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DOMENICA 8 GIUGNO 2014
A N N O X I N . 23
SETTIMANALE DIOCESANO
DI
€ 1.00
CAGLIARI
La famiglia è un valore
ROBERTO PIREDDA
orreva l’anno 1974. Per la precisione il 12 e il 13 maggio. Gli italiani furono chiamati a votare per il referendum sul divorzio. Nonostante il
vigoroso impegno del fronte del “sì” all’abrogazione, prevalse il “no” con il 59,3 %. Fu un
momento lacerante per la società italiana e
per il mondo cattolico, che si presentò diviso
al momento del voto, e percepì, forse per la
prima volta in modo così chiaro, quella che
Paolo VI definì nell’Evangelii nuntiandi, la
“rottura” tra Vangelo e cultura nel nostro tempo (cfr. n. 20).
29 maggio 2014. Sono passati quarant’anni da
quel referendum e si torna a parlare di divorzio.
La Camera dei Deputati, a larga maggioranza,
ha approvato il disegno di legge che riduce da
tre a un solo anno il termine per ottenere il divorzio dopo una separazione giudiziale, e a
soli sei mesi per la consensuale, indipendentemente dalla presenza o meno dei figli. La
parola ora passa al Senato, dove appare poco
probabile uno stravolgimento del testo appena approvato dalla Camera.
All’interno della legge del 1970 il tempo congruo lasciato tra la separazione e la possibilità
di chiedere il divorzio voleva essere uno spazio
per una riflessione ulteriore prima della rottura
definitiva. Con il cosiddetto “divorzio breve” invece il rischio grande è quello di presentare il
matrimonio come un fatto quasi solo privato,
una fase nella vita di una persona che si può
aprire e chiudere (apparentemente) senza
troppe conseguenze al pari di tanti altri con-
C
tratti. Non a caso tra le varie ipotesi in campo,
fortunatamente scartata, c’era anche quella di
far realizzare le procedure di separazione e
divorzio dal notaio: la vita di una famiglia, e
magari dei figli, verrebbe così, di fatto, messa
alla pari della compravendita di una seconda
casa o di un garage.
Assistiamo oggi ad un terribile paradosso: proprio nel momento in cui da più parti si spinge
in ogni modo per estendere la concezione di
matrimonio anche a relazioni che non hanno
a che fare con il vincolo coniugale, come quelle tra persone dello stesso sesso, si indebolisce
l’istituto matrimoniale, svuotandolo progressivamente di ogni valore.
Le leggi non sono neutre, creano una mentalità. In questo caso si tende a rafforzare l’idea
che il matrimonio e la famiglia siano qualcosa di assolutamente privato e relativo, così come la presenza o meno dei figli, scivolando in
questo modo in una prospettiva meramente
individualistica.
Ridurre sostanzialmente il matrimonio ad un
possibile “incidente di percorso”, da archiviare il più in fretta possibile e senza lasciare tracce, va contro la realtà delle cose. Ciò va affermato senza chiudere gli occhi davanti a tante
ferite e sofferenze che accompagnano il cammino di molti coniugi.
È legittimo chiedersi a questo punto che senso hanno le solenni affermazioni contenute,
non nella Bibbia o nel Catechismo della Chiesa Cattolica, ma, molto più laicamente, nella
Costituzione italiana, legate quindi al diritto
naturale. In che modo stiamo tutelando «i diritti della famiglia come società naturale fon-
data sul matrimonio» (art. 29)?
La famiglia, con la sua ricchezza di relazioni
fondate sulla differenza dei sessi e delle generazioni, può dare infatti un apporto decisivo al
bene della persona e della società. Si tratta, in
altre parole, di sostenere concretamente la
possibilità di un amore «per sempre», capace
di vincere la «cultura del provvisorio che oggi
ci invade tutti» (Papa Francesco, Incontro con
i fidanzati, 14-02-2014).
C’è chi è convinto che decisioni come quella
venuta fuori dalla Camera non siano altro che
l’espressione delle “magnifiche sorti e progressive” verso le quali la nostra società avanza, lasciandosi dietro qualsiasi legame con la
tradizione, specie se questa può avere a che fare, anche solo un po’, con il cristianesimo.
A questi gioverebbe riprendere quanto scrisse Pier Paolo Pasolini nel 1974, poco tempo
dopo il referendum sul divorzio. Secondo lo
scrittore e regista chi aveva davvero vinto la
partita era «l’ideologia edonistica del consumo
e della conseguente tolleranza modernistica di
tipo americano», creata da un «Potere» che ha
gettato «a mare cinicamente i valori tradizionali
e la Chiesa stessa, che ne era il simbolo».
Al “consumismo affettivo” che riecheggia anche nelle parole di Pasolini, bisogna rispondere col riconoscere il valore e il ruolo pubblico del matrimonio e della famiglia.
Questa non è una battaglia confessionale e di
parte, ma è per l’uomo. Solo il rispetto della
verità sull’uomo e la famiglia può portare
alla felicità. Il resto è solo un’illusione, anche
se ben ammantata dall’ideologia del “progresso”.
SOMMARIO
POLITICA
2
Il quadro che emerge
in Italia e nel Continente
dopo le Elezioni europee
ESTERI
3
Il dramma del silenzio
che ha avvolto
la realtà siriana
MEDIA
12
Si è tenuta a Oristano
la Giornata Regionale
delle Comunicazioni
DIOCESI
13
Il Consiglio Pastorale
riprende il suo cammino
al servizio della diocesi
CULTURA
15
La presentazione
dei nuovi volumi
dell’Archivio Diocesano
2
IL PORTICO DEL TEMPO
IL PORTICO
DOMENICA 8 GIUGNO 2014
Elezioni europee. Una riflessione sul risultato della competizione elettorale che ha visto la vittoria dei Democratici.
Un grande consenso da non sprecare
R. P.
D UNA SETTIMANA dal voto per le
Elezioni europee è possibile provare a cogliere alcune linee di
tendenza a livello continentale
e nazionale.
In Europa il dato che emerge con maggiore
chiarezza è l’affermazione delle forze cosiddette euroscettiche. Si tratta di una serie
di schieramenti politici di per sé abbastanza diversi tra loro, accomunati però da alcuni elementi ricorrenti: la sfiducia sostanziale nel progetto europeo, la rivendicazione delle prerogative nazionali rispetto al
governo comune dell’Unione, la richiesta di
uscita dal sistema Euro o comunque di una
sua profonda revisione, l’accentuazione del
tema della sicurezza e una maggiore rigidità sull’immigrazione.
Tra i maggiori exploit degli euroscettici possiamo segnalare quello ottenuto dal Front
National di Marine Le Pen in Francia, che è
diventato il primo partito con il 25% dei voti, e l’affermazione dei nazionalisti dell’Ukip
nel Regno Unito con il 26,8%.
Oltre due terzi del nuovo Parlamento Europeo vanno comunque a forze che sostengono l’Unione Europea. I due principali
schieramenti, il Partito Popolare Europeo
(212 seggi) e l’Alleanza progressista di socialisti e democratici (189 seggi) continuano a controllare insieme oltre la metà dei
751 seggi dell’Assemblea di Strasburgo. C’è
poi da sottolineare che le forze euroscettiche non sono omogenee e non costituiranno un gruppo compatto nel nuovo parlamento, riducendo così la loro capacità di
incidere.
Non è possibile però non considerare, andando oltre le sole cifre, il significato politico del voto in Europa. Il cammino dell’Unione Europea non è un progetto qualsiasi,
da accantonare come se niente fosse. Tuttavia si percepisce con chiarezza come ciò
A
che è diventata l’Unione non risponde alle
attese dei cittadini. La percezione diffusa è
che l’Europa sia quella “dei burocrati e dei
banchieri”, quindi sostanzialmente distante dalle necessità concrete dei cittadini che
reclamano, specie in tempi di crisi economica, la possibilità di avere un lavoro e un
minimo di sicurezza economica.
Senza voler scivolare nella retorica è più che
legittimo chiedersi che fine abbia fatto il
sogno europeo portato avanti dalla fine della seconda guerra mondiale. Se l’Europa
unita non è quella dei “padri fondatori”,
gente come De Gasperi, Schuman e Adenanuer, una realtà cioè profondamente radicata in una storia e una comunione di valori,
non si comprende
quale possa essere. Un freddo apparato tecnico
non comunica
niente a nessuno
e, come sta accadendo, viene percepito come distante dai cittadini. In questa prospettiva il risultato
elettorale dovrebbe indurre i rappresentanti dei diversi paesi dell’Unione ad un ripensamento virtuoso delle politiche comunitarie, rendendole
davvero vicine alle esigenze dei cittadini.
In questo quadro europeo, dove avanzano
le forze “anti-Ue”, l’Italia fa eccezione con la
netta affermazione del Partito Democratico guidato da Matteo Renzi, giunto al 40,8%.
La campagna elettorale italiana è stata caratterizzata dall’asprezza dei toni e dalla latitanza dei temi veramente europei nel dibattito complessivo.
Nonostante il fatto, a volte dimenticato, che
l’Italia continui ad essere una repubblica
parlamentare, dove il presidente del consiglio dei ministri non fonda la sua legittimità sull’elezione diretta da parte dei cittadini, ma sulla fiducia che ottiene dai due
rami del Parlamento, a Renzi, dal punto di
vista politico, serviva un buon risultato elettorale. La sua ascesa a Palazzo Chigi è stata
percepita da alcuni solo come una mossa
politica legata agli equilibri interni al Partito Democratico dopo il risultato delle primarie dello scorso novembre. L'ex sindaco
di Firenze da subito ha cercato di far emergere la necessità di un cambio di passo nell'azione di governo rispetto alla fase guidata da Letta, mettendo in campo un'agenda
importante
di
provvedimenti e
riforme.
A nessuno sfugge
che l'eccellente risultato delle elezioni, per quanto
europee, offre la
possibilità all'esecutivo Renzi di
avere una "copertura" politica, che
poteva sembrare
limitata fino a
questo momento.
Al PD ha giovato
non poco il tipo di campagna elettorale portato avanti dal suo principale antagonista in
questa fase, il Movimento 5 Stelle.
Grillo ha volutamente trasformato la campagna per le europee in una sorta di referendum pro o contro Renzi, dandone per
scontato l'esito: #vinciamonoi, con la prospettiva di andare ad "assediare" il Quirinale per chiedere la fine del governo guidato dall’ex sindaco di Firenze. Questo tipo
di propaganda ha radicalizzato lo scontro
elettorale in una sorta di "strano bipolarismo" dovuto anche alla crisi dell'attuale
centrodestra che, constatata la fase discen-
dente della leadership berlusconiana, in
questo momento si presenta frammentato.
I contenuti e i toni della campagna grillina
sono stati oltremodo accesi e veementi,
questo ha consentito certamente al leader
del movimento di tenere costantemente i riflettori puntati sulla sua persona, molto meno certamente sui suoi candidati, ma alla
lunga ha creato nella maggioranza dell'elettorato il dubbio fondamentale su cosa ci
fosse di concreto oltre le urla e gli slogan. Le
dichiarazioni sui "processi" da fare in rete
contro gli oppositori, per esempio, o il rifiuto
di qualsivoglia confronto tematico, non
hanno certamente giovato alla causa grillina. Il Pd di Renzi è apparso, anche a chi abitualmente non sostiene il centro-sinistra,
un argine contro questa sorta di deriva che
pretenderebbe di essere “anti-sistema”.
Gli elettori hanno fatto prevalere quindi la linea della speranza e della fiducia nei primi
atti dell'attuale esecutivo.
Ora per Renzi inizia una fase di particolare
delicatezza: il consenso ricevuto, per essere conservato, va, come lui mostra di aver
compreso nelle dichiarazioni post-voto, tradotto in atti concreti di governo.
Non va dimenticato, oltre al calo significativo dell’affluenza che è passata dal 66,4%
del 2009, nel quale si votava però in due
giorni, al 58,7% di quest’anno, anche il fatto che l’elettorato si schiera sempre meno in
forza di ragioni identitarie e di appartenenza e sempre più in base a ciò che appare sul momento in sintonia con le proprie
esigenze concrete. Sono in campo i temi
assai delicati e indifferibili del lavoro, dello
sviluppo economico, della legge elettorale,
della riforma del Senato, del funzionamento della Pubblica Amministrazione, per citarne alcuni.
Giova ricordare però che la posta in gioco
non è solo la fortuna elettorale di Renzi o dei
suoi avversari, ma il futuro dell’Italia, che
viene prima di tutto.
IL PORTICO DEGLI EVENTI
DOMENICA 8 GIUGNO 2014
IL PORTICO
3
Siria. Il quadro del paese mediorientale rimane segnato da scontri e sofferenze per la popolazione.
Siria, una tragedia tristemente dimenticata
nel silenzio della comunità internazionale
Il vertice di Ginevra
si è concluso con
un sostanziale
nulla di fatto
e le dimissioni
di Brahimi
Frans Van der Lucht, S.J. olandese).
Umanamente, come non possiamo sentire il grido dei cittadini che sono rimasti ad Aleppo senza acqua per 20 giorni?
Come possiamo accettare che
nel XXI secolo dei villaggi interi
vivano senza elettricità e telefono? Come possono tornare 12
milioni di rifugiati alla loro terra, non sapendo dove stia la
propria casa? Come possiamo
dormire sentendo il lamento di
un bambino che piange per
qualche goccia di latte? Come
possiamo buttare il cibo nel momento in cui sappiamo che i siriani stanno cercando un pezzo di pane?
Responsabilmente, il regime
sta provando a riprendersi i territori nei quali i terroristi hanno dominato, ha liberato Maa-
lula, uno dei villaggi che parlano ancora oggi l’aramaico, la
lingua di Gesù; ha liberato la
parte vecchia di Aleppo e altre
zone; ha arrestato alcuni responsabili dei gruppi terroristi
e ha massacrato altri. In varie
parte della Siria, il conflitto tra
i terroristi e i militari siriani
continua con l’appoggio di alcune nazioni arabe, che provvedono ad armare e finanziare
i terroristi.
È vero che la situazione in Siria
non è tranquilla; è vero che la
pace non è tornata ancora; è vero che il presidente è ancora lo
stesso, anche se il 3 giugno ci saranno le elezioni per eleggere
un nuovo presidente; è vero che
il regime sta riconquistando una
gran parte del territorio siriano.
Ma oggi nessuno guarda la Siria, nessuno guarda il popolo siriano, nessuno dei responsabili prova a risolvere la situazione, nessuno sente la responsabilità verso questa terra storica
sia per il Cristianesimo che per
l'Islam, nessuno aiuta le persone che hanno la stessa dignità
umana e che sono l’immagine
di Dio.
La Siria non gridi soltanto verso
Dio, ma anche verso i responsabili politici in primo luogo,
verso l’umanità e ad ogni singolo uomo, per sentire e prendersi la propria responsabilità.
Continuamo a pregare per i siriani e per la pace in Siria, ma
prima di tutto per la coscienza
di ogni responsabile politico nel
mondo intero.
vedibilità politica e sociale può
diventare un rischio. I Fratelli
Musulmani, i veri sconfitti dalle
urne, potrebbero alzare ora il livello dello scontro, portando ancora più nel baratro l’economia
egiziana, che ha registrato un
profondo collasso nel settore turistico.
È però certo che la maggioranza
degli egiziani ha accettato Mubarak per 30 anni, ha festeggiato
dopo che una minoranza l’aveva cacciato, ha votato per Morsi,
ha invocato l’esercito per mandare via il nuovo presidente, si è
innamorata di el Sisi per poi non
seguirlo massicciamente alla sfida delle urne. Secondo alcuni
analisti la maggioranza degli egi-
ziani sta in mezzo tra le caserme
e le mosche. È tra loro che si arriverà a definire il futuro dell’Egitto, a tre anni dalla caduta di Mubarak. Un futuro in certo, denso
di incognite che non può non
avere riflessi sul resto del Medio
Oriente, dove i focolai di tensione
sono più che mai accesi, in primis in Siria.
P. FADI SOTGIU RAHI, C.Ss.R.
A REPUBBLICA ARABA di Siria era sotto l’occhio di
tutti i mass-media arabi
e internazionali negli ultimi tre anni.
Però, purtroppo tutti hanno abbandonato la Siria a se stessa,
forse è finita la Guerra? Forse è
caduto il regime? Non ci sono
terroristi lì? I rifugiati siriani sono tornati? Domina la pace e
tranquillità adesso?
Politicamente, il secondo congresso di Ginevra, che si è tenuto per studiare la situazione e
per risolvere il problema siriano,
non ha avuto nessun risultato e
da pochi giorni Lakhdar Brahimi, l’inviato dell’ONU in Siria e
che ha organizzato questo congresso, si è dimesso da questo
incarico. I politici in primo luogo hanno dimenticato la situazione della Siria dopo il susseguirsi dei problemi tra Russia e
Ucraina.
Religiosamente, i cristiani sono
le vittime di questa Guerra internazionale sul terreno siriano
proprio dall’inizio, ed a causa di
ciò, più di un milione di cristiani sono emigrati verso il Libano
L
e l’Europa. La maggior parte
delle chiese, specialmente le più
antiche sono state distrutte
(Maalula, Saydanaya e Saddad),
i monasteri sono diventati delle
caserme per i terroristi; le prime icone sono state trafugate;
il sangue dei martiri ha irrigato
il territorio siriano e i missionari stranieri presenti da oltre
trent'anni in Siria, sono stati uccisi a causa della loro fede (p.
Il difficile cammino
verso la normalità
Dopo il voto l’Egitto vive una nuova fase della sua storia.
I. P.
A
BDEL FATTAH el Sisi, ex-mi-
nistro della difesa nonché
l’artefice della polverizzazione dei Fratelli Musulmani, è
il nuovo presidente dell’Egitto.
Le urne hanno confermato
quanto già si sapeva dalla vigilia,
ovvero che il candidato dell’esercito avrebbe vinto la sfida contro il suo unico avversario, il nasseriano Hamdeen Sabbahi,
espressione dell’opposizione liberal. Secondo i dati diffusi el Sisi avrebbe percentuali fino al 95%
mentre Sabbahi al 5%.
C’è però un dato inconfutabile: la
bassa partecipazione al voto, intorno al 48%, segno di una disaffezione al voto. Le urne sempre
più vuote raccontano come gli
egiziani siano stanchi di prendere ordini, soprattutto al Cairo. Nel
resto del paese è diverso perché
in passato a mobilitare le masse
rurali erano gli uomini di Mubarak legati alle grandi famiglie e ai
clan tribali. L’impressione è che
questi non abbiano aiutato molto el Sisi, in una campagna che è
sembrata invece molto poco organizzata e tutta puntata sull’uomo. Molti di quanti hanno
votato el Sisi dunque, l’hanno fatto, come i cristiani, perché persuasi da lui. C’è poi da tener conto che El Sisi ha puntato sulla
paura per l’instabilità del paese,
in un momento di grande confusione. Altro dato la necessità di
trasformare la rivoluzione in politica per avere un’influenza nel
futuro dell’Egitto. Anche se l’esercito ha il polso del paese, il futuro è quanto mai oscuro, con
l’economia al collasso l’impre-
4
IL PORTICO DEL TEMPIO
IL PORTICO
Il Papa. Al Regina Coeli la solidarietà alla Siria e alla Repubblica Centroafricana.
“La missione non rimane facoltativa
la comunità cristiana è nata in uscita”
ROBERTO PIREDDA
L REGINA COELI il Santo Padre si è soffermato sul significato della solennità
liturgica dell’Ascensione.
La parola chiave per Papa
Francesco è “partire”.
In primo luogo è Gesù che “parte”:
«Ascende al Cielo, cioè ritorna al
Padre dal quale era stato mandato
nel mondo. Ha fatto il suo lavoro,
quindi torna al Padre. Ma non si
tratta di una separazione, perché
Egli rimane per sempre con noi, in
una forma nuova. Con la sua ascensione, il Signore risorto attira lo
sguardo degli Apostoli – e anche il
nostro sguardo – alle altezze del
Cielo per mostrarci che la meta del
nostro cammino è il Padre».
Gesù tornando dal Padre porta un
dono speciale: «Quale è il regalo?
Le sue piaghe. Il suo corpo è bellissimo, senza lividi, senza le ferite
della flagellazione, ma conserva le
piaghe. Quando ritorna dal Padre
gli mostra le piaghe e gli dice:
“Guarda Padre, questo è il prezzo
del perdono che tu dai”. Quando il
Padre guarda le piaghe di Gesù ci
perdona sempre, non perché noi
siamo buoni, ma perché Gesù ha
pagato per noi».
Anche per i discepoli c’è una “partenza” da realizzare, che è quella
per la missione di annunciare la
salvezza di Dio: «L’ultima parola di
Gesù ai discepoli è il comando di
partire: «Andate dunque e fate di-
A
scepoli tutti i popoli» (Mt 28,19). È
un mandato preciso, non è facoltativo! La comunità cristiana è una
comunità “in uscita”, “in partenza”.
Di più: la Chiesa è nata “in uscita”. E
voi mi direte: ma le comunità di
clausura? Sì, anche quelle, perché
sono sempre “in uscita” con la preghiera, con il cuore aperto al mondo, agli orizzonti di Dio. E gli anziani, i malati? Anche loro, con la preghiera e l’unione alle piaghe di Gesù».
Nel compiere questa missione c’è
sempre il rischio di voler mettere
al primo posto le sole forze umane,
mentre al centro ci deve essere
sempre l’azione dello Spirito: «Da
soli, senza Gesù, non possiamo fare nulla! Nell’opera apostolica non
bastano le nostre forze, le nostre risorse, le nostre strutture, anche se
sono necessarie. Senza la presenza
del Signore e la forza del suo Spirito il nostro lavoro, pur ben organizzato, risulta inefficace. E così an-
LE OMELIE DEL PAPA A SANTA MARTA
Nell’omelia del 1 giugno il Papa ha
approfondito il tema del matrimonio e della famiglia, partendo dalla
presenza alla celebrazione di un
to o da una ammalata, che soffre tan- gruppo di coppie di sposi.
to, dire: ‘Coraggio! Coraggio! Domani tu avrai gioia!’. No, non si può di- «È un amore fedele; è un amore perre! Dobbiamo farlo sentire come lo severante, non si stanca mai di
ha fatto sentire Gesù. Anche noi, amare la sua Chiesa; è un amore
quando siamo proprio nel buio, che fecondo. E’ un amore fedele! Gesù è
non vediamo nulla: ‘Io so, Signore, il fedele! San Paolo, in una delle sue
che questa tristezza cambierà in Lettere, dice: ‘Se tu confessi Cristo,
gioia. Non so come, ma lo so!’. Un at- Lui ti confesserà, a te, davanti al
to di fede nel Signore. Un atto di fe- Padre; se tu rinneghi Cristo, Lui ti
de!».
rinnegherà, a te; se tu non sei fedele a Cristo, Lui rimane fedele, per«Essere coraggioso nella sofferenza e ché non può rinnegare se stesso!’.
pensare che dopo viene il Signore, La fedeltà è proprio l’essere dell’adopo viene la gioia, dopo il buio ar- more di Gesù. E l’amore di Gesù nelriva il sole. Che il Signore ci dia a tutti noi questa gioia in speranza. E il segno che noi abbiamo questa gioia in
speranza è la pace. Quanti ammalati, che sono alla fine della vita, con
i dolori, hanno quella pace nell’anima… Questo è il seme della gioia,
questa è la gioia in speranza, la pace.
‘Tu hai pace nell’anima nel momento del buio, nel momento delle
difficoltà, nel momento delle persecuzioni, quando tutti si rallegrano
del tuo male? Hai pace? Se hai pace,
tu hai il seme di quella gioia che verrà
dopo’. Che il Signore ci faccia capire
queste cose».
Non avere paura!
Il 30 maggio nella sua omelia
Papa Francesco, prendendo
spunto dalla frase di Gesù contenuta nel Vangelo del giorno
(Gv 16,20-23a), «nessuno potrà togliervi la vostra gioia», ha richiamato il significato della gioia cristiana.
I
«E noi dobbiamo dircela la verità:
non tutta la vita cristiana è una festa.
Non tutta! Si piange, tante volte si
piange. Quando tu sei ammalato;
quando hai un problema in famiglia col figlio, con la figlia, la moglie,
il marito; quanto tu vedi che lo stipendio non arriva alla fine del mese
e hai un figlio malato; quando tu vedi che non puoi pagare il mutuo della casa e dovete andarvene via…
Tanti problemi, tanti che noi abbiamo. Ma Gesù ci dice:‘Non avere paura!’.‘Sì, sarete tristi, piangerete e anche
la gente si rallegrerà, la gente che è
contraria a te’»
«Ma nel momento della prova noi
non la vediamo. E’ una gioia che viene purificata dalle prove e anche dalle prove di tutti i giorni:‘La vostra tristezza si cambierà in gioia’. Ma è difficile quando tu vai da un ammala-
diamo a dire alla gente chi è Gesù».
Al termine del Regina Coeli il Papa
ha invitato alla preghiera per la pacificazione in Ucraina e nella Repubblica Centroafricana, e ha ricordato la celebrazione della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.
Al pomeriggio di domenica, Papa
Francesco ha incontrato allo Stadio Olimpico di Roma i partecipanti alla 37.ma Convocazione Nazionale del Rinnovamento dello
Spirito.
Agli aderenti al movimento, il Santo Padre ha indicato il cammino da
compiere per rimanere fedeli al carisma ricevuto e riuscire a condividerlo con gli altri: «Questo è il vostro percorso: evangelizzazione,
ecumenismo spirituale, cura dei
poveri e dei bisognosi e accoglienza degli emarginati. E tutto questo
sulla base della adorazione! Il fondamento del rinnovamento è adorare Dio!».
Nel Messaggio diffuso in settimana
in occasione della 103.ma sessione
della Conferenza dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro,
Papa Francesco ha ricordato la gravità dello sfruttamento dei migranti: «La loro situazione li espone
ad ulteriori pericoli, quali l’orrore
della tratta di esseri umani, il lavoro coatto e la riduzione in schiavitù. È inaccettabile che, nel nostro
mondo, il lavoro fatto da schiavi sia
diventato moneta corrente. Questo non può continuare! La tratta
di esseri umani è una piaga, un crimine contro l’intera umanità».
Sempre in settimana è stato diffuso il Messaggio del Santo Padre ai
partecipanti all’Incontro di coordinamento tra gli organismi caritativi cattolici operanti nel contesto
della crisi siriana. Nel testo si è auspicato che venga permessa «l’opera di assistenza umanitaria» e
che le parti in conflitto «quanto prima facciano tacere le armi e si impegnino a negoziare, mettendo al
primo posto il bene della Siria, di
tutti i suoi abitanti, anche di quelli
che purtroppo hanno dovuto rifugiarsi altrove e che hanno il diritto
di ritornare al più presto in patria».
Tra le persone private della possibilità di poter rimanere nella propria patria il Papa ha ricordato in
particolare le «care comunità cristiane».
All’Udienza Generale Papa Francesco ha ripercorso le tappe del suo
recente viaggio in Terra Santa.
la sua Chiesa è fedele. Questa fedeltà è come una luce sul matrimonio. La fedeltà dell’amore. Sempre».
«La vita matrimoniale deve essere
perseverante, deve essere perseverante. Perché al contrario l’amore
non può andare avanti. La perseveranza nell’amore, nei momenti belli
e nei momenti difficili, quando ci sono i problemi: i problemi con i figli, i
problemi economici, i problemi qui,
i problemi là. Ma l’amore persevera,
va avanti, sempre cercando di risolvere le cose, per salvare la famiglia.
Perseveranti: si alzano ogni mattina, l’uomo e la donna, e portano
avanti la famiglia».
DOMENICA 8 GIUGNO 2014
pietre
LAOS
Niente esami
perché cristiane
Tre studentesse laotiane, tra i 14
e i 15 anni, non hanno potuto effettuare gli esami scolastici di fine corso, a causa della loro fede
cristiana.
Il fatto è avvenuto nel centro-sud
del paese, già teatro in passato di
episodi di abusi ed emarginazioni
contro la minoranza religiosa nel
Paese retto da un governo comunista che limita e controlla la libertà
di culto. Testimoni locali riferiscono
che il capo del villaggio ha impedito alle ragazze che frequentano un
istituto di svolgere la prova di fine
anno; dietro il rifiuto la fede cristiana in base alla quale esse secondo il capo villaggio: “non hanno
meritato il diritto allo studio”.
IN INDIA
Dissacrata
una Via Crucis
Un gruppo di vandali ha dissacrato tutte le 14 statue della Via
Crucis nell'ashram Cristu Jyothi
a Warangal (Andhra Pradesh). Il
fatto è avvenuto la tra le 8 e le
10, quando i sacerdoti dell'ashram erano via per celebrare la
messa. I crocifissi non sono stati toccati ma – riferiscono fonti
locali questo atto di vandalismo
offende i sentimenti religiosi della comunità ed è frutto di persone malvage.
IN CINA
Aperto un monastero
contemplativo
Il primo monastero contemplativo della Cina dai tempi della nascita della Repubblica popolare
(1949) è stato aperto e benedetto in maniera ufficiale nei giorni
sorsi a Lintou, nella provincia dello Shanxi. Il monastero "Giardino
di Sant'Agostino" è una casa di
preghiera contemplativa, da
sempre considerata parte integrante della presenza della Chiesa in tutte le nazioni, ed è finalmente tornata in Cina.
Alla messa erano presenti anche
il direttore locale dell'Amministrazione statale per gli Affari religiosi e il segretario locale del
Partito. Entrambi si sono congratulati con la comunità contemplativa per il risultato raggiunto.
DOMENICA 8 GIUGNO 2014
IL PORTICO DEI GIOVANI
IL PORTICO
5
Vocazioni. Don Luca Corona, un giovane di Sestu, la scorsa settimana è stato ordinato sacerdote a Verona.
Dall’astronomia alla vocazione sacerdotale:
“Oltre le stelle c’è qualcosa che mi attrae di più”
dizionale alla casula bianca sino
alla stola”. Dalla pattuglia isolana
– una decina, tra familiari e amici
del giovane - si riversano gli applausi per un gesto che resterà negli annali della storia di Sestu.
“Certo – ha confermato don Serra
– Non è certo ripetibile un evento
del genere. Una celebrazione nella Penisola per un nostro ragazzo.
E poi il coinvolgimento della Chiesa locale, i canti di gioia, la festa
con le famiglie”.
Domenica 25, poi, la prima messa
di don Luca nella parrocchia di
Santo Stefano, strapiena di fedeli
per l'occasione. Un’altra celebrazione importante si è tenuta poi
sabato 31 a Sestu, nella chiesa di
San Giorgio. Un tuffo al cuore per
don Luca, che dalla Sardegna è
sbarcato in Veneto. Una laurea in
astronomia in tasca, ma probabilmente il suo destino era già scritto
tra le stelle del cielo. “Proprio così
– ha aggiunto Franco Usai, diacono di San Giorgio – è un ragazzo
docile alla sollecitazione dello Spirito Santo, un esempio da imitare
per i giovani del paese”. Un'avventura unica da raccontare. “Ho scelto Padova per il corso di studi – ha
detto don Luca - l'astronomia mi
piaceva ma capii che non era il
punto più alto del cielo. C'era qualcosa che mi attraeva di più. Ho
concluso gli studi, e dissi ai miei:
mi piacerebbe fare il prete al don
Mazza”. Una decisione sorprendente. “È al collegio di Padova che,
davanti alle mie domande sul futuro, mi sono accorto di un futuro
per me già anticipato nelle figure
che mi stavano attorno.
Uno fra tutti, don Francesco Massagrande, ma poi tutti i preti mazziani. Sono stati per me delle figure promettenti - ha concluso il novello sacerdote. Posso dirlo: mi sono subito innamorato dell'esempio di don Nicola Mazza. La cultura e i giovani. Per loro sì che avrei
dato la vita.
Devo aggiungere che per me la prima vocazione è proprio questa. Vivere da mazziano perché giovani
che non avrebbero la possibilità
possano sviluppare i propri talenti per se stessi e soprattutto per altri. Io per primo mi sento un miracolato, ho sperimentato l'amore
di Dio”.
siali e del contesto cittadino. Il valore aggiunto dell’iniziativa è
quello di vivere un’esperienza di
comunità nella conoscenza di altre comunità parrocchiali ed ecclesiali che di volta in volta incontreranno ed ospiteranno i giovani favorendo la rete e nuove “alleanze educative”.
Continua Don Marco: “Il tema del
campo estivo sarà la fraternità. Si
cercherà di cogliere il valore teologale ed umano del tema e si
darà occasione di metterlo in pratica nella conoscenza ed amici-
zia tra giovani che vengono da diversi territori dell’Isola, della Penisola e del Mediterraneo. In particolare grazie alla collaborazione
ed amicizia nata a “Migramed”,
l’evento che nel 2012 ha riunito
a Cagliari le Caritas del Mediterraneo, verranno giovani dall’Algeria e dalla Tunisia, dove stiamo
avviando anche piccoli percorsi
di microprogettazione solidale. I
giovani saranno chiamati a vivere un’esperienza intensa e significativa del Vangelo, ascoltando
l’invito del Papa di una Chiesa in
Uscita che incontra le periferie.
L’esperienza di condivisione con
giovani di altre culture e religioni
favorirà il dialogo interreligioso”.
Il volantino dell’iniziativa, la scheda di iscrizione, il programma sono messi a disposizione nel sito
della Caritas Diocesana “www.caritascagliari.it” e sulla pagina facebook della Caritas Diocesana di
Cagliari. Per chi desiderasse maggiori informazioni potrà rivolgersi alla segreteria del GDEM al numero 3407530558 o scrivere a [email protected] .
Luca Corona,
dopo gli studi
a Padova,
è entrato nella
Pia Società
di Don Mazza,
dedicata al servizio
ai giovani
LUCIANO PIRRONI
E
CCOMI”. La pronuncia è
scandita da una dizione
perfetta e decisa, d’impronta tutta sarda. È solo l'inizio del rito che ha visto protagonista Luca Corona (28 anni,
di Sestu), religioso della Pia Società di Don Nicola Mazza, diventato sacerdote a Verona. E' nella
tarda serata di sabato 24 maggio,
nella gremitissima cattedrale dedicata all'Assunta – in riva all'Adige – che si è svolta una delle celebrazioni più suggestive anche
per don Onofrio Serra.
Il parroco di San Giorgio ha concelebrato la funzione religiosa con
un esercito di vesti bianche provenienti da tutto il Veneto. Il rito,
presieduto dal vescovo di Verona
Mons. Giuseppe Zenti, dall'imposizione delle mani sugli ordinandi
Don Luca Corona celebra la sua Prima Messa, a destra don Onofrio Serra.
e la preghiera di ordinazionesi
passa alla vestizione degli abiti sacerdotali, poi l'unzione del crisma,
la consegna del pane e del vino,
l'abbraccio di pace. “Momenti difficili da dimenticare – ha evidenziato il responsabile della parrocchia di Sestu – non mi sarei mai
aspettato di vivere un'emozione
così forte grazie a don Luca. Sono
stato scelto per porgli gli abiti da
novello sacerdote, dal camice tra-
Una proposta estiva
per vivere la fraternità
Dal 18 al 27 agosto si terrà il Campo del Gdem
GIADA MELIS
dal 18 al
27 Agosto il GDEM, Gruppo Diocesano di Educazione alla Mondialità, della Caritas Diocesana di Cagliari organizzerà un campo estivo internazionale di formazione e servizio
per i giovani dai 16 ai 30 anni. Sarà
un'esperienza di amicizia e di fraternità con giovani che provengono da diversi territori del Mediterraneo, nella semplicità e nella condivisione, per scoprire la
bellezza della multiculturalità e
per sperimentare che gli elementi che ci uniscono sono più di
quelli che ci dividono. Il campo
proporrà momenti di servizio
nelle opere segno della Caritas
Diocesana ed in realtà associative di inclusione sociale e momenti di formazione attraverso
le testimonianze di chi si impegna nel concreto a vivere la solidarietà. Non mancheranno poi
visite a realtà significative della
città e naturalmente anche del
sano tempo libero e di diverti-
A
NCHE QUEST’ANNO
mento. L’iniziativa sarà organizzata insieme all’Ufficio Missionario, i missionari Saveriani, i
missionari Domenicani, la cooperativa Sicomoro Onlus, l’associazione Beata Suor Giuseppina
Nicoli, l’associazione Oscar Romero, l’associazione la Rosa Roja.
Il direttore della Caritas Don Marco Lai afferma: “Nell’emergenza
educativa attuale ci pare importante investire nella formazione
dei giovani seguendo gli Orientamenti dei Vescovi per questo
decennio “Educare alla vita buona del Vangelo”. La Caritas ha nel
suo statuto di organo ecclesiale
la prevalente funzione pedagogica. Si tratta di una “pedagogia dei
fatti” in cui le opere segno della
Caritas Diocesana indicano i percorsi di promozione umana nella
concretezza dei fatti per costruire vera carità nella prossimità. I
giovani durante il campo estivo
saranno invitati perciò a mettersi in gioco nel servizio agli ultimi
all’interno delle opere della caritas e di altre associazioni eccle-
6
IL PORTICO
IL PORTICO DEI GIOVANI
DOMENICA 8 GIUGNO 2014
Centro Sportivo Italiano. Tutto il mondo dello sport attende con gioia il grande incontro in Piazza San Pietro.
Papa Francesco incontra il mondo sportivo
una giornata che unisce il gioco e i valori
Tutto pronto per
l’incontro del 7 giugno
con Papa Francesco.
Ultimi posti disponibili
per partire a Roma
con il CSI di Cagliari
MARTA FAIS - FEDERICA BANDE
è ormai alle
porte ed i preparativi per incontrare papa Francesco e
festeggiare il settantesimo
anniversario del Centro Sportivo Italiano volgono ormai al termine.
Sono ben cinquantamila le persone che scenderanno in piazza
San Pietro tra squadre di calcio,
basket, pallavolo, oltre alle tantissime associazioni, parrocchie
e gruppi oratoriali. Numerosa
anche la rappresentanza sarda,
che, grazie al CSI Cagliari e con
l’aiuto della Pastorale Giovanile
Diocesana, partirà con la nave
Tirrenia per unirsi agli atleti provenienti di tutta Italia davanti al
Santo Padre.
Sono disponibili ancora pochi
posti, a tariffe agevolate accessibili a tutti, per partire con il CSI
Cagliari e trascorrere tutti insieme un weekend di festa e di con-
I
L SETTE GIUGNO
divisione. Il programma di viaggio prevede la partenza da Cagliari, venerdì, 6 giugno, alle 19.00
con la nave Tirrenia e si prosegue da Civitavecchia fino a San
Pietro con un autobus.
Il rientro è fissato nella serata di
sabato, con sbarco al porto di Olbia, in cui ci sarà un bus Gran Turismo diretto a Cagliari. La quota
di partecipazione include, oltre
ai trasporti terrestri e marittimi in
prima classe, l’animazione in nave, tutti i pasti, il kit di papa Fran-
cesco e i pass per accedere all’area riservata.
Sarà una grande festa con tanti
colori e striscioni. Il CSI regalerà
foulard a ricordo della manifestazione (utili anche per le coreografie) ed ogni squadra indosserà la propria divisa e maglia ufficiale.
In via della Conciliazione sarà allestito un vero e proprio villaggio dello sport aperto a tutti (dalle 9.00 alle 20.00), nel quale gli
atleti presenti potranno cono-
scersi e sfidarsi nei tornei delle
diverse discipline sportive. Ci
sarà anche un gazebo di Poste
italiane per quanti volessero procedere all’annullo postale ed avere, così, un ricordo unico e irripetibile di questa giornata. Sempre in via della Conciliazione,
dalle 9.00 alle 19.00, sarà possibile visitare anche la storica sede
nazionale del Centro Sportivo
Italiano, fondato nel 1944. Tutti
saranno protagonisti di questo
emozionante momento e po-
tranno fare gli auguri al CSI e comunicare con Papa Francesco
con sms, foto ed email. A scrivere la cronaca dell’evento, infatti,
saranno proprio gli stessi partecipanti attraverso il racconto dei
preparativi, del viaggio e della
giornata a San Pietro, inviando
sms al numero 346 2588147 (indicando nome e città), email all’indirizzo [email protected], o direttamente condivise nella pagina Facebook del Csi Cagliari CsiCagliari.CentroSportivoItaliano.
Dalle 14.00 saranno aperti i varchi della piazza per consentire a
tutti di prendere posto in attesa
dell’arrivo del Papa, previsto per
le 16.30 a bordo della Papa Mobile. Alle 17.00, saluterà la piazza
con i suoi modi coinvolgenti e
amichevoli, accompagnato dal
calore della folla, e festeggerà insieme agli sportivi i settant’anni
del Centro Sportivo Italiano e i
sani valori dello sport, che da
sempre caratterizzano l’attività
dell’ente e di tante realtà oratoriali. Per prenotare gli ultimi posti disponibili e trascorrere un
weekend di festa con lo sport e
papa Francesco, potete contattare la segreteria organizzativa
(Anna e Federica) ai numeri
389.0096559 - 324.8433079 oppure scrivere all’indirizzo mail
[email protected]
Ricordati di rinnovare il tuo abbonamento a
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DOMENICA 8 GIUGNO 2014
IL PORTICO DI CAGLIARI
Calcio. La lunga e tormentata vicenda intorno alla vendita della società cagliaritana.
Rimane incerto il futuro del Cagliari
tra nuovi vertici e il caso Sant’Elia
Cellino da tempo
ha scelto di trasferirsi
in Inghilterra al Leeds.
Rimane da verificare
la consistenza della
pista “americana”
FRANCESCO ARESU
V
ICINI A UNA svolta, oppure è
solo un grosso flop? Il
dubbio rimane, in assenza di nomi e dettagli, almeno al momento in cui chiude
questo numero de Il Portico.
L'accordo di massima che porterà
alla cessione del Cagliari Calcio da
parte di Massimo Cellino, da ventidue anni sulla tolda di comando
del club rossoblù, è stato trovato:
mancano solo le firme e il primo
acconto da 10 milioni di euro (su 85
totali) per sbloccare l'affare. Finora
sono tanti i proclami – su tutti il
nuovo fantascientifico stadio a cura del noto architetto statunitense
Dan Meis – da parte di Luca Silvestrone, rappresentante italiano di
una cordata americana ancora
anonima, nonostante sia sulla bocca di tifosi e media da diversi mesi.
Il suo incontro in un hotel di Miami
con Cellino – che ha preteso il pa-
gamento dei 10 milioni entro mercoledì 4 giugno, pena l'annullamento dell'affare –, con tanto di foto su Facebook a testimonianza del
meeting, ha convinto la maggior
parte della tifoseria sulla bontà dell'operazione, pur in assenza di notizie certe sull'identità dei nuovi
compratori. Tante voci si sono rincorse nelle scorse settimane, con
alcuni noti fondi d'investimento
(Bain Capital, Mariner Fund Investments) inseriti nel calderone insieme a banche (Morgan Stanley),
ma senza alcuna conferma.
Sul fronte istituzionale il Comune
di Cagliari ha già ufficialmente incontrato Silvestrone in due occasioni, con tanto di conferenza
stampa. Il primo cittadino Massimo Zedda non ha voluto sbilanciarsi sull'operazione – chiedendo
comunque che il manager ravennate facesse al più presto i nomi dei
potenziali compratori («Non è una
mera curiosità, ma un obbligo di
legge per chi deve lavorare con il
Comune») – ma si è soffermato soprattutto sulla ristrutturazione dello stadio Sant'Elia, che da anni necessita di un intervento consistente. Il nodo stadio è l'argomento che
più sta a cuore all'amministrazione
comunale, che in passato non ha risparmiato critiche (e ne ha ricevuto altrettante) al club di Cellino sulla gestione del Sant'Elia. Zedda ha
confermato che per la stagione
prossima lo stadio sarà agibile per
16 mila persone come richiesto dalla Lega Calcio, superando così l'inghippo burocratico che ha fatto rischiare la mancata iscrizione del
Cagliari alla Serie A. «Non ci sono
problemi – ha chiarito il sindaco in
conferenza stampa, al fianco di Silvestrone e Paolo Cutrano, membro
del cda del Cagliari Calcio – perché
si tratta solo di completare alcune
piccole modifiche a delle tavole tecniche che vanno aggiornate alle
nuove prescrizioni della Lega Calcio. Mercoledì 4 giugno presenteremo tutto e avremo il via libera che
permetterà al Cagliari di avere tutto in regola per l'iscrizione al prossimo campionato da perfezionare
entro il 20 giugno».
La conferenza stampa organizzata
in Municipio è stata l'occasione per
Silvestrone per svelare qualche altro piccolo dettaglio, restando però
volutamente sul vago. «Il presidente Cellino mi ha dato la possibilità
di parlare a nome del Cagliari Calcio e dopo l'accordo economico siglato a Miami, vuole che tutto sia risolto anche per lo stadio, altrimenti è pronto a far saltare tutto. Oggi
(venerdì 30 maggio, n.d.r.) usciamo dal nuovo vertice con il Sindaco ancora più tranquilli, perché abbiamo capito che ostacoli per il
Sant'Elia, sia nella versione da sedicimila posti che per il nuovo progetto, non ce ne sono», ha concluso il manager romagnolo. La settimana prossima sarà decisiva per il
futuro del Cagliari Calcio: si potrebbe aprire una pagina importante per la città, sia in caso positivo che negativo.
Cultura e solidarietà
al Museo del Duomo
24 MAGGIO si è tenuta, con l’organizzazione
della direttrice del Museo
del Duomo di Cagliari Maria Lucia
Baire una serata di beneficenza
per l’associazione di promozione
sociale e solidarietà “Amici di Fra
Lorenzo ONLUS”. La serata si è articolata tra momenti di pura cultura, arte pittorica ed
ecclesiale, e momenti
di spiritualità accompagnata dalla presenza di Fra Lorenzo Pinna
da Sardara, il conosciutissimo frate cappuccino che all’età di
94 anni ha ancora tanto da insegnare e condividere: il bene verso
le persone svantaggiate, l’umiltà, il rispetto
dell’altro e la carità
amorevole. Amici di fra
Lorenzo ONLUS è ormai da un anno una realtà. Un’associazione non assistenziale ma
caritatevole come da insegna-
S
ABATO
mento francescano di Fra Lorenzo. L’associazione permea il suo
scopo in 4 punti essenziali: assistere la persona nella necessità anche materiale, sempre e comunque nel pieno rispetto e nella dignità della stessa; promuovere ed
incentivare l’opera di ascolto e di
accoglienze; rivolgere la propria
operosità ed i servizi connessi ai
bambini di età scolare, ai giovani,
alle famiglie e agli anziani e ai malati; ideare, creare, organizzare e gestire iniziative,
servizi, attività artistiche, culturali, sportive, ricreative atte a
soddisfare i fini primari dell’associazione e le esigenze di conoscenza-formazione per la persona.
L’occasione creata
dall’Baire come direttrice del Museo e socia dell’associazione,
di un evento così particolare nell’incantevole scenario della Cagliari storica e delle bellezze stori-
7
brevi
IL 7 - 8 GIUGNO
Al Pozzo di Sichar
ritiro di Pentecoste
L’Opera Esercizi Spirituali di Cagliari ha programmato dalle 16
di sabato 7 al pranzo di domenica 8 giugno, il ritiro di Pentecoste
predicato da padre Massimo
Pampaloni, s.j., sul tema: “Il calore dello Spirito Fuoco”. L’appuntamento è alla Casa di Esercizi Spirituali, “Pozzo di Sichar” a
Capitana. Per informazioni e adesioni tel. 070 403108.
APOSTOLATO DELLA PREGHIERA
Convegno regionale
a Cagliari
“Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù. Il cuore di
Gesù nel cuore del discepolo”.
È il tema del Convegno regionale dell’Apostolato della preghiera, in programma il 19 giugno nella Basilica di Bonaria a Cagliari.
Il programma prevede alle 9 gli
arrivi, alle 9.45 la riflessione di
padre Maurizio Teani, preside
della Facoltà Teologica della Sardegna e alle 11 la celebrazione
eucaristica, presieduta da monsignor Arrigo Miglio, Arcivescovo
di Cagliari.
Nel pomeriggio alle 15.30 l’Adorazione Eucaristica.
CAPPUCCINI
La serata in favore degli “Amici di fra Lorenzo Onlus”
LAURA CABRAS
IL PORTICO
Domenica la festa
per Fra Nicola
Un momento della serata solidale. Sotto a sinistra: Fra Lorenzo.
co-artistiche del Museo come i reperti conservati ed esposti nel tunnel o il San Cristoforo (statua lignea del XVI secolo da poco restaurato), oltreché i manufatti di
pregio che le sale dei tre piani ospitano, ha fatto sì che la commistione cultura-beneficenza si fondessero per vivere e condividere dei
momenti unici a supporto dell’associazione. Dato il successo
della serata ci si augura che sia una
prima di una serie di altri incontri
associativi, visto che a Cagliari l’associazione non ha ancora una sede dove poter lavorare ed accogliere sia i soci che tutte le persone.
Il lavoro è tanto e la carenza di un
locale penalizza fortemente. Le richieste agli enti pubblici Regione
e Comune hanno avuto esito ne-
gativo. Si coglie quest’occasione
per lanciare un appello ai privati
per la disponibilità di un locale in
comodato gratuito. Invece le sedi
di Sardara, Burcei e Sinnai hanno
una collocazione ben definita ed il
lavoro dei tanti volontari è svolto al
meglio, l’iterazione fra le persone
è quasi quotidiano, le collaborazioni con gli organi istituzionali
son già attive e pienamente condivise come da spirito francescano.
Chi volesse avere informazioni o
contattare l’associazione può farlo scrivendo all’indirizzo di posta
elettronica [email protected] o chiamando la segretaria
dal lunedì al venerdì dalle 10 alle
13 e dalle 17 alle 20 al numero 3461257076.
Cappuccini in festa a Cagliari
per le memoria del beato Fra Nicola da Gesturi. Domenica, giorno della festa, messe al mattino
dalle 7 alle 12 ogni ora, mentre
nel pomeriggio saranno due le
celebrazioni eucaristiche. La prima messa quella delle 7 sarà
concelebrata da monsignor Arrigo Miglio, arcivescovo di Cagliari, mentre in serata alle 19 il
cardinale Josè Savaiva Martins,
Prefetto emerito della Congregazione per i santi presiederà la
Santa Messa, alla qual parteciperanno i gruppi folcloristici di
bambini. Animeranno la liturgia
il Collegium Kalaritanum ed il
Gruppo “Machapu” e verrà eseguita la “Misa Criolla”.
Sabato 7, giorno del “Transito”,
la solenne Messa vespertina
che precede la processione, è
celebrata da padre Giovanni Atzori, Ministro provinciale. A Padre Ivano Raffaele Liguori, cappuccino il compito di predicare
il triduo di preparazione.
8
IL PORTICO DE
IL PORTICO
SOLENNITA’ DI PENTECOSTE (ANNO A)
dal Vangelo secondo Giovanni
L
a sera di quel giorno, il primo
della settimana, mentre erano
chiuse le porte del luogo dove si
trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette
in mezzo e disse loro: «Pace a
voi!». Detto questo, mostrò loro
le mani e il fianco. E i discepoli
gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a
voi! Come il Padre ha mandato
me, anche io mando voi». Detto
questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a
cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non
perdonerete, non saranno perdonati».
Gv 20,19-23
DON ANDREA BUSIA
il portico della fede
L
a liturgia ci ripropone in questa Messa del
giorno della solennità di Pentecoste una
parte del vangelo che abbiamo già letto la
seconda domenica di Pasqua, questo non
è un errore, ma sottolinea come tutto il
periodo pasquale, che con questa giornata si conclude, vada visto come un
tutt’uno. Nei vangeli troviamo esempi ancora più evidenti di non voler fare una
cronaca bensì far vedere, anche arrivando a dei paradossi, come nel tempo pasquale non sia tanto importante la sequenza degli eventi ma la scoperta che i
discepoli fanno della grandezza del mistero che stanno vivendo. Alla fine del
vangelo di Luca troviamo un racconto
dell’ascensione di Gesù in cui si dice che
Gesù è asceso il giorno stesso di Pasqua
(Lc 24,50-51), ma passando al libro degli
Atti lo stesso Luca sottolinea come Gesù
apparve ai suoi discepoli per 40 giorni:
“Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua
Pace a voi!
passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio” (At 1,3). Quale delle due è corretta? Forse cronologicamente la seconda
(quaranta giorni dopo) ma di fatto non è
importante perché Luca sta dando
un’informazione che va oltre il dato cronologico: quanto avvenuto nei quaranta
giorni tra la Pasqua è tutto parte del mistero pasquale.
Se quanto appena detto è vero allora non
stupirà notare vedere come Giovanni, non
raccontando l’episodio della Pentecoste
(che troviamo narrato nel libro degli Atti
degli Apostoli), abbia comunque voluto
sottolineare il dono dello Spirito Santo
collegandolo all’apparizione ai discepoli il giorno di Pasqua, e lo può fare proprio perché ciò che sta raccontando non
è una cronaca.
Il dono dello Spirito secondo Giovanni
non è fine a sé stesso: lo Spirito è funzionale alla “missione” o, per essere più chiari, alla prosecuzione della stessa missione
di Gesù. Lo Spirito non viene donato a
ciascuno di noi per essere custodito gelosamente come un tesoro in una cassaforte (sebbene esso sia più prezioso di
ogni altro tesoro) ma è un dono da spendere nella Chiesa e per la Chiesa. Questo
Spirito non ha solo uno “scopo” ma è anche portatore di una serie di doni e anche di prerogative che sono proprie di Dio
stesso: ad esempio è lo spirito che “dà vita” (2Cor 3,6), è il Consolatore (“è bene
per voi che io me ne vada, perché, se non
me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo
manderò” Gv 16,7), il Paraclito e lo Spirito di verità (“Io pregherò il Padre ed egli vi
darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità”
Gv 14,6-7). Nonostante tutte queste caratteristiche, molte delle quali già citate
dallo stesso Giovanni, nel nostro brano
Giovanni lega invece la venuta dello Spirito al potere di rimettere i peccati. Gli
scribi quando Gesù ha guarito il paraliti-
co giustamente (almeno per questo
aspetto) si sono chiesti: “Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?” (Mc 2,7).
Infatti è prerogative di Dio rimettere i peccati, e Gesù ha dovuto dimostrare di avere ottenuto da Dio questo potere: “Gesù
disse loro: «Perché pensate così nei vostri
cuori? Che cosa è più facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina? Ora,
perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha
il potere sulla terra di rimettere i peccati, ti
ordino - disse al paralitico - alzati, prendi
il tuo lettuccio e va’ a casa tua». Quegli si
alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò in
presenza di tutti e tutti si” (Mc 2,8-12). Ora
quel potere viene trasmesso dallo Spirito
ai discepoli, anche questo è un aspetto di
prosecuzione della missione affidata dal
Padre a Gesù e ora da Gesù ai suoi discepoli e questo, se fosse ancora necessario,
conferma come il dono dello Spirito Santo sia un dono in funzione ecclesiale e
non “privata”.
SCOPRIRE INSIEME LA GIOIA DI CREDERE IN GESÙ
Se è vero, come dice Papa Francesco nella sua enciclica Evangelii gaudium, che siamo chiamati a “diventare anfore, ricolme
d’acqua per dare da bere agli altri” (86), non possiamo dimenticare che per comunicare il vangelo in modo autentico e veritiero, non basta usare e utilizzare le reti o gli strumenti più sofisticati della tecnologia, che pure sono frutto dell’ingegno umano; essi sono e rimangono solo strumenti che al di là delle potenzialità che possiedono, rischiano di farci vivere in modo virtuale, cioè mediante “esperienze soggettive senza volto”, senza “impegni fraterni”, comodamente rinchiusi in una “spiritualità del benessere”, “senza creare vincoli profondi e stabili.”
Dunque l’insegnamento del Papa spinge a praticare una evangelizzazione che sia il frutto dell’incontro tra persone, tra volti che
si guardano negli occhi, tra persone che condividano le gioie e
le speranze, le angosce e le sofferenze del proprio tempo.
Se è vero che la nostra epoca è caratterizzata da segni inequivocabili di ricerca di Dio, di sete di Dio, nonostante le correnti di
pensiero che propendono per forme di ateismo, resta incontrovertibile il comando di Gesù Risorto, anche per noi oggi:
“Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli
nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io
sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Dunque, “fare discepoli”, significa incontrare gli altri, renderli partecipi di quella umanità del Figlio di Dio, che facendosi carne è
entrato nella storia, è entrato a far parte di una comunità, e ne
ha condiviso il cammino.
Evangelizzare significa camminare insieme per conoscere Gesù, attraverso il quale possiamo conoscere il volto del Padre, che
è volto di tenerezza: Egli ci libera dall’individualismo, ci risana
dall’egoismo, ci fa procedere come compagni di strada pieni di
speranza di giungere all’incontro con altri per arricchirci, ci fa diventare suo popolo.
Ma questo è possibile solo se sappiamo vivere “insieme” pro-
muovendo una vera comunione, imparando insieme ad incontrarci, anche manifestando con onestà intellettuale le differenti visioni delle cose e della realtà…riuscendo a cogliere e a
raccogliere i contributi di ciascuno per giungere alla verità.
Anche in questi passaggi dell’enciclica, papa Francesco richiama all’urgenza di tener conto come, anche “nelle forme proprie della religiosità popolare” si nasconda un patrimonio per l’evangelizzazione, dal quale trarre itinerari di approfondimento della conoscenza di Gesù, dei Santi, della Vergine; forme popolari che incarnandosi nella cultura di un popolo alimentano le relazioni sociali, e l’incontro gioioso tra le persone che celebrano e condividono la stessa fede e si riconoscono come fratelli, nella stessa identità cristiana.
Anche noi in Sardegna, possiamo pensare alla valorizzazione
delle diverse forme di religiosità popolare che caratterizzano la
cultura cristiana nel nostro territorio.
di Maria Grazia Pau
ELLA FAMIGLIA
DOMENICA 8 GIUGNO 2014
9
Il Papa e la solidarietà verso la Siria.
Vicini alle vittime
dell’indifferenza
i ringrazio per la vostra presenza a questo incontro,
promosso dal Pontificio
Consiglio Cor Unum. Vi ringrazio
soprattutto per il contributo quotidiano che voi, come organismi di
carità cattolici, state dando in Siria
e nei Paesi vicini, per aiutare le popolazioni colpite da quel terribile
conflitto. Saluto il Cardinale Robert Sarah e rivolgo un caloroso
benvenuto a tutti voi, specialmente a quanti si sono messi in viaggio dal Medio Oriente per essere
qui oggi – e anch’io porto negli occhi e nel cuore il Medio Oriente,
dopo il pellegrinaggio dei giorni
scorsi in Terra Santa.
Un anno fa ci siamo riuniti per ribadire l’impegno della Chiesa in
questa crisi e per lanciare insieme
un appello per la pace in Siria. Ora
ci incontriamo di nuovo, per tracciare un bilancio del lavoro finora
svolto e per rinnovare la volontà di
proseguire su questa strada, con
una collaborazione ancora più
stretta. Ma dobbiamo riscontrare
con grande dolore che la crisi siriana non è stata risolta, anzi va
avanti, e c’è il rischio di abituarsi ad
essa: di dimenticare le vittime quotidiane, le indicibili sofferenze, le
migliaia di profughi, tra cui anziani e bambini, che patiscono e a volte muoiono per la fame e le malattie causate dalla guerra. Questa indifferenza fa male! Un’altra volta
dobbiamo ripetere il nome della
malattia che ci fa tanto male oggi
nel mondo: la globalizzazione dell’indifferenza.
L’azione di pace e l’opera di assistenza umanitaria che gli organismi caritativi cattolici svolgono in
quel contesto sono espressione fedele dell’amore di Dio per i suoi figli che si trovano nell’oppressione
e nell’angoscia. Dio ascolta il loro
grido, conosce le loro sofferenze e
vuole liberarli; e a Lui voi prestate
le vostre mani e le vostre capacità.
È importante che voi operiate in
comunione con i Pastori e le comunità locali; e questa riunione
costituisce un’occasione propizia
per individuare opportune forme
V
RISCRITTURE
L’EFFUSIONE DELLO SPIRITO
La solennità della Pentecoste conclude il tempo liturgico
di Pasqua. In effetti, il Mistero pasquale – la passione,
morte e risurrezione di Cristo e la sua ascensione al Cielo
– trova il suo compimento nella potente effusione dello Spirito Santo sugli Apostoli riuniti insieme con Maria, la Madre del Signore, e gli altri discepoli. Fu il “battesimo” della
Chiesa, battesimo nello Spirito Santo (cfr At 1,5). Come narrano gli Atti degli Apostoli, al mattino della festa di Pentecoste, un fragore come di vento investì il Cenacolo e su ciascuno dei discepoli scesero lingue come di fuoco (cfr At
2,2-3). San Gregorio Magno commenta: «Oggi lo Spirito
Santo è sceso con suono improvviso sui discepoli e ha mutato le menti di esseri carnali all’interno del suo amore, e
mentre apparvero all’esterno lingue di fuoco, all’interno i
cuori divennero fiammeggianti, poiché, accogliendo Dio
nella visione del fuoco, soavemente arsero per amore»
(Hom. in Evang. XXX, 1: CCL 141, 256). La voce di Dio di-
vinizza il linguaggio umano degli Apostoli, i quali diventano capaci di proclamare in modo “polifonico” l’unico Verbo divino. Il soffio dello Spirito Santo riempie l’universo, genera la fede, trascina alla verità, predispone l’unità tra i popoli. «A quel rumore la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua» delle
«grandi opere di Dio» (At 2,6.11). Lo Spirito Santo, “che è
Signore e dà la vita” – come recitiamo nel Credo –, è congiunto al Padre per mezzo del Figlio e completa la rivelazione della Santissima Trinità. Proviene da Dio come soffio della sua bocca e ha il potere di santificare, abolire le divisioni, dissolvere la confusione dovuta al peccato. Egli, incorporeo e immateriale, elargisce i beni divini, sostiene gli
esseri viventi, perché agiscano in conformità al bene. Come Luce intelligibile dà significato alla preghiera, dà vigore alla missione evangelizzatrice, fa ardere i cuori.
Benedetto XVI - Regina Coeli 12 giugno 2011
di collaborazione stabile, nel dialogo tra i diversi soggetti, allo scopo di organizzare sempre meglio i
vostri sforzi per sostenere le Chiese locali e tutte le vittime della
guerra, senza distinzioni etniche,
religiose o sociali.
Oggi siamo qui anche per fare nuovamente appello alle coscienze dei
protagonisti del conflitto, delle istituzioni mondiali e dell’opinione
pubblica. Tutti siamo consapevoli
che il futuro dell’umanità si costruisce con la pace e non con la
guerra: la guerra distrugge, uccide, impoverisce popoli e Paesi. A
tutte le parti chiedo che, guardando al bene comune, consentano
subito l’opera di assistenza umanitaria e quanto prima facciano tacere le armi e si impegnino a negoziare, mettendo al primo posto il
bene della Siria, di tutti i suoi abitanti, anche di quelli che purtroppo hanno dovuto rifugiarsi altrove e che hanno il diritto di ritornare al più presto in patria. Penso in
particolare alle care comunità cristiane, volto di una Chiesa che soffre e spera. La loro sopravvivenza
in tutto il Medio Oriente è una
profonda preoccupazione della
Chiesa universale: il Cristianesimo
deve poter continuare a vivere là
dove sono le sue origini.
Cari fratelli e sorelle, la vostra azione caritativa e assistenziale è un
segno importante della vicinanza
di tutta la Chiesa, e della Santa Sede in particolare, al popolo siriano e agli altri popoli del Medio
Oriente. Vi rinnovo la mia gratitudine per quello che fate e invoco
su di voi e sul vostro lavoro la benedizione del Signore. La Madonna vi protegga. Io prego per voi e
voi pregate per me!
Messaggio di Papa Francesco
ai partecipanti all'incontro
di coordinamento
tra gli organismi caritativi cattolici
operanti nel contesto
della crisi siriana
Venerdì, 30 maggio 2014
10
IL PORTICO
a fermezza ha vinto, / e incorona
quale premio / la bellezza e la saggezza / con lode eterna!». Il trionfo
della Luce sulle Tenebre suggella il
secondo successo del Teatro Lirico di Cagliari, che con sapiente maestria ha eseguito
Il flauto magico (Die Zauberflöte) di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791). Un cast
d’eccezione ha animato la scena cittadina
in una serata che ha riscattato l’altalenante
esordio belliniano: questa volta, infatti, il
pubblico ha espresso entusiasmo ed apprezzamento unanimi e compatti. Il che ribadisce l’eccellenza della Fondazione del
capoluogo sardo.
L’opera, su libretto in due atti del tedesco
Emanuel Schikaneder (1751-1812), rappresentata per la prima volta a Vienna nel 1791,
non tornava sul palcoscenico cagliaritano
dal 2003. Undici anni dopo, il maestro concertatore e direttore è Christopher Franklin,
attivo nel panorama italiano ed internazionale (Roma, Milano, Londra, Venezia, Torino,
Bologna) e già sul podio del Teatro isolano
nella passata stagione lirica per il mozartiano Così fan tutte. La scenografia, essenziale
ma evocativa, è di Giovanni Carluccio: pochi
alberi nel bosco, alcuni alti pilastri terminanti con teste di Horus nel tempio, le rupi
della prova. I costumi sono di Nanà Cecchi:
il volto egizio diafano dei personaggi, l’abbigliamento saraceno di Monostato, i drappi
blu notte della Regina. La produzione originale è del Teatro Massimo di Palermo, l’allestimento invece del Teatro Regio di Torino.
L’apertura del sipario catapulta subito nel
nucleo dell’azione immaginaria. Sulla scena,
incorniciata da un cerchio di pietra e collegata direttamente alla platea per mezzo di
passerelle laterali, un serpente di abnormi
dimensioni perseguita lo spaventato principe Tamino (Bernhard Berchtold); lo salvano tre dame (Jinkyung Park, Lara Rotili, Bettina Ranch) al servizio della Regina della Notte che, innamorate del bel sembiante del ra-
L
na lotta eterna sospinge da sempre gli appassionati del fumetto
in una battaglia senza fine per la
difesa dei supereroi come lampada magica dei desideri e della fantasia
propria di bambini non ancora cresciuti e
adulti cresciuti troppo presto. C'è chi invece relega le varie creazioni Marvel e non
solo all'iperuranio delle illusioni infantili e
non lascia nemmeno uno spiraglio di rivincita.
Al cinema Batman, Superman & company
non sono mai stati sfortunati, ma c'è voluto Christopher Nolan e la sua trilogia su
Bruce Wayne per far capire che finalmente anche gli eroi dei fumetti possono interessare davvero qualunque pubblico, perchè in fondo parlano di noi.
Marc Webb, con un unico precedente di
commedia romantica nel curriculum da
regista (500 giorni insieme) prende in mano Spider-Man e cerca di ridargli vita, nonostante Sam Raimi avesse già fatto qualche anno fa lo stesso tentativo con discreto successo.
L'uomo ragno ha alcune peculiarità che
sono occasione ghiotta per Hollywood e
l'industria-cinema: il protagonista è un
adolescente, e i problemi come i nemici li
sconfigge da adolescente; il disagio nel vestire dei panni doppi (la famosa vita parallela del supereroe) è più forte in lui che
in qualsiasi altro protagonista Marvel; la
sua storia è conosciuta praticamente in
tutto il mondo, perciò non ha bisogno né di
presentazioni né di pubblicità.
Questo secondo capitolo stringe la mano al
primo quasi annullando il tempo intercorso nel mezzo e con altrettanta decisione subito la lascia per non farsi più guidare dal già sentito e già detto, ma prendere
una strada unica e nuova.
Il tempo è la vera costante del film: Peter
U
IL PORTICO DELLE IDEE
In scena al Lirico fino a domenica l’opera di Mozart
Il “Flauto Magico”
ALESSIO FAEDDA
gazzo, sono costrette a rinunciare ai propri
sentimenti per non trasgredire gli ordini della
sovrana. I tre soprani ammaliano con la loro
ingannevole sensualità, mentre la paura e la disperazione del nobile tenore non raggiungono il medesimo effetto dei suoi slanci d’amore per la principessa del luogo, Pamina (Nadine Sierra). Di costei si apprende la bellezza
grazie ad una suggestiva effigie animata, che
suscita amore a prima vista nel cuore del
principe. Fra le chiome degli alberi si muove
anche il simpatico e affabile uccellatore Papageno, che Markus Werba interpreta magistralmente: fin dal primo atto, è il personaggio che, più di tutti, coinvolgendo addirittura il Direttore (gli fa dono di un fiasco di vino),
Nelle sale una nuova pellicola sul supereroe della Marvel
The amazing Spider-Man 2
VALERIA USALA
(Andrew Garfield) ne ha poco da passare
con Gwen (Emma Stone), fidanzata di cui è
innamorato e
da cui è ricambiato, ma a
spingerlo a lasciarla è il senso di colpa per
non riuscire a
mantenere la
promessa fatta
al padre poco
prima che morisse di starle
lontano; poco è
il tempo che Peter ha potuto
passare con i
genitori, talmente poco che
non gli ha permesso di capire
perchè se ne sono andati lasciandolo solo;
e infine è poco
il tempo che ha
Spider-Man per
fronteggiare
due ma forse
anche tre nemici in una volta sola, di cui
uno Elettro (interpretato da Jamie Foxx) par-
ticolarmente pericoloso per l'intera città.
La grande originalità del film e della serie
di Webb sta nel
focus sui giovani, perchè è vero
che i fumetti sono per grandi e
piccoli, ma è anche vero che
Spider-Man più
degli altri parla
agli adolescenti.
E gli adolescenti non possono
sprecare il tempo che hanno,
perchè è in base
a come lo impieganio che
imparano a conoscersi. Peter
Parker non è il
secchione di
turno miracolato dal caso (come invece risultava nella saga
firmata
Sam
Raimi), non è
superficiale né
stupido ma è finalmente e giustamente
sbadato, ritardatario, ironico, leggero come
DOMENICA 8 GIUGNO 2014
riesce ad instaurare un diretto contatto con
il pubblico (il vino bevuto dal personaggio, a
suo dire, sarebbe stato Cannonau). Applausi entusiasti ricambiano il divertimento alla
fine della rappresentazione.
Un sapiente uso dei suoni e delle luci annuncia, attraverso tuoni e diverse tonalità di
blu e nero, l’apparizione della Regina della
Notte: slanciata da trampoli e coperta da un
velo onirico, Cornelia Götz, specialista del
ruolo, non è ancora al meglio – la disperazione per la sottrazione della figlia non si accompagna ad una limpida esecuzione dei
primi acuti che il personaggio richiede. Ma il
riscatto avviene nel secondo atto, quando
davanti alla figlia atterrita la Regina giura
vendetta con la celebre aria Der Hölle Rache:
l’odio per Sarastro, colui che l’ha privata dell’unico bene rimastole dopo la morte del
marito, cresce di parola in parola già nel dialogo, e gli acuti sono sfiorati con delicato
struggimento.
La storia procede: Pamina, perseguitata dal
moro Monostato (Kurt Azesberger), distrutto dalla passione e deciso a vendicarsi se la
fanciulla non lo ricambia, viene raggiunta
da Papageno, che le riferisce dell’imminente arrivo di Tamino; costui, frattanto, viene
iniziato ai misteri di Iside e Osiride dallo ieratico Sarastro (Aleksandar Stefanoski, basso dalla voce calda, potente e di eccezionale
estensione). Nel contempo, anche Papageno
soffre per amore: dopo aver respinto la vecchia Papagena (la sassarese Francesca Sassu),
rinuncia al suicidio e può abbracciare la sua
amata ringiovanita. Il loro duetto è di contagiosa simpatia, così come con avvolgente
bellezza s’intrecciano le voci di Pamina e dei
tre geni fanciulli (solisti del Tölzer Knabenchor). Alla fine, sventati i piani della Regina,
tutti i personaggi, insieme al sempre ineccepibile Coro del Teatro Lirico, proclamano
dal palco la morale. Sei minuti di ovazione
rinviano al prossimo appuntamento: Turandot di Giacomo Puccini.
un qualunque giovane.
Il mondo dei superpoteri viene svecchiato,
forse nella speranza che si svecchi un po'
anche quello reale, senza però sprofondare nell'illusione che essere al di sopra della massa voglia dire non sottostare alle regole e non pagarne le conseguenze.
La storia di coppia tra Peter e Gwen (complice la relazione dei due attori che continua anche a telecamere spente) ruba i riflettori alla parte action e di sviluppo tecnico-narrativo della storia, e finiamo col
chiederci se i due innamorati riusciranno
ad essere felici insieme ancor prima di capire se la città verrà salvata e cosa la Oscorp
(multinazionale con intenti militari di cui
diviene erede il giovane Harry, amico d'infanzia di Peter) avrà a che fare con il ragazzo mascherato.
Qualche musica azzeccata, attori perfettamente calati nei ruoli e grande fedeltà
al fumetto: sono questi gli ingredienti per
attirare nuovi giovani in sala e non far rimpiangere ai vecchi il tentativo di rivangare
nel terreno già sondato un esempio di crescita come quello dell'uomo ragno.
Se il Batman di Nolan ha fatto luce sulle
ombre dell'età adulta, insieme alle scelte e
ai rischi che questa comporta, con The
amazing Spier-Man si dilata il tempo della spensieratezza quel tanto che basta per
rimpiangere il momento in cui non si era
consapevoli di doverle fare, quelle scelte.
E malgrado si rischi di uscire dalla sala senza gridare al capolavoro, poco più di due
ore bastano per farci sentire ancora una
volta quel brivido che ognuno di noi continua a provare ancora (e sopratutto) oggi,
in un'epoca che ricerca nelle 'maschere'
una via di fuga dalla realtà.
Dobbiamo solo decidere quanto tempo
vale spendere senza rischiare che quella
maschera non se ne vada più via.
DOMENICA 8 GIUGNO 2014
IL PORTICO DELLA DIOCESI
Solidarietà. La Caritas è impegnata nel sostegno ai rifugiati e ai richiedenti asilo.
Progetto “S. Fulgenzio”, una via buona
per non chiudere la porta ai migranti
La Fondazione
San Saturnino, insieme
al Comune di Quartu S.E.,
porta avanti un progetto
di assistenza per i tanti
stranieri giunti nell’Isola
MARIA CHIARA CUGUSI
L
A CARITAS DIOCESANA, attra-
verso suo braccio operativo Fondazione San Saturnino, porta avanti il progetto ‘San Fulgenzio’ nell’ambito
dello SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati),
in collaborazione con il Comune
di Quartu Sant’Elena.
Un progetto promosso nell’ambito della più ampia rete nazionale coordinata dal Servizio centrale del Ministero dell’Interno e
dall’Anci, grazie all’esperienza già
maturata dalla Caritas diocesana
negli anni passati, e, in particolare, durante la cosiddetta ‘ENA’
(Emergenza Nord Africa), con i
600 migranti arrivati nell’Isola nel
2011, di cui circa 250 accolti dal
sistema di accoglienza diffusa per
richiedenti asilo San Giuseppe.
«Da questo impegno - spiega Don
Marco Lai, direttore della Caritas
diocesana - è nata un’attenzione
costante, da parte della Chiesa
sarda e della Diocesi cagliaritana,
verso le tematiche riguardanti la
mobilità umana, in linea con le
sollecitazioni di Papa Francesco
e con le indicazioni della CEI e del
Magistero. Come Chiesa, cerchiamo di offrire un’assistenza più
umana, grazie anche al coinvolgimento delle parrocchie, con
un’attenzione spirituale per i cristiani e non cristiani».
Venti ragazzi, età media 25 anni,
provenienti da Nigeria, Ghana,
Gambia e Guinea, Somalia, Eritrea, Senegal, arrivati nell’Isola lo
scorso marzo e accolti in quattro
appartamenti all’interno del territorio quartese: per la maggior
parte sono richiedenti asilo, quattro di loro hanno già il permesso;
tra pochi giorni arriveranno altri
otto ospiti. A loro vengono garantiti corsi di alfabetizzazione alla
lingua italiana, in collaborazione
con l’associazione COSAS, assistenza legale, sanitaria, attività
sportive, mediazione culturale e
assistenza psicologica presso il
Centro d’ascolto per stranieri Kepos. Inoltre, si stanno attivando i
contatti con le associazioni di categoria, per promuovere tirocini
formativi. Tra gli operatori dell’équipe, anche un ragazzo che ha
terminato il percorso nell’ambito della ‘Emergenza Nord Africa’, e
che lavora nello Studio medico
della Caritas diocesana.
«Il problema maggiore - spiega
Stefania Russo, coordinatrice del
progetto - è far capire loro l’importanza di imparare la lingua italiana; la maggior parte di loro, inoltre, non ha un progetto migratorio
ben definito e non riesce ad ac-
cettare i tempi di attesa: vorrebbero lavorare subito per mandare
i soldi a casa e essere autonomi».
Senza dimenticare la valenza ‘educativa’: infatti, «gli operatori - continua la Russo - devono informare
il territorio, in modo che si abbia
una maggiore conoscenza del tema dell’immigrazione».
Un progetto portato avanti grazie
all’attenzione maturata dal Comune di Quartu verso il tema della ‘integrazione’, a partire dalle iniziative rivolte alle famiglie rom,
sgomberate dall’ex campo della
554, e dall’approvazione, lo scorso 29 aprile, della Consulta comunale degli stranieri residenti.
E ora, il nuovo impegno, con il
progetto San Fulgenzio: «Ci siamo resi disponibili - spiega Mauro Contini, sindaco di Quartu - e
cercheremo di lavorare su progettualità, anche se non sarà facile, ancora più perché la Sardegna non è una realtà appetibile per
gli immigrati, che, per la maggior
parte, sono solo in transito e vogliono andare in Francia o altrove». E poi, c’è il rischio di una ‘guerra tra poveri’: «Vivo con le porte
aperte fin dal mio arrivo - continua il sindaco -, cerchiamo di ricevere e parlare con tutti. Sull’immigrazione stiamo facendo il nostro dovere, con il giusto senso di
responsabilità. È necessario portare avanti un’integrazione che
non li ghettizzi, soprattutto in un
mondo in cui la comunicazione
rischia di alimentare pregiudizi,
strumentalizzazioni e contrapposizioni tra i cittadini disagiati».
IL PORTICO
11
brevi
FACOLTÀ TEOLOGICA
Chiusura
dell’Anno Accademico
Giovedì 5 si è celebrata la conclusione dell'anno accademico
2013-2014 della Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna.
L'appuntamento nella
Chiesa “Cristo Re”, a
Cagliari, con
la Concelebrazione eucaristica presieduta da
monsignor Antonello Mura, vescovo della diocesi di Lanusei.
NOMINE
Don Nazzareno
Vescovo di Macerata
Mons. Nazzareno Marconi, finora parroco della parrocchia San
Donato in Trestina della diocesi di
Città di Castello, è il nuovo vescovo di Macerata - Tolentino-Recanati-Cing o l i - Tr e i a .
Mons. Marconi, nato a
Città di Castello il 12
febbraio 1958, prete dal settembre 1988, è docente di esegesi
dell’Antico Testamento all’Istituto teologico di Assisi. Già collaboratore de Il Portico nel commento al Vangelo, nell’Anno Paolino è stato a Cagliari per una serie di incontri biblici rivolti ai laici
e per tenere i ritiri mensili del clero. A mons. Marconi gli auguri
per un proficuo lavoro nel nuovo
incarico.
12
IL PORTICO DELLA DIOCESI
IL PORTICO
DOMENICA 8 GIUGNO 2014
Comunicazione. Si è tenuta a Oristano la Giornata Regionale delle Comunicazioni sociali.
Comunità cristiana e comunicazione sociale
I media al servizio della cultura dell’incontro
L’evento del 2 giugno
è stato promosso
dalla Ces, insieme all’Ucsi
e alla Fisc. Tra i relatori
Mons. Giuliodori, presidente
della Commissione Cei
per le comunicazioni
ROBERTO COMPARETTI
di
operatori delle Comunicazioni Sociali della
Sardegna si sono ritrovati lo scorso 2 giugno ad Oristano per la Giornata Regionale,
ospitata nei locali del seminario
Arcivescovile.
L’incontro voluto Conferenza Episcopale Sarda, dalla Federazione
dei Settimanali Cattolici (FISC) e
dall’Unione Cattolica Stampa Italiana (UCSI) regionale è stata l’occasione per riflettere e discutere
sulle problematiche di un settore
“che vive momenti non facili - ha
sottolineato monsignor Paolo Atzei, Arcivescovo di Sassari e delegato per le Comunicazioni sociali per la Conferenza Episcopale
della Sardegna. L’incontro di oggi
– ha proseguito il presule – rappresenta un momento nel quale
farci coraggio in tempi tutt’altro
che sereni per la comunicazione.
I nostri mezzi, settimanali, radio,
siti internet sono un patrimonio
da tutelare”.
Su questo punto ha concordato
anche Francesco Birocchi, presidente dell’Associazione della
Stampa Sarda, il sindacato dei
giornalisti. “I dati della diffusione della carta stampata sono impietosi - ha affermato Birocchi il
Q
UASI UN CENTINAIO
Un momento dei lavori a Oristano. Sotto a destra: il gruppo di Cagliari.
calo è vistoso. A livello nazionale le
vendite dei quotidiani sono passate dal 67 al 43%, mentre in Sardegna le due maggiori testate
hanno visto ridurre il loro numero di lettori. L’Unione Sarda dal
2010 al 2012 ha registrato un calo
del 10,4%, La Nuova Sardegna invece ha segnato un -13%. In questo contesto resta importante il
ruolo dei Settimanali cattolici, un
patrimonio per le Diocesi”.
Quanto al ruolo che i giornalisti
cattolici hanno nel panorama
informativo regionale, il presidente dell’Ordine isolano, Filippo
Peretti, ha sostenuto come “i colleghi di formazione cattolica sono più attenti alle regole della correttezza, del diritto di cronaca e di
critica. Sui media tradizionali
emerge una cultura diversa e nelle redazioni la professione risulta
essere in crisi. È necessario per noi
riprendere il ruolo di mediatore,
essere giornalisti onesti e corretti,
produttori di notizie certificate,
che abbiano la garanzia di veridicità, completezza e siano rispettose della verità, specie sul web”.
Per il responsabile regionale della
Fisc, Marco Piras, direttore dell’Arborense di Oristano, “i periodici diocesani sardi sono giornali
di tutti e per tutti. Dobbiamo difendere questo patrimonio e non
alimentare l’aria di “riduzionismo” che sembra a volte emergere nell’Isola. Non dobbiamo richiuderci nel recinto ecclesiale
ma continuare a difendere le nostre specificità, unendo le forze
per dare vita ad una agenzia regionale di comunicazione dei fatti ecclesiali”.
Mario Girau, presidente regionale dell’UCSI, ha definito la stampa
cattolica una palestra per giorna-
La persona al centro
della comunicazione
L’intervista a Monsignor Claudio Giuliodori.
R. C.
AL 2008 È PRESIDENTE della
Commissione Episcopale per la Cultura e le Comunicazioni Sociali della CEI.
Monsignor Claudio Giuliodori,
marchigiano, già vescovo di Macerata, e attuale Assistente Ecclesiastico generale dell’Università Cattolica, è tra gli artefici del
Direttorio delle Comunicazioni
Sociali, un documento pubblicato nel 2004.
Quale attualità per il Direttorio?
Credo che il Direttorio sia sostanzialmente insuperato, non
dico in attualizzato ma certa-
D
mente la sua attualizzazione richiede dei tempi non brevi, o immediati. Basti pensare che quando nacque questo documento fu
proposto dalla Commissione come una nota pastorale sui temi
della Comunicazione. Fu poi tutta l’Assemblea dei Vescovi a volere invece che diventasse un Direttorio: in Italia esistono solo
due Direttori, uno per la Pastorale della Famiglia, l’altro è quello per le Comunicazioni Sociali. Il
documento esprime una progettualità di lungo termine, per cui è
necessario del tempo perché
venga compreso e attualizzato a
pieno. Non è stato scritto per es-
sere consumato e bruciato come
avviene spesso per i media nell’ambito di una stagione, ma per
diventare un vademecum che accompagnasse la Chiesa in periodo di travaglio, non dimentichiamo che è nato nel decennio del
“Comunicare in Vangelo in un
mondo che cambia”. Ora questo
cambiamento è in atto, si muove
in modo rapido ed ha bisogno di
essere assimilato: il Direttorio
conserva tutta la sua attualità di
listi e pensatori sardi, come dimostra la recente storia dell’Isola.
La relazione centrale è stata affidata a monsignor Claudio Giuliodori, presidente della Commissione Episcopale per la cultura e le
comunicazioni sociali della Conferenza Episcopale Italiana. Nel
suo intervento monsignor Giuliodori ha ripreso il messaggio per
la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. “Il Papa – ha
detto il presule – chiede anche ai
comunicatori una profonda revisione del loro approccio alla professione. Anche per loro prima
della morale deve venire l’incontro verso l’altro. Papa Francesco
ci dice di uscire dalle sacrestie per
andare verso le periferie, con un
atteggiamento di tenerezza verso
l’altro, come il Buon Samaritano,
capace di avere attenzione al fratello”.
Un nuovo compito attende però
la Chiesa. “È necessario – ha concluso monsignor Giuliodori –
l’aiuto di tutti per affrontare un
nuovo contesto culturale, nel quale l’attenzione non deve essere solo per gli strumenti ma per la vita,
proprio perché la Comunicazione
è una conquista umana. Occorre
un depuratore etico per i media
digitali. La comunicazione deve
spingerci verso un nuovo umanesimo, nel quale i media hanno una
parte importante: è necessario ritornare all’essenziale, al rapporto
umano, come indica il tema del
prossimo convegno ecclesiale di
Firenze”.
Nel pomeriggio le relazioni di don
Giulio Madeddu sul tema “Rilancio della pastorale delle comunicazioni sociali”, di padre Tarcisio
Mascia su “Web TV. Costruire il
proprio palinsesto personale”, di
don Ignazio Serra sulle “Nuove
frontiere comunicative: esperienze in Sardegna” e di suor
Agnese Rivoira sul tema “Sensibilizzazione e divulgazione responsabile nell’editoria cattolica”. Le
conclusioni sono state affidate a
Franco Siddi, segretario generale
della Federazione Nazionale della Stampa Italiana.
La celebrazione Eucaristica presieduta da monsignor Paolo Atzei, e concelebrata da monsignor
giovanni Paolo Zedda, nella chiesa del Carmine, ha chiuso la Giornata.
forza e di riflessione, in questo
momento di cambiamento.
Gli operatori dei media cattolici
sardi si sono ritrovati in questo
appuntamento. Quale significato?
La comunicazione per sua natura è relazione, per cui senza relazione autentica si trasforma in
un apparato strumentale e rischia di stritolare l’essere umano. Oggi viviamo questo dramma, ed il Papa nel suo Messaggio
lo evidenzia: la comunicazione
offre delle straordinarie opportunità ma dobbiamo essere sempre attenti a declinarla con un alto spessore relazionale, l’essere
umano deve essere sempre prevalente, rispetto allo strumento.
Quando questo ingabbia il linguaggio o la relazione, dentro ad
espressioni molto limitate, ambigue o addirittura falsificate, come accade nei social network, ci
rendiamo certamente conto che
non si tratta di un social network
ma un network, in grado di fram-
mentare e snaturare l’esperienza
umana. La Chiesa, esperta in
umanità, ha un deterrente rispetto a questo vortice di innovazioni mediatiche, che siamo
chiamati a seguire e a valorizzare,
ma sempre dentro ad un contesto di relazioni.
A proposito di social network e
internet. Cosa significa l’espressione depuratore etico nei media
digitali?
Ci sono due livelli di attenzione
etica. Uno negativo richiede assolutamente un depuratore: cioè
bisogna depurare la comunicazione da tutti quegli elementi tossici presenti in rete, che si
confondono anche con gli elementi positivi. C’è poi un’eticità
che è una proposizione di modelli estetici positivi, nel senso
della bellezza e della bontà del
comunicare. Quindi dobbiamo
depurare la comunicazione dagli
elementi tossici per proporre
quelli positivi che ci sono e di cui
anche la Chiesa è portatrice.
IL PORTICO DELLA DIOCESI
DOMENICA 8 GIUGNO 2014
Vita ecclesiale. Lo scorso giovedì la prima riunione del Consiglio Pastorale Diocesano.
Consiglio Pastorale, uno strumento
al servizio della pastorale diocesana
Parla don Franco Puddu:
“Si tratta di un organo
consultivo che collabora
con l’Arcivescovo.
I membri provengono
dalle diverse foranie”.
MARIA LUISA SECCHI
S
I È TENUTA nei giorni scorsi, nella sala Benedetto
XVI della Curia Arcivescovile di Cagliari, la riunione del Consiglio pastorale
diocesano, a 10 anni di distanza
dall'ultima convocazione. È un
istituto previsto dal Codice di diritto canonico.
Suo scopo è quello di esprimere
concretamente la natura gerarchico comunionale della Chiesa,
e di permettere quindi la partecipazione dei fedeli, che attraverso il proprio sacerdozio battesimale partecipano allo svolgimento e alla programmazione
della vita pastorale della Chiesa.
Venne creato in seguito alla rinnovata ecclesiologia di comunione espressa dal Concilio Vaticano II; infatti in due documenti conciliari, Christus Dominus (n. 27) e Ad Gentes (n. 30), si
Mons. Miglio con Mons. Puddu. Sotto: un momento dei lavori. (foto Matteo Venturelli)
chiese esplicitamente la creazione dello stesso. A differenza del
consiglio presbiterale, il Consiglio pastorale diocesano non è
obbligatorio. Spetta al vescovo la
decisione di costituire il Consiglio Pastorale Diocesano.
“Si tratta di un organo consultivo
dell'Arcivescovo nella Diocesi spiega monsignor Franco Puddu,
vicario episcopale per la pro-
LOURDES
22 – 26 AGOSTO
26 – 29 AGOSTO
29 AGOSTO – 2 SETTEMBRE
MEDJUGORJE
Voli diretti da Cagliari sull’aeroporto di Lourdes
21 - 26 GIUGNO
Voli diretti da Cagliari su Spalato
• UNICO RAPPRESENTANTE DEI PAOLINI IN SARDEGNA •
grammazione pastorale e per il
coordinamento degli uffici pastorali diocesani. Attraverso questo
strumento la Diocesi esprime una
fondamentale collaborazione, responsabilità, comunione, riguardo alle attività svolte, legate ai
contenuti, gli obbiettivi e i comportamenti. E' stato difficoltoso
andare ad individuare nelle varie
sedi i diversi membri, a dieci anni
di distanza dall'ultima convocazione – prosegue il vicario episcopale. Si è ritenuto fondamentale ci
fosse una rappresentanza equilibrata di laici provenienti dalle diverse foranie e almeno un presbitero da tutte le zone. Di fatto raccoglie 60 persone, delle quali 25
dal mondo religioso e 35 rappresentanti invece quello laico. Si è
cercato inoltre di non rendere il
gruppo troppo numeroso anche
per evitare tempi di lavoro troppo
estesi”. Il Consiglio costituisce un
TERRA
SANTA
16 – 23 OTTOBRE
Volo diretto da Cagliari
S. GIOVANNI
ROTONDO
25 – 28 GIUGNO
Per informazioni e prenotazioni:
CAGLIARI - V.LE S. AVENDRACE 181
TEL. 070.288978 - 070.280279
FAX 070.281784
E-mail: [email protected]
Sito internet : www.sardivetviaggi.it
ampio raggio di consultazioni
considerando le appartenenze
presenti e che lo costituiscono:
sacerdoti, religiosi, religiose, laici
provenienti da tutte le parti della
Diocesi e laici che vivono la loro
esperienza nell'ambito dei movimenti e delle associazioni. “E' uno
strumento molto utile al Vescovo
al fine di percepire le problematiche pastorali.
Il Consiglio pastorale diocesano
aiuta lo aiuta nella programmazione dei progetti pastorali – prosegue Monsignor Puddu. Considerando che Monsignor Miglio
ha tenuto tanto che sorgesse il
Consiglio dobbiamo immaginare che Lui lo utilizzerà in modo
molto ampio. Posso aggiungere
che uno dei suoi interessi, così
come lui stesso ha precisato al
termine della riunione, è quello
di coinvolgere il Consiglio Pastorale nel percorso e nell'itinerario
di preparazione al convegno nazionale di Firenze, che si svolgerà
a novembre 2015 e che verterà
sul tema In Gesù Cristo il nuovo
Umanesimo”. E' una realtà che si
presta al servizio del modello di
Chiesa missionaria proposto da
Papa Francesco. “ Le persone
provengono da tutto il territorio
della Diocesi quindi conoscono
le realtà in cui vivono. Questa è
una dimensione tipica della periferia – prosegue Monsignor
Puddu. Un altro punto che avvicina il lavoro del Consiglio al modello di Chiesa missionaria proposto dal Santo Padre - conclude
il vicario episcopale per la programmazione pastorale e per il
coordinamento degli uffici pastorali diocesano – è quel senso
di conduzione della vita della
Chiesa aperta alla democraticità,
che rappresenta tra l'altro un tema sottolineato dal Concilio Vaticano II e ripreso abbondantemente da papa Francesco”.
IL PORTICO
13
brevi
MEIC
Incontro di preghiera
per la Pentecoste
Martedì 10 alle 18 nella cappella
delle Pie Discepole, in via Einaudi a Cagliari, il Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale ha organizzato un incontro di preghiera per la Pentecoste, tenuto
da monsignor Mario Ledda, assistente ecclesiastico del Meic
diocesano.
DOMENICA 15 GIUGNO
“Avvenire Cagliari
Mese” è in edicola
Domenica 15 giugno, come
ogni terza del mese, è prevista
la pubblicazione di quattro pagine sul quotidiano Avvenire.
È una nuova esperienza comunicativa che la Diocesi di
Cagliari ha intrapreso per dotarsi di uno strumento che, congiuntamente al settimanale “Il
Portico”, contribuisce a riflette-
re più approfonditamente sui temi che stanno maggiormente a
cuore e per i quali vale la pena
utilizzare un ulteriore canale
comunicativo.
Le modalità di ricezione della
pubblicazione sono disponibili
sul sito www.chiesadicagliari.
DAL 18 AL 22 GIUGNO
Campo ragazzi
al Pozzo di Siclar
L’Opera Esercizi Spirituali di Cagliari ha organizzato dal 19 al
22 giugno al “Pozzo di Sichar”
un campo scuola per ragazze e
ragazzi delle scuole superiori.
Per informazioni e adesioni contattare Tiziana Casti al numero
3470946905 – e-mail: [email protected].
14
IL PORTICO DEI PAESI TUOI
IL PORTICO
brevi
11 E 12 GIUGNO
Convegno
per il clero diocesano
“Unti per il popolo”. È il tema scelto per il Convegno Diocesano del
clero in programma l’11 e il 12 giugno nei locali del Seminario Arcivescovile. Il programma prevede
mercoledì 11 giugno alle 9 l’accoglienza e la preghiera iniziale, a
cui seguirà la relazione “Luoghi e
momenti critici della pastorale diocesana a seguito delle “Indicazioni per il triennio” e degli “Orientamenti 2013/14”, a cura di monsignor Arrigo Miglio. Prima dell’intervallo le proposte per i lavori di
gruppo a cura degli Uffici pastorali. Nella seconda parte della mattinata la relazione di monsignor
Domenico Sigalini, segretario della Commissione episcopale per
le Migrazioni, della CEI, sul tema
“Panorama degli orientamenti pastorali della Chiesa italiana alla luce del Magistero pastorale di Papa Francesco e del sussidio “Invito a Firenze”. Al termine il dialogo in assemblea con monsignor
Miglio e monsignor Sigalini.
Giovedì 12 l’orario di inizio resta invariato, le 9, mentre i lavori prevedono la suddivisione per gruppi
con l’elaborazione di un testo sintesi per gruppi, con particolare attenzione alla preparazione pre e
post battesimale, agli ambiti degli
oratori, della pastorale giovanile, di
quella familiare e alla preparazione al matrimonio, alla religiosità e
alla pietà popolare. Al termine dei
lavori verranno letti in aula le sintesi
dei gruppi, e verranno avviati i riscontri con monsignor Sigalini,
per una traduzione delle proposte dei gruppi in un progetto e un
programma pastorale. Al termine
le conclusioni e le anticipazioni di
monsignor Miglio circa le direttive
pastorali per l’anno 2014/15, che
saranno oggetto dei lavori del
Convegno Pastorale Diocesano
in programma il prossimo mese di
settembre.
DOMENICA 8 GIUGNO 2014
Tradizioni. Sono molteplici le iniziative portate avanti nel campo della religiosità popolare.
Fede e cultura camminano insieme
nella ricca pietà popolare di Orroli
La ristrutturazione del
centro storico del paese
del Sarcidano
la realizzazione
di libri e documentari,
tra le iniziative
di promozione delle sagre
GIANNI PIRAS
anno, Orroli
festeggia le oltre venti
sagre e feste annuali,rimanendo così fedele alla sua ricca tradizione religiosa.
Per tal motivi, con ormai eminenti sagre dedicate a San Nicola di
Bari e Santa Caterina d’Alessandria, il Comune si veste a festa con
un bel progetto, ormai iniziato alla fine del mese di gennaio del corrente anno, e ormai alla conclusione, che prevede la ristrutturazione paesaggistica e architettonica del manto stradale e viario
del centro storico.
I lavori serviranno, non solo a valutare meglio il quartiere storico
orrolese, ma servirà a ristrutturare meglio il manto stradale ove,
durante il trascorrere delle eminenti sagre, servirà ad effettuare
un percorso di massima sicurezza
al passaggio dei fedeli, dei carri allegorici e dei simulacri accompagnati dai parrocchiani, obrieri e
C
OME OGNI
La parrocchiale di San Vincenzo Martire ad Orroli; in basso la chiesa di S. Caterina.
cavalieri in tutto il suo svolgimento.
Il parroco, don Sergio Pisano, ormai già vent’anni alla guida della
Parrocchiale intitolata a San Vincenzo Martire e Santa Anastasia,
punta sulla realizzazione di un
buon itinerario spirituale, valutando e facendo conoscere meglio
gli edifici ecclesiastici paesani, grazie ad un’accurata preparazione
pre-sagra, allo scopo di invogliare
più fedeli, turisti e amatori, a partecipare alle sagre stesse.
Questa grande collaborazione è
condivisa dagli abitanti stessi, i
quali, come ogni anno e non solo
durante il periodo Pasquale o Na-
i quali stanno lavorando attentamente per alcuni video documentaristici e libri sui temi ecclesiastici dedicati al paese di Orroli, con lo
scopo di far conoscer meglio il
grandevalore architettonico e la
ricca fede e devozione degli abitanti, le quali sono ormai sentite
da millenni.
“Con questi lavori documentaristici e con la realizzazione di alcuni libri dedicati al mio paese – afferma la regista fotografa Stefania
Anedda – vorremmo far conoscer
meglio il vero valore della nostra
fede, spiritualità e devozione, facendo conoscere principalmente il
vero valore spirituale che vive ancor oggi nel più profondo del nostro cuore, cercando di testimoniare anche la nostra fede in Gesù
Cristo.
talizio, si cimentano all’accurata
realizzazione degli addobbi interni della Parrocchiale e della chiesetta campestre dedicata a Santa
Caterina, all’allestimento dei carri allegorici e alla preparazione degli abiti folkloristici molto apprezzati da tutti gli appassionati delle
nostre tradizioni etnografiche.
Pertanto, per arricchire con più
spiritualità la vera fede religiosa,
la lode cristiana e la devozione
paesana, don Sergio segue attentamente l’accurato lavoro, iniziato
ormai dal mese di luglio del 2012
dai fotografi e registi Stefania
Anedda di Orroli e Romolino Piras di Cagliari,
Un’impresa sportiva:
Città di Sestu in serie A1
FAMIGLIE NUMEROSE
Il 15 giugno festa
a San Domenico
Domenica 15 giugno è in programma la festa delle Famiglie Numerose della Provincia di Cagliari,
nel chiostro di San Domenico a
Cagliari, a partire dalle 9 fino alle 18
circa. È stato predisposto un servizio di animazione. Il programma
prevede alle 9 l’accoglienza, dalle
10 alle 11 la prima parte dell’incontro dibattito sul tema “La bellezza di educare”, con gli interventi di Manuela Deidda e Ignazio De
Magistris. Alle 11 la Santa Messa
nella Chiesa di San Domenico.
Dalle 12 alle 13 la seconda parte
dell’incontro dibattito “La bellezza di educare” con gli interventi di
M. Stella Leone e Luigi Lissia. Alle
13 il pranzo al sacco. Nel pomeriggio alle 15 “Giochiamo in Famiglia”, alle 16 Eugenio e Gabriella
Lao i coordinatori regionali illustreranno le attività ANFN per il
2014, alle 17 spazio formativo a
cura dell’Associazione “Oltre la
porta”, con “Ti leggo una storia”
interviene Susanna Barsotti.
La squadra di calcio a 5 ha conquistato la massima serie.
L. P.
diventato realtà. La
Sardegna ha conquistato l'Olimpo del calcio a cinque grazie
all'impresa del Città di Sestu. Una
favola da raccontare per la compagine rossoblù, che nella finalissima di ritorno al PalaDante ha
schiacciato i laziali de La Cascina
Orte per 8 – 4, ribaltando il risultato della gara d'andata e trionfando in un palasport gremito all'inverosimile. Protagonisti dell'incontro il capitano Massimo Nurchi e Beto (autori di una tripletta),
Serpa con due reti. Non sono da
tralasciare, però, gli altri eroi del
quintetto guidato da Chicco Cocco:
dal portiere Zanatta sino a Heder, e
poi l'argentino Massa, i brasiliani
Rocha e Santana, Cau, Aquilina,
Pasculli, Melis, Bullita. “Davvero un
gruppo fantastico, di ragazzi eccezionali – ha sottolineato il trainer
isolano – Pronti a dare tutto in campo. Non abbiamo mai mollato, an-
I
L SOGNO È
che quando ad inizio gara sembrava tutto perduto. Le nostre armi
vincenti? L'aggressività e la tenacia”. E ancora: la fede cristiana radicata soprattutto nella pattuglia
dei brasiliani. Un risultato miracoloso ed inaspettato per una piccola realtà come quella di Sestu. “Verissimo – ha confermato il patron
del Città di Sestu, Francesco Agus –
Siamo partiti da matricola. L'imperativo era una salvezza tranquilla, senza patemi d'animo. Poi con il
passare delle giornate abbiamo capito che potevamo giocarci un traguardo importante come la promozione”. Per parecchie giornate
la compagine è stata ai vertici della classifica della A2, poi il rallentamento con il sorpasso decisivo
della New Team Gorizia: “Soprattutto nelle prime giornate del ritorno abbiamo pagato un po' di
stanchezza – ha aggiunto mister
Cocco – Non è stato facile. Senza
contare che abbiamo anche subito
l'infortunio di Santana, uno dei no-
stri pilastri”. La conquista del secondo posto sul rush finale, poi i
playoff da incorniciare. La svolta? “Il
derby vinto in semifinale contro il
Cagliari, con un secco 0 – 4 al PalaConi ed il successo a Sestu per 6 - 3.
Abbiamo avuto la consapevolezza
di centrare il traguardo”. Ecco, allora, la finalissima con l'Orte. “Ancora ho le immagini del palasport
straripante – ha evidenziato Agus Gol da incorniciare. Applausi, urla.
Se potessi girerei un film su questa
splendida cavalcata”. Un'impresa
pazzesca. Con il Città di Sestu che
riscrive la storia del futsal sardo.
“Roba da non crederci – ha rilevato
Cocco – C'era da ribaltare il 3 – 1
subito ad Orte, con una squadra
difficile da battere. Non ci siamo
mai scomposti neppure con lo
svantaggio. Siamo stati sempre sul
pezzo. Una squadra tosta e cattiva,
sotto tutti i punti di vista. Eppoi il
pubblico. Meraviglioso. Duemila
persone in delirio. Mai vista una
cosa del genere”. Così il prossimo
anno a Sestu approderanno i mostri sacri del calcio a cinque. “Ora ci
dovremo catapultare sulla programmazione della serie A – ha
concluso Agus – Ancora qualche
giorno di festa, poi inizieremo a
scrivere questo nuovo capitolo.
Niente voli pindarici. Tanto pragmatismo e pochi fronzoli. L'obiettivo sarà la salvezza. Andremo a
confrontarci con autentiche corazzate. Sestu e la Sardegna devono
tenersi stretto questo tesoro”.
DOMENICA 8 GIUGNO 2014
IL PORTICO DELLA CULTURA
Archivio Diocesano di Cagliari. Pubblicati sette volumi di inventari di diversi fondi.
La storia della Chiesa di Cagliari
attraverso i testi del suo archivio
ROBERTO PORRÀ*
N
UMEROSI
FREQUENTATORI
della sala – studio dell’Archivio Storico Diocesano
di Cagliari hanno da pochissimi giorni a disposizione nuovi e approfonditi strumenti di consultazione dell’antico e prezioso patrimonio documentario ivi custodito. Infatti sono stati appena stampati a cura della casa editrice Arkadia ben sette volumi di inventari di
diversi fondi. Si tratta complessivamente di 3424 pagine, in cui sono
descritte in modo dettagliato 9.967
unità archivistiche (volumi, registri
e fascicoli) per un arco cronologico
dal 1365 al 1987.
Basterebbero queste cifre per dare
un’idea della rilevanza del lavoro
compiuto e contestualmente di come sia difficile dar conto in modo
sintetico di questa impresa. In primo luogo va detto che i fondi inventariati sono i seguenti: il Governo dell’Archidiocesi, nel quale spiccano i volumi dei Diversorum, i registri del Commune e dell’Ordinarium, alcune serie della Contadoria
Generale, in parte già inventariata in
precedenza, il Clero diocesano e regolare, al suo interno segnatamente il Patrimonio ecclesiastico, il Tribunale ecclesiastico e il Tribunale
di appellazioni e gravami, oltre ad
altre serie che non cito per motivi
di brevità.
Nella sua prefazione, presente in
tutti i volumi, mons. Miglio sottolinea vivamente la rilevanza dell’Archivio Storico Diocesano nell’ambito dei beni culturali della Chiesa
cagliaritana: infatti esso conserva i
documenti più antichi della Sardegna, le famose Carte volgari. Quindi
rende merito alla Regione Autonoma della Sardegna per aver concesso il contributo che ha permesso la
realizzazione dell’ordinamento e
dell’inventariazione di una parte
consistente delle numerose carte
ancora in disordine presenti in tale
archivio. Nell’ambito dei risultati
conseguiti, mette in evidenza in particolare l’importanza della serie del
Patrimonio ecclesiastico “fonte di
fondamentale valore, che consente
di ricostruire la consistenza numerica e patrimoniale del clero diocesano nel corso degli ultimi quattro
secoli”. Non poteva mancare infine
da parte dell’arcivescovo il ringraziamento all’equipe che ha realizzato il lavoro, composta da Nicola
Settembre, Giuseppe Lisei e Andrea
Quarta, coordinata da mons. Tonino
Cabizzosu, direttore dell’Archivio.
Proprio mons. Cabizzosu ha voluto
che gli inventari fossero preceduti
da due saggi di storici dell’arte come
Aldo Pillittu e Alessandra Pasolini, i
quali hanno espresso il debito di riconoscenza che il progresso degli
studi in questo settore deve all’utilizzo delle fonti archivistiche conservate nell’Archivio Storico Diocesano.
La sala di consultazione dell’Archivio.
Ma appare chiaro che le informazioni ricavabili dai documenti inventariati possono essere preziose
in tutti i campi della storia della Sardegna, da quella politica – istituzionale a quella culturale nel senso
più ampio del termine, a quella sociale ed economica, in tutte le scale, regionale e inerente le singole
realtà locali.
In precedenza (2003) erano stati
editi l’inventario del fondo dei
Quinque Libri in tre tomi e poi altrettanti volumi, nel 2006 e nel 2009,
concernenti la serie Causa Pia nell’ambito del fondo Contadoria Generale.
Ho menzionato questi antecedenti per dimostrare la continuità dell’attività di ordinamento e inventariazione che ha caratterizzato la gestione dell’Archivio Storico Diocesano di Cagliari sotto la direzione
di mons. Cabizzosu. Un’attività paziente e tenace, spesso misconosciuta perché non presenta risultati immediati, anzi spesso necessita
di tempi medio – lunghi, in quanto
comporta anche una fase non breve di studio dell’istituzione ecclesiastica e delle vicende storiche in
cui si situano i documenti da inventariare, nonché delle vicissitudini dell’archivio: essa però rappresenta l’essenza della professione
dell’archivista.
Sul piano metodologico bisogna rimarcare inoltre come tale impegnativo lavoro è stato compiuto nell’ambito del progetto nazionale varato dalla CEI intitolato Anagrafe
degli Istituti Culturali Ecclesiastici,
che per quanto riguarda gli archivi
ha previsto l’utilizzo del software
CEI – Ar proprio per l’ordinamento
e l’inventariazione. Un software con
la possibilità di una schedatura
molto analitica di ogni singola unità
archivistica, opportunità ampiamente sfruttata nella situazione ca-
gliaritana a giovamento degli studiosi, i quali possono individuare
facilmente le fonti occorrenti per le
loro ricerche, anche grazie alla presenza negli inventari di utilissimi
indici onomastici e toponomastici,
in particolare per il Patrimonio ecclesiastico e per i fondi giudiziari.
Talvolta questa grande analiticità è
andata a scapito di una maggiore
riflessione in sede introduttiva sullo svolgersi concreto delle competenze del soggetto produttore in relazione alla sedimentazione originale delle carte e ad una enunciazione esplicita delle scelte operate
sul piano dell’ordinamento.
Ma sono rilievi che non inficiano il
grande valore di questa opera monumentale. Con la pubblicazione
di questi inventari, l’Archivio storico Diocesano di Cagliari migliora
ulteriormente la sua posizione, già
di rilievo, nell’ambito del panorama archivistico ecclesiastico e continua ad occupare un ruolo fondamentale nella realtà di tutti gli istituti
archivistici sardi, compresi gli Archivi di Stato, ponendosi all’avanguardia sul piano editoriale.
Bisogna però dire che nonostante
questo sforzo notevole, c’è ancora
molto da fare, cioè esistono numerosi documenti che attendono di
essere ordinati e inventariati: pertanto in conclusione esprimo l’auspicio che, come per il passato, questa impresa possa essere continuata. In tempi in cui non si parla d’altro che di recupero di identità e della cultura e della lingua sarda sarebbe uno dei modi migliori per investire le risorse destinate a questo
settore.
*Soprintendenza Archivistica
per la Sardegna
In onda su
Radio Kalaritana
Frequenze in FM: 95,000 - 97,500 - 99,900 - 102,200 - 104,000
Kalaritana ecclesia
Informazione ecclesiale diocesana
Dal lunedì al sabato 9.30 e 16.30
Radiogiornale regionale
Dal lunedì al venerdì 10.30 /
12.15
Zoom - Dentro la notizia
Dal lunedì al venerdì 11.30 /
17.30
L’udienza
La catechesi di Papa Francesco
Il giovedì alle 21.10 circa
Lampada ai miei passi (9 – 15
giugno)
Commento al Vangelo
quotidiano
a cura di Suor Rita Lai
Dal lunedì al venerdì 5.00 /
6.48 / 21.00
Sabato 5.00 / 6.48 / (21.00
Vangelo domenicale)
Domenica 5.00 / 7.30 / 21.00
Oggi è già domani
Nel cuore della notte con lo
sguardo verso il nuovo giorno
(A cura di don Giulio Madeddu)
Ogni giorno alle 00.01 circa
IL PORTICO
15
detto tra noi
L’omelia alla CEI
del cardinale Ouellet
di D. TORE RUGGIU
Nelle scorse settimane il Cardinale
Marc Ouellet, Prefetto delle Congregazione per i Vescovi, ha presieduto nella Basilica di San Pietro una
solenne celebrazione Eucaristica
con i vescovi d’Italia, tenendo una
splendida e profonda omelia. Il Cardinale ha affermato che: “l’Eucarestia che celebriamo è un atto di fede che conferisce alla vostra annuale assemblea un sigillo prettamente ecclesiale”. Commentando
la prima lettura tratta dagli Atti degli
Apostoli nella quale i dodici devono
affrontare il primo grave problema
del cristianesimo nascente e, cioè,
il rapporto della legge mosaica che
prescriveva l’obbligo della circoncisione, nei confronti della novità di
Cristo, il Cardinale Ouellet ha così
commentato: “senza entrare nel
merito della questione sollevata, vi
invito a riflettere su “come” si è cercato allora e “come” si deve cercare oggi di risolvere le controversie
che non mancano di sorgere nella
vita della chiesa. A prima vista potremmo pensare che la “politica del
dialogo” sia stata scelta allora e continui sino a noi ad essere la via della soluzione dei conflitti. Ma questa
sarebbe una visione superficiale e
quasi fuorviante perché la messa in
gioco va oltre la materialità dei litigi
coinvolti. Infatti – prosegue il porporato – non si tratta di convocare
un’Assemblea solo per dialogare
tra di noi, allo scopo di raggiungere
un compromesso di ordine politico
o organizzativo. Si tratta invece di
riunirsi per prendere più profondamente coscienza di che cosa siamo,
grazie all’ascolto comune della testimonianza dello Spirito che opera
in mezzo a noi e che si esprime attraverso la testimonianza dei fratelli”. È lo Spirito mandato e ricevuto
dal Signore per pascere le Sue pecore e che invita, “anzi obbliga ad
assumere quell’atteggiamento teologale che permette di cogliere più
adeguatamente il punto di vista altrui e quindi di discernere ciò che lo
Spirito sta dicendo alla Chiesa e
verso dove la sospinge. Altrimenti –
continua il porporato – l’Assemblea
non da il suo frutto, le posizioni rischiano di irrigidirsi, cedendo il passo alle divisioni e al gioco del cattivo spirito”. Il Cardinale, avviandosi
alla conclusione commenta il brano
Evangelico di Giovanni della vite e
dei tralci, dice: “l’Assemblea è, in
un certo senso, un esercizio di potatura, dal momento che per arrivare ad una decisone comune,
ognuno deve essere disposto all’accoglienza e alla condivisione,
anche a prezzo di qualche concessione e rinuncia affinché regni l’unità
e quindi sia assicurato un frutto
maggiore al lavoro comune”. Il Prefetto ricorda ai confratelli Vescovi
che l’indispensabile protagonista è
sempre Dio, che opera tramite il discernimento del Collegio Episcopale: “il Padre mio è l’agricoltore…”.
Il Cardinale conclude invitando tutti a lavorare insieme, nell’ascolto
comune del Signore e chiedendo
la grazia di: “non abbassare il livello spirituale della nostra Assemblea
ad un gioco di fazioni, di polarizzazioni e di politica”.
16
IL PORTICO DI PAPA FRANCESCO
IL PORTICO
Papa Francesco. Il discorso all’incontro dell’Olimpico con il Rinnovamento dello Spirito .
“Lasciatevi guidare dallo Spirito
per essere testimoni di Gesù”
l primo dono dello Spirito
Santo, qual è? Il dono di Sé
stesso, che è amore e ti fa innamorare di Gesù. E questo
amore cambia la vita. Per questo si dice “nascere di nuovo alla
vita nello Spirito”. Lo aveva detto
Gesù a Nicodemo. Avete ricevuto il grande dono della diversità
dei carismi, la diversità che porta all’armonia dello Spirito Santo, al servizio della Chiesa.
Quando penso a voi carismatici,
viene a me la stessa immagine
della Chiesa, ma in un modo
particolare: penso ad una grande orchestra, dove ogni strumento è diverso dall’altro e anche le voci sono diverse, ma tutti sono necessari per l’armonia
della musica. San Paolo ce lo dice, nel capitolo XII della Prima
Lettera ai Corinzi. Quindi, come
in un’orchestra, nessuno nel
Rinnovamento può pensare di
essere più importante o più
grande dell’altro, per favore! Perché quando qualcuno di voi si
crede più importante dell’altro o
più grande dell’altro, incomincia la peste! Nessuno può dire:
“Io sono il capo”. Voi, come tutta
la Chiesa, avete un solo capo, un
solo Signore: il Signore Gesù. […]
Il Rinnovamento Carismatico è
una grande forza al servizio dell’annuncio del Vangelo, nella
gioia dello Spirito Santo. Voi avete ricevuto lo Spirito Santo che vi
ha fatto scoprire l'amore di Dio
per tutti i suoi figli e l'amore per
la Parola. Nei primi tempi si diceva che voi carismatici porta-
I
vate sempre con voi una Bibbia,
il Nuovo Testamento... Lo fate
ancora oggi? [la folla:] Sì! Non ne
sono tanto sicuro! Se no, tornate
a questo primo amore, portare
sempre in tasca, nella borsa, la
Parola di Dio! E leggere un pezzetto. Sempre con la Parola di
Dio.
Voi, popolo di Dio, popolo del
Rinnovamento Carismatico, state attenti a non perdere la libertà
che lo Spirito Santo ci ha donato!
Il pericolo per il Rinnovamento,
come spesso dice il nostro caro
Padre Raniero Cantalamessa, è
quello dell'eccessiva organizza-
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zione: il pericolo dell’eccessiva
organizzazione.
Sì, avete bisogno di organizzazione, ma non perdete la grazia
di lasciare a Dio di essere Dio!
«Tuttavia non c'è maggior libertà
che quella di lasciarsi portare
dallo Spirito, rinunciando a calcolare e a controllare tutto, e permettere che Egli ci illumini, ci
guidi, ci orienti, ci spinga dove
Lui desidera. Egli sa bene ciò di
cui c'è bisogno in ogni epoca e in
ogni momento. Questo si chiama essere misteriosamente fecondi!» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 280).
Un altro pericolo è quello di diventare “controllori” della grazia di Dio. Tante volte, i responsabili (a me piace di più il nome
“servitori”) di qualche gruppo o
qualche comunità diventano,
forse senza volerlo, amministratori della grazia, decidendo chi
può ricevere la preghiera di effusione o il battesimo nello Spirito e chi invece non può. Se alcuni fanno così, vi prego di non
farlo più, non farlo più! Voi siete
dispensatori della grazia di Dio,
non controllori! Non fate da dogana allo Spirito Santo!
Nei Documenti di Malines, voi
avete una guida, un percorso sicuro per non sbagliare strada. Il
primo documento è: Orientamento teologico e pastorale. Il
secondo è: Rinnovamento Carismatico ed ecumenismo, scritto
dallo stesso Cardinale Suenens,
grande protagonista del Concilio
Vaticano II. Il terzo è: Rinnovamento Carismatico e servizio all'uomo, scritto dal Card. Suenens e dal Vescovo Helder Camara.
Questo è il vostro percorso:
evangelizzazione, ecumenismo
spirituale, cura dei poveri e dei
bisognosi e accoglienza degli
emarginati. E tutto questo sulla
base della adorazione! Il fondamento del rinnovamento è adorare Dio!
Mi hanno chiesto di dire al Rinnovamento cosa si aspetta il Papa da voi.
La prima cosa è la conversione
all'amore di Gesù che cambia la
vita e fa del cristiano un testimone dell'Amore di Dio. La
Chiesa si aspetta questa testimonianza di vita cristiana e lo
Spirito Santo ci aiuta a vivere la
coerenza del Vangelo per la nostra santità.
Aspetto da voi che condividiate
con tutti, nella Chiesa, la grazia
del Battesimo nello Spirito Santo (espressione che si legge negli
Atti degli Apostoli).
Aspetto da voi un’evangelizzazione con la Parola di Dio che
annuncia che Gesù è vivo e ama
tutti gli uomini.
Che diate una testimonianza di
ecumenismo spirituale con tutti quei fratelli e sorelle di altre
Chiese e comunità cristiane che
credono in Gesù come Signore e
Salvatore.
Che rimaniate uniti nell'amore
che il Signore Gesù chiede a noi
per tutti gli uomini, e nella preghiera allo Spirito Santo per arrivare a questa unità, necessaria
per l'evangelizzazione nel nome
di Gesù. Ricordate che “il Rinnovamento Carismatico è per
sua stessa natura ecumenico...
Il Rinnovamento Cattolico si rallegra di quello che lo Spirito Santo realizza nelle altre Chiese” (1
Malines 5,3).
Avvicinatevi ai poveri, ai bisognosi, per toccare nella loro carne la carne ferita di Gesù. Avvicinatevi, per favore!
Cercate l'unità nel Rinnovamento, perché l'unità viene dallo Spirito Santo e nasce dall'unità della Trinità. La divisione,
da chi viene? Dal demonio! La
divisione viene dal demonio.
Fuggite dalle lotte interne, per
favore! Fra voi non ce ne siano!
[…]
Fratelli e sorelle, ricordate: adorate Dio il Signore: questo è il
fondamento! Adorare Dio. Cercate la santità nella nuova vita
dello Spirito Santo. Siate dispensatori della grazia di Dio.
Evitate il pericolo dell'eccessiva
organizzazione.
Uscite nelle strade a evangelizzare, annunciando il Vangelo. Ricordate che la Chiesa è nata “in
uscita”, quella mattina di Pentecoste. Avvicinatevi ai poveri e
toccate nella loro carne la carne
ferita di Gesù. Lasciatevi guidare dallo Spirito Santo, con quella libertà; e per favore, non ingabbiate lo Spirito Santo! Con libertà!
Cercate l'unità del Rinnovamento, unità che viene dalla Trinità! (1 giugno 2014)
DOMENICA 8 GIUGNO 2014
curiosità
SETTIMANALE DIOCESANO
DI CAGLIARI
Registrazione Tribunale Cagliari
n. 13 del 13 aprile 2004
Direttore responsabile
Roberto Piredda
Editore
Associazione culturale “Il Portico”
via Mons. Cogoni, 9 Cagliari
Segreteria e Ufficio abbonamenti
Natalina Abis- Tel. 070/5511462
Segreteria telefonica attiva 24h- su 24h
e-mail: [email protected]
Fotografie
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Amministrazione
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Stampa
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Redazione:
Francesco Aresu, Federica Bande, Roberto
Comparetti, Maria Chiara Cugusi, Fabio
Figus.
Hanno collaborato a questo numero:
Tore Ruggiu, Andrea Busia, Valeria Usala,
Maria Grazia Pau, Fadi Sotgiu Rahi, Luciano Pirroni, Giada Melis, Marta Fais, Laura
Cabras, Alessio Faedda, Maria Luisa Secchi,
Gianni Piras, Roberto Porrà..
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Il Portico del 08/06/2014