Acceso l’inceneritore, è polemica sulle affermazioni di Grillo. Il richiamo del Vescovo. L’appello del Papa. Sabato 7 settembre, dalle 19 alle 24, adorazione e digiuno nella chiesa di S. Lucia. Il ricordo di don Sergio Bellini, sentinella del Signore, che lunedì scorso ha compiuto il suo cammino terreno. 5 2 13 POSTE ITALIANE S.P.A. • SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE • D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N. 46) ART. 1, COMMA 1, DCB PARMA euro 1,65 anno XCIV EDIZIONE ONLINE DIOCESI DI PARMA 29 6 SE T T E M B R E 2 0 1 3 Lasettimanasociale elafamiglia Torino per vivere insieme un’iniziativa culturale ed ecclesiale di alto profilo” su un tema centrale per la vista delle persone e per il bene comune del Paese Le Settimane Sociali “intendono essere un’iniziativa culturale ed ecclesiale di alto profilo, capace di affrontare e se possibile anticipare gli interrogativi e le sfide talvolta radicali poste dall’evoluzione della società”.1 Queste finalità appaiono più che mai attuali dal tema scelto per la 47ª Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, che si terrà a Torino nei giorni 12-15 settembre di quest’anno: “La famiglia, speranza e futuro per la società italiana”. Si tratta di un tema centrale per la vita delle persone e per il bene comune del Paese. Esso era già presente nell’agenda proposta alla Settimana Sociale di Reggio Calabria del 2010, la cui attualità è dimostrata dal dibattito proseguito in questi anni ai vari livelli istituzionali del Paese, oltre che dallo sviluppo stesso degli avvenimenti. Tra i punti all’ordine del giorno dell’agenda (intraprendere, educare, includere, slegare la mobilità sociale, completare la transizione istituzionale), la famiglia appariva trasversalmente come soggetto di futuro, capace di sciogliere i nodi che impediscono al nostro Paese di crescere. Proprio lì nasceva l’esigenza di mettere a tema la famiglia in modo diretto e centrale, in concreta continuità con le riflessioni già svolte, nel desiderio di declinare il bene comune sui problemi particolarmente urgenti per la comunità nazionale. Nella prospettiva della ricerca continua del bene comune, la famiglia appare quanto mai importante, perché tocca i nodi antropologici essenziali per l’integrità e il futuro della persona umana; costituisce un pilastro fondamentale per costruire una società civile davvero libera, nella quale trovino spazio innanzitutto la libertà religiosa e quella educativa; è dunque condizione fondamentale per una società dove i diritti di tutti e di ciascuno siano realmente rispettati. Il tema della famiglia - e il ruolo che essa ha svolto e continua a svolgere nel cuore della nostra società chiama in causa anche diversi aspetti economici e sollecita ad affrontarli nella prospettiva del primato della persona. Oltre che per queste ragioni, la famiglia emerge come un soggetto portante anche nell’assunzione del compito indicato dagli Orientamenti pastorali decennali su “Educare alla vita buona del Vangelo”: “Nell’orizzonte della comunità cristiana, la famiglia resta la prima e indispensabile comunità educante. Mariano Crociata - segretario generale CEI A continua a pagina 2 AGENZIA PARMA SANTA BRIGIDA Agente Generale: CAVARRETTA DOTT. GAETANO Borgo XX Marzo, 18/d - Parma Tel. 0521.289580 - Fax 0521.200467 E mail: [email protected] AGENZIA CERTIFICATA SISTEMA QUALITÀ ISO 9001: 2000 Tempo di Gr.Est BUON COMPLEANNO DON GIUSEPPE! pagina speciale per i 100 anni di don Celeste pagina 9 Estate: aperto per ferie, o meglio per l’animazione di bambini e ragazzi. Alcune immagini dell’impegno delle parrocchie in questo ambito 10-11 9 771825 290006 Lutto 30029 Pace in Siria ISSN 1825-2907 Rifiuti L’OPINIONE • La Pace, un sogno che non può e non deve tramontare U voci Udendo le parole forti e nette di Francesco per la pace, pensando alla Sua iniziativa di chiamare tutti a fare del 7 settembre una giornata di digiuno e preghiera per la Siria, la memoria ritorna istintivamente alla opera di pace di Giovanni Paolo II, particolarmente nei giorni della seconda guerra del Golfo. Ma è anche impossibile non notare come l’intervento di papa Bergoglio si collochi in un contesto completamente mutato rispetto a quello di papa Wojtyla del 2003, quando la società civile si mobilitò su scala internazionale contro la guerra in Iraq. A dieci anni di distanza il silenzio assordante sulla Siria, silenzio rotto dalle parole di Francesco, dice molto della qualità delle nostre società che paiono rassegnate, ripiegate su se stesse e fiaccate dai problemi della crisi economica, quasi questo legittimasse una sorta di disinteresse per chi sta peggio, quasi fosse possibile salvarsi senza gli altri. Soprattutto colpisce il fatto che il mondo politico, culturale, la società civile, si presentino, sull’orlo di una guerra dalle ripercussioni potenzialmente mondiali, senza passione e, pertanto, senza idee. Quale il bandolo da cui riprendere il filo della pace? Quale protezione per le confessioni cristiane in Medio Oriente? Soprattutto, colpisce come, a tutti i livelli, sperare la pace, sperare di cambiare il mondo sembri impossibile se non illusorio. Al punto che anche solo nutrire questo desiderio può addirittura sembrare patetico, una pia intenzione di anime belle. Questo però rappresenta un problema e un interrogativo per la coscienza e – vorrei dire – soprattutto per la fede dei cristiani. Quando tramonta il sogno della pace, al centro di tanto magistero (e tanta diplomazia), particolar- 2 CONTINUA DALLA PRIMA PAGINA La Settimana sociale e la famiglia P er i genitori, l’educazione è un dovere essenziale, perché connesso alla trasmissione della vita; originale e primario rispetto al compito educativo di altri soggetti; insostituibile e inalienabile, nel senso che non può essere delegato né surrogato”. Tenendo presenti questi aspetti, a Torino si parlerà di famiglia nella prospettiva propria delle Settimane Sociali, che oggi significa, ad esempio: ascoltare la fatica e la speranza che salgono dal vissuto di tante famiglie; riconoscere la famiglia come luogo naturale e insostituibile di generazione e di rigenerazione della persona, della società e del suo sviluppo non solo materiale e civile, ma anche morale e spirituale; essere concretamente vicini ed essere percepiti come vicini dalle famiglie - genitori e figli - che soffrono per i motivi più diversi; valorizzare l’indicazione presente nella nostra Costituzione che definisce la famiglia come istituzione fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna; ri- DIOCESI DI PARMA «Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini e delle donne di oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo, e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore». (Gaudium et spes, 1) 6 SETTEMBRE 2013 mente dalla Pacem in Terris di Giovanni XXIII, come mantenere vivo l’escaton tra i fedeli, come mantenere viva l’attesa e la preparazione del Regno di Dio, come credere al Signore della storia, che misteriosamente la conduce? Come traspare da questo inizio di pontificato, per Papa Francesco ciò che è spirituale non è mai scisso dalla vita concreta di chi soffre; con la sua proposta di preghiera e digiuno, egli propone nuovamente a tutti di attingere alla fonte della Bibbia per riproporre al mondo l’utopia cristiana come orientamento, non teorico ma effettivo, per la vita dei popoli e la soluzione delle controversie tra le nazioni. Vengono in mente le parole del numero 9 della Lumen Gentium: Il suo fine [del popolo messianico] è il Regno di Dio iniziato sulla terra conoscere e tutelare sempre e in primo luogo i diritti dei figli; mettere in evidenza il legame che unisce il “favor familiae” con il bene comune e lo sviluppo del Paese, al di là di pregiudizi e ideologie, per cogliere le tante ragioni condivisibili da molti, oltre gli schieramenti e le differenti posizioni culturali e religiose. L’intento della Settimana Sociale è di favorire un approccio critico e al tempo stesso propositivo a un tema così vasto e impegnativo; di suscitare un dibattito e offrire chiavi di lettura in modo che tutti, credenti e non credenti, stimolati da queste sollecitazioni, si impegnino in un discernimento veramente corale a difesa e per la promozione della famiglia, determinati a far scaturire “cose nuove”, frutto di positivo cambiamento e spinta per politiche organiche e coerenti. mons. Mariano Crociata Segretario Generale Cei Direttrice responsabile: Maria Cecilia Scaffardi Vice direttore: don Luciano Genovesi In redazione: Alessandro Ronchini. Pagina Fedi: Laura Caffagnini. Fotografie: Parrocchia di Collecchio, Giampaolo Borella, Paola Pedrona. Hanno contribuito a questo numero: Agenzia Sir, Nando Bonati, Guido brizzi Albertelli, Liliana Castagneti, Erick Ceresini, Alfredo Chierici, Alessandro Chiesa, Mariano Crociata, Asmae Duchan, Gildo Nardon, M. Michela Nicolais, Lauro Paoletto, Aluisi Tosolini. da Dio stesso ma destinato a dilatarsi sempre più. Diceva il card. Bergoglio, all’epoca arcivescovo di Buenos Aires: “L’utopia prende la sua forza da due elementi: il malessere che genera la situazione e l’incrollabile convinzione che un altro mondo è possibile. Da lì la sua forza mobilitatrice”. Per singolare coincidenza le parole del papa pronunciate all’Angelus del 1° settembre per una iniziativa di digiuno e preghiera per la Siria sono quasi coincidenti con il 50° del discorso di Martin Luther King noto come I have dream. Sta a dirci che, pur per vie dolorose, i sogni semplici, se nutriti dalla Parola di Dio e dalla fede degli uomini, cambiano il mondo. Per questo, il 7 settembre anche la chiesa di Parma si unirà al papa raccogliendosi nella chiesa di Santa Lucia. Ciò che l’anima è nel corpo, i cristiani lo sono nel mondo: non facciamo venire meno la nostra preghiera per chi soffre in Siria e ritroveremo il dono dell’essere parte del popolo messianico il quale, anche se di fatto non comprende ancora la totalità degli uomini e ha spesso l’apparenza di un piccolo gregge, costituisce invece per l’umanità intera il germe più sicuro di unità, di speranza e di salvezza (Lumen Gentium, n.9). Alessandro Chiesa LA VEGLIA DI PREGHIERA «...Per questo, fratelli e sorelle, ho deciso di indire per tutta la Chiesa, il 7 settembre prossimo, vigilia della ricorrenza della Natività di Maria, Regina della Pace, una giornata di digiuno e di preghiera per la pace in Siria, in Medio Oriente, e nel mondo intero, e anche invito ad unirsi a questa iniziativa, nel modo che riterranno più opportuno, i fratelli cristiani non cattolici, gli appartenenti alle altre Religioni e gli uomini di buona volontà. Il 7 settembre in Piazza San Pietro - qui dalle ore 19.00 alle ore 24.00, ci riuniremo in preghiera e in spirito di penitenza per invocare da Dio questo grande dono per l’amata Nazione siriana e per tutte le situazioni di conflitto e di violenza nel mondo. L’umanità ha bisogno di vedere gesti di pace e di sentire parole di speranza e di pace! Chiedo a tutte le Chiese particolari che, oltre a vivere questo giorno di digiuno, organizzino qualche atto liturgico secondo questa intenzione». (Papa Francesco, Angelus 1 settembre 2013) Accogliendo l’invito di Francesco anche a Parma vivremo un tempo di preghiera, in comunione con la Chiesa di Roma e la Chiesa universale: SABATO 7 SETTEMBRE dalle 19.00 alle 24.00 presso la chiesa cittadina di S. Lucia (via Cavour) adorazione eucaristica e digiuno per chiedere il dono della pace in Siria, in Medio Oriente, nel mondo. Comunità di Sant’Egidio ALTRE INIZIATIVE PER LA PACE IN MEDIO ORIENTE AL SANTUARIO “MADONNA DELLA PACE” DI MARZOLARA Nel Santuario Diocesano della “Madonna della Pace” in Marzolara Sabato 7 settembre ore 21 si terrà una veglia di preghiera per la Pace, in comunione con l’iniziativa di Papa Francesco che ha deciso di indire una giornata di digiuno e preghiera per la pace al grido “Mai piu’ la guerra “ l’incontro è rivolto a tutti coloro che credono nel valore della preghiera come arma per la prevenzione della guerra e la diffusione della Pace ci rivolgeremo con il Papa a Maria: “Lei è madre: che ci aiuti a trovare la Pace; tutti noi siamo Suoi figli”. LA PREGHIERA DELLA COMUNITÀ EVANGELICA METODISTA Il recente Sinodo delle Chiese Metodiste e Valdesi ha approvato un atto in cui condanna «fermamente ogni intervento armato da parte di altre nazioni» e auspica che tutti i leader religiosi si impe- Redazione e amministrazione: Parma - Piazza Duomo 1 (Palazzo del Vescovado) Telefono 0521.230451 - Fax 0521.206265 - Skype: vitanuova-parma E-mail: [email protected] - [email protected] Pubblicità e diffusione: William Tedeschi - Cell. 338.4074037 Editrice: Opera Diocesana San Bernardo degli Uberti, via Bodrio 14 - Porporano (Parma) - Cod Fisc. 80001410341 - P. Iva 00447730342 Iscritto il 15-12-1950 al n. 75 del Registro stampa del Tribunale di Parma. Iscritto al Roc n. 1758. Iscritto al Rea dal 21-1-1997 n. 199562. Il giornale usufruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250. gnino a promuovere «la pace, la fratellanza e la libertà religiosa contro ogni fanatismo religioso». La Tavola Valdese e il Comitato permanente dell’Opera per le chiese metodiste in Italia (OPCEMI) sono quindi «impegnate a promuovere tra le chiese sorelle un appello ai capi di Stato perché rinuncino a ogni conflitto armato». Per dare voce all’atto sinodale la Comunità Metodista di Parma si è riunita in preghiera lo scorso 5 settembre in comune solidarietà con il popolo siriano e con tutti i popoli che si trovano in situazione di guerra e guerra civile. «Siamo uniti alle molte voci che si stanno elevando in questi giorni per dire NO al ricorso delle armi. Crediamo che occorra avere una visione per il futuro in grado di rinsaldare quei principi fondamentali che sono alla base della convivenza e che devono guidare l’azione politica a tutti i livelli: il ripudio della guerra, la condanna per ogni forma di violenza e di arbitrio, il primato della dignità umana, il rispetto del diritto internazionale dei diritti umani, il dovere di solidarietà con tutte le vittime». Abbonamento annuo (45 numeri): Ordinario 50 € - Sostenitore 75 € C.C.P. n. 221432 intestato a «Vita Nuova» Parma. Spedizione in abbonamento postale 45%, art. 2, comma 20/b, L. 662/96. Filiale di Parma. Stampa: Società Editrice Cremonese - Via delle Industrie 2 - Cremona Tel. 0372.498248 ASSOCIATO Federazione Italiana Settimanali Cattolici ASSOCIATO Unione Stampa Periodica Italiana Questo numero è stato chiuso in redazione mercoledì 3 settembre, alle 19.30. Tiratura: 1.825 copie. Lasapienzadel“lasciare” Luca 14,25-33 In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo». Seistatounrifugiodigenerazioneingenerazione I SALDEZZA • Per porsi al seguito di Gesù bisogna fidarsi della stoltezza della croce, che trasforma le nostre opere e i nostri giorni dando loro il vero senso e una durata che si fonda sul mattino della Risurrezione. Sapienza 9,13-18 Quale, uomo può conoscere il volere di Dio? Chi può immaginare che cosa vuole il Signore? I ragionamenti dei mortali sono timidi e incerte le nostre riflessioni, perché un corpo corruttibile appesantisce l’anima e la tenda d’argilla opprime una mente piena di preoccupazioni. A stento immaginiamo le cose della terra, scopriamo con fatica quelle a portata di mano; ma chi ha investigato le cose del cielo? Chi avrebbe conosciuto il tuo volere, se tu non gli avessi dato la sapienza e dall’alto non gli avessi inviato il tuo santo spirito? Così vennero raddrizzati i sentieri di chi è sulla terra; gli uomini furono istruiti in ciò che ti è gradito e furono salvati per mezzo della sapienza». Salmo 89 Signore, sei stato per noi un rifugio di generazione in generazione. Tu fai ritornare l’uomo in polvere, quando dici: «Ritornate, figli dell’uomo». Mille anni, ai tuoi occhi, sono come il giorno di ieri che è passato, come un turno di veglia nella notte. Tu li sommergi: sono come un sogno al mattino, come l’erba che germoglia; al mattino fiorisce e germoglia, alla sera è falciata e secca. Insegnaci a contare i nostri giorni E acquisteremo un cuore saggio. Ritorna, Signore: fino a quando? Abbi pietà dei tuoi servi! Saziaci al mattino con il tuo amore: esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni. Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio: rendi salda per noi l’opera delle nostre mani, l’opera delle nostre mani rendi salda. Lettera a Filèmone 1,9-10.12-17 C hi è il discepolo, colui che “viene dietro a me”? La Parola di oggi sembra avere risposte diverse. Il discepolo è un calcolatore, uno che prima deve analizzare i pro e i contro, oppure è un folle disposto a tutto, uno che non fa alcun calcolo, che non ha paura mettersi all’ultimo posto come il suo Maestro? E “il bene della Chiesa” coincide sempre con le “prudenze” della Chiesa? …Camminavano con lui numerose folle. Possiamo sentire l’eco della domanda: «Sono molti quelli che si salvano…?». … Voltatosi: Gesù si volge indietro perché è avanti. E’ una annotazione teologica, non certo di cronaca. Il Maestro-Gesù indica la strada, il discepolo lo segue. … Se qualcuno viene verso di me… Il discepolo è uno che “va verso”; è un andare che nasce da una scelta; “se”: l’uomo entra in relazione con Dio, diventa discepolo perché accetta una proposta che gli viene rivolta da un altro. …odia il padre, odia la madre...odia la vita...Sono chiaramente dei semitismi: dentro ci sta un annuncio molto più preciso: se tu metti ordine nella tua vita, metti in chiaro chi è il primo riferimento della tua vita; se riesci a mettere Dio come il “primo” tutto il resto ritroverà la sua giusta dimensione e collocazione. (E’ questo il calcolare di cui parla Luca? Ma non è piuttosto un non calcolare«?). …viene “dietro di me” (opiso mou): “andare verso Gesù”: significa camminargli dietro. Egli ci sta davanti. Questa – suppongo – è l’ottica di lettura dei due esempi del vangelo: credo di intravedere un esempio concreto di cosa significa quel “non odia”: la logica del discepolo non è quella del calcolo, del vedere quanto mi costa e quanto mi dà quella scelta, quell’esperienza…; quello che deve mettere in movimento una persona non può essere l’avere successo, l’avere prestigio (…il discepolo odia questa logica…). Quello che mette in movimento il discepolo è una Persona; è Gesù di Nazareth; è il Samaritano che va verso Gerusalemme; è l’ospite di Marta e Maria; è la porta stretta; è lo sposo che invita tutti alla festa di nozze… … rinuncia ai suoi averi… Cosa significa? Non è completamente fuori contesto? Oppure il termine “averi” sta ad indicare qualcos’altro: le proprie idee, le proprie convinzioni, la propria idea di Dio, le proprie sicurezze? don Nando Bonati APOTASSETAI Significa “separarsi da”, “prendere congedo da”; noi troviamo tradotto con “rinunciare”. In Luca il problema della ricchezza occupa maggior spazio che in Marco e Matteo. Sappiamo che egli si occupa dei ricchi e della condizione dei ricchi ma non della ricchezza. Pertanto, quando parla dei “ricchi” probabilmente parla di persone concrete, non di semplici possessori di “averi”. La situazione dei capi giudei, che si reputano ricchi a causa del loro retaggio e pertanto rifiutano Gesù, è tipica del ricco che fa assegnamento sui suoi beni. Questo, ovviamente, è un impedimento per seguire Gesù. Di qui si passa agli ammonimenti etici rivolti alla comunità, alla quale viene proposto come esempio la condotta di Zaccheo che dà la metà dei suoi beni ai poveri e restituisce il quadruplo: il dovere di invitare disinteressatamente. In fondo, in questo si identifica tutto l’operato di Gesù: un invito disinteressato al Regno! (cfr. Kittel – Grande lessico del Nuovo Testamento, X, pp. 756-758). Inostri giorni, i nostri anni: solo un soffio (Salmo 89,9), un sogno doloroso (5), “passano presto e noi voliamo via” (10), come erba di breve durata (6): «’Adàm, breve di giorni e sazio di tormento; come fiore sboccia: e sarà tagliato!» (Gb 14,1-2). I nostri giorni indietreggiano verso la polvere (3): «Ricordati che d’argilla mi hai plasmato, e alla polvere mi farai tornare!» (Gb 10,9). Dove dimorare al riparo? Il salmista getta nella preghiera la sua fatica, la sua desolazione: potrà forse placare l’angoscia contemplando Dio che è “da sempre e per sempre” (2)? O riconoscendo che l’ira di Dio (7.9.11) verso il nostro peccato è giusta? È vero: “Mille anni, ai tuoi occhi, sono come il giorno di ieri che è passato” (4)! È vero, “Davanti a te poni le nostre colpe” (8), e noi siamo distrutti: «Nella polvere io giacerò: E tu mi cercherai all’alba. Ed io, non più!» (Gb 7,21). È vero, ma non comprendiamo! Deve tornare (13) Egli stesso. Deve Egli stesso chinarsi benevolmente su di noi (13, pietà), donarci la sua misericordia (14, amore), la sua dolcezza (17). Senza questi doni, non potremmo andare dietro a Lui, non potremmo essere suoi discepoli (Lc 14,26-27): «Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro» (Lc 14,30)! Lui solo, che è all’opera nella creazione, può rendere durature le nostre opere (17), e colmarci di gioia (15)! «Gli uomini furono istruiti in ciò che ti è gradito e furono salvati per mezzo della sapienza» (Sap 9,18): come Maestro interiore (12), Egli stesso ci insegnerà il mistero dei nostri giorni, in cammino verso il Giorno senza tramonto, inaugurato nel Mattino (14) della Risurrezione! Parola XXIII DOMENICA Tempo ordinario - C 3 Liliana Castagneti 1. Dio – nella persona di Gesù – ha stravolto le nostre logiche. Il discepolo non può attendersi conferme delle proprie scelte se non da Gesù di Nazareth, da una relazione profonda, amicale, sponsale, con Gesù…venire dietro… Ricordiamo il testo di domenica scorsa. Chi di noi alla festa di compleanno del proprio figlio ha invitato gli amici più antipatici? Chi di noi, ad un evento importante, ha invitato albanesi, marocchini? Io ascolto la parabola degli invitati al banchetto per rendermi conto che io faccio parte della categoria dei ciechi, zoppi…; per rendermi conto che la mia chiamata al regno è dono, puro dono gratuito. Forse anch’io allora agirò, almeno qualche volta, di con- seguenza. Solo se mi scopro discepolo, scoprirò la bellezza del fare come il Maestro! 2. Sono “molti” quelli che vanno alla ricerca di Dio; “pochi” quelli che si lasciano cercare da Dio: l’uomo difficilmente ce la fa a rinunciare al suo desiderio di primo attore attorno cui tutto deve girare, Dio compreso! 3. Insisto ancora, per un attimo, sulla persona del discepolo, colui che “opiso mou”, cioè viene dietro a me. Tra il discepolo e il Maestro non si tratta di creare un rapporto fatto semplicemente di “testa” (un insieme di cose da sapere, di verità da cercare e di eresie da evitare) e nemmeno un rapporto fatto semplicemente di “cuore” (un insieme di cose da fare e di cose da non fare); si tratta di creare una relazione interpersonale; specialmente si tratta di vivere un incontro tra due persone talmente profondo che tutta la vita entra in gioco: quella del Maestro (e allora dovrò leggere le Scritture per conoscere come Lui ha messo in gioco la sua vita) e quella del discepolo (il quale accetta la “rivelazione” del Maestro come il dono di Dio e scopre ogni giorno sempre più quale dono grande sia andare “opiso mou”. Intravedrà pian piano la novità radicalmente nuova della logica della Croce e nello stesso tempo capirà che calcolare tutto perché la “torre” riesca bene e così non incorrere nella derisione della gente, in fondo è proprio poca cosa! 4. E’ indubbio che la Croce è scandalo, è follia, che si contrappone alla sapienza equilibrata degli uomini, che è l’inaudito e capovolge veramente tutti i nostri valori, anche religiosi. Spesso la Chiesa, oggi come nel corso dei secoli, preferisce una strada più “pratica”, meno “profetica”; “calcola” tutti gli elementi che compongono la propria vita; e questo può anche essere comprensibile, almeno fino ad un certo punto. Sta di fatto che la Croce è follia, non calcolo, non sapienza; se questo non appare, la Chiesa diventa afona; la “sapienza” può diventare “calcolo” puramente umano, cioè del mondo, può giungere al rifiuto della Croce! N. B. 6 SETTEMBRE 2013 Parole e giorni 4 6 SETTEMBRE 2013 7 GIORNI in10 RIGHE È SUCCESSO A PARMA E PROVINCIA DAL 28 AGOSTO AL 3 SETTEMBRE ACQUA “DELLA PACE” • Intervento del Comune in piazzale della Pace (vicino al monumento a Verdi): decisa la perforazione di un pozzo da cui attingere l’acqua per rimettere in funzione la fontana e per l’irrigazione del manto erboso senza sprecare quella dell’acquedotto. Il risparmio previsto sarà di circa 30mila euro all’anno. CORSIE PREFERENZIALI • Intervento di Tep e Comune per velocizzare gli autobus in sei zone. Totale 1,5 chilometri. DELITTO BERNI • Prime condanne per il delitto del pensionato. 8 anni e 10 mesi a Giuseppina Lugari, 3 anni alla figlia. GUARNIERI • Norme cambiate: non c’è più incompatibilità e la consigliera comunale potrà restare nel parlamentino. TRUFFATA • A Medesano un finto tecnico Iren convince una anziana a mettere soldi e gioielli in frigo. Derubata CASA POUND • Bomba carta in via Jacchia vicino alla sede dell’associazione. Forse legata alla festa in Appennino. MONTANARA RUNNING • Pienone di gente e tanto sport per la manifestazione organizzata dal circolo Minerva. LADRI DI BICICLETTE • Spaccata al “Ciclo Parma” di via Spezia, rubati bici e telai per un valore di 10mila euro. GIOVANNI ANDREETTI • Addio allo stimato docente della facoltà di chimica. Originario di Milano, aveva 74 anni. S. LEONARDO • Pensionato 85enne in bici colpito e sbalzato a terra da uno scooter. Gravissimo in rianimazione. MICHELI • Colpo alla scuola del quartiere San Leonardo. Rubati computer e una tv e forzati i distributori automatici. DA UGOZZOLO Per il leader 5 Stelle prodotti tipici a rischio neoplasie. Affermazioni «terroristiche» CON FURORE e prive di fondamento. Volta (Pd): «In un modo o nell’altro, il sindaco intervenga» D unque l’inceneritore, che era stato il cavallo di battaglia nella campagna elettorale del sindaco PIzzarotti, dopo un valzer di ritardi e rimandi, di carte bollate e di ricorsi, è stato acceso lo scorso 28 agosto. E lo stesso sindaco ha sentito il bisogno di scrivere una lettera ai cittadini, spiegando come si è arrivati a questo passo e sottolineando che aveva fatto tutto quanto era in suo potere fare per fermarlo. E, nello stesso tempo, l’invito a guardare avanti, «smettendo di stagnare su quello che è stato detto in campagna elettorale», dal momento che «il dibattito politico sul’inceneritore ha bisogno di evolversi». Parole che si intrecciano con i primi dati sulla qualità dell’aria e con appelli di associazione e comitati per mobilitare la cittadinanza e far fermare l’inceneritore. A ruota, nella lettera del sindaco e nei suoi pronunciamenti, il tema e l’impegno della raccolta differenziata come un obiettivo su cui continuare ad investire. Fin qui la cronaca locale, su cui ben presto piove, anzi tempesta — come è nel suo stile — il nuovo anatema di Beppe Grillo. Si parla di una sicura diffusione di neoplasie e della contaminazione dei nostri prodotti doc: prosciutto e parmigiano reggiano alla diossina. Allarme smentito a vari livelli: dal Ministro dell’Agricoltura Nunzia De Girolamo (che parla di incoscienza di chi scredita un tale patrimonio), ai presidenti dei rispettivi Consorzi del prosciutto e del formaggio (che si riservano di adire anche per vie legali) e che definiscono queste parole «un atto di terrorismo», dove la discussione politica va a colpire prodotti alimentari che rappresentano il fiore all’occhiello del territorio, senza rispettare il lavoro di chi vi opera con sacrificio e dedizione. Presa di distanza anche da parte dell’associazione di tecnici ambientali, l’Atia Iswa Italia che descrive il progresso compiuto in questi ultimi 50 anni, anche grazie al movimento ambientalista, per cui si è ridotta la quantità di emissioni degli inceneritori, per cui paradossalmente si ha più inquinamento là dove i rifiuti non vengono ”smaltiti”. E se le affermazioni di Grillo hanno suscitato reazioni e contestazioni, in modo trasversale, dai diversi esponenti della minoranza, hanno invece trovato con- divisione in alcuni consiglieri del Movimento 5 Stelle. Imbarazzo, forse, del sindaco che — a seguito del post di Grillo sul suo blog — ha diffuso un comunicato: «Come ho sostenuto a più riprese e soprattutto nei giorni scorsi, l’impegno sarà quello di controllare in modo sistematico le emissioni prodotte dall’Inceneritore, al fine di tutelare la salute delle persone ed i prodotti della nostra terra. La Pianura Padana è un territorio unico al mondo, ma anche uno dei più inquinati a causa di decisioni politiche scellerate, per questo è assurdo aver aggravato la situazione con la costruzione dell’ennesimo inceneritore. Oggi siamo a maggior ragione chiamati alla salvaguardia della Food Valley attraverso controlli costanti». E proprio su questa azione di controllo, che è di competenza proprio dell’amministrazione comunale, insistono e prendono posizione anche i consiglieri di minoranza. Sostenendo che la gravità delle affermazioni di Grillo non può passare sotto silenzio. Per tutti, Alessandro Volta, del Pd, che lamenta l’aver taciuto, nel dibattito che si è creato, del monitoraggio ambientale e sanitario, già attivo da un anno, che vede anche il coinvolgimento del Dipartimento di scienze ambientali dell’Università. Progetto, di cui forse Grillo (ipotizza Volta) non è a conoscenza, a differenza del sindaco, che rappresenta «la prinicipale autorità sanitaria con il compito di tutelare la salute della popolazione». Di qui una richiesta esplicita rivolta a Pizzarotti: «o quello che dice Grillo è falso, e quindi deve essere smentito, oppure se ci sono rischi reali per la salute pubblica, il Sindaco ha il dovere di far chiudere l’impianto e il potere per farlo». Intanto è arrivato il comunicato che il Tribunale Amministrativo Regionale di Parma ha emesso, lo scorso 1° agosto, l’ordinanza di accoglimento del ricorso presentato da Iren Ambiente verso il provvedimento del Comune di Parma, che dichiarava la propria incompetenza a ricevere la richiesta di rilascio del certificato di agibilità presentata dalla Società per il Polo Ambientale Integrato di Parma (PAI), e verso il successivo conseguente provvedimento della Provincia di Parma che disponeva il fermo dell’esercizio provvisorio del PAI. IL VESCOVO A ORIANO Il creato: una casa per l’uomo S intesi dell’Omelia del Vescovo per la riapertura della chiesa di Oriano nella VIII giornata del Creato: ... Insieme alla riapertura della chiesa, oggi celebriamo anche la Giornata del Creato che ha come tema: “la famiglia educa alla custodia del creato”. Subito viene alla mente la valenza educativa della famiglia in ordine al valore del creato, come anche il fatto che la permanenza della famiglia, ad esempio, su un territorio pedemontano come questo, o montano, o comunque a rischio, è già di per se stessa una valida custodia del creato, che dovrebbe essere riconosciuta con gratitudine dall’intera collettività civile. Si parla di Creato e non semplicemente di natura. Il creato si presenta (come nella soleggiata giornata di oggi) davanti a noi e suscita la meraviglia per il fascino e la bellezza che esso contiene. Se la persona umana perde la capacità di meravigliarsi perde una parte importante di sé e si condanna a non vedere le tracce di Dio nel creato, tracce ben visibili, ma che restano ancora poca cosa rispetto all’immagine di Dio alla quale si ispira la creazione dell’uomo che, per questo, tende a Lui con un suo intrinseco anelito. Il creato è così casa per l’uomo e l’uomo è chiamato a custodirla e a comporre insieme la consegna del creato con i progressi della scienza e della tecnica, che possono e debbono assecondare questa finalità e consentire a tutta l’umanità di goderne i benefici… In questo contesto va collocata per Parma anche la questione del termovalorizzatore, sul quale tanto si è detto, promesso e polemizzato. Credo che non manchino organismi che consentano di creare un confronto costruttivo tra chi ha opinioni diverse e di trovare soluzioni per il bene comune della collettività intera, custode di una tradizione di operosità e di lavoro che la porta a produrre eccellenze alimentari invidiate ed anche imitate, a volte in modo non corretto, in tutto il mondo. Non possiamo negare il disappunto riguardo affermazioni gratuite e allarmistiche che sono state espresse, screditando così l’opera - che sappiamo scrupolosa e altamente qualificata - di chi controlla e controllerà la salubrità dell’aria e suscitando il sospetto, non solo a livello nazionale, su una produzione alimentare, per la quale ogni giorno si impegnano uomini, donne e famiglie, con sacrificio e dedizione, spesso non debitamente riconosciuti… Le parole del Vescovo sono state commentate dall’Associazione Gcr con titolo e vignetta satirica. Stupisce — ancora una volta — come in presenza di temi seri e delicati, come quelli che riguardano la salute e il benessere della città, non si riesca a dibattere in modo rispettoso dell’opinione, anche diversa, degli altri. E ad impegnarsi perchè le scelte attuate siano portate avanti nel miglor modo possibile, attivando tutti gli strumenti a disposizione. Ma soprattutto stupisce “l’accanimento” verso l’istituzione ecclesiale, rea ora di tacere ora di prendere la parola.Davvero forse un po’ di silenzio ora non guasterebbe! M.C.S. 5 6 SETTEMBRE 2013 È scontro sulle affermazioni di Grillo contro Parmigiano e prosciutto mappe Parte l’inceneritore. E la polemica MOLTI INTERVENTI DURANTE L’ESTATE CONCORSO FOTOGRAFICO PROVINCIALE CERIMONIA A 31 ANNI DALLA STRAGE Scuole e asili rimessi a nuovo “Paparazziamo il Parmense” Parma ricorda Dalla Chiesa Numerosi gli interventi di manutenzione straordinaria portati a compimento dal Comune, con la supervisione dei lavori pubblici, surante i mesi estivi in molti asili nido e scuole dell’infanzia della città. «Si tratta – puntualizza l’assessore Michele Alinovi – di opere necessarie, attese da tempo, inerenti la sicurezza e il risparmio energetico. E possiamo anche dire che i tempi previsti sono stati rispettati». Fra gli interventi ultimati (l’importo per nidi e materne supera il milione di euro), ce ne sono alcuni particolarmente ragguardevoli.Tra questi l’Asilo nido Zucchero Filato e la scuola dell’infanzia Zangudi (Q.re Montanara), l’Asilo nido Le Nuvole di vicolo Grossardi, il complesso Anna Frank di via Pini, la Materna Statale di Beneceto, la Scuola dell’infanzia Alice in viale Rustici. Si potranno immortalare monumenti, musei, borghi e castelli, ma anche fotografare paesaggi naturali, dai monti alle colline, dalle rive del Po ai parchi, o concentrarsi sulla flora e fauna locale. Sarà aperto fino al 30 settembre 2014 “Paparazziamo il Parmense”, il concorso fotografico, ideato dalla Provincia per far scoprire o riscoprire a tutti le bellezze del nostro territorio, che invita fotografi professionisti ma anche semplici appassionati a raccontarsi attraverso uno scatto: spazio dunque alla creatività e alla fantasia, l’importante è che la fotografia sia realizzata a Parma o nel Parmense. Chi volesse partecipare, dovrà inviare i propri scatti a [email protected], indicando il nome e cognome dell’autore, il titolo della foto e il luogo dove è stata realizzata. Le immagini più belle verranno utilizzate nelle pagine del sito www.turismo.parma.it e sulla pagina Facebook del Parma Point. Tutte le fotografie inviate saranno comunque pubblicate su www.turismo.parma.it in un’area dedicata. Sono passati 31 anni da quel 3 settembre 1982 in cui la mafia colpì a morte il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, prefetto di Palermo. In occasione dell’anniversario, al cimitero monumentale della Villetta si è tenuta, come ogni anno, la cerimonia commemorativa in ricordo della strage, alla presenza della figlia Simona e della cugina Luisella Dalla Chiesa. Numerose le autorità presenti: il prefetto Luigi Viana, il sindaco Federico Pizzarotti, l’assessore provinciale Francesco Castria oltre a tante altre autorità civili e militari, insieme a tanti cittadini e rappresentanti delle forze armate e associazioni combattentistiche. La cerimonia è stata commovente, con l’intonazion de “Il Silenzio”, l’onore ai caduti e la benedizione del vescovo Enrico Solmi, che ha chiuso la commemorazione, dinanzi alla tomba dove riposano di Carlo Alberto Dalla Chiesa e la moglie, senza dimenticare il sacrificio dell’agente di scorta, il poliziotto Domenico Russo. Del Chicca (Confedilizia): «Lo chiedevamo da tempo. E ora le nuove imposte le decidano i comuni». Betti Pico (Sunia): «Distinguere servizi da patrimonio. Bene la cedolare secca sugli affitti concordati» mappe Via l’Imu, arriva la Service Tax 6 SETTEMBRE 2013 6 Tassesullacasa:parerieripercussionidopoildecretodelGoverno I mu, Tares, Service Tax, Tari, Tasi. Sembra uno scioglilingua ma è il frutto del lungo balletto estivo sulla casa e sulle imposte ad essa collegata. Dopo la sospensione, a maggio, della prima rata dell’Imu sulla prima casa, la decisione definitiva è arrivata durante il Consiglio dei Ministri del 28 agosto (vedi box a destra): niente tassa sulla prima casa, abolizione dal 2014 e al via una nuova imposta “federale” sui servizi, la cosiddetta “service tax”, che sarà pagata non solo dai proprietari ma anche dagli inquilini. Subito si sono scatenate le reazioni, anche a Parma. «L’abolizione dell’Imu sulla prima casa era una cosa che chiedevamo da tempo — afferma Mario Del Chicca, presidente di Confedilizia Parma — e che risponde a un criterio di equità, in quanto l’abitazione non dà un reddito, ma al massimo comporta spese, per cui è giusto che una imposta di carattere patrimoniale si concentri su altre voci». Come, ad esempio le seconde case. «Qui però spesso c’è un uso fuorviante del ter- mine — spiega —: nell’immaginario comune la seconda casa è quella “delle vacanze”, sempre a disposizione, ma per l’Imu è considerata anche l’appartamento che viene dato in affitto, sul quale già si pagano le tasse». Soddisfazione anche per l’eliminazione dell’Imposta sui terreni agricoli. «Si tratta — dicono da Coldiretti Parma — di una scelta responsabile che riconosce il ruolo ambientale, sociale e culturale della nostra agricoltura, che contribuisce a produrre quei beni comuni che il mercato non remunera». In più «l’abolizione dell’Imu spinge l’occupazione dei giovani in agricoltura dove uno dei principali ostacoli all’ingresso è proprio determinato dalla disponibilità di terreni e fabbricati rurali colpiti ingiustamente dalla tassa». Se però l’Imu è la parola di oggi, quella di domani sarà “service tax”. Anche qui dall’associazione dei proprietari viene un’approvazione, sep- pure con riserva in quanto ancora non si sa come sarà articolata. Su una cosa però Del Chicca vuole essere chiaro: «se sarà una tassa municipale, dovrà essere gestita da i comuni, eventualmente mettendoli anche in “concorrenza” tra loro su chi fa condizioni migliori e soprattutto in modo che le decisioni possano essere giudicate dagli elettori al momento delle elezioni». Insomma, se un sindaco vorrà alzare le aliquote poi dovrà risponderne davanti agli elettori. «In ogni caso, è importante che la nuova tassa venga introdotta con buon senso, secondo il principio che paga chi i rifiuti li fa o chi usufruisce dei servizi». Proprio quest’ultimo aspetto è quello che preoccupa di più gli inquilini, che per bocca delle associazioni di categoria hanno lanciato l’allarme sul fatto che il peso della vecchia Imu venga “scaricato” dal prossimo anno sugli affittuari. «Effettivamente l’impressione, il timore che possa accadere questo c’è tutto — spiega Emanuela Betti Pico, segretaria del sindacato degli inquilini Sunia —. Per esempio è giusto distinguere la componente dei rifiuti, che come avviene anche adesso va pagata da chi li fa, dal resto. Ma deve esserci una distinzione molto chiara tra chi utilizza un servizio (l’inquilino) e chi detiene il patrimonio (il proprietario)». Altrimenti il rischio che aumentino le già tante morosità e che si spezzi il già fragile equilibrio attuale è concreto. Forse proprio per ovviare a questo aspetto, tra le misure approvate dal Governo c’è anche l’abbassamento, dal 19 al 15 per cento, della cedolare secca (l’imposta che paga il proprietario sul canone di locazione) per gli affitti “a canone concordato”, ovvero quelli a prezzo calmierato, frutto degli accordi fra associazioni dei proprietari e degli inquilini. Una misura che a grandi linee mette d’accor- do entrambi. «Già oggi — spiega Del Chicca — il “concordato” copre circa il 30 per cento del totale dei contratti di abitazione e il nostro auspicio è che con queste misure, che risultano essere vantaggiose per entrambe le parti, la percentuale possa aumentare». Posizione che trova concorde anche Betti Pico: «già oggi questa opportunità è appetibile — spiega — sia per la mi- nor durata dei contratti (3+2 contro i 4+4) sia perché molti proprietari accettano un affitto un po’ più basso ma, proprio per questo, con maggiore sicurezza di essere pagati». Uno strumento quindi da incentivare, «addirittura rendendola esclusiva per i canoni concordati e abolendola del tutto per quelli liberi». Alessandro Ronchini COSA CAMBIA E DA QUANDO Tuttelenovitàpreviste dalDecretoLegge È stato approvato dal Governo lo scorso 28 agosto il Decreto Legge che abolisce la prima rata 2013 dell’Imu relativamente alla prima casa, ai terreni agricoli e ai fabbricati rurali: è stato inoltre stabilito che un decreto legge contestuale alla legge di Stabilità dell’ottobre prossimo abolirà anche la seconda rata di quest’anno. Sempre per quanto riguarda l’Imu, come riporta il sito altalex.com, vengono esclusi i fabbricati costruiti e non ancora locati o venduti (entro 3 anni dalla fine dei lavori), così come vengono assimilati a prima casa gli alloggi degli Istituti autonomi case popolari e quelli delle cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibite ad abitazione principale dei soci assegnatari. Novità invece per il 2014, quando entrerà in vigore la cosiddetta Service Tax ispirata ai principi del federalismo fiscale. Si tratterà di un’imposta sui servizi comunali che sostituirà la Tares, verrà riscossa dai Comuni (l’autonomia nella fissazione delle aliquote sarà limitata verso l’alto per evitare di accrescere la capacità fiscale e quindi il carico sui contribuenti, applicando aliquote massime complessive) e sarà costituita da due componenti: quella per la gestione dei rifiuti urbani, che sarà dovuta da chi occupa, a qualunque titolo, locali o aree suscettibili di produrre rifiuti urbani, e quella per la copertura dei servizi indivisibili, che sarà a carico sia del proprietario (in quanto i beni e servizi pubblici locali concorrono a determinare il valore commerciale dell’immobile) che dell’occupante (in quanto fruisce dei beni e servizi locali). Per la prima componente le aliquote, commisurate alla superficie, saranno parametrate dal Comune con ampia flessibilità ma comunque nel rispetto del principio comunitario “chi inquina paga” e in misura tale da garantire la copertura integrale del servizio; Per i servizi indivisibili invece il Comune potrà scegliere come base imponibile o la superficie o la rendita catastale e lo stesso avrà adeguati margini di manovra, nell’ambito dei limiti fissati dalla legge statale. 7 6 SETTEMBRE 2013 8 6 SETTEMBRE 2013 Prete da 73 anni e alle spalle due Guerre mondiali. Dal 1967 serve Cazzola, Sivizzano Rivalta e Torre. Origini bercetesi, cappellano a Traversetolo poi parroco a S. Andrea Bagni. Là dove piovvero bombe... 100 volte auguri, don Giuseppe! DonCelestecompieunsecoloevaavanti.Conlucidità,energia,memoria C Ci vediamo mercoledì ni di fascismo. «Avevo la 3a elementare, facevo il contadino: un po’ di terra, qualche mucca...»; chierichetto la domenica, a quanto pare non impeccabile: «qualche scoppola l’ho presa». Un giorno dal campo «vidi passare don Antonio Pasquinelli che andava verso Corchia. Tornato a casa dissi a mia madre: “voglio fare il prete”. Avevo 13, 15 anni...». Stessa strada (vocazione) del fratello Pietro, parroco a Corchia; i genitori li assecondarono. Per proseguire gli studi a Corniglio, Giuseppe è affidato allo zio don Giovanni Anelli, di Vestana. Frequenta la 4a; la 5a a Berceto, in seminario, quando era ancora un vero seminario. Poi i tre anni del ginnasio, il liceo, i quattro anni di teologia. Mons. Colli lo ordinerà nel marzo del ’40, poco prima dell’entrata in guerra dell’Italia. A Sant’Andrea Bagni, dove è stato parroco per 25 anni, uscirà dai bombardamenti del 1944 con la chiesa e la canonica distrutte e qualche escoriazione. Almeno due parrocchiani morirono. A Cazzola è arciprete dal ’67. Non nasconde, giustificato dall’età, di avere «chiesto una volta al Vescovo di mettermi da parte», ma è stato «“il modenese” a dirmi “tèna ’l colp!”. Fare il parroco è più facile quando si è giovani...» come quando a Sant’Andrea «con la mia vetturetta andavo a prendere i bimbi dell’asilo». Gli attuali vicini-colleghi, al di là dell’età, sono molto meno di un tempo, ma «i rapporti restano ottimi», con don Aldino Arcari a Traversetolo, don Andrea Avanzini a Bannone. I coetanei di don Giuseppe — Amilcare Pasini fu suo com- RICORDI TRAGICI E FELICI DAI GIOVANI PARROCCHIANI DI 70 ANNI FA Storiediunbunkerediuncappottod’astrakan A destra, la chiesa di Sant’Andrea Bagni nel 1930, la canonica (collegata) e la casa del sagrestano. Accompagnati dal parroco don Enzo Salati mostriamo la foto in un bar del paese a una compagnia di ex ragazzi (seconda foto), ragazzi quando don Celeste era un nuovo arrivato. I signori Artemio, Domenico, Bruno, Giuseppe, Giovanni, Pierino e Renzo, classe compresa tra il 1925 e il ’35, nati qui o in frazioni vicine, ricordano la chiesa e lui. Non tutti sapevano dei 100 anni. «Eravamo tutti poveretti»; nel negozio di alimentari il libretto per segnare i crediti parlava chiaro. Don Celeste ha patito la fame con loro; più di loro, se la sua normalità era digiunare per donare cibo, cenare con una tazza di caffelatte — e secondo molti qualche furbo se n’è approfittato —. «Nien- te da dire... era proprio un preteprete»... «Va’ là che ’d tristèssi n’à passé anca lù!». Con don Celeste hanno ricevuto la prima comunione, cantato nel coro e recitato. Alcuni con carriola e zappa hanno creato il primo campetto sportivo, poi cancellato dall’edilizia. E c’è chi per anni, dopo il trasferimento a Cazzola, ha ricevuto cartoline di auguri per il compleanno. Ricordano il bombardamento del 12 novembre ’44, domenica. La messa era arrivata al Gloria. Le volte della chiesa saltate per aria, il crollo della casa del campanaro (la ma- dre si salvò per miracolo). Un ragazzo non rischiò nulla semplicemente rifiutandosi di andare a messa, intimorito dal volteggiare dei bombardieri. Gli alleati volevano eliminare il maresciallo Kesselring e i membri del controspionaggio tedesco insediati nella canonica. Don Celeste (sorvegliato) ha scritto la cronaca degli eventi, rievocati in un’intervista del 2007 (sul sito YouTube, cercare “Bunker Kesselring”). La signora Carla a maggio 2014 festeggerà i 50 anni di matrimonio con Luigi, colui che ha recuperato le foto d’epoca di questa pagina (lo ringraziamo). Don Celeste, che celebrò le nozze, raccoglieva donazioni per fare pacchi natalizi. «Il primo cappotto di mia madre — ricorda Carla —, nero, con un collettino di astrakan, fu un suo regalo». (e.c.) pagno di scuola — «sono tutti tramontati, in età ultramaggiorenne». Serenamente, un po’ sorridente, aggiungerà: «il giudizio di Dio l’hanno avuto da tempo. Da un momento all’altro ci sarà quello per me». Intanto lui si spende... «riesco ancora nel mio ufficio — messe feriali, festive e prefestive — ... non recuso laborem». Due anni fa guidava, visitava le famiglie e gli ammalati; ora ha bisogno di autisti. «Il Signore mi dà ancora energie, ma gli anni sono un bell’acciacco». Trovare chi lo accompagni a celebrare, o di casa in casa per le benedizioni pasquali, non è scontato. Se quel qualcuno manca, una messa può saltare (è successo). «La notte mi assale la preoccupazione», tra impegni e responsabilità. I conti delle parrocchie, ad esempio: li tiene ancora; le biro in tasca, rossa e blu, servono anche a questo. Le prossime omelie: qualche appunto ci vuole. «Ho ancora un po’ di “fifotta” a parlare con un pubblico davanti», lui che è partito dalle messe coram deo, in latino, quando i fedeli «erano più cristiani di oggi», meno relativisti, «venivano di più in chiesa, avevano il senso del dovere, il rispetto dei comandamenti, ma della liturgia non capivano un bel cavolo». Distrarsi è un attimo, «i lapsus memoriae sono rapidi e frequentissimi», ma di memoria ne ha da vendere ai più giovani. Ricorda la sua Bergotto «senza una macchina», i fe- deli che arrivavano a piedi, al massimo in bici, il 20 agosto all’oratorio per la festa di San Bernardo di Chiaravalle. «Bergotto... “monte di Dio”», giocando su un possibile etimo tedesco. Ricorda i suoi mentori: mons. Enrico Grassi, compaesano; «il mio parroco don Luigi Cipelletti... mi diede il buon esempio, anche se era uno che andava a caccia...»; i padri saveriani Eugenio e Lino Pelerzi — del primo «mi impressionavano i racconti dalla missione in Cina» —. Ogni pensiero è un appiglio a citazioni «rimaste inzuccate grazie ai suoi professori. Mons. Foglia, ad esempio, latinista in gamba»; e così va declamando, dal canto XI del Purgatorio («retro va chi più di gir s’affanna») a una battuta pronunciata (ma da chi?) alla corte medicea: «fate voi, granduca, ché la Toscana è vostra». Don Celeste legge; la Scrittura più che i giornali, «che ingrandiscono le cose. Cerco di tenermi al corrente, ma mi piace guardare indietro. Ho caterve di documenti, seleziono, scarto...». Sa che questo è tempo di bilanci più che di progetti. «Ringrazio il Signore per quello che ha ritenuto e che riterrà bene di darmi. Solo la grazia del sacerdozio è impagabile. Ho dato una goccia nel mare, ma in fin dei conti il mare è fatto di gocce». Sa di avere citato lo spot Cei dell’8 per mille? persone L ’11 settembre compirà 100 anni. 73 spesi nel ministero presbiterale, e non molla. Don Giuseppe Celeste è stato ordinato il 23 marzo del 1940. Assegnato inizialmente ad Agna di Corniglio, zona a forte emigrazione, su sua richiesta è spostato a Traversetolo, cappellano per due anni. Nei successivi 25 è parroco a Sant’Andrea Bagni. Sua l’iniziativa di costruire la scuola materna — tuttora in vita —, l’allestimento di un teatro e — vera rivoluzione - un cinema parrocchiale, negli anni ’50-’60. Dal ’67 è arciprete di Cazzola, dal ’79 rettore di Sivizzano Rivalta, dall’86 amministratore di Torre (comune di Traversetolo). Celebra la messa ogni mattina, eccetto il sabato, ma solo perché nel pomeriggio ne ha due, alle 15 e alle 17. Per il suo compleanno, grazie a don Aldino Arcari (Traversetolo), nella residenza per anziani di Villa Pigorini alle 16 sarà celebrata una messa solenne. Orario infelice, lamenta don Celeste, abituato a «dire quello che sento, senza peli sulla lingua. A parlare male di me ci penseranno poi gli altri e nostro Signore». E ironizza: «Manderò giù il rospo». Seconda messa solenne a Cazzola il 15 settembre, ore 11. Ad entrambe le celebrazioni seguirà un rinfresco. «Poco ma sicuro, mi faranno sorprese». 9 Erick Ceresini 6 SETTEMBRE 2013 ome lui nessuno mai. Almeno nella diocesi di Parma, almeno fino a prova contraria. E se tale prova giungerà — ad opera di studioso, annalista, appassionato di storia — dopo il disincanto provvederemo all’errata corrige. Un uomo è a un passo dal secolo di vita. Lucido, in movimento, padrone di sé e della propria memoria. Già così il “club” è molto esclusivo, ma aggiungiamo: è prete; è ancora in servizio; è alla guida di ben tre parrocchie. Altri così? A Traversetolo mercoledì 11 settembre confluiranno in tanti. E’ festa per i 100 anni di don Giuseppe Celeste. Ci sarà gente del paese — qui furono i suoi inizi da capellano —, altri scenderanno dalle vicine frazioni di Cazzola, Sivizzano Rivalta e Torre (sue attuali comunità) e non mancheranno ragazzi e ragazze degli anni ’40-’50-’60, da Sant’Andrea Bagni e dintorni. Lo abbiamo incontrato a metà luglio in un salotto di Villa Pigorini, di cui è «cittadino da 5 anni» — ufficialmente risiede a Cazzola, «da là mi portano la posta» —. Ci accoglie in abito da lavoro, stampella appoggiata al divano, una biro blu e una rossa nel taschino. Già allora sapeva della festa, evento prevedibile, ineludibile, che vorrebbe senza particolari risonanze e scossoni; infatti ha già annotato il programma: orari, messe, torta. Ma questo è futuro; ora cerchiamo ricordi, la storia di un parroco intrecciata alla Storia, e uno sguardo sul presente visto da chi ha attraversato più di un’epoca. Giuseppe Celeste ragazzino di Bergotto, sulle montagne bercetesi. Grande Guerra alle spalle e davanti ancora 15 an- Campi e GrEst: le foto più belle dalle parrocchie estate SAN PANCRAZIO • Si è svolto all’inizio della stagione estiva il grest parrocchiale, che ha visto la partecipazione di decine di bambini che tra giochi, disegni, merende e preghiere hanno festeggiato l’arrivo delle vacanze. 6 SETTEMBRE 2013 10 MEDESANO • L’attività estiva dell’Oratorio Don Bosco dal titolo Everybody si è svolta dal 10 al 28 Giugno con la partecipazione in totale di 110 bambini e ragazzi, e 29 giovani animatori dell’oratorio, coordinati dall’animatrice Daniela Serventi del Progetto Oratori. Durante le tre settimane si sono fatte attività di gioco, laboratori manuali ed espressivi, uscite in piscina e in parchi della nostra zona. Si ringraziano tutti i volontari, gli educatori, i genitori, il parroco, il comune di Medesano, gli animatori che grazie al loro ”mettersi in gioco” al fianco della coordinatrice dell’oratorio, hanno reso possibile la realizzazione di questa bellissima esperienza aperta a tutti i ragazzi e bambini del paese. SORBOLO • Una quarantina di ragazzi della Parrocchia di Sorbolo accompagnati da un gruppo di animatori ha trascorso a Berceto una bella settimana all’insegna della condivisione, dell’allegria, della riflessione. Grande soddisfazione per tutti. CARIGNANO E CORCAGNANO • Il GrEst parrocchiale, realizzato con il Progetto Oratori e coordinato da Nicolas Barigazzi, ha riunito a Carignano 140 bambini delle elementari, seguiti da 30 animatori. A Corcagnano si sono radunati 40 ragazzi delle medie assieme a 10 animatori. OZZANO TARO • Un’edizione 2013 da tutto esaurito per il Grest dell’oratorio “San Pietro Apostolo”, che dal 15 al 30 giugno ha riunito presso la parrocchia un gruppo di 60 bambini di età compresa tra i 6 e i 14 anni. Undici mattinate all’insegna del gioco, dell’apprendimento e della preghiera, sotto la guida di un’instancabile gruppo di animatori, il coordinamento di alcuni genitori e la supervisione del parroco don Franco Minardi. Prendendo spunto dal tema “Everybody”, i ragazzi sono stati coinvolti in prove legate ai cinque sensi e in giornate a tema (dedicate, ad esempio, all’acqua e al ballo). Particolare successo hanno riscosso le attività manuali di impasto di focacce e decorazione di ceramica, insieme all’uscita presso una fattoria didattica e all’immancabile caccia al tesoro. Grande festa nella giornata finale, con pranzo insieme all’aperto e consegna delle medaglie-ricordo. L’appuntamento in parrocchia viene riproposto anche nella prima settimana di settembre, con inserimento dello spazio compiti tra le attività in programma. NOCETO • Tanti volti nuovi ma stesso entusiasmo in grandi e piccoli per il gr.est della parrocchia! E come è andato il nostro Villaggio dell’Allegria? La risposta di tutti è una sola... “BENISSIMO!”. (Jessica) SORAGNA • Il Gr.Est. parrocchiale che si è svolto dal 13 giugno al 23 luglio tutti i pomeriggi presso l’oratorio Giovanni XXIII al quale hanno partecipato 150 bambini e ragazzi delle scuole elementari, medie e superiori delle nostre parrocchie e di tante altre culture religiose, trascorrendo giornate all’insegna del divertimento: tornei, europei, giochi d’acqua, giochi per età, Karaoke, baby dance, laboratori... 11 SPIRITO SANTO/1 • Il Grest parrocchiale (foto in alto), durato due settimane, ha visto la partecipazione di 130 ragazzi, guidati da ben 40 animatori sul tema: ”Un corpo mi hai preparato”. Al mattino un canto introduceva le splendide giornate: “Mani, prendi queste mie mani, fanne vita, fanne amore…”! SPIRITO SANTO/2 • Il Campo Estivo (foto in basso) si è svolto come di consueto a Ramiseto, nell’Appennino reggiano per una settimana sul tema: “Credere ci impegna”. 90 i partecipanti, di età compresa tra le medie e le superiori. 6 SETTEMBRE 2013 MADREGOLO • Anche quest’anno si è svolto il Grest parrocchiale dal titolo “Ma che storia!”. Tanti giochi e divertimento per tre settimane, con i bravissimi animatori e una storia che fa da filo conduttore per raggiungere l’obiettivo educativo che è far crescere i ragazzi nel diventare protagonisti della loro vita, e un obiettivo teologico che è mostrare la fede come una storia d’amore tra l’uomo e Dio. Un grazie alle mamme e alle nonne che hanno collaborato ogni giorno per la preparazione della merenda e per pulire. estate SAN SECONDO • Quest’anno il Gr.Est. si è fatto in due: il tradizionale centro estivo tenuto in oratorio, che ha visto la partecipazione di un centinaio di bambini e ragazzi dai 6 ai 13 anni e una cinquantina di giovani animatori e il Baby Gr.Est., promosso dalla Fondazione I. Gaibazzi presso la scuola materna e gestito dalla cooperativa Eidé, a cui hanno partecipato una ventina di bambini di 3-5 anni. Il tutto all’insegna di Everybody. Inoltre, la Parrocchia di San Secondo ha organizzato un campo estivo per i giovani a Berceto alla scoperta del nostro Appennino. IlrelatoredonLucaPedroli:«untestoproiettatoversoleattesepiùbelle,nell’incontroconCristonellaGloria» Dentro al testo, fino al cuore dell’Apocalisse Echidal17°CorsoBiblicoDiocesano,sull’ultimolibrodellaBibbia chiesa E’ il direttore dell’Ufficio Catechistico, padre Gianluca Limonta a compiere una sorta di bilancio del corso biblico che, come da tradizione, si è volto negli ultimi giorni di agosto, quasi a fare da spartiacque tra il tempo dell’estate, ormai agli sgoccioli, e il tempo della cosìdetta ripresa. A partire dal fatto che quella di quest’anno è la 17° edizione, ad indicare «la continuità nello studio della Bibbia quale elemento cardine di ogni approccio pastorale e di ogni formazione cristiana». Continuità anche nella scelta del relatore che ha permesso così di approfondire l’opera giovannea, con la presentazione dell’Apocalisse «un libro altamente simbolico, scritto per dare fiducia e sostegno ad una comunità cristiana in tempo di crisi. Un testo, dunque, attuale anche per il nostro tempo, dove la fede vacilla e la comunità cristiana sembra aver perso i suoi riferimenti di fede». Un’occasione importante di formazione biblica, «da collocare all’interno del ripensamento della formazione degli operatori pastorali». Positiva an- che la valutazione del biblista, don Luca Pedroli: «Sono stati giorni belli, perchè abbiamo potuto analizzare il testo, entrando nel cuore, e mettere in luce le chiavi di lettura e il valore del linguaggio simbolico». Ovvero come interpretarlo. Per capire «come questo testo non riguarda catastrofi, realtà che incutono paura, ma piuttosto è un testo che esprime il cammino della Chiesa alla luce della Pasqua, proiettato verso il compimento di tutte le attese più belle, nell’incontro con Cristo nella Gloria. Questa lettura ci ha aiutato molto». Un testo, quindi, da non affrontare da soli o senza strumenti adeguati. «Già la Chiesa ci aiuta ad assumere questi strumenti, queste chiavi di lettura, tipiche dell’Antico Testamento, insite nella storia di Israele e nella sua esperienza di fede. La Chiesa ci aiuta, perchè cala la lettura di questi testi nella liturgia, che è il suo ambito vitale, dal momento che l’Apocalisse è nato in un contesto liturgico e trova il suo habitat naturale nella liturgia che celebra il Risorto, dove trova la Luce che rischiara la propria storia e la propria esperienza di fede». Un seme che va coltivato, questo del corso biblico. «Sono rimasto sorpreso in senso positivo, perchè ho visto un’assemblea preparata, che si è inserita in modo naturale nella lettura dell’Apocalisse, dimostrando un retroterra di naturalezza nell’ascoltare le Scritture. Questo vuol dire che c’è dietro un cammino che accompagna la vita ordinaria delle persone e delle loro comunità». Questo ha favorito un ulteriore passaggio: «I parametri essenziali del discernimento che l’Apocalisse offre sulla propria storia e sulla propria esperienza di fede, sono stati applicati con grande lucidità e finezza al tempo di oggi». Se dovessimo dire quale parola e quale luce in particolare offre per il nostro oggi: «L’invito a non spaventarci di fronte alle difficoltà, alle chiusure, anche alle sofferenze che il tempo presenta, perchè componenti che anche le prime comunità avevano sperimentato nella loro vita di fede e nell’annuncio del vangelo e che sono segno di autenticità del fatto che davvero stiamo seguendo l’Agnello, il Cristo pasquale». Don Pedroli sottolinea poi un altro elemento importante, ben individuato anche durante il corso: il tessuto nuziale che caratterizza questo testo. «Nella sponsalità si è evidenziata un’altra nota suggestiva, forte, in quanto ci aiuta a capire che la nostra esperienza di fede è relazione di amore, nella quale ogni comunità e ogni cristiano è chiamato a crescere per conformarsi sempre più a Colui che ci ama, che è il Cristo». Riflessioni attinte da studi da lui compiuti, che delineano il compito delle coppie di sposi, chiamate a portare l’annuncio dell’Apocalisse all’interno delle proprie comunità». Ancora, nel concludere il nostro dialogo, la sottolineatura che «è un testo che ci grande fiducia e speranza; ci rianima, solleva il cuore anche nelle fatiche e nelle sofferenze, facendoci capire il senso e la meta alta del cammino intrapreso». Testi definiti «un tesoro, capace di offrire quella ricchezza, quel nutrimento, quel respiro di cui abbiamo bisogno, soprattutto in questi tempi». Dall’Ufficio Catechistico, infine, un grazie alla parrocchia del Buon Pastore, che per l’indisponibilità momentanea del Seminario minore, ha nuovamente offerto la sua calorosa ospitalità. UnaventinaigruppichesisonoalternatiperanimarelecelebrazionicolVescovo La gioia di lodare insieme con il canto 12 L’esperienzadeicoriparrocchialinelservizioinCattedrale I l nuovo anno pastorale è alle porte e vedrà il popolo di Dio riunirsi nella Chiesa Madre, attorno al suo Vescovo, per celebrare la sua fede nella speranza e con amore. Come lo scorso anno, una ventina di parrocchie della Diocesi farà ancora dono, durante le celebrazioni episcopali, della bellezza del canto nella preghiera. Pregare e cantare insieme è stata una bella esperienza che ha reso visibile il mistero insondabile dell’unico Corpo: la Chiesa. I coristi, interpellati da Sr. Elena Mattioli, animatrice del canto liturgico della Cattedrale, hanno rinnovato con gioia la propria disponibilità a proseguire questa esperienza di fede. Alcuni coristi hanno così espresso la gioia del loro servizio: «Grazie E’ stata una nuova e bella esperienza partecipare al Coro in Cattedrale per la Festa della Chiesa... La grande emozione che il canto sa trasmettere unito alla preghiera, sono prova di un cristiano felice e gioioso, come Papa Francesco ci ha esortato. Anche S. Agostino afferma: Chi canta, prega due volte… Credo che la nostra preghiera corale sia arrivata al Firmamento perché nata dai nostri cuori, che Dio sempre ascolta». «Il nostro impegno: ogni coro riceve le istruzioni e si prepara “a casa”, per poi riunirci sotto la guida della maestra Sr. Elena e, come un mosaico che si completa, formiamo una sola voce per lodare Dio. Sentiamo che la nostra “missione” è importante per guidare e sostenere l’Assemblea e far crescere in tutti il desiderio di cantare la lode di Dio». «Credo che il canto non sia solo un servizio, ma una testimonianza di fede vissuta con gioia. Quando si canta si condivide non solo il “desiderio e la fatica” di fare le cose bene, ma anche la gioia di farlo insieme, di lodare insieme a tante voci, come dice un vecchio canto: Siamo arrivati da strade diverse, ma siamo un unico cuore». «La Chiesa attribuisce al canto un’enorme importanza: I primi cristiani si distinguevano dalle altre religioni pagane, perché “erano quelli che pregavano cantando». Anche noi ci sentiamo chiamati ad esprimere col canto la gioia per il Signore Risorto. «L’esperienza corale è condivisione, è arricchimento dell’anima, è confronto». «Siamo cresciuti nella fede: pur venendo da diverse comunità parrocchiali, ritrovandoci tutti insieme nel nostro Duomo, ci siamo sentiti parte viva della comunità cristiana, in comunione, nella fede e nei sacra- NATA NEL 1970 DAL DESIDERIO DI DON BAJOLI DI ANIMARE LA LITURGIA 6 SETTEMBRE 2013 DaBasilicagoianoallaCattedrale:lacoraleS.Stefano I l gruppo Corale S. Stefano di Basilicagoiano è sorto su iniziativa del compianto parroco Don Luigi Bajoli nel 1970. Don Luigi riunì il primo gruppo di coristi orientandolo ed educandolo all’esercizio del canto polifonico, per rendere solenne e vivace la liturgia festiva. A questi anni risale il restauro dell’organo settecentesco Poncini, che grazie alla competenza della pianista Gabriella Azzoni Mangiarotti saltuariamente ancora allieta con le sue maestose note la comunità di Basilicagoiano. Grazie alla disponibilità di Gabriella in veste di accompagnatrice all’armonium, la corale assume nel tempo un valore aggiunto nelle prove settimanali e con grande entusiasmo anima la liturgia parrocchiale nelle molteplici occasioni di servizio. Il repertorio acquisito nel corso degli anni è costituito da canti liturgici in latino ed in italiano, oltre che da canti polifonici di origine classica medioevale e/o montanara. Dai primi anni Duemila, costretto dalla malattia, Don Luigi ha progressivamente ceduto la direzione della corale a Giuseppe Giovanelli fino alla memorabile Santa Messa con la ripresa della troupe di Rai1 nell’agosto 2011. Attualmente la direzione è affidata a Franco Riva che con grande impegno guida la Corale sempre animata da passione ed entusiasmo, fino alla recente apertura al servizio diocesano con altri gruppi corali nelle celebrazioni episcopali. La corale è mediamente costituita da venti com- ponenti, dieci voci femminili e dieci voci maschili. Sulle ali del rinnovato entusiasmo, la Corale si cimenta in prove inedite anche in chiese importanti della città – Ognissanti, Cattedrale, SS. Annunziata - o nelle case di riposo, dove il canto unisce, allieta e coinvolge gli ospiti. Grazie all’invito della Maestra Suor Elena, coordinatrice delle attività corali in ambito diocesano, il 19 Maggio la corale ha partecipato alla solennità della Pentecoste durante la celebrazione del Vescovo Mons. Solmi in Cattedrale. L’origine, la consolidata tradizione, l’entusiasmo, l’ingresso di alcuni giovani, il nuovo servizio diocesano sono i motivi che infondono alla corale S. Stefano un rinnovato vigore. menti, con il nostro Vescovo Enrico. Questa dimensione comunitaria ci permette di sentirci “un cuor solo ed un’anima sola” e, nel nostro caso, “una sola voce”». «Grazie… ci hai aiutato a vivere nel profondo il canto, questo dono che abbiamo ricevuto da Chi ci ha creati e che abbiamo voluto utilizzare come preghiera, non solo nostra, ma di tutta la comunità. Ciascuno ha il suo dono e il suo ruolo. Grazie». «E ultimo, non per importanza, è la testimonianza resa da queste celebrazioni liturgiche aperte a tutte le comunità… In questo nostro tempo così difficile e sempre più improntato a materialismo, vedere riuniti insieme credenti provenienti da località diverse, è stimolo ad entrarvi, è il sentirsi a casa… E’ come una “palestra” per vivere la fede; un luogo per stringere la comunione con i fratelli e le sorelle, ma soprattutto con Cristo. Pregare insieme, servire insieme, festeggiare e celebrare insieme sono occasioni privilegiate per stare con Cristo, realmente presente nella Comunità. E’ questo il luogo dove Gesù si ferma “in mezzo” ai suoi discepoli. E’ Lui che aggrega, nutre, raduna… Non esiste vita di fede senza vita di Comunità». Un Grazie corale…da tutti noi Coristi Ilcappuccinolasciadopotantianniilserviziopastoralepressoi“suoi”detenuti Padre Celso, anima di via Burla IlGraziedeicollaboratorialcappellanodelcarcere LETTERA APERTA T Domenica primo settembre la comunità di sant’Andrea apostolo in Antognano si è stretta intorno a padre Maurizio Vismara, per ringraziarlo del pezzo di strada percorso insieme e per augurargli buon cammino! Dopo un anno di servizio in questa parrocchia, infatti, è stato chiamato ad assumere un nuovo incarico: dirigere a Betlemme una casa di accoglienza per pellegrini. Un anno ricco di attività e di legami: non a caso gli è stato regalato un album fotografico, che descrive proprio lo scorso anno pastorale. «Ci ha aiutato ed insegnato a condividere la missione, la preghiera e la riflessione — dicono i parrocchiani — per uno scambio di crescita umana e spirituale. La sua presenza ci ha arricchito molto». Gratitudine anche per le sue omelie, «che penetravano dentro, facendoci assorbire la Parola proclamata». Inevitabile, quindi, che insieme ai saluti e ai ringraziamenti (che sono proseguiti anche dopo la celebrazione eucaristica, con un piccolo rinfresco sul sagrato), ci fosse anche qualche lacrima». In fondo alla chiesa era stato posto un cesto dove ognuno poteva riporvi una busta con uno scritto o con una offerta; cesto che si è ben presto riempito a testimonianza dell’affetto e della stima. Grazie anche da parte di padre Maurizio — che ha assicurato di mettere nella valigia un ricordo particolare di Parma, insieme ad un po’ di nostalgia. Grazie ai vari gruppi presenti in parrocchia; grazie per l’esperienza del grest, «molto bella e significativa». Grazie « anche del dono delle offerte che verranno destinate per le famiglie povere di Betlemme». Non solo lo sguardo rivolto al passato, ma anche al futuro: «Ho chiesto — spiega ancora padre Maurizio — di continuare nella collaborazione col nuovo parroco e di continuare a costruire una comunità». Il regalo più bello che un pastore e la sua gente si possono scambiare. Ilsacerdoteèscomparsolascorsadomenica1°settembreall’etàdi82anni Don Sergio, sentinella del Signore RicordodidonBellini,parrocodiMadregoloeLemignano “F iglio dell’uomo, ti ho posto per sentinella alla casa di Israele” (Ez.3,16). Con queste parole del profeta Ezechiele inizia la lettura che viene proposta oggi (3 settembre) in occasione della memoria del Santo Papa Gregorio Magno. Sentinella è chiamato da Dio colui che Egli manda a predicare la Sua parola, a pascere il suo gregge. Sentinella è la prima immagine che mi viene ricordando don Sergio! Cosa è chiesto a una sentinella? Di essere attenta, di vigilare, di saper scorgere da lontano qualunque cosa stia per accadere. Don Sergio sentiva profondamente la grave responsabilità di questa chiamata e tante volte si è chiesto: sarò ancora capace di essere sentinella come vuole il Signore? Gli anni andavano avanti, le forze diminuivano, le difficoltà per tanti versi aumentavano: vedeva crescere le sue lentezze e le sue negligenze. Quanta umiltà e quanto amore sentivo nelle sue parole: sarò ancora in grado di essere sentinella? Poi pensando all’incoraggiamento del Vescovo, all’aiuto dei confratelli, all’amore delle sue comunità e dei suoi parrocchiani che sentiva vicini e tanto legati a lui, diceva: “Andiamo avanti, fin che il Signore vuole!”. Nel suo studio, sul tavolo, un foglietto scritto a mano per il prossimo numero del giornalino “Voce Amica” e due foto del grest di agosto. “Un’ esperienza bellissima, con tanti ragazzi animati da catechisti e genitori…” leggo interpretando la sua scrittura. Quanto ci teneva ai suoi ragazzi, ai catechisti, al “piccolo coro”, al suo Oratorio! Vi voleva bene e gli dispiaceva non riuscire a fare di più e meglio… e si sentiva voluto bene da voi. Quante volte, nei nostri dialoghi durante il pranzo o la cena, mi sgridava perché non seguivo abbastanza l’oratorio, non dedicavo tempo e energie sufficienti… Era davvero un suo pensiero costante e una sofferenza vedere la sempre minore presenza di preti in mezzo ai ragazzi e ai giovani. Era un pastore che ha saputo camminare con la sua gente, senza dimenticare nessuno: le famiglie, gli anziani, gli ammalati. Con benevolenza parlava alle persone, in modo a volte anche confidenziale, mettendo a proprio agio chi lo ascoltava. Soprattutto chi si accostava a lui per il Sacramento del Perdono ne usciva pacificato. E’ stato un prete che ha vissuto in maturità l’esperienza del Concilio, pur essendo cresciuto, in Seminario, con un’educazione preconciliare. Ma ha saputo lasciarsi guidare dallo Spirito, rimanere docile alla sua azione e ai suoi doni. Nella fedeltà alla preghiera liturgica e personale, nell’amore all’Eucaristia, nella devozione filiale a Maria don Sergio ha trovato alimento e forza per vivere con fortezza la sua vocazione, la gioia di vivere il ministero sacerdotale anche in tempi nuovi e di fronte a tante sfide difficili. La perseveranza del parroco assomiglia alla pazienza dell’agricoltore che semina e aspetta i tempi della fioritura, della fruttificazione. Questa perseveranza non è stata, per don Sergio, uno stringere i denti, ma un dono che gli ha dato gioia e pace interiore. Un dono che ha saputo vivere e condividere con i Suoi Confratelli preti. Il Concilio ha parlato tanto del Presbiterio: don Sergio, in modo semplice e genuino, ha vissuto profondamente il cammino del nostro presbiterio e cercava, pur con fatica, di entrare nella prospettiva della Nuova Parrocchia. Sentinella vigilante, pastore dal cuore grande, costruttore di comunione tra i confratelli. Don Guido Brizzi-Albertelli Ha vissuto integralmente quanto riportato in Matteo 25: “Ero carcerato e siete venuti a trovarmi….” Ma non solo, ha messo in pratica anche quanto espresso dal profeta “mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione…” Grazie, P. Celso, per i tuoi suggerimenti e per il tuo esempio. Come rete cercheremo di continuare il tuo cammino di liberazione dei prigionieri e ci impegneremo a realizzare almeno in parte i tuoi sogni e le tue speranze. In autunno organizzeremo un corso di formazione per accogliere nuovi volontari. Sappiamo che in quella occasione sarai ancora tra noi. Intanto ti ringraziamo per esserti fatto nostro compagno di strada e ti auguriamo un futuro sereno. Un abbraccio dai tuoi amici e compagni della rete che sognano, nonostante tutto, un carcere diverso. Mario e migliaia e migliaia di altri IL RICORDO DEL CONFRATELLO Unavitadedicataalla comunitàeal“suo”oratorio chiesa Il saluto e il Grazie a padre Maurizio C aro padre Celso, ho sentito che tra poco sarai trasferito per un nuovo incarico e questa notizia mi ha spiazzato e rattristato non poco. Provo un senso di smarrimento nel pensare che tu non sarai più addeto alla casa reclusionale di via Burla per il supporto morale e cristiano dei detenuti. Sentiranno profondamente la tua mancanza. L’affetto, il rispetto, l’amore, l’ammirazione dei reclusi per te era, è e sarà sempre viva. Ti ricorderanno, ti rimpiangeranno con affetto e stima, nostalgia e gratitudine e ti vorranno eternamente bene. Io che scrivo ti ho visto all’opera personalmente fin dall’inizio del tuo mandato. La tua immagine emanava dolcezza, incuteva sicurezza e fiducia e dalla tua parola si intuiva tutta la grandezza e l’immensa bontà del tuo animo. Mi hai insegnato, oltre alla fiducia, che nella vita si può sempre ripartire se si è illuminati dalla fede e dal sincero desiderio di cambiare percorso. Grazie di cuore padre Celso per tutto quello che hai fatto e per quello che sicuramente farai; rimarrai eternamente nel mio cuore (e non solo mio ma anche in tutti quelli che hanno avuto il dono di conoscerti). Ti vogliamo bene e questa volta saremo noi a pregare per te ed augurarti tutto il bene possibile. 13 N on voglio passare in rassegna il lungo cammino presbiterale di don Sergio Bellini. Desidero solo cogliere tratti e ricordare momenti che mi hanno particolarmente legato a lui. Prete dinamico e impegnato, soprattutto nella pastorale giovanile e dei ragazzi, l’ho conosciuto a Fornovo mentre era cappellano e io ero ancora seminarista. Lo ricordo, novità per allora, con il suo motorino, con il quale si spostava nei vari luoghi della parrocchia. Poi impegni diversi lo hanno portato in molte altre parrocchie: Casola, Corniana, Corniglio, Baganzola, Madregolo, Lemignano… La Provvidenza ci ha fatti incontrare di nuovo a Collecchio. Mentre era parroco a Baganzola ha avuto un serio problema di salute: un infarto, che lo ha costretto alla rinuncia di una parrocchia così impegnativa. Il Vescovo gli ha affidato allora la cura pastorale della parrocchia di Madregolo. Quando venne in zona, insieme abbiamo pensato che sarebbe stato utile porre la residenza nella canonica di Collecchio, che si prestava ottimamente: era vicina a Madregolo e nello stesso tempo offriva la possibilità di una vita comunitaria. Si condivideva la mensa, ci si incontrava molte volte lungo la giornata, ci si scambiavano opinioni e consigli per la vita delle nostre comunità. Un periodo particolarmente fortunato, che ha rivelato la profondità del suo amore di pastore e la ricchezza d’animo con cui prendeva a cuore cose e persone. Mi ritornano alla mente la sua grande sensibilità umana, la fede sincera, semplice, con i tratti di una schiettezza quasi fanciullesca. Certo non mancavano momenti di accesa discussione, di confronto sui temi della vita quotidiana e dell’azione pastorale. Ma sempre con un profondo rispetto e con stima reciproca. Di quegli anni voglio ricordare in particolare il suo ministero di confessore nella parrocchia di Collecchio. Gran parte della comunità è passata da lui almeno qualche volta per un consiglio, per una confessione, una parola di incoraggiamento. Parlava spesso delle sue comunità di Madregolo e di Lemignano. Era fiero del suo gruppo di ragazzi e di giovani, dei catechisti e delle catechiste. Ci siamo rivisti per qualche giorno nell’estate a Berceto, dove ha fatto un po’ di riposo insieme con altri sacerdoti e ogni domenica ritornava per celebrare l’Eucaristia con la sua comunità. E ci ha lasciati così, fino a Domenica, quando il Giorno del Signore si è definitivamente aperto per lui e lo ha accolto come Servo buono e fedele. Don Alfredo Chierici 6 SETTEMBRE 2013 CAMBIO IN SANT’ANDREA IN ANTOGNANO ra qualche giorno il carcere di Parma perderà uno dei suoi detenuti più famosi: padre Celso Centis. Da poco abbiamo festeggiato i suoi 80 anni. In quella occasione i suoi “confratelli” hanno scritto poesie, preghiere, pensieri, ricordi ma hanno anche espresso le loro idee e le loro speranze. Da tutti emergeva un ringraziamento per il loro cappellano. Durante la sua malattia abbiamo sperimentato il vuoto e abbiamo capito quanto fosse importante la sua presenza. E’ stato un amico, un fratello, un padre, un angelo consolatore per tutti i detenuti di via Burla. Vogliamo ricordarlo non solo per la sua attività “dentro” ma anche per quanto ha fatto “fuori” dal carcere. Ha animato i catechisti e condiviso con loro e con noi della rete momenti piacevoli ma anche di sofferenza e di tristezza in occasione della morte di alcuni detenuti. Ha espresso e condiviso con intensità e vivacità le sue critiche verso una istituzione che, a volte, sembra essere sorda e cieca. Ha sempre sperato di riuscire a creare un carcere più umano, un carcere aperto al cambiamento e al reinserimento delle persone recluse. Nell’ultimo incontro abbiamo parlato anche di lavoro “dentro” e fuori. E pensando a P. Celso non possiamo non riferirci al Vangelo di Luca letto e meditato domenica scorsa. (Lc: 14,7-14). “ Quando sei invitato a nozze da qualcuno va a metterti all’ultimo posto…” Egli ha occupato davvero, nel carcere di Parma, l’ultimo posto. E’ stato recluso tra i reclusi, ha sofferto con i malati, è stato un fratello e padre per tutti noi. REPORTAGE I 180 deputati hanno deliberato sulla vita delle comunità e le opere diaconali DALLE VALLI/1 e hanno stilato ordini del giorno sul femminicidio e la pace in Medio Oriente Una chiesa liberal aperta allo Spirito ATorrePelliceèterminatoilSinododeimetodistiedeivaldesi N el tempio valdese di Torre Pellice, dove si è aperto il 25, si è chiuso il 30 agosto con la liturgia di Santa Cena il Sinodo 2013 delle Chiese metodiste e valdesi. Per una settimana 180 deputati e deputate tra pastori, pastore, diacone, diaconi, predicatori, predicatrici, membri dei concistori e consigli di chiesa hanno discusso su temi ecclesiali e sociali. Presieduti dal pastore Gianni Genre e istruiti da una Commissione d’esame di cui faceva parte la pastora metodista di Parma, Mirella Manocchio, i lavori si sono conclusi con il discorso del moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini. fedi L’apertura 14 Aperte dopo la consacrazione di due pastori e una diacona — Rosario Confessore, Marco Fornerone, Nataly Plavan — durante il culto d’apertura, e intervallate dai saluti di ospiti di chiese evangeliche di Europa, Stati Uniti e America Latina e del presidente della Commissione episcopale ecumenismo e dialogo della Cei monsignor Mansueto Bianchi — le sessioni hanno prodotto ordini del giorno sulla vita delle chiese e i problemi emergenti della società odierna. Quest’anno in particolare è emersa la situazione critica degli “ospedali valdesi” di Torre Pellice e Pomaretto, nel 2003 ceduti dalla Tavola valdese alla Regione Piemonte, che rischiano la chiusura per i tagli imposti dall’ente. Domenica un corteo di duemila persone — organizzato dai comitati locali contro la chiusura che hanno denunciato altri tagli ai servizi pubblici —, si è incontrato con il corteo del Sinodo e una rappresentante ha consegnato la bandiera della protesta che ha campeggiato nell’Aula sinodale dove è stato votato un atto che chiede alla Regione di rispettare gli impegni presi. Una comunità 6 SETTEMBRE 2013 «E’ stato un Sinodo intenso, ma tranquillo per certi versi, con decisioni di valore simbolico» ha detto Eugenio Bernardini nel discorso finale dopo essere stato rieletto moderatore dell’organo esecutivo dell’Unione delle chiese INTERVISTA AL MODERATORE Tavola valdese da organizzazioni laiche e anche da gruppi cattolici. E che rimane tuttavia, come emerso nella discussione sinodale, un banco di prova: sia per l’impegno di gestire tali somme, sia per l’eventualità — avanzata da alcuni — di chiedere una riduzione dell’otto per mille e ritirarsi dalla ripartizione delle “quote inespresse”. Gli ordini del giorno metodiste e valdesi, mentre vicemoderatora è stata confermata Daniela Manfrini. Le discussioni sui temi più interni — la formazione di pastori e diaconi, l’essere chiesa insieme tra autoctoni e migranti, l’evangelizzazione, il piano economico, le scelte pastorali, l’utilizzo dell’otto per mille, — e su quelli che coinvolgono l’intera collettività — la violenza contro le donne, l’omofobia, la legalità, la tutela dell’ambiente, la pace, l’integrazione (nella serata a cui è intervenuta la Ministra Kyenge) — hanno coniugato la passione del dire e il rispetto nell’ascolto. Un tempo adeguato è stato dedicato al confronto, e si sono sviluppati processi decisionali condivisi. Il bilancio del moderatore è quello di «una chiesa per cultura, scelte etiche e sociali limpidamente protestante e in senso liberal. Una chiesa dialogante e inclusiva; socialmente e politicamente impegnata». Agli occhi degli italiani, ha proseguito Bernardini, «non sembriamo neanche una chiesa, ma una comunità. Non per i motivi dogmatici per cui la Chiesa cattolica ci riconosce solo il rango di comunità, ma per i nostri caratteri inclusivi e collegiali, marcatamente aperti. Ciò dispiace a chi tra noi vorrebbe una chiesa più fondata sulla lettera e la Confessione di fede del 1655 e anche a chi, all’opposto, ci chiede una chiesa meno aperta. Ma siamo così: una chiesa che combatte settarismi e integralismi e tiene alla libertà religiosa tanto quanto tiene alla libertà di coscienza e ai diritti umani». Una chiesa che trae la sua forza non da se stessa. «“Non spegnete lo Spirito” — ha coronato il discorso Bernardini ricorrendo all’invito di Paolo ai Tessalonicesi —. Anzi, lasciamolo scorrere libero e creativo in modo che la chiesa dia un’efficace testimonianza». E’ il Signore che «illumina e guida le nostre esistenze offrendo a tutti coloro che lo cercano il suo pane di vita, di vita vera». La porta stretta Nella predicazione d’inizio Sinodo, commentando il brano di Matteo 7, 13-14, Maria Bonafede si era soffermata sulla metafora della porta stretta «Davvero noi valdesi siamo quelli della porta stretta, capaci di percorrere un sentiero impervio?». La porta stretta «non è una condanna, né tanto meno un destino amaro, ma la possibilità preziosa che in diversi modi e con intensità diverse ci è offerta oggi. Non si tratta di un “no” pronunciato nella nostra vita, ma di un “sì” più vero, più misericordioso, più giusto». Passare per la porta stretta significa oggi, per valdesi e metodisti, constatare tra le fragilità del nostro tempo anche le fragilità del proprio esserci, e agire di conseguenza. Per una chiesa “povera” che finanzia il culto, l’evangelizzazione, l’edilizia ecclesiastica e gli stipendi del corpo pastorale con le contribuzioni dei suoi membri e i doni degli amici significa vigilare sulle spese e da parte dei suoi ministri ha significato accettare un ridimensionamento del trattamento pensionistico che già non prevedeva grandi budget. E significa vivere la contraddizione di essere una chiesa “povera” che nel 2013 si è trovata a gestire 38 milioni di euro dell’otto per mille, derivati da 100.000 firme in più del 2012 e da una parte delle “quote inespresse” a cui ha attinto per la prima volta. Cifra che viene impiegata in progetti sociali e culturali in Italia e all’estero proposti alla STIMA • Il vescovo di Pinerolo, monsignor Pier Giorgio Debernardi, e il vescovo di Pistoia, Mansueto Bianchi, presidente della Commissione episcopale ecumenismo e dialogo della Cei, che ha rivolto un caloroso messaggio ai deputati del Sinodo. L’ordine del giorno sul tema “fede e omossessualità” — nel quale è stata richiesta al Parlamento una legge contro la violenza omofoba — e quello sul femminicidio — per il cui contrasto, è stato scritto, non è sufficiente inasprire le pene, ma è urgente favorire un cambiamento culturale anche dentro le chiese — sono stati approvati alla vigilia della chiusura dopo lunghi dibattiti che hanno messo in luce la disponibilità a confrontarsi intrecciata alla complessità e ai diversi stadi di elaborazione personale e comunitaria di queste problematiche. Gli emendamenti hanno messo in luce l’attenzione femminile all’inclusività del linguaggio e la profondità nella ricerca delle cause della violenza, e ha mostrato anche la sensibilità di uomini che s’interrogano sulla propria maschilità. Altrettanto stimolante è stato il confronto relativo al progetto “Essere chiesa insieme” in cui interagiscono membri di chiesa autoctoni e nuovi che insieme vivono la sfida di essere un’unica chiesa di fronte alla costituzione di chiese etniche, che in alcuni contesti pare un’esigenza, temporanea, in altri una tentazione. E’ stato detto che il progetto, più va avanti, più mostra nodi da sciogliere, segno che tocca sul vivo: così come nella società più allargata, anche nelle chiese costruire un “noi” non è facile impresa, ma è l’obiettivo per cui la chiesa esiste, come dice Paolo ai Galati: “non c’è più né giudeo, né greco…” ma tutti siamo uno in Cristo Gesù”, ha ribadito l’ordine del giorno definitivo, approvato dopo la discussione e il rifiuto del primo. Non da ultimo, il Sinodo ha espresso solidarietà verso i reclusi — con un ordine del giorno di denuncia della situazione delle carceri — e verso le vittime di soprusi — istituendo una Giornata nazionale della legalità. Una presa di posizione a favore della popolazione martoriata della Siria è stata l’approvazione dell’atto sinodale che «condanna fermamente ogni intervento armato da parte di altre nazioni» e auspica che i leader religiosi «si impegnino a promuovere la pace, la fratellanza e la libertà religiosa contro ogni fanatismo religioso». Laura Caffagnini I l pastore Eugenio Bernardini è stato riconfermato moderatore della Tavola Valdese per il secondo anno. Al termine del Sinodo l’abbiamo intervistato a partire da un bilancio sul suo operato, sul quale ha risposto evitando personalismi. • Com’è andato il suo primo anno di mandato? Il nostro compito è servire le nostre chiese, facilitare la testimonianza. Abbiamo bisogno di comprendere meglio come cristiani italiani il motivo per cui siamo cristiani in occidente, come possiamo rendere attuale la nostra tradizione perché l’antico compito di portare speranza, aiutare le persone a vivere e a prendersi cura gli uni degli altri possa essere vissuto prima di tutto da chi pronuncia la parola della fede. Credo che tutte le comunità cristiane in Italia hanno bisogno di ritrovare il centro della loro responsabilità come cristiani con dei tratti nuovi. • Nei saluti degli ospiti internazionali sono emersi affetto e stima. Una chiesa “povera” e radicata in Italia come mantiene questa fitta rete di relazioni? E’ una rete ereditata dai nostri antenati. Già nel 400 i valdesi, ancora clandestini, avevano una reale comunione con i Fratelli Boemi di Praga che un secolo prima di Lutero espressero la necessità di una riforma religiosa. Con il 500 le Riforme svizzera, francese e tedesca si sono avvicinate ai valdesi, nel 600 Olanda e Gran Bretagna ci hanno protetti nel periodo terribile nelle persecuzioni, nell’800 le ambasciate dei Paesi protestanti ci hanno aiutati ad arrivare alle Lettere Patenti. Oggi stiamo conservando e incrementando questa presenza — stimolo e responsabilità — con le chiese che si affacciano dall’est e dal sud. La piccola chiesa valdese nel 1948 ha collaborato alla fondazione del Consiglio ecumenico delle Chiese e dell’Alleanza riformata mondiale; la nostra componente metodista partecipa alle riunioni metodiste europee e mondiali. Questo spirito ecumenico internazionale è parte integrante della nostra identità di chiesa integrata metodista e valdese. • Nel suo discorso ci sono due fuochi: una chiesa democratica e liberal e il radicamento nello Spirito. Cosa intende con l’invito a non spegnere lo Spirito? “Non spegnete lo Spirito” è una raccomandazione di Paolo perché tutte le comunità tendono a spegnere lo Spirito che è libertà, responsabilità, sconquassa i nostri progetti, fa alzare chi è seduto e fa parlare chi è silenzioso. La chiesa a volte cade nella tentazione di sostituirsi allo Spirito. Ho parlato di un chiesa libera cioè con una fede aperta alla quotidianità e all’impegno, ma fortemente intrisa di spiritualità e di preghiera. Attenta ai diritti, inclusiva, che si lascia contaminare, riconosce i diritti delle persone omoaffettive, lotta contro la violenza e i maltrattamenti su donne e bambini. Siamo una chiesa libera in cui questo Spirito è presente e ha bisogno di essere ancora più vivo. Questo ci fa dialogare anche con tradizioni che vengono dal mondo evangelical migrante che hanno un animo più tradizionale. • Come vede la situazione ecumenica odierna? Abbiamo molto apprezzato l’intervento al Sinodo di monsignor Mansueto Bianchi, sia per il contenuto, veicolato da un rappresentante della Cei, sia per il tono utilizzato, che è quello del papa fin dalla prima ora di pontificato. Un tono umano, fraterno, che si ascolta volentieri e si riscontra anche nei grandi apostoli del Nuovo Testamento perché la fraternità è questa: “chi vuole essere il primo tra voi sarà il servo di tutti”. Il vescovo Bianchi ha voluto contrastare l’idea della stagione invernale che attraversa l’ecumenismo, ha parlato di un ecumenismo più realistico, meno ingenuo; noi condividiamo questa interpretazione e ci auguriamo che la stagione che papa Francesco sembra avere inaugurato possa portare frutti concreti oltre i toni, i linguaggi e i gesti che abbiamo apprezzato fin dalla scelta del nome. Speriamo in un concreto rinnovamento, in processi più trasparenti e democratici, in scelte coraggiose di apertura. Questo potrebbe dare maggiore spinta alla realtà e coraggio al dialogo ecumenico. Nella speranza e nella volontà di una nuova primavera ecumenica. (l.c.) È il nunzio apostolico in Venezuela l’arcivescovo Pietro Parolin, 58 anni, vicentino di origine, il nuovo segretario di Stato scelto da Papa Francesco. Sostituisce nell’impegnativo compito il cardinale Tarcisio Bertone che ha ricoperto l’incarico dal 2006. La lunga esperienza di Parolin nella carriera diplomatica (è nel servizio diplomatico della Santa Sede da quasi 30 anni) garantisce al nuovo segretario di Stato una conoscenza diretta di molte delle situazioni più delicate che stanno a cuore alla Chiesa e a Papa Francesco. Nel suo servizio si è occupato, tra l’altro, di Cina e di altri Paesi orientali, di Nigeria e di Messico, di rapporti con Israele fino al Venezuela di Chávez dimostrando sempre una grande capacità umana e pastorale, oltre che una grande preparazione. In questi anni ha avuto modo di conoscere bene Papa Bergoglio, tanto che questi lo ha chiamato accanto a sé per questo importantissimo compito. Quando è stato dato l’annuncio della notizia nella diocesi di Vicenza, Chiesa natale di monsignor Parolin, molte campane hanno suonato a festa. La diocesi berica ha salutato con grande gioia la notizia della nomina di un sacerdote vicentino a segreta- rio di Stato, soprattutto per la stima e l’affetto di cui monsignor Pietro Parolin ha sempre goduto da parte del clero e dei fedeli. Il vescovo di Vicenza monsignor Beniamino Pizziol ha subito inviato una lettera gratulatoria a monsignor Parolin (che ha sempre mantenuto il legame con la propria co- munità parrocchiale di origine di Longa di Schiavon e con la diocesi berica) manifestando la gioia della Chiesa vicentina per questa nomina che ritiene un “onore” per tutta la diocesi. Il vescovo ha assicurato al confratello la vicinanza e la preghiera per il delicatissimo incarico che gli è stato affidato. Monsignor Pizziol ha ricordato i molti incontri con monsignor Parolin e come di lui abbia sempre apprezzato l’affabilità, la semplicità e la competenza per cui è sempre stato conosciuto e stimato e che tanto lo avvicinano allo stile pastorale di Papa Francesco. Monsignor Pietro Parolin, il più giovane segretario di Stato dai tempi di Eugenio Pacelli che lo divenne nel 1930 quando non aveva ancora 54 anni, assume questa responsabilità in un momento par- I RAPPORTI CON GLI STATI Pietro Parolin, 58 anni, nato a Schiavon (Vicenza), si è laureato in diritto canonico alla Pontificia Università Gregoriana. I primi Paesi dove ha prestato servizio sono stati la Nigeria e il Messico. Nel 1992 è stato chiamato a Roma nella seconda sezione della Segreteria di Stato che si occupa dei rapporti con gli Stati. Dieci anni dopo è diventato sottosegretario della sezione per i rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, e si è occupato in particolare delle relazioni con i Paesi orientali, oltre a seguire i negoziati tra Israele e Santa Sede. Nel 2009 è stato nominato nunzio apostolico nel Venezuela,dove ha svolto un ruolo rilevante nel riavvicinamento tra Stato e Chiesa. ticolarmente delicato per la Chiesa, per l’Italia e per il mondo. E sono significative, a tale proposito, le parole con cui il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha salutato la nomina di Parolin. «Sono certo che grazie alla Sua presenza al vertice della Segreteria di Stato, le nostre relazioni continueranno ad arricchirsi di nuovi contenuti e la nostra collaborazione a difesa della pace e della giustizia nei diversi scenari internazionali potrà ulteriormente consolidarsi». La dimensione dell’universalità della Chiesa che l’elezione di Papa Francesco ha, se possibile, accentuato, andrà curata e accompagnata in modo semplice ma al contempo autorevole. La Chiesa ha oggi, forse più di ieri, una grande responsabilità nel contribuire a sviluppare rapporti positivi tra gli Stati e a dire parole e a porre segni di pace in molte zone del pianeta lacerate da conflitti e guerre a cominciare dall’area del Mediterraneo. In questa prospettiva la grande preparazione diplomatica coniugata con la sensibilità pastorale che ha sempre mantenuto saranno utilissime a monsignor Parolin. Lauro Paoletto direttore “La Voce dei Berici” (Vicenza) Gli Usa tornano ad essere una potenza produttrice di petrolio. E ciò dipende dalla nuova tecnica del “fracking” (perforazione idraulica). La nuova tecnica estrattiva permette di recuperare il ricco patrimonio dello shale gas, ovvero il gas da argille che si trova nelle rocce. Questi giacimenti non convenzionali si sono rivelati una vera e propria miniera d’oro per l’industria americana, che ha utilizzato il fracking per estrarre una quantità sempre più sorprendente di energia. In Europa invece questa tecnica è invece poco utilizzata anche perchè giudicata controversa, visti i possibili rischi per la salute procurati dalla perforazione delle rocce in profondità. I fluidi utilizzati per la scomposizione delle argille da cui estrarre il gas sono sostanze prevalentemente tossiche, e la contaminazione delle falde acquifere un pericolo piuttosto concreto Il fracking sta cosi liberando l’America dalla morsa dell’import petrolifero. La produzione interna di shale gas continua infatti ad inanellare record su record, e grazie alla “nuova” fonte energetica gli Stati Uniti stanno attraversando una rinascita dell’industria estrattiva che potrà avere effetti duraturi sia sulla politica interna che sopratutto su quella estera. Secondo gli esperti la crescita della produzione nei prossimi due anni aumenterà di circa un quarto rispetto ai valori attuali e grazie al vero e proprio boom del mercato interno è calata drasticamente la necessità di importare l’oro nero. Il livello di petrolio importato sarà il più basso degli ultimi venticinque anni, calando a sei milioni di barili di greggio al giorno. Un dato che corrisponde a circa la metà della quantità di petrolio importato tra il 2004 ed il 2007, quando i consumi ed il prezzo della benzina raggiunsero il loro picco. terra Èmons.PietroParolin,attualmentenunzioinVenezuela Dizionario delle globalizzazioni Vaticano: il nuovo segretario di Stato FRACKING Aluisi Tosolini Dioriginevicentina,apprezzatoperlecapacitàdiplomaticheelasensibilitàpastorale Unagiornalistaitalo-sirianaètornatanelsuopaesepervedereeraccontareildrammadituttala popolazione A ventinove mesi dall’inizio della repressione in Siria sono finalmente riuscita a organizzare il mio primo viaggio nella martoriata terra delle mie origini. Due settimane in cui ho visitato campi profughi e centri di riabilitazione in Turchia e altri campi profughi, centri d’accoglienza e città bombardate all’interno del territorio siriano, tra la periferia di Idlib, la città di Sarmada e la millenaria città di Aleppo, che ha dato i natali ai miei genitori. Un viaggio che ho fortemente voluto e che sono riuscita a intraprendere come freelance grazie a una rete di contatti che nei lunghi mesi di repressione sono riuscita a instaurare via web con l’interno e grazie all’appoggio di associazioni umanitarie che operano sul territorio. «Non hai pensato ai tuoi figli prima di partire?”», mi hanno chiesto in molti. È proprio pensando a loro che sono partita: ho a cuore il destino dei bambini siriani esattamente come ho a cuore il destino dei miei figli. La vita, la sicurez- za, il diritto degli uni è la garanzia della vita, della sicurezza e del diritto degli altri: siamo figli della stessa umanità. Raccontare e tradurre le notizie delle stragi, dei bombardamenti, delle esecuzioni, dell’assedio, della fuga, delle privazioni, della sofferenza della popolazione civile stando a casa, grazie al lavoro coraggioso dei citizen reporter siriani, che operano come corrispondenti anche nelle zone più impenetrabili, non mi bastava più. Volevo partire per vedere con i miei occhi e provare sulla mia pelle cosa significa tutto questo, per riuscire a raccontare in modo ancora più fedele, puntuale. Ho pensato ai colleghi che in Siria hanno perso la vita, ho pensato alle loro famiglie, ho pensato a Domenico Quirico, alle sue figlie; come giornalista italo-siriana non potevo non partire. Ho presto constatato di persona che essere giornalisti in Siria significa essere un pericolo per gli altri e per se stessi: il giornalista è un testimone scomodo, un nemico del regime perché racconta al mondo ciò che non si deve far sapere, un elemento sgradito al potere, ed è anche un potenziale peri- colo perché trasmette immagini e realtà che potrebbero mettere a rischio le persone ritratte. Ma un giornalista, per la popolazione che subisce in silenzio, è uno strumento importante per far arrivare la loro voce al mondo, una “risorsa per non far morire la verità”. Il fatto di essere bilingue, di parlare la lingua del posto mi ha certamente aiutata a comprendere meglio le situazioni in cui mi sono ritrovata durante le diverse tappe del mio viaggio. Ho cominciato con alcuni incontri a Reihanly, una città del profondo Sud della Turchia, che confina con la Siria. Lì ho visitato centri di riabilitazione per uomini e donne siriani feriti dalle bombe o dai cecchini. Alcuni sono completamente paralizzati e sono in attesa di delicati interventi chirurgici; altri hanno bisogno di protesi, anche per più arti. Il più giovane che ho intervistato ha 16 anni: è completamente immobilizzato in conseguenza delle schegge di un ordigno che gli hanno distrutto la spina dorsale. A Reihanly ci sono numerose famiglie siriane, alcune in affitto, altre ospiti di strutture di accoglienza; ci sono scuole per i profughi e centri dedicati all’accoglienza di bambini orfani. In questa cittadella, i cui abitanti sono prevalentemente agricoltori e autotrasportatori, le conseguenze del conflitto in Siria si sentono profonda- mente. La gente, ospitale e accogliente nei confronti dei profughi, ha comunque paura, anche in conseguenza delle autobombe fatte esplodere lo scorso maggio. Al ritorno dalla Siria ho visitato il campo profughi di Altinoz, che ospita centinaia di famiglie siriane da oltre due anni. Il viaggio in Siria è stato un continuo spostamento nel vivo di un dramma che non accenna a risolversi. Ho visitato diversi campi profughi, incontrando le persone che vi abitano e ascoltando le loro drammatiche storie. Sono stata anche in alcuni centri di accoglienza per sfollati: ex scuole, palestre, strutture abbandonate che sono diventate il rifugio di famiglie che hanno dovuto abbandonare le loro case in seguito ai bombardamenti. La situazione che ho riscontrato ad Aleppo è drammatica; la città, una delle più antiche al mondo, i cui reperti storici e la cui architettura testimoniano una storia gloriosa e ricca, è divisa in zone ancora sotto il controllo del regime e zone in mano ai ribelli. Le strade principali sono interrotte da posti di blocco e sui punti più alti della città sono appostati i cecchini. Lo scena- rio è desolante: ovunque ci sono macerie, le scuole, gli ospedali e i negozi sono chiusi; la gente convive con le esplosioni e gli spari. Tutti, bambini e adulti, mi dicono che il loro terrore più grande sono gli aerei: il loro rumore arriva a rompere i timpani e il loro operato è apocalittico. Aleppo, come le altre città siriane, cerca di sopravvivere; i volontari assistono i più deboli e cercano di riempire quel vuoto lasciato dalle istituzioni, praticamente inesistenti. La Siria è un Paese in ginocchio, dove tutte le componenti della popolazione, di ogni etnia e religione, stanno subendo una pesante repressione, che ha causato oltre 130mila morti, due milioni di profughi, 8 milioni di sfollati, 250mila persone scomparse. Più di due anni fa le persone che manifestavano contro il regime hanno chiesto l’istituzione di una “no fly zone” e l’apertura di corridoi umanitari. Oggi la comunità internazionale risponde con la prospettiva di un nuovo fronte di bombardamenti. Un’intera generazione di bambini siriani rischia di non conoscere la parola domani. Asmae Dachan 6 SETTEMBRE 2013 «Città distrutte, morti, profughi, niente scuole e ospedali: 15 la mia Siria non ha bisogno di altri bombardamenti» CATECHESI Il Papa - riprendendo gli incontri - ha dedicato l’udienza alla Gmg di Rio «Anche così DI FRANCESCO cresce la Chiesa in tutto il mondo, come una rete di vere amicizie in Gesù Cristo» «I giovani aprano le porte verso un mondo nuovo, pieno di speranza» terra C 6 SETTEMBRE 2013 16 ari fratelli e sorelle, buongiorno! Riprendiamo il cammino delle catechesi, dopo le ferie di agosto, ma oggi vorrei parlarvi del mio viaggio in Brasile, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù. E’ passato più di un mese, ma ritengo che sia importante ritornare su questo evento, e la distanza di tempo permette di coglierne meglio il significato. Prima di tutto voglio ringraziare il Signore, perché è Lui che ha guidato tutto con la sua Provvidenza. Per me, che vengo dalle Americhe, è stato un bel regalo! E di questo ringrazio anche Nostra Signora Aparecida, che ha accompagnato tutto questo viaggio: ho fatto il pellegrinaggio al grande Santuario nazionale brasiliano, e la sua venerata immagine era sempre presente sul palco della GMG. Sono stato molto contento di questo, perché Nostra Signora Aparecida è molto importante per la storia della Chiesa in Brasile, ma anche per tutta l’America Latina; in Aparecida i Vescovi latino-americani e dei Caraibi abbiamo vissuto un’Assemblea generale, con il Papa Benedetto: una tappa molto significativa del cammino pastorale in quella parte del mondo dove vive la maggior parte della Chiesa cattolica. Anche se già l’ho fatto, voglio rinnovare il ringraziamento a tutte le Autorità civili ed ecclesiastiche, ai volontari, alla sicurezza, alle comunità parrocchiali di Rio de Janeiro e di altre città del Brasile, dove i pellegrini sono stati accolti con grande fraternità. In effetti, l’accoglienza delle famiglie brasiliane e delle parrocchie è stata una delle caratteristiche più belle di questa GMG. Brava gente questi brasiliani. Brava gente! Hanno davvero un grande cuore. Il pellegrinaggio comporta sempre dei disagi, ma l’accoglienza aiuta a superarli e, anzi, li trasforma in occasioni di conoscenza e di amicizia. Nascono legami che poi rimangono, soprattutto nella preghiera. Anche così cresce la Chiesa in tutto il mondo, come una rete di vere amicizie in Gesù Cristo, una rete che mentre ti prende ti libera. Dunque, accoglienza: e questa è la prima parola che emerge dall’esperienza del viaggio in Brasile. Accoglienza! Un’altra parola riassuntiva può essere festa. La GMG è sempre una festa, perché quando una città si riempie di ragazzi e ragazze che girano per le strade con le bandiere di tutto il mondo, salutandosi, abbracciandosi, questa è una vera festa. E’ un segno per tutti, non solo per i credenti. Ma poi c’è la festa più grande che è la festa della fede, quando insieme si loda il Signore, si canta, si ascolta la Parola di Dio, si rimane in silenzio di adorazione: tutto questo è il culmine della GMG, è il vero scopo di questo grande pellegrinaggio, e lo si vive in modo particolare nella grande Veglia del sabato sera e nella Messa finale. Ecco: questa è la festa grande, la festa della fede e della frater- La Gmg è sempre una festa, perché quando una città si riempie di ragazzi e ragazze che girano per le strade con le bandiere di tutto il mondo, salutandosi, abbracciandosi, questa è una vera festa. Ma poi c’è la festa più grande che è la festa della fede, quando insieme si loda il Signore, si canta, si ascolta la Parola di Dio, si rimane in silenzio di adorazione: tutto questo è il culmine della Gmg. Ecco: questa è la festa grande, la festa della fede e della fraternità, che inizia in questo mondo e non avrà fine. Ma questo è possibile solo con il Signore! Senza l’amore di Dio non c’è vera festa per l’uomo! nità, che inizia in questo mondo e non avrà fine. Ma questo è possibile solo con il Signore! Senza l’amore di Dio non c’è vera festa per l’uomo! Accoglienza, festa. Ma non può mancare un terzo elemento: missione. Questa GMG era caratterizzata da un tema missionario: «Andate e fate discepoli tutti i popoli». Abbiamo sentito la parola di Gesù: è la missione che Lui dà a tutti! E’ il mandato di Cristo Risorto ai suoi discepoli: «Andate», uscite da voi stessi, da ogni chiusura per portare la luce e l’amore del Vangelo a tutti, fino alle estreme periferie dell’esistenza! Ed è stato proprio questo mandato di Gesù che ho affidato ai giovani che riempivano a perdita d’occhio la spiaggia di Copa- cabana. Un luogo simbolico, la riva dell’oceano, che faceva pensare alla riva del lago di Galilea. Sì, perché anche oggi il Signore ripete: «Andate…», e aggiunge: «Io sono con voi, tutti i giorni…». Questo è fondamentale! Solo con Cristo noi possiamo portare il Vangelo. Senza di Lui non possiamo far nulla – ce lo ha detto Lui stesso (cfr Gv 15,5). Con Lui, invece, uniti a Lui, possiamo fare tanto. Anche un ragazzo, una ragazza, che agli occhi del mondo conta poco o niente, agli occhi di Dio è un apostolo del Regno, è una speranza per Dio! A tutti i giovani vorrei chiedere con forza, ma io non so se oggi in Piazza ci sono giovani: ci sono giovani in Piazza? Ce ne sono alcuni! Vorrei, a tutti voi, chiedere con forza: volete essere una speranza per Dio? Volete essere una speranza, voi? [Giovani: ”Si!”] Volete essere una speranza per la Chiesa? [Giovani: ”Si!”] Un cuore giovane, che accoglie l’amore di Cristo, si trasforma in speranza per gli altri, è una forza immensa! Ma voi, ragazzi e ragazze, tutti i giovani, voi dovete trasformarci e trasformarvi in speranza! Aprire le porte verso un mondo nuovo di speranza. Questo è il vostro compito. Volete essere speranza per tutti noi? [Giovani: ”Si!”]. Pensiamo a che cosa significa quella moltitudine di giovani che hanno incontrato Cristo risorto a Rio de Janeiro, e portano il suo amore nella vita di tutti i giorni, lo vivono, lo comunicano. Non vanno a finire sui giornali, perché non compiono atti violenti, non fanno scandali, e dunque non fanno notizia. Ma, se rimangono uniti a Gesù, costruiscono il suo Regno, costruiscono fraternità, condivisione, opere di misericordia, sono una forza potente per rendere il mondo più giusto e più bello, per trasformarlo! Vorrei chiedere adesso ai ragazzi e alle ragazze, che sono qui in Piazza: avete il coraggio di raccogliere questa sfida? [Giovani: ”Si!”] Avete il coraggio o no? Io ho sentito poco… [Giovani: ”Si!”] Vi animate ad essere questa forza di amore e di misericordia che ha il coraggio di voler trasformare il mondo? [Giovani: ”Si!”] Cari amici, l’esperienza della GMG ci ricorda la vera grande notizia della storia, la Buona Novella, anche se non appare nei giornali e nella televisione: siamo amati da Dio, che è nostro Padre e che ha inviato il suo Figlio Gesù per farsi vicino a ciascuno di noi e salvarci. Ha inviato Gesù a salvarci, a perdonarci tutto, perché Lui sempre perdona: Lui sempre perdona, perché è buono e misericordioso. Ricordate: accoglienza, festa e missione. Tre parole: accoglienza, festa e missione. Queste parole non siano solo un ricordo di ciò che è avvenuto a Rio, ma siano anima della nostra vita e di quella delle nostre comunità divina, contribuisce a costruire un mondo più giusto e solidale. © Copyright 2013 Libreria Editrice Vaticana In615mila,fraufficialiesoldati,sirifiutaronodiservireHitlerolaRepubblicadiSalò.Finirononeilagerper18mesi È un capitolo aggiunto tardivamente - e va detto: colpevolmente - alla storiografia della Resistenza: la testimonianza offerta da 615mila ufficiali e soldati italiani che i tedeschi rinchiusero dopo l’8 settembre 1943 nei Lager e che ci rimasero per diciotto mesi, sino alla fine della guerra nel maggio 1945, avendo rifiutato di servire sotto il III Reich o di aderire alla Repubblica di Salò. La decisione presa da Hitler il 20 settembre 1943 li privò persino dello status di prigionieri di guerra e così gli “Internati militari italiani” non poterono godere delle garanzie previste dalle convenzioni internazionali. La quarta Resistenza, è stata chiamata: accanto a quella dei partigiani in armi, del sotterraneo sostegno popolare ai “combattenti dell’ombra”, dei soldati del Cil, il Corpo italiano di liberazione. Un fronte, quello dei campi di concentramento, che pose problemi logistici a Berlino: che ne guadagnò in forza-lavoro coatta ma fu costretta a impiegare decine di migliaia di carcerieri, molti dei quali sottratti alle esigenze belliche. Esso influì inoltre negativamente sulla possibilità per la Rsi sia di mettere in piedi un esercito degno di questo nome, sia di trarne motivo di propaganda; anche perché la condizione di “schiavi di Hitler” nella quale i prigionieri furono ridotti si tradusse in una miserabile vendetta per i 600mila “no” a Salò. Oltretutto soltanto una trentina dei più che trecento ufficiali superiori, generali e ammiragli, aderì - spesso tardivamente - alla Repubblica sociale. In memorie, diari, lettere, rapporti c’è molta sofferenza, fame, denuncia di violenze, ma anche fierezza e orgoglio - al di là dai brutali trattamenti cui i prigionieri erano sottoposti -, nella coscienza di una dignità umana da difendere. In quei 773 giorni di prigionia inflitti ai reclusi italiani i tedeschi perdettero, dal punto di vista dell’onore, anche l’ultimo successo militare che avevano riportato, quello contro l’ex alleato italiano. Da qualche anno gli storici sono tornati a scrutare quel fenomeno, l’unico del genere nella seconda guerra mondiale, e se ne servono anche per rivalutare comportamenti attribuibili al carattere di un popolo. Con testimonianze che, a settant’anni dagli avvenimenti di cui si parla, possono essere indicate come esemplari anche dal punto di vista religioso. Nei documenti riemersi dalle polveri degli archivi - e nei quali non ci si deve meravigliare che un grande spazio sia concesso ai problemi della fame, del freddo, delle violenze subìte, delle sofferenze materiali - sono sottesi elementi di religiosità, da tradursi in vere e proprie professioni di fede. Da rileggere, in questo senso, le trenta, densissime pagine del capi- tolo “Il tempo del Lager tempo di Dio: la deportazione come esperienza religiosa”, esemplare analisi condotta da Vittorio Emanuele Giuntella, anche per aver sperimentato sulla propria pelle quella situazione, nel suo ormai classico “Il nazismo e i Lager”(Edizioni Studium). Alcune personalità di spicco lasciarono un segno. Ad esempio Giuseppe Lazzati, nei cui confronti un compagno di detenzione nel campo di Sandhostel, Alessandro Natta - più tardi segretario generale del Pci -, avrà parole di ammirazione, così come riconoscerà il ruolo positivo svolto dai cappellani cattolici. Alcune figure dei quali, come il salesiano don Francesco Luigi Pasa, don Ascanio Micheloni, don Giuseppe Barbero, sono altrettante leggende del mondo concentrazionario. Altrove, nel campo di Gross Hesepe, si costituì, attorno a un animatore lombardo, Rimero Chiodi, una cellula dell’Azione Cattolica, con tanto di tessera, intitolata a un giovane martire, Renato Scalandri, ucciso nel 1944 a Hammerstein mentre portava la comunione ad altri internati. E un’altra esistenza esemplare è quella di Federico Ferrari, vittima dei suoi carcerieri alla vigilia della liberazione, autore di un diario nel quale si respira religiosità. Vi sintetizza, con lucidità di giudizio e nessun rancore, la miseria del popolo cattolico nell’inferno pagano del nazismo e coglie nella gente lembi di una umanità che attenuano la disperazione. Sostenuto dalla fede non come ultimo appiglio ma come sostanza di vita, continua ad alimentare sentimenti di amicizia verso i compagni di sventura, facendosi intensamente partecipe dei loro problemi. Un’atmosfera del genere è largamente presente nella memorialistica che sta affluendo da alcuni anni a questa parte, a parziale compenso dell’indifferenza che per lungo tempo ha circondato “quelli dei reticolati”. È anche necessario ricordare, senza voler rivendicare particolari meriti, come si spese la Chiesa per il recupero dei reduci, specialmente attraverso la Pontificia Opera di Assistenza, che diffuse ai parroci precise istruzioni sul modo con il quale essi dovevano essere trattati: non come malati e bambini, ma come uomini che avevano un orgoglio, portatori di una dura esperienza vissuta. E vogliamo concludere con Teresio Olivelli, protagonista di un’etica della Resistenza nella quale si sintetizzano tutti i valori dei “ribelli per amore”: un ufficiale italiano, esponente dei partigiani cattolici, teorico dei valori di libertà, ucciso a bastonate per aver difeso un compagno di prigionia. “Sui monti ventosi e nelle catacombe della città - così si conclude la sua ‘Preghiera del ribelle’ -, dal fondo delle prigioni, noi Ti preghiamo: sia in noi la pace che Tu solo sai dare. Dio della pace e degli eserciti, Signore che porti la spada e la gioia, ascolta la preghiera di noi ribelli per amore”. Angelo Paoluzi terra La quarta Resistenza: i militari, spesso cattolici, che seppero dire No al fascismo e al nazismo CarloCasini:«dobbiamoavereideealteeporredinanzianoiuntraguardoemozionale» “Uno di Noi”: il milione di firme è vicino 17 969.453lesottoscrizioninei28Paesidell’Ue.Il22settembreil“Clic Day” sione europea. Traguardi e idee alte “Il milione di firme è solo un traguardo giuridico - ha spiegato Carlo Casini, presidente del Comitato europeo e italiano - noi dobbiamo avere idee alte e porre dinanzi a noi un traguardo emozionale, che deve concretizzarsi nel tenere alta l’attenzione sulle questioni della vita, anche dopo la campagna per ‘Uno di noi’”. Essenziale, a questo riguardo, è l’impegno delle associazioni e dei movimenti che in Italia si muovono sulle frontiere della vita. Infatti in questi due mesi hanno intenzione di intensificare ancor di più la loro già vigorosa presenza, cercando di andare anche oltre i “recinti” ecclesiali, attraverso un itinerario che va dalle par- rocchie alle piazze cittadine. Un incoraggiamento a proseguire su questa strada è venuto da monsignor Mariano Crociata, segretario generale della Cei, che ha esortato a far leva sul “sentimento profondo” della nostra gente, “in forme che devono coinvolgere il più possibile le persone, non solo le istituzioni”. “La questione della vita non è così innocua, anzi è un po’ scomoda”, ha fatto notare Maria Grazia Colombo, portavoce del Comitato italiano: per questo i risultati raggiunti dalla Campagna di sensibilizzazione “sono importanti e vanno valorizzati”. L’Italia, in particolare, può svolgere il ruolo decisivo per “incrementare la collaborazione tra associazioni fuori dal nostro Paese, dove la solitudine può essere un ostacolo difficile da aggirare”. I Paesi “virtuosi” Sono dieci i Paesi che hanno raggiunto il minimo di firme essenziale per far passare la petizione di “One of Us” al vaglio della Commissione: al primo posto c’è sempre l’Italia, con 342.078 firme, seguita da Polonia (155.845), Francia (81.192), Romania (62.108), Spagna (61.312), Ungheria (49.205), Austria (30.956), Olanda (22.863), Slovacchia (21.912) e Lituania (9.165). Molti altri Paesi, tuttavia, hanno collezionato più del 50% delle firme necessarie per la soglia minima: a cominciare dalla Germania, che con 66.377 firme ha totalizzato l’89,40%. Seguono il Portogallo (14.162, 85,83%), l’Estonia (3.476 firme, 77,24%), la Croazia (4.592 firme, 51,02%), la Slovenia (3.514 firme, 58,57%) e la Lettonia (3.383 firme, 50,12%), il Lussemburgo (2.902 firme, 64,49%), Malta (2.688 firme, 59,73%). Nelle scuole Portare “One of Us” nelle scuole: è l’idea di Fism e Agesc, che all’inizio di questo anno scolastico indirizzeranno una lettera a tutti i loro istituti associati per sensibilizzare i ragazzi sui diritti dell’embrione e sull’importanza della firma. “Far leva” sui giovani per arrivare a coinvolgere, insieme a loro, i “colleghi” più adulti che frequentano l’università: a proporlo per raggiungere la quota di 1.200.000 firme è l’Azione Cattolica, che metterà a frutto anche il Convegno nazionale degli assistenti diocesani, in programma a Roma dal 27 al 29 settembre. Anche Mcl (Movimento cristiano lavoratori), infine, utilizzerà l’appuntamento annuale a Senigallia, questa settimana, per coinvolgere in suoi 4.000 dirigenti periferici. a cura di Maria Michela Nicolais 6 SETTEMBRE 2013 A meno di venti giorni dal “Clic day” del 22 settembre e a due mesi dalla “dead line” del primo novembre, ultimo giorno utile per la raccolta delle firme, la petizione europea Uno di noi è arrivata al rush finale. Sono 969.453, infatti, le firme finora raccolte dai 28 Paesi membri dell’Unione europea. Il traguardo del milione di firme non sembra più un’utopia o un obiettivo impossibile: anzi, il Comitato organizzativo per l’Italia - Paese capofila nel chiedere all’Europa di fermare gli esperimenti che eliminano gli embrioni umani rilancia, ponendosi l’obiettivo di arrivare a 1.200.000 firme, in modo da mettersi al riparo dal rischio dell’eventuale eliminazione di alcune firme, nella verifica finale che sarà effettuata dalla Commis- IN EVIDENZA Dal6al22settembreappuntamentieiniziativenellanghiranese,aParmaein11comuniperconoscereedegustareilRedeisalumi Prosciutto di Parma, una festa lunga mezzo secolo AlviaaLanghiranolaXVIedizionedelFestivalchecelebrai50annidelConsorzio 18 su servizio di bus navetta gratuito (per info: IAT Comune di Parma, tel. 0521 218889; [email protected]) che li accompagnerà nella zona di produzione. Il centro città sarà poi animato da una prosciutteria che permetterà a tutti i cittadini e turisti di degustare il dolce Parma all’aperto nella splendida cornice del centro storico. Anche quest’anno inoltre, come consuetudine, il Consorzio accoglierà un gruppo di giornalisti provenienti da tutto il mondo per un tour formativo volto alla conoscenza del Prosciutto di Parma e del suo territorio. Gli altri comuni coinvolti svilupperanno inoltre specifiche iniziative per le colline parmensi, attività sportive, stand con le eccellenze culinarie locali, degustazioni, la tradizionale gara di taglio e non mancherà la musica come ad esempio il concerto di FUORI LE MURA - Padova - multisala cult I l Festival del Prosciutto di Parma, giunto alla sua XVI edizione, arriva dal 6 al 22 settembre in città e in tutta la provincia con molti eventi gastronomici e culturali e tanta buona musica. Una settimana in più dunque per omaggiare un prodotto dell’eccellenza agroalimentare italiana, riconosciuto e apprezzato in tutto il mondo come sinonimo di qualità. L’edizione 2013 del Festival, coordinato ancora una volta da Fiere di Parma, si colora di un significato diverso perché la Corona ducale del Parma compie 50 anni: 50 anni di storia che saranno celebrati anche nel corso della manifestazione con alcune iniziative che aiuteranno a promuovere e valorizzare ancora una volta il Prosciutto di Parma. In particolare tra queste, Parma ospiterà presso i Portici del Grano per tutto il mese di settembre, una mostra fatta di immagini, documenti e altri materiali per raccontare la storia di tutte le famiglie dei produttori che hanno reso celebre il Prosciutto di Parma e che continuano a dedicarsi con la stessa passione di un tempo al proprio lavoro. Quale migliore occasione del Festival per coinvolgere poi la ristorazione di Parma e provincia? 50 per il Parma è l’attività che vedrà 50 ristoranti creare dei menu dedicati a base di Prosciutto di Parma e giocare anche con il numero “50”. Ci sarà anche un concorso on-line rivolto sia ai ristoratori sia alla loro clientela. Tra le attività più tradizionali invece, Finestre Aperte resta la forza attrattiva della manifestazione. Una settimana in più quest’anno per assistere al ciclo di lavorazione e respirare i profumi delle cattedrali dei Prosciutti di Parma. Turisti e appassionati potranno contare • MONSTER UNIVERSITY 6 SETTEMBRE 2013 di Dan Scanlon - Pixar (Stati Uniti, 2013) Mentre il mercato cinematografico, infatti, stenta ancora a decollare dopo la pausa estiva, ma almeno per un film vale la pena comprare il biglietto e godersi lo spettacolo. Stiamo parlando di “Monster University”, il seguito di ”Monster & co.”, pellicola d’animazione della Pixar che è rivolta non soltanto ai più piccoli ma anche agli adulti. Sempre di più, ormai, il mondo del cartone animato crea opere in grado di essere lette su più livelli. Michael Wazowski ha sempre saputo che sarebbe diventato uno spaventatore e per questo, fin da quando era un piccolo mostro, ha coltivato con costanza il sogno di iscriversi alla Facoltà di Spavento della Monsters University. Peccato che, proprio quando il suo desiderio sta per realizzarsi, l’incontro con il prepotente James P. Sullivan, compagno di studi, rischia di mandare a monte i suoi piani. Non solo i due vengono cacciati dal corso ma sono persino costretti a fare squadra: solo vincendo le Spaventiadi, infatti, potranno sperare di essere riammessi. Se l’originale è il ritratto di una strana coppia, il prequel, che narra come ci si è arrivati, è più classicamente la storia di Mike, piccolo grande eroe, costretto a fare i conti con il proprio handicap (è un mostro che non fa paura) ma anche con la forza contagiosa che gli viene in soccorso dalla determinazione e dalla passione che la carriera di potenziale spaventatore ispira in lui. Il passaggio dalla regia a sei mani dei creatori di Toy Story alla direzione unica di Dan Scanlon si sente, ma non penalizza oltremodo un film pieno di divertimento, che ha il suo fiore all’occhiello nell’ambientazione, mai così fantasiosa e accurata e che insegna ai più piccoli e ricorda a noi più adulti il valore dell’impegno, della determinazione, del lavoro, dell’amicizia e la forza del credere negli ideali. Dare “il giusto risalto a quelle esperienze femminili che sono state in grado di trasformare una condizione di minorità sociale in una ragione di affermazione, di indipendenza creativa, tali da valorizzare sia le loro esistenze che la vita culturale del nostro paese”: è l’intento della mostra “Ebraicità al femminile. Otto artiste del Novecento”, organizzata da Comune e Comunità ebraica di Padova. L’esposizione presenta, intorno a una protagonista come Antonietta Raphaël, pittrice e scultrice di grande valore, altre sette importanti artiste ebree del Novecento. Penalizzate dall’appartenenza ad una minoranza, e accomunate alle loro contemporanee non ebree dal pregiudizio antifemmimile, non per questo furono assenti o esitanti nell’assumere con la massima competenza iniziative di primo piano sulla scena culturale e artistica. Anche perché, in seno alla tradizione ebraica, il valore della cultura è basilare nella formazione individuale e collettiva. • Fino al 13 ottobre al Centro Culturale Altinate San Gaetano, via Altinate, 71, Padova. Inform: 049.8204715 (ore 9-12); [email protected] Elio e le storie tese e Fedez a Langhirano o quelli organizzati a Collecchio in Piazza Repubblica o la rassegna Concerti a Corte, a Talignano di Sala Baganza. Tra le numerose escursioni a contatto con la natura è da segnalare i Salti del Diavolo, una spettacolare formazione sedimentaria di strette guglie e pareti rocciose in direzione di Berceto; per la cultura invece la Fondazione Magnani Rocca, a Mamiano di Traversetolo, la Pieve romanica di San Biagio a Talignano e il Castello Pallavicino di Varano de’ Melegari. Da non perdere la visita al Museo del Prosciutto e dei Salumi di Parma, nell’antico Foro Boario di Langhirano, così come – su tutto il territorio - le degustazioni del Prosciutto di Parma in abbinamento ai migliori vini. L’inaugurazione ufficiale della XVI edizione del Festival, è fissata per venerdì 6 settembre alle 18,30 a Langhirano, in Piazza Ferrari, e sarà preceduta dal convegno organizzato presso il Cinema Teatro Aurora dalla Fondazione Andrea Borri dal titolo “Stelle, strisce e…fette. 1988-2013: 25 anni di presenza del Prosciutto di Parma negli Stati Uniti”, che racconterà l’arrivo del Prosciutto di Parma negli Stati Uniti grazie al contributo di Andrea Borri. LE VISITE AI PROSCIUTTIFICI D urante la durata del festival sono previste visite gratuite presso i prosciuttifici per scoprire come nasce il Prosciutto di Parma. Nei week end 7-8 e 14-15 settembre navette gratuite, in partenza dalla città e dalle Fiere di Parma, permetteranno la visita a Finestre Aperte e agli eventi nei 13 comuni aderenti. Le navette partono dal centro di Langhirano (p.le Corridoni); dal 14 al 22 settembre le navette partono anche dalle Fiere di Parma e/o dalla città di Parma. Le navette da Parma partono e rientrano in Viale Toschi. Le navette da Fiere di Parma partono e rientrano da ingresso centrale Fiere. Gli orari delle navette e il programma delle visite ai prosciuttifici e agli eventi del festival sono consultabili sul sito: www.festivaldelprosciuttodiparma.com Dove non è prevista la navetta, le visite si intendono non organizzate ed è indispensabile la prenotazione. Orari visite 10-13 e 15-19, quando non diversamente specificato. Per partecipare è necessario rivolgersi alla Segreteria Finestre Aperte (tel. 0521 354156, attivo dal 6 settembre) o al Punto InfoFestivaldelProsciutto presso le Fiere tel. 0521 996653 (attivo dal 14 al 22 settembre). Il Festival si può seguire anche su: www.facebook.com/consorzio.prosciuttodiparm a www.youtube.com/ProsciuttodiParmaDOP twitter.com/prosciuttoparma L’Eucaristianellavitadeglisposi LelucisullareggiadiColorno,laculturamaterialedelmuseoGuatelli Domenica 8 settembre ricorre l’anniversario dell’armistizio firmato dal Generale Badoglio nel 1943 con gli Alleati, dando avvio ad uno dei periodi più turbolenti della storia d’Italia e della città. A Parma sabato 7 settembre una delegazione istituzionale compirà un percorso che andrà a toccare alcuni dei luoghi simbolo della Città e di quei difficili momenti, iniziando, alle 9.30, da piazza Garibaldi. Si prosegue, alle 9.40, con la deposizione di corone in b.go S. Vitale; alle 9.55 deposizione corona alla lapide in p.le San Francesco; 10.20 in via Reggio deposizione corona al monumento agli Ammiragli Campioni e Mascherpa; 10.45 in via delle Fonderie alla Scuola di Applicazione Fanteria, ora Comando Provinciale Arma Carabinieri. Alle 11.15 l’arrivo al Monumento alle Barricate in piazzale Rondani, quindi alle 11.30 in piazzale Marsala, presso la lapide in ricordo dei Caduti 33° Reggimento Carristi. Alle 11.45 deposizione corona al monumento Monumento ai Caduti Partigiani presso il cimitero della Villetta, con corteo dalla portineria centrale. Infine alle 12.15 a Mariano - Villa Braga commemorazione e consegna del riconoscimento a due classi del Liceo Romagnosi e del Liceo Toschi, che hanno partecipato al concorso “8 settembre 1943 Guerra alla Guerra”. Degustazioni, ballo liscio e solidarietà FESTA DEL LAMBRUSCO DI TORRILE Giunge alla decima edizione la “Festa del Lambrusco” di Torrile organizzata dall’associazione “Amici di Torrile”, il cui ricavato sarà, come sempre, interamente devoluto per realizzare progetti rivolti alla comunità e sostenere associazioni che operano nel sociale; parte dei fondi viene utilizzata per ampliare e arricchire il parco giochi nell’area verde di fianco alla chiesa di Torrile. Dal 6 all’8 settembre, a partire dalle 19 cucina, degustazioni gratuite di lambrusco, ludoteca, mercatino artigianato. Venerdì 6 dalle 22.30 serata anni ’70-’80 con la musica dei Discoinferno-The disco power; sabato 7 settembre dalle 2045 risate con Giampaolo Cantoni; 21.30 si balla con il liscio di Marco&Alice; domenica 8 settembre dalle 21 si balla il liscio con Castellina Pasi. Spettacolo piromusicale INCENDIO ALLA REGGIA DI COLORNO Un “incendio” di suoni, luci e colori animerà sabato 7 settembre alle 22.30 la Reggia di Colorno. La facciata verso il giardino settecentesco, con il grandioso scalone progettato da Alexandre Ennemond Petitot intorno alla metà del ’700 sarà la quinta d’eccezione di uno spettacolo di fiamme e bagliori che illumineranno il cielo in un crescendo di coreografie luminose perfettamente sincronizzate a celebri composizioni musicali tra le quali spiccano famose arie verdiane. In caso di maltempo lo spettacolo sarà rimandato a domenica 8 settembre; ingresso a offerta. Info: 0521. 313790, www.turismocolorno.it. La parrocchia di Cristo Risorto organizza una gitapellegrinaggio ad Assisi il 14 e 15 settembre 2013. Per adesioni contattare la Parrocchia (0521. 781859) oppure don Crispino (346.5896021) entro il 6 settembre. coniugale “La Tenda di Sara e Abramo” (in Monticelli Terme). Guiderà la riflessione e la preghiera e presiederà la celebrazione eucaristica monsignor Pietro Ferri. Questo il programma: 9.30: prima meditazione, cui farà seguito la preghiera personale e di coppia; 12.30: pranzo insieme; 15: seconda meditazione e preghiera; 17: Eucaristia. All’Oratorio dei Rossi Tenda della Parola Ogni primo sabato del mese, a partire dal 7 settembre, all’oratorio dei Rossi (Parma, via Garibaldi 28) dalle 16.15 alle 17.15 si recita il Santo Rosario, per conservare la grazia dopo l’imposizione dello scapolare e per acquisire ogni grazia con l’aiuto dello Spirito Santo e delle virtù della Vergine Maria. Come ogni anno, la Tenda della Parola propone in settembre due incontri per crescere nella conoscenza dei Salmi e perché divengano il nostro canto: alle 21 nella chiesa della SS. Trinità (Parma, borgo Trinità 5) mercoledì 18 settembre il Salmo 13(12), Fino a quando, YHWH?, e giovedì 26 settembre con il Salmo Salmo 14(13), L’insensato pensa nel suo cuore: «Dio non esiste!»!. Ogni salmo viene tradotto, commentato e poi celebrato ogni volta con un modo espressivo proprio, perché divenga, per la forza dello Spirito, celebrazione unica. Parrocchia Cristo Risorto GITA-PELLEGRINAGGIO AD ASSISI ROSARIO MENSILE Ufficio famiglia GIORNATA SPIRITUALITÀ PER FIDANZATI E SPOSI Papa Francesco, facendo proprie le parole che un seminarista francese gli ha rivolto durante un incontro, ha detto che “l’evangelizzazione comincia dall’inginocchiatoio”; madre Teresa (e così le sue consorelle) stava in adorazione davanti al Santissimo almeno un’ora al giorno. Anche noi siamo chiamati, seppure con modalità e tempi diversi, a “stare col Signore”, per poi saper essere suoi testimoni, nella quotidianità. Con questo convincimento e con questa disposizione d’animo, invitiamo fidanzati e sposi alla giornata di spiritualità “L’Eucaristia nella vita degli sposi”, che avrà luogo domenica 15 settembre presso il Centro diocesano di spiritualità DUE SALMI PER LA VITA testimonianze e preghiera GIORNATA DEL CREATO: LE INIZIATIVE A PARMA Domenica 22 settembre il Consiglio delle Chiese cri- stiane di Parma e il Gruppo diocesano giustizia pace ambiente invitano alla Giornata per la salvaguardia del creato 2013. Alle 18.30 in Battistero interverranno l’archimandrita Evangelos Yfantidis, vicario generale della Sacra Arcidiocesi ortodossa d’Italia, e Fabio Fabbro, presidente dell’Associazione Famiglia Aperta di Parma. Alle 20 nel cortile del Seminario Maggiore agape fraterna nella sobrietà. Alle 21 in Battistero ascolto e preghiera con il coro ecumenico di Parma. Grupo di preghiera p. Pio PELLEGRINAGGI A ROMA E MEDJUGORJE Il Gruppo di Preghiera di Padre Pio della Parrocchia di Santa Maria della Pace di Piazzale Pablo a Parma organizza due pellegrinaggi; il primo dal 4 al 6 ottobre per la visita a San Giovanni Rotondo delle spoglie mortali di San Pio da Pietrelcina e a Roma per incontrare il Santo Padre Francesco. Il secondo a Medjugorje dal 31 ottobre al 3 novembre per partecipare all’apparizione Mariana alla veggente Miriana del 2 Novembre. Tutti coloro che fossero interessati sono invitati a chiamare i seguenti numeri: 349.6716801, 348. 4467300, 0521.221074. Camera di San Paolo è in via Melloni, 3/a; negli altri giorni (tranne il lunedì chiuso apertura dalle 8.30 alle 14. Il percorso è accessibile alle persone con disabilità motoria. Info: 0521.233309-233617, sbsae-pr@ beniculturali.it. Cariparma Running per Famiglia Più CORRENDO PER LA VITA Domenica 8 settembre appuntamento, per tutti i podisti parmigiani, alla 16a edizione di Cariparma Running. Come sempre, ad affiancare la parte agonistica ci sarà la camminata non competitiva di 5km “Corri per la Vita”, che si snoderà anch’essa all’interno del centro storico di Parma; il ricavato sarà devoluto, raddoppiato dall’intervento di Cariparma, alle associazioni Dynamo Camp e Famiglia Più. Sarà possibile effettuare l’iscrizione sabato 7 e domenica 8 settembre direttamente nello stand Cariparma in piazza Garibaldi. Mostre, visite, laboratori, musica FESTA AL MUSEO GUATELLI Domenica 8 settembre, come ogni anno, l’Associazione degli Amici di Ettore e del Museo organizza presso il podere Bellafoglia di Ozzano Taro una festa per ricordare l’anniversario della scomparsa di Ettore Guatelli. Sarà una giornata di mostre, laboratori per bambini, musica e visite guidate alle sale del Museo e alla casa (ogni mezz’ora dalle 10 alle 12). Durante tutta la giornata sarà possibile assistere al documentario-intervista di Maurizio Pacchiani, “Trarì: la storia di un paese nei ricordi di Azeglio”. Nel pomeriggio visite guidate dalle 14.30 alle 17 e dalle 15 alle 17 laboratorio di giocattoli poveri “Costruiamo con la fantasia”. Alle 15 presentazione ufficiale della mostra “Intruders, Urban Explorers”. Alle 17 concerto della Banda Giuseppe Verdi, di Parma. Dopo la cena sotto il portico del museo, spettacolo di Francesco Camattini “Fine della storia Canzoni ed eresie per un presente remoto”, con Alessandro Sgobbio, Paolo Ricci ed Henni Taari. Cattolici e evangelici a Camaldoli Laboratorio per bambini e bambine Dal 27 al 29 settembre al Monastero di Camaldoli si terrà l’incontro cattolico-evangelico per giovani ”Essere cristiani insieme”, organizzato dal Monastero, dal Segretariato attività ecumeniche e dalla Federazione giovanile evangelica italiana. Sono previsti interventi di Serena Noceti, Matteo Ferrari, Claudio Paravati, Letizia Tomassone, Simone Morandini, Sofia Bianchi. Info e iscrizioni: www.monasterodicamaldoli.it/[email protected], 0575.556013. Il Museo archeologico nazionale di Parma (piazzale della Pilotta 5) organizza, per bambini e bambine dai 5 anni in su, il laboratorio “Vasai della prima Parma”. L’iniziativa, fissata per giovedì 12 settembre dalle 9.30 alle 12, permetterà ai partecipanti di calarsi nei panni di un vasaio dell’età del ferro, e al termine ciascuno potrà portare a casa l’oggetto in ceramica modellato e decorato nella mattinata. Per iscrizioni e informazioni è necessario telefonare ai numeri 0521.233718 - 0521.282787. Per bambini e nonni oltre i 65 anni il laboratorio è gratuito. Altri adulti accompagnatori pagheranno soltanto l’ingresso al museo. Il laboratorio fa parte delle attività di promozione della mostra “Storie della prima Parma, Etruschi, Galli, Romani: le origini della città alla luce delle nuove scoperte archeologiche”, la cui apertura è stata prorogata fino al 29 dicembre. INCONTRO ECUMENICO PER GIOVANI Torna l’orario prolungato IL SABATO ALLA CAMERA DI S. PAOLO Da sabato 7 settembre fino a fine anno cittadini e turisti di passaggio a Parma avranno una possibilità ulteriore di ammirare, gli straordinari affreschi dipinti dal Correggio e da Alessandro Araldi agli inizi del Cinquecento nell’appartamento privato della badessa Giovan- na da Piacenza all’interno nel Monastero di San Paolo. Dopo una breve pausa estiva riprende, infatti, l’iniziativa “Aperti per Voi” realizzata in collaborazione con i Volontari del Patrimonio Culturale del Touring Club Italiano, che consentirà la visita straordinaria della Camera di San Paolo anche il sabato pomeriggio, garantendo l’apertura con orario prolungato dalle 8.30 fino alle 18. L’ingresso alla COME I VASAI DELL’ETÀ DEL FERRO memo CELEBRAZIONI PER L’8 SETTEMBRE 19 6 SETTEMBRE 2013 Itinerario nei luoghi-simbolo 20 6 SETTEMBRE 2013