Anno 8 - n. 5 Maggio 2014
Strumento di condivisione della Parrocchia San Martino in Villapizzone - Milano
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G
Santa terra - Piano terra
Sarà un grest indimenticabile
che darà a tutti i ragazzi la possibilità
di percorrere in lungo e in largo
la terra di Gesù, cioè la nostra!
Dove abi ? Che cosa so fare ...che Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». (Mt 4, 18‐19) Fazzoletto di terra verdeggiante, ricco di acque in un’area geografica che spesso ne è priva, la Galilea rappresenta in tutti i Vangeli il luogo nel quale Gesù iniziò la sua predicazione, percorrendola per intero a piedi, mischiandosi alla vita, bella o brutta, di coloro che incontrava. Ma non è solo questo: la Galilea è anche periferia rispetto a Gerusalemme, che si trova più a sud; è soprattutto periferia, se si pensa che molti ebrei di allora guardavano ai suoi abitanti con un certo disprezzo. Cosa che capita anche per Gesù e i suoi discepoli. Proprio per questo, l’avventura del Figlio comincia da un posto così. Conquistare la Don Luciano si Ascolto e cura 2 è meglio Tu pellegrini del Via Crucis ai Viva la speranza presenta di 1 cuore a Varallo confini dell’uomo diversità La Madonna di Villapizzone Questo giornalino viene stampato mensilmente
per promuovere la comunicazione all’interno
della Parrocchia. Ne è responsabile il Parroco
attraverso il lavoro della Redazione.
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Tutti i giorni:
Giovedì:
Oratorio
7.30 - 19.00
7.30 - 20.00
18.00
9.00
18.00
10.30
19.00
18.00
Segreteria parrocchiale
Tutti i giorni:
18.30 - 19.00
Da lunedì a venerdì: 9.00 - 11.00
L’albero
Mercoledì CHIUSO
Martedì:
Mercoledì:
Giovedì:
Centro Parrocchiale
San Martino
Centro di Ascolto
decanale “Il melograno”
Tutti i giorni:
Catechismo:
Orari Sante Messe
Giorni feriali:
Giovedì:
Prefestiva (sabato):
Giorni festivi: 8.30
[email protected]
16.00 - 19.00
17.00 - 18.00
Tutti i giorni: 14.30 - 18.30
Giovedì CHIUSO
Patronato ACLI
Lunedì:
16.30 - 18.00
17.00 - 18.00
17.00 - 18.00
17.00 - 18.00
Via Duprè 19, 1° piano
Tel 02.39.215.888
Martedì:
10.00 - 12.00
17.00 - 19.00
Mer-Giov-Ven:17.00 - 19.00
Don Lorenzo Negri
Don Erminio Pozzi
Don Luciano Pozzi
02.32.72.621
02.33.00.12.50
02.39.44.83.97
347.77.38.981
347.79.23.764
333.41.57.336
[email protected]
[email protected]
[email protected]
ARCHIVIO
PARROCCHIALE
BATTESIMI DI MARZO E APRILE
Giacometti Marta – Poitiers (Francia)
Kumllaku Isabel – P.za Villapizzone 3
Hasani Marjana Maria – P. Castelli 1
Spada Katia Maria Cristina – Via Negrotto 23
Batoon Hans Jared Viggo – Via Brivio 6
Monteiro Fernando – Via Console Marcello 38
Giordano Jonathan – Via Negrotto 8
Torres Michella Lucia – Via Varesina 80
2
DEFUNTI DI APRILE
Albarelli Romano – anni 75 – Via C. Marcello 18/4
Regano Vittoria – anni 91 – Via E. Bianchi 6
Scorti Maria – anni 94 – Via M. Quadrio 14
Chiarini Alfredo Enrico – anni 93 – Via Mantegazza 14
Terenzi Ester – anni 92 – Ist. Pio Albergo Trivulzio
archivio parrocchiale
Dove abiti?
Sguardo
dal pulpito
Il tema dell’oratorio estivo si sposa proprio bene con il tema che sta accompagnando tutto l’anno la nostra
Parrocchia insieme a quella di GMG: Dio ha deciso di abitare questa terra, ma noi dove abitiamo realmente?
“V
enite e vedrete!” La risposta di Gesù
sembrerebbe un po’ furbetta… quasi un
modo per non dare risposta. Ma dobbiamo accorgerci che è vero proprio il contrario!
Prima, però, proviamo ad immaginarci cosa possa
essere passato per la testa a quei due giovani che
duemila anni fa hanno smesso di seguire Giovanni il
Battista, si sono messi a seguire Gesù e gli hanno
chiesto: “maestro, dove abiti?” Che domanda è?!
Perché non chiedergli prima: cosa insegni, di che
partito sei, quali sono i tuoi ideali...?!
“Piano terra” è il tema della prossima estate per tutti
gli Oratori della nostra regione e indica il progetto,
il “piano”, di Dio di venire sulla terra, e per giunta di
abitare a “piano terra”, non al “piano attico” sempre
preferito dai ricchi… Ma, appunto, cosa vuol dire
“abitare” questa terra?! E cosa vuol dire abitare?!
Nella tregiorni-animatori a Varallo ci siamo lanciati in un azzardo: scrivere noi il libretto per il grest! Gli animatori,
armati di fantastico entusiasmo, hanno sfogliato, divisi in gruppetti, tutti i quattro vangeli per scovare le pagine in
cui vengono riportati i nomi precisi dei luoghi dove Gesù è stato. Così potremo fare insieme una grande mappa e
conoscere un po’ di più quella “terra santa” di cui continuiamo a parlare quest’anno. Ma Gesù adesso dove abita?!
tu dove abiti? Dove abiti, papà che sei in ufficio dieci ore al giorno e ci sentiamo solo per telefono e
quando arrivi a casa ci raccconti solo dei problemi del lavoro? Oppure disoccupato che passi il tuo tempo al bar o alle macchinette che ti mandano in malora del tutto e quando torni a casa non ti si può più
parlare? Dove abiti, mamma che corri sempre e non riesci a star dietro a tutto, ma spesso perdi tempo con le amiche e non ti curi più tanto della casa perché “non siamo più nel medioevo”? Oppure a casa ci sei sempre, ma hai
rinunciato a credere che possa essere un luogo di vita per te, i tuoi figli e tuo marito perché sogni che il bene sia
da qualche altra parte che non potrai mai raggiungere perché non ci sono i soldi… e così cadi in depressione? Dove abiti, pensionato che ti alzi col televisore acceso, vai a dormire col televisore acceso, mangi col televisore acceso e alla fine pensi di essere dentro il televisore e non sai più scambiare due chiacchiere col vicino di casa? Dove abiti ragazzo, adolescente, giovane che giri per strada con le cuffie (o con la cassa bluetooth in tasca…), che
sei sempre connesso, ma non sai più prenderti un impegno concreto, non hai più un minuto libero… non ci sei
più?!
Eggià: bella domanda!!! Prova sinceramente a darti una risposta: io dove abito?
Se Gesù avesse risposto: “in Via del Pozzo 47 a Nazaret”… allora sì che avrebbe fatto finta di dare una risposta!
Perché una volta che sappiamo l’indirizzo (o l’email o il numero di cellulare) di una persona, non sappiamo ancora nulla di “dove abita”! Di dov’è il suo cuore, la sua vita… E l’unico modo per saperlo è “stare con” quella persona: “quel giorno rimasero con lui” dice il vangelo.
nche quest’estate “abiteremo” insieme per cinque settimane in Oratorio: stare insieme ci rende fratelli, vivere il presente ci fa accorgere di essere “qui”, su questa terra… abitata -tutta!- da Gesù!
E tutti noi adulti (“comunità educante”) ai giovani che ci rivolgono la fatidica domanda, potremmo rispondere come Gesù: venite e vedrete?!
E
A
don Lorenzo
sguardo dal pulpito
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I NOSTRI
CONSIGLI
Che cosa so fare ...che cosa so essere
Diamo uno sguardo alla nostra comunità, alle cose fatte, a quelle da fare, ai pensieri per il prossimo futuro,
alle preoccupazioni ma anche alle tante possibilità che abbiamo per quello che siamo.
U
no sguardo al futuro pensando alle cose fatte, a come siamo, senza lasciarci
spaventare dalle sfide che ci attendono.
Sembra un programma di battaglia questo, una resa dei conti per
contarci, misurare le nostre forze
in attesa dei prossimi mesi.
Siamo appena usciti dalla Quaresima, gioito per la Pasqua che
abbiamo festeggiato anche con il
bel pellegrinaggio sul monte di
Varallo.
Ci siamo anche meravigliati del
dono che riceveremo con la presenza di Don Luciano, ora in missione in Camerun, e che presto ci
raggiungerà.
Eppure lo sguardo ai mesi estivi,
alle attività del Grest, alle vacanze da fare ma anche da preparare
per i ragazzi dell’oratorio, ci spaventa per la grandezza del compito e alla necessità di considerevoli risorse.
Il Consiglio Pastorale è certamente lo specchio della nostra comunità, rappresenta varie parti del
nostro stare insieme, partecipare
ed esserci.
Quando ci ritroviamo, questa volta dopo la recita del rosario in via
Bianchi, pensiamo alle attività
fatte, a come sono venute, a come ci sentiamo più comunità; poi
però ci poniamo davanti i nuovi
impegni e questa volta di impegni
ce ne sono parecchi!
Le attività estive sembrano di puro divertimento con centinaia di
bambini e ragazzini che girano in
oratorio, che giocano, mangiano,
si riposano con i lavoretti ma anche pregano per ringraziare della
gioia di stare insieme.
Oltre al Grest a Villapizzone ci
sono le gite e qualche giorno di
vacanza in montagna per passeggiare (le famose camminate del
don!) e diventare ogni giorno un
4
po’ più grandi.
Ma chi lo fa? Chi le pensa ed organizza?
Gli educatori, i giovani, gli adolescenti, sono tutti ragazzi che studiano e in questo periodo si intensificano i compiti, gli esami.
Li abbiamo visti all’opera durante
il pellegrinaggio di Varallo mentre
si cimentavano a fare le guide, ed
i più grandi a preparare le attività
e gli incontri.
Il 15 giugno si svolgerà la Festa
della Comunità e come sempre è
il momento per tutti di raccogliere le idee e fare risplendere quello che siamo e facciamo.
Negli anni scorsi è stata spesso
l’occasione per ricordarci che la
nostra parrocchia è composta da
persone provenienti da tanti paesi diversi.
Ricordando la Pentecoste abbiamo svolto la festa di tutte le bandiere con balli e cibi da ogni parte del mondo.
ell’Anno della Fede abbiamo rafforzato il nostro credo con un bello spettacolo
di canti e di pensieri sul nostro
essere cristiani.
Il percorso di quest’anno è stato
caratterizzato dalla Santa Terra,
dalla concretezza che la fede non
è solo in cielo ma anche in terra,
che Gesù si è fatto uomo in carne ed ossa per noi.
Ma la Festa della Comunità è anche una festa, accoglie tante per-
N
sone che una volta all’anno si
ritrovano tutte insieme a festeggiare l’essere comunità.
Quindi, come in tutte le feste,
bisogna preparare il tema, gli inviti, l’abbellimento della sala, i canti, i balli, i momenti di ricordo e
quelli di riflessione.
Così davanti a questa lista di cose
da fare ci siamo guardati negli
occhi in silenzio, girando lo
sguardo come quando eravamo a
scuola e nessuno si faceva coraggio a farsi interrogare.
E io che so fare? Come posso
aiutare? Che idee ho?
Vuoto di memoria? Mancanza di
coraggio? Spavento per i troppi
impegni?
Altro tema, … altro regalo!
Da qualche anno abbiamo la
gioia di avere nel nostro territorio
la realtà del Cast e di Casa Mara,
un’associazione ed un luogo fisico che si occupa di accoglienza
ed assistenza per un gruppo di
adulti.
gni martedì sera nella sala
dell’Eremita si svolge anche la “Cena di tutti” dove
alcuni parrocchiani e gli ospiti di
Casa Mara si incontrano per cenare insieme.
La casa è stata inaugurata pochi
anni fa dopo la ristrutturazione di
una parte storica della nostra parrocchia. Il Cast invece è un’associazione che lavora in questo
campo da tanti anni ed ora si pone la domanda di come rinfrescare il proprio parco di soci e volontari.
Ed io che posso fare? Cosa so
fare?
Tanti dubbi e tante domande!
Poniamoci però prima la domanda: ma io che cosa so essere? Poi
vedremo cosa fare.
O
Andrea Raglio
i nostri consigli
Conquistare la speranza
testimoni
Don Giacomo Panizza é il fondatore, insieme con una ventina di amici, di Progetto Sud, una comunità autogestita con molte persone disabili a Lamezia Terme, in Calabria, in terra di ‘ndrangheta. Là, coltivare la speranza di giustizia significa lottare ogni giorno per la propria dignità.
“S
i muore per troppa prudenza. Bisogna osare”
dice don Ciotti in una
delle tante testimonianze che
condivide con i giovani che cercano le motivazioni per il loro
impegno di cittadini e di cristiani.
Un altro prete, don Giacomo Panizza, la dice così: “Occorre ribellarsi e reagire costruendo non
solo prestazioni e servizi sociali
rivolti al disagio ma anche alla
cosiddetta normalità.” Sono spunti di riflessione per tutti noi, come
monito per affrontare il disagio
degli altri come una necessità per
aumentare anche il benessere
dell’intera comunità.
Giacomo da giovane lavora come operaio dalle parti di Brescia,
città da cui proviene, e scopre in
fabbrica cosa vuol dire lottare per
maggiori diritti e per concorrere
ad un mondo migliore. Anche
questa esperienza contribuisce a
far maturare in lui il desiderio di
diventare prete e di dedicarsi poi
ai disabili ed
agli emarginati.
È colpito dal
problema della
internalizzazione negli istituti
spesso
del
Nord dei disabili mentali nati
in Sud Italia.
Nel 1976 fonda a Lamezia
Terme la comunità Progetto
Sud con alcuni
giovani
che
prima di sentirsi
disabili nel fisico si sentivano
cittadini responsabili del loro territorio da non abbandonare alle
logiche malavitose. Dice Emma,
una ragazza che fin dall’inizio
testimoni
Fin da subito, infatti,
segue don Giacomo:
Progetto Sud diventa
”posso accettare la
un avamposto condisabilità, perché è
tro l’illegalità che
un fatto naturale, ma
regna da quelle parti,
non posso accettare
in modo silenzioso e
la sofferenza provopervasivo. Il comune
cata dall’uomo”. Per
di Lamezia affida alla
don Giacomo e la
comunità anche dei
sua comunità lavorabeni confiscati alla
re contro il disagio di
‘ndrangheta, e don
alcuni significa innanPanizza con i suoi
zitutto favorire lo
ragazzi li utilizza cosviluppo dell’agio per
me luoghi di cultura
tutti: Progetto Sud
e di educazione alla
cresce attorno a tre
legalità con progetti
parole chiave: emarDon Giacomo Panizza in collaborazione
ginazione,
pace,
con le scuole locali,
ambiente.
con il comune e con numerose
bbattere
l’emarginazione
altre associazioni che nel frattemrichiede che l’intera comupo sono nate in quei territori.
nità si allei con le persone
uesta rete forse ora è troppiù deboli della società per svipo grossa e disturba il quieluppare relazioni positive, servizi
to vivere locale, forse per
ed economie a cui tutti possono
questo don Giacomo, che è nel
partecipare. Fare comunità, costimirino della malavita fin dal 2002
tuire cooperative di lavoro nel
e vive sotto scorta per aver subisettore dell’agricoltura, realizzare
to minacce e piccoli attentati di
attività creative nel
avvertimento, a Pasqua del 2010
campo delle arti non
subisce l’ennesimo attentato con
viene inteso solo
colpi di pistola sparati nella notte
come un modo per
contro le saracinesche della cotrovare spazio per i
munità. Le attività di Progetto Sud
disabili ma soprattutsono ora in rete con altre orgato come un sistema
nizzazioni sane presenti in diverper essere comunità
se provincie calabresi, e la rete
in un territorio dove
continua a sviluppare relazioni tra
la limitazione dei
cittadini, a partire dalle scuole e
diritti tocca tutti.
con progetti di lavoro. In una rePace, infatti, suona
cente intervista don Giacomo
come sinonimo di
confessa di avere paura, sa di
educazione alla lenon essere un eroe, lo racconta
galità, di scelte non
anche da Fazio e Saviano nella
violente per rivenditrasmissione “Vieni via con me”:
care i naturali diritti
dice di avere capito che la paura
di cittadini liberi e
è meglio viverla, perché è impaonesti, che devono
stata con la speranza, e alla speprendersi cura dell’ambiente
ranza non si può rinunciare.
(terza parola chiave) come cura
del creato che non può essere
Marco Grassi
depauperato e reso invivibile.
A
Q
5
periscopio
Don Luciano
Bibbia, Terra santa, vita comune, coraggio: sono alcune delle parole attorno a cui ruota questa intervista esclusiva a don Luciano Pozzi, il nuovo sacerdote che da maggio inizierà il suo ministero a San Martino e GMG.
D
a metà maggio la nostra
comunità parrocchiale, assieme a quella di Gesù, Maria e Giuseppe, avrà la gioia di
avere un nuovo sacerdote: don
Luciano Pozzi. Prete da più di
vent’anni, con esperienze diverse
alle spalle, giunge tra noi per affiancare i parroci delle due chiese
nel loro ministero ordinario, ma
anche per sperimentare un progetto innovativo di vita comune
sacerdotale, come occasione di
rinnovamento dello stile di servizio alle persone e alla testimonianza della fede.
Molti di noi lo
hanno visto per
la prima volta,
seppur
brevemente, durante la
Settimana santa;
don Luciano è
poi subito partito
per il Camerun,
dove è andato a
predicare un corso di esercizi,
programmato da
tempo, ad un
gruppo di sacerdoti in missione.
Nell’attesa
che
tutti possano conoscerlo personalmente, ci è
sembrato
utile
fargli
qualche
domanda, così che possa presentarsi ai lettori del “Mantello” e
cominciare un dialogo ed un rapporto con i parrocchiani.
Dalle sue parole, ve ne accorgerete, emerge il profilo di un sacerdote orientato a vivere in modo
non scontato il suo servizio, desideroso di mettersi alla prova in
una realtà nuova, nella quale porterà attenzioni e sensibilità davvero preziose.
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Chiediamo prima di tutto a don
Luciano di presentarsi.
Sono stato compagno di don Lorenzo in seminario, al liceo, dunque ho la sua età (siamo nati entrambi nel 1965), e sono diventato prete nel 1990. Il mio ministero sacerdotale si è svolto sempre
a Milano, inizialmente ad Affori,
poi nella parrocchia di San Pio V.
Sono poi diventato parroco nella
parrocchia vicina, a Sant’Eugenio,
e vi sono rimasto per sette anni.
Dopo, ho chiesto un anno sabbatico (cioè di pausa da responsabi-
lità dirette), durante il quale sono
stato per cinque mesi a Modena,
insieme ad un gruppo di preti
diocesani in una esperienza di
vita comune; a me sembra infatti
importante, come preti, giocare
di squadra, uscire dall’arbitrio individuale, imparare a lavorare
insieme. Perciò, la proposta che
mi è stata fatta, cioè di venire qui,
mi è sembrata bella, perché mostra non solo una opportunità
che due parroci hanno per vivere
insieme, ma anche di operare
nella stima reciproca.
Quali ritieni siano stati gli elementi più importanti nella tua
formazione come prete?
Di sicuro, un riferimento è stato il
cardinal Martini, che divenne arcivescovo quando io ero in seminario. Poi, una volta divenuto prete,
insieme ad altri sacerdoti siamo
stati accompagnati nella formazione dall’Ismi e dal gesuita Paolo
Bizzeti: con lui sono nati alcuni
percorsi di primo
annuncio per i
giovani. Il gusto
per quel tesoro
che è la Bibbia
mi viene dal cardinal Martini, dai
viaggi in Terra
santa e da un
altro gesuita, padre
Francesco
Rossi De Gasperis, col quale nel
2000 ho fatto a
Gerusalemme un
mese di seminario biblico. Così,
mi sono accorto
di quanto abissale fosse l’ignoranza della Scrittura,
pur avendo fatto
sei anni di teologia, soprattutto del mondo
dell’Antico Testamento.
Che cosa significa testimoniare
la fede oggi?
Dall’inizio del mio ministero sono
passati più di vent’anni. Penso
che vivere la fede, in contesti diversi, domandi di trovare modi
nuovi, che non siano quelli consueti. A me sembra che sia utile
tentare qualcosa fuori dalle mura
periscopio
si presenta
periscopio
impulso anche alle nostre strutture e al nostro modo di essere
Chiesa. Conoscere direttamente
alcune di queste esperienze per
me sarà importante.
parrocchiali. Sicuramente l’Evangelii Gaudium, l’esortazione apostolica di papa Francesco, mi ha
proprio affascinato: per il linguaggio, molto immediato, e per la
forza motivazionale che dà questo suo scritto. Invita a mettere in
pratica le prospettive contenute
in esso con creatività e coraggio,
senza divieti né paure: l’importante è non essere da soli. Penso sia
importante ridare consapevolezza ad ogni credente della bellezza di ciò che vive nell’esperienza
della fede, imparando a comunicarla. Noi siamo ancora figli di un
impianto molto clericale: ci spaventiamo perché il numero dei
preti diminuisce e non possiamo
fare come prima. Secondo il papa, occorre uscire dalla logica del
“si è sempre fatto così”, convinti
che la forza del Vangelo non viene meno in qualsiasi contesto.
gruppo di preti… Ho partecipato
quest’anno ad alcuni incontri di
preti ex fidei donum (cioè, sacerdoti diocesani inviati in missione),
che sono stati in Zambia, in Camerun, in Sud America. Loro hanno fatto esperienza di una Chiesa
meno clericale e penso che raccogliere qualcosa dalle cosiddette Chiese giovani possa ridare
Quale attenzioni puoi suggerire
a quanti, tra i nostri giovani, andranno in Terra santa in agosto?
Volentieri parteciperò con loro al
pellegrinaggio. Il primo atteggiamento che suggerisco è quello di
non avere l’ansia di vedere tutto.
E’ importante gustare ciò che si
vede con sufficiente calma: non è
necessario correre, né prendere
tanti appunti. Occorre imparare a
leggere il Libro sulla terra, cogliendo la dimensione geografica
del racconto, che aiuta a rendere
più chiari alcuni passi della Scrittura, proprio perché la Scrittura è
incarnata.
Luca Diliberto
Tra poco partirai per il Camerun; che cosa significa per te?
In Africa sinora non ero mai stato.
Tramite gemellaggi missionari,
nelle varie parrocchie in cui sono
stato, ho visitato il Bangladesh,
l’Albania negli anni ’90, ho poi
girato il Medio Oriente con un
periscopio
7
QUADERNO
CARITAS
Ascolto e cura
Allora il Signore disse a Caino: «Dov'é Abele, tuo fratello?». Egli rispose: «Non lo so. Sono forse il guardiano di
mio fratello?» Genesi 4,9
C
apita spesso che ci venga
chiesto perché siamo arrivati qui a Villapizzone e abitiamo con altre famiglie la grande
casa della piazza, al civico 3, di
fronte alla chiesa di san Martino.
Potremmo rispondere
che l'essere arrivati qui
è stata la nostra risposta al desiderio di conoscere e incontrare i
fratelli perché la ricostruzione di quella che
oggi è semplicemente
chiamata “la Villa” ha
significato inseguire il
sogno di vivere un'esperienza comunitaria
e di prossimità.
Ricostruendo la casa
abbiamo cercato di
costruire una comunità e come la casa è parte di un
quartiere, così la comunità delle
famiglie non è chiusa in se stessa,
ma aperta al territorio. Non solo,
quindi, ridare vita a vecchi muri
entro cui tentare una vita fraterna, ma, ciascuno a proprio modo,
intrecciando relazioni di prossimità e cura, lasciando la porta di
casa aperta, accogliendo e lasciandosi accogliere. Abitare in
Villa ci dà la possibilità di avere
uno sguardo privilegiato sul quartiere e sulla città, sia per le numerose richieste d'accoglienza e le
attività religiose e culturali, che
per come è stata pensata dall'inizio (1978): un cancello aperto
che invita ad entrare, dei locali da
sfruttare, uno spazio da attraversare.
uno spazio abitato, ma non
privatizzato, è un punto di
riferimento per chi desidera
donare abbigliamento o altro e
chi, al contrario, cerca gratuitamente di che vestirsi o arredare la
casa. E' un punto di raccolta di
É
8
prodotti alimentari e, in collaborazione con la san Vincenzo, vengono fatte borse della spesa a
vantaggio di chi ha bisogno. Diverse famiglie benestanti hanno
creato un fondo di solidarietà e,
conoscendo quanto facciamo
unitamente al centro d'ascolto
parrocchiale, lo hanno messo a
disposizione per piccoli aiuti economici.
Ecco allora che, grazie alla Villa e
ai molti amici, possiamo spingerci
verso relazioni di prossimità che
vanno oltre la semplice facciata.
Come ci sentiamo accolti e curati
dalle famiglie della comunità, così
cerchiamo di accogliere e curare
una relazione più intima con chi
incrocia il nostro cammino.
volte basta un sorriso o un
po' di tempo dedicato all'ascolto, a volte un caffè bevuto insieme condividendo una
gioia o un dolore. Non ci vuole
molto per dimostrare che siamo
una sola razza, quella umana, è
sufficiente fermarsi un attimo davanti al viso di una mamma che
piange e chiedere con semplicità
se ha bisogno di aiuto. Ci è capitato, e così abbiamo fatto la conoscenza di una donna eccezionale a cui è bastato un appiglio
A
per riprendere a vivere, lavorare,
sorridere. E' proprio nell'incontro
amichevole, nel constatare che
c'è chi dedica del tempo all'ascolto, che le persone si aprono alla
confidenza. Deve essere un
ascolto rispettoso,
non
giudicante.
Non è un aprirsi a
senso unico, deve
essere la condivisione di un pezzo della nostra vita. Capita che nell'esporre il
problema o la fatica
che appesantisce le
giornate, la persona
stessa trovi la soluzione o nuove forze
per tornare a vedere una luce in fondo
alla strada. Capita
che nel rendersi disponibili a risolvere un bisogno urgente si trovi
altrettanta disponibilità nella persona aiutata.
Non facciamo nulla di nuovo,
anzi, la società umana è nata nel
momento in cui un uomo si è
chinato a prendersi cura di un
suo simile. In quel momento due
sconosciuti diventavano fratelli e
figli di unico Padre.
Danila e Massimo Nicolai
quaderno caritas
2 è meglio che 1
CRESCENDO
Gli adolescenti di GMG e SMV hanno partecipato a una “3 giorni insieme” in cui si sono preparati non solo
sul pellegrinaggio di Varallo, ma anche sull’oratorio estivo che é alle porte!
C
rediamo che tutti coloro
che hanno partecipato al
pellegrinaggio del cuore
presso il Sacro Monte di Varallo
si siano accorti della presenza
entusiasta e ben organizzata degli adolescenti delle due parrocchie. Si sono preparati molto bene già dal pomeriggio precedente, studiando i percorsi e le descrizioni delle varie cappelle per
poter fare da guide a tutti coloro
che il 25 aprile sono stati a Varallo. Dobbiamo dire che noi educatori siamo partiti un po’ amareggiati per la scarsa partecipazione
dei ragazzi a questa iniziativa, ma
possiamo dire di essere ritornati
pienamente soddisfatti, non solo
per la sintonia che si è creata tra
gli adolescenti delle due parrocchie, ma anche perché loro ci
hanno dimostrato che (come
sempre) quando ci mettono il
CUORE sanno dare il meglio. La
mattina del 25 Aprile, durante gli
8 chilometri che abbiamo percorso a piedi per raggiungere i
“pellegrini” da Milano, i ragazzi
rileggevano i brani, provavano i
discorsi e si confrontavano sui
loro timori. In quei momenti, però, abbiamo visto in loro un cambiamento, un po’ sono cresciuti.
Hanno preso coraggio e si sono
buttati, con ottimi risultati.
crescendo
A
bbiamo alloggiato a Camasco, un paese piccolo, immerso nel verde, dove non
prendevano nemmeno i cellulari!!
L’ “isolamento forzato” ha favorito la creazione di un clima rilassato dove finalmente abbiamo riassaggiato la bellezza della comunicazione faccia a faccia, elemento
che oggi tra i ragazzi è sempre
più difficile da trovare. Dopo esserci ripresi dalla stanchezza del
pellegrinaggio, abbiamo affrontato il secondo argomento del nostro ritiro presentando loro il tema del Grest di quest’anno. Il
venerdì sera, poi, ci siamo concessi una serata rilassante all’insegna di musica e balli. Abbiamo
imparato il balletto della sigla che
sentiremo a non finire durante le
5 settimane di grest e alla
fine: sfida di bans tra le due
parrocchie. Purtroppo dobbiamo ammettere la pessima
performance di SMV e la
schiacciante vittoria degli
adolescenti di GMG! Questi
momenti di svago e divertimento, alternati a momenti
più seri e riflessivi, crediamo
che abbiano avvicinato (o
almeno ci abbiamo provato)
i ragazzi, con la consapevo-
lezza di essere un
bel gruppo di adolescenti che si prepara
per l’oratorio estivo,
ma che in fondo non
smette di chiedersi e
di voler approfondire
il rapporto con Gesù. La mattina di sabato, infatti, è continuata un po’ sulla
prospettiva di conoscere veramente Gesù e i luoghi che lo
hanno reso protagonista nei Vangeli. In
piccoli gruppi i ragazzi hanno
sfogliato i quattro Vangeli alla
ricerca dei nomi dei luoghi in cui
si è trovato Gesù durante la sua
vita con l’obiettivo di presentarli
ai bambini durante i momenti di
preghiera al Grest. La scelta di
allontanarsi leggermente dalle
scelte della FOM, almeno per
quanto riguarda il percorso di
preghiera, è stata accettata e approfondita con molto entusiasmo
dai futuri animatori, che hanno
visto subito la bellezza di poter
continuare, anche durante l’estate, il percorso intrapreso dalla
due parrocchie durante l’anno
pastorale: la Terra Santa. Quest’anno il cammino con i ragazzi
non è sempre stato facile per noi
educatori, ma visto il clima che si
è creato durante questi tre giorni,
riacquisiamo un po’ di fiducia su
come potranno andare le cinque
settimane estive e speriamo che
tutti i ragazzi, anche chi non è
venuto, riescano a capire come
siano più belle e come diano più
soddisfazione le cose fatte mettendoci la voglia, l’entusiasmo e il
cuore.
gli educatori
9
CRESCENDO
Tutti pellegrini
Assieme ai parrocchiani di Gesù, Maria e Giuseppe, una esperienza spirituale intensa vissuta il 25 aprile al Sacro Monte di Varallo. Tra le 45 cappelle sulla vita di Gesù, molte emozioni e ricordi significativi di alcuni partecipanti.
C
he bel pellegrinaggio abbiamo vissuto il 25 aprile! Tra i molti aspetti, uno mi ha colpito particolarmente e
cioè la “cappella della risurrezione”. Si fa per dire, cappella, visto che si tratta del cortile religioso. Ma più
che un cortile, a me è sembrato un giardino, per le aiuole fiorite e la fontana di acqua zampillante al centro. Il richiamo ai Vangeli è forte ed è proprio questa l’intenzione di chi ha ideato e realizzato l’itinerario del
Sacro Monte: rendere viva per noi la storia di Gesù. Come Maria di Magdala e le altre donne, anche noi abbiamo potuto incontrare il Risorto nel giardino, creazione già rinnovata, volgere lo sguardo a Lui e abbeverarci di
vita buona alla fonte zampillante del suo dono fino alla morte, delle sue piaghe trasfigurate . “Se qualcuno ha
sete, venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua
viva” (Gv 7, 37-38). Questa esperienza ci è donata ogni giorno, nell’ascolto della Parola di Dio e nei Sacramenti.
Maria Grazia
“V
ogliamo vedere Gesù” (Gv 12,21): questa è
la richiesta fatta all’apostolo Filippo da alcuni
greci che si erano recati a Gerusalemme per
il pellegrinaggio pasquale. Anche noi abbiamo iniziato il
nostro cammino accompagnati da questo desiderio:
poter, in qualche modo, “toccare, vedere” Gesù. E l’arte ha, in molti casi, questo pregio: ci consente di vedere
gli episodi che il Vangelo ci racconta. Così accade a chi
visita le cappelle del Sacro Monte di Varallo, perché in
molte di esse - in particolare in quelle in cui è rappresentata la Passione di Gesù - gli sguardi, i gesti dei personaggi sono carichi di un tale realismo da coinvolgere
- anche se solo per un breve momento - chi si sofferma
a contemplarle. Questo “pellegrinaggio del cuore” è
stato così per me un’occasione di “rivedere” la storia di
Gesù e ‘sentirla’ a me più vicina… . Ho ripensato durante il percorso anche ai luoghi della Terrasanta, perché
Dio si è fatto uomo in un luogo e in una terra ben precisi, che le cappelle intendono rievocare. E un ringraziamento riconoscente agli adolescenti che si sono preparati e hanno guidato la visita delle prime cappelle!
Marina
10
crescendo
del cuore a Varallo!
CRESCENDO
N
on credevamo che accadesse, invece é successo. Eravamo quasi certi che dopo cento metri di cammino, il
nostro piccolo Andrea (e chi lo conosce sa che é un pigrone) avrebbe pianto a tal punto che avrei dovuto
prenderlo sulle spalle e continuare così la salita. Invece no, Andrea ci ha stupito. La prima cosa che ci ha
detto é stata: ma questa é una caccia al tesoro? E gli abbiamo risposto: “Sì, il tesoro é Gesú”. Andrea non ci ha
chiesto piú nulla e ha continuato a camminare per tutto il giorno, come se ne avesse capito la grandezza. A Gerusalemme non andremo, ma possiamo dire che questo piccolo pellegrinaggio, per noi e crediamo anche per
tutti quelli che hanno partecipato, è stato un momento di comunione vera con Gesù.
Giuseppe
Q
uest'anno per noi, il pellegrinaggio
parrocchiale a Varallo, è stato speciale. Ci sono stati affidati Francesco e
Treesha (8 e 6 anni) dalla loro mamma, che
non poteva partecipare per motivi di lavoro.
L'esperienza vissuta con loro è stata particolare. Vedere i momenti della vita di Gesù,
cosi rappresentati, ha suscitato la loro curiosità.
Nonostante dovessero essere sollevati, per
riuscire a guardare all'interno delle cappelle,
il loro interesse non si è spento. Le loro osservazioni, le loro domande, la capacità di
cogliere particolari, che noi probabilmente
non avremmo notato, ci hanno dato la possibilità di riflettere sulla nostra fede con uno
sguardo semplice, regalandoci anche momenti vivaci e divertenti.
Annita e Roberto
C
osa significa essere pellegrini? E pellegrini del cuore?
lo abbiamo ricevuto tutti, era un cuoricino colorato e di plastica, ma progettato per stare proprio dove c’è
quel cuore (quello vero!) che ci tiene in vita.. e allora la riflessione su questa giornata al sacro monte di Varallo viene spontanea: cosa ci ha tenuto in vita nonostante la pioggia, la stanchezza e l’essere persone di età e
gruppi diversi? Guardare e capire quei posti che qualcuno cura e preserva per chi un pellegrinaggio a Gerusalemme non lo può fare, affidarsi ai ragazzi adolescenti ed a Gesù, è possibile solo se lo si fa con il cuore, e se
tenere il cuore in mano (fisicamente) può aiutarci a capire che non siamo uniti solo perché abitiamo nella stessa
zona ma perché abbiamo tutti a cuore la stessa cosa, e questo ci terrà in vita sempre, anche sotto la pioggia!
Alessia
crescendo
11
CRESCENDO
Via Crucis ai confini dell’uomo
Il nostro Venerdì santo é stato segnato da un gesto importante: una Via Crucis assieme a GMG lungo le strade
del nostro quartiere. Recuperiamo alcune suggestioni e contenuti di quel momento.
D
ue legnetti scrostati, inchiodati a forma di croce: dietro
questa insegna singolare
quest’anno abbiamo percorso un
tratto delle strade del nostro
quartiere la sera del Venerdì santo (18 aprile). I due legni provenivano dai barconi di Lampedusa,
periferia d’Europa, e invocavano
pietà per vite spesso perdute ai
confini, tra ricchezza e povertà.
Abbiamo camminato anche noi,
insieme ai fedeli di Gesù, Maria e
Giuseppe, nella nostra periferia e
lungo i confini delle due parroc-
usciamo ad offrire a tutti la vita di
Gesù Cristo. Preferisco una Chiesa
accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che
A
una Chiesa malata per la
chiusura e la comodità di
aggrapparsi alle proprie
sicurezze. Non voglio una
Chiesa preoccupata di
essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e proce-
chie, partendo dai giardini di
via Ailanti, sostando poi in
piazza Pompeo Castelli e in
via Ajraghi. Si è trattata di
una Via Crucis molto bella e
impegnativa, nella quale abbiamo contemplato il mistero di un Dio che non si sottrae alla morte, che condivide la sorte degli ultimi, di chi
pare abbandonato ad una
sorte terribile. Abbiamo però camminato, proprio in
questa condizione, cercando di
ascoltare parole di speranza; anzitutto, quelle di Papa Francesco,
tratte dalla esortazione apostolica
Evangelii Gaudium. Nella prima
sosta, guardando al volto di Gesù
che porta la croce, è risuonato
questo invito del papa: “Usciamo,
12
farlo senza evadere, senza sradicamenti. È necessario affondare le
radici nella terra fertile e nella storia del proprio luogo, che è un
dono di Dio. Si lavora
nel piccolo, con ciò che
è vicino, però con una
prospettiva più ampia”.
queste indicazioni
si è aggiunta, infine, la testimonianza di Andrea Fanzago,
vicepresidente del Consiglio comunale di Milano che, da credente impegnato in politica, ha
voluto condividere con
noi questo momento di
preghiera. Andrea ha
messo in evidenza il valore possibile dell’essere
periferia: “La sfida è vincere l’indifferenza. E ciò significa essere disponibili ad accogliere il prossimo
in ogni frangente: sia quando bussa alle nostre porte, sia quando ha
timore di farsi notare. Ed è proprio nelle periferie che si possono
incontrare le ferite dell’uomo,
quelle più difficili da curare e
guarire! Nelle periferie si può
praticare
quell’allenamento
indispensabile che è l’accorgersi: un verbo riflessivo, che anticipa l’azione, ma è indispensabile per progettarla. Se non mi
accorgo dell’altro come posso
capirlo, vederlo, ascoltare la
sua domanda di aiuto? Allora
le periferie, i nostri quartieri, la
nostra città possono diventare
luoghi accoglienti, solidali,
umanizzanti, se lo stile di vita
delle persone che le abitano
assume questi caratteri, questi colori. Non possiamo attendere che
sia qualcun altro a farlo; non possiamo delegare qualcun altro, come se non avessimo qualche responsabilità.
dimenti”. Ancora, nella seconda
“stazione”, riflettendo sulla figura di
Simone di Cirene, siamo stati sollecitati dal papa a non “essere troppo ossessionati da questioni limitate e particolari. Bisogna sempre
allargare lo sguardo per riconoscere un bene più grande che porterà
benefici a tutti noi. Però occorre
L. D.
crescendo
Viva la
diversità!
NOTA
LA NOTIZIA!
Recentemente, durante una partita di calcio, un famoso giocatore si rende protagonista di un gesto che ha suscitato molto clamore in tutto il mondo
P
artita della Liga spagnola,
Villareal – Barcellona, calcio d’angolo per il Barcellona, il terzino brasiliano Dani Alves si appresta a battere. Dagli
spalti viene lanciata una banana
davanti ai piedi del giocatore,
con un’allusione decisamente
razzista. Dani Alves con molta
tranquillità, prende la banana, la
sbuccia, ne mangia un pezzo, e
batte il calcio d’angolo.
Questo gesto, tanto semplice
quanto incisivo, ha fatto il giro
del mondo in poco tempo, diventando un simbolo della lotta al
razzismo. Infatti, subito dopo la
partita, hanno iniziato a diffondersi in Internet foto e video di persone più o meno
famose, anche al
di fuori del mondo
sportivo,
intente a mangiare una banana.
Questo è il raro
episodio in cui
dalla risposta ad
un insulto è nato
un forte messaggio da condividere ed abbracciare. No al razzismo.
Il rifiuto di ogni forma di discriminazione, soprattutto quella che
riguarda il colore della pelle, può
sembrare all’apparenza un concetto intuitivo, chiaro, semplice
da capire e da appoggiare. Eppure talvolta svanisce, lasciando
spazio all’ignoranza e alla stupidità di alcuni.
Il problema degli insulti razzisti
durante le manifestazioni sportive
è una questione che si trascina
ormai da tempo. Molti infatti sono gli stadi di calcio in Europa
che si presentano semivuoti a
nota la notizia!
causa dei provvedimenti delle
autorità sportive contro episodi di
razzismo, che portano alla chiusura di alcuni settori dello stadio.
Cori, striscioni, insulti, lanci di
banane e oggetti vari sono lo scenario ormai tipico di molte competizioni sportive, non solo del
mondo del calcio. Infatti recentemente il presidente di una nota
squadra dell’NBA (la Lega di basket statunitense), Donald Sterling , verrà costretto a vendere la
sua società a causa di dichiarazioni palesemente razziste che hanno aperto molte polemiche negli
Stati Uniti.
L’ambito sportivo, per il suo alto
tasso di competitività, in alcuni
casi porta ai massimi livelli il desiderio di prevalere sull’avversario
e di ostentare la propria superiorità. In questo contesto, senza
un’adeguata sensibilizzazione ed
educazione sportiva, il razzismo
può trovare terreno fertile per
crescere e manifestarsi.
a multinazionalità nello sport
dovrebbe rappresentare un
valore importante di unione
tra popoli ed etnie, piuttosto che
un mezzo di divisione e odio reciproco. Solo attraverso una civile
coesione e accettazione del diverso si può raggiungere il vero
L
senso dello sport, della competizione tra pari, tra persone di
uguale dignità. Il razzismo infatti,
oltre che a essere offensivo, mostra l’arretratezza del pensiero di
persone che non sono ancora
capaci di vivere in comunità, una
comunità ormai globalizzata e
senza frontiere.
Nel suo piccolo, anche il nostro
quartiere e la nostra parrocchia
vive la globalizzazione. In particolare, molte sono le nazionalità ed
etnie differenti presenti nel nostro
oratorio o nella nostra Associazione Sportiva.
Tanti sono i ragazzi stranieri che
partecipano con entusiasmo alle
attività sportive nel nostro oratorio,
formando
squadre di calcio
“multinazionali”
che ci rappresentano con orgoglio
nei
campionati
durante
l’anno.
Conosciamo molto bene il valore
della diversità, valore che ci rappresenta e ci appartiene
intimamente, e non possiamo che essere
felici del gesto di Dani Alves.
ra poco meno di mese si
disputeranno gli attesissimi
Mondiali di calcio in Brasile,
e l’immagine della banana come
simbolo della lotta al razzismo è
già stato scelto come slogan e
immagine dell’intera competizione.
Con la speranza che questi Mondiali possano essere un’occasione
per ribadire una volta per tutte il
valore della diversità.
T
Redazione Ado
13
diariagenda
RACCOLTE
TERZA ETA’
15
Cose fatte...
prossime tappe!
Sono state diverse le occasioni che nel mese di aprile ci hanno interpellati per farci carico delle situazioni di maggiore necessità o emergenza, permettendo di raccogliere,
ogni volta, una significativa somma:
€ 320,00 versati al Centro Ambrosiano di Aiuto per la Vita,
€ 415,00 destinati ai sacerdoti malati e anziani.
€ 410,00 destinati ai cristiani della Terra Santa.
Ecco il calendario dei prossimi incontri:
Giovedì 15 Maggio – ore 15,30:
Santa Messa animata dalla Terza Età
Maggio
16
Maggio
22
Maggio
Venerdì 16 Maggio - ore 16,30:
Concerto del Maestro Castelli presso il Centro Parrocchiale Sacro Cuore
Giovedì 22 Maggio - ore 15,30:
Festa dei compleanni Terza Età: saranno festeggiati coloro che compiono gli anni nel primo semestre
GRUPPO FAMIGLIA
24
Sabato 24 Maggio - ore 10,00
Conclusione dell’anno del Gruppo: ritrovo e riflessione presso la Villa
Seguirà pranzo in compagnia-
Maggio
AMMALATI
25
Maggio
Domenica 25 Maggio - ore 15,30
Verrà celebrata l’Eucaristia, durante la quale verrà conferita, a chi lo vorrà, il Sacramento dell’Unzione degli Infermi. Seguirà un momento di festa insieme in oratorio.
Alcuni volontari saranno disponibili per l’accompagnamento con l’auto.
SPORT
1
Domenica 1 Giugno
ore 10,00: ritrovo, S. Messa e foto di gruppo
dalle ore 14,00 per tutto il pomeriggio in oratorio incontri sportivi e premiazioni
Giugno
14
diariAgenda
La Madonna di Villapizzone
SPUNTI
PER...
“Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuta a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino»”.
M
aria, Giuseppina e Rosa
sono molto amiche. Abitano nel quartiere da più
sessant’anni. I loro figli sono cresciuti insieme e hanno vissuto
tante belle esperienze quando
frequentavano l’oratorio. Ora sono anche nonne; hanno lavorato
molto in parrocchia e in oratorio.
Ora stanno raggiungendo gli ottant’anni. Hanno alcune problemi
di salute e anche i loro mariti sentano la “vecchiaia” e i limiti di
questa età.
Ma non si arredono ad abbondare il servizio. Il parroco ha detto a
loro di accompagnare con tanta
preghiera le iniziative della parrocchia e dell’oratorio; ha affidato
alla loro preghiera i cresimandi e
i fidanzati e le giovane coppie. I
cresimandi confermano il battesimo, ricevuto da bambini, per entrare nell’adolescenza da cristiani
“forti”; i fidanzati e le giovane
coppie stanno iniziando al cammino particolare di santità: il matrimonio.
Maria, Giuseppina e Rosa scelgono di partecipare, nel mese di
maggio, al rosario nei caseggiati:
il lunedì e il venerdì alla sera, negli altri giorni in Chiesa alle 17.30.
Queste donne hanno dei rapporti
molto buoni con le persone del
quartiere perché le conoscono
con il “cuore”.
Ogni settimana fanno una visita
in oratorio per salutare le bariste.
I ragazzi che frequentano l’oratorio sono molto diversi di quando
andavano i loro figli e i loro nipoti. L’oratorio, come il quartiere,
raccoglie il mondo: tanti ragazzi
e tante ragazze che vengono dalla Cina, dell’Africa e dell’America
latina e anche dell’est dell’Europa.
Anche la pastorale sta cambiando; l’oratorio sta cercando le strade per rendere presente Gesù e il
spunti per...
suo Vangelo ai ragazzi cristiani e
offrire delle esperienze positive
anche agli altri ragazzi, pur nel
rispetto della loro fede e delle
loro tradizioni.
Giuseppina dice alle sue amiche:
«Dobbiamo pregare lo Spirito
Santo perché avvenga nella nostra parrocchia la Pentecoste come avvenne in Gerusalemme. Le
genti, presenti in quel giorno, sentirono nelle loro lingue le grandi
opere di Dio».
amiche non possono più venire
in Chiesa e altre si trovano nelle
“Case di riposo”. Anche loro hanno bisogno di compagnia e di
sostegno. Quando la malattia e la
vecchiaia visitano le persone,
queste diventano più fragili. Non
è sempre facile a fare la volontà
di Dio in queste situazioni. Anche
Gesù nella sua agonia ha avuto
bisogno della vicinanza dei suoi
amici e della loro preghiera».
Maria, Giuseppina e Rosa fanno
un “patto” con la Madonna.
Dicono alla Madonna di Villapizzone: «In questi giorni ti disturberemo frequentemente. Abbiamo
tante persone da mettere nelle
tue mani. Vergine Maria, devi
bussare al cuore di tuo figlio come hai fatto a Cana di Galilea
durante il pranzo di nozze. Tu hai
detto a tuo figlio: “Non hanno più
vino”. Sei stata capace di superare con fede una risposta che sembrava un rifiuto.
adonna, in questo mese,
mettiamo nel tuo cuore il
nostro quartiere. Anche
noi abbiamo bisogno del “vino”
del lavoro, della serenità, della
pace in famiglia. Abbiamo bisogno di una fede più grande e di
rimane fedeli alla parola di Gesù,
senza lasciarci condizionare da
gesti di sfiducia e di violenza
(“furti, scippi e prepotenze”) che
in queste settimane si sono moltiplicati nel nostro quartiere.
Vergine Maria, madre della sapienza, aiutaci a non porre la nostra fiducia nelle macchine che
“mangiano” i pochi soldi che abbiamo».
La Madonna di Villapizzone, dipinta su “Casa Mara”, ha accettato il “patto” e ha risposta a Maria,
Giuseppina e Rosa: “Fate quello
che vi dice Gesù”.
M
Maria aggiunge: «Durante la nostra vita abbiamo ammirato tante
volte le opere di Dio anche in
momenti difficili. Anche i miracoli
non sono mai mancati durante il
cammino di fede dei nostri figli e
dei nostri nipoti. La fede in Gesù
e la devozione alla Madonna ci
hanno sempre sostenute e abbiamo trovato le strade per annunciare il Vangelo anche quando la
stagione della storia cambiava».
Rosa dice: «Abbiamo fatto bene
ad impegnarci in questo mese a
pregare ogni giorno il rosario in
mezzo alle case dove si svolge la
vita di tante famiglie e di tante
persone anziane. Tante nostre
don Erminio
15
Mese di maggio
Rosari nei caseggiati alle ore 20,45
L 12 Via G. Castelli 9 (bambini) G 15 Via C. Marcello 1 L 19 Via Bice de Bu noni 2 (gruppo Medie e AdolescenƟ) M 21 Centro Parrocchiale (“buca”) V 23 Via Varesina 92 L Via Console Marcello 19 (giovani coppie e genitori) 26 V 30 Madonnina Via Fusinato e S. Messa nel giardino della Villa “Se vivi a corpo vivo…” Il Consiglio delle Chiese Cris ane di Milano invita alla veglia cittadina presso il decanato Cagnola 18,45 20,30 ritrovo e partenza dal parco della Villa ‐ Piazza Villapizzone 3 (circa) arrivo e conclusione nella Parrocchia GMG Domenica 15 giugno Venerdì 13 ‐ 21,00 Concerto per archi “Viva Vivaldi” (MITOFringe)
Sabato 14 ‐ 20,30 “concertiamo noi!” (un anno in musica‐parole‐immagini)
Domenica 15 10,30 SANTA MESSA ‐ pranzo in condivisione
16,00 per tutto il quartiere: #caccialselfie (!!!) 18,00 grigliata 21,00 spettacolo e LOTTERIA!
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