, convincendo la gente che stesse veramente
parlando francese e riuscendo anche a comunicare senza mai
dire parole che fossero veramente francesi. Che cosa pensa
Moliére, pensa: "Io becco questo Scapino, mé lo porto in
scena, gli faccio fare il maestro del giovane signore, arriverà
la Polizia, cercheà di capire quello che lui dice sulla scena,
redarrà i verbali, i poliziotti non riusciranno a capire una sola
parola, a un certo punto andranno in pallone.
412
PRESENTAZIONE DEL GRAMMELOT LA CADUTA
DEL POTERE N O N C ' E ' L A D A T A
E arriviamo a Mistero Buffo vero e proprio. Mistero Buffo...
io ho sempre la voglia di farvi un pezzo al di fuori di quello
che è il programma. Pandolfi, vostro concittadino, grosso
partigiano morto qualche anno fa, ha raccolto centinaia di
canovacci. C'è un canovaccio che mi ha sempre molto
sollecitato l'idea di riprenderlo in grammelot. Il grammelot
prima di tutto è una forma di teatro onomatopeica
(s'nterrompe)... c'è qualcuno che bussa... la tenda... è rimasto
fuori...forse nella gabbia delle scimmie...o delle antilopi. Nel
grammelot ogni tanto ci sono parole indicative, ma il capire,
individuare il tema è dovuto ad intelligenza e il rapporto che
c'è tra il giullare, l'attore, e il pubblico, la fantasia. Ora,
fantasia ne avete! Devo dire che la velocità d'antenna che ha
il pubblico romano, non sto a blandirvi per carità... è
veramente eccezionale! Siete superati dai fiorentini e anche
dai napoletani che addirittura ti precedono... si mettono a
raccontare loro... e tu SEI FREGATO! Noi lombardi siamo
un pò più gniucchi... abbiamo la testa schiacciata... sono stati
i Savona che ci hanno... non so se avete mai visto il berretto
che avevano nella... éra così (esegue)... schiacciato! Allora,
questo pezzo che cos'è "la morte del potere", un grande
personaggio che ha dentro l'allegoria di un potere che sta
andandosene a rotoli. Molto probabilmente éra stato scritto
apposta per ricordare lo sfranamento dei grandi nobili che
ormai erano schiacciati dalla borghesia progressista del
tempo; è un pezzo legato al 500. I vescovi, cardinali ecc...
sono preoccupati di tenere ancora vivo questo potere ma
413
sentono che gli sta sfuggendo... che sta sradicando. C'è una
porta, della gente entra, esce, ci sono preti, c'è gente con
siringhe, acqua calda, fredda, passa gente che non ha capito
bene, che entra a sproposito, lamenti, la vedova che piange...
l'altra che ride, quell'altro che viene fuori urlando, le liti tra
di loro, lo scannamento... CHI SI PRENDERA' IL
POTERE?... come sgraffignarlo, come sostituirsi, il funerale,
discussione sui soldi, gli ultimi denari, insomma... LA
DEMOCRAZIA CRISTIANA! L'avete capito, no? M'è
venuto in mente perché è proprio preciso identico il
canovaccio nell'indicazione, uguale preciso a quello che sta
succedendo oggi. E' difficile perché il termine è la velocità
di queste entrate, uscite... 'sta bolgia! Ad ogni modo a
soggetto si fa sempre, spero di fare... di cadere in piedi come
è successo ieri.
PRESENTAZ. M. B. politici
………Ma la cosa che mi preoccupa davvero, scusate se ve
lo dico, e qui vi prego di credere che il mio è un patema
terribile, è la condizione particolare in cui si trova il nostro
presidente, sono preoccupato, ormai parla solo a ruota libera
non lo fermi più. Dice delle cose...io volevo oggi portare il
giornale dove dice delle cose sconclusionate senza capo ne’
coda, torna indietro, va avanti, perde i pezzi, ogni tanto fa
dei tic terribili... Bisogna aiutarlo, non si può lasciarlo così
da solo. Sono preoccupato davvero, già dà le medaglie ai
fascisti, e fra poco chiede scusa all'MSI, prima ancora che il
giudice abbia dato la sentenza dice che la P2 sono dei
patrioti, anzi dovremmo iscriverci tutti alla P2 se no siamo
fregati. Ma la cosa che mi preoccupa veramente è quello
414
come ha cominciato con quel povero giornalista della Roiter
che aveva detto che l'Italia non aveva grande importanza nel
conflitto in quanto aveva partecipato solo collateralmente, e
lui s'è risentito e gli ha dato del figlio di p.... poi ci ha
ripensato dice "non dico neanche che è un figlio di
p....perché per essere un figlio di p. bisognerebbe essere
superiore, io andrei ad offendere la professione più antica
del mondo, che è appunto il figlio di p.", roba dell'altro
mondo... Un presidente che fa tutto un gioco sulle p. le loro
origini, la loro storia, ha fatto un saggio sull'origine dei figli
di ... e delle p.... nella storia dell'umanità. Ma porca di una
miseria. E poi quando ha incominciato ad insultare i giudici,
già i giudici è un anno e mezzo che li insulta, ma questi qua
attraverso la costituzione hanno stabilito che éra illegale
entrare in guerra, si è imbestialito, li ha chiamati vigliacchi,
infami, terroristi... gente che ha rischiato di saltare in aria
trenta volte, gli hanno fatto anche degli attentati... gli ha dato
dei terroristi. Poi dice "troppo comodo sbandierare la
costituzione da dietro una scrivania non esposta",... perché ci
sono le scrivanie "esposte" e ci sono quelle "non esposte", ci
sono quelle che vanno per la strada, avete visto quante
scrivanie vanno per la strada, uno pedala con la scrivania...ci
sono anche quelle che vanno sulla neve... E poi dice "un
conto è parlare dietro una scrivania e un conto è da su una
tolda di una nave di battaglia", infatti lui, il presidente parla
solo da su la tolda delle navi. Lui ha una tolda costruita al
Quirinale, tutta con delle molle e ci sono dietro dei corazzieri
che gli danno il colpetto, lui è così... poi ha un ventilatore da
cinema, quelli col risucchio BOOAAAAAA in modo che lui
415
sia sempre in disequilibrio come la Nike di Samotracia e
ogni tanto c'è un corazziere con un secchio d'acqua che passa
e GNACCHETTA... CHE MARE OGGI!!! E lui parla solo
da lì.
PRESENTAZIONE CON INIZIO GUERRA
GOLFO
Presentazioni Mistero Buffo
NEL
MISTERO BUFFO 24.O3.91 ROMA LA GUERRA NEL
GOLFO
Io speravo veramente che si realizzasse una pace definitiva,
invece, ad esempio in IRAQ stanno combattendo ancora, si
sparano, c'è gente che crepa, i Curdi stanno scendendo dal
nord, stanno occupando una città dietro l'altra, ci sono gli
sciiti che salgono invece dal sud, c'è Saddam Husseim, che
ha gettato un pò di gas nervino, anche del napal"che gli éra
rimasto... che non aveva usato nella guerra contro gli
americani, anzi non ha fatto a tempo a tirare fuori neanche
un colpo diciamo. D'altra parte certe cose così preziose non
si possono buttare via... bisogna pure adoperarle...ed è
comprensibile, c'è qualche morto in più... Poi ci sono anche
gli sciammanniti,che è un gruppo religioso ed anche etnico
particolare, che è del centro dell'IRAQ, strano movimento
religioso,che gira con gruppi che hanno un palo della luce
molto aguzzo, e vanno gridando "SADDAM HUSSEIM TI
VOGLIAMO IN ALTO, SEMPRE PIU' IN ALTO", e via
dicendo. Ora, a parte così la tragedia di questa guerra che
doveva essere una guerra semplice senza neanche un
416
morto...pare che i morti solo tra i militari siano più di
centomila e ci siano una cosa come centomila morti anche
fra i civili sempre dalla parte dell'IRAQ... dall'altra parte ce
ne sono stati due o tre...uno addirittura per un colpo
apoplettico, l'altro perché si è sbagliato, uno si è sparato
addosso all'altro. Se non ci fossero stati questi incidenti, non
ci sarebbe stato neanche un morto da parte della coalizione.
Ecco che dicevo, la cosa veramente grottesca è il crescere
ogni giorno delle notizie che ci fanno scoprire quante
frottole ci hanno raccontato a proposito di questa guerra. A
proposito una delle cose importanti da ricordare è il fatto
che questo personaggio di Saddam Husseim, l'abbiamo
costruito noi, diciamo noi occidentali, ma anche gli
orientali...senza il nostro aiuto sarebbe stato un piccolo
delinquente di provincia, un criminale da strapazzo. Invece,
grazie prima di tutto alle armi che gli si sono state fornite,
voi sapete che tutti hanno concorso a vendere armi,
addirittura i russi, i polacchi, perfino la Repubblica di San
Marino, oltre che la Svizzera e il Lichtenstein. Fra l'altro la
cosa divertente, una delle più belle battute, è quando
qualcuno ha tirato fuori l'idea che quello che aveva Saddam
Husseim éra il quarto esercito, in scala di valori, del
mondo...che è proprio una cosa da scompisciarsi dal ridere,
soprattutto quando abbiamo scoperto che, per esempio, i
carri armati russi che erano venduti, non erano russi, ma
erano cinesi di scarto. Quando in Russia un carro armato
viene male si dice "c'è uscito un carro armato cinese", tanto
per dirvi le cose. Ma ad ogni modo la cosa incredibile, è che
lui Saddam Husseim, deficiente, è lui che si è convinto di
417
avere il quarto esercito del mondo, che lo credessero gli altri
éra una bufola, detto da lui...ed è per questo che lo hanno
sollecitato, per esempio, a buttarsi, veramente con molto
slancio contro... vi ricordate Komeini? Un milione di morti
soltanto, c'è stato di passaggio... e questa azione a cui a
concorso moltissimo l'America, l'Inghilterra, noi ecc., ha
fatto si che poi fosse venuto a richiedere il pagamento
dell'obolo di chiusura. Poi questo deficiente, si è permesso
anche di occupare il Kuwait come risarcimento dei danni di
guerra a lui... giustamente lo abbiamo mazzolato... l'hanno
mazzolato, perché bisogna dare le punizioni a questi
deficienti. Come deficiente voglio dire è stato allenato a
costruire, a realizzare, ordigni bellici: per esempio il gas, lui
credeva, proprio un cretino, che i gas da buttare fossero
quelli da cucina, che si butta la bombola con scritto
"RESPIRATE VICINO PERCHE' ALTRIMENTI SI
VOLATILIZZA". Invece i tedeschi dell'est e dell'ovest, che
fra l'altro si sono ritrovati per la prima volta, dopo anni e
anni proprio a Bagdad, per aiutarlo a costruire i gas, ché loro
hanno una grande tradizione, e gli hanno insegnato, con
molta fatica,... vi dirò che questo incontro ha fatto sì che ci
pensasse: "senti, lavoriamo così bene insieme, perché non
facciamo un'unificazione totale delle due germanie", e così è
avvenuto... questa guerra così è servita a qualche cosa.
Voglio ricordarvi che la fatica che hanno dovuto realizzare
per portare a termine questa bomba, ché lui non capiva
proprio niente, sempre con questo basco da deficiente in
testa..."stai attento, non vedi che ti insegnamo...dunque: c'è
un catalizzatore, poi c'è un gas inerte, un'altro gas inerte.
418
Solo se unite col catalizzatore funzionano. Vuoi provarlo?...
Va bene dimmi su che cosa li buttiamo, su chi, i Curdi?" "Si!
i Curdi vanno sempre bene, tanto li ammazzi e nessuno dice
niente...al massimo l'ONU fa un rutto di indignazione, non
più di così" "Attenzione il Curdo è là, lo vedi? Buttiamo la
prima bomba... ecco il gas che esce, non fa niente perché è
inerte, ne buttiamo una seconda, non fa niente perché è
inerte, STAI ATTENTO! SADDAM!" "A chi???" "Là,
adesso ci buttiamo il catalizzatore ...PUM!...guarda, guarda
come fa il Curdo, lo vedi? Non è un ballo regionale, è che è
un pò ubriaco. Adesso attento alla testina... TON! E' morto!
Hai visto? IMPARA!!!" E così ha imparato.
Ma a proposito di frottole straordinarie... quella, un pò
criminale, è stata quella che ci ha ammannito addirittura
Bush in persona, e io l'ho bevuta, perché non pensavo che
Bush fosse una persona così screditata da arrivare a dire una
balla di questo genere. Si tratta, e l'avrete sentita anche voi,
spero, immagino che anche voi ci siate cascati, come d'altra
parte ci sono cascati la bellezza del 75% degli americani, sul
fatto che bisognava per forza condurre questa guerra, e
subito, non si poteva aspettare un anno, perché entro un anno
certamente questo Saddam Hussein sarebbe riuscito a farsi la
bomba atomica...e allora sarebbero stati guai terribili.
Ebbene, quando qualche giorno fa,il giornale più importante
di New York, il "Times", ha realizzato un servizio di
inchiesta, e ha interrogato Scianagh, l'ultimo padre della
bomba atomica, e gli hanno chiesto "senta, cosa ne dice di
questo fatto, del pericolo che c'éra,che Saddam Husseim
avrebbe potuto costruirsi la bomba atomica?" "Ah si???"
419
(ride), si è messo a ridere che è stato male e poi ha fatto
l'esempio "è come pretendere di pensare che fra un anno gli
aborigeni dell'Australia avessero la possibilità di costruirsi il
computer M 45 più sofisticato con le conchiglie, i sassolini e
il fil di ferro (risata). E questi coglioni degli americani
l'hanno bevuta (risata)". E' stato male e l'hanno portato
all'ospedale. E dico la verità, mi vergogno, anch'io l'ho
bevuta; ma ad ogni modo... a proposito degli americani ...
pensate che è una cosa straordinaria, dopo questo discorso di
Bush, che aveva una adesione alla guerra soltanto del 55%,
non importante, l'adesione alla guerra è stata del 90%.
Questo vi dice l'importanza delle frottole, quando sono
giocate bene. Ma la più criminale di tutte, devo ammettere, è
stata senz'altro la frottola del cormorano; tutti quanti ci
siamo veramente rintristiti e appassionati a questo. Io
veramente ho avuto un angoscia tremenda quando abbiamo
visto questo povero cormorano, ve lo ricordate, lì sulla
spiaggia, con il petrolio buttato fuori da questi bastardi di
iracheni ... arrivava quest'onda questo BLOOB BLOOB,
veniva fuori con un occhio tappato, faceva appena appena a
respirare che BLOOOB, un'altra onda di un mare schifoso...
che io veramente ho detto "Ma che criminali bastardi!", e
tutti quanti ce la siamo presa. E' una balla! E' una frottola
gigantesca! E tutti gli scienziati legati all'ornitologia, di tutto
il mondo, si sono indignati, i francesi in particolare su "Le
Monde" hanno pubblicato un articolo dicendo "è una
fandonia che non accettiamo", perché? Perché il cormorano,
il baby cormorano, in quel periodo, gennaio, quando è stata
effettuata la ripresa, non ne esiste uno ch'è uno: se ne sono
420
andati già in settembre!!! E ritornano in maggio.E figurati
col casino che c'è stato lì ... se ritornano, non ritornano più!!!
E allora sto' pellegrino di cormorano DOVE L'HANNO
PRESOOO! E' un cormorano ch'è rimasto fuori di orario di
partenza?? "Scusi avete visto dei cormorani... ché io devo
partire, e ho perduto la partenza???". NO, NO, NO, non
esiste!! Allora ve la racconto, e vi dico che cosa è successo,
non vi racconto delle frottole a mia volta, per carità. E'
successo che quando c'è stata la sparata fuori di petrolio nel
nord del Kuwait, vi ricordate, c'è stato lo scandalo, si parlava
addirittura di un milione e mezzo di barili di petrolio. In
verità, poi l'abbiamo saputo sempre dal "New York Times",
che l'uscita è di centocinquantamila barili... è già una bella
differenza... ad ogni modo è sempre una schifezza nel mare.
D'accordo, ma éra là nel nord, a trecentocinquanta miglia da
Riad,
cioè
dalla
costa
più
prossima.
TRECENTOCINQUANTA MIGLIA! Vi immaginate questi
qua con le macchine da presa, su un gommone , che fanno
trecentocinquanta miglia, che ci vogliono tre giorni per
arrivarci, e quando sono là con gli iracheni che dicono
"finalmente possiamo abbattere un mezzo straniero" PUM
PUM sul gommone, e loro "FERMIII! Dobbiamo riprendere
solo il cormoranoooo!!" "Ma non c'è il cormoranoooo!"
"Ah, si? Peccato!". No, non sono così imbecilli, non sono
partiti col gommone e neanche con un mezzo per andar lassù
in mezzo agli iracheni, tutt'altro. E che cosa hanno
combinato? AH! AH! Hanno buttato un bidone, è il caso di
dire un barile, di petrolio lì a Riad, sulla spiaggia, come
fosse a Cesenatico BLOOOOB! Tanto schifezza di mare per
421
schifezza di mare... chi se ne frega! Poi hanno cercato il
cormorano. Non c'éra! Non trovavano un cormorano! Allora
sono andati allo zoo, e lì anche i cormorani che c'erano erano
scappati, e hanno trovato un Mabibu, che non è della classe
dei cormorani, no, è un uccello trampoliere fra l'altro, che
vive esclusivamente nell'Asia Minore, e in particolare negli
acquitrini paludosi di acqua dolce. Quando sono andati
"scusi le spiace venire al posto del cormorano?" "Ma no! Ma
io che c'entro!Io odio il mare", "Venga per favore..." E
siccome questo animale ha degli strani pennacchi qui in
testa, glieli hanno tagliati all'umberta. Avete notato che quel
cormorano aveva i capelli all'umberta! E poi l'hanno
pucciato dentro "scusi...chiuda la bocca PIU'PIU'PIU',
sorrida... UNO DUE TRE ... ci basta, grazie, vada pure
BLOBLOBLOBLO". E noi tutti ci siamo commossi a
questa malandrinata che è successa. Però una delle cose che
abbiamo saputo, che veramente ci hanno sconvolto un pò
tutti, è stata quella dichiarazione, vi ricordate, di Scwarz
Scoop, il generale abbondante, uno dei più grandi generali
del mondo, nel senso di dimensioni, due metri e dieci di
altezza senza tacchi, un quintale e dieci chili senza l'osso,
quello che veniva sempre, simpatico con quella faccia
rubizza, che a mé tutte le volte mi veniva voglia di chiedergli
"mi dia quattro etti di filetto, un ossobuco e un pò di carne
per il gatto", simpatico...
A un certo punto ci è mancato, a mé manca proprio, è un
vuoto che ho familiare quasi... Ebbene, una volta, la quarta
volta, è arrivato e, invece di essere così vivace éra un pò
perplesso e abbacchiato perché, vi ricordate, aveva
422
dichiarato con molta onestà che le rampe dei missili che
sparavano appunto gli scout, sparivano e andavano e non si
capiva come. Loro ne buttavano giù uno e dopo un pò
TRAC...ne spuntava un altro, e non trovavano luoghi da
dove potessero uscire e così i carri armati. Carri armati che
uscivano non si sa da dove, ne spaccavano due o tre, poi
TACCHETE li ritrovavano lì arrivati dal nulla. A un certo
punto hanno avuto il sospetto, lui l'ha detto, che si trattasse
di falsi carri armati, si sagome di carri armati in vetro
resina... E chi li ha fabbricati questi carri armati?? (risata)
NOI! Guardate che siamo dei geni veramente, siamo dei
geni!! E quando si è saputo a Torino che il comune ha
permesso di fabbricare un monumento al costruttore primo
di questi in vetro resina, proprio per ricordare la
straordinaria forza... c'erano tutte le televisioni del mondo a
interpellarlo, è incredibile! Erano lì con i microfoni e gli han
chiesto "Scusi, come fate a costruire questo carro armato
così leggero?" e ha fatto vedere, si vedeva benissimo nelle
riprese,
"ecco , vedete questi fogli, sono sagomati
naturalmente, intanto così ci sta' dentro un carro armato, in
un tir ci stanno quaranta carri armati uno vicino all'altro, ed
è semplicissimo, si mettono insieme, c'è un deplian, si
montano, è semplicissimo montarli, tant'è che gli iracheni si
sono divertiti un mondo, anzi si sono divertiti... da morire.
GUERRA NEL GOLFO
( ROMA 23.O3.91: guerra nel golfo)
c'è un deplian che si allega R con R, B con B, R con B e in
un attimo si costruisce il carro armato. Gli iracheni si
divertivano... da morire proprio!... BRAVI! Questa è una
423
battuta di sondaggio... quel gruppo lì l'ha capita, un'altro ha
domandato "che cosa ha detto?!" "Come da morire? Ah! Da
morire... AH AH AH". Per esempio tre sere fa nessuno ha
riso. Certe sere ti arrivano dei pubblici, non so, si mettono
d'accordo! "Andiamo stassera a teatro AH AH AH AH! Lo
facciamo impazzire DAI DAI DAI DAI! GUAI A CHI
RIDE! GUAI A CHI CAPISCE UNA BATTUTA AH AH
AHA"... e si divertono prima si scaricano, si raccontano
storielle e poi vengono qui TRISTI... una signora dopo un pò
di "ma quando comincia lo spettacolo"... dopo quaranta
minuti che parlavo! E un'altra dice "quando arrivano gli
artisti?"... sono uscito e ho pianto per un quarto d'ora!)
ROMA 24.03.91 GUERRA DEL GOLFO
Poi ad un certo punto ne hanno venduti duecento, si sono
stancati e gli hanno mandato le forme e se li sono fatti loro
ancora un seicento-settecento dei carri armati che
sostituivano. Ma il cronista della seconda rete chiedeva con
insistenza "Ma come fate a muoverli, sono leggeri sì, ma
come fate, non hanno neanche le ruote, non hanno niente?"
"Basta una corda. Guardi si lega qua, uno si mette in una
buca e poi tira il carro armato che viene avanti" "Sì, ma il
calore, voi sapete che gli attrezzi di rilevamento che ci sono
negli aerei americani, se non rilevano il calore non sparano,
anzi danno segnale negativo e l'aereo se ne va via" "Noi ci
mettiamo una stufetta a serpentina, loro lo sentono e dicono ah ah c'è il calore e sono felici" "Ma dico, e l'altro, il
rumore?" "Cingoli! Una cassetta con registrazione di cingoli
BLUUBLUBLU". Ma come si può pensare che queste
macchine si siano lasciate imbrogliare da mezzi così
424
semplici... avete visto che razza di macchinario hanno
dentro: in un cruscotto di questi aerei caccia bombardieri c'è
una specie di schermo, si vedono tutti i disegnini che si
muovono e il pilota non stà neanche a guardare tra i vetri dal
di là, ma guarda direttamente il cruscotto e vede meglio
tutto. C'è una voce che gli dà tutti gli elementi, gli
dice:"vai,vai , stai tranquillo, ecco, ecco, prendi quota, fino a
trentacinque abbassa dodici, ecco rileva, rileva, rileva, la
velocità va bene così come va, ecco stai bene, la tua mamma
ho saputo che sta tanto bene, vai vai". C'è pure una manina
che viene su e gli dà degli schiaffeti e gli gira un pò
l'orecchio se gli fa piacere... Poi ad un certo punto si vede
l'immagine assonometrica addirittura di carri armati, delle
costruzioni, di quello da colpire, danno il peso... ecco qui un
carro armato c'è, c'è, c'è, eccolo l'ho preso, guarda che c'è,
dai adesso SCHIACCIA ci sei, sei puntato SCHIACCIA TI
DICO! Se uno è un pò distratto gli prende la mano
PUMPUMPUM e lo schiaccia, parte un razzo tremendo che
ha anche una video camera in testa, tutto intelligente,
riprende quota, risale e ha anche una canzoncina
"IRACHENO BRUTTO SCEMO IO TI FREGO, IO TI
FREGO" PUMPUMPAK, scoppia per aria, l'aereo riparte,
c'è una risata registrata IIIHAAAA AHA AHA e suona la
valchiria. Però ci sono stati gli inglesi, che sono tremendi,
certe volte ci fregano, hanno fregato i torinesi anche, perché
hanno realizzato addirittura un carro armato di gomma. E'
una specie di polpettone... in una valigetta così c'è il carro
armato... prende la sua valigetta, attaccato fuori dalla
valigetta c'è una pompa di quelle a pedale e a mano...si mette
425
giù così, viene fuori il carro armato PLUMPLUMPLUM
viene fuori il carro armato coi cingoli, la torretta, i cannoni,
ch'è il punto più delicato, che se non si pompa con molta
forza il cannone rimane moscio così... e il pilota se ne
accorge...quando
arriva
l'aereo
PEMPEMPEM
TUNTUNTUN dritto come un cannone, appunto, ed ecco
che PRAAAPUUM. E lì c'è il commento di un pilota inglese
che è veramente divertente, dice: " è strano come si
comportino questi nuovi carri armati iracheni, perché non
esplodono, non deflagrano come gli altri russi cinesi. Non so
di che marca siano, che nazione glieli abbia procurati, perché
come li becchi saltellano qua e là nel deserto TUM PIM
TUM PIM ed emettono uno strano sibilo IHIIIIIIIIII e
scompaiono nel nulla.
GUERRA NEL GOLFO
(ROMA 12.03.91: E' strano come si comportino certi carri
armati iracheni: non esplodono come gli altri, saltellano qua
e là nel deserto TUM TUM TUM ed emettono uno strano
sibilo... poi scompaiono nel nulla. PROPRIO UNA
STRANA GUERRA! Un'altra cosa grottesca è stata quella
dei preservativi. C'éra il problema di preservare le canne
delle mitragliatrici, dei fucili, delle pistole... perché se si
riempiva di sabbia l'interno, c'éra il pericolo che
scoppiassero... SPARI... E' PIENO DI SABBIA...
DEFLAGRA... SI SCALDA VELOCISSIMO... e allora su
ogni mezzo da tiro di infilava un preservativo... ed éra
strano! Ho visto due o tre fotografie che hanno fatto vedere i
francesi di questi qui col preservativo dietro attaccato anche
su mitragliere da venti millimetri... un preservativo... sui
426
cannoni non so che preservativo mettessero. Ma io mi
immagino i primi iracheni che si sono presi i colpi di
proiettili da questi qua che non stavano a smontarlo THO...
UN PROIETTILE CON IL PRESERVATIVO! Va bene che
sono preud gli americani ma questo è da igienisti esagerati!)
ROMA 24.03.91
Ma la cosa folle di questa guerra, come dicono i francesi è
veramente una "trolle de guerre", è veramente buffa,
grottesca... in fondo è l'uso delle galline...ah! Questa è una
cosa tremenda! Hanno usato le galline in guerra...è la prima
volta che le vedi combattenti, forse le superstiti di questa
guerra riceveranno una croce particolare di gladio; quelle
che rimangono vive le vedremo sfilare a Taranto, tutti in
piedi noi staremo a salutare e ci saranno anche i presidenti
vari che le baceranno. La cosa è questa, l'avrete vista sui
giornali, il corriere della sera ad esempio, sulla repubblica,
non vi racconto storie: ci sono alcuni marines con una
gallina bianca in mano, fra l'altro solo galline italiane, ecco
perché dicevo che le croci di guerra vengono tutte dall'Italia,
hanno svuotato interamente le nostre aziende gallinifere, le
batterie intiere anche centomila per volta.Ad ogni modo per
spiegarvi ciò che succede... si vede questa gallina in braccio
al marines americano col suo elmo, vi ricordate con la rete
ecc.., una cappa di dietro, due occhiali uno per vedere con il
sole e il vento, l'altro per vedere di notte con gli infrarossi,
una lampadina che si gira automaticamente e scruta
l'orizzonte, poi c'è un'altra macchina, qui c'è un tubo che ha
dentro la maschera antigas, qui c'è uno scroto che esce
macchinamente, qui sul sedere ha dentro una cassetta che si
427
trasporta e viene avanti da sola e permette di vedere al di là
delle dune, poi c'è una bombola di ossigeno qui, c'è la riserva
d'acqua il metano di dietro, il petrolio... e anche una sigaretta
già accesa nel caso uno voglia fumare. La gallina qua ha un
pistolone tremendo di M 45 che è un fucile veramente
bastardo che tira dei proiettili così, che esplodono e fanno
raggi, insomma ha tutto e la gallina però non la
molla...l'unica cosa umana è la gallina che ha con sè. Ecco la
gallina, perché si tiene la gallina così...per scaramanzia? No!
Perché la gallina ha una proprietà straordinaria, ha un istinto,
cioè ha la possibilità di sentire da lontano, lontanissimo
anche una bava di gas nervino... se un bastardo tirava TAC
così, la gallina WAW WAW WAW, fa un baccano
d'inferno, starnazza, fa uova a grappole e scagazza, scusate il
termine non ce nè un altro, in tutte le direzione anche nelle
orecchie che non ha. Ora la cosa fa scattare subito
l'intelligenza e la percezione del marines, il quale fra un
passo e l'altro... dice AH! IL GAS! PIUM, schiaccia un
bottone,gli parte subito la maschera già aperta che gli si
incolla sul viso. Naturalmente la gallina... muore, mica si
può dare la maschera alla gallina. Le galline sono come i
palestinesi...niente maschere. Guardate se dico di no s'è già
staccata,... ha sentito palestinesi A NO! QUESTO NON LO
DOVEVI DIRE! Come c'è stata una signora che ho sentito
perché ho un orecchio tremendo...A NO! COSA
C'ENTRANO I PALESTINESI CON LE GALLINE! Ora il
discorso è questo che queste galline non servono soltanto per
indicare la bava appunto di gas nervino, ma servono per
disinnescare le bombe.Voi sapete che le mine che sono state
428
vendute a Saddam Husseim da tutti quanti i popoli della
terra, ebbene sono nel numero di diciotto milioni di unità di
mine,...c'è questo deserto del Kuwait che è tempestato di
mine, è incredibile, non si può andare in giro. Se uno fuori
dall'autostrada gli vola via un pacchetto non può andare a
toccarlo perché si salta per aria. Ora per disinnescarle
l'appalto è stato dato ai francesi; avrete visto qualche
immagine televisiva: loro hanno una specie di cannone che
spara nel deserto appunto una catena lunghissima con un
rostro finale, poi c'è un braccio meccanico che prende
dall'altro lato la catena e comincia a scuoterla dando ribattoni
terribili, un fracasso...col fracasso tutte le mine inglesi ,
francesi, russe polacche, svizzere ecc... PIM PAM PIM
PAM saltano per aria che sembra proprio Piedigrotta PIM
PIUM PIM PUM, una cosa veramente festosa.Tutte, vi dico
tutte scoppiano... salvo le nostre, le italiane, le valsella. Nove
milioni gliene abbiamo vendute, nove milioni di mine
VALSELLA: 50% di partecipazione Fiat. Perché? Perché
noi abbiamo bombe INTELLIGENTI, e non così triviali.
Loro quando si scuote, si fa casino loro GNIACCHETE,
ferme rimangono, anzi c'è una manina che viene fuori e fa
così... Perché? Perché le nostre bombe, le nostre mine
saltano per aria soltanto a pressione del piede umano, sono a
misura d'uomo, non per niente noi abbiamo creato
l'umanesimo. L'uomo per noi è al primo posto e bisogna
cominciare a dire che bisogna che ci rispettino perché è vero
che noi in questa guerra non abbiamo dato tanto materiale
umano ma abbiamo concorso con materiale meccanico e
partecipazione straordinaria come nessun popolo al mondo,
429
la nostra parte tecnica è stata veramente incredibile. Devono
piantarla anche di sfottere e di prendere in giro anche i nostri
ministri quando ci si riunisce al banco, meglio dire al tavolo,
per dividere le situazioni di vantaggio di questa guerra.
Devono piantarla! C'è quel nostro ministro De Michelis che
tutte le volte che arriva PAAM una porta in faccia, che ha un
faccione così e ha dovuto dipingersi gli occhiali sulla faccia
per quanti ne ha rotti. E' veramente brutto con quella testa ,
con quei capelli impataccati di catrame schifoso , CHE E'
LUI ... IL CORMORANO! E' LUI! Un cormorano ripieno!
Non vi dico di che cosa... Prima devo raccontarvi come le
galline vengono impiegate perché col loro ticchettio hanno
lo stesso valore della pressione di un piede, cioè buttano le
galline e appena quelle cercano da mangiare
basta...TITATATAM scoppia! Ma per invogliarle
naturalmente a becchettare bisogna mettere il becchime.
Quindi c'è un elicottero apposito che versa e distribuisce il
becchime. Una scia straordinaria! Questo avveniva già nei
primi tempi quando dovevano formare delle strade per poter
entrare coi carri armati e c'erano ancora gli iracheni nelle
loro buche in trincea...loro passavano con queste becchinate
tremende, con queste scie WWAAAAA e lì gli iracheni che
stavano nelle buche hanno cominciato ad andare in crisi " ma
come! Ci buttano il becchime?! Va bene sfotterci ma questo
è un pò pesante... abbiamo fame ma non esageriamo!". Poi
quando c'è il becchime ecco che arriva la gallineria, cioè
tutte queste galline ammassate dentro questi elicotteri
speciale che si chiamano " apache vallespluga", che arrivano
e WWAAAOOO e buttano giù galline si apre la pancia di
430
questi elicotteri, piovono galline a centinaia, decine di
migliaia, sono affamate, da cinque o sei giorni che non
mangiano, proprio a livello iracheno e cominciano TI TO’ TI
TO’ TO’ PIIM PAAM PIIM PAAM PEEM PEEM ed è stata
la prima volta che gli iracheni hanno avuto il loro pasto
caldo, un pò bruciacchiato ma... Tutte le volte che io mi
ritrovo ad avere davanti una tragedia come è stata quella
della guerra, di istinto vado a vedere cosa hanno scritto di
situazioni analoghe gli antichi, e mi è capitato quest'anno di
trovare oltre che forse il più geniale è Aristofane. Aristofane
aveva scritto la bellezza di quattro opere sulla guerra in
particolare "La Pace", magnifica, e cosa ho ritrovato?... le
cose di cui non m'ero accorto quando lo avevo letto prima.I
discorsi che fanno questi uomini politici che cercano di
coinvolgere Atene nella guerra che è già iniziata ad opera di
Sparta, sono gli stessi, identici discorsi che abbiamo sentito
fare dai nostri politici "la pace è una cosa sacra e non
bisognerebbe mai violarla, ma in questo momento noi
dobbiamo rompere ogni indugio e unirci ai nostri alleati
perché altrimenti facciamo la figura dei soliti vigliacchi ,
femminucce, non abbiamo dignità, bisogna diventare virili
ecc.". Tutti i discorsi, anche i luoghi comuni, soltanto che
nella "La pace" di Aristofane c'è una personaggio che a un
certo punto urla "MI AVETE COMMOSSO! SIETE
ARRUOLATI TUTTI! e loro, questi politici, uno muore sul
colpo, l'altro ha un coccolone e rimane con la paralisi eterna,
l'altro se la fa addosso due scappano e tre svengono sul
momento. Pensate come sarebbe stato bello poter fare lo
stesso coi nostri uomini politici cioè alzarsi e poter dire "Vi
431
arruoliamo", per esempio Spadolini arruolato nei mezzi da
sbarco anfibi, lui proprio un mezzo da sbarco, sdraiato, i
marines sopra con la pagaia che vanno nel golfo... oppure
Giuliano Ferrara mezzo cingolato con sta' pancia
BOLUBLUBLU, con le bretelle da lancio TOCCHETA per
lanciare bombe, oppure Forlani, già mimetizzato colore
neutro paglierino color sabbia e sempre giallino tale che
nudo nel deserto non lo vedi più. FORLANI??? Non c'è! Poi
Craxi non c'è bisogno neanche di mettergli un elmetto basta
fargli una riga qua e lui è già corazzato. Poi, mezzo
terroristico di persuasione occulta, Giulio Andreotti, basta
sollevarlo da una duna IIIHAAAA, tutti si arrendono. Fra
l'altro avete saputo che Andreotti stava per partire la sera del
bombardamento? Il giorno in cui hanno bombardato Bagdad
lui alle cinque, prima non si sapeva ancora che ci sarebbe
stato questo bombardamento, lui éra stato incaricato da tutti i
ministri degli esteri europei e naturalmente anche dai
presidenti di tentare l'ultima chance, cioè di recarsi da
Saddam Husseim e di convincerlo a nome dell'Europa ecc...
e l'ha dichiarato lui stesso. Alle sei éra a Ciampino con un
aereo speciale che doveva partire soltanto che gli hanno
detto "fermi un attimo c'è un piccolo guasto, un' inezia , è un
bullone con vite particolare che si ammollato e non
troviamo come sostituirlo immediatamente ma adesso lo
mandiamo a prendere, tempo due o tre ore ci siamo." All'una
è pronto per partire, lo vengono ad avvertire "no, onorevole,
non si può partire perché Bagdad è sotto il bombardamento
ventimila tonnellate di bombe che stanno buttando gli
americani".Per un bullone, che se non ci fosse stato quel
432
bullone lui éra LA', a BAGDAD, con queste bombe che
arrivavano, non ce lo avrebbero restituito più; pensate a che
cosa è legata la storia di un popolo, a un bullone, siamo
scarognati sapete...una scarogna tremenda!! Ma la cosa che
mi preoccupa davvero, scusate se ve lo dico,e qui vi prego
di credere che il mio è un patema terribile, è la condizione
particolare in cui si trova il nostro presidente, sono
preoccupato, ormai parla solo a ruota libera non lo fermi più.
Dice delle cose...io volevo oggi portare il giornale dove dice
delle cose sconclusionate senza capo nè coda, torna indietro,
va avanti, perde i pezzi, ogni tanto fa dei tic terribili...
Bisogna aiutarlo, non si può lasciarlo così da solo. Sono
preoccupato davvero, già dà le medaglie ai fascisti, e fra
poco chiede scusa all'MSI, prima ancora che il giudice abbia
dato la sentenza dice che la P2 sono dei patrioti, anzi
dovremmo iscriverci tutti alla P2 se no siamo fregati. Ma la
cosa che mi preoccupa veramente è quello come ha
cominciato con quel povero giornalista della Roiter che
aveva detto che l'Italia non aveva grande importanza nel
conflitto in quanto aveva partecipato solo collateralmente, e
lui s'è risentito e gli ha dato del figlio di p.... poi ci ha
ripensato dice "non dico neanche che è un figlio di
p....perché per essere un figlio di p. bisognerebbe essere
superiore, io andrei ad offendere la professione più antica
del mondo, che è appunto il figlio di p.", roba dell'altro
mondo... Un presidente che fa tutto un gioco sulle p. le loro
origini, la loro storia, ha fatto un saggio sull'origine dei figli
di ... e delle p.... nella storia dell'umanità. Ma porca di una
miseria. E poi quando ha incominciato ad insultare i giudici,
433
già i giudici è un anno e mezzo che li insulta, ma questi qua
attraverso la costituzione hanno stabilito che éra illegale
entrare in guerra, si è imbestialito, li ha chiamati vigliacchi,
infami, terroristi... gente che ha rischiato di saltare in aria
trenta volte, gli hanno fatto anche degli attentati... gli ha dato
dei terroristi. Poi dice "troppo comodo sbandierare la
costituzione da dietro una scrivania non esposta",... perché ci
sono le scrivanie "esposte" e ci sono quelle "non esposte", ci
sono quelle che vanno per la strada, avete visto quante
scrivanie vanno per la strada, uno pedala con la scrivania...ci
sono anche quelle che vanno sulla neve... E poi dice "un
conto è parlare dietro una scrivania e un conto è da su una
tolda di una nave di battaglia", infatti lui, il presidente parla
solo da su la tolda delle navi. Lui ha una tolda costruita al
quirinale, tutta con delle molle e ci sono dietro dei corazzieri
che gli danno il colpetto, lui è così... poi ha un ventilatore da
cinema, quelli col risucchio BOOAAAAAA in modo che lui
sia sempre in disequilibrio come la niche di Sabotracia e
ogni tanto c'è un corazziere con un secchio d'acqua che passa
e GNACCHETTA... CHE MARE OGGI!!! E lui parla solo
da lì.
MILANO 20.O1.91 LA GUERRA NEL GOLFO
Io sono felicissimo che questo teatro sia così saturo, esaurito
di persone, in quanto sentivo proprio oggi in televisione
un'inchiesta sui teatri in Italia durante la quale si diceva che
i teatri in questo periodo hanno avuto un crollo sul piano
della presenza di pubblico perché qualcuno si sente a
disagio,qualcuno teme incidenti... ma il fatto che voi siate
qua mi riempie di soddisfazione anche se nello stesso tempo
434
sono angosciato come voi per la paura che questa guerra si
stia allargando.Ci sono state persone che si sono risentite per
il prologo che io in questo periodo faccio, legato all'attualità,
anche perché l'attualità è il fondamento principale del nostro
teatro; da sempre il nostro obiettivo è di inserire quello che è
la cronaca nel teatro e meno male che oggi possiamo
parlarne liberamente. C'è stato un tempo che il parlare a
soggetto ci éra impedito, addirittura abbiamo avuto
denunce... c'éra il questore o il commissario che stava in
quinta per verificare che quello che dicevamo corrispondesse
al testo che aveva l'imprimato di Andreotti allora, che éra
ministro dello spettacolo... e che verificava se eravamo
apposto, se avevamo proprio il timbro. Noi abbiamo avuto
una cosa come 40 denunce per gli svicolamenti e quando
uno éra risentito per quello che si diceva non stava neanche a
rimbeccarti direttamente, telefonava alla questura , arrivava
immediatamente il commissario di turno, o se éra in sala,
saliva sul palcoscenico a verificare col copione.
Ora siamo arrivati ad un clima straordinario però, a
proposito della guerra e se éra proprio necessario entrarci a
piedi giunti, il presidente della repubblica Cossiga è
intervenuto l'altro giorno dicendo che è ora che noi si diventi
adulti... in poche parole nel nostro paese si può polemizzare,
dibattere però una volta che il governo ha deciso di
intervenire SILENZIO, NESSUNO ROMPA PIU' LE
SCATOLE, LASCIATECI LAVORARE! Credo che sia
proprio il contrario di quello che è la democrazia, il parlare
sempre e il ribadire le proprie opinioni credo sia il
minimo.D'altra parte, e anche Andreotti l'ha detto questa
435
mattina, "E' ARRIVATO IL MOMENTO DI ... TACERE E
BASTA NON ROMPETECI LE SCATOLE!".E' da un pò
di tempo devo dire che succedono delle cose... per quanto
riguarda il nostro presidente della repubblica, lo sottolineano
tutti i giornali devo dire, anche Montanelli, che addirittura è
arrivato a dire che ha bisogno di uno psichiatra... io non sono
d'accordo, dico che è dovuto al nervosismo come quando ha
incominciato ad insultare i giornalisti i giudici dicendo che
erano dei venduti, dei bottegai, dei giornalisti ha detto delle
cose ignobili, che sono degli infami... Ad ogni modo il fatto
particolare è incominciato quando gli è sfuggito " PER
L'ITALIA SI PUO' ANCHE MORIRE"... che a mé è venuto
subito un brivido lungo la schiena, mi è venuto subito in
mente quando da ragazzino mi insegnavano " CHI PER LA
PATRIA MUOR VISSUTO E' ASSAI" tarappappappete...
D'altra parte è la stessa frase lanciata da Frankestain, voi
sapete chi è Frankestain ... Saddam Hussein è veramente il
classico Frankestain, che non è nato così da solo ma è stato
inventato da noi NOI LO ABBIAMO CREATO! Io mi
ricordo gli applausi quando è partito contro Komeini...
FANATICI!! Invece lui aveva i piedi in terra... quando ha
detto tre giorni e Komeini è fottuto ARMI! Gli abbiamo dato
le armi noi! Lo abbiamo allenato noi, gli abbiamo insegnato
come si fa la guerra... NOVE anni è durato e adesso dimostra
che ci sa fare. Lo diceva oggi quel generale di cui i storpio
sempre il nome, diceva "ma scherziamo, non abbiamo mica a
che fare con un cretino... nove anni che... l'abbiamo allenato
noi, AVRA' IMPARATO QUALCOSA!! Per forza non ha
tirato fuori ancora le armi , perché diceva ma perché non
436
intervenite, perché non lanciate nel deserto i vostri marines e
la facciamo finita. La borsa aveva avuto una euforia
incredibile, eravamo arrivati a guadagnare quattro punti,
cinque punti... e adesso cosa aspettate, dice, NON SONO
MICA IL GENERALE KUSTER IO, io fin quando non li ho
spianati, ammorbiditi"... non si dice massacrati, si dice
ammorbiditi ... guardate che il lessico di guerra è
straordinario. A parte che non si dice "andare il guerra" ma
"compiere un'operazione di polizia", ce l'ha insegnato
Andreotti. La mia preoccupazione è questo atteggiamento
che hanno quasi tutti i giornali "chi non è per la guerra è una
femminuccia, un disfattista, in fondo un mammone uno che
fondamentalmente è VILE! Insomma un uomo vero, coi
muscoli , col coraggio è subito per la guerra... interviene per
l'onore, per l'orgoglio di una nazione che non può sempre
rimanere assente davanti ai fatti". Quello che è successo
esattamente a Kabul quando ad un certo punto i russi sono
entrati con le truppe e l'ONU aveva detto alla stessa maniera
BISOGNA INTERVENIRE! NOI ITALIANI SIAMO
INTERVENUTI! E subito Andreotti dice "BISOGNA
PARTIRE" manco una piega!! Così ad esempio per il fatto
della Palestina... gli interventi dell'ONU per far rispettare le
leggi internazionali e la libertà e la dignità di un popolo
riguardo la Palestina sono la bellezza di diciotto! Ma
neanche han fatto UH UH neanche! E quando questo
frankestain ha
ammazzato cinquemila persone in
venticinque minuti, cioè le ha asfissiate col nirvino, donne,
bambini, BRACCHETA! C'è stato l'ONU che ha detto... EH
437
NO! EH NO! E tutti noi abbiamo detto bisogna partire
bisogna bloccarlo... NIENTE!
Questa è una guerra per il petrolio, lo abbiamo visto nel
gioco del salire delle azioni riguardo a quella situazione...
stiamo combattendo per il problema del prezzo,
dell'interesse, del vantaggio e via dicendo e a dimostrazione
c'è un fatto di cronaca: la televisione ha fatto un inchiesta sul
fatto che la gente non gira più con tanto entusiasmo per le
balere, per i night, per i luoghi di divertimento e veniva
mostrata una balera moderna completamente vuota e il
padrone diceva " la gente non ha voglia, non viene a ballare
e a divertirsi... ce n'erano quattro li ho fatti entrare gratis ma
non avevano voglia" e lei cosa dice "E' UNA GUERRA
SCHIFOSA".
C'è un'altra cosa che mi ha angosciato a proposito del valore
di certe frasi, io a malapene ne parlo perché ci sono di mezzo
due piloti che fra l'altro sono di una compagnia di cui ho
visto alcune esibizioni e sono tra i più preparati tecnicamente
a livello mondiale, tant'è vero che hanno battuto in sfide
sull'abilità di colpire un bersaglio, volo in quota ecc... anche
gli americani e perfino gli isdraeliani. Il presidente della
repubblica ha detto "buon viaggio, buon lavoro, fatevi
onore" GGGNNNACCC, la sfiga fino in fondo. Scusate,
forse qualcuno di voi dirà che sono cattivo, ma io temo che
QUELLO LI", non bisogna neanche nominarlo...
MENAGRAMO!!! Ha detto siamo adulti ... POMPETA!
Che quello parte ... "il carrello!!! Porco cane!"... e in volo
subito turbolenza atmosferica... ci sono mille e cinquecento
aerei fra inglesi e americani che volano tranquilli NO! c'è
438
una nube schifosa con scritto PRESIDENT! Le "vacche" si
chiamano, questi aerei che contengono benzina in quantità e
che tranquillamente con una pompa che va a finire nel
serbatoio dell'aereo... l'aereo va, ritorna indietro, gli danno
ancora un pò di benzina... OH! la prima volta nella storia che
si spacca tutto TUM BOOORLOCHE, uno solo che prende e
poi non torna OHHH! Io non dico più niente, ma non lo
nomino più! E imparate a farlo anche voi!
PRATO 25. 5 91 SITUAZIONE DI GOVERNO
Lo spettacolo è Mistero Buffo un genere di rappresentazione
che
viene
dal
medioevo,
"mistero"
significa
rappresentazione, sacra in particolare e "buffo" significa
grottesco, è chiaro da sé solo. Prima di entrare in merito al
Mistero Buffo vero e proprio io, come facevano del resto i
giullari che lo rappresentavano, prendo il pretesto per parlare
della situazione che viviamo, anche per introdurlo su un
livello non distaccato nel tempo ma che sia attuale, legato ai
nostri tempi. Una delle osservazioni che devo fare subito è
una delle più belle battute che ho sentito nei tempi, credo che
è da eleggere la più importante in questo secolo quasi... a
proposito della situazione del governo. Avete visto che
questo governo è stato una delle più grosse beffe mai viste, e
l'unica situazione di ricambio, invece delle riforme, hanno
cambiato l'assetto strutturale, cioè i repubblicani sono stati
messi da parte e da chiunque partito è diventato quadrupede
come ha detto qualcuno. Ora questo governo nato con questo
scarto ha determinato una frase veramente straordinaria da
parte del responsabile del partito repubblicano La Malfa, il
quale ha già un padre La Malfa... UGO! Questo La Malfa ha
439
dimostrato di essere l'uomo più candido che esista in Europa
perchè ad un certo punto ha dichiarato "CREDEVO CHE
ANDREOTTI FOSSE UN UOMO ONESTO!" Uno che
vive da quando è nato vicino a questo governo e che non si
rende conto... insomma è veramente DA FUCILARE!! QUA
AL MURO! "Lei ricorda suo padre che éra già con
Andreotti... anche il nonno éra già con Andreotti... ancora
con il governo di Giolitti c'éra Andreotti che portava la
cartellina... già un pò curvo, cominciava già allora , con le
palette di direzione.
MILANO 20.O1.91 LA GUERRA NEL GOLFO
Io sono felicissimo che questo teatro sia così saturo, esaurito
di persone, in quanto sentivo proprio oggi in televisione
un'inchiesta sui teatri in Italia durante la quale si diceva che
i teatri in questo periodo hanno avuto un crollo sul piano
della presenza di pubblico perché qualcuno si sente a
disagio,qualcuno teme incidenti... ma il fatto che voi siate
qua mi riempie di soddisfazione anche se nello stesso tempo
sono angosciato come voi per la paura che questa guerra si
stia allargando.Ci sono state persone che si sono risentite per
il prologo che io in questo periodo faccio, legato all'attualità,
anche perché l'attualità è il fondamento principale del nostro
teatro; da sempre il nostro obiettivo è di inserire quello che è
la cronaca nel teatro e meno male che oggi possiamo
parlarne liberamente. C'è stato un tempo che il parlare a
soggetto ci éra impedito, addirittura abbiamo avuto
denunce... c'éra il questore o il commissario che stava in
quinta per verificare che quello che dicevamo corrispondesse
440
al testo che aveva l'imprimato di Andreotti allora, che éra
ministro dello spettacolo... e che verificava se eravamo
apposto, se avevamo proprio il timbro. Noi abbiamo avuto
una cosa come 40 denunce per gli svicolamenti e quando
uno éra risentito per quello che si diceva non stava neanche a
rimbeccarti direttamente, telefonava alla questura , arrivava
immediatamente il commissario di turno, o se éra in sala,
saliva sul palcoscenico a verificare col copione.
Ora siamo arrivati ad un clima straordinario però, a
proposito della guerra e se éra proprio necessario entrarci a
piedi giunti, il presidente della repubblica Cossiga è
intervenuto l'altro giorno dicendo che è ora che noi si diventi
adulti... in poche parole nel nostro paese si può polemizzare,
dibattere però una volta che il governo ha deciso di
intervenire SILENZIO, NESSUNO ROMPA PIU' LE
SCATOLE, LASCIATECI LAVORARE! Credo che sia
proprio il contrario di quello che è la democrazia, il parlare
sempre e il ribadire le proprie opinioni credo sia il
minimo.D'altra parte, e anche Andreotti l'ha detto questa
mattina, "E' ARRIVATO IL MOMENTO DI ... TACERE E
BASTA NON ROMPETECI LE SCATOLE!".E' da un pò
di tempo devo dire che succedono delle cose... per quanto
riguarda il nostro presidente della repubblica, lo sottolineano
tutti i giornali devo dire, anche Montanelli, che addirittura è
arrivato a dire che ha bisogno di uno psichiatra... io non sono
d'accordo, dico che è dovuto al nervosismo come quando ha
incominciato ad insultare i giornalisti i giudici dicendo che
erano dei venduti, dei bottegai, dei giornalisti ha detto delle
cose ignobili, che sono degli infami... Ad ogni modo il fatto
441
particolare è incominciato quando gli è sfuggito " PER
L'ITALIA SI PUO' ANCHE MORIRE"... che a mé è venuto
subito un brivido lungo la schiena, mi è venuto subito in
mente quando da ragazzino mi insegnavano " CHI PER LA
PATRIA MUOR VISSUTO E' ASSAI" tarappappappete...
D'altra parte è la stessa frase lanciata da Frankestain, voi
sapete chi è Frankestain ... Saddam Hussein è veramente il
classico Frankestain, che non è nato così da solo ma è stato
inventato da noi NOI LO ABBIAMO CREATO! Io mi
ricordo gli applausi quando è partito contro Komeini...
FANATICI!! Invece lui aveva i piedi in terra... quando ha
detto tre giorni e Komeini è fottuto ARMI! Gli abbiamo dato
le armi noi! Lo abbiamo allenato noi, gli abbiamo insegnato
come si fa la guerra... NOVE anni è durato e adesso dimostra
che ci sa fare. Lo diceva oggi quel generale di cui i storpio
sempre il nome, diceva "ma scherziamo, non abbiamo mica a
che fare con un cretino... nove anni che... l'abbiamo allenato
noi, AVRA' IMPARATO QUALCOSA!! Per forza non ha
tirato fuori ancora le armi , perché diceva ma perché non
intervenite, perché non lanciate nel deserto i vostri marines e
la facciamo finita. La borsa aveva avuto una euforia
incredibile, eravamo arrivati a guadagnare quattro punti,
cinque punti... e adesso cosa aspettate, dice, NON SONO
MICA IL GENERALE KUSTER IO, io fin quando non li ho
spianati, ammorbiditi"... non si dice massacrati, si dice
ammorbiditi ... guardate che il lessico di guerra è
straordinario. A parte che non si dice "andare il guerra" ma
"compiere un'operazione di polizia", ce l'ha insegnato
Andreotti. La mia preoccupazione è questo atteggiamento
442
che hanno quasi tutti i giornali "chi non è per la guerra è una
femminuccia, un disfattista, in fondo un mammone uno che
fondamentalmente è VILE! Insomma un uomo vero, coi
muscoli , col coraggio è subito per la guerra... interviene per
l'onore, per l'orgoglio di una nazione che non può sempre
rimanere assente davanti ai fatti". Quello che è successo
esattamente a Kabul quando ad un certo punto i russi sono
entrati con le truppe e l'ONU aveva detto alla stessa maniera
BISOGNA INTERVENIRE! NOI ITALIANI SIAMO
INTERVENUTI! E subito Andreotti dice "BISOGNA
PARTIRE" manco una piega!! Così ad esempio per il fatto
della Palestina... gli interventi dell'ONU per far rispettare le
leggi internazionali e la libertà e la dignità di un popolo
riguardo la Palestina sono la bellezza di diciotto! Ma
neanche han fatto UH UH neanche! E quando questo
frankestain ha
ammazzato cinquemila persone in
venticinque minuti, cioè le ha asfissiate col nirvino, donne,
bambini, BRACCHETA! C'è stato l'ONU che ha detto... EH
NO! EH NO! E tutti noi abbiamo detto bisogna partire
bisogna bloccarlo... NIENTE!
Questa è una guerra per il petrolio, lo abbiamo visto nel
gioco del salire delle azioni riguardo a quella situazione...
stiamo combattendo per il problema del prezzo,
dell'interesse, del vantaggio e via dicendo e a dimostrazione
c'è un fatto di cronaca: la televisione ha fatto un inchiesta sul
fatto che la gente non gira più con tanto entusiasmo per le
balere, per i night, per i luoghi di divertimento e veniva
mostrata una balera moderna completamente vuota e il
padrone diceva " la gente non ha voglia, non viene a ballare
443
e a divertirsi... ce n'erano quattro li ho fatti entrare gratis ma
non avevano voglia" e lei cosa dice "E' UNA GUERRA
SCHIFOSA".
C'è un'altra cosa che mi ha angosciato a proposito del valore
di certe frasi, io a malapene ne parlo perché ci sono di mezzo
due piloti che fra l'altro sono di una compagnia di cui ho
visto alcune esibizioni e sono tra i più preparati tecnicamente
a livello mondiale, tant'è vero che hanno battuto in sfide
sull'abilità di colpire un bersaglio, volo in quota ecc... anche
gli americani e perfino gli isdraeliani. Il presidente della
repubblica ha detto "buon viaggio, buon lavoro, fatevi
onore" GGGNNNACCC, la sfiga fino in fondo. Scusate,
forse qualcuno di voi dirà che sono cattivo, ma io temo che
QUELLO LI", non bisogna neanche nominarlo...
MENAGRAMO!!! Ha detto siamo adulti ... POMPETA!
Che quello parte ... "il carrello!!! Porco cane!"... e in volo
subito turbolenza atmosferica... ci sono mille e cinquecento
aerei fra inglesi e americani che volano tranquilli NO! c'è
una nube schifosa con scritto PRESIDENT! Le "vacche" si
chiamano, questi aerei che contengono benzina in quantità e
che tranquillamente con una pompa che va a finire nel
serbatoio dell'aereo... l'aereo va, ritorna indietro, gli danno
ancora un pò di benzina... OH! la prima volta nella storia che
si spacca tutto TUM BOOORLOCHE, uno solo che prende e
poi non torna OHHH! Io non dico più niente, ma non lo
nomino più! E imparate a farlo anche voi!
444
Presentazioni Mistero Buffo
MISTERO BUFFO 24.O3.91 ROMA LA GUERRA NEL
GOLFO
Io speravo veramente che si realizzasse una pace definitiva,
invece, ad esempio in IRAQ stanno combattendo ancora, si
sparano, c'è gente che crepa, i Curdi stanno scendendo dal
nord, stanno occupando una città dietro l'altra, ci sono gli
sciiti che salgono invece dal sud, c'è Saddam Husseim, che
ha gettato un pò di gas nervino, anche del napal"che gli éra
rimasto... che non aveva usato nella guerra contro gli
americani, anzi non ha fatto a tempo a tirare fuori neanche
un colpo diciamo. D'altra parte certe cose così preziose non
si possono buttare via... bisogna pure adoperarle...ed è
comprensibile, c'è qualche morto in più... Poi ci sono anche
gli sciammanniti,che è un gruppo religioso ed anche etnico
particolare, che è del centro dell'IRAQ, strano movimento
religioso,che gira con gruppi che hanno un palo della luce
molto aguzzo, e vanno gridando "SADDAM HUSSEIM TI
VOGLIAMO IN ALTO, SEMPRE PIU' IN ALTO", e via
dicendo. Ora, a parte così la tragedia di questa guerra che
doveva essere una guerra semplice senza neanche un
morto...pare che i morti solo tra i militari siano più di
centomila e ci siano una cosa come centomila morti anche
fra i civili sempre dalla parte dell'IRAQ... dall'altra parte ce
ne sono stati due o tre...uno addirittura per un colpo
apoplettico, l'altro perché si è sbagliato, uno si è sparato
addosso all'altro. Se non ci fossero stati questi incidenti, non
445
ci sarebbe stato neanche un morto da parte della coalizione.
Ecco che dicevo, la cosa veramente grottesca è il crescere
ogni giorno delle notizie che ci fanno scoprire quante
frottole ci hanno raccontato a proposito di questa guerra. A
proposito una delle cose importanti da ricordare è il fatto
che questo personaggio di Saddam Husseim, l'abbiamo
costruito noi, diciamo noi occidentali, ma anche gli
orientali...senza il nostro aiuto sarebbe stato un piccolo
delinquente di provincia, un criminale da strapazzo. Invece,
grazie prima di tutto alle armi che gli si sono state fornite,
voi sapete che tutti hanno concorso a vendere armi,
addirittura i russi, i polacchi, perfino la Repubblica di San
Marino, oltre che la Svizzera e il Lichtenstein. Fra l'altro la
cosa divertente, una delle più belle battute, è quando
qualcuno ha tirato fuori l'idea che quello che aveva Saddam
Husseim éra il quarto esercito, in scala di valori, del
mondo...che è proprio una cosa da scompisciarsi dal ridere,
soprattutto quando abbiamo scoperto che, per esempio, i
carri armati russi che erano venduti, non erano russi, ma
erano cinesi di scarto. Quando in Russia un carro armato
viene male si dice "c'è uscito un carro armato cinese", tanto
per dirvi le cose. Ma ad ogni modo la cosa incredibile, è che
lui Saddam Husseim, deficiente, è lui che si è convinto di
avere il quarto esercito del mondo, che lo credessero gli altri
éra una bufola, detto da lui...ed è per questo che lo hanno
sollecitato, per esempio, a buttarsi, veramente con molto
slancio contro... vi ricordate Komeini? Un milione di morti
soltanto, c'è stato di passaggio... e questa azione a cui a
concorso moltissimo l'America, l'Inghilterra, noi ecc., ha
446
fatto si che poi fosse venuto a richiedere il pagamento
dell'obolo di chiusura. Poi questo deficiente, si è permesso
anche di occupare il Kuwait come risarcimento dei danni di
guerra a lui... giustamente lo abbiamo mazzolato... l'hanno
mazzolato, perché bisogna dare le punizioni a questi
deficienti. Come deficiente voglio dire è stato allenato a
costruire, a realizzare, ordigni bellici: per esempio il gas, lui
credeva, proprio un cretino, che i gas da buttare fossero
quelli da cucina, che si butta la bombola con scritto
"RESPIRATE VICINO PERCHE' ALTRIMENTI SI
VOLATILIZZA". Invece i tedeschi dell'est e dell'ovest, che
fra l'altro si sono ritrovati per la prima volta, dopo anni e
anni proprio a Bagdad, per aiutarlo a costruire i gas, ché loro
hanno una grande tradizione, e gli hanno insegnato, con
molta fatica,... vi dirò che questo incontro ha fatto sì che ci
pensasse: "senti, lavoriamo così bene insieme, perché non
facciamo un'unificazione totale delle due germanie", e così è
avvenuto... questa guerra così è servita a qualche cosa.
Voglio ricordarvi che la fatica che hanno dovuto realizzare
per portare a termine questa bomba, ché lui non capiva
proprio niente, sempre con questo basco da deficiente in
testa..."stai attento, non vedi che ti insegnamo...dunque: c'è
un catalizzatore, poi c'è un gas inerte, un'altro gas inerte.
Solo se unite col catalizzatore funzionano. Vuoi provarlo?...
Va bene dimmi su che cosa li buttiamo, su chi, i Curdi?" "Si!
i Curdi vanno sempre bene, tanto li ammazzi e nessuno dice
niente...al massimo l'ONU fa un rutto di indignazione, non
più di così" "Attenzione il Curdo è là, lo vedi? Buttiamo la
prima bomba... ecco il gas che esce, non fa niente perché è
447
inerte, ne buttiamo una seconda, non fa niente perché è
inerte, STAI ATTENTO! SADDAM!" "A chi???" "Là,
adesso ci buttiamo il catalizzatore ...PUM!...guarda, guarda
come fa il Curdo, lo vedi? Non è un ballo regionale, è che è
un pò ubriaco. Adesso attento alla testina... TON! E' morto!
Hai visto? IMPARA!!!" E così ha imparato.
Ma a proposito di frottole straordinarie... quella, un pò
criminale, è stata quella che ci ha ammannito addirittura
Bush in persona, e io l'ho bevuta, perché non pensavo che
Bush fosse una persona così screditata da arrivare a dire una
balla di questo genere. Si tratta, e l'avrete sentita anche voi,
spero, immagino che anche voi ci siate cascati, come d'altra
parte ci sono cascati la bellezza del 75% degli americani, sul
fatto che bisognava per forza condurre questa guerra, e
subito, non si poteva aspettare un anno, perché entro un anno
certamente questo Saddam Hussein sarebbe riuscito a farsi la
bomba atomica...e allora sarebbero stati guai terribili.
Ebbene, quando qualche giorno fa,il giornale più importante
di New York, il "Times", ha realizzato un servizio di
inchiesta, e ha interrogato Scianagh, l'ultimo padre della
bomba atomica, e gli hanno chiesto "senta, cosa ne dice di
questo fatto, del pericolo che c'éra,che Saddam Husseim
avrebbe potuto costruirsi la bomba atomica?" "Ah si???"
(ride), si è messo a ridere che è stato male e poi ha fatto
l'esempio "è come pretendere di pensare che fra un anno gli
aborigeni dell'Australia avessero la possibilità di costruirsi il
computer M 45 più sofisticato con le conchiglie, i sassolini e
il fil di ferro (risata). E questi coglioni degli americani
l'hanno bevuta (risata)". E' stato male e l'hanno portato
448
all'ospedale. E dico la verità, mi vergogno, anch'io l'ho
bevuta; ma ad ogni modo... a proposito degli americani ...
pensate che è una cosa straordinaria, dopo questo discorso di
Bush, che aveva una adesione alla guerra soltanto del 55%,
non importante, l'adesione alla guerra è stata del 90%.
Questo vi dice l'importanza delle frottole, quando sono
giocate bene. Ma la più criminale di tutte, devo ammettere, è
stata senz'altro la frottola del cormorano; tutti quanti ci
siamo veramente rintristiti e appassionati a questo. Io
veramente ho avuto un angoscia tremenda quando abbiamo
visto questo povero cormorano, ve lo ricordate, lì sulla
spiaggia, con il petrolio buttato fuori da questi bastardi di
iracheni ... arrivava quest'onda questo BLOOB BLOOB,
veniva fuori con un occhio tappato, faceva appena appena a
respirare che BLOOOB, un'altra onda di un mare schifoso...
che io veramente ho detto "Ma che criminali bastardi!", e
tutti quanti ce la siamo presa. E' una balla! E' una frottola
gigantesca! E tutti gli scienziati legati all'ornitologia, di tutto
il mondo, si sono indignati, i francesi in particolare su "Le
Monde" hanno pubblicato un articolo dicendo "è una
fandonia che non accettiamo", perché? Perché il cormorano,
il baby cormorano, in quel periodo, gennaio, quando è stata
effettuata la ripresa, non ne esiste uno ch'è uno: se ne sono
andati già in settembre!!! E ritornano in maggio.E figurati
col casino che c'è stato lì ... se ritornano, non ritornano più!!!
E allora sto' pellegrino di cormorano DOVE L'HANNO
PRESOOO! E' un cormorano ch'è rimasto fuori di orario di
partenza?? "Scusi avete visto dei cormorani... ché io devo
partire, e ho perduto la partenza???". NO, NO, NO, non
449
esiste!! Allora ve la racconto, e vi dico che cosa è successo,
non vi racconto delle frottole a mia volta, per carità. E'
successo che quando c'è stata la sparata fuori di petrolio nel
nord del Kuwait, vi ricordate, c'è stato lo scandalo, si parlava
addirittura di un milione e mezzo di barili di petrolio. In
verità, poi l'abbiamo saputo sempre dal "New York Times",
che l'uscita è di centocinquantamila barili... è già una bella
differenza... ad ogni modo è sempre una schifezza nel mare.
D'accordo, ma éra là nel nord, a trecentocinquanta miglia da
Riad,
cioè
dalla
costa
più
prossima.
TRECENTOCINQUANTA MIGLIA! Vi immaginate questi
qua con le macchine da presa, su un gommone , che fanno
trecentocinquanta miglia, che ci vogliono tre giorni per
arrivarci, e quando sono là con gli iracheni che dicono
"finalmente possiamo abbattere un mezzo straniero" PUM
PUM sul gommone, e loro "FERMIII! Dobbiamo riprendere
solo il cormoranoooo!!" "Ma non c'è il cormoranoooo!"
"Ah, si? Peccato!". No, non sono così imbecilli, non sono
partiti col gommone e neanche con un mezzo per andar lassù
in mezzo agli iracheni, tutt'altro. E che cosa hanno
combinato? AH! AH! Hanno buttato un bidone, è il caso di
dire un barile, di petrolio lì a Riad, sulla spiaggia, come
fosse a Cesenatico BLOOOOB! Tanto schifezza di mare per
schifezza di mare... chi se ne frega! Poi hanno cercato il
cormorano. Non c'éra! Non trovavano un cormorano! Allora
sono andati allo zoo, e lì anche i cormorani che c'erano erano
scappati, e hanno trovato un Mabibu, che non è della classe
dei cormorani, no, è un uccello trampoliere fra l'altro, che
vive esclusivamente nell'Asia Minore, e in particolare negli
450
acquitrini paludosi di acqua dolce. Quando sono andati
"scusi le spiace venire al posto del cormorano?" "Ma no! Ma
io che c'entro!Io odio il mare", "Venga per favore..." E
siccome questo animale ha degli strani pennacchi qui in
testa, glieli hanno tagliati all'umberta. Avete notato che quel
cormorano aveva i capelli all'umberta! E poi l'hanno
pucciato dentro "scusi...chiuda la bocca PIU'PIU'PIU',
sorrida... UNO DUE TRE ... ci basta, grazie, vada pure
BLOBLOBLOBLO". E noi tutti ci siamo commossi a
questa malandrinata che è successa. Però una delle cose che
abbiamo saputo, che veramente ci hanno sconvolto un pò
tutti, è stata quella dichiarazione, vi ricordate, di Scwarz
Scoop, il generale abbondante, uno dei più grandi generali
del mondo, nel senso di dimensioni, due metri e dieci di
altezza senza tacchi, un quintale e dieci chili senza l'osso,
quello che veniva sempre, simpatico con quella faccia
rubizza, che a mé tutte le volte mi veniva voglia di chiedergli
"mi dia quattro etti di filetto, un ossobuco e un pò di carne
per il gatto", simpatico...
A un certo punto ci è mancato, a mé manca proprio, è un
vuoto che ho familiare quasi... Ebbene, una volta, la quarta
volta, è arrivato e, invece di essere così vivace éra un pò
perplesso e abbacchiato perché, vi ricordate, aveva
dichiarato con molta onestà che le rampe dei missili che
sparavano appunto gli scout, sparivano e andavano e non si
capiva come. Loro ne buttavano giù uno e dopo un pò
TRAC...ne spuntava un altro, e non trovavano luoghi da
dove potessero uscire e così i carri armati. Carri armati che
uscivano non si sa da dove, ne spaccavano due o tre, poi
451
TACCHETE li ritrovavano lì arrivati dal nulla. A un certo
punto hanno avuto il sospetto, lui l'ha detto, che si trattasse
di falsi carri armati, si sagome di carri armati in vetro
resina... E chi li ha fabbricati questi carri armati?? (risata)
NOI! Guardate che siamo dei geni veramente, siamo dei
geni!! E quando si è saputo a Torino che il comune ha
permesso di fabbricare un monumento al costruttore primo
di questi in vetro resina, proprio per ricordare la
straordinaria forza... c'erano tutte le televisioni del mondo a
interpellarlo, è incredibile! Erano lì con i microfoni e gli han
chiesto "Scusi, come fate a costruire questo carro armato
così leggero?" e ha fatto vedere, si vedeva benissimo nelle
riprese,
"ecco , vedete questi fogli, sono sagomati
naturalmente, intanto così ci sta' dentro un carro armato, in
un tir ci stanno quaranta carri armati uno vicino all'altro, ed
è semplicissimo, si mettono insieme, c'è un deplian, si
montano, è semplicissimo montarli, tant'è che gli iracheni si
sono divertiti un mondo, anzi si sono divertiti... da morire.
GUERRA NEL GOLFO
( ROMA 23.O3.91: guerra nel golfo)
c'è un deplian che si allega R con R, B con B, R con B e in
un attimo si costruisce il carro armato. Gli iracheni si
divertivano... da morire proprio!... BRAVI! Questa è una
battuta di sondaggio... quel gruppo lì l'ha capita, un'altro ha
domandato "che cosa ha detto?!" "Come da morire? Ah! Da
morire... AH AH AH". Per esempio tre sere fa nessuno ha
riso. Certe sere ti arrivano dei pubblici, non so, si mettono
d'accordo! "Andiamo stassera a teatro AH AH AH AH! Lo
facciamo impazzire DAI DAI DAI DAI! GUAI A CHI
452
RIDE! GUAI A CHI CAPISCE UNA BATTUTA AH AH
AHA"... e si divertono prima si scaricano, si raccontano
storielle e poi vengono qui TRISTI... una signora dopo un pò
di "ma quando comincia lo spettacolo"... dopo quaranta
minuti che parlavo! E un'altra dice "quando arrivano gli
artisti?"... sono uscito e ho pianto per un quarto d'ora!)
ROMA 24.03.91 GUERRA DEL GOLFO
Poi ad un certo punto ne hanno venduti duecento, si sono
stancati e gli hanno mandato le forme e se li sono fatti loro
ancora un seicento-settecento dei carri armati che
sostituivano. Ma il cronista della seconda rete chiedeva con
insistenza "Ma come fate a muoverli, sono leggeri sì, ma
come fate, non hanno neanche le ruote, non hanno niente?"
"Basta una corda. Guardi si lega qua, uno si mette in una
buca e poi tira il carro armato che viene avanti" "Sì, ma il
calore, voi sapete che gli attrezzi di rilevamento che ci sono
negli aerei americani, se non rilevano il calore non sparano,
anzi danno segnale negativo e l'aereo se ne va via" "Noi ci
mettiamo una stufetta a serpentina, loro lo sentono e dicono ah ah c'è il calore e sono felici" "Ma dico, e l'altro, il
rumore?" "Cingoli! Una cassetta con registrazione di cingoli
BLUUBLUBLU". Ma come si può pensare che queste
macchine si siano lasciate imbrogliare da mezzi così
semplici... avete visto che razza di macchinario hanno
dentro: in un cruscotto di questi aerei caccia bombardieri c'è
una specie di schermo, si vedono tutti i disegnini che si
muovono e il pilota non stà neanche a guardare tra i vetri dal
di là, ma guarda direttamente il cruscotto e vede meglio
tutto. C'è una voce che gli dà tutti gli elementi, gli
453
dice:"vai,vai , stai tranquillo, ecco, ecco, prendi quota, fino a
trentacinque abbassa dodici, ecco rileva, rileva, rileva, la
velocità va bene così come va, ecco stai bene, la tua mamma
ho saputo che sta tanto bene, vai vai". C'è pure una manina
che viene su e gli dà degli schiaffeti e gli gira un pò
l'orecchio se gli fa piacere... Poi ad un certo punto si vede
l'immagine assonometrica addirittura di carri armati, delle
costruzioni, di quello da colpire, danno il peso... ecco qui un
carro armato c'è, c'è, c'è, eccolo l'ho preso, guarda che c'è,
dai adesso SCHIACCIA ci sei, sei puntato SCHIACCIA TI
DICO! Se uno è un pò distratto gli prende la mano
PUMPUMPUM e lo schiaccia, parte un razzo tremendo che
ha anche una video camera in testa, tutto intelligente,
riprende quota, risale e ha anche una canzoncina
"IRACHENO BRUTTO SCEMO IO TI FREGO, IO TI
FREGO" PUMPUMPAK, scoppia per aria, l'aereo riparte,
c'è una risata registrata IIIHAAAA AHA AHA e suona la
valchiria. Però ci sono stati gli inglesi, che sono tremendi,
certe volte ci fregano, hanno fregato i torinesi anche, perché
hanno realizzato addirittura un carro armato di gomma. E'
una specie di polpettone... in una valigetta così c'è il carro
armato... prende la sua valigetta, attaccato fuori dalla
valigetta c'è una pompa di quelle a pedale e a mano...si mette
giù così, viene fuori il carro armato PLUMPLUMPLUM
viene fuori il carro armato coi cingoli, la torretta, i cannoni,
ch'è il punto più delicato, che se non si pompa con molta
forza il cannone rimane moscio così... e il pilota se ne
accorge...quando
arriva
l'aereo
PEMPEMPEM
TUNTUNTUN dritto come un cannone, appunto, ed ecco
454
che PRAAAPUUM. E lì c'è il commento di un pilota inglese
che è veramente divertente, dice: " è strano come si
comportino questi nuovi carri armati iracheni, perché non
esplodono, non deflagrano come gli altri russi cinesi. Non so
di che marca siano, che nazione glieli abbia procurati, perché
come li becchi saltellano qua e là nel deserto TUM PIM
TUM PIM ed emettono uno strano sibilo IHIIIIIIIIII e
scompaiono nel nulla.
GUERRA NEL GOLFO
(ROMA 12.03.91: E' strano come si comportino certi carri
armati iracheni: non esplodono come gli altri, saltellano qua
e là nel deserto TUM TUM TUM ed emettono uno strano
sibilo... poi scompaiono nel nulla. PROPRIO UNA
STRANA GUERRA! Un'altra cosa grottesca è stata quella
dei preservativi. C'éra il problema di preservare le canne
delle mitragliatrici, dei fucili, delle pistole... perché se si
riempiva di sabbia l'interno, c'éra il pericolo che
scoppiassero... SPARI... E' PIENO DI SABBIA...
DEFLAGRA... SI SCALDA VELOCISSIMO... e allora su
ogni mezzo da tiro di infilava un preservativo... ed éra
strano! Ho visto due o tre fotografie che hanno fatto vedere i
francesi di questi qui col preservativo dietro attaccato anche
su mitragliere da venti millimetri... un preservativo... sui
cannoni non so che preservativo mettessero. Ma io mi
immagino i primi iracheni che si sono presi i colpi di
proiettili da questi qua che non stavano a smontarlo THO...
UN PROIETTILE CON IL PRESERVATIVO! Va bene che
sono preud gli americani ma questo è da igienisti esagerati!)
ROMA 24.03.91
455
Ma la cosa folle di questa guerra, come dicono i francesi è
veramente una "trolle de guerre", è veramente buffa,
grottesca... in fondo è l'uso delle galline...ah! Questa è una
cosa tremenda! Hanno usato le galline in guerra...è la prima
volta che le vedi combattenti, forse le superstiti di questa
guerra riceveranno una croce particolare di gladio; quelle
che rimangono vive le vedremo sfilare a Taranto, tutti in
piedi noi staremo a salutare e ci saranno anche i presidenti
vari che le baceranno. La cosa è questa, l'avrete vista sui
giornali, il corriere della sera ad esempio, sulla repubblica,
non vi racconto storie: ci sono alcuni marines con una
gallina bianca in mano, fra l'altro solo galline italiane, ecco
perché dicevo che le croci di guerra vengono tutte dall'Italia,
hanno svuotato interamente le nostre aziende gallinifere, le
batterie intiere anche centomila per volta.Ad ogni modo per
spiegarvi ciò che succede... si vede questa gallina in braccio
al marines americano col suo elmo, vi ricordate con la rete
ecc.., una cappa di dietro, due occhiali uno per vedere con il
sole e il vento, l'altro per vedere di notte con gli infrarossi,
una lampadina che si gira automaticamente e scruta
l'orizzonte, poi c'è un'altra macchina, qui c'è un tubo che ha
dentro la maschera antigas, qui c'è uno scroto che esce
macchinamente, qui sul sedere ha dentro una cassetta che si
trasporta e viene avanti da sola e permette di vedere al di là
delle dune, poi c'è una bombola di ossigeno qui, c'è la riserva
d'acqua il metano di dietro, il petrolio... e anche una sigaretta
già accesa nel caso uno voglia fumare. La gallina qua ha un
pistolone tremendo di M 45 che è un fucile veramente
bastardo che tira dei proiettili così, che esplodono e fanno
456
raggi, insomma ha tutto e la gallina però non la
molla...l'unica cosa umana è la gallina che ha con sè. Ecco la
gallina, perché si tiene la gallina così...per scaramanzia? No!
Perché la gallina ha una proprietà straordinaria, ha un istinto,
cioè ha la possibilità di sentire da lontano, lontanissimo
anche una bava di gas nervino... se un bastardo tirava TAC
così, la gallina WAW WAW WAW, fa un baccano
d'inferno, starnazza, fa uova a grappole e scagazza, scusate il
termine non ce nè un altro, in tutte le direzione anche nelle
orecchie che non ha. Ora la cosa fa scattare subito
l'intelligenza e la percezione del marines, il quale fra un
passo e l'altro... dice AH! IL GAS! PIUM, schiaccia un
bottone,gli parte subito la maschera già aperta che gli si
incolla sul viso. Naturalmente la gallina... muore, mica si
può dare la maschera alla gallina. Le galline sono come i
palestinesi...niente maschere. Guardate se dico di no s'è già
staccata,... ha sentito palestinesi A NO! QUESTO NON LO
DOVEVI DIRE! Come c'è stata una signora che ho sentito
perché ho un orecchio tremendo...A NO! COSA
C'ENTRANO I PALESTINESI CON LE GALLINE! Ora il
discorso è questo che queste galline non servono soltanto per
indicare la bava appunto di gas nervino, ma servono per
disinnescare le bombe.Voi sapete che le mine che sono state
vendute a Saddam Husseim da tutti quanti i popoli della
terra, ebbene sono nel numero di diciotto milioni di unità di
mine,...c'è questo deserto del Kuwait che è tempestato di
mine, è incredibile, non si può andare in giro. Se uno fuori
dall'autostrada gli vola via un pacchetto non può andare a
toccarlo perché si salta per aria. Ora per disinnescarle
457
l'appalto è stato dato ai francesi; avrete visto qualche
immagine televisiva: loro hanno una specie di cannone che
spara nel deserto appunto una catena lunghissima con un
rostro finale, poi c'è un braccio meccanico che prende
dall'altro lato la catena e comincia a scuoterla dando ribattoni
terribili, un fracasso...col fracasso tutte le mine inglesi ,
francesi, russe polacche, svizzere ecc... PIM PAM PIM
PAM saltano per aria che sembra proprio Piedigrotta PIM
PIUM PIM PUM, una cosa veramente festosa.Tutte, vi dico
tutte scoppiano... salvo le nostre, le italiane, le valsella. Nove
milioni gliene abbiamo vendute, nove milioni di mine
VALSELLA: 50% di partecipazione Fiat. Perché? Perché
noi abbiamo bombe INTELLIGENTI, e non così triviali.
Loro quando si scuote, si fa casino loro GNIACCHETE,
ferme rimangono, anzi c'è una manina che viene fuori e fa
così... Perché? Perché le nostre bombe, le nostre mine
saltano per aria soltanto a pressione del piede umano, sono a
misura d'uomo, non per niente noi abbiamo creato
l'umanesimo. L'uomo per noi è al primo posto e bisogna
cominciare a dire che bisogna che ci rispettino perché è vero
che noi in questa guerra non abbiamo dato tanto materiale
umano ma abbiamo concorso con materiale meccanico e
partecipazione straordinaria come nessun popolo al mondo,
la nostra parte tecnica è stata veramente incredibile. Devono
piantarla anche di sfottere e di prendere in giro anche i nostri
ministri quando ci si riunisce al banco, meglio dire al tavolo,
per dividere le situazioni di vantaggio di questa guerra.
Devono piantarla! C'è quel nostro ministro De Michelis che
tutte le volte che arriva PAAM una porta in faccia, che ha un
458
faccione così e ha dovuto dipingersi gli occhiali sulla faccia
per quanti ne ha rotti. E' veramente brutto con quella testa ,
con quei capelli impataccati di catrame schifoso , CHE E'
LUI ... IL CORMORANO! E' LUI! Un cormorano ripieno!
Non vi dico di che cosa... Prima devo raccontarvi come le
galline vengono impiegate perché col loro ticchettio hanno
lo stesso valore della pressione di un piede, cioè buttano le
galline e appena quelle cercano da mangiare
basta...TITATATAM scoppia! Ma per invogliarle
naturalmente a becchettare bisogna mettere il becchime.
Quindi c'è un elicottero apposito che versa e distribuisce il
becchime. Una scia straordinaria! Questo avveniva già nei
primi tempi quando dovevano formare delle strade per poter
entrare coi carri armati e c'erano ancora gli iracheni nelle
loro buche in trincea...loro passavano con queste becchinate
tremende, con queste scie WWAAAAA e lì gli iracheni che
stavano nelle buche hanno cominciato ad andare in crisi " ma
come! Ci buttano il becchime?! Va bene sfotterci ma questo
è un pò pesante... abbiamo fame ma non esageriamo!". Poi
quando c'è il becchime ecco che arriva la gallineria, cioè
tutte queste galline ammassate dentro questi elicotteri
speciale che si chiamano " apache vallespluga", che arrivano
e WWAAAOOO e buttano giù galline si apre la pancia di
questi elicotteri, piovono galline a centinaia, decine di
migliaia, sono affamate, da cinque o sei giorni che non
mangiano, proprio a livello iracheno e cominciano TI TO’ TI
TO’ TO’ PIIM PAAM PIIM PAAM PEEM PEEM ed è stata
la prima volta che gli iracheni hanno avuto il loro pasto
caldo, un pò bruciacchiato ma... Tutte le volte che io mi
459
ritrovo ad avere davanti una tragedia come è stata quella
della guerra, di istinto vado a vedere cosa hanno scritto di
situazioni analoghe gli antichi, e mi è capitato quest'anno di
trovare oltre che forse il più geniale è Aristofane. Aristofane
aveva scritto la bellezza di quattro opere sulla guerra in
particolare "La Pace", magnifica, e cosa ho ritrovato?... le
cose di cui non m'ero accorto quando lo avevo letto prima.I
discorsi che fanno questi uomini politici che cercano di
coinvolgere Atene nella guerra che è già iniziata ad opera di
Sparta, sono gli stessi, identici discorsi che abbiamo sentito
fare dai nostri politici "la pace è una cosa sacra e non
bisognerebbe mai violarla, ma in questo momento noi
dobbiamo rompere ogni indugio e unirci ai nostri alleati
perché altrimenti facciamo la figura dei soliti vigliacchi ,
femminucce, non abbiamo dignità, bisogna diventare virili
ecc.". Tutti i discorsi, anche i luoghi comuni, soltanto che
nella "La pace" di Aristofane c'è una personaggio che a un
certo punto urla "MI AVETE COMMOSSO! SIETE
ARRUOLATI TUTTI! e loro, questi politici, uno muore sul
colpo, l'altro ha un coccolone e rimane con la paralisi eterna,
l'altro se la fa addosso due scappano e tre svengono sul
momento. Pensate come sarebbe stato bello poter fare lo
stesso coi nostri uomini politici cioè alzarsi e poter dire "Vi
arruoliamo", per esempio Spadolini arruolato nei mezzi da
sbarco anfibi, lui proprio un mezzo da sbarco, sdraiato, i
marines sopra con la pagaia che vanno nel golfo... oppure
Giuliano Ferrara mezzo cingolato con sta' pancia
BOLUBLUBLU, con le bretelle da lancio TOCCHETA per
lanciare bombe, oppure Forlani, già mimetizzato colore
460
neutro paglierino color sabbia e sempre giallino tale che
nudo nel deserto non lo vedi più. FORLANI??? Non c'è! Poi
Craxi non c'è bisogno neanche di mettergli un elmetto basta
fargli una riga qua e lui è già corazzato. Poi, mezzo
terroristico di persuasione occulta, Giulio Andreotti, basta
sollevarlo da una duna IIIHAAAA, tutti si arrendono. Fra
l'altro avete saputo che Andreotti stava per partire la sera del
bombardamento? Il giorno in cui hanno bombardato Bagdad
lui alle cinque, prima non si sapeva ancora che ci sarebbe
stato questo bombardamento, lui éra stato incaricato da tutti i
ministri degli esteri europei e naturalmente anche dai
presidenti di tentare l'ultima chance, cioè di recarsi da
Saddam Husseim e di convincerlo a nome dell'Europa ecc...
e l'ha dichiarato lui stesso. Alle sei éra a Ciampino con un
aereo speciale che doveva partire soltanto che gli hanno
detto "fermi un attimo c'è un piccolo guasto, un' inezia , è un
bullone con vite particolare che si ammollato e non
troviamo come sostituirlo immediatamente ma adesso lo
mandiamo a prendere, tempo due o tre ore ci siamo." All'una
è pronto per partire, lo vengono ad avvertire "no, onorevole,
non si può partire perché Bagdad è sotto il bombardamento
ventimila tonnellate di bombe che stanno buttando gli
americani".Per un bullone, che se non ci fosse stato quel
bullone lui éra LA', a BAGDAD, con queste bombe che
arrivavano, non ce lo avrebbero restituito più; pensate a che
cosa è legata la storia di un popolo, a un bullone, siamo
scarognati sapete...una scarogna tremenda!! Ma la cosa che
mi preoccupa davvero, scusate se ve lo dico,e qui vi prego
di credere che il mio è un patema terribile, è la condizione
461
particolare in cui si trova il nostro presidente, sono
preoccupato, ormai parla solo a ruota libera non lo fermi più.
Dice delle cose...io volevo oggi portare il giornale dove dice
delle cose sconclusionate senza capo nè coda, torna indietro,
va avanti, perde i pezzi, ogni tanto fa dei tic terribili...
Bisogna aiutarlo, non si può lasciarlo così da solo. Sono
preoccupato davvero, già dà le medaglie ai fascisti, e fra
poco chiede scusa all'MSI, prima ancora che il giudice abbia
dato la sentenza dice che la P2 sono dei patrioti, anzi
dovremmo iscriverci tutti alla P2 se no siamo fregati. Ma la
cosa che mi preoccupa veramente è quello come ha
cominciato con quel povero giornalista della Roiter che
aveva detto che l'Italia non aveva grande importanza nel
conflitto in quanto aveva partecipato solo collateralmente, e
lui s'è risentito e gli ha dato del figlio di p.... poi ci ha
ripensato dice "non dico neanche che è un figlio di
p....perché per essere un figlio di p. bisognerebbe essere
superiore, io andrei ad offendere la professione più antica
del mondo, che è appunto il figlio di p.", roba dell'altro
mondo... Un presidente che fa tutto un gioco sulle p. le loro
origini, la loro storia, ha fatto un saggio sull'origine dei figli
di ... e delle p.... nella storia dell'umanità. Ma porca di una
miseria. E poi quando ha incominciato ad insultare i giudici,
già i giudici è un anno e mezzo che li insulta, ma questi qua
attraverso la costituzione hanno stabilito che éra illegale
entrare in guerra, si è imbestialito, li ha chiamati vigliacchi,
infami, terroristi... gente che ha rischiato di saltare in aria
trenta volte, gli hanno fatto anche degli attentati... gli ha dato
dei terroristi. Poi dice "troppo comodo sbandierare la
462
costituzione da dietro una scrivania non esposta",... perché ci
sono le scrivanie "esposte" e ci sono quelle "non esposte", ci
sono quelle che vanno per la strada, avete visto quante
scrivanie vanno per la strada, uno pedala con la scrivania...ci
sono anche quelle che vanno sulla neve... E poi dice "un
conto è parlare dietro una scrivania e un conto è da su una
tolda di una nave di battaglia", infatti lui, il presidente parla
solo da su la tolda delle navi. Lui ha una tolda costruita al
quirinale, tutta con delle molle e ci sono dietro dei corazzieri
che gli danno il colpetto, lui è così... poi ha un ventilatore da
cinema, quelli col risucchio BOOAAAAAA in modo che lui
sia sempre in disequilibrio come la niche di Sabotracia e
ogni tanto c'è un corazziere con un secchio d'acqua che passa
e GNACCHETTA... CHE MARE OGGI!!! E lui parla solo
da lì.
MILANO 20.O1.91 LA GUERRA NEL GOLFO
Io sono felicissimo che questo teatro sia così saturo, esaurito
di persone, in quanto sentivo proprio oggi in televisione
un'inchiesta sui teatri in Italia durante la quale si diceva che
i teatri in questo periodo hanno avuto un crollo sul piano
della presenza di pubblico perché qualcuno si sente a
disagio,qualcuno teme incidenti... ma il fatto che voi siate
qua mi riempie di soddisfazione anche se nello stesso tempo
sono angosciato come voi per la paura che questa guerra si
stia allargando.Ci sono state persone che si sono risentite per
il prologo che io in questo periodo faccio, legato all'attualità,
anche perché l'attualità è il fondamento principale del nostro
teatro; da sempre il nostro obiettivo è di inserire quello che è
la cronaca nel teatro e meno male che oggi possiamo
463
parlarne liberamente. C'è stato un tempo che il parlare a
soggetto ci éra impedito, addirittura abbiamo avuto
denunce... c'éra il questore o il commissario che stava in
quinta per verificare che quello che dicevamo corrispondesse
al testo che aveva l'imprimato di Andreotti allora, che éra
ministro dello spettacolo... e che verificava se eravamo
apposto, se avevamo proprio il timbro. Noi abbiamo avuto
una cosa come 40 denunce per gli svicolamenti e quando
uno éra risentito per quello che si diceva non stava neanche a
rimbeccarti direttamente, telefonava alla questura , arrivava
immediatamente il commissario di turno, o se éra in sala,
saliva sul palcoscenico a verificare col copione.
Ora siamo arrivati ad un clima straordinario però, a
proposito della guerra e se éra proprio necessario entrarci a
piedi giunti, il presidente della repubblica Cossiga è
intervenuto l'altro giorno dicendo che è ora che noi si diventi
adulti... in poche parole nel nostro paese si può polemizzare,
dibattere però una volta che il governo ha deciso di
intervenire SILENZIO, NESSUNO ROMPA PIU' LE
SCATOLE, LASCIATECI LAVORARE! Credo che sia
proprio il contrario di quello che è la democrazia, il parlare
sempre e il ribadire le proprie opinioni credo sia il
minimo.D'altra parte, e anche Andreotti l'ha detto questa
mattina, "E' ARRIVATO IL MOMENTO DI ... TACERE E
BASTA NON ROMPETECI LE SCATOLE!".E' da un pò
di tempo devo dire che succedono delle cose... per quanto
riguarda il nostro presidente della repubblica, lo sottolineano
tutti i giornali devo dire, anche Montanelli, che addirittura è
arrivato a dire che ha bisogno di uno psichiatra... io non sono
464
d'accordo, dico che è dovuto al nervosismo come quando ha
incominciato ad insultare i giornalisti i giudici dicendo che
erano dei venduti, dei bottegai, dei giornalisti ha detto delle
cose ignobili, che sono degli infami... Ad ogni modo il fatto
particolare è incominciato quando gli è sfuggito " PER
L'ITALIA SI PUO' ANCHE MORIRE"... che a mé è venuto
subito un brivido lungo la schiena, mi è venuto subito in
mente quando da ragazzino mi insegnavano " CHI PER LA
PATRIA MUOR VISSUTO E' ASSAI" tarappappappete...
D'altra parte è la stessa frase lanciata da Frankestain, voi
sapete chi è Frankestain ... Saddam Hussein è veramente il
classico Frankestain, che non è nato così da solo ma è stato
inventato da noi NOI LO ABBIAMO CREATO! Io mi
ricordo gli applausi quando è partito contro Komeini...
FANATICI!! Invece lui aveva i piedi in terra... quando ha
detto tre giorni e Komeini è fottuto ARMI! Gli abbiamo dato
le armi noi! Lo abbiamo allenato noi, gli abbiamo insegnato
come si fa la guerra... NOVE anni è durato e adesso dimostra
che ci sa fare. Lo diceva oggi quel generale di cui i storpio
sempre il nome, diceva "ma scherziamo, non abbiamo mica a
che fare con un cretino... nove anni che... l'abbiamo allenato
noi, AVRA' IMPARATO QUALCOSA!! Per forza non ha
tirato fuori ancora le armi , perché diceva ma perché non
intervenite, perché non lanciate nel deserto i vostri marines e
la facciamo finita. La borsa aveva avuto una euforia
incredibile, eravamo arrivati a guadagnare quattro punti,
cinque punti... e adesso cosa aspettate, dice, NON SONO
MICA IL GENERALE KUSTER IO, io fin quando non li ho
spianati, ammorbiditi"... non si dice massacrati, si dice
465
ammorbiditi ... guardate che il lessico di guerra è
straordinario. A parte che non si dice "andare il guerra" ma
"compiere un'operazione di polizia", ce l'ha insegnato
Andreotti. La mia preoccupazione è questo atteggiamento
che hanno quasi tutti i giornali "chi non è per la guerra è una
femminuccia, un disfattista, in fondo un mammone uno che
fondamentalmente è VILE! Insomma un uomo vero, coi
muscoli , col coraggio è subito per la guerra... interviene per
l'onore, per l'orgoglio di una nazione che non può sempre
rimanere assente davanti ai fatti". Quello che è successo
esattamente a Kabul quando ad un certo punto i russi sono
entrati con le truppe e l'ONU aveva detto alla stessa maniera
BISOGNA INTERVENIRE! NOI ITALIANI SIAMO
INTERVENUTI! E subito Andreotti dice "BISOGNA
PARTIRE" manco una piega!! Così ad esempio per il fatto
della Palestina... gli interventi dell'ONU per far rispettare le
leggi internazionali e la libertà e la dignità di un popolo
riguardo la Palestina sono la bellezza di diciotto! Ma
neanche han fatto UH UH neanche! E quando questo
frankestain ha
ammazzato cinquemila persone in
venticinque minuti, cioè le ha asfissiate col nirvino, donne,
bambini, BRACCHETA! C'è stato l'ONU che ha detto... EH
NO! EH NO! E tutti noi abbiamo detto bisogna partire
bisogna bloccarlo... NIENTE!
Questa è una guerra per il petrolio, lo abbiamo visto nel
gioco del salire delle azioni riguardo a quella situazione...
stiamo combattendo per il problema del prezzo,
dell'interesse, del vantaggio e via dicendo e a dimostrazione
c'è un fatto di cronaca: la televisione ha fatto un inchiesta sul
466
fatto che la gente non gira più con tanto entusiasmo per le
balere, per i night, per i luoghi di divertimento e veniva
mostrata una balera moderna completamente vuota e il
padrone diceva " la gente non ha voglia, non viene a ballare
e a divertirsi... ce n'erano quattro li ho fatti entrare gratis ma
non avevano voglia" e lei cosa dice "E' UNA GUERRA
SCHIFOSA".
C'è un'altra cosa che mi ha angosciato a proposito del valore
di certe frasi, io a malapene ne parlo perché ci sono di mezzo
due piloti che fra l'altro sono di una compagnia di cui ho
visto alcune esibizioni e sono tra i più preparati tecnicamente
a livello mondiale, tant'è vero che hanno battuto in sfide
sull'abilità di colpire un bersaglio, volo in quota ecc... anche
gli americani e perfino gli isdraeliani. Il presidente della
repubblica ha detto "buon viaggio, buon lavoro, fatevi
onore" GGGNNNACCC, la sfiga fino in fondo. Scusate,
forse qualcuno di voi dirà che sono cattivo, ma io temo che
QUELLO LI", non bisogna neanche nominarlo...
MENAGRAMO!!! Ha detto siamo adulti ... POMPETA!
Che quello parte ... "il carrello!!! Porco cane!"... e in volo
subito turbolenza atmosferica... ci sono mille e cinquecento
aerei fra inglesi e americani che volano tranquilli NO! c'è
una nube schifosa con scritto PRESIDENT! Le "vacche" si
chiamano, questi aerei che contengono benzina in quantità e
che tranquillamente con una pompa che va a finire nel
serbatoio dell'aereo... l'aereo va, ritorna indietro, gli danno
ancora un pò di benzina... OH! la prima volta nella storia che
si spacca tutto TUM BOOORLOCHE, uno solo che prende e
467
poi non torna OHHH! Io non dico più niente, ma non lo
nomino più! E imparate a farlo anche voi!
468
Presentazioni Mistero Buffo
INIZIO SPETTACOLO
II versione 11 maggio 1998
MISTERO BUFFO DEL 24.O3.91 ROMA LA GUERRA
NEL GOLFO
Così, é più di un mese che siamo in guerra, come ai bei
tempi, tra cristiani e musulmani. Io speravo veramente che si
realizzasse una pace definitiva, invece, in IRAQ stanno
combattendo ancora, si sparano, c'è gente che crepa, i Curdi
stanno scendendo dal nord, stanno occupando una città
dietro l'altra, ci sono gli sciiti che salgono invece dal sud, c'è
Saddam Hussein, che ha buttato nel Nepal un po’ di gas
nervino che gli éra avanzato. D'altra parte certe cose così
preziose non si possono buttare via... bisogna pure
adoperarle...ed è comprensibile, c'è qualche morto in
più...ma ne val la pena! Poi ci sono anche gli sciamanniti,
che è un gruppo religioso ed anche etnico particolare,
proviene dal centro dell'IRAQ; si riuniscono in bande e
girano per la città issando un palo della luce molto aguzzo, e
vanno gridando "Saddam Hussein ti vogliamo in alto,
sempre più in alto", e via dicendo. Ora, a parte la tragedia di
questa guerra che doveva essere una guerra asettica, senza
neanche un morto... pare che i morti solo tra i militari
iracheni abbiano superato finora il numero di centomila e ci
siano una cosa come centomila morti solo a Bagdad fra i
civili. Dall'altra parte, invece, fra i militari che combattono
per liberarci dal mostro infedele, di morti ce ne sono stati
due o tre; uno, causa un colpo di sole, un altro colpito da un
469
commilitone mentre éra intento a fare i propri bisogni:
purtroppo gli spuntava la testa da una duna. Il particolare che
più mi ha colpito è il crescere ogni giorno di notizie che ci
fanno scoprire quante frottole ci abbiano raccontato a
proposito di questo conflitto. Per inciso, va ricordato che
questo personaggio di Saddam Hussein, l'abbiamo costruito
noi, diciamo noi occidentali, ma anche gli orientali. Senza il
nostro aiuto sarebbe rimasto un piccolo delinquente di
provincia, un criminale da strapazzo. Invece, grazie prima di
tutto alle armi che gli si sono state fornite, é cresciuto fino a
dilagare. Voi sapete che tutti hanno concorso a vendergli
armi, compresi i russi, i polacchi, perfino la Repubblica di
San Marino, oltre che la Svizzera e il Liechtenstein. Fra
l'altro siamo venuti a scoprire che, secondo osservatori
militari europei, Saddam Hussein può disporre oggi del
quarto esercito, in scala di valori, del mondo... che è proprio
una notizia da scompisciarsi dal ridere, soprattutto quando si
viene a sapere che, per esempio, i carri armati russi che gli
sono stati venduti, non erano russi, ma erano cinesi di scarto.
Per capire il loro valore, basti ricordare che quando in Russia
un carro armato viene male, si dice "c'è uscito un carro
armato cinese". Ma ad ogni modo la cosa incredibile, è che
lui, Saddam Hussein, si é davvero convinto, deficiente, di
possedere il quarto esercito del mondo, che lo credessero gli
altri éra una bufala, detto da lui... ed è per questo che lo
hanno sollecitato a buttarsi con slancio in questa avventura.
D’altra parte, vi ricordate della guerra contro Komeini? Un
milione di morti soltanto ci sono stati di passaggio... e questa
azione a cui concorsero moltissimo l'America, l'Inghilterra,
470
noi ecc., ha fatto sì che il grande rais Frankestein-Hussein
poi venisse logicamente a richiedere il pagamento dell'obolo
per il servizio eseguito. Appresso, questo deficiente, si è
permesso anche di occupare il Kuwait come risarcimento dei
danni di guerra subiti... giustamente lo abbiamo mazzolato...
l'hanno mazzolato. E dire che sono stati proprio i bianchi
civili ad allenarlo e ad incitarlo nell’acquisto e nella
costruzione degli ordigni bellici. Per esempio, a partire dai
gas, dove, guarda caso, sono arrivati come maestri di
produzione, i tecnici tedeschi dell'est e dell'ovest, che si sono
incontrati fuori sede per la prima volta a riprendere la loro
tradizione di gasisti. E tutto, guarda caso, pochi mesi prima
della riunificazione in una grande Germania. Almeno questa
guerra è servita a qualche cosa.
Possiamo immaginare di assistere alle lezioni su come si
impiegano i gas: "Stai attento, Ussein, dunque: c'è un
catalizzatore, poi abbiamo un gas inerte, un altro gas inerte.
Solo se uniti col catalizzatore funzionano. Vuoi provarlo?...
Va bene, dimmi su chi li buttiamo. I Curdi? Si! I Curdi
vanno sempre bene, tanto li ammazzi e nessuno dice
niente...al massimo l'ONU fa un rutto di indignazione, non
più di così. Attenzione il Curdo è là, lo vedi? Buttiamo la
prima bomba... ecco il gas che esce, non fa niente perché è
inerte, ne buttiamo una seconda, non fa niente perché è
inerte, STAI ATTENTO! SADDAM! A chi??? Là, adesso ci
buttiamo il catalizzatore ...PUM!...guarda, guarda come fa il
Curdo, lo vedi? Non è un ballo folkloristico regionale, è che
è un po’ ubriaco. Adesso attento alla testina... TON! E'
morto! Hai visto? IMPARA!!!” E così ha imparato.
471
Ma a proposito di frottole straordinarie... la più criminale si é
rivelata quella che ci ha ammannito addirittura Bush in
persona, e io l'ho bevuta, perché non pensavo che Bush fosse
un elemento così screditato da venire a raccontarci una balla
di questo genere. Si tratta, e l'avrete sentita anche voi, spero,
immagino che anche voi ci siate cascati, come d'altra parte ci
sono cascati la bellezza del 75% degli americani, sul fatto
che bisognava per forza condurre questa guerra, e subito,
non si poteva aspettare un anno, perché entro un anno
certamente questo Saddam Hussein sarebbe riuscito a
realizzare una potentissima bomba atomica fatta in casa... e
allora sarebbero stati guai terribili. Ebbene, quando qualche
giorno fa, il giornale più importante di New York, il
"Times", ha realizzato un servizio di inchiesta, e ha
interrogato Scanagh, l'ultimo padre della bomba atomica, e
gli hanno chiesto "senta, cosa ne dice di questo fatto, del
pericolo che Saddam Hussein possa farsi la bomba
atomica?" Lo scienziato ha strabuzzato gli occhi ed é
scoppiato in una risata con un singhiozzo inarrestabile. Han
dovuto portarlo d’urgenza al Pronto Soccorso. E questi
coglioncioni degli americani l'hanno bevuta” (risata). A
proposito degli americani e del loro candore ho da segnalarvi
un fenomeno davvero surreale. Prima di questo discorso
sull’atomica musulmana Bush poteva raccogliere
un’adesione popolare alla guerra pari al 51% scarso. Ma,
appena ha tirato fuori, in diretta TV, la frottola suddetta,
l’adesione alla guerra é salita al 90%. Questo vi dice
l'importanza delle frottole, quando sono giocate bene. Ma la
più criminale di tutte, devo ammettere, si é dimostrata
472
senz’altro la frottola del cormorano; tutti quanti ci siamo
veramente intristiti e indignati di fronte a quella foto. Ve lo
ricordate? Quel povero uccello, strepennato e muto, lì sulla
spiaggia, con il petrolio buttato fuori da questi bastardi di
iracheni ... lui, ficcato nel bagnasciuga, arrivava quest'onda
questo BLOOB BLOOB, rispuntava con un occhio tappato,
faceva appena a tempo a respirare che BLOOOB, un'altra
onda di un mare schifoso... che io veramente ho detto "Ma
che criminali bastardi!", e tutti quanti ce la siamo presa.
Ebbene, adesso vi posso svelare che éra tutta una balla, una
frottola gigantesca! Tutti gli scienziati legati all'ornitologia,
di tutto il mondo, si sono indignati; i francesi in particolare
su "Le Monde" hanno pubblicato un articolo dove nel titolo
si leggeva: "E’ una fandonia che non accettiamo", perché?
Perché di cormorani, di baby cormorani, sulle coste del
Kuwait, in quel periodo, gennaio, quando è stata effettuata la
ripresa, non ne esiste più uno ch'è uno: se ne sono andati già
via tutti in settembre!!! E ritornano in maggio. E figurati col
casino che c'è stato lì, se ritornano, chi li vede più!!! E allora
‘sto pellegrino di cormorano DOVE L'HANNO PRESOOO!
Vuoi vedere che é un cormorano rimasto fuori di orario di
partenza?? “Scusi avete visto dei cormorani... ché io devo
emigrare, devo andare al nord, e temo di aver perso l’ultimo
stormo migratore.” No, raccontata così la balla non sta in
piedi. La verità é che fotografi e operatori televisivi, quando
c'è stata la sparata fuori di petrolio nel nord del Kuwait, vi
ricordate? non sapevano chi e cosa fotografare. C'è stato lo
scandalo, si parlava addirittura di un milione e mezzo di
barili. Allora, fotografi e operatori hanno detto: “qui c’é da
473
fare un bel servizio. Magari con dei bei fenicotteri imbrattati
nel petrolio che ha impiastrato tutto il mare.” Ma il petrolio é
sparato fuori dai pozzi, lassù, nel nord, a trecentocinquanta
miglia da Riad, cioè dalla costa più prossima.
TRECENTOCINQUANTA MIGLIA! Vi immaginate questi
qua con le macchine da presa, su un gommone, che remano
per trecentocinquanta miglia, per tre giorni, e quando
finalmente arrivano là... chi ti trovano? Gli iracheni che
saltano di gioia e gridano "finalmente possiamo abbattere un
mezzo straniero" PUM PUM sul gommone, e loro
"FERMIII! Noi siamo qui solo per riprendere il cormorano
insozzato!!" "Ma non c'è il cormoranoooo!" "Ah, si?
Peccato!". No, neanche questa balla sta in piedi. In verità, la
troop dei cameramen non si é mossa da Riad, sono andati
allo zoo, e lì anche i cormorani che c'erano erano scappati, e
hanno trovato un Mabibu, che non è della classe dei
cormorani, no, è un uccello trampoliere fra l'altro, che vive
esclusivamente nell'Asia Minore, e in particolare negli
acquitrini paludosi di acqua dolce. Come l’hanno
individuato, i cameramen: "scusi, signor volatiletrampoliere, le spiace venire al posto del cormorano in
spiaggia?" "Ma no! Ma io che c'entro! Io odio il mare",
"Venga per favore..." E siccome questo animale ha degli
strani pennacchi qui in testa, glieli hanno tagliati all'umberta,
cioè alti un dito. Avete notato che quel cormorano aveva i
capelli alla squatters?! E poi l'hanno pucciato dentro
"scusi...chiuda la bocca PIU'PIU'PIU', sorrida... UNO DUE
TRE ... ci basta, grazie, vada pure BLOBLOBLOBLO". E
noi tutti, come tanti boccaloni, ci siamo commossi fino alle
474
lacrime a questa malandrinata messa in scena. Ma la
commozione l’abbiamo provata in seguito a
quella
dichiarazione, vi ricordate, di Schwarz Scoop, il generale
abbondante, uno dei più grandi generali del mondo, nel
senso di dimensioni, due metri e dieci di altezza senza
tacchi, un quintale e dieci chili senza l'osso, ve lo ricordate?
Quello che veniva sempre, ad ogni conferenza stampa,
simpatico con quella faccia rubizza, che a mé tutte le volte
mi veniva voglia di chiedergli "mi dia quattro etti di filetto,
un ossobuco e un po’ di carne per il gatto", simpatico...
A un certo punto ci è mancato, a mé manca proprio, è un
vuoto che ho familiare quasi... Ebbene, una volta, alla quarta
conferenza stampa, è arrivato e, invece di essere vivace
come di norma, ci si é mostrato perplesso e abbacchiato. La
ragione l’abbiamo saputa poi, éra causata dal fatto che le
rampe dei missili di Hussein che sparavano appunto i famosi
razzi, dopo ogni lancio sparivano nel nulla. Ogni tanto ne
individuavano qualcuna, la distruggevano, ma ecco che dopo
un attimo ne appariva un’altra e non si capiva da dove fosse
spuntata. Lo stesso succedeva con i carri armati. Carri armati
che uscivano non si sa da dove, i bombardieri li puntavano,
ne buttavano all’aria una decina, poi TRACCHETE, altri
dieci che rispuntavano dal nulla. A un certo punto i generali
della coalizione hanno avuto il sospetto, lui l'ha detto, che si
trattasse di falsi carri armati. Ed éra proprio così: erano tutte
sagome di carri armati in vetro resina. E chi li ha fabbricati
questi carri armati?? (risata) NOI! Noi italiani! Guardate
che siamo dei geni, degli extraterrestri!! Il genio in questione
é un artigiano di Torino che ha fabbricato per Hussein
475
qualche migliaio di sagome. E quando si è saputo a Torino
che il Comune aveva concesso il benestare perché si
innalzasse un monumento al costruttore magico di questi
mezzi cingolati in vetro resina, proprio per ricordarne la
pantagruelica creatività, c'erano tutte le televisioni del
mondo a intervistarlo, è incredibile! L’hanno aggredito con
le telecamere e i microfoni: "Per favore ci sveli come ha
potuto fabbricare carri armati così leggeri, agili e facili da
trasportare in gran numero.” “Ecco qua, é semplice” ha
risposto lui e li ha portati nell’officina: “Ecco, vedete questi
fogli, sono sagomati per stampo su un disegno diverso per
ogni facciata, e quindi affiancati l’un l’altro a mo’ di libro.
In ogni carico di camion ci stanno quaranta carri armati, ed é
semplicissimo rimontarli, basta seguire il libretto di
istruzioni affiancato: A con A, B con B, questo va a incastro,
quest’altro pezzo si inserisce a chiave, non c’é un bullone né
una vite.” E’ così facile e divertente assemblarli che gli
iracheni lo fanno fare ai bambini, come premio.
Ma ad un certo punto, dice l’artigiano monumentato, le
richieste di carri usa e getta erano cresciute a tal punto che
non ci permettevano di farvi fronte. Così abbiamo spedito le
sagome da calco e se li sono fatti da sé, in quantità
esagerata. Ma il cronista della nostra terza rete chiedeva con
insistenza “Ma come fate a muoverli, sono leggeri sì, ma
come vi riesce di farli camminare nel deserto?” “Basta una
corda molto lunga. Guardi si lega qua, uno si mette in una
buca e poi tira il carro armato che viene avanti come una
slitta.” “Sì, ma il calore emanato dal motore come lo
realizzate?” “Voi sapete che gli attrezzi di rilevamento di cui
476
sono dotati gli aerei americani, se non rilevano il calore non
danno l’ok perché si spari, anzi emettono una serie di
pernacchie con contrappunto di sghignazzi e l'aereo se ne
va”. “E’ semplice” risponde il genio dei carri-bidone, “noi ci
mettiamo una stufetta a serpentina, loro rilevano il calore e
dicono - ah ah c'è il motore e sparano razzi e cannonate
come al carnevale di Rio. “Ma dico, e l'altro, il rumore?”
“Cingoli! Una cassetta con registrazione di cingoli. Gli stessi
per
il
doppiaggio
al
cinema...
GRUBLUBLUGRUBLUBLU”. Ma come si può pensare
che queste macchine si siano lasciate imbrogliare da mezzi
così semplici... avete visto che razza di rilevatori hanno
dentro: nel cruscotto centrale
di questi aerei caccia
bombardieri c'è una specie di schermo, si vedono tutti i
disegnini che si muovono come i videogames e il pilota non
sta neanche a guardare attraverso il parabrezza, ma guarda
direttamente il cruscotto e vede meglio tutto. C'è una voce
che gli dà tutti gli elementi, gli dice: “vai,vai , stai tranquillo,
ecco, ecco, prendi quota, fino a trentacinque abbassa dodici,
ecco rileva, rileva, rileva, la velocità va bene così come va,
ecco stai bene, la tua mamma ho saputo che stai tanto bene,
vai vai” e appare la faccia della mamma che gli manda
bacetti. C’é pure una manina che viene su e gli ammolla
degli schiaffetti e gli torce appena l’orecchio, che gli tanto fa
piacere. Poi una grattatina sulla nuca e “Sei splendido!”
Quindi, come per incanto, appare sullo schermo del
videogames l'immagine assonometrica addirittura di carri
armati, delle costruzioni, di quello da colpire, danno il
peso... ecco qui un carro armato c'è, c'è, c'è, eccolo l'ho
477
inquadrato, guarda che c'è, dai adesso SCHIACCIA ci sei,
sei puntato SCHIACCIA TI DICO! Se uno è un po’
distratto, la manina gli afferra la mano e lo costringe a
schiacciare... parte un razzo tremendo che ha anche una
video camera in testa, tutto intelligente, riprende quota, risale
ed emette anche una canzoncina “CARO IRAK, ORA FAI
SCIAC, CON ‘STO RAZZO FAI PUM TRALALA’, SEI
FOTTUTO TU E ALLAH” scoppia, salta tutto per aria,
l'aereo riparte, c'è una risata registrata IIIHAAAA AHA
AHA e suona la valchiria. E’ inutile, noi italici come
bidonisti siamo il massimo. Però ci sono stati dei fabbricatori
di trucchi inglesi, che ci hanno fregato, hanno fregato i
torinesi anche. Infatti hanno realizzato addirittura un carro
armato di gomma. E' una specie di polpettone... in una
valigetta così viene costretto, bén plissettato, tutto c'è il carro
armato... Il tecnico bidonista prende la sua valigetta, inserita
fuori dalla valigetta c'è una pompa di quelle a pedale, si
sistema a terra, si schiaccia su e giù il pedale, viene fuori
POP POP POP il carro armato, cresce e si concretizza coi
cingoli, la torretta, i cannoni, ch'è il punto più delicato, che
se non si pompa con molta forza il cannone rimane moscio
così... e il pilota se ne accorge...Quando arriva l'aereo
PEMPEMPEM TUNTUNTUN dritto come un cannone,
appunto, ed ecco che PRAAAPUUM! Parte il razzo,
colpisce il bersaglio e a ‘sto punto c'è il commento di un
pilota americano che è veramente divertente, dice: “è strano
come si comportino questi nuovi carri armati iracheni,
perché non esplodono, non deflagrano come gli altri russi
cinesi. Non so di che marca siano, che nazione glieli abbia
478
procurati, perché come li becchi saltellano qua e là nel
deserto TUM PIM TUM PIM ed emettono uno strano sibilo
PIIIIIIIII. Quindi scompaiono nel nulla.”
PROPRIO UNA STRANA GUERRA! Un'altra situazione
davvero grottesca è quella dei preservativi. C'éra il problema
di preservare le canne delle mitragliatrici, dei fucili, delle
pistole... perché se l’interno delle canne si riempiva di
sabbia, c'éra il pericolo che l’arma scoppiasse... SPARI... E'
PIENO DI SABBIA... DEFLAGRA... SI SCALDA
VELOCISSIMO... e allora su ogni mezzo da tiro si infilava
un preservativo... ed éra strano! Ho visto due o tre fotografie
che ci hanno mostrato i giornalisti francesi di queste armi a
ripetizione o a rinculo col preservativo dietro attaccato anche
su mitragliere da venti millimetri, e alcuni preservativi
infilati sui cannoni, non so di che misura, marca e
provenienza. Roba gigantesca, da elefanti. Ma io mi
immagino i primi iracheni che si sono beccati i colpi di
proiettili da questi qua, ancora avvolti nel preservativo, che
per la fretta non stavano a sfilarli TO’... UN PROIETTILE
CON IL CONDOM! E’ inutile, come dicono i francesi,
questa é proprio una “drôle de guerre”, una guerra da crepar
dal ridere. Il coronamento di questo conflitto da clown é la
scoperta delle galline da combattimento. No, non é un lazzo
buttato lì tanto per stupire a scompiscio. Hanno usato
davvero le galline in guerra...è la prima volta che le vedi
combattenti, forse le superstiti di questa guerra riceveranno
una croce particolare di Gladio ; quelle che rimangono vive
le vedremo sfilare a Taranto, noi staremo a salutare tutti ritti
sull’attenti e ci saranno anche i presidenti vari che le
479
baceranno. La storia è questa, l'avrete letta sui giornali, sul
Corriere della Sera, ad esempio, sulla Repubblica, non vi
racconto favole: nelle foto allegate si scorgono alcuni
marines con una gallina bianca in mano, fra l'altro solo
galline italiane, ecco perché dicevo che le croci di guerra
verranno tutte dall'Italia; hanno svuotato interamente le
nostre aziende gallinifere, le batterie intiere, anche centomila
per volta. Ma veniamo all’utilizzo di questi gallinacei. In una
ripresa televisiva si nota questa gallina in braccio al marines
americano. Il marines calza il suo elmo regolamentare bén
mimetizzato con la rete, calza sulla fronte due occhiali, uno
per vedere con il sole e il vento, l'altro per vedere di notte
con gli infrarossi. Sul frontespizio dell’elmo spunta una
vistosa lampadina che parabola automaticamente scrutando
l'orizzonte. Qui sul petto é appeso un tubo che contiene una
maschera antigas, maschera che fuoriesce e si spalanca
andando a coprire la faccia del marines, il tutto con un solo
scatto. Dai glutei partono due briglie che trascinano una
cassetta munita di ruote che agisce automaticamente
spostandosi da una parte all’altra per meglio spiare al di là
delle dune. A completare l’arredamento abbiamo una
bombola di ossigeno sotto l’ascella, la riserva d’acqua
appoggiata tra le cosce (serve anche da raffreddamento agli
organi delicati), il metano di dietro, una riserva di petrolio
incollata all’altezza del ginocchio, sull’esterno, e anche una
sigaretta già accesa, infilata nel boccchettone della maschera
antigas, nel caso uno avesse l’impellenza irresistibile di
fumare. Ma ci siamo dimenticati della gallina? No, per
carità! Essa, bipede, sta appollaiata su un pistolone
480
tremendo, che il nostro marines esibisce facendolo scorrere
in avanti da sotto l’ascella destra. Con quello spara dei
proiettili grossi come uova, che esplodono e fanno raggi. Il
frastuono é tremendo ma la nostra gallina da combattimento
rimane costantemente abbrancata alla cassa del caricatore.
Ora mi chiederete: “Perché il marines si tiene la gallina sul
mitragliatore? Così, per scaramanzia?” Niente affatto. La
gallina assolve a un grosso impegno. Essa possiede uno
straordinario istinto, cioè ha la facoltà di captare da lontano,
lontanissimo anche una bava di gas nervino... se un bastardo
di iracheno tira una bombola di gas, anche a 5km. di
distanza, la gallina WAW WAW WAW, fa un baccano
d'inferno, starnazza, spara uova a grappoli e scagazza,
scusate il termine ma é gergo tecnologico-militare. Ora, la
cosa fa scattare subito l'intelligenza e la percezione del
marines, il quale fra un passo e l'altro... dice AH! IL GAS!
PIUM, schiaccia un bottone, gli parte subito la maschera già
aperta che gli si incolla sul viso. Naturalmente la gallina
entro dieci secondi muore secca. Andiamo, non possiamo
mica dare la maschera alla gallina! Le galline sono come i
palestinesi... niente maschere. (Rivolto a uno del pubblico)
Sì signora, alludevo proprio al fatto che durante l’ultimo
bombardamento a Tel Aviv, all’arrivo dei razzi iracheni non
si son trovate maschere da distribuire ai palestinesi. E anche
lei, signora, con tutto che ha mormorato appena, l’ho sentita
lo stesso. Io ho un orecchio tremendo, lei ha esclamato
risentita: “A no, cosa c’entrano i palestinesi con le galline!”
Ha ragione, le galline sono molto più utili nel conflitto,
infatti non servono soltanto a dare l’allarme per l’arrivo del
481
gas nervino, ma servono soprattutto per disinnescare le
bombe. Voi sapete che a Saddam Hussein sono state vendute
mine da quasi tutti i popoli della terra. E quante ne ha
acquistate lui? Diciotto milioni di unità. C’é questo deserto
nel Kuwait che é tempestato di mine, é incredibile, non si
può andare in giro. Se uno mentre va sull’autostrada, che é
l’unico percorso ripulito, gli vola via un pacchetto, guai se si
permette di andare a recuperarlo. Come mette piede sulla
sabbia PAM! salta per aria. Ora, per disinnescarle l'appalto è
stato dato ai francesi; avrete visto qualche immagine
televisiva: loro hanno una specie di cannone che spara nel
deserto, appunto, una catena lunghissima con un rostro
finale; poi c'è un braccio meccanico che prende dall'altro lato
la catena e comincia a scuoterla dando ribattoni terribili, un
fracasso d’inferno, col fracasso tutte le mine di fabbricazione
inglese, francese, russa, polacca, svizzera ecc... PIM PAM
PIM PAM saltano per aria che sembra proprio Piedigrotta
PIM PIUM PIM PUM, una cosa veramente festosa. Tutte, vi
dico tutte scoppiano... salvo le nostre, le italiane, le valsella.
Nove milioni gliene abbiamo vendute, nove milioni di mine
VALSELLA: 50% di partecipazione Fiat. Perché? Perché
noi abbiamo bombe intelligenti, e non delle trappole per
topi. Le nostre valsella quando si fa baccano sbattendo
catene, non fanno una piega anzi, dalla cupola della bomba,
escono due manine che sbattendo una contro l’altra
eseguono il gesto sfottente alla napoletana. Infatti le nostre
mine saltano per aria soltanto a pressione del piede umano,
sono a misura d'uomo, non per niente noi abbiamo creato
l'umanesimo. Tutti i nostri alleati devono cominciare a
482
rispettarci come meritiamo, perché, d’accordo che in questa
guerra non abbiamo offerto un apporto determinante
soprattutto in materiale umano, ma abbiamo concorso con il
materiale meccanico in partecipazione straordinaria come
nessun popolo al mondo. Devono piantarla anche di sfottere
e di prendere in giro i nostri ministri quando ci si riunisce al
banco, meglio dire al tavolo, per dividere le situazioni di
vantaggio di questa guerra. Devono piantarla! C'è quel
nostro ministro De Michelis che tutte le volte che arriva...
PAAM una porta in faccia, che ormai ha un faccione così e
ha dovuto dipingersi gli occhiali sulla faccia per quanti
gliene hanno spiccicati. Dobbiamo ammettere che é molto
brutto con quella testa, con quei capelli impataccati di
catrame schifoso , CHE E' LUI ... IL CORMORANO! E'
LUI! Un cormorano ripieno! Non vi dico di che cosa... Ma
mi sono dimenticato di raccontarvi di come le galline
vengono impiegate: prima di tutto col loro ticchettio
producono lo stesso valore della pressione di un piede. Così,
i tecnici spazza-mine buttano le galline sulla sabbia nel
deserto e appena quelle cercano da mangiare
TICTICTIC...PAM! Scoppiano loro e le bombe intelligenti,
fregate! Ma per invogliarle naturalmente a becchettare
bisogna spandere il becchime. Quindi c'è un elicottero
apposito che versa e distribuisce il becchime. Una scia
straordinaria! Questo avveniva già nei primi tempi quando
dovevano formare delle strade per poter transitare coi carri
armati per il deserto minato e c'erano ancora gli iracheni
nelle loro buche in trincea. I tecnici spazza-mine passavano a
volo radente con queste becchinate tremende, disegnavano
483
lunghe scie WWAAAAA e lì gli iracheni che stavano nelle
buche hanno cominciato ad andare in crisi: “Ma come! Ci
buttano il becchime per polli?! Va bene sfotterci ma questo è
un po’ pesante... abbiamo fame ma non esageriamo!”. Poi,
una volta steso il becchime, ecco che arriva la gallineria,
cioè centinaia e centinaia di galline ammassate dentro questi
elicotteri speciali che si chiamano “apache vallespluga”.
Arrivano e WWAAAOOO e buttano giù galline, si apre la
pancia di questi elicotteri, piovono galline a stormi che
inondano il deserto, sono affamate, da cinque o sei giorni
che non toccano cibo, proprio a livello iracheno e
cominciano TI TO’ TI TO’ TO’ PIIM PAAM PIIM PAAM
PEEM PEEM, volano quarti di gallina fritta alla diavola
fragrante dappertutto, ed è la prima volta che gli iracheni
godono di un bel pasto caldo. Mi capita spesso che davanti a
una tragedia come questa che stiamo vivendo, di istinto vado
a vedere cosa hanno scritto di situazioni analoghe gli antichi.
In questo caso Aristofane mi é parso il migliore: sembra
faccia esattamente il commento dei fatti e degli antefatti di
questa guerra. Aristofane aveva scritto la bellezza di quattro
opere sulla guerra in particolare "La Pace", magnifica. L’ho
riletta in questi giorni e ho scoperto i discorsi coi quali si
esibivano questi uomini politici greci con l’intento di
coinvolgere Atene nella guerra che éra già in corso ad opera
di Sparta. Sono gli stessi, identici discorsi che abbiamo
sentito scodellare a ripetizione dai nostri politici in questi
tempi: “la pace è un dono sacro e non bisognerebbe mai
violarla, ma in questo momento noi dobbiamo rompere ogni
indugio e unirci ai nostri alleati che altrimenti rischiamo la
484
solita figura di vigliacchi, di femminucce, scopriamo
mancanza di dignità e di virilità”. Sembra proprio la
fotocopia di una delle tante sparate al parlamento dei nostri
politici d’assalto ma ne “La pace”, di Aristofane c’é una
variante: all’improvviso, fra i deputati, si erge un
personaggio di grande autorità: é l’arconte, il gran capo del
parlamento che, dopo aver ascoltato i vari interventi, prende
la parola e urla: “Sì, mi avete convinto e soprattutto
commosso. Questa guerra s’ha da fare. Quindi, cari deputati
e senatori, siete tutti arruolati. Preparatevi a partire per il
campo di battaglia. Avvertite le vostre vedove, pardon,
mogli.” I politici in massa sbiancano in viso: a uno gli
prende un coccolone e muore sul colpo, un altro resta
fulminato e in paralisi totale, altri, in gran numero, se la
fanno addosso, i rimanenti fuggono buttandosi dalle finestre.
Pensate che splendido sarebbe poter fare altrettanto coi
nostri omino politici; dopo i loro discorsi guerreschi alzarsi e
poterli fulminare con un “ok, vi arruoliamo”... per esempio
Spadolini arruolato nei mezzi da sbarco anfibi, lui proprio un
mezzo da sbarco, sdraiato, i marines sopra con la pagaia che
scivolano nel golfo... oppure Giuliano Ferrara mezzo
cingolato con sta' pancia BOLUBLUBLU, con le bretelle da
lancio TOCCHETA per tirare bombe, oppure Forlani, già
mimetizzato colore neutro, paglierino color sabbia e sempre
talmente giallino che, nudo nel deserto, non lo vedi più. Poi
Craxi non c'è bisogno neanche di mettergli un elmetto, basta
fargli una riga qua (indica il livello delle sopracciglia), e lui
è già corazzato. Quindi, mezzo terroristico di persuasione
occulta, Giulio Andreotti: basta sollevarlo da una duna e “O
485
mio Dio!” tutti gli iracheni si arrendono. Fra l'altro avete
saputo che Andreotti stava per partire la sera del
bombardamento? Il giorno in cui hanno bombardato Bagdad,
l’Onorevole Giulio alle cinque, nessuno éra al corrente che
gli americani si stessero accingendo a questa operazione di
massacro totale, lui personalmente éra stato incaricato da
tutti i ministri degli esteri europei di tentare l'ultima chance,
cioè di recarsi da Saddam Hussein e di convincerlo a nome
dell'Europa ecc... l'ha dichiarato lui stesso. Alle sei éra a
Ciampino con un aereo speciale che doveva partire
immantinente soltanto che il capo del controllo ha bloccato
l’ordine: “fermi un attimo c'è un piccolo guasto, un’inezia , è
un bullone con vite particolare che si é ammollato e non
troviamo come sostituirlo all’istante, ma adesso rimediamo,
tempo due o tre ore e si riparte.” Infatti all’una l’aereo é
pronto per prendere il volo, si avvia verso la pista di decollo
ma: “Alt! Fermi tutti! La TV sta dando la notizia proprio in
questo momento del bombardamento di Bagdad. 200 caccia
bombardieri al minuto, 5000 tonnellate di esplosivo in
mezz’ora.” E così, causa questo bullone, Andreotti non ci si
é trovato in mezzo. Pensate voi, per un bullone di 3
millimetri, che senza ‘sto pezzo di ferro a vite, lui, Andreotti,
si sarebbe trovato puntuale sulla pista di Bagdad, con ‘sta
tempesta di bombe addosso. Cosa ci avrebbero restituito di
Andreotti? Un cofanetto di frammenti ricordo. Ora, ditemi
voi, a cosa é legata la storia di un popolo, a un bullone.
Bisogna ammetterlo, in questi tempi la fortuna non ci arride!
486
È uguale- copia di quella prima
Il primo miracolo di Gesù Bambino
Traduzione
Quando nel cielo grande e scuro, pieno di stelle, di colpo
come un fulmine è arrivata la stella cometa con 'sta grande
coda splendente di fuoco... Sbandando a zigzag come un
serpente ammattito con il ballo di Sanvito... ed è piombata
dentro a 'sti lumini di stelle come un pipistrello a
scompigliare una frotta di lucciole spaventate... 'ste povere
stelle si sono messe a gridare: "Ma chi è 'sto sacramento!" E
questa grande stella andava come ubriaca, tornava indietro e
scompariva lontano, e tracciava una gran scia che era proprio
il cammino per i Re Magi. Infatti c'erano i tre Re Magi che
venivano da lontano, fin dall'Oriente.
Il più vecchio dei tre Magi era un re con tanto di corona
d'oro in testa, i capelli bianchi e una barba grigia. La faccia
ingrugnita, un naso a becco da cattivo e bestemmiava, tirava
a "sacramenti" perché aveva dei bubboni sul culo che ad
ogni a "sellata": toc! si spiaccicavano da farlo gridare.
Ce n'era un altro, un re, giovane, montato su un cavallo
bianco, in testa la corona sotto la quale gli spuntavano
riccioli tutti d'oro e, più sotto, occhi celesti. E, sempre, sulla
bocca aveva un sorriso. E ce n'era un terzo montato su di un
cammello: ed era un Magionegro, un negro ma così negro,
che, a suo confronto, il cammello grigio che montava pareva
più bianco del cavallo bianco del Magio biondo. Bello di
faccia e tutto ridente, sempre sul Cammello andava
cantando. E cantava di continuo, di continuo questa tiritera:
487
"Oh che bello, che bello che è andare sul cammello
Che bel, che bello!
Un saltello, due saltelli sulla gobba del cammello
Oohh che bello, che bello il cammello che va a Betlemme
Sotto il lume di mille stelle.
La cometa che accompagna
giusto fino alla capanna
e la Madonna che ninna
il bambino che frigna e piange
e San Giuseppe che sega, sega
Gli angiolini che volano e pregano
L'asinello e il bue che soffiano
e il cammello che sgamba e sgroppa
balzelloni, guarda come trotta.
Oh che bello, che bello, che bello
che è andare sul cammello.
Di gran lunga è più bello
che andare sul cavallo sul cavallo
ti si scuotono i testicoli
questo non ti capita sul cammello.
Che bello, che bello, che bello!"
"Basta, basta! — il vecchio bestemmiava — Ma non si può!
Sono quattro giorni e quattro notti che canta che è bello su
'sto cammello!"
(Il Re Magio negro riprende la tiritera)
"E per forza che mi tocca cantare
488
sul cammello per farlo andare
perché se io non gli canto
il cammello s'addormenta,
si addormenta, cade per terra
si inciampa e io ruzzolo a basso
col cammello che mi frana addosso
così rimango tutto schiacciato.
Certo che canto sul cammello!
Oh che bello, oh che bello!
Così arrivo alla capanna con la madonna che ninna
San Giuseppe che sega, sega
il bambino che ragiona e piange
gli angioletti che volano e pregano.
Il cammello che sgroppa e trotta
oh che bello, che bello, che bello!
Sopra al cammello bisogna che canti
anche per dargli un po' di ritmo
perché andare sul cammello non è come andare in groppa al
cavallo
che il cavallo va al galoppo
e il cammello sgamba al trotto
zampe ambate una davanti l'altra dietro,
che se non si da il tempo giusto
incespica una gamba nell'altra
inciampa e va là ruzzolando
a rotoli se ne va e si schianta
e io sotto ribaltato
tutto schiacciato dal cammello
oh che bello, che bello, che bello!
489
Dargli il ritmo e farlo ballare
che a Betlemme io voglio arrivare col cammello.
Oohhee che bello!
Oohhee che bello! "
"Basta! - grida disperato il vecchio Re Magio - Ti mangio
vivo! Ti pelo via tutto il negro e mi mangio il bianco di
dentro! Te lo mangio intiero!
Già, L'idea di far venire anche un Re Magio negro, perché
doveva esserci tutta l'umanità! Non potavamo portarci
appresso un giallo, rosso, a pallini... No, negro! E poi con
questi occhi bianchi che ha, con la pupilla nera in mezzo,
che quando c'è scuro gli viene rossa che pare una belva
feroce.
Che l'altro giorno sono andato in campagna, che avevo dei
miei bisogni un po' di corpo da fare... e mi sono tirato giù le
brighe, perdonatemi se ve la racconto, ero a metà,
accovacciato sulle ginocchia, proprio in questa posizione,
quando ti vedo davanti a me due occhi da bestia feroce! Mi
sono cacato sopra alle brighe! E poi era lui che cacava
davanti a me! Cacava ma non cantava! L'unica volta che non
cantava. Non poteva forse gracchiare: Oh, che bello, che
bello è cacare senza il Cammello?"
In quel momento la stella cometa fa una svolta come un
fulmine e di colpo si ferma in mezzo al cielo, bloccata.
" Cosa è successo?"
E il negro gli dà una risposta con una bella cantata:
"Si è fermata per riprendere un po' di fiato!
490
Vuol dire che siamo arrivati!
Arrivati quasi a Betlemme, che bel, che bello!"
Disperato, il Re Magio vecchio sprona il suo cavallo e se ne
va via come un matto e dietro subito lo segue il Re Magio
negro e tutti e due vanno in fondo nello scuro, nel buio e
scompaiono... Scompaiono ma si sente più di lontano: "Oh
che bel, che bello!"
"Basta!"
"Oh che bello... "
"Basta!"
(Mima l'ascolto di voci sempre più flebili e lontane)
"Oh che bello!"
"Basta!"
E poi un gran silenzio.
In quel momento, di colpo, nel cielo, appare un angiolone.
Con i capelli tutti scompigliati e i boccoli che col vento
sbandieravano. Con un cerchione d'oro inchiodato sulla
testa. Con grandi lembi del vestito di seta che per il vento
svolazzavano come vele slacciate. E di traverso, qui sul
petto, un gran nastro di seta con scritto sopra: "Angelo!"
Apposta per quelli che sono tardi a capire. E questo angelo,
con le sue grandi ali tutte colorate, andava volando come una
tremenda poiana nel cielo. Veniva giù a capo morto quasi a
graffiare la terra e gridava:
"Uomini di buona volontàaaauuuuaaaauuuvvvvvv... venite
che è nato il redentoreeeeaaauuuaavvv!" (Mima la picchiata
con volo radente dell'angelo) Con tutti i pastori che si
buttavano per terra spaventati!
491
"Oheee... ma sei matto! Vuoi schiacciarci? Hai spaventato
tutte le pecore... che glí è andato via anche il latte! (Mima
un'altra picchiata dell'angelo che per poco non lo travolge)
Se almeno ti capitasse di andare a sbattere contro la
montagna così che il cerchione ti si incastra fino al collo e ti
sparpagliano tutte le piume da ogni parte. Gallinaccio!"
E i pastori si mettono in cammino verso la capanna e portano
tuta la roba da mangiare. E chi porta del formaggio, chi un
capretto, dei conigli, un altro delle galline, e chi gli porta del
vino, dell'olio, chi porta le mele cotte e le torte con le
castagne. E poi ci sono quelli che arrivano con la polenta
apposta dalla Bergamasca. Roba che dare della polenta a un
bambino appena nato, ci vuole una bella testa da coglioni.
Ma dicono: "Bisogna fare il presepe!"
Sant'Anna, nella capanna, metteva a posto tutti i doni che
arrivavano.
Che tutta la stalla era piena di cose da mangiare, l'asino era
tutto coperto di pacchi e fagotti tanto che gli spuntava fuori
solo la testa, mezzo soffocato. La vacca era coperta che non
si vedeva più. Galline, formaggi, salami, botticelle
dappertutto che sembrava d'essere al mercato! Arrivano i Re
Magi, si inginocchiano. C'è il vecchio che porta il suo
regalo, poi il giovane e arriva dentro il negro...
"Ohe che bello, che bello, che bello!
Il Bambino nella cesta"
"Fuori negro, via, zitto! Non spaventare il Bambino. Canta
di fuori!"
492
In quel momento si sentono i soldati che arrivano. I soldati
che vanno in tutte le capanne a vedere se è nato il Redentore
per ammazzarlo. E allora, davanti alla capanna dove c'era la
Madonna e Gesù Bambino, l'angiolone si para davanti con
una tremenda sciabola. Arrivano i soldati e quello che stava
in testa si blocca: "Fermi, guardate, davanti a quella capanna
che sacramento di angelo c'è lì, via che ci spacca in due! Via,
via, scappa!"
E in quel momento nella città, patatum patatum patatum un
banditore: "Ehi ascoltate mamme, ascoltate donne! Chi di
voialtri ha fatto nascere in questi tre giorni un bambino può
essere contenta, perché il re ha deciso di dare un premio al
più bel bambino che è nato. Portatelo alla reggia. Portatelo
dentro alla casa grande di Erode e al bambino più bello
donerà una coroncina con su scritto: "Oh come è bello
questo bambino! É un bambino quasi più bello del figlio di
Dio!" E anche la donna che l'ha partorito avrà una corona
con sopra stampato: "Questa è la Mamma che ha fatto
nascere 'sto bambino! Bello come Dio!"
Sant'Anna che ha ascoltato 'sto discorso è andata subito dalla
Madonna: "C'è un premio, andiamo, porta subito il tuo
bambino al concorso." - "No che non lo voglio. Io non ho
bisogno di avere consolazioni oltre di quella che ho già
avuto!" - "No, non ha importanza, bisogna che lo sappia
tutto il mondo. Il premio donato da Erode non può
prenderselo un altro bambino! Andiamo, andiamo! Ubbidisci
alla tua mamma!" E fanno per uscire ma poi ci ripensa e
dice: "Aspetta che andiamo a prendere dei nastri per far più
493
bello il nostro bambino e tu Giuseppe dai un occhio al
bambino e stai attento che non gli capiti qualche cosa. "
Vanno fuori e subito San Giuseppe pianta lì di segare e dice:
"Qui ci deve essere una trappola, io sento che c'è una
trappola. Gesù Bambino cosa ne dici tu?"
E Gesù, Bambino che era già intelligente, dice: "Sì, sì..." e
schiaccia l'occhio. Allora San Giuseppe tira fuori un
bicchiere dove c'era dentro della roba nera per (dipingere) i
catenacci. Con un pennello tac, tac, tac, fa dei puntini tutti in
faccia al bambino che faceva tutte le smorfie per il solletico.
"Fermo là!" poi riprende a segare.
Arriva dentro Sant'Anna: "Ohaiooh! La rosolia!... La rosolia
nera! Quel negro che è venuto dentro ha spaventato il
bambino!"
Poi prende uno straccio fru, fru, fri, pulisce, pulisce, diventa
tutto pulito, pulito.
"Qualcuno ha dipinto delle palline sul faccino del bambino!
Chissà chi è stato?" San Giuseppe che segava: "Io non so, io
non so." - "Attento tu con quella sega, che io ti sego via
qualche cosa, oltre alle corna!" Cattiva che era Sant'Anna!
Poi lei e la Madonna vanno fuori di nuovo a prendere degli
unguenti per dare un bel profumo al bambino: "Stai attento
che andiamo fuori, guarda che se capita qualche cosa al
bambino la colpa è tua!"
Allora San Giuseppe appena che le due donne sono uscite,
non sa cosa fare... Scorge su un muro un bestiolino... tutto
rigato giallo e negro, un' ape, un' ape grande, che sembrava
più un vespone. Prende un bicchiere... toc... Col bicchiere
494
l'imprigiona contro il muro... presa! Una tavoletta. Soomm! e
la chiude sopra l'orlo (l'imprigiona nel bicchiere).
"Scusa ma ti devo far dare un morso proprio sulla guancia.
Tum! Ploff! (Indica un immediato rigonfio sulla guancia del
bambino) Dall'altra parte: toc! Ploff! Tum! (Indica un
rigonfio che spunta sull'altra guancia) Tum! In fronte!
(C.s.) La trinità dei bozzi!"
Poi, come se niente fosse, ritorna a far finta di segare. Arriva
dentro Sant'Anna: "Aaahhh Dio! Guarda 1ì. Com'è
conciato... Oohhee cos'è capitato? Che mostro! Guarda lì!" "Ma non stare a piangere, è cosa che va via quasi subito, due
mesi al massimo." Dice Giuseppe. "Cos'è?" (Indicando i
bugnoni) "E il dente del giudizio!" - "Da tutte e due le
parti?" - "Sì!" - "Anche in fronte?" - "Se non ce l'ha in testa
lui il giudizio!"
Piange la Madonna, piange Sant'Anna. "Che disgrazia!
Proprio adesso dovevano capitargli 'sti tre denti del giudizio,
che c'era un bel premio da guadagnare! Non potremo più
portarlo, tanto che è mostruoso!"
Di lì ad un poco, fuori per la strada, si sente piangere. Si
sentono le grida disperate delle donne, delle madri, con i loro
bambini insanguinati, tagliati a pezzi.
"Aahhhaaa! Era una trappola! Erode, appena siamo state
nella corte, ha fatto chiudere tutte le porte. E i soldati sono
venuti dentro ad ammazzarci tutti i bambini... una trappola
era! Tutti ammazzati!"
Allora Sant'Anna ha capito, è andata per terra in ginocchio.
Anche la Madonna. E tutte e due gridavano: "Grazie Dio,
illuminato con grande mente di intelligenza. Tu hai voluto
495
salvare, con questa disgrazia finta di bugnoni, 'sto bambino
perché non arrivasse nelle grinfie di Erode. Oho! Che mente!
Che trovata che hai avuto Dio!"
E San Giuseppe che segava con rabbia, che segava anche il
cavalletto, bestemmiava: "Così, sempre, sempre così - diceva
- quando un uomo ha una pensata di cervello, poi tutti
ringraziano Dio, che non ha fatto niente!" In quel mentre
viene dentro un angelo, gridando: "Fuori, fuori - dice - le
masserizie!" - "Come le masserizie!" - "Trasloco! Via,
scappare!" - "Dove?" - "Fuga in Egitto!" - "Di già?" - "Sì, ci
sono tutti i soldati di fuori che vi cercano." - "Aspetta,
andiamo a prendere un carretto - dice Sant'Anna - per
caricare tutti i regali che ci hanno portato." - "Niente regali,
non si porta via niente!"
Dice la Madonna: "Eh no, i miei regali li voglio cara, i miei
regali per il bambino, che quando diventa grande..." - "Tira
fuori l'asino!" - "Ma no, no - dice San Giuseppe - non si può
caricarlo 'st'asino, sono quattro giorni e quattro notti che
soffia, è sfiatato come una luganega rinsecchita!"
Veniva infatti avanti, 'sto asino, ubriaco che non si reggeva
in piedi, gli si allargavano le gambe appena lo caricavano.
Caricavano tutti i fiaschi, gli otri, caricavano i formaggi,
pacchi e fagotti. E 'sto asino: vvuumm! Vvuuummm!
Andava sotto, allargava le gambe, la pancia per terra. C'era
la Madonna che montava sopra al mucchio, seduta col
bambino in braccio.
"Madonna - le diceva San Giuseppe - vieni giù, muore, non
può muoversi." - "Ma non posso caro, che tutta la gente è
496
abituata, durante la fuga in Egitto, a vedermi seduta sopra
l'asino fin dalla partenza."
E allora San Giuseppe si mette sotto all'asino, se lo carica
sulla groppa e vanno via tutti insieme. Dopo due giorni, tre
giorni, tutta la sacra famiglia arriva davanti a Jaffa. Jaffa
bianca con tutte le torri altissime, meravigliose. E subito
l'angelo vola in cielo, fa un gran volo. E l'asino tira su la
grande testa. Iiiaaaahhhhhhh! Pfrrrooofff! (Imita il ragliare
dell'asino) Una scoreggia dal culo: PLUFF! L'anima
dell'asino va in cielo. Allarga le gambe, pom, la pancia per
terra. La Madonna sopra alla bestia spirata, guarda: "Povera
bestia, segno di Dio, vuol dire che siamo arrivati." Vanno
dentro alla città, trovano una stamberga, tutto un buco, che,
al confronto, la capanna di Betlemme era una reggia.
Giuseppe tappa i buchi. La famiglia si mette a dormire. Alla
mattina subito la Madonna prende una cesta e va intorno a
cercare panni da lavare, perché bisogna che aiuti anche lei la
famiglia. E San Giuseppe andava intorno col martello, la
sega e chiodi per trovare da fare dei lavori. Il bambino in
mezzo alla strada. La sera la Madonna arriva, morta
rovesciata, con tutta la schiena spaccata, rotta. Si siede
sudata, stanca. E San Giuseppe viene da fuori imbestialito
che non ha trovato lavoro da un soldo. Si mette lì col
martello sul tavolone ptum! Ptum! Ptum! Ptum! e picchia
sopra le dita, che quella è l'unica maniera di sfogarsi che
hanno i falegnami. Arriva dentro Gesù Bambino con i mocci
giù dal naso, fin sulla bocca, tutto strapenato, con le mani
sporche, le braghe di traverso, senza neanche una scarpa ai
piedi.
497
"Mamma! Ho fame!" - "Bella maniera che hai di venire a
casa, invece di chiedere subito del tuo papà, della tua
mamma... se sono contenti, o stanchi. Perché devi fare così,
eh?" - "Eh, mamma, ma io ho fame!"
E la Madonna: "Ma non hai vergogna? Proprio tu che sei
venuto apposta dal cielo, che sei nato al mondo apposta per
insegnare agli altri a essere buoni, avere amore e avere
buone parole per tutti... E proprio ai primi due cristiani ai
quali devi portare rispetto, tu arrivi a neanche salutarli!" E
Gesù Bambino: "Eh, la madonna!" Impallidisce la Madonna
e Giuseppe anche. Si mettono a tavola. "Bambino, vai a
lavarti le mani, pulisciti i mocci dal naso, mettiti un po' i
capelli in ordine. Guarda i boccoli... così. Fatti il segno della
croce! No, aspetta, è un po' troppo presto!" Poi il bambino
dorme. Dorme la Madonna, dorme Giuseppe. La mattina
Gesù si sveglia e resta da solo. Solo, non c'è nessuno. Allora
si mette su le braghe, mangia un pezzo dí pane, va in giro
dove c'è la strada, e vede tutti i bambini che giocano: a
cavallina, a nascondersi, al gioco dello schiaffo...
"Ehi, bambini! Fate giocare anche me ai vostri giochi!" "No!"
"Vado sotto io! Facciamo la cavallina. Anche il gioco dello
schiaffo." - "No! Vai via, Palestina!" - "A correre? Voialtri
mi correte dietro. Facciamo il ladro. Io faccio il latro?" "No!" - "Ma perché?" - "Via, Palestina! Terrone!"
Il bambino piange. Piange il bambino con gli occhi grandi
che colano goccioloni di lacrime. E pur di aver la possibilità
di giocare, di far festa, di far gioco e fantasia con gli altri
bambini, ha fatto un miracolo. Che la sua mamma gli aveva
498
sempre detto: "Non far miracoli intorno, che ti scoprono, che
se capiscono che tu sei il figlio di Dio... arrivano gli sbirri
dell'Erode e ci tocca scappare di nuovo!"
Nella piazza c'era una fontana. E tutto intorno della terra.
Della terra creta, di quella che si adopera per fare i mattoni.
Gesù Bambino prende su un pugno di terra e incomincia con
'sti ditini a lavorarla: ne esce un crapino di uccello, poi tutto
il corpicino con le alettine, poi le piume, fini, fini. Raccoglie
un bastoncino per fargli le zampine...
"Bambino, guarda che bell'uccello di terra! Di terra è!" - "Oh
che bravo il Palestina, viene apposta da lontano per far
vedere l'uccellino di terra... oh bravo!" - "Sì, ma io sono
capace di farlo volare." - "Come?" - "Gli soffio sopra." - "Fai
vedere!"
"Ecco! Pfffuuuuuuuuuu!" (Soffia con forza) E l'uccellino
apre tutte le piume e le ali, si distende, le sbatte, le sbatte:
ciup, ciup, ciup, ciu, viricip, ciup, viriiii, cip! (Mima, con le
sole mani, l'uccello che svolazza intorno fino a scomparire
nel cielo)
"Boia, che drago il Palestina! Che stregone! Oh, ha fatto
volare un uccellino!" - "Non è vero." - "Come no? L'ho
visto io!" - "Ma è un trucco vecchio come la madonna: lui ha
preso un uccellino stordito che è caduto giù da un albero.
L'ha preso su. Poi lo sbatacchia un po' nell'acqua. Poi l'ha
sfregato un pochettino nella terra. Poi l'ha messo sulla mano,
gli ha soffiato nel culo: brivido vce, vce, vce... è volato via!"
- "Ma no, l'ho visto io, era proprio di terra! Fagli vedere, dai
Palestina... Un altro pezzo di creta, avanti, muoversi, dai che
499
è fatto... via con le alette... dai, soffia!" - "Aspetta!" - "Chi
è?"
Arriva un ragazzotto, un bambino, con una gran testa, tutta
riccioli neri: "Fermo, verificare!" - "Chi sei?" - "Tommaso!"
- "Tommaso? Come non detto!" (Alza le mani, arreso di
fronte alla consuetudine e al personaggio)
Tommaso prende un chiodo... sum sum sum... buca
l'uccellino di terra: "Regolamentare, vai!" - "Attenti che
soffio!" (Soffia) Ppfffuuuuuuuu... cip, cip, cip, cipcipcipci!
(Mima nuovamente il volo dell'uccellino) "Vola! L'uccello
vola! Bravo Palestina! Caro, come ti voglio bene! Toh un
bacino! Ma perché sei stato lontano così tanto tempo? Che
gioco che facciamo! Adesso ognuno fa un uccello. E lui, poi,
il Palestina: pffuuu! Soffia e fa volare i nostri uccelli!" "Dai Palestina! Che bel Palestina che sei!"
E tutti hanno cominciato a fare degli uccelloni.
Uno ha fatto una pagnotta tutta tonda con una coda dritta,
con delle ali quadrate, con un gran testone che cadeva, poi
ha fatto due gambine, tum... cade giù... gliene ha messe
quattro, poi cinque zampe.
"Ma non si può un uccello con quattro zampe..." - "Se non
sta in piedi... Importante è che voli, no?"
Poi un altro fa una salsiccia, una biscia, una biscia-salame,
con dodici ali in fila, senza la coda, dodici zampe.
"É un cagnotto..."
Poi un altro ha fatto un pastone, pareva una torta, con la testa
dritta in mezzo, senza collo, il becco in su... e tutte le ali,
tutte spaiate, tutte intorno. E senza gambe.
"Non so se vola, vedremo..."
500
Poi, un altro, aveva fatto degli uccellini, che parevano delle
cacatine. Poi un altro uno stronzone. E l'ultimo, un gatto!
"Non si può far volare un gatto!" - "Se vola quello stronzone
là, volerà anche il mio gatto!" - "No, i gatti non si possono
far volare. Un po' di regola!" - "Mamma! Il Palestina non
vuol far volare il mio gatto!" (Mima la madre che si affaccia
al balcone e grida:) "Fa volare subito il gatto di mio figlio,
Palestina! Se no, vengo giù e ti inchiodo!" (Fa il gesto del
bambino Gesù che si osserva preoccupato i palmi delle
mani)
"Tutti gli uccelloni, tutti in fila."
"Via, che soffia!" (Mima il volare strampalato di vari
uccelli)
Pffuuuuu... La pagnotta: quac, quic, quoc, qua, te, pu, qua,
te.
Pfffeeee... la salsiccia: pici, pete, qua, te, ce, che, se, te, pe.
Pffeeeee... la torta: psu, psu, psu. Ppfuuuu... lo stronzone:
pce, pque, pte, pci, pce. Il gatto! Pffuuuu pne gna gnum
gnam! Mangia tutti gli uccelli nel cielo! "Ohi! Che bello, che
ridere a crepapancia!" - "Un'altra uccellata, avanti tutti
insieme!"
Tutti che fanno uccelli. Vengono anche dagli altri quartieri,
tutti i bambini. Tutta la piazza piena di bambini che fanno
tutti pasticci con la terra, tutte le statuette. Uccelli di tutte le
forme e colori. Giocano, ridono e cantano!
Ma in quel momento: TRAC! Si spalanca il portone della
grande piazza. E si vede apparire un cavallo negro, tutto
bardato, bello, con sopra un bambino, tutto rubizzo, con
degli occhi la briccone, con i capelli ben pettinati... le piume
501
sul cappello, vestito di velluto e di seta, con un collettone di
pizzo. E c'erano dei soldati appresso a lui con la corazza di
ferro, anche loro con le piume sul cappello, sopra dei cavalli
bianchi. Quel bambino era il figlio del padrone di tutta la
città. (Mima il bambino che, dal cavallo, si rivolge ai
ragazzini del quartiere)
"Ehi ragazzini, a che cosa giocate?" - "Fai finta di niente.
Quello è un rompicoglioni. E il figlio del padrone. Palestina
non dargli retta. Non dargli retta, fa finta di niente." - "Mi
dite a cosa state giocando? Posso giocare con voialtri?" "No!" - "E perché, di grazia?" - "Così! Perché tutte le volte
che noialtri domandiamo di giocare con te, figlio del
padrone, con i tuoi cavalli per fare un giretto, tu dici no!
Perché tutte le volte che veniamo a casa tua che tu hai dei
gran giochi, tu ci fai scacciare dai tuoi sbirri. Noialtri adesso
abbiamo un bel gioco, il più bel gioco del mondo, ma il
Palestina, che è il capo del gioco, è nostro. Tu sei ricco ma
non hai il Palestina. Il Palestina è per noialtri. Vero Palestina
pciu, pciu! (Mima di baciare Gesù) Non te ne andare con
quello, eh! Non fare il Giuda, ah!" - "Ma si può sapere che
gioco è?" - "Certo che te lo dico... Noialtri facciamo gli
uccelloni. Poi il Palestina, soffia e li fa volare. Vuoi giocare
anche tu?" - "Oh sì!" - "Bene, tira fuori il tuo uccellino,
soffiaci sopra, e vediamo se tu sei buono di farlo volare!"
(Mima un gran sghignazzo corale)
Rosso, arrabbiato, era il figlio del padrone! Con gli occhi
fuori dalla testa. Negro dalla rabbia, il bambino ha preso una
lancia del soldato, ha dato di sperone al suo cavallo, il
cavallo è arrivato in mezzo e gridando come un matto: "Se
502
non gioco io, non giocate neanche voialtri!" - zan,zan, a
spaccare con gli zoccoli del cavallo tutte le statue, tutte le
figurine di creta. Tutta per terra la terra spaccata, sbriciolata.
I bambini che piangevano... tiravano palle di creta, i soldati
arrivano a cavallo e gridano: "Via! Fuori, andate fuori, via!
Che lui può fare quello che vuole, perché lui è il figlio del
padrone!"
Le mamme si affacciavano alle finestre: "Cattivo! Un gioco
così bello che era! Non costava niente... i nostri figli erano
contenti, e tu..."
E i soldati: "Via madri! Via, che vi arrivano le lance!"
Pfium, pfium, ptum, ptum! Tutte le finestre, le porte chiuse.
La piazza vuota. Era rimasto soltanto il bambino, figlio del
padrone, sul suo cavallo negro, con i soldati che ridevano. E
nessuno si era accorto che era rimasto il Bambino Gesù
vicino alla fontana. Con gli occhi grandi, pieni di lacrime...
che guardava verso il cielo che si era riempito di nuvole.
(Indica il bambino che urla rivolto al cielo) "Paaadreee,
paaadreee!"
Le nuvole si sono aperte: broomm, proomm, brooommm!
(Mima il padreterno che si affaccia tra le nuvole) "Cosa
c'è?!"
"(Rifacendo il tono del bambino, che a fatica trattiene il
pianto) Padre, son io, Jesus... " - "Cosa ti è capitato,
bambino?" - "Ehheehh... quel bambino li è cattivo, ci ha
rotto tutte le figurine di terra che noi avevamo fatto per
giocare. Ci ha schiacciato tutto col suo cavalco… (Piange
farfugliando)
503
guduhnchettu." - "Ma caro, per una stupidata così, devi far
prendere uno spavento così grande a tuo padre? Che sono
arrivato di corsa, di volata, che ero dall'altra parte
dell'universo... ho bucato quasi dodici nuvole, ho tirato
(messo) sotto dodici cherubini, e mi si è stortato tutto il
triangolo! Che ci vuole un'eternità per rimetterlo a posto!" "Eh, ma lui è stato cattivo, lui è il figlio del padrone, ha
tutto! Ha tutti i giochi, ma quando ha visto che noialtri
eravamo contenti, ci ha... gauderetutetuduuhu... (singhiozza)
rotto tutto... ehha... (piange) e io avevo tanto faticato..." "Parla chiaro." - "E io che avevo fatta tanta fatica a fare il
miracolo di far volare gli uccellini... per avere degli amici,
per giocare insieme... che dopo mi chiamano Palestina caro,
toh un bacino... Adesso sono di nuovo solo, come prima.
Tutti i miei amici sono scappati... ehhee... (Piange) Ho un
gran dolore io, ho un gran dolore padre eeehhheee... " - "Hai
ragione. Devo ben dire che lo spaccare, il distruggere sogni e
giochi di fantasia dei bambini, è proprio la peggiore delle
violenze... Ma quello è un bambino, caro... cosa devo fare
eh? "
"(Gesù, prima si lascia sfuggire un sospiro di pianto poi,
con tono il più candido e normale possibile:) Ammazzalo!
(Sorride guardando accattivante verso l'alto) Eh? (Mima
sorrisi e ammiccamenti per ottenere il consenso del padre)"
- "Ma caro, ti ho mandato apposta giù dal cielo in terra per
insegnare la pace fra gli uomini, parlar loro d'amore. La
prima volta che qualcuno ti fa qualche cosa, vuoi
ammazzarlo? Cominci bene la professione, eh?" - "É troppo?
Bene, allora storpialo... sguercialo, eh? Sguercialo e
504
storpialo... " - "No, non si possono fare queste cose, caro.
Non si può cominciare con la violenza così eh?" - "Non si
può? Non puoi tu, eh? Lo ammazzo lo?" - "Ebbene, fai
quello che ti pare, che tanto con te non si può discutere. Ma
non andare intorno a raccontare che sono stato io."
Prroomm, bbrrraaamm, le nuvole scompaiono... si
sbriciolano e il cielo torna limpido. E non è passato il tempo.
Di nuovo c'è il bambino del padrone che ride, con i soldati
che sghignazzano, e il Bambino Gesù vicino che chiama:
"Figlio del padrone!" - "Eh?" - "Eeehhheeehhhh" (Ride
compiaciuto col fare di chi sta preparando uno scherzo
atroce) Ridi eh? Hai fatto tutto questo trambusto qua
intorno, hai spiaccicato tutte le statuette, il nostro gioco. E tu
sei lì, tutto contento, tranquillo, e pensi che nessuno ti faccia
niente eh? Tu pensi che non ci sia nessuno che ti castighi al
mondo. Neanche tuo padre, eh? E se adesso invece io ti
fulmino?
Ridi
eh?
Non
ci
credi,
eh
?"
Ffvvuuuooommmmm! Un fulmine tremendo è uscito dagli
occhi di Gesù Bambino (Descrive la terribile fiammata)
Una lingua di fuoco, come una biscia-serpente infiammata,
attorciglia tutto 'sto bambino, lo scaraventa, lo rivolta, lo
sbatte per terra, diventa terra cotta come in un forno. Poem!
Fumante!!
Tutte le donne dai balconi si mettono a gridare: "Cosa hai
combinato di tremendo?"
I soldati impalliditi dallo spavento scappano sui cavalli.
La Madonna, che ha sentito gridare da lontano, Arriva di
corsa: "Cosa è successo? Bambino cosa hai fatto?" "Niente... (ho) fatto un miracolo. Il mio primo miracolo.
505
Guarda (è) ancora caldo." - "Ma come... è un bambino? É un
bambino che hai trasformato in terra cotta!! Ma cosa hai
fatto, cosa? Ma perché?" - "Eh! Ma lui era cattivo, cara!" "Non voglio ascoltare scuse! Resuscitalo!" - "No!" (Con
voce piagnucolosa)
"Gesù, obbedisci! Pensa alla povera mamma di questo
bambino... il crepacuore che avrà...! Resuscitalo!" - "Ma non
sono capace madre, io ho imparato soltanto a fulminare...
non ho ancora imparato il resurgit!" - "Non dire bugie,
resuscitalo e in fretta! Non capisci che se arrivano i soldati ci
tocca scappare di nuovo... io e tuo padre abbiamo appena
trovato un lavoro!" - "Eh, ma però, ecco... non si può fare un
miracolo e poi disfarlo subito! Bene, lo resuscito, però con
una pedata..." Tum! Una pedata nel culo di terra... Prum... il
bambino di carne e ossa torna in piedi (resuscita).
Si tiene le chiappe nelle mani, si guarda intorno spaventato:
"Cosa è capitato, cosa è successo cos'è?"
E il bambino Gesù gli dice: "Sono stato io... il miracolo...
fulminato... resuscitato! Poi è arrivata la mia mamma...
Ringrazia la Madonna! Falle subito un fioretto! Ma tu, ti
senti bruciare il culo per la pedata che ti ho dato? Attento
che c'è un'allegoria, eh! Di grande insegnamento per quelli
che sono spaventati, che dietro alle finestre si sono nascosti
per la gran paura. (Indica in alto tutt'intorno alla piazza)
Se quelli cominciano a pensare, ragionare, bada bene, che tu
diventerai grande a forza delle pedate che ti prendi! Il culo ti
cresce, ti cresce, ti cresce, ti cresce: Puuummm! E ti scoppia!
In eterno senza culo! Amen!"
506
507
VECCHIE TRADUZIONI
Il primo miracolo di Gesù Bambino
Traduzione
Quando nel cielo grande e scuro, pieno di stelle, di colpo
come un fulmine è arrivata la stella cometa con 'sta grande
coda splendente di fuoco... Sbandando a zigzag come un
serpente ammattito con il ballo di San Vito... ed è piombata
dentro a 'sti lumini di stelle come un pipistrello a
scompigliare una frotta di lucciole spaventate... 'ste povere
stelle si sono messe a gridare: "Ma chi è 'sto sacramento!" E
questa grande stella andava come ubriaca, tornava indietro e
scompariva lontano, e tracciava una gran scia che éra proprio
il cammino per i Re Magi. Infatti c'erano i tre Re Magi che
venivano da lontano, fin dall'Oriente.
Il più vecchio dei tre Magi éra un re con tanto di corona
d'oro in testa, i capelli bianchi e una barba grigia. La faccia
ingrugnita, un naso a becco da cattivo e bestemmiava, tirava
a "sacramenti" perché aveva dei bubboni sul culo che ad
ogni a "sellata": toc! si spiaccicavano da farlo gridare.
Ce n'éra un altro, un re, giovane, montato su un cavallo
bianco, in testa la corona sotto la quale gli spuntavano
riccioli tutti d'oro e, più sotto, occhi celesti. E, sempre, sulla
bocca aveva un sorriso. E ce n'éra un terzo montato su di un
cammello: ed éra un Magionegro, un negro ma cossì negro,
che, a suo confronto, il cammello grigio che montava pareva
più bianco del cavallo bianco del Magio biondo. Bello di
508
faccia e tutto ridente, sempre sul Cammello andava
cantando. E cantava di continuo, di continuo questa tiritera:
"Oh che bello, che bello che è andare sul cammello
Che bel, che bello!
Un saltello, due saltelli sulla gobba del cammello
Oohh che bello, che bello il cammello che va a Betlèmme
Sotto il lume di mille stelle.
La cometa che accompagna
giusto fino alla capanna
e la Madonna che ninna
il bambino che frigna e piange
e San Giuseppe che sega, sega
Gli angiolini che volano e pregano
L'asinello e il bue che soffiano
e il cammello che sgamba e sgroppa
balzelloni, guarda come trotta.
Oh che bello, che bello, che bello
che è andare sul cammello.
Di gran lunga è più bello
che andare sul cavallo sul cavallo
ti si scuotono i testicoli
questo non ti capita sul cammello.
Che bello, che bello, che bello!"
"Basta, basta! — il vecchio bestemmiava — Ma non si può!
Sono quattro giorni e quattro notti che canta che è bello su
'sto cammello!"
(Il Re Magio negro riprende la tiritera)
509
"E per forza che mi tocca cantare
sul cammello per farlo andare
perché se io non gli canto
il cammello s'addormenta,
si addormenta, cade per terra
si inciampa e io ruzzolo a basso
col cammello che mi frana addosso
cossì rimango tutto schiacciato.
Certo che canto sul cammello!
Oh che bello, oh che bello!
Così arrivo alla capanna con la madonna che ninna
San Giuseppe che sega, sega
il bambino che ragiona e piange
gli angioletti che volano e pregano.
Il cammello che sgroppa e trotta
oh che bello, che bello, che bello!
Sopra al cammello bisogna che canti
anche per dargli un po' di ritmo
perché andare sul cammello non è come andare in groppa al
cavallo
che il cavallo va al galoppo
e il cammello sgamba al trotto
zampe ambate una davanti l'altra dietro,
che se non si da il tempo giusto
incespica una gamba nell'altra
inciampa e va là ruzzolando
a rotoli se ne va e si schianta
e io sotto ribaltato
510
tutto schiacciato dal cammello
oh che bello, che bello, che bello!
Dargli il ritmo e farlo ballare
che a Betlèmme io voglio arrivare col cammello.
Oohhee che bello!
Oohhee che bello! "
"Basta! - grida disperato il vecchio Re Magio - Ti mangio
vivo! Ti pelo via tutto il negro e mi mangio il bianco di
dentro! Té lo mangio intero!
Già, L'idea di far venire anche un Re Magio negro, perché
doveva esserci tutta l'umanità! Non potavamo portarci
appresso un giallo, rosso, a pallini... No, negro! E poi con
questi occhi bianchi che ha, con la pupilla nera in mezzo,
che quando c'è scuro gli viene rossa che pare una belva
feroce.
Che l'altro giorno sono andato in campagna, che avevo dei
miei bisogni un po' di corpo da fare... e mi sono tirato giù le
brighe, perdonatemi se ve la racconto, ero a metà,
accovacciato sulle ginocchia, proprio in questa posizione,
quando ti vedo davanti a mé due occhi da bestia feroce! Mi
sono cacato sopra alle brighe! E poi éra lui che cacava
davanti a mé! Cacava ma non cantava! L'unica volta che non
cantava. Non poteva forse gracchiare: Oh, che bello, che
bello è cacare senza il Cammello?"
In quel momento la stella cometa fa una svolta come un
fulmine e di colpo si ferma in mezzo al cielo, bloccata.
" Cosa è successo?"
E il negro gli dà una risposta con una bella cantata:
511
"Si è fermata per riprendere un po' di fiato!
Vuol dire che siamo arrivati!
Arrivati quasi a Betlèmme, che bel, che bello!"
Disperato, il Re Magio vecchio sprona il suo cavallo e se ne
va via come un matto e dietro subito lo segue il Re Magio
negro e tutti e due vanno in fondo nello scuro, nel buio e
scompaiono... Scompaiono ma si sente più di lontano: "Oh
che bel, che bello!"
"Basta!"
"Oh che bello... "
"Basta!"
(Mima l'ascolto di voci sempre più flebili e lontane)
"Oh che bello!"
"Basta!"
E poi un gran silenzio.
In quel momento, di colpo, nel cielo, appare un angiolone.
Con i capelli tutti scompigliati e i boccoli che col vento
sbandieravano. Con un cerchione d'oro inchiodato sulla
testa. Con grandi lembi del vestito di seta che per il vento
svolazzavano come vele slacciate. E di traverso, qui sul
petto, un gran nastro di seta con scritto sopra: "Angelo!"
Apposta per quelli che sono tardi a capire. E questo angelo,
con le sue grandi ali tutte colorate, andava volando come una
tremenda poiana nel cielo. Veniva giù a capo morto quasi a
graffiare la terra e gridava:
"Uomini di buona volontàaaauuuuaaaauuuvvvvvv... venite
che è nato il redentoreeeeaaauuuaavvv!" (Mima la picchiata
512
con volo radente dell'angelo) Con tutti i pastori che si
buttavano per terra spaventati!
"Oheee... ma sei matto! Vuoi schiacciarci? Hai spaventato
tutte le pecore... che gli è andato via anche il latte! (Mima
un'altra picchiata dell'angelo che per poco non lo travolge)
Se almeno ti capitasse di andare a sbattere contro la
montagna cossì che il cerchione ti si incastra fino al collo e ti
sparpagliano tutte le piume da ogni parte. Gallinaccio!"
E i pastori si mettono in cammino verso la capanna e portano
tüta la roba da mangiare. E chi porta del formaggio, chi un
capretto, dei conigli, un altro delle galline, e chi gli porta del
vino, dell'olio, chi porta le mele cotte e le torte con le
castagne. E poi ci sono quelli che arrivano con la polenta
apposta dalla Bergamasca. Roba che dare della polenta a un
bambino appena nato, ci vuole una bella testa da coglioni.
Ma dicono: "Bisogna fare il presepe!"
Sant'Anna, nella capanna, metteva a posto tutti i doni che
arrivavano.
Che tutta la stalla éra piena di cose da mangiare, l'asino éra
tutto coperto di pacchi e fagotti tanto che gli spuntava fuori
solo la testa, mezzo soffocato. La vacca éra coperta che non
si vedeva più. Galline, formaggi, salami, botticelle
dappertutto che sembrava d'essere al mercato! Arrivano i Re
Magi, si inginocchiano. C'è il vecchio che porta il suo
regalo, poi il giovane e arriva dentro il negro...
"Ohe che bello, che bello, che bello!
Il Bambino nella cesta"
513
"Fuori negro, via, zitto! Non spaventare il Bambino. Canta
di fuori!"
In quel momento si sentono i soldati che arrivano. I soldati
che vanno in tutte le capanne a vedere se è nato il Redentore
per ammazzarlo. E allora, davanti alla capanna dove c'éra la
Madonna e Gesù Bambino, l'angiolone si para davanti con
una tremenda sciabola. Arrivano i soldati e quello che stava
in testa si blocca: "Fermi, guardate, davanti a quella capanna
che sacramento di angelo c'è lì, via che ci spacca in due! Via,
via, scappa!"
E in quel momento nella città, patatum patatum patatum un
banditore: "Ehi ascoltate mamme, ascoltate donne! Chi di
voialtri ha fatto nascere in questi tre giorni un bambino può
essere contenta, perché il re ha deciso di dare un premio al
più bel bambino che è nato. Portatelo alla reggia. Portatelo
dentro alla casa grande di Erode e al bambino più bello
donerà una coroncina con su scritto: "Oh come è bello
questo bambino! É un bambino quasi più bello del figlio di
Dio!" E anche la donna che l'ha partorito avrà una corona
con sopra stampato: "Questa è la Mamma che ha fatto
nascere 'sto bambino! Bello come Dio!"
Sant'Anna che ha ascoltato 'sto discorso è andata subito dalla
Madonna: "C'è un premio, andiamo, porta subito il tuo
bambino al concorso." - "No che non lo voglio. Io non ho
bisogno di avere consolazioni oltre di quella che ho già
avuto!" - "No, non ha importanza, bisogna che lo sappia
tutto il mondo. Il premio donato da Erode non può
prenderselo un altro bambino! Andiamo, andiamo! Ubbidisci
alla tua mamma!" E fanno per uscire ma poi ci ripensa e
514
dice: "Aspetta che andiamo a prendere dei nastri per far più
bello il nostro bambino e tu Giuseppe dai un occhio al
bambino e stai attento che non gli capiti qualche cosa. "
Vanno fuori e subito San Giuseppe pianta lì di segare e dice:
"Qui ci deve essere una trappola, io sento che c'è una
trappola. Gesù Bambino cosa ne dici tu?"
E Gesù, Bambino che éra già intelligente, dice: "Sì, sì..." e
schiaccia l'occhio. Allora San Giuseppe tira fuori un
bicchiere dove c'éra dentro della roba nera per (dipingere) i
catenacci. Con un pennello tac, tac, tac, fa dei puntini tutti in
faccia al bambino che faceva tutte le smorfie per il solletico.
"Fermo là!" poi riprende a segare.
Arriva dentro Sant'Anna: "Ohaiooh! La rosolia!... La rosolia
nera! Quel negro che è venuto dentro ha spaventato il
bambino!"
Poi prende uno straccio fu, fu, fra, pulisce, pulisce, diventa
tutto pulito, pulito.
"Qualcuno ha dipinto delle palline sul faccino del bambino!
Chissà chi è stato?" San Giuseppe che segava: "Io non so, io
non so." - "Attento tu con quella sega, che io ti sego via
qualche cosa, oltre alle corna!" Cattiva che éra Sant'Anna!
Poi lei e la Madonna vanno fuori di nuovo a prendere degli
unguenti per dare un bel profumo al bambino: "Stai attento
che andiamo fuori, guarda che se capita qualche cosa al
bambino la colpa è tua!"
Allora San Giuseppe appena che le due donne sono uscite,
non sa cosa fare... Scorge su un muro un bestiolino... tutto
rigato giallo e negro, un'ape, un'ape grande, che sembrava
più un vespone. Prende un bicchiere... toc... Col bicchiere
515
l'imprigiona contro il muro... presa! Una tavoletta. Soomm! e
la chiude sopra l'orlo (l'imprigiona nel bicchiere).
"Scusa ma ti devo far dare un morso proprio sulla guancia.
Tum! Ploff! (Indica un immediato rigonfio sulla guancia del
bambino) Dall'altra parte: toc! Ploff! Tum! (Indica un
rigonfio che spunta sull'altra guancia) Tum! In fronte!
(C.s.) La trinità dei bozzi!"
Poi, come se niente fosse, ritorna a far finta di segare. Arriva
dentro Sant'Anna: "Aaahhh Dio! Guarda 1ì. Com'è
conciato... Oohhee cos'è capitato? Che mostro! Guarda lì!" "Ma non stare a piangere, è cosa che va via quasi subito, due
mesi al massimo." Dice Giuseppe. "Cos'è?" (Indicando i
bugnoni) "E il dente del giudizio!" - "Da tutte e due le
parti?" - "Sì!" - "Anche in fronte?" - "Se non ce l'ha in testa
lui il giudizio!"
Piange la Madonna, piange Sant'Anna. "Che disgrazia!
Proprio adesso dovevano capitargli 'sti tre denti del giudizio,
che c'éra un bel premio da guadagnare! Non potremo più
portarlo, tanto che è mostruoso!"
Di lì ad un poco, fuori per la strada, si sente piangere. Si
sentono le grida disperate delle donne, delle madri, con i loro
bambini insanguinati, tagliati a pezzi.
"Aahhhaaa! Éra una trappola! Erode, appena siamo state
nella corte, ha fatto chiudere tutte le porte. E i soldati sono
venuti dentro ad ammazzarci tutti i bambini... una trappola
éra! Tutti ammazzati!"
Allora Sant'Anna ha capito, è andata per terra in ginocchio.
Anche la Madonna. E tutte e due gridavano: "Grazie Dio,
illuminato con grande mente di intelligenza. Tu hai voluto
516
salvare, con questa disgrazia finta di bugnoni, 'sto bambino
perché non arrivasse nelle grinfie di Erode. Oho! Che mente!
Che trovata che hai avuto Dio!"
E San Giuseppe che segava con rabbia, che segava anche il
cavalletto, bestemmiava: "Cossì, sempre, sempre cossì diceva - quando un uomo ha una pensata di cervello, poi tutti
ringraziano Dio, che non ha fatto niente!" In quel mentre
viene dentro un angelo, gridando: "Fuori, fuori - dice - le
masserizie!" - "Come le masserizie!" - "Trasloco! Via,
scappare!" - "Dove?" - "Fuga in Egitto!" - "Di già?" - "Sì, ci
sono tutti i soldati di fuori che vi cercano." - "Aspetta,
andiamo a prendere un carretto - dice Sant'Anna - per
caricare tutti i regali che ci hanno portato." - "Niente regali,
non si porta via niente!"
Dice la Madonna: "Eh no, i miei regali li voglio cara, i miei
regali per il bambino, che quando diventa grande..." - "Tira
fuori l'asino!" - "Ma no, no - dice San Giuseppe - non si può
caricarlo 'st'asino, sono quattro giorni e quattro notti che
soffia, è sfiatato come una luganega rinsecchita!"
Veniva infatti avanti, 'sto asino, ubriaco che non si reggeva
in piedi, gli si allargavano le gambe appena lo caricavano.
Caricavano tutti i fiaschi, gli otri, caricavano i formaggi,
pacchi e fagotti. E 'sto asino: vvuumm! Vvuuummm!
Andava sotto, allargava le gambe, la pancia per terra. C'éra
la Madonna che montava sopra al mucchio, seduta col
bambino in braccio.
"Madonna - le diceva San Giuseppe - vieni giù, muore, non
può muoversi." - "Ma non posso caro, che tutta la gente è
517
abituata, durante la fuga in Egitto, a vedermi seduta sopra
l'asino fin dalla partenza."
E allora San Giuseppe si mette sotto all'asino, se lo carica
sulla groppa e vanno via tutti insieme. Dopo due giorni, tre
giorni, tutta la sacra famiglia arriva davanti a Jaffa. Jaffa
bianca con tutte le torri altissime, meravigliose. E subito
l'angelo vola in cielo, fa un gran volo. E l'asino tira su la
grande testa. Iiiaaaahhhhhhh! Pfrrrooofff! (Imita il ragliare
dell'asino) Una scoreggia dal culo: PLUFF! L'anima
dell'asino va in cielo. Allarga le gambe, pom, la pancia per
terra. La Madonna sopra alla bestia spirata, guarda: "Povera
bestia, segno di Dio, vuol dire che siamo arrivati." Vanno
dentro alla città, trovano una stamberga, tutto un buco, che,
al confronto, la capanna di Betlèmme éra una reggia.
Giuseppe tappa i buchi. La famiglia si mette a dormire. Alla
mattina subito la Madonna prende una cesta e va intorno a
cercare panni da lavare, perché bisogna che aiuti anche lei la
famiglia. E San Giuseppe andava intorno col martello, la
sega e chiodi per trovare da fare dei lavori. Il bambino in
mezzo alla strada. La sera la Madonna arriva, morta
rovesciata, con tutta la schiena spaccata, rotta. Si siede
sudata, stanca. E San Giuseppe viene da fuori imbestialito
che non ha trovato lavoro da un soldo. Si mette lì col
martello sul tavolone ptum! Ptum! Ptum! Ptum! e picchia
sopra le dita, che quella è l'unica maniera di sfogarsi che
hanno i falegnami. Arriva dentro Gesù Bambino con i mocci
giù dal naso, fin sulla bocca, tutto strapenato, con le mani
sporche, le braghe di traverso, senza neanche una scarpa ai
piedi.
518
"Mamma! Ho fame!" - "Bella maniera che hai di venire a
casa, invece di chiedere subito del tuo papà, della tua
mamma... se sono contenti, o stanchi. Perché devi fare cossì,
eh?" - "Eh, mamma, ma io ho fame!"
E la Madonna: "Ma non hai vergogna? Proprio tu che sei
venuto apposta dal cielo, che sei nato al mondo apposta per
insegnare agli altri a essere buoni, avere amore e avere
buone parole per tutti... E proprio ai primi due cristiani ai
quali devi portare rispetto, tu arrivi a neanche salutarli!" E
Gesù Bambino: "Eh, la madonna!" Impallidisce la Madonna
e Giuseppe anche. Si mettono a tavola. "Bambino, vai a
lavarti le mani, pulisciti i mocci dal naso, mettiti un po' i
capelli in ordine. Guarda i boccoli... cossì. Fatti il segno
della croce! No, aspetta, è un po' troppo presto!" Poi il
bambino dorme. Dorme la Madonna, dorme Giuseppe. La
mattina Gesù si sveglia e resta da solo. Solo, non c'è
nessuno. Allora si mette su le braghe, mangia un pezzo di
pane, va in giro dove c'è la strada, e vede tutti i bambini che
giocano: a cavallina, a nascondersi, al gioco dello schiaffo...
"Ehi, bambini! Fate giocare anche mé ai vostri giochi!" "No!"
"Vado sotto io! Facciamo la cavallina. Anche il gioco dello
schiaffo." - "No! Vai via, Palestina!" - "A correre? Voialtri
mi correte dietro. Facciamo il ladro. Io faccio il latro?" "No!" - "Ma perché?" - "Via, Palestina! Terrone!"
Il bambino piange. Piange il bambino con gli occhi grandi
che colano goccioloni di lacrime. E pur di aver la possibilità
di giocare, di far festa, di far gioco e fantasia con gli altri
bambini, ha fatto un miracolo. Che la sua mamma gli aveva
519
sempre detto: "Non far miracoli intorno, che ti scoprono, che
se capiscono che tu sei il figlio di Dio... arrivano gli sbirri
dell'Erode e ci tocca scappare di nuovo!"
Nella piazza c'éra una fontana. E tutto intorno della terra.
Della terra creta, di quella che si adopera per fare i mattoni.
Gesù Bambino prende su un pugno di terra e incomincia con
'sti ditini a lavorarla: ne esce un crapino di uccello, poi tutto
il corpicino con le alettine, poi le piume, fini, fini. Raccoglie
un bastoncino per fargli le zampine...
"Bambino, guarda che bell'uccello di terra! Di terra è!" - "Oh
che bravo il Palestina, viene apposta da lontano per far
vedere l'uccellino di terra... oh bravo!" - "Sì, ma io sono
capace di farlo volare." - "Come?" - "Gli soffio sopra." - "Fai
vedere!"
"Ecco! Pfffuuuuuuuuuu!" (Soffia con forza) E l'uccellino
apre tutte le piume e le ali, si distende, le sbatte, le sbatte:
ciup, ciup, ciup, ciu, viricip, ciup, viriiii, cip! (Mima, con le
sole mani, l'uccello che svolazza intorno fino a scomparire
nel cielo)
"Boia, che drago il Palestina! Che stregone! Oh, ha fatto
volare un uccellino!" - "Non è vero." - "Come no? L'ho
visto io!" - "Ma è un trucco vecchio come la madonna: lui ha
preso un uccellino stordito che è caduto giù da un albero.
L'ha preso su. Poi lo sbatacchia un po' nell'acqua. Poi l'ha
sfregato un pochettino nella terra. Poi l'ha messo sulla mano,
gli ha soffiato nel culo: brivido vce, vce, vce... è volato via!"
- "Ma no, l'ho visto io, éra proprio di terra! Fagli vedere, dai
Palestina... Un altro pezzo di creta, avanti, muoversi, dai che
520
è fatto... via con le alette... dai, soffia!" - "Aspetta!" - "Chi
è?"
Arriva un ragazzotto, un bambino, con una gran testa, tutta
riccioli neri: "Fermo, verificare!" - "Chi sei?" - "Tommaso!"
- "Tommaso? Come non detto!" (Alza le mani, arreso di
fronte alla consuetudine e al personaggio)
Tommaso prende un chiodo... sum sum sum... buca
l'uccellino di terra: "Regolamentare, vai!" - "Attenti che
soffio!" (Soffia) Ppfffuuuuuuuu... cip, cip, cip, cipcipcipci!
(Mima nuovamente il volo dell'uccellino) "Vola! L'uccello
vola! Bravo Palestina! Caro, come ti voglio bene! Toh un
bacino! Ma perché sei stato lontano cossì tanto tempo? Che
gioco che facciamo! Adesso ognuno fa un uccello. E lui, poi,
il Palestina: pffuuu! Soffia e fa volare i nostri uccelli!" "Dai Palestina! Che bel Palestina che sei!"
E tutti hanno cominciato a fare degli uccelloni.
Uno ha fatto una pagnotta tutta tonda con una coda dritta,
con delle ali quadrate, con un gran testone che cadeva, poi
ha fatto due gambine, tum... cade giù... gliene ha messe
quattro, poi cinque zampe.
"Ma non si può un uccello con quattro zampe..." - "Se non
sta in piedi... Importante è che voli, no?"
Poi un altro fa una salsiccia, una biscia, una biscia-salame,
con dodici ali in fila, senza la coda, dodici zampe.
"É un cagnotto..."
Poi un altro ha fatto un pastone, pareva una torta, con la testa
dritta in mezzo, senza collo, il becco in su... e tutte le ali,
tutte spaiate, tutte intorno. E senza gambe.
"Non so se vola, vedremo..."
521
Poi, un altro, aveva fatto degli uccellini, che parevano delle
cacatine. Poi un altro uno stronzone. E l'ultimo, un gatto!
"Non si può far volare un gatto!" - "Se vola quello stronzone
là, volerà anche il mio gatto!" - "No, i gatti non si possono
far volare. Un po' di regola!" - "Mamma! Il Palestina non
vuol far volare il mio gatto!" (Mima la madre che si affaccia
al balcone e grida:) "Fa volare subito il gatto di mio figlio,
Palestina! Se no, vengo giù e ti inchiodo!" (Fa il gesto del
bambino Gesù che si osserva preoccupato i palmi delle
mani)
"Tutti gli uccelloni, tutti in fila."
"Via, che soffia!" (Mima il volare strampalato di vari
uccelli)
Pffuuuuu... La pagnotta: quac, quic, quoc, qua, té, pu, qua,
té.
Pfffeeee... la salsiccia: pici, pete, qua, té, ce, che, se, té, pe.
Pffeeeee... la torta: psu, psu, psu. Ppfuuuu... lo stronzone:
pce, pque, pte, pci, pce. Il gatto! Pffuuuu pne gna gnum
gnam! Mangia tutti gli uccelli nel cielo! "Ohi! Che bello, che
ridere a crepapancia!" - "Un'altra uccellata, avanti tutti
insieme!"
Tutti che fanno uccelli. Vengono anche dagli altri quartieri,
tutti i bambini. Tutta la piazza piena di bambini che fanno
tutti pasticci con la terra, tutte le statuette. Uccelli di tutte le
forme e colori. Giocano, ridono e cantano!
Ma in quel momento: TRAC! Si spalanca il portone della
grande piazza. E si vede apparire un cavallo negro, tutto
bardato, bello, con sopra un bambino, tutto rubizzo, con
degli occhi la briccone, con i capelli bén pettinati... le piume
522
sul cappello, vestito di velluto e di seta, con un collettone di
pizzo. E c'erano dei soldati appresso a lui con la corazza di
ferro, anche loro con le piume sul cappello, sopra dei cavalli
bianchi. Quel bambino éra il figlio del padrone di tutta la
città. (Mima il bambino che, dal cavallo, si rivolge ai
ragazzini del quartiere)
"Ehi ragazzini, a che cosa giocate?" - "Fai finta di niente.
Quello è un rompicoglioni. E il figlio del padrone. Palestina
non dargli retta. Non dargli retta, fa finta di niente." - "Mi
dite a cosa state giocando? Posso giocare con voialtri?" "No!" - "E perché, di grazia?" - "Cossì! Perché tutte le volte
che noialtri domandiamo di giocare con té, figlio del
padrone, con i tuoi cavalli per fare un giretto, tu dici no!
Perché tutte le volte che veniamo a casa tua che tu hai dei
gran giochi, tu ci fai scacciare dai tuoi sbirri. Noialtri adesso
abbiamo un bel gioco, il più bel gioco del mondo, ma il
Palestina, che è il capo del gioco, è nostro. Tu sei ricco ma
non hai il Palestina. Il Palestina è per noialtri. Vero Palestina
pica, pciu! (Mima di baciare Gesù) Non té ne andare con
quello, eh! Non fare il Giuda, ah!" - "Ma si può sapere che
gioco è?" - "Certo che té lo dico... Noialtri facciamo gli
uccelloni. Poi il Palestina, soffia e li fa volare. Vuoi giocare
anche tu?" - "Oh sì!" - "Bene, tira fuori il tuo uccellino,
soffiaci sopra, e vediamo se tu sei buono di farlo volare!"
(Mima un gran sghignazzo corale)
Rosso, arrabbiato, éra il figlio del padrone! Con gli occhi
fuori dalla testa. Negro dalla rabbia, il bambino ha preso una
lancia del soldato, ha dato di sperone al suo cavallo, il
cavallo è arrivato in mezzo e gridando come un matto: "Se
523
non gioco io, non giocate neanche voialtri!" - zan,zan, a
spaccare con gli zoccoli del cavallo tutte le statue, tutte le
figurine di creta. Tutta per terra la terra spaccata, sbriciolata.
I bambini che piangevano... tiravano palle di creta, i soldati
arrivano a cavallo e gridano: "Via! Fuori, andate fuori, via!
Che lui può fare quello che vuole, perché lui è il figlio del
padrone!"
Le mamme si affacciavano alle finestre: "Cattivo! Un gioco
così bello che éra! Non costava niente... i nostri figli erano
contenti, e tu..."
E i soldati: "Via madri! Via, che vi arrivano le lance!"
Pfium, pfium, ptum, ptum! Tutte le finestre, le porte chiuse.
La piazza vuota. Éra rimasto soltanto il bambino, figlio del
padrone, sul suo cavallo negro, con i soldati che ridevano. E
nessuno si éra accorto che éra rimasto il Bambino Gesù
vicino alla fontana. Con gli occhi grandi, pieni di lacrime...
che guardava verso il cielo che si éra riempito di nuvole.
(Indica il bambino che urla rivolto al cielo) "Paaadreee,
paaadreee!"
Le nuvole si sono aperte: broomm, proomm, brooommm!
(Mima il padreterno che si affaccia tra le nuvole) "Cosa
c'è?!"
"(Rifacendo il tono del bambino, che a fatica trattiene il
pianto) Padre, son io, Jesus... " - "Cosa ti è capitato,
bambino?" - "Ehheehh... quel bambino li è cattivo, ci ha
rotto tutte le figurine di terra che noi avevamo fatto per
giocare. Ci ha schiacciato tutto col suo cavalco… (Piange
farfugliando)
524
guduhnchettu." - "Ma caro, per una stupidata cossì, devi far
prendere uno spavento cossì grande a tuo padre? Che sono
arrivato di corsa, di volata, che ero dall'altra parte
dell'universo... ho bucato quasi dodici nuvole, ho tirato
(messo) sotto dodici cherubini, e mi si è stortato tutto il
triangolo! Che ci vuole un'eternità per rimetterlo a posto!" "Eh, ma lui è stato cattivo, lui è il figlio del padrone, ha
tutto! Ha tutti i giochi, ma quando ha visto che noialtri
eravamo contenti, ci ha... gauderetutetuduuhu... (singhiozza)
rotto tutto... ehha... (piange) e io avevo tanto faticato..." "Parla chiaro." - "E io che avevo fatta tanta fatica a fare il
miracolo di far volare gli uccellini... per avere degli amici,
per giocare insieme... che dopo mi chiamano Palestina caro,
toh un bacino... Adesso sono di nuovo solo, come prima.
Tutti i miei amici sono scappati... ehhee... (Piange) Ho un
gran dolore io, ho un gran dolore padre eeehhheee... " - "Hai
ragione. Devo bén dire che lo spaccare, il distruggere sogni e
giochi di fantasia dei bambini, è proprio la peggiore delle
violenze... Ma quello è un bambino, caro... cosa devo fare
eh? "
"(Gesù, prima si lascia sfuggire un sospiro di pianto poi,
con tono il più candido e normale possibile:) Ammazzalo!
(Sorride guardando accattivante verso l'alto) Eh? (Mima
sorrisi e ammiccamenti per ottenere il consenso del padre)"
- "Ma caro, ti ho mandato apposta giù dal cielo in terra per
insegnare la pace fra gli uomini, parlar loro d'amore. La
prima volta che qualcuno ti fa qualche cosa, vuoi
ammazzarlo? Cominci bene la professione, eh?" - "É troppo?
Bene, allora storpialo... sguercialo, eh? Sguercialo e
525
storpialo... " - "No, non si possono fare queste cose, caro.
Non si può cominciare con la violenza cossì eh?" - "Non si
può? Non puoi tu, eh? Lo ammazzo lo?" - "Ebbene, fai
quello che ti pare, che tanto con té non si può discutere. Ma
non andare intorno a raccontare che sono stato io."
Prroomm, bbrrraaamm, le nuvole scompaiono... si
sbriciolano e il cielo torna limpido. E non è passato il tempo.
Di nuovo c'è il bambino del padrone che ride, con i soldati
che sghignazzano, e il Bambino Gesù vicino che chiama:
"Figlio del padrone!" - "Eh?" - "Eeehhheeehhhh" (Ride
compiaciuto col fare di chi sta preparando uno scherzo
atroce) Ridi eh? Hai fatto tutto questo trambusto qua
intorno, hai spiaccicato tutte le statuette, il nostro gioco. E tu
sei lì, tutto contento, tranquillo, e pensi che nessuno ti faccia
niente eh? Tu pensi che non ci sia nessuno che ti castighi al
mondo. Neanche tuo padre, eh? E se adesso invece io ti
fulmino?
Ridi
eh?
Non
ci
credi,
eh
?"
Ffvvuuuooommmmm! Un fulmine tremendo è uscito dagli
occhi di Gesù Bambino (Descrive la terribile fiammata)
Una lingua di fuoco, come una biscia-serpente infiammata,
attorciglia tutto 'sto bambino, lo scaraventa, lo rivolta, lo
sbatte per terra, diventa terra cotta come in un forno. Poem!
Fumante!!
Tutte le donne dai balconi si mettono a gridare: "Cosa hai
combinato di tremendo?"
I soldati impalliditi dallo spavento scappano sui cavalli.
La Madonna, che ha sentito gridare da lontano, Arriva di
corsa: "Cosa è successo? Bambino cosa hai fatto?" "Niente... (ho) fatto un miracolo. Il mio primo miracolo.
526
Guarda (è) ancora caldo." - "Ma come... è un bambino? É un
bambino che hai trasformato in terra cotta!! Ma cosa hai
fatto, cosa? Ma perché?" - "Eh! Ma lui éra cattivo, cara!" "Non voglio ascoltare scuse! Resuscitalo!" - "No!" (Con
voce piagnucolosa)
"Gesù, obbedisci! Pensa alla povera mamma di questo
bambino... il crepacuore che avrà...! Resuscitalo!" - "Ma non
sono capace madre, io ho imparato soltanto a fulminare...
non ho ancora imparato il resurgit!" - "Non dire bugie,
resuscitalo e in fretta! Non capisci che se arrivano i soldati ci
tocca scappare di nuovo... io e tuo padre abbiamo appena
trovato un lavoro!" - "Eh, ma però, ecco... non si può fare un
miracolo e poi disfarlo subito! Bene, lo resuscito, però con
una pedata..." Tum! Una pedata nel culo di terra... Prum... il
bambino di carne e ossa torna in piedi (resuscita).
Si tiene le chiappe nelle mani, si guarda intorno spaventato:
"Cosa è capitato, cosa è successo cos'è?"
E il bambino Gesù gli dice: "Sono stato io... il miracolo...
fulminato... resuscitato! Poi è arrivata la mia mamma...
Ringrazia la Madonna! Falle subito un fioretto! Ma tu, ti
senti bruciare il culo per la pedata che ti ho dato? Attento
che c'è un'allegoria, eh! Di grande insegnamento per quelli
che sono spaventati, che dietro alle finestre si sono nascosti
per la gran paura. (Indica in alto tutt'intorno alla piazza)
Se quelli cominciano a pensare, ragionare, bada bene, che tu
diventerai grande a forza delle pedate che ti prendi! Il culo ti
cresce, ti cresce, ti cresce, ti cresce: Puuummm! E ti scoppia!
In eterno senza culo! Amen!"
527
si può fare a meno de inserirlo
NELLA prima VERSIONE EINAUDI il brano chiudeva
con queste altre battute
gabriele Dòna induluràda... che fin ’n’d’ól vénter t’ha
scarpàda ól patimént, oh, mi ól cognósi ciàro ‘sto turmént
che t’hàit catàt mirànd ól Segnor zóvin Deo inciudàt... in ‘sto
mumént ’égni a cognüsel anc mi, de parimént.
maria Ól cognóset de parimént... de parimént a mi? Ah l’hàit
ü ti, Gabriél, in dól venter grosì, al mé fiòl? At n’è sgagniàt
ti i lavri par no’ criàr di dulüri ’nd’ol parturìl? At l’hàit
nutregàt ti? Dàit de tèta ól latt, ti, Gabriél? Hàit soffregà ti,
quand l’è stàit malàd con la féver, i macc de la rosolia e i
nòti in pie a ninàl c’ol piagnéva pèi prém dénci? No
Gabriél… si no’ hàit scuntàt ‘ste bagatèle, no’ pòdet parlà
d’avegh ól mé stèso dolùr in ‘sto mumént.
gabriele At gh’hàit resón, Maria... perdóname ‘sta presonzión
che m’l’ha gh’ha detàt ól strapacòre che gh’ho in de dentro,
che m’ figüràva vès in punta o òmnia patimént.
Ma mi égni recurdàt che ól sarà pròpi ‘sta tua canzon
plangìda sanza vóse… ’sto lamento intonàt sanza singülti…
‘sto sacrifìzi to’ e del caro fiòl de ti, c’ol farà squarciàrse ól
cièl… che pòda i òmeni reversàrse par la préma volta in
paradìs!
traduzione
gabriele Donna addolorata... che perfino nel ventre t’ha
strappato il patimento, oh, io lo conosco chiaramente questo
tormento che ti ha preso guardando il Signore giovane Dio
528
inchiodato... In questo momento vengo a conoscerlo anch’io
(al) pari di té.
maria Lo conosci al pari mio, pari a mé? L’hai avuto tu,
Gabriele, nel ventre ingrossato - che cresceva giorno dopo
giorno - che si ingrossava giorno dopo giorno, il mio figlio?
Ti sei morso le labbra per non gridare di dolore nel
partorirlo? L’hai nutrito, tu? Dato il latte dalla mammella tu,
Gabriele? Hai sofferto tu, quando è stato ammalato con la
febbre, le macchie della rosolia e le notti in piedi a ninnarlo
che (quando) piangeva per i primi denti? No, Gabriele… se
non hai provato queste bagatelle, non puoi parlare d’avere il
mio stesso dolore in questo momento.
gabriele Hai ragione, Maria... perdonami questa presunzione
che mé l’ha dettata lo strappacuore che ho dentro (tanto) che
mi figuravo di essere in cima ad ogni patimento. Ma io
vengo a ricordarti che sarà proprio questa tua canzone,
pianta senza voce, questo lamento intonato senza singhiozzi,
questo sacrificio tuo e del caro figlio tuo che farà squarciare
il cielo, affinché possano gli uomini riversarsi per la prima
volta in paradiso!

DA presentazione matto sotto la croce
Cambia la situazione: vediamo il matto sotto la croce; Cristo
è già inchiodato sui legni, gli uomini che l’hanno issato sul
traversone stanno giocandosi la tunica del Gesù.
Naturalmente il matto è della partita, è seduto con loro e sta
dando le carte : punta, rilancia e, come sempre, perde, ci
rimette quasi le braghe. All’istante si alza, va sotto la croce (
indica e descrive) immaginate la croce piantata qui... il
529
Cristo issato lassù, rivolto da questa parte, dove stanno i
giocatori. Il matto chiama Gesù, gli fa cenni e riesce a
guadagnare la sua attenzione, gli parla: “ Scusa se ti vengo a
rompere le scatole...hai già abbastanza rogne per conto tuo,
ma dovresti farmi un favore, un piccolo miracolo: farmi
vincere! Io non ci sono mai riuscito. Fammi provare ‘sta
soddisfazione , almeno una volta!”. E’ ovvia l’allegoria del
popolo minuto, sempre perdente. “ Aiutami... dammi la
furbizia, la scaltrezza e una fortuna da far schifo! Fammi un
segno se ci stai.” All’istante intuisce che Cristo gli ha fatto
segno di si. Il matto fuori di se dalla gioia torna ad
accovacciarsi fra i giocatori e gioca , vince, guadagna in
modo spudorato ogni partita. Non s’accontenta di
acchiapparsi la tunica, si porta via fino all’ultima moneta
tutti i soldi dei crociatori . Gli aguzzini di Cristo sono
allocchiti, il matto si leva in piedi, afferra una sacca e ne
rovescia tutto il contenuto ...una pioggia di monete
d’argento. “Tenete, dice, sono vostre!”
“Da dove spuntano ‘sti quattrini ?”
“ Sono i trenta denari di Giuda, li avéa buttati in un rovo, lì
sotto, prima di impiccarsi a quell’albero. Io per raccoglierli
mi sono scorticato le mani e le braccia... guardate! Ad ogni
modo, sono vostri, compreso tutto il malloppo che vi ho
soffiato al gioco a un patto, però: che voi mi lasciate tirar giù
Gesù Cristo dalla croce.”
E quelli rispondono: “Va bene, aspetta che ‘st’inchiodato tiri
gli ultimi e té lo potrai portar via.”
“ No, io lo voglio da vivo!”
“Da vivo? E cosa té ne fai, scatoriciato com’è ormai?!”
530
“Sono affari miei”
“Ma tu sei proprio sbirolo di cervello! Appena arriva il
centurione e vede la croce spoglia del suo appeso, ci attacca
noi tutti sui bracci... due di qua e due di la!”
“Ma chi vi dice di lasciarla vuota la croce, intanto che io
cavo il Cristo di lassù voi scendete dove sta Giuda impiccato
all’albero, lo tirate giù e sulla corda ci inchiodate lui... tanto
su ‘sti legni tutti gli uomini si assomigliano, s’assomigliano
uguali, tutti poveri cristi sono!”
I crociatori accettano il cambio, si dividono i denari e,
mentre se ne scendono verso l’albero di Giuda, il matto si
procura una scala, l’appoggia alla croce e ci monta, ha in
mano una tenaglia e, salendo i primi gradini, dice: “ Sta
tranquillo che in quattro e quattr’otto ti stacco di lì”. ma
Gesù cristo rifiuta d’essere liberato perché dice “ ... il
sacrificio dev’essere consumato. Se io non muoio sulla
croce, gli uomini non saranno mai liberati dal peccato
originale ”. Il matto, se pur sorpreso, non demorde e pur di
convincerlo a scendere di lì polemizza e smaccatamente lo
provoca.
“Cosa sei venuto a fare quaggiù? Ad insegnare a noi che
sempre siamo in croce a morie sulla croce? Di altre lezioni
avéamo bisogno... bén altri insegnamenti!”
E l’insegnamento a cui il matto allude lo sentiremo recitato
fra poco. la lingua giullaresca usata dal matto è piuttosto
dura, non facile ad essere compresa... una specie di
Grammelot, ma ritmi, gestualità e cadenze vi aiuteranno a
comprendere il senso logico di tutto il discorso.
Comincio dal gioco delle carte sotto la croce
531

DOPPIO
 DA IL MATTO SOTTO LA CROCE
PRIMO CROCIATORE Adèso ghé inciudém i pie.
SECONDO CROCIATORE Són già chi mi che ól fago.
Montéghem ün sü l’óltro che se respàrmea ün ciòdo! (Botti e
grida)
Chi a terra, i giocatori mimano la partita con dadi e
tarocchi.
Il matto gioca ai dadi e ai tarocchi e vince la tunica di
Cristo, le paghe e tutto quello che posseggono...
anelli... ori... dei "crociatori".
MATTO Oh, se vorsìt tüti indré i vòst palànchi, mi a ve i
lasi de voluntéra… cumprés la culàna, i uregìt, l'anèlo... e
varda… agh tachi ancmò quèst.
PRIMO CROCIATORE E par tüta ‘sta ròba cus té vorarèset
in scàmbi?
MATTO Quèl là... (indica il Cristo).
SECONDO CROCIATORE Ól Cristo?!
MATTO Sì, veuri che m'ól lasì stacàl via de la cròse.
CAPO DEI CROCIATORI Bòn: pècia c'ól meura e a l'è tò...
MATTO No, mi ól veuri adès che l'è ancmò vivo.
PRIMO CROCIATORE Oh mat de tüti i mati... at vorèste
che de contra a gh'àbiüm de sfurnì inciodàt tüti nünch e
quatàr al so' rempiàz?
532
MATTO No, no' avérghe pagüra, che no' av capitarà nagòta
a vui: abastarà che agh pìcum su un'ólter al so' pòst… vün de
la sua tàja, e at vedarèt che no' s'incorgerà niùn d'ól scambi...
che intanto su la cròse a se insomègen tüti.
PRIMO CROCIATORE Quèst l'è anco vera... inscurtegàt in
‘sta manéra peu, che ól par un pèss in gratiróla...
CAPO DEI CROCIATORI Ól sarà vera, ma mi no' ghe
stago. E peu, chi ti gh'avarìat in mént de tacàghe d'ól
rempiàz?
MATTO Ól Giuda !
CAPO DEI CROCIATORI Ól Giuda? Quèl...
MATTO Sì, quèl so' apòstul traditùr che ól s'è impicàt
pendùt per disperaziün al figo de drio a la sces, sinquànta
pas de chi.
CAPO DEI CROCIATORI Meuves, de corsa, andém a
sbiutàl che ól gh'avarà ancmò in sacòcia i trenta denari d'ól
servìsi...
MATTO No, no' stit a disturbàv... che intànt quèi i ha bütàd
via de sübet in mèz a un rosc de spin.
CAPO DEI CROCIATORI Mé fàit a savèl ti?
MATTO Ól sago, imparchè i gh'ho catàt mi quei dinari, vün
par vün. Vardì chì che brasi sgurbiàt che am sunt cunsciàt...
CAPO DEI CROCIATORI No' m' interèsa i brazi... faghe
vedè 'sti dinàri. (Matazzone mostra i denari) Ohi, ohi, e tüti
d'arzénti... va' bèli... mé i pésa, e i sòna...
MATTO Bòn, tegnìvei, i è i vòster anca quèli, se 'gnit
d'acòrdi d'ól scambi. Par mi... mi agh sont d'acòrdi.
CAPO DEI CROCIATORI Anca nujàrtri...
533
MATTO Bòn, alóra andìt de prèscia a tòrve ól Giuda
impicàt pendüt, che mi agh pénsi a tirà de baso ól Crist...
PRIMO CROCIATORE E se arìva ól zenturión e at cata in
d'ól scrusaménto?
MATTO Agh dirò che a l'è stat una penzàda de mi... che
peu sont un mato… e che vui non gh'avét colpa niùna. Ma
no' stit chì a pèrd ól tempo, andìt...
CAPO DEI CROCIATORI Sì, sì... andèm… e a sperém che
no' ghe pòrten rogna, 'sti trenta dinàri. (I soldati escono di
scena).
MATTO Bòn, a l'è fada. Ohi, mé par gnanca vera: sunt inscì
cunténto... Gesú, tégn dur, che a l'è 'rivàd ól salvamént... töi
e tenàie... ècoe. Ti no’ l'avarèset gimài dit, ah Gesú, che ól
sarèse 'gnüd a salvàrte impròpri un mato... ah ah... 'pècia che
imprima at ligarò con ‘sta coréza, agh fagarò in un mumènt...
no' èghe pagüra che no’ té fagarò mal… at fagarò 'gnir giò
dolze 'mé ‘na sposa e peu at cargarò in le spale, che a mi a
sont fort 'mé un beu... e via de vulàda! At porterò giò al
fiüm, che lì a gh'ho un barchèt, e cont quàter palàdi ól
travèrsum ól fium... E prima che végna ciàro as truerèm bèli
'mé ól sol, a ca’ d'un mè amiso stregón c'ól té medegarà e at
fagarà guarì in trì dìe. (Pausa) No' ti veuret? No' ti veuret ól
stregón...? Bòn, andarèm da ól médego onguentàri, co a l'è
un mè amigo fidàt anca quèlo, de mi. Ne manco quèlo? Se té
veuret alóra? (Pausa) Nagót... no' at veuret miga che at
stciòdi? Ho capìt... at gh'hàit la convinziùn che con 'sti beuci
in di mani e in di pìe, tut instcincà 'n di ligadür 'mé t'han
cunsciàt, no' ti serà pì capàz de andà intórna, ni de imbucàt
de par sòl. No' ti vol star al mùndo a dipènd da i olter 'mé un
534
disgraziàd? Gh'ho indovinàt?… No' l'è nemànco par quèlo?
O sacrabiòt... e par qual razón dònca! (Pausa) P'ól sacrifizi?
Se té dìset cos'è? Ól salvamento? La redenziün... cos té
strapàrlet cosa? O poveràz!... Asfìdo mi... at gh'hàit la
féver... sent 'mé té büjet... Bòn, ma adès at tiri giò, at quarci
bén con la tònega... chì, perdónam se am permèti, ma at sèt
un bèl testón... a vores miga ès sarvàt? At veuret propri
murìr su 'ste trave? (Pausa) Sì...? Par ól salvamént di
òmeni... Oh, quèsta a l'è de no' crédarghe!... E peu a i dìsen
che ól mato a son mi... ma ti am bati de mila pértighe a
vantàgio, caro ól mè fiòl Gesú! E mi che a sont stàit a
scanàm a ziogàr a e carte tüta la nòte par peu avérghe ‘sta
gran bèla satisfazión! Ma sacragnón, ti at sèt ól fiòl de Deo,
no? Mi al cognósci bén, fam la corezión se a sgaro: bén,
dònca, d'ól mumènt che ti è Deo, t'ól savarèt bén ól resultàt
che ól gavarà daspò 'sto to’ sacrifìzi de crepare incrusàt... Mi
no' son deo e nemànco profeta: ma m'l'han cuntàd la
smortìna ‘sta nòte, in fra i làgreme, 'mé ól 'gnirà a furnì. In
prima at fagaràno 'gnir tüto induràt, tüto d'oro, dal có fino ai
pìe… daspò 'sti ciòdi de fèro i t'ei fagaràno tüti d'arzénto, i
làgrem egnaràno tochèti sluzénti de diamante… ól sangu che
at góta de partüto ól stciambieràno cont una sfilza de rubini
sbarluscénti, e tüto quèst a ti, che t'hàit sgulàt a parlàg d'la
povertà. De giunta ‘sta tua croze dulurüsa e la picheràn in
dapartüto: sóra ai scudi, su e bandére de guèra... su e spade a
copàr zénte, 'mé i fudès vidèli... a copàre parfìn in d'ól nome
de ti... ti, che t'hàit criàt che a sémo tüti fradèli, che a no' se
deve masare. Ti gh'hàit üt un Giuda giamò… Bòn, ti n'agarà
tanti 'mé furmìghe de Giuda a traìrte e a duvràrte par
535
impagnutà i cojóni! Dam a tra'... no’ val la pena... (Pausa)
Eh? No' saràn tüti traiùri? Bòn, fam inquàlche nom:
Franzèsco ól beàt... e peu ól Nicola... san Michel tàja
mantèl... Domenich... Catarina e Clara... e peu... d'acordo…
metémeg anca quèsti: ma i saran sémper quàter gatt in
cunfrùnta al nùmer di malnàt... e anco quei quàter gatt i se
trovaràn ‘n'altra veulta compagni che i t'han fàit a ti, dòpo
che i gh'avaràn schischiàdi de vivi. (Pausa) Ripèt, scusa, che
quèsta no' la gh'ho capìda... Anca se an fudèse vün zol... si
anca un òmo dumà in tüta la tèra dégn d'ès salvàd imparchè
ól è un giusto, ól to’ sacrifìzi n'ól sarà stàito fàit par nagòt...
Oh no: no, alóra no’ gh'è pü speranza… at sèt impròpi ól cap
di mat... at sèt un manicòmi intrégo! La zola veulta che ti mè
gh'ha piazüdo, Jesus, l'è stàit la veulta che sèt ‘rivàt in gésa
che i fasévan mercàt e t'è scomenzà a sfruntà tüti col bastùn.
Ohi che bèl véd... quèl l'éra ól to’ mestè... Miga ól crepà in
cróse par ól salvaménto! Oh Segnor Segnor... am végn de
piàng... a no’ créderghe, a piàngi d'inrabìt...
Rientrano i soldati
CAPO DEI CROCIATORI Ohi Matazón, disgraziàt! No’
tl'hàit ancmò tirà a baso a quèl? S't'hàit fàit cos'è infìna
adèso, a t'hàit dormìt?
MATTO No che no' gh'ho dormìt... gh'ho üt dumà un
ripenzamént... A no' vòjo stciodàrlo plü 'sto Cristo... a l'è
mejór ch'ól resta in cróse.
CAPO DEI CROCIATORI Oh bravo… e magàra adèso at
vorarèste indrìo tüta la cavàgna di ori e di dinàri... ohi che
536
furbaso! Ti gh'ha mandàdi a fare i fachìni a torte 'sto Giuda
impicàt sojaménte par farte 'na ridàda? No, caro Matazón! Se
ti voi indrìo la tóa ròba, at la duarèt vénzer de nòvo a i
taròchi! Justa... a ‘sta zola condizión.
MATTO No, mi no’ gh'ho vója de ziogàr. Tegnéve 'mpùre
tüto... dinàri, ori, oregìni, che mi no' ziogarò gimài plü in ‘sta
vita... Ho vinzùt par la préma veulta ‘sta nòte, e mé gh'ha
bastàt... (Parla tra se) Anco par un òmo zol col sébia degno
ól val la pena de morir in cróze! O se l'è mato... l'è mato ól
fiòl de Deo! (Al Cristo) Picà, picà tüti, l'éra ól to’ mestè, tüti
quèi che fan mercàt in gésa: làder, balòs, impustùr e
furbacióni:
fe24 febbraio 1999
Gioco del matto sotto la croce
PRIMA VERSIONE
In scena il matto, alcuni soldati e quattro crociatori.
Sul fondo della scena viene steso un lenzuolo. In controluce
vediamo Gesú, che costretto dai soldati, si spoglia.
MATTO Dòne! Ehj dòne inamorate d'ól Crist, 'gnit a
lustràrve i ögi! 'Gnit a vidèl bèlo snùdo ch'ól se sbiòta, ól
vostro moróso... dòi palanchi par sguardàda, egnìt dòne... Oh
che l'è bèlo de catà! A disìu che a l'éra ól fiòl de Deo: mi am
parès col sébia iguàl a un altro òmo, par tüto cumpàgn!...
Doi palànchi, dòne, par sguardàl! Agh n'è niùna ch'as vòja
tor 'sto sfizi par dòi palànchi? Bòn, l'è dì de festa incoeu...
am vòi ruinàrme... Végn chi té, ch'at ól fagarò vidè a gratis...
537
Ohi che smòrbia... vègn scià! No' perd 'st'ocasión... No' ti è ti
quèla, la Madaléna tanto inamorùsa de lü che, no' truànd
mantìn ni salvièta par sugàrghe i pìe, ti gh'li ha sugàd con i
to’' cavèi? Bòn, pég par vui: che adès, par lége, a duarèm
cuarciàl covèrto in s'ul pecàt... con t'un scusarìn c'ól
somegiarà a 'na balerìna!
L'è a l'órdin ól cap di còmichi?
Tira su ól telün che andarèm a incomenzàre ól spectàcol:
scena prima: ól fiòl de Deo, gran cavajér cont la corona, ól
monta a cavàlo... un bèl cavalòt de légn par andà a torneo in
giòstra. E par fà che n'ól bòrla in tèra... a l'inciodarèm sóra la
sèla... man e pìe !
CAPO DEI CROCIATORI Móchela de fà ól paiàso e 'ègn
chì a dagh 'na man... Tàcheghe 'na corda ai pols, vün par
part, c'ól se slónga de polìto... ma làseme sgumbràt e palme,
ch'as pòda filzàrghe i ciòdi. Mi agh picarò in quèsta de drita,
e...
PRIMO CROCIATORE E mi in 'st' óltra. Butème un ciòdo,
che ól martèl a gh'l'ho del mè.
SECONDO CROCIATORE Ohi che ciodàsc! A scumèti
che in sète martelàde ól pichi déntar tüto?
PRIMO CROCIATORE E mi al farò in sése, at vòj scumèt?
SECONDO CROCIATORE D'acòrdi. Forza, slarghìve vui
dòi che agh mètum le ale a 'st'angiulòto, ch'al gh'àbia a volàr
'mé l'Icaro in d'ól ziél.
TERZO CROCIATORE Trajèm inséma... Inséma ho dit!...
A m'lo stravachì! Pian c'ól dév restà in d'ól mèz d'la sèla ól
cavajér... Un pòch pusé a mi... bòn, agh son al ségn... propi
in d'ól beugio.
538
SECONDO CROCIATORE Mi no' agh son miga, hàit fàit i
beugi tròp destànti... rusa ti... forza! T'è magnà la furmagèla
a 'sto mesdì? Sfòrza!
PRIMO CROCIATORE Sì, sfòrza, va a fornì che agh
sciuncarèm i ligadùri de e spale e d'li gùmbet.
TERZO CROCIATORE Ti no' té casciàre, che no' è miga
toe le ligadüre! Rusa! Eh eh, sforza!
Lamento di Gesú sottolineato dal contrappunto lamentoso
delle donne.
PRIMO CROCIATORE Ohj, hàit sentìt ól stcèpp?
SECONDO CROCIATORE Sì, no' l'è stàit bèl... a l'è un
stciòcch col mé fa sgrignì i òsi... de contra, ól s'è giusta
slongàd de misüra: adès agh sont ancmì sóra al beugio.
PRIMO CROCIATORE Bòn, tegnìt in tir la corda… e ti
valza ól martèl che a partìsum insèmbia.
SECONDO CROCIATORE Stagh aténto a mica picàrte i
didi!
Sghignazzata generale.
TERZO CROCIATORE Slarga 'sto sciampìn che no' té fagh
galìtigo, at següri!… Oh ti varda ‘sta man, come la gh'ha
impruntàt ól rigo de la vita!... A l'è un ségn tant lóngo che ól
parèse che a gh'ha ól destìn de campàr ancmò sinquant'ani
almànco, 'sto cavajér! Vagh a créderghe a le bàgole de 'e
stròlighe, a ti!
SECONDO CROCIATORE Stopa ‘sta léngua e valza ól
martèl!
PRIMO CROCIATORE Son prunt a mi!
539
TERZO CROCIATORE Dàighe alóra... Dààighee dol prém
bòt...
(Tonfo) Ohioa ahh!
Ghe ha sbusà i palmi!
CAPO DEI CROCIATORI (contrappunto dell'urlo di
Cristo) Ohoo, ól trémba da par tüto. Stì calmi!
Daaghee d'ól segùnd bòt!
Ohaoioaohh!
Ha slargà i osi! Ohoh agh spuda ól sangu a gnòchi.
Dàighe ól terzo bòto!
Ohahiohoh!
'Sto ciòd t'ha sverzenàt.
Ohoh che e dòne no' ti gh'ha gìmai sforzàt.
El quarto t'ól regala i soldàt!
Ohahiohoh!
Che ti gh'hàit dit de no' masàre!
Ohahiohoh!
E i nemìsi 'mé fradèli i dovarìa amare.
Ól quinto t'ól manda i vescovi d'la senagòga!
Ohahiohoh!
Che ti gh'hàit dit che i sònt falzi e malarbèti!
Ohahiohoh!
Che i tòi vescovi i sarà tüti umili e povaréti. Ól sesto l'è ól
regalo de i segnòri!
Ohahiohoh!
Che ti gh'hàit dit che i no' anderàn in ziélo!
Ohahiohoh!
E ti gh'hàit fàit l'exémplo del camèlo.
Ól sètemo t'ól pica i'mpostóri!
540
Ohahiohoh!, che ti gh'hàit dit, che n'ól cunta nagót se i
préga!
Oohahiohoh!, che i è bòni a fregàr mincióni in tèra ma ól
Segnór, quèl no'l se frega.
PRIMO CROCIATORE Hàit venciüd mè! At duarét pagàm
de bévar, recórdes.
SECONDO CROCIATORE Agh bevarémo a la santità do
'sto cavajér e a la sòa sfortuna! (Al Cristo) Come av trouvìt,
majstà? Av sentìt bén saldo in d'i mani, sto destrer? Bòn,
alóra adèso andarémo in giòstra, sanza lanza e sanza scudo!
CAPO DEI CROCIATORI Gh'hàit slazàde le corde dai
pólzi? Bravi i mé baroni... strenzéghe bén saràda ‘sta corèza
intórna a e spale, che nol débia borlàghe a dòso in d'ól tirarlo
in pìe, 'sto campión! Daspò, 'na volta inciodàd i pìe a gh'la
toiarémo...
SECONDO CROCIATORE 'Gnì chi tüti... spuéve in ti mani
che a gh'em de 'ndrisàr l'àrbor de la cucàgna! Viàltri 'gnì
inànze co' e corde e féle pasàr de soravìa a la travèrsa de
tranzét... Vegn scià anca ti, Matazón: monta in co' a la scala,
pront a tegnìl.
MATTO Mé dispiàse ma mi no' pòdi aidàrve: che n'ól mé
gh'ha fàit nagòt a mi, quèlo...
SECONDO CROCIATORE O baléngo! Ma nemànco a
nojàltri ól ne gh'ha fàit nagót... A l'em giüsta incrusàt par
pasatèm! (Ride sgangherato) Ah ah, e gh'han dàit de giùnta
diése palànche a testa par ól destùrbo!
Dài, daghe una man che après at fèm l'onür de giugarghe 'na
partìda a dadi cun ti...
541
MATTO Ah bòn… se a l'è par 'na partìda no' mé tiri minga
indré! Sont già su la scala, varda... a podì scomenzà!
PRIMO CROCIATORE Brao! Sèm a l'orden tüti? 'Ndém
alóra, ruzèm inséma, mé aricomàndi... un strèp lóngo a la
volta.
Av dag ól témp:
Ohj izaremo
Ehiee
'sto penón de nave
ohoho
par fagh de drapo
ohoho
gh'em tacàd un mato.
Ohj izarémo
Ehiee
'sto palón de festa
cucàgna grosa
Gesú Cristo in cofa.
Ohi che cucàgna!
Ahaa
che la sbüsa ól ziélo
agh piove sangue.
patre nostro ól plange.
Legrìve, legrìve!
ch'em trovàt chélo bravo
c'ól s'è fat stciàvo
par vestìrghe da nòvo.
Loeu… a l'è asè! Mé par che ól stévia bén franco. Bòn... (Al
matto) Alóra, tra' feura i dadi che fèm ‘sta ziogada.
Il matto gioca ai dadi e ai tarocchi e vince la tunica di Cristo
e le paghe dei "crociatori".
542
MATTO Oh se vorsìt tüti indré i vòst palànchi, mi a ve i lasi
de voluntéra… cumprés la culàna, i uregìt, l'anelo... e
varda… agh tachi ancmò quèst.
PRIMO CROCIATORE E par tüta ‘sta ròba cus té vorarèset
in scàmbi?
MATTO Quèl là...
SECONDO CROCIATORE Ól Cristo?
MATTO Sì, veuri che m'ól lasì stacàl via de la cròse.
CAPO DEI CROCIATORI Bòn: pècia c'ól meura e a l'è tò...
MATTO No, mi ól veuri adès che l'è ancmò vivo.
PRIMO CROCIATORE Oh mat de tüti i mati... at vorèste
che de contra a gh'àbiüm de sfurnì inciodàt tüti nünch e
quatàr al so' rempiàz?
MATTO No, no' avérghe pagüra, che no' av capitarà nagòta
a vui: abastarà che agh pìcum su un'ólter al so' pòst… vün de
la sua tàja, e at vedarèt che no' s'incorgerà niùn d'ól scambi...
che intanto su la cròse a se insomègen tüti.
PRIMO CROCIATORE Quèst l'è anco vera... inscurtegàt in
‘sta manéra peu, che ól par un pèss in gratireula...
CAPO DEI CROCIATORI Ól sarà vera, ma mi no' ghe
stago. E peu, chi ti gh'avarìat in mént de tacàghe d'ól
rempiàz?
MATTO Ól Giuda !
CAPO DEI CROCIATORI Ól Giuda? Quèl...
MATTO Sì, quèl so' apòstul traditór che ól s'è impicàt
pendùt per disperaziün al figo de drio a la sces, sinquànta
pas de chi.
543
CAPO DEI CROCIATORI Meuves, de corsa, andém a
sbiutàl che ól gh'avarà ancmò in sacòcia i trenta denari d'ól
servìsi...
MATTO No, no' stit a disturbàv... che intànt quèi i ha bütàd
via de sübet in mèz a un rosc de spin.
CAPO DEI CROCIATORI Mé fàit a savèl ti?
MATTO Ól sago, imparchè i gh'ho catàt mi quei dinari, vün
par vün. Vardì chì che brasi sgurbiàt che am sunt cunsciàt...
CAPO DEI CROCIATORI No' m' interèsa i brazi... faghe
vedè 'sti dinàri. (Matazzone mostra i denari) Ohi, ohi, e tüti
d'arzénti... va' bèli... mé i pésa, e i sòna...
MATTO Bòn, tegnìvei, i è i voster anca quèli, se 'gnit
d'acordi d'ól scambi. Par mi... mi agh sont d'acordi.
CAPO DEI CROCIATORI Anca nujartri...
MATTO Bòn, alóra andìt de prescia a torve ól Giuda
impicàt pendüt, che mi agh pénsi a tirà de baso ól Crist...
PRIMO CROCIATORE E se ariva ól zenturión e at cata in
d'ól scrusamento?
MATTO Agh dirò che a l'è stat una penzada de mi... che
peu sont un mato. E che vui non gh'avet colpa niuna. Ma no'
stit chì a perd ól tempo, andìt...
CAPO DEI CROCIATORI Sì, sì... andèm, e a sperém che
no' ghe pòrten rògna, 'sti trenta dinari.
MATTO Bòn, a l'è fada. Ohi, mé par gnanca vera: sunt inscì
cunténto... Gesú, tégn dur, che a l'è 'rivad ól salvament... töi
e tenaie... ècoe. Ti no l'avarèset gimài dit, ah Gesú, che ól
sarèse 'gnüd a salvarte impropri un mato... ah ah... 'pècia che
imprima at ligarò con ‘sta coreza, agh fagarò in un mumènt...
no' eghe pagüra che no té fagarò mal, at fagarò 'gnir giò
544
dolze 'mé na sposa e peu at cargarò in le spale, che a mi a
sont fort 'mé un beu... e via de vulàda! At porterò giò al
fiüm, che lì a gh'ho un barchèt, e cont quàter paladi ól
travèrsum ól fium... E prima che végna ciàro as truerèm bèli
'mé ól zol, a casa d'un mè amiso stregón c'ól té medegarà e at
fagarà guarì in trì dìe. No' ti veuret? No' ti veuret ól
stregón...? Bòn, andarèm da ól médego onguentàri, co a l'è
un mè amigo fidàt anca quèlo, de mi. Ne manco quèlo? Se té
veuret alóra? Nagót... no' at veuret miga che at stciodi? Ho
capìt... at gh'hàit la convinziùn che con 'sti beuci in di mani e
in di pìe, tüt ins'cincà 'n di ligadür 'mé t'han cunsciàt, no' ti
serà pì capaz de andà intorna, ni de imbucàt de par zol. No' ti
vol star al mundo a dipènd da i olter 'mé un disgraziad?
Gh'ho indovinàt? No' l'è nemanco par quèlo? O sacrabiòt... e
par qual razón dònca! P'ól sacrifizi? Se té dìset cos'è? Ól
salvamento? La redenziòn... cos té strapàrlet cosa? O
poveràz!... Asfìdo mi... at gh'hàit la fever... sent 'mé té
büjet... Bòn, ma adès at tiri giò, at quarci bén con la tònega...
chì, perdonam se am permèti, ma at sèt un bèl testón... a
vores miga ès sarvàt? At veuret propri murir su 'ste trave?
Sì...? Par ól salvament di òmeni... Oh, quèsta a l'è de no'
credarghe!... E peu a i dìsen che ól mato a son mi... ma ti am
bati de mila pértighe a vantagio, caro ól mè fiòl Gesú! E mi
che a sont stàit a scanam a ziogàr a e carte tüta la nòte par
peu averghe ‘sta gran bèla satisfazion! Ma sacragnón, ti at
sèt ól fiòl de Deo, no? Mi al cognosci bén, fam la corezion
se a sgaro: beén, dònca, d'ól mumènt che ti è Deo, t'ól
savarèt bén ól resultàt che ól gavarà daspò 'sto to’ sacrifizi
de crepare incrusàt... Mi no' son deo e nemanco proféta: ma
545
m'l'ha cuntad la smortina ‘sta nòte, in fra i làgrem, 'mé ól
'gnirà a furnì. In prima at fagarano 'gnir tüto induràt, tüto
d'oro, dal có fino ai pìe, daspò 'sti ciòdi de fèro i t'ei fagarano
tüti d'arzénto, i làgrem egnarano tochèti sluzénti de
diamante, ól sangu che at góta de partüto ól stciambieràno
cont una sfilza di rubini sbarluscénti, e tüto quèst a ti, che
t'hàit sgulàt a parlag d'la povertà. De giunta ‘sta tua croze
dulurusa e la picheràn in dapartüto: sóra ai scudi, su e
bandére de guèra... su e spade a copar zénte, 'mé i fudès
vidèli... a copare parfin in d'ól nome de ti... ti, che t'hàit criàt
che a sémo tüti fradèli, che a no' se deve masare. Ti gh'hàit
üt un Giuda giamò? Bòn, ti n'agarà tanti 'mé furmìghe, de
Giuda, a traìrte e a duvràrte par impagnutà i cojoni! Dam a
tra'... no val la pena... Eh? No' saran tüti traiuri? Bòn, fam
inqualche nom: Franzèsco ól beàt... e peu ól Nicola... san
Michel tàja mantèl... Domenic... Catarina e Clara... e peu...
d'acordo, metémeg anca quèsti: ma i saran sémper quàter
gatt in cunfrunta al numer di malnàt... e anco quei quàter gatt
i se trovaràn n'altra veulta compagni che i t'han fàit a ti, dòpo
che i g'avaran schischiadi de vivi. Ripèt, scusa, che quèsta
no' la gh'ho capida... Anca se an fudèse vün zol... si anca un
òmo dumà in tüta la tèra degn d'ès salvad imparchè ól è un
giusto, ól to’ sacrifizi n'ól sarà stàit fàit par nagòt... Oh no:
no, alóra no gh'è pü speranza, at sèt impròpi ól cap di mat...
at sèt un manicomi intrégo! La zola veulta che ti mè gh'ha
piazudo, Jesus, l'è stàit la veulta che sèt rivàt in gésa che i
fasevan mercàt e t'è scomenzà a sfruntà tüti col bastùn. Ohi
che bèl ved... quèl l'éra ól to’ mestè... Miga ól crepà in cróse
546
par ól salvamento! Oh Segnor Segnor... am végn de piang...
a no créderghe, a piangi d'inrabìt...
CAPO DEI CROCIATORI Ohi Matazón, disgraziàt! No
tl'hàit ancmò tirà a baso a quèl? S't'hàit fàit cos'è infina
adèso, a t'hàit dormìt?
MATTO No che no' gh'ho dormìt... gh'ho üt dumà un
ripenzamént... A no' vòjo stciodarlo plü 'sto Cristo... a l'è
mejór ch'ól resta in cróse.
CAPO DEI CROCIATORI Oh bravo, e magara adèso at
vorarèste indrio tüta la cavagna di ori e di dinari... ohi che
furbaso! Ti gh'ha mandadi a fare i fachini a torte 'sto Giuda
impicàt sojamente par farte 'na ridada? No, caro Matazón! Se
ti voi indrio la tua roba, at la duarèt venzer de nòvo a i
tarochi! Justa... a ‘sta zola condizion.
MATTO No, mi no gh'ho voia de ziogaàr. Tegnéve 'mpure
tüto... dinari, ori, oregìni, che mi no' ziogarò gimai plü in ‘sta
vita... Ho vinzùt par la prema veulta ‘sta nòte, e mé gh'ha
bastàt... Anco par un òmo zol col sébia degno ól val la pena
de morir in cróze! O se l'è mato... l'è mato, ól fiòl de Deo!
Picà, picà tüti, l'éra ól to’ mestè, tüti quèi che fan mercàt in
gésa: lader, balòs, impustùr e furbacióni: feura, picà, picà!
DA TRADUZIONE MATTO SOTTO CROCE VECCHIA
Il matto giocando a dadi e a tarocchi ha vinto la tunica di
Cristo e la paga dei crociatori.
MATTO Se volete indietro tutti i vostri soldi io ve li lascio
volentieri, compresa la collana, gli orecchini, l'anello... e
guarda, ci aggiungo anche questo.
547
PRIMO CROCIATORE
E per tutta questa roba cosa
vorresti in cambio?
MATTO Quello là... (indica il Cristo)
SECONDO CROCIATORE Il Cristo?
MATTO Sì, voglio che mé lo lasciate staccare dalla croce.
CAPO DEI CROCIATORI Bene: aspetta che muoia ed è
tuo.
MATTO No, lo voglio adesso che è ancora vivo.
PRIMO CROCIATORE Oh matto di tutti i matti... vorresti
che per giunta finissimo tutti noi quattro al suo posto?
MATTO No, non aver paura che non vi capiterà niente a
voi: basterà che attacchiamo un altro al suo posto, uno della
sua misura, e vedrete che non si accorgerà nessuno dello
scambio... tanto sulla croce ci assomigliamo tutti.
PRIMO CROCIATORE Questo è anche vero... scorticato in
questa maniera poi... che sembra un pesce in graticola...
CAPO DEI CROCIATORI Sarà anche vero, ma io non ci
sto. E poi chi avresti in mente di attaccarci al suo posto?
MATTO Il Giuda!
CAPO DEI CROCIATORI Il Giuda? Quello...
MATTO Si, quèl suo apostolo traditore che si è impiccato
per disperazione al fico dietro la siepe, cinquanta passi da
qui.
CAPO DEI CROCIATORI Muovetevi, di corsa, andiamo a
spogliarlo che avrà ancora in saccoccia i trenta denari del
servizio.
MATTO No, non state a disturbarvi... che tanto quelli li ha
buttati via subito in mezzo a un rovo di spini.
CAPO DEI CROCIATORI Come hai fatto a saperlo tu?
548
MATTO Lo so perché li ho presi io quei denari, uno per
uno: guardate qui che braccia graffiate che mi sono conciato.
CAPO DEI CROCIATORI Non m'interessano le braccia
facci vedere questi denari. Ohi, ohi, e tutti d'argento... guarda
che bèlli... come pesano... come suonano...
MATTO Bene, teneteveli, sono vostri anche quelli, se ci si
mette d'accordo per lo scambio. Per mé io sono d'accordo...
CAPO DEI CROCIATORI Anche noialtri.
MATTO Bene, allora andate a prendervi subito il Giuda
impiccato, che ci penso io a tirar giú il Cristo.
PRIMO CROCIATORE E se arriva il centurione e ti trova
nel bèl mezzo dello scrociamento?
MATTO Gli dirai che è stata una mia pensata, che tanto
sono un matto. E che voi non avete nessuna colpa. Ma non
state qui a perdere tempo, andate...
CAPO DEI CROCIATORI Sì, sì... andiamo, e speriamo che
non ci portino sfortuna, questi trenta danari.
MATTO Bene, è fatta. Non mi par neanche vero! Sono
cossì contento... Gesú, tieni duro, che è arrivata la salvezza...
prendo le tenaglie, eccole. Tu non lo avresti detto, eh Gesú,
che sarebbe venuto a salvarti proprio un matto... Ah, ah...
aspetta che prima ti legherò con questa cinghia, farò in un
momento... non aver paura che non ti farò male, ti farò venir
giú dolce come una sposa e poi ti caricherò sulle spalle, che
io sono forte come un bue... e via di volata! Ti porterò giú al
fiume: li ho una barchetta e con quattro palate attraverso il
fiume. E prima che faccia chiaro ci troveremo bèlli come il
sole a casa di un mio amico stregone che ti medicherà e ti
farà guarire in tre giorni. Non vuoi? Non vuoi lo stregone?!
549
Bene, andremo dal medico degli unguenti, che è un mio
amico fidato anche quello. Niente: non vuoi che ti schiodi?
Ho capito... hai la convinzione che con questi buchi nelle
mani e nei piedi, tütto schiantato nelle legature come t'hanno
conciato, tu non sarai piú capace di andare in giro né di
imboccarti da solo. Non vuoi stare al mondo a dipendere
dagli altri come un disgraziato? Ho indovinato? Non è
neanche per quello? Oh accidenti... e per quale ragione? Per
il sacrificio? Cosa dici? Cosa? Il salvamento? La
redenzione... Che cosa straparli? Cosa? Oh poveraccio...
sfido io... hai la febbre... senti come scotti... bene, ma adesso
ti tiro giú, ti copro bene con la tunica... adesso scusami, se
permetti sei un bèl testone... non vuoi essere salvato? Vuoi
proprio morire su questa croce? Sì? Per la salvezza degli
uomini... Oh, questa è da non crederci... e poi dicono che il
matto sono io, ma tu mi batti di mille pertiche di lunghezza,
caro il mio figlio Gesú! Ed io che sono stato a scannarmi
giocando alle carte tutta la notte per poi avere questa gran
bèlla soddisfazione... ma sacramento, tu sei il figlio di Dio,
no? Io lo so bene, correggimi se sbaglio: bene, dal momento
che tu sei Dio, tu lo sai bene il risultato che avrà il tuo
sacrificio di crepare crocifisso... Io non sono Dio e neppure
profeta: ma mé l'ha raccontato la smortina questa notte, tra le
lacrime, come andrà a finire. Dapprima ti faranno diventare
tütto dorato, tütto d'oro, dalla testa fino ai piedi, poi questi
chiodi di ferro té li faranno tutti d'argento, le lacrime
diventeranno pezzetti lucenti di diamante, il sangue che ti
sgocciola dappertutto lo scambieranno con una sfilza di
rubini luccicanti e tütto questo a té, che ti sei sgolato a parlar
550
loro della povertà. Per giunta questa tua croce dolorosa la
pianteranno dappertutto: sopra gli scudi, sulle bandiere da
guerra, sulle spade, per uccidere gente come fossero vitelli,
uccidere nel tuo nome, tu che hai gridato che siamo tutti
fratelli, che non si deve ammazzare. Hai già avuto un Giuda?
Bene, ne avrai tanti come formiche di Giuda, a tradirti, ad
adoperarti per incastrare i coglioni! Dammi retta, non vale la
pena...
Eh? Non saranno tutti traditori? Bene, fammi qual che nome:
Francesco il beato... e poi il Nicola... san Michele taglia
mantello... Domenico... Caterina e Chiara... e poi...
d'accordo, mettiamoci anche questi: ma saranno sempre
quattro gatti in confronto al numero dei malnati... e anche
quei quattro gatti li tratteranno un'altra volta nello stesso
modo che hanno fatto con té, dopo che li hanno perseguitati
da vivi. Ripeti, scusa, che questa non l'ho capita. Anche se ce
ne fosse uno solo... sì anche un uomo soltanto in tutta la terra
degno di essere salvato perché è un giusto, il tuo sacrificio
non sarà fatto per niente... Oh no: allora sei proprio il capo
dei matti... sei un manicomio completo! La sola volta che mi
sei piaciuto, Gesú, è stata la volta che sei arrivato in chiesa
mentre facevano mercato e hai cominciato a menare tutti col
bastone. Ohi che bèl vedere... quello éra il tuo mestiere...
mica crepare in croce per la salvezza! Oh Signore Signore...
mi viene da piangere... ma non crederci, piango d'arrabbiato.
CAPO DEI CROCIATORI O Matazone, disgraziato... non
l'hai ancora tirato giú quello? Cosa hai fatto fin adesso, hai
dormito?
551
MATTO No che non ho dormito, ho avuto solo un
ripensamento... non voglio schiodarlo piú questo Cristo, è
meglio che resti in croce.
CAPO DEI CROCIATORI Oh bravo! E magari adesso
vorresti indietro tutti gli ori e i denari... Ohi che furbastro! Ci
hai mandati a fare i facchini, a prenderti questo Giuda
impiccato, soltanto per farti una risata? No caro Matazone!
Se tu vuoi indietro la tua roba, té ia dovrai vincere di nuovo
ai tarocchi! Solo a questa condizione.
MATTO No, io non ho voglia di giocare, tenetevi pure
tütto... denari, ori, orecchini, perché io non giocherò mai piú
in questa vita. Ho vinto per la prima volta questa notte, e mi
è bastato... Anche per un uomo solo che ne sia degno vale la
pena di morire in croce! Oh se è matto... è matto, il figlio di
Dio! Bastonare, bastonare tutti, éra il tuo mestiere, tutti
quelli che fanno mercato in chiesa, ladri, truffoni, impostori
e furbacchioni. Fuori, bastonare! Bastonare!
552
Ahh... gente... venite qui, che c’è i1 giullare! Giullare che
sono io, quello... che fa i salti e che tràmbula e che... oh...
oh... vi ho fatto ridere! Venite che vi faccio vedere i
maggiorenti nudi-denudati e scoprire come sono gròli e
grossi i palloni che vanno d'intorno a far guerre e a scannare.
Ma basta stapparli, tirargli-toglierli via il piréo e... pff!!, si
sgonfiano, scoppiano come vesciche dei palloni! Venite qui
che è ora e luogo di fare il pagliaccio per voi! Tutti intorno a
mé! Venite! V'insegno una maniera modo nuovo di stare
al mondo. Venite... venite... Attenti come faccio il saltino
intorno… una cantatina, e faccio i falsetti a saltabecco!
Guardate la mia lingua come gira! Ah... ah... è un mulinello,
un coltello... che tagliai i garretti ai bugiardi impostori! Ma
all’improvìso mi prende il ricordo- di ricordarmi. In verità
io non ero sempre stato giullare. È questo che voglio
raccontare, di come sono divenuto buffone ridanciano. Che
io non sono nato d’un fiato caduto-precipitato dal cielo, e,
op! Sono arrivato qui: “Buondì, buonassera!”. No! Io sono il
frutto d’un miracolo! Non volete credermi? Io sono nato
villano. Proprio villano, contadino. Non avevo tanto da stare
allegro: non avevo terra, no! Ero arrivato (perfino) ad
andare a lavorare a stracciabraccia sotto tutti, in queste
valli... dappertutto.
Dovete credermi… datemi confidenza retta (ascolto)
abbiate fiducia in mé: non sono nato giullare. Non è
nemmeno capitato che mia madre guardandomi bambino
stravaccato -disteso- coricato) nella culla che ridevo a
553
ganascia: “Ma che bèlla faccina simpatica... oh che cara.
Allegria mi fai! Pagliacciolino ridente! Guarda, da grande ti
faccio fare il giullare!”.
No! E nemmeno è capitato che mi sono sia specchiatorimirato dentro il culo di una padella lustra che mi faceva da
specchio, cossì che a guardarmi: “Ohi che occhi luccicanti di
allegrezza che spargono-spandono luce felice da-in ogni
luogo! Vado a fare il giullare! Sono proprio simpatico,
spendido-splendente!”. E nemmeno è capitato che il Dio
Padre Eterno, che viene sempre a spiare fuori dalla nuvole...
che non ha niente da fare… rimira il suo creato, la terra… e
beato grida: “Oh! Che bèlla terra che ho fatto! Oh! Che bei
alberi che ho fatto! Oh! Che bèlle montagne che ho fatto!
(Cambia tono) E chi è quello? È un contadino! Con quella
faccia! Simpatica! Getta la vanga, molla-lascia ‘sta terra e
vai a fare il giullare e non rompere i coglioni!”.
No, no, non è stato lui! È stato suo figlio Jesus.
Un miracolo!
Non vado ciarlando raccontando ciarle-balle, ve lo giuro!
Un miracolo proprio di lui: Jesus Cristo in persona. È lui che
mi ha fatto divenire giullare!
Non mi credete? Lo so bene! Allora ve lo vado a mostrare!
D’accordo?
Dunque, una mattina che éra ancora scuro, che il cielo éra
ancora negro... il sole non éra ancora cresciuto-salitomontato e io andavo curvo con la zappa, piccone a zappare,
e il mio sudore éra la prima acqua che la terra beveva.
Ero triste, non avevo terra mia, per mé. A sera tornavo a
casa ubriaco... stanco morto, con gli occhi sbiancati dalla
554
luce e neanche la voglia di giocare con i miei bambini, fare
giochi con la ragazza mia, moglie mia a fare l’amore, mi
allungavo coricavo stravolto stordito sul letto... un
paglione... e mi addormentavo. No che non mi
addormentavo! Svenivo! E nella notte nel mio sonno non
c’erano sogni. Chicchirichì! Maledetto,maledizione! Di
nuovo a faticare!
Ma un giorno tornando dal campo attraverso la riva del
fiume in cerca di qualche granchio di fiume, ho perso il
cammino e, di botto (all’improvviso- di colpo ), mi sono
trovato davanti a una montagna nera che non conoscevo.
Tremenda, alta.
E ho domandato a un fratello contadino: “Compagno, di chi
è questa montagna nera, impervia?”
“Di nessuno!”
“Ma può essere che non sia di nessuno, una montagna cossì
grande?!”
“Non vale niente! È solamente pietra nera, un mucchio di
sassi vulcanici. La chiamano: la cagata del diavolo!”
“Deve aver avuto un gran mal al culo nel cagare ‘sta cagata
il diavolo!”
E io sono andato fin su... arrampicandomi gattoni su un
dosso raspando con le unghie e ho scoperto che c’era una
briciola di terra, l’ho odorata: dolce, grassa. Sono andato
subito dalla mia femmina, la femmina mia a casa. Giunto,
l’ho chiamata in quartiere- cortile, gridando di allegrezza...
ha preso su la zappa, il secchio e mi è venuta appresso con i
bambini.
555
Giunti sul dosso senza nemmanco prendere fiato, ha
cominciato a zappare dappertutto la terra e poi
discendere alla riva del fiume a prendere secchi di
terreno. Siamo andati anche al cimitere, siamo andati a
rubare terra ai morti! Bèlla la terra delle tombe vecchie!
Grassa! E si montava carichi di secchi e si spargeva ‘sto
terreno-letamoso… giorno dopo giorno, si approntavano
gradoni… una scalinata di gradoni! E portare terra dentro il
grembiule!... Tutti a lavorare, anche i bambini.
Contenti!
E mia moglie, bèlla, bianca che è dolce… mogliettina mia,
un portamento da regina! Andava con ‘ti panieri contenta,
occhi lucenti, le zinne tonde, dure… che quando si muoveva
correndo ballavano come campate che suonavano a festa:
DIN DON DIN! Oh... se è bèlla! E cossì svelta, che con un
vaso riempito d’acqua sul capo andava che pareva una
madonna col cerchione (l’aureola) d’oro e nemmenco una
lacrima si versava dal secchio!
Dolce amore mio!
E cantava! Cantava tanto bene che la sua voce diritta
nel cervello arrivava!
Oh dolce piacere!
Giorno dopo giorno, luna dopo luna, siamo arrivati a
montare (creare) tanti gradoni che pareva la Torre di
Babèle! Ma non c’era l’acqua... si facevano buchi per
sondare ma non sortiva uno sputo. Ci toccava discendere
fino al fiume avanti e indietro, avanti e indietro, tutti, moglie
e figli, con secchi e secchi, ma sempre secca diventava la
terra.
556
Un giorno sono andato col piccone in spalla in cima a ‘sta
montagna bestemiando: “Dio! Maledetto!” e pieno di rabbia
ho picchiato una botta a zappata nella pietra: PIUM!
STCIUM! È sortita una gran sbroffata (un gran getto)
d’acqua che mi ha innondato. “Oh Signore, grazie! Bisogna
proprio bestemiarti perché tu faccia miracoli, Dio santo!”
Zampilli d’acqua che sbottavano dappertutto... e
gorgogliavano giù per la scarpata da ogni terreno!
Mia moglie è scoppiata in lacrime... con un pianto di gioia e
i bambini impaltati (infangati) sguazzavano come pesci in
fregola...
“Grazie! Grazie Dio!”
Un profumo dolce si spargeva-diffondeva dappertutto... e
l’erba che subito sortiva spuntava (nasceva)! Ho piantato
un seme di ségale, non ho fatto a tempo da voltarmi che
TAC!,: un button di fogliettine spuntavano sono
spuntate! Éra terra d’oro!
Una sera mi sono dimenticato la zappa piantata nel terreno;
il giorno appresso sono tornato: éra fiorita!
La zappa fiorita!
Alberi che sortivano frutti, uccelli, profumi, il grano, il
frumento... Oh! Che piacere! Sono andato incontro al cielo
rosato, col solo che stava calando dietro ai monti e ho detto:
“Dio! Lo conosco (so) bene che sei dentro il sole in questo
momento e ti ringrazio del dono grande che mi hai fatto con
‘sto miracolo. Ti sarò riconoscente e cercherò col sangue di
metterlo a buon profitto. Té la farò divenire-diventare un
paradiso terrestre ‘sta terra, stai sicuro. Amen!”
557
Passavano i contadini e dicevano: “Che culo che hai avuto!
Da una montagna secca, hai tirato fuori il giardino di un
pascià!” E invidia avéano.
Sono lì nel campo, volto la testa e lì ti scorgo, sul suo
cavallo il padrone di tutta la valle che mi guardava. Girava
gli occhi intorno e mi guardava… e poi sbotta a dirmi: “Ohi,
‘sta meraviglia di montagna fiorita! Chi è che la tratta in
piedi? Chi è che l’ha fatta?”.
“Io, signore! Io, l’ho fatta, zolla su zolla l’ho portata e fatta
a gradoni... Io! Anche l’acqua che non c’era... mé la sono
- l’ho scoperta… fatta sputare fuori! Mia è ‘sta terra che
non éra di nessuno!”
“Roba di nessuno è una maniera di dire che non esista. Qui,
se non lo sai, per tutta la valla, anche il fiume, terra, pietre,
tutto ha un padrone… e io, sono quello! Padrone anche
dell’aria che tu respiri.”
“Ma ho domandato intorno... ‘sto monte lo chiamano la
cagata del diavolo proprio per dire che nessuno l’ha mai
voluto. Nemmanco voi padrone.”
“Può darsi... un tempo… ma adesso ci ho ripensato. È mia!”
S’è fatto una risata e via che è andato col cavallone!
Qualche giorno aprèso, vedo in fondo il prete, che arrivava
abbigliato tutto in negro, sudato col fazzoletto che si
sgrusàva asciugava-tergeva faccia e collo… e fin da
lontano mi gridava urlava: (in grammelot imitando il
latino) “Contadino, villano caro, in pax tua vengo per
dissolvere la tua imprudenza e presunzione di pensare che
tu possa possedere la proprietà di un terreno. Nessuno è
libero di possedere in ogni palmo di terra che ha una sola
558
proprietà che il Papa e l’Imperatore hanno affidato a
‘sto maggiorente unico e tu figliolo mio devi cedere in
santa pax domine!”
Come è stato vicino, gli ho dato una zappata che per poco
non l’ho inchiodato, lui, insieme al suo asino che montava!
Poi mollando-dando pedate coi tallon sulle palle del
ciuccio, andava saltelloni bestemiando in una maniera che
mi sono fatto il segno della croce!Due giorni appresso arriva
su il notaio con una bèlla mula grossa, con un gran culo...
lui, il notaio con un culone anche lui che quando è disceso
dal cavallo non si capiva se éra fosse sceso... il culo di
lui o quello della mula!
Ha srotolato una pergamena lunga e scura piena di segni e
segnini,
sbirolìzzighi,
sghiribizzi-scarabocchi
svirgolamenti e croci, e ha detto sputando parole come una
litania senza fiato: “Mio caro amico, lo so bene e di do fiera
ragione del fatto che per il volgo éra sconosciuta alcuna
possessione di ‘sto monte, ma dando un’occhiata a ‘ste carte
di pergamena antica, si scopre chiaramente che ‘sto luogo
terreno éra possessione del re che governava ‘sto regno,
Boesio I, che avéa avuto un figlio carnale al quale avéa
donato tutta la terra di qua di ‘sto fiume; la parte di là dal
fiume l’avéa donata alla badessa del convento che poi éra la
madre di suo figlio carnale. Ma è capitato nell’anno Domine
duecento che per un gran temporale il fiume è strabordato
dagli argini e si è diviso metà da un canto (lato), metà
dall’altro in due corsi, lasciando in mezzo un’isola con sopra
un monte negro. Il monte in questa maniera non éra di
nessuno. Ma adesso che il fiume è tornato nel suo letto
559
naturale, ecco che il monte ritorna anche lui al suo padrone
naturale che è il nostro principe che té la domanda chiede.
Dunque daglielo indietro!”
Gli ho dato una botta, una morsicata sul culo di ‘sto notaio
che è partito lui e la sua mula! “Di queste braccia è la terra!
No che non la do a nessuno!”
Solo che un giorno è arrivato il signore padrone con i suoi
soldati. Gli sbirri.
Noi eravamo nei campi a lavorare, con i bambini, mia
moglie e i suoi soldati mi hanno preso, allargato le braccia e
mi hanno tenuto fermo. Il padrone si è calato le brache, ha
preso mia moglie e la sbattuta per terra come una manza: le
ha stracciato le sottane... allargato le gambe, gli è saltato
sopra, l’ha montata come fosse una vacca. E tutti i soldati
ridevano.
I bambini mi guardavano con occhi sbarrati... sbiaditi.
Guardavano la madre... guardavano mé. E io mi muovevo,
mi sono liberato, ho preso una zappa, ho gridato:
“Disgraziato! Prendi!”.
“Fermo figlio! Fermo! - mi ha gridato mia moglie - Non
dargli il pretesto di accopparti. Non aspettano altro. Tu
giustamente pensi di crepare piuttosto che spiaccicare il tuo
onore... ma tu non hai onore. Onore l’hanno solamente chi
ruba, possiede, denaro, terre! Noialtri senza roba non
abbiamo onore! Nostro onore è la terra! Salva la terra, tieni
la terra e sputagli su ‘sto onore!”
E io ho sbandato, ho mollato-lasciato cadere la zappa a
terra.
560
I soldati sghignazzavano con fracasso: “Becco, coglione,
senza dignità... Gli hanno montato la femmina e lui sta lì
inciulinàt imbambolato come un lifròch!”.
Il signore è montato a cavallo e dietro a lui si
incamminavano i suoi sbirri. “Adesso té la puoi pure tenere
la tua terra. Mé l’hai bén pagata!” e rideva.
I figli non mi guardavano. Siamo tornati come manzi alla
casa.
La moglie andava avanti, non guardava.
Io non guardavo. n
Nessuno si guardava.
Quando poi mia moglie è discesa in paese per fare scorta di
masserizie, la gente al suo passaggio si scansava. Nessuno
che le dicesse buongiorno, come se non la vedesse nessuno.
Nemmeno in chiesa la rispettavano. Il prete poi, ha tenuto
una omelia su Cristo che maledisse le fornicatrici.
Una notte la notte appresso mia moglie gridando è partita
correndo su per la montagna... saliva ridendo... sbatteva le
mani, cantava a perdifiato con parole da svergognata.
Matta éra.
“Ferma! Fermati amore! Torna indietro col cervello... a mé
non importa... sempre il mio amore sei per mé!”
Non mi dava retta. È sparita. Non l’ho mai più vista.
I bambini non dicevano parole, (stavano zittti- non
parlavano) non giocavano, non ridevano, no’ piangevano.
Giorno dopo giorno smagrivano: morti! Uno dopo l’altro,
morti sono!
Solo sono restato... unico cristiano su ‘sta terra bruciata...
che i soldati avéano dato fuoco anche alla casa.
561
Imbesuito non sapevo cosa fare. Una sera ho preso un pezzo
di corda, l’ho lanciata su una trave, l’unica restata sana tra i
muri affumicati... ho fatto un groppo (nodo), mé lo sono
sistemato intorno al collo e ho detto: “Dio che anche nello
scuro della notte guardi gli uomini attraverso i mille
luccichii delle stelle, per quale gioco maledetto, Signore, tu
mi hai dato ‘sto dono caricandomi di speranza... per poi,
appresso, rovesciarmi stravacarme nella merda della
disperazione?! Tu dovevi dirmelo che éra per segnarmi col
ferro rovente e dare testamento chiaro che chi comincia
(nasce) da villano-contadino poveretto sempre uguale deve
restare... la medesima condizione, non farsi speranze né
sogni di presunzione! Signore ti dico che è stato gran
sbeffeggiamento crudele questo di farmi provare qui, in terra
il paradiso, per poi ributtarmi con uno spernacchio giù,
all’inferno, senza pietà! E allora ti voglio dire che ‘sta vita di
merda che mi hai dato, io té la ritorno indietro. Tieni ‘sta
vita!”
Faccio per lanciarmi impiccato, mi sento appoggiare una
mano qui sulla spalla, mi volto e c’è un giovine con i capelli
lunghi... spettinato... la faccia pallida... gli occhi grandi,
dolci e tristi che mi dice: “Potrei avere un poco da bere che
ho sete?”
“Ma ti pare il momento di venire a domandarmi da bere a
uno che sta per impiccarsi? Ma dov’è è la creanza
(l’educazione)?” Gli do un’occhiata... avéa una faccia da
povero cristo anche lui. Appresso a quello ci sono altri due
disperati: uno con i capelli e la gran barba bianca e l’altro
562
senza barba… magri e smorti (pallidi) che parevano lavati
nella calcina... con la faccia patita.
“Avete altro che bisogno di bere voialtri! Da mangiare ci
vuole! (Fa il gesto di togliersi il cappio dal collo) Bene, vi
do un po’ da mangiare e poi mi impicco!”
Vado... cerco sotto un’arcone restato in piedi: fave
solamente ho trovato e due cipolle. Le ho cotte bollite. Ho
riempito tre ciotole - bacinelle e gliele ho date.
Mangiavano con una golosia da affamati. Da poi che hanno
mangiato, quello giovane di figura svelta e con gli occhi
grandi, sorridendo mi dice: “Grazie del vostro cibo! A té,
viene in menti chi possa essere io?”
Lo guardo bene: “Mi pare che tu... quasi... sei Jesus Cristo!”
“Bene! Hai indovinato! Questo è Paolo e l’altro è Pietro.”
“(China il capo in segno di saluto) Piacere! E cosa posso
fare ancora per voi?”
“È abbastanza (sufficiente) quello che ci hai dato col
mangiare. Io ti conosco contadino, io so cosa ti è capitato,
cosa hai fatto tu... la fatica per far fiorire ‘sta montagna
sbroffata-soffiata fuori dalle chiappe del diavolo. I
balzelùn-gradoni tirati su da sanguinarti le mani e le dita,
tue e di tua moglie e dei tuoi figli... E la violenza del signore
sulla tua donna come fosse una manza da incarcare... Tutto
per l’orgoglio di non lasciare ‘sta terra! Buona forza,
coraggio... bravo uomo hai dimostrato di essere! Ma è giusto
che tu sia finito cossì... a ‘sto modo.”
“(Tono risentito del contadino) Per quale ragione, Cristo?!”
563
“Perché l’hai tenuta tutta solamente per té la terra e non l’hai
spartita con gli altri contadini, strepenati miseri- poveri
come té!”
“Ma cosa dici?! Spartire con gli altri un fazzoletto di terra
che non éra nemmeno abbastanza per mé e per la mia
gente?!”
“Piano furbacchione, di tutta la montagna tu non adoperavi
che un fazzoletto... però un fazzoletto grande! E tutta la
scarpata di là e il fiancone di ponente? Non potevi dire:
“Venite gente... se volete lavorarlo come ho fatto io, è
vostro! Triste resta l’uomo che si tiene chiuso-serrato.
Guardati intorno: è venuto qualcuno a offrirti una mano... a
darti conforto? Se non spalanchi le tue braccia agli altri
come puoi sperare che gli altri allarghino le loro per
abbracciare té?
Dimmi villano-contadino... sei andato intorno per casali...
le case dei paion i fienili a raccontare agli altri disperati la
tua storia? No? Bene, ora di agli altri quello che hai
passato... digli del padrone... cosa ti ha fatto, digli del prete
col suo latino... del notaio! E poi ascolta cosa ti raccontano
loro.
arriva troppo di colpo!!!
Impara a ridere! A tramutare anche lo spavento in risata,
impara a rovesciare le parole sacre di ogni legge. Ribaltare
col culo per aria quelli che fanno imbrogli per ciularefregare voi, coglioni! Fa sberleffo dei padroni... e fa che
tutti sbrofa-scoppino in gran risate… che ridendo ogni
paura si discioglie.”
564
“Ma io non so, non so dire parole rovesciate... Non sono
capace di far scoprire la bugiarderia dei maggiori e non so
fare il controcanto da buffone... e nemanco filastrocche a
torciglione beffardo che la lingua mi si inceppa dentro i
denti, col cervello che tengo, ubriaco dal sole e dalla fatica!”
“Hai ragione. Ci vuole il miracolo!”
Mi ha preso per la crapa-testa, mi ha tirato vicino alla sua
faccia e mi ha detto: “Io Jesus Cristo da ‘sto momento ti do
un bacio sulla bocca lungo da toglierti i fiato e tu sentirai la
tua lingua frullare a cavatappi e poi diventare come un
coltello che punta e taglia... smuovendo parole e frasi,
concetti chiari come il vangelo. E poi vai nella piazza!
Giullare sarai! Giullare e farai agli altri sottomessi gran
ridere! Ridere che buca di coltello in ‘sto visigón de
potestà. Il padrone sbragherà, i preti tremeranno e soldati e
notai...”
E cossì mi ha preso la testa, ha portato le labbra sue dolci
alle mie e mi ha baciato. Mi è arrivato un tremore-brivido
caldo sulle labbra... la lingua ha cominciato a trillareballare-girare a torciglione come una biscia. Parole nuove
scivolavano rotolando nel mio cervello. Ogni pensiero mi si
rivoltava... ogni idea mi sortiva capovolta.
“Gente! Venite qui!”
Sono corso a perdifiato giù nel borgo, sono saltato sui gradoni
del battistero e ho gridato: “EHH! Gente! Il giullare sono io
con la lingua stappacervelli! Lingua di fuoco per bucare
pensieri addormentati! Venite! Venite! Per bucare! Fatevi
scoppiare dalle risate ogni regola ottusa che avete in ‘sta
crapa-testa!”897
565
Per questa nuova edizione di "MISTERO BUFFO" 2000
abbiamo creduto opportuno inserire nel prologo dello
spettacolo molti degli avvenimenti che si sono avvicendati
nel nostro Paese in oltre 30 anni di repliche.
566
MATTO SOTTO LA CROCE
A seguire abbiamo la giullarata del gioco sotto la croce
condotto dal Matto che ritorna protagonista assoluto. In
questa versione ci ritroviamo di nuovo con una scrittura che
prevede la presenza di un solo giullare che interpreta tutti i
ruoli del dramma, dal gruppo dei crociati al Matto stesso e
perfino di Cristo.
Per la giullarata della gran partita si ritorna all’uso del
doppio o persona.
Sulla croce c’è il Cristo inchiodato ma si tratta di una statua
linea policroma disarticolata, identica a quelle impiegate nei
misteri toscani ed umbri dal X al XIII secolo e dei quali
esistono ancora splendidi esemplari.
567
CERTAMENTE DOPPI
NON È QUEST
NASCITA DEL GIULLARE
Ahh... gente... venite qui, che c’è i1 giullare! Giullare che
sono io, quello... che fa i salti e che tràmbula e che... oh...
oh... vi ho fatto ridere! Venite che vi faccio vedere i
maggiorenti nudi-denudati e scoprire come sono gròli e
grossi i palloni che vanno d'intorno a far guerre e a scannare.
Ma basta stapparli, tirargli-toglierli via il piréo e... pff!!, si
sgonfiano, scoppiano come vesciche dei palloni! Venite qui
che è ora e luogo di fare il pagliaccio per voi! Tutti intorno a
mé! Venite! V'insegno una maniera modo nuovo di stare
al mondo. Venite... venite... Attenti come faccio il saltino
intorno… una cantatina, e faccio i falsetti a saltabecco!
Guardate la mia lingua come gira! Ah... ah... è un mulinello,
un coltello... che tagliai i garretti ai bugiardi impostori! Ma
all’improvìso mi prende il ricordo- di ricordarmi. In verità
io non ero sempre stato giullare. È questo che voglio
raccontare, di come sono divenuto buffone ridanciano. Che
io non sono nato d’un fiato caduto-precipitato dal cielo, e,
op! Sono arrivato qui: “Buondì, buonassera!”. No! Io sono il
frutto d’un miracolo! Non volete credermi? Io sono nato
villano. Proprio villano, contadino. Non avevo tanto da stare
allegro: non avevo terra, no! Ero arrivato (perfino) ad
andare a lavorare a stracciabraccia sotto tutti, in queste
valli... dappertutto.
568
Dovete credermi… datemi confidenza retta (ascolto)
abbiate fiducia in mé: non sono nato giullare. Non è
nemmeno capitato che mia madre guardandomi bambino
stravaccato -disteso- coricato) nella culla che ridevo a
ganascia: “Ma che bèlla faccina simpatica... oh che cara.
Allegria mi fai! Pagliacciolino ridente! Guarda, da grande ti
faccio fare il giullare!”.
No! E nemmeno è capitato che mi sono sia specchiatorimirato dentro il culo di una padella lustra che mi faceva da
specchio, cossì che a guardarmi: “Ohi che occhi luccicanti di
allegrezza che spargono-spandono luce felice da-in ogni
luogo! Vado a fare il giullare! Sono proprio simpatico,
spendido-splendente!”. E nemmeno è capitato che il Dio
Padre Eterno, che viene sempre a spiare fuori dalla nuvole...
che non ha niente da fare… rimira il suo creato, la terra… e
beato grida: “Oh! Che bèlla terra che ho fatto! Oh! Che bei
alberi che ho fatto! Oh! Che bèlle montagne che ho fatto!
(Cambia tono) E chi è quello? È un contadino! Con quella
faccia! Simpatica! Getta la vanga, molla-lascia ‘sta terra e
vai a fare il giullare e non rompere i coglioni!”.
No, no, non è stato lui! È stato suo figlio Jesus.
Un miracolo!
Non vado ciarlando raccontando ciarle-balle, ve lo giuro!
Un miracolo proprio di lui: Jesus Cristo in persona. È lui che
mi ha fatto divenire giullare!
Non mi credete? Lo so bene! Allora ve lo vado a mostrare!
D’accordo?
Dunque, una mattina che éra ancora scuro, che il cielo éra
ancora negro... il sole non éra ancora cresciuto-salito-
569
montato e io andavo curvo con la zappa, piccone a zappare,
e il mio sudore éra la prima acqua che la terra beveva.
Ero triste, non avevo terra mia, per mé. A sera tornavo a
casa ubriaco... stanco morto, con gli occhi sbiancati dalla
luce e neanche la voglia di giocare con i miei bambini, fare
giochi con la ragazza mia, moglie mia a fare l’amore, mi
allungavo coricavo stravolto stordito sul letto... un
paglione... e mi addormentavo. No che non mi
addormentavo! Svenivo! E nella notte nel mio sonno non
c’erano sogni. Chicchirichì! Maledetto,maledizione! Di
nuovo a faticare!
Ma un giorno tornando dal campo attraverso la riva del
fiume in cerca di qualche granchio di fiume, ho perso il
cammino e, di botto (all’improvviso- di colpo ), mi sono
trovato davanti a una montagna nera che non conoscevo.
Tremenda, alta.
E ho domandato a un fratello contadino: “Compagno, di chi
è questa montagna nera, impervia?”
“Di nessuno!”
“Ma può essere che non sia di nessuno, una montagna cossì
grande?!”
“Non vale niente! È solamente pietra nera, un mucchio di
sassi vulcanici. La chiamano: la cagata del diavolo!”
“Deve aver avuto un gran mal al culo nel cagare ‘sta cagata
il diavolo!”
E io sono andato fin su... arrampicandomi gattoni su un
dosso raspando con le unghie e ho scoperto che c’era una
briciola di terra, l’ho odorata: dolce, grassa. Sono andato
subito dalla mia femmina, la femmina mia a casa. Giunto,
570
l’ho chiamata in quartiere- cortile, gridando di allegrezza...
ha preso su la zappa, il secchio e mi è venuta appresso con i
bambini.
Giunti sul dosso senza nemmanco prendere fiato, ha
cominciato a zappare dappertutto la terra e poi
discendere alla riva del fiume a prendere secchi di
terreno. Siamo andati anche al cimitere, siamo andati a
rubare terra ai morti! Bèlla la terra delle tombe vecchie!
Grassa! E si montava carichi di secchi e si spargeva ‘sto
terreno-letamoso… giorno dopo giorno, si approntavano
gradoni… una scalinata di gradoni! E portare terra dentro il
grembiule!... Tutti a lavorare, anche i bambini.
Contenti!
E mia moglie, bèlla, bianca che è dolce… mogliettina mia,
un portamento da regina! Andava con ‘ti panieri contenta,
occhi lucenti, le zinne tonde, dure… che quando si muoveva
correndo ballavano come campate che suonavano a festa:
DIN DON DIN! Oh... se è bèlla! E cossì svelta, che con un
vaso riempito d’acqua sul capo andava che pareva una
madonna col cerchione (l’aureola) d’oro e nemmenco una
lacrima si versava dal secchio!
Dolce amore mio!
E cantava! Cantava tanto bene che la sua voce diritta
nel cervello arrivava!
Oh dolce piacere!
Giorno dopo giorno, luna dopo luna, siamo arrivati a
montare (creare) tanti gradoni che pareva la Torre di
Babèle! Ma non c’era l’acqua... si facevano buchi per
sondare ma non sortiva uno sputo. Ci toccava discendere
571
fino al fiume avanti e indietro, avanti e indietro, tutti, moglie
e figli, con secchi e secchi, ma sempre secca diventava la
terra.
Un giorno sono andato col piccone in spalla in cima a ‘sta
montagna bestemiando: “Dio! Maledetto!” e pieno di rabbia
ho picchiato una botta a zappata nella pietra: PIUM!
STCIUM! È sortita una gran sbroffata (un gran getto)
d’acqua che mi ha innondato. “Oh Signore, grazie! Bisogna
proprio bestemiarti perché tu faccia miracoli, Dio santo!”
Zampilli d’acqua che sbottavano dappertutto... e
gorgogliavano giù per la scarpata da ogni terreno!
Mia moglie è scoppiata in lacrime... con un pianto di gioia e
i bambini impaltati (infangati) sguazzavano come pesci in
fregola...
“Grazie! Grazie Dio!”
Un profumo dolce si spargeva-diffondeva dappertutto... e
l’erba che subito sortiva spuntava (nasceva)! Ho piantato
un seme di ségale, non ho fatto a tempo da voltarmi che
TAC!,: un button di fogliettine spuntavano sono
spuntate! Éra terra d’oro!
Una sera mi sono dimenticato la zappa piantata nel terreno;
il giorno appresso sono tornato: éra fiorita!
La zappa fiorita!
Alberi che sortivano frutti, uccelli, profumi, il grano, il
frumento... Oh! Che piacere! Sono andato incontro al cielo
rosato, col solo che stava calando dietro ai monti e ho detto:
“Dio! Lo conosco (so) bene che sei dentro il sole in questo
momento e ti ringrazio del dono grande che mi hai fatto con
‘sto miracolo. Ti sarò riconoscente e cercherò col sangue di
572
metterlo a buon profitto. Te la farò divenire-diventare un
paradiso terrestre ‘sta terra, stai sicuro. Amen!”
Passavano i contadini e dicevano: “Che culo che hai avuto!
Da una montagna secca, hai tirato fuori il giardino di un
pascià!” E invidia avéano.
Sono lì nel campo, volto la testa e lì ti scorgo, sul suo
cavallo il padrone di tutta la valle che mi guardava. Girava
gli occhi intorno e mi guardava… e poi sbotta a dirmi: “Ohi,
‘sta meraviglia di montagna fiorita! Chi è che la tratta in
piedi? Chi è che l’ha fatta?”.
“Io, signore! Io, l’ho fatta, zolla su zolla l’ho portata e fatta
a gradoni... Io! Anche l’acqua che non c’era... mé la sono
- l’ho scoperta… fatta sputare fuori! Mia è ‘sta terra che
non éra di nessuno!”
“Roba di nessuno è una maniera di dire che non esista. Qui,
se non lo sai, per tutta la valla, anche il fiume, terra, pietre,
tutto ha un padrone… e io, sono quello! Padrone anche
dell’aria che tu respiri.”
“Ma ho domandato intorno... ‘sto monte lo chiamano la
cagata del diavolo proprio per dire che nessuno l’ha mai
voluto. Nemmanco voi padrone.”
“Può darsi... un tempo… ma adesso ci ho ripensato. È mia!”
S’è fatto una risata e via che è andato col cavallone!
Qualche giorno aprèso, vedo in fondo il prete, che arrivava
abbigliato tutto in negro, sudato col fazzoletto che si
sgrusàva asciugava-tergeva faccia e collo… e fin da
lontano mi gridava urlava: (in grammelot imitando il
latino) “Contadino, villano caro, in pax tua vengo per
dissolvere la tua imprudenza e presunzione di pensare che
573
tu possa possedere la proprietà di un terreno. Nessuno è
libero di possedere in ogni palmo di terra che ha una sola
proprietà che il Papa e l’Imperatore hanno affidato a
‘sto maggiorente unico e tu figliolo mio devi cedere in
santa pax domine!”
Come è stato vicino, gli ho dato una zappata che per poco
non l’ho inchiodato, lui, insieme al suo asino che montava!
Poi mollando-dando pedate coi tallon sulle palle del
ciuccio, andava saltelloni bestemiando in una maniera che
mi sono fatto il segno della croce!Due giorni appresso arriva
su il notaio con una bèlla mula grossa, con un gran culo...
lui, il notaio con un culone anche lui che quando è disceso
dal cavallo non si capiva se éra fosse sceso... il culo di
lui o quello della mula!
Ha srotolato una pergamena lunga e scura piena di segni e
segnini,
sbirolìzzighi,
sghiribizzi-scarabocchi
svirgolamenti e croci, e ha detto sputando parole come una
litania senza fiato: “Mio caro amico, lo so bene e di do fiera
ragione del fatto che per il volgo éra sconosciuta alcuna
possessione di ‘sto monte, ma dando un’occhiata a ‘ste carte
di pergamena antica, si scopre chiaramente che ‘sto luogo
terreno éra possessione del re che governava ‘sto regno,
Boesio I, che avéa avuto un figlio carnale al quale avéa
donato tutta la terra di qua di ‘sto fiume; la parte di là dal
fiume l’avéa donata alla badessa del convento che poi éra la
madre di suo figlio carnale. Ma è capitato nell’anno Domine
duecento che per un gran temporale il fiume è strabordato
dagli argini e si è diviso metà da un canto (lato), metà
dall’altro in due corsi, lasciando in mezzo un’isola con sopra
574
un monte negro. Il monte in questa maniera non éra di
nessuno. Ma adesso che il fiume è tornato nel suo letto
naturale, ecco che il monte ritorna anche lui al suo padrone
naturale che è il nostro principe che té la domanda chiede.
Dunque daglielo indietro!”
Gli ho dato una botta, una morsicata sul culo di ‘sto notaio
che è partito lui e la sua mula! “Di queste braccia è la terra!
No che non la do a nessuno!”
Solo che un giorno è arrivato il signore padrone con i suoi
soldati. Gli sbirri.
Noi eravamo nei campi a lavorare, con i bambini, mia
moglie e i suoi soldati mi hanno preso, allargato le braccia e
mi hanno tenuto fermo. Il padrone si è calato le brache, ha
preso mia moglie e la sbattuta per terra come una manza: le
ha stracciato le sottane... allargato le gambe, gli è saltato
sopra, l’ha montata come fosse una vacca. E tutti i soldati
ridevano.
I bambini mi guardavano con occhi sbarrati... sbiaditi.
Guardavano la madre... guardavano mé. E io mi muovevo,
mi sono liberato, ho preso una zappa, ho gridato:
“Disgraziato! Prendi!”.
“Fermo figlio! Fermo! - mi ha gridato mia moglie - Non
dargli il pretesto di accopparti. Non aspettano altro. Tu
giustamente pensi di crepare piuttosto che spiaccicare il tuo
onore... ma tu non hai onore. Onore l’hanno solamente chi
ruba, possiede, denaro, terre! Noialtri senza roba non
abbiamo onore! Nostro onore è la terra! Salva la terra, tieni
la terra e sputagli su ‘sto onore!”
575
E io ho sbandato, ho mollato-lasciato cadere la zappa a
terra.
I soldati sghignazzavano con fracasso: “Becco, coglione,
senza dignità... Gli hanno montato la femmina e lui sta lì
inciulinàt imbambolato come un lifròch!”.
Il signore è montato a cavallo e dietro a lui si
incamminavano i suoi sbirri. “Adesso té la puoi pure tenere
la tua terra. Mé l’hai bén pagata!” e rideva.
I figli non mi guardavano. Siamo tornati come manzi alla
casa.
La moglie andava avanti, non guardava.
Io non guardavo. n
Nessuno si guardava.
Quando poi mia moglie è discesa in paese per fare scorta di
masserizie, la gente al suo passaggio si scansava. Nessuno
che le dicesse buongiorno, come se non la vedesse nessuno.
Nemmeno in chiesa la rispettavano. Il prete poi, ha tenuto
una omelia su Cristo che maledisse le fornicatrici.
Una notte la notte appresso mia moglie gridando è partita
correndo su per la montagna... saliva ridendo... sbatteva le
mani, cantava a perdifiato con parole da svergognata.
Matta éra.
“Ferma! Fermati amore! Torna indietro col cervello... a mé
non importa... sempre il mio amore sei per mé!”
Non mi dava retta. È sparita. Non l’ho mai più vista.
I bambini non dicevano parole, (stavano zittti- non
parlavano) non giocavano, non ridevano, no’ piangevano.
Giorno dopo giorno smagrivano: morti! Uno dopo l’altro,
morti sono!
576
Solo sono restato... unico cristiano su ‘sta terra bruciata...
che i soldati avéano dato fuoco anche alla casa.
Imbesuito non sapevo cosa fare. Una sera ho preso un pezzo
di corda, l’ho lanciata su una trave, l’unica restata sana tra i
muri affumicati... ho fatto un groppo (nodo), mé lo sono
sistemato intorno al collo e ho detto: “Dio che anche nello
scuro della notte guardi gli uomini attraverso i mille
luccichii delle stelle, per quale gioco maledetto, Signore, tu
mi hai dato ‘sto dono caricandomi di speranza... per poi,
appresso, rovesciarmi stravacarme nella merda della
disperazione?! Tu dovevi dirmelo che éra per segnarmi col
ferro rovente e dare testamento chiaro che chi comincia
(nasce) da villano-contadino poveretto sempre uguale deve
restare... la medesima condizione, non farsi speranze né
sogni di presunzione! Signore ti dico che è stato gran
sbeffeggiamento crudele questo di farmi provare qui, in terra
il paradiso, per poi ributtarmi con uno spernacchio giù,
all’inferno, senza pietà! E allora ti voglio dire che ‘sta vita di
merda che mi hai dato, io té la ritorno indietro. Tieni ‘sta
vita!”
Faccio per lanciarmi impiccato, mi sento appoggiare una
mano qui sulla spalla, mi volto e c’è un giovine con i capelli
lunghi... spettinato... la faccia pallida... gli occhi grandi,
dolci e tristi che mi dice: “Potrei avere un poco da bere che
ho sete?”
“Ma ti pare il momento di venire a domandarmi da bere a
uno che sta per impiccarsi? Ma dov’è è la creanza
(l’educazione)?” Gli do un’occhiata... avéa una faccia da
povero cristo anche lui. Appresso a quello ci sono altri due
577
disperati: uno con i capelli e la gran barba bianca e l’altro
senza barba… magri e smorti (pallidi) che parevano lavati
nella calcina... con la faccia patita.
“Avete altro che bisogno di bere voialtri! Da mangiare ci
vuole! (Fa il gesto di togliersi il cappio dal collo) Bene, vi
do un po’ da mangiare e poi mi impicco!”
Vado... cerco sotto un’arcone restato in piedi: fave
solamente ho trovato e due cipolle. Le ho cotte bollite. Ho
riempito tre ciotole - bacinelle e gliele ho date.
Mangiavano con una golosia da affamati. Da poi che hanno
mangiato, quello giovane di figura svelta e con gli occhi
grandi, sorridendo mi dice: “Grazie del vostro cibo! A té,
viene in menti chi possa essere io?”
Lo guardo bene: “Mi pare che tu... quasi... sei Jesus Cristo!”
“Bene! Hai indovinato! Questo è Paolo e l’altro è Pietro.”
“(China il capo in segno di saluto) Piacere! E cosa posso
fare ancora per voi?”
“È abbastanza (sufficiente) quello che ci hai dato col
mangiare. Io ti conosco contadino, io so cosa ti è capitato,
cosa hai fatto tu... la fatica per far fiorire ‘sta montagna
sbroffata-soffiata fuori dalle chiappe del diavolo. I
balzelùn-gradoni tirati su da sanguinarti le mani e le dita,
tue e di tua moglie e dei tuoi figli... E la violenza del signore
sulla tua donna come fosse una manza da incarcare... Tutto
per l’orgoglio di non lasciare ‘sta terra! Buona forza,
coraggio... bravo uomo hai dimostrato di essere! Ma è giusto
che tu sia finito cossì... a ‘sto modo.”
“(Tono risentito del contadino) Per quale ragione, Cristo?!”
578
“Perché l’hai tenuta tutta solamente per té la terra e non l’hai
spartita con gli altri contadini, strepenati miseri- poveri
come té!”
“Ma cosa dici?! Spartire con gli altri un fazzoletto di terra
che non éra nemmeno abbastanza per mé e per la mia
gente?!”
“Piano furbacchione, di tutta la montagna tu non adoperavi
che un fazzoletto... però un fazzoletto grande! E tutta la
scarpata di là e il fiancone di ponente? Non potevi dire:
“Venite gente... se volete lavorarlo come ho fatto io, è
vostro! Triste resta l’uomo che si tiene chiuso-serrato.
Guardati intorno: è venuto qualcuno a offrirti una mano... a
darti conforto? Se non spalanchi le tue braccia agli altri
come puoi sperare che gli altri allarghino le loro per
abbracciare té?
Dimmi villano-contadino... sei andato intorno per casali...
le case dei paion i fienili a raccontare agli altri disperati la
tua storia? No? Bene, ora di agli altri quello che hai
passato... digli del padrone... cosa ti ha fatto, digli del prete
col suo latino... del notaio! E poi ascolta cosa ti raccontano
loro.
arriva troppo di colpo!!!
Impara a ridere! A tramutare anche lo spavento in risata,
impara a rovesciare le parole sacre di ogni legge. Ribaltare
col culo per aria quelli che fanno imbrogli per ciularefregare voi, coglioni! Fa sberleffo dei padroni... e fa che
tutti sbrofa-scoppino in gran risate… che ridendo ogni
paura si discioglie.”
579
“Ma io non so, non so dire parole rovesciate... Non sono
capace di far scoprire la bugiarderia dei maggiori e non so
fare il controcanto da buffone... e nemanco filastrocche a
torciglione beffardo che la lingua mi si inceppa dentro i
denti, col cervello che tengo, ubriaco dal sole e dalla fatica!”
“Hai ragione. Ci vuole il miracolo!”
Mi ha preso per la crapa-testa, mi ha tirato vicino alla sua
faccia e mi ha detto: “Io Jesus Cristo da ‘sto momento ti do
un bacio sulla bocca lungo da toglierti i fiato e tu sentirai la
tua lingua frullare a cavatappi e poi diventare come un
coltello che punta e taglia... smuovendo parole e frasi,
concetti chiari come il vangelo. E poi vai nella piazza!
Giullare sarai! Giullare e farai agli altri sottomessi gran
ridere! Ridere che buca di coltello in ‘sto visigón de
potestà. Il padrone sbragherà, i preti tremeranno e soldati e
notai...”
E cossì mi ha preso la testa, ha portato le labbra sue dolci
alle mie e mi ha baciato. Mi è arrivato un tremore-brivido
caldo sulle labbra... la lingua ha cominciato a trillareballare-girare a torciglione come una biscia. Parole nuove
scivolavano rotolando nel mio cervello. Ogni pensiero mi si
rivoltava... ogni idea mi sortiva capovolta.
“Gente! Venite qui!”
Sono corso a perdifiato giù nel borgo, sono saltato sui
gradoni del battistero e ho gridato: “EHH! Gente! Il giullare
sono io con la lingua stappacervelli! Lingua di fuoco per
bucare pensieri addormentati! Venite! Venite! Per bucare!
Fatevi scoppiare dalle risate ogni regola ottusa che avete in
‘sta crapa-testa!”897
580
MILANO 2O.O1.91
MARIA SOTTO ALLA CROCE
Entriamo nel cuore di "Mistero Buffo", addirittura il mistero
classico sacro. Io ho trovato, questo ancora prima di
decidermi a realizzare "Mistero Buffo", più di vent'anni fa,
per caso quando è stata rimessa in ordine la grande
biblioteca di Montecassino, éra stato trovato nel retro di un
papiro, una specie di pelle scritta con dei righi musicali, un
breve monologo della madonna. Questa madonna éra
curiosamente strana rispetto a quella tradizionale, non c'éra
nessuna accettazione del sacrificio che il figlio andava
realizzando e soprattutto lei non poteva soffrire in quel
mondo senza far niente. Qualcuno pensava che fosse un
elzeviro scritto da qualche monaco in un momento di pazzia,
poi, in conseguenza di una chiaccherata che ho fatto con un
prete di Asti, ho avuto sottomano un testo che è del
quattrocento, nel quale si ritrovava la stessa madonna e
parlando con questo prete mi diceva che in quel periodo, nel
milleduecento soprattutto, c'erano stati degli scontri fra
religiosi piuttosto feroci ed il contenzioso éra questo: la
madonna sapeva di doversi sacrificare per il peccato mortale
oppure è venuta a saperlo brutalmente soltanto nel momento
in cui il figlio si trovava sulla croce? Esiste qualche
momento del vangelo in cui si dice che è cosciente la madre
e che l'angelo Gabriele annunciando le disse "tu dovrai
soffrire" NO! E risulta che l'elogio che fa l'angelo "Maria
piena di grazia ecc...", in questo contrasto fra i due modi è
stato una trappola, un'angheria terribile condotta sulla
581
madonna. Naturalmente, subito alcuni, erano gli stessi frati
che avevano inventato il testo da riproporre, tant'è che a
Cortona un altro testo del duecento nel quale più o meno si
ripete la stessa cosa, addirittura la madonna se ne va sotto la
croce per invogliare il figlio a scendere dalla croce, quasi a
costringerlo, non avendo più argomenti, avendogli parlato
del suo dolore, della sua disperazione, dell'infamia, del
ricatto... il figlio non ne vuol sapere e allora strappa
letteralmente gli abiti di dosso alla Maddalena, gli mostra i
seni e gli dice "scendi! Li hai amati quando eri sulla terra coi
piedi, cerca di non perdere questa gioia straordinaria". E'
veramente una provocazione oltre le righe, al limite della
bestemmia e fa parte delle laudi di Cortona. Questo brano
vede la sua dimensione massima nell'arrivo delle donne;
comincia con il coro delle Marie che arriva davanti a Cristo e
si preoccupa dell'arrivo della Madonna, che l'ha saputo in
ritardo e viene a vedere cos'è successo, e pensano di colpirla
con una pietra e farla stramazzare per non permetterle di
urlare il suo dolore davanti a questo massacro del proprio
figlio. Figlio che non éra presentato come Dio sulla croce ma
un uomo, un uomo divino, che soffre tremendamente, e
quasi si lamenta col padre perché è costretto a questo
sacrificio, ha una specie di ripensamento, lo troviamo anche
nel vangelo. Ad un certo punto c'è un soldato che si
preoccupa di far scendere la Madonna che è salita e vuole
strappare i chiodi per portarsi via il figlio. La insulta, le dice
di scendere, cerca di mercanteggiare la Madonna, poi c'è il
finale terribile contro l'arcangelo Gabriele, nel quale dice "
tu mi hai tradito, sei venuto a raccontarmi che io sarei stata
582
la regina delle donne e questa invece è stata una beffa
spaventosa, io sono la regina con il figlio cavaliere con un
cavallo di legno inchiodato alle staffe" e questo insulto
cresce quasi contro il potere, il potere di cui l'arcangelo è il
messo, è l'uomo politico nella fattispecie. Capirete questa
allusione nel discorso finale che fa la Madonna e a mé
sentendolo è venuto in mente proprio ieri sera quelle madri
che salutavano i figli e urlavano mentre partivano per il
Medio Oriente, i figli sulla nave da guerra, questo urlo, la
stessa disperazione.
MILANO 2O.O1.91
MARIA DAVANTI ALLA CROCE
Entriamo nel cuore di "Mistero Buffo", addirittura il mistero
classico sacro. Io ho trovato, questo ancora prima di
decidermi a realizzare "Mistero Buffo", più di vent'anni fa,
per caso quando è stata rimessa in ordine la grande
biblioteca di Montecassino, éra stato trovato nel retro di un
papiro, una specie di pelle scritta con dei righi musicali, un
breve monologo della madonna. Questa madonna éra
curiosamente strana rispetto a quella tradizionale, non c'éra
nessuna accettazione del sacrificio che il figlio andava
realizzando e soprattutto lei non poteva soffrire in quel
mondo senza far niente. Qualcuno pensava che fosse un
elzeviro scritto da qualche monaco in un momento di pazzia,
poi, in conseguenza di una chiaccherata che ho fatto con un
prete di Asti, ho avuto sottomano un testo che è del
quattrocento, nel quale si ritrovava la stessa madonna e
parlando con questo prete mi diceva che in quel periodo, nel
583
milleduecento soprattutto, c'erano stati degli scontri fra
religiosi piuttosto feroci ed il contenzioso éra questo: la
madonna sapeva di doversi sacrificare per il peccato mortale
oppure è venuta a saperlo brutalmente soltanto nel momento
in cui il figlio si trovava sulla croce? Esiste qualche
momento del vangelo in cui si dice che è cosciente la madre
e che l'angelo Gabriele annunciando le disse "tu dovrai
soffrire" NO! E risulta che l'elogio che fa l'angelo "Maria
piena di grazia ecc...", in questo contrasto fra i due modi è
stato una trappola, un'angheria terribile condotta sulla
madonna. Naturalmente, subito alcuni, erano gli stessi frati
che avevano inventato il testo da riproporre, tant'è che a
Cortona un altro testo del duecento nel quale più o meno si
ripete la stessa cosa, addirittura la madonna se ne va sotto la
croce per invogliare il figlio a scendere dalla croce, quasi a
costringerlo, non avendo più argomenti, avendogli parlato
del suo dolore, della sua disperazione, dell'infamia, del
ricatto... il figlio non ne vuol sapere e allora strappa
letteralmente gli abiti di dosso alla Maddalena, gli mostra i
seni e gli dice "scendi! Li hai amati quando eri sulla terra coi
piedi, cerca di non perdere questa gioia straordinaria". E'
veramente una provocazione oltre le righe, al limite della
bestemmia e fa parte delle laudi di Cortona. Questo brano
vede la sua dimensione massima nell'arrivo delle donne;
comincia con il coro delle Marie che arriva davanti a Cristo e
si preoccupa dell'arrivo della Madonna, che l'ha saputo in
ritardo e viene a vedere cos'è successo, e pensano di colpirla
con una pietra e farla stramazzare per non permetterle di
urlare il suo dolore davanti a questo massacro del proprio
584
figlio. Figlio che non éra presentato come Dio sulla croce ma
un uomo, un uomo divino, che soffre tremendamente, e
quasi si lamenta col padre perché è costretto a questo
sacrificio, ha una specie di ripensamento, lo troviamo anche
nel vangelo. Ad un certo punto c'è un soldato che si
preoccupa di far scendere la Madonna che è salita e vuole
strappare i chiodi per portarsi via il figlio. La insulta, le dice
di scendere, cerca di mercanteggiare la Madonna, poi c'è il
finale terribile contro l'arcangelo Gabriele, nel quale dice "
tu mi hai tradito, sei venuto a raccontarmi che io sarei stata
la regina delle donne e questa invece è stata una beffa
spaventosa, io sono la regina con il figlio cavaliere con un
cavallo di legno inchiodato alle staffe" e questo insulto
cresce quasi contro il potere, il potere di cui l'arcangelo è il
messo, è l'uomo politico nella fattispecie. Capirete questa
allusione nel discorso finale che fa la Madonna e a mé
sentendolo è venuto in mente proprio ieri sera quelle madri
che salutavano i figli e urlavano mentre partivano per il
Medio Oriente, i figli sulla nave da guerra, questo urlo, la
stessa disperazione.
PRESENTAZIONE 1 9 7 6
MARIA ALLA CROCE
E passiamo al Mistero Buffo vero e proprio. Mistero è il
termine che si sente ancora oggi ripetere durante la messa:
nel primo mistero glorioso si contempla ecc... nel secondo...
E' una cosa seria! Non ridete di queste cose... il destino!
L'attore comico sempre! Allora... si sente dire... nel primo
mistero glorioso si contempla ecc... e si ricontempla anche
585
nel secondo mistero glorioso ecc.. ecc... Mistero significa
rappresentazione sacra. La messa è un mistero...no, no, no...
è una rappresentazione... non volevo fare... non riesco a dire
delle cose serie! Ho provato una volta ad Urbino quando
sono stato incaricato di tenere una lezione. Sono arrivato, ho
cominciato a parlare seriamente... AH AH AH CHE
FACCIA! E io serio... MA NO! GUARDATE CHE SONO
COSE SERIE!... AH AH AH E CI GIOCA ANCHE AH AH
AH... BASTA! Ho detto basta! La messa è un mistero, cioè
la messa è uno spettacolo, una rappresentazione tant'è vero
che all'inizio del cristianesimo non esisteva una forma di
messa come concepiamo oggi, come siamo abituati, cioè
stereotipato, ormai fissato da dogmi, da regole. No, si
scrivevano come si scrivono gli spettacoli. C'è il vescovo,
quello di Costantinopoli, e non è quello dei giochi di parole
dei ragazzini, che ha scritto sette o otto cose importantissime
della messa per rappresentazioni sacre, cioè i misteri. Erano
della gente che amava l'ironia ma non per essere blasfemi,
per essere felici, per essere intelligenti, perché un gioco di
umorismo è fatto di intelligenza. Qualcuno notava che
normalmente la grande differenza che c'è tra gli uomini e gli
animali è che gli animali... ridono poco. Ed è giusto! Ecco,
ad esempio se vi raccontassi la chiave di una di queste messe
potete ritrovarli. Il testo, edito da Bompiani e curato da
Contini, è l'incontro della madonna con l'angelo Gabriele,
non certo dentro le colonnine come siamo abituati. Lei ferma
che aspetta... no... al pozzo. Al pozzo com'è nella tradizione
popolare, tutte le donne vanno al pozzo. I ragazzi vanno a
corteggiare le ragazze al pozzo... arriva il ragazzo giovane,
586
bello, coi capelli... l'arcangelo Gabriele... in borghese...
voglio dire che non ha le ali! Non ha le ali perché, capite uno
che va al pozzo con le ali dice che... non può... ad ogni modo
arriva senza ali, per non dare nell'occhio appunto. Però c'è
stato un gioco prima: il diavolo, il demonio ha cercato di
buttare all'aria questo momento, cioè intralciare l'incontro.
Ha messo davanti un'altro diavolo, ne ha trovato uno un pò
così... un cialtrone. Lo fanno travestire da donna e questo
diavolo danna con dei seni che tiene su con fatica, con la
coda lunghissima avvolta intorno al ventre... ma appena si
emoziona la coda si muove, lo agita tutto... va dalla madonna
per raccontare che lei, una donna anziana è madre di un
giovane... di un certo Gabriele che ieri all'osteria ha
scommesso con altri giovani che porterà a letto la madonna...
ha scommesso... e allora "guardi io vengo a dirglielo perché
questo figlio sta facendo una cosa che mi... INFAME!"
Quando arriva l'angelo che comincia a parlare del più e del
meno... perché non è che arriva subito e TUM si mette in
ginocchio... cerca di introdurre il discorso...La madonna,
Maria è preavvertita, ha capito, intuito qualche cosa, fatto stà
che ad un certo punto tira fuori uno zoccolo e lo lancia in
piena testa al diavolo. Da questo momento l'angelo capisce
che quello è il diavolo... anche perché gli si è tolta tutta la
coda. Tira fuori la spada... va in giro armato, notate bene...
l'angelo ZAC crudelmente taglia la coda al povero diavolo.
La coda se ne va via da sola come quella di una lucertola. Il
diavolo corre dietro alla sua coda piangendo disperato.
Ebbene, a parte il fatto della crudeltà, della cattiveria
dell'angelo, perché gli angeli, gli arcangeli, soprattutto son
587
delle carogne... Oh, basta ricordarsi la cacciata dal
paradiso... dico perché col coso di fuoco... "Via via
andate!"... mentre la povera Eva davanti, sospinta
dall'Adamo "Té e le tue mele, poco cane!"... e ad un certo
punto loro si soffermano per litigare e, lo sapete, lui con la
spada di fuoco ZUM ZUM, due tagli, QUA, che prima noi
avevamo tutto tondo e adesso ci abbiamo... la vergogna qui,
LA VERGOGNA! Si chiamava, lo sapete, il gluteo... il
gluteo, che uno aveva anche orgoglio... guardi che bel
gluteo... beh, il tondo è puro, è purezza il tondo... no!...
quello spacca in mezzo... Ad ogni modo, a parte il gioco,
questo è per dirvi la chiave, l'umorismo, la satira, il
grottesco, la felicità nella rappresentazione sacra, ed anche
se éra dramma, non éra mai lagnoso, non éra mai piagnisteo,
non éra mai disperazione... éra soprattutto denuncia, éra
attacco, aggressione, soprattutto potere.
Questo pezzo che adesso reciterà Franca è la storia della
passione. Una passione del 1170 circa. E' stata trovata a
Montecassino nel 1928, un prete gesuita spagnolo l'ha
ritrovata. Éra in latino completamente, con qualche frase in
dialetto di Benevento. Noi l'abbiamo presa, tradotta e
approffittando del ritrovamento di un'altro analogo con dei
grossi buchi, abbiamo ricomposto tutto. La prima cosa che
noterete è che sulla scena non ci sono uomini, sono tutte
donne, tutte donne che si preoccupano, urlando di fermare la
madonna che sta arrivando. La madonna sta arrivando sul
sentiero, ha saputo che hanno messo in croce il figlio, arriva
su correndo ed ecco che subito le donne dicono di fermarla
"Andate a fermarla, non si può fermare, ha una forza che"
588
"datemi un sasso che glielo tiro in testa" dice ad un certo
punto " per tramortirla, non può vedere il figlio così
inchiodata che sembra una radice di ulivo in primavera,
inchiodata, con le ossa inchiodate, il sangue che gli cola
dappertutto". Una descrizione di una violenza incredibile,
ma la madonna arriva lo stesso... e c'è un gran silenzio, ed
ecco che subito tutte le donne intorno gridano "sentite, il
silenzio è un fracasso immenso, ti spacca le orecchie". Poi
finalmente ecco che c'è la madonna che parla con un filo di
voce, chiede una scala per salire in cima e staccare il figlio,
lo vuole portar via, lo vuole salvare, non vuole lasciarlo
morire sulla croce. Arriva un soldato e la fa scendere con
violenza, la madonna comincia ad urlare contro tutti quelli
che glielo hanno messo in croce "che cosa aveva fatto questo
mio figlio!". Ci accorgiamo subito che quel figlio non è il
figlio di Dio, ma il figlio di un uomo, che è un contadino, un
operaio in croce, che lei è una donna che parla un linguaggio
che non è certo di una regina. Ad un certo punto, quando
parla della morte del figlio, e descrive già la morte "morte
dei capelli, della bocca, degli occhi", incomincia ad urlare
contro Gabriele che è venuto a fare il nunzio, a farle gonfiare
il ventre e farle nascere dentro quello che avrebbe dovuto
essere la sua gioia, la gloria, farla sentire la donna capo di
tutte le donne, beata e felice... e questa è la grande beffa
"ecco qua come sono ridotta, l'ultima delle donne,
spennacchiata, offesa, umiliata, bastonata nel proprio
dolore", e ancora tocca a lei, donna, urlare nel dolore... è la
sua condizione. Ad un certo punto le danno una lancia
perché buchi subito il petto di questo suo figlio, farlo morire
589
subito, non tenerlo, come lei vorrebbe, con uno scialle,
appeso alla croce per respirare, tenerlo in vita più
lungamente "no!Ammazzalo subito!". Sviene e sogna
Gabriele e subito lo insulta, dice "vattene, vattene via da
questa terra, non è fatta per té. Nel tuo paradiso", fra
parentesi, è il suo mondo perché è il cavagliere chiaro
Gabriele, il cavagliere, il principe, il nobile, "nel tuo mondo,
nel tuo paradiso non ci sono lamenti né disperazioni, né
fame, né carestia. Ci si sporca tutte le ali dorate, gli occhi
luminosi diventano grigi, si sporcano anche loro, le orecchie,
i suoni non sei abituato a tutto quello che c'è sulla terra. Il
marcio, l'odore di corpi squarciati, gl'impiccati, le donne
violate, le madri scurite". Madri scurite lo sentiamo dopo da
Jacopone da Todi. Ebbene tutta questa violenza e la cacciata
finale di questo angelo nel suo mondo... fuori da questo che
è quello degli uomini che bestemiano che imprecano che
sono soggiogati, sono perseguitati e che devono soffrire per
un peccato... e c'è perfino l'ironia di questo peccato. Il
discorso è di parte. E' la prima volta che sentiamo e vediamo
ribaltata la madonna non come quella che è indicata a
soffrire con contenizione, quasi con rassegnazione,
l'accettazione di questo dolore che la glorifica e che tutte le
donne vorrebbero evitare NO! Il rifiuto perché è il rifiuto di
classe è la passione vista dall'altra classe e soprattutto dalla
classe delle donne.
PRESENTAZIONE 1 9 7 6
MARIA ALLA CROCE
590
E passiamo al Mistero Buffo vero e proprio. Mistero è il
termine che si sente ancora oggi ripetere durante la messa:
nel primo mistero glorioso si contempla ecc... nel secondo...
E' una cosa seria! Non ridete di queste cose... il destino!
L'attore comico sempre! Allora... si sente dire... nel primo
mistero glorioso si contempla ecc... e si ricontempla anche
nel secondo mistero glorioso ecc.. ecc... Mistero significa
rappresentazione sacra. La messa è un mistero...no, no, no...
è una rappresentazione... non volevo fare... non riesco a dire
delle cose serie! Ho provato una volta ad Urbino quando
sono stato incaricato di tenere una lezione. Sono arrivato, ho
cominciato a parlare seriamente... AH AH AH CHE
FACCIA! E io serio... MA NO! GUARDATE CHE SONO
COSE SERIE!... AH AH AH E CI GIOCA ANCHE AH AH
AH... BASTA! Ho detto basta! La messa è un mistero, cioè
la messa è uno spettacolo, una rappresentazione tant'è vero
che all'inizio del cristianesimo non esisteva una forma di
messa come concepiamo oggi, come siamo abituati, cioè
stereotipato, ormai fissato da dogmi, da regole. No, si
scrivevano come si scrivono gli spettacoli. C'è il vescovo,
quello di Costantinopoli, e non è quello dei giochi di parole
dei ragazzini, che ha scritto sette o otto cose importantissime
della messa per rappresentazioni sacre, cioè i misteri. Erano
della gente che amava l'ironia ma non per essere blasfemi,
per essere felici, per essere intelligenti, perché un gioco di
umorismo è fatto di intelligenza. Qualcuno notava che
normalmente la grande differenza che c'è tra gli uomini e gli
animali è che gli animali... ridono poco. Ed è giusto! Ecco,
ad esempio se vi raccontassi la chiave di una di queste messe
591
potete ritrovarli. Il testo, edito da Bompiani e curato da
Contini, è l'incontro della madonna con l'angelo Gabriele,
non certo dentro le colonnine come siamo abituati. Lei ferma
che aspetta... no... al pozzo. Al pozzo com'è nella tradizione
popolare, tutte le donne vanno al pozzo. I ragazzi vanno a
corteggiare le ragazze al pozzo... arriva il ragazzo giovane,
bello, coi capelli... l'arcangelo Gabriele... in borghese...
voglio dire che non ha le ali! Non ha le ali perché, capite uno
che va al pozzo con le ali dice che... non può... ad ogni modo
arriva senza ali, per non dare nell'occhio appunto. Però c'è
stato un gioco prima: il diavolo, il demonio ha cercato di
buttare all'aria questo momento, cioè intralciare l'incontro.
Ha messo davanti un'altro diavolo, ne ha trovato uno un pò
così... un cialtrone. Lo fanno travestire da donna e questo
diavolo danna con dei seni che tiene su con fatica, con la
coda lunghissima avvolta intorno al ventre... ma appena si
emoziona la coda si muove, lo agita tutto... va dalla madonna
per raccontare che lei, una donna anziana è madre di un
giovane... di un certo Gabriele che ieri all'osteria ha
scommesso con altri giovani che porterà a letto la madonna...
ha scommesso... e allora "guardi io vengo a dirglielo perché
questo figlio sta facendo una cosa che mi... INFAME!"
Quando arriva l'angelo che comincia a parlare del più e del
meno... perché non è che arriva subito e TUM si mette in
ginocchio... cerca di introdurre il discorso...La madonna,
Maria è preavvertita, ha capito, intuito qualche cosa, fatto stà
che ad un certo punto tira fuori uno zoccolo e lo lancia in
piena testa al diavolo. Da questo momento l'angelo capisce
che quello è il diavolo... anche perché gli si è tolta tutta la
592
coda. Tira fuori la spada... va in giro armato, notate bene...
l'angelo ZAC crudelmente taglia la coda al povero diavolo.
La coda se ne va via da sola come quella di una lucertola. Il
diavolo corre dietro alla sua coda piangendo disperato.
Ebbene, a parte il fatto della crudeltà, della cattiveria
dell'angelo, perché gli angeli, gli arcangeli, soprattutto son
delle carogne... Oh, basta ricordarsi la cacciata dal
paradiso... dico perché col coso di fuoco... "Via via
andate!"... mentre la povera Eva davanti, sospinta
dall'Adamo "Té e le tue mele, poco cane!"... e ad un certo
punto loro si soffermano per litigare e, lo sapete, lui con la
spada di fuoco ZUM ZUM, due tagli, QUA, che prima noi
avevamo tutto tondo e adesso ci abbiamo... la vergogna qui,
LA VERGOGNA! Si chiamava, lo sapete, il gluteo... il
gluteo, che uno aveva anche orgoglio... guardi che bel
gluteo... beh, il tondo è puro, è purezza il tondo... no!...
quello spacca in mezzo... Ad ogni modo, a parte il gioco,
questo è per dirvi la chiave, l'umorismo, la satira, il
grottesco, la felicità nella rappresentazione sacra, ed anche
se éra dramma, non éra mai lagnoso, non éra mai piagnisteo,
non éra mai disperazione... éra soprattutto denuncia, éra
attacco, aggressione, soprattutto potere.
Questo pezzo che adesso reciterà Franca è la storia della
passione. Una passione del 1170 circa. E' stata trovata a
Montecassino nel 1928, un prete gesuita spagnolo l'ha
ritrovata. Éra in latino completamente, con qualche frase in
dialetto di Benevento. Noi l'abbiamo presa, tradotta e
approffittando del ritrovamento di un'altro analogo con dei
grossi buchi, abbiamo ricomposto tutto. La prima cosa che
593
noterete è che sulla scena non ci sono uomini, sono tutte
donne, tutte donne che si preoccupano, urlando di fermare la
madonna che sta arrivando. La madonna sta arrivando sul
sentiero, ha saputo che hanno messo in croce il figlio, arriva
su correndo ed ecco che subito le donne dicono di fermarla
"Andate a fermarla, non si può fermare, ha una forza che"
"datemi un sasso che glielo tiro in testa" dice ad un certo
punto " per tramortirla, non può vedere il figlio così
inchiodata che sembra una radice di ulivo in primavera,
inchiodata, con le ossa inchiodate, il sangue che gli cola
dappertutto". Una descrizione di una violenza incredibile,
ma la madonna arriva lo stesso... e c'è un gran silenzio, ed
ecco che subito tutte le donne intorno gridano "sentite, il
silenzio è un fracasso immenso, ti spacca le orecchie". Poi
finalmente ecco che c'è la madonna che parla con un filo di
voce, chiede una scala per salire in cima e staccare il figlio,
lo vuole portar via, lo vuole salvare, non vuole lasciarlo
morire sulla croce. Arriva un soldato e la fa scendere con
violenza, la madonna comincia ad urlare contro tutti quelli
che glielo hanno messo in croce "che cosa aveva fatto questo
mio figlio!". Ci accorgiamo subito che quel figlio non è il
figlio di Dio, ma il figlio di un uomo, che è un contadino, un
operaio in croce, che lei è una donna che parla un linguaggio
che non è certo di una regina. Ad un certo punto, quando
parla della morte del figlio, e descrive già la morte "morte
dei capelli, della bocca, degli occhi", incomincia ad urlare
contro Gabriele che è venuto a fare il nunzio, a farle gonfiare
il ventre e farle nascere dentro quello che avrebbe dovuto
essere la sua gioia, la gloria, farla sentire la donna capo di
594
tutte le donne, beata e felice... e questa è la grande beffa
"ecco qua come sono ridotta, l'ultima delle donne,
spennacchiata, offesa, umiliata, bastonata nel proprio
dolore", e ancora tocca a lei, donna, urlare nel dolore... è la
sua condizione. Ad un certo punto le danno una lancia
perché buchi subito il petto di questo suo figlio, farlo morire
subito, non tenerlo, come lei vorrebbe, con uno scialle,
appeso alla croce per respirare, tenerlo in vita più
lungamente "no!Ammazzalo subito!". Sviene e sogna
Gabriele e subito lo insulta, dice "vattene, vattene via da
questa terra, non è fatta per té. Nel tuo paradiso", fra
parentesi, è il suo mondo perché è il cavagliere chiaro
Gabriele, il cavagliere, il principe, il nobile, "nel tuo mondo,
nel tuo paradiso non ci sono lamenti né disperazioni, né
fame, né carestia. Ci si sporca tutte le ali dorate, gli occhi
luminosi diventano grigi, si sporcano anche loro, le orecchie,
i suoni non sei abituato a tutto quello che c'è sulla terra. Il
marcio, l'odore di corpi squarciati, gl'impiccati, le donne
violate, le madri scurite". Madri scurite lo sentiamo dopo da
Jacopone da Todi. Ebbene tutta questa violenza e la cacciata
finale di questo angelo nel suo mondo... fuori da questo che
è quello degli uomini che bestemiano che imprecano che
sono soggiogati, sono perseguitati e che devono soffrire per
un peccato... e c'è perfino l'ironia di questo peccato. Il
discorso è di parte. E' la prima volta che sentiamo e vediamo
ribaltata la madonna non come quella che è indicata a
soffrire con contenizione, quasi con rassegnazione,
l'accettazione di questo dolore che la glorifica e che tutte le
donne vorrebbero evitare NO! Il rifiuto perché è il rifiuto di
595
classe è la passione vista dall'altra classe e soprattutto dalla
classe delle donne.
MILANO 2O.O1.91
MARIA DAVANTI ALLA CROCE
Entriamo nel cuore di "Mistero Buffo", addirittura il mistero
classico sacro. Io ho trovato, questo ancora prima di
decidermi a realizzare "Mistero Buffo", più di vent'anni fa,
per caso quando è stata rimessa in ordine la grande
biblioteca di Montecassino, éra stato trovato nel retro di un
papiro, una specie di pelle scritta con dei righi musicali, un
breve monologo della madonna. Questa madonna éra
curiosamente strana rispetto a quella tradizionale, non c'éra
nessuna accettazione del sacrificio che il figlio andava
realizzando e soprattutto lei non poteva soffrire in quel
mondo senza far niente. Qualcuno pensava che fosse un
elzeviro scritto da qualche monaco in un momento di pazzia,
poi, in conseguenza di una chiaccherata che ho fatto con un
prete di Asti, ho avuto sottomano un testo che è del
quattrocento, nel quale si ritrovava la stessa madonna e
parlando con questo prete mi diceva che in quel periodo, nel
milleduecento soprattutto, c'erano stati degli scontri fra
religiosi piuttosto feroci ed il contenzioso éra questo: la
madonna sapeva di doversi sacrificare per il peccato mortale
oppure è venuta a saperlo brutalmente soltanto nel momento
in cui il figlio si trovava sulla croce? Esiste qualche
momento del vangelo in cui si dice che è cosciente la madre
e che l'angelo Gabriele annunciando le disse "tu dovrai
soffrire" NO! E risulta che l'elogio che fa l'angelo "Maria
596
piena di grazia ecc...", in questo contrasto fra i due modi è
stato una trappola, un'angheria terribile condotta sulla
madonna. Naturalmente, subito alcuni, erano gli stessi frati
che avevano inventato il testo da riproporre, tant'è che a
Cortona un altro testo del duecento nel quale più o meno si
ripete la stessa cosa, addirittura la madonna se ne va sotto la
croce per invogliare il figlio a scendere dalla croce, quasi a
costringerlo, non avendo più argomenti, avendogli parlato
del suo dolore, della sua disperazione, dell'infamia, del
ricatto... il figlio non ne vuol sapere e allora strappa
letteralmente gli abiti di dosso alla Maddalena, gli mostra i
seni e gli dice "scendi! Li hai amati quando eri sulla terra coi
piedi, cerca di non perdere questa gioia straordinaria". E'
veramente una provocazione oltre le righe, al limite della
bestemmia e fa parte delle laudi di Cortona. Questo brano
vede la sua dimensione massima nell'arrivo delle donne;
comincia con il coro delle Marie che arriva davanti a Cristo e
si preoccupa dell'arrivo della Madonna, che l'ha saputo in
ritardo e viene a vedere cos'è successo, e pensano di colpirla
con una pietra e farla stramazzare per non permetterle di
urlare il suo dolore davanti a questo massacro del proprio
figlio. Figlio che non éra presentato come Dio sulla croce ma
un uomo, un uomo divino, che soffre tremendamente, e
quasi si lamenta col padre perché è costretto a questo
sacrificio, ha una specie di ripensamento, lo troviamo anche
nel vangelo. Ad un certo punto c'è un soldato che si
preoccupa di far scendere la Madonna che è salita e vuole
strappare i chiodi per portarsi via il figlio. La insulta, le dice
di scendere, cerca di mercanteggiare la Madonna, poi c'è il
597
finale terribile contro l'arcangelo Gabriele, nel quale dice "
tu mi hai tradito, sei venuto a raccontarmi che io sarei stata
la regina delle donne e questa invece è stata una beffa
spaventosa, io sono la regina con il figlio cavaliere con un
cavallo di legno inchiodato alle staffe" e questo insulto
cresce quasi contro il potere, il potere di cui l'arcangelo è il
messo, è l'uomo politico nella fattispecie. Capirete questa
allusione nel discorso finale che fa la Madonna e a mé
sentendolo è venuto in mente proprio ieri sera quelle madri
che salutavano i figli e urlavano mentre partivano per il
Medio Oriente, i figli sulla nave da guerra, questo urlo, la
stessa disperazione.
PRESENTAZIONE 1 9 7 6
MARIA ALLA CROCE
E passiamo al Mistero Buffo vero e proprio. Mistero è il
termine che si sente ancora oggi ripetere durante la messa:
nel primo mistero glorioso si contempla ecc... nel secondo...
E' una cosa seria! Non ridete di queste cose... il destino!
L'attore comico sempre! Allora... si sente dire... nel primo
mistero glorioso si contempla ecc... e si ricontempla anche
nel secondo mistero glorioso ecc.. ecc... Mistero significa
rappresentazione sacra. La messa è un mistero...no, no, no...
è una rappresentazione... non volevo fare... non riesco a dire
delle cose serie! Ho provato una volta ad Urbino quando
sono stato incaricato di tenere una lezione. Sono arrivato, ho
cominciato a parlare seriamente... AH AH AH CHE
FACCIA! E io serio... MA NO! GUARDATE CHE SONO
COSE SERIE!... AH AH AH E CI GIOCA ANCHE AH AH
AH... BASTA! Ho detto basta! La messa è un mistero, cioè
598
la messa è uno spettacolo, una rappresentazione tant'è vero
che all'inizio del cristianesimo non esisteva una forma di
messa come concepiamo oggi, come siamo abituati, cioè
stereotipato, ormai fissato da dogmi, da regole. No, si
scrivevano come si scrivono gli spettacoli. C'è il vescovo,
quello di Costantinopoli, e non è quello dei giochi di parole
dei ragazzini, che ha scritto sette o otto cose importantissime
della messa per rappresentazioni sacre, cioè i misteri. Erano
della gente che amava l'ironia ma non per essere blasfemi,
per essere felici, per essere intelligenti, perché un gioco di
umorismo è fatto di intelligenza. Qualcuno notava che
normalmente la grande differenza che c'è tra gli uomini e gli
animali è che gli animali... ridono poco. Ed è giusto! Ecco,
ad esempio se vi raccontassi la chiave di una di queste messe
potete ritrovarli. Il testo, edito da Bompiani e curato da
Contini, è l'incontro della madonna con l'angelo Gabriele,
non certo dentro le colonnine come siamo abituati. Lei ferma
che aspetta... no... al pozzo. Al pozzo com'è nella tradizione
popolare, tutte le donne vanno al pozzo. I ragazzi vanno a
corteggiare le ragazze al pozzo... arriva il ragazzo giovane,
bello, coi capelli... l'arcangelo Gabriele... in borghese...
voglio dire che non ha le ali! Non ha le ali perché, capite uno
che va al pozzo con le ali dice che... non può... ad ogni modo
arriva senza ali, per non dare nell'occhio appunto. Però c'è
stato un gioco prima: il diavolo, il demonio ha cercato di
buttare all'aria questo momento, cioè intralciare l'incontro.
Ha messo davanti un'altro diavolo, ne ha trovato uno un pò
così... un cialtrone. Lo fanno travestire da donna e questo
diavolo danna con dei seni che tiene su con fatica, con la
599
coda lunghissima avvolta intorno al ventre... ma appena si
emoziona la coda si muove, lo agita tutto... va dalla madonna
per raccontare che lei, una donna anziana è madre di un
giovane... di un certo Gabriele che ieri all'osteria ha
scommesso con altri giovani che porterà a letto la madonna...
ha scommesso... e allora "guardi io vengo a dirglielo perché
questo figlio sta facendo una cosa che mi... INFAME!"
Quando arriva l'angelo che comincia a parlare del più e del
meno... perché non è che arriva subito e TUM si mette in
ginocchio... cerca di introdurre il discorso...La madonna,
Maria è preavvertita, ha capito, intuito qualche cosa, fatto stà
che ad un certo punto tira fuori uno zoccolo e lo lancia in
piena testa al diavolo. Da questo momento l'angelo capisce
che quello è il diavolo... anche perché gli si è tolta tutta la
coda. Tira fuori la spada... va in giro armato, notate bene...
l'angelo ZAC crudelmente taglia la coda al povero diavolo.
La coda se ne va via da sola come quella di una lucertola. Il
diavolo corre dietro alla sua coda piangendo disperato.
Ebbene, a parte il fatto della crudeltà, della cattiveria
dell'angelo, perché gli angeli, gli arcangeli, soprattutto son
delle carogne... Oh, basta ricordarsi la cacciata dal
paradiso... dico perché col coso di fuoco... "Via via
andate!"... mentre la povera Eva davanti, sospinta
dall'Adamo "Té e le tue mele, poco cane!"... e ad un certo
punto loro si soffermano per litigare e, lo sapete, lui con la
spada di fuoco ZUM ZUM, due tagli, QUA, che prima noi
avevamo tutto tondo e adesso ci abbiamo... la vergogna qui,
LA VERGOGNA! Si chiamava, lo sapete, il gluteo... il
gluteo, che uno aveva anche orgoglio... guardi che bel
600
gluteo... beh, il tondo è puro, è purezza il tondo... no!...
quello spacca in mezzo... Ad ogni modo, a parte il gioco,
questo è per dirvi la chiave, l'umorismo, la satira, il
grottesco, la felicità nella rappresentazione sacra, ed anche
se éra dramma, non éra mai lagnoso, non éra mai piagnisteo,
non éra mai disperazione... éra soprattutto denuncia, éra
attacco, aggressione, soprattutto potere.
Questo pezzo che adesso reciterà Franca è la storia della
passione. Una passione del 1170 circa. E' stata trovata a
Montecassino nel 1928, un prete gesuita spagnolo l'ha
ritrovata. Éra in latino completamente, con qualche frase in
dialetto di Benevento. Noi l'abbiamo presa, tradotta e
approffittando del ritrovamento di un'altro analogo con dei
grossi buchi, abbiamo ricomposto tutto. La prima cosa che
noterete è che sulla scena non ci sono uomini, sono tutte
donne, tutte donne che si preoccupano, urlando di fermare la
madonna che sta arrivando. La madonna sta arrivando sul
sentiero, ha saputo che hanno messo in croce il figlio, arriva
su correndo ed ecco che subito le donne dicono di fermarla
"Andate a fermarla, non si può fermare, ha una forza che"
"datemi un sasso che glielo tiro in testa" dice ad un certo
punto " per tramortirla, non può vedere il figlio così
inchiodata che sembra una radice di ulivo in primavera,
inchiodata, con le ossa inchiodate, il sangue che gli cola
dappertutto". Una descrizione di una violenza incredibile,
ma la madonna arriva lo stesso... e c'è un gran silenzio, ed
ecco che subito tutte le donne intorno gridano "sentite, il
silenzio è un fracasso immenso, ti spacca le orecchie". Poi
finalmente ecco che c'è la madonna che parla con un filo di
601
voce, chiede una scala per salire in cima e staccare il figlio,
lo vuole portar via, lo vuole salvare, non vuole lasciarlo
morire sulla croce. Arriva un soldato e la fa scendere con
violenza, la madonna comincia ad urlare contro tutti quelli
che glielo hanno messo in croce "che cosa aveva fatto questo
mio figlio!". Ci accorgiamo subito che quel figlio non è il
figlio di Dio, ma il figlio di un uomo, che è un contadino, un
operaio in croce, che lei è una donna che parla un linguaggio
che non è certo di una regina. Ad un certo punto, quando
parla della morte del figlio, e descrive già la morte "morte
dei capelli, della bocca, degli occhi", incomincia ad urlare
contro Gabriele che è venuto a fare il nunzio, a farle gonfiare
il ventre e farle nascere dentro quello che avrebbe dovuto
essere la sua gioia, la gloria, farla sentire la donna capo di
tutte le donne, beata e felice... e questa è la grande beffa
"ecco qua come sono ridotta, l'ultima delle donne,
spennacchiata, offesa, umiliata, bastonata nel proprio
dolore", e ancora tocca a lei, donna, urlare nel dolore... è la
sua condizione. Ad un certo punto le danno una lancia
perché buchi subito il petto di questo suo figlio, farlo morire
subito, non tenerlo, come lei vorrebbe, con uno scialle,
appeso alla croce per respirare, tenerlo in vita più
lungamente "no!Ammazzalo subito!". Sviene e sogna
Gabriele e subito lo insulta, dice "vattene, vattene via da
questa terra, non è fatta per té. Nel tuo paradiso", fra
parentesi, è il suo mondo perché è il cavagliere chiaro
Gabriele, il cavagliere, il principe, il nobile, "nel tuo mondo,
nel tuo paradiso non ci sono lamenti né disperazioni, né
fame, né carestia. Ci si sporca tutte le ali dorate, gli occhi
602
luminosi diventano grigi, si sporcano anche loro, le orecchie,
i suoni non sei abituato a tutto quello che c'è sulla terra. Il
marcio, l'odore di corpi squarciati, gl'impiccati, le donne
violate, le madri scurite". Madri scurite lo sentiamo dopo da
Jacopone da Todi. Ebbene tutta questa violenza e la cacciata
finale di questo angelo nel suo mondo... fuori da questo che
è quello degli uomini che bestemiano che imprecano che
sono soggiogati, sono perseguitati e che devono soffrire per
un peccato... e c'è perfino l'ironia di questo peccato. Il
discorso è di parte. E' la prima volta che sentiamo e vediamo
ribaltata la madonna non come quella che è indicata a
soffrire con contenizione, quasi con rassegnazione,
l'accettazione di questo dolore che la glorifica e che tutte le
donne vorrebbero evitare NO! Il rifiuto perché è il rifiuto di
classe è la passione vista dall'altra classe e soprattutto dalla
classe delle donne.
BOLOGNA 12.O4.91
IL PRIMO MIRACOLO DI GESU' BAMBINO
Vi presenterò un brano che non recito da quattro anni, e
l'ultima volta che l'ho recitato è scoppiato uno scandalo.
Esattamente è successo in televisione, vi ricordate ci sono
stati i vescovi che si erano risentiti e volevano cacciare il
"molleggiato" dalla televisione perché aveva esagerato a
chiamarmi in trasmissione. Si tratta del "primo miracolo di
Gesù bambino"... vedo che quasi nessuno lo conosce. Credo
che sia uno dei pezzi più effervescenti, straordinari che si
siano trovati, ed è un brano che è legato ai vangeli apocrifi. I
603
vangeli apocrifi, come sapete, non sono vangeli proibiti,
come qualcuno erroneamente crede, bensì vangeli esclusi da
quelli definitivi. All'inizio c'éra una cosa come
duecentocinquanta vangeli, ogni zona, ogni gruppo culturale
a partire dall'Asia, Medio Oriente e via dicendo si
formavano, legati alle proprie religioni dei vangeli diversi,
delle cose incredibili... Gesù Cristo che andava in piedi sui
cammelli, che sbranava i leoni, che si metteva a nuotare
sott'acqua, bruciava, ritornava serpente... delle storie
incredibili legate appunto alle varie religioni. Poi si cercò di
mettere un pò d'ordine, di tirar via quelle oltre le righe che
non c'entravano niente e si contraddicevano... ci fu un
famoso concilio, quello di Nicea, in cui arrivarono a
BASTONARSI! Perché ogni gruppo non voleva mollare il
proprio vangelo... i vescovi si sono dati... sapete quel
torciglione, quel pastorale... PRIMA ÉRA DRITTO COSI' a
furia di darselo... si è tutto... e quel cappello che hanno i
vescovi... prima éra completo e in ricordo delle legnate si è
spaccato in due, si è aperto a metà... così pare, adesso non ve
lo posso dire di sicuro. Fatto stà che si è riusciti a tirarne
fuori una quarantina di vangeli, tant'è vero che ci sono tutte
le chiese del mille, millecento con sculture e bassorilievi
legati ai vangeli apocrifi; se andate a Palermo a Monreale ci
sono immagini di grandissima forza d'arte legati ai vangeli
apocrifi. Uno dei più bei vangeli apocrifi detto di Filippo, c'è
anche uno detto di Tommaso, che riprende la stessa cosa. Io
mi ricordo che quando ci fu questo scandalo furono
pubblicati degli stralci dei vari vangeli su riviste, anche
religiose, così che anch'io scoprii degli altri vangeli apocrifi
604
che non conoscevo. Questa è la storia di Gesù bambino, che
dopo la fuga... vanno verso il nord, arrivano a transitare
lungo il mare, fino a Jaffa... la città dei pompelmi... io so già
che voi pensate alla J di Jaffa, pensate a Jesus, al miracolo
dei pompelmi, non è questo. Il primo miracolo di Gesù
bambino non è stato quello di mettere la J sui pompelmi.
Dunque arriva questa famiglia, in fuga per il fatto di Erode,
vi ricordate che voleva tagliare un pò più di teste del
necessario... arrivano in questa città, sono degli sconosciuti,
sono delle specie di Albanesi di transito...non trovano da
dormire, sono a disagio, lui soprattutto, San Giuseppe, non
trova da lavorare, questo ragazzino sempre in mezzo alla
strada, sopratutto parlava palestinese stretto e in quella zona
parlavano un'altra lingua araba... non lo capivano, lo
sfottevano, non volevano giocare con lui, lo cacciavano via,
gli gridavano "Palestina" con disprezzo. Questo bambino
soffre umiliazioni... e per farsi coraggio e soprattutto per
farsi amare da questi ragazzini, guardate cosa significa il
senso del gioco, decide di fare un miracolo, un piccolo
miracolo che gli riusciva sempre abbastanza bene... quello
di costruire con la terra creta degli uccellini e poi farli
volare... il successo è incredibile! Trasforma da terracotta in
veri degli uccellini stupendi, uccellini di tutte le forme... che
poi i bambini si mettono anche loro a farne... fanno delle
schifezze tremende e a lui tocca farli volare perché se no non
lo applaudono. Ad ogni modo lui ha un successo
INCREDIBILE, lo eleggono capo dei giochi ma ahimè... in
quel momento entra in scena il figlio del padrone, un
prepotente, e siccome non lo lasciano giocare... insomma lui
605
spacca tutti i giochi allora ... a Gesù bambino girano i
santissimi, le madonne, fa delle cose... fa una cosa
ORRENDA che è ripetuta e riportata in tutti i vangeli
ipocrifi e poi c'è una catarsi e capirete come stanno andando
le cose. Questo momento veramente lirico degli uccelli che
volano, della gioia dei bambini è, credo, uno dei pezzi più
belli di tutti i Misteri Buffi che mi sia mai riuscito di mettere
in piedi. Però attenti! Questa storia viene raccontata con un
ritmo, con un andamento che molte volte stravolge. Se voi
provate a leggerli, sono editi da Einaudi, poi c'è stato anche
Marsiglio editori, il Mulino, sembrano la sceneggiatura di un
film. C'è ad esempio la scena iniziale, la prima inquadratura
di questo film: un cielo tempestato di stelle, ad un certo
punto si vede una stella sgangherata con una coda
infiammata che dà degli spintoni a tutti quanti, si fa strada,
naturalmente è la stella cometa, e subito dietro vengono i re
Magi. A parte che questa stella fa spavento... i re Magi la
seguono, e naturalmente ci sono tutti e tre, prima il vecchio
che va su un cavallo negro, l'allegoria è importante, poi c'è il
giovane che sorridente va sul cavallo bianco, altra allegoria
importante, poi c'è il negro che invece è... su un cammello
grigio, e questa è un'allegoria chiarissima, il negro sul grigio.
Questo negro sorridente, splendente nel buio della notte...
sono fari i suoi denti, i suoi occhi luminosi... canta! Cosa
deve fare un negro su un cammello grigio, CANTA!
Soltanto che c'è questo vecchio che non ama il canto, non
ama la gioia, che grugnisce, lo insulta... Ad un certo punto
vanno a Betlemme e naturalmente c'è il momento
dell'incontro con Gesù ma prima c'è il momento della
606
descrizione nel cielo dell'angelo: c'éra un angelo barocco
pieno di piume, di panneggi che scende in picchiata ad
avvertire i pastori che è nato Gesù, coi pastori che si
spaventano, le pecore che perdono il pelo ed ad un certo
punto sono costretti ad acconsentire e ad andare a portare i
doni per Gesù... questa caciara di questo presepe terribile
intorno... arrivano dentro, c'è anche sant'Anna che raccoglie
tutti i doni e li infastella, copre tutto che non ci stà più dentro
né l'asino né nessuno per tutti i doni, poi arriva il solito
angelo che avverte dell'arrivo dei soldati "bisogna subito
sgombrare... la fuga in Egitto... altrimenti sono guai e Gesù
bambino viene tagliato a pezzi anche lui". C'è questa fuga
con l'innesto di cui vi ho detto, sapete benissimo dell'asino,
la preoccupazione ecc... Il ritmo, il tempo e l'andamento lo
raccoglierete... questo brano spero mi ritorni alla memoria
pezzo per pezzo perchè è terribile, tre anni sono tanti e non
ho fatto neanche il ripasso... sono stato un pò ammalato negli
ultimi giorni.
PRESENTAZIONI SICURAMENTE DOPPIE TROVATE
ALTROVE
 MILANO 20.O1.91
LA GUERRA NEL GOLFO-E’ STAMPATO
Io sono felicissimo che questo teatro sia così saturo, esaurito
di persone, in quanto sentivo proprio oggi in televisione
un'inchiesta sui teatri in Italia durante la quale si diceva che
i teatri in questo periodo hanno avuto un crollo sul piano
della presenza di pubblico perché qualcuno si sente a
disagio,qualcuno teme incidenti... ma il fatto che voi siate
607
qua mi riempie di soddisfazione anche se nello stesso tempo
sono angosciato come voi per la paura che questa guerra si
stia allargando.Ci sono state persone che si sono risentite per
il prologo che io in questo periodo faccio, legato all'attualità,
anche perché l'attualità è il fondamento principale del nostro
teatro; da sempre il nostro obiettivo è di inserire quello che è
la cronaca nel teatro e meno male che oggi possiamo
parlarne liberamente. C'è stato un tempo che il parlare a
soggetto ci éra impedito, addirittura abbiamo avuto
denunce... c'éra il questore o il commissario che stava in
quinta per verificare che quello che dicevamo corrispondesse
al testo che aveva l'imprimato di Andreotti allora, che éra
ministro dello spettacolo... e che verificava se eravamo
apposto, se avevamo proprio il timbro. Noi abbiamo avuto
una cosa come 40 denunce per gli svicolamenti e quando
uno éra risentito per quello che si diceva non stava neanche a
rimbeccarti direttamente, telefonava alla questura , arrivava
immediatamente il commissario di turno, o se éra in sala,
saliva sul palcoscenico a verificare col copione.
Ora siamo arrivati ad un clima straordinario però, a
proposito della guerra e se éra proprio necessario entrarci a
piedi giunti, il presidente della repubblica Cossiga è
intervenuto l'altro giorno dicendo che è ora che noi si diventi
adulti... in poche parole nel nostro paese si può polemizzare,
dibattere però una volta che il governo ha deciso di
intervenire SILENZIO, NESSUNO ROMPA PIU' LE
SCATOLE, LASCIATECI LAVORARE! Credo che sia
proprio il contrario di quello che è la democrazia, il parlare
sempre e il ribadire le proprie opinioni credo sia il
608
minimo.D'altra parte, e anche Andreotti l'ha detto questa
mattina, "E' ARRIVATO IL MOMENTO DI ... TACERE E
BASTA NON ROMPETECI LE SCATOLE!".E' da un pò
di tempo devo dire che succedono delle cose... per quanto
riguarda il nostro presidente della repubblica, lo sottolineano
tutti i giornali devo dire, anche Montanelli, che addirittura è
arrivato a dire che ha bisogno di uno psichiatra... io non sono
d'accordo, dico che è dovuto al nervosismo come quando ha
incominciato ad insultare i giornalisti i giudici dicendo che
erano dei venduti, dei bottegai, dei giornalisti ha detto delle
cose ignobili, che sono degli infami... Ad ogni modo il fatto
particolare è incominciato quando gli è sfuggito " PER
L'ITALIA SI PUO' ANCHE MORIRE"... che a mé è venuto
subito un brivido lungo la schiena, mi è venuto subito in
mente quando da ragazzino mi insegnavano " CHI PER LA
PATRIA MUOR VISSUTO E' ASSAI" tarappappappete...
D'altra parte è la stessa frase lanciata da Frankestain, voi
sapete chi è Frankestain ... Saddam Hussein è veramente il
classico Frankestain, che non è nato così da solo ma è stato
inventato da noi NOI LO ABBIAMO CREATO! Io mi
ricordo gli applausi quando è partito contro Komeini...
FANATICI!! Invece lui aveva i piedi in terra... quando ha
detto tre giorni e Komeini è fottuto ARMI! Gli abbiamo dato
le armi noi! Lo abbiamo allenato noi, gli abbiamo insegnato
come si fa la guerra... NOVE anni è durato e adesso dimostra
che ci sa fare. Lo diceva oggi quel generale di cui i storpio
sempre il nome, diceva "ma scherziamo, non abbiamo mica a
che fare con un cretino... nove anni che... l'abbiamo allenato
noi, AVRA' IMPARATO QUALCOSA!! Per forza non ha
609
tirato fuori ancora le armi , perché diceva ma perché non
intervenite, perché non lanciate nel deserto i vostri marines e
la facciamo finita. La borsa aveva avuto una euforia
incredibile, eravamo arrivati a guadagnare quattro punti,
cinque punti... e adesso cosa aspettate, dice, NON SONO
MICA IL GENERALE KUSTER IO, io fin quando non li ho
spianati, ammorbiditi"... non si dice massacrati, si dice
ammorbiditi ... guardate che il lessico di guerra è
straordinario. A parte che non si dice "andare il guerra" ma
"compiere un'operazione di polizia", ce l'ha insegnato
Andreotti. La mia preoccupazione è questo atteggiamento
che hanno quasi tutti i giornali "chi non è per la guerra è una
femminuccia, un disfattista, in fondo un mammone uno che
fondamentalmente è VILE! Insomma un uomo vero, coi
muscoli , col coraggio è subito per la guerra... interviene per
l'onore, per l'orgoglio di una nazione che non può sempre
rimanere assente davanti ai fatti". Quello che è successo
esattamente a Kabul quando ad un certo punto i russi sono
entrati con le truppe e l'ONU aveva detto alla stessa maniera
BISOGNA INTERVENIRE! NOI ITALIANI SIAMO
INTERVENUTI! E subito Andreotti dice "BISOGNA
PARTIRE" manco una piega!! Così ad esempio per il fatto
della Palestina... gli interventi dell'ONU per far rispettare le
leggi internazionali e la libertà e la dignità di un popolo
riguardo la Palestina sono la bellezza di diciotto! Ma
neanche han fatto UH UH neanche! E quando questo
frankestain ha
ammazzato cinquemila persone in
venticinque minuti, cioè le ha asfissiate col nirvino, donne,
bambini, BRACCHETA! C'è stato l'ONU che ha detto... EH
610
NO! EH NO! E tutti noi abbiamo detto bisogna partire
bisogna bloccarlo... NIENTE!
Questa è una guerra per il petrolio, lo abbiamo visto nel
gioco del salire delle azioni riguardo a quella situazione...
stiamo combattendo per il problema del prezzo,
dell'interesse, del vantaggio e via dicendo e a dimostrazione
c'è un fatto di cronaca: la televisione ha fatto un inchiesta sul
fatto che la gente non gira più con tanto entusiasmo per le
balere, per i night, per i luoghi di divertimento e veniva
mostrata una balera moderna completamente vuota e il
padrone diceva " la gente non ha voglia, non viene a ballare
e a divertirsi... ce n'erano quattro li ho fatti entrare gratis ma
non avevano voglia" e lei cosa dice "E' UNA GUERRA
SCHIFOSA".
C'è un'altra cosa che mi ha angosciato a proposito del valore
di certe frasi, io a malapene ne parlo perché ci sono di mezzo
due piloti che fra l'altro sono di una compagnia di cui ho
visto alcune esibizioni e sono tra i più preparati tecnicamente
a livello mondiale, tant'è vero che hanno battuto in sfide
sull'abilità di colpire un bersaglio, volo in quota ecc... anche
gli americani e perfino gli isdraeliani. Il presidente della
repubblica ha detto "buon viaggio, buon lavoro, fatevi
onore" GGGNNNACCC, la sfiga fino in fondo. Scusate,
forse qualcuno di voi dirà che sono cattivo, ma io temo che
QUELLO LI", non bisogna neanche nominarlo...
MENAGRAMO!!! Ha detto siamo adulti ... POMPETA!
Che quello parte ... "il carrello!!! Porco cane!"... e in volo
subito turbolenza atmosferica... ci sono mille e cinquecento
aerei fra inglesi e americani che volano tranquilli NO! c'è
611
una nube schifosa con scritto PRESIDENT! Le "vacche" si
chiamano, questi aerei che contengono benzina in quantità e
che tranquillamente con una pompa che va a finire nel
serbatoio dell'aereo... l'aereo va, ritorna indietro, gli danno
ancora un pò di benzina... OH! la prima volta nella storia che
si spacca tutto TUM BOOORLOCHE, uno solo che prende e
poi non torna OHHH! Io non dico più niente, ma non lo
nomino più! E imparate a farlo anche voi!
612
Stagione Teatrale 1990/91
Dario Fo in MISTERO BUFFO
Questa sera il Mistero Buffo viene recitato anche a Londra
in lingua arcaica del Galles, a Barcellona da da un attore dei
Comediants in catalano, naturalmente, nella prigione di
Norfolk, in lingua scozzese, da un condannato a 20 anni, a
Bolzano da un attore svizzero di Berna, in Jugoslavia, a
Zagabria in croato, negli Stati Uniti da un famoso fabulatore
negro, in Argentina da Carlos Jampos, in Bolivia da un
attore indio, in Israele sia da un attore palestinese che da un
israelita...e potremmo continuare per qualche pagina con
l'elenco, ma non vogliamo strafare...e non c'è neanche
bisogno di commento.
"Mistero" è il termine usato già nel II° e III° secolo dopo
Cristo per indicare uno spettacolo, una rappresentazione
sacra. Ancora oggi, durante la Messa, sentiamo il sacerdote
che declama: "Nel primo mistero glorioso...nel secondo
mistero..." e via dicendo.
Mistero vuol dire, dunque: rappresentazione sacra.
Mistero buffo vuol dire: spettacolo grottesco.
Chi ha inventato il mistero buffo è stato il popolo.
Fin dai primi secoli dopo Cristo il popolo si divertiva, e non
éra solo un divertimento, a muovere, a giocare, come si
diceva, spettacoli in forma ironico-grottesca, proprio perchè
il teatro , specie il teatro grottesco, è sempre stato il mezzo
613
primo d'espressione popolare, di comunicazione, ma anche
di provocazione e di agitazione delle idee.
I giullari recitavano nei mercati, nei protiri delle chiese, nei
cortili e, qualche volta, addirittura dentro le chiese.
I giullari, e più tardi i comici dell'arte, sono gli inventori e i
perfezionatori del grammelot, termine di origine francese,
coniato dai buffoni-clown-giullari.
I comici dell'arte lo usavano a piene mani, perchè costretti
sia dalla situazione di viaggiatori in mezzo a lingue diverse,
sia dalle leggi censorie che imponevano loro di non recitare
in lingua: al massimo mimare e articolare suoni senza senso
compiuto.
Grammelot sta a significare, appunto, gioco onomatopeico
che è in grado di trasmettere, con l'apporto di gesti, ritmi e
sonorità particolari, un intero discorso compiuto.
Dalla tradizione dei comici dell'arte sono giunte a noi storie
di esibizioni di grandi interpreti del grammelot.
I brani più famosi sono: "La fame dello Zanni, "Arlecchino
che beve la pozione magica" (entrambi in grammelot
bergamasco), "La lezione di Scapino" (detta anche di
Moliere), evidentemente in grammelot francese.
Esiste anche un "Grammelot dell'Avvocato inglese",
caricatura con sproloquio di tipo anglosassonemagniloquente, eseguita dai comici del XVII° secolo.
614
PRATO 25. 5 91 SITUAZIONE DI
GOVERNO-E’
STAMPATO
Lo spettacolo è Mistero Buffo un genere di rappresentazione
che
viene
dal
medioevo,
"mistero"
significa
rappresentazione, sacra in particolare e "buffo" significa
grottesco, è chiaro da sé solo. Prima di entrare in merito al
Mistero Buffo vero e proprio io, come facevano del resto i
giullari che lo rappresentavano, prendo il pretesto per parlare
della situazione che viviamo, anche per introdurlo su un
livello non distaccato nel tempo ma che sia attuale, legato ai
nostri tempi. Una delle osservazioni che devo fare subito è
una delle più belle battute che ho sentito nei tempi, credo che
è da eleggere la più importante in questo secolo quasi... a
proposito della situazione del governo. Avete visto che
questo governo è stato una delle più grosse beffe mai viste, e
l'unica situazione di ricambio, invece delle riforme, hanno
cambiato l'assetto strutturale, cioè i repubblicani sono stati
messi da parte e da chiunque partito è diventato quadrupede
come ha detto qualcuno. Ora questo governo nato con questo
scarto ha determinato una frase veramente straordinaria da
parte del responsabile del partito repubblicano La Malfa, il
quale ha già un padre La Malfa... UGO! Questo La Malfa ha
dimostrato di essere l'uomo più candido che esista in Europa
perchè ad un certo punto ha dichiarato "CREDEVO CHE
ANDREOTTI FOSSE UN UOMO ONESTO!" Uno che
vive da quando è nato vicino a questo governo e che non si
rende conto... insomma è veramente DA FUCILARE!! QUA
AL MURO! "Lei ricorda suo padre che éra già con
615
Andreotti... anche il nonno éra già con Andreotti... ancora
con il governo di Giolitti c'éra Andreotti che portava la
cartellina... già un pò curvo, cominciava già allora , con le
palette di direzione.
Traduzione
616
NASCITA DEL GIULLARE
corretto
Ahh... gént... vegní chi, che gh'è ‘l giulàr! Giulàr ca son mi
quèl... che fa i salt e ca 'l tràmbula e che... oh... oh... a ve
gh’ho fàit rìder! Vegnìt che ve fago védar i magiorént
desbiòti e descovrìr come a sont gròli e gròsi i balón che van
d'intórna a far guère e a scanàre. Ma basta stapàrli, tràrghe
via ól piréo e... pff!!, se sgiónfia, i s’ciòpa ‘mé vesìghe a
balón! Vegní chi che l’è ora e lògo de fa el pajàsso per vui!
Tütt intùrna a mi! Vegnìt! V'insegni ‘na manéra nòva de sta’
a mondo. Vegnì... vegnì... Aténti come fago el saltìn
intorno… un cantìn, e fago i falsèt a saltabèch! Vardé la mia
léngua 'mé la gira! Ah... ah... a l'è un mulinèl, un cultèll...
che tàja i garèti ai bosiàrdi impostór! Ma al’improvìso mé
càta de recordàm. En vertà mi no’ a l’éra sémpar stat julàr.
L’è quèst ca voi ‘contàr, come sunt devegnüt bufón
ridanciàn. Che mi non son nasüo d’un fiàt tombàt dal ziélo,
e, op! Son ‘rivà chi lòga: “Bondí, bonasìra!”. No! Mi a son
el fructo d'ón miràcol! No’ vursì crédem? Mi son nasüt
vilàn. Vilàn, cuntadìn propri. A no’ gh’avéo tanto de sta
alégro: no gh'avévi tèra, no! U s'éri ‘rivàdo a 'ndà a lavuràr a
strasabràsci sóta a tüti, in de ‘sti vaj... da partütt.
Duvìt créderme… déme confiànsa: no’ son miga nasciüt
giulàre. No’ l’è nemànco capitàt che mia matre vardàndome
bambìn stravacào in la cüna che ridevo a sganàsso: “Ma che
bèla facìna sempàtega... oh che cara! Alegrèsa té mé fa!
Spaiasolìn ridénte! Varda, de grande té fago far el julàr!”.
No! E nemanco l’è capitàt che mé son ‘speciàt-rimiràt
deréntro ól cül de una padèla lüstra che la mé faséva de
617
spècio, cossì che a vardàrme: “Ohi che ögi sbarluscénti de
‘legrèssa che spantéga luz felìz d’ògni lógo! Vago a far el
giulàre! Son pròpri sempàtego, spendìdo!”. E nemànco l’è
capitàt che ól Deo Padre Eterno, ch’ol végne sémper a spia’
föra de le nìvule... ch’el gh’ha niénte de fare… ‘mira ól so’
creato, la tèra… e beato ól vùsa: “Oh! Che bèla tèra ch’ho
fao! Oh! Che bei àlbari ch’ho fàit! Oh! Che bèle montagne
ch’ho fàit! (Cambia tono) E chi è quèlo? L’è un cuntadìn!
Cun quèla fàcia! Sempàtiga! Zèta la vanga, mòla ‘sta tèra e
va a fa’ el giulàr e no’ rompe’ i cojóni!”.
No, no, no’ l’è stàit lü! L’è sta’ ól so’ fiòl Jesus.
Un meràcolo!
No vàgo ciarlàndo, v’el ziùro! Un miracolo impròprio de lü:
Jesus Cristo en la persona. L’è lü co’ m’ha fàito devegnìr
giulàr!
No’ mé credét? Ól sàvie bén! Alóra el vo’ a mostràrve!
D’acòrde?
Dónca, ‘na matìna co a l’éra ancmò scüro, co el ziélo a l’éra
ancmò negro... ól sol no’ éra ‘mò incresùo e mi andava
scurvà co’ sàpa, picón a sapàre, e ól méo sudór a l’éra la
prema acqua co’ la tèra la bivéa.
U s’éri tristo, no’ gh’avéa tèra méa per mi. A la sira stornào
a la casa imbriagà... stràco morto, co’ i ögi sbiancàt de luz e
neànco la vója de ziogàr coi mé fiolìt, far ziòghi co’ la mia
puta de mi, mojèr de mi a far l’amore… mé slungàvo
strafugnà stordìt in sü el lèto... un paiùn... e m’endormìo. No
che no’ mé indormentìvo! Desvegnìvo! E dentro la note no’
gh’éra soméi d’insognaménto. Chicchirichì! Maledìcto! De
nòvo a fatigàre!
618
Ma un ziórno tornào del campo travèrso la rivéra del rio en
zérca de quarche granco de fiüm, mé so’ sperdùo camìno e,
de bòta, mé son truvà devànti a üna montagna negra che no’
cognosévo.
Tremenda, alta.
E gh’hoi domandato a ün fradèlo contadìn: “Compagnón, de
chi l’è èsta montagna negra, imperviàda?”
“De nisciün!”
“Ma ól po' vès che la sébia de nisciün ‘na montagna ‘sì
granda?!”
“La val negóta! L’è sojaménte piéra negra, üna mügia de
sasi de vulcàgna. La ciàmen: la cagàda del diàvulo!”
“Ól deve aver avüt un gran mal al cül nel cagà ‘sta cagàda
ól diàvul!”
E mi sunt andài fin su... rampegàndome gatóni su un dòss
raspà cuj ungi e ho descovèrto che gh’éra un fregüj de tèra,
lo usmàt: dulza, grasa. Sont ‘ndài sübit da la mea fumna, la
fémena de mi a casa. Ziónto, la gh’ho ciamàda in quartiér,
criàndo de ‘legrèssa… l’ha catà su la sapa, la sègia e la m’è
vegnüda après coi fiulìn.
Zónti sül dosso sénsa nemànco catàr fiàt, l’ha comenzà’ a
sapàr da partüto tèra e po’ desénder giò sü la riviéra del fiüm
a catàr sidèli de terén. Sémo andàit anco al simitéro, sémo
andàiti a robàr tèra ai morti! Bèlla la terra de le tombe vègie!
Grassa! E se montàva càrighi de sidèli e se spantegàva ‘sto
terén-ledamóso… ziórno pe’ ziórno, se improntàveno
gradoni… ‘na scalenàda de gradóni! E portà tèra dentro el
grembiàl!… Tüti a lavorar, con anco i fiülì.
Contenti!
619
E la mujèr de mi, bèla, bianca cu l’è dólze… mujètta méa,
‘na portàda de rejna! La andava co’ ‘sti paniér
contenta, ögi luzénti, le zinne tunde, dürre… co’ quando la
se movéa coréndo i balàva come campane che sonàveno a
festa: DIN DON DIN! Oh... se l’è bèla! E cussì svelta, che
con un vaso empegnìdo d’acqua in sul capo l’andava che
pareva ‘na madòna col cerción d’urà e manco una lacrima se
sversàva dal sidèlo!
Dólze amor de mi!
E la cantava! La cantava bén che la so’ vóse drita in tèl
zervél t’arivàva!
Oh dólzo plasér!
Ziórno per ziórno, de lune, de lune, sèm ‘rivàti a montàr tanti
gradón ch’ol paréa la Tore de Babèle! Ma no’ gh’éra
l’acqua… se faséva bögi de sonda ma no’ sortìva üna
spüdàda. Ghe tocàva desénder fino al fiüm avànte e indrìo,
avànte e indrìo, tüti, mojèr e fiulìt, con sègi e sègi, ma
sémper sèca la divegnìva la tèra.
Un ziórno sunt ‘ndàit cul picùn in spala insìma a ‘sta
montagna biastemàndo: “Deo! Maledìcto!” e pién de ràbia
ho picàt ‘na bòta a zancàda in de la piéra: PUM! STCIUM!
El sortìo una gran sbrofàda d’acqua che m’ha inundà. “Oh
Segnór, gràssia! Besógna proprio biastemàrte parchè té faga
miràculi, Deo santo!”
Fotón d’acqua che sbotàva dapartüto... e sgorgoiàva giò per
la scarpàda d’ògni terén!
La mujèr de mi a l’è s’ciopàda en lacrime... co’ un pianto de
ziòia e i fiülìn empaltat i sguasàva ‘mé pèssi in frégula…
620
“Gràsia! Gràsia Deo!”
Un parfüm dólze se spantegàva da par tüto… e l’erba che de
sübito sortiva! Gh’ho piantà una semente de ségale, n’ho
gh’ho fàito a tempo a vultàrme che TAC!,: un bütón de
föietìne spuntava! O l’éra tèra d’oro!
Una sera mé son desmentegàdo la sapa impiatàda en tèl
terén; il ziórno aprèso son tornào: l’éra fiurìda!
La sapa fiurida!
Arbore che sortìa fruti, üsei, parfüm, el grano, el froménto…
0h! Che plasìr! Son ‘ndàit de contra al ziél rosàdo, col sol
che l’éra rénta a calàre drio i monti e ho dit: “Deo! Ól
cognóssi bén che té sèt dentro ól sol in ‘sto momento e té
rengràsio del dono grando che ti mé ha fàito co’ ‘sto
meràcolo! Te ghe sarò reconosénte e zercarò col sangu de
mèterlo a bòn profìcto. Te la fagarò vegnìre un paradìs
terèstre ‘sta tèra, sta següro. Amen!”
I pasàva i contadìn e i diséva: “Che cü che té ghe aüt! Da ‘na
muntàgna sèca, l’ha tirà föra el giardìn de ün pascià!” E
invidia i gh’avéa.
Sunt lì in tèl campo, svòlto la testa e lì té scòrzo, sul so’
cavàlo el padrùn de tüta la vale che ól mé vardàva. Ól ziràva
i ögi intorno e ól mé vardàva… e pöe ól sbòta a dirme: “Ohi,
‘sta maravégia de montagna florìta! Chi che l’ha tràita in
pìe? Chi è che l’ha fàita?”.
“Mè, segnór! Mè, a l’ho fàita, zòla sü zòla a portarla a far
gradón… Mè! Anco l’acqua che no’ gh’éra... mé la gh’ho
descovèrta… fàita spüdàr föra! Mèa è ‘sta tèra che l’éra de
nisciün!”
621
“Roba de nisciün l’è üna manéra de dire che no’ exìste miga.
Chi lòga, se no’ ti sa, par tüta la vale, anco fiüme, tèra, pière,
tüto ól gh’ha ün padrón… e mi son quèl! Padrón anca de
l’aria che ti respiri.”
“Ma gh’ho domandào intorno... ‘sto monte el ciàmeno la
cagàda del diavolo improprio per dir che nisciün l’ha gimài
vorsüda. Nemànco vui patrón.”
“Pòle darse... ün témpo… ma adèso gh’hàit repensàt. L’è
mèa!”
L’ha fàit ‘na rigulàda e via che ól é andàit col cavalón!
Qualche ziórno aprèso, ‘l vedo in fonda el prévete, ch’ol
végn abijàt tüto in nério, sudào col fasülèt che se sgrusàva
fazza e còlo… e fin de luntàn mé vosàva: (in grammelot
imitando il latino) “Cuntadìn, vilàn caro, in pax tòa végno a
dessólvere tòa spudénzia et presonzión de penzàr che ti pòda
poxedére pruoprietà de un terén. Nullo ex libero de poxexiòn
en ògne palmo de tèra abe una soja pruoprietàt che lu
Papa e l’Emperadór han consedùo a ‘sto mazzorénte
uneco e ti fiòl meo debbi zedér en santa pax domine!”
Come l’è stàit aprèso, gh’ho dàit ‘na sapàda che per poc no’
lo gh’ho inciudà, lü, insémbia al so’ àseno che ól montava!
Das po’ molàndo zachignàde coi talón su le bale del ciùcio,
l’andava saltelón blasfemàndo d’una manéra che mé son
fàito el segno de la cróse!
Do’ ziórni che végne a près ariva sü ól notaio co’ ‘na bèla
mula grosa, con un gran cül… lü, ól notàro con un cülón
anca lü che quando l’è desendùo dal cavàlo no’ se capiva
se l’éra desendùo… ól cül de lü o quel dela müla!
622
O l’ha srotolào ‘na pergamena longa e scura piéna de ségn e
segnìn, sbirolìzzighi svirgulamént e crose, e l’ha dit
spüdàndo paròli ‘mé ‘na letanìa sanza fiàt: “Mèo caro amìgo,
sàvio bén e té dago fiéra rasón del facto che per ól volgo
l’éra sconosciüda alcuna possessión de ‘sto monte, ma
dàndoghe ün’ogiàda a ‘ste carte de pergamena antìga, se
descòvre ciàro che ‘sto lògo terén o l’éra posesión dal rèi che
a governava ‘sto regn, Boésio prim, che gh’avéa üt ün fiöl
carnàl a lo qual ghe avéa donàt tüta la tèra de qua de ‘sto
fiüm; la parte de là dal fiüm la gh’avéa donàda a la badèsa
del convénto che po’ l’éra la madre del so’ fiöl carnàl. Ma
gh’è capitàt in ano Domine dosénto che per un gran temporàl
ól fiüm l’è stravacà de föra e ól s’è dividüt mèso de un canto,
mèso in tèl altro in doe corsi, lasàndo in mèso ün’isola con
sovra ün monte negro. El monte de ‘sta manéra no’ l’éra de
nisciün. Ma adèso che ól fiüm l’è tornàt in del so’ lèto
natüràl, eco che ól monte retórna anca lü al so’ padrón
natüràl… che o l’è ól nostro prénze che té la domanda.
Dónca dàghelo indré!”
Gh’ho dàit ‘na bòta, ‘na cagnàda sül cü de ‘sto nodàro che
l’è partìo lü e la sòa müla! “De ‘ste brase ès ‘sta tèra! No che
no’ la dae a nisciùo!”
Solo che ün dì l’è ‘rivàto ól signor padròn coi sòi soldat. I
sbiri.
Nünc èrum nei campi a trabajàr co’ i fiulìt, la mia mujéra e i
soldàt de lü m‘han catà, slargà le brase e m’han tegnüo de
fermo. Ól padron ól s’è calàit i braghi, u l’ha ciapà la mia
mujèr de mi e l’ha sbatùda par tèra ‘mé ‘na manza: ól gh’ha
623
strasciàt i sochi… slargàe le giàmbe, ól gh’è saltàt de sura, u
l’ha fàita come fudèss ‘na vaca. E tüti i suldat a rideva.
I fiolìt mé vardàva coi ögi sbaràt… sbiadìt. I vardàva la
madre… i vardàva mi. E mi a mé muéva, mé sunt liberàt,
ho catàit 'na sapa, hu vusà: “Disgrassià! Ciàpa!".
“Férmo fiöl! Fermo! - m’ha criàt la mujèr de mi - No’
darghe ul pritèsto de copàrte. No’ i spécia óltro. Ti ziùsto ti
pénsi de crepàr pitòsto de spatasciàr el to’ onór... ma ti no’ ti
gh’ha onór. Onor ghe l’hano sojaménte chi ròba tegne,
denàr, tere! Noiàltri sansa ròba no’ gh’avémo onór! Nostro
onór è la tèra! Salva la tèra, tégna la tèra e spüdaghe sü ‘sto
onor!”
E mi ho sbandàt, ho molàt la sapa par tèra.
I soldàt sghignàva de frecàso: “Bèch, cojón, sénsa dignitàd...
Gh’han muntàt la fémena e lü ól sta lì inciulinàt ‘mé un
lifròch!”.
Ól segnór l’è montàito a cavàl e drio a lü se encaminàva i so’
sbìri. “Adèso té la pòl pur tegnìre la tòa tère. Té mé la gh’hai
bén pagàda!” e rigulàva.
I fiöl no’ mé vuardàva. Sémo tornào come i manzi a la casa.
La mujér l’andava avanti, no’ vardava.
Mi no’ vardavi.
Nisciün se vardàva.
Quando po’ la mia mujer le desendüda in paés per fa’ scorta
de maserizie, la gént as so’ pasàg se scansàva. Nusciün che
ghe diséa bòn dì, cumpàgn che no’ la vedèse nusciün.
Neméno in gésa l’ha respectàveno. Ól prevéte po’, ól gh’ha
tegnüd
‘na omelia su Cristo che maledìse le
fornigadóre.
624
‘Na note aprèso la mia mojér criàndo l’è partìa curéndo in
sü par la muntàgna… la montava fecéndo ridàde… sbatéva i
man, cantava a perdifiàt co’ paròli de svergognàda.
Mata éra.
“Ferma! Férmate amor! Torna indrìo col zervèlo… a mi no’
mé empòrta… sémper ól méo amor té sét par mé!”
No mé dava tra. L’è desparüda. No’ la gh’ho plü gimài
vedüa.
I fiöl no’ diséan parole, no’ ziogàva, no’ i ridéa, no’
piagnévano. Ziórno per ziórno smagrìveno: morti! V’ün par
v’ün, morti son!
Soléngo sont restàit… unégo cristiàn sü ‘sta tèra brusàda…
che i sodàt gh’avéano dàito fògo anco a la casa.
Imbesuìt no’ savéa còssa che fare. ‘Na sera ho catàt un tòco
de corda, l’ho lanzàda su ‘na trave, l’ünega restàda sana tra i
müri fumigàt… hu fàito un grópo, mel son sistemàt intorno
al còlo e ho dit: “Deo che anco in de l’oscüro de la note té
varde i omeni ‘traverso i mila svarlüsci de le stèle, par qual
ziògo malerbèto, Segnor tü ti mé déàito ‘sto dón
carigàndome de sperànsa… per póe, aprèso, stravacàrme in
la merda de desperasiün?! Ti té dovéa mé dir che o l’éra per
segnàrme col fèro ruventàd e darle testamén ciàro che chi
coménsa da vilàn poarèto sémper uguàl dovéa restàr… la
misma condisión, no’ farse sperànse né ‘sognménti de
presonsión! Segnor
té de digo che a l’è stàito gran
sbefezzaménto cruèl èsto de farme provare chi-lo, in tèra ól
paradiso, per despò rebutàrme cont ün spernac zó, a
l’enfèrno, sinza pità! E alora té vòjo dir che ‘sta vita de
625
merda co a té mé dàio, mi té la retórno in drio! Tegne ‘sta
vita!”
Ól fago per slanzàrme empicàdo, u mé senti pugià ‘na
manàda chi in sü’ la spala, mé volto e gh’è un ziòvin coi
cavèli lónghi… strepenà… la fàcia smorta… i ögi grandi,
dólzi e tristi che ól mé dise: “A podrìa avérghe un poco de
bèvar che gh’ho sete?”
“Ma té par el momènto de vegnìr a domandàr da bervàr a ün
che a l’è drio a impicàrse? Ma dove a l’è la creànsa?” Ghe
do ¨n’ugiàda… ul gh’avéa ‘na fàcia de pòver crist anca lü.
Daprèso a quèlo ghe n’è alter doi desperà: vüno co’ i cavéli
e la gran barba bianca e l’òltro sànsa barba… maghér e
smòrti che i paréa lavàt in de la calcina… co’ la fàcia patìda.
“A gh’èt altro besógn che de bèvar voiàltri! De magnàre ghe
vòl! (Fa il gesto di togliersi il cappio dal collo) Bòn, ve do
un po’ de magnàre e poe mé impìco!”
Vago… zérco sòta un’arcón restàit in pie: fave sojaménte
gh’ho trovàit e dòe sigóie. Le gh’ho còte bolìte. Gh’ho
impiegnìt tre baslòtti e ghi ho dàit. I magnàva co’ ‘na golosìa
de afamàt. Das poe che han magnào, quèlo zióvin de figüra
svèlta e co’ i ögi grandi, soriéndo mé dise: “Gràsie de’
vostro magnàre! A ti, té végne in mente chi pòsa èser mi?”
Al vardo bén: “Mé parèse che ti… squàsi… té sièt el Jesus
Cristo!”
“Bon! Ti gh’hai indovinào! Èsto l’è Paolo e l’óltro l’è
Petro.”
“(China il capo in segno di saluto) Piazére! E còssa che
pòdo far anco’ per vui?”
626
“L’è basta de quèl che té ghe dàito col magnàre. Mi té
cognósso a ti contadìn, mi sàe còssa té gh’ha capitàt, còssa té
fàit té… la fadìga pe’ far fiorìr ‘sta muntàgna sbrofàda föra
da le ciàpe dol diàvul. I balzelùn tirà sü de sanguinàrte le
man e i didi, tòi e de la tòa mujèr e dei tòi fiòl… E la
violénsia del segnór sü la tòa dòna ‘mé fudèsse ‘na manza
da incarcà... Tüto par l’orgòio de no’ molàr ‘sta tèra! Bòn de
fòrsa, coràjo… bravo òm ti gh’ha demostràt de vès! Ma l’è
ziùsto che té séa fornìt cossì… a ‘sta manéra.”
“(Tono risentito del contadino) Par che rasón, Cristo?!
“Parchè té l’è tegnüda tüta sojaménte par ti la tèra e no’ l’hai
spartìda co’ i altri vilàn, strepenàt ‘mé ti!”
“Ma té dìset cus’è?! Spartìr co’i altri un fasolèto de tèra che
nu’ l’éra nemànco a basta par mi e per la méa zént?!”
“Piàn furbàsso, de tüta la muntàgna ti no’ té adovràt che ün
fasolèto… parò un fasolèto grando! E tüta la scarpàda de là e
ól fiancón de ponente? No’ podévi dir: “Vegnìt zénte… se
vorsìt lavuràrlo come ho fàit mi, l’è vostro! Tristo resta
l’òmo che se tégne seràdo. Vàrdate intórna: l’è vegnüt
quaicün a oferìrte ‘na man… a darte conforto? Si no’ té
sparànghi le tòe brasa ai óltri come ti pòl speràr che i ólter
slarga i loro brasi par embrasàrte?
Dime vilàn… ti té sèt andàito intorno per casali… le case de’
paión a ‘contare ai óltri desperàt la tòa storia? No? Bòn, mò
di a i altri de quèlo che té pasà… dighe de ól padròn…
còssa l’ha fàito, dighe del prévete col sò’ latìn… del nodàro!
E po’ ‘scolta còssa té conta loro.
arriva troppo di colpo!!!
627
Empàra a rigolàr! A trasbotà anca lo spavento in ridàda,
empàra a roversàre i paroli sacràt de ogni léze. Rebaltàr col
cül per aria quei che fa imbrigàde per ciolà vui, cojón!
Sberlèfa i patroni… e fa che tüti sbròfa in gran ridàde… che
rigolàndo ogni pagüra se desléngua.”
“Ma mi no’ sàbie, no’ sàbie dir parole roversàde… No’ son
capàze de fa che se descòvra la bosarderìa de i magióri e no’
sò farghe el controcanto de bufón… e nemànco filastròche a
torción sbefàrdo che la léngua mé se intròpica deréntro i
dénci, col servèlo che tégno, inciuchìdo dal sol e da la fatìga
!”
“Te gh’hait rasòn. Ghe vòl el meràcolo!”
El màit catàt par la crapa, ul m’ha tiràt visìn a la sòa fàcia e
ól m’ha dit: “Mi Jesus Cristo de ‘sto moménto té do un baso
su la bóca lóngo de tòrte ól fiàt e ti senterét la tòa léngua
frolàr a tirabusción e poe devegnìre como un coltèlo che
pónta e tàja… smuovendo parole e sfrasegàr, conciaménti
ciàri como un evanzélo. E poe va in la piàsa ! Ziulàre ól
sarài! Ziulàre e ól faràit a i óltri sotometüi gran rigolàr!
Rigolàr col sbüsà de coltèla in ‘sto visigón de potestà. Ól
padrón sbragarà, i préveti tremberà e soldait e nodari…”
E cossì ól m’ha catàit la testa, m’ha portàit i labri sòi dólzi ai
mèi et m’ha basàdo. Mé arivàt un tremor caldo süi lavri… la
léngua l’ha mé gh’ha coménzàt a trilurà a torcejón come ‘na
bisa. Parole nòve slisigàveno rotolando nel mè servèlo. Ogni
penzér mé se revoltolàva… ogni idea mé sortéva
capovolzüda.
“Zente! Vegnìt chi lòga!”
628
Son corüt a perdefiàt ziò in borgo, son saltà süi gradón del
batistério e ho gridàt: “EHH! Zénte! El giulàr son mi co’ la
léngua stapazervèli! Léngua de fògo par sbusàre pensér
endorménti! Venìt! Venìt! Par sbusàre! Féve s’ciopàr da le
ridàde ogni regola gnùca che gh’avìt in ‘sta crapa!”
RICORDARSI DI CORREGGERE “LE MARIE” COME
L’ho fatto a Lugano
629
Le MARIE-LOMBARDO
MARIA VIENE A CONOSCERE
DELLA CONDANNA IMPOSTA AL FIGLIO
Il testo più antico, è senz’altro quello che ora vi proponiamo
in volgare composito padano. Ritroverete espressioni
provenienti dal dialetto lombardo usato da Bescapè e
Bonvesin de la Riva, cossì come del giullare anonimo
autore del “Lamento della sposa padrona”.
Il brano può essere agito con la partecipazione di attori
diversi che interpretano i vari ruoli.
Nel nostro caso abbiamo preferito seguire la tradizione dei
fabulatori medioevali che da soli riuscivano a interpretare
tutti i ruoli. Franca si accollerà questo difficile compito
recitando in una forma dialettale che raccoglie idiomi
arcaici diversi, del Medioevo padano.
Maria in compagnia di Zoàna: per strada incontra ‘Melia.
‘MELIA Bòn dì Maria.. bòn dì Zoàna.
MARIA Bòn dì ‘Melia, sit ’dré andar a far spesa?
‘MELIA No, agh l’ho de già fàita ‘sta matìna... av gh’ho de
dive ‘na roba, Zoàna.
ZOANA Disìme. Cunt parmès, Maria...
Si appartano e parlano concitate.
630
MARIA In dóe la va tüta ‘sta zénte? Cosa l’è ’dré a sücéd là
in funda?
ZOANA Ól sarà quài sponsalìzi de següro...
‘MELIA Sì, a l’è ón sponsalìzi... végni de là impròprio adés.
MARIA Oh ’ndèm a védar, Zoàna, che a mé piàsen tanto i
sponsalìzi, a mi. A l’è zóvina la sposa? E ól sposo chi a l’è?
ZOANA No’ sagh mi... a credi col débia vès un de foera...
‘MELIA ’Dèm, Maria, no’ stit a pèrd ól tempo co’ i
matrimoni... ’ndémo a ca’ che gh’avèm anc’mò de mèterghe
l’acqua al fògo per la menèstra.
MARIA Specìt… ’scultì… a i è ’dré a biastemà!
ZOANA Oh i biastemerà par ’legrìa e contentèsa!
MARIA No, che mé soméja col fàgan con ràbia:
“stregonàso”, gh’han criàd... sì gh’ho intendìo bén... ’scultì
co’ i va a repèt… Contra a chi e gh’l’han?
ZOANA Oh, ’dès che mé ’égn in mente... no’ l’è per un
sponsalìzio che i vüsa, ma contra a vün che l’han descovèrto
‘sta note che ól balàva con un cavrón… che pö a l’éra ón
diàvulo.
MARIA Ah, par quèl agh dìsen: stregonàso?
ZOANA Sì, par quèl... ma no’ fémo tardi, Maria... ’ndèm a
casa che no’ le son robe da védar quèle, che agh pöd
sücédegh de catàrse ól malògio.
MARIA A gh’è una cróse che la sponta de sora e teste de la
zénte!… E altre dòe cróse che spunta adèso!
ZOANA Sì, ‘st’altre a son de dòe ladroni...
MARIA Pòvra zénte... i vano a ’ncrosàre tüti e trie... Chi sa
la mama de lori! E magàra lée, pòra dòna, no’ lo sa gnanca
che i è ‘dré a masàrghe ól so fiòl de lée.
631
Sopraggiunge correndo la Maddalena.
MADDALENA Maria! Oh Maria... ól vostro fiòl Jesus...
ZOANA (la blocca) Sì, ma sì, ól gh’sa de già le... (A parte)
State cito... ’sgrasiàda.
MARIA Cos’ l’è che so de già mi?... ’s l’è capitàt al mé fiòl?
ZOANA Nagòta... cos’agh dovarìa èserghe capitàt, o santa
dòna? A gh’è dumà che... Ah, nol tl’avea dit? Ohj, che
’smentegàda che sont... m’era ‘gnid via d’la testa de ’visàrte
che lü, ól to’ fiòl, m’avéa dit che no’ ól vegnarà a casa a
magnàr a mezdì, che ól gh’ha de ’ndare sü la montagna a
cuntàr paràbule.
MARIA (a Maddalena) A l’è quèst che sèt ‘gnüda a dirme
anc’ti?
MADDALENA Sì, quèst, Madona…
MARIA Oh, ól sia rengraziàd ól Segnóre... ti eri rivàda tanto
de corsa... cara fiòla... che mi m’évi catàt un stremìzi de
quèi... mé s’évi già figüràt no’ so miga quale desgràzia...
Come sémo stüpide de volte noàltre mame! Agh fémo
preoccupàde par nagòta!
ZOANA Sì, ma anco lée, ‘sta balénga, che la ’riva coréndo
’scalmanàda par ’gnì a darte ól nunzi de ‘ste bagatèle...
MARIA Bòna, Zoàna... no’ stàrghe a criàr adèso... a l’infìne
l’è ‘gniüda par farme un plazér d’una comissión... (A
Maddalena) At rengràzi, fiòla... Come ad ciamàt ti, che am
pare de cognósarte?
MADDALENA (con umiltà e imbarazzo) Mi… sont la
Madalena...
632
MARIA Madalena? La qual?… Quèla...
ZOANA Sì, a l’è lée... la cortizàna! ’Ndèm via, Maria,
’ndèm a casa... co l’è mejór, che no’ ghe fémo védar con
zénte compàgn... no’ l ‘sta bén!
MADDALENA Ma mi no’ fago plü ól mestér.
ZOANA Ól sarà parché no’ ti trovi plü smorbiósi de catàr...
Va’, desvergognàda.
MARIA No, no’ descasàrla pòvra fiòla... se ól mé car Jesus
s’la tégne in tanta fiducia de mandàm’la a mi a fam la
cumisiün, l’è sègn che adès la fa giüdizi... vera?
MADDALENA Sì, a fagh giüdizi adèsso Maria.
ZOANA Vagh a créderghe... La questión l’è che ól to’ fiòl
de ti, a l’è tropo bono, as lasa catàre d’ la compasión e ól
fréghen toeti! Ól gh’ha sempre d’intórna un mügio de
poltrò’... zénte senza laóro nì arte, morti de fam… desgrasiò
e putàne… compàgn a quèla!
MARIA At pàrlet de catìva ti, Zoàna... lü, ól mé fiòl, ól dise
sempre co l’è par lori, sovra ’gni còssa par lori, sbandai e
sperdüi, che o l’è ‘gnüdo a ‘sto mundo a darghe la speranza.
ZOANA D’acòrdi, ma at cumpréndi che a ‘sta manéra no’ ól
fa un bel vardà... ól se fa parlar a dre’... Con tüta la zénte de
bòna levàda co gh’è in cità: cavajéri e sòi dame, dotori e i
siòri... che lü cont’ol so’ fare zentìle savénte e ’rudìto a
s’truarìa de sübet in t’la mànega e avérghe onori… farse
aidàre se ól gh’avèse besógn. No, cripante! Ól va a mèterse
co’ i piogiàt vilàn! E de contra a quèi!
MARIA (attenta ai rumoriche provengono dal fondo e con
apprensione) Scoltì come i vosa, e i ride... ma no’ se vede e
cróse!
633
ZOANA (continua il suo discorso cercando di distrarre
Maria) A parte che ól podrìa farghe a mén de sparlàrghe
sempre a dre’ ai prévet e a i prelàt... che quèi no’ gh’la
perdonano a niùno!
MARIA Èco de nòvo e tre cróse...
ZOANA Quéi, un dì a gh’la faràn pagare! Agh faràn d’ol
male!
MARIA Fagh d’ol male al mé fiòl?! E parché, co l’è sì bòn...
no’ ól fa che d’ol bén a tüti, anco a quèi che no’ ghe
domanda! E tüti i ghe vòl bén! (Cambia tono: accorata)
Sentìt... i son dre’ a sghignasàr de nòvo... un de quèi ól dua
ès borlàd per tèra... (Torna a parlare alle donne)Tüti ghe vòl
bén al mé fiòl... no’ a l’è vera?
MADDALENA Sì… (timidamente) anco mi agh vòj tanto
bén!
ZOANA Oh, ól sconosémo tüti che ‘spiràto bén at vòj ti al
so’ fiòl de la Maria!
MADDALENA Mi gh’ho un amore compàgn che par ón
fradèl par lü!… Adèso...
ZOANA Adèso... parché prima donca...?
MARIA Zoàna, daghe un tàjo infìna, de intormentàrla ‘sta
fiòla! Cos’l’ha t’ha fàit... No’ ti vedi co l’è smortificàda...
(Ascolta le grida che arrivano sino a lei) Com l’è che cria
tanto... (Torna alle amiche) E anco ól füdèse che lée, ‘sta
zóina, la aga a tegnér un amor par lü de quèi che e done de
normale a gh’han par i òmeni che ghe piàse... bòn? No’ a l’è
òmo sforse ól m’è fiòl, oltra che vès Deo? De òmo ól gh’ha i
ògi, le man, i pie... e tüto de omo... finànco i dulóri e
l’alegrèsa!
634
Donca agh tocherà a lü, al mé fiòl, a decìd... co ól savrà bén
lü se fa quando ‘gnirà ól so’ mumént, se ól vorerà tórsela ‘na
sposa. Par mi, quèla che lü ól scernerà, mi agh vurarò bén
‘mé füdes la mia fiòla... E agh speri tanto ca végna prest quèl
dì... che ormai ól gh’ha compìt trentatrì ani... e l’è ora che ól
mèta sü famégia... (Cambia tono) Oh che brüt crià che fan là
in funda... e com l’è nera ‘sta cróze! (Torna alle donne)
Tanto mé plazerìa avérghe per casa di bambìn so’ de lü, de
far ziogàre, ninàr... che mi ne so tante canzoni de cuna... e
darghe i vizi... e contàrghe fàbole, de quèle bèle fàbole che i
finìse sempre bén... e in zocondìa!
ZOANA Sì, ma adèso basta de starte a insognàre, Maria...
andémo che da ‘sta banda, no’ magnémo plü nemànco a
sira...
MARIA No’ gh’ho fame a mi... no’ ghe descòvro la resón...
ma m’è ‘gnit a dòso un stréncio de stòmego... Bisogna
improprio che vaghi a védar cos’ l’è ca va a capitàr là in
funda.
ZOANA No, che no’ té vaghi!... che a sont robe quèle co e
fano intrestìzia e at menaràn un s’ciopamagón par tüto ól
ziórno. Ól to’ fiòl no’ ól sarà contento... Pòle ès che in stu
momento ól sébia già in la casa e che a té spècia... che ól
gh’ha fame.
MARIA Ma se ól m’ha mandà a dire che no’ l vegnarà!
ZOANA Ól pò avérghe üt ón respensamént. At sèt com’è
fati i fiòli: quando té i spèci a casa no’ i torna... e i retórna
quando no’ i spèci miga! E bisogna vès sempre a pronta cont
ól magnàr al fògo.
635
MARIA Sì, ti gh’ha resón... andémo... At vóret ’gnì anco ti
Madalena a magnàrne una scudèla?
MADDALENA Bòn voluntéra… se no’ v’ dagh
infesciamént...
Sul fondo passa la Veronica.
MARIA Cos’ l’è capitàt a quèla dòna... co la gh’ha un
mantìn tüto insenguinàt? (Alzando la voce) Ohj bòna dòna...
av sèt fada male?
VERONICA No, miga mi... ma un de quèi cundanàt che
gh’han metüo de sóto a la cróse, lo quèlo co a ghe crìeno
stregonàso... e che no’ l’è stregón, ma santo!... Santo de
següro, che ól se capìsse da i ögi dólzi ch’ol téne. A gh’ho
sugàd la fàcia insanguagnénta...
MARIA Oh dòna pitosa...
VERONICA ... con ‘sto mantìn e gli’ n’è sortìt ón
miracolo... ól m’ha lasàd l’emprùnta d’la sòa figüra, che ól
pare un ritràt.
MARIA (senza respiro, quasi presagisse la tragedia che si
sta consumando) Fam’lo védar.
ZOANA (angosciata, cerca di trattenerla) No’ vès curiosa,
Maria, che n’ol ‘sta bén!
MARIA No’ sont curiosa... a senti ch’ol devi vedèl.
VERONICA D’acòrdi, at lo fago védar… ma in prima
ségnat con t’ol sègn de la cróse... Èco, remìra: a l’è ól fiòl de
Deo!
MARIA (con un filo di voce) Ól mé fiòl... ah... a l’è mé fiòl
de mi! (Cade a terra svenuta).
636
ZOANA Co t’è fàit... benedèta dòna!
VERONICA Ma mi no’ credevi ch’a füs la sua mama... de
quèl!
637
MARIA ALLA CROCE
Traduzione
DONNA (entra correndo e si rivolge alle altre donne che
stanno ai piedi della croce) Andate a fermarla... ‘sta
arrivando la sua mamma di lui, la beata Maria, non fateglielo
guardare crocefisso com’è che pare un capretto scorticato,
che cola sangue a fontanella dappertutto come una montagna
di neve in primavera… per via di ‘sti gran chiodi che gli
hanno piantato nella carne dolorosa delle mani e dei piedi,
frammezzo le ossa forate!
CORO Non fateglielo guardare!
Entra correndo un’altra donna
ALTRA DONNA Sta arrivando! Non si vuole fermare...
viene correndo disperata sul sentiero che in quattro non la
possano tenere (trattenere)...
ALTRA DONNA Se in quattro non la tenete (trattenete),
provate in cinque... in sei... Lei non può arrivare sin qui, non
può guardare ‘sto figlio suo attorcigliato come una radice di
olivo mangiata dalle formiche!
ALTRA DONNA Nascondetegli, copritegli almeno la faccia
al figlio di Deo, che sua madre non possa riconoscerlo... le
diremo che il crocifisso è un altro, un forestiero... che non è
il figlio suo!
PRIMA DONNA Io credo che puranche lo coprissimo tutto
con un lenzuolo bianco, il figlio di Dio, la sua mamma lo
riconoscerà lo stesso... basta che dal lenzuolo gli spunti il
638
dito d’un piede... un ricciolo dei capelli, perché glieli ha fatti
lei, la sua mamma, quelli.
ALTRA DONNA (entra in scena con il fiato in gola)
Arriva... arriva… è qui la beata Maria... Le darebbe meno
dolore ammazzarla di coltello... piuttosto che lasciarle
vedere il figlio!
ALTRA DONNA Datemi un sasso da tramortirla d’un
botto, così che si rovesci a terra, e non le riesca di guardare!
Entra Maria. Il suo sguardo corre immediatamente al figlio
in croce.
Schiantata dal dolore, ammutolita lo guarda in silenzio.
Il gruppo delle donne si scosta al suo passaggio spostandosi
poi sul lato destro del proscenio
DONNA State quieti, fatevi in là... Oh povera donna che la
chiamate beata... e come può essere beata con ‘sta
decorazione di quattro chiodi che gli hanno conficcato nella
carne dolorosa a ribattuti, che così non si farebbe a una
lucertola velenosa o a un pipistrello!
ALTRA DONNA State quieti... trattenete il fiato che adesso
‘sta donna la sentirete gridare a tutta voce, come se l’avesse
squartata il dolore... stravolta... dolore di sette coltellate a
spaccarle il cuore!
ALTRA DONNA Sta lì ferma... non dice niente. Fate che
pianga almeno un poco! Fatela gridare, che debba scoppiare
‘sto gran magone che le strozza la gola.
PRIMA DONNA Ascoltate ‘sto silenzio che gran fracasso
mena (porta)... e non vale coprirsi le orecchie.
639
(Avvicinandosi a Maria) Parla, parla... di qualcosa, Maria...
Piangi, Maria... ohi ti prego... (Quasi urlano per scuoterla,
farla uscire dal quel suo terribile silenzio) Parla, Maria!
MARIA (con un fil di voce) Datemi una scala... voglio salire
vicino al mio bene... (si avvicina straziata, lentamente alla
croce e parla al figlio) Mio bene, oh bello smorto figlio
mio... stai sicuro mio bene, che adesso arriva la tua
mamma… Come ti hanno conciato ‘sti assassini, porci,
macellai! Cosa vi aveva fatto, ‘sto mio tontolone, da averlo
così in odio, da essere tanto canaglie con lui! Ma mi cadrete
tra le mani: a uno a uno! Oh mé la pagherete... anche se
dovessi venire a cercarvi in capo al monto, (urlando)
animali, bestie, disgraziati!
CRISTO Mamma… non stare a gridare… mamma. *
MARIA * Perdonami, mio bene, ‘sto bordello che ho tratto
in piedi... e queste parole da arrabbiata che ho detto… ma è
stato ‘sto stretto dolore che mi strige il cuore di trovarti
imbrattato di sangue… spezzato… qui su ‘ste travi,
denudato... di botte pesto... bucato nelle mie belle mani così
delicate... e i piedi... oh i piedi!... che gocciolano sangue,
goccia a goccia... ohi, deve essere un gran male!
CRISTO (parla a fatica) No mamma... non ti preoccupare...
adesso, ti giuro... non sento più male... non sento più
niente... Vai a casa, mamma, ti prego... vai a casa...
MARIA Sì, si... andremo a casa insieme... vengo su, a tirarti
giù-a staccarti da ‘ste travi... (mima di salire sulla scala
appoggiata alla croce) a cavarti i chiodi piano piano... (si
rivolge alle persone che le stanno intorno) Datemi una
tenaglia... (È disperata) Che qualcuno mi aiuti!
640
Entra un soldato.
SOLDATO Ehi donna, cosa fate lì sopra a ‘sta scala? Chi ve
l’ha dato il permesso?
MARIA È il figlio mio che avete inchiodato... voglio
schiodarlo, portarlo a casa con mé...
SOLDATO A casa? Ohi che premura! Non è ancora frollato
abbastanza, santa donna... non è ancora bén stagionato!
Bene... facciamo così, appena tira gli ultimi vi faccio un
fischietto e venite a prenderlo bello e impacchettato, il vostro
caro giovane... Contenta? Venite giù adesso.
MARIA No che non discendo! Non lascerò passare qui la
notte a mio figlio solo… a morirmi! E voi non potete farmi
‘sta prepotenza... che io sono la sua mamma di lui... sono la
sua mamma, io!
SOLDATO Bene! Cara la mia mamma di lui, adesso mé le
avete gonfiate a sufficienza le palle! Faremo come quando si
scrollano le mele… vuoi vedere? Darò una bella scrollata a
questa scala… e verrete giù a tonfo come una bella pera
matura!
CRISTO (quasi rantolando) No, ti prego, soldato, che sei
buono e caro! Fai a mé quello che vuoi: scrolla la croce fino
a lacerarmi le carni delle mani e le ossa, ma a mia madre… ti
prego, non far del male!
SOLDATO Avete sentito, cara mia padrona, quante sono le
ore? Cosa devo fare? Per mé è lo stesso lavoro: o scendete
voi, e in fretta, da questa scala, oppure io scrollo la croce!
641
MARIA (Mima di scendere velocemente) No, no... per
carità... aspettate che sono già giù... guardate sono qui sotto
la scala…
SOLDATO Oh, l’avete capita alla fine questa ballata, o
donna benedetta! E non guardatemi con questi occhi che
piangon fuoco, che io non ho colpa alcuna se il giovane si è
presa questa posizione scomoda di stare con le braccia
allargate… Oh che non ho pena di voi? Che non conosco io
il luccicchio di lacrime sanguinanti che vi sudano giù dagli
occhi? Questo è dolore di madre! Ma non ci posso far
niente… che io sono comandato che vada fino all’ordine
questa condanna… sono condannato a farvi morire il figlio,
o altrimenti, lassù, attaccheranno mé, con gli stessi chiodi.
MARIA (si cava orecchini e anello che porta al dito) Buon
soldato cortese e caro… tenete… vi faccio un presente di
questo anello d’oro e questi orecchini d’argento… tenete…
in cambio di un piacere che mi potete concedere…
SOLDATO Sarebbe ‘sto piacere?
MARIA Di lasciarmi pulir il sangue a mio figlio con un po'
d’acqua e uno straccio… e anche di inumidirgli le labbra
spaccate dalla sete…
SOLDATO Niente di più di queste sciocchezze?
DONNA Vorrei anche che prendeste ‘sto scialle e andaste
sopra alla scala a metterglielo intorno alle spalle sotto alle
braccia, per aiutarlo un poco a stare appeso alla croce...
SOLDATO Oh donna, gli volete male al vostro caro giovine
dunque, se lo volete mantenere più a lungo in vita a fargli
patire ‘sti tremendi dolori. Al posto vostro, farei che il Cristo
muoia e subito!
642
MARIA (rendendosi conto di quanto il soldato le ha detto,
quasi sussurrando) Morire...?!
Dovrà veramente morire ‘sto caro mio dolce? Morte le
mani... morta la bocca... gli occhi... morti i capelli?
(Disperata, tra sè) Ohi, mi hanno tradita. (Chiama con voce
via via più terribile, volgendo gli occhi al cielo) Gabriele,
Gabriele... Gabriele... giovane di dolce figura, per primo tu,
tu!, mi hai tradita! Con la tua voce da viola innamorante sei
venuto a dirmi che sarei divenuta Regina io... e beata io, e
gioconda io... a capo di tutte le donne!
Guardami, guardami come sono a pezzi e sbertucciata...
l’ultima donna al mondo mi sono scoperta! E tu... tu lo
sapevi nel portarmi l’annunzio disciogliente, che mi ha fatto
fiorire nel ventre questa mia creatura, che sarei arrivata a
‘sto bel trono regina!... Regina! Regina, con figlio cavaliere
gentile... con due speroni fatti con due gran chiodi… piantati
nella carne dei piedi!
Perché non mé lo hai detto prima del segno?
Oh io, stai sicuro... io non avrei mai voluto essere
ingravidata... no!... mai a ‘sta condizione... anche se fosse
venuto il Dio Padre nella sua persona, e non il piccione
colombo, spirito beato, a maritarmi!
CRISTO (parla con maggior difficoltà) Mamma... oh che il
dolore ti ha fatto ammattire che bestemmi... (Agli astanti)
Portatetela a casa fratelli... vi prego... portatela a casa prima
che crolli riversa...
UOMO Andiamo Maria, fate consolato (contento) il figliolo
vostro… lasciatelo in pace.
643
MARIA No che non voglio! Perdonatemi... lasciatemi stare
qui vicino a lui... non dirò più nemmeno una parola contro
suo padre… contro nessuno. Lasciatemi... oh siate buoni!
CRISTO (rantolando ogni volta che prende fiato) Devo
morire... mamma... e faccio fatica... Devo lasciarmi andare
mamma... consumare il fiato che mi mantiene in vita... ma
con té... qui vicino... che ti strazii, non mi riesce mamma... e
faccio grande fatica.
MARIA (implorante, quasi sottovoce) Non cacciarmi via
Gesù! Non cacciarmi via! (È al limite della disperazione)
Voglio morire, Gesù... voglio morire... (Grida disperata agli
astanti) Soffocatemi e seppellitemi in una tomba sola
abbracciata a mio figlio! (Al Cristo) Voglio morire Gesù!
Voglio morire...
SOLDATO Sacra donna è troppo grande ‘sto dolore di
madre... Facciamo così: noi soldati faremo finta di non
guardare… prendete ‘sta lancia picchiategliela a tutta forza
nel costato e a fondo nel gozzo... e di lì a un momento,
vedrete, il Cristo va a morire. (La Madonna cade a terra
svenuta) Cosa vi succede? È svenuta che non l’ho neanche
toccata!
UOMO Ha i malori, povera donna!
DONNA
Allungatela là… fate piano… e andate via
d’attorno che abbia a prendere fiato!
ALTRA DONNA Povera donna!
MARIA (come in sogno) Chi sei lì, bel giovane, che mi pare
di riconoscerti?
ALTRA DONNA Ha le visioni!
644
GABRIELE Gabriele, l’angelo di Dio... sono io quello,
Vergine... il nunzio del tuo solitario e delicato amore.
MARIA (inizia con un fil di voce, prendendo via via tono e
forza) Gabriele... Gabriele... torna ad allargare le ali,
Gabriele... torna indietro al tuo bel cielo gioioso… tu non hai
niente a che fare, qui… in questa schifosa terra... in questo
tormentato mondo.
Vattene Gabriele... che non ti si sporchino le ali colorate di
gentili colori... non vedi fango e sangue e letame misto a
puzzolente merda dappertutto?
Vattene Gabriele... che non ti si spacchino le orecchie tanto
delicate con ‘sto gridare disperato e pianti e implorare che
cresce a ogni parte...
Vattene Gabriele... che non ti si consumino gli occhi
luminosi a rimirare piaghe e croste… bugnoni e mosche e
vermi!, fuori dai morti squarciati!
Non sei abituato, tu Gabriele... che nel Paradiso non ci sono
né rumori, né pianti, né guerre, né prigioni, né uomini
impiccati, né donne violentate!
Non c’è né fame, né carestia, nessuno che sudi a
stracciabracce, né bambini senza sorrisi, né madri scurite dal
dolore... nessuno che peni per pagare il peccato! Vattene
Gabriele! Vattene Gabriele! (Urlando) Vatteneee
Gabrieeele!
Musica
Buio

645
MARIA ALLA CROCE
** Ritorna Maria
DONNA (entra correndo e si rivolge alle altre donne che
stanno ai piedi della croce) Andì a fermàla... l'è rént a 'gni
la sòa mama de lü, la beata Maria, no' féghel vardà incrusàt
'mé l'è che ól pare un cavrètto inscortegà, che cola sàngui a
fontanèla partütt cumpàgn 'na muntagna de nev' in primavéra
per via di 'sti gran ciòdi che gh'han picàt in de la carne
dulurùsa dei man e di pie, intramèsa ai òsi sfurà!
CORO No' féghel vardà!
Entra correndo un’altra donna
PRIMA DONNA No' la se vòl fermà... a la végne coréndo
desesperàda in sul sentié che in quatro no' la podémo
tegnìr...
SECONDA DONNA Se in quatro non la tegnì, prové in
sìnque... in sie... èi no' la pòl vegnì, no' la pòl vardà 'sto fiolì
intorsegà cumpàgn 'na radìs d'oliva magnàda dai furmìghi!
ALTRA DONNA Quercéghe, covrìghe almànco la fàcia al
fiöl de Deo, la sòa mama no' l' posa 'recugnósarlo... agh
dirém che l'incrusàt l'è un óltar, un forèsto... che no' l'è ól so'
fiöl de lé!
PRIMA DONNA Mi a creo che purànco al querciàssimo
tütto con un linzòl bianco, al fiöl de Deo, la sòa mama ól
recognuserà istèsso... abàsta che ghe spónta de föra un dit
d'un pìe… un rìzzul dei cavèj, imperchè la gh'l'ha fàit lée, la
sòa mama, quèi.
646
QUARTA DONNA (entra in scena con il fiato in gola) La
végn... la végn… l'è chì lòga la beata Maria... agh farìa mén
dulúr masàla de cultèl… pitòst che lasàgh vèd ól fiöl!
ALTRA DONNA Dème un sass de trasmurtìla d'un bòtt,
che la sé ruèrsa per tèra, che no' la pòsa vardà!
Entra Maria. Il suo sguardo corre immediatamente al figlio
in croce.
Schiantata dal dolore, ammutolita lo guarda in silenzio.
Il gruppo delle donne si scosta al suo passaggio spostandosi
poi sul lato destro del proscenio
DONNA Ste quàcc, fèv in là... Oh pòvra dòna che la ciamìt
beata... e cum la pòl ès beata con ‘sta decurasiún de quatro
ciòdi che gh'han picàt in de la carna dolorosa a rabatúni,
cumpàgn che a no' l s'farìa a 'na lusèrta venenúsa o un
scurbàtt!
ALTRA DONNA Sti' quàcc... mantegní ól fiàt che adèss
‘sta dòna la 'scoltarì criàre de toeta vüs, compàgn s'l'avès
squartàda ól dulúr… sgrasiàda… dulúr de sètte cultelàde a
spacàgh ól cör!
ALTRA DONNA La està lí ferma… la dis nagòta. Fèit che
la piàngia almànco un pòch! Fela criàre, ch'el s'àbia de
s’ciopàr 'sto gran magóne che ghe suféga ól gòz.
PRIMA DONNA 'Ntendíu, 'stu silénsi che gran frecàss ól
mena… e nól vale cuerciàse i urègi. (Avvicinandosi a Maria)
Parla, parla... digh quai còss, Maria... Plangi, Maria... ohi té
pregi... (Quasi urlano per scuoterla, farla uscire dal quel
suo terribile silenzio) Parla, Maria!
647
MARIA (con un fil di voce) Dèime 'na scala... a vòj
montàrghe a rénta al mé nann... (si avvicina straziata,
lentamente alla croce e parla al figlio) Nan, oh 'l mé bèlo
smòrto fiöl de mi… stàit següro méo bén, che 'des la 'riva la
tòa mama... Come i t'han combinàt 'sti assasìt, purscèl,
becàri! Còssa ól 'véa fàito, 'sto mé tarlòch, de véghel inscí a
scann de fav tanto canàja con lü! Ma am burlerí in ti mani: a
vün a vun! Oh m'la pagarì… anch' duarìssi 'gniv a cercàv in
capp al mund, (urlando) 'nimàl, besti, sgrasió!
CRISTO Mama… no' stat a criàr… mama.*
MARIA* Pardúname, ól mé nan, 'sto burdeléri c'ho tràit in
pie… e ‘sti paròl de inrabìt che hu dit… ma l'è stàit 'stu
strènc dulúr de truvàrte impatacàt de sangu…s’ciuncàt chì
lòga sü 'ste trave, sbiutàt... de bott pestà... sbusà in de' i mé
bej man si delicàt… e i pie... oh i pie!… che gòta sangu, gòta
a gòta... ohi, che dua ès un gran mal!
CRISTO (parla a fatica) No mama… no stàrte a casciàt…
'des, t'el giüri… no' senti pì mal... no' senti pü nagòta... Va' a
ca', mama, té pregi... va a casa...
MARIA Sì, sì… anderèm a ca' insèma… 'égni sü, a tiràt giò
de 'ste trave... (mima si salire sulla scala appoggiata alla
croce) cavàrte föra i ciòdi piano pian... (si rivolge alle
persone che le stanno intorno) Dèm una tenàj... (È
disperata) Ajdéme quaicun!
Entra un soldato.
SOLDATO Ehi dòna, cosa té fàit lì lòga de soravìa a ‘sta
scala? Chi v'l'ha dàito ól permèso?
648
MARIA A l'è ól mé fiöl de mi ch'avìt incrusàd... al vòj
s’ciodàl, purtàl a ca' cun mi...
SOLDATO A ca'? Ohj che premüra! No' l'è ancmò fròll asè,
santa dòna… no' l'è ancmò bén stagionàt! Bòj… 'pena che ól
tira i ültem, av fò fistcèto e venì a tòl bèlo che impachetà, ól
vòs car zóvin... Cuntenta? 'Gni giò 'dès.
MARIA No che no' deséndo! No' lasarò pasà chi lòga la
nòce al mé fiöl suléngo... a murìrme! E vui no' podì miga
fam ‘sta preputénsa… che mi a sòn a sua mama de lü… a
sòn la sua mama, mi!
SOLDATO Bòn! Cara la mia mama de lü, adès mé t'l'hàit
sgionfàde a sufficìt i bali! Agh farèm com quando se scròda i
pómi… vòj védar? Agh darò ‘na bèla scrulàda a ‘sta scala…
e ‘vegnirì giò da la scala, de stónfate ‘mé un bèl peròt
marügo!
CRISTO (quasi rantolando) No, oh té prégi, soldàt, che ti è
bòn e caro! Fame a mi quèl che ti vòl: scòrla la cròse de mé
scarpàrme i carni e le man e i òsi, ma a la mia mama... té
prégi, no’ farghe mal!
SOLDATO Hàit sentìt, la mia patróna, quant inn i uri? As
gh’ho de fà? Per mi l’è ól stèss laüri: o s’iabatì vui, e de
prèscia, de ‘sta scala, o mi scòrli la cruse!
MARIA (Mima di scendere velocemente) No, no... per
carità... pecì che son già giò... vardì son chì abàs la scala.
SOLDATO Oh, l’intendìu al tèrmin ‘sta balàda, o dòna
benedètta! E no’ vardì a mi cun sti ögi a brüsatàm, che mi
no’ ghe n’ho colpa niùna se ól zóvin ól s’è catàt ‘sta posisión
iscòmuda de stagh coi brasc slargàdi... Ohj che no’ gh’ho
péna de vui? Che no’ cognósi mi, l’isbarluscià di làgreme
649
sanguagnénti ch’av süda giò di ögi? Sa l’ha èstu ón dulùr de
madri! Ma agh pòdi fagh nagòt... che mi sónt comandàt che
vaga fina a l’órden ‘sta cundàna… sónt condanàt a fav murì
ól fiòll, o bén, de cuntra, lì lòga, mé picheràn sü mi co’ i
stèss só’ ciòdi.
MARIA (si cava orecchini e anello che porta al dito) Oh
bòn suldàt curtés e caro… tegnì… av fò un presénti de
‘st'anèl d’ori e de 'sti uregìti d'argénto... tegnì…in cambio de
un plegìr ch’am podìt cuncèd…
SOLDATO Ól sarìa 'stu plagér?
MARIA De lasàm netàgh via ól sangu, al mé fiòl… cont un
pòch d’aqua e un stràsc… e de dàghen un pòch de
‘nbiassegàrse i lavri s’cepàd de la sét...
SOLDATO Nagòt de plü de ‘sti cialàdi?
MARIA Vurarìa ancmò che catì 'stu sciàle e andìt de
suravìa a la scala a mètighel intùrna a i spale de sóta a i
brasc, de aidàl un pòch a ‘sta' tacàt a la cruse...
SOLDATO O dòna, agh vursìt mal de cuntra al vòst car
zóvin dònca, s'ól vursìt guarnàl pi' a lònga in vita a fal sgranì
di 'sti treméndi dulùri. Al post vui, farìa col Cristo ól mœra e
sübet!
MARIA (rendendosi conto di quanto il soldato le ha detto,
quasi sussurrando) Murì…?!
Ól duvrà giüsta 'gnì morto 'sto car mé d´ólze? Morte le
man… morta la bóca... i ögi... morti i cavèj? (Disperata, tra
sè) Ohj, che m'han tradìtta. (Chiama con voce via via più
terribile, volgendo gli occhi al cielo) Gabrièl, Gabrièl...
Gabrièl… zóvin de dulza figüra, p'ól prim ti, ti!, m'hàit tradìt
de mmalorgnón! Con la tóa vóse de viola inamorósa té sèt
650
'gnù a dime che sarìa 'gnüda Rejna mi... e beata mi, e
jucùnda mi... cap de tœti i doni!
Vàrdum, vàrdeme 'mé sont a tochi e sberlüsciàda… l'ùltema
dòna al mundo mé sónt discovèrta! E ti... ti ól savévi in del
purtàrme ól nünzi deslinguént, de fam fiurì in t'el véntar ól
fiolìn, col sarès 'gnüda a 'sto bèl trono rejna!… Rejna! Rejna,
col fiöl cavajér zentìle… con dòj speróni fàit con dòj gran
ciòdi impiantàt in de la carne dei pie!
Parchè no' té l m'h'hàit dit avànte ól ségn?
Oh mi, té ‘sta' següro… mi no' gh'avarìa gimài vorsüdo vès
pregnìda… no!… gimài a ‘sta cundisiün... teut-anch füèss
'gniüdo el Deo Patre in t'la persona, e no' el piviùn colombo,
so' spirito beàt, a maridàrme.
CRISTO (parla con maggior difficoltà) Mama… oh che ól
dulùr ól t'hàit trat föra mata che ti biastémi... (Agli astanti)
Menìla a ca' fradèli… ve prégi… menéla a casa prima che la
abia a rabatàrse là ruèrsa e strepenàda…
UOMO ‘ndém Maria, fèt consulàt ól fiòl de vüj… lasél in
pase.
MARIA No che no' vòj! Perdonéme... laséme istà chì lòga
arénta de lü… che no' dirò pü ‘nanca 'na parola incóntra de
so' patre... incóntra de njùno. Laséme... oh fèite bòn!
CRISTO (rantolando ogni volta che prende fiato) Hoi de
murì… mama... e fagh fadìga... Hoi de lasàrme andàre
mama… sconsumàre ól fiàt che mé mantégne en vida… ma
con ti… chì lòga a près… ch'at stràzii, no' so’ capàze
mama... e fo' plü grande fadìga.
MARIA (implorante, quasi sottovoce) No' casàrme via
Jesus! No' casàrme via! (È al limite della disperazione) Vòj
651
murì, Jesus… vòj murì… (Grida disperata agli astanti)
Sufeghéme e sepeléme in üna tomba sola embrassàda al mé
fiòl! (Al Cristo) Vòj murì Jesus! Vòj murì...
SOLDATO Sacra dòna l’è tròpo grando ‘sto dolór de
matre... Fémo inscì: nunch suldàt a farém mostra de miga
stagh co’ i ögi… caté ‘sta lanza pichéghela a tüt picà de
punta in del custàt e a fund in dól gòzz… e de lì a un
mumént, vedrìt, ól Crist ól va a murìr. (La Madonna cade a
terra svenuta) Os' ve pasa? O s'lè svegnüda che no' l'ho
gnanch tucàda!?
UOMO La gh’ha i malori!
DONNA Slonghéla lilé… fàite piàn… e ‘ndé via d’intórna
che la gh’abia a respirà.
ALTRA DONNA Pòvra dòna!
MARIA (come in sogno) Chi sèt liló, bèl zóvin, ch'am par
aricugnùset?
ALTRA DONNA La gh'ha i visióni!
GABRIELE Gabrièl, l'àngiol de Deo… són mi quèlo,
Vérzen… ól nùnzi d'ól to’' soléngo e delicàt amore.
MARIA (inizia con un fil di voce, prendendo via via tono e
forza) Gabrièl… Gabrièl… torna a slargàt i ali, Gabrièl…
tórna indré al to’' bèl ziél zojóso... no' ti gh'ha niénte a che
far chì lòga… in ‘sta sgarósa tèra… in 'stu turménto mundo.
Vaj Gabrièl … che no' té sé sburdéga i ali de plüme culuràde
'e zentìl culüri... no' ti védi fango e sangu e buàgna, mèsta a
la spüsénta d'partüto?
Vaj… che no' té ne sbréghi i orègi tant delicàt co' 'sto criàr
desasperàto e plàngi e ploràr che crésse in òmnia parte...
652
Vaj Gabrièl … che ne té se sconsüma i ögi luminósi a
remeràr piàghe e croste... bugnóni e mosche e vèrmeni!, föra
dai morti squarciàdi!
Ti no' t'è abitüàt, Gabrièl… che in d'ól Paradìso no' gh'hai ni
rumór, nì plàngi, né guère, nì presón, nì òmeni impicàdi, nì
done violàde!
No' ghè nì fam, nì carestia, njùno che süda a stracabràsci, nì
fiolìn sénsa surìsi, nì madri smarìde e scuràde dal dulùr…
njùn che péna per pagà ól pecàt! Vaj Gabrièl! Vaj Gabriel!
(Urlando) Vajjjj Gabrièèèèl!
Musica
Buio
653
si può fare a meno de inserirlo
NELLA prima VERSIONE EINAUDI il brano chiudeva
con queste altre battute
gabriele Dòna induluràda... che fin ’n’d’ól vénter t’ha
scarpàda ól patimént, oh, mi ól cognósi ciàro ‘sto turmént
che t’hàit catàt mirànd ól Segnor zóvin Deo inciudàt... in ‘sto
mumént ’égni a cognüsel anc mi, de parimént.
maria Ól cognóset de parimént... de parimént a mi? Ah l’hàit
ü ti, Gabriél, in dól venter grosì, al mé fiòl? At n’è sgagniàt
ti i lavri par no’ criàr di dulüri ’nd’ol parturìl? At l’hàit
nutregàt ti? Dàit de tèta ól latt, ti, Gabriél? Hàit soffregà ti,
quand l’è stàit malàd con la féver, i macc de la rosolia e i
nòti in pie a ninàl c’ol piagnéva pèi prém dénci? No
Gabriél… si no’ hàit scuntàt ‘ste bagatèle, no’ pòdet parlà
d’avegh ól mé stèso dolùr in ‘sto mumént.
gabriele At gh’hàit resón, Maria... perdóname ‘sta presonzión
che m’l’ha gh’ha detàt ól strapacòre che gh’ho in de dentro,
che m’ figüràva vès in punta o òmnia patimént.
Ma mi égni recurdàt che ól sarà pròpi ‘sta tua canzon
plangìda sanza vóse… ’sto lamento intonàt sanza singülti…
‘sto sacrifìzi to’ e del caro fiòl de ti, c’ol farà squarciàrse ól
cièl… che pòda i òmeni reversàrse par la préma volta in
paradìs!
traduzione
gabriele Donna addolorata... che perfino nel ventre t’ha
strappato il patimento, oh, io lo conosco chiaramente questo
tormento che ti ha preso guardando il Signore giovane Dio
654
inchiodato... In questo momento vengo a conoscerlo anch’io
(al) pari di té.
maria Lo conosci al pari mio, pari a mé? L’hai avuto tu,
Gabriele, nel ventre ingrossato - che cresceva giorno dopo
giorno - che si ingrossava giorno dopo giorno, il mio figlio?
Ti sei morso le labbra per non gridare di dolore nel
partorirlo? L’hai nutrito, tu? Dato il latte dalla mammella tu,
Gabriele? Hai sofferto tu, quando è stato ammalato con la
febbre, le macchie della rosolia e le notti in piedi a ninnarlo
che (quando) piangeva per i primi denti? No, Gabriele… se
non hai provato queste bagatelle, non puoi parlare d’avere il
mio stesso dolore in questo momento.
gabriele Hai ragione, Maria... perdonami questa presunzione
che mé l’ha dettata lo strappacuore che ho dentro (tanto) che
mi figuravo di essere in cima ad ogni patimento. Ma io
vengo a ricordarti che sarà proprio questa tua canzone,
pianta senza voce, questo lamento intonato senza singhiozzi,
questo sacrificio tuo e del caro figlio tuo che farà squarciare
il cielo, affinché possano gli uomini riversarsi per la prima
volta in paradiso!
655
MARIA ALLA CROCE
DONNA Andì a fermàla... l'è rént a 'gni la sòa mama de lü,
la beata Maria, no' féghel vardà incrusàt 'mé l'è che ól pare
un cavrètto inscortegà che cola sàngui a fontanèla partütt
cumpàgn 'na muntagna de nev' in primavéra per via di 'sti
gran ciòdi che gh'han picàt in de la carne dulurùsa dei man e
di pie, intramèsa ai òsi sfurà...
CORO No' féghel vardà!
PRIMA DONNA No' la se vòl fermà... a la végne coréndo
desesperàda in sul sentié che in quatro no' la podémo
tegnìr...
SECONDA DONNA Se in quatro non la tegnì, prové in
sìnque... in sie... èi no' la pòl vegnì, no' la pòl vardà 'sto fiolì
intorsegà cumpàgn 'na radìs d'oliva magnàda dai furmìghi.
TERZA DONNA Quercéghe, covrìghe almànco la fàcia al
fiöl de Deo, la sòa mama no' l' posa 'recugnósarlo... agh
dirém che l'incrusàt l'è un óltar, un forèsto... che no' l'è ól so'
fiöl de lé!
PRIMA DONNA Mi a creo che purànco al querciàssimo
tütto con un linzòl bianco, al fiöl de Deo, la sòa mama ól
recognuserà istèsso... abàsta che ghe spónta de föra un dit
d'un pìe… un rìzzul dei cavèj, imperchè la gh'l'ha fàit lée, la
sòa mama, quèi.
QUARTA DONNA (entra in scena correndo) La végn... la
végn… l'è chì lòga la beata Maria... agh farìa mén dulúr
masàla de cultèl… pitòst che lasàgh vèd ól fiöl! Dème un
sass de trasmurtìla d'un bòtt, che la sé ruèrsa per tèra, che no'
la pòsa vardà!
656
Entra Maria: il gruppo delle donne si sposta, Maria la si
immagina a sinistra
PRIMA DONNA Ste quàcc, fèv in là... Oh pòvra dòna che
la ciamìt beata... e cum la pòl ès beata con ‘sta decurasiún de
quatro ciòdi che gh'han picàt in de la carna dolorosa a
rabatúni, cumpàgn che a no' l s'farìa a 'na lusèrta venenúsa o
un scurbàtt!
SECONDA DONNA Sti' quàcc... mantegní ól fiàt che adèss
‘sta dòna la 'scoltarì criàre de toeta vüs, compàgn s'l'avès
squartàda ól dulúr… sgrasiàda… dulúr de sètte cultelàde a
spacàgh ól cör.
TERZA DONNA La està lí ferma… la dis nagòta. Fèit che
la piàngia almànco un pòch! Fela criàre, ch'el s'àbia de
s’ciopàr 'sto gran magóne che ghe suféga ól gòz.
SECONDA DONNA 'Ntendíu, 'stu silénsi che gran frecàss
ól mena… e nól vale cuerciàse i urègi. (Rivolgendosi al
luogo deputato dove potrebbe trovarsi Maria) Parla, parla...
digh quai còss, Maria... Plangi, Maria... ohi té pregi... Parla,
Maria! (Quasi urlano)
MARIA (con un fil di voce) Dèime 'na scala... a vòj
montàrghe a rénta al mé nann... (si avvicina alla croce e
parla al figlio straziata, ma cercando di sorridere) Nan, oh 'l
mé bèlo smòrto fiöl de mi… stàit següro, méo bén, che 'des
la 'riva la tòa mama.
Come i t'han combinàt 'sti assasìt, purscèl, becàri. Còssa ól
'véa fàito, 'sto mé tarlòch, de véghel inscí a scann de fav
tanto canàja con lü... Ma am burlerí in ti mani: a vün a vun!
657
Oh m'la pagarì… anch' duarìssi 'gniv a cercàv in capp al
mund, (urlando) 'nimàl, besti, sgrasió!
CRISTO (volta le spalle al pubblico, allarga le braccia ed
interpreta Cristo. Con voce sommessa e, respirando a fatica,
dice) Mama… no' stat a criàr… mama.
MARIA (Ritorna Maria) Pardúname, ól mé nan, 'sto
burdeléri c'ho tràit in pie… ‘ti paròl de inrabit che hu dit…
ma l'è stàit 'stu strènc dulúr de truvàrte impatacàt de
sangu…s’ciuncàt chì lòga sü 'ste trave, sbiutàt... de bott
pestà... sbusà in de' i mé bej man si delicàt… e i pie... oh i
pie!… che gòta sangu, gòta a gòta... ohi, che dua ès un gran
mal!
CRISTO (come sopra) No mama… no stàrte a casciàt…
'des, t'el giüri… no' senti pì mal... no' senti pü nagòta... Va' a
ca' mama, té pregi... va a casa...
MARIA Sì, sì… anderèm a ca' insèma… 'égni sü, a tiràt giò
de 'ste trave... (mima si salire sulla scala) cavàrte föra i ciòdi
piano pian... (si rivolge alle persone che stanno intorno alla
croce) Dèm una tenàj... (è disperata) Ajdéme quaicun!
Entra un soldato.
SOLDATO Ehi dòna, cosa té fàit lì lòga de soravìa a ‘sta
scala? Chi v'l'ha dàito ól permèso?
MARIA A l'è ól mé fiöl de mi ch'avìt incrusàd... al vòj
s’ciodàl, purtàl a ca' cun mi...
SOLDATO A ca'? Ohj che premüra! No' l'è ancmò fròll asè,
santa dòna… no' l'è ancmò bén stagionàt! Bòj… 'pena che ól
658
tira i ültem, av fò fistcèto e venì a tòl bèlo che impachetà, ól
vòs car zóvin... Cuntenta? 'Gni giò 'dès.
MARIA No che no' deséndo! No' lasarò pasà chi lòga la
nòce al mé fiöl suléngo a murìrme! E vui no' podì miga fam
‘sta preputénsa… che mi a sòn a sua mama de lü… a sòn la
sua mama, mi!
SOLDATO Bòn! Cara la mia mama de lü… e adès mé
t'l'hàit sgionfàde a sufficìt i bali! Agh farèm com quando se
scròda i pómi… vòj védar? Agh darò ‘na bèla scrulàda a ‘sta
scala… e ‘vegnirì giò da la scala, de stónfate ‘mé un bèl
peròt marügo!
CRISTO No, oh té prégi, soldàt, che ti è bòn e caro! Fame a
mi quèl che ti vòl: scòrla la cròse de mé scarpàrme i carni e
le man e i òsi, ma a la mia mama... té prégi, no’ farghe mal!
SOLDATO Hàit sentìt, la mia patróna, quant inn i uri? As
gh’ho de fà? Per mi l’è ól stèss laüri: o s’iabatì vui, e de
prèscia, de ‘sta scala, o mi scòrli la cruse...
MARIA (Mima di scendere velocemente) No, no... per carità...
pecì che son già giò... vardì son chì abàs la scala.
SOLDATO Oh, l’intendìu al tèrmin ‘sta balàda, o dòna
benedètta! E no’ vardì a mi, cun sti ögi a brüsatàm, che mi
no’ ghe n’ho colpa niùna se ól zóvin ól s’è catàt ‘sta posisión
iscòmuda de stagh coi brasc slargàdi... ohj che no’ gh’ho
péna de vui? Che no’ cognósi mi, l’isbarluscià di làgreme
sanguagnénti ch’av süda giò di ögi? Sa l’ha èstu ón dulùr de
madri! Ma agh pòdi fagh nagòt... che mi sónt comandàt che
vaga fina a l’órden ‘sta cundàna… sónt condanàt a fav murì
ól fiòll, o bén, de cuntra, lì lòga, mé picheràn sü mi co’ i
stèss só’ ciòdi.
659
MARIA Oh bòn suldàt curtés e caro… tegnì… av fò un
presénti de ‘st'anèl d’ori e de 'sti uregìti d'argénto... tegnì…in
cambio de un plegìr ch’am podìt cuncèd…
SOLDATO Ól sarìa 'stu plagér?
MARIA De lasàm netàgh via ól sangu, al mé fiòl… cont un
pòch d’aqua e un stràsc… de dàghen un pòch de
‘nbiassegàrse i lavri s’cepàd de la sét.
SOLDATO Nagòt de plü de ‘sti cialàdi?
MARIA Vurarìa ancmò che catì 'stu sciàle, andìt de suravìa
a la scala a mètighel intùrna a i spale de sóta a i brasc, de
aidàl un pòch… a ‘sta' tacàt a la cruse...
SOLDATO O dòna, agh vursìt mal de cuntra al vòst car
zóvin dònca, s'ól vursìt guarnàl pi' a lònga in vita a fal sgranì
di 'sti treméndi dulùri. Al post vui, farìa col Cristo ól mœra e
sübet!
MARIA (quasi sussurrando) Murì…?!
Ól duvrà giüsta 'gnì morto 'sto car mé d´ólze? Morte le
man… morta la bóca... i ögi... morti i cavèj? (Disperata, tra
sè) Ohj, che m'han tradìtta. (Chiama con voce via via più
terribile) Gabrièl, Gabrièl... Gabrièl… zóvin de dulza figüra,
p'ól prim ti, ti!… m'hàit tradìt de mmalorgnón! Con la tóa
vóse de viola inamorósa té sèt 'gnù a dime che sarìa 'gnüda
Rejna mi... e beata mi, e jucùnda mi... cap de tœti i doni!
Vàrdum, vàrdeme 'mé sont a tochi e sberlüsciàda… l'ùltema
dòna al mundo mé sónt discovèrta! E ti... ti ól savévi in del
purtàrme ól nünzi deslinguént de fam fiurì in t'el véntar ól
fiolìn, col sarès 'gnüda a 'sto bèl trono rejna!… Rejna! Rejna,
col fiöl cavajér zentìle… con dòj speróni fàit con dòj gran
ciòdi impiantàt in de la carne dei pie!
660
Parchè no' té l m'h'hàit dit avànte ól ségn?
Oh mi, té ‘sta' següro… mi no' gh'avarìa gimài vorsüdo vès
pregnìda… no!… gimài a ‘sta cundisiün... teut-anch füèss
'gniüdo el Deo Patre in t'la persona, e no' el piviùn colombo,
so' spirito beàt a maridàrme.
CRISTO Mama… o che ól dulùr ól t'hàit trat föra mata che
ti biastémi... (agli astanti) Menìla a ca' fradèli… ve prégi…
menéla a casa prima che la abia a rabatàrse là ruèrsa e
strepenàda…
UOMO ‘ndém Maria… fèt consulàt ól fiòl de vüj… lasél in
pase.
MARIA No che no' vòj! Perdonéme... laséme istà chì lòga
arénta de lü… che no' dirò pü ‘nanca 'na parola incóntra de
so' patre, incóntra de njùno. Laséme... oh fèite bòn!
CRISTO (parlando a fatica, quasi rantolando) Hoi de
murì… mama... e fagh fadìga... Hoi de lasàrme andàre,
mama… sconsumàre ól fiàt che mé mantégne en vida… ma
con ti… chì lòga a près… ch'at stràzii, no' so’ capàze
mama... e fo' plü grande fadìga.
MARIA No' casàrme via Jesus! No' casàrme via! (È al
limite della disperazione) Vòj murì, Jesus… vòj murì…
(Grida straziata) Sufeghéme e sepeléme in üna tomba sola
embrassàda al mé fiòl! (Al Cristo) Vòj murì Jesus! Vòj
murì...
SOLDATO Sacra dòna l’è tròpo grando ‘sto dolór de
matre... Fémo inscì: nunch suldàt a farém mostra de miga
stagh co’ i ögi… caté ‘sta lanza pichéghela a tüt picà de
punta in del custàt e a fund in dól gòzz… e de lì a un
mumént, vedrìt, ól Crist ól va a murìr. (La Madonna cade a
661
terra svenuta) Os' ve pasa? O s'lè svegnüda che no' l'ho
gnanch tucàda!?
UOMO La gh’ha i malori!
PRIMA DONNA Slonghéla lilé… fàite piàn… e ‘ndé via
d’intórna che la gh’abia a respirà.
SECONDA DONNA Pòvra dòna
ALTRO UOMO Fèive in là!
ALTRA DONNA F6V IN L9ó TI QU9CCó MAS0LA
REPUS9.
MARIA (come in sogno) Chi sèt liló, bèl zóvin, ch'am par
aricugnùset?
SECONDA DONNA La gh'ha i visióni.
GABRIELE Gabrièl, l'àngiol de Deo… són mi quèlo,
Vérzen… ól nùnzi d'ól to’' soléngo e delicàt amore.
MARIA Gabrièl… Gabrièl… torna a slargàt i ali, Gabrièl…
tórna indré al to’' bèl ziél zojóso che no' ti gh'ha niénte a che
far chì lòga… in ‘sta sgarósa tèra… in 'stu turménto mundo.
Vaj… che no' té sé sburdéga i ali de plüme culuràde 'e zentìl
culüri... no' ti védi fango e sangu e buàgna, mèsta a la
spüsénta d'partüto?
Vaj… che no' té ne sbréghi i orègi tant delicàt co' 'sto criàr
desasperàto e plàngi e ploràr che crésse in òmnia parte...
Vaj… che ne té se sconsüma i ögi luminósi a remeràr piàghe
e croste e bugnóni e mosche e vèrmeni!, föra dai morti
squarciàdi.
Ti no' t'è abitüàt, Gabrièl… che in d'ól paradìso no' gh'hai ni
rumór, nì plàngi, né guère, nì presón, nì òmeni impicàdi, nì
done violàde!
662
No' ghè nì fam, nì carestia, njùno che süda a stracabràsci, nì
fiolìn sénsa surìsi, nì madri smarìde e scuràde dal dulùr…
njùn che péna per pagà ól pecàt!
(Quasi sussurrato, ma molto intenso) Vaj Gabrièl!
(Aumenta appena il tono)Vaj Gabriel!
(Chiude con un urlo terribile) Vajjjj Gabrièèèèl!
Musica
Buio
663
si può fare a meno de inserirlo
NELLA prima VERSIONE EINAUDI il brano chiudeva
con queste altre battute
GABRIELE Dòna induluràda... che fin ’n’d’ól vénter t’ha
scarpàda ól patimént, oh, mi ól cognósi ciàro ‘sto turmént
che t’hàit catàt mirànd ól Segnor zóvin Deo inciudàt... in ‘sto
mumént ’égni a cognüsel anc mi, de parimént.
MARIA Ól cognóset de parimént... de parimént a mi? Ah
l’hàit &u