Acceso l’inceneritore,
è polemica sulle
affermazioni di Grillo.
Il richiamo
del Vescovo.
L’appello del Papa.
Sabato 7 settembre, dalle
19 alle 24, adorazione e
digiuno nella chiesa
di S. Lucia.
Il ricordo di don Sergio
Bellini, sentinella del
Signore, che lunedì scorso
ha compiuto il suo
cammino terreno.
5
2
13
POSTE ITALIANE S.P.A. • SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE • D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N. 46) ART. 1, COMMA 1, DCB PARMA
euro 1,65
anno XCIV
EDIZIONE
ONLINE
DIOCESI DI PARMA
29
6 SE T T E M B R E 2 0 1 3
Lasettimanasociale
elafamiglia
Torino per vivere insieme un’iniziativa
culturale ed ecclesiale di alto profilo” su un
tema centrale per la vista delle persone e
per il bene comune del Paese
Le Settimane Sociali “intendono essere un’iniziativa culturale ed ecclesiale di alto profilo, capace di affrontare e se possibile anticipare gli interrogativi e le sfide talvolta radicali poste dall’evoluzione della società”.1 Queste finalità appaiono più che mai attuali dal tema scelto per la 47ª
Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, che si
terrà a Torino nei giorni 12-15 settembre di quest’anno: “La famiglia, speranza e futuro per la società italiana”.
Si tratta di un tema centrale per la vita delle persone e per il bene comune del Paese. Esso era già
presente nell’agenda proposta alla Settimana Sociale di Reggio Calabria del 2010, la cui attualità
è dimostrata dal dibattito proseguito in questi
anni ai vari livelli istituzionali del Paese, oltre che
dallo sviluppo stesso degli avvenimenti. Tra i
punti all’ordine del giorno dell’agenda (intraprendere, educare, includere, slegare la mobilità
sociale, completare la transizione istituzionale),
la famiglia appariva trasversalmente come soggetto di futuro, capace di sciogliere i nodi che impediscono al nostro Paese di crescere. Proprio lì
nasceva l’esigenza di mettere a tema la famiglia
in modo diretto e centrale, in concreta continuità
con le riflessioni già svolte, nel desiderio di declinare il bene comune sui problemi particolarmente urgenti per la comunità nazionale.
Nella prospettiva della ricerca continua del bene
comune, la famiglia appare quanto mai importante, perché tocca i nodi antropologici essenziali per l’integrità e il futuro della persona umana; costituisce un pilastro fondamentale per costruire una società civile davvero libera, nella
quale trovino spazio innanzitutto la libertà religiosa e quella educativa; è dunque condizione
fondamentale per una società dove i diritti di tutti e di ciascuno siano realmente rispettati. Il tema
della famiglia - e il ruolo che essa ha svolto e continua a svolgere nel cuore della nostra società chiama in causa anche diversi aspetti economici e sollecita ad affrontarli nella prospettiva del
primato della persona.
Oltre che per queste ragioni, la famiglia emerge
come un soggetto portante anche nell’assunzione del compito indicato dagli Orientamenti pastorali decennali su “Educare alla vita buona del
Vangelo”: “Nell’orizzonte della comunità cristiana, la famiglia resta la prima e indispensabile comunità educante.
Mariano Crociata - segretario generale CEI
A
continua a pagina 2
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Tempo
di Gr.Est
BUON COMPLEANNO
DON GIUSEPPE!
pagina speciale per i
100 anni di don Celeste
pagina 9
Estate: aperto per ferie, o meglio per
l’animazione di bambini e ragazzi.
Alcune immagini dell’impegno delle
parrocchie in questo ambito
10-11
9 771825 290006
Lutto
30029
Pace in Siria
ISSN 1825-2907
Rifiuti
L’OPINIONE • La Pace, un sogno che non può e non deve tramontare
U
voci
Udendo le parole forti e nette di Francesco per la pace, pensando alla Sua
iniziativa di chiamare tutti a fare del 7
settembre una giornata di digiuno e preghiera per la Siria, la memoria ritorna istintivamente alla opera di pace di Giovanni Paolo II,
particolarmente nei giorni della seconda
guerra del Golfo. Ma è anche impossibile non
notare come l’intervento di papa Bergoglio si
collochi in un contesto completamente mutato rispetto a quello di papa Wojtyla del 2003,
quando la società civile si mobilitò su scala internazionale contro la guerra in Iraq. A dieci
anni di distanza il silenzio assordante sulla Siria, silenzio rotto dalle parole di Francesco, dice molto della qualità delle nostre società che
paiono rassegnate, ripiegate su se stesse e fiaccate dai problemi della crisi economica, quasi questo legittimasse una sorta di disinteresse per chi sta peggio, quasi fosse possibile salvarsi senza gli altri. Soprattutto colpisce il fatto che il mondo politico, culturale, la società
civile, si presentino, sull’orlo di una guerra dalle ripercussioni potenzialmente mondiali,
senza passione e, pertanto, senza idee. Quale
il bandolo da cui riprendere il filo della pace?
Quale protezione per le confessioni cristiane
in Medio Oriente? Soprattutto, colpisce come,
a tutti i livelli, sperare la pace, sperare di cambiare il mondo sembri impossibile se non illusorio. Al punto che anche solo nutrire questo desiderio può addirittura sembrare patetico, una pia intenzione di anime belle. Questo
però rappresenta un problema e un interrogativo per la coscienza e – vorrei dire – soprattutto per la fede dei cristiani. Quando tramonta il sogno della pace, al centro di tanto
magistero (e tanta diplomazia), particolar-
2
CONTINUA DALLA PRIMA PAGINA
La Settimana sociale e la famiglia
P
er i genitori, l’educazione è un dovere essenziale, perché connesso alla
trasmissione della vita; originale e primario rispetto al compito educativo di
altri soggetti; insostituibile e inalienabile, nel senso che non può essere delegato né surrogato”.
Tenendo presenti questi aspetti, a Torino si parlerà di famiglia nella prospettiva propria delle Settimane Sociali, che
oggi significa, ad esempio: ascoltare la
fatica e la speranza che salgono dal vissuto di tante famiglie; riconoscere la famiglia come luogo naturale e insostituibile di generazione e di rigenerazione
della persona, della società e del suo sviluppo non solo materiale e civile, ma
anche morale e spirituale; essere concretamente vicini ed essere percepiti come vicini dalle famiglie - genitori e figli
- che soffrono per i motivi più diversi;
valorizzare l’indicazione presente nella
nostra Costituzione che definisce la famiglia come istituzione fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna; ri-
DIOCESI DI PARMA
«Le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini e delle donne di oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono, sono pure le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dei discepoli di Cristo,
e nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel loro cuore».
(Gaudium et spes, 1)
6 SETTEMBRE 2013
mente dalla Pacem in Terris di Giovanni XXIII,
come mantenere vivo l’escaton tra i fedeli, come mantenere viva l’attesa e la preparazione
del Regno di Dio, come credere al Signore della storia, che misteriosamente la conduce?
Come traspare da questo inizio di pontificato,
per Papa Francesco ciò che è spirituale non è
mai scisso dalla vita concreta di chi soffre; con
la sua proposta di preghiera e digiuno, egli
propone nuovamente a tutti di attingere alla
fonte della Bibbia per riproporre al mondo l’utopia cristiana come orientamento, non teorico ma effettivo, per la vita dei popoli e la soluzione delle controversie tra le nazioni. Vengono in mente le parole del numero 9 della
Lumen Gentium: Il suo fine [del popolo messianico] è il Regno di Dio iniziato sulla terra
conoscere e tutelare sempre e in primo
luogo i diritti dei figli; mettere in evidenza il legame che unisce il “favor familiae” con il bene comune e lo sviluppo del Paese, al di là di pregiudizi e ideologie, per cogliere le tante ragioni condivisibili da molti, oltre gli schieramenti e le differenti posizioni culturali e religiose.
L’intento della Settimana Sociale è di favorire un approccio critico e al tempo
stesso propositivo a un tema così vasto
e impegnativo; di suscitare un dibattito
e offrire chiavi di lettura in modo che
tutti, credenti e non credenti, stimolati
da queste sollecitazioni, si impegnino in
un discernimento veramente corale a
difesa e per la promozione della famiglia, determinati a far scaturire “cose
nuove”, frutto di positivo cambiamento
e spinta per politiche organiche e coerenti.
mons. Mariano Crociata
Segretario Generale Cei
Direttrice responsabile: Maria Cecilia Scaffardi
Vice direttore: don Luciano Genovesi
In redazione: Alessandro Ronchini.
Pagina Fedi: Laura Caffagnini.
Fotografie: Parrocchia di Collecchio, Giampaolo Borella, Paola Pedrona.
Hanno contribuito a questo numero: Agenzia Sir, Nando Bonati, Guido brizzi Albertelli, Liliana Castagneti, Erick Ceresini, Alfredo Chierici, Alessandro Chiesa, Mariano Crociata, Asmae Duchan, Gildo Nardon, M. Michela Nicolais, Lauro Paoletto, Aluisi Tosolini.
da Dio stesso ma destinato a
dilatarsi sempre più.
Diceva il card. Bergoglio, all’epoca arcivescovo di Buenos
Aires: “L’utopia prende la sua
forza da due elementi: il malessere che genera la situazione e l’incrollabile convinzione che un altro mondo è possibile. Da lì la sua forza mobilitatrice”. Per singolare coincidenza le parole del papa pronunciate all’Angelus del 1°
settembre per una iniziativa
di digiuno e preghiera per la
Siria sono quasi coincidenti
con il 50° del discorso di Martin Luther King noto come I
have dream. Sta a dirci che,
pur per vie dolorose, i sogni
semplici, se nutriti dalla Parola di Dio e dalla fede degli uomini, cambiano
il mondo.
Per questo, il 7 settembre anche la chiesa di
Parma si unirà al papa raccogliendosi nella
chiesa di Santa Lucia. Ciò che l’anima è nel
corpo, i cristiani lo sono nel mondo: non facciamo venire meno la nostra preghiera per chi
soffre in Siria e ritroveremo il dono dell’essere
parte del popolo messianico il quale, anche se
di fatto non comprende ancora la totalità degli uomini e ha spesso l’apparenza di un piccolo gregge, costituisce invece per l’umanità
intera il germe più sicuro di unità, di speranza e di salvezza (Lumen Gentium, n.9).
Alessandro Chiesa
LA VEGLIA DI PREGHIERA
«...Per questo, fratelli e sorelle, ho deciso di
indire per tutta la Chiesa, il 7 settembre
prossimo, vigilia della ricorrenza della
Natività di Maria, Regina della Pace, una
giornata di digiuno e di preghiera per la
pace in Siria, in Medio Oriente, e nel
mondo intero, e anche invito ad unirsi a
questa iniziativa, nel modo che riterranno più opportuno, i fratelli cristiani non
cattolici, gli appartenenti alle altre Religioni e gli uomini di buona volontà.
Il 7 settembre in Piazza San Pietro - qui dalle ore 19.00 alle ore 24.00, ci riuniremo
in preghiera e in spirito di penitenza per
invocare da Dio questo grande dono per
l’amata Nazione siriana e per tutte le situazioni di conflitto e di violenza nel
mondo. L’umanità ha bisogno di vedere
gesti di pace e di sentire parole di speranza e di pace! Chiedo a tutte le Chiese particolari che, oltre a vivere questo giorno
di digiuno, organizzino qualche atto liturgico secondo questa intenzione».
(Papa Francesco, Angelus 1 settembre 2013)
Accogliendo l’invito di Francesco anche
a Parma vivremo un tempo di preghiera,
in comunione con la Chiesa di Roma e la
Chiesa universale:
SABATO 7 SETTEMBRE dalle 19.00 alle 24.00 presso la chiesa cittadina di S.
Lucia (via Cavour)
adorazione eucaristica e digiuno per
chiedere il dono della pace in Siria, in
Medio Oriente, nel mondo.
Comunità di Sant’Egidio
ALTRE INIZIATIVE PER LA PACE IN MEDIO ORIENTE
AL SANTUARIO “MADONNA
DELLA PACE” DI MARZOLARA
Nel Santuario Diocesano della “Madonna della Pace” in Marzolara Sabato 7
settembre ore 21 si terrà una veglia di
preghiera per la Pace, in comunione con
l’iniziativa di Papa Francesco che ha deciso di indire una giornata di digiuno e
preghiera per la pace al grido “Mai piu’
la guerra “ l’incontro è rivolto a tutti coloro che credono nel valore della preghiera come arma per la prevenzione
della guerra e la diffusione della Pace ci
rivolgeremo con il Papa a Maria:
“Lei è madre: che ci aiuti a trovare la Pace; tutti noi siamo Suoi figli”.
LA PREGHIERA DELLA COMUNITÀ
EVANGELICA METODISTA
Il recente Sinodo delle Chiese Metodiste
e Valdesi ha approvato un atto in cui
condanna «fermamente ogni intervento
armato da parte di altre nazioni» e auspica che tutti i leader religiosi si impe-
Redazione e amministrazione: Parma - Piazza Duomo 1 (Palazzo del Vescovado)
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Il giornale usufruisce dei contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250.
gnino a promuovere «la pace, la fratellanza e la libertà religiosa contro ogni fanatismo religioso». La Tavola Valdese e
il Comitato permanente dell’Opera per
le chiese metodiste in Italia (OPCEMI)
sono quindi «impegnate a promuovere
tra le chiese sorelle un appello ai capi di
Stato perché rinuncino a ogni conflitto
armato».
Per dare voce all’atto sinodale la Comunità Metodista di Parma si è riunita in
preghiera lo scorso 5 settembre in comune solidarietà con il popolo siriano e
con tutti i popoli che si trovano in situazione di guerra e guerra civile. «Siamo
uniti alle molte voci che si stanno elevando in questi giorni per dire NO al ricorso delle armi. Crediamo che occorra
avere una visione per il futuro in grado di
rinsaldare quei principi fondamentali
che sono alla base della convivenza e
che devono guidare l’azione politica a
tutti i livelli: il ripudio della guerra, la
condanna per ogni forma di violenza e
di arbitrio, il primato della dignità umana, il rispetto del diritto internazionale
dei diritti umani, il dovere di solidarietà
con tutte le vittime».
Abbonamento annuo (45 numeri): Ordinario 50 € - Sostenitore 75 €
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Questo numero è stato chiuso in redazione mercoledì 3 settembre, alle 19.30.
Tiratura: 1.825 copie.
Lasapienzadel“lasciare”
Luca 14,25-33
In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli
si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più
di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere
mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e
non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima
a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla
a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non
è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure
quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila
uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per
chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti
i suoi averi, non può essere mio discepolo».
Seistatounrifugiodigenerazioneingenerazione
I
SALDEZZA • Per
porsi al seguito di
Gesù bisogna
fidarsi della
stoltezza della
croce, che
trasforma le nostre
opere e i nostri
giorni dando loro il
vero senso e una
durata che si fonda
sul mattino della
Risurrezione.
Sapienza 9,13-18
Quale, uomo può conoscere il volere di Dio?
Chi può immaginare che cosa vuole il Signore?
I ragionamenti dei mortali sono timidi
e incerte le nostre riflessioni,
perché un corpo corruttibile appesantisce l’anima
e la tenda d’argilla opprime una mente
piena di preoccupazioni.
A stento immaginiamo le cose della terra,
scopriamo con fatica quelle a portata di mano;
ma chi ha investigato le cose del cielo?
Chi avrebbe conosciuto il tuo volere,
se tu non gli avessi dato la sapienza
e dall’alto non gli avessi inviato il tuo santo spirito?
Così vennero raddrizzati i sentieri di chi è sulla terra;
gli uomini furono istruiti in ciò che ti è gradito
e furono salvati per mezzo della sapienza».
Salmo 89
Signore, sei stato per noi un rifugio
di generazione in generazione.
Tu fai ritornare l’uomo in polvere,
quando dici: «Ritornate, figli dell’uomo».
Mille anni, ai tuoi occhi,
sono come il giorno di ieri che è passato,
come un turno di veglia nella notte.
Tu li sommergi: sono come un sogno al mattino,
come l’erba che germoglia;
al mattino fiorisce e germoglia,
alla sera è falciata e secca.
Insegnaci a contare i nostri giorni
E acquisteremo un cuore saggio.
Ritorna, Signore: fino a quando?
Abbi pietà dei tuoi servi!
Saziaci al mattino con il tuo amore:
esulteremo e gioiremo per tutti i nostri giorni.
Sia su di noi la dolcezza del Signore, nostro Dio:
rendi salda per noi l’opera delle nostre mani,
l’opera delle nostre mani rendi salda.
Lettera a Filèmone 1,9-10.12-17
C
hi è il discepolo, colui che “viene dietro a me”? La Parola di oggi sembra avere risposte diverse. Il discepolo
è un calcolatore, uno che prima deve analizzare i pro
e i contro, oppure è un folle disposto a tutto, uno che non fa
alcun calcolo, che non ha paura mettersi all’ultimo posto come il suo Maestro? E “il bene della Chiesa” coincide sempre
con le “prudenze” della Chiesa?
…Camminavano con lui numerose folle. Possiamo sentire l’eco della domanda: «Sono molti quelli che si salvano…?».
… Voltatosi: Gesù si volge indietro perché è avanti. E’ una annotazione teologica, non certo di cronaca. Il Maestro-Gesù
indica la strada, il discepolo lo segue.
… Se qualcuno viene verso di me… Il discepolo è uno che “va
verso”; è un andare che nasce da una scelta; “se”: l’uomo entra in relazione con Dio, diventa discepolo perché accetta una
proposta che gli viene rivolta da un altro.
…odia il padre, odia la madre...odia la vita...Sono chiaramente dei semitismi: dentro ci sta un annuncio molto più preciso: se tu metti ordine nella tua vita, metti in chiaro chi è il primo riferimento della tua vita; se riesci a mettere Dio come il
“primo” tutto il resto ritroverà la sua giusta dimensione e collocazione. (E’ questo il calcolare di cui parla Luca? Ma non è
piuttosto un non calcolare«?).
…viene “dietro di me” (opiso mou): “andare verso Gesù”: significa camminargli dietro. Egli ci sta davanti. Questa – suppongo – è l’ottica di lettura dei due esempi del vangelo: credo
di intravedere un esempio concreto di cosa significa quel “non
odia”: la logica del discepolo non è quella del calcolo, del vedere quanto mi costa e quanto mi dà quella scelta, quell’esperienza…; quello che deve mettere in movimento una persona non può essere l’avere successo, l’avere prestigio (…il discepolo odia questa logica…). Quello che mette in movimento il discepolo è una Persona; è Gesù di Nazareth; è il Samaritano che va verso Gerusalemme; è l’ospite di Marta e Maria;
è la porta stretta; è lo sposo che invita tutti alla festa di nozze…
… rinuncia ai suoi averi… Cosa significa? Non è completamente fuori contesto? Oppure il termine “averi” sta ad indicare qualcos’altro: le proprie idee, le proprie convinzioni, la
propria idea di Dio, le proprie sicurezze?
don Nando Bonati
APOTASSETAI
Significa “separarsi da”,
“prendere congedo da”;
noi troviamo tradotto con
“rinunciare”. In Luca il
problema della ricchezza
occupa maggior spazio
che in Marco e Matteo.
Sappiamo che egli si occupa dei ricchi e della
condizione dei ricchi ma
non della ricchezza. Pertanto, quando parla dei
“ricchi” probabilmente
parla di persone concrete, non di semplici possessori di “averi”. La situazione dei capi giudei, che
si reputano ricchi a causa
del loro retaggio e pertanto rifiutano Gesù, è tipica del ricco che fa assegnamento sui suoi beni.
Questo, ovviamente, è un
impedimento per seguire
Gesù. Di qui si passa agli
ammonimenti etici rivolti
alla comunità, alla quale
viene proposto come
esempio la condotta di
Zaccheo che dà la metà
dei suoi beni ai poveri e
restituisce il quadruplo: il
dovere di invitare disinteressatamente. In fondo, in
questo si identifica tutto
l’operato di Gesù: un invito disinteressato al Regno!
(cfr. Kittel – Grande lessico del Nuovo Testamento,
X, pp. 756-758).
Inostri giorni, i nostri
anni: solo un soffio
(Salmo 89,9), un sogno
doloroso (5), “passano presto e noi voliamo via” (10),
come erba di breve durata
(6): «’Adàm, breve di giorni
e sazio di tormento; come
fiore sboccia: e sarà tagliato!» (Gb 14,1-2). I nostri
giorni indietreggiano verso
la polvere (3): «Ricordati
che d’argilla mi hai plasmato, e alla polvere mi farai
tornare!» (Gb 10,9). Dove
dimorare al riparo? Il salmista getta nella preghiera
la sua fatica, la sua desolazione: potrà forse placare
l’angoscia contemplando
Dio che è “da sempre e per
sempre” (2)? O riconoscendo che l’ira di Dio (7.9.11)
verso il nostro peccato è
giusta? È vero: “Mille anni,
ai tuoi occhi, sono come il
giorno di ieri che è passato”
(4)! È vero, “Davanti a te
poni le nostre colpe” (8), e
noi siamo distrutti: «Nella
polvere io giacerò: E tu mi
cercherai all’alba. Ed io,
non più!» (Gb 7,21). È vero,
ma non comprendiamo!
Deve tornare (13) Egli stesso. Deve Egli stesso chinarsi benevolmente su di noi
(13, pietà), donarci la sua
misericordia (14, amore),
la sua dolcezza (17).
Senza questi doni,
non potremmo andare dietro a Lui, non potremmo
essere suoi discepoli (Lc
14,26-27): «Costui ha iniziato a costruire, ma non è
stato capace di finire il lavoro» (Lc 14,30)! Lui solo,
che è all’opera nella creazione, può rendere durature le nostre opere (17), e
colmarci di gioia (15)! «Gli
uomini furono istruiti in ciò
che ti è gradito e furono salvati per mezzo della sapienza» (Sap 9,18): come Maestro interiore (12), Egli stesso ci insegnerà il mistero
dei nostri giorni, in cammino verso il Giorno senza
tramonto, inaugurato nel
Mattino (14) della Risurrezione!
Parola
XXIII DOMENICA
Tempo ordinario - C
3
Liliana Castagneti
1. Dio – nella persona di Gesù
– ha stravolto le nostre logiche. Il discepolo non può attendersi conferme delle proprie scelte se non da Gesù di
Nazareth, da una relazione
profonda, amicale, sponsale,
con Gesù…venire dietro… Ricordiamo il testo di domenica
scorsa. Chi di noi alla festa di
compleanno del proprio figlio ha invitato gli amici più
antipatici? Chi di noi, ad un
evento importante, ha invitato albanesi, marocchini? Io
ascolto la parabola degli invitati al banchetto per rendermi conto che io faccio parte
della categoria dei ciechi,
zoppi…; per rendermi conto
che la mia chiamata al regno
è dono, puro dono gratuito.
Forse anch’io allora agirò, almeno qualche volta, di con-
seguenza. Solo se mi scopro
discepolo, scoprirò la bellezza del fare come il Maestro!
2. Sono “molti” quelli che
vanno alla ricerca di Dio; “pochi” quelli che si lasciano cercare da Dio: l’uomo difficilmente ce la fa a rinunciare al
suo desiderio di primo attore
attorno cui tutto deve girare,
Dio compreso!
3. Insisto ancora, per un attimo, sulla persona del discepolo, colui che “opiso mou”,
cioè viene dietro a me. Tra il
discepolo e il Maestro non si
tratta di creare un rapporto
fatto semplicemente di “testa” (un insieme di cose da sapere, di verità da cercare e di
eresie da evitare) e nemmeno
un rapporto fatto semplicemente di “cuore” (un insieme
di cose da fare e di cose da
non fare); si tratta di creare
una relazione interpersonale;
specialmente si tratta di vivere un incontro tra due persone talmente profondo che
tutta la vita entra in gioco:
quella del Maestro (e allora
dovrò leggere le Scritture per
conoscere come Lui ha messo in gioco la sua vita) e quella del discepolo (il quale accetta la “rivelazione” del Maestro come il dono di Dio e
scopre ogni giorno sempre
più quale dono grande sia andare “opiso mou”. Intravedrà
pian piano la novità radicalmente nuova della logica della Croce e nello stesso tempo
capirà che calcolare tutto perché la “torre” riesca bene e
così non incorrere nella derisione della gente, in fondo è
proprio poca cosa!
4. E’ indubbio che la Croce è
scandalo, è follia, che si contrappone alla sapienza equilibrata degli uomini, che è l’inaudito e capovolge veramente tutti i nostri valori, anche religiosi. Spesso la Chiesa, oggi come nel corso dei
secoli, preferisce una strada
più “pratica”, meno “profetica”; “calcola” tutti gli elementi che compongono la propria
vita; e questo può anche essere comprensibile, almeno
fino ad un certo punto. Sta di
fatto che la Croce è follia, non
calcolo, non sapienza; se questo non appare, la Chiesa diventa afona; la “sapienza”
può diventare “calcolo” puramente umano, cioè del mondo, può giungere al rifiuto
della Croce!
N. B.
6 SETTEMBRE 2013
Parole e giorni
4
6 SETTEMBRE 2013
7 GIORNI in10 RIGHE
È SUCCESSO A PARMA E PROVINCIA DAL 28 AGOSTO AL 3 SETTEMBRE
ACQUA “DELLA
PACE” • Intervento
del Comune in
piazzale della Pace
(vicino al
monumento a
Verdi): decisa la
perforazione di un
pozzo da cui
attingere l’acqua
per rimettere in
funzione la fontana
e per l’irrigazione
del manto erboso
senza sprecare
quella
dell’acquedotto.
Il risparmio
previsto sarà di
circa 30mila euro
all’anno.
CORSIE PREFERENZIALI • Intervento di Tep e Comune per velocizzare gli autobus in sei zone. Totale 1,5 chilometri.
DELITTO BERNI • Prime condanne per il delitto del pensionato. 8 anni e 10 mesi a Giuseppina Lugari, 3 anni alla figlia.
GUARNIERI • Norme cambiate: non c’è più incompatibilità e la consigliera comunale potrà restare nel parlamentino.
TRUFFATA • A Medesano un finto tecnico Iren convince una anziana a mettere soldi e gioielli in frigo. Derubata
CASA POUND • Bomba carta in via Jacchia vicino alla sede dell’associazione. Forse legata alla festa in Appennino.
MONTANARA RUNNING • Pienone di gente e tanto sport per la manifestazione organizzata dal circolo Minerva.
LADRI DI BICICLETTE • Spaccata al “Ciclo Parma” di via Spezia, rubati bici e telai per un valore di 10mila euro.
GIOVANNI ANDREETTI • Addio allo stimato docente della facoltà di chimica. Originario di Milano, aveva 74 anni.
S. LEONARDO • Pensionato 85enne in bici colpito e sbalzato a terra da uno scooter. Gravissimo in rianimazione.
MICHELI • Colpo alla scuola del quartiere San Leonardo. Rubati computer e una tv e forzati i distributori automatici.
DA UGOZZOLO Per il leader 5 Stelle prodotti tipici a rischio neoplasie. Affermazioni «terroristiche»
CON FURORE e prive di fondamento. Volta (Pd): «In un modo o nell’altro, il sindaco intervenga»
D
unque l’inceneritore, che era stato il
cavallo di battaglia
nella campagna elettorale
del sindaco PIzzarotti, dopo un valzer di ritardi e rimandi, di carte bollate e di
ricorsi, è stato acceso lo
scorso 28 agosto. E lo stesso
sindaco ha sentito il bisogno di scrivere una lettera
ai cittadini, spiegando come si è arrivati a questo
passo e sottolineando che
aveva fatto tutto quanto era
in suo potere fare per fermarlo.
E, nello stesso tempo, l’invito a guardare avanti,
«smettendo di stagnare su
quello che è stato detto in
campagna elettorale», dal
momento che «il dibattito
politico sul’inceneritore ha
bisogno di evolversi». Parole che si intrecciano con i
primi dati sulla qualità dell’aria e con appelli di associazione e comitati per mobilitare la cittadinanza e far
fermare l’inceneritore.
A ruota, nella lettera del
sindaco e nei suoi pronunciamenti, il tema e l’impegno della raccolta differenziata come un obiettivo su
cui continuare ad investire.
Fin qui la cronaca locale, su
cui ben presto piove, anzi
tempesta — come è nel suo
stile — il nuovo anatema di
Beppe Grillo. Si parla di
una sicura diffusione di
neoplasie e della contaminazione dei nostri prodotti
doc: prosciutto e parmigiano reggiano alla diossina.
Allarme smentito a vari livelli: dal Ministro dell’Agricoltura Nunzia De Girolamo (che parla di incoscienza di chi scredita un tale patrimonio), ai presidenti dei
rispettivi Consorzi del prosciutto e del formaggio (che
si riservano di adire anche
per vie legali) e che definiscono queste parole «un atto di terrorismo», dove la
discussione politica va a
colpire prodotti alimentari
che rappresentano il fiore
all’occhiello del territorio,
senza rispettare il lavoro di
chi vi opera con sacrificio e
dedizione.
Presa di distanza anche da
parte dell’associazione di
tecnici ambientali, l’Atia
Iswa Italia che descrive il
progresso compiuto in questi ultimi 50 anni, anche
grazie al movimento ambientalista, per cui si è ridotta la quantità di emissioni degli inceneritori, per
cui paradossalmente si ha
più inquinamento là dove i
rifiuti non vengono ”smaltiti”.
E se le affermazioni di Grillo hanno suscitato reazioni
e contestazioni, in modo
trasversale, dai diversi
esponenti della minoranza,
hanno invece trovato con-
divisione in alcuni consiglieri del Movimento 5 Stelle.
Imbarazzo, forse, del sindaco che — a seguito del post
di Grillo sul suo blog — ha
diffuso un comunicato:
«Come ho sostenuto a più
riprese e soprattutto nei
giorni scorsi, l’impegno
sarà quello di controllare in
modo sistematico le emissioni prodotte dall’Inceneritore, al fine di tutelare la
salute delle persone ed i
prodotti della nostra terra.
La Pianura Padana è un territorio unico al mondo, ma
anche uno dei più inquinati a causa di decisioni politiche scellerate, per questo
è assurdo aver aggravato la
situazione
con
la costruzione dell’ennesimo inceneritore. Oggi siamo a maggior ragione chiamati alla salvaguardia della Food Valley attraverso controlli costanti».
E proprio su questa azione
di controllo, che è di competenza proprio dell’amministrazione comunale, insistono e prendono posizione anche i consiglieri di minoranza. Sostenendo che la
gravità delle affermazioni
di Grillo non può passare
sotto silenzio.
Per tutti, Alessandro Volta,
del Pd, che lamenta l’aver
taciuto, nel dibattito che si è
creato, del monitoraggio
ambientale e sanitario, già
attivo da un anno, che vede
anche il coinvolgimento del
Dipartimento di scienze
ambientali dell’Università.
Progetto, di cui forse Grillo
(ipotizza Volta) non è a conoscenza, a differenza del
sindaco, che rappresenta
«la prinicipale autorità sanitaria con il compito di tutelare la salute della popolazione». Di qui una richiesta esplicita rivolta a Pizzarotti: «o quello che dice
Grillo è falso, e quindi deve
essere smentito, oppure se
ci sono rischi reali per la salute pubblica, il Sindaco ha
il dovere di far chiudere
l’impianto e il potere per
farlo».
Intanto è arrivato il comunicato che il Tribunale Amministrativo Regionale di
Parma ha emesso, lo scorso 1° agosto, l’ordinanza di
accoglimento del ricorso
presentato da Iren Ambiente verso il provvedimento
del Comune di Parma, che
dichiarava la propria incompetenza a ricevere la richiesta di rilascio del certificato di agibilità presentata dalla Società per il Polo
Ambientale Integrato di
Parma (PAI), e verso il successivo conseguente provvedimento della Provincia
di Parma che disponeva il
fermo dell’esercizio provvisorio del PAI.
IL VESCOVO A ORIANO
Il creato: una casa
per l’uomo
S
intesi dell’Omelia del Vescovo per la riapertura della chiesa di Oriano nella VIII giornata del Creato:
... Insieme alla riapertura della chiesa, oggi celebriamo anche la Giornata del Creato che ha come tema: “la famiglia educa alla custodia del creato”. Subito viene alla
mente la valenza educativa della famiglia in ordine al valore del creato, come anche il fatto che la permanenza della famiglia, ad esempio, su un territorio pedemontano come questo, o montano, o comunque a rischio, è già di per
se stessa una valida custodia del creato, che dovrebbe essere riconosciuta con gratitudine dall’intera collettività civile. Si parla di Creato e non semplicemente di natura.
Il creato si presenta (come nella soleggiata giornata di oggi)
davanti a noi e suscita la meraviglia per il fascino e la bellezza che esso contiene. Se la persona umana perde la capacità di meravigliarsi perde una parte importante di sé e si
condanna a non vedere le tracce di Dio nel creato, tracce ben
visibili, ma che restano ancora poca cosa rispetto all’immagine di Dio alla quale si ispira la creazione dell’uomo che, per
questo, tende a Lui con un suo intrinseco anelito.
Il creato è così casa per l’uomo e l’uomo è chiamato a custodirla e a comporre insieme la consegna del creato con i
progressi della scienza e della tecnica, che possono e debbono assecondare questa finalità e consentire a tutta l’umanità di goderne i benefici…
In questo contesto va collocata per Parma anche la questione del termovalorizzatore, sul quale tanto si è detto, promesso e polemizzato. Credo che non manchino organismi
che consentano di creare un confronto costruttivo tra chi ha
opinioni diverse e di trovare soluzioni per il bene comune
della collettività intera, custode di una tradizione di operosità e di lavoro che la porta a produrre eccellenze alimentari invidiate ed anche imitate, a volte in modo non
corretto, in tutto il mondo.
Non possiamo negare il disappunto riguardo affermazioni gratuite e allarmistiche che sono state espresse, screditando così l’opera - che sappiamo scrupolosa e altamente
qualificata - di chi controlla e controllerà la salubrità dell’aria e suscitando il sospetto, non solo a livello nazionale,
su una produzione alimentare, per la quale ogni giorno si
impegnano uomini, donne e famiglie, con sacrificio e dedizione, spesso non debitamente riconosciuti…
Le parole del Vescovo sono state commentate dall’Associazione Gcr con titolo e vignetta satirica.
Stupisce — ancora una volta — come in presenza di temi seri
e delicati, come quelli che riguardano la salute e il benessere
della città, non si riesca a dibattere in modo rispettoso dell’opinione, anche diversa, degli altri. E ad impegnarsi perchè le
scelte attuate siano portate avanti nel miglor modo possibile,
attivando tutti gli strumenti a disposizione.
Ma soprattutto stupisce “l’accanimento” verso l’istituzione ecclesiale, rea ora di tacere ora di prendere la parola.Davvero
forse un po’ di silenzio ora non guasterebbe!
M.C.S.
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6 SETTEMBRE 2013
È scontro sulle affermazioni di Grillo contro Parmigiano e prosciutto
mappe
Parte l’inceneritore. E la polemica
MOLTI INTERVENTI DURANTE L’ESTATE
CONCORSO FOTOGRAFICO PROVINCIALE
CERIMONIA A 31 ANNI DALLA STRAGE
Scuole e asili rimessi a nuovo
“Paparazziamo il Parmense”
Parma ricorda Dalla Chiesa
Numerosi gli interventi di manutenzione straordinaria portati
a compimento dal Comune, con la supervisione dei lavori
pubblici, surante i mesi estivi in molti asili nido e scuole dell’infanzia della città. «Si tratta – puntualizza l’assessore Michele Alinovi – di opere necessarie, attese da tempo, inerenti
la sicurezza e il risparmio energetico. E possiamo anche dire
che i tempi previsti sono stati rispettati».
Fra gli interventi ultimati (l’importo per nidi e materne supera il milione di euro), ce ne sono alcuni particolarmente ragguardevoli.Tra questi l’Asilo nido Zucchero Filato e la scuola
dell’infanzia Zangudi
(Q.re Montanara), l’Asilo
nido Le Nuvole di vicolo
Grossardi, il complesso
Anna Frank di via Pini, la
Materna Statale di Beneceto, la Scuola dell’infanzia Alice in viale Rustici.
Si potranno immortalare monumenti, musei, borghi e castelli, ma anche fotografare paesaggi naturali, dai monti alle colline, dalle rive del Po ai parchi, o concentrarsi sulla
flora e fauna locale. Sarà aperto fino al 30 settembre 2014
“Paparazziamo il Parmense”, il concorso fotografico, ideato
dalla Provincia per far scoprire o riscoprire a tutti le bellezze del nostro territorio, che invita fotografi professionisti ma
anche semplici appassionati a raccontarsi attraverso uno
scatto: spazio dunque alla creatività e alla fantasia, l’importante è che la fotografia sia realizzata a Parma o nel Parmense.
Chi volesse partecipare, dovrà inviare i propri scatti a
[email protected], indicando il nome e cognome dell’autore, il titolo della foto e il luogo dove è stata realizzata. Le
immagini più belle verranno utilizzate nelle pagine del sito
www.turismo.parma.it e sulla pagina Facebook del Parma
Point. Tutte le fotografie inviate saranno comunque pubblicate su www.turismo.parma.it in un’area dedicata.
Sono passati 31 anni da quel 3 settembre 1982 in cui la
mafia colpì a morte il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, prefetto di Palermo.
In occasione dell’anniversario, al cimitero monumentale della Villetta si è tenuta, come ogni anno, la cerimonia
commemorativa in ricordo della strage, alla presenza
della figlia Simona e della cugina Luisella Dalla Chiesa.
Numerose le autorità presenti: il prefetto Luigi Viana, il
sindaco Federico Pizzarotti, l’assessore provinciale Francesco Castria oltre a tante altre autorità civili e militari,
insieme a tanti cittadini e rappresentanti delle forze armate e associazioni combattentistiche.
La cerimonia è stata commovente, con l’intonazion de “Il
Silenzio”, l’onore ai caduti e la benedizione del vescovo
Enrico Solmi, che ha chiuso la commemorazione, dinanzi alla tomba dove riposano di Carlo Alberto Dalla
Chiesa e la moglie, senza dimenticare il sacrificio dell’agente di scorta, il poliziotto Domenico Russo.
Del Chicca (Confedilizia): «Lo chiedevamo da tempo. E ora le nuove imposte le decidano i comuni».
Betti Pico (Sunia): «Distinguere servizi da patrimonio. Bene la cedolare secca sugli affitti concordati»
mappe
Via l’Imu, arriva la Service Tax
6 SETTEMBRE 2013
6
Tassesullacasa:parerieripercussionidopoildecretodelGoverno
I
mu, Tares, Service Tax,
Tari, Tasi. Sembra uno
scioglilingua ma è il frutto
del lungo balletto estivo sulla
casa e sulle imposte ad essa
collegata. Dopo la sospensione, a maggio, della prima rata dell’Imu sulla prima casa,
la decisione definitiva è arrivata durante il Consiglio dei
Ministri del 28 agosto (vedi
box a destra): niente tassa
sulla prima casa, abolizione
dal 2014 e al via una nuova
imposta “federale” sui servizi, la cosiddetta “service tax”,
che sarà pagata non solo dai
proprietari ma anche dagli
inquilini.
Subito si sono scatenate le
reazioni, anche a Parma.
«L’abolizione dell’Imu sulla
prima casa era una cosa che
chiedevamo da tempo — afferma Mario Del Chicca,
presidente di Confedilizia
Parma — e che risponde a un
criterio di equità, in quanto
l’abitazione non dà un reddito, ma al massimo comporta
spese, per cui è giusto che una
imposta di carattere patrimoniale si concentri su altre voci». Come, ad esempio le seconde case. «Qui però spesso
c’è un uso fuorviante del ter-
mine — spiega —: nell’immaginario comune la seconda
casa è quella “delle vacanze”,
sempre a disposizione, ma per
l’Imu è considerata anche
l’appartamento che viene dato in affitto, sul quale già si
pagano le tasse».
Soddisfazione anche per l’eliminazione dell’Imposta sui
terreni agricoli. «Si tratta —
dicono da Coldiretti Parma
— di una scelta responsabile
che riconosce il ruolo ambientale, sociale e culturale
della nostra agricoltura, che
contribuisce a produrre quei
beni comuni che il mercato
non remunera». In più «l’abolizione dell’Imu spinge l’occupazione dei giovani in agricoltura dove uno dei principali ostacoli all’ingresso è proprio determinato dalla disponibilità di terreni e fabbricati
rurali colpiti ingiustamente
dalla tassa».
Se però l’Imu è la parola di
oggi, quella di domani sarà
“service tax”. Anche qui dall’associazione dei proprietari
viene un’approvazione, sep-
pure con riserva in quanto
ancora non si sa come sarà
articolata. Su una cosa però
Del Chicca vuole essere chiaro: «se sarà una tassa municipale, dovrà essere gestita da i
comuni, eventualmente mettendoli anche in “concorrenza” tra loro su chi fa condizioni migliori e soprattutto in
modo che le decisioni possano essere giudicate dagli elettori al momento delle elezioni». Insomma, se un sindaco
vorrà alzare le aliquote poi
dovrà risponderne davanti
agli elettori. «In ogni caso, è
importante che la nuova tassa venga introdotta con buon
senso, secondo il principio che
paga chi i rifiuti li fa o chi usufruisce dei servizi».
Proprio quest’ultimo aspetto
è quello che preoccupa di più
gli inquilini, che per bocca
delle associazioni di categoria hanno lanciato l’allarme
sul fatto che il peso della vecchia Imu venga “scaricato”
dal prossimo anno sugli affittuari.
«Effettivamente l’impressione, il timore che possa accadere questo c’è tutto — spiega
Emanuela Betti Pico, segretaria del sindacato degli inquilini Sunia —. Per esempio
è giusto distinguere la componente dei rifiuti, che come avviene anche adesso va pagata
da chi li fa, dal resto. Ma deve
esserci una distinzione molto
chiara tra chi utilizza un servizio (l’inquilino) e chi detiene il patrimonio (il proprietario)». Altrimenti il rischio che
aumentino le già tante morosità e che si spezzi il già fragile equilibrio attuale è concreto.
Forse proprio per ovviare a
questo aspetto, tra le misure
approvate dal Governo c’è
anche l’abbassamento, dal 19
al 15 per cento, della cedolare secca (l’imposta che paga
il proprietario sul canone di
locazione) per gli affitti “a canone concordato”, ovvero
quelli a prezzo calmierato,
frutto degli accordi fra associazioni dei proprietari e degli inquilini. Una misura che
a grandi linee mette d’accor-
do entrambi. «Già oggi —
spiega Del Chicca — il “concordato” copre circa il 30 per
cento del totale dei contratti di
abitazione e il nostro auspicio
è che con queste misure, che
risultano essere vantaggiose
per entrambe le parti, la percentuale possa aumentare».
Posizione che trova concorde anche Betti Pico: «già oggi
questa opportunità è appetibile — spiega — sia per la mi-
nor durata dei contratti (3+2
contro i 4+4) sia perché molti
proprietari accettano un affitto un po’ più basso ma, proprio per questo, con maggiore
sicurezza di essere pagati».
Uno strumento quindi da incentivare, «addirittura rendendola esclusiva per i canoni concordati e abolendola
del tutto per quelli liberi».
Alessandro Ronchini
COSA CAMBIA E DA QUANDO
Tuttelenovitàpreviste
dalDecretoLegge
È
stato approvato dal Governo lo scorso 28 agosto il Decreto Legge che abolisce la prima rata
2013 dell’Imu relativamente alla prima casa, ai
terreni agricoli e ai fabbricati rurali: è stato inoltre stabilito che un decreto legge contestuale alla legge di
Stabilità dell’ottobre prossimo abolirà anche la seconda rata di quest’anno.
Sempre per quanto riguarda l’Imu, come riporta il sito altalex.com, vengono esclusi i fabbricati costruiti e
non ancora locati o venduti (entro 3 anni dalla fine dei
lavori), così come vengono assimilati a prima casa gli
alloggi degli Istituti autonomi case popolari e quelli
delle cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibite ad abitazione principale dei soci assegnatari.
Novità invece per il 2014, quando entrerà in vigore la
cosiddetta Service Tax ispirata ai principi del federalismo fiscale. Si tratterà di un’imposta sui servizi comunali che sostituirà la Tares, verrà riscossa dai Comuni (l’autonomia nella fissazione delle aliquote sarà
limitata verso l’alto per evitare di accrescere la capacità fiscale e quindi il carico sui contribuenti, applicando aliquote massime complessive) e sarà costituita da due componenti: quella per la gestione dei rifiuti urbani, che sarà dovuta da chi occupa, a qualunque titolo, locali o aree suscettibili di produrre rifiuti urbani, e quella per la copertura dei servizi indivisibili, che sarà a carico sia del proprietario (in
quanto i beni e servizi pubblici locali concorrono a
determinare il valore commerciale dell’immobile)
che dell’occupante (in quanto fruisce dei beni e servizi locali).
Per la prima componente le aliquote, commisurate
alla superficie, saranno parametrate dal Comune con
ampia flessibilità ma comunque nel rispetto del principio comunitario “chi inquina paga” e in misura tale da garantire la copertura integrale del servizio;
Per i servizi indivisibili invece il Comune potrà scegliere come base imponibile o la superficie o la rendita catastale e lo stesso avrà adeguati margini di manovra, nell’ambito dei limiti fissati dalla legge statale.
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6 SETTEMBRE 2013
Prete da 73 anni e alle spalle due Guerre mondiali. Dal 1967 serve Cazzola, Sivizzano Rivalta e Torre.
Origini bercetesi, cappellano a Traversetolo poi parroco a S. Andrea Bagni. Là dove piovvero bombe...
100 volte auguri, don Giuseppe!
DonCelestecompieunsecoloevaavanti.Conlucidità,energia,memoria
C
Ci vediamo mercoledì
ni di fascismo. «Avevo la 3a
elementare, facevo il contadino: un po’ di terra, qualche
mucca...»; chierichetto la domenica, a quanto pare non
impeccabile: «qualche scoppola l’ho presa». Un giorno
dal campo «vidi passare don
Antonio Pasquinelli che andava verso Corchia. Tornato a
casa dissi a mia madre: “voglio fare il prete”. Avevo 13, 15
anni...». Stessa strada (vocazione) del fratello Pietro, parroco a Corchia; i genitori li assecondarono. Per proseguire
gli studi a Corniglio, Giuseppe è affidato allo zio don Giovanni Anelli, di Vestana. Frequenta la 4a; la 5a a Berceto, in
seminario, quando era ancora un vero seminario. Poi i tre
anni del ginnasio, il liceo, i
quattro anni di teologia.
Mons. Colli lo ordinerà nel
marzo del ’40, poco prima
dell’entrata in guerra dell’Italia. A Sant’Andrea Bagni, dove
è stato parroco per 25 anni,
uscirà dai bombardamenti
del 1944 con la chiesa e la canonica distrutte e qualche
escoriazione. Almeno due
parrocchiani morirono.
A Cazzola è arciprete dal ’67.
Non nasconde, giustificato
dall’età, di avere «chiesto una
volta al Vescovo di mettermi
da parte», ma è stato «“il modenese” a dirmi “tèna ’l colp!”.
Fare il parroco è più facile
quando si è giovani...» come
quando a Sant’Andrea «con la
mia vetturetta andavo a prendere i bimbi dell’asilo». Gli attuali vicini-colleghi, al di là
dell’età, sono molto meno di
un tempo, ma «i rapporti restano ottimi», con don Aldino
Arcari a Traversetolo, don Andrea Avanzini a Bannone. I
coetanei di don Giuseppe —
Amilcare Pasini fu suo com-
RICORDI TRAGICI E FELICI DAI GIOVANI PARROCCHIANI DI 70 ANNI FA
Storiediunbunkerediuncappottod’astrakan
A
destra, la
chiesa
di
Sant’Andrea
Bagni nel 1930, la canonica (collegata) e
la casa del sagrestano. Accompagnati
dal parroco don Enzo Salati mostriamo
la foto in un bar del
paese a una compagnia di ex ragazzi (seconda foto), ragazzi quando don Celeste era un nuovo arrivato. I signori Artemio, Domenico,
Bruno, Giuseppe, Giovanni, Pierino e
Renzo, classe compresa tra il 1925 e il
’35, nati qui o in frazioni vicine, ricordano la chiesa e lui. Non tutti sapevano
dei 100 anni. «Eravamo tutti poveretti»;
nel negozio di alimentari il libretto per
segnare i crediti parlava chiaro. Don
Celeste ha patito la fame con loro; più
di loro, se la sua normalità era digiunare per donare cibo, cenare con una tazza di caffelatte — e secondo molti qualche furbo se n’è approfittato —. «Nien-
te da dire... era
proprio un preteprete»... «Va’ là
che ’d tristèssi n’à
passé anca lù!».
Con don Celeste
hanno ricevuto la
prima comunione, cantato nel
coro e recitato.
Alcuni con carriola e zappa hanno creato il primo
campetto sportivo, poi cancellato dall’edilizia. E c’è chi per anni, dopo il trasferimento a Cazzola, ha ricevuto cartoline di auguri per
il compleanno. Ricordano il bombardamento del 12 novembre ’44, domenica. La messa era
arrivata al Gloria. Le
volte della chiesa
saltate per aria, il
crollo della casa del
campanaro (la ma-
dre si salvò per miracolo). Un ragazzo
non rischiò nulla semplicemente rifiutandosi di andare a messa, intimorito
dal volteggiare dei bombardieri. Gli alleati volevano eliminare il maresciallo
Kesselring e i membri del controspionaggio tedesco insediati nella canonica. Don Celeste (sorvegliato) ha scritto
la cronaca degli eventi, rievocati in
un’intervista del 2007 (sul sito YouTube, cercare “Bunker Kesselring”).
La signora Carla a maggio 2014 festeggerà i 50 anni di matrimonio con Luigi,
colui che ha recuperato le foto d’epoca
di questa pagina (lo ringraziamo). Don
Celeste, che celebrò le nozze, raccoglieva donazioni per fare pacchi
natalizi. «Il primo
cappotto di mia
madre — ricorda
Carla —, nero, con
un collettino di
astrakan, fu un
suo regalo». (e.c.)
pagno di scuola — «sono tutti tramontati, in età ultramaggiorenne». Serenamente,
un po’ sorridente, aggiungerà: «il giudizio di Dio l’hanno avuto da tempo. Da un
momento all’altro ci sarà
quello per me». Intanto lui si
spende... «riesco ancora nel
mio ufficio — messe feriali,
festive e prefestive — ... non
recuso laborem». Due anni fa
guidava, visitava le famiglie e
gli ammalati; ora ha bisogno
di autisti. «Il Signore mi dà
ancora energie, ma gli anni
sono un bell’acciacco». Trovare chi lo accompagni a celebrare, o di casa in casa per le
benedizioni pasquali, non è
scontato. Se quel qualcuno
manca, una messa può saltare (è successo). «La notte mi
assale la preoccupazione», tra
impegni e responsabilità. I
conti delle parrocchie, ad
esempio: li tiene ancora; le biro in tasca, rossa e blu, servono anche a questo. Le prossime omelie: qualche appunto
ci vuole. «Ho ancora un po’ di
“fifotta” a parlare con un pubblico davanti», lui che è partito dalle messe coram deo, in
latino, quando i fedeli «erano
più cristiani di oggi», meno
relativisti, «venivano di più in
chiesa, avevano il senso del
dovere, il rispetto dei comandamenti, ma della liturgia
non capivano un bel cavolo».
Distrarsi è un attimo, «i lapsus
memoriae sono rapidi e frequentissimi», ma di memoria
ne ha da vendere ai più giovani. Ricorda la sua Bergotto
«senza una macchina», i fe-
deli che arrivavano a piedi, al
massimo in bici, il 20 agosto
all’oratorio per la festa di San
Bernardo di Chiaravalle.
«Bergotto... “monte di Dio”»,
giocando su un possibile etimo tedesco. Ricorda i suoi
mentori: mons. Enrico Grassi,
compaesano; «il mio parroco
don Luigi Cipelletti... mi diede il buon esempio, anche se
era uno che andava a caccia...»; i padri saveriani Eugenio e Lino Pelerzi — del primo «mi impressionavano i
racconti dalla missione in Cina» —. Ogni pensiero è un
appiglio a citazioni «rimaste
inzuccate grazie ai suoi professori. Mons. Foglia, ad esempio, latinista in gamba»; e così va declamando, dal canto
XI del Purgatorio («retro va
chi più di gir s’affanna») a una
battuta pronunciata (ma da
chi?) alla corte medicea: «fate voi, granduca, ché la Toscana è vostra».
Don Celeste legge; la Scrittura più che i giornali, «che ingrandiscono le cose. Cerco di
tenermi al corrente, ma mi
piace guardare indietro. Ho
caterve di documenti, seleziono, scarto...». Sa che questo è
tempo di bilanci più che di
progetti. «Ringrazio il Signore per quello che ha ritenuto e
che riterrà bene di darmi. Solo la grazia del sacerdozio è
impagabile. Ho dato una goccia nel mare, ma in fin dei
conti il mare è fatto di gocce».
Sa di avere citato lo spot Cei
dell’8 per mille?
persone
L
’11 settembre compirà 100 anni. 73 spesi nel ministero
presbiterale, e non molla. Don Giuseppe Celeste è stato
ordinato il 23 marzo del 1940. Assegnato inizialmente ad
Agna di Corniglio, zona a forte emigrazione, su sua richiesta è
spostato a Traversetolo, cappellano per due anni. Nei successivi 25 è parroco a Sant’Andrea Bagni. Sua l’iniziativa di costruire la scuola materna — tuttora in vita —, l’allestimento di un
teatro e — vera rivoluzione - un cinema parrocchiale, negli anni ’50-’60. Dal ’67 è arciprete di Cazzola, dal ’79 rettore di Sivizzano Rivalta, dall’86 amministratore di Torre (comune di Traversetolo). Celebra la messa ogni mattina, eccetto il sabato, ma
solo perché nel pomeriggio ne ha due, alle 15 e alle 17.
Per il suo compleanno, grazie a don Aldino Arcari (Traversetolo), nella residenza per anziani di Villa Pigorini alle 16 sarà celebrata una messa solenne. Orario infelice, lamenta don Celeste, abituato a «dire quello che sento, senza peli sulla lingua. A
parlare male di me ci penseranno poi gli altri e nostro Signore».
E ironizza: «Manderò giù il rospo». Seconda messa solenne a
Cazzola il 15 settembre, ore 11. Ad entrambe le celebrazioni seguirà un rinfresco. «Poco ma sicuro, mi faranno sorprese».
9
Erick Ceresini
6 SETTEMBRE 2013
ome lui nessuno mai.
Almeno nella diocesi
di Parma, almeno fino
a prova contraria. E se tale
prova giungerà — ad opera di
studioso, annalista, appassionato di storia — dopo il disincanto
provvederemo
all’errata corrige.
Un uomo è a un passo dal secolo di vita. Lucido, in movimento, padrone di sé e della
propria memoria. Già così il
“club” è molto esclusivo, ma
aggiungiamo: è prete; è ancora in servizio; è alla guida di
ben tre parrocchie. Altri così?
A Traversetolo mercoledì 11
settembre confluiranno in
tanti. E’ festa per i 100 anni di
don Giuseppe Celeste. Ci sarà
gente del paese — qui furono
i suoi inizi da capellano —, altri scenderanno dalle vicine
frazioni di Cazzola, Sivizzano
Rivalta e Torre (sue attuali comunità) e non mancheranno
ragazzi e ragazze degli anni
’40-’50-’60, da Sant’Andrea
Bagni e dintorni.
Lo abbiamo incontrato a
metà luglio in un salotto di
Villa Pigorini, di cui è «cittadino da 5 anni» — ufficialmente risiede a Cazzola, «da
là mi portano la posta» —. Ci
accoglie in abito da lavoro,
stampella appoggiata al divano, una biro blu e una rossa
nel taschino. Già allora sapeva della festa, evento prevedibile, ineludibile, che vorrebbe senza particolari risonanze e scossoni; infatti ha già
annotato il programma: orari,
messe, torta. Ma questo è futuro; ora cerchiamo ricordi, la
storia di un parroco intrecciata alla Storia, e uno sguardo
sul presente visto da chi ha attraversato più di un’epoca.
Giuseppe Celeste ragazzino
di Bergotto, sulle montagne
bercetesi. Grande Guerra alle
spalle e davanti ancora 15 an-
Campi e GrEst: le foto più belle dalle parrocchie
estate
SAN PANCRAZIO •
Si è svolto all’inizio
della stagione estiva
il grest parrocchiale,
che ha visto la
partecipazione di
decine di bambini
che tra giochi,
disegni, merende e
preghiere hanno
festeggiato l’arrivo
delle vacanze.
6 SETTEMBRE 2013
10
MEDESANO • L’attività estiva
dell’Oratorio Don Bosco dal titolo
Everybody si è svolta dal 10 al 28
Giugno con la partecipazione in totale
di 110 bambini e ragazzi, e 29
giovani animatori dell’oratorio,
coordinati dall’animatrice Daniela
Serventi del Progetto Oratori.
Durante le tre settimane si sono fatte
attività di gioco, laboratori manuali ed
espressivi, uscite in piscina e in parchi
della nostra zona.
Si ringraziano tutti i volontari, gli
educatori, i genitori, il parroco, il
comune di Medesano, gli animatori
che grazie al loro ”mettersi in gioco”
al fianco della coordinatrice
dell’oratorio, hanno reso possibile la
realizzazione di questa bellissima
esperienza aperta a tutti i ragazzi e
bambini del paese.
SORBOLO • Una quarantina di ragazzi della Parrocchia di Sorbolo accompagnati
da un gruppo di animatori ha trascorso a Berceto una bella settimana all’insegna
della condivisione, dell’allegria, della riflessione.
Grande soddisfazione per tutti.
CARIGNANO E CORCAGNANO • Il GrEst parrocchiale, realizzato con il Progetto
Oratori e coordinato da Nicolas Barigazzi, ha riunito a Carignano 140 bambini
delle elementari, seguiti da 30 animatori.
A Corcagnano si sono radunati 40 ragazzi delle medie assieme a 10 animatori.
OZZANO TARO • Un’edizione 2013 da tutto esaurito per il Grest dell’oratorio “San Pietro Apostolo”, che dal 15 al 30
giugno ha riunito presso la parrocchia un gruppo di 60 bambini di età compresa tra i 6 e i 14 anni.
Undici mattinate all’insegna del gioco, dell’apprendimento e della preghiera, sotto la guida di un’instancabile gruppo di
animatori, il coordinamento di alcuni genitori e la supervisione del parroco don Franco Minardi.
Prendendo spunto dal tema “Everybody”, i ragazzi sono stati coinvolti in prove legate ai cinque sensi e in giornate a tema
(dedicate, ad esempio, all’acqua e al ballo). Particolare successo hanno riscosso le attività manuali di impasto di focacce e
decorazione di ceramica, insieme all’uscita presso una fattoria didattica e all’immancabile caccia al tesoro.
Grande festa nella giornata finale, con pranzo insieme all’aperto e consegna delle medaglie-ricordo.
L’appuntamento in parrocchia viene riproposto anche nella prima settimana di settembre, con inserimento dello spazio
compiti tra le attività in programma.
NOCETO • Tanti volti nuovi ma stesso entusiasmo in grandi e piccoli per il gr.est
della parrocchia! E come è andato il nostro Villaggio dell’Allegria? La risposta di
tutti è una sola... “BENISSIMO!”. (Jessica)
SORAGNA • Il Gr.Est. parrocchiale che si è svolto dal 13 giugno al 23 luglio tutti i pomeriggi presso l’oratorio Giovanni XXIII al quale
hanno partecipato 150 bambini e ragazzi delle scuole elementari, medie e superiori delle nostre parrocchie e di tante altre culture religiose,
trascorrendo giornate all’insegna del divertimento: tornei, europei, giochi d’acqua, giochi per età, Karaoke, baby dance, laboratori...
11
SPIRITO SANTO/1 • Il Grest parrocchiale (foto in alto), durato due settimane, ha visto la partecipazione di 130 ragazzi,
guidati da ben 40 animatori sul tema: ”Un corpo mi hai preparato”. Al mattino un canto introduceva le splendide giornate:
“Mani, prendi queste mie mani, fanne vita, fanne amore…”!
SPIRITO SANTO/2 • Il Campo Estivo (foto in basso) si è svolto come di consueto a Ramiseto, nell’Appennino reggiano per una
settimana sul tema: “Credere ci impegna”. 90 i partecipanti, di età compresa tra le medie e le superiori.
6 SETTEMBRE 2013
MADREGOLO • Anche quest’anno si
è svolto il Grest parrocchiale dal titolo
“Ma che storia!”.
Tanti giochi e divertimento per tre
settimane, con i bravissimi animatori
e una storia che fa da filo conduttore
per raggiungere l’obiettivo educativo
che è far crescere i ragazzi nel
diventare protagonisti della loro vita,
e un obiettivo teologico che è
mostrare la fede come una storia
d’amore tra l’uomo e Dio.
Un grazie alle mamme e alle nonne
che hanno collaborato ogni giorno
per la preparazione della merenda e
per pulire.
estate
SAN SECONDO •
Quest’anno il Gr.Est. si è fatto in
due: il tradizionale centro estivo
tenuto in oratorio, che ha visto
la partecipazione di un centinaio
di bambini e ragazzi dai 6 ai 13
anni e una cinquantina di
giovani animatori e il Baby
Gr.Est., promosso dalla
Fondazione I. Gaibazzi presso
la scuola materna e gestito dalla
cooperativa Eidé, a cui hanno
partecipato una ventina di
bambini di 3-5 anni. Il tutto
all’insegna di Everybody.
Inoltre, la Parrocchia di San
Secondo ha organizzato un
campo estivo per i giovani a
Berceto alla scoperta del nostro
Appennino.
IlrelatoredonLucaPedroli:«untestoproiettatoversoleattesepiùbelle,nell’incontroconCristonellaGloria»
Dentro al testo, fino al cuore dell’Apocalisse
Echidal17°CorsoBiblicoDiocesano,sull’ultimolibrodellaBibbia
chiesa
E’
il direttore dell’Ufficio Catechistico, padre Gianluca Limonta a compiere
una sorta di bilancio del corso biblico che, come da tradizione, si è
volto negli ultimi giorni di agosto,
quasi a fare da spartiacque tra il
tempo dell’estate, ormai agli sgoccioli, e il tempo della cosìdetta ripresa. A partire dal fatto che quella
di quest’anno è la 17° edizione, ad
indicare «la continuità nello studio
della Bibbia quale elemento cardine
di ogni approccio pastorale e di ogni
formazione cristiana». Continuità
anche nella scelta del relatore che
ha permesso così di approfondire
l’opera giovannea, con la presentazione dell’Apocalisse «un libro altamente simbolico, scritto per dare fiducia e sostegno ad una comunità
cristiana in tempo di crisi. Un testo,
dunque, attuale anche per il nostro
tempo, dove la fede vacilla e la comunità cristiana sembra aver perso
i suoi riferimenti di fede». Un’occasione importante di formazione biblica, «da collocare all’interno del
ripensamento della formazione degli operatori pastorali». Positiva an-
che la valutazione del biblista, don
Luca Pedroli: «Sono stati giorni belli, perchè abbiamo potuto analizzare il testo, entrando nel cuore, e mettere in luce le chiavi di lettura e il valore del linguaggio simbolico». Ovvero come interpretarlo. Per capire
«come questo testo non riguarda catastrofi, realtà che incutono paura,
ma piuttosto è un testo che esprime
il cammino della Chiesa alla luce
della Pasqua, proiettato verso il
compimento di tutte le attese più
belle, nell’incontro con Cristo nella
Gloria. Questa lettura ci ha aiutato
molto». Un testo, quindi, da non affrontare da soli o senza strumenti
adeguati. «Già la Chiesa ci aiuta ad
assumere questi strumenti, queste
chiavi di lettura, tipiche dell’Antico
Testamento, insite nella storia di
Israele e nella sua esperienza di fede.
La Chiesa ci aiuta, perchè cala la lettura di questi testi nella liturgia, che
è il suo ambito vitale, dal momento
che l’Apocalisse è nato in un contesto
liturgico e trova il suo habitat naturale nella liturgia che celebra il Risorto, dove trova la Luce che rischiara la propria storia e la propria
esperienza di fede». Un seme che va
coltivato, questo del corso biblico.
«Sono rimasto sorpreso in senso positivo, perchè ho visto un’assemblea
preparata, che si è inserita in modo
naturale nella lettura dell’Apocalisse, dimostrando un retroterra di naturalezza nell’ascoltare le Scritture.
Questo vuol dire che c’è dietro un
cammino che accompagna la vita
ordinaria delle persone e delle loro
comunità». Questo ha favorito un
ulteriore passaggio: «I parametri essenziali del discernimento che l’Apocalisse offre sulla propria storia e
sulla propria esperienza di fede, sono stati applicati con grande lucidità e finezza al tempo di oggi». Se
dovessimo dire quale parola e quale luce in particolare offre per il nostro oggi: «L’invito a non spaventarci di fronte alle difficoltà, alle
chiusure, anche alle sofferenze che il
tempo presenta, perchè componenti che anche le prime comunità avevano sperimentato nella loro vita di
fede e nell’annuncio del vangelo e
che sono segno di autenticità del fatto che davvero stiamo seguendo l’Agnello, il Cristo pasquale». Don Pedroli sottolinea poi un altro elemento importante, ben individuato
anche durante il corso: il tessuto
nuziale che caratterizza questo testo. «Nella sponsalità si è evidenziata un’altra nota suggestiva, forte, in
quanto ci aiuta a capire che la nostra esperienza di fede è relazione di
amore, nella quale ogni comunità e
ogni cristiano è chiamato a crescere
per conformarsi sempre più a Colui
che ci ama, che è il Cristo». Riflessioni attinte da studi da lui compiuti, che delineano il compito delle
coppie di sposi, chiamate a portare
l’annuncio dell’Apocalisse all’interno delle proprie comunità».
Ancora, nel concludere il nostro
dialogo, la sottolineatura che «è un
testo che ci grande fiducia e speranza; ci rianima, solleva il cuore anche nelle fatiche e nelle sofferenze,
facendoci capire il senso e la meta
alta del cammino intrapreso». Testi
definiti «un tesoro, capace di offrire
quella ricchezza, quel nutrimento,
quel respiro di cui abbiamo bisogno,
soprattutto in questi tempi».
Dall’Ufficio Catechistico, infine, un
grazie alla parrocchia del Buon Pastore, che per l’indisponibilità momentanea del Seminario minore,
ha nuovamente offerto la sua calorosa ospitalità.
UnaventinaigruppichesisonoalternatiperanimarelecelebrazionicolVescovo
La gioia di lodare insieme con il canto
12 L’esperienzadeicoriparrocchialinelservizioinCattedrale
I
l nuovo anno pastorale è alle
porte e vedrà il popolo di Dio
riunirsi nella Chiesa Madre, attorno al suo Vescovo, per celebrare
la sua fede nella speranza e con
amore.
Come lo scorso anno, una ventina
di parrocchie della Diocesi farà ancora dono, durante le celebrazioni
episcopali, della bellezza del canto
nella preghiera.
Pregare e cantare insieme è stata
una bella esperienza che ha reso visibile il mistero insondabile dell’unico Corpo: la Chiesa. I coristi, interpellati da Sr. Elena Mattioli, animatrice del canto liturgico della Cattedrale, hanno rinnovato con gioia
la propria disponibilità a proseguire
questa esperienza di fede.
Alcuni coristi hanno così espresso la
gioia del loro servizio:
«Grazie E’ stata una nuova e bella
esperienza partecipare al Coro in
Cattedrale per la Festa della Chiesa... La grande emozione che il canto sa trasmettere unito alla preghiera, sono prova di un cristiano felice
e gioioso, come Papa Francesco ci
ha esortato. Anche S. Agostino afferma: Chi canta, prega due volte…
Credo che la nostra preghiera corale sia arrivata al Firmamento perché
nata dai nostri cuori, che Dio sempre ascolta».
«Il nostro impegno: ogni coro riceve
le istruzioni e si prepara “a casa”, per
poi riunirci sotto la guida della maestra Sr. Elena e, come un mosaico
che si completa, formiamo una sola
voce per lodare Dio. Sentiamo che
la nostra “missione” è importante
per guidare e sostenere l’Assemblea
e far crescere in tutti il desiderio di
cantare la lode di Dio».
«Credo che il canto non sia solo un
servizio, ma una testimonianza di
fede vissuta con gioia. Quando si
canta si condivide non solo il “desiderio e la fatica” di fare le cose bene,
ma anche la gioia di farlo insieme,
di lodare insieme a tante voci, come
dice un vecchio canto: Siamo arrivati da strade diverse, ma siamo un
unico cuore».
«La Chiesa attribuisce al canto un’enorme importanza: I primi cristiani
si distinguevano dalle altre religioni
pagane, perché “erano quelli che
pregavano cantando». Anche noi ci
sentiamo chiamati ad esprimere col
canto la gioia per il Signore Risorto.
«L’esperienza corale è condivisione,
è arricchimento dell’anima, è confronto».
«Siamo cresciuti nella fede: pur venendo da diverse comunità parrocchiali, ritrovandoci tutti insieme nel
nostro Duomo, ci siamo sentiti parte viva della comunità cristiana, in
comunione, nella fede e nei sacra-
NATA NEL 1970 DAL DESIDERIO DI DON BAJOLI DI ANIMARE LA LITURGIA
6 SETTEMBRE 2013
DaBasilicagoianoallaCattedrale:lacoraleS.Stefano
I
l gruppo Corale S. Stefano di Basilicagoiano
è sorto su iniziativa del compianto parroco
Don Luigi Bajoli nel 1970. Don Luigi riunì il
primo gruppo di coristi orientandolo ed educandolo all’esercizio del canto polifonico, per
rendere solenne e vivace la liturgia festiva.
A questi anni risale il restauro dell’organo settecentesco Poncini, che grazie alla competenza
della pianista Gabriella Azzoni Mangiarotti saltuariamente ancora allieta con le sue maestose
note la comunità di Basilicagoiano.
Grazie alla disponibilità di Gabriella in veste di
accompagnatrice all’armonium, la corale assume nel tempo un valore aggiunto nelle prove settimanali e con grande entusiasmo anima la liturgia parrocchiale nelle molteplici occasioni di
servizio.
Il repertorio acquisito nel corso degli anni è costituito da canti liturgici in latino ed in italiano,
oltre che da canti polifonici di origine classica
medioevale e/o montanara.
Dai primi anni Duemila, costretto dalla malattia,
Don Luigi ha progressivamente ceduto la direzione della corale a Giuseppe Giovanelli fino alla memorabile Santa Messa con la ripresa della
troupe di Rai1 nell’agosto 2011.
Attualmente la direzione è affidata a Franco Riva che con grande impegno guida la Corale sempre animata da passione ed entusiasmo, fino alla recente apertura al servizio diocesano con altri gruppi corali nelle celebrazioni episcopali.
La corale è mediamente costituita da venti com-
ponenti, dieci voci femminili e dieci voci maschili.
Sulle ali del rinnovato entusiasmo, la Corale si cimenta in prove inedite anche in chiese importanti della città – Ognissanti, Cattedrale, SS. Annunziata - o nelle case di riposo, dove il canto
unisce, allieta e coinvolge gli ospiti.
Grazie all’invito della Maestra Suor Elena, coordinatrice delle attività corali in ambito diocesano, il 19 Maggio la corale ha partecipato alla solennità della Pentecoste durante la celebrazione
del Vescovo Mons. Solmi in Cattedrale.
L’origine, la consolidata tradizione, l’entusiasmo,
l’ingresso di alcuni giovani, il nuovo servizio diocesano sono i motivi che infondono alla corale S.
Stefano un rinnovato vigore.
menti, con il nostro Vescovo Enrico.
Questa dimensione comunitaria ci
permette di sentirci “un cuor solo ed
un’anima sola” e, nel nostro caso,
“una sola voce”».
«Grazie… ci hai aiutato a vivere nel
profondo il canto, questo dono che
abbiamo ricevuto da Chi ci ha creati e che abbiamo voluto utilizzare
come preghiera, non solo nostra,
ma di tutta la comunità. Ciascuno
ha il suo dono e il suo ruolo. Grazie».
«E ultimo, non per importanza, è la
testimonianza resa da queste celebrazioni liturgiche aperte a tutte le
comunità… In questo nostro tempo
così difficile e sempre più improntato a materialismo, vedere riuniti
insieme credenti provenienti da località diverse, è stimolo ad entrarvi,
è il sentirsi a casa…
E’ come una “palestra” per vivere la
fede; un luogo per stringere la comunione con i fratelli e le sorelle,
ma soprattutto con Cristo. Pregare
insieme, servire insieme, festeggiare
e celebrare insieme sono occasioni
privilegiate per stare con Cristo,
realmente presente nella Comunità.
E’ questo il luogo dove Gesù si ferma “in mezzo” ai suoi discepoli. E’
Lui che aggrega, nutre, raduna…
Non esiste vita di fede senza vita di
Comunità».
Un Grazie corale…da tutti noi Coristi
Ilcappuccinolasciadopotantianniilserviziopastoralepressoi“suoi”detenuti
Padre Celso, anima di via Burla
IlGraziedeicollaboratorialcappellanodelcarcere
LETTERA APERTA
T
Domenica primo settembre la comunità di sant’Andrea apostolo in
Antognano si è stretta intorno a padre Maurizio Vismara, per ringraziarlo del pezzo di strada percorso insieme e per augurargli buon
cammino! Dopo un anno di servizio in questa parrocchia, infatti, è
stato chiamato ad assumere un nuovo incarico: dirigere a Betlemme una casa di accoglienza per pellegrini. Un anno ricco di attività
e di legami: non a caso gli è stato regalato un album fotografico, che
descrive proprio lo scorso anno pastorale. «Ci ha aiutato ed insegnato a condividere la missione, la preghiera e la riflessione — dicono i parrocchiani — per uno scambio di crescita umana e spirituale. La sua presenza ci ha arricchito molto». Gratitudine anche
per le sue omelie, «che penetravano dentro, facendoci assorbire la
Parola proclamata». Inevitabile, quindi, che insieme ai saluti e ai
ringraziamenti (che sono proseguiti anche dopo la celebrazione eucaristica, con un piccolo rinfresco sul sagrato), ci fosse anche qualche lacrima». In fondo alla chiesa era stato posto un cesto dove
ognuno poteva riporvi una busta con uno scritto o con una offerta;
cesto che si è ben presto riempito a testimonianza dell’affetto e della stima. Grazie anche da parte di padre Maurizio — che ha assicurato di mettere nella valigia un ricordo particolare di Parma, insieme ad un po’ di nostalgia. Grazie ai vari gruppi presenti in parrocchia; grazie per l’esperienza del grest, «molto bella e significativa».
Grazie « anche del dono delle offerte che verranno destinate per le
famiglie povere di Betlemme». Non solo lo sguardo rivolto al passato, ma anche al futuro: «Ho chiesto — spiega ancora padre Maurizio — di continuare nella collaborazione col nuovo parroco e di continuare a costruire una comunità». Il regalo più bello che un pastore e la sua gente si possono scambiare.
Ilsacerdoteèscomparsolascorsadomenica1°settembreall’etàdi82anni
Don Sergio, sentinella del Signore
RicordodidonBellini,parrocodiMadregoloeLemignano
“F
iglio dell’uomo, ti ho
posto per sentinella alla casa di Israele”
(Ez.3,16). Con queste parole del
profeta Ezechiele inizia la lettura
che viene proposta oggi (3 settembre) in occasione della memoria del Santo Papa Gregorio
Magno. Sentinella è chiamato da
Dio colui che Egli manda a predicare la Sua parola, a pascere il suo
gregge. Sentinella è la prima immagine che mi viene ricordando
don Sergio!
Cosa è chiesto a una sentinella?
Di essere attenta, di vigilare, di saper scorgere da lontano qualunque cosa stia per accadere. Don
Sergio sentiva profondamente la
grave responsabilità di questa
chiamata e tante volte si è chiesto:
sarò ancora capace di essere sentinella come vuole il Signore? Gli anni andavano avanti, le forze diminuivano,
le difficoltà per tanti versi aumentavano: vedeva crescere le sue lentezze e le sue negligenze. Quanta umiltà e
quanto amore sentivo nelle sue parole: sarò ancora in
grado di essere sentinella?
Poi pensando all’incoraggiamento del Vescovo, all’aiuto
dei confratelli, all’amore delle sue comunità e dei suoi
parrocchiani che sentiva vicini e tanto legati a lui, diceva: “Andiamo avanti, fin che il Signore vuole!”.
Nel suo studio, sul tavolo, un foglietto scritto a mano per
il prossimo numero del giornalino “Voce Amica” e due
foto del grest di agosto. “Un’ esperienza bellissima, con
tanti ragazzi animati da catechisti e genitori…” leggo interpretando la sua scrittura. Quanto ci teneva ai suoi ragazzi, ai catechisti, al “piccolo coro”, al suo Oratorio! Vi
voleva bene e gli dispiaceva non riuscire a fare di più e
meglio… e si sentiva voluto bene da voi. Quante volte, nei
nostri dialoghi durante il pranzo o la cena, mi sgridava
perché non seguivo abbastanza l’oratorio, non dedicavo
tempo e energie sufficienti… Era
davvero un suo pensiero costante
e una sofferenza vedere la sempre
minore presenza di preti in mezzo ai ragazzi e ai giovani. Era un
pastore che ha saputo camminare con la sua gente, senza dimenticare nessuno: le famiglie, gli anziani, gli ammalati. Con benevolenza parlava alle persone, in modo a volte anche confidenziale,
mettendo a proprio agio chi lo
ascoltava. Soprattutto chi si accostava a lui per il Sacramento del
Perdono ne usciva pacificato.
E’ stato un prete che ha vissuto in
maturità l’esperienza del Concilio, pur essendo cresciuto, in Seminario, con un’educazione preconciliare. Ma ha saputo lasciarsi
guidare dallo Spirito, rimanere
docile alla sua azione e ai suoi doni.
Nella fedeltà alla preghiera liturgica e personale, nell’amore all’Eucaristia, nella devozione filiale a Maria don
Sergio ha trovato alimento e forza per vivere con fortezza la sua vocazione, la gioia di vivere il ministero sacerdotale anche in tempi nuovi e di fronte a tante sfide difficili. La perseveranza del parroco assomiglia alla pazienza dell’agricoltore che semina e aspetta i tempi della fioritura, della fruttificazione. Questa perseveranza non è
stata, per don Sergio, uno stringere i denti, ma un dono
che gli ha dato gioia e pace interiore. Un dono che ha saputo vivere e condividere con i Suoi Confratelli preti. Il
Concilio ha parlato tanto del Presbiterio: don Sergio, in
modo semplice e genuino, ha vissuto profondamente il
cammino del nostro presbiterio e cercava, pur con fatica, di entrare nella prospettiva della Nuova Parrocchia.
Sentinella vigilante, pastore dal cuore grande, costruttore di comunione tra i confratelli.
Don Guido Brizzi-Albertelli
Ha vissuto integralmente quanto riportato in Matteo 25: “Ero carcerato
e siete venuti a trovarmi….” Ma non
solo, ha messo in pratica anche
quanto espresso dal profeta “mi ha
mandato a portare ai poveri il lieto
annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione…” Grazie, P. Celso, per i tuoi suggerimenti e per il tuo
esempio. Come rete cercheremo di
continuare il tuo cammino di liberazione dei prigionieri e ci impegneremo a realizzare almeno in parte i
tuoi sogni e le tue speranze.
In autunno organizzeremo un corso
di formazione per accogliere nuovi
volontari. Sappiamo che in quella
occasione sarai ancora tra noi.
Intanto ti ringraziamo per esserti
fatto nostro compagno di strada e ti
auguriamo un futuro sereno.
Un abbraccio dai tuoi amici e compagni della rete che sognano, nonostante tutto, un carcere diverso.
Mario
e migliaia e migliaia di altri
IL RICORDO DEL CONFRATELLO
Unavitadedicataalla
comunitàeal“suo”oratorio
chiesa
Il saluto e il Grazie a padre Maurizio
C
aro padre Celso, ho sentito
che tra poco sarai trasferito per un nuovo incarico e
questa notizia mi ha spiazzato e
rattristato non poco. Provo un
senso di smarrimento nel pensare che tu non sarai più addeto alla casa reclusionale di via Burla
per il supporto morale e cristiano
dei detenuti. Sentiranno profondamente la tua mancanza.
L’affetto, il rispetto, l’amore, l’ammirazione dei reclusi per te era, è
e sarà sempre viva. Ti ricorderanno, ti rimpiangeranno con affetto e stima, nostalgia e gratitudine e ti vorranno eternamente
bene.
Io che scrivo ti ho visto all’opera
personalmente fin dall’inizio del
tuo mandato. La tua immagine
emanava dolcezza, incuteva sicurezza e fiducia e dalla tua parola si intuiva tutta la grandezza e
l’immensa bontà del tuo animo.
Mi hai insegnato, oltre alla fiducia, che nella vita si può sempre
ripartire se si è illuminati dalla
fede e dal sincero desiderio di
cambiare percorso.
Grazie di cuore padre Celso per
tutto quello che hai fatto e per
quello che sicuramente farai; rimarrai eternamente nel mio cuore (e non solo mio ma anche in
tutti quelli che hanno avuto il dono di conoscerti).
Ti vogliamo bene e questa volta
saremo noi a pregare per te ed
augurarti tutto il bene possibile.
13
N
on voglio passare in rassegna il lungo cammino presbiterale di
don Sergio Bellini. Desidero solo cogliere tratti e ricordare momenti che mi hanno particolarmente legato a lui.
Prete dinamico e impegnato, soprattutto nella pastorale giovanile e
dei ragazzi, l’ho conosciuto a Fornovo mentre era cappellano e io ero
ancora seminarista. Lo ricordo, novità per allora, con il suo motorino,
con il quale si spostava nei vari luoghi della parrocchia. Poi impegni diversi lo hanno portato in molte altre parrocchie: Casola, Corniana, Corniglio, Baganzola, Madregolo, Lemignano… La Provvidenza ci ha fatti
incontrare di nuovo a Collecchio.
Mentre era parroco a Baganzola ha avuto un serio problema di salute:
un infarto, che lo ha costretto alla rinuncia di una parrocchia così impegnativa. Il Vescovo gli ha affidato allora la cura pastorale della parrocchia di Madregolo. Quando venne in zona, insieme abbiamo pensato che sarebbe stato utile porre la residenza nella canonica di Collecchio, che si prestava ottimamente: era vicina a Madregolo e nello
stesso tempo offriva la possibilità di una vita comunitaria.
Si condivideva la mensa, ci si incontrava molte volte lungo la giornata, ci si scambiavano opinioni e consigli per la vita delle nostre comunità. Un periodo particolarmente fortunato, che ha rivelato la profondità del suo amore di pastore e la ricchezza d’animo con cui prendeva
a cuore cose e persone. Mi ritornano alla mente la sua grande sensibilità umana, la fede sincera, semplice, con i tratti di una schiettezza quasi fanciullesca. Certo non mancavano momenti di accesa discussione,
di confronto sui temi della vita quotidiana e dell’azione pastorale. Ma
sempre con un profondo rispetto e con stima reciproca.
Di quegli anni voglio ricordare in particolare il suo ministero di confessore nella parrocchia di Collecchio. Gran parte della comunità è
passata da lui almeno qualche volta per un consiglio, per una confessione, una parola di incoraggiamento.
Parlava spesso delle sue comunità di Madregolo e di Lemignano. Era
fiero del suo gruppo di ragazzi e di giovani, dei catechisti e delle catechiste.
Ci siamo rivisti per qualche giorno nell’estate a Berceto, dove ha fatto
un po’ di riposo insieme con altri sacerdoti e ogni domenica ritornava
per celebrare l’Eucaristia con la sua comunità.
E ci ha lasciati così, fino a Domenica, quando il Giorno del Signore si
è definitivamente aperto per lui e lo ha accolto come Servo buono e fedele.
Don Alfredo Chierici
6 SETTEMBRE 2013
CAMBIO IN SANT’ANDREA IN ANTOGNANO
ra qualche giorno il carcere di
Parma perderà uno dei suoi
detenuti più famosi: padre
Celso Centis.
Da poco abbiamo festeggiato i suoi
80 anni. In quella occasione i suoi
“confratelli” hanno scritto poesie,
preghiere, pensieri, ricordi ma hanno anche espresso le loro idee e le
loro speranze. Da tutti emergeva un
ringraziamento per il loro cappellano. Durante la sua malattia abbiamo
sperimentato il vuoto e abbiamo capito quanto fosse importante la sua
presenza. E’ stato un amico, un fratello, un padre, un angelo consolatore per tutti i detenuti di via Burla.
Vogliamo ricordarlo non solo per la
sua attività “dentro” ma anche per
quanto ha fatto “fuori” dal carcere.
Ha animato i catechisti e condiviso
con loro e con noi della rete momenti piacevoli ma anche di sofferenza e di tristezza in occasione della morte di alcuni detenuti. Ha
espresso e condiviso con intensità e
vivacità le sue critiche verso una istituzione che, a volte, sembra essere
sorda e cieca. Ha sempre sperato di
riuscire a creare un carcere più umano, un carcere aperto al cambiamento e al reinserimento delle persone recluse.
Nell’ultimo incontro abbiamo parlato anche di lavoro “dentro” e fuori.
E pensando a P. Celso non possiamo
non riferirci al Vangelo di Luca letto
e meditato domenica scorsa. (Lc:
14,7-14). “ Quando sei invitato a nozze da qualcuno va a metterti all’ultimo posto…” Egli ha occupato davvero, nel carcere di Parma, l’ultimo posto. E’ stato recluso tra i reclusi, ha
sofferto con i malati, è stato un fratello e padre per tutti noi.
REPORTAGE I 180 deputati hanno deliberato sulla vita delle comunità e le opere diaconali
DALLE VALLI/1 e hanno stilato ordini del giorno sul femminicidio e la pace in Medio Oriente
Una chiesa liberal aperta allo Spirito
ATorrePelliceèterminatoilSinododeimetodistiedeivaldesi
N
el tempio valdese di
Torre Pellice, dove si
è aperto il 25, si è
chiuso il 30 agosto con la liturgia di Santa Cena il Sinodo
2013 delle Chiese metodiste e
valdesi. Per una settimana
180 deputati e deputate tra
pastori, pastore, diacone, diaconi, predicatori, predicatrici, membri dei concistori e
consigli di chiesa hanno discusso su temi ecclesiali e sociali. Presieduti dal pastore
Gianni Genre e istruiti da una
Commissione d’esame di cui
faceva parte la pastora metodista di Parma, Mirella Manocchio, i lavori si sono conclusi con il discorso del moderatore della Tavola valdese,
pastore Eugenio Bernardini.
fedi
L’apertura
14
Aperte dopo la consacrazione di due pastori e una diacona — Rosario Confessore,
Marco Fornerone, Nataly
Plavan — durante il culto d’apertura, e intervallate dai saluti di ospiti di chiese evangeliche di Europa, Stati Uniti e
America Latina e del presidente della Commissione
episcopale ecumenismo e
dialogo della Cei monsignor
Mansueto Bianchi — le sessioni hanno prodotto ordini
del giorno sulla vita delle
chiese e i problemi emergenti della società odierna. Quest’anno in particolare è emersa la situazione critica degli
“ospedali valdesi” di Torre
Pellice e Pomaretto, nel 2003
ceduti dalla Tavola valdese alla Regione Piemonte, che rischiano la chiusura per i tagli
imposti dall’ente. Domenica
un corteo di duemila persone
— organizzato dai comitati
locali contro la chiusura che
hanno denunciato altri tagli
ai servizi pubblici —, si è incontrato con il corteo del Sinodo e una rappresentante
ha consegnato la bandiera
della protesta che ha campeggiato nell’Aula sinodale
dove è stato votato un atto
che chiede alla Regione di rispettare gli impegni presi.
Una comunità
6 SETTEMBRE 2013
«E’ stato un Sinodo intenso,
ma tranquillo per certi versi,
con decisioni di valore simbolico» ha detto Eugenio Bernardini nel discorso finale
dopo essere stato rieletto moderatore dell’organo esecutivo dell’Unione delle chiese
INTERVISTA AL MODERATORE
Tavola valdese da organizzazioni laiche e anche da gruppi cattolici. E che rimane tuttavia, come emerso nella discussione sinodale, un banco
di prova: sia per l’impegno di
gestire tali somme, sia per l’eventualità — avanzata da alcuni — di chiedere una riduzione dell’otto per mille e ritirarsi dalla ripartizione delle
“quote inespresse”.
Gli ordini del giorno
metodiste e valdesi, mentre
vicemoderatora è stata confermata Daniela Manfrini. Le
discussioni sui temi più interni — la formazione di pastori
e diaconi, l’essere chiesa insieme tra autoctoni e migranti, l’evangelizzazione, il piano
economico, le scelte pastorali, l’utilizzo dell’otto per mille,
— e su quelli che coinvolgono
l’intera collettività — la violenza contro le donne, l’omofobia, la legalità, la tutela
dell’ambiente, la pace, l’integrazione (nella serata a cui è
intervenuta la Ministra Kyenge) — hanno coniugato la
passione del dire e il rispetto
nell’ascolto. Un tempo adeguato è stato dedicato al confronto, e si sono sviluppati
processi decisionali condivisi. Il bilancio del moderatore
è quello di «una chiesa per
cultura, scelte etiche e sociali
limpidamente protestante e in
senso liberal. Una chiesa dialogante e inclusiva; socialmente e politicamente impegnata». Agli occhi degli italiani, ha proseguito Bernardini,
«non sembriamo neanche
una chiesa, ma una comunità. Non per i motivi dogmatici per cui la Chiesa cattolica
ci riconosce solo il rango di comunità, ma per i nostri caratteri inclusivi e collegiali, marcatamente aperti. Ciò dispiace
a chi tra noi vorrebbe una
chiesa più fondata sulla lettera e la Confessione di fede del
1655 e anche a chi, all’opposto, ci chiede una chiesa meno
aperta. Ma siamo così: una
chiesa che combatte settarismi
e integralismi e tiene alla libertà religiosa tanto quanto
tiene alla libertà di coscienza e
ai diritti umani».
Una chiesa che trae la sua forza non da se stessa. «“Non
spegnete lo Spirito” — ha coronato il discorso Bernardini
ricorrendo all’invito di Paolo
ai Tessalonicesi —. Anzi, lasciamolo scorrere libero e
creativo in modo che la chiesa
dia un’efficace testimonianza». E’ il Signore che «illumina e guida le nostre esistenze
offrendo a tutti coloro che lo
cercano il suo pane di vita, di
vita vera».
La porta stretta
Nella predicazione d’inizio
Sinodo, commentando il brano di Matteo 7, 13-14, Maria
Bonafede si era soffermata
sulla metafora della porta
stretta «Davvero noi valdesi
siamo quelli della porta stretta, capaci di percorrere un
sentiero impervio?». La porta
stretta «non è una condanna,
né tanto meno un destino
amaro, ma la possibilità preziosa che in diversi modi e con
intensità diverse ci è offerta
oggi. Non si tratta di un “no”
pronunciato nella nostra vita,
ma di un “sì” più vero, più misericordioso, più giusto». Passare per la porta stretta significa oggi, per valdesi e metodisti, constatare tra le fragilità
del nostro tempo anche le fragilità del proprio esserci, e
agire di conseguenza. Per una
chiesa “povera” che finanzia
il culto, l’evangelizzazione,
l’edilizia ecclesiastica e gli stipendi del corpo pastorale con
le contribuzioni dei suoi
membri e i doni degli amici
significa vigilare sulle spese e
da parte dei suoi ministri ha
significato accettare un ridimensionamento del trattamento pensionistico che già
non prevedeva grandi budget. E significa vivere la contraddizione di essere una
chiesa “povera” che nel 2013
si è trovata a gestire 38 milioni di euro dell’otto per mille,
derivati da 100.000 firme in
più del 2012 e da una parte
delle “quote inespresse” a cui
ha attinto per la prima volta.
Cifra che viene impiegata in
progetti sociali e culturali in
Italia e all’estero proposti alla
STIMA • Il vescovo di
Pinerolo, monsignor
Pier Giorgio
Debernardi, e il
vescovo di Pistoia,
Mansueto Bianchi,
presidente della
Commissione
episcopale
ecumenismo e
dialogo della Cei, che
ha rivolto un caloroso
messaggio ai
deputati del Sinodo.
L’ordine del giorno sul tema
“fede e omossessualità” —
nel quale è stata richiesta al
Parlamento una legge contro
la violenza omofoba — e
quello sul femminicidio —
per il cui contrasto, è stato
scritto, non è sufficiente inasprire le pene, ma è urgente
favorire un cambiamento culturale anche dentro le chiese
— sono stati approvati alla vigilia della chiusura dopo lunghi dibattiti che hanno messo in luce la disponibilità a
confrontarsi intrecciata alla
complessità e ai diversi stadi
di elaborazione personale e
comunitaria di queste problematiche. Gli emendamenti hanno messo in luce l’attenzione femminile all’inclusività del linguaggio e la
profondità nella ricerca delle
cause della violenza, e ha mostrato anche la sensibilità di
uomini che s’interrogano sulla propria maschilità. Altrettanto stimolante è stato il
confronto relativo al progetto
“Essere chiesa insieme” in cui
interagiscono membri di
chiesa autoctoni e nuovi che
insieme vivono la sfida di essere un’unica chiesa di fronte
alla costituzione di chiese etniche, che in alcuni contesti
pare un’esigenza, temporanea, in altri una tentazione. E’
stato detto che il progetto, più
va avanti, più mostra nodi da
sciogliere, segno che tocca sul
vivo: così come nella società
più allargata, anche nelle
chiese costruire un “noi” non
è facile impresa, ma è l’obiettivo per cui la chiesa esiste,
come dice Paolo ai Galati:
“non c’è più né giudeo, né
greco…” ma tutti siamo uno in
Cristo Gesù”, ha ribadito l’ordine del giorno definitivo, approvato dopo la discussione e
il rifiuto del primo. Non da ultimo, il Sinodo ha espresso
solidarietà verso i reclusi —
con un ordine del giorno di
denuncia della situazione
delle carceri — e verso le vittime di soprusi — istituendo
una Giornata nazionale della
legalità. Una presa di posizione a favore della popolazione
martoriata della Siria è stata
l’approvazione dell’atto sinodale che «condanna fermamente ogni intervento armato da parte di altre nazioni» e
auspica che i leader religiosi
«si impegnino a promuovere
la pace, la fratellanza e la libertà religiosa contro ogni fanatismo religioso».
Laura Caffagnini
I
l pastore Eugenio Bernardini è stato riconfermato moderatore della Tavola Valdese per il secondo anno. Al
termine del Sinodo l’abbiamo intervistato a partire da
un bilancio sul suo operato, sul quale ha risposto evitando
personalismi.
• Com’è andato il suo primo anno di mandato?
Il nostro compito è servire le nostre chiese, facilitare la testimonianza. Abbiamo bisogno di comprendere meglio come cristiani italiani il motivo per cui siamo cristiani in occidente, come possiamo rendere attuale la nostra tradizione perché l’antico compito di portare speranza, aiutare le
persone a vivere e a prendersi cura gli uni degli altri possa
essere vissuto prima di tutto da chi pronuncia la parola della fede. Credo che tutte le comunità cristiane in Italia hanno bisogno di ritrovare il centro della loro responsabilità
come cristiani con dei tratti nuovi.
• Nei saluti degli ospiti internazionali sono emersi
affetto e stima. Una chiesa “povera” e radicata in Italia come mantiene questa fitta rete di relazioni?
E’ una rete ereditata dai nostri antenati. Già nel 400 i valdesi, ancora clandestini, avevano una reale comunione con
i Fratelli Boemi di Praga che un secolo prima di Lutero
espressero la necessità di una riforma religiosa. Con il 500
le Riforme svizzera, francese e tedesca si sono avvicinate ai
valdesi, nel 600 Olanda e Gran Bretagna ci hanno protetti
nel periodo terribile nelle persecuzioni, nell’800 le ambasciate dei Paesi protestanti ci hanno aiutati ad arrivare alle Lettere Patenti. Oggi stiamo conservando e incrementando questa presenza — stimolo e responsabilità — con le
chiese che si affacciano dall’est e dal sud. La piccola chiesa valdese nel 1948 ha collaborato alla fondazione del Consiglio ecumenico delle Chiese e dell’Alleanza riformata
mondiale; la nostra componente metodista partecipa alle
riunioni metodiste europee e mondiali. Questo spirito ecumenico internazionale è parte integrante della nostra identità di chiesa integrata metodista e valdese.
• Nel suo discorso ci sono due fuochi: una chiesa democratica e liberal e il radicamento nello Spirito. Cosa intende con l’invito a non spegnere lo Spirito?
“Non spegnete lo Spirito” è una raccomandazione di Paolo perché tutte le comunità tendono a spegnere lo Spirito
che è libertà, responsabilità, sconquassa i nostri progetti, fa
alzare chi è seduto e fa parlare chi è silenzioso. La chiesa a
volte cade nella tentazione di sostituirsi allo Spirito. Ho parlato di un chiesa libera cioè con una fede aperta alla quotidianità e all’impegno, ma fortemente intrisa di spiritualità
e di preghiera. Attenta ai diritti, inclusiva, che si lascia contaminare, riconosce i diritti delle persone omoaffettive, lotta contro la violenza e i maltrattamenti su donne e bambini. Siamo una chiesa libera in cui questo Spirito è presente e ha bisogno di essere ancora più vivo. Questo ci fa dialogare anche con tradizioni che vengono dal mondo evangelical migrante che hanno un animo più tradizionale.
• Come vede la situazione ecumenica odierna?
Abbiamo molto apprezzato l’intervento al Sinodo di monsignor Mansueto Bianchi, sia per il contenuto, veicolato da
un rappresentante della Cei, sia per il tono utilizzato, che è
quello del papa fin dalla prima ora di pontificato. Un tono
umano, fraterno, che si ascolta volentieri e si riscontra anche nei grandi apostoli del Nuovo Testamento perché la
fraternità è questa: “chi vuole essere il primo tra voi sarà il
servo di tutti”. Il vescovo Bianchi ha voluto contrastare l’idea della stagione invernale che attraversa l’ecumenismo,
ha parlato di un ecumenismo più realistico, meno ingenuo; noi condividiamo questa interpretazione e ci auguriamo che la stagione che papa Francesco sembra avere
inaugurato possa portare frutti concreti oltre i toni, i linguaggi e i gesti che abbiamo apprezzato fin dalla scelta del
nome. Speriamo in un concreto rinnovamento, in processi più trasparenti e democratici, in scelte coraggiose di
apertura. Questo potrebbe dare maggiore spinta alla realtà
e coraggio al dialogo ecumenico. Nella speranza e nella volontà di una nuova primavera ecumenica. (l.c.)
È
il nunzio apostolico in
Venezuela l’arcivescovo Pietro Parolin, 58
anni, vicentino di origine, il
nuovo segretario di Stato
scelto da Papa Francesco. Sostituisce nell’impegnativo
compito il cardinale Tarcisio
Bertone che ha ricoperto l’incarico dal 2006.
La lunga esperienza di Parolin nella carriera diplomatica
(è nel servizio diplomatico
della Santa Sede da quasi 30
anni) garantisce al nuovo segretario di Stato una conoscenza diretta di molte delle
situazioni più delicate che
stanno a cuore alla Chiesa e a
Papa Francesco. Nel suo servizio si è occupato, tra l’altro,
di Cina e di altri Paesi orientali, di Nigeria e di Messico,
di rapporti con Israele fino al
Venezuela di Chávez dimostrando sempre una grande
capacità umana e pastorale,
oltre che una grande preparazione. In questi anni ha
avuto modo di conoscere bene Papa Bergoglio, tanto che
questi lo ha chiamato accanto a sé per questo importantissimo compito.
Quando è stato dato l’annuncio della notizia nella diocesi
di Vicenza, Chiesa natale di
monsignor Parolin, molte
campane hanno suonato a
festa. La diocesi berica ha salutato con grande gioia la notizia della nomina di un sacerdote vicentino a segreta-
rio di Stato, soprattutto per la
stima e l’affetto di cui monsignor Pietro Parolin ha sempre goduto da parte del clero
e dei fedeli.
Il vescovo di Vicenza monsignor Beniamino Pizziol ha
subito inviato una lettera gratulatoria a monsignor Parolin (che ha sempre mantenuto il legame con la propria co-
munità parrocchiale di origine di Longa di Schiavon e
con la diocesi berica) manifestando la gioia della Chiesa vicentina per questa nomina che ritiene un “onore”
per tutta la diocesi. Il vescovo
ha assicurato al confratello la
vicinanza e la preghiera per il
delicatissimo incarico che gli
è stato affidato. Monsignor
Pizziol ha ricordato i molti incontri con monsignor Parolin e come di lui abbia sempre apprezzato l’affabilità, la
semplicità e la competenza
per cui è sempre stato conosciuto e stimato e che tanto lo
avvicinano allo stile pastorale di Papa Francesco.
Monsignor Pietro Parolin, il
più giovane segretario di Stato dai tempi di Eugenio Pacelli che lo divenne nel 1930
quando non aveva ancora 54
anni, assume questa responsabilità in un momento par-
I RAPPORTI CON GLI STATI
Pietro Parolin, 58 anni, nato a Schiavon (Vicenza), si è
laureato in diritto canonico alla Pontificia Università Gregoriana. I primi Paesi dove ha prestato servizio sono stati la Nigeria e il Messico. Nel 1992 è stato chiamato a Roma nella seconda sezione della Segreteria di Stato che si
occupa dei rapporti con gli Stati. Dieci anni dopo è diventato sottosegretario della sezione per i rapporti con gli
Stati della Segreteria di Stato, e si è occupato in particolare delle relazioni con i Paesi orientali, oltre a seguire i
negoziati tra Israele e Santa Sede. Nel 2009 è stato nominato nunzio apostolico nel Venezuela,dove ha svolto un
ruolo rilevante nel riavvicinamento tra Stato e Chiesa.
ticolarmente delicato per la
Chiesa, per l’Italia e per il
mondo. E sono significative,
a tale proposito, le parole con
cui il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha
salutato la nomina di Parolin.
«Sono certo che grazie alla
Sua presenza al vertice della
Segreteria di Stato, le nostre
relazioni continueranno ad
arricchirsi di nuovi contenuti e la nostra collaborazione a
difesa della pace e della giustizia nei diversi scenari internazionali potrà ulteriormente consolidarsi».
La dimensione dell’universalità della Chiesa che l’elezione di Papa Francesco ha, se
possibile, accentuato, andrà
curata e accompagnata in
modo semplice ma al contempo autorevole. La Chiesa
ha oggi, forse più di ieri, una
grande responsabilità nel
contribuire a sviluppare rapporti positivi tra gli Stati e a
dire parole e a porre segni di
pace in molte zone del pianeta lacerate da conflitti e
guerre a cominciare dall’area
del Mediterraneo. In questa
prospettiva la grande preparazione diplomatica coniugata con la sensibilità pastorale che ha sempre mantenuto saranno utilissime a monsignor Parolin.
Lauro Paoletto
direttore
“La Voce dei Berici” (Vicenza)
Gli Usa tornano ad essere una potenza produttrice di petrolio. E ciò dipende dalla nuova tecnica
del “fracking” (perforazione idraulica). La nuova
tecnica estrattiva permette di recuperare il ricco
patrimonio dello shale gas, ovvero il gas da argille
che si trova nelle rocce. Questi giacimenti non
convenzionali si sono rivelati una vera e propria
miniera d’oro per l’industria americana, che ha
utilizzato il fracking per estrarre una quantità sempre più sorprendente di energia. In Europa invece
questa tecnica è invece poco utilizzata anche perchè giudicata controversa, visti i possibili rischi per
la salute procurati dalla perforazione delle rocce in
profondità. I fluidi utilizzati per la scomposizione
delle argille da cui estrarre il gas sono sostanze
prevalentemente tossiche, e la contaminazione
delle falde acquifere un pericolo piuttosto concreto
Il fracking sta cosi liberando l’America dalla morsa dell’import petrolifero. La produzione interna di
shale gas continua infatti ad inanellare record su
record, e grazie alla “nuova” fonte energetica gli
Stati Uniti stanno attraversando una rinascita dell’industria estrattiva che potrà avere effetti duraturi sia sulla politica interna che sopratutto su
quella estera.
Secondo gli esperti la crescita della produzione nei
prossimi due anni aumenterà di circa un quarto rispetto ai valori attuali e grazie al vero e proprio
boom del mercato interno è calata drasticamente
la necessità di importare l’oro nero. Il livello di petrolio importato sarà il più basso degli ultimi venticinque anni, calando a sei milioni di barili di
greggio al giorno. Un dato che corrisponde a circa
la metà della quantità di petrolio importato tra il
2004 ed il 2007, quando i consumi ed il prezzo della benzina raggiunsero il loro picco.
terra
Èmons.PietroParolin,attualmentenunzioinVenezuela
Dizionario delle globalizzazioni
Vaticano: il nuovo segretario di Stato
FRACKING
Aluisi Tosolini
Dioriginevicentina,apprezzatoperlecapacitàdiplomaticheelasensibilitàpastorale
Unagiornalistaitalo-sirianaètornatanelsuopaesepervedereeraccontareildrammadituttala popolazione
A
ventinove mesi dall’inizio della repressione in Siria sono finalmente riuscita a organizzare il mio primo viaggio
nella martoriata terra delle
mie origini. Due settimane
in cui ho visitato campi profughi e centri di riabilitazione in Turchia e altri campi
profughi, centri d’accoglienza e città bombardate all’interno del territorio siriano,
tra la periferia di Idlib, la
città di Sarmada e la millenaria città di Aleppo, che ha
dato i natali ai miei genitori.
Un viaggio che ho fortemente voluto e che sono
riuscita a intraprendere come freelance grazie a una
rete di contatti che nei lunghi mesi di repressione sono riuscita a instaurare via
web con l’interno e grazie
all’appoggio di associazioni
umanitarie che operano sul
territorio. «Non hai pensato
ai tuoi figli prima di partire?”», mi hanno chiesto in
molti. È proprio pensando a
loro che sono partita: ho a
cuore il destino dei bambini
siriani esattamente come
ho a cuore il destino dei
miei figli. La vita, la sicurez-
za, il diritto degli uni è la garanzia della vita, della sicurezza e del diritto degli altri:
siamo figli della stessa umanità.
Raccontare e tradurre le notizie delle stragi, dei bombardamenti, delle esecuzioni, dell’assedio, della fuga,
delle privazioni, della sofferenza della popolazione civile stando a casa, grazie al
lavoro coraggioso dei citizen reporter siriani, che
operano come corrispondenti anche nelle zone più
impenetrabili, non mi bastava più. Volevo partire per
vedere con i miei occhi e
provare sulla mia pelle cosa
significa tutto questo, per
riuscire a raccontare in modo ancora più fedele, puntuale. Ho pensato ai colleghi
che in Siria hanno perso la
vita, ho pensato alle loro famiglie, ho pensato a Domenico Quirico, alle sue figlie;
come giornalista italo-siriana non potevo non partire.
Ho presto constatato di persona che essere giornalisti
in Siria significa essere un
pericolo per gli altri e per se
stessi: il giornalista è un testimone scomodo, un nemico del regime perché racconta al mondo ciò che non
si deve far sapere, un elemento sgradito al potere, ed
è anche un potenziale peri-
colo perché trasmette immagini e realtà che potrebbero mettere a rischio le
persone ritratte. Ma un giornalista, per la popolazione
che subisce in silenzio, è
uno strumento importante
per far arrivare la loro voce
al mondo, una “risorsa per
non far morire la verità”. Il
fatto di essere bilingue, di
parlare la lingua del posto
mi ha certamente aiutata a
comprendere meglio le situazioni in cui mi sono ritrovata durante le diverse
tappe del mio viaggio.
Ho cominciato con alcuni
incontri a Reihanly, una
città del profondo Sud della
Turchia, che confina con la
Siria. Lì ho visitato centri di
riabilitazione per uomini e
donne siriani feriti dalle
bombe o dai cecchini. Alcuni sono completamente paralizzati e sono in attesa di
delicati interventi chirurgici; altri hanno bisogno di
protesi, anche per più arti. Il
più giovane che ho intervistato ha 16 anni: è completamente immobilizzato in
conseguenza delle schegge
di un ordigno che gli hanno
distrutto la spina dorsale. A
Reihanly ci sono numerose
famiglie siriane, alcune in
affitto, altre ospiti di strutture di accoglienza; ci sono
scuole per i profughi e centri dedicati all’accoglienza di
bambini orfani. In questa
cittadella, i cui abitanti sono
prevalentemente agricoltori
e autotrasportatori, le conseguenze del conflitto in Siria si sentono profonda-
mente. La gente, ospitale e
accogliente nei confronti
dei profughi, ha comunque
paura, anche in conseguenza delle autobombe fatte
esplodere lo scorso maggio.
Al ritorno dalla Siria ho visitato il campo profughi di Altinoz, che ospita centinaia
di famiglie siriane da oltre
due anni.
Il viaggio in Siria è stato un
continuo spostamento nel
vivo di un dramma che non
accenna a risolversi. Ho visitato diversi campi profughi, incontrando le persone
che vi abitano e ascoltando
le loro drammatiche storie.
Sono stata anche in alcuni
centri di accoglienza per
sfollati: ex scuole, palestre,
strutture abbandonate che
sono diventate il rifugio di
famiglie che hanno dovuto
abbandonare le loro case in
seguito ai bombardamenti.
La situazione che ho riscontrato ad Aleppo è drammatica; la città, una delle più
antiche al mondo, i cui reperti storici e la cui architettura testimoniano una storia gloriosa e ricca, è divisa
in zone ancora sotto il controllo del regime e zone in
mano ai ribelli. Le strade
principali sono interrotte da
posti di blocco e sui punti
più alti della città sono appostati i cecchini. Lo scena-
rio è desolante: ovunque ci
sono macerie, le scuole, gli
ospedali e i negozi sono
chiusi; la gente convive con
le esplosioni e gli spari. Tutti, bambini e adulti, mi dicono che il loro terrore più
grande sono gli aerei: il loro
rumore arriva a rompere i
timpani e il loro operato è
apocalittico. Aleppo, come
le altre città siriane, cerca di
sopravvivere; i volontari assistono i più deboli e cercano di riempire quel vuoto
lasciato dalle istituzioni,
praticamente inesistenti.
La Siria è un Paese in ginocchio, dove tutte le componenti della popolazione, di
ogni etnia e religione, stanno subendo una pesante repressione, che ha causato
oltre 130mila morti, due milioni di profughi, 8 milioni
di sfollati, 250mila persone
scomparse. Più di due anni
fa le persone che manifestavano contro il regime hanno chiesto l’istituzione di
una “no fly zone” e l’apertura di corridoi umanitari. Oggi la comunità internazionale risponde con la prospettiva di un nuovo fronte
di bombardamenti. Un’intera generazione di bambini
siriani rischia di non conoscere la parola domani.
Asmae Dachan
6 SETTEMBRE 2013
«Città distrutte, morti, profughi, niente scuole e ospedali: 15
la mia Siria non ha bisogno di altri bombardamenti»
CATECHESI Il Papa - riprendendo gli incontri - ha dedicato l’udienza alla Gmg di Rio «Anche così
DI FRANCESCO cresce la Chiesa in tutto il mondo, come una rete di vere amicizie in Gesù Cristo»
«I giovani aprano le porte verso un
mondo nuovo, pieno di speranza»
terra
C
6 SETTEMBRE 2013
16
ari fratelli e sorelle,
buongiorno!
Riprendiamo il cammino delle catechesi, dopo
le ferie di agosto, ma oggi
vorrei parlarvi del mio viaggio in Brasile, in occasione
della Giornata Mondiale
della Gioventù. E’ passato
più di un mese, ma ritengo
che sia importante ritornare
su questo evento, e la distanza di tempo permette di
coglierne meglio il significato.
Prima di tutto voglio ringraziare il Signore, perché è Lui
che ha guidato tutto con la
sua Provvidenza. Per me,
che vengo dalle Americhe, è
stato un bel regalo! E di questo ringrazio anche Nostra
Signora Aparecida, che ha
accompagnato tutto questo
viaggio: ho fatto il pellegrinaggio al grande Santuario
nazionale brasiliano, e la sua
venerata immagine era sempre presente sul palco della
GMG. Sono stato molto contento di questo, perché Nostra Signora Aparecida è
molto importante per la storia della Chiesa in Brasile,
ma anche per tutta l’America
Latina; in Aparecida i Vescovi latino-americani e dei Caraibi abbiamo vissuto un’Assemblea generale, con il Papa Benedetto: una tappa
molto significativa del cammino pastorale in quella
parte del mondo dove vive la
maggior parte della Chiesa
cattolica.
Anche se già l’ho fatto, voglio
rinnovare il ringraziamento
a tutte le Autorità civili ed ecclesiastiche, ai volontari, alla sicurezza, alle comunità
parrocchiali di Rio de Janeiro e di altre città del Brasile,
dove i pellegrini sono stati
accolti con grande fraternità.
In effetti, l’accoglienza delle
famiglie brasiliane e delle
parrocchie è stata una delle
caratteristiche più belle di
questa GMG. Brava gente
questi brasiliani. Brava gente! Hanno davvero un grande cuore. Il pellegrinaggio
comporta sempre dei disagi,
ma l’accoglienza aiuta a superarli e, anzi, li trasforma in
occasioni di conoscenza e di
amicizia. Nascono legami
che poi rimangono, soprattutto nella preghiera. Anche
così cresce la Chiesa in tutto
il mondo, come una rete di
vere amicizie in Gesù Cristo,
una rete che mentre ti prende ti libera. Dunque, accoglienza: e questa è la prima
parola che emerge dall’esperienza del viaggio in Brasile.
Accoglienza!
Un’altra parola riassuntiva
può essere festa. La GMG è
sempre una festa, perché
quando una città si riempie
di ragazzi e ragazze che girano per le strade con le bandiere di tutto il mondo, salutandosi, abbracciandosi,
questa è una vera festa. E’ un
segno per tutti, non solo per
i credenti. Ma poi c’è la festa
più grande che è la festa della fede, quando insieme si
loda il Signore, si canta, si
ascolta la Parola di Dio, si rimane in silenzio di adorazione: tutto questo è il culmine della GMG, è il vero
scopo di questo grande pellegrinaggio, e lo si vive in
modo particolare nella grande Veglia del sabato sera e
nella Messa finale. Ecco:
questa è la festa grande, la
festa della fede e della frater-
La Gmg è sempre una festa, perché quando
una città si riempie di ragazzi e ragazze
che girano per le strade con le bandiere di
tutto il mondo, salutandosi,
abbracciandosi, questa è una vera festa.
Ma poi c’è la festa più grande che è la festa
della fede, quando insieme si loda il
Signore, si canta, si ascolta la Parola di
Dio, si rimane in silenzio di adorazione:
tutto questo è il culmine della Gmg.
Ecco: questa è la festa grande, la festa della
fede e della fraternità, che inizia in questo
mondo e non avrà fine. Ma questo è
possibile solo con il Signore! Senza l’amore
di Dio non c’è vera festa per l’uomo!
nità, che inizia in questo
mondo e non avrà fine. Ma
questo è possibile solo con il
Signore! Senza l’amore di
Dio non c’è vera festa per
l’uomo!
Accoglienza, festa. Ma non
può mancare un terzo elemento: missione. Questa
GMG era caratterizzata da
un tema missionario: «Andate e fate discepoli tutti i
popoli». Abbiamo sentito la
parola di Gesù: è la missione che Lui dà a tutti! E’ il
mandato di Cristo Risorto ai
suoi discepoli: «Andate»,
uscite da voi stessi, da ogni
chiusura per portare la luce
e l’amore del Vangelo a tutti,
fino alle estreme periferie
dell’esistenza! Ed è stato proprio questo mandato di Gesù che ho affidato ai giovani
che riempivano a perdita
d’occhio la spiaggia di Copa-
cabana. Un luogo simbolico,
la riva dell’oceano, che faceva pensare alla riva del lago
di Galilea. Sì, perché anche
oggi il Signore ripete: «Andate…», e aggiunge: «Io sono con voi, tutti i giorni…».
Questo è fondamentale! Solo con Cristo noi possiamo
portare il Vangelo. Senza di
Lui non possiamo far nulla –
ce lo ha detto Lui stesso (cfr
Gv 15,5). Con Lui, invece,
uniti a Lui, possiamo fare
tanto. Anche un ragazzo,
una ragazza, che agli occhi
del mondo conta poco o
niente, agli occhi di Dio è un
apostolo del Regno, è una
speranza per Dio! A tutti i
giovani vorrei chiedere con
forza, ma io non so se oggi in
Piazza ci sono giovani: ci sono giovani in Piazza? Ce ne
sono alcuni! Vorrei, a tutti
voi, chiedere con forza: volete essere una speranza per
Dio? Volete essere una speranza, voi? [Giovani: ”Si!”]
Volete essere una speranza
per la Chiesa? [Giovani:
”Si!”] Un cuore giovane, che
accoglie l’amore di Cristo, si
trasforma in speranza per gli
altri, è una forza immensa!
Ma voi, ragazzi e ragazze,
tutti i giovani, voi dovete trasformarci e trasformarvi in
speranza! Aprire le porte
verso un mondo nuovo di
speranza. Questo è il vostro
compito. Volete essere speranza per tutti noi? [Giovani:
”Si!”]. Pensiamo a che cosa
significa quella moltitudine
di giovani che hanno incontrato Cristo risorto a Rio de
Janeiro, e portano il suo
amore nella vita di tutti i
giorni, lo vivono, lo comunicano. Non vanno a finire sui
giornali, perché non compiono atti violenti, non fanno scandali, e dunque non
fanno notizia. Ma, se rimangono uniti a Gesù, costruiscono il suo Regno, costruiscono fraternità, condivisione, opere di misericordia,
sono una forza potente per
rendere il mondo più giusto
e più bello, per trasformarlo!
Vorrei chiedere adesso ai ragazzi e alle ragazze, che sono
qui in Piazza: avete il coraggio di raccogliere questa sfida? [Giovani: ”Si!”] Avete il
coraggio o no? Io ho sentito
poco… [Giovani: ”Si!”] Vi
animate ad essere questa
forza di amore e di misericordia che ha il coraggio di
voler trasformare il mondo?
[Giovani: ”Si!”]
Cari amici, l’esperienza della GMG ci ricorda la vera
grande notizia della storia, la
Buona Novella, anche se
non appare nei giornali e
nella televisione: siamo
amati da Dio, che è nostro
Padre e che ha inviato il suo
Figlio Gesù per farsi vicino a
ciascuno di noi e salvarci. Ha
inviato Gesù a salvarci, a
perdonarci tutto, perché Lui
sempre perdona: Lui sempre perdona, perché è buono e misericordioso. Ricordate: accoglienza, festa e
missione. Tre parole: accoglienza, festa e missione.
Queste parole non siano solo un ricordo di ciò che è avvenuto a Rio, ma siano anima della nostra vita e di
quella delle nostre comunità
divina, contribuisce a costruire un mondo più giusto
e solidale.
© Copyright 2013
Libreria Editrice Vaticana
In615mila,fraufficialiesoldati,sirifiutaronodiservireHitlerolaRepubblicadiSalò.Finirononeilagerper18mesi
È
un capitolo aggiunto
tardivamente - e va
detto: colpevolmente
- alla storiografia della Resistenza: la testimonianza offerta da 615mila ufficiali e
soldati italiani che i tedeschi
rinchiusero dopo l’8 settembre 1943 nei Lager e che
ci rimasero per diciotto mesi, sino alla fine della guerra
nel maggio 1945, avendo rifiutato di servire sotto il III
Reich o di aderire alla Repubblica di Salò. La decisione presa da Hitler il 20 settembre 1943 li privò persino
dello status di prigionieri di
guerra e così gli “Internati
militari italiani” non poterono godere delle garanzie
previste dalle convenzioni
internazionali.
La quarta Resistenza, è stata chiamata: accanto a quella dei partigiani in armi, del
sotterraneo sostegno popolare ai “combattenti dell’ombra”, dei soldati del Cil,
il Corpo italiano di liberazione. Un fronte, quello dei
campi di concentramento,
che pose problemi logistici
a Berlino: che ne guadagnò
in forza-lavoro coatta ma fu
costretta a impiegare decine di migliaia di carcerieri,
molti dei quali sottratti alle
esigenze belliche. Esso influì inoltre negativamente
sulla possibilità per la Rsi sia
di mettere in piedi un esercito degno di questo nome,
sia di trarne motivo di propaganda; anche perché la
condizione di “schiavi di Hitler” nella quale i prigionieri furono ridotti si tradusse
in una miserabile vendetta
per i 600mila “no” a Salò. Oltretutto soltanto una trentina dei più che trecento ufficiali superiori, generali e
ammiragli, aderì - spesso
tardivamente - alla Repubblica sociale.
In memorie, diari, lettere,
rapporti c’è molta sofferenza, fame, denuncia di violenze, ma anche fierezza e
orgoglio - al di là dai brutali
trattamenti cui i prigionieri
erano sottoposti -, nella coscienza di una dignità umana da difendere. In quei 773
giorni di prigionia inflitti ai
reclusi italiani i tedeschi
perdettero, dal punto di vista dell’onore, anche l’ultimo successo militare che
avevano riportato, quello
contro l’ex alleato italiano.
Da qualche anno gli storici
sono tornati a scrutare quel
fenomeno, l’unico del genere nella seconda guerra
mondiale, e se ne servono
anche per rivalutare comportamenti attribuibili al
carattere di un popolo. Con
testimonianze che, a settant’anni dagli avvenimenti
di cui si parla, possono essere indicate come esemplari anche dal punto di vista religioso. Nei documenti riemersi dalle polveri degli archivi - e nei quali non
ci si deve meravigliare che
un grande spazio sia concesso ai problemi della fame, del freddo, delle violenze subìte, delle sofferenze
materiali - sono sottesi elementi di religiosità, da tradursi in vere e proprie professioni di fede. Da rileggere, in questo senso, le trenta,
densissime pagine del capi-
tolo “Il tempo del Lager
tempo di Dio: la deportazione come esperienza religiosa”, esemplare analisi condotta da Vittorio Emanuele
Giuntella, anche per aver
sperimentato sulla propria
pelle quella situazione, nel
suo ormai classico “Il nazismo e i Lager”(Edizioni Studium).
Alcune personalità di spicco lasciarono un segno. Ad
esempio Giuseppe Lazzati,
nei cui confronti un compagno di detenzione nel campo di Sandhostel, Alessandro Natta - più tardi segretario generale del Pci -, avrà
parole di ammirazione, così
come riconoscerà il ruolo
positivo svolto dai cappellani cattolici. Alcune figure
dei quali, come il salesiano
don Francesco Luigi Pasa,
don Ascanio Micheloni,
don Giuseppe Barbero, sono altrettante leggende del
mondo concentrazionario.
Altrove, nel campo di Gross
Hesepe, si costituì, attorno
a un animatore lombardo,
Rimero Chiodi, una cellula
dell’Azione Cattolica, con
tanto di tessera, intitolata a
un giovane martire, Renato
Scalandri, ucciso nel 1944 a
Hammerstein mentre portava la comunione ad altri
internati. E un’altra esistenza esemplare è quella di Federico Ferrari, vittima dei
suoi carcerieri alla vigilia
della liberazione, autore di
un diario nel quale si respira religiosità. Vi sintetizza,
con lucidità di giudizio e
nessun rancore, la miseria
del popolo cattolico nell’inferno pagano del nazismo e
coglie nella gente lembi di
una umanità che attenuano
la disperazione. Sostenuto
dalla fede non come ultimo
appiglio ma come sostanza
di vita, continua ad alimentare sentimenti di amicizia
verso i compagni di sventura, facendosi intensamente
partecipe dei loro problemi.
Un’atmosfera del genere è
largamente presente nella
memorialistica che sta affluendo da alcuni anni a
questa parte, a parziale
compenso dell’indifferenza
che per lungo tempo ha circondato “quelli dei reticolati”. È anche necessario ricordare, senza voler rivendicare particolari meriti, come si
spese la Chiesa per il recupero dei reduci, specialmente attraverso la Pontificia Opera di Assistenza, che
diffuse ai parroci precise
istruzioni sul modo con il
quale essi dovevano essere
trattati: non come malati e
bambini, ma come uomini
che avevano un orgoglio,
portatori di una dura esperienza vissuta.
E vogliamo concludere con
Teresio Olivelli, protagonista di un’etica della Resistenza nella quale si sintetizzano tutti i valori dei “ribelli per amore”: un ufficiale italiano, esponente dei
partigiani cattolici, teorico
dei valori di libertà, ucciso a
bastonate per aver difeso un
compagno di prigionia. “Sui
monti ventosi e nelle catacombe della città - così si
conclude la sua ‘Preghiera
del ribelle’ -, dal fondo delle prigioni, noi Ti preghiamo: sia in noi la pace che Tu
solo sai dare. Dio della pace
e degli eserciti, Signore che
porti la spada e la gioia,
ascolta la preghiera di noi
ribelli per amore”.
Angelo Paoluzi
terra
La quarta Resistenza: i militari, spesso cattolici,
che seppero dire No al fascismo e al nazismo
CarloCasini:«dobbiamoavereideealteeporredinanzianoiuntraguardoemozionale»
“Uno di Noi”: il milione di firme è vicino
17
969.453lesottoscrizioninei28Paesidell’Ue.Il22settembreil“Clic Day”
sione europea.
Traguardi e idee alte
“Il milione di firme è solo un
traguardo giuridico - ha spiegato Carlo Casini, presidente
del Comitato europeo e italiano - noi dobbiamo avere idee
alte e porre dinanzi a noi un
traguardo emozionale, che
deve concretizzarsi nel tenere
alta l’attenzione sulle questioni della vita, anche dopo la
campagna per ‘Uno di noi’”.
Essenziale, a questo riguardo,
è l’impegno delle associazioni e dei movimenti che in Italia si muovono sulle frontiere
della vita. Infatti in questi due
mesi hanno intenzione di intensificare ancor di più la loro già vigorosa presenza, cercando di andare anche oltre i
“recinti” ecclesiali, attraverso
un itinerario che va dalle par-
rocchie alle piazze cittadine.
Un incoraggiamento a proseguire su questa strada è venuto da monsignor Mariano
Crociata, segretario generale
della Cei, che ha esortato a far
leva sul “sentimento profondo” della nostra gente, “in forme che devono coinvolgere il
più possibile le persone, non
solo le istituzioni”. “La questione della vita non è così innocua, anzi è un po’ scomoda”, ha fatto notare Maria Grazia Colombo, portavoce del
Comitato italiano: per questo
i risultati raggiunti dalla Campagna di sensibilizzazione
“sono importanti e vanno valorizzati”. L’Italia, in particolare, può svolgere il ruolo decisivo per “incrementare la collaborazione tra associazioni
fuori dal nostro Paese, dove la
solitudine può essere un ostacolo difficile da aggirare”.
I Paesi “virtuosi”
Sono dieci i Paesi che hanno
raggiunto il minimo di firme
essenziale per far passare la
petizione di “One of Us” al vaglio della Commissione: al
primo posto c’è sempre l’Italia, con 342.078 firme, seguita
da Polonia (155.845), Francia
(81.192), Romania (62.108),
Spagna (61.312), Ungheria
(49.205), Austria (30.956),
Olanda (22.863), Slovacchia
(21.912) e Lituania (9.165).
Molti altri Paesi, tuttavia, hanno collezionato più del 50%
delle firme necessarie per la
soglia minima: a cominciare
dalla Germania, che con
66.377 firme ha totalizzato
l’89,40%. Seguono il Portogallo (14.162, 85,83%), l’Estonia
(3.476 firme, 77,24%), la
Croazia (4.592 firme, 51,02%),
la Slovenia (3.514 firme,
58,57%) e la Lettonia (3.383
firme, 50,12%), il Lussemburgo (2.902 firme, 64,49%), Malta (2.688 firme, 59,73%).
Nelle scuole
Portare “One of Us” nelle
scuole: è l’idea di Fism e Agesc, che all’inizio di questo anno scolastico indirizzeranno
una lettera a tutti i loro istituti associati per sensibilizzare i
ragazzi sui diritti dell’embrione e sull’importanza della firma. “Far leva” sui giovani per
arrivare a coinvolgere, insieme a loro, i “colleghi” più
adulti che frequentano l’università: a proporlo per raggiungere la quota di 1.200.000
firme è l’Azione Cattolica, che
metterà a frutto anche il Convegno nazionale degli assistenti diocesani, in programma a Roma dal 27 al 29 settembre. Anche Mcl (Movimento cristiano lavoratori),
infine, utilizzerà l’appuntamento annuale a Senigallia,
questa settimana, per coinvolgere in suoi 4.000 dirigenti periferici.
a cura di
Maria Michela Nicolais
6 SETTEMBRE 2013
A
meno di venti giorni
dal “Clic day” del 22
settembre e a due mesi dalla “dead line” del primo
novembre, ultimo giorno utile per la raccolta delle firme,
la petizione europea Uno di
noi è arrivata al rush finale.
Sono 969.453, infatti, le firme
finora raccolte dai 28 Paesi
membri dell’Unione europea.
Il traguardo del milione di firme non sembra più un’utopia
o un obiettivo impossibile:
anzi, il Comitato organizzativo per l’Italia - Paese capofila
nel chiedere all’Europa di fermare gli esperimenti che eliminano gli embrioni umani rilancia, ponendosi l’obiettivo di arrivare a 1.200.000 firme, in modo da mettersi al riparo dal rischio dell’eventuale eliminazione di alcune firme, nella verifica finale che
sarà effettuata dalla Commis-
IN EVIDENZA
Dal6al22settembreappuntamentieiniziativenellanghiranese,aParmaein11comuniperconoscereedegustareilRedeisalumi
Prosciutto di Parma, una festa lunga mezzo secolo
AlviaaLanghiranolaXVIedizionedelFestivalchecelebrai50annidelConsorzio
18
su servizio di bus navetta gratuito (per info:
IAT Comune di Parma, tel. 0521 218889; [email protected]) che li accompagnerà
nella zona di produzione.
Il centro città sarà poi animato da una prosciutteria che permetterà a tutti i cittadini e
turisti di degustare il dolce Parma all’aperto
nella splendida cornice del centro storico. Anche quest’anno inoltre, come
consuetudine, il Consorzio
accoglierà un gruppo di giornalisti provenienti da tutto il
mondo per un tour formativo volto alla conoscenza del
Prosciutto di Parma e del suo
territorio.
Gli altri comuni coinvolti
svilupperanno inoltre specifiche iniziative per le colline
parmensi, attività sportive,
stand con le eccellenze culinarie locali, degustazioni, la
tradizionale gara di taglio e
non mancherà la musica come ad esempio il concerto di
FUORI LE MURA
- Padova -
multisala
cult
I
l Festival del Prosciutto di
Parma, giunto alla sua XVI
edizione, arriva dal 6 al 22
settembre in città e in tutta la
provincia con molti eventi gastronomici e culturali e tanta
buona musica. Una settimana
in più dunque per omaggiare
un prodotto dell’eccellenza
agroalimentare italiana, riconosciuto e apprezzato in tutto
il mondo come sinonimo di
qualità.
L’edizione 2013 del Festival,
coordinato ancora una volta
da Fiere di Parma, si colora di
un significato diverso perché
la Corona ducale del Parma
compie 50 anni: 50 anni di
storia che saranno celebrati anche nel corso
della manifestazione con alcune iniziative che
aiuteranno a promuovere e valorizzare ancora una volta il Prosciutto di Parma. In particolare tra queste, Parma ospiterà presso i Portici del Grano per tutto il mese di settembre, una
mostra fatta di immagini, documenti e altri
materiali per raccontare la storia di tutte le famiglie dei produttori che hanno reso celebre il
Prosciutto di Parma e che continuano a dedicarsi con la stessa passione di un tempo al
proprio lavoro.
Quale migliore occasione del Festival per
coinvolgere poi la ristorazione di Parma e provincia? 50 per il Parma è l’attività che vedrà 50
ristoranti creare dei menu dedicati a base di
Prosciutto di Parma e giocare anche con il numero “50”. Ci sarà anche un concorso on-line
rivolto sia ai ristoratori sia alla loro clientela.
Tra le attività più tradizionali invece, Finestre
Aperte resta la forza attrattiva della manifestazione. Una settimana in più quest’anno per
assistere al ciclo di lavorazione e respirare i
profumi delle cattedrali dei Prosciutti di Parma. Turisti e appassionati potranno contare
• MONSTER UNIVERSITY
6 SETTEMBRE 2013
di Dan Scanlon - Pixar
(Stati Uniti, 2013)
Mentre il mercato cinematografico, infatti, stenta ancora a decollare dopo la pausa estiva, ma almeno per un
film vale la pena comprare il biglietto e godersi lo spettacolo. Stiamo parlando di “Monster University”, il seguito di ”Monster & co.”, pellicola d’animazione della Pixar
che è rivolta non soltanto ai più piccoli ma anche agli
adulti.
Sempre di più, ormai, il mondo del cartone animato crea
opere in grado di essere lette su più livelli. Michael Wazowski ha sempre saputo che sarebbe diventato uno spaventatore e per questo, fin da quando era un piccolo mostro, ha coltivato con costanza il sogno di iscriversi alla
Facoltà di Spavento della Monsters University. Peccato
che, proprio quando il suo desiderio sta per realizzarsi,
l’incontro con il prepotente James P. Sullivan, compagno
di studi, rischia di mandare a monte i suoi piani. Non solo i due vengono cacciati dal corso ma sono persino costretti a fare squadra: solo vincendo le Spaventiadi, infatti, potranno sperare di essere riammessi.
Se l’originale è il ritratto di una strana coppia, il prequel,
che narra come ci si è arrivati, è più classicamente la storia di Mike, piccolo grande eroe, costretto a fare i conti
con il proprio handicap (è un mostro che non fa paura)
ma anche con la forza contagiosa che gli viene in soccorso dalla determinazione e dalla passione che la carriera di potenziale spaventatore ispira in lui. Il passaggio
dalla regia a sei mani dei creatori di Toy Story alla direzione unica di Dan Scanlon si sente, ma non penalizza oltremodo un film pieno di divertimento, che ha il suo fiore all’occhiello nell’ambientazione, mai così fantasiosa e
accurata e che insegna ai più piccoli e ricorda a noi più
adulti il valore dell’impegno, della determinazione, del
lavoro, dell’amicizia e la forza del credere negli ideali.
Dare “il giusto risalto a
quelle esperienze femminili che sono state in grado
di trasformare una condizione di minorità sociale
in una ragione di affermazione, di indipendenza
creativa, tali da valorizzare
sia le loro esistenze che la
vita culturale del nostro
paese”: è l’intento della
mostra “Ebraicità al femminile. Otto artiste del
Novecento”, organizzata
da Comune e Comunità
ebraica di Padova.
L’esposizione presenta, intorno a una protagonista
come Antonietta Raphaël,
pittrice e scultrice di grande valore, altre sette importanti artiste ebree del
Novecento. Penalizzate
dall’appartenenza ad una
minoranza, e accomunate
alle loro contemporanee
non ebree dal pregiudizio
antifemmimile, non per
questo furono assenti o
esitanti nell’assumere con
la massima competenza
iniziative di primo piano
sulla scena culturale e artistica. Anche perché, in
seno alla tradizione ebraica, il valore della cultura è
basilare nella formazione
individuale e collettiva.
• Fino al 13 ottobre al
Centro Culturale Altinate
San Gaetano, via Altinate,
71, Padova. Inform:
049.8204715 (ore 9-12);
[email protected]
Elio e le storie tese e Fedez a Langhirano o
quelli organizzati a Collecchio in Piazza Repubblica o la rassegna Concerti a Corte, a Talignano di Sala Baganza.
Tra le numerose escursioni a contatto con la
natura è da segnalare i Salti del Diavolo, una
spettacolare formazione sedimentaria di strette guglie e pareti rocciose in direzione di Berceto; per la cultura invece la Fondazione Magnani Rocca, a Mamiano di Traversetolo, la
Pieve romanica di San Biagio a Talignano e il
Castello Pallavicino di Varano de’ Melegari.
Da non perdere la visita al Museo del Prosciutto e dei Salumi di Parma, nell’antico Foro Boario di Langhirano, così come – su tutto
il territorio - le degustazioni del Prosciutto di
Parma in abbinamento ai migliori vini.
L’inaugurazione ufficiale della XVI edizione
del Festival, è fissata per venerdì 6 settembre
alle 18,30 a Langhirano, in Piazza Ferrari, e
sarà preceduta dal convegno organizzato presso il Cinema Teatro Aurora dalla Fondazione
Andrea Borri dal titolo “Stelle, strisce e…fette.
1988-2013: 25 anni di presenza del Prosciutto
di Parma negli Stati Uniti”, che racconterà l’arrivo del Prosciutto di Parma negli Stati Uniti
grazie al contributo di Andrea Borri.
LE VISITE AI PROSCIUTTIFICI
D
urante la durata del festival sono previste visite gratuite presso
i prosciuttifici per scoprire come
nasce il Prosciutto di Parma.
Nei week end 7-8 e 14-15 settembre navette gratuite, in partenza dalla città e
dalle Fiere di Parma, permetteranno la
visita a Finestre Aperte e agli eventi nei
13 comuni aderenti.
Le navette partono dal centro di Langhirano (p.le Corridoni); dal 14 al 22 settembre le navette partono anche dalle
Fiere di Parma e/o dalla città di Parma.
Le navette da Parma partono e rientrano in Viale Toschi. Le navette da Fiere
di Parma partono e rientrano da ingresso centrale Fiere.
Gli orari delle navette e il programma
delle visite ai prosciuttifici e agli eventi
del festival sono consultabili sul sito:
www.festivaldelprosciuttodiparma.com
Dove non è prevista la navetta, le visite
si intendono non organizzate ed è indispensabile la prenotazione.
Orari visite 10-13 e 15-19, quando non
diversamente specificato.
Per partecipare è necessario rivolgersi
alla Segreteria Finestre Aperte (tel. 0521
354156, attivo dal 6 settembre) o al Punto InfoFestivaldelProsciutto presso le
Fiere tel. 0521 996653 (attivo dal 14 al 22
settembre).
Il Festival si può seguire anche su:
www.facebook.com/consorzio.prosciuttodiparm
a
www.youtube.com/ProsciuttodiParmaDOP
twitter.com/prosciuttoparma
L’Eucaristianellavitadeglisposi
LelucisullareggiadiColorno,laculturamaterialedelmuseoGuatelli
Domenica 8 settembre ricorre l’anniversario
dell’armistizio firmato dal Generale Badoglio
nel 1943 con gli Alleati, dando avvio ad uno
dei periodi più turbolenti della storia d’Italia e
della città. A Parma sabato 7 settembre una
delegazione istituzionale compirà un percorso che andrà a toccare alcuni dei luoghi simbolo della Città e di quei difficili momenti, iniziando, alle 9.30, da piazza Garibaldi. Si prosegue, alle 9.40, con la deposizione di corone
in b.go S. Vitale; alle 9.55 deposizione corona
alla lapide in p.le San Francesco; 10.20 in via
Reggio deposizione corona al monumento
agli Ammiragli Campioni e Mascherpa; 10.45
in via delle Fonderie alla Scuola di Applicazione Fanteria, ora Comando Provinciale Arma Carabinieri. Alle 11.15 l’arrivo al Monumento alle Barricate in piazzale Rondani,
quindi alle 11.30 in piazzale Marsala, presso la
lapide in ricordo dei Caduti 33° Reggimento
Carristi. Alle 11.45 deposizione corona al monumento Monumento ai Caduti Partigiani
presso il cimitero della Villetta, con corteo dalla portineria centrale. Infine alle 12.15 a Mariano - Villa Braga commemorazione e consegna del riconoscimento a due classi del Liceo Romagnosi e del Liceo Toschi, che hanno
partecipato al concorso “8 settembre 1943
Guerra alla Guerra”.
Degustazioni, ballo liscio e solidarietà
FESTA DEL LAMBRUSCO DI TORRILE
Giunge alla decima edizione la “Festa del
Lambrusco” di Torrile organizzata dall’associazione “Amici di Torrile”, il cui ricavato sarà,
come sempre, interamente devoluto per realizzare progetti rivolti alla comunità e sostenere associazioni che operano nel sociale;
parte dei fondi viene utilizzata per ampliare e
arricchire il parco giochi nell’area verde di
fianco alla chiesa di Torrile.
Dal 6 all’8 settembre, a partire dalle 19 cucina, degustazioni gratuite di lambrusco, ludoteca, mercatino artigianato. Venerdì 6 dalle
22.30 serata anni ’70-’80 con la musica dei Discoinferno-The disco power; sabato 7 settembre dalle 2045 risate con Giampaolo Cantoni;
21.30 si balla con il liscio di Marco&Alice; domenica 8 settembre dalle 21 si balla il liscio
con Castellina Pasi.
Spettacolo piromusicale
INCENDIO ALLA REGGIA DI COLORNO
Un “incendio” di suoni, luci e colori animerà
sabato 7 settembre alle 22.30 la Reggia di Colorno. La facciata verso il giardino settecentesco, con il grandioso scalone progettato da
Alexandre Ennemond Petitot intorno alla
metà del ’700 sarà la quinta d’eccezione di uno
spettacolo di fiamme e bagliori che illumineranno il cielo in un crescendo di coreografie
luminose perfettamente sincronizzate a celebri composizioni musicali tra le quali spiccano famose arie verdiane. In caso di maltempo
lo spettacolo sarà rimandato a domenica 8
settembre; ingresso a offerta. Info: 0521.
313790, www.turismocolorno.it.
La parrocchia di Cristo Risorto organizza una gitapellegrinaggio ad Assisi il
14 e 15 settembre 2013.
Per adesioni contattare la
Parrocchia (0521. 781859)
oppure don Crispino
(346.5896021) entro il 6
settembre.
coniugale “La Tenda di Sara e Abramo” (in Monticelli Terme). Guiderà la riflessione e la preghiera e presiederà la celebrazione eucaristica monsignor Pietro
Ferri. Questo il programma: 9.30: prima meditazione, cui farà seguito la preghiera personale e di coppia; 12.30: pranzo insieme;
15: seconda meditazione e
preghiera; 17: Eucaristia.
All’Oratorio dei Rossi
Tenda della Parola
Ogni primo sabato del mese, a partire dal 7 settembre, all’oratorio dei Rossi
(Parma, via Garibaldi 28)
dalle 16.15 alle 17.15 si recita il Santo Rosario, per
conservare la grazia dopo
l’imposizione dello scapolare e per acquisire ogni
grazia con l’aiuto dello Spirito Santo e delle virtù della Vergine Maria.
Come ogni anno, la Tenda
della Parola propone in settembre due incontri per
crescere nella conoscenza
dei Salmi e perché divengano il nostro canto: alle 21
nella chiesa della SS. Trinità (Parma, borgo Trinità
5) mercoledì 18 settembre
il Salmo 13(12), Fino a
quando, YHWH?, e giovedì
26 settembre con il Salmo
Salmo 14(13), L’insensato
pensa nel suo cuore: «Dio
non esiste!»!.
Ogni salmo viene tradotto,
commentato e poi celebrato ogni volta con un modo
espressivo proprio, perché
divenga, per la forza dello
Spirito, celebrazione unica.
Parrocchia Cristo Risorto
GITA-PELLEGRINAGGIO
AD ASSISI
ROSARIO
MENSILE
Ufficio famiglia
GIORNATA SPIRITUALITÀ
PER FIDANZATI E SPOSI
Papa Francesco, facendo
proprie le parole che un seminarista francese gli ha rivolto durante un incontro,
ha detto che “l’evangelizzazione comincia dall’inginocchiatoio”; madre Teresa (e così le sue consorelle)
stava in adorazione davanti al Santissimo almeno
un’ora al giorno. Anche noi
siamo chiamati, seppure
con modalità e tempi diversi, a “stare col Signore”,
per poi saper essere suoi testimoni, nella quotidianità.
Con questo convincimento
e con questa disposizione
d’animo, invitiamo fidanzati e sposi alla giornata di
spiritualità “L’Eucaristia
nella vita degli sposi”, che
avrà luogo domenica 15
settembre presso il Centro
diocesano di spiritualità
DUE SALMI
PER LA VITA
testimonianze e preghiera
GIORNATA DEL CREATO:
LE INIZIATIVE A PARMA
Domenica 22 settembre il
Consiglio delle Chiese cri-
stiane di Parma e il Gruppo
diocesano giustizia pace
ambiente invitano alla
Giornata per la salvaguardia del creato 2013.
Alle 18.30 in Battistero interverranno l’archimandrita Evangelos Yfantidis, vicario generale della Sacra
Arcidiocesi ortodossa d’Italia, e Fabio Fabbro, presidente dell’Associazione Famiglia Aperta di Parma.
Alle 20 nel cortile del Seminario Maggiore agape fraterna nella sobrietà.
Alle 21 in Battistero ascolto
e preghiera con il coro ecumenico di Parma.
Grupo di preghiera p. Pio
PELLEGRINAGGI A ROMA
E MEDJUGORJE
Il Gruppo di Preghiera di
Padre Pio della Parrocchia
di Santa Maria della Pace di
Piazzale Pablo a Parma organizza due pellegrinaggi;
il primo dal 4 al 6 ottobre
per la visita a San Giovanni
Rotondo delle spoglie mortali di San Pio da Pietrelcina e a Roma per incontrare
il Santo Padre Francesco.
Il secondo a Medjugorje
dal 31 ottobre al 3 novembre per partecipare all’apparizione Mariana alla veggente Miriana del 2 Novembre.
Tutti coloro che fossero interessati sono invitati a
chiamare i seguenti numeri:
349.6716801, 348.
4467300, 0521.221074.
Camera di San Paolo è in via Melloni, 3/a; negli altri giorni (tranne il lunedì chiuso apertura dalle 8.30 alle 14. Il percorso è accessibile alle persone con disabilità motoria.
Info: 0521.233309-233617, sbsae-pr@ beniculturali.it.
Cariparma Running per Famiglia Più
CORRENDO PER LA VITA
Domenica 8 settembre appuntamento, per
tutti i podisti parmigiani, alla 16a edizione di
Cariparma Running. Come sempre, ad affiancare la parte agonistica ci sarà la camminata
non competitiva di 5km “Corri per la Vita”, che
si snoderà anch’essa all’interno del centro storico di Parma; il ricavato sarà devoluto, raddoppiato dall’intervento di Cariparma, alle associazioni Dynamo Camp e Famiglia Più. Sarà
possibile effettuare l’iscrizione sabato 7 e domenica 8 settembre direttamente nello stand
Cariparma in piazza Garibaldi.
Mostre, visite, laboratori, musica
FESTA AL MUSEO GUATELLI
Domenica 8 settembre, come ogni anno, l’Associazione degli Amici di Ettore e del Museo
organizza presso il podere Bellafoglia di Ozzano Taro una festa per ricordare l’anniversario della scomparsa di Ettore Guatelli. Sarà
una giornata di mostre, laboratori per bambini, musica e visite guidate alle sale del Museo
e alla casa (ogni mezz’ora dalle 10 alle 12). Durante tutta la giornata sarà possibile assistere
al documentario-intervista di Maurizio Pacchiani, “Trarì: la storia di un paese nei ricordi
di Azeglio”. Nel pomeriggio visite guidate dalle 14.30 alle 17 e dalle 15 alle 17 laboratorio di
giocattoli poveri “Costruiamo con la fantasia”.
Alle 15 presentazione ufficiale della mostra
“Intruders, Urban Explorers”. Alle 17 concerto
della Banda Giuseppe Verdi, di Parma. Dopo
la cena sotto il portico del museo, spettacolo
di Francesco Camattini “Fine della storia Canzoni ed eresie per un presente remoto”,
con Alessandro Sgobbio, Paolo Ricci ed Henni Taari.
Cattolici e evangelici a Camaldoli
Laboratorio per bambini e bambine
Dal 27 al 29 settembre al Monastero di Camaldoli si terrà
l’incontro cattolico-evangelico per giovani ”Essere cristiani insieme”, organizzato dal Monastero, dal Segretariato attività ecumeniche e dalla Federazione giovanile
evangelica italiana. Sono previsti interventi di Serena Noceti, Matteo Ferrari, Claudio Paravati, Letizia Tomassone,
Simone Morandini, Sofia Bianchi. Info e iscrizioni:
www.monasterodicamaldoli.it/[email protected],
0575.556013.
Il Museo archeologico nazionale di Parma
(piazzale della Pilotta 5) organizza, per bambini e bambine dai 5 anni in su, il laboratorio
“Vasai della prima Parma”. L’iniziativa, fissata
per giovedì 12 settembre dalle 9.30 alle 12,
permetterà ai partecipanti di calarsi nei panni di un vasaio dell’età del ferro, e al termine
ciascuno potrà portare a casa l’oggetto in ceramica modellato e decorato nella mattinata.
Per iscrizioni e informazioni è necessario telefonare ai numeri 0521.233718 - 0521.282787.
Per bambini e nonni oltre i 65 anni il laboratorio è gratuito. Altri adulti accompagnatori
pagheranno soltanto l’ingresso al museo.
Il laboratorio fa parte delle attività di promozione della mostra “Storie della prima Parma,
Etruschi, Galli, Romani: le origini della città
alla luce delle nuove scoperte archeologiche”,
la cui apertura è stata prorogata fino al 29 dicembre.
INCONTRO ECUMENICO PER GIOVANI
Torna l’orario prolungato
IL SABATO ALLA CAMERA DI S. PAOLO
Da sabato 7 settembre fino a fine anno cittadini e turisti di passaggio a Parma avranno una
possibilità ulteriore di ammirare, gli straordinari affreschi dipinti dal Correggio e da Alessandro Araldi agli inizi del Cinquecento nell’appartamento privato della badessa Giovan-
na da Piacenza all’interno nel Monastero di
San Paolo. Dopo una breve pausa estiva riprende, infatti, l’iniziativa “Aperti per Voi” realizzata in collaborazione con i Volontari del
Patrimonio Culturale del Touring Club Italiano, che consentirà la visita straordinaria della
Camera di San Paolo anche il sabato pomeriggio, garantendo l’apertura con orario prolungato dalle 8.30 fino alle 18. L’ingresso alla
COME I VASAI DELL’ETÀ DEL FERRO
memo
CELEBRAZIONI PER L’8 SETTEMBRE
19
6 SETTEMBRE 2013
Itinerario nei luoghi-simbolo
20
6 SETTEMBRE 2013
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- Diocesi di Parma