DELLA 9 CON I CRISTIANI DI MOSUL C ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ANNO XXXV 6 MARZO 2010 E 1,20 i resta poco da fare, se non innalzare la nostra preghiera e far sentire la nostra solidarietà nel modo che si addice ad un giornale: dando la notizia e mettendola in prima pagina. Benedetto XVI ha tenuto alta la sua voce in Piazza San Pietro, nel primo Angelus dopo gli esercizi spirituali quaresimali, esprimendo la sua «profonda tristezza per le tragiche notizie» sulle uccisioni dei cristiani a Mosul, in Iraq, e la sua «viva preoccupazione» per «gli altri episodi di violenza, perpetrati nella martoriata terra irachena ai danni di persone inermi di diversa appartenenza religiosa». Episodi denunciati anche dal vescovo di Mosul, che si dice preoccupato per le tantissime famiglie che hanno abbandonato la città, una «via Crucis che non finisce mai», ha detto mons. Emile Shimoun Nona: «In passato dicevamo ai cristiani di rimanere chiusi in casa ma ora arrivano ad attaccare perfino nelle abitazioni private». C’è un chiaro progetto politico che intende ripulire Mosul dalla presenza dei cristiani: lo denuncia chiaramente mons. Louis Sako, arcivescovo di Kirkuk. Il Papa, terminati gli esercizi spirituali, ricorda di aver pregato «spesso per tutte le vittime di quegli attentati ed oggi desidero unirmi spiritualmente alla preghiera per la pace e per il ripristino della sicurezza, promossa dal Consiglio dei vescovi di Ninive. Sono affettuosamente vicino alle comunità cristiane dell’intero Paese. Non stancatevi di essere fermento di bene per la patria a cui, da secoli, appartenete a pieno titolo». Sono parole forti, pronunciate a ridosso di un importante appuntamento che interessa tutta quanta la popolazione irachena: domenica 7 marzo si vota, e la preoccupazione dei vescovi è che la scadenza elettorale possa portare ad una escalation maggiore delle violenze. Benedetto XVI si è appellato «alle Autorità civili, perché compiano ogni sforzo per ridare sicurezza alla popolazione e, in particolare, alle minoranze religiose più vulnerabili. Mi auguro che non si ceda alla tentazione di far prevalere gli interessi temporanei e di parte sull’incolumità e sui diritti fondamentali di ogni cittadino». Si ripete - lo abbiamo già denunciato all’inizio dell’anno da questa stessa prima pagina - il silenzio dei media e la tiepida reazione degli organismi internazionali, ogni volta che ad essere perseguitati sono i cristiani. Proprio quei fedeli cristiani che a Mosul hanno trovato il coraggio di aderire in massa ad una marcia condotta tra diverse città e villaggi cristiani del territorio circostante, anche per ricordare mons. Paulos Faraj Raho, l’arcivescovo di Mosul rapito il 29 febbraio 2008 e ritrovato morto dopo due settimane. Sentiamoci anche noi vicini ai nostri fratelli di fede. don AGOSTINO CLERICI DIOCESI DI COMO PERIODICO SETTIMANALE - POSTE ITALIANE S.P.A. SPED. IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV. IN L. 27/02/2004 N° 46) ART. 1, COMMA 1, DCB COMO Solidarietà per il Cile DOPO IL VIOLENTO TERREMOTO - A PAGINA 4 PRIMO PIANO IL «SEME» DELLA CARITAS DI COMO A BUENOS AIRES A PAGINA 3 VISITA PASTORALE LE COMUNITÀ DI ALBIOLO, RONAGO, UGGIATE TREVANO ALLE PAGINE 8,9,10 COMO E IL MURO È ANDATO GIÙ A PAGINA 20 VALLI VARESINE PERCORSO FORMATIVO CON L’AIMC A PAGINA 28 SONDRIO IL VANGELO SECONDO GIOTTO IN CITTÀ A PAGINA 29 SANTA TERESA LA «PEREGRINATIO» DELLE RELIQUIE DELLA SANTA ALLE PAGINE 30 E 31 COMO I 50 ANNI DI KALONGO o scorso mese di gennaio una delegazione, guidata da padre Egidio Tocalli, con cinque nipoti di padre Giuseppe Ambrosoli, si è recata a Kalongo per commemorare il 50.esimo dell’ospedale e della scuola di ostetricia. Un’esperienza di grande intensità. L LIBRETTO PER LA BENEDIZIONE DELLE FAMIGLIE Benedizione delle famiglie 2010 Costruisci, o Dio, la nostra casa! ALLE PAGINE 18 E 19 SCUOLE CATTOLICHE IL COLLEGIO SANTA CHIARA A PAGINA 22 1 Prenotazioni: 031-263533 P A G I N A 2 RIFLESSIONI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010 PER DARE UN SENSO ALLA VITA LA SAGGEZZA DELLE FIABE NOVITÀ IN LIBRERIA PREGHIERE E INNI L e fiabe sono depositarie di una saggezza che il nostro tempo tecnologico e moralista rischia di dimenticare. Esse interpellano il sentimento, l’immaginazione, la fantasia, ci mettono cioè in contatto con quell’altra parte di noi che tendiamo normalmente a non ascoltare, e che dal profondo ci invita a non disperare, a non disprezzare il nostro destino, a non rinunciare mai ai nostri sogni. Attraverso un linguaggio simbolico parlano con immediatezza ai piccoli, ma anche al bambino che abita in ogni adulto. Raccontano dell’eterno conflitto quotidiano che ognuno di noi incontra nel divenire se stesso. Ci aiutano ad assimilare più a fondo MASSIMO DIANA, quei significati universali indispenLa saggezza delle sabili per dare un senso alla vita, e fiabe, Paoline, per l’affermarsi nel vivere della giopagine 132, ia, della speranza, della pace. euro 12,50 A partire da tali considerazioni, questo saggio propone la lettura e l’interpretazione di cinque fiabe, quattro di famosi autori europei (L’acqua della vita, La serpe bianca, I musicanti di Brema dei fratelli Grimm e Il gatto con gli stivali di Perrault) e una africana (Kirikù e la strega Karabà): la penna è del filosofo Massimo Diana, autore di diverse pubblicazioni sulla necessità di un incontro fecondo tra religione, psicologia del profondo e filosofia per aiutare efficacemente l’uomo contemporaneo a “costruirsi in umanità”. Il tema trasversale delle fiabe è la saggezza, che nasce dall’esperienza di una vita vissuta, ma scaturisce - se le si lascia spazio dalla profondità del nostro essere fatto di anima e di corpo, di razionalità e di istinto, di intelligenza e di fantasia. L’acqua della vita mostra che la vera saggezza consiste nel guadagnare la “fonte della vita”, cioè il senso del vivere. La serpe bianca ci dice che la crescita non è esclusivamente un processo biologico, ma anche e soprattutto qualità dell’anima. Il gatto con gli stivali, poi, insegna ad avere fiducia: questa dimensione dell’esistenza è fondamentale per accedere alla maturità. La quarta fiaba esaminata dall’autore, Kirikù e la strega Karabà, è un monito a saper vedere con il cuore, oltre che con gli occhi, per entrare nel mistero del dolore e del male. E infine la vicenda de I musicanti di Brema indica che è saggezza invecchiare senza mai rinunciare ai propri sogni: gioveremo a noi stessi e diventeremo strumenti a favore della vita. Un percorso certamente interessante, questo saggio di Massimo Diana, con il pregio di uno stile piano che lo rende usufruibile da parte di un vasto pubblico, con particolare attenzione a insegnanti, educatori, animatori. ELENA CLERICI Ecco due testi preziosi - pur diversi tra loro per chi vuole attingere alla ricchezza dei padri della Chiesa per nutrire la propria spiritualità, soprattutto in questo tempo quaresimale. Dapprima, una agile antologia di testi tratti dalle Confessioni di Sant’Agostino. Uomo di Dio che sa parlare come nessun altro al cuore dell’uomo, Agostino ha disegnato con la sua vita e la sua opera uno straordinario cammino di ricerca del divino nel quale ciascuno di noi può riconoscersi. Di questa tensione mistica egli stesso ci lascia numerose tracce soprattutto ne Le Confessioni e in molte altre opere. Proprio attingendo alla sua opera più celebre, Eugenio Cavallari ha raccolto le preghiere agostiniane raggruppandole in cinque momenti - Il grido dell’anima; Verso l’approdo; Con Cristo; Nel cuore di Dio; Per sempre - e precedendole con ampie introduzioni. Un invito appassionato all’uomo di oggi, preso, spesso, dal vortice dell’attivismo, a conquistare uno spazio di silenzio e di contemplazione. AGOSTINO, Ti vidi infinito, ma diversamente. Preghiere dalle Confessioni, a cura di Eugenio Cavallari, Città Nuova, pagine 120, euro 9,00. Quest’altro autore è forse meno noto al grande pubblico eppure gli studiosi riconoscono Prudenzio come il più grande poeta latino dell’antichità cristiana per la ricchezza, varietà e qualità della sua produzione. Il volume della bella collana di “Testi patristici” (che è ormai entrata nel suo terzo... centenario!) pubblica il Cathemerinon e il Peristephanon, i suoi capolavori poetici. “Con i miei inni ho celebrato giorno e notte il Signore”: questo dichiara Prudenzio nell’introduzione al Cathemerinon liber, che letteralmente significa “libro quotidiano”, cioè raccolta degli inni con cui consacrare i momenti più significativi della giornata. Il Peristephanon liber, ovvero Libro sulle corone, si compone di quattordici inni poetico-religiosi che intendono esaltare i meriti e le virtù degli eroi della militanza e della santità cristiana. PRUDENZIO, Gli inni quotidiani. Le corone dei martiri, a cura di Mario Spinelli, Città Nuova, pagine 340, euro 32,00. Infine, ecco un volume veramente interessante, uscito prima di Natale (e dedicato a sondare proprio il mistero dell’Incarnazione) ma presentato a Roma nei giorni scorsi presso l’Istituto patristico Augustinianum. Si tratta di un pellegrinaggio ideale seguendo le orme dei primi grandi cronachisti, santi, vescovi, ma anche un invito a seguire le orme del Salvatore nei luoghi dove Egli, i suoi genitori terreni ed i genitori della Vergine, il Battista e gli Apostoli, vissero le vicende meravigliose del Dio fattosi uomo. Un pellegrinaggio in cui fede e storia si confermano a vicenda, ravvivando il ricordo, rafforzando il legame tra quei luoghi, quei tempi e la nostra continua ricerca di Lui in noi. NICOLA BUX, Gesù il Salvatore. Luoghi e tempi della sua venuta nella storia, Cantagalli, pagine 142, euro 18,00. TERZA DOMENICA DI QUARESIMA - ANNO C GESÙ, VIGNAIOLO PREMUROSO Parola FRA noi ES 3,1-8.13-15 SAL 102 1COR 10,1-6.10-12 LC 13,1-9 Quaresima è accettare che noi siamo il fico pieno di foglie... di ANGELO SCEPPACERCA TERZA SETTIMANA del Salterio I a cura di AGOSTINO CLERICI l massacro dei galilei ad opera di Pilato, le vittime per il crollo della torre Sìloe. Pare cronaca nera e tragedie dei nostri giorni. Afghanistan, terrorismo, terremoti e alluvioni. Mancava la maledizione sul fico sterile. Eppure non finisce così. L’ultima parola è una proroga, una dose di fiducia rinnovata. Il vignaiolo che insiste con le sue premure, che cura e sostiene, che attende fiducioso, è lo stesso Gesù, l’albero buono, la vite carica di grappoli, la spiga gonfia di grano. Dio ha sempre fatto così. A far grandi uomini come Mosé è la chiamata, prima e più della loro risposta. Dio mette (prima lettura) la sorte della liberazione di Israele nelle mani di Mosè: tocca a lui vincere la tremenda oppressione sotto il tallone del Faraone. Dio gli rivela persino il proprio nome, inaudito: “Io sono Colui che è”, l’unico che esiste, che vive e dà la vita. L’unico salvatore. Da quel momento ogni politeismo sarà inaccettabile e rifiutato (ne sanno qualcosa anche i Romani che mai piegarono quel popolo), ma anche ogni altra idolatria (di potere, di cose o persone). Mai sulla fedeltà di Dio. I dubbi semmai sono sulle scelte del popolo, sempre bisognoso di conversione e di ripresentarsi al cospetto del Dio dei padri. Gesù usa lo stesso linguaggio, forte da sembrare minaccia, in realtà rigoroso per evitare attenuanti e furbe giustificazioni. Gesù dice che la disgrazia non è figlia della colpa, ma è simbolo di cosa accade fuori dall’abbraccio del Padre, quando la pecorella si smarrisce fra rovi e dirupi. È saggio considerare le prove come ammonimenti e inviti a cambiare pensieri e modi di fare. Il peggio che può accadere non è il crollo di una casa, ma quello della vita oltre la vita, l’inferno eterno, tanto per esser chiari. In quaranta passi di tempo può accadere di tutto, se si prendono sul serio: dal diluvio all’arcobaleno, dalla schiavitù alla terra della promessa (attraversando un deserto che non finiva più), dalla seduzione del potere alla libertà del servizio. Quaresima è accettare che il vignaiolo premuroso è Gesù e che noi siamo il fico pieno di foglie e nudo di frutti. Nei confronti di Dio e verso gli altri, prossimi in ogni caso. Ma per grazia di Dio, anche stavolta abbiamo ancora un po’ di tempo. Anche quest’anno son tornati questi giorni di Quaresima. E non tocca tutta a noi la strada da fare per tornare a casa. Il padre è già sulla via e ci sta venendo incontro. DIO OGGI Il convegno internazionale “Dio oggi: con Lui o senza di Lui cambia tutto” promosso dal Comitato per il progetto culturale della CEI ha avuto il grande merito di riportare la discussione su un argomento centrale per la nostra epoca. In questo volume (Cantagalli, pagine 240, euro 15,50) sono raccolti gli interventi più significativi che hanno animato le giornate del convegno svoltosi a Roma tra il 10 e il 12 dicembre 2009, facendone un evento culturale senza precedenti. Nelle quattro sessioni plenarie, personalità del mondo laico e cattolico si sono confrontate davanti a un pubblico eterogeneo, attento e numeroso, su “Dio della fede e della filosofia”, Dio della cultura e della bellezza”, “Dio e le religioni” e “Dio e le scienze” dando vita a un dibattito la cui ricchezza e profondità è destinata a lasciare un segno nella cultura del nostro Paese. Oltre al messaggio inaugurale di Benedetto XVI, il volume presenta le relazioni di Angelo Bagnasco, Andrea Riccardi, Camillo Ruini, Robert Spaemann, Lorenzo Ornaghi, Angelo Scola, Roger Scruton, Gianfranco Ravasi, Antonio Paolucci, Francesco Botturi, Remì Brague, Massimo Cacciari, Ugo Amaldi, George Coyne, Martin Nowak, Peter van Inwagen e Rino Fisichella. VERSO L’OSTENSIONE DELLA SINDONE TESTIMONE DI UNA PRESENZA Il corpo misteriosamente impresso nella Sindone è quello di Cristo? Una risposta, fra storia e scienza, a un quesito che non può lasciare indifferenti, perché la Sindone è testimonianza di una presenza. Un lenzuolo inEMANUELA giallito attira migliaia di perMARINELLI, La sone a Torino nelle rare occasioSindone. Testimone ni in cui viene esposto. Uno straccio sporco, l’ha definito di una presenza, qualcuno con disprezzo. Un falSan Paolo, pagine so realizzato con perfida arte per 230, euro 15,00 ingannare sprovveduti fedeli e lucrare sulla loro ingenuità. Questa stoffa, lacera e bruciacchiata, più di vent’anni fa è stata datata con il metodo del radiocarbonio. Il verdetto fu impietoso: la Sindone risale al Medioevo. Altre analisi, però, hanno fornito risultati che vanno in tutt’altra direzione e provano che il telo può essere il sudario funebre di un crocifisso del primo secolo. La datazione stessa è stata messa in discussione con validi motivi. E l’impronta umana visibile sul telo resiste a qualsiasi spiegazione naturale. Emanuela Marinelli - autrice di questo saggio - è laureata in Scienze Naturali e in Scienze Geologiche. Si interessa della Sindone dal 1977; su questo tema ha scritto vari libri. È stata la coordinatrice del Comitato Organizzatore del Congresso Mondiale Sindone 2000 (Orvieto, 27-29 agosto 2000). È stata fra i promotori del movimento Collegamento pro Sindone (www.sindone.info) dalla sua fondazione (1985). P A G I N A 3 CHIESA PRIMOPIANO IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010 BUENOS AIRES L’ESPERIENZA DEL CENTRO “DANIEL DE LA SIERRA” NATO CON IL SOSTEGNO DI CARITAS COMO PICCOLI SEGNI DI SPERANZA TRA VIOLENZA, POVERTÀ E MINACCE C ontinua a sorseggiare il “mate”, la tipica bevanda argentina, padre Pepe mentre racconta la vita di Villa 21 uno dei quartieri più poveri e difficili di Buenos Aires. Lo incontriamo nella parrocchia di Solzago, ospite di don Umberto Gosparini, durante una delle tappe del suo viaggio nella diocesi di Como. L’occasione per tornare a trovare gli amici conosciuti in questi anni, grazie al sostegno che la Caritas diocesana ha offerto per la nascita, proprio nella Villa 21, del centro giovanile “Daniel de La Sierra” nella parrocchia di Nuestra Senora de Cacupé di cui José Maria Pepe Di Paola, per tutti semplicemente Padre Pepe, è il parroco. Una struttura, nata nel 2003 grazie alle offerte di decine di parrocchie comasche, che in questi anni è cresciuta notevolmente: partito con quattro corsi professionali, il centro è oggi una realtà da cui transitano, nei 25 corsi attivi, quattrocento giovani ogni semestre. Una scuola riconosciuta dal Ministero della pubblica istruzione argentino che mette a disposizione i pro- Nato nel 2003 il centro Daniel de La Sierra è divenuto un punto di riferimento per centinaia di giovani che vivono a Villa 21, una delle favelas più povere di Buenos Aires. Qui padre Pepe, i suoi confratelli e tanti volontari lavorano per strappare i giovani alla droga, nonostanre le minacce dei narcotrafficanti pagina a cura di MICHELE LUPPI Il centro Daniel de La Sierra pri docenti. Attorno al centro e più in generale alla parrocchia ruotano una serie di attività ricreative e formative rivolte a bambini e giovani: mense per i poveri, gruppi sportivi e scout, corsi di formazione professionale e catechismo. Il tutto costruito attorno ad una filosofia tanto semplice nella teoria quanto difficile nella pratica: un giovane impegnato nel lavoro, nello studio o in attività ricreative, A DISTANZA DI ANNI L’AMICIZIA CONTINUA ono tanti gli amici che padre Pepe ha incontrato nei pochi giorni trascorsi nella diocesi di Como a cavallo tra febbraio e marzo. L’occasione per rincontrare persone conosciute in questi anni grazie al legame che la Caritas di Como ha instaurato con il centro Daniel De La Sierra. “Gli incontri di questi giorni – ha raccontato padre Pepe - sono la dimostrazione di come il legame nato tra la nostra parrocchia e la diocesi di Como vada al di là del sostegno materiale dato per la nascita del Centro e testimoniano una vicinanza umana e spirituale profonda, di cui non posso che ringraziare ed essere felice”. In questi anni sono circa una decina i volontari comaschi, in prevalenza giovani, che hanno vissuto un’esperienza di alcuni mesi nella parrocchia di Nuestra Sinora de Cacupé a Buenos Aires. Una realtà non facile per cui non sono mai stati organizzati viaggi di gruppo, dando però l’opportunità a singoli o piccoli gruppi S Nonostante la fine del sostegno materiale rimane forte il legame di amicizia e vicinanza tra la diocesi di Como e la parrocchia di Nuestra Sinora de Cacupé (non più di due o tre) di partire. “Il nostro impegno finanziario– ci spiega Roberto Bernasconi, direttore della Caritas di Como - è finito con l’’inaugurazione del Centro. Questo risponde ad una precisa scelta della Caritas che preferisce sostenere, in maniere anche consistente, come nel caso di Buenos Aires, la nascita di strutture e attività, per poi lasciare che siano le singole realtà a camminare con le proprie gambe. Questo non significa però la fine dei nostri rapporti con il Centro Daniel de La Sierra a cui saremo sempre legati. Non solo per l’amicizia nata in questi anni ma anche per la continua presenza di nostri giovani all’interno del centro”. ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ padre Pepe intervistato alla TV argentina dopo le minacce subite è un giovane che rimane alla larga dalla violenza e dalla droga. Il vero dramma per i quartieri poveri di Buenos Aires: una megalopoli da 13 milioni di abitanti di cui 300 mila vivono nei Villas. Perché come ammette lo stesso, padre Pepe, tra un sorso di mate e l’altro: “La nostra sfida è quella di arrivare prima degli spacciatori”. Una lotta sempre più difficile perché la droga è oggi sempre più diffusa a Villa 21, un quartiere di 45 mila gli abitanti, in prevalenza stranieri provenienti dal vicino Paraguay, dalla Bolivia, dal Perù e dalle province povere dell’Argentina. Persone che emigrano in cerca di migliori condizioni di vita, finendo per ammassarsi nelle aree più povere della città. E’ in questo contesto di emarginazione e degrado che negli ultimi anni si è fatta strada una nuova droga tanto facile da procurarsi quanto devastante nei suoi effetti. “La chiamano el paco – racconta don Pepe - ed è ricavata dagli scarti della lavorazione della cocaina. Una sostanta che costa molto poco e i cui effetti si esauriscono in fretta, ma dando immediatamente dipendenza, spinge i giovani a volerne subito dell’altra. Una droga che brucia il cervello creando, anche in poco tempo, danni irreparabili. Ci troviamo così con giovani che in pochi mesi finiscono per bruciarsi il cervello”. Quello di padre Pepe e dei suoi collaboratori contro la droga è una lotta giocata quotidianamente nel tentativo di salvare questi giovani, la cui età continua ad abbassarsi. “Il problema della droga – racconta – come quello della violenza e della bande è un problema relativamente recente. La stessa Villa è nata negli ultimi trenta o quarant’anni con la forte emigrazione dai Paesi vicini. Una realtà cresciuta con l’uscita dalla pesante crisi che ha colpito l’Argentina nel 2001: diversamente da quanto si potrebbe pensare, infatti, la Villa cresce quando l’economia va bene, perché la gente viene attirata dalle possibilità di lavoro. Oggi, però il lavoro è poco e spesso irregolare o legato all’economia informale. Ma ci siamo accorti che con un’adeguata formazione le opportunità per un giovane di trovare lavoro aumentano notevolmente”. Per questo l’attività del Centro Daniela de La Sierra e delle altre attività della parrocchia diventa importante. Da alcuni anni è nato un vero e proprio percorso di recupero per i giovani schiavi del “paco”. “Attraverso alcuni gruppi – spiega padre Pepe – cerchiamo di avvicinare e instaurare un rapporto con questi giovani. Iniziamo a farli venire in parrocchia per incontri ed attività. Quando i ragazzi dimostrano di voler uscire dalla droga, proponiamo un periodo di lavoro e disintossicazione in una fattoria che abbiamo aperto a 50 km dalla capitale. Qui, seguiti da psicologi, medici e da un sacerdote, i giovani possono lavorare a contatto con la natura per alcuni mesi, per poi tornare nella Villa. Quello del rinserimento diventa, però, il percorso più difficile”. In questi anni nel centro di recupero “Casa di Cristo”, aperto nella parrocchia, sono stati accolti oltre duecento giovani, molti dei quali sono usciti dalla droga. Questi risultati hanno spinto padre Pepe, con il sostegno della diocesi di Buenos Aires, a estendere il progetto a tutte le Villas della città. Per questo è già stato identificato un grande latifondo nella campagna argentina che potrebbe diventare la nuova fattoria. Nel suo viaggio in Italia il sacerdote ha incontrato i responsabili di alcune associazioni che si sono offerti di sostenere questo progetto. “Speriamo di poter partire già il prossimo anno”, racconta con il suo viso trasparente e pulito che non si scompone nemmeno quando gli chiediamo delle minacce di morte ricevute alcuni mesi fa dai narcos. “Vattene da qui perché quando non sarai più in tv e sui giornali ti am- mazzeranno”, gli ha detto un uomo, “distinto e mai visto prima”, una sera di aprile mentre tornava in parrocchia. La colpa di padre Pepe e dei suoi collaboratori non era solo quella di impegnarsi per il recupero dei giovani ma di denunciare la negligenza dello Stato nella lotta al narcotraffico. Nella primavera dello scorso anno i tre sacerdoti della parrocchia insieme ai circa 400 volontari che lavorano nella varie attività hanno firmato un appello intitolato “la droga nella Villas è di fatto depenalizzata”. Un attacco che non è piaciuto a quanti lucrano su questo business. I sacerdoti e i volontari di Villa 21, incassata la solidarietà del cardinale di Buenos Aires, dell’intera diocesi, ma soprattutto degli abitanti del quartiere vanno avanti. “Il nostro compito di sacerdoti – conclude Padre Pepe – è quello di accompagnare il cammino di fede di questa gente. Una religiosità popolare molto forte e autentica. Evangelizzazione e promozione umana restano i punti cardine del nostro ministero. E poi volgiamo lavorare perché la Villas possa integrarsi con la città, fermando quel processo di emarginazione che è tutt’ora in corso”. Guarda al futuro padre Pepe e al lavoro che l’attende, cullando in cuor suo i piccoli segni di speranza nati in questi anni. “E’ bello vedere come dei dodici insegnanti del Centro Daniel de la Sierra, due siano giovani nati e cresciuti nella Villas. Giovani che ce l’hanno fatta”. Il mate è finito, padre Pepe ci saluta non prima di aver ricordato e ringraziato ancora una volta i tanti amici che lascia a Como. Lo salutiamo. Arrivederci padre Pepe e buona fortuna. La festa per l’inaugurazione del centro SOCIETÀ P A G I N A 4 INTERNIESTERI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010 COLPITO DA UN VIOLENTO TERREMOTO Solidarietà per il Cile I l pensiero del Papa è corso domenica anche “al Cile e alle popolazioni colpite dal terremoto, che ha causato numerose perdite in vite umane e ingenti danni” (il bilancio provvisorio nel pomeriggio di martedì 2 marzo era fermo a 723 vittime accertate). “Prego per le vittime – ha affermato e sono spiritualmente vicino alle persone provate da così grave calamità; per esse imploro da Dio sollievo nella sofferenza e coraggio in queste avversità. Sono sicuro che non verrà a mancare la solidarietà di tanti, in particolare delle organizzazioni ecclesiali”. Caritas italiana ha donato oggi 100.000 euro per i bisogni immediati delle popolazioni colpite dal terremoto in Cile. “Il ripetersi delle scosse purtroppo non facilita l’organizzazione degli aiuti”, rileva in una nota. Intanto una missione internazionale Caritas è giunta in Cile a sostegno della Chiesa locale, che si è attivata immediatamente affidando a Caritas Cile la raccolta di fondi e distribuendo aiuti attraverso le parrocchie e altri centri nelle 23 diocesi e nelle altre 4 giurisdizioni ecclesiastiche del Paese. Oltre ad alimenti non deperibili, in queste ore si stanno distribuendo anche acqua potabile e tende. Sono mobilitate tutte le parrocchie della capitale, quelle dell’arcidiocesi di Concepcion e molte altre nelle zone più colpite. Nella diocesi di Chillan, sono stati organizzati punti di distribuzione nell’atrio della cattedrale, negli uffici del Dipartimento di Azione Fraterna, nella radio diocesana. Anche molte chiese e strutture ecclesiali sono state gravemente danneggiate. C’è inoltre bisogno di ascolto e di sostegno psicologico. “Amiamo questo paese che ha saputo rialzarsi da terremoti, maremoti, eruzioni vulcaniche e inondazioni – ha detto mons. Alejandro Goic, vescovo di Rancagua e Presidente della Conferenza episcopale del Cile -; un popolo che ha saputo risorgere in pace dalla morte e dalla violenza in tanti momenti della sua storia. In queste ore di comprensibile disperazione chiediamo per tutti serenità e solidarietà”. Anche l’arcivescovo di Santiago, il cardinale Errázuriz, ha fatto appello ai volontari, invitando a dare una mano nelle parrocchie e negli altri centri. Ha poi deplorato gli atti di sciacallaggio e gli episodi di speculazione sui prezzi dei generi di prima necessità. “Il terremoto in Cile è realmente una catastrofe. Chiedo a tutti di pregare per la nazione, per le nostre comunità, per le nostre suore e per tutti i nostri ospiti che ancora una volta il cuore misericordioso di Cristo ha salvato da una possibile rovina”. E’ quanto scrive da Buenos Aires - in una nota indirizzata al superiore generale P. Alfonso Crippa e diffusa lunedì 1 marzo - P. Sergio Rojas, provinciale della Congregazione Opera don Guanella di Cile, Argentina e Paraguay. Solo nella serata di sabato 27, spiega il religioso, è stato possibile mettersi in contatto con la casa di Limanche, che ha subito molti “danni materiali”, ma “la cosa più importante è che stanno tutti bene. Non c’è luce, acqua, ed è impossibile al momento mettersi in comunicazione con le altre comunità di Batuco, Santiago, Renca, Coyhaique”. Dalle suore e dai parenti di al- cuni confratelli e novizi che sono a Lujan, prosegue P. Rojas, emergono solo danni alle strutture ma per fortuna nessun ferito. “Crollata – informa - la facciata della chiesa di Rancagua, la più vicina all’epicentro del terremoto”. I guanelliani, in Cile dal 1960, sono presenti a Batuco, Limache, Coyhaique, Rancagua e Renca. Promuovono scuole, centri per disabili, animazione pastorale nelle parrocchie, centri residenziali e diurni per anziani, e un piccolo seminario. NOTA ECONOMICA Perdita di radicamento e provincialismo L a mia non è cattiveria, astio, è solo stanchezza e sconforto. In breve, è una vita che sopporto buonismo, sconsideratezze, immoralità, malefatte, cafoneria, nonché disinteresse verso i valori di Stato, legalità, responsabilità personale, moralità pubblica e privata, bene comune e verità. Non ho ceduto al catastrofismo, cosicché posso combattere con quanti lottano, per dare ai giovani speranze concrete per l’oggi e ideali forti per il futuro. Ho richiamato obiettivi affascinanti e “sogni” che, per essere declinati nella società, richiedono coraggio, competenze, idee chiare, grande cultura e spirito critico, nonché progetti sostenibili e conoscenza della realtà socio/ politica ed economica. Mi avvio a fotografare la situazione socio/economica attuale: l’uscita dalla recessione, per il nostro Paese, sarà difficile e complessa per ragioni varie. La prima è la perdita del radicamento nella famiglia, nell’impresa, nell’orgoglio e nell’intraprendenza imprenditoriale. Detti eventi hanno fatto scemare la volontà di operare a favo- re dell’uscita dalla crisi, ha reso labile la solidarietà fra i cittadini e le classi sociali, ha favorito la rassegnazione e ha reso incomprensibile l’ideale di democrazia e la realtà economico/finanziaria. Diviene quindi comprensibile l’abbaglio preso dal Centrodestra, che lo ha portato a confondere i piccoli e lenti miglioramenti, che si stanno registrando nell’economia, con l’uscita dalla crisi. L’errore predominante del Centrosinistra è quello di non saper accettare la complessità del fenomeno recessivo in corso, nonché di ritenere che abbia senso la difesa di posti di lavoro, in aziende che producono in perdita. Dette aziende soffrono o di carenze finanziarie, o di mancanza di imprenditorialità di elevato livello etico e manageriale, o di incapacità di innovare e ampliare, diversificando, l’offerta di prodotto, o di maestranze qualificate, leali e laboriose. Ma ancor più grave è il vezzo di osteggiare riforme strutturali, anziché contrattarne i contenuti, tipo: pensioni e sanità. Infine il peccato mortale: contrastare la modernizzazione del Paese, ovvero il suo sviluppo e pro- gresso. Ho sottinteso che il problema dell’occupazione non lo si risolve difendendo posti di lavoro, comunque a rischio e sostenuti con contributi pubblici, ma favorendo l’arrivo nel nostro Paese, di capitali esteri, favorendo forme di imprenditorialità virtuosa, modernizzando e varando riforme strutturali. La seconda è il provincialismo miope e incapace di futuro. L’incultura, le miopie, il giustizialismo e le presunzioni, che attraversano il Paese sono la sorgente del malcostume, dell’inefficienza e della crisi imprenditoriale e della finanza pubblica. Il governo, presume di essere efficiente e lungimirante, nonché di rappresentare il sistema economico e finanziario che meglio ha resistito alla crisi, primeggiando così fra i membri più qualificati dell’Unione europea. E’ ragionevole temere che non sia così. Piaccia o no ammetterlo, ma nel 2009 il settore industriale ha registrato una caduta di fatturato e di ordinativi, rispettivamente del 18,7% e del 22,4%. Non solo, il business della mafia ha raggiunto circa i 112 miliardi di euro, documentando l’inaffidabilità del Paese. La disoccupazione è in costante crescita, come lo sono inflazione, deficit e debito pubblico. Il Ministro Tremonti per tranquillizzare ha detto: “Non abbiamo altre alternative che continuare col rigore di bilancio ed il rispetto degli obiettivi europei”. Ciò può servire per assicurare la sostenibilità dei conti pubblici nel medio termine, ma non è il propellente richiesto per uscire dalla crisi e costruire il futuro di sviluppo sostenibile, necessario al Paese. Il provincialismo, fra l’altro, vieta di vedere, che l’euro, in assenza dell’Unione politica dell’Europa, è un cavallo zoppo, che non permetterà, per questo suo limite, di agganciare gli equilibri geoeconomici che i Paesi emergenti e gli Stati Uniti stanno costruendo. Banalizzo, senza la nascita degli Stati Uniti d’Europa, ovvero senza un governo centrale, l’Europa declinerà verso un nuovo “Terzo mondo”. Eurolandia non avrà la forza richiesta per dar vita a strutture di prevenzione e a nuove regole, prima di tutte quella “dell’esame annuale dei piani di stabilità che non dovrà limitar- si alle politiche di bilancio, ma dovrà estendersi a competitività, salari e prezzi”. Per capirci, sottolineo che se i Paesi di Eurolandia perderanno competitività creeranno disavanzo nelle partite correnti e di conseguenza si indeboliranno e indeboliranno l’Europa. L’Europa degli Stati nazionali non può affrontare i “sovvertimenti di gerarchia”, in atto fra i Paesi emergenti e quelli avanzati. Faccio un esempio: le dinamiche del debito pubblico dell’ultimo decennio pongono in evidenza che lo stesso è salito dal 25% al 100% nelle economie avanzate e calato dal 50% al 30%, in quelle emergenti. Se il lettore volesse esaminare la classifica del Pil complessivo dei primi 40 Paesi del pianeta, rimarrebbe sconcertato: le economie di molti Paesi emergenti hanno sorpassato o stanno sorpassando quelle dei Paesi a economia matura. Quello dianzi descritto è il quadro che vedo. Nel caso avesse fondamento, nulla dell’attuale classe dirigente, potrà essere salvato. GIANNI MUNARINI SOCIETÀ P A G I N A 5 FATTIePROBLEMI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010 CROCIFISSO ACCOLTO IL RICORSO DEL GOVERNO ITALIANO L’Europa ci ripensa... M artedì 2 marzo la Corte europea dei diritti dell’uomo ha accolto il ricorso presentato lo scorso 29 gennaio dal governo italiano contro la sentenza che, il 3 novembre 2009, aveva ritenuto lesiva della libertà religiosa e della libertà di educazione la presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche. Il caso sarà riesaminato nei prossimi mesi dai diciassette giudici della Grande Camera di Strasburgo, che emetteranno la sentenza definitiva. Nel suo ricorso, il Governo di Roma aveva sostenuto che le questioni religiose devono essere regolate a livello nazionale in quanto rispondenti a elementi distintivi dell’identità di una nazione e che attualmente non esiste in Europa una interpretazione condivisa del principio di laicità dello Stato. Secondo il governo, “l’esposizione del crocifisso nelle scuole non deve essere vista tanto per il significato religioso quanto in riferimento alla storia e alla tradizione dell’Italia”. La presenza del crocifisso in classe, dunque, rimanderebbe “a un messaggio morale che trascende i valori laici e non lede la libertà di aderire o non aderire ad alcuna religione”. E ancora: “Cultura, tradizione, storia, identità sono queste le parole chiave per spiegare e reinterpretare la sentenza della Corte europea dei diritti dell’Uomo”. Compiacimento per la decisione è stato espresso dal ministro degli Esteri italiano Franco Frattini: “E’ con soddisfazio- ne che constato che sono stati accolti i numerosi e articolati motivi di appello che l’Italia aveva presentato alla Corte”. La Conferenza Episcopale Italiana definisce la decisione della Corte di Strasburgo come “un passo avanti nella giusta direzione. E’ un segnale interessante, che dimostra come attorno al crocifisso si sia creato un consenso ben più ampio di quello che ci si sarebbe immaginati”, ha spiegato il portavoce dell’episcopato italiano, mons. Domenico Pompili. Secondo il card. Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, la sentenza è “un atto di buon senso da tutti auspicato perché rispetta quella che è la tradizione viva del nostro Paese” e perché “riconosce un dato storico oggettivo secondo cui alla radice della cultura e della storia europea c’è il Vangelo che è riassunto in Gesù crocifisso”. In merito alla presenza dei crocifissi nelle aule il cardinale ha affermato: “L’importanza dei segni fa parte dell’antropologia perché l’uomo è anima e corpo, non puro spirito o un’idea astratta e quindi, attraverso la corporeità, tutti noi esprimiamo i nostri sentimenti e i nostri valori che resterebbero invisibili, se non fossero espressi attraverso dei segni visibili”. Il ricorso dell’Italia contro la sentenza sulla presenza dei crocifissi nelle scuole pubbliche italiane, emessa a novembre scorso dalla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, è stato valutato e accolto da un collegio di 5 giudici della Gran- de Camera di Strasburgo. Il collegio “ha ritenuto che il caso solleva una questione grave relativamente alla interpretazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo”: il chiarimento giunge al SIR da Stefano Piedimonte, capo dell’ufficio stampa della Corte stessa. Si tratta di un evento tutt’altro che consueto e che di fatto riapre l’intera procedura: “Ora la Grande Camera esaminerà di nuovo il caso”. La Corte, composta da 17 giudici, lavorerà in inglese e francese, e sarà possibile alle “parti terze” (Stati, singoli cittadini) presentare osservazioni scritte nel merito. “Di solito questa procedura – spiega Piedimonte – può durare vari mesi”. Si giungerà quindi a una nuova sentenza, “che sarà definitiva, quindi inappellabile, sulla cui applicazione vigilerà il Comitato dei ministri”, massimo organo del Consiglio d’Europa. “La composizione della Grande Camera”, che dovrà giungere a una nuova sentenza sulla esposizione dei crocifissi nelle scuole, “sarà definita a uno stadio ulteriore” del procedimento di ricorso. “Nessuno dei giudici che avevano preso parte alla sentenza del 3 novembre potrà entrare nella composizione della Grande Camera, ad eccezione del presidente” della Corte allora pronunciatasi e del giudice eletto a rappresentare l’Italia”. Tale giudice è Vladimiro Zagrebelsky, il cui mandato scade il 25 marzo 2010, ma “egli potrà restare in funzione fino all’arrivo del suo successore, Guido Raimondi”, indicato il 26 gennaio scorso. CORSIVO di AGOSTINO CLERICI CHI DICE VITA, DICE... DANNO Quanto vale economicamente il diritto di autodeterminazione? Per favore, non fate la domanda «per che cosa?». Non conta più che cosa si sceglie, ma come lo si sceglie e la salvaguardia del diritto a farlo sempre e comunque, qualunque sia il contenuto della inviolabile autodeterminazione individuale. E, siccome tutto può essere misurato almeno con i soldi, c’è sicuramente una valutazione della mancata autoderminazione, una quantificazione in euro a titolo risarcitorio. Per non far sembrare astratto il nostro discorso, parliamo di un caso concreto. È di pochi giorni fa la sentenza della Cassazione n. 13 del 2010. Due coniugi hanno ravvisato di non aver potuto scegliere di abortire nei tempi prescritti, a causa di una tardiva diagnosi di malformazione fetale della figlia, nata poi effettivamente con problemi agli arti inferiori. Non hanno potuto «autodeterminarsi», inter- rompendo la gravidanza, cioè uccidendo la loro figlia prima che venisse alla luce. Hanno chiesto un risarcimento del danno. Avete capito bene: il «danno esistenziale» in questione è proprio l’esistenza di una persona! A favore di entrambi i genitori - contro il ricorso presentato dall’Azienda Sanitaria Locale - la Cassazione ha confermato l’indennizzo per le spese occorrenti per il mantenimento della bambina, fino al momento del raggiungimento della sua prevista autonomia economica (fissata a 30 anni), pari alla somma di euro 400.000 in favore di ciascuno dei coniugi. Se non facciamo male i conti, sono oltre 2.200 euro al mese per trent’anni... La Cassazione - si badi bene - ha avallato il risarcimento non del danno per l’handicap fisico della bimba, bensì del danno dei genitori costituito dal fatto che non hanno potuto esercitare il diritto all’aborto secondo le modalità previste dalla legge 194. La considerevole quota mensile riconosciuta ai due genitori vittime di «mancata autodeterminazione» non si riferisce, quindi, al «differenziale tra la spesa necessaria per il mantenimento di un figlio sano e la spesa per il mantenimento di un figlio affetto dal deficit di cui si è detto», ma quantifica il danno patrimoniale tenendo conto che «l’inadempimento posto in essere dalla ASL ha fatto si che la coppia debba sopportare per intero un costo economico che altrimenti non avrebbe avuto». È stato pure riconosciuto il danno non patrimoniale per la «nascita indesiderata», che «determina una radicale trasformazione delle prospettive di vita dei genitori», i quali «si trovano esposti a dover misurare la propria vita quotidiana, l’esistenza concreta, con le prevalenti esigenze della figlia, con tutti gli ovvi sacrifici che ne competono». Verrebbe da commentare: summum ius, summa iniuria. Ma, se siamo ormai adusi alla freddezza disumana di certe sentenze, non sappiamo come abituarci ad un padre e ad una madre, che per trenta lunghi anni, guarderanno negli occhi quella loro figlia, come il danno (risarcito!) della loro vita. Le parole dell’uomo tra domanda e invocazione A bbiamo descritto, nel precedente intervento, gli interrogativi di fronte a certe risposte all’enigma del dolore umano: essi sono profondi, fino alle lacrime, fino alla “rivolta”. E c’è anche da chiedersi che senso essi abbiano in riferimento a Dio, al Dio di Gesù Cristo, il Crocifisso-risorto: è la necessità di “rendere ragione” a se stessi di tante “giustificazioni” che appaiono problematiche e che, in modo diverso, sembrano fare torto a Dio e all’uomo poiché scavalcavano - di fatto il problema dell’uomo concreto che soffre. Analizziamo, ora, la portata delle risposte ascoltate. La prima risposta: Dio mette alla prova coloro che egli ama. Come conciliare questa prospettiva con le parole dell’apostolo Giacomo: «Nessuno, quando è tentato, dica: “Sono tentato da Dio”; perché Dio non può essere tentato dal male e non tenta nessuno al male» (Gc 1,13). Si può accettare l’immagine di un Dio che provoca il male o lo permette affinché l’uomo si avvicini a lui? La sofferenza salva il mondo: questa la seconda affermazione. Si cercherebbe, in qualche modo, di eludere lo scandalo della sofferenza finalizzandola a qualcosa di positivo. Anche questa prospettiva crea non pochi interrogativi perché «la sofferenza in quanto tale schiaccia, isola, deprime... disumanizza! Allora, come si può dire che ciò che disumanizza è liberatore per sé e per gli altri, è redentore, sta contribuendo a salvare il mondo?» (A. Bonora). Ciò che ha valore non è la sofferenza ma l’obbedienza del Cristo. Egli, infatti, non ha cercato la sofferenza ma, imbattendosi in essa, ne ha fatto un “luogo” di obbedienza e di fedeltà al Padre e di amore ai fratelli. * * * La terza affermazione: la sofferenza è un’offerta gradita a Dio. Dio non sarebbe solamente il “mittente” della sofferenza ma anche il “destinatario”: un “destinatario” che mostrerebbe il gradimento per questo dono! Tornano alla mente le parole di un ammalato che, a chi gli chiedeva che senso avesse offrire la propria sofferenza a Dio, affermava: «No! Non si offre a Dio qualcosa di cattivo. Il Cristo non ha offerto al Padre le sue sofferenze, ma quello che lui diveniva attraverso le sue sofferenze: un essere che andava, come dice san Giovanni, fino in fondo nell’amore, fino a quella som- mità di amore che ci salvano». «Sì, ci rendiamo ben conto che il dolore - afferma sempre A. Bonora - è una tenebra oscura che non riusciamo a illuminare e a comprendere. E sarà sempre così, perché il dolore è il lato oscuro dell’esistenza. Né Giobbe né Gesù hanno fatto diventare “luce” quelle “tenebre”, tracciando una teoria chiara e logica sul dolore. Ma il dolore va lasciato nella sua assurdità e insensatezza, non bisogna cercare di riscattarlo e di nobilitarlo come fosse qualcosa di ragionevole e buono. Ogni tentativo di “dare un nome” a quella “cosa oscura” che è il dolore potrebbe correre il rischio di “giustificare” quel che è ingiustificabile, irragionevole! Eppure possiamo e dobbiamo dare un senso all’esistenza umana e sofferente. Ebbene, è solo custodendo la verità sulla misteriosa e infinitamente buona volontà di Dio nei nostri confronti che riusciremo a vivere sensatamente nel dolore e nonostante il dolore» * * * La tentazione è sempre quella di voler rendere ragionevole il dolore. Spesso ci si muove in questa linea per difendere una certa immagine della “onnipotenza” di Dio. UomoDio-dolore: un rapporto non facile da comprendere e che spesso ha collocato l’uomo in vicoli cechi o dentro contraddizioni profonde e laceranti. Certo, il dolore chiama in causa Dio; così come esso mette in gioco l’uomo e la comprensione che esso ha di se stesso. Un Dio buono e un Messia crocifisso: quale Dio? Un Dio buono e l’ingiusta sofferenza che colpisce uomini concreti nel limite dei giorni loro concessi: quale uomo? L’uomo concreto interpella il proprio Dio e chiede un perché. Gesù di Nazaret ha iniziato con il condividere in tutto la vita dell’uomo. Comprese le domande al Padre. L’uomo cerca una spiegazione; Gesù di Nazaret apre sulla fiduciosa invocazione: domande radicali e fiducia possono abitare nel profondo del cuore dell’uomo. FUORI dal CORO ARCANGELO BAGNI PORTOGALLO: “LA VISITA DEL PAPA SIA SEME DI RINNOVAMENTO SPIRITUALE E SOCIALE” Il Consiglio permanente della Conferenza episcopale portoghese (Cep) ha pubblicato una Nota Pastorale, nella quale auspica che la prossima visita di Benedetto XVI (11-14 maggio) “non rimanga un avvenimento passeggero, ancorché partecipato e festivo, ma che al contrario rappresenti il seme da cui possano germinare e svilupparsi i frutti di un rinnovamento spirituale, apostolico e sociale”. Il documento afferma che “il viaggio del Papa deve essere preparato in un orizzonte di fede, di costruzione dell’unità ecclesiale e di una società più giusta e fraterna”. “Benedetto XVI - scrivono i vescovi - giunge come pellegrino, e la Chiesa portoghese dovrà camminare con il successore di Pietro, per riscoprire nel Cristianesimo un’esperienza di conoscenza e di missione”. Ai fedeli cattolici i vescovi chiedono di “trasformarsi in coraggiosi apostoli, capaci di rendere concreto il necessario e urgente annuncio di Cristo in tutti gli ambiti dell’azione quotidiana come politica, sanità, industria, commercio, agricoltura, pesca, educazione, insegnamento, lavoro e divertimento”. Nel ricordare che la visita del Papa si estende “a tutti i portoghesi” come anche alle “comunità migranti” i vescovi ribadiscono che “solo vivendo in una conversione permanente, la Chiesa potrà presentarsi con credibilità in un mondo dove si cercano di imporre il relativismo e l’indifferenza”. CHIESA P A G I N A 6 CHIESA LOCALE ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010 A PELLIO INTELVI DAL 22 AL 24 FEBBRAIO AGENDA del VESCOVO GIOVEDÌ 4 A Como, in mattinata, Consiglio episcopale; nel pomeriggio, a Como, incontro con la comunità della Propedeutica. DA SABATO 6 A LUNEDÌ 8 Visita pastorale alla zona Prealpi: Uggiate Trevano e Ronago. MARTEDÌ 9 A Como, in mattinata, Consiglio diocesano degli affari economici. MERCOLEDÌ 10 A Como, in mattinata, Collegio dei Consultori. GIOVEDÌ 11 A Como, in mattinata, Consiglio episcopale. A Como, nel pomeriggio, udienze e colloqui personali. A Como, alle ore 20.45, presso la Biblioteca Comunale, incontro della Fondazione Cardinal Ferrari con il prof. Mauro Magatti, sul tema “La libertà nell’era della tecnica e della globalizzazione”. Corso di aggiornamento per il clero giovane ’ L Anno Sacerdotale non poteva non ispirare, ovviamente, anche il Corso di aggiornamento del clero giovane svoltosi dal 22 al 24 febbraio presso la Casa Nostra Signora di Fatima di Pellio Inferiore, in Valle d’Intelvi. Tutti i preti ordinati nell’arco degli ultimi 7 anni sono stati invitati a condividere un tempo di incontro e riflessione a partire da stimoli teologici e da provocazioni maturate nell’esperienza quotidiana del proprio ministero. Anche il programma delle giornate ha inteso rispettare questo andamento. Infatti, lunedì mattina don Michele Gianola, docente di Teologia Spirituale presso il Seminario Vescovile, ha introdotto i lavori con una relazione dal titolo: “Modelli di vissuto presbiterale nel post-Concilio”, cui è seguita nel pomeriggio la testimonianza di tre preti provenienti da diocesi ed ambiti di ministero diversi: don Remo Giorgetta, attualmente parroco a Lanzo d’Intelvi, Ramponio Verna e Scaria, che in oltre trent’anni di ministero ha avuto modo di servire la Chiesa in comunità di differenti zone della nostra diocesi; don Luca Raimondi, ambrosiano, giovane parroco di una consistente comunità pastorale di quattro parrocchie della Brianza; don Fausto Resmini, prete diocesano di Bergamo appartenente all’associazione presbiterale del Patronato di San Vincenzo, che, insieme ad altri confratelli, ha ricevuto l’incarico di occuparsi di alcune forme di povertà presenti nella città orobica. La giornata di martedì è stata invece dedicata ai “lavori di gruppo”, a partire da tre articoli sul ministero e la figura del prete che presentavano punti di partenza e metodologie differenti (avendo un taglio ora teologico-pastorale, ora psicologico, ora storico) ma che, nel contempo, hanno rivelato consonanze e intrecci interessanti. A conclusione del corso, mercoledì mattina, nonostante il recentissimo incidente, il nostro vescovo ha desiderato essere presente per rileggere insieme alcuni spunti ed alcune questioni emerse nelle giornate precedenti. Difficile tracciare una sintesi omogenea delle riflessioni maturate; scopo del corso, infatti, non era semplicemente offrire contenuti, tanto meno novità circa il ministero ordinato, quanto piuttosto garantire uno spazio ed un tempo per avviare un confronto, un dialogo su questioni sempre attuali e forse avvertite come ancora più urgenti nella selva di scelte e cambiamenti che la nostra Chiesa locale si trova ad attraversare. Alcune coordinate sembrano, comunque, affiorare con decisione, ritornando abitualmente nelle parole di questi giorni: la necessità di pensare ai presbiteri non come liberi battitori, ma anzitutto a partire dal loro costituire un presbiterio; l’importanza di considerare la formazione nel suo significato più ampio, non solamente come trasmissione di contenuti (pur necessari), ma come risultato, consapevolmente riletto e assunto, di un vissuto e di un ministero pastorale fatto di risorse, limiti, realizzazioni e fallimenti; il sempre tematizzato e mai realmente attuato superamento di criteri meramente efficientisti nel valutare e pensare il ministero pastorale; la necessaria promozione di una corresponsabilità dei laici che superi l’angusto modello della delega “controllata” o della “clericalizzazione”, avendo cura nel contempo di una formazione che non sia appiattimento sul proprio gusto personale, sola informazione o, peggio, deformazione. Diversi temi che restano sul tavolo. Consapevoli che non sono sufficienti soluzioni “tecniche” per scioglierne i nodi, ma che spesse volte si rende necessaria un’autentica conversione delle teste e dei cuori. Altrettanto consapevoli che molte questioni ci accompagneranno per il resto della nostra vita, senza tacere le speranze e le ombre che si rincorrono e si incrociano negli anni. Aver condiviso questo tempo, aver avviato una riflessione (peraltro proseguita ed allargatasi in questi giorni ben al di là degli incontri e delle forme “istituzionali”) potrebbero essere, nella comune speranza, semi di evangelica memoria. don GIAMPAOLO ROMANO ALL’UCID DI COMO IL DOTTOR LUDOVICO ALFIERI DALLA Curia NOMINE E PROVVEDIMENTI Padre Belotti Defendente Carlo, vicario parrocchiale a Como – Sant’Antonio. COOPERATORI SALESIANI L’Associazione Cooperatori salesiani di Como comunica che il prossimo incontro di formazione si terrà il 13 marzo, alle ore 15.30 presso il Salesianum di Tavernola-Como, via Conciliazione 98, per un momento formativo e di formazione. In quell’occasione sarà distribuito il programma per la Giornata del Cooperatore che si terrà a Chiari (Bs) il 21 marzo e per il pellegrinaggio e festa della Famiglia salesiana a Caravaggio del 24 aprile. LA FECONDAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA L unedì 22 febbraio,alla consueta “conviviale” della Ucid comasca, è stato lumeggiato dal dott. Ludovico Alfieri il complesso intrico di problemi, tecnici, etici e giuridici connessi con la pratica della fecondazione medicalmente assistita. La competenza dell’oratore nel campo della ginecologia e particolarmente della lotta alla infertilità della coppia è ampiamente nota e riconosciuta,anche fuori la nostra città. Per questo tralascio i numerosi titoli che gli competono e ne ricordo due che mi sembrano da rimarcare. Il primo è noto a non molte persone,se si escludono i fondatori ed i primi volontari del “Centro di aiuto alla Vita” di Como, nato nel lontano 1978. Mi piace ricordare che il dr. Alfieri è stato tra i primi ginecologi del Valduce ad offrire generosamente la sua competenza professionale. Poi per diversi anni si è recato in Francia (e questo è il secondo titolo) per approfondire, affinare ed aggiornare la sua preparazione tecnico-scientifica. Oggi dirige la divisione di ostetricia contro la infertilità della coppia e collabora con esperti UFFICIO PER LA LITURGIA MINISTRI DELLA COMUNIONE In ordine all’esercizio fruttuoso e significativo del ministero straordinario della Comunione eucaristica, nel quadro della pastorale diocesana, ai candidati è richiesta una specifica formazione attraverso la preparazione remota e prossima; ma anche un periodico aggiornamento. Sotto quest’ultima “voce” è da annoverare la consueta riunione generale di Quaresima che si terrà: • a Como domenica 7 marzo , presso l’Istituto Canossa, via Balestra 10, dalle ore 14.00 alle ore 17.30. • a Sondrio domenica 14 marzo , presso l’Oratorio Sacro Cuore, via Gianoli, dalle ore 9.30 alle ore 15.00. della nostra diocesi per studiare i problemi etici, psicologici e legali connessi con la sua specialità professionale. Alfieri ha osservato che tra le non molte decisive innovazioni in campo medico, da un secolo ad oggi, spiccano quelle riguardanti la regolazione della fertilità. Anche la “pillola” detta “antifecondativa”, in realtà in principio era stata studiata per agevolare il concepimento. Sul piano giuridico è accaduto che gli Stati si sono trovati improvvisamente di fronte alle novità non contemplate adeguatamente negli ordinamenti giuridici ed hanno reagito lasciando ampia libertà: poi, di fronte alle molteplici complicazioni emerse dalla esperienza, si sono dedicati ad emanare norme apposite, con diverse soluzioni, che, perlopiù, convergono su alcuni aspetti nodali. In Italia è in vigore la legge 40 del 2004, consolidata dal fallito referendum popolare che avrebbe potuto abrogarla, in tutto o in parte. Tre ne sono i punti qualificanti: divieto di fecondazione con gameti che non appartengano alla coppia stabilmente unita. Vietata cioè la fecondazione “eterologa”. Negli Stati dove è ammessa si verificano situazioni difficili, talora paradossali, che possono causare, tra l’altro, concepimenti tra fratelli, ignari di esserlo, oppure conflitti in campo psicologico ed ereditario. Vietata la crioconservazione di embrioni soprannumerari, perché si creerebbero depositi di migliaia di embrioni destinati alla distruzione. Vietata la selezione degli embrioni mediante biopsia prima dell’impianto. Ciò per non legittimare una selezione “eugenetica”, in contrasto con la ispirazione etico-giuridica di tutta la legge: la pari dignità di tutti i soggetti implicati nella procedura di 13 E 14 MARZO 2010 DUE GIORNI SPIRITUALE PER 18ENNI E 19ENNI PRESSO IL SEMINARIO DIOCESANO DI COMO VIA BASERGA, 81 TO DALLE ORE 16.00 DEL SABA SABATO ALLE ORE 17.00 DELLA DOMENICA Un’occasione per riprendere il cammino iniziato con gli Esercizi per 18enni, ma aperta anche a tutti coloro che vogliono vivere un momento forte di fede ed amicizia. Occorre portare la cartelletta “personale” con il materiale degli incontri precedenti , la Bibbia e il quadernetto per gli appunti.Inoltre è bene non dimenticare però il sacco a pelo e ciò che è necessario per una notte di riposo e preghiera e una giornata in amicizia e semplicità. L’offerta è libera. Per confermare la partecipazione o per qualsiasi informazione o necessità di trasporto: don Roberto 031 3388111 Anna Chiara 031 943101 - [email protected] procreazione medicalmente assistita. Purtroppo succede che la legge 194/78 (sull’aborto), difficilmente modificabile per le note resistenze radicali, rende poi possibile l’aborto in caso di embrione o feto che risulti affetto da malformazioni. A mio parere, come ho detto in un intervento, la soluzione non può essere la abrogazione del divieto di selezione eugenetica. Bensì lo sforzo politico per recuperare, nella 194, il principio fondamentale di civiltà contenuto nella legge 40, che tutela il concepito come soggetto avente pari dignità rispetto ai genitori. Ci vorranno tempi lunghi e battaglie difficili; ma sarebbe una grave passo indietro cedere su questo punto,dopo che la legge 40, quasi miracolosamente, lo ha stabilito. Finita la relazione,seguita con intenso interesse,si sono moltiplicati gli interventi. Il dott. Alfieri ha potuto riaffermare che l’embrione è una vita umana a tutti gli effetti, a partire dal piano scientifico; che l’uomo non ha un diritto assoluto di vita o di morte, consentendo ad una domanda in tal senso; che il contrasto fra la 194 e la legge 40 sul punto della selezione pre-impianto crea gravi situazioni sul piano pratico. Da giornalista, cofondatore del Centro di Aiuto alla Vita di Como e socio Ucid, vorrei osservare che i “no” contenuti nella legge 40 sono la conseguenza di un “sì” preliminare al riconoscimento della dignità umana e giuridica di ogni vita umana,a qualunque stadio si trovi della sua esistenza,dal concepimento alla naturale estinzione. Anche se la legge 40 non esaurisce tutte le esigenze etiche che ne derivano e, men che meno, ha, per ora, la forza di correggere la legge 194. ATTILIO SANGIANI P A G I N A CHIESA 7 INCONTRICUL TURALI INCONTRICULTURALI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010 FONDAZIONE CARDINAL FERRARI TRE INCONTRI CULTURALI A COMO T re incontri, tre serate culturali su temi di stretta attualità ecclesiale e sociale. A legarli insieme non un filo logico, ma cronologico. Una ripresa, a partire da una recente pubblicazione, delle tematiche sociali ed economiche in parte già esplorate nel ciclo della Scuola di formazione socio-politica (1° incontro, giovedì 11 marzo). Una introduzione al mistero della Sacra Sindone in concomitanza con la sua solenne ostensione a Torino e il pellegrinaggio diocesano che vi farà seguito (2° incontro, martedì 20 aprile). Una riflessione sul tema della comunicazione mediatica nella Chiesa in prossimità della Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali (3° incontro, giovedì 20 maggio). Ente promotore la Fondazione Cardinal Ferrari, con il contributo organizzativo di alcune associazioni laicali e il patrocinio dell’Assessorato alla Famiglia e alle Politiche educative del Comune di Como. La Fondazione Cardinal Ferrari ha per Statuto il compito di “favorire il coordinamento delle attività di associazioni, movimenti o gruppi ecclesiali o di ispirazione cristiana della città di Como e della Diocesi, e promuovere un’organica formazione del laicato cattolico, in ordine alle sue funzioni ecclesiale e sociale (attraverso conferenze, corsi, incontri ecc.”, nonché il compito di “promuovere incontri e convegni di carattere sociale” (cfr. Statuto, art. 2 c.d). In un tempo nel quale siamo continuamente esortati dal Magistero della Chiesa a curare la formazione della coscienza e a fare cultura come irra- diazione del Vangelo sul mondo dell’uomo, l’iniziativa intende essere – almeno così si spera – la prima di una preziosa serie di animazioni culturali sul territorio. Si tratta di un’esigenza fortemente voluta da mons. Vescovo, il quale auspica che il ruolo trainante della Fondazione Cardinal Ferrari, coagulando attorno a sé il patrocinio e la collaborazione di altri soggetti culturali, possa presto sfociare nella costituzione di un Centro Culturale Cardinal Ferrari. don ANGELO RIVA P A G I N A 8 CHIESA VISIT AP ASTORALE VISITAP APASTORALE IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010 In un mondo sempre più secolarizzato le comunità parrocchiali sono chiamate ad uno sforso di nuova evangelizzazione che veda i laici tra i protagonisti. Ecco come le comunità si interrogano in attesa della Visita Pastorale I n questo breve scritto, che desideriamo condividere con i lettori de “il Settimanale”, vogliamo guardare al progetto futuro della Comunità. Il presente ricalca la prassi pastorale già messa in luce dalle altre comunità parrocchiali della Zona Prealpi, ampiamente descritta dalle pagine del Settimanale nelle scorse settimane. Una prassi che vede i suoi punti di forza nell’impegno per l’iniziazione cristiana, in termini di tempo e di risorse umane coinvolte, nella cura di tradizioni secolari che hanno accompagnato il cammino di intere generazioni, nel sostenere esperienze di condivisione con la realtà della sofferenza e dell’emarginazione, nello sforzo di rilancio degli organismi di partecipazione dei laici alla vita della Chiesa. E che vede anche punti di debolezza, forse non esplicitati, nella scarsa opera di discernimento nel tempo presente e nel mancato sforzo di lettura dei segni dei tempi, nella complessivamente scarsa attività di formazione permanente, in particolare in riferimento alla realtà adulta, nella debole presenza dell’Azione Cattolica quale espressione di un laicato associato, formato e maturo, a servizio della Chiesa in una società secolarizzata, ormai uscita dal tempo della cristianità. Nella riflessione che ha posto le basi per lo sviluppo del progetto pastorale della nostra Comunità si sono così evidenziate due inderogabili necessità, che divengono irrinunciabili premesse per ogni ulteriore sviluppo. DALLA COMUNITA’ DI RONAGO E UGGIATE UNO SGUARDO ALLA PASTORALE DEL FUTURO VIVERE LA FEDE IN UN MONDO CHE CAMBIA UNA FEDE AUTENTICA La prima concerne, come peraltro il Vescovo richiede, una verifica seria della qualità della nostra fede. Avvertiamo il rischio di una fede divenuta un fatto eminentemente sociale, fatto di costume più che scelta personale, con praticanti che non sono forse credenti in uguale misura. La nostra comunità non sempre sembra avere coscienza della necessità di uscire da una pastorale adatta ad una condizione di cristianità, e del conseguente bisogno di una rievangelizzazione, che passa attraverso l’inculturazione del Vangelo dentro la cultura del nostro tempo, caratterizzata da secolarizzazione e relativismo. E per far questo non è più sufficiente l’annuncio dei ministri ordinati, occorre anche la testimonianza e l’impegno dei fedeli laici, capaci, soprattutto, di andare verso chi è lontano dalla fede. Anche la nostra Comunità dovrebbe assumere lo stesso atteggiamento che i Vescovi italiani dichiararono quasi trent’anni fa nel documento “La Chiesa italiana e le prospettive del Paese”: “Non c’è più prospettiva per una cristianità fatta di pura tradizione sociale. E sarebbe d’altra parte un grave errore rincorrere l’emergenza dei problemi quotidiani, smorzando l’impegno di fondo che trova, nel confronto quotidiano con la parola di Dio, … il suo progetto organico” (n. 17). RISCOPRIRE IL CONCILIO La seconda necessità riguarda invece la riscoperta di una corretta, diffusa e condivisa visione del Concilio Vaticano II, riconoscendo da un lato la Chiesa quale “Popolo di Dio” e dall’altro la centralità della Chiesa Locale. Il mutato quadro socio-culturale ci sollecita anzitutto a testimoniare la Chiesa-comunione centrata sull’Eucaristia, sorgente fondante e rigenerante la comunione con Cristo e con la Chiesa. Al centro dell’azione di rinnovamento pastorale la nostra Comunità intende porre la famiglia, in una visione di “Chiesa domestica”, soggetto e non oggetto di pastorale, con le sue caratteristiche di realtà di comunione e accompagnamento. Guardiamo alla famiglia come realtà esemplare di lavoro formativo ed educativo, capace di portare all’unità della persona e della sua coscienza. Pensiamo che questo debba essere l’obiettivo primario di una esperienza di pastorale integrata, per la quale sentiamo il dovere e la responsabilità di offrire, chiamati a vivificare l’esperienza della nuova comunità pastorale, un contributo specifico.La pastorale integrata costruisce un elemento fondante del progetto pastorale della nostra Comunità. La definizione di pastorale integrata data da Papa Benedetto XVI: “integrare in un unico cammino pastorale sia i diversi operatori pastorali che esistono oggi, sia le diverse dimensioni del lavoro pastorale” ci porta a considerare la necessità che le diverse espressioni della missione della Chiesa trovino il centro della loro azione nell’unità della persona umana, chiamata e destinata a realizzare la pienezza della sua umanità in Cristo. Ad evitare che la pastorale integrata assuma il sapore di una astratta ed astrusa espressione, nel lavoro preparatorio abbiamo ripreso un importante passaggio della Redemptor hominis di Giovanni Paolo II: “L’uomo si legge al n. 14 - nella piena verità della sua esistenza, del suo essere personale e insieme del suo essere comunitario e sociale … quest’uomo è la prima strada che la Chiesa deve IL SERVIZIO NELLA RSA DI UGGIATE TREVANO Una presenza preziosa La Casa Anziani di Uggiate Trevano è una R.S.A., funzionante dall’1 Marzo 1994, costruita e gestita da un Consorzio di 12 Comuni della Zona, ospita 80 anziani nella Residenza Sanitaria Assistenziale (R.S.A.) e circa 30 anziani nel Centro Diurno Integrato (C.D.I.). Il servizio religioso è stato richiesto espressamente dal Consiglio di Amministrazione, che ha provveduto alla costruzione e all’allestimento di una apposita cappella in cui si svolgono le funzioni religiose ed è custodita l’Eucaristia. L’importanza attribuita dal Consiglio di Amministrazione al servizio religioso e alla presenza del Sacerdote nella struttura è evidenziata dalla carta dei servizi in cui si afferma: “Si ritiene inoltre molto importante, anche in momenti non “programmati”, una presenza del Sacerdote fra gli Ospiti, che favorisca un rapporto di fiducia e confidenza e sia di conforto alla persona sofferente, ovviamente sempre nel rispetto del “credo della persona stessa”. Inizialmente si occupava del servizio religioso Don Angelo Epistolio che, come direttore della casa, ha dato un notevole input all’avvio e al funzionamento della struttura e all’organizzazione del servizio religioso, garantendo, con la sua presenza costante, la Celebrazione Eucaristica quotidiana e una continua assistenza spirituale. Attualmente responsabile del servizio religioso è il parroco di Uggiate, coadiuvato dal Vicario e, per le Messe festive, da Sacerdoti della Zona. Oltre che nei giorni festivi, la Messa viene celebrata il mercoledì e il venerdì. La domenica e in qualche altra occasione, una volontaria, Ministro straordinario dell’Eucaristia, porta la Comunione agli ammalati che lo desiderano e che non possono partecipare alla Celebrazione. Alcuni cori della Parrocchia o di altri paesi si occupano, a turno, dell’esecuzione dei canti durante le Messe Festive. Durante le celebrazioni eucaristiche e i momenti di preghiera comune, si cerca di mantenere un collegamento con “l’esterno” suggerendo intenzioni di preghiera che richiamino i momenti liturgici, ricorrenze o iniziative parrocchiali, diocesane, della Chiesa italiana e universale o particolari situazioni mondiali. In Quaresima una volta alla settimana si celebra la Via Crucis. Particolare attenzione viene prestata al Sacramento dell’Unzione degli infermi.Nei casi di decesso, si recita il Rosario per il defunto e, possibilmente quando il defunto è ancora nella struttura o nei giorni immediatamente successivi, si celebra una S.Messa in suo suffragio a cui partecipano anche familiari e parenti. percorrere nel compimento della sua missione: egli è la prima e fondamentale via della Chiesa”. La pastorale integrata, nella sua ispirazione e nella sua natura, consiste dunque nel consapevole convergere e nel responsabile camminare insieme lungo questa strada di lavoro comune. Una simile impostazione richiede la preparazione, la permanente formazione, la costante attenzione agli operatori pastorali, protagonisti di quella “comunità apostolica” di cui parla il Vescovo, capace di assumere “diversi ministeri e servizi prendendosi cura della vita e dello sviluppo della comunità cristiana in quanto tale”. Pensando alla presenza di questa “comunità apostolica”, nel guardare alla necessità di un “più chiaro e più forte slancio missionario”, pensiamo al 70-80 % della popolazione del nostro territorio indifferente al messaggio cristiano, e non solo a ministeri e servizi da esercitare nell’ambito ecclesiale. Pensiamo dunque ad una “comunità apostolica” solida nella fede e coerente nella testimonianza, cuore pulsante dello slancio missionario. Il progetto pastorale ha guardato con attenzione alla progettazione pastorale di quest’ultimo periodo della nostra Chiesa di Como guidata da mons. Coletti. Da questa operazione di approfondimento abbiamo visto come la missione della nostra Chiesa, e quindi anche della nostra Comunità pastorale, debba qualificarsi come missione educativa. Orientamento peraltro che ci sembra derivare anche dal forte invito della Gaudium et Spes, che al n. 4 ci ricorda che “E’ dovere permanente della Chiesa scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo, così che, in un modo adatto a ogni generazione, possa rispondere ai perenni interrogativi degli uomini”. Molti segni dei tempi ci portano a ritenere che per rispondere ai bisogni degli uomini e delle donne di oggi la missione della Chiesa debba caratterizzarsi in un forte impegno educativo. Al termine di questa breve presentazione si deve considerare la costituzione stessa della Comunità pastorale. Dopo oltre due secoli di cammino su strade distinte, si apre per le due comunità parrocchiali una fase di cambiamento. Con gli occhi della fede possiamo leggere questo passaggio, forse non indolore e perciò certamente fecondo, come segnale provvidenziale di tempi maturi per un salto di qualità, che farà crescere nella nostra Chiesa la comunione e l’efficacia della testimonianza. LA COMUNITA’ PASTORALE DI RONAGO E UGGIATE TREVANO UNA SCUOLA “ARCOBALENO” La scuola materna di Ronago ha origini lontane; bisogna andare all’immediato dopoguerra quando, come in quasi tutte le parrocchie della nostra zona, iniziò a funzionale l’Asilo Infantile condotto da una signora del luogo, che era anche maestra. Grazie alla donazione alla Parrocchia del terreno e dell’intero fabbricato, fatta dalla famiglia Ambrosoli, l’Asilo si trasferì nell’attuale stabile. Si trattava sempre dell’Asilo Infantile Parrocchiale, ma aveva in più la presenza qualificata delle suore della congregazione ‘S.Maria di Loreto’ di Vercelli, volute dall’allora parroco Don Carlo Porlezza. Successivamente avvenne la grande svolta sotto la spinta dell’efficace azione del parroco Don Matteo Censi, al quale poi, giustamente, fu intitolata la scuola materna. Don Matteo e l’intera Comunità Parrocchiale sentirono fortemente l’esigenza di una Scuola, che, pur non dimenticando la propria identità Cattolica Cristiana, sapesse essere ‘Scuola efficiente’, come struttura e didattica, moderna nella sua forma istitutiva, aperta alla partecipazione dei genitori e delle istituzioni ed attenta alle situazioni di disagio e di bisogno. L’edificio fu ampliato, adeguandolo alle normative di legge ed alle esigenze didattiche di allora. L’Asilo si trasformò in Ente Scuola Materna di Ronago, cioè in una scuola privata dove, accanto alla realtà parrocchiale, entrarono nel Consiglio di Amministrazione genitori, insegnanti ed amministratori. Le aule, nuove e trasformate, si riempirono di luce e di colori; il giardino, anche se piccolo, si arricchì di verde e di giochi; le suore di Loreto rimasero, dando la garanzia della presenza di insegnanti valide e didatticamente preparate. Con il passare degli anni e con il mutare delle situazioni, l’Ente Scuola Materna ha sempre cercato di operare nel migliore dei modi, applicando le normative di legge e mantenendo un buon livello di efficienza (la sostituzione delle suore con il personale laico ne è un esempio) , così da dare in ogni momento la giusta risposta alle richieste dell’utenza. Con le stesse motivazioni che l’hanno fatta nascere e crescere, la Scuola, ora denominata Scuola per l’Infanzia ‘Arcobaleno’, continua la sua presenza nella comunità di Ronago, augurandosi di adempiere sempre in modo ottimale il suo compito per il bene dei bambini che la frequentano, sempre attenta alle realtà familiari e sociali in cui viviamo. P A G I N A 9 CHIESA VISIT AP ASTORALE VISITAP APASTORALE IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010 DUE PAESI, DUE STORIE, UNA COMUNITA’ Le comunità di Ronago e Uggiate Trevano chiamate dal Vescovo a vivere un cammino unitario di Comunità Pastorale, si raccontano in vista della Visita di mons. Diego Coletti dal 6 all’8 marzo RONAGO LA STORIA VA SULLE ORME DEI PARROCI RONAGO IN PILLOLE Il Comune di Ronagoha una superficie territoriale di 2,1 kmq e fa parte, insieme a Uggiate Trevano, Bizzarone e Faloppio, dell’Unione di Comuni “Terre di frontiera”. L’essere un comune di frontiera (due terzi del territorio confinano con il Canton Ticino) ha da sempre influito sulla vita degli abitanti del paese: elevato è il numero di lavoratori frontalieri, numerosi sono i rapporti con i ticinesi tramite matrimoni e altre parentele, consistente risulta la presenza di militi della polizia di frontiera e della guardia di finanza. Fino agli anni ’80 dello scorso secolo diffusa era la pratica del contrabbando. La popolazione risulta attualmente composta da 1756 abitanti. I nuclei familiari sono 665, gli stranieri sono 53, provenienti prevalentemente da Paese arabi e dell’est Europa. La fascia di età più rappresentata risulta quella compresa tra i 41 e i 60 anni (circa un terzo del totale della popolazione). Sul territorio di Ronago sono presenti due scuole: quella elementare statale e la scuola dell’infanzia “Arcobaleno”, di ispirazione cattolica. Per quanto concerne il lavoro, significativa è la presenza della ditta G.B. Ambrosoli Spa, con circa 80 dipendenti. Sono presenti inoltre piccole realtà di artigianato e di aziende agricole, mentre scarsa è la presenza di negozi e attività commerciali. Operano sul territorio diverse associazioni di volontariato, che si occupano di attività culturali, ricreative e sportive. B asandoci sulla ricerca storica di Mario Mascetti, abbiamo recentemente ricordato la commemorazione del secondo centenario di fondazione della parrocchia di Ronago, distintasi dalla chiesa-madre di Uggiate nel 1805. In duecento anni si sono avvicendati a Ronago dieci parroci. Si potrebbe leggere la storia della comunità rievocando le loro figure, col risultato di comprendere più pienamente, grazie alla conoscenza delle sue radici, anche la nostra realtà di oggi. Don Carlo Verga e don Eugenio Verga, hanno lasciato una impronta profonda e ad essi va sicuramente il merito maggiore della fecondità spirituale di questa terra di confine, per certi versi sempre un po’ difficile da dissodare. La sua posizione geografica all’estrema periferia del territorio nazionale, delimitata per la maggior parte del suo perimetro dalla “rete”, simbolo ambivalente di isolamento e di apertura, ha senz’altro condizionato abitudini di vita e mentalità dei Ronaghesi, gelosi del proprio particolare ma anche in grado di accogliere e integrare il diverso. La capacità di coniugare il radicamento nella tradizione con l’apertura al cambiamento ha sempre caratterizzato lo stile pastorale dei nostri sacerdoti. A comincare da don Carlo Porlezza che, negli anni del dopoguerra, incoraggiò la nascita e lo sviluppo dell’Azione Cattolica, iniziò una solida tradizione oratoriana e diede im- pulso al rinnovamento liturgico valorizzando i talenti musicali presenti in paese. A don Matteo toccò raccogliere l’eredità di don Carlo nel periodo post-conciliare. Il suo ministero fu orientato a realizzare una spiritualità di comunione, grazie anche ad esperienze di nuovi carismi come quello dei Focolari, ad evangelizzare la vita quotidiana, avvicinando ogni persona. Con lui un gruppo di giovani iniziò un’originale esperienza di redazione del giornalino parrocchiale intitolato “Comunità ’68", pubblicazione mai sospesa, pur con intestazioni diverse, fino ad oggi. Don Matteo volle costituire il Consiglio Pastorale Parrocchiale che per lui “non era soltanto né soprattutto un organo consultivo, ma un insieme di persone che cercano di dar vita a una comunità di base, radunata dallo Spirito Santo. Persone che tentano di realizzare tra loro la Parola: “amatevi come io vi ho amato”, pronte a pagare, perché si dia inizio ad un’ autentica comunione ecclesiale... Concretamente il primo passo è imparare a dialogare”. É poi la volta di don Antonio Fraquelli, sacerdote aperto e pieno di iniziative. La sua casa è lo specchio del suo animo: sem- pre aperta, nessuno vi è escluso. E se qualcuno non arriva, lui stesso lo va a cercare. Tutti si sentono parte attiva; si moltiplicano i catechisti, i chierichetti, gli animatori e i genitori presenti. Le vacanze insieme richiamano i ragazzi e i giovani. Ma il culmine della vita della comunità è la liturgia: sempre partecipata, dignitosa, bella. Anche don Antonio presto ci lascia, chiamato a servire una comunità più grande. Tocca a don Sergio Tettamanti il difficile compito di raccogliere e consolidare il patrimonio umano e spirituale maturato dai predecessori. Tra i suoi numerosi talenti ricordiamo: una sapiente predicazione, una catechesi strutturata, formazione permanente di catechisti e animatori, un oratorio aperto ma con regole chiare, impegno sociale, carità organizzata e grande impulso alla Caritas parrocchiale, rilancio dell’impegno missionario, consiglio pastorale rappresentativo e attivo. Tutto questo si ritrova don Eugenio quando arriva a Ronago. E con lui si inaugura un nuovo periodo, anch’esso provvidenziale, di “evangelizzazione di strada”, vicinanza silenziosa alle sofferenze nascoste, condivisione delle cose semplici, prevalen- za dei gesti sulle parole, servizio concreto; tanta fiducia e spazio ai laici. Ora parroco di Ronago, condiviso con la parrocchia di Uggiate Trevano, è don Mario Ziviani, coadiuvato da don Roberto Secchi, da quando lo scorso anno don Eugenio, accogliendo l’invito del Vescovo a mettersi in gioco per il rinnovamento pastorale iniziato in diocesi, ha dato la propria disponibilità a trasferirsi. La fisionomia attuale della nostra comunità parrocchiale è il risultato del percorso compiuto sotto la guida e a fianco dei suoi sacerdoti. Anche per la loro testimonianza di vita sono sorte vocazioni di preti diocesani, missionari, religiosi e consacrati oltre ai tanti laici che hanno maturato scelte di servizio in vari ambiti della comunità ecclesiale e civile. Siamo inoltre abituati ormai a considerare ronaghese di adozione, e dal 2005 effettivamente cittadino onorario di Ronago, anche mons. Dante Lanfranconi che, fin da quando era seminarista, ha condiviso momenti significativi della vita della comunità e intessuto rapporti che gli anni e gli impegni del ministero non possono cancellare. Ma ronaghesi considereremo per sempre tutti i preti che sono passati; prova ne è la delibe- Uggiate Trevano: dal Vescovo Abbondio ad oggi La storia di Uggiate, in particolare la storia religiosa, è particolarmente ricca. L’intitolazione della Chiesa a San Pietro, come ricorda Mario Mascetti in “Uggiate Trevano una comunità la sua pieve” (edizioni Salin, 2002), è indizio di antichità, risalente probabilmente ai primi secoli della cristianizzazione, ai tempi cioè del Vescovo Abbondio (V secolo). Sede dell’antica Pieve, possesso dei Vescovi di Como, coinvolta nella decennale guerra con Milano, venne assegnata da Federico Barbarossa nel 1152 al Vescovo di Como contro le rivendicazioni di Milano. Almeno dalla metà del secolo XII la Pieve di Uggiate si deve considerare già strutturata. La documentazione presente negli archivi comincia ad essere significativa a partire dal secolo XV. Molto ricca la documentazione disponibile relativa agli ultimi due secoli. La Parrocchia di Uggiate Trevano, posta ad un’altezza di 414 metri sul livello del mare e con una superficie di 5,83 kmq, è composta da una popolazione di 4332 abitanti, di cui 2214 femmine e 2118 maschi. La fascia di età più rappresentata è quella compresa tra i 30 e i 45 anni (27%), in aumento è la popolazione anziana (23%). I nuclei familiari sono 1730, le presenze straniere ammontano a 158 unità. La maggior parte della popolazione attiva è impiegata nel settore terziario. Consistente è il numero di lavoratori frontalieri (490 nel 2007). Non esistono oggi sul territorio comunale significative presenze di industrie manifatturiere o di unità produttive, e può risultare di interesse, allo scopo di valutare la forte trasformazione della società, la considerazione della presenza, agli inizi degli anni ’70, di presenze significative, tra le quali il Maglificio Italiano Saturnia con 85 dipendenti, e la tessitura Mazzocchi con circa 70 dipendenti. Ad Uggiate sono presenti tre scuole: quella dell’infanzia “Suor Tommasina Pozzi”, quella primaria “Anna Frank” e quella secondaria di primo grado “G.B. Grassi”. Queste scuole prevedono un servizio mensa gestito dal Comune e offrono altri servizi come lo Scuolabus e il dopo-scuola. Il territorio di Uggiate è caratterizzato poi da una presenza molto viva di diverse associazioni che operano in diversi campi: culturale, ricreativo, del volontariato e sportivo. Aldilà delle specificità che riguardano ciascuna di queste associazioni, esse sono il segno di una forte volontà di incontrarsi e di lavorare insieme per degli scopi comuni, uscendo così dall’individualismo che connota la società attuale. Da segnalare anche l’ottimo rapporto tra questi gruppi sociali e la Parrocchia: numerose sono le associazioni che dimostrano grande sensibilità nei confronti delle proposte parrocchiali e collaborano attivamente nella realizzazione di eventi della vita comunitaria e di eventi straordinari, come la raccolta in favore dei terremotati dell’Abruzzo. razione dell’Amministrazione Comunale di voler conferire nel 2005 la cittadinanza onoraria anche ai due parroci emeriti d. Antonio e d. Sergio, con un gesto indicativo della sinergia esistente tra comunità civile e religiosa. Duecento anni di storia non saranno trascorsi invano se ci troveranno pronti al nuovo capitolo che la fantasia di Dio intende inaugurare. Insieme ai nostri preti don Mario e don Roberto, andiamo incontro alla sfida di oggi: allargare l’orizzonte per una comunione più grande con tutti i fratelli della comunità pastorale. Dovremo come sempre mantenerci ancorati fortemente alla sostanza della nostra tradizione: lo spirito di famiglia, la densità delle relazioni; dovremo ancora dimostrare la nostra capacità di cambiamento: condividere le ricchezze umane e spirituali che abbiamo ricevuto in abbondanza. Perché nuovi volti, nuove famiglie, nuove culture, nuove povertà, nuovi fratelli attendono la nostra testimonianza di fede e di fraternità. IL PROGRAMMA Sabato 6 marzo Ore 10.00 incontro in Oratorio a Uggiate con i genitori dei ragazzi dell’iniziazione cristiana. A seguire visita ammalati Ore 15.00 Incontro con ragazzi e giovani in Oratorio a Uggiate Ore 17.30 S.Messa a Ronago Domenica 7 marzo Ore 10.00 S.Messa solenne a Uggiate Nel pomeriggio incontro zonale con le famiglie in oratorio a Uggiate Lunedì 8 marzo 2010 In mattinata incontro con i sacerdoti a Uggiate Ore 15.00 Visita alla scuola dell’infanzia arcobaleno di Ronago A seguire, verso le 16.15, celebrazione delle Messa presso la Casa Anziani e incontro con il personale e gli ammalati Ore 21.00 incontro aperto con i Consigli Pastorali allargati a tutti i gruppi operanti nella comunità P A G I N A 10 CHIESA VISIT AP ASTORALE VISITAP APASTORALE IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010 ALBIOLO, UN POPOLO IN CAMMINO Ripercorriamo la visita del Vescovo alla comunità di Albiolo. Tra i momenti forti di quei giorni anche la celebrazione dell’eucarestia a casa di un malato I l Vescovo è arrivato ad Albiolo nel pomeriggio di venerdì 19 febbraio, accompagnato dal delegato per la Visita Pastorale mons. Flavio Feroldi. Ad accoglierlo in piazza della chiesa il parroco, don Lorenzo Livio, e alcuni chierichetti e parrocchiani. Si è subito recato a far visita nelle case di due ammalati: Michele Stanca, costretto sulla sedia a rotelle a causa di un grave trauma riportato sul lavoro, e Enzo Bartolin, da anni immobilizzato nel suo letto, dove ha portato la Comunione. In serata l’incontro, all’Oratorio di Solbiate, con i membri dei Consigli Pastorali Parrocchiali (CPP) e dei Consigli per gli Affari Economici delle 4 Parrocchie: Albiolo, Cagno, Concagno e Solbiate. “Quanto è bello poter vivere il Vangelo!” ha detto mons. Coletti. E ha continuato: “So che i vostri Parroci possono contare su di voi. Non perché siete cristiani di serie A o i più santi, ma perché voi siete quelli che Gesù ha scelto per essere mandati a servire. Anche gli Apostoli fotoservizio di ANTONELLA SPINELLI-RAPID FOTO (OLGIATE COMASCO) litigavano tra loro, ma dovete conservare sempre una grande umiltà. Il centro delle nostre difficoltà è l’ignoranza. Noi ci avviciniamo a questa realtà così bella e feconda conoscendola poco. Bisogna entrare dal punto di vista di Gesù. Solo Lui ci può spiegare cosa voleva quando ci ha chiamato. Per questo bisogna continuamente formarsi e aggiornarsi. Capire cosa vuole Dio. Quindi le nostre Parrocchie servono a conoscere Gesù e seguirlo per fare di Cristo il cuore del mondo. Amatevi come io vi ho amato: questo è l’amore! Un CPP deve essere un insieme di persone innamorate di Gesù e che continuano a frequentarlo sempre di più. E la partecipa- zione alla Messa domenicale è il minimo indispensabile. Il cristiano è uno che si sforza da matto, ma lo fa per gratitudine”. Domenica 21 febbraio, una bellissima giornata di sole ha accolto il Vescovo nella chiesetta di Sant’Anna di Albiolo. Presenti i ragazzi delle medie con le catechiste, il Vescovo è entrato nella chiesa accolto dal canto “L’Emmanuel” preparato dal gruppo giovani ORAGI . Anche qui il Vescovo non si è risparmiato e si è messo subito a fare i gesti del canto. “La visita pastorale serve al Vescovo per stare assieme alla sua gente – ha detto Coletti – e in particolare ai cristiani che hanno incontrato Gesù prendendo sul serio la Sua Parola, per riaccendere il fuoco dell’amore che è in ognuno dei fedeli”. Il Vescovo Diego si è poi recato nel vicino cimitero per la benedizione dei defunti e in particolare delle tombe dei sacerdoti. Quindi, in corteo, camminando tutti insieme, si è recato verso la chiesa parrocchiale, dove lo aspettava tutta la Comunità e le autorità civili. Dopo il saluto del sindaco Mario Bernasconi, è entrato in chiesa, dove ha avuto inizio la celebrazione della messa animata dalla corale parrocchiale, dal piccolo coro LA CELEBRAZIONE DELL’EUCARESTIA IN CASA DI UN MALATO AL FIANCO DI CHI SOFFRE F requento la casa di Maria e Michele da circa 14 anni, da quando Michele è diventato mio paziente a causa di un grave trauma encefalico riportato sul lavoro. Dopo un lungo periodo di coma Michele si è risvegliato: ora respira da solo, deglutisce il cibo, ma non pùò più muoversi da solo, vedere o parlare con gli altri, specialmente con sua moglie e suo figlio. Quando Maria mi ha invitata, venerdì 19 febbraio, per partecipare alla messa che il vescovo Diego Coletti avrebbe celebrato a casa sua, ho accettato con entusiasmo. Eravamo circa 25 persone, tra adulti, e 2 bambine; il Vescovo ha chiesto ad ognuno il nome e il rapporto che ci legava alla famiglia ospitante: questo gesto ha instaurato un particolare sen- timento di fratellanza. L’Eucaristia è stata semplice ma vissuta intensamente; durante la preghiera dei fedeli alcuni di noi hanno espresso al Signore le proprie necessità. I miei occhi erano fissi su Michele che emetteva dei piccoli suoni e cercava di orientare i suoi occhi verso l’altare. Sì, perché anche se Michele non si può esprimere attraverso il linguaggio, utilizza altri mezzi più difficili da comprendere per noi così detti normodotati, ma più diretti per chi lo assiste e lo conosce da tempo. Personalmente sono molto in sintonia con Michele: bastano le sue espressioni, i suoi suoni, per comunicarmi le sue necessità durante le sedute di fisioterapia; quando finiamo il trattamento Michele è rilassato, morbido e a volte mi sorride: questo mi riempie di gio- ia. Le persone come Michele sono ricche di molti sentimenti: sincerità, semplicità e affetto. Durante la messa ho guardato spesso anche Maria, nonostante le lacrime che velavano i nostri occhi; ho potuto vedere e sentire il grande dolore del suo cuore, la stanchezza di assistere quotidianamente suo marito, l’amore enorme che ha contraddistinto il loro rapporto e che non ha potuto svilupparsi come desideravano, ma che oggi continua in loro figlio Salvatore e nella loro bellissima nipotina Giorgia. Io, nel mio cuore, ho innalzato una preghiera a Dio per affidargli tutte le famiglie che ogni giorno portano, come Gesù, una grande croce, ma sanno sorridere e donare amore a quanti incontrano. Voci Bianche Oralini, dal gruppo giovani e da tanti chierichetti. Presenti anche mons. Pierangelo Livio, fratello del parroco e canonico del Duomo, e padre Carlo Catelli, missionario comboniano nativo di Albiolo. Al termine, il saluto del Parroco, don Lorenzo Livio: “Lei, Eccellenza, è il fuoco della candela che rischiara la nostra vita e illumina la nostra Chiesa”. Dopo la consegna di alcuni doni, il Vescovo ha firmato le pergamene ricordo ed ha impartito la benedizione solenne. Alla conclusione, dopo le foto ricordo, come una star mons. Coletti ha salutato i fedeli. E non poteva mancare uno striscione in piazza della Chiesa realizzato dal gruppo giovani: “Vescovo Diego stacci vicino e illuminaci il cammino”. Dopo il pranzo si è fermato nel locale dei giovani della parrocchia di Albiolo dove ha parlato famigliarmente con loro ed ha firmato il logo del gruppo. Al termine foto in piazza e solo due parole: “Coraggio, continuate!”. Venerdi 26 febbraio, di buon mattino, il Vescovo si è recato in visita alla Scuola Materna di Albiolo, dove ha incontrato, insieme al parroco, tutti bambini, le insegnanti e il personale. Alla sera ha incontrato, presso il Cento Civico le Comunità di Albiolo, Cagno, Concagno e Solbiate. “I collaboratori e i catechisti sono la presenza dell’amore pastorale di Gesù” ha detto il Vescovo. “Le relazioni sono la trama fondamentale della nostra vita cristiana: Dio è relazione tra le persone che si amano. Scopo della nostra vita è diventare come Dio, che è tre persone che si vogliono bene. Dio è uno non per solitudine, ma per Amore!”. Poi LE IMPRESSIONI DEI PARROCCHIANI La celebrazione eucaristica di Domenica 21 febbraio ad Albiolo, nella chiesa parrocchiale, secondo me e secondo tutte le persone con cui ho scambiato le mie impressioni, ha avuto un grande successo per merito dell’infaticabile don Renzo che ha preparato con il Consiglio Parrocchiale, fin nei minimi particolari, lo svolgimento della funzione. Ha riunito, con tutti i fedeli, i bambini della scuola materna, i ragazzi del catechismo con le loro insegnanti, i chierichetti, i ragazzi del “Piccolo coro” e i cantori, le autorità religiose e civili. Ma l’attenzione è stata tutta incentrata sulla figura di mons. Diego Coletti, il quale ha dimostrato di essere un Vescovo molto affabile, coinvolgente, comunicativo e chiaro negli insegnamenti e nei suggerimenti. Infatti tutti hanno notato, e ne hanno fatto oggetto di commento anche nei giorni successivi, le parole dell’omelia che, partendo dal commento del Vangelo di Luca sulle tentazioni, ha dato suggerimenti di uno stile di vita basato su Dio e sull’amore per il prossimo, che mette al bando l’egoismo e la ricerca smodata del potere e della ricchezza. I fedeli hanno gradito il dono di una immaginetta con una bella riproduzione di un particolare della Crocifissione che si trova nella chiesa di Sant’Abbondio in Como, con una preghiera che recita il Sacerdote prima della Comunione. Grazie, Sua Eccellenza, per i suoi insegnamenti, per il suo esempio, per la sua disponibilità, per averci dato l’occasione di trovarci tutti fraternamente insieme ad ascoltare la Parola di Dio, a pregare e a celebrare l’Eucaristia. sono state fatte alcune domande già preparate, sulla catechesi, la missione e la carità. “Bisogna pensare alla preparazione alla fede in Gesù in maniera globale. L’ora di dottrina non è un’ora di scuola, ma esperienza del rapporto diretto con Gesù, la preghiera, esperienza caritativa, tutto fondato sulla Chiesa. Il catechista deve avere il ruolo del tessitore. I bambini affidati devono fare esperienza personale di Gesù. È la comunità cristiana il grembo dove nascono i cristiani”. Infine, sicuramente stanco ma sempre colmo di gioia e serenità, ha lasciato il Centro Civico tra applausi e il canto finale “Resta qui con noi”, cantato dai giovani. Con la nostra speranza che non rimanga solo l’emozione del momento, ma che le parole di amore e fratellanza, di condivisione e comunione, di incoraggiamento, crescano e portino frutto nei cuori di ciascuno perché “Vi riconosceranno da come vi amerete”. LA COMUNITA’ DI ALBIOLO CHIESA MONDO MISSIONE CAMEROUN IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010 VOCE DEL VERBO USCIRE roviamo ad usare la parola missione non per indicare attività, professioni, compiti e impegni, ma nel suo significato “per eccellenza”, la missione ad gentes, al mondo, a chi ancora non ha ricevuto l’annuncio del Vangelo, e a ripartire da qui per comprendere tutte le altre missioni. Nella missione ad gentes ritroviamo un altro verbo fondamentale per la missionarietà e la stessa esistenza cristiana: il verbo uscire. Questa dimensione accompagna tutta la storia della salvezza. Il viaggio del popolo ebraico verso la Terra Promessa è l’uscita per un cammino di liberazione; le storie di vocazione che incontriamo nella Bibbia racchiudono questa dimensione di esodo; i salmi che rileggono le vicende personali e comunitarie del popolo contengono la celebrazione in poesia dell’itinerario di una vita in cammino. Fino ad arrivare a Gesù, Parola uscita dal Padre (cfr Gv 1) e allo Spirito Santo, protagonista indiscusso della missione che fa uscire gli Apostoli dal cenacolo per rendere partecipe ogni uomo della comunione che esiste tra il Padre e il Figlio (cfr Redemptoris Missio III parte). La visita alla missione diocesana ci ha portati a toccare con mano questa realtà. P I PROGETTI Ciechi e sordomuti. Molti sono i bambini dei territori delle nostre parrocchie sorelle in Cameroun colpiti da questo handicap. Generalmente avere in famiglia un bambino colpito da un tale handicap porta all’isolamento sociale. Il “malato” viene tenuto nascosto, raramente riceve un’istruzione, ovviamente necessita di cure e di metodi didattici differenti, difficilmente arriverà ad occupare un ruolo attivo nella società. Fino a pochi anni fa i bambini sordomuti che le parrocchie dei nostri fidei donum riuscivano a raggiungere venivano mandati in una scuola non molto lontana da Maroua, ma erano molto distanti dalle loro case. Così, si è deciso di aprire una scuola con insegnanti specializzati a Mokolo. Le famiglie pagano una parte della retta, mentre il resto viene sovvenzionato attraverso alcune adozioni a distanza della nostra diocesi. Le famiglie della parrocchia invece si sono prese l’impegno di ospitare nelle loro case i bambini che vengono da villaggi lontani. Un paio di anni fa invece un giovane divenuto cieco a seguito di una malattia si è proposto come insegnante di lettura e scrittura col metodo Braille per i bambini ciechi delle parrocchie. Ha così preso il via una nuova avventura. Oggi gli assistiti sono circa cento. I più grandi passano, al termine degli studi, al centro del PIME di Maroua per la formazione professionale. Un successo perché si offre a questi bambini non solo la capacità di leggere o scrivere, ma la possibilità di avere un posto nel mondo. B.M. L’uscita geografica dei missionari, oggi non più così problematica e difficile (almeno nel viaggio e nella lontananza annullata dai mezzi di comunicazione), resta tuttavia un segno. E’ imporre al proprio corpo di abituarsi ad un ambiente diverso: il caldo torrido della savana, la polvere portata dal vento del deserto, l’escursione termica tra il giorno e la notte, la presenza di insetti portatori di malattie che ancora oggi affliggono regioni intere del pianeta; è fare i conti con la mancanza d’acqua e di energia elettrica; è misurarsi con una povertà di mezzi e di risorse che mette subito in discussione schemi, esigenze, capacità. L’ uscita culturale che ogni missionario compie forse è il passo più difficile che non è dato di comprendere fino in fondo al visitatore che passa e che torna a casa. Si tratta di lasciar maturare quel distacco da sé e dal proprio mondo fatto di abitudini, atteggiamenti, idee, di un modo di interpretare la realtà per avvicinarsi e per entrare in punta di piedi in un altro mondo da ascoltare e osservare prima di capire e giudicare. L’uscita dalla propria comunità cristiana e l’essere inviato ad un’altra comunità è un ulteriore esodo, non in- DUE DOMANDE PER RIFLETTERE... differente, che chiede al missionario “di rinunziare a se stesso e a tutto quello che in precedenza possedeva in proprio e a farsi tutto a tutti” (AG 24). In questo dono senza riserve si incrocia una chiesa che dà spazio a carismi e ministeri, una Chiesa che sceglie i poveri, impegnata in una pastorale attenta alla formazione delle persone, dove tutti i progetti, in ogni loro fase, sono realizzati con la partecipazione della comunità locale e con i mezzi disponibili sul posto. Una Chiesa a volte perseguitata dove la testimonianza evangelica e la lotta per la giustizia e la verità si pagano con la vita. Se l’incrocio diventa incontro, l’esodo diventa segno dell’amore di Dio nel mondo: un amore senza esclusioni, senza confini, senza preferenze. C’è un’ultima questione. L’ uscita per una nuova entrata perché il missionario Fidei Donum è fatto per ritornare. Grazie don Giusto, don Angelo, don Felice, Alda, Laura, Brunetta perché nella vostra uscita avete messo in conto anche questo: che il ritornare è importante quanto l’andare, perché le nostre comunità ritrovino la gioia dell’annuncio e l’essenzialità della vita. GABRIELLA RONCORONI l tavoletta per lo studio del braille Leggiamo riviste che ci aiutano a conoscere altri popoli e culture, che ci informano con competenza e verità circa i problemi mondiali, raccontadoci la vita e le scelte dei missionari e delle loro comunità? Quali passi siamo chiamati a compiere per uscire da noi stessi ed entrare con più coscienza nel nostro mondo che chiede cammini nuovi di evangelizzazione e missione? I NOSTRI MISSIONARI/3 ALDA VOLA Nasce a Colico il 23 dicembre 1944. Dopo anni di missione in Kenia e in Mozambico come religiosa, chiede di essere ammessa nell’Ordo Virginum diocesano e di partire per la missione diocesana. Dal settembre 2008 nella paroisse Saint Jacques de Mokolo - Mboua collabora per l’evangelizzazione, l’animazione e la formazione delle donne, il funzionamento della scuola per i bambini ciechi, i progetti di salute e di promozione umana. Descrizione di alcuni particolari. La lunga esperienza africana la fa trovare a suo agio dovunque sia: in cucina, in carcere, al mercato, in chiesa. Donna di “poco peso”: non ha mai raggiunto i cinquanta kilogrammi del mezzo sacco di miglio, eppure ha la tempra di chi,da piccola, ha imparato a difendersi. Non cammina veloce, ma taglia il vento. La sua parlata stretta, la fa somigliare ad una straniera. Perfino noi italiani ci caschiamo, come i due anziani di Como che l’hanno gentilmente accompagnata all’Asl per le vaccinazioni: “Signora, è da tanto in Italia? Parla già abbastanza bene la nostra lingua!”. Alda ride di gusto nel raccontare le sue avventure. Gentile, riservata, è come la CocaCola: anche nella piccola bottiglia sa essere dolce e piena di gas. L’Africa ha le impronte di quasi tutta la sua vita, impronte di carità quotidiana e di condivisione della vita dei poveri. Lei, dal continente nero, ha imparato la pazienza. Ha fatto la patente dopo i 60 anni, perché la missione lo richiedeva. Quando deve andare in moto, si fa portare e impreca: adagio, adagio! Ad ogni buca rischia di essere sbalzata. L’Africa è sempre un’avventura. Le diciamo, con un tono un po’ africano e un po’ ticinese: “Tu non sei alda! Tu sei pigola, ma grande!” Grazie, Alda! DON ITALO P A G I N A 11 3a Tappa (13 gennaio 2010) Il ritorno a Mokolo mi mette un po’ di agitazione. Per noi “lucertoli” la città è piena di insidie. Attraversare la strada non è come attraversare i campi di cotone. Lì ti sfreghi sulla bambagia bianca, in città il battistrada delle auto ti taglia la coda a cubetti. Sono il Margujà che non ama la città! Pare che ci siano da vedere cose importanti anche oggi. Ascolto Alda e Brunetta che descrivono le loro attività quotidiane. Decidiamo di accompagnarle alla scuola dei ciechi. Il cortile è piccolo, l’aula organizzata con quattro banchi per fare spazio ad una decina di bambini e di ragazzi. Stanno imparando l’alfabeto Braille. Gli adulti studiano all’aperto. Il maestro e direttore, lui pure divenuto cieco dopo la nascita, è una persona straordinaria. Insegna, sprona, consola, dialoga con la delegazione. E ringrazia. Si sa, è in costruzione la nuova “École des aveugles” e la Diocesi di Como ci mette la sua parte. Dietro il cortile principale ci sono le stanzette dei ragazzi. Sono molto povere. I tappeti a terra danno un tocco di colore che i ragazzi non possono gustare. Usciamo un po’ tristi, quasi respirando lo sconforto di quei ragazzi; e anche un po’ arrabbiati per una malattia, la cecità, che in molti casi si potrebbe evitare con una prevenzione sanitaria. Quando l’auto parte, don Stefano e don Giusto salgono sulle loro mountan-bike e precedono il gruppo al Centro di fisioterapia. Il sole adesso fa sentire tutta la sua forza. Mi scalda il sangue e mi fa venir voglia di salire sulla bicicletta: sono il Margujà che in mountan-bike va! Mi piace come pedala don Giusto e come taglia le curve. Se non fosse per la mia coda lunga e scomoda, proverei a pedalare. Vero è che andiamo al centro di fisioterapia, ma forse è meglio che non corra rischi. Rieccoci insieme! Qui ci sono i malati, ma c’è anche un’interessante officina meccanica: si costruiscono le carrozzine per handicappati, con pezzi di bicicletta; le protesi, con cuoio e vecchi copertoni; le stampelle, con pezzi di legno. Sui lettini ci sono anche dei bambini. Vivevano nelle strade. Si trascinavano a fatica nella polvere. Ora iniziano a camminare. Non vorrei commuovermi, ma non posso farne a meno quando vedo una bambina che ha dolore in ogni parte del corpo. Ehi, amico, le lacrime di Margujà non sono come quelle di coccodrillo! Qualche kilometro oltre, un altro Centro gestito da suore polacche, accoglie persone disabili. La costruzione è grande, offre vari servizi, cura anche i lebbrosi. Venti bambini della scuola materna mangiano all’aperto. Le manine prendono la rossa polenta di miglio e la intingono nel sugo della carne. La suora ha una bella intuizione: “Avete sete?”. Se avesse aspettato ancora qualche minuto a chiedercelo, ci avrebbe raccolti stecchiti. Salute! Don Giuliano è goloso di arachidi, don Italo di sesamo, don Stefano di salatini. Decidono che è meglio non avanzare nulla per… rispetto alla cortese ospitalità. Partecipo anch’io: “Può mancare il Margujà, quando c’è ospitalità?” D.I.M. P A G I N A 12 Mons. Diego Coletti ha fatto tappa anche presso gli uffici comaschi della Caritas Diocesana: il Centro d’Ascolto, Porta Aperta e Il Centro Diurno CHIESA VISIT AP ASTORALE VISITAP APASTORALE IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010 IL VESCOVO AL CUORE DELLA CARITÀ PORTA APERTA er chi non lo sapesse Porta Aperta è una realtà della Caritas diocesana da molti anni. E’ un servizio dedicato agli ultimi, ai senza casa, a chi vive condizioni di emarginazione e grave disagio. Noi che qui doniamo il nostro tempo siamo abituati ad accogliere, ad ascoltare, a condividere. Immaginate dunque la curiosità e l’attesa quando ci annunciano che una sera ci capiterà di accogliere un visitatore speciale. E finalmente un tardo pomeriggio di questo freddo febbraio ecco giungere alla nostra sede il vescovo Diego Coletti. Per una volta siamo noi a raccontarci e a trovare ascolto nella chiesa diocesana che nella persona del vescovo interroga e si rende partecipe. Sorridente e attento, in modo del tutto informale e paterno il vescovo Diego si siede tra P noi e domanda del nostro servizio, del percorso che ci ha condotto a Porta Aperta, della quotidianità e delle problematiche che giornalmente affrontiamo, dei desideri e delle speranze. Con grande affabilità e scioltezza lui stesso racconta le sue trascorse esperienze in questo ambito, condivide con noi gli slanci e si fa carico delle difficoltà donandoci preziosi consigli. Ci definisce “fortunati” ogni volta che ci impegniamo nel tradurre in gesti-segno l‘insegnamento evangelico perché, nell’incontro con gli ospiti che giornalmente bussano a questa porta con le loro fragilità e i mille bisogni i cristiani, si arricchiscono nell’amore e nell’attenzione ai più deboli. Essere Caritas è essere al servizio e donare se stessi nella totale gratuità. Questa di- mensione che può apparire inconsueta e poco comprensibile è in effetti lo stile di chi rende possibile questo servizio. E non significa non avere in cambio, ché anzi in cambio di poche ore di disponibilità si riceve moltissimo quanto a spirito di fratellanza e gioia. E’ il dare un segno diverso alla propria vita, il segno del dono anziché del guadagno, del trovare la dimensione più piena di sé dando anziché prendendo. Viviamo tempi di ripiegamento individualistico, occorre un risveglio, un’iniezione di fiducia nell’uomo, la decisione di ricominciare da Cristo. Le esperienze della comunità diocesana di Como sono talvolta segnate dalla difficoltà nell’approccio allo straniero ed al debole e alcuni sono riluttanti al confronto con chi vive momenti di difficoltà. Ne parliamo e ascoltiamo il nostro vescovo che ci invita a “diffondere il contagio” nelle nostre comunità di appartenenza perché riscoprano il senso più immediato e genuino della forza travolgente del cristianesimo. Ci impegniamo ad essere fermento e “sale della terra” e, consapevoli che il vescovo guarda con attenzione all’impegno della Caritas, sappiamo che anche Porta Aperta troverà nuova linfa e, chissà, nuove forze ad alimentarla. LA VISITA AL CDA L’ASCOLTO... DEL VESCOVO G iovedì 18 febbraio mons. Diego Coletti è venuto in visita al nostro Centro di Ascolto, accompagnato dal direttore della Caritas Diocesana e dall’incaricato Caritas Zonale. Per l’occasione erano presenti quasi al completo i volontari, una quindicina, che, alternandosi nei vari giorni di apertura, garantiscono il buon funzionamento del Servizio. E’ stata una visita all’insegna della semplicità e molto informale, secondo lo stile del nostro Vescovo, che, come sempre, si è dimostrato molto aperto e disponibile all’ascolto. Già perché se inizialmente noi ci aspettavamo più che altro parole di incoraggiamento e di insegnamento (che pure ci sono state), viceversa abbiamo trovato in mons. Diego soprattutto un grande desiderio di ascoltare e di conoscere la nostra realtà. Ci siamo così ritrovati a raccontargli delle persone e dei bisogni che arrivano quotidianamente al nostro Centro di Ascolto, che è rivolto in particolare alle persone stabilmente inserite nel tessuto della città e dei paesi limitrofi. Si tratta soprattutto di famiglie, sia italiane che straniere (c’è solo una leggera prevalenza di immigrati), con problemi economici dovuti a difficoltà spesso diverse: il licenziamento, il lavoro precario e interinale (con poca continuità, poco retribuito, senza garanzie...), pensioni molto basse (d’invalidità o la mi- nima), famiglie numerose, affitti o mutui onerosi, difficoltà personali (problemi psichici, capacità umane limitate...), situazioni particolari (mamme sole con bimbi piccoli, uomini disoccupati e troppo “vecchi” per il mondo del lavoro, ma non ancora in età da pensione...), sfratto, arretrati di gas e luce... L’interesse del Vescovo è stato subito evidente, anche perché i problemi di cui parlavamo sono quelli legati ad una povertà più nascosta e meno conosciuta, rispetto a quella della grave emarginazione, di chi vive per strada o di espedienti (realtà più scontate e note, quasi considerate con un po’ di cinismo inevitabili... e di cui comunque è fin troppo facile disinteressarsi). Le persone senza fissa dimora o gli immigrati irregolari in realtà si rivolgono all’altra struttura della Caritas “Porta Aperta”; invece la povertà che arriva al nostro Centro di Ascolto è quella della gente che ha una vita “normale”, pur tra le tante difficoltà. E’ la povertà di chi fatica ad arrivare alla fine del mese, una povertà un po’ vergognosa, ma a volte ancora più disperata perché non riguarda il singolo, ma la famiglia e i figli. E’ una povertà che è molto più diffusa di quanto si pensi tra le nostre famiglie, quelle che abitano nelle nostre vie, che frequentano le nostre chiese, le stesse scuole dei nostri figli. Una povertà che davvero è anche nostra, perché vive nei nostri quartieri e nelle nostre parrocchie; una povertà che ci rende tutti più “umanamente poveri”, se non siamo capaci di vederla e di farcene carico come comunità. Abbiamo potuto vedere come l’attenzione a queste persone con i loro bisogni era ben presente nel nostro vescovo e quanto fosse preoccupato di fronte alla constatazione che l’attuale crisi finanziaria ha davvero messo in forte difficoltà (e a volte fatto precipitare nell’indigenza) famiglie che prima riuscivano con qualche fatica a tirare avanti. Come sempre inizialmente sono stati quelli più svantaggiati a subire per primi le conseguenze degli scombussolamenti economici e sociali, ma purtroppo adesso anche quelli che finora sono stati aiutati dagli ammortizzatori sociali (cassa integrazione, assegno di disoccupazione, ecc.) ormai si ritrovano senza risorse e senza prospettive e cominciano ad arrivare ai Centri di Ascolto, alle parrocchie, alle associazioni di volontariato per chiedere aiuto. L’incontro con il Vescovo è stato veramente d’aiuto per noi volontari, ci ha incoraggiato a continuare nel nostro impegno e ci ha spinto ad essere sempre più aperti ed accoglienti con le persone in difficoltà. Siamo stati grati dell’interesse e della disponibilità di mons. Diego, che ci ha anche portato l’attenzione di tutta la Chiesa locale, sottolineando come tutta la comunità debba sentirsi partecipe e accogliente verso le persone in difficoltà. L’INCONTRO PATERNO AL CENTRO DIURNO Ricevere mons. Diego Coletti in visita nella sede del Centro Diurno “L’incontro”, nel cuore della Città Murata, ultimo tassello della visita pastorale alla rete di servizi di aiuto alla persona della Caritas Diocesana, è stato un grande privilegio. Per l’occasione i nostri amici africani, assidui ospiti del Centro Diurno, hanno dipinto con i colori caldi del cuore un grande cartello di benvenuto che esprimeva tutta la nostra gratitudine a chi da ormai un anno e mezzo veglia sul nostro lavoro come un padre. E così, come un vero padre, si è seduto in mezzo a noi e ci ha ascoltato uno per uno, operatori e volontari, nel difficile compito di raccontarci, trasformando in parole comprensibili questa esperienza di solidarietà e attenzione alla persona che stiamo costruendo giorno per giorno, insieme ai nostri ospiti provenienti da situazioni diverse di povertà o da zone impoverite del nostro paese e del mondo. A lui, attento ed entusiasta, abbiamo raccontato i nostri sogni, i dubbi, le incertezze e le perplessità che ci accompagnano nel difficile cammino che stiamo costruendo e che diventerà traccia soltanto se lo percorreremo tutti insieme con coraggio, prendendoci cura l’uno dell’altro, mettendo allo scoperto le nostre ricchezze nella diversità. Il momento della preghiera, che ha suggellato la serata, è stato caratterizzato dal passaggio della luce che mons. Coletti ha consegnato a tutti noi attraverso la fiamma della sua candela, fino ad illuminare ogni viso ed ogni cuore in un tripudio di luce e di speranza. Grazie Vescovo Diego, papà attento e saggio, a te dobbiamo questo momento tanto significativo del nostro “andare” che si trasforma in preghiera. P A G I N A CHIESA CARIT AS CARITAS IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010 EDITORIALE SENTINELLA A CHE PUNTO È LA NOTTE? 13 LA PAURA, L’INSICUREZZA, LA SFIDUCIA, L’ABBANDONO SI VINCONO SOLO GUARDANDO A METE GRANDI, ARDUE, MA POSSIBILI LA RICERCA DI UNO STILE Quattro punti di riflessione per intraprendere un cammino proficuo di formazione e di crescita I l Piano formativo della Caritas Diocesana di Como, intitolato “Sentinella a che punto è la notte? (Is 21,11)” nasce dal lavoro del gruppo Formazione della Caritas, che quest’anno ha elaborato un percorso strutturato e di spessore a partire dalla convinzione che “il servizio non si improvvisa, ma esige una lunga e paziente coltivazione, sia per attivare e per motivare il singolo credente, sia per acquisire la competenza necessaria rispetto alla specificità dei compiti e alla complessità delle realtà. Occorre perciò con grande urgenza riattivare quei circuiti di formazione della coscienza civile che, in anni anche recenti, hanno saputo plasmare dall’interno del popolo di Dio straordinarie figure di cittadinanza politica e responsabile”. (Diego Coletti, Il maestro è qui e ti chiama, p. 49). È necessario, quindi, rinnovare la proposta educativa per scoprire, sperimentare e proporre nuove forme di ascolto, osservazione, condivisione. Il nodo dei nodi sembra ancora risiedere nell’accompagnamento pastorale delle nostre Caritas Parrocchiali: sollecitati da povertà e ingiustizie, sempre più gravi e urgenti, rischiamo di dimenticare che i poveri e non i servizi, l’amore e non le prestazioni, sono i luoghi attraverso cui Dio parla e provoca il mondo. Nella riflessione due domande sorgono spontanee: come si configura il rapporto tra Chiesa e “mondo”, caratterizzato insieme da simpatia per gli uomini e da rottura con la mentalità attuale? Quale presenza “profetica” della Chiesa e del suo organismo pastorale Caritas? La Bibbia ama applicare al profeta l’immagine della sentinella per la quale risuona costantemente la domanda: “Sentinella, a che punto è la notte?” (Is. 21,11). La risposta è misteriosa e forse anche deludente: “Viene il mattino, poi anche la notte; se volete domandare, domandate, convertitevi, venite!” (Is. 21,12). Forse il profeta non sa, neppure oggi, indicare quando verrà il mattino, ma ne attesta la sicura venuta: il profeta apre il futuro, dà futuro all’oggi, suscita e apre alla speranza. E chiede che, nel frattempo, si continui a domandare, a interrogare e a interrogarsi sul giorno e sulla notte, dunque sul senso del tempo, della storia e della vita che stiamo vivendo nell’oggi. Non come tempo perso, ma come occasione opportuna (kairòs) per discernere, per individuare insieme il cammino da percorre, la modalità di presenza nel mondo. uardare lontano e alto Occorre innanzitutto uno sguardo capace di spingersi lontano e in alto per superare la stanchezza, le divisioni, le distanze, i muri presenti nel nostro mondo e capace di rispondere alla domanda: “Sentinella, a che punto è la notte?” (Is. 21,11). La paura, l’insicurezza, la sfiducia, l’abbandono si vincono solo guardando a mete grandi, ardue, ma possibili. È necessario formare uomini e donne capaci di pensare in grande e di agire nel piccolo della ferialità, di osare per una meta bella e alta, di pagare il prezzo anche a livello personale per il conseguimento di un fine utile. G Misurare e pesare le prassi La tattica dei piccoli passi deve unirsi alla strategia delle grandi mete, dei sogni e delle speranze comunitarie. Promuovere con la vita la dignità della vita, con il soddisfacimento dei bisogni materiali la cura delle relazioni e le risposte alle esigenze di senso, di spiritualità e di dignità di ogni vita umana: c’è bisogno di uomini e donne capaci di “coniugare carità e verità” insieme con la giustizia, pronti a non cedere ai compromessi morali, decisi nel rifiutare la menzogna e il vantaggio egoistico. Sviluppare la comunione e promuovere la testimonianza Occorre costruire un rapporto di fiducia e di stimolo critico fra quanti nella comunità assumono un ruolo di servizio e di animazione caritativo, sociale e politico e la comunità stessa in tutte le sue espressioni. Tutto questo chiede corrispondenti scelte e stili di vita alternativi alla cultura e alle mode correnti, tra i quali: l’attenzione ai poveri; l’uso ricco di gratuità del proprio tempo e del proprio denaro; il senso e la dignità dell’altro; l’accoglienza e il rispetto della diversità; l’apertura delle proprie case; una qualche forma di condivisione dei beni; le azioni di ascolto, relazione, dialogo e riconciliazione nei contesti d i vita ordinaria. Curare il parlare con franchezza Don Lorenzo Milani descriveva le condizioni fondamentali di un autentico servizio ai poveri così: “appartenere alla massa e possedere la parola”. La parola sarà di volta in volta analisi, lettura, interpretazione, giudizio, decisione, risposta. Essa veicolerà annuncio, denuncia, proposta, giudizio di approvazione e di condanna. Stimolare il dialogo a tutti i livelli, privilegiando la concertazione rispetto alle avventure di parte; dare voce a chi non ha voce, parola e linguaggio a chi non ce l’ha; osare di essere parola viva al servizio della causa di Dio e della verità. GLI OBIETTIVI: COSTRUIRE E DIFFONDERE “RESPONSABILITÀ E SOLIDARIETÀ COMPETENTI” EDUCARE ALLA GIUSTIZIA, FORMARE ALLA SOLIDARIETÀ A Sormano e a Caspoggio parte il primo anno del Piano formativo della Caritas Diocesana di Como. Ecco le finalità, i contenuti, le fasi del percorso e il programma Il Piano formativo, rivolto a tutti e in particolare ai giovani, è strutturato in un percorso suddiviso in due fasi: la costruzione della responsabilità “competente”; la diffusione della “solidarietà competente”. La prima fase ha l’obiettivo di favorire la formazione di persone che per motivazione, esperienza, ruolo sociale e capacità possano diventare gli animatori Caritas dei diversi territori e zone nell’avvio e nella realizzazione del percorso di formazione alla carità della Diocesi comasca. Durante la realizzazione del corso, che è suddiviso in due anni didattici, saranno programmati incontri residenziali di approfondimento, confronti di esperienze, laboratori di conoscenza che avranno come traccia-guida i contenuti relativi a educare alla giustizia (nel primo anno) e formare alla solidarietà (nel secondo anno). Per quanto concerne la “diffusione della solidarietà competente”, in ciascuna zona pastorale della Diocesi partiranno iniziative di educazione alla carità promosse, coordinate e condotte dagli animatori Caritas. I contenuti che saranno portati in questa fase saranno coerenti con quelli di educare alla giustizia e di formare alla solidarietà, andando nelle diverse zone a costruire percorsi e iniziative anche diverse, ma con la medesima metodologia che sarà quella del confronto delle esperienze e dell’approfondimento delle motivazioni personali. I CONTENUTI DEL PIANO Come detto, il Piano è strutturato in due anni formativi. Nel primo anno l’argomento è “Educare alla giustizia”. Verranno affrontati il tema “Lo stile di vita” sia della persona sia della comunità (La diversità per la complementarietà e non per la competizione); e il tema “Il bene comune”: valore, significati e prospettive nell’attuale vita sociale (“La giustizia primo gradino della carità” - Palo VI - “La giustizia senza carità è incompleta, ma la carità senza giustizia è falsa” - don Milani -). Nel secondo anno l’argomento è “Formare alla solidarietà”. Si affronterà questo tema attraverso tre linee: “Promuovere l’uguaglianza-I valori per la società di oggi”; “La solidarietà”; “La sussidiarietà”. LE SEDI DELLA FORMAZIONE DEL PRIMO ANNO Nel 2010 il primo anno di corso – che durerà tre giorni e, come detto, è organizzato in un contesto residenziale - verrà effettuato in due sedi, a Sormano (zona Erba) nella Casa Guanelliana e a Caspoggio (Valmalenco) nella Casa dell’Azione Cattolica. A Sormano il primo tema in programma, a cura del prof. Raffaele Mantegazza, verrà svolto dal 19 marzo (inizio alle 19.30) al 21 marzo (termine alle 16). Il secondo tema, a cura dell’Equipe Formazione Diocesana di Crema, sarà trattato dal 30 aprile (inizio alle 19.30) al 2 maggio (termine alle 17). A Caspoggio lo stesso corso inizierà, invece, con il primo tema, sempre a cura del prof. Raffaele Mantegazza, il 9 aprile (inizio alle 19.30) fino all’11 aprile (termine alle 16). Il secondo tema sarà trattato dal 28 maggio (inizio alle 19.30) al 30 maggio (termine alle 16), anche questo grazie all’Equipe Formazione Caritas Diocesana di Crema. P A G I N A 14 CHIESA AZIONECA TTOLICA AZIONECATTOLICA IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010 IL 21MARZO A CHIAVENNA L’ASSEMBLEA DIOCESANA DELL’AC O rmai siamo vicini al giorno dell’Assemblea diocesana di Azione cattolica, che si svolgerà a Chiavenna il 21 marzo prossimo. Sul tema dell’educazione parleranno il nostro vescovo monsignor Diego Coletti e il professor Mario Mozzanica, docente presso l’Università Cattolica di Milano. È una data importante per tutti gli associati, per i simpatizzanti e anche per quelli che non conoscono ancora l’Azione cattolica, perché possono vivere una giornata di formazione oltre che di fraternità. Particolarmente importante perché la zona della Valchiavenna da qualche tempo è coinvolta in un lavoro missionario con le famiglie, che rivelano interesse per una formazione che le aiuti nell’educazione alla fede dei propri figli. Pertanto nella giornata si è riservato uno spazio “a misura di famiglia”, per dare ai ragazzi l’occasione di vivere un momento di animazione formativo in stile Acr e alle coppie di sposi la possibilità di approfondire un tema che sta a cuore a tutti: l’educazione. Lo slogan dell’assemblea è, infatti, “Chi ama educa”. È giusto sottolineare anche che l’équipe Acr propone per sabato 20 marzo, sempre a Chiavenna, un seminario di approfondimento del nuovo progetto diocesano di iniziazione cristiana, a cui sono invitati educatori Acr, genitori e tutti coloro che sono coinvolti nell’educazione alla fede dei ragazzi. Non è possibile mancare e non approfittare di una proposta così interessante. IL PRESIDENTE DIOCESANO DI AC UNA SFIDA CON FIDUCIA ià dall’inizio del triennio, grazie all’apertura missionaria dell’Equipe Famiglia, l’associazione diocesana ha desiderato essere presente nella vita delle comunità della Valchiavenna. Non è stata una scelta fatta a caso, ma abbiamo seguito il nostro “fiuto”: abbiamo colto bisogni e fatiche, ma soprattutto desideri e disponibilità; e abbiamo seguito il nostro stile: abbiamo cominciato a tessere relazioni, offrire occasioni di incontro e di a- G micizia, condividere riflessioni e proporre impegni. Sono nate così alcune giornate significative per le famiglie e un dialogo con i parroci, a tu per tu e nel Consiglio presbiterale zonale. Anche in questa porzione della Diocesi l’Azione cattolica desidera infatti continuare ad essere «una presenza significativa in un insostituibile servizio ecclesiale per la pienezza della vita cristiana di tutti». Per far germogliare i semi che sono stati sparsi in abbondanza e rinvigorire l’esperienza associativa più radicata – l’unica che oggi rimane nell’intera Zona pastorale – desideriamo far sperimentare alle comunità della Valchiavenna anche una delle manifestazioni più belle della vita associativa: l’assemblea diocesana. Non è mai facile organizzare l’assemblea diocesana! Verrebbe quasi da dire: «È una bella sfida!». Certamente viene messa alla prova la nostra capacità di pensare, dialogare, progettare insieme, coinvolgere, tessere relazioni… Certamente c’è anche un po’ di trepidazione: «Ce la fare- mo?». «È una bella scommessa!». Ma “sfida” e “scommessa” restano solo in superficie e non dicono tutta la verità di questa scelta; preferisco parlare di “coraggio” e “fiducia”. Accettare la responsabilità di organizzare l’assemblea – lo possono testimoniare tante associazioni in questi ultimi anni – è un gesto di coraggio: chiede di fare un passo avanti e di cambiare passo rispetto al ritmo magari un po’ stanco della vita associativa ordinaria; chiede di prendere il largo e le distanze da quelle situazioni che alle volte tolgo- no il respiro alla speranza. È anche un esercizio di fiducia. Fiducia in sé stessi, fiducia reciproca, fiducia che da quel tesoro di fede accumulato nei secoli – di cui Chiavenna è così ricca – si possono trarre ancora oggi cose nuove; fiducia che nella storia di santità – di cui Chiavenna offre esempi luminosi - non ci sono solo pagine antiche da ascoltare e raccontare, ma anche pagine nuove che l’Ac può scrivere oggi. FRANCESCO MAZZA Presidente diocesano di Ac SABATO 20 MARZO, ALLE ORE 17.00, PRESSO L’ORATORIO SAN LUIGI DI CHIAVENNA SEMINARIO DI APPROFONDIMENTO SU ACR E INIZIAZIONE CRISTIANA n occasione dell’assemblea diocesana di Chiavenna, l’equipe dell’Azione cattolica ragazzi propone un seminario di approfondimento sul nuovo progetto diocesano di iniziazione cristiana, rivolto ai propri educatori e a tutti gli associati e non, che hanno a cuore il tema dell’educazione alla fede dei ragazzi. Tale incontro,che si I inserisce nel percorso formativo diocesano per gli educatori Acr, vuole essere un momento di riflessione sul progetto di iniziazione che la nostra Chiesa locale propone attraverso l’Ufficio Diocesano per la Catechesi. Conoscere questo progetto ci aiuterà a capirne meglio l’importanza e a farcene promo- tori nelle nostre comunità. È dunque un appuntamento fondamentale per riflettere anche sul futuro dell’ACR e sulla collaborazione con quanti lavorano insieme a noi nell’accompagnare i ragazzi. Per questo non potete mancare: vi aspettiamo!!! a cura di EQUIPE ACR DIOCESANA CHIESA del PASTORALE LA VORO ASTORALELA LAVORO P A G I N A 15 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010 LA FATICA DEL NOSTRO TEMPO Una fase difficile come questa non va affrontata cercando sporadiche scappatoie, ma mettendo in atto processi virtuosi in grado di innescare solidarietà e generare speranza LA CRISI C’È MA NON RASSEGNAMOCI PONDERATA pagina a cura dell’UFFICIO DIOCESANO DELLA PASTORALE SOCIALE E DEL LAVORO DALLA LETTERA ENCICLICA “CARITAS IN VERITATE” Nell’enciclica di Benedetto VI risuona l’eco e il monito della primaria vocazione libera e responsabile di ogni battezzato. “Dov’è Abele, tuo fratello? … Sono forse io il custode di mio fratello? “(Gn 4,9) La vocazione è un appello che richiede una risposta libera e responsabile. Lo sviluppo umano integrale suppone la libertà responsabile della persona e dei popoli: nessuna struttura può garantire tale sviluppo al di fuori e al di sopra della responsabilità umana. I « messianismi carichi di promesse, ma fabbricatori di illusioni» fondano sempre le proprie proposte sulla negazione della dimensione trascendente dello sviluppo, nella sicurezza di averlo tutto a propria disposizione. Questa falsa sicurezza si tramuta in debolezza, perché comporta l’asservimento dell’uomo ridotto a mezzo per lo sviluppo, mentre l’umiltà di chi accoglie una vocazione trasforma in vera autonomia, perché rende libera la persona. … Questa libertà riguarda lo sviluppo che abbiamo davanti a noi ma, contemporaneamente, riguarda anche le situazioni di sottosviluppo, che non sono frutto del caso o di una necessità storica, ma dipendono dalla responsabilità umana. È per questo che «i popoli della fame interpellano oggi in maniera drammatica i popoli dell’opulenza». Anche questo è vocazione, un appello rivolto da uomini liberi a uomini liberi per una comune assunzione di responsabilità. … Solo se libero, lo sviluppo può essere integralmente umano; solo in un regime di libertà responsabile esso può crescere in maniera adeguata. Dall’enciclica “Caritas in veritate” n° 17 iamo sempre in piena crisi, oramai da parecchio tempo. C’è il pericolo di abituarsi a convivere con essa, a subirne gli effetti più o meno pesanti con una certa rassegnazione, magari contrassegnata da lamentele che, però, raramente elevano alte grida. Allora si cercano quelle scappatoie che permettono di sopravvivere oppure, se si appartiene alla categoria di coloro che non sono direttamente toccati dalla crisi, si pensa che essa è più una montatura che una realtà. Bisogna evitare questa rassegnazione al dato di fatto, al lasciarsi assorbire da un larvato fatalismo o, peggio, esprimere giudizi contrassegnati dal pressapochismo. Occorre mettere in S campo tutte le energie possibili perché la crisi sia superata. Mi si dirà: ma questo ritornello si è sentito più volte. Se si è sentito più volte ciò è dovuto al fatto che troppo spesso la crisi è stata presentata solo nel suo aspetto economico, ragion per cui chi ne è toccato cerca non tanto di affrontarla andando alla radice della stessa, ma pensa come egli possa esserne danneggiato il meno possibile. L’affrontare la crisi solo in termini di scappatoia è dovuto ad una serie di motivazioni comprensibili. La prima deriva dal fatto che l’effetto negativo più percepito e vissuto è quello economico, la caduta di reddito. La seconda è connessa al fatto che andare alla radice della stessa richiede sforzo che va al FONDO DI SOLIDARIETÀ “FAMIGLIA E LAVORO”: LA SITUAZIONE Continua la solidarietà delle varie comunità diocesane a favore del fondo famiglia lavoro nella Diocesi di Como tanto che al 28 febbraio 2010 restano a disposizione ancora 377.00 euro per ulteriore erogazione. Grazie alla collaborazione dei Parroci, il Comitato dei Garanti ha potuto esaminare 160 richieste di sussidio. Le richieste accettate sono state 132 per un totale erogato di 151.870 euro; per altre richieste sono in corso ulteriori accertamenti. Nel frattempo è iniziata anche la fase di riesame delle prime richieste per accordare una proroga del sussidio. Il criterio di assegnazione del sussidio alle famiglie di norma copre tre mesi al termine dei quali verrà riesaminata ogni situazione. Oltre al sussidio vengono fornite anche opportunità di colloquio per un possibile reinserimento nel mondo del lavoro. di là della buona volontà e dell’impegno del singolo. Solo un impegno comunitario è possibile per questo, ma in una cultura individualistica del “io penso solo per me” è assai difficile, se non addirittura arduo, mettere insieme un gruppo compatto di persone che vogliono aggredire, per quanto loro compete, la crisi. Per smorzare la crisi bisogna innanzitutto, come detto, evitare di ridurla solo a crisi economica. Essa ha una struttura più ampia e quindi più radici pro- fonde. Prendendo a prestito le parole che il Papa ha consegnato all’enciclica “Caritas in veritate” possiamo dire che “essa ci pone improrogabilmente di fronte a scelte che riguardano sempre più il destino stesso dell’uomo, il quale peraltro non può prescindere dalla sua natura” (n. 21). Il Papa, con tale affermazione, ci rammenta una grande verità: non è pensabile che la crisi svanisca definitivamente solo perché sono stati elaborati degli escamotage. In tal caso saremmo di fronte ad una vittoria di Pirro. Se non si vanno a strappare le radici perverse la crisi prima o poi, forse prima che poi, ritornerà ad aggredire l’uomo nel suo vivere quotidiano. E sempre nel citato paragrafo Benedetto XVI, a proposito di come aggredire la crisi, scrive: “Gli aspetti della crisi e delle sue soluzioni, nonché di un nuovo futuro possibili sviluppo … richiedono nuovi sforzi di comprensione unitaria e una nuova sintesi umanistica. … assumere con realismo, fiducia e speranza le nuove responsabilità a cui ci chiama lo scenario. … la crisi diventa così occasione di discernimento e di nuova progettualità”. Lo scorso anno la Veglia di preghiera in occasione della festa del lavoro si soffermò sulla crisi e su come i lavoratori e imprenditori vivevano la situazione. Quest’anno essa vuol essere invece l’occasione per dire come sono pronte le nostre comunità e cosa stanno facendo per contrastare la crisi. Un primo segnale positivo è stato dato con il sostegno al fondo diocesano di solidarietà’ “Famiglia Lavoro”. Occorre ora che le comunità cristiane si predispongano a compiere un secondo passo. Benedetto XVI ne ha definito il contenuto che richiede, quale presupposto base indispensabile, uno sforzo unitario, un impegno a cui nessun cristiano, in virtù del suo battesimo e animato della carità e della verità, può sottrarsi. Ne parleremo prossimamente. NOTIZIE DAL MONDO DEL LAVORO A QUANTI ANNI SI PUÒ LAVORARE IN ITALIA? L’evoluzione della legislazione su questo tema, connesso a quello dell’obbligo scolastico, non ha avuto nel nostro Paese un andamento lineare, ma ondeggiamenti in relazione all’orientamento della coalizione al governo. Brevemente: fino agli anni ’70, l’obbligo valeva fino al conseguimento della licenza di scuola media inferiore e, in ogni caso, fino ai 14 anni di età. Era reato lavorare per persone di età inferiore ai 14 anni. Nel 1997 il primo governo Prodi, innalza l’obbligo scolastico da 8 a 10 anni, cioè fino al compimento del sedicesimo anno di età. Nel 2003, Letizia Moratti, ministro dell’Istruzione del governo Berlusconi, cancella l’innalzamento dell’obbligo scolastico. Nuovo scenario durante il secondo governo Prodi: la Finanziaria 2007 stabilisce che l’età per l’accesso al lavoro è elevata da quindici a sedici anni. Nella legge si prevede comunque che i giovani possano, dopo il conseguimento del diploma di scuola secondaria inferiore, iscriversi a corsi di formazione professionale delle Regioni. E’ di questi giorni una nuova legge, in fase di approvazione definitiva in Parlamento, che introduce la possibilità di assolvere l’ultimo anno di obbligo di istruzione (cioè dai 15 anni di età) attraverso l’apprendistato, cioè in azienda. Inutile dire che questa norma è sostenuta dal centrodestra e osteggiata dal centrosinistra. P A G I N A 16 CHIESA RUBRICHE IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010 MARZO 2010 MARZO 2010 Apostolato della preghiera Intenzione generale: “Perché l’economia mondiale sia gestita secondo criteri di giustizia e di equità, tenendo conto delle reali esigenze dei popoli, specialmente di quelli più poveri”. L’uomo, al quale Iddio nella Genesi ha affidato la terra, ha il compito di far fruttificare tutti i beni terreni, impegnandosi ad impiegarli per soddisfare le molteplici necessità di ogni membro della famiglia umana. Una delle metafore ricorrenti nel Vangelo è, in effetti, proprio quella dell’amministratore. Con l’animo di un fedele amministratore l’uomo deve dunque gestire le risorse da Dio affidategli mettendole a disposizione di tutti. In altre parole, occorre evitare che il profitto sia solamente individuale o che forme di collettivismo opprimano la libertà personale. L’interesse economico e commerciale non deve mai divenire esclusivo, perché verrebbe a mortificare di fatto la dignità umana. Poiché il processo di globalizzazione, in atto nel mondo, investe sempre più il campo della cultura, dell’economia, delle finanze e della politica, la grande sfida oggi è “globalizzare” non solo gli interessi economici e commerciali, ma anche le attese di solidarietà, nel rispetto e nella valorizzazione dell’apporto di ogni componente della società. […] la crescita economica non deve essere mai disgiunta dalla ricerca di un integrale sviluppo umano e sociale. (Benedetto XVI, Discorso alla Fondazione “Centesimus Annus- Pro Pontefice”, 2008) Intenzione missionaria: “Perché le Chiese in Africa siano segno e strumento di riconciliazione e di giustizia in ogni regione del Continente”. Il termine riconciliazione può significare parecchie cose. Nell’esperienza sudafricana, ad esempio, si scopre una duplice connotazione del termine: da una parte, esso sta a significare semplicemente un accordo, un consenso o la risoluzione di un problema o di una disputa; dall’altra, rimanda all’eliminazione dell’inimicizia o alla fine della violenza. Il termine allora non significa necessariamente ristabilire la pace nei cuori, ma ciò che importa è ristabilire una relazione normale, la comunicazione e dunque il superamento della disputa. In questa prospettiva, la riconciliazione ha un carattere pragmatico ed è un linguaggio per apprendere a vivere con e nella pluralità, a gestire pacificamente i conflitti. È qui che acquista tutto il suo significato, per una pratica della riconciliazione in Africa, la forte affermazione di Sua Santità Benedetto XVI: «Il sangue versato non grida vendetta, ma invoca rispetto della vita, e pace!». (II Assemblea Speciale per l’Africa, Lineamenta, n. 68) Intenzione dei Vescovi italiani: “Perché il cammino quaresimale, attraverso la preghiera, il digiuno e le opere di misericordia, purifichi i nostri cuori dall’orgoglio, rendendoci più amici di Dio e più attenti a chi ha bisogno del nostro aiuto.”. La Quaresima è come un lungo “ritiro”, durante il quale rientrare in se stessi e ascoltare la voce di Dio, per vincere le tentazioni del Maligno e trovare la verità del nostro essere. Un tempo, possiamo dire, di “agonismo” spirituale da vivere insieme con Gesù, non con orgoglio e presunzione, ma usando le armi della fede, cioè la preghiera, l’ascolto della Parola di Dio e la penitenza. In questo modo potremo giungere a celebrare la Pasqua in verità, pronti a rinnovare le promesse del nostro Battesimo. (Benedetto XVI, Angelus, 21.02.2010) PER LE PARROCCHIE 105 L’informatore giuridico L a Regione Lombardia con Decreto della Giunta Regionale n. 11140 del 3.2.2010 ha approvato le modalità per la valutazione ed il cofinanziamento dei progetti innovativi relativi alle politiche familiari (Bando Famiglia 2010) e con Decreto del Direttore Generale ha approvato il bando per l’erogazione dei contributi, riportato in BURL 4° Supplemento Straordinario al n. 6. I soggetti che possono partecipare al bando famiglia sono i seguenti: 1. associazioni di solidarietà familiare iscritte nel registro regionale (Legge Regionale 14.2.2008, n.1); 2. organizzazioni di volontariato iscritte nelle sezioni provinciali e regionali del registro (Legge Regionale 14.2.2008, n.1); 3. associazioni senza scopo di lucro e associazioni di promozione sociale iscritte nei registri regionali e provinciali dell’associazionismo (Legge Regionale 14.2.2008, n.1); 4. cooperative sociali iscritte nella sezione A dell’albo regionale (Legge Regionale 14.2.2008, n.1); 5. enti privati con personalità giuridica riconosciuta; 6. enti ecclesiastici; 7. associazioni femminili iscritte nell’albo regionale delle associazioni: Gli ambiti di intervento sono: 1) art. 4, comma 2, lettera g) della L.R. 6.12.1999, n. 23 (“g) combattere il fenomeno della dispersione scolastica;”); i progetti devono sviluppare interventi rivolti alla popolazione minorenne in età scolastica; 2) art. 36, comma 1, lettera a) e b) della L.R. 14.2.2008 n. 1 (“a) organizzare ed attivare esperienze di associazionismo sociale, atto a favorire il mutuo aiuto nel lavoro domestico e di cura familiare, anche mediante l’organizzazione di «banche del tempo»; b) promuovere iniziative di sensibilizzazione e formazione al servizio delle famiglie, in relazione ai loro compiti sociali ed educativi.”). Nella “Scheda guida per la realizzazione dei progetti innovativi” allegata al bando sono individuati i requisiti e i criteri organizzativi relativi ai diversi ambiti di intervento. L’entità del contributo: ogni progetto di nuova presentazione, relativo all’art. 4 comma 2, lettera g) della L.R. n. 23/ 1999, potrà essere finanziato fino al 70% del costo complessivo del progetto stesso e comunque un importo non superiore a: 25.000,00 Euro per i progetti presentati da un singolo soggetto e a 35.000,00 Euro per i progetti presentati da associazioni di solidarietà familiare in partnership con altri soggetti non profit. Ogni progetto di nuova presentazione, relativo all’art. 36, comma 1, lettere a) e b) della L.R. n. 1/2008, potrà essere finanziato fin al 70% del costo complessivo e comunque per un importo non superiore ad 15.000,00 Euro. È possibile presentare progetti quale continuazione della prima o seconda annualità; in tal caso: 1) il finanziamento per la continuazione della prima annualità non sarà superiore a 15.000,00 Euro per i progetti di cui all’ art. 4, comma 2, lettera g) non in partnership; a 20.000,00 Euro per i progetti di cui all’ art. 4, comma 2, lettera g) in partnership; 2) il finanziamento per la continuazione della seconda annualità non sarà superiore a 10.000,00 Euro per i progetti di cui all’ art. 4, comma 2, lettera g) non in partnership; a 12.500,00 Euro per i progetti di cui all’ art. 4, comma 2, lettera g) in partnership. La domanda deve essere redatta in carta libera secondo il modello allegato al bando, firmata dal legale rappresentante e corredata dallo schema tecnico previsto dal bando. Le domande vanno presentate ai protocolli generali delle Asl in cui si realizzerà il progetto entro il 30 aprile 2010. rubrica mensile a cura di VITTORIO RUSCONI Parola di vita di CHIARA LUBICH «In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile» (Mt 17,20) Q uante volte nella vita senti il bisogno che qualcuno ti dia una mano e nello stesso tempo avverti che nessun uomo può risolvere la tua situazione! È allora che ti rivolgi inavvertitamente a Qualcuno che sa rendere le cose impossibili possibili. Questo Qualcuno ha un nome: è Gesù. Ascolta quanto ti dice: «In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile» (Mt 17,20). È ovvio che l’espressione “spostare le montagne” non vada presa alla lettera. Gesù non ha promesso ai discepoli un potere di fare miracoli spettacolari per stupire la folla. E difatti, se vai a cercare in tutta la storia della Chiesa, non troverai un santo – che io sappia – che abbia spostato le montagne con la fede. «Spostare le montagne» è un’iperbole, cioè un modo di dire volutamente esagerato, per inculcare nella mente dei discepoli il concetto che alla fede nulla è impossibile. Ogni miracolo infatti che Gesù ha operato, direttamente o attraverso i suoi, è sempre stato fatto in funzione del Regno di Dio, o del Vangelo o della salvezza degli uomini. Spostare una montagna non servirebbe a questo. Il paragone col “granellino di senapa” sta a indicare che Gesù non ti domanda una fede più o meno grande, ma una fede autentica. E la caratteristica della fede autentica è quella di poggiare unicamente su Dio e non sulle tue capacità. Se ti assale il dubbio o l’esitazione nella fede significa che la tua fiducia in Dio non è ancora piena: hai una fede debole e poco efficace, che fa ancora leva sulle tue forze e sulla logica umana. Chi invece si fida interamente di Dio, lascia che lui stesso agisca e… a Dio niente è impossibile. La fede che Gesù vuole dai discepoli è proprio quell’atteggiamento pieno di fiducia che permette a Dio stesso di manifestare la sua potenza. E questa fede, che quindi sposta le montagne, non è riservata a qualche persona eccezionale. Essa è possibile e doverosa per tutti i credenti. «In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile». Si pensa che Gesù abbia detto queste parole ai suoi discepoli quando stava per inviarli in missione. È facile scoraggiarsi e spaventarsi quando si sa di essere un piccolo gregge impreparato, senza talenti particolari, di fronte a folle innumerevoli alle quali bisogna portare la verità del Vangelo. È facile perdersi d’animo di fronte a gente che ha tutt’altri interessi che il Regno di Dio. Sembra un compito impossibile. È allora che Gesù assicura i suoi che con la fede «sposteranno le montagne» dell’indifferenza, del disinteresse del mondo. Se avranno fede nulla sarà loro impossibile. Questa frase può essere inoltre applicata a tutte le altre circostanze della vita purché siano in ordine al progresso del Vangelo e alla salvezza delle persone. Alle volte, di fronte a difficoltà insormontabili può nascere la tentazione di non rivolgersi nemmeno a Dio. La logica umana suggerisce: basta, tanto non serve. Ecco allora che Gesù esorta a non scoraggiarsi e a rivolgersi a Dio con fiducia. Egli, in un modo o nell’altro, esaudirà. Questo commento, pubblicato per intero, si trova in Città Nuova, n.15-16/1979 P A G I N A 18 Como CRONACA DI E P R O V I N C I A ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010 IN UGANDA PADRE EGIDIO E CINQUE NIPOTI DI PADRE AMBROSOLI A Kalongo i 50 anni dell’ospedale Padre Tocalli e i parenti di padre Giuseppe vi hanno trascorso una settimana, sul finire di gennaio. L’occasione per un “ritorno a casa” pagine a cura di MARCO GATTI [email protected] inquant’anni con l’Africa e per l’ Africa. L’ospedale di Kalongo, località nel cuore dell’Uganda molto nota ai comaschi, e l’annessa scuola di ostetricia, hanno festeggiato, nelle settimane scorse, il mezzo secolo di vita. Un’occasione di gioia per riconfermare la forza di un seme gettato sul finire degli anni Cinquanta da un missionario speciale: quel padre Giuseppe Ambrosoli di cui, oggi, è in corso il processo per la causa di beatificazione. Per salutare questo evento sono atterrati a Kalongo, il 18 gennaio scorsi, per rimanervi una settimana, padre Egidio Tocalli, a cui va il merito di aver raccolto il testimone di padre Ambrosoli e condotto l’ospedale fino al luglio 2008, e cinque nipoti del missionario scomparso. A padre Egidio abbiamo chiesto di regalarci alcune impressioni di questo “ritorno a casa”. Padre Egidio ci parli della missione di Kalongo. «La Missione di Kalongo fu fondata dai missionari comboniani nel 1934. Quando il missionario medico padre Giuseppe Ambrosoli arrivò in Uganda nel 1956 fu accolto a braccia aperte dal parroco padre Alfredo Malandra, che subito intuì l’ importanza di sviluppare in loco un sistema sanitario che potesse davvero aiutare quelle popolazioni. Fino a quel momento la cura dei malati era affidata principalmente alle suore comboniane che avevano preparato un dispensario in muratura e tetto di paglia. Suor Eletta Mantiero si distingueva per il suo amore alle mamme che assisteva nei parti normali. I casi complicati venivano riferiti all’ospedale di C Padre Egidio, con i nipoti di padre Ambrosoli, davanti alla tomba di padre Giuseppe Ambrosoli Kitgum a circa 70 km di distanza. Negli anni in cui padre Ambrosoli si dedicò allo sviluppo dell’ospedale di Kalongo anche i coniugi dottori Piero e Lucille Corti erano impegnati alla crescita del loro ospedale di Lacor, nella città di Gulu, situata a circa 150 km da Kalongo. Nel 1959 padre Ambrosoli iniziò la scuola di ostetricia, che da allora ha preparato circa 1.300 infermiere ostetriche che si occupano della salute della donna africana e del bambino. Fu questa senza dubbio una delle più brillanti intuizioni del dottor. Ambrosoli. Anno dopo anno padre Giuseppe profuse le sue energie nell’espandere l’ospedale, che con lui raggiunse la capienza di 330 posti letto. Innamorato della chirurgia egli acquistò una notevolissima capacità di effettuare interventi delicati nelle varie branche chirurgiche. La sua fama si diffuse ben oltre i confini dell’Uganda. Padre Giuseppe lavorò a Kalongo per circa 30 anni e morì il 27 marzo del 1987. Tra pochi giorni ricorrerà quindi il 23° anniversario della sua morte». Come e perché è ricordato padre Giusep- pe Ambrosoli? «Senza dubbio egli è stimato e ricordato come un grande professionista medico, pieno di amore e sensibilità verso i malati, nei quali riconosceva l’immagine di Cristo sofferente. Sul piano cristiano egli già in vita si meritò la fama di “medico santo” . Pochi anni dopo la sua morte fu aperto il processo con la raccolta di firme e documenti per dimostrare l’eroicità delle sue virtù. Egli è ora invocato con il titolo di “Servo di Dio”. Negli ultimi mesi sono stati inviati a Roma, presso il postulatore della sua causa di beatificazione, resoconti di guarigioni straordinarie, da sottoporre al vaglio della Commisione medica ufficiale. Come ben sappiamo un servo di Dio viene dichiarato beato solo dopo che la Chiesa - esaminati i referti medici della Commissione - riconosce che una certa guarigione è frutto di un intervento straordinario di Dio, in seguito a preghiere e suppliche a colui che deve essere beatificato o canonizzato». Padre Egidio, ci parli dei suoi 20 anni a Kalongo. «Il 12 febbraio 1987 padre Giuseppe fu obbligato ad evacuare l’ospedale a causa della guerriglia. Morirà poche settimane dopo a motivo dell’enorme stress e sofferenza. Per salvare la scuola di ostetricia e trovarle una nuova sede al di là del Nilo rinunciò infatti a farsi ricoverare in Italia per curare una fastidiosa nefrite. E questo atto di estremo eroismo lo porterà alla morte il 27 marzo successivo. Per quasi 2 anni Kalongo rimase senza missionari e senza medici. La gente di Kalongo si distinse in quel tempo per il suo amore incondizionato alla sua missione ed ospedale. A rischio della stessa vita si oppose ai tentativi di saccheggio ad opera dei ribelli. Quando i miei superiori mi inviarono a Kalongo, nel novembre 1989, rimasi senza parole nel constatare che davvero la gente aveva salvato il “suo ospedale”. Un fatto inaudito per l’Uganda e l’ Africa, cosi’ abituata ai saccheggi dopo ogni colpo di stato! I quasi 20 anni che ho passato a Kalongo sono stati segnati dalla crudele guerriglia che ha seminato lacrime a non finire. Circondati e protetti dai soldati governativi abbiamo continuato a curare i malati della nostra zona, divenendo forse l’unico segno di speranza in mez- zo alla tragedia della guerra. La scuola di ostetricia ha fatto ritorno a Kalongo nel 1990 ed è rimasta la perla del nostro ospedale. In quegli anni pieni di pericoli e di problemi mi ha sempre sostenuto la presenza spirituale di padre Giuseppe, nella cui stanza io abitavo e nel cui letto ho avuto l’emozione di dormire. Nelle notti in cui i due carri armati e le mitraglie dei soldati sparavano contro i ribelli, io invocavo la sua presenza amica in nostro soccorso. E lui non ha mai mancato di proteggerci. A Kalongo sono rimasto fino al luglio del 2008, quando per motivi di salute sono dovuto rientrare in Italia. Negli ultimi anni - obbedendo all’ispirazione del nostro fondatore san Daniele Comboni che voleva “salvare l’ Africa con gli africani” - ho cercato di individuare un gruppo di suore ugandesi intelligenti e piene di buona volontà e le ho indirizzate ai corsi necessari per poter un giorno dirigere l’ospedale e la scuola di ostetricia». Padre Egidio sappiamo che lei è stato a Kalongo dal 18 al 26 gennaio scorsi per partecipare alle feste del 50° anniversario dell’Ospedale e della scuola di ostetricia. Cosa ha provato? «Sono partito per Kalongo insieme ai nipoti di padre Giuseppe. Saranno loro a parlare della propria esperienza. Io ti dirò che ho provato una grandissima emozione nel rivedere la “mia gente”, e la festa che mi hanno fatto scendendo dal piccolo aereo rimarrà scolpita per sempre nel mio cuore. Sono ritornato commosso nel cimitero di Kalongo dove padre Giuseppe riposa, circondato da vari missionari e tanti cristiani di Kalongo, e l’ho ringraziato per la protezione che continua ad esercitare dal cielo sul suo ospedale e sulla sua gente. Il fatto che ora l’ospedale è completamente affidato agli ugandesi è una grande sfida. Dall’ Italia noi continueremo a sostenerli con il consiglio e con l’appoggio finanziario, ma tocca a loro oramai impegnarsi con tutte doti di cui dispongono per continuare questa grande opera che i missionari comboniani, con padre Ambrosoli, hanno realizzato. Nel suo viaggio, come ci diceva, è stato accompagnato dai nipoti di padre Ambrosoli. Che significato ha avuto la loro presenza? «Senza dubbio sono stato felice di poter viaggiare con loro. Ma desideravo soprattutto che vedessero coi loro occhi i luoghi e la gente dove il loro zio ha operato ed effuso tutte le sue energie spirituali e fisiche per annunciare l’ amore di Dio ai suoi fratelli e sorelle sofferenti». CRONACA Como&Kalongo IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010 P A G I N A 19 LA TESTIMONIANZA DELLA NIPOTE, GIOVANNA AMBROSOLI «Una presenza ancora viva a Kalongo» S. MESSA A RONAGO NELL’ANNIVERSARIO DELLA MORTE Il 27 marzo ricorre l’anniversario della morte di padre Ambrosoli. Come da tradizione, ogni anno viene celebrata a Ronago, suo paese natale, una S. Messa in ricordo della sua figura. Nei prossimi giorni verranno comunicate data ed orario della celebrazione. Davanti al monumento di padre Ambrosoli nel centro dell' Ospedale. U n viaggio alle radici dello spirito di padre Comboni, per respirare l’aria che ha dato e tolto la vita a padre Ambrosoli, per coglierne il profumo, le sensazioni, per celebrare una ricorrenza importante. Ad accompagnare padre Egidio Tocalli a Kalongo, in questo fugace “ritorno a casa”, c’erano anche cinque nipoti di padre Giuseppe Ambrosoli. A Kalongo per commemorare un anniversario, i 50 anni di fondazione dell’ospedale e della scuola di ostetricia, ma anche per soffermasi in preghiera sulle spoglie dello zio. A una delle nipoti di padre Giuseppe abbiamo chiesto il significato di questo viaggio. Sig. ra Giovanna, quali sono i suoi ricordi, oggi, di padre Giuseppe? «Lo abbiamo conosciuto quando eravamo tutti molto piccoli. È morto quando eravamo già ragazzi, per questo il suo ricordo è ben vivo e limpido dentro di noi. Veniva in Italia raramente, ma quando lo faceva era per dei periodi abbastanza lunghi. In queste occasioni avevamo modo di incontrarlo». Come avete vissuto questo viaggio? «Per noi si è trattato di un’esperienza molto toccante e di grande emozione. Da sempre la realtà di Kalongo e del suo ospedale avevano accompagnato il nostro immaginario, avendone sentito spesso parlare. Ma mai avevamo avuto modo di mettervi piede. Arrivare qui, toccare con mano questa realtà, ma soprattutto il vedere con i nostri occhi che cosa è stato compiuto ci ha dato il senso pieno dell’opera realizzata da padre Giuseppe. Un tipo di vita, la sua, non solo coraggiosa ma anche di estrema difficoltà e fatica. Padre Giuseppe faceva di tutto: dal manager dell’ospedale, al medico un po’ in tutte le Padre Egidio nell' Ufficio con sr. Vincentina, Direttrice dell' Ospedale e i medici ugandesi aree, al chirurgo. E non mancava di dedicare tempo allo studio. Per non parlare dell’opera di catechesi che, come religioso e come missionario, aveva il compito da portare avanti. Un’esistenza davvero incredibile la sua…». Cosa dire della gente che avete incontrato. È ancora vivo il suo ricordo? «Vivo e presente. Nonostante lui sia morto da ormai 23 anni abbiamo riscontrato tra le gente del posto un affetto ancora molto forte. È la conferma del segno profondo lasciato nella gente di Kalongo. Tra la popolazione si percepisce un affetto ancora intenso, la memoria viva, il riferimento ad un uomo che è rimasto un simbolo nel cuore di molti. Ciò che abbiamo percepito, in un luogo di grande povertà e miseria, incontrando la gente, visitando l’ospedale, parlando con il personale, è la forza di una spiritualità diffusa e un grande senso di serenità». Perché avete scelto di intraprendere questo viaggio? «Sostanzialmente per tre motivi: innanzitutto una ragione umana. Per molti anni la guerra a Kalongo ci ha impedito di recarci sulla sua tomba. Mi ha sempre commosso la scelta di amore profondo di padre Giuseppe per quella terra, la sua terra. Amore culminato al punto di decidere che le sue spoglie riposassero per sempre in quei luoghi. E il sogno di rincontrarlo, di recarmi sulla sua tomba mi ha accompagnato a lungo. Questo viaggio ci ha permesso, dunque, in prima battuta di conoscere i luoghi in cui padre Giuseppe ha vissuto per tanto tempo e di incontrare la gente cui ha dedicato la vita. Pregare sulla sua tomba è stata una grandissima emozione. In quel piccolo cimitero, collocato in un luogo di straordinaria bellezza, abbiamo celebrato una messa di grande intensità. A circondarci, accanto alla tomba di padre Giuseppe, in questo luogo di profondo silenzio, anche le spoglie di altri padri missionari che hanno dedicato la vita per l’Africa. Il secondo motivo che ci ha portato a Kalongo è legato alla ricorrenza dei cinquantenni di fondazione dell’ospedale e della scuola di ostetricia. Con la nostra presenza, come parenti di padre Giuseppe, si è voluto dare un segno di vicinanza e di sostegno alla popolazione locale in occasione di una ricorrenza così importante. Il terzo motivo, infine, si lega di più alla Fondazione che sostiene l’ospedale. Il viaggio ci è servito per aiutarci a capire meglio la realtà di Kalogo e quali siano i bisogni. Padre Egidio oggi è in Italia e l’ospedale è gestito da medici e manager ugandesi. In questo senso l’obiettivo di africanizzazione che padre Giuseppe aveva, da subito, fortemente voluto e perseguito, sulla scorta dello spi- rito di padre Comboni, è stato raggiunto. L’ospedale ha però ancora molto bisogno di un costante sostegno, non solo di carattere economico, ma anche in termini di vicinanza e di competenze». Nei confronti di padre Giuseppe è in corso il processo per la causa di beatificazione. Come viene vissuto questo aspetto a Kalongo? «A Kalongo è generale e condivisa l’idea che quest’uomo sia già quasi un santo. Moltissime sono le persone che ci hanno raccontato episodi a mio avviso miracolosi. L’attesa e la speranza che la causa di beatificazione arrivi ad un risultato positivo è pertanto molto forte anche lì». Che cosa si può fare, oggi, dall’Italia per garantire un sostegno concreto all’ospedale di Kalongo? «Ritengo si possa fare molto. La nostra intenzione è quella di assicurare maggiore impegno nell’attività della Fondazione sia sul fronte dell’appoggio organizzativo e strategico - facendo sentire loro che camminiamo e lavoriamo insieme - sia sul fronte della raccolta fondi per rispondere ad un bisogno che a Kalongo è continuo e costante. Una struttura sanitaria qualificata nel cuore della savana rappresenta un punto di riferimento fondamentale, però ha bisogno di essere sostenuta continuamente». Ritorniamo, per un istante, alla figura di padre Giuseppe. Che cosa raccontava di Kalongo? «Pensando a padre Giuseppe nel mio ricordo vive la memoria di una persona estremamente positiva, serena e allegra. Rammento le sue continue barzellette e l’immagine di un uomo dotato di un grande senso dell’ironia. Era quindi una persona che sapeva essere molto divertente. Non portava con sé, forse volutamente la nascondeva, la fatica di quella che era la sua esistenza a Kalongo. Lo vedevamo sempre molto impegnato perché il tempo che trascorreva in Italia gli serviva per organizzare le necessarie raccolte fondi, per seguire corsi di aggiornamento. Tutto per portare a casa sua, a Kalongo, quanti più vantaggi possibili per l’ospedale, in termini di perfezionamento medico, di aiuti, di fondi. Lo ricordo come una figura di estrema semplicità, molto umile e serena». Tornerà a Kalongo? «Sicuramente. Ciò che trasmette un posto del genere è difficile da descrivere a parole. Dentro di me è forte, da quando sono rientrata, un sentimento di nostalgia. Lì ho trovato un luogo già familiare, almeno nella mente e nello spirito. Ho provato un senso di comunione e vicinanza anche con la popolazione locale. Sensazioni che, ne sono sicura, mi riporteranno a Kalongo molto presto». CRONACA P A G I N A 20 Como IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010 AD AGOSTO LA CONCLUSIONE DEL PRIMO LOTTO Il muro se n’è andato. E il cantiere riparte A Foto William l momento di andare in stampa il muro sul lungolago di Como dovrebbe essere solo un ricordo. La scorsa settimana, infatti, hanno preso il via le operazioni per il taglio del lungo manufatto di cemento armato realizzato lo scorso mese di settembre nell’area occupata dal primo lotto di lavori (dai giardini a lago fino a piazza Cavour) per il rifacimento del lungolago cittadino e per la posa delle paratoie anti-esondazione iniziati il 7 gennaio 2008. Una costruzione che ha provocato non pochi problemi a Como e che ha caratterizzato l’attività politica cittadina arrivando anche a mettere quasi in crisi l’Amministrazione comunale guidata dal Sindaco, Stefano Bruni. Dopo le conseguenze a livello politico, ovvero le dimissioni dell’allora assessore ai Lavori Pubblici, Fulvio Caradonna, si è quindi arrivati al taglio del muraglione da parte degli operai della Sacaim, l’azienda di Venezia che ha vinto l’appalto per la realizzazione delle paratie antiesondazione. Il manufatto, lungo 120 metri, è stato tagliato con una gigantesca sega circolare a partire da piazza Cavour. Le operazioni, complice anche il bel tempo dei primi giorni, sono state seguite con particolare interesse da un flusso continuo di curiosi che, attraverso gli L’onda delle polemiche ha, alla fine, abbattuto questa lunga barriera che separava il lago dalla sua città di LUIGI CLERICI ‘oblò’ che consentono la vista all’interno del cantiere, si sono a più riprese soffermati a guardare così come da parte di televisioni e giornalisti non solo locali, ma provenienti anche da Milano e dal vicino Canton Ticino. Contrariamente a quanto era stato ventilato i 20 quintali di cemento armato del manufatto sono stati portati in una discarica, al fine di essere utilizzati per altri lavori edili, e non destinati a qualche estemporanea opera d’arte come era stato ventilato lo scorso autunno, quando ci si poneva l’imbarazzante domanda di cosa ne sarebbe stato di tutto quel materiale. Concluso il taglio del muro, è stato effettuato anche il taglio del pannello di rivestimento già montato nei mesi scorsi in corrispondenza del nuovo molo realizzato sulla sinistra di piazza Cavour guardando il lago. E dunque, dopo l’abbattimento, il lungolago cittadino torna ad essere protagonista, questa volta in attesa di vedere completati i lavori della prima fase del progetto Foto William per la realizzazione delle barriere anti-esondazione. Con il verbale di ripresa dei lavori sono state, infatti, indicate tutte le operazioni che nel corso dei prossimi mesi verranno eseguite. Tali operazioni sono quelle definite dalla conferenza di servizi che ha approvato il nuovo progetto di riqualificazione del lungolago e il nuovo sistema antiesondazione. Nelle prossime settimane gli operai di Sacaim provvederanno ad impermeabilizzare la soletta delle vasche ed a riempire i cavidotti. Seguirà il taglio delle palancole fuori dal canale e la posa della copertina, fino alla conclusione delle opere previste per la prossima estate. Per quanto riguarda invece la nuova passeggiata a lago questa sarà frutto, come è ormai risaputo, di un concorso internazionale di idee promosso da Re- gione Lombardia e la cui gestione operativa sarà affidata a Infrastrutture Lombarde. Per la definizione di tutta la parte architettonica e di arredo del lungolago, nello scorso fine settimane sono state condotte delle operazioni di rilievo tridimensionali (tecnicamente si parla di rilevamento laser in 3D) anche all’interno dell’area di cantiere. Complessivamente l’opera comporterà un co- sto di poso superiore a 19 milioni e 700mila euro. Finita la vicenda del muro, almeno per quanto riguarda la struttura, resta aperta l’ inchiesta della Procura di Como, a carico di ignoti, con l’ipotesi di abuso edilizio e deturpamento di bellezze ambientali in attesa di conoscere le decisioni della Corte dei Conti sugli aspetti finanziari che hanno riguardato questa vicenda. RIVISTA COMO IN EDICOLA IL NUMERO DI MARZO Uno speciale sul rapporto genitori e figli apre il numero di marzo di Como & dintorni, completamente rinnovato nella grafica, nei titoli e nell’impaginazione. In primo piano, quindi, l’emergenza educativa che si trovano a dover affrontare molti genitori che non sanno più come gestire i figli e che cercano di appoggiarsi alle scuole per genitori che stanno sorgendo sempre più numerose nelle nostre città.. Si prosegue con un servizio sul piano paesaggistico della Lombardia presentato di recente in città e con un’intervista a un giovane costruttore di organi. Spazio poi alle associazioni con la presentazione del circolo di scacchi “Città di Como”. Non mancano inoltre le recensioni di libri scritti da autori locali, le mostre da visitare in città e i ricordi della Como che fu. Conclude la rivista la parte dedicata al turismo, con un ampio servizio sulla Valsolda e sul Sentiero del Viandante. È una mostra del tutto particolare quella che rimarrà esposta in Villa Imbonati, a Cavallasca, fino al 14 marzo prossimi. In esposizione un’ampia fetta della nutrita produzione artistica del vignettista comasco Renato Frascoli. Una mostra per grandi e piccini, tutta da ammirare, ad ingresso libero. Orari: dal lunedì al venerdì 15.3018.30; sabato 10-12.30, 15.30-18.30; domenica 10.30-12.30, 16-18. CRONACA Como&Cintura IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010 P A G I N A 21 LA GIORNATA NAZIONALE IL 7 MARZO Ferrovie dimenticate P er il terzo anno consecutivo Co. Mo.Do., una confederazione di Associazioni che si occupano di mobilità alternativa, tempo libero e attività outdoor, propone per domenica 7 marzo la “Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate”, con iniziative ed eventi sparsi in tutta Italia, con il patrocinio della Regione Lombardia - Direzione Generale Infrastrutture e Mobilità, della Regione Campania e del Touring Club Italiano. Ne parliamo con Ambra Garancini, Presidente di Iubilantes, che ha aderito a Co.Mo.Do, assieme ad altre associazioni nazionali (tra cui Italia Nostra, Legambiente, il Touring Club Italiano, il WWF Italia, il Club Alpino Italiano, l’Associazione Italiana Città Ciclabili, l’Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche, la Federazione Italiana Amici della Bicicletta, la Federazione Italiana Turismo Equestre e Trek, Federparchi, l’Associazione Direttori Parchi Naturali Italiani, le Ferrovie Turistiche Italiane). «Abbiamo riproposto questa giornata per sensibilizzare gli Enti e l’opinione pubblica sui temi della mobilità dolce attraverso la conservazione, il recupero e la valorizzazione delle infrastrutture territoriali dismesse, come le strade arginali, i percorsi storici e soprattutto le ferrovie minori, con il potenziamento delle linee ancora in esercizio, la rivitalizzazione di tratti soppressi ma che possono svolgere ancora un utile servizio (per una maggiore sostenibilità della mobilità locale) e la trasformazione di quelle definitivamente dismesse in piste ciclo-pedonali, come accade da anni in altri paesi Europei». Molte sono le manifestazioni in programma in tutta Italia e anche in provincia di Como. «Per quanto ci riguarda - continua Garancini - la nostra Associazione da sei anni sta lavorando su un progetto di Torna un appuntamento che ha lo scopo di sensibilizzare gli Enti e l’opinione pubblica sui temi della mobilità dolce di SILVIA FASANA recupero della ex-ferrovia Grandate-Malnate (Como-Varese) come percorso pedonale e ciclabile. Dal 2004 Iubilantes, grazie alla rete di contatti capillari con le forze operanti nel territorio, ha realizzato uno studio di fattibilità, un protocollo di intesa con sei Comuni, due interventi di messa in sicurezza del sedime a Villa Guardia e Lurate Caccivio, e ora si prepara a dedicare un intero week end di sensibilizzazione sul tema. La ferrovia Como-Varese ha funzionato fino al 1966 nella rete vicinale delle Ferrovie Nord Milano, poi è caduta nel dimenticatoio. Era stata realizzata nel 1885, nella fase di massima espansione dei trasporti locali su ferro nell’area lombarda. Era il trenino che Carlo Emilio Gadda, con inimitabile ironia, diceva andare pianissimo, fare pùffetepùffete e spargere fra i viaggiatori “uno fummo buonissimo”. Il recupero ciclopedonale della Grandate-Malnate ora deve essere una priorità della Comunità locale e regionale. Il vecchio sedime è segnalato nel Piano Territoriale Regionale (PTR) come la sola ferrovia dismessa lombarda non ancora recuperata, insieme alla Voghera-Varzi, di cui è realistico e auspicabile il recupero ciclopedonale, perché “è un valido corridoio verde alternativo alla percorrenza ciclabile della strada Varese-Como”. Inoltre lo stesso sedime è uno dei 25 itinerari preferenziali della “Rete Verde Europea” per la Regione Lombardia nell’ambito del progetto ReVERMED (“Rete Verde Europea del Mediterraneo occidentale”)». Si comincia con un preevento sabato 6 marzo, alle ore 16.00. A Solbiate, presso il Centro Civico (l’ex-Asilo di via Cadorna, in frazione Concagno) si terrà un incontro-dibattito: «TrenoPiediBici. Come restituire una vecchia ferrovia a pedoni e ciclisti per muoversi sostenibile, pensare “europeo”». Sono previsti interventi tecnici di esponenti di FerrovieNord, Regione Lombardia, Fondazioni Comunitarie, Provincia di Como, Provincia di Varese, Comune di Como, Pedemontana, Parchi, esperti del settore. Modera Alessandro Cannavò, giornalista del Corriere della Sera, cicloturista e pellegrino. A questo appuntamento tutti sono invitati, in particolare le Associazioni e i cittadini che già attivamente partecipano alla giornata delle ferrovie dimenticate e, più ampiamente tutti coloro che (come privati, come Enti, come Associazioni) hanno a cuore lo sviluppo della mobilità sostenibile. E si prosegue domenica 7 marzo, con “A piedi e in bici sulla vecchia ferrovia: il treno …a piedi”. Due “treni “ di pedoni curiosi (volendo anche ciclisti… lenti) partiranno dai due capolinea della vecchia ferrovia per incontrarsi alla vecchia stazione di Olgiate Comasco. Alla stazione FNM di Grandate-Breccia - parcheggio lato Grandate (è in attesa di conferma la presenza di un convoglio storico) il ritrovo è alle ore 8.45. Seguirà la partenza alle ore 9.00, con le seguenti fermate: ore 9.15 Montano Lucino, rondò presso supermercato OBI; ore 9.30 Villa Guardia, Casello del Pionino; ore 9.40 Corte Basterna (Cippo dei Migranti); ore 9.50 Villa Guardia, vecchia stazione; ore 10.15 Lurate Caccivio, ponte del Fossato e vecchia stazione; ore 10.45 Lurate Caccivio, Centro Millennium; ore 11.30 arrivo vecchia stazione di Olgiate Comasco. A San Salvatore/Malnate (inizio Via Doberdò), il ritrovo è invece alle ore 9.00, con partenza alle ore 9.10 e le seguenti fermate: ore 9.30 Concagno, Centro Sportivo; ore 10.15 Albiolo/ Solbiate, vecchia stazione; ore 11.30 circa arrivo alla vecchia stazione di Olgiate Comasco. L’arrivo dei “treni” alla stazione di Olgiate Comasco sarà festeggiato con un aperitivo gratis per tutti, il pranzo (offerta minima di 5 euro), e, nel pomeriggio, animazioni per bambini, la possibilità di visitare stand di Associazioni e di Parchi, assaggi, degustazioni, vendita di prodotti locali nell’ottica della promozione della “filiera corta”. La partecipazione è libera e gratuita: sono raccomandate calzature da trekking. Il ricavato del pranzo, tolte le spese vive, sarà devoluto da Iubilantes alla Suore Murialdine di San Giuseppe - Centro educativo di Mendoza (Argentina) gestito da Suor Leda Borrelli, che ospita circa 350 bambini e ragazzi provenienti dalle famiglie immigrate più povere e molti bambini di strada. Spiega Ambra Garancini: «Ci sembra questo un buon modo per sostenere le popolazioni del Sud America, in questi giorni duramente provate dal terremoto del Cile, che avrà sicuramente ricadute pesanti anche sui paesi limitrofi». Gli eventi di sabato e domenica hanno il patrocinio e la collaborazione dei Comuni di Grandate, Villa Guardia, Lurate Caccivio, Montano Lucino, Olgiate Comasco, Albiolo, Solbiate, Binago, Cagno, Malnate e la partecipazione di WWF, Associazioni, gruppi di Volontariato, Pro Loco, Gruppi Alpini, Polizie Locali e Gruppi di Protezione Civile del territorio. Per informazioni: Iubilantes, Via Vittorio Emanuele 45, Como; tel. 031279684; fax 031-265545; e-mail: iubilantes@i ubilantes.it; sito internet: www.iubilantes.eu. VEGLIA DI PREGHIERA A S. FEDELE PER LA PACE NEL MONDO Domenica 7 marzo, alle ore 21, appuntamento, nella Basilica di San Fedele, a Como per pregare per la pace nel mondo come facciamo, trimestralmente, da molti anni. L’iniziativa è proposta da Caritas, dalla parrocchia di S. Fedele e dalla associazione “Il Bandolo”. Questo il testo che accompagna l’iniziativa, redatto da Anna Ostinelli: “Siamo convinti che la pace è un cammino e quindi va alimentata e sostenuta con continuità, nell’ascolto della Parola di Dio e dei segni dei tempi.Questa volta vogliamo soprattutto riflettere di fronte ai drammi della disoccupazione involontaria, dello sfruttamento di tanti lavoratori, delle condizioni inumane in cui sono costrette a vivere tante persone per poter lavorare e garantire la sopravvivenza loro e delle loro famiglie.Tutti questi drammi oggi coinvolgono persone di ogni paese del mondo perché “previsti” dal nostro modello economico che proprio per questo è chiaramente assurdo e inumano.Prevedere la disoccupazione involontaria, la devastazione ambientale, lo sfruttamento delle risorse energetiche, il trasferimento della produzione dove conviene, cioè dove i lavoratori sono sottopagati e non tutelati è sicura- mente contro l’uomo e quindi non voluto da Dio.Vogliamo interrogarci su tutto questo e chiedere a Dio di illuminarci su come cambiare, su come non rassegnarci ad un mondo economico che va alla deriva trascinando noi uomini in una vita assurda. Ci lasceremo illuminare dalla parabola del padre di famiglia che chiama i lavoratori nella sua vigna a diverse ore della giornata e poi, sorprendentemente per noi, ma non per LUI, li paga tutti allo stesso modo! Gesù è venuto perché “abbiamo la vita in abbondanza”, per rivelarci come vivere in pienezza nella giustizia e nella solidarietà e con Lui possiamo contribuire a rendere il mondo un po’ più fraterno ed umano.Ci impegneremo per questo a sostenere il “fondo della solidarietà” della diocesi per aiutare le famiglie in questo momento provate dalla disoccupazione involontaria e pregheremo per tutti i disoccupati, i lavoratori sfruttati e in particolare, alla vigilia della festa della donna, per tutte le lavoratrici che vivono nelle nostre case per accudire i nostri figli e i nostri anziani e per questo sono costrette a distaccarsi dai loro figli e ad affidarli ad altri nel loro paese d’origine” ALTRE INIZIATIVE Tra le iniziative proposte nell’ambito della Terza “Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate”, segnaliamo inoltre che il Club Treni Brianza & FerroviaMenaggio Porlezza.it organizza un’escursione guidata lungo il tratto Grandola ed Uniti - Porlezza della vecchia linea MenaggioPorlezza, con ritrovo alle ore 9.30 presso il parcheggio di Cardano di Grandola e pranzo in un ristorante convenzionato; presentazione del volume sulla storia della vecchia ferrovia e visita al Museo Etnografico della Valle (per informazioni e prenotazioni: tel. 335 5941948; e-mail: info@ferroviamenaggio porlezza.it). FIAB - Ciclocittà di Varese e FIAB-Amicinbici di Cardano al Campo organizzano invece una pedalata sulla nuova pista ciclopedonale lungo la vecchia Ferrovia con ritrovo alla Stazione Trenitalia di Varese alle 9.00, passaggio da Mulini di Gurone, sosta a Castiglione Olona e visita alle carrozze recuperate, sosta a Fagnano Olona e intrattenimento con le istituzioni responsabili della greenway Valmorea (in collaborazione con l’associazione “Contrada dei Calimali onlus”), arrivo a Castellanza e rientro in treno a Varese (per informazioni: tel. 0332-812059; 3493288079; e-mail ciclo [email protected]). Legambiente Varese e Legambiente “Mulini dell’Olona” organizzano, con ritrovo presso a Varese, Piazza Statuto, Bizzozzero e a Malnate, piazza delle Tessitrici alle 9.00, una passeggiata per raggiungere il casello dei Mulini di Gurone dove verrà servito caffelatte pane e miele, un percorso alla scoperta dei binari interrotti dalla diga di laminazione delle piene dell’Olona (iniziativa coordinata con quella organizzata da Ciclocittà FIAB, per informazioni: Tel: 335-7379004 - mail: lega [email protected]). Il Gruppo Escursionistico Trekking... inviaggioconric organizza un’escursione lungo un tratto della vecchia tramvia Varese - Luino, con ritrovo al Ponte Inverso, Ganna alle 09.30 fino ai pressi dell’ex stazione di Cunardo e ritorno (per informazioni: tel: 031-895042;cell. 3396346060 - mail: riccardo [email protected] Per ulteriori informazioni sulla “Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate” e per conoscere i programmi dettagliati delle manifestazioni in programma in tutta Italia: www.ferrovie dimenticate.it. CRONACA P A G I N A ComoScuola 22 IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010 LE SCUOLE CATTOLICHE DELLA DIOCESI/6 Il Collegio Santa Chiara LA STORIA L a scuola “Santa Chiara” è animata e diretta dalle Figlie di Gesù che operano giornalmente con un gruppo di qualificati insegnanti e collaboratori laici i quali sono inseriti nella scuola perché ne condividono il progetto e proposte di formazione. Religiose e laici vivono il servizio educativo come missione: consapevoli che tutti i valori umani trovano la loro realizzazione in Cristo, insieme si prendono “cura” di ogni persona loro affidata, così da intuirne il mistero della personalità come unica e irripetibile, per accompagnarla e promuoverla alla conoscenza e alla piena matura-zione di sé. Situato alla periferia di Como, in località Muggiò, l’Istituto è costituito dai seguenti ordini scolastici: Scuola dell’Infanzia (2 sez), Scuola Primaria (1 corso), Scuola Sec. di Primo Grado (2 corsi) le cui attività curricolari sono articolate Una scuola in cui religiose e laici vivono il servizio educativo come una missione dal lunedì al venerdì. Oltre al servizio pre-scuola (dalle ore 7.00) e doposcuola (fino alle 18.00) l’Istituto offre il servizio mensa fornito da una cooperativa di ristorazione con certificazione di qualità. Coordinati per cicli di lezione o attività di laboratorio (es. ed. alimentare, ambientale, stradale, di orientamento, alla salute, all’affettività, …) collaborano con gli insegnanti operatori esterni, esperti di varie discipline o ambiti formativi e culturali che intervengono a maggior completezza della proposta educativa-didattica. Oltre all’aspetto culturale vengono promosse attività di teatro, nuoto, basket, scherma, potenziamento dello studio della lingua inglese con insegnanti di madrelingua. C’è pure la presenza di un sacerdote di don Orione in qualità di Padre spirituale. Per rispondere alle esigenze dell’oggi la scuola è dotata di laboratori (artistico, linguistico, informatico, scientifico) e di altre tecnologie che favoriscono un apprendimento più attivo e coinvolgente. L’aspetto motorio e ricreativo è potenziato attraverso l’organizzazione di tornei di calcio, pallavolo, ping pong che si svolgono negli ampi spazi esterni e che culminano nelle giornate sportive che si svolgono presso il campo CONI. Nella Comunità Educante hanno un ruolo di speciale importanza i genitori i quali sono coinvolti nella partecipazione alla vita della scuola attraverso momenti di formazione sia spirituale che pedagogica, nell’organizzazione di mercatini, pozzo, tombolata di carnevale, feste della scuola. IL NOSTRO ISTITUTO OGGI Le Figlie di Gesù operano nella scuola come luogo privilegiato di promozione umana, civile, culturale e spirituale a vantaggio della società, secondo lo spirito educativo del Padre Fondatore: Don Pietro Leonardi, sacerdote veronese vissuto nel 1800 e fondatore della Congregazione delle “Figlie di Gesù”, per supplire alle carenze istituzionali dell’epoca e offrire alla gioventù povera la possibilità di un’educazione cristiana e civile in sintonia con le necessità dei tempi, istituì nel 1812, a Verona, le prime Scuole di Carità. Don Pietro, insieme ad un gruppo d’amici con i quali condivideva ideali e fatiche “della Fratellanza dei preti e laici spedalieri”, aveva fatto una prima esperienza in ospedale come giovane cappellano. L’accostarsi all’umanità sofferente lo rese attento nel cercare di risolvere all’origine le cause di malesseri, che non erano solo fisici, e quando incontrò sul suo cammino prima i “raminghelli”, bambini di strada, e poi le ragazze povere della periferia, capì che investire in educazione non era solo un’opera di Carità, ma significava “prendere parte alla riforma del mondo intero”, cioè contribuire ad un bene sociale, investendo cuore ed energie per il potenziale migliore, ma più fragile di ogni società, quello dei bambini e dei ragazzi. L’eredità di don Leonardi fu raccolta da alcune insegnanti, “Le Figlie di Gesù”, che nel solco della storia sono arrivate fino ai nostri giorni, mantenendo aperta in vari modi questa scuola nel cuore della città di Verona. Nella seconda metà del 1800, tali scuole si diffusero in Emilia e in Toscana. A Como, solo nel 1945, le Figlie di Gesù assunsero la gestione del Collegio S. Chiara, che sorgeva in una delle principali vie della cittadina lariana, in un antico fabbricato risalente al 1500, dal caratteristico aspetto claustrale, l’ex monastero, appunto, di S. Chiara, in via Milano. Affidato prima a personale laico, dopo alterne vicende, l’istituto che comprendeva l’educandato, la scuola materna, la scuola elementare e la scuola di avviamento commerciale passò alle Figlie di Gesù che ivi iniziarono un’intensa attività aprendo anche la scuola media e la scuola tecnica. In seguito a decisione del Consiglio Comunale che procedeva alla sistemazione del Piano Regolatore della città e alla costruzione della tangenziale ovest, le scuole nel 1968 furono trasferite nel nuovo e moderno edificio sorto in località Muggiò e precisamente in Via Santa Chiara, 10. La passione per l’educazione della gioventù propria del Padre Fondatore è giunta, quale preziosa eredità, fino ai nostri giorni, adeguandosi all’evoluzione scolastica. Se ieri l’opera educativa di don Leonardi trovava la sua ragion d’essere nelle carenze istituzionali, oggi essa riafferma la legittimità del suo esistere come scuola cattolica, inserita nel tessuto ecclesiale, diocesano, territoriale e in un contesto civile pluralistico e multietnico. “Se pongo mano alla cura della gioventù prendo parte alla riforma del mondo intero”. (P.Leonardi) Il fondamento che anima e sostiene le educatrici nella “nobile e utile arte di educare” è, secondo il carisma di don Pietro Leonardi, lo spirito e l’imitazione di Gesù, quale modello da proporre anche agli alunni, per formare nuove generazioni capaci di incidere positivamente nella società. Il nostro progetto vuole attualizzare tale ideale educativo come risposta alle esigenze della società di oggi, in sintonia con la missione evangelizzatrice della Chiesa, in un’ottica tipicamente cristocentrica. Le linee educative, ispirate al Vangelo, emergono dalla vita e dagli scritti del Padre Fondatore. L’attenzione ai poveri, voluta da don Pietro Leonardi, nella fedeltà alla linea originaria, rende la nostra scuola aperta anche alla cura delle nuove forme di povertà,di fragilità e di disagio. Non c’è situazione, per quanto sfavorevole, che non possa essere affrontata con responsabilità, con umanità, con efficacia. Pertanto la nostra scuola si adopera per promuovere l’accesso a quanti intendono avvalersene, come luogo in cui nelle diversità e nelle differenze si condivide l’unico obiettivo: la “cura” per la crescita della persona a livello di autostima, capacità logiche, comunicative, critiche, relazionali. Per chi ama i ragazzi e la loro educazione non esiste ostacolo alla creatività e allo slancio. Informazioni e contatti Collegio Santa Chiara via Santa Chiara, 10 via Muggiò, 81 22100 - COMO Tel. 031-520360 fax 031-521635 [email protected] www.collegiosantachiara.it CRONACA P A G I N A 23 Como IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010 L’ULTIMO SALUTO Don Sando Della Vigna un prete accanto agli uomini H o salutato don Sandro l’ultima volta la mattina del 2 febbraio. Era seduto presso la sua piccola scrivania all’ingresso della Cancelleria curiale, come sempre. “Devo ricoverarmi per fare due operazioni in una volta sola”, mi disse con il tono di chi è abituato a stare accanto ai malati, e quasi è contento di poter fare per un po’ di tempo la parte dell’assistito a riposo. In effetti l’intervento chirurgico sembrò ben riuscito, e il suo morale tornò presto al consueto livello di vivacità. Poi, però, la degenza si prolungava, e dopo una settimana di lento declino don Sandro concluse il suo cammino terreno nelle prime ore del 25 febbraio. E’ il quarto - dopo don Carlo, don Luciano, don Virginio - della nostra piccola classe di ordinati nel ’67 ad arrivare in cima alla salita. E proprio di salita ci aveva parlato il Vicario episcopale al brindisi del pranzo degli anniversari sacerdotali nel maggio del ’92. “Per voi del 25° ora inizia la salita”, ci aveva solennemente annunciato. Al mio turno di parlare, chiesi che si uscisse da questo linguaggio un po’ retorico e allusivo. “Forse la nostra classe non ha già iniziato la salita? Don Carlo già da nove anni ha donato tragicamente la sua vita in servizio alla missione diocesana in Cameroun”. E dentro di me pensavo Angelo e Giuliana Palma piangono la scomparsa dell'amico molto caro don Sandro Della Vigna un sacerdote di fede limpida e profonda, un autentico testimone del Vangelo, un uomo dolce e generoso, di infinita umiltà e bontà, un grande amico dei poveri. Sono vicini con l'affetto e con la preghiera a Chicca, Maria, Paolo e a tutti i famigliari. L'Associazione Antonio e Luigi Palma è affettuosamente vicina con la preghiera a Chicca per la prematura scomparsa del caro fratello Scomparso la scorsa settimana era nato a Como nel 1941 e ordinato sacerdote nel 1967. Aveva quindi assolto i seguenti incarichi: vicario di Casnate (1967-80), vicario di S. Rocco in Como (1981-94). Dal 1990 addetto alla Cancelleria e dal 1994 Cappellano della Casa di cura “Villa Aprica” e del pensionato “Celesia” con un pizzico di ironia: “Se invece alludi a scalate di carriera, il nostro don Sandro è già salito fino ad essere ‘addetto’ alla Cancelleria vescovile, e questo per noi e per lui basta e avanza”. E non sono andato lontano dal vero con questo pensiero: non ho mai sentito qualcuno dei miei compagni lamentarsi per problemi di carriera, e tanto meno don Sandro, sereno servitore in Curia fino tre settimane fa’. Era contento di lavorare insieme a veri amici, e di avere l’occasione di incontrare ogni giorno i confratelli che passavano dal suo ufficio. La marcia in più di don Sandro era questa conoscenza e vicinanza alle persone, che nelle mattinate passate in Cancelleria erano soprattutto i preti. Aveva iniziato il suo ministero accanto ai giovani dell’oratorio e al vecchio parroco di Casnate. Poca teoria, molta fede e traboccante umanità: ecco le sue linee pastorali. Con lo stesso stile affrontò l’impegno di vicario a S. Rocco in Como, dove si prese cura anche degli ospiti della casa Federico Ozanam. Infine, per dare un po’ più di ordine alla cura della propria salute, accettò di buon grado di dedicarsi al servizio degli ammalati di Villa Aprica, compatibile con la sua collaborazione in Curia. Ho detto della sua molta fede. A prima vista poteva apparire un innamorato delle porpore cardinalizie e degli altri ornamenti clericali, ammirati a Roma negli anni dell’adolescenza presso il presemina rio S. Pio X in Vaticano. Invece era innamorato di Cristo, ed aveva un grande rispetto per la Chiesa di Cristo. Parlava con benevola comprensione di quella malattia - benigna - che sembra contagiare anche alcuni del nostro clero: la ‘romanite’. Le sue aspirazioni erano rivolte altrove. “Amate Gesù Cristo, e lasciate perdere il mondo e tutto il resto”, era uno degli slogan - pronunciato con parole più pittoresche - da lui più usati nelle esortazioni ai giovani. E la sua traboccante don Sandro Della Vigna I soci del Movimento Apostolico Ciechi si uniscono nella preghiera all’assistente , don Giorgio Pusterla, per la morte del cugino don Sandro Della Vigna Il Signore misericordioso accolga nel Suo Regno chi l’ha servito con fedeltà. umanità. Già la sua imponente corporatura era un segnale di simpatia, che richiamava la cordiale convivialità. Le critiche dei farisei a Gesù per la sua eccessiva golosità, per don Sandro erano più appropriate, e di questo ha sofferto anche la sua salute; negli ultimi anni ha dovuto purificarsi con una dieta rigida praticata quasi fedelmente. Ma tutto in don Sandro era collegato ad una sincera CON IL CENTRO GUANELLIANO DI PASTORALE GIOVANILE LA DISCOTECA DEL SILENZIO E LA DOMENICA DELLA CARITÀ Sabato 6 marzo presso il Santuario del Sacro Cuore di via Tommaso Grossi a Como, si terrà la “Discoteca del Silenzio”, il tradizionale appuntamento di adorazione eucaristica notturna proposto dal Centro Guanelliano di Pastorale Giovanile (C.G.P.G.). L’inizio è alle ore 20.30, con la celebrazione della S. Messa vespertina; seguirà l’esposizione del SS. Sacramento e l’animazione spirituale proposta dai giovani Guanelliani con preghiere, canti, ritornelli, lettura di brani di don Guanella e di frasi tratte dalla Parola di Dio. Poi, dalle 23.00, il silenzio, la meditazione e la preghiera personale, fino alle 4.00 della domenica mattina. Alle 24.00 sarà recitato il Santo Rosario per tutte le famiglie in comunione con altre realtà guanelliane. Domenica 7 marzo prosegue l’iniziativa, sempre proposta dal Centro Guanelliano di Pastorale Giovanile, della “Domenica della Carità”: un momento di incontro con gli ospiti della RSA “Don Guanella” di Como e la celebrazione insieme dell’Eucaristia domenicale delle ore 10.30 presso la cappella interna alla struttura (con entrata da via Guanella). L’invito a partecipare è rivolto a tutti. Chi fosse interessato a partecipare all’animazione può ritrovarsi alle 9.30 sempre presso la cappella. Per informazioni ci si può rivolgere alla segreteria del Centro Guanelliano di Pastorale Giovanile, via L. Guanella, 13 Como; tel. 031.296783; e-mail: [email protected]. e spontanea condivisione della vita degli altri, nella gioia e nel dolore. E la gente lo capiva e gli voleva bene. Così i luoghi dove lui è passato portano un riconoscente ricordo della sua bontà, persino i palazzi della nostra Curia, sede austera dell’etichetta clericale. Non ho mai saputo di periodi di ferie di don Sandro, all’infuori delle annuali vacanze al mare con don Augusto Peduzzi e gli ospiti della sua Casa - Famiglia. Ora è entrato nel vero ‘riposo’ accanto al Buon Pastore e a tanti amici in paradiso. Sarà certamente un riposo speciale, riempito dall’intercessione per noi pellegrini sulla terra, soprattutto per i suoi famigliari, i suoi malati e per le vocazioni sacerdotali, che gli sono sempre state a cuore. Noi sacerdoti abbiamo un amico in più nelle nostre celebrazioni eucaristiche, che congiungono cielo e terra all’unico Signore della vita e della gioia. DON PIO GIBOLI CON “MONDO TURISTICO” VISITA GUIDATA ALLA CHIESA DI S. CECILIA E IN PINACOTECA CIVICA L’Associazione Culturale “Mondo Turistico” organizza per sabato 6 marzo una visita guidata alla chiesa di S. Cecilia a Como e alla Quadreria della Pinacoteca Civica. L’appuntamento è fissato per le ore 14.30 a Como, davanti alla chiesa di S. Cecilia (vicino a Porta Torre). L’elegante facciata neoclassica di questa chiesa è opera di Simone Cantoni, mentre l’interno è una delle maggiori espressioni di arte barocca del comasco. In particolare, sono grandiose le decorazioni a stucco di Giovan Battista Barberini; si ammireranno anche opere di Filippo Abbiati e gli affreschi della volta di Andrea Lanzani, eseguiti nella seconda metà del ‘600. Si proseguirà poi con la visita alla Quadreria all’interno della Pinacoteca Civica di Palazzo Volpi, dove sono esposti diversi dipinti di notevole interesse in particolare di epoca barocca, provenienti da chiese e monasteri soppressi e da collezioni private. Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie): Mondo Turistico, tel. 0344.30060; 339.4163108; e-mail: mondoturistico @virgilio.it. CRONACA P A G I N A 24 Como IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010 BANDI DA TENERE D’OCCHIO Contro la crisi I n questo momento di crisi occorre tenere gli occhi ben aperti sulle opportunità oggi offerte alle famiglie più in difficoltà per far fronte al caro vita. Una mano può arrivare dai bandi che la Regione Lombardia, tramite l’Asl, emette periodicamente, per offrire un sostegno a chi, con maggiore fatica, arriva alla fine del mese. Per informazioni: www.asl.como.it, oppure contattare il proprio Comune di residenza. BUONO FAMIGLIA 2010 Uno di questi è il “Buono Famiglia 2010”, per la richiesta del quale si è ormai agli sgoccioli (il termine ultimo è infatti il 5 marzo) Nel merito Regione Lombardia eroga un contributo di euro 1.300 alle famiglie lombarde che si fanno carico del pagamento della retta di un familiare anziano/disabile ricoverato in una struttura residenziale in Lombardia e che hanno almeno un figlio minorenne o che si trovano in una situazione di disagio economico in conseguenza della interruzione (disoccupazione/mobilità) o sospensione (cassa integrazione ordinaria, straordinaria, in deroga) del rapporto di lavoro. DOTE SCUOLASOSTEGNO AL REDDITO Anche per l’anno scolastico 2010/2011 la Regione Lombardia prevede la possibilità di richiedere la Dote Scuola - sostegno al reddito strumento a sostegno della famiglia per la permanenza nel sistema educativo degli stu- denti meno abbienti che frequentano le scuole dell’obbligo e secondarie superiori statali. La dote scuola prevede l’erogazione di buoni spendibili nel corso dell’anno scolastico per l’acquisto del materiale scolastico e per l’eventuale pagamento di servizi scolastici. Le domande possono essere presentare on-line su : www.dote.regione. lombar dia.it. Il tempo utile per la presentazione della domanda è il 30 aprile 2010. APPARECCHI ODONTOIATRICI La Regione Lombardia PADRE ANTONIO GARAU A COMO mette a disposizione fondi per le famiglie con figli di età compresa tra i 10 e i 16 anni, con l’obiettivo di promuovere la prevenzione ortodontica negli adolescenti e sostenere economicamente le famiglie, intervenendo a coprire i costi degli apparecchi fissi e mobili con un contributo massimo di 700 euro per ciclo terapeutico completo. Per maggiori informazioni e conoscere requisiti necessari di accesso è possibile rivolgersi agli Uffici Relazioni con il Pubblico dell’ASL della Provincia di Como. CENTRI PER L’IMPIEGO Erano poco più di 10 mila nel 2004 e hanno toccato quota 18.537 nel 2009 le persone in cerca di lavoro in provincia di Como registrate presso i cinque centri per l’impiego provinciali. Un dato che la dice lunga sulla portata della crisi abbattutasi nel comasco. Appiano Gentile, Cantù, Como, Erba, Menaggio, cinque osservatori importanti dai quali sono transitate migliaia di persone in questi anni. Passa anche e soprattutto attraverso il contatto con i Centri per l’impiego la strategia della Provincia di Como per rimettere in moto l’occupazione comasca. A ribadirlo è l’assessore provinciale alle Politiche Attive del Lavoro Alessandro Fermi secondo il quale la crisi non è ancora finita, anche se qualche segnale di ripresa, in termini di produttività, sembra affiorare. Doti, borse lavoro, formazione. Questo ed altro tra le politiche messe in atto da Villa Saporiti per dare respiro e rilancio al mercato comasco. La Cisl di Como organizza un incontro con padre Antonio Garau, sacerdote nel quartiere Brancaccio a Palermo, sul tema: “Combattere la criminalità mafiosa educando alla legalità”: l’eredità di don Pino Puglisi. Appuntamento: venerdì 5 marzo, ore 20.45, presso il Centro Cardinal Ferrari, a Como in viale Cesare Battisti, 8. CONCERTO PER IL 90° DEGLI ALPINI Sabato 6 marzo alle ore 2100, presso l’Auditorium del Collegio Gallio in via Barelli, la sezione alpini di Como, nel quadro delle celebrazioni del proprio 90° anniversario di fondazione, organizzerà un concerto di musiche classiche, folcloristiche e del repertorio alpino. Parteciperà la filarmonica “La prime lus” nata nel 1812 a Bertiolo. I suoi 45 componenti sono tutti musicisti non professionisti di età compresa tra i 12 e i 75 anni. Direttrice è la Maestra Chiara Vidoni. Il concerto del 6 marzo, primo di cinque che vedranno alternarsi nei prossimi mesi altri quattro complessi folcloristici dell’intero arco alpino (Veneto, Alto Adige, Valle d’Aosta e Piemonte), rientra nelle iniziative, ben diciotto, che la sezione alpini di Como ha posto in programma per celebrare i suoi 90 anni di vita. L’ingresso al concerto è gratuito. “ASCOLTO” AL GALLIO: LA CHIESA DI GESÙ E IL PRIMATO DI PIETRO L’associazione “Ascolto” Gruppo di cultura, ricorda - nell’ambito del corso biblico 2009-2010 sul tema “Il Vangelo di Matteo” - l’appuntamento di lunedì 8 marzo, alle ore 21, presso l’Auditorium del Collegio Gallio, per un incontro che tratterà di: “La chiesa di Gesù e il primato di Pietro”, relatore: don Ivan Salvadori. Sarà presente mons. Bruno Maggioni. CRONACA Bassa&territorio IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010 E ducare è senz’altro difficile, ma non è un’impresa impossibile. Molti genitori sentono la fatica di accompagnare ogni giorno i propri figli. Questa difficoltà deve però recuperare la gioia indicibile di aver donato la vita a un figlio. Questo è il miracolo che nessuno più riesce a vedere. Ma si può dare “alla luce” senza dare “una luce per vivere”? Dare una luce sul cammino è la difficile arte dell’educare. Sì, perché educare è un “arte”. Ed è un’abilità che il Signore dona a coloro che vogliono bene alla vita che viene in questo mondo. Al 5° Meeting delle famiglie - che si terrà presso La Nostra Famiglia di Bosisio Parini (Lc) dal 13 al 14 marzo - i Gruppi di spiritualità familiare che si ispirano al beato Luigi Monza vogliono invitare tutti coloro che amano BOSISIO PARINI 13 E 14 MARZO Famiglia: l’arte di educare i Gruppi di spiritualità familiare che si ispirano al beato Luigi Monza invitano a questo appuntamento tutti coloro che amano l’educazione e che sanno che c’è un luogo dove essa trova casa: la famiglia l’educazione e che sanno che c’è un luogo dove essa trova casa: la famiglia. La pedagogia, gli esperti, gli amici che hanno voluto bene alle famiglie faranno luce su questa difficile arte. Senza dimenticare che per i genitori i figli sono il bene più prezioso: è questo il loro più grande “patrimonio”. Come non investire tutto su di loro? Interverranno al Meeting: - Giuseppina Pignatelli, responsabile generale dell’Istituto Secolare Piccole Apostole della Carità e Alda Pellegri, presidente dell’associazione La Nostra Famiglia; - mons. Franco Giulio Brambilla, referente dei gruppi di spiritualità familiare “La Nostra Famiglia, una Famiglia di famiglie”, vescovo ausiliare di Milano, con la relazione “Educare in famiglia: una difficile arte?”; - suor Elena Bosetti, docente di esegesi del NT alla Pontificia Università Gregoriana, con la relazione “Dio educa il suo popolo come famiglia”; - Francesca e Alfonso Colzani, responsabili del Servizio per la Famiglia della Diocesi di Milano, con la Lectio divina “Lo- diamo insieme il Signore”. Le famiglie poi si confronteranno con esperti sulle loro esperienze di vita in tre laboratori: Vita affettiva: Educare tra emozioni ed affetti Coordinerà la dr.ssa Raffaella Iafrate, professore associato di psicologia sociale presso la Facoltà di Psicologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, con la dr.ssa Ivana Comelli, collaboratrice del Centro D’Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia della stessa Università. P A G I N A 25 Fragilità: Educazione e fragilità Coordinerà la dr.ssa Eleonora Maino, Professore incaricato di “Psicodinamica dello sviluppo e delle relazioni familiari” presso la facoltà di Psicologia dell’Università di Padova, psicologa e psicoterapeuta presso il Servizio di Psicologia della Famiglia dell’Associazione “La Nostra Famiglia” di Bosisio Parini (LC); Situazioni difficili o irregolari: Educazione e fedeltà Coordinerà don Eugenio Zanetti, Responsabile del Gruppo di Bergamo “La Casa”: accompagnamento per persone separate, divorziate o risposate. Il Meeting si svolgerà presso l’Auditorium “Don Luigi Monza” de “La Nostra Famiglia” di Bosisio Parini (Lecco) - tel. 031 877111 ALBIOLO E OLGIATE: UNA GIORNTA DEDICATA ALL’ANIMAZIONE MISSIONARIA Nel cammino della “quaresima di fraternità” le parrocchie di Albiolo e Olgiate Comasco hanno voluto dedicare, domenica 28 febbraio, una giornata all’ animazione missionaria, insieme ai padri comboniani e alla partecipazione di due gruppi africani, specializzati nell’animazione liturgica. Canti, colori e sonorità africane hanno accompagnato, nelle due parrocchie, le messe della domenica mattina concelebrate dai missionari comboniani che hanno portato la loro testimonianza sulla missione. Nella parrocchia di Olgiate la giornata è continuata in oratorio, con il coinvolgimento dei gruppi parrocchiali, in un pomeriggio di animazione con giochi e attività di sensibilizzazione ai temi della missione per bambini e ragazzi. La giornata si è conclusa alle 18 con un momento dedicato ai giovani: un aperitivo equo solidale che ha fatto da cornice alla testimonianza di alcuni giovani congolesi sulla realtà del loro Paese, ancora scosso dalla guerra, e sul cammino di integrazione nelle nostre comunità. Le domeniche di animazione missionaria in zona Prealpi continueranno, il 7 marzo, nella parrocchia di Gironico. Qui accanto le foro scattate il 28 febbraio. Foto RR I “MERCOLEDÌ CULTURALI A CREVENNA DI ERBA MONDO TURISTICO E SOTTERRANEI MARINI SULLA VIA DELLA CROCE A CAMNAGO VOLTA Prosegue il ciclo di incontri dal titolo “I mercoledì culturali”, organizzati dall’Associazione Culturale “La Martesana”, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura della Città di Erba, con inizio alle ore 21 presso la Sala Civica della Villa Comunale a Crevenna di Erba (via U. Foscolo 23). Mercoledì 10 marzo Francesco Sala illustrerà “Il romanico nelle Venezie - Area Veronese”; mercoledì 14 aprile Ambra Garancini e Silvia Fasana presenteranno il volume edito da Bellavite “Sui passi dell’anima. Luoghi della devozione nel territorio lariointel-vese”, mentre mercoledì 12 maggio Albero Perego relazionerà sul tema “La Regina Teodolinda tra storia e mito”. L’ingresso è libero. L’Associazione Culturale “Mondo Turistico” organizza per domenica 14 marzo una visita guidata ai sotterranei del Duomo di Milano. L’appuntamento è fissato per le ore 14.00 a Milano, davanti alla porta centrale del Duomo. Dopo un anno e mezzo di lavori, è stata riaperta l’area archeologica sottostante il sagrato della cattedrale milanese. L’area di circa 400 metri quadrati, conserva i resti dell’antica basilica di S. Tecla, risalente ai primi decenni del IV secolo, e del battistero di S. Giovanni alle Fonti (fine IV secolo), unica testimonianza rimasta del nucleo di edifici paleocristiani ambrosiani che occupavano l’area del Duomo prima della sua edificazione. Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie entro il giovedì precedente l’uscita): Mondo Turistico, tel. 0344-30060; 3394163108; e-mail: [email protected]. Domenica 14 marzo, alle ore 15.00, presso l’Auditorium “Alessandro Volta” di Camnago Volta, la Circoscrizione 4 presenterà la rappresentazione “Sulla Via della Croce”, di Angelo Franchini. Il testo di Franchini, attraverso personaggi evangelici e simbolici, ripercorre la Via della Croce, dalla condanna di Gesù alla Risurrezione, nella forma di rappresentazione teatrale. Oltre a quelli consueti della Via Crucis tradizionale, l’autore ha inserito anche personaggi tratti dalle parabole: l’invitato senza abito di nozze, l’uomo a cui il padrone, partendo, aveva affidato un solo talento, le vergini stolte, il Giovane ricco; e anche Maria e Giuseppe, Erode, Virginia la moglie di Pietro, il cieco Bartimeo, Giuda. La Circoscrizione 4, con questa proposta, intende sensibilizzare una nuova forma di espressione teatrale già sperimentata nelle scuole ed oratori e che ha riscosso un notevole successo per la straordinaria efficacia di impatto. L’ingresso è libero. Per informazioni: 347-8452378; [email protected] CRONACA P A G I N A 26 Lago&territorio IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010 LA SCORSA DOMENICA 28 FEBBRAIO Da sinistra a destra: don Omar Corvi, don Giampaolo Romano, padre Simone Re Dionigi, don Paolo Barocco, don Renzo Gabuzzi L’Unitalsi di Como a S. Fedele Intelvi D omenica 28 febbraio, per l’annuale “Giornata di Spiritualità”, sorelle, barellieri e simpatizzanti della Sottosezione di Como dell’Unitalsi, si sono ritrovati a San Fedele Intelvi. Festosamente accolti dal parroco don Paolo Barocco e dall’incaricata di zona Rita Di Maria Goretti che, con alcune sorelle, ha allestito un’ottima accoglienza, si sono dapprima ritrovati nel bar dell’oratorio, per passare quindi nel salone teatro per la celebrazione. Dopo la presentazione della giornata da parte di don Paolo, si è passati alla visione di un video-messaggio che il Vescovo mons. Diego Coletti , in mancanza della sua personale partecipazione, ha appositamente predisposto, per esprimere il suo pensiero riguardo a due punti degli argomenti da trattare. Relativamente a quelli che sono i compiti Ad accogliere sorelle, barellieri e simpatizzanti il parroco don Paolo Barocco e l’incaricata di zona Rita Di Maria Goretti di MARIO CLERICI degli unitalsiani, seguendo quanto enunciato da Papa Benedetto XVI, ha dichiarato che, per valutare il grado di umanità e di civiltà di una popolazione, occorre vedere l’importanza che viene data all’assistenza delle persone malate o in difficoltà. L’adempimento di questo servizio è un compito che, cito le sue stesse parole, spetta in particolare “a noi unitalsiani”, che in questo modo di agire troviamo la principale nostra ragione di essere, con dei riflessi che positivamente si trasmettono a tutta la popolazione. Come secondo argo- mento si è soffermato sul significato del tema di Lourdes per quest’anno “Fare il segno di croce come Bernadette”, che non deve essere, come solitamente noi facciamo, un semplice segno di devozione, ma un invito a raccogliere in esso tutti i nostri pensieri. Sulla croce Nostro Signore ci ha redenti e con la croce Egli santifica l’uomo in tutto il suo essere. E’ perciò giusto farlo prima della preghiera, in quanto ci mette spiritualmente in ordi- ne, concentrando in Dio pensieri, cuore e volontà. E’ altresì necessario dopo la preghiera, perché rimanga in noi quello che Dio ci ha donato, irrobustendoci lo spirito nelle tentazioni. Il segno della croce è il segno più santo che ci sia, per questo va fatto bene: lento, ampio e consapevole. Ha preso quindi la parola il nuovo Assistente Spirituale della Sotto-sezione, don Omar Corvi, che dal 1° febbraio è subentrato a mons. Giorgio Pusterla che, per i limiti imposti dall’età è passato, pur rimanendo parte integrante dell’Associazione, a più limitati compiti organizzativi, ricoprendo la carica di ViceAssistente. Don Omar ha poi rivissuto le vicende della prima apparizione della Vergine a santa Bernadette, di come, preso il rosario, voleva fare il segno di croce senza riuscirvi e di come le fu possibile farlo solo in un secondo tempo, a imitazione di quanto LA FESTA DELLA DONNA IN VAL D’INTELVI... E NON SOLO 8 marzo e il ricordo di donne speciali C esira Quadroni in Aliprandi, di lei vogliamo parlare in occasione del la festa della donna celebrata l’8 marzo. La prima a stupirsi di ciò è proprio lei. Mi fa presente che non ne vede la ragione, ma non si accorge che ha il sorriso contagioso di chi ti mette subito a tuo agio, il sorriso che tutti conosciamo bene per averlo visto da sempre sul viso delle nostre nonne. Poi ci ricordiamo di essere nonne anche noi, così rincorriamo i ricordi che possono essere condivisi, rivediamo le persone, specialmente le donne, che hanno contato di più nella nostra vita. Solo ora realizziamo quanto sarà costato a tutte le donne quel sorriso sereno e pieno di speranza, che mostravano davanti ai piccoli e agli anziani, quando nel cuore c’era un dispiacere o addirittura un dolore immenso, come la perdita di un familiare . Voglio che mi risponda a tono. Così, dato che l’ho colta di sorpresa, e ancora non si è resa conto bene di cosa voglio da lei, pretendo che mi racconti tutti i mestieri che ha svolto nella sua vita, che lei definisce così normale. La conosco da sempre, potrei fare da sola, ma non voglio rinunciare a sentirmeli elencare perché è proprio per questa ragione che ho scelto lei Niente slogan o squilli di troma, soltanto una vita silenziosa di grande responsabilità nella conduzione del focolare domestico di RINA CARMINATI FRANCHI in questa ricorrenza della festa della donna . L’elenco è lungo: casalinga, moglie, frontaliera pendolare, madre, nonna… Ma poi saltano fuori anche: priora delle consorelle, per un periodo anima del piccolo teatro di S. Fedele, ora volontaria del progetto “Amico” comunale. Sempre disposta a dare una mano a chi ha bisogno come l’Associazione “Insieme”, che da anni opera sul territorio della valle a favore degli anziani. A fare bene i conti avrebbe dovuto vivere più di una vita. Ma è proprio questa capacità di organizzare il tempo, cosa che le nostre nonne ci insegnavano con diligenza, che rende possibile svolgere questa mole di lavoro, al punto che, se ci voltiamo indietro, ci meravigliamo anche noi di cosa siamo riusciti a stimolare e di come ci siamo ritagliati un posto nell’ambiente dei nostri paesi. A pensarci bene le vere fondatrici delle idee della Nonna Cesira con i nipoti. Foto Paola Aliprandi liberazione della donna sono lontane nel tempo. Prima di noi van ricordate le spose e le madri degli emigranti che si prendevano la responsabilità e la conduzione della famiglia per ben dieci mesi all’anno, poi le vedove di guerra, poi ci affiorò il desiderio di realizzarci in qualche modo nella vita pubblica, ma fummo ammonite di non tralasciare la vera missione alla quale la donna era destinata: quella di sposa e madre di famiglia. Ma proviamo ora a spostare il discorso su un panorama più generale mettendo a confronto ciò di cui potevamo disporre noi, nei nostri anni giova- ni, con i privilegi che il progresso elargisce alle nostre figlie e nipoti. Noi non abbiamo potuto studiare. Fino alla fine della seconda guerra mondiale, specialmente nelle valli, mancavano i mezzi per poter, dopo le elementari, continuare gli studi. Però siamo cresciute con la voglia di imparare, non solo attraverso lo studio, ma anche di impadronirci di una cultura artigiana che oggi manca del tutto alle nuove generazioni. Bisogna dare atto che non c’era la televisione, e il tempo che oggi si dedica ad essa veniva impiegato per apprendere come condurre la casa o i lavo- ri di artigianato. Attività che, per tutte ragazze e spose, costituivano una risorsa in tempo di magra, quando magari il marito era senza lavoro. È mia convinzione che la vera liberazione della donna sia partita da questo, non dagli striscioni o dagli slogan gridati a squarciagola, ma da questi piccoli mattoni che, messi insieme, formano non una casa, ma una fortezza intorno alla famiglia. Quando ci sposavamo la raccomandazione delle nostre mamme era per tutte la stessa: Amass, capiss e vuress bee, e se un al scapuscia, l’oltru al la da tagnil in pee. Ecco adesso penso che abbiamo compreso un po’ più a fondo quella donna normale, come tantissime altre nostre sorelle, che non hanno fatto grandi cose agli occhi dei massmedia, non meritano notizie grandiose, ma della casa sono le solide fondamenta, sempre pronte a portare, per amore, il peso della famiglia e della società. Le donne in occasione dell’otto marzo chiedono solo, per loro, per le loro figlie e nipoti, dignità, comprensione e amore . Ciao, Cesira mi hai fatto un grosso regalo, mi hai donato un po’ del tuo tempo così prezioso: auguri a te e a tutte le donne della Valle Intelvi . aveva fatto la “Bella Signora”, riuscendo così a recitare con lei la preghiera del rosario. Dopo la Santa Messa nella riccamente decorata basilica di San Fedele, ritornati all’oratorio per il pranzo, nell’amplissimo salone, i convenuti hanno potuto apprezzare, una volta ancora, l’impegno dei volontari che hanno così bene preparato la giornata.. Al termine, rientrati nel salone teatro, la recita del Santo Rosario, la benedizione e, per far conoscere alcune di quelle che sono le finalità dell’Associazione, la proiezione di un filmato ripreso durante il passaggio della “Peregrinatio Mariae” nella nostra diocesi nello scorso mese di giugno. Prima della partenza, l’affettuoso saluto dei partecipanti alla giornata e un arrivederci alla prossima iniziativa nel fine settimana 13 e 14 marzo con la giornata nazionale quando verranno offerte le piantine di ulivo in molte piazze della nostra Diocesi. ERBA: OSPEDALE AMICO DEI BAMBINI Un giorno speciale, il prossimo martedì 9 marzo, per l’ospedale “Fatebenefratelli” di Erba. A partire dalle 9.30 avrà infatti inizio la cerimonia per la nomina del presidio a “Ospedale Amico dei Bambini”. Il programma della giornata prevede: 9.30 Apertura dei lavori a cura di Maria Carolina Bona 9.40 Il percorso per diventare Ospedale Amico dei Bambini 9.55 L’Ospedale Amico dei Bambini 10.10 Saluto delle autorità 10.40 Uniti per i Bambini, uniti per il diritto alla vita 10.55 La Rete degli Ospedali Amici dei Bambini 11.05 Consegna ufficiale della Pergamena 11.10 L’esperienza di una mamma nell’Ospedale Amico dei Bambini 11.20 Il lavoro dell’Ostetrica nell’Ospedale 11.30 Chiusura dei lavori e ringraziamenti 12.00 Aperitivo per gli invitati. L’iniziativa è del Comitato provinciale di Como per l’Unicef. CRONACA P A G I N A 28 ValliVaresine IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010 AIMC A PARTIRE DAL 6 MARZO A BESOZZO Un percorso per leggere le immagini A CITTIGLIO INCONTRO PER I CRESIMANDI Si terrà domenica 7 marzo prossimo con inizio alle ore 14.30 all’oratorio di Cittiglio l’incontro zonale dei Cresimandi, organizzato dalla commissione Giovanile e Vocazionale di zona. NUOVA ROTATORIA Associazione Italiana Maestri Cattolici (Aimc) della provincia di Varese, sezione di Besozzo ha già da tempo reso noto il programma delle proprie attività per il 2010 e oggi comunica il dettaglio del corso Storia e arte tra mondo antico e medioevo - Proposte didattiche di lettura delle immagini, rivolto ad insegnanti di ogni ordine e grado, studenti e amanti della storia dell’arte non insegnanti. Previsti quattro incontri di due ore e mezza ciascuno dalle 15.00 alle 17.30 che si svolgeranno il sabato, presso la sala riunioni dell’Oratorio di Bogno di Besozzo. Relatrice sarà la prof.ssa Paola Viotto, docente di Storia dell’Arte nei Licei varesini. “Il corso di quest’anno – spiegano all’Aimc - si pone in continuità rispetto a quel- L ’ lo dell’anno precedente, che aveva offerto una panoramica sull’arte delle civiltà antiche e potrà dare spunti ed essere utilizzato sia per l’educazione all’immagine sia come supporto all’insegnamento della storia. Il periodo affrontato sarà quello, spesso trascurato dai programmi scolastici, ma cruciale per la nascita del mondo in cui viviamo, che segna il passaggio tra mondo antico e medioevo. La prospettiva sarà quella del continuo confronto con l’arte del presente, alla ricerca delle differenze, ma anche delle sorprendenti affinità, che la legano a quella del passato. Come ormai tradizione nei nostri percorsi si partirà sempre dalle opere, viste da un lato come documenti storici che aiutano a meglio comprendere la civiltà che le ha prodotte, dall’altra come testi figurativi da leggere e CITTIGLIO: CICLISMO Presentata ufficialmente a Cittiglio, lo scorso fine settimana, l’edizione 2010 del Trofeo Alfredo Binda, anche quest’anno, unica gara italiana di Coppa del Mondo di ciclismo femminile. A fare gli onori di casa la società Cycling Sport Promotion (CSP), guidata da Mario Minervino, organizzatrice di questo importante evento sportivo. Tanti gli invitati e gli ospiti che hanno fatto da cornice a questo importante evento che ha visto la presentazione ufficiale del percorso 2010 della corsa femminile che si svolgerà nel pomeriggio del prossimo 28 marzo. Nuovo il percorso di gara che per la prima volta raggiungerà Luino e in quella città compirà due giri lungo le strade di un circuito cittadino, poi ritorno in Valcuvia con un passaggio al Brinzio e conclusione a Cittiglio dopo quattro giri del collaudato circuito Cuveglio, Orino, Gemonio, Cittiglio. Parole di elogio da parte di tutti per il lavoro compiuto in questi anni da Mario Minervino e dal suo staff che hanno fatto della gara di Cittiglio la corsa ciclistica femminile meglio organizzata al mondo nel 2009, riconoscimento, questo, che è stato confermato dal trofeo che la Cycling Sport Promotion ha ricevuto poche settimane fa a Montreux (CH) dalle mani di Pat McQuaid, presidente dell’Unione Ciclistica Internazionale (UCI). Lo scorso 20 febbraio il trofeo Alfredo Binda è stato presentato sull’importante palcoscenico della Borsa Internazionale del Turismo di Milano, mentre il 26 marzo la CSP promuoverà alle ville Ponti di Varese, in collaborazione con l’UCI, il primo congresso mondiale dedicato al ciclismo femminile. Da ricordare che il 6 marzo a Luino, in occasione della festa della donna, c’é la seconda edizione del convegno “Bici & Mimosa”, che riproporrà, come lo scorso anno, un confronto dibattito tra le campionesse di ieri e di oggi che, insieme, parleranno di ciclismo femminile. E in attesa di vedere su strada - il 28 marzo - le migliori atlete al mondo, gli appassionati potranno seguire le tappe di avvicinamento alla gara e conoscere i dettagli del Trofeo Alfredo Binda 2010, consultando il sito: www.trofeobinda.com sul quale troveranno anche il notiziario on-line della CSP, “RosaCittiglio” che raccoglie tutti gli eventi importanti legati alla corsa cittigliese. Sono partiti lo scorso 15 febbraio i lavori per la realizzazione di una nuova rotatoria in comune di Gemonio, alla confluenza tra la Strada Statale 394 “del Verbano Orientale” e la Strada Provinciale 32 Dir. 1 “della Monvallina” (Sangiano - Gemonio). In questi ultimi giorni il cantiere è entrato nel vivo e si sono viste le prime macchine operatrici dell’impresa Bianchi di Laveno – appaltatrice dei lavori – intervenire sul posto e cominciare con gli sbancamenti necessari a predisporre la platea che accoglierà la nuova sede stradale. interpretare”. Il calendario degli incontri è il seguente: - 6 marzo – Il tempo dei barbari. Dalle invasioni all’integrazione tra i popoli; - 13 marzo – Gli splendori di Bisanzio. Mille anni di storia dell’oriente non solo europeo; - 20 marzo – Il fascino dell’arte islamica. Capolavori sconosciuti intorno al Mediterraneo; - 27 marzo – I tesori di Carlo Magno. Tra recupero dell’antico e nascita di un mondo nuovo; - 18 aprile: Visita guidata di una giornata (meta da definire), relativa ai temi trattati. La quota di partecipazione è fissata in 30 euro per i soci Aimc e in 36 euro per i non soci (sono ammessi gratuitamente gli studenti di Scuola Media Superiore e gli Universitari nonché le suore insegnanti). Al termine del corso i partecipanti riceveranno un attestato di frequenza. Da ricordare che l’Associazione professionale Aimc è inserita nell’elenco dei soggetti qualificati per la formazione del personale della scuola (DM 23 maggio 2002). Per ogni informazione: Laura Gavazzeni Contini, telefono e fax 0332970.761, oppure e-mail: lauragavazzeni@libe ro.it. ANTONIO CELLINA BRENTA MONSIGNOR EZZATI Terremoto in Cile S abato scorso i media hanno diffuso in tutto il mondo la notizia del terremoto che si era verificato poche ore prima in Cile e con epicentro nei pressi della città di Concepción. Alla notizia – già di per sé tragica – si aggiunge a Brenta un motivo d’apprensione in più, legato al fatto che dal dicembre 2006 l’arcivescovo di quella città è il salesiano monsignor Riccardo Ezzati Andrello che nel paese valcuviano ha parenti ed amici e qui ritorna ogni qualvolta viene in Italia. Le poche notizie arrivate ITINERARI DI QUARESIMA NEL VARESOTTO Il tema della passione di Cristo accompagna un itinerario di fede e arte che attraverso i secoli ha segnato il nostro territorio di luoghi più o meno preziosi, non solo per la loro testimonianza di fede ma anche per la produzione artistica che nel tema della sacralità ha dato risultati a volte sorprendenti. “Il Settimanale” ha in passato ricordato alcuni di questi luoghi, ora velocemente rivisitati in questo periodo di Quaresima. Sono località a noi vicine, raggiungibili in poco tempo. Una prima collocata sulla sponda piemontese del Lago Maggiore; la seconda e la terza a Domodossola e a Boca; e l’ultima a Somma Lombarda. La prima località di questo itinerario di fede e di riflessione è il Santuario Della Pietà di Cannobbio, la ridente cittadina posta sulle rive del Verbano occidentale. In questo luogo avvennero fatti ritenuti miracolosi legati ad un piccolo dipinto raffigurante la Pietà, Cristo con i segni della crocifissione, accanto a Maria e a san Giovanni. È un piccolo dipinto su tela che nel 1500 si trovava appeso alla parete di una casa civile. Ebbene, da questo Cristo sgorgò sangue. Il fatto si ripeté poi altre volte. In una di queste occasioni una piccola costola del Cristo cadde dalla tela sulla cassapanca sottostante. La reliquia venne raccolta, custodita e portata in processione. San Carlo Borromeo, devotissimo a questo santuario, diede poi nel 1500 l’incarico al grande architetto Tibaldi di trasformare la primitiva cappella nell’attuale magnifico Santuario. Il quadro devozionale si trova sull’altare maggiore e la piccola costola è custodita in un prezioso reliquiario. Alle porte di Domodossola si trova il sacro Monte Calvario; luogo legato alla figura dell’abate-filosofo Rosmini che volle valorizzare ancor più questo luogo e questo Santuario. Furono due cappuccini che nel 1600 vollero realizzare su questo sperone roccioso un luogo dedicato alla passione di Cristo. Inizialmente furono le 14 croci a segnare il cammino del Calvario; poi nel 1600 avvenne l’edificazione della chiesa. In seguito, a sostituire le croci, furono le cappelle della Via Crucis con figure in terracotta e pitture, a imitazione di altri percorsi religiosi che si stavano realizzando anche in Lombardia. Le ultime tappe si trovano all’interno del suggestivo Santuario dedicato al Santissimo Crocifisso. Sempre al S.S. Crocifisso è consacrato l’imponente Santuario di Boca, nei pressi di Borgomanero. In esso è custodito il dipinto di un Cristo crocifisso con accanto un angelo che raccoglie il suo sangue in un calice. Il dipinto, ritenuto miracoloso, diede origine nel 1700 a numerosi pellegrinaggi. La piccola cappella costruita per accogliere l’immagine, venne poi inglobata dall’imponente chiesa neoclassica progettata dall’Antonelli, l’architetto reso celebre dalla Mole di Torino e dalla cupola del san Gaudenzio di Novara. Un imponente tempio capace di accogliere i pellegrini che sempre più numerosi si recavano sul luogo. Il progetto iniziale dell’Antonelli è stato solo in parte realizzato; ugualmente la attuale grande chiesa appare tra il verde di grande impatto visivo e di suggestiva bellezza. Nei pressi di Somma Lombarda sorge il grande Santuario secentesco dedicato alla Madonna della Ghianda; sorto nel luogo di pascolo, dove nel 1200 la Madonna apparve ad una fanciulla e le fece riavere la voce e l’udito. Il miracolo fece accorrere una moltitudine di fedeli e diede avvio alla realizzazione di una chiesa. Nel 1500 san Carlo Borromeo incaricò l’architetto Tibaldi di trasformare la piccola cappella in un Santuario degno di tale nome. All’interno in quattro cappelle viene ricordata da grandi statue lignee la passione di Cristo: La preghiera nell’orto degli Ulivi, La flagellazione, L’incoronazione di spine e La salita al Golgota. Ma in questo grande edificio si possono osservare anche due pitture di notevole valore artistico: una Crocifissione del pittore di maniera detto il Cerano e una riproduzione della Incoronazione di spine del Tiziano. SERGIO TODESCHINI dal Cile ai familiari nelle ore subito successive all’evento (inviate dalle suore residenti a Santiago) rassicurano che monsignor Ezzati sta bene e prosegue nella sua attività pastorale in aiuto alla sua gente, ma senza dubbio i danni e la distruzione in quelle zone sono ve- ramente tanti ed ingenti e solo nelle prossime settimane si potrà fare un bilancio completo delle conseguenze del terremoto. AVIS MEDIO VERBANO IN ASSEMBLEA Sabato scorso nel salone dell’oratorio di Cittiglio si è svolta la 58° assemblea della sezione AVIS Medio Verbano, l’importante realtà di volontariato che raccoglie soci in Valcuvia e nei paesi del medio Verbano. È stato il presidente Andrea Scaglia che, a nome del direttivo, ha presentato la relazione associativa 2009, mentre il direttore sanitario della sezione, dr. Francesco Ossola ha presentato la relazione sanitaria. Dalle parole e dai numeri esposti si è potuto constatare come l’AVIS Medio Verbano svolge una funzione importante nella raccolta del sangue in provincia (numericamente al terzo posto in provincia di Varese), avvalendosi di ben 2.257 donatori effettivi che, complessivamente nel 2009, hanno garantito 6.693 donazioni (4.719 di sangue intero e 1.974 di plasma). Il numero di nuovi iscritti registrati nel 2009 è stato pari a 142 unità, numero significativo, ma leggermente minore rispetto alla media degli ultimi anni, aspetto sottolineato dal dr. Ossola che auspica per il 2010 un incremento di iscrizioni per contrastare le circa 150 sospensioni che annualmente avvengono tra i donatori e giustificate da svariati motivi (143 nel 2099: motivi sanitari 65; età e decessi 7; abbandono 34; trasferiti 15; altro 22). Per questo il consiglio direttivo AVIS ha stilato un nutrito calendario di partecipazioni ed eventi per promuovere lo scopo associativo tra i cittadini, avvalendosi per questo impegno, del contributo oltre che del consiglio direttivo anche di tanti soci disponibili e del gruppo giovani che si è costituito da poco, ma che è già diventato promotore di nuove ed interessanti iniziative. P A G I N A 29 Sondrio CRONACA DI E P R O V I N C I A ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010 MOSTRA IN CITTÀ FINO AL 21 MARZO ALLA SALA LIGARI Scrovegni a Sondrio La scorsa settimana l’interessante conferenza con il curatore dell’esposizione che sta toccando un po’ tutta l’Italia pagina a cura di PIERANGELO MELGARA L a sera di giovedì scorso, ragazzini di scuola media inferiore, giovani e adulti, convenuti all’auditorium Torelli di Sondrio per la presentazione della mostra Il vangelo secondo Giotto - La Cappella degli Scrovegni, sono rimasti ad ascoltare per oltre due ore senza stancarsi, sia perché affascinati dalla bellezza delle immagini proiettate col software Explorer Navigation, una tecnica sofisticata che permette una visione ottimale anche di particolari poco visibili, sia soprattutto perché emotivamente e intellettualmente catturati dall’ampia e profonda, ma anche vivace esposizione del curatore, Roberto Filippetti. Infatti, mentre per molti secoli quel capolavoro assoluto che narra l’Avvenimento della salvezza dell’uomo ha continuato ad essere immediatamente comprensibile nella totalità del suo messaggio, noi, figli dell’illuminismo e del positivismo, non riusciamo a coglierne se non la superficie e abbiamo bisogno di un interprete che, dopo averlo contemplato e studiato, ce lo presenti, perché ciò cui Giotto ha voluto dare forma pittorica torni ad avere pienezza di senso e a rivelarsi anche a noi, uomini del XXI secolo. Come accade a Padova quando si varca la soglia della Cappella, anche a Sondrio con l’inizio delle proiezioni agli occhi degli spettatori si è spalancato “un pezzo di mondo di una bellezza dell’altro mondo: perché la Bellezza - e il Giubileo del 1300 come del 2000 ne sono stati il memoriale - è entrata in questo mondo, si è offerta allo sguardo stupito di chi ha il cuore di bambino”. Per cercare di spiegare l’esperienza vissuta, mentre le immagini e le spiegazioni erano la chiave che apriva e introduceva in quell’altro mondo, mi servirò delle parole di due grandi del nostro tempo: il primo, l’allora cardinale Joseph Ratzinger, nel commentare l’edizione 2002 del Meeting scriveva che “La bellezza ferisce, ma proprio così richiama l’uomo al suo Destino ultimo”; il secondo, monsignor Luigi Giussani, ha scritto che “Il bello come definivano gli antichi - è lo splendore del vero, è il vero in quanto ti affascina, è il vero in quanto ti colpisce e ti attira (per capire, si veda anche l’enciclica Veritatis Splendor di Giovanni Paolo II, ndr.). Un bello che non fosse vero sarebbe triste; tanto più triste, quanto più è bello. Triste perché sarebbe effimero”. Resta particolarmente difficile comprendere e vivere una tale Bellezza a noi uomini della civiltà post-moderna, appartenenti a un mondo attraversato da un continuo fluire d’immagini, solo apparenza e inafferrabilità. In altre parole, smarrita la capacità di sostare a contemplare, non sappiamo più Quaerere Deum, cercare Dio, la Parola, il Verbo. E, così, di queste immagini affrescate riusciamo a cogliere solo la bellezza esteriore, effimera e caduca, catalogabile in un capitolo della storia dell’arte, in un momento dell’inarrestabile cammino evolutivo. Ben differente è l’altra Bellezza, quella che origina dalla vera conoscenza, cioè dall’essere toccati dalla personale Presenza di Cristo stesso, come scriveva ancora Ratzinger in quel suo intervento: “L’essere colpiti e conquistati attraverso la bellezza di Cristo è conoscenza più reale e più profonda della mera deduzione razionale”. Solo accettando di essere guidati da chi possiede un tale sguardo, le pareti affrescate da Giotto nella Cappella degli Scrovegni diventano un monumento - come suggerisce Filippetti - nel significato etimologico della parola, “segno che fa ricordare”, e appaiono per quella grande sinfonia che era stata concepita. Prima di iniziare la nostra visita, che sarà necessariamente limitata a qualche accenno, ricordo un aspetto fondamentale menzionato da Filippetti: la prima dedicazione della cappella avvenne il 25 marzo 1303, giorno prossimo all’equinozio di primavera e giorno in cui la Chiesa ricorda l’Annunciazione a Maria. Allora, la cappella doveva essere stata completata fino alle strutture murarie. Due anni più tardi, ultimati gli affreschi, per la nuova dedicazione a Santa Maria della Carità all’Arena fu scelto lo stesso giorno, festa dell’Annunciazione e festa dell’Avvenimento dell’Incarnazione. Quindi, «Maria Annunciata, o “della Carità” - ha spiegato Filippetti - perché la carità non è lo sforzo personale e generoso di fare il bene, cosa che prima o poi stanca, ma è iniziativa di Dio, il quale - il 25 marzo dell’anno zero - attraverso l’arcangelo Gabriele che portò l’annuncio a Maria, si è fatto carne. Gratis (lati- no), Charis (greco): gratuità, carità, dono assolutamente gratuito di Dio all’uomo, attraverso il grembo di una ragazza di sedici o diciassette anni». Senza dimenticare, poi, che nel Medioevo per molte città, Padova compresa, questo giorno segnava l’inizio del nuovo anno, cioè «Un nuovo ciclo temporale cominciava nel momento in cui si faceva memoria dell’ingresso di Dio nel tempo». Oggi chi visita la Cappella deve entrare da una porticina laterale, aperta sul lato nord, mentre l’ingresso principale si apriva a ovest. Da qui entriamo virtualmente anche noi per scoprire insieme la sinfonia trinitaria: tre gradini di una scala per varcare il portale, simbolo delle fede in Cristo; la chiesa, corpo unico, ci appare come uno spazio tripartito: navata, presbiterio e abside; la stessa abside, volta a est come in tutte le chiese antiche, verso Cristo, Sole che sorge, è tripartita: ai lati di quella reale, altre due sono dipinte secondo i canoni della prospettiva, ben 150 anni prima di Mantegna, di Pier della Francesca e altri... (a conferma del fatto che probabilmente la si conosceva anche prima, ma non se ne avvertiva la necessità, ndr.). Portandoci ora all’arco trionfale, anche qui vediamo un triangolo unire idealmente il trono di Dio Padre all’angelo Gabriele e alla Vergine Annunciata. Ma la cosa più stupefacente avviene all’alba del 25 marzo: la luce del sole che sorge, entrando dalla finestra circolare dell’abside, attraversa la navata e giunge a colpire la controfacciata là dove Giotto, affrescando il Giudizio Universale, ha collocato Cristo giudice. Nell’aureola d’oro egli ha incastonato tre specchi e così il raggio che entra unico ritorna trino e, ancora una volta, al fedele è richiamato il mistero della SS. Trinità. Questo “schema trinitario” è ripetuto di continuo: nella stessa scena del Giudizio universale, Gesù giudice è raffigurato appena disceso dal trono trinitario rappresentato dalla trifora: un’unica grande finestra divisa in tre parti, resa intensamente luminosa dai raggi del sole che alla sera l’attraversano. E così di seguito: negli affreschi troviamo tre volte raffigurato il tabernacolo del tempio. La prima, nel registro alto della parete sud, è la scena in cui Gioacchino, che genererà Maria, è cacciato dal tempio perché sterile: il suo sguardo è triste e gli occhi tradiscono un dolore lacerante. Sul lato opposto, nella Presentazione di Maria, questa volta il tempio è visto in modo speculare. È un accorgimento non solo architettonico, ma significa che tutto è cambiato: infatti, ora Gioac-chino ha uno sguardo “grato e stupito” mentre osserva Anna e Maria, che stanno per essere accolte dal sacerdote. La terza volta, è la Presen- A SONDRIO PARLA BARABBA... In collaborazione con la parrocchia San Fedele di Poggiridenti, il Centro culturale e sociale Don Minzoni di Sondrio propone per venerdì 12 alle ore 20.45 presso la sala Vitali del Credito Valtellinese l’incontro pubblico con Paolo Sarubbi dal titolo Parla Barabba. Sarubbi è attore professionista di cinema e teatro e nel film La Passione di Cristo di Mel Gibson ha interpretato la parte di Barabba. Egli racconterà la propria storia ed esperienza di conversione avvenuta proprio in seguito all’interpretazione del personaggio di Barabba. L’incontro sarà anche una riflessione sul film che sarà proiettato al Cinema Excelsior alle ore 21.00 di mercoledì 10 e giovedì 11. LA SETTIMANA DI UNITRE A SONDRIO E A TIRANO Questi gli appuntamenti per la seconda settimana di Unitre a Sondrio: lunedì 8, Luca Pola, docente di storia e filosofia presso il liceo scientifico Donegani di Sondrio, presenterà il tema Imperialismo e decolonizzazione: Europa e Terzo Mondo; mercoledì 10, Carlo Magni, ordinario di Economia regionale presso l’Università degli Studi di Pavia, tratterà di un argomento di singolare interesse per la nostra provincia: L’importanza della famiglia nello sviluppo economico delle regioni di montagna; venerdì 12, Roberto Cassanelli, docente di Storia dell’Arte presso l’Università Cattolica di Milano e presso l’Accademia di Brera, inquadrerà le Linee di tendenza dell’architettura tra le due guerre, avvalendosi di proiezioni in power-point; lunedì 15, Ettore Napoli, primo docente di Storia della Musica presso il Conservatorio di Milano, cercherà di rispondere alla domanda L’opera Lulù di Alban Berg al Teatro alla Scala: Lulù (1937) come il Don Giovanni di Mozart (1787)?. Tutti gli incontri si tengono presso la sede di Unitre in via C. Battisti 29 a partire dalle ore 15.30. Questi gli incontri di Unitre di Tirano presso la sala del Credito Valtellinese in Piazza Marinoni: martedì 9, Paola Giudes Cattaneo curerà il Letterariocaffè, proponendo la lettura di pagine scelte da L’eleganza del riccio di Muriel Barbery; giovedì 11, Mario Monticelli, primario oculista dell’Azienda ospedaliera di Valtellina e Valchiavenna, tratterà di Patologie dell’occhio e nuove terapie, mentre martedì 16, Ferdinando Bondiolotti e Roberto Corona, esperti di A2A, presenteranno l’azienda e i suoi impianti produttivi. Tutti gli incontri avranno inizio alle ore 15.00. tazione di Gesù al Tempio, di nuovo sul lato sud della Cappella: Giotto vi traduce fedelmente in immagini le parole del Vangelo di Luca: Maria e Giuseppe giungono processionalmente e Giuseppe offre in sacrificio una coppia di tortore. Il fulcro della scena è nell’incrociarsi degli sguardi di Simeone e di Gesù sotto lo stesso tabernacolo da cui era stato cacciato Gioacchino e dove era stata presentata Maria. È un dialogo di un’intensità sovrumana che ci richiama il Cantico di Simeone: “Ora lascia, o Signore, che il tuo servo / vada in pace secondo la tua parola;/ perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, / … / luce per illuminare le genti / e gloria del tuo popolo Israele”. Si noti anche lo straordinario linguaggio dei gesti: a destra, la pro-fetessa Anna e un angelo “insegnano quel Bambino, il quale a sua volta in-segna la Madre. La mani di Maria consegnano quella creatura così sua e così di un Altro. Le mani della Madre e del Figlio si cercano, ma in un distacco”, presagio del destino di dolore che l’attende. Invitando i lettori a continuare da soli a leggere le immagini con il criterio di Giotto, torniamo all’arco trionfale per mostrare un’ulteriore meraviglia che ha saputo donarci attraverso le architetture e la prospettiva. Nella scena dell’Annunciazione le due edicole simmetriche si presentano allo sguardo con la prospettiva rovesciata e discendente: lo spazio si apre in larghezza e profondità, Dio, l’Infini- to, entra nel finito per trasfigurarlo. Più sotto, oltre le scene del Tradimento di Giuda (sul lato nord, quello freddo del male e del peccato) e della Visitazione di Maria ad Elisabetta sul lato sud, si trovano due coretti. Qui la prospettiva è quella umana, è “lo sguardo dell’uomo che si protende sul mistero”, mentre nell’Annunciazione c’è “lo sguardo di Dio che scende sull’uomo, lo crea e lo ricrea, gli permette di riconoscere la propria identità creaturale e redenta: “io sono Tu che mi fai”, io consisto in Te, o Signore … È lì l’evento che taglia in due la storia. 25 marzo: Avvenimento dell’Incarnazione”. Per concludere, non resta che suggerire ai lettori di visitare la mostra allestita presso il Palazzo della Provincia nella sala Ligari dal 2 al 21 marzo, promossa dal Liceo scientifico Pio XII col patrocinio e il contributo della Provincia e del Comune di Sondrio, del Credito Valtellinese e con la collaborazione e il contributo della Zona Pastorale Media Valtellina, della Parrocchia dei SS. Gervasio e Protasio, dell’Azione Cattolica diocesana, di Agesci e del movimento di Comunione e Liberazione. E solo dopo aver letto il libro di Filippetti, L’Avvenimento secondo Giotto (nuova edizione dopo il restauro), edito da ItacaLibri, ci si potrà recare a Padova a visitare, o rivisitare la Cappella degli Scrovegni per contemplare appieno dal vivo qualche particolare nel breve tempo concesso per la visita. P A G I N A 30 CRONACA Valchiavenna IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 FEBBRAIO 2010 CHIAVENNA UN INCONTRO PROMOSSO DAL CLUB ALPINO ITALIANO In Valle i ghiacciai in «ritirata» G scono in un trend generale che riguarda tutto il pianeta - ha spiegato la relatrice -. Non c’è niente di straordinario, visto che ci sono fenomeni che si ripetono, cicli che si ripresentano nel corso degli anni. In questa fase si assiste a un calo significativo». Da parte del pubblico, decisamente numeroso e interessato, sono arrivate delle domande sul ruolo dell’uomo - produttore di inquinamento e quindi di un significativo aumento della temperatura - in queste dinamiche. «Non siamo noi ad avere innescato questi cambiamenti, ma l’inquinamento e l’assenza di rispetto per l’ambiente accelerano i mutamenti - ha aggiunto la geologa valchiavennasca che, dal 2009, guida l’amministrazione comunale di Campodolcino -. Sì innesca una lunga serie di meccanismi che possono rende- re molto più difficile la vita quotidiana». In diverse realtà si registra un’attenzione sempre più elevata nei confronti di queste tematiche connesse al clima. «È indispensabile dedicare un interesse costante nei confronti del territorio, che non può più essere considerato come una risorsa infinita. Abbiamo dato per scontato per troppo tempo che l’ambiente sarà sempre a nostra disposizione e CHIAVENNA INCONTRO CON GLI STUDENTI che i nostri gesti quotidiani non potranno incidere sul futuro. Dobbiamo correggere questa impostazione sbagliata e credo che le amministrazioni pubbliche abbiano ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ hiacciai in ritirata in tutto il pianeta, e la Valchiavenna non fa eccezione. È il quadro emerso venerdì all’ex convento dei Cappuccini durante la serata promossa dal Club alpino italiano di Chiavenna e dedicata alla storia dei ghiacciai della Val San Giacomo, terzo appuntamento della rassegna “Alpinismo, esplorazione e ambiente”. Dopo avere spiegato le dinamiche che regolano l’esistenza dei ghiacciai, la geologa di Campodolcino Daniela Panetti ha illustrato la situazione della Valle Spluga. È bastato osservare le immagini tratte dall’archivio del Servizio glaciologico lombardo per capire che ci si trova in una fase di vera e propria ritirata dei ghiacciai. Dalle foto di cime conosciute e spesso scalate dai valchiavennaschi - ad esempio il pizzo Stella nei due versanti, oppure Ferrè, Quadro, Tambò, Suretta e Cima di Lago - è risultata evidente la riduzione della superficie coperta da ghiaccio e neve al termine dell’estate. «Queste variazioni si inseri- il compito di guidare le comunità in questo percorso, partendo proprio dai piccoli gesti quotidiani e dalle scelte legate ai comportamenti della propria famiglia». CHIAVENNA ASSEMBLEA DEL C4 Prevenire l’uso e l’abuso di alcool Un libro su arte « e artigianato l 30% delle patologie manifestate dai pazienti in ambulatorio sono correlate all’alcool». È sicuramente allarmante il dato emerso ieri mattina all’Istituto “Leonardo Da Vinci” di Chiavenna in occasione dell’incontro del progetto “Alcool ed effetti collaterali”. Una lezione speciale, volta a far conoscere, a chiarire, a spiegare concretamente gli effetti dell’uso e dell’abuso di alcool. Al centro dell’attenzione degli alunni di Liceo scientifi- I co, Ragioneria e Geometri ci sono le proprietà farmacologiche della molecola “alcool”, i fenomeni della dipendenza e della tolleranza, le patologie correlate all’abuso di alcool, gli incidenti stradali e le loro conseguenze. Un dato su tutti dimostra l’utilità di queste campagne: in Italia il 30% degli incidenti mortali è dovuto alla guida in stato di ebbrezza. «I problemi legati all’abuso di alcool sono estremamente diffusi in tutte le fasce d’età - ha spiegato Domenico Chi- rico, referente per la Valchiavenna del gruppo Associazione club alcolisti in trattamento di Sondrio -. Quasi un ammalato su tre manifesta una correlazione con il consumo di alcool. È necessario fare conoscere ai ragazzi i rischi legati al consumo e all’abuso di bevande alcooliche. Gli studenti sono estremamente interessati e soddisfatti di queste iniziative». Ma le cronache insegnano che non sono soltanto i giovani le persone che devono cambiare il proprio atteggia- AL LEONARDO DA VINCI DI CHIAVENNA NUOVO INDIRIZZO DI STUDIO: IL LICEO DELLE SCIENZE UMANE A Chiavenna c’è un nuovo indirizzo di studio: è il liceo delle scienze umane. A poche ore dal decreto dell’Ufficio scolastico regionale, il dirigente scolastico dell’Istituto Leonardo Da Vinci, Giuseppe Guanella, ha comunicato la gradita e significativa novità. «Avremo un indirizzo liceale a carattere umanistico: questo cambiamento va a sanare un’anomalia determinata dall’assenza di questa scuola in comuni della provincia diversi da Sondrio e Bormio - ha spiegato -. Questa diversità di trattamento non ci sembrava opportuna, l’abbiamo segnalata ai responsabili degli enti locali e grazie alla condivisione di questo percorso siamo riusciti a ottenere questo nuovo indirizzo». Guanella, affiancato dal sindaco di Chiavenna Maurizio De Pedrini, dall’assessore a Cultura e istruzione Raffaella Palmi e dal presidente della Comunità montana, Severino De Stefani, ha illustrato le peculiarità di questo indirizzo. Una novità decisamente rilevante per l’ambito scolastico, ma più in generale, anche per la preparazione di cittadini chiamati a conoscere e a interpretare una società sempre più complessa e in costante cambiamento. Rispetto al liceo scientifico si nota la presenza di lezioni di scienze umane (antropologia, pedagogia, psicologia e sociologia), di diritto ed economia, materie cruciali per prepararsi nel migliore dei modi a molte facoltà universitarie. Al tempo stesso c’è una riduzione dell’attenzione per le materie scientifiche, affiancata dall’assenza del disegno tecnico, vero e proprio calvario per molti liceali dello scientifico. «Gli alunni potranno acquisire le conoscenze dei principali campi d’indagine delle scienza umane mediante gli apporti specifici e interdisciplinari della cultura pedagogica, sociologica, psicologica e socio-antropologica - ha aggiunto Guanella -. Elementi fondamentali per la cultura e centrale nella formazione di numerose figure professionali sempre più richieste». mento, rispettando le regole fondamentali di una vita salutare e le normative. In più occasioni, ad esempio, si è rivelata necessaria una riflessione sulle fonti di approvvigionamento - sia diurne, sia nelle ore serali - di alcolici da parte dei giovani, in particolare dei minorenni. «La prevenzione è fondamentale a 360 gradi, nella scuola e nella famiglia - precisa Chirico -. Noi puntiamo sul coinvolgimento dei ragazzi, ma anche sui familiari. Non è sufficiente rivolgersi al ragazzo che si ubriaca. L’attività dei gruppi d’auto aiuto è incentrata sulla presenza della persona che deve affrontare questa dipendenza, ma anche dei familiari che lo possono accompagnare nel percorso finalizzato alla soluzione del problema. Per quanto riguarda le leggi, le normative attuali sono adeguate alla situazione. Però è fondamentale l’informazione dei cittadini, su tutti i fronti. Basta applicare le regole». Chirico ha ricordato che per potere contare sulla consulenza dei gruppi di auto aiuto, presenti in Valchiavenna con i club Acat di Chiavenna e Gordona e operativi secondo il metodo Hudolin, è sufficiente contattare i recapiti segnalati sul sito dell’associazione. S. BAR: è anche un libro sull’industria e l’artigianato in Valchiavenna nel futuro del C4. Domenica, 14 febbraio l’assemblea del Circolo culturale e collezionistico di Chiavenna, giunto al sedicesimo anno di attività, ha permesso al presidente Mario Pighetti di annunciare tutte le novità del 2010. La principale è costituita dalla pubblicazione di un libro incentrato sulle collezioni legate alla storia delle fabbriche della Valle del Mera. In più occasioni i soci hanno esposto pezzi unici sulle aziende della zona. Ora grazie a una preziosa sinergia con Confindustria Sondrio ci si prepara a una raccolta definitiva del materiale e alla pubblicazione di un volume. «L’industria della valle è uno dei numerosi campi che hanno raccolto l’attenzione dei nostri soci - ha spiegato Pighetti, affiancato dallo storico Guido Scaramellini -. Adesso è giunto il momento di unire in una pubblicazione il materiale custodito dai nostri iscritti». Centoventi soci che, grazie all’attività di decenni, hanno unito pezzi dal valore particolarmente elevato, a cominciare dal piano culturale. L’aspetto economico, infatti, passa in secondo piano rispetto alla rilevanza dei singoli pezzi e delle collezioni. «Solidarietà, collaborazione e amicizia fra i soci sono valori centrali per la nostra attività conclude Pighetti -. Cercheremo di portarli avanti anche nel futuro». Per quanto riguarda le iniziative concrete, sono previste manifestazioni in collaborazione con l’associazione dei valtellinesi a Roma, oltre alla partecipazione alla prossima edizione della Sagra dei crotti con l’esposizione di alcune specifiche collezioni. Non mancheranno le tappe del C4 in piazza e le manifestazioni dedicate alla scuola, proprio come è avvenuto negli ultimi mesi. Durante gli incontri periodici il circolo svolge un’azione didattica e informativa, rivolta a chi si affaccia per la prima volta al mondo variegato e creativo del collezionismo. Diversi ragazzi che si sono avvicinati all’associazione hanno sviluppato i temi più disparati in modo autonomo, aprendosi però agli altri nel confronto e nel reciproco arricchimento umano e culturale. Per commemorare degnamente la strada percorsa in questi anni il C4 ha allestito per il periodo natalizio, al convento dei Cappuccini a Chiavenna, la mostra “1994-2009 quindici anni di collezionismo e non solo a Chiavenna”, dove sono stati esposti numerosi esempi di collezioni e lavori manuali frutto della passione dei tesserati. Nelle scorse settimane alla scuola media Garibaldi è stata allestita una mostra dedicata al Giorno della memoria e basata sulle lettere e le cartoline spedite dai prigionieri di guerra. C ’ CRONACA Sondrio&provincia IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 FEBBRAIO 2010 IL 27 FEBBRAIO INCONTRO A MORBEGNO Insieme, per un progetto educativo C ome farli andare bene a scuola. Si tratta di un seminario che l’associazione Gruppo della Gioia, in collaborazione con la cooperativa sociale Insieme, propone a insegnanti, dirigenti, genitori, educatori del territorio della Bassa Valtellina sabato 27 febbraio a Morbegno dalle ore 14.00 alle ore 17.00. presso l’aula magna della scuola media Vanoni, in viale Ambrosetti 34. L’iniziativa vuole essere un momento di riflessione comune tra persone impegnate in diversi ruoli educativi su temi fortemente attuali che coinvolgono il mondo della scuola e delle agenzie educative del territorio. Si parlerà in fatti di temi quali: il benessere a scuola, la motivazione, il supporto all’apprendimento, del sostegno alle difficoltà, l’uso critico delle nuove tecnologie, l’educazione emotiva, la rete tra le agenzie educative per il supporto extrascolastico. Il seminario prevederà sia un intervento della dr.ssa Cristina Silvestri sul tema del “benessere a scuola”, sia una presentazione dei protagonisti del progetto Cosa mettiamo in cartella? (educatori, animatori, insegnanti, dirigenti, volontari etc.) delle attività svolte frutto del lavoro di diversi anni delle nostre organizzazioni sulle tematiche della dispersione scolastica. TERRITORIO PER AMMODERNARE E CERCARE ALTERNATIVE Viabilità: cantieri e nuovi progetti artiranno il prossimo 1° marzo i lavori di sistemazione, ammodernamento e messa in sicurezza delle gallerie comprese sul tratto di statale 38 da Grosio a Bormio, cioè dal chilometro 72 al chilometro 100 della medesima arteria stradale. Il cantiere avrà una durata complessiva di 200 giorni e sarà articolati in quattro fasi. La prima di queste fasi durerà 56 giorni e interesserà le gallerie di Bolladore e Mondadizza. La seconda fase riguarderà invece le gallerie di Le Prese e Berzedo: si tratta di 3,9 km di strada che rimarranno chiusi per 49 giorni nel corso dei quali il traffico verrà deviato sempre sulla provinciale 27 per 3,5 chilometri. I lavori della terza fase interesseranno invece, per la durata complessiva di 46 giorni, le gallerie di Tola e Cepina. Infine, la quarta e ultima fase coinvolgerà gli 8,9 chi- P lometri della galleria di S. Antonio e i lavori avranno una durata complessiva di 49 giorni, durante i quali, tra l’altro verrà istituito in Val Pola un senso unico alternato di 300 metri. Altri i temi attuali per la viabilità. Traforo del Mortirolo. Periodicamente, in provincia di Sondrio, la possibilità di realizzare questa infrastruttura di collegamento fra la Valtellina e la Valcamonica si affaccia sui tavoli istituzionali. Dopo le serie difficoltà di comunicazione, che persistono ancora oggi, per l’interruzione lungo la superstrada Lecco-Colico, le autorità decidono di tornare a incontrarsi per studiare strade alternative che rendano possibili i collegamenti da e per la provincia di Sondrio. Il prossimo cinque marzo, a Tirano, in un incontro a porte chiuse, si confronteranno i vertici istituzionali ed economici delle province di Sondrio e di Brescia, insieme ai rappresentanti di Trenitalia, della Regione Lombardia ma anche dell’elvetica valposchiavo, per valutare la fattibilità di questo collegamento in galleria. Un’opera da valutare con attenzione. Immediata anche la riproposta di un altro progetto disegnato da tempo: il traforo della Mesolcina, per collegare la bassa Valchiavenna e l’alto lago di Como con la svizzera val san giacomo, nel bellinzonese. Alcuni sottolineano la maggiore utilità di questo secondo tunnel, soprattutto per i P A G I N A 31 RIFLESSIONI SU UN FATTO DOLOROSO DIFFICILE DA CAPIRE La morte del giovanissimo Mattia Cabassi, quattordicenne originario di Berbenno ma residente a Morbegno, ha lasciato attonita l’intera provincia di Sondrio. Nel buio della notte tra giovedì e venerdì scorso, il ragazzo è stato falciato dalla locomotiva 633 – impegnata a ripulire la linea dall’eventuale presenza del ghiaccio sui fili dell’alta tensione – mentre camminava sui binari della ferrovia, nei pressi della stazione di Talamona. Mattia non era solo. Con lui, alle 4 e 40 del mattino, c’era Mouhamed Mansor, iracheno di 22 anni, colpito due anni fa da un decreto di espulsione dal territorio nazionale, che è rimasto praticamente illeso nell’incidente. Non ci è dato sapere cosa facesse Mattia, assieme ad un ragazzo di otto anni più grande di lui, a quell’ora sulle rotaie. Le indagini degli inquirenti sembrano aver escluso la sola ipotesi del suicidio, allontanata con forza anche dalla madre del ragazzo, Assuntina Spandri. Sui siti web locali, dove venerdì è apparsa la notizia della morte di Mattia, in molti si sono fatti la stessa domanda: «perché quel ragazzo era lì e non a casa, controllato dai genitori?». E se qualcuno si è spinto più in là, andando a sentenziare sull’accaduto, attribuendo colpe e giudicando la famiglia del ragazzo, è invece forse opportuno fermarsi al triste quadro della vicenda. Mattia viveva a Morbegno, solo con la madre che ha certamente fatto di tutto per non fargli mancare nulla in un periodo complesso come quello dell’adolescenza e per farlo crescere con dei valori positivi. Eppure questo non è bastato ad impedire a Mattia di scappare dal suo mondo, fatto di un padre che di lui non ne voleva sapere e da cui la madre aveva scelto di separarsi qualche anno fa. Mattia giovedì sera ha scelto di lasciare il calore e la sicurezza della sua stanza e ha incontrato Mouhamed, con lui forse ha bevuto, forse ha assunto delle sostanze stupefacenti. «Che la causa dell’incidente sia da ricercarsi nello stato di ottundimento della vittima sembra quasi certo – ha affermato lunedì, quando è stata eseguita l’autopsia sul corpo del ragazzo, il procuratore capo di Sondrio, Fabio Napoleone –. Resta da capire che cosa abbia provocato questa situazione». Un perché, una motivazione che porteranno gli inquirenti, che per ora hanno potuto accertare solo la fredda dinamica dell’accaduto, a capire se dietro la morte di Mattia ci siano delle responsabilità da parte di adulti o spacciatori che, senza farsi troppi scrupoli, lo abbiano messo nelle condizioni che lo hanno portato alla morte. Oltre a questo però non si può andare, non si possono imputare colpe ad un ragazzo la cui personalità matura non era ancora formata. Un ragazzo amato e ricordato su Facebook da decine e decine di messaggi lasciati dagli amici e compagni che lo conoscevano, ma anche da chi lo aveva incontrato solamente poche volte. Martedì pomeriggio, in una collegiata di Morbegno gremita, don Diego Fognini, suo insegnante di religione, ha celebrato i funerali di Mattia, la cui esistenza è ora affidata alla misericordia di un Padre vero, che ama i suoi figli. Un Dio che ha già guardato al cuore di quel ragazzo, vittima di un tempo in cui i valori dell’unità famigliare e delle sicurezze domestiche hanno ceduto il passo alla ricerca di emozioni istantanee ed evanescenti. ALBERTO GIANOLI lavoratori frontalieri e per le maggiori opportunità di collegamenti internazionali. Ma su questo fronte la confederazione elvetica, impegnata sulle dorsali alpine, ha comunicato la sua indisponibilità. ARIANNA FONTANA HA CONTRIBUITO AD ALIMENTARE IL MEDAGLIERE ITALIANO A VANCOUVER Sigillo valtellinese sui giochi olimpici invernali a Vancouver. La scorsa settimana a conquistare la quarta medaglia italiana è stata, nella specialità del pattinaggio di velocità, lo short track individuale, la giovanissima Arianna Fontana, 19 anni, nativa di Polaggia, frazione di Berbenno, paese a una decina di chilometri da Sondrio. Il bronzo dell’atleta valtellinese è una conferma per l’azzurra, che era già arrivata terza ai giochi invernali di Torino, l’atleta più giovane di tutte le olimpiadi invernali, era poco più che quindicenne, ma in quel caso si trattava della prova in staffetta. Questa volta, ha commentato la giovane, la soddisfazione è ancora più grande perché la medaglia è tutta mia. Con questa prova l’Italia guadagna il suo primo podio in questa specialità, lo short track sui 500 metri che mai aveva visto così in alto un atleta azzurro. Sulla pista del Pacific Coliseum, la Fontana si è inserita fra le due specialiste di casa, combattendo fino all’ultimo con la canadese St-Gelais per il secondo posto, imprendibile, da subito la cinese Wang che ha vinto l’oro. Arianna dimostra di avere le idee ben chiare. A caldo, dopo aver riscosso i complimenti di tutti, colleghi ed esponenti del Coni innanzitutto, ha detto di veder coronato un sogno e di volersi preparare al meglio per l’appuntamento olimpico di Sochi nel 2014. Con grande concretezza non esclude, fra quattro anni, di farsi da parte, perché lo short track è bello non è tutto: nel suo futuro la famiglia e tanti bambini. In autunno, a Dresda, la Fontana aveva già vinto l’argento: ora in Valtellina si preparano ad accogliere la campionessa del ghiaccio. P A G I N A 32 CRONACA SondrioCultura IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 FEBBRAIO 2010 PUBBLICAZIONI IL LIBRO DEDICATO A PIETRO FELICIANO RAINOLDI DI CHIURO Carte e appunti di un valtellinese I l libro Il tempo volge al bello, sottotitolato Un carteggio valtellinese tra Otto e Novecento: la lunga vita di Pietro Feliciano Rainoldi di Chiuro, opera prima di Paola Rainoldi, ha il pregio non comune di essere indiscutibilmente originale nel contenuto e nella forma. Non è né un diario, né un romanzo, ma “un piccolo contributo di rispetto al lavoro di chi ci ha preceduto” con le caratteristiche di un florilegio letterario come bene ha suggerito Gianluigi Garbellini intervenendo nel giorno della presentazione al pubblico -, dove i diversi elementi - documenti originali (lettere, poesie, scritti notarili, immagini, cartoline, ecc.) talora inediti, parti romanzate di raccordo, schede di approfondimento non solo di argomento storico - appaiono ben amalgamati tra loro e graficamente distinti col ricorso a differenti caratteri di stampa e colori. Il libro è nato quasi per caso, sotto la spinta di una “tranquilla curiosità”, quando nella necessità di lasciar libera la casa paterna ormai venduta, l’autrice si è trovata tra le mani “un pacco di vecchi documenti… un mucchio di carte ingiallite dal tempo e dall’umidità”. Superata la prima tentazione di buttare tutto al macero, a poco a poco, grazie a un lavoro di pazienza certosina, le varie tessere hanno cominciato a ricomporsi, dando vita non solo alla biografia di Pietro Feliciano Rainoldi, ma alla saga della famiglia Rainoldi, vivacemente partecipe degli avvenimenti sia della storia “minore” locale, sia di quelli che hanno fatto la storia “maggiore” e che si studiano a scuola. Nello snodarsi del racconto tutto ciò avviene in modo affatto naturale, seguendo lo svolgersi della vita del protagonista. Ne emerge la forte personalità di Pietro, certamente non comune, che - come scrive l’altra sua pronipote Giulia, sorella di Paola, nella pagina di Presentazione - “ha lasciato una traccia di sé, quasi un suggerimento di lavoro per farlo uscire dalla nebbia del passato e delineare il suo profilo sullo sfondo delle età trascorse”. I diciotto capitoli, i numerosi “sottocapitoli” e - come si è accennato - tanto altro offrono una lettura gradevole, neppure troppo impegnativa, perché la si può abbandonare in qualsiasi momento per riprenderla anche a distanza di tempo. I primi due costituiscono una sorta di prologo, dove il passato più remoto della famiglia Rainoldi, dalle origini alla prima metà dell’Ottocento, viene ripercorso attraverso i secoli del dominio grigione, l’epoca napoleonica e l’ammi- nistrazione austriaca fino al formarsi della famiglia di Giulia Menatti, figlia del medico Giacomo, e Giovanni Rainoldi, i genitori di Pietro Feliciano. Questi, nato nel 1844 e rimasto quasi subito orfano del padre, crebbe in anni difficili sia per le calamità naturali, sia per le pesanti tassazioni imposte dal governo austriaco. In queste pagine il Risorgimento nazionale viene rievocato e rivissuto attraverso le vicende familiari e del paese di Chiuro con schede di approfondimento riguardanti sia gli eventi nazionali e internazionali, sia il grande desiderio di libertà che attraversava tutti i ceti della popolazione valtellinese. Quindi, anche da questo punto di vista il volume potrebbe essere un’utile lettura nelle scuole per far conoscere lo spirito e gli ideali che animarono i nostri antenati del tem- LA SETTIMANA DI UNITRE A SONDRIO E TIRANO Per la prima settimana di marzo Unitre di Sondrio ha programmato i seguenti incontri: lunedì 1, Claudio Marcassoli, psichiatra e criminologo forense, con immagini in power-point parlerà de La criminalità tollerata; mercoledì 3, Graziano Tognini, architetto e libero professionista, terrà la relazione Breve viaggio nel territorio del design: fra bellezza e utilità, anch’egli con proiezioni in power-point; giovedì 4, presso il Cinema Excelsior sarà proiettato a prezzo ridotto per i soci (4 euro) il film in programma per la sera di giovedì; venerdì 5, Remo Cacitti, ordinario di Storia del Cristianesimo presso l’Università degli Studi di Milano, terrà una lezione aperta al pubblico sul tema Il rapporto tra il Gesù della storia e il Cristo della fede; lunedì 8, Luca Pola, docente di storia e filosofia presso il liceo scientifico C. Donegani di Sondrio, avvalendosi di proiezioni in power-point, tratterà di Imperialismo e decolonizzazione: Europa e terzo mondo. Tutti gli incontri si tengono presso la sede di Unitre in via C. Battisti 29 a partire dalle ore 15.30. Ecco ora gli incontri di Unitre di Tirano, che si tengono presso la sala del Credito Valtellinese in piazza Marinoni: martedì 2, l’artista Michele Falciani presenterà l’ultimazione dei lavori per il monumento dell’apparizione; giovedì 5, Martino Parisi curerà il tecno-caffè, illustrando la Predisposizione di una fototeca per collezionare un patrimonio fotografico; martedì 9, Paola Giudes Cattaneo per il Letterario-caffè proporrà pagine scelte da L’eleganza del riccio di Muriel Barbery. Tutti gli incontri iniziano alle ore 15.00. po, tanto più che quel periodo storico è molto marginalizzato nell’insegnamento attuale. Il vissuto personale del giovane Pietro s’intreccia con quello dei protagonisti della storia di quegli anni, da Maurizio Quadrio, nato a Chiavenna da famiglia originaria di Chiuro, mazzi-niano convinto e repubblicano intransigente, ad Antonio Maffei, arciprete di Sondrio ed eminente figura di sacerdote, letterato e patriota, imparentato con la famiglia Rainoldi, a Luigi Torelli, che nel 1848 issò il tricolore sulla guglia più alta del duomo di Milano. Egli era prefetto a Pisa e per qualche anno ospitò in casa sua Pietro, quando venne a frequentare la facoltà di medicina presso la Regia Università, essendovi un rapporto di lontana parentela e di profonda stima e amicizia tra le due famiglie. Pietro si laureò nel 1867, si perfezionò a Firenze, allora capitale d’Italia, ed ebbe il suo primo incarico di medico condotto a Serravalle Pistoiese. Vi rimase due anni, sufficienti però a farsi apprezzare per la preparazione professionale, la disponibilità e la calda umanità. Nel 1870 lasciò Serravalle per trasferirsi in Valtellina, dove aveva ottenuto l’incarico per la condotta di Talamona, Forcola e val Tartano, mantenendo tuttavia a lungo rapporti epistolari e di stima con gli amici e i conoscenti che si era fatto in quella parte della Toscana. Rimase quattro anni nella nuova sede, durante i quali sposò Ernestina Basci, proveniente da una delle famiglie più in vista di Chiuro, e strinse fraterna amicizia col pittore talamonese Giovanni Gavazzeni, divenuto suo vicino di casa: di lui condivideva la fede e il sentire politico, cosa di non poco conto in quel frangente in cui il non expedit teneva i cattolici lontani dalla politica. Un segno di questa familiarità è la fotografia del bozzetto dell’Assunzione di Maria, dipinta dal Gavazzeni nel 1874 per la Collegiata di Sondrio: ancora oggi apre l’album dei ricordi di Pietro che la ricevette in regalo dall’amico. Nel 1874, a pochi mesi dalla morte della mamma, Pietro rientrò nel paese natale, da cui non si allontanò mai più, svolgendovi l’attività di ufficiale sanitario e curando l’azienda agricola e il patrimonio familiare. Da qui in poi, seguendone la vita e le scelte, ci si rende conto che la sua non fu un’esistenza comune: la sua preparazione professionale, l’intelligenza vivace, l’ampiezza degli interessi, l’equilibrio e la pacatezza nel giudizio gli procurarono la stima e il rispetto di amici e avversari e, se non fosse stato per la scelta di non voler lasciare sola la moglie e i tre figli, certamente avrebbe potuto svolgere un ruolo ancor più di primo piano nella politica locale e addirittura riuscire eletto deputato. Tutto questo lo si evince dai rapporti epistolari, e non solo, che intrattenne con le principali personalità della vita politica provinciale. Del resto, egli fu sindaco di Chiuro per tre trienni di seguito dal 1878 al 1886 e per un altro quinquennio dal 1895 al 1899, continuando ad essere consigliere, forse con qualche interruzione, fino al 1913. Né si deve dimenticare che dal 1881 al 1886 fu membro del Consiglio provinciale, svolgendovi “un’attività indubbiamente ricca, legata alle peculiarità del territorio valtellinese e alla realtà economico-sociale del periodo”. Nel libro ampio spazio è dedicato all’inaugurazione dei tronchi ferroviari Colico-Sondrio (1885), Sondrio-Tirano (1902) e all’elettrificazione della linea LeccoSondrio, la prima in Italia a corrente trifase. Questi eventi, che segnarono una svolta decisiva anche per il futuro del nostro territorio, sono raccontati attraverso la documentazione d’archivio, le pagine di cronaca e i dialoghi dei protagonisti uno dei quali fu sicuramente Pietro. Con Luigi Credaro, deputato radicale e poi ministro della Pubblica Istruzione (autore della riforma scolastica che trasferiva la gestione della scuola elementare dai Comuni allo Stato), positivista e massone, egli, credente e cattolico, mantenne un rapporto di amicizia e stima, condividendone l’operato per l’alfabetizzazione della popolazione, convinti com’erano entrambi che il progresso passa attraverso l’istruzione. E probabilmente fu proprio l’amico e ministro ad adoperarsi, perché gli venisse concessa la nomina a Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia in riconoscimento del suo impegno nel sociale, onorificenza che mai il Rainoldi avrebbe ricercato sia perché repubblicano nell’animo, sia perché “riteneva come sindaco di aver reso solo un servizio dovuto per il bene comune”. La sua sensibilità e la sua attenzione a tutto ciò che gli accadeva attorno lo resero, pur ormai anziano, protagonista partecipe di tanti altri eventi che segnarono gli anni di inizio ‘900. Lo vediamo dalle poesie che scrisse, seguendo con viva partecipazione le vicende gloriose e sanguinose del primo conflitto mondiale, dal suo impegno come medico di fronte alla terribile epidemia di spagnola scoppiata nella primavera del 1918, “forma influenzale a quei tempi mortale, che provocò un numero di decessi, superiore a quelli causati dalla Grande Guerra”. Parallela, e mai in secondo piano, scorre la sua vita familiare, rallegrata ora dalla presenza dei numerosi nipoti che gli ha donato il figlio Giovanni. Quando, uno di questi, Pierino, nel 1921 contrasse la tubercolosi, lo stesso male di cui era morta la sua mamma Lucia qualche anno prima, il dolore del nonno fu inconsolabile, anche perché si faceva la colpa, lui medico, di non averlo saputo salvare. Si fece forza e mantenne immutato l’affetto per gli altri nipoti. Sarebbero ancora numerosi gli episodi che meriterebbero di essere citati, ma qui, dopo di aver ricordato la medaglia d’oro donata dai colleghi a Pietro nel suo novantesimo compleanno quale decano dei medici valtellinesi, credo sia il momento di soffermare brevemente l’attenzione su un altro aspetto che lo ha reso grande e che, or qua, or là s’incontra nelle pagine del libro: in Pietro, dopo “un lungo percorso di ricerca umana e religiosa, … la riflessione politico-culturale era stata illuminata dalla fede cristiana, scelta e vissuta sempre più consapevolmente”. Fatto che appare eccezionale, se si pensa che il protagonista è vissuto in un ambiente ateo. Ciò che lo ha reso diverso e gli ha permesso di compiere il cammino alla fede è stato l’aver dato retta al desiderio inespresso del suo cuore di una presenza concreta e reale: gli avvenimenti, poi, hanno “ridestato in lui l’anima di un uomo per cui la vita è seguire le tracce di un misterioso imperativo”. Per questo, i lievi cirri che si rincorrono nel cielo possono ispirargli il pensiero che “Il tempo non passa invano!” e quell’altro da cui il libro prende il titolo e che egli, ormai anziano e prossimo alla morte, annuncia al nipote: “Il tempo volge al bello!” E il cuore dell’uomo riprende vigore e risponde: Grazie a Dio!”. Poco importa, se le parole non sono propriamente le sue, ma gli sono state prestate dalla pronipote, perché tutto nella vita di Pietro è stato teso a riconoscere questa Presenza, come risuona nelle parole della sua poesia Il Paradiso. pagina a cura di PIERANGELO MELGARA P A G I N A 33 SPORT In scacco del calcio Un gruppo di tifosi facinorosi dell'Alessandria ha portato al blocco della città di Como. E giusto? Rispondono gli amministratori locali pagina a cura di LUIGI CLERICI D omenica 21 febbraio un pullman che stava lasciando lo stadio Sinigaglia a pochi minuti dal termine dell’incontro tra Como e Alessandria è stato fermato dalle forze dell’Ordine e portato in Questura. Il motivo: il lancio dai finestrini di una sedia, a quanto pare portata via dallo stadio, di un petardo e di una bottiglia. Le indagini della polizia hanno portato alla denuncia di un 24enne tifoso della formazione ospite che è stato identificato con il sistema di videosorveglianza. Il fatto, però, ha determinato una vera e propria paralisi del traffico in tutta la convalle. In tanti, infatti, si sono ritrovati bloccati per la strada, circondati dalle forze di polizia che brandivano i loro sfollagente per controllare il gruppo dei 50 alessandrini. Dopo qualche anno di relativa tranquillità, quindi, il fenomeno della violenza e della stupidità da stadio è tornato a farsi vivo anche al Singaglia. Purtroppo il male è ben noto così come la monumen- Lo stadio Sinigaglia è situato in una posizione bellissima dal punto di vista architettonico ma delicata perché a ridosso del centro cittadino. tale analisi, che almeno dai tragici episodi dello stadio Heysel di Bruxelles (finale 1985 di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool), viene fatta sul fenomeno. Qui però, sono soprattutto le ripercussioni sulla città in caso di eventi sportivi che ormai è opportuno definire minori (visto il numero di persone che coinvolgono) a suscitare le maggiori perplessità. E’ giusto, infatti, che tutta la città sia in “scacco” per una una partita? A Como, negli ultimi giorni, si sono susseguite diverse opinioni sia su quanto accaduto, sia sulle misure “anti-guerriglia” che vengono adottate ad ogni incontro casalingo e che portano gli abitanti della zona a trovarsi quasi relegati in casa. Purtroppo, infatti, lo stadio Sinigaglia si trova in una posizione delicata. «I servizi preposti rispondono alle direttive del ministero e vengono fatti per garantire ordine in città, scopo che riteniamo di avere raggiunto, non per creare disagi» ha affermato in settimana il questore Massimo Mazza che ha poi rilevato come la situazione particolare della città sia dovuta anche alla posizione dell’impianto che crea non pochi disagi a causa del fatto che ora si prevede la predisposizione di barriere lungo le vie adiacenti. «Noi vogliamo evitare i disagi - ha ptoseguito il Questore -. Riteniamo che i parcheggi soppressi non siano troppi e quindi che i disagi siano relativi. E anche chi va a piedi deve fare un piccolo cambio di tragitto, ma nulla di terribile». «La città non deve essere ostaggio di poche persone - è invece il commento raccolto direttamente dalla voce dell'assessore allo Sport ed alla Viabilità del Comune di Como, Stefano Molinari -. La situazione, comunque, non può essere imputata al calcio come attività sportiva bensì va ricondotta allo scarso sen- so civico delle persone protagoniste di questi atti. Certamente l’ubicazione dello stadio non agevola l’operato delle forze dell’ordine nel lavoro di contenimento da tali episodi. Personalmente auspico che si possa al più presto arrivare ad una situazione definitiva ovvero alla realizzazione dello stadio fuori dalla convalle. Ciò permetterebbe una gestione della struttura economicamente vantaggiosa per la società sportiva Calcio Como ed allo stesso tempo una completa rivalorizzazione dell’area dell’attuale Sinigaglia sia sotto l’aspetto sportivo sia soprattutto da quello turistico visto che ci troviamo proprio al centro del quartiere razionalista». «E’ sempre difficile assicurare la completa sicurezza in caso di una partita - ci ha invece commentato Francesco Scopelliti, assessore comunale alla Sicurezza -. Ovviamente i disagi ci sono quando vengono presi rigidi accorgimenti attorno allo stadio e comunque le decisioni prese incontrano sempre tante critiche. In questo momento, però, bisogna ricordare che lo stadio è in quella posizione e non è semplice cambiare la sua location». La partita con l'Alessandria è andata ma altri match ad "alta tensione" sono ancora in programma quest'anno, come quello con il Lecco. Il rischio è che ancora una volta che la città possa trovarsi "ostaggio" di 50 fascinorosi. CALCIO PESANTE SCONFITTA Crisi irreversibile Il Como perde con il Pergocrema e scivola al terzultimo posto in classifica. La ex C2 ormai è dietro l'angolo S sempre più drammatica, se non irrimediabilmente compromessa, la situazione del Como nel girone A del campionato di I Divisione (ex serie C1) dopo la sconfitta per 1-0 patita contro il Pergocrema. Una battuta d'arresto con una squadra penultima in classifica che non ha modificato la propria posizione ma che ora è distanziata di soli due punti dai lariani in caduta libera verso la retrocessione. Tutto quanto combinato di buono la settimana precedente (vittoria per 1-0 al Sinigaglia contro l'Alessandria) è andata quindi vanificata da questa battuta d'arresto gravissima determinata da un calcio di rigore realizzato nel secondo tempo da un ex giocatore azzurro, ovvero Le Nodi. Quel che, però, fa più riflettere è il modo in cui il Como ha perso una delle partite più importanti della stagione. A Crema, infatti, è stato quasi un disastro. Il Como si è subito smarrito in campo, ha giocato male, con poca grinta e tanto nervosismo. Ed alla fine il risultato è stato quasi scontato: sconfitta per 1-0 contro un avversario certo non irresistibile. Ed è PARALIMPIADI 2010 IN CANADA SARANNO IMPEGNATI 43 ATLETI ITALIANI A Vancouver si insegue l'ideale dello sport Le Olimpiadi di Vancouver e i mondiali in SudAfrica gli eventi principali dell'anno nuovo opo la scorpacciata di sport invernali assicurata dalle Olimpiadi, a Vancouver è ormai tempo per i X Giochi paralimpici invernali. Un nuovo grande appuntamento quindi per la città città che un recentissimo studio del giornale Economist ha eletto la migliore per viverci, su 130 altre località del mondo. Meraviglie naturalistiche si sa, il Canada ha da offrirne a piene mani, come storia e cultura aborigena, sensoprofondo del l’ospitalità, rispetto per l’ambiente. Dal punto di vista del talento sportivo dei suoi atleti disabili, poi, D si vedrà: dal 12 al 21 Marzo 2010, l’arco temporale che racchiuderà la celebrazione delle Paralimpiadi. Come per le Olimpiadi, la storia degli atleti che hanno meritato la qualificazione a Vancouver 2010 sarà affidata a due città: Vancouver, dove saranno ospitati gli sport di squadra, Curling ed Ice Sledge Hockey,e dove si terrà la Cerimonia d’Apertura, e Whistler, la suggestiva località montana che accoglierà le prove di Biathlon, sci Nordico e Alpino, oltre che la Cerimonia di Chiusura. Questi X Giochi vedranno competere circa 600 atleti, da 40 Nazioni. La delegazione azzurra risulterà composta da 43 atleti così suddivisa: 12 atleti per lo Sci Alpino, 8 atleti per lo Sci Nordico, 6 atleti per il Curling e 17 atleti per l’Ice Sledge Hockey. Il logo dei Giochi Il logo paralimpico di Vancouver 2010 è stato ideato dal Karacters Design Group di Vancouver, e sintetizza l’armonia che esiste tra atleta, sport, natura. Le vallate, le montagne ed il sole della West Coast tracciano il profilo, stilizzato, di una forma umana in movimento, che riflette la forza fisica degli atleti di alta montagna, e la trasformazione che avviene nello sforzo di raggiungere sempre nuove e più alte vette, inseguendo l’eccellenza. In altre parole, l’emblema simbolizza il cuore dei Giochi Paralimpici, una celebrazione che fonderà insieme i campioni sportivi e la passione canadese per lo sport e la natura. Avvicinandoci a questo appuntamento è forse il caso di dare uno sguardo a quello che è stato il medagliere paralimpico invernale raccolto finora dall'Italia. Palla prima Paralimpiade di Innsbruck 1984 a Torino 2006, il Medagliere paralimpico invernale è così composto: l’Italia ha conquistato in tutto 52 medaglie (di cui Oro 11; Argento 22; Bronzo 19), posizionandosi all’undicesimo posto del Medagliere Paralimpico generale. Prima della stessa classifica la Germania, con 289 medaglie totali. Agli ultimi Giochi Invernali di Torino 2006 l’Italia ha vinto 8 medaglie (2 ori, 2 argenti, 4 bronzi), risultando 10^ nel medagliere totale, dominato dalla Federazione Russa con 33 medaglie. Imponente, infine, per questi Giochi Invernali canadesi, sarà la copertura mediatica: per la prima volta in assoluto, ad una Paralimpiade, saranno presenti sul posto sia la Rai che il canale satellitare SKY, proponendo lunghe ore di cronache dai campi di gara e approfondimenti in studio sia in diretta che in differita. Un impegno identico a quello offerto per le Olimpiadi. Dimostrazione di come le Paralimpiadi non sono affatto un evento sportivo di secondo piano. proprio l'azione grazie alla quale il Pergocrema ha trovato il penalty decisivo a fotografare una crisi ormai difficilmente reversibile per il collettivo lariano guidato in panchina (chissà ancora per quanto, anche se cambiare allenatore costa e di soldi in viale Siniga-glia, non è mistero, non ne girano certo tanti). Roberto Goretti ha compiuto una colossale ingenuità in piena area di rigore: atterramento di un avversario con una manata gratuita. Fallo netto e penalty ineceppibile poi trasformato dall’attaccante ex comasco (giunto al 15esimo gol della stagione). Prima e dopo il gol del Pergo-Crema, però, il Como non si è visto. Assente ingiustificato in una partita che si doveva vincere ed invece gli azzurri hanno regalato ai padroni di casa. Il presidente Di Bari, in tribuna, se n’è andato scuro in volto dopo aver visto una prova sconcertante di tutti. Ed il passivo poteva essere ancora più pesante. ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ CALCIO E VIOLENZA RIFLESSIONI DOPO I FATTI CON L'ALESSANDRIA ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010 DISABILI L'ARCO ORA E' SPORT PARALIMPICO Il tiro con l’arco entra a far parte della grande famiglia delle Paralimpiadi. La decisione presa a livello internazionale ha avuto ripercussioni anche nazionali in quanto la Federazione Italiana Tiro con l’Arco sarà ora responsabile anche degli atleti paralimpici. Tutto questo porterà una modificazione delle mentalità in quanto in Federazione è sempre stato preminente l’aspetto agonistico, della performance e dei risultati sportivi, come approccio alla disciplina, invece nel Comitato Paralimpico era prevalente l’aspetto sociale della manifestazione, l’obiettivo partecipativo. Particolarità di questo nuovo corso è che al seguito dei paralimpici andranno per il secondo raduno, una fisioterapista ed una psicologa per ovviare ai punti deboli mostrati nel passato, ovvero la cosiddetta paura di vincere in vista dell'appuntamento di Londra 2012 P A G I N A 35 LETTEREeCONTRIBUTI IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010 LA LETTERA DI UN PAPÀ, PRIMA DI MORIRE CIAO TALLA, BIMBA MIA STRAORDINARIA L ottobre scorso partecipai come guida spirituale ad un pellegrinaggio in Polonia e in quell’occasione conobbi una coppia di sposi di Pavia. Daniele di 44 anni, e già gravemente ammalato, Silvia la moglie nativa di Sondrio e Alberto un amico stupendo che li accompagnava. Durante il pellegrinaggio ebbi modo di vedere e di toccare con mano quale grande fede e fiducioso abbandono nel Signore animavano quegli amici in un momento di grande prova e sofferenza. Tornati poi dal pellegrinaggio più volte mi recai a Pavia, celebrando la S. Eucaristia per Daniele, familiari ed amici, e sempre ricevetti un grande esempio di fede e di fiducia nel Signore. Daniele ci ha lasciati per la casa del Padre il 29 dicembre scorso. Dopo alcuni giorni, la moglie Silvia trovava cinque lettere scritte da Daniele quasi un anno prima. Una lettera per ciascuna delle figlie: Chiara, Giulia, Marta, una per la moglie e una per la mamma. Sono lettere stupende che ci fanno capire la grandezza d’animo e la fede profonda di Daniele Per questo vorrei condividere con i lettori de “il Settimanale” la lettera scritta alla figlia maggiore, Chiara: sono certo che questo scritto porterà luce, pace, speranza a tante persone che sono nella sofferenza e nella malattia. ’ Quando leggerai questa letterina tutte le tue preghiere si saranno finalmente realizzate e io sarò guarito da ogni male, per sempre guarito e felice in quel regno glorioso che è il Paradiso. Non piangere ti prego, so quanto è triste perdere il proprio papà su questa terra, anch’io l’ho perso, ma presto ti accorgerai che io sono sempre lì con te, dentro di te e parte di te. E’ un momento difficile questo, un momento in cui devi essere fortissima e mettere in pratica alcuni versi della tua preghiera semplice “dov’è disperazione ch’io parti speranza, dov’è tristezza ch’io porti la gioia”,… so che hai 14 anni e ti viene chiesta una cosa più grande di te, ma tu sei straordinaria e ce la puoi fare, ce la devi fare! Non voglio essere noioso più di quanto non lo sono stato quando ti facevo le ramanzine su questo o quello, ma lascia che ti dia solo qualche consiglio per la tua vita che mi auguro sia splendida come è stata la mia. In realtà il consiglio è uno solo: abbi fede in Gesù Cristo sempre, in ogni momento, qualunque cosa accada e confidati con lui su ogni scelta tu debba prendere lasciando che il tuo cuore si apra alle sue parole. Questa è la cosa più importante, più importante anche della scuola e del lavoro. Sei poi la sorella maggiore e questo un po’ ti frega perché in famiglia dovrai prendere il mio posto: esercita questo ruolo con intelligenza e amore, mi raccomando! Sii severa quando serve ma al contempo gentile e carina con le tue sorelline. Hai una madre meravigliosa che ha bisogno adesso più che mai di tutte voi, ogni no che le direte mi toglierà la felicità del Paradiso e mi farà piangere. Datele una mano in tutto, non fatela stancare, ascoltatela sempre perché ha sempre ragione, anzi Lei è la ragione. Ultima cosa: ricordati di avere una nonna splendida che finirà i suoi anni nel dolore e nella solitudine se non sarete voi a portarle un po’ di felicità, perciò statele accanto il più possibile: i nonni sono un tesoro prezioso! Voglio ringraziarti Talla perché hai saputo riempirmi di felicità da quando sei nata fino al mio ultimo giorno e so che riempirai di felicità tutti quelli che hanno la fortuna di averti accanto. Queste parole che ti ho scritto vorrei che tu le leggessi anche alle tue sorelle e alla tua mamma e poi chiedo anche a te come alle tue sorelle un piccolo regalo: di leggere questa letterina tutte le sere, al termine delle vostre preghiere prima di addormentarvi: sarà il mio bacio della buonanotte! Arrivederci a Quassù!!!! Il tuo babbo. don ALESSIO BELLOTTI UN PRETE PER AMICO (37) UNA NUOVA FIAMMATA D’AMORE... M a anche in casa nostra abbiamo un “terzo mondo” che volentieri ignoriamo, per non scomodarci: se uno non ha casa o lavoro, se il vicino è malato, o è solo, se una famiglia ha dei problemi, se l’anziano o l’handicappato non ha chi l’assiste… Gesù, nel Vangelo, dice che sulla strada da Gerusalemme a Gerico, né il sacerdote né l’inserviente del tempio notarono il ferito, ma se ne accorge, si ferma, spende soldi e tempo il nemico, il sospettato, l’escluso dal tempio, l’emarginato dal popolo di Dio, il samaritano. Qualche cristiano pensava che bastassero le suore degli istituti o i preti del don Guanella o i volontari di qualche gruppo per occuparsi dei poveri, degli anziani, degli handicappati. E se scopriamo gente che non si professa cristiana e si occupa di questi problemi, non c’è che da rallegrarsene: lo Spirito di Dio soffia dove vuole. Se riflettiamo che “quanto facciamo al più piccolo dei fratelli lo facciamo a Dio”, ci accorgiamo che ci occorre una nuova e più profonda e più sconvolgente fiammata di amore, non solo qualche gesto di carità. Se il mio prossimo è il Signore, non posso chiamarlo “poverino”, non posso avvicinarlo con superiorità di benefattore, trattarlo dall’alto in basso, giudicarlo “perché se lo è meritato”. Il Signore Gesù non ha trattato nessuno a questo modo e non vuole essere trattato così, se si identifica col prossimo. Se è l’amore che ci spinge ad interessarci di una persona, non penserò “io non sono come lui”: lui che è vecchio o handicappato o meridionale o senza soldi o drogato o senza affetto. Penserò che io e lui abbiamo bisogno di amore, da donare l’uno all’altro, per arricchirci a vicenda, per godere come fratelli in famiglia, del calore di vita che unisce il Padre il Figlio lo Spirito Santo. mons. AUGUSTO PEDUZZI PAROLE, PAROLE, PAROLE (57) Scandalo Dal greco antico skandalon, impedimento, insidia, inciampo. Nel latino chiesastico scandalum,plurale scandala. Nel Vangelo si legge: oportet ut scandala eveniant, cioè: “è opportuno che scoppino gli scandali”. Non solo è inevitabile. Addirittura “è opportuno”. Non scandalizziamoci per questa frase del Vangelo, ma cerchiamo di comprenderne il forte ammonimento. La frase evangelica non dice “ è opportuno che si compiano opere cattive, scandalose”, bensì “è opportuno che le opere cattive, una volta compiute, vengano alla luce, che si conoscano, affinché gli autori abbiano la riprovazione che si meritano e se ne pentano”. Nelle prime comunità cristiane e per alcuni secoli del Medio Evo i penitenti si confessavano in pubblico, davanti alla “ecclesia”, cioè alla assemblea liturgica. Con ciò ricevevano la assoluzione e, insieme, rimediavano allo scandalo, cioè al cattivo esempio per la comunità. In tal senso, credo, si possono intendere le richieste di perdono del Papa e dei Vescovi per scandali accaduti nella Chiesa, nel mondo. Il pensiero va anche agli “scandali” in campo civico di cui sono piene le informazioni in questo periodo. Tenendo presente la necessità di non credere ingenuamente a tutte le notizie “scandalose”, (che, a volte, travolgono degli innocenti e che sono esse stesse fatti scandalosi) è bene però che avvengano, se denunciano fatti veri, come è bene che una pustola infettante “scoppi” (eveniat, accada) e ne esca la materia purulenta, cosicché l’organismo ammalato ne guarisca. Il guaio maggiore sarebbe che le opere cattive continuino a rimanere nascoste, come è accaduto per molti anni. Decenni di malaffare, di criminalità sopportata come “normale”, che rischierebbe di infettare forse irrimediabilmente tutto il corpo sociale. Anche in questo senso credo che vada meditata la lettera dell’episcopato italiano sulla società meridionale e, perché no, di tutto il Paese. ATTILIO SANGIANI Grazie, don Alessio, per averci fatto conoscere il testo di questa lettera. Io credo proprio che possa essere l’occasione per una profonda riflessione circa i benefici della vita che spesso consideriamo così scontati da LETTERE AL DIRETTORE F ✉ E-MAIL: [email protected] INFORMATIVA PER GLI ABBONATI La società Editrice de Il Settimanale della Diocesi di Como, titolare del trattamento, tratta i dati, liberamente conferiti per ricevere il ns. periodico in abbonamento, in ottemperanza al D.Lgs. 196/2003. Per i diritti di cui all’art. 7 (aggiornamento, cancellazione, ecc.) e per l’elenco di tutti i responsabili del trattamento, rivolgersi al Titolare del Trattamento presso la sede di viale Cesare Battisti 8, 22100 Como, tel. 031-263533. I dati potranno essere trattati da incaricati preposti agli abbonamenti, al marketing, all’amministrazione e potranno essere comunicati a società esterne per la spedizione del periodico e per l’invio di materiale promozionale. DELLA DIOCESI DI COMO il settimanale DAVANTI ALLA SALMA DI STEFANO « Padre, glorifica il tuo nome!”. Allora dal cielo venne una voce: “L’ho glorificato e ancora lo glorificherò”». (Gv 12, 20-28). La riflessione: i Greci (si tratta di pagani, però amanti della buona cultura, sono le persone giovani e aperte al futuro del tempo…) vogliono vedere Gesù. Perché questo desiderio? È solo un desiderio dei Greci di allora oppure è un desiderio che attraversa ogni animo giovanile, stanco e deluso delle vuote chiacchiere o dei falsi ideali del mondo? Forse che questo desiderio non è nel cuore di ogni giovane che vuole costruirsi un futuro? Forse che questo desiderio non pulsa anche dentro di te, amico e fratello che mi leggi? Noto che i Greci non vanno direttamente da Gesù, ma si rivolgono a Filippo e Filippo a sua volta lancia l’SOS ad Andrea. Certi incontri non si possono im- FAX: 031.3109325 POSTA: V.le Cesare Battisti 8 22100 COMO UN PRETE RIFLETTE E PREGA ra quelli che erano saliti ad adorare per la festa, vi erano alcuni Greci. Questi si accostarono a Filippo che era di Betsaida in Galilea e lo pregarono dicendo: “Signore, desideriamo vedere Gesù”. Filippo va a dirlo ad Andrea, poi Andrea e Filippo lo dicono a Gesù. Gesù rispose loro: “È venuta l’ora nella quale deve essere glorificato il Figlio dell’uomo. In verità vi dico: se il granello di frumento, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde; e chi odia la sua vita in questo mondo, la salverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua; e dove sono io, ivi sarà pure il mio servo; se uno mi serve, il Padre mio lo onorerà”. «Adesso l’anima mia è conturbata! E che dirò? Padre, salvami da quest’ora! Ma è appunto per questo che io sono venuto in quest’ora. non trovare più l’umiltà per rendere grazie a Dio. E poi, è una testimonianza di come la fede possa essere fonte di luce, nel saper affrontare le situazioni più difficili e nel saper trovare le parole giuste per se stessi e per gli altri. provvisare, hanno proprio bisogno di una mediazione umana. La risposta di Gesù; ovvero la parabola del chicco di frumento. Gesù abbastanza chiaramente afferma che verrà il tempo per l’incontro; ci vuole però una preparazione da parte di che cerca, bisogna osservare in profondo con lo sguardo rivolto al futuro seguendo con grande attenzione la storia del chicco di grano “caduto in terra”. Quando cade è un chicco solo (anche Gesù è caduto in terra come chicco solo!) ma ai funerali di Stefano biondeggiava una grande messe. Ma questa lettura è vera? Questa lettura ha valore anche per il chicco Stefano Zanini? Ma allora ci sarà a Ravoledo un gruppo di giovani, che faranno rivivere Stefano nelle sue scelte, nei suoi comportamenti, nel suo impegno per la comunità e per le cose belle della vita? mons. PIETRO PINI Direttore responsabile: A GOSTINO CLERICI Editrice de Il Settimanale della Diocesi Coop.r .l. Coop.r.l. • Sede (direzione, redazione e amministrazione): V.le Cesare Battisti,8 - 22100 Como. T ELEFONO 031-26.35.33 FAX REDAZIONE 031-30.00.33 FAX SEGRETERIA 031-31.09.325 E-MAIL: [email protected] conto corrente postale n. 20059226 intestato a a: Il Settimanale della Diocesi di Como • Redazione di Sondrio: Via Gianoli, 18 - 23100 Sondrio. TELEFONO E FAX: 0342-21.00.43 E.MAIL: [email protected] Stampa: A. G. Bellavite S.r .l. - Missaglia (Lc) S.r.l. 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