Anno XXIV
N. 2
Marzo 2012
IL GRILLO BRAMANTE
Periodico del liceo Bramante di Magenta
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IN QUESTO NUMERO:
La nostra scuola
Intervista ad Isabelle
Serve un po’ di “Talent”!
A Natale puoi…
L’ Arte come espressione della realtà
Occhio all’ etichetta
Trofeo “Scuola e Sport”
Stage Alpino
Dal territorio
Scrivere… Che Passione!
Scienza/Scienze
Latte per fare vestiti? Si può!
Opinioni
Vita: consigli per l’uso
Verso la meta
Democrazia e informazione
L’ inchiesta
Let’ s spend the night together!
Rubriche
Il Bramante.. Ai fornelli!
Top Ten
Questionario di Proust
Pagina 2
Docenti referenti: Prof.ssa Luigina Marcogiuseppe e Prof. Claudino Antognazzi
Articolisti in questo numero: A. Albatrino, M. Atis, C. Bighiani, N. Bramani, G. Caprioglio, G.
Colombo, E. Finucci, G. Galimberti, S. Garavaglia, E. Giora, D. Gardini, M. Montonati, E. Nava,
E. Porta, V. Pirovano, L. Rondena, A. Sapuppo, F. Sarri, S. Segato, A. Timeto, E. Tosello, E.
Trezzi, V. Tufaro, G. Vaghi, D. Zarinelli
Impaginazione: M. Bigatti, N. Bramani, E. Giora, L. Morabito, V. Pisoni, S. Redaelli, L. Rondena, F. Sarri
Immagine di copertina e fumetto: E. Pernigotti
Si ringraziano i Prof. Baglio, Luciano, Maltagliati, Masuzzi, Moneta, Parrini, Troncon
A partire da questo mese G. Romano e F. Sarri sono i fotografi ufficiali del nostro Liceo. Potrete
trovare le loro foto nei prossimi numeri del Grillo Bramante.
Riceviamo e pubblichiamo
Prof.ssa V. Maltagliati
Ho letto con vivo interesse l’articolo La parola
ai nuovi arrivati, pubblicato sull’ultimo numero del Grillo Bramante.
L’idea di dare “la parola ai nuovi arrivati”, invitandoli ad esprimere le loro considerazioni
sui primi mesi di frequenza della scuola superiore, e la competenza, con cui è stata realizzata, mi sono sembrate particolarmente rappresentative di ciò che il nostro liceo vuole essere:
una scuola attenta a promuovere la socializzazione e l’integrazione, perché ogni allievo sia
sostenuto e incoraggiato nell’affascinante, ma
impegnativo percorso della conoscenza di sé e
dello studio. In quest’ottica, penso che sia davvero degna di lode un’iniziativa partita dagli
studenti stessi.
Inoltre, i dati emersi dall’accurato sondaggio
proposto dalla redazione mi hanno offerto molti spunti di riflessione ed elementi utili per individuare i punti di forza e di debolezza del progetto Accoglienza, di cui sono la docente referente. Sicuramente io e i miei colleghi della
commissione li terremo presenti nella predisposizione del progetto per il prossimo anno scolastico.
Approfitto, perciò, di questo spazio per ringraziare la redazione dell’ottimo lavoro svolto ed
esprimere il mio apprezzamento per l’impegno
profuso.Colgo l’occasione per rivolgere un saluto anche ai “nuovi arrivati”, gli alunni delle
classi prime, ormai membri, a tutti gli effetti,
della comunità del Bramante: insieme ai ragazzi della redazione e a tutti gli studenti che li
hanno accompagnati con grande disponibilità,
auspico che possano proseguire con serenità il
cammino intrapreso e mantenere lo “spirito”
positivo delle prime settimane di scuola. Voglio ricordare che in questi mesi abbiamo lavorato intensamente anche per presentare l’offerta
formativa del nostro Istituto ai ragazzi delle
classe terza della scuola secondaria di primo
grado ed essere loro d’aiuto nell’impegnativa
scelta che devono compiere. Abbiamo potuto
portare a termine questo impegno grazie non
solo alla collaborazione dei docenti, ma anche
alla disponibilità e all’entusiasmo di numerosi
studenti che hanno “animato” le giornate di
Scuola aperta.
A tutti un sincero e caloroso ringraziamento.
Pagina 3
LA NOSTRA SCUOLA
Intervista a Isabelle
Di G. Caprioglio ed E. Tosello
G: Ciao Isabelle, tu sei per quest’anno scolastico
un’alunna della classe 4^H, ma all’interno dell’istituto
molti ancora non ti conoscono. Raccontaci qualcosa di
te!
I: Ciao a tutti, mi chiamo Isabelle Arnsten e ho 18 anni;
sono nata a Stoccolma, dove la mia famiglia tuttora vive, ed una volta tornata a casa dovrò frequentare
l’ultimo anno di studi prima di accedere all’università.
Ho viaggiato molto, sia con la mia famiglia che con i
miei amici, e si può dire che abbia visitato quasi tutta
l’Europa: sono stata in Spagna, Germania, Inghilterra,
Svizzera, Croazia, Grecia, Turchia, Austria (dove ho
vissuto per quattro anni), Norvegia, Finlandia, Danimarca e Polonia. Per viaggiare è ovviamente necessario
saper parlare più della propria lingua, per questo ho
studiato il tedesco, l’inglese e l’italiano, e conosco un
po’ lo spagnolo. Ho praticato atletica fino a quando avevo 14 anni, e mi piacerebbe in futuro diventare infermiera.
E: Per quale motivo hai deciso di venire a studiare un
anno in Italia?
I: Perché desideravo imparare bene la lingua, dal momento che ho lontane origini italiane: infatti la mia bisnonna quando era giovane viveva qui, a Como, e si era
poi trasferita in Svezia una volta essersi sposata.
G: Cosa ne pensi, in generale, del nostro Paese?
I: Innanzitutto, mi piacciono molto i piatti della cucina
italiana ed il clima, perché qui non fa così freddo come
in Svezia. Non mi piacciono, invece, la moda italiana ed
il fatto che ci sia poco verde pubblico e tanta sporcizia
per le strade ed i parchi. Una cosa che ho notato è che le
case qui da voi sono un po’ tristi: in Svezia sono gene-
ralmente più grandi e fatte di legno, e sono tutte colorate! Bisogna però dire che, mentre a Stoccolma la
periferia della città è più bella, per quanto riguarda il
centro città, Milano mi piace di più.
E: Cosa ti manca di più del tuo Paese?
I: Beh, ovviamente mi mancano molto la mia famiglia
ed i miei amici, ma anche i nostri buonissimi dolci
tradizionali!
G: Come ti trovi tra di noi?
I: Sono contenta, mi trovo molto bene perché gli Italiani sono amichevoli!
E: Quali sono le principali differenze tra la nostra
scuola e quella che frequenti in Svezia?
I: Allora, per quanto riguarda gli orari di entrata e di
uscita da scuola, questi variano a seconda delle lezioni
alle quali si partecipa: ci sono infatti delle materie
fisse (matematica, fisica, inglese, svedese e scienze) e
delle materie facoltative (per esempio geografia).
L’orario scolastico non si protrae comunque oltre le
16.00, ma ciò vuol dire che dobbiamo pranzare a scuola portandoci le cose da casa, oppure in città utilizzando i ticket; il sabato non si frequentano lezioni, e se si
sta assenti o, se si deve uscire prima da scuola, non è
necessario portare alcuna giustificazione scritta.
L’anno scolastico inizia più o meno il 25 agosto, per
terminare intorno al 5 giugno; durante l’anno vi sono
però più vacanze rispetto alle vostre, soprattutto in
concomitanza con il periodo più freddo. Le scuole in
Svezia sono esteriormente più belle di quelle italiane,
ogni studente va alle lezioni portando il proprio personal computer, e c’è un diverso rapporto professorealunno, meno formale e più familiare.
G: Ok Isabelle, ti ringraziamo per la tua disponibilità e
la tua sincerità! Che ne dici di salutare gli alunni del
nostro istituto nella tua lingua madre?
I: Certo! A tutti: hej, lycka till med skolaret!
(Traduzione: ciao, buona fortuna per l’anno scolastico!)
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LA NOSTRA SCUOLA
Serve un po’ di “Talent”!
di S.Garavaglia
Chi non ha mai sognato di diventare famoso o di apparire in televisione? Beh oggi questo sogno è realizzabile. Alessandro De Ciccio e Sara Catenazzi sono i rispettivi nomi di una ragazzo e di una ragazza della
nostra scuola, che hanno avuto l’opportunità di partecipare ad “Italia’s got talent”, programma televisivo
dedicato ai giovani talenti italiani, superando le prime
fasi. Entrambi fanno parte del corso di danza di Maura
Paparo a Magenta e, insieme ad altri loro compagni,
hanno inscenato un balletto che si distingueva per un
particolare gioco di ombre: il tutto avveniva, infatti,
dietro ad un telone bianco. Ma cerchiamo di saperne di
più chiedendo ai diretti interessati, ovviamente contrassegnando con la lettera S le parole pronunciate da
Sara e con A quelle di Alessandro.
1) Perché avete deciso di partecipare ad “Italia’s
got talent”?
Abbiamo deciso di partecipare al programma per metterci alla prova.
2) È il vostro primo debutto in televisione?
S: sì, certo.
A: Anche per me.
3) Cosa si prova a trovarsi su un palco davanti a
centinaia di spettatori e da un pubblico ancora più
numeroso che vi segue da casa?
S: Ho provato una grande emozione e una ancor più
grande soddisfazione nel vedere che l’esibizione che
avevamo preparato era piaciuta al pubblico e ai giudici.
A: È stata una grande emozione! Non ci si rende conto
di quello che sta succedendo finchè non si finisce
l’esibizione e si attende il verdetto dei giudici: in quel
momento la tensione è alle stelle. Quando abbiamo
realizzato di essere passati, con ben tre “SI’”, è stata
una grande gioia per tutti.
4) Quale dei tre giudici si può definire il vostro preferito?
S: Maria De Filippi.
A: Beh, senz’altro Maria De Filippi!
5) Chi invece temevate maggiormente?
S: certamente Rudy Zerby!
A: Credo che il più temuto sia Rudy Zerby, per il semplice fatto che ha sempre dimostrato poco interesse per
il mondo della danza, e quindi si teme sempre un suo
ennesimo “NO”. Fortunatamente siamo stati così bravi
da convincere anche lui!
6) Se doveste descrivere ciascun giudice con un solo
aggettivo, quale scegliereste?
S: Per Gerry Scotti sicuramente simpatico, Maria materna e Rudy… professionale.
A: senz’altro esigente per Rudy, Amorevole per Maria
e divertente per Gerry.
7) Una vostra impressione sui due presentatori.
S: I due presentatori sono una bella coppia. Simone
Annicchiarico è stato molto simpatico e socievole con
noi e anche di Belen ho avuto più o meno la stessa
impressione.
A: I presentatori mi sono sembrati molto “alla mano”
,se così si può dire, soprattutto per il fatto che fossero i
primi a scherzare con i concorrenti, con i giudici e
perfino tra di loro.
8)Avete avuto la possibilità di conoscere gli altri
concorrenti? Se sì, chi si è distinto e perché?
S: Prima della registrazione, trovandoci tutti in una
stessa sala, abbiamo avuto modo di conoscere gli altri
concorrenti come: due ragazzi che ballavano il tip tap,
una abbigliata da Lady Gaga ecc…
A: Abbiamo avuto modo di conoscere solo una piccola
parte dei tantissimi concorrenti che si sono iscritti al
programma e, a mio parere, quelli che si sono distinti
maggiormente sono i “ballerini ciccioni”, ragazzi che
ballavano indossando dei costumi gonfiabili. Sono
stati molto divertenti!
9) Una curiosità: cosa succede in studio durante la
pausa pubblicitaria?
S:La pausa pubblicitaria in realtà non esiste perché la
puntata è registrata.
A: Essendo la puntata registrata, non esiste una vera e
propria pausa pubblicitaria: l’esibizione viene ripresa
un po’ di volte e in seguito gli autori del programma
valutano la migliore.
10) Ora che avete passato la prima fase, state già
pensando alla prossima esibizione? Si può avere un
piccolo anticipo?
S: in realtà siamo passati anche ad una seconda selezione passando direttamente in semifinale, ma questo
verrà annunciato più avanti in televisione. Per la prossima esibizione non abbiamo ancora preparato niente,
ma inizieremo tra poco a metterci all’opera.
A: Mi spiace, non sappiamo ancora bene in cosa consisterà la prossima esibizione. Stiamo valutando molte
idee.
11)cosa vi ha colpito maggiormente di questa esperienza?
S: È stata un’esperienza inaspettata, bella e soddisfacente.
LA NOSTRA SCUOLA
S: È stata un’esperienza inaspettata, bella e soddisfacente.
A: Ciò che mi ha colpito maggiormente dell’esperienza
è la velocità con cui si svolge l’intera registrazione e,
soprattutto, la grande quantità di persone che lavora
dietro le quinte e che da casa non si può nemmeno immaginare!
12) Un consiglio ai nostri lettori che desiderano salire sul palco di “Italia’s got talent”.
S: Molti personaggi stravaganti hanno partecipato a
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questo programma quindi… chiunque abbia qualcosa
di originale da proporre, partecipi pure alla prossima
edizione.
A: Come consiglio ai desiderosi di provare
quest’esperienza mi sento in dovere di dire che se
qualcuno crede veramente in ciò che fa, nelle sue passioni e vuole mettersi alla prova, partecipare ad un
programma come “Italia’s got talent” è un’ottima
scelta. Provateci anche voi!
A Natale puoi...
di E. Porta
Anche quest’anno il nostro liceo ha dimostrato la sua generosità, nonostante la crisi,
attivando una raccolta fondi natalizia. I docenti e gli studenti hanno accolto con entusiasmo questo progetto partecipando proficuamente . Abbiamo dunque intervistato la
professoressa Troncon, responsabile di tale
iniziativa:
A quanto ammonta il ricavato complessivo della raccolta delle offerte?
Esso ammonta a euro 1450. A ciò si devono aggiungere euro 550 destinati specificamente all’opera di Maristella Bigogno in
Togo, dei quali 500 euro versati da un donatore che ha voluto mantenere
l’anonimato e 50 euro versati dalla classe
VD.
A quale associazione è stato devoluto il
ricavato?
Negli anni precedenti il ricavato veniva per
tradizione devoluto unicamente all’opera di
Maristella in Togo. Quest’anno, raccogliendo i suggerimenti avanzati da più parti, il Consiglio di Istituto ha deciso di frazionare su più Associazioni quanto raccolto, e precisamente:
Euro 250 all’Associazione San Vincenzo di
Magenta tramite Don Giovanni (per le necessità di alcuni studenti seguiti da tale
associazione)
Euro 200 alla Casa Famiglia di Suor Maria
di Trecate che si occupa di bambini e adolescenti con gravi problemi familiari
Euro 200 alla Caritas di Magenta
Euro 100 alla Croce Bianca di Magenta
Come mai proprio a queste associazioni?
Vista la situazione di disagio economico che
tocca tante famiglie della nostra zona si è preferito frazionare i fondi su più realtà locali
senza peraltro dimenticare l’opera di Maristella e le adozioni a distanza africane.
Il ricavato è andato anche a sostegno di
due bambine. Da quanto tempo è in atto
questo progetto?
Il ricavato è andato per euro 500 a sostegno
delle adozioni a distanza di due bambine africane, Nancy e Cecilia di Gulu (Uganda). Inoltre il Consiglio di Istituto ha deciso di destinare ulteriori 200 euro all’orfanotrofio di
Gulu.
Come è stata accolta dagli studenti questa
iniziativa secondo lei?
L’iniziativa è stata accolta favorevolmente
dagli studenti con la consapevolezza che ogni
piccola goccia può generare un fiume.
Cosa vorrebbe dire a favore di questa iniziativa?
Le opere di carità testimoniano la consapevolezza di essere figli fortunati; fate di tutto per
mantenerle vive.
LA NOSTRA SCUOLA
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L’ Arte come espressione della realtà
di M. Atis
Ai giorni nostri la concezione dell’arte è cambiata, soprattutto con l’evolversi delle tecnologie che hanno allontanato l’uomo sempre di
più dal contatto con la realtà rendendolo pertanto dipendente dei macchinari che lui stesso
ha creato e trasformando di conseguenza la
vita in un corso monotono che si ripete quotidianamente. Ciò che non è cambiato invece è
la funzione che svolge e ha svolto l’arte nel
tempo e nello spazio. Ma che cos’è l’arte?
L’arte non è altro che un mondo dove si possono affermare le proprie idee, un modo attraverso cui esprimere le proprie emozioni a livello esteriore. È un mondo irreale che rappresenta la realtà dell’uomo dove si insegna e si
impara allo stesso tempo da ciò che è stato
realizzato. Usando termini più tecnici “L’arte
oggi è strumento che permette di alimentare
l’humanitas, è la linfa stessa dell’humanitas”
dice la prof.ssa Dipietromaria, referente del
laboratorio teatrale. Malgrado non sia riuscita
a far parte di attività artistiche nel corso della
sua vita, è comunque convinta che il suo mestiere sia una forma d’arte e aggiunge “La cattedra è il palcoscenico dove ogni insegnante
recita la sua parte e cresce grazie alla sinergia
che si crea con gli studenti, suo pubblico privilegiato”. “L’arte è tutto ciò che vediamo con
la vista e che ci dà delle emozioni” questa è la
definizione del prof. Moneta secondo cui
l’arte è stata sempre un fattore di arricchimento attraverso cui l’uomo è cresciuto. Da qui la
seconda domanda: qual è la funzione
dell’arte per noi? “L’arte è nutrimento e libertà per le persone” dice Roberta Villa, operatrice dell’associazione CIRIDI che dirige il
laboratorio teatrale del mercoledì. Infatti essa
non è altro che una via per uscire dal carcere
che ci tiene rinchiusi in noi stessi e ci trattiene
dall’esprimere le nostre idee e sentimenti.
Grazie a questa abbiamo il modo di lasciare
un segno per coloro che ci seguiranno, un segno con cui essere ricordati o ammirati. Ma
tutto ciò ci dà l’opportunità di soffermarci alla
riflessione e facendo questo sviluppiamo la
nostra interiorità. È il mezzo migliore con
cui trovare il proprio carattere, la propria
personalità, scoprire innanzitutto se stessi
che è forse la ricerca che compie ogni individuo nella sua vita. Queste sono le parole di
coloro che hanno sentito l’esigenza di raccontare la realtà attraverso l’arte, di coloro
che sono stati partecipi in una piccola comunità artistica che ha cercato di lasciare un
“segno”, di coloro che condividevano delle
stesse idee e pensieri, di coloro che non temevano la critica e i pregiudizi degli altri
perche avevano già vinto la paura che si nascondeva al loro interno. Forse è questo il
problema più grande dell’arte: la paura di
essere criticati. Ma cos’è l’arte se non “la
sfida di portare la bellezza nel mondo” dice
Vaninka Riccardi, la collega di Roberta che
dirige il laboratorio del giovedì. L’arte permette dunque di osservare le cose da diversi
punti di vista e ci permette di scoprire la realtà per come è effettivamente e non per come appare o meglio si vuole far apparire.
LA NOSTRA SCUOLA
Anche il più semplice modo di partecipare
all’arte può rivelarsi utile: “Ho imparato di più
come osservatrice dagli incontri di teatro che
dai corsi di aggiornamento e la cosa più importante che ho appreso è quella di valorizzare
i ragazzi anche nel caso in cui non rispettano
le consegne”. Questa affermazione della
prof.ssa Dipietromaria è la dimostrazione di
come il teatro abbia avuto degli effetti sulle
sue idee. Infatti questa forma d’attività artistica che sembra per alcuni così lontana
dall’individuo, così insensata e inutile per altri, è in realtà una delle poche vie di fuga
dell’uomo per liberarsi dalla routine. “Il teatro
ha dato lo strumento fisico e oratorio per elaborare quei principi che avevo dentro di me”.
Questa espressione di William Piana che a
prima lettura può sembrare una definizione
filosofica della funzione dell’arte non è altro
che la sintesi di ciò che hanno provato i giovani attori nel corso della loro esperienza. Ciò
che meraviglia di più è la scoperta di se stessi;
e ve lo dice uno che è cambiato di 180° dopo
quest’avventura (è l’unico termine appropriato
secondo me per definire tale esperienza) perché non solo ho ri-scoperto me stesso, ma ho
imparato ad arricchirmi delle esperienze altrui
e a volte ad insegnare ciò che ho appreso. Facendo tutto ciò ho avuto una piccola preoccupazione riguardo i pregiudizi degli altri, ma in
fondo ho capito che sono proprio “pregiudizi”.
Perché sono del parere che come per commentare un libro bisogna prima leggerlo, per sindacare un film bisogna prima vederlo così per
criticare il teatro o qualsiasi altra forma d’arte
bisogna prima averla esperimentata personalmente. Con questo dunque vi invito a partecipare ad attività artistiche rivolte a rendervi più
umani perché a volte non siamo altro che burattini con un ruolo specifico nella società che
recitano ogni giorno la medesima parte. “E
forse l’unico ambiente – dice Giulia Colombo
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– dove possiamo trasformarci in ciò che non
siamo, essere ciò che vorremmo essere è proprio il teatro”. Ma non bisogna nutrire la paura di essere criticati poiché in tal caso si è
già condannati alla sconfitta; e non bisogna
nemmeno sentirsi incapaci perché come dice
Alice Valenti “ognuno di noi ha un lato artistico; c’è chi lo reprime e c’è chi lo libera,
ma l’importante è riuscire a trovare ciò che è
nascosto al proprio interno”. “L’arte è
l’espressione dei sentimenti e deve esprimere
ciò che sente l’artista” dice Iris Daka. Naturalmente perche sia possibile si presuppone
che l’artista creda in ciò che realizza: infatti
l’unico problema è quello di un arte che si
sta sempre più commercializzando e di conseguenza corrompendo. L’arte è libera e non
dovrebbe essere commercializzata e in quanto tale non deve essere negata a qualcuno e
nemmeno imposta. Ma qualunque cosa accada l’arte continuerà comunque a coinvolgere
persone che sentono il bisogno di sfogarsi, di
esprimersi, di dire la propria, ma anche di
arricchirsi con nuove esperienze. Concludo
ringraziando tutti coloro che hanno condiviso con me le loro idee per la realizzazione di
questo articolo. E se questo è riuscito ad accendere in voi una scintilla o un interesse per
l’arte, qualunque essa sia, significa che ciò
che ho scritto ha raggiunto il suo fine.
LA NOSTRA SCUOLA
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Occhio all’ etichetta
di G. Vaghi
Se a ciascuno di noi venisse
chiesto quali sono i cibi che
mangiamo e che più ci piacciono, nessuno avrebbe difficoltà a rispondere, però non
sempre le cose sono come
sembrano. La verità è che
molte volte il cibo ci inganna. Scommetto che dalla lista
degli ingredienti pochi sarebbero in grado di risalire al
prodotto considerato. Per
aiutarci a essere più consapevoli di quello che mangiamo
la scuola ha organizzato un
corso di tre lezioni pomeridiane che ha visto come relatrice la Dottoressa Pasanisi
del progetto DIANA presso
l’Istituto dei Tumori di Milano. Vari studi hanno dimostrato che alcuni fattori nella
nostra dieta favoriscono lo
sviluppo di tumori e ne ostacolano la guarigione. La
Dottoressa ci ha spiegato che
l’uomo negli ultimi anni ha
cambiato il suo modo di rapportarsi al cibo: mentre prima era fonte di sopravvivenza, ora spesso se ne abusa.
Ciò porta ad alterazioni legate allo sviluppo di molte patologie. Tuttavia non ci si
deve allarmare perché viviamo nel paese della “dieta
mediterranea” che è uno degli stili di vita più sani. Abbiamo concluso il corso con
un’ottima cena dove sono
state messe in pratica tutte le
regole principali per una sana alimentazione. Ecco alcune norme molto importanti
per mantenerci in salute e
seguire una dieta corretta:
☼ Guardare e soprattutto
saper leggere un’etichetta è
davvero importante per conoscere quello che si mangia. Bisogna tenere presente
che gli ingredienti contenuti
in quantità maggiore sono
indicati per primi. Attenzione! A volte veniamo ingannati in quanto, per non far
figurare lo zucchero al primo posto, lo si divide nei
suoi vari componenti. Così
troveremo indicato non solo
lo zucchero, ma anche sciroppo di glucosio, di fruttosio, di zucchero invertito….
☼ Una dieta troppo ricca di
carni rosse e carni in scatola
(anche prosciutti o salumi)
sarebbe da evitare. Si consiglia di mangiare carne due
o tre volte alla settimana
(500 gr), non di più. Mentre
il pesce è un alimento fortemente consigliato. ☼ Limitare il consumo di alimenti
ad alta densità calorica ed
evitare il consumo di be-
vande zuccherate che hanno
un alto apporto calorico, ma
non aumentano il senso di
sazietà. ☼ La Dottoressa ha
caldamente
consigliato
l’utilizzo di cereali integrali,
perché in quelli raffinati rimane solo amido, quindi sono molto calorici. Inoltre bisognerebbe integrare il proprio pasto con legumi; per
abituarsi sarebbe meglio iniziare a mangiare quelli più
piccoli per poi passare a
quelli di dimensioni maggiori. Infine frutta e verdura sono molto importanti per
mantenersi in forma, se ne
dovrebbero mangiare cinque
porzioni al giorno. Sono invece sconsigliate le patate.
☼ Limitare il consumo di
bevande alcoliche e di sale.
☼ Mantenersi fisicamente
attivi. Tutti i medici sono
concordi nel ritenere questo
consiglio essenziale per prevenire malattie. All’inizio
basterebbe una camminata
veloce per 30 minuti al giorno, ma si possono praticare
anche degli sport, oppure
fare spostamenti a piedi al
posto di usare la macchina.
L’ultimo suggerimento che
ci è stato più volte offerto è
quello di pensare di fare la
spesa con la propria bisnonna e prendere solo quello che
lei giudicherebbe opportuno!
Ecco qualcosa a cui pensare
la prossima volta che ci avventureremo in un supermercato… Buona spesa e soprattutto buon appetito!
LA NOSTRA SCUOLA
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Trofeo “Scuola e Sport”
di E. Finucci e E. Trezzi
Si è svolta presso il parco annesso al liceo donato bramante la prima fase relativa al 2° trofeo
scuola & sport citta’ di magenta patrocinato e promosso dall’assesore alla p.i. Giovanni lami,
mentre la parte tecnica organizzativa e’ stata demandata al liceo bramante con referente il prof.
Emilio moscatelli.
Scuola & sport prevede la partecipazione degli istituti scolastici superiori di magenta ad un trittico di gare quali la corsa campestre, lo sci alpino e la mtb. Discipline non particolarmente rappresentate sul territorio da societa’ ed enti sportivi e quindi da incentivare ed aiutare a diffondersi.
“scuola & sport” ha quindi come obiettivo primario la promozione di discipline sportive non
diffuse sul territorio o comunque poco rappresentate dalle societa’ sportive locali. Partecipazione numerosa e grande battaglia tra gli istituti che hanno preso parte alla gara di corsa campestre. Erano infatti presenti gli studenti del liceo classico s. Quasimodo, i.p.s.i.a l. Da vinci e
il liceo scientifico d. Bramante, per un totale di oltre 80 atleti.
Le categorie partecipanti erano quattro 2 maschili e due femminili e precisamente :
Categoria allievi /e nati/e anno 1996/1997/1998. Categoria juniores m/f. Anno 1995/94/93/92.
Nelle categorie allievi maschi affermazione indiscussa degli studenti del liceo scientifico d.
Bramante che hanno occupato i primi 6 posti. Stessa cosa e’ successa nella categoria juniores
maschile e femminile, mentre nella categoria allieve femminile primo e terzo posto sono stati
appannaggio delle studentesse del quasimodo. Prossimo appuntamento al 9 marzo a pila per la
prova di sci alpino di slalom gigante.
Classifiche:
Categoria allievi
1° Moscatelli Mirko liceo scientifico d. Bramante
2° Lualdi Luigi liceo scientifico d. Bramante
3°Saracchi Andrea liceo scientifico d. Bramante
4°Garavaglia giacomo liceo scientifico d. Bramante
5° Gorlezza Simone liceo scientifico d. Bramante
6°Pedroli Samuele liceo scientifico d. Bramante
Categoria Allieve
1°Invernizzi Francesca liceo quasimodo
2°Oldano Camilla liceo scientifico d. Bramante
3°Pesarin Erica liceo quasimodo
4°Braga Martina liceo scientifico d. Bramante
5° Paleni Chiara liceo scientifico d. Bramante
6° Maggioni Beatrice liceo scientifico d. Bramante
Categoria juniores femminile
Categoria juniores maschile
1°Daghetti Ilenia liceo scientifico d. Bramante
2° Barenghi Benedetta liceo scientifico d. Bramante
1° Porcaro Alex liceo scientifico d. Bramante
3°Longoni Lisa
4°Stoppa Fabio liceo scientifico d. Bramante
liceo scientifico d. Bramante
4°Venegoni Lisa liceo scientifico d. Bramante
5° Lazzaroni Silvia liceo scientifico d. Bramante
6° Baraban Chiara liceo scientifico d. Bramante
2°Braga Matteo liceo scientifico d. Bramante
3°Tonella Roberto liceo scientifico d. Bramante
5°Leopardi Luca liceo scientifico d. Bramante
LA NOSTRA SCUOLA
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Stage Alpino
di A. Sapuppo
Anche quest'anno è stata data dal nostro istituto la possibilità di partecipare allo stage alpino, progetto concepito ed attuato per la prima volta nell'anno scolastico
2000/01 e riproposto negli anni successivi visto l'interesse dimostrato dagli studenti.
Lo stage ha la finalità di preparare gli studenti del nostro liceo, già in grado di praticare l'attività sciistica,
per lo svolgimento di una gara di selezione per determinare la rappresentativa studentesca che parteciperà ai
campionati studenteschi provinciali ed eventualmente
regionali.
Quest'anno è stato svolto tra il 17 e il 20 Dicembre
2012.
Sabato 17 siamo partiti dal piazzale della scuola verso
le ore 15 in modo tale da non perdere le lezioni mattutine; dopo circa due ore e trenta di viaggio siamo arrivati
a Chiesa Valmalenco, località situata in provincia di
Sondrio, e ci siamo recati presso il nostro alloggio, l'hotel Pizzo Scalino, che ogni anno ospita molto gentilmente i ragazzi della nostra scuola.
Nei due giorni successivi noi studenti ci siamo comple-
tamente dedicati all'allenamento in vista della gara
dell'ultimo giorno. La mattina abbiamo affinato la
tecnica e seguito i preziosi consigli degli istruttori di
sci assegnati ai vari gruppi formatisi in base all'abilità
degli alunni; il pomeriggio abbiamo proseguito l'allenamento accompagnati dagli insegnanti.
L'ultimo giorno invece è stata svolta la gara di sci.
Finita la gara abbiamo pranzato tutti insieme presso
una baita situata direttamente sulle piste da sci, che è
stata aperta esclusivamente per ospitare noi ragazzi
della scuola. Dopo pranzo abbiamo intrapreso il viaggio di ritorno durante il quale è stata effettuata la premiazione.
Si ringraziano i professori accompagnatori Moscatelli,
Rondena e Durso che hanno permesso a noi studenti
di fare quest'esperienza. Lo stage infatti, sebbene la
sua finalità sia quella di prepararci per la gara finale,
ci ha dato anche la possibilità di conoscere nuovi ragazzi all'interno dell'ambito scolastico e di instaurare
nuove amicizie spesso destinate a continuare nel tempo.
Vi comunichiamo ora l'esito della gara:
ALLIEVI
1 Moscatelli Mirko
ALLIEVE
1 Braga Martina
2 Lualdi Davide
2 Nannavecchhia Martina
3 Milana Matteo
3 Porta Federica
JUNIORES MASCHILE
1 Mazzia Paolo
JUNIORES FEMMINILE
1 Virga Marta
2 Braga Matteo
2 Sapuppo Anita
3 Grandi Matteo
3 Cerutti Alice
L’ INCHIESTA
Pagina 11
Let’s spend the night together!
di F. Sarri
Così cantavano i Rolling Stones nel lontano 1967; il loro era
un invito alla “vita spericolata”
di quegli anni, fatta di belle
donne, di Rock e di momenti
intensi vissuti al massimo. Ma
noi, nel 2012, come vogliamo
trascorrere le nostre notti??
Permettetemi di dire che dai
famosi Sixties le abitudini dei
giovani sono radicalmente cambiate: se in meglio o in peggio,
lo lascio decidere a voi.
Come sicuramente ricorderanno i nostri zii o genitori, la vita
dei giovani negli anni 60 e 70
era profondamente influenzata
dalla musica, da artisti del calibro dei Beatles e dei già citati
Rolling Stones, molto più di
quanto avvenga ai giorni nostri;
non voglio inoltrarmi nella
“selva oscura” degli effetti che
la Musa Musica può esercitare
sugli uomini, ma mi piacerebbe
solamente richiamare alla mente e proporre un semplicissimo
confronto sulle abitudini dei
ragazzi di ieri e di oggi per
quanto riguarda la serata per
eccellenza: il Sabato Sera.
Cinquanta anni fa i ragazzi della nostra età si ritrovavano nei
vari locali della città (per farsi
un’idea di come questi posti
fossero effettivamente consiglio il telefilm Happy Days)
dove potevano ascoltare buona
musica grazie ai mitici Jukebox, bevendo una birra e cercando inevitabilmente il miglior modo per conquistare una
ragazza. Una valida alternativa
per la conquista di una ragazza
era offerta dal Drive-in; e a
questo proposito, chi non ricorda le memorabili scene del film
Grease, in cui i T-Birds cercavano
un disperato approccio alle ragazze, seduti comodamente sui sedili
delle loro macchine mentre guardavano un film?
Ma facciamo un salto nel tempo,
fino ad arrivare ai giorni nostri.
Come possiamo passare i nostri
sabato sera? Le opzioni su come
“spendere” il nostro tempo non
sono tantissime, si possono contare sulle dita di una mano... Cinema, discoteca, pub: avete altre idee? I nostalgici Sogni di Rock’ n’
Roll sono ormai lontani ed ecco
che noi giovani non possiamo far
altro che prendere le nostre macchinine ed avventurarci Nella notte, in cerca di una discoteca o di
un locale dove divertirci. Sì, divertirci, ma come?
Alcuni di noi si accontentano di
una birra, di un semplice cocktail,
di quattro risate con gli amici; come insegnano i giornali, ci sono
ancora troppi di noi che ricercano
una via fuga da questa triste
(volete definirla proprio così? )
realtà. Ed è proprio questo voler
scappare a tutti i costi, questa
smodata ricerca di spensieratezza,
che spesso ci spinge ad esagerare.
Esagerazione. Credo sia questa la
parola chiave del sabato sera
attuale, in cui ognuno di noi,
volendo (forse anche giustamente) dimenticare tutti i problemi e le incombenze della
scuola, spinge un po’ troppo
sull’acceleratore.
Per fare un esempio, si potrebbe citare uno dei siti internet
più discussi del momento, Nonciclopedia. Qui, il sabato sera,
viene definito “una scusa per
bere”, uno spazio dilatato a
causa di alcool e droga. Si potrebbero perdere ore ed ore a
parlare di questo fenomeno ma
ciò che conta, secondo me, è
l’idea che i giovani e gli adulti
hanno del sabato sera. Siamo
veramente tutti disposti a farci
catalogare dai media, o addirittura dalle persone che ci sono
vicine, come alcolisti, drogati,
ragazzi e ragazze che pensano
soltanto a sballarsi? Io non lo
sono, e spero di non essere
l’unico.
Un’ultima considerazione: ad
ognuno di noi sarà sicuramente
capitato di “sballarsi” o di ritrovarsi a fine serata un po’
“alticcio”; e magari proprio in
quei momenti si sentiva invincibile, spiritoso, il
ragazzo/ragazza più desiderato
di questo mondo. Ma avete mai
chiesto ai vostri amici o a chi
era con voi come veramente
foste? Se ne avrete l’occasione,
ricordatevi di porgli questa domanda. E potrete constatare che
la loro risposta sarà del tutto
differente da quella che avreste
voluto ricevere.
OPINIONI
Pagina 12
Vita: consigli per l’uso
di E. Giora, N. Bramani e S. Segato
Spesso ci siamo sentiti invitare a godere di
ogni attimo, di ogni opportunità della vita perché ognuno di noi ne ha solo una a disposizione e la deve vivere appieno. Ma come interpretare quest’invito? Dobbiamo accettare
quello oraziano del “carpe diem” o il consiglio che di recente una compagnia di telefonia
mobile ci sta dando tramite uno spot: “life is
now”?
Orazio, nelle sue Odi, ci invita a godere la vita
attimo per attimo, ma sia il verbo carpere sia
il sostantivo dies sono portatori di due aspetti
molto importanti riguardanti la vita. Il verbo
esprime la qualità della vita suggerita dal poeta, cioè non un mero godimento di piaceri terreni, ma un invito ad agire sul presente e cercare di cogliere le occasioni, le opportunità, le
gioie che si presentano oggi, senza alcun condizionamento derivante da speranze o ansiosi
timori per il futuro, che non potrà mai essere
influenzato dal nostro agire. Il sostantivo, invece, è portatore del concetto di fugacità della
vita perché limitata e precaria, in quanto può
essere bruscamente interrotta da qualsiasi fata-
lità e che perciò dev'essere vissuta con intensità e consapevolezza.
Life is now, al contrario, è una degradazione
del modello oraziano dovuta ad un errata interpretazione dell’invito del poeta. Il motto,
infatti, incita a godere di ogni situazione che
la vita ci propone senza preoccuparci di cosa
sia moralmente corretto, perché la vita è ora
e quindi va vissuta sfruttandola al meglio.
La differenza tra i due concetti porta ad assumere una posizione favorevole al primo invito sotto diversi punti di vista. Prima di tutto
le fonti: carpe diem proviene da una lirica di
un poeta classico, life is now è invece usato
come immagine per fini commerciali, è chiara quindi la disparità anche dal contesto in
cui sono usate. In secondo luogo il comportamento suggerito e le ricadute che questo
ha, una volta applicato: mentre l’invito oraziano creerebbe uomini con sani principi e
con una vita attiva e propositiva, life is now
al contrario incita a comportamenti non sempre riconducibili ad una morale corretta e
talvolta deleteri per chi li compie e per chi ne
subisce le conseguenze.
A questo punto sembra chiaro quale invito
accettare. Seguendo il modello oraziano è
possibile vivere ogni occasione della vita
pienamente senza esagerazioni. Ciò non vuol
dire trascorrere una vita monacale, strettamente legati alla regola, perché, si sa, questa
affermazione è soltanto un luogo comune.
OPINIONI
Pagina 13
Verso la meta
di L. Rondena
In Italia e in molti altri paesi
lo sport più popolare e vicino alla gente è sicuramente
il calcio. Infatti non c’è dubbio che il calcio sia lo sport
più amato, pagato e seguito
dai giovani e dagli adulti del
vecchio e nuovo continente.
Il suo impatto mediatico e i
soldi che girano intorno a
questo sport ed ai suoi campioni è incredibile e a volte
vergognosamente ingente.
Ma negli anni si sono affermati anche altri sport in Italia, dalla pallacanestro alla
pallavolo, dove gli azzurri si
sono sempre contraddistinti,
anche a livello internazionale, per i risultati raggiunti e i
trofei vinti. Ma il pallone è
solo rotondo? Certo che no
ed è importante non sottovalutare e comprendere
l’espansione del fenomeno
sportivo rugby tra persone di
tutte le età. Prima di tutto,
cos’è il rugby? Il rugby non
è solo lo sport con la palla
ovale, ma è un impegno atletico sotto ogni punto di
vista. Infatti i giocatori di
questo nobile sport sfruttano
non solo la propria forza
fisica durante gli scontri ma
anche le gambe per correre,
recuperare la posizione e
soprattutto serve tanta testa
e gioco di squadra. Probabilmente è uno degli sport più
completi e più accessibili.
Qualunque sia la tua costituzione fisica, puoi trovare il tuo
ruolo in squadra. Su un campo
grande poco più di quello di
San Siro due squadre di 15
giocatori l’una si sfidano per
ottanta minuti, riposandosi per
dieci minuti circa a metà incontro. Agli estremi del campo ci sono dei pali a forma di
“H” che secondo il regolamento devono essere alti almeno 3,4 metri e che uniti da
una traversa rappresentano la
calcistica porta del giocatore
di rugby. Infatti l’ovale, passando sopra la traversa e tra i
pali, consente alla squadra in
attacco di guadagnare punti in
relazione all’azione dalla quale nasce il tiro vincente. Ma il
vero goal del rugby è la meta.
La meta è il massimo punto
che si può realizzare durante
una partita e consiste nel metter palla a terra oltre una linea,
chiamata linea di meta, la quale delimita il campo sul lato
corto di esso, dove si trovano
anche i pali. L’adrenalina che
spinge un uomo a correre verso la fine del campo evitando i
placcaggi avversari è difficile
da trovarsi in altri sport. Sicuramente la peculiarità di que-
sto sport è il passaggio. Infatti
nel rugby si può passare la palla solo all’indietro o di lato, se
si usano le mani, mentre si può
passare in avanti con i piedi se
il giocatore attaccante che riceve è lo stesso che ha tirato o se
si trovava dietro al tiratore al
momento del passaggio. Non è
semplice spiegare per filo e per
segno tutte le regole del rugby
ed è ancora più difficile spiegarlo in poche parole. Però per
imparare a vivere e a sentire
davvero questo sport pulsare
nelle vene, per capire ogni regola e capire che non è solo lo
sport con la palla ovale bisogna
provarlo sulla propria pelle.
Grazie all’esperienza sul campo, anche ignorando tante regole all’inizio, si può apprezzare
la realtà di questa comunione
sportiva tra forza, agilità, concentrazione e passione. Invito
chiunque non conosca il rugby
e chiunque lo identifica spesso
come uno sport rozzo e volgare
a provarlo personalmente prima
di giudicarlo ed estraniarlo dalla propria vita perché è uno
sport che permette di sfogare e
svuotare la mente, di liberare
quello che sentiamo, di lasciarci andare e di ricaricare
l’animo. Provare per credere!
OPINIONI
Pagina 14
Democrazia e informazione
di V. Tufaro
Il miglior sistema politico oggi, come sempre, è la democrazia. Esso è però imperfetto
e non risulta perfettibile poiché la natura
della sua imperfezione ha radici in un problema intrinseco in esso.
La questione riguarda la modalità con la
quale le persone sono legittimate a governare: come è noto chi ha il potere legislativo è
stato prima eletto da un popolo. Proprio in
tale passaggio è radicato il problema; infatti
è del tutto opinabile che una scelta fatta dal
cittadino debba per forza esser legittima. La
questione non riguarda il fatto che un cittadino abbia potere di nominare altre persone
affinché esse governino in sua vece poiché
è del tutto impraticabile la democrazia diretta. Impossibilitati dunque gli individui a gestire direttamente la cosa pubblica essi esprimono la scelta di un'altra persona che se ne
occupi in modo consonante alle loro idee.
Il problema è radicato nel fatto che un individuo non ha per forza cognizione di causa
su come si debbano risolvere i problemi politici. Per averne consapevolezza è fondamentale un elemento: il tempo. Bisogna avere la possibilità di pensare ai problemi per
poterne avere un opinione. Ecco già un primo intoppo al processo decisionale: il cittadino medio non ha tempo a sufficienza per
fare ciò, che, poi, è quanto ha sostenuto nella prima metà del XIX secolo Benjamin
Constant.
Non avendo l’occasione per andarsi a informare
per conto proprio l’elettore prima di votare si informa da altre persone. Tali altre persone costituiscono canali di fruizione dell’informazione
che permettono di concentrare massicciamente
una certa mole di notizie in poco tempo. Così in
teoria sarebbe risolto il problema ma tale risoluzione è discutibile poiché innanzitutto si è perpetrata un’altra delega: oltre a delegare gli altri per
governare si delegano altri ancora per essere informati. Certamente ci si potrebbe fidare se gli
uomini fossero perfetti ma essi non lo sono e perciò pare evidente che in qualche modo chi detiene il potere influenzerà anche chi eroga le informazioni. Oltrepassando tale aspetto si deve anche considerare che le informazioni date ad un
telegiornale, elencano i fatti ma non li mettono in
relazione e ciò non consente di potersi fare un’
idea. Di conseguenza l’offerta informativa viene
incrementata con programmi di approfondimento
siano essi trasmissioni televisive o rubriche di
giornali. Tale servizio così permette di affidare
anche ad altri il compito di pensare.
La democrazia da quanto detto risulta perciò essere fondata su un circolo vizioso: si delegano
altri perché non si ha tempo ma proprio per controllare e scegliere questi ultimi bisogna avere
tempo.
Stando così le cose le riforme e i grandi cambiamenti non sono in realtà il risultato del flusso
della coscienza collettiva ma delle decisioni di
una ristretta cerchia di lobby e think tank che sapendo esprimere una volontà decisa ed essendo
in grado di influenzare la classe politica concretizzano le idee. Essi, in cambio, forniscono alle
altre comuni persone l’illusione di poter scegliere
che cosa si debba fare lasciando decidere il candidato che più è gradito a loro.
RUBRICHE
Pagina 15
Questionario di Proust
Fra le carte giovanili di Marcel
Proust è stato trovato questo
questionario,proposto all’origine
da un giornale inglese, con le
risposte del futuro autore della
Recherche. Da allora il questionario viene definito come
“Questionario di Proust”. Abbiamo chiesto a due prof del Liceo
Bramante, prof Luciano e prof
Masuzzi, di rispondere alle stesse domande. Ecco le loro risposte, cui potrete aggiungere le
vostre.
La tua idea dell’infelicità
Luciano: il prevalere dell’istinto
sulla ragione
Masuzzi: una situazione senza
sbocco
Il colore che ami
Luciano: il rosso
Masuzzi: il verde acqua
Il fiore che ami
Luciano: la rosa
Masuzzi: la rosa canina, il caprifoglio, le bacche rosse d’inverno
Dove vorresti vivere
Luciano: in riva al mare
Masuzzi: nel Nord Europa, o dove
ci sia una eterna primavera
I tuoi scrittori preferiti
Luciano: Pirandello, Verga, Pavese
Masuzzi: Stephen King, Tolkien,
Camilleri
I tuoi poeti preferiti
Luciano: Foscolo, Neruda, Baudelaire
Masuzzi: Elisabetta Galli, Mariangela Broggi (locali)
I tuoi pittori e musicisti preferiti
Luciano: Picasso, Wahrol, Michelangelo, Klimt, Schiele. De André
e Vecchioni.
Masuzzi: Gabriele Lisca (locale)
Turner e Constable. Mozart
I tuoi eroi nella vita reale
Luciano: Mandela, Madre Teresa,
Martin Luther King.
Masuzzi: Federico Rampini, Messner
Quello che apprezzi di più in
un essere umano
Luciano: l’umiltà
Masuzzi: l’umanità, la comprensione, la sincerità
Le qualità che preferisci in un
uomo
Luciano: l’intelligenza
Masuzzi: l’umanità, la comprensione, la sincerità
Le qualità che preferisci in una donna
Luciano: la bellezza fisica
Masuzzi: l’umanità, la comprensione, la sincerità
La tua occupazione preferita
Luciano: la mia
Masuzzi: camminare (esplorare),
leggere
Il tratto principale del tuo carattere
Luciano: l’ambizione
Masuzzi: la resistenza (da bravo
Capricorno)
La tua idea della felicità
Luciano: è solo una “idea”
Le tue eroine nella vita reale
Masuzzi: assaporare (fermare) Luciano: non ne ho
l’attimo
Masuzzi: mia moglie
I tuoi eroi nella finzione
Luciano: Spider Man, Charlot
Masuzzi: Tex Willer
Le tue eroine nella finzione
Luciano: non ne ho
Masuzzi: Lisbeth Salander
Il tuo cibo e la tua bevanda
preferita
Luciano: maccheroni al ragù,
vino
Masuzzi:la pizza, i pizzoccheri,
il Radler, il succo d’uva
I nomi che preferisci
Luciano: il mio
Masuzzi: Marco, Stefano
Se non fossi tu, chi vorresti
essere
Luciano: nessun altro
Masuzzi: un ragazzo di oggi (con
la mia esperienza di oggi)
Come vorresti morire
Luciano: di morte subitanea
Masuzzi:
rapidissimamente,
guardando un bel panorama
Il tuo motto favorito
Luciano: Carpe diem!
Masuzzi: “Domani è un altro
giorno”
RUBRICHE
Pagina 16
Il Bramante… Ai fornelli
di V. Pirovano e A. Timeto
Cari ragazzi,
come promesso, anche questo mese, siamo pronte a proporvi una nuova golosa ricetta e questa volta la
protagonista sarà la torta foresta nera. Il nome deriva dall’omonima regione della Germania e ci sono molte teorie riguardo la sua origine; alcuni credono che il nome di questa torta sia un tributo al sapore delle
ciliegie, altri dicono che i riccioli di cioccolato che guarniscono la torta ricordano gli alberi spessi che si
sviluppano nella foresta nera. Sicuramente molto conosciuta, non è particolarmente difficile da preparare
come può sembrare; l’unica cosa che serve è una buona dose di pazienza e l’aiuto di qualche amico per
rendere ancora più divertente la preparazione. Il risultato: una delizia per gli occhi e per il palato!
INGREDIENTI
Per l’impasto:
75 g di burro
50 g di lievito chimico in polvere
140 g di cioccolato fondente
6 uova
100 g di farina
180 g di zucchero
Per la guarnizione:
750 ml di panna fresca
80g di zucchero
60 g di zucchero a velo
500 g di ciliegie nere
100 g di cioccolato per la guarnizione finale
(riccioli)
(suggerimento: noi abbiamo preferito usare le fragole e la panna spray per semplicità.)
PREPARAZIONE:
Per iniziare sciogliate il cioccolato fondente a bagnomaria e quando sarà completamente fuso, aggiungete il burro tagliato a cubetti; fatelo sciogliere
completamente, quindi lasciate intiepidire. Nel frattempo sbattete i tuorli d’uovo con 90 g di zucchero
e quindi montate per bene il tutto fino ad ottenere
un composto chiaro e spumoso. Versate il composto di cioccolato ormai tiepido dentro alla massa di
uova mescolando e aggiungete delicatamente gli
albumi che andranno montati a neve con altri 90 g
di zucchero. Sempre mescolando incorporate gli
albumi alla massa di cioccolato e poi aggiungete
poco per volta la farina e il lievito. A questo punto
imburrate una tortiera e versatevi il preparato, infine infornate (forno già caldo a 180° per 45 minuti circa). Non appena cotta, estraete la torta dal
forno, lasciatela raffreddare e quindi tagliatela in
tre dischi di uguale spessore. Per la guarnizione,
iniziate ricavando dei riccioli da una tavoletta di
cioccolato attraverso un pelapatate. Successivamente montate la panna fresca con lo zucchero
fino ad ottenere un composto cremoso. Dunque
lavate le ciliegie lasciando il nocciolo non dimenticando di tagliarne alcune a rondelle. Assemblate
dunque la torta: appoggiate il primo disco su un
piatto, ricopritelo di crema e quindi aggiungete le
ciliegie a rondelle. Procedete sovrapponendo il
secondo disco e ripetete l’operazione. Quindi appoggiate il terzo disco e decorate la superficie della torta a vostro piacere con le ciliegie intere e la
panna. Infine cospargete i bordi laterali della torta
e la base superiore con i riccioli di cioccolato.
DAL TERRITORIO
Pagina 17
Scrivere… che passione!
Di G. Colombo
Il Concorso letterario per aspiranti scrittori
organizzato dalla Biblioteca comunale di Corbetta è ormai giunto alla sua nona edizione.
E’ articolato in due sezioni: sez. Incipit (i partecipanti devono presentare un elaborato inedito a partire da incipit indicati nel bando) e
sez. Open (racconto inedito a tema libero).
Prevede inoltre tre categorie : Scuola Secondaria di primo grado, Scuola Secondaria di
secondo grado, Scrittori. Intervistiamo in questo numero del Grillo Bramante il Prof. Mauro
Parrini, docente di filosofia e storia nel nostro
liceo, nonché vincitore del concorso letterario nella categoria “Scrittori”, nell’edizione
2011.Partendo da un incipit, scelto fra i molti
proposti, il nostro professore ha raccontato in
modo avvincente e suggestivo la morte del
grande scrittore Cechov, vista dalla parte del
medico che lo ha assistito negli ultimi istanti
di vita.
Come è nata la sua passione per la scrittura?
Dalla passione per la lettura: dopo quasi mezzo secolo di letture ho voluto provare a scrivere qualcosa che altri potessero leggere.
Come mai ha scelto di partecipare a questo
concorso? Per caso, ho visto la brochure, c’era
un incipit di un racconto di Cechov, di cui sono un ammiratore, ho pensato di scrivere la
morte di questo scrittore.
Si aspettava la vittoria? La vittoria non mi ha
sorpreso del tutto perché il racconto mi sembrava interessante e abbastanza ben riuscito.
In quanto tempo ha scritto questo racconto?
L’ ho scritto in poco tempo, ho impiegato
molto più tempo a riscriverlo e a correggerlo
perchè in un racconto i dettagli sono fondamentali... parole, aggettivi, virgole hanno un
senso che va pensato.
Che titolo darebbe a questo racconto? “ La
morte di uno scrittore” prendendo spunt da un
libro giovanile di Cechov “La morte di un
impiegato”.
Quando ha iniziato a scriverlo aveva già in
mente la trama di tutta la storia? Conoscevo la
conclusione, il percorso l’ho scoperto scrivendolo, ed è stato divertente
Ha mai pensato, dopo il successo riscontrato,
di scrivere un libro o una raccolta di racconti?Pensato si, ma non mi riconosco una grande capacità di scrivere storie fantastiche.
Ha partecipato ad altri concorsi letterari?
Si, ho partecipato ad altri concorsi, ho vinto
il premio “Torino in sintesi” scrivendo un
libretto di aforismi “A mani alzate”, nel
2010.
Secondo lei, cosa è necessario per sapere
scrivere bene? Avere letto molto e un pizzico di predisposizione.
Si è mai cimentato in altri generi letterari?
Si, qualche volta: ho scritto una favola e anche un libro sulla scuola , “Cento e lode”, un
dizionario in 100 voci che è stato pubblicato
nel 2010.
Quali generi letterari predilige? La letteratura
in genere, la prosa dell’800/900, i classici e
anche racconti di diverso genere.
Qual è il suo libro preferito?
“Guerra e pace” di Tolstoj.
Quanto tempo dedica alla lettura?
Troppo, non dovrei.
Quali sono i suoi progetti futuri?
Ho scritto una biografia politico/sportiva su
un ciclista toscano che è stato giustiziato dai
partigiani a Firenze poiché era un brigatista
nero, spero di pubblicarlo al più presto.
Per concludere...un aforisma per i nostri lettori. “Saper scrivere è importante, saper vivere lo è molto di più”.
Ringraziamo l ’ eclettico
prof. Parrini per il tempo
che ci ha dedicato, complimentandoci per i successi
ottenuti e sperando di poter
leggere al più presto le sue
future opere letterarie!!!
SC
SCIENZA/SCIENZE
Pagina 18
Latte per fare vestiti? Si può!
di E. Nava
Sono due ragazze italiane che, dopo essere
state in una latteria, hanno avuto una brillante idea: quella di utilizzare gli scarti del latte
per la produzione di tessuti.
E’ nato così “Made with milk” un marchio di
moda completamente dedicato al latte ed ai
suoi derivati. Le due ideatrici, Vera Facchetti e Chiara Pochetti, volevano esprimere una
creazione basata sull’amore, per questo, hanno deciso di creare t-shirt al 100% latte, utilizzato a volte anche mescolandolo con la
seta o il lino, regalando a chi le indossa freschezza e comfort.
Per produrre questa
fibra il latte viene prima disidratato, poi
scremato e successivamente viene estratta
la proteina e reso
sempre più fluido per
ottenere il filato che
viene poi lavorato per
mezzo di un filatoio
meccanico.
Questa nuova linea di
abbigliamento e di moda contiene tutti i più
svariati colori del latte e dei suoi derivati:
burro, gelato alla fragola, sorbetto alla nocciola, milkshake alla nocciola, creando così
capi di abbigliamento come bluse e piccoli
top color gesso, abitini monacali con scolli
profondi sul retro, gonne a corolla di pizzo e
t-shirt rosa polvere.
Questa produzione è arrivata anche in Germania dove una giovane ragazza tedesca di
soli 28 anni è riuscita, dopo circa due anni di
studi e ricerche , a creare dei tessuti ecosostenibili adatti alle persone con problemi
alla pelle.
A inventarlo è stata Anke Domaske, laureata,
appunto, in microbiologia, che grazie alle sue
competenze nel campo ha fatto questa scoperta ed è riuscita a realizzare il suo sogno.
E’ nato cosi “Qmilch”, (dall’unione delle pa-
role “Milch”, che in tedesco significa latte, e
“Qualitat”) una linea di abbigliamento il cui
tessuto è realizzato quasi interamente di caseina senza l’aggiunta di componenti chimici.
Al tatto “Qmilch” sembra seta, e grazie agli
aminoacidi contenuti nella proteina del latte
possiede proprietà antibatteriche e antietà. Il
tessuto può anche contribuire a regolare la
temperatura corporea e la circolazione sanguigna. Questo tessuto, simile a quello ideato
dalle ragazze italiane, viene realizzato utilizzando i residui della produzione del latte che
non sono commestibili; in questo modo, si
può anche favorire la produzione di questo
tessuto utilizzando scarti. Infatti- spiega Anke- per ottenere la stoffa necessaria per creare
un abito intero, sono sufficienti 6 litri di latte
con l’aggiunta di soli due litri di acqua per la
produzione di un chilogrammo di fibre latteo
organiche.
La sua scoperta ha vinto il premio annuale
messo in palio dall’Associazione di Ricerca
Tessile Tedesca che ha riconosciuto questo
tessuto come rivoluzionario per l’industria
dell’abbigliamento.
Anke inoltre ha avuto molte richieste: i produttori di automobili ritengono questo tessuto
ideale per i rivestimenti interni, le industrie
farmaceutiche sono interessate al materiale
come prodotto ipoallergenico per gli ospedali,
l’industria alberghiera lo potrebbe utilizzare
per creare lenzuola
o coperte.
I primi abiti che
verranno confezionati con questo tessuto saranno sul
mercato il prossimo
anno. A tutti auguro buon cambio
dell’armadio e soprattutto… buono
shopping!
Pagina 19
Io sono la tesi e tu l’antitesi: che dici di fare la
sintesi? (l’arte della seduzione secondo Hegel)
Certo che è vero, a Magenta c’è un microclima
particolare! Vi ricordate quando era tutto bianco? Sembrava Narnia!
Sei già un pericolo in pubblico.
Chi di voi è andato alla GMG a Badrid?
MONETA: "Aveva bisogno del sottoscritto, di
Moneta sonante”.
"Hai runningato?"
"Ho ancora in casa il tonno che ho comprato alla
svendita del '73”.
"Ancora fate le versioni di latino? Non vi vergognate alla vostra età?!"
ALUNNA: "Prof non estragga con l'agenda che
escono sempre gli stessi numeri”.
PROF: "Ma nooo ragazzi la mia agenda ha tutti i
numeri!"
”Fate gli articoli 7, 8, 9 della Costituzione… In
alternativa saltate sul banco e cantate la Marsigliese!”
Dopo che l’allarme del laboratorio è suonato due
volte... “Carolina, quando andremo a fuoco fammelo sapere!”
“Tentar non cuoce”
“Sei lì budineggiante”
La divisione è dovuta essere ‘strafatta’
.. come ad esempio la centrale nucleare di Cernybol (Cernobyl)
‘come mai è stato condannato Rubi?’ ‘Prof, è
Rudi’.
Pensate, si poteva entrare con la corrozza
(carrozza)
‘In primo piano potete notare due fanciulle in
riva al mare’ ‘la Senna è un fiume…’
Color oca, no ocra scusate
Dal fuoco cadiamo nella brace!
Porto il punto direttamente al punto di foga.
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