Anno 8 - n. 5 Maggio 2014 Strumento di condivisione della Parrocchia San Martino in Villapizzone - Milano 0 3 , 1 7 i e r n o o i 11/5 ra iscriz ze rtu vacan e p a st e e r G Santa terra - Piano terra Sarà un grest indimenticabile che darà a tutti i ragazzi la possibilità di percorrere in lungo e in largo la terra di Gesù, cioè la nostra! Dove abi ? Che cosa so fare ...che Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». (Mt 4, 18‐19) Fazzoletto di terra verdeggiante, ricco di acque in un’area geografica che spesso ne è priva, la Galilea rappresenta in tutti i Vangeli il luogo nel quale Gesù iniziò la sua predicazione, percorrendola per intero a piedi, mischiandosi alla vita, bella o brutta, di coloro che incontrava. Ma non è solo questo: la Galilea è anche periferia rispetto a Gerusalemme, che si trova più a sud; è soprattutto periferia, se si pensa che molti ebrei di allora guardavano ai suoi abitanti con un certo disprezzo. Cosa che capita anche per Gesù e i suoi discepoli. Proprio per questo, l’avventura del Figlio comincia da un posto così. Conquistare la Don Luciano si Ascolto e cura 2 è meglio Tu pellegrini del Via Crucis ai Viva la speranza presenta di 1 cuore a Varallo confini dell’uomo diversità La Madonna di Villapizzone Questo giornalino viene stampato mensilmente per promuovere la comunicazione all’interno della Parrocchia. Ne è responsabile il Parroco attraverso il lavoro della Redazione. Ogni contributo è sempre un dono! Manda i tuoi commenti, riflessioni, foto a: Redazione Valentina Blandino Luca Diliberto Pietro Diliberto Marco Grassi Davide Piantella Andrea Raglio Matteo Raglio Gisella Villa [email protected] La Parrocchia www.smartvilla.it 02.39.44.83.97 - [email protected] Apertura della chiesa Tutti i giorni: Giovedì: Oratorio 7.30 - 19.00 7.30 - 20.00 18.00 9.00 18.00 10.30 19.00 18.00 Segreteria parrocchiale Tutti i giorni: 18.30 - 19.00 Da lunedì a venerdì: 9.00 - 11.00 L’albero Mercoledì CHIUSO Martedì: Mercoledì: Giovedì: Centro Parrocchiale San Martino Centro di Ascolto decanale “Il melograno” Tutti i giorni: Catechismo: Orari Sante Messe Giorni feriali: Giovedì: Prefestiva (sabato): Giorni festivi: 8.30 [email protected] 16.00 - 19.00 17.00 - 18.00 Tutti i giorni: 14.30 - 18.30 Giovedì CHIUSO Patronato ACLI Lunedì: 16.30 - 18.00 17.00 - 18.00 17.00 - 18.00 17.00 - 18.00 Via Duprè 19, 1° piano Tel 02.39.215.888 Martedì: 10.00 - 12.00 17.00 - 19.00 Mer-Giov-Ven:17.00 - 19.00 Don Lorenzo Negri Don Erminio Pozzi Don Luciano Pozzi 02.32.72.621 02.33.00.12.50 02.39.44.83.97 347.77.38.981 347.79.23.764 333.41.57.336 [email protected] [email protected] [email protected] ARCHIVIO PARROCCHIALE BATTESIMI DI MARZO E APRILE Giacometti Marta – Poitiers (Francia) Kumllaku Isabel – P.za Villapizzone 3 Hasani Marjana Maria – P. Castelli 1 Spada Katia Maria Cristina – Via Negrotto 23 Batoon Hans Jared Viggo – Via Brivio 6 Monteiro Fernando – Via Console Marcello 38 Giordano Jonathan – Via Negrotto 8 Torres Michella Lucia – Via Varesina 80 2 DEFUNTI DI APRILE Albarelli Romano – anni 75 – Via C. Marcello 18/4 Regano Vittoria – anni 91 – Via E. Bianchi 6 Scorti Maria – anni 94 – Via M. Quadrio 14 Chiarini Alfredo Enrico – anni 93 – Via Mantegazza 14 Terenzi Ester – anni 92 – Ist. Pio Albergo Trivulzio archivio parrocchiale Dove abiti? Sguardo dal pulpito Il tema dell’oratorio estivo si sposa proprio bene con il tema che sta accompagnando tutto l’anno la nostra Parrocchia insieme a quella di GMG: Dio ha deciso di abitare questa terra, ma noi dove abitiamo realmente? “V enite e vedrete!” La risposta di Gesù sembrerebbe un po’ furbetta… quasi un modo per non dare risposta. Ma dobbiamo accorgerci che è vero proprio il contrario! Prima, però, proviamo ad immaginarci cosa possa essere passato per la testa a quei due giovani che duemila anni fa hanno smesso di seguire Giovanni il Battista, si sono messi a seguire Gesù e gli hanno chiesto: “maestro, dove abiti?” Che domanda è?! Perché non chiedergli prima: cosa insegni, di che partito sei, quali sono i tuoi ideali...?! “Piano terra” è il tema della prossima estate per tutti gli Oratori della nostra regione e indica il progetto, il “piano”, di Dio di venire sulla terra, e per giunta di abitare a “piano terra”, non al “piano attico” sempre preferito dai ricchi… Ma, appunto, cosa vuol dire “abitare” questa terra?! E cosa vuol dire abitare?! Nella tregiorni-animatori a Varallo ci siamo lanciati in un azzardo: scrivere noi il libretto per il grest! Gli animatori, armati di fantastico entusiasmo, hanno sfogliato, divisi in gruppetti, tutti i quattro vangeli per scovare le pagine in cui vengono riportati i nomi precisi dei luoghi dove Gesù è stato. Così potremo fare insieme una grande mappa e conoscere un po’ di più quella “terra santa” di cui continuiamo a parlare quest’anno. Ma Gesù adesso dove abita?! tu dove abiti? Dove abiti, papà che sei in ufficio dieci ore al giorno e ci sentiamo solo per telefono e quando arrivi a casa ci raccconti solo dei problemi del lavoro? Oppure disoccupato che passi il tuo tempo al bar o alle macchinette che ti mandano in malora del tutto e quando torni a casa non ti si può più parlare? Dove abiti, mamma che corri sempre e non riesci a star dietro a tutto, ma spesso perdi tempo con le amiche e non ti curi più tanto della casa perché “non siamo più nel medioevo”? Oppure a casa ci sei sempre, ma hai rinunciato a credere che possa essere un luogo di vita per te, i tuoi figli e tuo marito perché sogni che il bene sia da qualche altra parte che non potrai mai raggiungere perché non ci sono i soldi… e così cadi in depressione? Dove abiti, pensionato che ti alzi col televisore acceso, vai a dormire col televisore acceso, mangi col televisore acceso e alla fine pensi di essere dentro il televisore e non sai più scambiare due chiacchiere col vicino di casa? Dove abiti ragazzo, adolescente, giovane che giri per strada con le cuffie (o con la cassa bluetooth in tasca…), che sei sempre connesso, ma non sai più prenderti un impegno concreto, non hai più un minuto libero… non ci sei più?! Eggià: bella domanda!!! Prova sinceramente a darti una risposta: io dove abito? Se Gesù avesse risposto: “in Via del Pozzo 47 a Nazaret”… allora sì che avrebbe fatto finta di dare una risposta! Perché una volta che sappiamo l’indirizzo (o l’email o il numero di cellulare) di una persona, non sappiamo ancora nulla di “dove abita”! Di dov’è il suo cuore, la sua vita… E l’unico modo per saperlo è “stare con” quella persona: “quel giorno rimasero con lui” dice il vangelo. nche quest’estate “abiteremo” insieme per cinque settimane in Oratorio: stare insieme ci rende fratelli, vivere il presente ci fa accorgere di essere “qui”, su questa terra… abitata -tutta!- da Gesù! E tutti noi adulti (“comunità educante”) ai giovani che ci rivolgono la fatidica domanda, potremmo rispondere come Gesù: venite e vedrete?! E A don Lorenzo sguardo dal pulpito 3 I NOSTRI CONSIGLI Che cosa so fare ...che cosa so essere Diamo uno sguardo alla nostra comunità, alle cose fatte, a quelle da fare, ai pensieri per il prossimo futuro, alle preoccupazioni ma anche alle tante possibilità che abbiamo per quello che siamo. U no sguardo al futuro pensando alle cose fatte, a come siamo, senza lasciarci spaventare dalle sfide che ci attendono. Sembra un programma di battaglia questo, una resa dei conti per contarci, misurare le nostre forze in attesa dei prossimi mesi. Siamo appena usciti dalla Quaresima, gioito per la Pasqua che abbiamo festeggiato anche con il bel pellegrinaggio sul monte di Varallo. Ci siamo anche meravigliati del dono che riceveremo con la presenza di Don Luciano, ora in missione in Camerun, e che presto ci raggiungerà. Eppure lo sguardo ai mesi estivi, alle attività del Grest, alle vacanze da fare ma anche da preparare per i ragazzi dell’oratorio, ci spaventa per la grandezza del compito e alla necessità di considerevoli risorse. Il Consiglio Pastorale è certamente lo specchio della nostra comunità, rappresenta varie parti del nostro stare insieme, partecipare ed esserci. Quando ci ritroviamo, questa volta dopo la recita del rosario in via Bianchi, pensiamo alle attività fatte, a come sono venute, a come ci sentiamo più comunità; poi però ci poniamo davanti i nuovi impegni e questa volta di impegni ce ne sono parecchi! Le attività estive sembrano di puro divertimento con centinaia di bambini e ragazzini che girano in oratorio, che giocano, mangiano, si riposano con i lavoretti ma anche pregano per ringraziare della gioia di stare insieme. Oltre al Grest a Villapizzone ci sono le gite e qualche giorno di vacanza in montagna per passeggiare (le famose camminate del don!) e diventare ogni giorno un 4 po’ più grandi. Ma chi lo fa? Chi le pensa ed organizza? Gli educatori, i giovani, gli adolescenti, sono tutti ragazzi che studiano e in questo periodo si intensificano i compiti, gli esami. Li abbiamo visti all’opera durante il pellegrinaggio di Varallo mentre si cimentavano a fare le guide, ed i più grandi a preparare le attività e gli incontri. Il 15 giugno si svolgerà la Festa della Comunità e come sempre è il momento per tutti di raccogliere le idee e fare risplendere quello che siamo e facciamo. Negli anni scorsi è stata spesso l’occasione per ricordarci che la nostra parrocchia è composta da persone provenienti da tanti paesi diversi. Ricordando la Pentecoste abbiamo svolto la festa di tutte le bandiere con balli e cibi da ogni parte del mondo. ell’Anno della Fede abbiamo rafforzato il nostro credo con un bello spettacolo di canti e di pensieri sul nostro essere cristiani. Il percorso di quest’anno è stato caratterizzato dalla Santa Terra, dalla concretezza che la fede non è solo in cielo ma anche in terra, che Gesù si è fatto uomo in carne ed ossa per noi. Ma la Festa della Comunità è anche una festa, accoglie tante per- N sone che una volta all’anno si ritrovano tutte insieme a festeggiare l’essere comunità. Quindi, come in tutte le feste, bisogna preparare il tema, gli inviti, l’abbellimento della sala, i canti, i balli, i momenti di ricordo e quelli di riflessione. Così davanti a questa lista di cose da fare ci siamo guardati negli occhi in silenzio, girando lo sguardo come quando eravamo a scuola e nessuno si faceva coraggio a farsi interrogare. E io che so fare? Come posso aiutare? Che idee ho? Vuoto di memoria? Mancanza di coraggio? Spavento per i troppi impegni? Altro tema, … altro regalo! Da qualche anno abbiamo la gioia di avere nel nostro territorio la realtà del Cast e di Casa Mara, un’associazione ed un luogo fisico che si occupa di accoglienza ed assistenza per un gruppo di adulti. gni martedì sera nella sala dell’Eremita si svolge anche la “Cena di tutti” dove alcuni parrocchiani e gli ospiti di Casa Mara si incontrano per cenare insieme. La casa è stata inaugurata pochi anni fa dopo la ristrutturazione di una parte storica della nostra parrocchia. Il Cast invece è un’associazione che lavora in questo campo da tanti anni ed ora si pone la domanda di come rinfrescare il proprio parco di soci e volontari. Ed io che posso fare? Cosa so fare? Tanti dubbi e tante domande! Poniamoci però prima la domanda: ma io che cosa so essere? Poi vedremo cosa fare. O Andrea Raglio i nostri consigli Conquistare la speranza testimoni Don Giacomo Panizza é il fondatore, insieme con una ventina di amici, di Progetto Sud, una comunità autogestita con molte persone disabili a Lamezia Terme, in Calabria, in terra di ‘ndrangheta. Là, coltivare la speranza di giustizia significa lottare ogni giorno per la propria dignità. “S i muore per troppa prudenza. Bisogna osare” dice don Ciotti in una delle tante testimonianze che condivide con i giovani che cercano le motivazioni per il loro impegno di cittadini e di cristiani. Un altro prete, don Giacomo Panizza, la dice così: “Occorre ribellarsi e reagire costruendo non solo prestazioni e servizi sociali rivolti al disagio ma anche alla cosiddetta normalità.” Sono spunti di riflessione per tutti noi, come monito per affrontare il disagio degli altri come una necessità per aumentare anche il benessere dell’intera comunità. Giacomo da giovane lavora come operaio dalle parti di Brescia, città da cui proviene, e scopre in fabbrica cosa vuol dire lottare per maggiori diritti e per concorrere ad un mondo migliore. Anche questa esperienza contribuisce a far maturare in lui il desiderio di diventare prete e di dedicarsi poi ai disabili ed agli emarginati. È colpito dal problema della internalizzazione negli istituti spesso del Nord dei disabili mentali nati in Sud Italia. Nel 1976 fonda a Lamezia Terme la comunità Progetto Sud con alcuni giovani che prima di sentirsi disabili nel fisico si sentivano cittadini responsabili del loro territorio da non abbandonare alle logiche malavitose. Dice Emma, una ragazza che fin dall’inizio testimoni Fin da subito, infatti, segue don Giacomo: Progetto Sud diventa ”posso accettare la un avamposto condisabilità, perché è tro l’illegalità che un fatto naturale, ma regna da quelle parti, non posso accettare in modo silenzioso e la sofferenza provopervasivo. Il comune cata dall’uomo”. Per di Lamezia affida alla don Giacomo e la comunità anche dei sua comunità lavorabeni confiscati alla re contro il disagio di ‘ndrangheta, e don alcuni significa innanPanizza con i suoi zitutto favorire lo ragazzi li utilizza cosviluppo dell’agio per me luoghi di cultura tutti: Progetto Sud e di educazione alla cresce attorno a tre legalità con progetti parole chiave: emarDon Giacomo Panizza in collaborazione ginazione, pace, con le scuole locali, ambiente. con il comune e con numerose bbattere l’emarginazione altre associazioni che nel frattemrichiede che l’intera comupo sono nate in quei territori. nità si allei con le persone uesta rete forse ora è troppiù deboli della società per svipo grossa e disturba il quieluppare relazioni positive, servizi to vivere locale, forse per ed economie a cui tutti possono questo don Giacomo, che è nel partecipare. Fare comunità, costimirino della malavita fin dal 2002 tuire cooperative di lavoro nel e vive sotto scorta per aver subisettore dell’agricoltura, realizzare to minacce e piccoli attentati di attività creative nel avvertimento, a Pasqua del 2010 campo delle arti non subisce l’ennesimo attentato con viene inteso solo colpi di pistola sparati nella notte come un modo per contro le saracinesche della cotrovare spazio per i munità. Le attività di Progetto Sud disabili ma soprattutsono ora in rete con altre orgato come un sistema nizzazioni sane presenti in diverper essere comunità se provincie calabresi, e la rete in un territorio dove continua a sviluppare relazioni tra la limitazione dei cittadini, a partire dalle scuole e diritti tocca tutti. con progetti di lavoro. In una rePace, infatti, suona cente intervista don Giacomo come sinonimo di confessa di avere paura, sa di educazione alla lenon essere un eroe, lo racconta galità, di scelte non anche da Fazio e Saviano nella violente per rivenditrasmissione “Vieni via con me”: care i naturali diritti dice di avere capito che la paura di cittadini liberi e è meglio viverla, perché è impaonesti, che devono stata con la speranza, e alla speprendersi cura dell’ambiente ranza non si può rinunciare. (terza parola chiave) come cura del creato che non può essere Marco Grassi depauperato e reso invivibile. A Q 5 periscopio Don Luciano Bibbia, Terra santa, vita comune, coraggio: sono alcune delle parole attorno a cui ruota questa intervista esclusiva a don Luciano Pozzi, il nuovo sacerdote che da maggio inizierà il suo ministero a San Martino e GMG. D a metà maggio la nostra comunità parrocchiale, assieme a quella di Gesù, Maria e Giuseppe, avrà la gioia di avere un nuovo sacerdote: don Luciano Pozzi. Prete da più di vent’anni, con esperienze diverse alle spalle, giunge tra noi per affiancare i parroci delle due chiese nel loro ministero ordinario, ma anche per sperimentare un progetto innovativo di vita comune sacerdotale, come occasione di rinnovamento dello stile di servizio alle persone e alla testimonianza della fede. Molti di noi lo hanno visto per la prima volta, seppur brevemente, durante la Settimana santa; don Luciano è poi subito partito per il Camerun, dove è andato a predicare un corso di esercizi, programmato da tempo, ad un gruppo di sacerdoti in missione. Nell’attesa che tutti possano conoscerlo personalmente, ci è sembrato utile fargli qualche domanda, così che possa presentarsi ai lettori del “Mantello” e cominciare un dialogo ed un rapporto con i parrocchiani. Dalle sue parole, ve ne accorgerete, emerge il profilo di un sacerdote orientato a vivere in modo non scontato il suo servizio, desideroso di mettersi alla prova in una realtà nuova, nella quale porterà attenzioni e sensibilità davvero preziose. 6 Chiediamo prima di tutto a don Luciano di presentarsi. Sono stato compagno di don Lorenzo in seminario, al liceo, dunque ho la sua età (siamo nati entrambi nel 1965), e sono diventato prete nel 1990. Il mio ministero sacerdotale si è svolto sempre a Milano, inizialmente ad Affori, poi nella parrocchia di San Pio V. Sono poi diventato parroco nella parrocchia vicina, a Sant’Eugenio, e vi sono rimasto per sette anni. Dopo, ho chiesto un anno sabbatico (cioè di pausa da responsabi- lità dirette), durante il quale sono stato per cinque mesi a Modena, insieme ad un gruppo di preti diocesani in una esperienza di vita comune; a me sembra infatti importante, come preti, giocare di squadra, uscire dall’arbitrio individuale, imparare a lavorare insieme. Perciò, la proposta che mi è stata fatta, cioè di venire qui, mi è sembrata bella, perché mostra non solo una opportunità che due parroci hanno per vivere insieme, ma anche di operare nella stima reciproca. Quali ritieni siano stati gli elementi più importanti nella tua formazione come prete? Di sicuro, un riferimento è stato il cardinal Martini, che divenne arcivescovo quando io ero in seminario. Poi, una volta divenuto prete, insieme ad altri sacerdoti siamo stati accompagnati nella formazione dall’Ismi e dal gesuita Paolo Bizzeti: con lui sono nati alcuni percorsi di primo annuncio per i giovani. Il gusto per quel tesoro che è la Bibbia mi viene dal cardinal Martini, dai viaggi in Terra santa e da un altro gesuita, padre Francesco Rossi De Gasperis, col quale nel 2000 ho fatto a Gerusalemme un mese di seminario biblico. Così, mi sono accorto di quanto abissale fosse l’ignoranza della Scrittura, pur avendo fatto sei anni di teologia, soprattutto del mondo dell’Antico Testamento. Che cosa significa testimoniare la fede oggi? Dall’inizio del mio ministero sono passati più di vent’anni. Penso che vivere la fede, in contesti diversi, domandi di trovare modi nuovi, che non siano quelli consueti. A me sembra che sia utile tentare qualcosa fuori dalle mura periscopio si presenta periscopio impulso anche alle nostre strutture e al nostro modo di essere Chiesa. Conoscere direttamente alcune di queste esperienze per me sarà importante. parrocchiali. Sicuramente l’Evangelii Gaudium, l’esortazione apostolica di papa Francesco, mi ha proprio affascinato: per il linguaggio, molto immediato, e per la forza motivazionale che dà questo suo scritto. Invita a mettere in pratica le prospettive contenute in esso con creatività e coraggio, senza divieti né paure: l’importante è non essere da soli. Penso sia importante ridare consapevolezza ad ogni credente della bellezza di ciò che vive nell’esperienza della fede, imparando a comunicarla. Noi siamo ancora figli di un impianto molto clericale: ci spaventiamo perché il numero dei preti diminuisce e non possiamo fare come prima. Secondo il papa, occorre uscire dalla logica del “si è sempre fatto così”, convinti che la forza del Vangelo non viene meno in qualsiasi contesto. gruppo di preti… Ho partecipato quest’anno ad alcuni incontri di preti ex fidei donum (cioè, sacerdoti diocesani inviati in missione), che sono stati in Zambia, in Camerun, in Sud America. Loro hanno fatto esperienza di una Chiesa meno clericale e penso che raccogliere qualcosa dalle cosiddette Chiese giovani possa ridare Quale attenzioni puoi suggerire a quanti, tra i nostri giovani, andranno in Terra santa in agosto? Volentieri parteciperò con loro al pellegrinaggio. Il primo atteggiamento che suggerisco è quello di non avere l’ansia di vedere tutto. E’ importante gustare ciò che si vede con sufficiente calma: non è necessario correre, né prendere tanti appunti. Occorre imparare a leggere il Libro sulla terra, cogliendo la dimensione geografica del racconto, che aiuta a rendere più chiari alcuni passi della Scrittura, proprio perché la Scrittura è incarnata. Luca Diliberto Tra poco partirai per il Camerun; che cosa significa per te? In Africa sinora non ero mai stato. Tramite gemellaggi missionari, nelle varie parrocchie in cui sono stato, ho visitato il Bangladesh, l’Albania negli anni ’90, ho poi girato il Medio Oriente con un periscopio 7 QUADERNO CARITAS Ascolto e cura Allora il Signore disse a Caino: «Dov'é Abele, tuo fratello?». Egli rispose: «Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?» Genesi 4,9 C apita spesso che ci venga chiesto perché siamo arrivati qui a Villapizzone e abitiamo con altre famiglie la grande casa della piazza, al civico 3, di fronte alla chiesa di san Martino. Potremmo rispondere che l'essere arrivati qui è stata la nostra risposta al desiderio di conoscere e incontrare i fratelli perché la ricostruzione di quella che oggi è semplicemente chiamata “la Villa” ha significato inseguire il sogno di vivere un'esperienza comunitaria e di prossimità. Ricostruendo la casa abbiamo cercato di costruire una comunità e come la casa è parte di un quartiere, così la comunità delle famiglie non è chiusa in se stessa, ma aperta al territorio. Non solo, quindi, ridare vita a vecchi muri entro cui tentare una vita fraterna, ma, ciascuno a proprio modo, intrecciando relazioni di prossimità e cura, lasciando la porta di casa aperta, accogliendo e lasciandosi accogliere. Abitare in Villa ci dà la possibilità di avere uno sguardo privilegiato sul quartiere e sulla città, sia per le numerose richieste d'accoglienza e le attività religiose e culturali, che per come è stata pensata dall'inizio (1978): un cancello aperto che invita ad entrare, dei locali da sfruttare, uno spazio da attraversare. uno spazio abitato, ma non privatizzato, è un punto di riferimento per chi desidera donare abbigliamento o altro e chi, al contrario, cerca gratuitamente di che vestirsi o arredare la casa. E' un punto di raccolta di É 8 prodotti alimentari e, in collaborazione con la san Vincenzo, vengono fatte borse della spesa a vantaggio di chi ha bisogno. Diverse famiglie benestanti hanno creato un fondo di solidarietà e, conoscendo quanto facciamo unitamente al centro d'ascolto parrocchiale, lo hanno messo a disposizione per piccoli aiuti economici. Ecco allora che, grazie alla Villa e ai molti amici, possiamo spingerci verso relazioni di prossimità che vanno oltre la semplice facciata. Come ci sentiamo accolti e curati dalle famiglie della comunità, così cerchiamo di accogliere e curare una relazione più intima con chi incrocia il nostro cammino. volte basta un sorriso o un po' di tempo dedicato all'ascolto, a volte un caffè bevuto insieme condividendo una gioia o un dolore. Non ci vuole molto per dimostrare che siamo una sola razza, quella umana, è sufficiente fermarsi un attimo davanti al viso di una mamma che piange e chiedere con semplicità se ha bisogno di aiuto. Ci è capitato, e così abbiamo fatto la conoscenza di una donna eccezionale a cui è bastato un appiglio A per riprendere a vivere, lavorare, sorridere. E' proprio nell'incontro amichevole, nel constatare che c'è chi dedica del tempo all'ascolto, che le persone si aprono alla confidenza. Deve essere un ascolto rispettoso, non giudicante. Non è un aprirsi a senso unico, deve essere la condivisione di un pezzo della nostra vita. Capita che nell'esporre il problema o la fatica che appesantisce le giornate, la persona stessa trovi la soluzione o nuove forze per tornare a vedere una luce in fondo alla strada. Capita che nel rendersi disponibili a risolvere un bisogno urgente si trovi altrettanta disponibilità nella persona aiutata. Non facciamo nulla di nuovo, anzi, la società umana è nata nel momento in cui un uomo si è chinato a prendersi cura di un suo simile. In quel momento due sconosciuti diventavano fratelli e figli di unico Padre. Danila e Massimo Nicolai quaderno caritas 2 è meglio che 1 CRESCENDO Gli adolescenti di GMG e SMV hanno partecipato a una “3 giorni insieme” in cui si sono preparati non solo sul pellegrinaggio di Varallo, ma anche sull’oratorio estivo che é alle porte! C rediamo che tutti coloro che hanno partecipato al pellegrinaggio del cuore presso il Sacro Monte di Varallo si siano accorti della presenza entusiasta e ben organizzata degli adolescenti delle due parrocchie. Si sono preparati molto bene già dal pomeriggio precedente, studiando i percorsi e le descrizioni delle varie cappelle per poter fare da guide a tutti coloro che il 25 aprile sono stati a Varallo. Dobbiamo dire che noi educatori siamo partiti un po’ amareggiati per la scarsa partecipazione dei ragazzi a questa iniziativa, ma possiamo dire di essere ritornati pienamente soddisfatti, non solo per la sintonia che si è creata tra gli adolescenti delle due parrocchie, ma anche perché loro ci hanno dimostrato che (come sempre) quando ci mettono il CUORE sanno dare il meglio. La mattina del 25 Aprile, durante gli 8 chilometri che abbiamo percorso a piedi per raggiungere i “pellegrini” da Milano, i ragazzi rileggevano i brani, provavano i discorsi e si confrontavano sui loro timori. In quei momenti, però, abbiamo visto in loro un cambiamento, un po’ sono cresciuti. Hanno preso coraggio e si sono buttati, con ottimi risultati. crescendo A bbiamo alloggiato a Camasco, un paese piccolo, immerso nel verde, dove non prendevano nemmeno i cellulari!! L’ “isolamento forzato” ha favorito la creazione di un clima rilassato dove finalmente abbiamo riassaggiato la bellezza della comunicazione faccia a faccia, elemento che oggi tra i ragazzi è sempre più difficile da trovare. Dopo esserci ripresi dalla stanchezza del pellegrinaggio, abbiamo affrontato il secondo argomento del nostro ritiro presentando loro il tema del Grest di quest’anno. Il venerdì sera, poi, ci siamo concessi una serata rilassante all’insegna di musica e balli. Abbiamo imparato il balletto della sigla che sentiremo a non finire durante le 5 settimane di grest e alla fine: sfida di bans tra le due parrocchie. Purtroppo dobbiamo ammettere la pessima performance di SMV e la schiacciante vittoria degli adolescenti di GMG! Questi momenti di svago e divertimento, alternati a momenti più seri e riflessivi, crediamo che abbiano avvicinato (o almeno ci abbiamo provato) i ragazzi, con la consapevo- lezza di essere un bel gruppo di adolescenti che si prepara per l’oratorio estivo, ma che in fondo non smette di chiedersi e di voler approfondire il rapporto con Gesù. La mattina di sabato, infatti, è continuata un po’ sulla prospettiva di conoscere veramente Gesù e i luoghi che lo hanno reso protagonista nei Vangeli. In piccoli gruppi i ragazzi hanno sfogliato i quattro Vangeli alla ricerca dei nomi dei luoghi in cui si è trovato Gesù durante la sua vita con l’obiettivo di presentarli ai bambini durante i momenti di preghiera al Grest. La scelta di allontanarsi leggermente dalle scelte della FOM, almeno per quanto riguarda il percorso di preghiera, è stata accettata e approfondita con molto entusiasmo dai futuri animatori, che hanno visto subito la bellezza di poter continuare, anche durante l’estate, il percorso intrapreso dalla due parrocchie durante l’anno pastorale: la Terra Santa. Quest’anno il cammino con i ragazzi non è sempre stato facile per noi educatori, ma visto il clima che si è creato durante questi tre giorni, riacquisiamo un po’ di fiducia su come potranno andare le cinque settimane estive e speriamo che tutti i ragazzi, anche chi non è venuto, riescano a capire come siano più belle e come diano più soddisfazione le cose fatte mettendoci la voglia, l’entusiasmo e il cuore. gli educatori 9 CRESCENDO Tutti pellegrini Assieme ai parrocchiani di Gesù, Maria e Giuseppe, una esperienza spirituale intensa vissuta il 25 aprile al Sacro Monte di Varallo. Tra le 45 cappelle sulla vita di Gesù, molte emozioni e ricordi significativi di alcuni partecipanti. C he bel pellegrinaggio abbiamo vissuto il 25 aprile! Tra i molti aspetti, uno mi ha colpito particolarmente e cioè la “cappella della risurrezione”. Si fa per dire, cappella, visto che si tratta del cortile religioso. Ma più che un cortile, a me è sembrato un giardino, per le aiuole fiorite e la fontana di acqua zampillante al centro. Il richiamo ai Vangeli è forte ed è proprio questa l’intenzione di chi ha ideato e realizzato l’itinerario del Sacro Monte: rendere viva per noi la storia di Gesù. Come Maria di Magdala e le altre donne, anche noi abbiamo potuto incontrare il Risorto nel giardino, creazione già rinnovata, volgere lo sguardo a Lui e abbeverarci di vita buona alla fonte zampillante del suo dono fino alla morte, delle sue piaghe trasfigurate . “Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva” (Gv 7, 37-38). Questa esperienza ci è donata ogni giorno, nell’ascolto della Parola di Dio e nei Sacramenti. Maria Grazia “V ogliamo vedere Gesù” (Gv 12,21): questa è la richiesta fatta all’apostolo Filippo da alcuni greci che si erano recati a Gerusalemme per il pellegrinaggio pasquale. Anche noi abbiamo iniziato il nostro cammino accompagnati da questo desiderio: poter, in qualche modo, “toccare, vedere” Gesù. E l’arte ha, in molti casi, questo pregio: ci consente di vedere gli episodi che il Vangelo ci racconta. Così accade a chi visita le cappelle del Sacro Monte di Varallo, perché in molte di esse - in particolare in quelle in cui è rappresentata la Passione di Gesù - gli sguardi, i gesti dei personaggi sono carichi di un tale realismo da coinvolgere - anche se solo per un breve momento - chi si sofferma a contemplarle. Questo “pellegrinaggio del cuore” è stato così per me un’occasione di “rivedere” la storia di Gesù e ‘sentirla’ a me più vicina… . Ho ripensato durante il percorso anche ai luoghi della Terrasanta, perché Dio si è fatto uomo in un luogo e in una terra ben precisi, che le cappelle intendono rievocare. E un ringraziamento riconoscente agli adolescenti che si sono preparati e hanno guidato la visita delle prime cappelle! Marina 10 crescendo del cuore a Varallo! CRESCENDO N on credevamo che accadesse, invece é successo. Eravamo quasi certi che dopo cento metri di cammino, il nostro piccolo Andrea (e chi lo conosce sa che é un pigrone) avrebbe pianto a tal punto che avrei dovuto prenderlo sulle spalle e continuare così la salita. Invece no, Andrea ci ha stupito. La prima cosa che ci ha detto é stata: ma questa é una caccia al tesoro? E gli abbiamo risposto: “Sì, il tesoro é Gesú”. Andrea non ci ha chiesto piú nulla e ha continuato a camminare per tutto il giorno, come se ne avesse capito la grandezza. A Gerusalemme non andremo, ma possiamo dire che questo piccolo pellegrinaggio, per noi e crediamo anche per tutti quelli che hanno partecipato, è stato un momento di comunione vera con Gesù. Giuseppe Q uest'anno per noi, il pellegrinaggio parrocchiale a Varallo, è stato speciale. Ci sono stati affidati Francesco e Treesha (8 e 6 anni) dalla loro mamma, che non poteva partecipare per motivi di lavoro. L'esperienza vissuta con loro è stata particolare. Vedere i momenti della vita di Gesù, cosi rappresentati, ha suscitato la loro curiosità. Nonostante dovessero essere sollevati, per riuscire a guardare all'interno delle cappelle, il loro interesse non si è spento. Le loro osservazioni, le loro domande, la capacità di cogliere particolari, che noi probabilmente non avremmo notato, ci hanno dato la possibilità di riflettere sulla nostra fede con uno sguardo semplice, regalandoci anche momenti vivaci e divertenti. Annita e Roberto C osa significa essere pellegrini? E pellegrini del cuore? lo abbiamo ricevuto tutti, era un cuoricino colorato e di plastica, ma progettato per stare proprio dove c’è quel cuore (quello vero!) che ci tiene in vita.. e allora la riflessione su questa giornata al sacro monte di Varallo viene spontanea: cosa ci ha tenuto in vita nonostante la pioggia, la stanchezza e l’essere persone di età e gruppi diversi? Guardare e capire quei posti che qualcuno cura e preserva per chi un pellegrinaggio a Gerusalemme non lo può fare, affidarsi ai ragazzi adolescenti ed a Gesù, è possibile solo se lo si fa con il cuore, e se tenere il cuore in mano (fisicamente) può aiutarci a capire che non siamo uniti solo perché abitiamo nella stessa zona ma perché abbiamo tutti a cuore la stessa cosa, e questo ci terrà in vita sempre, anche sotto la pioggia! Alessia crescendo 11 CRESCENDO Via Crucis ai confini dell’uomo Il nostro Venerdì santo é stato segnato da un gesto importante: una Via Crucis assieme a GMG lungo le strade del nostro quartiere. Recuperiamo alcune suggestioni e contenuti di quel momento. D ue legnetti scrostati, inchiodati a forma di croce: dietro questa insegna singolare quest’anno abbiamo percorso un tratto delle strade del nostro quartiere la sera del Venerdì santo (18 aprile). I due legni provenivano dai barconi di Lampedusa, periferia d’Europa, e invocavano pietà per vite spesso perdute ai confini, tra ricchezza e povertà. Abbiamo camminato anche noi, insieme ai fedeli di Gesù, Maria e Giuseppe, nella nostra periferia e lungo i confini delle due parroc- usciamo ad offrire a tutti la vita di Gesù Cristo. Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che A una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e proce- chie, partendo dai giardini di via Ailanti, sostando poi in piazza Pompeo Castelli e in via Ajraghi. Si è trattata di una Via Crucis molto bella e impegnativa, nella quale abbiamo contemplato il mistero di un Dio che non si sottrae alla morte, che condivide la sorte degli ultimi, di chi pare abbandonato ad una sorte terribile. Abbiamo però camminato, proprio in questa condizione, cercando di ascoltare parole di speranza; anzitutto, quelle di Papa Francesco, tratte dalla esortazione apostolica Evangelii Gaudium. Nella prima sosta, guardando al volto di Gesù che porta la croce, è risuonato questo invito del papa: “Usciamo, 12 farlo senza evadere, senza sradicamenti. È necessario affondare le radici nella terra fertile e nella storia del proprio luogo, che è un dono di Dio. Si lavora nel piccolo, con ciò che è vicino, però con una prospettiva più ampia”. queste indicazioni si è aggiunta, infine, la testimonianza di Andrea Fanzago, vicepresidente del Consiglio comunale di Milano che, da credente impegnato in politica, ha voluto condividere con noi questo momento di preghiera. Andrea ha messo in evidenza il valore possibile dell’essere periferia: “La sfida è vincere l’indifferenza. E ciò significa essere disponibili ad accogliere il prossimo in ogni frangente: sia quando bussa alle nostre porte, sia quando ha timore di farsi notare. Ed è proprio nelle periferie che si possono incontrare le ferite dell’uomo, quelle più difficili da curare e guarire! Nelle periferie si può praticare quell’allenamento indispensabile che è l’accorgersi: un verbo riflessivo, che anticipa l’azione, ma è indispensabile per progettarla. Se non mi accorgo dell’altro come posso capirlo, vederlo, ascoltare la sua domanda di aiuto? Allora le periferie, i nostri quartieri, la nostra città possono diventare luoghi accoglienti, solidali, umanizzanti, se lo stile di vita delle persone che le abitano assume questi caratteri, questi colori. Non possiamo attendere che sia qualcun altro a farlo; non possiamo delegare qualcun altro, come se non avessimo qualche responsabilità. dimenti”. Ancora, nella seconda “stazione”, riflettendo sulla figura di Simone di Cirene, siamo stati sollecitati dal papa a non “essere troppo ossessionati da questioni limitate e particolari. Bisogna sempre allargare lo sguardo per riconoscere un bene più grande che porterà benefici a tutti noi. Però occorre L. D. crescendo Viva la diversità! NOTA LA NOTIZIA! Recentemente, durante una partita di calcio, un famoso giocatore si rende protagonista di un gesto che ha suscitato molto clamore in tutto il mondo P artita della Liga spagnola, Villareal – Barcellona, calcio d’angolo per il Barcellona, il terzino brasiliano Dani Alves si appresta a battere. Dagli spalti viene lanciata una banana davanti ai piedi del giocatore, con un’allusione decisamente razzista. Dani Alves con molta tranquillità, prende la banana, la sbuccia, ne mangia un pezzo, e batte il calcio d’angolo. Questo gesto, tanto semplice quanto incisivo, ha fatto il giro del mondo in poco tempo, diventando un simbolo della lotta al razzismo. Infatti, subito dopo la partita, hanno iniziato a diffondersi in Internet foto e video di persone più o meno famose, anche al di fuori del mondo sportivo, intente a mangiare una banana. Questo è il raro episodio in cui dalla risposta ad un insulto è nato un forte messaggio da condividere ed abbracciare. No al razzismo. Il rifiuto di ogni forma di discriminazione, soprattutto quella che riguarda il colore della pelle, può sembrare all’apparenza un concetto intuitivo, chiaro, semplice da capire e da appoggiare. Eppure talvolta svanisce, lasciando spazio all’ignoranza e alla stupidità di alcuni. Il problema degli insulti razzisti durante le manifestazioni sportive è una questione che si trascina ormai da tempo. Molti infatti sono gli stadi di calcio in Europa che si presentano semivuoti a nota la notizia! causa dei provvedimenti delle autorità sportive contro episodi di razzismo, che portano alla chiusura di alcuni settori dello stadio. Cori, striscioni, insulti, lanci di banane e oggetti vari sono lo scenario ormai tipico di molte competizioni sportive, non solo del mondo del calcio. Infatti recentemente il presidente di una nota squadra dell’NBA (la Lega di basket statunitense), Donald Sterling , verrà costretto a vendere la sua società a causa di dichiarazioni palesemente razziste che hanno aperto molte polemiche negli Stati Uniti. L’ambito sportivo, per il suo alto tasso di competitività, in alcuni casi porta ai massimi livelli il desiderio di prevalere sull’avversario e di ostentare la propria superiorità. In questo contesto, senza un’adeguata sensibilizzazione ed educazione sportiva, il razzismo può trovare terreno fertile per crescere e manifestarsi. a multinazionalità nello sport dovrebbe rappresentare un valore importante di unione tra popoli ed etnie, piuttosto che un mezzo di divisione e odio reciproco. Solo attraverso una civile coesione e accettazione del diverso si può raggiungere il vero L senso dello sport, della competizione tra pari, tra persone di uguale dignità. Il razzismo infatti, oltre che a essere offensivo, mostra l’arretratezza del pensiero di persone che non sono ancora capaci di vivere in comunità, una comunità ormai globalizzata e senza frontiere. Nel suo piccolo, anche il nostro quartiere e la nostra parrocchia vive la globalizzazione. In particolare, molte sono le nazionalità ed etnie differenti presenti nel nostro oratorio o nella nostra Associazione Sportiva. Tanti sono i ragazzi stranieri che partecipano con entusiasmo alle attività sportive nel nostro oratorio, formando squadre di calcio “multinazionali” che ci rappresentano con orgoglio nei campionati durante l’anno. Conosciamo molto bene il valore della diversità, valore che ci rappresenta e ci appartiene intimamente, e non possiamo che essere felici del gesto di Dani Alves. ra poco meno di mese si disputeranno gli attesissimi Mondiali di calcio in Brasile, e l’immagine della banana come simbolo della lotta al razzismo è già stato scelto come slogan e immagine dell’intera competizione. Con la speranza che questi Mondiali possano essere un’occasione per ribadire una volta per tutte il valore della diversità. T Redazione Ado 13 diariagenda RACCOLTE TERZA ETA’ 15 Cose fatte... prossime tappe! Sono state diverse le occasioni che nel mese di aprile ci hanno interpellati per farci carico delle situazioni di maggiore necessità o emergenza, permettendo di raccogliere, ogni volta, una significativa somma: € 320,00 versati al Centro Ambrosiano di Aiuto per la Vita, € 415,00 destinati ai sacerdoti malati e anziani. € 410,00 destinati ai cristiani della Terra Santa. Ecco il calendario dei prossimi incontri: Giovedì 15 Maggio – ore 15,30: Santa Messa animata dalla Terza Età Maggio 16 Maggio 22 Maggio Venerdì 16 Maggio - ore 16,30: Concerto del Maestro Castelli presso il Centro Parrocchiale Sacro Cuore Giovedì 22 Maggio - ore 15,30: Festa dei compleanni Terza Età: saranno festeggiati coloro che compiono gli anni nel primo semestre GRUPPO FAMIGLIA 24 Sabato 24 Maggio - ore 10,00 Conclusione dell’anno del Gruppo: ritrovo e riflessione presso la Villa Seguirà pranzo in compagnia- Maggio AMMALATI 25 Maggio Domenica 25 Maggio - ore 15,30 Verrà celebrata l’Eucaristia, durante la quale verrà conferita, a chi lo vorrà, il Sacramento dell’Unzione degli Infermi. Seguirà un momento di festa insieme in oratorio. Alcuni volontari saranno disponibili per l’accompagnamento con l’auto. SPORT 1 Domenica 1 Giugno ore 10,00: ritrovo, S. Messa e foto di gruppo dalle ore 14,00 per tutto il pomeriggio in oratorio incontri sportivi e premiazioni Giugno 14 diariAgenda La Madonna di Villapizzone SPUNTI PER... “Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuta a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino»”. M aria, Giuseppina e Rosa sono molto amiche. Abitano nel quartiere da più sessant’anni. I loro figli sono cresciuti insieme e hanno vissuto tante belle esperienze quando frequentavano l’oratorio. Ora sono anche nonne; hanno lavorato molto in parrocchia e in oratorio. Ora stanno raggiungendo gli ottant’anni. Hanno alcune problemi di salute e anche i loro mariti sentano la “vecchiaia” e i limiti di questa età. Ma non si arredono ad abbondare il servizio. Il parroco ha detto a loro di accompagnare con tanta preghiera le iniziative della parrocchia e dell’oratorio; ha affidato alla loro preghiera i cresimandi e i fidanzati e le giovane coppie. I cresimandi confermano il battesimo, ricevuto da bambini, per entrare nell’adolescenza da cristiani “forti”; i fidanzati e le giovane coppie stanno iniziando al cammino particolare di santità: il matrimonio. Maria, Giuseppina e Rosa scelgono di partecipare, nel mese di maggio, al rosario nei caseggiati: il lunedì e il venerdì alla sera, negli altri giorni in Chiesa alle 17.30. Queste donne hanno dei rapporti molto buoni con le persone del quartiere perché le conoscono con il “cuore”. Ogni settimana fanno una visita in oratorio per salutare le bariste. I ragazzi che frequentano l’oratorio sono molto diversi di quando andavano i loro figli e i loro nipoti. L’oratorio, come il quartiere, raccoglie il mondo: tanti ragazzi e tante ragazze che vengono dalla Cina, dell’Africa e dell’America latina e anche dell’est dell’Europa. Anche la pastorale sta cambiando; l’oratorio sta cercando le strade per rendere presente Gesù e il spunti per... suo Vangelo ai ragazzi cristiani e offrire delle esperienze positive anche agli altri ragazzi, pur nel rispetto della loro fede e delle loro tradizioni. Giuseppina dice alle sue amiche: «Dobbiamo pregare lo Spirito Santo perché avvenga nella nostra parrocchia la Pentecoste come avvenne in Gerusalemme. Le genti, presenti in quel giorno, sentirono nelle loro lingue le grandi opere di Dio». amiche non possono più venire in Chiesa e altre si trovano nelle “Case di riposo”. Anche loro hanno bisogno di compagnia e di sostegno. Quando la malattia e la vecchiaia visitano le persone, queste diventano più fragili. Non è sempre facile a fare la volontà di Dio in queste situazioni. Anche Gesù nella sua agonia ha avuto bisogno della vicinanza dei suoi amici e della loro preghiera». Maria, Giuseppina e Rosa fanno un “patto” con la Madonna. Dicono alla Madonna di Villapizzone: «In questi giorni ti disturberemo frequentemente. Abbiamo tante persone da mettere nelle tue mani. Vergine Maria, devi bussare al cuore di tuo figlio come hai fatto a Cana di Galilea durante il pranzo di nozze. Tu hai detto a tuo figlio: “Non hanno più vino”. Sei stata capace di superare con fede una risposta che sembrava un rifiuto. adonna, in questo mese, mettiamo nel tuo cuore il nostro quartiere. Anche noi abbiamo bisogno del “vino” del lavoro, della serenità, della pace in famiglia. Abbiamo bisogno di una fede più grande e di rimane fedeli alla parola di Gesù, senza lasciarci condizionare da gesti di sfiducia e di violenza (“furti, scippi e prepotenze”) che in queste settimane si sono moltiplicati nel nostro quartiere. Vergine Maria, madre della sapienza, aiutaci a non porre la nostra fiducia nelle macchine che “mangiano” i pochi soldi che abbiamo». La Madonna di Villapizzone, dipinta su “Casa Mara”, ha accettato il “patto” e ha risposta a Maria, Giuseppina e Rosa: “Fate quello che vi dice Gesù”. M Maria aggiunge: «Durante la nostra vita abbiamo ammirato tante volte le opere di Dio anche in momenti difficili. Anche i miracoli non sono mai mancati durante il cammino di fede dei nostri figli e dei nostri nipoti. La fede in Gesù e la devozione alla Madonna ci hanno sempre sostenute e abbiamo trovato le strade per annunciare il Vangelo anche quando la stagione della storia cambiava». Rosa dice: «Abbiamo fatto bene ad impegnarci in questo mese a pregare ogni giorno il rosario in mezzo alle case dove si svolge la vita di tante famiglie e di tante persone anziane. Tante nostre don Erminio 15 Mese di maggio Rosari nei caseggiati alle ore 20,45 L 12 Via G. Castelli 9 (bambini) G 15 Via C. Marcello 1 L 19 Via Bice de Bu noni 2 (gruppo Medie e AdolescenƟ) M 21 Centro Parrocchiale (“buca”) V 23 Via Varesina 92 L Via Console Marcello 19 (giovani coppie e genitori) 26 V 30 Madonnina Via Fusinato e S. Messa nel giardino della Villa “Se vivi a corpo vivo…” Il Consiglio delle Chiese Cris ane di Milano invita alla veglia cittadina presso il decanato Cagnola 18,45 20,30 ritrovo e partenza dal parco della Villa ‐ Piazza Villapizzone 3 (circa) arrivo e conclusione nella Parrocchia GMG Domenica 15 giugno Venerdì 13 ‐ 21,00 Concerto per archi “Viva Vivaldi” (MITOFringe) Sabato 14 ‐ 20,30 “concertiamo noi!” (un anno in musica‐parole‐immagini) Domenica 15 10,30 SANTA MESSA ‐ pranzo in condivisione 16,00 per tutto il quartiere: #caccialselfie (!!!) 18,00 grigliata 21,00 spettacolo e LOTTERIA!