Vita Olgiatese Anno centenario: 1913 - 2013 www.parrocchiaolgiate.org Quindicinale della Parrocchia di Olgiate Comasco “Il laboratorio dei talenti” Nota pastorale della CEI sul valore e la missione degli oratori nel contesto dell’educazione alla vita buona del Vangelo Lo scorso 2 febbraio è stata pubblicata, da parte della Conferenza Episcopale Italiana, una “Nota pastorale” che rilancia gli oratori come luogo educativo, come “laboratorio dei talenti”. Ecco qualche prima sottolineatura e qualche primo spunto di applicazione al nostro oratorio, oltre a una scheda con una presentazione sintetica del documento. Sarà buona cosa, poi, riprendere il testo con calma e attenzione e farlo oggetto di studio e di riflessioni più particolareggiate e condivise in una serie di incontri specifici per tutte le persone maggiormente coinvolte in questa preziosa attività. 1.L’oratorio è definito, già nel titolo, “laboratorio dei talenti”, cioè strumento attraverso il quale si aiutano i ragazzi a far crescere e maturare i doni che il Signore ha dato loro. Quindi è un’attività, più che un luogo fisico ben definito; e un’attività particolare, di carattere educativo. In effetti, per noi i luoghi fisici sono molteplici: abbiamo a disposizione varie strutture e spazi esterni adiacenti la chiesa parrocchiale, un ambiente e altri spazi esterni vicino alla chiesa di Somaino, e da più di un anno anche la capiente casa estiva di Gualdera. Tre luoghi, ma una sola attività educativa, un solo oratorio, appunto. Dobbiamo sempre ricordare,quindi, che l’educazione dei ragazzi è lo scopo di fondo di tutte le iniziative che ruotano attorno all’oratorio, dovunque si svolgano. La catechesi, il gioco, i campi estivi e invernali, il grest, il teatro, la musica, lo sport, il doposcuola, il bar, le “pizzate”, le gite, il “grillo parlante”…: tutto è finalizzato a questo scopo primario e ha senso solo in questa luce. 2.“La sorgente e il fine dell’attività educativa dell’oratorio è il Vangelo”, ci ricorda con chiarezza il documento dei vescovi. L’educazione proposta dall’oratorio, quindi, non è una educazione generica; l’oratorio educa, invece, alla luce del Vangelo e a vivere lo stile del Vangelo. Un aspetto, anche questo, da non perdere mai di vista. Travolti da mille attività, spesse volte, purtroppo, lo si dimentica. Ed allora l’attività educativa perde il suo centro, si rivela dispersiva e contraddittoria, segue inevitabilmente la corrente delle mode del momento. Proprio per questo stesso motivo, tutti coloro che lavorano in oratorio dovrebbero sentire fortemente l’esigenza di una profon- da e continua educazione evangelica personale. Non basta avere entusiasmo, disponibilità di tempo o essere bravi organizzatori: se non si è educati personalmente al Vangelo, come si può pretendere di trasmetterlo, farlo gustare e vivere agli altri? 3.“L’oratorio è un luogo di Chiesa ed è responsabilità di tutta la comunità cristiana”: anche il legame con la Chiesa, soprattutto con la comunità cristiana parrocchiale, è essenziale per la vita dell’oratorio. Questo significa, anzitutto, che tutti coloro che si impegnano devono sempre ricordare che lo fanno non a nome proprio ma a nome dell’intera comunità parrocchiale. Ecco perché non possono essere estranei alla vita della comunità e devono sapere che è dovere della stessa attraverso i suoi organi direttivi, in modo particolare il Consiglio Pastorale - farsi carico di indicare le linee educative generali e di aiutare ad attuarle. Inoltre, è importante che tutti gli operatori, indipendentemente dal settore in cui si impegnano, si sforzino di formare una vera “comunità educativa”, cioè una “piccola Chiesa” anche in orato- rio e riescano a mostrare con l’esempio come vive e si configura una comunità cristiana. Infine, l’attività educativa dell’oratorio è orientata a costruire la comunità, a formare nuovi cristiani, cioè la Chiesa di domani; e anche questa finalizzazione deve essere preoccupazione di tutti: preti, catechisti, genitori, operatori vari, allenatori e dirigenti sportivi, animatori, ecc. 4.“Sfide antiche e nuove: emarginazione e interculturalità”. Con queste parole, i vescovi chiedono agli oratori di essere aperti, attenti alla realtà in cui sono inseriti; chiedono di accettarne le sfide, antiche e nuove. E le sfide più attuali si chiamano, appunto, anche qui da noi, “emarginazione” e “interculturalità”. Rispetto alla prima, l’oratorio svolge soprattutto un ruolo preventivo, creando amicizie, formando gruppi, fornendo valori e proponendo scelte impegnative e motivate. Rispetto alla seconda, l’oratorio deve essere luogo di accoglienza per tutti, di conoscenza reciproca, di confronto e di dialogo: per molti ragazzi che arrivano da paesi, da culture, da religioni diverse l’ora- Mese di ma ggio 201 3 Lungo tutto il mese di maggio è sospesa la Messa feriale delle 18,15 in parrocchia tranne il martedì e il mercoledì. Il venerdì è celebrata alle 20,30. La Messa nelle frazioni si conclude sempre con la benedizione pasquale delle famiglie che abitano in quella zona della parrocchia. Lunedì 27 20,30: Rosario a Somaino 20,30: Rosario a S. Gerardo 20,30: S. Messa via Vecchie scuderie, 50 Martedì 28 20,30: Rosario in chiesa parrocchiale 20,30: Rosario a Somaino 20,30: Rosario a S. Gerardo Mercoledì 29 20,30: Rosario a Somaino 20,30: Rosario a San Gerardo animato dai bambini e dai ragazzi 21,00: Adorazione Eucaristica a S. Gerardo Giovedì 30 20,30: Rosario in chiesa parrocchiale 20,30: Rosario a Somaino 20,30: S. Messa via Michelangelo 13 Venerdì 31 Somaino ore 20,30: conclusione con la processione e la S. Messa torio deve diventare sempre più uno dei primi luoghi di vera socializzazione e di costruttiva integrazione. Proprio per facilitare questa apertura, è bene chiedere ai ragazzi più grandi, specialmente agli animatori, di uscire spesso dall’oratorio, di fare esperienze nuove, di abituarsi ad avere occhi allenati a vedere i grandi problemi di oggi. Negli oratori dovrebbero crescere cristiani aperti alla società, pronti ad assumersi, a suo tempo, anche responsabilità politiche e amministrative. Purtroppo, questa sensibilità negli ultimi decenni è andata parecchio diminuendo… e ne vediamo ogni giorno le amare conseguenze. Da un po’ di mesi il nostro oratorio è rimasto, forse per la prima volta da quando è stato fondato, senza un prete come punto fisso di riferimento. Abbiamo potuto constatare qualche sbandamento, qualche difficoltà… Ma anche, per fortuna, una maggior assunzione di responsabilità da parte di molte persone. Quindi, tutto sommato, anche questo si è rivelato un tempo prezioso. Per la prossima fine estate avremo un nuovo “vicario” che dedicherà gran parte del suo tempo all’oratorio. Sarà soprattutto con lui che si dovranno approfondire le linee guida suggerite dai nostri vescovi e percorrere un nuovo tratto di strada, valorizzando le esperienze positive già acquisite (e sono molte) e arricchendole ulteriormente. don Marco Grest e Campi estivi Sono aperte le iscrizioni al Grest e ai Campi estivi. I moduli sono reperibili presso l’ufficio parrocchiale e il bar dell’oratorio. Affrettarsi! Anno 69° - N. 10 - 26 Maggio 2013 - € 1,00 SCHEDA Già il titolo della Nota – “Il laboratorio dei Talenti” – sintetizza nel migliore dei modi lo spirito che un oratorio deve possedere. «Infatti, gli oratori sostengono e favoriscono il pieno sviluppo di tutte le dimensioni della persona, intellettive, affettive, relazionali e spirituali». Il documento è suddiviso in tre parti che recuperano la “memoria” e ribadiscono l’“attualità” dell’oratorio, ma anche l’esigenza di fare chiarezza sui «fondamenti e le dinamiche» che in esso vengono realizzate, confermando «l’impegno e la responsabilità ecclesiale» per la vita di questa realtà. Con questo documento la Chiesa italiana intende «incentivare e sostenere l’oratorio quale via privilegiata per educare alla vita buona del Vangelo». L’oratorio ha radici nel passato e nelle tradizioni presenti in quasi tutto il paese. Il percorso “storico” conferma come «gli oratori non si sono limitati al recupero, all’istruzione o all’assistenza dei ragazzi», ma hanno saputo «valorizzare e abitare la qualità etica dei linguaggi e delle sensibilità giovanili, promuovendo a un tempo, musica, teatro, letteratura e contemporaneamente gioco, sport e festa». Gli oratori sono sempre stati colti come «ponti tra la Chiesa e la strada». Molto corposa la seconda parte della Nota che dell’oratorio delinea «fondamenti e dinamiche», a partire dal Vangelo, «sorgente e fine dell’attività educativa». L’oratorio è l’espressione della comunità ecclesiale e «rappresenta un punto solido per la pastorale dei ragazzi, degli adolescenti e dei giovani». A questo scopo è necessario «elaborare e animare un progetto educativo», al cui centro «c’è la crescita e la progressiva maturazione di ogni singolo ragazzo o giovane». All’interno della comunità educativa è necessaria «una forte e rinnovata alleanza con le famiglie»: è «compito primario dell’oratorio valorizzare il ruolo delle famiglie e sostenerlo, sviluppando un dialogo aperto e costruttivo». L’oratorio può favorire «la dimensione vocazionale» attraverso «un cammino di autentico discernimento». Cammino vocazionale che non può prescindere da un impegno di evangelizzazione che trova nell’oratorio «un luogo fecondo», non solo attraverso la catechesi e l’azione liturgica, ma anche «come un variegato e permanente laboratorio di interazione tra fede e vita». Nell’oratorio si coltivano «relazioni personali autentiche e significative». Esse «costituiscono la sua vera forza e si attuano sia attraverso percorsi strutturati sia attraverso espressioni informali». È chiamato perciò «ad essere accogliente, un luogo in cui è facile entrare, un contesto in cui il ragazzo e il giovane si trovano a proprio agio, una seconda casa», anche se l’accoglienza «non può mai comportare disimpegno o svendita dei valori educativi». Oggi – afferma la Nota – ci si deve misurare «con situazioni di grave degrado sociale e culturale»: quindi, «lo stile di accoglienza dell’oratorio esige una chiara impostazione identitaria e progettuale», in modo da «aiutare ciascuno a scoprire i propri talenti e a metterli a frutto per il bene di tutti». Per fare questo, occorre prestare attenzione ai “luoghi” («sobri, ordinati, dignitosi»), ai “tempi” («aiutando ragazzi e famiglie a umanizzare il tempo») e ai “linguaggi” (sapendo usare quelli di ogni tempo). E in questo laboratorio anche “culturale” – si legge nella parte conclusiva della nota – la comunità ecclesiale è chiamata ad «un impegno e ad una responsabilità». Non solo il prete, l’educatore, l’allenatore sportivo, l’animatore – quelle che il documento chiama “figure educative autorevoli” –, ma l’intera comunità parrocchiale è chiamata a sentirsi responsabile dell’oratorio. «L’oratorio è espressione della cura materna e paterna della Chiesa» e deve «poter contare su di un clima di costruttiva collaborazione con tutti i soggetti ecclesiali presenti nel territorio», ricordando sempre che si dovrà porre la «dovuta attenzione affinché la gestione delle attività non diventi mai prevalente rispetto al fine educativo». È necessaria la “formazione” della comunità educativa dell’oratorio. A tal fine «vanno garantiti, all’interno della progettazione, momenti e spazi per la formazione della comunità educativa dell’oratorio», la quale «andrà pensata anche in base al ruolo che ciascuno ricopre, tenendo conto che la dinamica educativa, in un quadro di comunione e di condivisione, esige sempre una chiara articolazione delle responsabilità». Quali sono oggi le sfide per l’oratorio? La nota cita l’emarginazione e l’interculturalità. Per quanto riguarda l’emarginazione, «gli oratori, se per loro natura non sono presidi per il contrasto al disagio sociale, possono però fare molto in termini di prevenzione e di sostegno ai ragazzi e ai giovani in difficoltà». Di fronte alla sfida dell’interculturalità, gli oratori oggi rappresentano «uno dei luoghi più avanzati e maggiormente coinvolti nei processi di accoglienza e di integrazione dei figli degli immigrati». Particolare importanza riveste il rapporto tra il mondo dell’oratorio e gli enti pubblici, che in questi anni si è molto evoluto: il testo sottolinea che «è importante che questi rapporti non pregiudichino libertà e iniziativa degli oratori e avvengano nel pieno rispetto del principio costituzionale della sussidiarietà e della libertà religiosa». 26 Maggio 2013 2 Vita Olgiatese BEATIFICAZIONE di DON PINO PUGLISI un martire del nostro tempo Alcune parole di don Pino Palermo, 25 maggio 2013 "È importante parlare di mafia, soprattutto nelle scuole, per combattere contro la mentalità mafiosa, che è poi qualunque ideologia disposta a svendere la dignità dell'uomo per soldi.Non ci si fermi però ai cortei, alle denunce, alle proteste. Tutte queste iniziative hanno valore ma, se ci si ferma a questo livello, sono soltanto parole. E le parole devono essere confermate dai fatti". Il prossimo 25 maggio avrà luogo a Palermo, il Rito di Beatificazione del Servo di Dio don Giuseppe Puglisi, sacerdote palermitano martire, ucciso dalla mafia in odio alla fede il 15 settembre 1993. Quella di don Pino Puglisi è la vicenda di un sacerdote totalmente conformato a Cristo che visse il suo ministero presbiterale come servizio a Dio e all’uomo. Reso forte da una intensa vita spirituale, fatta di ascolto della Parola di Dio, di preghiera, di riferimento costante all’Eucaristia che celebrava quotidianamente, egli attuò un apostolato di promozione umana avendo come riferimento costante l’annuncio del Vangelo. “Credo a tutte le forme di studio, di approfondimento e di protesta contro la mafia. La mafiosità si nutre di una cultura e la diffonde: la cultura dell’illegalità. La cultura sottesa alla mafia è la svendita del valore della dignità umana. E i discorsi, la diffusione di una cultura diversa sono di grande importanza. Ma dobbiamo stare molto attenti che non ci si fermi alle proteste, ai cortei, alle denunce. Se ci si ferma a questo sono soltanto parole. Le parole vanno convalidate dai fatti”. “Mi rivolgo ai protagonisti delle inutili intimidazioni che ci hanno bersagliato. Parliamone, spieghiamoci, vorrei conoscervi e conoscere i motivi che vi spingono a ostacolare chi cerca di educare i vostri figli al rispetto reciproco, ai valori della cultura e della convivenza civile”. MISSIONE è: Giornata Missionaria Comboniana 2013 Le tappe della vita Don Giuseppe Puglisi nasce nella borgata palermitana di Brancaccio il 15 settembre 1937, figlio di un calzolaio e di una sarta, e viene ucciso dalla mafia nella stessa borgata il 15 settembre 1993, giorno del suo 56° compleanno. Entra nel seminario diocesano di Palermo nel 1953 e viene ordinato sacerdote dal cardinale Ernesto Ruffini il 2 luglio 1960. Nel 1961 viene nominato vicario cooperatore presso la parrocchia del SS.mo Salvatore nella borgata di Settecannoli, limitrofa a Brancaccio, e rettore della chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi. Nel 1963 è nominato cappellano presso l'istituto per orfani "Roosevelt" e vicario presso la parrocchia Maria SS. ma Assunta a Valdesi. Sin da questi primi anni segue in particolare modo i giovani e si interessa delle problematiche sociali dei quartieri più emarginati della città. Segue con attenzione i lavori del Concilio Vaticano II e ne diffonde subito i documenti tra i fedeli con speciale riguardo al rinnovamento della liturgia, al ruolo dei laici, ai valori dell'ecumenismo e delle chiese locali. Il suo desiderio fu sempre quello di incarnare l'annunzio di Gesù Cristo nel territorio, assumendone quindi tutti i problemi per farli propri della comunità cristiana. Il primo ottobre 1970 viene nominato parroco di Godrano, un piccolo paese in provincia di Palermo - segnato da una sanguinosa faida - dove rimane fino al 31 luglio 1978, riuscendo a riconciliare le famiglie con la forza del perdono. In questi anni segue anche le battaglie sociali di un'altra zona della periferia orientale della città, lo "Scaricatore". Il 9 agosto 1978 è nominato pro-rettore del seminario minore di Palermo e il 24 novembre dell'anno seguente direttore del Centro diocesano vocazioni. Nel 1983 diventa responsabile del Centro regionale Vocazioni e membro del Consiglio nazionale. Agli studenti e ai giovani del Centro diocesano vocazioni ha dedica- to con passione lunghi anni realizzando, attraverso una serie di "campi scuola", un percorso formativo esemplare dal punto di vista pedagogico e cristiano. Don Giuseppe Puglisi è stato docente di matematica e poi di religione presso varie scuole. Ha insegnato al liceo classico Vittorio Emanuele II a Palermo dal '78 al '93. A Palermo e in Sicilia è stato tra gli animatori di numerosi movimenti tra cui: Presenza del Vangelo, Azione cattolica, Fuci, Equipes Notre Dame. Dal marzo del 1990 svolge il suo ministero sacerdotale anche presso la "Casa Madonna dell'Accoglienza" dell'Opera pia Cardinale Ruffini in favore di giovani donne e ragazze-madri in difficoltà. Il 29 settembre 1990 viene nominato parroco a San Gaetano, a Brancaccio, e nel 1992 assume anche l'incarico di direttore spirituale presso il seminario arcivescovile di Palermo. Il 29 gennaio 1993 inaugura a Brancaccio il centro "Padre Nostro", che diventa il punto di riferimento per i giovani e le famiglie del quartiere. La sua attenzione si rivolse al recupero degli adolescenti già reclutati dalla criminalità mafiosa, riaffermando nel quartiere una cultura della legalità illuminata dalla fede. Questa sua attività pastorale - come è stato ricostruito dalle inchieste giudiziarie - ha costituito il movente dell'omicidio, i cui esecutori e mandanti sono stati arrestati e condannati. Nel ricordo del suo impegno, innumerevoli sono le scuole, i centri sociali, le strutture sportive, le strada e le piazze a lui intitolate a Palermo e in tutta la Sicilia. La sua vita e la sua morte sono state testimonianze della sua fedeltà all'unico Signore e hanno disvelato la malvagità e l'assoluta incompatibilità della mafia con il messaggio evangelico. "Il credente che abbia preso in seria considerazione la propria vocazione cristiana, per la quale il martirio è una possibilità annunciata già nella rivelazione, non può escludere questa prospettiva dal proprio orizzonte di vita. I 2000 anni dalla nascita di Cristo sono segnati dalla persistente testimonianza dei martiri" (Giovanni Quest’anno, nell'ambito della Festa in Parrocchia e in Oratorio che ha avuto inizio con il Pellegrinaggio a Monza da S. Gerardo il 25 aprile ed è terminata con la Marcia dell'Oratorio mercoledì 1 maggio, abbiamo festeggiato la Giornata Missionaria Comboniana. Usualmente siamo soliti celebrarla in inverno, si è optato invece per una scelta diversa sperando in un clima più clemente, che favorisse anche alcune attività in oratorio: purtroppo domenica 28 aprile la pioggia, che ci ha accompagnato per tutto il tempo, ci ha costretto a ripiegare a scelte al coperto. Questa è stato l’unica nota fuori posto della giornata che si è risolta in una festa che ci ha ricordato l’amicizia che da sempre lega noi Olgiatesi con i missionari di Comboniani di Rebbio. Strettissime sono le relazioni di aiuto reciproco tra il seminario di Rebbio e la parrocchia di Olgiate: citiamo ad esempio la loro discreta presenza nei sacramenti delle confessioni, nella celebrazione di alcune Messe, nella visita agli anziani. Dobbiamo però sempre tenere in mente, con giusto orgoglio, che numerosi Olgiatesi hanno dedicato la loro vita al servizio degli ultimi nelle terre di missione proprio nelle file dei Comboniani: e qui il nostro pensiero va a Padre Firmino, missionario comboniano, da una vita in Congo. Quest’anno due padri Comboniani hanno animato le Sante Messe nella nostra Parrocchia: Padre Mariano, appena di ritorno dal Congo, e Padre Piercarlo, che con una pluriennale esperienza in Brasile alle spalle è ora responsabile della Commissione Intervicariale Missionaria di Olgiate-Uggiate. Certamente durante la Messa delle 11 la presenza del coro congolese “Lisanga” non è passata in osservata. Lisanga, che in congolese significa fratellanza, sottolinea molto bene lo spirito che anima questo coro composto da famiglie di migranti dal Congo, dall’Angola e dal Brundi ed ora residenti nella nostra Diocesi. Sopo la Messa, il pranzo presso il crotto dell’oratorio ha permesso la conoscenza reciproca tra il gruppo dei responsabili e degli animatori dell’oratorio e i membri del coro Lisanga. Nel pomeriggio, presso la cappelina il coro africano ha quindi tenuto un piccolo concerto con l’esecuzione di alcuni canti e motivi religiosi di tradizione Congolese. Momento centrale del pomeriggio è stato l’incontro-testimonianza di Noella del coro africano, che a partire dalla beatitudine ‘Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli’, sintesi dell’esperienza di vita e di testimonianza di fede del nostro recentissimo Beato Nicolò Rusca, ha presentato la figura di Suor Marie Clémentine Anuarite, una religiosa congolese della Congregazione delle Suore della Santa Famiglia di Wamba, proclamata Beata da Papa Giovanni Paolo II il 15 agosto 1985. La giornata si è poi conclusa con la merenda offerta dell’oratorio, un prezioso momento conviviale tra genitori e bambini dell’oratorio incuriositi dalle diverse attività che Lisanga svolge anche con i comboniani e che si spera sia foriero di altre future collaborazioni in Olgiate. Nengapeta nasce il 29 dicembre 1939 da genitori pagani a Mandabone, a 11 km da Wamba (ora Repubblica Democratica del Congo). Viene battezzata, insieme alla mamma e alle sorelle con il nome di Alfonsina. Giovanissima avverte nel cuore la vocazione alla vita religiosa. Dalle scuole elementari viene chiamata Anuarite. Giovanissima sente di voler offrire la sua vita al Signore e chiede di essere ammessa nella Congregazione delle Suore della Sacra Famiglia a Bafwabaka. Nell'agosto del 1957 viene ammessa al noviziato. Le danno un nome nuovo: suor Maria Clementina Anuarite. Dopo la professione diventa insegnante delle elementari. In seguito alla proclamazione dell'indipendenza (1960), nel paese scoppia una terribile guerra civile: tra le migliaia di vittime, saranno trucidati anche tanti missionari, tra i quali il Vescovo Wittebols. Nel novembre del 1964 la casa delle suore viene assalita dai ribelli Simba che prendono prigioniere le religiose. Queste vengono portate alla periferia di Isiro; suor Maria Clementina Anuarite resiste eroicamente ad un tentativo di violenza da parte di un comandante dei Simba e perciò viene ferita gravemente e muore il 1° dicembre 1964. Giovanni Paolo II l’ha dichiarata beata il 15 agosto 1985. Nella cattedrale di Isiro è custodita la tomba della beata martire 1. l'Amore di Gesù che si fa vita tra i fratelli - testimonianza di vita Lunedì 10 giugno a UGGIATE TREVANO P. Quirico Martinelli - PIME, Bangladesh Sr Rosangela Santambrogio - Suore Adoratrici (Colombia) Famiglia Silvia e Daniele Ventresca - laici missionari comboniani (Mozambico) 2. l'Amore di Gesù che si fa vita donata - fino al martirio Mercoledì 12 giugno a CAVALLASCA P. Mario Fugazza - comboniano [Chiesa Palermitana -p.Pino Puglisi] P. Maurizio Balducci - comboniano [Chiesa Ugandese - martiri ugandesi] 3. spunti per una Parrocchia missionaria nelle nostre Parrocchie Giovedì 13 giugno a GIRONICO Don Giusto Della Valle - parroco di Rebbio. ESTATE GIOVANI 2013 Le proposte per la prossima estate sono un invito a vivere esperienze di formazione e di servizio che rivolgiamo, come comunità cristiana, ai nostri ragazzi e giovani. Ci auguriamo che possa essere un’occasione per vincere la paura del nuovo e provare la gioia propria di chi si mette a servizio del proprio fratello. Dopo aver presentato nei precedenti numeri di Vita olgiatese l’intero progetto, e aver già anticipato le date della tre giorni comune a tutti (26-28 luglio a Gualdera) indichiamo ora le iniziative per il tempo estivo. BELLUNO due settimane nel mese di agosto Campo di lavoro presso la “Cittadella cielo”, secondo lo spirito delle comunità di Nuovi Orizzonti: vita fraterna, lavoro, preghiera, testimonianze. RICCIONE una settimana ad agosto MISSIONE DI SPIAGGIA. Esperienza di formazione e di Nuova evangelizzazione a servizio della Diocesi di Rimini, con la collaborazione del Punto Giovane di Riccione. Guidati da Nuovi Orizzonti e Le sentinelle del mattino di Pasqua. (Giovani 16-30 anni) FIRENZE 17-25 agosto Campo di servizio, condivisione e di annuncio secondo il carisma comboniano. “Come giovani vogliamo vivere la solidarietà come stile di vita e la cerchiamo insieme a coloro che sono considerati gli ultimi della storia” PALERMO – LAMPEDUSA 19-29 agosto DALLA ZATTERA … ALLA TERRA FERMA Campo itinerante: Palermo – Agrigento – Lampedusa, Viaggio nel viaggio alla scoperta dei luoghi simboli del rifiuto/accoglienza con p. Mario Fugazza, comboniano. ALBESE CON CASSANO (CO) una settimana ad agosto Settimana di formazione e di servizio nell’ambito della disabilità e sofferenza psichica, accompagnati da Sr, Giovanna delle Suore ospedaliere e da un team di medici e volontari presso la Villa San Benedetto. SORMANO (CO) 15-27 luglio Esperienza di volontariato a servizio degli ospiti della casa di riposo del Don Guanella. Un’occasione per abbinare l’allegria dell’animazione alla dolcezza del servizio alla persona anziana. LORA (COMO) una/due settimane durante il mese di agosto Esperienza di animazione e servizio a favore degli ospiti della Casa di Gino. È possibile sia soggiornare per tutto il periodo presso il centro, così come rientrare a casa dopo le attività. SANTIAGO de COMPOSTELA 29 luglio – 5 agosto Cammino di Santiago per giovani: da Sarria a Santiago, camminando con il Vangelo guidati dai padri e dalle suore guanelliane PUGLIA 22-28 luglio L’ “Arca della pace” è un campo estivo per giovani dai 18 ai 30 anni sulle orme di don Tonino Bello, itinerante tra i luoghi, le realtà e i testimoni del suo sogno diurno di una convivialità delle differenze, con la passione per la giustizia tipica di Pax Christi. LOURDES 8-14 agosto I ragazzi prestano servizio come volontari per accompagnare le persone ammalate o anziane, stando loro vicini con amicizia, con un sorriso, con la disponibilità a condividere con loro e con gli altri giovani i momenti intensi e gioiosi del pellegrinaggio (inizitiva UNITALSI). Da ultimo, cari ragazzi e giovani, vi raccomando ancora di cercare esperienze nuove in quanto avete il diritto di misurarvi con realtà mai incontrate prima, sperimentando la poliedricità della carità e, quindi, la fantasia con cui lo Spirito soffia anche su di voi. Per informazioni più precise (date, costi, modalità di servizio e iscrizioni) rivolgersi a don Marco Nogara o a Lorena e Anna Chiara. d Mc jr 26 Maggio 2013 3 Vita Olgiatese Le parole del Concilio: Maria In continuità con la plurisecolare storia della Chiesa, il Concilio Vaticano II ha dedicato non poche pagine alla splendida figura della Madre di Gesù. A lei i Padri conciliari si sono rivolti chiamandola Madre del Redentore e Madre di Dio, la Novella Eva, Colei che precede ogni creatura. È l’Ancella del Signore, la Sempre vergine, la Regina dell’universo, Colei che estende la sua maternità spirituale nei confronti di tutti gli uomini, ora come avvocata, ora come soccorritrice, nonché come ausiliatrice e mediatrice: è l’Immacolata, la Piena di grazia; assunta e glorificata, diventa così madre di tutti viventi (cf. soprattutto Lumen gentium, 53-62). I Padri conciliari ci hanno aiutato ad accostarci a Maria santissima con amore filiale e con spirito di imitazione delle sue virtù, che è cosa ben diversa dal sentimentalismo e dalla creduloneria (LG, 63): la vera devozione coglie la beata Vergine nel mistero della Chiesa e alla luce di Gesù Cristo, astenendosi «coscienziosamente da ogni falsa esagerazione, come pure da una eccessiva ristrettezza di mente nel considerare la singolare dignità della Madre di Dio» (LG, 63). La storia della salvezza ci parla di Maria presentandola nella sua singolarissima funzione, dall’accoglienza del Dio che si incarna alla consacrazione della Chiesa nascente nel giorno della Pentecoste, mentre si trovava nel Cenacolo con gli apostoli (LG, 55-59. Il suo rapporto con la Chiesa – quindi con ciascuno di noi – è singolarissimo: mentre occupa il posto più alto e più vicino a Cristo, Maria ci viene indicata come immagine e inizio della Chiesa e, allo stesso tempo, membro della Chiesa. Guardando a lei il cristiano trova un modello eminente di verginità e di maternità, una vita virtuosa, plasmata dalla fede, dalla speranza e La Chiesa interpreta i “segni dei tempi”: il Concilio Ecumenico Vaticano II Il dalla carità, e questo perché unita a Cristo. Il Concilio afferma che «la Chiesa ha dunque motivo di onorarla con un culto speciale» (LG, 66): un culto che è sempre esistito e che è essenzialmente diverso da «quel culto di adorazione che viene tributato al Verbo incarnato insieme al Padre e allo Spirito Santo» (LG, 66). La Chiesa ha approvato varie forme di pietà verso la Madre di Dio, rispondenti alle diverse circostanze di tempo e di luogo e all’indole particolare dei fedeli: queste «fanno si che, mentre è onorata la madre, il Figlio, al quale sono volte tutte le cose (cfr Col 1,15-16) e nel quale piacque all'eterno Padre di far risiedere tutta la pienezza (Col 1,19), sia debitamente conosciuto, amato, glorificato, e siano osservati i suoi comandamenti» (LG, 66). Nel solco della Tradizione, corroborati dalla riflessione conciliare, disponiamoci ad elevare alla Madre di Dio e madre degli uomini insistenti preghiere, perché ella, che ha aiutato con la sua preghiera gli inizi della Chiesa, interceda presso il Figlio suo anche adesso che si trova in cielo innalzata sopra tutti i beati e gli angeli nella comunione dei santi, fino a quando tutte le famiglie dei popoli vengano felicemente riunite in pace e concordia nell’unico popolo di Dio a gloria della santissima e indivisa Trinità (cf. LG, 69). d marco jr Parrocchia Santi Ippolito e Cassiano Festa dei Canestri a Somaino Sabato 8 giugno ore 18.00: S.Messa, ore 19.00: grigliata in compagnia Domenica 9 giugno ore 09.30: S.Messa ore 14.30: giochi organizzati e servizio bar ore 19.00: crotto In oratorio: pesca di beneficenza. Siamo tutti invitati!!! DISPONIBILITÁ DELLA CASA DI GUALDERA La parrocchia di Olgiate ha affittato la casa di Gualdera comune di Campodolcino in provincia di Sondrio, 1450 m. slm - soprattutto per le attività estive con i ragazzi dell’oratorio. Comunque la casa è disponibile anche per altre persone, in modo speciale per gruppi: lo scopo primario, infatti, è quello di favorire le socializzazione e la conoscenza reciproca. Ad oggi, per la prossima estate è ancora libera per questi periodi: dal 5 al 10 agosto; dal 18 agosto in poi. Se qualche gruppo di famiglie, di amici, ecc. volesse approfittarne, basta chiedere in parrocchia. Ovviamente è una struttura autogestita e costa €. 8,00 a persona ogni giorno, più le spese del gas e dell’elettricità. Una serie di incontri per il dialogo interreligioso al Centro Pastorale “Cardinal Ferrari” di Como Uno sguardo sull’Islam tra passato e presente Presso il Centro Cardinal Ferrari di Como si sta svolgendo un percorso informativoculturale che ha per tema: “Incontro all’Islam”. Si tratta di una serie di “lezioni” per approfondire aspetti storici e legislativi del mondo musulmano. Lo scopo è di favorire la conoscenza, guardando al futuro con una prospettiva di apertura al dialogo interreligioso. La storia ci dice che Maometto, nato nel 570 d.C., fu commerciante e viaggiatore ma anche persona con una forte carica spirituale. Visse in un primo tempo alla Mecca, una città in cui convivevano comunità cristiane, ebraiche e politeiste, molto frammentate in correnti varie. Nel 610 d.C. Maometto iniziò la proclamazione della “rivelazione” che continuerà ad annunciare per tutta la sua vita. Furono anni difficili in quella città. Il numero dei credenti aumentava, malgrado l’ostilità di tanti cittadini che non tolleravano le sue parole molto forti e assai critiche nei confronti delle abitudini di quella società. Fu per questo che, per sfuggire ad un attentato, nell’anno 620 Maometto si trasferì a Medina, città in cui nacque la prima comunità e nella quale si distinse dapprima come mediatore di conflitti e successivamente come profeta e capo politico. Nel 630 ritornò, vittorioso, alla Mecca che divenne la capitale dell’Islam. Due anni dopo Maometto morì. L’idea centrale della reli- gione musulmana consiste nell’affermare che l’Islam è l’ultima (dopo l’ebraismo e il cristianesimo) delle grandi rivelazioni monoteistiche e che Maometto è l’ultimo dei profeti. Ma l’Islam è anche la prima vera rivelazione, la rivelazione originaria dell’umanità, perché ogni uomo alla nascita è musulmano; di conseguenza è facile la conversione all’Islam, perché si tratta di un “ritorno” di ciascun individuo alla “prima” religione dell’umanità. Oggi, circa 1400 anni dopo la morte del profeta, l’Islam, specialmente in alcuni Stati del Nord Africa (Marocco, Tunisia ed Algeria), sembra essere scosso dall’ideale della “laicità universale”. Ad un tipo di reli- gione con testi “chiusi” e tanti principi pressoché immutabili si va sostituendo una rilettura dei testi sacri. Questo studio ha portato alla conclusione che non è vero che la religione non si possa modificare nel tempo; che non debbano esserci costrizioni in materia religiosa, che le donne musulmane non siano più “oggetto” per gli uomini, ma abbiano i loro stessi diritti. Questi principi sono stati recepiti finora soltanto da alcuni Paesi islamici, ma si stanno rapidamente diffondendo un po’ ovunque dando luogo a quel fenomeno che si chiama “primavera araba”. Quasi paradossalmente quella velocità di cambiamento che si sta registrando nei Paesi del Nord Africa non c’è in alcuni Stati dell’Europa (Italia compresa) in cui è stata forte l’immigrazione dei musulmani. Le difficoltà che si registrano tra le comunità locali ed i nuovi arrivati vanno ricercate nella difesa da parte di quest’ultimi delle tradizioni e degli usi che avevano nel loro Paese d’origine, unite al desiderio di ritornare in patria una volta concluso il periodo lavorativo. Una “nostalgia” che fa riferimento ad un modello di società assai diverso da quello europeo. Nei Paesi arabi è molto comune il sistema patriarcale fondato sulla appartenenza ad un gruppo, ad una comunità che aiuta e sostiene. In Europa conta l’individuo; per questo motivo molto spesso si assiste, a livello familiare, ad uno scontro tra la generazione dei padri e quella dei figli, non volendo i primi stare al passo con le regole e le leggi dello Stato che li ospita. Regole e costumi che i figli, invece, sono portati ad assimilare molto più facilmente e velocemente. L’unica strada per superare queste difficoltà a livello generazionale e anche a livello etnico con le popolazioni locali degli Stati europei è quella della cultura e del dialogo. Più si favorisce la conoscenza tra Islam e mondo occidentale, più facilmente saranno abbattute le barriere della diffidenza e del sospetto reciproco, con la prospettiva di un futuro con sempre meno incomprensioni e tensioni sociali. P.D. Costituzione dogmatica sulla divina rivelazione “DEI VERBUM” (2) Come già sappiamo, i principali documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II sono le quattro Costituzioni. Di queste la più breve è proprio la Dei Verbum (DV): solo 26 paragrafi raggruppati in un’introduzione (proemio) e sei capitoli. Ma, nonostante la sinteticità, lo spessore teologico è di assoluta rilevanza. Già nel Proemio (paragrafo 1) troviamo contenuti e spunti che, da soli, meriterebbero un commento che certamente non può essere oggetto di un breve articolo come questo. La densità teologica è tale che ritengo utile riportare per intero questo paragrafo: “in religioso ascolto della parola di Dio e proclamandola con ferma fiducia, il sacrosanto sinodo aderisce alle parole di San Giovanni, il quale dice: “Vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi; quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo” (1Gv 1,2-3). Perciò, seguendo le orme dei Concili Tridentino e Vaticano I, intende proporre la genuina dottrina sulla divina rivelazione e sulla sua trasmissione, affinché per l’annunzio della salvezza il mondo intero ascoltando creda, credendo speri, sperando ami”. L’inizio già ci specifica con chiarezza le autorevoli fonti alle quali si ispira il Concilio: la Parola di Dio (rappresentata dalla citazione tratta dalla Prima Lettera di Giovanni), il Magistero della Chiesa (si noti il riferimento ai concili di Trento e al Vaticano I), l’insegnamento dei Padri (l’ultima frase è una rielaborazione di un’espressione di Sant’Agostino tratta dalla sua opera De catechizandis rudibus). Quindi la Parola di Dio e la Tradizione sono le solide fondamenta sulle quali viene costruita la DV. In tutta l’introduzione, il tema più ricco è quello della “rivelazione”, argomento al quale sarà poi dedicato l’intero primo capitolo della DV. Già qui però viene messa in evidenza la natura della rivelazione caratterizzata dalle espressioni “parola di Dio” e “vita eterna” che ci vogliono far comprendere l’assoluta importanza del ruolo di Dio e della Parola, dimensioni che si identificano se pensiamo che la rivelazione ultima e definitiva è il Cristo. Ecco che allora subito si definisce anche il ruolo della Chiesa che si riassume nel duplice compito di ascoltare e predicare. Ma come deve essere predicata questa parola? Il testo latino della DV utilizza, per specificare le modalità della predicazione, l’avverbio fidenter, che significa proclamare questo messaggio con fiducia e coraggio. Don Bruno Maggioni, in un bellissimo commento a questa costituzione conciliare, così spiega l’atteggiamento che dovrebbe essere assunto nella predicazione fidenter della Parola: “il termine biblico che sembra fare da sfondo a questo avverbio è parresia: indica l’atteggiamento fiducioso e coraggioso, disinvolto, dell’uomo libero e sicuro di sé. È il contrario dell’atteggiamento timoroso dello schiavo o del timido” (1). Quindi parresia, alla fine, significa “parlare chiaro”. I Padri conciliari sembra abbiano voluto fare una sorta di severa autocritica: l’intera comunità ecclesiale, quindi anche noi, ha il coraggio di “parlare chiaro” in ogni occasione? Abbiamo davvero compreso che l’autentico contenuto della fede che diciamo di possedere e seguire è un messaggio di salvezza e liberazione per l’uomo nella sua dimensione unitaria di anima e corpo? Sempre don Bruno Maggioni, nel libro sopra menzionato, ci ricorda che “la rivelazione non è una semplice comunicazione di conoscenze, ma il dono di una realtà, di una vita, la vita eterna appunto, che…non significa soltanto la vita dopo la morte, ma la vita divina già ora comunicata all’uomo” (2). Quindi la proclamazione della Parola è un annuncio che deve trovare la sua realizzazione qui ed ora : la vera ed autentica comunione deve essere realizzata su questa terra, dove tutti dobbiamo essere liberi ed uguali, quindi tutti “salvati”. Ovviamente la rivelazione non è solo per i credenti o per chi come noi si reputa tale, ma per tutto il mondo. A questo proposito, a chiusura di queste mie brevi note, cito ancora don Bruno Maggioni: “destinazione della rivelazione è il mondo. La missionarietà è intrinseca alla rivelazione. La frase di Sant’Agostino è intenzionalmente modificata: essa dice: “…affinché, per l’annunzio della salvezza, colui al quale tu parli ascoltando creda, credendo speri, sperando ami”. Il “colui al quale tu parli” è diventato nel testo conciliare il mondo intero. L’interlocutore del Concilio è dunque il mondo”(3). Nel breve proemio troviamo un messaggio che contiene un impegno enorme: La Parola, se autenticamente vissuta, è un potentissimo strumento di cambiamento dell’uomo, sia nella sua dimensione singola e personale che comunitaria. Una vera e propria rivoluzione! (17 – continua) (erre emme) Note (1) Bruno Maggioni: “Impara a conoscere il volto di Dio nelle parole di Dio” commento alla “Dei Verbum” pag. 16. (2) Bruno Maggioni, op. cit. pag. 17 (3) Bruno Maggioni, op. cit. pag. 17 Il brano in neretto è il paragrafo 1 della Dei Verbum. 4 26 Maggio 2013 Cent’anni di storia con Vita Olgiatese Dopo la gloria del Congresso Eucaristico si ritorna alla vita quotidiana e proprio in occasione delle Quarantore del 1939 ci si deve misurare con una amara realtà. Prima però di arrivarci, qualche notizia interessante ricavata sempre dal nostro Bollettino Parrocchiale. La Parrocchia decide di inserire, alla domenica, una Messa per i fanciulli, con qualche leggero ritocco agli altri orari. Ecco il nuovo prospetto: in parrocchia (6.00 Messa letta, 7.00 Messa letta, 8.00 Messa dei fanciulli, 10.00 Messa cantata) a S. Gerardo (9.00 Messa letta). Sabato 28 gennaio fa l’ingresso il nuovo vicario di San Gerardo: don Gaetano Caccia. Ed ecco una statistica: nel decennio 1929-1938 ci sono stati 779 battesimi, 541 funerali e 300 matrimoni. Solo numeri? No, persone! Tra cui annoverare qualcuno di voi, o i vostri genitori o i vostri nonni. Gennaio 1939. “Festicciole simpatiche”. In quest’ultimo periodo abbiamo avuto parecchie festicciole che sono assai care agli Olgiatesi. Il 13 è venuto S. Ilario a mettere in festa gli uomini: ed essi l’hanno festeggiato bene: sono stati molto numerosi alla Messa, specialmente a quella cantata delle dieci, ed anche ai Vespri. Anche per S. Antonio, il giorno 17, gli uomini si sono messi in festa, intervenendo in buon numero alle Messe e ai Vespri. Ma la distinzione particolare di Sant’Antonio è stata la novità della benedizione delle bestie, sul sagrato della Chiesa. Le bestie sono state numerose, e pareva che avessero anche loro la faccia contenta! Che il Signore le mantenga, per l’intercessione di S. Antonio, in modo che tornino utili ai nostri buoni contadini ed operai. Della festa di S. Agnese non possiamo dare la relazione, perché il nostro Bollettino va in macchina prima: ci auguriamo però che riesca anche quest’anno con la solita devozione. Ed arriviamo allo sconforto di cui ho accennato. I vescovi lombardi avevano emanato un decreto che proibiva lo svolgimento di feste religiose quando in Parrocchia si fossero tenuti contempo-raneamente pubblici balli. Nel febbraio 1939, come è tradizione, si celebrano le Quarantore nei giorni immediatamente precedenti l’inizio della Quaresima. Dopo i fasti del Congresso ferve l’attesa di poter rivivere, anche se più in piccolo, l’atmosfera dei giorni gloriosi. Ma non tutti la pensano nello stesso modo… Prima che la Messa cantata della domenica cominci, tra la meraviglia di tutti, don Ambrogio sale sul pulpito e legge una notifica: Devo darvi una notizia, che penso sia molto triste per voi, come è tristissima per me. Voi sapete che l’Episcopato lombardo ordina tassativamente che sia sospesa ogni solennità religiosa in quelle parrocchie dove nel giorno della festività si tenga una pubblica festa da ballo. Ad Olgiate, purtroppo, una pubblica festa da ballo è indetta per oggi, ultimo giorno delle nostre S. Quarantore. Io vi posso assicurare di aver fatto tutto il possibile per ottenere che il ballo non avesse luogo; ma non sono riuscito. Devo quindi applicare le disposizioni dell’Episcopato lombardo. Effettivamente il Bollettino parrocchiale aveva pubblicato nel mese precedente due intere pagine di ferma condanna del ballo, comprovata da numerose citazioni di Padri delle Chiesa, di Santi, ma anche di uomini celebri e di scienza (“Nuoce più una notte di carnevale che una Quaresima intera passata nel più rigoroso digiuno”- dott. Cappelmann). Don Ambrogio dunque sospende la Processione del pomeriggio e in sostituzione si tiene un’ora di adorazione in chiesa “per riparare i peccati che vengono commessi nel ballo”. Il riscatto parziale di quell’imbarazzo avviene in occasione della Festa del Corpus Domini, con la Prima Messa di don Gerardo Bulgheroni. Ma, ancora, la stessa sospensione della Processione viene disposta in agosto, per la Festa patronale dei Santi Ippolito e Cassiano. In più vengono presi i seguenti provvedimenti: Nei luoghi dove vengono indette pubbliche feste da ballo, sarà rifiutata la benedizione pasquale; tutte quelle persone che avranno partecipato o anche solo presenziato a pubbliche feste da ballo, saranno espulse da tutte le Associazioni religiose della Parrocchia. Ma chi erano i disobbedienti? Il Bollettino non fa i nomi naturalmente, ma annota l’Associazione e i luoghi incriminati: Alla sera [della festa patronale] si teneva la festa danzante a Somaino, organizzata dal Dopolavoro. Il martedì seguente, festa di Maria SS. Assunta, si teneva un’altra festa danzante al Dopolavoro di Olgiate, che era stato inaugurato con una festa danzante la domenica 6 agosto. Dopo questa lunga parentesi dedicata al ballo, per cui lascio a voi tutti i commenti, ritorniamo alla cronaca di altri fatti. CITTA’ DI OLGIATE COMASCO Assessorato alla Cultura in collaborazione con l’Istituto Comprensivo Statale di Olgiate Comasco ed il Corpo Musicale Olgiatese FESTA DELLA REPUBBLICA 2013 AUDITORIUM MEDIOEVO SABATO 1 GIUGNO ore 21,00 CONCERTO BANDA GIOVANI CORO SCUOLA MEDIA CONSEGNA DELLA COSTITUZIONE E DELLA BANDIERA ITALIANA AI DICIOTTENNI CONSEGNA BENEMERENZA CIVICA “APE D’ORO” Presenta: Franco Maino Tutta la cittadinanza è caldamente invitata a partecipare Vita Olgiatese Seguire la GMG di Rio de Janeiro da Chiavenna Nel maggio 1939 una brutta notizia sorprende la comunità di Olgiate: muore prematuramente (di tubercolosi?) il giovane fra Michelangelo Lamperti. Aveva da poco emesso la professione religiosa nel convento dei Minori Francescani di Busto Arsizio. Dicembre 1939: la chiesa di Somaino si farà. Lo hanno deliberato unanimi i capi famiglia radunati in casa parrocchiale. Si comincia a trattare per l’acquisto di un terreno. Da dove sorge l’idea di una chiesa? Fino al 1833, così ricorda in una piccola nota storica il Bollettino, già esisteva ed era officiata ogni 25 marzo, una cappella privata della famiglia Caimi di Milano, dedicata all’Annunciazione della Vergine. Giugno 1940: “I doveri dell’ora che incombe”. La guerra ha già coinvolto diversi stati in Europa e viene sentita come una nuova inevitabile tragedia, a cui però rispondere con l’entusiasmo di chi sa di lottare per “un ordine nuovo”. Il Bollettino apre una rubrica attesissima: la corrispondenza dei soldati olgiatesi. Don Ambrogio dedica loro puntualmente lettere vibranti di fervore. Nel 1943 farà stampare apposta un libretto: “Il soldato olgiatese”. In queste pagine ho messo la mia aspirazione a starvi vicino, il mio sforzo per rendervi leggera la vita militare, il mio desiderio di aiutarvi nell’adempimento del vostro grande dovere, e – soprattutto – il mio cuore di Sacerdote e di padre, che invoca sopra di voi le più belle benedizioni di Dio. Nel tempo della guerra uno dei pericoli maggiori per la popolazione rimasta a casa è rappresentato dai bombardamenti notturni. Per scongiurarli si chiede a tutti di oscurare le finestre. Anche la chiesa parrocchiale si adegua: si installano lampade più deboli, si ricoprono le fonti di luce con pesante carta azzurra. Dal 1940 a tutto il 1941 il Bollettino, per iniziativa del parroco, viene spedito a tutti i soldati olgiatesi che comunicano il loro indirizzo di servizio militare. Essi scrivono a don Ambrogio e questi scrive loro una breve risposta sullo stesso giornale, in una rubrica, sempre più ampia, a loro dedicata. Altre azioni vengono attuate: la raccolta della lana per con- 34° Anniversario Domenica 9 giugno 2013 ore 8.45: Ritrovo presso la sede di via Roncoroni 18 ore 9.15: Formazione corteo e sfilata per le vie cittadine ore 9.30: S. Messa nella chiesa parrocchiale Ss. Ippolito e Cassiano ore10.30: ritorno alla sede in corteo ore10.50: saluto delle autorità, consegna riconoscimenti ai soci benemeriti, aperitivo con gli ospiti a seguire: pranzo per i volontari, invitati ed autorità fezionare coperte e abiti (i soldati soffrono il freddo nelle caserme e al fronte); la preghiera ogni giorno in chiesa; la S. Messa per i soldati ogni sabato mattina; la consacrazione al Sacro Cuore di Gesù, all’inizio del 1941. Nel pellegrinaggio del 26 aprile 1941 si prega tanto per i militari. Per l’occasione si provvede a stampare una cartolina da spedire ai cari partiti per la guerra, in modo da poter ricevere un’immagine di S. Gerardo firmata dai propri cari. Nell’agosto del 1940 una pagina del nostro giornale viene dedicata alla “Crus granda”. La prima realizzazione fu del 1870, per iniziativa del Pasqualino Bricola. Fu sostituita da un altro esemplare nel 1888 e poi ancora nel 1921. Da notare: il falegname esecutore delle due ultime croci era stato lo stesso, Peppino Vittori (Pepin dal Vich), pronto, ancora nel 1940, a costruire la quarta Crus granda! Il 4 ottobre 1940, per la festa di S. Francesco d’Assisi, si convocano i familiari del clero olgiatese. I sacerdoti nativi e in vita sono 14, 2 sono i Fratelli religiosi e 16 i seminaristi. Nell’aprile 1941 il Bollettino riporta la notizia dei primi caduti in guerra: Bianchi Innocente, Queti Stefano, Pini Emilio. Maggio 1941: don Giuseppe Fossati, prete novello di Gaggino, entra come nuovo vicario dell’oratorio maschile. Non si trovano i numeri del Bollettino dell’anno 1942. Si sa per certo che non viene pubblicato dal settembre 1943 fino alla fine della guerra. E allora inizierà la nuova fase di “Vita Olgiatese”. Don Eugenio (9. continua) Che cosa accomuna Rio de Janeiro e Chiavenna? Per ora, potremmo dire nulla: a Chiavenna non c’è il mare, il Carnevale va bene ma è un po' più modesto, il “lungo Mera” somiglia poco alle spiagge di Copacabana .A conferma della diversità dei due luoghi, potremmo aggiungere che a Rio non ci sono i crotti, la bresaola, i biscottini di Prosto… Questo improbabile accostamento sta iniziando invece ad avere un significato per i giovani della nostra Diocesi di Como, che desiderano vivere – da vicino o da lontano – la Giornata Mondiale della Gioventù. Con un pizzico (anche di più) di invidia verso i giovani che con don Lele saranno in Brasile, per tutti gli altri l’appuntamento è fissato a Chiavenna per vivere insieme l’esperienza di raccogliere la bellezza e il fascino di una GMG anche da qui. La macchina organizzativa è già all’opera e conta di poter offrire una proposta ricca e significativa a tutti coloro che vorranno partecipare. Oltre al lavoro dei giovani delle comunità di Chiavenna e dintorni insieme alla Pastorale Giovanile Diocesana, sono stati coinvolti molti altri amici che daranno il loro contributo: il Vescovo Diego, che celebrerà con noi la Messa; il Centro Diocesano Vocazioni, l’Ufficio Famiglia, l’Ufficio Missionario, i ragazzi di “Giovani e Riconciliazione”, la comunità del Deserto… Ci serviremo della newsletter della Pastorale Giovanile Diocesana (http://www.cgdcomo.org) per tenervi informati sulla preparazione e cercheremo di invogliarvi, un po’ alla volta, a non mancare questo appuntamento…… tanto per cominciare, iniziamo col dirvi tre buoni motivi per essere a Chiavenna per la GMG: - Ci si arriva senza l’aereo (e se venite in aereo per noi è un problema farvi scendere); - Costa davvero poco (meno che stare a casa); - Sarà bellissimo!!! don Alessandro Zubiani, vicario di Chiavenna sotto il campanile del fico Per i bisogni della Chiesa Uso locale per riunione € 50+50 – In mem. di Teresina Bernasconi € 200 – Mamma Mariuccia e fam. ricord. Emilio € 200 – In mem. di Ersilia Piombardi € 200 – In mem. di Giovanni Clerici € 150 – Ricord. i nostri defunti € 34+500 – Offerte bened. famiglia € 100 – Malati € 136 – NN. € 50 - Offerte Battesimi 19/5 € 470 - Offerte S. Messa in fraz. Rongio € 207,50 – Offerte S. Messa in fraz. Casletto € 134,73 – Offerte S. Messa in fraz. Cascina Pé € 637,00 – Offerte S. Messa in fraz. “Stazione” € 318,40. Chiesa di Somaino Offerte per l'oratorio € 80. Chiesa di S. Gerardo Offerte per la chiesa € 120+65 – Mamma Mariuccia e fam. ricord. Emilio € 200. Note di bontà Cassetta S. Antonio per i poveri € 93,00 – per Caritas € 25+10+150 (Daniela) – NN per oratorio € 250. Dai registri parrocchiali Battesimi Tracuzzi Tiffany di Massimo e Sini Clara P: Sini Simone e Tracuzzi Teresa Andriulo Alberto Antonio di Cosimo e Zanotta Alessandra P: Zanotta Paolo e Fino Maria Crocifissa Giunta Mirko di Fabrizio e Romani Lucia P: Fogliaro Nicola e Della Nave Lucia Mattiroli Elena di Jacopo e Bonetti Giuseppina P: Mattiroli Alberto e Bonetti Annarita Carletta Leonardo di Claudio e Pala Ilenia P: Carletta Angelo e Pala Francesca Brambilla Christian di Pierluigi e Zemolin Genny P: Sirianni Alessandro e Nicol Sala Mariet Capitani Gioele di Giacomo Daniele e Yur'yeva Tetyana P: Palmi Ivan e Rampoldi Viviana Tolomei Giulia Rachele di Giovanbattista e Cattaruzza Violetta Laura P: Tolomei Marco Cattaruzza Carlotta e Matrimoni Tridapalli Fabio Borghi Paola con Morti Clerici Giovanni di anni 74 – via L. Da Vinci, 8 Della Marta Irma ved. Frangi di anni 102 - via S. Caterina, 2 Vita Olgiatese Esce la seconda e la quarta domenica del mese Autorizz. Tribunale Como n. 10/82. Con approvazione ecclesiastica. Direttore responsabile: Vittore De Carli Redazione: Marco Folladori, Eugenio Bompani, Marco Nogara, Franco Ghielmetti, Paolo Donegani, Rolando Moschioni. Impaginazione grafica: Francesco Novati, Tarcisio Noseda. Abbonamento annuale: ritiro a mano: € 20,00 spedizione postale: € 50.00 Stampa: Salin S.r.l. - Olgiate C. Redazione e impaginazione: Casa Parrocchiale Via Vittorio Emanuele, 5 22077 Olgiate Comasco Tel. / Fax 031 944 384 [email protected]