PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO
Assessorato provinciale all’agricoltura
foreste, turismo e promozione
terratrentina
www.trentinoagricoltura.net
nov./dic. 2012 | nr. 5 anno LVII
Periodico di economia e tecnica per un’agricoltura moderna al servizio del consumatore e dell’ambiente
L’abete trentino donato
dal Comune di Andalo
alla città di Roma
primo piano
Alpi, una nuova identità
per le Terre
terre alte
Alted’Europa
d’Europa
ATTUALITÁ
Il nuovo Consorzio
di bonifica
bonifica agricola
agricola
di
TURISMO
La conferenza
di Levico
Levico
di
RICERCA
I nuovi
biocarburanti
biocarburanti
AROMATICHE
Vizi e virtù
del rosolaccio
rosolaccio
del
Dai GAS
auguri
alla crisi
a
tutto
GAS!
Il boom
dei Gruppi
Il
dei Gruppi
di acquisto solidale
diboom
acquisto
solidale
L’abete trentino donato dal Comune di Andalo alla città di Roma
[email protected]
05
Periodico di economia
e tecnica dell’agricoltura.
Organo dell’Assessorato provinciale
all’agricoltura, foreste, turismo
e promozione
Reg. Trib. Trento n. 41
del 29.8.1955
Coordinatore tecnico
Sergio Ferrari
Coordinatore editoriale
Corrado Zanetti
Segreteria di redazione
Marina Malcotti
Redazione
Piazza Dante, 15
38122 TRENTO
Tel. 0461 494614
Fax 0461 494615
COMITATO
DI DIREZIONE
terratrentina
www.trentinoagricoltura.net
nov-dic 2012 | anno LVII
Direttore responsabile
Giampaolo Pedrotti
PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO
AssessorAto provinciAle All’AgricolturA
foreste, turismo e promozione
La crisi marca la fine di un paradigma, e ci spinge alla ricerca
di nuovi fondamentali. Il benessere costruito attorno alle pulsioni
individuali non garantisce stabilità. E ha reso tutti più soli, più fragili,
più lontani. Non usciremo dalla crisi se non passeremo dall’io al noi:
se non ricominceremo, cioè, a stare insieme.
nov./dic. 2012 | nr. 5 anno LVII
periodico di economia e tecnica per un’agricoltura moderna al servizio del consumatore e dell’ambiente
PRIMO PIANO
Alpi, una nuova identità
terre alte
per le Terre
Alted’Europa
d’Europa
ATTUALITÁ
Il nuovo Consorzio
di bonifica
bonifica agricola
agricola
di
Antonio Galdo,
L’egoismo è finito. La nuova civiltà dello stare insieme (Einaudi)
TURISMO
La conferenza
di Levico
Levico
di
RICERCA
I nuovi
biocarburanti
biocarburanti
l’abete trentino donato
dal comune di Andalo
alla città di roma
Il futuro del pianeta non è già stabilito. Al contrario, richiede risposte,
senza indugio. Sviluppo umano, effetto serra, gestione delle risorse
naturali, protezione della specie: più che mai l’avvenire chiama
all’azione, con il rischio, altrimenti, che si imponga al mondo il peggiore dei futuri possibili.
AROMATICHE
Vizi e virtù
del rosolaccio
rosolaccio
del
Dai GaS
auGuri
alla criSi
a
tutto
GaS!
il boom
dei Gruppi
sommario
Virginie Raisson, Atlante dei futuri del mondo migrazioni, agricoltura, acqua e clima… (Slow Food editore)
Alberto Giacomoni
Agenzia provinciale
per i pagamenti
Giuliano Dorigatti
Agenzia provinciale per i pagamenti
Angela Menguzzato
Dipartimento agricoltura turismo
commercio e promozione
l’abete trentino donato dal comune di Andalo alla città di roma
PRIMO PIANO
Paolo Nicoletti
Dipartimento agricoltura turismo
commercio e promozione
Fabrizio Dagostin
Servizio agricoltura
il
dei Gruppi
di acquisto solidale
diboom
acquisto
solidale
ALPI: UNA NUOVA IDENTITÀ GEOPOLITICA
PER LE TERRE ALTE D’EUROPA
Annibale Salsa
NUOVA PAC, I FONDI UE LEGATI
AL RISPETTO DELLE “PRECONDIZIONI”
Alexa Vanzetta
Romano Masè
Dipartimento territorio ambiente
e foreste
ATTUALITà
4
Marina Monfredini
Fondazione E. Mach
IL NUOVO PALAZZO DELLA RICERCA
Jacopo Tomasi
Ufficio stampa
Fondazione E. Mach
Jacopo Tomasi
L’INTERVISTA / MAURO FEZZI
Jacopo Tomasi
Fotografie:
Foto in copertina: Di Matteo Francesco
Archivio Azienda per il Turismo Madonna
di Campiglio Pinzolo Val Rendena;
Archivio APT Valsugana; Archivio Camera
di Commercio Industria Artigianato di
Trento; Archvivio Dipartimento Agricoltura
Turismo Commercio e Promozione;
Archivio IASMA; Archivio Museo Scienze;
Archivio Parco Naturale Adamello Brenta;
Archivio Servizio Foreste e Fauna;
Archivio Scuola Provinciale antincendi;
Archivio Ufficio Stampa PAT; Fototeca
Trentino Marketing S.p.A.; Servizio
Audiovisivo Commissione Europea;
Soprintendenza per i Beni Storico-artistici;
© Photo Parlement Europeen© Arhitecte:
Association des architectes du CIC:
Vanden Bossche sprl,C.R.V.sa.,CDG
sprl,Studiegroep D. AgF Bernardinatti;
Roberto Besana; Piero Cavagna;
Giovanni Cavulli; Piero Frattin; Giovanni
Gorga; Daniele Lira; Romano Magrone;
Walter Nicoletti; Leandro Sabin Paz;
Alessandro Poli; Marco Simonini; Foto
Rensi; Foto Tonina; Marco Viviani;
Gianni Zotta.
10
LE “FEBBRE” DELL’AGRICOLTURA:
IL PROGETTO ENVIROCHANGE
Jacopo Tomasi
L’INTERVISTA / LUCA MERCALLI
Lorenzo Rotondi
LA STAGIONE? è ANDATA COSÌ
Sergio Ferrari
INTERPOMA, UN NUOVO LOOK
PER LA MELA MORSA DALLA CRISI
Sergio Ferrari
DALLA BONIFICA AGRICOLA
ALLA DIFESA DEL TERRITORIO
Walter Nicoletti
Studio Bi Quattro s.r.l. - Trento
MOTO AGRICOLE PIÙ SICURE
CON LE NUOVE LINEE GUIDA
STAMPA
Lorenzo Rotondi
GRAFICA
Tipografia Esperia - Trento
Chiuso in redazione il 19/12/2012
18
TIPICI SÌ MA SICURI
Corrado Zanetti
LE SUGGESTIONI DEL TRENTODOC
Sergio Ferrari
firmato provincia
24
Speciale
RUBRICHE
56
GAS
29
A come
Agricoltura
ALIMENTAZIONE,
AMBIENTE
Walter Nicoletti
Notizie IASMA Silvia Ceschini
ue Informa a cura di Europe Direct
Notizie a cura di Sergio Ferrari
scaffale a cura di Silvia Vernaccini
TESTI: Lucia Facchinelli
FOTOGRAFIE: Matteo Rensi
Come la politica dai cittadini, anche il commercio dell’agroalimentare, orientato verso le grandi catene distributive, è sempre più
distante dai consumatori. I quali, spinti dalla crisi ma ancor prima
da una nuova etica del consumo critico e consapevole, sostenibile, responsabile e solidale, fuggono dalla “catena lunga” e si autorganizzano per i propri acquisti attraverso i GAS. Nella nostra
provincia sono una trentina e ad essi fanno riferimento 50-70 mila
famiglie. Un “altro commercio” che non paga tasse, alimentato da
sempre più aziende agricole, all’insegna della qualità dei prodotti
(spesso biologici), del rispetto per gli ecosistemi e per le persone.
Ecco come funzionano, cosa fanno e chi sono i Gruppi di Acquisto
Solidale del Trentino.
MARKETING
E TURISMO
Orto e dintorni:
ROSOLACCIO
Iris Fontanari
Ricette contadine:
COLORI D’AUTUNNO
72
Iris Fontanari
CIBO E SALUTE:
ARANCE ROSSE DI SICILIA
Carmelo Bruno
PRODOTTI DI MALGA A RAPPORTO
Rosaria Lucchini e Alberto Mattivi
TECNICA, RICERCA, SPERIMENTAZIONE
42
48
BIOCARBURANTI DAGLI
EFFLUENTI ZOOTECNICI
Daniela Bona e Silvia Silvestri
CIMATRICE A FINESTRE
Alberto Dorigoni
LA QUALITÀ DELLA MELA
NELL’ERA POST-GENOMICA
Fabrizio Costa
PESCA, I NUOVI PIANI
DI GESTIONE
IL TURISMO E LA CRISI:
“UNA SFIDA CHE VINCEREMO
UNITI”
Mauro Neri
CONTADINI E ALBERGATORI:
I GIOVANI VINCONO
FORMAGGI DI MALGA
AL SALONE DEL GUSTO
TENUTA SPAGOLLE:
UNA VETRINA PER I PRODOTTI
DELLA VALSUGANA
Davide Modena
ECCO LA NUOVA MALGA FOSSE
54
TECNICA FLASH
a cura di Sergio Ferrari
50
| MACROREGIONE ALPINA
PRIMOpiano
primo
PIANO
Alpi
tt 05
nov-dic
2012 | anno LVII
Una nuova identità geopolitica
per le Terre Alte d’Europa
tt 05
nov-dic
PRIMO PIANO
2012 | anno LVII
Il neo-centralismo tecnocratico
rischia di accorpare
i territori alpini alle pianure
(padane, renane, rodaniane e
danubiane).
Un disegno favorito
dalla scarsa consapevolezza
delle popolazioni residenti
della propria specificità storica
e geografica e delle ragioni
fondanti le loro autonomie.
Annibale Salsa
L
a macroregione alpina sta ritornando al centro della riflessione
geo-politica per il suo importante
ruolo di cerniera all’interno dell’Europa. L’ultima grande colonizzazione rurale delle Alpi, che ha modificato
la mappa dello spazio alpino a partire dal X-XI
secolo fino al XIV-XV, ha consegnato alla storia
un territorio pensato non soltanto in funzione di
luogo di transito fra il nord e il sud, l’ovest e l’est
dell’Europa, quanto di casa comune costruita
per una residenza stabile sulle terre alte.
| MACROREGIONE ALPINA
PRIMOpiano
primo
PIANO
La civilizzazione alpina medievale ha segnato in profondità un’area che in precedenza,
soprattutto in epoca romana, assumeva
prevalentemente la funzione di corridoio di
transito più che di luogo di abitazione permanente a quote elevate. La nascita degli “Stati
di passo”, situati a cavallo dello spartiacque
principale, ha infranto le naturali barriere
oro-idrografiche dando luogo a comunità autonome destinate a sperimentare con successo nuove forme di autogoverno.
I soggetti politici del tempo, come il Sacro
Romano Impero, avevano affidato alla feudalità minore - ecclesiastica e laica - il controllo del territorio attraverso l’incentivazione
di pratiche insediative da parte di famiglie
coloniche,alle quali veniva riconosciuto lo
status di “uomini liberi”. L’arco alpino assumeva, pertanto, il carattere di un grande
mosaico di popoli e comunità cui mancava,
però, la consapevolezza di appartenere ad
un unico territorio omogeneo. Le relazioni
trasversali attraverso i passi principali prevalevano, infatti, sulle relazioni longitudinali fra
valli contigue di ambito locale. Questo dato
fa capire, in maniera evidente, l’importanza
strategica di alcune grandi vie di arroccamento nonché delle rispettive appendici
transalpine e cisalpine.
La via dell’Adige diventerà il principale asse
in grado di garantire il passaggio degli Imperatori germanici verso Roma. I Principati
Vescovili di Trento e di Bressanone presiederanno quest’area dal punto di vista amministrativo e i loro “avogadri” o “avvocati” –
Conti del Tirolo – ne assumeranno la difesa
militare pur non senza contrasti e tentativi di
sottrazione del potere all’autorità vescovile.
L’età moderna, soprattutto a partire dal XVII
secolo, eroderà progressivamente lo status
quo degli assetti transalpini fissando nuove
delimitazioni territoriali stabilite sulla base
di teorie geo-politiche di stampo idrografico (dottrina dello spartiacque o delle acque
pendenti). I passi alpini non svolgeranno più
la funzione di cerniera porosa fra versanti
contigui, ma di barriere orografiche a presidio dei nascenti Stati nazionali. Mentre in età
pre-moderna vi era la consapevolezza, da
parte dei soggetti istituzionali, della sostanziale unitarietà ed apertura pan-alpina del
territorio, con l’avvento della modernità le
Alpi si chiuderanno dentro le frontiere ermetiche degli Stati. Le montagne diventeranno
steccati naturali a difesa dei territori di pianura su cui graviteranno gli interessi economici
delle formazioni politiche moderne collocate
in aree urbane extra-alpine.
Dalla centralità intra-alpina degli “Stati di
Passo” si passerà, quindi, alla progressiva
marginalizzazione dei territori di montagna
verso i quali si rivolgeranno le attenzioni
degli apparati militari, chiamati alla difesa o
alla conquista della linea divisoria delle acque. Le popolazioni alpine ne pagheranno
un pesante tributo in termini di distruzioni, di
servitù militari, di evacuazioni, di emigrazioni spesso definitive. Gli assi di penetrazione
nelle Alpi assumeranno, via via, la natura di
corridoi di transito (Alptransit). I flussi prevarranno sui luoghi.
Nelle regioni delle Alpi ove ancora resistono
forme di autogoverno (Cantoni svizzeri, Regioni italiane a Statuto speciale quali le Province di Trento e Bolzano e la Valle d’Aosta),
l’emorragia demografica è stata fermata. Ma
oggi risuonano, in Italia, echi inquietanti di
centralismo tecnocratico che vanno a sostituirsi ai vecchi centralismi burocratici e nazionalisti già tristemente sperimentati fra le due
guerre mondiali. Ciò accade, purtroppo, nella
totale insipienza delle ragioni - passate, pre-
tt 05
nov-dic
2012 | anno LVII
senti e future - che stanno alla base dell’autogoverno dei piccoli territori di montagna.
Il neo-centralismo si giova, soprattutto, della
scarsa consapevolezza che le stesse popolazioni residenti in questi territori hanno della
loro specificità storica e geografica e delle
ragioni fondanti le loro autonomie. Le argomentazioni portate a sostegno delle istanze
autonomiste spesso si rivelano inadeguate di
fronte alla furia iconoclasta di giornalisti che
cavalcano sentimenti nazional-popolari o a
formazioni partitiche populiste che si ispirano
a modelli di regione in cui coabitano, entro
una stessa entità amministrativa, territori di
montagna insieme con territori di pianura. Ne
sono prova le richieste di annessione di territori veneti, lombardi e piemontesi alle confinanti Regioni alpine a statuto speciale.
La storia amministrativa delle Alpi dimostra,
invece, la piena validità del modello intra-alpino. Quando la montagna insiste su entità
regionali e provinciali miste (pianura e montagna), è la montagna che perde in termini
di subalternità culturale, sociale, economica.
Anche per i Trentini si pone, oggi, il problema di un approfondimento consapevole della
propria appartenenza alla macroregione alpina europea e di un allargamento di prospettiva che guardi ad altri territori alpini allo scopo
di evitare rischiosi tentativi di accorpamento
entro le prospicienti regioni padane.
Una geografia politica variabile che riporti al
centro i territori di montagna, confinati colposamente in periferia, rappresenta la sfida decisiva per riposizionare le Alpi in Europa. Strumenti giuridici come la Convenzione alpina o
i Gruppi Europei di Cooperazione Territoriale
(Euroregioni), possono contribuire a riportare
al centro dell’Europa il prezioso patrimonio
delle Alpi, eroso all’esterno dalle varie pianure - padane, renane, rodaniane e danubiane
tt 05
nov-dic
2012 | anno LVII
- che dalle Alpi traggono preziose risorse, fondamentali per le proprie economie.
Vorrei citare un esempio emblematico, in
proposito. Un europeista illuminato come
l’olandese Sicco Mansholt, presidente della
Commissione Agricoltura della Comunità nell’anno 1973, non comprese l’importanza dell’agricoltura e dell’allevamento di montagna. Il
suo Piano ne prevedeva il progressivo smantellamento. In un sopralluogo compiuto fra i
masi sudtirolesi della Provincia di Bolzano,
manifestò tutto il suo scetticismo nei confronti
di quelle pratiche colturali proponendone l’abbandono ed il loro trasferimento nel fondovalle. Grandi stalle sul modello intensivo agroindustriale della pianura olandese dovevano
sostituire le piccole stalle di montagna.
Qualche tentativo di questo tipo si è registrato, anche in Trentino, fra Bleggio e Lomaso.
Mansholt indicava, in alternativa, il graduale
rimboschimento di prati e pascoli per fare
della montagna una wilderness di ritorno.
Sarebbe stato un disastro per questo territorio - il Sudtirolo – che la piccola agricoltura
non intensiva di montagna ha reso esempio
virtuoso per tutte le Alpi. L’integrazione fra
agricoltura di montagna, turismo e paesaggio sono un grande punto di forza a difesa
della ri-attualizzazione del ruolo delle Alpi in
senso economico.
La forza competitiva delle terre alte non risiede,
infatti, in parametri di ordine quantitativo: in tal
senso la montagna sarebbe sempre perdente nei confronti della pianura. Sono le nicchie
qualitative che fanno, invece, la differenza.
L’abbandono della ruralità alpina fa crescere
il rischio di uno spontaneo e veloce re-inselvatichimento i cui effetti sono visibili agli occhi di
tutti. Esso rappresenta la cartina al tornasole
del fallimento delle moderne politiche per la
montagna. Il 30% del territorio delle Alpi è stato invaso, negli ultimi dieci anni, dai cespugli e
dagli arbusti i quali, lungi dal rappresentare un
incremento del patrimonio forestale, riducono
il bene prezioso della biodiversità.
Alcuni anni orsono era emersa l’esigenza
di riconoscere tutte le Alpi quale Patrimonio
dell’Umanità tutelato dall’Unesco, proprio
per i loro attributi di unicità paesaggisticoambientale nel vecchio continente. Forse si
trattava di una proposta eccessiva, anche
per le differenze di gestione di un così vasto
territorio. Resta il fatto che le parti più affascinanti di esse - le Dolomiti - hanno avuto
con tale riconoscimento un’ulteriore opportunità di rilancio qualitativo dell’area.
È arrivato il momento che a tutti i livelli di governante – europeo, nazionale, regionale - ci
si renda conto che le Alpi non sono riducibili a
“terreno di gioco” o a spazio di “natura selvaggia”. Il benessere delle pianure dipende, infatti, dal buono stato delle montagne, dalle loro
risorse di energia rinnovabile. Alle popolazioni
è demandato il compito di vigilare su questi
territori, fragili e precari, attraverso una sempre maggiore responsabilizzazione al buongoverno anche in vista di un patto federativo fra
regioni alpine irriducibilmente autonome.
| primo
MACROREGIONE ALPINAPRIMO
PRIMOPIANO
piano
PIANO
Convenzione delle Alpi
Firmato dal Trentino il protocollo
per la presidenza italiana
Negli anni 2013 e 2014 la presidenza della Convenzione delle Alpi, che è tenuta a rotazione dagli stati aderenti, toccherà all’Italia. A partire dall’autunno 2011 è in corso un processo di coordinamento con le regioni alpine italiane e altri enti attivi sul territorio alpino,
finalizzato alla messa a punto di un programma condiviso per il periodo di presidenza
italiana della Convenzione, sia di uno specifico Protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Ambiente e tali enti.
Il Trentino ha formalizzato la propria adesione al protocollo di intesa per le iniziative in vista
della presidenza italiana il 15 novembre scorso a Roma. “Il biennio di presidenza italiana”
- questo l’auspicio espresso in occasione della firma del protocollo dal vicepresidente e
assessore ai lavori pubblici, ambiente e trasporti Alberto Pacher - dovrà servire non soltanto a portare il contributo dell’Italia alla Convenzione delle Alpi in termini di salvaguardia
dell’ambiente alpino, ma anche per mettere al centro delle politiche internazionali sempre
più il tema della montagna e dunque la costruzione, anche nel nostro Paese, di una cultura politica della montagna in grado di cogliere la delicatezze e l’estrema biodiversità che
caratterizzano in particolare l’arco alpino”.
Il documento sottoscritto presso il Ministero dell’Ambiente da tutti i soggetti coinvolti, ovvero dalle regioni e province autonome alpine, dalle autorità di bacino interessate, dall’Istat
e da alcune fondazioni e associazioni, prevede l’istituzione di un gruppo di lavoro con
il compito di predisporre il programma dettagliato della presidenza italiana e di coordinare la realizzazione delle iniziative previste. Queste le linee generali della presidenza
italiana: adattamento ai cambiamenti climatici; costituzione di un gruppo di lavoro foreste, aree protette
e valorizzazione dei servizi ecosistemici; definizione
di un’agenda digitale alpina; efficienza e sostenibilità
energetiche; prodotti agro-alimentari alpini e biodiversità regionale; demografia e occupazione, turismo;
gestione sostenibile delle risorse idriche; strategia
macroregionale alpina; mobilità e trasporti; candidature UNESCO alpine.
Nel frattempo, il 12 dicembre scorso, i ministri dell’ambiente degli otto paesi alpini aderenti alla Convenzione, hanno nominato Markus Reiterer (nella
foto), 45enne giurista e diplomatico austriaco, nuovo
segretario generale della Convenzione. Reiterer subentra a Marco Onida, che aveva ricoperto l’incarico
dal 2007 ad oggi. (a.t.)
| NUOVA PAC
PRIMOpiano
primo
PIANO
tt 05
nov-dic
2012 | anno LVII
Nuova PAC
I fondi UE legati al rispetto
delle “precondizioni”
Alexa Vanzetta
Dipartimento Agricoltura, Turismo,
Commercio e Promozione
I
l 19 ottobre scorso si è svolto alla
Fondazione E. Mach di S. Michele un
incontro tra le Province autonome di
Trento e di Bolzano, la Valle d’Aosta,
il Friuli Venezia Giulia e alcuni rappresentanti del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, volto ad approfondire
alcune tematiche sulla nuova Politica Agricola
Comune (PAC) per il periodo 2014-2020.
Le proposte di regolamento sulla nuova
PAC, presentate dalla Commissione Europea all’inizio del 2012 e modificate nel corso
dello scorso settembre, sono attualmente al
centro della discussione tra Consiglio UE e
Parlamento Europeo, gli organi istituzionali
che adotteranno la decisione finale in merito. Tuttavia, al momento è in gioco un’altra
partita cruciale a livello europeo: il bilancio
UE 2014-2020. Infatti, la sua approvazione
consentirà il proseguimento dei negoziati
sulla nuova PAC e permetterà di arrivare,
presumibilmente entro marzo 2013, all’approvazione finale dei Regolamenti.
La PAC rappresenterà nuovamente la politica comunitaria con la maggior incidenza
nel quadro finanziario pluriennale dell’Unione Europea, anche se in termini assoluti le
risorse destinate diminuiranno rispetto alle
programmazioni precedenti.
L’Accordo di partenariato
La nuova programmazione 2014-2020 prevede un coordinamento a livello statale dei diversi
fondi: Fondo europeo agricolo per lo sviluppo
rurale (FEASR), Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR), Fondo Sociale Europeo (FSE)
e Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP). Gli Stati membri firmeranno un
accordo di partenariato con la Commissione
Europea al fine di garantire un’integrazione fra
le diverse politiche UE a livello nazionale.
A tal proposito si è svolto a fine novembre un
incontro tra i Ministeri dell’Agricoltura e dello
Sviluppo Economico, le Autorità di Gestione
regionali dei vari fondi e la Commissione Europea per discutere sui contenuti dell’accordo e per definire alcuni punti essenziali della
strategia comune. Il rappresentante del Ministero ha affermato, durante l’incontro, che
il contratto di partenariato, una volta ultimato, verrà sottoposto all’approvazione della
Conferenza Stato-Regioni al fine di garantire
il massimo coinvolgimento delle regioni/province nella relativa definizione.
Le precondizioni
Un’ulteriore novità della programmazione 20142020 consiste nell’obbligo da parte degli Stati
membri di rispettare delle precondizioni (condizionalità ex ante), in altre parole di soddisfare
determinati standard sia in termini di attuazione
di direttive comunitarie, sia di rispetto di obiettivi strategici europei, in diversi ambiti quali ad
esempio quello ambientale, energetico, dell’innovazione e ricerca ecc., per giustificare l’assegnazione dei fondi UE. Il portavoce del Ministero ha informato che è stata avviata una fase di
mappatura a livello statale con la quale valutare
il grado di rispetto di tali precondizioni ed ha anticipato l’invio alle autorità regionali/provinciali di
alcune schede, per monitorare lo stato di attuazione a livello regionale/provinciale.
Il monitoraggio
Nell’ottica di una maggior integrazione fra le
diverse politiche europee, è stato approfondito durante l’incontro il tema degli obiettivi UE
2020, al raggiungimento dei quali dovrà contri-
buire ogni singolo fondo (FEASR, FESR, FSE,
FEAMP). Inoltre, è stato illustrato il nuovo sistema di monitoraggio dello sviluppo rurale,
volto a garantire la corretta attuazione ed a
controllare il raggiungimento degli obiettivi del
programma. Il monitoraggio presenta due importanti novità: la prima riguarda l’inserimento
di indicatori target, mediante i quali misurare
il grado di esecuzione del programma, riferiti
a delle precise aree tematiche (focus area); la
seconda invece riguarda gli indicatori di impatto, volti a quantificare l’impatto socio-economico delle politiche sul territorio, che saranno in
comune con il primo pilastro della PAC.
Il Leader “plurifondo”
A livello provinciale sta destando qualche
preoccupazione l’inserimento nello sviluppo
rurale anziché nella PAC primo pilastro di
una misura sulla gestione del rischio (premi
assicurativi), in quanto tale misura andrebbe ad assorbire una consistente parte del
budget a disposizione. Il rappresentante del
Ministero però ha anticipato che alcune misure, quali ad esempio quella sulla gestione
del rischio, potrebbero essere applicate a
livello nazionale. Tale clausola resta al momento ancora in fase di discussione.
Innovativa sarà la gestione nella programmazione 2014-2020 dello “sviluppo locale partecipativo”, l’attuale Asse IV Leader, il quale potrà essere finanziato non solo con il FEASR,
ma anche tramite gli altri fondi FESR, FSE.
Il rappresentante del Ministero ha illustrato
durante l’incontro le opportunità e i rischi di
un’attuazione del Leader “plurifondo”.
Infine, sono state brevemente descritte le
principali novità sulla PAC primo pilastro,
con particolare riferimento al greening.
tt 05
nov-dic
NUOVA PAC | primo piano
2012 | anno LVII
Obiettivi Strategia Europa 2020
Occupazione
Innalzamento al 75% del tasso di occupazione (per la fascia di età compresa tra i 20 e i 64 anni)
Ricerca & Sviluppo
Aumento degli investimenti in ricerca e sviluppo al 3% del PIL dell’UE
Cambiamenti climatici/energia
• Riduzione delle emissioni di gas serra del 20% (o persino del 30%, se le condizioni lo permettono)
rispetto al 1990
• 20% del fabbisogno di energia ricavato da fonti rinnovabili
• aumento del 20% dell’efficienza energetica
Istruzione
Riduzione degli abbandoni scolastici al di sotto del 10%, aumento al 40% dei 30-34enni con un’istruzione
universitaria
Povertà / emarginazione
Almeno 20 milioni di persone a rischio o in situazione di povertà ed emarginazione in meno
Fondi europei coinvolti nell’accordo di partenariato
Fondo europeo per lo sviluppo rurale (FEASR) è lo strumento finanziario comunitario che, agendo in modo complementare alle politiche
di sostegno dei mercati e dei redditi nell’ambito della Politica Agricola comune, è finalizzato alla promozione dello sviluppo rurale attraverso
il miglioramento della competitività dei settori agricolo e forestale; il miglioramento dell’ambiente e del paesaggio rurale; il miglioramento
della qualità di vita e diversificazione dell’economia rurale.
Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) è lo strumento finanziario comunitario finalizzato a consolidare la coesione economica e
sociale del proprio territorio correggendo gli squilibri fra le regioni. Finanzia gli investimenti nelle imprese (in particolare le PMI) volti a creare
posti di lavoro sostenibili, infrastrutture correlate ai settori della ricerca e dell’innovazione, delle telecomunicazioni, dell’ambiente, dell’energia e dei trasporti e strumenti finanziari (fondi di capitale di rischio, fondi di sviluppo locale ecc.) per sostenere lo sviluppo regionale e locale
ed incentivare la cooperazione fra città e regioni.
Fondo Sociale Europeo (FSE) è lo strumento finanziario comunitario che mira alla promozione di uno sviluppo armonioso dell’insieme
della Comunità ed una progressiva riduzione delle disparità esistenti trai cittadini e Regioni dell’Unione europea. Il FSE in particolare ha lo
scopo di rafforzare la coesione economica e sociale migliorando le possibilità di occupazione negli stati membri.
Fondo Europeo per gli Affari Marittimi e la Pesca (FEAMP): con tale fondo la Commissione Europea intende rafforzare il settore, attraverso il finanziamento di misure in favore dell’innovazione, della diversificazione e di un approccio sempre più attento alla sostenibilità
ambientale dell’attività di pesca e acquacoltura.
tt 05
attualità | RICERCA
ATTUALITà
nov-dic
2012 | anno LVII
UNA “PERLA”
per la ricerca
e la conoscenza
10
I numeri
4 i piani del Palazzo, ai quali si aggiunge il piano interrato
6.000 i metri quadrati che occupa la superficie complessiva
30.000 metri cubi è il volume totale dell’opera
100 i posti di cui dispone l’aula magna
12 le aule a disposizione per i corsi di laurea, post-laurea e della
Scuola di Dottorato
15 i laboratori dedicati all’attività di ricerca scientifica
1.000 le prese per la connessione a Internet
100 i ricercatori che lavoreranno in questa struttura
585 il massimo affollamento della struttura
7 le camere di crescita a temperatura controllata per le piante
situate al piano interrato
12 le lavagne con videoproiettore sistemate nelle aule
18 milioni di euro il costo complessivo dell’opera
tt 05
nov-dic
| attualità
ricercaATTUALITà
2012 | anno LVII
Il direttore Dini, il presidente Dellai e Salamini
all’inaugurazione del nuovo Palazzo della Ricerca
Inaugurato a San Michele il nuovo Palazzo
con aule e laboratori all’avanguardia
11
di Jacopo Tomasi
S
i arricchisce di una nuova perla
il “campus” della Fondazione
Edmund Mach di San Michele
all’Adige. Lo scorso 9 novembre, infatti, è stato inaugurato
il nuovo Palazzo della Ricerca e della Conoscenza: una struttura moderna, spaziosa, ecologica e ad alto tasso tecnologico,
che testimonia concretamente lo sviluppo
che questo ente ha avuto negli ultimi anni.
Un edificio, dunque, che accanto all’antico
monastero Agostiniano rappresenta perfettamente lo slogan della Fondazione: “tradizionalmente innovativi”.
Vetrate all’esterno, un’imponente scalinata
all’interno: sono queste le caratteristiche architettoniche del palazzo, pensato dagli architetti Giovanni Bertolotto e Luca Vacchelli,
che dispone di 15 avanzati laboratori di ricer-
ca, 12 aule ed un’aula magna da 100 posti,
oltre ad alcuni uffici. La struttura si sviluppa
su 4 piani, per una superficie totale di 6.000
metri quadrati: spazi nei quali lavoreranno
un centinaio di persone.
Tra i punti di forza c’è certamente il risparmio energetico grazie al recupero ottenuto
attraverso il trattamento dell’aria delle aule e
delle cappe dei laboratori. I vetri delle facciate, inoltre, sono ad alto isolamento termico
e c’è una centrale operativa che tiene costantemente monitorate le temperature nei
vari locali. Restando in tema d’innovazione,
il nuovo Palazzo è completamente cablato
e dispone di oltre 1.000 prese per la connessione alla rete della Fondazione e può
vantare 12 lavagne dotate di videoproiettori
nelle aule.
I lavori sono stati realizzati e completati da
un Raggruppamento Temporaneo d’Impresa
(RTI) sotto la guida e il coordinamento della
capofila SEI - Strumentazione Elettrotecnica
Industriale S.p.a. di Cusago (Milano). Ai lavori, costati 18 milioni di euro (tra costruzione,
arredi, strumentazioni di laboratorio e esterni), hanno contribuito diverse imprese locali.
Al suo interno saranno ospitati corsi di laurea e post-laurea, tra i quali uno di viticoltura
ed enologia organizzato in collaborazione
con gli atenei di Trento e Udine. Rimanendo
in tema di formazione e conoscenza, sarà
ospitata all’ultimo piano anche la Scuola di
Dottorato di Ricerca. La nuova struttura sarà
il centro della ricerca scientifica più avanzata grazie a laboratori all’avanguardia come
quelli di biologia computazionale o analisi
sensoriale.
L’inaugurazione è avvenuta con la benedizione del vescovo di Trento, monsignor Luigi
Bressan, ed ha registrato la grande soddisfazione del presidente della Fondazione
Edmund Mach, Francesco Salamini. “Questo nuovo palazzo – ha affermato – conferma l’ambizione che la Fondazione Mach ha
nel fare alta formazione, attraverso corsi
di laurea e post laurea. Allo stesso tempo,
soddisfa la necessità di avere laboratori
adeguati per la biologia avanzata, come la
biologia computazionale e la post genomica.
Questa struttura è il segno tangibile di come
la Fondazione Mach si stia adeguando ai
tempi, anche a livello infrastrutturale, e voglia fare innovazione ad alto livello in ambito
internazionale”.
Soddisfatto anche il presidente della Provincia autonoma di Trento, Lorenzo Dellai,
che ha ricordato come a San Michele stia
nascendo qualcosa di speciale che si declina poi su scala globale. “In alcuni ambiti
– ha sottolineato il presidente – sappiamo
esprimere leadership di livello internazionale e la Fondazione Mach è un esempio
in questo senso. La realizzazione di questo Palazzo rende ancora più chiaro il ruolo
internazionale della Fondazione, e quindi
del Trentino, e rafforza l’idea dell’importanza del trasferimento della conoscenza
nell’impresa e nell’economia del territorio,
ma non solo. Quest’opera, bella anche
esteticamente, fa parte di un disegno più
ampio che riguarda un piano di riqualificazione degli spazi della Fondazione, andando nella direzione di un vero e proprio
“campus””.
tt 05
attualità | L’INTERVISTA
ATTUALITà
nov-dic
2012 | anno LVII
Mauro Fezzi è il nuovo direttore generale
“LA MIA ESPERIENZA
al servizio della Fondazione Mach”
di Jacopo Tomasi
12
Alessandro Dini e Mauro Fezzi. Nella pagina a
fianco l’antico monastero di San Michele all’Adige
M
auro Fezzi, 59 anni, è
il nuovo direttore generale della Fondazione
Edmund Mach di San
Michele all’Adige. Dopo
aver affiancato per un mese e mezzo l’ex
direttore, Alessandro Dini, dal 16 novembre ha assunto l’incarico che ricoprirà per
i prossimi cinque anni. Maturità classica,
laurea in Scienze agrarie a Padova, Fezzi
è stato assunto dalla Provincia di Trento
il primo gennaio del 1981 e si è occupato
prevalentemente del settore zootecnico.
Nel 1996 è stato nominato dirigente, nel
2003 dirigente generale del Dipartimento
agricoltura e alimentazione, dov’è rimasto
fino al 30 marzo 2012. A seguito della riorganizzazione dei Dipartimenti gli è stato
affidato un incarico speciale in materia di
politiche del settore agricolo, per approdare poi alla direzione generale della Fondazione Edmund Mach.
Dottor Fezzi, come si appresta ad af-
frontare questa nuova avventura professionale?
Pur nell’incertezza che tutti i processi di
riorganizzazione portano con sé, la possibilità di guidare, nell’ultimo periodo della
mia carriera lavorativa, un ente prestigioso
come la Fondazione Mach è per me motivo
di grande soddisfazione, anche se costituisce una sfida notevole e richiede uno sforzo straordinario per ri-aggiornare, rimettere a fuoco e apprendere aspetti che nella
mia precedente esperienza non ho avuto
modo di affrontare. Ciò nonostante da parte mia c’è l’impegno di assolvere l’incarico
con la massima disponibilità e con il massimo sforzo.
L’incarico attualmente prevede 5 anni di
collaborazione, periodo sufficiente per poter, se possibile, fornire un contributo positivo allo sviluppo di un ente di grande rilievo.
In ambito edilizio, ad esempio, nonostante i
grandi investimenti fatti negli ultimi tempi, la
strada non è ancora conclusa.
“Le esigenze della
scuola,
del convitto e delle
strutture sparse sul
territorio che hanno
bisogno di concentrarsi su
San Michele, necessitano
di ulteriori investimenti”.
Esiste una pianificazione che, peraltro, dovrà essere tarata in base alle condizioni di
disponibilità della finanza pubblica.
Come dice lei, una realtà di prestigio,
un’eccellenza a livello nazionale e non
solo. Una sorta di “campus” con 800 dipendenti, dei quali circa 300 ricercatori,
e 800 studenti. Lo sviluppo negli ultimi
anni è stato costante, come dimostra la
recente inaugurazione del nuovo Palazzo
della Ricerca e delle Conoscenza. Quali
sono le prospettive per i prossimi anni?
tt 05
nov-dic
| attualità
L’INTERVISTAATTUALITà
2012 | anno LVII
Negli ultimi anni la Fondazione è riuscita
a ritagliarsi un ruolo di primissimo piano
a livello nazionale ed internazionale grazie alla ricerca scientifica in ambito agricolo e vegetale. Un ruolo che sarà ricoperto anche in futuro?
La Fondazione ha la fortuna di essere presieduta da Francesco Salamini, un uomo
che rappresenta un’autorità nella ricerca
delle biotecnologie, con particolare riferimento agli aspetti connessi al miglioramento
genetico. Questa è una garanzia di grande
qualità nella scelta dei collaboratori e nell’individuazione delle linee della ricerca.
Sicuramente la Fondazione Mach ha conosciuto in questi ultimi 10 anni una nuova giovinezza ed è diventata uno dei punti di riferimento delle politiche provinciali che hanno
caratterizzato l’attività del presidente Dellai,
puntando in maniera decisa sul settore della
conoscenza e della ricerca. I risultati sono
sotto gli occhi di tutti: sono impressionanti nel
loro sviluppo e rappresentano chiaramente
una grande scommessa per il futuro, anche
se le prospettive - soprattutto dal punto di
vista della situazione economico-finanziaria
- possono lasciare qualche preoccupazione.
Molto è stato fatto, ma ci sono degli aspetti
da aggiustare per rispondere alle esigenze
del mondo agricolo da una parte, ma anche
a quelle del settore ambientale e forestale
che rappresenta allo stesso modo un mondo
di riferimento per la Fondazione.
Lei viene dal mondo dell’agricoltura, settore al quale la Fondazione Mach ha sempre
guardato cercando di favorire lo sviluppo.
Come sta l’agricoltura in Trentino?
L’agricoltura trentina ha numerosi punti di
debolezza che tutti identifichiamo immediatamente e che vanno dalle difficoltà del territorio, al clima, alle dimensioni ridotte delle
imprese. Questo settore ha però anche tanti
punti di forza tra i quali – appunto - la montagna, la qualità delle produzioni, la possibilità
di avere un mercato anche locale rappresentato dal grande afflusso turistico e, soprattutto, un grande know-how che consiste nelle
capacità tecniche degli operatori sviluppate
anche grazie alle reti che sono nate negli
ambiti della formazione e delle consulenza,
puntando su nuove tecnologie. Credo che
proprio in questi ambiti il ruolo di un’istituzione come la Fondazione sia strategico.
Ci si chiede spesso che strada dovrà imboccare l’agricoltura trentina in futuro. La
parola chiave può essere “sostenibilità”?
La sostenibilità è un termine che connota
l’attività agricola per definizione. Oggi, certamente, le attenzioni fanno riferimento soprattutto agli input chimici e alle esigenze
energetiche che, in qualche modo, vanno
riequilibrate affinché la produzione possa
perpetuarsi in una situazione di virtuoso
equilibrio nell’impiego delle risorse a partire
dall’aria, dall’acqua e dal terreno per garantire al consumatore prodotti controllati sotto
il profilo qualitativo e nello stesso tempo capaci di mantenere elevata la qualità ambientale del territorio. E’ uno sforzo che richiede
tante capacità, non solo tecniche, ma anche
culturali per modificare comportamenti e approcci per i quali in molti casi la stessa forma
diviene sostanza.
“Il mondo agricolo,
che già sta facendo
molto in questa direzione,
è chiamato ad un’attenzione
più puntuale ai fini
di evitare che le sbavature
possano essere percepite
come gravi mancanze”.
Un altro punto di forza della Fondazione
Mach è quello della formazione, grazie ad
una scuola conosciuta ed apprezzata, come
dimostra il continuo aumento di iscritti…
Quello della scuola è un elemento di grande
speranza e soddisfazione, ma al contempo
presenta qualche criticità. Gli spazi sui quali
poter ospitare e far crescere i molti giovani
che si rivolgono all’Istituto agrario di San Michele costituiscono un limite già da tempo valicato, tanto che le sistemazioni precarie delle
aule delle prime classi rappresentano per la
Fondazione una situazione contingente alla
quale si dovrà porre un rimedio. Ciò è indice
comunque della grande qualità del corpo insegnante e di un percorso didattico che vanta
anche numerose collaborazioni con altri territori, anche all’estero, e con attività di formazione rivolte anche al mondo del lavoro o ad
ambiti quali quello universitario, post diploma
o faunistico. Proposte che rappresentano delle scommesse partite da non molto tempo,
ma già particolarmente apprezzate.
“Allo stesso tempo andrà
enfatizzata l’esigenza di
produrre per l’agricoltura
trentina dei risultati che
possano consentirci di
fare dei passi importanti
sulla sostenibilità
delle produzioni grazie
all’individuazione di nuove
varietà resistenti alle
principali patologie
e più compatibili rispetto
alle caratteristiche
dei nostri ambienti”.
È questo un auspicio, anche se le attività messe in campo hanno prodotto azioni
di verifica e di prova molto consistenti che
dovrebbero permetterci di ottenere risultati
positivi in tempi non troppo lontani.
Lei arriva dalla Provincia autonoma di
Trento, dov’è stato dirigente per diversi
anni. Quali saranno i rapporti con piazza
Dante e con le altre realtà trentine che si
occupano di ricerca?
La Provincia rappresenta l’unico fondatore dell’ente e attraverso gli accordi di programma è in
grado di indirizzare e condizionare le politiche
della Fondazione. Va peraltro evidenziato che
in questi ultimi anni è cresciuto l’autofinanziamento e, quindi, la capacità per la Fondazione
Mach di riuscire ad ottenere risorse esterne da
organizzazioni a livello locale, ma anche da
progetti nazionali e comunitari. È questa una
sfida strettamente legata alla notorietà che la
Fondazione ha meritatamente ottenuto anche
a livello internazionale, che permette di facilitare
la partnership con sponsor esterni. In Trentino,
comunque, la Fondazione tiene rapporti con altri
enti di ricerca, in particolare l’Università di Trento, la Fondazione Bruno Kessler ed il Museo di
scienze. Enti coi quali sempre più dovranno essere messi in atto rapporti e collaborazioni per
far sì che attraverso la rete della ricerca possano
essere raggiunte economie di scala per riuscire
a garantire un contributo di eccellenza non solo
all’agricoltura e all’ambiente, ma generando ricadute positive sull’intera società trentina.
13
tt 05
attualità | clima
ATTUALITà
nov-dic
2012 | anno LVII
LA “FEBBRE”
dell’agricoltura
Ilaria Pertot
Ricercatrice Fondazione Edmund Mach - San Michele all’Adige
Quali saranno nei prossimi decenni gli effetti del
cambiamento climatico sulle colture? Quali le strategie
di difesa che dovranno adottare gli agricoltori?
Simulando il possibile andamento futuro di patogeni
e parassiti, il progetto di ricerca “Envirochange”
offre in anticipo alcune importanti risposte e indicazioni
14
I
recenti studi indicano che c’è
un’elevata probabilità che i cambiamenti di temperatura avranno
un impatto rilevante su molti sistemi biologici e fisici. Quasi tutte
le regioni dell’Europa sperimenteranno le
influenze negative del cambiamento climatico che minaccerà diversi settori economici.
Il Trentino ha una grande variabilità di ambienti e microclimi ed il binomio “agricoltura
e turismo” dipende fortemente dalle risorse
ambientali che quindi potrebbero essere influenzate negativamente da un cambiamento climatico.
Molti effetti precoci del cambiamento climatico in agricoltura possono essere limitati con
misure di adattamento. Le misure di adattamento disponibili sono numerose e spaziano
dalle tecnologie (i.e. trattamenti), alle scelte
agronomiche e colturali (cambiamento di
coltura), alla politica aziendale (pianificazione) e governativa (interventi normativi). Se
da una parte esistono numerose tecnologie,
la loro messa in pratica deve essere immediata ed efficiente e di conseguenza pianificata per tempo e adattata alla specifica
situazione.
La Provincia Autonoma di Trento ha finanziato nel 2008 il progetto ENVIROCHANGE che
aveva l’obiettivo di capire quale fosse l’entità
del cambiamento climatico ed il suo possibile
impatto sull’agricoltura trentina, ma soprattutto di fornire strumenti per contrastare l’effetto
di questi cambiamenti. Al progetto hanno partecipato tre istituzioni di ricerca del Trentino,
la Fondazione Edmund Mach, la Fondazione
Bruno Kessler e l’Università di Trento e due
prestigiosi centri di ricerca internazionali, il
Politecnico Federale di Zurigo in Svizzera e il
Volcani Centre in Israele.
In particolare si è cercato: di caratterizzare il livello di vulnerabilità al cambiamento
climatico dell’ambiente agrario trentino; di
valutare le opzioni di adattamento, cioè che
cosa si potrà fare concretamente nel contesto delle condizioni socio-economiche dell’agricoltura del Trentino per contrastare gli
effetti del cambiamento climatico e globale;
di sviluppare metodi e strumenti per fare
delle proiezioni nel futuro. Infatti il clima agisce su tutti gli organismi di un ecosistema
e l’effetto finale è il risultato delle interazioni
tra i diversi cambiamenti, per cui è necessario disporre di strumenti informatici che
permettano di eseguire questi complessi
calcoli.
Per questo motivo si è sviluppato un nuovo
strumento informatico, ENVIRO, che permette di simulare il possibile andamento futuro di patogeni e parassiti.
Il progetto ha evidenziato che nei prossimi
decenni il clima cambierà, ma non in modo
drammatico: aumenterà la temperatura (in
estate in particolare), cambierà la distribuzione delle precipitazioni (meno piogge in
estate e di più nelle altre stagioni) ed aumenteranno gli eventi estremi. Anche se dal
punto di vista della vita quotidiana questo
probabilmente non comporterà grossi cambiamenti, i sistemi biologici saranno influenzati in modo più importante. Infatti, anche
mezzo grado di aumento di temperatura
porterà, a seconda delle malattie ed insetti,
ad infestazioni più o meno importanti. Ciò
significa che alcuni insetti e malattie che
oggi non sono importanti, lo diventeranno
in futuro e viceversa.
Il cambiamento nell’importanza delle malattie e degli insetti in agricoltura porterà
quindi gli agricoltori a mutare le strategie di
difesa e il piano dei trattamenti. In particolare diventeranno importanti quei patogeni
e parassiti che si avvantaggiano di inverni più caldi e stagioni intermedie piovose.
Aumenteranno anche le malattie legate al
reimpianto della stessa coltura senza rispettare un periodo di riposo o un’adeguata
rotazione colturale.
Non solo il clima, ma anche i maggiori scambi commerciali dovuti alla globalizzazione,
porteranno alla comparsa di nuove specie
esotiche. Un esempio recente è il moscerino della frutta di origine asiatica, Drosophila
suzukii, che sta mettendo in difficoltà l’agricoltura trentina. Le specie esotiche, quando
entrano in un nuovo territorio, in gran parte
dei casi non sono controllate da parassiti
e predatori naturali. Senza nemici naturali
possono quindi raggiungere livelli di popolazione preoccupanti, causare danni ingenti
e/o richiedere maggiori interventi da parte
dei produttori.
Si è dimostrato anche che la pianta sottoposta a condizioni di stress (temperature elevate e stress idrico) ha un sistema ‘immunitario’
compromesso. Ciò significa ad esempio che
la resistenza indotta da particolari microrganismi naturali presenti nell’ambiente si attiva
meno efficacemente, esponendo quindi la
pianta ad attacchi più forti da parte dei patogeni.
Sulla vite al momento non esiste in Trentino contaminazione da micotossine e la presenza di microrganismi produttori (alcune
specie del genere Aspergillus) è pressoché
nulla. Sulla base dei modelli e delle proiezioni climatiche si segnala però per il futuro
un aumento del rischio di contaminazione.
Di conseguenza la sorveglianza, come pure
la scelta di principi attivi specifici nel caso di
tt 05
nov-dic
| Attualità
CLIMA ATTUALITà
2012 | anno LVII
comparsa di ceppi tossigeni, saranno fondamentali.
La produzione e la qualità, invece, non saranno particolarmente influenzate, in quanto
il territorio Trentino è per la maggior parte
irrigato e la produzione è già regolata da
pratiche agronomiche come la potatura ed
il diradamento.
Per affrontare questi futuri problemi, il progetto ha messo a punto soluzioni come, ad
esempio, i bioagrofarmaci dove il principio
attivo è un microrganismo o una molecola
di origine naturale, sistemi di previsione ed
allerta delle malattie che avvisino l’agricoltore su quando è più opportuno intervenire
e l’uso di carbone vegetale su alcune colture (dall’inglese ‘biochar’). Questo migliora
la resistenza delle piante alle malattie, ma
nello stesso tempo è una misura di mitigazione dell’eccesso di anidride carbonica,
in quanto il carbone vegetale inglobato al
suolo trattiene naturalmente il carbonio.
2007
15
Figura 1. Interfaccia web del sistema Enviro
2021-2050
2071-2100
Figura 2. Nelle tre figure si nota il cambiamento nel numero di cicli dell’oidio della vite nel periodo di suscettibilità della pianta, e di conseguenza del
rischio, dalla situazione attuale al 2021-2050 e 2071-2100
tt 05
attualità | clima
ATTUALITà
nov-dic
2012 | anno LVII
L’INTERVISTA
Luca Mercalli
“Si può scegliere se vogliamo
un mondo più caldo
di tre gradi o di sei”
16
“Il termometro della Terra
nelle nostre mani”
Lorenzo Rotondi
tt 05
nov-dic
| Attualità
CLIMA ATTUALITà
2012 | anno LVII
L
a notte dei ricercatori”, appuntamento con la ricerca e i suoi
protagonisti organizzato anche
a Trento in contemporanea con
tante altre città in Europa, ci ha
offerto, il 28 settembre scorso, l’opportunità
di avvicinare Luca Mercalli, presidente della
Società Meteorologica Italiana, divulgatore
scientifico, editorialista, conosciuto al grande
pubblico per la sua partecipazione a varie trasmissioni televisive. Con lui abbiamo parlato
di cambiamenti climatici e di possibili strade
da prendere per evitarne gli effetti peggiori.
Sembra che, mentre stiamo attraversando
una grave crisi economica, il tema dei cambiamenti climatici sia passato in secondo
piano. Molti osservatori dicono però che
c’è una grande correlazione tra economia e
cambiamenti climatici. Lei cosa ne pensa?
Molto di più. C’è una correlazione tra tutti i
problemi ambientali presi nel loro complesso e l’economia. Il cambiamento climatico
è solo la punta dell’iceberg del cosiddetto
cambiamento globale, che coinvolge anche
la crisi delle risorse naturali, della biosfera, dell’inquinamento che nuoce alla salute
umana e alle altre forme di vita. Quindi direi
che il problema va affrontato nel suo complesso. L’ambiente è il luogo nel quale noi
viviamo, noi come specie che risponde alle
stesse leggi fisiche che sostengono tutte le
altre forme di vita, e non possiamo quindi essere schiavi dell’economia, è il contrario.
È l’economia, semmai,
che dovrà in futuro
adeguarsi a quelli
che sono i vincoli fisici,
che non possiamo
cambiare.
L’ambiente è sotto stress. Ormai viviamo in un
pianeta abitato da sette miliardi di persone e ci
stiamo divorando il capitale delle risorse che
devono servire a noi e alle generazioni future.
Il tema del riscaldamento globale è un argomento “avvertito” a livello dei governi
nel mondo o c’è una certa inerzia?
Sicuramente non è avvertito in modo opportuno. Direi che l’Europa è comunque il consorzio
di paesi più avanzato nella percezione e nei
provvedimenti contro i cambiamenti climatici.
Anche se all’interno dell’Europa dobbiamo fare
una netta distinzione tra i paesi del nord - più
sensibili e più avanzati in termini di provvedimenti, di sensibilità individuali e di legislazione
- e quelli del sud, tra i quali l’Italia, dove questi
argomenti sono ancora trattati in maniera un
po’ più arcaica e dove anche i provvedimenti
governativi non sono all’altezza della situazione. Ma se ci spostiamo in altri luoghi del mon-
do, indubbiamente, spicca il caso degli Stati
Uniti: è il paese che forse produce più ricerca
scientifica su questi argomenti, quello che inquina anche di più e che è forse il più arretrato
sia nella consapevolezza da parte del pubblico
sia nelle azioni politiche ed economiche.
l’agricoltura, l’uso dell’acqua, l’energia, l’evoluzione delle foreste saranno tutti problemi con i
quali dovremo fare i conti.
Un ambito particolarmente delicato dal
punto di vista dei cambiamenti ambientali è quello delle Alpi. Cosa servirebbe alle
Alpi in questo momento?
In quanto luogo estremamente sensibile ai
cambiamenti climatici, le Alpi sono un ottimo
laboratorio sia per misurarli, comprenderli, fare
una diagnosi precoce dei problemi, sia anche
per sperimentare nuove soluzioni di amministrazione locale che si pongano in maniera incisiva nei confronti, per esempio, del risparmio
energetico e dell’uso consapevole delle risorse.
Sono da sempre un territorio abituato a fare i
conti con la limitatezza delle risorse. Nelle Alpi
c’è poco spazio, ci sono fenomeni naturali più
intensi, dalle alluvioni alle valanghe, che hanno
sempre interessato le comunità locali indipendentemente dai cambiamenti climatici. Oltre
che un contesto fisico che giustifica l’occuparsi
con maggior incisività di questi problemi,
Si può coniugare lo sviluppo con il rispetto delle risorse naturali o dobbiamo
arrenderci all’idea che dobbiamo consumare meno?
Spesso confondiamo lo sviluppo con la crescita materiale. Se sviluppo vuol semplicemente
dire consumare di più in termini di materie prime, di energia, di rifiuti, allora è chiaro che la
strada è segnata. Non è possibile, perché la
terra ha i suoi vincoli fisici ben precisi e quindi
questo tipo di crescita prima o poi sarà bloccato da questi vincoli. Se invece vogliamo
pensare a uno sviluppo diverso, dove si cerca
di dematerializzare il più possibile, di raggiungere soprattutto una condizione stazionaria,
allora possiamo progettare un mondo nel quale riusciremo a far fronte a una parte di questi
problemi. Per molti dobbiamo escogitare delle soluzioni che ancora non ci sono. Però già
oggi, partendo dalla riduzione degli sprechi,
una voce che da sola assorbe un terzo di tutto
ciò che noi facciamo in Europa, potremmo ottenere già un grandissimo risultato.
nelle Alpi c’è anche
un contesto culturale
che promuoverebbe un
tipo di sviluppo futuro
valido anche per le zone
di pianura.
Bisogna avere
il coraggio
di far entrare
prepotentemente
nel dibattito economico
i vincoli fisici.
Quali potrebbero essere di fronte a questi
grandi cambiamenti le politiche di adattamento possibili e fattibili?
Prima dell’adattamento dovremmo ricordarci
di applicare la mitigazione. Perché solo adattamento significherebbe dare per scontato che
ormai non c’è più nulla da fare. E questo ci deresponsabilizzerebbe dal punto di vista invece
della mitigazione, che vuol dire cercare di contenere questo cambiamento. E si può ancora
contenere. Non possiamo tornare indietro ma
possiamo scegliere se vogliamo un mondo più
caldo di tre gradi o di sei. E questo è un bello
spazio di manovra nel quale le Alpi possono
dire la loro. Pensiamo a tutto quello che è stato
il cammino di formulazione di un modello nuovo di risparmio energetico residenziale, nella
casa. E’ un cammino che comincia nelle zone
alpine, prevalentemente germaniche e poi si è
andato espandendo altrove in tutta Europa. Il
concetto di case efficienti, che sprecano meno
energia e addirittura ne producono la maggior
quantità possibile nel proprio intorno, a cominciare dal tetto, con i pannelli solari, con l’uso
delle biomasse, insomma è una bella sfida che
è nata nelle Alpi. Poi però è chiaro che l’adattamento sarà fondamentale per quei processi
che ormai non possiamo più fermare. E quindi
Finché si pensa che la crescita è infinita e
che continui ad essere possibile senza conseguenze, non riusciamo a scardinare quegli stessi problemi che hanno generato la
crisi di ieri e che la esacerberanno ancora di
più nei decenni futuri.
Quanto è importante l’apporto che la ricerca scientifica può dare in questo processo e quanto invece convertire le abitudini culturali e sociali?
Tutte due. La ricerca scientifica ovviamente
trasforma quelle che sono soltanto delle intuizioni, delle sensibilità, in numeri rigorosi di
cui abbiamo bisogno anche solo per progettare. Prima per verificare. Ovvio che dobbiamo
essere certi che un sintomo, un male ci sono,
per combatterli. Dopo dobbiamo però stabilire
qual è la dieta, la medicina. E allora di nuovo la
ricerca scientifica ci dà i numeri che possono
servire a una progettazione intelligente e razionale. Però non basta. Abbiamo anche bisogno dell’impegno individuale e quindi di aspetti
che esulano dalle scienze naturali e che sono
invece attinenti alle scienze umane; che vanno a finire nell’etica, nella filosofia, nel cosa
vogliamo dal nostro futuro in termini proprio di
specie, di umanità.
17
tt 05
ATTUALITà | clima e pRODUZIONI
ATTUALITà
nov-dic
2012 | anno LVII
“LA STAGIONE?
è andata cosí”
di Sergio Ferrari
Produttori e tecnici dei vari comparti
raccontano un’annata condizionata dal clima
18
F
ino agli anni ’50 del secolo
scorso in tutti i paesi rurali
del Trentino, all’inizio della
primavera, si celebravano
le rogazioni: quattro giorni di
processioni propiziatorie di buoni raccolti alle
quali i contadini partecipavano in massa. Al
sacerdote che ripeteva ad ogni pausa prefissata “A fulgore ed tempestate” rispondevano
in coro “Libera nos Domine”. Nel corso della
stagione, quando la siccità durava più a lungo del previsto o la pioggia minacciava di far
marcire i prodotti agricoli, la gente si recava
nella chiesa del paese per le novene, chiedendo al buon Dio di far rientrare il clima nella
norma. Oggi, in segno di riconoscenza per il
buon raccolto, si celebra la Festa del Ringraziamento. Riti rurali che fanno da sfondo al
nostro bilancio della campagna agricola 2012
nei vari comparti produttivi. Un resoconto che,
più che dalle statistiche, deriva dalle testimonianze dirette di produttori e tecnici.
CILIEGIE
Produzione dimezzata da gelata e piogge
“Quest’anno - dice Sergio Franchini della
Fondazione Mach - si è arrivati a 8.000 quintali in tutto il Trentino. Colpa della gelata di
aprile e di piogge persistenti durante la fioritura che hanno in parte vanificato il lavoro di
impollinazione delle api”. Gli ettari di ciliegio
innestati su portainnesto nanizzante sono
130. Gli impianti più numerosi si trovano in
Alta e Bassa Valsugana, altri sono presenti
in Val di Non (Bassa e Alta) e nel Bleggio. Il
potenziale produttivo di ciliegie a maturazione tardiva, escluse le piante allevate a pieno
vento, è di 15.000 quintali.
NOCI
Gelo, mosca e incuria infieriscono
su poche piante
Rodolfo Brocchetti, tra i pochi produttori di
noci rimasti nella zona classica del Bleggio,
non ha dubbi: “Le noci raccolte quest’anno
non hanno superato i 20 quintali sui 200 che
rappresentano la media”. Deleteria, anche in
questo caso, è stata la gelata di aprile, che
ha bruciato i germogli e i primi abbozzi di infiorescenza. In estate, favorita dal grande
caldo, si è aggiunta una forte infestazione di
mosca. La larva di questo Dittero si sviluppa
dall’uovo
deposto nel mallo facendo
annerire e cadere il frutto. I tannini che si
sviluppano per reazione dal mallo entrano
nel gheriglio rendendolo immangiabile. Delle 10.000 piante gestite 20 anni fa ne sono
rimaste, poco curate dai proprietari, 7.000
dalle quali si raccolgono i pochi frutti rimasti
sani in pianta.
MARRONI
Poche caldarroste
a novembre
I marroni sono la varietà pregiata della specie Castanea
sativa. Il raccolto di quest’anno è
stato molto scarso. Stefano
Pradi, presidente della coo-
tt 05
nov-dic
| Attualità
clima e produzioni ATTUALITà
2012 | anno LVII
PATATE
Piogge, siccità e virus
si portano via 10mila quintali
La cooperativa Copag di Dasindo (Giudicarie
esteriori) si è vista conferire quest’anno dagli
associati 25.000 quintali di patate da consumo
fresco e 3.000 di tuberi da seme. Notevole la
differenza in meno rispetto ai 35.000 quintali
complessivi dello scorso anno. Il direttore Luca
Armanini parla di una stagione tra le più difficili
a causa del clima sfavorevole durante l’intero
ciclo: “In aprile-maggio le piogge hanno fatto
marcire i tuberi già interrati. La siccità ha poi
influito negativamente sulla crescita dei tuberi. La superficie investita a patate era di 120
ettari, la stessa degli anni precedenti. Anche
il carico di patate da seme risulta inferiore alla
media. Abbiamo dovuto poi scartare molte
partite perché inquinate da virus”.
ORTAGGI
perativa Castanicoltori del Trentino, ritiene che non si sia andati oltre i 500 quintali
a fronte di un potenziale medio provinciale
di 1500-2000 quintali. “Le cause del minore raccolto sono molteplici: gelata di aprile,
danni da mosca galligena, siccità e da ultimo
le giornate torride di settembre. Molti ricci
sono caduti prima della raccolta, ma erano
vuoti. La quantità di frutti bacati (verme) ha
raggiunto il 50 per cento”.
SUSINA DI DRO
Per la nuova Dop un futuro di nicchia
La produzione della susina di Dro (trascuriamo di proposito altre varietà quali
Katinka, Lepotica e Stanley, coltivate in
misura ridotta), che un tempo raggiungeva
e talvolta superava nella Valle dei Laghi e
nel Basso Sarca i 60.000 quintali, è scesa
quest’anno a 3.000 quintali. Con tale minimo storico la susina di Dro nella Valle del
Sarca è quindi a rischio di estinzione. Da un
incontro tecnico che si è svolto l’8 novembre scorso per iniziativa del Comune di Dro
e della cooperativa ortofrutticola Valli del
Sarca Garda-Trentino è emersa la volontà
di mantenerla in vita, facendo leva sull’orgoglio dei frutticoltori che si sentono legati
alla DOP ottenuta a marzo di quest’anno.
“Una sua valorizzazione – spiega Luca Valerio, direttore del Consorzio - è possibile
attraverso forme e canali di vendita che si
riservano ad un prodotto di nicchia”.
KIWI
Pochi rinnovi ma risparmiati
dal cancro batterico
La coltivazione dell’Actinidia dalla quale si ottengono i kiwi è diffusa soprattutto nel Basso
Sarca, ma impianti consistenti si trovano anche in Vallagarina. Il potenziale di produzione complessivo è di 15.000 quintali. Il carico
tende a diminuire soprattutto nel Basso Sarca,
dove gli impianti hanno ormai più di 20 anni.
“Il problema – dice il tecnico di zona Michele
Morten – è la scarsa propensione dei frutticoltori a rinnovare gli impianti esistenti. La buona
notizia è che finora il Trentino risulta indenne
da cancro batterico. Solo un piccolo focolaio
in Valsugana, sul colle di Tenna, prontamente
isolato ed estinto con l’estirpazione e la distruzione delle piante colpite”.
Meno verdure da foglia
nel paniere della Val di Gresta
Limitiamo il sondaggio alla Valle di Gresta. La
presidente del Consorzio ortofrutticolo di Ronzo
Chienis Vanda Rosà indica, ma con riserva, in
18 mila quintali la quantità di ortaggi conferiti dai
soci nella stagione 2012, “ma parte della produzione giace ancora negli avvolti di famiglia,
mentre altri 10 mila quintali sono prodotti da
agricoltori non associati al consorzio”. Raggiungere quota 25 mila quintali, ritenuta ottimale per
superare validamente una campagna di commercializzazione che copra l’intero anno, è un
traguardo possibile ma difficile da raggiungere.
Nel paniere dell’offerta 2012 del Consorzio fanno difetto gli ortaggi da foglia: cicoria pan di zucchero, radicchio tondo e radicchio lungo sono
andati a seme a causa della calura di agosto.
MAIS
Varietà da granella colpite dalla siccità
“Nella stagione 2012 - riferisce Roberta Franchi, tecnico della Fondazione Mach - hanno
risentito della siccità sia il mais da foraggio, il
silo mais, coltivato nelle Giudicarie esteriori,
nella piana di Arco e in Bassa Valsugana sia
il mais da granella o da polenta coltivato in Val
del Chiese (Nostrano di Storo) e in Valsugana (Caldonazzo Spin). Il danno maggiore si è
avuto sul mais da granella. La carenza idrica
per mancanza di pioggia o impossibilità di irrigazione ha impedito a luglio l’impollinazione
dei fiori portati dall’infiorescenza femminile.
Le pannocchie si presentavano quindi prive
di granella in corrispondenza della punta. La
siccità ha favorito l’insorgenza di funghi del
genere Aspergillus che producono micotossine cancerogene. La situazione in Trentino è
però sotto controllo”. La granella di mais viene
sottoposta a costose analisi (300-400 euro a
campione) e il latte bovino è costantemente
tenuto sotto controllo dal laboratorio del Consorzio dei caseifici sociali. Entrambe le specie
di mais non hanno per contro subito danni provocati dalle larve di Diabrotica (coleottero) che
rodono le radici e fanno schiantare il culmo.
(continua)
19
tt 05
ATTUALITà | clima e PRODUZIONI
ATTUALITà
VIVAISMO
Barbatelle di Pinot grigio
esaurite già a fine estate
Sono una diecina, tra grandi e piccoli, i vivaisti
viticoli trentini. Producono complessivamente
7 milioni di barbatelle all’anno. La maggior parte dei barbatellai è situata nel Veneto dove è
maggiore la disponibilità di terreni da affittare a
canone sostenibile. Quest’anno le barbatelle si
presentano rigogliose e sane perchè la scarsa
piovosità ha frenato o impedito lo sviluppo della
peronospora. Si sono resi per contro necessari
frequenti interventi irrigui. Se il numero di barbatelle varia di poco da un anno all’altro, si rendono necessari per contro cambiamenti anche
notevoli all’interno del ventaglio delle varietà
innestate. I vivaisti devono infatti tenere conto
o addirittura prevedere in tempo utile gli orientamenti varietali a livello provinciale e nazionale.
Quest’anno la disponibilità di barbatelle di Pinot
grigio si poteva ritenere esaurita ancora a fine
estate. Le cantine sociali del Trentino incentivano la coltivazione di questo vitigno perché il vino
Pinot grigio è ancora molto richiesto negli USA.
vicola nel distretto che comprende l’entroterra
gardesano e la Valle dei Laghi, fotografa così
la stagione: “La mosca olearia era presente
già nella tarda primavera, come dimostrano
le catture di adulti riscontrate nelle trappole
esposte in vari punti strategici. Nel mese di luglio sono state distribuite tra i 1500 olivicoltori
operanti nel distretto 50 mila trappole a duplice
attitudine: attrazione e abbattimento. La quantità di olive prodotta quest’anno è stata di poco
inferiore ai 13 mila quintali del 2011. Una grandinata forte ma circoscritta al monte Brione (19
agosto) ha provocato la caduta anticipata del
30% delle olive. L’ammanco conseguente è
stato di 600 quintali”.
La qualità dell’olio ricavato dalla spremitura
delle olive, ripartite in varia misura fra i 4 frantoi
PICCOLI FRUTTI
20
Produzione aumentata
nonostante la Drosophila
Sant’Orsola, Agri 90 e Levico
Frutta sono le tre cooperative del Trentino che
raccolgono e commercializzano fragole e piccoli frutti. Ad
esse va aggiunta la
società Aurora Fruit
che produce fragole e piccoli frutti in Trentino e in
provincia di Verona. Michele
Scrinzi, direttore
della cooperativa
Sant’Orsola, fornisce i dati di produzione della stagione 2012:
fragole 30 mila quintali (+5% rispetto al 2011);
piccoli frutti 28 mila quintali (+10% rispetto al
2011); ribes 5 mila quintali (-30% rispetto al
2011). “Il ribes ha subito gravi danni da freddo
durante lo scorso inverno, mentre il caldo di
luglio e agosto ha accelerato la maturazione
delle fragole appesantendo il mercato e facendo scadere in parte la freschezza del frutto”.
Le maggiori preoccupazioni per i coltivatori
sono venute dalla presenza crescente e diffusa della Drosophila suzukii. La cattura massale
tramite 50 mila trappole ha sicuramente provocato una forte diminuzione della popolazione
dell’insetto, ma il ricorso a trattamenti anche
ripetuti con insetticidi, peraltro legalmente autorizzati e poco impattanti sull’ecosistema, è
stato in molti casi inevitabile.
OLIVE
Qualità eccellente per l’olio del Garda
Franco Michelotti, l’esperto della Fondazione
Mach che segue da vicino la produzione oli-
che operano nel distretto (il maggiore è quello della Società Agraria di Riva del Garda) è
eccellente. Gli olivicoltori hanno contribuito a
determinare il livello qualitativo anticipando
l’inizio della raccolta alla terza decade di ottobre per concluderla, dove era possibile, entro
la metà di novembre.
nov-dic
2012 | anno LVII
MELE
La gelata tardiva ha lasciato il segno
Il ritorno di freddo (gelata tardiva) che si è verificato tra l’8 e il 9 aprile ha lasciato il segno seppure in misura e forma variata, su tutte le varietà
di mele. Se a consuntivo la minore produzione
risulta pari al 10%, dobbiamo ritenere che la
quantità di mele raccolte non sia superiore a 4
milioni di quintali. Per i direttori delle cooperative
ortofrutticole la percentuale cambia in più o in
meno rispetto alla media. In Val di Non il calo
è del 15% per la Renetta Canada, del 16% per
la Gala e del 26% per il gruppo delle Red Delicious. Cinghiatura e placche di rugginosità marcata o diffusa anche se leggera sono il segno
della gelata sulle Golden Delicious e sulle Red
Delicious di fondovalle. Nelle zone frutticole
collinari, anche fuori dalla Val di Non, il gelo ha
bruciato il fiore centrale del mazzetto lasciando
il sopravvento ad uno o più fiori della corona.
Problemi di scarso colore e ridotta pezzatura,
oltre che di rugginosità, si sono avuti sulla Gala.
Questa varietà ha sofferto anche per il caldo
torrido che è coinciso più o meno con il periodo della raccolta. La situazione si può definire
normale per le varietà di melo che in fondovalle
si raccolgono per ultime: Dallago, Fuji e Pink
Lady. L’alternanza di produzione, propria della
Fuji, non è dipesa, laddove è stata riscontrata,
dall’andamento stagionale ma dalla mano del
frutticoltore (potatura, concimazione, interventi
sul verde ecc.)
VIGNE E VINI
Uve bianche in calo ma vini ottimi
Dal resoconto della vendemmia 2012 fatto
dal Consorzio tutela vini del Trentino si apprende che il totale dell’uva da vino è stata
pari a 1 milione e 60 mila quintali (- 9,7% rispetto al 2011). Il calo maggiore (-11,3%) si è
avuto per le uve bianche (759.000 quintali).
Le uve rosse sono calate in media del 5,2%
attestandosi su 302.000 quintali. Il Pinot grigio con 306.300 quintali ha superato di 2
punti percentuali lo Chardonnay. Il calo delle
uve bianche era previsto. Il Pinot grigio e lo
Chardonnay di fondovalle presentavano già
all’invaiatura grappoli spargoli e poco pesanti. Il fenomeno, spiegano i tecnici della Fondazione Mach, è dovuto al germogliamento
irregolare causato dal freddo invernale e a
colatura conseguente alle piogge intense che
hanno investito i grappoli in fiore nella prima
decade di giugno. “La qualità dei vini bianchi
della vendemmia 2012, effettuata prima delle piogge – dice Enrico Paternoster, direttore della cantina aziendale della Fondazione
Mach - è eccellente. I vini rossi invece non
presentano le caratteristiche necessarie per
un lungo invecchiamento; ciò a causa della
persistente piovosità che ha caratterizzato
l’ultima parte della stagione”.
FORESTE
Semi raccolti da 40 specie diverse
Parliamo di foreste e di andamento stagionale solo per quanto riguarda la produzione di
seme da parte di specie forestali latifoglie che
ogni anno il personale del Servizio foreste della Provincia di Trento raccoglie per alimentare
la coltivazione di arbusti e di piante da verde
urbano nei 3 vivai forestali esistenti in altrettante zone del Trentino: Val di Fiemme, Valsugana e Valle dell’Adige. Sono circa 40 le specie di
piante dalle quali i forestali raccolgono seme.
“Quest’anno - dice Andrea Carbonari, responsabile dei vivai - il personale ha faticato molto
a raccogliere la quantità di seme necessaria.
La scarsità di frutti e di semi è stata provocata
dalla gelata di aprile e dalla siccità”. La raccolta
non riguarda il seme di conifere (escluso l’abete bianco) che è fornito dal Centro sperimentale del Corpo forestale dello Stato che si trova a
Peri, in provincia di Verona.
tt 05
nov-dic
2012 | anno LVII
| Attualità
FRUTTICOLTURA ATTUALITà
Un nuovo look
per la mela morsa dalla crisi
Ad Interpoma le conclusioni dell’Apple World Report 2012
Un super
consorzio per
le mele dalla
polpa rossa
Sergio Ferrari
I
nnovazione, ricerca, comunicazione.
Anche per la mela sono questi gli “ingredienti del successo”, la ricetta per
vincere le sfide del mercato globale.
A dirlo è l’Apple World Report 2012, il
rapporto che fotografa le tendenze globali nella
produzione, commercializzazione e consumo
di mele nel mondo. Ad illustrarne le conclusioni
all’ultima edizione di Interpoma (Bolzano, 1517 novembre 2012), aprendo il congresso “La
mela nel mondo”, è stato Desmond O’Rourke
della Belrose inc.
«Nell’ultimo decennio - ha spiegato l’esperto
americano - il consumo di mele è calato in tutto il
mondo, ma in particolare in Europa, dove i consumatori più anziani tendono a preferire altri tipi
di frutta come mango, papaia e ananas, mentre i
più giovani sono restii a consumare mele. Il mercato deve fare i conti con la recessione che ha
colpito i paesi industrializzati con il conseguente
calo della popolazione dovuto allo stallo delle
nascite e al rallentamento dell’immigrazione.
In questo contesto molti rivenditori si trovano in
difficoltà, anche perché negli anni precedenti la
crisi avevano ampliato anche in maniera “aggressiva” i propri spazi di vendita e ora si trovano
a dover chiudere o ridimensionare l’attività».
Anche la produzione delle mele si sta muovendo sempre più verso la coltivazione intensiva.
Cambiano le varietà di mele coltivate e c’è una
costante ricerca per creare nuove varietà, anche
se la qualità superiore rispetto alle vecchie specie è difficile da dimostrare. Spinti dall’intento di
differenziarsi e dalla competizione, i rivenditori
vorrebbero in questo momento acquistare nuove varietà a cui hanno accesso esclusivo, ma è
all’industria della mela (l’intero comparto produttivo, non i rivenditori) che si chiede di sostenere i
costi di sviluppo di nuove varietà, in un momento
dove il consumo di mele continua a calare.
Rispetto a dieci anni fa l’industria della mela ha
fatto importanti passi in avanti: l’efficienza è mi-
gliorata notevolmente nei frutteti, nella raccolta
e nell’imballaggio. I negozi (centrali di raccolta
cooperative,ndr) sono più grandi e meglio organizzati. C’è una grande diversità di varietà e
la qualità è migliorata. Cosa manca dunque?
Manca un approccio globale e professionale alla
crescente domanda di mele fresche.
Un aiuto - si spiega nel Rapporto - arriva dalle
nuove tecnologie. Sebbene sia ancora difficile
quantificare quanto gli strumenti di diffusione
sociale delle informazioni come Facebook e
Twitter possano influenzare positivamente il
mercato delle mele, altre scienze mostrano risultati assolutamente positivi: l’ingegneria genetica
sta cercando di migliorare le sostanze nutritive
nella frutta e fare in modo che le piante siano più
resistenti ai parassiti e alle malattie.
Nell’immediato futuro il settore della mela dovrà
affrontare alcune sfide, la prima delle quali è cercare di arrestare la diminuzione del consumo pro
capite. Per fare questo servono migliori informazioni sulle preferenze dei consumatori e una migliore comunicazione, sia con i vecchi che con i
nuovi media. Sarà necessario aprire le porte alle
nuove tecnologie perché molte di queste possono ridurre i costi, migliorare la qualità, proteggere
l’ambiente. E servirà aggredire mercati non tradizionali come Cina, India, Indonesia, Tailandia,
Malesia, Russia e Medio Oriente, dove l’importazione di mele è in continua crescita, anche se
i prezzi restano bassi. Mercati che vanno però
anche studiati, per poter adottare strategie di
marketing vincenti.
Occorre dunque - questa la conclusione di
un’analisi che ha fatto da riferimento a tutti gli
interventi, ad eccezione di quelli specificamente
tecnici, che si sono susseguiti al congresso - investire su innovazione, ricerca e comunicazione. Al
tempo della crisi è questa la formula da applicare,
vale per ogni prodotto. Anche per la mela.
Si ringrazia Cristina Puecher,
capo ufficio stampa Fiera di Bolzano, per la collaborazione.
La gestione per conto dei soci delle fasi
di ricerca, sviluppo e valorizzazione di
nuove varietà di melo ritenute promettenti, nonché l’acquisizione dei diritti
per la loro produzione e commercializzazione: questi gli obiettivi di NovaMela, il consorzio costituito lo scorso
settembre dai consorzi di produttori
altoatesini VOG e V.I.P., i trentini Melinda
e La Trentina e la piemontese “Rivoira
Giovanni e Figli” SpA. Nel loro insieme i
soci di NovaMela rappresentano 12 mila
aziende frutticole associate o conferenti,
25 mila ha di meleti situati nei territori più
vocati del Nord Italia, 1.200.000 tonnellate di mele raccolte all’anno, 40 centri di
stoccaggio e lavorazione, una presenza
commerciale in più di 50 nazioni.
Stretto è il collegamento, trattandosi di
nuove varietà di melo, che il consorzio intende sviluppare con i centri di
ricerca e sperimentazione (Laimburg,
Fondazione Mach, CreSO di Cuneo) al
fine di ottimizzare le risorse investite e
massimizzare i risultati per i frutticoltori.
NovaMela sarà dunque la struttura comune per la gestione di tutti i progetti che
si riferiscono allo sviluppo ed alla futura
introduzione di specifiche nuove varietà
di melo accomunate dalla caratteristica
di avere una colorazione rossa più o
meno intensa della polpa dei frutti. Sulla
base di tale delega, il nuovo consorzio
è entrato nella compagine sociale della
francese Ifored sas, società costituita da
12 partner internazionali di 11 nazioni
diverse dei quattro continenti e da IFO.
21
tt 05
ATTUALITà | bonifica
ATTUALITà
nov-dic
2012 | anno LVII
DALLA BONIFICA
AGRICOLA
ALLA DIFESA DEL TERRITORIO
Walter Nicoletti
L’idrovora di Grumo sulla Fossa di Caldaro
22
Dopo anni di
commissariamento
il Consorzio Trentino di
Bonifica volta pagina.
L’ex commissario Alfonso
Bonincontro: «Ai nuovi
amministratori consegno
un ente ben diretto, dotato
di una squadra giovane,
dinamica e competente».
M
entre stiamo scrivendo
questo articolo non conosciamo il nome del
presidente del Consorzio
Trentino di Bonifica. Conosciamo invece, e molto bene, il percorso di
partecipazione che ha caratterizzato le elezioni del nuovo Consiglio di amministrazione dell’ente. Una “tornata” che ha messo in evidenza
la grande tenuta del settore agricolo quanto a
responsabilità e impegno nella gestione di un
territorio che non esprime più, solo ed unicamente, delle valenze agricole e produttive, ma
anche ambientali e naturalistiche.
Che le politiche di gestione del Consorzio
stessero compiendo un salto di qualità che
lo avrebbero portato a ricoprire anche un
ruolo di presidio del territorio e quindi una
valenza tipica degli enti che si occupano anche di protezione civile era scritto nella storia
recente della valle dell’Adige. L’espansione
consistente e spesso, diciamolo, incontrollata della città di Trento e di centri quali Lavis
(e della sua area artigianale), ha di fatto “urbanizzato” importanti settori agricoli che un
tempo rappresentavano una sorta di serbatoio di biodiversità, con importanti funzioni di
drenaggio e protezione ambientale. Questa
situazione ha provocato un’accelerazione
dei deflussi dell’acqua nella valle dell’Adige
arrecando non pochi problemi sia alla corretta gestione del territorio coltivato, sia ai
settori urbanizzati con periodici rischi di allagamento.
La presenza radicata sul territorio delle idrovore, dei canali e delle fosse gestite dal CTB
hanno permesso di superare, con elevati mar-
gini di sicurezza, situazioni altrimenti problematiche e delicate per l’incolumità dei cittadini
e dei centri abitati. Per questo le elezioni del
15 novembre scorso hanno rappresentato un
appuntamento importante, non solo per la
componente agricola dei consorziati (vale a
dire dei proprietari dei terreni gestiti dal CTB),
ma anche per la minoranza degli “extragricoli”, vale a dire dei proprietari di edifici e settori
urbanizzati che gravitano nel territorio di competenza del Consorzio stesso.
Nel marzo del 2005 Alfonso Bonincontro è
stato nominato Commissario del Consorzio
Atesino di Bonifica e, successivamente all’approvazione della legge provinciale che
unificava in un unico organismo i tre Consorzi che operavano in Valle dell’Adige, dal
gennaio 2009 è Commissario del Consorzio
Trentino di Bonifica. Dopo un lungo percorso
professionale che lo ha visto protagonista
delle politiche agricole provinciali, ricoprendo fino al 2000 il ruolo di dirigente generale
dell’Assessorato all’agricoltura, si è dedicato
allo sviluppo del Consorzio sia dal punto di
vista rurale, sia ambientale.
Come valuta i risultati di questa tornata
elettorale?
«Queste elezioni hanno premiato il lavoro
che stava a monte delle tornata elettorale e
che consisteva nell’approvazione del Piano
di classifica dei terreni gestiti dal Consorzio
oltre naturalmente al consolidamento della
fusione fra i tre enti preesistenti. L’indizione
delle elezioni ha poi significato uno sforzo
consistente sul piano legale per garantire
regole trasparenti ed obiettive attraverso il
tt 05
nov-dic
| Attualità
bonifica ATTUALITà
2012 | anno LVII
Il commissario straordinario del CTB Alfonso Bonincontro
gli eletti nei collegi elettorali
COLLEGIO 1
Giuliano Preghenella
Luigi Stefani
COLLEGIO 2
Donato Viola
Paolo Largher
COLLEGIO 3
Celestino Furlani
Oreste Tamanini
COLLEGIO 4
nuovo statuto ed il nuovo regolamento approvati grazie alla competenza del nostro
consulente, il dottor Giovanni Defrancesco.
La macchina elettorale è poi stata portata a
regime attraverso una campagna informativa
mirata al pieno coinvolgimento dei 5.048 consorziati. Per quanto riguarda i risultati relativi
all’affluenza si tratta di cifre molto elevate rispetto alle medie registrate in altre regioni che
si rivelano molto significative se consideriamo
i consorziati agricoli, la cui media si attesta sul
32% e addirittura sul 48%, se consideriamo i
medi e grandi proprietari agricoli.
Grazie al pieno coinvolgimento dei sindacati
agricoli il Consorzio potrà inoltre far valere in
maniera più consistente il suo peso politico nella gestione dei territori di sua competenza».
Quali sono gli obiettivi più significativi
raggiunti durante il suo mandato?
«L’aver portato a termine il Piano di classifica, aggiornandolo al 2011, e l’aver portato il
Consorzio ad occuparsi di protezione civile e
irrigazione attraverso un’opera di razionalizzazione della risorsa idrica che oggi garantisce l’approvvigionamento a circa 200 ettari
di territorio agricolo.
Abbiamo poi incluso nel territorio di competenza del CTB anche altri settori agricoli quali il
comune di Mori e di Storo (comuni catastali di
Darzo e Lodrone) garantendo servizi a nuove
amministrazioni che ne facessero richiesta.
Nel corso di questi anni è stata portata avan-
ti una proficua collaborazione con il Servizio
Bacini montani della Provincia nonché con
l’assessorato all’agricoltura. Siamo infine
orgogliosi per quanto riguarda le nostre realizzazioni in campo ambientale. Penso, ad
esempio, alla eliminazione del rivestimento
in cemento della fossa maestra di Lavis e
alla rinaturalizzazione della stessa per 250
metri di sviluppo; alla gestione del biotopo
del Taio di Volano dove la nostra idrovora
garantisce un adeguato livello idrico; come
pure alla gestione della porzione di Sito di
importanza comunitaria in località Pasqualine di Zambana dove vivono piante rare e
protette; infine alla gestione della fossa del
Noce nei pressi del biotopo della Rupe di
Mezzolombardo dove, in collaborazione con
l’Ufficio biotopi, abbiamo contribuito a salvare l’Ululone dal ventre giallo».
Quale sarà il futuro del Consorzio Trentino di Bonifica?
«Ai nuovi amministratori consegno un ente
che si è dotato di un importante Piano di bonifica le cui opere prioritarie sono cantierabili nei prossimi mesi. Un ente ben diretto,
dotato di una squadra giovane, dinamica
e competente. Ai nuovi amministratori auguro dunque di portare avanti un progetto
che affonda le sue radici nella gestione responsabile del territorio, nel rispetto dei suoi
equilibri, ma anche nell’attenta valutazione
dei rischi e del loro contenimento>.
Vincenzo Tovazzi
Michele Delaiti
COLLEGIO UNICO
URBANI
Dario Gottardi
SECONDA SEZIONE
Ugo Garzetti
(sindaco Comune
di Nave San Rocco)
Italo Gilmozzi
(assessore
Comune di Trento
Emiliano Beozzo
(assessore
Comune di Aldeno)
Il nuovo Consiglio
di Amministrazione
Come vediamo dalla cartina il territorio
gestito dal Consorzio è stato suddiviso in
quattro Collegi elettorali che a loro volta,
accorpati, vanno a comporre il Bacino
Nord e il Bacino Sud. Il nuovo Consiglio
di Amministrazione è formato da 13
componenti: 12 scelti tra gli eletti dai
consorziati, 1 di nomina provinciale. Tra i
consiglieri eletti 9 sono espressione della
Sezione 1 (proprietari di immobili agricoli
ed extragricoli), e tre della Sezione 2 (rappresentanti dei Comuni dei Bacini Nord e
Sud nei quali sono stati suddivisi i quattro
collegi elettorali).
23
tt 05
attualità | SICUREZZA
ATTUALITà
nov-dic
2012 | anno LVII
MOTO
AGRICOLE
Più sicure con le nuove linee guida
di Lorenzo Rotondi
È
24
una opportunità importante
per i contadini, e in generale
per chi opera in campagna
o nei boschi, quella che si è
recentemente presentata. Si
tratta delle nuove Linee guida in materia di
sicurezza per le moto agricole, tecnicamente
“trattori agricoli e forestali con piani di carico”. Ai non addetti ai lavori, che si stessero
chiedendo di cosa stiamo parlando, diciamo
che si tratta di tutti quei mezzi di ridotte dimensioni, conosciuti anche col nome di motocoltivatori, che tanto successo riscuotono,
soprattutto in Trentino, tra agricoltori e hobbisti. Sono economici, pratici, vanno un po’
dovunque e da adesso possono essere anche più sicuri visto che, seguendo le nuove
Linee guida appena varate, i loro proprietari
possono farvi installare protezioni garantite,
ben fatte e in regola.
Nessuna
omologazione, solo
due dichiarazioni
I dispositivi su cui si punta per assicurare l’incolumità di chi opera con questi mezzi sono
strutture di protezione anti ribaltamento e
sistemi di ritenzione per trattenere il conducente; roll-bar e cinture di sicurezza. I dettagli cambiano da modello a modello ma ora
per ogni possibile dispositivo esistono indicazioni per la sua produzione e installazione
sui diversi mezzi agricoli. Chi fa gli adeguamenti delle macchine seguendo le nuove
linee guida non deve fare omologazioni del
mezzo e aggiornamenti del libretto di circolazione o allegato tecnico. Sono sufficienti una
dichiarazione di conformità del costruttore e
di corretta installazione dell’officina autorizzata; queste dichiarazioni vanno conservate
assieme al libretto del mezzo.
Se ne è parlato il 22 ottobre scorso presso
l’Aula Magna dell’Istituto Agrario di S. Michele all’Adige - Fondazione Edmund Mach, in
un seminario di presentazione e approfondimento delle Linee guida a cui hanno partecipato gli assessori provinciali alla salute e
politiche sociali Ugo Rossi e all’agricoltura,
foreste, turismo e promozione Tiziano Mella-
rini oltre a numerosi esperti, coinvolti anche
nella stesura della nuova normativa.
“Sicurezza e
competitività non
sono in contrasto”
Le linee guida contengono come detto le
specifiche tecniche di dettaglio attraverso le
quali questi mezzi possono diventare più sicuri in caso di incidenti o ribaltamenti. All’appuntamento non sono mancati alcuni produttori – alcune aziende sono proprio trentine
– e anche una rappresentanza degli studenti
dell’Istituto di San Michele.
“Il seminario - ha detto l’assessore Rossi a
margine dell’incontro - concretizza un lungo
lavoro che ha visto la collaborazione di molti
soggetti, istituzionali e non, e rappresenta la
prosecuzione di un progetto partito da qualche anno e finalizzato alla sicurezza nell’utilizzo dei mezzi legati al lavoro agricolo e, più
in generale, alla sicurezza sui luoghi di lavoro.
E’ un’attività che, partita in Trentino, proietta
i suoi effetti in una dimensione che supera
i confini provinciali per interessare tutto il
paese. Per individuare le soluzioni possibili
siamo partiti dal problema, dai dati sugli incidenti in un settore fondamentale per la nostra
economia e per il territorio come l’agricoltura,
e ci siamo mossi cercando di coinvolgere tutti
gli attori di un sistema complesso, compresi i
primi protagonisti del mondo agricolo. Al termine di questo percorso possiamo dire con
forza che la cultura della sicurezza non è in
contrasto con la competitività delle aziende e
con la loro capacità di stare sul mercato. E’
invece inaccettabile il costo sociale ed economico degli infortuni sul lavoro.”
Prevenzione
e formazione
Ai giovani studenti dell’Istituto Agrario, presenti in sala, si è rivolto in particolare l’assessore Mellarini. “Siete i futuri protagonisti
dell’agricoltura trentina e soprattutto da voi
ci aspettiamo l’apertura e la disponibilità nei
confronti dell’evoluzione tecnica, normativa e
culturale in questa materia, anche se è chia-
Corsi di guida sicura a Marco di Rovereto.
ro che nessuno può chiamarsi fuori da tutto
ciò che rappresenta ricerca, innovazione e
cambiamento positivo, tanto nelle tecniche
agronomiche quanto in materia di sicurezza.
La parola chiave è sempre prevenzione, aggiunta alla particolare attenzione richiesta a
chi opera in un ambiente montano, spesso
difficile, come il nostro. E’ un impegno che
coinvolge direttamente la forza lavoro impiegata in agricoltura, sia quella professionale
che quella composta da chi pratica l’agricoltura come integrazione al reddito o per
hobby. Per poter prevenire è indispensabile
conoscere la materia e essere convinti della
sua importanza. Per questo intendiamo investire molto in momenti di formazione e approfondimento come questo”.
Il Piano provinciale
Alla redazione delle linee guida si è giunti
dopo un percorso articolato. Il settore agricolo è considerato anche a livello nazionale
un ambito prioritario di intervento in materia
di sicurezza. Il Piano nazionale di prevenzione degli infortuni in agricoltura 2009-2011,
approvato dalla Conferenza delle Regioni e
delle Province autonome, prevedeva che le
stesse dovessero predisporre il loro piano
locale di intervento. In Trentino, il Comitato
di coordinamento in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, presieduto dall’assessore alla salute Ugo Rossi e composto
da tutti i soggetti istituzionali e sociali che si
occupano a vario titolo della materia a livello
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nov-dic
| Attualità
SICUREZZA ATTUALITà
2012 | anno LVII
25
locale, ha individuato l’agricoltura come settore prioritario d’intervento per la prevenzione e la sicurezza.
La Giunta provinciale ha approvato nel 2010
il “Piano operativo provinciale 2010-2012 per
la prevenzione e la sicurezza dei lavoratori
del comparto agricolo e dei cittadini che operano a titolo hobbistico nel settore”. Uno dei
7 obiettivi previsti dal piano si propone di produrre ricerche per la definizione di soluzioni
innovative in ambito tecnologico meccanico,
finalizzate all’adeguamento ai requisiti di sicurezza delle moto agricole; mezzo operativo particolarmente diffuso in Trentino molto
più che nel resto d’Italia. Si parla infatti di
qualche migliaio di mezzi.
L’attività di ricerca e di predisposizione delle
linee guida è stata finanziata dalla Provincia
autonoma di Trento, Assessorato alla Salute e Politiche Sociali, e commissionata dalla
Scuola provinciale antincendi del Servizio
Antincendi e protezione civile della Provincia
a INAIL, in quanto ente pubblico nazionale
riconosciuto con competenze in materia di
salute e sicurezza.
Gli interventi
al seminario
La Scuola Antincendi realizza da tempo corsi
teorico-pratici sull’uso in sicurezza dei mezzi agricoli, i trattori, ed ha formato circa 250
agricoltori in tre anni. Questa formazione nel
2013 diventerà obbligatoria per tutti i possessori di trattori ad esclusione di chi usa que-
Recupero di un mezzo agricolo dopo un grave infortunio. Sopra una moto agricola al controllo.
sti mezzi per autoconsumo. Per i trattori le
disposizioni in materia di sicurezza esistono
da tempo. Ora, con le nuove Linee guida, ci
sono anche per le moto agricole. L’incontro di
San Michele ha offerto l’occasione per entrare, con l’aiuto di molti esperti, nello specifico
della materia.
Alfonso Piccioni, dell’Inail di Trento, si è detto
certo che le nuove Linee guida avranno sicuramente un effetto positivo sul piano della
prevenzione degli infortuni. Michele Pontalti,
della Fondazione Edmund Mach, ha collegato il tema della sicurezza con quello della sostenibilità del sistema agroforestale: “La cultura della sicurezza può essere un elemento
qualificante del nostro sistema agricolo”. Ivo
Erler, direttore della Scuola provinciale Antincendi ha ripercorso le tappe del lavoro che
ha portato alla redazione delle Linee guida.
Vincenzo Laurendi, del Dipartimento Tecnologie di sicurezza dell’Inail, ha affrontato
l’evoluzione della normativa per la messa in
sicurezza dei mezzi agricoli. Eugenio Ariano,
del Coordinamento Tecnico delle Regioni, ha
evidenziato quanto sia importante in questo
campo il contributo dei produttori e dei venditori dei mezzi agricoli. Pier Alberto Trentini,
dell’Azienda provinciale per i Servizi Sanitari,
ha offerto alcuni dati per conoscere il fenomeno degli infortuni in campo agricolo. Fabrizio Benvenuti, della Fondazione Edmund
Mach, ha parlato dell’ uso delle moto agricole
nella realtà trentina. Bruno Bevilacqua, della
Motorizzazione Civile, ha infine approfondito
il rapporto tra i mezzi agricoli e il codice della
strada. Al termine non sono mancati gli interventi e le richieste di chiarimenti puntuali da
parte di rappresentanti del mondo agricolo e
delle aziende produttrici.
Per chi voglia approfondire, le linee guida
sono scaricabili in formato PDF dal sito www.
trentinosalute.net.
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ATTUALITà
attualità
nov-dic
2012 | anno LVII
Un seminario a Trento sulla sicurezza alimentare e la
valorizzazione delle produzioni del territorio
PRODOTTI
TIPICI? SÌ,
MA ANCHE
SICURI
di Corrado Zanetti
26
Rossi: “Diventiamo
competitivi formando
gli operatori ed
informando i cittadini”.
Mellarini: “Un marchio
europeo per i prodotti
di montagna”
T
utelare la sicurezza degli alimenti e la qualità dei prodotti
non sono esigenze in contrasto tra loro, al contrario viaggiano su binari paralleli facendo correre il treno della competitività. Non ci
può essere sicurezza alimentare senza qualità dei prodotti, cosa tanto più vera per quei
territori, come il Trentino, che della identità
delle proprie produzioni agroalimentari di
montagna, del modo di produrle e trasformarle hanno fatto un punto di forza, trovando
l’apprezzamento dei consumatori. E’ questo
il messaggio uscito oggi dal seminario sulla sicurezza alimentare e la valorizzazione
delle produzioni del territorio promosso il 27
novembre scorso dall’Assessorato alla salute della Provincia autonoma di Trento e dall’Azienda provinciale per i servizi sanitari.
Il seminario ha voluto non solo attirare l’attenzione su un tema cruciale (basti ricordare
le ricorrenti emergenze di salute pubblica,
da “mucca pazza” in poi), ma fare un passo
in più: considerare la sicurezza alimentare
quale strumento di prevenzione per la salute
dei cittadini, farne oggetto di un percorso di
formazione per i tanti operatori della “filiera”
alimentare - dai produttori ai professionisti
della sanità pubblica e dei centri di monitoraggio e controllo, nonché stimolare un maggiore legame tra i soggetti coinvolti.
Intenti messi subito sul tavolo dell’incontro,
che si è svolto presso l’auditorium del Centro servizi sanitari di Viale Verona a Trento,
dagli assessori alla salute Ugo Rossi e all’agricoltura Tiziano Mellarini. “Se oggi persino la Cina - ha esordito l’assessore Mellarini
aprendo il seminario - sta varando una legge sulla sicurezza alimentare, va da sè che
l’Europa deve accelerare, soprattutto per
dotarsi di regole comuni, che oggi mancano
a livello europeo”.
Il punto di partenza è la rivisitazione della
filiera produttore-consumatore che l’Unione
Europea ha posto come obiettivo prioritario
delle proprie politiche con l’emanazione del
Regolamento CE n.178/2002, e la cui ratio
regolamentare sta nell’anteporre le ragioni
della salute a quelle del mercato. Un approccio del tutto nuovo, che la Provincia di
Trento ha voluto assumere a base del Piano
per la sicurezza alimentare 2012-2014.
Il Trentino vanta l’85 % della produzione
vinicola a certificazione DOC e il 65 % di
quella agroalimentare a certificazione DOP.
Alcuni prodotti trentini di eccellenza sono
però garantiti da un’ulteriore certificazione:
il marchio Qualità Trentino. “In futuro – ha
detto Mellarini - dovremmo però poter contare su un riconoscimento europeo legato
alle produzioni dei territori montani”.
In ballo vi è non solo la salute pubblica ma
anche la necessità di valorizzare le principali filiere agroalimentari del territorio trovando
per esse sempre più ampi spazi di mercato.
Ma quale spazio possono avere le produzio-
ni tipiche e tradizionali in un mercato globalizzato? “La tipicità – ha risposto Ugo Rossi
- può essere un elemento di competitività
solo se è legata alla sicurezza alimentare.
Ciò che serve al sistema agroalimentare
trentino è avere una stessa visione, fare
sistema sulla qualità e la sicurezza, la disponibilità dei produttori a percorrere strade
che portano alla sostenibilità. Serve conoscenza, capire quali sono i processi produttivi utilizzati, migliorare gli standard dove
vanno migliorati. Occorre anche, in secondo
luogo, formare gli operatori ed informare la
popolazione. Solo così i percorsi di qualità
possono davvero diventare uno strumento
di competitività”.
Un percorso, quello avviato in Trentino,
valutato con favore dal Ministero della salute, a rappresentare il quale è intervenuto
al seminario Romano Marabelli: “La sicurezza alimentare passa oggi attraverso il
mantenimento delle produzioni radicate sul
territorio, ma occorre uscire dagli stereotipi per i quali il prodotto tradizionale, quello
fatto dalla nonna, è buono per definizione,
perché sappiamo che è invece quanto di
più insicuro ci possa essere. Oggi, rispetto
al passato, sicurezza e tipicità non sono più
termini inconciliabili grazie alla tecnologia,
che ha reso sicuri i prodotti tradizionali”.
E il Trentino? “Il Trentino è l’esempio migliore di come un territorio non fortunato
dal punto di vista agricolo, per le sue ridotte
superfici coltivate e le caratteristiche fisiche
del territorio, è riuscito a realizzare prodotti
non solo sicuri ma anche capaci di stare sui
mercati internazionali”.
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nov-dic
ATTUALITà
2012 | anno LVII
Successo per l’ottava edizione di “Bollicine su Trento”
Le suggestioni
del
Trentodoc
di Sergio Ferrari
L
’ottava edizione di “Bollicine su
Trento, incontri e suggestioni
con sua eccellenza Trentodoc” (29 novembre-9 dicembre 2012) ha lasciato il segno
nella storia di questa importante manifestazione promozionale. Iniziamo dai numeri:
66 etichette in assaggio (10 in più della precedente edizione) ; 38 aziende partecipanti
(3 in più rispetto al 2011); 4 nuovi produttori
di spumante Trentodoc. Quest’anno gli organizzatori (CCIAA di Trentino e Trentino
Marketing Spa) hanno voluto rendere più
incisiva la comunicazione a sostegno del
Trentodoc seguendo due tracce: coinvolgere
giornalisti e blogger internazionali e nazionali
e accentuare la connotazione di filiera dello
spumante Trentodoc strettamente radicata in
un territorio di montagna.
Le proposte di “A tavola con il Trentodoc”
sono riuscite a dimostrare la giustezza dell’abbinamento del prodotto di punta della vitienologia trentina con i prodotti di montagna.
Formaggi e salumi dal profilo inconfondibile
di una casera o di una malga agrituristica
27
di montagna. Anche per dimostrare che il
Trentodoc non è, né vuole essere, spumante
d’èlite, pur nella consapevolezza che il rapporto qualità-prezzo è ben superiore a quello
di prodotti rampanti ottenuti col metodo italiano della fermentazione in autoclave.
La distintività del Trentodoc nasce dal fatto
che le uve Chardonnay e Pinot nero, dalle
quali si ricavano i vini base per la spumantizzazione secondo il metodo classico, provengono da vigneti situati nelle fasce di media
o alta collina. Sempre con riferimento alla
montagna sono stati giudicati ed apprezzati i menù offerti dai cuochi titolari di malghe
agrituristiche e le ricette proposte dagli allievi
delle scuole alberghiere di Levico e Rovereto che hanno partecipato al concorso “Piatto
Trentodoc 2013”.
“Bollicine su Trento “ ha trovato un importante complemento in termini di efficacia promozionale nell’iniziativa denominata “Trentodoc
on the road” realizzata dalle Strade del vino
e dei sapori del Trentino. Un fitto programma di proposte enogastronomiche che dal
22 novembre al 6 gennaio ha coinvolto e
coinvolgerà 33 fra agritur, ristoranti, wine
bar, alberghi, cantine e rifugi in quota. Piatti,
menù, degustazioni, aperitivi e cene pensati
per valorizzare il Trentodoc. I risultati si misureranno nel tempo, contando il numero di
bottiglie di Trentodoc che saranno vendute in
Trentino.
“La battaglia del Trentodoc si deve vincere
prima di tutto in casa nostra” ha detto alla presentazione della manifestazione l’avvocato
Elvio Fronza, presidente del Consorzio tutela
vini trentini. L’accenno al consorzio richiama
un impegno importante per la valorizzazione
futura del Trentodoc enunciato dall’assessore
provinciale all’agricoltura, turismo e promozione Tiziano Mellarini. “Nel corso del 2013 - ha
dichiarato l’assessore - all’Istituto Trento Doc
sarà garantita un’autonomia di azione con adeguato supporto finanziario per la promozione
del Trentodoc”. I rappresentanti dell’Istituto si
attendono, oltre all’incarico di gestire autonomamente la promozione del Trentodoc, anche
un finanziamento specifico per l’acquisizione e
organizzazione di una sede adeguata ai compiti assegnati.
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LEGISLAZIONE
firmato
nov-dic
2012 | anno LVII
provincia
La nuova “Trentino Sviluppo”
Regia unica per turismo,
imprese e innovazione
U
n volume d’affari di circa 47,5 milioni nell’ultimo anno, 1 miliardo di
euro di patrimonio gestito, 4 divisioni specialistiche, 132 dipendenti nelle due
sedi di Trento e Rovereto, 4 società “di sistema” controllate, la regia del marketing turistico e di progetti strategici per il territorio quali
il Polo della Meccatronica, Progetto Manifattura - Green Innovation Factory, ARCA, sostegno ad internazionalizzazione e start-up.
Questa è la nuova Trentino Sviluppo, nata
dalla fusione con Trentino Marketing ed operativa dal 1 dicembre scorso. Una società
unica, guidata da un board di cinque componenti presieduto da Diego Laner, alla quale
è affidato il compito di promuovere il Trentino
in modo unitario, valorizzando l’integrazione
tra tutti i suoi punti di forza, dall’importante
funzione turistica fino all’innovazione promossa dalle aziende e focalizzata su alcune
filiere produttive.
«Con questa fusione – sottolinea Tiziano
Mellarini, assessore all’Agricoltura, Foreste, Turismo e Promozione - dimostriamo di
saper essere ancora un laboratorio che sa
leggere ed anticipare i tempi, dando risposte
ad un’economia che vive di sistema, dove i
mercati sono globali e non ci sono steccati
tra settori economici. Trentino Sviluppo sarà
volano per il territorio trentino unendo nel
medesimo soggetto, la Divisione Turismo
che diviene una sorta di Casa del Turismo,
tutti gli asset turistici, dalla promozione alle
partecipazioni nelle società impiantistiche.
Il turismo ha portato l’immagine del Trentino alla ribalta mondiale ed oggi può fare da
traino anche per i prodotti e le aziende locali
che hanno bisogno di affermarsi su nuovi
mercati».
Una logica bipolare, quella che si basa
sul binomio marketing-prodotti, che anche
secondo Alessandro Olivi, assessore all’Industria, Artigianato e Commercio, potrà
aiutare le imprese ad aprirsi verso i mercati
esteri: «Con la nuova Trentino Sviluppo potremo finalmente fare ciò che con due società distinte era più faticoso, cioè leggere il
territorio, l’economia trentina ed individuare
dove ci sono gli elementi di giunzione. Abbiamo finalmente una società che ci aiuta a
capire quali sono i punti di forza del Trentino, aiutando le aziende ad essere protagoniste dentro una rete di servizi e progetti
innovativi».
3,6 MLN PER L’EXPORT
DEI PRODOTTI TRENTINI
che prevedono una percentuale di contribuzione del 50 per cento. In media, la riduzione
operata nella ripartizione dei fondi tra i vari
settori è del 25 per cento rispetto al contributo concesso per il 2011.
L’unico settore a godere di un livello contributivo del 50 per cento è quello dell’olio, in virtù
del fatto che il progetto dell’Agraria Riva del
Garda, organizzazione di produttori rappresentativa del settore olivicolo, è stato presentato per la prima volta.
La spesa complessiva ammissibile a finanziamento derivante dai progetti di commercializzazione presentati da Apot, La Trentina,
Melinda, Sant’Orsola, Astro, Espo (porfido),
Aflovit, Consorzio artigianato artistico e di
qualità, Consorzio interregionale ortofrutticolo, Agraria Riva del Garda, Trentingrana Concast e Consorzio produttori latte delle Valli
trentine, supera di poco gli 11 milioni di euro.
PRODOTTI DI QUALITÀ
APPROVATI I CRITERI
La Giunta provinciale ha approvato il 16 novembre scorso i criteri per l’erogazione delle
agevolazioni previste dalla legge 4/2003 a
sostegno di attività connesse allo sviluppo
della qualità dei prodotti agroalimentari. Tali
agevolazioni potranno essere concesse ai
prodotti DOP, IGP e STG ma anche alle produzioni di qualità riconosciute e certificate a
livello provinciale contrassegnate dal marchio con indicazione di origine “Qualità Trentino”. I criteri attuativi si riferiscono ai commi
1 e 2 dell’articolo 48 relativi, rispettivamente,
agli interventi per l’abbattimento delle spese
di certificazione delle DOP, IGP e STG nonchè alle denominazioni locali (marchio “Qualità Trentino”) ed alle spese sostenute per la
predisposizione della documentazione per
la presentazione di nuove DOP.
FONDO RISCHI
PER L’ALLEVAMENTO
Saranno il settore zootecnico - allevamento
da carne e da latte ma anche l’avicunicoltura
- l’itticoltura e l’allevamento dei suini a beneficiare delle risorse del Fondo rischi gestito da
Coperfidi che erano state precedentemente
destinate, lo scorso anno, al settore vitivinicolo e da questo utilizzate solo in parte. E’
quanto ha deciso la Giunta provinciale che,
con una delibera firmata dall’assessore alla
cooperazione Franco Panizza, ha disposto di
“girare” ai settori dell’allevamento tali risorse
in esubero: 700 mila euro dell’esercizio 2011
più altri 2,3 milioni di euro del 2012.
RICONVERSIONE DEGLI
IMPIANTI DI IRRIGAZIONE
I Consorzi di miglioramento fondiario che
hanno programmato la riconversione di impianti di irrigazione dal sistema a pioggia
lenta a quello a goccia potranno contare su
nuove risorse per realizzare gli investimenti
previsti. La Giunta provinciale ha infatti approvato un’integrazione del capitolo di bilancio 2012 relativo agli interventi per infrastrutture di irrigazione e bonifica - per i quali sono
stati inizialmente destinati 614 mila euro all’anno per 15 anni - prevedendo nuove risorse per 400 mila euro in aggiunta ad altri 600
mila euro non precedentemente ripartiti.
28
Tre milioni 610 mila euro: questo l’ammontare delle risorse che la Giunta provinciale ha
destinato a vari settori economici locali a sostegno dei loro progetti settoriali di commercializzazione per il 2012 sui mercati interni
ed esterni al mercato comune europeo. Con
una delibera firmata dall’assessore al turismo
e all’agricoltura, Tiziano Mellarini, la Giunta
provinciale ha provveduto all’approvazione
dei progetti ed al riparto dei fondi destinati a
favorire l’export delle produzioni agroalimentari trentine di eccellenza, che grazie alla loro
qualità stanno segnando sui mercati esteri
risultati soddisfacenti.
I settori che beneficiano di finanziamento sono quelli frutticolo (1.578.898 euro),
troticolo (147.739 euro), porfirico (41.614
euro), floro-vivaistico (63.103 euro), orticolo
(22.978 euro), olio del Garda (75.000 euro),
lattiero-caseario (1.600.829 euro). Complessivamente si tratta di 3.610.000 euro,
una somma inferiore a quella teoricamente
concedibile (oltre 5,5 milioni di euro) in base
ai criteri di applicazione della legge 6/1999,
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nov-dic
2012 | anno LVII
speciale
gas
L’altro commercio
che non paga tasse
di Geremia Gios
N
egli ultimi decenni nei paesi industrializzati il commercio, compreso quello relativo
ai prodotti agroalimentari, si è progressivamente orientato verso le grandi catene distributive. Queste ultime, tra le altre
caratteristiche,hanno quella di portare ad
una crescente distanza - fisica e culturaletra produttori e consumatori. La “catena lunga” vale a dire
la presenza di numerosi intermediari e trasformatori tra chi
produce e chi consuma presenta indubbi vantaggi, ma anche
numerosi svantaggi. Nello specifico proprio in conseguenza
dei numerosi passaggi che si vengono a creare tra produzione e consumo, il prezzo finale risulta, frequentemente, molto
più elevato di quello iniziale. Si crea, in tal modo, uno spazio
per organizzazioni diverse quali i gruppi d’acquisto. Questi
ultimi costituiti da gruppi di consumatori che organizzandosi in forma mutualistica acquistano, a prezzi più convenienti
di quelli reperibili sul mercato tradizionale, prodotti di vario
genere e natura direttamente dai produttori. In molti casi accanto all’obiettivo di poter contare su prezzi più favorevoli, i
gruppi d’acquisto fanno proprio un approccio critico al consumo con richiami ad aspetti etici e solidaristici. Nascono così i
GAS (gruppi d’acquisto solidale) per i quali non è importante
solo il prezzo, ma anche la garanzia della qualità, il legame
con il produttore e l’ambiente, le relazioni umane e sociali, la
salvaguardi delle tradizioni locali, ecc.. I GAS sono presenti
sotto varie denominazioni in molti paesi. In Italia i gruppi d’acquisto nascono ufficialmente nel 1994 in Emilia ed i GAS un
paio d’anni più tardi. Sempre in Italia sono particolarmente attivi in campo agroalimentare e risultano più presenti nel centro-nord che nel sud. Si tratta di organizzazioni quanto mai
eterogenee. Si va, infatti, dalle associazioni non riconosciute
a quelle riconosciute, alle cooperative. Gli acquisti possono
essere saltuari o regolari. Tra questi ultimi, in campo agroalimentare, vi sono le “ceste”settimanali, forniture regolari, recapitate a domicilio su ordinazione, di verdure ed altri prodotti
di cui vi sono esempi anche nella nostra regione. Nei GAS
ciò che conta non è il modello organizzativo, ma le finalità e
l’esclusione dello scopo di lucro, nonchè l’organizzazione basata su lavoro volontario. Date queste caratteristiche, a partire dal 2008, i GAS sono considerati “attività non commerciali”
e, quindi, non soggette a tassazione. Anche, ma non solo in
conseguenza di quest’ultima circostanza, i GAS sono andati
diffondendosi quanto mai velocemente.
29
speciale
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gas
2012
2012||anno
annoLVII
LVII
gen-feb
nov-dic
GAS
Il “Distretto solidale”
dei consumatori critici
Lucia Facchinelli
H
30
anno nomi strani, stravaganti, che fanno
e produttori sono quelli classici del consumo critico, sen-
sorridere quando li pronunci. Sono diffusi
za però mai perdere di vista la qualità del prodotto, che è
su tutto il territorio nazionale, dove sono
normalmente di fascia medio-alta. L’obiettivo dei “consu-
apparsi per la prima volta a metà degli
matori critici” non è quello di risparmiare dieci o venti euro
anni ’90.
Coinvolgono persone appar-
sulla spesa. Il risparmio, semmai, viene pesato in termini
tenenti ad ogni ceto sociale. Dietro, nulla di ironico né di
di risparmio energetico, di minor inquinamento prodotto da
scontato, anzi. Nascono dal basso, dall’ultimo anello della
mezzi pesanti impegnati nel trasportare merci da una regio-
filiera commerciale, i consumatori finali appunto, e raggrup-
ne all’altra del Paese. È significativo comunque il fatto che
pano un insieme di persone che varia di volta in volta a
acquistare in gruppo, rivolgendosi direttamente ai produtto-
seconda del genere merceologico acquistato.
ri, genera sui grandi volumi una sostanziale riduzione del
Condividono un’idea di consumo consapevole e rispettoso
prezzo rispetto ad un prodotto delle medesime caratteristi-
dell’uomo lavoratore, dell’ambiente, della salute degli in-
che acquistato in negozio.
dividui. Sono i Gas, i gruppi di acquisto solidale. “Reti” di
E’ la frontiera dei GAS, presente da anni in Italia ma che
persone animate da un sentire comune rispetto al proprio
sta conquistando, sotto l’impulso della crisi, sempre più fa-
ruolo di consumatori, che acquistano insieme seguendo il
miglie, suggerendo nuovi modelli e strategie di consumo
principio che li porta a preferire, stipulando accordi diretti
e di vita. Un’Italia apparentemente invisibile, eppure sem-
che baipassano i vari filtri, produttori di piccole dimensioni,
pre più protagonista nelle scelte d’acquisto. Le statistiche
che non lavorano su scala industriale, locali, attenti all’eco-
– ma i dati sono in continua evoluzione – parlano di circa
sistema e alle persone. Un modo inedito e innovativo di ge-
un migliaio di gruppi a livello nazionale, molti iscritti alla
stire i consumi e gli acquisti, che punta a responsabilizzare
rete ufficiale che li raggruppa. Di questi oltre una trentina
ciascun aderente circa il modo di relazionarsi con il mercato
sono trentini. Difficile ignorare 50-70mile famiglie (pari ad
in generale.
almeno 200mila persone), che fanno la spesa al di fuori dei
I prodotti acquistati spaziano dai generi alimentari, sia fre-
circuiti commerciali tradizionali, che hanno deciso di dare
schi che a lunga conservazione, ai prodotti per la pulizia
una forte impronta etica ed ecologica ai propri consumi e al
personale e della casa, all’abbigliamento o all’oggettistica.
proprio stile di vita.
Il concetto perseguito dai GAS è quello di “filiera corta”,
In Italia i numeri sono ancora più importanti: si è stimato che
cioè l’avvicinamento fra produttore e consumatore finale,
poco meno di nove milioni di consumatori utilizzino i Gas e
sia in termini geografici, privilegiando le aziende più vicine,
che 2,7 milioni di loro ricorrano a questa modalità d’acquisto
sia in termini “funzionali”, tagliando gli intermediari quali i
in modo esclusivo. Sicuramente vi sono numerosi problemi
grossisti e i negozianti. Ciò non si traduce necessariamen-
aperti e non sempre tutto funziona come sarebbe auspicabile,
te in minori costi finali, anzi: accade spesso, infatti, che il
ciò nonostante la strada a queste autonome modalità organiz-
costo del singolo prodotto risulti leggermente superiore a
zative degli acquisti è aperta e in continua espansione. Tanto
quello che si trova al supermercato sotto casa.
che ormai si inizia a parlare di “distretti solidali” del consumo
I criteri con cui gli aderenti ai GAS selezionano prodotti
critico.
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2012 | anno LVII
speciale
gas
31
speciale
gas
I piccoli produttori fornitori unici dei GAS.
Grazie al web e al passaparola
IL LOCALE
batte il globale
I
32
consumatori italiani, e quelli
trentini in particolare, preferiscono acquistare prodotti locali.
Secondo una recente indagine
pubblicata da Coldiretti, il 54%
sceglie prodotti agroalimentari locali ed
artigianali mentre solo il 12% si orienta
verso le grandi marche multinazionali.
Tale orientamento si misura soprattutto
per quel che riguarda la spesa di generi
alimentari, mentre non risulta significativo
per altre categorie merceologiche, dove la
standardizzazione dei manufatti accomuna tutti i paesi.
All’origine di questo atteggiamento, vi è in
particolare la ricerca della qualità (29%),
considerata un valore imprescindibile e connesso a quello della salute personale. Segue la variabile del prezzo, ma solo nel 5%
dei casi. Il prodotto locale, espressione del
territorio, rappresenterebbe una garanzia
maggiore per i consumatori (65%) rispetto
alla reputazione offerta da un marchio industriale (13%) o di capillarità nella distribuzione commerciale (solo 8%).
Ovunque si assiste ad un vero e proprio
boom degli acquisti diretti dal produttore al
consumatore finale, anche se risulta ancora
Il Trentino
A TUTTO G@S
N
ella provincia di Trento
esistono numerosi GAS,
di varie dimensioni e con
diverse modalità di funzionamento, costituiti come
associazione o gruppo informale, che operano in modo autonomo nella scelta dei
produttori e nella consegna dei prodotti.
La necessità di scambiarsi notizie, di acquistare assieme (per evidenti economie di
scala derivanti dalla riduzione dell’inquinamento da trasporto) e di organizzare eventi
in comune (banchetto Inter-Gas durante
manifestazioni pubbliche), ha comportato
la nascita a fine 2007 di un Coordinamento tra alcuni di questi GAS e di un’apposita
mailing list. Questo ha permesso a diversi
Gruppi di acquisto solidale trentini di conoscersi e allargare la rete degli acquisti.Per
chi fosse interessato a scoprire quali sono
i fornitori da cui si riforniscono i vari GAS,
ecco l’elenco aggiornato.
TRENTO
1) GasGas zona ovest
e-mail: [email protected]
2) GasGazer zona sud
e-mail: [email protected]
3) GasPacho zona est
e-mail: [email protected]
4) Gasometro Oltrefersina
e-mail: [email protected]
5) GasToncino Centro-nord
e-mail: [email protected]
6) MaCheGas Cristo Re
e-mail: [email protected]
7) Gap Officina Ambiente Gruppo di acquisto popolare Centro Sociale Bruno
e-mail: [email protected]
Sito web: http://officinambiente.blogspot.com/
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2012
2012||anno
annoLVII
LVII
gen-feb
nov-dic
difficile quantificare esattamente il volume
d’affari generato dal “movimento” dei GAS.
Un’inversione di tendenza nel sistema del
mercato che registra positive ricadute anche sul territorio, se è vero che a fronte di un
progressivo e – pare – inarrestabile contrazione dei consumi evidenziata dai
grandi colossi commerciali del fresco,
si impongono una serie di piccoli produttori locali, scelti come fornitori unici
dai GAS.
In Trentino, fioriscono aziende agricole
di piccole dimensioni, singoli produttori di
prodotti ittici e allevatori di carni, malgari
e contadini, che lavorano e producono in
esclusiva per i GAS. Il mezzo usato per
intrecciare e consolidare rapporti commerciali stabili, si basa sul passaparola,
sulla conoscenza diretta. Un modo anacronistico per commerciare, che non
disdegna comunque la rete web,
considerata una vetrina d’eccellenza per farsi conoscere. Anche
i produttori residenti nelle zone
più impervie e lontane usano
la rete per aggiornare i referenti dei GAS e gestire gli
ordini.
2009/05/presentazione-del-gruppodacquisto.html
8) GasB Gruppo di acquisto solidale
Biodinamico
Via Conci 84 - 38123 Trento
Cellulare: Claudio Bortolotti 348-03.03.190,
Paolo Fontana 346-09.41.143
e-mail: [email protected]
9) Gas Progetto 92 Gruppo di acquisto
della cooperativa Progetto 92
e-mail: [email protected]
SOBBORGHI DI TRENTO
10) GasCadine Cadine
[email protected]
11) LiberGas Cognola, Martignano
e-mail: [email protected]
12) Gastello Mattarello
e-mail: [email protected]
13) GasDotto Meano, Gazzadina, Vigo
Meano e Cortesano
e-mail: [email protected]
14) GasGasp Povo
e-mail: [email protected]
15) GasRa.Ro Ravina e Romagnano
e-mail: [email protected]
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speciale
2012 | anno LVII
gas
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VAL DI NON
22) Gas Associazione Mario Pasi Cles
e-mail: [email protected]
VAL DEI LAGHI
23) GasGasino Lasino
e-mail: [email protected]
16) Gas Sopramonte Sopramonte
e-mail: [email protected]
17) GasTone Villazzano, San Rocco, Madonna Bianca e Trento Sud
e-mail: [email protected]
24) GasGazza Terlano e Monte Terlago
Telefono: 0461-86.55.38
e-mail: [email protected]
25) GasGos Bolognano Arco e Riva
e-mail: [email protected]
Sito web: GasGos
VALSUGANA
VALLAGARINA
18) BarbaGas Civezzano
e-mail: [email protected]
26) GasNord Rovereto Rovereto città
(Nord Leno)
e-mail: [email protected]
19) Gas PIP (PanzeInPace) Calceranica
e-mail: [email protected]
20) GasPolito Roncegno
e-mail: [email protected]
27) GasSud Rovereto Rovereto città
(Sud Leno e comuni limitrofi destra Adige)
e-mail: [email protected]
VAL DI CEMBRA
VAL DELL’ADIGE
21) GasATE Giovo
e-mail: [email protected]
28) MezzoGas Piana Rotaliana
e-mail: [email protected]
29) GasLavis Lavis
e-mail: [email protected]
e-mail: email: [email protected]
VAL DI FIEMME
30) Il Germoglio Tesero
e-mail: [email protected]
Sito web: www.ilgermogliotn.it
GAS DI RILEVANZA
PROVINCIALE
31) La Credenza Pergine, Bassa Valsugana, Trento, Pinè, Valle del Chiese, Valle dei
Laghi, Alta Val di Fiemme e Fassa, Giudicarie Esteriori, La Busa, Rendena, Bassa Val
di Fiemme
Via Zaffo 24 - 38052 Caldonazzo
Cellulare: 345 29 76 298
e-mail: [email protected]
32) El caret GAS della Rete trentina
delle Banche del tempo
Via Zaffo 24 - 38052 Caldonazzo
[email protected]
33) Rete dei GAS altoatesini
provincia di Bolzano
Sito web: www.gaslive.org
speciale
IL
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GRUPPO
Sostenibilità, volontarismo,
no-profit: così i “gasisti”praticano
l’economia delle relazioni
È
definita la nuova “economia fondata sulle relazioni”, che si sostituisce
all’ormai consumato mercato tradizionale, fuori da
schemi predefiniti dove esiste un locale
chiamato “punto vendita” e un acquirente. La particolarità dei GAS stà proprio
nella loro struttura, costituita da un rapporto diretto tra consumatori e produttori e tra singoli aderenti. L’obiettivo è
quello di tendere a costruire relazioni
di reciproca collaborazione, di cooperazione, di condivisione di un progetto
innovativo, che ponga al centro l’essere
umano, il suo bisogno di far parte di una
comunità. Giustizia e rispetto delle persone, inclusione sociale, sostenibilità
ecologica, partecipazione democratica
attraverso l’autogestione, scopi di utilità
sociale sono i punti fondanti comuni a
ciascun Gruppo.
In pratica, avviene che a rotazione, a
seconda del prodotto, della disponibilità di spazi e tempi, ciascun membro si
impegna a gestire l’ordine, i rapporti con
il fornitore, le modalità di pagamento, la
consegna e infine la distribuzione a ciascun acquirente. L’abitazione dei soci
diventa quindi un crocevia di persone
che si incontrano per ritirare la merce,
confrontarsi e discutere assieme. A cadenza fissa si tengono degli incontri di
verifica, dove vengono presentati eventuali nuovi fornitori o rivisti contratti già
in essere, ascoltati i partecipanti, che
sono liberi di esprimere le proprie valutazioni rispetto a quanto acquistato.
Ogni Gas è autonomo, si autogestisce e
solo in occasioni particolari, quali fiere,
convegni o sostegno ad iniziative specifiche con finalità sociali, si relazionano
tra di loro e con la rete provinciale. Il
GAS è un gruppo “informale” di persone
che agisce collettivamente senza fini di
lucro. Si tratta di un gruppo di persone
fisiche, soggetti “privati”, non imprenditori, che acquistano insieme al solo
scopo di distribuire tra di loro i prodotti
acquistati. Non si tratta di compravendita, ma di acquisto collettivo; la quota
pagata da ciascun aderente corrisponde
alla sua quota di prodotto comprensivo
di trasporto, senza margine o ricarico.
L’attività di raccolta degli ordini, ritiro e
distribuzione dei prodotti viene svolta
in modo esclusivamente volontario; la
merce, in genere, è accompagnata da
fattura intestata al referente del gruppo
oppure da scontrino fiscale. Nel caso di
“vendita diretta” di un coltivatore diretto, che rientri nei limiti di reddito delle
normative fiscali per l’agricoltura, è previsto l’esonero dall’obbligo di emettere
scontrino o altro documento fiscale. In
questi casi si fornisce ai “gasisti” una ricevuta descrittiva dei prodotti acquistati
e dei dati identificativi dell’azienda su
carta semplice.
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I FORNITORI
L
e biotrote di Predazzo
Renato Dellantonio, titolare assieme alla famiglia,
porta avanti sin dagli anni ’50 l’azienda avviata dal
padre, nel solco di una gestione famigliare. La sua
conversione alla produzione biologica è avvenuta
nel 2010, quando si è reso conto che il suo modello
di allevamento era già in linea con i parametri del
protocollo BIO. Ciò gli ha permesso di adeguarsi
agli standard senza eccessivi interventi strutturali e a basso costo. La
sua azienda è l’unica in Trentino che produce trote biologiche, e una
delle poche nel resto del Paese.
Le vasche dove vengono allevate le trote sono ricavate nel terreno,
a differenza di quanto avviene negli allevamenti tradizionali, dove le
trote crescono in vasche di cemento. Il rifornimento e quindi il ricambio
idrico è costante, e proviene sia dagli affluenti dell’Avisio, ad oltre 2000
metri di altitudine, che da una sorgente interna all’allevamento con
una temperatura di poco superiore ai 15° che impedisce all’acqua di
ghiacciare durante i rigidi inverni.
Le trote prodotte dall’azienda di Predazzo, vengono quasi interamente
utilizzate per il ripopolamento della specie dei torrenti e dei laghi trentini. Solo da quest’anno, sollecitato da clienti già soddisfatti, ha deciso di
vendere al dettaglio, e di includere i GAS tra i suoi clienti. Una precisa
scelta aziendale che sta dando buoni frutti, soprattutto in termini di
relazioni con altre realtà geograficamente distanti. Settimanalmente
consegnano in appositi contenitori i pesci ai referenti dei GAS che
provvedono a smistarli in giornata.
I formaggi della Antica Rendena
La fattoria “Antica Rendena” si trova a Giustino, in Val Rendena, ed
è gestita da generazioni dalla famiglia Cosi. Inizialmente allevava
solo vacche, di razza rendena, e coltivava pascoli e ortaggi. Successivamente all’attività zootecnica, hanno affiancato quella agrituristica.
Dal 1994 l’azienda famigliare produce latte e latticini attenendosi al
disciplinare europeo per le produzioni biologiche. Rifornisce molti GAS
trentini di yogurt, formaggi
freschi e stagionati
con consegne quindicinali.
Caffè e zucchero
El Cibao
L’azienda ha iniziato nel
1996 a lavorare il caffè
biologico in Repubblica
Dominicana utilizzando macchinari italiani per raccogliere,
processare, tostare,
macinare, e impacchettare un
caffè arabica 100%, che proviene esclusivamente da cooperative di piccoli coltivatori della Cordigliera Centrale e
Settentrionale dell’isola. Dietro a ciascun chicco di caffè, c’è la passione, il rispetto, la fiducia di persone e territorio verso un prodotto che
accompagna – in quasi tutto il mondo – i momenti di relax e di incontro.
Ciò ha permesso di migliorare le condizioni di vita delle popolazioni locali, libere di dedicarsi alle coltivazioni per le quali risultano vocati quei
territori, aumentando inoltre la loro consapevolezza a livello produttivo.
Successivamente si è introdotto anche la produzione di zucchero di
canna El Cibao coltivato biologicamente e certificato.
Patate e ortaggi da Fornace
Pisetta Danilo, titolare di una azienda agricola a conduzione familiare,
sita a Fornace, è certificato I.C.E.A. e produce patate, mais da cui
ricava farina da polenta, fagioli lamon e poche altre verdure. Recentemente si è presentato alla rete Intergas e ha iniziato a vendere i suoi
ortaggi, con cadenza stagionale, ai diversi Gas aderenti.
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INTERVISTA AL GASISTA
Alessandro Zanon, un “referente”
Quelli del
GASTONE
Lucia Facchinelli
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È
nato alcuni anni fa dal
ceppo originario del Gas
di Trento, ora raggruppa
33-35 famiglie della zona
Trento sud-Villazzano,
che attraverso il loro “Gastone” acquistano un po’ di tutto: riso, pasta, carne
di vitello, agrumi, mandorle, zucchero,
formaggi, farine, pomodori, salse, verdure, carta igienica e fazzoletti, detersivi, saponi, creme, persino cibo per
animali e abbigliamento intimo. “Per la
frutta – spiega Alessandro Zanon, uno
dei soci e “referente” per alcune classi
di prodotti - tendiamo un po’ tutti ad appoggiarci alla Biocesta Trentina, quando la stagione lo consente”.
surano soprattutto rispetto alla qualità
dei prodotti, che risultano più gustosi,
più buoni e sani. Sarà forse una coincidenza, ma ci ammaliamo davvero di
rado da quando ci nutriamo con i prodotti acquistati dal Gas. Altro vantaggio
riguarda il profilo culturale: abbiamo
incontrato persone che ci hanno guidato e trasmesso l’approccio dell’autoproduzione di vari prodotti - pane, creme, saponi, un piccolo orto familiare, le
conserve - e ciò determina un rapporto
umano speciale con coloro che condividono la nostra filosofia di vita. Abbiamo
quindi allacciato nuove amicizie che si
sono estese anche al di fuori dei momenti di acquisto collettivo.
Da quanto tempo e perchè la tua famiglia ha deciso di aderire al GAS?
“Siamo entrati nel Gastone da poco più
di 4 anni perché volevamo acquistare
prodotti locali, più genuini, con un minore impatto sull’ambiente. L’aspetto
del risparmio non è mai stato un motivo
principale; è stata più una conseguenza. La questione del biologico può essere anche stata una ragione, però non
a sè stante, bensì calata all’interno di
un complesso di motivazioni che fanno
riferimento alla conoscenza del produttore, al basso impatto complessivo, alla
vicinanza geografica.
In cosa vi sentite differenti, voi “gasisti”, dalla maggioranza dei consumatori?
Acquistare con il Gas ci ha portato ad
una migliore gestione delle scorte: capire quanto acquistare, evitare gli sprechi,
fare scorte per evitare di andare al supermercato, programmare gli acquisti e
monitorarne il consumo. Aderire al Gas
ci ha permesso inoltre di sviluppare la
conoscenza merceologica, i metodi produttivi, le tipologie di prodotto, a volte
a conoscere anche l’iter che determina
i costi di produzione e i compensi della
filiera. Per noi è stata l’occasione per
aumentare la consapevolezza in merito
all’impatto ambientale dei nostri stili di
consumo, e di ragionare circa i nuovi
modi di consumo e impiego dei vari in-
Quali sono i principali vantaggi che
ne ricavate?
I vantaggi che abbiamo raggiunto si mi-
gredienti nella preparazione del cibo.
Vantaggi economici, ce ne sono?
Il risparmio economico diventa una conseguenza indiretta, nel senso che facendo delle scorte e programmando gli
acquisti evitiamo di andare al supermercato così spesso come facevamo prima,
e comunque limitando gli acquisti a poche decine di Euro a settimana, 20-30
massimo.
Che tipo di ruolo hai all’interno del
gruppo?
Il nostro GAS è definito “informale”, nel
senso che non è costituito in forma associativa. I ruoli che abbiamo sono lega-
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“Ci ammaliamo meno,
abbiamo più relazioni,
gestiamo meglio
la spesa,
invitiamo i produttori
a casa nostra”
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ti a quello che ognuno di noi si è voluto
attribuire e possono anche cambiare a
seconda del momento e degli ordini seguiti. Vi sono gruppi in cui i vari ruoli
sono ricoperti in maniera “formalizzata”,
come la presidenza del gruppo, il lavoro di segretariato (indire la riunione, organizzare il luogo di incontro/sala,) e il
mantenimento della mailing list.
A parte l’ultimo aspetto, nel nostro GAS
vi sono dei ruoli più o meno informalmente assegnati. Di più formalizzato vi
è invece il ruolo fondamentale del “referente” ovvero colui il quale organizza
l’acquisto di un prodotto (o linea di prodotti) da un fornitore. Io sono referente
per diversi prodotti: prodotti per la casa
(detersivi, carta igienica, fazzoletti...),
formaggi trentini. Mi sono tuttavia anche
occupato di carne, pasta e salse, pomodori da salsa, legumi, farine, patate,
parmigiano delle zone terremotate. Oltre a questi impegni legati strettamente
all’attività di acquisto mi occupo solitamente dell’organizzazione degli incontri
che facciamo periodicamente all’interno
del nostro gruppo.
Organizzate anche eventi a margine
dei vostri incontri?
Sì, promuoviamo iniziative comunque
connesse alle esperienze di consumo
critico: incontri con i produttori, che
invitiamo ad una nostra serata dedica-
ta ai suoi prodotti, al racconto del suo
lavoro e percorso; organizziamo anche
delle visite ai produttori, durante le quali
abbiamo modo di approfondire la conoscenza circa i criteri di produzione adottati e i sistemi di salvaguardia ambientale adottati. Un’altra iniziativa del nostro
gruppo è quella chiamata Gastorante.
Un ristorante “a tutto gas”?
Le spiego. Durante la fiera “Fa La Cosa
Giusta” la ristorazione è organizzata da
Slow Food; quest’anno per la seconda
volta abbiamo gestito assieme ad un
cuoco di Slow Food la definizione e la
preparazione di un piatto impiegando
prodotti dei nostri fornitori, tutti produttori trentini. È stata una bella esperienza, un mix di idee e di interventi da parte
di singoli produttori e gasisti per far convergere il tutto in un risultato efficacie
sia in termini di ricetta individuata, che
di gradimento del pubblico, che ha collaborato con il cuoco nel reperimento degli
ingredienti. Il piatto proposto lo abbiamo
intitolato “Panorama dalla collina”.
La ricetta?
Un soufflé di Fontal in camicia croccante
al farro con verze saltate e cipolle rosse
in agrodolce.
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PIANA ROTALIANA
Il MEZZO
che va a GAS
I
l Mezzogas nasce a Mezzocorona tre anni fa,
su iniziativa di un gruppo di genitori attenti alle
esigenze alimentari dei propri figli. Seguiti, in
fase d’avvio, dallo sportello Trentino Arcobaleno. Mezzolombardo, Roverè della Luna, Grumo
e San Michele all’Adige i paesi che gravitano attorno
al Gruppo. Una trentina le famiglie regolarmente attive,
ma di tanto in tanto, per ordini particolari, si aggiungono
amici di amici e parenti vari. Tutti in contatto attraverso
la mailing list.
Gli acquisti vengono effettuati a scadenze regolari, privilegiando la stagionalità e la filiera corta. Priorità ai produttori biologici, non solo locali, ma non si escludono
fornitori non certificati. Martina Malpaga è la referente
del Gruppo sin dall’esordio: “Oltre a mantenere gli aggiornamenti con la lista, mi occupo di rintracciare nuovi
fornitori. Acquistiamo sia prodotti secchi, quali pasta,
farine e riso, che freschi quali latticini, pesce, verdure e
frutta. Saltuariamente facciamo ordini di detersivi, prodotti per l’igiene del corpo, infusi e bevande. Per ordini
importanti, quali la pasta o il riso, piuttosto che gli agrumi, ci si unisce con altri GAS per poter ottimizzare i costi
di trasporti e abbassare l’emissione di gas di scarico
nocivi”.
Tra i prossimi obiettivi di Mezzogas, quello di provare
l’acquisto di abbigliamento e scarpe prodotte con fibre
naturali. Il momento della consegna della spesa diventa
momento di scambio di saperi e valutazione dei nuovi
prodotti. Verdura e frutta bio di stagione, farro, farine,
riso, caffè, zucchero sempre da produttori piccoli e locali a km 0 o quasi, costituiscono il paniere ideale per i
gasisti rotaliani.
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partecipare ad un modello di consumo critico, che
esula da una logica consumistica dove il consumatore risulta passivo.
Vera Tait, referente del Mezzogas
“Mangio etico,
con meno stress”
V
era Tait, artista, educatrice, mamma di
tre figli, è da sempre convinta sostenitrice di una filosofia di vita improntata
ad una ecosostenibilità senza compromessi, in particolare per ciò che riguarda
l’alimentazione.
Perché ha deciso di aderire al GAS di Mezzocorona?
Sostanzialmente per mangiare sano senza svenarmi dal punto di vista economico, e poi perché
rappresenta una dinamica responsabilizzante: mi
chiarisco cosa metto in bocca e lo stesso vale per
i miei figli. E’ importante per me inoltre conoscere
i processi produttivi che stanno a monte di ciò che
porto in tavola, e questo è possibile grazie alle visite guidate presso i produttori alle quali partecipo.
Inoltre mi sento coinvolta dal punto di vista etico nel
Qual è la lezione appresa, l’insegnamento trasmesso
dalla filiera dei GAS?
Sostanzialmente si tratta di tornare ad avere una
visione reale dei bisogni, non imposta dal mercato.
Acquisto ciò che realmente serve, imponendomi una
costante riflessione circa le modalità con cui riempio
la dispensa domestica. Nel mio caso in particolare
poi, ho imparato nel dettaglio i benefici anche in termini di salute fisica del nutrirmi in modo sano e consapevole. Per chi soffre poi di intolleranze o allergie
alimentari risulta strategico mutare l’organizzazione
nella preparazione dei pasti, scegliendo prodotti non
troppo raffinati e impoveriti dal punto di vista dei nutrienti, non addizionati con componenti chimiche nocive.
Sul fronte risparmio? Quali sono i costi reali sostenuti
da una famiglia aderente?
Bisogna uscire dalla logica del risparmio economico:
qualche volta i prodotti acquistati costano meno che al
supermercato, altri hanno un prezzo maggiore, determinato magari dalla scarsità del prodotto, o dalla stagionalità. La cifra del risparmio che considero si misura
in minor stress quotidiano rispetto al dover fare la spesa ogni giorno, un risparmio quindi in termini di tempo
che posso dedicare alla mia famiglia, è una ricchezza
in termini relazionali. Avere il tempo per dedicarmi a
fare ciò che mi fa star bene, che mi realizza come persona, non ha davvero prezzo.
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Undicimila visitatori ma meno affari all’ultima edizione della Fiera
ANCHE FARE LA COSA GIUSTA
ora costa un po’ di più
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L
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’edizione 2012 della fiera “Fa’
la cosa giusta” è andata in
archivio bissando sostanzialmente i successi passati. Oltre undicimila le persone che
si sono aggirate fra le decine di stand allestiti
presso il centro espositivo di via Briamasco:
numeri che indicano una realtà ormai consolidata e confermano la costante attenzione che i trentini riservano ai temi sviluppati
nei diversi workshop e momenti di confronto
proposti a margine della fiera. I GAS erano
presenti non solo idealmente: moltissimi i
gasisti che si sono aggirati tra i diversi stand
per conoscere i produttori di altre regioni e
stabilire contatti.
Iniziata nel 2004 su iniziativa di un gruppo di
volontari accomunati dall’idea di modificare
i propri stili di vita, rendendoli più sostenibili
ed equi, l’esposizione è cresciuta nel corso
degli ultimi otto anni: l’organizzazione è stata coordinata anche quest’anno da Trentino
Arcobaleno. Ciò nonostante, i dati finali registrano una diminuzione delle vendite dirette
dei prodotti esposti. Una situazione questa
che non ha però colto di sorpresa gli espositori, preparati in qualche modo a tale evenienza, prodotta dalla crisi economica che
falcia i consumi, e non lascia indenne neppure questo ambito del mercato, destinato
a prodotti qualitativamente di fascia medio
alta, rivolti ad un target di consumatori consapevoli, disposti molte volte ad acquistare
meno, pur pagando qualcosa in più. La fiera
propone di anno in anno, prodotti particolari,
frutto di studi e collaborazioni tra imprenditori e cooperative che puntano a rivedere il
ruolo del consumatore finale, proponendo
un modello di consumo critico ed uno stile di
vita sostenibile.
L’obiettivo è quello di promuovere l’idea che
un altro mondo è possibile, dove i consumatori e quindi i cittadini, siano più responsabili,
riconoscendo i produttori più virtuosi, quelli
che lavorano prestando attenzione all’uomo, al lavoratore e naturalmente all’ambiente naturale.
La definiscono “l’economia delle relazioni” e
si basa sul principio che in una società dove
le relazioni umane sono solide e vige un costante reciproco aiuto tra le persone, servono meno merci e prodotti in generale. Ciò
comporta, automaticamente, minor impatto
in termini ambientali, consumi più razionali e
consapevoli oltreché prospettive produttive
improntate alla valorizzazione degli esseri
umani.
Novità assoluta introdotta quest’anno, la
prima mostra del vino biologico prodotto
in Trentino, alla quale hanno aderito 9 produttori locali. Oltre a loro, sono stati poco
meno di duecento gli espositori accreditati,
che hanno proposto davvero di tutto, dall’alimentare all’editoria, l’abbigliamento, ma
anche mobili e giocattoli in legno, prodotti
speciale
per l’igiene personale e detersivi, calzature,
spaziando tra prodotti locali e quelli importati
da paesi lontanissimi.
Il consumo sostenibile privilegia prodotti caratterizzati da alcune specificità: che siano
ecologici con basso impatto ambientale,
equi. La presenza di produttori provenienti da tutta Italia, con prodotti che spaziano
gas
dalla biancheria intima ecologica, alle scarpe cruelty free, dai non-formaggi vegani alle
allegre borse realizzate con il tessuto delle
vele, per arrivare al turismo sostenibile e alle
penne costruite con i vecchi cd, dimostra
che ormai l’economia ecosostenibile è un
ambito maturo, con numeri interessanti e dinamiche in continua evoluzione.
MAGLIETTE DAL CARCERE
Una cooperativa romana, che dal 1983 è
impegnata presso il carcere di Rebibbia
in un progetto di recupero sociale dei detenuti, è intervenuta all’ottava edizione
della fiera “Fa la cosa giusta” proponendo
delle magliette in cotone realizzate dai
carcerati con la scritta “made in jail” fatte
cioè in prigione. Un modo simpatico ed
immediato per veicolare messaggi importanti stampati su magliette confezionate in cotone.
LA GIACCA PER IL PANCIONE
La fiera rappresenta l’occasione per intrecciare vere e proprie collaborazioni tra realtà
diverse: ne è un esempio quanto realizzato da
Quagga srl di Torino e la cooperativa Focus di
Milano, che insieme hanno realizzato una innovativa giacca da portare durante la gravidanza e successivamente, per riparare il neonato.
La prima, realizza giacche con plastica riciclata
al 100% da bottiglie e tappi, la seconda è una
cooperativa impegnata in progetti a sostegno
della genitorialità e della prima infanzia.
ROBE DI KAKKA
DALLO SRI LANKA
Tra i prodotti che hanno attirato maggiormente l’attenzione delle migliaia di visitatori quelli da cartoleria e i coloratissimi tappetini realizzati con sterco
di elefante nello Sri Lanka. Lo sterco di elefante
è un prodotto liberamente disponibile. Fino ad
oggi nessuno ne aveva indovinato alcun utilizzo,
nonostante in quelle zone ogni animale produca
una media di 100 kg al giorno di cacca. Il progetto
Maximus portato avanti dal 1997 è sostenuto da
una coop italiana che importa e vende senza altri
intermediari i manufatti realizzati nello SriLanka, e
che ha lanciato sul mercato la “carta di pachiderma”, che prevede appunto l’utilizzo previa lavorazione artigianale, di tale composto organico. Percepire l’elefante e la sua cacca
come una risorsa, contribuisce a evitare la sua decimazione da parte dei contadini locali che lo
vivono come un’interferenza per l’agricoltura. Non solo: la salvaguardia di tale specie animale, contribuisce a distinguere l’area geografica da un punto di vista anche turistico.
IMPAGLIATORI CON LE ERBE PALUSTRI
A rappresentare il Trentino, tra gli altri, con uno
stand davvero inedito, gli impagliatori Gabriella
e Fabrizio di Cognola. Titolari di un laboratorio
artigianale di restauro, hanno deciso di coltivare
ed essiccare manualmente le erbe palustri, quelle che si trovano in zona, e di utilizzarle per dare
nuova vita alle vecchie sedie impagliate. Un passo indietro per poterne fare due in avanti quindi:
il recupero di un’antica arte, quella dell’impagliatura, andata via via scomparendo e sostituita da
manufatti realizzati con fibre vegetali cinesi.
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ATTUALITà e turismo
marketing
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Mauro Neri
S
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’è parlato di molte cose, alla seconda Conferenza provinciale
per il Turismo che s’è tenuta il
30 ottobre scorso al Palalevico
di Levico Terme. I più di trecento partecipanti all’assise – tra di loro i principali
esponenti delle categorie del settore, nonché
molti, moltissimi operatori sia della promozione
centrale e periferica, sia della ricettività – hanno
affrontato temi come il finanziamento del sistema di promozione del turismo provinciale; la
percezione che il nostro principale mercato turistico, l’Italia, ha del Trentino in un’epoca di crisi
economica; le professioni turistiche; la valorizzazione delle reti telematiche e l’uso intelligente
del web; il rapporto tra agricoltura e turismo; la
crisi come opportunità anche per gli operatori
del settore... Perché in fin dei conti il turismo in
Trentino tiene, e tiene bene (+3,2% di arrivi e
+2,6% di presenze da maggio a settembre), ma
siamo in una crisi economica che ha interessato e sta interessando anche questo settore. “La
crisi – ha detto l’assessore Tiziano Mellarini nel
suo intervento introduttivo, – ci porta in dote una
situazione mutata che richiede delle scelte forti,
ma costituisce anche un’opportunità per cambiare pelle. Dobbiamo fare tesoro di quanto è
stato costruito negli anni, delle buone scelte
fatte, ma anche degli errori compiuti, per rafforzare con determinazione il nostro cammino
verso orizzonti che sul piano nazionale e internazionale presentano ancora tutti i profili incerti
e inquieti che conosciamo”.
Dopo i saluti del sindaco di Levico Terme
Gianpiero Passamani, i lavori si sono aperti con
una introduzione di Paolo Nicoletti, dirigente del
Dipartimento agricoltura, turismo, commercio
e promozione. “Tre sono le ragioni sostanziali
che ci hanno guidato nell’organizzare questa
seconda conferenza provinciale sul turismo:
giunti al 2012, possiamo finalmente fare un
serio e proficuo bilancio sulle politiche per il turismo così come si sono andate evolvendo nel
corso di queste ultime due legislature; è l’occasione per tutti noi di parlare di crisi e di turismo;
è un momento importante per chiedersi come
siamo messi nei confronti dei mercati mondiali”.
L’invito del dirigente provinciale, infatti, è stato
quello di “alzare lo sguardo, di guardare in alto e
di pensare in grande. La crisi potrà rivelarsi una
opportunità, per il turismo ma non solo per il turismo, se riusciremo a essere creativi, ad avere
idee nuove, per migliorare e per crescere”.
Il Trentino
visto dagli altri
Molti i temi sul tappeto in questa seconda conferenza, dove si è parlato di web e di nuove
tecnologie; di come il Trentino viene visto e
vissuto sul mercato e al di fuori della nostra
provincia; qual è l’immagine e la distintività dei
nostri prodotti; di brand e di identità. Con una
domanda di fondo: il nostro modello di governance è ancora adeguato a guidare e a indiriz-
IL TURISMO E LA CRISI
La conferenza di Levico
«Una sfida
che vinceremo uniti»
Per la “ricostruzione” occorrono
creatività, efficienza, investimenti
attenti, cultura, formazione.
E un ritorno all’essenza della montagna
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marketing ATTUALITà
e turismo
2012 | anno LVII
zare il turismo trentino?. Non una conferenza
passerella, quindi, ma un momento serio di
approfondimento e di confronto.
Questi concetti sono poi riapparsi di frequente
nel corso della mattinata. Con Silvestro Serra, direttore del mensile Touring, in qualità di
moderatore, sono intervenuti Antonio Preiti,
amministratore delegato di Sociometrica che
ha illustrato “Il Trentino visto dagli altri: identità
fluide e nuovi comportamenti turistici”; Massimo Fabbro, A.D. di Crea International, che
ha parlato del “Brand come strumento competitivo per il Trentino e la valorizzazione dei
«Nuova governance,
chi si aggrega sarà premiato»
«La riduzione delle risorse pubbliche ci chiede di razionalizzare e rivedere l’assetto attuale, che ha comunque ottenuto negli anni
dei buoni risultati, ma ora va rivisto e potenziato e in questo senso l’aggregazione di
Apt e Consorzi andrà incentivata anche con
meccanismi di “premialità” per chi la applica
virtuosamente, sulla falsariga di quello che
accade con la gestione associata dei servizi per i Comuni». Nell’intervento di chiusura
della seconda conferenza provinciale per il
turismo Tiziano Mellarini ha lanciato un appello all’unità del sistema-Trentino e delineato le prossime linee d’azione della Provincia,
annunciando la costituzione di un Fondo
per i servizi ai turisti (ad esempio costi per
trasporti nel periodo invernale ed estivo) a
disposizione di Apt e consorzi.
«Occorre costruire assieme, attraverso una
concertazione con gli attori del territorio – ha
detto l’assessore - un diverso assetto che
superi l’impostazione della riforma del 2002,
che andava bene allora ma ora non più». Ridefinendo inoltre i compiti di ciascun attore,
Assessorato, Trentino Marketing, Apt e Consorzi, che non devono presentare sovrapposizioni di azione. Sulla tassa di scopo, Mellarini propone una scelta responsabilizzante
verso i privati, adeguatamente condivisa e
discussa con le parti. (r.b.)
punti di contatto con il cliente”; Luca de Biase,
presidente di Ahref, che ha proposto una serie
interessante di suggerimenti e di riflessioni su
“Come utilizzare la rete in modo intelligente”;
Umberto Martini, docente dell’Università degli
Studi di Trento, che ha invece affrontato il tema
“Il Trentino è un sistema? La governance turistica provinciale a dieci anni dalla riforma”.
rapportarci con i grandi mercati, in un confronto
che non ammette rendite di posizione o facili
scorciatoie”. Quella del post-crisi sarà una ricostruzione paziente, “perché non possiamo
improvvisare nulla. Dovrà essere anche generosa, perché il bene comune non cresce sugli
egoismi; lungimirante, perché verso il futuro
non si naviga a vista; impegnativa, perché senza capacità di sacrificio non si arriva a nulla.
Dovrà anche viaggiare lungo ben precise
direttrici che ci vengono indicate dall’Autonomia, che oggi deve tradursi nel ‘fare meglio
con meno risorse’, puntando su competenze
e responsabilità, alleggerendo il carico burocratico e semplificando la vita di cittadini e imprese, scegliendo priorità vere; dalla qualità
delle risorse umane, che sono il focus della
nostra capacità di produrre valore, sia individuale che collettivo; dal capitale ambientale,
visto che il territorio è parte identitaria e costituente del nostro stesso essere comunità”.
Una politica
da “ricostruire”
Attorno al tema “Governance, organizzazione
e finanziamento del sistema turistico” si sono
poi confrontati in una tavola rotonda Piero
Degodenz, coordinatore dei presidenti ApT;
Luca Libardi, presidente dell’ASAT; Enzo
Bassetti, vicepresidente UNAT e presidente
della Sezione autonoma Alto Garda e Ledro
di Confcommercio Trentino; Loris Lombardini, presidente Confesercenti; Enrico Faes,
presidente della Federazione Trentina delle
Pro Loco e Consorzi; Francesco Bosco, vicepresidente ANEF Confindustria Trento.
Al termine della mattinata è toccato all’assessore provinciale al turismo proporre alcune sue
riflessioni e mettere sul tavolo della discussione alcune linee strategiche per il futuro. “Nulla
sarà più come prima – ha detto con forza Tiziano Mellarini. – La sfida, per il Trentino, è come
La vacanza è cambiata
Uno sguardo alle statistiche conferma l’importanza che il turismo ha per l’economia
del Trentino. Al di là però dei dati meramente
quantitativi – gli arrivi e le presenze, i posti letto
e i pernottamenti, le consumazioni nel settore
della ristorazione, i biglietti di viaggio acquistati
43
L’intervento di Tiziano Mellarini alla
Conferenza sul turismo di Levico
e i biglietti di ingresso ai musei e agli spettacoli
di intrattenimento - “bisogna spingersi oltre e
chiedersi cosa sarebbe di altre attività economiche - agricoltura, artigianato, industria, servizi - se non ci fosse il turismo”.
Se è vero che le vacanze si sono ridotte nel
numero e nella durata e più contenute nei
costi, è altrettanto vero che le persone continuano a viaggiare e la domanda di turismo
non è considerata parte del “superfluo” da
eliminare. “I tempi stanno però cambiando ha avvertito Mellarini, “non è più possibile immaginare un mercato come quello degli anni
scorsi, fatto di vacanze lunghe, stabili, abituali. Quindi, bisogna aumentare la creatività, la
capacità organizzativa, dare risposte coerenti
con quello che succede sui mercati, in uno
sforzo comune che deve coinvolgere sia le
istituzioni che il mondo imprenditoriale.”
Il futuro del turismo trentino ha delle priorità
alle quali deve fare riferimento. “Al Trentino
- ha detto a questo proposito l’assessore, non mancano fortunatamente le risorse: non
solo quelle economiche e finanziarie, che non
saranno peraltro paragonabili a quelle degli
anni scorsi, ma quelle legate alla Natura e alla
Cultura, che hanno reso unico il nostro territorio, e anche quelle legate all’imprenditorialità
e alle capacità organizzative.”
(continua)
tt 05
ATTUALITà e turismo
marketing
Un cambio di strategia
Sul fronte economico, invece, “dobbiamo razionalizzare la spesa, investire in modo più
attento le risorse disponibili, concentrarci sugli
elementi ritenuti strategici e, soprattutto, porre
come prioritarie l’efficienza e l’efficacia degli interventi. La valorizzazione delle risorse richiede un passaggio fondamentale, che è anche
di ordine culturale: richiede cioè che il territorio
si dia una strategia, che inizi a ragionare per
obiettivi e risultati, che accetti il confronto anche su temi difficili e controversi”.
Al termine della giornata di lavori, lo stesso
assessore ha toccato i temi più scottanti: l’imposta di soggiorno, la tassa di scopo, il riassetto delle ApT e della governance di sistema, il ruolo della Trentino marketing alla luce
della sua confluenza in trentino Sviluppo “con
lo scopo di creare una grande e importante
holding che sappia portare il sistema Trentino sulla ribalta mondiale con la sua identità,
coi suoi prodotti, con le sue eccellenze in tutti
campi, turismo compreso”.
Una professione
per i giovani
44
Un’identità territoriale, un “brand” come dicono
gli esperti”, per i quali l’ambiente naturale - con
una particolare sottolineatura per le Dolomiti
patrimonio ambientale dell’UNESCO e dell’Umanità - diventa “il valore non delocalizzabile che genererà turismo anche negli anni a venire. Per questo ritornare all’essenziale della
montagna è ritornare al futuro armonizzando
sempre più il valore dell’ambiente con tutto ciò
che abbiamo costruito in questi anni sui vari
fronti sportivi, culturali, enogastronomici”.
Ma è ai giovani che Mellarini si è rivolto in conclusione del suo lungo e appassionato intervento: “Non dobbiamo lasciarceli scappare.
Dobbiamo impegnarci nella formazione delle
eccellenze, da un lato, puntando all’innovazio-
nov-dic
2012 | anno LVII
ne e alla ricerca, ma dobbiamo anche recuperare il valore di altri talenti, magari più concreti
ma non meno importanti. Le famiglie cambino
mentalità: consentano ai loro figli di iscriversi
a una scuola professionale a indirizzo alberghiero. Dobbiamo impegnarci a valorizzare le
professioni turistiche rendendole attrattive per
i nostri giovani, dobbiamo impegnarci tutti nel
progettare percorsi formativi adeguati e soprattutto nel costruire una “cultura del turismo” che
nobiliti le occupazioni ad essa collegate”.
Non a caso la mattinata s’è chiusa con la
premiazione di due giovani che si sono particolarmente distinti uno nel settore agricolo
(Gianluca Barbacovi per Coldiretti Giovani
impresa) e l’altro in quello turistico (Guglielmo Lasagna per l’Associazione Albergatori).
Premi sono andati anche a Luca Salizzoni,
enologo della cantina Salizzoni, e Fiorenzo
Perathoner, imprenditore turistico.
GLI INTERVENTI
«Prodotti, pensiamo al mercato interno»
Nel pomeriggio tanti gli interventi che si sono susseguiti sul palco, tra i quali quello di
Diego Schelfi: «Quello che abbiamo capito dalla discussione di oggi è che anche il
turismo è un settore dove occorre coesione e condivisione e in questo senso la cooperazione è un modello importante». Mauro Leveghi, neo segretario della Camera di
Commercio di Trento: «Dobbiamo fare di più per promuovere i nostri prodotti non solo
all’esterno, ma in primis presso i ristoratori trentini. Se il prodotto è valido e di eccellenza, la promozione è già quasi fatta da sé». Poi Matteo Lunelli: «Porto l’esperienza di
Trentodoc, che è alfiere del territorio e unisce il turismo e lo spumante nel nome della
montagna, cifra stilistica dei nostri vini. Alpi e Dolomiti sono brand forti, che significano
natura incontaminata e tradizioni e su cui dobbiamo puntare come sistema - Trentino.
Occorre lavorare ancora su salubrità delle produzioni, aspetti che il turismo di eccellenza cerca sempre più». Infine l’appello di Luca Granata direttore generale di Melinda:
«Ora serve coraggio e capacità di assumersi rischi, dobbiamo avere la responsabilità
e la grinta per ricercare soluzioni innovative al fine di avere successo sul mercato.
Iniziando da quello interno, dove troppo spesso vediamo prodotti importati a fronte di
nostre produzioni qualitativamente più significative».
AL PARCO ADAMELLO BRENTA
LA CARTA EUROPEA CETS
APP PER iPHON IPPOVIA
DEL TRENTINO ORIENTALE
‘RIFUGI DEL CUORE’,
4 SU 12 SONO IN TRENTINO
Il Parco naturale Adamello
Brenta ha ottenuto, per la seconda volta a distanza di cinque anni, la conferma della ‘Carta europea
del turismo sostenibile’ (Cets), certificazione
che attesta la validità del lavoro condotto
dall’area protetta insieme alle sue 38 municipalità e ad oltre 30 partner territoriali. La
consegna dell’attestato nelle mani del presidente del Parco, Antonio Caola, è avvenuta
a fine ottobre a Genk, in Belgio, nell’ambito
della Conferenza annuale di Europarc. Sulla
base della visita ispettiva dello scorso aprile,
è stato premiato l’impegno progettuale dell’ente diretto da Roberto Zoanetti, che mira
a perseguire una nuova strada per il turismo
nell’area Parco. Al momento sono 13 le aree
protette italiane certificate.
L’Unità di ricerca per il monitoraggio e la pianificazione forestale di Trento (Cra-Mpf)
ha presentato a Fiera Cavalli di Verona la
App per iPhone denominata “Ippovia del
Trentino Orientale”, realizzata tramite la
piattaforma di sviluppo Tourmaps, per la
localizzazione GPS su cartografia specialistica e l’informazione turistica multimediale dell’utente su smartphone. La App,
che contiene il tracciato della prima tappa
dell’ippovia, permette di localizzarsi con il
GPS del proprio iPhone sulla carta turistica e di accedere a tutte le informazioni turistiche correlate al percorso quali maneggi,
punti tappa, musei. La App è disponibile
gratuitamente sul sito www.tourmaps.it.
Vittoria dei rifugi del
Trentino nel sondaggio ‘Il Rifugio del cuore’, promosso durante i mesi estivi da Meridiani
Montagne e patrocinato dal Club alpino italiano:
cinque tra le dodici strutture più votate appartengono alle montagne della provincia di Trento.
Le immagini del Rifugio Antermoia e del Roda
di Vael nel Gruppo del Catinaccio, del Monzoni T. Taramelli nella Marmolada, del Pradidali
nel Gruppo della Pale di San Martino saranno
quindi lo sfondo di quattro mesi dell’anno del
calendario di Meridiani Montagne 2013. Scopo
del sondaggio - online da maggio a settembre
- era “dare voce ai sentimenti di chi frequenta la
montagna attingendo alle esperienze e ai ricordi di ciascuno”. Fra i parametri di valutazione,
l’importanza delle montagne circostanti, il pregio dell’edificio, la qualità della gestione fino alle
emozioni personali. I voti sono stati oltre 3.500.
tt 05
nov-dic
marketing ATTUALITà
e turismo
2012 | anno LVII
“Il turismo incontra l’agricoltura”,
trentini primi al concorso dell’Euregio
Contadini e albergatori
i giovani vincono
C
on 102 progetti presentati da
Trentino, Alto Adige e Tirolo, la seconda edizione del
concorso “Il turismo incontra l’agricoltura” ha superato
ogni aspettativa. Il 25 ottobre scorso a Bolzano, presso i padiglioni del polo fieristico in
occasione della Fiera Hotel 2012, l’assessore provinciale all’agricoltura, turismo e
promozione Tiziano Mellarini, il suo collega
altoatesino Hans Berger e il parlamentare
austriaco del Land Tirolo Hermann Gahr
hanno premiato i vincitori. E il primo posto
è stato assegnato al Trentino con il progetto presentato dall’Associazione dei Giovani
albergatori del Trentino e Coldiretti Giovani
Impresa Trento, quindi sono stati premiati il
Festival del formaggio della Valle Aurina e la
Settimana dell’agnello del Tirolo dell’est.
“Il progetto vincitore è significativo - ha affermato l’assessore Mellarini - perché finalmente concretizza un rapporto di confronto
costante tra responsabili del comparto della recettività e del settore agricolo che trova
terreno fertile soprattutto tra i giovani che
sembrano aver compreso l’importanza di fare
sistema tra prodotti tipici, territorio e turismo.”
Sia Mellarini, che Berger che Gahr hanno
concordato nel sottolineare la sempre maggiore incidenza dei due settori, quello agricolo
e quello turistico, nella creazione di sviluppo
della nostra economia, di distribuzione della
ricchezza e incentivo all’occupazione.
Dei 102 progetti presentati, 48 provenivano
dal Trentino, 35 dall’Alto Adige e 19 dal Tirolo.
Il progetto vincitore - messo in campo da una
collaborazione che si sta sviluppando tra i giovani albergatori e i giovani della Coldiretti del
Trentino con il coinvolgimento di 180 albergatori e 300 agricoltori - propone una serie di iniziative finalizzate a rafforzare il rapporto agricoltura e ospitalità turistica e a sensibilizzare i
giovani operatori verso queste tematiche.
Altre sei iniziative sono state giudicate degne di menzione e premiate con un attestato,
tra queste il progetto “Adotta un melo in Val
di Non” proposto dall’Azienda per il turismo
Val di Non per aver creato un link forte tra il
principale prodotto agricolo locale e il mondo
dell’accoglienza turistica e il progetto ”Arco,
l’olivo e il suo paesaggio” del Comune di Arco
per il recupero dell’olivaia, con le sue strade
e i suoi terrazzamenti, la valorizzazione del
paesaggio, la creazione di una associazione
locale che si occupa di elaiocoltura, creazione della piazza dei sapori e l’aver puntato sull’immagine della “città dell’olio”.
Formaggi di malga
al Salone del Gusto
G
rande successo ha riscosso
al Salone del Gusto di Torino (25-29 ottobre 2012) il
Trentino con il proprio stand
istituzionale (più di 10.000 i
passaggi registrati nell’area), rappresentativo della proposta Slow Food della nostra
provincia. All’interno di un’ampia area di 156
mq, una suggestiva baita in legno high-tech
progettata (e apprezzatissima dai visitatori)
dall’architetto Monica Armani, i grandi protagonisti sono stati i formaggi d’alpeggio di
qualità, con assaggi e degustazioni curati da
giovani malgari, veri testimoni della vita nei
pascoli. Molto apprezzato anche il percorso
sensoriale realizzato con dieci tipologie di
erbe di malga fra le quali l’asperula, il buonenrico, l’artemisia, l’achillea, che tantissime
persone hanno voluto toccare con mano,
ricevendo spiegazioni esaustive sulle loro
proprietà.
Per presentare a 360° gradi il mondo dell’alpeggio trentino, oltre ai formaggi, hanno tro-
vato spazio anche un estratto della mostra
“L’essenza della nostra terra” di Eleonora
Cunaccia e Ferruccio “Ferro” Valentini, di
scena ad agosto a Caderzone Terme all’interno del festival “Mistero dei monti”, che
rappresenta la varietà delle erbe spontanee
presenti nei pascoli trentini.
Nel secondo giorno della kermesse, si è
svolto un incontro dal titolo “Trentino di malga: un progetto di valorizzazione dei formaggi di alpeggio”, che ha messo l’accento su
alcune tematiche significative per il futuro
del settore. All’interno del dibattito sono stati
infatti presentati i primi risultati del progetto
Fermalga, lanciato nel 2010 per valorizzare il legame dei prodotti con il territorio, in
particolare Vezzena, Puzzone di Moena e
Casolet (indicato da “Repubblica” nell’inserto R2 tra i cibi che “salveranno l’umanità”).
Nel corso del convegno sono intervenuti
Adriano Dalpez, presidente della Camera di
Commercio Industria, Artigianato e Agricoltura di Trento, Angelo Pecile, del Centro Tra-
sferimento tecnologico Fondazione Mach e
Roberto Rubino, osservatore “esterno” del
mondo del formaggio trentino.
Formaggi di malga trentini protagonisti anche
in occasione, presso lo stand dell’Università
di Scienze Gastronomiche, di un Laboratorio
del Gusto denominato “Val di Sole, Vezzena e Lagorai. Tre interpretazioni di formaggi
di malga abbinati a Trentino DOC Nosiola e
Trentino DOC bianco riserva”. (mf)
45
tt 05
ATTUALITà e turismo
marketing
prodotti
nov-dic
2012 | anno LVII
Un bando per la riqualificazione della Tenuta Spagolle
Una vetrina
per i prodotti della Valsugana
46
Davide Modena
A
vviata la “fase 1”,che ha portato al nuovo packaging per
la Farina Valsugana e ad un
piano di valorizzazione dei
prodotti agroalimentari della
Valsugana, la Fondazione de Bellat rilancia
ora con la “fase 2”, il cui obiettivo è quello di riqualificare la tenuta delle Spagolle per farne un
luogo di forte attrazione turistica esperienziale.
Un concorso di idee, che scadrà il 31 gennaio
prossimo, selezionerà uno o più imprenditori e
partner privati con i quali avviare dei progetti
di recupero della tenuta in modo da farne una
“vetrina” che unisca agricoltura, cultura e turismo in un luogo di forte suggestione.
Un vero e proprio gioiello, quello frutto del lascito della famiglia de Bellat, che comprende
Maso Spagolle, con la piccola cappella, una
Villa Padronale, il Maso Minore, un Centro di
equitazione e circa 18 ettari di frutteto e vigneto. Gli investimenti stimati sul patrimonio
immobiliare vanno da un minimo di 2,6 ad
un massimo di 8,5 milioni di euro. «Un progetto di grande interesse e valore – afferma
l’assessore Tiziano Mellarini - purché venga
recepito dalle varie anime della Valsugana.
La “de Bellat” ha fatto passi importanti proprio interrogandosi su quella che può essere
la crescita, lo sviluppo di un territorio storicamente legato al settore primario. Un’agricoltura dinamica - ricordiamo che qui è nata
la prima cantina sociale
vitivinicola del Trentino che oggi deve ritornare
ad essere tale, valorizzando le peculiarità del
territorio in chiave nuova,
dove agricoltura, cultura
e turismo si integrino attorno ad un brand, quello
del Lagorai, che può affermarsi sul mercato».
Se la Fondazione “cav.
Luciano e cav. dott. Agostino de Bellat” nasce nel 1975 da una precisa volontà testamentale, quella di provvedere “all’elargizione di borse di studio per
giovani e amanti di agricoltura e/o di aiuti
a volonterosi agricoltori della Valsugana”, il
compito che l’attuale Consiglio di amministrazione si è assunto è quello di ridefinirne
l’identità in chiave moderna nel pieno rispetto dello Statuto. L’obiettivo è quello di dar
vita ad uno strumento strategico unitario per
la valorizzazione dei prodotti dell’agricoltura
della Valsugana e del Trentino, ma al tempo
stesso far rivivere un luogo di forte attrazione turistica.
Due gli strumenti messi a punto in collaborazione con Trentino Sviluppo e il supporto
scientifico della Fondazione Mach. Il primo
concorso di idee, per la valorizzazione dei
prodotti agroalimentari, si è chiuso nel settembre scorso ed oggi la Fondazione de
Bellat, presieduta da Mario
Dandrea, dispone di tutte le competenze necessarie per supportare i produttori
agricoli locali, anche attraverso percorsi di
comunicazione che toccano la storia ed il
marchio della “de Bellat”, nonché le sue relazioni con il territorio.
Concretamente, per incrementare la qualità
dei prodotti e il valore dell’agricoltura si sta
facendo leva su tutti i fattori complementari quali il packaging e la presentazione dei
prodotti, nuove etichette, proposte multi prodotto ed accessori, cercando al contempo di
creare nuovi canali di promozione e vendita,
compreso il commercio on-line.
Sotto questo profilo la Fondazione de Bellat
è dunque pronta per presentarsi al territorio
come aggregatore di competenze e relazioni,
a supporto dei piccoli produttori, fattore indispensabile ed imprescindibile per la riuscita
dell’iniziativa, e dei principali attori locali di
promozione turistica. Già 20-25 aziende della
tt 05
nov-dic
marketing ATTUALITà
e turismo
2012 | anno LVII
Il premio della Fondazione De Bellat Mario Dandrea e l’assessore Mellarini
47
Ben 179 i progetti presentati
all’Agenzia provinciale delle foreste demaniali
Valsugana hanno manifestato interesse verso un nuovo modo di proporsi sul mercato. La
Fondazione intende dunque selezionare uno
o più partner industriali (imprenditori) con i
quali costruire la principale vetrina che unisca
agricoltura, cultura e turismo in Valsugana e
Trentino. Un luogo fantastico con un concept
di tipo esperienziale fortemente incentrato sui
prodotti del territorio e rivolto a bambini, famiglie o al turismo internazionale.
Le linee guida dell’intervento prevedono
l’adozione di una idea/concept per trasformare la tenuta delle Spagolle in uno strumento strategico che sia punto di riferimento
unitario per il territorio, la ristrutturazione
immobiliare dell’intera tenuta o di singoli moduli, l’adozione di una logica di co-finanziamento tra la stessa Fondazione de Bellat ed
il partner privato proponente al quale verrà
affidata anche la gestione degli immobili.
I partner privati interessati all’iniziativa potranno presentare la propria idea realizzativa e progettuale alla Fondazione de Bellat
entro il 31 gennaio prossimo, completa di
piano industriale con l’indicazione degli investimenti necessari e delle modalità con cui
si intende finanziare e sostenere la gestione
dell’operazione. La partecipazione al concorso di idee è gratuita. Una giuria valuterà
quindi le idee ritenute più promettenti, più
sostenibili e meglio rispondenti alle esigenze
del territorio. (dm)
Ecco la nuova
S
Malga Fosse
ono ben 179 le proposte progettuali presentate all’Agenzia provinciale delle foreste demaniali
(Aprofod) per la riqualificazione
di Malga Fosse, nelle immediate
vicinanze di Passo Rolle. Un numero che supera ampiamente ogni aspettativa. Il concorso
di idee era stato indetto dall’Agenzia provinciale delle foreste demaniali la scorsa primavera. La struttura, che sorge nelle immediate
vicinanze di Passo Rolle, nel comune di Siror,
era originariamente adibita a ristorante e bar di
proprietà privata; in seguito alla recente acquisizione ed alle condizioni dell’edificio, è stato
predisposto il concorso atto a individuare una
ristrutturazione complessiva che preveda, accanto ai servizi ristorativi, anche la possibilità
di pernottamento, con apertura al pubblico sia
estiva che invernale. Ai progettisti si era chiesto
di elaborare una proposta con caratteristiche
di elevata qualità architettonica e tecnologica,
e ad alta sostenibilità ambientale.
L’alto numero di progetti presentati testimonia il grande successo del concorso, sia per
l’Agenzia provinciale delle foreste demaniali
che per la Provincia autonoma di Trento, che
nel concorso hanno saputo definire stimoli e
caratteristiche costruttive ideali, tanto da richiamare l’attenzione di numerosi professionisti del settore.
Le idee elaborate dai partecipanti sono state a
molteplice tipologia, caratterizzate da un livello qualitativo molto buono. Tutti o quasi tutti i
progettisti hanno pensato ad una struttura moderna e funzionale, ben inserita nell’ambiente
naturale, rispettosa delle più moderne caratteristiche costruttive e tecnologiche.
La proposta vincente è quella dello studio Raro
di Trento, che si è imposto su due studi di Treviso e di Parma-Cremona. L’idea dei progettisti
vincitori è partita dal concetto di un elemento
compatto, ma spezzato “per sottrazione”, caratterizzato da un rapporto stretto fra forma e funzione, con conseguente suo ottimo inserimento
paesaggistico e corretto uso dei materiali.
Il prossimo passaggio previsto comprenderà
l’indizione di un secondo bando di concorso
che permetterà di individuare chi realizzerà e
gestirà l’opera, seguendo i criteri suggeriti dall’idea vincente. Sarà infatti previsto un contratto pluridecennale, seguendo modalità tipiche
della concessione di opera pubblica.
TECNICA, RICERCA E SPERIMENTAZIONE
tt 05
nov-dic
2012 | anno LVII
Le valutazioni del Progetto Zootanolo
BIOCARBURANTI
dagli effluenti zootecnici
Daniela Bona e Silvia Silvestri
Fondazione E. Mach
48
La sostituzione di carburanti di origine fossile con un 10% di biocarburanti è un obiettivo
obbligatorio imposto dall’Unione Europea e
che deve essere raggiunto da tutti gli Stati
membri entro il 2020.
I principali carburanti alternativi sono biodiesel e bioetanolo; il primo ottenuto partendo
dagli oli vegetali estratti ad es. da girasole,
colza e palma da olio, il secondo dalla fermentazione alcolica di piante ad elevato
contenuto di amidi e zuccheri quali la canna
da zucchero, la barbabietola o il mais. Sono
considerati carburanti di prima generazione,
perché ottenuti a partire da colture ad uso
alimentare.
Una delle problematiche che ruota attorno al tema dei biocarburanti, è quella della
competizione food - no-food, ovvero la sottrazione di terreni destinati alla produzione
alimentare per la coltivazione di biomassa
da utilizzare a scopo energetico. Recentemente, in parte anche in risposta a questo
timore, la Comunità Europea ha deciso di
incentivare maggiormente la ricerca e la
produzione di biocarburanti di seconda generazione, cioè ottenuti dalla valorizzazione
di biomasse di scarto (http://ec.europa.eu/
energy/renewables/biofuels/doc/biofuels/
com_2012_0595_en.pdf).
In Italia buona parte dei biocarburanti in
commercio è di importazione; la situazione è
destinata a cambiare se entrerà in funzione
l’impianto di Crescentino (VC) in Piemonte,
che produrrà circa 40000 t/a di bioetanolo di
2° generazione, ottenuto da matrici lignocellulosiche di scarto quali paglia di riso, stocchi
di mais e canna comune (Arundo donax).
Effluenti zootecnici
e biocarburanti
Gli effluenti zootecnici sono una biomassa
conosciuta nel settore delle energie rinnovabili per il loro impiego nella produzione di
energia elettrica e calore attraverso il processo di digestione anaerobica. Più recente
la loro comparsa nel settore dei biocarburanti: dal biogas infatti, si arriva al biometano utilizzando tecnologie già mature (www.
biomaster-project.eu), mentre altre opzioni,
come il bioetanolo, sono ancora oggetto di
attività sperimentale.
Il progetto ZOOTANOLO si inserisce in questo contesto, con l’obiettivo principale di verificare la possibilità di produrre bioetanolo
utilizzando le fibre contenute nelle deiezioni
animali, provenienti dalla frazione escreta
indigerita e dalla paglia utilizzata come lettiera. L’etanolo si produce dalla fermentazione alcolica degli zuccheri ottenuti dalla
degradazione ed idrolisi della fibra lignocellulosica, complesso molecolare formato
sostanzialmente da cellulosa, emicellulosa
e lignina, che rappresenta il maggior costituente delle cellule vegetali.
La Fondazione Mach ha indagato il comparto dei bovini da latte, in quanto predominante
in Trentino, mentre il CETA ha analizzato la
filiera avicola e suinicola, ben rappresentate
nella Regione Friuli-Venezia Giulia.
Per conoscere adeguatamente quantitativi,
caratteristiche e composizione degli effluenti
zootecnici è stata condotta un’indagine preliminare, attraverso il censimento di informazioni e il campionamento presso alcuni
allevamenti.
Il comparto zootecnico
bovino trentino
La tipologia produttiva prevalente in provincia di Trento è quella del bovino da latte
con 1446 aziende (73%); 335 le stalle che
allevano bovini da carne. Rispetto al totale, inoltre, 1155 aziende hanno meno di 50
capi (77%) mentre 278 aziende hanno più
di 50 capi (Banca Dati Nazionale Anagrafe
Bovina, ultimi mesi 2012). Le elaborazioni
fatte nello studio “Il potenziale di produzione di biogas nella realtà agro zootecnica
trentina” (FEM , 2009) hanno evidenziato
una consistenza pari a 34657 U.B.A. (unità
bovino adulto) con un numero di capi pari a
44942 unità. Il patrimonio zootecnico provinciale è concentrato per un 50% nelle Valli Giudicarie, nella Val di Non e nella Bassa
Valsugana, con contributi rispettivamente
pari al 20%, al 16% ed al 12%; mentre il
numero medio di aziende per comune è
pari a 7,7; i comuni con il maggior numero
di aziende sono invece Ledro (45 aziende),
Brentonico (43) e Rabbi (42). La produzio-
ne media di sostanza secca escreta risulta
pari a 8,05 kg/capo al giorno nelle zone ad
elevata intensità zootecnica (28 l/giorno di
latte e alimentazione ricca di insilati e concentrati) e 7,7 kg/capo al giorno per le realtà
meno specializzate. Per quanto riguarda invece la presenza negli effluenti di paglia da
lettiera sono stati considerati i consumi di 1
kg/giorno per vacca e 3 kg/giorno per capo
da rimonta. La maggior parte delle stalle
viene gestita a letame (circa 80%), mentre
la restante parte a liquame (10%) o in modalità mista (10%) (dati emersi dall’indagine condotta su un campione di circa 700
aziende nell’ambito del progetto Cowability,
2011); va comunque precisato che le stalle
di maggiori dimensioni sono condotte a liquame. Il 56,5% delle vacche da latte viene
alpeggiato, mentre la quota sale a 92,0%
per le manze da rimonta. Negli allevamenti
di bovini da ingrasso invece troviamo prevalentemente liquame su grigliato.
Piano sperimentale
e primi risultati
Per le prove sperimentali, sulla base dei
dati emersi dalla fase preliminare, sono stati
scelti i seguenti campioni:
► liquame vacche da latte,
► letame vacche da latte (con paglia),
► frazione solida del liquame vacche da
latte dopo separazione con separatore
aziendale,
► liquame dei bovini da ingrasso.
In sintonia con i dati di letteratura, in tutti i
campioni (grafico 1) si è riscontrata una
buona presenza di carboidrati strutturali,
tale da giustificare la ricerca di tecniche e
protocolli per estrarre gli zuccheri fermentescibili necessari alla produzione di alcool.
Complessivamente in tutti 4 i campioni analizzati i carboidrati costituiscono almeno il
30% della fibra lignocellulosica; i contenuti
di cellulosa variano tra 9,30 - 28,30 % mentre quelli di emicellulosa sono compresi tra
tt 05
nov-dic
TECNICA, RICERCA E SPERIMENTAZIONE
2012 | anno LVII
Grafico 1. Composizione in fibra dei campioni di reflui zootecnici utilizzati nella sperimentazione.
In particolare sono state determinate le concentrazioni di cellulosa, emicellulosa e lignina sulla
sostanza secca (% ss) al fine di comprendere quale fosse la frazione effettivamente valorizzabile
nella produzione di etanolo.
un minimo di 16,10 % del liquame dei bovini da ingrasso e un massimo di 22,10 %
registrato nella frazione solida del liquame
vacche da latte.
Il piano sperimentale messo in atto prevede
l’applicazione di enzimi specifici commerciali
per poter ricavare zuccheri esosi (zuccheri a
sei atomi di carbonio come il glucosio), dall’idrolisi delle catene di cellulosa e, laddove
presenti, da amido e ß-glucani, e zuccheri
pentosi (zuccheri a cinque atomi di carbo-
nio come lo xilosio) dall’idrolisi delle emicellulose. Per scindere le fibre più recalcitranti
e facilitare quindi l’attacco enzimatico, è
stato messo a punto un protocollo adeguato con alcuni pretrattamenti fisici e chimici
(omogeneizzazione e preidrolisi acida). La
produzione di etanolo è avvenuta attraverso l’impiego di Saccharomyces cerevisiae,
lievito efficiente nella fermentazione alcolica
e Pichia stipitis, che è invece uno tra i pochi
lieviti in grado di metabolizzare lo xilosio.
Tabella 1. Quantità di zuccheri estratti dalle fasi di pretrattamento ed idrolisi e rese di
fermentazione finali. Le rese di fermentazione sono espresse come rapporto percentuale
tra l’etanolo prodotto e lo zucchero contenuto nel campione.
Campioni
Liquame vacche
da latte
Letame vacche
da latte (con paglia)
Liquame vacche
da latte
(frazione solida)
Liquame bovini
da ingrasso
Zuccheri liberati dopo
pretrattamento ed idrolisi
enzimatica
Rese
di fermentazione
Rese ottenute
rispetto
alla resa teorica
g/kg ss
%
%
111.21
30.35
59.05
204.61
24.69
48.03
230.16
26.69
51.94
148.28
22.15
43.09
Dall’analisi dei risultati sperimentali (tabella 1),
la frazione solida del liquame vacche da latte
si è rivelata come la matrice maggiormente
promettente rispetto alla quantità di zuccheri
fermentescibili estratti dopo la fase di pretrattamento e successiva idrolisi enzimatica. Nella
fase di fermentazione, in tutti i campioni le rese
registrate hanno valori prossimi al 20 – 30 %.
La produzione di etanolo registrata è nell’intor-
no di 2.92 g/l e 2.02 g/l di etanolo per i campioni liquame vacche da latte frazione solida e
letame vacche da latte.
L’importante risultato raggiunto, ovvero l’ottenimento di alcool a partire dalla trasformazione dei reflui zootecnici, è sicuramente ancora
migliorabile sia rispetto alle rese di idrolisi che
a quelle di fermentazione: dalle prove effettuate ad esempio è emersa una ridotta effi-
GLOSSARIO
Biocombustibili: prodotti derivanti dalla
trasformazione delle biomasse che presentano
caratteristiche fisico-chimiche tali da essere utilizzabili in processi di combustione o altra trasformazione termochimica per la produzione di energia
elettrica e/o calore. In funzione del loro stato sono
classificati in solidi (legno, pellets, paglie, ...), liquidi (bioetanolo, oli vegetali, biodiesel, ...) e gassosi
(biogas, syngas, ...).
Biocarburanti: biocombustibili di natura
liquida o gassosa, ottenuti dalla trasformazione
della biomassa, che possono essere impiegati nei
motori a combustione interna tal quali o in miscela
con i carburanti fossili classici.
Biocombustibili e biocarburanti
di prima generazione: la classificazione
in prima generazione dipende dal grado di sviluppo della tecnologia e dalla tipologia di biomasse di
partenza. Tra questi troviamo il biodiesel, gli oli vegetali puri prodotti a partire da colture oleaginose,
il bioetanolo prodotto dai cereali e dalle materie
prime zuccherine come canna da zucchero o barbabietola, e il biogas.
Biocombustibili e biocarburanti
di seconda generazione: prodotti ottenuti a partire da biomasse lignocellulosiche e di
scarto, che non sono quindi in competizione con
il settore alimentare. Le tecnologie di produzione
sono considerate molto promettenti e la diffusione
di impianti su grande scala dipende ancora in gran
parte dall’attività di ricerca per individuare microrganismi ed enzimi efficienti nella degradazione
della fibra lignocellulosica a basso costo. Tra queste troviamo per l’appunto il bioetanolo prodotto
dalla valorizzazione della frazione lignocellulosica
delle biomasse di scarto.
Biocombustibili e biocarburanti
di terza generazione: dopo la seconda generazione, la terza si interessa in particolar
modo delle materie prime impiegate nei processi
di trasformazione. Fanno parte di questa categoria
i biocarburanti ottenuti, ad esempio, da colture di
microalghe, appositamente coltivate per la produzione di biomassa da destinare a scopo energetico,
senza entrare in competizione con terreni e colture
destinate all’alimentazione.
cienza del lievito Pichia stipitis coinvolto nella
fermentazione degli zuccheri pentosi; nel
progetto sono state messe a punto una serie
di azioni correttive volte a migliorare questi risultati. In particolare si è ricorso a tecniche di
immobilizzazione dei lieviti e alla co-fermentazione con altri microrganismi in grado di utilizzare xilosio per la produzione di etanolo.
Attività future
Gli ultimi mesi di progetto saranno dedicati alla
definizione della sostenibilità economica ed
ambientale della filiera. Anche se difficilmente
potranno concretizzarsi le condizioni minime
necessarie per sostenere la fattibilità economica per piccoli impianti di produzione di etanolo
da queste matrici, la sperimentazione condotta
finora rappresenta un approccio innovativo alla
valorizzazione delle deiezioni animali. Sono
state esplorate strade alternative ed interessanti, sia nella messa a punto di una filiera di produzione di energia da fonti rinnovabili da matrici di
scarto, sia di approfondimento della conoscenza della composizione degli effluenti zootecnici,
che potrà tradursi in un loro più efficiente utilizzo
a fini energetici e agronomici.
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TECNICA, RICERCA E SPERIMENTAZIONE
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nov-dic
2012 | anno LVII
CIMATRICE A FINESTRE
per la potatura invernale dei fruttiferi
Alberto Dorigoni
ricercatore Fondazione Edmund Mach di San Michele
La frutticoltura moderna ha raggiunto traguardi produttivi notevoli
raddoppiando in molte aree le rese per ettaro negli ultimi trent’anni. Nell’immediato futuro difficilmente le produzioni unitarie saliranno ancora e il reddito potrà essere garantito principalmente
da un contenimento dei costi di produzione, in buona parte dovuti
all’impiego di manodopera. Inoltre la frutticoltura, in Europa e nel
Mondo, dovrà confrontarsi sia con la difficoltà crescente di trovare
manodopera specializzata, sia con l’obbligo di ridurre l’uso dei
prodotti chimici.
Limiti delle potatrici tradizionali
50
La potatura meccanica lavora lungo il filare su 2 dimensioni, altezza
e lunghezza, operando un unico piano di taglio vicino alla verticale.
Di conseguenza lascia dietro di sé una siepe fitta a forma di tronco di
piramide che richiede una rifinitura manuale consistente per eliminare l’eccesso di legno all’interno della pianta (40-70 ore/ha). I migliori
risultati si hanno con distanza tra le file di 2.8-3 metri, tipici della Val
Venosta, dove si è fortemente diffusa negli ultimi anni. Per frutteti
con distanze oltre i 3.5 metri la perdita di volume produttivo diventa
importante (Fig. 1).
Figura 1. La cimatrice tradizionale produce un frutteto muro mentre
la CF da origine ad uno spindel simile a quello ottenuto a mano
Figura 3
La cimatrice a finestre: vantaggi
rispetto alle cimatrici tradizionali
Rispetto al piano di taglio continuo delle comuni potatrici, la “cimatrice a
finestre” (un brevetto di proprietà della F.E.M. e realizzato dalla Fa-Ma di
Mantova) si avvale di un piano di taglio discontinuo, ottenuto con delle
barrette di taglio di 36 cm di lunghezza (Fig. 2) che aprono delle “finestre” di luce all’interno della chioma lasciando degli speroni. Il numero di
finestre così aperte può variare fino a un massimo di 4 (Fig. 3).
Figura 2. La CF può operare su più piani di taglio indipendenti
La flessibilità d’uso della CF permette di superare gran parte dei limiti delle tradizionali cimatrici. Il lavoro di taglio della cima non viene
modificato. Per quanto riguarda la potatura di parete invece, si passa
da un lavoro bidimensionale (frutteto muro) ad uno tridimensionale,
quindi si può operare anche su frutteti con distanza tra le file di 3.3-4
metri, mantenendo la forma piramidale tipica dello spindel (Fig. 1).
La CF agisce raccorciando fino a 1/3 della vegetazione: lo scopo è di
far entrare la luce e di indurre un rinnovo ciclico dei rami mantenendoli di un’età inferiore a 4-5 anni. Infatti i rami speronati sviluppano,
a partire da gemme avventizie, uno o più germogli sostitutivi (Fig. 4),
improduttivi nell’anno di taglio. Poiché i rami delle pomacee tendono
a produrre dal secondo anno gemme a fiore e a dare frutti dal terzo in
avanti, le fasce potate andranno lasciate sviluppare e fruttificare per
2 o 3 anni dopo il taglio. (Tab. 1).
Figura 4
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nov-dic
2012 | anno LVII
TECNICA, RICERCA E SPERIMENTAZIONE
Le prove 2012
Tabella 1. Esempio di dinamica di taglio
Presso l’azienda di Maso delle Part in val d’Adige sono in corso prove
su Gala, Fuji, Golden e Pink Lady di confronto tra potatura manuale,
meccanica tradizionale (estiva) e meccanica a finestre.
L’intervento con la CF, che è stato eseguito il 25/3/12 allo stadio di
mazzetti divaricati, operando a 1.4 km/h, ha richiesto circa 6 ore/ha.
Non sono state eseguite correzioni a mano.
Quasi tutte le branchette speronate hanno dato origine a uno o più
germogli. Il ricaccio che si è avuto è stato generalmente di dimensione contenuta, angolazione abbastanza prossima all’orizzontale:
di conseguenza le piante alla raccolta assomigliavano molto ad uno
spindel tradizionale (Fig. 6)
La flessibilità della CF permette
di fare una potatura intelligente
e selettiva:
Variando la posizione negli anni, il numero di barrette, l’inclinazione,
l’epoca di esecuzione, si ottengono diverse combinazioni, impostabili
dal frutticoltore a seconda della specie e della tipologia di impianto.
Nel melo come nel pero ad esempio l’habitus di fruttificazione differisce tra le diverse cultivar (Lespinasse, 1977).
In pratica, su alberi di 3.5 metri di altezza, variando il numero di finestre,
si può andare da una semplice prepotatura, montando 1 o 2 barrette,
fino ad una potatura quasi completa che richiede poche ore di correzione per ettaro quando si usano 3 o 4 finestre. In ogni caso l’intervento di
rifinitura manuale servirà ad asportare rami che corrono lungo la fila e
rami grossi saltati dalla cimatrice, collocati tra una finestra e l’altra.
Di fatto la CF simula la moderna tecnica di potatura a mano denominata “taglio con sperone” che, asportando il ramo, lascia uno sperone
che sporge dal tronco di 5-20 cm.
A differenza della potatura manuale, con la CF si può operare con o senza foglie sulle piante, e questo permette l’anticipo della potatura all’immediato post-raccolta, con vantaggi agronomici e fitosanitari (Fig. 5).
Smontando le barrette per il taglio interno, la CF ritorna ad essere una
cimatrice tradizionale, impiegabile sia al bruno che in estate in presenza di frutta. Viceversa si può in inverno anche operare col solo taglio
discontinuo interno togliendo la barra verticale per il taglio esterno.
Figura 5. Golden/M9 prima e dopo la potatura meccanica di post raccolta
con CF (Val d’Adige ottobre 2012)
Figura 6
Figura 8
Con la conduzione biologica le produzioni sono risultate significativamente superiori al “muro” della potatura meccanica tradizionale e uguali
o leggermente superiori a quelle della tesi potata a mano. Nella prova
su Gala convenzionale la potatura con CF ha prodotto il 15% in più dello
spindel a mano. La qualità della frutta era in generale molto simile, con
dimensione dei frutti correlate inversamente al loro numero.
Nell’immediato post-raccolta, ai primi di ottobre di quest’anno, si è
ripreso a lavorare con la CF su piante di melo ancora in vegetazione
con l’idea di sfruttare l’epoca per una migliore maturazione del legno
e di indurre un contenimento della vegetazione (Fig. 5).
Limiti della CF
La CF non può operare su alberi molto voluminosi e nemmeno su
impianti a Y o a V. La barra falciante, che fa un taglio quasi netto,
riconoscibile per la caratteristica zigrinatura, riesce a tagliare rami di
diametro fino a 35mm, sufficiente solo per i frutteti moderni (Fig. 8).
La scelta di alberi con due assi, in ambienti fertili permette di rendere
idonei impianti altrimenti troppo vigorosi (Dorigoni et al., 2012).
Può essere impiegata solo senza frutta in pianta, quindi dall’epoca
di post-raccolta (agosto-novembre a seconda della cultivar) fino all’epoca di fioritura circa (aprile per il melo).
La CF, analogamente alla Darwin per il diradamento dei fiori, lavora
bene su rami orizzontali di diametro inferiore a 30 mm, male invece
su rami grossi, assurgenti o inclinati verso il basso.
è da capire come va posizionato il taglio a finestre negli anni successivi al primo: teoricamente va situato ad altezze diverse per promuovere il rinnovo dei rami secondo degli schemi prestabiliti in funzione
della tipologia di frutteto (Tab. 1)
Conclusioni
All’inizio della seconda stagione di prove si possono formulare alcune
prime ipotesi sul futuro della CF. Si può ritenere che a differenza della
potatura meccanica tradizionale potrebbe indurre un rinnovo ciclico delle strutture produttive. Inoltre questa tecnica, che si adatta meglio della
potatura meccanica tradizionale ad impianti voluminosi, di fatto riduce
molto il fabbisogno di potatura a mano. Il beneficio economico deriverebbe da un risparmio di 50-80 ore/ha di manodopera rispetto alla potatura manuale, o di 30-40 ore rispetto a quella meccanica tradizionale.
Il mantenimento della qualità negli anni e l’adattabilità al diradamento
meccanico con Darwin dovranno essere verificati con prove poliennali.
In definitiva le prime prove sperimentali e applicative presso i privati fanno
ben pensare che la CF possa costituire uno strumento per rendere la frutticoltura più sostenibile, mantenendo l’obiettivo di produrre tanto e bene, a
costi di produzione inferiori a quelli attuali e in un contesto socio-economico caratterizzato da un forte calo degli operatori in agricoltura.
51
tt 05
TECNICA, RICERCA E SPERIMENTAZIONE
nov-dic
2012 | anno LVII
Lo studio dei metabolismi interessanti la fruit texture
La
qualità della mela
nell’era Post-Genomica
52
Fabrizio Costa
Fondazione Edmund Mach
Nel panorama frutticolo mondiale la mela
ricopre un ruolo fondamentale per le sue
indiscusse proprietà qualitative e per la sua
straordinaria capacità di conservazione, in
grado di garantire la disponibilità di questo
frutto sul mercato durante tutto l’arco di un
anno. Tra le proprietà qualitative che hanno
contribuito alla fama della mela, un ruolo
chiave è rappresentato sicuramente dalle
proprietà fisiche della polpa, come ad esempio la consistenza ed in maniera ancor più
rilevante la croccantezza.
Da recenti indagini è emerso che quest’ultima proprietà è, tra i vari aspetti qualitativi
del frutto, la più apprezzata dalla maggior
parte dei consumatori in quanto “la croccantezza”, oltre che ad essere associata ad
una maggiore succosità, nell’immaginario
collettivo è anche sinonimo di freschezza ed
elevata qualità del frutto in generale. Queste
proprietà di natura sia fisica (consistenza)
sia acustica (croccantezza), determinano
quel complesso di caratteristiche oggi note
come fruit texture, la cui intensità deriva
principalmente dalla struttura anatomica del
complesso polisaccaridico costituente la parate cellulare e la lamella mediana.
Negli ultimi anni diversi ricercatori e tecnici
del settore si sono interessati allo studio della fruit texture, dal suo controllo genetico alla
sua regolazione fisiologica, per finire con lo
sviluppo di nuove tecnologie del postraccolta. I metabolismi interessanti la fruit texture,
ed in particolar modo la dinamica biochimica
dei processi di degenerazione dei legami
della parete cellulare/lamella mediana, possono avere importanti ricadute economiche
proprio nella fase del postraccolta, in quanto
un buon mantenimento di queste proprietà
della polpa assicura un conservazione ottimale della qualità del frutto.
Le regolazioni fisiologiche interessanti la
polpa del frutto sono un fenomeno molto
complesso, e la scoperta che circa il 10%
di ogni genoma di specie vegetali sequenziato fino a questo momento è costituito da
geni coinvolti proprio nella regolazione dei
processi metabolici della parete cellulare
ne conferma l’ipotesi. A fronte di questa evidente complessità fisiologica ed importanza
economica della croccantezza della mela, i
metodi impiegati per la misurazione di questo
aspetto del frutto sono tutt’oggi ancora troppo empirici, essendo limitati alla sola analisi
della consistenza della polpa, condotta con
strumenti poco idonei per una completa ed
esaustiva descrizione del fenomeno.
In questo contesto, la FEM ha da tempo
iniziato un importante attività di ricerca indirizzata ad approfondire lo studio e le co-
noscenze delle varie componenti della fruit
texture mediante la messa a punto di un
nuovo strumento (Texture Analyzer) per la
misurazione di questo importante carattere
qualitativo, in grado di determinare con elevata precisione minime variazioni strutturali
della polpa dei frutti, grazie alla ricostruzione
di un profilo meccanico costruito in base al
rapporto della deformazione del campione e della variazione della forza esercitata.
Lo strumento, equipaggiato inoltre con un
rilevatore acustico, è in grado di misurare,
contemporaneamente alla variazione della
forza, anche la risposta acustica provocata
dalla rottura cellulare proiettando assieme
al profilo meccanico anche un’impronta acustica (Figura 1), ottenendo così una misurazione oggettiva della croccantezza del frutto,
valutata solo soggettivamente fino a questo
momento.
Data l’importanza della fruit texture per il
consumatore, questa proprietà è diventata
recentemente una priorità nei programmi
di miglioramento genetico a livello mondiale, impegnati ad ottenere nuove varietà di
melo distinte da frutti ad elevate proprietà
qualitative, croccanti e conservabili. Nel
miglioramento genetico tradizionale, però,
il raggiungimento di questo obiettivo è reso
complicato dal tempo necessario (solita-
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nov-dic
2012 | anno LVII
Figura 1. Texture Analyzer equipaggiato con AED
(Acoustic Envelop Device), un rilevatore acustico
per la misurazione della fruit texture in mela.
I profili sulla destra sono tre diverse misurazioni
della fruit texture, in cui viene evidenziato
il profilo meccanico (linea blu) assieme
al corrispondente profilo acustico (linea rossa).
TECNICA, RICERCA E SPERIMENTAZIONE
Figura 2. Nella sezione “a” della figura è raffigurato lo studio dei polimorfismi individuati grazie
al ri-sequenziamento delle varietà di melo comprese all’interno della collezione.
Nel quadrante “b” viene riportata nel particolare la variabilità allelica di un marcatore molecolare
individuato in questo studio.
Figura 3. Analisi del profilo della texture misurato tramite il texture analyzer e dell’anatomia
della struttura cellulare dopo la rottura del campione, visualizzata mediante SEM
(Scannino Electron Microscopy), delle varietà di melo ‘Golden Delicious’ (a) e ‘Granny Smith’ (b).
mente di almeno tre anni) per l’entrata in
produzione dei nuovi semenzali, e dai costi
indispensabili per la messa a dimora ed il
conseguente allevamento delle piante.
Per fronteggiare questa situazione, e per
migliorare l’efficienza del processo di selezione anticipando i tempi richiesti per l’analisi dei frutti dei vari semenzali, la FEM ha
recentemente iniziato un’attività di ricerca e
sviluppo di marcatori molecolari associati a
queste proprietà, al fine di poterli impiegare
come effettivi strumenti di selezione. I marcatori molecolari in questione sono stati individuati, in pratica, sfruttando le informazioni
ottenute dalle attività di sequenziamento del
genoma di melo, grazie al quale è stato indi-
viduato e caratterizzato un gene codificante
per una poligalatturonasi, un enzima preposto alla degradazione della lamella mediana.
Per la ricerca di polimorfismi di sequenza
sfruttabili come marcatori molecolari nei programmi di miglioramento genetico, lo stesso
gene è stato successivamente ri-sequenziato
in diverse varietà di melo reperite presso la
collezione della Fondazione Edmund Mach,
distinte da diverse proprietà di fruit texture.
L’analisi delle sequenze (Figura 2 a) ha infine
permesso l’individuazione di un marcatore
specifico, le cui varianti alleliche (Figura 2 b)
si sono dimostrate essere associate alle diverse proprietà fisico-chimiche delle cultivars
considerate in questo studio. L’associazione
tra le varianti alleliche di questo marcatore ed
il diverso comportamento fisiologico della fruit
texture delle varietà è stato inoltre confermato
e validato da un analisi condotta al microscopio elettronico (SEM – Scanning Electron Microscopy) sulla polpa del frutto di due varietà
con marcate differenze qualitative, quali la
‘Golden Delicious’ e la ‘Granny Smith’.
La polpa del frutto più fondente e farinosa
è risultata essere quella dei frutti di ‘Golden
Delicious’ (Figura 3a), probabilmente dovuta ad una maggiore degradazione della
lamella mediana rispetto a quella osservata
in ‘Granny Smith’ (Figura 3 b) in cui le cellule, essendo più fortemente adese tra loro, si
sono frammentate lungo la linea della parete
cellulare (invece che lungo la lamella mediana), evento caratterizzante la croccantezza
del frutto.
Il potere predittivo di questo marcatore molecolare associato al gene della poliagalatturonasi potrà quindi accompagnare in futuro
le attività di selezione dei breeder verso una
selezione più accurata e anticipata di nuove
accessioni distinte da un’ elevata qualità del
frutto.
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TECNICA, RICERCA E SPERIMENTAZIONE
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05
nov-dic
set-ott
2012 | anno LVII
PESCA
i nuovi piani di gestione
54
Diciotto impianti ittiogenici in Trentino per la produzione
di trote e salmerini. Triplicate nel 2012 le immissioni di trota
mormorata; il salmerino ripopola i laghi dove si era estinto
ed estende la sua presenza ad oltre 40 laghi
La Giunta provinciale ha approvato il 7 dicembre scorso i nuovi Piani di gestione della
pesca nelle acque del territorio provinciale.
Redatti dal Servizio Foreste e Fauna – Ufficio faunistico, essi dettano la gestione delle
acque provinciali utilizzate dalle 33 Associazioni pescatori concessionarie dei diritti di
pesca. I piani sono 244: di questi, 182 riguardano le acque correnti, 62 i laghi.
Essi descrivono la situazione ittica ed ambientale delle acque, mettono a raffronto i risultati
dei monitoraggi che si sono susseguiti nel corso dell’ultimo decennio, raccolgono in maniera
ordinata e facilmente accessibile i risultati della
gestione passata. Delineano, poi, le prospettive future, attraverso indicazioni e prescrizioni
sul miglioramento dell’ambiente, sui ripopolamenti, sulle zone da tutelare con bandita di pesca, le limitazioni del periodo di apertura della
pesca e delle tecniche consentite, al fine di regolare il prelievo in base alla produzione ittica
naturale e conservarne la rinnovabilità.
Questo aggiornamento, che è il secondo
dopo quello del 2006, rappresenta quindi un
momento di verifica dei risultati raggiunti e
anche di evoluzione gestionale nell’ambito di
indirizzi e obiettivi delineati dalla Carta ittica
del Trentino. La realizzazione di 18 impianti
ittiogenici per la produzione di trota marmorata, trota fario, salmerino alpino, trota lacu-
stre rappresentano, per capacità produttiva e
diffusione sul territorio, una realtà consolidata
a tutela delle specie ittiche di maggior interesse alieutico e conservazionistico e l’indice migliore dell’impegno di Amministrazione
provinciale ed Associazioni pescatori nel perseguimento degli obiettivi della Carta ittica.
In conseguenza della realizzazione e potenziamento degli impianti, le immissioni di trota
marmorata sono aumentate, rispetto al 2011,
da poco più di 100 mila agli attuali 1.500.000
esemplari. Il salmerino alpino beneficia di un
impianto ad esso dedicato in cui sono riprodotte 4 popolazioni raccolte dai laghi situati
nei principali bacini idrografici del Trentino. La
loro progenie ha permesso di reimmettere il
ceppo indigeno di salmerino nei laghi dove si
era estinto e di estendere la sua presenza ad
oltre 40 laghi, rafforzandola in altri.
Per la trota fario sono state individuate le zone
rifugio da cui prelevare i riproduttori con i quali si sta procedendo alla moltiplicazione dei
ceppi rustici di questa specie. La trota lacustre, riprodotta in 3 impianti, è anche oggetto
di campagne ittiogeniche effettuate sul Garda
in collaborazione con le province limitrofe.
I risultati ottenuti – spiega l’Ufficio Faunistico
- costituiscono un sostanziale progresso nella direzione indicata dalla Carta ittica. Ulteriori progressi potrebbero però derivare anche
da una gestione meno frammentata delle
acque provinciali: la messa in rete da parte
delle Associazioni pescatori degli impianti ittiogenici, di mezzi e personale, delle acque
da pesca, nonché scelte più omogenee nella
redazione dei regolamenti interni, potrebbero consentire nel prossimo futuro a realizzare non solo economie di scala ma anche una
migliore coltivazione delle acque, attraverso
l’equa distribuzione del novellame di qualità
e una razionale zonizzazione delle acque da
pesca in cui potrebbe trovare compita realizzazione la previsione della legge provinciale
60/78 sulle bandite di pesca, ma anche, e
non certamente secondario, un’offerta alieutica diversificata ed equilibrata rivolta sia al
pescatore residente sia al turista.
I piani di gestione, quindi, registrano i progressi e indicano obiettivi e prescrizioni per un’ ottimale gestione del patrimonio ittico naturale,
nel rispetto della diversità biologica originaria
delle specie, anche tenendo in considerazione
i vari usi dell’acqua necessari per garantire la
qualità della vita delle comunità, ivi compresa
la dimensione dilettantistica della pesca, con
le sue esigenze di tipo sociale e ricreativo.
tt 05
nov-dic
2012 | anno LVII
tecnica flash
TOPI NEI FRUTTETI:
LE ESCHE VANNO COPERTE
Contro i topi che frequentano i frutteti e arrecano danni talora assai gravi ed esiziali alle
radici dei meli è consentito l’uso di esche a
base di bromadiolone. Si tratta di una sostanza anticoagulante a lento effetto. Il materiale
di supporto è vario. Spesso è costituito da
granella di mais o di altri cereali. Il prodotto
comunque formulato deve essere inserito
nelle gallerie dei topi o, se collocato in superficie, va coperto con coppi od altro materiale
protettivo per evitare l’assunzione da parte di
uccelli od altri animali. Ci sono anche formulati protetti da contenitore. Le bustine sono
vietate dalle norme di polizia forestale. L’anno
scorso in Val di Non la morte di due poiane è
stata infatti attribuita all’assunzione di questo
tipo di contenitore.
CONTROLLO AUTUNNALE
DELLE LARVE DI MAGGIOLINO
I tecnici del Gruppo Mezzacorona hanno
rinviato a primavera il controllo delle larve
di maggiolino presenti nei terreni a frutteto e
vigneto della Piana Rotaliana e zone contermini situate sia a nord che a sud. Si tratta di
larve di prima età, nate dalle uova deposte
nella primavera 2012 che adesso si trovano a 25-30 cm. di profondità. Il controllo sarà
fatto scavando quattro buche per ettaro delle
dimensioni di 50x50x50 cm. Gli ettari infestati sono circa 700, ma gli appezzamenti scelti
per il controllo sono solo una cinquantina.
CRESCE IL NUMERO
DEGLI APIARI APPESTATI
Il numero di focolai di peste americana delle
api è salito da 15 casi della stagione 2011
ai 40 riscontrati dai Servizi veterinari e dagli
esperti apistici nelle varie zone del Trentino
durante la stagione 2012. Negli apiari colpiti
l’autorità sanitaria ha imposto la distruzione
con il fuoco delle famiglie di api ammalate,
ma non delle arnie. Queste possono essere infatti bonificate mediante fuoco diretto.
Il ricorso ai raggi gamma è possibile ma
comporta costi elevati. Il batterio che causa
la peste americana produce spore durevoli che possono rimanere a lungo all’interno
dell’arnia.
Altro suggerimento per gli apicoltori riguarda
la riserva di miele. Una famiglia di api di buona consistenza numerica deve avere a disposizione all’inizio dell’inverno una riserva
di miele di almeno 20-25 kg. Nei primi mesi
di invernamento le api utilizzano il miele con
parsimonia. Il consumo si fa più consistente
all’inizio di gennaio, quando la regina depone le prime uova. A partire dal mese di febbraio il consumo è pari a 1,5-2 kg. e si fa più
consistente nei mesi successivi.
TECNICA, RICERCA E SPERIMENTAZIONE
a cura di Sergio Ferrari
LA CAVALLETTA
DEGLI EGIZI
Si chiama Anacridium aegipthium la cavalletta
che è stata notata ultimamente in varie zone
del Trentino resa visibile dalla lunghezza del
corpo che arriva a 5-6 cm. Il corpo è di colore
scuro. Il capo è provvisto di un robusto apparato boccale masticatore. Un tempo questa
cavalletta era presente nelle regioni dell’Italia
meridionale ma poi si è spostata verso nord
a causa del cambiamento climatico e dell’aumento di temperatura. L’entomologo Paolo
Fontana, esperto di apicoltura ma anche di
cavallette che lavora presso il Centro trasferimento tecnologico della Fondazione Mach,
ha osservato che l’Anacridium può intaccare
il peduncolo dei grappoli d’uva e farli cadere.
La specie trascorre l’inverno da adulto rifugiandosi sulle pareti delle case di abitazione
più esposte al sole.
CERASETI PIANTATI
SU PIEDE NANIZZANTE
Gli ettari piantati a ciliegio a sviluppo contenuto perché innestati su portainnesti variamente
nanizzanti in Trentino sono 130. Gli impianti
più numerosi si trovano in alta e bassa Valsugana. Altri sono presenti in Val di Non e
nel Bleggio. Il potenziale produttivo di ciliegie
a maturazione tardiva è di 15 mila quintali.
Quest’anno si è arrivati a 7-8 mila quintali in
tutto il Trentino.
DROSOPHILA
IN RECESSIONE NEL 2012
Le prime uova deposte dalla Drosophila
suzukii nella stagione 2012 sono state rinvenute su ciliegie e piccoli frutti il 21 giugno, con
sensibile ritardo rispetto agli anni precedenti.
Lo afferma Alberto Grassi, tecnico della Fondazione Edmund Mach di S, Michele, che dal
2009 si occupa della presenza e diffusione
dell’invadente moscerino. Il calo numerico
della popolazione è attribuito a varie cause.
Due in particolare: l’andamento climatico
freddo in certi periodi e torrido in altri e la scarsa produzione di ciliegie che rappresentano il
primo frutto maturo della stagione.
RAME RIPETUTO
SUI CILIEGI
Dal 2011 i tecnici di S. Michele che seguono
la coltivazione di ciliegi in varie zone del Trentino rilevano i danni di un batterio non ancora classificato che provoca la formazione di
cancri, il disseccamento dei frutti e delle cime
ed anche la morte delle piante. Contro questo
nuovo agente di malattia hanno già consigliato a fine settembre un trattamento a base di
rame. Altri due interventi con lo stesso tipo di
prodotto si devono fare nel periodo di caduta
naturale delle foglie. La cicatrice lasciata sui
rami dalle foglie che cadono rappresenta una
via di entrata del batterio. Il rame controlla anche altre crittogame importanti.
STAGIONE FAVOREVOLE
AL VERME DELLE MELE
Le giornate calde di agosto hanno favorito lo
sviluppo della seconda generazione annuale
di carpocapsa, farfallina generatrice del verme delle mele. Frutti bacati si trovavano soprattutto nei frutteti di ridotta superfice dove
non è possibile eseguire il controllo con il metodo della confusione. Le larve uscite dai frutti
svernano in svariati luoghi e sono avvolte da
una capsula di seta, protette dal gelo grazie
ad una sostanza autoprodotta che le rende
più resistenti. Contro le larve svernanti si può
intervenire solo con un prodotto a base di nematodi che però richiede particolari condizioni di clima e non facili modalità esecutive.
INSETTICIDA ENDOTERAPICO
CONTRO LA PROCESSIONARIA
Contro le larve di processionaria del pino che
si trovano all’interno dei nidi invernali si può
eseguire un intervento speciale di endoterapia.
Consiste nell’iniettare nel tronco della pianta un
insetticida denominato Abamectina, registrato
e autorizzato solo ed esclusivamente per uso
endoterapico. L’operazione deve essere affidata a ditte specializzate. Il costo è di 30-40
euro a pianta e si giustifica economicamente
solo se le piante da disinfestare sono poche.
L’efficacia dell’intervento dura 2-3 anni.
ERRORI NEI QUADERNI
DI CAMPAGNA
Sono circa 850 i quaderni di campagna raccolti dagli addetti del comitato di gestione del
disciplinare di produzione ortofrutticola integrata proposto da Apot nella stagione 2012.
Il coordinatore del comitato, Livio Fadanelli
responsabile dell’Unità frutteto sperimentale della Fondazione Edmund Mach di S.
Michele, riferisce che il 25% dei quaderni
esaminati risulta incompleto in qualche parte. Errori gravi e dichiarazioni non corrispondenti al protocollo sono state riscontrate solo
in 4 casi.
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RUBRICHE
nov-dic
set-ott
2012 | anno LVII
a cura di Walter Nicoletti
[email protected]
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A Villazzano quattro aziende si sono unite
nel segno del biologico
Tutti nella stessa
GERLA!
Q
uando l’unione fa la forza.
La Gerla, società agricola
semplice con sede a Villazzano di Trento è una delle
ultime nate quanto ad aggregazioni di piccoli produttori con il pallino
del biologico. Quattro giovani aziende con
altrettanti sogni nel cassetto si sono incontrate ed accordate per garantire il massimo
dell’offerta quanto a qualità, freschezza e
stagionalità.
Anche le reciproche biografie narrano di
scelte di vita particolari: accomunate dalla
voglia di vivere in campagna (magari dopo
altre esperienze professionali) e dalla passione per le produzioni naturali. Oscar Ioris
era un perito agrario impegnato inizialmente
in un sindacato agricolo. Passato ad un organismo di certificazione biologica comprende che la sua vera indole è quella contadina
e torna in campagna per coltivare mele, uva
e ortaggi. Oggi gestisce un’avviata azienda
a Gabbiolo, alle porte di Trento, ed è socio
sia di una cooperativa frutticola sudtirolese,
sia di una cantina sociale trentina.
Nives Foradori è una giovane mamma di Bedollo dove, assieme al marito, ha elaborato
la passione per la coltivazione di mirtilli, altri
piccoli frutti ed ortaggi con il metodo biologico. Agli impegni famigliari alterna quelli per
la campagna, convinta che la salubrità del
prodotto corrisponda anche alla sicurezza e
alla salute del produttore.
Vittorio Mosna appartiene ad una dinastia
di dentisti, ma ha sempre coltivato (nel senso letterale del termine) la passione per la
campagna. Interesse che lo porta a rilevare
l’antico maso di famiglia di Villazzano dove
oggi coltiva uva, frutta e ortaggi ai quali si
aggiunge una piccola produzione di granoturco da polenta.
Andrea Mattei viene dal Lomaso, dove il
padre gestiva un’azienda agricola. A Maso
Redont, una ridente località all’imbocco dall’altrettanto suggestiva Val Lomasona, coltiva circa sei ettari di ortaggi e patate alle quali
alterna erba medica per la rotazione periodica. La filiera orticola si completa con l’al-
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nov-dic
A COME AGRICOLTURA
2012 | anno LVII
RUBRICHE
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levamento di alcuni maiali che consumano
tutti gli scarti del grande orto dove trovano
posto diverse varietà di lattughe ed insalate, carote, radicchio, pomodori, catalogna e
rape rosse.
Insieme, questi quattro neo-contadini hanno costituito la Gerla e, due anni fa, hanno
acquistato un piccolo terreno, proprio sulla
strada che da Villazzano porta a Povo. Qui,
da maggio a novembre, ogni pomeriggio dal
martedì al venerdì mettono in vendita i loro
prodotti freschi ai quali si affiancano alcuni
trasformati come i crauti, i succhi di mela e
di uva, oltre alla celeberrima passata di pomodoro. Il posto è facilmente individuabile e
raggiungibile. Fornito di un piccolo parcheggio consente l’accesso sia ai clienti di passaggio sia ai più affezionati che nel frattempo sono diventati circa duecento.
Il motivo di questo piccolo, ma significativo
successo commerciale, è racchiuso in una
altrettanto piccola formula: freschezza del
prodotto, stagionalità, sicurezza e prezzo.
Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto va
detto che nel caso di un prodotto fresco e di
stagione (facciamo il caso delle ciliegie appena colte) il costo per il consumatore non si
discosta molto da quello del convenzionale
del supermercato. In altri casi la maggiorazione rispetto al convenzionale può raggiungere il 20-30 %. Nel caso del biologico non
ci sono confronti: qui la merce costa anche il
50% in meno rispetto al negozio.
“Un nostro punto di forza è il rapporto con il
consumatore – spiega Nives Foradori – che
ci esorta alla ricerca continua della novità,
tanto che a breve saremo presenti sui nostri bancali con uova e prodotti derivati da
piccoli allevamenti domestici, tecnica che
abbiamo imparato in un recente corso di formazione”.
Accanto alla vendita al dettaglio, la Gerla
propone anche la biocesta. In questo caso
parliamo di tre confezioni che variano dai 5,
7 e 10 chilogrammi per un costo equivalente
di 10, 14 e 18 euro. Le ordinazioni possono essere effettuate anche via mail o sms
in modo tale che il cliente può trovare nella
biocesta i prodotti più significativi della settimana accanto ad alcuni trasformati.
Dopo diversi anni quella della Gerla si conferma dunque come un’esperienza positiva,
in linea con la tendenza generale che vede
nei mercati di prossimità una possibile risposta all’abbassamento dei costi di produzione. Un interesse, quello per le produzioni a
marchio bio, che trova crescenti consensi
anche dal punto di vista dei consumatori.
Una recente indagine dell’Ismea, l’Istituto
servizi per il mercato agricolo e alimentare,
afferma che il consumo di prodotti biologici in
Italia continua a registrare progressi anche
in tempo di crisi. Con un incremento della
spesa del 6,1% nel primo semestre del 2012
(rispetto alla prima metà del 2011), il comparto si conferma nettamente anticiclico, in
grado di crescere a ritmo sostenuto anche
nei momenti di forte debolezza del mercato
interno. Dalla ricerca si evince che il tasso di
crescita della domanda è stato più elevato
negli anni della crisi (+7,8% nella media annua) che in quelli precedenti alla recessione
del 2008-2009 (+3%).
La Gerla
Società agricola semplice
Via Dante Sartori, 35 - 38123 Villazzano
[email protected]
Tel. 349-5798745
A COME ALIMENTAZIONE
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RUBRICHE
nov-dic
2012 | anno LVII
Val di Sole, alleanza delle Famiglie cooperative
Localismo
e territorialità
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C
hissà che con la crisi anche
la cooperazione non riscopra
le proprie radici facilitando il
più possibile la costituzione
di reti corte ed occasioni di
vendita diretta. È quanto sta succedendo in
Val di Sole dove le famiglie cooperative si
sono alleate per fare fronte comune ed unire
gli interessi dei produttori con quelli dei consumatori e dei turisti. Nasce così il recente
accordo fra le Famiglie cooperative di Malè,
Valli di Rabbi e Sole, il caseificio Cercen di
Terzolas e altri piccoli contadini e trasformatori locali per garantire ad un prezzo vantaggioso la presenza costante e significativa di
prodotti del territorio.
Presso il punto di vendita di San Bernardo
della Famiglia di Rabbi e Sole incontriamo
la presidente Marina Mattarei ed il direttore
Diego Schlagenauf che ci parlano degli ottimi
risultati della “campagna estiva”. “Dal primo di
giugno alla fine di settembre – sottolinea con
soddisfazione Mattarei – abbiamo venduto
oltre 23 quintali di formaggi locali decuplicando le entrate su questa gamma”.
Risultati che si spiegano con la recente apertura del caseificio Cercen ai punti vendita della valle (come peraltro da anni sta facendo il
caseificio Presanella di Mezzana) attraverso
un accordo mediato dal Sait che consente di
vendere il prodotto locale con uno sconto che
oscilla dal 10 al 20%. Vera rivelazione dell’anno si è rivelata la ricotta, accompagnata dal
Casolet e dalla ricca gamma di altri nostrani.
Accanto a quelli del caseificio cooperativo si
possono trovare stabilmente altri formaggi di
un produttore locale ai quali si affiancano il
miele, strudel, zelten ed i biscotti di laboratori
artigianali della Valle di Rabbi. Interessante
anche l’esperienza della campagna di offerta
“I sapori delle valli di Sole e Rabbi” concentrata nel mese di agosto attraverso la vendita in
offerta speciale di tutte le leccornie locali.
Analogamente, la Famiglia cooperativa di
Malé ha lanciato il progetto Localismo e territorialità attraverso il quale si vuole creare una
vera e propria piattaforma della gastronomia
trentina e solandra in particolare. La struttura
presieduta da Romedio Menghini e coordinata da Angelo Ferrazza ha chiesto ed ottenuto
dal Leader della Val di Sole un piccolo finanziamento per la realizzazione di un sito internet e di un marchio di qualità per promuovere
il progetto. Localismo e territorialità diventerà
così anche un progetto di comunicazione per
promuovere oltre ai prodotti anche il territorio
solandro, le sue valenze ambientali, rurali e
turistiche. “L’obiettivo – spiega Ferrazza – è
quello di costituire un corner di prodotti con un
marchio che ne certifichi la provenienza”.
Accanto ai formaggi del Cercen, la Coop presenta altri prodotti caseari del territorio, miele,
wurstel e speck di un produttore locale, oltre
a lucaniche e pancette della Federazione
allevatori. Entrambe le strutture di vendita
pensano di allargare la gamma di prodotti
offerti anche al settore orticolo e ad altri trasformati come ad esempio le confetture ed
i succhi di frutta. Accanto alla vendita si è
inoltre impressa una svolta nelle politiche di
promozione che ha portato, nell’agosto scorso, all’organizzazione di due caserade con il
coinvolgimento dei casari del Cercen. Anche
in questo caso, per la felicità dei turisti e l’orgoglio dei valligiani, si è registrato un “tutto
esaurito” che conferma l’interesse crescente
per le filiere locali ed i prodotti marchiati Valle
di Sole. (w.n.)
Famiglia Cooperativa
Valli di Rabbi e Sole
Via Nazionale, 156
38020 Frazione San Bernardo
Tl 0463-985113
Famiglia Cooperativa
di Malé
Via 4 novembre
38027 Malé
Tl 0463-901325
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A COME AMBIENTE
RUBRICHE
2012 | anno LVII
GRUMES, il comune
ad autonomia energetica
Alberto Pojer presidente associazione Belvedere
Q
uello di Grumes è un esempio di sviluppo dal basso
voluto ed accompagnato
da un comune che si è fatto
“imprenditore”. Sul versante
energetico, la prima opera pubblica è rappresentata dall’impianto di teleriscaldamento a
cippato inaugurato nel 2006. Ubicato proprio
sopra il paese, questo impianto a biomassa
garantisce il riscaldamento del municipio, del
centro servizi e di quattro appartamenti. “In
questo modo – spiega il sindaco Simone Santuari – abbiamo recuperato parte delle ramaglie e degli scarti della fatturazione delle piante
derivanti dai circa 1.200 metri cubi di ripresa
annua delle foreste di nostra proprietà”.
Accanto al cippato di provenienza comunale,
l’impianto consuma altra biomassa legnosa
proveniente dai boschi dei proprietari privati di
Grumes, di altri comuni limitrofi e di segherie
operanti in questi territori. “Il nostro progetto prosegue Santuari - prevede poi l’implementazione dell’impianto per farne una centrale a
cogenerazione per la produzione di energia
elettrica”. Dalla prossima primavera è quindi
previsto il collegamento alla rete elettrica di
questo nuovo impianto da 45 KW elettrici il
cui calore sarà recuperato per il riscaldamento di altri 25 appartamenti.
Il progetto di “municipio ad autonomia energetica” è proseguito anche sul versante dell’energia elettrica ottenuta dal fotovoltaico
con un impianto già realizzato in prossimità
del parcheggio del nuovo Centro servizi ed
un altro, in previsione, che verrà approntato sul tetto del nuovo Ostello. Questa nuova
struttura è destinata all’ospitalità dei numerosi camminatori che da molti anni affollano
il Sentiero del Duerer, l’E5 e tanti altri sentieri
inaugurati in questi ultimi anni.
Pio Rizzoli, presidente di Sviluppo Turistico
Grumes ed assessore comunale, ci ricorda
i più significativi progetti di turismo sostenibile come nel caso del Rifugio Potzmauer,
la ristrutturazione del Casel dei Masi, il Sentiero botanico dal lago Santo a Capriana, il
Sentiero dei Vecchi mestieri con la ristrutturazione, fra gli altri, del Molino e della Fucina Cristofori, della Segheria veneziana ed
il recupero del Sentiero dei Lavini. Opere
che rientrano in una vision che punta con
convinzione al recupero delle valenze naturalistiche del territorio, come nel caso della
Rete delle riserve dell’alta val di Cembra e
che mira al coinvolgimento continuo della
popolazione.
Questo processo di rivalutazione e riscoperta
del territorio e delle sue antiche vocazioni (ricordiamo in francese la parola grumes ha forti
attinenze con i termini corteccia e tronco), ha
portato diversi proprietari di boschi a riunirsi
nell’Associazione Belvedere. “Attualmente
- spiega il presidente Alberto Pojer - gli associati sono circa 80 con una superficie complessiva di oltre 200 ettari di foresta. Grazie
a questa forma associata, la Belvedere ha
potuto i questi anni accedere ai contributi del
PSR per realizzare una serie di piste e strade
forestali, il diradamento delle superfici boscate ed il ripristino di prati ed alpeggi”.
Quella di Grumes si conferma dunque come
una buona pratica sia sotto il profilo energetico che gestionale, utile per altre comunità municipali che intendano valorizzare le
effettive risorse del territorio e della propria
storia. (w.n.)
Comune Libero di Grumes
Piazza Municipio, 10
38030 Grumes
Tel: 0461/685003
[email protected]
www.comunegrumes.it
www.sviluppogrumes.it
Teleriscaldamento a Grumes
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notizie
NOTIZIE iasma
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2012 | anno LVII
sequenziati anche i genomi
di pero e lampone
Jacopo Tomasi
Ufficio Stampa Fondazione Edmund Mach - IASMA
I
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l Trentino, ad inizio ottobre, è stato per quattro giorni capitale della
genetica, della biologia e della genomica vegetale. Nei padiglioni del
PalaRotari si è tenuto un evento
scientifico di portata internazionale, per la prima volta in Italia grazie al ruolo che riveste in
campo internazionale la Fondazione Edmund
Mach di San Michele. La comunità scientifica
impegnata nello studio della genetica, biologia e genomica delle Rosaceae, la famiglia
botanica del melo (ma anche di altri alberi da
frutto come pero, pesco, albicocco, susino o
piante annuali come fragola, lampone, nonché la pianta da fiore per eccellenza, la rosa)
ha scelto San Michele all’Adige e la piana Rotaliana per incontrarsi nel congresso biennale
intitolato “Rosaceae Genomics Conference”,
giunto alla sua sesta edizione. “Nella scelta di San MIchele quale luogo di incontro di
questa comunità scientifica”, ha commentato
Roberto Viola, direttore del Centro Ricerca e
Innovazione della Fondazione Edmund Mach
“ha avuto un peso determinante il ruolo che
la Fondazione ha giocato a livello internazionale nella genomica delle piante da frutto. Si
ricorda, a tal proposito, il sequenziamento del
genoma del melo, ma anche della vite, della fragola, dove la FEM ha avuto un ruolo di
assoluta leadership”. Le presentazioni del sequenziamento dei genomi di pero e lampone
sono stati i momenti clou del congresso biennale che ha riunito in Trentino circa 250 ricercatori arrivati da tutto il mondo, dalla Nuova
Zelanda al Sudafrica, dalla Cina al Canada.
Dopo il sequenziamento dei genomi di melo e
fragola, la Fondazione Edmund Mach ha avuto quindi un ruolo importante anche nella scoperta del genoma di pero e lampone, in collaborazione rispettivamente con centri di ricerca
della Nuova Zelanda e dello Utah (Stati Uniti).
“L’esperienza che abbiamo acquisito sequenziando negli anni scorsi i genomi di melo e fragola - ha spiegato Riccardo Velasco, respon-
sabile del Dipartimento di genomica e biologia
delle piante da frutto della Fondazione Mach
e organizzatore dell’evento - ci ha permesso
di “scoprire” due genomi complessi in soli 6
mesi. Questo congresso - ha proseguito Velasco - rappresenta un’occasione per fare il
punto della situazione in merito alla ricerca più
avanzata sui genomi e sulla applicazione delle informazioni contenute nei genomi stessi”.
Da questa comunità scientifica ci si attendono
dunque grandi novità, sia in termini di conoscenza che di applicazioni pratiche per andare verso la frutticoltura del futuro”.
SCOPERTO L’ELISIR DELLA FRAGOLA
PREMIATA NEOLAUREATA TRENTINA
SEMPRE PIU’ GIOVANI DONNE
PUNTANO SULL’AGRICOLTURA
FESTEGGIATI I 25 ANNI DEL
GEMELLAGGIO CON FORCHHEIM
La scoperta di un principio attivo salutare della
fragola - l’agrimoniin - è valso alla neolaureata
trentina Elisa Pojer il premio che le è stato
assegnato nei giorni scorsi al congresso nazionale
di Erboristeria, organizzato dalla Federazione degli
Erboristi Italiani e che si è svolto presso il Centro
Fiere di Parma.
Lo studio sugli ellagitannini della fragola,
realizzato dal Dipartimento qualità alimentare e
nutrizione della Fondazione Edmund Mach di
San Michele, è stato oggetto della tesi di laurea
della studentessa trentina Elisa Pojer, che ha
frequentato Scienze farmaceutiche applicate alla
Facoltà di Farmacia dell’Università di Padova.
Questa ricerca, che è stata pubblicata anche
sulla prestigiosa rivista americana “”Journal of
Agricultural and Food Chemistry”, ha dimostrato
per la prima volta la presenza dell’agrimoniin
in questo frutto. Il composto in questione è il più
importante ellagitannino presente nella fragola
e nella fragolina di bosco e suscita particolare
interesse considerato il largo utilizzo nella
medicina tradizionale asiatica e le sue presunte
proprietà salutistiche: astringenti, antiemorragiche,
antimalariche e antitumorali.
L’agricoltura si tinge di rosa. Ci sono ben 26
donne tra i 65 partecipanti, di età compresa fra
i 18 ed i 40 anni, che prendono parte al nuovo
corso di formazione per giovani imprenditori
agricoli scattato mercoledì 14 novembre alla
Fondazione Edmund Mach di San Michele.
Nella stessa giornata sono stati consegnati,
alla presenza dell’assessore Tiziano Mellarini, i
brevetti ai 54 imprenditori che hanno concluso il
corso 2010-2012.
Una sorta di passaggio di consegne tra chi ha
completato il proprio percorso di formazione e
chi lo sta invece iniziando. Gli iscritti al nuovo
corso sono appunto 65 ed è confermato anche
quest’anno il trend che certifica un aumento
esponenziale della presenza femminile. Sono
26, una in più della passata edizione, le aspiranti
giovani imprenditrici agricole che hanno deciso
di “sposare” questa proposta formativa per
acquisire maggiori competenze e lanciarsi in una
nuova avventura professionale. Tra gli iscritti,
infatti, ci sono anche docenti, impiegati, talvolta
laureati e laureate che vogliono avviare una
nuova attività nel settore agricolo.
L’Istituto agrario di San Michele all’Adige e
la scuola di Forchheim hanno recentemente
festeggiato le nozze d’argento. Dal 1987 ad
oggi, infatti, quasi 400 studenti trentini sono stati
ospitati in questa cittadina dell’Alta Franconia, in
Baviera, dove hanno svolto tirocini nelle aziende
zootecniche e frequentato lezioni di tedesco.
Un legame che è stato celebrato piantando una
quercia nel parco dell’Istituto, con l’auspicio che
la collaborazione possa continuare a lungo. Dalla
cittadina tedesca, che conta poco più di 30.000
abitanti, è arrivata in Trentino una delegazione
composta da 52 persone capitanata dai vicepresidi
e da alcune autorità locali. Ad accoglierli a San
Michele il preside Marco Dal Rì, il nuovo direttore
generale Mauro Fezzi, gli assessori provinciali
Tiziano Mellarini e Franco Panizza, oltre all’ex
insegnante Tarcisio Corradini, colui che nel 1987,
assieme al collega Walter Eccli, diede vita a questo
gemellaggio tra l’Istituto agrario e Forchheim. Lo
scambio è ancora vivace e mediamente, ogni anni,
decidono di fare questa esperienza una quindicina
di ragazzi e si può dire che in 25 anni circa 400
studenti trentini sono stati in Germania grazie a
questa collaborazione.
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nov-dic
UE INFORMA
2012 | anno LVII
Centro di informazione
dell’Unione europea
via della Val, 2 - Casalino | 38057 PERGINE VALSUGANA (TN) - Italy
Tel: 0461 519123 - Fax: 0461 531052
[email protected] | http://europedirect.iasma.it
Istituto Agrario di San Michele all’Adige
A cura di Giancarlo Orsingher - Europe Direct Trentino, Fondazione E. Mach
Europe Direct saluta
San Michele… con un regalo
D
opo più di 16 anni di attività
all’interno dell’Istituto agrario, ora Fondazione E. Mach,
il centro di informazione dell’Unione europea dice addio
a San Michele all’Adige.
Nel corso del 2012 i vertici della Fondazione
avevano ritenuto opportuno non proseguire
con l’esperienza di Europe Direct Trentino e
così, in risposta al bando pubblicato nell’estate scorsa dalla Commissione europea, la proposta di ospitare in Trentino un centro di informazione dell’UE per il periodo 2013-2017 è
stata presentata direttamente dalla Provincia
autonoma di Trento, tramite il Servizio Europa. A metà dicembre la comunicazione della
Commissione europea di aver selezionato in
Italia 48 centri e fra questi anche quello della
Provincia autonoma di Trento, che prevede
una continuità con l’attività svolta finora.
Nel 1996, grazie all’interessamento di Gianni
Bazzanella, l’Istituto agrario aveva ottenuto la
possibilità di ospitare quello che allora si chia-
mava “Carrefour rurale”, vale a dire un centro
di informazione dell’UE rivolto in particolare ai
territori rurali. Nel 2005 la Commissione europea decise di sostituire i Carrefour con gli
Europe Direct, rivolti al cittadino europeo in
generale e non solo a quello rurale.
In questi 16 anni il centro di San Michele (dal
2005 operativo nella sede di Pergine) ha
svolto un’intensa attività di informazione e
comunicazione sull’UE, rivolta ai cittadini, alle
scuole, alle amministrazioni locali, al mondo
associativo, presentando anche diversi progetti che l’UE ha cofinanziato, facendo così
introitare alle casse della Fondazione E.
Mach centinaia di migliaia di euro. Alcuni di
questi sono ancora in corso, come il progetto
Comenius “Our agricolture, our Europe” e il
Leonardo “E-viticlimate”, rivolti al settore scolastico di San Michele
Una delle ultime iniziative concluse è stato
“Europa in campo”, il programma radio-televisivo di informazione sulla Politica Agricola
Comune che proprio qualche settimana fa la
Commissione europea ha segnalato come
uno dei migliori progetti di informazione sulla
PAC realizzati nei 27 Stati membri. Su invito della Commissione stessa il 10 dicembre
scorso il progetto è stato così presentato a
Bruxelles nell’ambito dell’evento finale di celebrazione dei 50 anni della PAC, entrando
nel ristretto elenco delle buone pratiche europee. Una soddisfazione per chi ha dedicato
con passione 16 anni ad informare sull’UE e
per chi, all’interno della Fondazione E. Mach,
ha creduto nello Europe Direct Trentino.
IL PIANO PER LA SALVAGUARDIA
DELLE RISORSE IDRICHE EUROPEE
merito agli strumenti necessari per incrementare l’efficienza idrica. A tale proposito il Piano
prevede che gli Stati membri stabiliscano degli obiettivi in materia di contabilità delle acque e di efficienza idrica e che siano elaborati
degli standard per il riutilizzo delle acque.
http://ec.europa.eu/environment/water/
blueprint/index_en.htm
Giappone e sud-est asiatico).
Uno dei programmi di promozione approvati
è stato presentato da un soggetto italiano, il
CSO, Centro Servizi Ortofrutticoli, che con un
investimento complessivo di 5.1 milioni promuoverà frutta e verdura fresca in Germania,
Danimarca, Regno Unito, Svezia e Polonia.
27 MILIONI PER PROMUOVERE
I PRODOTTI AGRICOLI
Lo ha pubblicato lo scorso novembre la Commissione europea con l’obiettivo di garantire
che la disponibilità di acqua di buona qualità
sia sufficiente a soddisfare le esigenze dei cittadini, dell’economia e dell’ambiente.
Al fine di raggiungere l’obiettivo di un buono
stato delle acque entro il 2015, come già stabilito nella direttiva quadro sulle acque del 2000,
il Piano propone un approccio basato su tre
pilastri:
1. Migliorare l’attuazione della politica idrica
dell’UE sfruttando tutte le opportunità date nel
quadro della legislazione in vigore. Ad esempio, aumentando la diffusione delle misure di
ritenzione naturale delle acque, come il ripristino di zone umide e pianure alluvionali o un’applicazione più efficace del cosiddetto principio
del “chi inquina paga”.
2. Integrare maggiormente gli obiettivi di politica idrica in altri settori strategici correlati, come
l’agricoltura, la pesca, le energie rinnovabili, i
trasporti e i Fondi di coesione e strutturali.
3. Colmare le attuali lacune, in particolare in
La Commissione europea ha recentemente
approvato 14 programmi di promozione dei prodotti agricoli. Nei prossimi tre anni 27,15 milioni di
euro di fondi europei, oltre ad altrettanti investiti
dagli organismi proponenti, saranno utilizzati per
promuove, all’interno e all’esterno dell’UE, prodotti come frutta, ortaggi freschi e lavorati, latte e
derivati, prodotti a marchio DOP, IGP e STG, olio
d’oliva, prodotti biologici, fiori e carne.
Dei 34 programmi presentati da organismi di
tutta l’UE, 14 sono stati quelli selezionati; dieci
riguardano la promozione all’interno dell’UE
e quattro azioni da realizzare nei Paesi terzi
(Russia, Cina, nord e sud America, Norvegia,
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I DIECI ANNI DELL’EFSA
Nelle settimane scorse l’Autorità europea per
la sicurezza alimentare (European Food Safety Authority- EFSA) con sede a Parma ha
celebrato il suo decimo anniversario di attività. L’UE decise di istituire l’EFSA dopo che nel
corso degli anni ‘90 l’Europa si trovò a dover
affrontare diverse crisi alimentari: BSE, Salmonella e diossine avevano minato la fiducia
dei consumatori verso i metodi di produzione
e di distribuzione alimentare evidenziando numerose carenze del sistema allora vigente.
Nel gennaio 2000 la Commissione pubblicò un
Libro bianco che individuava una vasta gamma di misure ritenute necessarie per rifondare la politica di sicurezza alimentare in Europa. Due anni e mezzo dopo l’EFSA iniziava la
propria attività; l’Agenzia dispone oggi di una
rete di 1500 esperti esterni e di un personale
di circa 450 dipendenti. Ha il compito di fornire una consulenza scientifica indipendente e
un sostegno tecnico alla politica UE in tutti i
campi che hanno un impatto diretto o
indiretto sulla sicurezza degli alimenti e dei
mangimi.
w w w. e f s a .
europa.eu
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NOTIZIE
in breve
2012 | anno LVII
a cura di Sergio Ferrari
Uniti per promuovere
il Teroldego rotaliano
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nov-dic
Nel corso dell’assemblea annuale di bilancio
che si è svolta il 2 dicembre scorso presso la
cantina sociale Rotaliana di Mezzolombardo
il presidente Luigi Roncador ha confermato
l’intenzione di creare un gruppo associato di
produttori di Teroldego Rotaliano che operano
all’interno della zona classica designata dal
disciplinare della DOC. Una serie di incontri di
sondaggio era già stata fatta nel 2011. L’idea
è quella di coinvolgere tutti i produttori di Teroldego Rotaliano DOC, compresa la cantina
Mezzacorona. Per attivare insieme una promozione organica a favore del vino considerato principe dell’enologia trentina.
ALBERI DI NATALE
CON CINQUE CIME
Molti piantonai di abete di Natale quest’anno
sono stati danneggiati dalla gelata dell’8-9
aprile 2012. Il forte abbassamento di temperatura ha fatto seccare la gemma di punta o
la cima stessa degli abeti. Le piante hanno
reagito emettendo 4-5 cime di sostituzione.
Non sarà facile eliminare il difetto tagliando
le cime esuberanti e cercando di far crescere diritta l’unica cima lasciata da tagliare.
CONDIZIONALITÀ: CONTROLLI
SULLE FASCE TAMPONE
Gli ispettori dell’Agenzia provinciale per i
pagamenti in agricoltura sono impegnati nel
controllo del rispetto delle norme di condizionalità che l’Unione Europea ha imposto anche nella stagione 2012 ai titolari di aziende
agricole che hanno chiesto contributi sulla
domanda unica o sulle misure 211 e 214 riguardanti l’indennità compensativa e i premi
agroambientali. Le aziende da controllare
entro il 31 dicembre sono 80 e rappresentano l’1% su un totale di 8.000. Il controllo
riguarda per la prima volta il rispetto delle
indicazioni previste per le cosiddette fasce
tampone o zone agricole di rispetto.
TEMPO DI TARTUFI
FOTO TARTUFO
Il regolamento di attuazione della legge
11/2007 della Provincia di Trento riguardante il governo del territorio forestale e
montano stabilisce che il periodo legale
per la raccolta dei tartufi invernali va dal
1° dicembre a fine febbraio. Le specie
considerate sono tre: Tuber melanosporum, Tuber mesentericum e Tuber brumale. Il primo è considerato più pregiato
il caso
Miele con indicazioni
salutistiche: chi ha ragione?
I carabinieri del NAS hanno elevato anche quest’anno una contravvenzione
a carico dell’apicoltore Mario Pasquali. Motivo della denuncia: avere esposto sugli scaffali del proprio negozio confezioni di miele recanti in etichetta
diciture riferite alle proprietà salutistiche del prodotto, contravvenendo al divieto sancito dalla legge. Come negli anni scorsi, Mario Pasquali si è rivolto
al giudice di pace, chiedendo l’annullamento della denuncia o, in alternativa, un confronto con i NAS con possibilità di autodifesa. Pasquali è autore
del libro “APITERAPIA, prodotti dell’alveare: alimenti e medicamenti” edito
dalla Federazione apicoltori italiani. Il libro riporta tra l’altro il testo di una
sentenza della Corte di Cassazione che autorizza la vendita di miele come
medicinale e quello della denuncia presentata dal presidente della Federazione nei confronti della legge nazionale.
degli altri, perché ha profumo delicato e
persistente. Da un raccoglitore di professione si apprende che la raccolta quest’anno potrà essere soddisfacente perché l’autunno è stato piovoso. In Trentino
la vendita è limitata al rapporto diretto fra
raccoglitore e acquirente. Il prezzo indicativo per il Tuber melanosporum è di
35-40 euro a ettogrammo. Nelle Marche
la stessa specie si vende a 60-70 euro a
ettogrammo.
DIMEZZATA LA RACCOLTA
DI CALDONAZZO SPIN
La produzione di mais Caldonazzo Spin
a fine stagione 2012 risulta dimezzata rispetto alla media degli anni precedenti:
appena 500 quintali di granella dai quali
si ricaveranno circa 400 quintali di farina.
I dati sono stati forniti da Tullio Valcanover, presidente dell’Associazione per la
tutela e la valorizzazione della farina della Valsugana. Il forte calo di produzione è
stato causato dalla siccità. L’Associazione rinvia ai prossimi anni l’adozione della
nuova confezione della farina proposta
dall’agenzia vincitrice del concorso indetto dalla Fondazione de Bellat.
ELEVATA A 32 ORE LA DURATA
DEI CORSI DI PREVENZIONE
Dal 27 luglio scorso la durata dei corsi di aggiornamento in materia di prevenzione e
protezione dal rischio di incidenti in azienda
agricola previsti dalla normativa nazionale.è
elevata a 32 ore. “Gli argomenti trattati – spiega Fabrizio Benvenuti, coordinatore dell’Unità
qualità e sicurezza delle filiere agroalimentari
della Fondazione Edmund Mach - sono rimasti
gli stessi, ma è invece aumentato l’approfondi-
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nov-dic
NOTIZIE
2012 | anno LVII
mento”. La frequenza dei corsi è obbligatoria
per i titolari di azienda agricola che intendono
assumere il ruolo giuridico di responsabile del
servizio di prevenzione e protezione.
DANNI DA CINGHIALI
DENUNCIATI FUORI TEMPO
L’Ufficio agricolo provinciale di Rovereto ha
raccolto entro il mese di settembre 2012
quattro segnalazioni di danno da cinghiale su
malghe e pascoli di montagna e tre di danni a
vigneti situati nei comuni catastali di Ala, Avio e
valle di Ronchi. In entrambi i casi solo due delle richieste di indennizzo sono state ammesse
a pagamento. Hanno ottenuto il lasciapassare
solo quelle che denunciavano danni di entità
superiore a 1000 euro per i prati-pascoli e 2000
euro per i vigneti. Altri casi di danno sono stati
denunciati sia in montagna che in fondovalle
ma senza essere ammessi all’indennizzo per
la presentazione della domanda oltre i termini.
La delibera della Giunta provinciale 1062 del
7 maggio 2010 relativa all’indennizzo di danni
da cinghiali stabilisce infatti che la denuncia di
danno si può presentare solo dal 1° febbraio al
30 settembre di ogni anno, non oltre i 60 giorni dalla constatazione in campo. Rimangono
quindi esclusi i danni riscontrati durante gli ultimi tre mesi dell’anno.
PIANO DI AZIONE NAZIONALE
SUGLI AGROFARMACI
Il testo completo del Piano di Azione Nazionale che detta norme per l’applicazione della
direttiva CE 2009/128 sull’impiego sostenibile dei prodotti fitosanitari è pubblicato sul
sito www.reterurale.it del Ministero per le politiche agricole. I portatori d’interesse, cioè le
organizzazioni professionali e sindacali, gli
enti e gli istituti chiamati ad applicare il Piano, hanno tempo fino al 31 dicembre 2012
per presentare osservazioni critiche, richie-
ste di modifica, integrazioni. Il documento
reca la data dell’8 novembre e si compone
di 90 pagine con allegati.
ATOMIZZATORI A REVISIONE
ANCHE PRIMA DELLA SCADENZA
La revisione degli atomizzatori in Trentino
è obbligatoria ogni 5 anni o entro 30 mesi
dall’acquisto, se si tratta di macchina nuova.
L’obbligo è previsto nel disciplinare di produzione integrata per le mele e si deve quindi
segnare puntualmente sul quaderno di campagna. I tecnici del Servizio di consulenza
consigliano però di portare comunque l’atomizzatore a revisione, anche se non obbligati, qualora l’agricoltore avesse rilevato nel
corso della stagione difetti di funzionamento.
Il costo di 80 euro richiesti per la revisione
saranno ripagati dal risparmio di miscela e
dal minore inquinamento ambientale consentiti da un atomizzatore messo a norma.
anniversari
Il primo premio allo spumante
di Giulio Ferrari
Il 6 dicembre del 1906 la ditta Giulio Ferrari &C. è stata premiata con medaglia d’oro
dalla giuria dell’Esposizione internazionale di Milano per il primo spumante trentino
prodotto con il metodo Champenois esclusivo della regione francese della Champagne
che il padre della spumantistica trentina aveva appreso durante ripetuti soggiorni in
cantine francesi trascorsi in veste di giovane apprendista. La lettera di comunicazione
del premio assegnato porta la data del 19 dicembre 1906. Lo zio Riccardo la ricevette e
trasmise immediatamente al nipote che si trovava a Monastero (Friuli) alle dipendenza
di una importante ditta vivaistica. Giulio Ferrari rispose con lettera datata 25 dicembre
1906 dando ai familiari indicazioni precise sulla rifinitura esterna delle 300 bottiglie di
spumante Maximum Brut delle quali al momento disponeva il piccolo spumantificio di
Calceranica che pochi anni dopo sarebbe stato trasferito a Trento in via Belenzani.
seminari
Piante officinali:
spazio ai derivati
Il settore delle piante officinali e aromatiche in Trentino ha buone prospettive non solo per quanto riguarda l’estendersi della coltivazione, ma anche
in riferimento alla trasformazione e produzione di derivati. Lo afferma Flavio
Kaisermann della Fondazione Edmund Mach che ha organizzato 4 seminari di
aggiornamento a Vigalzano di Pergine Valsugana. Questi i titoli e le date degli
incontri. Piante officinali e derivati: 5 dicembre. Vini medicati, distillati e amari
d’erbe: 11 dicembre. Preparazione di prodotti alimentari da erbe officinali e
aromatiche, spontanee e coltivate: 9 gennaio 2013. Preparazioni cosmetiche
e per altri usi da piante officinali e aromatiche, spontanee e coltivate: 11 gennaio 2013. La trattazione degli argomenti è affidata a specialisti dei rispettivi
settori.
63
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NOTIZIE
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2012 | anno LVII
enonews
DOC, “Di Origine
Cembrana”
I
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nternet e nuovi canali di vendita: è
questa la sfida lanciata dai produttori
enologici cembrani che, forti delle loro
350.000 bottiglie immesse sul mercato ed
un fatturato che sfiora i 2,5 milioni di euro,
hanno deciso di unirsi e servirsi della rete
come strumento privilegiato per farsi conoscere dal mercato. Il neonato consorzio e
marchio “Cembrani DOC” raggruppa otto
diverse aziende agricole specializzate nella
produzione di vino e distillati rigorosamente
prodotti in Valle di Cembra. L’idea, nata per
tutelare e valorizzare soprattutto dal punto
di vista commerciale i vini, gli spumanti e
i distillati cembrani, ha incontrato il favore
degli imprenditori locali che puntano sull’ecommerce. Opera Vitivinicola Val di Cem-
bra, azienda agricola Simoni, Pelz, Zanotelli
e Nicolodi oltre alle aziende vitivinicole Villa Corniole, e le distillerie Paolazzi e Pilzer,
hanno sposato il progetto ideato da Mara
Lona, certi della valenza del web per la vendita dei prodotti.
“L’idea perseguita è quella di unire le forze
per uno sviluppo commerciale di filiera corta:
dal produttore al consumatore direttamente
grazie alla vendita on line” ha dichiarato il
presidente del consorzio Nicola Zanotelli,
sottolineando come “soprattutto in questi
tempi di forte crisi economica che non ha
certo risparmiato il settore enologico, risulta
fondamentale promuovere non il singolo prodotto in quanto tale, ma la rete dei prodotti
locali, che diventano inevitabilmente prota-
REIMPIANTO VIGNETI
DOMANDE ENTRO IL 15 GENNAIO
ad essere state premiate sulla base delle recensioni e opinioni di viaggiatori di TripAdvisor.
Con tre regioni nelle prime cinque posizioni
della top 10, l’Italia non solo conquista la parte alta della classifica, ma guadagna anche la
prima posizione grazie alla Toscana, eletta miglior destinazione europea per gli amanti del
vino, mentre Umbria e Sicilia si aggiudicano rispettivamente la quarta e la quinta posizione.
gonisti della promozione territoriale in chiave
enoturistica e culturale. Puntiamo a vendere
oltre 20.000 bottiglie. E’ in via di definizione
infatti un’altra fase collegata, che punta a
rilanciare le specialità gastronomiche della
Valle attraverso la vendita di prodotti da abbinare ai vini dei Cembrani DOC.
“Per noi - chiarisce Mara Lona - DOC in coda
al nome del nostro consorzio sta a significare “di origine cembrana” e rappresenta una
garanzia per il consumatore, e ciò che sta
alla base del nostro lavoro: territorio, persone e prodotti”. (lf)
PREMIO UNESCO AL CARAPACE
DELLA TENUTA CASTELBUONO
GDO: 600 MLN DI BOTTIGLIE
VENDUTE, FATTURATO 1,5 MLD
In Trentino è ancora disponibile una riserva
di diritti di reimpianto di vigneti per circa 20
ettari. Al fine di assegnare tale residua quota
di diritti la Giunta provinciale ha riaperto, limitatamente alla campagna 2012/2013, i termini per la presentazione di eventuali nuove
domande di assegnazione. In base alle domande pervenute entro il 31 luglio scorso al
Servizio Agricoltura, si è provveduto ad assegnare alle aziende 11,2 ettari a fronte di una
disponibilità complessiva della Riserva provinciale, per la campagna 2012-2013, di 31,7
ettari. Rimangono pertanto ancora disponibili
poco più di 20 ettari. Il termine di scadenza
per la presentazione delle nuove domande di
assegnazione di diritti di reimpianto dei vigneti è fissato al 15 gennaio 2013.
ITALIA MIGLIORE META
PER GLI AMANTI DEL VINO
L’Italia è la migliore destinazione europea per
gli amanti del vino: è quanto emerge dal Travelers’ Choice wine destinations awards 2012.
Sono trentadue le destinazioni in tutto il mondo
La Grande distribuzione organizzata (Gdo) si
conferma uno dei canali privilegiati per le vendite in Italia di vino, con un giro di affari di 1,5
miliardi di euro, pari a circa 597 milioni di bottiglie e 568 milioni di litri venduti nell’ultimo anno.
Secondo Fedagri il prezzo medio del vino venduto nella Gdo è 2,63 euro al litro, in crescita
del +3,5% rispetto all’anno precedente.
CORSI PLURILINGUE PER
VITICOLTORI IN ALTO ADIGE
Corsi di lingua per i viticoltori per agevolare la
creazione di nuovi sviluppi nel mercato sempre più globale della frutti-viticoltura è la proposta formativa della Scuola professionale
Laimburg, in Alto Adige, nell’ambito del progetto europeo ‘VinoLingua’. Uno dei primi obiettivi
del progetto è quello di predisporre una vera
e propria pubblicazione riguardante le regioni
vinicole nelle varie lingue presenti nell’ambito
del progetto, in modo da far partire nei prossimi mesi lezioni con gruppi mirati. I corsi di
lingua saranno in tedesco, italiano, spagnolo
e francese. Al progetto europeo prendono parte anche le Facoltà universitarie e le scuole di
agraria di Spagna, Francia, Italia ed Austria.
Un’opera d’arte rispettosa dell’ambiente.
Due caratteristiche che sono valse al Carapace, la cantina della Tenuta Castelbuono,
un riconoscimento ufficiale da parte dell’Unesco. La cantina scultura realizzata da
Arnaldo Pomodoro per la tenuta umbra della
famiglia Lunelli (30 ettari nei comuni di Bevagna e Montefalco dedicati alla produzione di
Sagrantino e Rosso di Montefalco) ha infatti
conquistato il premio “La Fabbrica nel Paesaggio”. Adottato dalla Ficlu, la Federazione
dei club e dei centri Unesco da un’idea del
Club Unesco di Foligno Valle del Clitunno
e patrocinato fra gli altri dalla Commissione italiana Unesco, dalla Regione Umbria,
dall’Associazione dei beni italiani patrimonio
mondiale Unesco, il premio va all’imprenditore che “nel costruire o ristrutturare la sede
della propria attività ha dimostrato una particolare sensibilità nei confronti dell’ambiente
e del paesaggio, mantenendone la storia e
la memoria”. Il Carapace della Tenuta Castelbuono ha conquistato il premio ex aequo
con i Laboratori artistici Nicoli di Carrara.
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NOTIZIE
2012 | anno LVII
prodotti
La nuova Strada del Vino
e dei Sapori
C
ambia la geografia delle Strade del
Vino e dei Sapori del Trentino. Le
cinque attuali si fondono, dal primo
gennaio, dando vita ad una nuova realtà.
Un progetto di riassetto della governance
voluto dagli attori del territorio e sostenuto
con convinzione dall’assessore provinciale al turismo Tiziano Mellarini e dai vertici di
Trentino Marketing, che punta a “fare rete” ed
ottimizzare la promozione, razionalizzando i
costi e coordinando maggiormente le azioni
di comunicazione.
Il nuovo soggetto, denominato Strada del
Vino e dei Sapori del Trentino nasce dalla “fusione” delle precedenti strade di Vallagarina,
Lago di Garda e Dolomiti di Brenta, Colline
avisiane Faedo e Valle di Cembra, Piana Rotaliana, Trento e Valsugana. Un territorio molto vasto, di oltre 3.600 kmq, che racchiude al
proprio interno circa il 70% della superficie
provinciale e che si qualifica così come uno
dei soggetti di promozione enogastronomica
più vasto a livello italiano.
«Questa unificazione - spiega l’assessore provinciale all’agricoltura, foreste, agricoltura e
promozione Tiziano Mellarini - rappresenta un
risultato molto importante, frutto di un percor-
so virtuoso finalizzato a fare sistema. Un’idea
nata quattro anni fa, che nasce da precise considerazioni di marketing territoriale con l’obiettivo di far crescere l’agroalimentare trentino
valorizzandone le potenzialità anche in chiave
di comunicazione e promozione turistica».
La fusione delle cinque realtà nella nuova
Strada dei Vini e dei Sapori è stata deliberata il
21 novembre dall’assemblea dei 450 soci afferenti, a conclusione di un percorso iniziato già
nel 2008. L’accordo è stato perfezionato adottando il nuovo schema a tre soggetti, che salvaguardia le specificità di tutti i territori: accanto
alla Strada dei Vini e dei Sapori permangono
infatti quelle della Mela, che interessa le Valli di
Non e Sole, e dei Formaggi, che comprende
Fiemme, Fassa e San Martino di Castrozza.
La Strada del Vino e dei Sapori del Trentino
avrà il proprio quartier generale a Villazzano,
presso la splendida Villa de’ Mersi concessa
in comodato dal Comune di Trento, che fungerà sia da sede amministrativa sia da luogo di
incontro e accoglienza, grazie allo splendido
giardino-parco. Al timone del neonato soggetto, che avrà la forma giuridica dell’associazione riconosciuta, vi sarà, per i primi tre anni di
“legislatura”, un pool di governance composto
“101 PER CENTO TRENTINGRANA”
ANCHE NEL 2013 SULLA RAI
la Dichiarazione Ambientale di Prodotto per i
frutteti coltivati nei territori di competenza. Un
organismo terzo ed indipendente ha controllato ogni singola fase della filiera e tradotto
in termini numerici l’impatto conseguente alla
produzione di 1 kg. di mele. I tre parametri considerati e calcolati sono: l’impronta carbonica,
il consumo di acqua e la pressione esercitata
sull’ambiente. Per quanto riguarda il Trentino
Alto Adige le mele sono il frutto con il più basso
indice di anidride carbonica emessa per kg. di
prodotto: circa 370 gr. per kg. Altrettanto basse
risultano l’impronta idrica (78 litri a kg.) e l’impronta ecologica (0,97 metri quadrati per kg.).
“100 per cento dolcezza, 101 per cento Trentingrana” è il logo che ha accompagnato per
tutto l’anno, esclusi i mesi di luglio e agosto, la
rubrica meteo della trasmissione settimanale
Linea Verde sul primo canale televisivo della
Rai. Gli amministratori del Consorzio Trentingrana sono soddisfatti dei risultati raggiunti
dal messaggio televisivo in termini di notorietà del prodotto e d’interessamento da parte
dei potenziali acquirenti. Il contratto con la
Rai sarà confermato anche per il 2013.
MELE A BASSO IMPATTO:
ECCO LA D.A.P.
Le organizzazioni di produttori di mele italiane
che fanno capo ad Assomela hanno ottenuto
IL CONSUMATORE APPREZZA
LE PATATE “MONTAGNINE “
La cooperativa Copag che ha sede nelle Giudicarie esteriori disponeva a fine stagione di
25 mila quintali di patate da consumo fresco.
“Il prezzo all’ingrosso - dice il direttore Luca
Armanini - va da 50 a 63 centesimi di euro a
kg. con un aumento di 5-6 centesimi rispetto
alla precedente campagna commerciale. Nei
supermercati trentini si trovano confezioni
tipo famiglia: da 1 kg. per le patate piccole da
forno di pezzatura inferiore a 40 millimetri;
da 5 e da 10 kg. per tuberi di calibro superiore a 40 millimetri”. Gli acquirenti conoscono
le patate delle Giudicarie dal logo “Le mon-
dai cinque presidenti della precedenti Strade
che, dal primo gennaio, eleggeranno al proprio
interno un presidente e un vicepresidente per
essere subito operativi. A coadiuvarli vi saranno gli attuali coordinatori, ciascuno con un ambito di lavoro ben definito.
A rappresentare graficamente la nuova associazione c’è un nuovo marchio che rappresenta un acino d’uva con la skyline delle
montagne e il profilo di un calice di vino. Il tipo
di carattere usato ricorda quello dei manifesti
di Fortunato Depero. (rb)
tagnine” più che dal nome Copag. L’offerta
è rappresentata dalla varietà Cicero a pasta
gialla, Kennebec a pasta bianca, Desirèe e
Red Scarlet a buccia rossa.
LA BIOCESTA ANCHE IN INVERNO
FOTO BIOCESTA
Il
Consorzio
ortofrutticolo
Val di Gresta di Ronzo Chienis
accetta anche nei mesi
di novembre
e dicembre
prenotazioni
di clienti che
vogliono ordinare la biocesta per poi
ritirarla qualche
giorno
dopo nel punto di consegna concordato con la
cooperativa. La biocesta contiene 6,5-7 kg. di
ortaggi certificati da produzione biologica. La
composizione varia secondo le disponibilità
e può comprendere: patate, carote, sedano
rapa, rape rosse, rape bianche, cavolo cappuccio, radicchio tondo e lungo, verze e porri.
Il costo è di 12 euro.
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NOTIZIE
vicino e lontano
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2012 | anno LVII
a cura di Sergio Ferrari
“Non fatevi fregare da un mondo che ci vuole egoisti”
La lezione di Alessandro,
sacerdote contadino in Perù
è
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stata una lezione speciale quella che
il 25 ottobre scorso l’ex studente dell’Istituto agrario Alessandro Valenti ha
tenuto a San Michele all’Adige. Diplomato perito agrario nel 1995, Valenti è tornato a scuola
per incontrare gli studenti delle quarte e delle
quinte classi, ai quali ha raccontato la sua storia decisamente particolare.
Una lezione di vita, di quelle che servono ai
giovani (ma non solo) in una società spesso
disorientata, smarrita, alla ricerca di valori che
paiono perduti. Alessandro Valenti, originario
di Bondo, paese della Valle del Chiese, oggi ha
36 anni ed è missionario in Perù. Dopo essersi
diplomato all’Istituto agrario di San Michele, infatti, decise di recarsi nel Paese sudamericano
per alcuni mesi di volontariato. Praticamente,
da quel giorno non è più tornato indietro. Ha
lavorato nelle comunità più povere e, lentamente, è maturata nel profondo la vocazione
al sacerdozio.
Dopo gli studi in seminario, svolti in parte a
Trento e in parte in Perù, è stato consacrato
sacerdote e attualmente è parroco di 12 comunità del dipartimento di Cuzco, a circa 4.000
metri di altitudine. Oltre all’attività religiosa,
don Alessandro, in virtù delle sue conoscenze
acquisite a San Michele, è molto impegnato
nel trasmettere il suo sapere per migliorare le
condizioni di vita degli abitanti della zona, ma
anche per evitare l’intenso fenomeno di spopolamento delle zone montane. Troppo spesso – ha raccontato don Alessandro - i giovani
credono di trovare il benessere nelle città o almeno di migliorare le misere condizioni di vita
in cui si trovano, finendo invece per percorrere
strade di delinquenza e di degrado.
Ad ascoltarlo, nell’Aula magna della Fondazione Edmund Mach gremita, assieme al preside Marco Dal Rì c’erano oltre 300 persone
tra studenti e insegnanti. Tutti catturati dalla
storia e dalle parole di don Alessandro, che
si è raccontato in un silenzio intenso, a tratti
irreale. Il giovane sacerdote ha spiegato il suo
contributo, nella zona di Cuzco, per la nascita
di alcune cooperative a carattere agricolo e
creditizio, oltre all’apertura di due scuole professionali con l’obiettivo di introdurre i giovani
nel mondo del lavoro. Nelle scuole si insegnano ai ragazzi la lavorazione della pietra e del
legno, alle ragazze la realizzazione di manufatti tessili. “Ora – ha detto ricordando la sua
esperienza di studente a San Michele - il mio
sogno è quello di costruire una scuola agraria
ad indirizzo zootecnico”.
Don Alessandro, parlando con semplicità e
passione, è arrivato dritto al cuore di studenti e
insegnanti. Forte e schietto il suo messaggio:
“non fatevi fregare da un mondo che ci vuole
egoisti. Imparate a donare, perché la cosa più
bella è regalare”. Il concetto fondamentale che
è riuscito a trasmettere l’ex studente che è salito in cattedra per un giorno è che tutti possono
cambiare sé stessi, tutti possono migliorare,
tutti possono contribuire ad aiutare chi ha bisogno. Jacopo Tomasi
La lotta alla fame nel mondo
riparte dalle cooperative
agricole
perazione agricola nel favorire la produzione
alimentare e i processi di sviluppo locale tra le
popolazioni più impoverite.
Che l’unione faccia la forza è un detto vecchio
come il mondo, forse meno noti sono i risultati
che le cooperative agricole possono produrre
anche in contesti molto difficili. Nel convegno
di Trento, organizzato dall’Università in collaborazione con Euricse, l’Istituto europeo di
ricerca sull’impresa cooperativa e sociale, e
intitolato “Le cooperative agricole nutrono il
mondo”, si è compreso quale sia il “segreto”
delle cooperative agricole e alimentari capaci, anche con risorse scarse, di soddisfare i
bisogni dei soci e di perseguire il profitto e la
sostenibilità, con un occhio attento alla sicurezza alimentare e un altro all’essere competitivi sul mercato.
«La forza delle cooperative agricole – ha spiegato Carlo Borzaga, docente in Scienze economiche e statistiche dell’Università di Trento
e presidente Euricse - consiste nell’aiutare
anche i piccoli produttori ad affacciarsi sui
mercati internazionali, guadagnando potere
di mercato nei confronti della grande distribuzione e producendo ricchezza per il proprio
territorio. L’impresa cooperativa è il modo
migliore per garantire una scala adeguata e
nel contempo preservare la piccola proprietà
terriera, soprattutto in contesti in cui la produzione agricola avviene prevalentemente
su base famigliare. In questi contesti la cooperazione agricola consente di incrementare
la competitività con la crescita dei volumi, la
razionalizzazione dei processi produttivi e logistici, l’aumento dell’efficienza gestionale e
l’ampliamento dei mercati di riferimento, nonché anche - dal punto di vista dei consumatori finali - con maggiori garanzie in termini di
tracciabilità dei prodotti e dunque di sicurezza
alimentare. È una storia che abbiamo vissuto
in Trentino e che si ripete oggi in molti Paesi
in via di sviluppo».
Nel convegno, oltre ad analizzare le caratteristiche del modello cooperativo in agricoltura,
sono anche stati esplorati esempi concreti
di cooperazione agricola in vari contesti socioeconomici. Da quelli più vicini (con il caso
trentino del Gruppo Mezzacorona S.c.a) alle
esperienze di un gruppo di piccoli produttori
agricoli mozambicani e del Nordest del Brasile all’organizzazione dei produttori e sostenibilità delle filiere agricole-alimentari a Sao
Tomè e Principe (Africa centro-occidentale).
Si è tenuta a Trento, il 21 novembre scorso
alla Facoltà di Economia, dedicata al ruolo delle cooperative agricole nella lotta alla
fame e alla malnutrizione nei Paesi del sud
del mondo, una delle conferenze organizzate
nei principali atenei italiani in occasione della
Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2012.
Nell’anno internazionale deIla cooperazione,
infatti, la FAO - Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura ha
deciso di mettere a tema il ruolo della coo-
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nov-dic
NOTIZIE
2012 | anno LVII
scaffale
a cura di Silvia Vernaccini
► Fiorenzo Degasperi
Andar per malghe in Trentino
Curcu & Genovese, Trento, 2012, pp. 176,
euro 15
Sono 30 itinerari divisi in Trentino occidentale e
orientale con meta le malghe, queste magiche
realtà rurali, legami con il passato, continuità
nella tradizione: da sempre risorsa economica.
Caratteristiche che l’autore, Fiorenzo Degasperi
appassionato conoscitore del Trentino Alto Adige, descrive in questa sua nuova guida. Oltre
all’aspetto più tecnico, utile la precisa cartografia TopMap e le info insostituibili il bello sta
anche nella descrizione più letteraria dei singoli
percorsi, nei racconti che riportano le testimonianze, i ricordi di vita semplice, contadina che
s’intrecciano magari ai colori delle leggende,
delle emozioni di una natura sempre generosa.
Passeggiate/escursioni che, se possono portare
“in premio” l’assaggio di un saporito formaggio,
sempre regalano il piacere di poter apprezzare
più da vicino angoli di storia solo apparentemente lontana.
► Maria Grazia Manenti
Piatti e prodotti tipici
Edizioni Panorama, Collana “Dolomiti patrimonio
dell’Umanità”, n. 10, Trento, 2011, pp. 96, euro 8
La cucina di montagna, da sempre considerata una cucina povera, “da sostentamento, offre
in realtà piatti assai gustosi, oltreché genuini,
grazie alla sapienza e all’amore di generazioni
di donne verso i prodotti della propria terra. E
questo libretto solo perché di piccolo formato! il
numero 10 della fortunata Collana delle Edizioni Panorama dedicata alle Dolomiti patrimonio
dell’Umanità, consente a tutti di sperimentarlo di persona. Tante le ricette, suddivise tra le
diverse porzioni dei gruppi dolomitici - altoatesini, trentini, bellunesi d’oltrepiave e friulani
accompagnate anche dalla descrizione dei
prodotti tipici delle singole zone: ad esempio,
lo speck per l’Alto Adige, il formaggio Puzzone
per il Trentino, le Pendole di carne per il Bellunese, il prosciutto di Sauris per il Friuli. Un libro,
dunque, per apprezzare la cucina e ancor più le
caratteristiche regionali.
► Carlo Bridi (a cura di)
Storie di donne trentine
che amano l’agricoltura
Trento, 2012, pp. 120. Disponibile a richiesta:
Trentino Marketing, tel. 0461 219300
Carlo Bridi, giornalista e scrittore da sempre
impegnato nel mondo dell’agricoltura, esce ora
con questa sua ultima fatica, un collage di 50
ritratti di donne trentine esposto insieme alle
aziende agricole da loro condotte, realizzato in
collaborazione con Trentino Marketing e il quotidiano “Trentino”. Si tratta di un “viaggio a 360°”
nel mondo dell’imprenditoria femminile, i cui dati
indicano ben 2.692 il numero di donne che gestiscono con coraggio, abilità e intraprendenza
proprie aziende agricole. Tra queste cinquanta
giovani donne – tra i 20 e i 40 anni – si scopre
così che diverse hanno abbandonato un “posto
sicuro” per lanciarsi in una scommessa con se
stesse e con la società, affrontando progetti magari ambiziosi che costituiscono ora un’importante risorsa per l’economia trentina.
► Filippo Gratton e Angelo Longo (a cura di)
Col bèl no se magna. Storia
e memoria dell’alimentazione
in ambiente alpino
Fondazione Museo storico del Trentino,
Trento, 2012, pp. 88, euro 12
Realizzata in collaborazione con l’Ente Parco
Paneveggio-Pale di San Martino questa pubblicazione che ripercorre e ricuce i legami tra alimentazione, tempo e spazio nell’arco alpino, in
particolare nei territori del Cismon, Vanoi e Alto
Mis dalla metà dell’Ottocento a oggi, ha funto
anche da catalogo a una interessante mostra.
Fotografie, tanti disegni, mappe, brani di manoscritti, filastrocche e proverbi, slogan pubblicitari
suddivisi per 12 categorie tematiche la scarsità,
il bere, il mangiare, il latte, la carne… raccontano “sapori e saperi” di un tempo legato molto
più di oggi al ciclo delle stagioni, allo scambio
di prodotti, alla trasmissione orale di tecniche
agricole e di ricette, in definitiva, alla saggezza
contadina.
► Heinrich Gasteiger, Gerhard Wieser,
Helmut Bachmann,
33x Biscotti
Athesia, Bolzano, 2012, pp. 88, euro 9,90
Si fa presto a dire biscotti! Ma i biscotti del Natale hanno un piacere tutto particolare, racchiudono i sapori dell’armonia e del cucinare insieme:
hanno insomma qualcosa di magico. E questa
nuova uscita nella Collana 33x dell’Athesia
lo conferma, ma con un suggerimento in più.
Perché limitare questo piacere solo al periodo
dell’avvento? Un frollino, una spumiglietta, un
amaretto, un cuore di pan pepato…. sono dolcetti che si gustano sempre molto volentieri, a
colazione, a un tè, a un dopocena, ma dipende
da chi gli ha fatti, dagli ingredienti e, soprattutto,
da come: anche se si segue la medesima ricetta
i sapori sono sempre un po’ diversi! I tre cuochi
non lesinano consigli su come decorare stelline e cornetti, su come ottenere una giusta consistenza della meringa, su come e per quanto
tempo conservare i biscotti, su come trasformali
in dolci regali.
67
orto e dintorni: le aromatiche
tt 05
nov-dic
2012 | anno LVII
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ROSOLACCIO
Vizi e virtù
del papavero selvatico
Iris Fontanari
[email protected]
tt 05
nov-dic
2012 | anno LVII
N
ei miei giochi d’infanzia il
papavero occupa un grande spazio: ricordo che con i
suoi petali color rosso vivo
noi bambini ci tingevamo
le guance, mentre con le capsule fresche imprimevamo, a mo’ di timbro, degli asterischi
neri sulla fronte; inoltre, con i petali spiegazzati, estratti dai boccioli e ripiegati sullo stelo, creavamo delle graziose bamboline dalla
veste scarlatta e, così di seguito, riuscivamo
ad escogitare numerosi altri passatempi.
Nei miei ricordi c’è anche la raccolta delle
rosette fogliari - che già a marzo-aprile cominciavano a germogliare fra i solchi - che
poi mia madre lessava e friggeva nel burro
e che costituivano un ottimo contorno per i
contadini di una volta.
Ai giorni nostri il papavero sta diventando
abbastanza raro a causa soprattutto dei diserbanti selettivi, e sempre più raramente lo
vediamo rosseggiare, come accadeva un
tempo, nei campi di frumento assieme ai bellissimi fiordalisi, suoi inseparabili compagni.
Note botaniche
Il papavero selvatico (Papaver rhoeas), o
rosolaccio, è originario delle regioni mediterranee orientali ed è apparso in Europa
con l’introduzione dei cereali (v. frumento),
nel periodo neolitico, ossia circa cinquemila anni fa. Attualmente è comunissimo nei
campi, fra le messi, nei prati e nei luoghi incolti di tutta la nostra Penisola fino verso i
1300 metri d’altitudine.
E’ una pianta annuale, infestante, pelosa con
una radice gracile, uno stelo eretto e ramificato e foglie pennate, dentate e variamente
incise. I boccioli fiorali sono chinati sui lunghi
peduncoli e sono costituiti da due sepali che
racchiudono i petali tutti spiegazzati; quando
sbocciano, i sepali cadono e il fiore si innalza e distende quattro petali ampi, rossi e
vistosi, generalmente macchiati di nero alla
base. Al centro della corolla ci sono numerosi stami con antere nerastre e un pistillo
globoso con lo stimma a forma di disco. A
fecondazione avvenuta, l’ovario si trasforma
in una capsula globosa, ovoidale contenente
numerosissimi semi neri e minuti.
Tutta la pianta emana uno sgradevole odore
e lascia fuoriuscire, se incisa, un lattice biancastro, vischioso e narcotico.
Proprietà terapeutiche e usi
Pur appartenendo allo stesso genere del
papavero da oppio (Papaver somniferum),
originario dell’Asia orientale e assai noto per
le sostanze narcotiche in esso contenute,
il rosolaccio non contiene dosi rilevanti di
alcaloidi; tuttavia, in fitoterapia si esclude
sempre il frutto, ossia la capsula acerba
orto e dintorni: le aromatiche
dalla quale, nella specie somniferum, attraverso incisioni trasversali, si ottiene un latice
bianco che, condensato ed essiccato, costituisce l’oppio.
Nelle preparazioni erboristiche si utilizzano
solo i petali dei fiori (sia freschi che essiccati), raccolti da maggio a luglio. L’essiccazione dev’essere fatta all’ombra e molto rapidamente per evitare la dispersione dei principi
attivi di cui sono ricchi.
Il papavero selvatico contiene, soprattutto
nel latice che fuoriesce dalle incisioni, un alcaloide speciale chiamato roedina; vi sono,
inoltre, tannini, mucillagini e nitrato di potassio. Le sue proprietà sono da ricercarsi nell’azione sedativa, tossifuga, espettorante,
antispasmodica ed ipnotica.
L’infuso si prepara mettendo un pizzico di petali essiccati in una tazzina d’acqua bollente;
quindi si copre e dopo pochi minuti si cola e
si aggiunge un cucchiaino di miele.
Per curare l’insonnia infantile se ne
assumono da 3 a 5 cucchiai nell’arco della giornata; gli adulti possono
sorbirne una tazzina, la sera, prima
di coricarsi.
Questo infuso serve anche a combattere il catarro, l’eccitazione nervosa e la tosse.
Tuttavia, è bene ricordare che gli infusi di papavero devono essere usati
con cautela, rispettando sempre
la posologia indicata, in quanto
possono provocare nausea,
vomito o pericolose intossicazioni
I petali sono efficaci anche per uso esterno:
l’infuso, ottenuto con
una manciata di petali
in mezzo litro d’acqua,
cancella la fatica dal
viso e ammorbidisce la
pelle.
I semi del papavero (var.
somniferum)1 non contengono
oppio e sono utilizzati in cucina
come decorazione e aroma per
certi tipi di pane e per numerosi
dolci. Dai semi si estrae anche un
olio che può servire come condimento, ma che viene di solito utilizzato nell’industria dei saponi, delle vernici
e dei colori.
La ricetta
Una ricetta ladina è la cosiddetta torta di papavero, nella quale i semi la fanno davvero...
da padroni!
Ingredienti: g 180 di burro, g 180 di zucchero, 5 tuorli d’uovo, g 240 di semi di papavero
macinati, una mela “golden delicius”, 7 al-
bumi d’uovo e un po’ di zucchero a velo.
Montare a crema lo zucchero e il burro aggiungendo, uno alla volta, i tuorli d’uovo.
Unire i semi di papavero macinati e la mela
tagliata a cubetti. Montare le chiare d’uovo e
amalgamarle al tutto con delicatezza.
Imburrare uno stampo e cospargerlo di pangrattato. Cuocere in forno preriscaldato a
180° per circa 40 minuti. Spolverizzare infine
con zucchero a velo prima di servire.
1
La coltivazione di questo papavero era un tempo
praticata in alcune regioni d’Italia per ricavarne i
semi da usare in cucina, così come rientrava nella
tradizione popolare contadina l’uso dei frammenti
della capsula secca per favorire il sonno dei bambini.
In seguito la coltivazione fu proibita per la presenza
dell’oppio nelle capsule ed è ora regolamentata dalla
legge.
69
orto e dintorni:
RICETTE
CONTADINE
le aromatiche
70
tt 05
nov-dic
2012 | anno LVII
COLORI
d’autunno
Zucca, mele cotogne,
barbabietole rosse
Testi: Iris Fontanari
FOTO: Leandro Sabin Paz
Barbabietole
rosse in insalata
Le barbabietole rosse si conservavano, un
tempo, dopo averle fatte bollire molto a lungo. Al giorno d’oggi si usa perlopiù la pentola
a pressione e il tempo è senz’altro inferiore;
tuttavia, con questo tipo di cottura, si fa perdere all’ortaggio il suo bel colore scarlatto.
Ingredienti: barbabietole (cotte e possibilmente ancora calde), aglio, filetti di
acciuga, una manciatina di prezzemolo,
olio, aceto, sale e pepe.
Sbucciare e tagliare a fettine le barbabietole,
metterle in un’insalatiera, aggiungere un trito
di prezzemolo (lavato e fatto perfettamente
asciugare) e aglio, i filetti d’acciuga tagliati a
pezzetti; condire con sale, pepe, olio e aceto.
Disporre il tutto nei vasi e, se necessario,
versare altro olio in modo da ricoprire completamente le barbabietole.
Chiudere bene i vasi e sterilizzare.
tt 05
nov-dic
orto e dintorni: le aromatiche
2012 | anno LVII
L
Confettura di
mele cotogne
La mela cotogna di alcune varietà dolci può
essere mangiata al naturale, mentre la varietà selvatica non è commestibile fresca perché piuttosto astringente e poco gradita, ma
serve a preparare deliziose marmellate e gelatine che sono, fra l’altro, molto energetiche
e ricche di sostanze tanniche e pectiche.
La principale caratteristica di questo frutto,
quand’è del tutto maturo, è il profumo intenso
che emana e che contribuisce a dare alla cotognata un gusto unico e prelibato.
Ingredienti: 1 kg di cotogne cotte e passate e 750 g di zucchero.
Sbucciare le cotogne, togliere il torsolo,
pesarle e tagliarle a fette, metterle sul fuoco con lo zucchero e acqua sufficiente a
coprirle. Quando i frutti sono teneri, levarli
dal recipiente con un mestolo forato e far
cuocere il succo finché sarà denso, quindi
rimettervi le mele cotogne. Continuare la
cottura a calore moderato e mescolando
di continuo, fino a quando la massa avrà
raggiunto una certa consistenza.
Appena pronta, versare la marmellata in
vasi preriscaldati e chiuderli subito ermeticamente.
’autunno è una stagione molto
ricca di frutti e di colori. Infatti,
sia l’orto e la campagna sia il
bosco e le siepi possono offrire ancora, oltre alla bellezza
del paesaggio con la sua varietà e molteplicità di aspetti, anche una grande abbondanza
di prodotti che, attraverso opportuni metodi di
trasformazione, si possono utilizzare per tutta
la lunga stagione invernale.
Mentre le foglie degli alberi si vanno facendo
d’oro e di porpora, nei campi e negli orti le
zucche ingrossano e forniscono la loro polpa
per un’infinità di ricette.
Nei boschi e nei prati i funghi, che già erano
apparsi sul finire dell’estate, fanno a gara per
non farsi scoprire, nascondendosi nell’erba
alta e ormai giallognola, sotto le prime foglie
cadute fra le radici nodose delle piante.
Nei giardini di città, così come negli orti e nei
cortili delle case di campagna, i cachi illuminano il paesaggio col loro color arancione;
assieme a molte varietà di pere e di mele,
sono pronti per essere colti ed essere messi
sotto vetro e conservati gelosamente.
Al limitare dei boschi di collina le castagne, cadute al suolo, occhieggiano fra i ricci spaccati,
mentre le mele cotogne, poste talora dalle brave massaie negli armadi e nei cassetti, conferiscono alla biancheria il loro intenso profumo.
In parecchi orti le nespole, non ancora ammezzite, attendono di essere collocate nella
paglia per divenire commestibili.
Con tutte queste opportunità che la natura
offriva loro, le nostre nonne potevano un
tempo sbizzarrirsi nella preparazione di conserve, gelatine, confetture, nell’essiccazione
di frutta e verdura o nella conservazione di
ortaggi sott’olio e sott’aceto o in salamoia.
Vogliamo provare a farlo anche noi con la
frutta di cui disponiamo?
Zucca
in salamoia
Ingredienti: una zucca gialla, 300 g di
zucchero, 300 g di sale, ½ l d’acqua, 1/2
l d’aceto.
Sbucciare la zucca e tagliarla a dadi di 2
cm di lato, bollire i pezzetti per un paio di
minuti, quindi scolarli e sistemarli in vasi di
vetro; coprirli poi con della salamoia bollente preparata con l’acqua, l’aceto, lo zucchero e il sale.
Chiusi i vasi, per una sicura conservazione
sarà bene sterilizzarli al fuoco per una ventina di minuti.
71
Marmellata
di zucca gialla
La zucca è indispensabile nella preparazione di alcune mostarde e delle marmellate
di frutta mista; ma si conserva bene anche
senza l’aggiunta di altra frutta o verdura.
Il procedimento è un po’ lungo, ma non
difficile e alla fine permette di gustare una
delizia autentica da utilizzare in diverse ricette dolci, come ad esempio un’originale e
insolita “crostata di zucca”.
Ingredienti: 1 kg di polpa di zucca, g 350
di zucchero, un limone biologico, un pizzico
di noce moscata, g 15 di cannella (circa un
cucchiaino), un bicchierino di liquore.
Dalla polpa gialla e soda, levare i semi e tagliarla a pezzetti. Metterla in una pentola d’acciaio e aggiungere lo zucchero. Coprire con
un coperchio e lasciar macerare per almeno
12 ore in un luogo fresco. Trascorso il tempo
di macerazione, mettere la pentola sul fuoco
e aggiungere il succo e la scorza grattugiata di
limone, la noce moscata e la cannella.
Cuocere su fuoco basso per circa un’ora, quindi togliere dal fuoco e passare il composto al
setaccio, aggiungere il liquore e mescolare.
Versare ben calda in vasetti di vetro, chiuderli
e capovolgerli. Conservali poi in luogo, fresco,
buio e asciutto.
ortoEeSALUTE
CIBO
dintorni: le aromatiche
tt 05
nov-dic
2012 | anno LVII
72
Arance rosse di Sicilia:
il loro ruolo nella riduzione dello stress ossidativo
UN VULCANO
di salute
Prof. Carmelo Bruno
già docente di chimica all’ITI “Buonarroti” di Trento
L
e arance rosse (Moro, Tarocco, Sanguinello) crescono eslusivamente in Sicilia.
Come mai? Gli alberi di aranci, che attualmente permettono la produzione delle arance rosse siciliane,
quando furono introdotti in Sicilia dagli arabi
producevano frutti di colore giallo. Questi alberi, inseriti in un ambiente ostile quale è il terreno delle falde dell’Etna dove ci sono escursioni termiche tra il giorno e la notte, hanno
prodotto a scopo protettivo speciali composti
polifenolici, le Antocianine, che, a causa del
loro colore rosso- viola, hanno trasformato il
colore delle arance da giallo a rosso. È proprio questo colore che è in grado di difendere
la nostra salute, perché tali molecole hanno
forti caratteristiche antiossidanti. In pratica,
le arance producono antiossidanti per difendersi dal freddo. In generale, tutte le piante
producono antiossidanti per difendersi dalle
aggressioni esterne, quindi, oltre al freddo, le
radiazioni ultraviolette del sole (per questo il
Cabernet siciliano avrà tendenzialmente più
polifenoli del Cabernet trentino), gli insetti e i
parassiti ( infatti i prodotti biologici, meno pro-
tetti dai fitofarmaci, possiedono il 30 % in più
di polifenoli rispetto a quelli trattati con prodotti di sintesi organica).
Le arance “rosse” perciò differiscono, come
detto, da quelle “bionde” per la presenza di Antocianine e per una maggiore concentrazione
di altre sostanze antiossidanti come gli Acidi
Idrossicinnamici, i Flavanoni e la Vitamina C.
Numerosi lavori scientifici dimostrano l’attività antiossidante e antiradicalica delle
molecole presenti nelle arance rosse. In
particolare, si è scoperto che le Antocianine
sono molto più attive della Vitamina C nel
neutralizzare i radicali liberi, inoltre la Cianin3-Glucoside (il composto più attivo della famiglia delle Antocianine) possiede un’attività
antiradicalica superiore addirittura a quella
del Resveratrolo, che è una delle molecole
con più alta attività antiossidante conosciuta. Tale attività si traduce in una maggiore
inibizione dell’ossidazione delle LDL cioè il
“colesterolo cattivo”, che dà luogo a processi degenerativi come aterosclerosi e disturbi
cardiovascolari.
L’EFFETTO ANTIOSSIDANTE
E ANTIRADICALICO
Vengono utilizzati dei modelli in vitro. In un
modello viene valutata l’efficacia dei componenti delle arance rosse nell’inibire il processo di lipoperossidazione. Questo modello è
in grado di simulare il comportamento di una
membrana cellulare e permette di valutare
tt 05
nov-dic
orto e dintorni:
CIBO
le
CIBO
aromatiche
E ambiente
E SALUTE
2012 | anno LVII
l’efficacia di questi componenti nel proteggere i lipidi della membrana stessa dall’ossidazione radicalica. In un altro modello si determina la protezione esercitata da tali molecole
sull’ossidazione dei lipidi delle membrane
cellulari indotta da radiazioni UVB. I risultati
ottenuti con le molecole presenti nelle arance
rosse dimostrano che c’è una sicura azione
inibitrice nei confronti dei processi ossidativi e
quindi protettrice della membrana cellulare e
della cellula nel suo complesso.
EFFETTO PROTETTIVO
SULLA ROTTURA DEL DNA
Il DNA è un componente molto sensibile all’azione aggressiva dei Radicali liberi prodotti sia dai fattori ambientali(inquinamento, eccessiva esposizione a radiazioni solari……)
sia comportamentali (stress, fumo…..). È
importante capire se questi antiossidanti
sono in grado di proteggere il DNA. In un
lavoro è stata valutata l’azione di tali molecole nei confronti dell’azione degenerativa
operata dai Radicali liberi sul DNA. I risultati
ottenuti con tali molecole sono stati paragonati a quelli ottenuti con la Vitamina C e con
un analogo della Vitamina E. Nello studio
i componenti delle arance rosse hanno dimostrato di possedere una elevata capacità
nel proteggere il DNA dalla rottura indotta
dai Radicali liberi, mentre la Vitamina C e
l’analogo della Vitamina E hanno dimostrato
solo un modesto effetto protettivo. Vogliamo
ricordare che le rotture del DNA provocano
mutazioni genetiche , che sono considerate
l’anticamera della cancerogenesi.
EFFETTO IN INDIVIDUI
CON STRESS OSSIDATIVO
Sono stati condotti studi in vivo su soggetti
con diminuita capacità antiossidante. È ben
noto che determinati soggetti presentano un
forte stato di stress ossidativo dovuto a particolari patologie (diabete, dialisi….), a stili di
vita non salutari (eccessivo alcool, fumo…),
eccessiva attività sportiva. Uno studio ha valutato l’effetto della somministrazione di un
estratto di arance rosse sullo stress ossidativo dei fumatori. In particolare, è stata misurata la concentrazione nel plasma sanguigno
delle sostanze tioliche. Esse rappresentano
una delle classi di antiossidanti endogeni
più efficaci nel contrastare l’eccessiva produzione di radicali liberi nell’organismo. Un
loro aumento significa un rafforzamento del
sistema antiossidante del sangue. Nei soggetti con compromesse attività antiossidanti
(fumatori, diabetici…) la concentrazione dei
componenti tiolici è notevolmente più bassa
rispetto a quella misurata nei soggetti che
non hanno stress ossidativo. I risultati evidenziano un notevole aumento della concentrazione plasmatica dei componenti tiolici nei fumatori che hanno assunto l’estratto
di arancia rossa e quindi diminuzione del
danno ossidativo provocato dall’eccessivo
consumo di sigarette.
Un altro studio è stato condotto su soggetti diabetici. Si sa che il diabete mellito è associato
ad elevati livelli di stress ossidativo, causati da
uno sbilanciamento tra produzione di radicali
liberi e sistemi antiossidanti endogeni. È stata
misurata la concentrazione dei componenti
tiolici nel plasma. Dopo l’assunzione di estratto di arance rosse si è avuto nei diabetici un
rilevante aumento dei livelli ematici dei gruppi
tiolici. Ciò dimostra l’effetto protettivo esercitato dall’estratto sui componenti antiossidanti
endogeni (come i composti tiolici) in soggetti
con compromesse capacità antiossidanti.
Infine è stata condotta una sperimentazione per valutare gli effetti dell’estratto sullo
stress ossidativo degli sportivi. Si sa che una
strenua attività fisica è associata, sia a livello
agonistico che amatoriale, ad una sovrapproduzione di radicali liberi, che determina
una diminuzione delle difese antiossidanti. Sono stati determinati i valori plasmatici
della capacità antiossidante totale, della
concentrazione ematica dei gruppi tiolici, dei
radicali liberi e della malondialdeide (che si
forma in seguito alla degradazione ossidativa dei lipidi della membrana cellulare). Prima
di iniziare la sperimentazione, i livelli ematici
dei componenti tiolici e della capacità antiossidante erano significativamente più bassi rispetto al gruppo di controllo, mentre i valori di
radicali liberi e malondialdeide erano più alti.
Alla fine della sperimentazione (durata due
mesi) i valori dei componenti tiolici e della
capacità antiossidante si sono alzati, mentre
quelli dei radicali e della malondialdeide si
sono abbassati, risultando quasi sovrapponibili a quelli del gruppo di controllo.
PIÙ ARANCE ROSSE E LIMONI
CONTRO L’OBESITÀ
A quanto pare le arance rosse, solamente
quelle rosse e non quelle bionde, contrastano
l’obesità e diminuiscono l’insorgenza dei tumori. L’importante scoperta è stata pubblicata
sull’International Journal of Obesity. La ricerca per ora riguarda i topi da laboratorio ma ci
sono molte speranze che i risultati possano
essere trasferiti anche all’uomo. Nell’esperimento si sono confrontate le arance rosse
con quelle bionde e si è studiata la loro capacità di influenzare l’obesità indotta da una dieta ad alto contenuto di grassi. Ad un gruppo di
topi è stato dato da bere un succo di arance
rosse insieme ad una dieta ipercalorica. Ad
un secondo gruppo , invece, un succo di
arance bionde, con la stessa dieta. Risultato:
i topi che bevono arance rosse non ingrassano, mentre quelli che bevono arance bionde
ingrassano. Le sostanze responsabili dell’effetto sono, probabilmente, le antocianine.
In un altro esperimento si è dimostrato che la
narigenina, un flavonoide del limone, è in grado di limitare l’accumulo di peso dovuto ad
iperalimentazione, di aiutare a tenere sotto
controllo la glicemia agendo direttamente su
alcuni geni coinvolti nei processi metabolici.
Nello studio pubblicato su Diabetes, un gruppo di topi è stato trattato con una dieta molto
ricca di grassi, con o senza l’aggiunta di narigenina. Essa è stata in grado di contrastare in
modo potente l’accumulo di grassi e l’eccesso
di zuccheri nel sangue, amplificando l’attivazione di una serie di geni che metabolizzano
queste sostanze a livello epatico.
Anche la Vitamina C contenuta nelle arance
rosse è in genere più elevata di quella delle arance bionde. Questa vitamina è molto
importante per le sue molteplici funzioni:
mantiene in attività il collagene (una proteina necessaria per la formazione del tessuto
connettivo) rimargina le ferite e le ustioni, ha
attività antiossidante che si esplica anche
nella protezione di altre vitamine come quelle del gruppo B, la vit. A e la vit. E, ossidandosi essa stessa al loro posto.
In conclusione, possiamo dire che parecchi
studi hanno dimostrato che il consumo di
arance rosse riduce lo stress ossidativo nei
pazienti diabetici, protegge il DNA dal danno ossidativo e può ridurre i fattori di rischio
cardiovascolari. Gli antiossidanti sono potenti alleati nel combattere le infiammazioni,
abbassare le malattie di cuore e il rischio di
cancro. Essi promuovono un sistema immunitario forte e aumentano la probabilità di
una vecchiaia in buona salute.
CAPACITÀ ANTIOSSIDANTE TOTALE (mM) E CONTENUTO DI ACIDO ASCORBICO (mM)
DI DIVERSE VARIETA’ DI ARANCE ROSSE E BIONDE
ACIDO ASCORBICO (mM)
CAPACITÀ ANTIOSSIDANTE
TOTALE (mM)
OVALE
3.01
5.32
NAVEL
2.62
4.79
VALENCIA
2.21
3.49
SANGUINELLO
3.27
4.74
MORO
3.32
5.83
TAROCCO
3.11
5.05
VARIETÀ DI ARANCE
Tra le arance bionde, la capacità antiossidante della varietà Ovale è più alta delle varietà Valencia e Navel. La capacità
antiossidante delle arance Moro, più fortemente colorate, è più alta rispetto a tutte le altre varietà sia rosse che bionde.
Dati ottenuti in una ricerca condotta dall’Università di Messina in collaborazione col King’s College di Londra.
73
ortoEeSALUTE
CIBO
dintorni: le aromatiche
tt 05
nov-dic
2012 | anno LVII
Alimenti tradizionali e sicurezza alimentare
PRODOTTI DI MALGA
a rapporto
74
Rosaria Lucchini
Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie
Sezione di Trento
Mattivi Alberto
Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari - Servizio Veterinario
L
a fine dell’estate si configura
con il termine della stagione
dell’alpeggio e la discesa a
valle del bestiame. Bovini, ovicaprini, cavalli tornano ai paesi ornati a festa, sfilando tra le vie principali
per ricevere il saluto della popolazione. La
“desmontegada” celebra la fine dell’alpeggio
estivo di molti animali e delle persone che li
accudiscono; una festa suggestiva che coniuga ogni anno i colori e i sapori della tradizione. Gli alpeggi rappresentano una componente fondamentale del paesaggio culturale
della montagna in cui rientra a pieno titolo
anche la scoperta di sapori e cibi che solo in
queste zone si possono trovare.
In generale i prodotti tipici e tradizionali stanno
trovando un grande riscontro nel consumatore, quale richiamo all’autenticità e alla qualità
percepita. Sono specialità alimentari contraddistinte da un forte legame con il territorio di
origine e dall’impiego di tecnologie artigianali
radicate nel tempo. E i prodotti di malga sono
un esempio per eccellenza, caratterizzati da
aromi particolari e sapori decisi che li differenziano dai prodotti dell’industria. Nel corso
degli ultimi anni è cresciuto notevolmente
l’interesse del consumatore nei confronti di
alcuni prodotti di nicchia, in particolare quelli
legati alla tradizione culturale, al luogo e alla
lavorazione legati alle fonti storiche.
Diverse ricerche hanno rivelato che i consumatori europei attribuiscono un’immagine di
sicurezza prevalentemente al prodotto locale
e nazionale, o di produzione propria, piuttosto
che al prodotto “industriale” legato alla grande
distribuzione. Tuttavia, sono noti anche incidenti riguardanti la sicurezza alimentare quali
tossinfezioni associate al consumo di prodotti
tradizionali o lavorati artigianalmente.
Va infatti ricordato che nel settore alimentare
in genere, e in particolare parlando di prodotti
tt 05
nov-dic
orto e dintorni: le
CIBO
aromatiche
E SALUTE
2012 | anno LVII
lattiero caseari e prodotti di malga, si ha a che
fare con microrganismi. Alcuni di essi risultano
essere fondamentali per la buona riuscita del
prodotto, della consistenza, del profumo e dell’aroma. D’altra parte ci sono altri gruppi microbici che, qualora prendano il sopravvento su
quelli “buoni”, potrebbero favorire lo sviluppo di
difetti alterando le caratteristiche dell’alimento
e rendendolo non gradito al consumatore, o
riducendone la conservabilità (presenza di colore non desiderato, presenza di aromi amari,
gonfiore o occhiature anomali nei formaggi), o
addirittura consentire lo sviluppo di patogeni
che potrebbero causare malattie trasmesse
dagli alimenti, tipicamente gastroenteriti. Ma
questi imprevisti non devono spaventarci.
Da un censimento di qualche anno fa (2005),
in Trentino risultano ben 301 malghe attive,
con 8.831 vacche in lattazione e 3.041 caprini,
e una superficie pascolata pari a 37.000 ettari.
Nell’ultimo decennio le malghe ove viene lavorato il latte per ottenere burro, ricotta e formaggio sono aumentate: circa 20.000 quintali
di latte al giorno sono lavorati sul posto, nelle
circa 90 malghe “da formaggio”, mentre oltre
53.000 quintali vengono trasportati nei caseifici di fondovalle. Pur rappresentando solo il 5%
della produzione di latte trentino, le malghe
sono uno degli elementi costitutivi del paesaggio alpino, hanno un ruolo importante nella
manutenzione del territorio in montagna, nella
conservazione e per la cura del paesaggio, e
quindi c’è una precisa volontà a garantire la sicurezza dei prodotti dell’alpeggio.
Come negli anni scorsi, anche quest’anno,
sono stati eseguiti puntuali sopralluoghi in
malga, coinvolgendo diverse figure professionali dei vari enti provinciali (veterinari,
agronomi, biologi, esperti di alimentazione
degli animali da produzione, tecnici caseari,
consulenti per l’igiene delle produzioni, …)
per verificare le caratteristiche sanitarie degli
animali in alpeggio; i requisiti strutturali previsti per la lavorazione dei prodotti in malga,
o per la mungitura e il trasporto del latte al
caseificio; per la gestione dell’ambiente, delle
attrezzature, dei locali adibiti a trasformazione e vendita dei prodotti lattiero-caseari, dei
locali adibiti a stagionatura e conservazione;
requisiti tecnologici di produzione in malga;
igiene del personale.
Infatti anche in malga deve essere garantito,
seppur nella semplicità delle strutture, l’applicazione delle buone pratiche di lavorazione e
il rigoroso rispetto della prassi igienica nella gestione dell’ambiente, delle attrezzature e della
persona. Tali interventi hanno proprio lo scopo
di vigilare e di formare gli operatori delle malghe, promuovendo azioni di prevenzione, anche sfruttando le esperienze e le conoscenze
acquisite nel corso delle attività svolte gli anni
precedenti sempre a favore delle malghe.
L’efficacia di tali attività può essere ben riassunta valutando i risultati ottenuti dai controlli
ufficiali svolti in malga negli ultimi anni, da cui
emerge che non sono state notificate emergenze sanitarie per tossinfezioni alimentari in
malga, non sono emerse non conformità di
prodotto per presenza di patogeni o loro tos-
sine o non conformità di struttura da pregiudicare lo svolgimento delle produzioni in malga.
I dati sono riportati nelle tabelle (aggiornati al 30
ottobre 2012). Va sottolineato il progressivo mi-
glioramento delle condizioni igieniche, dal momento che quest’anno solo due campioni presentavano valori di stafilococchi elevati, senza
peraltro presentare tossine: un ottimo risultato!
Anno
Insediamenti
controllati
Interventi
effettuati
Analisi
effettuate
Presenza
di patogeni
o tossine
Non
conformità
di igiene
2009
26
38
149
0
0
2010
29
42
442
0
0
2011
40
46
225
0
0
2012
32
34
265
0
0
Ricerca patogeni
Indicatori di igiene di processo
Anno
Listeria
monocytogenes
Salmonella
spp
Stafilococchi
coagulasi positivi
Escherichia
coli
2009
29
29
55
79
2010
43
44
70
70
2011
50
50
92
91
2012
45
40
64
62
La valorizzazione dei prodotti d’alpeggio, così come quella di tutti i prodotti tipici non può
che passare attraverso il mantenimento delle tradizioni abbinato alla sicurezza igienica degli
alimenti a garanzia della salute del consumatore.
Garantire un prodotto sicuro e la continuità nella produzione, sia in termini quantitativi che
qualitativi, evitando l’insorgenza di difetti sono alcuni degli obiettivi da perseguire per salvaguardare tali produzioni ed il loro contributo all’economia locale. Il formaggio, il prodotto
principale degli alpeggi, non è più solo una tradizione gastronomica, ma diviene un possibile
elemento di valorizzazione indiretta del paesaggio, dell’ambiente, del territorio nel suo complesso. Infatti la malga tende a divenire sempre più meta di turisti in cerca di prodotti che,
attraverso i loro sapori e profumi, rievochino memorie di vecchie tradizioni e di antichi lavori.
In malga si riconosce e si ricerca l’inscindibile legame esistente tra l’uomo, gli animali e il territorio, caratteristica che distingue l’ambiente montano da quello della pianura.
Tutto ciò rende necessario l’approfondimento costante delle conoscenze relative alle tecnologie casearie utilizzate, alle caratteristiche dei formaggi, nonchè alla loro salubrità.
Cos’è un prodotto
tradizionale?
Per prodotti agroalimentari tradizionali
si intendono “quei prodotti i cui metodi
di lavorazione, conservazione e stagionatura sono praticati in un certo territorio
in maniera omogenea e secondo regole
tradizionali e protratte nel tempo, per un
periodo comunque non inferiore a 25
anni” secondo quanto definito all’art. 8
del D.Lgs. 173/1998 e D.M. 350/1999.
Principali microrganismi causa
di tossinfezioni alimentari
Salmonella spp
Campylobacter termofili
Listeria monocytogenes
Stafilococchi coagulasi positivi
enterotossigeni
Escherichia coli vero citotossici
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