La prima Ferrari: l’Auto l’Auto Avio vio più uniche che rare : vio 15 ostruzioni 8815 vio Costruzioni • di Maurizio Tabucchiti I l Commendatore la dimenticò presto; di- va infatti ottenuto dalla semplice unione di due mo- menticava le vetture vittoriose, figurarsi la tori Fiat tipo 108 C disposti in senso longitudinale. 815 che oltretutto soddisfazioni non gliene aveva E il Drake parve proprio volerla riparare quella che date molte. Non avrebbe invece ingiustamente qualcuno aveva ri- dimenticato cosa significava 815 • Se gli inevitabili tenuto un’imperdonabile superfi- (8 cilindri, 1500 cm³) perché ap- difetti di gioventù non le avessero fermate, le 815 (8 cilindri, 1500 cm³) avrebbero potuto sconfiggere agevolmente le più dirette contendenti: le 1500 Sport con meccanica Lancia Aprilia, indiscutibilmente più lente cialità, quando, pochi anni più parteneva a quel suo preciso filone, che avrebbe abbandonato nel dopoguerra quando decise che la designazione del modello fosse invece dettata dalla cilindrata unitaria. La stretta parentela con la Fiat 508 C, un'origine non proprio nobile per una macchina da corsa, costituì l'aspetto meno eccitante della nuova realizzazione, finendo per rivelarsi una fase forse non eccelsa della carriera di Enzo Ferrari, abituato e ben altre automobili. Il propulsore da un litro e mezzo di cilindrata, che tardi, si riscattò con i suoi straordinari motori dodici cilindri a V. Ma al di là dell’esecuzione piuttosto frettolosa se si pensa che il divorzio con l’Alfa Romeo venne formalizzato negli ultimi mesi del 1939 e le due 815 (la 021 e la 022) a febbraio del 1940 erano già in strada per i primi collaudi le nuove otto cilindri avevano dimostrato ottime doti velocistiche, tanto da aggiudicarsi la coppa messa in palio dalla rivista Auto Italiana. E se gli inevitabili difetti di gioventù non le avessero fer- mate, avrebbero potuto sconfiggere agevolmente nascondeva tuttavia estrema raffinatezza, sembra- 34 in alto, figurino della versione cabriolet della Touring di cui si prevedeva la fabbricazione; a destra, la 815/020 del Marchese Rangoni Machiavelli, demolita nella metà degli anni ’50, in una immagine dell’epoca: la vettura differiva leggermente dalla 815/021 di Ascari, oggetto del presente servizio, per le feritoie anteriori, per le cerniere esterne delle porte e per la collocazione sul cofano motore del logo Touring. più uniche che rare le più dirette contendenti: le 1500 Sport con meccanica Lancia Aprilia, indiscutibilmente più lente. La vittoria di classe al "Gran Premio di Brescia delle Mille Miglia", disputato sul circuito Brescia-Cremona-Mantova di 165 chilometri ripetuto nove volte, competizione che passò alla storia come Mille Miglia del 1940, andò pertanto a una di queste numerose Aprilia trasformate, quella condotta dall’equipaggio D’Ambrosio - Guerrini. La prima uscita delle 815 si era rivelata, tutto sommato, accettabile - anche se Ferrari aveva mostrato delusione - ma ciò che aveva offuscato il risultato non era stato tanto il ritiro, quanto la sorprendente prestazione delle Fiat 1100 preparate dal modenese Vittorio Stanguellini e carrozzate dal concittadino Torricelli. Ebbene, queste vetturette di soli 1.089 centimetri cubi di cilindrata si erano piazzate al nono e al decimo posto della classifica generale e se anche le 815 fossero rimaste in gara non avrebbero certo potuto raggiungerle. “Pur avendone addirittura due di motori 1100, la nuova vettura del Cavalier Ferrari non ha retto il passo delle Stanguellini” fu l'inevitabile perfida battuta che circolò immediatamente nell'ambiente automobilistico modenese. E, senza dubbio, un certo compiacimento dovette manifestarsi anche in coloro che all'Alfa Romeo avevano messo in difficoltà il Commendatore, a cominciare dal Sovrintendente alla Progettazione, Wifredo Ricart. Il progettista spagnolo era infatti riuscito a liquidare la gloriosa Scuderia Ferrari, resasi colpevole di non avere ottenuto risultati soddisfacenti, comunque non commisurati all’impegno, e aveva sollecitato la costituzione dell'Alfa Corse. Nel nuovo organismo Enzo Ferrari si era trovato a disporre di un'autonomia assai circoscritta, aspetto che più di ogni altra cosa lo aveva infastidito, e nel 1939 aveva preferito andarsene. Con i proventi della liquidazione ricevuta dall’Alfa Romeo aveva costituito immediatamente l'Auto Avio Costruzioni dimostrando un'intraprendenza ed una capacità di ripre36 sa dalla bruciante umiliazione che solo pochi possiedono. Erano però lontani i tempi dell’Alfa Romeo 158, la straordinaria “Alfetta”, la monoposto da gran premio realizzata nemmeno tre anni prima alla Scuderia Ferrari, a Modena, la struttura che per dieci anni aveva avuto in gestione le Alfa Romeo da competizione. Abituato a rivaleggiare con vetture da gran premio sui più prestigiosi autodromi, Enzo Ferrari si trovava ora a rincorrere le Stanguellini! Auto Avio Costruzioni: il nome altisonante dell’azienda che occupava gli storici locali della Scuderia in viale Trento e Trieste, avrebbe fatto pensare a chissà quali programmi, ma la costruzione di macchine utensili su licenza tedesca, che recavano bene in vista il cavallino rampante, si rivelò l'attività più uniche che rare principale; e ciò nel pieno rispetto dell'impegno sottoscritto con l'Alfa Romeo, secondo il quale a Ferrari sarebbe stato concesso di riprendere l’attività sportiva con il proprio nome solo quattro anni dopo la cessazione della collaborazione. Sotto la denominazione di Auto Avio Costruzioni videro la luce due sole vetture, le quali, se anche non si chiamarono Ferrari, furono in realtà vere Ferrari e soprattutto si rivelarono le progenitrici di quelle automobili che alcuni anni più tardi avrebbero dato vita al mito. Ma perché si era fatto ricorso a materiale di serie e, oltre tutto, così poco sofisticato? Ferrari vantava una lunga attività sportiva con vetture raffinate, decisamente d'avanguardia e, appena sette anni più tardi - passata la guerra - la prima auto a portare il suo nome, la 125, sarebbe stata ancora una 1500 ma a dodici cilindri a V, con albero a camme in testa e con un moderno telaio tubolare. Alberto Massimino ed Enrico Nardi, progettisti della Auto Avio Costruzioni, coadiuvati da Vittorio Bellentani, avrebbero tanto desiderato realizzare qualcosa di meglio, di più avanzato, senza ricorrere al materiale Fiat, ma Ferrari fu irremovibile: non voleva mancare alla Mille Miglia del 1940; c’era poco da scegliere, non c'era certo il tempo per azzardare soluzioni rischiose, ma soprattutto, volle orgogliosamente tenersi lontano dall'Alfa Romeo non utilizzando nulla che potesse ricondursi alla Casa del Portello. Gli accordi con Alberto Ascari e Lotario Rangoni Machiavelli, che garantivano buoni introiti alla neonata fabbrica, erano già stati assunti e si dovevano rispettare; era poi necessario dimostrare a tutti che, in definitiva, la rottura con l'Alfa era stata vantaggiosa. Non furono probabilmente estranee altre due ragioni: il premio speciale di 5.000 lire, previsto dal regolamento della Mille Miglia per i vincitori di classe con vetture Fiat, o comunque allestite su telaio di fabbricazione Fiat, e l'intenzione di realizzare una piccola serie di 815 da porre in commercio. Più agevole si fosse rivelata la manutenzione, a causa della razionalità del progetto, più il successo sarebbe stato assicurato. Si fece pertanto appello al semplice ma funzionale materiale della Fiat 508 C - modello noto anche come Balilla 1100, perché stretto discendente dell’utilitaria che aveva visto la luce nel 1932 - ottimizzato ormai da una lunga serie di piccoli aggiornamenti, e si dette l'incarico al torinese Enrico Nardi di realizzare i motori. Per la carrozzeria si ricorse alla Touring optando per la splendida esecuzione apparsa l'anno prima sull'Alfa Romeo 6C 2500 Sport con passo accorciato, definita, nel rispetto dell'etimologia Ferrari, Tipo 256, antesignana della 6C 2500 Super Sport. Descritta da Felice Bianchi Anderloni, l'estroso titolare della carrozzeria milanese, come Torpedino Superleggero Tipo Brescia profilato al 37 che negli archivi della Touring sono stati ritrovento su autotelaio 815, fu completamente ri- vati i disegni di ben tre diverse proposte di vet- vestita in Itallumag 35, una lega autarchica di ture Gran Turismo su autotelaio 815: due ca- alluminio e magnesio molto leg- briolet ed una coupé quattro po- gera, che riuscì a contenere il sti. Un programma, quindi, bene peso in soli 54 chilogrammi. articolato che avrebbe previsto La raffinata eleganza - ottenuta la produzione di una piccola se- dall'Alfa Romeo 256, vettura pe- rie di automobili relativamente rò più spartana destinata unica- economiche e dai ricambi facil- mente alle competizioni e priva mente reperibili. di qualsiasi futuro indirizzo alla Appena un mese e mezzo dopo produzione in serie accrebbe e la non felicissima partecipazione parve quasi che da parte della alla Mille Miglia, dove comunque Touring vi fosse, nei confronti di Enzo Ferrari aveva riaffermato il Enzo Ferrari, una maggiore at- suo ruolo di team manager, li- tenzione, tanto che l'esecuzione, assai più cu- bero ormai da qualsiasi condizionamento, l'I- rata, fece pensare al prosieguo della produ- talia entrò in guerra ed ogni ipotesi di svilup- zione. Questa ipotesi è confortata dal fatto po del progetto 815 fu abbandonata. Enzo Ferrari pare non tenesse molto ai titoli onorifici; tuttavia, la nomina a Commendato- LA CARRIERA DELLA 815/021 GUIDATA DA ENRICO BELTRACCHINI 1946: 3 settembre: Coppa Andrea Brezzi - Torino 2° classificato Categoria Sport classe 1500. 38 1947: 13 aprile: Circuito Internazionale di Sanremo Ultimo tempo in prova - non qualificato; 11 maggio: Circuito di Piacenza 12° tempo in prova - ritirato al 10° giro; 1 giugno: Circuito di Vercelli 4° classificato Categoeria Sport Internazionale classe oltre 1100; 15 giugno: Circuito di Vigevano - Ritirato; 21-22 giugno: 14ª Mille Miglia Piloti: Enrico Beltrachini e Adriano Massa numero di gara 189; partiti alle ore 2.08 da Brescia; ritirati prima di Roma Categoria Sport Internazionale classe fino a 2000; 11 luglio: Coppa delle Dolomiti 6° classificato Categoria Sport Internazionale classe 2000; (1) 15 agosto: Circuito di Pescara - Ritirato; 24 agosto: Circuito di Senigallia 5° classificato (a un giro) Categoria Sport Internazionale classe oltre 1500; (2) 31 agosto: Circuito di Novara 5° classificato in batteria - 7° in finale Categoria Sport Internazionale classe oltre 750 Circuito del Lido di Venezia 5° classificato Categoria Sport Internazionale classe oltre 1100. (1) - In questa gara la vettura venne classificata come Ferrari 1500 (2) - In questa gara la vettura venne classificata come Ferrari 815 re era arrivata molto presto, tanto che già nel 1933 - appena trentacinquenne - in occasione del pranzo di fine anno (definito dalla retorica fascista “Rancio d’onore”) offerto dalla Scuderia Ferrari ai giornalisti e amici sabato 2 dicembre presso il ristorante Boninsegna di Modena, veniva già indicato nella cronaca della rivista L’Auto Italiana con tale titolo. Ma la prima benemerenza, il titolo di Cavaliere, la ottenne non proprio per motivi strettamente nobili. Avvenne che, in occasione della prima edizione della Coppa Acerbo che si teneva a Pescara, patria dell’omonimo gerarca fascista, Ferrari tolse dai guai l’organizzatore facendo confluire nella città abruzzese uno stuolo di Alfa Romeo RL Super Sport. La corsa fu un successo e Ferrari venne premiato. • La storia della 815/021 sopravvissuta Mentre l'esemplare con telaio n. 815/020 allestito per il Marchese Lotario Rangoni Machiavelli, che corse la Mille Miglia del 1940 con il numero di gara 65, venne demolito alla metà degli anni Cinquanta, la 815/021, quella di più uniche che rare Ascari - anch'essa demolita, ma mai decisamente superata sotto il plici motori ad aste e bilancieri unicamente sotto il profilo buro- profilo tecnico, andò all'asta giu- accoppiati, alloggiati su di un nor- cratico perché l'allora proprieta- diziaria, il suo valore era ormai male telaio della 508 C. L'opera- rio, certo Luciano Rossi, proce- molto ridotto tanto che, per la zione si era invece rivelata assai dette nel 1951 alla sola restitu- somma di 68.637 lire, venne ag- interessante per la semplicità che zione dei documenti - sopravvis- giudicata al sopra citato Luciano caratterizzava il progetto, unita a se alla distruzione grazie al sal- Rossi, il quale, in data 16 febbraio soluzioni assai raffinate. vataggio effettuato negli anni dello stesso anno, pensò bene di Anche se manteneva lo stesso Sessanta da Emilio Storchi Fermi, radiare i documenti dal P.R.A. re- aspetto estetico, ovviamente precursore del collezionismo di stituendo targhe e libretto. moltiplicato per due, il basamen- vetture storiche. to in ghisa del motore 108 C era Nel 1943, direttamente dalle ma- • La tecnica della 815 ni di Alberto Ascari, la 815/021 La filosofia costruttiva della 815 fusione di alluminio in unico pez- era passata ad Enrico Beltracchi- risiede tutta nella descrizione del zo con canne umide smontabili, in ni un milanese con la passione modello effettuata, senza dubbio, ghisa. per le corse, il quale, contraria- dallo stesso Enzo Ferrari e divul- Fra il quarto e il quinto cilindro si mente a quanto si credeva, la im- gata dalla Auto Avio Costruzioni: era lasciato maggiore spazio per piegò in molte gare della ripresa "Realizzando questa piccola au- consentire il montaggio delle due post-bellica. Anche se l'evoluzio- tovettura sport, che denominere- testate di alluminio di serie pro- ne tecnica delle vetture da com- mo 815, non abbiamo inteso co- fondamente elaborate mediante petizione si era praticamente in- struire una nuova macchina ma lavorazione dei condotti, ma sen- terrotta fin dal 1940, la 815, ca- semplicemente presentarvi un za modificare il sistema di scarico ratterizzata da un progetto mai nuovo tipo frutto di modifiche a che convogliava in un'unica usci- completamente sviluppato, non si complessi esistenti, di nostri stu- ta il secondo e il terzo cilindro e, trovò a proprio agio ottenendo di e costruzioni. altrettanto insieme, il sesto e il soltanto un secondo posto nella La nostra ventennale esperienza settimo. Gli altri cilindri dispone- classe 1500 della categoria Sport di automobilismo agonistico, la vano invece di scarico singolo. alla Coppa Brezzi che si corse al buona conoscenza delle numero- Bielle e organi della distribuzione, Parco del Valentino, a Torino nel se esigenze che sorgono dall'uso tranne l'albero a camme in un sol 1946. A ciò contribuirono le pro- della macchina spinta destinata pezzo dotato di una particolare babili non eccelse doti di guida di alle competizioni sportive, ci han- fasatura, come pure le valvole, Beltracchini, il quale alla fine del- no guidati nel realizzare questa erano ottenuti dalla lavorazione la stagione 1947, e precisamen- 815. Essa vi offre, colle sue par- dei particolari di serie. Il lungo al- te il 7 novembre, la cedette a ta- ticolarissime caratteristiche che bero motore (cm. 88,6), che pog- le Alessandro Casiraghi anche lui non trovano riscontro in alcuna giava su cinque supporti di banco, di Milano. costruzione di serie, la sicura pos- era ricavato dal pieno: si tratta La carriera della 815/021 si inter- sibilità di soddisfare la vostra pas- ruppe non tanto perché il nuovo sione sportiva. La semplicità acquirente non intese impiegarla estrema del motore, la totale in- nelle competizioni, ma perché - tercambiabilità delle parti for- pare - si rese protagonista di una manti l'autotelaio, la velocità, la vicenda giudiziaria che portò al ripresa, il limitato consumo, il pe- sequestro della vettura da parte so irrisorio, la stabilità perfetta, del Tribunale di Milano. Quando sono la sintesi della 815." l'11 gennaio del 1951 la 815, or- Non si trattava infatti di due sem- stato sostituito da una magnifica 39 LA SCHEDA TECNICA DELLA A.A.C. 815 va di un progetto importante perché non riproponeva, raddoppiato, il semplice schema dell'albero Fiat, ma gli angoli delle manovelle assicuravano una perfetta equilibratura all'otto cilindri garantendo la completa assenza di vibrazioni. Le pompe dell'olio era no due. Volano motore, spingidisco e frizione strettamente di serie ma alleggeriti. Cambio, trasmissione e ponte posteriore rigido appartenevano anch'essi alla Fiat 508 C ma i giunti elastici erano stati sostituiti da giunti cardanici e la coppia conica era stata "allungata". Freni anch'essi di serie ma dotati di convogliatori d'aria per il raffreddamento. Anche per le sospensioni non si era voluto intraprendere la difficile strada di una nuova progettazione e si era predisposto invece un affinamento generale di quelle anteriori, alleggerendo i bracci e i contenitori delle molle 40 originali, mentre il sistema posteriore, a balestre semiellittiche, era rimasto praticamente inalterato. Il telaio Fiat a elementi stampati era stato irrigidito con due longheroni scatolati che partivano dalla crociera centrale e raggiungevano gli attacchi delle sospensioni anteriori, allo scopo di rendere più solida la zona di collocazione del motore, il quale, a causa del notevole incremento delle prestazioni, creava sollecitazioni elevate; i due longheroni posteriori erano stati invece piegati in modo da seguire la curvatura della coda della carrozzeria. MOTORE Posizione: anteriore longitudinale Cilindri: 8 verticali in linea Alesaggio e corsa: mm. 63 x 60 Cilindrata totale: cm³ 1496 Potenza: CV 72 a 5500 giri/1' Basamento: fusione unica in lega leggera, canne smontabili Distribuzione: 1 albero a camme nel basamento Valvole: 2 per cilindro in testa Lubrificazione: forzata con 2 pompe di mandata (capacità lubrificante L. 9) Alimentazione: atmosferica Carburatori: 4 Weber 30 DR 2 Accensione: singola (batteria e distributore) AUTOTELAIO Telaio: 2 longheroni con traverse in profilati di acciaio (derivazione Fiat 1100) Passo: mm. 2420 Carreggiata anteriore e posteriore: mm. 1240 Frizione: monodisco a secco Cambio: a 4 marce (derivazione Fiat 1100) Ponte posteriore: rigido (derivazione Fiat 1100) Riduzione finale: 11/42 oppure 11/43 Sospensioni anteriori: ruote indipendenti, ammortizzatori idraulici (derivazione Fiat 1100) Sospensioni posteriori: molle a balestra, ammortizzatori idraulici (derivazione Fiat 1100) Posizione della guida: a destra Impianto elettrico: Bosch a 12 Volt RUOTE E PNEUMATICI Cerchi: a raggi Borrani 3.25 - 15 Pneumatici: Pirelli Stella Bianca 5.50 - 15 FRENI A mano: meccanico (derivazione Fiat 1100) A pedale: idraulico a tamburo (derivazione Fiat 1100) PESI E PRESTAZIONI Peso dell'autotelaio con ruota di scorta: kg. 535 Peso a vuoto della vettura completa: kg. 625 Posti: 2 Capacità serbatoio carburante: l. 108 Consumo carburante per 100 km: l. 13/15 Velocità massima: km/h 170