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S a la d e . F r a n c e s c o
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c h io s t r
s oM M arIo
in copertina lia e il
ghepardo Gheo
foTo di roBerTo
zammarchi
Numero chiuso iN
redazioNe il
22 seTTemBre 2011
vAriAzioNi di dAte,
orAri e APPuNtAMeNti
SuCCeSSivi A tALe
terMiNe eSoNerANo
i redAttori dA oGNi
reSPoNSABiLità
3
LA RAGAZZA CHE
ACCAREZZA LE TIGRI
Luca Frabetti
9
IL FoRnAIo dI LuCkEnwALdE
Paolo Balbarini
14
MIRA... EspAnsIonIsTICA
Sara Accorsi
16
LA FACCIA nAsCosTA dELLA
nosTRA sToRIA
Michele Simoni
17
sVICoLAndo
21
“ LA TAnA dEI LIBRI”
QuAndo IL RoMAnZo è
“VInTAGE” d’AuToRE
Maurizia Cotti
22
“ LE BoTTEGHE dEL BoRGo”
GLI AMICI dEL BAR CEsARIno
eleonora Grandi
25
“ pERsICETAnI In FuGA”
LA spERAnZA? In ITALIA
MAnCA AnCHE QuELLA
Giulia Massari
27
MARIo TuRRInI
Giorgina Neri
31
“ BoRGoVALE”
QuAndo IL Mondo
sMIsE dI GIRARE
Lorenzo Scagliarini
w w w.b o rg o ro t o nd o.it
2
AG o s To - s E T T E M B R E
2011
La raGaZZa CHe
aCCareZZa Le tIGrI
iNterviStA A LiA GuSSo
LuCA FRABETTI
V
ictor hugo disse che dio creò
il gatto per dare all’uomo il
piacere di accarezzare la tigre. c’è una ragazza che le tigri le
accarezza, diciamo, per lavoro. Vive
a Persiceto, e oggi ci farà entrare in
un piccolo angolo di paradiso.
da dove nasce tutto, Lia?
“da san donà di Piave, dove sono
nata, e da simon, il micetto che mi
regalò mia mamma a due anni ed io
impazzii letteralmente di gioia! Poi
arrivarono un criceto e in seguito
una cane della prateria di nome Nell,
un simpatico e affettuoso animaletto che assomiglia a una marmotta e
che ho tenuto tre anni nonostante
io fossi allergica e avesse completamente distrutto il mio bagno! e poi
il mio grande amore, shany - dice lia
mentre le brillano gli occhi - un gatto che ho avuto dall’età di sette anni
che era completamente innamorato
di me... e viceversa! mi abbracciava
come fosse mio figlio e si strusciava
sotto il mento in qualsiasi momento
della giornata. Nonostante tutti nella mia famiglia adorassero i gatti,
io ero la privilegiata di shany. Nella
mia vita sono sempre stati presenti
gli animali, come dadini, una gatta
persiana lasciatami in eredità da mia
nonna; da qualche mese, qua a san
Giovanni, gironzolano per casa due
piccole pesti feline, albus e adrenalina.”
E come ci sei finita a persiceto?
“inizialmente
mi
iscrissi all’università alla facoltà di
chimica e Tecnologia farmaceutica
a Padova, finché
un giorno mia madre, con una delle
sue perle di saggezza, mi disse di
piantarla di studiare cose che non
mi interessavano e di seguire la mia
grande passione: così feci il test di
ammissione a veterinaria all’università di Bologna
(una delle migliori
in italia), città natale di mia mamma
e dove vivono anche i miei zii. Poi,
per amore, sono
finita san Giovanni! ho conosciuto
alessio, il mio ragazzo, che mi ha
portato con lui qui
a Persiceto, e un
bel giorno mi ha
fatto una sorpresa e mi ha portato di nuovo verso
il Veneto, nel mezzo della campagna
padovana...”.
mentre io vengo sopraffatto da albus
che si accovaccia su di me, mentre
3
adrenalina, da bravo gatto tigrato,
fa cose puntualmente sbagliate in
giro per il salotto, a lia si spalanca
un sorriso solare e innamorato.
Tu non sapevi dell’esistenza di Tiger Exprerience?
“assolutamente no, è stato tutto merito di alessio, che per il nostro quarto anniversario mi ha portato in un
paesello di nome campolongo maggiore, nella campagna tra Padova e
Venezia, davanti ad una casa con un
cancello e una scritta “Tiger”: anche
di fronte al fatto compiuto era difficile realizzare! dal momento in cui
sono entrata ho iniziato a tremare
dall’emozione e ad entrare in un sogno: stavo vivendo uno dei desideri
più grandi della mia vita senza nemmeno sapere che esistesse. ad ogni
passo che facevo dentro al parco
mi rendevo conto che quello era il
mio posto e quello era il mio lavoro.
era scoccato qualcosa dentro di me,
qualcosa di indescrivibile, e grazie
alla mia caparbietà e al mio grandissimo amore per gli animali oggi
il Tiger experience è il mio posto di
lavoro.”
CoLLeZIoNIsMo CHe
PassIoNe!!!
Fo r s e no n t ut t i s a nno che presso l’ ufficio Postale di San
Gi o va nni i n Pe r s i c eto è da tempo operativo uno sportello
f i l a t el i c o, a ppo s i t a mente dedicato ai collezionisti e agli
a ppa s s i o na t i de l l a materia.
Lo “s pa z i o f i l a t e l i a ” si differenzia da un’ area tradizionale
di un uf f i c i o po s t ale perché è interamente dedicato ai
f ra nc o bo l l i . È po ssibile, infatti, acquistare materiale
f i l a t el i c o pr o do t t o da Poste italiane, a cominciare dai
f ra nc o bo l l i e m es s i negli ultimi anni, disponibili in
ra c c o gl i t o r i di va r i o tipo (folder, album, libri e quaderni).
S i po s s o no a nc he r i chiedere cartoline e tessere filateliche,
bo l l e t t i ni i l l us t ra t i vi, annulli speciali, buste primo giorno,
f o gl i e t t i e d a l t r i pr odotti similari.
Pe r i l c o l l ez i o ni s t a più appassionato ed esigente, un
ConTInuA A pAG. 34 ->
4
AG o s To - s E T T E M B R E
2011
E’ una specie di zoo?
“il Tiger può essere definito in vari
modi: un orfanotrofio, una scuola, un asilo, ma non uno zoo. Negli
zoo agli animali viene ricreato un
ambiente il più possibile simile al
loro naturale habitat e quindi, per
definizione, si limita al minimo il
contatto con l’uomo. i miei titolari, Gianni e luana, guardano la cosa
dal lato opposto, cercando di dare
a tutti i loro felini il contatto più
stretto possibile con l’uomo: i nostri
animali vengono continuamente stimolati dalla presenza umana, che va
dalla coccola al gioco, dalla pulizia
della gabbia alla pappa quotidiana,
e si mostrano decisamente felici del
rapporto con le persone, cosa che in
uno zoo non potrà mai avvenire.
Non è uno zoo ma un parco privato, il
giardino di Gianni e luana. il primo
felino arrivato era un puma di nome
indy, nato da una mamma anziana
che sfortunatamente uccise i primi
due cuccioli. alla morte della madre, indy venne adottato da Gianni e
luana, che allora lavoravano presso
lo zoo di fasano, e diventò per sette
anni il loro “animaletto” domestico.
il puma dormiva a letto con loro,
giusto per delineare il quadretto familiare... altri animali arrivarono in
adozione, alcuni portati via a persone che tenevano per sfizio grossi felini in condizioni inadeguate, o addirittura li maltrattavano. come leo,
alimentato esclusivamente a pasta e
tenuto per la maggior parte del tempo in una cassa buia, che ha rischiato di morire a pochi mesi dalla nascita; oggi vive al Tiger da cinque anni,
pesa 180 kg, gode di ottima salute
e assieme alla sua fidanzata sheeba
ha già dato alla luce due cuccioli.
e come avrete capito, altri animali
arrivano dalla logica conseguenza
di fare vivere assieme un maschio e
una femmina... alcuni vengono addirittura comprati, per salvarli da
una vita di sofferenza. come circe,
allevata in spagna
per un anno chiusa
dentro una stanza,
senza avere mai
contatto con esseri umani o altri
animali. il Tiger
è anche un parco
didattico, dove a
bambini e adulti
viene illustrato il
rapporto
diretto
con gli animali e il
rispetto che bisogna portare verso
di loro, imparando a conoscere il
loro linguaggio e a capire il significato di ogni loro gesto. Qui, e solo
qui, si può interagire con questi
grossi felini in modo non invasivo
anche in situazioni quali terapie o
cure mediche, che vengono fatte
nella gabbia nella maggior parte dei
casi senza alcun tipo di anestesia,
ma tranquillizzando l’animale col
semplice contatto umano. allo zoo
ci si va a vedere i leoni e le tigri,
qua vieni a conoscere sansone e la
flaca, che è ben diverso. Qui conosci
le loro storie personali, il loro carattere e tutte le cose buffe che, da
bravi felini, fanno.”
Chi sono gli inquilini?
“ci sono i leopardi mark, Joy, circe, Jack e Waka, più il leopardo nero
Viper. i puma hashley e Winny. i leoni sansone, leo, sheeba e ciccio.
le tigri flaca, Gali, sophie, claire,
Graf, alex, arcana, Blizard, hannibal
e Gheo il ghepardo”.
può essere che abbiamo già visto
alcuni di loro in TV?
“sì, sono animali buonissimi e si
prestano benissimo ad interagire con l’uomo, per questo vengono
“scritturati”: flaca era la tigre nello
spot di sky dei gladiatori all’interno dell’arena, Viper era il leopardo
nero (comunemente conosciuto come
5
pantera) nello spot della Breil, Gheo
ha girato la pubblicità di compass
e poi lucy, una tigre che ha fatto
qualche apparizione a italia’s next
top model.”
In cosa consiste il tuo lavoro?
“inizialmente mi occupavo del lavoro ordinario, del cibo e della pulizia delle gabbie. Pian piano notavo
che passare del tempo, tanto tempo,
con gli animali ed entrare in sintonia con loro ti aiuta a capirli meglio, a parlare il loro linguaggio. ad
oggi mi occupo principalmente del
loro benessere. ho studiato a fondo una loro alimentazione ottimale, presto loro le cure mediche necessarie e cerco di capire subito e
prevenire ogni possibile malessere.
Nel mio lavoro cerco di svolgere i
compiti istituzionali nel minor tempo possibile, per poi dedicarmi alla
mia (e anche loro) parte preferita,
le coccole! cerco di dedicare più
tempo possibile ad ogni animale,
ad accarezzarlo e coccolarlo, e con
Gheo entro nella gabbia per qualche
coccola extra...”
Chiederti quali sono i tuoi preferiti sarebbe semplicemente un
copia e incolla dei loro nomi...
ma ce n’è uno a cui sei maggiormanete legata?
“direi che da subito si è creato un
rapporto particolare con ashley, il
puma femmina. dopo poco tempo
dal mio arrivo ashley ha partorito, e ovviamente lei ha deciso chi
avrebbe potuto assistere al parto e
chi no, e io ne ho avuto il privilegio.
io ho tagliato il cordone ombelicale
e fatto il nodo ai cuccioli, me li ha
fatti accarezzare e dal quel momento in poi mi ha sempre permesso di
prendermi cura di loro. si è instaurato un rapporto di cieca fiducia tra
me e lei, dimostrato anche durante
il suo secondo parto e che perdura
tutt’oggi.”
sui libri di scuola non c’è scritto che ci vuole pazienza e tanto
amore?
“mi sono resa conto che all’università ti insegnano tante cose, ma
l’esperienza al parco è qualcosa che
nessuno ti può raccontare. Troverai
forse scritto come fare un’iniezione
ad un leopardo con una cerbottana;
io invece ho imparato come conqui-
s U CCeDe a PersI Ceto
GIoV Ed ì 6 oTToBRE o R E 2 1 , te a t r o
Fan in , s p ettaco lo co m ic o c on Giuseppe
Giacobazzi.
sABATo 8 oTToBRE, or e 9 .3 0 , t e a t r o c omu n a l e
“Scuole di cent’anni. il lungo cammino della scuola di base in
un’area bolognese” (con v e g n o p e r c e l e b ra r e i l c e n t e n a r i o d e l l a
s cu o la d i San ta Maria i n st ra d a a Ca st e l l e t t o).
sABATo 8 oTToBRE, or e 1 6 , r i t r ov o i n P i a z z a Ca r d u c c i
“Quattro passi verso l’unità d’italia” , v i si t a g u i d a t a a l l a sc u ol a
elem en tare Qu aq u arell i e Cor so i t a l i a fi n o a Por t a Ga r i b a l d i .
sABATo 8 E d oMEnI C A 9 oTTo B R E
decim a, Festone
MARTEd ì 1 1 oTToBRE or e 2 1 , te a t r o Fa n i n ,
s p ettaco lo m u s icale s ul “ l i sc i o” c on Marco
tagliavini.
sABATo 1 5 oTToBRE , or e 8 -1 9 , c e n t r o st or i c o, Antiquariato in
piazza.
doMEnICA 1 6 oTToB R E , or e 2 1 , te a t r o
co m u n ale, “italiani! orazione teatrale per
il 150° dell’unità d’italia” , sp e t t a c ol o c on
ivan o Mares co tti.
MARTEd ì 1 8 oTToBR e, or e 2 1 , t e a t r o c omu n a l e, incontro sulla
legalità con Gherardo Colombo
sABATo 2 9 oTToBRE , or e 1 4 .3 0 , trekking urbano 2011, “trekking lungo il canale della bonifica” , r i t r ov o p r e sso i l p i a z z a l e
Accatà a San Gio van n i i n Pe r si c e t o i n v i a Ce n t o. Pa r t e c i p a z i on e
g ratu ita co n s crizio n e ob b l i g a t or i a : ur p d e l Comu n e, n . v e r d e
800.069678.
FI no AL 2 3 oTToBRE , Pa l a z z o S S. S a l va t or e, sa l a e sp osi z i on i ,
m o s tra “i Forcelli. racconti di una borgata fantasma” . o ra r i :
g io ved ì, ven erd ì, s ab at o 1 6 .3 0 – 1 9 ; d ome n i c a 1 0 - 1 2 .3 0 / 1 6 –
19. in fo : 347- 3970788 .
FIno AL 3 1 oTToBRE , c h i e sa d i S a n t ’A p ol l i n a r e, most ra “Aquae.
La gestione dell’acqua oltre l’unità d’italia nella pianura emiliana”.
in fo : tel. 051.6871757 , w w w.mu se oa r c h e ol og i c oa mb i e n t a l e.i t
ConTInuA A pAG. 8 ->
6
AG o s To - s E T T E M B R E
2011
stare la fiducia di Joy, come dosare
i movimenti e il tono della voce per
tranquillizzarlo, ed infine entrare
senza paura nella gabbia e fargli
qualche decina di iniezioni.
oppure è esemplare il mio rapporto
con circe, un leopardo maltrattato
che non aveva mai conosciuto altri
animali o uomini e che, al mio arrivo
,non si faceva avvicinare da nessuno e non sapeva letteralmente come
comportarsi. io le ho dedicato tanto tempo, mi sono seduta ore vicino
al suo recinto, leggendo a voce alta
per farle conoscere la mia voce, a
parlare con lei, a farle sentire la mia
presenza. era diffidente, ma pian
piano si è avvicinata e oggi ha scoperto di gradire le mie coccole, ha
accettato me e la presenza dell’uomo. Pensa che, quando circe ha partorito la leopardina sua e di Jack,
non sapeva assolutamente cosa fare
e come prendersene cura. è toccato a noi allattarla a mano con latte in polvere per cani, inizialmente
goccia a goccia perché la cucciola
non sapeva nemmeno succhiare e
in questa fase è molto pericoloso
e delicato allattarli. era stupendo,
col tempo, vedere la cucciola che ci
correva incontro ogni qualvolta vedesse il biberon, mettersi seduta e
prendere il biberon in mano; oggi ha
un anno ed è sanissima, per noi è
stata un’esperienza indimenticabile,
ma vi assicuro che difficilmente in
uno zoo o in un circo avrebbe avuto
le stesse amorevoli cure.
Quando un animale ha fiducia in
te, te lo fa capire, e nel modo più
onesto e sincero. la tigre lucy ad
esempio, dopo avere partorito i suoi
primi cuccioli, una mattina, vedendomi, ha preso in bocca uno dei suoi
cuccioli e me lo ha portato. io mi
sono sentita immensamente onorata
di questo privilegio, oltre ad avere
avuto l’opportunità di accarezzare
una delle cose più
morbide che esistano...”
non saranno tutti
dei micioni... parlaci del Re della
savana!
“a dire il vero noi
abbiamo leo, il leone strabico... lui
tutte le mattine
esce di corsa per venirmi a salutare, con
il suo tipico buffo
mugolio; una mattina, nell’impeto, non
ha visto la piscina
in mezzo al recinto
(che pure non si è mai mossa) e ha
deciso di schiantarcisi contro... fanno sempre dei disastri, non hanno
nulla da invidiare ai micetti che teniamo nelle nostre case, davvero.
a proposito, una mattina, come tutte le mattine, passo a salutare i miei
titolari Gianni e luana a casa loro
prima di iniziare a lavorare. sapevo che flaca aveva avuto il giorno
prima un battibecco con sophie e
claire, le altre tigri, guadagnandoci
un morso ad una zampa. Non sapevo
che nel loro salotto mi sarei trovata
flaca che mi veniva incontro come
fosse il mio gatto... sembrava molto a suo agio in giro per la cucina!
7
i miei capi, quando un animale ha
bisogno di cure particolari, solitamente lo tengono qualche giorno in
casa con loro, è normale così! a volte stanno meglio in casa sul divano
che assieme agli altri animali, come
quando flaca è stata presa in giro
dai pappagalli che imitavano perfettamente la voce di Gianni che chiamava “flacaaa...”, a cui lei rispondeva
affettuosamente con le fusa. fino a
quando la tigre si è stancata di essere chiamata in continuazione da un
padrone che non c’era e ha smesso di
rispondere, si è offesa!”
secondo me hai fatto venire voglia
a qualcuno di visitare il parco...
“se siete curiosi esiste il sito www.
tigerexperience.com, le visite sono
sempre organizzate, non esiste accesso libero, e vanno prenotate. sono
sicura che anche voi vi innamorerete
di tutti i micioni che troverete, come
ho fatto io!”
s U CCeDe a PersI Ceto
sABATo 5 noV EMBRE , or e 1 6 , r i t r ov o d a va n t i a l l a st a z i on e
ferro viaria
“Quattro passi verso l’unità d’italia” , v i si t a g u i d a t a a st a zio n e ferro viaria e n u o ve fa b b r i c h e.
doMEnICA 6 noV EMB R E , Pe r si c e t o e de c i ma , c omme mora zio n e d el .
Giorno dell’unità Nazionale e Festa delle Forze Armate, 93°
Anniversario della fine della Prima Guerra mondiale
sABATo 1 9 noV EMBR E , or e 8 -1 9 , c e n t r o st or i c o, Antiquariato in piazza.
doMEn ICA 4 d ICEMB R E , Pe r si c e t o, c omme mora z i on e d e l
67° Anniversario del rastrellamento di Amola, Le Budrie e
Borgata Città e 67° Anniversario dell’eccidio di Sabbiuno.
FI no AL 4 d ICEMBRE , Mu n i c i p i o d i S a n Gi ova n n i i n Pe r si ceto, m o s tra “Persiceto dall’unità alla Costituzione: i persicetani per l’unità e l’indipendenza nazionale, la democrazia
e la giustizia sociale”
sABATo 1 7 d ICEMBRE , or e 8 -1 9 , c e n t r o st or i c o, Antiquariato in piazza.
8
AG o s To - s E T T E M B R E
2011
IL ForNaI o DI LUCkeNwa LDe
C A r Lo MoNtAN Ari riCordA e rACCoNtA
pA o L o B A L B A R I n I
“
Vi d i l a m i a m a m m a c h e
c o r r e va n e i c a m p i . i o m i
fermai, bloccato dall’emoz i o n e. d i e t r o d i l e i c ’ e r a n o m i a
sorella e mia nipote; anche loro
c o r r e va n o e c o r r e va n o. l e v e d e vo venirmi incontro e non capiv o p i ù n i e n t e. P i ù l o n t a n o c ’ e r a
m i o p a d r e, e r a m a l a t o, f a t i c a va
a s t a r e a l p a s s o. a v r e b be corso anche lui se ne
fosse stato ancora capac e.”
il racconto s’interrompe;
p i ù d e l l e p a r o l e s c o rrono le emozioni, probabilmente le più forti
che una persona poss a p r o v a r e. i l r i c o r d o
dell’abbraccio dei cari
dopo aver camminato a
lungo per le vie dell’inferno sono emozioni che
solcano il volto di carlo
s o t t o f o r m a d i l a c r i m e.
“mi viene da piangere”,
sussurra questo signore
di novant’anni, e non è
l’unico a farlo mentre lo
d i c e.
Q u e l g i o r n o, e r a i l 2 2
settembre del 1945, erano passati più di quattro
anni e mezzo dalla chiamata alle armi. aveva
diciannove anni nel genn a i o d e l 1 9 4 1 q u a n d o a rr i v ò a Vi p a c c o, o g g i c i t t à
s l o v e n a d i n o m e Vi p a v a , c o n u n
paio di scarpe bucate e tanta
p a u r a d e l f u t u r o. i n q u e l l a z o n a
era già attivo da qualche tempo
un movimento di resistenza ant i f a s c i s t a , m o v i m e n t o c h e c a r-
l o a v r e b b e d o v u t o c o m b a t t e r e.
dopo un mese e mezzo d’addes t r a m e n t o n e i p r e s s i d i Po s t u m i a
f u m a n d a t o a r a ke k , p i c c o l a c i t tadina in direzione di ljubljana.
Prima di andare in prima linea
dovette aspettare che trovassero
un paio di scarpe della sua taglia. ma poi ci arrivò.
il battesimo del fuoco avvenne in
u n a v a l l a t a c o l t i v a t a a f o r a g g i o.
era nascosto tra le piante e alcune grosse formiche s’insinuavano tra le pieghe della divisa
a r r i v a n d o s u l l a p e l l e d i c a r l o,
9
disturbando l’attesa. ma ben
presto le formiche non furono
più un problema. “dalle colline
s p a r a va n o e n o i e r a va m o l ì i n
m e z z o. f u o c o d a d e s t r a , f u o c o
d a s i n i s t r a , f u o c o d a p p e r t u t t o.
fa c e va m o d a b e r s a g l i o, m e n t r e
i n o s t r i s o l d a t i c i r c o n d a va n o i l
n e m i c o.”
cominciò così e così
andò avanti per trenta lunghissimi mesi tra
r a ke k , l j u b l j a n a , Vi š n j a
Gora e logatec.
“ o g n i t a n t o u s c i va u n a
p a t t u g l i a . Pa r t i va n o i n
dieci ma, quando tornava n o, u n o o d u e m a n c a va n o s e m p r e. i o s o n o
s e m p r e t o r n a t o. Q u a n d o e r a va m o i n d i f f i c o l t à a v e va m o i p i c c i o n i
viaggiatori per mandare
m e s s a g g i . Ta n t e v o l t e c i
h a n n o s a l va t o. Po i u n
giorno ci annunciarono
che era tutto finito; non
d o v e va m o p i ù s p a r a r e.”
era l’8 settembre 1943.
“ma è vero?”, “Qualcuno sa cosa è successo?”,
“e adesso cosa facciamo?”
erano le domande che si
facevano i soldati alla
notizia dell’armistizio di
B a d o g l i o.
“ N o n s a p e va m o s e d o v e va m o e s s e r e c o n t e n t i o p p u r e n o ;
il capitano però disse: aspettate
a festeggiare perché non è finit a . c o s ì , n e l d u b b i o, d e c i d e m m o
d i t o r n a r e i n i t a l i a ; e r a va m o a
zagabria e in una settimana di
CINe teatro FaNIN:
staGIoNe teatraLe
6 oTToBRE, Giuseppe Giacobazzi, in anteprima il suo nuovo
spettacolo.
9 noVEMBRE, “Sono Fred dal whisky facile”, Franz Campi,
Barbara Giorgi e la Billy Car Jazz Band.
2 dICEMBRE, “il Conte di Lussemburgo”, compagnia di
operette Alfafolies.
13 dICEMBRE, “Memorial Carlo venturi”, con Budriesi,
Ghinazzi, Scaglioni, Galassi e molti altri.
19 dICEMBRE, “Concerto gospel”, tradizionale concerto
natalizio.
25 GEnnAIo 2012, “Quando i portici erano di legno”,
Fausto Carpani e Antonio Stragapede.
5 FEBBRAIo 2012, “La Sirenetta”, un classico in musical.
8 MARZo 2012, “L’Avaro di Molière”, a cura del teatro
Stabile dell’emilia-romagna.
10
AG o s To - s E T T E M B R E
2011
c a m m i n o a r r i va m m o v i c i n o a
Tr i e s t e.”
Questi gruppi di soldati sparsi
percorrevano circa trenta o quar a n t a c h i l o m e t r i a l g i o r n o ; d o rmivano per terra e per mangiare
s i a r r a n g i a v a n o. c a m m i n a n d o
nei boschi ogni tanto incont r a v a n o q u a l c h e c a p r i o l o e,
s e n o n l o i n c o n t r a v a n o, s i
dirigevano verso i pollai dei
contadini. una notte erano
talmente assetati che dovettero bere l’acqua di un macer o. c o n t i n u a v a n o a c a m m i n a re pensando che i tedeschi li
s t e s s e r o i n s e g u e n d o. i n v e c e
l i s t a v a n o a s p e t t a n d o. Po c o
p r i m a d i Tr i e s t e f u r o n o c a t turati, incolonnati e scortati
da carri armati. mentre passavano per la città, i triestini
cercarono di aiutarli.
“io che avevo la fortuna d’essere alto riuscivo ad afferrare
per primo quello che ci buttava n o d a l l a t e r r a z z a . c i d a va n o p a n i n i e a c q u a . m a e r a va m o l o s t e s s o p r i g i o n i e r i .”
Po i i l b u i o. l’ i n c u b o. l a d e p o r t a z i o n e. i l c a r r o b e s t i a m e.
i corpi stipati, inscatolati; sett a n t a , o t t a n t a p e r v a g o n e. i l t r e n o c h e p a r t e. u r i n a , e s c r e m e n t i ,
f a m e, s e t e. N i e n t e c i b o, p o c a a c qua. i compagni che si ammalan o, q u a l c u n o c h e n o n c e l a f a .
dopo alcuni terribili giorni il
t r e n o f e r m ò a Ku s t r i n , a l l e p o rt e d i B e r l i n o. i d e p o r t a t i s c e s e r o
barcollando e si misero in fila
per una scodella di zuppa e una
f e t t a d i p a n e. N o n a v e v a n o n u l l a
i n c u i m e t t e r e i l c i b o.
“cercammo per terra, tra la
s p a z z a t u r a e n e l l e t a m e, p e r t r o va r e q u a l c h e b u s s o l o t t o.”
chi trovava qualche contenitore
e riusciva a mangiare si accorgev a c h e, a l l a f i n e d e l m i s e r o p a s t o, n e l l a s c o d e l l a r i m a n e v a n o
dei pugni di sabbia.
d a Ku s t r i n f u r o n o t r a s f e r i t i a l
c a m p o d i l u c ke n w a l d e, s e s s a n -
t a c h i l o m e t r i a s u d d i B e r l i n o.
il campo era circondato da filo
s p i n a t o e, a d o g n i l a t o, c ’ e r a n o
torrette in metallo dove stavano
soldati tedeschi con la mitrag l i a t r i c e. i n u n a n g o l o, a n o n i m i
come il cemento e scuri come la
m o r t e, c ’ e r a n o d e i c a m i n i . e r a u n
campo in cui si doveva lavorare
per il reich; almeno fino a quand o s i e r a i n g r a d o d i f a r l o. Q u e i
forni crematori nascosti in fondo
al campo erano lì a ricordarlo ad
ogni minuto della giornata.
“ d o r m i va m o p e r t e r r a , i n c e n t i n a i a p e r t e n d a , a l f r e d d o, e s i
m a n g i a va p o c o. c i d a va n o u n a
scodella d’acqua, un pezzetto
di pane e una zuppa fatta con
b u c c i a d i p a t a t e e r a p e b i a n c h e.
Qualche volta c’era margarina
o b u r r o m a d o v e va m o d i v i d e r l i
i n t a n t i . r i c o r d o u n a v o l t a c h e,
m e n t r e p o r t a va n o i l p a n e s u i c a rri, uno di noi si avvicinò e allung ò u n a m a n o. a v e va f a m e, c o m e
tutti. sentimmo un colpo e lui
c a d d e. G l i a v e va n o s p a r a t o a l l a
s c h i e n a .”
a tutti i prigionieri fu offerto
11
di continuare a combattere per
la Germania nazista entrando a
fare parte della repubblica di
salò.
“un giorno sentimmo una voce
r e g i s t r a t a ; e r a h i t l e r. c i d i s s e r o
c h e o f f r i va l a l i b e r t à a c h i a v e s se continuato a combattere
con lui. Qualcuno accettò,
p e r f a m e e d i s p e r a z i o n e. c h i
a c c e t t a va m a n g i a va , g l i a l t r i n o. i o r i f i u t a i , c o m e t a n t i a l t r i , c o m e q u a s i t u t t i . Po i
successe una cosa. fu la mia
f o r t u n a . fo r s e m i s a l va i p e r
q u e l l o. Ve n n e r o a l c a m p o a
chiedere chi di noi era fornai o o a g r i c o l t o r e. Pa r e c h e t u t ti lo fossero in quel moment o, m a i o l o e r o p e r d a v v e r o.
lavoravo come fornaio a sant a m a r i a c o d i f i u m e, v i c i n o a d
argenta, nel paese dove sono
n a t o. d o p o l a g u e r r a h o c o n t i n u a t o a f a r e i l p a n e. a n c h e
a s a n G i o va n n i i n Pe r s i c e t o,
quando sono venuto ad abit a r e q u a , f a c e v o i l f o r n a i o. l a
m i a b o t t e g a e r a i n Vi a G r a m s c i , d i f r o n t e a l Pa l a z z a c c i o.”
i tedeschi si accorsero che
c a r l o e r a b r a v o a f a r e i l p a n e,
e questa fu la sua fortuna. dopo
mesi di privazioni e sofferenz e, f u f a t t o u s c i r e d a l c a m p o.
fu trasferito presso un fornaio
che aveva la bottega in un paese
p o c o l o n t a n o. a v e v a d e l l e r e g o l e
f e r r e e d a s e g u i r e, v i v e v a i n u n
granaio e alle otto di sera doveva per forza essere a casa, ma
non era chiuso in un recinto e
a v e v a u n p o ’ d a m a n g i a r e. c o s ì
cominciò a fare il pane per gli
a b i t a n t i d i l u c ke n w a l d e. e r a u n
pane un po’ speciale perché, per
vincere la miseria che cominciava a stritolare anche la Germania, era costretto a mescolare
segatura di pino insieme alla far i n a . i n u n q u i n t a l e d i p a n e, d i e ci chili erano di segatura.
“ i l p a n e f a c e va u n c o s ì b u o n
profumo di albero …”
Le NUoVe teCNoLoGIe
DeLLa CoMUNICaZIoNe
s I M o n E TTA C o R RA d I n I
Amnesty international, quando nacque 50 anni fa, usava carta,
penna e macchina da scrivere per denunciare le violazioni dei
diritti umani e si rivolgeva alla stampa per far conoscere le sue
battaglie. Poi sono venute le telescriventi, le fotocopiatrici, i fax,
la radio, la televisione, le comunicazioni satellitari, i telefoni, le
e-mail, internet e i social-network. Sono tutti strumenti che hanno
contribuito alla lotta per la difesa dei diritti umani, nonostante i
ripetuti tentativi dei governi di limitare il flusso delle informazioni
e di censurare le comunicazioni.
i cittadini comuni che protestano contro governi autoritari e che
con pacifiche dimostrazioni sono riusciti a mettere in crisi o a far
cadere tiranni (pensiamo alla cosiddetta “primavera araba”) hanno
potuto conoscere violazioni, diffondere informazioni, organizzarsi
grazie ai telefoni e alla rete. L’informazione è fonte di potere e i
nuovi mezzi di comunicazione permettono a grandi masse di mobilitarsi in tempo reale.
La tecnologia in sé non rispetta né indebolisce i diritti umani, è
al servizio degli intenti di coloro che la controllano. in un mondo
caratterizzato da un’asimmetria del potere, la capacità dei governi
e di altri attori istituzionali di sfruttare e abusare della tecnologia è
superiore a quella degli attivisti della società civile, degli intrepidi
“informatori” o di singoli cittadini il cui senso di giustizia esige
che sia possibile ricercare le informazioni o descrivere e documentare una data ingiustizia.
il sogno di tutte le persone di buona volontà è di vivere in un
mondo veramente omogeneo in cui tutti abbiano accesso in modo
costruttivo all’informazione, in cui tutti possano prendere parte
pienamente alle decisioni che influenzano le loro vite e in cui nessuna ingiustizia rimanga impunita.
CI puoI TRoVARE oGnI pRIMo E TERZo MARTEdI’ dEL MEsE, oRE 21,
VIA RAMBELLI 14 - sAn GIoVAnnI In pERsICETo.
InFo: [email protected]
12
AG o s To - s E T T E M B R E
2011
Qualche ricordo piacevole in
mezzo al buio si intreccia nella
m e m o r i a d i c a r l o.
“ N e l g r a n a i o v i v e va n o a n c h e a l tri. c’era una ragazza polacca
c h e a v e va p e r s o e n t r a m b i i g e nitori. Beh, io l’ho consolata un
po’ e un po’ mi sono consolato
a n c h ’ i o. N o n m i e r o n e m m e n o
dimenticato dei miei compagni
m a n g i a r e. l a p r i m a n o t t e i r u s s i
ci misero a dormire in un cimit e r o. d e c i d e m m o a l l o r a d i t o rnare al campo per raggiungere
gli altri e capire come tornare a
c a s a . r u b a m m o t r e b i c i c l e t t e e,
per impedire che i russi le rubassero a noi, togliemmo i copertoni. abbiamo fatto un sacco
d i s t r a d a s o l o s u i c e r c h i o n i . Po i
rimasti al campo; qualche volta
riuscivo a mettere da parte un
p o ’ d i p a n e, l o n a s c o n d e v o s o t t o
a d u n p a s t r a n o, a n d a v o l a g g i ù e
l o b u t t a v o d i l à d a l r e t i c o l a t o.”
dopo un anno e mezzo arrivarono i russi. era l’aprile del 1945.
“io e gli altri ragazzi che lavorava n o n e i c a m p i f u m m o s c a m b i a t i
p e r t e d e s c h i , c i a v e va n o m e s s o i n
m e z z o a l o r o. Pe r f o r t u n a q u a n d o a v e va m o c a p i t o c h e s t a va n o
p e r a r r i va r e c i e r a va m o m e s s i
la divisa militare e riuscimmo
a spiegare a un ufficiale russo
c h e p a r l a va t e d e s c o c h e e r a va m o p r i g i o n i e r i d i g u e r r a . l’ u f f i c i a l e c i d i e d e u n f o g l i o, e r a u n
l a s c i a p a s s a r e, d o v e c ’ e r a s c r i t t o
c h e s e e n t r a va m o i n u n n e g o z i o
c i d o v e va n o d a r e q u a l c o s a d a
i n q u a l c h e m o d o, n o n s o q u a n t o
t e m p o d o p o, f o r s e e r a a g o s t o o
f o r s e e r a g i à s e t t e m b r e, r i u s c i m m o a p r e n d e r e u n t r e n o.”
Nel mese di luglio in italia, la
linea ferroviaria del Brennero
e r a s t a t a r i p r i s t i n a t a f i n o a Pe s c a n t i n a , v i c i n o a Ve r o n a . e a
Pe s c a n t i n a s i t r o v a v a u n u f f i c i o
schedario in cui si scambiavano
notizie tra parenti e deportati.
fu qui che vide una sua foto e
un messaggio dei genitori che
c e r c a v a n o s u e n o t i z i e. Pe r c a rlo fu un’emozione indescrivibile
a v e r e n o t i z i e d e i s u o i c a r i . Vo l e va dire che erano ancora vivi. da
Pe s c a n t i n a u n c a m i o n m i l i t a r e
trasportò lui e tanti altri verso
s u d . fe c e r o s o s t a a fe r r a r a , i n
u n c e n t r o r a c c o l t a i n Vi a d e r o -
13
mei, dove carlo ricorda di aver
mangiato assieme agli amici un
i n t e r o s a c c o d i p a n e a m m u f f i t o.
Po i u n a l t r o c a m i o n l i p o r t ò v e rso casa. la fermata più vicina al
s u o p a e s e e r a s a n N i c o l ò fe r r a rese; gli restavano da percorrere
dieci chilometri.
“a n d a i c o n u n r a g a z z o c h e e r a
stato militare con me presso la
sua famiglia. mi voleva n o a c c o m p a g n a r e c o l
biroccio ma io rifiutai.
Vo l e v o t o r n a r e d a s o l o.
così mi feci prestare una
bicicletta e cominciai
a pedalare verso casa.
lungo la strada c’era un
canale da attraversare in
un punto vicino ad uno
s t r e t t o s e n t i e r o. Pe n s a i
che dopo tutto quello
che avevo passato non
potevo saltare su una
mina o una bomba proprio a pochi chilometri
d a l l ’ a r r i v o. c o s ì a s p e t tai qualcuno che passass e d i l ì . o s s e r va i m o l t o
attentamente dove mett e va i p i e d i u n s i g n o r e
che arrivò poco dopo e
l o s e g u i i . Po i a r r i va i a
casa di mia zia rosa, a quattro
c h i l o m e t r i d a l m i o p a e s e. l a z i a
m i f e c e u n a g r a n d e f e s t a e, p e r
l ’ o c c a s i o n e, a n d ò a c o m p e r a r e
u n e t t o d i m o r t a d e l l a . a v e va u n
s a p o r e d i v i n o. Po i d i s s i a m i a c u gina di andare ad avvisare i miei
g e n i t o r i c h e s t a v o a r r i va n d o.
N o n v o l e v o s p a v e n t a r l i . fi n i t a l a
mortadella, aspettai un po’ per
d a r e i l t e m p o a m i a c u g i n a d i a rr i va r e. Po i p a r t i i c o n l a b i c i c l e t ta in mezzo alla campagna. ad
u n c e r t o p u n t o l i v i d i . Vi d i l a m i a
m a m m a c h e c o r r e va n e i c a m p i .”
[ Pe r c a r l o s o n o m o m e n t i c h e n o n
s i p o s s o n o d i m e n t i c a r e.
Pe r t u t t i n o i e p e r c h i v e r r à d o p o
di noi sono invece momenti che
n o n s i d e v o n o d i m e n t i c a r e. ]
AG o s To - s E T T E M B R E
2011
MIra... esPaNsIoNIstICa
d ue C hi ACC hi ere CoN iL P reSide Nte
deL C i rCoL o tiro A voLo
sARA ACCoRsI
d
urante il periodo estiv o, q u a n d o p e r e s t a t e s i
intende il pieno sole di
q u e s t ’ a n n o, n e l p r i m o p o m e r i g gio del sabato o della domenica,
in caso di allarme evacuazione
d a c a l d o, c i s o n o d u e p u n t i p e rsicetani di raccolta: 1. centri
commerciali, dove la prova per
aver affrontato l’asfalto fumante
viene ricompensata dalla frescura condizionata; 2.zona campo
s p o r t i v o, d o v e q u a l s i a s i a n g o l o
del prato delle Piscine è pane
contro i morsi dell’afa. il numer o d i a u t o, m o t o r i n i e b i c i c l e t t e
intorno a questi due punti è un
utile rilevatore della temperatura percepita. se per qualche
recondito motivo si lasciasse la
ciconvallazione persicetana in
d i r e z i o n e Vi a c e n t o, e s i o l t r e passasse la prima periferia, si
superasse la rotonda della chissà quando futura area industriale oggi tenuta in vita dal solo
lidl, dopo le prime curve si po-
trebbe scoprire un nuovo punto
d ’ a c c u m u l o. a u t o p a r c h e g g i a t e l ì
a p p e n a o l t r e i l c a n a l e, s u b i t o p r i m a d e l v o l t o n e d i Vi a c a r r a d o n a
P r o s p e t t i v a . Vu o i i l v o l t o n e c h e
si apre su una strada non asfaltata, vuoi il nome
d e l l a v i a , v u o i c h e,
se per curiosità, si
t e n t a d i e n t r a r e,
c’è subito un minaccioso cartello di
divieto di transito
per Proprietà privata, occorre scoprire
c o s a v a d a n o c e rcando tutte quelle
a u t o. . . e i n q u e s t a
smania di Noir che
ha colto l’italia tutta o ancora in preda
alle sensazioni da
miraggio desertico
date dai fumi dell’asfalto assol a t o, s i v u o l e f a r e
qualche indagin e. . . e c c o c o s a s i
osserva semplicemente fermandosi sulla strada.
appaiono in prospettiva: il retro di un casotto
v e r d e, u n a t e t t o ia, in lontananza
una montagna di
terra. Non è che
là dietro quella
montagna si cela
una piscina? osservando meglio:
la montagna app a r e m a c c h i a t a d i a r a n c i o n e.
oggetti arancioni sparsi in vari
14
p u n t i . e a l l ’ i m p r o v v i s o. . . s p a ri... signore e signori benvenuti
a l c i r c o l o p e r s i c e t a n o d i Ti r o a
volo!
“uno sport che porta sempre
medaglie all’italia” racconta il
p r e s i d e n t e Te s t o n i , u n o s p o r t
sorto negli stati uniti e arrivato
in italia nella metà dell’ottocent o, u n o s p o r t e n t r a t o n e l l a r o s a
olimpica tra gli sport facoltativ i n e l l e o l i m p i a d i d i Pa r i g i d e l
1900. se i primi inventori prendevano di mira le palle nataliz i e d i v e t r o, o g g e t t o d a c o g l i e re al volo fu a lungo il piccione
i n v o l o. c i t a l ’ e n c i c l o p e d i a u t e t
anno 1972: “Nel tiro al piccione
il tiratore ha davanti a sé una
l u n g a f i l a d i c a s s e t t e. . .” m a f o rse meglio non proseguire onde
e v i t a r e d i s u g g e r i r e s t r a n e i d e e,
anche se la mutazione genetica
subita dai piccioni nel corso degli anni li ha resi
prede poco facili da prendere in
fase di preparaz i o n e, t r o p p o f a cili come bersagli
d a t a l a m o l e. . . ! l a
libertà di volo dei
volatili, bandita in
i t a l i a d a l l a l e g g e,
è stata sostitutita da meccanica e
tecnologia. dalle
prime rotanti eliche a un sistema
complesso
che
oggi chiede ingenti investimenti, “abbiamo fatto spese mica
d a r i d e r e ” s o t t o l i n e a Te s t o n i e
AG o s To - s E T T E M B R E
2011
b a s t a a n d a r e s u l c a m p o, s u p e r a re la tettoia con le grandi ceste
r a c c o g l i c a r t u c c e, e d e c c o m o t i v a t e l e s p e s e. . . u n a m i s t e r i o s a
pedana verde girando intorno
alla quale vediamo apparire il
parco macchine
lanciapiattelli.
a l c i r c o l o, i n fatti, si pratica
l a “ fo s s a o l i m pica”,
cioè,
come spiega il
s i t o d e l l a fe d e r a z i o n e Ti r o a
Vo l o ( f i TaV ) , “ i
tiratori sparano
su una linea di
tiro
rettilinea
posta parallelamente a quindici metri dietro
la fossa in cui
si trovano le
macchine lanciapiattelli, alternandosi su cinque pedane div e r s e. i l p i a t t e l l o v i e n e l a n c i a t o
automaticamente appena arriva
l ’ o r d i n e d e l t i r a t o r e, c h e a t t e n d e
con il fucile imbracciato e caricato con due colpi. ad ognuna
delle cinque pedane corrispondono tre macchine lanciapiattelli (per un totale di quindici)
ed una roulette automatica stabilisce la successione dei lanci.
Questo elemento rappresenta la
d i f f i c o l t à p e r i l t i r a t o r e c h e, p u r
conoscendo il tempo di uscita
d e l p i a t t e l l o, d e v e i n t e r c e t t a r n e
l a d i r e z i o n e c h e p u ò v a r i a r e, s u l
p i a n o o r i z z o n t a l e, d i 9 0 ° e l a s u a
altezza, a dieci metri di distanza
dalla fossa, da un metro e mezzo
fino ai tre metri e mezzo”.
d a s e m p r e i s c r i t t o a l l a f i TaV e
quindi inserito tra i 520 campi
italiani, il circolo conta circa
un’ottantina di soci, registati
nell’enorme pannello che campeggia tra i tavoli. rigorosament e c o m p i l a t a a m a n o, t r a c o l o r i e
c a l l i g r a f i e c h e v a r i a n o, a f i a n c o
di ogni nome sono appuntati i
p u n t e g g i d e l l e v a r i e g a r e, p e r-
chè tra i soci c’è un campionato
interno che premia ogni anno i
“campioni sociali” come ben
s p i e g a l ’ a l t r o g r a n d e p a n n e l l o.
cognomi della zona e nomi di
soli uomini incorniciano il bancone del bar e
il resto della
sala, in cui il
concetto di long
o soft drink
scatenerebbe
una sana risata
magari condita
d i d i a l e t t o. u n
l u o g o s e m p l i c e,
insomma, in cui
arrivano
ogni
giovedì pomer i g g i o, p e r i t i r i
di prova, e ogni
sabato e domenica, per le
g a r e, s o c i e n o n
soci.
Proprio
2ogni
sabato
e d o m e n i c a ” s o t t o l i n e a Te s t o n i
e si lascia andare a raccontare
il suo sogno: l’espansione del
c i r c o l o. “ s e s i p o t e s s e f a r e u n
c a m p o u l t e r i o r e, e m a g a r i a n che l’impianto per
i l t i r o a l l ’ e l i c a , a rr i v e r e b b e p i ù g e n t e,
anche tiratori di un
certo livello che qui
non vengono” e con
il suo occhio da imprenditore
evidenzia anche come “per
l’elica si organizzan o g a r e d i t r e g i o rni e ci sarebbe una
ricaduta pure sugli
alberghi
intorno”
...e in questi tempi
in cui il numero di B&B in zona
c r e s c e c o s t a n t e m e n t e, i l d i s c o rso di certo potrebbe non cader e n e l v u o t o. “ s i a m o a n c h e i n
u n a b u o n a p o s i z i o n e, r i u s c e n d o
a raccogliere le tre provincie di
B o l o g n a , m o d e n a e fe r r a r a ” . m a
Te s t o n i n o n p e n s a s o l o a i c a m p i
d a g i o c o, m a a n c h e a “ m i g l i o r i e a l c a s o t t o, c r e a n d o u n l u o -
15
go più accogliente”, soprattutto perchè, precisa, “per sparare
bisogna avere il porto d’armi e
quindi c’è gente con la fedina
pulita”. Nonostante le cronache
siano piene di pazzie compiute da gente che fino agli insani atti compiuti erano persone
così sane da possedere il porto
d ’ a r m i , n e l l e p a r o l e d i Te s t o n i
ritorna il sano equilibrio della
passione per un un gioco olimpico in quel suo “galantuomini”
con cui definisce chi pratica la
disciplina. e, come a mitigare un
eventuale sentore di boria, ride
sui resoconti di qualche socio
c h e, a l t i r o, u n i s c e l a p a s s i o n e
per la caccia, su quei resoconti sempre da caccia grossa, “ma
poi si sa, fanno come tutti i pes c a t o r i ! ” . Po i a g g i u n g e d a g a l a n t u o m o, “ a o n o r d e l v e r o b i sogna dire che non è proprio un
gioco per tutti”, spiegando che
t r a f u c i l e, c a r t u c c e e i s c r i z i o n e
alla gare le cifre che si possono
raggiungere sono un po’ fuori
budget alla “generazione-milleeuro-quandovabene”. e ritorna
a l s u o s o g n o, a q u e l “ s a r e b b e
bello poter ampliare il circol o ” e “ m a g a r i p e r c h è n o, a n c h e
metterci una piscina, al di là di
m e ( s i o c c u p a d i p i s c i n e - s e rgio testoni Piscine - nella vita,
ndr)”...ma, così...si rovinerebbe
il mistero di tutte quelle auto
sotto al solleone in mezzo alla
campagna ogni sabato e domenica!
AG o s To - s E T T E M B R E
2011
L a FaCCIa Nas Cos ta
D e LLa N os tra s torIa
i N “i tAL iAN i !” d i MAurizio GAruti
MICHELE sIMonI
c
ome era lecito aspettarsi, nel corso di quest’anno, in occasione del
centocinquantesimo compleanno
dell’italia unita, sono molte e variegate
le novità librarie dedicate alla storia patria,
ad episodi e personaggi del nostro passato e
ai concetti di “italia” e
di “italiani”.
Tra le tante nuove uscite, una in particolare
può attirare l’attenzione dei lettori di Borgorotondo:
italiani!
la storia che ride (ed.
aliberti) di maurizio
Garuti, prolifico autore persicetano che da
tempo si cimenta, attraverso diversi generi
letterari, nel raccontare storie dalle radici
ben salde nella terra e
nella memoria locale. italiani! la storia
che ride presenta una raccolta di sette
testi dal chiaro sapore teatrale; tutti i
brani sono infatti figli di occasioni diverse accomunate però dal medesimo intento di portare in scena personaggi, miti e
immagini di una storia italiana minore,
ma tutt’altro che marginale.
i racconti di Garuti trovano – e stanno tuttora trovando – interpreti ideali
nelle importanti figure di Vito e ivano
marescotti. le narrazioni di Garuti che,
nell’immediatezza e fisicità di questi
interpreti incontrano terreno fertile per
sbocciare al meglio, nella raccolta del libro vanno a generare il carattere unitario
di epopea della povera ma indomita gente della bassa. un’epopea fatta di scoloriti album di famiglia, di odori intensi da
osteria, di zappe consumate e umili animali; nella quale – come in tutte le grandi storie – l’amore è, volente o nolente,
sempre presente ma “viene dopo la fatica del pane… dopo la fatica di vivere”.
comunque, “cosa volete che sia l’amore
– sottolinea la voce narrante del primo
racconto italiani! orazione teatrale per
il centocinquantesimo dell’unità d’italia
– per chi parla un dialetto come il nostro
che non sa dire ti amo, ma al massimo at
voi bèn?”.
in questo viaggio attraverso le ricchezze e le
povertà italiane nei secoli – ma soprattutto nel
cortile gravido di episodi,
personaggi, leggende di
“mamma Bologna” –, in
questa intensa avventura tragicomica, vediamo
scorrere l’immagine inossidabile dell’eroe dei due
mondi, il generale con
la giubba rossa e con “il
poncho – come clint eastwood –“ (nel monologo
se Garibaldi scende da
cavallo ), quella del “furbo matricolato” camillo
Benso conte di cavour e
quella di Napoleone iii,
“per gli amici coglione Triplo”… e ancora (nel dialogo il giorno dei birichini.
8 agosto 1848: i popolani bolognesi cacciano gli austriaci ), come in una pellicola
in bianco e nero, fotogrammi di una fiera
Bologna di metà ottocento, che, in una
magica notte di pece, si rivela nell’incalzante scambio di battute tra un vecchio
un po’ confuso ed una statua tanto sanguigna quanto bonaria.
l’unità d’italia è ancora molto lontana
per zenobio, capostipite dei selva, protagonista del racconto i contadini di castel
Guelfo , con il quale intraprendiamo un
viaggio “nel buio del tempo” verso i giorni nostri. il testo, composto in occasione
dei settecento anni della cittadina a sud
di Bologna, ripercorre, seguendo le orme
lasciate dalle generazioni di questa verosimile famiglia, la storia del luogo, piccola ma fondamentale tessera della storia
con la s maiuscola. con profonda sensibilità e sottile ironia, Garuti riesce, in
questo racconto, a dar voce “all’immensa
moltitudine d’uomini che passa sulla terra inosservata, senza lasciarci traccia”
di manzoniana memoria; una moltitudine
16
che, spesso senza consapevolezza, ha
dato il proprio contributo per costruire il
nostro presente di italiani.
il brano il lamento del porco è un encomio satirico e appassionato dell’animale
emiliano per eccellenza, il maiale; simbolo pregnante della nostra identità, la vita
del porco, in bilico tra commedia e tragedia, viene affrescata con uno sguardo
ampio che investe di un’aura quasi sacra
l’animale di cui non si butta via niente.
il folle volo dello sputnik è un felicissimo
amarcord del nostro passato migliore,
ingenuo ma sincero, povero ma generoso. siamo nell’ottobre del 1957: in una
notte piovosa, tre compagni persicetani
si riuniscono sull’argine del samoggia
per ammirare l’improbabile visione dello sputnik, il primo satellite artificiale
della storia, lanciato in orbita dall’urss.
Nell’apparizione surreale del veicolo
spaziale, pagana stella cometa, i tre amici vivono la rivelazione di un mondo che
promette felicità ed uguaglianza: ma forse è solo un sogno che svanirà assieme
ad un notte indimenticabile.
in un libro in cui il valore medio dei brani
è davvero molto alto, spicca comunque,
per la sua forza evocativa, il monologo
Quando Bologna aveva il porto : dichiarazione d’amore per una città che non c’è
più, “che neanche ce la immaginiamo”,
per un passato di cui dovremmo avere maggior cura almeno nella memoria.
la bravura di Garuti sta, in particolare,
nella capacità di far resuscitare, con una
parola diretta ma molto meditata, la
prepotente bellezza di una Bologna nel
medioevo caput mundi culturale ed economica.
unendo, di volta in volta, una scrittura
intelligente, ironica e precisa – che ha
qualche sapore del linguaggio “medio”
di calviniana memoria – a momenti di un
espressionismo giocoso e popolare, Garuti ci offre una lettura dall’alto valore
letterario e morale: con vicende minori,
attraverso le vite ed il piccolo mondo antico di contadini e popolani della bassa,
la storia italiana prende forma e si rianima di una freschezza inaspettata.
soMMaRio
18
Bologna:
2 agosto 1980
F r A N C A MAS S e r e LLI
19
16 agosto, la
seRa peRfetta
... o quasi
MAr C O C A r e t tI
20
HOLLYWOOD PARTY
“Motel
Woodstock”
g I A N L U C A StANz ANI
“donne senza
uoMini”
g I A N L U C A StANz ANI
‘SVICOLANDO’
è StAtO reALIzzAtO
DALLA LIbrerIA DegLI
OrSI e DALLA reDAzIONe
DI bOrgOrOtONDO
INSERTO CHIUSO
IL 22 SETTEMBRE
PreMIaZIoNe DeL
CoNCorso LetterarIo
sVICoLaNDo
s a b at o 8 o t t o b r e 2 0 1 1
N e L C h i o S t r o d i S. F r A N C e S C o
CONCORSO
VICOLANDO
Attenzione,
cAdutA mAssi!
storie di ostacoli, svolte
ed eventi inattesi
dopo una lunga estate di letture e discussioni, siamo giunti al momento
clou del concorso letterario dedicato alla memoria di Gian c arlo Borghesani. infatti, sABATo 8 oTToBRE 2011, ALLE oRE 18, nella sala
dell’affresco presso il chiostro della c hiesa di s. francesco a Persiceto,
si terrà la premiazione dei vincitori del premio.
il concorso, patrocinato dal c omune di Persiceto, ha visto la partecipazione di 58 concorrenti. a loro va il nostro più sentito ringraziamento,
in quanto, ciascuno alla propria maniera, ha raccolto l’invito di ricordare Gian c arlo prendendo carta e penna ed esprimendo la propria bravura
e fantasia nell’interpretare il tema “attenzione! caduta massi”.
l’incontro proporrà la lettura, da parte dell’attore Vincenzo forni, dei
testi dei vincitori, che verranno poi premiati, come stabilito dal bando,
con buoni acquisto in libreria. s ono stati invitati al premio – che, ricordiamo, è stato promosso anche con il contributo economico del Bar Venezian e della l ibreria degli orsi – tutti i partecipanti e, nostro auspicio
è che, a loro, si uniscano tanti persicetani appassionati di scrittura e
lettura, i quali, con la loro presenza, possano contribuire a rendere ancora più bello questo sentito ricordo di Gian c arlo.
Per info: [email protected]
la redazione di Borgorotondo
17
Bologna: 2 agosto 1980
Fr ANCA M AS SereLLI
B
ologna:
2
agosto
1980
Il silenzio della scrittura
nella esaltazione o nella
disperazione serviva ad
avvicinare, a soffocare
dolori, ad alleggerire il
cuore, e le parole nella
loro bellezza ed interezza a volte si vestivano di
audacia, a volte di timi-
dezza, a volte di verità
nascoste!
e così, oggi, che è il due
agosto, io, bolognese di
adozione, vorrei trasmettere l’emozione forte che
ritorna ad ogni anniversario di quella ignobile
strage che insaguinò la
mia bella bologna!
ero giovanissima dipendente del tribunale di bologna quel lontano due
agosto 1980. ero in ferie
sulla spiaggia toscana,
indossavo un costumino
rosso, ricordo l’annuncio
alla radio, una esplosione alla stazione, forse
una bomba, ma no, sarà
altro! Sala d’attesa, seconda classe, stazione
ferroviaria distrutta!
e poi le notizie sempre
più convulse ma sempre
più precise: s^una bomba! tantissimi morti! Una
città ferita e smembrata.
Poi una telefonata: ferie
revocate,
immediatamente in servizio!
ero stata scelta, e come
me altri, a costituire la
segreteria di quei magistrati che si sarebbero
occupati delle indagini
e così, come per tutti coloro che parteciparono
all’istruttoria processuale, la vita cambiò.
e tutti noi, a distanza di
tempo, chi in un modo
18
chi in un altro, ne portiamo i segni. Vi assicuro,
ferite non rimarginabili,
segni che hanno condizionato anche a distanza
di tempo scelte o percorsi di vita.
Io e altri, una stanza rettangolare, le pareti coperte di armadi che nel
tempo si riempirono di
fogli, migliaia di fogli,
un lungo tavolo centrale, due telefoni, due
macchine
da
scrivere…
So che farà
sorridere,
ma ripenso
a quel gruppo già affiatato ancor
prima di conoscersi, e
lo vedo: api operaie, instancabili e inarrestabili,
persone senza nome attraverso il tempo.
Il tempo andato, qualcuno lo ha definito la terra
di nessuno! Io invece credo esso resti sentinella
del vivere e così appartenga a tutti, anche a
coloro che quel passato
non hanno vissuto.
Ho lavorato e insieme a
me tantissimi altri, sconosciuti ai mass media,
chiusa tra una immensità
di informazioni da raccogliere, sezionare, gestire,
archiviare; migliaia di
parole da custodire gelosamente, dimenticando quelle che dovevano
essere dimenticate, ricordando ciò che doveva
essere ricordato. Ogni
giorno nuovi problemi da
risolvere, inganni da evitare.
La giustizia, è vero, a
volte non arriva dove si
vorrebbe arrivasse, ma
sporcarla è atto sudicio
e volgare. toglierle la dignità che possiede per
sua stessa natura è qualcosa di insano.
riporto lo stralcio di due
tra i tanti capi di imputazione formulati a suo
tempo che testimoniano
la portata e il significato
di ciò che ancora oggi a
distanza di anni non ha
trovato risposte esaustive
nonostante l’impegno e
l’abnegazione dedicata
a questo lavoro. Ometto
volutamente i nomi delle persone a cui queste
accuse furono formulate. Ci sono state sentenze, annullamenti, nuove
sentenze. Ciò che vorrei
trasmettere è il senso di
un lavoro volto a dare
risposte a chi ancora si
chiede “perché?”
“…del
delitto
p.p.
dall’art. 270 bis c.p. per
avere costituito, promosso, organizzato con ruoli
e funzioni diverse, un’associazione sovversiva con
fine di eversione dell’ordine democratico, da
conseguire mediante la
realizzazione di attentati
o comunque mediante
il loro controllo e la loro
gestione politica nell’ambito di un progetto teso
al condizionamento degli equilibri politici
espressi nelle forme previste dalla
Costituzione ed al
consolidamento
del potere di forze
ostili alla democrazia, progetto nel
quale rientravano
necessariamente
la copertura e la
garanzia dell’impunità degli autori
degli attentati sotto richiamati, tra
i quali quello alla
stazione di bologna del 2 agosto
1980. In bologna e
roma ed altre località del territorio
nazionale in epoca antecedente
e successiva al verificarsi
della strage del 2.08.1980.
(cfr. Sentenza I° Corte Assise bologna).
“…del delitto di cui agli
artt. 110, 285, 422 c.p.
perché in concorso tra
di loro e con persone da
identificare, allo scopo
di attentare alla sicurezza interna dello Stato,
commettevano un fatto
diretto a portare la strage nel territorio nazio-
nale, concertando, promuovendo, deliberando,
organizzando e rispondendo per l’esecuzione,
il porto e la collocazione
di un ordigno esplosivo
nella sala d’attesa di seconda classe della stazione FF.SS. di bologna,
con il preventivo voluto
fine di uccidere - tenuto
conto della potenzialità
dell’ordigno e dell’ora
dello scoppio, 10.25, del
primo sabato di agosto
nel più importante scalo
ferroviario nazionale - un
numero elevatissimo di
persone, oltreché di ferirne molte altre (saranno 200), cagionando in
effetti la morte di 85 persone. Condotta iniziata
in località imprecisata
e cessata in bologna il
2.08.1980. (cfr. Sentenza
i° Corte Assise bologna”).
Accade a volte di impaurirsi alla quotidiana
abitudine del passare
del tempo che diluisce
la memoria, la sbiadisce.
Ma questa volta non è
così! Nulla può sbiadire ciò che non ha risposte! Affido al racconto,
al tempo, a chi leggerà
l’impegno a non dimenticare!
bologna, due agosto
duemilaundici.
Franca Masserelli
Funzionario del tribunale
di bologna
16 agosto, la seRa peRfetta... o quasi
MArCO CArettI
d
urante l’anno ci
sono
gior ni
che
sono particolari anche senza avvenimenti
da ricordare, perché
segnano un passaggio. Non c’è niente di
speciale se non che
è ora di cominciare a
pensare alla pagina
finita e alle prossime
che verranno, un po’
come il 7 gennaio ed
è ora di disfare l’albero e il presepe, o il martedì dopo il Processo,
quando è davvero fini-
to il Car nevale e i suoi
riti, o come la mattina
che segue l’ultima replica in teatro, con il
senso di vuoto che ti
assale.
Ognuno di noi ha i propri. Per me il 16 Agosto
è uno di quei gior ni.
Ferragosto è già passato, le ferie vanno
verso la conclusione
e le vacanze di cui si
parlerà saranno quelle del prossimo anno.
Non è del tutto vero,
ancora qualche giorno me ne starò a zonzo, ma non ci sarà più
la stessa sensazione di
qualche gior no fa.
Penso a questo insieme
di sciocchezze standomene in mezzo ad una
pineta, in Provenza, a
roussillon per la precisione. Le mie abituali ferie da zingaro mi
hanno portato da que-
ste parti quest’anno.
è sera tardi, mi godo
il fresco seduto su una
sedia da campeggio,
coi pantaloncini del
pigiama e la canottiera. guardo su in cielo.
Sono tutto solo qui in
mezzo, il camper è a
pochi metri, sento Paola e la sua amica Francesca che giocano a
carte, ma non troppo
rumorosamente da disturbar mi.
Continuo a guardare il
cielo e le stelle, tantissime.
Non conosco le costellazioni.
riconosco
a p p e n a
l’orsa maggiore e poi
la
stella
polare, tutto qui. tengo il naso
a l l ’ i n s ù
così
tanto
tempo
che sento
doler mi il collo, ma resisto. e’ troppo bello.
Silenzio. Fresco. buio.
La stella polare è talmente in mezzo alla
volta
celeste,
lassù
così precisa sopra di
me a tal punto che se
si dovesse staccare il
gancio che la sorregge cadrebbe proprio
qui, in mezzo alle mie
gambe, legger mente
divaricate.
Sorseggio un goccio
di bordeaux, comprato qualche gior no fa
da un produttore proprio dalle parti di bordeaux.
temperatura
del vino ideale. Unica
nota dolente: il bicchiere non rende giustizia né al momento
né al vino. Purtroppo
il calice di cristallo e
il decanter non sono
contemplati
nell’attrezzatura del camper
e mi devo adattare al
bicchiere di plastica
bianco. Peccato. Ma
non è sufficiente per
rovinar mi la magia del
momento.
e’ comunque la sera
per fetta.
Penso alle cose da
fare quando tor nerò a casa. La ripresa
del lavoro, i progetti
avviati e le cose che
ho lasciato in sospeso, penso al prossimo
viaggio in giappone,
impegnativo e pieno
di
aspettative, penso ai miei figli, a quelli
abbastanza grandi per
girare il mondo da soli
e a quella piccola, ancora in vacanza con
mamma e papà, forse
non per molti anni ancora. Penso che una
volta ritor nati ricomincerò con le prove del
coro, a quelle con la
compagnia
teatrale,
che si ripartirà con gli
amici gufi con il nuovo
carro da fare e quello vecchio ancora da
disfare, a tutte le follie che ho in testa e a
quelle che forse realizzerò, a tutte quelle
passioni e hobbies che
riempiono la mia vita
e che forse la rendono
meritevole di essere
vissuta.
Mi godo il momento di serenità. Penso
a com’è lontana la
ressa, la folla dei luoghi di villeggiatura,
alla confusione di una
qualsiasi riviera con le
gomitate solo per arrivare al banco del gelato, ai rumori odiosi di
un’odiosa sala-giochi,
alle grida di chi non
conosce altro modo
per comunicare, alle
auto che sparano decibel da discoteca,
alla puzza, al caldo,
al traffico, e io qui, in
pace, ancora col naso
all’insù a guardare le
stelle col mio bicchiere
di bordeaux in mano a
domandar mi se sbaglio io o loro.
Vengo
distratto
da
giorgia che sta tornando dopo una doccia. Penso a quanto
sono fortunato perché
mia moglie condivide
questo modo di vivere
la vacanza e apprezza il senso di libertà,
il visitare e io scoprire
nuovi posti, l’incontrare gente e realtà che il
girovagare in camper
ti regala. Non c’è buffet da Hotel Hilton che
possa valere queste
emozioni, che ripagano immensamente dei
disagi e delle disavventure che capitano
viaggiando.
Aspetto che giorgia si
metta in pigiama, poi
la chiamo fuori ad assaporare questo momento. Arrivano anche
le bimbe. Ci troviamo
tutti e quattro in mezzo ad una pineta, in pigiama, seduti sulle sedie da campeggio col
naso all’insù a guardare le stelle e a fare
ipotesi, ridendo di improbabili costellazioni
e sperando di vedere
qualche stella cadente. Le sento tutte serene. C’è un immenso
senso di tranquillità.
Ne hanno bisogno anche loro.
e’ quasi mezzanotte,
tutto il resto del campeggio dor me da un
po’. e’ buio pesto.
Qualche rumore di bosco. Fra poco ce ne
andremo a dor mire
e domani ripartiremo
verso nuove avventure, avvicinandoci pian
piano verso casa. Ma
a quello penseremo
domani.
Oggi, 16 Agosto 2011,
è la sera per fetta.
19
H
“Motel Woodstock”
HollYWood
paRtY
e
REgIA:
Ang Lee;
SCENEggIATURA:
James Schamus;
fOTOgRAfIA:
eric gautier;
SCENOgRAfIA:
David gropman;
MONTAggIO:
tim Squyres;
MUSICHE:
Danny elfman;
PRODUzIONE:
Focus Features;
DISTRIBUzIONE:
bim Distribuzione. Usa,
2009, commedia, 110’.
INTERPRETI PRINCIPALI:
Demetri Martin, Imelda
Staunton, Henry
goodman, emile Hirsch,
Liev Schreiber, Jonathan
groff, Mamie gummer,
eugene Levy.
VOTO:
gI ANLU CA StANz ANI (S NCCI )
4/5
lliot
theichberg
(Demetri Martin) è
un giovane e volenteroso bravo ragazzo, che alla vigilia dell’estate del ‘69
abbandona le proprie
aspirazioni nella città
di New York per aiutare i suoi genitori. Lake
(Henry goodman) e
Sonia (Imelda Staunton) gestiscono un piccolo motel a Catskill
nello stato di New York,
su cui però gravano i
debiti con la banca e
ad elliot toccherà porre rimedio prorogando
tali scadenze a dopo
la stagione estiva. Ma
il giovane è conscio
che nella cittadina
non vi sono prospettive di rinascita e salvezza dal tracollo, resta solo aspettare. Fino
a quando giunge la
notizia che gli organiz-
zatori di un’importante
manifestazione musicale hanno visto ritirare
l’autorizzazione dalla
vicina
municipalità di Wallkill. Quale
occasione migliore se non
proporre il
motel dei
genitori e i
vicini campi da pascolo, per
salvare la
manifestazione ma soprattutto
risollevare la preoccupante situazione patrimoniale della famiglia? Certo, i ragazzi
sono tanti... ma ad ogni
situazione si troverà rimedio. A quarant’anni
da Woodstock - il film
è del 2009 - il regista
Ang Lee ci propone
una visione particolare di quei
3 giorni di
amore e libertà. Non
il concerto
su cui altri
hanno proposto
una
versione
documentaristica,
ma ciò che
ha gravitato attorno a
quell’evento, lo spaccato di una
generazione che tentò
di cambiare la mentalità vigente che governava il mondo. Il lungo
cammino di una generazione (metaforico e
reale), nonché del suo
giovane protagonista
alla ricerca di se stesso.
“donne senza uoMini”
g I A N L U CA StANzANI (S NCCI )
t
REgIA:
Shirin Neshat;
SCENEggIATURA:
S.Neshat, Shoja Azari;
fOTOgRAfIA:
Martin gschlacht;
SCENOgRAfIA:
Katharina Wöppermann;
MUSICA:
ryuichi Sakamoto;
MONTAggIO:
george Cragg;
PRODUzIONE:
essential Filmproduktion;
DISTRIBUzIONE:
bim Distribuzione.
germania, 2009,
drammatico, 95’
INTERPRETI:
Pegah Ferydoni, Shabnam
tolouei, Orsi toth, Arita
Shahrzad.
VOTO:
20
4/5
ehran, estate 1953.
Mentre l’Iran vive
un periodo di forte travaglio politico
a causa delle intromissioni
occidentali
sul governo del Primo
Ministro
Mohammad
Mossadegh, creando
una forte instabilità nel
paese, quattro donne
vivono su di sé lo stesso travaglio interiore.
Fakhri è una donna di
mezza età intrappolata in un matrimonio
senza amore; zarin è
una giovane prostituta
stanca della bellezza
del suo corpo; Munis
deve resistere all’isolamento impostole dal
fratello-padrone; Faezeh sogna solamente
di sposare il fratello
dispotico di Munis. Le
quattro donne richiamate da un comune
destino si ritroveranno
in uno spazio onirico,
una dimensione atemporale
in
cui
spogliarsi
di
sé e degli
altri.
Ma
l’uomo,
inteso sia
come razza umana
che come
maschio
predatore,
è destinato
a distruggere tutto
il bello e
il meraviglioso che gli
vive intorno, il giardino
dell’eden in cui vivono le donne. Intenso
e straordinariamente
attuale - nel ‘53 si parlava di petrolio oggi
di nucleare - il film
racconta la storia di
quattro donne sopraffatte da una società
maschilista, ingorda e
bulimica. Donne che
vengono
guardate,
frugate
e
usate
per
la
bellezza dei loro
corpi,
ma
mai “viste”
per ciò che
sono,
“essere persona”. Anche
per questo
punto di vista il film
resta estremamente attuale, vedasi il documentario
e il libro di Lorella zanardo “Il corpo delle
donne”.
Straordinaria la prova registica
della fotografa Shirin
Neshat, premiata con
il
Leone
d’Argento
per la regia al Festival di Venezia 2009.
AG o s To - s E T T E M B R E
2011
a
...m i soN o sca VaT
cos e
uNa TaN a Nel le
che ho leT To,
e Nes suN o PoT rà
ri,
ma i Tir arm i fuo
for za. ..
Nem meN o coN la
)
aiN
aol
o’f
(Nu ala
i
mmaginiamoci di andar per mercatini
d’antichità, di modernariato o di oggetti vintage, così, per diporto, senza
la pretesa di scovare un caravaggio o
uno schizzo di leonardo, ma con la curiosità per le cose belle. siamo attirati
dai tanti oggetti sulle bancarelle, gettati un po’ alla rinfusa, mescolati in un disordine apparente, ma così evocativo. a
noi spetta la scoperta ed è un’emozione
che emerge dal nostro passato, perché
riconosciamo molti oggetti e solo ora
scopriamo che forse valgono qualcosa
e non solo in denaro: la lampada a petrolio come quella che stava sul comò
della bisnonna, la pietra focaia che il
nonno usava per affilare la falce, prima di tagliare l’erba dei fossi, un vecchio sussidiario degli anni cinquanta,
alcuni quaderni di una scolara di terza
elementare ai primi del novecento, una
foto in bianco e nero di buoi che tirano
l’aratro. una raccolta di riviste di moda
degli anni sessanta… ma guarda come
erano graziosi quei vestiti dai colori delicati, sempre con cappellino, borsetta e
scarpe coordinate!
un quadro con una piccola marina, i colori ad olio un po’ appannati dal tempo,
una barchetta rovesciata sulla rena, la
cornice dorata. sicuramente un falso,
con la cornice debitamente invecchiata,
ma il soggetto è carino, gradevole, ci
dà una bella sensazione di immagine ritrovata a conferma dei nostri ricordi…
in fondo, costa abbastanza, è vero, ma
non troppo. e lo acquistiamo. Per consolidare i nostri ricordi e l’immagine
bella di noi stessi.
Questa è anche l’operazione di patinatura fatta da Kathryn stockett nel suo
romanzo l’aiuto . l’ambiente è quello
degli anni, sessanta, a Jackson, nel sud
degli stati uniti: cotonature di ferro,
torte alle mele e pettegolezzi feroci,
barriere sociali insuperabili, indicate,
definite, tracciate, gestite e difese nei
circoli delle signore bene. l’apartheid,
distillato di giorno dalle madri di famiglia, nei confronti dei servitori di colore,
soprattutto cuoche e bambinaie di casa,
in un rosario di minacce e di soprusi
quotidiani, viene concordato in modi
nuovi ed umilianti, con infantile compli-
Q UaN D o I L r o M a N Z o è
“ V I N taG e ” D ’ aU to r e
M Au R I Z I A C oT T I
fortuna ci sono le amiche di constanticità e sottile perversione, dalle signore
ne. aibileen, per esempio: ha dedicato
raccolte nei salotti, mentre si sorseggia
la sua vita a crescere i figli dei bianil the (ci ricorda qualcosa di attuale?);
chi – diciassette bambini bianchi – che
questo apartheid così sgranato dalle
ha amato moltissimo,allo stesso
signore con feroce
modo del suo unico figlio, morto
ipocrisia, non è per
in un incidente sul lavoro. Non può
questo meno ferale
dire apertamente di essere stata
di quello cruento e
ricambiata da quei bambini, così
senza scampo, imcome non può piangere il proprio.
posto di notte nei
e minny, la sua migliore amica: a
quartieri dormitolei è toccato un marito violento
rio della gente di
ma i tanti figli sono una benedicolore dalle feroci
zione: cuoca eccezionale, perde
incursioni dei pacontinuamente il lavoro, perché
droni bianchi.
nulla le muore in gola e risponde
è l’estate del 1962:
sempre a tono alle padrone bianJohn Kennedy, gioche e ormai rischia di non trovare
vane presidente depiù famiglie disponibili. eugenia/
gli stati uniti, è a
skeeter, aibileen e minny si parlametà del suo primo
kath ry n s tockett,
no segretamente, decidono di almandato,
martin
L’ ai u to, M i l an o,
learsi per questo progetto particoluther King sta prelare proposto da eugenia e cominparandosi alla sua M on dadori , 2009
ciano a darsi una mano anche nel
lunga marcia. Bob
quotidiano per migliorare la prodylan ha appena
pria vita. a minny, messa al bando dalle
iniziato la sua carriera. dietro all’angocase delle signore bene, viene trovato
lo ci sono i movimenti di protesta ed il
un posto presso una signora bianca che
cambiamento. al Nord le donne non si
ha avuto l’ostracismo dalla buona sofermano più dopo il diploma, ma procietà femminile, che la isola perché la
seguono gli studi e si iscrivono all’unigiudica troppo vistosa e soprattutto di
versità: anzi, scelgono ora sempre più
origini modeste, con l’accusa perfida di
spesso l’università, anteponendola
aver scalato la società irretendo un bel
persino al matrimonio. come eugenia
partito non destinato a lei.
Phelan. infatti, quando eugenia “skeeche cosa combineranno queste tre donter” Phelan torna a vivere in famiglia a
ne che si alleano al di là dell’apparteJackson, in mississippi, dopo aver frenenza razziale? la posta in gioco è alta,
quentato l’università lontano da casa,
perché si vorrebbe un mondo migliore.
si rende conto che il suo orologio “soPer noi lettori il libro di Kathryn stocciale” ha ripreso il suo cammino: per la
ckett è davvero gradevole, anche se un
madre il matrimonio resta comunque
po’ patinato. Presto poi uscirà anche in
l’obiettivo e l’università tutt’al più una
italia il film che ne è stato tratto, una
parentesi, che, forse, ma non è sicuro,
gustosa commedia si potrebbe dire “in
ha solo aumentato il valore della ragazcostume”, vista l’ambientazione nei seza sul mercato, purché non sia troppo
rissimi anni ’60. la piacevolezza della
autonoma. il problema è che skeeter ha
lettura dovrebbe esaltare e risultarne
un suo progetto segreto che confligge
esaltata dal confronto con il film. Ve lo
con le ambizioni borghesi della madre:
immaginate un film con tutti quei vestivuole diventare scrittrice. e ha un tema
ti, con quelle cotonature e quei dialoghi
per il suo libro, che non può realizzacosì intelligenti e feroci? Ve lo immare da sola. Vorrebbe tanto, per queginate il poter confrontare i propri risto, parlarne con constantine, la sua
cordi, le proprie immagini interiori con
“tata” di colore, che è scomparsa ed
una sceneggiatura di hollywood? No?
è introvabile: è come stata inghiottita
Vediamolo allora.
da una voragine di silenzi colpevoli. Per
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AG o s To - s E T T E M B R E
2011
Le Botteghe del Borgo
GLI a MICI DeL bar CesarINo
iL riCo rd o d i uN o d ei Pr i N C i PAL i B A r
d i Per S i C eto
ELEonoRA GRAndI
s
e non fosse rimasto orfano di
p a d r e a u n a n n o, c o n u n a m a dre e una sorella a cui provv e d e r e, c e s a r e l e o n a r d i , d e t t o c e s a r i n o, s i s a r e b b e a r r u o l a t o i n m a r i n a e a v r e b b e g i r a t o i l m o n d o. Pe r
uno con questi sogni trascorrere
cinquant’anni rinchiuso dentro a
un bar non deve essere stato facil e. “ Te c e s a r i n o, s e a v e s s i a m m a z z a t o q u a l c u n o, s a r e s t i g i à f u o r i ! e
invece sei ancora in galera!”, gli
r i p e t e va i n d i a l e t t o i l d o t t o r G h e rardi.
a n c h e s e l o s a p e va f a r e m o l t o
b e n e, a c e s a r i n o i l s u o m e s t i e r e
n o n p i a c e va . G l i p i a c e va l ’ a t l e t i ca leggera, per la quale era molto
p o r t a t o, e l a m u s i c a l i r i c a , t a n t o
d a p e d a l a r e f i n o a Ve r o n a p u r d i
andare a sentire l’opera all’arena. “in piazza siamo sempre in
due: la torre civica e io”, sospir a va l a c o n i c o, f a c e n d o s c o m p a r i r e
in fretta il lamento che sottintend e va c o l s o r r i s o c h e t i s t r a p p a va .
Tu t t o l ’ a n n o r i m a n e va a p e r t o i l b a r
c e s a r i n o, s i t u a t o i n P i a z z a d e l Po p o l o d o v e o g g i c ’ è i l b a r m o d e rn o. u n i c h e o r e d i c h i u s u r a : l a s e r a
d e l l a Vi g i l i a e i l m e z z o g i o r n o d i
N a t a l e. Pe r i l r e s t o c e s a r i n o s t a va d i e t r o a l b a n c o n e, n e l l ’ e l e g a n t e
giacchetta marrone dei baristi che
s i f a c e va c u c i r e s u m i s u r a d a u n
sarto di Bologna, il papillon legato
c o n c u r a a l c o l l o. d a l l e s e i e m e z z a
del mattino – ma anche un po’ prima il mercoledì di mercato – fino
a l l a m e z z a n o t t e q u a n d o a n d a va
b e n e, p e r c h é s e e n t r a va q u a l c h e
“biassanòt” di provincia per l’ultimo caffé, un sigaro e un solitario
a c a r t e, c e s a r i n o l a s a r a c i n e s c a
l ’ a b b a s s a va a l l e d u e d e l m a t t i n o.
oggi uno così lo definiremmo un
“work-aholic”, uno “malato” di
l a v o r o. l a p a t o l o g i a d i o g g i e r a i n vece la norma di ieri. maniche rimb o c c a t e e t e s t a b a s s a , s i l a v o r a va
con rassegnazione fino a quando
c ’ e r a b i s o g n o, s e n z a l a m e n t a r s i
della stanchezza (lo stress non
era ancora stato inventato), ma
ringraziando di svolgere un mestiere meno faticoso e più “pulit o ” d i t a n t i a l t r i . c h i s i s t a n c a va
erano gli scariolanti, gli sbadilanti
e i “para só”, i braccianti che di
n o t t e a c c o m p a g n a va n o a p i e d i l e
m a n d r i e d i b o v i n i f i n o a Ve r o n a ,
mica i baristi!
se cesarino si fosse anche solo
azzardato a lamentarsi, ci avrebbe
pensato sua madre a fargli passare
la voglia. sua madre maria, la maria dal furmài, che col suo banchett o v e n d e va i l p a r m i g i a n o d i f r o n t e
a l b a r c h e c c o, p r o p r i o n e l l o s t e s s o
punto in cui oggi, il mercoledì di
m e r c a t o, c ’ è i l f u r g o n e d i u n a m b u l a n t e d i f o r m a g g i o. a n c h ’ e l l a i n
p i a z z a s e t t e g i o r n i s u s e t t e, f u p e r
lei uno scandalo quando i macellai, primi fra tutti, iniziarono a tener chiuso la domenica (“le botteghe non devono chiudere mai! se
s i t r o va n o a p e r t e, q u a l c u n o c i va
s e m p r e, s e n o s i p e r d o n o i c l i e n ti!”). all’alba la maria dal furmài
e r a g i à a l s u o p o s t o e, c o s ì m a t t i n i e r a , f u l ’ u n i c a t e s t i m o n e d e l f u rt o d e l q u a d r o d e l “ s a n G i o va n n i
B a t t i s t a ” d e l fr a n c i a d a l Pa l a z z o
c o m u n a l e. f u l a s o l a , i n f a t t i , a v e d e r e u s c i r e d i c o r s a “ l ’ u o m o n e r o,
c h e s o t t o i l t a b a r r o a v e va q u a l c o s a c h e s o m i g l i a va a u n q u a d r o ” ,
poi acciuffato dai carabinieri sulla
futa.
cesarino dentro al bar ci mise
piede a dieci anni. Ne uscì che ne
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a v e va s e s s a n t a c i n q u e. i n i z i ò c o m e
fattorino in quella che allora era
la drogheria di Gotti e di cui cesarino comperò la licenza appena
sposato (fra il 1931 e il 1932).
l’ a c q u i s t o d e l l ’ i m m o b i l e a v v e n n e
i n u n a f a s e s u c c e s s i va , i n u n m a r e
cesare leonardi, “cesarino”, dietro al bancone del
di cambiali e in due tempi: prima il
piano terra, poi il piano di sopra,
c h e a l l ’ e p o c a o s p i t a va l a s e d e d e l la mutua dopo essere stato filiale
d e l l a c a s s a d i r i s p a r m i o. i s o l i a
dare una mano a cesarino erano
l a m o g l i e a n n i t a , c h e l o s o s t i t u i va
nel pomeriggio tra le 15 e le 19,
q u a n d o i l m a r i t o a n d a va a c a s a a
riposare prima di riprendere fino a
t a r d a s e r a , q u a l c h e g i o va n e f a t t o rino e i figli, nessuno dei quali ha
p o i p r o s e g u i t o i l l a v o r o d e l p a d r e.
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2011
era un bar importante quello di ces a r i n o. s i t u a t o i n P i a z z a d e l Po p o l o, d i f r o n t e a l Pa l a z z o c o m u n a l e e
in prossimità della Banca dell’agricoltura, era il punto di riferimento
per i protagonisti dell’economia
persicetana degli anni ’50. dentro
e f u o r i i l b a r s i s t r i n g e va n o a f f a ri. mercanti di granaglie e di bes t i a m e, m a s o p r a t t u t t o i m e d i a t o r i
erano la tipologia di avventori che
c a r a t t e r i z z a va i l l o c a l e. a l l ’ e p o c a
i b a r d i Pe r s i c e t o e r a n o n u m e r o s i ,
ma la concorrenza tra essi non era
f e r o c e. o g n i b a r, i n f a t t i , a v e va l a
“propria” clientela, un gruppetto
d i f e d e l i s s i m i c h e n o n m a n c a va d i
f a r s i r e g o l a r m e n t e v e d e r e, c o n s o ste piuttosto prolungate consentite dalla loro non più verde età. al
c o s t o d i u n c a f f é t r a s c o r r e va n o l e
o r e i n i n t e r m i n a b i l i p a r t i t e a c a r t e,
durante le quali non era molto gradita la presenza di annita, che mal
suo bar (fine anni ‘60)
t o l l e r a va l e p a r o l a c c e e c h e n o n s i
e s e n t a va d a l l o s e d a r e v e c c h i e t t i
t r o p p o a c c e s i d a l g i o c o. c o s ì i l b a r i s t a p o t e va f a c i l m e n t e p r e v e d e r e
quale sarebbe stato l’incasso della
giornata, perché i volti e le richies t e a l b a n c o n e s i r i p e t e va n o s e t t i mana dopo settimana senza troppe
va r i a z i o n i .
al bar cesarino le giornate di lavoro più intenso erano quelle del
mercoledì e della domenica, quando i contadini, invece che nei cam-
p i , a n d a va n o i n p i a z z a p e r f a r e
acquisti al mercato e per concludere affari. in quelle mattine era
t u t t o u n g r a n v i a va i d i m e d i a t o r i c h e, p e r a m m o r b i d i r e g l i a n i m i ,
p o r t a va n o m e r c a n t i e c o n t a d i n i
a l b a r c e s a r i n o, p e r c h é d i f r o n t e
a un caffé o a un americano distendessero i toni delle inevitabili
d i s c u s s i o n i c h e s c o p p i a va n o p r i ma che la contrattazione venisse
conclusa altrettanto ritualmente
di come era stata condotta. un
l u n g o t i r a e m o l l a , c h e t e r m i n a va
solamente quando le mani dei cont r a e n t i v e n i va n o s t r e t t e e s c o s s e
per tre volte sotto lo sguardo del
m e d i a t o r e. B a s t a va q u e s t o p e r c h é
l ’ a c c o r d o f o s s e t a g l i a t o, m a i u n a
g o c c i a d ’ i n c h i o s t r o v e n i va v e r s a t a .
oltre che dei mediatori, il bar cesarino era “l’ufficio” dei tassisti,
c h e s e d u t i s u u n a s e d i a , a l c a l d o,
a s p e t t a va n o l a c h i a m a t a d i q u a l c h e
c l i e n t e. e p o i c ’ e r a n o i p e r d i g i o rn o, i b e o n i , i b a r b o n i c o m e o r e s t e
fo r n i , d e t t o G i a r i , u n p o ’ p o e t a e
u n p o ’ f i l o s o f o, s i m p a t i c o e c o n l o
s g u a r d o d ’ a t t o r e, c h e f a c e va i l a voretti umili per comprarsi da bere
e c h e u n a v o l t a , a l l ’ o s s e r va z i o n e
e s a s p e r a t a d i a n n i t a – “ o r e s t e,
io vorrei tanto sapere che cosa ci
trovi a bere!” –, candidamente rispose: “signora, provi!”.
c e s a r i n o n o n r a c c o n t a va n u l l a d i
q u e l l o c h e s u c c e d e va a l l ’ i n t e r n o
del locale e i suoi figli tanti aneddoti li sono venuti a sapere dalle
voci di piazza. era la moglie che si
l a s c i a va a n d a r e d i p i ù , s o p r a t t u t t o
q u a n d o d e s c r i v e va l e a n g o s c i o s e
nottate passate dentro al bar pieno
di soldati tedeschi con le saracines c h e a b b a s s a t e. s i u b r i a c a va n o e
p o i , q u a s i i n c e r c a d i c o n f o r t o, m o s t r a va n o i n l a c r i m e a l l a c o p p i a l e
f o t o d e i f i g l i e d e l l e m o g l i l o n t a n e.
Ta n t e f u r o n o l e v o l t e i n c u i c e s a r e
e annita rientrarono a casa a notte
fonda, scortati dai tedeschi a cui
a v e va n o f a t t o d a p s i c o l o g i b e n o l tre il coprifuoco! e un confessore
l a i c o, c e s a r i n o, l o e r a p e r t u t t i ,
fortunatamente non solo in situaz i o n e e s t r e m e c o m e q u e s t e, t a n t o
c h e a m o n s i g n o r fr a n z o n i d i c e va :
“in confessionale le raccontano
q u e l l o c h e p a r e a l o r o. Ve n g a b e n
qui per imparare la verità!”.
i l b a r c e s a r i n o e r a p i c c o l o, p e r c h é
v e n i va s f r u t t a t o u n i c a m e n t e i l p i a no terra, mentre quello superiore
e r a a d i b i t o a m a g a z z i n o. s o l o d u e
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tavolini dentro e qualche sedia per
c h i e r a d i p a s s a g g i o, m a d ’ e s t a t e
s i u t i l i z z a va a n c h e l o s p a z i o f u o r i . s e n z a u n i m p i a n t o d i a e r a z i o n e,
i l l o c a l e s i r i e m p i va i n f r e t t a d e l
f u m o d i s i g a r i e s i g a r e t t e, c o n t r o
cui l’unico antidoto era il pungente aroma del caffé che allora
t u t t i i b a r e m a n a va n o e c h e o g g i ,
i n v e c e, p a r e e s s e r e s c o m p a r s o. i
b a r s i c o n t r a d d i s t i n g u e va n o, o l tre che per la “propria” clientela,
anche per i “propri” prodotti. ces a r i n o a v e va p a s t e f i n i s s i m e, c h e
s i f a c e va m a n d a r e d u e v o l t e a l l a
s e t t i m a n a d a l l a To r i n e s e d i B o l o g n a , i l c i o c c o l a t o To b l e r o l t r e
a l c l a s s i c o Pe r u g i n a e a c q u i s t a va
caramelle e altri dolciumi da scaramagli assieme a grossi balocchi
d i t o r r o n e, f a r c i t i d i p e z z i c o n s i s t e n t i d i c i o c c o l a t a e m a n d o r l e,
c h e p e r s p e z z a r l i o c c o r r e va u s a r e
u n m a r t e l l e t t o. Q u e l l e m e r a v i g l i e,
c h e i n m o l t i a n c o r a r i c o r d a n o, s e
n e s t a va n o i n b e l l a v i s t a d e n t r o a
dei barattoli di vetro sulle scansie
d i l e g n o. a n c h e s e l a d o m e n i c a , a
farla da padrona, era la ciambell a d i a n n i t a , c h e c h i s e l o p o t e va
p e r m e t t e r e o r d i n a va e p o r t a va a
t a v o l a p e r p r a n z o. c a f f é , c a p p u c c i n i e l a t t e m a c c h i a t o, m a a n c h e
c a f f é c o r r e t t o a l l ’ a n i c e, l ’ a p e r o l ,
i l c y n a r, i l Ve r m o u t o l ’ a m e r i c a n o
“alla cesarino”: questo si chiedeva a l b a r i s t a , g l i s t u z z i c h i n i n o n s i
s a p e va c h e f o s s e r o !
all’incedere inarrestabile della
t e c n o l o g i a i l b a r s i t r a s f o r m a va .
la ghiacciaia sparì per fare spaz i o a l f r i g o, l a f a t i c o s a m a c c h i n a
del caffé manuale fece posto alla
più dolce automatica. Quando invece fu la società a cambiare tropp o, c e s a r i n o s i r i t i r ò . l a f i g u r a
d e l m e d i a t o r e s t a va s c o m p a r e n d o
e con essa una parte importante
d e l l ’ i d e n t i t à d e l s u o b a r. i g i o va n i ,
c h e c o n d u e s o l d i i n t a s c a a v e va n o v o g l i a d i u s c i r e, a l l o n t a n a va n o
dai bar gli anziani avventori che
i n t r a l c i a va n o i l o r o a p e r i t i v i . a v e va a p e r t o i l s u p e r B a r, i l p r i m o
b a r “ m o d e r n o ” d i Pe r s i c e t o, c h e
r i s p o n d e va a p i e n o a l l e e s i g e n z e
d e l l a n u o va c l i e n t e l a . G l i s t o r i c i
b a r d o v e va n o s c e g l i e r e s e a s s e condare il nuovo ordine o rischiare
d i s p e g n e r s i l e n t a m e n t e. c e s a r i n o
nel 1971 decise di chiudere il suo
l o c a l e, i n s i e m e a u n c i c l o e a u n a
pagina di storia persicetana che in
t a n t i a n c o r a r i c o r d a n o.
AG o s To - s E T T E M B R E
2011
Persicetani in fuga - 6^ Puntata
La sPeraNZa? IN ItaLIa
MaNCa aNCHe QUeLLa
dA LoNd rA , A N d r eA C iC C i o M eSSer e
GIuLIA MAssARI
c
F oto G r A F i A d i A L e S S A N d r A P e z z At i
i c c i o, o v v e r o a n d r e a c i c c i o m e s s e r e, è m i o a m i c o
dai tempi delle superiori.
d i d u e a n n i p i ù g r a n d e d i m e, e r a
anche grazie a lui che riuscivo a
t r a s c o r r e r e s e r a t e f u o r i d a Pe r s i ceto quando ancora non avevo la
p a t e n t e. a l l ’ e p o c a , i n f a t t i , l ’ o b i e t tivo del sabato sera era per tutti
allontanarsi dal paese natio e raggiungere i più interessanti - con gli
occhi di allora - borghi limitrofi:
a r r i va r e a B o l o g n a e r a g i à u n o t t i m o r i s u l t a t o.
adesso siamo cresciuti, le ragion i o v v i a m e n t e s o n o d i v e r s e, m a a l
ventisettenne andrea quella voglia
d i e va s i o n e n o n è p a s s a t a ( a c h i
è passata poi?), tanto che tra sé
e s a n G i o va n n i h a m e s s o p i ù d i
mille chilometri, trasferendosi a
febbraio scorso nella capitale del
r e g n o u n i t o. i n r e a l t à , d a l n i d o
a v e va s p i c c a t o i l v o l o g i à l ’ a n n o
p r e c e d e n t e, q u a n d o a n d ò a d a b i t a r e n e l l a n o s t r a , d i c a p i t a l e, p r o n t o
ad ogni tipo di attività per mante-
n e r s i . fr a l e a l t r e c o s e, h a l a v o r a t o
per un’agenzia immobiliare e come
f a c t o t u m i n u n a l b e r g o.
l a u r e a t o i n s c i e n z e Po l i t i c h e, i n dirizzo relazioni internazionali,
ciccio si è sempre dato un gran
d a f f a r e. a n c h e d u r a n t e g l i s t u d i ,
s i o c c u p a va a l i v e l l o p r o f e s s i o n a le dell’organizzazione di eventi
s p o r t i v i , p a r t e c i p a va a t t i va m e n t e
alla vita politica locale e contrib u i va o g n i e s t a t e a l l ’ a c c o g l i e n z a
dei bambini bielorussi a zenerigol o, i l t u t t o c o n i l m a s s i m o i m p e g n o
e - dico io - con
genuina passion e. i l s u o a m o r e
per lo sport (per
tutti gli sport
tranne che per il
c a l c i o, c i t i e n e
parecchio a precisarlo)
viene
ora alimentato
anche in orario
l a v o r a t i v o,
poiché andrea,
d i m e s t i e r e, è
dipendente del comitato organizzatore delle olimpiadi di londra
2 0 1 2 . Pe r i l m o m e n t o, è l u i l ’ u n i c o
persicetano con certezza presente
alle olimpiadi del prossimo anno;
potrebbe raggiungerlo aleksand r a c o t t i , n a z i o n a l e d i Pa l l a n u o t o,
nel caso cui la squadra riuscisse
a q u a l i f i c a r s i p e r l a f i n a l e. N i e n t e
d a f a r e i n v e c e, p e r m a r c o B e l i n e l l i ,
c h e p u r t r o p p o, c o n l a n a z i o n a l e d i
b a s ke t , h a m a n c a t o l a q u a l i f i c a z i o n e.
24
sono felice di intervistare andrea
per questa rubrica di Borgorotond o, s e b b e n e a d i s t a n z a , a t t r a v e rso uno scambio di mail; io stessa,
così, ho modo di indagare più nel
dettaglio le sue opinioni e i suoi
pensieri, ai quali sono sinceramente interessata.
p r i m a d i a p p ro d a re a L o n d ra , h a i
“fatto tappa” a Roma: con ogni
evidenza san Giovanni ti andav a p ro p r i o s t re t t a . po i , p e r ò , l a
d e c i s i o n e d i t ra s f e r i r t i i n G ra n
B re t a g n a h a m o s t ra t o c h e n e m m e n o l a n o s t ra c a p i t a l e f a c e v a
per te: come mai?
“ h o c a p i t o c h e n o n e r a Pe r s i c e t o
c h e m i a n d a va s t r e t t a , c o s ì c o m e
non era roma, la città più bella
d e l m o n d o. e ’ l ’ i t a l i a c h e m i a n d a va s t r e t t a . s i a m o u n Pa e s e p i e n o d i
r i s o r s e, m a s i a m o c o m p l e t a m e n t e
bloccati, con una visione ristretta
solo su noi stessi e chiusi al resto
del mondo”.
R e s p i r i u n ’ a r i a n u o v a o l t re m a n i c a ? C o s a t i d à l ’ I n g h i l t e r ra c h e
l ’ I t a l i a n o n t i d a v a ? T i s e m b ra v a
f o rs e c h e i n I t a l i a i l t u o i m p e gno non venisse riconosciuto?
“ s ì , l ’ a r i a è d e c i s a m e n t e n u o va .
c e r t o, t i d e v i i m p e g n a r e, n o n p u o i
pensare di rimanere a casa con la
mamma. ma l’inghilterra ti dà la
p o s s i b i l i t à d i e s s e r e t e s t e s s o, t i d à
t a n t e o p p o r t u n i t à e, s o p r a t t u t t o, t i
d à d e l l e s p e r a n z e. e ’ q u e s t o c h e i n
i t a l i a n o n c ’ è p i ù . s i a m o u n Pa e se dove non importa la tua espe-
AG o s To - s E T T E M B R E
2011
r i e n z a , q u e l l o c h e s a i f a r e. i m p o r t a
solo chi conosci. senza la spinta di
u n p o l i t i c o o, a n c o r a m e g l i o, d i u n
p r e t e o d i u n v e s c o v o, n o n r i e s c i
mai a fare un lavoro che ti appaghi
p e r d a v v e r o. i g i o va n i , c o s ì c o m e
molti cinquantenni, sono bloccat i i n l a v o r i d a p o c h i e u r o a l m e s e,
quando hanno la fortuna di ricever e u n o s t i p e n d i o, s e n z a a l c u n a p o s sibilità di fare carriera. e questo
va l e n e l l a m e t r o p o l i c o s ì c o m e i n
paese”.
b r a c h e i l n o s t r o Pa e s e p o n g a n o i
g i o va n i d a va n t i a u n b i v i o, s e m b r a
che ci ammonisca dicendo ‘scegliet e, o s a c r i f i c a t e g l i a f f e t t i o l e v o stre velleità’. Qualcosa di cui priva r s i , p e r ò , c ’ è s e m p r e.
Qualcuno dice che chi ha cervell o d a l n o s t r o pa e s e f u g g e : c o n c o rd i ?
“ N o n c h i h a c e r v e l l o. c h i h a a n c o r a
la voglia (e la possibilità) di sper a r e n e l p r o p r i o f u t u r o, m a s e n z a
quella punta di rassegnazione che
si sente quando un italiano dice ‘le
c o s e p r i m a o p o i c a m b i e r a n n o ’”
secondo te – e qui ripropongo
un quesito ricorrente all’interno
della rubrica – ha più coraggio
c h i re s t a o c h i p a r t e ?
“sono entrambi coraggiosi. ci vuol e c o r a g g i o a l a s c i a r e i l p r o p r i o Pa e s e, c o s ì c o m e c i v u o l e c o r a g g i o a
rimanere in una situazione come
quella che vive l’italia. il problema è che la situazione italiana è
d o v u t a a d u n d e f i c i t c u l t u r a l e.
Prendiamo ad esempio la polemica sulla ‘casta’. sono curioso di
sapere quanti di quelli che si lamentano chiedono sempre la fattura all’artigiano o lo scontrino al
b a r. o p a g a n o s e m p r e i l c a n o n e.
Ve d i , i n i t a l i a s i a m o b r a v i s s i m i a
dire ‘è colpa tua’ senza pensare al
fatto che forse anche noi stiamo
s b a g l i a n d o. s e e s i s t e s s e l a c u l t u r a
della legalità (pensa, in inghilterra
e va d e r e l e t a s s e s i g n i f i c a r u b a r e ) ,
se esistesse un ‘noi’ e non solo un
‘io’, allora sì che le cose inizierebb e r o a c a m b i a r e. m a s t a n d o c o s ì l e
c o s e, m i s p i e g h i c o s a m i t r a t t i e n e
in italia?”.
P u r t r o p p o n o n h o l a r i s p o s t a . fo rse io direi la famiglia e gli amici
d i u n a v i t a , m a d ’ a l t r a p a r t e, p e r
mantenere questi, non è giusto rinunciare alla propria realizzazione
p e r s o n a l e. i n e f f e t t i , a d o g g i , s e m -
Londra è una città cosmopolita
e l a p r e s e n z a i t a l i a n a è f o r t e.
T i s e n t i v i t t i m a d i s t e re o t i p i , o
comunque etichettato dagli inglesi in un certo modo in quanto
italiano?
“io lavoro in un posto cosmopolita
quanto londra: lavoro con person e c h e a r r i va n o d a v v e r o d a t u t t o
il mondo e qui il pensare come un
‘ n o i ’ è p a n e q u o t i d i a n o. e l ’ i d e a
che tutti hanno dell’italiano è di
q u e l l o c h e s a f a r e l e c o s e. i n f o n do l’italia nel mondo del lavoro è
sinonimo di qualità, e questa idea
che hanno di noi la vivo tutti i
giorni. e devo dire che mi fa piacere così come mi fa incazzare per il
discorso di prima sull’italia”.
E t u c h e i m p re s s i o n e h a i d e g l i
a b i t a n t i d e l pa e s e c h e t i o s p i ta?
“a d o r o g l i i n g l e s i . s o n o g e n t i l i s s i mi (a volte pure troppo) e disponib i l i a d a i u t a r e. c ’ è p e r ò u n a c o s a
che proprio non hanno: gusto nel
vestirsi. io sono uno che con i vestiti non ci azzecca mai, ma qui a
confronto sembro un modello di
Prada, e di certo non per il fisico!”.
25
I n f i n e, s e i s o d d i s f a t t o ? H a i i n t e n z i o n e d i r i m a n e re l ì o h a i v o g l i a d i t o r n a re ?
“ s ì , s o n o d e c i s a m e n t e s o d d i s f a t t o.
a r r i va r e d o v e s o n o a r r i va t o n o n è
s t a t o f a c i l e. a n n i d i l a v o r o g r a t i s
e di compromessi sono stati dec i s a m e n t e r i p a g a t i . e n o, l ’ i d e a è
quella di non tornare più in italia.
ci sono tantissimi eventi sportivi
in giro per il mondo ed è lì che
v o r r e i a n d a r e. l a m i a f o r t u n a ( c h e
m i s o n o a n d a t o a c e r c a r e, n o n m i
è piovuta dal cielo) è che se mai
d o v e s s i t r o va r e u n l a v o r o i n i t a l i a ,
ho la libertà di poterlo fare alle
mie condizioni e non più a quelle
di altri”.
Nel ringraziare di cuore ciccio per
la disponibilità, è con un senso
di amarezza che concludo questo
a r t i c o l o. l e s u e u l t i m e p a r o l e, d i
a p p a g a m e n t o, s o n o g i u s t a m e n t e
rivolte all’inghilterra, non all’ital i a . c i t o : “a n n i d i l a v o r o g r a t i s e d i
compromessi sono stati decisamente ripagati”. anni di lavoro gratis
e di compromessi, dove? in italia.
r i p a g a t i , d o v e ? a l l ’ e s t e r o. Po s sibile che questo paradosso così
lampante e sotto gli occhi di tutti
non riesca ad essere sanato? Nel
m o n d o d e l l a v o r o, m o l t e a z i e n d e
investono sui propri dipendenti, finanziando corsi di formazione e di
a g g i o r n a m e n t o, e i d i p e n d e n t i , c h e
a loro volta hanno investito tempo ed energia in quell’azienda e
c h e s i s e n t o n o d a e s s a va l o r i z z a t i ,
s o n o c o n t e n t i d i n o n a b b a n d o n a rl a . Pe r c h é n e l l ’ a z i e n d a “ i t a l i a ” l a
relazione causa – effetto non funz i o n a ? e d i r e c h e, a l l o s t a t o a t t u a l e, e n t r a m b e l e p a r t i c i r i m e t t o n o :
i l g i o va n e v o l o n t e r o s o, c o s t r e t t o a
sradicarsi dal territorio che lo ha
cresciuto per ottenere un riconos c i m e n t o ; l o s t a t o, c h e h a s a p u t o
f o r m a r e u n g i o va n e v o l o n t e r o s o
e lo vede produrre reddito oltre
frontiera.
Non riesco a spiegarmi un simile
i m m o b i l i s m o, t u t t a v i a , a d i f f e r e n z a
di andrea, conservo qualche speranza per il futuro mio e del mio
Pa e s e. . . m a p e r q u a n t o a n c o r a ?
dal GruPPo asTrofili PersiceTaNi
HeNrIetta LeaVItt
G I L B E RTo F o R n I
Quest’anno si celebra il novantesimo anniversario della morte di
henrietta Leavitt. voglio raccontarvi brevemente quella sua meravigliosa idea considerata una delle più affascinanti scoperte
dell’astronomia del ventesimo secolo.
Siamo nel 1893 quando, a venticinque anni, henrietta entra nel
team delle “donne calcolatrici” presso l’osservatorio di harvard. il
compito del team è di misurare e catalogare la luminosità delle
stelle dalle lastre fotografiche che gli astronomi acquisiscono nottetempo. La Leavitt si specializza nella catalogazione di stelle variabili
di tipo Cefeidi. Queste stelle hanno la caratteristica di diventare più
brillanti e più deboli, in modo regolare, in un periodo che varia da
qualche giorno a qualche settimana.
La Leavitt studia le variazioni di tutte le Cefeidi che riesce a riconoscere nelle lastre riguardanti la zona del cielo denominata “Nubi
di Magellano”, mette i risultati su di un grafico e si accorge che
esiste una relazione lineare e diretta tra periodo e luminosità. Più
luminosa è la Cefeide più lungo è il suo periodo. Stelle con lo stesso
periodo hanno uguale luminosità se poste alla stessa distanza. Spiego con un esempio questo concetto: se pongo una lampada da 100
watt a 1 km di distanza da me, la vedo con una certa luminosità, se
la stessa lampada è posizionata a 2 km, percepirò una luminosità
molto inferiore; conoscendo la relazione tra variazione di luminosità
e distanza, henrietta trova il modo di misurare le distanze dell’universo!
henrietta Leavitt muore prematuramente a soli 53 anni. Quattro
anni dopo la sua morte, ignaro della sua scomparsa, il matematico
svedese Gosta Mittag-Leffler la propone per il Nobel, premio che
naturalmente non potrà essere assegnato.
Nei primi decenni del secolo scorso, quando si discuteva se l’universo fosse rappresentato dalla via Lattea o se invece fosse sconfinatamente più grande e complesso, l’ingegno di una giovane donna aprì
nuovi orizzonti all’astronomia.
26
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MarIo tUrrINI
L’uoM o C h e SuSSu r r AvA A i C AvA L L i
GIoRGInA nERI
m
ario Turrini. detto così è un
nome che non dice niente, al
massimo lo possono ricordarei persicetani avanti negli anni; ma
se si dice “mario delle Budrie” ecco
che subito il personaggio è messo
a fuoco. Questa persona
scomparsa da un paio di
decenni, era persicetano
ma di nascita santagatese: la sua vita l’ha trascorsa più di metà nell’allegamento trottatori della
orsi mangelli che a Persiceto come cittadino e
padre di famiglia. riprendendo pari pari il titolo
di un fortunato romanzo
dell’americano Nicholas
evans e del conseguente
film di robert redford,
si può ben dire che mario Turrini è stato a pieno
merito “l’uomo che sussurrava ai cavalli”.
da note sulla sua lunga carriera lavorativa si estrae che la passione per
questi magnifici animali la eredita da
uno zio e nient’altro; la sua grande
esperienza se la costruisce da solo,
fin da giovanissimo, giorno per giorno, quando, per seguire il primo amore – il cavallo Peter Word – destinato
al deposito stalloni del presidio militare di ferrara, diventa “mezzo soldato” al servizio dello stato. da qui,
dopo tre anni, quando gli viene offerto di passare all’allevamento del
conte Paolo orsi mangelli, dimentica Peter Word e nel 1938 approda
al Palazzo delle Budrie (ha oramai
trent’anni essendo nato nel 1907).
la sua qualifica per un lavoro abbastanza inconsueto è “caporazza” o
“razzatore”. sotto la guida del direttore dell’azienda di allora, attilio
ravaglia, affina la sua grande esperienza. mario, oltre che collaboratore
esperto, prezioso e impagabile nel
suo settore, è un uomo che nel suo
lavoro ha messo non solo impegno
e competenza, ma quel qualcosa in
più, l’affetto e l’orgoglio per i colori
nero-granata della scuderia, tanto da
diventare un’istituzione alle Budrie e
nel mondo dell’ippica. e’ un uomo
robusto, ben piantato, ispira fiducia,
ha uno sguardo calmo azzurro che
dà sul verde come riflesso dei prati
e delle piante che circondano il palazzo e le scuderie. in un’intervista
rilasciata a un giornale sportivo di
ippica, confessa senza falsi pudori e
con una punta d’orgoglio d’avere il
merito di avere fatto nascere come
nessun altro centinaia di cavalli. si
consideri che, ai tempi di mario, arrivavano alle Budrie più di duecento giumente all’anno che erano destinate all’accoppiamento: il nostro
razzatore si ritrovava a dover gestire
trenta, quaranta uomini nelle scuderie ad assistere ed accudire i cavalli.
un enorme, delicatissimo lavoro, tante fattrici pronte al parto, tante altre
con, fra gli zoccoli, i piccoli redi: le
Budrie è clinica e nursery nello stesso tempo.
durante i suoi racconti ai giornalisti,
ricorda i cavalli che ha amato di più
nella sua lunga carriera: il primo Peter Word, poi The laurel hall, Prince
hall, dal carattere mite e simpatico.
Non dimentica inverno, un puro sangue diffidente e cattivo non per indole, ma perché durante la guerra scappò da una scuderia di ripiego e finì in
un box con floridoro, altro campione:
27
non seppe mai cos’era avvenuto, ma
da quella volta non fu più lo stesso.
mario ha una sensibilità unica che
è la chiave di un mestiere mai imparato abbastanza, con i cavalli ha
un approccio diverso, a seconda del
temperamento e del carattere di ognuno di essi, sa come
prenderli e come comportarsi. ha cavalli di buona indole, quelli che basta accarezzargli il manto parlargli con
naturalezza che quasi ti rispondono con gli occhi, come
The laurel hall che genera,
al suo primo anno da stallone, floridoro, filibustiere,
fuoco; e poi doctor spencer
che, entrato in razza, assolse il suo compito con trenta
cavalle. e ancora la leggenda del trotto, 2 Grand Prix
d’amerique il mitico mighty
Ned che batté tutti i record,
bravo, buono, longevo. fra i suoi ricordi più cari, ciondolo grande simpatia, forse perché fu l’unico indigeno fra il grosso blasonato gruppo dei
campioni americani. mario peraltro,
come a tutti i puledri nati alle Budrie, ha insegnato a ciondolo i primi
rudimenti dell’educazione equina;
quando questi hanno l’età giusta li
portano ad anzola e lui piano piano
comincia a bardarli ed ad attaccarli
– ci vuole molta pazienza che è la
ricetta migliore, in più questi animali
richiedono rispetto e dolcezza – non
bisogna mai frustarli perché non
capiscono la punizione, perché una
volta spaventati, quando si riproverà
ad attaccarli sarà una nuova brutta
esperienza e una volta fatto il guasto in un giovane cavallo sarà duro
lavoro ridargli fiducia. mario non li
picchia se si ribellano ai finimenti,
li stacca, li accarezza e riprova altre
volte sempre con pacatezza e calma
finchè non stabilisce un’intesa che in
seguito non verrà mai meno. Quando il nostro razzatore li ha sgrezzati,
passa i suoi giovani allievi ai driver
che li faranno correre attaccati al
s F o Go DI r a bbIa
dA SCrivere P er NoN urLAre, d A SCrivere Per
NoN Aver urLAto, SCrivere P erChé, C oMuNQue,
QueLL’urLo NoN È PASSAto
sARA ACCoRsI
estate tempo di vacanze, magari di viaggi, magari di
qualche viaggio all’estero. Si parte con un po’ di contante
ma non troppo perché viaggiare con i soldi addosso non è
mai troppo confortevole per ansie proprie, né per possibili
tentazioni altrui. e poi perché se la meta non è troppo
eremitico-esotico-naturista, tra carte di credito prepagate
e bancomat, c’è sempre un modo per pagare. Poste infatti
le condizioni di poter e di voler pagare, cioè di disponibilità
economica e di onestà civile, basta apporre una firma o
ricordarsi un codice e il gioco è fatto! Non sarà il male di
qualche commissione bancaria a inficiare il programma di
spesa! ed è proprio in quell’attimo del prelievo, in quei
pochi secondi che durano le operazioni allo sportello in
cui ecco che l’onda s’infrange contro una scogliosa deriva
di valori. Paese straniero, quindi opzione per inglese, e si
scopre che l’italiano ‘conto corrente’ viene tradotto come
ConTInuA A pAG. 29 ->
28
AG o s To - s E T T E M B R E
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sulky nella grande pista di anzola.
Nei vari racconti di mario c’è una
constatazione maturata nei lunghi
anni a contatto con i cavalli e riguarda la “doma”; dice che ormai non ci
sono più puledri “selvaggi” come un
tempo, che al primo attacco al carrozzino davano segni di insofferenza
o si ribellavano; adesso sono molto
più docili; attraverso la selezione
della razza si sono affinati e le cose
vengono quasi istintive. durante la
sua lunga carriera il nostro razzatore
è il testimone di molti idilli amorosi e
racconta un caso particolare: mc lin
hanover aveva una passione per due
cavalle Twilight song e maid eiwjn;
era innamorato di tutte e due che erano magnifiche. Questo amore veniva
sfruttato nell’allevamento quando
mc lin hanover non era predisposto
a connubi con altre cavalle bastava
fargli passare davanti Twilight song
oppure maid eiwyn per infiammarlo
al punto di fare pronto il suo dovere… Nelle lunghe memorie di mario
Turrini c’è posto per tanti stalloni,
anche i meno fortunati: c’era un certo
fiammingo, coetaneo di filibustiere e
floridoro, azzoppato in una corsa...
è messo nell’allevamento, dove trovò
un ruolo di spalla da “ausiliario” di
altri cavalli e pare non ci sia stato
altro capace come lui nel suo compito. il sig. Turrini ha frequentato con
l’équipe dell’allevamento orsi mangelli tanti ippodromi ma la sua vera
passione non era il trotto in quanto
gara, quanto l’essere presente sempre in scuderia quando il lavoro era
tanto, e dove per necessità restava
a dormire. Nei suoi racconti di duro
lavoro e di grandi soddisfazioni parla di tanti personaggi importanti che
hanno visitato l’allevamento delle
Budrie: una visita non ufficiale del
cavaliere Benito mussolini con donna
rachele e la figlia anna maria, poi
molta nobiltà italiana amante per
generazione dell’ippica e dei cavalli; la contessa marta marzotto, che,
entusiasta dei magnifici animali, restava ore in contemplazione e regalava splendide calde coperte ai suoi
beniamini.
un racconto bello come una leggenda, ma assolutamente reale, mario
delle Budrie lo fa ricordando quando
durante la guerra, nel 1943, viaggio
dopo viaggio, trasporta i cavalli fino
a como: i tedeschi gli hanno rilasciato un permesso speciale e sono
convinti che quel
tesoro di cavalli
di razza varchi il
confine per essere
condotto in Germania; ma passato
como
cambiano
itinerario e arrivano sani e salvi in
svizzera e vi restano fino alla fine
del conflitto quando verranno riportati alle Budrie.
in questa rischiosissima avventura
mario racconta di
una notte in cui,
durante l’attraversamento del Po, il
barcone è scoperto dall’incursore inglese Pippo (aereo) che comincia a mitragliare. un
proiettile colpisce una cavalla che
scompare nell’acqua; mario disperato vuole gettarsi d’istinto a salvarla,
ma una pioggia di fuoco lo costringe
a desistere. la vita di mario è stata
densa di soddisfazioni, non solo lavorative: ha avuto due figli, un maschio che non ha assorbito la passione per i cavalli del padre ma ha conseguito successi laureandosi per ben
tre volte. la figlia, che ha la stessa
passione del padre e avrebbe voluto
seguirne le orme, è stata a suo tempo dissuasa perché pare che nell’ambiente delle scuderie e del trotto le
donne non portino proprio fortuna
29
o quanto meno non molto tollerate.
Quando mario, dopo quaranta anni di
onorata carriera all’allevamento orsi
mangelli va in pensione, è festeggiato come e più di quei campioni che ha
allevato e accudito. il giornalista bolognese Giorgio martinelli commenta
così sul carlino l’avvenimento:
“festa per pochi intimi al palazzo
delle Budrie, (non più di cento persone), in primis la
contessa Barbara orsi mangelli,
grande manager,
il marchese dal
Pozzo, che sembra uscito pari
pari dai prati di
ascot, la contessa Nina orsi
mangelli e tutti
i
collaboratori
principali.
c’è
William casali, il
dott. sergio castelli, il ragionier
Bruno farneti –
fra gli ospiti particolari alberto
Giubilo, il principe dei cronisti di
ippica, l’onorevole adamo Vecchi,
parlamentare nato alle Budrie e tutti
i veterinari. e’ stato un convivio speciale per mario Turrini, pari alle feste
quando la scuderia nero-granata portava a casa tre derby di seguito. fra
una portata e l’altra il festeggiato ha
dato la stura ai ricordi, un’espressione d’amore per i cavalli quale forse
non si riscontra più; e allora passano nella mente oltre a mighty Ned,
Prince hall, doctor spencer, hit song,
Nike hanover… agli elogi degli oratori per la sua importante, gloriosa
carriera, mario delle Budrie risponde
commosso che per lui è stato un onore essere caporazza alla orsi mangelli e augura un futuro ancora ricco di
successi”.
sEGuE dA pAG. 28 ->
Saving account. Che traduzione lontana! Saving
account non ricorda di più il nostro salva-danaio?
Non si addice meglio al concetto dell’antico Libretto
dei risparmi, ormai divenuto pezzo d’antiquariato
o da antiquati? d’altronde a che serve più parlare
di risparmi considerando che arrivare a fine mese
senza aver consumato tutto il guadagnato è ormai
un lusso più che una viziosa oculatezza o morigerato
vivere? vuoi mettere quanto sia più etimologicamente
accattivante il concetto di conto corrente, così sempre
pronto a correre dietro a occasioni e sconti e saldi,
così rassicurante ‘ma dai, risparmi il mese prossimo,
compra, non vai in rosso, non avrai mica bisogno del
meccanico anche questo mese, ma no neanche del
dentista dai, e poi che li tieni a fare tanto la banca
non ti dà niente’... e così il denaro corre più fuori
che dentro, anche perché non c’è nulla di male nel
godersi i sudati guadagni, nulla di male nel gustarsi
l’estate andando fuori a cena un po’ più spesso, non
c’è nulla di male... finchè non si incappa per caso
nella riflessione di un programma radiofonico in cui
qualcuno dice ‘dove non c’è più speranza, si consuma,
si compra’... e si resta in una torrida rabbia estiva di
un Paese che boccheggia...
30
AG o s To - s E T T E M B R E
2011
Q Ua N Do IL Mo N D o s M Is e D I G Ira r e
r iF L eSS i o N i A d i e Ci A N N i d A G ro uN d z e ro
LoREnZo sCAGLIARInI
a
manhattan, nell’isolato delimitato da liberty street
e Ve s e y s t r e e t d a u n a p a rt e e We s t s t r e e t e c h u r c h s t r e e t
d a l l ’ a l t r a , c ’ è u n va s t o s p a z i o v u o t o. r i m o s s e l e m o n t a g n e d i m a c e r i e, a l p o s t o d e i p i ù a l t i g r a t t a c i e l i
d e l l ’ i s o l a a l e g g i a s o l o i l r i c o r d o,
così denso da riempire un’area
tanto ampia. una ferita
che continua a sanguinare negli abitanti di
N e w Yo r k , u n r i c o r d o c h e
è vivido anche in chi si
t r o va va , l ’ 1 1 s e t t e m b r e
2001, a migliaia di kilometri di distanza, ovunq u e n e l m o n d o. W h e r e
were you when the world
stopped turning? ci interroga una canzone di
alan Jackson, uno dei
cantautori country simbolo del volto più tradiz i o n a l i s t a e c o n s e r va t o r e
d e g l i s t a t e s. o g n u n o d i
noi saprebbe rispondere; ciascun o r i c o r d a c o s a s t a va f a c e n d o n e l
momento in cui la terribile notizia
d e l l ’ a t t e n t a t o a l l e To r r i G e m e l l e
iniziò a circolare attraverso tutte
l e e m i t t e n t i t e l e v i s i v e, l e s t a z i o n i d e l l a r a d i o, i t e l e f o n i , e p o i , i n
m a n i e r a s e m p r e p i ù c a p i l l a r e, d i
bocca in bocca. Quelle immagini
raggelanti trasmesse dai notiziari sono rimaste nell’immaginar i o c o l l e t t i v o. r i m o s s e l e m a c e r i e
d e l l e Tw i n To w e r s, d e p o s i t a t a l a
n u v o l a d i p o l v e r e e c e s s a t e l e t e rribili esalazioni che promanarono
p e r m e s i d a l l e r o v i n e, i l p o l v e r o n e s o l l e va t o d a l l e p o l e m i c h e s u l le responsabilità della sciagurata
politica estera dell’amministrazione Bush nel provocare e gestire quella catastrofe non è ancora
s e d i m e n t a t o. s u b i t o d o p o l ’ 1 1 s e t t e m b r e, l ’ a t t e g g i a m e n t o p r e va l e n te del mondo musulmano nei confronti di al-Qaeda era di grande
ostilità; invece di capire che tale
s e n t i m e n t o p o t e va r a p p r e s e n t a r e
la possibilità per isolare le frang e i s l a m i c h e e s t r e m i s t e, l ’ a m m i n i strazione Bush fece esattamente
ciò che gli ideatori dell’attentato
s p e r a va n o, r i c o r r e n d o a l l ’ a g g r e s sione dell’iraq. la violenza tende
31
a generare altra violenza: questo
atto coalizzò gran parte del mond o i s l a m i c o, c h e v e n i va e s o r t a t o
alla guerra santa contro le forze di
i n va s i o n e a m e r i c a n a : o g n i a t t o d i
v i o l e n z a s u c c e s s i va m e n t e c o m m e s so dagli stati uniti ha rappresentato una vittoria per gli estremisti e
un incoraggiamento per tutti coloro che sono pronti a combattere quella battaglia
cosmica tra bene e male
in cui hanno creduto sia
B i n l a d e n c h e G. W. B u s h .
Pe r s i s t o n o a n c h e i d i b a t titi sul futuro di quello
spazio ormai a tutti noto
come
“Ground
zero”.
Già prima della fine del
2001, gruppi di cittadini
n e w y o r ke s i s i r i u n i va n o
in workshop denominat i “ i m a g i n e N e w Yo r k ” ,
nel tentativo di proporre
idee su come ricostruire
l ’ a r e a s u c u i s o r g e va i l
Wo r l d Tr a d e c e n t e r. Ve n e f u r o n o
diverse: una torre alta più di 500
m e t r i d e n o m i n a t a fr e e d o m To w e r,
attualmente in via di costruzion e ; i l p r o g e t t o, p o i a b o r t i t o, d i u n
grande centro artistico e culturale
b a t t e z z a t o i n t e r n a t i o n a l fr e e d o m
center; la realizzazione del National september 11th memorial and
museum; la proposta, considerata
dai più quasi blasfema, di edificare una moschea.
VUVUVù
LuCA FRABETTI
www.BookInG.CoM
LA MiGLiore tAriFFA GArANtitA
A g e n z i a v i a g g i ? S o r p a s s a t a . tu r i s t a f a i d a t e ? A h i a h i
a h i ! ! S e c e r c h i u n a l b e r g o, e m a g a r i v u o i p u r e r i sparmiare qualcosina, rischi di perdere giornate tra
cataloghi, pagine web e telefono al suono di: “Scusi,
mi serviva un’informazione: per caso avete una camer a . . .” . B o o k i n g . c o m s a g i à q u a l i a l b e r g h i s o n o l i b e r i ,
quanto costa una stanza e tutte le caratteristiche che
c i i n t e r e s s a n o. N o i d o b b i a m o s o l o i m m e t t e r e i l d o v e
e i l q u a n d o, e i l p o r t a l e c i s n o c c i o l a t u t t e l a c a m e r e
a d i s p o s i z i o n e c o n t a n t o d i s c o n t o l a s t m i n u t e. e s i
prenota con un paio di click. ovviamente tante mete
s u g g e r i t e, s e g u e n d o i l m o t t o d i “ L a m i g l i o r e t a r i f f a
g a r a n t i t a ” , e n e s s u n a p u b b l i c i t à i n g a n n e v o l e. Pe r g l i
iphonisti questa è una manna: sdraiato in spiaggia
vuoi allungare la vacanza di un giorno? Nessun prob l e m a : g i o c o d i p o l p a s t r e l l o, c a r t a d i c r e d i t o, e d i
n u o v o a d a r r o s t i r s i . Fa c i l e c o s ì . . .
32
AG o s To - s E T T E M B R E
2011
occorrerà forse molto altro tempo
per giungere ad una più profonda
comprensione storica delle cause
di quanto accadde quel giorno (e
da quel giorno), ma a distanza di
dieci anni dall’11 settembre 2001
è inevitabile interrogarsi nel tent a t i v o d i t r o va r e u n a s p i e g a z i o n e.
a d o f f r i r e a c h i v i s i t a N e w Yo r k l o
spunto per riflettere sugli eventi
drammatici dell’11 settembre è stato allestito
u n a s p e c i e d i m u s e o, i l
Wo r l d Tr a d e c e n t e r Tr i b u t e Vi s i t o r s c e n t e r. d o p o
a v e r l o v i s i t a t o, è d i f f i c i l e
c e r c a r e d i va l u t a r e q u e l l a
catastrofe con imparzialità. le divise lacere dei
vigili del fuoco immolatis i n e l t e n t a t i v o d i s a l va r e
v i t e u m a n e, l e i m m a g i n i
fotografiche dal fortissim o i m p a t t o e m o t i v o, i r e perti raccolti sotto le mac e r i e, l e t e s t i m o n i a n z e r e g i s t r a t e
dei superstiti e di chi era presente
rimangono profondamente impress i n e l l a m e m o r i a d e l v i s i t a t o r e,
condizionandone inevitabilmente
i l g i u d i z i o. c a m m i n a n d o n e l c o rso della visita guidata nel sito in
c u i s o r g e va n o l e To r r i G e m e l l e, g l i
occhi si velano di lacrime; lacrime
c h e s g o r g a n o, p e r c h i n o n è s t a t o
colpito dalla tragedia di perdere
u n p r o p r i o c a r o, d a l l a c o n s t a t a z i o ne dell’ottusità di un genere umano pronto al massacro in nome del
profitto travestito da ideologia.
la carneficina dell’11 settembre –
c h e c o s t ò l a v i t a a q u a s i 2 8 0 0 p e r-
sone – fu il risultato dello scontro
di due integralismi, quello islamico rappresentato dai terroristi di
al-Qaeda e quello più subdolo degli stati uniti d’america, grande
t e o c r a z i a d e l m o n d o o c c i d e n t a l e,
pronta a mascherare azioni di vera
e propria aggressione con il nobil e i n t e n t o d i e s p o r t a r e, i n n o m e d i
d i o, l a d e m o c r a z i a i n t u t t o i l m o n -
d o. d o p o l a v i s i t a a l m u s e o p a r e
semplice individuare i buoni ed i
cattivi: i buoni indossano giacche
e c r a va t t e, u n i f o r m i d a p o l i z i o t t o ; i c a t t i v i h a n n o l u n g h e b a r b e,
c o p r i c a p i , l a p e l l e o l i va s t r a . P u ò
s e m b r a r e r e t o r i c o s o t t o l i n e a r l o, s i
può persino venire accusati di rev i s i o n i s m o s t o r i c o, m a a n c o r a u n a
volta la linea di demarcazione tra
bene e male non è così semplice
d a t r a c c i a r e. N e l g i u d i z i o n o n b i sogna mai dimenticare una delle
più elementari verità morali, forse
la più difficile cui uniformarsi: il
principio di universalità. i criteri
che si applicano a se stessi do-
33
vrebbero essere identici a quell i c h e a p p l i c h i a m o a g l i a l t r i . Ta l e
p r i n c i p i o v i e n e s p e s s o d i s a t t e s o.
accade infatti che le maggiori potenze dell’occidente si arroghino
i l d i r i t t o d i i n t e r v e n i r e o i n va d e r e a l t r i Pa e s i a l o r o p i a c i m e n t o, i n
nome di altissimi ideali quali la
promozione della democrazia o in
base alla dottrina della difesa/attacco preventivo; impongono con atteggiamento
moralistico agli altri popoli le norme del diritto
internazionale e dei trattati, senza considerare le
medesime regole di pari
r i l e va n z a p e r s e s t e s s e.
Guardarsi
onestamente
allo specchio rimane una
delle cose che l’uomo fat i c a d i p i ù a f a r e.
Più di cinquant’anni fa, in
piena guerra fredda, ad
un passo dal conflitto nuc l e a r e, i l f i l o s o f o B e r t r a n d r u s s e l
ed albert einstein lanciarono una
sorta di appello a tutti gli abitanti
d e l m o n d o, c h i e d e n d o l o r o d i m e t tere da parte i giudizi rispetto a
s va r i a t e q u e s t i o n i , c o n s i d e r a n d o s i
semplicemente membri di una med e s i m a s p e c i e, c h e h a a v u t o u n a
storia eccezionale e la cui scomp a r s a n e s s u n o a v r e b b e d e s i d e r a t o.
la decisione di fronte alla quale
s i t r o va va l ’ u m a n i t à e r a n e t t a , t e rribile e inevitabile e sembra che
non sia stata ancora presa in modo
definitivo: o mettere fine alla razza umana o rinunciare per sempre
alla guerra.
sEGuE dA pAG. 4 ->
pr o do t t o da no n pe r dere è sicuramente il volume a tiratura
l i m i t a t a “La Po s t a e Marconi”, che raccoglie le riproduzioni
di t ut t i i f ra nc o bo lli emessi nel mondo per celebrare
Gugl i e l m o Ma r c o ni e la sua scoperta. d i carattere storicol et t e ra r i o è i nvec e “Progetto d ante – la d ivina Commedia
a t t ra ver s o l a f i l a t e lia tematica”, originale rilettura in
c hi a ve f i l a t el i c a de l l ’ opera omonima del grande Poeta.
La s t o r i a del l ’eur o pa , analizzata in un’ ottica storica e geopo l i t i c a è di s po ni bi l e in numerose pubblicazioni.
Pe r i pi ù pi c c o l i es i s t e una divertente sezione, loro dedicata,
c he c o m pr e nde : puzzle, modellini d’ auto e moto da
c o l l ez i o ne ( Fer ra r i , F iat, d ucati, L amborghini), francobolli
e f o l der s ui f um et t i (Geronimo Stilton, d iabolik, Pinocchio,
et c ...) .
Gl i a ppa s s i o na t i di modellismo potranno acquistare presso
gl i s po r t e l l i degl i uffici Postali, le copie dei furgoni per
i l t ra s po r t o dei va l ori postali, dalla prima diligenza alla
c a r r o z z a f i no a l l e ve tture dei giorni nostri.
i no l t r e, i n o c c a s i o ne delle commemorazioni ufficiali del
“150° Anni ve r s a r i o dell’ u nità d’ i talia” è disponibile la
c o l l a na “Fra nc o bo l l i d’ italia dal 1861 ai giorni nostri”,
o pera a f a s c i c o l i quindicinali, disponibile in tutti gli uffici
po s t a l i .
C i ò ra ppr es ent a s o lo una piccola parte del patrimonio
s t o r i c o -f i l a t e l i c o r e peribile nell’ ufficio Postale di Persiceto,
Pi a z z a de l Po po l o 23/c, aperto dal L unedì al venerdì
8-18:30 e i l S a ba t o 8 -12: 30.
34
Periodico della ditta
ed i GrA F iC A di r oSSi do r eL L A
A utori zza z i o n e del tr i b u n a le
di Bol ogn a , n. 7 7 3 7 d el 2 0 - 0 2 - 2 0 0 7
Pubbliche relazioni
A N N A roSA B i G iANi
San G i ova n n i i n Per si c eto
Tel. 051 8 21 56 8
Fotocomposizione e stampa
ti po-L i to “ iL tor C hio”
vi a C oper ni c o, 7
San G i ova n n i i n Per si c eto
Tel. 051 8 23 01 1 - Fa x 0 5 1 8 2 7 1 8 7
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hanno collaborato a questo numero
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deLLe oPiNioNi MANiFeStAte NeGLi
SCritti SoNo reSPoNSABiLi GLi Autori
dei QuALi LA direzioNe iNteNde
riSPettAre LA PieNA LiBertà di Giudizio
ANNo X, N. 8-9, Agosto-Settembre 2011,
diffuso gratuitamente
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