La Parresìa
RESPONSABILE DEL SITO:
AMEDEO GARGIULO
G E N N A I O
I CONTRIBUTI NON FIRMATI SONO DA ATTRIBUIRE AL
RESPONSABILE
Cos’è la Parresìa?
La parresìa vuole essere un luogo di informazione libera, di contatto con la realtà, di affermazione della verità. E’ aperto e destinato a tutti i giovani da 1 a 99
anni, purchè abbiano un desiderio semplice di informarsi, di capire, di interloquire. Partiamo oggi con questo numero sperimentale di ottobre 2013.
SOMMARIO:
Cos’è la Parresìa (segue)
Pag. 2
Che strane giornate
Pag. 2
Il restauro della torre di
Pisa
Pag. 3
La statua di San Francesco a Pag. 5
Roma
Dalla: l’anno che verrà
Pag. 6
La vecchiaia
Pag. 8
Lorenzo Verdi e Giuseppe
Pag.10
Un ricordo personale
Pag.12
Un piccolo grande miracolo
Pag.12
La giustizia al tempo di Gioacchino Belli
Pag.12
Roger Waters
Pag.13
L'addio postumo a suo padre
Novità nella scuola
2 0 1 4
Pag.14
Non abbiamo obbiettivi particolari o finalità diverse da quelle di fare una cosa
che ci piace e che può piacere. In chi vi scrive vi è convinzione di fare una cosa
bella e potenzialmente utile. Voi che leggete sarete giudici. ma vorremmo degli
interlocutori attivi che partecipino negli spazi destinati a discutere e possibilmente crescere insieme , aperti a tutte le opinioni purchè espresse con rispetto della
realtà e della verità. Non ci piacciono pregiudizi, posizioni da tifosi, slogan strillati, offese gratuite.
Quando si deve scegliere un nome è sempre delicato, le idee che vengono sono
spesso parzialmente significative del complesso di aspetti che si vuole cogliere
e rappresentare. La scelta che abbiamo fatto potrà essere giusta o sbagliata ma
vi preghiamo di giudicarci per i contenuti e non per un titolo.
Però è da dire che la scelta è ricaduta su un termine forse un po’ desueto ma che
da l’idea che siamo fieri della strada che stiamo intraprendendo con il solo scopo di offrire un servizio. (Segue a pagina 2)
Un solo fiume
Roger Waters, bassista e fondatore
dei Pink Floyd, ha da un po’ di tempo
un nuovo amico: Harry Shindler, il
veterano dell'esercito britannico che,
unico nella vita di Roger dalla morte
del padre caduto il 18 febbraio 1944
nei combattimenti seguiti allo sbarco
alleato di Anzio, ha dato una risposta
alle domande che Roger si ripeteva
fin dagli anni dell'infanzia. E nasce una
poesia. (pag.13)
Miracolo a
Piazza dei Miracoli
Pisa: una delle più belle e
conosciute piazze del mondo, un torre pendente meravigliosa e simbologica, un
recupero capolavoro dell’ingegneria italiana in collaborazione con esperti di tutto
il mondo. (A pagina 3)
PAGINA
2
Cos’è la Parresìa?
Dico e dirò sempre grazie a
tutti gli amici che mi aiuteranno
in questa avventura. E’ già una
vittoria solamente il fatto che
venga avviato il tentativo di
questo percorso: la creazione di
un luogo di informazione vera,
connessione con la realtà, rispettoso della verità.. Dobbiamo in questa avventura essere
seri con noi stessi, affrontarla
senza ripensamenti; l’unico
rimpianto sarebbe non fare
questo tentativo. Parlando con
alcuni amici, è emersa l’esigenza
inderogabile che chi sta nella
fascia di età matura ma ancora
energica, metta a disposizione
dei giovani un po’ della propria esperienza, non da intendersi come quella dei “capelli
bianchi” che hanno prosopopea rispetto ai giovani, ma
come quella dei “capelli felici”
che vogliono mettere a disposizione se stessi perché la
felicità e la bellezza della vita
sia più facilmente trasmettibile. Voglio dire con chiarezza
che non pensiamo di essere
migliori degli altri, ma di avere
qualcosa da dire per la vita e
per l’educazione innanzitutto
di noi stessi, che siamo i primi
Segue da pag.1
a dovere con umiltà ricominciare sempre. Ma anche delle
nuove generazioni che sono
cresciute in un’epoca più
virtuale che reale, più di chiacchiere che di verità, più di
promesse che di fatti. Non
vogliamo toccare tutto lo
scibile, saremmo solo spocchiosi; ma non vogliamo neanche proporci come testimonianza di un gruppo di persone serie, appassionate ma
perdenti. Se dovessimo avere
una divulgazione modesta
ricominceremo con più forza
e con rinnovata fierezza.
Che strane giornate
Che strane giornate il 2 e il 3
ottobre! Gli ultimi giorni del
mese di settembre la politica
italiana sembrava una polveriera
sul punto di esplodere: affermazioni brusche e ultimative, accuse
reciproche, I buoni che dicono
agli altri che sono inaffidabili, i
cattivi che dicono ai “forse buoni” che sono dei traditori, qualcuno guarda e spera che siano gli
altri a farsi male da soli, talk show
con liti furibonde, ognuno è più
realista del re. Viene un marziano
e scappa via chiedendosi dove è
capitato.
Bisogna sempre
rimanere capaci
di farci
sorprendere dalla vita
Poi il giorno due sembra che
succeda qualcosa: cambi improvvisi, lacrime, esultanze, esultanze
incrociate, molti vincitori, qualche
parola di rabbia, qualche incertezza sulla reale portata delle risultanze della giornata, giudizi contrastanti, grande stanchezza, un
po’ di assopimento, tanta voglia di
riposo, tanti italiani forse contenti
che “è passata la nuttata”, ma con
tanta confusione in testa e con le
emergenze del paese ancora lì sul
piatto in buona parte insolute.
E’ la tarda sera del 2, finiscono le
LA
PARRESÌA
trasmissioni televisive di commento politico, inizia quel breve
momento notturno di interruzione del bombardamento continuo
e in tempo reale di notizie, quando alle quattro del mattino le
agenzie battono i primi flash di
quello che è successo ad un chilometro dalla costa di Lampedusa.
Inutile raccontarlo ancora. La
tragedia che è avvenuta la conosciamo tutti. Qui in questa sede
ci preme evidenziare di come i
fatti della vita, spesso nella loro
drammaticità, sono richiami forti
a tutti noi affinché si rimanga tutti
con i piedi per terra per affrontare i problemi reali e non quelli
virtuali o inesistenti, od esistenti
ad hoc per fare dimenticare quelli
reali. Il drammatico episodio di
Lampedusa personalmente è
stato un forte richiamo alla realtà
e alla capacità della vita di sorprenderci sempre. Ed ora è il
momento della responsabilità. Si
è aperto un dibattito se i sopravvissuti alla tragedia sono immigrati clandestini o esuli o quant’altro.
Sono dei poveri Cristi senza
mangiare, senza una casa, senza
affetti, senza futuro, qualcuno
senza nome. Ma sono uomini e il
grido del Papa “Vergogna!” colpisce tutti noi, nessuno escluso.
Bisogna rimboccarsi le maniche e
trovare una intesa europea per
prevenire altre tragedie e distribuire le responsabilità. L'apertura
di un corridoio umanitario per
coloro che stanno scappando
dalla guerra in Siria, dalla feroce
dittatura in Eritrea e dalle tante
situazioni di guerra civile potrebbe essere un primo gesto simbolico ma anche di sostanza per
restituire umanità alla situazione
e cercare, nel minor tempo possibile, un nuovo approccio alla
problematica migratoria basata su
tre pilastri: solidarietà, sicurezza e
buonsenso.
Se l’espressione usata dal Papa
verrà ripetuta a pappagallo senza
che nulla si metta in moto, vorrà
dire per ciascuno di noi e per la
collettività che abbiamo toccato il
fondo ad umanità zero. Al contrario c’è da augurarsi che queste
tragedie facciano nascere un
limite di decenza alla “gravità”
delle italiche vicende.
PAGINA
Il restauro della Torre di Pisa
La Torre può stare tranquilla
per almeno altri trecento anni
Nel maggio 2012 al Consiglio
Superiore dei Lavori Pubblici si
è tenuta una interessantissima
presentazione dei lavori di
salvaguardia e restauro della
torre di Pisa, a dieci anni circa
dalla conclusione degli stessi e
quindi con la possibilità di fare
un check up sull’esito dei lavori stessi.
Chiunque si affaccia per la prima volta in Piazza dei Miracoli
a Pisa fa una esperienza che
non dimenticherà più. Non a
caso questo luogo, per la sua
bellezza e unicità, è conosciuto
in tutto il mondo e annoverato
tra i patrimoni dell’umanità e
non c’è dubbio che, senza voler fare una classifica in termini di fascino, la torre di Pisa è
una di quelle più inconfondibili
per caratteristiche e originalità. La Torre non è solamente il
campanile del Duomo, ma il
simbolo della città. La sua singolare pendenza, che l'ha resa
ancor più famosa, non è la sola
peculiarietà. La sua ubicazione
defilata rispetto al Duomo, la
rende non subordinata alla
cattedrale, pur avendone molti
caratteri architettonici comuni,
ed essendo visibile da ogni
parte della città, ed anche da
più distante, ha sempre costituito il riferimento concreto
per gli abitanti. Non poteva e
non può andare persa e fin dai
primi del novecento, preoccupati dell’aumento dell’inclinazione ci si pose il problema di
come salvaguardare questo
capolavoro ed iniziò un monitoraggio relativo ai movimenti
della torre sia in senso altimetrico che in termini di pendenza.
Tale monitoraggio è stato im-
plementato nel tempo ed aggiornato con i più moderni
sistemi di rilevazione che man
mano la tecnologia metteva a
disposizione. Il merito di questo lungo periodo di rilevamenti fu l’enorme banca dati
disponibile nel 1990, quando
la situazione aggravata fece
decidere per la creazione di
una Commissione Internazionale di altissimo profilo cui
affidare non solo studi ma la
decisione sugli interventi da
apportare, per i quali c’erano
tante proposte spesso tecnicamente molto differenti.
La torre fu chiusa ai visitatori, i
lavori sono durati circa dieci
anni e sono stati effettuati per
stadi con la realizzazione di
interventi di stabilizzazione
temporanei e quindi definitivi.
La storia della torre
La costruzione della Torre prese il via nel 1173. Si interruppe
più volte, e a causa del cedimento del terreno che le avrebbe
impedito per sempre di rimanere perpendicolare al terreno.
All'epoca tali fasi di fermo capitava di frequente a causa
dell'insufficiente informazione idrogeologica a disposizione.
Ciò che è certo è che il progetto originale del campanile non
prevedeva
assolutamente
inclinazione.
Una seconda fase dei lavori fu avviata nel 1275, con la
costruzione di altri tre piani. La cella campanaria fu aggiunta
all'incirca a metà del XIV secolo. In totale più di duecento
anni.
Le attività svolte in circa dieci
anni sono ascrivibili alla sfera
degli interventi strutturali e di
stabilizzazione geotecnica.
Riguardo il primo aspetto fin
dal 1992 furono adottati dei
provvedimenti
temporanei
attraverso delle cerchiature di
cavi leggermente pretesi all’altezza della prima cornice e del
primo loggiato; una sorta di
prima cautela che intorno al
1998 è stata sostituita ed integrata in maniera più scientificamente puntuale attraverso
delle iniezioni di malta cementizia e l’inserimento di alcune
barre di acciaio per risolvere
punti singolari particolarmente
critici e con l’adozione di cerchiature definitive più ridotte
realizzate in fili di acciaio inossidabile.
(Segue a pagina 4)
La torre ha una pianta circolare e decorazioni che richiamano
l'abside del Duomo. Sopra alla porta d'ingresso vi era un
tempo una Madonna col Bambino la cui paternità è stata
attribuita ad Andrea Guardi. I vari piani sono una ripetizione
di gallerie ed arcate, ad eccezione della cella campanaria,
nella quale sono collocate sette campane. Per giungere fino
alla terrazza della cella bisogna salire 294 gradini.
Nell'800 vennero effettuati dei lavori di che ne riportarono
alla luce parte del basamento ma che alterarono la stabilità
della torre, accelerandone il processo di inclinazione. Dal
1990 al 2001 la Torre è quindi rimasta chiusa ai visitatori per
un lavoro di recupero complesso e articolato, che l'ha
restituita ai visitatori.
3
PAGINA
4
Prima fase
delle operazioni
Seconda fase
LA
Molto più complesso e delicato è stato l’insieme degli
interventi di stabilizzazione
geotecnica. Anche per questo
aspetto l’emergenza ha obbligato ad una soluzione provvisoria posta in essere nel
1993; l’estremo nord della
fondazione della torre continuava dagli inizi del secolo a
sollevarsi inesorabilmente e
l’unico intervento realizzabile
in tempi brevi era quello di
apporre un contrappeso realizzato attraverso l’apposizione di una trave anulare in
c.a.p. sulla quale sono stati
accatastati dei lingotti di
piombo, il tutto per un carico
complessivo di circa 700 t..
Tale soluzione fu però in breve tempo sostituita con
un’altra ben più radicale e
molto più estetica. Furono
adottati dieci ancoraggi profondi ben 45 metri, cementati nelle sabbie più inferiori.
Inoltre questa soluzione, potendosi variare il tiro di ciascuno dei dieci ancoraggi,
permetteva una sorta di regolazione successiva di dettaglio tale da guidare i movimenti della torre. Ma la sfida
vera era quella di stabilizzazione geotecnica, connessa
alla straordinaria deformabilità dei terreni di fondazione.
La conclusione dei lavori degli esperti fu anche una limitata riduzione della pendenza
raggiunta dalla torre, avrebbe assicurato l’arresto del
progredire dell’inclinazione.
La drammaticità era quindi
spostata sul come operare la
riduzione; scelta difficile anche perché confortata da
poche rare esperienze analoghe in giro per il mondo. In
sostanza bisognava causare e
pilotare un cedimento dal
lato nord della fondazione.
Tale operazione poteva essere compiuta con più strategie
PARRESÌA
che andavano dal creare una
sovrappressione sul terreno
lato nord, all’estrazione controllata di volumi di terreno
tale da indurre un lento cedimento controllato in controtendenza. La scelta di metodo è stata quella di estrarre
gradualmente piccoli volumi
di terreno adeguatamente
individuati creando dei micro
vuoti che sotto la pressione
agente si chiudevano progressivamente creando dei
piccoli cedimenti nei punti
voluti. Il tutto previa una sperimentazione sul campo a
pochi metri di distanza per
monitorare il cedimento. La
delicatezza di questa attività
e il rischio di possibili danni
gravissimi obbligo all’individuazione di un’opera di presidio che fu realizzata con
degli stralli costituiti da funi
di acciaio che facevano capo
a delle strutture di metallo
ancorate a fondazioni all’uopo costruite. L’operatività di
tale sistema prevedeva a
riposo un tiraggio modestissimo
quasi
di
pretenzionamento ovvero la
torre non era vincolata in
partenza ma era predisposta
per interventi immediati in
caso di necessità di una forza
stabilizzante. L’intervento di
sotto escavazione definitiva,
durato circa un anno, ha visto
l’asportazione di 48 metri
cubi di terreno, in parte
sottofondazione e in parte in
zona limitrofa e, con grande
soddisfazione degli artefici di
questo miracoloso recupero,
non è stato mai necessario
utilizzare la struttura di presidio. Ciò che colpisce molto di
questa storia incredibile è
così sintetizzabile: la grande
competenza dell’eccellenza
tecnica che ha lavorato per
questo straordinario recupero, con grande professionali-
tà e umiltà, ha optato per
soluzioni per certi versi semplici ed antiche dal punto di
vista concettuale, utilizzando
in un giusto mix strumenti
moderni solamente per gli
aspetti più operativi, il tutto
con un grande rispetto della
struttura su cui si interveniva
e sulla sua storia. In conclusione è certo che d’ora in poi
andando a visitare queste
meraviglie dell’umanità, non
ci si soffermerà solamente
sulla bellezza del complesso
intero, sull'impressionante
mosaico absidale del Cristo
in Maestà attribuito a Cimabue, non si rimarrà incantati
solamente dal pergamo trecentesco di Giovanni Pisano
che mostra scene del Nuovo
Testamento o dal Battistero
in stile romanico dedicato a
San Giovanni Battista, (che
voleva essere un misto tra
l'Anastasis del Santo Sepolcro
in Gerusalemme e la Moschea d'Omar), ma si rimarrà
sorpresi anche da questa
opera dell’uomo molto più
recente ovvero da un intervento tecnico che permetterà
ancora per molti secoli di
godere di questa meraviglia.
PAGINA
La statua di San Francesco a
Roma su piazza San Giovanni,
per noi ragazzi negli anni sessanta era spesso un luogo di appuntamento con gli amici o con
la ragazza. Non si capisce mai
come nascono certe consuetudini, che poi spesso si consolidano
velocemente. Non era l’unico a
Roma; c’era la famosa lampada
Osram, Ponte Milvio, il giardino
del lago, Campo dei Fiori, il
grattaccheccaro ecc. Sicuramente non vi era coscienza del luogo di santità che si sceglieva per
l’appuntamento. La statua si
trova in una sorta di epicentro
della Roma Cristiana caratterizzata dalla Basilica di San Giovanni, dalla Scala Santa, dalla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme e da quella via Merulana,
asse del quartiere Esquilino che
con un lungo rettifilo conduce a
Santa Maria Maggiore. Innanzitutto colpisce un aspetto urbanistico organizzato in modo tale
che da ciascun riferimento cristiano è possibile vederne un
altro come se ci fosse un filo
conduttore per accompagnare la
persona negli spostamenti da un
luogo all’altro della bellezza.
Esattamente il contrario di quel
che fecero i piemontesi nel progettare a fine ottocento il quartiere Prati, dove, volutamente, la
geometria delle parallele e delle
perpendicolari è orientata in
modo tale che da nessuna strada si potesse vedere la Cupola
di San Pietro che avrebbe solamente con la sua veduta traviare
il popolo!!! E invece l’urbanistica
di San Giovanni è rispettosa sia
dell’orografia naturale con i suoi
saliscendi sia dei grandi monumenti cristiani, nella maggior
parte preesistenti alle strade e ai
servizi. Potremmo qui poi ricordare la bellezza della Basilica, la sua
complessa storia di distruzioniincendio e terremoto– e le sue
ricostruzioni, fino a quando Papa
Innocenzo X decise la radicale riedificazione della basilica, affidandone l'opera al Borromini che trasformò tutto, lasciando della costruzione medioevale solo il pavimento, il ciborio e il mosaico absidale. Potremmo fare riferimento
alla particolarità della Scala Santa
luogo di preghiera e di culto unico
ed universale. Ma la realtà, leggermente meno nota ma di un
significato altissimo per la storia
cristiana, è la Basilica di Santa Croce in Gerusalemme. Per volontà
dell'imperatore Costantino e di
sua madre Elena, la prima chiesa
sorse attorno al 320 d.C. Santa
Croce Custodiva, fin dal IV secolo,
le Reliquie della Passione di Cristo,
ritrovate in circostanze miracolose
a Gerusalemme, sul Calvario, il
luogo della crocifissione. L’attuale
aspetto risale al Settecento. Gli architetti Pietro Passalacqua e Domenico
Gregorini, su commissione di papa
Benedetto XIV, cambiarono in modo
definitivo la facciata della chiesa, portandola in avanti e costruendo un
atrio ellittico, secondo lo stile barocco. La Cappella delle Reliquie è il centro di gravità della basilica; si tratta
infatti dei frammenti della Croce di
Cristo, ritrovati, secondo la tradizione
da Sant'Elena, sul Calvario a Gerusalemme, che offrono una occasione
unica di supporto alla fede. Assieme
vengono conservati: il Titulus Crucis,
ovvero l'iscrizione che, era posta sulla
croce; un chiodo, anch'esso rinvenuto
da Sant'Elena; due Spine, appartenenti, alla Corona posta sul capo di Gesù.
Uscendo raggiungi San Giovanni, percorri via Merulana, guardi la facciata
di Santa Maria Maggiore, ti sposti
sulla sinistra e dentro la Basilica di
Santa Prassede puoi contemplare un
frammento della colonna dove Gesù
fu flagellato. Tre rette a unire due
tracce straordinarie del cristianesimo:
potenza dell’urbanistica sana.
5
PAGINA
L’angolo
delle
canzone
LA
6
Dalla: l’anno che verrà
Ho sempre pensato che la bellezza di una canzone si giudichi
essenzialmente dalla sua tenuta nel tempo, ovvero dal suo
non sembrare mai vecchia e
legata, quindi, ad un certo periodo; le canzoni degli anni
sessanta, degli anni ottanta,ecc Ci sono invece le canzoni eterne. Chi mi frequenta
ben conosce da questo punto
di vista i miei gusti. Oggi dedichiamo questa rubrica al
“L’anno che verrà di Lucio Dalla” La canzone la conosciamo
tutti, anche se molti pensano
che il titolo sia “caro amico ti
scrivo…” dal verso di incipit
della canzone. E continua “così mi distraggo un po’…”.
Perché iniziando una
lettera c’è bisogno di
distrarsi, cos’è cambiato? E’ evidente che se parliamo dell’anno che verrà siamo ad un inizio, o forse ad una
fine, comunque in un momento di cambiamento che sembra
andare al di là del cambio di
un anno, sembra il cambio di
PARRESÌA
un decennio a forse di una
epoca. Sembra quasi un desiderio di cambiamento, una
necessità di distrarsi dalla vita
o per lo meno dagli affanni
della vita, da un decennio passato troppo velocemente senza il tempo per apprezzarlo. O
forse di distrarsi rispetto al futuro che forse ci dirà nel seguito della canzone.
Sono passati solamente due
versi; sufficienti ha metterci in
posizione di curiosità ed attesa. Ma una prima risposta è
immediata, fornita dai due
versi successivi “e siccome sei
molto lontano, più forte ti scriverò…”; è fantastico, con una
sintesi estrema che ricorda alcune espressioni latine, mescola due sensazioni completamente diverse una di tipo
fisico, quasi tattile, con una di
tipo sonoro, eppure ad ascoltarlo ti sembra tutto normale
ed è immediatamente evidente la prima risposta ovvero il
suo bisogno di amicizia. E comunque il ”più forte ti scriverò” in realtà è quello che fac-
PAGINA
ciamo tutti scrivendo una lettera
quando vogliamo che chi legga sia
attento ad una frase che scriviamo calcando più forte perché il lettore senta
nel proprio orecchio il tono di voci diverso di chi scrive. Ma all’amico c’è bisogno subito di dare una giusta informazione; “da quando sei partito c'è
una grossa novità, l'anno vecchio è finito ormai ma qualcosa ancora qui
non va. Si esce poco la sera compreso
quando è festa e c'è chi ha messo dei
sacchi di sabbia vicino alla finestra, e
si sta senza parlare per intere settimane, e a quelli che hanno niente da dire
del tempo ne rimane”. Ma l’informazione, come spesso succede in una
lettera è innanzitutto connessa con
una negatività, con la paura delle novità, con la paura delle persone, degli
sconosciuti che ti portano a chiuderti
in casa e a troncare i rapporti andando
così contro l’amicizia di cui però pochi
versi prima ci ha detto di avere bisogno. E infatti Lucio Dalla si fidava di
tutti, i clochard e i diseredati di Piazza
Grande con i quali aveva sempre qualcosa da dire e così parte un fiume di
novità introdotte da una frase che capiremo più tardi “ma la televisione ha
detto che il nuovo anno porterà una
trasformazione…”. Le novità sono
sconvolgenti su qualsiasi fronte: dal
Cristo che scenderà dalla croce agli uccelli che faranno ritorno presumibil-
7
mente fuori stagione; ma in questo
elenco Lucio trova anche lo spazio per
una cattiveria terribile dicendo “anche
i muti potranno parlare mentre i sordi
già lo fanno” un miracolo la prima
affermazione, la constatazione feroce
di chi sa parlare e non sa ascoltare nella seconda. E conclude le novità
“senza grandi disturbi qualcuno sparirà, saranno forse i troppo furbi e i cretini di ogni età” ovvero con due estremismi che in qualche modo coincidono e istantaneamente si bloccano l’elenco e la musica. E qui Lucio scatena
il suo desiderio di presente, di vita, la
sua voglia di non farsi ingannare dalle
finte novità, dalle novità fatte passare
per vere attraverso i mass media, il
suo desiderio di esserci. Parla all’amico, ma parla a se stesso per testimoniare all’altro la sua domanda, ovvero
il desiderio. “Vedi caro amico cosa ti
scrivo e ti dico e come sono contento
di essere qui in questo momento, vedi,
vedi, vedi, caro amico..., per continuare a sperare. E se quest'anno poi passasse in un istante, vedi amico mio come diventa importante che in questo
istante ci sia anch'io. L'anno che sta
arrivando tra un anno passerà io mi
sto preparando è questa la novità”
L’attesa è umana e legittima ma tutti e
due stanno ancora aspettando la risposta alle proprie giuste domande.
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8
La vecchiaia
La tematica è stata toccata da tanti artisti,
poeti, letterati, filosofi, musicisti, e in tempi più moderni cantautori. La saggezza e il
rispetto dell’anziano hanno le radici nelle
culture lontanissime e più diverse. Senza
risalire troppo nei secoli, basti pensare al
colloquio tra Socrate e Cefalo riportato
nella Repubblica di Platone; il motivo
conduttore è l’immagine positiva della
vecchiaia in ragione della soddisfazioni
spirituali libere dalle passioni. Ma
quando ho riletto De senectute ovvero
La vecchiaia di Cicerone sono rimasto
folgorato dalla bellezza dell’equilibrio
con cui viene affrontata la tematica, ma
anche dell’attualità dei contenuti. E’ vero
che oggi è una sorta di argomento tabù,
c’è quasi il timore di pronunciare la parola,
in quanto penultima pagina prima della
morte; è anche vero che quando c’è un po’
di maturità, non si può far finta che la tematica non esista e prima o poi le domande sorgono spontanee negli animi delle persone. Ciò premesso, il libro è
affascinante anche se in qualche passaggio si può avere l’impressione che
Cicerone voglia in un certo modo autoconsolarsi del fatto che lui ormai sta
vivendo quella fase della vita. E, altra
possibile critica, in alcuni passaggi
sembra che l’autore sia spinto da una
rivalsa di tipo politico, ambiente dal
quale veniva in quel periodo emarginato, subendo un po’ quella che oggi
viene chiamata rottamazione. Tutto
ciò nulla cambia o sminuisce l’intelligenza
nell’analisi né l’energia positiva che sboccia dal testo dell’opera. Per dare almeno
un’idea del contenuto occorre soffermarsi
sulle quattro accuse rivolte alla vecchiaia
da un Cicerone che non dimentica la sua
cultura di avvocato; la vecchiaia è l’imputato, Cicerone l’accusa e Catone la difesa.
Scelta non casuale, Catone era più anziano
LA
PARRESÌA
di Cicerone ed era quindi perfetto per svolgere il ruolo di saggio, ed aveva anche lui
vissuto una vita fortemente caratterizzata
da ruoli pubblici. Certamente il Catone
rappresentato è molto idealizzato, come
depurato dai suoi difetti, ma perfetto per il
feeling che si crea tra i protagonisti del
dialogo. La prima accusa rivolta alla vecchiaia è quella di rendere l’essere umano
inattivo. Catone smonta l’accusa distinguendo le occupazioni dello spirito adatte
agli anziani, rispetto a quelle del fisico
adatte ai giovani. Ma c’è un rafforzativo, le
grandi imprese non si realizzano con la
forza fisica ma con l’autorevolezza e la
saggezza, ovvero con doti che normalmente aumentano con la vecchiaia. ”Ed ora
non rimpiango davvero le forze di un giovane (questo sarebbe il secondo punto
circa i difetti della vecchiaia), non più di
quanto da giovane desiderassi la forza di
un toro o di un elefante. Di quel che si ha
conviene valersi…”. Così inizia la parte dedicata alla seconda accusa che consiste
nell’indebolimento fisico. La difesa fa notare che è naturale una minor forza fisica,
ampiamente compensata da una maggior
forza intellettuale che rende l’anziano essenziale per l’educazione dei giovani, ovvero per la ”nobile missione”. E qui c’è una
grande insistenza sul ruolo di maestro: “O
non concediamo alla vecchiaia neppure
forze tali da istruire, formare e preparare i
giovani a tutti i compiti che spettano loro?” C’è una affermazione categorica e
non disponibile a mediazioni in questo
ruolo da anziano, ma c’è anche un sacro
rispetto dell’autonomia dei giovani per ciò
che spetta a loro. La terza accusa rivolta
alla vecchiaia è quella di essere priva di
piaceri. Catone risponde, come in un vero
e proprio dibattimento in tribunale, che gli
anziani sono più liberi dalle passioni della
giovinezza e possono dedicarsi ad attività
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più nobili e virtuose, come la meditazione, gli studi e le gioie dell’agricoltura
che è un’attività nobile, produttiva e
degna dell’uomo libero. Su questa accusa la replica di Catone è più ampia perché afferma come il prestigio, che cresce con l’avanzare dell’età, valga più di
tutti i piaceri della giovinezza, ma che
l’autorevolezza in vecchiaia è tale solo
se “poggia sulle fondamenta di una giovinezza onesta”. La quarta accusa è
quella più inquietante e che più angustia: la vicinanza della vecchiaia con la
morte. Catone, in linea con la tradizione
di Platone, afferma che “la morte non
deve essere temuta perché o l’anima è
mortale, e allora finisce con l’uomo, o è
immortale ed allora è destinata ad essere eterna”. Qui la riflessione si allarga e
di molto a cominciare dal passaggio che
se il passato non torna mai ed è impossibile conoscere il futuro, ciascuno deve
essere pago di quel tempo che gli viene
concesso vivere. E’ una sorta della
“perfezione del singolo attimo” ovvero
che la cosa più importante è vivere il
presente. Ma si va ancora oltre individuando la vita come preparazione alla
morte, ma non con una sottolineatura di
angoscia ma come consapevolezza che
la “sazietà del vivere porta con sé il momento giusto della morte” Se si vuole
fare un minimo di riflessione su quanto
sopra fortemente sintetizzato, è doveroso ricordare che questa opera è stata
scritta nel 44 A.C. e contiene molti passaggi che invece sono tipici della cultura
cristiana e non solamente quelli riferiti
alla morte. Anzi! Il richiamo al vivere il
presente, ovvero la realtà fattuale, è
frequente e insistente come nelle esperienze cristiane cattoliche meno intimiste e più tese a vivere l’esperienza cristiana a contatto con il mondo. Ma è
incredibile come i passaggi essenziali di
Cicerone sulla vecchiaia e la morte abbiano innanzitutto la stessa serietà
dell’impostazione cattolica: “La vecchiaia per me è la giovinezza dell'ideale.
Mentre il corpo mi si disfa, l'io è più
cosciente e vivo che mai. Qui c'è la prova che la morte corporale non uccide
l'io” (Don Luigi Giussani). Perché, in realtà, l’intuizione eccezionale di Cicerone è
il fatto che la vita è una, anche se con
tante sfaccettature, ha un inizio, una
fine e un grande regista e soprattutto è
una esperienza. In tal senso, come peraltro nell’esperienza cristiana, il tempo
successivo, ovvero gli anni della maturità e quelli della vecchiaia, sono un rinnovarsi continuo dell’esperienza iniziale
e totalizzante perché man mano che
l’età avanza, ci si avvede sempre più
chiaramente che quello che entusiasmava a quindici anni, o cresce nella convinzione della maturità o svilisce e dimostra che non era vero neanche
nell’entusiasmo della gioventù. Una
delle prime omelie di Papa Francesco è
stato un discorso ricco di spunti significativi per intuire i punti salienti di quello
che sarà il suo pontificato. Un aspetto
importante sottolineato dal neo Papa è
stato quella della missionarietà, di una
Chiesa che si deve aprire alle periferie
del mondo. Espressioni forti, più volte
ribadite in successive occasioni sempre
tese a sottolineare che “l’unità delle
differenze è l’armonia”, e che “Non
dobbiamo cedere mai al pessimismo,
all’amarezza che il diavolo ci offre ogni
giorno”. In tale ambito Papa Francesco
ha compiuto una sorta di catechesi sulla
vecchiaia definita “sede della sapienza
della famiglia“, e paragonata al vino
buono che migliora con il tempo.
”Doniamo ai giovani questa sapienza
della vita”, è stato l’invito conclusivo
del Papa. Come si può facilmente intuire
sembrano parole captate dallo scritto di
Cicerone e rigenerate dalla originalità
del messaggio cristiano forte della certezza che Gesù è morto e risorto garantendo la resurrezione dei morti. Non vi
nascondo che la rilettura di questo libro
è stata per me totalmente casuale e
sono felice che ciò sia capitato. Di conseguenza non posso che consigliarla a
tutti; peraltro è una lettura molto scor-
9
revole. I concetti sono suddivisi in tanti
piccoli paragrafi che hanno una logica
d’assieme, ma sono leggibili anche separatamente con una loro autonomia che
però ne svilisce un po’ il contenuto. Lo
consiglio agli anziani e alle persone di
mezza età perché è un aiuto straordinario a vivere serenamente ogni fase della
vita. Ma lo consiglio soprattutto ai più
giovani che oggi spesso sono superficiali
o lo sembrano, perché in realtà sono
affamati di domande sulla vita e sul mistero della stessa. Però subiscono un
bombardamento di notizie futili, di valori facili che spesso non sono valori, ma
pseudo cose importanti inculcate nelle
menti da alcuni programmi della televisione, da alcuni deviazioni presenti nella
rete, dal pessimo esempio di tanti adulti, in primis di molti politici. E così non
c’è il tempo e la voglia delle cose vere
della vita. E proprio ispirata a questo
sano realismo sembra l’ultima frase
dell’ultimo paragrafo: “Questo avevo da
dire sulla vecchiaia: e vorrei proprio che
possiate arrivarci per confermare con la
vostra esperienza ciò che avete udito da
me” con la quale Cicerone conclude il
suo libro.
Cicerone (Arpino, 3 gennaio 106 a.C. –
Formia, 7 dicembre 43 a.C.), è stato un
avvocato, politico, scrittore e oratore
romano, figura rilevante dell'antichità
romana. La sua produzione letteraria,
orazioni politiche, scritti di filosofia e
retorica, rappresenta un prezioso ritratto della società romana negli ultimi
difficili anni della repubblica, ma anche
esempio per tutti gli autori del I secolo
a.C., tanto da poter essere considerata
il modello della letteratura latina classica. Attraverso l'opera di Cicerone,
grande ammiratore della cultura greca,
i Romani poterono anche acquisire la
conoscenza della filosofia. Cicerone
occupò per molti anni anche un ruolo
di primaria importanza nella politica:
dopo aver salvato la repubblica dal
tentativo eversivo di Catilina ricoprì un
ruolo di primissima importanza all'interno della fazione degli Optimates.
PAGINA
10
Lorenzo Verdi e Giuseppe Jovanotti
Rimettiamoli in ordine. Giuseppe Verdi e
Lorenzo Jovanotti. Quando si tenta un
paragone tra personaggi tanto diversi e
di epoche così lontane, si rischia o di
affermare delle scontatezze, o di sbagliare la misura. Il tentativo che qui vogliamo fare, senza forzatura alcuna, vuole partire soprattutto dalla personalità dei due personaggi e non da
una presunto o reale parallelismo
tecnico del loro modo di fare musica. E’ sempre un problema di persone e quindi andiamo con questa
sorta di sperimentazione.
Due uomini di successo, due uomini
di musica, due uomini appassionati
del loro mestiere ma soprattutto
appassionati della vita. Altresì due
persone rese un po’ inquiete da
alcuni fatti delle loro rispettive esistenze. Verdi subisce dei traumi personali drammatici quando in breve tempo
muoiono i suoi due figli piccoli e la moglie Margherita ancora giovane; così
pure a Jovanotti muore un fratello in un
incidente aereo. Anche professionalmente subiscono più di una
delusione prima di affermarsi. Nel
caso di Verdi il clamoroso fiasco
dell’opera “Un giorno di regno”
accade proprio nel periodo dei
suoi gravi lutti. Il caso di Jovanotti
è diverso: la sua affermazione artistica ha una crescita lenta ancorchè inarrestabile; all’inizio piace solamente ai molto giovani e qualcuno lo
giudica un fenomeno momentaneo, ma
era il normale scotto da pagare in termini di gavetta da parte di un personaggio
in via evolutiva che doveva ancora sbocciare. In questa fase dei primi anni novanta ha un momento di crisi così commentato da un grande come Vasco Rossi: ”ma quale crisi, secondo me Jovanotti
LA
PARRESÌA
comincia adesso” Ma la sinapsi tra in due
personaggi diviene più evidente e affascinante nelle loro rispettive rinascite, o forse
vere nascite al mondo della consapevolezza e del successo. Come quasi sempre
avviene in questi casi, sono degli incontri
con persone e cose a cambiarti la vita. E’ di
una evidenza solare che per Verdi l’incontro con Giuseppina Strepponi, soprano,
musicista e poi amica, compagna e più
avanti seconda moglie, sia stato decisivo
per il recupero di un equilibrio personale e
quindi dell’ispirazione artistica. Un po’ di
fortuna poi non guasta e quando gli offrono il libretto del Nabucco accade la svolta.
Si innamora del testo, lo reputa attuale in
una sorta di parallelismo con il popolo
italiano ottocentesco, compone in brevissimo tempo ed è un trionfo. Sarà il viatico al
trittico: Rigoletto, Trovatore e Traviata,
scritte tra il 1951 e il 1953, e divenute opere famose in tutto il mondo in tempi brevissimi. Anche per Jovanotti l’incontro nei
primi anni novanta con la sua Francesca è
evidentemente decisivo anche per la nascita della figlia Teresa nel 1998 sulla quale
riversa la sua trabordante tenerezza con
canzoni quale “Per te”. Ed è evidente anche la svolta professionale; la sua passione
contro la violenza, l’impegno sociale e a
volte anche politico, l’attenzione all’ambiente e la curiosità verso il mistero fanno
nascere il vero Jovanotti anche se queste
tematiche all’inizio appaiono un po’ in
sordina, per poi esplodere con evidenza.
Se vogliamo anche Verdi con il Nabucco
cominciò ad interessarsi di politica.
PAGINA
Ma l’aspetto forse più interessante di
entrambi è, a parere di chi vi scrive,
quello di una sorta di rivoluzione contro
i moralismi. Violetta nella Traviata è una
sorta di moderna escort, ma è una donna che come tutte si può innamorare e
non è subalterna a figure maschili
dell’opera, nonostante la cultura dell’epoca. In Violetta c’è uno slancio vitale
che non si fa ingannare dai valori vuoti.
“Vedo gli occhi di una donna che mi
ama, e non sento più bisogno di soffrire”. Questa espressione di Jovanotti
non è forse l’analoga elevazione della
donna forte che da energia e che è da
rispettare quasi fosse una Madonna. E
riferito alle donne, ma forse in termini
più generali alla bellezza e leggerezza
della vita, è spettacolare l’analogia sia
musicale che di testi tra il “Brindisi “
della Traviata e le strofe della canzone
“Bella”. C’è una concitazione che ti coinvolge in entrambi i casi, c’è un incalzare
frizzante di vino o di acqua, ci sono parole semplici, c’è la voglia di stare vicini
nell’amore, ci sono due jingle semplicissimi, quasi tribali, ambedue in 4/4. Nel
riquadro a destra sono riportate le parole dell’analogia prospettata.
Prendiamo poi i riferimenti all’amore
per le figlie; Verdi, ricordando la morte
di sua figlia, attraverso Rigoletto rappresenta cos’è l’amore per una figlia, sua
unica ragione di vita. Rigoletto è un personaggio che presenta varie sfaccettature, a seconda dei suoi stati d’animo:
amore – odio, maschera, piacere del
dileggio, incredulità, illusione. Ma ciò
non ne altera minimamente la purezza
dell’amore per la figlia. E quando si
commuove ricordando di sua moglie
sembra quasi che canti una ninna nanna
d’amore alla figlia:
“Deh, non parlare al misero
Del suo perduto bene.
Cosa che fa anche Jovanotti in forma
diretta parlando alla figlia con una delicatezza mista a lirismo assolutamente
insospettabili e che si esplica nella canzone “Per Te” dove dedica alla figlia la
bellezza della vita e delle cose della vita,
dal sole ai fiori, dal sorriso alle nuvole ,
fino a concludere, lui sì, in una vera e
propria ninna nanna:
“É per te ogni cosa che c'è
NINNA NANNA NINNAE
É per te ogni cosa che c'è
NINNA NANNA NINNAE”
L’amore e l’importanza di questo nella
vita e non solamente nella produzione
musicale , è testimoniato anche dalle
rispettive mogli. Giuseppina Strepponi,
scrive quando Verdi è ormai circondato
dalla fama: “La nostra giovinezza è passata, ma noi continuiamo ad essere il
mondo e vediamo con enorme compassione tutti i fantocci che si eccitano per
cercare di situarsi nei primi gradini della
mascherata sociale. In questa convulsione perpetua arrivano alla fine e si sorprendono perché non godono di nulla,
perché non hanno nulla di sincero e
disinteressato che li consola durante
l’ultima ora e aspirano, troppo tardi,
alla pace, che mi sembra il primo bene
della terra”. Così pure Francesca, la moglie di Jovanotti a cui è dedicata “A te” :
“A te che sei l'unica al mondo
L'unica ragione per arrivare
fino in fondo”
Intervistata sulle canzoni che le ha dedicato ha dichiarato: “Non ho mai avvertito le canzoni che ha scritto per me come uno sbandieramento, per me conservano un sapore intimo. Dell’essere
invidiata che cosa posso dire? Hanno
ragione. Essere amati non è scontato”.
Pietà delle mie pene.
Solo, difforme, povero,
Per compassion mi amò.
Moria... le zolle coprano
Lievi quel capo amato.
Sola or tu resti al misero...
O Dio, sii ringraziato!”
Verdi : Traviata 2° atto
Il brindisi di Alfredo
Libiam ne' lieti calici
Che la bellezza infiora,
E la fuggevol ora
S'inebri a voluttà.
Libiam ne' dolci fremiti
Che suscita l'amore,
Poiché quell'occhio al core
Onnipotente va.
Libiamo, amor fra i calici
Più caldi baci avrà.
Jovanotti: Bella
La terza Strofa
Bella come una mattina
d'acqua cristallina
come una finestra che
mi illumina il cuscino
calda come il pane
ombra sotto un pino
mentre t'allontani
stai con me forever
lavoro tutto il giorno e tutto il
giorno penso a te
e quando il pane sforno lo tengo
caldo per te ...
ALFREDO: Io v'obbedisco. Parto
VIOLETTA: A tal giungeste?
Prendete questo fiore.
ALFREDO: Perché?
VIOLETTA: Per riportarlo
ALFREDO: Quando?
VIOLETTA: Quando sarà appassito.
ALFREDO: O ciel! Domani
VIOLETTA: Ebben, Domani.
Ella sentia, quell'angelo,
Questo parallelo mi sembra funzioni
anche in chiave più di tecnica musicale.
noi conosciamo bene la cadenza del rap
di cui Jovanotti è maestro, ma curiosamente in alcuni dialoghi operistici di
Verdi, specie se caratterizzati da un ritmo incalzante, si trovano tratti di una
sorta di antesignano rap. A titolo di
esempio riascoltate il dialogo dalla Traviata, di fianco riportato, tra Alfredo e
Violetta prima della partenza di lui.
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ALFREDO: Io son felice!
VIOLETTA: D'amarmi dite ancora?
ALFREDO: Oh, quanto v'amo!
VIOLETTA: Partite?
ALFREDO: Parto.
VIOLETTA: Addio.
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Un ricordo personale
Il 22 novembre del 1963
veniva assassinato a Dallas,
in Texas, il 35° presidente
degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy. La notizie
John Fitzgerald
Kennedy.
scossero l’America: uomini e
donne piangevano nelle case e
nelle strade; le persone si
riunivano nei grandi magazzini
per guardare la televisione
che seguiva gli eventi. Le
s c u o l e f uro no c h iu se .
La maggior parte dei capi di
stato espressero la loro indignazione e dispiacere, pronunciando messaggi di cordoglio e shock per l'assassinio.
Le ambasciate Americane di
tutto il mondo furono sommerse di chiamate e il perso-
nale, scosso, spesso non rispose neppure. Io quel giorno compivo otto anni e quando la notizia arrivò in Italia,
nel tardo pomeriggio, a casa
mia c’era una piccola festa
con una decina di amichetti,
che mi aveva organizzato mia
madre. Non scorderò mai la
faccia di mio padre che aveva
sentito la notizia alla radio:
era un misto di incredulità per
la barbaria che aveva colpito
un uomo che sembrava quasi
il Presidente del mondo e il
timore che si scatenasse una
terza guerra mondiale.
Io
rimasi allibito oltre la sensibilità tipica di un ragazzetto di
otto anni. Nella mia casa infat-
ti non avevo visto quelle
facce neanche pochi mesi
prima quando a giugno era
morto Papa Giovanni. E’ vero
che nel caso di Kennedy si
trattava di un brutale assassinio, ma c’era di più: sembrava
quasi un lutto familiare. Infatti
al di là del fatto che anche lui
aveva i suoi difetti e fatto i
propri errori, aveva fatto
breccia, nella sostanza e in
termini mediatici, grazie al
buon senso nella crisi cubana
e all’energia di discorsi pubblici, in primis quello di Berlino
davanti al muro nel quale
coinvolse emozionalmente
mezzo mondo con il grido:
Ich bin ein Berliner
Un piccolo grande miracolo
Maria ovvero un piccolo
grande miracolo. E’ nata il
19 dicembre da una mamma in condizioni gravissime, in coma da 117 giorni
a seguito di un colpo di
arma da fuoco. E’ sempre
incredibile quando avvengono episodi di questo
genere ad ennesima dimostrazione di quanto la vita
è più forte. Un cattolico
può gridare al miracolo, un
ateo ringraziare il destino
o più banalmente la fortu-
na, ma la bocca rimane
comunque aperta per lo
stupore. Sui giornali non è
stato dato grande rilievo a
questa notizia, alcuni
neanche due righe mentre
le pagine sono piene di
tante altre cose: economia
e politica, cronaca e nera e
sport. Tutto legittimo,
tutto interessante, ma
anche in questi importanti
argomenti quanto spreco
di tempo e di spazio. Molte notizie sono arricchite
da aspetti pruriginosi e,
ovviamente di scarsissimo
interesse: sembra indispensabile per la vita qualche dettaglio personale di
un calciatore o l’informazione su cosa fanno i cani
di alcuni politici di primo
piano. E lo spazio per una
notizia bella è quasi nullo,
quasi che vi fosse pudore
o paura. Molto più semplicemente, forse è solamente un problema di tiratura.
La giustizia al tempo di Giocchino Belli
“La ggiustizzia è pp’er povero, Crestina.
Le condanne pe llui sò ssempre pronte.
Sai la miseria che ttiè scritto in fronte?
Questa è ccarne da bboja; e cc’indovina.
Giocchino Belli
N’averò vvisti annà a la ghijjottina
da venti o ttrenta, tra er Popolo e Pponte.
Ce fussi stato un cavajjere, un conte,un
monziggnore, una perzona fina!”
LA
PARRESÌA
Quelle riportate sono le prime due
quartine della poesia “La giustizia
del monno” scritta nel 1835 dal
Belli. E’ un po’ come oggi: bisogna
colpire i poveri per dare l’esempio e
perché sono carne da boia. E il contraltare è l’impunità dei ricchi e
quindi dei potenti. Ci ritorneremo
su spaccati di saggezza popolare
come questo, anche più feroci, ma
sempre di grande attualità
PAGINA
Roger Waters
L'addio postumo a suo padre
Roger Waters, bassista e fondatore dei Pink Floyd, ha
da un po’ di tempo un nuovo amico: Harry Shindler, il
veterano dell'esercito britannico che, unico nella vita
di Roger dalla morte del padre caduto il 18 febbraio
1944 nei combattimenti seguiti allo sbarco alleato di
Anzio, ha dato una risposta alle domande che Roger si
ripeteva fin dagli anni dell'infanzia. Che la tematica
della perdita del padre fosse nelle corde del compositore era chiaro da molti anni tant’è che ha ispirato
buona parte della sua opera, da "Free Four" del 1972 a
"When the Tigers Broke Free".
Roger ha pensato bene di ringraziare Harry regalandogli una poesia inedita di fianco riportata, dal titolo: Un
solo fiume.
Non tutto mi è chiaro del contenuto della poesia: c’è
coraggio e timore, c’è tenerezza e la brutalità della
verità. Ma due aspetti mi sembrano invece evidenti.
Innanzitutto il desiderio sempre presente nell’uomo di
ricercare le proprie radici; e non soltanto per curiosità,
ma per esigenza reale dell’attaccamento fisico alla
propria storia.
La seconda è legata alla metafora del fiume. Ho dovuto rileggere più volte gli ultimi cinque versi per intuire,
spero correttamente, questo intreccio tra il fiume di
lacrime e il fiume della vita che sembrano un tutt’uno
nello spazio e nel tempo.
Un solo fiume
Quando il vento falcia le messi
E gli uomini validi cadono
E i bimbi impauriti e increduli
si rannicchiano nelle braccia tenere delle madri
A proteggersi dalla lama incurante dei banditi
Mio padre, ora distante
Ma vivo, e caldo e forte
In una bruma uniforme tabacco. Parla.
Figlio mio, dice.
Non opporti al dolore del tuo lutto
Ma affilane e appuntane la lama.
Che Tu non sfugga mai
Obnubilato, crudele,
A sfide ardue da sostenere.
Che prezzo ha un figlio? Quale?
Il tuo o il mio? Questo a casa?
L’uccellino implume
che ingolla scodelle di vermi di pasta
Oppure
Quello in tv,
Mi pongo tre brevi domande:
morto e sgranato in qualche fosso dei Balcani
Non riuscire a capire che il lutto di altri padri
Nega i legami forgiati in sangue filiale
Da questa poesia nascerà una canzone?
Forse Roger conosceva la metafora della Moldava di
Smetana?
Forse nessuno ha mai detto a Roger che il dono che
ha avuto di questo incontro, potrebbe essere il primo annuncio di un Incontro ben più straordinario?
Sto già cercando il numero per chiamarlo!!
E il vessillo lucente passato da uomo a bambino
Al posto d’onore,
forte, privo di meschinità e rancore.
Quindi
Raccogli le tue lacrime, dice mio padre
Raccogli in una coppa quella medaglia di sale
Sgorga da un unico fiume
Su quel fiume figlio mio
Didascalia dell'immagine o
della fotografia
13
Lo scorso 12 settembre è stato adottato
il decreto legge 104, molto complesso di
ben 28 articoli. Si legge nel comunicato
stampa della Presidenza del Consiglio:
”L’Istruzione riparte e punta a garantire
un miglior avvio del nuovo anno scolastico e accademico. Ma anche a gettare
le basi per la scuola e l’università del
futuro, restituendo ai settori della formazione centralità e risorse. Sono previsti interventi sul personale scolastico,
sui libri di testo misure a favore del welfare studentesco (borse per trasporti e
mensa, accesso al wireless a scuola).
Centrali anche la lotta alla dispersione
scolastica, la formazione dei docenti, il
potenziamento dell'offerta formativa e
il rilancio dell'Alta formazione artistica,
musicale e coreutica”. Come sempre in
questi casi ci si chiede: qual è la portata
del provvedimento? Le risorse ci sono?
Le scelte fatte sono tutte positive e migliorative dello status quo? Il decretolegge introduce una serie di misure di
immediata applicazione a favore degli
studenti, delle famiglie e delle scuole
per alleviare una situazione di difficolta
che negli ultimi anni hanno interessato
l’istruzione. Pur nei limiti imposti dalla
ancora difficile situazione della finanza
pubblica, le disposizioni contenute in
questo provvedimento sono a favore
delle scuole e delle altre istituzioni di
formazione: vi sono nuovi finanziamenti
piccoli ma che implicano una inversione
di tendenza, nuove forme di agevolazione, semplificazioni, programmi sperimentali, disposizioni volte ad accrescere
la qualità dell’istruzione, misure che
mostrano l’attenzione alle categorie
deboli, come gli studenti disabili e le
famiglie in difficolta economica. Il provvedimento è stato poi convertito con
modifiche nella legge 08.11 2013, n.128.
Il provvedimento e articolato in tre titoli. Il primo e dedicato alle misure a favo-
re degli studenti e delle famiglie, inerenti a borse di studio e benefici rivolti a
rendere effettivo il diritto allo studio,
alla tutela della salute, alle spese per
l’istruzione, all’orientamento degli studenti per la scelta dell’indirizzo di studi.
Il secondo titolo prevede misure a favore delle scuole, volte a potenziare le
loro dotazioni umane e materiali e
l’offerta formativa. L’ultimo titolo contiene norme, relative al raccordo tra
scuola e università, all’istruzione universitaria e alla ricerca scientifica. La maggior parte delle misure contenute nel
decreto-legge e di immediata applicazione, riguardando l’anno scolastico che
inizia in corrispondenza con la sua emanazione. Altre misure esplicano i loro
effetti giuridici in un momento successivo. Il primo capo prevede innanzitutto
che dal 2014 saranno messi a disposizione 100 milioni in più all'anno per le borse di studio. Altresì per gli studenti delle
scuole secondarie, che hanno i requisiti
per beneficiarne, sono previsti 15 milioni di euro. Ciò riguarderà i disabili, le
spese per i mezzi di trasporto, l'assistenza specialistica e naturalmente la condizione economica. Differenze fra il Decreto Legge Scuola e quello approvato, è
che sono stati esclusi i contributi per il
merito negli studi, e le spese di ristorazione, mentre sono stati, come già
detto, inseriti i contributi per le condizioni di disabilità e assistenza specialistica. Per i docenti è previsto un nuovo
piano d'assunzione compreso nel triennio 2014-2016 che interesserà 69.000
docenti di cui 27.000 di sostegno e
16.000 per i destinati al personale amministrativo. E’ una manovra di quasi
mezzo miliardo di euro i cui effetti non
saranno compensati da tagli in altri
settori, bensì dall'aumento delle accise
su alcool e sulla birra .Notevole, a prima
vista, lo sforzo relativo all’orientamen-
to, con l’apertura di un apposito portale
web da parte del Miur, mentre si predispone la spedizione di brochure informative su borse di studio, corsi di laurea, e tutti i requisiti per usufruire delle
agevolazioni per il diritto allo studio. C’è
tempo 60 giorni, a partire dall’entrata in
vigore della legge, per adottare il regolamento inerente l’alternanza scuolalavoro, che stabilità le nuove direttive
per i giovani coinvolti in stage, tirocini,
periodi di formazione in azienda e così
via. Sempre a proposito di stage aziendali, viene disposto come dovranno
svolgersi periodi di inserimento lavorativo per i ragazzi delle quarte superiori,
in special modo per quelli degli istituti
tecnici e professionali. Come era nelle
previsioni del decreto legge sul tema dei
testi scolastici, è stata confermata, per
l’anno in corso, la possibilità di portare
in classe i libri delle edizioni precedenti,
sempre all’interno delle previsioni di
legge degli elenchi nazionali. Cosa dire
di questo provvedimento sulla scuola?
Ci sono alcuni spunti interessanti ma,
per es.sul diritto allo studio c’è ancora
molto da capire sui benefici conseguenti
alle risorse che sembrano molto limitate
e poi sembrerebbero dimenticate le
scuole paritari, per gli studenti delle
quali non esistono incentivi per l’acquisto dei libri di scuola e per gli alunni
disabili che le frequentano non sono
previsti gli stessi aiuti. Pio XI contro lo
stato fascista affermava che «una concezione dello Stato che gli fa appartenere le giovani generazioni interamente e
senza eccezione dalla prima età a quella
adulta», è contrario alla «dottrina cattolica», e anche rispetto al «diritto naturale della famiglia». Non siamo a quei
livelli ma certamente c’è qualcosa che
suona in maniera stonata. Per capire
meglio cercheremo in futuro di raccogliere il giudizio di esperti.
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Cos`è la Parresìa?