PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO Assessorato provinciale all’agricoltura foreste, turismo e promozione terratrentina www.trentinoagricoltura.net nov./dic. 2012 | nr. 5 anno LVII Periodico di economia e tecnica per un’agricoltura moderna al servizio del consumatore e dell’ambiente L’abete trentino donato dal Comune di Andalo alla città di Roma primo piano Alpi, una nuova identità per le Terre terre alte Alted’Europa d’Europa ATTUALITÁ Il nuovo Consorzio di bonifica bonifica agricola agricola di TURISMO La conferenza di Levico Levico di RICERCA I nuovi biocarburanti biocarburanti AROMATICHE Vizi e virtù del rosolaccio rosolaccio del Dai GAS auguri alla crisi a tutto GAS! Il boom dei Gruppi Il dei Gruppi di acquisto solidale diboom acquisto solidale L’abete trentino donato dal Comune di Andalo alla città di Roma [email protected] 05 Periodico di economia e tecnica dell’agricoltura. Organo dell’Assessorato provinciale all’agricoltura, foreste, turismo e promozione Reg. Trib. Trento n. 41 del 29.8.1955 Coordinatore tecnico Sergio Ferrari Coordinatore editoriale Corrado Zanetti Segreteria di redazione Marina Malcotti Redazione Piazza Dante, 15 38122 TRENTO Tel. 0461 494614 Fax 0461 494615 COMITATO DI DIREZIONE terratrentina www.trentinoagricoltura.net nov-dic 2012 | anno LVII Direttore responsabile Giampaolo Pedrotti PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO AssessorAto provinciAle All’AgricolturA foreste, turismo e promozione La crisi marca la fine di un paradigma, e ci spinge alla ricerca di nuovi fondamentali. Il benessere costruito attorno alle pulsioni individuali non garantisce stabilità. E ha reso tutti più soli, più fragili, più lontani. Non usciremo dalla crisi se non passeremo dall’io al noi: se non ricominceremo, cioè, a stare insieme. nov./dic. 2012 | nr. 5 anno LVII periodico di economia e tecnica per un’agricoltura moderna al servizio del consumatore e dell’ambiente PRIMO PIANO Alpi, una nuova identità terre alte per le Terre Alted’Europa d’Europa ATTUALITÁ Il nuovo Consorzio di bonifica bonifica agricola agricola di Antonio Galdo, L’egoismo è finito. La nuova civiltà dello stare insieme (Einaudi) TURISMO La conferenza di Levico Levico di RICERCA I nuovi biocarburanti biocarburanti l’abete trentino donato dal comune di Andalo alla città di roma Il futuro del pianeta non è già stabilito. Al contrario, richiede risposte, senza indugio. Sviluppo umano, effetto serra, gestione delle risorse naturali, protezione della specie: più che mai l’avvenire chiama all’azione, con il rischio, altrimenti, che si imponga al mondo il peggiore dei futuri possibili. AROMATICHE Vizi e virtù del rosolaccio rosolaccio del Dai GaS auGuri alla criSi a tutto GaS! il boom dei Gruppi sommario Virginie Raisson, Atlante dei futuri del mondo migrazioni, agricoltura, acqua e clima… (Slow Food editore) Alberto Giacomoni Agenzia provinciale per i pagamenti Giuliano Dorigatti Agenzia provinciale per i pagamenti Angela Menguzzato Dipartimento agricoltura turismo commercio e promozione l’abete trentino donato dal comune di Andalo alla città di roma PRIMO PIANO Paolo Nicoletti Dipartimento agricoltura turismo commercio e promozione Fabrizio Dagostin Servizio agricoltura il dei Gruppi di acquisto solidale diboom acquisto solidale ALPI: UNA NUOVA IDENTITÀ GEOPOLITICA PER LE TERRE ALTE D’EUROPA Annibale Salsa NUOVA PAC, I FONDI UE LEGATI AL RISPETTO DELLE “PRECONDIZIONI” Alexa Vanzetta Romano Masè Dipartimento territorio ambiente e foreste ATTUALITà 4 Marina Monfredini Fondazione E. Mach IL NUOVO PALAZZO DELLA RICERCA Jacopo Tomasi Ufficio stampa Fondazione E. Mach Jacopo Tomasi L’INTERVISTA / MAURO FEZZI Jacopo Tomasi Fotografie: Foto in copertina: Di Matteo Francesco Archivio Azienda per il Turismo Madonna di Campiglio Pinzolo Val Rendena; Archivio APT Valsugana; Archivio Camera di Commercio Industria Artigianato di Trento; Archvivio Dipartimento Agricoltura Turismo Commercio e Promozione; Archivio IASMA; Archivio Museo Scienze; Archivio Parco Naturale Adamello Brenta; Archivio Servizio Foreste e Fauna; Archivio Scuola Provinciale antincendi; Archivio Ufficio Stampa PAT; Fototeca Trentino Marketing S.p.A.; Servizio Audiovisivo Commissione Europea; Soprintendenza per i Beni Storico-artistici; © Photo Parlement Europeen© Arhitecte: Association des architectes du CIC: Vanden Bossche sprl,C.R.V.sa.,CDG sprl,Studiegroep D. AgF Bernardinatti; Roberto Besana; Piero Cavagna; Giovanni Cavulli; Piero Frattin; Giovanni Gorga; Daniele Lira; Romano Magrone; Walter Nicoletti; Leandro Sabin Paz; Alessandro Poli; Marco Simonini; Foto Rensi; Foto Tonina; Marco Viviani; Gianni Zotta. 10 LE “FEBBRE” DELL’AGRICOLTURA: IL PROGETTO ENVIROCHANGE Jacopo Tomasi L’INTERVISTA / LUCA MERCALLI Lorenzo Rotondi LA STAGIONE? è ANDATA COSÌ Sergio Ferrari INTERPOMA, UN NUOVO LOOK PER LA MELA MORSA DALLA CRISI Sergio Ferrari DALLA BONIFICA AGRICOLA ALLA DIFESA DEL TERRITORIO Walter Nicoletti Studio Bi Quattro s.r.l. - Trento MOTO AGRICOLE PIÙ SICURE CON LE NUOVE LINEE GUIDA STAMPA Lorenzo Rotondi GRAFICA Tipografia Esperia - Trento Chiuso in redazione il 19/12/2012 18 TIPICI SÌ MA SICURI Corrado Zanetti LE SUGGESTIONI DEL TRENTODOC Sergio Ferrari firmato provincia 24 Speciale RUBRICHE 56 GAS 29 A come Agricoltura ALIMENTAZIONE, AMBIENTE Walter Nicoletti Notizie IASMA Silvia Ceschini ue Informa a cura di Europe Direct Notizie a cura di Sergio Ferrari scaffale a cura di Silvia Vernaccini TESTI: Lucia Facchinelli FOTOGRAFIE: Matteo Rensi Come la politica dai cittadini, anche il commercio dell’agroalimentare, orientato verso le grandi catene distributive, è sempre più distante dai consumatori. I quali, spinti dalla crisi ma ancor prima da una nuova etica del consumo critico e consapevole, sostenibile, responsabile e solidale, fuggono dalla “catena lunga” e si autorganizzano per i propri acquisti attraverso i GAS. Nella nostra provincia sono una trentina e ad essi fanno riferimento 50-70 mila famiglie. Un “altro commercio” che non paga tasse, alimentato da sempre più aziende agricole, all’insegna della qualità dei prodotti (spesso biologici), del rispetto per gli ecosistemi e per le persone. Ecco come funzionano, cosa fanno e chi sono i Gruppi di Acquisto Solidale del Trentino. MARKETING E TURISMO Orto e dintorni: ROSOLACCIO Iris Fontanari Ricette contadine: COLORI D’AUTUNNO 72 Iris Fontanari CIBO E SALUTE: ARANCE ROSSE DI SICILIA Carmelo Bruno PRODOTTI DI MALGA A RAPPORTO Rosaria Lucchini e Alberto Mattivi TECNICA, RICERCA, SPERIMENTAZIONE 42 48 BIOCARBURANTI DAGLI EFFLUENTI ZOOTECNICI Daniela Bona e Silvia Silvestri CIMATRICE A FINESTRE Alberto Dorigoni LA QUALITÀ DELLA MELA NELL’ERA POST-GENOMICA Fabrizio Costa PESCA, I NUOVI PIANI DI GESTIONE IL TURISMO E LA CRISI: “UNA SFIDA CHE VINCEREMO UNITI” Mauro Neri CONTADINI E ALBERGATORI: I GIOVANI VINCONO FORMAGGI DI MALGA AL SALONE DEL GUSTO TENUTA SPAGOLLE: UNA VETRINA PER I PRODOTTI DELLA VALSUGANA Davide Modena ECCO LA NUOVA MALGA FOSSE 54 TECNICA FLASH a cura di Sergio Ferrari 50 | MACROREGIONE ALPINA PRIMOpiano primo PIANO Alpi tt 05 nov-dic 2012 | anno LVII Una nuova identità geopolitica per le Terre Alte d’Europa tt 05 nov-dic PRIMO PIANO 2012 | anno LVII Il neo-centralismo tecnocratico rischia di accorpare i territori alpini alle pianure (padane, renane, rodaniane e danubiane). Un disegno favorito dalla scarsa consapevolezza delle popolazioni residenti della propria specificità storica e geografica e delle ragioni fondanti le loro autonomie. Annibale Salsa L a macroregione alpina sta ritornando al centro della riflessione geo-politica per il suo importante ruolo di cerniera all’interno dell’Europa. L’ultima grande colonizzazione rurale delle Alpi, che ha modificato la mappa dello spazio alpino a partire dal X-XI secolo fino al XIV-XV, ha consegnato alla storia un territorio pensato non soltanto in funzione di luogo di transito fra il nord e il sud, l’ovest e l’est dell’Europa, quanto di casa comune costruita per una residenza stabile sulle terre alte. | MACROREGIONE ALPINA PRIMOpiano primo PIANO La civilizzazione alpina medievale ha segnato in profondità un’area che in precedenza, soprattutto in epoca romana, assumeva prevalentemente la funzione di corridoio di transito più che di luogo di abitazione permanente a quote elevate. La nascita degli “Stati di passo”, situati a cavallo dello spartiacque principale, ha infranto le naturali barriere oro-idrografiche dando luogo a comunità autonome destinate a sperimentare con successo nuove forme di autogoverno. I soggetti politici del tempo, come il Sacro Romano Impero, avevano affidato alla feudalità minore - ecclesiastica e laica - il controllo del territorio attraverso l’incentivazione di pratiche insediative da parte di famiglie coloniche,alle quali veniva riconosciuto lo status di “uomini liberi”. L’arco alpino assumeva, pertanto, il carattere di un grande mosaico di popoli e comunità cui mancava, però, la consapevolezza di appartenere ad un unico territorio omogeneo. Le relazioni trasversali attraverso i passi principali prevalevano, infatti, sulle relazioni longitudinali fra valli contigue di ambito locale. Questo dato fa capire, in maniera evidente, l’importanza strategica di alcune grandi vie di arroccamento nonché delle rispettive appendici transalpine e cisalpine. La via dell’Adige diventerà il principale asse in grado di garantire il passaggio degli Imperatori germanici verso Roma. I Principati Vescovili di Trento e di Bressanone presiederanno quest’area dal punto di vista amministrativo e i loro “avogadri” o “avvocati” – Conti del Tirolo – ne assumeranno la difesa militare pur non senza contrasti e tentativi di sottrazione del potere all’autorità vescovile. L’età moderna, soprattutto a partire dal XVII secolo, eroderà progressivamente lo status quo degli assetti transalpini fissando nuove delimitazioni territoriali stabilite sulla base di teorie geo-politiche di stampo idrografico (dottrina dello spartiacque o delle acque pendenti). I passi alpini non svolgeranno più la funzione di cerniera porosa fra versanti contigui, ma di barriere orografiche a presidio dei nascenti Stati nazionali. Mentre in età pre-moderna vi era la consapevolezza, da parte dei soggetti istituzionali, della sostanziale unitarietà ed apertura pan-alpina del territorio, con l’avvento della modernità le Alpi si chiuderanno dentro le frontiere ermetiche degli Stati. Le montagne diventeranno steccati naturali a difesa dei territori di pianura su cui graviteranno gli interessi economici delle formazioni politiche moderne collocate in aree urbane extra-alpine. Dalla centralità intra-alpina degli “Stati di Passo” si passerà, quindi, alla progressiva marginalizzazione dei territori di montagna verso i quali si rivolgeranno le attenzioni degli apparati militari, chiamati alla difesa o alla conquista della linea divisoria delle acque. Le popolazioni alpine ne pagheranno un pesante tributo in termini di distruzioni, di servitù militari, di evacuazioni, di emigrazioni spesso definitive. Gli assi di penetrazione nelle Alpi assumeranno, via via, la natura di corridoi di transito (Alptransit). I flussi prevarranno sui luoghi. Nelle regioni delle Alpi ove ancora resistono forme di autogoverno (Cantoni svizzeri, Regioni italiane a Statuto speciale quali le Province di Trento e Bolzano e la Valle d’Aosta), l’emorragia demografica è stata fermata. Ma oggi risuonano, in Italia, echi inquietanti di centralismo tecnocratico che vanno a sostituirsi ai vecchi centralismi burocratici e nazionalisti già tristemente sperimentati fra le due guerre mondiali. Ciò accade, purtroppo, nella totale insipienza delle ragioni - passate, pre- tt 05 nov-dic 2012 | anno LVII senti e future - che stanno alla base dell’autogoverno dei piccoli territori di montagna. Il neo-centralismo si giova, soprattutto, della scarsa consapevolezza che le stesse popolazioni residenti in questi territori hanno della loro specificità storica e geografica e delle ragioni fondanti le loro autonomie. Le argomentazioni portate a sostegno delle istanze autonomiste spesso si rivelano inadeguate di fronte alla furia iconoclasta di giornalisti che cavalcano sentimenti nazional-popolari o a formazioni partitiche populiste che si ispirano a modelli di regione in cui coabitano, entro una stessa entità amministrativa, territori di montagna insieme con territori di pianura. Ne sono prova le richieste di annessione di territori veneti, lombardi e piemontesi alle confinanti Regioni alpine a statuto speciale. La storia amministrativa delle Alpi dimostra, invece, la piena validità del modello intra-alpino. Quando la montagna insiste su entità regionali e provinciali miste (pianura e montagna), è la montagna che perde in termini di subalternità culturale, sociale, economica. Anche per i Trentini si pone, oggi, il problema di un approfondimento consapevole della propria appartenenza alla macroregione alpina europea e di un allargamento di prospettiva che guardi ad altri territori alpini allo scopo di evitare rischiosi tentativi di accorpamento entro le prospicienti regioni padane. Una geografia politica variabile che riporti al centro i territori di montagna, confinati colposamente in periferia, rappresenta la sfida decisiva per riposizionare le Alpi in Europa. Strumenti giuridici come la Convenzione alpina o i Gruppi Europei di Cooperazione Territoriale (Euroregioni), possono contribuire a riportare al centro dell’Europa il prezioso patrimonio delle Alpi, eroso all’esterno dalle varie pianure - padane, renane, rodaniane e danubiane tt 05 nov-dic 2012 | anno LVII - che dalle Alpi traggono preziose risorse, fondamentali per le proprie economie. Vorrei citare un esempio emblematico, in proposito. Un europeista illuminato come l’olandese Sicco Mansholt, presidente della Commissione Agricoltura della Comunità nell’anno 1973, non comprese l’importanza dell’agricoltura e dell’allevamento di montagna. Il suo Piano ne prevedeva il progressivo smantellamento. In un sopralluogo compiuto fra i masi sudtirolesi della Provincia di Bolzano, manifestò tutto il suo scetticismo nei confronti di quelle pratiche colturali proponendone l’abbandono ed il loro trasferimento nel fondovalle. Grandi stalle sul modello intensivo agroindustriale della pianura olandese dovevano sostituire le piccole stalle di montagna. Qualche tentativo di questo tipo si è registrato, anche in Trentino, fra Bleggio e Lomaso. Mansholt indicava, in alternativa, il graduale rimboschimento di prati e pascoli per fare della montagna una wilderness di ritorno. Sarebbe stato un disastro per questo territorio - il Sudtirolo – che la piccola agricoltura non intensiva di montagna ha reso esempio virtuoso per tutte le Alpi. L’integrazione fra agricoltura di montagna, turismo e paesaggio sono un grande punto di forza a difesa della ri-attualizzazione del ruolo delle Alpi in senso economico. La forza competitiva delle terre alte non risiede, infatti, in parametri di ordine quantitativo: in tal senso la montagna sarebbe sempre perdente nei confronti della pianura. Sono le nicchie qualitative che fanno, invece, la differenza. L’abbandono della ruralità alpina fa crescere il rischio di uno spontaneo e veloce re-inselvatichimento i cui effetti sono visibili agli occhi di tutti. Esso rappresenta la cartina al tornasole del fallimento delle moderne politiche per la montagna. Il 30% del territorio delle Alpi è stato invaso, negli ultimi dieci anni, dai cespugli e dagli arbusti i quali, lungi dal rappresentare un incremento del patrimonio forestale, riducono il bene prezioso della biodiversità. Alcuni anni orsono era emersa l’esigenza di riconoscere tutte le Alpi quale Patrimonio dell’Umanità tutelato dall’Unesco, proprio per i loro attributi di unicità paesaggisticoambientale nel vecchio continente. Forse si trattava di una proposta eccessiva, anche per le differenze di gestione di un così vasto territorio. Resta il fatto che le parti più affascinanti di esse - le Dolomiti - hanno avuto con tale riconoscimento un’ulteriore opportunità di rilancio qualitativo dell’area. È arrivato il momento che a tutti i livelli di governante – europeo, nazionale, regionale - ci si renda conto che le Alpi non sono riducibili a “terreno di gioco” o a spazio di “natura selvaggia”. Il benessere delle pianure dipende, infatti, dal buono stato delle montagne, dalle loro risorse di energia rinnovabile. Alle popolazioni è demandato il compito di vigilare su questi territori, fragili e precari, attraverso una sempre maggiore responsabilizzazione al buongoverno anche in vista di un patto federativo fra regioni alpine irriducibilmente autonome. | primo MACROREGIONE ALPINAPRIMO PRIMOPIANO piano PIANO Convenzione delle Alpi Firmato dal Trentino il protocollo per la presidenza italiana Negli anni 2013 e 2014 la presidenza della Convenzione delle Alpi, che è tenuta a rotazione dagli stati aderenti, toccherà all’Italia. A partire dall’autunno 2011 è in corso un processo di coordinamento con le regioni alpine italiane e altri enti attivi sul territorio alpino, finalizzato alla messa a punto di un programma condiviso per il periodo di presidenza italiana della Convenzione, sia di uno specifico Protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Ambiente e tali enti. Il Trentino ha formalizzato la propria adesione al protocollo di intesa per le iniziative in vista della presidenza italiana il 15 novembre scorso a Roma. “Il biennio di presidenza italiana” - questo l’auspicio espresso in occasione della firma del protocollo dal vicepresidente e assessore ai lavori pubblici, ambiente e trasporti Alberto Pacher - dovrà servire non soltanto a portare il contributo dell’Italia alla Convenzione delle Alpi in termini di salvaguardia dell’ambiente alpino, ma anche per mettere al centro delle politiche internazionali sempre più il tema della montagna e dunque la costruzione, anche nel nostro Paese, di una cultura politica della montagna in grado di cogliere la delicatezze e l’estrema biodiversità che caratterizzano in particolare l’arco alpino”. Il documento sottoscritto presso il Ministero dell’Ambiente da tutti i soggetti coinvolti, ovvero dalle regioni e province autonome alpine, dalle autorità di bacino interessate, dall’Istat e da alcune fondazioni e associazioni, prevede l’istituzione di un gruppo di lavoro con il compito di predisporre il programma dettagliato della presidenza italiana e di coordinare la realizzazione delle iniziative previste. Queste le linee generali della presidenza italiana: adattamento ai cambiamenti climatici; costituzione di un gruppo di lavoro foreste, aree protette e valorizzazione dei servizi ecosistemici; definizione di un’agenda digitale alpina; efficienza e sostenibilità energetiche; prodotti agro-alimentari alpini e biodiversità regionale; demografia e occupazione, turismo; gestione sostenibile delle risorse idriche; strategia macroregionale alpina; mobilità e trasporti; candidature UNESCO alpine. Nel frattempo, il 12 dicembre scorso, i ministri dell’ambiente degli otto paesi alpini aderenti alla Convenzione, hanno nominato Markus Reiterer (nella foto), 45enne giurista e diplomatico austriaco, nuovo segretario generale della Convenzione. Reiterer subentra a Marco Onida, che aveva ricoperto l’incarico dal 2007 ad oggi. (a.t.) | NUOVA PAC PRIMOpiano primo PIANO tt 05 nov-dic 2012 | anno LVII Nuova PAC I fondi UE legati al rispetto delle “precondizioni” Alexa Vanzetta Dipartimento Agricoltura, Turismo, Commercio e Promozione I l 19 ottobre scorso si è svolto alla Fondazione E. Mach di S. Michele un incontro tra le Province autonome di Trento e di Bolzano, la Valle d’Aosta, il Friuli Venezia Giulia e alcuni rappresentanti del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, volto ad approfondire alcune tematiche sulla nuova Politica Agricola Comune (PAC) per il periodo 2014-2020. Le proposte di regolamento sulla nuova PAC, presentate dalla Commissione Europea all’inizio del 2012 e modificate nel corso dello scorso settembre, sono attualmente al centro della discussione tra Consiglio UE e Parlamento Europeo, gli organi istituzionali che adotteranno la decisione finale in merito. Tuttavia, al momento è in gioco un’altra partita cruciale a livello europeo: il bilancio UE 2014-2020. Infatti, la sua approvazione consentirà il proseguimento dei negoziati sulla nuova PAC e permetterà di arrivare, presumibilmente entro marzo 2013, all’approvazione finale dei Regolamenti. La PAC rappresenterà nuovamente la politica comunitaria con la maggior incidenza nel quadro finanziario pluriennale dell’Unione Europea, anche se in termini assoluti le risorse destinate diminuiranno rispetto alle programmazioni precedenti. L’Accordo di partenariato La nuova programmazione 2014-2020 prevede un coordinamento a livello statale dei diversi fondi: Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR), Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), Fondo Sociale Europeo (FSE) e Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP). Gli Stati membri firmeranno un accordo di partenariato con la Commissione Europea al fine di garantire un’integrazione fra le diverse politiche UE a livello nazionale. A tal proposito si è svolto a fine novembre un incontro tra i Ministeri dell’Agricoltura e dello Sviluppo Economico, le Autorità di Gestione regionali dei vari fondi e la Commissione Europea per discutere sui contenuti dell’accordo e per definire alcuni punti essenziali della strategia comune. Il rappresentante del Ministero ha affermato, durante l’incontro, che il contratto di partenariato, una volta ultimato, verrà sottoposto all’approvazione della Conferenza Stato-Regioni al fine di garantire il massimo coinvolgimento delle regioni/province nella relativa definizione. Le precondizioni Un’ulteriore novità della programmazione 20142020 consiste nell’obbligo da parte degli Stati membri di rispettare delle precondizioni (condizionalità ex ante), in altre parole di soddisfare determinati standard sia in termini di attuazione di direttive comunitarie, sia di rispetto di obiettivi strategici europei, in diversi ambiti quali ad esempio quello ambientale, energetico, dell’innovazione e ricerca ecc., per giustificare l’assegnazione dei fondi UE. Il portavoce del Ministero ha informato che è stata avviata una fase di mappatura a livello statale con la quale valutare il grado di rispetto di tali precondizioni ed ha anticipato l’invio alle autorità regionali/provinciali di alcune schede, per monitorare lo stato di attuazione a livello regionale/provinciale. Il monitoraggio Nell’ottica di una maggior integrazione fra le diverse politiche europee, è stato approfondito durante l’incontro il tema degli obiettivi UE 2020, al raggiungimento dei quali dovrà contri- buire ogni singolo fondo (FEASR, FESR, FSE, FEAMP). Inoltre, è stato illustrato il nuovo sistema di monitoraggio dello sviluppo rurale, volto a garantire la corretta attuazione ed a controllare il raggiungimento degli obiettivi del programma. Il monitoraggio presenta due importanti novità: la prima riguarda l’inserimento di indicatori target, mediante i quali misurare il grado di esecuzione del programma, riferiti a delle precise aree tematiche (focus area); la seconda invece riguarda gli indicatori di impatto, volti a quantificare l’impatto socio-economico delle politiche sul territorio, che saranno in comune con il primo pilastro della PAC. Il Leader “plurifondo” A livello provinciale sta destando qualche preoccupazione l’inserimento nello sviluppo rurale anziché nella PAC primo pilastro di una misura sulla gestione del rischio (premi assicurativi), in quanto tale misura andrebbe ad assorbire una consistente parte del budget a disposizione. Il rappresentante del Ministero però ha anticipato che alcune misure, quali ad esempio quella sulla gestione del rischio, potrebbero essere applicate a livello nazionale. Tale clausola resta al momento ancora in fase di discussione. Innovativa sarà la gestione nella programmazione 2014-2020 dello “sviluppo locale partecipativo”, l’attuale Asse IV Leader, il quale potrà essere finanziato non solo con il FEASR, ma anche tramite gli altri fondi FESR, FSE. Il rappresentante del Ministero ha illustrato durante l’incontro le opportunità e i rischi di un’attuazione del Leader “plurifondo”. Infine, sono state brevemente descritte le principali novità sulla PAC primo pilastro, con particolare riferimento al greening. tt 05 nov-dic NUOVA PAC | primo piano 2012 | anno LVII Obiettivi Strategia Europa 2020 Occupazione Innalzamento al 75% del tasso di occupazione (per la fascia di età compresa tra i 20 e i 64 anni) Ricerca & Sviluppo Aumento degli investimenti in ricerca e sviluppo al 3% del PIL dell’UE Cambiamenti climatici/energia • Riduzione delle emissioni di gas serra del 20% (o persino del 30%, se le condizioni lo permettono) rispetto al 1990 • 20% del fabbisogno di energia ricavato da fonti rinnovabili • aumento del 20% dell’efficienza energetica Istruzione Riduzione degli abbandoni scolastici al di sotto del 10%, aumento al 40% dei 30-34enni con un’istruzione universitaria Povertà / emarginazione Almeno 20 milioni di persone a rischio o in situazione di povertà ed emarginazione in meno Fondi europei coinvolti nell’accordo di partenariato Fondo europeo per lo sviluppo rurale (FEASR) è lo strumento finanziario comunitario che, agendo in modo complementare alle politiche di sostegno dei mercati e dei redditi nell’ambito della Politica Agricola comune, è finalizzato alla promozione dello sviluppo rurale attraverso il miglioramento della competitività dei settori agricolo e forestale; il miglioramento dell’ambiente e del paesaggio rurale; il miglioramento della qualità di vita e diversificazione dell’economia rurale. Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) è lo strumento finanziario comunitario finalizzato a consolidare la coesione economica e sociale del proprio territorio correggendo gli squilibri fra le regioni. Finanzia gli investimenti nelle imprese (in particolare le PMI) volti a creare posti di lavoro sostenibili, infrastrutture correlate ai settori della ricerca e dell’innovazione, delle telecomunicazioni, dell’ambiente, dell’energia e dei trasporti e strumenti finanziari (fondi di capitale di rischio, fondi di sviluppo locale ecc.) per sostenere lo sviluppo regionale e locale ed incentivare la cooperazione fra città e regioni. Fondo Sociale Europeo (FSE) è lo strumento finanziario comunitario che mira alla promozione di uno sviluppo armonioso dell’insieme della Comunità ed una progressiva riduzione delle disparità esistenti trai cittadini e Regioni dell’Unione europea. Il FSE in particolare ha lo scopo di rafforzare la coesione economica e sociale migliorando le possibilità di occupazione negli stati membri. Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca (FEAMP): con tale fondo la Commissione Europea intende rafforzare il settore, attraverso il finanziamento di misure in favore dell’innovazione, della diversificazione e di un approccio sempre più attento alla sostenibilità ambientale dell’attività di pesca e acquacoltura. tt 05 attualità | RICERCA ATTUALITà nov-dic 2012 | anno LVII UNA “PERLA” per la ricerca e la conoscenza 10 I numeri 4 i piani del Palazzo, ai quali si aggiunge il piano interrato 6.000 i metri quadrati che occupa la superficie complessiva 30.000 metri cubi è il volume totale dell’opera 100 i posti di cui dispone l’aula magna 12 le aule a disposizione per i corsi di laurea, post-laurea e della Scuola di Dottorato 15 i laboratori dedicati all’attività di ricerca scientifica 1.000 le prese per la connessione a Internet 100 i ricercatori che lavoreranno in questa struttura 585 il massimo affollamento della struttura 7 le camere di crescita a temperatura controllata per le piante situate al piano interrato 12 le lavagne con videoproiettore sistemate nelle aule 18 milioni di euro il costo complessivo dell’opera tt 05 nov-dic | attualità ricercaATTUALITà 2012 | anno LVII Il direttore Dini, il presidente Dellai e Salamini all’inaugurazione del nuovo Palazzo della Ricerca Inaugurato a San Michele il nuovo Palazzo con aule e laboratori all’avanguardia 11 di Jacopo Tomasi S i arricchisce di una nuova perla il “campus” della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige. Lo scorso 9 novembre, infatti, è stato inaugurato il nuovo Palazzo della Ricerca e della Conoscenza: una struttura moderna, spaziosa, ecologica e ad alto tasso tecnologico, che testimonia concretamente lo sviluppo che questo ente ha avuto negli ultimi anni. Un edificio, dunque, che accanto all’antico monastero Agostiniano rappresenta perfettamente lo slogan della Fondazione: “tradizionalmente innovativi”. Vetrate all’esterno, un’imponente scalinata all’interno: sono queste le caratteristiche architettoniche del palazzo, pensato dagli architetti Giovanni Bertolotto e Luca Vacchelli, che dispone di 15 avanzati laboratori di ricer- ca, 12 aule ed un’aula magna da 100 posti, oltre ad alcuni uffici. La struttura si sviluppa su 4 piani, per una superficie totale di 6.000 metri quadrati: spazi nei quali lavoreranno un centinaio di persone. Tra i punti di forza c’è certamente il risparmio energetico grazie al recupero ottenuto attraverso il trattamento dell’aria delle aule e delle cappe dei laboratori. I vetri delle facciate, inoltre, sono ad alto isolamento termico e c’è una centrale operativa che tiene costantemente monitorate le temperature nei vari locali. Restando in tema d’innovazione, il nuovo Palazzo è completamente cablato e dispone di oltre 1.000 prese per la connessione alla rete della Fondazione e può vantare 12 lavagne dotate di videoproiettori nelle aule. I lavori sono stati realizzati e completati da un Raggruppamento Temporaneo d’Impresa (RTI) sotto la guida e il coordinamento della capofila SEI - Strumentazione Elettrotecnica Industriale S.p.a. di Cusago (Milano). Ai lavori, costati 18 milioni di euro (tra costruzione, arredi, strumentazioni di laboratorio e esterni), hanno contribuito diverse imprese locali. Al suo interno saranno ospitati corsi di laurea e post-laurea, tra i quali uno di viticoltura ed enologia organizzato in collaborazione con gli atenei di Trento e Udine. Rimanendo in tema di formazione e conoscenza, sarà ospitata all’ultimo piano anche la Scuola di Dottorato di Ricerca. La nuova struttura sarà il centro della ricerca scientifica più avanzata grazie a laboratori all’avanguardia come quelli di biologia computazionale o analisi sensoriale. L’inaugurazione è avvenuta con la benedizione del vescovo di Trento, monsignor Luigi Bressan, ed ha registrato la grande soddisfazione del presidente della Fondazione Edmund Mach, Francesco Salamini. “Questo nuovo palazzo – ha affermato – conferma l’ambizione che la Fondazione Mach ha nel fare alta formazione, attraverso corsi di laurea e post laurea. Allo stesso tempo, soddisfa la necessità di avere laboratori adeguati per la biologia avanzata, come la biologia computazionale e la post genomica. Questa struttura è il segno tangibile di come la Fondazione Mach si stia adeguando ai tempi, anche a livello infrastrutturale, e voglia fare innovazione ad alto livello in ambito internazionale”. Soddisfatto anche il presidente della Provincia autonoma di Trento, Lorenzo Dellai, che ha ricordato come a San Michele stia nascendo qualcosa di speciale che si declina poi su scala globale. “In alcuni ambiti – ha sottolineato il presidente – sappiamo esprimere leadership di livello internazionale e la Fondazione Mach è un esempio in questo senso. La realizzazione di questo Palazzo rende ancora più chiaro il ruolo internazionale della Fondazione, e quindi del Trentino, e rafforza l’idea dell’importanza del trasferimento della conoscenza nell’impresa e nell’economia del territorio, ma non solo. Quest’opera, bella anche esteticamente, fa parte di un disegno più ampio che riguarda un piano di riqualificazione degli spazi della Fondazione, andando nella direzione di un vero e proprio “campus””. tt 05 attualità | L’INTERVISTA ATTUALITà nov-dic 2012 | anno LVII Mauro Fezzi è il nuovo direttore generale “LA MIA ESPERIENZA al servizio della Fondazione Mach” di Jacopo Tomasi 12 Alessandro Dini e Mauro Fezzi. Nella pagina a fianco l’antico monastero di San Michele all’Adige M auro Fezzi, 59 anni, è il nuovo direttore generale della Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige. Dopo aver affiancato per un mese e mezzo l’ex direttore, Alessandro Dini, dal 16 novembre ha assunto l’incarico che ricoprirà per i prossimi cinque anni. Maturità classica, laurea in Scienze agrarie a Padova, Fezzi è stato assunto dalla Provincia di Trento il primo gennaio del 1981 e si è occupato prevalentemente del settore zootecnico. Nel 1996 è stato nominato dirigente, nel 2003 dirigente generale del Dipartimento agricoltura e alimentazione, dov’è rimasto fino al 30 marzo 2012. A seguito della riorganizzazione dei Dipartimenti gli è stato affidato un incarico speciale in materia di politiche del settore agricolo, per approdare poi alla direzione generale della Fondazione Edmund Mach. Dottor Fezzi, come si appresta ad af- frontare questa nuova avventura professionale? Pur nell’incertezza che tutti i processi di riorganizzazione portano con sé, la possibilità di guidare, nell’ultimo periodo della mia carriera lavorativa, un ente prestigioso come la Fondazione Mach è per me motivo di grande soddisfazione, anche se costituisce una sfida notevole e richiede uno sforzo straordinario per ri-aggiornare, rimettere a fuoco e apprendere aspetti che nella mia precedente esperienza non ho avuto modo di affrontare. Ciò nonostante da parte mia c’è l’impegno di assolvere l’incarico con la massima disponibilità e con il massimo sforzo. L’incarico attualmente prevede 5 anni di collaborazione, periodo sufficiente per poter, se possibile, fornire un contributo positivo allo sviluppo di un ente di grande rilievo. In ambito edilizio, ad esempio, nonostante i grandi investimenti fatti negli ultimi tempi, la strada non è ancora conclusa. “Le esigenze della scuola, del convitto e delle strutture sparse sul territorio che hanno bisogno di concentrarsi su San Michele, necessitano di ulteriori investimenti”. Esiste una pianificazione che, peraltro, dovrà essere tarata in base alle condizioni di disponibilità della finanza pubblica. Come dice lei, una realtà di prestigio, un’eccellenza a livello nazionale e non solo. Una sorta di “campus” con 800 dipendenti, dei quali circa 300 ricercatori, e 800 studenti. Lo sviluppo negli ultimi anni è stato costante, come dimostra la recente inaugurazione del nuovo Palazzo della Ricerca e delle Conoscenza. Quali sono le prospettive per i prossimi anni? tt 05 nov-dic | attualità L’INTERVISTAATTUALITà 2012 | anno LVII Negli ultimi anni la Fondazione è riuscita a ritagliarsi un ruolo di primissimo piano a livello nazionale ed internazionale grazie alla ricerca scientifica in ambito agricolo e vegetale. Un ruolo che sarà ricoperto anche in futuro? La Fondazione ha la fortuna di essere presieduta da Francesco Salamini, un uomo che rappresenta un’autorità nella ricerca delle biotecnologie, con particolare riferimento agli aspetti connessi al miglioramento genetico. Questa è una garanzia di grande qualità nella scelta dei collaboratori e nell’individuazione delle linee della ricerca. Sicuramente la Fondazione Mach ha conosciuto in questi ultimi 10 anni una nuova giovinezza ed è diventata uno dei punti di riferimento delle politiche provinciali che hanno caratterizzato l’attività del presidente Dellai, puntando in maniera decisa sul settore della conoscenza e della ricerca. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: sono impressionanti nel loro sviluppo e rappresentano chiaramente una grande scommessa per il futuro, anche se le prospettive - soprattutto dal punto di vista della situazione economico-finanziaria - possono lasciare qualche preoccupazione. Molto è stato fatto, ma ci sono degli aspetti da aggiustare per rispondere alle esigenze del mondo agricolo da una parte, ma anche a quelle del settore ambientale e forestale che rappresenta allo stesso modo un mondo di riferimento per la Fondazione. Lei viene dal mondo dell’agricoltura, settore al quale la Fondazione Mach ha sempre guardato cercando di favorire lo sviluppo. Come sta l’agricoltura in Trentino? L’agricoltura trentina ha numerosi punti di debolezza che tutti identifichiamo immediatamente e che vanno dalle difficoltà del territorio, al clima, alle dimensioni ridotte delle imprese. Questo settore ha però anche tanti punti di forza tra i quali – appunto - la montagna, la qualità delle produzioni, la possibilità di avere un mercato anche locale rappresentato dal grande afflusso turistico e, soprattutto, un grande know-how che consiste nelle capacità tecniche degli operatori sviluppate anche grazie alle reti che sono nate negli ambiti della formazione e delle consulenza, puntando su nuove tecnologie. Credo che proprio in questi ambiti il ruolo di un’istituzione come la Fondazione sia strategico. Ci si chiede spesso che strada dovrà imboccare l’agricoltura trentina in futuro. La parola chiave può essere “sostenibilità”? La sostenibilità è un termine che connota l’attività agricola per definizione. Oggi, certamente, le attenzioni fanno riferimento soprattutto agli input chimici e alle esigenze energetiche che, in qualche modo, vanno riequilibrate affinché la produzione possa perpetuarsi in una situazione di virtuoso equilibrio nell’impiego delle risorse a partire dall’aria, dall’acqua e dal terreno per garantire al consumatore prodotti controllati sotto il profilo qualitativo e nello stesso tempo capaci di mantenere elevata la qualità ambientale del territorio. E’ uno sforzo che richiede tante capacità, non solo tecniche, ma anche culturali per modificare comportamenti e approcci per i quali in molti casi la stessa forma diviene sostanza. “Il mondo agricolo, che già sta facendo molto in questa direzione, è chiamato ad un’attenzione più puntuale ai fini di evitare che le sbavature possano essere percepite come gravi mancanze”. Un altro punto di forza della Fondazione Mach è quello della formazione, grazie ad una scuola conosciuta ed apprezzata, come dimostra il continuo aumento di iscritti… Quello della scuola è un elemento di grande speranza e soddisfazione, ma al contempo presenta qualche criticità. Gli spazi sui quali poter ospitare e far crescere i molti giovani che si rivolgono all’Istituto agrario di San Michele costituiscono un limite già da tempo valicato, tanto che le sistemazioni precarie delle aule delle prime classi rappresentano per la Fondazione una situazione contingente alla quale si dovrà porre un rimedio. Ciò è indice comunque della grande qualità del corpo insegnante e di un percorso didattico che vanta anche numerose collaborazioni con altri territori, anche all’estero, e con attività di formazione rivolte anche al mondo del lavoro o ad ambiti quali quello universitario, post diploma o faunistico. Proposte che rappresentano delle scommesse partite da non molto tempo, ma già particolarmente apprezzate. “Allo stesso tempo andrà enfatizzata l’esigenza di produrre per l’agricoltura trentina dei risultati che possano consentirci di fare dei passi importanti sulla sostenibilità delle produzioni grazie all’individuazione di nuove varietà resistenti alle principali patologie e più compatibili rispetto alle caratteristiche dei nostri ambienti”. È questo un auspicio, anche se le attività messe in campo hanno prodotto azioni di verifica e di prova molto consistenti che dovrebbero permetterci di ottenere risultati positivi in tempi non troppo lontani. Lei arriva dalla Provincia autonoma di Trento, dov’è stato dirigente per diversi anni. Quali saranno i rapporti con piazza Dante e con le altre realtà trentine che si occupano di ricerca? La Provincia rappresenta l’unico fondatore dell’ente e attraverso gli accordi di programma è in grado di indirizzare e condizionare le politiche della Fondazione. Va peraltro evidenziato che in questi ultimi anni è cresciuto l’autofinanziamento e, quindi, la capacità per la Fondazione Mach di riuscire ad ottenere risorse esterne da organizzazioni a livello locale, ma anche da progetti nazionali e comunitari. È questa una sfida strettamente legata alla notorietà che la Fondazione ha meritatamente ottenuto anche a livello internazionale, che permette di facilitare la partnership con sponsor esterni. In Trentino, comunque, la Fondazione tiene rapporti con altri enti di ricerca, in particolare l’Università di Trento, la Fondazione Bruno Kessler ed il Museo di scienze. Enti coi quali sempre più dovranno essere messi in atto rapporti e collaborazioni per far sì che attraverso la rete della ricerca possano essere raggiunte economie di scala per riuscire a garantire un contributo di eccellenza non solo all’agricoltura e all’ambiente, ma generando ricadute positive sull’intera società trentina. 13 tt 05 attualità | clima ATTUALITà nov-dic 2012 | anno LVII LA “FEBBRE” dell’agricoltura Ilaria Pertot Ricercatrice Fondazione Edmund Mach - San Michele all’Adige Quali saranno nei prossimi decenni gli effetti del cambiamento climatico sulle colture? Quali le strategie di difesa che dovranno adottare gli agricoltori? Simulando il possibile andamento futuro di patogeni e parassiti, il progetto di ricerca “Envirochange” offre in anticipo alcune importanti risposte e indicazioni 14 I recenti studi indicano che c’è un’elevata probabilità che i cambiamenti di temperatura avranno un impatto rilevante su molti sistemi biologici e fisici. Quasi tutte le regioni dell’Europa sperimenteranno le influenze negative del cambiamento climatico che minaccerà diversi settori economici. Il Trentino ha una grande variabilità di ambienti e microclimi ed il binomio “agricoltura e turismo” dipende fortemente dalle risorse ambientali che quindi potrebbero essere influenzate negativamente da un cambiamento climatico. Molti effetti precoci del cambiamento climatico in agricoltura possono essere limitati con misure di adattamento. Le misure di adattamento disponibili sono numerose e spaziano dalle tecnologie (i.e. trattamenti), alle scelte agronomiche e colturali (cambiamento di coltura), alla politica aziendale (pianificazione) e governativa (interventi normativi). Se da una parte esistono numerose tecnologie, la loro messa in pratica deve essere immediata ed efficiente e di conseguenza pianificata per tempo e adattata alla specifica situazione. La Provincia Autonoma di Trento ha finanziato nel 2008 il progetto ENVIROCHANGE che aveva l’obiettivo di capire quale fosse l’entità del cambiamento climatico ed il suo possibile impatto sull’agricoltura trentina, ma soprattutto di fornire strumenti per contrastare l’effetto di questi cambiamenti. Al progetto hanno partecipato tre istituzioni di ricerca del Trentino, la Fondazione Edmund Mach, la Fondazione Bruno Kessler e l’Università di Trento e due prestigiosi centri di ricerca internazionali, il Politecnico Federale di Zurigo in Svizzera e il Volcani Centre in Israele. In particolare si è cercato: di caratterizzare il livello di vulnerabilità al cambiamento climatico dell’ambiente agrario trentino; di valutare le opzioni di adattamento, cioè che cosa si potrà fare concretamente nel contesto delle condizioni socio-economiche dell’agricoltura del Trentino per contrastare gli effetti del cambiamento climatico e globale; di sviluppare metodi e strumenti per fare delle proiezioni nel futuro. Infatti il clima agisce su tutti gli organismi di un ecosistema e l’effetto finale è il risultato delle interazioni tra i diversi cambiamenti, per cui è necessario disporre di strumenti informatici che permettano di eseguire questi complessi calcoli. Per questo motivo si è sviluppato un nuovo strumento informatico, ENVIRO, che permette di simulare il possibile andamento futuro di patogeni e parassiti. Il progetto ha evidenziato che nei prossimi decenni il clima cambierà, ma non in modo drammatico: aumenterà la temperatura (in estate in particolare), cambierà la distribuzione delle precipitazioni (meno piogge in estate e di più nelle altre stagioni) ed aumenteranno gli eventi estremi. Anche se dal punto di vista della vita quotidiana questo probabilmente non comporterà grossi cambiamenti, i sistemi biologici saranno influenzati in modo più importante. Infatti, anche mezzo grado di aumento di temperatura porterà, a seconda delle malattie ed insetti, ad infestazioni più o meno importanti. Ciò significa che alcuni insetti e malattie che oggi non sono importanti, lo diventeranno in futuro e viceversa. Il cambiamento nell’importanza delle malattie e degli insetti in agricoltura porterà quindi gli agricoltori a mutare le strategie di difesa e il piano dei trattamenti. In particolare diventeranno importanti quei patogeni e parassiti che si avvantaggiano di inverni più caldi e stagioni intermedie piovose. Aumenteranno anche le malattie legate al reimpianto della stessa coltura senza rispettare un periodo di riposo o un’adeguata rotazione colturale. Non solo il clima, ma anche i maggiori scambi commerciali dovuti alla globalizzazione, porteranno alla comparsa di nuove specie esotiche. Un esempio recente è il moscerino della frutta di origine asiatica, Drosophila suzukii, che sta mettendo in difficoltà l’agricoltura trentina. Le specie esotiche, quando entrano in un nuovo territorio, in gran parte dei casi non sono controllate da parassiti e predatori naturali. Senza nemici naturali possono quindi raggiungere livelli di popolazione preoccupanti, causare danni ingenti e/o richiedere maggiori interventi da parte dei produttori. Si è dimostrato anche che la pianta sottoposta a condizioni di stress (temperature elevate e stress idrico) ha un sistema ‘immunitario’ compromesso. Ciò significa ad esempio che la resistenza indotta da particolari microrganismi naturali presenti nell’ambiente si attiva meno efficacemente, esponendo quindi la pianta ad attacchi più forti da parte dei patogeni. Sulla vite al momento non esiste in Trentino contaminazione da micotossine e la presenza di microrganismi produttori (alcune specie del genere Aspergillus) è pressoché nulla. Sulla base dei modelli e delle proiezioni climatiche si segnala però per il futuro un aumento del rischio di contaminazione. Di conseguenza la sorveglianza, come pure la scelta di principi attivi specifici nel caso di tt 05 nov-dic | Attualità CLIMA ATTUALITà 2012 | anno LVII comparsa di ceppi tossigeni, saranno fondamentali. La produzione e la qualità, invece, non saranno particolarmente influenzate, in quanto il territorio Trentino è per la maggior parte irrigato e la produzione è già regolata da pratiche agronomiche come la potatura ed il diradamento. Per affrontare questi futuri problemi, il progetto ha messo a punto soluzioni come, ad esempio, i bioagrofarmaci dove il principio attivo è un microrganismo o una molecola di origine naturale, sistemi di previsione ed allerta delle malattie che avvisino l’agricoltore su quando è più opportuno intervenire e l’uso di carbone vegetale su alcune colture (dall’inglese ‘biochar’). Questo migliora la resistenza delle piante alle malattie, ma nello stesso tempo è una misura di mitigazione dell’eccesso di anidride carbonica, in quanto il carbone vegetale inglobato al suolo trattiene naturalmente il carbonio. 2007 15 Figura 1. Interfaccia web del sistema Enviro 2021-2050 2071-2100 Figura 2. Nelle tre figure si nota il cambiamento nel numero di cicli dell’oidio della vite nel periodo di suscettibilità della pianta, e di conseguenza del rischio, dalla situazione attuale al 2021-2050 e 2071-2100 tt 05 attualità | clima ATTUALITà nov-dic 2012 | anno LVII L’INTERVISTA Luca Mercalli “Si può scegliere se vogliamo un mondo più caldo di tre gradi o di sei” 16 “Il termometro della Terra nelle nostre mani” Lorenzo Rotondi tt 05 nov-dic | Attualità CLIMA ATTUALITà 2012 | anno LVII L a notte dei ricercatori”, appuntamento con la ricerca e i suoi protagonisti organizzato anche a Trento in contemporanea con tante altre città in Europa, ci ha offerto, il 28 settembre scorso, l’opportunità di avvicinare Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana, divulgatore scientifico, editorialista, conosciuto al grande pubblico per la sua partecipazione a varie trasmissioni televisive. Con lui abbiamo parlato di cambiamenti climatici e di possibili strade da prendere per evitarne gli effetti peggiori. Sembra che, mentre stiamo attraversando una grave crisi economica, il tema dei cambiamenti climatici sia passato in secondo piano. Molti osservatori dicono però che c’è una grande correlazione tra economia e cambiamenti climatici. Lei cosa ne pensa? Molto di più. C’è una correlazione tra tutti i problemi ambientali presi nel loro complesso e l’economia. Il cambiamento climatico è solo la punta dell’iceberg del cosiddetto cambiamento globale, che coinvolge anche la crisi delle risorse naturali, della biosfera, dell’inquinamento che nuoce alla salute umana e alle altre forme di vita. Quindi direi che il problema va affrontato nel suo complesso. L’ambiente è il luogo nel quale noi viviamo, noi come specie che risponde alle stesse leggi fisiche che sostengono tutte le altre forme di vita, e non possiamo quindi essere schiavi dell’economia, è il contrario. È l’economia, semmai, che dovrà in futuro adeguarsi a quelli che sono i vincoli fisici, che non possiamo cambiare. L’ambiente è sotto stress. Ormai viviamo in un pianeta abitato da sette miliardi di persone e ci stiamo divorando il capitale delle risorse che devono servire a noi e alle generazioni future. Il tema del riscaldamento globale è un argomento “avvertito” a livello dei governi nel mondo o c’è una certa inerzia? Sicuramente non è avvertito in modo opportuno. Direi che l’Europa è comunque il consorzio di paesi più avanzato nella percezione e nei provvedimenti contro i cambiamenti climatici. Anche se all’interno dell’Europa dobbiamo fare una netta distinzione tra i paesi del nord - più sensibili e più avanzati in termini di provvedimenti, di sensibilità individuali e di legislazione - e quelli del sud, tra i quali l’Italia, dove questi argomenti sono ancora trattati in maniera un po’ più arcaica e dove anche i provvedimenti governativi non sono all’altezza della situazione. Ma se ci spostiamo in altri luoghi del mon- do, indubbiamente, spicca il caso degli Stati Uniti: è il paese che forse produce più ricerca scientifica su questi argomenti, quello che inquina anche di più e che è forse il più arretrato sia nella consapevolezza da parte del pubblico sia nelle azioni politiche ed economiche. l’agricoltura, l’uso dell’acqua, l’energia, l’evoluzione delle foreste saranno tutti problemi con i quali dovremo fare i conti. Un ambito particolarmente delicato dal punto di vista dei cambiamenti ambientali è quello delle Alpi. Cosa servirebbe alle Alpi in questo momento? In quanto luogo estremamente sensibile ai cambiamenti climatici, le Alpi sono un ottimo laboratorio sia per misurarli, comprenderli, fare una diagnosi precoce dei problemi, sia anche per sperimentare nuove soluzioni di amministrazione locale che si pongano in maniera incisiva nei confronti, per esempio, del risparmio energetico e dell’uso consapevole delle risorse. Sono da sempre un territorio abituato a fare i conti con la limitatezza delle risorse. Nelle Alpi c’è poco spazio, ci sono fenomeni naturali più intensi, dalle alluvioni alle valanghe, che hanno sempre interessato le comunità locali indipendentemente dai cambiamenti climatici. Oltre che un contesto fisico che giustifica l’occuparsi con maggior incisività di questi problemi, Si può coniugare lo sviluppo con il rispetto delle risorse naturali o dobbiamo arrenderci all’idea che dobbiamo consumare meno? Spesso confondiamo lo sviluppo con la crescita materiale. Se sviluppo vuol semplicemente dire consumare di più in termini di materie prime, di energia, di rifiuti, allora è chiaro che la strada è segnata. Non è possibile, perché la terra ha i suoi vincoli fisici ben precisi e quindi questo tipo di crescita prima o poi sarà bloccato da questi vincoli. Se invece vogliamo pensare a uno sviluppo diverso, dove si cerca di dematerializzare il più possibile, di raggiungere soprattutto una condizione stazionaria, allora possiamo progettare un mondo nel quale riusciremo a far fronte a una parte di questi problemi. Per molti dobbiamo escogitare delle soluzioni che ancora non ci sono. Però già oggi, partendo dalla riduzione degli sprechi, una voce che da sola assorbe un terzo di tutto ciò che noi facciamo in Europa, potremmo ottenere già un grandissimo risultato. nelle Alpi c’è anche un contesto culturale che promuoverebbe un tipo di sviluppo futuro valido anche per le zone di pianura. Bisogna avere il coraggio di far entrare prepotentemente nel dibattito economico i vincoli fisici. Quali potrebbero essere di fronte a questi grandi cambiamenti le politiche di adattamento possibili e fattibili? Prima dell’adattamento dovremmo ricordarci di applicare la mitigazione. Perché solo adattamento significherebbe dare per scontato che ormai non c’è più nulla da fare. E questo ci deresponsabilizzerebbe dal punto di vista invece della mitigazione, che vuol dire cercare di contenere questo cambiamento. E si può ancora contenere. Non possiamo tornare indietro ma possiamo scegliere se vogliamo un mondo più caldo di tre gradi o di sei. E questo è un bello spazio di manovra nel quale le Alpi possono dire la loro. Pensiamo a tutto quello che è stato il cammino di formulazione di un modello nuovo di risparmio energetico residenziale, nella casa. E’ un cammino che comincia nelle zone alpine, prevalentemente germaniche e poi si è andato espandendo altrove in tutta Europa. Il concetto di case efficienti, che sprecano meno energia e addirittura ne producono la maggior quantità possibile nel proprio intorno, a cominciare dal tetto, con i pannelli solari, con l’uso delle biomasse, insomma è una bella sfida che è nata nelle Alpi. Poi però è chiaro che l’adattamento sarà fondamentale per quei processi che ormai non possiamo più fermare. E quindi Finché si pensa che la crescita è infinita e che continui ad essere possibile senza conseguenze, non riusciamo a scardinare quegli stessi problemi che hanno generato la crisi di ieri e che la esacerberanno ancora di più nei decenni futuri. Quanto è importante l’apporto che la ricerca scientifica può dare in questo processo e quanto invece convertire le abitudini culturali e sociali? Tutte due. La ricerca scientifica ovviamente trasforma quelle che sono soltanto delle intuizioni, delle sensibilità, in numeri rigorosi di cui abbiamo bisogno anche solo per progettare. Prima per verificare. Ovvio che dobbiamo essere certi che un sintomo, un male ci sono, per combatterli. Dopo dobbiamo però stabilire qual è la dieta, la medicina. E allora di nuovo la ricerca scientifica ci dà i numeri che possono servire a una progettazione intelligente e razionale. Però non basta. Abbiamo anche bisogno dell’impegno individuale e quindi di aspetti che esulano dalle scienze naturali e che sono invece attinenti alle scienze umane; che vanno a finire nell’etica, nella filosofia, nel cosa vogliamo dal nostro futuro in termini proprio di specie, di umanità. 17 tt 05 ATTUALITà | clima e pRODUZIONI ATTUALITà nov-dic 2012 | anno LVII “LA STAGIONE? è andata cosí” di Sergio Ferrari Produttori e tecnici dei vari comparti raccontano un’annata condizionata dal clima 18 F ino agli anni ’50 del secolo scorso in tutti i paesi rurali del Trentino, all’inizio della primavera, si celebravano le rogazioni: quattro giorni di processioni propiziatorie di buoni raccolti alle quali i contadini partecipavano in massa. Al sacerdote che ripeteva ad ogni pausa prefissata “A fulgore ed tempestate” rispondevano in coro “Libera nos Domine”. Nel corso della stagione, quando la siccità durava più a lungo del previsto o la pioggia minacciava di far marcire i prodotti agricoli, la gente si recava nella chiesa del paese per le novene, chiedendo al buon Dio di far rientrare il clima nella norma. Oggi, in segno di riconoscenza per il buon raccolto, si celebra la Festa del Ringraziamento. Riti rurali che fanno da sfondo al nostro bilancio della campagna agricola 2012 nei vari comparti produttivi. Un resoconto che, più che dalle statistiche, deriva dalle testimonianze dirette di produttori e tecnici. CILIEGIE Produzione dimezzata da gelata e piogge “Quest’anno - dice Sergio Franchini della Fondazione Mach - si è arrivati a 8.000 quintali in tutto il Trentino. Colpa della gelata di aprile e di piogge persistenti durante la fioritura che hanno in parte vanificato il lavoro di impollinazione delle api”. Gli ettari di ciliegio innestati su portainnesto nanizzante sono 130. Gli impianti più numerosi si trovano in Alta e Bassa Valsugana, altri sono presenti in Val di Non (Bassa e Alta) e nel Bleggio. Il potenziale produttivo di ciliegie a maturazione tardiva, escluse le piante allevate a pieno vento, è di 15.000 quintali. NOCI Gelo, mosca e incuria infieriscono su poche piante Rodolfo Brocchetti, tra i pochi produttori di noci rimasti nella zona classica del Bleggio, non ha dubbi: “Le noci raccolte quest’anno non hanno superato i 20 quintali sui 200 che rappresentano la media”. Deleteria, anche in questo caso, è stata la gelata di aprile, che ha bruciato i germogli e i primi abbozzi di infiorescenza. In estate, favorita dal grande caldo, si è aggiunta una forte infestazione di mosca. La larva di questo Dittero si sviluppa dall’uovo deposto nel mallo facendo annerire e cadere il frutto. I tannini che si sviluppano per reazione dal mallo entrano nel gheriglio rendendolo immangiabile. Delle 10.000 piante gestite 20 anni fa ne sono rimaste, poco curate dai proprietari, 7.000 dalle quali si raccolgono i pochi frutti rimasti sani in pianta. MARRONI Poche caldarroste a novembre I marroni sono la varietà pregiata della specie Castanea sativa. Il raccolto di quest’anno è stato molto scarso. Stefano Pradi, presidente della coo- tt 05 nov-dic | Attualità clima e produzioni ATTUALITà 2012 | anno LVII PATATE Piogge, siccità e virus si portano via 10mila quintali La cooperativa Copag di Dasindo (Giudicarie esteriori) si è vista conferire quest’anno dagli associati 25.000 quintali di patate da consumo fresco e 3.000 di tuberi da seme. Notevole la differenza in meno rispetto ai 35.000 quintali complessivi dello scorso anno. Il direttore Luca Armanini parla di una stagione tra le più difficili a causa del clima sfavorevole durante l’intero ciclo: “In aprile-maggio le piogge hanno fatto marcire i tuberi già interrati. La siccità ha poi influito negativamente sulla crescita dei tuberi. La superficie investita a patate era di 120 ettari, la stessa degli anni precedenti. Anche il carico di patate da seme risulta inferiore alla media. Abbiamo dovuto poi scartare molte partite perché inquinate da virus”. ORTAGGI perativa Castanicoltori del Trentino, ritiene che non si sia andati oltre i 500 quintali a fronte di un potenziale medio provinciale di 1500-2000 quintali. “Le cause del minore raccolto sono molteplici: gelata di aprile, danni da mosca galligena, siccità e da ultimo le giornate torride di settembre. Molti ricci sono caduti prima della raccolta, ma erano vuoti. La quantità di frutti bacati (verme) ha raggiunto il 50 per cento”. SUSINA DI DRO Per la nuova Dop un futuro di nicchia La produzione della susina di Dro (trascuriamo di proposito altre varietà quali Katinka, Lepotica e Stanley, coltivate in misura ridotta), che un tempo raggiungeva e talvolta superava nella Valle dei Laghi e nel Basso Sarca i 60.000 quintali, è scesa quest’anno a 3.000 quintali. Con tale minimo storico la susina di Dro nella Valle del Sarca è quindi a rischio di estinzione. Da un incontro tecnico che si è svolto l’8 novembre scorso per iniziativa del Comune di Dro e della cooperativa ortofrutticola Valli del Sarca Garda-Trentino è emersa la volontà di mantenerla in vita, facendo leva sull’orgoglio dei frutticoltori che si sentono legati alla DOP ottenuta a marzo di quest’anno. “Una sua valorizzazione – spiega Luca Valerio, direttore del Consorzio - è possibile attraverso forme e canali di vendita che si riservano ad un prodotto di nicchia”. KIWI Pochi rinnovi ma risparmiati dal cancro batterico La coltivazione dell’Actinidia dalla quale si ottengono i kiwi è diffusa soprattutto nel Basso Sarca, ma impianti consistenti si trovano anche in Vallagarina. Il potenziale di produzione complessivo è di 15.000 quintali. Il carico tende a diminuire soprattutto nel Basso Sarca, dove gli impianti hanno ormai più di 20 anni. “Il problema – dice il tecnico di zona Michele Morten – è la scarsa propensione dei frutticoltori a rinnovare gli impianti esistenti. La buona notizia è che finora il Trentino risulta indenne da cancro batterico. Solo un piccolo focolaio in Valsugana, sul colle di Tenna, prontamente isolato ed estinto con l’estirpazione e la distruzione delle piante colpite”. Meno verdure da foglia nel paniere della Val di Gresta Limitiamo il sondaggio alla Valle di Gresta. La presidente del Consorzio ortofrutticolo di Ronzo Chienis Vanda Rosà indica, ma con riserva, in 18 mila quintali la quantità di ortaggi conferiti dai soci nella stagione 2012, “ma parte della produzione giace ancora negli avvolti di famiglia, mentre altri 10 mila quintali sono prodotti da agricoltori non associati al consorzio”. Raggiungere quota 25 mila quintali, ritenuta ottimale per superare validamente una campagna di commercializzazione che copra l’intero anno, è un traguardo possibile ma difficile da raggiungere. Nel paniere dell’offerta 2012 del Consorzio fanno difetto gli ortaggi da foglia: cicoria pan di zucchero, radicchio tondo e radicchio lungo sono andati a seme a causa della calura di agosto. MAIS Varietà da granella colpite dalla siccità “Nella stagione 2012 - riferisce Roberta Franchi, tecnico della Fondazione Mach - hanno risentito della siccità sia il mais da foraggio, il silo mais, coltivato nelle Giudicarie esteriori, nella piana di Arco e in Bassa Valsugana sia il mais da granella o da polenta coltivato in Val del Chiese (Nostrano di Storo) e in Valsugana (Caldonazzo Spin). Il danno maggiore si è avuto sul mais da granella. La carenza idrica per mancanza di pioggia o impossibilità di irrigazione ha impedito a luglio l’impollinazione dei fiori portati dall’infiorescenza femminile. Le pannocchie si presentavano quindi prive di granella in corrispondenza della punta. La siccità ha favorito l’insorgenza di funghi del genere Aspergillus che producono micotossine cancerogene. La situazione in Trentino è però sotto controllo”. La granella di mais viene sottoposta a costose analisi (300-400 euro a campione) e il latte bovino è costantemente tenuto sotto controllo dal laboratorio del Consorzio dei caseifici sociali. Entrambe le specie di mais non hanno per contro subito danni provocati dalle larve di Diabrotica (coleottero) che rodono le radici e fanno schiantare il culmo. (continua) 19 tt 05 ATTUALITà | clima e PRODUZIONI ATTUALITà VIVAISMO Barbatelle di Pinot grigio esaurite già a fine estate Sono una diecina, tra grandi e piccoli, i vivaisti viticoli trentini. Producono complessivamente 7 milioni di barbatelle all’anno. La maggior parte dei barbatellai è situata nel Veneto dove è maggiore la disponibilità di terreni da affittare a canone sostenibile. Quest’anno le barbatelle si presentano rigogliose e sane perchè la scarsa piovosità ha frenato o impedito lo sviluppo della peronospora. Si sono resi per contro necessari frequenti interventi irrigui. Se il numero di barbatelle varia di poco da un anno all’altro, si rendono necessari per contro cambiamenti anche notevoli all’interno del ventaglio delle varietà innestate. I vivaisti devono infatti tenere conto o addirittura prevedere in tempo utile gli orientamenti varietali a livello provinciale e nazionale. Quest’anno la disponibilità di barbatelle di Pinot grigio si poteva ritenere esaurita ancora a fine estate. Le cantine sociali del Trentino incentivano la coltivazione di questo vitigno perché il vino Pinot grigio è ancora molto richiesto negli USA. vicola nel distretto che comprende l’entroterra gardesano e la Valle dei Laghi, fotografa così la stagione: “La mosca olearia era presente già nella tarda primavera, come dimostrano le catture di adulti riscontrate nelle trappole esposte in vari punti strategici. Nel mese di luglio sono state distribuite tra i 1500 olivicoltori operanti nel distretto 50 mila trappole a duplice attitudine: attrazione e abbattimento. La quantità di olive prodotta quest’anno è stata di poco inferiore ai 13 mila quintali del 2011. Una grandinata forte ma circoscritta al monte Brione (19 agosto) ha provocato la caduta anticipata del 30% delle olive. L’ammanco conseguente è stato di 600 quintali”. La qualità dell’olio ricavato dalla spremitura delle olive, ripartite in varia misura fra i 4 frantoi PICCOLI FRUTTI 20 Produzione aumentata nonostante la Drosophila Sant’Orsola, Agri 90 e Levico Frutta sono le tre cooperative del Trentino che raccolgono e commercializzano fragole e piccoli frutti. Ad esse va aggiunta la società Aurora Fruit che produce fragole e piccoli frutti in Trentino e in provincia di Verona. Michele Scrinzi, direttore della cooperativa Sant’Orsola, fornisce i dati di produzione della stagione 2012: fragole 30 mila quintali (+5% rispetto al 2011); piccoli frutti 28 mila quintali (+10% rispetto al 2011); ribes 5 mila quintali (-30% rispetto al 2011). “Il ribes ha subito gravi danni da freddo durante lo scorso inverno, mentre il caldo di luglio e agosto ha accelerato la maturazione delle fragole appesantendo il mercato e facendo scadere in parte la freschezza del frutto”. Le maggiori preoccupazioni per i coltivatori sono venute dalla presenza crescente e diffusa della Drosophila suzukii. La cattura massale tramite 50 mila trappole ha sicuramente provocato una forte diminuzione della popolazione dell’insetto, ma il ricorso a trattamenti anche ripetuti con insetticidi, peraltro legalmente autorizzati e poco impattanti sull’ecosistema, è stato in molti casi inevitabile. OLIVE Qualità eccellente per l’olio del Garda Franco Michelotti, l’esperto della Fondazione Mach che segue da vicino la produzione oli- che operano nel distretto (il maggiore è quello della Società Agraria di Riva del Garda) è eccellente. Gli olivicoltori hanno contribuito a determinare il livello qualitativo anticipando l’inizio della raccolta alla terza decade di ottobre per concluderla, dove era possibile, entro la metà di novembre. nov-dic 2012 | anno LVII MELE La gelata tardiva ha lasciato il segno Il ritorno di freddo (gelata tardiva) che si è verificato tra l’8 e il 9 aprile ha lasciato il segno seppure in misura e forma variata, su tutte le varietà di mele. Se a consuntivo la minore produzione risulta pari al 10%, dobbiamo ritenere che la quantità di mele raccolte non sia superiore a 4 milioni di quintali. Per i direttori delle cooperative ortofrutticole la percentuale cambia in più o in meno rispetto alla media. In Val di Non il calo è del 15% per la Renetta Canada, del 16% per la Gala e del 26% per il gruppo delle Red Delicious. Cinghiatura e placche di rugginosità marcata o diffusa anche se leggera sono il segno della gelata sulle Golden Delicious e sulle Red Delicious di fondovalle. Nelle zone frutticole collinari, anche fuori dalla Val di Non, il gelo ha bruciato il fiore centrale del mazzetto lasciando il sopravvento ad uno o più fiori della corona. Problemi di scarso colore e ridotta pezzatura, oltre che di rugginosità, si sono avuti sulla Gala. Questa varietà ha sofferto anche per il caldo torrido che è coinciso più o meno con il periodo della raccolta. La situazione si può definire normale per le varietà di melo che in fondovalle si raccolgono per ultime: Dallago, Fuji e Pink Lady. L’alternanza di produzione, propria della Fuji, non è dipesa, laddove è stata riscontrata, dall’andamento stagionale ma dalla mano del frutticoltore (potatura, concimazione, interventi sul verde ecc.) VIGNE E VINI Uve bianche in calo ma vini ottimi Dal resoconto della vendemmia 2012 fatto dal Consorzio tutela vini del Trentino si apprende che il totale dell’uva da vino è stata pari a 1 milione e 60 mila quintali (- 9,7% rispetto al 2011). Il calo maggiore (-11,3%) si è avuto per le uve bianche (759.000 quintali). Le uve rosse sono calate in media del 5,2% attestandosi su 302.000 quintali. Il Pinot grigio con 306.300 quintali ha superato di 2 punti percentuali lo Chardonnay. Il calo delle uve bianche era previsto. Il Pinot grigio e lo Chardonnay di fondovalle presentavano già all’invaiatura grappoli spargoli e poco pesanti. Il fenomeno, spiegano i tecnici della Fondazione Mach, è dovuto al germogliamento irregolare causato dal freddo invernale e a colatura conseguente alle piogge intense che hanno investito i grappoli in fiore nella prima decade di giugno. “La qualità dei vini bianchi della vendemmia 2012, effettuata prima delle piogge – dice Enrico Paternoster, direttore della cantina aziendale della Fondazione Mach - è eccellente. I vini rossi invece non presentano le caratteristiche necessarie per un lungo invecchiamento; ciò a causa della persistente piovosità che ha caratterizzato l’ultima parte della stagione”. FORESTE Semi raccolti da 40 specie diverse Parliamo di foreste e di andamento stagionale solo per quanto riguarda la produzione di seme da parte di specie forestali latifoglie che ogni anno il personale del Servizio foreste della Provincia di Trento raccoglie per alimentare la coltivazione di arbusti e di piante da verde urbano nei 3 vivai forestali esistenti in altrettante zone del Trentino: Val di Fiemme, Valsugana e Valle dell’Adige. Sono circa 40 le specie di piante dalle quali i forestali raccolgono seme. “Quest’anno - dice Andrea Carbonari, responsabile dei vivai - il personale ha faticato molto a raccogliere la quantità di seme necessaria. La scarsità di frutti e di semi è stata provocata dalla gelata di aprile e dalla siccità”. La raccolta non riguarda il seme di conifere (escluso l’abete bianco) che è fornito dal Centro sperimentale del Corpo forestale dello Stato che si trova a Peri, in provincia di Verona. tt 05 nov-dic 2012 | anno LVII | Attualità FRUTTICOLTURA ATTUALITà Un nuovo look per la mela morsa dalla crisi Ad Interpoma le conclusioni dell’Apple World Report 2012 Un super consorzio per le mele dalla polpa rossa Sergio Ferrari I nnovazione, ricerca, comunicazione. Anche per la mela sono questi gli “ingredienti del successo”, la ricetta per vincere le sfide del mercato globale. A dirlo è l’Apple World Report 2012, il rapporto che fotografa le tendenze globali nella produzione, commercializzazione e consumo di mele nel mondo. Ad illustrarne le conclusioni all’ultima edizione di Interpoma (Bolzano, 1517 novembre 2012), aprendo il congresso “La mela nel mondo”, è stato Desmond O’Rourke della Belrose inc. «Nell’ultimo decennio - ha spiegato l’esperto americano - il consumo di mele è calato in tutto il mondo, ma in particolare in Europa, dove i consumatori più anziani tendono a preferire altri tipi di frutta come mango, papaia e ananas, mentre i più giovani sono restii a consumare mele. Il mercato deve fare i conti con la recessione che ha colpito i paesi industrializzati con il conseguente calo della popolazione dovuto allo stallo delle nascite e al rallentamento dell’immigrazione. In questo contesto molti rivenditori si trovano in difficoltà, anche perché negli anni precedenti la crisi avevano ampliato anche in maniera “aggressiva” i propri spazi di vendita e ora si trovano a dover chiudere o ridimensionare l’attività». Anche la produzione delle mele si sta muovendo sempre più verso la coltivazione intensiva. Cambiano le varietà di mele coltivate e c’è una costante ricerca per creare nuove varietà, anche se la qualità superiore rispetto alle vecchie specie è difficile da dimostrare. Spinti dall’intento di differenziarsi e dalla competizione, i rivenditori vorrebbero in questo momento acquistare nuove varietà a cui hanno accesso esclusivo, ma è all’industria della mela (l’intero comparto produttivo, non i rivenditori) che si chiede di sostenere i costi di sviluppo di nuove varietà, in un momento dove il consumo di mele continua a calare. Rispetto a dieci anni fa l’industria della mela ha fatto importanti passi in avanti: l’efficienza è mi- gliorata notevolmente nei frutteti, nella raccolta e nell’imballaggio. I negozi (centrali di raccolta cooperative,ndr) sono più grandi e meglio organizzati. C’è una grande diversità di varietà e la qualità è migliorata. Cosa manca dunque? Manca un approccio globale e professionale alla crescente domanda di mele fresche. Un aiuto - si spiega nel Rapporto - arriva dalle nuove tecnologie. Sebbene sia ancora difficile quantificare quanto gli strumenti di diffusione sociale delle informazioni come Facebook e Twitter possano influenzare positivamente il mercato delle mele, altre scienze mostrano risultati assolutamente positivi: l’ingegneria genetica sta cercando di migliorare le sostanze nutritive nella frutta e fare in modo che le piante siano più resistenti ai parassiti e alle malattie. Nell’immediato futuro il settore della mela dovrà affrontare alcune sfide, la prima delle quali è cercare di arrestare la diminuzione del consumo pro capite. Per fare questo servono migliori informazioni sulle preferenze dei consumatori e una migliore comunicazione, sia con i vecchi che con i nuovi media. Sarà necessario aprire le porte alle nuove tecnologie perché molte di queste possono ridurre i costi, migliorare la qualità, proteggere l’ambiente. E servirà aggredire mercati non tradizionali come Cina, India, Indonesia, Tailandia, Malesia, Russia e Medio Oriente, dove l’importazione di mele è in continua crescita, anche se i prezzi restano bassi. Mercati che vanno però anche studiati, per poter adottare strategie di marketing vincenti. Occorre dunque - questa la conclusione di un’analisi che ha fatto da riferimento a tutti gli interventi, ad eccezione di quelli specificamente tecnici, che si sono susseguiti al congresso - investire su innovazione, ricerca e comunicazione. Al tempo della crisi è questa la formula da applicare, vale per ogni prodotto. Anche per la mela. Si ringrazia Cristina Puecher, capo ufficio stampa Fiera di Bolzano, per la collaborazione. La gestione per conto dei soci delle fasi di ricerca, sviluppo e valorizzazione di nuove varietà di melo ritenute promettenti, nonché l’acquisizione dei diritti per la loro produzione e commercializzazione: questi gli obiettivi di NovaMela, il consorzio costituito lo scorso settembre dai consorzi di produttori altoatesini VOG e V.I.P., i trentini Melinda e La Trentina e la piemontese “Rivoira Giovanni e Figli” SpA. Nel loro insieme i soci di NovaMela rappresentano 12 mila aziende frutticole associate o conferenti, 25 mila ha di meleti situati nei territori più vocati del Nord Italia, 1.200.000 tonnellate di mele raccolte all’anno, 40 centri di stoccaggio e lavorazione, una presenza commerciale in più di 50 nazioni. Stretto è il collegamento, trattandosi di nuove varietà di melo, che il consorzio intende sviluppare con i centri di ricerca e sperimentazione (Laimburg, Fondazione Mach, CreSO di Cuneo) al fine di ottimizzare le risorse investite e massimizzare i risultati per i frutticoltori. NovaMela sarà dunque la struttura comune per la gestione di tutti i progetti che si riferiscono allo sviluppo ed alla futura introduzione di specifiche nuove varietà di melo accomunate dalla caratteristica di avere una colorazione rossa più o meno intensa della polpa dei frutti. Sulla base di tale delega, il nuovo consorzio è entrato nella compagine sociale della francese Ifored sas, società costituita da 12 partner internazionali di 11 nazioni diverse dei quattro continenti e da IFO. 21 tt 05 ATTUALITà | bonifica ATTUALITà nov-dic 2012 | anno LVII DALLA BONIFICA AGRICOLA ALLA DIFESA DEL TERRITORIO Walter Nicoletti L’idrovora di Grumo sulla Fossa di Caldaro 22 Dopo anni di commissariamento il Consorzio Trentino di Bonifica volta pagina. L’ex commissario Alfonso Bonincontro: «Ai nuovi amministratori consegno un ente ben diretto, dotato di una squadra giovane, dinamica e competente». M entre stiamo scrivendo questo articolo non conosciamo il nome del presidente del Consorzio Trentino di Bonifica. Conosciamo invece, e molto bene, il percorso di partecipazione che ha caratterizzato le elezioni del nuovo Consiglio di amministrazione dell’ente. Una “tornata” che ha messo in evidenza la grande tenuta del settore agricolo quanto a responsabilità e impegno nella gestione di un territorio che non esprime più, solo ed unicamente, delle valenze agricole e produttive, ma anche ambientali e naturalistiche. Che le politiche di gestione del Consorzio stessero compiendo un salto di qualità che lo avrebbero portato a ricoprire anche un ruolo di presidio del territorio e quindi una valenza tipica degli enti che si occupano anche di protezione civile era scritto nella storia recente della valle dell’Adige. L’espansione consistente e spesso, diciamolo, incontrollata della città di Trento e di centri quali Lavis (e della sua area artigianale), ha di fatto “urbanizzato” importanti settori agricoli che un tempo rappresentavano una sorta di serbatoio di biodiversità, con importanti funzioni di drenaggio e protezione ambientale. Questa situazione ha provocato un’accelerazione dei deflussi dell’acqua nella valle dell’Adige arrecando non pochi problemi sia alla corretta gestione del territorio coltivato, sia ai settori urbanizzati con periodici rischi di allagamento. La presenza radicata sul territorio delle idrovore, dei canali e delle fosse gestite dal CTB hanno permesso di superare, con elevati mar- gini di sicurezza, situazioni altrimenti problematiche e delicate per l’incolumità dei cittadini e dei centri abitati. Per questo le elezioni del 15 novembre scorso hanno rappresentato un appuntamento importante, non solo per la componente agricola dei consorziati (vale a dire dei proprietari dei terreni gestiti dal CTB), ma anche per la minoranza degli “extragricoli”, vale a dire dei proprietari di edifici e settori urbanizzati che gravitano nel territorio di competenza del Consorzio stesso. Nel marzo del 2005 Alfonso Bonincontro è stato nominato Commissario del Consorzio Atesino di Bonifica e, successivamente all’approvazione della legge provinciale che unificava in un unico organismo i tre Consorzi che operavano in Valle dell’Adige, dal gennaio 2009 è Commissario del Consorzio Trentino di Bonifica. Dopo un lungo percorso professionale che lo ha visto protagonista delle politiche agricole provinciali, ricoprendo fino al 2000 il ruolo di dirigente generale dell’Assessorato all’agricoltura, si è dedicato allo sviluppo del Consorzio sia dal punto di vista rurale, sia ambientale. Come valuta i risultati di questa tornata elettorale? «Queste elezioni hanno premiato il lavoro che stava a monte delle tornata elettorale e che consisteva nell’approvazione del Piano di classifica dei terreni gestiti dal Consorzio oltre naturalmente al consolidamento della fusione fra i tre enti preesistenti. L’indizione delle elezioni ha poi significato uno sforzo consistente sul piano legale per garantire regole trasparenti ed obiettive attraverso il tt 05 nov-dic | Attualità bonifica ATTUALITà 2012 | anno LVII Il commissario straordinario del CTB Alfonso Bonincontro gli eletti nei collegi elettorali COLLEGIO 1 Giuliano Preghenella Luigi Stefani COLLEGIO 2 Donato Viola Paolo Largher COLLEGIO 3 Celestino Furlani Oreste Tamanini COLLEGIO 4 nuovo statuto ed il nuovo regolamento approvati grazie alla competenza del nostro consulente, il dottor Giovanni Defrancesco. La macchina elettorale è poi stata portata a regime attraverso una campagna informativa mirata al pieno coinvolgimento dei 5.048 consorziati. Per quanto riguarda i risultati relativi all’affluenza si tratta di cifre molto elevate rispetto alle medie registrate in altre regioni che si rivelano molto significative se consideriamo i consorziati agricoli, la cui media si attesta sul 32% e addirittura sul 48%, se consideriamo i medi e grandi proprietari agricoli. Grazie al pieno coinvolgimento dei sindacati agricoli il Consorzio potrà inoltre far valere in maniera più consistente il suo peso politico nella gestione dei territori di sua competenza». Quali sono gli obiettivi più significativi raggiunti durante il suo mandato? «L’aver portato a termine il Piano di classifica, aggiornandolo al 2011, e l’aver portato il Consorzio ad occuparsi di protezione civile e irrigazione attraverso un’opera di razionalizzazione della risorsa idrica che oggi garantisce l’approvvigionamento a circa 200 ettari di territorio agricolo. Abbiamo poi incluso nel territorio di competenza del CTB anche altri settori agricoli quali il comune di Mori e di Storo (comuni catastali di Darzo e Lodrone) garantendo servizi a nuove amministrazioni che ne facessero richiesta. Nel corso di questi anni è stata portata avan- ti una proficua collaborazione con il Servizio Bacini montani della Provincia nonché con l’assessorato all’agricoltura. Siamo infine orgogliosi per quanto riguarda le nostre realizzazioni in campo ambientale. Penso, ad esempio, alla eliminazione del rivestimento in cemento della fossa maestra di Lavis e alla rinaturalizzazione della stessa per 250 metri di sviluppo; alla gestione del biotopo del Taio di Volano dove la nostra idrovora garantisce un adeguato livello idrico; come pure alla gestione della porzione di Sito di importanza comunitaria in località Pasqualine di Zambana dove vivono piante rare e protette; infine alla gestione della fossa del Noce nei pressi del biotopo della Rupe di Mezzolombardo dove, in collaborazione con l’Ufficio biotopi, abbiamo contribuito a salvare l’Ululone dal ventre giallo». Quale sarà il futuro del Consorzio Trentino di Bonifica? «Ai nuovi amministratori consegno un ente che si è dotato di un importante Piano di bonifica le cui opere prioritarie sono cantierabili nei prossimi mesi. Un ente ben diretto, dotato di una squadra giovane, dinamica e competente. Ai nuovi amministratori auguro dunque di portare avanti un progetto che affonda le sue radici nella gestione responsabile del territorio, nel rispetto dei suoi equilibri, ma anche nell’attenta valutazione dei rischi e del loro contenimento>. Vincenzo Tovazzi Michele Delaiti COLLEGIO UNICO URBANI Dario Gottardi SECONDA SEZIONE Ugo Garzetti (sindaco Comune di Nave San Rocco) Italo Gilmozzi (assessore Comune di Trento Emiliano Beozzo (assessore Comune di Aldeno) Il nuovo Consiglio di Amministrazione Come vediamo dalla cartina il territorio gestito dal Consorzio è stato suddiviso in quattro Collegi elettorali che a loro volta, accorpati, vanno a comporre il Bacino Nord e il Bacino Sud. Il nuovo Consiglio di Amministrazione è formato da 13 componenti: 12 scelti tra gli eletti dai consorziati, 1 di nomina provinciale. Tra i consiglieri eletti 9 sono espressione della Sezione 1 (proprietari di immobili agricoli ed extragricoli), e tre della Sezione 2 (rappresentanti dei Comuni dei Bacini Nord e Sud nei quali sono stati suddivisi i quattro collegi elettorali). 23 tt 05 attualità | SICUREZZA ATTUALITà nov-dic 2012 | anno LVII MOTO AGRICOLE Più sicure con le nuove linee guida di Lorenzo Rotondi È 24 una opportunità importante per i contadini, e in generale per chi opera in campagna o nei boschi, quella che si è recentemente presentata. Si tratta delle nuove Linee guida in materia di sicurezza per le moto agricole, tecnicamente “trattori agricoli e forestali con piani di carico”. Ai non addetti ai lavori, che si stessero chiedendo di cosa stiamo parlando, diciamo che si tratta di tutti quei mezzi di ridotte dimensioni, conosciuti anche col nome di motocoltivatori, che tanto successo riscuotono, soprattutto in Trentino, tra agricoltori e hobbisti. Sono economici, pratici, vanno un po’ dovunque e da adesso possono essere anche più sicuri visto che, seguendo le nuove Linee guida appena varate, i loro proprietari possono farvi installare protezioni garantite, ben fatte e in regola. Nessuna omologazione, solo due dichiarazioni I dispositivi su cui si punta per assicurare l’incolumità di chi opera con questi mezzi sono strutture di protezione anti ribaltamento e sistemi di ritenzione per trattenere il conducente; roll-bar e cinture di sicurezza. I dettagli cambiano da modello a modello ma ora per ogni possibile dispositivo esistono indicazioni per la sua produzione e installazione sui diversi mezzi agricoli. Chi fa gli adeguamenti delle macchine seguendo le nuove linee guida non deve fare omologazioni del mezzo e aggiornamenti del libretto di circolazione o allegato tecnico. Sono sufficienti una dichiarazione di conformità del costruttore e di corretta installazione dell’officina autorizzata; queste dichiarazioni vanno conservate assieme al libretto del mezzo. Se ne è parlato il 22 ottobre scorso presso l’Aula Magna dell’Istituto Agrario di S. Michele all’Adige - Fondazione Edmund Mach, in un seminario di presentazione e approfondimento delle Linee guida a cui hanno partecipato gli assessori provinciali alla salute e politiche sociali Ugo Rossi e all’agricoltura, foreste, turismo e promozione Tiziano Mella- rini oltre a numerosi esperti, coinvolti anche nella stesura della nuova normativa. “Sicurezza e competitività non sono in contrasto” Le linee guida contengono come detto le specifiche tecniche di dettaglio attraverso le quali questi mezzi possono diventare più sicuri in caso di incidenti o ribaltamenti. All’appuntamento non sono mancati alcuni produttori – alcune aziende sono proprio trentine – e anche una rappresentanza degli studenti dell’Istituto di San Michele. “Il seminario - ha detto l’assessore Rossi a margine dell’incontro - concretizza un lungo lavoro che ha visto la collaborazione di molti soggetti, istituzionali e non, e rappresenta la prosecuzione di un progetto partito da qualche anno e finalizzato alla sicurezza nell’utilizzo dei mezzi legati al lavoro agricolo e, più in generale, alla sicurezza sui luoghi di lavoro. E’ un’attività che, partita in Trentino, proietta i suoi effetti in una dimensione che supera i confini provinciali per interessare tutto il paese. Per individuare le soluzioni possibili siamo partiti dal problema, dai dati sugli incidenti in un settore fondamentale per la nostra economia e per il territorio come l’agricoltura, e ci siamo mossi cercando di coinvolgere tutti gli attori di un sistema complesso, compresi i primi protagonisti del mondo agricolo. Al termine di questo percorso possiamo dire con forza che la cultura della sicurezza non è in contrasto con la competitività delle aziende e con la loro capacità di stare sul mercato. E’ invece inaccettabile il costo sociale ed economico degli infortuni sul lavoro.” Prevenzione e formazione Ai giovani studenti dell’Istituto Agrario, presenti in sala, si è rivolto in particolare l’assessore Mellarini. “Siete i futuri protagonisti dell’agricoltura trentina e soprattutto da voi ci aspettiamo l’apertura e la disponibilità nei confronti dell’evoluzione tecnica, normativa e culturale in questa materia, anche se è chia- Corsi di guida sicura a Marco di Rovereto. ro che nessuno può chiamarsi fuori da tutto ciò che rappresenta ricerca, innovazione e cambiamento positivo, tanto nelle tecniche agronomiche quanto in materia di sicurezza. La parola chiave è sempre prevenzione, aggiunta alla particolare attenzione richiesta a chi opera in un ambiente montano, spesso difficile, come il nostro. E’ un impegno che coinvolge direttamente la forza lavoro impiegata in agricoltura, sia quella professionale che quella composta da chi pratica l’agricoltura come integrazione al reddito o per hobby. Per poter prevenire è indispensabile conoscere la materia e essere convinti della sua importanza. Per questo intendiamo investire molto in momenti di formazione e approfondimento come questo”. Il Piano provinciale Alla redazione delle linee guida si è giunti dopo un percorso articolato. Il settore agricolo è considerato anche a livello nazionale un ambito prioritario di intervento in materia di sicurezza. Il Piano nazionale di prevenzione degli infortuni in agricoltura 2009-2011, approvato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, prevedeva che le stesse dovessero predisporre il loro piano locale di intervento. In Trentino, il Comitato di coordinamento in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, presieduto dall’assessore alla salute Ugo Rossi e composto da tutti i soggetti istituzionali e sociali che si occupano a vario titolo della materia a livello tt 05 nov-dic | Attualità SICUREZZA ATTUALITà 2012 | anno LVII 25 locale, ha individuato l’agricoltura come settore prioritario d’intervento per la prevenzione e la sicurezza. La Giunta provinciale ha approvato nel 2010 il “Piano operativo provinciale 2010-2012 per la prevenzione e la sicurezza dei lavoratori del comparto agricolo e dei cittadini che operano a titolo hobbistico nel settore”. Uno dei 7 obiettivi previsti dal piano si propone di produrre ricerche per la definizione di soluzioni innovative in ambito tecnologico meccanico, finalizzate all’adeguamento ai requisiti di sicurezza delle moto agricole; mezzo operativo particolarmente diffuso in Trentino molto più che nel resto d’Italia. Si parla infatti di qualche migliaio di mezzi. L’attività di ricerca e di predisposizione delle linee guida è stata finanziata dalla Provincia autonoma di Trento, Assessorato alla Salute e Politiche Sociali, e commissionata dalla Scuola provinciale antincendi del Servizio Antincendi e protezione civile della Provincia a INAIL, in quanto ente pubblico nazionale riconosciuto con competenze in materia di salute e sicurezza. Gli interventi al seminario La Scuola Antincendi realizza da tempo corsi teorico-pratici sull’uso in sicurezza dei mezzi agricoli, i trattori, ed ha formato circa 250 agricoltori in tre anni. Questa formazione nel 2013 diventerà obbligatoria per tutti i possessori di trattori ad esclusione di chi usa que- Recupero di un mezzo agricolo dopo un grave infortunio. Sopra una moto agricola al controllo. sti mezzi per autoconsumo. Per i trattori le disposizioni in materia di sicurezza esistono da tempo. Ora, con le nuove Linee guida, ci sono anche per le moto agricole. L’incontro di San Michele ha offerto l’occasione per entrare, con l’aiuto di molti esperti, nello specifico della materia. Alfonso Piccioni, dell’Inail di Trento, si è detto certo che le nuove Linee guida avranno sicuramente un effetto positivo sul piano della prevenzione degli infortuni. Michele Pontalti, della Fondazione Edmund Mach, ha collegato il tema della sicurezza con quello della sostenibilità del sistema agroforestale: “La cultura della sicurezza può essere un elemento qualificante del nostro sistema agricolo”. Ivo Erler, direttore della Scuola provinciale Antincendi ha ripercorso le tappe del lavoro che ha portato alla redazione delle Linee guida. Vincenzo Laurendi, del Dipartimento Tecnologie di sicurezza dell’Inail, ha affrontato l’evoluzione della normativa per la messa in sicurezza dei mezzi agricoli. Eugenio Ariano, del Coordinamento Tecnico delle Regioni, ha evidenziato quanto sia importante in questo campo il contributo dei produttori e dei venditori dei mezzi agricoli. Pier Alberto Trentini, dell’Azienda provinciale per i Servizi Sanitari, ha offerto alcuni dati per conoscere il fenomeno degli infortuni in campo agricolo. Fabrizio Benvenuti, della Fondazione Edmund Mach, ha parlato dell’ uso delle moto agricole nella realtà trentina. Bruno Bevilacqua, della Motorizzazione Civile, ha infine approfondito il rapporto tra i mezzi agricoli e il codice della strada. Al termine non sono mancati gli interventi e le richieste di chiarimenti puntuali da parte di rappresentanti del mondo agricolo e delle aziende produttrici. Per chi voglia approfondire, le linee guida sono scaricabili in formato PDF dal sito www. trentinosalute.net. tt 05 ATTUALITà attualità nov-dic 2012 | anno LVII Un seminario a Trento sulla sicurezza alimentare e la valorizzazione delle produzioni del territorio PRODOTTI TIPICI? SÌ, MA ANCHE SICURI di Corrado Zanetti 26 Rossi: “Diventiamo competitivi formando gli operatori ed informando i cittadini”. Mellarini: “Un marchio europeo per i prodotti di montagna” T utelare la sicurezza degli alimenti e la qualità dei prodotti non sono esigenze in contrasto tra loro, al contrario viaggiano su binari paralleli facendo correre il treno della competitività. Non ci può essere sicurezza alimentare senza qualità dei prodotti, cosa tanto più vera per quei territori, come il Trentino, che della identità delle proprie produzioni agroalimentari di montagna, del modo di produrle e trasformarle hanno fatto un punto di forza, trovando l’apprezzamento dei consumatori. E’ questo il messaggio uscito oggi dal seminario sulla sicurezza alimentare e la valorizzazione delle produzioni del territorio promosso il 27 novembre scorso dall’Assessorato alla salute della Provincia autonoma di Trento e dall’Azienda provinciale per i servizi sanitari. Il seminario ha voluto non solo attirare l’attenzione su un tema cruciale (basti ricordare le ricorrenti emergenze di salute pubblica, da “mucca pazza” in poi), ma fare un passo in più: considerare la sicurezza alimentare quale strumento di prevenzione per la salute dei cittadini, farne oggetto di un percorso di formazione per i tanti operatori della “filiera” alimentare - dai produttori ai professionisti della sanità pubblica e dei centri di monitoraggio e controllo, nonché stimolare un maggiore legame tra i soggetti coinvolti. Intenti messi subito sul tavolo dell’incontro, che si è svolto presso l’auditorium del Centro servizi sanitari di Viale Verona a Trento, dagli assessori alla salute Ugo Rossi e all’agricoltura Tiziano Mellarini. “Se oggi persino la Cina - ha esordito l’assessore Mellarini aprendo il seminario - sta varando una legge sulla sicurezza alimentare, va da sè che l’Europa deve accelerare, soprattutto per dotarsi di regole comuni, che oggi mancano a livello europeo”. Il punto di partenza è la rivisitazione della filiera produttore-consumatore che l’Unione Europea ha posto come obiettivo prioritario delle proprie politiche con l’emanazione del Regolamento CE n.178/2002, e la cui ratio regolamentare sta nell’anteporre le ragioni della salute a quelle del mercato. Un approccio del tutto nuovo, che la Provincia di Trento ha voluto assumere a base del Piano per la sicurezza alimentare 2012-2014. Il Trentino vanta l’85 % della produzione vinicola a certificazione DOC e il 65 % di quella agroalimentare a certificazione DOP. Alcuni prodotti trentini di eccellenza sono però garantiti da un’ulteriore certificazione: il marchio Qualità Trentino. “In futuro – ha detto Mellarini - dovremmo però poter contare su un riconoscimento europeo legato alle produzioni dei territori montani”. In ballo vi è non solo la salute pubblica ma anche la necessità di valorizzare le principali filiere agroalimentari del territorio trovando per esse sempre più ampi spazi di mercato. Ma quale spazio possono avere le produzio- ni tipiche e tradizionali in un mercato globalizzato? “La tipicità – ha risposto Ugo Rossi - può essere un elemento di competitività solo se è legata alla sicurezza alimentare. Ciò che serve al sistema agroalimentare trentino è avere una stessa visione, fare sistema sulla qualità e la sicurezza, la disponibilità dei produttori a percorrere strade che portano alla sostenibilità. Serve conoscenza, capire quali sono i processi produttivi utilizzati, migliorare gli standard dove vanno migliorati. Occorre anche, in secondo luogo, formare gli operatori ed informare la popolazione. Solo così i percorsi di qualità possono davvero diventare uno strumento di competitività”. Un percorso, quello avviato in Trentino, valutato con favore dal Ministero della salute, a rappresentare il quale è intervenuto al seminario Romano Marabelli: “La sicurezza alimentare passa oggi attraverso il mantenimento delle produzioni radicate sul territorio, ma occorre uscire dagli stereotipi per i quali il prodotto tradizionale, quello fatto dalla nonna, è buono per definizione, perché sappiamo che è invece quanto di più insicuro ci possa essere. Oggi, rispetto al passato, sicurezza e tipicità non sono più termini inconciliabili grazie alla tecnologia, che ha reso sicuri i prodotti tradizionali”. E il Trentino? “Il Trentino è l’esempio migliore di come un territorio non fortunato dal punto di vista agricolo, per le sue ridotte superfici coltivate e le caratteristiche fisiche del territorio, è riuscito a realizzare prodotti non solo sicuri ma anche capaci di stare sui mercati internazionali”. tt 05 nov-dic ATTUALITà 2012 | anno LVII Successo per l’ottava edizione di “Bollicine su Trento” Le suggestioni del Trentodoc di Sergio Ferrari L ’ottava edizione di “Bollicine su Trento, incontri e suggestioni con sua eccellenza Trentodoc” (29 novembre-9 dicembre 2012) ha lasciato il segno nella storia di questa importante manifestazione promozionale. Iniziamo dai numeri: 66 etichette in assaggio (10 in più della precedente edizione) ; 38 aziende partecipanti (3 in più rispetto al 2011); 4 nuovi produttori di spumante Trentodoc. Quest’anno gli organizzatori (CCIAA di Trentino e Trentino Marketing Spa) hanno voluto rendere più incisiva la comunicazione a sostegno del Trentodoc seguendo due tracce: coinvolgere giornalisti e blogger internazionali e nazionali e accentuare la connotazione di filiera dello spumante Trentodoc strettamente radicata in un territorio di montagna. Le proposte di “A tavola con il Trentodoc” sono riuscite a dimostrare la giustezza dell’abbinamento del prodotto di punta della vitienologia trentina con i prodotti di montagna. Formaggi e salumi dal profilo inconfondibile di una casera o di una malga agrituristica 27 di montagna. Anche per dimostrare che il Trentodoc non è, né vuole essere, spumante d’èlite, pur nella consapevolezza che il rapporto qualità-prezzo è ben superiore a quello di prodotti rampanti ottenuti col metodo italiano della fermentazione in autoclave. La distintività del Trentodoc nasce dal fatto che le uve Chardonnay e Pinot nero, dalle quali si ricavano i vini base per la spumantizzazione secondo il metodo classico, provengono da vigneti situati nelle fasce di media o alta collina. Sempre con riferimento alla montagna sono stati giudicati ed apprezzati i menù offerti dai cuochi titolari di malghe agrituristiche e le ricette proposte dagli allievi delle scuole alberghiere di Levico e Rovereto che hanno partecipato al concorso “Piatto Trentodoc 2013”. “Bollicine su Trento “ ha trovato un importante complemento in termini di efficacia promozionale nell’iniziativa denominata “Trentodoc on the road” realizzata dalle Strade del vino e dei sapori del Trentino. Un fitto programma di proposte enogastronomiche che dal 22 novembre al 6 gennaio ha coinvolto e coinvolgerà 33 fra agritur, ristoranti, wine bar, alberghi, cantine e rifugi in quota. Piatti, menù, degustazioni, aperitivi e cene pensati per valorizzare il Trentodoc. I risultati si misureranno nel tempo, contando il numero di bottiglie di Trentodoc che saranno vendute in Trentino. “La battaglia del Trentodoc si deve vincere prima di tutto in casa nostra” ha detto alla presentazione della manifestazione l’avvocato Elvio Fronza, presidente del Consorzio tutela vini trentini. L’accenno al consorzio richiama un impegno importante per la valorizzazione futura del Trentodoc enunciato dall’assessore provinciale all’agricoltura, turismo e promozione Tiziano Mellarini. “Nel corso del 2013 - ha dichiarato l’assessore - all’Istituto Trento Doc sarà garantita un’autonomia di azione con adeguato supporto finanziario per la promozione del Trentodoc”. I rappresentanti dell’Istituto si attendono, oltre all’incarico di gestire autonomamente la promozione del Trentodoc, anche un finanziamento specifico per l’acquisizione e organizzazione di una sede adeguata ai compiti assegnati. tt 05 LEGISLAZIONE firmato nov-dic 2012 | anno LVII provincia La nuova “Trentino Sviluppo” Regia unica per turismo, imprese e innovazione U n volume d’affari di circa 47,5 milioni nell’ultimo anno, 1 miliardo di euro di patrimonio gestito, 4 divisioni specialistiche, 132 dipendenti nelle due sedi di Trento e Rovereto, 4 società “di sistema” controllate, la regia del marketing turistico e di progetti strategici per il territorio quali il Polo della Meccatronica, Progetto Manifattura - Green Innovation Factory, ARCA, sostegno ad internazionalizzazione e start-up. Questa è la nuova Trentino Sviluppo, nata dalla fusione con Trentino Marketing ed operativa dal 1 dicembre scorso. Una società unica, guidata da un board di cinque componenti presieduto da Diego Laner, alla quale è affidato il compito di promuovere il Trentino in modo unitario, valorizzando l’integrazione tra tutti i suoi punti di forza, dall’importante funzione turistica fino all’innovazione promossa dalle aziende e focalizzata su alcune filiere produttive. «Con questa fusione – sottolinea Tiziano Mellarini, assessore all’Agricoltura, Foreste, Turismo e Promozione - dimostriamo di saper essere ancora un laboratorio che sa leggere ed anticipare i tempi, dando risposte ad un’economia che vive di sistema, dove i mercati sono globali e non ci sono steccati tra settori economici. Trentino Sviluppo sarà volano per il territorio trentino unendo nel medesimo soggetto, la Divisione Turismo che diviene una sorta di Casa del Turismo, tutti gli asset turistici, dalla promozione alle partecipazioni nelle società impiantistiche. Il turismo ha portato l’immagine del Trentino alla ribalta mondiale ed oggi può fare da traino anche per i prodotti e le aziende locali che hanno bisogno di affermarsi su nuovi mercati». Una logica bipolare, quella che si basa sul binomio marketing-prodotti, che anche secondo Alessandro Olivi, assessore all’Industria, Artigianato e Commercio, potrà aiutare le imprese ad aprirsi verso i mercati esteri: «Con la nuova Trentino Sviluppo potremo finalmente fare ciò che con due società distinte era più faticoso, cioè leggere il territorio, l’economia trentina ed individuare dove ci sono gli elementi di giunzione. Abbiamo finalmente una società che ci aiuta a capire quali sono i punti di forza del Trentino, aiutando le aziende ad essere protagoniste dentro una rete di servizi e progetti innovativi». 3,6 MLN PER L’EXPORT DEI PRODOTTI TRENTINI che prevedono una percentuale di contribuzione del 50 per cento. In media, la riduzione operata nella ripartizione dei fondi tra i vari settori è del 25 per cento rispetto al contributo concesso per il 2011. L’unico settore a godere di un livello contributivo del 50 per cento è quello dell’olio, in virtù del fatto che il progetto dell’Agraria Riva del Garda, organizzazione di produttori rappresentativa del settore olivicolo, è stato presentato per la prima volta. La spesa complessiva ammissibile a finanziamento derivante dai progetti di commercializzazione presentati da Apot, La Trentina, Melinda, Sant’Orsola, Astro, Espo (porfido), Aflovit, Consorzio artigianato artistico e di qualità, Consorzio interregionale ortofrutticolo, Agraria Riva del Garda, Trentingrana Concast e Consorzio produttori latte delle Valli trentine, supera di poco gli 11 milioni di euro. PRODOTTI DI QUALITÀ APPROVATI I CRITERI La Giunta provinciale ha approvato il 16 novembre scorso i criteri per l’erogazione delle agevolazioni previste dalla legge 4/2003 a sostegno di attività connesse allo sviluppo della qualità dei prodotti agroalimentari. Tali agevolazioni potranno essere concesse ai prodotti DOP, IGP e STG ma anche alle produzioni di qualità riconosciute e certificate a livello provinciale contrassegnate dal marchio con indicazione di origine “Qualità Trentino”. I criteri attuativi si riferiscono ai commi 1 e 2 dell’articolo 48 relativi, rispettivamente, agli interventi per l’abbattimento delle spese di certificazione delle DOP, IGP e STG nonchè alle denominazioni locali (marchio “Qualità Trentino”) ed alle spese sostenute per la predisposizione della documentazione per la presentazione di nuove DOP. FONDO RISCHI PER L’ALLEVAMENTO Saranno il settore zootecnico - allevamento da carne e da latte ma anche l’avicunicoltura - l’itticoltura e l’allevamento dei suini a beneficiare delle risorse del Fondo rischi gestito da Coperfidi che erano state precedentemente destinate, lo scorso anno, al settore vitivinicolo e da questo utilizzate solo in parte. E’ quanto ha deciso la Giunta provinciale che, con una delibera firmata dall’assessore alla cooperazione Franco Panizza, ha disposto di “girare” ai settori dell’allevamento tali risorse in esubero: 700 mila euro dell’esercizio 2011 più altri 2,3 milioni di euro del 2012. RICONVERSIONE DEGLI IMPIANTI DI IRRIGAZIONE I Consorzi di miglioramento fondiario che hanno programmato la riconversione di impianti di irrigazione dal sistema a pioggia lenta a quello a goccia potranno contare su nuove risorse per realizzare gli investimenti previsti. La Giunta provinciale ha infatti approvato un’integrazione del capitolo di bilancio 2012 relativo agli interventi per infrastrutture di irrigazione e bonifica - per i quali sono stati inizialmente destinati 614 mila euro all’anno per 15 anni - prevedendo nuove risorse per 400 mila euro in aggiunta ad altri 600 mila euro non precedentemente ripartiti. 28 Tre milioni 610 mila euro: questo l’ammontare delle risorse che la Giunta provinciale ha destinato a vari settori economici locali a sostegno dei loro progetti settoriali di commercializzazione per il 2012 sui mercati interni ed esterni al mercato comune europeo. Con una delibera firmata dall’assessore al turismo e all’agricoltura, Tiziano Mellarini, la Giunta provinciale ha provveduto all’approvazione dei progetti ed al riparto dei fondi destinati a favorire l’export delle produzioni agroalimentari trentine di eccellenza, che grazie alla loro qualità stanno segnando sui mercati esteri risultati soddisfacenti. I settori che beneficiano di finanziamento sono quelli frutticolo (1.578.898 euro), troticolo (147.739 euro), porfirico (41.614 euro), floro-vivaistico (63.103 euro), orticolo (22.978 euro), olio del Garda (75.000 euro), lattiero-caseario (1.600.829 euro). Complessivamente si tratta di 3.610.000 euro, una somma inferiore a quella teoricamente concedibile (oltre 5,5 milioni di euro) in base ai criteri di applicazione della legge 6/1999, tt 05 nov-dic 2012 | anno LVII speciale gas L’altro commercio che non paga tasse di Geremia Gios N egli ultimi decenni nei paesi industrializzati il commercio, compreso quello relativo ai prodotti agroalimentari, si è progressivamente orientato verso le grandi catene distributive. Queste ultime, tra le altre caratteristiche,hanno quella di portare ad una crescente distanza - fisica e culturaletra produttori e consumatori. La “catena lunga” vale a dire la presenza di numerosi intermediari e trasformatori tra chi produce e chi consuma presenta indubbi vantaggi, ma anche numerosi svantaggi. Nello specifico proprio in conseguenza dei numerosi passaggi che si vengono a creare tra produzione e consumo, il prezzo finale risulta, frequentemente, molto più elevato di quello iniziale. Si crea, in tal modo, uno spazio per organizzazioni diverse quali i gruppi d’acquisto. Questi ultimi costituiti da gruppi di consumatori che organizzandosi in forma mutualistica acquistano, a prezzi più convenienti di quelli reperibili sul mercato tradizionale, prodotti di vario genere e natura direttamente dai produttori. In molti casi accanto all’obiettivo di poter contare su prezzi più favorevoli, i gruppi d’acquisto fanno proprio un approccio critico al consumo con richiami ad aspetti etici e solidaristici. Nascono così i GAS (gruppi d’acquisto solidale) per i quali non è importante solo il prezzo, ma anche la garanzia della qualità, il legame con il produttore e l’ambiente, le relazioni umane e sociali, la salvaguardi delle tradizioni locali, ecc.. I GAS sono presenti sotto varie denominazioni in molti paesi. In Italia i gruppi d’acquisto nascono ufficialmente nel 1994 in Emilia ed i GAS un paio d’anni più tardi. Sempre in Italia sono particolarmente attivi in campo agroalimentare e risultano più presenti nel centro-nord che nel sud. Si tratta di organizzazioni quanto mai eterogenee. Si va, infatti, dalle associazioni non riconosciute a quelle riconosciute, alle cooperative. Gli acquisti possono essere saltuari o regolari. Tra questi ultimi, in campo agroalimentare, vi sono le “ceste”settimanali, forniture regolari, recapitate a domicilio su ordinazione, di verdure ed altri prodotti di cui vi sono esempi anche nella nostra regione. Nei GAS ciò che conta non è il modello organizzativo, ma le finalità e l’esclusione dello scopo di lucro, nonchè l’organizzazione basata su lavoro volontario. Date queste caratteristiche, a partire dal 2008, i GAS sono considerati “attività non commerciali” e, quindi, non soggette a tassazione. Anche, ma non solo in conseguenza di quest’ultima circostanza, i GAS sono andati diffondendosi quanto mai velocemente. 29 speciale tt 05 01 gas 2012 2012||anno annoLVII LVII gen-feb nov-dic GAS Il “Distretto solidale” dei consumatori critici Lucia Facchinelli H 30 anno nomi strani, stravaganti, che fanno e produttori sono quelli classici del consumo critico, sen- sorridere quando li pronunci. Sono diffusi za però mai perdere di vista la qualità del prodotto, che è su tutto il territorio nazionale, dove sono normalmente di fascia medio-alta. L’obiettivo dei “consu- apparsi per la prima volta a metà degli matori critici” non è quello di risparmiare dieci o venti euro anni ’90. Coinvolgono persone appar- sulla spesa. Il risparmio, semmai, viene pesato in termini tenenti ad ogni ceto sociale. Dietro, nulla di ironico né di di risparmio energetico, di minor inquinamento prodotto da scontato, anzi. Nascono dal basso, dall’ultimo anello della mezzi pesanti impegnati nel trasportare merci da una regio- filiera commerciale, i consumatori finali appunto, e raggrup- ne all’altra del Paese. È significativo comunque il fatto che pano un insieme di persone che varia di volta in volta a acquistare in gruppo, rivolgendosi direttamente ai produtto- seconda del genere merceologico acquistato. ri, genera sui grandi volumi una sostanziale riduzione del Condividono un’idea di consumo consapevole e rispettoso prezzo rispetto ad un prodotto delle medesime caratteristi- dell’uomo lavoratore, dell’ambiente, della salute degli in- che acquistato in negozio. dividui. Sono i Gas, i gruppi di acquisto solidale. “Reti” di E’ la frontiera dei GAS, presente da anni in Italia ma che persone animate da un sentire comune rispetto al proprio sta conquistando, sotto l’impulso della crisi, sempre più fa- ruolo di consumatori, che acquistano insieme seguendo il miglie, suggerendo nuovi modelli e strategie di consumo principio che li porta a preferire, stipulando accordi diretti e di vita. Un’Italia apparentemente invisibile, eppure sem- che baipassano i vari filtri, produttori di piccole dimensioni, pre più protagonista nelle scelte d’acquisto. Le statistiche che non lavorano su scala industriale, locali, attenti all’eco- – ma i dati sono in continua evoluzione – parlano di circa sistema e alle persone. Un modo inedito e innovativo di ge- un migliaio di gruppi a livello nazionale, molti iscritti alla stire i consumi e gli acquisti, che punta a responsabilizzare rete ufficiale che li raggruppa. Di questi oltre una trentina ciascun aderente circa il modo di relazionarsi con il mercato sono trentini. Difficile ignorare 50-70mile famiglie (pari ad in generale. almeno 200mila persone), che fanno la spesa al di fuori dei I prodotti acquistati spaziano dai generi alimentari, sia fre- circuiti commerciali tradizionali, che hanno deciso di dare schi che a lunga conservazione, ai prodotti per la pulizia una forte impronta etica ed ecologica ai propri consumi e al personale e della casa, all’abbigliamento o all’oggettistica. proprio stile di vita. Il concetto perseguito dai GAS è quello di “filiera corta”, In Italia i numeri sono ancora più importanti: si è stimato che cioè l’avvicinamento fra produttore e consumatore finale, poco meno di nove milioni di consumatori utilizzino i Gas e sia in termini geografici, privilegiando le aziende più vicine, che 2,7 milioni di loro ricorrano a questa modalità d’acquisto sia in termini “funzionali”, tagliando gli intermediari quali i in modo esclusivo. Sicuramente vi sono numerosi problemi grossisti e i negozianti. Ciò non si traduce necessariamen- aperti e non sempre tutto funziona come sarebbe auspicabile, te in minori costi finali, anzi: accade spesso, infatti, che il ciò nonostante la strada a queste autonome modalità organiz- costo del singolo prodotto risulti leggermente superiore a zative degli acquisti è aperta e in continua espansione. Tanto quello che si trova al supermercato sotto casa. che ormai si inizia a parlare di “distretti solidali” del consumo I criteri con cui gli aderenti ai GAS selezionano prodotti critico. tt 05 nov-dic 2012 | anno LVII speciale gas 31 speciale gas I piccoli produttori fornitori unici dei GAS. Grazie al web e al passaparola IL LOCALE batte il globale I 32 consumatori italiani, e quelli trentini in particolare, preferiscono acquistare prodotti locali. Secondo una recente indagine pubblicata da Coldiretti, il 54% sceglie prodotti agroalimentari locali ed artigianali mentre solo il 12% si orienta verso le grandi marche multinazionali. Tale orientamento si misura soprattutto per quel che riguarda la spesa di generi alimentari, mentre non risulta significativo per altre categorie merceologiche, dove la standardizzazione dei manufatti accomuna tutti i paesi. All’origine di questo atteggiamento, vi è in particolare la ricerca della qualità (29%), considerata un valore imprescindibile e connesso a quello della salute personale. Segue la variabile del prezzo, ma solo nel 5% dei casi. Il prodotto locale, espressione del territorio, rappresenterebbe una garanzia maggiore per i consumatori (65%) rispetto alla reputazione offerta da un marchio industriale (13%) o di capillarità nella distribuzione commerciale (solo 8%). Ovunque si assiste ad un vero e proprio boom degli acquisti diretti dal produttore al consumatore finale, anche se risulta ancora Il Trentino A TUTTO G@S N ella provincia di Trento esistono numerosi GAS, di varie dimensioni e con diverse modalità di funzionamento, costituiti come associazione o gruppo informale, che operano in modo autonomo nella scelta dei produttori e nella consegna dei prodotti. La necessità di scambiarsi notizie, di acquistare assieme (per evidenti economie di scala derivanti dalla riduzione dell’inquinamento da trasporto) e di organizzare eventi in comune (banchetto Inter-Gas durante manifestazioni pubbliche), ha comportato la nascita a fine 2007 di un Coordinamento tra alcuni di questi GAS e di un’apposita mailing list. Questo ha permesso a diversi Gruppi di acquisto solidale trentini di conoscersi e allargare la rete degli acquisti.Per chi fosse interessato a scoprire quali sono i fornitori da cui si riforniscono i vari GAS, ecco l’elenco aggiornato. TRENTO 1) GasGas zona ovest e-mail: [email protected] 2) GasGazer zona sud e-mail: [email protected] 3) GasPacho zona est e-mail: [email protected] 4) Gasometro Oltrefersina e-mail: [email protected] 5) GasToncino Centro-nord e-mail: [email protected] 6) MaCheGas Cristo Re e-mail: [email protected] 7) Gap Officina Ambiente Gruppo di acquisto popolare Centro Sociale Bruno e-mail: [email protected] Sito web: http://officinambiente.blogspot.com/ tt 05 01 2012 2012||anno annoLVII LVII gen-feb nov-dic difficile quantificare esattamente il volume d’affari generato dal “movimento” dei GAS. Un’inversione di tendenza nel sistema del mercato che registra positive ricadute anche sul territorio, se è vero che a fronte di un progressivo e – pare – inarrestabile contrazione dei consumi evidenziata dai grandi colossi commerciali del fresco, si impongono una serie di piccoli produttori locali, scelti come fornitori unici dai GAS. In Trentino, fioriscono aziende agricole di piccole dimensioni, singoli produttori di prodotti ittici e allevatori di carni, malgari e contadini, che lavorano e producono in esclusiva per i GAS. Il mezzo usato per intrecciare e consolidare rapporti commerciali stabili, si basa sul passaparola, sulla conoscenza diretta. Un modo anacronistico per commerciare, che non disdegna comunque la rete web, considerata una vetrina d’eccellenza per farsi conoscere. Anche i produttori residenti nelle zone più impervie e lontane usano la rete per aggiornare i referenti dei GAS e gestire gli ordini. 2009/05/presentazione-del-gruppodacquisto.html 8) GasB Gruppo di acquisto solidale Biodinamico Via Conci 84 - 38123 Trento Cellulare: Claudio Bortolotti 348-03.03.190, Paolo Fontana 346-09.41.143 e-mail: [email protected] 9) Gas Progetto 92 Gruppo di acquisto della cooperativa Progetto 92 e-mail: [email protected] SOBBORGHI DI TRENTO 10) GasCadine Cadine [email protected] 11) LiberGas Cognola, Martignano e-mail: [email protected] 12) Gastello Mattarello e-mail: [email protected] 13) GasDotto Meano, Gazzadina, Vigo Meano e Cortesano e-mail: [email protected] 14) GasGasp Povo e-mail: [email protected] 15) GasRa.Ro Ravina e Romagnano e-mail: [email protected] tt 05 nov-dic speciale 2012 | anno LVII gas 33 VAL DI NON 22) Gas Associazione Mario Pasi Cles e-mail: [email protected] VAL DEI LAGHI 23) GasGasino Lasino e-mail: [email protected] 16) Gas Sopramonte Sopramonte e-mail: [email protected] 17) GasTone Villazzano, San Rocco, Madonna Bianca e Trento Sud e-mail: [email protected] 24) GasGazza Terlano e Monte Terlago Telefono: 0461-86.55.38 e-mail: [email protected] 25) GasGos Bolognano Arco e Riva e-mail: [email protected] Sito web: GasGos VALSUGANA VALLAGARINA 18) BarbaGas Civezzano e-mail: [email protected] 26) GasNord Rovereto Rovereto città (Nord Leno) e-mail: [email protected] 19) Gas PIP (PanzeInPace) Calceranica e-mail: [email protected] 20) GasPolito Roncegno e-mail: [email protected] 27) GasSud Rovereto Rovereto città (Sud Leno e comuni limitrofi destra Adige) e-mail: [email protected] VAL DI CEMBRA VAL DELL’ADIGE 21) GasATE Giovo e-mail: [email protected] 28) MezzoGas Piana Rotaliana e-mail: [email protected] 29) GasLavis Lavis e-mail: [email protected] e-mail: email: [email protected] VAL DI FIEMME 30) Il Germoglio Tesero e-mail: [email protected] Sito web: www.ilgermogliotn.it GAS DI RILEVANZA PROVINCIALE 31) La Credenza Pergine, Bassa Valsugana, Trento, Pinè, Valle del Chiese, Valle dei Laghi, Alta Val di Fiemme e Fassa, Giudicarie Esteriori, La Busa, Rendena, Bassa Val di Fiemme Via Zaffo 24 - 38052 Caldonazzo Cellulare: 345 29 76 298 e-mail: [email protected] 32) El caret GAS della Rete trentina delle Banche del tempo Via Zaffo 24 - 38052 Caldonazzo [email protected] 33) Rete dei GAS altoatesini provincia di Bolzano Sito web: www.gaslive.org speciale IL 34 tt 05 01 gas 2012 2012||anno annoLVII LVII gen-feb nov-dic GRUPPO Sostenibilità, volontarismo, no-profit: così i “gasisti”praticano l’economia delle relazioni È definita la nuova “economia fondata sulle relazioni”, che si sostituisce all’ormai consumato mercato tradizionale, fuori da schemi predefiniti dove esiste un locale chiamato “punto vendita” e un acquirente. La particolarità dei GAS stà proprio nella loro struttura, costituita da un rapporto diretto tra consumatori e produttori e tra singoli aderenti. L’obiettivo è quello di tendere a costruire relazioni di reciproca collaborazione, di cooperazione, di condivisione di un progetto innovativo, che ponga al centro l’essere umano, il suo bisogno di far parte di una comunità. Giustizia e rispetto delle persone, inclusione sociale, sostenibilità ecologica, partecipazione democratica attraverso l’autogestione, scopi di utilità sociale sono i punti fondanti comuni a ciascun Gruppo. In pratica, avviene che a rotazione, a seconda del prodotto, della disponibilità di spazi e tempi, ciascun membro si impegna a gestire l’ordine, i rapporti con il fornitore, le modalità di pagamento, la consegna e infine la distribuzione a ciascun acquirente. L’abitazione dei soci diventa quindi un crocevia di persone che si incontrano per ritirare la merce, confrontarsi e discutere assieme. A cadenza fissa si tengono degli incontri di verifica, dove vengono presentati eventuali nuovi fornitori o rivisti contratti già in essere, ascoltati i partecipanti, che sono liberi di esprimere le proprie valutazioni rispetto a quanto acquistato. Ogni Gas è autonomo, si autogestisce e solo in occasioni particolari, quali fiere, convegni o sostegno ad iniziative specifiche con finalità sociali, si relazionano tra di loro e con la rete provinciale. Il GAS è un gruppo “informale” di persone che agisce collettivamente senza fini di lucro. Si tratta di un gruppo di persone fisiche, soggetti “privati”, non imprenditori, che acquistano insieme al solo scopo di distribuire tra di loro i prodotti acquistati. Non si tratta di compravendita, ma di acquisto collettivo; la quota pagata da ciascun aderente corrisponde alla sua quota di prodotto comprensivo di trasporto, senza margine o ricarico. L’attività di raccolta degli ordini, ritiro e distribuzione dei prodotti viene svolta in modo esclusivamente volontario; la merce, in genere, è accompagnata da fattura intestata al referente del gruppo oppure da scontrino fiscale. Nel caso di “vendita diretta” di un coltivatore diretto, che rientri nei limiti di reddito delle normative fiscali per l’agricoltura, è previsto l’esonero dall’obbligo di emettere scontrino o altro documento fiscale. In questi casi si fornisce ai “gasisti” una ricevuta descrittiva dei prodotti acquistati e dei dati identificativi dell’azienda su carta semplice. tt 05 nov-dic speciale 2012 | anno LVII gas I FORNITORI L e biotrote di Predazzo Renato Dellantonio, titolare assieme alla famiglia, porta avanti sin dagli anni ’50 l’azienda avviata dal padre, nel solco di una gestione famigliare. La sua conversione alla produzione biologica è avvenuta nel 2010, quando si è reso conto che il suo modello di allevamento era già in linea con i parametri del protocollo BIO. Ciò gli ha permesso di adeguarsi agli standard senza eccessivi interventi strutturali e a basso costo. La sua azienda è l’unica in Trentino che produce trote biologiche, e una delle poche nel resto del Paese. Le vasche dove vengono allevate le trote sono ricavate nel terreno, a differenza di quanto avviene negli allevamenti tradizionali, dove le trote crescono in vasche di cemento. Il rifornimento e quindi il ricambio idrico è costante, e proviene sia dagli affluenti dell’Avisio, ad oltre 2000 metri di altitudine, che da una sorgente interna all’allevamento con una temperatura di poco superiore ai 15° che impedisce all’acqua di ghiacciare durante i rigidi inverni. Le trote prodotte dall’azienda di Predazzo, vengono quasi interamente utilizzate per il ripopolamento della specie dei torrenti e dei laghi trentini. Solo da quest’anno, sollecitato da clienti già soddisfatti, ha deciso di vendere al dettaglio, e di includere i GAS tra i suoi clienti. Una precisa scelta aziendale che sta dando buoni frutti, soprattutto in termini di relazioni con altre realtà geograficamente distanti. Settimanalmente consegnano in appositi contenitori i pesci ai referenti dei GAS che provvedono a smistarli in giornata. I formaggi della Antica Rendena La fattoria “Antica Rendena” si trova a Giustino, in Val Rendena, ed è gestita da generazioni dalla famiglia Cosi. Inizialmente allevava solo vacche, di razza rendena, e coltivava pascoli e ortaggi. Successivamente all’attività zootecnica, hanno affiancato quella agrituristica. Dal 1994 l’azienda famigliare produce latte e latticini attenendosi al disciplinare europeo per le produzioni biologiche. Rifornisce molti GAS trentini di yogurt, formaggi freschi e stagionati con consegne quindicinali. Caffè e zucchero El Cibao L’azienda ha iniziato nel 1996 a lavorare il caffè biologico in Repubblica Dominicana utilizzando macchinari italiani per raccogliere, processare, tostare, macinare, e impacchettare un caffè arabica 100%, che proviene esclusivamente da cooperative di piccoli coltivatori della Cordigliera Centrale e Settentrionale dell’isola. Dietro a ciascun chicco di caffè, c’è la passione, il rispetto, la fiducia di persone e territorio verso un prodotto che accompagna – in quasi tutto il mondo – i momenti di relax e di incontro. Ciò ha permesso di migliorare le condizioni di vita delle popolazioni locali, libere di dedicarsi alle coltivazioni per le quali risultano vocati quei territori, aumentando inoltre la loro consapevolezza a livello produttivo. Successivamente si è introdotto anche la produzione di zucchero di canna El Cibao coltivato biologicamente e certificato. Patate e ortaggi da Fornace Pisetta Danilo, titolare di una azienda agricola a conduzione familiare, sita a Fornace, è certificato I.C.E.A. e produce patate, mais da cui ricava farina da polenta, fagioli lamon e poche altre verdure. Recentemente si è presentato alla rete Intergas e ha iniziato a vendere i suoi ortaggi, con cadenza stagionale, ai diversi Gas aderenti. 35 speciale gas tt 05 01 2012 2012||anno annoLVII LVII gen-feb nov-dic INTERVISTA AL GASISTA Alessandro Zanon, un “referente” Quelli del GASTONE Lucia Facchinelli 36 È nato alcuni anni fa dal ceppo originario del Gas di Trento, ora raggruppa 33-35 famiglie della zona Trento sud-Villazzano, che attraverso il loro “Gastone” acquistano un po’ di tutto: riso, pasta, carne di vitello, agrumi, mandorle, zucchero, formaggi, farine, pomodori, salse, verdure, carta igienica e fazzoletti, detersivi, saponi, creme, persino cibo per animali e abbigliamento intimo. “Per la frutta – spiega Alessandro Zanon, uno dei soci e “referente” per alcune classi di prodotti - tendiamo un po’ tutti ad appoggiarci alla Biocesta Trentina, quando la stagione lo consente”. surano soprattutto rispetto alla qualità dei prodotti, che risultano più gustosi, più buoni e sani. Sarà forse una coincidenza, ma ci ammaliamo davvero di rado da quando ci nutriamo con i prodotti acquistati dal Gas. Altro vantaggio riguarda il profilo culturale: abbiamo incontrato persone che ci hanno guidato e trasmesso l’approccio dell’autoproduzione di vari prodotti - pane, creme, saponi, un piccolo orto familiare, le conserve - e ciò determina un rapporto umano speciale con coloro che condividono la nostra filosofia di vita. Abbiamo quindi allacciato nuove amicizie che si sono estese anche al di fuori dei momenti di acquisto collettivo. Da quanto tempo e perchè la tua famiglia ha deciso di aderire al GAS? “Siamo entrati nel Gastone da poco più di 4 anni perché volevamo acquistare prodotti locali, più genuini, con un minore impatto sull’ambiente. L’aspetto del risparmio non è mai stato un motivo principale; è stata più una conseguenza. La questione del biologico può essere anche stata una ragione, però non a sè stante, bensì calata all’interno di un complesso di motivazioni che fanno riferimento alla conoscenza del produttore, al basso impatto complessivo, alla vicinanza geografica. In cosa vi sentite differenti, voi “gasisti”, dalla maggioranza dei consumatori? Acquistare con il Gas ci ha portato ad una migliore gestione delle scorte: capire quanto acquistare, evitare gli sprechi, fare scorte per evitare di andare al supermercato, programmare gli acquisti e monitorarne il consumo. Aderire al Gas ci ha permesso inoltre di sviluppare la conoscenza merceologica, i metodi produttivi, le tipologie di prodotto, a volte a conoscere anche l’iter che determina i costi di produzione e i compensi della filiera. Per noi è stata l’occasione per aumentare la consapevolezza in merito all’impatto ambientale dei nostri stili di consumo, e di ragionare circa i nuovi modi di consumo e impiego dei vari in- Quali sono i principali vantaggi che ne ricavate? I vantaggi che abbiamo raggiunto si mi- gredienti nella preparazione del cibo. Vantaggi economici, ce ne sono? Il risparmio economico diventa una conseguenza indiretta, nel senso che facendo delle scorte e programmando gli acquisti evitiamo di andare al supermercato così spesso come facevamo prima, e comunque limitando gli acquisti a poche decine di Euro a settimana, 20-30 massimo. Che tipo di ruolo hai all’interno del gruppo? Il nostro GAS è definito “informale”, nel senso che non è costituito in forma associativa. I ruoli che abbiamo sono lega- tt 05 nov-dic 2012 | anno LVII speciale gas “Ci ammaliamo meno, abbiamo più relazioni, gestiamo meglio la spesa, invitiamo i produttori a casa nostra” 37 ti a quello che ognuno di noi si è voluto attribuire e possono anche cambiare a seconda del momento e degli ordini seguiti. Vi sono gruppi in cui i vari ruoli sono ricoperti in maniera “formalizzata”, come la presidenza del gruppo, il lavoro di segretariato (indire la riunione, organizzare il luogo di incontro/sala,) e il mantenimento della mailing list. A parte l’ultimo aspetto, nel nostro GAS vi sono dei ruoli più o meno informalmente assegnati. Di più formalizzato vi è invece il ruolo fondamentale del “referente” ovvero colui il quale organizza l’acquisto di un prodotto (o linea di prodotti) da un fornitore. Io sono referente per diversi prodotti: prodotti per la casa (detersivi, carta igienica, fazzoletti...), formaggi trentini. Mi sono tuttavia anche occupato di carne, pasta e salse, pomodori da salsa, legumi, farine, patate, parmigiano delle zone terremotate. Oltre a questi impegni legati strettamente all’attività di acquisto mi occupo solitamente dell’organizzazione degli incontri che facciamo periodicamente all’interno del nostro gruppo. Organizzate anche eventi a margine dei vostri incontri? Sì, promuoviamo iniziative comunque connesse alle esperienze di consumo critico: incontri con i produttori, che invitiamo ad una nostra serata dedica- ta ai suoi prodotti, al racconto del suo lavoro e percorso; organizziamo anche delle visite ai produttori, durante le quali abbiamo modo di approfondire la conoscenza circa i criteri di produzione adottati e i sistemi di salvaguardia ambientale adottati. Un’altra iniziativa del nostro gruppo è quella chiamata Gastorante. Un ristorante “a tutto gas”? Le spiego. Durante la fiera “Fa La Cosa Giusta” la ristorazione è organizzata da Slow Food; quest’anno per la seconda volta abbiamo gestito assieme ad un cuoco di Slow Food la definizione e la preparazione di un piatto impiegando prodotti dei nostri fornitori, tutti produttori trentini. È stata una bella esperienza, un mix di idee e di interventi da parte di singoli produttori e gasisti per far convergere il tutto in un risultato efficacie sia in termini di ricetta individuata, che di gradimento del pubblico, che ha collaborato con il cuoco nel reperimento degli ingredienti. Il piatto proposto lo abbiamo intitolato “Panorama dalla collina”. La ricetta? Un soufflé di Fontal in camicia croccante al farro con verze saltate e cipolle rosse in agrodolce. speciale gas tt 05 01 2012 2012||anno annoLVII LVII gen-feb nov-dic 38 PIANA ROTALIANA Il MEZZO che va a GAS I l Mezzogas nasce a Mezzocorona tre anni fa, su iniziativa di un gruppo di genitori attenti alle esigenze alimentari dei propri figli. Seguiti, in fase d’avvio, dallo sportello Trentino Arcobaleno. Mezzolombardo, Roverè della Luna, Grumo e San Michele all’Adige i paesi che gravitano attorno al Gruppo. Una trentina le famiglie regolarmente attive, ma di tanto in tanto, per ordini particolari, si aggiungono amici di amici e parenti vari. Tutti in contatto attraverso la mailing list. Gli acquisti vengono effettuati a scadenze regolari, privilegiando la stagionalità e la filiera corta. Priorità ai produttori biologici, non solo locali, ma non si escludono fornitori non certificati. Martina Malpaga è la referente del Gruppo sin dall’esordio: “Oltre a mantenere gli aggiornamenti con la lista, mi occupo di rintracciare nuovi fornitori. Acquistiamo sia prodotti secchi, quali pasta, farine e riso, che freschi quali latticini, pesce, verdure e frutta. Saltuariamente facciamo ordini di detersivi, prodotti per l’igiene del corpo, infusi e bevande. Per ordini importanti, quali la pasta o il riso, piuttosto che gli agrumi, ci si unisce con altri GAS per poter ottimizzare i costi di trasporti e abbassare l’emissione di gas di scarico nocivi”. Tra i prossimi obiettivi di Mezzogas, quello di provare l’acquisto di abbigliamento e scarpe prodotte con fibre naturali. Il momento della consegna della spesa diventa momento di scambio di saperi e valutazione dei nuovi prodotti. Verdura e frutta bio di stagione, farro, farine, riso, caffè, zucchero sempre da produttori piccoli e locali a km 0 o quasi, costituiscono il paniere ideale per i gasisti rotaliani. tt 05 nov-dic 2012 | anno LVII speciale gas partecipare ad un modello di consumo critico, che esula da una logica consumistica dove il consumatore risulta passivo. Vera Tait, referente del Mezzogas “Mangio etico, con meno stress” V era Tait, artista, educatrice, mamma di tre figli, è da sempre convinta sostenitrice di una filosofia di vita improntata ad una ecosostenibilità senza compromessi, in particolare per ciò che riguarda l’alimentazione. Perché ha deciso di aderire al GAS di Mezzocorona? Sostanzialmente per mangiare sano senza svenarmi dal punto di vista economico, e poi perché rappresenta una dinamica responsabilizzante: mi chiarisco cosa metto in bocca e lo stesso vale per i miei figli. E’ importante per me inoltre conoscere i processi produttivi che stanno a monte di ciò che porto in tavola, e questo è possibile grazie alle visite guidate presso i produttori alle quali partecipo. Inoltre mi sento coinvolta dal punto di vista etico nel Qual è la lezione appresa, l’insegnamento trasmesso dalla filiera dei GAS? Sostanzialmente si tratta di tornare ad avere una visione reale dei bisogni, non imposta dal mercato. Acquisto ciò che realmente serve, imponendomi una costante riflessione circa le modalità con cui riempio la dispensa domestica. Nel mio caso in particolare poi, ho imparato nel dettaglio i benefici anche in termini di salute fisica del nutrirmi in modo sano e consapevole. Per chi soffre poi di intolleranze o allergie alimentari risulta strategico mutare l’organizzazione nella preparazione dei pasti, scegliendo prodotti non troppo raffinati e impoveriti dal punto di vista dei nutrienti, non addizionati con componenti chimiche nocive. Sul fronte risparmio? Quali sono i costi reali sostenuti da una famiglia aderente? Bisogna uscire dalla logica del risparmio economico: qualche volta i prodotti acquistati costano meno che al supermercato, altri hanno un prezzo maggiore, determinato magari dalla scarsità del prodotto, o dalla stagionalità. La cifra del risparmio che considero si misura in minor stress quotidiano rispetto al dover fare la spesa ogni giorno, un risparmio quindi in termini di tempo che posso dedicare alla mia famiglia, è una ricchezza in termini relazionali. Avere il tempo per dedicarmi a fare ciò che mi fa star bene, che mi realizza come persona, non ha davvero prezzo. 39 speciale 40 gas tt 05 01 2012 2012||anno annoLVII LVII gen-feb nov-dic Undicimila visitatori ma meno affari all’ultima edizione della Fiera ANCHE FARE LA COSA GIUSTA ora costa un po’ di più tt 05 nov-dic L 2012 | anno LVII ’edizione 2012 della fiera “Fa’ la cosa giusta” è andata in archivio bissando sostanzialmente i successi passati. Oltre undicimila le persone che si sono aggirate fra le decine di stand allestiti presso il centro espositivo di via Briamasco: numeri che indicano una realtà ormai consolidata e confermano la costante attenzione che i trentini riservano ai temi sviluppati nei diversi workshop e momenti di confronto proposti a margine della fiera. I GAS erano presenti non solo idealmente: moltissimi i gasisti che si sono aggirati tra i diversi stand per conoscere i produttori di altre regioni e stabilire contatti. Iniziata nel 2004 su iniziativa di un gruppo di volontari accomunati dall’idea di modificare i propri stili di vita, rendendoli più sostenibili ed equi, l’esposizione è cresciuta nel corso degli ultimi otto anni: l’organizzazione è stata coordinata anche quest’anno da Trentino Arcobaleno. Ciò nonostante, i dati finali registrano una diminuzione delle vendite dirette dei prodotti esposti. Una situazione questa che non ha però colto di sorpresa gli espositori, preparati in qualche modo a tale evenienza, prodotta dalla crisi economica che falcia i consumi, e non lascia indenne neppure questo ambito del mercato, destinato a prodotti qualitativamente di fascia medio alta, rivolti ad un target di consumatori consapevoli, disposti molte volte ad acquistare meno, pur pagando qualcosa in più. La fiera propone di anno in anno, prodotti particolari, frutto di studi e collaborazioni tra imprenditori e cooperative che puntano a rivedere il ruolo del consumatore finale, proponendo un modello di consumo critico ed uno stile di vita sostenibile. L’obiettivo è quello di promuovere l’idea che un altro mondo è possibile, dove i consumatori e quindi i cittadini, siano più responsabili, riconoscendo i produttori più virtuosi, quelli che lavorano prestando attenzione all’uomo, al lavoratore e naturalmente all’ambiente naturale. La definiscono “l’economia delle relazioni” e si basa sul principio che in una società dove le relazioni umane sono solide e vige un costante reciproco aiuto tra le persone, servono meno merci e prodotti in generale. Ciò comporta, automaticamente, minor impatto in termini ambientali, consumi più razionali e consapevoli oltreché prospettive produttive improntate alla valorizzazione degli esseri umani. Novità assoluta introdotta quest’anno, la prima mostra del vino biologico prodotto in Trentino, alla quale hanno aderito 9 produttori locali. Oltre a loro, sono stati poco meno di duecento gli espositori accreditati, che hanno proposto davvero di tutto, dall’alimentare all’editoria, l’abbigliamento, ma anche mobili e giocattoli in legno, prodotti speciale per l’igiene personale e detersivi, calzature, spaziando tra prodotti locali e quelli importati da paesi lontanissimi. Il consumo sostenibile privilegia prodotti caratterizzati da alcune specificità: che siano ecologici con basso impatto ambientale, equi. La presenza di produttori provenienti da tutta Italia, con prodotti che spaziano gas dalla biancheria intima ecologica, alle scarpe cruelty free, dai non-formaggi vegani alle allegre borse realizzate con il tessuto delle vele, per arrivare al turismo sostenibile e alle penne costruite con i vecchi cd, dimostra che ormai l’economia ecosostenibile è un ambito maturo, con numeri interessanti e dinamiche in continua evoluzione. MAGLIETTE DAL CARCERE Una cooperativa romana, che dal 1983 è impegnata presso il carcere di Rebibbia in un progetto di recupero sociale dei detenuti, è intervenuta all’ottava edizione della fiera “Fa la cosa giusta” proponendo delle magliette in cotone realizzate dai carcerati con la scritta “made in jail” fatte cioè in prigione. Un modo simpatico ed immediato per veicolare messaggi importanti stampati su magliette confezionate in cotone. LA GIACCA PER IL PANCIONE La fiera rappresenta l’occasione per intrecciare vere e proprie collaborazioni tra realtà diverse: ne è un esempio quanto realizzato da Quagga srl di Torino e la cooperativa Focus di Milano, che insieme hanno realizzato una innovativa giacca da portare durante la gravidanza e successivamente, per riparare il neonato. La prima, realizza giacche con plastica riciclata al 100% da bottiglie e tappi, la seconda è una cooperativa impegnata in progetti a sostegno della genitorialità e della prima infanzia. ROBE DI KAKKA DALLO SRI LANKA Tra i prodotti che hanno attirato maggiormente l’attenzione delle migliaia di visitatori quelli da cartoleria e i coloratissimi tappetini realizzati con sterco di elefante nello Sri Lanka. Lo sterco di elefante è un prodotto liberamente disponibile. Fino ad oggi nessuno ne aveva indovinato alcun utilizzo, nonostante in quelle zone ogni animale produca una media di 100 kg al giorno di cacca. Il progetto Maximus portato avanti dal 1997 è sostenuto da una coop italiana che importa e vende senza altri intermediari i manufatti realizzati nello SriLanka, e che ha lanciato sul mercato la “carta di pachiderma”, che prevede appunto l’utilizzo previa lavorazione artigianale, di tale composto organico. Percepire l’elefante e la sua cacca come una risorsa, contribuisce a evitare la sua decimazione da parte dei contadini locali che lo vivono come un’interferenza per l’agricoltura. Non solo: la salvaguardia di tale specie animale, contribuisce a distinguere l’area geografica da un punto di vista anche turistico. IMPAGLIATORI CON LE ERBE PALUSTRI A rappresentare il Trentino, tra gli altri, con uno stand davvero inedito, gli impagliatori Gabriella e Fabrizio di Cognola. Titolari di un laboratorio artigianale di restauro, hanno deciso di coltivare ed essiccare manualmente le erbe palustri, quelle che si trovano in zona, e di utilizzarle per dare nuova vita alle vecchie sedie impagliate. Un passo indietro per poterne fare due in avanti quindi: il recupero di un’antica arte, quella dell’impagliatura, andata via via scomparendo e sostituita da manufatti realizzati con fibre vegetali cinesi. 41 tt 05 ATTUALITà e turismo marketing nov-dic 2012 | anno LVII Mauro Neri S 42 ’è parlato di molte cose, alla seconda Conferenza provinciale per il Turismo che s’è tenuta il 30 ottobre scorso al Palalevico di Levico Terme. I più di trecento partecipanti all’assise – tra di loro i principali esponenti delle categorie del settore, nonché molti, moltissimi operatori sia della promozione centrale e periferica, sia della ricettività – hanno affrontato temi come il finanziamento del sistema di promozione del turismo provinciale; la percezione che il nostro principale mercato turistico, l’Italia, ha del Trentino in un’epoca di crisi economica; le professioni turistiche; la valorizzazione delle reti telematiche e l’uso intelligente del web; il rapporto tra agricoltura e turismo; la crisi come opportunità anche per gli operatori del settore... Perché in fin dei conti il turismo in Trentino tiene, e tiene bene (+3,2% di arrivi e +2,6% di presenze da maggio a settembre), ma siamo in una crisi economica che ha interessato e sta interessando anche questo settore. “La crisi – ha detto l’assessore Tiziano Mellarini nel suo intervento introduttivo, – ci porta in dote una situazione mutata che richiede delle scelte forti, ma costituisce anche un’opportunità per cambiare pelle. Dobbiamo fare tesoro di quanto è stato costruito negli anni, delle buone scelte fatte, ma anche degli errori compiuti, per rafforzare con determinazione il nostro cammino verso orizzonti che sul piano nazionale e internazionale presentano ancora tutti i profili incerti e inquieti che conosciamo”. Dopo i saluti del sindaco di Levico Terme Gianpiero Passamani, i lavori si sono aperti con una introduzione di Paolo Nicoletti, dirigente del Dipartimento agricoltura, turismo, commercio e promozione. “Tre sono le ragioni sostanziali che ci hanno guidato nell’organizzare questa seconda conferenza provinciale sul turismo: giunti al 2012, possiamo finalmente fare un serio e proficuo bilancio sulle politiche per il turismo così come si sono andate evolvendo nel corso di queste ultime due legislature; è l’occasione per tutti noi di parlare di crisi e di turismo; è un momento importante per chiedersi come siamo messi nei confronti dei mercati mondiali”. L’invito del dirigente provinciale, infatti, è stato quello di “alzare lo sguardo, di guardare in alto e di pensare in grande. La crisi potrà rivelarsi una opportunità, per il turismo ma non solo per il turismo, se riusciremo a essere creativi, ad avere idee nuove, per migliorare e per crescere”. Il Trentino visto dagli altri Molti i temi sul tappeto in questa seconda conferenza, dove si è parlato di web e di nuove tecnologie; di come il Trentino viene visto e vissuto sul mercato e al di fuori della nostra provincia; qual è l’immagine e la distintività dei nostri prodotti; di brand e di identità. Con una domanda di fondo: il nostro modello di governance è ancora adeguato a guidare e a indiriz- IL TURISMO E LA CRISI La conferenza di Levico «Una sfida che vinceremo uniti» Per la “ricostruzione” occorrono creatività, efficienza, investimenti attenti, cultura, formazione. E un ritorno all’essenza della montagna tt 05 nov-dic marketing ATTUALITà e turismo 2012 | anno LVII zare il turismo trentino?. Non una conferenza passerella, quindi, ma un momento serio di approfondimento e di confronto. Questi concetti sono poi riapparsi di frequente nel corso della mattinata. Con Silvestro Serra, direttore del mensile Touring, in qualità di moderatore, sono intervenuti Antonio Preiti, amministratore delegato di Sociometrica che ha illustrato “Il Trentino visto dagli altri: identità fluide e nuovi comportamenti turistici”; Massimo Fabbro, A.D. di Crea International, che ha parlato del “Brand come strumento competitivo per il Trentino e la valorizzazione dei «Nuova governance, chi si aggrega sarà premiato» «La riduzione delle risorse pubbliche ci chiede di razionalizzare e rivedere l’assetto attuale, che ha comunque ottenuto negli anni dei buoni risultati, ma ora va rivisto e potenziato e in questo senso l’aggregazione di Apt e Consorzi andrà incentivata anche con meccanismi di “premialità” per chi la applica virtuosamente, sulla falsariga di quello che accade con la gestione associata dei servizi per i Comuni». Nell’intervento di chiusura della seconda conferenza provinciale per il turismo Tiziano Mellarini ha lanciato un appello all’unità del sistema-Trentino e delineato le prossime linee d’azione della Provincia, annunciando la costituzione di un Fondo per i servizi ai turisti (ad esempio costi per trasporti nel periodo invernale ed estivo) a disposizione di Apt e consorzi. «Occorre costruire assieme, attraverso una concertazione con gli attori del territorio – ha detto l’assessore - un diverso assetto che superi l’impostazione della riforma del 2002, che andava bene allora ma ora non più». Ridefinendo inoltre i compiti di ciascun attore, Assessorato, Trentino Marketing, Apt e Consorzi, che non devono presentare sovrapposizioni di azione. Sulla tassa di scopo, Mellarini propone una scelta responsabilizzante verso i privati, adeguatamente condivisa e discussa con le parti. (r.b.) punti di contatto con il cliente”; Luca de Biase, presidente di Ahref, che ha proposto una serie interessante di suggerimenti e di riflessioni su “Come utilizzare la rete in modo intelligente”; Umberto Martini, docente dell’Università degli Studi di Trento, che ha invece affrontato il tema “Il Trentino è un sistema? La governance turistica provinciale a dieci anni dalla riforma”. rapportarci con i grandi mercati, in un confronto che non ammette rendite di posizione o facili scorciatoie”. Quella del post-crisi sarà una ricostruzione paziente, “perché non possiamo improvvisare nulla. Dovrà essere anche generosa, perché il bene comune non cresce sugli egoismi; lungimirante, perché verso il futuro non si naviga a vista; impegnativa, perché senza capacità di sacrificio non si arriva a nulla. Dovrà anche viaggiare lungo ben precise direttrici che ci vengono indicate dall’Autonomia, che oggi deve tradursi nel ‘fare meglio con meno risorse’, puntando su competenze e responsabilità, alleggerendo il carico burocratico e semplificando la vita di cittadini e imprese, scegliendo priorità vere; dalla qualità delle risorse umane, che sono il focus della nostra capacità di produrre valore, sia individuale che collettivo; dal capitale ambientale, visto che il territorio è parte identitaria e costituente del nostro stesso essere comunità”. Una politica da “ricostruire” Attorno al tema “Governance, organizzazione e finanziamento del sistema turistico” si sono poi confrontati in una tavola rotonda Piero Degodenz, coordinatore dei presidenti ApT; Luca Libardi, presidente dell’ASAT; Enzo Bassetti, vicepresidente UNAT e presidente della Sezione autonoma Alto Garda e Ledro di Confcommercio Trentino; Loris Lombardini, presidente Confesercenti; Enrico Faes, presidente della Federazione Trentina delle Pro Loco e Consorzi; Francesco Bosco, vicepresidente ANEF Confindustria Trento. Al termine della mattinata è toccato all’assessore provinciale al turismo proporre alcune sue riflessioni e mettere sul tavolo della discussione alcune linee strategiche per il futuro. “Nulla sarà più come prima – ha detto con forza Tiziano Mellarini. – La sfida, per il Trentino, è come La vacanza è cambiata Uno sguardo alle statistiche conferma l’importanza che il turismo ha per l’economia del Trentino. Al di là però dei dati meramente quantitativi – gli arrivi e le presenze, i posti letto e i pernottamenti, le consumazioni nel settore della ristorazione, i biglietti di viaggio acquistati 43 L’intervento di Tiziano Mellarini alla Conferenza sul turismo di Levico e i biglietti di ingresso ai musei e agli spettacoli di intrattenimento - “bisogna spingersi oltre e chiedersi cosa sarebbe di altre attività economiche - agricoltura, artigianato, industria, servizi - se non ci fosse il turismo”. Se è vero che le vacanze si sono ridotte nel numero e nella durata e più contenute nei costi, è altrettanto vero che le persone continuano a viaggiare e la domanda di turismo non è considerata parte del “superfluo” da eliminare. “I tempi stanno però cambiando ha avvertito Mellarini, “non è più possibile immaginare un mercato come quello degli anni scorsi, fatto di vacanze lunghe, stabili, abituali. Quindi, bisogna aumentare la creatività, la capacità organizzativa, dare risposte coerenti con quello che succede sui mercati, in uno sforzo comune che deve coinvolgere sia le istituzioni che il mondo imprenditoriale.” Il futuro del turismo trentino ha delle priorità alle quali deve fare riferimento. “Al Trentino - ha detto a questo proposito l’assessore, non mancano fortunatamente le risorse: non solo quelle economiche e finanziarie, che non saranno peraltro paragonabili a quelle degli anni scorsi, ma quelle legate alla Natura e alla Cultura, che hanno reso unico il nostro territorio, e anche quelle legate all’imprenditorialità e alle capacità organizzative.” (continua) tt 05 ATTUALITà e turismo marketing Un cambio di strategia Sul fronte economico, invece, “dobbiamo razionalizzare la spesa, investire in modo più attento le risorse disponibili, concentrarci sugli elementi ritenuti strategici e, soprattutto, porre come prioritarie l’efficienza e l’efficacia degli interventi. La valorizzazione delle risorse richiede un passaggio fondamentale, che è anche di ordine culturale: richiede cioè che il territorio si dia una strategia, che inizi a ragionare per obiettivi e risultati, che accetti il confronto anche su temi difficili e controversi”. Al termine della giornata di lavori, lo stesso assessore ha toccato i temi più scottanti: l’imposta di soggiorno, la tassa di scopo, il riassetto delle ApT e della governance di sistema, il ruolo della Trentino marketing alla luce della sua confluenza in trentino Sviluppo “con lo scopo di creare una grande e importante holding che sappia portare il sistema Trentino sulla ribalta mondiale con la sua identità, coi suoi prodotti, con le sue eccellenze in tutti campi, turismo compreso”. Una professione per i giovani 44 Un’identità territoriale, un “brand” come dicono gli esperti”, per i quali l’ambiente naturale - con una particolare sottolineatura per le Dolomiti patrimonio ambientale dell’UNESCO e dell’Umanità - diventa “il valore non delocalizzabile che genererà turismo anche negli anni a venire. Per questo ritornare all’essenziale della montagna è ritornare al futuro armonizzando sempre più il valore dell’ambiente con tutto ciò che abbiamo costruito in questi anni sui vari fronti sportivi, culturali, enogastronomici”. Ma è ai giovani che Mellarini si è rivolto in conclusione del suo lungo e appassionato intervento: “Non dobbiamo lasciarceli scappare. Dobbiamo impegnarci nella formazione delle eccellenze, da un lato, puntando all’innovazio- nov-dic 2012 | anno LVII ne e alla ricerca, ma dobbiamo anche recuperare il valore di altri talenti, magari più concreti ma non meno importanti. Le famiglie cambino mentalità: consentano ai loro figli di iscriversi a una scuola professionale a indirizzo alberghiero. Dobbiamo impegnarci a valorizzare le professioni turistiche rendendole attrattive per i nostri giovani, dobbiamo impegnarci tutti nel progettare percorsi formativi adeguati e soprattutto nel costruire una “cultura del turismo” che nobiliti le occupazioni ad essa collegate”. Non a caso la mattinata s’è chiusa con la premiazione di due giovani che si sono particolarmente distinti uno nel settore agricolo (Gianluca Barbacovi per Coldiretti Giovani impresa) e l’altro in quello turistico (Guglielmo Lasagna per l’Associazione Albergatori). Premi sono andati anche a Luca Salizzoni, enologo della cantina Salizzoni, e Fiorenzo Perathoner, imprenditore turistico. GLI INTERVENTI «Prodotti, pensiamo al mercato interno» Nel pomeriggio tanti gli interventi che si sono susseguiti sul palco, tra i quali quello di Diego Schelfi: «Quello che abbiamo capito dalla discussione di oggi è che anche il turismo è un settore dove occorre coesione e condivisione e in questo senso la cooperazione è un modello importante». Mauro Leveghi, neo segretario della Camera di Commercio di Trento: «Dobbiamo fare di più per promuovere i nostri prodotti non solo all’esterno, ma in primis presso i ristoratori trentini. Se il prodotto è valido e di eccellenza, la promozione è già quasi fatta da sé». Poi Matteo Lunelli: «Porto l’esperienza di Trentodoc, che è alfiere del territorio e unisce il turismo e lo spumante nel nome della montagna, cifra stilistica dei nostri vini. Alpi e Dolomiti sono brand forti, che significano natura incontaminata e tradizioni e su cui dobbiamo puntare come sistema - Trentino. Occorre lavorare ancora su salubrità delle produzioni, aspetti che il turismo di eccellenza cerca sempre più». Infine l’appello di Luca Granata direttore generale di Melinda: «Ora serve coraggio e capacità di assumersi rischi, dobbiamo avere la responsabilità e la grinta per ricercare soluzioni innovative al fine di avere successo sul mercato. Iniziando da quello interno, dove troppo spesso vediamo prodotti importati a fronte di nostre produzioni qualitativamente più significative». AL PARCO ADAMELLO BRENTA LA CARTA EUROPEA CETS APP PER iPHON IPPOVIA DEL TRENTINO ORIENTALE ‘RIFUGI DEL CUORE’, 4 SU 12 SONO IN TRENTINO Il Parco naturale Adamello Brenta ha ottenuto, per la seconda volta a distanza di cinque anni, la conferma della ‘Carta europea del turismo sostenibile’ (Cets), certificazione che attesta la validità del lavoro condotto dall’area protetta insieme alle sue 38 municipalità e ad oltre 30 partner territoriali. La consegna dell’attestato nelle mani del presidente del Parco, Antonio Caola, è avvenuta a fine ottobre a Genk, in Belgio, nell’ambito della Conferenza annuale di Europarc. Sulla base della visita ispettiva dello scorso aprile, è stato premiato l’impegno progettuale dell’ente diretto da Roberto Zoanetti, che mira a perseguire una nuova strada per il turismo nell’area Parco. Al momento sono 13 le aree protette italiane certificate. L’Unità di ricerca per il monitoraggio e la pianificazione forestale di Trento (Cra-Mpf) ha presentato a Fiera Cavalli di Verona la App per iPhone denominata “Ippovia del Trentino Orientale”, realizzata tramite la piattaforma di sviluppo Tourmaps, per la localizzazione GPS su cartografia specialistica e l’informazione turistica multimediale dell’utente su smartphone. La App, che contiene il tracciato della prima tappa dell’ippovia, permette di localizzarsi con il GPS del proprio iPhone sulla carta turistica e di accedere a tutte le informazioni turistiche correlate al percorso quali maneggi, punti tappa, musei. La App è disponibile gratuitamente sul sito www.tourmaps.it. Vittoria dei rifugi del Trentino nel sondaggio ‘Il Rifugio del cuore’, promosso durante i mesi estivi da Meridiani Montagne e patrocinato dal Club alpino italiano: cinque tra le dodici strutture più votate appartengono alle montagne della provincia di Trento. Le immagini del Rifugio Antermoia e del Roda di Vael nel Gruppo del Catinaccio, del Monzoni T. Taramelli nella Marmolada, del Pradidali nel Gruppo della Pale di San Martino saranno quindi lo sfondo di quattro mesi dell’anno del calendario di Meridiani Montagne 2013. Scopo del sondaggio - online da maggio a settembre - era “dare voce ai sentimenti di chi frequenta la montagna attingendo alle esperienze e ai ricordi di ciascuno”. Fra i parametri di valutazione, l’importanza delle montagne circostanti, il pregio dell’edificio, la qualità della gestione fino alle emozioni personali. I voti sono stati oltre 3.500. tt 05 nov-dic marketing ATTUALITà e turismo 2012 | anno LVII “Il turismo incontra l’agricoltura”, trentini primi al concorso dell’Euregio Contadini e albergatori i giovani vincono C on 102 progetti presentati da Trentino, Alto Adige e Tirolo, la seconda edizione del concorso “Il turismo incontra l’agricoltura” ha superato ogni aspettativa. Il 25 ottobre scorso a Bolzano, presso i padiglioni del polo fieristico in occasione della Fiera Hotel 2012, l’assessore provinciale all’agricoltura, turismo e promozione Tiziano Mellarini, il suo collega altoatesino Hans Berger e il parlamentare austriaco del Land Tirolo Hermann Gahr hanno premiato i vincitori. E il primo posto è stato assegnato al Trentino con il progetto presentato dall’Associazione dei Giovani albergatori del Trentino e Coldiretti Giovani Impresa Trento, quindi sono stati premiati il Festival del formaggio della Valle Aurina e la Settimana dell’agnello del Tirolo dell’est. “Il progetto vincitore è significativo - ha affermato l’assessore Mellarini - perché finalmente concretizza un rapporto di confronto costante tra responsabili del comparto della recettività e del settore agricolo che trova terreno fertile soprattutto tra i giovani che sembrano aver compreso l’importanza di fare sistema tra prodotti tipici, territorio e turismo.” Sia Mellarini, che Berger che Gahr hanno concordato nel sottolineare la sempre maggiore incidenza dei due settori, quello agricolo e quello turistico, nella creazione di sviluppo della nostra economia, di distribuzione della ricchezza e incentivo all’occupazione. Dei 102 progetti presentati, 48 provenivano dal Trentino, 35 dall’Alto Adige e 19 dal Tirolo. Il progetto vincitore - messo in campo da una collaborazione che si sta sviluppando tra i giovani albergatori e i giovani della Coldiretti del Trentino con il coinvolgimento di 180 albergatori e 300 agricoltori - propone una serie di iniziative finalizzate a rafforzare il rapporto agricoltura e ospitalità turistica e a sensibilizzare i giovani operatori verso queste tematiche. Altre sei iniziative sono state giudicate degne di menzione e premiate con un attestato, tra queste il progetto “Adotta un melo in Val di Non” proposto dall’Azienda per il turismo Val di Non per aver creato un link forte tra il principale prodotto agricolo locale e il mondo dell’accoglienza turistica e il progetto ”Arco, l’olivo e il suo paesaggio” del Comune di Arco per il recupero dell’olivaia, con le sue strade e i suoi terrazzamenti, la valorizzazione del paesaggio, la creazione di una associazione locale che si occupa di elaiocoltura, creazione della piazza dei sapori e l’aver puntato sull’immagine della “città dell’olio”. Formaggi di malga al Salone del Gusto G rande successo ha riscosso al Salone del Gusto di Torino (25-29 ottobre 2012) il Trentino con il proprio stand istituzionale (più di 10.000 i passaggi registrati nell’area), rappresentativo della proposta Slow Food della nostra provincia. All’interno di un’ampia area di 156 mq, una suggestiva baita in legno high-tech progettata (e apprezzatissima dai visitatori) dall’architetto Monica Armani, i grandi protagonisti sono stati i formaggi d’alpeggio di qualità, con assaggi e degustazioni curati da giovani malgari, veri testimoni della vita nei pascoli. Molto apprezzato anche il percorso sensoriale realizzato con dieci tipologie di erbe di malga fra le quali l’asperula, il buonenrico, l’artemisia, l’achillea, che tantissime persone hanno voluto toccare con mano, ricevendo spiegazioni esaustive sulle loro proprietà. Per presentare a 360° gradi il mondo dell’alpeggio trentino, oltre ai formaggi, hanno tro- vato spazio anche un estratto della mostra “L’essenza della nostra terra” di Eleonora Cunaccia e Ferruccio “Ferro” Valentini, di scena ad agosto a Caderzone Terme all’interno del festival “Mistero dei monti”, che rappresenta la varietà delle erbe spontanee presenti nei pascoli trentini. Nel secondo giorno della kermesse, si è svolto un incontro dal titolo “Trentino di malga: un progetto di valorizzazione dei formaggi di alpeggio”, che ha messo l’accento su alcune tematiche significative per il futuro del settore. All’interno del dibattito sono stati infatti presentati i primi risultati del progetto Fermalga, lanciato nel 2010 per valorizzare il legame dei prodotti con il territorio, in particolare Vezzena, Puzzone di Moena e Casolet (indicato da “Repubblica” nell’inserto R2 tra i cibi che “salveranno l’umanità”). Nel corso del convegno sono intervenuti Adriano Dalpez, presidente della Camera di Commercio Industria, Artigianato e Agricoltura di Trento, Angelo Pecile, del Centro Tra- sferimento tecnologico Fondazione Mach e Roberto Rubino, osservatore “esterno” del mondo del formaggio trentino. Formaggi di malga trentini protagonisti anche in occasione, presso lo stand dell’Università di Scienze Gastronomiche, di un Laboratorio del Gusto denominato “Val di Sole, Vezzena e Lagorai. Tre interpretazioni di formaggi di malga abbinati a Trentino DOC Nosiola e Trentino DOC bianco riserva”. (mf) 45 tt 05 ATTUALITà e turismo marketing prodotti nov-dic 2012 | anno LVII Un bando per la riqualificazione della Tenuta Spagolle Una vetrina per i prodotti della Valsugana 46 Davide Modena A vviata la “fase 1”,che ha portato al nuovo packaging per la Farina Valsugana e ad un piano di valorizzazione dei prodotti agroalimentari della Valsugana, la Fondazione de Bellat rilancia ora con la “fase 2”, il cui obiettivo è quello di riqualificare la tenuta delle Spagolle per farne un luogo di forte attrazione turistica esperienziale. Un concorso di idee, che scadrà il 31 gennaio prossimo, selezionerà uno o più imprenditori e partner privati con i quali avviare dei progetti di recupero della tenuta in modo da farne una “vetrina” che unisca agricoltura, cultura e turismo in un luogo di forte suggestione. Un vero e proprio gioiello, quello frutto del lascito della famiglia de Bellat, che comprende Maso Spagolle, con la piccola cappella, una Villa Padronale, il Maso Minore, un Centro di equitazione e circa 18 ettari di frutteto e vigneto. Gli investimenti stimati sul patrimonio immobiliare vanno da un minimo di 2,6 ad un massimo di 8,5 milioni di euro. «Un progetto di grande interesse e valore – afferma l’assessore Tiziano Mellarini - purché venga recepito dalle varie anime della Valsugana. La “de Bellat” ha fatto passi importanti proprio interrogandosi su quella che può essere la crescita, lo sviluppo di un territorio storicamente legato al settore primario. Un’agricoltura dinamica - ricordiamo che qui è nata la prima cantina sociale vitivinicola del Trentino che oggi deve ritornare ad essere tale, valorizzando le peculiarità del territorio in chiave nuova, dove agricoltura, cultura e turismo si integrino attorno ad un brand, quello del Lagorai, che può affermarsi sul mercato». Se la Fondazione “cav. Luciano e cav. dott. Agostino de Bellat” nasce nel 1975 da una precisa volontà testamentale, quella di provvedere “all’elargizione di borse di studio per giovani e amanti di agricoltura e/o di aiuti a volonterosi agricoltori della Valsugana”, il compito che l’attuale Consiglio di amministrazione si è assunto è quello di ridefinirne l’identità in chiave moderna nel pieno rispetto dello Statuto. L’obiettivo è quello di dar vita ad uno strumento strategico unitario per la valorizzazione dei prodotti dell’agricoltura della Valsugana e del Trentino, ma al tempo stesso far rivivere un luogo di forte attrazione turistica. Due gli strumenti messi a punto in collaborazione con Trentino Sviluppo e il supporto scientifico della Fondazione Mach. Il primo concorso di idee, per la valorizzazione dei prodotti agroalimentari, si è chiuso nel settembre scorso ed oggi la Fondazione de Bellat, presieduta da Mario Dandrea, dispone di tutte le competenze necessarie per supportare i produttori agricoli locali, anche attraverso percorsi di comunicazione che toccano la storia ed il marchio della “de Bellat”, nonché le sue relazioni con il territorio. Concretamente, per incrementare la qualità dei prodotti e il valore dell’agricoltura si sta facendo leva su tutti i fattori complementari quali il packaging e la presentazione dei prodotti, nuove etichette, proposte multi prodotto ed accessori, cercando al contempo di creare nuovi canali di promozione e vendita, compreso il commercio on-line. Sotto questo profilo la Fondazione de Bellat è dunque pronta per presentarsi al territorio come aggregatore di competenze e relazioni, a supporto dei piccoli produttori, fattore indispensabile ed imprescindibile per la riuscita dell’iniziativa, e dei principali attori locali di promozione turistica. Già 20-25 aziende della tt 05 nov-dic marketing ATTUALITà e turismo 2012 | anno LVII Il premio della Fondazione De Bellat Mario Dandrea e l’assessore Mellarini 47 Ben 179 i progetti presentati all’Agenzia provinciale delle foreste demaniali Valsugana hanno manifestato interesse verso un nuovo modo di proporsi sul mercato. La Fondazione intende dunque selezionare uno o più partner industriali (imprenditori) con i quali costruire la principale vetrina che unisca agricoltura, cultura e turismo in Valsugana e Trentino. Un luogo fantastico con un concept di tipo esperienziale fortemente incentrato sui prodotti del territorio e rivolto a bambini, famiglie o al turismo internazionale. Le linee guida dell’intervento prevedono l’adozione di una idea/concept per trasformare la tenuta delle Spagolle in uno strumento strategico che sia punto di riferimento unitario per il territorio, la ristrutturazione immobiliare dell’intera tenuta o di singoli moduli, l’adozione di una logica di co-finanziamento tra la stessa Fondazione de Bellat ed il partner privato proponente al quale verrà affidata anche la gestione degli immobili. I partner privati interessati all’iniziativa potranno presentare la propria idea realizzativa e progettuale alla Fondazione de Bellat entro il 31 gennaio prossimo, completa di piano industriale con l’indicazione degli investimenti necessari e delle modalità con cui si intende finanziare e sostenere la gestione dell’operazione. La partecipazione al concorso di idee è gratuita. Una giuria valuterà quindi le idee ritenute più promettenti, più sostenibili e meglio rispondenti alle esigenze del territorio. (dm) Ecco la nuova S Malga Fosse ono ben 179 le proposte progettuali presentate all’Agenzia provinciale delle foreste demaniali (Aprofod) per la riqualificazione di Malga Fosse, nelle immediate vicinanze di Passo Rolle. Un numero che supera ampiamente ogni aspettativa. Il concorso di idee era stato indetto dall’Agenzia provinciale delle foreste demaniali la scorsa primavera. La struttura, che sorge nelle immediate vicinanze di Passo Rolle, nel comune di Siror, era originariamente adibita a ristorante e bar di proprietà privata; in seguito alla recente acquisizione ed alle condizioni dell’edificio, è stato predisposto il concorso atto a individuare una ristrutturazione complessiva che preveda, accanto ai servizi ristorativi, anche la possibilità di pernottamento, con apertura al pubblico sia estiva che invernale. Ai progettisti si era chiesto di elaborare una proposta con caratteristiche di elevata qualità architettonica e tecnologica, e ad alta sostenibilità ambientale. L’alto numero di progetti presentati testimonia il grande successo del concorso, sia per l’Agenzia provinciale delle foreste demaniali che per la Provincia autonoma di Trento, che nel concorso hanno saputo definire stimoli e caratteristiche costruttive ideali, tanto da richiamare l’attenzione di numerosi professionisti del settore. Le idee elaborate dai partecipanti sono state a molteplice tipologia, caratterizzate da un livello qualitativo molto buono. Tutti o quasi tutti i progettisti hanno pensato ad una struttura moderna e funzionale, ben inserita nell’ambiente naturale, rispettosa delle più moderne caratteristiche costruttive e tecnologiche. La proposta vincente è quella dello studio Raro di Trento, che si è imposto su due studi di Treviso e di Parma-Cremona. L’idea dei progettisti vincitori è partita dal concetto di un elemento compatto, ma spezzato “per sottrazione”, caratterizzato da un rapporto stretto fra forma e funzione, con conseguente suo ottimo inserimento paesaggistico e corretto uso dei materiali. Il prossimo passaggio previsto comprenderà l’indizione di un secondo bando di concorso che permetterà di individuare chi realizzerà e gestirà l’opera, seguendo i criteri suggeriti dall’idea vincente. Sarà infatti previsto un contratto pluridecennale, seguendo modalità tipiche della concessione di opera pubblica. TECNICA, RICERCA E SPERIMENTAZIONE tt 05 nov-dic 2012 | anno LVII Le valutazioni del Progetto Zootanolo BIOCARBURANTI dagli effluenti zootecnici Daniela Bona e Silvia Silvestri Fondazione E. Mach 48 La sostituzione di carburanti di origine fossile con un 10% di biocarburanti è un obiettivo obbligatorio imposto dall’Unione Europea e che deve essere raggiunto da tutti gli Stati membri entro il 2020. I principali carburanti alternativi sono biodiesel e bioetanolo; il primo ottenuto partendo dagli oli vegetali estratti ad es. da girasole, colza e palma da olio, il secondo dalla fermentazione alcolica di piante ad elevato contenuto di amidi e zuccheri quali la canna da zucchero, la barbabietola o il mais. Sono considerati carburanti di prima generazione, perché ottenuti a partire da colture ad uso alimentare. Una delle problematiche che ruota attorno al tema dei biocarburanti, è quella della competizione food - no-food, ovvero la sottrazione di terreni destinati alla produzione alimentare per la coltivazione di biomassa da utilizzare a scopo energetico. Recentemente, in parte anche in risposta a questo timore, la Comunità Europea ha deciso di incentivare maggiormente la ricerca e la produzione di biocarburanti di seconda generazione, cioè ottenuti dalla valorizzazione di biomasse di scarto (http://ec.europa.eu/ energy/renewables/biofuels/doc/biofuels/ com_2012_0595_en.pdf). In Italia buona parte dei biocarburanti in commercio è di importazione; la situazione è destinata a cambiare se entrerà in funzione l’impianto di Crescentino (VC) in Piemonte, che produrrà circa 40000 t/a di bioetanolo di 2° generazione, ottenuto da matrici lignocellulosiche di scarto quali paglia di riso, stocchi di mais e canna comune (Arundo donax). Effluenti zootecnici e biocarburanti Gli effluenti zootecnici sono una biomassa conosciuta nel settore delle energie rinnovabili per il loro impiego nella produzione di energia elettrica e calore attraverso il processo di digestione anaerobica. Più recente la loro comparsa nel settore dei biocarburanti: dal biogas infatti, si arriva al biometano utilizzando tecnologie già mature (www. biomaster-project.eu), mentre altre opzioni, come il bioetanolo, sono ancora oggetto di attività sperimentale. Il progetto ZOOTANOLO si inserisce in questo contesto, con l’obiettivo principale di verificare la possibilità di produrre bioetanolo utilizzando le fibre contenute nelle deiezioni animali, provenienti dalla frazione escreta indigerita e dalla paglia utilizzata come lettiera. L’etanolo si produce dalla fermentazione alcolica degli zuccheri ottenuti dalla degradazione ed idrolisi della fibra lignocellulosica, complesso molecolare formato sostanzialmente da cellulosa, emicellulosa e lignina, che rappresenta il maggior costituente delle cellule vegetali. La Fondazione Mach ha indagato il comparto dei bovini da latte, in quanto predominante in Trentino, mentre il CETA ha analizzato la filiera avicola e suinicola, ben rappresentate nella Regione Friuli-Venezia Giulia. Per conoscere adeguatamente quantitativi, caratteristiche e composizione degli effluenti zootecnici è stata condotta un’indagine preliminare, attraverso il censimento di informazioni e il campionamento presso alcuni allevamenti. Il comparto zootecnico bovino trentino La tipologia produttiva prevalente in provincia di Trento è quella del bovino da latte con 1446 aziende (73%); 335 le stalle che allevano bovini da carne. Rispetto al totale, inoltre, 1155 aziende hanno meno di 50 capi (77%) mentre 278 aziende hanno più di 50 capi (Banca Dati Nazionale Anagrafe Bovina, ultimi mesi 2012). Le elaborazioni fatte nello studio “Il potenziale di produzione di biogas nella realtà agro zootecnica trentina” (FEM , 2009) hanno evidenziato una consistenza pari a 34657 U.B.A. (unità bovino adulto) con un numero di capi pari a 44942 unità. Il patrimonio zootecnico provinciale è concentrato per un 50% nelle Valli Giudicarie, nella Val di Non e nella Bassa Valsugana, con contributi rispettivamente pari al 20%, al 16% ed al 12%; mentre il numero medio di aziende per comune è pari a 7,7; i comuni con il maggior numero di aziende sono invece Ledro (45 aziende), Brentonico (43) e Rabbi (42). La produzio- ne media di sostanza secca escreta risulta pari a 8,05 kg/capo al giorno nelle zone ad elevata intensità zootecnica (28 l/giorno di latte e alimentazione ricca di insilati e concentrati) e 7,7 kg/capo al giorno per le realtà meno specializzate. Per quanto riguarda invece la presenza negli effluenti di paglia da lettiera sono stati considerati i consumi di 1 kg/giorno per vacca e 3 kg/giorno per capo da rimonta. La maggior parte delle stalle viene gestita a letame (circa 80%), mentre la restante parte a liquame (10%) o in modalità mista (10%) (dati emersi dall’indagine condotta su un campione di circa 700 aziende nell’ambito del progetto Cowability, 2011); va comunque precisato che le stalle di maggiori dimensioni sono condotte a liquame. Il 56,5% delle vacche da latte viene alpeggiato, mentre la quota sale a 92,0% per le manze da rimonta. Negli allevamenti di bovini da ingrasso invece troviamo prevalentemente liquame su grigliato. Piano sperimentale e primi risultati Per le prove sperimentali, sulla base dei dati emersi dalla fase preliminare, sono stati scelti i seguenti campioni: ► liquame vacche da latte, ► letame vacche da latte (con paglia), ► frazione solida del liquame vacche da latte dopo separazione con separatore aziendale, ► liquame dei bovini da ingrasso. In sintonia con i dati di letteratura, in tutti i campioni (grafico 1) si è riscontrata una buona presenza di carboidrati strutturali, tale da giustificare la ricerca di tecniche e protocolli per estrarre gli zuccheri fermentescibili necessari alla produzione di alcool. Complessivamente in tutti 4 i campioni analizzati i carboidrati costituiscono almeno il 30% della fibra lignocellulosica; i contenuti di cellulosa variano tra 9,30 - 28,30 % mentre quelli di emicellulosa sono compresi tra tt 05 nov-dic TECNICA, RICERCA E SPERIMENTAZIONE 2012 | anno LVII Grafico 1. Composizione in fibra dei campioni di reflui zootecnici utilizzati nella sperimentazione. In particolare sono state determinate le concentrazioni di cellulosa, emicellulosa e lignina sulla sostanza secca (% ss) al fine di comprendere quale fosse la frazione effettivamente valorizzabile nella produzione di etanolo. un minimo di 16,10 % del liquame dei bovini da ingrasso e un massimo di 22,10 % registrato nella frazione solida del liquame vacche da latte. Il piano sperimentale messo in atto prevede l’applicazione di enzimi specifici commerciali per poter ricavare zuccheri esosi (zuccheri a sei atomi di carbonio come il glucosio), dall’idrolisi delle catene di cellulosa e, laddove presenti, da amido e ß-glucani, e zuccheri pentosi (zuccheri a cinque atomi di carbo- nio come lo xilosio) dall’idrolisi delle emicellulose. Per scindere le fibre più recalcitranti e facilitare quindi l’attacco enzimatico, è stato messo a punto un protocollo adeguato con alcuni pretrattamenti fisici e chimici (omogeneizzazione e preidrolisi acida). La produzione di etanolo è avvenuta attraverso l’impiego di Saccharomyces cerevisiae, lievito efficiente nella fermentazione alcolica e Pichia stipitis, che è invece uno tra i pochi lieviti in grado di metabolizzare lo xilosio. Tabella 1. Quantità di zuccheri estratti dalle fasi di pretrattamento ed idrolisi e rese di fermentazione finali. Le rese di fermentazione sono espresse come rapporto percentuale tra l’etanolo prodotto e lo zucchero contenuto nel campione. Campioni Liquame vacche da latte Letame vacche da latte (con paglia) Liquame vacche da latte (frazione solida) Liquame bovini da ingrasso Zuccheri liberati dopo pretrattamento ed idrolisi enzimatica Rese di fermentazione Rese ottenute rispetto alla resa teorica g/kg ss % % 111.21 30.35 59.05 204.61 24.69 48.03 230.16 26.69 51.94 148.28 22.15 43.09 Dall’analisi dei risultati sperimentali (tabella 1), la frazione solida del liquame vacche da latte si è rivelata come la matrice maggiormente promettente rispetto alla quantità di zuccheri fermentescibili estratti dopo la fase di pretrattamento e successiva idrolisi enzimatica. Nella fase di fermentazione, in tutti i campioni le rese registrate hanno valori prossimi al 20 – 30 %. La produzione di etanolo registrata è nell’intor- no di 2.92 g/l e 2.02 g/l di etanolo per i campioni liquame vacche da latte frazione solida e letame vacche da latte. L’importante risultato raggiunto, ovvero l’ottenimento di alcool a partire dalla trasformazione dei reflui zootecnici, è sicuramente ancora migliorabile sia rispetto alle rese di idrolisi che a quelle di fermentazione: dalle prove effettuate ad esempio è emersa una ridotta effi- GLOSSARIO Biocombustibili: prodotti derivanti dalla trasformazione delle biomasse che presentano caratteristiche fisico-chimiche tali da essere utilizzabili in processi di combustione o altra trasformazione termochimica per la produzione di energia elettrica e/o calore. In funzione del loro stato sono classificati in solidi (legno, pellets, paglie, ...), liquidi (bioetanolo, oli vegetali, biodiesel, ...) e gassosi (biogas, syngas, ...). Biocarburanti: biocombustibili di natura liquida o gassosa, ottenuti dalla trasformazione della biomassa, che possono essere impiegati nei motori a combustione interna tal quali o in miscela con i carburanti fossili classici. Biocombustibili e biocarburanti di prima generazione: la classificazione in prima generazione dipende dal grado di sviluppo della tecnologia e dalla tipologia di biomasse di partenza. Tra questi troviamo il biodiesel, gli oli vegetali puri prodotti a partire da colture oleaginose, il bioetanolo prodotto dai cereali e dalle materie prime zuccherine come canna da zucchero o barbabietola, e il biogas. Biocombustibili e biocarburanti di seconda generazione: prodotti ottenuti a partire da biomasse lignocellulosiche e di scarto, che non sono quindi in competizione con il settore alimentare. Le tecnologie di produzione sono considerate molto promettenti e la diffusione di impianti su grande scala dipende ancora in gran parte dall’attività di ricerca per individuare microrganismi ed enzimi efficienti nella degradazione della fibra lignocellulosica a basso costo. Tra queste troviamo per l’appunto il bioetanolo prodotto dalla valorizzazione della frazione lignocellulosica delle biomasse di scarto. Biocombustibili e biocarburanti di terza generazione: dopo la seconda generazione, la terza si interessa in particolar modo delle materie prime impiegate nei processi di trasformazione. Fanno parte di questa categoria i biocarburanti ottenuti, ad esempio, da colture di microalghe, appositamente coltivate per la produzione di biomassa da destinare a scopo energetico, senza entrare in competizione con terreni e colture destinate all’alimentazione. cienza del lievito Pichia stipitis coinvolto nella fermentazione degli zuccheri pentosi; nel progetto sono state messe a punto una serie di azioni correttive volte a migliorare questi risultati. In particolare si è ricorso a tecniche di immobilizzazione dei lieviti e alla co-fermentazione con altri microrganismi in grado di utilizzare xilosio per la produzione di etanolo. Attività future Gli ultimi mesi di progetto saranno dedicati alla definizione della sostenibilità economica ed ambientale della filiera. Anche se difficilmente potranno concretizzarsi le condizioni minime necessarie per sostenere la fattibilità economica per piccoli impianti di produzione di etanolo da queste matrici, la sperimentazione condotta finora rappresenta un approccio innovativo alla valorizzazione delle deiezioni animali. Sono state esplorate strade alternative ed interessanti, sia nella messa a punto di una filiera di produzione di energia da fonti rinnovabili da matrici di scarto, sia di approfondimento della conoscenza della composizione degli effluenti zootecnici, che potrà tradursi in un loro più efficiente utilizzo a fini energetici e agronomici. 49 TECNICA, RICERCA E SPERIMENTAZIONE tt 05 nov-dic 2012 | anno LVII CIMATRICE A FINESTRE per la potatura invernale dei fruttiferi Alberto Dorigoni ricercatore Fondazione Edmund Mach di San Michele La frutticoltura moderna ha raggiunto traguardi produttivi notevoli raddoppiando in molte aree le rese per ettaro negli ultimi trent’anni. Nell’immediato futuro difficilmente le produzioni unitarie saliranno ancora e il reddito potrà essere garantito principalmente da un contenimento dei costi di produzione, in buona parte dovuti all’impiego di manodopera. Inoltre la frutticoltura, in Europa e nel Mondo, dovrà confrontarsi sia con la difficoltà crescente di trovare manodopera specializzata, sia con l’obbligo di ridurre l’uso dei prodotti chimici. Limiti delle potatrici tradizionali 50 La potatura meccanica lavora lungo il filare su 2 dimensioni, altezza e lunghezza, operando un unico piano di taglio vicino alla verticale. Di conseguenza lascia dietro di sé una siepe fitta a forma di tronco di piramide che richiede una rifinitura manuale consistente per eliminare l’eccesso di legno all’interno della pianta (40-70 ore/ha). I migliori risultati si hanno con distanza tra le file di 2.8-3 metri, tipici della Val Venosta, dove si è fortemente diffusa negli ultimi anni. Per frutteti con distanze oltre i 3.5 metri la perdita di volume produttivo diventa importante (Fig. 1). Figura 1. La cimatrice tradizionale produce un frutteto muro mentre la CF da origine ad uno spindel simile a quello ottenuto a mano Figura 3 La cimatrice a finestre: vantaggi rispetto alle cimatrici tradizionali Rispetto al piano di taglio continuo delle comuni potatrici, la “cimatrice a finestre” (un brevetto di proprietà della F.E.M. e realizzato dalla Fa-Ma di Mantova) si avvale di un piano di taglio discontinuo, ottenuto con delle barrette di taglio di 36 cm di lunghezza (Fig. 2) che aprono delle “finestre” di luce all’interno della chioma lasciando degli speroni. Il numero di finestre così aperte può variare fino a un massimo di 4 (Fig. 3). Figura 2. La CF può operare su più piani di taglio indipendenti La flessibilità d’uso della CF permette di superare gran parte dei limiti delle tradizionali cimatrici. Il lavoro di taglio della cima non viene modificato. Per quanto riguarda la potatura di parete invece, si passa da un lavoro bidimensionale (frutteto muro) ad uno tridimensionale, quindi si può operare anche su frutteti con distanza tra le file di 3.3-4 metri, mantenendo la forma piramidale tipica dello spindel (Fig. 1). La CF agisce raccorciando fino a 1/3 della vegetazione: lo scopo è di far entrare la luce e di indurre un rinnovo ciclico dei rami mantenendoli di un’età inferiore a 4-5 anni. Infatti i rami speronati sviluppano, a partire da gemme avventizie, uno o più germogli sostitutivi (Fig. 4), improduttivi nell’anno di taglio. Poiché i rami delle pomacee tendono a produrre dal secondo anno gemme a fiore e a dare frutti dal terzo in avanti, le fasce potate andranno lasciate sviluppare e fruttificare per 2 o 3 anni dopo il taglio. (Tab. 1). Figura 4 tt 05 nov-dic 2012 | anno LVII TECNICA, RICERCA E SPERIMENTAZIONE Le prove 2012 Tabella 1. Esempio di dinamica di taglio Presso l’azienda di Maso delle Part in val d’Adige sono in corso prove su Gala, Fuji, Golden e Pink Lady di confronto tra potatura manuale, meccanica tradizionale (estiva) e meccanica a finestre. L’intervento con la CF, che è stato eseguito il 25/3/12 allo stadio di mazzetti divaricati, operando a 1.4 km/h, ha richiesto circa 6 ore/ha. Non sono state eseguite correzioni a mano. Quasi tutte le branchette speronate hanno dato origine a uno o più germogli. Il ricaccio che si è avuto è stato generalmente di dimensione contenuta, angolazione abbastanza prossima all’orizzontale: di conseguenza le piante alla raccolta assomigliavano molto ad uno spindel tradizionale (Fig. 6) La flessibilità della CF permette di fare una potatura intelligente e selettiva: Variando la posizione negli anni, il numero di barrette, l’inclinazione, l’epoca di esecuzione, si ottengono diverse combinazioni, impostabili dal frutticoltore a seconda della specie e della tipologia di impianto. Nel melo come nel pero ad esempio l’habitus di fruttificazione differisce tra le diverse cultivar (Lespinasse, 1977). In pratica, su alberi di 3.5 metri di altezza, variando il numero di finestre, si può andare da una semplice prepotatura, montando 1 o 2 barrette, fino ad una potatura quasi completa che richiede poche ore di correzione per ettaro quando si usano 3 o 4 finestre. In ogni caso l’intervento di rifinitura manuale servirà ad asportare rami che corrono lungo la fila e rami grossi saltati dalla cimatrice, collocati tra una finestra e l’altra. Di fatto la CF simula la moderna tecnica di potatura a mano denominata “taglio con sperone” che, asportando il ramo, lascia uno sperone che sporge dal tronco di 5-20 cm. A differenza della potatura manuale, con la CF si può operare con o senza foglie sulle piante, e questo permette l’anticipo della potatura all’immediato post-raccolta, con vantaggi agronomici e fitosanitari (Fig. 5). Smontando le barrette per il taglio interno, la CF ritorna ad essere una cimatrice tradizionale, impiegabile sia al bruno che in estate in presenza di frutta. Viceversa si può in inverno anche operare col solo taglio discontinuo interno togliendo la barra verticale per il taglio esterno. Figura 5. Golden/M9 prima e dopo la potatura meccanica di post raccolta con CF (Val d’Adige ottobre 2012) Figura 6 Figura 8 Con la conduzione biologica le produzioni sono risultate significativamente superiori al “muro” della potatura meccanica tradizionale e uguali o leggermente superiori a quelle della tesi potata a mano. Nella prova su Gala convenzionale la potatura con CF ha prodotto il 15% in più dello spindel a mano. La qualità della frutta era in generale molto simile, con dimensione dei frutti correlate inversamente al loro numero. Nell’immediato post-raccolta, ai primi di ottobre di quest’anno, si è ripreso a lavorare con la CF su piante di melo ancora in vegetazione con l’idea di sfruttare l’epoca per una migliore maturazione del legno e di indurre un contenimento della vegetazione (Fig. 5). Limiti della CF La CF non può operare su alberi molto voluminosi e nemmeno su impianti a Y o a V. La barra falciante, che fa un taglio quasi netto, riconoscibile per la caratteristica zigrinatura, riesce a tagliare rami di diametro fino a 35mm, sufficiente solo per i frutteti moderni (Fig. 8). La scelta di alberi con due assi, in ambienti fertili permette di rendere idonei impianti altrimenti troppo vigorosi (Dorigoni et al., 2012). Può essere impiegata solo senza frutta in pianta, quindi dall’epoca di post-raccolta (agosto-novembre a seconda della cultivar) fino all’epoca di fioritura circa (aprile per il melo). La CF, analogamente alla Darwin per il diradamento dei fiori, lavora bene su rami orizzontali di diametro inferiore a 30 mm, male invece su rami grossi, assurgenti o inclinati verso il basso. è da capire come va posizionato il taglio a finestre negli anni successivi al primo: teoricamente va situato ad altezze diverse per promuovere il rinnovo dei rami secondo degli schemi prestabiliti in funzione della tipologia di frutteto (Tab. 1) Conclusioni All’inizio della seconda stagione di prove si possono formulare alcune prime ipotesi sul futuro della CF. Si può ritenere che a differenza della potatura meccanica tradizionale potrebbe indurre un rinnovo ciclico delle strutture produttive. Inoltre questa tecnica, che si adatta meglio della potatura meccanica tradizionale ad impianti voluminosi, di fatto riduce molto il fabbisogno di potatura a mano. Il beneficio economico deriverebbe da un risparmio di 50-80 ore/ha di manodopera rispetto alla potatura manuale, o di 30-40 ore rispetto a quella meccanica tradizionale. Il mantenimento della qualità negli anni e l’adattabilità al diradamento meccanico con Darwin dovranno essere verificati con prove poliennali. In definitiva le prime prove sperimentali e applicative presso i privati fanno ben pensare che la CF possa costituire uno strumento per rendere la frutticoltura più sostenibile, mantenendo l’obiettivo di produrre tanto e bene, a costi di produzione inferiori a quelli attuali e in un contesto socio-economico caratterizzato da un forte calo degli operatori in agricoltura. 51 tt 05 TECNICA, RICERCA E SPERIMENTAZIONE nov-dic 2012 | anno LVII Lo studio dei metabolismi interessanti la fruit texture La qualità della mela nell’era Post-Genomica 52 Fabrizio Costa Fondazione Edmund Mach Nel panorama frutticolo mondiale la mela ricopre un ruolo fondamentale per le sue indiscusse proprietà qualitative e per la sua straordinaria capacità di conservazione, in grado di garantire la disponibilità di questo frutto sul mercato durante tutto l’arco di un anno. Tra le proprietà qualitative che hanno contribuito alla fama della mela, un ruolo chiave è rappresentato sicuramente dalle proprietà fisiche della polpa, come ad esempio la consistenza ed in maniera ancor più rilevante la croccantezza. Da recenti indagini è emerso che quest’ultima proprietà è, tra i vari aspetti qualitativi del frutto, la più apprezzata dalla maggior parte dei consumatori in quanto “la croccantezza”, oltre che ad essere associata ad una maggiore succosità, nell’immaginario collettivo è anche sinonimo di freschezza ed elevata qualità del frutto in generale. Queste proprietà di natura sia fisica (consistenza) sia acustica (croccantezza), determinano quel complesso di caratteristiche oggi note come fruit texture, la cui intensità deriva principalmente dalla struttura anatomica del complesso polisaccaridico costituente la parate cellulare e la lamella mediana. Negli ultimi anni diversi ricercatori e tecnici del settore si sono interessati allo studio della fruit texture, dal suo controllo genetico alla sua regolazione fisiologica, per finire con lo sviluppo di nuove tecnologie del postraccolta. I metabolismi interessanti la fruit texture, ed in particolar modo la dinamica biochimica dei processi di degenerazione dei legami della parete cellulare/lamella mediana, possono avere importanti ricadute economiche proprio nella fase del postraccolta, in quanto un buon mantenimento di queste proprietà della polpa assicura un conservazione ottimale della qualità del frutto. Le regolazioni fisiologiche interessanti la polpa del frutto sono un fenomeno molto complesso, e la scoperta che circa il 10% di ogni genoma di specie vegetali sequenziato fino a questo momento è costituito da geni coinvolti proprio nella regolazione dei processi metabolici della parete cellulare ne conferma l’ipotesi. A fronte di questa evidente complessità fisiologica ed importanza economica della croccantezza della mela, i metodi impiegati per la misurazione di questo aspetto del frutto sono tutt’oggi ancora troppo empirici, essendo limitati alla sola analisi della consistenza della polpa, condotta con strumenti poco idonei per una completa ed esaustiva descrizione del fenomeno. In questo contesto, la FEM ha da tempo iniziato un importante attività di ricerca indirizzata ad approfondire lo studio e le co- noscenze delle varie componenti della fruit texture mediante la messa a punto di un nuovo strumento (Texture Analyzer) per la misurazione di questo importante carattere qualitativo, in grado di determinare con elevata precisione minime variazioni strutturali della polpa dei frutti, grazie alla ricostruzione di un profilo meccanico costruito in base al rapporto della deformazione del campione e della variazione della forza esercitata. Lo strumento, equipaggiato inoltre con un rilevatore acustico, è in grado di misurare, contemporaneamente alla variazione della forza, anche la risposta acustica provocata dalla rottura cellulare proiettando assieme al profilo meccanico anche un’impronta acustica (Figura 1), ottenendo così una misurazione oggettiva della croccantezza del frutto, valutata solo soggettivamente fino a questo momento. Data l’importanza della fruit texture per il consumatore, questa proprietà è diventata recentemente una priorità nei programmi di miglioramento genetico a livello mondiale, impegnati ad ottenere nuove varietà di melo distinte da frutti ad elevate proprietà qualitative, croccanti e conservabili. Nel miglioramento genetico tradizionale, però, il raggiungimento di questo obiettivo è reso complicato dal tempo necessario (solita- tt 05 nov-dic 2012 | anno LVII Figura 1. Texture Analyzer equipaggiato con AED (Acoustic Envelop Device), un rilevatore acustico per la misurazione della fruit texture in mela. I profili sulla destra sono tre diverse misurazioni della fruit texture, in cui viene evidenziato il profilo meccanico (linea blu) assieme al corrispondente profilo acustico (linea rossa). TECNICA, RICERCA E SPERIMENTAZIONE Figura 2. Nella sezione “a” della figura è raffigurato lo studio dei polimorfismi individuati grazie al ri-sequenziamento delle varietà di melo comprese all’interno della collezione. Nel quadrante “b” viene riportata nel particolare la variabilità allelica di un marcatore molecolare individuato in questo studio. Figura 3. Analisi del profilo della texture misurato tramite il texture analyzer e dell’anatomia della struttura cellulare dopo la rottura del campione, visualizzata mediante SEM (Scannino Electron Microscopy), delle varietà di melo ‘Golden Delicious’ (a) e ‘Granny Smith’ (b). mente di almeno tre anni) per l’entrata in produzione dei nuovi semenzali, e dai costi indispensabili per la messa a dimora ed il conseguente allevamento delle piante. Per fronteggiare questa situazione, e per migliorare l’efficienza del processo di selezione anticipando i tempi richiesti per l’analisi dei frutti dei vari semenzali, la FEM ha recentemente iniziato un’attività di ricerca e sviluppo di marcatori molecolari associati a queste proprietà, al fine di poterli impiegare come effettivi strumenti di selezione. I marcatori molecolari in questione sono stati individuati, in pratica, sfruttando le informazioni ottenute dalle attività di sequenziamento del genoma di melo, grazie al quale è stato indi- viduato e caratterizzato un gene codificante per una poligalatturonasi, un enzima preposto alla degradazione della lamella mediana. Per la ricerca di polimorfismi di sequenza sfruttabili come marcatori molecolari nei programmi di miglioramento genetico, lo stesso gene è stato successivamente ri-sequenziato in diverse varietà di melo reperite presso la collezione della Fondazione Edmund Mach, distinte da diverse proprietà di fruit texture. L’analisi delle sequenze (Figura 2 a) ha infine permesso l’individuazione di un marcatore specifico, le cui varianti alleliche (Figura 2 b) si sono dimostrate essere associate alle diverse proprietà fisico-chimiche delle cultivars considerate in questo studio. L’associazione tra le varianti alleliche di questo marcatore ed il diverso comportamento fisiologico della fruit texture delle varietà è stato inoltre confermato e validato da un analisi condotta al microscopio elettronico (SEM – Scanning Electron Microscopy) sulla polpa del frutto di due varietà con marcate differenze qualitative, quali la ‘Golden Delicious’ e la ‘Granny Smith’. La polpa del frutto più fondente e farinosa è risultata essere quella dei frutti di ‘Golden Delicious’ (Figura 3a), probabilmente dovuta ad una maggiore degradazione della lamella mediana rispetto a quella osservata in ‘Granny Smith’ (Figura 3 b) in cui le cellule, essendo più fortemente adese tra loro, si sono frammentate lungo la linea della parete cellulare (invece che lungo la lamella mediana), evento caratterizzante la croccantezza del frutto. Il potere predittivo di questo marcatore molecolare associato al gene della poliagalatturonasi potrà quindi accompagnare in futuro le attività di selezione dei breeder verso una selezione più accurata e anticipata di nuove accessioni distinte da un’ elevata qualità del frutto. 53 TECNICA, RICERCA E SPERIMENTAZIONE tt 04 05 nov-dic set-ott 2012 | anno LVII PESCA i nuovi piani di gestione 54 Diciotto impianti ittiogenici in Trentino per la produzione di trote e salmerini. Triplicate nel 2012 le immissioni di trota mormorata; il salmerino ripopola i laghi dove si era estinto ed estende la sua presenza ad oltre 40 laghi La Giunta provinciale ha approvato il 7 dicembre scorso i nuovi Piani di gestione della pesca nelle acque del territorio provinciale. Redatti dal Servizio Foreste e Fauna – Ufficio faunistico, essi dettano la gestione delle acque provinciali utilizzate dalle 33 Associazioni pescatori concessionarie dei diritti di pesca. I piani sono 244: di questi, 182 riguardano le acque correnti, 62 i laghi. Essi descrivono la situazione ittica ed ambientale delle acque, mettono a raffronto i risultati dei monitoraggi che si sono susseguiti nel corso dell’ultimo decennio, raccolgono in maniera ordinata e facilmente accessibile i risultati della gestione passata. Delineano, poi, le prospettive future, attraverso indicazioni e prescrizioni sul miglioramento dell’ambiente, sui ripopolamenti, sulle zone da tutelare con bandita di pesca, le limitazioni del periodo di apertura della pesca e delle tecniche consentite, al fine di regolare il prelievo in base alla produzione ittica naturale e conservarne la rinnovabilità. Questo aggiornamento, che è il secondo dopo quello del 2006, rappresenta quindi un momento di verifica dei risultati raggiunti e anche di evoluzione gestionale nell’ambito di indirizzi e obiettivi delineati dalla Carta ittica del Trentino. La realizzazione di 18 impianti ittiogenici per la produzione di trota marmorata, trota fario, salmerino alpino, trota lacu- stre rappresentano, per capacità produttiva e diffusione sul territorio, una realtà consolidata a tutela delle specie ittiche di maggior interesse alieutico e conservazionistico e l’indice migliore dell’impegno di Amministrazione provinciale ed Associazioni pescatori nel perseguimento degli obiettivi della Carta ittica. In conseguenza della realizzazione e potenziamento degli impianti, le immissioni di trota marmorata sono aumentate, rispetto al 2011, da poco più di 100 mila agli attuali 1.500.000 esemplari. Il salmerino alpino beneficia di un impianto ad esso dedicato in cui sono riprodotte 4 popolazioni raccolte dai laghi situati nei principali bacini idrografici del Trentino. La loro progenie ha permesso di reimmettere il ceppo indigeno di salmerino nei laghi dove si era estinto e di estendere la sua presenza ad oltre 40 laghi, rafforzandola in altri. Per la trota fario sono state individuate le zone rifugio da cui prelevare i riproduttori con i quali si sta procedendo alla moltiplicazione dei ceppi rustici di questa specie. La trota lacustre, riprodotta in 3 impianti, è anche oggetto di campagne ittiogeniche effettuate sul Garda in collaborazione con le province limitrofe. I risultati ottenuti – spiega l’Ufficio Faunistico - costituiscono un sostanziale progresso nella direzione indicata dalla Carta ittica. Ulteriori progressi potrebbero però derivare anche da una gestione meno frammentata delle acque provinciali: la messa in rete da parte delle Associazioni pescatori degli impianti ittiogenici, di mezzi e personale, delle acque da pesca, nonché scelte più omogenee nella redazione dei regolamenti interni, potrebbero consentire nel prossimo futuro a realizzare non solo economie di scala ma anche una migliore coltivazione delle acque, attraverso l’equa distribuzione del novellame di qualità e una razionale zonizzazione delle acque da pesca in cui potrebbe trovare compita realizzazione la previsione della legge provinciale 60/78 sulle bandite di pesca, ma anche, e non certamente secondario, un’offerta alieutica diversificata ed equilibrata rivolta sia al pescatore residente sia al turista. I piani di gestione, quindi, registrano i progressi e indicano obiettivi e prescrizioni per un’ ottimale gestione del patrimonio ittico naturale, nel rispetto della diversità biologica originaria delle specie, anche tenendo in considerazione i vari usi dell’acqua necessari per garantire la qualità della vita delle comunità, ivi compresa la dimensione dilettantistica della pesca, con le sue esigenze di tipo sociale e ricreativo. tt 05 nov-dic 2012 | anno LVII tecnica flash TOPI NEI FRUTTETI: LE ESCHE VANNO COPERTE Contro i topi che frequentano i frutteti e arrecano danni talora assai gravi ed esiziali alle radici dei meli è consentito l’uso di esche a base di bromadiolone. Si tratta di una sostanza anticoagulante a lento effetto. Il materiale di supporto è vario. Spesso è costituito da granella di mais o di altri cereali. Il prodotto comunque formulato deve essere inserito nelle gallerie dei topi o, se collocato in superficie, va coperto con coppi od altro materiale protettivo per evitare l’assunzione da parte di uccelli od altri animali. Ci sono anche formulati protetti da contenitore. Le bustine sono vietate dalle norme di polizia forestale. L’anno scorso in Val di Non la morte di due poiane è stata infatti attribuita all’assunzione di questo tipo di contenitore. CONTROLLO AUTUNNALE DELLE LARVE DI MAGGIOLINO I tecnici del Gruppo Mezzacorona hanno rinviato a primavera il controllo delle larve di maggiolino presenti nei terreni a frutteto e vigneto della Piana Rotaliana e zone contermini situate sia a nord che a sud. Si tratta di larve di prima età, nate dalle uova deposte nella primavera 2012 che adesso si trovano a 25-30 cm. di profondità. Il controllo sarà fatto scavando quattro buche per ettaro delle dimensioni di 50x50x50 cm. Gli ettari infestati sono circa 700, ma gli appezzamenti scelti per il controllo sono solo una cinquantina. CRESCE IL NUMERO DEGLI APIARI APPESTATI Il numero di focolai di peste americana delle api è salito da 15 casi della stagione 2011 ai 40 riscontrati dai Servizi veterinari e dagli esperti apistici nelle varie zone del Trentino durante la stagione 2012. Negli apiari colpiti l’autorità sanitaria ha imposto la distruzione con il fuoco delle famiglie di api ammalate, ma non delle arnie. Queste possono essere infatti bonificate mediante fuoco diretto. Il ricorso ai raggi gamma è possibile ma comporta costi elevati. Il batterio che causa la peste americana produce spore durevoli che possono rimanere a lungo all’interno dell’arnia. Altro suggerimento per gli apicoltori riguarda la riserva di miele. Una famiglia di api di buona consistenza numerica deve avere a disposizione all’inizio dell’inverno una riserva di miele di almeno 20-25 kg. Nei primi mesi di invernamento le api utilizzano il miele con parsimonia. Il consumo si fa più consistente all’inizio di gennaio, quando la regina depone le prime uova. A partire dal mese di febbraio il consumo è pari a 1,5-2 kg. e si fa più consistente nei mesi successivi. TECNICA, RICERCA E SPERIMENTAZIONE a cura di Sergio Ferrari LA CAVALLETTA DEGLI EGIZI Si chiama Anacridium aegipthium la cavalletta che è stata notata ultimamente in varie zone del Trentino resa visibile dalla lunghezza del corpo che arriva a 5-6 cm. Il corpo è di colore scuro. Il capo è provvisto di un robusto apparato boccale masticatore. Un tempo questa cavalletta era presente nelle regioni dell’Italia meridionale ma poi si è spostata verso nord a causa del cambiamento climatico e dell’aumento di temperatura. L’entomologo Paolo Fontana, esperto di apicoltura ma anche di cavallette che lavora presso il Centro trasferimento tecnologico della Fondazione Mach, ha osservato che l’Anacridium può intaccare il peduncolo dei grappoli d’uva e farli cadere. La specie trascorre l’inverno da adulto rifugiandosi sulle pareti delle case di abitazione più esposte al sole. CERASETI PIANTATI SU PIEDE NANIZZANTE Gli ettari piantati a ciliegio a sviluppo contenuto perché innestati su portainnesti variamente nanizzanti in Trentino sono 130. Gli impianti più numerosi si trovano in alta e bassa Valsugana. Altri sono presenti in Val di Non e nel Bleggio. Il potenziale produttivo di ciliegie a maturazione tardiva è di 15 mila quintali. Quest’anno si è arrivati a 7-8 mila quintali in tutto il Trentino. DROSOPHILA IN RECESSIONE NEL 2012 Le prime uova deposte dalla Drosophila suzukii nella stagione 2012 sono state rinvenute su ciliegie e piccoli frutti il 21 giugno, con sensibile ritardo rispetto agli anni precedenti. Lo afferma Alberto Grassi, tecnico della Fondazione Edmund Mach di S, Michele, che dal 2009 si occupa della presenza e diffusione dell’invadente moscerino. Il calo numerico della popolazione è attribuito a varie cause. Due in particolare: l’andamento climatico freddo in certi periodi e torrido in altri e la scarsa produzione di ciliegie che rappresentano il primo frutto maturo della stagione. RAME RIPETUTO SUI CILIEGI Dal 2011 i tecnici di S. Michele che seguono la coltivazione di ciliegi in varie zone del Trentino rilevano i danni di un batterio non ancora classificato che provoca la formazione di cancri, il disseccamento dei frutti e delle cime ed anche la morte delle piante. Contro questo nuovo agente di malattia hanno già consigliato a fine settembre un trattamento a base di rame. Altri due interventi con lo stesso tipo di prodotto si devono fare nel periodo di caduta naturale delle foglie. La cicatrice lasciata sui rami dalle foglie che cadono rappresenta una via di entrata del batterio. Il rame controlla anche altre crittogame importanti. STAGIONE FAVOREVOLE AL VERME DELLE MELE Le giornate calde di agosto hanno favorito lo sviluppo della seconda generazione annuale di carpocapsa, farfallina generatrice del verme delle mele. Frutti bacati si trovavano soprattutto nei frutteti di ridotta superfice dove non è possibile eseguire il controllo con il metodo della confusione. Le larve uscite dai frutti svernano in svariati luoghi e sono avvolte da una capsula di seta, protette dal gelo grazie ad una sostanza autoprodotta che le rende più resistenti. Contro le larve svernanti si può intervenire solo con un prodotto a base di nematodi che però richiede particolari condizioni di clima e non facili modalità esecutive. INSETTICIDA ENDOTERAPICO CONTRO LA PROCESSIONARIA Contro le larve di processionaria del pino che si trovano all’interno dei nidi invernali si può eseguire un intervento speciale di endoterapia. Consiste nell’iniettare nel tronco della pianta un insetticida denominato Abamectina, registrato e autorizzato solo ed esclusivamente per uso endoterapico. L’operazione deve essere affidata a ditte specializzate. Il costo è di 30-40 euro a pianta e si giustifica economicamente solo se le piante da disinfestare sono poche. L’efficacia dell’intervento dura 2-3 anni. ERRORI NEI QUADERNI DI CAMPAGNA Sono circa 850 i quaderni di campagna raccolti dagli addetti del comitato di gestione del disciplinare di produzione ortofrutticola integrata proposto da Apot nella stagione 2012. Il coordinatore del comitato, Livio Fadanelli responsabile dell’Unità frutteto sperimentale della Fondazione Edmund Mach di S. Michele, riferisce che il 25% dei quaderni esaminati risulta incompleto in qualche parte. Errori gravi e dichiarazioni non corrispondenti al protocollo sono state riscontrate solo in 4 casi. 55 tt 04 05 RUBRICHE nov-dic set-ott 2012 | anno LVII a cura di Walter Nicoletti [email protected] 56 A Villazzano quattro aziende si sono unite nel segno del biologico Tutti nella stessa GERLA! Q uando l’unione fa la forza. La Gerla, società agricola semplice con sede a Villazzano di Trento è una delle ultime nate quanto ad aggregazioni di piccoli produttori con il pallino del biologico. Quattro giovani aziende con altrettanti sogni nel cassetto si sono incontrate ed accordate per garantire il massimo dell’offerta quanto a qualità, freschezza e stagionalità. Anche le reciproche biografie narrano di scelte di vita particolari: accomunate dalla voglia di vivere in campagna (magari dopo altre esperienze professionali) e dalla passione per le produzioni naturali. Oscar Ioris era un perito agrario impegnato inizialmente in un sindacato agricolo. Passato ad un organismo di certificazione biologica comprende che la sua vera indole è quella contadina e torna in campagna per coltivare mele, uva e ortaggi. Oggi gestisce un’avviata azienda a Gabbiolo, alle porte di Trento, ed è socio sia di una cooperativa frutticola sudtirolese, sia di una cantina sociale trentina. Nives Foradori è una giovane mamma di Bedollo dove, assieme al marito, ha elaborato la passione per la coltivazione di mirtilli, altri piccoli frutti ed ortaggi con il metodo biologico. Agli impegni famigliari alterna quelli per la campagna, convinta che la salubrità del prodotto corrisponda anche alla sicurezza e alla salute del produttore. Vittorio Mosna appartiene ad una dinastia di dentisti, ma ha sempre coltivato (nel senso letterale del termine) la passione per la campagna. Interesse che lo porta a rilevare l’antico maso di famiglia di Villazzano dove oggi coltiva uva, frutta e ortaggi ai quali si aggiunge una piccola produzione di granoturco da polenta. Andrea Mattei viene dal Lomaso, dove il padre gestiva un’azienda agricola. A Maso Redont, una ridente località all’imbocco dall’altrettanto suggestiva Val Lomasona, coltiva circa sei ettari di ortaggi e patate alle quali alterna erba medica per la rotazione periodica. La filiera orticola si completa con l’al- tt 05 nov-dic A COME AGRICOLTURA 2012 | anno LVII RUBRICHE 57 levamento di alcuni maiali che consumano tutti gli scarti del grande orto dove trovano posto diverse varietà di lattughe ed insalate, carote, radicchio, pomodori, catalogna e rape rosse. Insieme, questi quattro neo-contadini hanno costituito la Gerla e, due anni fa, hanno acquistato un piccolo terreno, proprio sulla strada che da Villazzano porta a Povo. Qui, da maggio a novembre, ogni pomeriggio dal martedì al venerdì mettono in vendita i loro prodotti freschi ai quali si affiancano alcuni trasformati come i crauti, i succhi di mela e di uva, oltre alla celeberrima passata di pomodoro. Il posto è facilmente individuabile e raggiungibile. Fornito di un piccolo parcheggio consente l’accesso sia ai clienti di passaggio sia ai più affezionati che nel frattempo sono diventati circa duecento. Il motivo di questo piccolo, ma significativo successo commerciale, è racchiuso in una altrettanto piccola formula: freschezza del prodotto, stagionalità, sicurezza e prezzo. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto va detto che nel caso di un prodotto fresco e di stagione (facciamo il caso delle ciliegie appena colte) il costo per il consumatore non si discosta molto da quello del convenzionale del supermercato. In altri casi la maggiorazione rispetto al convenzionale può raggiungere il 20-30 %. Nel caso del biologico non ci sono confronti: qui la merce costa anche il 50% in meno rispetto al negozio. “Un nostro punto di forza è il rapporto con il consumatore – spiega Nives Foradori – che ci esorta alla ricerca continua della novità, tanto che a breve saremo presenti sui nostri bancali con uova e prodotti derivati da piccoli allevamenti domestici, tecnica che abbiamo imparato in un recente corso di formazione”. Accanto alla vendita al dettaglio, la Gerla propone anche la biocesta. In questo caso parliamo di tre confezioni che variano dai 5, 7 e 10 chilogrammi per un costo equivalente di 10, 14 e 18 euro. Le ordinazioni possono essere effettuate anche via mail o sms in modo tale che il cliente può trovare nella biocesta i prodotti più significativi della settimana accanto ad alcuni trasformati. Dopo diversi anni quella della Gerla si conferma dunque come un’esperienza positiva, in linea con la tendenza generale che vede nei mercati di prossimità una possibile risposta all’abbassamento dei costi di produzione. Un interesse, quello per le produzioni a marchio bio, che trova crescenti consensi anche dal punto di vista dei consumatori. Una recente indagine dell’Ismea, l’Istituto servizi per il mercato agricolo e alimentare, afferma che il consumo di prodotti biologici in Italia continua a registrare progressi anche in tempo di crisi. Con un incremento della spesa del 6,1% nel primo semestre del 2012 (rispetto alla prima metà del 2011), il comparto si conferma nettamente anticiclico, in grado di crescere a ritmo sostenuto anche nei momenti di forte debolezza del mercato interno. Dalla ricerca si evince che il tasso di crescita della domanda è stato più elevato negli anni della crisi (+7,8% nella media annua) che in quelli precedenti alla recessione del 2008-2009 (+3%). La Gerla Società agricola semplice Via Dante Sartori, 35 - 38123 Villazzano [email protected] Tel. 349-5798745 A COME ALIMENTAZIONE tt 05 RUBRICHE nov-dic 2012 | anno LVII Val di Sole, alleanza delle Famiglie cooperative Localismo e territorialità 58 C hissà che con la crisi anche la cooperazione non riscopra le proprie radici facilitando il più possibile la costituzione di reti corte ed occasioni di vendita diretta. È quanto sta succedendo in Val di Sole dove le famiglie cooperative si sono alleate per fare fronte comune ed unire gli interessi dei produttori con quelli dei consumatori e dei turisti. Nasce così il recente accordo fra le Famiglie cooperative di Malè, Valli di Rabbi e Sole, il caseificio Cercen di Terzolas e altri piccoli contadini e trasformatori locali per garantire ad un prezzo vantaggioso la presenza costante e significativa di prodotti del territorio. Presso il punto di vendita di San Bernardo della Famiglia di Rabbi e Sole incontriamo la presidente Marina Mattarei ed il direttore Diego Schlagenauf che ci parlano degli ottimi risultati della “campagna estiva”. “Dal primo di giugno alla fine di settembre – sottolinea con soddisfazione Mattarei – abbiamo venduto oltre 23 quintali di formaggi locali decuplicando le entrate su questa gamma”. Risultati che si spiegano con la recente apertura del caseificio Cercen ai punti vendita della valle (come peraltro da anni sta facendo il caseificio Presanella di Mezzana) attraverso un accordo mediato dal Sait che consente di vendere il prodotto locale con uno sconto che oscilla dal 10 al 20%. Vera rivelazione dell’anno si è rivelata la ricotta, accompagnata dal Casolet e dalla ricca gamma di altri nostrani. Accanto a quelli del caseificio cooperativo si possono trovare stabilmente altri formaggi di un produttore locale ai quali si affiancano il miele, strudel, zelten ed i biscotti di laboratori artigianali della Valle di Rabbi. Interessante anche l’esperienza della campagna di offerta “I sapori delle valli di Sole e Rabbi” concentrata nel mese di agosto attraverso la vendita in offerta speciale di tutte le leccornie locali. Analogamente, la Famiglia cooperativa di Malé ha lanciato il progetto Localismo e territorialità attraverso il quale si vuole creare una vera e propria piattaforma della gastronomia trentina e solandra in particolare. La struttura presieduta da Romedio Menghini e coordinata da Angelo Ferrazza ha chiesto ed ottenuto dal Leader della Val di Sole un piccolo finanziamento per la realizzazione di un sito internet e di un marchio di qualità per promuovere il progetto. Localismo e territorialità diventerà così anche un progetto di comunicazione per promuovere oltre ai prodotti anche il territorio solandro, le sue valenze ambientali, rurali e turistiche. “L’obiettivo – spiega Ferrazza – è quello di costituire un corner di prodotti con un marchio che ne certifichi la provenienza”. Accanto ai formaggi del Cercen, la Coop presenta altri prodotti caseari del territorio, miele, wurstel e speck di un produttore locale, oltre a lucaniche e pancette della Federazione allevatori. Entrambe le strutture di vendita pensano di allargare la gamma di prodotti offerti anche al settore orticolo e ad altri trasformati come ad esempio le confetture ed i succhi di frutta. Accanto alla vendita si è inoltre impressa una svolta nelle politiche di promozione che ha portato, nell’agosto scorso, all’organizzazione di due caserade con il coinvolgimento dei casari del Cercen. Anche in questo caso, per la felicità dei turisti e l’orgoglio dei valligiani, si è registrato un “tutto esaurito” che conferma l’interesse crescente per le filiere locali ed i prodotti marchiati Valle di Sole. (w.n.) Famiglia Cooperativa Valli di Rabbi e Sole Via Nazionale, 156 38020 Frazione San Bernardo Tl 0463-985113 Famiglia Cooperativa di Malé Via 4 novembre 38027 Malé Tl 0463-901325 tt 05 nov-dic A COME AMBIENTE RUBRICHE 2012 | anno LVII GRUMES, il comune ad autonomia energetica Alberto Pojer presidente associazione Belvedere Q uello di Grumes è un esempio di sviluppo dal basso voluto ed accompagnato da un comune che si è fatto “imprenditore”. Sul versante energetico, la prima opera pubblica è rappresentata dall’impianto di teleriscaldamento a cippato inaugurato nel 2006. Ubicato proprio sopra il paese, questo impianto a biomassa garantisce il riscaldamento del municipio, del centro servizi e di quattro appartamenti. “In questo modo – spiega il sindaco Simone Santuari – abbiamo recuperato parte delle ramaglie e degli scarti della fatturazione delle piante derivanti dai circa 1.200 metri cubi di ripresa annua delle foreste di nostra proprietà”. Accanto al cippato di provenienza comunale, l’impianto consuma altra biomassa legnosa proveniente dai boschi dei proprietari privati di Grumes, di altri comuni limitrofi e di segherie operanti in questi territori. “Il nostro progetto prosegue Santuari - prevede poi l’implementazione dell’impianto per farne una centrale a cogenerazione per la produzione di energia elettrica”. Dalla prossima primavera è quindi previsto il collegamento alla rete elettrica di questo nuovo impianto da 45 KW elettrici il cui calore sarà recuperato per il riscaldamento di altri 25 appartamenti. Il progetto di “municipio ad autonomia energetica” è proseguito anche sul versante dell’energia elettrica ottenuta dal fotovoltaico con un impianto già realizzato in prossimità del parcheggio del nuovo Centro servizi ed un altro, in previsione, che verrà approntato sul tetto del nuovo Ostello. Questa nuova struttura è destinata all’ospitalità dei numerosi camminatori che da molti anni affollano il Sentiero del Duerer, l’E5 e tanti altri sentieri inaugurati in questi ultimi anni. Pio Rizzoli, presidente di Sviluppo Turistico Grumes ed assessore comunale, ci ricorda i più significativi progetti di turismo sostenibile come nel caso del Rifugio Potzmauer, la ristrutturazione del Casel dei Masi, il Sentiero botanico dal lago Santo a Capriana, il Sentiero dei Vecchi mestieri con la ristrutturazione, fra gli altri, del Molino e della Fucina Cristofori, della Segheria veneziana ed il recupero del Sentiero dei Lavini. Opere che rientrano in una vision che punta con convinzione al recupero delle valenze naturalistiche del territorio, come nel caso della Rete delle riserve dell’alta val di Cembra e che mira al coinvolgimento continuo della popolazione. Questo processo di rivalutazione e riscoperta del territorio e delle sue antiche vocazioni (ricordiamo in francese la parola grumes ha forti attinenze con i termini corteccia e tronco), ha portato diversi proprietari di boschi a riunirsi nell’Associazione Belvedere. “Attualmente - spiega il presidente Alberto Pojer - gli associati sono circa 80 con una superficie complessiva di oltre 200 ettari di foresta. Grazie a questa forma associata, la Belvedere ha potuto i questi anni accedere ai contributi del PSR per realizzare una serie di piste e strade forestali, il diradamento delle superfici boscate ed il ripristino di prati ed alpeggi”. Quella di Grumes si conferma dunque come una buona pratica sia sotto il profilo energetico che gestionale, utile per altre comunità municipali che intendano valorizzare le effettive risorse del territorio e della propria storia. (w.n.) Comune Libero di Grumes Piazza Municipio, 10 38030 Grumes Tel: 0461/685003 [email protected] www.comunegrumes.it www.sviluppogrumes.it Teleriscaldamento a Grumes 59 tt 05 notizie NOTIZIE iasma fem nov-dic 2012 | anno LVII sequenziati anche i genomi di pero e lampone Jacopo Tomasi Ufficio Stampa Fondazione Edmund Mach - IASMA I 60 l Trentino, ad inizio ottobre, è stato per quattro giorni capitale della genetica, della biologia e della genomica vegetale. Nei padiglioni del PalaRotari si è tenuto un evento scientifico di portata internazionale, per la prima volta in Italia grazie al ruolo che riveste in campo internazionale la Fondazione Edmund Mach di San Michele. La comunità scientifica impegnata nello studio della genetica, biologia e genomica delle Rosaceae, la famiglia botanica del melo (ma anche di altri alberi da frutto come pero, pesco, albicocco, susino o piante annuali come fragola, lampone, nonché la pianta da fiore per eccellenza, la rosa) ha scelto San Michele all’Adige e la piana Rotaliana per incontrarsi nel congresso biennale intitolato “Rosaceae Genomics Conference”, giunto alla sua sesta edizione. “Nella scelta di San MIchele quale luogo di incontro di questa comunità scientifica”, ha commentato Roberto Viola, direttore del Centro Ricerca e Innovazione della Fondazione Edmund Mach “ha avuto un peso determinante il ruolo che la Fondazione ha giocato a livello internazionale nella genomica delle piante da frutto. Si ricorda, a tal proposito, il sequenziamento del genoma del melo, ma anche della vite, della fragola, dove la FEM ha avuto un ruolo di assoluta leadership”. Le presentazioni del sequenziamento dei genomi di pero e lampone sono stati i momenti clou del congresso biennale che ha riunito in Trentino circa 250 ricercatori arrivati da tutto il mondo, dalla Nuova Zelanda al Sudafrica, dalla Cina al Canada. Dopo il sequenziamento dei genomi di melo e fragola, la Fondazione Edmund Mach ha avuto quindi un ruolo importante anche nella scoperta del genoma di pero e lampone, in collaborazione rispettivamente con centri di ricerca della Nuova Zelanda e dello Utah (Stati Uniti). “L’esperienza che abbiamo acquisito sequenziando negli anni scorsi i genomi di melo e fragola - ha spiegato Riccardo Velasco, respon- sabile del Dipartimento di genomica e biologia delle piante da frutto della Fondazione Mach e organizzatore dell’evento - ci ha permesso di “scoprire” due genomi complessi in soli 6 mesi. Questo congresso - ha proseguito Velasco - rappresenta un’occasione per fare il punto della situazione in merito alla ricerca più avanzata sui genomi e sulla applicazione delle informazioni contenute nei genomi stessi”. Da questa comunità scientifica ci si attendono dunque grandi novità, sia in termini di conoscenza che di applicazioni pratiche per andare verso la frutticoltura del futuro”. SCOPERTO L’ELISIR DELLA FRAGOLA PREMIATA NEOLAUREATA TRENTINA SEMPRE PIU’ GIOVANI DONNE PUNTANO SULL’AGRICOLTURA FESTEGGIATI I 25 ANNI DEL GEMELLAGGIO CON FORCHHEIM La scoperta di un principio attivo salutare della fragola - l’agrimoniin - è valso alla neolaureata trentina Elisa Pojer il premio che le è stato assegnato nei giorni scorsi al congresso nazionale di Erboristeria, organizzato dalla Federazione degli Erboristi Italiani e che si è svolto presso il Centro Fiere di Parma. Lo studio sugli ellagitannini della fragola, realizzato dal Dipartimento qualità alimentare e nutrizione della Fondazione Edmund Mach di San Michele, è stato oggetto della tesi di laurea della studentessa trentina Elisa Pojer, che ha frequentato Scienze farmaceutiche applicate alla Facoltà di Farmacia dell’Università di Padova. Questa ricerca, che è stata pubblicata anche sulla prestigiosa rivista americana “”Journal of Agricultural and Food Chemistry”, ha dimostrato per la prima volta la presenza dell’agrimoniin in questo frutto. Il composto in questione è il più importante ellagitannino presente nella fragola e nella fragolina di bosco e suscita particolare interesse considerato il largo utilizzo nella medicina tradizionale asiatica e le sue presunte proprietà salutistiche: astringenti, antiemorragiche, antimalariche e antitumorali. L’agricoltura si tinge di rosa. Ci sono ben 26 donne tra i 65 partecipanti, di età compresa fra i 18 ed i 40 anni, che prendono parte al nuovo corso di formazione per giovani imprenditori agricoli scattato mercoledì 14 novembre alla Fondazione Edmund Mach di San Michele. Nella stessa giornata sono stati consegnati, alla presenza dell’assessore Tiziano Mellarini, i brevetti ai 54 imprenditori che hanno concluso il corso 2010-2012. Una sorta di passaggio di consegne tra chi ha completato il proprio percorso di formazione e chi lo sta invece iniziando. Gli iscritti al nuovo corso sono appunto 65 ed è confermato anche quest’anno il trend che certifica un aumento esponenziale della presenza femminile. Sono 26, una in più della passata edizione, le aspiranti giovani imprenditrici agricole che hanno deciso di “sposare” questa proposta formativa per acquisire maggiori competenze e lanciarsi in una nuova avventura professionale. Tra gli iscritti, infatti, ci sono anche docenti, impiegati, talvolta laureati e laureate che vogliono avviare una nuova attività nel settore agricolo. L’Istituto agrario di San Michele all’Adige e la scuola di Forchheim hanno recentemente festeggiato le nozze d’argento. Dal 1987 ad oggi, infatti, quasi 400 studenti trentini sono stati ospitati in questa cittadina dell’Alta Franconia, in Baviera, dove hanno svolto tirocini nelle aziende zootecniche e frequentato lezioni di tedesco. Un legame che è stato celebrato piantando una quercia nel parco dell’Istituto, con l’auspicio che la collaborazione possa continuare a lungo. Dalla cittadina tedesca, che conta poco più di 30.000 abitanti, è arrivata in Trentino una delegazione composta da 52 persone capitanata dai vicepresidi e da alcune autorità locali. Ad accoglierli a San Michele il preside Marco Dal Rì, il nuovo direttore generale Mauro Fezzi, gli assessori provinciali Tiziano Mellarini e Franco Panizza, oltre all’ex insegnante Tarcisio Corradini, colui che nel 1987, assieme al collega Walter Eccli, diede vita a questo gemellaggio tra l’Istituto agrario e Forchheim. Lo scambio è ancora vivace e mediamente, ogni anni, decidono di fare questa esperienza una quindicina di ragazzi e si può dire che in 25 anni circa 400 studenti trentini sono stati in Germania grazie a questa collaborazione. tt 05 nov-dic UE INFORMA 2012 | anno LVII Centro di informazione dell’Unione europea via della Val, 2 - Casalino | 38057 PERGINE VALSUGANA (TN) - Italy Tel: 0461 519123 - Fax: 0461 531052 [email protected] | http://europedirect.iasma.it Istituto Agrario di San Michele all’Adige A cura di Giancarlo Orsingher - Europe Direct Trentino, Fondazione E. Mach Europe Direct saluta San Michele… con un regalo D opo più di 16 anni di attività all’interno dell’Istituto agrario, ora Fondazione E. Mach, il centro di informazione dell’Unione europea dice addio a San Michele all’Adige. Nel corso del 2012 i vertici della Fondazione avevano ritenuto opportuno non proseguire con l’esperienza di Europe Direct Trentino e così, in risposta al bando pubblicato nell’estate scorsa dalla Commissione europea, la proposta di ospitare in Trentino un centro di informazione dell’UE per il periodo 2013-2017 è stata presentata direttamente dalla Provincia autonoma di Trento, tramite il Servizio Europa. A metà dicembre la comunicazione della Commissione europea di aver selezionato in Italia 48 centri e fra questi anche quello della Provincia autonoma di Trento, che prevede una continuità con l’attività svolta finora. Nel 1996, grazie all’interessamento di Gianni Bazzanella, l’Istituto agrario aveva ottenuto la possibilità di ospitare quello che allora si chia- mava “Carrefour rurale”, vale a dire un centro di informazione dell’UE rivolto in particolare ai territori rurali. Nel 2005 la Commissione europea decise di sostituire i Carrefour con gli Europe Direct, rivolti al cittadino europeo in generale e non solo a quello rurale. In questi 16 anni il centro di San Michele (dal 2005 operativo nella sede di Pergine) ha svolto un’intensa attività di informazione e comunicazione sull’UE, rivolta ai cittadini, alle scuole, alle amministrazioni locali, al mondo associativo, presentando anche diversi progetti che l’UE ha cofinanziato, facendo così introitare alle casse della Fondazione E. Mach centinaia di migliaia di euro. Alcuni di questi sono ancora in corso, come il progetto Comenius “Our agricolture, our Europe” e il Leonardo “E-viticlimate”, rivolti al settore scolastico di San Michele Una delle ultime iniziative concluse è stato “Europa in campo”, il programma radio-televisivo di informazione sulla Politica Agricola Comune che proprio qualche settimana fa la Commissione europea ha segnalato come uno dei migliori progetti di informazione sulla PAC realizzati nei 27 Stati membri. Su invito della Commissione stessa il 10 dicembre scorso il progetto è stato così presentato a Bruxelles nell’ambito dell’evento finale di celebrazione dei 50 anni della PAC, entrando nel ristretto elenco delle buone pratiche europee. Una soddisfazione per chi ha dedicato con passione 16 anni ad informare sull’UE e per chi, all’interno della Fondazione E. Mach, ha creduto nello Europe Direct Trentino. IL PIANO PER LA SALVAGUARDIA DELLE RISORSE IDRICHE EUROPEE merito agli strumenti necessari per incrementare l’efficienza idrica. A tale proposito il Piano prevede che gli Stati membri stabiliscano degli obiettivi in materia di contabilità delle acque e di efficienza idrica e che siano elaborati degli standard per il riutilizzo delle acque. http://ec.europa.eu/environment/water/ blueprint/index_en.htm Giappone e sud-est asiatico). Uno dei programmi di promozione approvati è stato presentato da un soggetto italiano, il CSO, Centro Servizi Ortofrutticoli, che con un investimento complessivo di 5.1 milioni promuoverà frutta e verdura fresca in Germania, Danimarca, Regno Unito, Svezia e Polonia. 27 MILIONI PER PROMUOVERE I PRODOTTI AGRICOLI Lo ha pubblicato lo scorso novembre la Commissione europea con l’obiettivo di garantire che la disponibilità di acqua di buona qualità sia sufficiente a soddisfare le esigenze dei cittadini, dell’economia e dell’ambiente. Al fine di raggiungere l’obiettivo di un buono stato delle acque entro il 2015, come già stabilito nella direttiva quadro sulle acque del 2000, il Piano propone un approccio basato su tre pilastri: 1. Migliorare l’attuazione della politica idrica dell’UE sfruttando tutte le opportunità date nel quadro della legislazione in vigore. Ad esempio, aumentando la diffusione delle misure di ritenzione naturale delle acque, come il ripristino di zone umide e pianure alluvionali o un’applicazione più efficace del cosiddetto principio del “chi inquina paga”. 2. Integrare maggiormente gli obiettivi di politica idrica in altri settori strategici correlati, come l’agricoltura, la pesca, le energie rinnovabili, i trasporti e i Fondi di coesione e strutturali. 3. Colmare le attuali lacune, in particolare in La Commissione europea ha recentemente approvato 14 programmi di promozione dei prodotti agricoli. Nei prossimi tre anni 27,15 milioni di euro di fondi europei, oltre ad altrettanti investiti dagli organismi proponenti, saranno utilizzati per promuove, all’interno e all’esterno dell’UE, prodotti come frutta, ortaggi freschi e lavorati, latte e derivati, prodotti a marchio DOP, IGP e STG, olio d’oliva, prodotti biologici, fiori e carne. Dei 34 programmi presentati da organismi di tutta l’UE, 14 sono stati quelli selezionati; dieci riguardano la promozione all’interno dell’UE e quattro azioni da realizzare nei Paesi terzi (Russia, Cina, nord e sud America, Norvegia, 61 I DIECI ANNI DELL’EFSA Nelle settimane scorse l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (European Food Safety Authority- EFSA) con sede a Parma ha celebrato il suo decimo anniversario di attività. L’UE decise di istituire l’EFSA dopo che nel corso degli anni ‘90 l’Europa si trovò a dover affrontare diverse crisi alimentari: BSE, Salmonella e diossine avevano minato la fiducia dei consumatori verso i metodi di produzione e di distribuzione alimentare evidenziando numerose carenze del sistema allora vigente. Nel gennaio 2000 la Commissione pubblicò un Libro bianco che individuava una vasta gamma di misure ritenute necessarie per rifondare la politica di sicurezza alimentare in Europa. Due anni e mezzo dopo l’EFSA iniziava la propria attività; l’Agenzia dispone oggi di una rete di 1500 esperti esterni e di un personale di circa 450 dipendenti. Ha il compito di fornire una consulenza scientifica indipendente e un sostegno tecnico alla politica UE in tutti i campi che hanno un impatto diretto o indiretto sulla sicurezza degli alimenti e dei mangimi. w w w. e f s a . europa.eu tt 05 NOTIZIE in breve 2012 | anno LVII a cura di Sergio Ferrari Uniti per promuovere il Teroldego rotaliano 62 nov-dic Nel corso dell’assemblea annuale di bilancio che si è svolta il 2 dicembre scorso presso la cantina sociale Rotaliana di Mezzolombardo il presidente Luigi Roncador ha confermato l’intenzione di creare un gruppo associato di produttori di Teroldego Rotaliano che operano all’interno della zona classica designata dal disciplinare della DOC. Una serie di incontri di sondaggio era già stata fatta nel 2011. L’idea è quella di coinvolgere tutti i produttori di Teroldego Rotaliano DOC, compresa la cantina Mezzacorona. Per attivare insieme una promozione organica a favore del vino considerato principe dell’enologia trentina. ALBERI DI NATALE CON CINQUE CIME Molti piantonai di abete di Natale quest’anno sono stati danneggiati dalla gelata dell’8-9 aprile 2012. Il forte abbassamento di temperatura ha fatto seccare la gemma di punta o la cima stessa degli abeti. Le piante hanno reagito emettendo 4-5 cime di sostituzione. Non sarà facile eliminare il difetto tagliando le cime esuberanti e cercando di far crescere diritta l’unica cima lasciata da tagliare. CONDIZIONALITÀ: CONTROLLI SULLE FASCE TAMPONE Gli ispettori dell’Agenzia provinciale per i pagamenti in agricoltura sono impegnati nel controllo del rispetto delle norme di condizionalità che l’Unione Europea ha imposto anche nella stagione 2012 ai titolari di aziende agricole che hanno chiesto contributi sulla domanda unica o sulle misure 211 e 214 riguardanti l’indennità compensativa e i premi agroambientali. Le aziende da controllare entro il 31 dicembre sono 80 e rappresentano l’1% su un totale di 8.000. Il controllo riguarda per la prima volta il rispetto delle indicazioni previste per le cosiddette fasce tampone o zone agricole di rispetto. TEMPO DI TARTUFI FOTO TARTUFO Il regolamento di attuazione della legge 11/2007 della Provincia di Trento riguardante il governo del territorio forestale e montano stabilisce che il periodo legale per la raccolta dei tartufi invernali va dal 1° dicembre a fine febbraio. Le specie considerate sono tre: Tuber melanosporum, Tuber mesentericum e Tuber brumale. Il primo è considerato più pregiato il caso Miele con indicazioni salutistiche: chi ha ragione? I carabinieri del NAS hanno elevato anche quest’anno una contravvenzione a carico dell’apicoltore Mario Pasquali. Motivo della denuncia: avere esposto sugli scaffali del proprio negozio confezioni di miele recanti in etichetta diciture riferite alle proprietà salutistiche del prodotto, contravvenendo al divieto sancito dalla legge. Come negli anni scorsi, Mario Pasquali si è rivolto al giudice di pace, chiedendo l’annullamento della denuncia o, in alternativa, un confronto con i NAS con possibilità di autodifesa. Pasquali è autore del libro “APITERAPIA, prodotti dell’alveare: alimenti e medicamenti” edito dalla Federazione apicoltori italiani. Il libro riporta tra l’altro il testo di una sentenza della Corte di Cassazione che autorizza la vendita di miele come medicinale e quello della denuncia presentata dal presidente della Federazione nei confronti della legge nazionale. degli altri, perché ha profumo delicato e persistente. Da un raccoglitore di professione si apprende che la raccolta quest’anno potrà essere soddisfacente perché l’autunno è stato piovoso. In Trentino la vendita è limitata al rapporto diretto fra raccoglitore e acquirente. Il prezzo indicativo per il Tuber melanosporum è di 35-40 euro a ettogrammo. Nelle Marche la stessa specie si vende a 60-70 euro a ettogrammo. DIMEZZATA LA RACCOLTA DI CALDONAZZO SPIN La produzione di mais Caldonazzo Spin a fine stagione 2012 risulta dimezzata rispetto alla media degli anni precedenti: appena 500 quintali di granella dai quali si ricaveranno circa 400 quintali di farina. I dati sono stati forniti da Tullio Valcanover, presidente dell’Associazione per la tutela e la valorizzazione della farina della Valsugana. Il forte calo di produzione è stato causato dalla siccità. L’Associazione rinvia ai prossimi anni l’adozione della nuova confezione della farina proposta dall’agenzia vincitrice del concorso indetto dalla Fondazione de Bellat. ELEVATA A 32 ORE LA DURATA DEI CORSI DI PREVENZIONE Dal 27 luglio scorso la durata dei corsi di aggiornamento in materia di prevenzione e protezione dal rischio di incidenti in azienda agricola previsti dalla normativa nazionale.è elevata a 32 ore. “Gli argomenti trattati – spiega Fabrizio Benvenuti, coordinatore dell’Unità qualità e sicurezza delle filiere agroalimentari della Fondazione Edmund Mach - sono rimasti gli stessi, ma è invece aumentato l’approfondi- tt 05 nov-dic NOTIZIE 2012 | anno LVII mento”. La frequenza dei corsi è obbligatoria per i titolari di azienda agricola che intendono assumere il ruolo giuridico di responsabile del servizio di prevenzione e protezione. DANNI DA CINGHIALI DENUNCIATI FUORI TEMPO L’Ufficio agricolo provinciale di Rovereto ha raccolto entro il mese di settembre 2012 quattro segnalazioni di danno da cinghiale su malghe e pascoli di montagna e tre di danni a vigneti situati nei comuni catastali di Ala, Avio e valle di Ronchi. In entrambi i casi solo due delle richieste di indennizzo sono state ammesse a pagamento. Hanno ottenuto il lasciapassare solo quelle che denunciavano danni di entità superiore a 1000 euro per i prati-pascoli e 2000 euro per i vigneti. Altri casi di danno sono stati denunciati sia in montagna che in fondovalle ma senza essere ammessi all’indennizzo per la presentazione della domanda oltre i termini. La delibera della Giunta provinciale 1062 del 7 maggio 2010 relativa all’indennizzo di danni da cinghiali stabilisce infatti che la denuncia di danno si può presentare solo dal 1° febbraio al 30 settembre di ogni anno, non oltre i 60 giorni dalla constatazione in campo. Rimangono quindi esclusi i danni riscontrati durante gli ultimi tre mesi dell’anno. PIANO DI AZIONE NAZIONALE SUGLI AGROFARMACI Il testo completo del Piano di Azione Nazionale che detta norme per l’applicazione della direttiva CE 2009/128 sull’impiego sostenibile dei prodotti fitosanitari è pubblicato sul sito www.reterurale.it del Ministero per le politiche agricole. I portatori d’interesse, cioè le organizzazioni professionali e sindacali, gli enti e gli istituti chiamati ad applicare il Piano, hanno tempo fino al 31 dicembre 2012 per presentare osservazioni critiche, richie- ste di modifica, integrazioni. Il documento reca la data dell’8 novembre e si compone di 90 pagine con allegati. ATOMIZZATORI A REVISIONE ANCHE PRIMA DELLA SCADENZA La revisione degli atomizzatori in Trentino è obbligatoria ogni 5 anni o entro 30 mesi dall’acquisto, se si tratta di macchina nuova. L’obbligo è previsto nel disciplinare di produzione integrata per le mele e si deve quindi segnare puntualmente sul quaderno di campagna. I tecnici del Servizio di consulenza consigliano però di portare comunque l’atomizzatore a revisione, anche se non obbligati, qualora l’agricoltore avesse rilevato nel corso della stagione difetti di funzionamento. Il costo di 80 euro richiesti per la revisione saranno ripagati dal risparmio di miscela e dal minore inquinamento ambientale consentiti da un atomizzatore messo a norma. anniversari Il primo premio allo spumante di Giulio Ferrari Il 6 dicembre del 1906 la ditta Giulio Ferrari &C. è stata premiata con medaglia d’oro dalla giuria dell’Esposizione internazionale di Milano per il primo spumante trentino prodotto con il metodo Champenois esclusivo della regione francese della Champagne che il padre della spumantistica trentina aveva appreso durante ripetuti soggiorni in cantine francesi trascorsi in veste di giovane apprendista. La lettera di comunicazione del premio assegnato porta la data del 19 dicembre 1906. Lo zio Riccardo la ricevette e trasmise immediatamente al nipote che si trovava a Monastero (Friuli) alle dipendenza di una importante ditta vivaistica. Giulio Ferrari rispose con lettera datata 25 dicembre 1906 dando ai familiari indicazioni precise sulla rifinitura esterna delle 300 bottiglie di spumante Maximum Brut delle quali al momento disponeva il piccolo spumantificio di Calceranica che pochi anni dopo sarebbe stato trasferito a Trento in via Belenzani. seminari Piante officinali: spazio ai derivati Il settore delle piante officinali e aromatiche in Trentino ha buone prospettive non solo per quanto riguarda l’estendersi della coltivazione, ma anche in riferimento alla trasformazione e produzione di derivati. Lo afferma Flavio Kaisermann della Fondazione Edmund Mach che ha organizzato 4 seminari di aggiornamento a Vigalzano di Pergine Valsugana. Questi i titoli e le date degli incontri. Piante officinali e derivati: 5 dicembre. Vini medicati, distillati e amari d’erbe: 11 dicembre. Preparazione di prodotti alimentari da erbe officinali e aromatiche, spontanee e coltivate: 9 gennaio 2013. Preparazioni cosmetiche e per altri usi da piante officinali e aromatiche, spontanee e coltivate: 11 gennaio 2013. La trattazione degli argomenti è affidata a specialisti dei rispettivi settori. 63 tt 05 NOTIZIE nov-dic 2012 | anno LVII enonews DOC, “Di Origine Cembrana” I 64 nternet e nuovi canali di vendita: è questa la sfida lanciata dai produttori enologici cembrani che, forti delle loro 350.000 bottiglie immesse sul mercato ed un fatturato che sfiora i 2,5 milioni di euro, hanno deciso di unirsi e servirsi della rete come strumento privilegiato per farsi conoscere dal mercato. Il neonato consorzio e marchio “Cembrani DOC” raggruppa otto diverse aziende agricole specializzate nella produzione di vino e distillati rigorosamente prodotti in Valle di Cembra. L’idea, nata per tutelare e valorizzare soprattutto dal punto di vista commerciale i vini, gli spumanti e i distillati cembrani, ha incontrato il favore degli imprenditori locali che puntano sull’ecommerce. Opera Vitivinicola Val di Cem- bra, azienda agricola Simoni, Pelz, Zanotelli e Nicolodi oltre alle aziende vitivinicole Villa Corniole, e le distillerie Paolazzi e Pilzer, hanno sposato il progetto ideato da Mara Lona, certi della valenza del web per la vendita dei prodotti. “L’idea perseguita è quella di unire le forze per uno sviluppo commerciale di filiera corta: dal produttore al consumatore direttamente grazie alla vendita on line” ha dichiarato il presidente del consorzio Nicola Zanotelli, sottolineando come “soprattutto in questi tempi di forte crisi economica che non ha certo risparmiato il settore enologico, risulta fondamentale promuovere non il singolo prodotto in quanto tale, ma la rete dei prodotti locali, che diventano inevitabilmente prota- REIMPIANTO VIGNETI DOMANDE ENTRO IL 15 GENNAIO ad essere state premiate sulla base delle recensioni e opinioni di viaggiatori di TripAdvisor. Con tre regioni nelle prime cinque posizioni della top 10, l’Italia non solo conquista la parte alta della classifica, ma guadagna anche la prima posizione grazie alla Toscana, eletta miglior destinazione europea per gli amanti del vino, mentre Umbria e Sicilia si aggiudicano rispettivamente la quarta e la quinta posizione. gonisti della promozione territoriale in chiave enoturistica e culturale. Puntiamo a vendere oltre 20.000 bottiglie. E’ in via di definizione infatti un’altra fase collegata, che punta a rilanciare le specialità gastronomiche della Valle attraverso la vendita di prodotti da abbinare ai vini dei Cembrani DOC. “Per noi - chiarisce Mara Lona - DOC in coda al nome del nostro consorzio sta a significare “di origine cembrana” e rappresenta una garanzia per il consumatore, e ciò che sta alla base del nostro lavoro: territorio, persone e prodotti”. (lf) PREMIO UNESCO AL CARAPACE DELLA TENUTA CASTELBUONO GDO: 600 MLN DI BOTTIGLIE VENDUTE, FATTURATO 1,5 MLD In Trentino è ancora disponibile una riserva di diritti di reimpianto di vigneti per circa 20 ettari. Al fine di assegnare tale residua quota di diritti la Giunta provinciale ha riaperto, limitatamente alla campagna 2012/2013, i termini per la presentazione di eventuali nuove domande di assegnazione. In base alle domande pervenute entro il 31 luglio scorso al Servizio Agricoltura, si è provveduto ad assegnare alle aziende 11,2 ettari a fronte di una disponibilità complessiva della Riserva provinciale, per la campagna 2012-2013, di 31,7 ettari. Rimangono pertanto ancora disponibili poco più di 20 ettari. Il termine di scadenza per la presentazione delle nuove domande di assegnazione di diritti di reimpianto dei vigneti è fissato al 15 gennaio 2013. ITALIA MIGLIORE META PER GLI AMANTI DEL VINO L’Italia è la migliore destinazione europea per gli amanti del vino: è quanto emerge dal Travelers’ Choice wine destinations awards 2012. Sono trentadue le destinazioni in tutto il mondo La Grande distribuzione organizzata (Gdo) si conferma uno dei canali privilegiati per le vendite in Italia di vino, con un giro di affari di 1,5 miliardi di euro, pari a circa 597 milioni di bottiglie e 568 milioni di litri venduti nell’ultimo anno. Secondo Fedagri il prezzo medio del vino venduto nella Gdo è 2,63 euro al litro, in crescita del +3,5% rispetto all’anno precedente. CORSI PLURILINGUE PER VITICOLTORI IN ALTO ADIGE Corsi di lingua per i viticoltori per agevolare la creazione di nuovi sviluppi nel mercato sempre più globale della frutti-viticoltura è la proposta formativa della Scuola professionale Laimburg, in Alto Adige, nell’ambito del progetto europeo ‘VinoLingua’. Uno dei primi obiettivi del progetto è quello di predisporre una vera e propria pubblicazione riguardante le regioni vinicole nelle varie lingue presenti nell’ambito del progetto, in modo da far partire nei prossimi mesi lezioni con gruppi mirati. I corsi di lingua saranno in tedesco, italiano, spagnolo e francese. Al progetto europeo prendono parte anche le Facoltà universitarie e le scuole di agraria di Spagna, Francia, Italia ed Austria. Un’opera d’arte rispettosa dell’ambiente. Due caratteristiche che sono valse al Carapace, la cantina della Tenuta Castelbuono, un riconoscimento ufficiale da parte dell’Unesco. La cantina scultura realizzata da Arnaldo Pomodoro per la tenuta umbra della famiglia Lunelli (30 ettari nei comuni di Bevagna e Montefalco dedicati alla produzione di Sagrantino e Rosso di Montefalco) ha infatti conquistato il premio “La Fabbrica nel Paesaggio”. Adottato dalla Ficlu, la Federazione dei club e dei centri Unesco da un’idea del Club Unesco di Foligno Valle del Clitunno e patrocinato fra gli altri dalla Commissione italiana Unesco, dalla Regione Umbria, dall’Associazione dei beni italiani patrimonio mondiale Unesco, il premio va all’imprenditore che “nel costruire o ristrutturare la sede della propria attività ha dimostrato una particolare sensibilità nei confronti dell’ambiente e del paesaggio, mantenendone la storia e la memoria”. Il Carapace della Tenuta Castelbuono ha conquistato il premio ex aequo con i Laboratori artistici Nicoli di Carrara. tt 05 nov-dic NOTIZIE 2012 | anno LVII prodotti La nuova Strada del Vino e dei Sapori C ambia la geografia delle Strade del Vino e dei Sapori del Trentino. Le cinque attuali si fondono, dal primo gennaio, dando vita ad una nuova realtà. Un progetto di riassetto della governance voluto dagli attori del territorio e sostenuto con convinzione dall’assessore provinciale al turismo Tiziano Mellarini e dai vertici di Trentino Marketing, che punta a “fare rete” ed ottimizzare la promozione, razionalizzando i costi e coordinando maggiormente le azioni di comunicazione. Il nuovo soggetto, denominato Strada del Vino e dei Sapori del Trentino nasce dalla “fusione” delle precedenti strade di Vallagarina, Lago di Garda e Dolomiti di Brenta, Colline avisiane Faedo e Valle di Cembra, Piana Rotaliana, Trento e Valsugana. Un territorio molto vasto, di oltre 3.600 kmq, che racchiude al proprio interno circa il 70% della superficie provinciale e che si qualifica così come uno dei soggetti di promozione enogastronomica più vasto a livello italiano. «Questa unificazione - spiega l’assessore provinciale all’agricoltura, foreste, agricoltura e promozione Tiziano Mellarini - rappresenta un risultato molto importante, frutto di un percor- so virtuoso finalizzato a fare sistema. Un’idea nata quattro anni fa, che nasce da precise considerazioni di marketing territoriale con l’obiettivo di far crescere l’agroalimentare trentino valorizzandone le potenzialità anche in chiave di comunicazione e promozione turistica». La fusione delle cinque realtà nella nuova Strada dei Vini e dei Sapori è stata deliberata il 21 novembre dall’assemblea dei 450 soci afferenti, a conclusione di un percorso iniziato già nel 2008. L’accordo è stato perfezionato adottando il nuovo schema a tre soggetti, che salvaguardia le specificità di tutti i territori: accanto alla Strada dei Vini e dei Sapori permangono infatti quelle della Mela, che interessa le Valli di Non e Sole, e dei Formaggi, che comprende Fiemme, Fassa e San Martino di Castrozza. La Strada del Vino e dei Sapori del Trentino avrà il proprio quartier generale a Villazzano, presso la splendida Villa de’ Mersi concessa in comodato dal Comune di Trento, che fungerà sia da sede amministrativa sia da luogo di incontro e accoglienza, grazie allo splendido giardino-parco. Al timone del neonato soggetto, che avrà la forma giuridica dell’associazione riconosciuta, vi sarà, per i primi tre anni di “legislatura”, un pool di governance composto “101 PER CENTO TRENTINGRANA” ANCHE NEL 2013 SULLA RAI la Dichiarazione Ambientale di Prodotto per i frutteti coltivati nei territori di competenza. Un organismo terzo ed indipendente ha controllato ogni singola fase della filiera e tradotto in termini numerici l’impatto conseguente alla produzione di 1 kg. di mele. I tre parametri considerati e calcolati sono: l’impronta carbonica, il consumo di acqua e la pressione esercitata sull’ambiente. Per quanto riguarda il Trentino Alto Adige le mele sono il frutto con il più basso indice di anidride carbonica emessa per kg. di prodotto: circa 370 gr. per kg. Altrettanto basse risultano l’impronta idrica (78 litri a kg.) e l’impronta ecologica (0,97 metri quadrati per kg.). “100 per cento dolcezza, 101 per cento Trentingrana” è il logo che ha accompagnato per tutto l’anno, esclusi i mesi di luglio e agosto, la rubrica meteo della trasmissione settimanale Linea Verde sul primo canale televisivo della Rai. Gli amministratori del Consorzio Trentingrana sono soddisfatti dei risultati raggiunti dal messaggio televisivo in termini di notorietà del prodotto e d’interessamento da parte dei potenziali acquirenti. Il contratto con la Rai sarà confermato anche per il 2013. MELE A BASSO IMPATTO: ECCO LA D.A.P. Le organizzazioni di produttori di mele italiane che fanno capo ad Assomela hanno ottenuto IL CONSUMATORE APPREZZA LE PATATE “MONTAGNINE “ La cooperativa Copag che ha sede nelle Giudicarie esteriori disponeva a fine stagione di 25 mila quintali di patate da consumo fresco. “Il prezzo all’ingrosso - dice il direttore Luca Armanini - va da 50 a 63 centesimi di euro a kg. con un aumento di 5-6 centesimi rispetto alla precedente campagna commerciale. Nei supermercati trentini si trovano confezioni tipo famiglia: da 1 kg. per le patate piccole da forno di pezzatura inferiore a 40 millimetri; da 5 e da 10 kg. per tuberi di calibro superiore a 40 millimetri”. Gli acquirenti conoscono le patate delle Giudicarie dal logo “Le mon- dai cinque presidenti della precedenti Strade che, dal primo gennaio, eleggeranno al proprio interno un presidente e un vicepresidente per essere subito operativi. A coadiuvarli vi saranno gli attuali coordinatori, ciascuno con un ambito di lavoro ben definito. A rappresentare graficamente la nuova associazione c’è un nuovo marchio che rappresenta un acino d’uva con la skyline delle montagne e il profilo di un calice di vino. Il tipo di carattere usato ricorda quello dei manifesti di Fortunato Depero. (rb) tagnine” più che dal nome Copag. L’offerta è rappresentata dalla varietà Cicero a pasta gialla, Kennebec a pasta bianca, Desirèe e Red Scarlet a buccia rossa. LA BIOCESTA ANCHE IN INVERNO FOTO BIOCESTA Il Consorzio ortofrutticolo Val di Gresta di Ronzo Chienis accetta anche nei mesi di novembre e dicembre prenotazioni di clienti che vogliono ordinare la biocesta per poi ritirarla qualche giorno dopo nel punto di consegna concordato con la cooperativa. La biocesta contiene 6,5-7 kg. di ortaggi certificati da produzione biologica. La composizione varia secondo le disponibilità e può comprendere: patate, carote, sedano rapa, rape rosse, rape bianche, cavolo cappuccio, radicchio tondo e lungo, verze e porri. Il costo è di 12 euro. 65 tt 05 NOTIZIE vicino e lontano nov-dic 2012 | anno LVII a cura di Sergio Ferrari “Non fatevi fregare da un mondo che ci vuole egoisti” La lezione di Alessandro, sacerdote contadino in Perù è 66 stata una lezione speciale quella che il 25 ottobre scorso l’ex studente dell’Istituto agrario Alessandro Valenti ha tenuto a San Michele all’Adige. Diplomato perito agrario nel 1995, Valenti è tornato a scuola per incontrare gli studenti delle quarte e delle quinte classi, ai quali ha raccontato la sua storia decisamente particolare. Una lezione di vita, di quelle che servono ai giovani (ma non solo) in una società spesso disorientata, smarrita, alla ricerca di valori che paiono perduti. Alessandro Valenti, originario di Bondo, paese della Valle del Chiese, oggi ha 36 anni ed è missionario in Perù. Dopo essersi diplomato all’Istituto agrario di San Michele, infatti, decise di recarsi nel Paese sudamericano per alcuni mesi di volontariato. Praticamente, da quel giorno non è più tornato indietro. Ha lavorato nelle comunità più povere e, lentamente, è maturata nel profondo la vocazione al sacerdozio. Dopo gli studi in seminario, svolti in parte a Trento e in parte in Perù, è stato consacrato sacerdote e attualmente è parroco di 12 comunità del dipartimento di Cuzco, a circa 4.000 metri di altitudine. Oltre all’attività religiosa, don Alessandro, in virtù delle sue conoscenze acquisite a San Michele, è molto impegnato nel trasmettere il suo sapere per migliorare le condizioni di vita degli abitanti della zona, ma anche per evitare l’intenso fenomeno di spopolamento delle zone montane. Troppo spesso – ha raccontato don Alessandro - i giovani credono di trovare il benessere nelle città o almeno di migliorare le misere condizioni di vita in cui si trovano, finendo invece per percorrere strade di delinquenza e di degrado. Ad ascoltarlo, nell’Aula magna della Fondazione Edmund Mach gremita, assieme al preside Marco Dal Rì c’erano oltre 300 persone tra studenti e insegnanti. Tutti catturati dalla storia e dalle parole di don Alessandro, che si è raccontato in un silenzio intenso, a tratti irreale. Il giovane sacerdote ha spiegato il suo contributo, nella zona di Cuzco, per la nascita di alcune cooperative a carattere agricolo e creditizio, oltre all’apertura di due scuole professionali con l’obiettivo di introdurre i giovani nel mondo del lavoro. Nelle scuole si insegnano ai ragazzi la lavorazione della pietra e del legno, alle ragazze la realizzazione di manufatti tessili. “Ora – ha detto ricordando la sua esperienza di studente a San Michele - il mio sogno è quello di costruire una scuola agraria ad indirizzo zootecnico”. Don Alessandro, parlando con semplicità e passione, è arrivato dritto al cuore di studenti e insegnanti. Forte e schietto il suo messaggio: “non fatevi fregare da un mondo che ci vuole egoisti. Imparate a donare, perché la cosa più bella è regalare”. Il concetto fondamentale che è riuscito a trasmettere l’ex studente che è salito in cattedra per un giorno è che tutti possono cambiare sé stessi, tutti possono migliorare, tutti possono contribuire ad aiutare chi ha bisogno. Jacopo Tomasi La lotta alla fame nel mondo riparte dalle cooperative agricole perazione agricola nel favorire la produzione alimentare e i processi di sviluppo locale tra le popolazioni più impoverite. Che l’unione faccia la forza è un detto vecchio come il mondo, forse meno noti sono i risultati che le cooperative agricole possono produrre anche in contesti molto difficili. Nel convegno di Trento, organizzato dall’Università in collaborazione con Euricse, l’Istituto europeo di ricerca sull’impresa cooperativa e sociale, e intitolato “Le cooperative agricole nutrono il mondo”, si è compreso quale sia il “segreto” delle cooperative agricole e alimentari capaci, anche con risorse scarse, di soddisfare i bisogni dei soci e di perseguire il profitto e la sostenibilità, con un occhio attento alla sicurezza alimentare e un altro all’essere competitivi sul mercato. «La forza delle cooperative agricole – ha spiegato Carlo Borzaga, docente in Scienze economiche e statistiche dell’Università di Trento e presidente Euricse - consiste nell’aiutare anche i piccoli produttori ad affacciarsi sui mercati internazionali, guadagnando potere di mercato nei confronti della grande distribuzione e producendo ricchezza per il proprio territorio. L’impresa cooperativa è il modo migliore per garantire una scala adeguata e nel contempo preservare la piccola proprietà terriera, soprattutto in contesti in cui la produzione agricola avviene prevalentemente su base famigliare. In questi contesti la cooperazione agricola consente di incrementare la competitività con la crescita dei volumi, la razionalizzazione dei processi produttivi e logistici, l’aumento dell’efficienza gestionale e l’ampliamento dei mercati di riferimento, nonché anche - dal punto di vista dei consumatori finali - con maggiori garanzie in termini di tracciabilità dei prodotti e dunque di sicurezza alimentare. È una storia che abbiamo vissuto in Trentino e che si ripete oggi in molti Paesi in via di sviluppo». Nel convegno, oltre ad analizzare le caratteristiche del modello cooperativo in agricoltura, sono anche stati esplorati esempi concreti di cooperazione agricola in vari contesti socioeconomici. Da quelli più vicini (con il caso trentino del Gruppo Mezzacorona S.c.a) alle esperienze di un gruppo di piccoli produttori agricoli mozambicani e del Nordest del Brasile all’organizzazione dei produttori e sostenibilità delle filiere agricole-alimentari a Sao Tomè e Principe (Africa centro-occidentale). Si è tenuta a Trento, il 21 novembre scorso alla Facoltà di Economia, dedicata al ruolo delle cooperative agricole nella lotta alla fame e alla malnutrizione nei Paesi del sud del mondo, una delle conferenze organizzate nei principali atenei italiani in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2012. Nell’anno internazionale deIla cooperazione, infatti, la FAO - Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura ha deciso di mettere a tema il ruolo della coo- tt 05 nov-dic NOTIZIE 2012 | anno LVII scaffale a cura di Silvia Vernaccini ► Fiorenzo Degasperi Andar per malghe in Trentino Curcu & Genovese, Trento, 2012, pp. 176, euro 15 Sono 30 itinerari divisi in Trentino occidentale e orientale con meta le malghe, queste magiche realtà rurali, legami con il passato, continuità nella tradizione: da sempre risorsa economica. Caratteristiche che l’autore, Fiorenzo Degasperi appassionato conoscitore del Trentino Alto Adige, descrive in questa sua nuova guida. Oltre all’aspetto più tecnico, utile la precisa cartografia TopMap e le info insostituibili il bello sta anche nella descrizione più letteraria dei singoli percorsi, nei racconti che riportano le testimonianze, i ricordi di vita semplice, contadina che s’intrecciano magari ai colori delle leggende, delle emozioni di una natura sempre generosa. Passeggiate/escursioni che, se possono portare “in premio” l’assaggio di un saporito formaggio, sempre regalano il piacere di poter apprezzare più da vicino angoli di storia solo apparentemente lontana. ► Maria Grazia Manenti Piatti e prodotti tipici Edizioni Panorama, Collana “Dolomiti patrimonio dell’Umanità”, n. 10, Trento, 2011, pp. 96, euro 8 La cucina di montagna, da sempre considerata una cucina povera, “da sostentamento, offre in realtà piatti assai gustosi, oltreché genuini, grazie alla sapienza e all’amore di generazioni di donne verso i prodotti della propria terra. E questo libretto solo perché di piccolo formato! il numero 10 della fortunata Collana delle Edizioni Panorama dedicata alle Dolomiti patrimonio dell’Umanità, consente a tutti di sperimentarlo di persona. Tante le ricette, suddivise tra le diverse porzioni dei gruppi dolomitici - altoatesini, trentini, bellunesi d’oltrepiave e friulani accompagnate anche dalla descrizione dei prodotti tipici delle singole zone: ad esempio, lo speck per l’Alto Adige, il formaggio Puzzone per il Trentino, le Pendole di carne per il Bellunese, il prosciutto di Sauris per il Friuli. Un libro, dunque, per apprezzare la cucina e ancor più le caratteristiche regionali. ► Carlo Bridi (a cura di) Storie di donne trentine che amano l’agricoltura Trento, 2012, pp. 120. Disponibile a richiesta: Trentino Marketing, tel. 0461 219300 Carlo Bridi, giornalista e scrittore da sempre impegnato nel mondo dell’agricoltura, esce ora con questa sua ultima fatica, un collage di 50 ritratti di donne trentine esposto insieme alle aziende agricole da loro condotte, realizzato in collaborazione con Trentino Marketing e il quotidiano “Trentino”. Si tratta di un “viaggio a 360°” nel mondo dell’imprenditoria femminile, i cui dati indicano ben 2.692 il numero di donne che gestiscono con coraggio, abilità e intraprendenza proprie aziende agricole. Tra queste cinquanta giovani donne – tra i 20 e i 40 anni – si scopre così che diverse hanno abbandonato un “posto sicuro” per lanciarsi in una scommessa con se stesse e con la società, affrontando progetti magari ambiziosi che costituiscono ora un’importante risorsa per l’economia trentina. ► Filippo Gratton e Angelo Longo (a cura di) Col bèl no se magna. Storia e memoria dell’alimentazione in ambiente alpino Fondazione Museo storico del Trentino, Trento, 2012, pp. 88, euro 12 Realizzata in collaborazione con l’Ente Parco Paneveggio-Pale di San Martino questa pubblicazione che ripercorre e ricuce i legami tra alimentazione, tempo e spazio nell’arco alpino, in particolare nei territori del Cismon, Vanoi e Alto Mis dalla metà dell’Ottocento a oggi, ha funto anche da catalogo a una interessante mostra. Fotografie, tanti disegni, mappe, brani di manoscritti, filastrocche e proverbi, slogan pubblicitari suddivisi per 12 categorie tematiche la scarsità, il bere, il mangiare, il latte, la carne… raccontano “sapori e saperi” di un tempo legato molto più di oggi al ciclo delle stagioni, allo scambio di prodotti, alla trasmissione orale di tecniche agricole e di ricette, in definitiva, alla saggezza contadina. ► Heinrich Gasteiger, Gerhard Wieser, Helmut Bachmann, 33x Biscotti Athesia, Bolzano, 2012, pp. 88, euro 9,90 Si fa presto a dire biscotti! Ma i biscotti del Natale hanno un piacere tutto particolare, racchiudono i sapori dell’armonia e del cucinare insieme: hanno insomma qualcosa di magico. E questa nuova uscita nella Collana 33x dell’Athesia lo conferma, ma con un suggerimento in più. Perché limitare questo piacere solo al periodo dell’avvento? Un frollino, una spumiglietta, un amaretto, un cuore di pan pepato…. sono dolcetti che si gustano sempre molto volentieri, a colazione, a un tè, a un dopocena, ma dipende da chi gli ha fatti, dagli ingredienti e, soprattutto, da come: anche se si segue la medesima ricetta i sapori sono sempre un po’ diversi! I tre cuochi non lesinano consigli su come decorare stelline e cornetti, su come ottenere una giusta consistenza della meringa, su come e per quanto tempo conservare i biscotti, su come trasformali in dolci regali. 67 orto e dintorni: le aromatiche tt 05 nov-dic 2012 | anno LVII 68 ROSOLACCIO Vizi e virtù del papavero selvatico Iris Fontanari [email protected] tt 05 nov-dic 2012 | anno LVII N ei miei giochi d’infanzia il papavero occupa un grande spazio: ricordo che con i suoi petali color rosso vivo noi bambini ci tingevamo le guance, mentre con le capsule fresche imprimevamo, a mo’ di timbro, degli asterischi neri sulla fronte; inoltre, con i petali spiegazzati, estratti dai boccioli e ripiegati sullo stelo, creavamo delle graziose bamboline dalla veste scarlatta e, così di seguito, riuscivamo ad escogitare numerosi altri passatempi. Nei miei ricordi c’è anche la raccolta delle rosette fogliari - che già a marzo-aprile cominciavano a germogliare fra i solchi - che poi mia madre lessava e friggeva nel burro e che costituivano un ottimo contorno per i contadini di una volta. Ai giorni nostri il papavero sta diventando abbastanza raro a causa soprattutto dei diserbanti selettivi, e sempre più raramente lo vediamo rosseggiare, come accadeva un tempo, nei campi di frumento assieme ai bellissimi fiordalisi, suoi inseparabili compagni. Note botaniche Il papavero selvatico (Papaver rhoeas), o rosolaccio, è originario delle regioni mediterranee orientali ed è apparso in Europa con l’introduzione dei cereali (v. frumento), nel periodo neolitico, ossia circa cinquemila anni fa. Attualmente è comunissimo nei campi, fra le messi, nei prati e nei luoghi incolti di tutta la nostra Penisola fino verso i 1300 metri d’altitudine. E’ una pianta annuale, infestante, pelosa con una radice gracile, uno stelo eretto e ramificato e foglie pennate, dentate e variamente incise. I boccioli fiorali sono chinati sui lunghi peduncoli e sono costituiti da due sepali che racchiudono i petali tutti spiegazzati; quando sbocciano, i sepali cadono e il fiore si innalza e distende quattro petali ampi, rossi e vistosi, generalmente macchiati di nero alla base. Al centro della corolla ci sono numerosi stami con antere nerastre e un pistillo globoso con lo stimma a forma di disco. A fecondazione avvenuta, l’ovario si trasforma in una capsula globosa, ovoidale contenente numerosissimi semi neri e minuti. Tutta la pianta emana uno sgradevole odore e lascia fuoriuscire, se incisa, un lattice biancastro, vischioso e narcotico. Proprietà terapeutiche e usi Pur appartenendo allo stesso genere del papavero da oppio (Papaver somniferum), originario dell’Asia orientale e assai noto per le sostanze narcotiche in esso contenute, il rosolaccio non contiene dosi rilevanti di alcaloidi; tuttavia, in fitoterapia si esclude sempre il frutto, ossia la capsula acerba orto e dintorni: le aromatiche dalla quale, nella specie somniferum, attraverso incisioni trasversali, si ottiene un latice bianco che, condensato ed essiccato, costituisce l’oppio. Nelle preparazioni erboristiche si utilizzano solo i petali dei fiori (sia freschi che essiccati), raccolti da maggio a luglio. L’essiccazione dev’essere fatta all’ombra e molto rapidamente per evitare la dispersione dei principi attivi di cui sono ricchi. Il papavero selvatico contiene, soprattutto nel latice che fuoriesce dalle incisioni, un alcaloide speciale chiamato roedina; vi sono, inoltre, tannini, mucillagini e nitrato di potassio. Le sue proprietà sono da ricercarsi nell’azione sedativa, tossifuga, espettorante, antispasmodica ed ipnotica. L’infuso si prepara mettendo un pizzico di petali essiccati in una tazzina d’acqua bollente; quindi si copre e dopo pochi minuti si cola e si aggiunge un cucchiaino di miele. Per curare l’insonnia infantile se ne assumono da 3 a 5 cucchiai nell’arco della giornata; gli adulti possono sorbirne una tazzina, la sera, prima di coricarsi. Questo infuso serve anche a combattere il catarro, l’eccitazione nervosa e la tosse. Tuttavia, è bene ricordare che gli infusi di papavero devono essere usati con cautela, rispettando sempre la posologia indicata, in quanto possono provocare nausea, vomito o pericolose intossicazioni I petali sono efficaci anche per uso esterno: l’infuso, ottenuto con una manciata di petali in mezzo litro d’acqua, cancella la fatica dal viso e ammorbidisce la pelle. I semi del papavero (var. somniferum)1 non contengono oppio e sono utilizzati in cucina come decorazione e aroma per certi tipi di pane e per numerosi dolci. Dai semi si estrae anche un olio che può servire come condimento, ma che viene di solito utilizzato nell’industria dei saponi, delle vernici e dei colori. La ricetta Una ricetta ladina è la cosiddetta torta di papavero, nella quale i semi la fanno davvero... da padroni! Ingredienti: g 180 di burro, g 180 di zucchero, 5 tuorli d’uovo, g 240 di semi di papavero macinati, una mela “golden delicius”, 7 al- bumi d’uovo e un po’ di zucchero a velo. Montare a crema lo zucchero e il burro aggiungendo, uno alla volta, i tuorli d’uovo. Unire i semi di papavero macinati e la mela tagliata a cubetti. Montare le chiare d’uovo e amalgamarle al tutto con delicatezza. Imburrare uno stampo e cospargerlo di pangrattato. Cuocere in forno preriscaldato a 180° per circa 40 minuti. Spolverizzare infine con zucchero a velo prima di servire. 1 La coltivazione di questo papavero era un tempo praticata in alcune regioni d’Italia per ricavarne i semi da usare in cucina, così come rientrava nella tradizione popolare contadina l’uso dei frammenti della capsula secca per favorire il sonno dei bambini. In seguito la coltivazione fu proibita per la presenza dell’oppio nelle capsule ed è ora regolamentata dalla legge. 69 orto e dintorni: RICETTE CONTADINE le aromatiche 70 tt 05 nov-dic 2012 | anno LVII COLORI d’autunno Zucca, mele cotogne, barbabietole rosse Testi: Iris Fontanari FOTO: Leandro Sabin Paz Barbabietole rosse in insalata Le barbabietole rosse si conservavano, un tempo, dopo averle fatte bollire molto a lungo. Al giorno d’oggi si usa perlopiù la pentola a pressione e il tempo è senz’altro inferiore; tuttavia, con questo tipo di cottura, si fa perdere all’ortaggio il suo bel colore scarlatto. Ingredienti: barbabietole (cotte e possibilmente ancora calde), aglio, filetti di acciuga, una manciatina di prezzemolo, olio, aceto, sale e pepe. Sbucciare e tagliare a fettine le barbabietole, metterle in un’insalatiera, aggiungere un trito di prezzemolo (lavato e fatto perfettamente asciugare) e aglio, i filetti d’acciuga tagliati a pezzetti; condire con sale, pepe, olio e aceto. Disporre il tutto nei vasi e, se necessario, versare altro olio in modo da ricoprire completamente le barbabietole. Chiudere bene i vasi e sterilizzare. tt 05 nov-dic orto e dintorni: le aromatiche 2012 | anno LVII L Confettura di mele cotogne La mela cotogna di alcune varietà dolci può essere mangiata al naturale, mentre la varietà selvatica non è commestibile fresca perché piuttosto astringente e poco gradita, ma serve a preparare deliziose marmellate e gelatine che sono, fra l’altro, molto energetiche e ricche di sostanze tanniche e pectiche. La principale caratteristica di questo frutto, quand’è del tutto maturo, è il profumo intenso che emana e che contribuisce a dare alla cotognata un gusto unico e prelibato. Ingredienti: 1 kg di cotogne cotte e passate e 750 g di zucchero. Sbucciare le cotogne, togliere il torsolo, pesarle e tagliarle a fette, metterle sul fuoco con lo zucchero e acqua sufficiente a coprirle. Quando i frutti sono teneri, levarli dal recipiente con un mestolo forato e far cuocere il succo finché sarà denso, quindi rimettervi le mele cotogne. Continuare la cottura a calore moderato e mescolando di continuo, fino a quando la massa avrà raggiunto una certa consistenza. Appena pronta, versare la marmellata in vasi preriscaldati e chiuderli subito ermeticamente. ’autunno è una stagione molto ricca di frutti e di colori. Infatti, sia l’orto e la campagna sia il bosco e le siepi possono offrire ancora, oltre alla bellezza del paesaggio con la sua varietà e molteplicità di aspetti, anche una grande abbondanza di prodotti che, attraverso opportuni metodi di trasformazione, si possono utilizzare per tutta la lunga stagione invernale. Mentre le foglie degli alberi si vanno facendo d’oro e di porpora, nei campi e negli orti le zucche ingrossano e forniscono la loro polpa per un’infinità di ricette. Nei boschi e nei prati i funghi, che già erano apparsi sul finire dell’estate, fanno a gara per non farsi scoprire, nascondendosi nell’erba alta e ormai giallognola, sotto le prime foglie cadute fra le radici nodose delle piante. Nei giardini di città, così come negli orti e nei cortili delle case di campagna, i cachi illuminano il paesaggio col loro color arancione; assieme a molte varietà di pere e di mele, sono pronti per essere colti ed essere messi sotto vetro e conservati gelosamente. Al limitare dei boschi di collina le castagne, cadute al suolo, occhieggiano fra i ricci spaccati, mentre le mele cotogne, poste talora dalle brave massaie negli armadi e nei cassetti, conferiscono alla biancheria il loro intenso profumo. In parecchi orti le nespole, non ancora ammezzite, attendono di essere collocate nella paglia per divenire commestibili. Con tutte queste opportunità che la natura offriva loro, le nostre nonne potevano un tempo sbizzarrirsi nella preparazione di conserve, gelatine, confetture, nell’essiccazione di frutta e verdura o nella conservazione di ortaggi sott’olio e sott’aceto o in salamoia. Vogliamo provare a farlo anche noi con la frutta di cui disponiamo? Zucca in salamoia Ingredienti: una zucca gialla, 300 g di zucchero, 300 g di sale, ½ l d’acqua, 1/2 l d’aceto. Sbucciare la zucca e tagliarla a dadi di 2 cm di lato, bollire i pezzetti per un paio di minuti, quindi scolarli e sistemarli in vasi di vetro; coprirli poi con della salamoia bollente preparata con l’acqua, l’aceto, lo zucchero e il sale. Chiusi i vasi, per una sicura conservazione sarà bene sterilizzarli al fuoco per una ventina di minuti. 71 Marmellata di zucca gialla La zucca è indispensabile nella preparazione di alcune mostarde e delle marmellate di frutta mista; ma si conserva bene anche senza l’aggiunta di altra frutta o verdura. Il procedimento è un po’ lungo, ma non difficile e alla fine permette di gustare una delizia autentica da utilizzare in diverse ricette dolci, come ad esempio un’originale e insolita “crostata di zucca”. Ingredienti: 1 kg di polpa di zucca, g 350 di zucchero, un limone biologico, un pizzico di noce moscata, g 15 di cannella (circa un cucchiaino), un bicchierino di liquore. Dalla polpa gialla e soda, levare i semi e tagliarla a pezzetti. Metterla in una pentola d’acciaio e aggiungere lo zucchero. Coprire con un coperchio e lasciar macerare per almeno 12 ore in un luogo fresco. Trascorso il tempo di macerazione, mettere la pentola sul fuoco e aggiungere il succo e la scorza grattugiata di limone, la noce moscata e la cannella. Cuocere su fuoco basso per circa un’ora, quindi togliere dal fuoco e passare il composto al setaccio, aggiungere il liquore e mescolare. Versare ben calda in vasetti di vetro, chiuderli e capovolgerli. Conservali poi in luogo, fresco, buio e asciutto. ortoEeSALUTE CIBO dintorni: le aromatiche tt 05 nov-dic 2012 | anno LVII 72 Arance rosse di Sicilia: il loro ruolo nella riduzione dello stress ossidativo UN VULCANO di salute Prof. Carmelo Bruno già docente di chimica all’ITI “Buonarroti” di Trento L e arance rosse (Moro, Tarocco, Sanguinello) crescono eslusivamente in Sicilia. Come mai? Gli alberi di aranci, che attualmente permettono la produzione delle arance rosse siciliane, quando furono introdotti in Sicilia dagli arabi producevano frutti di colore giallo. Questi alberi, inseriti in un ambiente ostile quale è il terreno delle falde dell’Etna dove ci sono escursioni termiche tra il giorno e la notte, hanno prodotto a scopo protettivo speciali composti polifenolici, le Antocianine, che, a causa del loro colore rosso- viola, hanno trasformato il colore delle arance da giallo a rosso. È proprio questo colore che è in grado di difendere la nostra salute, perché tali molecole hanno forti caratteristiche antiossidanti. In pratica, le arance producono antiossidanti per difendersi dal freddo. In generale, tutte le piante producono antiossidanti per difendersi dalle aggressioni esterne, quindi, oltre al freddo, le radiazioni ultraviolette del sole (per questo il Cabernet siciliano avrà tendenzialmente più polifenoli del Cabernet trentino), gli insetti e i parassiti ( infatti i prodotti biologici, meno pro- tetti dai fitofarmaci, possiedono il 30 % in più di polifenoli rispetto a quelli trattati con prodotti di sintesi organica). Le arance “rosse” perciò differiscono, come detto, da quelle “bionde” per la presenza di Antocianine e per una maggiore concentrazione di altre sostanze antiossidanti come gli Acidi Idrossicinnamici, i Flavanoni e la Vitamina C. Numerosi lavori scientifici dimostrano l’attività antiossidante e antiradicalica delle molecole presenti nelle arance rosse. In particolare, si è scoperto che le Antocianine sono molto più attive della Vitamina C nel neutralizzare i radicali liberi, inoltre la Cianin3-Glucoside (il composto più attivo della famiglia delle Antocianine) possiede un’attività antiradicalica superiore addirittura a quella del Resveratrolo, che è una delle molecole con più alta attività antiossidante conosciuta. Tale attività si traduce in una maggiore inibizione dell’ossidazione delle LDL cioè il “colesterolo cattivo”, che dà luogo a processi degenerativi come aterosclerosi e disturbi cardiovascolari. L’EFFETTO ANTIOSSIDANTE E ANTIRADICALICO Vengono utilizzati dei modelli in vitro. In un modello viene valutata l’efficacia dei componenti delle arance rosse nell’inibire il processo di lipoperossidazione. Questo modello è in grado di simulare il comportamento di una membrana cellulare e permette di valutare tt 05 nov-dic orto e dintorni: CIBO le CIBO aromatiche E ambiente E SALUTE 2012 | anno LVII l’efficacia di questi componenti nel proteggere i lipidi della membrana stessa dall’ossidazione radicalica. In un altro modello si determina la protezione esercitata da tali molecole sull’ossidazione dei lipidi delle membrane cellulari indotta da radiazioni UVB. I risultati ottenuti con le molecole presenti nelle arance rosse dimostrano che c’è una sicura azione inibitrice nei confronti dei processi ossidativi e quindi protettrice della membrana cellulare e della cellula nel suo complesso. EFFETTO PROTETTIVO SULLA ROTTURA DEL DNA Il DNA è un componente molto sensibile all’azione aggressiva dei Radicali liberi prodotti sia dai fattori ambientali(inquinamento, eccessiva esposizione a radiazioni solari……) sia comportamentali (stress, fumo…..). È importante capire se questi antiossidanti sono in grado di proteggere il DNA. In un lavoro è stata valutata l’azione di tali molecole nei confronti dell’azione degenerativa operata dai Radicali liberi sul DNA. I risultati ottenuti con tali molecole sono stati paragonati a quelli ottenuti con la Vitamina C e con un analogo della Vitamina E. Nello studio i componenti delle arance rosse hanno dimostrato di possedere una elevata capacità nel proteggere il DNA dalla rottura indotta dai Radicali liberi, mentre la Vitamina C e l’analogo della Vitamina E hanno dimostrato solo un modesto effetto protettivo. Vogliamo ricordare che le rotture del DNA provocano mutazioni genetiche , che sono considerate l’anticamera della cancerogenesi. EFFETTO IN INDIVIDUI CON STRESS OSSIDATIVO Sono stati condotti studi in vivo su soggetti con diminuita capacità antiossidante. È ben noto che determinati soggetti presentano un forte stato di stress ossidativo dovuto a particolari patologie (diabete, dialisi….), a stili di vita non salutari (eccessivo alcool, fumo…), eccessiva attività sportiva. Uno studio ha valutato l’effetto della somministrazione di un estratto di arance rosse sullo stress ossidativo dei fumatori. In particolare, è stata misurata la concentrazione nel plasma sanguigno delle sostanze tioliche. Esse rappresentano una delle classi di antiossidanti endogeni più efficaci nel contrastare l’eccessiva produzione di radicali liberi nell’organismo. Un loro aumento significa un rafforzamento del sistema antiossidante del sangue. Nei soggetti con compromesse attività antiossidanti (fumatori, diabetici…) la concentrazione dei componenti tiolici è notevolmente più bassa rispetto a quella misurata nei soggetti che non hanno stress ossidativo. I risultati evidenziano un notevole aumento della concentrazione plasmatica dei componenti tiolici nei fumatori che hanno assunto l’estratto di arancia rossa e quindi diminuzione del danno ossidativo provocato dall’eccessivo consumo di sigarette. Un altro studio è stato condotto su soggetti diabetici. Si sa che il diabete mellito è associato ad elevati livelli di stress ossidativo, causati da uno sbilanciamento tra produzione di radicali liberi e sistemi antiossidanti endogeni. È stata misurata la concentrazione dei componenti tiolici nel plasma. Dopo l’assunzione di estratto di arance rosse si è avuto nei diabetici un rilevante aumento dei livelli ematici dei gruppi tiolici. Ciò dimostra l’effetto protettivo esercitato dall’estratto sui componenti antiossidanti endogeni (come i composti tiolici) in soggetti con compromesse capacità antiossidanti. Infine è stata condotta una sperimentazione per valutare gli effetti dell’estratto sullo stress ossidativo degli sportivi. Si sa che una strenua attività fisica è associata, sia a livello agonistico che amatoriale, ad una sovrapproduzione di radicali liberi, che determina una diminuzione delle difese antiossidanti. Sono stati determinati i valori plasmatici della capacità antiossidante totale, della concentrazione ematica dei gruppi tiolici, dei radicali liberi e della malondialdeide (che si forma in seguito alla degradazione ossidativa dei lipidi della membrana cellulare). Prima di iniziare la sperimentazione, i livelli ematici dei componenti tiolici e della capacità antiossidante erano significativamente più bassi rispetto al gruppo di controllo, mentre i valori di radicali liberi e malondialdeide erano più alti. Alla fine della sperimentazione (durata due mesi) i valori dei componenti tiolici e della capacità antiossidante si sono alzati, mentre quelli dei radicali e della malondialdeide si sono abbassati, risultando quasi sovrapponibili a quelli del gruppo di controllo. PIÙ ARANCE ROSSE E LIMONI CONTRO L’OBESITÀ A quanto pare le arance rosse, solamente quelle rosse e non quelle bionde, contrastano l’obesità e diminuiscono l’insorgenza dei tumori. L’importante scoperta è stata pubblicata sull’International Journal of Obesity. La ricerca per ora riguarda i topi da laboratorio ma ci sono molte speranze che i risultati possano essere trasferiti anche all’uomo. Nell’esperimento si sono confrontate le arance rosse con quelle bionde e si è studiata la loro capacità di influenzare l’obesità indotta da una dieta ad alto contenuto di grassi. Ad un gruppo di topi è stato dato da bere un succo di arance rosse insieme ad una dieta ipercalorica. Ad un secondo gruppo , invece, un succo di arance bionde, con la stessa dieta. Risultato: i topi che bevono arance rosse non ingrassano, mentre quelli che bevono arance bionde ingrassano. Le sostanze responsabili dell’effetto sono, probabilmente, le antocianine. In un altro esperimento si è dimostrato che la narigenina, un flavonoide del limone, è in grado di limitare l’accumulo di peso dovuto ad iperalimentazione, di aiutare a tenere sotto controllo la glicemia agendo direttamente su alcuni geni coinvolti nei processi metabolici. Nello studio pubblicato su Diabetes, un gruppo di topi è stato trattato con una dieta molto ricca di grassi, con o senza l’aggiunta di narigenina. Essa è stata in grado di contrastare in modo potente l’accumulo di grassi e l’eccesso di zuccheri nel sangue, amplificando l’attivazione di una serie di geni che metabolizzano queste sostanze a livello epatico. Anche la Vitamina C contenuta nelle arance rosse è in genere più elevata di quella delle arance bionde. Questa vitamina è molto importante per le sue molteplici funzioni: mantiene in attività il collagene (una proteina necessaria per la formazione del tessuto connettivo) rimargina le ferite e le ustioni, ha attività antiossidante che si esplica anche nella protezione di altre vitamine come quelle del gruppo B, la vit. A e la vit. E, ossidandosi essa stessa al loro posto. In conclusione, possiamo dire che parecchi studi hanno dimostrato che il consumo di arance rosse riduce lo stress ossidativo nei pazienti diabetici, protegge il DNA dal danno ossidativo e può ridurre i fattori di rischio cardiovascolari. Gli antiossidanti sono potenti alleati nel combattere le infiammazioni, abbassare le malattie di cuore e il rischio di cancro. Essi promuovono un sistema immunitario forte e aumentano la probabilità di una vecchiaia in buona salute. CAPACITÀ ANTIOSSIDANTE TOTALE (mM) E CONTENUTO DI ACIDO ASCORBICO (mM) DI DIVERSE VARIETA’ DI ARANCE ROSSE E BIONDE ACIDO ASCORBICO (mM) CAPACITÀ ANTIOSSIDANTE TOTALE (mM) OVALE 3.01 5.32 NAVEL 2.62 4.79 VALENCIA 2.21 3.49 SANGUINELLO 3.27 4.74 MORO 3.32 5.83 TAROCCO 3.11 5.05 VARIETÀ DI ARANCE Tra le arance bionde, la capacità antiossidante della varietà Ovale è più alta delle varietà Valencia e Navel. La capacità antiossidante delle arance Moro, più fortemente colorate, è più alta rispetto a tutte le altre varietà sia rosse che bionde. Dati ottenuti in una ricerca condotta dall’Università di Messina in collaborazione col King’s College di Londra. 73 ortoEeSALUTE CIBO dintorni: le aromatiche tt 05 nov-dic 2012 | anno LVII Alimenti tradizionali e sicurezza alimentare PRODOTTI DI MALGA a rapporto 74 Rosaria Lucchini Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie Sezione di Trento Mattivi Alberto Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari - Servizio Veterinario L a fine dell’estate si configura con il termine della stagione dell’alpeggio e la discesa a valle del bestiame. Bovini, ovicaprini, cavalli tornano ai paesi ornati a festa, sfilando tra le vie principali per ricevere il saluto della popolazione. La “desmontegada” celebra la fine dell’alpeggio estivo di molti animali e delle persone che li accudiscono; una festa suggestiva che coniuga ogni anno i colori e i sapori della tradizione. Gli alpeggi rappresentano una componente fondamentale del paesaggio culturale della montagna in cui rientra a pieno titolo anche la scoperta di sapori e cibi che solo in queste zone si possono trovare. In generale i prodotti tipici e tradizionali stanno trovando un grande riscontro nel consumatore, quale richiamo all’autenticità e alla qualità percepita. Sono specialità alimentari contraddistinte da un forte legame con il territorio di origine e dall’impiego di tecnologie artigianali radicate nel tempo. E i prodotti di malga sono un esempio per eccellenza, caratterizzati da aromi particolari e sapori decisi che li differenziano dai prodotti dell’industria. Nel corso degli ultimi anni è cresciuto notevolmente l’interesse del consumatore nei confronti di alcuni prodotti di nicchia, in particolare quelli legati alla tradizione culturale, al luogo e alla lavorazione legati alle fonti storiche. Diverse ricerche hanno rivelato che i consumatori europei attribuiscono un’immagine di sicurezza prevalentemente al prodotto locale e nazionale, o di produzione propria, piuttosto che al prodotto “industriale” legato alla grande distribuzione. Tuttavia, sono noti anche incidenti riguardanti la sicurezza alimentare quali tossinfezioni associate al consumo di prodotti tradizionali o lavorati artigianalmente. Va infatti ricordato che nel settore alimentare in genere, e in particolare parlando di prodotti tt 05 nov-dic orto e dintorni: le CIBO aromatiche E SALUTE 2012 | anno LVII lattiero caseari e prodotti di malga, si ha a che fare con microrganismi. Alcuni di essi risultano essere fondamentali per la buona riuscita del prodotto, della consistenza, del profumo e dell’aroma. D’altra parte ci sono altri gruppi microbici che, qualora prendano il sopravvento su quelli “buoni”, potrebbero favorire lo sviluppo di difetti alterando le caratteristiche dell’alimento e rendendolo non gradito al consumatore, o riducendone la conservabilità (presenza di colore non desiderato, presenza di aromi amari, gonfiore o occhiature anomali nei formaggi), o addirittura consentire lo sviluppo di patogeni che potrebbero causare malattie trasmesse dagli alimenti, tipicamente gastroenteriti. Ma questi imprevisti non devono spaventarci. Da un censimento di qualche anno fa (2005), in Trentino risultano ben 301 malghe attive, con 8.831 vacche in lattazione e 3.041 caprini, e una superficie pascolata pari a 37.000 ettari. Nell’ultimo decennio le malghe ove viene lavorato il latte per ottenere burro, ricotta e formaggio sono aumentate: circa 20.000 quintali di latte al giorno sono lavorati sul posto, nelle circa 90 malghe “da formaggio”, mentre oltre 53.000 quintali vengono trasportati nei caseifici di fondovalle. Pur rappresentando solo il 5% della produzione di latte trentino, le malghe sono uno degli elementi costitutivi del paesaggio alpino, hanno un ruolo importante nella manutenzione del territorio in montagna, nella conservazione e per la cura del paesaggio, e quindi c’è una precisa volontà a garantire la sicurezza dei prodotti dell’alpeggio. Come negli anni scorsi, anche quest’anno, sono stati eseguiti puntuali sopralluoghi in malga, coinvolgendo diverse figure professionali dei vari enti provinciali (veterinari, agronomi, biologi, esperti di alimentazione degli animali da produzione, tecnici caseari, consulenti per l’igiene delle produzioni, …) per verificare le caratteristiche sanitarie degli animali in alpeggio; i requisiti strutturali previsti per la lavorazione dei prodotti in malga, o per la mungitura e il trasporto del latte al caseificio; per la gestione dell’ambiente, delle attrezzature, dei locali adibiti a trasformazione e vendita dei prodotti lattiero-caseari, dei locali adibiti a stagionatura e conservazione; requisiti tecnologici di produzione in malga; igiene del personale. Infatti anche in malga deve essere garantito, seppur nella semplicità delle strutture, l’applicazione delle buone pratiche di lavorazione e il rigoroso rispetto della prassi igienica nella gestione dell’ambiente, delle attrezzature e della persona. Tali interventi hanno proprio lo scopo di vigilare e di formare gli operatori delle malghe, promuovendo azioni di prevenzione, anche sfruttando le esperienze e le conoscenze acquisite nel corso delle attività svolte gli anni precedenti sempre a favore delle malghe. L’efficacia di tali attività può essere ben riassunta valutando i risultati ottenuti dai controlli ufficiali svolti in malga negli ultimi anni, da cui emerge che non sono state notificate emergenze sanitarie per tossinfezioni alimentari in malga, non sono emerse non conformità di prodotto per presenza di patogeni o loro tos- sine o non conformità di struttura da pregiudicare lo svolgimento delle produzioni in malga. I dati sono riportati nelle tabelle (aggiornati al 30 ottobre 2012). Va sottolineato il progressivo mi- glioramento delle condizioni igieniche, dal momento che quest’anno solo due campioni presentavano valori di stafilococchi elevati, senza peraltro presentare tossine: un ottimo risultato! Anno Insediamenti controllati Interventi effettuati Analisi effettuate Presenza di patogeni o tossine Non conformità di igiene 2009 26 38 149 0 0 2010 29 42 442 0 0 2011 40 46 225 0 0 2012 32 34 265 0 0 Ricerca patogeni Indicatori di igiene di processo Anno Listeria monocytogenes Salmonella spp Stafilococchi coagulasi positivi Escherichia coli 2009 29 29 55 79 2010 43 44 70 70 2011 50 50 92 91 2012 45 40 64 62 La valorizzazione dei prodotti d’alpeggio, così come quella di tutti i prodotti tipici non può che passare attraverso il mantenimento delle tradizioni abbinato alla sicurezza igienica degli alimenti a garanzia della salute del consumatore. Garantire un prodotto sicuro e la continuità nella produzione, sia in termini quantitativi che qualitativi, evitando l’insorgenza di difetti sono alcuni degli obiettivi da perseguire per salvaguardare tali produzioni ed il loro contributo all’economia locale. Il formaggio, il prodotto principale degli alpeggi, non è più solo una tradizione gastronomica, ma diviene un possibile elemento di valorizzazione indiretta del paesaggio, dell’ambiente, del territorio nel suo complesso. Infatti la malga tende a divenire sempre più meta di turisti in cerca di prodotti che, attraverso i loro sapori e profumi, rievochino memorie di vecchie tradizioni e di antichi lavori. In malga si riconosce e si ricerca l’inscindibile legame esistente tra l’uomo, gli animali e il territorio, caratteristica che distingue l’ambiente montano da quello della pianura. Tutto ciò rende necessario l’approfondimento costante delle conoscenze relative alle tecnologie casearie utilizzate, alle caratteristiche dei formaggi, nonchè alla loro salubrità. Cos’è un prodotto tradizionale? Per prodotti agroalimentari tradizionali si intendono “quei prodotti i cui metodi di lavorazione, conservazione e stagionatura sono praticati in un certo territorio in maniera omogenea e secondo regole tradizionali e protratte nel tempo, per un periodo comunque non inferiore a 25 anni” secondo quanto definito all’art. 8 del D.Lgs. 173/1998 e D.M. 350/1999. Principali microrganismi causa di tossinfezioni alimentari Salmonella spp Campylobacter termofili Listeria monocytogenes Stafilococchi coagulasi positivi enterotossigeni Escherichia coli vero citotossici 75