DELLA
9
CON I CRISTIANI
DI MOSUL
C
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
ANNO XXXV
6 MARZO 2010
E 1,20
i resta poco da fare, se
non innalzare la nostra
preghiera e far sentire
la nostra solidarietà nel
modo che si addice ad un
giornale: dando la notizia e mettendola in prima pagina. Benedetto XVI ha tenuto alta la sua
voce in Piazza San Pietro, nel
primo Angelus dopo gli esercizi
spirituali quaresimali, esprimendo la sua «profonda tristezza per le tragiche notizie» sulle
uccisioni dei cristiani a Mosul,
in Iraq, e la sua «viva preoccupazione» per «gli altri episodi di
violenza, perpetrati nella martoriata terra irachena ai danni
di persone inermi di diversa
appartenenza religiosa». Episodi denunciati anche dal vescovo di Mosul, che si dice preoccupato per le tantissime famiglie che hanno abbandonato la
città, una «via Crucis che non
finisce mai», ha detto mons.
Emile Shimoun Nona: «In passato dicevamo ai cristiani di rimanere chiusi in casa ma ora
arrivano ad attaccare perfino
nelle abitazioni private». C’è un
chiaro progetto politico che intende ripulire Mosul dalla presenza dei cristiani: lo denuncia
chiaramente mons. Louis Sako,
arcivescovo di Kirkuk.
Il Papa, terminati gli esercizi
spirituali, ricorda di aver pregato «spesso per tutte le vittime di quegli attentati ed oggi
desidero unirmi spiritualmente alla preghiera per la pace e
per il ripristino della sicurezza,
promossa dal Consiglio dei vescovi di Ninive. Sono affettuosamente vicino alle comunità
cristiane dell’intero Paese. Non
stancatevi di essere fermento di
bene per la patria a cui, da secoli, appartenete a pieno titolo».
Sono parole forti, pronunciate a ridosso di un importante
appuntamento che interessa
tutta quanta la popolazione
irachena: domenica 7 marzo si
vota, e la preoccupazione dei
vescovi è che la scadenza elettorale possa portare ad una
escalation maggiore delle violenze. Benedetto XVI si è appellato «alle Autorità civili, perché
compiano ogni sforzo per ridare sicurezza alla popolazione e,
in particolare, alle minoranze
religiose più vulnerabili. Mi
auguro che non si ceda alla tentazione di far prevalere gli interessi temporanei e di parte
sull’incolumità e sui diritti fondamentali di ogni cittadino».
Si ripete - lo abbiamo già denunciato all’inizio dell’anno da
questa stessa prima pagina - il
silenzio dei media e la tiepida
reazione degli organismi internazionali, ogni volta che ad essere perseguitati sono i cristiani. Proprio quei fedeli cristiani
che a Mosul hanno trovato il coraggio di aderire in massa ad
una marcia condotta tra diverse città e villaggi cristiani del
territorio circostante, anche per
ricordare mons. Paulos Faraj
Raho, l’arcivescovo di Mosul
rapito il 29 febbraio 2008 e ritrovato morto dopo due settimane. Sentiamoci anche noi vicini ai nostri fratelli di fede.
don AGOSTINO CLERICI
DIOCESI
DI
COMO
PERIODICO SETTIMANALE - POSTE ITALIANE S.P.A.
SPED. IN ABBONAMENTO POSTALE - D.L. 353/2003 (CONV.
IN L. 27/02/2004 N° 46) ART. 1, COMMA 1, DCB COMO
Solidarietà
per il Cile
DOPO IL VIOLENTO TERREMOTO - A PAGINA 4
PRIMO PIANO
IL «SEME» DELLA
CARITAS DI COMO
A BUENOS AIRES
A PAGINA 3
VISITA
PASTORALE
LE COMUNITÀ DI
ALBIOLO, RONAGO,
UGGIATE TREVANO
ALLE PAGINE 8,9,10
COMO
E IL MURO
È ANDATO GIÙ
A PAGINA 20
VALLI VARESINE
PERCORSO
FORMATIVO
CON L’AIMC
A PAGINA 28
SONDRIO
IL VANGELO
SECONDO GIOTTO
IN CITTÀ
A PAGINA 29
SANTA TERESA
LA «PEREGRINATIO»
DELLE RELIQUIE
DELLA SANTA
ALLE PAGINE 30 E 31
COMO
I 50 ANNI
DI KALONGO
o scorso mese di gennaio
una delegazione, guidata da padre Egidio Tocalli, con cinque nipoti di
padre Giuseppe Ambrosoli, si è recata a Kalongo per
commemorare il 50.esimo dell’ospedale e della scuola di ostetricia. Un’esperienza di grande
intensità.
L
LIBRETTO PER
LA BENEDIZIONE
DELLE FAMIGLIE
Benedizione
delle famiglie 2010
Costruisci, o Dio,
la nostra
casa!
ALLE PAGINE 18 E 19
SCUOLE
CATTOLICHE
IL COLLEGIO
SANTA CHIARA
A PAGINA 22
1
Prenotazioni:
031-263533
P A G I N A
2
RIFLESSIONI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010
PER DARE UN SENSO ALLA VITA
LA SAGGEZZA
DELLE FIABE
NOVITÀ IN LIBRERIA
PREGHIERE E INNI
L
e fiabe sono depositarie di
una saggezza che il nostro
tempo tecnologico e moralista rischia di dimenticare. Esse interpellano il sentimento, l’immaginazione, la fantasia, ci mettono cioè in contatto
con quell’altra parte di noi che tendiamo normalmente a non ascoltare, e che dal profondo ci invita a
non disperare, a non disprezzare
il nostro destino, a non rinunciare mai ai nostri sogni. Attraverso
un linguaggio simbolico parlano
con immediatezza ai piccoli, ma
anche al bambino che abita in ogni
adulto. Raccontano dell’eterno conflitto quotidiano che ognuno di noi
incontra nel divenire se stesso. Ci
aiutano ad assimilare più a fondo
MASSIMO DIANA,
quei significati universali indispenLa saggezza delle
sabili per dare un senso alla vita, e
fiabe, Paoline,
per l’affermarsi nel vivere della giopagine 132,
ia, della speranza, della pace.
euro 12,50
A partire da tali considerazioni,
questo saggio propone la lettura e l’interpretazione di cinque fiabe, quattro di famosi autori europei (L’acqua della vita, La serpe
bianca, I musicanti di Brema dei fratelli Grimm e Il gatto con gli
stivali di Perrault) e una africana (Kirikù e la strega Karabà): la
penna è del filosofo Massimo Diana, autore di diverse pubblicazioni sulla necessità di un incontro fecondo tra religione, psicologia
del profondo e filosofia per aiutare efficacemente l’uomo contemporaneo a “costruirsi in umanità”.
Il tema trasversale delle fiabe è la saggezza, che nasce dall’esperienza di una vita vissuta, ma scaturisce - se le si lascia spazio dalla profondità del nostro essere fatto di anima e di corpo, di razionalità e di istinto, di intelligenza e di fantasia. L’acqua della vita
mostra che la vera saggezza consiste nel guadagnare la “fonte della vita”, cioè il senso del vivere. La serpe bianca ci dice che la crescita non è esclusivamente un processo biologico, ma anche e soprattutto qualità dell’anima. Il gatto con gli stivali, poi, insegna ad
avere fiducia: questa dimensione dell’esistenza è fondamentale per
accedere alla maturità. La quarta fiaba esaminata dall’autore, Kirikù
e la strega Karabà, è un monito a saper vedere con il cuore, oltre
che con gli occhi, per entrare nel mistero del dolore e del male. E
infine la vicenda de I musicanti di Brema indica che è saggezza
invecchiare senza mai rinunciare ai propri sogni: gioveremo a noi
stessi e diventeremo strumenti a favore della vita.
Un percorso certamente interessante, questo saggio di Massimo Diana, con il pregio di uno stile piano che lo rende usufruibile
da parte di un vasto pubblico, con particolare attenzione a insegnanti, educatori, animatori.
ELENA CLERICI
Ecco due testi preziosi - pur diversi tra loro per chi vuole attingere alla ricchezza dei padri della Chiesa per nutrire la propria spiritualità, soprattutto in questo tempo quaresimale.
Dapprima, una agile antologia di testi tratti
dalle Confessioni di Sant’Agostino. Uomo di
Dio che sa parlare come nessun altro al cuore
dell’uomo, Agostino ha disegnato con la sua
vita e la sua opera uno straordinario cammino di ricerca del divino nel quale ciascuno di
noi può riconoscersi. Di questa tensione mistica egli stesso ci lascia numerose tracce
soprattutto ne Le Confessioni e in molte altre opere. Proprio
attingendo alla sua opera più celebre, Eugenio Cavallari ha raccolto le preghiere agostiniane raggruppandole in cinque momenti
- Il grido dell’anima; Verso l’approdo; Con Cristo; Nel cuore di
Dio; Per sempre - e precedendole con ampie introduzioni. Un invito appassionato all’uomo di oggi, preso, spesso, dal vortice dell’attivismo, a conquistare uno spazio di silenzio e di contemplazione. AGOSTINO, Ti vidi infinito, ma diversamente. Preghiere dalle Confessioni, a cura di Eugenio Cavallari, Città
Nuova, pagine 120, euro 9,00.
Quest’altro autore è forse meno noto al grande
pubblico eppure gli studiosi riconoscono
Prudenzio come il più grande poeta latino dell’antichità cristiana per la ricchezza, varietà
e qualità della sua produzione. Il volume della bella collana di “Testi patristici” (che è ormai entrata nel suo terzo... centenario!) pubblica il Cathemerinon e il Peristephanon, i suoi
capolavori poetici. “Con i miei inni ho celebrato giorno e notte il Signore”: questo dichiara
Prudenzio nell’introduzione al Cathemerinon
liber, che letteralmente significa “libro quotidiano”, cioè raccolta degli inni con cui consacrare i momenti più significativi della giornata. Il Peristephanon
liber, ovvero Libro sulle corone, si compone di quattordici inni
poetico-religiosi che intendono esaltare i meriti e le virtù degli
eroi della militanza e della santità cristiana. PRUDENZIO, Gli
inni quotidiani. Le corone dei martiri, a cura di Mario Spinelli,
Città Nuova, pagine 340, euro 32,00.
Infine, ecco un volume veramente interessante,
uscito prima di Natale (e dedicato a sondare
proprio il mistero dell’Incarnazione) ma presentato a Roma nei giorni scorsi presso l’Istituto
patristico Augustinianum. Si tratta di un pellegrinaggio ideale seguendo le orme dei primi
grandi cronachisti, santi, vescovi, ma anche un
invito a seguire le orme del Salvatore nei luoghi
dove Egli, i suoi genitori terreni ed i genitori
della Vergine, il Battista e gli Apostoli, vissero
le vicende meravigliose del Dio fattosi uomo.
Un pellegrinaggio in cui fede e storia si confermano a vicenda, ravvivando il ricordo, rafforzando il legame tra
quei luoghi, quei tempi e la nostra continua ricerca di Lui in noi.
NICOLA BUX, Gesù il Salvatore. Luoghi e tempi della sua
venuta nella storia, Cantagalli, pagine 142, euro 18,00.
TERZA DOMENICA DI QUARESIMA - ANNO C
GESÙ, VIGNAIOLO PREMUROSO
Parola
FRA
noi
ES 3,1-8.13-15
SAL 102
1COR 10,1-6.10-12
LC 13,1-9
Quaresima è accettare
che noi siamo il fico
pieno di foglie...
di ANGELO SCEPPACERCA
TERZA SETTIMANA
del Salterio
I
a cura di AGOSTINO CLERICI
l massacro dei galilei ad opera di Pilato, le vittime per il crollo
della torre Sìloe. Pare cronaca nera e tragedie dei nostri giorni. Afghanistan, terrorismo, terremoti e alluvioni. Mancava
la maledizione sul fico sterile. Eppure non finisce così. L’ultima parola è una proroga, una dose di fiducia rinnovata. Il
vignaiolo che insiste con le sue premure, che cura e sostiene, che
attende fiducioso, è lo stesso Gesù, l’albero buono, la vite carica di
grappoli, la spiga gonfia di grano.
Dio ha sempre fatto così. A far grandi uomini come Mosé è la
chiamata, prima e più della loro risposta. Dio mette (prima lettura) la sorte della liberazione di Israele nelle mani di Mosè: tocca a
lui vincere la tremenda oppressione sotto il tallone del Faraone.
Dio gli rivela persino il proprio nome, inaudito: “Io sono Colui che
è”, l’unico che esiste, che vive e dà la vita. L’unico salvatore. Da
quel momento ogni politeismo sarà inaccettabile e rifiutato (ne sanno qualcosa anche i Romani che mai piegarono quel popolo), ma
anche ogni altra idolatria (di potere, di cose o persone).
Mai sulla fedeltà di Dio. I dubbi semmai sono sulle scelte del popolo, sempre bisognoso di conversione e di ripresentarsi al cospetto del Dio dei padri. Gesù usa lo stesso linguaggio, forte da sembrare minaccia, in realtà rigoroso per evitare attenuanti e furbe giustificazioni. Gesù dice che la disgrazia non è figlia della colpa, ma è
simbolo di cosa accade fuori dall’abbraccio del Padre, quando la
pecorella si smarrisce fra rovi e dirupi.
È saggio considerare le prove come ammonimenti e inviti a cambiare pensieri e modi di fare. Il peggio che può accadere non è il
crollo di una casa, ma quello della vita oltre la vita, l’inferno eterno, tanto per esser chiari.
In quaranta passi di tempo può accadere di tutto, se si prendono
sul serio: dal diluvio all’arcobaleno, dalla schiavitù alla terra della
promessa (attraversando un deserto che non finiva più), dalla seduzione del potere alla libertà del servizio.
Quaresima è accettare che il vignaiolo premuroso è Gesù e che
noi siamo il fico pieno di foglie e nudo di frutti. Nei confronti di Dio e
verso gli altri, prossimi in ogni caso. Ma per grazia di Dio, anche stavolta abbiamo ancora un po’ di tempo. Anche quest’anno son tornati
questi giorni di Quaresima. E non tocca tutta a noi la strada da fare
per tornare a casa. Il padre è già sulla via e ci sta venendo incontro.
DIO OGGI
Il convegno internazionale “Dio
oggi: con Lui o senza di Lui
cambia tutto” promosso dal Comitato per il progetto culturale
della CEI ha avuto il grande merito di riportare la discussione su
un argomento centrale per la nostra epoca.
In questo volume (Cantagalli,
pagine 240, euro 15,50) sono
raccolti gli interventi più significativi che hanno animato le giornate del convegno svoltosi a Roma
tra il 10 e il 12 dicembre 2009,
facendone un evento culturale
senza precedenti. Nelle quattro
sessioni plenarie, personalità del
mondo laico e cattolico si sono
confrontate davanti a un pubblico eterogeneo, attento e numeroso, su “Dio della fede e della filosofia”, Dio della cultura e della
bellezza”, “Dio e le religioni” e
“Dio e le scienze” dando vita a un
dibattito la cui ricchezza e profondità è destinata a lasciare un
segno nella cultura del nostro
Paese. Oltre al messaggio inaugurale di Benedetto XVI, il volume presenta le relazioni di Angelo Bagnasco, Andrea Riccardi,
Camillo Ruini, Robert Spaemann, Lorenzo Ornaghi, Angelo
Scola, Roger Scruton, Gianfranco
Ravasi, Antonio Paolucci, Francesco Botturi, Remì Brague, Massimo Cacciari, Ugo Amaldi, George Coyne, Martin Nowak, Peter
van Inwagen e Rino Fisichella.
VERSO
L’OSTENSIONE
DELLA
SINDONE
TESTIMONE
DI UNA
PRESENZA
Il corpo misteriosamente impresso nella Sindone è quello di
Cristo? Una risposta, fra storia
e scienza, a un quesito che non
può lasciare indifferenti, perché
la Sindone è testimonianza di
una presenza. Un lenzuolo inEMANUELA
giallito attira migliaia di perMARINELLI, La
sone a Torino nelle rare occasioSindone. Testimone
ni in cui viene esposto. Uno
straccio sporco, l’ha definito
di una presenza,
qualcuno con disprezzo. Un falSan Paolo, pagine
so realizzato con perfida arte per
230, euro 15,00
ingannare sprovveduti fedeli e
lucrare sulla loro ingenuità. Questa stoffa, lacera e bruciacchiata, più di vent’anni fa è stata datata con il metodo del
radiocarbonio. Il verdetto fu impietoso: la Sindone risale al Medioevo. Altre analisi, però, hanno fornito risultati che vanno in
tutt’altra direzione e provano che il telo può essere il sudario
funebre di un crocifisso del primo secolo. La datazione stessa è
stata messa in discussione con validi motivi. E l’impronta umana visibile sul telo resiste a qualsiasi spiegazione naturale.
Emanuela Marinelli - autrice di questo saggio - è laureata in
Scienze Naturali e in Scienze Geologiche. Si interessa della
Sindone dal 1977; su questo tema ha scritto vari libri. È stata la
coordinatrice del Comitato Organizzatore del Congresso Mondiale Sindone 2000 (Orvieto, 27-29 agosto 2000). È stata fra i
promotori del movimento Collegamento pro Sindone
(www.sindone.info) dalla sua fondazione (1985).
P A G I N A
3
CHIESA
PRIMOPIANO
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010
BUENOS AIRES L’ESPERIENZA DEL CENTRO “DANIEL DE LA SIERRA” NATO CON IL SOSTEGNO DI CARITAS COMO
PICCOLI SEGNI DI SPERANZA
TRA VIOLENZA, POVERTÀ E MINACCE
C
ontinua a sorseggiare
il “mate”, la tipica bevanda argentina, padre Pepe mentre racconta la vita di Villa
21 uno dei quartieri più poveri
e difficili di Buenos Aires. Lo incontriamo nella parrocchia di
Solzago, ospite di don Umberto
Gosparini, durante una delle
tappe del suo viaggio nella diocesi di Como. L’occasione per
tornare a trovare gli amici conosciuti in questi anni, grazie
al sostegno che la Caritas
diocesana ha offerto per la nascita, proprio nella Villa 21, del
centro giovanile “Daniel de La
Sierra” nella parrocchia di
Nuestra Senora de Cacupé di
cui José Maria Pepe Di Paola,
per tutti semplicemente Padre
Pepe, è il parroco. Una struttura, nata nel 2003 grazie alle offerte di decine di parrocchie
comasche, che in questi anni è
cresciuta notevolmente: partito con quattro corsi professionali, il centro è oggi una realtà
da cui transitano, nei 25 corsi
attivi, quattrocento giovani
ogni semestre. Una scuola riconosciuta dal Ministero della
pubblica istruzione argentino
che mette a disposizione i pro-
Nato nel 2003 il
centro Daniel de La
Sierra è divenuto un
punto di riferimento
per centinaia di
giovani che vivono
a Villa 21, una delle
favelas più povere
di Buenos Aires.
Qui padre Pepe,
i suoi confratelli
e tanti volontari
lavorano per
strappare i giovani
alla droga, nonostanre
le minacce dei
narcotrafficanti
pagina a cura di MICHELE LUPPI
Il centro Daniel de La Sierra
pri docenti. Attorno al centro e
più in generale alla parrocchia
ruotano una serie di attività
ricreative e formative rivolte a
bambini e giovani: mense per i
poveri, gruppi sportivi e scout,
corsi di formazione professionale e catechismo. Il tutto costruito attorno ad una filosofia tanto semplice nella teoria quanto
difficile nella pratica: un giovane impegnato nel lavoro, nello
studio o in attività ricreative,
A DISTANZA DI ANNI
L’AMICIZIA CONTINUA
ono tanti gli amici che
padre Pepe ha incontrato nei pochi giorni
trascorsi nella diocesi
di Como a cavallo tra
febbraio e marzo. L’occasione
per rincontrare persone conosciute in questi anni grazie al
legame che la Caritas di Como
ha instaurato con il centro
Daniel De La Sierra. “Gli incontri di questi giorni – ha raccontato padre Pepe - sono la dimostrazione di come il legame nato
tra la nostra parrocchia e la diocesi di Como vada al di là del
sostegno materiale dato per la
nascita del Centro e testimoniano una vicinanza umana e spirituale profonda, di cui non posso che ringraziare ed essere felice”. In questi anni sono circa
una decina i volontari
comaschi, in prevalenza giovani, che hanno vissuto un’esperienza di alcuni mesi nella parrocchia di Nuestra Sinora de
Cacupé a Buenos Aires. Una
realtà non facile per cui non
sono mai stati organizzati viaggi di gruppo, dando però l’opportunità a singoli o piccoli gruppi
S
Nonostante la fine del
sostegno materiale
rimane forte il legame
di amicizia e
vicinanza tra la
diocesi di Como e la
parrocchia di Nuestra
Sinora de Cacupé
(non più di due o tre) di partire.
“Il nostro impegno finanziario–
ci spiega Roberto Bernasconi,
direttore della Caritas di Como
- è finito con l’’inaugurazione
del Centro. Questo risponde ad
una precisa scelta della Caritas
che preferisce sostenere, in maniere anche consistente, come
nel caso di Buenos Aires, la nascita di strutture e attività, per
poi lasciare che siano le singole realtà a camminare con le
proprie gambe. Questo non significa però la fine dei nostri
rapporti con il Centro Daniel de
La Sierra a cui saremo sempre
legati. Non solo per l’amicizia
nata in questi anni ma anche
per la continua presenza di nostri giovani all’interno del centro”.
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
padre Pepe
intervistato alla
TV argentina dopo
le minacce subite
è un giovane che rimane alla
larga dalla violenza e dalla droga. Il vero dramma per i quartieri poveri di Buenos Aires:
una megalopoli da 13 milioni di
abitanti di cui 300 mila vivono
nei Villas. Perché come ammette lo stesso, padre Pepe, tra un
sorso di mate e l’altro: “La nostra sfida è quella di arrivare
prima degli spacciatori”. Una
lotta sempre più difficile perché
la droga è oggi sempre più diffusa a Villa 21, un quartiere di
45 mila gli abitanti, in prevalenza stranieri provenienti dal
vicino Paraguay, dalla Bolivia,
dal Perù e dalle province povere dell’Argentina. Persone che
emigrano in cerca di migliori
condizioni di vita, finendo per
ammassarsi nelle aree più povere della città. E’ in questo
contesto di emarginazione e
degrado che negli ultimi anni
si è fatta strada una nuova droga tanto facile da procurarsi
quanto devastante nei suoi effetti. “La chiamano el paco –
racconta don Pepe - ed è ricavata dagli scarti della lavorazione della cocaina. Una
sostanta che costa molto poco e
i cui effetti si esauriscono in
fretta, ma dando immediatamente dipendenza, spinge i giovani a volerne subito dell’altra.
Una droga che brucia il cervello creando, anche in poco tempo, danni irreparabili. Ci troviamo così con giovani che in pochi mesi finiscono per bruciarsi il cervello”. Quello di padre
Pepe e dei suoi collaboratori
contro la droga è una lotta giocata quotidianamente nel tentativo di salvare questi giovani, la cui età continua ad abbassarsi. “Il problema della droga
– racconta – come quello della
violenza e della bande è un problema relativamente recente.
La stessa Villa è nata negli ultimi trenta o quarant’anni con
la forte emigrazione dai Paesi
vicini. Una realtà cresciuta con
l’uscita dalla pesante crisi che
ha colpito l’Argentina nel 2001:
diversamente da quanto si potrebbe pensare, infatti, la Villa
cresce quando l’economia va
bene, perché la gente viene attirata dalle possibilità di lavoro. Oggi, però il lavoro è poco e
spesso irregolare o legato all’economia informale. Ma ci siamo accorti che con un’adeguata formazione le opportunità
per un giovane di trovare lavoro aumentano notevolmente”.
Per questo l’attività del Centro
Daniela de La Sierra e delle altre attività della parrocchia diventa importante. Da alcuni
anni è nato un vero e proprio
percorso di recupero per i giovani schiavi del “paco”. “Attraverso alcuni gruppi – spiega
padre Pepe – cerchiamo di avvicinare e instaurare un rapporto con questi giovani. Iniziamo a farli venire in parrocchia
per incontri ed attività. Quando i ragazzi dimostrano di voler uscire dalla droga, proponiamo un periodo di lavoro e
disintossicazione in una fattoria che abbiamo aperto a 50 km
dalla capitale. Qui, seguiti da
psicologi, medici e da un sacerdote, i giovani possono lavorare a contatto con la natura per
alcuni mesi, per poi tornare
nella Villa. Quello del rinserimento diventa, però, il percorso più difficile”. In questi anni
nel centro di recupero “Casa di
Cristo”, aperto nella parrocchia, sono stati accolti oltre duecento giovani, molti dei quali
sono usciti dalla droga. Questi
risultati hanno spinto padre
Pepe, con il sostegno della diocesi di Buenos Aires, a estendere il progetto a tutte le Villas
della città. Per questo è già stato identificato un grande latifondo nella campagna argentina che potrebbe diventare la
nuova fattoria. Nel suo viaggio
in Italia il sacerdote ha incontrato i responsabili di alcune
associazioni che si sono offerti
di sostenere questo progetto.
“Speriamo di poter partire già
il prossimo anno”, racconta con
il suo viso trasparente e pulito
che non si scompone nemmeno
quando gli chiediamo delle minacce di morte ricevute alcuni
mesi fa dai narcos. “Vattene da
qui perché quando non sarai
più in tv e sui giornali ti am-
mazzeranno”, gli ha detto un
uomo, “distinto e mai visto prima”, una sera di aprile mentre
tornava in parrocchia. La colpa di padre Pepe e dei suoi collaboratori non era solo quella
di impegnarsi per il recupero
dei giovani ma di denunciare la
negligenza dello Stato nella lotta al narcotraffico. Nella primavera dello scorso anno i tre sacerdoti della parrocchia insieme ai circa 400 volontari che lavorano nella varie attività hanno firmato un appello intitolato “la droga nella Villas è di fatto depenalizzata”. Un attacco
che non è piaciuto a quanti lucrano su questo business. I sacerdoti e i volontari di Villa 21,
incassata la solidarietà del cardinale di Buenos Aires, dell’intera diocesi, ma soprattutto
degli abitanti del quartiere vanno avanti. “Il nostro compito di
sacerdoti – conclude Padre Pepe
– è quello di accompagnare il
cammino di fede di questa gente. Una religiosità popolare
molto forte e autentica.
Evangelizzazione e promozione
umana restano i punti cardine
del nostro ministero. E poi volgiamo lavorare perché la Villas
possa integrarsi con la città, fermando quel processo di emarginazione che è tutt’ora in corso”. Guarda al futuro padre
Pepe e al lavoro che l’attende,
cullando in cuor suo i piccoli
segni di speranza nati in questi anni. “E’ bello vedere come
dei dodici insegnanti del Centro Daniel de la Sierra, due siano giovani nati e cresciuti nella Villas. Giovani che ce l’hanno fatta”.
Il mate è finito, padre Pepe ci
saluta non prima di aver ricordato e ringraziato ancora una
volta i tanti amici che lascia a
Como. Lo salutiamo. Arrivederci padre Pepe e buona fortuna.
La festa per l’inaugurazione del centro
SOCIETÀ
P A G I N A
4
INTERNIESTERI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010
COLPITO DA UN VIOLENTO TERREMOTO
Solidarietà per il Cile
I
l pensiero del Papa è corso
domenica anche “al Cile e
alle popolazioni colpite dal
terremoto, che ha causato
numerose perdite in vite umane e ingenti danni” (il bilancio provvisorio nel pomeriggio
di martedì 2 marzo era fermo a
723 vittime accertate). “Prego
per le vittime – ha affermato e sono spiritualmente vicino
alle persone provate da così grave calamità; per esse imploro da
Dio sollievo nella sofferenza e
coraggio in queste avversità.
Sono sicuro che non verrà a
mancare la solidarietà di tanti,
in particolare delle organizzazioni ecclesiali”.
Caritas italiana ha donato
oggi 100.000 euro per i bisogni
immediati delle popolazioni colpite dal terremoto in Cile. “Il
ripetersi delle scosse purtroppo non facilita l’organizzazione
degli aiuti”, rileva in una nota.
Intanto una missione internazionale Caritas è giunta in Cile
a sostegno della Chiesa locale,
che si è attivata immediatamente affidando a Caritas Cile
la raccolta di fondi e distribuendo aiuti attraverso le parrocchie
e altri centri nelle 23 diocesi e
nelle altre 4 giurisdizioni ecclesiastiche del Paese. Oltre ad
alimenti non deperibili, in queste ore si stanno distribuendo
anche acqua potabile e tende.
Sono mobilitate tutte le parrocchie della capitale, quelle
dell’arcidiocesi di Concepcion e
molte altre nelle zone più colpite. Nella diocesi di Chillan,
sono stati organizzati punti di
distribuzione nell’atrio della
cattedrale, negli uffici del Dipartimento di Azione Fraterna,
nella radio diocesana. Anche
molte chiese e strutture ecclesiali sono state gravemente
danneggiate. C’è inoltre bisogno
di ascolto e di sostegno psicologico.
“Amiamo questo paese che ha
saputo rialzarsi da terremoti,
maremoti, eruzioni vulcaniche
e inondazioni – ha detto mons.
Alejandro Goic, vescovo di
Rancagua e Presidente della
Conferenza episcopale del Cile
-; un popolo che ha saputo risorgere in pace dalla morte e
dalla violenza in tanti momenti della sua storia. In queste ore
di comprensibile disperazione
chiediamo per tutti serenità e
solidarietà”. Anche l’arcivescovo di Santiago, il cardinale
Errázuriz, ha fatto appello ai
volontari, invitando a dare una
mano nelle parrocchie e negli
altri centri. Ha poi deplorato gli
atti di sciacallaggio e gli episodi di speculazione sui prezzi dei
generi di prima necessità.
“Il terremoto in Cile è realmente una catastrofe. Chiedo a
tutti di pregare per la nazione,
per le nostre comunità, per le
nostre suore e per tutti i nostri
ospiti che ancora una volta il
cuore misericordioso di Cristo
ha salvato da una possibile rovina”. E’ quanto scrive da
Buenos Aires - in una nota indirizzata al superiore generale
P. Alfonso Crippa e diffusa lunedì 1 marzo - P. Sergio Rojas,
provinciale della Congregazione Opera don Guanella di Cile,
Argentina e Paraguay. Solo nella serata di sabato 27, spiega il
religioso, è stato possibile mettersi in contatto con la casa di
Limanche, che ha subito molti
“danni materiali”, ma “la cosa
più importante è che stanno
tutti bene. Non c’è luce, acqua,
ed è impossibile al momento
mettersi in comunicazione con
le altre comunità di Batuco,
Santiago, Renca, Coyhaique”.
Dalle suore e dai parenti di al-
cuni confratelli e novizi che
sono a Lujan, prosegue P. Rojas,
emergono solo danni alle strutture ma per fortuna nessun ferito. “Crollata – informa - la facciata della chiesa di Rancagua,
la più vicina all’epicentro del
terremoto”. I guanelliani, in
Cile dal 1960, sono presenti a
Batuco, Limache, Coyhaique,
Rancagua e Renca. Promuovono scuole, centri per disabili,
animazione pastorale nelle parrocchie, centri residenziali e
diurni per anziani, e un piccolo
seminario.
NOTA ECONOMICA
Perdita di radicamento e provincialismo
L
a mia non è cattiveria,
astio, è solo stanchezza
e sconforto. In breve, è
una vita che sopporto
buonismo, sconsideratezze, immoralità, malefatte,
cafoneria, nonché disinteresse
verso i valori di Stato, legalità,
responsabilità personale, moralità pubblica e privata, bene
comune e verità. Non ho ceduto al catastrofismo, cosicché
posso combattere con quanti
lottano, per dare ai giovani speranze concrete per l’oggi e ideali forti per il futuro. Ho richiamato obiettivi affascinanti e
“sogni” che, per essere declinati nella società, richiedono coraggio, competenze, idee chiare, grande cultura e spirito critico, nonché progetti sostenibili
e conoscenza della realtà socio/
politica ed economica.
Mi avvio a fotografare la situazione socio/economica attuale: l’uscita dalla recessione, per
il nostro Paese, sarà difficile e
complessa per ragioni varie. La
prima è la perdita del radicamento nella famiglia, nell’impresa, nell’orgoglio e nell’intraprendenza imprenditoriale.
Detti eventi hanno fatto scemare la volontà di operare a favo-
re dell’uscita dalla crisi, ha reso
labile la solidarietà fra i cittadini e le classi sociali, ha favorito la rassegnazione e ha reso
incomprensibile l’ideale di democrazia e la realtà economico/finanziaria. Diviene quindi
comprensibile l’abbaglio preso
dal Centrodestra, che lo ha portato a confondere i piccoli e lenti
miglioramenti, che si stanno registrando nell’economia, con
l’uscita dalla crisi. L’errore predominante del Centrosinistra è
quello di non saper accettare la
complessità del fenomeno recessivo in corso, nonché di ritenere che abbia senso la difesa
di posti di lavoro, in aziende che
producono in perdita. Dette
aziende soffrono o di carenze
finanziarie, o di mancanza di
imprenditorialità di elevato livello etico e manageriale, o di
incapacità di innovare e ampliare, diversificando, l’offerta
di prodotto, o di maestranze
qualificate, leali e laboriose. Ma
ancor più grave è il vezzo di
osteggiare riforme strutturali,
anziché contrattarne i contenuti, tipo: pensioni e sanità. Infine il peccato mortale: contrastare la modernizzazione del Paese, ovvero il suo sviluppo e pro-
gresso. Ho sottinteso che il problema dell’occupazione non lo si
risolve difendendo posti di lavoro, comunque a rischio e sostenuti con contributi pubblici,
ma favorendo l’arrivo nel nostro
Paese, di capitali esteri, favorendo forme di imprenditorialità virtuosa, modernizzando e
varando riforme strutturali.
La seconda è il provincialismo miope e incapace di futuro. L’incultura, le miopie, il
giustizialismo e le presunzioni,
che attraversano il Paese sono
la sorgente del malcostume,
dell’inefficienza e della crisi
imprenditoriale e della finanza
pubblica. Il governo, presume di
essere efficiente e lungimirante, nonché di rappresentare il
sistema economico e finanziario che meglio ha resistito alla
crisi, primeggiando così fra i
membri più qualificati dell’Unione europea. E’ ragionevole temere che non sia così. Piaccia o no ammetterlo, ma nel
2009 il settore industriale ha
registrato una caduta di fatturato e di ordinativi, rispettivamente del 18,7% e del 22,4%.
Non solo, il business della mafia ha raggiunto circa i 112 miliardi di euro, documentando
l’inaffidabilità del Paese. La disoccupazione è in costante crescita, come lo sono inflazione,
deficit e debito pubblico. Il Ministro Tremonti per tranquillizzare ha detto: “Non abbiamo altre alternative che continuare
col rigore di bilancio ed il rispetto degli obiettivi europei”. Ciò
può servire per assicurare la
sostenibilità dei conti pubblici
nel medio termine, ma non è il
propellente richiesto per uscire dalla crisi e costruire il futuro di sviluppo sostenibile, necessario al Paese. Il provincialismo, fra l’altro, vieta di vedere, che l’euro, in assenza dell’Unione politica dell’Europa, è
un cavallo zoppo, che non permetterà, per questo suo limite,
di agganciare gli equilibri geoeconomici che i Paesi emergenti e gli Stati Uniti stanno costruendo. Banalizzo, senza la
nascita degli Stati Uniti d’Europa, ovvero senza un governo
centrale, l’Europa declinerà
verso un nuovo “Terzo mondo”.
Eurolandia non avrà la forza
richiesta per dar vita a strutture di prevenzione e a nuove
regole, prima di tutte quella
“dell’esame annuale dei piani di
stabilità che non dovrà limitar-
si alle politiche di bilancio, ma
dovrà estendersi a competitività, salari e prezzi”. Per capirci, sottolineo che se i Paesi di
Eurolandia perderanno competitività creeranno disavanzo
nelle partite correnti e di conseguenza si indeboliranno e indeboliranno l’Europa. L’Europa
degli Stati nazionali non può
affrontare i “sovvertimenti di
gerarchia”, in atto fra i Paesi
emergenti e quelli avanzati.
Faccio un esempio: le dinamiche del debito pubblico dell’ultimo decennio pongono in evidenza che lo stesso è salito dal
25% al 100% nelle economie
avanzate e calato dal 50% al
30%, in quelle emergenti. Se il
lettore volesse esaminare la
classifica del Pil complessivo
dei primi 40 Paesi del pianeta,
rimarrebbe sconcertato: le economie di molti Paesi emergenti hanno sorpassato o stanno
sorpassando quelle dei Paesi a
economia matura.
Quello dianzi descritto è il
quadro che vedo. Nel caso avesse fondamento, nulla dell’attuale classe dirigente, potrà essere salvato.
GIANNI MUNARINI
SOCIETÀ
P A G I N A
5
FATTIePROBLEMI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010
CROCIFISSO ACCOLTO IL RICORSO DEL GOVERNO ITALIANO
L’Europa ci ripensa...
M
artedì 2 marzo la
Corte europea dei
diritti dell’uomo
ha accolto il ricorso presentato lo
scorso 29 gennaio dal governo
italiano contro la sentenza che,
il 3 novembre 2009, aveva ritenuto lesiva della libertà religiosa e della libertà di educazione
la presenza del crocifisso nelle
aule delle scuole pubbliche. Il
caso sarà riesaminato nei prossimi mesi dai diciassette giudici della Grande Camera di
Strasburgo, che emetteranno la
sentenza definitiva. Nel suo ricorso, il Governo di Roma aveva sostenuto che le questioni
religiose devono essere regolate a livello nazionale in quanto
rispondenti a elementi distintivi dell’identità di una nazione e che attualmente non esiste in Europa una interpretazione condivisa del principio di
laicità dello Stato.
Secondo il governo, “l’esposizione del crocifisso nelle scuole
non deve essere vista tanto per
il significato religioso quanto in
riferimento alla storia e alla
tradizione dell’Italia”. La presenza del crocifisso in classe,
dunque, rimanderebbe “a un
messaggio morale che trascende i valori laici e non lede la libertà di aderire o non aderire
ad alcuna religione”. E ancora:
“Cultura, tradizione, storia,
identità sono queste le parole
chiave per spiegare e reinterpretare la sentenza della Corte
europea dei diritti dell’Uomo”.
Compiacimento per la decisione è stato espresso dal ministro degli Esteri italiano Franco Frattini: “E’ con soddisfazio-
ne che constato che sono stati
accolti i numerosi e articolati
motivi di appello che l’Italia
aveva presentato alla Corte”.
La Conferenza Episcopale
Italiana definisce la decisione
della Corte di Strasburgo come
“un passo avanti nella giusta
direzione. E’ un segnale interessante, che dimostra come attorno al crocifisso si sia creato un
consenso ben più ampio di quello che ci si sarebbe immaginati”, ha spiegato il portavoce
dell’episcopato italiano, mons.
Domenico Pompili.
Secondo il card. Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, la
sentenza è “un atto di buon senso da tutti auspicato perché rispetta quella che è la tradizione viva del nostro Paese” e perché “riconosce un dato storico
oggettivo secondo cui alla radice della cultura e della storia
europea c’è il Vangelo che è riassunto in Gesù crocifisso”. In
merito alla presenza dei crocifissi nelle aule il cardinale ha
affermato: “L’importanza dei segni fa parte dell’antropologia
perché l’uomo è anima e corpo,
non puro spirito o un’idea
astratta e quindi, attraverso la
corporeità, tutti noi esprimiamo i nostri sentimenti e i nostri valori che resterebbero invisibili, se non fossero espressi
attraverso dei segni visibili”.
Il ricorso dell’Italia contro la
sentenza sulla presenza dei crocifissi nelle scuole pubbliche
italiane, emessa a novembre
scorso dalla Corte europea dei
diritti dell’uomo di Strasburgo,
è stato valutato e accolto da un
collegio di 5 giudici della Gran-
de Camera di Strasburgo. Il collegio “ha ritenuto che il caso
solleva una questione grave relativamente alla interpretazione della Convenzione europea
dei diritti dell’uomo”: il chiarimento giunge al SIR da Stefano Piedimonte, capo dell’ufficio
stampa della Corte stessa. Si
tratta di un evento tutt’altro
che consueto e che di fatto riapre l’intera procedura: “Ora la
Grande Camera esaminerà di
nuovo il caso”. La Corte, composta da 17 giudici, lavorerà in
inglese e francese, e sarà possibile alle “parti terze” (Stati, singoli cittadini) presentare osservazioni scritte nel merito. “Di
solito questa procedura – spiega Piedimonte – può durare
vari mesi”. Si giungerà quindi
a una nuova sentenza, “che sarà
definitiva, quindi inappellabile,
sulla cui applicazione vigilerà
il Comitato dei ministri”, massimo organo del Consiglio d’Europa. “La composizione della
Grande Camera”, che dovrà
giungere a una nuova sentenza sulla esposizione dei crocifissi nelle scuole, “sarà definita
a uno stadio ulteriore” del procedimento di ricorso. “Nessuno
dei giudici che avevano preso
parte alla sentenza del 3 novembre potrà entrare nella composizione della Grande Camera, ad
eccezione del presidente” della
Corte allora pronunciatasi e del
giudice eletto a rappresentare
l’Italia”. Tale giudice è Vladimiro Zagrebelsky, il cui mandato scade il 25 marzo 2010, ma
“egli potrà restare in funzione
fino all’arrivo del suo successore, Guido Raimondi”, indicato il
26 gennaio scorso.
CORSIVO
di AGOSTINO CLERICI
CHI DICE
VITA, DICE...
DANNO
Quanto vale economicamente il diritto di autodeterminazione? Per favore,
non fate la domanda «per
che cosa?». Non conta più
che cosa si sceglie, ma come
lo si sceglie e la salvaguardia del diritto a farlo sempre e comunque, qualunque
sia il contenuto della inviolabile autodeterminazione
individuale. E, siccome tutto può essere misurato almeno con i soldi, c’è sicuramente una valutazione della mancata autoderminazione, una quantificazione
in euro a titolo risarcitorio.
Per non far sembrare astratto il nostro discorso, parliamo di un caso concreto.
È di pochi giorni fa la sentenza della Cassazione n. 13
del 2010. Due coniugi hanno ravvisato di non aver potuto scegliere di abortire nei
tempi prescritti, a causa di
una tardiva diagnosi di malformazione fetale della figlia, nata poi effettivamente con problemi agli arti inferiori. Non hanno potuto
«autodeterminarsi», inter-
rompendo la gravidanza,
cioè uccidendo la loro figlia
prima che venisse alla luce.
Hanno chiesto un risarcimento del danno. Avete capito bene: il «danno esistenziale» in questione è proprio
l’esistenza di una persona!
A favore di entrambi i genitori - contro il ricorso presentato dall’Azienda Sanitaria Locale - la Cassazione ha
confermato l’indennizzo per
le spese occorrenti per il
mantenimento della bambina, fino al momento del raggiungimento della sua prevista autonomia economica
(fissata a 30 anni), pari alla
somma di euro 400.000 in
favore di ciascuno dei coniugi. Se non facciamo male i
conti, sono oltre 2.200 euro al mese per trent’anni...
La Cassazione - si badi
bene - ha avallato il risarcimento non del danno per
l’handicap fisico della bimba, bensì del danno dei genitori costituito dal fatto che
non hanno potuto esercitare il diritto all’aborto secondo le modalità previste dalla legge 194. La considerevole quota mensile riconosciuta ai due genitori vittime di «mancata autodeterminazione» non si riferisce,
quindi, al «differenziale tra
la spesa necessaria per il
mantenimento di un figlio
sano e la spesa per il mantenimento di un figlio affetto dal deficit di cui si è detto», ma quantifica il danno
patrimoniale tenendo conto
che «l’inadempimento posto
in essere dalla ASL ha fatto si che la coppia debba
sopportare per intero un costo economico che altrimenti non avrebbe avuto».
È stato pure riconosciuto
il danno non patrimoniale
per la «nascita indesiderata», che «determina una radicale trasformazione delle
prospettive di vita dei genitori», i quali «si trovano
esposti a dover misurare la
propria vita quotidiana,
l’esistenza concreta, con le
prevalenti esigenze della figlia, con tutti gli ovvi sacrifici che ne competono».
Verrebbe da commentare:
summum ius, summa iniuria. Ma, se siamo ormai adusi
alla freddezza disumana di
certe sentenze, non sappiamo come abituarci ad un padre e ad una madre, che per
trenta lunghi anni, guarderanno negli occhi quella loro
figlia, come il danno (risarcito!) della loro vita.
Le parole dell’uomo tra
domanda e invocazione
A
bbiamo descritto,
nel precedente intervento, gli interrogativi di fronte a
certe risposte all’enigma del dolore umano: essi
sono profondi, fino alle lacrime, fino alla “rivolta”. E c’è
anche da chiedersi che senso
essi abbiano in riferimento a
Dio, al Dio di Gesù Cristo, il
Crocifisso-risorto: è la necessità di “rendere ragione” a se
stessi di tante “giustificazioni”
che appaiono problematiche e
che, in modo diverso, sembrano fare torto a Dio e all’uomo
poiché scavalcavano - di fatto il problema dell’uomo concreto
che soffre. Analizziamo, ora, la
portata delle risposte ascoltate. La prima risposta: Dio mette alla prova coloro che egli
ama. Come conciliare questa
prospettiva con le parole dell’apostolo Giacomo: «Nessuno,
quando è tentato, dica: “Sono
tentato da Dio”; perché Dio
non può essere tentato dal
male e non tenta nessuno al
male» (Gc 1,13). Si può accettare l’immagine di un Dio che
provoca il male o lo permette
affinché l’uomo si avvicini a
lui? La sofferenza salva il mondo: questa la seconda affermazione. Si cercherebbe, in qualche modo, di eludere lo scandalo della sofferenza finalizzandola a qualcosa di positivo. Anche questa prospettiva
crea non pochi interrogativi
perché «la sofferenza in quanto tale schiaccia, isola, deprime... disumanizza! Allora,
come si può dire che ciò che
disumanizza è liberatore per
sé e per gli altri, è redentore,
sta contribuendo a salvare il
mondo?» (A. Bonora). Ciò che
ha valore non è la sofferenza
ma l’obbedienza del Cristo.
Egli, infatti, non ha cercato la
sofferenza ma, imbattendosi
in essa, ne ha fatto un “luogo”
di obbedienza e di fedeltà al
Padre e di amore ai fratelli.
* * *
La terza affermazione: la sofferenza è un’offerta gradita a
Dio. Dio non sarebbe solamente il “mittente” della sofferenza ma anche il “destinatario”:
un “destinatario” che mostrerebbe il gradimento per questo dono! Tornano alla mente
le parole di un ammalato che,
a chi gli chiedeva che senso
avesse offrire la propria sofferenza a Dio, affermava: «No!
Non si offre a Dio qualcosa di
cattivo. Il Cristo non ha offerto al Padre le sue sofferenze,
ma quello che lui diveniva attraverso le sue sofferenze: un
essere che andava, come dice
san Giovanni, fino in fondo
nell’amore, fino a quella som-
mità di amore che ci
salvano».
«Sì, ci rendiamo ben
conto che il
dolore - afferma sempre A. Bonora - è una
tenebra oscura che
non riusciamo a illuminare e a
comprendere. E sarà
sempre così,
perché il dolore è il lato oscuro dell’esistenza. Né Giobbe né Gesù hanno
fatto diventare “luce” quelle “tenebre”, tracciando una teoria
chiara e logica sul dolore. Ma
il dolore va lasciato nella sua
assurdità e insensatezza, non
bisogna cercare di riscattarlo e
di nobilitarlo come fosse qualcosa di ragionevole e buono.
Ogni tentativo di “dare un
nome” a quella “cosa oscura”
che è il dolore potrebbe correre
il rischio di “giustificare” quel
che è ingiustificabile, irragionevole! Eppure possiamo e dobbiamo dare un senso all’esistenza umana e sofferente. Ebbene,
è solo custodendo la verità sulla misteriosa e infinitamente
buona volontà di Dio nei nostri
confronti che riusciremo a vivere sensatamente nel dolore
e nonostante il dolore»
* * *
La tentazione è sempre quella di voler rendere ragionevole il dolore. Spesso ci si muove
in questa linea per difendere
una certa immagine della
“onnipotenza” di Dio. UomoDio-dolore: un rapporto non
facile da comprendere e che
spesso ha collocato l’uomo in
vicoli cechi o dentro contraddizioni profonde e laceranti.
Certo, il dolore chiama in causa Dio; così come esso mette
in gioco l’uomo e la comprensione che esso ha di se stesso.
Un Dio buono e un Messia crocifisso: quale Dio? Un Dio buono e l’ingiusta sofferenza che
colpisce uomini concreti nel
limite dei giorni loro concessi:
quale uomo? L’uomo concreto
interpella il proprio Dio e chiede un perché. Gesù di Nazaret
ha iniziato con il condividere
in tutto la vita dell’uomo.
Comprese le domande al Padre. L’uomo cerca una spiegazione; Gesù di Nazaret apre
sulla fiduciosa invocazione:
domande radicali e fiducia
possono abitare nel profondo
del cuore dell’uomo.
FUORI
dal
CORO
ARCANGELO BAGNI
PORTOGALLO: “LA VISITA DEL PAPA SIA SEME
DI RINNOVAMENTO SPIRITUALE E SOCIALE”
Il Consiglio permanente della Conferenza episcopale portoghese
(Cep) ha pubblicato una Nota Pastorale, nella quale auspica che la
prossima visita di Benedetto XVI (11-14 maggio) “non rimanga un
avvenimento passeggero, ancorché partecipato e festivo, ma che al
contrario rappresenti il seme da cui possano germinare e svilupparsi i frutti di un rinnovamento spirituale, apostolico e sociale”.
Il documento afferma che “il viaggio del Papa deve essere preparato in un orizzonte di fede, di costruzione dell’unità ecclesiale e di
una società più giusta e fraterna”. “Benedetto XVI - scrivono i vescovi - giunge come pellegrino, e la Chiesa portoghese dovrà camminare con il successore di Pietro, per riscoprire nel Cristianesimo un’esperienza di conoscenza e di missione”. Ai fedeli cattolici i
vescovi chiedono di “trasformarsi in coraggiosi apostoli, capaci di
rendere concreto il necessario e urgente annuncio di Cristo in tutti
gli ambiti dell’azione quotidiana come politica, sanità, industria,
commercio, agricoltura, pesca, educazione, insegnamento, lavoro e
divertimento”. Nel ricordare che la visita del Papa si estende “a
tutti i portoghesi” come anche alle “comunità migranti” i vescovi
ribadiscono che “solo vivendo in una conversione permanente, la
Chiesa potrà presentarsi con credibilità in un mondo dove si cercano di imporre il relativismo e l’indifferenza”.
CHIESA
P A G I N A
6
CHIESA LOCALE
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010
A PELLIO INTELVI DAL 22 AL 24 FEBBRAIO
AGENDA
del
VESCOVO
GIOVEDÌ 4
A Como, in mattinata,
Consiglio episcopale; nel
pomeriggio, a Como, incontro con la comunità
della Propedeutica.
DA SABATO 6
A LUNEDÌ 8
Visita pastorale alla zona
Prealpi: Uggiate Trevano e Ronago.
MARTEDÌ 9
A Como, in mattinata,
Consiglio diocesano degli
affari economici.
MERCOLEDÌ 10
A Como, in mattinata,
Collegio dei Consultori.
GIOVEDÌ 11
A Como, in mattinata,
Consiglio episcopale. A
Como, nel pomeriggio,
udienze e colloqui personali. A Como, alle ore
20.45, presso la Biblioteca Comunale, incontro
della Fondazione Cardinal Ferrari con il prof.
Mauro Magatti, sul tema
“La libertà nell’era della
tecnica e della globalizzazione”.
Corso di aggiornamento
per il clero giovane
’
L
Anno Sacerdotale non
poteva non ispirare,
ovviamente, anche il
Corso di aggiornamento del clero giovane svoltosi dal 22 al 24 febbraio presso la Casa Nostra Signora di Fatima di Pellio Inferiore, in Valle d’Intelvi. Tutti
i preti ordinati nell’arco degli
ultimi 7 anni sono stati invitati a condividere un tempo di
incontro e riflessione a partire da stimoli teologici e da provocazioni maturate nell’esperienza quotidiana del proprio
ministero.
Anche il programma delle
giornate ha inteso rispettare
questo andamento. Infatti, lunedì mattina don Michele Gianola, docente di Teologia Spirituale presso il Seminario
Vescovile, ha introdotto i lavori con una relazione dal titolo: “Modelli di vissuto presbiterale nel post-Concilio”,
cui è seguita nel pomeriggio
la testimonianza di tre preti
provenienti da diocesi ed ambiti di ministero diversi: don
Remo Giorgetta, attualmente
parroco a Lanzo d’Intelvi,
Ramponio Verna e Scaria, che
in oltre trent’anni di ministero ha avuto modo di servire
la Chiesa in comunità di differenti zone della nostra diocesi; don Luca Raimondi, ambrosiano, giovane parroco di
una consistente comunità pastorale di quattro parrocchie della Brianza; don Fausto Resmini, prete diocesano
di Bergamo appartenente all’associazione presbiterale del
Patronato di San Vincenzo,
che, insieme ad altri confratelli, ha ricevuto l’incarico di occuparsi di alcune forme di povertà presenti nella città orobica. La giornata di martedì è
stata invece dedicata ai “lavori di gruppo”, a partire da tre
articoli sul ministero e la figura del prete che presentavano punti di partenza e metodologie differenti (avendo un
taglio ora teologico-pastorale,
ora psicologico, ora storico)
ma che, nel contempo, hanno
rivelato consonanze e intrecci interessanti. A conclusione
del corso, mercoledì mattina,
nonostante il recentissimo incidente, il nostro vescovo ha
desiderato essere presente
per rileggere insieme alcuni
spunti ed alcune questioni
emerse nelle giornate precedenti. Difficile tracciare una
sintesi omogenea delle riflessioni maturate; scopo del corso, infatti, non era semplicemente offrire contenuti, tanto meno novità circa il ministero ordinato, quanto piuttosto garantire uno spazio ed un
tempo per avviare un confronto, un dialogo su questioni
sempre attuali e forse avvertite come ancora più urgenti
nella selva di scelte e cambiamenti che la nostra Chiesa
locale si trova ad attraversare. Alcune coordinate sembrano, comunque, affiorare con
decisione, ritornando abitualmente nelle parole di questi
giorni: la necessità di pensare ai presbiteri non come liberi battitori, ma anzitutto a
partire dal loro costituire un
presbiterio; l’importanza di
considerare la formazione nel
suo significato più ampio, non
solamente come trasmissione
di contenuti (pur necessari),
ma come risultato, consapevolmente riletto e assunto, di
un vissuto e di un ministero
pastorale fatto di risorse, limiti, realizzazioni e fallimenti; il
sempre tematizzato e mai realmente attuato superamento di criteri meramente efficientisti nel valutare e pensare il ministero pastorale; la necessaria promozione di una
corresponsabilità dei laici che
superi l’angusto modello della delega “controllata” o della
“clericalizzazione”, avendo cura nel contempo di una formazione che non sia appiattimento sul proprio gusto personale, sola informazione o, peggio, deformazione.
Diversi temi che restano sul
tavolo. Consapevoli che non
sono sufficienti soluzioni “tecniche” per scioglierne i nodi,
ma che spesse volte si rende
necessaria un’autentica conversione delle teste e dei cuori. Altrettanto consapevoli che
molte questioni ci accompagneranno per il resto della nostra vita, senza tacere le speranze e le ombre che si rincorrono e si incrociano negli anni. Aver condiviso questo tempo, aver avviato una riflessione (peraltro proseguita ed allargatasi in questi giorni ben
al di là degli incontri e delle
forme “istituzionali”) potrebbero essere, nella comune speranza, semi di evangelica memoria.
don GIAMPAOLO ROMANO
ALL’UCID DI COMO IL DOTTOR LUDOVICO ALFIERI
DALLA
Curia
NOMINE E
PROVVEDIMENTI
Padre Belotti Defendente Carlo, vicario parrocchiale a Como – Sant’Antonio.
COOPERATORI
SALESIANI
L’Associazione Cooperatori
salesiani di Como comunica che il prossimo incontro
di formazione si terrà il 13
marzo, alle ore 15.30
presso il Salesianum di
Tavernola-Como, via
Conciliazione 98, per un
momento formativo e di
formazione. In quell’occasione sarà distribuito il programma per la Giornata del
Cooperatore che si terrà a
Chiari (Bs) il 21 marzo e per
il pellegrinaggio e festa della Famiglia salesiana a Caravaggio del 24 aprile.
LA FECONDAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA
L
unedì 22 febbraio,alla
consueta “conviviale” della Ucid comasca, è stato
lumeggiato dal dott. Ludovico Alfieri il complesso
intrico di problemi, tecnici, etici
e giuridici connessi con la pratica della fecondazione medicalmente assistita. La competenza dell’oratore nel campo della ginecologia e particolarmente della lotta alla infertilità della coppia è ampiamente nota e riconosciuta,anche fuori la nostra città. Per questo tralascio i numerosi titoli che gli competono e ne
ricordo due che mi sembrano da
rimarcare. Il primo è noto a non
molte persone,se si escludono i
fondatori ed i primi volontari del
“Centro di aiuto alla Vita” di
Como, nato nel lontano 1978. Mi
piace ricordare che il dr. Alfieri è
stato tra i primi ginecologi del
Valduce ad offrire generosamente la sua competenza professionale. Poi per diversi anni si è recato in Francia (e questo è il secondo titolo) per approfondire,
affinare ed aggiornare la sua preparazione tecnico-scientifica.
Oggi dirige la divisione di ostetricia contro la infertilità della
coppia e collabora con esperti
UFFICIO PER LA LITURGIA
MINISTRI DELLA COMUNIONE
In ordine all’esercizio fruttuoso e significativo del ministero straordinario della Comunione eucaristica, nel quadro
della pastorale diocesana, ai candidati è richiesta una specifica formazione attraverso la preparazione remota e prossima; ma anche un periodico aggiornamento. Sotto quest’ultima “voce” è da annoverare la consueta riunione generale
di Quaresima che si terrà:
•
a Como domenica 7 marzo , presso l’Istituto Canossa,
via Balestra 10, dalle ore 14.00 alle ore 17.30.
• a Sondrio domenica 14 marzo , presso l’Oratorio Sacro
Cuore, via Gianoli, dalle ore 9.30 alle ore 15.00.
della nostra diocesi per studiare
i problemi etici, psicologici e legali connessi con la sua specialità professionale.
Alfieri ha osservato che tra le non
molte decisive innovazioni in
campo medico, da un secolo ad
oggi, spiccano quelle riguardanti
la regolazione della fertilità. Anche la “pillola” detta “antifecondativa”, in realtà in principio era
stata studiata per agevolare il
concepimento.
Sul piano giuridico è accaduto che
gli Stati si sono trovati improvvisamente di fronte alle novità
non contemplate adeguatamente negli ordinamenti giuridici ed
hanno reagito lasciando ampia
libertà: poi, di fronte alle molteplici complicazioni emerse dalla
esperienza, si sono dedicati ad
emanare norme apposite, con diverse soluzioni, che, perlopiù,
convergono su alcuni aspetti nodali.
In Italia è in vigore la legge 40
del 2004, consolidata dal fallito
referendum popolare che avrebbe potuto abrogarla, in tutto o in
parte. Tre ne sono i punti qualificanti: divieto di fecondazione
con gameti che non appartengano alla coppia stabilmente
unita. Vietata cioè la fecondazione “eterologa”. Negli Stati
dove è ammessa si verificano situazioni difficili, talora paradossali, che possono causare, tra l’altro, concepimenti tra fratelli,
ignari di esserlo, oppure conflitti
in campo psicologico ed ereditario. Vietata la crioconservazione di embrioni soprannumerari, perché si creerebbero depositi di migliaia di embrioni destinati alla distruzione. Vietata
la selezione degli embrioni
mediante biopsia prima dell’impianto. Ciò per non legittimare una selezione “eugenetica”,
in contrasto con la ispirazione
etico-giuridica di tutta la legge:
la pari dignità di tutti i soggetti implicati nella procedura di
13 E 14 MARZO 2010
DUE GIORNI SPIRITUALE
PER 18ENNI E 19ENNI
PRESSO IL SEMINARIO DIOCESANO
DI COMO
VIA BASERGA, 81
TO
DALLE ORE 16.00 DEL SABA
SABATO
ALLE ORE 17.00 DELLA DOMENICA
Un’occasione per riprendere il cammino iniziato con gli Esercizi per 18enni, ma aperta anche a tutti coloro che vogliono vivere
un momento forte di fede ed amicizia. Occorre portare la cartelletta
“personale” con il materiale degli incontri precedenti , la Bibbia
e il quadernetto per gli appunti.Inoltre è bene non dimenticare
però il sacco a pelo e ciò che è necessario per una notte di
riposo e preghiera e una giornata in amicizia e semplicità. L’offerta è libera. Per confermare la partecipazione o per qualsiasi informazione o necessità di trasporto: don Roberto 031 3388111 Anna Chiara 031 943101 - [email protected]
procreazione medicalmente
assistita. Purtroppo succede che
la legge 194/78 (sull’aborto), difficilmente modificabile per le
note resistenze radicali, rende poi
possibile l’aborto in caso di embrione o feto che risulti affetto da
malformazioni. A mio parere,
come ho detto in un intervento,
la soluzione non può essere la
abrogazione del divieto di selezione eugenetica. Bensì lo sforzo
politico per recuperare, nella 194,
il principio fondamentale di civiltà contenuto nella legge 40, che
tutela il concepito come soggetto
avente pari dignità rispetto ai
genitori. Ci vorranno tempi lunghi e battaglie difficili; ma sarebbe una grave passo indietro cedere su questo punto,dopo che la
legge 40, quasi miracolosamente, lo ha stabilito.
Finita la relazione,seguita con
intenso interesse,si sono moltiplicati gli interventi. Il dott. Alfieri ha potuto riaffermare che
l’embrione è una vita umana a
tutti gli effetti, a partire dal piano scientifico; che l’uomo non ha
un diritto assoluto di vita o di
morte, consentendo ad una domanda in tal senso; che il contrasto fra la 194 e la legge 40 sul
punto della selezione pre-impianto crea gravi situazioni sul
piano pratico. Da giornalista, cofondatore del Centro di Aiuto
alla Vita di Como e socio Ucid,
vorrei osservare che i “no” contenuti nella legge 40 sono la conseguenza di un “sì” preliminare al
riconoscimento della dignità
umana e giuridica di ogni vita
umana,a qualunque stadio si trovi della sua esistenza,dal concepimento alla naturale estinzione. Anche se la legge 40 non esaurisce tutte le esigenze etiche che
ne derivano e, men che meno, ha,
per ora, la forza di correggere la
legge 194.
ATTILIO SANGIANI
P A G I N A
CHIESA
7
INCONTRICUL
TURALI
INCONTRICULTURALI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010
FONDAZIONE CARDINAL FERRARI
TRE INCONTRI
CULTURALI A COMO
T
re incontri, tre serate
culturali su temi di
stretta attualità ecclesiale e sociale. A legarli insieme non un filo logico, ma cronologico. Una ripresa, a partire da una recente
pubblicazione, delle tematiche
sociali ed economiche in parte
già esplorate nel ciclo della
Scuola di formazione socio-politica (1° incontro, giovedì 11
marzo). Una introduzione al
mistero della Sacra Sindone in
concomitanza con la sua solenne ostensione a Torino e il pellegrinaggio diocesano che vi
farà seguito (2° incontro, martedì 20 aprile). Una riflessione
sul tema della comunicazione
mediatica nella Chiesa in prossimità della Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali
(3° incontro, giovedì 20 maggio).
Ente promotore la Fondazione Cardinal Ferrari, con il contributo organizzativo di alcune
associazioni laicali e il patrocinio dell’Assessorato alla Famiglia e alle Politiche educative
del Comune di Como. La Fondazione Cardinal Ferrari ha per
Statuto il compito di “favorire
il coordinamento delle attività
di associazioni, movimenti o
gruppi ecclesiali o di ispirazione cristiana della città di Como
e della Diocesi, e promuovere
un’organica formazione del
laicato cattolico, in ordine alle
sue funzioni ecclesiale e sociale
(attraverso conferenze, corsi, incontri ecc.”, nonché il compito di
“promuovere incontri e convegni
di carattere sociale” (cfr. Statuto, art. 2 c.d).
In un tempo nel quale siamo
continuamente esortati dal
Magistero della Chiesa a curare la formazione della coscienza e a fare cultura come irra-
diazione del Vangelo sul mondo dell’uomo, l’iniziativa intende essere – almeno così si spera – la prima di una preziosa
serie di animazioni culturali sul
territorio. Si tratta di un’esigenza fortemente voluta da mons.
Vescovo, il quale auspica che il
ruolo trainante della Fondazione Cardinal Ferrari, coagulando attorno a sé il patrocinio e
la collaborazione di altri soggetti culturali, possa presto sfociare nella costituzione di un Centro Culturale Cardinal Ferrari.
don ANGELO RIVA
P A G I N A
8
CHIESA
VISIT
AP
ASTORALE
VISITAP
APASTORALE
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010
In un mondo
sempre più
secolarizzato
le comunità
parrocchiali
sono
chiamate ad
uno sforso di
nuova
evangelizzazione che
veda i laici
tra i
protagonisti.
Ecco come le
comunità si
interrogano
in attesa
della Visita
Pastorale
I
n questo breve scritto,
che desideriamo condividere con i lettori de “il
Settimanale”, vogliamo
guardare al progetto futuro della Comunità. Il presente ricalca la prassi pastorale già messa in luce dalle altre comunità parrocchiali della Zona Prealpi, ampiamente
descritta dalle pagine del Settimanale nelle scorse settimane. Una prassi che vede i suoi
punti di forza nell’impegno per
l’iniziazione cristiana, in termini di tempo e di risorse
umane coinvolte, nella cura di
tradizioni secolari che hanno
accompagnato il cammino di
intere generazioni, nel sostenere esperienze di condivisione con la realtà della sofferenza e dell’emarginazione,
nello sforzo di rilancio degli
organismi di partecipazione
dei laici alla vita della Chiesa.
E che vede anche punti di debolezza, forse non esplicitati,
nella scarsa opera di discernimento nel tempo presente e
nel mancato sforzo di lettura
dei segni dei tempi, nella complessivamente scarsa attività
di formazione permanente, in
particolare in riferimento alla
realtà adulta, nella debole presenza dell’Azione Cattolica
quale espressione di un laicato
associato, formato e maturo,
a servizio della Chiesa in una
società secolarizzata, ormai
uscita dal tempo della cristianità. Nella riflessione che ha
posto le basi per lo sviluppo
del progetto pastorale della
nostra Comunità si sono così
evidenziate due inderogabili
necessità, che divengono
irrinunciabili premesse per
ogni ulteriore sviluppo.
DALLA COMUNITA’ DI RONAGO E UGGIATE UNO SGUARDO ALLA PASTORALE DEL FUTURO
VIVERE LA FEDE
IN UN MONDO
CHE CAMBIA
UNA FEDE AUTENTICA
La prima concerne, come peraltro il Vescovo richiede, una
verifica seria della qualità della nostra fede. Avvertiamo il
rischio di una fede divenuta
un fatto eminentemente sociale, fatto di costume più che
scelta personale, con praticanti che non sono forse credenti
in uguale misura. La nostra
comunità non sempre sembra
avere coscienza della necessità di uscire da una pastorale
adatta ad una condizione di
cristianità, e del conseguente
bisogno di una rievangelizzazione, che passa attraverso
l’inculturazione del Vangelo
dentro la cultura del nostro
tempo, caratterizzata da secolarizzazione e relativismo. E
per far questo non è più sufficiente l’annuncio dei ministri
ordinati, occorre anche la testimonianza e l’impegno dei
fedeli laici, capaci, soprattutto, di andare verso chi è lontano dalla fede. Anche la nostra Comunità dovrebbe assumere lo stesso atteggiamento
che i Vescovi italiani dichiararono quasi trent’anni fa nel
documento “La Chiesa italiana e le prospettive del Paese”:
“Non c’è più prospettiva per
una cristianità fatta di pura
tradizione sociale. E sarebbe
d’altra parte un grave errore
rincorrere l’emergenza dei problemi quotidiani, smorzando
l’impegno di fondo che trova,
nel confronto quotidiano con
la parola di Dio, … il suo progetto organico” (n. 17).
RISCOPRIRE
IL CONCILIO
La seconda necessità riguarda invece la riscoperta di una
corretta, diffusa e condivisa
visione del Concilio Vaticano
II, riconoscendo da un lato la
Chiesa quale “Popolo di Dio”
e dall’altro la centralità della
Chiesa Locale. Il mutato quadro socio-culturale ci sollecita anzitutto a testimoniare la
Chiesa-comunione centrata
sull’Eucaristia, sorgente fondante e rigenerante la comunione con Cristo e con la Chiesa. Al centro dell’azione di rinnovamento pastorale la nostra Comunità intende porre
la famiglia, in una visione di
“Chiesa domestica”, soggetto
e non oggetto di pastorale, con
le sue caratteristiche di realtà di comunione e accompagnamento. Guardiamo alla
famiglia come realtà esemplare di lavoro formativo ed
educativo, capace di portare
all’unità della persona e della
sua coscienza. Pensiamo che
questo debba essere l’obiettivo primario di una esperienza di pastorale integrata, per
la quale sentiamo il dovere e
la responsabilità di offrire,
chiamati a vivificare l’esperienza della nuova comunità
pastorale, un contributo
specifico.La pastorale integrata costruisce un elemento fondante del progetto pastorale
della nostra Comunità. La definizione di pastorale integrata data da Papa Benedetto
XVI: “integrare in un unico
cammino pastorale sia i diversi operatori pastorali che esistono oggi, sia le diverse dimensioni del lavoro pastorale” ci porta a considerare la
necessità che le diverse
espressioni della missione della Chiesa trovino il centro della loro azione nell’unità della
persona umana, chiamata e
destinata a realizzare la pienezza della sua umanità in
Cristo. Ad evitare che la pastorale integrata assuma il
sapore di una astratta ed
astrusa espressione, nel lavoro preparatorio abbiamo ripreso un importante passaggio
della Redemptor hominis di
Giovanni Paolo II: “L’uomo si legge al n. 14 - nella piena
verità della sua esistenza, del
suo essere personale e insieme
del suo essere comunitario e
sociale … quest’uomo è la prima strada che la Chiesa deve
IL SERVIZIO NELLA RSA DI UGGIATE TREVANO
Una presenza preziosa
La Casa Anziani di Uggiate Trevano è una R.S.A., funzionante dall’1 Marzo 1994, costruita e gestita
da un Consorzio di 12 Comuni della Zona, ospita 80 anziani nella Residenza Sanitaria Assistenziale
(R.S.A.) e circa 30 anziani nel Centro Diurno Integrato (C.D.I.). Il servizio religioso è stato richiesto
espressamente dal Consiglio di Amministrazione, che ha provveduto alla costruzione e all’allestimento di una apposita cappella in cui si svolgono le funzioni religiose ed è custodita l’Eucaristia.
L’importanza attribuita dal Consiglio di Amministrazione al servizio religioso e alla presenza del
Sacerdote nella struttura è evidenziata dalla carta dei servizi in cui si afferma: “Si ritiene inoltre
molto importante, anche in momenti non “programmati”, una presenza del Sacerdote fra gli Ospiti, che
favorisca un rapporto di fiducia e confidenza e sia di conforto alla persona sofferente, ovviamente sempre
nel rispetto del “credo della persona stessa”. Inizialmente si occupava del servizio religioso Don Angelo
Epistolio che, come direttore della casa, ha dato un notevole input all’avvio e al funzionamento della
struttura e all’organizzazione del servizio religioso, garantendo, con la sua presenza costante, la
Celebrazione Eucaristica quotidiana e una continua assistenza spirituale. Attualmente responsabile del servizio religioso è il parroco di Uggiate, coadiuvato dal Vicario e, per le Messe festive, da
Sacerdoti della Zona. Oltre che nei giorni festivi, la Messa viene celebrata il mercoledì e il venerdì. La
domenica e in qualche altra occasione, una volontaria, Ministro straordinario dell’Eucaristia, porta la
Comunione agli ammalati che lo desiderano e che non possono partecipare alla Celebrazione. Alcuni
cori della Parrocchia o di altri paesi si occupano, a turno, dell’esecuzione dei canti durante le Messe
Festive. Durante le celebrazioni eucaristiche e i momenti di preghiera comune, si cerca di mantenere
un collegamento con “l’esterno” suggerendo intenzioni di preghiera che richiamino i momenti liturgici,
ricorrenze o iniziative parrocchiali, diocesane, della Chiesa italiana e universale o particolari situazioni mondiali. In Quaresima una volta alla settimana si celebra la Via Crucis. Particolare attenzione viene prestata al Sacramento dell’Unzione degli infermi.Nei casi di decesso, si recita il Rosario per
il defunto e, possibilmente quando il defunto è ancora nella struttura o nei giorni immediatamente
successivi, si celebra una S.Messa in suo suffragio a cui partecipano anche familiari e parenti.
percorrere nel compimento
della sua missione: egli è la
prima e fondamentale via della Chiesa”. La pastorale integrata, nella sua ispirazione e
nella sua natura, consiste
dunque nel consapevole convergere e nel responsabile
camminare insieme lungo
questa strada di lavoro comune. Una simile impostazione
richiede la preparazione, la
permanente formazione, la
costante attenzione agli operatori pastorali, protagonisti
di quella “comunità apostolica” di cui parla il Vescovo, capace di assumere “diversi ministeri e servizi prendendosi
cura della vita e dello sviluppo della comunità cristiana in
quanto tale”. Pensando alla
presenza di questa “comunità
apostolica”, nel guardare alla
necessità di un “più chiaro e
più forte slancio missionario”,
pensiamo al 70-80 % della popolazione del nostro territorio
indifferente al messaggio cristiano, e non solo a ministeri
e servizi da esercitare nell’ambito ecclesiale. Pensiamo dunque ad una “comunità apostolica” solida nella fede e coerente nella testimonianza, cuore
pulsante dello slancio missionario. Il progetto pastorale ha
guardato con attenzione alla
progettazione pastorale di quest’ultimo periodo della nostra
Chiesa di Como guidata da
mons. Coletti. Da questa operazione di approfondimento
abbiamo visto come la missione della nostra Chiesa, e quindi anche della nostra Comunità pastorale, debba qualificarsi come missione educativa. Orientamento peraltro
che ci sembra derivare anche
dal forte invito della Gaudium
et Spes, che al n. 4 ci ricorda
che “E’ dovere permanente
della Chiesa scrutare i segni
dei tempi e di interpretarli alla
luce del Vangelo, così che, in
un modo adatto a ogni generazione, possa rispondere ai
perenni interrogativi degli uomini”. Molti segni dei tempi
ci portano a ritenere che per
rispondere ai bisogni degli
uomini e delle donne di oggi
la missione della Chiesa debba caratterizzarsi in un forte
impegno educativo. Al termine di questa breve presentazione si deve considerare la costituzione stessa della Comunità pastorale. Dopo oltre due
secoli di cammino su strade
distinte, si apre per le due comunità parrocchiali una fase
di cambiamento. Con gli occhi
della fede possiamo leggere
questo passaggio, forse non
indolore e perciò certamente
fecondo, come segnale provvidenziale di tempi maturi per
un salto di qualità, che farà
crescere nella nostra Chiesa
la comunione e l’efficacia della testimonianza.
LA COMUNITA’ PASTORALE DI
RONAGO E UGGIATE TREVANO
UNA SCUOLA “ARCOBALENO”
La scuola materna di Ronago ha origini lontane; bisogna andare
all’immediato dopoguerra quando, come in quasi tutte le parrocchie della nostra zona, iniziò a funzionale l’Asilo Infantile condotto
da una signora del luogo, che era anche maestra. Grazie alla donazione alla Parrocchia del terreno e dell’intero fabbricato, fatta dalla famiglia Ambrosoli, l’Asilo si trasferì nell’attuale stabile. Si
trattava sempre dell’Asilo Infantile Parrocchiale, ma aveva in più
la presenza qualificata delle suore della congregazione ‘S.Maria di
Loreto’ di Vercelli, volute dall’allora parroco Don Carlo Porlezza.
Successivamente avvenne la grande svolta sotto la spinta dell’efficace azione del parroco Don Matteo Censi, al quale poi, giustamente, fu intitolata la scuola materna. Don Matteo e l’intera Comunità
Parrocchiale sentirono fortemente l’esigenza di una Scuola, che,
pur non dimenticando la propria identità Cattolica Cristiana, sapesse essere ‘Scuola efficiente’, come struttura e didattica, moderna nella sua forma istitutiva, aperta alla partecipazione dei genitori e delle istituzioni ed attenta alle situazioni di disagio e di
bisogno. L’edificio fu ampliato, adeguandolo alle normative di legge
ed alle esigenze didattiche di allora. L’Asilo si trasformò in Ente
Scuola Materna di Ronago, cioè in una scuola privata dove, accanto
alla realtà parrocchiale, entrarono nel Consiglio di Amministrazione genitori, insegnanti ed amministratori. Le aule, nuove e trasformate, si riempirono di luce e di colori; il giardino, anche se
piccolo, si arricchì di verde e di giochi; le suore di Loreto rimasero,
dando la garanzia della presenza di insegnanti valide e didatticamente preparate. Con il passare degli anni e con il mutare delle
situazioni, l’Ente Scuola Materna ha sempre cercato di operare nel
migliore dei modi, applicando le normative di legge e mantenendo
un buon livello di efficienza (la sostituzione delle suore con il personale laico ne è un esempio) , così da dare in ogni momento la
giusta risposta alle richieste dell’utenza. Con le stesse motivazioni che l’hanno fatta nascere e crescere, la Scuola, ora denominata
Scuola per l’Infanzia ‘Arcobaleno’, continua la sua presenza nella
comunità di Ronago, augurandosi di adempiere sempre in modo
ottimale il suo compito per il bene dei bambini che la frequentano,
sempre attenta alle realtà familiari e sociali in cui viviamo.
P A G I N A
9
CHIESA
VISIT
AP
ASTORALE
VISITAP
APASTORALE
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010
DUE PAESI, DUE STORIE, UNA COMUNITA’
Le comunità
di Ronago e
Uggiate
Trevano
chiamate dal
Vescovo a
vivere un
cammino
unitario di
Comunità
Pastorale, si
raccontano
in vista
della Visita
di mons.
Diego
Coletti dal 6
all’8 marzo
RONAGO
LA
STORIA VA SULLE ORME DEI PARROCI
RONAGO IN PILLOLE
Il Comune di Ronagoha una superficie territoriale di 2,1 kmq e fa
parte, insieme a Uggiate Trevano, Bizzarone e Faloppio, dell’Unione di Comuni “Terre di frontiera”. L’essere un comune di frontiera
(due terzi del territorio confinano con il Canton Ticino) ha da sempre influito sulla vita degli abitanti del paese: elevato è il numero
di lavoratori frontalieri, numerosi sono i rapporti con i ticinesi
tramite matrimoni e altre parentele, consistente risulta la presenza di militi della polizia di frontiera e della guardia di finanza. Fino agli anni ’80 dello scorso secolo diffusa era la pratica del
contrabbando. La popolazione risulta attualmente composta da
1756 abitanti. I nuclei familiari sono 665, gli stranieri sono 53,
provenienti prevalentemente da Paese arabi e dell’est Europa. La
fascia di età più rappresentata risulta quella compresa tra i 41 e
i 60 anni (circa un terzo del totale della popolazione). Sul territorio di Ronago sono presenti due scuole: quella elementare statale
e la scuola dell’infanzia “Arcobaleno”, di ispirazione cattolica. Per
quanto concerne il lavoro, significativa è la presenza della ditta
G.B. Ambrosoli Spa, con circa 80 dipendenti. Sono presenti inoltre piccole realtà di artigianato e di aziende agricole, mentre scarsa è la presenza di negozi e attività commerciali. Operano sul
territorio diverse associazioni di volontariato, che si occupano di
attività culturali, ricreative e sportive.
B
asandoci sulla ricerca storica di Mario
Mascetti, abbiamo
recentemente ricordato la commemorazione del secondo centenario
di fondazione della parrocchia
di Ronago, distintasi dalla
chiesa-madre di Uggiate nel
1805. In duecento anni si sono
avvicendati a Ronago dieci
parroci. Si potrebbe leggere la
storia della comunità rievocando le loro figure, col risultato di comprendere più pienamente, grazie alla conoscenza delle sue radici, anche la
nostra realtà di oggi. Don Carlo Verga e don Eugenio Verga, hanno lasciato una impronta profonda e ad essi va
sicuramente il merito maggiore della fecondità spirituale di
questa terra di confine, per
certi versi sempre un po’ difficile da dissodare. La sua
posizione geografica all’estrema periferia del territorio nazionale, delimitata per la maggior parte del suo perimetro
dalla “rete”, simbolo ambivalente di isolamento e di apertura, ha senz’altro condizionato abitudini di vita e mentalità dei Ronaghesi, gelosi del
proprio particolare ma anche
in grado di accogliere e integrare il diverso. La capacità
di coniugare il radicamento
nella tradizione con l’apertura al cambiamento ha sempre
caratterizzato lo stile pastorale dei nostri sacerdoti. A
comincare da don Carlo Porlezza che, negli anni del dopoguerra, incoraggiò la nascita
e lo sviluppo dell’Azione Cattolica, iniziò una solida tradizione oratoriana e diede im-
pulso al rinnovamento liturgico valorizzando i talenti
musicali presenti in paese. A
don Matteo toccò raccogliere
l’eredità di don Carlo nel periodo post-conciliare. Il suo
ministero fu orientato a realizzare una spiritualità di comunione, grazie anche ad
esperienze di nuovi carismi
come quello dei Focolari, ad
evangelizzare la vita quotidiana, avvicinando ogni persona.
Con lui un gruppo di giovani
iniziò un’originale esperienza
di redazione del giornalino
parrocchiale intitolato “Comunità ’68", pubblicazione mai
sospesa, pur con intestazioni
diverse, fino ad oggi. Don
Matteo volle costituire il Consiglio Pastorale Parrocchiale
che per lui “non era soltanto
né soprattutto un organo
consultivo, ma un insieme di
persone che cercano di dar
vita a una comunità di base,
radunata dallo Spirito Santo.
Persone che tentano di realizzare tra loro la Parola: “amatevi come io vi ho amato”,
pronte a pagare, perché si dia
inizio ad un’ autentica comunione ecclesiale... Concretamente il primo passo è imparare a dialogare”. É poi la volta di don Antonio Fraquelli,
sacerdote aperto e pieno di
iniziative. La sua casa è lo
specchio del suo animo: sem-
pre aperta, nessuno vi è escluso. E se qualcuno non arriva,
lui stesso lo va a cercare. Tutti
si sentono parte attiva; si
moltiplicano i catechisti, i
chierichetti, gli animatori e i
genitori presenti. Le vacanze
insieme richiamano i ragazzi
e i giovani. Ma il culmine della vita della comunità è la liturgia: sempre partecipata,
dignitosa, bella. Anche don
Antonio presto ci lascia, chiamato a servire una comunità
più grande. Tocca a don Sergio Tettamanti il difficile compito di raccogliere e consolidare il patrimonio umano e
spirituale maturato dai predecessori. Tra i suoi numerosi
talenti ricordiamo: una sapiente predicazione, una
catechesi strutturata, formazione permanente di catechisti e animatori, un oratorio
aperto ma con regole chiare,
impegno sociale, carità organizzata e grande impulso alla
Caritas parrocchiale, rilancio
dell’impegno missionario, consiglio pastorale rappresentativo e attivo. Tutto questo si
ritrova don Eugenio quando
arriva a Ronago. E con lui si
inaugura un nuovo periodo,
anch’esso provvidenziale, di
“evangelizzazione di strada”,
vicinanza silenziosa alle sofferenze nascoste, condivisione
delle cose semplici, prevalen-
za dei gesti sulle parole, servizio concreto; tanta fiducia e
spazio ai laici. Ora parroco di
Ronago, condiviso con la parrocchia di Uggiate Trevano, è
don Mario Ziviani, coadiuvato
da don Roberto Secchi, da
quando lo scorso anno don
Eugenio, accogliendo l’invito
del Vescovo a mettersi in gioco per il rinnovamento pastorale iniziato in diocesi, ha dato
la propria disponibilità a trasferirsi. La fisionomia attuale
della nostra comunità parrocchiale è il risultato del percorso compiuto sotto la guida e a
fianco dei suoi sacerdoti. Anche per la loro testimonianza
di vita sono sorte vocazioni di
preti diocesani, missionari, religiosi e consacrati oltre ai
tanti laici che hanno maturato scelte di servizio in vari
ambiti della comunità ecclesiale e civile. Siamo inoltre
abituati ormai a considerare
ronaghese di adozione, e dal
2005 effettivamente cittadino
onorario di Ronago, anche
mons. Dante Lanfranconi che,
fin da quando era seminarista,
ha condiviso momenti significativi della vita della comunità e intessuto rapporti che gli
anni e gli impegni del ministero non possono cancellare. Ma
ronaghesi considereremo per
sempre tutti i preti che sono
passati; prova ne è la delibe-
Uggiate Trevano: dal Vescovo Abbondio ad oggi
La storia di Uggiate, in particolare la storia religiosa, è particolarmente ricca. L’intitolazione della Chiesa a San Pietro, come ricorda Mario
Mascetti in “Uggiate Trevano una comunità la sua pieve” (edizioni Salin, 2002), è indizio di antichità, risalente probabilmente ai primi secoli
della cristianizzazione, ai tempi cioè del Vescovo Abbondio (V secolo). Sede dell’antica Pieve, possesso dei Vescovi di Como, coinvolta nella
decennale guerra con Milano, venne assegnata da Federico Barbarossa nel 1152 al Vescovo di Como contro le rivendicazioni di Milano.
Almeno dalla metà del secolo XII la Pieve di Uggiate si deve considerare già strutturata. La documentazione presente negli archivi comincia
ad essere significativa a partire dal secolo XV. Molto ricca la documentazione disponibile relativa agli ultimi due secoli. La Parrocchia di
Uggiate Trevano, posta ad un’altezza di 414 metri sul livello del mare e con una superficie di 5,83 kmq, è composta da una popolazione di
4332 abitanti, di cui 2214 femmine e 2118 maschi. La fascia di età più rappresentata è quella compresa tra i 30 e i 45 anni (27%), in
aumento è la popolazione anziana (23%). I nuclei familiari sono 1730, le presenze straniere ammontano a 158 unità. La maggior parte della
popolazione attiva è impiegata nel settore terziario. Consistente è il numero di lavoratori frontalieri (490 nel 2007). Non esistono oggi sul
territorio comunale significative presenze di industrie manifatturiere o di unità produttive, e può risultare di interesse, allo scopo di
valutare la forte trasformazione della società, la considerazione della
presenza, agli inizi degli anni ’70, di presenze significative, tra le quali
il Maglificio Italiano Saturnia con 85 dipendenti, e la tessitura
Mazzocchi con circa 70 dipendenti. Ad Uggiate sono presenti tre scuole:
quella dell’infanzia “Suor Tommasina Pozzi”, quella primaria “Anna
Frank” e quella secondaria di primo grado “G.B. Grassi”. Queste scuole
prevedono un servizio mensa gestito dal Comune e offrono altri servizi
come lo Scuolabus e il dopo-scuola. Il territorio di Uggiate è caratterizzato poi da una presenza molto viva di diverse associazioni che operano
in diversi campi: culturale, ricreativo, del volontariato e sportivo. Aldilà
delle specificità che riguardano ciascuna di queste associazioni, esse
sono il segno di una forte volontà di incontrarsi e di lavorare insieme
per degli scopi comuni, uscendo così dall’individualismo che connota la
società attuale.
Da segnalare anche l’ottimo rapporto tra questi gruppi sociali e la Parrocchia: numerose sono le associazioni che dimostrano grande sensibilità nei confronti delle proposte parrocchiali e collaborano attivamente
nella realizzazione di eventi della vita comunitaria e di eventi straordinari, come la raccolta in favore dei terremotati dell’Abruzzo.
razione dell’Amministrazione
Comunale di voler conferire
nel 2005 la cittadinanza onoraria anche ai due parroci
emeriti d. Antonio e d. Sergio,
con un gesto indicativo della
sinergia esistente tra comunità civile e religiosa. Duecento
anni di storia non saranno trascorsi invano se ci troveranno pronti al nuovo capitolo
che la fantasia di Dio intende
inaugurare. Insieme ai nostri
preti don Mario e don Roberto, andiamo incontro alla sfida di oggi: allargare l’orizzonte per una comunione più
grande con tutti i fratelli della comunità pastorale. Dovremo come sempre mantenerci
ancorati fortemente alla sostanza della nostra tradizione:
lo spirito di famiglia, la densità delle relazioni; dovremo
ancora dimostrare la nostra
capacità di cambiamento: condividere le ricchezze umane e
spirituali che abbiamo ricevuto in abbondanza. Perché nuovi volti, nuove famiglie, nuove culture, nuove povertà,
nuovi fratelli attendono la
nostra testimonianza di fede
e di fraternità.
IL PROGRAMMA
Sabato 6 marzo
Ore 10.00 incontro in Oratorio a Uggiate con i genitori dei ragazzi dell’iniziazione cristiana. A seguire
visita ammalati
Ore 15.00 Incontro con ragazzi e giovani in Oratorio
a Uggiate
Ore 17.30 S.Messa a
Ronago
Domenica 7 marzo
Ore 10.00 S.Messa solenne
a Uggiate
Nel pomeriggio incontro
zonale con le famiglie in
oratorio a Uggiate
Lunedì 8 marzo 2010
In mattinata incontro con i
sacerdoti a Uggiate
Ore 15.00 Visita alla scuola dell’infanzia arcobaleno
di Ronago
A seguire, verso le 16.15,
celebrazione delle Messa
presso la Casa Anziani e
incontro con il personale e
gli ammalati
Ore 21.00 incontro aperto
con i Consigli Pastorali allargati a tutti i gruppi operanti nella comunità
P A G I N A
10
CHIESA
VISIT
AP
ASTORALE
VISITAP
APASTORALE
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010
ALBIOLO,
UN POPOLO
IN CAMMINO
Ripercorriamo
la visita del
Vescovo alla
comunità di
Albiolo.
Tra i
momenti
forti di quei
giorni anche
la
celebrazione
dell’eucarestia
a casa di un
malato
I
l Vescovo è arrivato ad
Albiolo nel pomeriggio
di venerdì 19 febbraio,
accompagnato dal delegato per la Visita Pastorale mons. Flavio Feroldi. Ad
accoglierlo in piazza della
chiesa il parroco, don Lorenzo Livio, e alcuni chierichetti
e parrocchiani. Si è subito recato a far visita nelle case di
due ammalati: Michele Stanca, costretto sulla sedia a rotelle a causa di un grave trauma riportato sul lavoro, e
Enzo Bartolin, da anni immobilizzato nel suo letto, dove ha
portato la Comunione. In serata l’incontro, all’Oratorio di
Solbiate, con i membri dei
Consigli Pastorali Parrocchiali
(CPP) e dei Consigli per gli Affari Economici delle 4 Parrocchie: Albiolo, Cagno, Concagno e Solbiate. “Quanto è bello poter vivere il Vangelo!” ha
detto mons. Coletti. E ha continuato: “So che i vostri Parroci possono contare su di voi.
Non perché siete cristiani di
serie A o i più santi, ma perché voi siete quelli che Gesù
ha scelto per essere mandati
a servire. Anche gli Apostoli
fotoservizio di ANTONELLA SPINELLI-RAPID FOTO (OLGIATE COMASCO)
litigavano tra loro, ma dovete
conservare sempre una grande umiltà. Il centro delle nostre difficoltà è l’ignoranza.
Noi ci avviciniamo a questa
realtà così bella e feconda conoscendola poco. Bisogna entrare dal punto di vista di
Gesù. Solo Lui ci può spiegare cosa voleva quando ci ha
chiamato. Per questo bisogna
continuamente formarsi e aggiornarsi. Capire cosa vuole
Dio. Quindi le nostre Parrocchie servono a conoscere
Gesù e seguirlo per fare di
Cristo il cuore del mondo.
Amatevi come io vi ho amato:
questo è l’amore! Un CPP
deve essere un insieme di persone innamorate di Gesù e che
continuano a frequentarlo
sempre di più. E la partecipa-
zione alla Messa domenicale
è il minimo indispensabile. Il
cristiano è uno che si sforza
da matto, ma lo fa per gratitudine”.
Domenica 21 febbraio,
una bellissima giornata di sole
ha accolto il Vescovo nella
chiesetta di Sant’Anna di
Albiolo. Presenti i ragazzi delle medie con le catechiste, il
Vescovo è entrato nella chiesa accolto dal canto “L’Emmanuel” preparato dal gruppo
giovani ORAGI . Anche qui il
Vescovo non si è risparmiato
e si è messo subito a fare i
gesti del canto. “La visita pastorale serve al Vescovo per
stare assieme alla sua gente
– ha detto Coletti – e in particolare ai cristiani che hanno
incontrato Gesù prendendo
sul serio la Sua Parola, per
riaccendere il fuoco dell’amore che è in ognuno dei fedeli”.
Il Vescovo Diego si è poi recato nel vicino cimitero per la
benedizione dei defunti e in
particolare delle tombe dei
sacerdoti. Quindi, in corteo,
camminando tutti insieme, si
è recato verso la chiesa parrocchiale, dove lo aspettava
tutta la Comunità e le autorità civili. Dopo il saluto del sindaco Mario Bernasconi, è entrato in chiesa, dove ha avuto
inizio la celebrazione della
messa animata dalla corale
parrocchiale, dal piccolo coro
LA CELEBRAZIONE DELL’EUCARESTIA IN CASA DI UN MALATO
AL FIANCO DI CHI SOFFRE
F
requento la casa di
Maria e Michele da
circa 14 anni, da
quando Michele è diventato mio paziente
a causa di un grave trauma
encefalico riportato sul lavoro. Dopo un lungo periodo di
coma Michele si è risvegliato:
ora respira da solo, deglutisce
il cibo, ma non pùò più muoversi da solo, vedere o parlare con gli altri, specialmente
con sua moglie e suo figlio.
Quando Maria mi ha invitata,
venerdì 19 febbraio, per partecipare alla messa che il vescovo Diego Coletti avrebbe
celebrato a casa sua, ho accettato con entusiasmo. Eravamo
circa 25 persone, tra adulti, e
2 bambine; il Vescovo ha chiesto ad ognuno il nome e il rapporto che ci legava alla famiglia ospitante: questo gesto ha
instaurato un particolare sen-
timento di fratellanza. L’Eucaristia è stata semplice ma
vissuta intensamente; durante la preghiera dei fedeli alcuni di noi hanno espresso al
Signore le proprie necessità.
I miei occhi erano fissi su Michele che emetteva dei piccoli suoni e cercava di orientare
i suoi occhi verso l’altare. Sì,
perché anche se Michele non
si può esprimere attraverso il
linguaggio, utilizza altri mezzi più difficili da comprendere
per noi così detti normodotati,
ma più diretti per chi lo assiste e lo conosce da tempo. Personalmente sono molto in
sintonia con Michele: bastano
le sue espressioni, i suoi suoni, per comunicarmi le sue
necessità durante le sedute di
fisioterapia; quando finiamo il
trattamento Michele è rilassato, morbido e a volte mi sorride: questo mi riempie di gio-
ia. Le persone come Michele
sono ricche di molti sentimenti: sincerità, semplicità e affetto. Durante la messa ho
guardato spesso anche Maria,
nonostante le lacrime che velavano i nostri occhi; ho potuto vedere e sentire il grande
dolore del suo cuore, la stanchezza di assistere quotidianamente suo marito, l’amore
enorme che ha contraddistinto il loro rapporto e che non
ha potuto svilupparsi come
desideravano, ma che oggi
continua in loro figlio Salvatore e nella loro bellissima
nipotina Giorgia. Io, nel mio
cuore, ho innalzato una preghiera a Dio per affidargli tutte le famiglie che ogni giorno
portano, come Gesù, una grande croce, ma sanno sorridere
e donare amore a quanti incontrano.
Voci Bianche Oralini, dal
gruppo giovani e da tanti
chierichetti. Presenti anche
mons. Pierangelo Livio, fratello del parroco e canonico del
Duomo, e padre Carlo Catelli,
missionario comboniano nativo di Albiolo. Al termine, il
saluto del Parroco, don Lorenzo Livio: “Lei, Eccellenza, è il
fuoco della candela che rischiara la nostra vita e illumina la nostra Chiesa”. Dopo
la consegna di alcuni doni, il
Vescovo ha firmato le pergamene ricordo ed ha impartito
la benedizione solenne. Alla
conclusione, dopo le foto ricordo, come una star mons.
Coletti ha salutato i fedeli. E
non poteva mancare uno
striscione in piazza della Chiesa realizzato dal gruppo giovani: “Vescovo Diego stacci vicino e illuminaci il cammino”.
Dopo il pranzo si è fermato
nel locale dei giovani della
parrocchia di Albiolo dove ha
parlato famigliarmente con
loro ed ha firmato il logo del
gruppo. Al termine foto in
piazza e solo due parole: “Coraggio, continuate!”.
Venerdi 26 febbraio, di
buon mattino, il Vescovo si è
recato in visita alla Scuola Materna di Albiolo, dove ha incontrato, insieme al parroco,
tutti bambini, le insegnanti e
il personale. Alla sera ha incontrato, presso il Cento Civico le Comunità di Albiolo,
Cagno, Concagno e Solbiate.
“I collaboratori e i catechisti
sono la presenza dell’amore
pastorale di Gesù” ha detto il
Vescovo. “Le relazioni sono la
trama fondamentale della nostra vita cristiana: Dio è relazione tra le persone che si
amano. Scopo della nostra vita
è diventare come Dio, che è
tre persone che si vogliono
bene. Dio è uno non per solitudine, ma per Amore!”. Poi
LE IMPRESSIONI
DEI PARROCCHIANI
La celebrazione eucaristica di
Domenica 21 febbraio ad
Albiolo, nella chiesa parrocchiale, secondo me e secondo
tutte le persone con cui ho
scambiato le mie impressioni, ha avuto un grande successo per merito dell’infaticabile
don Renzo che ha preparato
con il Consiglio Parrocchiale,
fin nei minimi particolari, lo
svolgimento della funzione.
Ha riunito, con tutti i fedeli, i
bambini della scuola materna, i ragazzi del catechismo
con le loro insegnanti, i
chierichetti, i ragazzi del “Piccolo coro” e i cantori, le autorità religiose e civili. Ma l’attenzione è stata tutta incentrata
sulla figura di mons. Diego
Coletti, il quale ha dimostrato di essere un Vescovo molto
affabile, coinvolgente, comunicativo e chiaro negli insegnamenti e nei suggerimenti. Infatti tutti hanno notato, e ne
hanno fatto oggetto di commento anche nei giorni successivi, le parole dell’omelia che,
partendo dal commento del
Vangelo di Luca sulle tentazioni, ha dato suggerimenti di
uno stile di vita basato su Dio
e sull’amore per il prossimo,
che mette al bando l’egoismo
e la ricerca smodata del potere e della ricchezza. I fedeli
hanno gradito il dono di una
immaginetta con una bella riproduzione di un particolare
della Crocifissione che si trova nella chiesa di Sant’Abbondio in Como, con una preghiera che recita il Sacerdote
prima della Comunione.
Grazie, Sua Eccellenza, per i
suoi insegnamenti, per il suo
esempio, per la sua disponibilità, per averci dato l’occasione di trovarci tutti fraternamente insieme ad ascoltare la Parola di Dio, a pregare e
a celebrare l’Eucaristia.
sono state fatte alcune domande già preparate, sulla catechesi, la missione e la carità.
“Bisogna pensare alla preparazione alla fede in Gesù in
maniera globale. L’ora di dottrina non è un’ora di scuola,
ma esperienza del rapporto
diretto con Gesù, la preghiera, esperienza caritativa, tutto fondato sulla Chiesa. Il catechista deve avere il ruolo del
tessitore. I bambini affidati
devono fare esperienza personale di Gesù. È la comunità
cristiana il grembo dove nascono i cristiani”. Infine, sicuramente stanco ma sempre
colmo di gioia e serenità, ha
lasciato il Centro Civico tra applausi e il canto finale “Resta
qui con noi”, cantato dai giovani. Con la nostra speranza
che non rimanga solo l’emozione del momento, ma che le
parole di amore e fratellanza,
di condivisione e comunione,
di incoraggiamento, crescano
e portino frutto nei cuori di
ciascuno perché “Vi riconosceranno da come vi amerete”.
LA COMUNITA’ DI ALBIOLO
CHIESA MONDO
MISSIONE CAMEROUN
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010
VOCE DEL VERBO USCIRE
roviamo ad usare la
parola missione non
per indicare attività,
professioni, compiti e
impegni, ma nel suo
significato “per eccellenza”, la
missione ad gentes, al mondo, a
chi ancora non ha ricevuto l’annuncio del Vangelo, e a ripartire da qui per comprendere tutte le altre missioni. Nella missione ad gentes ritroviamo un
altro verbo fondamentale per la
missionarietà e la stessa esistenza cristiana: il verbo uscire. Questa dimensione accompagna tutta la storia della salvezza. Il viaggio del popolo
ebraico verso la Terra Promessa è l’uscita per un cammino di
liberazione; le storie di vocazione che incontriamo nella Bibbia racchiudono questa dimensione di esodo; i salmi che rileggono le vicende personali e
comunitarie del popolo contengono la celebrazione in poesia
dell’itinerario di una vita in
cammino. Fino ad arrivare a
Gesù, Parola uscita dal Padre
(cfr Gv 1) e allo Spirito Santo,
protagonista indiscusso della
missione che fa uscire gli Apostoli dal cenacolo per rendere
partecipe ogni uomo della comunione che esiste tra il Padre e il
Figlio (cfr Redemptoris Missio
III parte). La visita alla missione diocesana ci ha portati a toccare con mano questa realtà.
P
I PROGETTI
Ciechi e sordomuti. Molti sono
i bambini dei territori delle nostre parrocchie sorelle in
Cameroun colpiti da questo
handicap. Generalmente avere in famiglia un bambino colpito da un tale handicap porta all’isolamento sociale. Il
“malato” viene tenuto nascosto, raramente riceve un’istruzione, ovviamente necessita di
cure e di metodi didattici differenti, difficilmente arriverà
ad occupare un ruolo attivo
nella società. Fino a pochi
anni fa i bambini sordomuti
che le parrocchie dei nostri
fidei donum riuscivano a raggiungere venivano mandati in
una scuola non molto lontana
da Maroua, ma erano molto
distanti dalle loro case. Così,
si è deciso di aprire una scuola con insegnanti specializzati a Mokolo. Le famiglie pagano una parte della retta, mentre il resto viene sovvenzionato attraverso alcune adozioni
a distanza della nostra diocesi. Le famiglie della parrocchia
invece si sono prese l’impegno
di ospitare nelle loro case i
bambini che vengono da villaggi lontani. Un paio di anni
fa invece un giovane divenuto
cieco a seguito di una malattia si è proposto come insegnante di lettura e scrittura
col metodo Braille per i bambini ciechi delle parrocchie. Ha
così preso il via una nuova avventura. Oggi gli assistiti sono
circa cento. I più grandi passano, al termine degli studi, al
centro del PIME di Maroua
per la formazione professionale. Un successo perché si offre
a questi bambini non solo la
capacità di leggere o scrivere,
ma la possibilità di avere un
posto nel mondo.
B.M.
L’uscita geografica dei missionari, oggi non più così
problematica e difficile (almeno nel viaggio e nella lontananza annullata dai mezzi di comunicazione), resta tuttavia un
segno. E’ imporre al proprio corpo di abituarsi ad un ambiente
diverso: il caldo torrido della
savana, la polvere portata dal
vento del deserto, l’escursione
termica tra il giorno e la notte,
la presenza di insetti portatori
di malattie che ancora oggi affliggono regioni intere del pianeta; è fare i conti con la mancanza d’acqua e di energia elettrica; è misurarsi con una povertà di mezzi e di risorse che
mette subito in discussione
schemi, esigenze, capacità.
L’ uscita culturale che ogni
missionario compie forse è il
passo più difficile che non è dato
di comprendere fino in fondo al
visitatore che passa e che torna a casa. Si tratta di lasciar
maturare quel distacco da sé e
dal proprio mondo fatto di abitudini, atteggiamenti, idee, di
un modo di interpretare la realtà per avvicinarsi e per entrare in punta di piedi in un altro
mondo da ascoltare e osservare prima di capire e giudicare.
L’uscita dalla propria comunità cristiana e l’essere
inviato ad un’altra comunità è un ulteriore esodo, non in-
DUE DOMANDE
PER RIFLETTERE...
differente, che chiede al missionario “di rinunziare a se stesso
e a tutto quello che in precedenza possedeva in proprio e a farsi tutto a tutti” (AG 24). In questo dono senza riserve si incrocia una chiesa che dà spazio a
carismi e ministeri, una Chiesa che sceglie i poveri, impegnata in una pastorale attenta alla
formazione delle persone, dove
tutti i progetti, in ogni loro fase,
sono realizzati con la partecipazione della comunità locale e
con i mezzi disponibili sul posto. Una Chiesa a volte perseguitata dove la testimonianza
evangelica e la lotta per la giustizia e la verità si pagano con
la vita. Se l’incrocio diventa incontro, l’esodo diventa segno
dell’amore di Dio nel mondo: un
amore senza esclusioni, senza
confini, senza preferenze. C’è
un’ultima questione.
L’ uscita per una nuova
entrata perché il missionario
Fidei Donum è fatto per ritornare. Grazie don Giusto, don
Angelo, don Felice, Alda, Laura, Brunetta perché nella vostra uscita avete messo in conto anche questo: che il ritornare è importante quanto l’andare, perché le nostre comunità
ritrovino la gioia dell’annuncio
e l’essenzialità della vita.
GABRIELLA RONCORONI
l
tavoletta per lo
studio del braille
Leggiamo riviste che ci aiutano a conoscere altri popoli e culture, che ci
informano con competenza e verità circa i problemi mondiali,
raccontadoci la vita e le scelte dei missionari e delle loro comunità?
Quali passi siamo chiamati a compiere per uscire da noi stessi ed entrare con più coscienza nel nostro
mondo che chiede cammini nuovi di evangelizzazione e missione?
I NOSTRI MISSIONARI/3 ALDA VOLA
Nasce a Colico il 23 dicembre 1944.
Dopo anni di missione in Kenia e in Mozambico come religiosa, chiede di essere ammessa nell’Ordo Virginum
diocesano e di partire per la missione diocesana.
Dal settembre 2008 nella paroisse Saint Jacques de Mokolo
- Mboua collabora per l’evangelizzazione, l’animazione e
la formazione delle donne, il funzionamento della scuola per
i bambini ciechi, i progetti di salute e di promozione umana.
Descrizione di alcuni particolari.
La lunga esperienza africana la fa trovare a suo agio dovunque sia: in cucina, in carcere, al mercato, in chiesa. Donna di “poco peso”: non ha mai raggiunto i cinquanta
kilogrammi del mezzo sacco di miglio, eppure ha la tempra
di chi,da piccola, ha imparato a difendersi. Non cammina
veloce, ma taglia il vento. La sua parlata stretta, la fa somigliare ad una straniera. Perfino noi italiani ci caschiamo,
come i due anziani di Como che l’hanno gentilmente accompagnata all’Asl per le vaccinazioni: “Signora, è da tanto in
Italia? Parla già abbastanza bene la nostra lingua!”. Alda
ride di gusto nel raccontare le sue avventure. Gentile, riservata, è come la CocaCola: anche nella piccola bottiglia sa
essere dolce e piena di gas. L’Africa ha le impronte di quasi
tutta la sua vita, impronte di carità quotidiana e di
condivisione della vita dei poveri. Lei, dal continente nero,
ha imparato la pazienza. Ha fatto la patente dopo i 60 anni, perché la missione lo richiedeva.
Quando deve andare in moto, si fa portare e impreca: adagio, adagio! Ad ogni buca rischia di
essere sbalzata. L’Africa è sempre un’avventura. Le diciamo, con un tono un po’ africano e un
po’ ticinese: “Tu non sei alda! Tu sei pigola, ma grande!” Grazie, Alda!
DON ITALO
P A G I N A
11
3a Tappa
(13 gennaio 2010)
Il ritorno a Mokolo mi mette un
po’ di agitazione. Per noi
“lucertoli” la città è piena di insidie. Attraversare la strada
non è come attraversare i campi di
cotone. Lì ti sfreghi
sulla bambagia
bianca, in città il
battistrada delle
auto ti taglia la
coda a cubetti.
Sono il Margujà che
non ama la città! Pare che ci siano da vedere cose importanti
anche oggi. Ascolto Alda e
Brunetta che descrivono le loro
attività quotidiane. Decidiamo
di accompagnarle alla scuola
dei ciechi. Il cortile è piccolo,
l’aula organizzata con quattro
banchi per fare spazio ad una
decina di bambini e di ragazzi.
Stanno imparando l’alfabeto
Braille. Gli adulti studiano all’aperto. Il maestro e direttore,
lui pure divenuto cieco dopo la
nascita, è una persona straordinaria. Insegna, sprona, consola, dialoga con la delegazione. E ringrazia. Si sa, è in costruzione la nuova “École des
aveugles” e la Diocesi di Como
ci mette la sua parte.
Dietro il cortile principale ci
sono le stanzette dei ragazzi.
Sono molto povere. I tappeti a
terra danno un tocco di colore
che i ragazzi non possono gustare. Usciamo un po’ tristi,
quasi respirando lo sconforto di
quei ragazzi; e anche un po’ arrabbiati per una malattia, la cecità, che in molti casi si potrebbe evitare con una prevenzione
sanitaria.
Quando l’auto parte, don Stefano e don Giusto salgono sulle
loro mountan-bike e precedono
il gruppo al Centro di fisioterapia. Il sole adesso fa sentire tutta la sua forza. Mi scalda il sangue e mi fa venir voglia di salire sulla bicicletta: sono il
Margujà che in mountan-bike
va! Mi piace come pedala don
Giusto e come taglia le curve.
Se non fosse per la mia coda
lunga e scomoda, proverei a pedalare. Vero è che andiamo al
centro di fisioterapia, ma forse
è meglio che non corra rischi.
Rieccoci insieme! Qui ci sono i
malati, ma c’è anche un’interessante officina meccanica: si costruiscono le carrozzine per
handicappati, con pezzi di bicicletta; le protesi, con cuoio e
vecchi copertoni; le stampelle,
con pezzi di legno. Sui lettini ci
sono anche dei bambini. Vivevano nelle strade. Si trascinavano a fatica nella polvere. Ora
iniziano a camminare. Non vorrei commuovermi, ma non posso farne a meno quando vedo
una bambina che ha dolore in
ogni parte del corpo. Ehi, amico, le lacrime di Margujà non
sono come quelle di coccodrillo!
Qualche kilometro oltre, un altro Centro gestito da suore polacche, accoglie persone
disabili. La costruzione è grande, offre vari servizi, cura anche i lebbrosi. Venti bambini
della scuola materna mangiano all’aperto. Le manine prendono la rossa polenta di miglio
e la intingono nel sugo della
carne. La suora ha una bella intuizione: “Avete sete?”. Se avesse aspettato ancora qualche minuto a chiedercelo, ci avrebbe
raccolti stecchiti. Salute! Don
Giuliano è goloso di arachidi,
don Italo di sesamo, don Stefano di salatini. Decidono che è
meglio non avanzare nulla
per… rispetto alla cortese ospitalità.
Partecipo anch’io: “Può mancare il Margujà, quando c’è ospitalità?”
D.I.M.
P A G I N A
12
Mons. Diego
Coletti ha
fatto tappa
anche presso
gli uffici
comaschi
della Caritas
Diocesana:
il Centro
d’Ascolto,
Porta Aperta
e Il Centro
Diurno
CHIESA
VISIT
AP
ASTORALE
VISITAP
APASTORALE
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010
IL VESCOVO AL CUORE
DELLA CARITÀ
PORTA APERTA
er chi non lo sapesse
Porta Aperta è una
realtà della Caritas
diocesana da molti anni. E’ un servizio dedicato agli ultimi, ai senza casa,
a chi vive condizioni di emarginazione e grave disagio.
Noi che qui doniamo il nostro
tempo siamo abituati ad accogliere, ad ascoltare, a condividere. Immaginate dunque la
curiosità e l’attesa quando ci
annunciano che una sera ci capiterà di accogliere un visitatore speciale. E finalmente un
tardo pomeriggio di questo
freddo febbraio ecco giungere
alla nostra sede il vescovo
Diego Coletti. Per una volta
siamo noi a raccontarci e a
trovare ascolto nella chiesa
diocesana che nella persona
del vescovo interroga e si rende partecipe.
Sorridente e attento, in modo del tutto informale e paterno il vescovo Diego si siede tra
P
noi e domanda del nostro servizio, del percorso che ci ha
condotto a Porta Aperta, della quotidianità e delle problematiche che giornalmente
affrontiamo, dei desideri e
delle speranze.
Con grande affabilità e scioltezza lui stesso racconta le sue
trascorse esperienze in questo
ambito, condivide con noi gli
slanci e si fa carico delle difficoltà donandoci preziosi consigli. Ci definisce “fortunati”
ogni volta che ci impegniamo
nel tradurre in gesti-segno
l‘insegnamento evangelico
perché, nell’incontro con gli
ospiti che giornalmente bussano a questa porta con le loro
fragilità e i mille bisogni i cristiani, si arricchiscono nell’amore e nell’attenzione ai più
deboli.
Essere Caritas è essere al
servizio e donare se stessi nella totale gratuità. Questa di-
mensione che può apparire
inconsueta e poco comprensibile è in effetti lo stile di chi
rende possibile questo servizio. E non significa non avere
in cambio, ché anzi in cambio
di poche ore di disponibilità si
riceve moltissimo quanto a
spirito di fratellanza e gioia.
E’ il dare un segno diverso alla
propria vita, il segno del dono
anziché del guadagno, del trovare la dimensione più piena
di sé dando anziché prendendo. Viviamo tempi di ripiegamento individualistico, occorre un risveglio, un’iniezione di fiducia nell’uomo, la decisione di ricominciare da
Cristo. Le esperienze della
comunità diocesana di Como
sono talvolta segnate dalla difficoltà nell’approccio allo straniero ed al debole e alcuni
sono riluttanti al confronto
con chi vive momenti di difficoltà. Ne parliamo e ascoltiamo il nostro vescovo che ci
invita a “diffondere il contagio”
nelle nostre comunità di appartenenza perché riscoprano
il senso più immediato e genuino della forza travolgente
del cristianesimo. Ci impegniamo ad essere fermento e “sale
della terra” e, consapevoli che
il vescovo guarda con attenzione all’impegno della Caritas, sappiamo che anche Porta Aperta troverà nuova linfa
e, chissà, nuove forze ad alimentarla.
LA VISITA AL CDA
L’ASCOLTO... DEL VESCOVO
G
iovedì 18 febbraio
mons. Diego Coletti
è venuto in visita al
nostro Centro di Ascolto, accompagnato
dal direttore della Caritas
Diocesana e dall’incaricato
Caritas Zonale. Per l’occasione erano presenti quasi al
completo i volontari, una quindicina, che, alternandosi nei
vari giorni di apertura, garantiscono il buon funzionamento del Servizio.
E’ stata una visita all’insegna della semplicità e molto
informale, secondo lo stile del
nostro Vescovo, che, come
sempre, si è dimostrato molto aperto e disponibile all’ascolto. Già perché se inizialmente noi ci aspettavamo più
che altro parole di incoraggiamento e di insegnamento (che
pure ci sono state), viceversa
abbiamo trovato in mons. Diego soprattutto un grande desiderio di ascoltare e di conoscere la nostra realtà.
Ci siamo così ritrovati a raccontargli delle persone e dei
bisogni che arrivano quotidianamente al nostro Centro di
Ascolto, che è rivolto in particolare alle persone stabilmente inserite nel tessuto della
città e dei paesi limitrofi.
Si tratta soprattutto di famiglie, sia italiane che straniere (c’è solo una leggera prevalenza di immigrati), con
problemi economici dovuti a
difficoltà spesso diverse: il licenziamento, il lavoro precario e interinale (con poca continuità, poco retribuito, senza garanzie...), pensioni molto basse (d’invalidità o la mi-
nima), famiglie numerose, affitti o mutui onerosi, difficoltà personali (problemi psichici, capacità umane limitate...), situazioni particolari
(mamme sole con bimbi piccoli, uomini disoccupati e
troppo “vecchi” per il mondo
del lavoro, ma non ancora in
età da pensione...), sfratto,
arretrati di gas e luce...
L’interesse del Vescovo è
stato subito evidente, anche
perché i problemi di cui parlavamo sono quelli legati ad
una povertà più nascosta e
meno conosciuta, rispetto a
quella della grave emarginazione, di chi vive per strada o
di espedienti (realtà più scontate e note, quasi considerate
con un po’ di cinismo inevitabili... e di cui comunque è fin
troppo facile disinteressarsi).
Le persone senza fissa dimora o gli immigrati irregolari in realtà si rivolgono all’altra struttura della Caritas
“Porta Aperta”; invece la povertà che arriva al nostro Centro di Ascolto è quella della
gente che ha una vita “normale”, pur tra le tante difficoltà.
E’ la povertà di chi fatica ad
arrivare alla fine del mese,
una povertà un po’ vergognosa, ma a volte ancora più disperata perché non riguarda
il singolo, ma la famiglia e i
figli. E’ una povertà che è
molto più diffusa di quanto si
pensi tra le nostre famiglie,
quelle che abitano nelle nostre
vie, che frequentano le nostre
chiese, le stesse scuole dei
nostri figli. Una povertà che
davvero è anche nostra, perché vive nei nostri quartieri e
nelle nostre parrocchie; una
povertà che ci rende tutti più
“umanamente poveri”, se non
siamo capaci di vederla e di
farcene carico come comunità. Abbiamo potuto vedere
come l’attenzione a queste
persone con i loro bisogni era
ben presente nel nostro vescovo e quanto fosse preoccupato di fronte alla constatazione che l’attuale crisi finanziaria ha davvero messo in forte
difficoltà (e a volte fatto precipitare nell’indigenza) famiglie che prima riuscivano con
qualche fatica a tirare avanti.
Come sempre inizialmente
sono stati quelli più svantaggiati a subire per primi le conseguenze degli scombussolamenti economici e sociali, ma
purtroppo adesso anche quelli che finora sono stati aiutati
dagli ammortizzatori sociali
(cassa integrazione, assegno
di disoccupazione, ecc.) ormai
si ritrovano senza risorse e
senza prospettive e cominciano ad arrivare ai Centri di
Ascolto, alle parrocchie, alle
associazioni di volontariato
per chiedere aiuto. L’incontro
con il Vescovo è stato veramente d’aiuto per noi volontari, ci ha incoraggiato a continuare nel nostro impegno e
ci ha spinto ad essere sempre
più aperti ed accoglienti con
le persone in difficoltà. Siamo
stati grati dell’interesse e della disponibilità di mons. Diego, che ci ha anche portato
l’attenzione di tutta la Chiesa
locale, sottolineando come
tutta la comunità debba sentirsi partecipe e accogliente
verso le persone in difficoltà.
L’INCONTRO
PATERNO
AL CENTRO
DIURNO
Ricevere mons. Diego Coletti in visita nella sede
del Centro Diurno “L’incontro”, nel cuore della Città Murata, ultimo tassello della visita pastorale alla
rete di servizi di aiuto alla persona della Caritas
Diocesana, è stato un grande privilegio.
Per l’occasione i nostri amici africani, assidui ospiti
del Centro Diurno, hanno dipinto con i colori caldi
del cuore un grande cartello di benvenuto che esprimeva tutta la nostra gratitudine a chi da ormai un
anno e mezzo veglia sul nostro lavoro come un padre.
E così, come un vero padre, si è seduto in mezzo a
noi e ci ha ascoltato uno per uno, operatori e volontari, nel difficile compito di raccontarci, trasformando in parole comprensibili questa esperienza di solidarietà e attenzione alla persona che stiamo costruendo giorno per giorno, insieme ai nostri ospiti
provenienti da situazioni diverse di povertà o da zone
impoverite del nostro paese e del mondo.
A lui, attento ed entusiasta, abbiamo raccontato i
nostri sogni, i dubbi, le incertezze e le perplessità
che ci accompagnano nel difficile cammino che stiamo costruendo e che diventerà traccia soltanto se
lo percorreremo tutti insieme con coraggio, prendendoci cura l’uno dell’altro, mettendo allo scoperto le nostre ricchezze nella diversità.
Il momento della preghiera, che ha suggellato la
serata, è stato caratterizzato dal passaggio della luce
che mons. Coletti ha consegnato a tutti noi attraverso la fiamma della sua candela, fino ad illuminare ogni viso ed ogni cuore in un tripudio di luce e di
speranza.
Grazie Vescovo Diego, papà attento e saggio, a te
dobbiamo questo momento tanto significativo del
nostro “andare” che si trasforma in preghiera.
P A G I N A
CHIESA
CARIT
AS
CARITAS
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010
EDITORIALE
SENTINELLA
A CHE PUNTO
È LA NOTTE?
13
LA PAURA, L’INSICUREZZA, LA SFIDUCIA, L’ABBANDONO SI VINCONO
SOLO GUARDANDO A METE GRANDI, ARDUE, MA POSSIBILI
LA RICERCA DI UNO STILE
Quattro punti di riflessione per intraprendere
un cammino proficuo di formazione e di crescita
I
l Piano formativo della
Caritas Diocesana di
Como, intitolato “Sentinella a che punto è la
notte? (Is 21,11)” nasce
dal lavoro del gruppo Formazione della Caritas, che
quest’anno ha elaborato un
percorso strutturato e di
spessore a partire dalla
convinzione che “il servizio
non si improvvisa, ma esige una lunga e paziente coltivazione, sia per attivare e
per motivare il singolo credente, sia per acquisire la
competenza necessaria rispetto alla specificità dei
compiti e alla complessità
delle realtà. Occorre perciò
con grande urgenza riattivare quei circuiti di formazione della coscienza civile che, in anni anche recenti, hanno saputo plasmare dall’interno del popolo di Dio straordinarie figure di cittadinanza politica
e responsabile”. (Diego
Coletti, Il maestro è qui e ti
chiama, p. 49).
È necessario, quindi, rinnovare la proposta educativa per scoprire, sperimentare e proporre nuove forme di ascolto, osservazione,
condivisione. Il nodo dei nodi sembra ancora risiedere
nell’accompagnamento pastorale delle nostre Caritas
Parrocchiali: sollecitati da
povertà e ingiustizie, sempre più gravi e urgenti, rischiamo di dimenticare che
i poveri e non i servizi,
l’amore e non le prestazioni, sono i luoghi attraverso
cui Dio parla e provoca il
mondo.
Nella riflessione due domande sorgono spontanee:
come si configura il rapporto tra Chiesa e “mondo”,
caratterizzato insieme da
simpatia per gli uomini e
da rottura con la mentalità attuale? Quale presenza
“profetica” della Chiesa e
del suo organismo pastorale Caritas? La Bibbia ama
applicare al profeta l’immagine della sentinella per la
quale risuona costantemente la domanda: “Sentinella, a che punto è la notte?” (Is. 21,11). La risposta
è misteriosa e forse anche
deludente: “Viene il mattino, poi anche la notte; se
volete domandare, domandate, convertitevi, venite!”
(Is. 21,12). Forse il profeta
non sa, neppure oggi, indicare quando verrà il mattino, ma ne attesta la sicura venuta: il profeta apre il
futuro, dà futuro all’oggi,
suscita e apre alla speranza. E chiede che, nel frattempo, si continui a domandare, a interrogare e a interrogarsi sul giorno e sulla notte, dunque sul senso
del tempo, della storia e
della vita che stiamo vivendo nell’oggi. Non come tempo perso, ma come occasione opportuna (kairòs) per
discernere, per individuare
insieme il cammino da percorre, la modalità di presenza nel mondo.
uardare lontano e alto
Occorre innanzitutto uno sguardo capace di spingersi
lontano e in alto per superare la stanchezza, le divisioni, le distanze, i muri presenti nel nostro mondo e capace di rispondere alla domanda: “Sentinella, a che punto
è la notte?” (Is. 21,11). La paura, l’insicurezza, la sfiducia, l’abbandono si vincono solo guardando a mete grandi, ardue, ma possibili. È necessario formare uomini e donne capaci di pensare in
grande e di agire nel piccolo della ferialità, di osare per una meta
bella e alta, di pagare il prezzo anche a livello personale per il
conseguimento di un fine utile.
G
Misurare e pesare le prassi
La tattica dei piccoli passi deve unirsi alla strategia delle grandi mete, dei sogni e delle speranze comunitarie. Promuovere con
la vita la dignità della vita, con il soddisfacimento dei bisogni
materiali la cura delle relazioni e le risposte alle esigenze di senso, di spiritualità e di dignità di ogni vita umana: c’è bisogno di
uomini e donne capaci di “coniugare carità e verità” insieme con
la giustizia, pronti a non cedere ai compromessi morali, decisi nel
rifiutare la menzogna e il vantaggio egoistico.
Sviluppare la comunione e promuovere la testimonianza
Occorre costruire un rapporto di fiducia e di stimolo critico fra
quanti nella comunità assumono un ruolo di servizio e di animazione caritativo, sociale e politico e la comunità stessa in tutte le
sue espressioni. Tutto questo chiede corrispondenti scelte e stili di
vita alternativi alla cultura e alle mode correnti, tra i quali: l’attenzione ai poveri; l’uso ricco di gratuità del proprio tempo e del
proprio denaro; il senso e la dignità dell’altro; l’accoglienza e il
rispetto della diversità; l’apertura delle proprie case; una qualche
forma di condivisione dei beni; le azioni di ascolto, relazione, dialogo e riconciliazione nei contesti d i vita ordinaria.
Curare il parlare con franchezza
Don Lorenzo Milani descriveva le condizioni fondamentali di
un autentico servizio ai poveri così: “appartenere alla massa e possedere la parola”. La parola sarà di volta in volta analisi, lettura,
interpretazione, giudizio, decisione, risposta. Essa veicolerà annuncio, denuncia, proposta, giudizio di approvazione e di condanna. Stimolare il dialogo a tutti i livelli, privilegiando la
concertazione rispetto alle avventure di parte; dare voce a chi non
ha voce, parola e linguaggio a chi non ce l’ha; osare di essere parola viva al servizio della causa di Dio e della verità.
GLI OBIETTIVI: COSTRUIRE E DIFFONDERE “RESPONSABILITÀ E SOLIDARIETÀ COMPETENTI”
EDUCARE ALLA GIUSTIZIA, FORMARE ALLA SOLIDARIETÀ
A Sormano e a Caspoggio parte il primo anno
del Piano formativo della Caritas Diocesana
di Como. Ecco le finalità, i contenuti, le fasi
del percorso e il programma
Il Piano formativo, rivolto a tutti e in particolare ai giovani, è
strutturato in un percorso suddiviso in due fasi: la costruzione della responsabilità “competente”; la diffusione della “solidarietà competente”. La prima fase ha l’obiettivo di
favorire la formazione di persone che per motivazione, esperienza, ruolo sociale e capacità possano diventare gli animatori Caritas dei diversi territori e zone nell’avvio e nella realizzazione del percorso di formazione alla carità della Diocesi
comasca. Durante la realizzazione del corso, che è suddiviso in
due anni didattici, saranno programmati incontri residenziali
di approfondimento, confronti di esperienze, laboratori di conoscenza che avranno come traccia-guida i contenuti relativi a
educare alla giustizia (nel primo anno) e formare alla solidarietà (nel secondo anno).
Per quanto concerne la “diffusione della solidarietà competente”, in ciascuna zona pastorale della Diocesi partiranno iniziative di educazione alla carità promosse, coordinate e condotte dagli animatori Caritas. I contenuti che saranno portati in
questa fase saranno coerenti con quelli di educare alla giustizia e di formare alla solidarietà, andando nelle diverse zone a
costruire percorsi e iniziative anche diverse, ma con la medesima metodologia che sarà quella del confronto delle esperienze
e dell’approfondimento delle motivazioni personali.
I CONTENUTI DEL PIANO
Come detto, il Piano è strutturato in due anni formativi. Nel
primo anno l’argomento è “Educare alla giustizia”. Verranno
affrontati il tema “Lo stile di vita” sia della persona sia della
comunità (La diversità per la complementarietà e non per la
competizione); e il tema “Il bene comune”: valore, significati
e prospettive nell’attuale vita sociale (“La giustizia primo gradino della carità” - Palo VI - “La giustizia senza carità è incompleta, ma la carità senza giustizia è falsa” - don Milani -).
Nel secondo anno l’argomento è “Formare alla solidarietà”.
Si affronterà questo tema attraverso tre linee: “Promuovere
l’uguaglianza-I valori per la società di oggi”; “La solidarietà”; “La sussidiarietà”.
LE SEDI DELLA FORMAZIONE DEL PRIMO ANNO
Nel 2010 il primo anno di corso – che durerà tre giorni e,
come detto, è organizzato in un contesto residenziale - verrà
effettuato in due sedi, a Sormano (zona Erba) nella Casa
Guanelliana e a Caspoggio (Valmalenco) nella Casa dell’Azione Cattolica.
A Sormano il primo tema in programma, a cura del prof.
Raffaele Mantegazza, verrà svolto dal 19 marzo (inizio alle
19.30) al 21 marzo (termine alle 16). Il secondo tema, a cura
dell’Equipe Formazione Diocesana di Crema, sarà trattato dal
30 aprile (inizio alle 19.30) al 2 maggio (termine alle 17).
A Caspoggio lo stesso corso inizierà, invece, con il primo
tema, sempre a cura del prof. Raffaele Mantegazza, il 9 aprile
(inizio alle 19.30) fino all’11 aprile (termine alle 16). Il secondo
tema sarà trattato dal 28 maggio (inizio alle 19.30) al 30 maggio (termine alle 16), anche questo grazie all’Equipe Formazione Caritas Diocesana di Crema.
P A G I N A
14
CHIESA
AZIONECA
TTOLICA
AZIONECATTOLICA
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010
IL 21MARZO A CHIAVENNA
L’ASSEMBLEA
DIOCESANA
DELL’AC
O
rmai siamo vicini al
giorno dell’Assemblea diocesana di
Azione cattolica, che
si svolgerà a Chiavenna il 21 marzo prossimo. Sul
tema dell’educazione parleranno il nostro vescovo monsignor
Diego Coletti e il professor Mario Mozzanica, docente presso
l’Università Cattolica di Milano. È una data importante per
tutti gli associati, per i simpatizzanti e anche per quelli che
non conoscono ancora l’Azione
cattolica, perché possono vivere una giornata di formazione
oltre che di fraternità.
Particolarmente importante
perché la zona della Valchiavenna da qualche tempo è coinvolta in un lavoro missionario
con le famiglie, che rivelano interesse per una formazione che
le aiuti nell’educazione alla fede
dei propri figli. Pertanto nella
giornata si è riservato uno spazio “a misura di famiglia”, per
dare ai ragazzi l’occasione di
vivere un momento di animazione formativo in stile Acr e
alle coppie di sposi la possibilità di approfondire un tema che
sta a cuore a tutti: l’educazione. Lo slogan dell’assemblea è,
infatti, “Chi ama educa”. È giusto sottolineare anche che l’équipe Acr propone per sabato
20 marzo, sempre a Chiavenna, un seminario di approfondimento del nuovo progetto diocesano di iniziazione cristiana,
a cui sono invitati educatori Acr,
genitori e tutti coloro che sono
coinvolti nell’educazione alla fede dei ragazzi. Non è possibile
mancare e non approfittare di
una proposta così interessante.
IL PRESIDENTE DIOCESANO DI AC
UNA SFIDA CON FIDUCIA
ià dall’inizio del
triennio, grazie all’apertura missionaria dell’Equipe
Famiglia, l’associazione diocesana ha desiderato essere presente nella vita
delle comunità della Valchiavenna. Non è stata una scelta
fatta a caso, ma abbiamo seguito il nostro “fiuto”: abbiamo colto bisogni e fatiche, ma
soprattutto desideri e disponibilità; e abbiamo seguito il
nostro stile: abbiamo cominciato a tessere relazioni, offrire occasioni di incontro e di a-
G
micizia, condividere riflessioni e proporre impegni. Sono
nate così alcune giornate significative per le famiglie e un
dialogo con i parroci, a tu per
tu e nel Consiglio presbiterale
zonale. Anche in questa porzione della Diocesi l’Azione
cattolica desidera infatti continuare ad essere «una presenza significativa in un insostituibile servizio ecclesiale
per la pienezza della vita cristiana di tutti».
Per far germogliare i semi
che sono stati sparsi in abbondanza e rinvigorire l’esperienza associativa più radicata –
l’unica che oggi rimane nell’intera Zona pastorale – desideriamo far sperimentare alle
comunità della Valchiavenna
anche una delle manifestazioni più belle della vita associativa: l’assemblea diocesana.
Non è mai facile organizzare
l’assemblea diocesana! Verrebbe quasi da dire: «È una bella sfida!». Certamente viene
messa alla prova la nostra
capacità di pensare, dialogare, progettare insieme, coinvolgere, tessere relazioni…
Certamente c’è anche un po’
di trepidazione: «Ce la fare-
mo?». «È una bella scommessa!». Ma “sfida” e “scommessa” restano solo in superficie
e non dicono tutta la verità di
questa scelta; preferisco parlare di “coraggio” e “fiducia”.
Accettare la responsabilità
di organizzare l’assemblea –
lo possono testimoniare tante associazioni in questi ultimi anni – è un gesto di coraggio: chiede di fare un passo
avanti e di cambiare passo rispetto al ritmo magari un po’
stanco della vita associativa
ordinaria; chiede di prendere
il largo e le distanze da quelle
situazioni che alle volte tolgo-
no il respiro alla speranza. È
anche un esercizio di fiducia.
Fiducia in sé stessi, fiducia
reciproca, fiducia che da quel
tesoro di fede accumulato nei
secoli – di cui Chiavenna è
così ricca – si possono trarre
ancora oggi cose nuove; fiducia che nella storia di santità
– di cui Chiavenna offre esempi luminosi - non ci sono solo
pagine antiche da ascoltare e
raccontare, ma anche pagine
nuove che l’Ac può scrivere
oggi.
FRANCESCO MAZZA
Presidente diocesano di Ac
SABATO 20 MARZO, ALLE ORE 17.00,
PRESSO L’ORATORIO SAN LUIGI DI CHIAVENNA
SEMINARIO DI APPROFONDIMENTO
SU ACR E INIZIAZIONE CRISTIANA
n occasione dell’assemblea diocesana di Chiavenna, l’equipe dell’Azione cattolica ragazzi propone un
seminario di approfondimento sul nuovo progetto
diocesano di iniziazione cristiana, rivolto ai propri educatori e a tutti gli associati e
non, che hanno a cuore il tema
dell’educazione alla fede dei
ragazzi. Tale incontro,che si
I
inserisce nel percorso formativo diocesano per gli educatori Acr, vuole essere un momento di riflessione sul progetto di iniziazione che la nostra Chiesa locale propone
attraverso l’Ufficio Diocesano
per la Catechesi.
Conoscere questo progetto ci
aiuterà a capirne meglio l’importanza e a farcene promo-
tori nelle nostre comunità. È
dunque un appuntamento
fondamentale per riflettere
anche sul futuro dell’ACR e
sulla collaborazione con quanti lavorano insieme a noi nell’accompagnare i ragazzi. Per
questo non potete mancare: vi
aspettiamo!!!
a cura di
EQUIPE ACR DIOCESANA
CHIESA
del
PASTORALE
LA
VORO
ASTORALELA
LAVORO
P A G I N A
15
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010
LA FATICA DEL NOSTRO TEMPO
Una fase difficile come questa
non va affrontata cercando
sporadiche scappatoie,
ma mettendo in atto
processi virtuosi in grado
di innescare solidarietà
e generare speranza
LA CRISI C’È
MA NON
RASSEGNAMOCI
PONDERATA
pagina a cura
dell’UFFICIO DIOCESANO DELLA PASTORALE
SOCIALE E DEL LAVORO
DALLA LETTERA ENCICLICA
“CARITAS IN VERITATE”
Nell’enciclica di Benedetto VI risuona l’eco e il monito della
primaria vocazione libera e responsabile di ogni battezzato. “Dov’è Abele, tuo fratello? … Sono forse io il custode di
mio fratello? “(Gn 4,9)
La vocazione è un appello che richiede una risposta libera e responsabile. Lo sviluppo umano integrale suppone la
libertà responsabile della persona e dei popoli: nessuna
struttura può garantire tale sviluppo al di fuori e al di sopra della responsabilità umana. I « messianismi carichi di
promesse, ma fabbricatori di illusioni» fondano sempre le
proprie proposte sulla negazione della dimensione trascendente dello sviluppo, nella sicurezza di averlo tutto a propria disposizione. Questa falsa sicurezza si tramuta in debolezza, perché comporta l’asservimento dell’uomo ridotto
a mezzo per lo sviluppo, mentre l’umiltà di chi accoglie una
vocazione trasforma in vera autonomia, perché rende libera la persona.
… Questa libertà riguarda lo sviluppo che abbiamo davanti a noi ma, contemporaneamente, riguarda anche le
situazioni di sottosviluppo, che non sono frutto del caso o
di una necessità storica, ma dipendono dalla responsabilità umana. È per questo che «i popoli della fame interpellano oggi in maniera drammatica i popoli dell’opulenza».
Anche questo è vocazione, un appello rivolto da uomini liberi a uomini liberi per una comune assunzione di responsabilità.
… Solo se libero, lo sviluppo può essere integralmente
umano; solo in un regime di libertà responsabile esso può
crescere in maniera adeguata.
Dall’enciclica “Caritas in veritate” n° 17
iamo sempre in piena
crisi, oramai da parecchio tempo. C’è il pericolo di abituarsi a convivere con essa, a subirne gli effetti più o meno pesanti con una certa rassegnazione, magari contrassegnata
da lamentele che, però, raramente elevano alte grida. Allora si cercano quelle scappatoie
che permettono di sopravvivere oppure, se si appartiene alla
categoria di coloro che non sono
direttamente toccati dalla crisi, si pensa che essa è più una
montatura che una realtà.
Bisogna evitare questa rassegnazione al dato di fatto, al lasciarsi assorbire da un larvato
fatalismo o, peggio, esprimere
giudizi contrassegnati dal pressapochismo. Occorre mettere in
S
campo tutte le energie possibili perché la crisi sia superata.
Mi si dirà: ma questo ritornello
si è sentito più volte. Se si è sentito più volte ciò è dovuto al fatto che troppo spesso la crisi è
stata presentata solo nel suo
aspetto economico, ragion per
cui chi ne è toccato cerca non
tanto di affrontarla andando
alla radice della stessa, ma pensa come egli possa esserne danneggiato il meno possibile.
L’affrontare la crisi solo in
termini di scappatoia è dovuto
ad una serie di motivazioni
comprensibili. La prima deriva
dal fatto che l’effetto negativo
più percepito e vissuto è quello
economico, la caduta di reddito. La seconda è connessa al fatto che andare alla radice della
stessa richiede sforzo che va al
FONDO DI SOLIDARIETÀ
“FAMIGLIA E LAVORO”: LA SITUAZIONE
Continua la solidarietà delle varie comunità diocesane a
favore del fondo famiglia lavoro nella Diocesi di Como tanto che al 28 febbraio 2010 restano a disposizione ancora
377.00 euro per ulteriore erogazione.
Grazie alla collaborazione dei Parroci, il Comitato dei
Garanti ha potuto esaminare 160 richieste di sussidio. Le
richieste accettate sono state 132 per un totale erogato di
151.870 euro; per altre richieste sono in corso ulteriori accertamenti. Nel frattempo è iniziata anche la fase di
riesame delle prime richieste per accordare una proroga
del sussidio.
Il criterio di assegnazione del sussidio alle famiglie di
norma copre tre mesi al termine dei quali verrà riesaminata
ogni situazione. Oltre al sussidio vengono fornite anche
opportunità di colloquio per un possibile reinserimento nel
mondo del lavoro.
di là della buona volontà e dell’impegno del singolo. Solo un
impegno comunitario è possibile per questo, ma in una cultura individualistica del “io penso solo per me” è assai difficile,
se non addirittura arduo, mettere insieme un gruppo compatto di persone che vogliono aggredire, per quanto loro compete, la crisi.
Per smorzare la crisi bisogna
innanzitutto, come detto, evitare di ridurla solo a crisi economica. Essa ha una struttura più
ampia e quindi più radici pro-
fonde. Prendendo a prestito le
parole che il Papa ha consegnato all’enciclica “Caritas in
veritate” possiamo dire che
“essa ci pone improrogabilmente di fronte a scelte che
riguardano sempre più il destino stesso dell’uomo, il quale peraltro non può prescindere dalla sua natura” (n. 21).
Il Papa, con tale affermazione, ci rammenta una grande
verità: non è pensabile che la
crisi svanisca definitivamente
solo perché sono stati elaborati
degli escamotage. In tal caso
saremmo di fronte ad una vittoria di Pirro. Se non si vanno
a strappare le radici perverse
la crisi prima o poi, forse prima
che poi, ritornerà ad aggredire
l’uomo nel suo vivere quotidiano. E sempre nel citato paragrafo Benedetto XVI, a proposito
di come aggredire la crisi, scrive: “Gli aspetti della crisi e delle sue soluzioni, nonché di un
nuovo futuro possibili sviluppo
… richiedono nuovi sforzi di
comprensione unitaria e una
nuova sintesi umanistica. …
assumere con realismo, fiducia
e speranza le nuove responsabilità a cui ci chiama lo scenario.
… la crisi diventa così occasione di discernimento e di nuova
progettualità”.
Lo scorso anno la Veglia di
preghiera in occasione della festa del lavoro si soffermò sulla
crisi e su come i lavoratori e
imprenditori vivevano la situazione. Quest’anno essa vuol essere invece l’occasione per dire
come sono pronte le nostre comunità e cosa stanno facendo
per contrastare la crisi. Un primo segnale positivo è stato
dato con il sostegno al fondo
diocesano di solidarietà’ “Famiglia Lavoro”. Occorre ora che
le comunità cristiane si predispongano a compiere un secondo passo. Benedetto XVI ne ha
definito il contenuto che richiede, quale presupposto base indispensabile, uno sforzo unitario, un impegno a cui nessun
cristiano, in virtù del suo battesimo e animato della carità e
della verità, può sottrarsi. Ne
parleremo prossimamente.
NOTIZIE DAL MONDO DEL LAVORO
A QUANTI ANNI
SI PUÒ LAVORARE IN ITALIA?
L’evoluzione della legislazione su questo tema, connesso a quello dell’obbligo scolastico, non
ha avuto nel nostro Paese un andamento lineare, ma ondeggiamenti in relazione all’orientamento della coalizione al governo. Brevemente: fino agli anni ’70, l’obbligo valeva fino al conseguimento della licenza di scuola media inferiore e, in ogni caso, fino ai 14 anni di età. Era
reato lavorare per persone di età inferiore ai 14 anni. Nel 1997 il primo governo Prodi, innalza l’obbligo scolastico da 8 a 10 anni, cioè fino al compimento del sedicesimo anno di età. Nel
2003, Letizia Moratti, ministro dell’Istruzione del governo Berlusconi, cancella l’innalzamento
dell’obbligo scolastico. Nuovo scenario durante il secondo governo Prodi: la Finanziaria 2007
stabilisce che l’età per l’accesso al lavoro è elevata da quindici a sedici anni. Nella legge si
prevede comunque che i giovani possano, dopo il conseguimento del diploma di scuola secondaria inferiore, iscriversi a corsi di formazione professionale delle Regioni. E’ di questi giorni
una nuova legge, in fase di approvazione definitiva in Parlamento, che introduce la possibilità di assolvere l’ultimo anno di obbligo di istruzione (cioè dai 15 anni di età) attraverso
l’apprendistato, cioè in azienda. Inutile dire che questa norma è sostenuta dal centrodestra e
osteggiata dal centrosinistra.
P A G I N A
16
CHIESA
RUBRICHE
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010
MARZO 2010
MARZO 2010
Apostolato
della preghiera
Intenzione generale: “Perché l’economia mondiale sia gestita secondo criteri di giustizia e
di equità, tenendo conto delle reali esigenze dei
popoli, specialmente di quelli più poveri”.
L’uomo, al quale Iddio nella Genesi ha affidato
la terra, ha il compito di far fruttificare tutti i
beni terreni, impegnandosi ad impiegarli per
soddisfare le molteplici necessità di ogni membro della famiglia umana. Una delle metafore
ricorrenti nel Vangelo è, in effetti, proprio quella dell’amministratore. Con l’animo di un fedele amministratore l’uomo deve dunque gestire le risorse da Dio affidategli mettendole a
disposizione di tutti. In altre parole, occorre evitare che il profitto sia solamente individuale o
che forme di collettivismo opprimano la libertà personale. L’interesse economico e commerciale non deve mai divenire esclusivo, perché
verrebbe a mortificare di fatto la dignità umana. Poiché il processo di globalizzazione, in atto
nel mondo, investe sempre più il campo della
cultura, dell’economia, delle finanze e della
politica, la grande sfida oggi è “globalizzare”
non solo gli interessi economici e commerciali,
ma anche le attese di solidarietà, nel rispetto
e nella valorizzazione dell’apporto di ogni componente della società. […] la crescita economica non deve essere mai disgiunta dalla ricerca
di un integrale sviluppo umano e sociale.
(Benedetto XVI, Discorso alla Fondazione
“Centesimus Annus- Pro Pontefice”, 2008)
Intenzione missionaria: “Perché le Chiese in
Africa siano segno e strumento di riconciliazione e di giustizia in ogni regione del Continente”.
Il termine riconciliazione può significare parecchie cose. Nell’esperienza sudafricana, ad
esempio, si scopre una duplice connotazione del
termine: da una parte, esso sta a significare
semplicemente un accordo, un consenso o la
risoluzione di un problema o di una disputa;
dall’altra, rimanda all’eliminazione dell’inimicizia o alla fine della violenza. Il termine allora non significa necessariamente ristabilire la
pace nei cuori, ma ciò che importa è ristabilire
una relazione normale, la comunicazione e dunque il superamento della disputa. In questa
prospettiva, la riconciliazione ha un carattere
pragmatico ed è un linguaggio per apprendere
a vivere con e nella pluralità, a gestire pacificamente i conflitti. È qui che acquista tutto il
suo significato, per una pratica della riconciliazione in Africa, la forte affermazione di Sua
Santità Benedetto XVI: «Il sangue versato non
grida vendetta, ma invoca rispetto della vita, e
pace!».
(II Assemblea Speciale per l’Africa, Lineamenta,
n. 68)
Intenzione dei Vescovi italiani: “Perché il
cammino quaresimale, attraverso la preghiera, il digiuno e le opere di misericordia, purifichi i nostri cuori dall’orgoglio, rendendoci più
amici di Dio e più attenti a chi ha bisogno del
nostro aiuto.”.
La Quaresima è come un lungo “ritiro”, durante il quale rientrare in se stessi e ascoltare la
voce di Dio, per vincere le tentazioni del Maligno e trovare la verità del nostro essere. Un
tempo, possiamo dire, di “agonismo” spirituale
da vivere insieme con Gesù, non con orgoglio e
presunzione, ma usando le armi della fede, cioè
la preghiera, l’ascolto della Parola di Dio e la
penitenza. In questo modo potremo giungere a
celebrare la Pasqua in verità, pronti a rinnovare le promesse del nostro Battesimo.
(Benedetto XVI, Angelus, 21.02.2010)
PER LE PARROCCHIE
105
L’informatore
giuridico
L
a Regione Lombardia con Decreto della
Giunta Regionale n. 11140 del 3.2.2010
ha approvato le modalità per la valutazione ed il cofinanziamento dei progetti
innovativi relativi alle politiche familiari
(Bando Famiglia 2010) e con Decreto del Direttore Generale ha approvato il bando per l’erogazione dei contributi, riportato in BURL 4°
Supplemento Straordinario al n. 6.
I soggetti che possono partecipare al bando famiglia sono i seguenti:
1. associazioni di solidarietà familiare iscritte
nel registro regionale (Legge Regionale
14.2.2008, n.1);
2. organizzazioni di volontariato iscritte nelle
sezioni provinciali e regionali del registro (Legge Regionale 14.2.2008, n.1);
3. associazioni senza scopo di lucro e associazioni di promozione sociale iscritte nei registri
regionali e provinciali dell’associazionismo
(Legge Regionale 14.2.2008, n.1);
4. cooperative sociali iscritte nella sezione A dell’albo regionale (Legge Regionale 14.2.2008,
n.1);
5. enti privati con personalità giuridica riconosciuta;
6. enti ecclesiastici;
7. associazioni femminili iscritte nell’albo regionale delle associazioni:
Gli ambiti di intervento sono:
1) art. 4, comma 2, lettera g) della L.R.
6.12.1999, n. 23 (“g) combattere il fenomeno
della dispersione scolastica;”); i progetti devono sviluppare interventi rivolti alla popolazione minorenne in età scolastica;
2) art. 36, comma 1, lettera a) e b) della L.R.
14.2.2008 n. 1 (“a) organizzare ed attivare esperienze di associazionismo sociale, atto a favorire il mutuo aiuto nel lavoro domestico e di cura
familiare, anche mediante l’organizzazione di
«banche del tempo»; b) promuovere iniziative di
sensibilizzazione e formazione al servizio delle
famiglie, in relazione ai loro compiti sociali ed
educativi.”).
Nella “Scheda guida per la realizzazione dei progetti innovativi” allegata al bando sono individuati i requisiti e i criteri organizzativi relativi
ai diversi ambiti di intervento.
L’entità del contributo:
ogni progetto di nuova presentazione, relativo
all’art. 4 comma 2, lettera g) della L.R. n. 23/
1999, potrà essere finanziato fino al 70% del
costo complessivo del progetto stesso e comunque un importo non superiore a: 25.000,00 Euro
per i progetti presentati da un singolo soggetto
e a 35.000,00 Euro per i progetti presentati da
associazioni di solidarietà familiare in
partnership con altri soggetti non profit.
Ogni progetto di nuova presentazione, relativo
all’art. 36, comma 1, lettere a) e b) della L.R. n.
1/2008, potrà essere finanziato fin al 70% del
costo complessivo e comunque per un importo
non superiore ad 15.000,00 Euro.
È possibile presentare progetti quale continuazione della prima o seconda annualità; in tal
caso:
1) il finanziamento per la continuazione della
prima annualità non sarà superiore a 15.000,00
Euro per i progetti di cui all’ art. 4, comma 2,
lettera g) non in partnership; a 20.000,00 Euro
per i progetti di cui all’ art. 4, comma 2, lettera
g) in partnership;
2) il finanziamento per la continuazione della
seconda annualità non sarà superiore a
10.000,00 Euro per i progetti di cui all’ art. 4,
comma 2, lettera g) non in partnership; a
12.500,00 Euro per i progetti di cui all’ art. 4,
comma 2, lettera g) in partnership.
La domanda deve essere redatta in carta libera secondo il modello allegato al bando, firmata dal legale rappresentante e corredata
dallo schema tecnico previsto dal bando. Le
domande vanno presentate ai protocolli generali delle Asl in cui si realizzerà il progetto
entro il 30 aprile 2010.
rubrica mensile a cura di VITTORIO RUSCONI
Parola di vita
di CHIARA LUBICH
«In verità vi dico: se avrete fede pari
a un granellino di senapa, potrete dire
a questo monte: spostati da qui a là,
ed esso si sposterà, e niente
vi sarà impossibile» (Mt 17,20)
Q
uante volte nella vita senti il bisogno
che qualcuno ti dia una mano e nello
stesso tempo avverti che nessun uomo
può risolvere la tua situazione! È allora che ti rivolgi inavvertitamente a
Qualcuno che sa rendere le cose impossibili possibili. Questo Qualcuno ha un nome: è Gesù.
Ascolta quanto ti dice:
«In verità vi dico: se avrete fede pari a un
granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente
vi sarà impossibile» (Mt 17,20).
È ovvio che l’espressione “spostare le montagne” non vada presa alla lettera. Gesù non ha
promesso ai discepoli un potere di fare miracoli
spettacolari per stupire la folla. E difatti, se vai
a cercare in tutta la storia della Chiesa, non troverai un santo – che io sappia – che abbia spostato le montagne con la fede. «Spostare le montagne» è un’iperbole, cioè un modo di dire
volutamente esagerato, per inculcare nella mente dei discepoli il concetto che alla fede nulla è
impossibile.
Ogni miracolo infatti che Gesù ha operato, direttamente o attraverso i suoi, è sempre stato
fatto in funzione del Regno di Dio, o del Vangelo
o della salvezza degli uomini. Spostare una montagna non servirebbe a questo.
Il paragone col “granellino di senapa” sta a
indicare che Gesù non ti domanda una fede più
o meno grande, ma una fede autentica. E la caratteristica della fede autentica è quella di poggiare unicamente su Dio e non sulle tue capacità.
Se ti assale il dubbio o l’esitazione nella fede
significa che la tua fiducia in Dio non è ancora
piena: hai una fede debole e poco efficace, che fa
ancora leva sulle tue forze e sulla logica umana.
Chi invece si fida interamente di Dio, lascia
che lui stesso agisca e… a Dio niente è impossibile.
La fede che Gesù vuole dai discepoli è proprio
quell’atteggiamento pieno di fiducia che permette a Dio stesso di manifestare la sua potenza.
E questa fede, che quindi sposta le montagne,
non è riservata a qualche persona eccezionale.
Essa è possibile e doverosa per tutti i credenti.
«In verità vi dico: se avrete fede pari a un
granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente
vi sarà impossibile».
Si pensa che Gesù abbia detto queste parole ai
suoi discepoli quando stava per inviarli in missione.
È facile scoraggiarsi e spaventarsi quando si
sa di essere un piccolo gregge impreparato, senza talenti particolari, di fronte a folle innumerevoli alle quali bisogna portare la verità del Vangelo.
È facile perdersi d’animo di fronte a gente che
ha tutt’altri interessi che il Regno di Dio.
Sembra un compito impossibile.
È allora che Gesù assicura i suoi che con la
fede «sposteranno le montagne» dell’indifferenza, del disinteresse del mondo.
Se avranno fede nulla sarà loro impossibile.
Questa frase può essere inoltre applicata a
tutte le altre circostanze della vita purché siano
in ordine al progresso del Vangelo e alla salvezza delle persone.
Alle volte, di fronte a difficoltà insormontabili
può nascere la tentazione di non rivolgersi nemmeno a Dio. La logica umana suggerisce: basta,
tanto non serve.
Ecco allora che Gesù esorta a non scoraggiarsi
e a rivolgersi a Dio con fiducia. Egli, in un modo
o nell’altro, esaudirà.
Questo commento, pubblicato per intero,
si trova in Città Nuova, n.15-16/1979
P A G I N A
18
Como
CRONACA DI
E
P R O V I N C I A
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010
IN UGANDA PADRE EGIDIO E CINQUE NIPOTI DI PADRE AMBROSOLI
A Kalongo
i 50 anni
dell’ospedale
Padre Tocalli
e i parenti
di padre Giuseppe
vi hanno trascorso
una settimana,
sul finire
di gennaio.
L’occasione
per un “ritorno
a casa”
pagine a cura
di MARCO GATTI
[email protected]
inquant’anni con
l’Africa e per l’
Africa. L’ospedale
di Kalongo, località nel cuore
dell’Uganda molto nota ai
comaschi, e l’annessa
scuola di ostetricia, hanno festeggiato, nelle settimane scorse, il mezzo
secolo di vita. Un’occasione di gioia per riconfermare la forza di un seme
gettato sul finire degli
anni Cinquanta da un
missionario speciale: quel
padre Giuseppe Ambrosoli di cui, oggi, è in corso il
processo per la causa di
beatificazione.
Per salutare questo
evento sono atterrati a
Kalongo, il 18 gennaio
scorsi, per rimanervi una
settimana, padre Egidio
Tocalli, a cui va il merito
di aver raccolto il testimone di padre Ambrosoli e
condotto l’ospedale fino al
luglio 2008, e cinque nipoti del missionario scomparso.
A padre Egidio abbiamo
chiesto di regalarci alcune impressioni di questo
“ritorno a casa”.
Padre Egidio ci parli
della missione di Kalongo.
«La Missione di Kalongo fu fondata dai missionari comboniani nel
1934.
Quando il missionario
medico padre Giuseppe
Ambrosoli arrivò in Uganda nel 1956 fu accolto
a braccia aperte dal parroco padre Alfredo Malandra, che subito intuì l’
importanza di sviluppare
in loco un sistema sanitario che potesse davvero
aiutare quelle popolazioni. Fino a quel momento
la cura dei malati era affidata principalmente
alle suore comboniane
che avevano preparato un
dispensario in muratura
e tetto di paglia. Suor
Eletta Mantiero si distingueva per il suo amore
alle mamme che assisteva nei parti normali. I
casi complicati venivano
riferiti all’ospedale di
C
Padre Egidio, con i nipoti di padre Ambrosoli,
davanti alla tomba di padre Giuseppe Ambrosoli
Kitgum a circa 70 km di
distanza.
Negli anni in cui padre
Ambrosoli si dedicò allo
sviluppo dell’ospedale di
Kalongo anche i coniugi
dottori Piero e Lucille
Corti erano impegnati
alla crescita del loro ospedale di Lacor, nella città
di Gulu, situata a circa
150 km da Kalongo.
Nel 1959 padre Ambrosoli iniziò la scuola di
ostetricia, che da allora
ha preparato circa 1.300
infermiere ostetriche che
si occupano della salute
della donna africana e del
bambino.
Fu questa senza dubbio
una delle più brillanti intuizioni del dottor. Ambrosoli.
Anno dopo anno padre
Giuseppe profuse le sue
energie nell’espandere
l’ospedale, che con lui raggiunse la capienza di 330
posti letto.
Innamorato della chirurgia egli acquistò una
notevolissima capacità di
effettuare interventi delicati nelle varie branche
chirurgiche. La sua fama
si diffuse ben oltre i confini dell’Uganda.
Padre Giuseppe lavorò
a Kalongo per circa 30
anni e morì il 27 marzo
del 1987. Tra pochi giorni ricorrerà quindi il 23°
anniversario della sua
morte».
Come e perché è ricordato padre Giusep-
pe Ambrosoli?
«Senza dubbio egli è stimato e ricordato come un
grande professionista
medico, pieno di amore e
sensibilità verso i malati, nei quali riconosceva
l’immagine di Cristo sofferente.
Sul piano cristiano egli
già in vita si meritò la
fama di “medico santo” .
Pochi anni dopo la sua
morte fu aperto il processo con la raccolta di firme
e documenti per dimostrare l’eroicità delle sue
virtù. Egli è ora invocato
con il titolo di “Servo di
Dio”.
Negli ultimi mesi sono
stati inviati a Roma, presso il postulatore della sua
causa di beatificazione,
resoconti di guarigioni
straordinarie, da sottoporre al vaglio della Commisione medica ufficiale.
Come ben sappiamo un
servo di Dio viene dichiarato beato solo dopo che
la Chiesa - esaminati i
referti medici della Commissione - riconosce che
una certa guarigione è
frutto di un intervento
straordinario di Dio, in
seguito a preghiere e suppliche a colui che deve
essere beatificato o canonizzato».
Padre Egidio, ci parli dei suoi 20 anni a
Kalongo.
«Il 12 febbraio 1987 padre Giuseppe fu obbligato ad evacuare l’ospedale
a causa della guerriglia.
Morirà poche settimane
dopo a motivo dell’enorme
stress e sofferenza.
Per salvare la scuola di
ostetricia e trovarle una
nuova sede al di là del
Nilo rinunciò infatti a farsi ricoverare in Italia per
curare una fastidiosa
nefrite. E questo atto di
estremo eroismo lo porterà alla morte il 27 marzo
successivo.
Per quasi 2 anni Kalongo rimase senza missionari e senza medici.
La gente di Kalongo si
distinse in quel tempo per
il suo amore incondizionato alla sua missione ed
ospedale. A rischio della
stessa vita si oppose ai
tentativi di saccheggio ad
opera dei ribelli.
Quando i miei superiori mi inviarono a Kalongo,
nel novembre 1989, rimasi senza parole nel constatare che davvero la gente
aveva salvato il “suo ospedale”. Un fatto inaudito
per l’Uganda e l’ Africa,
cosi’ abituata ai saccheggi dopo ogni colpo di stato!
I quasi 20 anni che ho
passato a Kalongo sono
stati segnati dalla crudele guerriglia che ha seminato lacrime a non finire.
Circondati e protetti dai
soldati governativi abbiamo continuato a curare i
malati della nostra zona,
divenendo forse l’unico
segno di speranza in mez-
zo alla tragedia della
guerra. La scuola di ostetricia ha fatto ritorno a
Kalongo nel 1990 ed è rimasta la perla del nostro
ospedale.
In quegli anni pieni di
pericoli e di problemi mi
ha sempre sostenuto la
presenza spirituale di padre Giuseppe, nella cui
stanza io abitavo e nel cui
letto ho avuto l’emozione
di dormire. Nelle notti in
cui i due carri armati e le
mitraglie dei soldati sparavano contro i ribelli, io
invocavo la sua presenza
amica in nostro soccorso.
E lui non ha mai mancato di proteggerci.
A Kalongo sono rimasto
fino al luglio del 2008,
quando per motivi di salute sono dovuto rientrare in Italia. Negli ultimi
anni - obbedendo all’ispirazione del nostro fondatore san Daniele Comboni
che voleva “salvare l’ Africa con gli africani” - ho
cercato di individuare un
gruppo di suore ugandesi
intelligenti e piene di buona volontà e le ho indirizzate ai corsi necessari per
poter un giorno dirigere
l’ospedale e la scuola di
ostetricia».
Padre Egidio sappiamo che lei è stato a
Kalongo dal 18 al 26
gennaio scorsi per partecipare alle feste del
50° anniversario dell’Ospedale e della scuola di ostetricia. Cosa
ha provato?
«Sono partito per Kalongo insieme ai nipoti di
padre Giuseppe. Saranno
loro a parlare della propria esperienza. Io ti dirò
che ho provato una grandissima emozione nel rivedere la “mia gente”, e la
festa che mi hanno fatto
scendendo dal piccolo aereo rimarrà scolpita per
sempre nel mio cuore.
Sono ritornato commosso nel cimitero di Kalongo
dove padre Giuseppe riposa, circondato da vari
missionari e tanti cristiani di Kalongo, e l’ho ringraziato per la protezione
che continua ad esercitare dal cielo sul suo ospedale e sulla sua gente.
Il fatto che ora l’ospedale è completamente affidato agli ugandesi è una
grande sfida.
Dall’ Italia noi continueremo a sostenerli con
il consiglio e con l’appoggio finanziario, ma tocca
a loro oramai impegnarsi
con tutte doti di cui dispongono per continuare
questa grande opera che
i missionari comboniani,
con padre Ambrosoli,
hanno realizzato.
Nel suo viaggio,
come ci diceva, è stato
accompagnato dai nipoti di padre Ambrosoli. Che significato ha
avuto la loro presenza?
«Senza dubbio sono stato felice di poter viaggiare con loro. Ma desideravo soprattutto che vedessero coi loro occhi i luoghi
e la gente dove il loro zio
ha operato ed effuso tutte le sue energie spirituali
e fisiche per annunciare
l’ amore di Dio ai suoi fratelli e sorelle sofferenti».
CRONACA
Como&Kalongo
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010
P A G I N A
19
LA TESTIMONIANZA DELLA NIPOTE, GIOVANNA AMBROSOLI
«Una presenza
ancora viva
a Kalongo»
S. MESSA A RONAGO
NELL’ANNIVERSARIO DELLA MORTE
Il 27 marzo ricorre l’anniversario della morte
di padre Ambrosoli. Come da tradizione, ogni
anno viene celebrata a Ronago, suo paese natale, una S. Messa in ricordo della sua figura.
Nei prossimi giorni verranno comunicate data
ed orario della celebrazione.
Davanti al monumento di padre Ambrosoli
nel centro dell' Ospedale.
U
n viaggio alle
radici dello spirito di padre
Comboni, per
respirare l’aria
che ha dato e tolto la vita
a padre Ambrosoli, per
coglierne il profumo, le
sensazioni, per celebrare
una ricorrenza importante. Ad accompagnare padre Egidio Tocalli a Kalongo, in questo fugace
“ritorno a casa”, c’erano
anche cinque nipoti di
padre Giuseppe Ambrosoli. A Kalongo per commemorare un anniversario, i 50 anni di fondazione dell’ospedale e della
scuola di ostetricia, ma
anche per soffermasi in
preghiera sulle spoglie
dello zio.
A una delle nipoti di
padre Giuseppe abbiamo
chiesto il significato di
questo viaggio.
Sig. ra Giovanna,
quali sono i suoi ricordi, oggi, di padre Giuseppe?
«Lo abbiamo conosciuto quando eravamo tutti
molto piccoli. È morto
quando eravamo già ragazzi, per questo il suo
ricordo è ben vivo e limpido dentro di noi. Veniva in Italia raramente,
ma quando lo faceva era
per dei periodi abbastanza lunghi. In queste occasioni avevamo modo di incontrarlo».
Come avete vissuto
questo viaggio?
«Per noi si è trattato di
un’esperienza molto toccante e di grande emozione. Da sempre la realtà di
Kalongo e del suo ospedale avevano accompagnato
il nostro immaginario,
avendone sentito spesso
parlare. Ma mai avevamo
avuto modo di mettervi
piede. Arrivare qui, toccare con mano questa realtà, ma soprattutto il vedere con i nostri occhi che
cosa è stato compiuto ci
ha dato il senso pieno dell’opera realizzata da padre Giuseppe.
Un tipo di vita, la sua,
non solo coraggiosa ma
anche di estrema difficoltà e fatica. Padre Giuseppe faceva di tutto: dal
manager dell’ospedale, al
medico un po’ in tutte le
Padre Egidio nell' Ufficio
con sr. Vincentina,
Direttrice dell' Ospedale e
i medici ugandesi
aree, al chirurgo. E non
mancava di dedicare tempo allo studio. Per non
parlare dell’opera di catechesi che, come religioso e come missionario,
aveva il compito da portare avanti.
Un’esistenza davvero
incredibile la sua…».
Cosa dire della gente che avete incontrato. È ancora vivo il suo
ricordo?
«Vivo e presente. Nonostante lui sia morto da
ormai 23 anni abbiamo
riscontrato tra le gente
del posto un affetto ancora molto forte. È la conferma del segno profondo
lasciato nella gente di
Kalongo. Tra la popolazione si percepisce un affetto ancora intenso, la memoria viva, il riferimento
ad un uomo che è rimasto un simbolo nel cuore
di molti. Ciò che abbiamo
percepito, in un luogo di
grande povertà e miseria,
incontrando la gente, visitando l’ospedale, parlando con il personale, è
la forza di una spiritualità diffusa e un grande
senso di serenità».
Perché avete scelto
di intraprendere questo viaggio?
«Sostanzialmente per
tre motivi: innanzitutto
una ragione umana. Per
molti anni la guerra a
Kalongo ci ha impedito di
recarci sulla sua tomba.
Mi ha sempre commosso
la scelta di amore profondo di padre Giuseppe per
quella terra, la sua terra.
Amore culminato al punto di decidere che le sue
spoglie riposassero per
sempre in quei luoghi. E
il sogno di rincontrarlo, di
recarmi sulla sua tomba
mi ha accompagnato a
lungo.
Questo viaggio ci ha
permesso, dunque, in prima battuta di conoscere i
luoghi in cui padre Giuseppe ha vissuto per tanto tempo e di incontrare
la gente cui ha dedicato la
vita. Pregare sulla sua
tomba è stata una grandissima emozione. In quel
piccolo cimitero, collocato
in un luogo di straordinaria bellezza, abbiamo celebrato una messa di
grande intensità. A circondarci, accanto alla
tomba di padre Giuseppe,
in questo luogo di profondo silenzio, anche le spoglie di altri padri missionari che hanno dedicato
la vita per l’Africa.
Il secondo motivo che ci
ha portato a Kalongo è
legato alla ricorrenza dei
cinquantenni di fondazione dell’ospedale e della
scuola di ostetricia. Con
la nostra presenza, come
parenti di padre Giuseppe, si è voluto dare un segno di vicinanza e di sostegno alla popolazione
locale in occasione di una
ricorrenza così importante.
Il terzo motivo, infine, si
lega di più alla Fondazione che sostiene l’ospedale.
Il viaggio ci è servito
per aiutarci a capire meglio la realtà di Kalogo e
quali siano i bisogni.
Padre Egidio oggi è in
Italia e l’ospedale è gestito da medici e manager
ugandesi. In questo senso l’obiettivo di africanizzazione che padre Giuseppe aveva, da subito, fortemente voluto e perseguito, sulla scorta dello spi-
rito di padre Comboni, è
stato raggiunto. L’ospedale ha però ancora molto
bisogno di un costante
sostegno, non solo di carattere economico, ma
anche in termini di vicinanza e di competenze».
Nei confronti di padre Giuseppe è in corso il processo per la
causa di beatificazione. Come viene vissuto questo aspetto a
Kalongo?
«A Kalongo è generale
e condivisa l’idea che quest’uomo sia già quasi un
santo. Moltissime sono le
persone che ci hanno raccontato episodi a mio avviso miracolosi. L’attesa e
la speranza che la causa
di beatificazione arrivi ad
un risultato positivo è
pertanto molto forte anche lì».
Che cosa si può fare,
oggi, dall’Italia per garantire un sostegno
concreto all’ospedale
di Kalongo?
«Ritengo si possa fare
molto. La nostra intenzione è quella di assicurare
maggiore impegno nell’attività della Fondazione
sia sul fronte dell’appoggio organizzativo e strategico - facendo sentire
loro che camminiamo e
lavoriamo insieme - sia
sul fronte della raccolta
fondi per rispondere ad
un bisogno che a Kalongo
è continuo e costante.
Una struttura sanitaria
qualificata nel cuore della savana rappresenta un
punto di riferimento fondamentale, però ha bisogno di essere sostenuta
continuamente».
Ritorniamo, per un
istante, alla figura di
padre Giuseppe. Che
cosa raccontava di
Kalongo?
«Pensando a padre Giuseppe nel mio ricordo vive
la memoria di una persona estremamente positiva, serena e allegra. Rammento le sue continue
barzellette e l’immagine
di un uomo dotato di un
grande senso dell’ironia.
Era quindi una persona
che sapeva essere molto
divertente.
Non portava con sé, forse volutamente la nascondeva, la fatica di quella
che era la sua esistenza a
Kalongo. Lo vedevamo
sempre molto impegnato
perché il tempo che trascorreva in Italia gli serviva per organizzare le
necessarie raccolte fondi,
per seguire corsi di aggiornamento. Tutto per
portare a casa sua, a
Kalongo, quanti più vantaggi possibili per l’ospedale, in termini di perfezionamento medico, di
aiuti, di fondi. Lo ricordo
come una figura di estrema semplicità, molto umile e serena».
Tornerà a Kalongo?
«Sicuramente. Ciò che
trasmette un posto del genere è difficile da descrivere a parole. Dentro di
me è forte, da quando
sono rientrata, un sentimento di nostalgia. Lì ho
trovato un luogo già familiare, almeno nella mente e nello spirito. Ho provato un senso di comunione e vicinanza anche con
la popolazione locale.
Sensazioni che, ne sono
sicura, mi riporteranno a
Kalongo molto presto».
CRONACA
P A G I N A
20
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010
AD AGOSTO LA CONCLUSIONE DEL PRIMO LOTTO
Il muro
se n’è andato.
E il cantiere
riparte
A
Foto William
l momento di
andare in stampa il muro sul
lungolago di Como dovrebbe essere solo un ricordo. La
scorsa settimana, infatti,
hanno preso il via le operazioni per il taglio del
lungo manufatto di cemento armato realizzato
lo scorso mese di settembre nell’area occupata dal
primo lotto di lavori (dai
giardini a lago fino a piazza Cavour) per il rifacimento del lungolago cittadino e per la posa delle
paratoie anti-esondazione iniziati il 7 gennaio
2008. Una costruzione
che ha provocato non pochi problemi a Como e che
ha caratterizzato l’attività politica cittadina arrivando anche a mettere
quasi in crisi l’Amministrazione comunale guidata dal Sindaco, Stefano
Bruni. Dopo le conseguenze a livello politico, ovvero le dimissioni dell’allora assessore ai Lavori
Pubblici, Fulvio Caradonna, si è quindi arrivati al taglio del muraglione
da parte degli operai della Sacaim, l’azienda di Venezia che ha vinto l’appalto per la realizzazione
delle paratie antiesondazione. Il manufatto,
lungo 120 metri, è stato
tagliato con una gigantesca sega circolare a partire da piazza Cavour. Le
operazioni, complice anche il bel tempo dei primi
giorni, sono state seguite
con particolare interesse
da un flusso continuo di
curiosi che, attraverso gli
L’onda delle
polemiche
ha, alla fine,
abbattuto questa
lunga barriera che
separava il lago
dalla sua città
di LUIGI CLERICI
‘oblò’ che consentono la vista all’interno del cantiere, si sono a più riprese
soffermati a guardare così
come da parte di televisioni e giornalisti non solo
locali, ma provenienti anche da Milano e dal vicino Canton Ticino. Contrariamente a quanto era
stato ventilato i 20 quintali di cemento armato
del manufatto sono stati
portati in una discarica,
al fine di essere utilizzati
per altri lavori edili, e non
destinati a qualche estemporanea opera d’arte
come era stato ventilato
lo scorso autunno, quando ci si poneva l’imbarazzante domanda di cosa ne
sarebbe stato di tutto
quel materiale. Concluso
il taglio del muro, è stato
effettuato anche il taglio
del pannello di rivestimento già montato nei
mesi scorsi in corrispondenza del nuovo molo realizzato sulla sinistra di
piazza Cavour guardando
il lago.
E dunque, dopo l’abbattimento, il lungolago cittadino torna ad essere
protagonista, questa volta in attesa di vedere
completati i lavori della
prima fase del progetto
Foto William
per la realizzazione delle
barriere anti-esondazione. Con il verbale di ripresa dei lavori sono state,
infatti, indicate tutte le
operazioni che nel corso
dei prossimi mesi verranno eseguite. Tali operazioni sono quelle definite
dalla conferenza di servizi che ha approvato il
nuovo progetto di riqualificazione del lungolago e
il nuovo sistema antiesondazione. Nelle prossime settimane gli operai di
Sacaim provvederanno
ad impermeabilizzare la
soletta delle vasche ed a
riempire i cavidotti. Seguirà il taglio delle palancole fuori dal canale e
la posa della copertina,
fino alla conclusione delle opere previste per la
prossima estate. Per
quanto riguarda invece la
nuova passeggiata a lago
questa sarà frutto, come
è ormai risaputo, di un
concorso internazionale
di idee promosso da Re-
gione Lombardia e la cui
gestione operativa sarà
affidata a Infrastrutture
Lombarde. Per la definizione di tutta la parte
architettonica e di arredo
del lungolago, nello scorso fine settimane sono
state condotte delle operazioni di rilievo tridimensionali (tecnicamente
si parla di rilevamento
laser in 3D) anche all’interno dell’area di cantiere. Complessivamente
l’opera comporterà un co-
sto di poso superiore a 19
milioni e 700mila euro.
Finita la vicenda del
muro, almeno per quanto
riguarda la struttura, resta aperta l’ inchiesta della Procura di Como, a carico di ignoti, con l’ipotesi
di abuso edilizio e deturpamento di bellezze
ambientali in attesa di
conoscere le decisioni della Corte dei Conti sugli
aspetti finanziari che
hanno riguardato questa
vicenda.
RIVISTA COMO IN EDICOLA
IL NUMERO DI MARZO
Uno speciale sul rapporto genitori e figli
apre il numero di marzo di Como & dintorni, completamente rinnovato nella grafica,
nei titoli e nell’impaginazione. In primo
piano, quindi, l’emergenza educativa che
si trovano a dover affrontare molti genitori che non sanno più come gestire i figli e
che cercano di appoggiarsi alle scuole per
genitori che stanno sorgendo sempre più
numerose nelle nostre città.. Si prosegue
con un servizio sul piano paesaggistico
della Lombardia presentato di recente in
città e con un’intervista a un giovane
costruttore di organi. Spazio poi alle associazioni con la presentazione del circolo di scacchi “Città di Como”. Non mancano inoltre le recensioni di libri scritti
da autori locali, le mostre da visitare in
città e i ricordi della Como che fu. Conclude la rivista la parte dedicata al turismo, con
un ampio servizio sulla Valsolda e sul Sentiero del Viandante.
È una mostra del tutto particolare quella che rimarrà esposta in Villa Imbonati, a
Cavallasca, fino al 14 marzo prossimi. In esposizione un’ampia fetta della nutrita
produzione artistica del vignettista comasco Renato Frascoli. Una mostra per grandi
e piccini, tutta da ammirare, ad ingresso libero. Orari: dal lunedì al venerdì 15.3018.30; sabato 10-12.30, 15.30-18.30; domenica 10.30-12.30, 16-18.
CRONACA
Como&Cintura
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010
P A G I N A
21
LA GIORNATA NAZIONALE IL 7 MARZO
Ferrovie dimenticate
P
er il terzo anno
consecutivo Co.
Mo.Do., una confederazione di
Associazioni che
si occupano di mobilità alternativa, tempo libero e
attività outdoor, propone
per domenica 7 marzo la
“Giornata Nazionale
delle Ferrovie Dimenticate”, con iniziative ed
eventi sparsi in tutta Italia, con il patrocinio della
Regione Lombardia - Direzione Generale Infrastrutture e Mobilità, della Regione Campania e
del Touring Club Italiano.
Ne parliamo con Ambra
Garancini, Presidente di
Iubilantes, che ha aderito a Co.Mo.Do, assieme
ad altre associazioni nazionali (tra cui Italia Nostra, Legambiente, il
Touring Club Italiano, il
WWF Italia, il Club Alpino Italiano, l’Associazione
Italiana Città Ciclabili,
l’Associazione Italiana
Guide Ambientali Escursionistiche, la Federazione Italiana Amici della
Bicicletta, la Federazione
Italiana Turismo Equestre e Trek, Federparchi,
l’Associazione Direttori
Parchi Naturali Italiani,
le Ferrovie Turistiche Italiane). «Abbiamo riproposto questa giornata per
sensibilizzare gli Enti e
l’opinione pubblica sui
temi della mobilità dolce
attraverso la conservazione, il recupero e la valorizzazione delle infrastrutture territoriali
dismesse, come le strade
arginali, i percorsi storici
e soprattutto le ferrovie
minori, con il potenziamento delle linee ancora
in esercizio, la rivitalizzazione di tratti soppressi ma che possono svolgere ancora un utile servizio (per una maggiore
sostenibilità della mobilità locale) e la trasformazione di quelle definitivamente dismesse in piste ciclo-pedonali, come
accade da anni in altri
paesi Europei». Molte
sono le manifestazioni in
programma in tutta Italia e anche in provincia di
Como. «Per quanto ci riguarda - continua Garancini - la nostra Associazione da sei anni sta lavorando su un progetto di
Torna
un appuntamento
che ha lo scopo
di sensibilizzare
gli Enti
e l’opinione
pubblica sui temi
della mobilità
dolce
di SILVIA FASANA
recupero della ex-ferrovia
Grandate-Malnate
(Como-Varese) come percorso pedonale e ciclabile.
Dal 2004 Iubilantes, grazie alla rete di contatti
capillari con le forze operanti nel territorio, ha realizzato uno studio di
fattibilità, un protocollo di
intesa con sei Comuni,
due interventi di messa in
sicurezza del sedime a
Villa Guardia e Lurate
Caccivio, e ora si prepara
a dedicare un intero week
end di sensibilizzazione
sul tema. La ferrovia
Como-Varese ha funzionato fino al 1966 nella
rete vicinale delle Ferrovie Nord Milano, poi è caduta nel dimenticatoio.
Era stata realizzata nel
1885, nella fase di massima espansione dei trasporti locali su ferro nell’area lombarda. Era il
trenino che Carlo Emilio
Gadda, con inimitabile
ironia, diceva andare
pianissimo, fare pùffetepùffete e spargere fra i
viaggiatori “uno fummo
buonissimo”. Il recupero
ciclopedonale della Grandate-Malnate ora deve
essere una priorità della
Comunità locale e regionale. Il vecchio sedime è
segnalato nel Piano Territoriale Regionale (PTR)
come la sola ferrovia
dismessa lombarda non
ancora recuperata, insieme alla Voghera-Varzi, di
cui è realistico e auspicabile il recupero ciclopedonale, perché “è un
valido corridoio verde alternativo alla percorrenza ciclabile della strada Varese-Como”. Inoltre
lo stesso sedime è uno dei
25 itinerari preferenziali
della “Rete Verde Europea” per la Regione Lombardia nell’ambito del
progetto ReVERMED
(“Rete Verde Europea del
Mediterraneo occidentale”)».
Si comincia con un preevento sabato 6 marzo,
alle ore 16.00. A Solbiate,
presso il Centro Civico
(l’ex-Asilo di via Cadorna,
in frazione Concagno) si
terrà un incontro-dibattito: «TrenoPiediBici. Come
restituire una vecchia ferrovia a pedoni e ciclisti
per muoversi sostenibile,
pensare “europeo”». Sono
previsti interventi tecnici di esponenti di FerrovieNord, Regione Lombardia, Fondazioni Comunitarie, Provincia di Como, Provincia di Varese,
Comune di Como, Pedemontana, Parchi, esperti
del settore. Modera Alessandro Cannavò, giornalista del Corriere della
Sera, cicloturista e pellegrino. A questo appuntamento tutti sono invitati,
in particolare le Associazioni e i cittadini che già
attivamente partecipano
alla giornata delle ferrovie dimenticate e, più ampiamente tutti coloro che
(come privati, come Enti,
come Associazioni) hanno
a cuore lo sviluppo della
mobilità sostenibile. E si
prosegue domenica 7
marzo, con “A piedi e in
bici sulla vecchia ferrovia:
il treno …a piedi”. Due
“treni “ di pedoni curiosi
(volendo anche ciclisti…
lenti) partiranno dai due
capolinea della vecchia
ferrovia per incontrarsi
alla vecchia stazione di
Olgiate Comasco. Alla
stazione FNM di Grandate-Breccia - parcheggio
lato Grandate (è in attesa di conferma la presenza di un convoglio storico) il ritrovo è alle ore
8.45. Seguirà la partenza
alle ore 9.00, con le seguenti fermate: ore 9.15
Montano Lucino, rondò
presso supermercato
OBI; ore 9.30 Villa Guardia, Casello del Pionino;
ore 9.40 Corte Basterna
(Cippo dei Migranti); ore
9.50 Villa Guardia, vecchia stazione; ore 10.15
Lurate Caccivio, ponte del
Fossato e vecchia stazione; ore 10.45 Lurate
Caccivio, Centro Millennium; ore 11.30 arrivo
vecchia stazione di Olgiate Comasco. A San Salvatore/Malnate (inizio
Via Doberdò), il ritrovo è
invece alle ore 9.00, con
partenza alle ore 9.10 e le
seguenti fermate: ore 9.30
Concagno, Centro Sportivo; ore 10.15 Albiolo/
Solbiate, vecchia stazione; ore 11.30 circa arrivo
alla vecchia stazione di
Olgiate Comasco. L’arrivo
dei “treni” alla stazione di
Olgiate Comasco sarà festeggiato con un aperitivo gratis per tutti, il pranzo (offerta minima di 5
euro), e, nel pomeriggio,
animazioni per bambini,
la possibilità di visitare
stand di Associazioni e di
Parchi, assaggi, degustazioni, vendita di prodotti
locali nell’ottica della promozione della “filiera corta”. La partecipazione è
libera e gratuita: sono
raccomandate calzature
da trekking. Il ricavato
del pranzo, tolte le spese
vive, sarà devoluto da
Iubilantes alla Suore
Murialdine di San Giuseppe - Centro educativo
di Mendoza (Argentina)
gestito da Suor Leda
Borrelli, che ospita circa
350 bambini e ragazzi
provenienti dalle famiglie
immigrate più povere e
molti bambini di strada.
Spiega Ambra Garancini:
«Ci sembra questo un
buon modo per sostenere
le popolazioni del Sud
America, in questi giorni
duramente provate dal
terremoto del Cile, che
avrà sicuramente ricadute pesanti anche sui paesi limitrofi».
Gli eventi di sabato e
domenica hanno il patrocinio e la collaborazione
dei Comuni di Grandate,
Villa Guardia, Lurate
Caccivio, Montano Lucino, Olgiate Comasco,
Albiolo, Solbiate, Binago,
Cagno, Malnate e la partecipazione di WWF, Associazioni, gruppi di
Volontariato, Pro Loco,
Gruppi Alpini, Polizie Locali e Gruppi di Protezione Civile del territorio.
Per informazioni: Iubilantes, Via Vittorio Emanuele 45, Como; tel. 031279684; fax 031-265545;
e-mail: iubilantes@i
ubilantes.it; sito internet:
www.iubilantes.eu.
VEGLIA DI PREGHIERA A S. FEDELE PER LA PACE NEL MONDO
Domenica 7 marzo, alle ore 21, appuntamento, nella Basilica di
San Fedele, a Como per pregare per la pace nel mondo come facciamo, trimestralmente, da molti anni. L’iniziativa è proposta da
Caritas, dalla parrocchia di S. Fedele e dalla associazione “Il Bandolo”. Questo il testo che accompagna l’iniziativa, redatto da Anna
Ostinelli: “Siamo convinti che la pace è un cammino e quindi va
alimentata e sostenuta con continuità, nell’ascolto della Parola
di Dio e dei segni dei tempi.Questa volta vogliamo soprattutto
riflettere di fronte ai drammi della disoccupazione involontaria,
dello sfruttamento di tanti lavoratori, delle condizioni inumane
in cui sono costrette a vivere tante persone per poter lavorare e
garantire la sopravvivenza loro e delle loro famiglie.Tutti questi
drammi oggi coinvolgono persone di ogni paese del mondo perché
“previsti” dal nostro modello economico che proprio per questo è
chiaramente assurdo e inumano.Prevedere la disoccupazione involontaria, la devastazione ambientale, lo sfruttamento delle risorse energetiche, il trasferimento della produzione dove conviene, cioè dove i lavoratori sono sottopagati e non tutelati è sicura-
mente contro l’uomo e quindi non voluto da Dio.Vogliamo interrogarci su tutto questo e chiedere a Dio di illuminarci su come
cambiare, su come non rassegnarci ad un mondo economico che
va alla deriva trascinando noi uomini in una vita assurda. Ci
lasceremo illuminare dalla parabola del padre di famiglia che
chiama i lavoratori nella sua vigna a diverse ore della giornata e
poi, sorprendentemente per noi, ma non per LUI, li paga tutti
allo stesso modo! Gesù è venuto perché “abbiamo la vita in abbondanza”, per rivelarci come vivere in pienezza nella giustizia e
nella solidarietà e con Lui possiamo contribuire a rendere il mondo
un po’ più fraterno ed umano.Ci impegneremo per questo a sostenere il “fondo della solidarietà” della diocesi per aiutare le famiglie in questo momento provate dalla disoccupazione involontaria e pregheremo per tutti i disoccupati, i lavoratori sfruttati e in
particolare, alla vigilia della festa della donna, per tutte le lavoratrici che vivono nelle nostre case per accudire i nostri figli e i
nostri anziani e per questo sono costrette a distaccarsi dai loro
figli e ad affidarli ad altri nel loro paese d’origine”
ALTRE INIZIATIVE
Tra le iniziative proposte nell’ambito della Terza “Giornata Nazionale
delle Ferrovie Dimenticate”, segnaliamo inoltre
che il Club Treni Brianza
& FerroviaMenaggio
Porlezza.it organizza
un’escursione guidata
lungo il tratto Grandola
ed Uniti - Porlezza della
vecchia linea MenaggioPorlezza, con ritrovo alle
ore 9.30 presso il parcheggio di Cardano di
Grandola e pranzo in un
ristorante convenzionato; presentazione del volume sulla storia della
vecchia ferrovia e visita
al Museo Etnografico
della Valle (per informazioni e prenotazioni: tel.
335 5941948; e-mail:
info@ferroviamenaggio
porlezza.it).
FIAB - Ciclocittà di Varese e FIAB-Amicinbici
di Cardano al Campo organizzano invece una pedalata sulla nuova pista
ciclopedonale lungo la
vecchia Ferrovia con ritrovo alla Stazione Trenitalia di Varese alle
9.00, passaggio da Mulini di Gurone, sosta a
Castiglione Olona e visita alle carrozze recuperate, sosta a Fagnano
Olona e intrattenimento
con le istituzioni responsabili della greenway
Valmorea (in collaborazione con l’associazione
“Contrada dei Calimali
onlus”), arrivo a Castellanza e rientro in treno
a Varese (per informazioni: tel. 0332-812059; 3493288079; e-mail ciclo
[email protected]).
Legambiente Varese e
Legambiente “Mulini
dell’Olona” organizzano,
con ritrovo presso a
Varese, Piazza Statuto,
Bizzozzero e a Malnate,
piazza delle Tessitrici
alle 9.00, una passeggiata per raggiungere il casello dei Mulini di Gurone dove verrà servito
caffelatte pane e miele,
un percorso alla scoperta dei binari interrotti
dalla diga di laminazione delle piene dell’Olona (iniziativa coordinata con quella organizzata da Ciclocittà FIAB,
per informazioni: Tel:
335-7379004 - mail: lega
[email protected]).
Il Gruppo Escursionistico Trekking... inviaggioconric organizza
un’escursione lungo un
tratto della vecchia
tramvia Varese - Luino,
con ritrovo al Ponte Inverso, Ganna alle 09.30
fino ai pressi dell’ex stazione di Cunardo e ritorno (per informazioni: tel:
031-895042;cell. 3396346060 - mail: riccardo
[email protected]
Per ulteriori informazioni sulla “Giornata Nazionale delle Ferrovie Dimenticate” e per conoscere i programmi dettagliati delle manifestazioni in programma in tutta Italia: www.ferrovie
dimenticate.it.
CRONACA
P A G I N A
ComoScuola
22
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010
LE SCUOLE CATTOLICHE DELLA DIOCESI/6
Il Collegio
Santa Chiara
LA STORIA
L
a scuola “Santa
Chiara” è animata
e diretta dalle Figlie di Gesù che
operano giornalmente con un gruppo di
qualificati insegnanti e
collaboratori laici i quali
sono inseriti nella scuola
perché ne condividono il
progetto e proposte di formazione. Religiose e laici
vivono il servizio educativo come missione: consapevoli che tutti i valori umani trovano la loro
realizzazione in Cristo,
insieme si prendono “cura” di ogni persona loro
affidata, così da intuirne
il mistero della personalità come unica e irripetibile, per accompagnarla
e promuoverla alla conoscenza e alla piena matura-zione di sé. Situato alla
periferia di Como, in località Muggiò, l’Istituto è costituito dai seguenti ordini scolastici: Scuola dell’Infanzia (2 sez), Scuola
Primaria (1 corso), Scuola Sec. di Primo Grado (2
corsi) le cui attività curricolari sono articolate
Una scuola in cui
religiose e laici
vivono il servizio
educativo come
una missione
dal lunedì al venerdì. Oltre al servizio pre-scuola
(dalle ore 7.00) e doposcuola (fino alle 18.00)
l’Istituto offre il servizio
mensa fornito da una cooperativa di ristorazione
con certificazione di qualità.
Coordinati per cicli di
lezione o attività di laboratorio (es. ed. alimentare, ambientale, stradale,
di orientamento, alla salute, all’affettività, …) collaborano con gli insegnanti operatori esterni,
esperti di varie discipline
o ambiti formativi e culturali che intervengono a
maggior completezza della proposta educativa-didattica. Oltre all’aspetto
culturale vengono promosse attività di teatro,
nuoto, basket, scherma,
potenziamento dello studio della lingua inglese
con insegnanti di madrelingua. C’è pure la presenza di un sacerdote di
don Orione in qualità di
Padre spirituale. Per rispondere alle esigenze
dell’oggi la scuola è dotata di laboratori (artistico,
linguistico, informatico,
scientifico) e di altre tecnologie che favoriscono un
apprendimento più attivo
e coinvolgente. L’aspetto
motorio e ricreativo è potenziato attraverso l’organizzazione di tornei di
calcio, pallavolo, ping
pong che si svolgono negli ampi spazi esterni e
che culminano nelle giornate sportive che si svolgono presso il campo
CONI.
Nella Comunità Educante hanno un ruolo di
speciale importanza i genitori i quali sono coinvolti nella partecipazione
alla vita della scuola attraverso momenti di formazione sia spirituale
che pedagogica, nell’organizzazione di mercatini,
pozzo, tombolata di carnevale, feste della scuola.
IL NOSTRO ISTITUTO OGGI
Le Figlie di Gesù operano nella scuola come luogo privilegiato di promozione
umana, civile, culturale e spirituale a vantaggio della società, secondo lo spirito
educativo del Padre Fondatore:
Don Pietro Leonardi, sacerdote veronese vissuto nel 1800 e fondatore della Congregazione delle “Figlie
di Gesù”, per supplire alle carenze
istituzionali dell’epoca e offrire alla
gioventù povera la possibilità di
un’educazione cristiana e civile in
sintonia con le necessità dei tempi,
istituì nel 1812, a Verona, le prime
Scuole di Carità.
Don Pietro, insieme ad un gruppo
d’amici con i quali condivideva ideali e fatiche “della Fratellanza dei
preti e laici spedalieri”, aveva fatto
una prima esperienza in ospedale
come giovane cappellano.
L’accostarsi all’umanità sofferente
lo rese attento nel cercare di risolvere all’origine le cause di malesseri, che non erano solo fisici, e
quando incontrò sul suo cammino
prima i “raminghelli”, bambini di
strada, e poi le ragazze povere della periferia, capì che investire in
educazione non era solo un’opera di
Carità, ma significava “prendere
parte alla riforma del mondo intero”, cioè contribuire ad un bene sociale, investendo cuore ed energie
per il potenziale migliore, ma più fragile di ogni società, quello dei bambini e
dei ragazzi.
L’eredità di don Leonardi fu raccolta da alcune insegnanti, “Le Figlie di Gesù”,
che nel solco della storia sono arrivate fino ai nostri giorni, mantenendo aperta in vari modi questa scuola nel cuore della città di Verona.
Nella seconda metà del 1800, tali scuole si diffusero in Emilia e in Toscana.
A Como, solo nel 1945, le Figlie di Gesù assunsero la gestione del Collegio S.
Chiara, che sorgeva in una delle principali vie della cittadina lariana, in un
antico fabbricato risalente al 1500, dal caratteristico aspetto claustrale, l’ex
monastero, appunto, di S. Chiara, in via Milano.
Affidato prima a personale laico, dopo alterne vicende, l’istituto che comprendeva l’educandato, la scuola materna, la scuola elementare e la scuola di avviamento commerciale passò alle Figlie di Gesù che ivi iniziarono un’intensa
attività aprendo anche la scuola media e la scuola tecnica.
In seguito a decisione del Consiglio Comunale che procedeva alla sistemazione del Piano Regolatore della città e alla costruzione della tangenziale ovest,
le scuole nel 1968 furono trasferite nel nuovo e moderno edificio sorto in località Muggiò e precisamente in Via Santa Chiara, 10.
La passione per l’educazione della gioventù propria del Padre Fondatore è
giunta, quale preziosa eredità, fino ai nostri giorni, adeguandosi all’evoluzione scolastica.
Se ieri l’opera educativa di don Leonardi trovava la sua ragion d’essere nelle
carenze istituzionali, oggi essa riafferma la legittimità del suo esistere come
scuola cattolica, inserita nel tessuto ecclesiale, diocesano, territoriale e in un
contesto civile pluralistico e multietnico.
“Se pongo mano alla cura della gioventù prendo parte alla riforma del mondo
intero”. (P.Leonardi)
Il fondamento che anima e sostiene le educatrici nella “nobile e utile arte di
educare” è, secondo il carisma di don Pietro Leonardi, lo spirito e l’imitazione di
Gesù, quale modello da proporre anche agli alunni, per formare nuove generazioni capaci di incidere positivamente nella società.
Il nostro progetto vuole attualizzare tale ideale educativo come risposta alle
esigenze della società di oggi, in sintonia con la missione evangelizzatrice della
Chiesa, in un’ottica tipicamente cristocentrica.
Le linee educative, ispirate al Vangelo, emergono dalla vita e dagli scritti del
Padre Fondatore.
L’attenzione ai poveri, voluta da don Pietro Leonardi, nella fedeltà alla linea
originaria, rende la nostra scuola aperta anche alla cura delle nuove forme di
povertà,di fragilità e di disagio. Non c’è situazione, per quanto sfavorevole, che
non possa essere affrontata con responsabilità, con umanità, con efficacia.
Pertanto la nostra scuola si adopera per promuovere l’accesso a quanti intendono avvalersene, come luogo in cui nelle diversità e nelle differenze si condivide l’unico obiettivo: la “cura” per la crescita della persona a livello di autostima,
capacità logiche, comunicative, critiche, relazionali.
Per chi ama i ragazzi e la loro educazione non esiste ostacolo alla creatività e
allo slancio.
Informazioni
e contatti
Collegio Santa Chiara
via Santa Chiara, 10
via Muggiò, 81
22100 - COMO
Tel. 031-520360
fax 031-521635
[email protected]
www.collegiosantachiara.it
CRONACA
P A G I N A
23
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010
L’ULTIMO SALUTO
Don Sando
Della Vigna
un prete accanto
agli uomini
H
o salutato don
Sandro l’ultima
volta la mattina
del 2 febbraio.
Era seduto presso la sua piccola scrivania
all’ingresso della Cancelleria curiale, come sempre. “Devo ricoverarmi per
fare due operazioni in una
volta sola”, mi disse con
il tono di chi è abituato a
stare accanto ai malati, e
quasi è contento di poter
fare per un po’ di tempo
la parte dell’assistito a
riposo. In effetti l’intervento chirurgico sembrò
ben riuscito, e il suo morale tornò presto al consueto livello di vivacità.
Poi, però, la degenza si
prolungava, e dopo una
settimana di lento declino don Sandro concluse il
suo cammino terreno nelle prime ore del 25 febbraio.
E’ il quarto - dopo don
Carlo, don Luciano, don
Virginio - della nostra piccola classe di ordinati nel
’67 ad arrivare in cima
alla salita. E proprio di
salita ci aveva parlato il
Vicario episcopale al brindisi del pranzo degli anniversari sacerdotali nel
maggio del ’92. “Per voi
del 25° ora inizia la salita”, ci aveva solennemente annunciato. Al mio turno di parlare, chiesi che
si uscisse da questo linguaggio un po’ retorico e
allusivo. “Forse la nostra
classe non ha già iniziato
la salita? Don Carlo già
da nove anni ha donato
tragicamente la sua vita
in servizio alla missione
diocesana in Cameroun”.
E dentro di me pensavo
Angelo e Giuliana Palma piangono la scomparsa dell'amico molto
caro
don Sandro
Della Vigna
un sacerdote di fede
limpida e profonda, un
autentico testimone del
Vangelo, un uomo dolce e generoso, di infinita umiltà e bontà, un
grande amico dei poveri.
Sono vicini con l'affetto
e con la preghiera a
Chicca, Maria, Paolo e
a tutti i famigliari.
L'Associazione Antonio e Luigi Palma è affettuosamente vicina
con la preghiera a
Chicca per la prematura scomparsa del
caro fratello
Scomparso la scorsa settimana era nato
a Como nel 1941 e ordinato sacerdote
nel 1967. Aveva quindi assolto i
seguenti incarichi: vicario di Casnate
(1967-80), vicario di S. Rocco in Como
(1981-94). Dal 1990 addetto alla
Cancelleria e dal 1994 Cappellano
della Casa di cura “Villa Aprica”
e del pensionato “Celesia”
con un pizzico di ironia:
“Se invece alludi a scalate di carriera, il nostro
don Sandro è già salito
fino ad essere ‘addetto’
alla Cancelleria vescovile,
e questo per noi e per lui
basta e avanza”. E non
sono andato lontano dal
vero con questo pensiero:
non ho mai sentito qualcuno dei miei compagni
lamentarsi per problemi
di carriera, e tanto meno
don Sandro, sereno servitore in Curia fino tre settimane fa’. Era contento
di lavorare insieme a veri
amici, e di avere l’occasione di incontrare ogni giorno i confratelli che passavano dal suo ufficio.
La marcia in più di don
Sandro era questa conoscenza e vicinanza alle
persone, che nelle mattinate passate in Cancelleria erano soprattutto i
preti.
Aveva iniziato il suo
ministero accanto ai giovani dell’oratorio e al vecchio parroco di Casnate.
Poca teoria, molta fede e
traboccante umanità:
ecco le sue linee pastorali. Con lo stesso stile affrontò l’impegno di vicario a S. Rocco in Como,
dove si prese cura anche
degli ospiti della casa Federico Ozanam.
Infine, per dare un po’
più di ordine alla cura
della propria salute, accettò di buon grado di dedicarsi al servizio degli
ammalati di Villa Aprica,
compatibile con la sua collaborazione in Curia.
Ho detto della sua molta fede. A prima vista poteva apparire un innamorato delle porpore cardinalizie e degli altri ornamenti clericali, ammirati
a Roma negli anni dell’adolescenza presso il
presemina rio S. Pio X in
Vaticano. Invece era innamorato di Cristo, ed aveva un grande rispetto per
la Chiesa di Cristo. Parlava con benevola comprensione di quella malattia - benigna - che sembra contagiare anche alcuni del nostro clero: la
‘romanite’. Le sue aspirazioni erano rivolte altrove. “Amate Gesù Cristo, e
lasciate perdere il mondo
e tutto il resto”, era uno
degli slogan - pronunciato con parole più pittoresche - da lui più usati nelle esortazioni ai giovani.
E la sua traboccante
don Sandro
Della Vigna
I soci del Movimento
Apostolico Ciechi si
uniscono nella preghiera all’assistente ,
don Giorgio Pusterla,
per la morte del cugino
don Sandro
Della Vigna
Il Signore misericordioso accolga nel Suo
Regno chi l’ha servito
con fedeltà.
umanità. Già la sua imponente corporatura era
un segnale di simpatia,
che richiamava la cordiale convivialità. Le critiche
dei farisei a Gesù per la
sua eccessiva golosità, per
don Sandro erano più
appropriate, e di questo
ha sofferto anche la sua
salute; negli ultimi anni
ha dovuto purificarsi con
una dieta rigida praticata quasi fedelmente. Ma
tutto in don Sandro era
collegato ad una sincera
CON IL CENTRO GUANELLIANO DI PASTORALE GIOVANILE
LA DISCOTECA DEL SILENZIO E LA DOMENICA DELLA CARITÀ
Sabato 6 marzo presso il Santuario del Sacro Cuore di via Tommaso Grossi a Como, si
terrà la “Discoteca del Silenzio”, il tradizionale appuntamento di adorazione eucaristica
notturna proposto dal Centro Guanelliano di Pastorale Giovanile (C.G.P.G.). L’inizio è
alle ore 20.30, con la celebrazione della S. Messa vespertina; seguirà l’esposizione del SS.
Sacramento e l’animazione spirituale proposta dai giovani Guanelliani con preghiere,
canti, ritornelli, lettura di brani di don Guanella e di frasi tratte dalla Parola di Dio. Poi,
dalle 23.00, il silenzio, la meditazione e la preghiera personale, fino alle 4.00 della domenica mattina. Alle 24.00 sarà recitato il Santo Rosario per tutte le famiglie in comunione
con altre realtà guanelliane.
Domenica 7 marzo prosegue l’iniziativa, sempre proposta dal Centro Guanelliano di
Pastorale Giovanile, della “Domenica della Carità”: un momento di incontro con gli ospiti
della RSA “Don Guanella” di Como e la celebrazione insieme dell’Eucaristia domenicale
delle ore 10.30 presso la cappella interna alla struttura (con entrata da via Guanella).
L’invito a partecipare è rivolto a tutti. Chi fosse interessato a partecipare all’animazione
può ritrovarsi alle 9.30 sempre presso la cappella.
Per informazioni ci si può rivolgere alla segreteria del Centro Guanelliano di Pastorale
Giovanile, via L. Guanella, 13 Como; tel. 031.296783; e-mail: [email protected].
e spontanea condivisione
della vita degli altri, nella gioia e nel dolore. E la
gente lo capiva e gli voleva bene. Così i luoghi dove
lui è passato portano un
riconoscente ricordo della sua bontà, persino i
palazzi della nostra Curia, sede austera dell’etichetta clericale.
Non ho mai saputo di
periodi di ferie di don
Sandro, all’infuori delle
annuali vacanze al mare
con don Augusto Peduzzi
e gli ospiti della sua Casa
- Famiglia. Ora è entrato
nel vero ‘riposo’ accanto al
Buon Pastore e a tanti
amici in paradiso. Sarà
certamente un riposo speciale, riempito dall’intercessione per noi pellegrini sulla terra, soprattutto per i suoi famigliari, i
suoi malati e per le vocazioni sacerdotali, che gli
sono sempre state a cuore.
Noi sacerdoti abbiamo
un amico in più nelle nostre celebrazioni eucaristiche, che congiungono
cielo e terra all’unico Signore della vita e della
gioia.
DON PIO GIBOLI
CON “MONDO TURISTICO” VISITA GUIDATA ALLA
CHIESA DI S. CECILIA E IN PINACOTECA CIVICA
L’Associazione Culturale “Mondo Turistico” organizza per
sabato 6 marzo una visita guidata alla chiesa di S. Cecilia a
Como e alla Quadreria della Pinacoteca Civica. L’appuntamento è fissato per le ore 14.30 a Como, davanti alla chiesa di
S. Cecilia (vicino a Porta Torre).
L’elegante facciata neoclassica di questa chiesa è opera di
Simone Cantoni, mentre l’interno è una delle maggiori espressioni di arte barocca del comasco. In particolare, sono grandiose le decorazioni a stucco di Giovan Battista Barberini; si
ammireranno anche opere di Filippo Abbiati e gli affreschi
della volta di Andrea Lanzani, eseguiti nella seconda metà
del ‘600.
Si proseguirà poi con la visita alla Quadreria all’interno
della Pinacoteca Civica di Palazzo Volpi, dove sono esposti
diversi dipinti di notevole interesse in particolare di epoca
barocca, provenienti da chiese e monasteri soppressi e da collezioni private.
Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie): Mondo Turistico, tel. 0344.30060; 339.4163108; e-mail: mondoturistico
@virgilio.it.
CRONACA
P A G I N A
24
Como
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010
BANDI DA TENERE D’OCCHIO
Contro la crisi
I
n questo momento di
crisi occorre tenere gli
occhi ben aperti sulle
opportunità oggi offerte alle famiglie più
in difficoltà per far fronte
al caro vita.
Una mano può arrivare dai bandi che la Regione Lombardia, tramite
l’Asl, emette periodicamente, per offrire un sostegno a chi, con maggiore fatica, arriva alla fine
del mese. Per informazioni: www.asl.como.it, oppure contattare il proprio
Comune di residenza.
BUONO
FAMIGLIA 2010
Uno di questi è il “Buono Famiglia 2010”, per la
richiesta del quale si è
ormai agli sgoccioli (il termine ultimo è infatti il 5
marzo)
Nel merito Regione
Lombardia eroga un contributo di euro 1.300 alle
famiglie lombarde che si
fanno carico del pagamento della retta di un
familiare anziano/disabile ricoverato in una
struttura residenziale in
Lombardia e che hanno
almeno un figlio minorenne o che si trovano in una
situazione di disagio economico in conseguenza
della interruzione (disoccupazione/mobilità) o sospensione (cassa integrazione ordinaria, straordinaria, in deroga) del rapporto di lavoro.
DOTE SCUOLASOSTEGNO
AL REDDITO
Anche per l’anno scolastico 2010/2011 la Regione Lombardia prevede la
possibilità di richiedere la
Dote Scuola - sostegno al
reddito strumento a sostegno della famiglia per
la permanenza nel sistema educativo degli stu-
denti meno abbienti che
frequentano le scuole dell’obbligo e secondarie superiori statali. La dote
scuola prevede l’erogazione di buoni spendibili nel
corso dell’anno scolastico
per l’acquisto del materiale scolastico e per
l’eventuale pagamento di
servizi scolastici. Le domande possono essere
presentare on-line su :
www.dote.regione. lombar
dia.it. Il tempo utile per
la presentazione della domanda è il 30 aprile 2010.
APPARECCHI
ODONTOIATRICI
La Regione Lombardia
PADRE ANTONIO GARAU A COMO
mette a disposizione fondi per le famiglie con figli
di età compresa tra i 10 e
i 16 anni, con l’obiettivo
di promuovere la prevenzione ortodontica negli
adolescenti e sostenere
economicamente le famiglie, intervenendo a coprire i costi degli apparecchi
fissi e mobili con un contributo massimo di 700
euro per ciclo terapeutico
completo.
Per maggiori informazioni e conoscere requisiti necessari di accesso è
possibile rivolgersi agli
Uffici Relazioni con il
Pubblico dell’ASL della
Provincia di Como.
CENTRI PER L’IMPIEGO
Erano poco più di 10 mila nel 2004 e hanno toccato quota 18.537 nel 2009 le
persone in cerca di lavoro in provincia di Como registrate presso i cinque centri
per l’impiego provinciali.
Un dato che la dice lunga sulla portata della crisi abbattutasi nel comasco.
Appiano Gentile, Cantù, Como, Erba, Menaggio, cinque osservatori importanti
dai quali sono transitate migliaia di persone in questi anni. Passa anche e soprattutto attraverso il contatto con i Centri per l’impiego la strategia della Provincia di Como per rimettere in moto l’occupazione comasca. A ribadirlo è l’assessore provinciale alle Politiche Attive del Lavoro Alessandro Fermi secondo il
quale la crisi non è ancora finita, anche se qualche segnale di ripresa, in termini di produttività, sembra affiorare. Doti, borse lavoro, formazione. Questo ed
altro tra le politiche messe in atto da Villa Saporiti per dare respiro e rilancio al
mercato comasco.
La Cisl di Como organizza un incontro con padre Antonio Garau, sacerdote nel quartiere
Brancaccio a Palermo, sul tema: “Combattere la
criminalità mafiosa educando alla legalità”: l’eredità di don Pino Puglisi.
Appuntamento: venerdì 5 marzo, ore 20.45, presso il Centro Cardinal Ferrari, a Como in viale Cesare Battisti, 8.
CONCERTO PER IL 90° DEGLI ALPINI
Sabato 6 marzo alle ore 2100, presso
l’Auditorium del Collegio Gallio in via Barelli, la
sezione alpini di Como, nel quadro delle celebrazioni del proprio 90° anniversario di fondazione,
organizzerà un concerto di musiche classiche,
folcloristiche e del repertorio alpino. Parteciperà
la filarmonica “La prime lus” nata nel 1812 a
Bertiolo. I suoi 45 componenti sono tutti musicisti non professionisti di età compresa tra i 12 e i
75 anni. Direttrice è la Maestra Chiara Vidoni. Il
concerto del 6 marzo, primo di cinque che vedranno alternarsi nei prossimi mesi altri quattro complessi folcloristici dell’intero arco alpino (Veneto,
Alto Adige, Valle d’Aosta e Piemonte), rientra nelle iniziative, ben diciotto, che la sezione alpini di
Como ha posto in programma per celebrare i suoi
90 anni di vita. L’ingresso al concerto è gratuito.
“ASCOLTO” AL GALLIO: LA CHIESA
DI GESÙ E IL PRIMATO DI PIETRO
L’associazione “Ascolto” Gruppo di cultura, ricorda - nell’ambito del corso biblico 2009-2010 sul
tema “Il Vangelo di Matteo” - l’appuntamento di
lunedì 8 marzo, alle ore 21, presso l’Auditorium
del Collegio Gallio, per un incontro che tratterà
di: “La chiesa di Gesù e il primato di Pietro”,
relatore: don Ivan Salvadori. Sarà presente mons.
Bruno Maggioni.
CRONACA
Bassa&territorio
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010
E
ducare è senz’altro
difficile, ma non è
un’impresa impossibile.
Molti genitori sentono la fatica di accompagnare ogni giorno i propri
figli. Questa difficoltà
deve però recuperare la
gioia indicibile di aver
donato la vita a un figlio.
Questo è il miracolo che
nessuno più riesce a vedere.
Ma si può dare “alla
luce” senza dare “una luce
per vivere”? Dare una
luce sul cammino è la difficile arte dell’educare. Sì,
perché educare è un
“arte”. Ed è un’abilità che
il Signore dona a coloro
che vogliono bene alla
vita che viene in questo
mondo.
Al 5° Meeting delle famiglie - che si terrà presso La Nostra Famiglia di
Bosisio Parini (Lc) dal 13
al 14 marzo - i Gruppi di
spiritualità familiare che
si ispirano al beato Luigi
Monza vogliono invitare
tutti coloro che amano
BOSISIO PARINI 13 E 14 MARZO
Famiglia:
l’arte di educare
i Gruppi
di spiritualità
familiare che si
ispirano al beato
Luigi Monza
invitano a questo
appuntamento
tutti coloro
che amano
l’educazione
e che sanno che
c’è un luogo dove
essa trova casa:
la famiglia
l’educazione e che sanno
che c’è un luogo dove essa
trova casa: la famiglia. La
pedagogia, gli esperti, gli
amici che hanno voluto
bene alle famiglie faranno luce su questa difficile
arte. Senza dimenticare
che per i genitori i figli
sono il bene più prezioso:
è questo il loro più grande “patrimonio”. Come
non investire tutto su di
loro?
Interverranno al Meeting:
- Giuseppina Pignatelli,
responsabile generale
dell’Istituto Secolare Piccole Apostole della Carità e Alda Pellegri, presidente dell’associazione La
Nostra Famiglia;
- mons. Franco Giulio
Brambilla, referente dei
gruppi di spiritualità familiare “La Nostra Famiglia, una Famiglia di famiglie”, vescovo ausiliare
di Milano, con la relazione “Educare in famiglia:
una difficile arte?”;
- suor Elena Bosetti,
docente di esegesi del NT
alla Pontificia Università
Gregoriana, con la relazione “Dio educa il suo
popolo come famiglia”;
- Francesca e Alfonso
Colzani, responsabili del
Servizio per la Famiglia
della Diocesi di Milano,
con la Lectio divina “Lo-
diamo insieme il Signore”.
Le famiglie poi si confronteranno con esperti
sulle loro esperienze di
vita in tre laboratori:
Vita affettiva: Educare tra emozioni ed affetti
Coordinerà la dr.ssa
Raffaella Iafrate, professore associato di psicologia sociale presso la Facoltà di Psicologia dell’Università Cattolica del
Sacro Cuore di Milano,
con la dr.ssa Ivana Comelli, collaboratrice del
Centro D’Ateneo Studi e
Ricerche sulla Famiglia
della stessa Università.
P A G I N A
25
Fragilità: Educazione
e fragilità
Coordinerà la dr.ssa
Eleonora Maino, Professore incaricato di “Psicodinamica dello sviluppo e
delle relazioni familiari”
presso la facoltà di Psicologia dell’Università di
Padova, psicologa e psicoterapeuta presso il Servizio di Psicologia della Famiglia dell’Associazione
“La Nostra Famiglia” di
Bosisio Parini (LC);
Situazioni difficili o
irregolari: Educazione e
fedeltà
Coordinerà don Eugenio Zanetti, Responsabile del Gruppo di Bergamo
“La Casa”: accompagnamento per persone separate, divorziate o risposate.
Il Meeting si svolgerà
presso l’Auditorium “Don
Luigi Monza” de “La Nostra Famiglia” di Bosisio
Parini (Lecco) - tel. 031
877111
ALBIOLO E OLGIATE: UNA GIORNTA DEDICATA ALL’ANIMAZIONE MISSIONARIA
Nel cammino della “quaresima di
fraternità” le parrocchie di Albiolo e
Olgiate Comasco hanno voluto dedicare, domenica 28 febbraio, una giornata all’ animazione missionaria, insieme ai padri comboniani e alla partecipazione di due gruppi africani,
specializzati nell’animazione liturgica. Canti, colori e sonorità africane
hanno accompagnato, nelle due parrocchie, le messe della domenica mattina concelebrate dai missionari
comboniani che hanno portato la loro
testimonianza sulla missione.
Nella parrocchia di Olgiate la giornata è continuata in oratorio, con il
coinvolgimento dei gruppi parrocchiali, in un pomeriggio di animazione con
giochi e attività di sensibilizzazione
ai temi della missione per bambini e
ragazzi. La giornata si è conclusa alle
18 con un momento dedicato ai giovani: un aperitivo equo solidale che ha
fatto da cornice alla testimonianza di
alcuni giovani congolesi sulla realtà
del loro Paese, ancora scosso dalla
guerra, e sul cammino di integrazione nelle nostre comunità.
Le domeniche di animazione missionaria in zona Prealpi continueranno,
il 7 marzo, nella parrocchia di
Gironico.
Qui accanto le foro scattate il 28 febbraio.
Foto RR
I “MERCOLEDÌ CULTURALI
A CREVENNA DI ERBA
MONDO TURISTICO
E SOTTERRANEI MARINI
SULLA VIA DELLA CROCE
A CAMNAGO VOLTA
Prosegue il ciclo di incontri dal titolo “I mercoledì culturali”, organizzati dall’Associazione Culturale “La
Martesana”, in collaborazione con
l’Assessorato alla Cultura della Città di Erba, con inizio alle ore 21 presso la Sala Civica della Villa Comunale a Crevenna di Erba (via U.
Foscolo 23). Mercoledì 10 marzo
Francesco Sala illustrerà “Il romanico nelle Venezie - Area Veronese”;
mercoledì 14 aprile Ambra Garancini e Silvia Fasana presenteranno il volume edito da Bellavite “Sui
passi dell’anima. Luoghi della devozione nel territorio lariointel-vese”,
mentre mercoledì 12 maggio Albero
Perego relazionerà sul tema “La Regina Teodolinda tra storia e mito”.
L’ingresso è libero.
L’Associazione Culturale “Mondo Turistico” organizza per domenica 14 marzo una
visita guidata ai sotterranei del Duomo di
Milano. L’appuntamento è fissato per le ore
14.00 a Milano, davanti alla porta centrale
del Duomo.
Dopo un anno e mezzo di lavori, è stata
riaperta l’area archeologica sottostante il
sagrato della cattedrale milanese. L’area di
circa 400 metri quadrati, conserva i resti
dell’antica basilica di S. Tecla, risalente ai
primi decenni del IV secolo, e del battistero
di S. Giovanni alle Fonti (fine IV secolo),
unica testimonianza rimasta del nucleo di
edifici paleocristiani ambrosiani che occupavano l’area del Duomo prima della sua
edificazione.
Per informazioni e prenotazioni (obbligatorie entro il giovedì precedente l’uscita):
Mondo Turistico, tel. 0344-30060; 3394163108; e-mail: [email protected].
Domenica 14 marzo, alle ore 15.00, presso
l’Auditorium “Alessandro Volta” di Camnago Volta,
la Circoscrizione 4 presenterà la rappresentazione
“Sulla Via della Croce”, di Angelo Franchini.
Il testo di Franchini, attraverso personaggi evangelici e simbolici, ripercorre la Via della Croce, dalla
condanna di Gesù alla Risurrezione, nella forma di
rappresentazione teatrale. Oltre a quelli consueti
della Via Crucis tradizionale, l’autore ha inserito anche personaggi tratti dalle parabole: l’invitato senza
abito di nozze, l’uomo a cui il padrone, partendo, aveva affidato un solo talento, le vergini stolte, il Giovane ricco; e anche Maria e Giuseppe, Erode, Virginia
la moglie di Pietro, il cieco Bartimeo, Giuda. La Circoscrizione 4, con questa proposta, intende sensibilizzare una nuova forma di espressione teatrale
già sperimentata nelle scuole ed oratori e che ha riscosso un notevole successo per la straordinaria efficacia di impatto.
L’ingresso è libero. Per informazioni: 347-8452378;
[email protected]
CRONACA
P A G I N A
26
Lago&territorio
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010
LA SCORSA DOMENICA 28 FEBBRAIO
Da sinistra a destra:
don Omar Corvi,
don Giampaolo Romano,
padre Simone Re Dionigi,
don Paolo Barocco,
don Renzo Gabuzzi
L’Unitalsi di Como
a S. Fedele Intelvi
D
omenica 28 febbraio, per l’annuale “Giornata
di Spiritualità”,
sorelle, barellieri
e simpatizzanti della
Sottosezione di Como
dell’Unitalsi, si sono ritrovati a San Fedele Intelvi.
Festosamente accolti
dal parroco don Paolo
Barocco e dall’incaricata di zona Rita Di Maria
Goretti che, con alcune
sorelle, ha allestito un’ottima accoglienza, si sono
dapprima ritrovati nel
bar dell’oratorio, per passare quindi nel salone teatro per la celebrazione.
Dopo la presentazione
della giornata da parte di
don Paolo, si è passati alla
visione di un video-messaggio che il Vescovo
mons. Diego Coletti , in
mancanza della sua personale partecipazione, ha
appositamente predisposto, per esprimere il suo
pensiero riguardo a due
punti degli argomenti da
trattare. Relativamente a
quelli che sono i compiti
Ad accogliere
sorelle, barellieri
e simpatizzanti il
parroco don Paolo
Barocco e
l’incaricata
di zona Rita Di
Maria Goretti
di MARIO CLERICI
degli unitalsiani, seguendo quanto enunciato da
Papa Benedetto XVI, ha
dichiarato che, per valutare il grado di umanità
e di civiltà di una popolazione, occorre vedere l’importanza che viene data
all’assistenza delle persone malate o in difficoltà.
L’adempimento di questo
servizio è un compito che,
cito le sue stesse parole,
spetta in particolare “a
noi unitalsiani”, che in
questo modo di agire troviamo la principale nostra ragione di essere, con
dei riflessi che positivamente si trasmettono a
tutta la popolazione.
Come secondo argo-
mento si è soffermato sul
significato del tema di
Lourdes per quest’anno
“Fare il segno di croce
come Bernadette”, che
non deve essere, come solitamente noi facciamo,
un semplice segno di devozione, ma un invito a
raccogliere in esso tutti i
nostri pensieri. Sulla croce Nostro Signore ci ha
redenti e con la croce Egli
santifica l’uomo in tutto il
suo essere. E’ perciò giusto farlo prima della preghiera, in quanto ci mette spiritualmente in ordi-
ne, concentrando in Dio
pensieri, cuore e volontà.
E’ altresì necessario dopo
la preghiera, perché rimanga in noi quello che
Dio ci ha donato, irrobustendoci lo spirito nelle
tentazioni. Il segno della
croce è il segno più santo
che ci sia, per questo va
fatto bene: lento, ampio e
consapevole.
Ha preso quindi la parola il nuovo Assistente
Spirituale della Sotto-sezione, don Omar Corvi,
che dal 1° febbraio è subentrato a mons. Giorgio
Pusterla che, per i limiti
imposti dall’età è passato, pur rimanendo parte
integrante dell’Associazione, a più limitati compiti organizzativi, ricoprendo la carica di ViceAssistente.
Don Omar ha poi rivissuto le vicende della prima apparizione della Vergine a santa Bernadette,
di come, preso il rosario,
voleva fare il segno di croce senza riuscirvi e di
come le fu possibile farlo
solo in un secondo tempo,
a imitazione di quanto
LA FESTA DELLA DONNA IN VAL D’INTELVI... E NON SOLO
8 marzo e il ricordo di donne speciali
C
esira Quadroni
in Aliprandi, di
lei vogliamo parlare in occasione
del la festa della
donna celebrata l’8 marzo. La prima a stupirsi di
ciò è proprio lei.
Mi fa presente che non
ne vede la ragione, ma
non si accorge che ha il
sorriso contagioso di chi ti
mette subito a tuo agio, il
sorriso che tutti conosciamo bene per averlo visto
da sempre sul viso delle
nostre nonne.
Poi ci ricordiamo di essere nonne anche noi, così
rincorriamo i ricordi che
possono essere condivisi,
rivediamo le persone, specialmente le donne, che
hanno contato di più nella nostra vita. Solo ora
realizziamo quanto sarà
costato a tutte le donne
quel sorriso sereno e pieno di speranza, che mostravano davanti ai piccoli e agli anziani, quando
nel cuore c’era un dispiacere o addirittura un dolore immenso, come la
perdita di un familiare .
Voglio che mi risponda
a tono. Così, dato che l’ho
colta di sorpresa, e ancora non si è resa conto bene
di cosa voglio da lei, pretendo che mi racconti tutti i mestieri che ha svolto
nella sua vita, che lei definisce così normale.
La conosco da sempre,
potrei fare da sola, ma
non voglio rinunciare a
sentirmeli elencare perché è proprio per questa
ragione che ho scelto lei
Niente slogan o
squilli di troma,
soltanto una vita
silenziosa di
grande
responsabilità
nella conduzione
del focolare
domestico
di RINA CARMINATI FRANCHI
in questa ricorrenza della festa della donna .
L’elenco è lungo: casalinga, moglie, frontaliera
pendolare, madre, nonna… Ma poi saltano fuori anche: priora delle
consorelle, per un periodo
anima del piccolo teatro
di S. Fedele, ora volontaria del progetto “Amico”
comunale. Sempre disposta a dare una mano a chi
ha bisogno come l’Associazione “Insieme”, che da
anni opera sul territorio
della valle a favore degli
anziani.
A fare bene i conti
avrebbe dovuto vivere più
di una vita. Ma è proprio
questa capacità di organizzare il tempo, cosa che
le nostre nonne ci insegnavano con diligenza,
che rende possibile svolgere questa mole di lavoro, al punto che, se ci voltiamo indietro, ci meravigliamo anche noi di cosa
siamo riusciti a stimolare e di come ci siamo ritagliati un posto nell’ambiente dei nostri paesi.
A pensarci bene le vere
fondatrici delle idee della
Nonna Cesira
con i nipoti.
Foto Paola Aliprandi
liberazione della donna
sono lontane nel tempo.
Prima di noi van ricordate le spose e le madri degli emigranti che si prendevano la responsabilità
e la conduzione della famiglia per ben dieci mesi
all’anno, poi le vedove di
guerra, poi ci affiorò il
desiderio di realizzarci in
qualche modo nella vita
pubblica, ma fummo ammonite di non tralasciare
la vera missione alla quale la donna era destinata:
quella di sposa e madre
di famiglia.
Ma proviamo ora a spostare il discorso su un
panorama più generale
mettendo a confronto ciò
di cui potevamo disporre
noi, nei nostri anni giova-
ni, con i privilegi che il
progresso elargisce alle
nostre figlie e nipoti.
Noi non abbiamo potuto studiare. Fino alla fine
della seconda guerra
mondiale, specialmente
nelle valli, mancavano i
mezzi per poter, dopo le
elementari, continuare gli
studi. Però siamo cresciute con la voglia di imparare, non solo attraverso
lo studio, ma anche di impadronirci di una cultura
artigiana che oggi manca
del tutto alle nuove generazioni.
Bisogna dare atto che
non c’era la televisione, e
il tempo che oggi si dedica ad essa veniva impiegato per apprendere come
condurre la casa o i lavo-
ri di artigianato. Attività
che, per tutte ragazze e
spose, costituivano una
risorsa in tempo di magra, quando magari il
marito era senza lavoro.
È mia convinzione che
la vera liberazione della
donna sia partita da questo, non dagli striscioni o
dagli slogan gridati a
squarciagola, ma da questi piccoli mattoni che,
messi insieme, formano
non una casa, ma una fortezza intorno alla famiglia.
Quando ci sposavamo
la raccomandazione delle
nostre mamme era per
tutte la stessa:
Amass, capiss e vuress
bee, e se un al scapuscia,
l’oltru al la da tagnil in
pee.
Ecco adesso penso che
abbiamo compreso un po’
più a fondo quella donna
normale, come tantissime
altre nostre sorelle, che
non hanno fatto grandi
cose agli occhi dei massmedia, non meritano notizie grandiose, ma della
casa sono le solide fondamenta, sempre pronte a
portare, per amore, il peso
della famiglia e della società.
Le donne in occasione
dell’otto marzo chiedono
solo, per loro, per le loro
figlie e nipoti, dignità,
comprensione e amore .
Ciao, Cesira mi hai fatto un grosso regalo, mi hai
donato un po’ del tuo tempo così prezioso: auguri a
te e a tutte le donne della
Valle Intelvi .
aveva fatto la “Bella Signora”, riuscendo così a
recitare con lei la preghiera del rosario.
Dopo la Santa Messa
nella riccamente decorata basilica di San Fedele,
ritornati all’oratorio per il
pranzo, nell’amplissimo
salone, i convenuti hanno
potuto apprezzare, una
volta ancora, l’impegno
dei volontari che hanno
così bene preparato la
giornata..
Al termine, rientrati
nel salone teatro, la recita del Santo Rosario, la
benedizione e, per far conoscere alcune di quelle
che sono le finalità dell’Associazione, la proiezione di un filmato ripreso
durante il passaggio della “Peregrinatio Mariae”
nella nostra diocesi nello
scorso mese di giugno.
Prima della partenza,
l’affettuoso saluto dei partecipanti alla giornata e
un arrivederci alla prossima iniziativa nel fine
settimana 13 e 14 marzo
con la giornata nazionale
quando verranno offerte
le piantine di ulivo in
molte piazze della nostra
Diocesi.
ERBA: OSPEDALE
AMICO
DEI BAMBINI
Un giorno speciale, il
prossimo martedì 9
marzo, per l’ospedale
“Fatebenefratelli” di
Erba.
A partire dalle 9.30
avrà infatti inizio la cerimonia per la nomina
del presidio a “Ospedale Amico dei Bambini”.
Il programma della
giornata prevede:
9.30 Apertura dei lavori a cura di Maria Carolina Bona
9.40 Il percorso per diventare Ospedale
Amico dei Bambini
9.55 L’Ospedale Amico
dei Bambini
10.10 Saluto delle autorità
10.40 Uniti per i Bambini, uniti per il diritto
alla vita
10.55 La Rete degli
Ospedali Amici dei
Bambini
11.05 Consegna ufficiale della Pergamena
11.10 L’esperienza di
una mamma nell’Ospedale Amico dei Bambini
11.20 Il lavoro dell’Ostetrica nell’Ospedale
11.30 Chiusura dei lavori e ringraziamenti
12.00 Aperitivo per gli
invitati.
L’iniziativa è del Comitato provinciale di
Como per l’Unicef.
CRONACA
P A G I N A
28
ValliVaresine
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010
AIMC A PARTIRE DAL 6 MARZO A BESOZZO
Un percorso per
leggere le immagini
A CITTIGLIO
INCONTRO PER I CRESIMANDI
Si terrà domenica 7 marzo prossimo con inizio
alle ore 14.30 all’oratorio di Cittiglio l’incontro
zonale dei Cresimandi, organizzato dalla commissione Giovanile e Vocazionale di zona.
NUOVA ROTATORIA
Associazione
Italiana Maestri
Cattolici (Aimc)
della provincia
di Varese, sezione di Besozzo ha già da
tempo reso noto il programma delle proprie attività per il 2010 e oggi
comunica il dettaglio del
corso Storia e arte tra
mondo antico e medioevo - Proposte didattiche di lettura delle immagini, rivolto ad insegnanti di ogni ordine e
grado, studenti e amanti
della storia dell’arte non
insegnanti. Previsti quattro incontri di due ore e
mezza ciascuno dalle
15.00 alle 17.30 che si
svolgeranno il sabato,
presso la sala riunioni
dell’Oratorio di Bogno di
Besozzo. Relatrice sarà la
prof.ssa Paola Viotto, docente di Storia dell’Arte
nei Licei varesini. “Il corso di quest’anno – spiegano all’Aimc - si pone in
continuità rispetto a quel-
L
’
lo dell’anno precedente,
che aveva offerto una panoramica sull’arte delle
civiltà antiche e potrà
dare spunti ed essere utilizzato sia per l’educazione all’immagine sia come
supporto all’insegnamento della storia. Il periodo
affrontato sarà quello,
spesso trascurato dai programmi scolastici, ma
cruciale per la nascita del
mondo in cui viviamo, che
segna il passaggio tra
mondo antico e medioevo.
La prospettiva sarà quella del continuo confronto
con l’arte del presente,
alla ricerca delle differenze, ma anche delle sorprendenti affinità, che la
legano a quella del passato. Come ormai tradizione nei nostri percorsi si
partirà sempre dalle opere, viste da un lato come
documenti storici che aiutano a meglio comprendere la civiltà che le ha prodotte, dall’altra come testi figurativi da leggere e
CITTIGLIO: CICLISMO
Presentata ufficialmente a Cittiglio, lo scorso fine
settimana, l’edizione 2010 del Trofeo Alfredo Binda,
anche quest’anno, unica gara italiana di Coppa del
Mondo di ciclismo femminile. A fare gli onori di casa
la società Cycling Sport Promotion (CSP), guidata
da Mario Minervino, organizzatrice di questo importante evento sportivo. Tanti gli invitati e gli ospiti che hanno fatto da cornice a questo importante
evento che ha visto la presentazione ufficiale del
percorso 2010 della corsa femminile che si svolgerà
nel pomeriggio del prossimo 28 marzo. Nuovo il percorso di gara che per la prima volta raggiungerà
Luino e in quella città compirà due giri lungo le
strade di un circuito cittadino, poi ritorno in
Valcuvia con un passaggio al Brinzio e conclusione
a Cittiglio dopo quattro giri del collaudato circuito
Cuveglio, Orino, Gemonio, Cittiglio. Parole di elogio da parte di tutti per il lavoro compiuto in questi
anni da Mario Minervino e dal suo staff che hanno
fatto della gara di Cittiglio la corsa ciclistica femminile meglio organizzata al mondo nel 2009, riconoscimento, questo, che è stato confermato dal trofeo che la Cycling Sport Promotion ha ricevuto poche settimane fa a Montreux (CH) dalle mani di
Pat McQuaid, presidente dell’Unione Ciclistica Internazionale (UCI). Lo scorso 20 febbraio il trofeo
Alfredo Binda è stato presentato sull’importante
palcoscenico della Borsa Internazionale del Turismo di Milano, mentre il 26 marzo la CSP promuoverà alle ville Ponti di Varese, in collaborazione con
l’UCI, il primo congresso mondiale dedicato al ciclismo femminile. Da ricordare che il 6 marzo a
Luino, in occasione della festa della donna, c’é la
seconda edizione del convegno “Bici & Mimosa”, che
riproporrà, come lo scorso anno, un confronto dibattito tra le campionesse di ieri e di oggi che, insieme,
parleranno di ciclismo femminile. E in attesa di
vedere su strada - il 28 marzo - le migliori atlete al
mondo, gli appassionati potranno seguire le tappe
di avvicinamento alla gara e conoscere i dettagli del
Trofeo Alfredo Binda 2010, consultando il sito:
www.trofeobinda.com sul quale troveranno anche
il notiziario on-line della CSP, “RosaCittiglio” che
raccoglie tutti gli eventi importanti legati alla corsa cittigliese.
Sono partiti lo scorso 15 febbraio i lavori per la realizzazione di una nuova rotatoria in comune di
Gemonio, alla confluenza tra la Strada Statale 394
“del Verbano Orientale” e la Strada Provinciale 32
Dir. 1 “della Monvallina” (Sangiano - Gemonio). In
questi ultimi giorni il cantiere è entrato nel vivo e
si sono viste le prime macchine operatrici dell’impresa Bianchi di Laveno – appaltatrice dei lavori –
intervenire sul posto e cominciare con gli
sbancamenti necessari a predisporre la platea che
accoglierà la nuova sede stradale.
interpretare”.
Il calendario degli incontri è il seguente:
- 6 marzo – Il tempo
dei barbari. Dalle invasioni all’integrazione tra
i popoli;
- 13 marzo – Gli
splendori di Bisanzio.
Mille anni di storia dell’oriente non solo europeo;
- 20 marzo – Il fascino dell’arte islamica.
Capolavori sconosciuti intorno al Mediterraneo;
- 27 marzo – I tesori
di Carlo Magno. Tra
recupero dell’antico e nascita di un mondo nuovo;
- 18 aprile: Visita guidata di una giornata
(meta da definire), relativa ai temi trattati.
La quota di partecipazione è fissata in 30
euro per i soci Aimc e in
36 euro per i non soci
(sono ammessi gratuitamente gli studenti di
Scuola Media Superiore e
gli Universitari nonché le
suore insegnanti). Al termine del corso i partecipanti riceveranno un attestato di frequenza. Da
ricordare che l’Associazione professionale Aimc è
inserita nell’elenco dei
soggetti qualificati per la
formazione del personale
della scuola (DM 23 maggio 2002).
Per ogni informazione:
Laura Gavazzeni Contini, telefono e fax 0332970.761, oppure e-mail:
lauragavazzeni@libe
ro.it.
ANTONIO CELLINA
BRENTA MONSIGNOR EZZATI
Terremoto in Cile
S
abato scorso i media hanno diffuso
in tutto il mondo
la notizia del terremoto che si era
verificato poche ore prima
in Cile e con epicentro nei
pressi della città di
Concepción. Alla notizia –
già di per sé tragica – si
aggiunge a Brenta un motivo d’apprensione in più,
legato al fatto che dal dicembre 2006 l’arcivescovo
di quella città è il salesiano monsignor Riccardo Ezzati Andrello che nel paese valcuviano ha parenti
ed amici e qui ritorna ogni
qualvolta viene in Italia.
Le poche notizie arrivate
ITINERARI DI QUARESIMA
NEL VARESOTTO
Il tema della passione di Cristo accompagna un itinerario di fede e arte che attraverso i secoli ha segnato il nostro territorio di luoghi più o meno preziosi, non solo per la loro testimonianza di fede ma
anche per la produzione artistica che nel tema della
sacralità ha dato risultati a volte sorprendenti. “Il
Settimanale” ha in passato ricordato alcuni di questi luoghi, ora velocemente rivisitati in questo periodo di Quaresima. Sono località a noi vicine,
raggiungibili in poco tempo. Una prima collocata
sulla sponda piemontese del Lago Maggiore; la seconda e la terza a Domodossola e a Boca; e l’ultima a
Somma Lombarda. La prima località di questo itinerario di fede e di riflessione è il Santuario Della
Pietà di Cannobbio, la ridente cittadina posta sulle
rive del Verbano occidentale. In questo luogo avvennero fatti ritenuti miracolosi legati ad un piccolo
dipinto raffigurante la Pietà, Cristo con i segni della
crocifissione, accanto a Maria e a san Giovanni. È
un piccolo dipinto su tela che nel 1500 si trovava
appeso alla parete di una casa civile. Ebbene, da
questo Cristo sgorgò sangue. Il fatto si ripeté poi
altre volte. In una di queste occasioni una piccola
costola del Cristo cadde dalla tela sulla cassapanca
sottostante. La reliquia venne raccolta, custodita e
portata in processione. San Carlo Borromeo, devotissimo a questo santuario, diede poi nel 1500 l’incarico al grande architetto Tibaldi di trasformare la
primitiva cappella nell’attuale magnifico Santuario.
Il quadro devozionale si trova sull’altare maggiore
e la piccola costola è custodita in un prezioso
reliquiario. Alle porte di Domodossola si trova il sacro Monte Calvario; luogo legato alla figura dell’abate-filosofo Rosmini che volle valorizzare ancor più
questo luogo e questo Santuario. Furono due cappuccini che nel 1600 vollero realizzare su questo
sperone roccioso un luogo dedicato alla passione di
Cristo. Inizialmente furono le 14 croci a segnare il
cammino del Calvario; poi nel 1600 avvenne l’edificazione della chiesa. In seguito, a sostituire le croci,
furono le cappelle della Via Crucis con figure in terracotta e pitture, a imitazione di altri percorsi religiosi che si stavano realizzando anche in Lombardia. Le ultime tappe si trovano all’interno del suggestivo Santuario dedicato al Santissimo Crocifisso.
Sempre al S.S. Crocifisso è consacrato l’imponente
Santuario di Boca, nei pressi di Borgomanero. In esso
è custodito il dipinto di un Cristo crocifisso con accanto un angelo che raccoglie il suo sangue in un calice. Il dipinto, ritenuto miracoloso, diede origine nel
1700 a numerosi pellegrinaggi. La piccola cappella
costruita per accogliere l’immagine, venne poi inglobata dall’imponente chiesa neoclassica progettata
dall’Antonelli, l’architetto reso celebre dalla Mole di
Torino e dalla cupola del san Gaudenzio di Novara.
Un imponente tempio capace di accogliere i pellegrini che sempre più numerosi si recavano sul luogo. Il
progetto iniziale dell’Antonelli è stato solo in parte
realizzato; ugualmente la attuale grande chiesa appare tra il verde di grande impatto visivo e di suggestiva bellezza.
Nei pressi di Somma Lombarda sorge il grande Santuario secentesco dedicato alla Madonna della
Ghianda; sorto nel luogo di pascolo, dove nel 1200 la
Madonna apparve ad una fanciulla e le fece riavere
la voce e l’udito. Il miracolo fece accorrere una moltitudine di fedeli e diede avvio alla realizzazione di
una chiesa. Nel 1500 san Carlo Borromeo incaricò
l’architetto Tibaldi di trasformare la piccola cappella in un Santuario degno di tale nome. All’interno in
quattro cappelle viene ricordata da grandi statue
lignee la passione di Cristo: La preghiera nell’orto
degli Ulivi, La flagellazione, L’incoronazione di spine e La salita al Golgota. Ma in questo grande edificio si possono osservare anche due pitture di notevole valore artistico: una Crocifissione del pittore di
maniera detto il Cerano e una riproduzione della
Incoronazione di spine del Tiziano.
SERGIO TODESCHINI
dal Cile ai familiari nelle
ore subito successive all’evento (inviate dalle
suore residenti a Santiago) rassicurano che monsignor Ezzati sta bene e
prosegue nella sua attività pastorale in aiuto alla
sua gente, ma senza dubbio i danni e la distruzione in quelle zone sono ve-
ramente tanti ed ingenti
e solo nelle prossime settimane si potrà fare un bilancio completo delle conseguenze del terremoto.
AVIS MEDIO VERBANO IN ASSEMBLEA
Sabato scorso nel salone dell’oratorio di Cittiglio si è svolta la 58° assemblea della sezione AVIS Medio Verbano,
l’importante realtà di volontariato che raccoglie soci in Valcuvia e nei paesi del medio Verbano. È stato il
presidente Andrea Scaglia che, a nome del direttivo, ha presentato la relazione associativa 2009, mentre il
direttore sanitario della sezione, dr. Francesco Ossola ha presentato la relazione sanitaria. Dalle parole e dai
numeri esposti si è potuto constatare come l’AVIS Medio Verbano svolge una funzione importante nella raccolta
del sangue in provincia (numericamente al terzo posto in provincia di Varese), avvalendosi di ben 2.257 donatori
effettivi che, complessivamente nel 2009, hanno garantito 6.693 donazioni (4.719 di sangue intero e 1.974 di
plasma). Il numero di nuovi iscritti registrati nel 2009 è stato pari a 142 unità, numero significativo, ma
leggermente minore rispetto alla media degli ultimi anni, aspetto sottolineato dal dr. Ossola che auspica per il
2010 un incremento di iscrizioni per contrastare le circa 150 sospensioni che annualmente avvengono tra i
donatori e giustificate da svariati motivi (143 nel 2099: motivi sanitari 65; età e decessi 7; abbandono 34;
trasferiti 15; altro 22). Per questo il consiglio direttivo AVIS ha stilato un nutrito calendario di partecipazioni
ed eventi per promuovere lo scopo associativo tra i cittadini, avvalendosi per questo impegno, del contributo
oltre che del consiglio direttivo anche di tanti soci disponibili e del gruppo giovani che si è costituito da poco, ma
che è già diventato promotore di nuove ed interessanti iniziative.
P A G I N A
29
Sondrio
CRONACA DI
E
P R O V I N C I A
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010
MOSTRA IN CITTÀ FINO AL 21 MARZO ALLA SALA LIGARI
Scrovegni a Sondrio
La scorsa
settimana
l’interessante
conferenza
con il curatore
dell’esposizione
che sta toccando
un po’ tutta l’Italia
pagina a cura di
PIERANGELO MELGARA
L
a sera di giovedì
scorso, ragazzini di
scuola media inferiore, giovani e adulti, convenuti all’auditorium Torelli di Sondrio
per la presentazione della
mostra Il vangelo secondo Giotto - La Cappella
degli Scrovegni, sono rimasti ad ascoltare per oltre due ore senza stancarsi, sia perché affascinati
dalla bellezza delle immagini proiettate col software
Explorer Navigation, una
tecnica sofisticata che permette una visione ottimale
anche di particolari poco
visibili, sia soprattutto
perché emotivamente e intellettualmente catturati
dall’ampia e profonda, ma
anche vivace esposizione
del curatore, Roberto Filippetti. Infatti, mentre
per molti secoli quel capolavoro assoluto che narra
l’Avvenimento della salvezza dell’uomo ha continuato ad essere immediatamente comprensibile
nella totalità del suo messaggio, noi, figli dell’illuminismo e del positivismo,
non riusciamo a coglierne
se non la superficie e abbiamo bisogno di un interprete che, dopo averlo contemplato e studiato, ce lo
presenti, perché ciò cui
Giotto ha voluto dare forma pittorica torni ad avere pienezza di senso e a rivelarsi anche a noi, uomini
del XXI secolo. Come accade a Padova quando si varca la soglia della Cappella, anche a Sondrio con
l’inizio delle proiezioni agli
occhi degli spettatori si è
spalancato “un pezzo di
mondo di una bellezza dell’altro mondo: perché la Bellezza - e il Giubileo del 1300
come del 2000 ne sono stati
il memoriale - è entrata in
questo mondo, si è offerta
allo sguardo stupito di chi
ha il cuore di bambino”. Per
cercare di spiegare l’esperienza vissuta, mentre le
immagini e le spiegazioni
erano la chiave che apriva
e introduceva in quell’altro
mondo, mi servirò delle parole di due grandi del nostro tempo: il primo, l’allora cardinale Joseph Ratzinger, nel commentare
l’edizione 2002 del Meeting
scriveva che “La bellezza ferisce, ma proprio così richiama l’uomo al suo Destino ultimo”; il secondo,
monsignor Luigi Giussani, ha scritto che “Il bello come definivano gli antichi
- è lo splendore del vero, è il
vero in quanto ti affascina,
è il vero in quanto ti colpisce e ti attira (per capire, si
veda anche l’enciclica
Veritatis Splendor di Giovanni Paolo II, ndr.). Un
bello che non fosse vero sarebbe triste; tanto più triste,
quanto più è bello. Triste
perché sarebbe effimero”.
Resta particolarmente difficile comprendere e vivere
una tale Bellezza a noi uomini della civiltà post-moderna, appartenenti a un
mondo attraversato da un
continuo fluire d’immagini,
solo apparenza e inafferrabilità. In altre parole, smarrita la capacità di sostare
a contemplare, non sappiamo più Quaerere Deum, cercare Dio, la Parola, il Verbo. E, così, di queste immagini affrescate riusciamo a
cogliere solo la bellezza
esteriore, effimera e caduca, catalogabile in un capitolo della storia dell’arte,
in un momento dell’inarrestabile cammino evolutivo.
Ben differente è l’altra Bellezza, quella che origina
dalla vera conoscenza, cioè
dall’essere toccati dalla
personale Presenza di Cristo stesso, come scriveva
ancora Ratzinger in quel
suo intervento: “L’essere colpiti e conquistati attraverso
la bellezza di Cristo è conoscenza più reale e più profonda della mera deduzione razionale”. Solo accettando di essere guidati da
chi possiede un tale sguardo, le pareti affrescate da
Giotto nella Cappella degli Scrovegni diventano un
monumento - come suggerisce Filippetti - nel significato etimologico della parola, “segno che fa ricordare”, e appaiono per quella
grande sinfonia che era
stata concepita. Prima di
iniziare la nostra visita,
che sarà necessariamente
limitata a qualche accenno, ricordo un aspetto fondamentale menzionato da
Filippetti: la prima dedicazione della cappella avvenne il 25 marzo 1303,
giorno prossimo all’equinozio di primavera e giorno
in cui la Chiesa ricorda
l’Annunciazione a Maria.
Allora, la cappella doveva
essere stata completata
fino alle strutture murarie.
Due anni più tardi, ultimati gli affreschi, per la nuova dedicazione a Santa
Maria della Carità all’Arena fu scelto lo stesso giorno, festa dell’Annunciazione e festa dell’Avvenimento dell’Incarnazione. Quindi, «Maria Annunciata, o
“della Carità” - ha spiegato Filippetti - perché la carità non è lo sforzo personale e generoso di fare il
bene, cosa che prima o poi
stanca, ma è iniziativa di
Dio, il quale - il 25 marzo
dell’anno zero - attraverso
l’arcangelo Gabriele che
portò l’annuncio a Maria, si
è fatto carne. Gratis (lati-
no), Charis (greco): gratuità, carità, dono assolutamente gratuito di Dio all’uomo, attraverso il grembo di una ragazza di sedici
o diciassette anni». Senza
dimenticare, poi, che nel
Medioevo per molte città,
Padova compresa, questo
giorno segnava l’inizio del
nuovo anno, cioè «Un nuovo ciclo temporale cominciava nel momento in cui
si faceva memoria dell’ingresso di Dio nel tempo».
Oggi chi visita la Cappella
deve entrare da una porticina laterale, aperta sul
lato nord, mentre l’ingresso principale si apriva a
ovest. Da qui entriamo virtualmente anche noi per
scoprire insieme la sinfonia trinitaria: tre gradini
di una scala per varcare il
portale, simbolo delle fede
in Cristo; la chiesa, corpo
unico, ci appare come uno
spazio tripartito: navata,
presbiterio e abside; la
stessa abside, volta a est
come in tutte le chiese antiche, verso Cristo, Sole che
sorge, è tripartita: ai lati
di quella reale, altre due
sono dipinte secondo i canoni della prospettiva, ben
150 anni prima di Mantegna, di Pier della Francesca e altri... (a conferma del
fatto che probabilmente la
si conosceva anche prima,
ma non se ne avvertiva la
necessità, ndr.). Portandoci ora all’arco trionfale, anche qui vediamo un triangolo unire idealmente il trono di Dio Padre all’angelo
Gabriele e alla Vergine Annunciata. Ma la cosa più
stupefacente avviene all’alba del 25 marzo: la luce
del sole che sorge, entrando dalla finestra circolare
dell’abside, attraversa la
navata e giunge a colpire
la controfacciata là dove
Giotto, affrescando il Giudizio Universale, ha collocato Cristo giudice. Nell’aureola d’oro egli ha incastonato tre specchi e così il
raggio che entra unico ritorna trino e, ancora una volta, al fedele è richiamato il
mistero della SS. Trinità.
Questo “schema trinitario”
è ripetuto di continuo: nella stessa scena del Giudizio universale, Gesù giudice è raffigurato appena disceso dal trono trinitario
rappresentato dalla trifora: un’unica grande finestra divisa in tre parti, resa
intensamente luminosa
dai raggi del sole che alla
sera l’attraversano. E così
di seguito: negli affreschi
troviamo tre volte raffigurato il tabernacolo del tempio. La prima, nel registro
alto della parete sud, è la
scena in cui Gioacchino, che
genererà Maria, è cacciato
dal tempio perché sterile:
il suo sguardo è triste e gli
occhi tradiscono un dolore
lacerante. Sul lato opposto,
nella Presentazione di Maria, questa volta il tempio
è visto in modo speculare.
È un accorgimento non solo
architettonico, ma significa che tutto è cambiato:
infatti, ora Gioac-chino ha
uno sguardo “grato e stupito” mentre osserva Anna
e Maria, che stanno per essere accolte dal sacerdote.
La terza volta, è la Presen-
A SONDRIO PARLA BARABBA...
In collaborazione con la parrocchia San Fedele di
Poggiridenti, il Centro culturale e sociale Don
Minzoni di Sondrio propone per venerdì 12 alle
ore 20.45 presso la sala Vitali del Credito Valtellinese l’incontro pubblico con Paolo Sarubbi dal titolo Parla Barabba. Sarubbi è attore professionista
di cinema e teatro e nel film La Passione di Cristo di
Mel Gibson ha interpretato la parte di Barabba. Egli
racconterà la propria storia ed esperienza di conversione avvenuta proprio in seguito all’interpretazione del personaggio di Barabba. L’incontro sarà anche una riflessione sul film che sarà proiettato
al Cinema Excelsior alle ore 21.00 di mercoledì
10 e giovedì 11.
LA SETTIMANA DI UNITRE
A SONDRIO E A TIRANO
Questi gli appuntamenti per la seconda settimana
di Unitre a Sondrio: lunedì 8, Luca Pola, docente
di storia e filosofia presso il liceo scientifico Donegani
di Sondrio, presenterà il tema Imperialismo e decolonizzazione: Europa e Terzo Mondo; mercoledì 10,
Carlo Magni, ordinario di Economia regionale presso l’Università degli Studi di Pavia, tratterà di un
argomento di singolare interesse per la nostra provincia: L’importanza della famiglia nello sviluppo economico delle regioni di montagna; venerdì 12, Roberto Cassanelli, docente di Storia dell’Arte presso
l’Università Cattolica di Milano e presso l’Accademia di Brera, inquadrerà le Linee di tendenza dell’architettura tra le due guerre, avvalendosi di proiezioni
in power-point; lunedì 15, Ettore Napoli, primo
docente di Storia della Musica presso il Conservatorio di Milano, cercherà di rispondere alla domanda
L’opera Lulù di Alban Berg al Teatro alla Scala: Lulù
(1937) come il Don Giovanni di Mozart (1787)?. Tutti
gli incontri si tengono presso la sede di Unitre in via
C. Battisti 29 a partire dalle ore 15.30.
Questi gli incontri di Unitre di Tirano presso la sala
del Credito Valtellinese in Piazza Marinoni: martedì 9, Paola Giudes Cattaneo curerà il Letterariocaffè, proponendo la lettura di pagine scelte da L’eleganza del riccio di Muriel Barbery; giovedì 11, Mario Monticelli, primario oculista dell’Azienda
ospedaliera di Valtellina e Valchiavenna, tratterà
di Patologie dell’occhio e nuove terapie, mentre martedì 16, Ferdinando Bondiolotti e Roberto Corona, esperti di A2A, presenteranno l’azienda e i suoi
impianti produttivi. Tutti gli incontri avranno inizio
alle ore 15.00.
tazione di Gesù al Tempio,
di nuovo sul lato sud della
Cappella: Giotto vi traduce fedelmente in immagini
le parole del Vangelo di
Luca: Maria e Giuseppe
giungono processionalmente e Giuseppe offre in sacrificio una coppia di tortore. Il fulcro della scena è
nell’incrociarsi degli sguardi di Simeone e di Gesù
sotto lo stesso tabernacolo
da cui era stato cacciato
Gioacchino e dove era stata presentata Maria. È un
dialogo di un’intensità sovrumana che ci richiama il
Cantico di Simeone: “Ora
lascia, o Signore, che il tuo
servo / vada in pace secondo la tua parola;/ perché i
miei occhi hanno visto la tua
salvezza, / … / luce per illuminare le genti / e gloria
del tuo popolo Israele”. Si
noti anche lo straordinario
linguaggio dei gesti: a destra, la pro-fetessa Anna e
un angelo “insegnano quel
Bambino, il quale a sua volta in-segna la Madre. La
mani di Maria consegnano
quella creatura così sua e
così di un Altro. Le mani
della Madre e del Figlio si
cercano, ma in un distacco”,
presagio del destino di dolore che l’attende. Invitando i lettori a continuare da
soli a leggere le immagini
con il criterio di Giotto, torniamo all’arco trionfale per
mostrare un’ulteriore meraviglia che ha saputo donarci attraverso le architetture e la prospettiva.
Nella scena dell’Annunciazione le due edicole simmetriche si presentano allo
sguardo con la prospettiva
rovesciata e discendente: lo
spazio si apre in larghezza
e profondità, Dio, l’Infini-
to, entra nel finito per trasfigurarlo. Più sotto, oltre
le scene del Tradimento di
Giuda (sul lato nord, quello freddo del male e del peccato) e della Visitazione di
Maria ad Elisabetta sul
lato sud, si trovano due
coretti. Qui la prospettiva
è quella umana, è “lo sguardo dell’uomo che si protende sul mistero”, mentre
nell’Annunciazione c’è “lo
sguardo di Dio che scende
sull’uomo, lo crea e lo ricrea,
gli permette di riconoscere la
propria identità creaturale
e redenta: “io sono Tu che
mi fai”, io consisto in Te, o
Signore … È lì l’evento che
taglia in due la storia. 25
marzo: Avvenimento dell’Incarnazione”.
Per concludere, non resta
che suggerire ai lettori di
visitare la mostra allestita presso il Palazzo della
Provincia nella sala
Ligari dal 2 al 21 marzo,
promossa dal Liceo scientifico Pio XII col patrocinio
e il contributo della Provincia e del Comune di Sondrio, del Credito Valtellinese e con la collaborazione e
il contributo della Zona Pastorale Media Valtellina,
della Parrocchia dei SS.
Gervasio e Protasio, dell’Azione Cattolica diocesana,
di Agesci e del movimento
di Comunione e Liberazione. E solo dopo aver letto il
libro di Filippetti, L’Avvenimento secondo Giotto
(nuova edizione dopo il restauro), edito da ItacaLibri, ci si potrà recare a Padova a visitare, o rivisitare la Cappella degli Scrovegni per contemplare
appieno dal vivo qualche
particolare nel breve tempo concesso per la visita.
P A G I N A
30
CRONACA
Valchiavenna
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 FEBBRAIO 2010
CHIAVENNA UN INCONTRO PROMOSSO DAL CLUB ALPINO ITALIANO
In Valle i ghiacciai in «ritirata»
G
scono in un trend generale che riguarda tutto
il pianeta - ha spiegato
la relatrice -. Non c’è
niente di straordinario,
visto che ci sono fenomeni che si ripetono, cicli che si ripresentano
nel corso degli anni. In
questa fase si assiste a
un calo significativo».
Da parte del pubblico,
decisamente numeroso
e interessato, sono arrivate delle domande sul
ruolo dell’uomo - produttore di inquinamento e
quindi di un significativo aumento della temperatura - in queste dinamiche. «Non siamo
noi ad avere innescato
questi cambiamenti, ma
l’inquinamento e l’assenza di rispetto per
l’ambiente accelerano i
mutamenti - ha aggiunto la geologa valchiavennasca che, dal 2009, guida l’amministrazione comunale di Campodolcino -. Sì innesca una
lunga serie di meccanismi che possono rende-
re molto più difficile la
vita quotidiana». In diverse realtà si registra
un’attenzione sempre
più elevata nei confronti di queste tematiche
connesse al clima. «È indispensabile dedicare un
interesse costante nei
confronti del territorio,
che non può più essere
considerato come una
risorsa infinita. Abbiamo dato per scontato
per troppo tempo che
l’ambiente sarà sempre
a nostra disposizione e
CHIAVENNA INCONTRO CON GLI STUDENTI
che i nostri gesti quotidiani non potranno incidere sul futuro. Dobbiamo correggere questa
impostazione sbagliata e
credo che le amministrazioni pubbliche abbiano
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
hiacciai in ritirata in tutto il
pianeta, e la
Valchiavenna
non fa eccezione. È il quadro emerso
venerdì all’ex convento
dei Cappuccini durante
la serata promossa dal
Club alpino italiano di
Chiavenna e dedicata
alla storia dei ghiacciai
della Val San Giacomo,
terzo appuntamento della rassegna “Alpinismo,
esplorazione e ambiente”. Dopo avere spiegato le dinamiche che regolano l’esistenza dei
ghiacciai, la geologa di
Campodolcino Daniela
Panetti ha illustrato la
situazione della Valle
Spluga. È bastato osservare le immagini tratte
dall’archivio del Servizio
glaciologico lombardo
per capire che ci si trova in una fase di vera e
propria ritirata dei ghiacciai. Dalle foto di cime
conosciute e spesso scalate dai valchiavennaschi - ad esempio il pizzo Stella nei due versanti, oppure Ferrè, Quadro, Tambò, Suretta e
Cima di Lago - è risultata evidente la riduzione
della superficie coperta
da ghiaccio e neve al termine dell’estate. «Queste variazioni si inseri-
il compito di guidare le
comunità in questo percorso, partendo proprio
dai piccoli gesti quotidiani e dalle scelte legate ai
comportamenti della
propria famiglia».
CHIAVENNA ASSEMBLEA DEL C4
Prevenire l’uso e l’abuso di alcool Un libro su arte
«
e artigianato
l 30% delle patologie manifestate dai pazienti in
ambulatorio sono correlate all’alcool». È sicuramente
allarmante il dato emerso ieri mattina all’Istituto “Leonardo Da Vinci”
di Chiavenna in occasione dell’incontro del progetto “Alcool ed effetti
collaterali”. Una lezione
speciale, volta a far conoscere, a chiarire, a
spiegare concretamente
gli effetti dell’uso e dell’abuso di alcool. Al centro dell’attenzione degli
alunni di Liceo scientifi-
I
co, Ragioneria e Geometri ci sono le proprietà
farmacologiche della
molecola “alcool”, i fenomeni della dipendenza e
della tolleranza, le patologie correlate all’abuso
di alcool, gli incidenti
stradali e le loro conseguenze. Un dato su tutti dimostra l’utilità di
queste campagne: in Italia il 30% degli incidenti
mortali è dovuto alla
guida in stato di ebbrezza. «I problemi legati all’abuso di alcool sono estremamente diffusi in
tutte le fasce d’età - ha
spiegato Domenico Chi-
rico, referente per la
Valchiavenna del gruppo
Associazione club alcolisti in trattamento di
Sondrio -. Quasi un ammalato su tre manifesta
una correlazione con il
consumo di alcool. È necessario fare conoscere
ai ragazzi i rischi legati
al consumo e all’abuso
di bevande alcooliche.
Gli studenti sono estremamente interessati e
soddisfatti di queste iniziative». Ma le cronache
insegnano che non sono
soltanto i giovani le persone che devono cambiare il proprio atteggia-
AL LEONARDO DA VINCI DI CHIAVENNA NUOVO
INDIRIZZO DI STUDIO: IL LICEO DELLE SCIENZE UMANE
A Chiavenna c’è un nuovo indirizzo di studio: è il liceo delle scienze umane. A poche
ore dal decreto dell’Ufficio scolastico regionale, il dirigente scolastico dell’Istituto
Leonardo Da Vinci, Giuseppe Guanella, ha comunicato la gradita e significativa
novità. «Avremo un indirizzo liceale a carattere umanistico: questo cambiamento
va a sanare un’anomalia determinata dall’assenza di questa scuola in comuni
della provincia diversi da Sondrio e Bormio - ha spiegato -. Questa diversità di
trattamento non ci sembrava opportuna, l’abbiamo segnalata ai responsabili degli enti locali e grazie alla condivisione di questo percorso siamo riusciti a ottenere
questo nuovo indirizzo». Guanella, affiancato dal sindaco di Chiavenna Maurizio
De Pedrini, dall’assessore a Cultura e istruzione Raffaella Palmi e dal presidente
della Comunità montana, Severino De Stefani, ha illustrato le peculiarità di questo indirizzo. Una novità decisamente rilevante per l’ambito scolastico, ma più in
generale, anche per la preparazione di cittadini chiamati a conoscere e a interpretare una società sempre più complessa e in costante cambiamento. Rispetto al
liceo scientifico si nota la presenza di lezioni di scienze umane (antropologia, pedagogia, psicologia e sociologia), di diritto ed economia, materie cruciali per prepararsi nel migliore dei modi a molte facoltà universitarie. Al tempo stesso c’è una
riduzione dell’attenzione per le materie scientifiche, affiancata dall’assenza del
disegno tecnico, vero e proprio calvario per molti liceali dello scientifico. «Gli alunni
potranno acquisire le conoscenze dei principali campi d’indagine delle scienza umane
mediante gli apporti specifici e interdisciplinari della cultura pedagogica,
sociologica, psicologica e socio-antropologica - ha aggiunto Guanella -. Elementi
fondamentali per la cultura e centrale nella formazione di numerose figure professionali sempre più richieste».
mento, rispettando le regole fondamentali di una
vita salutare e le normative. In più occasioni, ad
esempio, si è rivelata necessaria una riflessione
sulle fonti di approvvigionamento - sia diurne,
sia nelle ore serali - di
alcolici da parte dei giovani, in particolare dei
minorenni. «La prevenzione è fondamentale a
360 gradi, nella scuola e
nella famiglia - precisa
Chirico -. Noi puntiamo
sul coinvolgimento dei
ragazzi, ma anche sui familiari. Non è sufficiente rivolgersi al ragazzo
che si ubriaca. L’attività
dei gruppi d’auto aiuto è
incentrata sulla presenza della persona che
deve affrontare questa
dipendenza, ma anche
dei familiari che lo possono accompagnare nel
percorso finalizzato alla
soluzione del problema.
Per quanto riguarda le
leggi, le normative attuali sono adeguate alla
situazione. Però è fondamentale l’informazione
dei cittadini, su tutti i
fronti. Basta applicare le
regole». Chirico ha ricordato che per potere contare sulla consulenza dei
gruppi di auto aiuto, presenti in Valchiavenna
con i club Acat di Chiavenna e Gordona e operativi secondo il metodo
Hudolin, è sufficiente
contattare i recapiti segnalati sul sito dell’associazione.
S. BAR:
è anche un libro sull’industria e l’artigianato
in Valchiavenna nel futuro del C4. Domenica,
14 febbraio l’assemblea del Circolo culturale e
collezionistico di Chiavenna, giunto al sedicesimo anno di attività, ha permesso al presidente
Mario Pighetti di annunciare tutte le novità del 2010. La
principale è costituita dalla pubblicazione di un libro incentrato sulle collezioni legate alla storia delle fabbriche
della Valle del Mera. In più occasioni i soci hanno esposto
pezzi unici sulle aziende della zona. Ora grazie a una
preziosa sinergia con Confindustria Sondrio ci si prepara
a una raccolta definitiva del materiale e alla pubblicazione di un volume. «L’industria della valle è uno dei numerosi campi che hanno raccolto l’attenzione dei nostri
soci - ha spiegato Pighetti, affiancato dallo storico Guido
Scaramellini -. Adesso è giunto il momento di unire in
una pubblicazione il materiale custodito dai nostri iscritti». Centoventi soci che, grazie all’attività di decenni, hanno
unito pezzi dal valore particolarmente elevato, a cominciare dal piano culturale. L’aspetto economico, infatti,
passa in secondo piano rispetto alla rilevanza dei singoli
pezzi e delle collezioni. «Solidarietà, collaborazione e amicizia fra i soci sono valori centrali per la nostra attività conclude Pighetti -. Cercheremo di portarli avanti anche
nel futuro». Per quanto riguarda le iniziative concrete,
sono previste manifestazioni in collaborazione con l’associazione dei valtellinesi a Roma, oltre alla partecipazione alla prossima edizione della Sagra dei crotti con
l’esposizione di alcune specifiche collezioni. Non mancheranno le tappe del C4 in piazza e le manifestazioni dedicate alla scuola, proprio come è avvenuto negli ultimi
mesi. Durante gli incontri periodici il circolo svolge un’azione didattica e informativa, rivolta a chi si affaccia per la
prima volta al mondo variegato e creativo del collezionismo. Diversi ragazzi che si sono avvicinati all’associazione hanno sviluppato i temi più disparati in modo autonomo, aprendosi però agli altri nel confronto e nel reciproco
arricchimento umano e culturale. Per commemorare degnamente la strada percorsa in questi anni il C4 ha allestito per il periodo natalizio, al convento dei Cappuccini
a Chiavenna, la mostra “1994-2009 quindici anni di collezionismo e non solo a Chiavenna”, dove sono stati esposti numerosi esempi di collezioni e lavori manuali frutto
della passione dei tesserati. Nelle scorse settimane alla
scuola media Garibaldi è stata allestita una mostra dedicata al Giorno della memoria e basata sulle lettere e le
cartoline spedite dai prigionieri di guerra.
C
’
CRONACA
Sondrio&provincia
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 FEBBRAIO 2010
IL 27 FEBBRAIO INCONTRO A MORBEGNO
Insieme, per un
progetto educativo
C
ome farli andare bene a scuola. Si tratta di
un seminario
che l’associazione Gruppo della Gioia, in collaborazione
con la cooperativa sociale Insieme, propone
a insegnanti, dirigenti,
genitori, educatori del
territorio della Bassa
Valtellina sabato 27 febbraio a Morbegno dalle ore 14.00 alle ore
17.00. presso l’aula
magna della scuola
media Vanoni, in viale Ambrosetti 34.
L’iniziativa vuole essere un momento di riflessione comune tra persone impegnate in diversi
ruoli educativi su temi
fortemente attuali che
coinvolgono il mondo
della scuola e delle agenzie educative del territorio. Si parlerà in fatti di
temi quali: il benessere
a scuola, la motivazione, il supporto all’apprendimento, del sostegno alle difficoltà, l’uso
critico delle nuove tecnologie, l’educazione
emotiva, la rete tra le
agenzie educative per il
supporto extrascolastico.
Il seminario prevederà
sia un intervento della
dr.ssa Cristina Silvestri
sul tema del “benessere
a scuola”, sia una presentazione dei protagonisti del progetto Cosa
mettiamo in cartella?
(educatori, animatori,
insegnanti, dirigenti,
volontari etc.) delle attività svolte frutto del lavoro di diversi anni delle nostre organizzazioni
sulle tematiche della dispersione scolastica.
TERRITORIO PER AMMODERNARE E CERCARE ALTERNATIVE
Viabilità: cantieri e nuovi progetti
artiranno il prossimo 1° marzo i
lavori di sistemazione, ammodernamento e messa
in sicurezza delle gallerie
comprese sul tratto di statale 38 da Grosio a Bormio,
cioè dal chilometro 72 al
chilometro 100 della medesima arteria stradale. Il
cantiere avrà una durata
complessiva di 200 giorni
e sarà articolati in quattro
fasi. La prima di queste
fasi durerà 56 giorni e interesserà le gallerie di
Bolladore e Mondadizza.
La seconda fase riguarderà invece le gallerie di Le
Prese e Berzedo: si tratta
di 3,9 km di strada che rimarranno chiusi per 49
giorni nel corso dei quali il
traffico verrà deviato sempre sulla provinciale 27 per
3,5 chilometri. I lavori della terza fase interesseranno invece, per la durata
complessiva di 46 giorni, le
gallerie di Tola e Cepina.
Infine, la quarta e ultima
fase coinvolgerà gli 8,9 chi-
P
lometri della galleria di S.
Antonio e i lavori avranno
una durata complessiva di
49 giorni, durante i quali,
tra l’altro verrà istituito in
Val Pola un senso unico alternato di 300 metri.
Altri i temi attuali per la
viabilità. Traforo del
Mortirolo. Periodicamente,
in provincia di Sondrio, la
possibilità di realizzare
questa infrastruttura di
collegamento fra la Valtellina e la Valcamonica si
affaccia sui tavoli istituzionali. Dopo le serie difficoltà di comunicazione, che
persistono ancora oggi, per
l’interruzione lungo la
superstrada Lecco-Colico,
le autorità decidono di tornare a incontrarsi per studiare strade alternative
che rendano possibili i collegamenti da e per la provincia di Sondrio. Il prossimo cinque marzo, a Tirano, in un incontro a porte
chiuse, si confronteranno i
vertici istituzionali ed economici delle province di
Sondrio e di Brescia, insieme ai rappresentanti di
Trenitalia, della Regione
Lombardia ma anche dell’elvetica valposchiavo, per
valutare la fattibilità di
questo collegamento in
galleria. Un’opera da valutare con attenzione. Immediata anche la riproposta
di un altro progetto disegnato da tempo: il traforo
della Mesolcina, per collegare la bassa Valchiavenna
e l’alto lago di Como con la
svizzera val san giacomo,
nel bellinzonese. Alcuni
sottolineano la maggiore
utilità di questo secondo
tunnel, soprattutto per i
P A G I N A
31
RIFLESSIONI SU UN FATTO
DOLOROSO DIFFICILE DA CAPIRE
La morte del giovanissimo Mattia Cabassi,
quattordicenne originario di Berbenno ma residente a Morbegno, ha lasciato attonita l’intera provincia di Sondrio. Nel buio della notte
tra giovedì e venerdì scorso, il ragazzo è stato
falciato dalla locomotiva 633 – impegnata a ripulire la linea dall’eventuale presenza del ghiaccio sui fili dell’alta tensione – mentre camminava sui binari della ferrovia, nei pressi della
stazione di Talamona. Mattia non era solo. Con
lui, alle 4 e 40 del mattino, c’era Mouhamed
Mansor, iracheno di 22 anni, colpito due anni
fa da un decreto di espulsione dal territorio
nazionale, che è rimasto praticamente illeso
nell’incidente.
Non ci è dato sapere cosa facesse Mattia, assieme ad un ragazzo di otto anni più grande di
lui, a quell’ora sulle rotaie. Le indagini degli
inquirenti sembrano aver escluso la sola ipotesi del suicidio, allontanata con forza anche dalla madre del ragazzo, Assuntina Spandri. Sui
siti web locali, dove venerdì è apparsa la notizia della morte di Mattia, in molti si sono fatti
la stessa domanda: «perché quel ragazzo era lì
e non a casa, controllato dai genitori?».
E se qualcuno si è spinto più in là, andando a
sentenziare sull’accaduto, attribuendo colpe e
giudicando la famiglia del ragazzo, è invece forse opportuno fermarsi al triste quadro della
vicenda. Mattia viveva a Morbegno, solo con la
madre che ha certamente fatto di tutto per non
fargli mancare nulla in un periodo complesso
come quello dell’adolescenza e per farlo crescere con dei valori positivi. Eppure questo non è
bastato ad impedire a Mattia di scappare dal
suo mondo, fatto di un padre che di lui non ne
voleva sapere e da cui la madre aveva scelto di
separarsi qualche anno fa.
Mattia giovedì sera ha scelto di lasciare il
calore e la sicurezza della sua stanza e ha incontrato Mouhamed, con lui forse ha bevuto,
forse ha assunto delle sostanze stupefacenti.
«Che la causa dell’incidente sia da ricercarsi
nello stato di ottundimento della vittima sembra quasi certo – ha affermato lunedì, quando
è stata eseguita l’autopsia sul corpo del ragazzo, il procuratore capo di Sondrio, Fabio Napoleone –. Resta da capire che cosa abbia provocato questa situazione».
Un perché, una motivazione che porteranno
gli inquirenti, che per ora hanno potuto accertare solo la fredda dinamica dell’accaduto, a
capire se dietro la morte di Mattia ci siano delle responsabilità da parte di adulti o spacciatori che, senza farsi troppi scrupoli, lo abbiano
messo nelle condizioni che lo hanno portato alla
morte. Oltre a questo però non si può andare,
non si possono imputare colpe ad un ragazzo
la cui personalità matura non era ancora formata. Un ragazzo amato e ricordato su
Facebook da decine e decine di messaggi lasciati
dagli amici e compagni che lo conoscevano, ma
anche da chi lo aveva incontrato solamente
poche volte.
Martedì pomeriggio, in una collegiata di
Morbegno gremita, don Diego Fognini, suo insegnante di religione, ha celebrato i funerali di
Mattia, la cui esistenza è ora affidata alla misericordia di un Padre vero, che ama i suoi figli.
Un Dio che ha già guardato al cuore di quel
ragazzo, vittima di un tempo in cui i valori dell’unità famigliare e delle sicurezze domestiche
hanno ceduto il passo alla ricerca di emozioni
istantanee ed evanescenti.
ALBERTO GIANOLI
lavoratori frontalieri e per
le maggiori opportunità di
collegamenti internazionali. Ma su questo fronte la
confederazione elvetica,
impegnata sulle dorsali
alpine, ha comunicato la
sua indisponibilità.
ARIANNA FONTANA HA CONTRIBUITO
AD ALIMENTARE IL MEDAGLIERE ITALIANO A VANCOUVER
Sigillo valtellinese sui giochi olimpici invernali a Vancouver. La scorsa settimana a conquistare la quarta
medaglia italiana è stata, nella specialità del pattinaggio di velocità, lo short track individuale, la giovanissima Arianna Fontana, 19 anni, nativa di Polaggia, frazione di Berbenno, paese a una decina di chilometri da
Sondrio. Il bronzo dell’atleta valtellinese è una conferma per l’azzurra, che era già arrivata terza ai giochi
invernali di Torino, l’atleta più giovane di tutte le olimpiadi invernali, era poco più che quindicenne, ma in quel
caso si trattava della prova in staffetta. Questa volta, ha commentato la giovane, la soddisfazione è ancora più
grande perché la medaglia è tutta mia. Con questa prova l’Italia guadagna il suo primo podio in questa
specialità, lo short track sui 500 metri che mai aveva visto così in alto un atleta azzurro. Sulla pista del Pacific
Coliseum, la Fontana si è inserita fra le due specialiste di casa, combattendo fino all’ultimo con la canadese
St-Gelais per il secondo posto, imprendibile, da subito la cinese Wang che ha vinto l’oro. Arianna dimostra di
avere le idee ben chiare. A caldo, dopo aver riscosso i complimenti di tutti, colleghi ed esponenti del Coni
innanzitutto, ha detto di veder coronato un sogno e di volersi preparare al meglio per l’appuntamento olimpico
di Sochi nel 2014. Con grande concretezza non esclude, fra quattro anni, di farsi da parte, perché lo short track
è bello non è tutto: nel suo futuro la famiglia e tanti bambini. In autunno, a Dresda, la Fontana aveva già vinto
l’argento: ora in Valtellina si preparano ad accogliere la campionessa del ghiaccio.
P A G I N A
32
CRONACA
SondrioCultura
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 27 FEBBRAIO 2010
PUBBLICAZIONI IL LIBRO DEDICATO A PIETRO FELICIANO RAINOLDI DI CHIURO
Carte e appunti di un valtellinese
I
l libro Il tempo volge al bello, sottotitolato Un carteggio
valtellinese tra Otto
e Novecento: la lunga vita di Pietro Feliciano Rainoldi di Chiuro,
opera prima di Paola
Rainoldi, ha il pregio
non comune di essere
indiscutibilmente originale nel contenuto e nella forma. Non è né un
diario, né un romanzo,
ma “un piccolo contributo di rispetto al lavoro di
chi ci ha preceduto” con
le caratteristiche di un
florilegio letterario come bene ha suggerito
Gianluigi Garbellini intervenendo nel giorno
della presentazione al
pubblico -, dove i diversi
elementi - documenti
originali (lettere, poesie,
scritti notarili, immagini, cartoline, ecc.) talora inediti, parti romanzate di raccordo, schede
di approfondimento non
solo di argomento storico - appaiono ben amalgamati tra loro e graficamente distinti col ricorso a differenti caratteri di stampa e colori.
Il libro è nato quasi per
caso, sotto la spinta di
una “tranquilla curiosità”, quando nella necessità di lasciar libera la
casa paterna ormai venduta, l’autrice si è trovata tra le mani “un pacco
di vecchi documenti…
un mucchio di carte ingiallite dal tempo e dall’umidità”. Superata la
prima tentazione di buttare tutto al macero, a
poco a poco, grazie a un
lavoro di pazienza certosina, le varie tessere
hanno cominciato a ricomporsi, dando vita
non solo alla biografia di
Pietro Feliciano Rainoldi, ma alla saga della famiglia Rainoldi, vivacemente partecipe degli
avvenimenti sia della
storia “minore” locale,
sia di quelli che hanno
fatto la storia “maggiore” e che si studiano a
scuola. Nello snodarsi
del racconto tutto ciò
avviene in modo affatto
naturale, seguendo lo
svolgersi della vita del
protagonista. Ne emerge la forte personalità di
Pietro, certamente non
comune, che - come scrive l’altra sua pronipote
Giulia, sorella di Paola,
nella pagina di Presentazione - “ha lasciato
una traccia di sé, quasi
un suggerimento di lavoro per farlo uscire dalla
nebbia del passato e delineare il suo profilo sullo sfondo delle età trascorse”. I diciotto capitoli, i numerosi “sottocapitoli” e - come si è accennato - tanto altro offrono una lettura gradevole, neppure troppo impegnativa, perché la si può
abbandonare in qualsiasi momento per riprenderla anche a distanza di
tempo. I primi due costituiscono una sorta di
prologo, dove il passato
più remoto della famiglia
Rainoldi, dalle origini
alla prima metà dell’Ottocento, viene ripercorso
attraverso i secoli del
dominio grigione, l’epoca napoleonica e l’ammi-
nistrazione austriaca
fino al formarsi della famiglia di Giulia Menatti,
figlia del medico Giacomo, e Giovanni Rainoldi,
i genitori di Pietro Feliciano. Questi, nato nel
1844 e rimasto quasi subito orfano del padre,
crebbe in anni difficili sia
per le calamità naturali, sia per le pesanti tassazioni imposte dal governo austriaco. In queste pagine il Risorgimento nazionale viene rievocato e rivissuto attraverso le vicende familiari e
del paese di Chiuro con
schede di approfondimento riguardanti sia
gli eventi nazionali e internazionali, sia il grande desiderio di libertà
che attraversava tutti i
ceti della popolazione
valtellinese. Quindi, anche da questo punto di
vista il volume potrebbe
essere un’utile lettura
nelle scuole per far conoscere lo spirito e gli
ideali che animarono i
nostri antenati del tem-
LA SETTIMANA DI UNITRE A SONDRIO E TIRANO
Per la prima settimana di marzo Unitre di Sondrio ha programmato i
seguenti incontri: lunedì 1, Claudio Marcassoli, psichiatra e criminologo
forense, con immagini in power-point parlerà de La criminalità tollerata;
mercoledì 3, Graziano Tognini, architetto e libero professionista, terrà
la relazione Breve viaggio nel territorio del design: fra bellezza e utilità,
anch’egli con proiezioni in power-point; giovedì 4, presso il Cinema
Excelsior sarà proiettato a prezzo ridotto per i soci (4 euro) il film in
programma per la sera di giovedì; venerdì 5, Remo Cacitti, ordinario di
Storia del Cristianesimo presso l’Università degli Studi di Milano, terrà
una lezione aperta al pubblico sul tema Il rapporto tra il Gesù della storia
e il Cristo della fede; lunedì 8, Luca Pola, docente di storia e filosofia
presso il liceo scientifico C. Donegani di Sondrio, avvalendosi di proiezioni
in power-point, tratterà di Imperialismo e decolonizzazione: Europa e terzo
mondo. Tutti gli incontri si tengono presso la sede di Unitre in via C.
Battisti 29 a partire dalle ore 15.30.
Ecco ora gli incontri di Unitre di Tirano, che si tengono presso la sala del
Credito Valtellinese in piazza Marinoni: martedì 2, l’artista Michele
Falciani presenterà l’ultimazione dei lavori per il monumento dell’apparizione; giovedì 5, Martino Parisi curerà il tecno-caffè, illustrando la
Predisposizione di una fototeca per collezionare un patrimonio fotografico;
martedì 9, Paola Giudes Cattaneo per il Letterario-caffè proporrà pagine scelte da L’eleganza del riccio di Muriel Barbery. Tutti gli incontri iniziano alle ore 15.00.
po, tanto più che quel
periodo storico è molto
marginalizzato nell’insegnamento attuale. Il vissuto personale del giovane Pietro s’intreccia con
quello dei protagonisti
della storia di quegli anni, da Maurizio Quadrio, nato a Chiavenna
da famiglia originaria di
Chiuro, mazzi-niano
convinto e repubblicano
intransigente, ad Antonio Maffei, arciprete di
Sondrio ed eminente figura di sacerdote, letterato e patriota, imparentato con la famiglia
Rainoldi, a Luigi Torelli, che nel 1848 issò il
tricolore sulla guglia più
alta del duomo di Milano. Egli era prefetto a
Pisa e per qualche anno
ospitò in casa sua Pietro,
quando venne a frequentare la facoltà di
medicina presso la Regia
Università, essendovi
un rapporto di lontana
parentela e di profonda
stima e amicizia tra le
due famiglie. Pietro si
laureò nel 1867, si perfezionò a Firenze, allora capitale d’Italia, ed
ebbe il suo primo incarico di medico condotto a
Serravalle Pistoiese.
Vi rimase due anni, sufficienti però a farsi apprezzare per la preparazione professionale, la
disponibilità e la calda
umanità. Nel 1870 lasciò
Serravalle per trasferirsi in Valtellina, dove
aveva ottenuto l’incarico per la condotta di Talamona, Forcola e val
Tartano, mantenendo
tuttavia a lungo rapporti epistolari e di stima
con gli amici e i conoscenti che si era fatto in
quella parte della Toscana. Rimase quattro anni
nella nuova sede, durante i quali sposò Ernestina Basci, proveniente da una delle famiglie
più in vista di Chiuro, e
strinse fraterna amicizia
col pittore talamonese
Giovanni Gavazzeni,
divenuto suo vicino di
casa: di lui condivideva
la fede e il sentire politico, cosa di non poco conto in quel frangente in
cui il non expedit teneva i cattolici lontani dalla politica.
Un segno di questa familiarità è la fotografia del
bozzetto dell’Assunzione
di Maria, dipinta dal Gavazzeni nel 1874 per la
Collegiata di Sondrio:
ancora oggi apre l’album
dei ricordi di Pietro che
la ricevette in regalo
dall’amico. Nel 1874, a
pochi mesi dalla morte
della mamma, Pietro
rientrò nel paese natale, da cui non si allontanò mai più, svolgendovi
l’attività di ufficiale sanitario e curando l’azienda agricola e il patrimonio familiare. Da qui
in poi, seguendone la vita e le scelte, ci si rende
conto che la sua non fu
un’esistenza comune:
la sua preparazione professionale, l’intelligenza
vivace, l’ampiezza degli
interessi, l’equilibrio e la
pacatezza nel giudizio gli
procurarono la stima e
il rispetto di amici e avversari e, se non fosse
stato per la scelta di non
voler lasciare sola la
moglie e i tre figli, certamente avrebbe potuto
svolgere un ruolo ancor
più di primo piano nella
politica locale e addirittura riuscire eletto deputato. Tutto questo lo si
evince dai rapporti
epistolari, e non solo,
che intrattenne con le
principali personalità
della vita politica provinciale. Del resto, egli fu
sindaco di Chiuro per
tre trienni di seguito dal
1878 al 1886 e per un
altro quinquennio dal
1895 al 1899, continuando ad essere consigliere,
forse con qualche interruzione, fino al 1913. Né
si deve dimenticare che
dal 1881 al 1886 fu membro del Consiglio provinciale, svolgendovi “un’attività indubbiamente ricca, legata alle peculiarità del territorio valtellinese e alla realtà economico-sociale del periodo”. Nel libro ampio spazio è dedicato all’inaugurazione dei tronchi ferroviari Colico-Sondrio
(1885), Sondrio-Tirano
(1902) e all’elettrificazione della linea LeccoSondrio, la prima in Italia a corrente trifase.
Questi eventi, che segnarono una svolta decisiva anche per il futuro del nostro territorio,
sono raccontati attraverso la documentazione
d’archivio, le pagine di
cronaca e i dialoghi dei
protagonisti uno dei quali fu sicuramente Pietro.
Con Luigi Credaro, deputato radicale e poi ministro della Pubblica Istruzione (autore della
riforma scolastica che
trasferiva la gestione
della scuola elementare
dai Comuni allo Stato),
positivista e massone,
egli, credente e cattolico, mantenne un rapporto di amicizia e stima,
condividendone l’operato per l’alfabetizzazione
della popolazione, convinti com’erano entrambi che il progresso passa
attraverso l’istruzione.
E probabilmente fu proprio l’amico e ministro
ad adoperarsi, perché gli
venisse concessa la nomina a Cavaliere dell’Ordine della Corona
d’Italia in riconoscimento del suo impegno nel
sociale, onorificenza che
mai il Rainoldi avrebbe
ricercato sia perché repubblicano nell’animo,
sia perché “riteneva come sindaco di aver reso
solo un servizio dovuto
per il bene comune”. La
sua sensibilità e la sua
attenzione a tutto ciò
che gli accadeva attorno
lo resero, pur ormai anziano, protagonista partecipe di tanti altri eventi che segnarono gli anni
di inizio ‘900. Lo vediamo dalle poesie che
scrisse, seguendo con
viva partecipazione le vicende gloriose e sanguinose del primo conflitto
mondiale, dal suo impegno come medico di fronte alla terribile epidemia di spagnola scoppiata nella primavera del
1918, “forma influenzale
a quei tempi mortale,
che provocò un numero
di decessi, superiore a
quelli causati dalla
Grande Guerra”. Parallela, e mai in secondo
piano, scorre la sua vita
familiare, rallegrata ora
dalla presenza dei numerosi nipoti che gli ha donato il figlio Giovanni.
Quando, uno di questi,
Pierino, nel 1921 contrasse la tubercolosi, lo
stesso male di cui era
morta la sua mamma
Lucia qualche anno prima, il dolore del nonno
fu inconsolabile, anche
perché si faceva la colpa, lui medico, di non
averlo saputo salvare. Si
fece forza e mantenne
immutato l’affetto per gli
altri nipoti. Sarebbero
ancora numerosi gli episodi che meriterebbero
di essere citati, ma qui,
dopo di aver ricordato la
medaglia d’oro donata
dai colleghi a Pietro nel
suo novantesimo compleanno quale decano
dei medici valtellinesi,
credo sia il momento di
soffermare brevemente
l’attenzione su un altro
aspetto che lo ha reso
grande e che, or qua, or
là s’incontra nelle pagine del libro: in Pietro,
dopo “un lungo percorso
di ricerca umana e religiosa, … la riflessione politico-culturale era stata
illuminata dalla fede cristiana, scelta e vissuta
sempre più consapevolmente”. Fatto che appare eccezionale, se si pensa che il protagonista è
vissuto in un ambiente
ateo. Ciò che lo ha reso
diverso e gli ha permesso di compiere il cammino alla fede è stato l’aver dato retta al desiderio inespresso del suo
cuore di una presenza
concreta e reale: gli avvenimenti, poi, hanno
“ridestato in lui l’anima
di un uomo per cui la
vita è seguire le tracce di
un misterioso imperativo”. Per questo, i lievi
cirri che si rincorrono
nel cielo possono ispirargli il pensiero che “Il
tempo non passa invano!” e quell’altro da cui
il libro prende il titolo e
che egli, ormai anziano
e prossimo alla morte,
annuncia al nipote: “Il
tempo volge al bello!” E
il cuore dell’uomo riprende vigore e risponde:
Grazie a Dio!”. Poco importa, se le parole non
sono propriamente le
sue, ma gli sono state
prestate dalla pronipote,
perché tutto nella vita di
Pietro è stato teso a riconoscere questa Presenza, come risuona nelle parole della sua poesia Il Paradiso.
pagina a cura di
PIERANGELO MELGARA
P A G I N A
33
SPORT
In scacco del calcio
Un gruppo
di tifosi facinorosi
dell'Alessandria
ha portato al
blocco della città
di Como. E giusto?
Rispondono
gli amministratori
locali
pagina a cura di LUIGI CLERICI
D
omenica 21 febbraio un pullman che stava
lasciando lo stadio Sinigaglia a
pochi minuti dal termine
dell’incontro tra Como e
Alessandria è stato fermato dalle forze dell’Ordine
e portato in Questura. Il
motivo: il lancio dai finestrini di una sedia, a quanto pare portata via dallo
stadio, di un petardo e di
una bottiglia. Le indagini
della polizia hanno portato alla denuncia di un
24enne tifoso della formazione ospite che è stato
identificato con il sistema
di videosorveglianza. Il
fatto, però, ha determinato una vera e propria paralisi del traffico in tutta
la convalle. In tanti, infatti, si sono ritrovati bloccati
per la strada, circondati
dalle forze di polizia che
brandivano i loro sfollagente per controllare il
gruppo dei 50 alessandrini.
Dopo qualche anno di
relativa tranquillità, quindi, il fenomeno della violenza e della stupidità da
stadio è tornato a farsi vivo
anche al Singaglia. Purtroppo il male è ben noto
così come la monumen-
Lo stadio Sinigaglia è situato in una posizione
bellissima dal punto di vista architettonico ma
delicata perché a ridosso del centro cittadino.
tale analisi, che almeno
dai tragici episodi dello
stadio Heysel di Bruxelles
(finale 1985 di Coppa dei
Campioni tra Juventus e
Liverpool), viene fatta sul
fenomeno. Qui però, sono
soprattutto le ripercussioni sulla città in caso di eventi sportivi che ormai è
opportuno definire minori (visto il numero di persone che coinvolgono) a
suscitare le maggiori perplessità. E’ giusto, infatti,
che tutta la città sia in
“scacco” per una una partita?
A Como, negli ultimi
giorni, si sono susseguite
diverse opinioni sia su
quanto accaduto, sia sulle misure “anti-guerriglia” che vengono adottate ad ogni incontro casalingo e che portano gli abitanti della zona a trovarsi
quasi relegati in casa.
Purtroppo, infatti, lo stadio Sinigaglia si trova in
una posizione delicata. «I
servizi preposti rispondono alle direttive del ministero e vengono fatti per
garantire ordine in città,
scopo che riteniamo di avere raggiunto, non per creare disagi» ha affermato in
settimana il questore
Massimo Mazza che ha poi
rilevato come la situazione particolare della città
sia dovuta anche alla posizione
dell’impianto
che crea non pochi disagi
a causa del fatto che ora si
prevede la predisposizione di barriere lungo le
vie adiacenti. «Noi vogliamo evitare i disagi - ha
ptoseguito il Questore -.
Riteniamo che i parcheggi soppressi non siano
troppi e quindi che i disagi
siano relativi. E anche chi
va a piedi deve fare un piccolo cambio di tragitto, ma
nulla di terribile».
«La città non deve essere ostaggio di poche persone - è invece il commento
raccolto direttamente dalla voce dell'assessore allo
Sport ed alla Viabilità del
Comune di Como, Stefano
Molinari -. La situazione,
comunque, non può essere imputata al calcio come
attività sportiva bensì va
ricondotta allo scarso sen-
so civico delle persone protagoniste di questi atti.
Certamente l’ubicazione
dello stadio non agevola
l’operato delle forze dell’ordine nel lavoro di
contenimento da tali episodi. Personalmente auspico che si possa al più
presto arrivare ad una situazione definitiva ovvero alla realizzazione dello
stadio fuori dalla convalle.
Ciò permetterebbe una
gestione della struttura
economicamente vantaggiosa per la società sportiva Calcio Como ed allo
stesso tempo una completa rivalorizzazione dell’area dell’attuale Sinigaglia sia sotto l’aspetto
sportivo sia soprattutto
da quello turistico visto
che ci troviamo proprio al
centro del quartiere razionalista».
«E’ sempre difficile assicurare la completa sicurezza in caso di una partita - ci ha invece commentato Francesco Scopelliti,
assessore comunale alla
Sicurezza -. Ovviamente
i disagi ci sono quando vengono presi rigidi accorgimenti attorno allo stadio
e comunque le decisioni
prese incontrano sempre
tante critiche. In questo
momento, però, bisogna
ricordare che lo stadio è in
quella posizione e non è
semplice cambiare la sua
location».
La partita con l'Alessandria è andata ma altri
match ad "alta tensione"
sono ancora in programma quest'anno, come
quello con il Lecco. Il rischio è che ancora una
volta che la città possa trovarsi "ostaggio" di 50 fascinorosi.
CALCIO PESANTE SCONFITTA
Crisi
irreversibile
Il Como perde
con il Pergocrema
e scivola
al terzultimo posto
in classifica.
La ex C2 ormai
è dietro l'angolo
S
sempre più drammatica, se non irrimediabilmente
compromessa, la
situazione del Como nel girone A del campionato di I Divisione (ex
serie C1) dopo la sconfitta
per 1-0 patita contro il
Pergocrema. Una battuta
d'arresto con una squadra
penultima in classifica che
non ha modificato la propria posizione ma che ora
è distanziata di soli due
punti dai lariani in caduta
libera verso la retrocessione. Tutto quanto combinato di buono la settimana precedente (vittoria
per 1-0 al Sinigaglia contro l'Alessandria) è andata quindi vanificata da questa battuta d'arresto gravissima determinata da
un calcio di rigore realizzato nel secondo tempo da
un ex giocatore azzurro,
ovvero Le Nodi. Quel che,
però, fa più riflettere è il
modo in cui il Como ha
perso una delle partite più
importanti della stagione.
A Crema, infatti, è stato quasi un disastro. Il
Como si è subito smarrito
in campo, ha giocato male, con poca grinta e tanto
nervosismo. Ed alla fine il
risultato è stato quasi
scontato: sconfitta per 1-0
contro un avversario certo non irresistibile. Ed è
PARALIMPIADI 2010 IN CANADA SARANNO IMPEGNATI 43 ATLETI ITALIANI
A Vancouver si insegue l'ideale dello sport
Le Olimpiadi
di Vancouver
e i mondiali
in SudAfrica
gli eventi
principali
dell'anno nuovo
opo la scorpacciata di sport
invernali assicurata dalle Olimpiadi, a Vancouver è ormai tempo per
i X Giochi paralimpici invernali. Un nuovo grande
appuntamento quindi per
la città città che un recentissimo studio del giornale Economist ha eletto la
migliore per viverci, su
130 altre località del mondo. Meraviglie naturalistiche si sa, il Canada ha da
offrirne a piene mani, come storia e cultura aborigena, sensoprofondo del
l’ospitalità, rispetto per
l’ambiente. Dal punto di
vista del talento sportivo
dei suoi atleti disabili, poi,
D
si vedrà: dal 12 al 21 Marzo 2010, l’arco temporale
che racchiuderà la celebrazione delle Paralimpiadi.
Come per le Olimpiadi,
la storia degli atleti che
hanno meritato la qualificazione a Vancouver 2010
sarà affidata a due città:
Vancouver, dove saranno
ospitati gli sport di squadra, Curling ed Ice Sledge
Hockey,e dove si terrà la
Cerimonia d’Apertura, e
Whistler, la suggestiva località montana che accoglierà le prove di Biathlon,
sci Nordico e Alpino, oltre
che la Cerimonia di Chiusura.
Questi X Giochi vedranno competere circa 600
atleti, da 40 Nazioni.
La delegazione azzurra
risulterà composta da 43
atleti così suddivisa: 12
atleti per lo Sci Alpino, 8
atleti per lo Sci Nordico, 6
atleti per il Curling e 17
atleti per l’Ice Sledge Hockey.
Il logo dei Giochi
Il logo paralimpico di
Vancouver 2010 è stato
ideato dal Karacters
Design Group di Vancouver, e sintetizza l’armonia che esiste tra atleta, sport, natura. Le vallate, le montagne ed il sole
della West Coast tracciano il profilo, stilizzato, di
una forma umana in movimento, che riflette la
forza fisica degli atleti di
alta montagna, e la trasformazione che avviene
nello sforzo di raggiungere sempre nuove e più alte
vette, inseguendo l’eccellenza.
In altre parole, l’emblema simbolizza il cuore
dei Giochi Paralimpici,
una celebrazione che fonderà insieme i campioni
sportivi e la passione canadese per lo sport e la
natura.
Avvicinandoci a questo
appuntamento è forse il
caso di dare uno sguardo
a quello che è stato il
medagliere paralimpico
invernale raccolto finora
dall'Italia. Palla prima Paralimpiade di Innsbruck
1984 a Torino 2006, il
Medagliere paralimpico
invernale è così composto: l’Italia ha conquistato in tutto 52 medaglie (di
cui Oro 11; Argento 22;
Bronzo 19), posizionandosi all’undicesimo posto
del Medagliere Paralimpico generale. Prima della stessa classifica la Germania, con 289 medaglie
totali.
Agli ultimi Giochi Invernali di Torino 2006 l’Italia
ha vinto 8 medaglie (2 ori,
2 argenti, 4 bronzi), risultando 10^ nel medagliere
totale, dominato dalla Federazione Russa con 33
medaglie.
Imponente, infine, per
questi Giochi Invernali
canadesi, sarà la copertura mediatica: per la prima
volta in assoluto, ad una
Paralimpiade, saranno
presenti sul posto sia la
Rai che il canale satellitare SKY, proponendo lunghe ore di cronache dai
campi di gara e approfondimenti in studio sia in
diretta che in differita. Un
impegno identico a quello
offerto per le Olimpiadi.
Dimostrazione di come le
Paralimpiadi non sono affatto un evento sportivo di
secondo piano.
proprio l'azione grazie alla
quale il Pergocrema ha
trovato il penalty decisivo
a fotografare una crisi ormai difficilmente reversibile per il collettivo lariano guidato in panchina
(chissà ancora per quanto,
anche se cambiare allenatore costa e di soldi in viale Siniga-glia, non è mistero, non ne girano certo tanti). Roberto Goretti
ha compiuto una colossale ingenuità in piena area
di rigore: atterramento di
un avversario con una
manata gratuita.
Fallo netto e penalty ineceppibile poi trasformato dall’attaccante ex comasco (giunto al 15esimo
gol della stagione). Prima
e dopo il gol del Pergo-Crema, però, il Como non si è
visto. Assente ingiustificato in una partita che si
doveva vincere ed invece
gli azzurri hanno regalato ai padroni di casa. Il presidente Di Bari, in tribuna, se n’è andato scuro in
volto dopo aver visto una
prova sconcertante di tutti.
Ed il passivo poteva essere ancora più pesante.
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
CALCIO E VIOLENZA RIFLESSIONI DOPO I FATTI CON L'ALESSANDRIA
○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○ ○
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010
DISABILI
L'ARCO ORA
E' SPORT
PARALIMPICO
Il tiro con l’arco entra a far
parte della grande famiglia delle Paralimpiadi. La
decisione presa a livello
internazionale ha avuto ripercussioni anche nazionali in quanto la Federazione
Italiana Tiro con l’Arco
sarà ora responsabile anche degli atleti paralimpici. Tutto questo porterà
una modificazione delle
mentalità in quanto in Federazione è sempre stato
preminente l’aspetto agonistico, della performance
e dei risultati sportivi,
come approccio alla disciplina, invece nel Comitato
Paralimpico era prevalente l’aspetto sociale della
manifestazione, l’obiettivo
partecipativo.
Particolarità di questo
nuovo corso è che al seguito dei paralimpici andranno per il secondo raduno,
una fisioterapista ed una
psicologa per ovviare ai
punti deboli mostrati nel
passato, ovvero la cosiddetta paura di vincere in
vista dell'appuntamento
di Londra 2012
P A G I N A
35
LETTEREeCONTRIBUTI
IL SETTIMANALE DELLA DIOCESI DI COMO - 6 MARZO 2010
LA LETTERA DI UN PAPÀ, PRIMA DI MORIRE
CIAO TALLA, BIMBA MIA STRAORDINARIA
L
ottobre scorso partecipai
come guida spirituale ad
un pellegrinaggio in Polonia e in quell’occasione
conobbi una coppia di
sposi di Pavia. Daniele di 44
anni, e già gravemente ammalato, Silvia la moglie nativa di
Sondrio e Alberto un amico stupendo che li accompagnava. Durante il pellegrinaggio ebbi modo
di vedere e di toccare con mano
quale grande fede e fiducioso abbandono nel Signore animavano
quegli amici in un momento di
grande prova e sofferenza. Tornati poi dal pellegrinaggio più
volte mi recai a Pavia, celebrando la S. Eucaristia per Daniele,
familiari ed amici, e sempre ricevetti un grande esempio di fede e
di fiducia nel Signore.
Daniele ci ha lasciati per la
casa del Padre il 29 dicembre
scorso. Dopo alcuni giorni, la moglie Silvia trovava cinque lettere
scritte da Daniele quasi un anno
prima.
Una lettera per ciascuna delle
figlie: Chiara, Giulia, Marta, una
per la moglie e una per la mamma.
Sono lettere stupende che ci
fanno capire la grandezza d’animo e la fede profonda di Daniele
Per questo vorrei condividere
con i lettori de “il Settimanale” la
lettera scritta alla figlia maggiore, Chiara: sono certo che questo
scritto porterà luce, pace, speranza a tante persone che sono nella sofferenza e nella malattia.
’
Quando leggerai questa letterina tutte le tue preghiere si saranno finalmente realizzate e io sarò guarito da ogni male, per
sempre guarito e felice in quel regno glorioso che è il Paradiso. Non
piangere ti prego, so quanto è triste perdere il proprio papà su
questa terra, anch’io l’ho perso, ma presto ti accorgerai che io sono
sempre lì con te, dentro di te e parte di te. E’ un momento difficile
questo, un momento in cui devi essere fortissima e mettere in
pratica alcuni versi della tua preghiera semplice “dov’è disperazione ch’io parti speranza, dov’è tristezza ch’io porti la gioia”,…
so che hai 14 anni e ti viene chiesta una cosa più grande di te, ma
tu sei straordinaria e ce la puoi fare, ce la devi fare! Non voglio
essere noioso più di quanto non lo sono stato quando ti facevo le
ramanzine su questo o quello, ma lascia che ti dia solo qualche
consiglio per la tua vita che mi auguro sia splendida come è stata la mia. In realtà il consiglio è uno solo: abbi fede in Gesù Cristo sempre, in ogni momento, qualunque cosa accada e confidati
con lui su ogni scelta tu debba prendere lasciando che il tuo cuore si apra alle sue parole. Questa è la cosa più importante, più
importante anche della scuola e del lavoro.
Sei poi la sorella maggiore e questo un po’ ti frega perché in
famiglia dovrai prendere il mio posto: esercita questo ruolo con
intelligenza e amore, mi raccomando! Sii severa quando serve ma
al contempo gentile e carina con le tue sorelline.
Hai una madre meravigliosa che ha bisogno adesso più che mai
di tutte voi, ogni no che le direte mi toglierà la felicità del Paradiso e mi farà piangere. Datele una mano in tutto, non fatela stancare, ascoltatela sempre perché ha sempre ragione, anzi Lei è la
ragione.
Ultima cosa: ricordati di avere una nonna splendida che finirà
i suoi anni nel dolore e nella solitudine se non sarete voi a portarle
un po’ di felicità, perciò statele accanto il più possibile: i nonni sono
un tesoro prezioso!
Voglio ringraziarti Talla perché hai saputo riempirmi di felicità da quando sei nata fino al mio ultimo giorno e so che riempirai di felicità tutti quelli che hanno la fortuna di averti accanto.
Queste parole che ti ho scritto vorrei che tu le leggessi anche alle
tue sorelle e alla tua mamma e poi chiedo anche a te come alle tue
sorelle un piccolo regalo: di leggere questa letterina tutte le sere,
al termine delle vostre preghiere prima di addormentarvi: sarà
il mio bacio della buonanotte!
Arrivederci a Quassù!!!! Il tuo babbo.
don ALESSIO BELLOTTI
UN PRETE PER AMICO (37)
UNA NUOVA FIAMMATA D’AMORE...
M
a anche in casa nostra abbiamo un
“terzo mondo” che
volentieri ignoriamo, per non scomodarci: se uno non ha casa o lavoro, se il vicino è malato, o è solo,
se una famiglia ha dei problemi,
se l’anziano o l’handicappato non
ha chi l’assiste…
Gesù, nel Vangelo, dice che sulla strada da Gerusalemme a Gerico, né il sacerdote né l’inserviente del tempio notarono il ferito, ma
se ne accorge, si ferma, spende
soldi e tempo il nemico, il sospettato, l’escluso dal tempio, l’emarginato dal popolo di Dio, il samaritano. Qualche cristiano pensava
che bastassero le suore degli istituti o i preti del don Guanella o i
volontari di qualche gruppo per
occuparsi dei poveri, degli anziani, degli handicappati. E se scopriamo gente che non si professa
cristiana e si occupa di questi problemi, non c’è che da rallegrarsene: lo Spirito di Dio soffia dove
vuole. Se riflettiamo che “quanto facciamo al più piccolo dei fratelli lo facciamo a Dio”, ci accorgiamo che ci occorre una nuova e
più profonda e più sconvolgente
fiammata di amore, non solo
qualche gesto di carità. Se il mio
prossimo è il Signore, non posso
chiamarlo “poverino”, non posso
avvicinarlo con superiorità di
benefattore, trattarlo dall’alto in
basso, giudicarlo “perché se lo è
meritato”. Il Signore Gesù non
ha trattato nessuno a questo
modo e non vuole essere trattato
così, se si identifica col prossimo.
Se è l’amore che ci spinge ad interessarci di una persona, non
penserò “io non sono come lui”:
lui che è vecchio o handicappato
o meridionale o senza soldi o drogato o senza affetto. Penserò che
io e lui abbiamo bisogno di amore, da donare l’uno all’altro, per
arricchirci a vicenda, per godere
come fratelli in famiglia, del calore di vita che unisce il Padre il
Figlio lo Spirito Santo.
mons. AUGUSTO PEDUZZI
PAROLE, PAROLE, PAROLE (57)
Scandalo
Dal greco antico skandalon, impedimento, insidia, inciampo.
Nel latino chiesastico scandalum,plurale scandala. Nel Vangelo si legge: oportet ut scandala eveniant, cioè: “è opportuno
che scoppino gli scandali”. Non solo è inevitabile. Addirittura
“è opportuno”.
Non scandalizziamoci per questa frase del Vangelo, ma cerchiamo di comprenderne il forte ammonimento. La frase evangelica non dice “ è opportuno che si compiano opere cattive,
scandalose”, bensì “è opportuno che le opere cattive, una volta
compiute, vengano alla luce, che si conoscano, affinché gli autori abbiano la riprovazione che si meritano e se ne pentano”.
Nelle prime comunità cristiane e per alcuni secoli del Medio
Evo i penitenti si confessavano in pubblico, davanti alla
“ecclesia”, cioè alla assemblea liturgica. Con ciò ricevevano la
assoluzione e, insieme, rimediavano allo scandalo, cioè al cattivo esempio per la comunità. In tal senso, credo, si possono
intendere le richieste di perdono del Papa e dei Vescovi per
scandali accaduti nella Chiesa, nel mondo.
Il pensiero va anche agli “scandali” in campo civico di cui sono
piene le informazioni in questo periodo. Tenendo presente la
necessità di non credere ingenuamente a tutte le notizie “scandalose”, (che, a volte, travolgono degli innocenti e che sono esse
stesse fatti scandalosi) è bene però che avvengano, se denunciano fatti veri, come è bene che una pustola infettante “scoppi” (eveniat, accada) e ne esca la materia purulenta, cosicché
l’organismo ammalato ne guarisca. Il guaio maggiore sarebbe
che le opere cattive continuino a rimanere nascoste, come è
accaduto per molti anni. Decenni di malaffare, di criminalità
sopportata come “normale”, che rischierebbe di infettare forse
irrimediabilmente tutto il corpo sociale. Anche in questo senso
credo che vada meditata la lettera dell’episcopato italiano sulla società meridionale e, perché no, di tutto il Paese.
ATTILIO SANGIANI
Grazie, don Alessio, per
averci fatto conoscere il
testo di questa lettera.
Io credo proprio che possa
essere l’occasione per una
profonda riflessione circa i
benefici della vita che spesso
consideriamo così scontati da
LETTERE
AL DIRETTORE
F
✉
E-MAIL:
[email protected]
INFORMATIVA PER GLI ABBONATI
La società Editrice de Il Settimanale della Diocesi di Como,
titolare del trattamento, tratta i dati, liberamente conferiti
per ricevere il ns. periodico in abbonamento, in ottemperanza al D.Lgs. 196/2003.
Per i diritti di cui all’art. 7 (aggiornamento, cancellazione,
ecc.) e per l’elenco di tutti i responsabili del trattamento,
rivolgersi al Titolare del Trattamento presso la sede di viale
Cesare Battisti 8, 22100 Como, tel. 031-263533.
I dati potranno essere trattati da incaricati preposti agli abbonamenti, al marketing, all’amministrazione e potranno
essere comunicati a società esterne per la spedizione del periodico e per l’invio di materiale promozionale.
DELLA DIOCESI DI COMO
il settimanale
DAVANTI ALLA SALMA DI STEFANO
«
Padre, glorifica il tuo nome!”. Allora dal cielo venne una voce: “L’ho
glorificato e ancora lo glorificherò”». (Gv 12, 20-28).
La riflessione: i Greci (si tratta di pagani, però amanti della
buona cultura, sono le persone
giovani e aperte al futuro del
tempo…) vogliono vedere Gesù.
Perché questo desiderio? È
solo un desiderio dei Greci di allora oppure è un desiderio che
attraversa ogni animo giovanile,
stanco e deluso delle vuote chiacchiere o dei falsi ideali del mondo?
Forse che questo desiderio non
è nel cuore di ogni giovane che
vuole costruirsi un futuro?
Forse che questo desiderio non
pulsa anche dentro di te, amico e
fratello che mi leggi?
Noto che i Greci non vanno direttamente da Gesù, ma si rivolgono a Filippo e Filippo a sua
volta lancia l’SOS ad Andrea.
Certi incontri non si possono im-
FAX:
031.3109325
POSTA:
V.le Cesare Battisti 8
22100 COMO
UN PRETE RIFLETTE E PREGA
ra quelli che erano
saliti ad adorare per
la festa, vi erano alcuni Greci. Questi si accostarono a Filippo
che era di Betsaida in Galilea e lo
pregarono dicendo: “Signore, desideriamo vedere Gesù”. Filippo
va a dirlo ad Andrea, poi Andrea
e Filippo lo dicono a Gesù. Gesù
rispose loro: “È venuta l’ora nella
quale deve essere glorificato il
Figlio dell’uomo. In verità vi dico:
se il granello di frumento, caduto in terra, non muore, rimane
solo; se invece muore, produce
molto frutto. Chi ama la sua vita
la perde; e chi odia la sua vita in
questo mondo, la salverà per la
vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua; e dove sono io, ivi
sarà pure il mio servo; se uno mi
serve, il Padre mio lo onorerà”.
«Adesso l’anima mia è conturbata! E che dirò? Padre, salvami da
quest’ora! Ma è appunto per questo che io sono venuto in quest’ora.
non trovare più l’umiltà per
rendere grazie a Dio. E poi, è
una testimonianza di come la
fede possa essere fonte di luce,
nel saper affrontare le situazioni più difficili e nel saper
trovare le parole giuste per se
stessi e per gli altri.
provvisare, hanno proprio bisogno di una mediazione umana.
La risposta di Gesù; ovvero la
parabola del chicco di frumento.
Gesù abbastanza chiaramente
afferma che verrà il tempo per
l’incontro; ci vuole però una preparazione da parte di che cerca,
bisogna osservare in profondo
con lo sguardo rivolto al futuro
seguendo con grande attenzione
la storia del chicco di grano “caduto in terra”. Quando cade è un
chicco solo (anche Gesù è caduto
in terra come chicco solo!) ma ai
funerali di Stefano biondeggiava
una grande messe.
Ma questa lettura è vera? Questa lettura ha valore anche per il
chicco Stefano Zanini?
Ma allora ci sarà a Ravoledo
un gruppo di giovani, che faranno rivivere Stefano nelle sue
scelte, nei suoi comportamenti,
nel suo impegno per la comunità
e per le cose belle della vita?
mons. PIETRO PINI
Direttore responsabile: A GOSTINO CLERICI
Editrice de Il Settimanale della Diocesi Coop.r
.l.
Coop.r.l.
• Sede (direzione, redazione e amministrazione):
V.le Cesare Battisti,8 - 22100 Como. T ELEFONO 031-26.35.33
FAX REDAZIONE 031-30.00.33 FAX SEGRETERIA 031-31.09.325
E-MAIL: [email protected] conto corrente postale n. 20059226
intestato a
a: Il Settimanale della Diocesi di Como
• Redazione di Sondrio: Via Gianoli, 18 - 23100 Sondrio.
TELEFONO E FAX: 0342-21.00.43 E.MAIL: [email protected]
Stampa: A. G. Bellavite S.r
.l. - Missaglia (Lc)
S.r.l.
Registrazione TTribunale
ribunale di Como numero 24/76 del 23.12.1976
Pubblicità:
La Pr
ovincia Essepiemme Pubblicità Via Pasquale Paoli, 21
Provincia
22100 Como - telefono: 031-58.22.11 fax: 031-52.64.50
tariffe: euro 31 a modulo commerciale
Prezzo abbonamenti 2010: Annuale euro 50
Europeo ed extraeuropeo euro 50 più spese postali
La testata Il settimanale della diocesi di Como fruisce dei
contributi statali diretti di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 250.
Questo giornale è associato alla FISC (Federazione Italiana
USPI (Unione Stampa Periodica Italiana)
Settimanali Cattolici) e all’USPI
Scarica

Numero Completo - Diocesi di Como