FRANCO
PEDROTTI
Biografia di Fausto Stefenelli
Il 6 dicembre 1989 è morto a Pieve di Ledro
Fausto Stefenelli a 84 anni di età; egli infatti era
nato a Trieste i l 28 giugno 1905 da una famiglia
di origine trentina e dopo molti anni trascorsi a
Trieste, Bolzano e Torino, nel 1970 era definitivamente rientrato nella sua terra di origine. Pochi anni prima, per festeggiare gli 80 anni aveva
voluto rivedere ancora una volta V amata Valle
di Ledro dall'alto delle cime e salì i l Corno assieme alla consorte Signora Vanda; in quella circostanza disse: "Voglio che questo sia il mio addio alla montagna, che ho amato per tutta la
vita". In queste semplici parole è racchiusa tutta
la personalità di Fausto Stefenelli, uomo onesto,
semplice, amante della natura e della montagna
al punto da dedicare loro tutta la vita, come è
stato scritto da Pierangelo Giovanetti su L ' A d i ge del 7 dicembre 1989 (1), ma anche - possiamo aggiungere - uomo di vasta e raffinata cultura, naturalista e protezionista sensibilissimo.
Il suo impegno nel campo della protezione
della natura gli ha consentito di percorrere un
itinerario di grandissimo significato che merita
di essere oggi illustrato ad alcuni anni dalla sua
scomparsa, quale doveroso e sentito omaggio
alla sua memoria.
Nel non vasto mondo dei protezionisti autentici e precursori del movimento protezionistico
in Italia, la figura di Fausto Stefenelli occupa
una posizione del tutto singolare per i l suo candore e per la sua fede illimitata, per quanto sorretta da una concretezza e decisione che lo hanno sempre visto oscillare nei suoi interventi di
carattere protezionistico fra le enunciazioni teoriche e le segnalazioni e denuncie dei misfatti
che avvenivano intorno a lui. Il sintetico ritratto
che ne ha lasciato Dino Suzzati sul Corriere della
Sera del 27 giugno 1948 non per nulla fa riferimento "al più dolce, benigno e candido uomo
che si possa desiderare" (2).
Fausto Stefenelli ha positivamente subito i l
fascino della montagna e dell'ambiente naturale fin da giovane, si potrebbe dire da sempre,
come risulta dai suoi primi articoli pubblicati su
vari quotidiani negli anni dal 1930 al 1940, nei
quali descrive ammirato le montagne del Trentino e della Venezia Giulia e il Carso Triestino.
A l l a protezione della natura è arrivato dopo un
severo tirocinio di alpinista e scalatore nell ' ambiente del mondo alpinistico triestino.
Come ricorda lo stesso Stefenelli in un articolo dal titolo "Trentini a Trieste" pubblicato
sulla Rivista "Trentino" del 1942, suo padre era
giunto a Trieste come insegnante nel 1896; sempre Stefenelli ricorda che il padre "l'anno appresso era tornato fra i monti per sposare mia
madre che è giudicariese" (3).
In quegli anni la famiglia Stefenelli viveva a
Trieste, ma trascorreva i mesi estivi in Trentino;
il connubio mare - montagna, golfo di Trieste Dolomiti del Trentino è presente con prepotenza in Fausto Stefenelli, i l quale però non ha saputo trattenersi dallo scrivere: "Ma i monti sono
sempre nel cuore".
A Trieste Fausto Stefenelli frequentò i l Liceo
classico e nel 1926 si iscrisse alla Sezione di B o l zano del C . A . I . ; fino al 1939 svolse un'intensa
attività alpinistica e sciistica, estiva e invernale,
dalle A l p i Giulie alle A l p i Lepontine incluse. In
quegli anni conobbe e divenne allievo e amico
(1) P.G., 1989 - È scomparso n Pieve Fausto Stefenelli un grande alpinista. L'Adige, 7 dicembre 1989.
(2) BuzzATi D., 1948 - S.O.S. per l'orso alpino e altre
povere bestie. Corriere della Sera, 27 giugno 1948.
(3) Leonardo Stefenelli (Torbole 15 settembre 1870 Trieste 1 marzo 1937); Maria Bendi (Condino 17 giugno
1857 - Trieste 17 marzo 1946).
Fig. 1 -11 primo gruppo di istruttori nazionali della Scuola di Alpinismo della Val Rosandra (aprile 1933); da sinistra
a destra, in piedi: Stefenelli, Comici, Opiglia, Prato; seduti: Benedetti, Barisi (foto Renato Timeiis).
di Emilio Comici e per suo iticarico nel 1929 ha
organizzato la Scuola di Roccia in Val Rosandra, divenuta poi la prima Scuola nazionale di
Alpinismo del C.A.I., che ha diretto per 10 anni.
Negli anni 1930 - 1939 è stato segretario della
Sezione di Trieste del C . A . I . e membro delle
Commissioni Rifugi e Pubblicazioni.
La Val Rosandra con i l suo paesaggio rupestre di roccie e di pareti strapiombanti, che ho
visitato molti anni fà in un assolato pomeriggio
d'estate con l'amico e collega L i v i o Poldini di
Trieste, è un nome e un luogo magico per l'alpinismo triestino ed è talmente nota da essere chiamata semplicemente la "Valle" (4). Essa ha v i sto le gesta di Emilio Comici, guida alpina, accademico del C.A.I., leggendario arrampicatore
e simbolo dell'alpinismo dolomitico italiano,
come lo ha definito Annetta Stenico nel volume
commemorativo delle Dolomiti (5). L a nascita
della celebre scuola di roccia è stata narrata con
entusiamo dallo stesso Stefenelli e quindi da
Giani Stuparich, Spiro Dalla Porta Xidias, Sergio Rimetti e molti altri (6); in un articolo sulla
Scuola della Val Rosandra - denominata " E m i lio C o m i c i " dopo la morte del grande scalatore
triestino - Renato Maligoi scrive che nell'ambito della scuola Emilio Comici era l'arrampicatore e il maestro dello stile. Fausto Stefenelli l'organizzatore e il dirigente (7).
(4) DALLA PORTA XYDIAS S., 1987 - ...ma
tutti la chia-
mano Valle. Trieste, ed. Italo Svevo.
(5) STENICO A., 1988 - Personaggi. Alpinisti, pionieri
studiosi. In: Dolomiti Trentine. Trento, Panorama: 221 - 260.
(6) STEFENELLI E , 1963 - Come nacque la Scuola di
roccia della Val Rosandra. Alpi Giulie, 58 (n. unico): 52
- 56; STUPARICH G . , 1942 - Pietà del sole. Milano, Sansoni; DALLA PORTA XIDIAS S., 1999 - Emilio Comici. Mito di
un alpinista. Belluno, Nuovi Sentieri; PIRNETTI S., 1990 La scomparsa di Stefenelli: diresse la scuola della V
Rosandra. Alpi Giulie (Trieste), 1: 63.
(7) MALIGOI R.. 1955 - Scuota nazionale di alpinismo
di Val Rosandra "Emilio Comici". Alpi Giulie, 55
(n. unico): 42 - 48.
Dopo la scomparsa di Comici avvenuta in Val
Gardena il 19 ottobre 1940, Fausto Stefenelli ne
scrisse un ricordo mesto, anche se molto realistico, che dice tutto già nel titolo " L a Val R o sandra di C o m i c i " : "Infinitamente inferiori a
Emilio per capacità e per ardimento, infinitamente peggiori di Lui per animo - scrive Stefenelli - ognuno di noi ripensa al tempo passato,
ai ricordi che abbiamo in comune con Lui, soprattutto qui in questa valletta a pochi passi da
Trieste, ove il G.A.R.S. (Gruppo Alpinisti Rocciatori Sciatori della Società Alpina delle Giulie), ricalcando le orme dei prercursori della
vecchia Alpina delle Giulie, prese l'avvio verso
la più grande montagna e verso maggiori imprese".
Nel maggio 1931 i l G . A . R . S . aveva organizzato a Trieste una conferenza dello scalatore
Domenico Rudatis, compagno di scalata di un
altro celebre rocciatore di quegli anni, Renzo
Videsott, su un tema di alpinismo: "La moderna
evoluzione dell'alpinismo da roccia e sull'impiego dei mezzi tecnici più in uso"; Fausto Stefenelli illustrò con alcuni articoli la conferenza
di Rudatis, che era stato anche accompagnato a
visitare la Val Rosandra, e mise in evidenza alcune fra le più significative imprese dolomitiche della cordata Videsott-Rudatis. È questo i l
primo riferimento di Stefenelli alla persona di
Renzo Videsott, che conoscerà soltanto parecchi anni dopo, ed al quale lo unisce lo stesso
percorso comune, che lo ha portato dall'alpinismo alla protezione della natura.
Desidero ricordare, infine, le recensioni dei
due libri di Domenico Rudatis, "Das Letzte im
Fels", e di Emilio Comici, "Alpinismo eroico",
stampato postumo, recensioni che ancora una
volta rendono testimonianza del grande interesse di Fausto Stefenelli per 1' ascensione e la scalata, considerate non soltanto nel loro significato tecnico ma anche in quello spirituale.
Fausto Stefenelli incominciò ad interessarsi
ai problemi della protezione della natura ed in
particolare dell'orso bruno delle A l p i a partire
dal 1935. In quell'anno, di passaggio a Trento,
vide in una libreria i l libro di Guido Castelli
"L'orso bruno nella Venezia Tridentina", che era
stato pubblicato in quello stesso anno; acquistò
il libro (la copia del libro di Castelli che era di
proprietà di Fausto Stefenelli si trova a Pieve di
Ledro e porta la data Trieste, 9 dicembre 1935),
lo lesse e ne rimase talmente colpito da provocare una svolta decisiva nella sua attività futura.
Qualche mese dopo Fausto Stefenelli scrisse una
lettera a Guido Castelli, la prima di un lungo
periodo di corrispondenza che si protrasse fino
alla morte del Castelli, avvenuta nel 1947. Ecco
cosa scris.se lo Stefenelli:
Trieste, 25 settembre 1936
Al Sig. Guido Castelli
Conservatore al Museo di Storia naturale della
Venez.ia Tridentina
Trento
Preg.mo Sig. Castelli,
la lettura del Suo intereressantissimo e meritorio volume sull'orso mi ha suggerito di passare le mie ultime vacanze in un modo meno alpinistico dell'abituale, ma più originale. Ho raccolto come sempre le mie impressioni in un articolo che è stato pubblicato nel "Piccolo della
Sera" di oggi. Penso che la lettura di questo
articolo, che ha per protagonista invisibile il Suo
orso. Le possa interessare e perciò mi permetto
di mandargliene a parte una copia.
Tracce dell'orso ne ho trovate due volte, una
nelle circostanze descritte nell'articolo e l'altra sotto forma di escrementi, ambedue lungo le
pendici di Cima Cesta dal versante del Pian della Nana.
Molto cordialmente, suo
Fausto Stefenelli
A l suo articolo, Stefenelli aveva dato un titolo allo stesso tempo suggestivo e ad affetto: " A l
Pian della Nana per trovar l'orso. Come gli sono
passato vicino e come non l'ho veduto".
E d ecco la risposta di Guido Castelli:
Trento, 28 settembre 1936
Egregio compatriota,
Le sono veramente grato per la Sua gradita
del 25 c.m. e lusingato anche per le benevoli
espressioni riguardanti la mia modesta fatica:
ho letto con vivo interesse il Suo articolo nel
"Piccolo della sera" del 25 c.m. riguardo al
nostro amico plantigrado.
Ed ora La prego di un favore: affido alla Sua
cortesia e buona volontà di fare una recensione
del mio lavoro in un paio di giornali o riviste di
suo gradimento (inviandomene poi copia): ritengo Le sarà di qualche utilità l'allegato che
unisco.
Con grazie sentite in anticipo e molte cordialità, mi professo Suo devotissimo
Guido Castelli
Iniziò così quello stretto rapporto di collaborazione per l'attività protezionistica fra Fausto
Stefenelli e Guido Castelli, i l quale non perse
tempo, entrando subito nel concreto con richieste precise rivolte allo Stefenelli. Quest' ultimo
non si fece ripetere due volte l'invito e infatti
sul Corriere Mercantile di Genova del 31 ottobre 1936 apparve la recensione del libro di C a stelli avente per titolo: "Un amabile bestione da
proteggere. L'orso bruno delle Alpi".
Nell'accurato e voluminoso archivio di Fausto Stefenelli, ora depositato dalla famiglia a
Pieve di Ledro, è conservata tutta la corrispondenza fra Guido Castelli e Fausto Stefenelli,
questi due indimenticabili precursori e antesignani del movimento per la protezione della
natura in Italia, che hanno caratterizzato con la
loro attività in comune i l decennio dal 1936 al
1947; nelle loro lettere si tratta di pochi fatti di
carattere personale e di tanti, tantissimi problemi protezionistici: cervo, stambecco, fauna alpina, orso e sue uccisioni illegali in Trentino,
Parco nazionale dello Stelvio, progetto del Parco nazionale Brenta-Adamello, attività organizzative e pubblicistiche, contatti con giornalisti a
scopo promozionale. L'ultima lettera di Fausto
Stefenelli è stata scritta a Guido Castelli da
Merano l ' i l agosto 1947, quindi pochi giorni
prima della scomparsa di quest'ultimo, avvenu-
ta a Trento i l 15 agosto; "nel mio passaggio da
Trento - egli scrive - ho saputo dai tuoi che sei a
letto: mi è dispiaciuto moltissimo non poterti
salutare... Ti scrivo ora per dirti che Renzo Videsott ha lasciato capire che vi sono ancora speranze abbastanza buone per il Parco del Brenta. Inoltre il C.A.I., Presidenza generale, ha
messo in programma per il congresso di Viareggio ima relazione sui parchi naturalistici, che
verrà pubblicata...(K)...Forza
e coraggio, caro
Guido, dammi tue notizie, saluti a tutti i tuoi e
auguroni di ogni bene dal tuo affezionatissimo
Fausto" (9).
Fausto Stefenelli ha avuto un'ampia corrispondenza anche con molti altri protezionisti e
naturalisti di allora, come lo svizzero Stephan
Brunies, Direttore del Parco nazionale svizzero
dell'Engadina, Gian Giacomo Gallarati Scotti,
Oscar de Beaux, Giovan Battista Dal Piaz, Ezio
Mosna, i senatori Arturo Marescalchi, Ottorino
Cadetti e Carlo Bonardi, i fratelli Renzo e Paolo Videsott e numerosi altri.
(8) La relazione a cui allude lo Stefenelli venne tenuta
al Congresso nazionale del C.A.L (Viareggio, 1947) da
Renzo Videsott "/ parchi, nazionali e quello del Gran
Paradiso" e pubblicata sulla Rivista mernsile del C.A.L
del 1947, voi. L X V L n. 2, pp. 625 - 634.
(9) Il 21 agosto 1947 Stefenelli scrisse da Merano un'
accorata lettera a Bruno Castelli, figlio di Guido, nella
quale così parla dell'amico da poco scomparso: "Dal giornale di Trento ho appreso ieri sera il vostro dolorosissimo lutto. L'improvvisa notizia - sebbene non del lutto
inaspettata - mi ha colpito assai profondamente. Penso
all'amico di tanti anni, amico veramente fraterno, malgrado la notevole differenza di età, penso alla nutritissima corrispondenza che ci scambiammo in oltre un decennio, penso alla benevolenza e all'assistenza di consigli, informazioni o materiale con cui sempre e disinteressatamente mi aiutò a coltivare quegli studi naturalistici in cui Lui era veramente un maestro. Il suo esempio di
studioso e di divulgatore è il suo più bel merito ed è anche una lezione morale di umiltà e di utilità per molti
nomi più famosi. Penso con rispetto e devozione a quest'uomo modestissimo, tenace, combattivo e realizzatore e mi duole soprattutto che in quest'ultimo anno, oltre
alla durezza dei tempi che viviamo, si sieno aggiunte per
Lui le delusioni circa il progettato Parco del Brenta-Adamello...".
A partire dal 1940 Fausto Stefenelli è andato
sempre più stabilmente in Alto Adige fino al suo
trasferimento definitivo, dapprima a Prato allo
Stelvio e quindi a Merano e Bolzano; negli anni
1941 -42 è stato Direttore dell' Azienda Autonoma del Turismo nel Parco nazionale dello Stelvio. Dal gennaio 1947 lo troviamo a Bolzano,
quale Amministratore della ditta Confezioni
Gruber; dal 1956 al 1958 è i l Presidente del
Consorzio Guide - Comitato per l ' A l t o Adige,
nel periodo dal 1946 al 1958 ha tenuto vari corsi di addestramento per guide alpine ed aspiranti guida in Alto Adige, inoltre ha tenuto lezioni
ai corsi per istruttori nazionali di alpinismo in
vari gruppi alpini, continuando così anche a
Bolzano la sua attività nel settore dell'alpinismo.
A questo periodo si devono vari contributi di
carattere alpinistico di Fausto Stefenelli, tra cui
la monografia sui ghiacciai dell'Alto Adige e
un libretto dal titolo "Nel regno della natura alpina", ambedue pubblicati dalla Sezione di
Bolzano del C.A.I.; di quest'ulfima pubblicazione, che aveva lo scopo di richiamare l'attenzione degli alpinisd sulla natura e sull'ambiente in
cui svolgono la loro attività, Stefenelli ha ritenuto di dover precisare nella prima pagina "Questo lavoretto è stato pensato e scritto nella radura di un bosco", rivelando così ancora una
volta il suo animo di poeta.
Per concludere questa breve descrizione dell'attività alpinistica di Fausto Stefenelli, ricorderò che nel 1964 venne nominato dal C . A . I .
istruttore nazionale di alpinismo "ad honorem".
Per un lungo periodo di anni Fausto Stefenelli
ha abitato con la sua famiglia a San Genesio sopra Bolzano, da cui si può godere un panorama
di eccezionale vastità e bellezza e ove lo conobbi
negli anni '50: era stato Renzo Videsott che mi
aveva indirizzato da Fausto Stefenelli per problemi riguardanti il progetto di istituzione del Parco
nazionale Brenta-Adamello e la tutela dell'orso
bruno. D i Fausto Stefenelli mi aveva molto colpito la bontà, che traspariva anche dal suo modo
di pariare, lo spirito francescano, la fiducia e i l
grande senso di altruismo. Da Bolzano, ove lo
avevo incontrato negli uffici della ditta Gruber,
mi invitò a San Genesio per la breve pausa di
mezzogiorno, salimmo con la funivia e ci mettemmo a tavola; rimasi impressionato perché pri-
ma di iniziare i l pranzo la Signora Vanda e i tre
figli si alzarono in piedi. Fausto Stefenelli disse
una breve preghiera e si fece i l segno della croce
assieme a tutti i pre.senti.
II periodo bolzanino, più in generale alto-atesino, di Stefenelli è caratterizzato da un'intensa
attività di carattere protezionistico, dapprima in
collaborazione con Guido Castelli e nel dopoguerra soprattutto con Paolo e Renzo Videsott.
Dapprima Fausto Stefenelli ebbe occasione di
rendersi conto della difficile situazione nella quale
si trovava il Parco nazionale dello Stelvio, istituito nel 1935 nel Gruppo dell'Ortles-Cevedale,
mentre tutti i naturalisti di allora già da anni chiedevano a gran voce l'istituzione del Parco nazionale Brenta-Adamello. Stefenelli, che per alcuni
anni era anche stato Direttore dell'Azienda autonotna del turismo nel Parco nazionale dello Stelvio, intervenne sulla questione di tale parco con
una serie di esposti inviati alle Autorità e di articoli su giornali e riviste. Nei suoi scritti Fausto
Stefenelli esamina diversi problemi relaùvi allo
Fig. 2 - Fausto Stefenelli nel suo studio di Pieve di Ledro
(1976).
Stelvio e fa proposte concrete e precise sull'organizzazione del parco, sull'introduzione dello
stambecco, sui cervi, ecc. A proposito dello Stelvio, il prof Oscar de Beaux inviò la seguente lettera allo Stefenelli:
Genova, 10 aprile 1942
Egregio e caro Stefenelli,
Ho testé ricevuto e subito letto con attenzione
il vostro primo notevole articolo su "Il Parco
nazionale dello Stelvio e la protezione della selvaggina". Plaudo vivamente alla vostra iniziativa ed attendo con interesse il seguito. Intanto
grido con tutta la convinzione del mio animo e
con tutta la forza dei miei polmoni "Evviva la
faccia della verità ". Se non si ha il coraggio di
dirla è inutile sperare nel Bene. E noi nel campo della nostra Etica biologica dobbiamo sempre fortemente e coraggio.samente sperare ed
agire. Con i più cordiali saluti.
Preg.mo Sig. Professore,
quando dal 1929, trovandomi nel Brenta, allorché Lei fece con Rudatis U versante S-O del
Croz dell'Altissimo, quest'impresa mi riempì
d'ammirazione e cominciai a seguire la Sua attività di alpinista in Civetta e altrove, non avrei
certo sperato di scriverLe un giorno anche direttamente e proprio in relazione alle nostre
montagne, seppure per una questione non esclusivamente alpinistica.
Mi inducono ora a fare ciò due circostanze,
l'una la segnalazione dell'amico Castelli di
Trento riguardo alla Sua nomina a Commissario del Parco nazionale del Gran Paradiso (per
cui mi rallegro sinceramente con Lei) e al Suo
interessatnento a un progetto di parco nel Trentino, l'altra una notizia pubblicata nel numero
giugno-luglio 1946della rivista "Turismo" del
T.C.I., pag. 55, secondo cui gli Svizzeri starebbero trattando per la "valorizzazione turistica "
del Brenta.
Per Suo orientamento e per mia giustificazione - dato che il mio nome e la mia attività Le
saranno probabilmente del tutto ignoti - mi perVostro affezionatissimo metto InformarLa che da II anni sono in relaOscar de Beaux zione e in collaborazione con il noto studioso di
fauna alpina Guido Castelli, per i cui suggerimenti mi sono interessato al problema dei parDopo oltre 60 anni di menzogne e di imbrogli, chi naturali, pubblicando da allora via via ima
lascio al lettore stabilire quanto grande è i l biso- serie di articoli ed anche una breve monografia
gno di verità necessario per comprendere la situa- in argomento, ed ho avuto campo di esplicare
una maggiore attività in merito nel biennio 1941/
zione odierna del Parco nazionale dello Stelvio!
42 in cui diressi l'Azienda di Soggiorno e TuriDopo un primo articolo dedicato nel 1938 a l l '
istituendo Parco nazionale del Brenta-Adamel- smo del Parco nazionale dello Stelvio, perìodo
lo, Fausto Stefenelli riprende in pieno tale i m - nel quale fu immessa in Val Martello (Elfi) la
portante problema ad iniziare dagli anni del do- colonia di 6 stambecchi provenienti da Val Sapoguerra, dapprima in sintonia con Guido C a - vara/Alpe Lauson, purtroppo finita come il Dott.
Brunies del Parco Svizzero ed io stesso avevastelli e dopo la scomparsa di quest'ultimo con i
due Videsott. Sono più che convinto che merita mo previsto.
di essere integralmente riportata la lettera che
Anzi di quest'esperimento mi interessai alloFausto Stefenelli inviò nel 1946 a Renzo Vide- ra attivamente e conservo note, appunti e istrusott, da poco nominato Commissario straordi- zioni da me dati ai guardiacaccia (in divergennario del Parco nazionale Gran Paradiso, lettera za con le vedute del Seniore allora Amministrailluminante per quanto si riferisce alla persona- tore del parco), che potrebbero essere forse inlità e al pensiero dello Stefenelli in tema di pro- teressanti.
tezione della natura.
Com 'era naturale, mi occupai pure del proMerano, 9 agosto 1946
getto del Castelli del parco di protezione dell'orso nel Brenta e Adamello, anzi con tanto
ti
maggior passione in quanto sono un vecchio
seppur modesto alpinista di quelle montagne che
posso dire di casa, essendo io di Val di Ledro.
Ora, poiché sembra che il progetto possa interessare nuovamente e con migliori probabilità, e informandomi il Castelli della Sua buona
disposizione al riguardo, dato che io ho recentemente iniziato la compilazione di una pubblicazione sui parchi di protezione della natura, in
appendice alla quale esporrò un progetto per
l'auspicato parco integrale nel Brenta-Adamello, mi permetto ora qui rivolgermi a Lei per segnalarLe queste circostanze e mettere a Sua disposizione tutta la mia modesta esperienza e la
grande passione per questi problemi, nel caso
che - come sarebbe ben auspicabile - Lei volesse autorevolmente dedicarsi alla realizzazione
del suggestivo e meritorio progetto.
La notizia poi che gli Svizzeri si occupano per
"sfruttare" il Brenta turisticamente con funivie
e modernissimi rifugi (pure con tutta la fiducia
nel rispetto dei nostri vicini verso la natura), mi
pare debba indurre tutti noi gelosi dell' integrità naturale dei nostri monti, a provvedere con
concordia di iniziative affinché le nostre montagne non vengano manomesse da persone interessate o incompetenti.
Scusi la prolissità di questa mia e gradisca i
miei più cordiali alpini saluti.
Suo dev.mo
Fausto Stefenelli
A l di là dell'intensa campagna giornalistica
per la protezione della fauna alpina, in particolare dell'orso e del cervo, e per la promozione
del Parco nazionale dell'Adamello-Brenta, si
deve però ricordare che nel 1949 Fausto Stefenelli era stato ufficialmente incaricato dal Consiglio Regionale del Trentino - Alto Adige di
preparare un Progetto tecnico - legislativo - f i nanziario per l'istituzione di un Parco nel Brenta - Adamello, parallelamente ad analogo progetto richiesto al prof. Paolo Videsott; ambedue
i progetti, dopo un primo favorevole accoglimento, vennero in seguito abbandonati, anzi respinti dalla Regione.
In quel periodo partecipò alla riunione di Dreno e alla successiva fondazione avvenuta al C a stello di Sarre in Val d'Aosta del Movimento Italiano per la Protezione della Natura (25 giugno
1948); egli figura infatti fra i 12 fondatori di
quella che è stata la prima associazione protezionistica, oggi si direbbe forse ambientalista,
sorta in Italia nel dopoguerra (10). Nell'archivio Stefenelli di Pieve di Ledro sono conservati
alcuni documenti relativi alla fondazione del
M.I.P.N., fra cui la lettera del 2 giugno 1948 scritta da Renzo Videsott allo Stefenelli, invitandolo
alle riunioni di Oreno e di Sarre: "Fonderemo
ufficialmente il movimento educativo-sociale tramite la pratica protezione della natura, scrive
Videsott, badi di non mancare. E vero che con i
raduni iLniali si conclude poco, ma questo vale
per conoscerci. Saremo diversi, ma dobbiamo
ritrovarci su un terreno che può accontentare
tutti". In una lettera circolare inviata da Merano
il 20 luglio 1948 ad alcuni dei partecipanti alla
riunione del Castello di Sarre, poco tempo dopo
la fondazione del M.I.P.N., Fausto Stefenelli così
precisa quelli che dovrebbero essere gli sviluppi del Movimento Italiano per la Protezione della Natura: "Se attecchirà, è da prevedere che si
formerà più di una corrente: chi lo interpreterà
da un concetto prevalentemente
etico-religioso,
chi sarà più concretamente naturalistico, chi
vorrà improntarlo a carattere sociale, educativo. Non lasciamoci spaventare: in realtà il Movimento è tutto questo e le varie correnti non ne
saranno che il lievito indispensabile perché continui ad essere vitale. Guai anzi se ci imbottigliassimo con un tappo smerigliato ed un'etichetta stampata. Quello che importa è di conservare al Movimento, con la risidtante dei vari
indirizzi, la sua direzione giusta: riportare l'uomo nell'armonia della natura".
E nella lettera da Merano dell' 8 luglio 1948
indirizzata al P r o f Bruno Betta, uno dei fondatori del M.I.P.N., Fausto Stefenelli precisa an-
( 10) PEDROTTI E , 1988 - Alcune notizie sulla fondazione del Movimento Italiano per la Protezione della Natura. In: Atti della giornata di studio sui parchi in ricordo
di Renzo Videsou (Torino, 11 ottobre 1985). L'Uomo e
l'Ambiente (Camerino), 7: 42 - 76.
Cora in questo modo il suo pensiero sul neocostituito Movimento: "In questa prima settimana ho riflettuto molto sul nostro movimento, convincendomi che il nostro campo sarà vastissimo e che avremo sempre materia da svolgere.
Specie nel primo periodo sarà necessario organizzarci e scambiare tra noi numerose proposte. Penso intanto che si dovrà informare del
nostro lavoro alcune personalità
notoriamente
favorevoli o addirittura già attive in questo campo: ad esempio il prof. Oscar de Beaux (Torre
Pellice), il dott. Stephan Brunies (Basilea) ed
altri. Collegarci poi ad altri movimenti analoghi. .A questo proposito, richiamo la vostra attenzione sul numero del 7 corr. del giornale Alto
Adige: l'articolo "Che cos' è il riarmo morale?" dà interessanti e importanti informazioni
sid già forte movimento iniziato nel 1908 dallo
svizzero Frank Buckman, ed oggi esteso in tutto
il mondo, non esclusi i possedimenti anglosassoni d'oltremare. Per parte mia ho Iniziato la
raccolta di materiale da sfruttare per la nostra
rivista (per quanto io sia sempre scettico sulle
nostre iniziali possibilità economiche). Solo ieri
ho raccolto tre "pezzi": l'articolo succitato, due
verbali di contravvenzione per vandalismi, dei
vigili di Meratw, ed un elenco di contravvenzioni di pescatori di frodo del Sarca - Garda. Vi
raccomanderei anzi la raccoha di materiale del
genere, perché bisogna die noi sosteniamo i
nostri punti con argomentazioni concrete, con
dati di fatto, pur senza bandire per questo articoli di diretto intento pedagogico. Non mancherò
naturalmente di mandarvi qualche cosa di mio:
solo non ho ancora scelto l'argotnento per la
difficoltà di dare la preferenza ai troppo numerosi spunti. Per oggi vi mando qui una sentenz.a
che proporrei a motto della rivista, perché mi
pare presenti le caratteristiche desiderate dal
prof Renzo Videsott, essere cioè o antichissima
o di popoli primitivi, per cui si dimostri essere il
rispetto della natura un sentimento istintivo dell'uomo e non un apporto della cultura, la quale
anzi contribuisce a ottundere nell'uomo le intuizioni dell'animo. La sentenza è dunque la
seguente: "Non rompete il ramo di un albero,
come non rompereste il braccio di una persona
innocente ", ed è di un popolo primitivo dell 'Africa, probabilmente della tribù dei Wanika".
Fausto Stefenelli ha anche partecipato 11 anni
dopo, in rappresentanza di Renzo Videsott, alla
riunione dell'ottobre 1959 durante la quale è stato dato l'avvio alla Federazione Pro Natura Italica, che anche oggi è l'organismo, sotto il nome
di Federazione nazionale Pro Natura, che continua l'opera e l'attività del Movimento Italiano
per la Protezione della Natura; Stefenelli è stato
l'unico dei 12 fondatori del M . I . P N . nel 1948 a
presenziare a tale importante evento, ma la sua
presenza è più che sufficiente a confermare la
continuità del presente con il passato. Nella stessa riunione lo Stefenelli, unico fra i presenti, aveva però fatto una dichiarazione contraria di voto
per il proposto eligendo presidente, in quanto ritenuto non favorevole al problema dei parchi (11).
Molto interessanti sono alcuni contributi scritti
da Stefenelli su temi di carattere generale, fra i
quali spiccano quelli sulla Val Genova pubblicato sulla Rivista del C . A . I . (// rullo compressore della civiltà. In memoria della fu Val Genova), sul significato e l'importanza dei parchi
sulla rivista Sport e Natura di Torino (Che cos 'è
un parco naturalistico), su temi generali di carattere protezionistico sulla rivista Montagne e
Uomini di Trento (Proteggiamo l'uomo dalla
civiltà); non si tratta di titoli ad effetto, come i l
lettore affrettato e distratto in un primo momento potrebbe pensare, ma di contributi documentati, sofferti e molto sentiti. N o n dimentichiamoci che si tratta degli anni nei quali al di fuori
d'Italia venivano stampate opere quali "// pianeta saccheggiato" di Osborne, "Domani può
essere il caos" di W i l l i a m Vogt e così via.
In questo periodo egli ha anche la possibilità
di partecipare a vari appuntamenti intemazionali
a scopo protezionistico, come il congresso di Salisburgo del 1955 dell' Union Internationale pour
la Protection de la Nature e nel 1958 organizza a
(11) Si trattava deiring. Cesare Chiodi, Presidente del
T.C.I., il quale pochi anni prima aveva sferrato un duro
attacco contro l'istituzione del progettato Parco nazionale Brenta-Adamello-Stelvio (vedi TOURING CLUB ITALIA-
NO. 1951 - Osservazioni de! Touring Club Italiano al D
segno di legge n. 1552 presentato al Senato il 23 feb
io 1951 sulla istituzione di un Parco nazionale Bren
Adamello-Stelvio. Milano, T.C.I.).
Bolzano il Congresso annuale della C.I.P.R. A . Nel
1956 partecipò attivamente al Congresso internazionale per la protezione dell'orso organizzato
a Trento dal conte Gallarati Scotti; nel 1957 ad
Oreno alla fondazione dell'Ordine di San Romedio, promosso dal conte Gallarati Scotti per la
protezione dell'orso bruno e della maggior fauna
italiana, di cui venne insignito.
Per dare un'idea della grandissima sensibilità
naturalistica e protezionistica di Fausto Stefenelli, vorrei ricordare un suo scritto del 1957 nel
quale descrive lo stupendo ed ancora inalterato
ambiente di "una valletta amena" che corrisponde alla Val Lorina nelle Giudicarle, ove io mi
sono recato in sua compagnia a scopo botanico
negli anni in cui era tornato a Pieve di Ledro; in
tale articolo egli però non nomina mai la Val
Lorina, temendo eventuali future distruzioni, che
poi si sono puntualmente avverate con l'apertura nel 1971 di una strada che ha provocato gravi
danni a questo singolare ambiente del Trentino,
come ho io stesso illustrato (12).
Concludo l'analisi del periodo bolzanino di
Stefenelli ripordando qualche passo della lettera inviata da San Genesio i l 29 agosto 1953 a
Ramiro Fabiani, titolare della cattedra di Geologia a Roma, dal sapore autobiografico e perciò molto importante per comprendere la sua
personalità, per passare quindi ad una richiesta
sul problema della captazione delle acque in
montagna:"...// Suo lavoro sui parchi mi pare
molto chiaro, efficace e convincente (13)... Fino
al '43 dirigevo l'Azienda di Turismo del Parco
nazionale dello Stelvio, poi le vicende della
guerra me ne allontanarono. Non ho però tralasciato di lottare per la riforma della disgraziata istituzione. Avevo anche presentato in sede
competente concrete proposte di modifica (che
avrebbero in certo senso salvato capra e cavoli), ma l'esposto è scomparso nei misteriosi
meandri di varie estemporanee
"Commissioni
di studio " e non ne so tuttora nulla dopo 5 anni.
Uguale boicottaggio subì il mio completo Progetto tecnico-legislativo-finanziarioper
l'istituendo Parco nazionale del Brenta-Adamello,
che avevo compilato per incarico del Consiglio Regionale nel 1949. Da 17 anni sono su
questa breccia, dapprima con il compianto
Guido Castelli ed ora con quel grande lottato-
re che è il prof. Renzo Videsott. L'anno scorso
abbiamo portato la voce dell'Italia a Monaco;
fra giorni andremo a Salisburgo e speriamo
anche qui di mettere a fuoco i nostri problemi
e di capire come e per quali vie potremmo risolverli. In modo particolare questa volta vorrei richiamare l'attenzione
sull'incontrastato
e incotrollato depredamento di tutte le acque
correnti della montagna. E diventato un problema preminente. Sta bene le esigenze dell'
industria, ma fino dove arrivano veramente
queste esigenze e dove sconfinano nello sfruttamento? Ma quand'anche realmente neppure
tutte le acque d'Italia bastassero, la totale captazione non sovvertirebbe troppo pericolosamente le condizioni cliniatologiche, agrarie e,
in definitiva, anche idriche del territorio nazionale? Occorre accertare dati di varia specie; Lei potrebbe aiutarci? "
Nel 1959 il P r o f Renzo Videsott ha chiamato
Fausto Stefenelli a Torino in qualità di V i c e - D i rettore del Parco nazionale Gran Paradiso. Dopo
le dimissioni di Videsott del 3 dicembre 1969,
Stefenelli svolse la funzione di Direttore del
parco, carica che mantenne fino al pensionamento avvenuto nel 1970. Si trasferì quindi con la
famiglia a Torino e concentrò tutta la sua attività a servizio del Parco nazionale del Gran Paradiso; risale a tale periodo una nuova serie di
pubblicazioni dedicate prevalentemente al problema dei parchi e a quello del Gran Paradiso in
particolare. C o n la nuova posizione raggiunta,
credo che Fausto Stefenelli ritenesse di avere
coronato la sua lunga attività protezionistica e
tale è la mia impressione ricordando i miei i n contri con lui a Torino, per quanto fugaci.
Dopo i l pensionamento avvenuto nel 1970,
Fausto Stefenelli ritornò in Trentino, a Pieve di
Ledro. Quivi riprese subito i contatti con le associazioni protezionistiche e in particolare con i l
W.W.F. e con i l suo Presidente Prof Francesco
Borzaga, occupandosi ancora una volta dell'orso
(12) PEDROTTI F., 1971 - Val Lorina. Una strada sconvolge l'ambiente. Boll. Italia Nostra, XIII(87-88): 26-28.
(13) FABIANI R . , 1952 - / parchi nazionali. Brescia,
ed. La Scuola.
bruno e di altri argomenti di tutela dell'ambiente.
Fra di e.ssi, molto lo hanno tormentato la realizzazione della nuova strada completamente in galleria che dalla Val di Ledro scende a Riva del
Garda e che non avrebbe mai voluto vedere realizzata, come risulta dalla testimonianza avuta dal
Dott. Achille Foletto di Pieve di Ledro, uno degli
ultimi amici che ha avuto Fausto Stefenelli. Nel
settembre 1974 aveva partecipato a Trento al Simposio intemazionale su "L'Avvenire delle A l p i "
organizzato dall'U.I.C.N. e dal C . A . L , intervenendo per vari problemi come quello dell'autostrada di Alemagna e, ancora una volta, per l'orso bmno del Trentino.
Questo sereno periodo è stato però funestato
dalla tragica scomparsa del figlio Silvio ( B o l zano 24 aprile 1941 - Cogne 23 gennaio 1983),
il quale fin dal 1957 aveva iniziato la sua attività al Giardino alpino Paradisia in Valnontey
sotto la guida del prof Fausto Lona. Negli anni
successivi si dedicò con grande passione ed intelligenza alla gestione del giardino, allo studio della flora del Gran Paradiso, alla fotografia della flora alpina, alla coltivazione sperimentale di varie specie di genepì e a molte altre attività connesse con il giardino e con i l
parco; è anche Autore di alcune pubblicazioni
specialistiche sulla flora alpina, sui giardini
botanici alpini, sulla coltivazione delle specie
officinali di montagna e sulla flora del Parco
nazionale del Gran Paradiso. Quale responsabile della colonna di pronto soccorso nella gara
"Marciagranparadiso", Silvio Stefenelli i l 23
gennaio 1983 rimase vittima di un tragico i n cidente con l'elicottero, perdendo la vita ad
appena 41 anni di età (14).
L'attività di Fausto Stefenelli per la protezione della natura in Italia, iniziata nel 1936, è stata molto vasta ed articolata ed è consistita in
moltissimi interventi, relazioni ed articoli, a cominciare da quelli per l'orso bruno del Trentino
e per il Parco nazionale dello Stelvio fino a quelli
per i l Gran Paradiso; egli ha iniziato la sua attività protezionistica in forma autonoma, intessendo quindi rapporti molto stretti di collaborazione con Guido Castelli, Oscar de Beaux, Gian
Giacomo Gallarati Scotti, Renzo e Paolo Videsott ed altri, inserendosi dapprima nel Movimento Italiano per la Protezione della Natura e quindi
nel W.W.F. ed occupando anche una posizione
ufficiale in seno all'Ente autonomo Parco nazionale del Gran Paradiso.
P U B B L I C A Z I O N I DI F A U S T O S T E F E N E L L I
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Alle casere Glazzat. Il Piccolo (Trieste), 10 marzo 1931.
Val Rosandra palestra di roccia del G.A.R.S. Il
Piccolo della Sera (Trieste), 16 aprile 1931.
Domenico Rudatis sul moderno alpinismo da
roccia. Il Piccolo (Trieste), 19 maggio 1931.
Domenico Rudatis e Valpinismo da roccia moderno. Il Piccolo della Sera (Trieste), 23 maggio 1931.
Val Rosandra e II G.A.R.S. dell'Alpina
delle
Giulie nel giudizio di Domenico Rudatis. Il
Piccolo della Sera (Trieste), 1 giugno 1931.
I 10 rifugi dell'Alpina delle Giulie. Il Piccolo
(Trieste), 14 giugno 1931.
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21 gennaio 1934.
Siesta meridiana. All'ombra del Montasio. Il
Piccolo di Trieste, 9 luglio 1932.
Passeggiata in Rosandra. Il Piccolo della Sera
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// Gruppo del Montasio. Il Popolo (Trieste), 6
agosto 1932.
La feconda attività e i nuovi sviluppi del G.A.R.S.
dell'Alpina delle Giulie. Ultime Notizie (Trieste), 27 febbraio 1934.
Dodici cordate cdVassalto di una vetta. Ultime
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Emilio Comici a Trieste. Il Piccolo della Sera
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Passeggiate trentine per i paesaggi del Garda.
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Difesa o distruzione dell' ambiente? B o l l . Soc.
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Univ. di Camerino
62032 CAMERINO (MC)
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Biografia di Fausto Stefenelli