La Parresìa RESPONSABILE DEL SITO: AMEDEO GARGIULO G E N N A I O I CONTRIBUTI NON FIRMATI SONO DA ATTRIBUIRE AL RESPONSABILE Cos’è la Parresìa? La parresìa vuole essere un luogo di informazione libera, di contatto con la realtà, di affermazione della verità. E’ aperto e destinato a tutti i giovani da 1 a 99 anni, purchè abbiano un desiderio semplice di informarsi, di capire, di interloquire. Partiamo oggi con questo numero sperimentale di ottobre 2013. SOMMARIO: Cos’è la Parresìa (segue) Pag. 2 Che strane giornate Pag. 2 Il restauro della torre di Pisa Pag. 3 La statua di San Francesco a Pag. 5 Roma Dalla: l’anno che verrà Pag. 6 La vecchiaia Pag. 8 Lorenzo Verdi e Giuseppe Pag.10 Un ricordo personale Pag.12 Un piccolo grande miracolo Pag.12 La giustizia al tempo di Gioacchino Belli Pag.12 Roger Waters Pag.13 L'addio postumo a suo padre Novità nella scuola 2 0 1 4 Pag.14 Non abbiamo obbiettivi particolari o finalità diverse da quelle di fare una cosa che ci piace e che può piacere. In chi vi scrive vi è convinzione di fare una cosa bella e potenzialmente utile. Voi che leggete sarete giudici. ma vorremmo degli interlocutori attivi che partecipino negli spazi destinati a discutere e possibilmente crescere insieme , aperti a tutte le opinioni purchè espresse con rispetto della realtà e della verità. Non ci piacciono pregiudizi, posizioni da tifosi, slogan strillati, offese gratuite. Quando si deve scegliere un nome è sempre delicato, le idee che vengono sono spesso parzialmente significative del complesso di aspetti che si vuole cogliere e rappresentare. La scelta che abbiamo fatto potrà essere giusta o sbagliata ma vi preghiamo di giudicarci per i contenuti e non per un titolo. Però è da dire che la scelta è ricaduta su un termine forse un po’ desueto ma che da l’idea che siamo fieri della strada che stiamo intraprendendo con il solo scopo di offrire un servizio. (Segue a pagina 2) Un solo fiume Roger Waters, bassista e fondatore dei Pink Floyd, ha da un po’ di tempo un nuovo amico: Harry Shindler, il veterano dell'esercito britannico che, unico nella vita di Roger dalla morte del padre caduto il 18 febbraio 1944 nei combattimenti seguiti allo sbarco alleato di Anzio, ha dato una risposta alle domande che Roger si ripeteva fin dagli anni dell'infanzia. E nasce una poesia. (pag.13) Miracolo a Piazza dei Miracoli Pisa: una delle più belle e conosciute piazze del mondo, un torre pendente meravigliosa e simbologica, un recupero capolavoro dell’ingegneria italiana in collaborazione con esperti di tutto il mondo. (A pagina 3) PAGINA 2 Cos’è la Parresìa? Dico e dirò sempre grazie a tutti gli amici che mi aiuteranno in questa avventura. E’ già una vittoria solamente il fatto che venga avviato il tentativo di questo percorso: la creazione di un luogo di informazione vera, connessione con la realtà, rispettoso della verità.. Dobbiamo in questa avventura essere seri con noi stessi, affrontarla senza ripensamenti; l’unico rimpianto sarebbe non fare questo tentativo. Parlando con alcuni amici, è emersa l’esigenza inderogabile che chi sta nella fascia di età matura ma ancora energica, metta a disposizione dei giovani un po’ della propria esperienza, non da intendersi come quella dei “capelli bianchi” che hanno prosopopea rispetto ai giovani, ma come quella dei “capelli felici” che vogliono mettere a disposizione se stessi perché la felicità e la bellezza della vita sia più facilmente trasmettibile. Voglio dire con chiarezza che non pensiamo di essere migliori degli altri, ma di avere qualcosa da dire per la vita e per l’educazione innanzitutto di noi stessi, che siamo i primi Segue da pag.1 a dovere con umiltà ricominciare sempre. Ma anche delle nuove generazioni che sono cresciute in un’epoca più virtuale che reale, più di chiacchiere che di verità, più di promesse che di fatti. Non vogliamo toccare tutto lo scibile, saremmo solo spocchiosi; ma non vogliamo neanche proporci come testimonianza di un gruppo di persone serie, appassionate ma perdenti. Se dovessimo avere una divulgazione modesta ricominceremo con più forza e con rinnovata fierezza. Che strane giornate Che strane giornate il 2 e il 3 ottobre! Gli ultimi giorni del mese di settembre la politica italiana sembrava una polveriera sul punto di esplodere: affermazioni brusche e ultimative, accuse reciproche, I buoni che dicono agli altri che sono inaffidabili, i cattivi che dicono ai “forse buoni” che sono dei traditori, qualcuno guarda e spera che siano gli altri a farsi male da soli, talk show con liti furibonde, ognuno è più realista del re. Viene un marziano e scappa via chiedendosi dove è capitato. Bisogna sempre rimanere capaci di farci sorprendere dalla vita Poi il giorno due sembra che succeda qualcosa: cambi improvvisi, lacrime, esultanze, esultanze incrociate, molti vincitori, qualche parola di rabbia, qualche incertezza sulla reale portata delle risultanze della giornata, giudizi contrastanti, grande stanchezza, un po’ di assopimento, tanta voglia di riposo, tanti italiani forse contenti che “è passata la nuttata”, ma con tanta confusione in testa e con le emergenze del paese ancora lì sul piatto in buona parte insolute. E’ la tarda sera del 2, finiscono le LA PARRESÌA trasmissioni televisive di commento politico, inizia quel breve momento notturno di interruzione del bombardamento continuo e in tempo reale di notizie, quando alle quattro del mattino le agenzie battono i primi flash di quello che è successo ad un chilometro dalla costa di Lampedusa. Inutile raccontarlo ancora. La tragedia che è avvenuta la conosciamo tutti. Qui in questa sede ci preme evidenziare di come i fatti della vita, spesso nella loro drammaticità, sono richiami forti a tutti noi affinché si rimanga tutti con i piedi per terra per affrontare i problemi reali e non quelli virtuali o inesistenti, od esistenti ad hoc per fare dimenticare quelli reali. Il drammatico episodio di Lampedusa personalmente è stato un forte richiamo alla realtà e alla capacità della vita di sorprenderci sempre. Ed ora è il momento della responsabilità. Si è aperto un dibattito se i sopravvissuti alla tragedia sono immigrati clandestini o esuli o quant’altro. Sono dei poveri Cristi senza mangiare, senza una casa, senza affetti, senza futuro, qualcuno senza nome. Ma sono uomini e il grido del Papa “Vergogna!” colpisce tutti noi, nessuno escluso. Bisogna rimboccarsi le maniche e trovare una intesa europea per prevenire altre tragedie e distribuire le responsabilità. L'apertura di un corridoio umanitario per coloro che stanno scappando dalla guerra in Siria, dalla feroce dittatura in Eritrea e dalle tante situazioni di guerra civile potrebbe essere un primo gesto simbolico ma anche di sostanza per restituire umanità alla situazione e cercare, nel minor tempo possibile, un nuovo approccio alla problematica migratoria basata su tre pilastri: solidarietà, sicurezza e buonsenso. Se l’espressione usata dal Papa verrà ripetuta a pappagallo senza che nulla si metta in moto, vorrà dire per ciascuno di noi e per la collettività che abbiamo toccato il fondo ad umanità zero. Al contrario c’è da augurarsi che queste tragedie facciano nascere un limite di decenza alla “gravità” delle italiche vicende. PAGINA Il restauro della Torre di Pisa La Torre può stare tranquilla per almeno altri trecento anni Nel maggio 2012 al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici si è tenuta una interessantissima presentazione dei lavori di salvaguardia e restauro della torre di Pisa, a dieci anni circa dalla conclusione degli stessi e quindi con la possibilità di fare un check up sull’esito dei lavori stessi. Chiunque si affaccia per la prima volta in Piazza dei Miracoli a Pisa fa una esperienza che non dimenticherà più. Non a caso questo luogo, per la sua bellezza e unicità, è conosciuto in tutto il mondo e annoverato tra i patrimoni dell’umanità e non c’è dubbio che, senza voler fare una classifica in termini di fascino, la torre di Pisa è una di quelle più inconfondibili per caratteristiche e originalità. La Torre non è solamente il campanile del Duomo, ma il simbolo della città. La sua singolare pendenza, che l'ha resa ancor più famosa, non è la sola peculiarietà. La sua ubicazione defilata rispetto al Duomo, la rende non subordinata alla cattedrale, pur avendone molti caratteri architettonici comuni, ed essendo visibile da ogni parte della città, ed anche da più distante, ha sempre costituito il riferimento concreto per gli abitanti. Non poteva e non può andare persa e fin dai primi del novecento, preoccupati dell’aumento dell’inclinazione ci si pose il problema di come salvaguardare questo capolavoro ed iniziò un monitoraggio relativo ai movimenti della torre sia in senso altimetrico che in termini di pendenza. Tale monitoraggio è stato im- plementato nel tempo ed aggiornato con i più moderni sistemi di rilevazione che man mano la tecnologia metteva a disposizione. Il merito di questo lungo periodo di rilevamenti fu l’enorme banca dati disponibile nel 1990, quando la situazione aggravata fece decidere per la creazione di una Commissione Internazionale di altissimo profilo cui affidare non solo studi ma la decisione sugli interventi da apportare, per i quali c’erano tante proposte spesso tecnicamente molto differenti. La torre fu chiusa ai visitatori, i lavori sono durati circa dieci anni e sono stati effettuati per stadi con la realizzazione di interventi di stabilizzazione temporanei e quindi definitivi. La storia della torre La costruzione della Torre prese il via nel 1173. Si interruppe più volte, e a causa del cedimento del terreno che le avrebbe impedito per sempre di rimanere perpendicolare al terreno. All'epoca tali fasi di fermo capitava di frequente a causa dell'insufficiente informazione idrogeologica a disposizione. Ciò che è certo è che il progetto originale del campanile non prevedeva assolutamente inclinazione. Una seconda fase dei lavori fu avviata nel 1275, con la costruzione di altri tre piani. La cella campanaria fu aggiunta all'incirca a metà del XIV secolo. In totale più di duecento anni. Le attività svolte in circa dieci anni sono ascrivibili alla sfera degli interventi strutturali e di stabilizzazione geotecnica. Riguardo il primo aspetto fin dal 1992 furono adottati dei provvedimenti temporanei attraverso delle cerchiature di cavi leggermente pretesi all’altezza della prima cornice e del primo loggiato; una sorta di prima cautela che intorno al 1998 è stata sostituita ed integrata in maniera più scientificamente puntuale attraverso delle iniezioni di malta cementizia e l’inserimento di alcune barre di acciaio per risolvere punti singolari particolarmente critici e con l’adozione di cerchiature definitive più ridotte realizzate in fili di acciaio inossidabile. (Segue a pagina 4) La torre ha una pianta circolare e decorazioni che richiamano l'abside del Duomo. Sopra alla porta d'ingresso vi era un tempo una Madonna col Bambino la cui paternità è stata attribuita ad Andrea Guardi. I vari piani sono una ripetizione di gallerie ed arcate, ad eccezione della cella campanaria, nella quale sono collocate sette campane. Per giungere fino alla terrazza della cella bisogna salire 294 gradini. Nell'800 vennero effettuati dei lavori di che ne riportarono alla luce parte del basamento ma che alterarono la stabilità della torre, accelerandone il processo di inclinazione. Dal 1990 al 2001 la Torre è quindi rimasta chiusa ai visitatori per un lavoro di recupero complesso e articolato, che l'ha restituita ai visitatori. 3 PAGINA 4 Prima fase delle operazioni Seconda fase LA Molto più complesso e delicato è stato l’insieme degli interventi di stabilizzazione geotecnica. Anche per questo aspetto l’emergenza ha obbligato ad una soluzione provvisoria posta in essere nel 1993; l’estremo nord della fondazione della torre continuava dagli inizi del secolo a sollevarsi inesorabilmente e l’unico intervento realizzabile in tempi brevi era quello di apporre un contrappeso realizzato attraverso l’apposizione di una trave anulare in c.a.p. sulla quale sono stati accatastati dei lingotti di piombo, il tutto per un carico complessivo di circa 700 t.. Tale soluzione fu però in breve tempo sostituita con un’altra ben più radicale e molto più estetica. Furono adottati dieci ancoraggi profondi ben 45 metri, cementati nelle sabbie più inferiori. Inoltre questa soluzione, potendosi variare il tiro di ciascuno dei dieci ancoraggi, permetteva una sorta di regolazione successiva di dettaglio tale da guidare i movimenti della torre. Ma la sfida vera era quella di stabilizzazione geotecnica, connessa alla straordinaria deformabilità dei terreni di fondazione. La conclusione dei lavori degli esperti fu anche una limitata riduzione della pendenza raggiunta dalla torre, avrebbe assicurato l’arresto del progredire dell’inclinazione. La drammaticità era quindi spostata sul come operare la riduzione; scelta difficile anche perché confortata da poche rare esperienze analoghe in giro per il mondo. In sostanza bisognava causare e pilotare un cedimento dal lato nord della fondazione. Tale operazione poteva essere compiuta con più strategie PARRESÌA che andavano dal creare una sovrappressione sul terreno lato nord, all’estrazione controllata di volumi di terreno tale da indurre un lento cedimento controllato in controtendenza. La scelta di metodo è stata quella di estrarre gradualmente piccoli volumi di terreno adeguatamente individuati creando dei micro vuoti che sotto la pressione agente si chiudevano progressivamente creando dei piccoli cedimenti nei punti voluti. Il tutto previa una sperimentazione sul campo a pochi metri di distanza per monitorare il cedimento. La delicatezza di questa attività e il rischio di possibili danni gravissimi obbligo all’individuazione di un’opera di presidio che fu realizzata con degli stralli costituiti da funi di acciaio che facevano capo a delle strutture di metallo ancorate a fondazioni all’uopo costruite. L’operatività di tale sistema prevedeva a riposo un tiraggio modestissimo quasi di pretenzionamento ovvero la torre non era vincolata in partenza ma era predisposta per interventi immediati in caso di necessità di una forza stabilizzante. L’intervento di sotto escavazione definitiva, durato circa un anno, ha visto l’asportazione di 48 metri cubi di terreno, in parte sottofondazione e in parte in zona limitrofa e, con grande soddisfazione degli artefici di questo miracoloso recupero, non è stato mai necessario utilizzare la struttura di presidio. Ciò che colpisce molto di questa storia incredibile è così sintetizzabile: la grande competenza dell’eccellenza tecnica che ha lavorato per questo straordinario recupero, con grande professionali- tà e umiltà, ha optato per soluzioni per certi versi semplici ed antiche dal punto di vista concettuale, utilizzando in un giusto mix strumenti moderni solamente per gli aspetti più operativi, il tutto con un grande rispetto della struttura su cui si interveniva e sulla sua storia. In conclusione è certo che d’ora in poi andando a visitare queste meraviglie dell’umanità, non ci si soffermerà solamente sulla bellezza del complesso intero, sull'impressionante mosaico absidale del Cristo in Maestà attribuito a Cimabue, non si rimarrà incantati solamente dal pergamo trecentesco di Giovanni Pisano che mostra scene del Nuovo Testamento o dal Battistero in stile romanico dedicato a San Giovanni Battista, (che voleva essere un misto tra l'Anastasis del Santo Sepolcro in Gerusalemme e la Moschea d'Omar), ma si rimarrà sorpresi anche da questa opera dell’uomo molto più recente ovvero da un intervento tecnico che permetterà ancora per molti secoli di godere di questa meraviglia. PAGINA La statua di San Francesco a Roma su piazza San Giovanni, per noi ragazzi negli anni sessanta era spesso un luogo di appuntamento con gli amici o con la ragazza. Non si capisce mai come nascono certe consuetudini, che poi spesso si consolidano velocemente. Non era l’unico a Roma; c’era la famosa lampada Osram, Ponte Milvio, il giardino del lago, Campo dei Fiori, il grattaccheccaro ecc. Sicuramente non vi era coscienza del luogo di santità che si sceglieva per l’appuntamento. La statua si trova in una sorta di epicentro della Roma Cristiana caratterizzata dalla Basilica di San Giovanni, dalla Scala Santa, dalla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme e da quella via Merulana, asse del quartiere Esquilino che con un lungo rettifilo conduce a Santa Maria Maggiore. Innanzitutto colpisce un aspetto urbanistico organizzato in modo tale che da ciascun riferimento cristiano è possibile vederne un altro come se ci fosse un filo conduttore per accompagnare la persona negli spostamenti da un luogo all’altro della bellezza. Esattamente il contrario di quel che fecero i piemontesi nel progettare a fine ottocento il quartiere Prati, dove, volutamente, la geometria delle parallele e delle perpendicolari è orientata in modo tale che da nessuna strada si potesse vedere la Cupola di San Pietro che avrebbe solamente con la sua veduta traviare il popolo!!! E invece l’urbanistica di San Giovanni è rispettosa sia dell’orografia naturale con i suoi saliscendi sia dei grandi monumenti cristiani, nella maggior parte preesistenti alle strade e ai servizi. Potremmo qui poi ricordare la bellezza della Basilica, la sua complessa storia di distruzioniincendio e terremoto– e le sue ricostruzioni, fino a quando Papa Innocenzo X decise la radicale riedificazione della basilica, affidandone l'opera al Borromini che trasformò tutto, lasciando della costruzione medioevale solo il pavimento, il ciborio e il mosaico absidale. Potremmo fare riferimento alla particolarità della Scala Santa luogo di preghiera e di culto unico ed universale. Ma la realtà, leggermente meno nota ma di un significato altissimo per la storia cristiana, è la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme. Per volontà dell'imperatore Costantino e di sua madre Elena, la prima chiesa sorse attorno al 320 d.C. Santa Croce Custodiva, fin dal IV secolo, le Reliquie della Passione di Cristo, ritrovate in circostanze miracolose a Gerusalemme, sul Calvario, il luogo della crocifissione. L’attuale aspetto risale al Settecento. Gli architetti Pietro Passalacqua e Domenico Gregorini, su commissione di papa Benedetto XIV, cambiarono in modo definitivo la facciata della chiesa, portandola in avanti e costruendo un atrio ellittico, secondo lo stile barocco. La Cappella delle Reliquie è il centro di gravità della basilica; si tratta infatti dei frammenti della Croce di Cristo, ritrovati, secondo la tradizione da Sant'Elena, sul Calvario a Gerusalemme, che offrono una occasione unica di supporto alla fede. Assieme vengono conservati: il Titulus Crucis, ovvero l'iscrizione che, era posta sulla croce; un chiodo, anch'esso rinvenuto da Sant'Elena; due Spine, appartenenti, alla Corona posta sul capo di Gesù. Uscendo raggiungi San Giovanni, percorri via Merulana, guardi la facciata di Santa Maria Maggiore, ti sposti sulla sinistra e dentro la Basilica di Santa Prassede puoi contemplare un frammento della colonna dove Gesù fu flagellato. Tre rette a unire due tracce straordinarie del cristianesimo: potenza dell’urbanistica sana. 5 PAGINA L’angolo delle canzone LA 6 Dalla: l’anno che verrà Ho sempre pensato che la bellezza di una canzone si giudichi essenzialmente dalla sua tenuta nel tempo, ovvero dal suo non sembrare mai vecchia e legata, quindi, ad un certo periodo; le canzoni degli anni sessanta, degli anni ottanta,ecc Ci sono invece le canzoni eterne. Chi mi frequenta ben conosce da questo punto di vista i miei gusti. Oggi dedichiamo questa rubrica al “L’anno che verrà di Lucio Dalla” La canzone la conosciamo tutti, anche se molti pensano che il titolo sia “caro amico ti scrivo…” dal verso di incipit della canzone. E continua “così mi distraggo un po’…”. Perché iniziando una lettera c’è bisogno di distrarsi, cos’è cambiato? E’ evidente che se parliamo dell’anno che verrà siamo ad un inizio, o forse ad una fine, comunque in un momento di cambiamento che sembra andare al di là del cambio di un anno, sembra il cambio di PARRESÌA un decennio a forse di una epoca. Sembra quasi un desiderio di cambiamento, una necessità di distrarsi dalla vita o per lo meno dagli affanni della vita, da un decennio passato troppo velocemente senza il tempo per apprezzarlo. O forse di distrarsi rispetto al futuro che forse ci dirà nel seguito della canzone. Sono passati solamente due versi; sufficienti ha metterci in posizione di curiosità ed attesa. Ma una prima risposta è immediata, fornita dai due versi successivi “e siccome sei molto lontano, più forte ti scriverò…”; è fantastico, con una sintesi estrema che ricorda alcune espressioni latine, mescola due sensazioni completamente diverse una di tipo fisico, quasi tattile, con una di tipo sonoro, eppure ad ascoltarlo ti sembra tutto normale ed è immediatamente evidente la prima risposta ovvero il suo bisogno di amicizia. E comunque il ”più forte ti scriverò” in realtà è quello che fac- PAGINA ciamo tutti scrivendo una lettera quando vogliamo che chi legga sia attento ad una frase che scriviamo calcando più forte perché il lettore senta nel proprio orecchio il tono di voci diverso di chi scrive. Ma all’amico c’è bisogno subito di dare una giusta informazione; “da quando sei partito c'è una grossa novità, l'anno vecchio è finito ormai ma qualcosa ancora qui non va. Si esce poco la sera compreso quando è festa e c'è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra, e si sta senza parlare per intere settimane, e a quelli che hanno niente da dire del tempo ne rimane”. Ma l’informazione, come spesso succede in una lettera è innanzitutto connessa con una negatività, con la paura delle novità, con la paura delle persone, degli sconosciuti che ti portano a chiuderti in casa e a troncare i rapporti andando così contro l’amicizia di cui però pochi versi prima ci ha detto di avere bisogno. E infatti Lucio Dalla si fidava di tutti, i clochard e i diseredati di Piazza Grande con i quali aveva sempre qualcosa da dire e così parte un fiume di novità introdotte da una frase che capiremo più tardi “ma la televisione ha detto che il nuovo anno porterà una trasformazione…”. Le novità sono sconvolgenti su qualsiasi fronte: dal Cristo che scenderà dalla croce agli uccelli che faranno ritorno presumibil- 7 mente fuori stagione; ma in questo elenco Lucio trova anche lo spazio per una cattiveria terribile dicendo “anche i muti potranno parlare mentre i sordi già lo fanno” un miracolo la prima affermazione, la constatazione feroce di chi sa parlare e non sa ascoltare nella seconda. E conclude le novità “senza grandi disturbi qualcuno sparirà, saranno forse i troppo furbi e i cretini di ogni età” ovvero con due estremismi che in qualche modo coincidono e istantaneamente si bloccano l’elenco e la musica. E qui Lucio scatena il suo desiderio di presente, di vita, la sua voglia di non farsi ingannare dalle finte novità, dalle novità fatte passare per vere attraverso i mass media, il suo desiderio di esserci. Parla all’amico, ma parla a se stesso per testimoniare all’altro la sua domanda, ovvero il desiderio. “Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico e come sono contento di essere qui in questo momento, vedi, vedi, vedi, caro amico..., per continuare a sperare. E se quest'anno poi passasse in un istante, vedi amico mio come diventa importante che in questo istante ci sia anch'io. L'anno che sta arrivando tra un anno passerà io mi sto preparando è questa la novità” L’attesa è umana e legittima ma tutti e due stanno ancora aspettando la risposta alle proprie giuste domande. PAGINA 8 La vecchiaia La tematica è stata toccata da tanti artisti, poeti, letterati, filosofi, musicisti, e in tempi più moderni cantautori. La saggezza e il rispetto dell’anziano hanno le radici nelle culture lontanissime e più diverse. Senza risalire troppo nei secoli, basti pensare al colloquio tra Socrate e Cefalo riportato nella Repubblica di Platone; il motivo conduttore è l’immagine positiva della vecchiaia in ragione della soddisfazioni spirituali libere dalle passioni. Ma quando ho riletto De senectute ovvero La vecchiaia di Cicerone sono rimasto folgorato dalla bellezza dell’equilibrio con cui viene affrontata la tematica, ma anche dell’attualità dei contenuti. E’ vero che oggi è una sorta di argomento tabù, c’è quasi il timore di pronunciare la parola, in quanto penultima pagina prima della morte; è anche vero che quando c’è un po’ di maturità, non si può far finta che la tematica non esista e prima o poi le domande sorgono spontanee negli animi delle persone. Ciò premesso, il libro è affascinante anche se in qualche passaggio si può avere l’impressione che Cicerone voglia in un certo modo autoconsolarsi del fatto che lui ormai sta vivendo quella fase della vita. E, altra possibile critica, in alcuni passaggi sembra che l’autore sia spinto da una rivalsa di tipo politico, ambiente dal quale veniva in quel periodo emarginato, subendo un po’ quella che oggi viene chiamata rottamazione. Tutto ciò nulla cambia o sminuisce l’intelligenza nell’analisi né l’energia positiva che sboccia dal testo dell’opera. Per dare almeno un’idea del contenuto occorre soffermarsi sulle quattro accuse rivolte alla vecchiaia da un Cicerone che non dimentica la sua cultura di avvocato; la vecchiaia è l’imputato, Cicerone l’accusa e Catone la difesa. Scelta non casuale, Catone era più anziano LA PARRESÌA di Cicerone ed era quindi perfetto per svolgere il ruolo di saggio, ed aveva anche lui vissuto una vita fortemente caratterizzata da ruoli pubblici. Certamente il Catone rappresentato è molto idealizzato, come depurato dai suoi difetti, ma perfetto per il feeling che si crea tra i protagonisti del dialogo. La prima accusa rivolta alla vecchiaia è quella di rendere l’essere umano inattivo. Catone smonta l’accusa distinguendo le occupazioni dello spirito adatte agli anziani, rispetto a quelle del fisico adatte ai giovani. Ma c’è un rafforzativo, le grandi imprese non si realizzano con la forza fisica ma con l’autorevolezza e la saggezza, ovvero con doti che normalmente aumentano con la vecchiaia. ”Ed ora non rimpiango davvero le forze di un giovane (questo sarebbe il secondo punto circa i difetti della vecchiaia), non più di quanto da giovane desiderassi la forza di un toro o di un elefante. Di quel che si ha conviene valersi…”. Così inizia la parte dedicata alla seconda accusa che consiste nell’indebolimento fisico. La difesa fa notare che è naturale una minor forza fisica, ampiamente compensata da una maggior forza intellettuale che rende l’anziano essenziale per l’educazione dei giovani, ovvero per la ”nobile missione”. E qui c’è una grande insistenza sul ruolo di maestro: “O non concediamo alla vecchiaia neppure forze tali da istruire, formare e preparare i giovani a tutti i compiti che spettano loro?” C’è una affermazione categorica e non disponibile a mediazioni in questo ruolo da anziano, ma c’è anche un sacro rispetto dell’autonomia dei giovani per ciò che spetta a loro. La terza accusa rivolta alla vecchiaia è quella di essere priva di piaceri. Catone risponde, come in un vero e proprio dibattimento in tribunale, che gli anziani sono più liberi dalle passioni della giovinezza e possono dedicarsi ad attività PAGINA più nobili e virtuose, come la meditazione, gli studi e le gioie dell’agricoltura che è un’attività nobile, produttiva e degna dell’uomo libero. Su questa accusa la replica di Catone è più ampia perché afferma come il prestigio, che cresce con l’avanzare dell’età, valga più di tutti i piaceri della giovinezza, ma che l’autorevolezza in vecchiaia è tale solo se “poggia sulle fondamenta di una giovinezza onesta”. La quarta accusa è quella più inquietante e che più angustia: la vicinanza della vecchiaia con la morte. Catone, in linea con la tradizione di Platone, afferma che “la morte non deve essere temuta perché o l’anima è mortale, e allora finisce con l’uomo, o è immortale ed allora è destinata ad essere eterna”. Qui la riflessione si allarga e di molto a cominciare dal passaggio che se il passato non torna mai ed è impossibile conoscere il futuro, ciascuno deve essere pago di quel tempo che gli viene concesso vivere. E’ una sorta della “perfezione del singolo attimo” ovvero che la cosa più importante è vivere il presente. Ma si va ancora oltre individuando la vita come preparazione alla morte, ma non con una sottolineatura di angoscia ma come consapevolezza che la “sazietà del vivere porta con sé il momento giusto della morte” Se si vuole fare un minimo di riflessione su quanto sopra fortemente sintetizzato, è doveroso ricordare che questa opera è stata scritta nel 44 A.C. e contiene molti passaggi che invece sono tipici della cultura cristiana e non solamente quelli riferiti alla morte. Anzi! Il richiamo al vivere il presente, ovvero la realtà fattuale, è frequente e insistente come nelle esperienze cristiane cattoliche meno intimiste e più tese a vivere l’esperienza cristiana a contatto con il mondo. Ma è incredibile come i passaggi essenziali di Cicerone sulla vecchiaia e la morte abbiano innanzitutto la stessa serietà dell’impostazione cattolica: “La vecchiaia per me è la giovinezza dell'ideale. Mentre il corpo mi si disfa, l'io è più cosciente e vivo che mai. Qui c'è la prova che la morte corporale non uccide l'io” (Don Luigi Giussani). Perché, in realtà, l’intuizione eccezionale di Cicerone è il fatto che la vita è una, anche se con tante sfaccettature, ha un inizio, una fine e un grande regista e soprattutto è una esperienza. In tal senso, come peraltro nell’esperienza cristiana, il tempo successivo, ovvero gli anni della maturità e quelli della vecchiaia, sono un rinnovarsi continuo dell’esperienza iniziale e totalizzante perché man mano che l’età avanza, ci si avvede sempre più chiaramente che quello che entusiasmava a quindici anni, o cresce nella convinzione della maturità o svilisce e dimostra che non era vero neanche nell’entusiasmo della gioventù. Una delle prime omelie di Papa Francesco è stato un discorso ricco di spunti significativi per intuire i punti salienti di quello che sarà il suo pontificato. Un aspetto importante sottolineato dal neo Papa è stato quella della missionarietà, di una Chiesa che si deve aprire alle periferie del mondo. Espressioni forti, più volte ribadite in successive occasioni sempre tese a sottolineare che “l’unità delle differenze è l’armonia”, e che “Non dobbiamo cedere mai al pessimismo, all’amarezza che il diavolo ci offre ogni giorno”. In tale ambito Papa Francesco ha compiuto una sorta di catechesi sulla vecchiaia definita “sede della sapienza della famiglia“, e paragonata al vino buono che migliora con il tempo. ”Doniamo ai giovani questa sapienza della vita”, è stato l’invito conclusivo del Papa. Come si può facilmente intuire sembrano parole captate dallo scritto di Cicerone e rigenerate dalla originalità del messaggio cristiano forte della certezza che Gesù è morto e risorto garantendo la resurrezione dei morti. Non vi nascondo che la rilettura di questo libro è stata per me totalmente casuale e sono felice che ciò sia capitato. Di conseguenza non posso che consigliarla a tutti; peraltro è una lettura molto scor- 9 revole. I concetti sono suddivisi in tanti piccoli paragrafi che hanno una logica d’assieme, ma sono leggibili anche separatamente con una loro autonomia che però ne svilisce un po’ il contenuto. Lo consiglio agli anziani e alle persone di mezza età perché è un aiuto straordinario a vivere serenamente ogni fase della vita. Ma lo consiglio soprattutto ai più giovani che oggi spesso sono superficiali o lo sembrano, perché in realtà sono affamati di domande sulla vita e sul mistero della stessa. Però subiscono un bombardamento di notizie futili, di valori facili che spesso non sono valori, ma pseudo cose importanti inculcate nelle menti da alcuni programmi della televisione, da alcuni deviazioni presenti nella rete, dal pessimo esempio di tanti adulti, in primis di molti politici. E così non c’è il tempo e la voglia delle cose vere della vita. E proprio ispirata a questo sano realismo sembra l’ultima frase dell’ultimo paragrafo: “Questo avevo da dire sulla vecchiaia: e vorrei proprio che possiate arrivarci per confermare con la vostra esperienza ciò che avete udito da me” con la quale Cicerone conclude il suo libro. Cicerone (Arpino, 3 gennaio 106 a.C. – Formia, 7 dicembre 43 a.C.), è stato un avvocato, politico, scrittore e oratore romano, figura rilevante dell'antichità romana. La sua produzione letteraria, orazioni politiche, scritti di filosofia e retorica, rappresenta un prezioso ritratto della società romana negli ultimi difficili anni della repubblica, ma anche esempio per tutti gli autori del I secolo a.C., tanto da poter essere considerata il modello della letteratura latina classica. Attraverso l'opera di Cicerone, grande ammiratore della cultura greca, i Romani poterono anche acquisire la conoscenza della filosofia. Cicerone occupò per molti anni anche un ruolo di primaria importanza nella politica: dopo aver salvato la repubblica dal tentativo eversivo di Catilina ricoprì un ruolo di primissima importanza all'interno della fazione degli Optimates. PAGINA 10 Lorenzo Verdi e Giuseppe Jovanotti Rimettiamoli in ordine. Giuseppe Verdi e Lorenzo Jovanotti. Quando si tenta un paragone tra personaggi tanto diversi e di epoche così lontane, si rischia o di affermare delle scontatezze, o di sbagliare la misura. Il tentativo che qui vogliamo fare, senza forzatura alcuna, vuole partire soprattutto dalla personalità dei due personaggi e non da una presunto o reale parallelismo tecnico del loro modo di fare musica. E’ sempre un problema di persone e quindi andiamo con questa sorta di sperimentazione. Due uomini di successo, due uomini di musica, due uomini appassionati del loro mestiere ma soprattutto appassionati della vita. Altresì due persone rese un po’ inquiete da alcuni fatti delle loro rispettive esistenze. Verdi subisce dei traumi personali drammatici quando in breve tempo muoiono i suoi due figli piccoli e la moglie Margherita ancora giovane; così pure a Jovanotti muore un fratello in un incidente aereo. Anche professionalmente subiscono più di una delusione prima di affermarsi. Nel caso di Verdi il clamoroso fiasco dell’opera “Un giorno di regno” accade proprio nel periodo dei suoi gravi lutti. Il caso di Jovanotti è diverso: la sua affermazione artistica ha una crescita lenta ancorchè inarrestabile; all’inizio piace solamente ai molto giovani e qualcuno lo giudica un fenomeno momentaneo, ma era il normale scotto da pagare in termini di gavetta da parte di un personaggio in via evolutiva che doveva ancora sbocciare. In questa fase dei primi anni novanta ha un momento di crisi così commentato da un grande come Vasco Rossi: ”ma quale crisi, secondo me Jovanotti LA PARRESÌA comincia adesso” Ma la sinapsi tra in due personaggi diviene più evidente e affascinante nelle loro rispettive rinascite, o forse vere nascite al mondo della consapevolezza e del successo. Come quasi sempre avviene in questi casi, sono degli incontri con persone e cose a cambiarti la vita. E’ di una evidenza solare che per Verdi l’incontro con Giuseppina Strepponi, soprano, musicista e poi amica, compagna e più avanti seconda moglie, sia stato decisivo per il recupero di un equilibrio personale e quindi dell’ispirazione artistica. Un po’ di fortuna poi non guasta e quando gli offrono il libretto del Nabucco accade la svolta. Si innamora del testo, lo reputa attuale in una sorta di parallelismo con il popolo italiano ottocentesco, compone in brevissimo tempo ed è un trionfo. Sarà il viatico al trittico: Rigoletto, Trovatore e Traviata, scritte tra il 1951 e il 1953, e divenute opere famose in tutto il mondo in tempi brevissimi. Anche per Jovanotti l’incontro nei primi anni novanta con la sua Francesca è evidentemente decisivo anche per la nascita della figlia Teresa nel 1998 sulla quale riversa la sua trabordante tenerezza con canzoni quale “Per te”. Ed è evidente anche la svolta professionale; la sua passione contro la violenza, l’impegno sociale e a volte anche politico, l’attenzione all’ambiente e la curiosità verso il mistero fanno nascere il vero Jovanotti anche se queste tematiche all’inizio appaiono un po’ in sordina, per poi esplodere con evidenza. Se vogliamo anche Verdi con il Nabucco cominciò ad interessarsi di politica. PAGINA Ma l’aspetto forse più interessante di entrambi è, a parere di chi vi scrive, quello di una sorta di rivoluzione contro i moralismi. Violetta nella Traviata è una sorta di moderna escort, ma è una donna che come tutte si può innamorare e non è subalterna a figure maschili dell’opera, nonostante la cultura dell’epoca. In Violetta c’è uno slancio vitale che non si fa ingannare dai valori vuoti. “Vedo gli occhi di una donna che mi ama, e non sento più bisogno di soffrire”. Questa espressione di Jovanotti non è forse l’analoga elevazione della donna forte che da energia e che è da rispettare quasi fosse una Madonna. E riferito alle donne, ma forse in termini più generali alla bellezza e leggerezza della vita, è spettacolare l’analogia sia musicale che di testi tra il “Brindisi “ della Traviata e le strofe della canzone “Bella”. C’è una concitazione che ti coinvolge in entrambi i casi, c’è un incalzare frizzante di vino o di acqua, ci sono parole semplici, c’è la voglia di stare vicini nell’amore, ci sono due jingle semplicissimi, quasi tribali, ambedue in 4/4. Nel riquadro a destra sono riportate le parole dell’analogia prospettata. Prendiamo poi i riferimenti all’amore per le figlie; Verdi, ricordando la morte di sua figlia, attraverso Rigoletto rappresenta cos’è l’amore per una figlia, sua unica ragione di vita. Rigoletto è un personaggio che presenta varie sfaccettature, a seconda dei suoi stati d’animo: amore – odio, maschera, piacere del dileggio, incredulità, illusione. Ma ciò non ne altera minimamente la purezza dell’amore per la figlia. E quando si commuove ricordando di sua moglie sembra quasi che canti una ninna nanna d’amore alla figlia: “Deh, non parlare al misero Del suo perduto bene. Cosa che fa anche Jovanotti in forma diretta parlando alla figlia con una delicatezza mista a lirismo assolutamente insospettabili e che si esplica nella canzone “Per Te” dove dedica alla figlia la bellezza della vita e delle cose della vita, dal sole ai fiori, dal sorriso alle nuvole , fino a concludere, lui sì, in una vera e propria ninna nanna: “É per te ogni cosa che c'è NINNA NANNA NINNAE É per te ogni cosa che c'è NINNA NANNA NINNAE” L’amore e l’importanza di questo nella vita e non solamente nella produzione musicale , è testimoniato anche dalle rispettive mogli. Giuseppina Strepponi, scrive quando Verdi è ormai circondato dalla fama: “La nostra giovinezza è passata, ma noi continuiamo ad essere il mondo e vediamo con enorme compassione tutti i fantocci che si eccitano per cercare di situarsi nei primi gradini della mascherata sociale. In questa convulsione perpetua arrivano alla fine e si sorprendono perché non godono di nulla, perché non hanno nulla di sincero e disinteressato che li consola durante l’ultima ora e aspirano, troppo tardi, alla pace, che mi sembra il primo bene della terra”. Così pure Francesca, la moglie di Jovanotti a cui è dedicata “A te” : “A te che sei l'unica al mondo L'unica ragione per arrivare fino in fondo” Intervistata sulle canzoni che le ha dedicato ha dichiarato: “Non ho mai avvertito le canzoni che ha scritto per me come uno sbandieramento, per me conservano un sapore intimo. Dell’essere invidiata che cosa posso dire? Hanno ragione. Essere amati non è scontato”. Pietà delle mie pene. Solo, difforme, povero, Per compassion mi amò. Moria... le zolle coprano Lievi quel capo amato. Sola or tu resti al misero... O Dio, sii ringraziato!” Verdi : Traviata 2° atto Il brindisi di Alfredo Libiam ne' lieti calici Che la bellezza infiora, E la fuggevol ora S'inebri a voluttà. Libiam ne' dolci fremiti Che suscita l'amore, Poiché quell'occhio al core Onnipotente va. Libiamo, amor fra i calici Più caldi baci avrà. Jovanotti: Bella La terza Strofa Bella come una mattina d'acqua cristallina come una finestra che mi illumina il cuscino calda come il pane ombra sotto un pino mentre t'allontani stai con me forever lavoro tutto il giorno e tutto il giorno penso a te e quando il pane sforno lo tengo caldo per te ... ALFREDO: Io v'obbedisco. Parto VIOLETTA: A tal giungeste? Prendete questo fiore. ALFREDO: Perché? VIOLETTA: Per riportarlo ALFREDO: Quando? VIOLETTA: Quando sarà appassito. ALFREDO: O ciel! Domani VIOLETTA: Ebben, Domani. Ella sentia, quell'angelo, Questo parallelo mi sembra funzioni anche in chiave più di tecnica musicale. noi conosciamo bene la cadenza del rap di cui Jovanotti è maestro, ma curiosamente in alcuni dialoghi operistici di Verdi, specie se caratterizzati da un ritmo incalzante, si trovano tratti di una sorta di antesignano rap. A titolo di esempio riascoltate il dialogo dalla Traviata, di fianco riportato, tra Alfredo e Violetta prima della partenza di lui. 11 ALFREDO: Io son felice! VIOLETTA: D'amarmi dite ancora? ALFREDO: Oh, quanto v'amo! VIOLETTA: Partite? ALFREDO: Parto. VIOLETTA: Addio. PAGINA 12 Un ricordo personale Il 22 novembre del 1963 veniva assassinato a Dallas, in Texas, il 35° presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy. La notizie John Fitzgerald Kennedy. scossero l’America: uomini e donne piangevano nelle case e nelle strade; le persone si riunivano nei grandi magazzini per guardare la televisione che seguiva gli eventi. Le s c u o l e f uro no c h iu se . La maggior parte dei capi di stato espressero la loro indignazione e dispiacere, pronunciando messaggi di cordoglio e shock per l'assassinio. Le ambasciate Americane di tutto il mondo furono sommerse di chiamate e il perso- nale, scosso, spesso non rispose neppure. Io quel giorno compivo otto anni e quando la notizia arrivò in Italia, nel tardo pomeriggio, a casa mia c’era una piccola festa con una decina di amichetti, che mi aveva organizzato mia madre. Non scorderò mai la faccia di mio padre che aveva sentito la notizia alla radio: era un misto di incredulità per la barbaria che aveva colpito un uomo che sembrava quasi il Presidente del mondo e il timore che si scatenasse una terza guerra mondiale. Io rimasi allibito oltre la sensibilità tipica di un ragazzetto di otto anni. Nella mia casa infat- ti non avevo visto quelle facce neanche pochi mesi prima quando a giugno era morto Papa Giovanni. E’ vero che nel caso di Kennedy si trattava di un brutale assassinio, ma c’era di più: sembrava quasi un lutto familiare. Infatti al di là del fatto che anche lui aveva i suoi difetti e fatto i propri errori, aveva fatto breccia, nella sostanza e in termini mediatici, grazie al buon senso nella crisi cubana e all’energia di discorsi pubblici, in primis quello di Berlino davanti al muro nel quale coinvolse emozionalmente mezzo mondo con il grido: Ich bin ein Berliner Un piccolo grande miracolo Maria ovvero un piccolo grande miracolo. E’ nata il 19 dicembre da una mamma in condizioni gravissime, in coma da 117 giorni a seguito di un colpo di arma da fuoco. E’ sempre incredibile quando avvengono episodi di questo genere ad ennesima dimostrazione di quanto la vita è più forte. Un cattolico può gridare al miracolo, un ateo ringraziare il destino o più banalmente la fortu- na, ma la bocca rimane comunque aperta per lo stupore. Sui giornali non è stato dato grande rilievo a questa notizia, alcuni neanche due righe mentre le pagine sono piene di tante altre cose: economia e politica, cronaca e nera e sport. Tutto legittimo, tutto interessante, ma anche in questi importanti argomenti quanto spreco di tempo e di spazio. Molte notizie sono arricchite da aspetti pruriginosi e, ovviamente di scarsissimo interesse: sembra indispensabile per la vita qualche dettaglio personale di un calciatore o l’informazione su cosa fanno i cani di alcuni politici di primo piano. E lo spazio per una notizia bella è quasi nullo, quasi che vi fosse pudore o paura. Molto più semplicemente, forse è solamente un problema di tiratura. La giustizia al tempo di Giocchino Belli “La ggiustizzia è pp’er povero, Crestina. Le condanne pe llui sò ssempre pronte. Sai la miseria che ttiè scritto in fronte? Questa è ccarne da bboja; e cc’indovina. Giocchino Belli N’averò vvisti annà a la ghijjottina da venti o ttrenta, tra er Popolo e Pponte. Ce fussi stato un cavajjere, un conte,un monziggnore, una perzona fina!” LA PARRESÌA Quelle riportate sono le prime due quartine della poesia “La giustizia del monno” scritta nel 1835 dal Belli. E’ un po’ come oggi: bisogna colpire i poveri per dare l’esempio e perché sono carne da boia. E il contraltare è l’impunità dei ricchi e quindi dei potenti. Ci ritorneremo su spaccati di saggezza popolare come questo, anche più feroci, ma sempre di grande attualità PAGINA Roger Waters L'addio postumo a suo padre Roger Waters, bassista e fondatore dei Pink Floyd, ha da un po’ di tempo un nuovo amico: Harry Shindler, il veterano dell'esercito britannico che, unico nella vita di Roger dalla morte del padre caduto il 18 febbraio 1944 nei combattimenti seguiti allo sbarco alleato di Anzio, ha dato una risposta alle domande che Roger si ripeteva fin dagli anni dell'infanzia. Che la tematica della perdita del padre fosse nelle corde del compositore era chiaro da molti anni tant’è che ha ispirato buona parte della sua opera, da "Free Four" del 1972 a "When the Tigers Broke Free". Roger ha pensato bene di ringraziare Harry regalandogli una poesia inedita di fianco riportata, dal titolo: Un solo fiume. Non tutto mi è chiaro del contenuto della poesia: c’è coraggio e timore, c’è tenerezza e la brutalità della verità. Ma due aspetti mi sembrano invece evidenti. Innanzitutto il desiderio sempre presente nell’uomo di ricercare le proprie radici; e non soltanto per curiosità, ma per esigenza reale dell’attaccamento fisico alla propria storia. La seconda è legata alla metafora del fiume. Ho dovuto rileggere più volte gli ultimi cinque versi per intuire, spero correttamente, questo intreccio tra il fiume di lacrime e il fiume della vita che sembrano un tutt’uno nello spazio e nel tempo. Un solo fiume Quando il vento falcia le messi E gli uomini validi cadono E i bimbi impauriti e increduli si rannicchiano nelle braccia tenere delle madri A proteggersi dalla lama incurante dei banditi Mio padre, ora distante Ma vivo, e caldo e forte In una bruma uniforme tabacco. Parla. Figlio mio, dice. Non opporti al dolore del tuo lutto Ma affilane e appuntane la lama. Che Tu non sfugga mai Obnubilato, crudele, A sfide ardue da sostenere. Che prezzo ha un figlio? Quale? Il tuo o il mio? Questo a casa? L’uccellino implume che ingolla scodelle di vermi di pasta Oppure Quello in tv, Mi pongo tre brevi domande: morto e sgranato in qualche fosso dei Balcani Non riuscire a capire che il lutto di altri padri Nega i legami forgiati in sangue filiale Da questa poesia nascerà una canzone? Forse Roger conosceva la metafora della Moldava di Smetana? Forse nessuno ha mai detto a Roger che il dono che ha avuto di questo incontro, potrebbe essere il primo annuncio di un Incontro ben più straordinario? Sto già cercando il numero per chiamarlo!! E il vessillo lucente passato da uomo a bambino Al posto d’onore, forte, privo di meschinità e rancore. Quindi Raccogli le tue lacrime, dice mio padre Raccogli in una coppa quella medaglia di sale Sgorga da un unico fiume Su quel fiume figlio mio Didascalia dell'immagine o della fotografia 13 Lo scorso 12 settembre è stato adottato il decreto legge 104, molto complesso di ben 28 articoli. Si legge nel comunicato stampa della Presidenza del Consiglio: ”L’Istruzione riparte e punta a garantire un miglior avvio del nuovo anno scolastico e accademico. Ma anche a gettare le basi per la scuola e l’università del futuro, restituendo ai settori della formazione centralità e risorse. Sono previsti interventi sul personale scolastico, sui libri di testo misure a favore del welfare studentesco (borse per trasporti e mensa, accesso al wireless a scuola). Centrali anche la lotta alla dispersione scolastica, la formazione dei docenti, il potenziamento dell'offerta formativa e il rilancio dell'Alta formazione artistica, musicale e coreutica”. Come sempre in questi casi ci si chiede: qual è la portata del provvedimento? Le risorse ci sono? Le scelte fatte sono tutte positive e migliorative dello status quo? Il decretolegge introduce una serie di misure di immediata applicazione a favore degli studenti, delle famiglie e delle scuole per alleviare una situazione di difficolta che negli ultimi anni hanno interessato l’istruzione. Pur nei limiti imposti dalla ancora difficile situazione della finanza pubblica, le disposizioni contenute in questo provvedimento sono a favore delle scuole e delle altre istituzioni di formazione: vi sono nuovi finanziamenti piccoli ma che implicano una inversione di tendenza, nuove forme di agevolazione, semplificazioni, programmi sperimentali, disposizioni volte ad accrescere la qualità dell’istruzione, misure che mostrano l’attenzione alle categorie deboli, come gli studenti disabili e le famiglie in difficolta economica. Il provvedimento è stato poi convertito con modifiche nella legge 08.11 2013, n.128. Il provvedimento e articolato in tre titoli. Il primo e dedicato alle misure a favo- re degli studenti e delle famiglie, inerenti a borse di studio e benefici rivolti a rendere effettivo il diritto allo studio, alla tutela della salute, alle spese per l’istruzione, all’orientamento degli studenti per la scelta dell’indirizzo di studi. Il secondo titolo prevede misure a favore delle scuole, volte a potenziare le loro dotazioni umane e materiali e l’offerta formativa. L’ultimo titolo contiene norme, relative al raccordo tra scuola e università, all’istruzione universitaria e alla ricerca scientifica. La maggior parte delle misure contenute nel decreto-legge e di immediata applicazione, riguardando l’anno scolastico che inizia in corrispondenza con la sua emanazione. Altre misure esplicano i loro effetti giuridici in un momento successivo. Il primo capo prevede innanzitutto che dal 2014 saranno messi a disposizione 100 milioni in più all'anno per le borse di studio. Altresì per gli studenti delle scuole secondarie, che hanno i requisiti per beneficiarne, sono previsti 15 milioni di euro. Ciò riguarderà i disabili, le spese per i mezzi di trasporto, l'assistenza specialistica e naturalmente la condizione economica. Differenze fra il Decreto Legge Scuola e quello approvato, è che sono stati esclusi i contributi per il merito negli studi, e le spese di ristorazione, mentre sono stati, come già detto, inseriti i contributi per le condizioni di disabilità e assistenza specialistica. Per i docenti è previsto un nuovo piano d'assunzione compreso nel triennio 2014-2016 che interesserà 69.000 docenti di cui 27.000 di sostegno e 16.000 per i destinati al personale amministrativo. E’ una manovra di quasi mezzo miliardo di euro i cui effetti non saranno compensati da tagli in altri settori, bensì dall'aumento delle accise su alcool e sulla birra .Notevole, a prima vista, lo sforzo relativo all’orientamen- to, con l’apertura di un apposito portale web da parte del Miur, mentre si predispone la spedizione di brochure informative su borse di studio, corsi di laurea, e tutti i requisiti per usufruire delle agevolazioni per il diritto allo studio. C’è tempo 60 giorni, a partire dall’entrata in vigore della legge, per adottare il regolamento inerente l’alternanza scuolalavoro, che stabilità le nuove direttive per i giovani coinvolti in stage, tirocini, periodi di formazione in azienda e così via. Sempre a proposito di stage aziendali, viene disposto come dovranno svolgersi periodi di inserimento lavorativo per i ragazzi delle quarte superiori, in special modo per quelli degli istituti tecnici e professionali. Come era nelle previsioni del decreto legge sul tema dei testi scolastici, è stata confermata, per l’anno in corso, la possibilità di portare in classe i libri delle edizioni precedenti, sempre all’interno delle previsioni di legge degli elenchi nazionali. Cosa dire di questo provvedimento sulla scuola? Ci sono alcuni spunti interessanti ma, per es.sul diritto allo studio c’è ancora molto da capire sui benefici conseguenti alle risorse che sembrano molto limitate e poi sembrerebbero dimenticate le scuole paritari, per gli studenti delle quali non esistono incentivi per l’acquisto dei libri di scuola e per gli alunni disabili che le frequentano non sono previsti gli stessi aiuti. Pio XI contro lo stato fascista affermava che «una concezione dello Stato che gli fa appartenere le giovani generazioni interamente e senza eccezione dalla prima età a quella adulta», è contrario alla «dottrina cattolica», e anche rispetto al «diritto naturale della famiglia». Non siamo a quei livelli ma certamente c’è qualcosa che suona in maniera stonata. Per capire meglio cercheremo in futuro di raccogliere il giudizio di esperti.