s b 8 otto o t a b a re ZIONE A I M E PR ORSO CONC NDO LA SVICO 18 ore sco ll ’ A f f r e S a la d e . F r a n c e s c o o di S c h io s t r s oM M arIo in copertina lia e il ghepardo Gheo foTo di roBerTo zammarchi Numero chiuso iN redazioNe il 22 seTTemBre 2011 vAriAzioNi di dAte, orAri e APPuNtAMeNti SuCCeSSivi A tALe terMiNe eSoNerANo i redAttori dA oGNi reSPoNSABiLità 3 LA RAGAZZA CHE ACCAREZZA LE TIGRI Luca Frabetti 9 IL FoRnAIo dI LuCkEnwALdE Paolo Balbarini 14 MIRA... EspAnsIonIsTICA Sara Accorsi 16 LA FACCIA nAsCosTA dELLA nosTRA sToRIA Michele Simoni 17 sVICoLAndo 21 “ LA TAnA dEI LIBRI” QuAndo IL RoMAnZo è “VInTAGE” d’AuToRE Maurizia Cotti 22 “ LE BoTTEGHE dEL BoRGo” GLI AMICI dEL BAR CEsARIno eleonora Grandi 25 “ pERsICETAnI In FuGA” LA spERAnZA? In ITALIA MAnCA AnCHE QuELLA Giulia Massari 27 MARIo TuRRInI Giorgina Neri 31 “ BoRGoVALE” QuAndo IL Mondo sMIsE dI GIRARE Lorenzo Scagliarini w w w.b o rg o ro t o nd o.it 2 AG o s To - s E T T E M B R E 2011 La raGaZZa CHe aCCareZZa Le tIGrI iNterviStA A LiA GuSSo LuCA FRABETTI V ictor hugo disse che dio creò il gatto per dare all’uomo il piacere di accarezzare la tigre. c’è una ragazza che le tigri le accarezza, diciamo, per lavoro. Vive a Persiceto, e oggi ci farà entrare in un piccolo angolo di paradiso. da dove nasce tutto, Lia? “da san donà di Piave, dove sono nata, e da simon, il micetto che mi regalò mia mamma a due anni ed io impazzii letteralmente di gioia! Poi arrivarono un criceto e in seguito una cane della prateria di nome Nell, un simpatico e affettuoso animaletto che assomiglia a una marmotta e che ho tenuto tre anni nonostante io fossi allergica e avesse completamente distrutto il mio bagno! e poi il mio grande amore, shany - dice lia mentre le brillano gli occhi - un gatto che ho avuto dall’età di sette anni che era completamente innamorato di me... e viceversa! mi abbracciava come fosse mio figlio e si strusciava sotto il mento in qualsiasi momento della giornata. Nonostante tutti nella mia famiglia adorassero i gatti, io ero la privilegiata di shany. Nella mia vita sono sempre stati presenti gli animali, come dadini, una gatta persiana lasciatami in eredità da mia nonna; da qualche mese, qua a san Giovanni, gironzolano per casa due piccole pesti feline, albus e adrenalina.” E come ci sei finita a persiceto? “inizialmente mi iscrissi all’università alla facoltà di chimica e Tecnologia farmaceutica a Padova, finché un giorno mia madre, con una delle sue perle di saggezza, mi disse di piantarla di studiare cose che non mi interessavano e di seguire la mia grande passione: così feci il test di ammissione a veterinaria all’università di Bologna (una delle migliori in italia), città natale di mia mamma e dove vivono anche i miei zii. Poi, per amore, sono finita san Giovanni! ho conosciuto alessio, il mio ragazzo, che mi ha portato con lui qui a Persiceto, e un bel giorno mi ha fatto una sorpresa e mi ha portato di nuovo verso il Veneto, nel mezzo della campagna padovana...”. mentre io vengo sopraffatto da albus che si accovaccia su di me, mentre 3 adrenalina, da bravo gatto tigrato, fa cose puntualmente sbagliate in giro per il salotto, a lia si spalanca un sorriso solare e innamorato. Tu non sapevi dell’esistenza di Tiger Exprerience? “assolutamente no, è stato tutto merito di alessio, che per il nostro quarto anniversario mi ha portato in un paesello di nome campolongo maggiore, nella campagna tra Padova e Venezia, davanti ad una casa con un cancello e una scritta “Tiger”: anche di fronte al fatto compiuto era difficile realizzare! dal momento in cui sono entrata ho iniziato a tremare dall’emozione e ad entrare in un sogno: stavo vivendo uno dei desideri più grandi della mia vita senza nemmeno sapere che esistesse. ad ogni passo che facevo dentro al parco mi rendevo conto che quello era il mio posto e quello era il mio lavoro. era scoccato qualcosa dentro di me, qualcosa di indescrivibile, e grazie alla mia caparbietà e al mio grandissimo amore per gli animali oggi il Tiger experience è il mio posto di lavoro.” CoLLeZIoNIsMo CHe PassIoNe!!! Fo r s e no n t ut t i s a nno che presso l’ ufficio Postale di San Gi o va nni i n Pe r s i c eto è da tempo operativo uno sportello f i l a t el i c o, a ppo s i t a mente dedicato ai collezionisti e agli a ppa s s i o na t i de l l a materia. Lo “s pa z i o f i l a t e l i a ” si differenzia da un’ area tradizionale di un uf f i c i o po s t ale perché è interamente dedicato ai f ra nc o bo l l i . È po ssibile, infatti, acquistare materiale f i l a t el i c o pr o do t t o da Poste italiane, a cominciare dai f ra nc o bo l l i e m es s i negli ultimi anni, disponibili in ra c c o gl i t o r i di va r i o tipo (folder, album, libri e quaderni). S i po s s o no a nc he r i chiedere cartoline e tessere filateliche, bo l l e t t i ni i l l us t ra t i vi, annulli speciali, buste primo giorno, f o gl i e t t i e d a l t r i pr odotti similari. Pe r i l c o l l ez i o ni s t a più appassionato ed esigente, un ConTInuA A pAG. 34 -> 4 AG o s To - s E T T E M B R E 2011 E’ una specie di zoo? “il Tiger può essere definito in vari modi: un orfanotrofio, una scuola, un asilo, ma non uno zoo. Negli zoo agli animali viene ricreato un ambiente il più possibile simile al loro naturale habitat e quindi, per definizione, si limita al minimo il contatto con l’uomo. i miei titolari, Gianni e luana, guardano la cosa dal lato opposto, cercando di dare a tutti i loro felini il contatto più stretto possibile con l’uomo: i nostri animali vengono continuamente stimolati dalla presenza umana, che va dalla coccola al gioco, dalla pulizia della gabbia alla pappa quotidiana, e si mostrano decisamente felici del rapporto con le persone, cosa che in uno zoo non potrà mai avvenire. Non è uno zoo ma un parco privato, il giardino di Gianni e luana. il primo felino arrivato era un puma di nome indy, nato da una mamma anziana che sfortunatamente uccise i primi due cuccioli. alla morte della madre, indy venne adottato da Gianni e luana, che allora lavoravano presso lo zoo di fasano, e diventò per sette anni il loro “animaletto” domestico. il puma dormiva a letto con loro, giusto per delineare il quadretto familiare... altri animali arrivarono in adozione, alcuni portati via a persone che tenevano per sfizio grossi felini in condizioni inadeguate, o addirittura li maltrattavano. come leo, alimentato esclusivamente a pasta e tenuto per la maggior parte del tempo in una cassa buia, che ha rischiato di morire a pochi mesi dalla nascita; oggi vive al Tiger da cinque anni, pesa 180 kg, gode di ottima salute e assieme alla sua fidanzata sheeba ha già dato alla luce due cuccioli. e come avrete capito, altri animali arrivano dalla logica conseguenza di fare vivere assieme un maschio e una femmina... alcuni vengono addirittura comprati, per salvarli da una vita di sofferenza. come circe, allevata in spagna per un anno chiusa dentro una stanza, senza avere mai contatto con esseri umani o altri animali. il Tiger è anche un parco didattico, dove a bambini e adulti viene illustrato il rapporto diretto con gli animali e il rispetto che bisogna portare verso di loro, imparando a conoscere il loro linguaggio e a capire il significato di ogni loro gesto. Qui, e solo qui, si può interagire con questi grossi felini in modo non invasivo anche in situazioni quali terapie o cure mediche, che vengono fatte nella gabbia nella maggior parte dei casi senza alcun tipo di anestesia, ma tranquillizzando l’animale col semplice contatto umano. allo zoo ci si va a vedere i leoni e le tigri, qua vieni a conoscere sansone e la flaca, che è ben diverso. Qui conosci le loro storie personali, il loro carattere e tutte le cose buffe che, da bravi felini, fanno.” Chi sono gli inquilini? “ci sono i leopardi mark, Joy, circe, Jack e Waka, più il leopardo nero Viper. i puma hashley e Winny. i leoni sansone, leo, sheeba e ciccio. le tigri flaca, Gali, sophie, claire, Graf, alex, arcana, Blizard, hannibal e Gheo il ghepardo”. può essere che abbiamo già visto alcuni di loro in TV? “sì, sono animali buonissimi e si prestano benissimo ad interagire con l’uomo, per questo vengono “scritturati”: flaca era la tigre nello spot di sky dei gladiatori all’interno dell’arena, Viper era il leopardo nero (comunemente conosciuto come 5 pantera) nello spot della Breil, Gheo ha girato la pubblicità di compass e poi lucy, una tigre che ha fatto qualche apparizione a italia’s next top model.” In cosa consiste il tuo lavoro? “inizialmente mi occupavo del lavoro ordinario, del cibo e della pulizia delle gabbie. Pian piano notavo che passare del tempo, tanto tempo, con gli animali ed entrare in sintonia con loro ti aiuta a capirli meglio, a parlare il loro linguaggio. ad oggi mi occupo principalmente del loro benessere. ho studiato a fondo una loro alimentazione ottimale, presto loro le cure mediche necessarie e cerco di capire subito e prevenire ogni possibile malessere. Nel mio lavoro cerco di svolgere i compiti istituzionali nel minor tempo possibile, per poi dedicarmi alla mia (e anche loro) parte preferita, le coccole! cerco di dedicare più tempo possibile ad ogni animale, ad accarezzarlo e coccolarlo, e con Gheo entro nella gabbia per qualche coccola extra...” Chiederti quali sono i tuoi preferiti sarebbe semplicemente un copia e incolla dei loro nomi... ma ce n’è uno a cui sei maggiormanete legata? “direi che da subito si è creato un rapporto particolare con ashley, il puma femmina. dopo poco tempo dal mio arrivo ashley ha partorito, e ovviamente lei ha deciso chi avrebbe potuto assistere al parto e chi no, e io ne ho avuto il privilegio. io ho tagliato il cordone ombelicale e fatto il nodo ai cuccioli, me li ha fatti accarezzare e dal quel momento in poi mi ha sempre permesso di prendermi cura di loro. si è instaurato un rapporto di cieca fiducia tra me e lei, dimostrato anche durante il suo secondo parto e che perdura tutt’oggi.” sui libri di scuola non c’è scritto che ci vuole pazienza e tanto amore? “mi sono resa conto che all’università ti insegnano tante cose, ma l’esperienza al parco è qualcosa che nessuno ti può raccontare. Troverai forse scritto come fare un’iniezione ad un leopardo con una cerbottana; io invece ho imparato come conqui- s U CCeDe a PersI Ceto GIoV Ed ì 6 oTToBRE o R E 2 1 , te a t r o Fan in , s p ettaco lo co m ic o c on Giuseppe Giacobazzi. sABATo 8 oTToBRE, or e 9 .3 0 , t e a t r o c omu n a l e “Scuole di cent’anni. il lungo cammino della scuola di base in un’area bolognese” (con v e g n o p e r c e l e b ra r e i l c e n t e n a r i o d e l l a s cu o la d i San ta Maria i n st ra d a a Ca st e l l e t t o). sABATo 8 oTToBRE, or e 1 6 , r i t r ov o i n P i a z z a Ca r d u c c i “Quattro passi verso l’unità d’italia” , v i si t a g u i d a t a a l l a sc u ol a elem en tare Qu aq u arell i e Cor so i t a l i a fi n o a Por t a Ga r i b a l d i . sABATo 8 E d oMEnI C A 9 oTTo B R E decim a, Festone MARTEd ì 1 1 oTToBRE or e 2 1 , te a t r o Fa n i n , s p ettaco lo m u s icale s ul “ l i sc i o” c on Marco tagliavini. sABATo 1 5 oTToBRE , or e 8 -1 9 , c e n t r o st or i c o, Antiquariato in piazza. doMEnICA 1 6 oTToB R E , or e 2 1 , te a t r o co m u n ale, “italiani! orazione teatrale per il 150° dell’unità d’italia” , sp e t t a c ol o c on ivan o Mares co tti. MARTEd ì 1 8 oTToBR e, or e 2 1 , t e a t r o c omu n a l e, incontro sulla legalità con Gherardo Colombo sABATo 2 9 oTToBRE , or e 1 4 .3 0 , trekking urbano 2011, “trekking lungo il canale della bonifica” , r i t r ov o p r e sso i l p i a z z a l e Accatà a San Gio van n i i n Pe r si c e t o i n v i a Ce n t o. Pa r t e c i p a z i on e g ratu ita co n s crizio n e ob b l i g a t or i a : ur p d e l Comu n e, n . v e r d e 800.069678. FI no AL 2 3 oTToBRE , Pa l a z z o S S. S a l va t or e, sa l a e sp osi z i on i , m o s tra “i Forcelli. racconti di una borgata fantasma” . o ra r i : g io ved ì, ven erd ì, s ab at o 1 6 .3 0 – 1 9 ; d ome n i c a 1 0 - 1 2 .3 0 / 1 6 – 19. in fo : 347- 3970788 . FIno AL 3 1 oTToBRE , c h i e sa d i S a n t ’A p ol l i n a r e, most ra “Aquae. La gestione dell’acqua oltre l’unità d’italia nella pianura emiliana”. in fo : tel. 051.6871757 , w w w.mu se oa r c h e ol og i c oa mb i e n t a l e.i t ConTInuA A pAG. 8 -> 6 AG o s To - s E T T E M B R E 2011 stare la fiducia di Joy, come dosare i movimenti e il tono della voce per tranquillizzarlo, ed infine entrare senza paura nella gabbia e fargli qualche decina di iniezioni. oppure è esemplare il mio rapporto con circe, un leopardo maltrattato che non aveva mai conosciuto altri animali o uomini e che, al mio arrivo ,non si faceva avvicinare da nessuno e non sapeva letteralmente come comportarsi. io le ho dedicato tanto tempo, mi sono seduta ore vicino al suo recinto, leggendo a voce alta per farle conoscere la mia voce, a parlare con lei, a farle sentire la mia presenza. era diffidente, ma pian piano si è avvicinata e oggi ha scoperto di gradire le mie coccole, ha accettato me e la presenza dell’uomo. Pensa che, quando circe ha partorito la leopardina sua e di Jack, non sapeva assolutamente cosa fare e come prendersene cura. è toccato a noi allattarla a mano con latte in polvere per cani, inizialmente goccia a goccia perché la cucciola non sapeva nemmeno succhiare e in questa fase è molto pericoloso e delicato allattarli. era stupendo, col tempo, vedere la cucciola che ci correva incontro ogni qualvolta vedesse il biberon, mettersi seduta e prendere il biberon in mano; oggi ha un anno ed è sanissima, per noi è stata un’esperienza indimenticabile, ma vi assicuro che difficilmente in uno zoo o in un circo avrebbe avuto le stesse amorevoli cure. Quando un animale ha fiducia in te, te lo fa capire, e nel modo più onesto e sincero. la tigre lucy ad esempio, dopo avere partorito i suoi primi cuccioli, una mattina, vedendomi, ha preso in bocca uno dei suoi cuccioli e me lo ha portato. io mi sono sentita immensamente onorata di questo privilegio, oltre ad avere avuto l’opportunità di accarezzare una delle cose più morbide che esistano...” non saranno tutti dei micioni... parlaci del Re della savana! “a dire il vero noi abbiamo leo, il leone strabico... lui tutte le mattine esce di corsa per venirmi a salutare, con il suo tipico buffo mugolio; una mattina, nell’impeto, non ha visto la piscina in mezzo al recinto (che pure non si è mai mossa) e ha deciso di schiantarcisi contro... fanno sempre dei disastri, non hanno nulla da invidiare ai micetti che teniamo nelle nostre case, davvero. a proposito, una mattina, come tutte le mattine, passo a salutare i miei titolari Gianni e luana a casa loro prima di iniziare a lavorare. sapevo che flaca aveva avuto il giorno prima un battibecco con sophie e claire, le altre tigri, guadagnandoci un morso ad una zampa. Non sapevo che nel loro salotto mi sarei trovata flaca che mi veniva incontro come fosse il mio gatto... sembrava molto a suo agio in giro per la cucina! 7 i miei capi, quando un animale ha bisogno di cure particolari, solitamente lo tengono qualche giorno in casa con loro, è normale così! a volte stanno meglio in casa sul divano che assieme agli altri animali, come quando flaca è stata presa in giro dai pappagalli che imitavano perfettamente la voce di Gianni che chiamava “flacaaa...”, a cui lei rispondeva affettuosamente con le fusa. fino a quando la tigre si è stancata di essere chiamata in continuazione da un padrone che non c’era e ha smesso di rispondere, si è offesa!” secondo me hai fatto venire voglia a qualcuno di visitare il parco... “se siete curiosi esiste il sito www. tigerexperience.com, le visite sono sempre organizzate, non esiste accesso libero, e vanno prenotate. sono sicura che anche voi vi innamorerete di tutti i micioni che troverete, come ho fatto io!” s U CCeDe a PersI Ceto sABATo 5 noV EMBRE , or e 1 6 , r i t r ov o d a va n t i a l l a st a z i on e ferro viaria “Quattro passi verso l’unità d’italia” , v i si t a g u i d a t a a st a zio n e ferro viaria e n u o ve fa b b r i c h e. doMEnICA 6 noV EMB R E , Pe r si c e t o e de c i ma , c omme mora zio n e d el . Giorno dell’unità Nazionale e Festa delle Forze Armate, 93° Anniversario della fine della Prima Guerra mondiale sABATo 1 9 noV EMBR E , or e 8 -1 9 , c e n t r o st or i c o, Antiquariato in piazza. doMEn ICA 4 d ICEMB R E , Pe r si c e t o, c omme mora z i on e d e l 67° Anniversario del rastrellamento di Amola, Le Budrie e Borgata Città e 67° Anniversario dell’eccidio di Sabbiuno. FI no AL 4 d ICEMBRE , Mu n i c i p i o d i S a n Gi ova n n i i n Pe r si ceto, m o s tra “Persiceto dall’unità alla Costituzione: i persicetani per l’unità e l’indipendenza nazionale, la democrazia e la giustizia sociale” sABATo 1 7 d ICEMBRE , or e 8 -1 9 , c e n t r o st or i c o, Antiquariato in piazza. 8 AG o s To - s E T T E M B R E 2011 IL ForNaI o DI LUCkeNwa LDe C A r Lo MoNtAN Ari riCordA e rACCoNtA pA o L o B A L B A R I n I “ Vi d i l a m i a m a m m a c h e c o r r e va n e i c a m p i . i o m i fermai, bloccato dall’emoz i o n e. d i e t r o d i l e i c ’ e r a n o m i a sorella e mia nipote; anche loro c o r r e va n o e c o r r e va n o. l e v e d e vo venirmi incontro e non capiv o p i ù n i e n t e. P i ù l o n t a n o c ’ e r a m i o p a d r e, e r a m a l a t o, f a t i c a va a s t a r e a l p a s s o. a v r e b be corso anche lui se ne fosse stato ancora capac e.” il racconto s’interrompe; p i ù d e l l e p a r o l e s c o rrono le emozioni, probabilmente le più forti che una persona poss a p r o v a r e. i l r i c o r d o dell’abbraccio dei cari dopo aver camminato a lungo per le vie dell’inferno sono emozioni che solcano il volto di carlo s o t t o f o r m a d i l a c r i m e. “mi viene da piangere”, sussurra questo signore di novant’anni, e non è l’unico a farlo mentre lo d i c e. Q u e l g i o r n o, e r a i l 2 2 settembre del 1945, erano passati più di quattro anni e mezzo dalla chiamata alle armi. aveva diciannove anni nel genn a i o d e l 1 9 4 1 q u a n d o a rr i v ò a Vi p a c c o, o g g i c i t t à s l o v e n a d i n o m e Vi p a v a , c o n u n paio di scarpe bucate e tanta p a u r a d e l f u t u r o. i n q u e l l a z o n a era già attivo da qualche tempo un movimento di resistenza ant i f a s c i s t a , m o v i m e n t o c h e c a r- l o a v r e b b e d o v u t o c o m b a t t e r e. dopo un mese e mezzo d’addes t r a m e n t o n e i p r e s s i d i Po s t u m i a f u m a n d a t o a r a ke k , p i c c o l a c i t tadina in direzione di ljubljana. Prima di andare in prima linea dovette aspettare che trovassero un paio di scarpe della sua taglia. ma poi ci arrivò. il battesimo del fuoco avvenne in u n a v a l l a t a c o l t i v a t a a f o r a g g i o. era nascosto tra le piante e alcune grosse formiche s’insinuavano tra le pieghe della divisa a r r i v a n d o s u l l a p e l l e d i c a r l o, 9 disturbando l’attesa. ma ben presto le formiche non furono più un problema. “dalle colline s p a r a va n o e n o i e r a va m o l ì i n m e z z o. f u o c o d a d e s t r a , f u o c o d a s i n i s t r a , f u o c o d a p p e r t u t t o. fa c e va m o d a b e r s a g l i o, m e n t r e i n o s t r i s o l d a t i c i r c o n d a va n o i l n e m i c o.” cominciò così e così andò avanti per trenta lunghissimi mesi tra r a ke k , l j u b l j a n a , Vi š n j a Gora e logatec. “ o g n i t a n t o u s c i va u n a p a t t u g l i a . Pa r t i va n o i n dieci ma, quando tornava n o, u n o o d u e m a n c a va n o s e m p r e. i o s o n o s e m p r e t o r n a t o. Q u a n d o e r a va m o i n d i f f i c o l t à a v e va m o i p i c c i o n i viaggiatori per mandare m e s s a g g i . Ta n t e v o l t e c i h a n n o s a l va t o. Po i u n giorno ci annunciarono che era tutto finito; non d o v e va m o p i ù s p a r a r e.” era l’8 settembre 1943. “ma è vero?”, “Qualcuno sa cosa è successo?”, “e adesso cosa facciamo?” erano le domande che si facevano i soldati alla notizia dell’armistizio di B a d o g l i o. “ N o n s a p e va m o s e d o v e va m o e s s e r e c o n t e n t i o p p u r e n o ; il capitano però disse: aspettate a festeggiare perché non è finit a . c o s ì , n e l d u b b i o, d e c i d e m m o d i t o r n a r e i n i t a l i a ; e r a va m o a zagabria e in una settimana di CINe teatro FaNIN: staGIoNe teatraLe 6 oTToBRE, Giuseppe Giacobazzi, in anteprima il suo nuovo spettacolo. 9 noVEMBRE, “Sono Fred dal whisky facile”, Franz Campi, Barbara Giorgi e la Billy Car Jazz Band. 2 dICEMBRE, “il Conte di Lussemburgo”, compagnia di operette Alfafolies. 13 dICEMBRE, “Memorial Carlo venturi”, con Budriesi, Ghinazzi, Scaglioni, Galassi e molti altri. 19 dICEMBRE, “Concerto gospel”, tradizionale concerto natalizio. 25 GEnnAIo 2012, “Quando i portici erano di legno”, Fausto Carpani e Antonio Stragapede. 5 FEBBRAIo 2012, “La Sirenetta”, un classico in musical. 8 MARZo 2012, “L’Avaro di Molière”, a cura del teatro Stabile dell’emilia-romagna. 10 AG o s To - s E T T E M B R E 2011 c a m m i n o a r r i va m m o v i c i n o a Tr i e s t e.” Questi gruppi di soldati sparsi percorrevano circa trenta o quar a n t a c h i l o m e t r i a l g i o r n o ; d o rmivano per terra e per mangiare s i a r r a n g i a v a n o. c a m m i n a n d o nei boschi ogni tanto incont r a v a n o q u a l c h e c a p r i o l o e, s e n o n l o i n c o n t r a v a n o, s i dirigevano verso i pollai dei contadini. una notte erano talmente assetati che dovettero bere l’acqua di un macer o. c o n t i n u a v a n o a c a m m i n a re pensando che i tedeschi li s t e s s e r o i n s e g u e n d o. i n v e c e l i s t a v a n o a s p e t t a n d o. Po c o p r i m a d i Tr i e s t e f u r o n o c a t turati, incolonnati e scortati da carri armati. mentre passavano per la città, i triestini cercarono di aiutarli. “io che avevo la fortuna d’essere alto riuscivo ad afferrare per primo quello che ci buttava n o d a l l a t e r r a z z a . c i d a va n o p a n i n i e a c q u a . m a e r a va m o l o s t e s s o p r i g i o n i e r i .” Po i i l b u i o. l’ i n c u b o. l a d e p o r t a z i o n e. i l c a r r o b e s t i a m e. i corpi stipati, inscatolati; sett a n t a , o t t a n t a p e r v a g o n e. i l t r e n o c h e p a r t e. u r i n a , e s c r e m e n t i , f a m e, s e t e. N i e n t e c i b o, p o c a a c qua. i compagni che si ammalan o, q u a l c u n o c h e n o n c e l a f a . dopo alcuni terribili giorni il t r e n o f e r m ò a Ku s t r i n , a l l e p o rt e d i B e r l i n o. i d e p o r t a t i s c e s e r o barcollando e si misero in fila per una scodella di zuppa e una f e t t a d i p a n e. N o n a v e v a n o n u l l a i n c u i m e t t e r e i l c i b o. “cercammo per terra, tra la s p a z z a t u r a e n e l l e t a m e, p e r t r o va r e q u a l c h e b u s s o l o t t o.” chi trovava qualche contenitore e riusciva a mangiare si accorgev a c h e, a l l a f i n e d e l m i s e r o p a s t o, n e l l a s c o d e l l a r i m a n e v a n o dei pugni di sabbia. d a Ku s t r i n f u r o n o t r a s f e r i t i a l c a m p o d i l u c ke n w a l d e, s e s s a n - t a c h i l o m e t r i a s u d d i B e r l i n o. il campo era circondato da filo s p i n a t o e, a d o g n i l a t o, c ’ e r a n o torrette in metallo dove stavano soldati tedeschi con la mitrag l i a t r i c e. i n u n a n g o l o, a n o n i m i come il cemento e scuri come la m o r t e, c ’ e r a n o d e i c a m i n i . e r a u n campo in cui si doveva lavorare per il reich; almeno fino a quand o s i e r a i n g r a d o d i f a r l o. Q u e i forni crematori nascosti in fondo al campo erano lì a ricordarlo ad ogni minuto della giornata. “ d o r m i va m o p e r t e r r a , i n c e n t i n a i a p e r t e n d a , a l f r e d d o, e s i m a n g i a va p o c o. c i d a va n o u n a scodella d’acqua, un pezzetto di pane e una zuppa fatta con b u c c i a d i p a t a t e e r a p e b i a n c h e. Qualche volta c’era margarina o b u r r o m a d o v e va m o d i v i d e r l i i n t a n t i . r i c o r d o u n a v o l t a c h e, m e n t r e p o r t a va n o i l p a n e s u i c a rri, uno di noi si avvicinò e allung ò u n a m a n o. a v e va f a m e, c o m e tutti. sentimmo un colpo e lui c a d d e. G l i a v e va n o s p a r a t o a l l a s c h i e n a .” a tutti i prigionieri fu offerto 11 di continuare a combattere per la Germania nazista entrando a fare parte della repubblica di salò. “un giorno sentimmo una voce r e g i s t r a t a ; e r a h i t l e r. c i d i s s e r o c h e o f f r i va l a l i b e r t à a c h i a v e s se continuato a combattere con lui. Qualcuno accettò, p e r f a m e e d i s p e r a z i o n e. c h i a c c e t t a va m a n g i a va , g l i a l t r i n o. i o r i f i u t a i , c o m e t a n t i a l t r i , c o m e q u a s i t u t t i . Po i successe una cosa. fu la mia f o r t u n a . fo r s e m i s a l va i p e r q u e l l o. Ve n n e r o a l c a m p o a chiedere chi di noi era fornai o o a g r i c o l t o r e. Pa r e c h e t u t ti lo fossero in quel moment o, m a i o l o e r o p e r d a v v e r o. lavoravo come fornaio a sant a m a r i a c o d i f i u m e, v i c i n o a d argenta, nel paese dove sono n a t o. d o p o l a g u e r r a h o c o n t i n u a t o a f a r e i l p a n e. a n c h e a s a n G i o va n n i i n Pe r s i c e t o, quando sono venuto ad abit a r e q u a , f a c e v o i l f o r n a i o. l a m i a b o t t e g a e r a i n Vi a G r a m s c i , d i f r o n t e a l Pa l a z z a c c i o.” i tedeschi si accorsero che c a r l o e r a b r a v o a f a r e i l p a n e, e questa fu la sua fortuna. dopo mesi di privazioni e sofferenz e, f u f a t t o u s c i r e d a l c a m p o. fu trasferito presso un fornaio che aveva la bottega in un paese p o c o l o n t a n o. a v e v a d e l l e r e g o l e f e r r e e d a s e g u i r e, v i v e v a i n u n granaio e alle otto di sera doveva per forza essere a casa, ma non era chiuso in un recinto e a v e v a u n p o ’ d a m a n g i a r e. c o s ì cominciò a fare il pane per gli a b i t a n t i d i l u c ke n w a l d e. e r a u n pane un po’ speciale perché, per vincere la miseria che cominciava a stritolare anche la Germania, era costretto a mescolare segatura di pino insieme alla far i n a . i n u n q u i n t a l e d i p a n e, d i e ci chili erano di segatura. “ i l p a n e f a c e va u n c o s ì b u o n profumo di albero …” Le NUoVe teCNoLoGIe DeLLa CoMUNICaZIoNe s I M o n E TTA C o R RA d I n I Amnesty international, quando nacque 50 anni fa, usava carta, penna e macchina da scrivere per denunciare le violazioni dei diritti umani e si rivolgeva alla stampa per far conoscere le sue battaglie. Poi sono venute le telescriventi, le fotocopiatrici, i fax, la radio, la televisione, le comunicazioni satellitari, i telefoni, le e-mail, internet e i social-network. Sono tutti strumenti che hanno contribuito alla lotta per la difesa dei diritti umani, nonostante i ripetuti tentativi dei governi di limitare il flusso delle informazioni e di censurare le comunicazioni. i cittadini comuni che protestano contro governi autoritari e che con pacifiche dimostrazioni sono riusciti a mettere in crisi o a far cadere tiranni (pensiamo alla cosiddetta “primavera araba”) hanno potuto conoscere violazioni, diffondere informazioni, organizzarsi grazie ai telefoni e alla rete. L’informazione è fonte di potere e i nuovi mezzi di comunicazione permettono a grandi masse di mobilitarsi in tempo reale. La tecnologia in sé non rispetta né indebolisce i diritti umani, è al servizio degli intenti di coloro che la controllano. in un mondo caratterizzato da un’asimmetria del potere, la capacità dei governi e di altri attori istituzionali di sfruttare e abusare della tecnologia è superiore a quella degli attivisti della società civile, degli intrepidi “informatori” o di singoli cittadini il cui senso di giustizia esige che sia possibile ricercare le informazioni o descrivere e documentare una data ingiustizia. il sogno di tutte le persone di buona volontà è di vivere in un mondo veramente omogeneo in cui tutti abbiano accesso in modo costruttivo all’informazione, in cui tutti possano prendere parte pienamente alle decisioni che influenzano le loro vite e in cui nessuna ingiustizia rimanga impunita. CI puoI TRoVARE oGnI pRIMo E TERZo MARTEdI’ dEL MEsE, oRE 21, VIA RAMBELLI 14 - sAn GIoVAnnI In pERsICETo. InFo: [email protected] 12 AG o s To - s E T T E M B R E 2011 Qualche ricordo piacevole in mezzo al buio si intreccia nella m e m o r i a d i c a r l o. “ N e l g r a n a i o v i v e va n o a n c h e a l tri. c’era una ragazza polacca c h e a v e va p e r s o e n t r a m b i i g e nitori. Beh, io l’ho consolata un po’ e un po’ mi sono consolato a n c h ’ i o. N o n m i e r o n e m m e n o dimenticato dei miei compagni m a n g i a r e. l a p r i m a n o t t e i r u s s i ci misero a dormire in un cimit e r o. d e c i d e m m o a l l o r a d i t o rnare al campo per raggiungere gli altri e capire come tornare a c a s a . r u b a m m o t r e b i c i c l e t t e e, per impedire che i russi le rubassero a noi, togliemmo i copertoni. abbiamo fatto un sacco d i s t r a d a s o l o s u i c e r c h i o n i . Po i rimasti al campo; qualche volta riuscivo a mettere da parte un p o ’ d i p a n e, l o n a s c o n d e v o s o t t o a d u n p a s t r a n o, a n d a v o l a g g i ù e l o b u t t a v o d i l à d a l r e t i c o l a t o.” dopo un anno e mezzo arrivarono i russi. era l’aprile del 1945. “io e gli altri ragazzi che lavorava n o n e i c a m p i f u m m o s c a m b i a t i p e r t e d e s c h i , c i a v e va n o m e s s o i n m e z z o a l o r o. Pe r f o r t u n a q u a n d o a v e va m o c a p i t o c h e s t a va n o p e r a r r i va r e c i e r a va m o m e s s i la divisa militare e riuscimmo a spiegare a un ufficiale russo c h e p a r l a va t e d e s c o c h e e r a va m o p r i g i o n i e r i d i g u e r r a . l’ u f f i c i a l e c i d i e d e u n f o g l i o, e r a u n l a s c i a p a s s a r e, d o v e c ’ e r a s c r i t t o c h e s e e n t r a va m o i n u n n e g o z i o c i d o v e va n o d a r e q u a l c o s a d a i n q u a l c h e m o d o, n o n s o q u a n t o t e m p o d o p o, f o r s e e r a a g o s t o o f o r s e e r a g i à s e t t e m b r e, r i u s c i m m o a p r e n d e r e u n t r e n o.” Nel mese di luglio in italia, la linea ferroviaria del Brennero e r a s t a t a r i p r i s t i n a t a f i n o a Pe s c a n t i n a , v i c i n o a Ve r o n a . e a Pe s c a n t i n a s i t r o v a v a u n u f f i c i o schedario in cui si scambiavano notizie tra parenti e deportati. fu qui che vide una sua foto e un messaggio dei genitori che c e r c a v a n o s u e n o t i z i e. Pe r c a rlo fu un’emozione indescrivibile a v e r e n o t i z i e d e i s u o i c a r i . Vo l e va dire che erano ancora vivi. da Pe s c a n t i n a u n c a m i o n m i l i t a r e trasportò lui e tanti altri verso s u d . fe c e r o s o s t a a fe r r a r a , i n u n c e n t r o r a c c o l t a i n Vi a d e r o - 13 mei, dove carlo ricorda di aver mangiato assieme agli amici un i n t e r o s a c c o d i p a n e a m m u f f i t o. Po i u n a l t r o c a m i o n l i p o r t ò v e rso casa. la fermata più vicina al s u o p a e s e e r a s a n N i c o l ò fe r r a rese; gli restavano da percorrere dieci chilometri. “a n d a i c o n u n r a g a z z o c h e e r a stato militare con me presso la sua famiglia. mi voleva n o a c c o m p a g n a r e c o l biroccio ma io rifiutai. Vo l e v o t o r n a r e d a s o l o. così mi feci prestare una bicicletta e cominciai a pedalare verso casa. lungo la strada c’era un canale da attraversare in un punto vicino ad uno s t r e t t o s e n t i e r o. Pe n s a i che dopo tutto quello che avevo passato non potevo saltare su una mina o una bomba proprio a pochi chilometri d a l l ’ a r r i v o. c o s ì a s p e t tai qualcuno che passass e d i l ì . o s s e r va i m o l t o attentamente dove mett e va i p i e d i u n s i g n o r e che arrivò poco dopo e l o s e g u i i . Po i a r r i va i a casa di mia zia rosa, a quattro c h i l o m e t r i d a l m i o p a e s e. l a z i a m i f e c e u n a g r a n d e f e s t a e, p e r l ’ o c c a s i o n e, a n d ò a c o m p e r a r e u n e t t o d i m o r t a d e l l a . a v e va u n s a p o r e d i v i n o. Po i d i s s i a m i a c u gina di andare ad avvisare i miei g e n i t o r i c h e s t a v o a r r i va n d o. N o n v o l e v o s p a v e n t a r l i . fi n i t a l a mortadella, aspettai un po’ per d a r e i l t e m p o a m i a c u g i n a d i a rr i va r e. Po i p a r t i i c o n l a b i c i c l e t ta in mezzo alla campagna. ad u n c e r t o p u n t o l i v i d i . Vi d i l a m i a m a m m a c h e c o r r e va n e i c a m p i .” [ Pe r c a r l o s o n o m o m e n t i c h e n o n s i p o s s o n o d i m e n t i c a r e. Pe r t u t t i n o i e p e r c h i v e r r à d o p o di noi sono invece momenti che n o n s i d e v o n o d i m e n t i c a r e. ] AG o s To - s E T T E M B R E 2011 MIra... esPaNsIoNIstICa d ue C hi ACC hi ere CoN iL P reSide Nte deL C i rCoL o tiro A voLo sARA ACCoRsI d urante il periodo estiv o, q u a n d o p e r e s t a t e s i intende il pieno sole di q u e s t ’ a n n o, n e l p r i m o p o m e r i g gio del sabato o della domenica, in caso di allarme evacuazione d a c a l d o, c i s o n o d u e p u n t i p e rsicetani di raccolta: 1. centri commerciali, dove la prova per aver affrontato l’asfalto fumante viene ricompensata dalla frescura condizionata; 2.zona campo s p o r t i v o, d o v e q u a l s i a s i a n g o l o del prato delle Piscine è pane contro i morsi dell’afa. il numer o d i a u t o, m o t o r i n i e b i c i c l e t t e intorno a questi due punti è un utile rilevatore della temperatura percepita. se per qualche recondito motivo si lasciasse la ciconvallazione persicetana in d i r e z i o n e Vi a c e n t o, e s i o l t r e passasse la prima periferia, si superasse la rotonda della chissà quando futura area industriale oggi tenuta in vita dal solo lidl, dopo le prime curve si po- trebbe scoprire un nuovo punto d ’ a c c u m u l o. a u t o p a r c h e g g i a t e l ì a p p e n a o l t r e i l c a n a l e, s u b i t o p r i m a d e l v o l t o n e d i Vi a c a r r a d o n a P r o s p e t t i v a . Vu o i i l v o l t o n e c h e si apre su una strada non asfaltata, vuoi il nome d e l l a v i a , v u o i c h e, se per curiosità, si t e n t a d i e n t r a r e, c’è subito un minaccioso cartello di divieto di transito per Proprietà privata, occorre scoprire c o s a v a d a n o c e rcando tutte quelle a u t o. . . e i n q u e s t a smania di Noir che ha colto l’italia tutta o ancora in preda alle sensazioni da miraggio desertico date dai fumi dell’asfalto assol a t o, s i v u o l e f a r e qualche indagin e. . . e c c o c o s a s i osserva semplicemente fermandosi sulla strada. appaiono in prospettiva: il retro di un casotto v e r d e, u n a t e t t o ia, in lontananza una montagna di terra. Non è che là dietro quella montagna si cela una piscina? osservando meglio: la montagna app a r e m a c c h i a t a d i a r a n c i o n e. oggetti arancioni sparsi in vari 14 p u n t i . e a l l ’ i m p r o v v i s o. . . s p a ri... signore e signori benvenuti a l c i r c o l o p e r s i c e t a n o d i Ti r o a volo! “uno sport che porta sempre medaglie all’italia” racconta il p r e s i d e n t e Te s t o n i , u n o s p o r t sorto negli stati uniti e arrivato in italia nella metà dell’ottocent o, u n o s p o r t e n t r a t o n e l l a r o s a olimpica tra gli sport facoltativ i n e l l e o l i m p i a d i d i Pa r i g i d e l 1900. se i primi inventori prendevano di mira le palle nataliz i e d i v e t r o, o g g e t t o d a c o g l i e re al volo fu a lungo il piccione i n v o l o. c i t a l ’ e n c i c l o p e d i a u t e t anno 1972: “Nel tiro al piccione il tiratore ha davanti a sé una l u n g a f i l a d i c a s s e t t e. . .” m a f o rse meglio non proseguire onde e v i t a r e d i s u g g e r i r e s t r a n e i d e e, anche se la mutazione genetica subita dai piccioni nel corso degli anni li ha resi prede poco facili da prendere in fase di preparaz i o n e, t r o p p o f a cili come bersagli d a t a l a m o l e. . . ! l a libertà di volo dei volatili, bandita in i t a l i a d a l l a l e g g e, è stata sostitutita da meccanica e tecnologia. dalle prime rotanti eliche a un sistema complesso che oggi chiede ingenti investimenti, “abbiamo fatto spese mica d a r i d e r e ” s o t t o l i n e a Te s t o n i e AG o s To - s E T T E M B R E 2011 b a s t a a n d a r e s u l c a m p o, s u p e r a re la tettoia con le grandi ceste r a c c o g l i c a r t u c c e, e d e c c o m o t i v a t e l e s p e s e. . . u n a m i s t e r i o s a pedana verde girando intorno alla quale vediamo apparire il parco macchine lanciapiattelli. a l c i r c o l o, i n fatti, si pratica l a “ fo s s a o l i m pica”, cioè, come spiega il s i t o d e l l a fe d e r a z i o n e Ti r o a Vo l o ( f i TaV ) , “ i tiratori sparano su una linea di tiro rettilinea posta parallelamente a quindici metri dietro la fossa in cui si trovano le macchine lanciapiattelli, alternandosi su cinque pedane div e r s e. i l p i a t t e l l o v i e n e l a n c i a t o automaticamente appena arriva l ’ o r d i n e d e l t i r a t o r e, c h e a t t e n d e con il fucile imbracciato e caricato con due colpi. ad ognuna delle cinque pedane corrispondono tre macchine lanciapiattelli (per un totale di quindici) ed una roulette automatica stabilisce la successione dei lanci. Questo elemento rappresenta la d i f f i c o l t à p e r i l t i r a t o r e c h e, p u r conoscendo il tempo di uscita d e l p i a t t e l l o, d e v e i n t e r c e t t a r n e l a d i r e z i o n e c h e p u ò v a r i a r e, s u l p i a n o o r i z z o n t a l e, d i 9 0 ° e l a s u a altezza, a dieci metri di distanza dalla fossa, da un metro e mezzo fino ai tre metri e mezzo”. d a s e m p r e i s c r i t t o a l l a f i TaV e quindi inserito tra i 520 campi italiani, il circolo conta circa un’ottantina di soci, registati nell’enorme pannello che campeggia tra i tavoli. rigorosament e c o m p i l a t a a m a n o, t r a c o l o r i e c a l l i g r a f i e c h e v a r i a n o, a f i a n c o di ogni nome sono appuntati i p u n t e g g i d e l l e v a r i e g a r e, p e r- chè tra i soci c’è un campionato interno che premia ogni anno i “campioni sociali” come ben s p i e g a l ’ a l t r o g r a n d e p a n n e l l o. cognomi della zona e nomi di soli uomini incorniciano il bancone del bar e il resto della sala, in cui il concetto di long o soft drink scatenerebbe una sana risata magari condita d i d i a l e t t o. u n l u o g o s e m p l i c e, insomma, in cui arrivano ogni giovedì pomer i g g i o, p e r i t i r i di prova, e ogni sabato e domenica, per le g a r e, s o c i e n o n soci. Proprio 2ogni sabato e d o m e n i c a ” s o t t o l i n e a Te s t o n i e si lascia andare a raccontare il suo sogno: l’espansione del c i r c o l o. “ s e s i p o t e s s e f a r e u n c a m p o u l t e r i o r e, e m a g a r i a n che l’impianto per i l t i r o a l l ’ e l i c a , a rr i v e r e b b e p i ù g e n t e, anche tiratori di un certo livello che qui non vengono” e con il suo occhio da imprenditore evidenzia anche come “per l’elica si organizzan o g a r e d i t r e g i o rni e ci sarebbe una ricaduta pure sugli alberghi intorno” ...e in questi tempi in cui il numero di B&B in zona c r e s c e c o s t a n t e m e n t e, i l d i s c o rso di certo potrebbe non cader e n e l v u o t o. “ s i a m o a n c h e i n u n a b u o n a p o s i z i o n e, r i u s c e n d o a raccogliere le tre provincie di B o l o g n a , m o d e n a e fe r r a r a ” . m a Te s t o n i n o n p e n s a s o l o a i c a m p i d a g i o c o, m a a n c h e a “ m i g l i o r i e a l c a s o t t o, c r e a n d o u n l u o - 15 go più accogliente”, soprattutto perchè, precisa, “per sparare bisogna avere il porto d’armi e quindi c’è gente con la fedina pulita”. Nonostante le cronache siano piene di pazzie compiute da gente che fino agli insani atti compiuti erano persone così sane da possedere il porto d ’ a r m i , n e l l e p a r o l e d i Te s t o n i ritorna il sano equilibrio della passione per un un gioco olimpico in quel suo “galantuomini” con cui definisce chi pratica la disciplina. e, come a mitigare un eventuale sentore di boria, ride sui resoconti di qualche socio c h e, a l t i r o, u n i s c e l a p a s s i o n e per la caccia, su quei resoconti sempre da caccia grossa, “ma poi si sa, fanno come tutti i pes c a t o r i ! ” . Po i a g g i u n g e d a g a l a n t u o m o, “ a o n o r d e l v e r o b i sogna dire che non è proprio un gioco per tutti”, spiegando che t r a f u c i l e, c a r t u c c e e i s c r i z i o n e alla gare le cifre che si possono raggiungere sono un po’ fuori budget alla “generazione-milleeuro-quandovabene”. e ritorna a l s u o s o g n o, a q u e l “ s a r e b b e bello poter ampliare il circol o ” e “ m a g a r i p e r c h è n o, a n c h e metterci una piscina, al di là di m e ( s i o c c u p a d i p i s c i n e - s e rgio testoni Piscine - nella vita, ndr)”...ma, così...si rovinerebbe il mistero di tutte quelle auto sotto al solleone in mezzo alla campagna ogni sabato e domenica! AG o s To - s E T T E M B R E 2011 L a FaCCIa Nas Cos ta D e LLa N os tra s torIa i N “i tAL iAN i !” d i MAurizio GAruti MICHELE sIMonI c ome era lecito aspettarsi, nel corso di quest’anno, in occasione del centocinquantesimo compleanno dell’italia unita, sono molte e variegate le novità librarie dedicate alla storia patria, ad episodi e personaggi del nostro passato e ai concetti di “italia” e di “italiani”. Tra le tante nuove uscite, una in particolare può attirare l’attenzione dei lettori di Borgorotondo: italiani! la storia che ride (ed. aliberti) di maurizio Garuti, prolifico autore persicetano che da tempo si cimenta, attraverso diversi generi letterari, nel raccontare storie dalle radici ben salde nella terra e nella memoria locale. italiani! la storia che ride presenta una raccolta di sette testi dal chiaro sapore teatrale; tutti i brani sono infatti figli di occasioni diverse accomunate però dal medesimo intento di portare in scena personaggi, miti e immagini di una storia italiana minore, ma tutt’altro che marginale. i racconti di Garuti trovano – e stanno tuttora trovando – interpreti ideali nelle importanti figure di Vito e ivano marescotti. le narrazioni di Garuti che, nell’immediatezza e fisicità di questi interpreti incontrano terreno fertile per sbocciare al meglio, nella raccolta del libro vanno a generare il carattere unitario di epopea della povera ma indomita gente della bassa. un’epopea fatta di scoloriti album di famiglia, di odori intensi da osteria, di zappe consumate e umili animali; nella quale – come in tutte le grandi storie – l’amore è, volente o nolente, sempre presente ma “viene dopo la fatica del pane… dopo la fatica di vivere”. comunque, “cosa volete che sia l’amore – sottolinea la voce narrante del primo racconto italiani! orazione teatrale per il centocinquantesimo dell’unità d’italia – per chi parla un dialetto come il nostro che non sa dire ti amo, ma al massimo at voi bèn?”. in questo viaggio attraverso le ricchezze e le povertà italiane nei secoli – ma soprattutto nel cortile gravido di episodi, personaggi, leggende di “mamma Bologna” –, in questa intensa avventura tragicomica, vediamo scorrere l’immagine inossidabile dell’eroe dei due mondi, il generale con la giubba rossa e con “il poncho – come clint eastwood –“ (nel monologo se Garibaldi scende da cavallo ), quella del “furbo matricolato” camillo Benso conte di cavour e quella di Napoleone iii, “per gli amici coglione Triplo”… e ancora (nel dialogo il giorno dei birichini. 8 agosto 1848: i popolani bolognesi cacciano gli austriaci ), come in una pellicola in bianco e nero, fotogrammi di una fiera Bologna di metà ottocento, che, in una magica notte di pece, si rivela nell’incalzante scambio di battute tra un vecchio un po’ confuso ed una statua tanto sanguigna quanto bonaria. l’unità d’italia è ancora molto lontana per zenobio, capostipite dei selva, protagonista del racconto i contadini di castel Guelfo , con il quale intraprendiamo un viaggio “nel buio del tempo” verso i giorni nostri. il testo, composto in occasione dei settecento anni della cittadina a sud di Bologna, ripercorre, seguendo le orme lasciate dalle generazioni di questa verosimile famiglia, la storia del luogo, piccola ma fondamentale tessera della storia con la s maiuscola. con profonda sensibilità e sottile ironia, Garuti riesce, in questo racconto, a dar voce “all’immensa moltitudine d’uomini che passa sulla terra inosservata, senza lasciarci traccia” di manzoniana memoria; una moltitudine 16 che, spesso senza consapevolezza, ha dato il proprio contributo per costruire il nostro presente di italiani. il brano il lamento del porco è un encomio satirico e appassionato dell’animale emiliano per eccellenza, il maiale; simbolo pregnante della nostra identità, la vita del porco, in bilico tra commedia e tragedia, viene affrescata con uno sguardo ampio che investe di un’aura quasi sacra l’animale di cui non si butta via niente. il folle volo dello sputnik è un felicissimo amarcord del nostro passato migliore, ingenuo ma sincero, povero ma generoso. siamo nell’ottobre del 1957: in una notte piovosa, tre compagni persicetani si riuniscono sull’argine del samoggia per ammirare l’improbabile visione dello sputnik, il primo satellite artificiale della storia, lanciato in orbita dall’urss. Nell’apparizione surreale del veicolo spaziale, pagana stella cometa, i tre amici vivono la rivelazione di un mondo che promette felicità ed uguaglianza: ma forse è solo un sogno che svanirà assieme ad un notte indimenticabile. in un libro in cui il valore medio dei brani è davvero molto alto, spicca comunque, per la sua forza evocativa, il monologo Quando Bologna aveva il porto : dichiarazione d’amore per una città che non c’è più, “che neanche ce la immaginiamo”, per un passato di cui dovremmo avere maggior cura almeno nella memoria. la bravura di Garuti sta, in particolare, nella capacità di far resuscitare, con una parola diretta ma molto meditata, la prepotente bellezza di una Bologna nel medioevo caput mundi culturale ed economica. unendo, di volta in volta, una scrittura intelligente, ironica e precisa – che ha qualche sapore del linguaggio “medio” di calviniana memoria – a momenti di un espressionismo giocoso e popolare, Garuti ci offre una lettura dall’alto valore letterario e morale: con vicende minori, attraverso le vite ed il piccolo mondo antico di contadini e popolani della bassa, la storia italiana prende forma e si rianima di una freschezza inaspettata. soMMaRio 18 Bologna: 2 agosto 1980 F r A N C A MAS S e r e LLI 19 16 agosto, la seRa peRfetta ... o quasi MAr C O C A r e t tI 20 HOLLYWOOD PARTY “Motel Woodstock” g I A N L U C A StANz ANI “donne senza uoMini” g I A N L U C A StANz ANI ‘SVICOLANDO’ è StAtO reALIzzAtO DALLA LIbrerIA DegLI OrSI e DALLA reDAzIONe DI bOrgOrOtONDO INSERTO CHIUSO IL 22 SETTEMBRE PreMIaZIoNe DeL CoNCorso LetterarIo sVICoLaNDo s a b at o 8 o t t o b r e 2 0 1 1 N e L C h i o S t r o d i S. F r A N C e S C o CONCORSO VICOLANDO Attenzione, cAdutA mAssi! storie di ostacoli, svolte ed eventi inattesi dopo una lunga estate di letture e discussioni, siamo giunti al momento clou del concorso letterario dedicato alla memoria di Gian c arlo Borghesani. infatti, sABATo 8 oTToBRE 2011, ALLE oRE 18, nella sala dell’affresco presso il chiostro della c hiesa di s. francesco a Persiceto, si terrà la premiazione dei vincitori del premio. il concorso, patrocinato dal c omune di Persiceto, ha visto la partecipazione di 58 concorrenti. a loro va il nostro più sentito ringraziamento, in quanto, ciascuno alla propria maniera, ha raccolto l’invito di ricordare Gian c arlo prendendo carta e penna ed esprimendo la propria bravura e fantasia nell’interpretare il tema “attenzione! caduta massi”. l’incontro proporrà la lettura, da parte dell’attore Vincenzo forni, dei testi dei vincitori, che verranno poi premiati, come stabilito dal bando, con buoni acquisto in libreria. s ono stati invitati al premio – che, ricordiamo, è stato promosso anche con il contributo economico del Bar Venezian e della l ibreria degli orsi – tutti i partecipanti e, nostro auspicio è che, a loro, si uniscano tanti persicetani appassionati di scrittura e lettura, i quali, con la loro presenza, possano contribuire a rendere ancora più bello questo sentito ricordo di Gian c arlo. Per info: [email protected] la redazione di Borgorotondo 17 Bologna: 2 agosto 1980 Fr ANCA M AS SereLLI B ologna: 2 agosto 1980 Il silenzio della scrittura nella esaltazione o nella disperazione serviva ad avvicinare, a soffocare dolori, ad alleggerire il cuore, e le parole nella loro bellezza ed interezza a volte si vestivano di audacia, a volte di timi- dezza, a volte di verità nascoste! e così, oggi, che è il due agosto, io, bolognese di adozione, vorrei trasmettere l’emozione forte che ritorna ad ogni anniversario di quella ignobile strage che insaguinò la mia bella bologna! ero giovanissima dipendente del tribunale di bologna quel lontano due agosto 1980. ero in ferie sulla spiaggia toscana, indossavo un costumino rosso, ricordo l’annuncio alla radio, una esplosione alla stazione, forse una bomba, ma no, sarà altro! Sala d’attesa, seconda classe, stazione ferroviaria distrutta! e poi le notizie sempre più convulse ma sempre più precise: s^una bomba! tantissimi morti! Una città ferita e smembrata. Poi una telefonata: ferie revocate, immediatamente in servizio! ero stata scelta, e come me altri, a costituire la segreteria di quei magistrati che si sarebbero occupati delle indagini e così, come per tutti coloro che parteciparono all’istruttoria processuale, la vita cambiò. e tutti noi, a distanza di tempo, chi in un modo 18 chi in un altro, ne portiamo i segni. Vi assicuro, ferite non rimarginabili, segni che hanno condizionato anche a distanza di tempo scelte o percorsi di vita. Io e altri, una stanza rettangolare, le pareti coperte di armadi che nel tempo si riempirono di fogli, migliaia di fogli, un lungo tavolo centrale, due telefoni, due macchine da scrivere… So che farà sorridere, ma ripenso a quel gruppo già affiatato ancor prima di conoscersi, e lo vedo: api operaie, instancabili e inarrestabili, persone senza nome attraverso il tempo. Il tempo andato, qualcuno lo ha definito la terra di nessuno! Io invece credo esso resti sentinella del vivere e così appartenga a tutti, anche a coloro che quel passato non hanno vissuto. Ho lavorato e insieme a me tantissimi altri, sconosciuti ai mass media, chiusa tra una immensità di informazioni da raccogliere, sezionare, gestire, archiviare; migliaia di parole da custodire gelosamente, dimenticando quelle che dovevano essere dimenticate, ricordando ciò che doveva essere ricordato. Ogni giorno nuovi problemi da risolvere, inganni da evitare. La giustizia, è vero, a volte non arriva dove si vorrebbe arrivasse, ma sporcarla è atto sudicio e volgare. toglierle la dignità che possiede per sua stessa natura è qualcosa di insano. riporto lo stralcio di due tra i tanti capi di imputazione formulati a suo tempo che testimoniano la portata e il significato di ciò che ancora oggi a distanza di anni non ha trovato risposte esaustive nonostante l’impegno e l’abnegazione dedicata a questo lavoro. Ometto volutamente i nomi delle persone a cui queste accuse furono formulate. Ci sono state sentenze, annullamenti, nuove sentenze. Ciò che vorrei trasmettere è il senso di un lavoro volto a dare risposte a chi ancora si chiede “perché?” “…del delitto p.p. dall’art. 270 bis c.p. per avere costituito, promosso, organizzato con ruoli e funzioni diverse, un’associazione sovversiva con fine di eversione dell’ordine democratico, da conseguire mediante la realizzazione di attentati o comunque mediante il loro controllo e la loro gestione politica nell’ambito di un progetto teso al condizionamento degli equilibri politici espressi nelle forme previste dalla Costituzione ed al consolidamento del potere di forze ostili alla democrazia, progetto nel quale rientravano necessariamente la copertura e la garanzia dell’impunità degli autori degli attentati sotto richiamati, tra i quali quello alla stazione di bologna del 2 agosto 1980. In bologna e roma ed altre località del territorio nazionale in epoca antecedente e successiva al verificarsi della strage del 2.08.1980. (cfr. Sentenza I° Corte Assise bologna). “…del delitto di cui agli artt. 110, 285, 422 c.p. perché in concorso tra di loro e con persone da identificare, allo scopo di attentare alla sicurezza interna dello Stato, commettevano un fatto diretto a portare la strage nel territorio nazio- nale, concertando, promuovendo, deliberando, organizzando e rispondendo per l’esecuzione, il porto e la collocazione di un ordigno esplosivo nella sala d’attesa di seconda classe della stazione FF.SS. di bologna, con il preventivo voluto fine di uccidere - tenuto conto della potenzialità dell’ordigno e dell’ora dello scoppio, 10.25, del primo sabato di agosto nel più importante scalo ferroviario nazionale - un numero elevatissimo di persone, oltreché di ferirne molte altre (saranno 200), cagionando in effetti la morte di 85 persone. Condotta iniziata in località imprecisata e cessata in bologna il 2.08.1980. (cfr. Sentenza i° Corte Assise bologna”). Accade a volte di impaurirsi alla quotidiana abitudine del passare del tempo che diluisce la memoria, la sbiadisce. Ma questa volta non è così! Nulla può sbiadire ciò che non ha risposte! Affido al racconto, al tempo, a chi leggerà l’impegno a non dimenticare! bologna, due agosto duemilaundici. Franca Masserelli Funzionario del tribunale di bologna 16 agosto, la seRa peRfetta... o quasi MArCO CArettI d urante l’anno ci sono gior ni che sono particolari anche senza avvenimenti da ricordare, perché segnano un passaggio. Non c’è niente di speciale se non che è ora di cominciare a pensare alla pagina finita e alle prossime che verranno, un po’ come il 7 gennaio ed è ora di disfare l’albero e il presepe, o il martedì dopo il Processo, quando è davvero fini- to il Car nevale e i suoi riti, o come la mattina che segue l’ultima replica in teatro, con il senso di vuoto che ti assale. Ognuno di noi ha i propri. Per me il 16 Agosto è uno di quei gior ni. Ferragosto è già passato, le ferie vanno verso la conclusione e le vacanze di cui si parlerà saranno quelle del prossimo anno. Non è del tutto vero, ancora qualche giorno me ne starò a zonzo, ma non ci sarà più la stessa sensazione di qualche gior no fa. Penso a questo insieme di sciocchezze standomene in mezzo ad una pineta, in Provenza, a roussillon per la precisione. Le mie abituali ferie da zingaro mi hanno portato da que- ste parti quest’anno. è sera tardi, mi godo il fresco seduto su una sedia da campeggio, coi pantaloncini del pigiama e la canottiera. guardo su in cielo. Sono tutto solo qui in mezzo, il camper è a pochi metri, sento Paola e la sua amica Francesca che giocano a carte, ma non troppo rumorosamente da disturbar mi. Continuo a guardare il cielo e le stelle, tantissime. Non conosco le costellazioni. riconosco a p p e n a l’orsa maggiore e poi la stella polare, tutto qui. tengo il naso a l l ’ i n s ù così tanto tempo che sento doler mi il collo, ma resisto. e’ troppo bello. Silenzio. Fresco. buio. La stella polare è talmente in mezzo alla volta celeste, lassù così precisa sopra di me a tal punto che se si dovesse staccare il gancio che la sorregge cadrebbe proprio qui, in mezzo alle mie gambe, legger mente divaricate. Sorseggio un goccio di bordeaux, comprato qualche gior no fa da un produttore proprio dalle parti di bordeaux. temperatura del vino ideale. Unica nota dolente: il bicchiere non rende giustizia né al momento né al vino. Purtroppo il calice di cristallo e il decanter non sono contemplati nell’attrezzatura del camper e mi devo adattare al bicchiere di plastica bianco. Peccato. Ma non è sufficiente per rovinar mi la magia del momento. e’ comunque la sera per fetta. Penso alle cose da fare quando tor nerò a casa. La ripresa del lavoro, i progetti avviati e le cose che ho lasciato in sospeso, penso al prossimo viaggio in giappone, impegnativo e pieno di aspettative, penso ai miei figli, a quelli abbastanza grandi per girare il mondo da soli e a quella piccola, ancora in vacanza con mamma e papà, forse non per molti anni ancora. Penso che una volta ritor nati ricomincerò con le prove del coro, a quelle con la compagnia teatrale, che si ripartirà con gli amici gufi con il nuovo carro da fare e quello vecchio ancora da disfare, a tutte le follie che ho in testa e a quelle che forse realizzerò, a tutte quelle passioni e hobbies che riempiono la mia vita e che forse la rendono meritevole di essere vissuta. Mi godo il momento di serenità. Penso a com’è lontana la ressa, la folla dei luoghi di villeggiatura, alla confusione di una qualsiasi riviera con le gomitate solo per arrivare al banco del gelato, ai rumori odiosi di un’odiosa sala-giochi, alle grida di chi non conosce altro modo per comunicare, alle auto che sparano decibel da discoteca, alla puzza, al caldo, al traffico, e io qui, in pace, ancora col naso all’insù a guardare le stelle col mio bicchiere di bordeaux in mano a domandar mi se sbaglio io o loro. Vengo distratto da giorgia che sta tornando dopo una doccia. Penso a quanto sono fortunato perché mia moglie condivide questo modo di vivere la vacanza e apprezza il senso di libertà, il visitare e io scoprire nuovi posti, l’incontrare gente e realtà che il girovagare in camper ti regala. Non c’è buffet da Hotel Hilton che possa valere queste emozioni, che ripagano immensamente dei disagi e delle disavventure che capitano viaggiando. Aspetto che giorgia si metta in pigiama, poi la chiamo fuori ad assaporare questo momento. Arrivano anche le bimbe. Ci troviamo tutti e quattro in mezzo ad una pineta, in pigiama, seduti sulle sedie da campeggio col naso all’insù a guardare le stelle e a fare ipotesi, ridendo di improbabili costellazioni e sperando di vedere qualche stella cadente. Le sento tutte serene. C’è un immenso senso di tranquillità. Ne hanno bisogno anche loro. e’ quasi mezzanotte, tutto il resto del campeggio dor me da un po’. e’ buio pesto. Qualche rumore di bosco. Fra poco ce ne andremo a dor mire e domani ripartiremo verso nuove avventure, avvicinandoci pian piano verso casa. Ma a quello penseremo domani. Oggi, 16 Agosto 2011, è la sera per fetta. 19 H “Motel Woodstock” HollYWood paRtY e REgIA: Ang Lee; SCENEggIATURA: James Schamus; fOTOgRAfIA: eric gautier; SCENOgRAfIA: David gropman; MONTAggIO: tim Squyres; MUSICHE: Danny elfman; PRODUzIONE: Focus Features; DISTRIBUzIONE: bim Distribuzione. Usa, 2009, commedia, 110’. INTERPRETI PRINCIPALI: Demetri Martin, Imelda Staunton, Henry goodman, emile Hirsch, Liev Schreiber, Jonathan groff, Mamie gummer, eugene Levy. VOTO: gI ANLU CA StANz ANI (S NCCI ) 4/5 lliot theichberg (Demetri Martin) è un giovane e volenteroso bravo ragazzo, che alla vigilia dell’estate del ‘69 abbandona le proprie aspirazioni nella città di New York per aiutare i suoi genitori. Lake (Henry goodman) e Sonia (Imelda Staunton) gestiscono un piccolo motel a Catskill nello stato di New York, su cui però gravano i debiti con la banca e ad elliot toccherà porre rimedio prorogando tali scadenze a dopo la stagione estiva. Ma il giovane è conscio che nella cittadina non vi sono prospettive di rinascita e salvezza dal tracollo, resta solo aspettare. Fino a quando giunge la notizia che gli organiz- zatori di un’importante manifestazione musicale hanno visto ritirare l’autorizzazione dalla vicina municipalità di Wallkill. Quale occasione migliore se non proporre il motel dei genitori e i vicini campi da pascolo, per salvare la manifestazione ma soprattutto risollevare la preoccupante situazione patrimoniale della famiglia? Certo, i ragazzi sono tanti... ma ad ogni situazione si troverà rimedio. A quarant’anni da Woodstock - il film è del 2009 - il regista Ang Lee ci propone una visione particolare di quei 3 giorni di amore e libertà. Non il concerto su cui altri hanno proposto una versione documentaristica, ma ciò che ha gravitato attorno a quell’evento, lo spaccato di una generazione che tentò di cambiare la mentalità vigente che governava il mondo. Il lungo cammino di una generazione (metaforico e reale), nonché del suo giovane protagonista alla ricerca di se stesso. “donne senza uoMini” g I A N L U CA StANzANI (S NCCI ) t REgIA: Shirin Neshat; SCENEggIATURA: S.Neshat, Shoja Azari; fOTOgRAfIA: Martin gschlacht; SCENOgRAfIA: Katharina Wöppermann; MUSICA: ryuichi Sakamoto; MONTAggIO: george Cragg; PRODUzIONE: essential Filmproduktion; DISTRIBUzIONE: bim Distribuzione. germania, 2009, drammatico, 95’ INTERPRETI: Pegah Ferydoni, Shabnam tolouei, Orsi toth, Arita Shahrzad. VOTO: 20 4/5 ehran, estate 1953. Mentre l’Iran vive un periodo di forte travaglio politico a causa delle intromissioni occidentali sul governo del Primo Ministro Mohammad Mossadegh, creando una forte instabilità nel paese, quattro donne vivono su di sé lo stesso travaglio interiore. Fakhri è una donna di mezza età intrappolata in un matrimonio senza amore; zarin è una giovane prostituta stanca della bellezza del suo corpo; Munis deve resistere all’isolamento impostole dal fratello-padrone; Faezeh sogna solamente di sposare il fratello dispotico di Munis. Le quattro donne richiamate da un comune destino si ritroveranno in uno spazio onirico, una dimensione atemporale in cui spogliarsi di sé e degli altri. Ma l’uomo, inteso sia come razza umana che come maschio predatore, è destinato a distruggere tutto il bello e il meraviglioso che gli vive intorno, il giardino dell’eden in cui vivono le donne. Intenso e straordinariamente attuale - nel ‘53 si parlava di petrolio oggi di nucleare - il film racconta la storia di quattro donne sopraffatte da una società maschilista, ingorda e bulimica. Donne che vengono guardate, frugate e usate per la bellezza dei loro corpi, ma mai “viste” per ciò che sono, “essere persona”. Anche per questo punto di vista il film resta estremamente attuale, vedasi il documentario e il libro di Lorella zanardo “Il corpo delle donne”. Straordinaria la prova registica della fotografa Shirin Neshat, premiata con il Leone d’Argento per la regia al Festival di Venezia 2009. AG o s To - s E T T E M B R E 2011 a ...m i soN o sca VaT cos e uNa TaN a Nel le che ho leT To, e Nes suN o PoT rà ri, ma i Tir arm i fuo for za. .. Nem meN o coN la ) aiN aol o’f (Nu ala i mmaginiamoci di andar per mercatini d’antichità, di modernariato o di oggetti vintage, così, per diporto, senza la pretesa di scovare un caravaggio o uno schizzo di leonardo, ma con la curiosità per le cose belle. siamo attirati dai tanti oggetti sulle bancarelle, gettati un po’ alla rinfusa, mescolati in un disordine apparente, ma così evocativo. a noi spetta la scoperta ed è un’emozione che emerge dal nostro passato, perché riconosciamo molti oggetti e solo ora scopriamo che forse valgono qualcosa e non solo in denaro: la lampada a petrolio come quella che stava sul comò della bisnonna, la pietra focaia che il nonno usava per affilare la falce, prima di tagliare l’erba dei fossi, un vecchio sussidiario degli anni cinquanta, alcuni quaderni di una scolara di terza elementare ai primi del novecento, una foto in bianco e nero di buoi che tirano l’aratro. una raccolta di riviste di moda degli anni sessanta… ma guarda come erano graziosi quei vestiti dai colori delicati, sempre con cappellino, borsetta e scarpe coordinate! un quadro con una piccola marina, i colori ad olio un po’ appannati dal tempo, una barchetta rovesciata sulla rena, la cornice dorata. sicuramente un falso, con la cornice debitamente invecchiata, ma il soggetto è carino, gradevole, ci dà una bella sensazione di immagine ritrovata a conferma dei nostri ricordi… in fondo, costa abbastanza, è vero, ma non troppo. e lo acquistiamo. Per consolidare i nostri ricordi e l’immagine bella di noi stessi. Questa è anche l’operazione di patinatura fatta da Kathryn stockett nel suo romanzo l’aiuto . l’ambiente è quello degli anni, sessanta, a Jackson, nel sud degli stati uniti: cotonature di ferro, torte alle mele e pettegolezzi feroci, barriere sociali insuperabili, indicate, definite, tracciate, gestite e difese nei circoli delle signore bene. l’apartheid, distillato di giorno dalle madri di famiglia, nei confronti dei servitori di colore, soprattutto cuoche e bambinaie di casa, in un rosario di minacce e di soprusi quotidiani, viene concordato in modi nuovi ed umilianti, con infantile compli- Q UaN D o I L r o M a N Z o è “ V I N taG e ” D ’ aU to r e M Au R I Z I A C oT T I fortuna ci sono le amiche di constanticità e sottile perversione, dalle signore ne. aibileen, per esempio: ha dedicato raccolte nei salotti, mentre si sorseggia la sua vita a crescere i figli dei bianil the (ci ricorda qualcosa di attuale?); chi – diciassette bambini bianchi – che questo apartheid così sgranato dalle ha amato moltissimo,allo stesso signore con feroce modo del suo unico figlio, morto ipocrisia, non è per in un incidente sul lavoro. Non può questo meno ferale dire apertamente di essere stata di quello cruento e ricambiata da quei bambini, così senza scampo, imcome non può piangere il proprio. posto di notte nei e minny, la sua migliore amica: a quartieri dormitolei è toccato un marito violento rio della gente di ma i tanti figli sono una benedicolore dalle feroci zione: cuoca eccezionale, perde incursioni dei pacontinuamente il lavoro, perché droni bianchi. nulla le muore in gola e risponde è l’estate del 1962: sempre a tono alle padrone bianJohn Kennedy, gioche e ormai rischia di non trovare vane presidente depiù famiglie disponibili. eugenia/ gli stati uniti, è a skeeter, aibileen e minny si parlametà del suo primo kath ry n s tockett, no segretamente, decidono di almandato, martin L’ ai u to, M i l an o, learsi per questo progetto particoluther King sta prelare proposto da eugenia e cominparandosi alla sua M on dadori , 2009 ciano a darsi una mano anche nel lunga marcia. Bob quotidiano per migliorare la prodylan ha appena pria vita. a minny, messa al bando dalle iniziato la sua carriera. dietro all’angocase delle signore bene, viene trovato lo ci sono i movimenti di protesta ed il un posto presso una signora bianca che cambiamento. al Nord le donne non si ha avuto l’ostracismo dalla buona sofermano più dopo il diploma, ma procietà femminile, che la isola perché la seguono gli studi e si iscrivono all’unigiudica troppo vistosa e soprattutto di versità: anzi, scelgono ora sempre più origini modeste, con l’accusa perfida di spesso l’università, anteponendola aver scalato la società irretendo un bel persino al matrimonio. come eugenia partito non destinato a lei. Phelan. infatti, quando eugenia “skeeche cosa combineranno queste tre donter” Phelan torna a vivere in famiglia a ne che si alleano al di là dell’apparteJackson, in mississippi, dopo aver frenenza razziale? la posta in gioco è alta, quentato l’università lontano da casa, perché si vorrebbe un mondo migliore. si rende conto che il suo orologio “soPer noi lettori il libro di Kathryn stocciale” ha ripreso il suo cammino: per la ckett è davvero gradevole, anche se un madre il matrimonio resta comunque po’ patinato. Presto poi uscirà anche in l’obiettivo e l’università tutt’al più una italia il film che ne è stato tratto, una parentesi, che, forse, ma non è sicuro, gustosa commedia si potrebbe dire “in ha solo aumentato il valore della ragazcostume”, vista l’ambientazione nei seza sul mercato, purché non sia troppo rissimi anni ’60. la piacevolezza della autonoma. il problema è che skeeter ha lettura dovrebbe esaltare e risultarne un suo progetto segreto che confligge esaltata dal confronto con il film. Ve lo con le ambizioni borghesi della madre: immaginate un film con tutti quei vestivuole diventare scrittrice. e ha un tema ti, con quelle cotonature e quei dialoghi per il suo libro, che non può realizzacosì intelligenti e feroci? Ve lo immare da sola. Vorrebbe tanto, per queginate il poter confrontare i propri risto, parlarne con constantine, la sua cordi, le proprie immagini interiori con “tata” di colore, che è scomparsa ed una sceneggiatura di hollywood? No? è introvabile: è come stata inghiottita Vediamolo allora. da una voragine di silenzi colpevoli. Per 21 AG o s To - s E T T E M B R E 2011 Le Botteghe del Borgo GLI a MICI DeL bar CesarINo iL riCo rd o d i uN o d ei Pr i N C i PAL i B A r d i Per S i C eto ELEonoRA GRAndI s e non fosse rimasto orfano di p a d r e a u n a n n o, c o n u n a m a dre e una sorella a cui provv e d e r e, c e s a r e l e o n a r d i , d e t t o c e s a r i n o, s i s a r e b b e a r r u o l a t o i n m a r i n a e a v r e b b e g i r a t o i l m o n d o. Pe r uno con questi sogni trascorrere cinquant’anni rinchiuso dentro a un bar non deve essere stato facil e. “ Te c e s a r i n o, s e a v e s s i a m m a z z a t o q u a l c u n o, s a r e s t i g i à f u o r i ! e invece sei ancora in galera!”, gli r i p e t e va i n d i a l e t t o i l d o t t o r G h e rardi. a n c h e s e l o s a p e va f a r e m o l t o b e n e, a c e s a r i n o i l s u o m e s t i e r e n o n p i a c e va . G l i p i a c e va l ’ a t l e t i ca leggera, per la quale era molto p o r t a t o, e l a m u s i c a l i r i c a , t a n t o d a p e d a l a r e f i n o a Ve r o n a p u r d i andare a sentire l’opera all’arena. “in piazza siamo sempre in due: la torre civica e io”, sospir a va l a c o n i c o, f a c e n d o s c o m p a r i r e in fretta il lamento che sottintend e va c o l s o r r i s o c h e t i s t r a p p a va . Tu t t o l ’ a n n o r i m a n e va a p e r t o i l b a r c e s a r i n o, s i t u a t o i n P i a z z a d e l Po p o l o d o v e o g g i c ’ è i l b a r m o d e rn o. u n i c h e o r e d i c h i u s u r a : l a s e r a d e l l a Vi g i l i a e i l m e z z o g i o r n o d i N a t a l e. Pe r i l r e s t o c e s a r i n o s t a va d i e t r o a l b a n c o n e, n e l l ’ e l e g a n t e giacchetta marrone dei baristi che s i f a c e va c u c i r e s u m i s u r a d a u n sarto di Bologna, il papillon legato c o n c u r a a l c o l l o. d a l l e s e i e m e z z a del mattino – ma anche un po’ prima il mercoledì di mercato – fino a l l a m e z z a n o t t e q u a n d o a n d a va b e n e, p e r c h é s e e n t r a va q u a l c h e “biassanòt” di provincia per l’ultimo caffé, un sigaro e un solitario a c a r t e, c e s a r i n o l a s a r a c i n e s c a l ’ a b b a s s a va a l l e d u e d e l m a t t i n o. oggi uno così lo definiremmo un “work-aholic”, uno “malato” di l a v o r o. l a p a t o l o g i a d i o g g i e r a i n vece la norma di ieri. maniche rimb o c c a t e e t e s t a b a s s a , s i l a v o r a va con rassegnazione fino a quando c ’ e r a b i s o g n o, s e n z a l a m e n t a r s i della stanchezza (lo stress non era ancora stato inventato), ma ringraziando di svolgere un mestiere meno faticoso e più “pulit o ” d i t a n t i a l t r i . c h i s i s t a n c a va erano gli scariolanti, gli sbadilanti e i “para só”, i braccianti che di n o t t e a c c o m p a g n a va n o a p i e d i l e m a n d r i e d i b o v i n i f i n o a Ve r o n a , mica i baristi! se cesarino si fosse anche solo azzardato a lamentarsi, ci avrebbe pensato sua madre a fargli passare la voglia. sua madre maria, la maria dal furmài, che col suo banchett o v e n d e va i l p a r m i g i a n o d i f r o n t e a l b a r c h e c c o, p r o p r i o n e l l o s t e s s o punto in cui oggi, il mercoledì di m e r c a t o, c ’ è i l f u r g o n e d i u n a m b u l a n t e d i f o r m a g g i o. a n c h ’ e l l a i n p i a z z a s e t t e g i o r n i s u s e t t e, f u p e r lei uno scandalo quando i macellai, primi fra tutti, iniziarono a tener chiuso la domenica (“le botteghe non devono chiudere mai! se s i t r o va n o a p e r t e, q u a l c u n o c i va s e m p r e, s e n o s i p e r d o n o i c l i e n ti!”). all’alba la maria dal furmài e r a g i à a l s u o p o s t o e, c o s ì m a t t i n i e r a , f u l ’ u n i c a t e s t i m o n e d e l f u rt o d e l q u a d r o d e l “ s a n G i o va n n i B a t t i s t a ” d e l fr a n c i a d a l Pa l a z z o c o m u n a l e. f u l a s o l a , i n f a t t i , a v e d e r e u s c i r e d i c o r s a “ l ’ u o m o n e r o, c h e s o t t o i l t a b a r r o a v e va q u a l c o s a c h e s o m i g l i a va a u n q u a d r o ” , poi acciuffato dai carabinieri sulla futa. cesarino dentro al bar ci mise piede a dieci anni. Ne uscì che ne 22 a v e va s e s s a n t a c i n q u e. i n i z i ò c o m e fattorino in quella che allora era la drogheria di Gotti e di cui cesarino comperò la licenza appena sposato (fra il 1931 e il 1932). l’ a c q u i s t o d e l l ’ i m m o b i l e a v v e n n e i n u n a f a s e s u c c e s s i va , i n u n m a r e cesare leonardi, “cesarino”, dietro al bancone del di cambiali e in due tempi: prima il piano terra, poi il piano di sopra, c h e a l l ’ e p o c a o s p i t a va l a s e d e d e l la mutua dopo essere stato filiale d e l l a c a s s a d i r i s p a r m i o. i s o l i a dare una mano a cesarino erano l a m o g l i e a n n i t a , c h e l o s o s t i t u i va nel pomeriggio tra le 15 e le 19, q u a n d o i l m a r i t o a n d a va a c a s a a riposare prima di riprendere fino a t a r d a s e r a , q u a l c h e g i o va n e f a t t o rino e i figli, nessuno dei quali ha p o i p r o s e g u i t o i l l a v o r o d e l p a d r e. AG o s To - s E T T E M B R E 2011 era un bar importante quello di ces a r i n o. s i t u a t o i n P i a z z a d e l Po p o l o, d i f r o n t e a l Pa l a z z o c o m u n a l e e in prossimità della Banca dell’agricoltura, era il punto di riferimento per i protagonisti dell’economia persicetana degli anni ’50. dentro e f u o r i i l b a r s i s t r i n g e va n o a f f a ri. mercanti di granaglie e di bes t i a m e, m a s o p r a t t u t t o i m e d i a t o r i erano la tipologia di avventori che c a r a t t e r i z z a va i l l o c a l e. a l l ’ e p o c a i b a r d i Pe r s i c e t o e r a n o n u m e r o s i , ma la concorrenza tra essi non era f e r o c e. o g n i b a r, i n f a t t i , a v e va l a “propria” clientela, un gruppetto d i f e d e l i s s i m i c h e n o n m a n c a va d i f a r s i r e g o l a r m e n t e v e d e r e, c o n s o ste piuttosto prolungate consentite dalla loro non più verde età. al c o s t o d i u n c a f f é t r a s c o r r e va n o l e o r e i n i n t e r m i n a b i l i p a r t i t e a c a r t e, durante le quali non era molto gradita la presenza di annita, che mal suo bar (fine anni ‘60) t o l l e r a va l e p a r o l a c c e e c h e n o n s i e s e n t a va d a l l o s e d a r e v e c c h i e t t i t r o p p o a c c e s i d a l g i o c o. c o s ì i l b a r i s t a p o t e va f a c i l m e n t e p r e v e d e r e quale sarebbe stato l’incasso della giornata, perché i volti e le richies t e a l b a n c o n e s i r i p e t e va n o s e t t i mana dopo settimana senza troppe va r i a z i o n i . al bar cesarino le giornate di lavoro più intenso erano quelle del mercoledì e della domenica, quando i contadini, invece che nei cam- p i , a n d a va n o i n p i a z z a p e r f a r e acquisti al mercato e per concludere affari. in quelle mattine era t u t t o u n g r a n v i a va i d i m e d i a t o r i c h e, p e r a m m o r b i d i r e g l i a n i m i , p o r t a va n o m e r c a n t i e c o n t a d i n i a l b a r c e s a r i n o, p e r c h é d i f r o n t e a un caffé o a un americano distendessero i toni delle inevitabili d i s c u s s i o n i c h e s c o p p i a va n o p r i ma che la contrattazione venisse conclusa altrettanto ritualmente di come era stata condotta. un l u n g o t i r a e m o l l a , c h e t e r m i n a va solamente quando le mani dei cont r a e n t i v e n i va n o s t r e t t e e s c o s s e per tre volte sotto lo sguardo del m e d i a t o r e. B a s t a va q u e s t o p e r c h é l ’ a c c o r d o f o s s e t a g l i a t o, m a i u n a g o c c i a d ’ i n c h i o s t r o v e n i va v e r s a t a . oltre che dei mediatori, il bar cesarino era “l’ufficio” dei tassisti, c h e s e d u t i s u u n a s e d i a , a l c a l d o, a s p e t t a va n o l a c h i a m a t a d i q u a l c h e c l i e n t e. e p o i c ’ e r a n o i p e r d i g i o rn o, i b e o n i , i b a r b o n i c o m e o r e s t e fo r n i , d e t t o G i a r i , u n p o ’ p o e t a e u n p o ’ f i l o s o f o, s i m p a t i c o e c o n l o s g u a r d o d ’ a t t o r e, c h e f a c e va i l a voretti umili per comprarsi da bere e c h e u n a v o l t a , a l l ’ o s s e r va z i o n e e s a s p e r a t a d i a n n i t a – “ o r e s t e, io vorrei tanto sapere che cosa ci trovi a bere!” –, candidamente rispose: “signora, provi!”. c e s a r i n o n o n r a c c o n t a va n u l l a d i q u e l l o c h e s u c c e d e va a l l ’ i n t e r n o del locale e i suoi figli tanti aneddoti li sono venuti a sapere dalle voci di piazza. era la moglie che si l a s c i a va a n d a r e d i p i ù , s o p r a t t u t t o q u a n d o d e s c r i v e va l e a n g o s c i o s e nottate passate dentro al bar pieno di soldati tedeschi con le saracines c h e a b b a s s a t e. s i u b r i a c a va n o e p o i , q u a s i i n c e r c a d i c o n f o r t o, m o s t r a va n o i n l a c r i m e a l l a c o p p i a l e f o t o d e i f i g l i e d e l l e m o g l i l o n t a n e. Ta n t e f u r o n o l e v o l t e i n c u i c e s a r e e annita rientrarono a casa a notte fonda, scortati dai tedeschi a cui a v e va n o f a t t o d a p s i c o l o g i b e n o l tre il coprifuoco! e un confessore l a i c o, c e s a r i n o, l o e r a p e r t u t t i , fortunatamente non solo in situaz i o n e e s t r e m e c o m e q u e s t e, t a n t o c h e a m o n s i g n o r fr a n z o n i d i c e va : “in confessionale le raccontano q u e l l o c h e p a r e a l o r o. Ve n g a b e n qui per imparare la verità!”. i l b a r c e s a r i n o e r a p i c c o l o, p e r c h é v e n i va s f r u t t a t o u n i c a m e n t e i l p i a no terra, mentre quello superiore e r a a d i b i t o a m a g a z z i n o. s o l o d u e 23 tavolini dentro e qualche sedia per c h i e r a d i p a s s a g g i o, m a d ’ e s t a t e s i u t i l i z z a va a n c h e l o s p a z i o f u o r i . s e n z a u n i m p i a n t o d i a e r a z i o n e, i l l o c a l e s i r i e m p i va i n f r e t t a d e l f u m o d i s i g a r i e s i g a r e t t e, c o n t r o cui l’unico antidoto era il pungente aroma del caffé che allora t u t t i i b a r e m a n a va n o e c h e o g g i , i n v e c e, p a r e e s s e r e s c o m p a r s o. i b a r s i c o n t r a d d i s t i n g u e va n o, o l tre che per la “propria” clientela, anche per i “propri” prodotti. ces a r i n o a v e va p a s t e f i n i s s i m e, c h e s i f a c e va m a n d a r e d u e v o l t e a l l a s e t t i m a n a d a l l a To r i n e s e d i B o l o g n a , i l c i o c c o l a t o To b l e r o l t r e a l c l a s s i c o Pe r u g i n a e a c q u i s t a va caramelle e altri dolciumi da scaramagli assieme a grossi balocchi d i t o r r o n e, f a r c i t i d i p e z z i c o n s i s t e n t i d i c i o c c o l a t a e m a n d o r l e, c h e p e r s p e z z a r l i o c c o r r e va u s a r e u n m a r t e l l e t t o. Q u e l l e m e r a v i g l i e, c h e i n m o l t i a n c o r a r i c o r d a n o, s e n e s t a va n o i n b e l l a v i s t a d e n t r o a dei barattoli di vetro sulle scansie d i l e g n o. a n c h e s e l a d o m e n i c a , a farla da padrona, era la ciambell a d i a n n i t a , c h e c h i s e l o p o t e va p e r m e t t e r e o r d i n a va e p o r t a va a t a v o l a p e r p r a n z o. c a f f é , c a p p u c c i n i e l a t t e m a c c h i a t o, m a a n c h e c a f f é c o r r e t t o a l l ’ a n i c e, l ’ a p e r o l , i l c y n a r, i l Ve r m o u t o l ’ a m e r i c a n o “alla cesarino”: questo si chiedeva a l b a r i s t a , g l i s t u z z i c h i n i n o n s i s a p e va c h e f o s s e r o ! all’incedere inarrestabile della t e c n o l o g i a i l b a r s i t r a s f o r m a va . la ghiacciaia sparì per fare spaz i o a l f r i g o, l a f a t i c o s a m a c c h i n a del caffé manuale fece posto alla più dolce automatica. Quando invece fu la società a cambiare tropp o, c e s a r i n o s i r i t i r ò . l a f i g u r a d e l m e d i a t o r e s t a va s c o m p a r e n d o e con essa una parte importante d e l l ’ i d e n t i t à d e l s u o b a r. i g i o va n i , c h e c o n d u e s o l d i i n t a s c a a v e va n o v o g l i a d i u s c i r e, a l l o n t a n a va n o dai bar gli anziani avventori che i n t r a l c i a va n o i l o r o a p e r i t i v i . a v e va a p e r t o i l s u p e r B a r, i l p r i m o b a r “ m o d e r n o ” d i Pe r s i c e t o, c h e r i s p o n d e va a p i e n o a l l e e s i g e n z e d e l l a n u o va c l i e n t e l a . G l i s t o r i c i b a r d o v e va n o s c e g l i e r e s e a s s e condare il nuovo ordine o rischiare d i s p e g n e r s i l e n t a m e n t e. c e s a r i n o nel 1971 decise di chiudere il suo l o c a l e, i n s i e m e a u n c i c l o e a u n a pagina di storia persicetana che in t a n t i a n c o r a r i c o r d a n o. AG o s To - s E T T E M B R E 2011 Persicetani in fuga - 6^ Puntata La sPeraNZa? IN ItaLIa MaNCa aNCHe QUeLLa dA LoNd rA , A N d r eA C iC C i o M eSSer e GIuLIA MAssARI c F oto G r A F i A d i A L e S S A N d r A P e z z At i i c c i o, o v v e r o a n d r e a c i c c i o m e s s e r e, è m i o a m i c o dai tempi delle superiori. d i d u e a n n i p i ù g r a n d e d i m e, e r a anche grazie a lui che riuscivo a t r a s c o r r e r e s e r a t e f u o r i d a Pe r s i ceto quando ancora non avevo la p a t e n t e. a l l ’ e p o c a , i n f a t t i , l ’ o b i e t tivo del sabato sera era per tutti allontanarsi dal paese natio e raggiungere i più interessanti - con gli occhi di allora - borghi limitrofi: a r r i va r e a B o l o g n a e r a g i à u n o t t i m o r i s u l t a t o. adesso siamo cresciuti, le ragion i o v v i a m e n t e s o n o d i v e r s e, m a a l ventisettenne andrea quella voglia d i e va s i o n e n o n è p a s s a t a ( a c h i è passata poi?), tanto che tra sé e s a n G i o va n n i h a m e s s o p i ù d i mille chilometri, trasferendosi a febbraio scorso nella capitale del r e g n o u n i t o. i n r e a l t à , d a l n i d o a v e va s p i c c a t o i l v o l o g i à l ’ a n n o p r e c e d e n t e, q u a n d o a n d ò a d a b i t a r e n e l l a n o s t r a , d i c a p i t a l e, p r o n t o ad ogni tipo di attività per mante- n e r s i . fr a l e a l t r e c o s e, h a l a v o r a t o per un’agenzia immobiliare e come f a c t o t u m i n u n a l b e r g o. l a u r e a t o i n s c i e n z e Po l i t i c h e, i n dirizzo relazioni internazionali, ciccio si è sempre dato un gran d a f f a r e. a n c h e d u r a n t e g l i s t u d i , s i o c c u p a va a l i v e l l o p r o f e s s i o n a le dell’organizzazione di eventi s p o r t i v i , p a r t e c i p a va a t t i va m e n t e alla vita politica locale e contrib u i va o g n i e s t a t e a l l ’ a c c o g l i e n z a dei bambini bielorussi a zenerigol o, i l t u t t o c o n i l m a s s i m o i m p e g n o e - dico io - con genuina passion e. i l s u o a m o r e per lo sport (per tutti gli sport tranne che per il c a l c i o, c i t i e n e parecchio a precisarlo) viene ora alimentato anche in orario l a v o r a t i v o, poiché andrea, d i m e s t i e r e, è dipendente del comitato organizzatore delle olimpiadi di londra 2 0 1 2 . Pe r i l m o m e n t o, è l u i l ’ u n i c o persicetano con certezza presente alle olimpiadi del prossimo anno; potrebbe raggiungerlo aleksand r a c o t t i , n a z i o n a l e d i Pa l l a n u o t o, nel caso cui la squadra riuscisse a q u a l i f i c a r s i p e r l a f i n a l e. N i e n t e d a f a r e i n v e c e, p e r m a r c o B e l i n e l l i , c h e p u r t r o p p o, c o n l a n a z i o n a l e d i b a s ke t , h a m a n c a t o l a q u a l i f i c a z i o n e. 24 sono felice di intervistare andrea per questa rubrica di Borgorotond o, s e b b e n e a d i s t a n z a , a t t r a v e rso uno scambio di mail; io stessa, così, ho modo di indagare più nel dettaglio le sue opinioni e i suoi pensieri, ai quali sono sinceramente interessata. p r i m a d i a p p ro d a re a L o n d ra , h a i “fatto tappa” a Roma: con ogni evidenza san Giovanni ti andav a p ro p r i o s t re t t a . po i , p e r ò , l a d e c i s i o n e d i t ra s f e r i r t i i n G ra n B re t a g n a h a m o s t ra t o c h e n e m m e n o l a n o s t ra c a p i t a l e f a c e v a per te: come mai? “ h o c a p i t o c h e n o n e r a Pe r s i c e t o c h e m i a n d a va s t r e t t a , c o s ì c o m e non era roma, la città più bella d e l m o n d o. e ’ l ’ i t a l i a c h e m i a n d a va s t r e t t a . s i a m o u n Pa e s e p i e n o d i r i s o r s e, m a s i a m o c o m p l e t a m e n t e bloccati, con una visione ristretta solo su noi stessi e chiusi al resto del mondo”. R e s p i r i u n ’ a r i a n u o v a o l t re m a n i c a ? C o s a t i d à l ’ I n g h i l t e r ra c h e l ’ I t a l i a n o n t i d a v a ? T i s e m b ra v a f o rs e c h e i n I t a l i a i l t u o i m p e gno non venisse riconosciuto? “ s ì , l ’ a r i a è d e c i s a m e n t e n u o va . c e r t o, t i d e v i i m p e g n a r e, n o n p u o i pensare di rimanere a casa con la mamma. ma l’inghilterra ti dà la p o s s i b i l i t à d i e s s e r e t e s t e s s o, t i d à t a n t e o p p o r t u n i t à e, s o p r a t t u t t o, t i d à d e l l e s p e r a n z e. e ’ q u e s t o c h e i n i t a l i a n o n c ’ è p i ù . s i a m o u n Pa e se dove non importa la tua espe- AG o s To - s E T T E M B R E 2011 r i e n z a , q u e l l o c h e s a i f a r e. i m p o r t a solo chi conosci. senza la spinta di u n p o l i t i c o o, a n c o r a m e g l i o, d i u n p r e t e o d i u n v e s c o v o, n o n r i e s c i mai a fare un lavoro che ti appaghi p e r d a v v e r o. i g i o va n i , c o s ì c o m e molti cinquantenni, sono bloccat i i n l a v o r i d a p o c h i e u r o a l m e s e, quando hanno la fortuna di ricever e u n o s t i p e n d i o, s e n z a a l c u n a p o s sibilità di fare carriera. e questo va l e n e l l a m e t r o p o l i c o s ì c o m e i n paese”. b r a c h e i l n o s t r o Pa e s e p o n g a n o i g i o va n i d a va n t i a u n b i v i o, s e m b r a che ci ammonisca dicendo ‘scegliet e, o s a c r i f i c a t e g l i a f f e t t i o l e v o stre velleità’. Qualcosa di cui priva r s i , p e r ò , c ’ è s e m p r e. Qualcuno dice che chi ha cervell o d a l n o s t r o pa e s e f u g g e : c o n c o rd i ? “ N o n c h i h a c e r v e l l o. c h i h a a n c o r a la voglia (e la possibilità) di sper a r e n e l p r o p r i o f u t u r o, m a s e n z a quella punta di rassegnazione che si sente quando un italiano dice ‘le c o s e p r i m a o p o i c a m b i e r a n n o ’” secondo te – e qui ripropongo un quesito ricorrente all’interno della rubrica – ha più coraggio c h i re s t a o c h i p a r t e ? “sono entrambi coraggiosi. ci vuol e c o r a g g i o a l a s c i a r e i l p r o p r i o Pa e s e, c o s ì c o m e c i v u o l e c o r a g g i o a rimanere in una situazione come quella che vive l’italia. il problema è che la situazione italiana è d o v u t a a d u n d e f i c i t c u l t u r a l e. Prendiamo ad esempio la polemica sulla ‘casta’. sono curioso di sapere quanti di quelli che si lamentano chiedono sempre la fattura all’artigiano o lo scontrino al b a r. o p a g a n o s e m p r e i l c a n o n e. Ve d i , i n i t a l i a s i a m o b r a v i s s i m i a dire ‘è colpa tua’ senza pensare al fatto che forse anche noi stiamo s b a g l i a n d o. s e e s i s t e s s e l a c u l t u r a della legalità (pensa, in inghilterra e va d e r e l e t a s s e s i g n i f i c a r u b a r e ) , se esistesse un ‘noi’ e non solo un ‘io’, allora sì che le cose inizierebb e r o a c a m b i a r e. m a s t a n d o c o s ì l e c o s e, m i s p i e g h i c o s a m i t r a t t i e n e in italia?”. P u r t r o p p o n o n h o l a r i s p o s t a . fo rse io direi la famiglia e gli amici d i u n a v i t a , m a d ’ a l t r a p a r t e, p e r mantenere questi, non è giusto rinunciare alla propria realizzazione p e r s o n a l e. i n e f f e t t i , a d o g g i , s e m - Londra è una città cosmopolita e l a p r e s e n z a i t a l i a n a è f o r t e. T i s e n t i v i t t i m a d i s t e re o t i p i , o comunque etichettato dagli inglesi in un certo modo in quanto italiano? “io lavoro in un posto cosmopolita quanto londra: lavoro con person e c h e a r r i va n o d a v v e r o d a t u t t o il mondo e qui il pensare come un ‘ n o i ’ è p a n e q u o t i d i a n o. e l ’ i d e a che tutti hanno dell’italiano è di q u e l l o c h e s a f a r e l e c o s e. i n f o n do l’italia nel mondo del lavoro è sinonimo di qualità, e questa idea che hanno di noi la vivo tutti i giorni. e devo dire che mi fa piacere così come mi fa incazzare per il discorso di prima sull’italia”. E t u c h e i m p re s s i o n e h a i d e g l i a b i t a n t i d e l pa e s e c h e t i o s p i ta? “a d o r o g l i i n g l e s i . s o n o g e n t i l i s s i mi (a volte pure troppo) e disponib i l i a d a i u t a r e. c ’ è p e r ò u n a c o s a che proprio non hanno: gusto nel vestirsi. io sono uno che con i vestiti non ci azzecca mai, ma qui a confronto sembro un modello di Prada, e di certo non per il fisico!”. 25 I n f i n e, s e i s o d d i s f a t t o ? H a i i n t e n z i o n e d i r i m a n e re l ì o h a i v o g l i a d i t o r n a re ? “ s ì , s o n o d e c i s a m e n t e s o d d i s f a t t o. a r r i va r e d o v e s o n o a r r i va t o n o n è s t a t o f a c i l e. a n n i d i l a v o r o g r a t i s e di compromessi sono stati dec i s a m e n t e r i p a g a t i . e n o, l ’ i d e a è quella di non tornare più in italia. ci sono tantissimi eventi sportivi in giro per il mondo ed è lì che v o r r e i a n d a r e. l a m i a f o r t u n a ( c h e m i s o n o a n d a t o a c e r c a r e, n o n m i è piovuta dal cielo) è che se mai d o v e s s i t r o va r e u n l a v o r o i n i t a l i a , ho la libertà di poterlo fare alle mie condizioni e non più a quelle di altri”. Nel ringraziare di cuore ciccio per la disponibilità, è con un senso di amarezza che concludo questo a r t i c o l o. l e s u e u l t i m e p a r o l e, d i a p p a g a m e n t o, s o n o g i u s t a m e n t e rivolte all’inghilterra, non all’ital i a . c i t o : “a n n i d i l a v o r o g r a t i s e d i compromessi sono stati decisamente ripagati”. anni di lavoro gratis e di compromessi, dove? in italia. r i p a g a t i , d o v e ? a l l ’ e s t e r o. Po s sibile che questo paradosso così lampante e sotto gli occhi di tutti non riesca ad essere sanato? Nel m o n d o d e l l a v o r o, m o l t e a z i e n d e investono sui propri dipendenti, finanziando corsi di formazione e di a g g i o r n a m e n t o, e i d i p e n d e n t i , c h e a loro volta hanno investito tempo ed energia in quell’azienda e c h e s i s e n t o n o d a e s s a va l o r i z z a t i , s o n o c o n t e n t i d i n o n a b b a n d o n a rl a . Pe r c h é n e l l ’ a z i e n d a “ i t a l i a ” l a relazione causa – effetto non funz i o n a ? e d i r e c h e, a l l o s t a t o a t t u a l e, e n t r a m b e l e p a r t i c i r i m e t t o n o : i l g i o va n e v o l o n t e r o s o, c o s t r e t t o a sradicarsi dal territorio che lo ha cresciuto per ottenere un riconos c i m e n t o ; l o s t a t o, c h e h a s a p u t o f o r m a r e u n g i o va n e v o l o n t e r o s o e lo vede produrre reddito oltre frontiera. Non riesco a spiegarmi un simile i m m o b i l i s m o, t u t t a v i a , a d i f f e r e n z a di andrea, conservo qualche speranza per il futuro mio e del mio Pa e s e. . . m a p e r q u a n t o a n c o r a ? dal GruPPo asTrofili PersiceTaNi HeNrIetta LeaVItt G I L B E RTo F o R n I Quest’anno si celebra il novantesimo anniversario della morte di henrietta Leavitt. voglio raccontarvi brevemente quella sua meravigliosa idea considerata una delle più affascinanti scoperte dell’astronomia del ventesimo secolo. Siamo nel 1893 quando, a venticinque anni, henrietta entra nel team delle “donne calcolatrici” presso l’osservatorio di harvard. il compito del team è di misurare e catalogare la luminosità delle stelle dalle lastre fotografiche che gli astronomi acquisiscono nottetempo. La Leavitt si specializza nella catalogazione di stelle variabili di tipo Cefeidi. Queste stelle hanno la caratteristica di diventare più brillanti e più deboli, in modo regolare, in un periodo che varia da qualche giorno a qualche settimana. La Leavitt studia le variazioni di tutte le Cefeidi che riesce a riconoscere nelle lastre riguardanti la zona del cielo denominata “Nubi di Magellano”, mette i risultati su di un grafico e si accorge che esiste una relazione lineare e diretta tra periodo e luminosità. Più luminosa è la Cefeide più lungo è il suo periodo. Stelle con lo stesso periodo hanno uguale luminosità se poste alla stessa distanza. Spiego con un esempio questo concetto: se pongo una lampada da 100 watt a 1 km di distanza da me, la vedo con una certa luminosità, se la stessa lampada è posizionata a 2 km, percepirò una luminosità molto inferiore; conoscendo la relazione tra variazione di luminosità e distanza, henrietta trova il modo di misurare le distanze dell’universo! henrietta Leavitt muore prematuramente a soli 53 anni. Quattro anni dopo la sua morte, ignaro della sua scomparsa, il matematico svedese Gosta Mittag-Leffler la propone per il Nobel, premio che naturalmente non potrà essere assegnato. Nei primi decenni del secolo scorso, quando si discuteva se l’universo fosse rappresentato dalla via Lattea o se invece fosse sconfinatamente più grande e complesso, l’ingegno di una giovane donna aprì nuovi orizzonti all’astronomia. 26 AG o s To - s E T T E M B R E 2011 MarIo tUrrINI L’uoM o C h e SuSSu r r AvA A i C AvA L L i GIoRGInA nERI m ario Turrini. detto così è un nome che non dice niente, al massimo lo possono ricordarei persicetani avanti negli anni; ma se si dice “mario delle Budrie” ecco che subito il personaggio è messo a fuoco. Questa persona scomparsa da un paio di decenni, era persicetano ma di nascita santagatese: la sua vita l’ha trascorsa più di metà nell’allegamento trottatori della orsi mangelli che a Persiceto come cittadino e padre di famiglia. riprendendo pari pari il titolo di un fortunato romanzo dell’americano Nicholas evans e del conseguente film di robert redford, si può ben dire che mario Turrini è stato a pieno merito “l’uomo che sussurrava ai cavalli”. da note sulla sua lunga carriera lavorativa si estrae che la passione per questi magnifici animali la eredita da uno zio e nient’altro; la sua grande esperienza se la costruisce da solo, fin da giovanissimo, giorno per giorno, quando, per seguire il primo amore – il cavallo Peter Word – destinato al deposito stalloni del presidio militare di ferrara, diventa “mezzo soldato” al servizio dello stato. da qui, dopo tre anni, quando gli viene offerto di passare all’allevamento del conte Paolo orsi mangelli, dimentica Peter Word e nel 1938 approda al Palazzo delle Budrie (ha oramai trent’anni essendo nato nel 1907). la sua qualifica per un lavoro abbastanza inconsueto è “caporazza” o “razzatore”. sotto la guida del direttore dell’azienda di allora, attilio ravaglia, affina la sua grande esperienza. mario, oltre che collaboratore esperto, prezioso e impagabile nel suo settore, è un uomo che nel suo lavoro ha messo non solo impegno e competenza, ma quel qualcosa in più, l’affetto e l’orgoglio per i colori nero-granata della scuderia, tanto da diventare un’istituzione alle Budrie e nel mondo dell’ippica. e’ un uomo robusto, ben piantato, ispira fiducia, ha uno sguardo calmo azzurro che dà sul verde come riflesso dei prati e delle piante che circondano il palazzo e le scuderie. in un’intervista rilasciata a un giornale sportivo di ippica, confessa senza falsi pudori e con una punta d’orgoglio d’avere il merito di avere fatto nascere come nessun altro centinaia di cavalli. si consideri che, ai tempi di mario, arrivavano alle Budrie più di duecento giumente all’anno che erano destinate all’accoppiamento: il nostro razzatore si ritrovava a dover gestire trenta, quaranta uomini nelle scuderie ad assistere ed accudire i cavalli. un enorme, delicatissimo lavoro, tante fattrici pronte al parto, tante altre con, fra gli zoccoli, i piccoli redi: le Budrie è clinica e nursery nello stesso tempo. durante i suoi racconti ai giornalisti, ricorda i cavalli che ha amato di più nella sua lunga carriera: il primo Peter Word, poi The laurel hall, Prince hall, dal carattere mite e simpatico. Non dimentica inverno, un puro sangue diffidente e cattivo non per indole, ma perché durante la guerra scappò da una scuderia di ripiego e finì in un box con floridoro, altro campione: 27 non seppe mai cos’era avvenuto, ma da quella volta non fu più lo stesso. mario ha una sensibilità unica che è la chiave di un mestiere mai imparato abbastanza, con i cavalli ha un approccio diverso, a seconda del temperamento e del carattere di ognuno di essi, sa come prenderli e come comportarsi. ha cavalli di buona indole, quelli che basta accarezzargli il manto parlargli con naturalezza che quasi ti rispondono con gli occhi, come The laurel hall che genera, al suo primo anno da stallone, floridoro, filibustiere, fuoco; e poi doctor spencer che, entrato in razza, assolse il suo compito con trenta cavalle. e ancora la leggenda del trotto, 2 Grand Prix d’amerique il mitico mighty Ned che batté tutti i record, bravo, buono, longevo. fra i suoi ricordi più cari, ciondolo grande simpatia, forse perché fu l’unico indigeno fra il grosso blasonato gruppo dei campioni americani. mario peraltro, come a tutti i puledri nati alle Budrie, ha insegnato a ciondolo i primi rudimenti dell’educazione equina; quando questi hanno l’età giusta li portano ad anzola e lui piano piano comincia a bardarli ed ad attaccarli – ci vuole molta pazienza che è la ricetta migliore, in più questi animali richiedono rispetto e dolcezza – non bisogna mai frustarli perché non capiscono la punizione, perché una volta spaventati, quando si riproverà ad attaccarli sarà una nuova brutta esperienza e una volta fatto il guasto in un giovane cavallo sarà duro lavoro ridargli fiducia. mario non li picchia se si ribellano ai finimenti, li stacca, li accarezza e riprova altre volte sempre con pacatezza e calma finchè non stabilisce un’intesa che in seguito non verrà mai meno. Quando il nostro razzatore li ha sgrezzati, passa i suoi giovani allievi ai driver che li faranno correre attaccati al s F o Go DI r a bbIa dA SCrivere P er NoN urLAre, d A SCrivere Per NoN Aver urLAto, SCrivere P erChé, C oMuNQue, QueLL’urLo NoN È PASSAto sARA ACCoRsI estate tempo di vacanze, magari di viaggi, magari di qualche viaggio all’estero. Si parte con un po’ di contante ma non troppo perché viaggiare con i soldi addosso non è mai troppo confortevole per ansie proprie, né per possibili tentazioni altrui. e poi perché se la meta non è troppo eremitico-esotico-naturista, tra carte di credito prepagate e bancomat, c’è sempre un modo per pagare. Poste infatti le condizioni di poter e di voler pagare, cioè di disponibilità economica e di onestà civile, basta apporre una firma o ricordarsi un codice e il gioco è fatto! Non sarà il male di qualche commissione bancaria a inficiare il programma di spesa! ed è proprio in quell’attimo del prelievo, in quei pochi secondi che durano le operazioni allo sportello in cui ecco che l’onda s’infrange contro una scogliosa deriva di valori. Paese straniero, quindi opzione per inglese, e si scopre che l’italiano ‘conto corrente’ viene tradotto come ConTInuA A pAG. 29 -> 28 AG o s To - s E T T E M B R E 2011 sulky nella grande pista di anzola. Nei vari racconti di mario c’è una constatazione maturata nei lunghi anni a contatto con i cavalli e riguarda la “doma”; dice che ormai non ci sono più puledri “selvaggi” come un tempo, che al primo attacco al carrozzino davano segni di insofferenza o si ribellavano; adesso sono molto più docili; attraverso la selezione della razza si sono affinati e le cose vengono quasi istintive. durante la sua lunga carriera il nostro razzatore è il testimone di molti idilli amorosi e racconta un caso particolare: mc lin hanover aveva una passione per due cavalle Twilight song e maid eiwjn; era innamorato di tutte e due che erano magnifiche. Questo amore veniva sfruttato nell’allevamento quando mc lin hanover non era predisposto a connubi con altre cavalle bastava fargli passare davanti Twilight song oppure maid eiwyn per infiammarlo al punto di fare pronto il suo dovere… Nelle lunghe memorie di mario Turrini c’è posto per tanti stalloni, anche i meno fortunati: c’era un certo fiammingo, coetaneo di filibustiere e floridoro, azzoppato in una corsa... è messo nell’allevamento, dove trovò un ruolo di spalla da “ausiliario” di altri cavalli e pare non ci sia stato altro capace come lui nel suo compito. il sig. Turrini ha frequentato con l’équipe dell’allevamento orsi mangelli tanti ippodromi ma la sua vera passione non era il trotto in quanto gara, quanto l’essere presente sempre in scuderia quando il lavoro era tanto, e dove per necessità restava a dormire. Nei suoi racconti di duro lavoro e di grandi soddisfazioni parla di tanti personaggi importanti che hanno visitato l’allevamento delle Budrie: una visita non ufficiale del cavaliere Benito mussolini con donna rachele e la figlia anna maria, poi molta nobiltà italiana amante per generazione dell’ippica e dei cavalli; la contessa marta marzotto, che, entusiasta dei magnifici animali, restava ore in contemplazione e regalava splendide calde coperte ai suoi beniamini. un racconto bello come una leggenda, ma assolutamente reale, mario delle Budrie lo fa ricordando quando durante la guerra, nel 1943, viaggio dopo viaggio, trasporta i cavalli fino a como: i tedeschi gli hanno rilasciato un permesso speciale e sono convinti che quel tesoro di cavalli di razza varchi il confine per essere condotto in Germania; ma passato como cambiano itinerario e arrivano sani e salvi in svizzera e vi restano fino alla fine del conflitto quando verranno riportati alle Budrie. in questa rischiosissima avventura mario racconta di una notte in cui, durante l’attraversamento del Po, il barcone è scoperto dall’incursore inglese Pippo (aereo) che comincia a mitragliare. un proiettile colpisce una cavalla che scompare nell’acqua; mario disperato vuole gettarsi d’istinto a salvarla, ma una pioggia di fuoco lo costringe a desistere. la vita di mario è stata densa di soddisfazioni, non solo lavorative: ha avuto due figli, un maschio che non ha assorbito la passione per i cavalli del padre ma ha conseguito successi laureandosi per ben tre volte. la figlia, che ha la stessa passione del padre e avrebbe voluto seguirne le orme, è stata a suo tempo dissuasa perché pare che nell’ambiente delle scuderie e del trotto le donne non portino proprio fortuna 29 o quanto meno non molto tollerate. Quando mario, dopo quaranta anni di onorata carriera all’allevamento orsi mangelli va in pensione, è festeggiato come e più di quei campioni che ha allevato e accudito. il giornalista bolognese Giorgio martinelli commenta così sul carlino l’avvenimento: “festa per pochi intimi al palazzo delle Budrie, (non più di cento persone), in primis la contessa Barbara orsi mangelli, grande manager, il marchese dal Pozzo, che sembra uscito pari pari dai prati di ascot, la contessa Nina orsi mangelli e tutti i collaboratori principali. c’è William casali, il dott. sergio castelli, il ragionier Bruno farneti – fra gli ospiti particolari alberto Giubilo, il principe dei cronisti di ippica, l’onorevole adamo Vecchi, parlamentare nato alle Budrie e tutti i veterinari. e’ stato un convivio speciale per mario Turrini, pari alle feste quando la scuderia nero-granata portava a casa tre derby di seguito. fra una portata e l’altra il festeggiato ha dato la stura ai ricordi, un’espressione d’amore per i cavalli quale forse non si riscontra più; e allora passano nella mente oltre a mighty Ned, Prince hall, doctor spencer, hit song, Nike hanover… agli elogi degli oratori per la sua importante, gloriosa carriera, mario delle Budrie risponde commosso che per lui è stato un onore essere caporazza alla orsi mangelli e augura un futuro ancora ricco di successi”. sEGuE dA pAG. 28 -> Saving account. Che traduzione lontana! Saving account non ricorda di più il nostro salva-danaio? Non si addice meglio al concetto dell’antico Libretto dei risparmi, ormai divenuto pezzo d’antiquariato o da antiquati? d’altronde a che serve più parlare di risparmi considerando che arrivare a fine mese senza aver consumato tutto il guadagnato è ormai un lusso più che una viziosa oculatezza o morigerato vivere? vuoi mettere quanto sia più etimologicamente accattivante il concetto di conto corrente, così sempre pronto a correre dietro a occasioni e sconti e saldi, così rassicurante ‘ma dai, risparmi il mese prossimo, compra, non vai in rosso, non avrai mica bisogno del meccanico anche questo mese, ma no neanche del dentista dai, e poi che li tieni a fare tanto la banca non ti dà niente’... e così il denaro corre più fuori che dentro, anche perché non c’è nulla di male nel godersi i sudati guadagni, nulla di male nel gustarsi l’estate andando fuori a cena un po’ più spesso, non c’è nulla di male... finchè non si incappa per caso nella riflessione di un programma radiofonico in cui qualcuno dice ‘dove non c’è più speranza, si consuma, si compra’... e si resta in una torrida rabbia estiva di un Paese che boccheggia... 30 AG o s To - s E T T E M B R E 2011 Q Ua N Do IL Mo N D o s M Is e D I G Ira r e r iF L eSS i o N i A d i e Ci A N N i d A G ro uN d z e ro LoREnZo sCAGLIARInI a manhattan, nell’isolato delimitato da liberty street e Ve s e y s t r e e t d a u n a p a rt e e We s t s t r e e t e c h u r c h s t r e e t d a l l ’ a l t r a , c ’ è u n va s t o s p a z i o v u o t o. r i m o s s e l e m o n t a g n e d i m a c e r i e, a l p o s t o d e i p i ù a l t i g r a t t a c i e l i d e l l ’ i s o l a a l e g g i a s o l o i l r i c o r d o, così denso da riempire un’area tanto ampia. una ferita che continua a sanguinare negli abitanti di N e w Yo r k , u n r i c o r d o c h e è vivido anche in chi si t r o va va , l ’ 1 1 s e t t e m b r e 2001, a migliaia di kilometri di distanza, ovunq u e n e l m o n d o. W h e r e were you when the world stopped turning? ci interroga una canzone di alan Jackson, uno dei cantautori country simbolo del volto più tradiz i o n a l i s t a e c o n s e r va t o r e d e g l i s t a t e s. o g n u n o d i noi saprebbe rispondere; ciascun o r i c o r d a c o s a s t a va f a c e n d o n e l momento in cui la terribile notizia d e l l ’ a t t e n t a t o a l l e To r r i G e m e l l e iniziò a circolare attraverso tutte l e e m i t t e n t i t e l e v i s i v e, l e s t a z i o n i d e l l a r a d i o, i t e l e f o n i , e p o i , i n m a n i e r a s e m p r e p i ù c a p i l l a r e, d i bocca in bocca. Quelle immagini raggelanti trasmesse dai notiziari sono rimaste nell’immaginar i o c o l l e t t i v o. r i m o s s e l e m a c e r i e d e l l e Tw i n To w e r s, d e p o s i t a t a l a n u v o l a d i p o l v e r e e c e s s a t e l e t e rribili esalazioni che promanarono p e r m e s i d a l l e r o v i n e, i l p o l v e r o n e s o l l e va t o d a l l e p o l e m i c h e s u l le responsabilità della sciagurata politica estera dell’amministrazione Bush nel provocare e gestire quella catastrofe non è ancora s e d i m e n t a t o. s u b i t o d o p o l ’ 1 1 s e t t e m b r e, l ’ a t t e g g i a m e n t o p r e va l e n te del mondo musulmano nei confronti di al-Qaeda era di grande ostilità; invece di capire che tale s e n t i m e n t o p o t e va r a p p r e s e n t a r e la possibilità per isolare le frang e i s l a m i c h e e s t r e m i s t e, l ’ a m m i n i strazione Bush fece esattamente ciò che gli ideatori dell’attentato s p e r a va n o, r i c o r r e n d o a l l ’ a g g r e s sione dell’iraq. la violenza tende 31 a generare altra violenza: questo atto coalizzò gran parte del mond o i s l a m i c o, c h e v e n i va e s o r t a t o alla guerra santa contro le forze di i n va s i o n e a m e r i c a n a : o g n i a t t o d i v i o l e n z a s u c c e s s i va m e n t e c o m m e s so dagli stati uniti ha rappresentato una vittoria per gli estremisti e un incoraggiamento per tutti coloro che sono pronti a combattere quella battaglia cosmica tra bene e male in cui hanno creduto sia B i n l a d e n c h e G. W. B u s h . Pe r s i s t o n o a n c h e i d i b a t titi sul futuro di quello spazio ormai a tutti noto come “Ground zero”. Già prima della fine del 2001, gruppi di cittadini n e w y o r ke s i s i r i u n i va n o in workshop denominat i “ i m a g i n e N e w Yo r k ” , nel tentativo di proporre idee su come ricostruire l ’ a r e a s u c u i s o r g e va i l Wo r l d Tr a d e c e n t e r. Ve n e f u r o n o diverse: una torre alta più di 500 m e t r i d e n o m i n a t a fr e e d o m To w e r, attualmente in via di costruzion e ; i l p r o g e t t o, p o i a b o r t i t o, d i u n grande centro artistico e culturale b a t t e z z a t o i n t e r n a t i o n a l fr e e d o m center; la realizzazione del National september 11th memorial and museum; la proposta, considerata dai più quasi blasfema, di edificare una moschea. VUVUVù LuCA FRABETTI www.BookInG.CoM LA MiGLiore tAriFFA GArANtitA A g e n z i a v i a g g i ? S o r p a s s a t a . tu r i s t a f a i d a t e ? A h i a h i a h i ! ! S e c e r c h i u n a l b e r g o, e m a g a r i v u o i p u r e r i sparmiare qualcosina, rischi di perdere giornate tra cataloghi, pagine web e telefono al suono di: “Scusi, mi serviva un’informazione: per caso avete una camer a . . .” . B o o k i n g . c o m s a g i à q u a l i a l b e r g h i s o n o l i b e r i , quanto costa una stanza e tutte le caratteristiche che c i i n t e r e s s a n o. N o i d o b b i a m o s o l o i m m e t t e r e i l d o v e e i l q u a n d o, e i l p o r t a l e c i s n o c c i o l a t u t t e l a c a m e r e a d i s p o s i z i o n e c o n t a n t o d i s c o n t o l a s t m i n u t e. e s i prenota con un paio di click. ovviamente tante mete s u g g e r i t e, s e g u e n d o i l m o t t o d i “ L a m i g l i o r e t a r i f f a g a r a n t i t a ” , e n e s s u n a p u b b l i c i t à i n g a n n e v o l e. Pe r g l i iphonisti questa è una manna: sdraiato in spiaggia vuoi allungare la vacanza di un giorno? Nessun prob l e m a : g i o c o d i p o l p a s t r e l l o, c a r t a d i c r e d i t o, e d i n u o v o a d a r r o s t i r s i . Fa c i l e c o s ì . . . 32 AG o s To - s E T T E M B R E 2011 occorrerà forse molto altro tempo per giungere ad una più profonda comprensione storica delle cause di quanto accadde quel giorno (e da quel giorno), ma a distanza di dieci anni dall’11 settembre 2001 è inevitabile interrogarsi nel tent a t i v o d i t r o va r e u n a s p i e g a z i o n e. a d o f f r i r e a c h i v i s i t a N e w Yo r k l o spunto per riflettere sugli eventi drammatici dell’11 settembre è stato allestito u n a s p e c i e d i m u s e o, i l Wo r l d Tr a d e c e n t e r Tr i b u t e Vi s i t o r s c e n t e r. d o p o a v e r l o v i s i t a t o, è d i f f i c i l e c e r c a r e d i va l u t a r e q u e l l a catastrofe con imparzialità. le divise lacere dei vigili del fuoco immolatis i n e l t e n t a t i v o d i s a l va r e v i t e u m a n e, l e i m m a g i n i fotografiche dal fortissim o i m p a t t o e m o t i v o, i r e perti raccolti sotto le mac e r i e, l e t e s t i m o n i a n z e r e g i s t r a t e dei superstiti e di chi era presente rimangono profondamente impress i n e l l a m e m o r i a d e l v i s i t a t o r e, condizionandone inevitabilmente i l g i u d i z i o. c a m m i n a n d o n e l c o rso della visita guidata nel sito in c u i s o r g e va n o l e To r r i G e m e l l e, g l i occhi si velano di lacrime; lacrime c h e s g o r g a n o, p e r c h i n o n è s t a t o colpito dalla tragedia di perdere u n p r o p r i o c a r o, d a l l a c o n s t a t a z i o ne dell’ottusità di un genere umano pronto al massacro in nome del profitto travestito da ideologia. la carneficina dell’11 settembre – c h e c o s t ò l a v i t a a q u a s i 2 8 0 0 p e r- sone – fu il risultato dello scontro di due integralismi, quello islamico rappresentato dai terroristi di al-Qaeda e quello più subdolo degli stati uniti d’america, grande t e o c r a z i a d e l m o n d o o c c i d e n t a l e, pronta a mascherare azioni di vera e propria aggressione con il nobil e i n t e n t o d i e s p o r t a r e, i n n o m e d i d i o, l a d e m o c r a z i a i n t u t t o i l m o n - d o. d o p o l a v i s i t a a l m u s e o p a r e semplice individuare i buoni ed i cattivi: i buoni indossano giacche e c r a va t t e, u n i f o r m i d a p o l i z i o t t o ; i c a t t i v i h a n n o l u n g h e b a r b e, c o p r i c a p i , l a p e l l e o l i va s t r a . P u ò s e m b r a r e r e t o r i c o s o t t o l i n e a r l o, s i può persino venire accusati di rev i s i o n i s m o s t o r i c o, m a a n c o r a u n a volta la linea di demarcazione tra bene e male non è così semplice d a t r a c c i a r e. N e l g i u d i z i o n o n b i sogna mai dimenticare una delle più elementari verità morali, forse la più difficile cui uniformarsi: il principio di universalità. i criteri che si applicano a se stessi do- 33 vrebbero essere identici a quell i c h e a p p l i c h i a m o a g l i a l t r i . Ta l e p r i n c i p i o v i e n e s p e s s o d i s a t t e s o. accade infatti che le maggiori potenze dell’occidente si arroghino i l d i r i t t o d i i n t e r v e n i r e o i n va d e r e a l t r i Pa e s i a l o r o p i a c i m e n t o, i n nome di altissimi ideali quali la promozione della democrazia o in base alla dottrina della difesa/attacco preventivo; impongono con atteggiamento moralistico agli altri popoli le norme del diritto internazionale e dei trattati, senza considerare le medesime regole di pari r i l e va n z a p e r s e s t e s s e. Guardarsi onestamente allo specchio rimane una delle cose che l’uomo fat i c a d i p i ù a f a r e. Più di cinquant’anni fa, in piena guerra fredda, ad un passo dal conflitto nuc l e a r e, i l f i l o s o f o B e r t r a n d r u s s e l ed albert einstein lanciarono una sorta di appello a tutti gli abitanti d e l m o n d o, c h i e d e n d o l o r o d i m e t tere da parte i giudizi rispetto a s va r i a t e q u e s t i o n i , c o n s i d e r a n d o s i semplicemente membri di una med e s i m a s p e c i e, c h e h a a v u t o u n a storia eccezionale e la cui scomp a r s a n e s s u n o a v r e b b e d e s i d e r a t o. la decisione di fronte alla quale s i t r o va va l ’ u m a n i t à e r a n e t t a , t e rribile e inevitabile e sembra che non sia stata ancora presa in modo definitivo: o mettere fine alla razza umana o rinunciare per sempre alla guerra. sEGuE dA pAG. 4 -> pr o do t t o da no n pe r dere è sicuramente il volume a tiratura l i m i t a t a “La Po s t a e Marconi”, che raccoglie le riproduzioni di t ut t i i f ra nc o bo lli emessi nel mondo per celebrare Gugl i e l m o Ma r c o ni e la sua scoperta. d i carattere storicol et t e ra r i o è i nvec e “Progetto d ante – la d ivina Commedia a t t ra ver s o l a f i l a t e lia tematica”, originale rilettura in c hi a ve f i l a t el i c a de l l ’ opera omonima del grande Poeta. La s t o r i a del l ’eur o pa , analizzata in un’ ottica storica e geopo l i t i c a è di s po ni bi l e in numerose pubblicazioni. Pe r i pi ù pi c c o l i es i s t e una divertente sezione, loro dedicata, c he c o m pr e nde : puzzle, modellini d’ auto e moto da c o l l ez i o ne ( Fer ra r i , F iat, d ucati, L amborghini), francobolli e f o l der s ui f um et t i (Geronimo Stilton, d iabolik, Pinocchio, et c ...) . Gl i a ppa s s i o na t i di modellismo potranno acquistare presso gl i s po r t e l l i degl i uffici Postali, le copie dei furgoni per i l t ra s po r t o dei va l ori postali, dalla prima diligenza alla c a r r o z z a f i no a l l e ve tture dei giorni nostri. i no l t r e, i n o c c a s i o ne delle commemorazioni ufficiali del “150° Anni ve r s a r i o dell’ u nità d’ i talia” è disponibile la c o l l a na “Fra nc o bo l l i d’ italia dal 1861 ai giorni nostri”, o pera a f a s c i c o l i quindicinali, disponibile in tutti gli uffici po s t a l i . C i ò ra ppr es ent a s o lo una piccola parte del patrimonio s t o r i c o -f i l a t e l i c o r e peribile nell’ ufficio Postale di Persiceto, Pi a z z a de l Po po l o 23/c, aperto dal L unedì al venerdì 8-18:30 e i l S a ba t o 8 -12: 30. 34 Periodico della ditta ed i GrA F iC A di r oSSi do r eL L A A utori zza z i o n e del tr i b u n a le di Bol ogn a , n. 7 7 3 7 d el 2 0 - 0 2 - 2 0 0 7 Pubbliche relazioni A N N A roSA B i G iANi San G i ova n n i i n Per si c eto Tel. 051 8 21 56 8 Fotocomposizione e stampa ti po-L i to “ iL tor C hio” vi a C oper ni c o, 7 San G i ova n n i i n Per si c eto Tel. 051 8 23 01 1 - Fa x 0 5 1 8 2 7 1 8 7 E-mai l: i nf o @ilto rchio sg p. i t w w w.i lt o rchio s g p.it direttore responsabile P i o B A r Bie ri , ord in e d e i g io rn a listi. te s s e ra n ° 5 8 1 7 8 Coordinamento redazionale e Le o No r A G rAN di , G i uLi A MASSAri , Lo r eN zo SCAG L iAri Ni , M iC he Le SiMoNi , G i A N L u C A StAN z AN i Comitato di redazione S A r A AC CorSi , PAoLo BAL BAri Ni , t er eS A C A L zAti , MAuri z i A Cotti , L uC A Fr A Be tti , W o L FAN G o horN, L i S A L uG Li , G i orGi N A N e ri , L u C A S C A rCe L L i, Chi ArA Se rrA, i r eN e toMMASiNi Progetto grafico (bianco&nero) M A r i A e L eN A CoN G i u Sito web P i e r Gi o r G i o Se rrA illustrazioni MAri N A ForNi , doMeNiCo M oS CA, PAoL A rAN z oLiN direzione e redazione c/o pal azzo Comu n al e Corso Ital i a, 74, 40017 san G i ovan n i i n persi ce to si to w eb: w w w. borgorotondo.it e- mai l : borgoroton do@gm ail.c om hanno collaborato a questo numero GiLBerto ForNi SiMoNettA CorrAdiNi MArCo CAretti FrANCA MASSereLLi deLLe oPiNioNi MANiFeStAte NeGLi SCritti SoNo reSPoNSABiLi GLi Autori dei QuALi LA direzioNe iNteNde riSPettAre LA PieNA LiBertà di Giudizio ANNo X, N. 8-9, Agosto-Settembre 2011, diffuso gratuitamente