Vita Olgiatese
Anno centenario: 1913 - 2013
www.parrocchiaolgiate.org
Quindicinale della Parrocchia di Olgiate Comasco
“Il laboratorio dei talenti”
Nota pastorale della CEI sul valore e la missione degli oratori
nel contesto dell’educazione alla vita buona del Vangelo
Lo scorso 2 febbraio è
stata pubblicata, da
parte della Conferenza
Episcopale Italiana, una
“Nota pastorale” che
rilancia gli oratori come
luogo educativo, come
“laboratorio dei talenti”.
Ecco qualche prima
sottolineatura e qualche
primo spunto di applicazione al nostro oratorio,
oltre a una scheda con
una presentazione sintetica del documento.
Sarà buona cosa, poi,
riprendere il testo con
calma e attenzione e
farlo oggetto di studio e
di riflessioni più particolareggiate e condivise in
una serie di incontri specifici per tutte le persone maggiormente coinvolte in questa preziosa
attività.
1.L’oratorio è definito,
già nel titolo, “laboratorio dei talenti”, cioè
strumento attraverso il
quale si aiutano i
ragazzi a far crescere e
maturare i doni che il
Signore ha dato loro.
Quindi è un’attività, più
che un luogo fisico ben
definito; e un’attività
particolare, di carattere
educativo. In effetti,
per noi i luoghi fisici
sono molteplici: abbiamo a disposizione varie
strutture e spazi esterni adiacenti la chiesa
parrocchiale,
un
ambiente e altri spazi
esterni vicino alla chiesa di Somaino, e da più
di un anno anche la
capiente casa estiva di
Gualdera. Tre luoghi,
ma una sola attività
educativa, un solo oratorio, appunto.
Dobbiamo
sempre
ricordare,quindi, che
l’educazione dei ragazzi è lo scopo di fondo di
tutte le iniziative che
ruotano attorno all’oratorio, dovunque si
svolgano. La catechesi,
il gioco, i campi estivi e
invernali, il grest, il
teatro, la musica, lo
sport, il doposcuola, il
bar, le “pizzate”, le
gite, il “grillo parlante”…: tutto è finalizzato
a questo scopo primario e ha senso solo in
questa luce.
2.“La sorgente e il fine
dell’attività educativa dell’oratorio è il
Vangelo”, ci ricorda
con chiarezza il documento dei vescovi.
L’educazione proposta
dall’oratorio, quindi,
non è una educazione
generica; l’oratorio
educa, invece, alla luce
del Vangelo e a vivere
lo stile del Vangelo.
Un aspetto, anche questo, da non perdere
mai di vista. Travolti
da mille attività, spesse volte, purtroppo, lo
si dimentica. Ed allora
l’attività
educativa
perde il suo centro, si
rivela dispersiva e contraddittoria, segue inevitabilmente la corrente delle mode del
momento.
Proprio per questo
stesso motivo, tutti
coloro che lavorano in
oratorio dovrebbero
sentire fortemente l’esigenza di una profon-
da e continua educazione evangelica personale. Non basta avere
entusiasmo, disponibilità di tempo o essere
bravi organizzatori: se
non si è educati personalmente al Vangelo,
come si può pretendere di trasmetterlo, farlo
gustare e vivere agli
altri?
3.“L’oratorio è un
luogo di Chiesa ed è
responsabilità
di
tutta la comunità
cristiana”: anche il
legame con la Chiesa,
soprattutto con la
comunità cristiana parrocchiale, è essenziale
per la vita dell’oratorio.
Questo significa, anzitutto, che tutti coloro
che si impegnano
devono sempre ricordare che lo fanno non
a nome proprio ma a
nome dell’intera comunità parrocchiale. Ecco
perché non possono
essere estranei alla
vita della comunità e
devono sapere che è
dovere della stessa attraverso i suoi organi
direttivi, in modo particolare il Consiglio
Pastorale - farsi carico
di indicare le linee educative generali e di aiutare ad attuarle.
Inoltre, è importante
che tutti gli operatori,
indipendentemente dal
settore in cui si impegnano, si sforzino di
formare
una
vera
“comunità educativa”,
cioè
una
“piccola
Chiesa” anche in orato-
rio
e
riescano
a
mostrare con l’esempio
come vive e si configura una comunità cristiana.
Infine, l’attività educativa dell’oratorio è
orientata a costruire la
comunità, a formare
nuovi cristiani, cioè la
Chiesa di domani; e
anche questa finalizzazione deve essere
preoccupazione
di
tutti: preti, catechisti,
genitori, operatori vari,
allenatori e dirigenti
sportivi, animatori,
ecc.
4.“Sfide antiche e
nuove: emarginazione e interculturalità”. Con queste parole, i vescovi chiedono
agli oratori di essere
aperti, attenti alla
realtà in cui sono inseriti; chiedono di accettarne le sfide, antiche e
nuove. E le sfide più
attuali si chiamano,
appunto, anche qui da
noi, “emarginazione” e
“interculturalità”.
Rispetto alla prima, l’oratorio svolge soprattutto un ruolo preventivo, creando amicizie,
formando gruppi, fornendo valori e proponendo scelte impegnative
e
motivate.
Rispetto alla seconda,
l’oratorio deve essere
luogo di accoglienza
per tutti, di conoscenza
reciproca, di confronto
e di dialogo: per molti
ragazzi che arrivano da
paesi, da culture, da
religioni diverse l’ora-
Mese di ma ggio 201 3
Lungo tutto il mese di maggio è sospesa la Messa feriale delle
18,15 in parrocchia tranne il martedì e il mercoledì. Il venerdì è
celebrata alle 20,30.
La Messa nelle frazioni si conclude sempre con la benedizione
pasquale delle famiglie che abitano in quella zona della parrocchia.
Lunedì 27
20,30: Rosario a Somaino
20,30: Rosario a S. Gerardo
20,30: S. Messa via Vecchie scuderie, 50
Martedì 28
20,30: Rosario in chiesa parrocchiale
20,30: Rosario a Somaino
20,30: Rosario a S. Gerardo
Mercoledì 29 20,30: Rosario a Somaino
20,30: Rosario a San Gerardo animato dai
bambini e dai ragazzi
21,00: Adorazione Eucaristica a S. Gerardo
Giovedì 30
20,30: Rosario in chiesa parrocchiale
20,30: Rosario a Somaino
20,30: S. Messa via Michelangelo 13
Venerdì 31
Somaino ore 20,30: conclusione con
la processione e la S. Messa
torio deve diventare
sempre più uno dei
primi luoghi di vera
socializzazione e di
costruttiva integrazione.
Proprio per facilitare
questa apertura, è
bene chiedere ai ragazzi più grandi, specialmente agli animatori,
di uscire spesso dall’oratorio, di fare esperienze nuove, di abituarsi ad avere occhi
allenati a vedere i
grandi problemi di
oggi. Negli oratori
dovrebbero crescere
cristiani aperti alla
società, pronti ad assumersi, a suo tempo,
anche responsabilità
politiche e amministrative. Purtroppo, questa
sensibilità negli ultimi
decenni
è
andata
parecchio diminuendo…
e ne vediamo ogni
giorno le amare conseguenze.
Da un po’ di mesi il
nostro oratorio è rimasto, forse per la prima
volta da quando è stato
fondato, senza un prete
come punto fisso di riferimento.
Abbiamo potuto constatare qualche sbandamento, qualche difficoltà… Ma anche, per
fortuna, una maggior
assunzione di responsabilità da parte di molte
persone. Quindi, tutto
sommato, anche questo
si è rivelato un tempo
prezioso.
Per la prossima fine
estate avremo un nuovo
“vicario” che dedicherà
gran parte del suo
tempo all’oratorio.
Sarà soprattutto con
lui che si dovranno
approfondire le linee
guida suggerite dai
nostri vescovi e percorrere un nuovo tratto di
strada, valorizzando le
esperienze positive già
acquisite (e sono molte)
e arricchendole ulteriormente.
don Marco
Grest e Campi
estivi
Sono aperte le iscrizioni al
Grest e ai Campi estivi.
I moduli sono reperibili
presso l’ufficio parrocchiale
e il bar dell’oratorio.
Affrettarsi!
Anno 69° - N. 10 - 26 Maggio 2013 - € 1,00
SCHEDA
Già il titolo della Nota – “Il laboratorio dei Talenti” – sintetizza nel migliore dei modi lo spirito che un oratorio deve
possedere. «Infatti, gli oratori sostengono e favoriscono il
pieno sviluppo di tutte le dimensioni della persona, intellettive, affettive, relazionali e spirituali».
Il documento è suddiviso in tre parti che recuperano la
“memoria” e ribadiscono l’“attualità” dell’oratorio, ma anche
l’esigenza di fare chiarezza sui «fondamenti e le dinamiche»
che in esso vengono realizzate, confermando «l’impegno e la
responsabilità ecclesiale» per la vita di questa realtà. Con questo documento la Chiesa italiana intende «incentivare e sostenere l’oratorio quale via privilegiata per educare alla vita
buona del Vangelo».
L’oratorio ha radici nel passato e nelle tradizioni presenti
in quasi tutto il paese. Il percorso “storico” conferma come
«gli oratori non si sono limitati al recupero, all’istruzione o
all’assistenza dei ragazzi», ma hanno saputo «valorizzare e
abitare la qualità etica dei linguaggi e delle sensibilità giovanili, promuovendo a un tempo, musica, teatro, letteratura e
contemporaneamente gioco, sport e festa». Gli oratori sono
sempre stati colti come «ponti tra la Chiesa e la strada».
Molto corposa la seconda parte della Nota che dell’oratorio delinea «fondamenti e dinamiche», a partire dal Vangelo,
«sorgente e fine dell’attività educativa». L’oratorio è l’espressione della comunità ecclesiale e «rappresenta un punto solido
per la pastorale dei ragazzi, degli adolescenti e dei giovani».
A questo scopo è necessario «elaborare e animare un progetto
educativo», al cui centro «c’è la crescita e la progressiva
maturazione di ogni singolo ragazzo o giovane». All’interno
della comunità educativa è necessaria «una forte e rinnovata
alleanza con le famiglie»: è «compito primario dell’oratorio
valorizzare il ruolo delle famiglie e sostenerlo, sviluppando
un dialogo aperto e costruttivo».
L’oratorio può favorire «la dimensione vocazionale» attraverso «un cammino di autentico discernimento». Cammino
vocazionale che non può prescindere da un impegno di evangelizzazione che trova nell’oratorio «un luogo fecondo», non
solo attraverso la catechesi e l’azione liturgica, ma anche
«come un variegato e permanente laboratorio di interazione
tra fede e vita».
Nell’oratorio si coltivano «relazioni personali autentiche e
significative». Esse «costituiscono la sua vera forza e si attuano sia attraverso percorsi strutturati sia attraverso espressioni
informali». È chiamato perciò «ad essere accogliente, un
luogo in cui è facile entrare, un contesto in cui il ragazzo e il
giovane si trovano a proprio agio, una seconda casa», anche
se l’accoglienza «non può mai comportare disimpegno o
svendita dei valori educativi».
Oggi – afferma la Nota – ci si deve misurare «con situazioni di grave degrado sociale e culturale»: quindi, «lo stile di
accoglienza dell’oratorio esige una chiara impostazione identitaria e progettuale», in modo da «aiutare ciascuno a scoprire
i propri talenti e a metterli a frutto per il bene di tutti». Per
fare questo, occorre prestare attenzione ai “luoghi” («sobri,
ordinati, dignitosi»), ai “tempi” («aiutando ragazzi e famiglie
a umanizzare il tempo») e ai “linguaggi” (sapendo usare quelli di ogni tempo).
E in questo laboratorio anche “culturale” – si legge nella
parte conclusiva della nota – la comunità ecclesiale è chiamata ad «un impegno e ad una responsabilità». Non solo il prete,
l’educatore, l’allenatore sportivo, l’animatore – quelle che il
documento chiama “figure educative autorevoli” –, ma l’intera comunità parrocchiale è chiamata a sentirsi responsabile
dell’oratorio. «L’oratorio è espressione della cura materna e
paterna della Chiesa» e deve «poter contare su di un clima di
costruttiva collaborazione con tutti i soggetti ecclesiali presenti nel territorio», ricordando sempre che si dovrà porre la
«dovuta attenzione affinché la gestione delle attività non
diventi mai prevalente rispetto al fine educativo».
È necessaria la “formazione” della comunità educativa
dell’oratorio. A tal fine «vanno garantiti, all’interno della progettazione, momenti e spazi per la formazione della comunità
educativa dell’oratorio», la quale «andrà pensata anche in
base al ruolo che ciascuno ricopre, tenendo conto che la dinamica educativa, in un quadro di comunione e di condivisione,
esige sempre una chiara articolazione delle responsabilità».
Quali sono oggi le sfide per l’oratorio? La nota cita l’emarginazione e l’interculturalità.
Per quanto riguarda l’emarginazione, «gli oratori, se per
loro natura non sono presidi per il contrasto al disagio sociale,
possono però fare molto in termini di prevenzione e di sostegno ai ragazzi e ai giovani in difficoltà».
Di fronte alla sfida dell’interculturalità, gli oratori oggi
rappresentano «uno dei luoghi più avanzati e maggiormente
coinvolti nei processi di accoglienza e di integrazione dei figli
degli immigrati».
Particolare importanza riveste il rapporto tra il mondo dell’oratorio e gli enti pubblici, che in questi anni si è molto evoluto: il testo sottolinea che «è importante che questi rapporti
non pregiudichino libertà e iniziativa degli oratori e avvengano nel pieno rispetto del principio costituzionale della sussidiarietà e della libertà religiosa».
26 Maggio 2013
2
Vita Olgiatese
BEATIFICAZIONE
di
DON
PINO
PUGLISI
un martire del nostro tempo
Alcune parole di don Pino
Palermo, 25 maggio 2013
"È importante parlare di mafia, soprattutto nelle scuole, per
combattere contro la mentalità mafiosa, che è poi qualunque
ideologia disposta a svendere la dignità dell'uomo per
soldi.Non ci si fermi però ai cortei, alle denunce, alle proteste.
Tutte queste iniziative hanno valore ma, se ci si ferma a questo livello, sono soltanto parole. E le parole devono essere confermate dai fatti".
Il prossimo 25 maggio avrà luogo a
Palermo, il Rito di Beatificazione del Servo
di Dio don Giuseppe Puglisi, sacerdote
palermitano martire, ucciso dalla mafia
in odio alla fede il 15 settembre 1993.
Quella di don Pino Puglisi è la vicenda di
un sacerdote totalmente conformato a Cristo
che visse il suo ministero presbiterale come
servizio a Dio e all’uomo. Reso forte da una
intensa vita spirituale, fatta di ascolto della
Parola di Dio, di preghiera, di riferimento
costante all’Eucaristia che celebrava quotidianamente, egli attuò un apostolato di promozione umana avendo come riferimento
costante l’annuncio del Vangelo.
“Credo a tutte le forme di studio, di approfondimento e di
protesta contro la mafia. La mafiosità si nutre di una cultura e
la diffonde: la cultura dell’illegalità. La cultura sottesa alla
mafia è la svendita del valore della dignità umana. E i discorsi,
la diffusione di una cultura diversa sono di grande importanza.
Ma dobbiamo stare molto attenti che non ci si fermi alle proteste, ai cortei, alle denunce. Se ci si ferma a questo sono soltanto parole. Le parole vanno convalidate dai fatti”.
“Mi rivolgo ai protagonisti delle inutili intimidazioni che ci
hanno bersagliato. Parliamone, spieghiamoci, vorrei conoscervi e conoscere i motivi che vi spingono a ostacolare chi cerca di
educare i vostri figli al rispetto reciproco, ai valori della cultura e della convivenza civile”.
MISSIONE è:
Giornata Missionaria Comboniana 2013
Le tappe della vita
Don Giuseppe Puglisi
nasce nella borgata palermitana di Brancaccio il 15 settembre 1937, figlio di un calzolaio
e di una sarta, e viene ucciso
dalla mafia nella stessa borgata il 15 settembre 1993, giorno
del suo 56° compleanno.
Entra nel seminario diocesano di Palermo nel 1953 e
viene ordinato sacerdote dal
cardinale Ernesto Ruffini il 2
luglio 1960. Nel 1961 viene
nominato vicario cooperatore
presso la parrocchia del
SS.mo Salvatore nella borgata
di Settecannoli, limitrofa a
Brancaccio, e rettore della
chiesa di San Giovanni dei
Lebbrosi.
Nel 1963 è nominato cappellano presso l'istituto per
orfani "Roosevelt" e vicario
presso la parrocchia Maria
SS. ma Assunta a Valdesi.
Sin da questi primi anni
segue in particolare modo i
giovani e si interessa delle problematiche sociali dei quartieri
più emarginati della città.
Segue con attenzione i
lavori del Concilio Vaticano
II e ne diffonde subito i documenti tra i fedeli con speciale
riguardo al rinnovamento
della liturgia, al ruolo dei
laici,
ai
valori
dell'ecumenismo e delle
chiese locali.
Il suo desiderio fu sempre
quello di incarnare l'annunzio
di Gesù Cristo nel territorio,
assumendone quindi tutti i
problemi per farli propri della
comunità cristiana. Il primo
ottobre 1970 viene nominato
parroco di Godrano, un piccolo paese in provincia di
Palermo - segnato da una sanguinosa faida - dove rimane
fino al 31 luglio 1978, riuscendo a riconciliare le
famiglie con la forza del
perdono.
In questi anni segue anche
le battaglie sociali di un'altra
zona della periferia orientale
della città, lo "Scaricatore".
Il 9 agosto 1978 è nominato pro-rettore del seminario
minore di Palermo e il 24
novembre dell'anno seguente
direttore del Centro diocesano
vocazioni.
Nel 1983 diventa responsabile del Centro regionale
Vocazioni e membro del
Consiglio nazionale. Agli studenti e ai giovani del Centro
diocesano vocazioni ha dedica-
to con passione lunghi anni realizzando, attraverso una serie di
"campi scuola", un percorso
formativo esemplare dal punto
di vista pedagogico e cristiano.
Don Giuseppe Puglisi è
stato docente di matematica e
poi di religione presso varie
scuole. Ha insegnato al liceo
classico Vittorio Emanuele II
a Palermo dal '78 al '93.
A Palermo e in Sicilia è
stato tra gli animatori di numerosi movimenti tra cui:
Presenza del Vangelo, Azione
cattolica, Fuci, Equipes Notre
Dame. Dal marzo del 1990
svolge il suo ministero sacerdotale anche presso la "Casa
Madonna dell'Accoglienza"
dell'Opera pia Cardinale Ruffini
in favore di giovani donne e
ragazze-madri in difficoltà.
Il 29 settembre 1990 viene
nominato parroco a San
Gaetano, a Brancaccio, e nel
1992 assume anche l'incarico
di direttore spirituale presso il
seminario arcivescovile di
Palermo. Il 29 gennaio 1993
inaugura a Brancaccio il centro
"Padre Nostro", che diventa il
punto di riferimento per i giovani e le famiglie del quartiere.
La sua attenzione si rivolse
al recupero degli adolescenti
già reclutati dalla criminalità
mafiosa, riaffermando nel
quartiere una cultura della
legalità illuminata dalla fede.
Questa sua attività pastorale - come è stato ricostruito
dalle inchieste giudiziarie - ha
costituito il movente dell'omicidio, i cui esecutori e mandanti sono stati arrestati e
condannati. Nel ricordo del
suo impegno, innumerevoli
sono le scuole, i centri sociali,
le strutture sportive, le strada
e le piazze a lui intitolate a
Palermo e in tutta la Sicilia.
La sua vita e la sua morte
sono state testimonianze della
sua fedeltà all'unico Signore e
hanno disvelato la malvagità
e l'assoluta incompatibilità
della mafia con il messaggio
evangelico. "Il credente che
abbia preso in seria considerazione la propria vocazione
cristiana, per la quale il martirio è una possibilità annunciata già nella rivelazione,
non può escludere questa prospettiva dal proprio orizzonte
di vita. I 2000 anni dalla
nascita di Cristo sono segnati
dalla persistente testimonianza dei martiri" (Giovanni
Quest’anno, nell'ambito
della Festa in Parrocchia e in
Oratorio che ha avuto inizio
con il Pellegrinaggio a Monza
da S. Gerardo il 25 aprile ed è
terminata con la Marcia
dell'Oratorio mercoledì 1 maggio, abbiamo festeggiato la
Giornata
Missionaria
Comboniana.
Usualmente siamo soliti
celebrarla in inverno, si è optato invece per una scelta diversa sperando in un clima più clemente, che favorisse anche
alcune attività in oratorio: purtroppo domenica 28 aprile la
pioggia, che ci ha accompagnato per tutto il tempo, ci ha
costretto a ripiegare a scelte al
coperto. Questa è stato l’unica
nota fuori posto della giornata
che si è risolta in una festa che
ci ha ricordato l’amicizia che
da sempre lega noi Olgiatesi
con i missionari di Comboniani
di Rebbio. Strettissime sono le
relazioni di aiuto reciproco tra
il seminario di Rebbio e la parrocchia di Olgiate: citiamo ad
esempio la loro discreta presenza nei sacramenti delle confessioni, nella celebrazione di
alcune Messe, nella visita agli
anziani. Dobbiamo però sempre tenere in mente, con giusto
orgoglio, che numerosi
Olgiatesi hanno dedicato la
loro vita al servizio degli ultimi
nelle terre di missione proprio
nelle file dei Comboniani: e qui
il nostro pensiero va a Padre
Firmino, missionario comboniano, da una vita in Congo.
Quest’anno due padri
Comboniani hanno animato le
Sante Messe nella nostra
Parrocchia: Padre Mariano,
appena di ritorno dal Congo, e
Padre Piercarlo, che con una
pluriennale esperienza in
Brasile alle spalle è ora responsabile della Commissione
Intervicariale Missionaria di
Olgiate-Uggiate.
Certamente durante la
Messa delle 11 la presenza del
coro congolese “Lisanga” non
è passata in osservata. Lisanga,
che in congolese significa fratellanza, sottolinea molto bene
lo spirito che anima questo
coro composto da famiglie di
migranti
dal
Congo,
dall’Angola e dal Brundi ed ora
residenti nella nostra Diocesi.
Sopo la Messa, il pranzo
presso il crotto dell’oratorio ha
permesso la conoscenza reciproca tra il gruppo dei responsabili
e degli animatori dell’oratorio e
i membri del coro Lisanga.
Nel pomeriggio, presso la
cappelina il coro africano ha
quindi tenuto un piccolo concerto con l’esecuzione di alcuni
canti e motivi religiosi di tradizione Congolese. Momento centrale del pomeriggio è stato l’incontro-testimonianza di Noella
del coro africano, che a partire
dalla beatitudine ‘Beati i perseguitati per causa della giustizia,
perché di essi è il regno dei
cieli’, sintesi dell’esperienza di
vita e di testimonianza di fede
del nostro recentissimo Beato
Nicolò Rusca, ha presentato la
figura di Suor Marie Clémentine
Anuarite, una religiosa congolese della Congregazione delle
Suore della Santa Famiglia di
Wamba, proclamata Beata da
Papa Giovanni Paolo II il 15
agosto 1985.
La giornata si è poi conclusa con la merenda offerta dell’oratorio, un prezioso momento conviviale tra genitori e
bambini dell’oratorio incuriositi dalle diverse attività che
Lisanga svolge anche con i
comboniani e che si spera sia
foriero di altre future collaborazioni in Olgiate.
Nengapeta nasce il 29 dicembre 1939 da genitori pagani a
Mandabone, a 11 km da Wamba (ora Repubblica Democratica del
Congo). Viene battezzata, insieme alla mamma e alle sorelle con il
nome di Alfonsina. Giovanissima avverte nel cuore la vocazione
alla vita religiosa. Dalle scuole elementari viene chiamata
Anuarite. Giovanissima sente di voler offrire la sua vita al Signore
e chiede di essere ammessa nella Congregazione delle Suore della
Sacra Famiglia a Bafwabaka. Nell'agosto del 1957 viene ammessa
al noviziato. Le danno un nome nuovo: suor Maria Clementina
Anuarite. Dopo la professione diventa insegnante delle elementari.
In seguito alla proclamazione dell'indipendenza (1960), nel paese
scoppia una terribile guerra civile: tra le migliaia di vittime, saranno trucidati anche tanti missionari, tra i quali il Vescovo Wittebols.
Nel novembre del 1964 la casa delle suore viene assalita dai ribelli
Simba che prendono prigioniere le religiose. Queste vengono portate alla periferia di Isiro; suor Maria Clementina Anuarite resiste
eroicamente ad un tentativo di violenza da parte di un comandante
dei Simba e perciò viene ferita gravemente e muore il 1° dicembre
1964. Giovanni Paolo II l’ha dichiarata beata il 15 agosto 1985.
Nella cattedrale di Isiro è custodita la tomba della beata martire
1. l'Amore di Gesù che si fa vita tra i fratelli - testimonianza
di vita
Lunedì 10 giugno a UGGIATE TREVANO
P. Quirico Martinelli - PIME, Bangladesh
Sr Rosangela Santambrogio - Suore Adoratrici (Colombia)
Famiglia Silvia e Daniele Ventresca - laici missionari comboniani (Mozambico)
2. l'Amore di Gesù che si fa vita donata - fino al martirio
Mercoledì 12 giugno a CAVALLASCA
P. Mario Fugazza - comboniano
[Chiesa Palermitana -p.Pino Puglisi]
P. Maurizio Balducci - comboniano
[Chiesa Ugandese - martiri ugandesi]
3. spunti per una Parrocchia missionaria nelle nostre
Parrocchie
Giovedì 13 giugno a GIRONICO
Don Giusto Della Valle - parroco di Rebbio.
ESTATE GIOVANI 2013
Le proposte per la prossima estate sono un invito a vivere esperienze di formazione e di servizio che rivolgiamo, come comunità
cristiana, ai nostri ragazzi e giovani. Ci auguriamo che possa essere un’occasione per vincere la paura del nuovo e provare la gioia
propria di chi si mette a servizio del proprio fratello. Dopo aver
presentato nei precedenti numeri di Vita olgiatese l’intero progetto, e aver già anticipato le date della tre giorni comune a tutti
(26-28 luglio a Gualdera) indichiamo ora le iniziative per il
tempo estivo.
BELLUNO due settimane nel mese di agosto
Campo di lavoro presso la “Cittadella cielo”, secondo lo spirito
delle comunità di Nuovi Orizzonti: vita fraterna, lavoro, preghiera, testimonianze.
RICCIONE una settimana ad agosto
MISSIONE DI SPIAGGIA. Esperienza di formazione e di Nuova
evangelizzazione a servizio della Diocesi di Rimini, con la collaborazione del Punto Giovane di Riccione. Guidati da Nuovi Orizzonti
e Le sentinelle del mattino di Pasqua. (Giovani 16-30 anni)
FIRENZE 17-25 agosto
Campo di servizio, condivisione e di annuncio secondo il carisma
comboniano.
“Come giovani vogliamo vivere la solidarietà come stile di vita e
la cerchiamo insieme a coloro che sono considerati gli ultimi
della storia”
PALERMO – LAMPEDUSA 19-29 agosto
DALLA ZATTERA … ALLA TERRA FERMA
Campo itinerante: Palermo – Agrigento – Lampedusa, Viaggio
nel viaggio alla scoperta dei luoghi simboli del rifiuto/accoglienza con p. Mario Fugazza, comboniano.
ALBESE CON CASSANO (CO) una settimana ad agosto
Settimana di formazione e di servizio nell’ambito della disabilità
e sofferenza psichica, accompagnati da Sr, Giovanna delle Suore
ospedaliere e da un team di medici e volontari presso la Villa San
Benedetto.
SORMANO (CO) 15-27 luglio
Esperienza di volontariato a servizio degli ospiti della casa di
riposo del Don Guanella. Un’occasione per abbinare l’allegria
dell’animazione alla dolcezza del servizio alla persona anziana.
LORA (COMO) una/due settimane durante il mese di agosto
Esperienza di animazione e servizio a favore degli ospiti della
Casa di Gino. È possibile sia soggiornare per tutto il periodo
presso il centro, così come rientrare a casa dopo le attività.
SANTIAGO de COMPOSTELA 29 luglio – 5 agosto
Cammino di Santiago per giovani: da Sarria a Santiago, camminando con il Vangelo guidati dai padri e dalle suore guanelliane
PUGLIA 22-28 luglio
L’ “Arca della pace” è un campo estivo per giovani dai 18 ai 30
anni sulle orme di don Tonino Bello, itinerante tra i luoghi, le
realtà e i testimoni del suo sogno diurno di una convivialità delle
differenze, con la passione per la giustizia tipica di Pax Christi.
LOURDES 8-14 agosto
I ragazzi prestano servizio come volontari per accompagnare le
persone ammalate o anziane, stando loro vicini con amicizia,
con un sorriso, con la disponibilità a condividere con loro e con
gli altri giovani i momenti intensi e gioiosi del pellegrinaggio
(inizitiva UNITALSI).
Da ultimo, cari ragazzi e giovani, vi raccomando ancora di cercare
esperienze nuove in quanto avete il diritto di misurarvi con realtà
mai incontrate prima, sperimentando la poliedricità della carità e,
quindi, la fantasia con cui lo Spirito soffia anche su di voi.
Per informazioni più precise (date, costi, modalità di servizio e iscrizioni) rivolgersi a don Marco Nogara o a Lorena e Anna Chiara.
d Mc jr
26 Maggio 2013
3
Vita Olgiatese
Le parole del Concilio:
Maria
In continuità con la plurisecolare storia della Chiesa, il
Concilio Vaticano II ha dedicato non poche pagine alla
splendida figura della Madre
di Gesù. A lei i Padri conciliari
si sono rivolti chiamandola
Madre del Redentore e Madre
di Dio, la Novella Eva, Colei
che precede ogni creatura. È
l’Ancella del Signore, la
Sempre vergine, la Regina dell’universo, Colei che estende
la sua maternità spirituale nei
confronti di tutti gli uomini,
ora come avvocata, ora come
soccorritrice, nonché come
ausiliatrice e mediatrice: è
l’Immacolata, la Piena di grazia; assunta e glorificata,
diventa così madre di tutti
viventi (cf. soprattutto Lumen
gentium, 53-62).
I Padri conciliari ci hanno
aiutato ad accostarci a Maria
santissima con amore filiale e
con spirito di imitazione delle
sue virtù, che è cosa ben diversa dal sentimentalismo e dalla
creduloneria (LG, 63): la vera
devozione coglie la beata
Vergine nel mistero della
Chiesa e alla luce di Gesù
Cristo, astenendosi «coscienziosamente da ogni falsa esagerazione, come pure da una
eccessiva ristrettezza di mente
nel considerare la singolare
dignità della Madre di Dio»
(LG, 63). La storia della salvezza ci parla di Maria presentandola nella sua singolarissima funzione, dall’accoglienza
del Dio che si incarna alla consacrazione della Chiesa
nascente nel giorno della
Pentecoste, mentre si trovava
nel Cenacolo con gli apostoli
(LG, 55-59.
Il suo rapporto con la
Chiesa – quindi con ciascuno
di noi – è singolarissimo: mentre occupa il posto più alto e
più vicino a Cristo, Maria ci
viene indicata come immagine
e inizio della Chiesa e, allo
stesso tempo, membro della
Chiesa. Guardando a lei il cristiano trova un modello eminente di verginità e di maternità, una vita virtuosa, plasmata dalla fede, dalla speranza e
La Chiesa interpreta i
“segni dei tempi”:
il Concilio Ecumenico
Vaticano II
Il
dalla carità, e questo perché
unita a Cristo.
Il Concilio afferma che «la
Chiesa ha dunque motivo di
onorarla con un culto speciale»
(LG, 66): un culto che è sempre
esistito e che è essenzialmente
diverso da «quel culto di adorazione che viene tributato al
Verbo incarnato insieme al
Padre e allo Spirito Santo»
(LG, 66). La Chiesa ha approvato varie forme di pietà verso
la Madre di Dio, rispondenti
alle diverse circostanze di
tempo e di luogo e all’indole
particolare dei fedeli: queste
«fanno si che, mentre è onorata
la madre, il Figlio, al quale
sono volte tutte le cose (cfr Col
1,15-16) e nel quale piacque
all'eterno Padre di far risiedere
tutta la pienezza (Col 1,19), sia
debitamente
conosciuto,
amato, glorificato, e siano
osservati i suoi comandamenti» (LG, 66).
Nel solco della Tradizione,
corroborati dalla riflessione
conciliare, disponiamoci ad
elevare alla Madre di Dio e
madre degli uomini insistenti
preghiere, perché ella, che ha
aiutato con la sua preghiera gli
inizi della Chiesa, interceda
presso il Figlio suo anche
adesso che si trova in cielo
innalzata sopra tutti i beati e
gli angeli nella comunione dei
santi, fino a quando tutte le
famiglie dei popoli vengano
felicemente riunite in pace e
concordia nell’unico popolo di
Dio a gloria della santissima e
indivisa Trinità (cf. LG, 69).
d marco jr
Parrocchia Santi Ippolito e Cassiano
Festa dei Canestri a Somaino
Sabato 8 giugno
ore 18.00: S.Messa,
ore 19.00: grigliata in compagnia
Domenica 9 giugno
ore 09.30: S.Messa
ore 14.30: giochi organizzati e servizio bar
ore 19.00: crotto
In oratorio: pesca di beneficenza.
Siamo tutti invitati!!!
DISPONIBILITÁ DELLA CASA DI GUALDERA
La parrocchia di Olgiate ha affittato la casa di Gualdera comune di Campodolcino in provincia di Sondrio, 1450 m.
slm - soprattutto per le attività estive con i ragazzi dell’oratorio.
Comunque la casa è disponibile anche per altre persone,
in modo speciale per gruppi: lo scopo primario, infatti, è
quello di favorire le socializzazione e la conoscenza reciproca.
Ad oggi, per la prossima estate è ancora libera per questi
periodi: dal 5 al 10 agosto; dal 18 agosto in poi.
Se qualche gruppo di famiglie, di amici, ecc. volesse
approfittarne, basta chiedere in parrocchia. Ovviamente è
una struttura autogestita e costa €. 8,00 a persona ogni
giorno, più le spese del gas e dell’elettricità.
Una serie di incontri per il dialogo interreligioso al Centro Pastorale “Cardinal Ferrari” di Como
Uno sguardo sull’Islam tra passato e presente
Presso il Centro Cardinal
Ferrari di Como si sta svolgendo un percorso informativoculturale che ha per tema:
“Incontro all’Islam”. Si tratta di
una serie di “lezioni” per
approfondire aspetti storici e
legislativi del mondo musulmano. Lo scopo è di favorire la
conoscenza, guardando al futuro con una prospettiva di apertura al dialogo interreligioso.
La storia ci dice che
Maometto, nato nel 570 d.C.,
fu commerciante e viaggiatore
ma anche persona con una forte
carica spirituale. Visse in un
primo tempo alla Mecca, una
città in cui convivevano comunità cristiane, ebraiche e politeiste, molto frammentate in
correnti varie. Nel 610 d.C.
Maometto iniziò la proclamazione della “rivelazione” che
continuerà ad annunciare per
tutta la sua vita. Furono anni
difficili in quella città. Il numero dei credenti aumentava, malgrado l’ostilità di tanti cittadini
che non tolleravano le sue
parole molto forti e assai critiche nei confronti delle abitudini di quella società. Fu per questo che, per sfuggire ad un
attentato, nell’anno 620
Maometto si trasferì a Medina,
città in cui nacque la prima
comunità e nella quale si distinse dapprima come mediatore di
conflitti e successivamente
come profeta e capo politico.
Nel 630 ritornò, vittorioso, alla
Mecca che divenne la capitale
dell’Islam. Due anni dopo
Maometto morì.
L’idea centrale della reli-
gione musulmana consiste nell’affermare che l’Islam è l’ultima (dopo l’ebraismo e il cristianesimo) delle grandi rivelazioni monoteistiche e che
Maometto è l’ultimo dei profeti. Ma l’Islam è anche la prima
vera rivelazione, la rivelazione
originaria dell’umanità, perché
ogni uomo alla nascita è musulmano; di conseguenza è facile
la conversione all’Islam, perché si tratta di un “ritorno” di
ciascun individuo alla “prima”
religione dell’umanità.
Oggi, circa 1400 anni dopo
la morte del profeta, l’Islam,
specialmente in alcuni Stati del
Nord Africa (Marocco, Tunisia
ed Algeria), sembra essere
scosso dall’ideale della “laicità
universale”. Ad un tipo di reli-
gione con testi “chiusi” e tanti
principi pressoché immutabili
si va sostituendo una rilettura
dei testi sacri. Questo studio ha
portato alla conclusione che
non è vero che la religione non
si possa modificare nel tempo;
che non debbano esserci costrizioni in materia religiosa, che
le donne musulmane non siano
più “oggetto” per gli uomini,
ma abbiano i loro stessi diritti.
Questi principi sono stati recepiti finora soltanto da alcuni
Paesi islamici, ma si stanno
rapidamente diffondendo un
po’ ovunque dando luogo a
quel fenomeno che si chiama
“primavera araba”.
Quasi paradossalmente
quella velocità di cambiamento
che si sta registrando nei Paesi
del Nord Africa non c’è in
alcuni Stati dell’Europa (Italia
compresa) in cui è stata forte
l’immigrazione dei musulmani.
Le difficoltà che si registrano
tra le comunità locali ed i nuovi
arrivati vanno ricercate nella
difesa da parte di quest’ultimi
delle tradizioni e degli usi che
avevano nel loro Paese d’origine, unite al desiderio di ritornare in patria una volta concluso
il periodo lavorativo. Una
“nostalgia” che fa riferimento
ad un modello di società assai
diverso da quello europeo.
Nei Paesi arabi è molto
comune il sistema patriarcale
fondato sulla appartenenza ad
un gruppo, ad una comunità
che aiuta e sostiene. In Europa
conta l’individuo; per questo
motivo molto spesso si assiste,
a livello familiare, ad uno scontro tra la generazione dei padri
e quella dei figli, non volendo i
primi stare al passo con le
regole e le leggi dello Stato che
li ospita. Regole e costumi che
i figli, invece, sono portati ad
assimilare molto più facilmente
e velocemente. L’unica strada
per superare queste difficoltà a
livello generazionale e anche a
livello etnico con le popolazioni locali degli Stati europei è
quella della cultura e del dialogo. Più si favorisce la conoscenza tra Islam e mondo occidentale, più facilmente saranno
abbattute le barriere della diffidenza e del sospetto reciproco,
con la prospettiva di un futuro
con sempre meno incomprensioni e tensioni sociali.
P.D.
Costituzione dogmatica
sulla divina rivelazione
“DEI VERBUM” (2)
Come già sappiamo, i principali documenti del Concilio
Ecumenico Vaticano II sono le quattro Costituzioni. Di queste la più breve è proprio la Dei Verbum (DV): solo 26 paragrafi raggruppati in un’introduzione (proemio) e sei capitoli. Ma, nonostante la sinteticità, lo spessore teologico è di
assoluta rilevanza.
Già nel Proemio (paragrafo 1) troviamo contenuti e
spunti che, da soli, meriterebbero un commento che certamente non può essere oggetto di un breve articolo come
questo. La densità teologica è tale che ritengo utile riportare
per intero questo paragrafo: “in religioso ascolto della parola di Dio e proclamandola con ferma fiducia, il sacrosanto
sinodo aderisce alle parole di San Giovanni, il quale dice:
“Vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è
resa visibile a noi; quello che abbiamo veduto e udito, noi
lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio
suo Gesù Cristo” (1Gv 1,2-3). Perciò, seguendo le orme dei
Concili Tridentino e Vaticano I, intende proporre la genuina
dottrina sulla divina rivelazione e sulla sua trasmissione, affinché per l’annunzio della salvezza il mondo intero ascoltando creda, credendo speri, sperando ami”.
L’inizio già ci specifica con chiarezza le autorevoli fonti
alle quali si ispira il Concilio: la Parola di Dio (rappresentata
dalla citazione tratta dalla Prima Lettera di Giovanni), il Magistero della Chiesa (si noti il riferimento ai concili di Trento
e al Vaticano I), l’insegnamento dei Padri (l’ultima frase è
una rielaborazione di un’espressione di Sant’Agostino tratta
dalla sua opera De catechizandis rudibus). Quindi la Parola
di Dio e la Tradizione sono le solide fondamenta sulle quali
viene costruita la DV.
In tutta l’introduzione, il tema più ricco è quello della
“rivelazione”, argomento al quale sarà poi dedicato l’intero
primo capitolo della DV. Già qui però viene messa in evidenza la natura della rivelazione caratterizzata dalle espressioni “parola di Dio” e “vita eterna” che ci vogliono far
comprendere l’assoluta importanza del ruolo di Dio e della
Parola, dimensioni che si identificano se pensiamo che la rivelazione ultima e definitiva è il Cristo. Ecco che allora subito si definisce anche il ruolo della Chiesa che si riassume nel
duplice compito di ascoltare e predicare. Ma come deve essere predicata questa parola? Il testo latino della DV utilizza,
per specificare le modalità della predicazione, l’avverbio fidenter, che significa proclamare questo messaggio con fiducia e coraggio. Don Bruno Maggioni, in un bellissimo commento a questa costituzione conciliare, così spiega l’atteggiamento che dovrebbe essere assunto nella predicazione fidenter della Parola: “il termine biblico che sembra fare da
sfondo a questo avverbio è parresia: indica l’atteggiamento
fiducioso e coraggioso, disinvolto, dell’uomo libero e sicuro
di sé. È il contrario dell’atteggiamento timoroso dello schiavo o del timido” (1). Quindi parresia, alla fine, significa
“parlare chiaro”. I Padri conciliari sembra abbiano voluto
fare una sorta di severa autocritica: l’intera comunità ecclesiale, quindi anche noi, ha il coraggio di “parlare chiaro” in
ogni occasione? Abbiamo davvero compreso che l’autentico
contenuto della fede che diciamo di possedere e seguire è
un messaggio di salvezza e liberazione per l’uomo nella sua
dimensione unitaria di anima e corpo? Sempre don Bruno
Maggioni, nel libro sopra menzionato, ci ricorda che “la rivelazione non è una semplice comunicazione di conoscenze,
ma il dono di una realtà, di una vita, la vita eterna appunto, che…non significa soltanto la vita dopo la morte, ma la
vita divina già ora comunicata all’uomo” (2). Quindi la proclamazione della Parola è un annuncio che deve trovare la
sua realizzazione qui ed ora : la vera ed autentica comunione deve essere realizzata su questa terra, dove tutti dobbiamo essere liberi ed uguali, quindi tutti “salvati”. Ovviamente la rivelazione non è solo per i credenti o per chi come
noi si reputa tale, ma per tutto il mondo. A questo proposito, a chiusura di queste mie brevi note, cito ancora don Bruno Maggioni: “destinazione della rivelazione è il mondo. La
missionarietà è intrinseca alla rivelazione. La frase di Sant’Agostino è intenzionalmente modificata: essa dice: “…affinché, per l’annunzio della salvezza, colui al quale tu parli
ascoltando creda, credendo speri, sperando ami”. Il “colui
al quale tu parli” è diventato nel testo conciliare il mondo
intero. L’interlocutore del Concilio è dunque il mondo”(3).
Nel breve proemio troviamo un messaggio che contiene
un impegno enorme: La Parola, se autenticamente vissuta, è
un potentissimo strumento di cambiamento dell’uomo, sia
nella sua dimensione singola e personale che comunitaria.
Una vera e propria rivoluzione!
(17 – continua) (erre emme)
Note
(1) Bruno Maggioni: “Impara a conoscere il volto di Dio
nelle parole di Dio” commento alla “Dei Verbum” pag.
16.
(2) Bruno Maggioni, op. cit. pag. 17
(3) Bruno Maggioni, op. cit. pag. 17
Il brano in neretto è il paragrafo 1 della Dei Verbum.
4
26 Maggio 2013
Cent’anni di storia con
Vita Olgiatese
Dopo la gloria del
Congresso Eucaristico si ritorna alla vita quotidiana e proprio in occasione delle
Quarantore del 1939 ci si deve
misurare con una amara
realtà. Prima però di arrivarci,
qualche notizia interessante
ricavata sempre dal nostro
Bollettino Parrocchiale.
La Parrocchia decide di
inserire, alla domenica, una
Messa per i fanciulli, con
qualche leggero ritocco agli
altri orari. Ecco il nuovo prospetto: in parrocchia (6.00
Messa letta, 7.00 Messa letta,
8.00 Messa dei fanciulli, 10.00
Messa cantata) a S. Gerardo
(9.00 Messa letta).
Sabato 28 gennaio fa l’ingresso il nuovo vicario di San
Gerardo: don Gaetano Caccia.
Ed ecco una statistica: nel
decennio 1929-1938 ci sono
stati 779 battesimi, 541 funerali e 300 matrimoni. Solo numeri? No, persone! Tra cui annoverare qualcuno di voi, o i
vostri genitori o i vostri nonni.
Gennaio 1939. “Festicciole
simpatiche”. In quest’ultimo
periodo abbiamo avuto parecchie festicciole che sono assai
care agli Olgiatesi. Il 13 è
venuto S. Ilario a mettere in
festa gli uomini: ed essi l’hanno festeggiato bene: sono stati
molto numerosi alla Messa,
specialmente a quella cantata
delle dieci, ed anche ai Vespri.
Anche per S. Antonio, il giorno
17, gli uomini si sono messi in
festa, intervenendo in buon
numero alle Messe e ai Vespri.
Ma la distinzione particolare di
Sant’Antonio è stata la novità
della benedizione delle bestie,
sul sagrato della Chiesa. Le
bestie sono state numerose, e
pareva che avessero anche loro
la faccia contenta! Che il
Signore le mantenga, per l’intercessione di S. Antonio, in
modo che tornino utili ai nostri
buoni contadini ed operai.
Della festa di S. Agnese non
possiamo dare la relazione, perché il nostro Bollettino va in
macchina prima: ci auguriamo
però che riesca anche quest’anno con la solita devozione.
Ed arriviamo allo sconforto
di cui ho accennato. I vescovi
lombardi avevano emanato un
decreto che proibiva lo svolgimento di feste religiose quando
in Parrocchia si fossero tenuti
contempo-raneamente pubblici
balli. Nel febbraio 1939, come
è tradizione, si celebrano le
Quarantore nei giorni immediatamente precedenti l’inizio
della Quaresima. Dopo i fasti
del Congresso ferve l’attesa di
poter rivivere, anche se più in
piccolo, l’atmosfera dei giorni
gloriosi. Ma non tutti la pensano nello stesso modo… Prima
che la Messa cantata della
domenica cominci, tra la
meraviglia di tutti, don
Ambrogio sale sul pulpito e
legge una notifica:
Devo darvi una notizia, che
penso sia molto triste per voi,
come è tristissima per me. Voi
sapete che l’Episcopato lombardo ordina tassativamente
che sia sospesa ogni solennità
religiosa in quelle parrocchie
dove nel giorno della festività
si tenga una pubblica festa da
ballo. Ad Olgiate, purtroppo,
una pubblica festa da ballo è
indetta per oggi, ultimo giorno
delle nostre S. Quarantore. Io
vi posso assicurare di aver
fatto tutto il possibile per ottenere che il ballo non avesse
luogo; ma non sono riuscito.
Devo quindi applicare le disposizioni dell’Episcopato lombardo.
Effettivamente il Bollettino
parrocchiale aveva pubblicato
nel mese precedente due intere
pagine di ferma condanna del
ballo, comprovata da numerose citazioni di Padri delle
Chiesa, di Santi, ma anche di
uomini celebri e di scienza
(“Nuoce più una notte di carnevale che una Quaresima intera passata nel più rigoroso
digiuno”- dott. Cappelmann).
Don Ambrogio dunque sospende la Processione del pomeriggio e in sostituzione si tiene
un’ora di adorazione in chiesa
“per riparare i peccati che vengono commessi nel ballo”.
Il riscatto parziale di quell’imbarazzo avviene in occasione della Festa del Corpus
Domini, con la Prima Messa di
don Gerardo Bulgheroni.
Ma, ancora, la stessa
sospensione della Processione
viene disposta in agosto, per la
Festa patronale dei Santi
Ippolito e Cassiano. In più
vengono presi i seguenti provvedimenti:
Nei luoghi dove vengono
indette pubbliche feste da
ballo, sarà rifiutata la benedizione pasquale; tutte quelle
persone che avranno partecipato o anche solo presenziato a
pubbliche feste da ballo, saranno espulse da tutte le
Associazioni religiose della
Parrocchia.
Ma chi erano i disobbedienti? Il Bollettino non fa i
nomi naturalmente, ma annota
l’Associazione e i luoghi incriminati:
Alla sera [della festa patronale] si teneva la festa danzante a Somaino, organizzata dal
Dopolavoro. Il martedì seguente, festa di Maria SS. Assunta,
si teneva un’altra festa danzante al Dopolavoro di Olgiate,
che era stato inaugurato con
una festa danzante la domenica
6 agosto.
Dopo questa lunga parentesi dedicata al ballo, per cui
lascio a voi tutti i commenti,
ritorniamo alla cronaca di
altri fatti.
CITTA’ DI OLGIATE
COMASCO
Assessorato alla Cultura
in collaborazione con l’Istituto Comprensivo Statale
di Olgiate Comasco
ed il Corpo Musicale Olgiatese
FESTA DELLA
REPUBBLICA 2013
AUDITORIUM
MEDIOEVO
SABATO 1 GIUGNO ore 21,00
CONCERTO
BANDA GIOVANI
CORO SCUOLA MEDIA
CONSEGNA DELLA COSTITUZIONE E DELLA BANDIERA ITALIANA AI DICIOTTENNI
CONSEGNA BENEMERENZA CIVICA
“APE D’ORO”
Presenta: Franco Maino
Tutta la cittadinanza è caldamente invitata a partecipare
Vita Olgiatese
Seguire la GMG di Rio de
Janeiro da Chiavenna
Nel
maggio
1939 una brutta
notizia sorprende la
comunità
di
Olgiate: muore prematuramente (di
tubercolosi?) il giovane
fra
Michelangelo
Lamperti. Aveva da
poco emesso la professione religiosa
nel convento dei
Minori Francescani
di Busto Arsizio.
Dicembre 1939:
la
chiesa
di
Somaino si farà. Lo
hanno deliberato unanimi i
capi famiglia radunati in casa
parrocchiale. Si comincia a
trattare per l’acquisto di un
terreno. Da dove sorge l’idea
di una chiesa? Fino al 1833,
così ricorda in una piccola
nota storica il Bollettino, già
esisteva ed era officiata ogni
25 marzo, una cappella privata
della famiglia Caimi di
Milano,
dedicata
all’Annunciazione
della
Vergine.
Giugno 1940: “I doveri dell’ora che incombe”. La guerra
ha già coinvolto diversi stati in
Europa e viene sentita come
una nuova inevitabile tragedia,
a cui però rispondere con l’entusiasmo di chi sa di lottare
per “un ordine nuovo”. Il
Bollettino apre una rubrica
attesissima: la corrispondenza
dei soldati olgiatesi. Don
Ambrogio dedica loro puntualmente lettere vibranti di fervore. Nel 1943 farà stampare
apposta un libretto: “Il soldato
olgiatese”.
In queste pagine ho messo
la mia aspirazione a starvi vicino, il mio sforzo per rendervi
leggera la vita militare, il mio
desiderio di aiutarvi nell’adempimento del vostro grande
dovere, e – soprattutto – il mio
cuore di Sacerdote e di padre,
che invoca sopra di voi le più
belle benedizioni di Dio.
Nel tempo della guerra uno
dei pericoli maggiori per la
popolazione rimasta a casa è
rappresentato dai bombardamenti notturni. Per scongiurarli si chiede a tutti di oscurare
le finestre. Anche la chiesa
parrocchiale si adegua: si
installano lampade più deboli,
si ricoprono le fonti di luce con
pesante carta azzurra.
Dal 1940 a tutto il 1941 il
Bollettino, per iniziativa del
parroco, viene spedito a tutti i
soldati olgiatesi che comunicano il loro indirizzo di servizio
militare. Essi scrivono a don
Ambrogio e questi scrive loro
una breve risposta sullo stesso
giornale, in una rubrica, sempre più ampia, a loro dedicata.
Altre azioni vengono attuate:
la raccolta della lana per con-
34°
Anniversario
Domenica
9 giugno 2013
ore 8.45: Ritrovo presso la sede
di via Roncoroni 18
ore 9.15: Formazione corteo e
sfilata per le vie cittadine
ore 9.30: S. Messa nella chiesa
parrocchiale
Ss. Ippolito e Cassiano
ore10.30: ritorno alla sede in corteo
ore10.50: saluto delle autorità,
consegna riconoscimenti
ai soci benemeriti,
aperitivo con gli ospiti
a seguire: pranzo per i volontari,
invitati ed autorità
fezionare coperte e abiti (i soldati soffrono il freddo nelle
caserme e al fronte); la preghiera ogni giorno in chiesa;
la S. Messa per i soldati ogni
sabato mattina; la consacrazione al Sacro Cuore di Gesù,
all’inizio del 1941. Nel pellegrinaggio del 26 aprile 1941 si
prega tanto per i militari. Per
l’occasione si provvede a stampare una cartolina da spedire
ai cari partiti per la guerra, in
modo da poter ricevere un’immagine di S. Gerardo firmata
dai propri cari.
Nell’agosto del 1940 una
pagina del nostro giornale
viene dedicata alla “Crus
granda”. La prima realizzazione fu del 1870, per iniziativa
del Pasqualino Bricola. Fu
sostituita da un altro esemplare nel 1888 e poi ancora nel
1921. Da notare: il falegname
esecutore delle due ultime
croci era stato lo stesso,
Peppino Vittori (Pepin dal
Vich), pronto, ancora nel 1940,
a costruire la quarta Crus
granda!
Il 4 ottobre 1940, per la
festa di S. Francesco d’Assisi,
si convocano i familiari del
clero olgiatese. I sacerdoti
nativi e in vita sono 14, 2 sono
i Fratelli religiosi e 16 i seminaristi.
Nell’aprile
1941
il
Bollettino riporta la notizia dei
primi caduti in guerra: Bianchi
Innocente, Queti Stefano, Pini
Emilio.
Maggio
1941:
don
Giuseppe Fossati, prete novello di Gaggino, entra come
nuovo vicario dell’oratorio
maschile.
Non si trovano i numeri del
Bollettino dell’anno 1942. Si
sa per certo che non viene pubblicato dal settembre 1943 fino
alla fine della guerra. E allora
inizierà la nuova fase di “Vita
Olgiatese”.
Don Eugenio (9. continua)
Che cosa accomuna Rio de Janeiro e Chiavenna?
Per ora, potremmo dire nulla: a Chiavenna non c’è il
mare, il Carnevale va bene ma è un po' più modesto, il
“lungo Mera” somiglia poco alle spiagge di Copacabana
.A conferma della diversità dei due luoghi, potremmo
aggiungere che a Rio non ci sono i crotti, la bresaola, i
biscottini di Prosto…
Questo improbabile accostamento sta iniziando invece
ad avere un significato per i giovani della nostra Diocesi di
Como, che desiderano vivere – da vicino o da lontano – la
Giornata Mondiale della Gioventù.
Con un pizzico (anche di più) di invidia verso i giovani
che con don Lele saranno in Brasile, per tutti gli altri l’appuntamento è fissato a Chiavenna per vivere insieme
l’esperienza di raccogliere la bellezza e il fascino di una
GMG anche da qui.
La macchina organizzativa è già all’opera e conta di
poter offrire una proposta ricca e significativa a tutti coloro
che vorranno partecipare. Oltre al lavoro dei giovani delle
comunità di Chiavenna e dintorni insieme alla Pastorale
Giovanile Diocesana, sono stati coinvolti molti altri amici che
daranno il loro contributo: il Vescovo Diego, che celebrerà
con noi la Messa; il Centro Diocesano Vocazioni, l’Ufficio
Famiglia, l’Ufficio Missionario, i ragazzi di “Giovani e
Riconciliazione”, la comunità del Deserto…
Ci serviremo della newsletter della Pastorale Giovanile
Diocesana (http://www.cgdcomo.org) per tenervi informati
sulla preparazione e cercheremo di invogliarvi, un po’ alla
volta, a non mancare questo appuntamento……
tanto per cominciare, iniziamo col dirvi tre buoni motivi
per essere a Chiavenna per la GMG:
- Ci si arriva senza l’aereo (e se venite in aereo per noi è
un problema farvi scendere);
- Costa davvero poco (meno che stare a casa);
- Sarà bellissimo!!!
don Alessandro Zubiani, vicario di Chiavenna
sotto il campanile del fico
Per i bisogni
della Chiesa
Uso locale per riunione €
50+50 – In mem. di
Teresina Bernasconi € 200
– Mamma Mariuccia e fam.
ricord. Emilio € 200 – In
mem. di Ersilia Piombardi €
200 – In mem. di Giovanni
Clerici € 150 – Ricord. i
nostri defunti € 34+500 –
Offerte bened. famiglia €
100 – Malati € 136 – NN. €
50 - Offerte Battesimi 19/5 €
470 - Offerte S. Messa in
fraz. Rongio € 207,50 –
Offerte S. Messa in fraz.
Casletto € 134,73 – Offerte
S. Messa in fraz. Cascina
Pé € 637,00 – Offerte S.
Messa in fraz. “Stazione” €
318,40.
Chiesa di Somaino
Offerte per l'oratorio € 80.
Chiesa di S. Gerardo
Offerte per la chiesa €
120+65 – Mamma Mariuccia
e fam. ricord. Emilio € 200.
Note di bontà
Cassetta S. Antonio per i
poveri € 93,00 – per Caritas
€ 25+10+150 (Daniela) –
NN per oratorio € 250.
Dai registri
parrocchiali
Battesimi
Tracuzzi
Tiffany
di
Massimo e Sini Clara
P: Sini Simone e Tracuzzi
Teresa
Andriulo Alberto Antonio
di Cosimo e Zanotta
Alessandra
P: Zanotta Paolo e Fino
Maria Crocifissa
Giunta Mirko di Fabrizio e
Romani Lucia
P: Fogliaro Nicola e Della
Nave Lucia
Mattiroli Elena di Jacopo e
Bonetti Giuseppina
P: Mattiroli Alberto e Bonetti
Annarita
Carletta Leonardo di
Claudio e Pala Ilenia
P: Carletta Angelo e Pala
Francesca
Brambilla Christian di
Pierluigi e Zemolin Genny
P: Sirianni Alessandro e
Nicol Sala Mariet
Capitani Gioele di Giacomo
Daniele e Yur'yeva Tetyana
P: Palmi Ivan e Rampoldi
Viviana
Tolomei Giulia Rachele di
Giovanbattista e Cattaruzza
Violetta Laura
P: Tolomei Marco
Cattaruzza Carlotta
e
Matrimoni
Tridapalli Fabio
Borghi Paola
con
Morti
Clerici Giovanni di anni 74
– via L. Da Vinci, 8
Della Marta Irma ved.
Frangi di anni 102 - via S.
Caterina, 2
Vita Olgiatese
Esce la seconda e la quarta
domenica del mese
Autorizz. Tribunale Como n. 10/82.
Con approvazione ecclesiastica.
Direttore responsabile:
Vittore De Carli
Redazione:
Marco Folladori, Eugenio Bompani,
Marco Nogara, Franco Ghielmetti,
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Vita Olgiatese del 26 maggio 2013